della diocesi di como Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXV - 5 marzo 2011 - € 1,20 Attualità 3 Europa 9 Como 6 Sondrio 17 La Chiesa in Libia: “Restiamo con la gente!” Benedetto XVI incontra il presidente Buzek Carta sconto: benzinai svizzeri a rischio Segnali positivi per il terziario ostra intervista a N padre Massimiliano Taroni sulla situazio- incontro, avvenuL’ to in Vaticano il 28 febbraio, ha confermato e la CRS avesse sucS cesso, molti distributori elvetici rischiereb- econdo una ricerca S di Confindustria, il settore del terziario ne nel Paese africano. Editoriale Buona Quaresima! la stima reciproca. bero la chiusura. 29 avanzato è in crescita. Yara. Tragico epilogo... di mons. Diego Coletti N ei prossimi giorni rivivremo un rito antico e dai significati sovrabbondanti. Ci presenteremo davanti al sacerdote, ascoltando il suo monito severo (“ricordati che sei polvere”) e interiorizzando il suo invito (“convertiti e credi al Vangelo”), lasciando che la cenere venga cosparsa copiosa sul nostro capo, come umile segno esteriore di quel pentimento che il cammino quaresimale dovrebbe sollecitare interiormente. La Liturgia del Mercoledì delle Ceneri è ricca di simboli e suggestioni: vorrei non ci si fermasse alla superficie di una tradizione che si rinnova, ma quel gesto dovrebbe trasformarsi nella concretezza di una vita cristiana che ricerca sinceramente la propria conversione. Come ricorda Benedetto XVI, la Quaresima è occasione per riscoprire il valore di «digiuno, preghiera, elemosina». Con un’avvertenza. Guardando alla profondità della grazia battesimale, il Santo Padre ci ricorda che durante la Quaresima siamo sollecitati a «morire al peccato, per diventare partecipi della nuova vita in Cristo Risorto», riscoprendo la «centralità della Parola» nelle letture delle prossime domeniche, che rappresentano un «percorso di Iniziazione Cristiana». Il testo del pontefice è di sorprendente attualità per la nostra diocesi, che sulla Parola e sull’itinerario catecumenale sta costruendo il proprio impegno pastorale. Vorrei, però, richiamare l’attenzione sulla necessità di riappropriarci degli atteggiamenti di «digiuno, preghiera, elemosina». Perché la tentazione di sentirsi appagati da pratiche che già i farisei definivano la “buona opera” per eccellenza può essere forte. Ma a noi viene chiesto molto di più. Riprendiamo il Vangelo di Matteo al capitolo sesto. Nel fare l’elemosina «la mano destra non sappia quel che fa la sinistra». Nel pregare non si devono «sprecare le parole, ma rivolgersi a Dio come Padre». Nel digiunare siamo chiamati a «profumarci la testa e lavarci il volto». Ancora una sottolineatura a proposito del digiuno: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire chi vedi nudo?». Ecco l’impegno di Quaresima: fare nostre le parole del profeta Isaia (Is 58), perché il digiuno sia non tanto l’astenersi dai cibi preferiti, quanto una vera e propria “dieta del cuore”, per costruire gesti di perdono con i fratelli, dare futuro agli affaticati, realizzare la speranza per l’uomo in un contesto di vera giustizia e legalità. Vi sollecito a fare tutto questo a partire dalla sensibilità alle nostre missioni diocesane: quella storica in Camerun, ma soprattutto quella che sta nascendo in Perù. Abbiamo davanti a noi i quaranta giorni della Quaresima per cambiare: sembrano tanti. Non rischiamo che ci sfuggano di mano come la polvere. Tutti, come la sua meravigliosa famiglia e la gente di Brembate, hanno sperato fino all’ultimo di rivederla viva. Il corpo di Yara Gambirasio è stato ritrovato sabato 26 febbraio, dopo tre mesi dalla scomparsa. È una di quelle notizie che nessuno vorrebbe mai dare, nessuno vorrebbe mai ascoltare. Le parole si fermano in gola. È il momento del silenzio, del raccoglimento, della preghiera... 4 Approfondimenti 8 Testamento biologico. Attenti alla confusione! Libretto Benedizione delle famiglie 2011 Como 18 Rifiuti: crescono gli abbandoni in città Varese 28 I dati sulle preiscrizioni alle Superiori Tirano 33 Un Piano del territorio per cittadini e turisti Per prenotare: 031-263533 da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 Idee e opinioni 2 Sabato, 5 marzo 2011 P er Luigi Sturzo, il legame tra morale e politica è inscindibile: affermare la moralità della politica equivale a sostenere che essa è e deve essere al servizio degli interessi di tutti. “L’idea di utilità è alla base della politica e forma indubbiamente il suo fine specifico e predominante. Questa concezione utilitaristica si trasforma a poco a poco in concezione morale quando si passa dall’utilità di un solo individuo a quella di un gran numero di individui, dalla considerazione dell’utilità di una sola casta a quella di diverse classi, dalla considerazione dell’utilità di una città o di una regione a quella di diversi paesi di sui si compone la nazione”. E precisa: “più il vantaggio cercato è di interesse generale e più la politica diventa morale; più questo vantaggio si restringe ad un piccolo numero, e più la politica diventa immorale”. Per Sturzo la moralità della politica non si esaurisce né può esaurirsi ✎ FUORI DAL CORO | di Arcangelo Bagni L’attualità di un pensiero avversato dai politicanti alla moralità del politico. La moralità - egli affermava - è il presupposto di ogni riforma politico-sociale. Essa fa sì che la dignità dell’uomo non sia mai calpestata, che non si rompa l’equilibrio tra autorità, giustizia e libertà. Per questo egli era convinto che “un problema morale è sempre al fondo di ogni problema politico”. In questa prospettiva, l’analisi della figura del politico si fa tanto pungente quanto provocatoria: “Non è solo la lotta elettorale impregnata di passioni; lo è anche la vita pubblica con le gelosie personali che arrivano a coinvolgere i molti nel vortice passionale, creando un dedalo di intrighi per conquistare un centro o per scalzare la base ad avversari e a concorrenti. C’è chi passa da una legislatura all’altra, da una scadenza all’altra, non pensando che alla lotta elettorale come all’affare principale, l’unico, dimenticando famiglia, professione, pratica religiosa, doveri della propria carica; ingolfandosi nella più difficile e più tormentata esistenza che si possa immaginare. A questo si è arrivati anche per le larghe remunerazioni e i vantaggi accordati al posto ambito di deputato e di senatore; remunerazioni e vantaggi estesi anche alle cariche amministrative perfino dei comuni, nonché degli enti pubblici di ogni sorta. Si va creando una nuova classe di politicanti-amministratori o di amministratori-politicanti che estendono l’abuso della corruzione nell’ambito della gestione del denaro pubblico”. Sturzo avverte l’urgenza di una reale educazione politica. Tuttavia annota: “Ho paura che qualsiasi preparazione specifica alla vita politica crei o consolidi una nuova carriera; la quale, abbracciando il parlamento centrale e i consigli regionali provinciali e comunali nonché l’apparato dei partiti e dei sindacati, apra la via a una classe faccendiera, pretenziosa, altera, che leghi tutto l’avvenire dei “politici” a posti pubblici e a relative laute prebende e future pensioni. Addio libertà e democrazia: si formerà una vera casta, che accaparrerà per sé l’elettorato con leggi non ispirate alla democrazia e non meriteranno alcun assenso”. Provocatoriamente denuncia: “Ci saranno quelli che passeranno da un campo all’altro; non lo faranno perché convinti della verità degli avversari, ma perché il campo avversario avrà più potenza, avrà un avvenire, avrà il potere, prometterà di più e di meglio”. Quale educazione politica, allora? “L’educazione politica in democrazia deve essere del cittadino, di tutti, nella formazione scolastica, nella educazione familiare e religiosa, per creare una partecipazione spirituale alla vita pubblica, senza guardarla come una sistemazione personale e professionistica”. Parole dette oltre mezzo secolo fa. Osteggiate allora da tanti. Quelli che, da allora in poi, hanno fatto della politica una professione! COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola Ma la Cia è ancora “onnipotente”? C’ Una volta tutti incolpavano era una volta la Cia. Onnipotente, l’Intelligence americana di onnipresente, onnisciente. tutto quanto accadeva nel Tanto che, parafrasando, si poteva mondo. Adesso nemmeno dire: “Nel mondo non si muove foglia, che Cia non voglia”. Altri Gheddafi la nomina più tempi. Quando, in pratica, sul come mandante del golpe pianeta non c’era guerra, colpo di stato (riuscito o fallito), rivoluzione, che vorrebbe detronizzarlo! crisi politica, sommossa popolare, Adesso la decadenza. Più nessuno azione di commandos, attentato o incidente aereo con accusa la Cia, anzi, neanche a nominarla. Significativi conseguente morte di questo o quel personaggio, e gli ultimi discorsi concitati di Gheddafi. Se l’è presa qualsiasi altro accadimento con riflessi sull’equilibrio con i terroristi di al Qaida. Segno dei tempi. Fosse internazionale, dietro cui non ci fosse lo zampino stato trenta/quaranta anni fa, o anche meno, di della Cia. Almeno stando alle dichiarazioni dei suoi quanto sta accadendo in Libia il Colonnello avrebbe numerosi accusatori, schierati su un fronte quanto dato colpa alla Cia. Povera Cia, senza neanche l’onore mai diversificato che abbracciava le “democrazie” del di una citazione, magari per l’accusa di aver fornito i blocco comunista, passava per le dittature similari cerini, dal fronte degli altri stati del Medio Oriente in di quattro continenti e i partiti confratelli del mondo fiamme. libero, per arrivare fino ai paesi non allineati con in Piuttosto l’Intelligence americana deve guardasi testa Tito. Pronti tutti costoro a dare addosso alla dal “fuoco amico”, per dire delle tante critiche che Cia, ogni cosa nel mondo accadesse, a loro giudizio, negli Stati Uniti stanno piovendo sulla Cia da parte nell’esclusivo interesse dell’avido “zio Sam”. Molti di autorevoli personaggi che ne denunciano, non nemici, molto onore. Perché, paradossalmente, da oggi, gli sbagli e la scarsa efficienza. Ai quali si è costoro finivano per accreditare all’Intelligence aggiunto lo stesso presidente Obama, fresco mittente americana una capacità d’intervento nel determinare di due “cicchetti” a Leon Panetta, capo del Servizio l’assetto politico mondiale, che – forse – andava ben segreto, prima per non aver previsto quanto accaduto oltre le effettive possibilità, pur notevoli, dell’Agenzia. in Tunisia e poi per avergli fornito un’anticipazione Aforismi ■ Gómez Dávila Oggi più che mai l’uomo corre dietro a qualsiasi stupido che lo inviti al viaggio, sordo alla vedetta che ci avvisa delle strade interrotte e dei ponti distrutti. Nicolás Gómez Dávila (Cajicá 1913 - Bogotá 1994) Scrittore e aforista colombiano In margine a un testo implicito, Adelphi 2001, pagina 109 L a tragica conclusione della vicenda di Yara Gambirasio ci lascia senza parole. Se ne ascoltano e leggono tante in televisione e sui giornali, e lo sdegno accomuna tutti, anche se poi il percorso educativo che deve ben andare oltre le parole di sdegno - non viene mai correttamente definito e resta nell’ombra fumosa del culto dell’individuo e della sua autodeterminazione. Le parole d’ordine sono sempre le stesse: per tutti rabbia e giustizia, silenzio e preghiera per alcuni. C’è la fondata speranza che gli inquirenti diano un nome all’assassino di Yara o identifichino il “branco” che si è reso responsabile della sua barbara esecuzione. Qualcuno invocherà la pena di morte o la giustizia sommaria. Altri chiederanno una giustizia giusta e una pena certa. Poi, sappiamo come vanno a finire queste cose, col tempo... Ma il nodo vero viene prima e ✎ Corsivo | sbagliata circa il giorno preciso delle dimissioni di Mubarak. Più di mille parole valgano le dichiarazioni impietose di un ex responsabile di settore della Cia e titolare del dossier Iran, Reuel Marc Gerecht, intervistato da Maurizio Molinari de La Stampa. Sentite qua, senza bisogno di riportare le domande: “L’Intelligence americana ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare sull’effetto domino in Medio Oriente”; “Non ha previsto la Tunisia, ha sbagliato l’analisi sul dopo e quindi ha fatto previsioni errate sull’Egitto”; “È una strutta elefantiaca, burocratica”; “È troppo grande e poco agile”; “L’errore più grave dell’Intelligence americana è stato di non accorgersi della maturazione di idee democratiche nelle nuove generazioni”. O povera Cia, com’è caduta in basso! Con gli occhi e gli orecchi, una volta attenti a tutto, ora – si direbbe – foderati di prosciutto, e di quello “salato”, perché costa una barca di dollari al contribuente americano. di Agostino Clerici Yara: quel campo di morte e... quell’altro, irrigato dal dolore! dopo questo auspicabile esito investigativo e giudiziario. Il campo in cui è stato rinvenuto il cadavere di Yara - così ci dicono le cronache - è disseminato di preservativi e siringhe. C’erano prima che Yara vi venisse trascinata come un oggetto da usare e da gettare. Vi saranno anche dopo che l’assassino della “bambina” di Brembate verrà assicurato alla giustizia. I tribunali mediatici chiuderanno in attesa del prossimo caso, gli esperti prepareranno nuovi copioni, i giornalisti aggiorneranno i loro taccuini. E quel luogo, transennato per qualche giorno, tornerà ad essere il teatro squallido del mercato della droga e del mercimonio dei corpi. Lì, vicino al campo della morte, c’è una discoteca dal nome che è tutto un programma: “Sabbie Mobili Evolution”. Ma quale “evoluzione” può nascondersi nelle sabbie mobili di un cocktail di droga, alcol, sesso e musica assordante? Quale futuro è preparato alle giovani generazioni, anche se non faranno la fine tragica di Yara o non avranno sulla coscienza un assassinio così abominevole? Quello di volgari seminatori, in un campo incolto, di preservativi e siringhe, invece che di semi destinati a marcire e a dare frutto... Purtroppo, contro questa “cultura” dell’effimero, le voci che si alzano sono poche, assai meno di quelle unanimi dello sdegno. Ci conforta sapere che la casa dove Yara è cresciuta ed ha trascorso solo tredici anni di una vita che trasudava futuro, è abitata da un padre e una madre che continuano ad offrire la testimonianza della forza silenziosa del bene. E abitano ancora in quella casa tre fratelli, che possono sperare di costruire il loro futuro non sulle “sabbie mobili”, ma sulla roccia della fedeltà e dell’amore. Qualcuno dirà che è una magra consolazione, visto che Yara non c’è più. Qualcuno oserà mettere sul banco degli imputati il Dio cieco e “cattivo” che ha colpito una tale famiglia. Fulvio e Maura Gambirasio, ne sono certo, non la pensano così. Sono essi il campo fecondo - irrigato ora anche con le lacrime del dolore - in cui è radicata la nostra speranza. Attualità sabato, 5 marzo 2011 3 La voce dei missionari ancora in Libia: “Restiamo con la gente” Nonostante non si plachino le violenze e il Paese continui a correre sul filo della guerra civile, i religiosi hanno scelto di continuare a stare al fianco della popolazione. T estimoniare la propria fede rimanendo al fianco della popolazione libica nonostante il presente e, soprattutto, il futuro del Paese continuino ad essere avvolti da un alone di incertezza: tanto da far temere l’estendersi della guerra civile. E’ quanto hanno deciso di fare i missionari presenti in Libia: 15 sacerdoti, compresi due Vescovi, e circa 80 suore. A parlarcene è il comasco padre Massimiliano Taroni, originario di San Fermo della Battaglia, missionario dell’ordine dei Frati Minori, a cui appartengono la maggioranza dei sacerdoti presenti nel Paese, e stretto collaboratore dei due vescovi presenti in Libia: l’italiano mons. Giovanni Martinelli e mons. Sylvester Carmel Magro, maltese, rispettivamente vicari apostolici di Tripoli e di Bengasi. “La scelta di quasi tutti i missionari – racconta padre Taroni -, è stata quella di rimanere al fianco della popolazione e della comunità cristiana (circa 100 mila persone, quasi tutti immigrati, molti dei quali ora in fuga). La Chiesa in Libia è, infatti, impegnata quasi esclusivamente in attività sociali come l’impegno all’interno della Caritas e il servizio negli ospedali. Per questo non si poteva abbandonare la popolazione specialmente in questa momento così difficile di emergenza. In particolare la presenza delle suore, impegnate anche nell’assistenza a domicilio, è molto apprezzata dalla popolazione”. Quali notizie dirette è riuscito ad avere dalla Libia? “Purtroppo le comunicazioni non sono facili specialmente con la capitale, Tripoli, con cui non riesco a prendere contatti. Pochi giorni fa sono riuscito, invece, a parlare con mons. Magro a Bengasi ma non è che al telefono si possa dire tanto”. Com’è la situazione a Bengasi? F ra tante immagini che documentano la crisi libica, due colpiscono particolarmente per la loro distanza. La prima è quella di un cittadino libico collegato fortunosamente a France24 con un telefono satellitare. Il telespettatore vede gli studi ordinati ed efficienti dell’emittente “all news” francese, ma ascolta la voce di un uomo che parla concitato e scoppia a piangere, mentre cerca di spiegare la violenza a cui sta assistendo. Parlando degli uomini di Gheddafi dice tra le lacrime: “Una donna si era affacciata ad una finestra per guardare, l’hanno vista e le hanno sparato uccidendola. Gratuitamente! Non sono persone queste, non sono umani...”, poi la linea cade e da qui, dalla “normalità”, si può solo sperare. L’altra è quella dell’ambasciatore venezuelano in Libia che dal suo studio spiega a TeleSur, la rete satellitare del suo Paese, che le notizie diffuse dai media internazionali sono false. Con fare sorpreso, racconta che i negozi sono aperti a Tripoli, la vita è normale e MONS. MARTINELLI Padre Massimiliano Taroni, missionario comasco dell’Ordine dei Frati minori, è uno dei più stretti collaboratori in Italia di mons. Giovanni Martinelli e mons. Sylvester Carmel Magro, unici due vescovi cattolici presenti in Libia. Lo abbiamo intervistato per cercare di capire quali sono le voci e i pensieri che arrivano da Paese africano. di Michele Luppi “Da quanto mi ha raccontato la situazione nella città della Cirenaica, ora sotto il controllo dei ribelli, sembra essere indirizzata verso un progressivo ritorno alla normalità. Il Vescovo ha comunque scelto di non risiedere nella sua casa vicino alla cattedrale e di alloggiare per il momento nell’ospedale dove operano e vivono le suore. A regnare è comunque l’incertezza non solo per la rivolta ma anche perché la chiusura di tutte le attività ha portato molti immigrati africani, che vivevano nelle città, in alcuni casi senza lavoro, a tentare la fuga. Questo sta aggiungendo tensione a tensione. Da parte di mons. Magro mi è arrivata la richiesta di avviare una sorta di catena di preghiera per essere vicini al popolo libico e alla comunità cristiana in questo momento di sofferenza. Un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana e tenere viva l’attenzione su quanto sta accadendo”. Meno di due mesi fa lei si trovava proprio in Libia in uno dei suoi frequenti viaggi. Aveva avuto la sensazione di una possibile rivolta? “Assolutamente no, tanto che avevo preparato già il visto per tornare. Sarei dovuto arrivare a Bengasi proprio nei gironi in cui è scoppiata la rivolta. Le violenze sono state inattese anche per quanti vivevano lì da tempo. Da come si sono sviluppate le cose mi verrebbe, però, da pensare che ci potesse essere un’organizzazione alle spalle e non sia solo il frutto del contagio proveniente da altre rivolte ”. Allora la leadership di Gheddafi le era sembrata indebolita? ✎ commento | “In Libia come in altri regimi di questo tipo non è facile capire qual è il consenso che possiede un leader perché parlando con la gente non si capisce mai se le parole pronunciate sono sincere o dettate dalla paura. E’ certo però che in Cirenaica già in passato c’erano state manifestazioni di ostilità nei confronti del regime e quindi non è un caso che proprio da lì sia partita la rivolta”. I giovani sono tra i protagonisti principali dell’ondata di rivolte che sta agitando il Nord Africa. Qual è la realtà dei giovani libici? “La Libia è un Paese giovane. Negli ultimi anni è cresciuta nel Paese una generazione di giovani che hanno voglia di conoscere e di aprirsi al mondo. La disoccupazione esiste ma la Libia è sicuramente uno dei Paesi più ricchi dell’Africa e molti dei lavori più umili non sono fatti dai giovani libici ma da immigrati, in particolare provenienti dall’Africa sub-sahariana, e da asiatici. Nel settore delle costruzioni e in quello sanitario lavorano molti filippini, bengalesi e cinesi. Alla luce di quanto sta avvenendo come potrebbe evolvere la situazione? “Non me la sento di fare previsioni anche perché la realtà è troppo complessa e incerta. Tutto può realmente cambiare nel giro di poche ore. Nei primi giorni si pensava che tutto sarebbe potuto rientrare in pochi giorni, invece, la situazione continua a peggiorare. Ci sono ancora troppi punti interrogativi a cui solo il tempo potrà dare risposta: quale sarà la reazione del governo e del presidente con il perdurare degli scontri? E, soprattutto, quale sarà il ruolo dei clan presenti nel Paese? La speranza è che, dopo questa immane tragedia, ci sia la capacità di avviare un cammino di riconciliazione e ricostruzione, ma non sembra molto facile. Anche l’avvio di un cammino di transizione sembra, oggi, tutt’altro che scontato”. di Riccardo Moro Tra due fuochi davvero non si può dare fiducia alle notizie che dicono il contrario. La contraddizione stridente tra le due testimonianze mostra lo sforzo di Gheddafi per cercare di sopravvivere a Tripoli. Il colonnello è ormai solo. Lo hanno lasciato le ragazze a pagamento di cui si circondava, i militari di cui era fiero e i cittadini di cui si proclamava guida e fratello. Gli rimangono i mercenari, finché avrà denaro per pagarli, e gli amici lontani, come Hugo Chavez in Venezuela che fa parlare in suo favore l’ambasciatore, ma gli ha già fatto sapere che non gradirebbe dargli asilo in caso di fuga. Anche Cina e Russia, in genere più disponibili verso il rais, hanno votato compatte nel Consiglio di sicurezza dell’Onu i provvedimenti contro il regime di Tripoli, avviando la procedura alla Corte penale internazionale dell’Aja e la confisca dei beni di Gheddafi e dei suoi familiari, con l’intenzione di rendergli più difficile il pagamento dei mercenari. È difficile prevedere quanto durerà ancora questa situazione. Gheddafi è condannato, ma la disumana scelta di far sparare sui suoi stessi connazionali rischia di generare incertezze, dolori e rancori dai cui potrebbero emergere uomini spregiudicati e falsi che conquisterebbero il potere ma non farebbero il bene del Paese. Quanto prima tornerà la pace a Tripoli, tanto più facile sarà far decollare un cammino autenticamente democratico in dialogo con la comunità internazionale. Ma quelle stesse reti televisive, dalla Bbc ad Al Jazeera, che oggi mandano in onda il dolore libico e documentano il persistente disagio del mondo arabo, continuano a trasmettere quasi ossessivamente le immagini del premier italiano Berlusconi baciare la mano e l’anello di Gheddafi, manco fosse il Papa, e quelle del ministro degli Esteri francese Michelle Alliot Marie mentre spiega che non si era resa conto che le sue vacanze natalizie pagate dai parenti di Ben Alì potessero risultare inopportune. Agli occhi dei cittadini e dei politici del Maghreb e del Medio Oriente quelle immagini definiscono senza dubbi la credibilità dei loro protagonisti. Proprio ora che servirebbe iniziativa politica. In Tunisia, infatti, il cambiamento è appena cominciato: la folla, al prezzo di tre morti, ha ottenuto le dimissioni del premier Gannouchi, che davvero non poteva rappresentare una fase nuova avendo ricoperto quello stesso ruolo negli ultimi dieci anni con Ben Alì. In Egitto sono state avviate le consultazioni tra esercito e partiti per concordare le riforme della Costituzione, ma si cammina sulle uova. In Bahrein mentre scriviamo è stato occupato il Parlamento. In Oman sono morte almeno sei persone durante le manifestazioni di domenica e i manifestanti tengono bloccate diverse strade del regno... E l’elenco potrebbe continuare. Il fermento del mondo arabo durerà a lungo e un senso di responsabilità anche minimo chiama a mettere tutte le attenzioni a disposizione per accompagnare questo processo. Non si tratta di “esportare la democrazia” come George Bush delirava a proposito dell’Iraq, quanto di aprire subito partnership a tutti i livelli, università, imprese, società civile, con questi Paesi perché il presente e il futuro sia camminare insieme e in questo modo favorire la democrazia e la pace. Ma per farlo, ripetiamo, occorre essere credibili. Italia 4 Sabato, 5 marzo 2011 ✎ La Chiesa e Yara il popolo italiano “L a Chiesa rappresenta del popolo italiano l’elemento sintetico, il punto di vista che accomuna, la presenza che affratella”. Lo ha ribadito, anche in una recente intervista, il cardinale Bagnasco, illustrando il senso della Messa che celebrerà il 17 marzo, a Roma, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, in occasione dei 150 anni dell’Unità. Nella vicenda unitaria la Chiesa e i cattolici hanno un ruolo, che diventa urgente anche nell’oggi: “Vogliamo rappresentare un contributo alla pacificazione e alla maturazione della nostra Patria”. Il cardinale ha usato proprio questa parola, Patria, sottolineando “che finalmente torna ad essere pronunciata dopo decenni di ostracismo culturale e di indifferenza diffusa”. In questo senso ribadisce un giudizio attento sul federalismo, rilanciando il punto di vista della sussidiarietà, che non a caso fu proposta da papa Pio XI “proprio per reagire ad uno statalismo asfissiante che toglieva peso e responsabilità ai corpi intermedi”. Serve, però, nello stesso tempo, un solido quadro di solidarietà sociale. E questo richiede responsabilità. Più ampiamente il presidente della Cei ribadisce la richiesta e continua ad offrire l’esempio di un equilibrio che non manca di chiamare tutte le cose con il loro nome, senza indulgere ad un registro urlato: “La fibrillazione politica e istituzionale non avvantaggia la società e rischia di creare un clima avvelenato che rende più insicuri e alla lunga più intolleranti”. In realtà oggi più che mai “ciò che fa la differenza anche in un momento di rapide trasformazioni e ciò che costituisce il cuore dell’innovazione è sempre la variabile umana, cioè la qualità morale delle persone. Tutto il resto è conseguenza”. In realtà il dibattito pubblico è strillato e sembra così ricco di contraddizioni proprio perché manca una bussola. Riprendendo il filo di un dialogo costante con il Paese il cardinale Bagnasco insiste sul tema morale ed educativo, che peraltro è il programma decennale della Cei: “La deregulation morale, cui abbiamo assistito per decenni, secondo la quale non esisterebbero vincoli da rispettare ma solo desideri da realizzare mostra oggi il suo vuoto e le insostenibili conseguenze”. Bisogna cambiare registro, fare sì che “l’istanza etica, come quella spirituale e religiosa che le sono intrinsecamente connesse, crescano in modo stabile nella coscienza collettiva”. Qui si radica il discorso sui “principi non negoziabili”, con le connesse scelte politiche e legislative, come quella imminente sul “fine vita”. Il presidente della Cei ribadisce una valutazione positiva di una proposta di legge, che certamente non è “cattolica”, ma rappresenta “un modo concreto per governare la realtà”. Ecco, allora, che ritorna la visione di una Chiesa di popolo, il senso della partecipazione convinta alla ricorrenza dell’Unità: “Senza valori veri e condivisi, e senza passare dalla semplice difesa dei propri interessi alla salvaguardia del bene comune, non si riesce a far crescere un popolo”. FRANCESCO BONINI Il corpo senza vita della ragazza, scomparsa il 26 novembre 2010, è stato ritrovato sabato scorso Il desiderio di giustizia nel silenzio della preghiera T utti, come la sua meravigliosa famiglia e la gente di Brembate, hanno sperato fino all’ultimo di rivederla viva. Il corpo di Yara Gambirasio è stato ritrovato sabato 26 febbraio, dopo tre mesi dalla scomparsa. È una di quelle notizie che nessuno vorrebbe mai dare, nessuno vorrebbe mai ascoltare. Le parole si fermano in gola. È il momento del silenzio, del raccoglimento, della preghiera. Il volto di questa ragazza tredicenne piena di voglia di vivere è negli dopo l’abbraccio, resta il dovere di cercare una spiegazione. Non alla disumanità, che è mistero, ma all’accaduto. Bisogna cercare e trovare chi ha ucciso, scoprire come. Per questo adesso, una volta di più, è il momento delle indagini, dell’opera minuziosa e preziosa degli investigatori che – hanno detto – sul luogo del ritrovamento hanno recuperato “cose importantissime”. È il momento di elaborare quel percorso della giustizia umana che non è vendetta, ma responsabilità. Yara è certamente un angelo. Anche lei, siamo certi, è stretta in quell’abbraccio di vita che appartiene a Dio e dà pienezza. Ma le campane a distesa che il parroco ha invocato, se aiutano a guardare in un modo diverso, a dare profondità e prospettiva al Il padre di Yara Gambirasio ha detto al parroco di Brembate Sopra, don Corinno Scotti: “Non dirmi niente. E abbracciami”. occhi di tutti. Le domande si affollano nella mente ma oggi un dolore immenso ha bussato alla porta ed è entrato in tutte le case. Ancora una volta il mistero del male mette a dura prova ma non spegne la speranza. “Il padre mi ha detto: non dirmi nulla e abbracciami”. Così riferisce don Corinno Scotti, il parroco di Brembate Sopra, del suo incontro con il papà di Yara Gambirasio, dopo il ritrovamento del corpo della piccola. “Non dirmi niente”. E davvero c’è poco da dire al papà di Yara, come alla mamma. Le parole, che pure in questi momenti fluiscono, faticano a tradurre emozioni profonde, sentimenti che si accavallano. Faticano, soprattutto, a dire lo sgomento che inevitabilmente prende ciascuno di noi di fronte all’assassinio di una bambina, di una persona innocente. Faticano, ancora, a cercare e a dire conforto, vicinanza e insieme, forse, rabbia, desiderio di giustizia. Anche la speranza cristiana, la certezza – come don Corinno ancora ripete – che Yara è in Paradiso, è un angelo, non può non interrogarsi sul mistero del dolore, sulla tragedia senza spiegazioni, sulla negazione della stessa umanità che quel corpo senza vita, abbandonato in un campo, lascia immaginare. In realtà si resta ammutoliti. “Non dirmi niente. E abbracciami”. L’abbraccio al papà e alla mamma di Yara è collettivo. In fondo è il modo con cui Le indagini proseguono L’autopsia sul corpo straziato ha fornito elementi importanti che ora gli inquirenti stanno vagliando, alla luce anche del quadro investigativo precedente al ritrovamento del cadavere. Sembra che le piste siano due: la ricerca del dna che l’assassino o gli assassini possono aver lasciato su Yara o nel campo in cui è stata ritrovata, e il confronto dei tabulati con i numeri di telefono agganciati alla cella di Brembate la sera del 26 novembre con gli identici elenchi della cella di Mapello e di Chignolo (luogo del ritrovamento). ciascuno di noi si ribella all’accaduto. Nel gesto dell’abbraccio, della vicinanza, delle lacrime e del dolore partecipato, per quanto insondabile possa essere quello di due genitori, ritroviamo l’umanità perduta, il senso altrimenti negato della vita stessa: condivisione, riconoscimento reciproco, amore. E dopo il silenzio, mistero della morte, non sono tuttavia consolatorie. Non addormentano. Piuttosto tengono svegli, ricordano la responsabilità di operare per il bene, di fare del proprio meglio per animare, ciascuno secondo quello che può, l’oggi. Così hanno fatto, in questi mesi, le tante persone che hanno cercato Yara e che adesso, instancabili, vanno avanti. Torino. Un alunno di otto anni particolarmente vivace e dal linguaggio spesso volgare. Bestemmia da lavare con acqua e sapone? U na notizia diffusa nei giorni scorsi provoca a riflettere sui temi educativi e in particolare sull’alleanza tra scuola e famiglia. La notizia riguarda un fatto accaduto in una scuola elementare della provincia di Torino. Qui, un alunno di otto anni – hanno riferito i media –, particolarmente vivace e con un linguaggio spesso volgare, se ne esce con una bestemmia in classe. Le sue due maestre, esasperate da una situazione difficile da gestire e probabilmente ripetuta, decidono che questa volta i “semplici” rimproveri non bastano e mettono in atto un intervento piuttosto forte: gli lavano la bocca con il sapone. A questo punto la “palla” passa alla mamma del bambino: denuncia il fatto ai carabinieri che informano la Procura della Repubblica di Torino e viene avviata un’indagine con l’ipotesi di abuso di mezzi di correzione da parte delle insegnanti. La mamma chiede anche alla scuola la sospensione dal servizio delle due maestre. Richiesta respinta, in attesa dell’esito delle indagini. Difficile entrare nel merito della vicenda. C’è stato chi si è subito scagliato contro “il medioevo”, i metodi di correzione lesivi della dignità del bambino, che a scuola dovrebbe invece trovarsi in un luogo protetto. E poi ci sono quanti hanno offerto sostegno alle insegnanti, “ottime educatrici”, messe alla prova da un bimbo che avrebbe già creato diversi problemi, anche nei rapporti con i compagni. Colpisce lo “scontro” che si intravede tra famiglia e scuola, quasi un braccio di ferro tra la mamma e le maestre. La prima riconosce lo sbaglio del figlio, ma punta il dito contro l’intervento della scuola. Per quanto riguarda le maestre c’è da immaginare che abbiano agito pensando di fare bene, ricorrendo a un rimedio “estremo” che avrebbe però voluto essere d’aiuto allo stesso bambino. Probabilmente avevano già provato a riprendere il piccolo alunno in molti modi diversi. E, alle apparenze, inefficaci. Hanno sbagliato le maestre? Forse. Sicuramente c’è un cortocir- cuito di comunicazione e di mancanza di fiducia tra famiglia e scuola. La situazione che emerge dai resoconti dei media descrive una situazione già difficile. Quante volte succede. E quante volte si ripete, invece, che servirebbe una vera alleanza educativa tra famiglia e scuola per aiutare a crescere i più piccoli. Un’alleanza che si traduce anche in vigilanza, ma che soprattutto si alimenta di fiducia reciproca, di azioni condivise. Chi frequenta il mondo scolastico sa quanto sia sempre più difficile collaborare. Quanto spesso gli insegnanti si sentono insicuri nell’agire e come per alcuni genitori la scuola prenda le sembianze di un’antagonista piuttosto che quelle di un partner prezioso, una necessità non sempre gradita piuttosto che una risorsa. Forse è anche il frutto di un generale calo di attenzione sulla scuola e di giudizi pubblici troppo spesso ripetuti, non di rado infondati, su una sua generica inadeguatezza. Bisognerebbe ripensarci. ALBERTO CAMPOLEONI Europa I “Intellettuali convertiti del XX secolo”: un incontro ad Avila Notizie flash ■ Germania Religione islamica a scuola in Renania L’insegnamento della religione islamica in tutto il territorio tedesco sta diventando realtà: il 22 febbraio il ministero per la scuola del Land Renania settentrionale - Vestfalia ha concordato con il Consiglio di coordinamento dei musulmani in Germania (Krm), organo che riunisce le quattro maggiori associazioni islamiche, l’istituzione di un consiglio che formulerà i principi religiosi dei musulmani nel Land, cooperando “per la preparazione e la realizzazione della lezione di religione islamica”. Come riferito dall’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress, verrà presa ad esempio la procedura adottata da Chiesa cattolica ed evangelica per la lezione di religione cristiana. L’introduzione della lezione di religione islamica era finora fallita per l’assenza di un’organizzazione degli islamici e di una rappresentanza legittima dei quattro milioni di islamici in Germania, in grado di riconoscere i contenuti della lezione e porsi come interlocutore nei confronti del Land. Secondo quando dichiarato dal ministero, “le trattative in corso con l’organizzazione islamica, come nel caso della Renania settentrionale Vestfalia, sono soluzioni provvisorie nel percorso verso il riconoscimento come comunità religiosa in senso giuridico”. Nel Land in questione vivono 1,4 milioni di musulmani, di cui circa 320.000 frequentano le scuole. Il sistema scolastico è organizzato su base federale. In sette Länder (Baviera, Baden-Württemberg, RenaniaPalatinato, Renania settentrionaleVestafalia, Bassa Sassonia, Amburgo e Slesia-Holstein) esistono attualmente tentativi sperimentali di insegnamento della religione islamica nelle scuole. ■ Ungheria Nuovo libro di mons. Székely sui rom “Cigány népismeret” (Etnografia Rom) è il nuovo libro, per ora solo in lingua magiara ma sono già previste traduzioni, di mons. János Székely, vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest, esperto di cultura zingara e responsabile della pastorale rom della Conferenza episcopale ungherese. Il libro, per il linguaggio semplice e le illustrazioni a colori, è destinato principalmente alle scuole, non solo cattoliche, ma anche a tutti coloro che desiderano conoscere la storia, le tradizioni, le peregrinazioni e i problemi attuali del popolo zingaro. Un capitolo a parte è dedicato alla presenza dei rom in Ungheria (circa 700 mila su una popolazione di 10 milioni, suddivisi in quattro gruppi linguistici) e nelle varie nazioni europee. Altre pagine parlano di figure celebri di origine rom, anche santi, come il martire Ceferino Jiménez Malla. Nel volume anche opere di scrittori ungheresi che hanno raccontato degli zingari, racconti popolari, poesie e preghiere della tradizione zigana, opere recenti di autori di origine rom. l filosofo Jacques Maritain, lo storico René Girard, il poeta Paul Claudel e il medico Agostino Gemelli sono le figure intorno alle quali è ruotato il 57° Incontro degli universitari cattolici spagnoli che si è tenuto presso l’Università cattolica di Avila dal 25 al 27 febbraio, in preparazione al congresso internazionale delle Università cattoliche, in programma nello stesso Ateneo dal 12 al 14 agosto nell’ambito delle attività collegate alla Gmg di Madrid e che vedrà la partecipazione di una cinquantina di istituzioni accademiche di tutto il mondo. Tema dell’iniziativa, “Gli intellettuali convertiti del XX secolo”. Secondo i promotori, “ognuno di loro, così come il loro lavoro, rappresenta un’interessante risposta intellettuale e artistica all’agnosticismo diffuso nella seconda metà del XX secolo. Grazie alla loro professione e al loro contributo Sabato, 5 marzo 2011 5 sul piano accademico e scientifico, la cultura cristiana ha conosciuto” una rinascita ed essi, “insieme a molti altri, testimoniano la forza creatrice della fede e si pongono come modello e sfida per ogni università del XXI secolo”. “Proponendo l’operato e la coerenza di vita di questi convertiti” si tenta di offrire una risposta alla “domanda lanciata nel 2008 da Benedetto XVI alla Gmg di Sydney: ‘Che cosa lasceremo alla generazione futura?’”. Il dialogo tra Chiese e Istituzioni europee rafforzato nell’incontro avvenuto in Vaticano il 28 febbraio tra Benedetto XVI e il presidente dell’Europarlamento. Buzek e il Papa: una stima reciproca L’ incontro tra Benedetto XVI e il presidente dell’Europarlamento Jerzy Buzek, svoltosi in Vaticano il 28 febbraio, ha toccato i principali temi indicati alla vigilia e di primaria importanza nelle relazioni tra Chiesa cattolica e Unione europea. Al termine dell’udienza privata con il Santo Padre, il presidente dell’Assemblea di Strasburgo – polacco, cattolico, a suo tempo tra le figure di riferimento in Solidarnosc e poi premier a Varsavia – ha spiegato che la visita ha posto sul tavolo tre argomenti-chiave: l’attualità politica internazionale, con in primo piano “i recenti eventi in Nord Africa e Medio Oriente”; la tutela della libertà religiosa, con un’attenzione specifica alle restrizioni, discriminazioni e violenze subite dai cristiani in vari Paesi; il rapporto tra le comunità religiose e le istituzioni dell’Unione. Sui fatti in corso nel Mediterraneo e in Asia, “abbiamo espresso l’auspicio che essi portino alla democratizzazione, allo sviluppo della società civile e alla difesa dei diritti umani”, ha spiegato Buzek. Emerge, con evidenza, il comune sentire tra le due personalità, e la percezione che – ciascuno nel proprio ambito – Chiesa e Ue abbiano un compito essenziale sulla scena mondiale. Né il Vaticano né l’Europa comunitaria possiedono eserciti potenti, eppure possono (o forse proprio per questo possono) giocare un ruolo diplomatico e “morale” insostituibile, in un’epoca in cui si cercano nuovi punti di riferimento, istituzioni credibili e solide, soggetti votati a costruire la pace, la libertà e la giustizia. “Oltre a ciò, abbiamo sottolineato – ha puntualizzato il presidente del Parlamento europeo – che è molto importante lottare per i diritti delle minoranze religiose, in particolare quelli delle minoranze cristiane” in tutto il mondo. La libertà religiosa è un diritto umano primario, che si esplica accanto agli altri diritti fondamentali e alle libertà individuali e collettive: in qualche modo essa è la “cartina al tornasole” con la quale si possono verificare gli altri diritti, facendo essa parte, da sempre, del patrimonio intangibile dell’umanità. Terzo punto sul quale si sono soffermati il Papa e Buzek riguarda la piena applicazione del Trattato di Lisbona e dell’articolo 17 sul dialogo tra istituzioni Ue e rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose. Da tempo Unione a 27 e comunità credenti del vecchio continente hanno appuntamenti periodici durante i quali si affrontano gli argomenti-chiave dell’integrazione. Lo stesso Buzek è stato protagonista di tali rendezvous da quanto ha assunto la guida dell’Europarlamento, nel luglio 2009. In Europa sembra radicarsi – non senza fatiche, incoerenze e passi indietro – il convincimento che le fedi possano svolgere una funzione di cerniera tra i popoli europei e tra le istituzioni Ue e la società civile dei diversi Paesi; alle Chiese molti riconoscono meriti (evidenti) nel campo della crescita etica e culturale, dell’educazione, della solidarietà. Per queste ragioni i rapporti tra le istituzioni comunitarie e i rappresentanti delle Chiese dovrebbero consolidarsi, infittirsi e avere risvolti concreti. Le Chiese credono all’Europa; l’Europa deve mostrare stima e fiducia verso le comunità credenti. SIR EUROPA ■ Dal 29 aprile al 1° maggio “La Bibbia nella storia dell’Europa”: convegno a Trento “R ipercorrere la storia della Bibbia significa immergersi nelle radici della cultura occidentale, ma anche porsi degli interrogativi sul futuro”. Questo principio accompagna il convegno internazionale “La Bibbia nella storia d’Europa dalle divisioni all’incontro”, che si svolgerà a Trento dal 29 aprile al 1° maggio. L’incontro è organizzato da Biblia, associazione laica che promuove la conoscenza della Bibbia non solo come testo religioso alla base delle tre credenze monoteistiche, ma soprattutto come patrimonio letterario, artistico e linguistico di tutte le culture, in collaborazione con l’ar- cidiocesi di Trento e con la Fondazione Bruno Kessler, che svolge attività di ricerca nel campo delle scienze religiose. “Impossibile - spiegano i promotori - trascurare anche l’aspetto politico, dove il Testo ha rappresentato spesso motivo di grandi lacerazioni e cambiamenti epocali”. Non a caso come luogo del convegno è stata scelta Trento, scenario di uno dei momenti più difficili e controversi della storia cristiana, e quindi europea. “L’incontro - proseguono gli organizzatori - darà modo di ripercorrere alcuni momenti cruciali della storia occidentale” e “sarà inoltre l’occasione per porsi delle domande sul futuro del Testo e di conseguenza sul futuro delle nostre stesse radici: può oggi la Bibbia essere considerata come forte motivo di separazione tra le culture, o come nuovo spazio di dialogo e di apertura tra le religioni? Si può pensare a una riscoperta del valore della Bibbia nei diversi ambiti dell’esistenza umana, sia per credenti sia per non credenti?”. Tra i relatori studiosi provenienti da diverse università europee, come Tullio De Mauro, Simon Claude Mimouni (Parigi), Enrico Norelli (Ginevra), Georg Fisher (Innsbuck), mons. Franco Buzzi (Zurigo). Info: www.biblia.org 6 Mondo Sabato, 5 marzo 2011 In aumento la violenza La 37° vittima in Afghanistan. N T Notizie flash ■ Colombia el 2010 il numero degli eccidi attributi ai gruppi armati illegali è aumentato del 40%, secondo l’ufficio colombiano dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani. Alla denuncia fatta dall’ente di difesa della popolazione alle autorità non ha corrisposto nessun intervento per risolvere il problema. Si nota inoltre che negli ultimi due anni le vittime di violenze e dell’uso illegale di armi sia notevolmente aumentato. E’ particolarmente preoccupante il forte aumento delle stragi nel contesto di dispute violente tra gruppi armati e fazioni interne agli stessi gruppi. Va così coniato il termine “postparamilitari” per i movimenti armati distribuiti attualmente sul territorio colombiano, in cui sono confluiti combattenti di estrema destra provenienti dalla dissoluzione delle principali reti paramilitari. ■ Brasile ornavano da una missione di assistenza medica alla popolazione locale, quando il Lince, il blindato utilizzato dai militari italiani di stanza in Afghanistan, è saltato su un ordigno improvvisato. È morto così il tenente, Massimo Ranzani, 36 anni, originario di Ferrara, appartenente al quinto reggimento alpini di stanza a Vipiteno, sull’egoismo. Come hanno la vittima numero 37 del fatto i nostri militari caduti”. È contingente italiano della stato il commento, rilasciato missione Isaf in Afghanistan al SIR, dall’arcivescovo che ha preso il via nel 2004. ordinario militare per l’Italia, “Davanti a questa Via Crucis di mons. Vincenzo Pelvi. “Per innocenti non abbiamo voglia l’arcivescovo castrense “nel di parlare ma dal di dentro, dolore di questi momenti da credenti, dobbiamo vivere ritroviamo il coraggio per in modo da far uscire fuori la andare verso altri fratelli bellezza della fede che spinge che sono nel bisogno, senza i cristiani a lottare contro il guardare ai nostri interessi. male che non viene da Dio. La risposta da dare, allora, è ‘darsi’, Queste morti ci evidenziano anche la fede dei nostri militari, donarsi con tutta l’esistenza, il loro fondamento religioso, perché l’amore trionfi che offrono moltissimo non solo all’Italia, ma all’Europa e al mondo. L’Unità d’Italia – ha concluso mons. Pelvi – si basa anche su questa identità spirituale che notiamo anche in coloro che sono al servizio del territorio, per ritrovare una bambina scomparsa e che sono in territori lontani per rendere visibile e praticabile la giustizia e la pace”. Un capo scout. Massimo Ranzani, nato a Ferrara, era originario di Santa Maria Maddalena dove La violenza è sempre più dilagante in Centro America. Il diritto alla “gioia” L a felicità può essere un diritto? Secondo il senatore brasiliano Cristovam Buarque sì, tanto da proporre la modifica dell’art. 6 della costituzione che sancisce i diritti sociali, i quali verrebbero dichiarati fondamentali e strumentali al raggiungimento della felicità. Se la modifica fosse approvata, lo stato sarà obbligato a garantire le condizioni basiche che permettono ai cittadini di essere felici. La modifica già approvata in Commissione Costituzionale, verrà discussa al Senato. Repressione in Cina Arresti e violenze contro gli oppositori S In Cina da giorni è in atto una delle peggiori repressioni degli ultimi anni, come risposta all’anonimo invito comparso giorni fa su internet a unirsi alla “Rivolta del Gelsomino”. Il gruppo China Human Rigths Defenders denuncia sistematici arresti, perquisizioni, pestaggi contro noti dissidenti e persino contro semplici cittadini. Almeno 5 noti attivisti sono in carcere per generiche accuse di “sovversione contro il potere statale”. ■ India La Coca-Cola chiamata ad un risarcimento A vvelenamento delle falde acquifere, con conseguenti danni per l’agricoltura e soprattutto la salute: sono le accuse rivolte alla multinazionale americana Coca Cola che potrà essere costretta a versare compensi milionari. La Hindustan CocaCola Beverages (Hccb), una filiale del gigante americano che fino al 2005 gestiva un impianto di imbottigliamento nel distretto di Palakkad, sembra responsabile di dispersione di sostanze inquinanti e dannose nelle acque dei fiumi vicini allo stabilimento. (B.M.) viveva, frazione di Occhiobello (Rovigo). Era alla sua seconda missione in Afghanistan. Fra qualche settimana avrebbe compiuto 37 anni. Era molto conosciuto nel suo paese dove aveva svolto per anni l’attività di educatore scout. Con la morte del tenente Ranzani, il secondo del 2011, salgono a 37 le vittime italiane della missione Isaf in Afghanistan. Sono circa 4.000 i militari italiani che partecipano a questa missione. In Honduras non c’è solo l’Isola dei Famosi L’ Honduras non è solo l’Isola dei Famosi. Forse alcuni di voi avranno sentito parlare o anche solo nominare questo piccolo stato del Centro America perché proprio lì sono ospitati alcuni nostri connazionali, VIP o presunti tali, impegnati nella nuova edizione dell’Isola dei Famosi. La trasmissione Rai gli ha portati nella splendida cornice dell’arcipelago di Cayo Cochinos in un parco naturale al largo della costa settentrionale del Paese. Pochi, però, nel nostro Paese sanno che nelle stesse ore nella città di San Pedro Sula nel nord dell’Honduras, migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere, con una grande dimostrazione, un concreto impegno delle autorità contro la crescente violenza presente nel Paese e, in particolare nelle città. Indossando una maglietta bianca in segno di pace, i manifestanti hanno marciato in silenzio per le vie della città. La manifestazione è stata organizzata da gruppi della società civile locale che chiedono al governo maggior impegno per migliorare la sicurezza pubblica. Come i Paesi vicini El Salvador e Guatemala, l’Honduras è uno degli stati con il più alto tasso di omicidi al mondo. Con una popolazione di 7.5 milioni di abitanti ha una media di 15 omicidi al giorno. San Pedro Sula – la seconda città più grande del Paese – è una delle aree più colpite. La maggioranza degli omicidi avviene all’interno delle faide tra gang criminali, conosciute coma Maras, che contano migliaia di membri e una presenza attraverso l’America centrale e gli Stati Uniti. In base ad uno studio messicano, 9 delle città più violente al mondo sono in America Latina, 5 in Messico. Negli ultimi quattro anni le vittime in Messico legate al narcotraffico sono state 34612 di cui 15273 nel solo 2010. Cifre da guerra. Una “normalità” in cui la mancanza di omicidi è di per sè una notizia. Come è successo lo scorso 6 febbraio a Ciudad de Juarez in Messico dove, forse con la complicità di un’ondata di freddo rarissima per la zona, per un giorno nella città non si sono verificate violenze. Un episodio così raro che il giornale locale, Diario de Juarez, ci ha pure scritto una notizia: “El domingo, primer día del año sin ejecuciones” (Domenica, primo giorno dell’anno senza omicidi. Per un giorno, Ciudad Juarez è sembrata una città come le altre. Per un giorno perché il giorno seguente i giornalisti e le autorità sono tornate ad aggiornare il bollettino di guerra. ❚❚ Continua la crisi politica dopo le elezioni presidenziali Venti di guerra in Costa d’Avorio V enti di guerra continuano a soffiare sulla Costa D’Avorio. La crisi politica interna, innescatasi dopo le elezioni presidenziali, sembra non trovare una via di uscita diplomatica e nella capitale Abidjan si moltiplicano gli episodi di violenza tra i sostenitori dell’ex presidente Laurent Gbagbo e il leader dell’opposizione, Alassane Quattara. Tutto ha inizio con il ballottaggio delle elezioni presidenziali del 28 novembre scorso: Quattara, molto popolare nell’area nord del Paese - controllata dai ribelli durante la guerra civile che ha diviso il Paese dal 2002 al 2004 - era stato accreditato come il vincitore delle elezioni dalla Commissione elettorale ivoriana, dalle istituzioni africane ed internazionali (ONU compreso), ma non dalla corte costituzionale del Paese che ha, invece, dato la vittoria al già presidente Gbagdo, scatenando dure proteste e conte- stazioni. A distanza di tre mesi, però, nonostante le iniziative diplomatiche delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana la situazione non è migliorata facendo precipitare il paese in una pesante crisi umanitaria. “Migliaia di persone sono in fuga - afferma Alessandro Rabbiosi, delegato dell’ONG, Terre des Hommes in Costa d’Avorio - e l’esodo potrebbe assumere proporzioni enormi”. La stessa organizzazione ha attivato nei giorni scorsi un intervento di distribuzione di materiale igienico, biscotti ad alto valore energetico, stuoie di plastica, acqua e pastiglie di cloro avute da Unicef per gli sfollati nel quartiere di Abobo, dove 2 mila persone sono rifugiate nella parrocchia di Saint Mathieu e migliaia stanno scappando cercando riparo nelle zone non ancora sottoposte a scontri. Per il momento le violenze si sono concentrate nella capitale con scontri tra opposte fazioni, ma la preoccupazione è che la contesa possa riaprire la guerra tra Nord e Sud. E’ in quest’ottica che appaiono preoccupanti alcuni scontri segnalati nei giorni scorsi tra gli ex ribelli e le forze pro-Gbagbo verso il confine orientale con la Liberia; per la prima volta in sei anni è stato rotto il cessate il fuoco siglato nel 2004. Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha pubblicamente denunciato la violazione dell’embargo sancito dalle Nazioni Unite alla Costa d’Avorio da parte della Bielorussia che avrebbe rifornito l’ex presidente Gbagbo di tre elicotteri da guerra e di altri armamenti. Il presidente riconosciuto, Quattara, continua a rimanere nascosto in un albergo nel centro della capitale protetto dai Caschi Blu. M.L. Cultura Cisgiordania. Qui si trova la tomba di Giovanni Battista Sabato, 5 marzo 2011 7 Novità in libreria ■ Claudio Russo Don Bosco: pensieri per una buonanotte (Elledici) Se non c’è qualcuno che ci dà la buonanotte, questo libro può venirci incontro. È la raccolta di 100 testimonianze inedite rilasciate sotto giuramento al Processo di Beatificazione e Canonizzazione di Don Bosco (euro 6,00). ■ Cecilia Poli Come pietra solcata dal vento (Paoline) Rinasce Sabastiya turisti in visita al progetto “U n piccolo seme senza lavoro. Lo stesso villaggio è L’iniziativa, avviata nel rimasti di collaborazione diviso da un punto di vista amministrativo interreligiosa e parti sono sotto il controllo dell’Autorità 2005 dall’Associazione tra interculturale”. Sono palestinese, e altre, come quella degli scavi, queste le parole con cui il Custode sotto il controllo israeliano”. Da queste Custodia di Terra di Terra Santa, padre Pierbattista difficoltà è nata la scelta di accompagnare Pizzaballa, definisce il progetto per alla rinascita archeologica quella sociale. Santa è stata presentata la rinascita non solo archeologica ma “Come ci ha insegnato padre Michele sociale di Sabastiya, piccolo villaggio Piccirillo, recentemente scomparso, per la settimana scorsa della Cisgiordania in cui si trova la tomba anni alla guida dei progetti archeologici di Giovanni Battista. L’iniziativa, avviata della Custodia – spiega Benelli – questi all’Università Cattolica nel 2005 dall’Associazione Custodia di progetti non possono guardare solo alla Terra Santa grazie al contributo di diversi parte storica ma devono fare in modo che di Milano partner (Fondazione Cariplo, Ministero la popolazione diventi il primo custode Affari Esteri, Regione Lombardia) è di questo patrimonio, sentendolo come stata presentata la settimana scorsa all’Università Cattolica di proprio e vedendolo come un’opportunità di sviluppo”. E’ così Milano. Quelli appena trascorsi sono stati cinque anni intensi che l’associazione ha favorito la nascita, all’interno di alcuni di scavi e interventi di salvaguardia che hanno portato alla edifici restaurati, di una foresteria e l’apertura di un negozio scoperta di nuovi reperti aiutando a far luce su una tradizione per la vendita di prodotti locali. “L’obiettivo – spiega Carla che, fin dai primi secoli, colloca la tomba di Giovanni Battista Benelli – è quello di favorire il ritorno dei pellegrini portandoli in quell’angolo della Samaria. “In questi anni – spiega Carla a scoprire un centro spesso trascurato dai percorsi tradizionali. Benelli, storica dell’arte impegnata nei lavori – abbiamo Nelle aree sotto il controllo dell’Autorità palestinese esistono restaurato la tomba di Giovanni Battista, una camera a volta circa due mila siti archeologici di prestigio. Di questi solo di periodo romano, situata sotto la basilica costruita dai due ricevono una manutenzione periodica. L’idea della crociati e poi trasformata in moschea a partire dal XII secolo. foresteria è proprio quella di garantire un reddito non solo Gli scavi hanno portato alla scoperta di capitelli della basilica alla popolazione ma anche produrre risorse che possono crociata ma anche di reperti di una precedente struttura di garantire interventi costanti”. “Questa iniziativa – ha concluso epoca bizantina che lasciano ben sperare per il proseguo degli padre Pizzaballa – rientra nel cuore della nostra missione di scavi”. Quella di Sabastiya è una storia che affonda le radici Custodi di Terra Santa. Per questo abbiamo scelto di impegnarci nei tempi antichi. Proprio qui, su questa collina, a circa dieci nonostante questi luoghi non siano proprietà della Custodia, chilometri da Nablus, nacque nel 25 a.c. la città di Sebaste, ma ne sentiamo comunque l’appartenenza morale. Quello di costruita da Erode il Grande, sulle ceneri di quella che era Sabastiya è un intervento importante perché realizzato in un l’antica città di Samaria, più volta citata nella Bibbia. Il centro villaggio interamente mussulmano dove, però, la tradizione e fu poi un’importante insediamento romano e successivamente il culto di Giovanni Battista, un importante profeta per l’Islam, bizantino: la presenza cristiana risale ai primi secoli. Un è stato portato avanti nei secoli. E’ per noi quindi un’occasione passato di cui restano solo i resti perché come spiega Carla di apertura e di collaborazione”. Parlando dell’impegno della Benelli, “Sabastiya è oggi una piccola realtà abitata da circa Custodia per il recupero del patrimonio archeologico della Terra tre mila palestinesi, tutti mussulmani”. Una realtà che vive Santa, padre Pizzaballa ha spiegato come “sia fondamentale i problemi di molti insediamenti palestinesi. “Oggi – ha mantenere viva l’attenzione non solo sulla storia ma anche sulla spiegato Osama Hamdan, architetto palestinese collaboratore geografia della salvezza perché la Terra Santa è un patrimonio della Custodia di Terra Santa – le condizioni di vita della dell’intera Chiesa”. La storia di Sabastiya è al centro di una popolazione sono molto difficili. In particolare dal 2000, con mostra fotografica – dedicata alla memoria di p. Michele la seconda intifada e l’irrigidimento dei controlli israeliani, Piccirillo - allestita nel chiostro della “Cattolica” fino al 4 marzo. quasi tutti i cittadini di Sebastiya che lavoravano in Israele sono MICHELE LUPPI ◆ Nuova edizione per il Lezionario Meditato Ancora attuali le pagine raccolte da Andrea Tessarolo L a Parola di Dio è nutrimento quotidiano, e la Chiesa ha nel lezionario che segue passo passo i giorni dell’anno liturgico il suo autentico tesoro di meditazione. Sono aumentati negli ultimi anni i sussidi “usa e getta”, periodici mensili che riportano in parte o integralmente le letture di ogni giorno, evitando la fatica di trovarle di volta in volta in un lezionario e variando il commento di anno in anno con nuove riflessioni. Nel 1982 entrava nel panorama editoriale italiano il Lezionario meditato curato da padre Andrea Tessarolo (19222009), sacerdote dehoniano, per alcuni anni docente di teologia dogmatica a Bologna, poi viceassistente centrale di Azione Cattolica a Roma dal 1957 al 1964, e ancora a Bologna direttore della rivista Settimana del clero (19651970) e in seguito delle EDB (1969-1991). Ora, a distanza di quasi trent’anni, le Dehoniane di Bologna, dopo numerose ristampe, ripropongono l’opera completa con la nuova traduzione CEI dei testi biblici. Fino ad ora sono stati pubblicati quattro volumi (Tempo di Avvento e di Natale - Tempo Ordinario settimane 1/8 - Tempo di Quaresima e Triduo Pasquale - Tempo di Pasqua): tra marzo e maggio 2011 è prevista la pubblicazioni di tre restanti volumi. Ciascun singolo brano del lezionario, festivo e feriale, è introdotto da una breve nota esegetica, al fine di agevolare la comprensione del testo ed evidenziarne il messaggio essenziale. Per ogni giorno vengono poi riportate integralmente le letture bibliche. Le riflessioni sono proposte quale semplice “avvio” alla meditazione personale o comunitaria, più brevi nei giorni feriali, più diffuse la domenica, affinché possano essere di spunto anche per la preparazione dell’omelia. “Ho la leucemia linfoblastica acuta”. Così si apre questo libro: il diario di Cecilia Poli, giovane sposa e madre con la passione per la danza, che da quel momento inizia la sua battaglia per la vita. Lotta con passione e determinazione sostenuta dall’amore per il figlio, il marito, i genitori. Una lettura intensa che mostra i momenti di incertezza, di speranza, di commozione, ma che testimonia soprattutto la bellezza della vita nelle piccole gioie quotidiane, spesso date per scontate quando si sta bene (euro 15,00). ■ Michele Molineris Don Bosco e il soprannaturale (Elledici) Questo libro racconta oltre 250 episodi che trattano dei tre principali doni o carismi con i quali il Signore ha arricchito l’anima di Don Bosco: 1) visioni o sogni: vere e proprie manifestazioni che Dio gli mandava per non lasciarlo solo; 2) previsioni o profezie: affermava con sicurezza, fissando persone e date, la morte di uno, la guarigione di un altro, la disgrazia di un terzo, e tutto questo con naturalezza; 3) introspezioni: leggeva con facilità nelle coscienze, soprattutto dei suoi alunni (euro 22,00). ■ Tim Peeters La vita dei Certosini (Paoline) Sulla scia di un film di successo, Il grande silenzio (2006), del regista tedesco Philip Gröning, questo libro presenta la vita dei Certosini, e lo fa sia attingendo alle fonti della tradizione certosina, sia riportando testimonianze di monaci certosini del XXI secolo. Oltre a essere riuscito a oltrepassare le mura delle Certose, il sacerdote belga Tim Peeters è riuscito soprattutto a penetrare nel cuore dei monaci (euro 16,00). ■ Mauro Aimassi Storie di conversione: vite trasformate (San Paolo) ANDREA TESSAROLO (A CURA DI), LEZIONARIO MEDITATO, EDB, NUOVA EDIZIONE PREVISTA IN SETTE VOLUMI Il calciatore Nicola Legrottaglie, l’attrice Claudia Koll, il giornalista Paolo Brosio, l’editore Leonardo Mondadori, la nobildonna e scrittrice Alessandra Borghese. Ecco un libro che racconta cinque personaggi contemporanei di successo, cinque persone che, dopo aver trascorso parte della vita lontani dalla fede, si sono convertiti al cristianesimo (euro 11,00). a cura di Agostino Clerici 8 Sabato, 5 marzo 2011 Approfondimenti Testamento biologico. Attenti alla confusione! Il tema è accompagnato da strascichi polemici. Proprio per questo è necessario conoscere bene che cosa sono e a che cosa mirano le “Dichiarazioni anticipate di trattamento”. I l disegno di legge Calabrò sul testamento biologico (DAT: dichiarazioni anticipate di trattamento, redatte dall’interessato mentre è ancora cosciente, in previsione di trovarsi un giorno a non esserlo più) sta approdando alle Camere, accompagnato da forti strascichi polemici. La discussione – complessa – verte su un punto specialmente: che valore dare a dichiarazioni rese diverso tempo prima dell’approssimarsi del fine-vita, se debbano valere come se fossero rese ora oppure no. Chiaramente, se non fossero vincolanti per il medico (perché non rese qui e ora) – così pare orientarsi il disegno di legge – il valore delle DAT ne uscirebbe assai relativizzato. Viceversa, se fossero vincolanti, ciò rischia di ritorcersi contro il “miglior interesse” dello stesso paziente (per es. se, nel frattempo, fossero saltate fuori prospettive terapeutiche sconosciute all’epoca della redazione delle DAT). Insomma, non se ne esce facilmente. Forse una soluzione potrebbe essere quella di indicare, attraverso le DAT, un Curatore abilitato a interfacciarsi col medico e quindi a decidere in nome e per conto del soggetto non più competente (soluzione questa adottata in alcuni Stati nord-americani…). Al di là di quello che sarà l’esito del dibattito parlamentare, mi sembra però ben più importante un altro aspetto della faccenda. E cioè il rischio che la discussione sul testamento biologico (cosa fare quando il paziente non è più cosciente) crei confusione sul problema ben più importante di cosa fare nelle delicatissime decisioni circa il fine-vita (quando il paziente è ancora pienamente cosciente). Il pericolo vero è che, mentre si discute delle DAT, si infiltri e si rafforzi una mentalità e una cultura pro-eutanasia. Vale la pena, perciò, ribadire otto punti fermi di una visione pienamente umana e cristiana delle decisioni sul fine-vita. 1 Alla luce del disegno di legge Calabrò sul testamento biologico, in discussione alle Camere proprio in questi giorni, proviamo ad individuare otto punti fermi di una visione pienamente umana e cristiana delle decisioni sul fine-vita. In gioco c’è la libertà di scelta, ma anche il valore della vita. E sullo sfondo s’affaccia il tema dell’eutanasia. di mons. Angelo Riva La libertà di scelta circa la cura della propria salute (sulla quale insiste in forma quasi paranoica la cultura radicale: per esempio nello spot televisivo recentemente lanciato sui networks locali) rappresenta, oltre che un valore costituzionale, anche un valore genuinamente umano e cristiano: a nessuno sorride l’idea di vedere il proprio corpo espropriato e trasformato in un campo di battaglia in mano ai poteri forti della tecnologia (magari sperimentale). 2 Ma la libertà di cura non è l’unico valore in gioco. Insieme c’è anche il valore della vita. Dicendo questo non si intende certo autorizzare una visione sacrale della vita, come se essa debba essere fanaticamente difesa fino all’ultimo refolo di sopravvivenza biologica, senza tener in alcun conto la prospettiva della qualità della vita. 3 Giustamente perciò oggi – nell’era dell’onnipotenza tecnologica – viene agitato lo spettro dell’accanimento terapeutico. Per contrastarlo bisogna recuperare l’idea che la vita ha una fine naturale, e a un certo punto bisogna lasciare che la morte venga, senza opporvisi ulteriormente con grande schieramento di marchingegni tecnologici (“lasciatemi andare” diceva Giovanni Paolo II). Ma, come vedremo subito, un conto è lasciare che la morte arrivi, tutt’altra cosa è provocarla, causarla, anticiparla, mediante un’azione uccisiva (eutanasia attiva) o mediante un’omissione ugualmente uccisiva (eutanasia omissiva o abbandono terapeutico). 4 Sia la ricerca di una mediazione fra quantità e qualità della vita (punto 2), sia la volontà di scongiurare tanto l’accanimento terapeutico quanto l’abbandono terapeutico (punto 3), conducono al fondamentale principio della proporzionalità terapeutica. Ogni cura deve essere proporzionata, non futile, non esageratamente invasiva. In una parola: umana. Bisogna perciò evitare ciò che è sproporzionato (se no sarebbe accanimento terapeutico) Ma ciò che è proporzionato è anche doveroso (se no sarebbe abbandono terapeutico). 5 Certamente con il principio della proporzionalità della cura non tutti i problemi sono risolti. Infatti non è sempre chiaro ciò che è proporzionato e ciò che non lo è: in molte situazioni, forse nella maggior parte, sussiste una “zona grigia”, interlocutoria, ove la libertà individuale, debitamente istruita nel dialogo col medico (consenso informato), sarà certamente sovrana. Ma – contrariamente a quanto spesso si dice – non sempre e non tutto è “zona grigia”. Ci sono azioni curative elementari (to cure) che sono certamente proporzionate, e quindi dovute. C’è poi l’assistenza vitale dovuta ad ogni persona disabile (to care), che è sempre dovuta per un elementare principio di umanità. Nutrizione e alimentazione, ad esempio, rientrano fra queste assistenze sempre dovute, salvo che si prospettino condizioni di terminalità tali (ad es. squilibri metabolici ed elettrolitici rilevanti) da rendere praticamente futile anche la somministrazione di acqua e nutrienti: segno che la morte qui è ormai imminente, e non resta più nulla da fare. Legge sul fine vita. Si rischia di favorire di fatto una cultura dell’abbandono del malato Quella pericolosa deriva di scivolamento... 6 L’insistenza unilaterale e martellante sul principio della libertà di cura, nella misura in cui tende a mettere in fuori-gioco il principio di proporzionalità delle cure, rischia di rappresentare lo sdoganamento di fatto dell’eutanasia omissiva (abbandono terapeutico): si dice che si vuole lasciar morire (in pace) il malato, ma in realtà si provoca la morte, omettendo ciò che sarebbe proporzionato, e quindi doveroso, fare. Certo, a volte è il paziente stesso a chiedere (oppure ad averlo chiesto nelle DAT) di non attivare o di sospendere la cura proporzionata, magari addirittura la semplice assistenza vitale. Se questo avviene, la sua volontà di sicuro non po’ essere coercita con la forza (salvo il caso particolare in cui fosse dichiarato incapace di intendere e di volere: nel qual caso si attiverebbe la procedura del trattamento sanitario obbligatorio). Ma non dovrebbe sfuggire che tale volontà rappresenta, oggettivamente, un suicidio, e, per tutti coloro che in qualche modo vi collaborano, un omicidio del consenziente (artt. 579-580 del codice penale). Siamo di fronte all’eutanasia omissiva consensuale, per richiesta di abbandono. Grave che questo dato di realtà – a furia di insistere sull’autodeterminazione del paziente – non venga più rilevato dalla coscienza comune, come è accaduto nel caso Englaro. 7 Siamo così al cuore della questione. Insistendo unilateralmente sulla libertà di cura, e dimenticando il principio di proporzionalità – legittimando quindi una prassi di fatto eutanasiaca –, si induce una pericolosissima distorsione culturale. Cioè si finisce per tagliare le gambe alla cultura della vicinanza solidale e della lotta al dolore, che rappresentano invece l’unica, vera ed umana risposta al grido di angoscia di chi, prostrato dalla malattia, invoca per sé una morte liberatrice. Di fronte a tale grido, anziché puntare su solidarietà e analgesia, la società “civile” prende atto e si attiva per la “rottamazione consensuale” del paziente. Ma in questo modo si favorisce una cultura dell’abbandono del malato e dell’estraneità (camuffata da fasulla solidarietà) al suo grido di dolore. 8 Una volta sdoganata l’eutanasia omissiva consensuale, la successiva deriva di scivolamento è fin troppo facilmente pronosticabile. Il primo gradino sarà l’eutanasia omissiva non consensuale: quando al vecchietto (il cosiddetto oldest old), al malato cronico-degenerativo, al paziente in stato vegetativo verrà “consigliato” di uscire di scena, magari dietro la spintarella dei bilanci in rosso della sanità, che reclamano di metter fine alle ospedalizzazioni più costose e senza prospettiva. Il secondo passo sarà l’eutanasia attiva consensuale (già presente in Belgio e in Olanda), poi l’eutanasia attiva non consensuale (a Groningen, in Olanda, ne esiste già un agghiacciante protocollo nel campo delle patologie neonatali). Risultato finale: l’eugenismo di Stato di hitleriana memoria, buttato fuori dalla porta, rientrerà brillantemente dalla finestra della libertà di cura, che decide di sé in totale autonomia e in barba al più elementare principio di proporzionalità terapeutica. Svegliamoci, gente, svegliamoci… Chiesa Locale Agenda del Vescovo Sabato, 5 marzo 2011 9 Quaresima. Quaranta giorni per prepararsi alla Santa Pasqua. Giovedì 3 A Como, al mattino, in Vescovado, Consiglio episcopale; nel pomeriggio, udienze e colloqui personali; in serata, incontro con i giovani della Propedeutica. Cammino di catecumenato Venerdì 4 A Grandate, alle ore 9.30, Santa Messa presso il Monastero delle Benedettine. Sabato 5 Santa Messa e conferimento del sacramento della Confermazione a Valle di Colorina. Mercoledì 9 A Como, in Cattedrale, alle ore 12.45, Liturgia della Parola e imposizione delle Ceneri; in Cattedrale, alle ore 18.30, Santa Messa e imposizione delle Ceneri. Prenotazioni ■ Famiglie Disponibile il libretto per la benedizione 2011 È possibile prenotare il libretto per la benedizione delle famiglie, intitolato “Famiglia, testimone di vita”. Il testo offre riflessioni e approfondimenti a partire dal documento sull’educare pubblicato dalla Cei per il decennio 2010-2020. Per quanto riguarda i contenuti, il libretto, oltre al testo introduttivo del vescovo, presenta le preghiere scritte dalle monache della Visitazione in Como e immagini di santi e beati contemporanei insieme alle loro famiglie (Teresa di Lisieux, Bernadette Soubirous, Giovanna Beretta Molla, Giovanni Paolo II, Luigi Guanella), a testimonianza dell’importanza della santità familiare. Telefonare da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00, allo 031-263533. Dalla Curia Nomine e provvedimenti - Don Marco Pessina, Vicario Foraneo zona II - Como Sud, Vicariati A e B; - don Francesco Donghi, amministratore parrocchiale di Ponte Tresa (Va) dal 1° marzo; - don Samuele Fogliada, parroco di Piateda e Boffetto (So), - don Fausto Passerini collaboratore per Piateda, Boffetto, Sazzo (So); - don Simone Piani, vice direttore Ufficio Liturgico Diocesano; - don Marco Nogara, amministratore parrocchiale di San Fermo della Battaglia (Co), - monsignor Gabriele Comani, amministratore parrocchiale di Albaredo (So) S tiamo per entrare nel cammino nella città di Como, soprattutto nell’area Il prossimo 9 marzo, della Quaresima, i 40 giorni che ci più prossima alla Cattedrale. Si è scelto preparano alla celebrazione della l’orario della “pausa pranzo” perché ai Mercoledì delle Ceneri, Pasqua annuale. È il periodo favorevole partecipanti si propone di rinunciare al per riscoprire il dono che alimenta pasto, secondo quanto previsto da questo la Liturgia della Parola, l’esistenza cristiana: il Battesimo, nostra giorno di digiuno, e di dedicare invece prima Pasqua. «Da sempre, infatti, la questo tempo all’ascolto della Parola di in Cattedrale, Chiesa associa la Veglia Pasquale alla Dio, vero “nutrimento dello spirito”, e alla celebrazione del Battesimo: in questo condivisione delle necessità delle missioni per dare la possibilità Sacramento si realizza quel grande diocesane (con l’offerta del corrispettivo mistero per cui l’uomo muore al peccato, del pranzo). Per chi potrà esserci sarà una a tutti i fedeli è fatto partecipe della vita nuova in bella occasione, pur nel tempo ridotto di Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito un giorno lavorativo, per riconoscere il di vivere questo momento di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti primato di Dio e aderire al cammino di (cfr. Rm 8,11). Questo dono gratuito deve conversione a cui tutti siamo chiamati. essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci Anche chi non potrà essere fisicamente presente è invitato offre un percorso analogo al catecumenato» (Benedetto XVI, ad unirsi spiritualmente a questa proposta, secondo lo stesso Messaggio per la Quaresima 2011, n.1). stile: rinuncia al pasto che diventa tempo di ascolto della È da qui che nasce la dinamica di conversione che in questo Parola e offerta per le missioni». Anche nelle parrocchie l’avvio tempo deve segnare la vita dei singoli e delle comunità. Ce lo comunitario del cammino di conversione con la Santa Messa o ricorda il sussidio Gesù in persona si avvicinò e camminava la Liturgia della Parola con il Rito delle Ceneri, sarà momento con loro (cfr. n.7 del Settimanale), che accompagna l’itinerario idoneo per suscitare una rinnovata attenzione, conoscenza e pastorale della nostra Diocesi nei tempi di Quaresima e di carità verso le missioni diocesane. Pasqua, proponendoci alcune linee guida per cogliere tutta la Ancora nella prima settimana tutti i fedeli, e in particolare i ricchezza delle esperienze che ci attendono nei prossimi mesi. catechisti dell’Iniziazione cristiana, sono invitati a partecipare Una prima sottolineatura riguarda la Parola di Dio: infatti al Rito di elezione dei catecumeni, importante momento “Non di solo pane vive l’uomo”! Il Lezionario dell’Anno A (che di Chiesa, che si svolgerà sabato 12 marzo alle 16.00 nella seguiremo quest’anno), specialmente nei Vangeli della III, IV e basilica di San Fedele in Como. V domenica di Quaresima, ci presenta un itinerario battesimale Per la I Domenica di Quaresima, 13 marzo, la proposta con la scelta, che risale alla tradizione antica, dei brani è di aprire la celebrazione eucaristica cantando nella evangelici della Samaritana, del Cieco nato e di Lazzaro. processione di ingresso le Litanie dei Santi, nostri modelli Altri elementi da valorizzare sono: i momenti di digiuno nel pellegrinaggio della fede e nella pratica di una vita cristiana e astinenza; le celebrazioni penitenziali; l’impegno più conforme al Battesimo. nell’assicurare la Comunione agli infermi; la preghiera in Tra i materiali pubblicati sul sito web www.diocesidicomo.it, famiglia; la Via Crucis; la preghiera mariana in riferimento nella sezione rossa L’Agenda – Piano Pastorale (a cui si può a Cristo (ad esempio la Via Matris). Su questo e altro ancora il accedere direttamente anche dall’area Ultim’ora presente in sussidio diocesano offre indicazioni e approfondimenti. tutte le sezioni del sito) si possono già consultare e stampare: Tra gli appuntamenti che segnano l’avvio della Quaresima il sussidio diocesano per la Quaresima e il Tempo pasquale, è da ricordare che il Mercoledì delle Ceneri, 9 marzo, alle una scheda per la processione d’ingresso della I Domenica di ore 12.45 in Cattedrale si vivrà una Liturgia della Parola Quaresima, l’atto penitenziale e la preghiera dei fedeli; schede con il Rito dell’imposizione delle Ceneri. «L’invito» spiega per i Vespri di tutte le Domeniche di Quaresima (con l’adozione monsignor Flavio Feroldi, Vicario episcopale per la Pastorale, di salmi tipici di questo tempo: una scelta consentita dalla «è rivolto in particolare a tutte le persone che lavorano normativa - Cfr. PNLO, 252). nelle numerose realtà economiche e culturali operanti A.S. Parola fra noi Domenica 6 marzo F are la volontà del Padre non dipende dal cosa si fa – si trattasse anche di scacciare demoni o fare miracoli! – ma dal come lo si fa. È volontà del Padre ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica. Per noi oggi è come dire: vivere la messa, dalla Parola alla missione, dall’ascolto all’ite: andate! Impressiona la frase di Gesù – “Non vi ho mai conosciuti!” – anticipo di Dt 11, 18.26-28.32; quella del giudizio finale che separerà gli agnelli dai capri. Rm 3, 21-25a.28; Gli apostoli sono impressionati da quello che dice il Signore; anche loro non lo conoscono? Mt 7, 21-27 Fare la volontà del Padre. Torna forte alla memoria il “Fate parola, umile e operoso. Questa è la spiegazione di una parabola questo in memoria di me”, il sorprendente: quando ascoltare pane eucaristico, sacramento di e fare sono uniti, la casa resiste a salvezza e di totale comunione tutte le prove perché “sotto” ha fraterna, massima parola e roccia; se si separa l’ascolto dal tangibilità della bellezza della fare, allora essa è fragile perché vita cristiana. Il credente che poggia sull’inconsistenza della entra nel Regno dei cieli è uno sabbia. Anche queste parole che ascolta e obbedisce alla impressionano la folla che ascolta Gesù e resta stupita del suo insegnamento: «egli infatti insegnava come uno che ha autorità, e non come i loro scribi». Anche Benedetto XVI colpisce quando spiega le parole di Gesù. Proprio su questo Vangelo, ha scritto ai giovani in vista della Giornata mondiale di Madrid: «Costruite la vostra casa sulla roccia… Sulla fede». La fede dei padri. E delle nonne, come quella che entrò in chiesa tenendo per mano il nipotino. Cercò con lo sguardo il lumino rosso che segnalava il tabernacolo del Santissimo. Si inginocchiò e cominciò a pregare. Il bambino girava gli occhi dalla nonna al lumino rosso, dal lumino rosso alla nonna. Ad un certo punto sbottò: “Ehi, nonna! Quando viene verde usciamo, eh?”. Quel lumino non diventerà mai verde. Continua a ripetere senza posa: “Fermati!”. Questa è la roccia. ANGELO SCEPPACERCA Vita della Chiesa 10 Sabato, 5 marzo 2011 Azione cattolica. Risonanze dall’assemblea elettiva dello scorso 20 febbraio a Como. L a scorsa domenica 20 l’osservazione del presidente febbraio il Collegio Gallio Francesco Mazza – è di Como ha ospitato diocesanità, incontro fra l’assemblea diocesana generazioni, preghiera, dell’Azione cattolica, che amicizia, convivialità, quest’anno – fra gli altri – aveva occasione di ascolto della il compito di eleggere i membri parola del Vescovo. Davanti del Consiglio Diocesano a noi abbiamo una sfida per il prossimo triennio. importante per il futuro, Almeno 350 i partecipanti, in che affonda le radici nella rappresentanza degli oltre nostra storia. Paolo VI duemila aderenti in tutta la affermava che l’Ac ha un nostra Chiesa locale. Come ha posto “teologicamente sottolineato Caterina Pozzato, motivato nella struttura del Consiglio nazionale adulti ecclesiale”. L’Azione di Ac, «in questo momento, in cattolica non ha fatto il contemporanea, almeno una suo tempo! L’importante cinquantina di associazioni in è che non tradisca il suo tutta Italia stanno celebrando compito, che non si limiti la propria assemblea. È una a vivacchiare, ma sia circostanza significativa che ci presenza insostituibile a ricorda come l’Ac, da subito e servizio dei fratelli. L’oggi è il in un’epoca ricca di contrasti, tempo dell’Ac – ha chiosato nacque come “italiana”: è Mazza – l’impostazione del bello farlo presente nel 150° nostro impegno non può anniversario dell’unità del prescindere dalla familiarità nostro Paese ed è importante con la Parola di Dio, che è fare memoria di quante familiarità con Dio stesso». persone, aderenti all’Azione Le conclusioni della giornata cattolica, hanno dato idee sono state affidate al vescovo e vita per la costruzione monsignor Diego Coletti, dell’Italia, del bene comune il quale, compiacendosi per e della sua democrazia». la ricchezza e la profondità L’assemblea avrà una “coda” L’associazione è chiamata a essere presenza attiva nella Chiesa e non solo del documento assembleare questo fine settimana, sabato «sul quale lavorare e trovare 5 marzo, quando gli eletti si Tre le consegne del Vescovo: Parola, prossimità, partecipazione responsabile consenso per favorire il ritroveranno a Nuova Olonio discernimento comunitario» per indicare la rosa di nomi, ha messo in evidenza la da sottoporre al Vescovo, e dalla quale territorio, che parte dalla parrocchia per al vivere la fede, trovando in Gesù Cristo il vocazione dell’Ac: «chiamata al servizio scaturiranno la presidenza e il consiglio arrivare alla diocesi e all’Italia intera, è riferimento certo per orientare stabilmente ecclesiale, alla partecipazione attiva, alla chiamati a guidare l’associazione diocesana una cifra distintiva a cui non possiamo la vita e conquistare un’autentica libertà. costruzione della Chiesa e della comunità fino al 2014. Il tema scelto per la giornata rinunciare». Guardando alle indicazioni La seconda riguardava la “Vita della cristiana». Tre le consegne affidate dal era “Vivere la fede, amare la vita – dell’Episcopato italiano per il decennio Chiesa”, cioè il Corpo di Cristo, nel quale presule all’associazione. «Innanzitutto la Fare strada con la Chiesa nella nostra in corso, la consigliera nazionale ha fondare e sperimentare il vivere la fede. “Parola”. Senza Parola non c’è missionarietà diocesi”. «Questo evento – spiegano i evidenziato come «L’associazione è invitata La terza concerneva la “Realtà associativa né conoscenza di Gesù. Riscoprire la Parola responsabili – è un’occasione preziosa a riscoprire le radici della sua vocazione dell’Azione cattolica”, un’opzione è fondamentale soprattutto per i giovani, per verificare il percorso che abbiamo educativa. Senza mai dimenticare che privilegiata di stare nella Chiesa, con ormai abituati al “virtuale” e a rischio di compiuto e per tracciare il cammino dei educare non richiede semplicemente l’umile impegno di servirla da apostoli, analfabetismo affettivo. Poi la “prossimità”, prossimi anni, precisando obiettivi che tecniche o competenze sociologiche e oltre che da discepoli. La quarta area era contro l’evanescenza dei rapporti umani e si tradurranno in progetti, programmi pedagogiche. Educare è prima di tutto un quella del “Mondo”, luogo teologico di fraterni e la superficializzazione di quelli e attività». «L’Ac propone un modello cammino, un atto d’amore – ha concluso salvezza, nel quale portare e testimoniare familiari. Infine la “partecipazione” attiva aggregativo, formativo e democratico in un la Pozzato –, che nasce da una “passione” la bellezza, la profondità e l’apertura e responsabile alla vita del mondo e della momento nel quale questo stile è qualcosa per l’uomo». Momento fondamentale di orizzonti di una vita cristianamente Chiesa. In tutto questo – ha concluso di estraneo – ha detto ancora Pozzato – dell’assemblea è stato la discussione del ispirata. Ampio e articolato il dibattito, monsignor Coletti – l’Ac dovrebbe essere l’esercizio costante della collaborazione documento, suddiviso in quattro aree che ha visto un susseguirsi di interventi testimone ed esempio». associativa, la passione e l’attenzione al tematiche. “Fede e spiritualità” rimandava e di osservazioni. «L’assemblea – è stata ENRICA LATTANZI Ac: testimone ed esempio ■ Como Gli orari delle Messe in lingua straniera Nel mese di marzo le Sante Messe celebrate in lingua straniera per i gruppi etnici presenti sul nostro territorio saranno: il 6 marzo, presso i Comboniani di Rebbio, alle ore 9.30, in inglese; presso la chiesa di Sant’Eusebio in Como, alle ore 11.30 in filippino, alle ore 16.00 in spagnolo; presso la chiesa di San Rocco in Como alle ore 15.30, in italiano per diversi gruppi etnici; il 13 marzo presso i Comboniani di Rebbio, alle ore 9.30, in inglese; presso la chiesa di Sant’Eusebio in Como, alle ore 18.30, in italiano per diversi gruppi etnici; il 20 marzo presso la chiesa di Sant’Eusebio in Como, alle ore 11.30 in filippino, alle ore 16.00 in spagnolo; presso la chiesa di San Rocco in Como alle ore 15.30, in italiano per diversi gruppi etnici; il 27 marzo presso i Comboniani di Rebbio, alle ore 9.30, in ghanese; presso la chiesa di Sant’Eusebio in Como, alle ore 11.30 in cingalese, alle ore 18.30 in italiano per diversi gruppi etnici. ■ Appuntamenti Movimento eucaristico e Salesiani cooperatori - Sabato 5 marzo, alle ore 16.20, presso la chiesa di Santa Cecilia in Como, rosario, meditazione e adorazione eucaristica. - Sabato 12 marzo, alle ore 15.30, incontro formativo dei salesiani cooperatori presso il Salesianum di Tavernola. ● Chi crede in Dio mette al primo posto la ricerca del suo Regno ● La preghiera è vera e sincera solo se legata al rapporto con i fratelli ● Occorre vivere con stile più sobrio nel rispetto del Creato a noi affidato Nelle parole del Papa indicazioni sullo stile cristiano I l Signore non abbandona mai le sue creature, e le letture di domenica scorsa ce lo hanno ricordato sia nel brano di Isaia che, per “consolare Gerusalemme abbattuta dalle sventure”, così si esprime: “si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”. Sia nel Vangelo di Marco in cui Gesù esorta i suoi discepoli “a confidare nella provvidenza del Padre celeste, il quale nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, e conosce ogni nostra necessità”. Commenta il Papa: “di fronte alla situazione di tante persone, vicine e lontane, che vivono in miseria, questo discorso di Gesù potrebbe apparire poco realistico, se non evasivo. In realtà, il Signore vuole far capire con chiarezza che non si può servire a due padroni: Dio e la ricchezza. Chi crede in Dio, padre pieno d’amore per i suoi figli, mette al primo posto la ricerca del suo regno, della sua volontà. E ciò è proprio il contrario del fatalismo o di un ingenuo irenismo”. Fermiamoci un momento a riflettere su queste parole. Marco, nel capitolo sei, parla di tre opere fondamentali della pietà ebraica: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. In Cristo la preghiera è il punto centrale, e non è un caso che ai suoi discepoli consegna il Padre Nostro, cinquantacinque parole nelle quali c’è tutto l’essenziale della fede del cristiano. Ma la preghiera non è slegata dalla giusta relazione con gli altri, con colui che è a noi prossimo, in una logica di condivisione, di solidarietà; né tanto meno è lontana da un rapporto con i beni della terra che esclude qualsiasi forma di dominio nella ricchezza, nell’accaparramento. Come dice il Papa “la fede nella Provvidenza, infatti, non dispensa dalla faticosa lotta per una vita dignitosa, ma libera dall’affanno per le cose e dalla paura del domani”. Ecco che quelle parole che ci dicono l’impossibilità di servire due padroni, indicano lo stile di attenzione che il cristiano deve avere per le cose del mondo, se veramente ha fiducia nel Signore. Egli non ci rende schiavi, non è un padrone, ma un padre. Gesù non sembra tollerare esitazioni; non si preoccupa di trovare compromessi ma invita ad avere fiducia nel padre celeste. Ci mette in guardia, Gesù, dalla voracità del potere e del possesso e ci fa comprendere come non sia possibile badare solo a se stessi senza altri riferimenti. E ci dice che la vera libertà consiste nel riconoscere che non siamo gli unici signori e artefici della nostra esistenza; che dobbiamo avere un rapporto diverso con il creato. Non è un caso che Papa Benedetto ci inviti a invocare Maria come madre della Provvidenza: “a lei – ha detto il Papa – affidiamo la nostra vita, il cammino della Chiesa, le vicende della storia. In particolare, invochiamo la sua intercessione perché impariamo a vivere secondo uno stile più semplice e sobrio, nella quotidiana operosità e nel rispetto del creato, che Dio ha affidato alla nostra custodia”. Ecco dunque lo stile del credente, che deve vivere in modo diverso la relazione con gli altri, e con il creato, senza mai mettere davanti a tutto e a tutti il potere e il possesso. FABIO ZAVATTARO Appuntamenti Ecumenismo: viaggio in Ucraina dal 27 aprile al 1° maggio L’Ufficio diocesano per l’ecumenismo, in collaborazione con Azione cattolica diocesana di Como, organizza un pellegrinaggio a Kiev, Pochayev e Leopoli alla scoperta della vita e della spiritualità della Chiesa ortodossa Ucraina, che ha una significativa presenza a Como. L’iniziativa nasce dall’invito dei rappresentanti della comunità Ortodossa Ucraina nella nostra Diocesi. Il viaggio sarà preparato da due incontri di approfondimento sull’Ortodossia (a Como: il 17 marzo, alle ore 20.30, presso il Centro Pastorale; a Morbegno: il 7 aprile, alle ore 20.45, presso il Centro Giuseppe). Il viaggio prevede la partenza da Milano il 27 aprile (alle ore 13.30) e il rientro il 1 maggio (alle ore 12.30). Necessario passaporto (no visto). Iscrizioni entro il 10 marzo presso A.c. Como, telefono 031.265181, [email protected]. Quota: 550 euro (da versare all’iscrizione: 200 euro). ■ Pellegrinaggio agiografico in Armenia Dal 7 al 14 aprile in luoghi antichi I l segretariato diocesano pellegrinaggi organizza un pellegrinaggio in Armenia dal 7 al 14 aprile. Le iscrizioni sono in fase di chiusura (quota di partecipazione 1400 euro). Info: tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00 (piazza Grimoldi 5); telefono: 031-3312232; [email protected]. Oppure il numero 031986225, tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 11.30. Ecco il programma. Milano-Malpensa/Yerevan Arrivo a Yerevan. Dopo la sistemazione in albergo, visita della città e alla biblioteca Matenadaran. Yerevan, Garni, Geghard Visita della regione Kotayk e al tempio pagano Garni di epoca ellenistica.Poi monastero Geghard (si conserva un frammento della punta che secondo la tradizione ferì il costato di Cristo). Rientro a Yerevan e visita al museo della Storia. Yerevan, Echmiadzin, Zvartnotz Visita della capitale antica dell’Armenia ed Ech- 150 anni di italia unita In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’italia, anche la Fondazione diocesana Cardinal Ferrari, nell’ambito della sua attività di promozione e approfondimento culturale, propone un ciclo di due incontri, dedicati all’argomento, dal titolo “Unità d’Italia e coscienza cattolica”. A ospitare le due serate di riflessione storica ma non solo, l’aula magna della Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Venosto Lucati 1. Il primo incontro, sul tema “I miadzin (La Discesa dell’Unigenito). Qui visita di Mayr Tachar, la più antica chiesa cristiana. Visite alle chiese di santa Hripsime e santa Gasane; poi Zvartnotz (Tempio degli Angeli). Nel pomeriggio: Museo e Monumento del Genocidio Armeno. Yerevan, Khor Virap,Noravank Partenza per la regione di Ararat e Noravank. Yerevan, lago Sevan Goshavank,Noradus Partenza per il lago Sevan, visita all’omonima penisola con le sue chiese. Poi Taush, convento di Goshavan e Noraduz, cimitero delle croci. Yerevan, Sanahin, Haghpat Visita del nord dell’Armenia. Arrivo ad Alaverdi dove si visiteranno i monasteri del X - XIII sec. Yerevan, Hovhannavank, Amberd, Karmravor Visita ad Ashtarak (chiesa Hovhannavank del XII sec.). Si prosegue verso il monte Aragatz con le rovine della fortezza Amberd. Pranzo in una famiglia armena. Poi visita alla chiesa del VII sec. Karmravor. Yerevan, Italia cattolici, il Risorgimento e l’Unità d’Italia. Scontri e incontri” ha visto l’intervento del professor Giorgio Vecchio, ordinario di Storia a Parma. Il secondo si svolgerà venerdì 11 marzo, alle ore 20.45, su “Alessandro Manzoni, la letteratura del Risorgimento, l’Unità d’Italia”, con il professor Giuseppe Langella, ordinario di Letteratura italiana contemporanea e moderna alla Cattolica di Milano e direttore del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”. ❚❚ Viaggio mariano Pellegrinaggio a Fatima: 11-14 maggio I l Santuario di Fatima, in Portogallo, uno dei più importanti santuari mariani del mondo, è la meta di un pellegrinaggio proposto dall’11 al 14 maggio; sono i giorni dell’anniversario delle apparizioni della Madonna a tre piccoli pastori, iniziate il 13 maggio 1917, che furono accompagnate da rivelazioni su eventi futuri (in particolare la fine a breve della prima guerra mondiale e il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante se gli uomini non si fossero convertiti. Lucia, una dei tre pastorelli, divenne monaca carmelitana scalza, e mise per iscritto nelle sue Memorie gli eventi vissuti a Fatima. Nel giornate eucaristiche a grandate 1930 la Chiesa cattolica proclamò il carattere soprannaturale delle apparizioni e ne autorizzò il culto. A Fatima è stato edificato un santuario, visitato per la prima volta da papa Paolo VI il 13 maggio 1967, e in seguito, più volte, da papa Giovanni Paolo II, le cui vicende hanno avuto un forte legame con questi luoghi. Il messaggio di Fatima è un invito alla penitenza e alla preghiera, con l’esortazione alla recita quotidiana del rosario (la Madonna stessa si definì “Regina del rosario”) e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Le giornate del pellegrinaggio sono dedicate alle cele- Il Monastero delle Benedettine del Santissimo Sacramento, in comunione con la parrocchia di Grandate (Co), celebra le Giornate Eucaristiche dal 3 al 6 marzo, alla luce dell’esortazione apostolica “Verbum domini Parola di Dio ed Eucaristia” (n° 54 e 55). Ecco il programma. Giovedì 3 marzo, ore 7.30, Santa Messa celebrata da monsignor Enrico Bedetti; ore 9.30, concelebrazione eucaristica brazioni presso il santuario e alle visite (la Cappella delle Apparizioni, i luoghi nativi dei tre pastorelli, l’esposizione “Fatima Luce e Pace”). Quota di partecipazione: 650,00 euro. La partenza è prevista l’11 maggio da Milano Malpensa alle ore 12.15 con arrivo a Lisbona due ore dopo. Il rientro a Milano, il 14 maggio è per le ore 18:35. Iscrizioni entro il 6 marzo. Info e prenotazioni: Ufficio Segretariato Pellegrinaggi Diocesano, aperto tutti i mercoledì non festivi dalle 9.30 alle 12.00 - telefono: 031-3312232 – e-mail: [email protected]. Sul sito della Diocesi: Uffici di Curia, Pellegrinaggi. missionaria dei Padri Saveriani e Comboniani; ore 16.15, Santa Messa per i ragazzi celebrata dal prevosto di Grandate, don Daniele Andreani; ore 17.00, concelebrazione dei Vespri, omelia di don Ivan Salvadori, docente in Seminario e assistente diocesano dell’Ac; ore 21.00, preghiera e adorazione dei giovani di Grandate. Venerdì 4 marzo, ore 7.30, Santa Messa celebrata da Sabato, 5 marzo 2011 11 ■ Clero diocesano Unico incontro di aggiornamento a Morbegno il 22 marzo È sospeso l’incontro di aggiornamento clero di martedì 8 marzo a Como (a discrezione dei Vicari foranei di Como se organizzare in questa data l’incontro del presbiterio vicariale che avrebbe dovuto tenersi il 22 marzo). Ci sarà un incontro unico di tutto il clero diocesano martedì 22 marzo a Morbegno (non quindi, a Colda, e non solo per il clero di Sondrio). Ecco il programma di martedì 22 marzo: - ore 9.45: arrivi e prenotazioni per il pranzo; - ore 10.00: ora media; - ore 10.10: relazione di monsignor Franco Giulio Brambilla: “Formazione dei fedeli laici. Educazione della coscienza cristiana e abilitazione pastorale”; - ore 11.15: pausa; - ore 11.30: discussione a gruppi; - ore 13.00: pranzo; - ore 14.30: assemblea: relazioni dei gruppi e risposte del relatore; - ore 16.00: conclusioni del vescovo monsignor Diego Coletti. L’incontro si terrà a Morbegno, presso il Centro parrocchiale San Giuseppe, martedì 22 marzo. Il pranzo sarà servito in loco previa prenotazione. Si raccomanda la partecipazione di tutti. ■ Guanella Pellegrinaggio a Roma per la canonizzazione Il segretariato diocesano pellegrinaggi, in collaborazione con l’Opera don Guanella, in occasione della canonizzazione del beato il prossimo 23 ottobre, propone un pellegrinaggio a Roma, guidato dal vescovo monsignor Diego Coletti, con tre possibilità: - dal 19 al 24 ottobre (in pullman): sono previsti, il primo giorno, la sosta, la visita e il pernottamento ad Assisi; dopo la celebrazione della Santa Messa nella basilica dedicata a san Francesco e la visita della cittadina umbra, nel pomeriggio si prosegue per Roma. Il pellegrinaggio prevede un articolato programma di visita (con la Messa, venerdì 21, nella basilica di san Paolo fuori le mura) e la veglia di preghiera nella serata del 22, la canonizzazione il 23, la Santa Messa di ringraziamento in San Pietro la mattina del 24, con la visita alla basilica, l’omaggio alle tombe di Giovanni Paolo II e di Innocenzo XI, pontefice comasco di cui quest’anno ricorrono i 400 anni dalla nascita; - dal 21 al 24 ottobre (in pullman): vedi il programma di Roma; - dal 22 al 24 ottobre (in treno): vedi gli ultimi tre giorni a Roma. Info: Ufficio Segretariato Pellegrinaggi, aperto tutti i mercoledì non festivi dalle 9.30 alle 12.00 - telefono: 031-3312232, segretariatopellegrinaggidiocesano@ diocesidicomo.it; I Viaggi di Oscar, telefono: 031-304524. monsignor Enrico Bedetti; ore 9.30, celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Diego Coletti; ore 16.30, adorazione dei Seminaristi; ore 17.00, celebrazione dei Vespri con i Seminaristi, omelia di don Ivan Salvadori. Sabato 5 marzo, ore 7.30, Santa Messa celebrata da monsignor Enrico Bedetti; ore 9.30, Celebrazione Eucaristica presieduta da don Daniele Andreani, prevosto di Grandate; ore 17.00,celebrazione dei Vespri, omelia di monsignor Enrico Bedetti; ore 21.00, Celebrazione dell’Ufficio delle Letture. Domenica 6 marzo, ore 9.00, Celebrazione Eucaristica presieduta da monsignor Enrico Bedetti; ore 16.00, preghiera e adorazione di gruppi parrocchiali; ore 17.00, celebrazione dei Vespri, omelia di don Daniele Andreani, prevosto di Grandate. PastoraleDelLavoro 12 Sabato, 5 marzo 2011 In preghiera pensando al lavoro dell’uomo Già avviati i preparativi per le veglie che avranno luogo, il 30 aprile, in diversi vicariati della diocesi Quest’anno l’appuntamento ruoterà attorno al tema della fraternità. Valore proclamato con determinazione dal Papa S e il lavoro, nella società industriale, non è sempre un bene disponibile ci sono alcuni momenti in cui esso si fa piuttosto carente. Quello attuale è uno di questi. Ed è in questo contesto di carenza di lavoro che anche quest’anno si pone la veglia di preghiera e riflessione che si terrà simultaneamente la sera del 30 aprile, vigilia della festa del lavoro, in più vicariati della nostra diocesi. La veglia di preghiera e riflessione, penso che sia opportuno sottolinearlo nuovamente, è una opportunità che viene data per ripensare il lavoro al di là della sua valenza produttiva ed economica, è ripensare al lavoro come un’esperienza di vita e di socializzazione. L’enciclica “Laborem Exercens” è, da questo punto, di vista un documento guida. Quest’anno la veglia ruoterà attorno al tema della fraternità, valore fondante la solidarietà di cui l’uomo non può farne a meno, valore proclamato con inequivocabile determinazione da Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate”. La veglia non vuole però parlare di lavoro e di fraternità in modo astratto,li vuole contestualizzare, è per tale motivo che verrà introdotto anche il tema dell’ambiente. Lavoro e ambiente vengono abbinati in quanto essi sono da pensarsi in simbiosi tra loro; sono due esperienze di vita che attualizzano quella chiamata all’azione creativa per la quale Dio ha pensato e creato l’uomo, associandolo alla sua attività creativa. Se non si fatica a pensare al lavoro come esperienza di vita, si è meno abituati a pensare all’ambiente come esperienza di vita. Questa difficoltà nasce dal fatto che alla parola ambiente si associa subito la parola natura con gli elementi minerali, vegetali e animali che la costituiscono. Assai meno l’ambiente è visto come il luogo fisico in cui l’uomo agisce relazionandosi con gli elementi stessi per far della natura l’ambiente vitale fondamentale per la realizzazione di ogni persona e luogo adeguato perché si possano intessere con gli altri uomini rapporti umanamente fecondi. Affermare la necessità di intessere rapporti umani fecondi non deve indurre a pensare che si voglia fare una esortazione di carattere etico in quanto si vuole a tutti i costi una verniciatura di eticità ad una attività di tipo economico come è il lavoro. Anche qui ci viene in soccorso il magistero della Chiesa almeno con due encicliche “Populorum Progessio” e “Caritas in veritate”. Esse mettono in risalto, avendo sullo sfondo situazioni concrete, come un vero e duraturo progresso non sussiste se ad ogni uomo non viene data la possibilità di mettere in gioco la sua dignità di uomo del lavoro e la sua intelligenza. Bisogna che le istituzioni politiche, economiche e sociali, se vogliono veramente il bene della persona umana, se vogliono realizzare un progresso veramente umano, se vogliono conseguire il bene comune, devono darsi come obiettivo primario il creare le condizioni necessarie affinché ogni uomo possa mettersi agevolmente in gioco con le proprie capacità e la propria intelligenza ed essere così un protagonista nella costruzione della società. E se vogliamo essere puntuali nello schematizzare la società, noi dobbiamo pensarla come ambiente in cui la famiglia è il soggetto fondante e propulsore, famiglia che a sua volta è ambiente vitale necessario alla persona affinché possa scoprire e sperimentare quelle doti umane e operative che Dio le ha donato per poter agire da collaboratore consapevole nella costruzione di un mondo migliore. PAGINA A CURA DELL’UFFICIO DIOCESANO PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO disoccupati. Il 29% ha tra i 15 e i 25 anni Quando la mancanza di lavoro è... giovane A lcuni giorni fa in una assemblea pubblica il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, disse, facendo riferimento alla pesante disoccupazione giovanile, che essa è uno spreco di risorse e un avvilimento per gli stessi giovani. Nel dicembre 2010 la disoccupazione giovanile ha raggiunto la quota più alta dal 2004: il 29 % dei disoccupati è compreso tra i 15 e 25 anni (Istat). Se il tasso di disoccupazione nel suo complesso è rimasto praticamente invariato, quello giovanile ha avuto nel corso di un anno, dal dicembre 2009 al dicembre 2010, un incremento di 2,4 punti, passando dal 26,4% al 29%. Nell’area dei Paesi a moneta unica l’Italia, per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, occupa il terz’ultimo posto. E’ vero il dato negativo è alto, ma bisogna considerare che molti giovani, avendo attività lavorativa di tipo precario, sono i soggetti più colpiti dalla crisi e i meno protetti dalla cassa integrazione. Tale constatazione però non deve essere intesa come un elemento che renda meno preoccupante il dato disoccupazione giovanile, tutt’altro, la debolezza data dal lavoro precario deve far maggiormente riflettere e dar maggior slancio per avviare soluzioni che evitino il consolidarsi di una futura fascia di povertà. Una recente ricerca stima in due milioni i giovani che non studiano e non lavorano e sono bloccati in limbo di inattività. Un altro dato di ricerca dice che in Italia c’è la necessità di falegnami, tessitori, panettieri e di altre professioni manuali pari a circa 150 mila posti di lavoro. Da interviste fatte ai giovani risulta che la maggioranza di essi preferisce orientarsi verso lavori meno faticosi, anche se meno retribuiti, come operatore al call center oppure commessa ai supermercati. Alla pubblicazione dei dati di disoccupazione non sono mancati commenti preoccupati da parte dei vari operatori sociali, sindacali e imprenditoriali. Interpellati sul fenomeno essi hanno individuato le cause e hanno proposto soluzioni. Oltre a denunciare una mancata politica di formazione al lavoro adeguata per l’accesso al mondo del lavoro essi reputano urgenti percorsi formativi adeguati alle esigenze delle aziende d’oggi; inoltre un’altra causa va ascritta all’appannarsi della cultura del lavoro, in modo particolare, del lavoro manuale. E se la disoccupazione giovanile, nella sua pesantezza, pone interrogativi alle varie componenti sociali sindacali ed imprenditoriali, le comunità cristiane, le parrocchie, non pensino di sentirsi fuori. Si è parlato di cultura del lavoro. Ed è proprio sul versante culturale e valoriale che le parrocchie devono muovere il loro percorso formativo. L’insegnamento sociale della Chiesa, partendo dai racconti della creazione, dice quanto sia importante per l’uomo e per la sua realizzazione il lavoro. Educare a questa consapevolezza è sicuramente un compito che la formazione cristiana dei giovani non può disattendere. Ma onestamente le parrocchie devono porsi questo interrogativo: siamo noi sufficientemente attrezzate per svolgere questo importante compito educativo? E nel caso che la risposta fosse no, cosa fare per attrezzarci al più presto? Questi dati obbligano ad una riflessione specialmente chi si occupa della formazione giovanile e del suo futuro inserimento nella società per ruoli attivi. la famiglia protagonista della vita sociale L a soggettività sociale delle famiglie, si può esprimere con manifestazioni di solidarietà e di condivisione, non solo tra le famiglie stesse, ma anche in forme di partecipazione alla vita sociale e politica. È la naturale conseguenza di una realtà fondata sull’amore: nascendo dall’amore e crescendo nell’amore, la solidarietà appartiene alla famiglia come dato costitutivo e strutturale. Il rapporto poi, che intercorre tra famiglia e vita economica è particolarmente significativo: l’economia è nata dal lavoro domestico e la casa è stata per lungo tempo, e continua ad essere unità di produzione e centro di vita. La famiglia va quindi considerata, a buon diritto, una protagonista essenziale della vita economica, guidata però non dalla logica del mercato, ma da quella della condivisione e della solidarietà tra le generazioni. Questo rapporto del tutto particolare che lega la famiglia all’economia e quindi al lavoro, costituisce un importante termine di riferimento su cui modellare l’ordine socio-etico del lavoro umano, perché affonda le sue radici nella relazione che intercorre tra la persona e il suo diritto a vivere del frutto del proprio lavoro; riguarda il singolo non solo come individuo, ma anche come membro di una famiglia, intesa quale società domestica. Il lavoro diventa quindi una componente essenziale nel processo di sviluppo delle persone e rappresenta uno degli elementi che rende possibile la fondazione di una famiglia e nella realizzazione piena delle sue finalità. L’apporto che la famiglia può offrire alla realtà del lavoro si esprime sia in termini di economia sia nelle grandi risorse di solidarietà che possiede e che costituiscono un importante appoggio per chi, al suo interno, si trova senza lavoro o è alla ricerca di una occupazione. Per tutelare questo rapporto tra famiglia e lavoro, un elemento da salvaguardare è il salario familiare, ossia un salario sufficiente per far vivere dignitosamente la famiglia e che permetta la realizzazione di un risparmio per favorire l’acquisizione di qualche forma di proprietà come garanzia di libertà. Nel rapporto tra famiglia e lavoro, una speciale attenzione va riservata al lavoro della donna in famiglia, il cosiddetto lavoro di cura: a cominciare da quello della madre, che finalizzato e dedicato al servizio della qualità della vita, costituisce un tipo di attività lavorativa fortemente personale e personalizzante, e che dovrebbe essere socialmente riconosciuto e valorizzato anche mediante un corrispettivo economico almeno pari a quello di altri lavori. Il punto di partenza per un corretto e costruttivo rapporto tra famiglia e società, è il riconoscimento della soggettività e della priorità sociale della famiglia. Il loro intimo rapporto impone che la società non venga mai meno al suo fondamentale compito di rispettare e di promuovere la famiglia stessa. La società, e in particolare le istituzioni statali sono chiamate a garantire e favorire la genuina identità della vita familiare e a evitare e combattere tutto ciò che la altera e ferisce.. La società e lo Stato non possono, pertanto, né assorbire, né sostituire, né ridurre la dimensione sociale della famiglia stessa; piuttosto devono onorarla, riconoscerla, rispettarla e promuoverla. Tutto ciò richiede la realizzazione di autentiche ed efficaci politiche familiari, con interventi precisi in grado di affrontare i bisogni che derivano dai diritti della famiglia come tale. In tal senso, è irrinunciabile il riconoscimento dell’identità della famiglia: società naturale fondata sul matrimonio. Tale riconoscimento traccia una linea di demarcazione netta tra la famiglia propriamente intesa e le altre convivenze, che della famiglia, per loro natura, non possono meritare né il nome né lo statuto. (dal Compendio DSC) Movimenti CL: vivere assumendo il pensiero di Cristo Il card. Dionigi Tettamanzi ha ricordato don Luigi Giussani nel sesto anniversario della morte. L a memoria del “dies natalis” di don Luigi Giussani “ci riconsegna il senso più profondo ed entusiasmante” della sua vita “e insieme il senso peculiare del cammino spirituale, pastorale, educativo, culturale e sociale di Comunione e Liberazione nell’esistenza e nella missione della Chiesa”. Con queste parole l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, si è rivolto lunedì 28 febbraio ai fedeli presenti in Duomo per la messa nel sesto anniversario della morte del fondatore di Cl. “La vita cristiana, infatti – ha aggiunto l’arcivescovo –, non è semplice idea, o precetto, o iniziativa, o struttura od organizzazione, ma nella sua essenza originaria è incontro personale con Cristo. Da questo incontro don Giussani è stato affascinato e conquistato e null’altro ha fatto nella sua vita che essere ‘ministro’ umile e audace di quest’incontro, affascinando a sua volta e conquistando a Cristo le persone e le realtà che ha trovato sul suo cammino”. Riprendendo la lettura biblica che “ci parla della sapienza come di un dono da desiderare e da implorare dal Signore”, Tettamanzi ha richiamato il dono del “pensiero di Cristo, ossia la possibilità di guardare, conoscere, valutare e giudicare la realtà – l’uomo, il mondo, la storia – con l’occhio e la mente di Cristo”. “Vivere assumendo il ‘pensiero di Cristo’ – ha rimarcato – ci rende liberi e coraggiosi di fronte a tutti e a tutto e, proprio per questo, evangelicamente protagonisti responsabili. Questa è la fede cristiana, questo è l’orizzonte nel quale si situano tutte le nostre decisioni, scelte, azioni: in una parola la nostra presenza nella Chiesa e nella società”. Riprendendo le parole Sabato, 5 marzo 2011 13 pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1984, nel trentennale della nascita del movimento di Comunione e Liberazione, il cardinale ha quindi ricordato che “operare perché il contenuto della fede diventi intelligenza e pedagogia della vita è il compito quotidiano del credente, che va realizzato in ogni situazione e ambiente in cui si è chiamati a vivere. E in questo – disse papa Wojtyla a Cl – sta la ricchezza della vostra partecipazione alla vita ecclesiale: un metodo di educazione alla fede perché incida nella vita dell’uomo e della storia”. Nel saluto finale al cardinale, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, ha detto: “Alla grandezza del nostro Destino ciascuno di noi è continuamente richiamato nella compagnia sempre viva e ardente del carisma di don Giussani, che ci consente di verificare nelle circostanze di ogni giorno, in questi tempi così difficili per il nostro Paese, quelle che Lei, Eminenza, ha descritto come le «dimensioni costitutive del mistero della Chiesa: essere una comunione - nella unità e nella varietà - per la missione, per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo oggi». Masci. In un documento del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani viene espresso il disagio per il degrado morale che intacca la politica e il mondo dell’informazione. Preoccupazione per il Paese L a questione morale è diventata definitivamente questione politica e sociale e una riflessione a riguardo non più essere rinviata o trascurata. Oggi la questione morale non riguarda più solo l’etica pubblica (corruzione, evasione fiscale, falso in bilancio, contiguità con la criminalità organizzata) ma tocca pesantemente la morale personale. Ma non cogliamo nel nostro Paese quella indignazione alta e diffusa, quella vergogna collettiva che ci saremmo aspettati, al massimo sconcerto: indice di una grave assuefazione etica. Chi si occupa di educazione non può essere indifferente: deve pretendere da chiunque abbia una responsabilità pubblica (dall’ultimo “magister” del MASCI al Presidente della Repubblica) un comportamento etico e morale irreprensibile; persone capaci di essere prima e più esigenti con se stessi che con gli altri, perché si richiede a chi ha responsabilità pubblica di essere un modello ed un esempio, in quanto i suoi comportamenti creano costume e cultura. Saremmo degli irresponsabili se non avessimo presente questo preoccupante degrado culturale. La questione morale ci interpella direttamente, siamo chiamati ad occuparci dei nostri compiti con grande senso di responsabilità. Non c’è dubbio che esistono ambiti della vita personale, in cui è sempre presente anche la tentazione ed il peccato, che debbono essere compresi e protetti. Tuttavia non è più accettabile una farisaica distinzione tra etica pubblica e morale privata, tra pubbliche virtù e vizi privati. Non c’è dubbio che la propria casa è il luogo degli affetti e delle relazioni alla quale deve essere limitata ogni intrusione, è tuttavia inaccettabile pensare che dentro le mura di casa ognuno possa fare quello che Il Consiglio Nazionale del MASCI, riunito a Roma dal 28 al 30 gennaio 2011, guarda con preoccupazione a ciò che sta avvenendo in questi giorni nel nostro Paese. Il documento può essere sottoscritto sul sito: www.masci.it vuole. In primo luogo perché chi accetta di assumere responsabilità pubbliche accetta consapevolmente la riduzione della propria sfera privata, ma soprattutto perché è proprio dentro le mura di casa che si compiono molte nefandezze: tra le mura di casa, scrivendo la dichiarazione dei redditi, si può evadere il fisco; è tra le mura di casa che maggiormente gli uomini usano violenza alle proprie donne; è tra le mura di casa che si abusa dei minori. Ma c’è ancora un altro aspetto delle vicende di questi giorni che ci ha indignato profondamente: la constatazione che ai grandi drammi del nostro paese non viene data abbastanza visibilità. Lunedì 17 uno dei maggiori quotidiani italiani dedicava le prime tredici pagine, con dovizia di foto, ai personaggi che compongono la scena delle vicende del Presidente del Consiglio e solo due pagine a un’importante intervista all’AD della FIAT Marchionne. Lo stesso avveniva e continua ad avvenire ancora oggi su tutti i mezzi di comunicazione (di destra e di sinistra). Se la prima notizia ha a che fare con i comportamenti di una persona che ricopre altissime responsabilità nazionali e quindi deve interessare tutti, l’intervista a Marchionne presenta con lucidità e determinazione una ricetta (che si può condividere o meno) la quale, per affrontare la globalizzazione e uscire dalla crisi, cambia radicalmente il sistema delle relazioni industriali, modifica il rapporto capitale lavoro, forse cancella definitivamente quello che resta dello stato sociale, determina una nuova idea della rappresentanza sindacale. Una ricetta che ci obbliga a riflettere sul 10% di disoccupati, sul 29% di disoccupazione giovanile (che in alcune regioni del sud supera il 50%), sui due milioni e 200000 “invisibili”, giovani che non studiano, non lavorano ma neanche cercano più un lavoro, una ricetta che rischia di far crescere le disuguaglianze in un paese dove il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza, dove l’11% dei cittadini vive sotto la soglia di povertà. Ci piace, in fine, far nostro questo brano: “Cercare la colpa è molto più facile e più rassicurante che non interrogarci sulle responsabilità che possono anche coinvolgerci, metterci in gioco. La colpa permette di incontrare il colpevole, o presunto tale. E in questo modo ci permette di liberare la nostra coscienza. Liberarla da quei sottili vincoli che ci uniscono gli uni agli altri. La responsabilità, anche quella di indignarci (ndr) invece è un itinerario molto più complesso, perché ci obbliga a ragionare, a stare nei termini della corresponsabilità. Dalla colpa alla responsabilità è itinerario di difficile attuazione, perché sembra quasi, e in questi tempi lo si vive quotidianamente, che abbiamo bisogno di colpe, di colpevole, di liberarci dai sensi di colpa, mentre dovremmo ritrovare una capacità adulta, serena, di assumere le nostre responsabilità e la vera maturità del nostro vivere. E a questo proposito don Tonino Bello scriveva: “Noi non solo dobbiamo correre in aiuto del fratello che geme sotto la sua croce personale, ma dobbiamo anche individuare, con coraggio e intelligenza, le botteghe dove si fabbricano le croci collettive. E piccole succursali di queste botteghe, veramente oscure, esistono anche nelle nostre città”. Chiediamo a chi riveste responsabilità pubbliche: rigore, dignità personale, moralità, etica pubblica, buon esempio, come prevede la Costituzione italiana; moralità alta anche se i comportamenti non dovessero avere rilevanza penale. A chi ha responsabilità nell’informazione chiediamo: rigore e completezza da coniugare a sobrietà, misura e rispetto di ogni persona. Chi ha a cuore il bene comune e la dignità della persona, chi sceglie la strada dell’educazione sa bene che non si può attendere oltre, che occorre una svolta decisa, non è a rischio solamente il prestigio del nostro paese nel mondo, c’è un rischio di corruzione profonda e di degrado del costume collettivo. Occorre passare dallo sconcerto alla vergogna, all’indignazione. Vita diocesana 14 Sabato, 5 marzo 2011 Diocesi Di como Visita Pastorale ❚❚ La cronaca in pillole Altri incontri ■ Le associazioni La tre giorni di Morbegno H a preso il via venerdì 25 febbraio la visita pastorale del vescovo di Como Diego Coletti alla città di Morbegno, un incontro atteso da tempo che ha confermato il profondo affetto che la città del Bitto nutre per il suo pastore, chiedendo però al Vescovo anche attenzione, ascolto e preghiera. Intenso il programma della tre giorni iniziato con l’incontro con le classi quinte delle scuole superiori di Morbegno, al Cinema Iris, dove i ragazzi hanno rivolto a mons. Coletti domande su temi di grande attualità. Ci sarebbero voluti tre giorni solo per incontrare gli ospiti della casa di riposo Ambrosetti/Parravicini tanto è stato l’entusiasmo degli anziani presenti. In serata l’incontro con le comunità apostoliche di Morbegno, Bema e Dazio in una gremita aula Ipogea del complesso di San Giuseppe. Il sabato mattina la parrocchia San Giovanni Battista di Morbegno ha organizzato un incontro con la società civile: qui si sono alternati gli interventi di mons. Diego Coletti, dell’arciprete di Morbegno don Andrea Salandi, il sindaco Alba Rapella, Marco Deghi direttore della Latteria Sociale Valtellina Delebio, Guglielmo Zamboni responsabile CGIL Zona di Morbegno, Pier Luigi Labbadia professore di diritto all’istituto tecnico P. Saraceno e l’assistente sociale Lucia Angelini. Nel pomeriggio un momento molto importante per i ragazzi di seconda media con la cele- foto messa san giovanni brazione del sacramento della Cresima in San Giovanni. L’incontro con i giovani di sabato sera è stato ricco di spunti significativi e divertenti. La domenica mattina è cominciata con la santa messa per la comunità, in San Giovanni, proseguita all’oratorio san Luigi Gonzaga con l’incontro delle associazioni: scout, azione cattolica, Csi e gruppo missionario hanno avuto a disposizione una manciata di minuti ciascuno per farsi conoscere e presentare al proprio pastore attività in corso e progetti. Più tardi il vescovo si è recato di nuovo in San Giovanni per un momento di preghiera con bambini, ragazzi e famiglie e a seguire merenda in oratorio con il saluto conclusivo. Bassa Valtellina. Il confronto con la comunità apostolica D Diocesi Di como Visita Pastorale omenica pomeriggio l’oratorio di Morbegno si è animato in modo insolito. Mons. Diego Coletti, ha conosciuto i gruppi e le associazioni che ogni giorno animano l’oratorio. Un ritorno al passato è avvenuto nell’incontro con il gruppo Scout Morbegno che festeggiava il Thinking Day (giorno di fratellanza mondiale per tutti gli scout in ricordo del compleanno del fondatore e di sua moglie). Il Vescovo si è seduto nel cerchio insieme a tutti gli scout, poi gli è stato regalato un grande disegno di Baloo (per gli scout l’orso Baloo è l’assistente) con le firme di tutti, poi ha ricevuto il fazzolettone, con i colori del gruppo e lui subito lo ha indossato. Poi le domande dei piccoli lupi alle quali il Vescovo ha risposto con entusiasmo: come sei diventato scout? “Ho risposto ad un bisogno ed è incominciato il mio cammino scout, poi ho ricevuto molto, ho vissuto bellissime esperienze. A tutti ha ricordato che lo scout vive di metodo, cioè di una capacità di impostare le cose prima di viverle, per viverle al meglio, lo scout vive anche di riflessione, sembra orientato soprattutto al fare, ma è il fare che ti porta a pensare a te, all’altro, alla vita, ai doni, a Gesù. Grazie Diego, buona caccia, buon sentiero e buona strada è stato l’augurio di tutto il gruppo. Poi è toccato ai diavoli rossi del CSI Morbegno. L’incontro si è articolato in tre momenti: la presentazione della società che ha oltre cinquant’anni di attività ed è nata tra le mura dell’oratorio morbegnese; l’intervista per “Ali ai piedi” il periodico del sodalizio sportivo e la consegna dei doni sportivi e la tradizionale foto ricordo di gruppo. Un incontro indimenticabile, coinvolgenti sono state le parole di mons. Coletti ai numerosi sportivi presenti: Fatica, metodo e gratuità. ”Una pratica sportiva dovrebbe insegnarvi: che niente si raggiunge se non si fa fatica; è importante vivere lo sport con metodo e che nello sport è bello fare qualcosa gratis, non per il risultato o il premio, ma perché è semplicemente bello farlo”. L’ Azione Cattolica ha ricevuto il Vescovo nel Cenacolo Marchesini dove è stato proiettato il DVD con i 90 anni di storia del sodalizio cattolico. Mons. Coletti ha sottolineato come l’Azione Cattolica, non ha uno specifico carisma, ma deve essere al servizio di tutta la Comunità Parrocchiale e della Chiesa Locale. Particolarmente simpatica è stata la lettera scritta dai ragazzi dell’A.C.R. che hanno ringraziato per l’emozionante incontro. Dopo tutti in cantina, non per un sorso di quello buono ma per incontrare il gruppo missionario che ha presentato il proprio lavoro e le attività missionarie che sostiene attraverso un’opera umile e continua di raccolta materiale e piccoli mercatini finalizzati a recuperare fondi da inviare ai missionari morbegnesi. Mons. Vescovo ha poi chiesto di avere a cuore anche le missioni diocesane e di sostenere la Quaresima missionaria con lo stesso impegno e fervore. Un’ unica “vera” risposta V enerdì 25 febbraio il Vescovo Diego questione emotiva, ma deve essere la ha incontrato la Comunità Apostolica massima delle nostre aspirazioni. Ecco All’incontro erano di Morbegno, Albaredo, Bema e perché la prima cosa da fare è quella di Dazio. Forte e chiaro il suo messaggio. Si conoscerlo e l’unica strada percorribile è presenti anche legge nelle sue parole la passione per Gesù, il Suo Vangelo. Conoscere il Vangelo però la voglia di trasmettere agli altri ciò che lui non vuol dire solo leggerlo, aggiungo io, ma i rappresentanti delle stesso ha sperimentato. L’incontro è stato bisogna capirlo, interpretarlo per quello introdotto da Luisa e Michele. La prima ha comunità di Albaredo, che veramente vuol dirci e non per quello illustrato ciò che la Parrocchia sta facendo. che noi vogliamo sentirci dire. La strada da Michele, invece, ha elencato una serie di percorrere è dura, la verità sconvolge, ma ci Bema e Dazio difficoltà che incontriamo lungo il nostro ripagherà in abbondanza e “gratis” (termine cammino. Data la risposta univoca, forte cha piace molto al nostro Vescovo).Questa e incisiva che mons. Coletti ci ha dato, mi limito a citare alcuni è la soluzione, l’unica: si può agire in gruppi separati, ma tutti punti soltanto delle domande rivolte: facciamo fatica a lavorare per un unico scopo, Gesù. Le differenze tra le persone e tra i insieme, a camminare su una proposta unitaria; non riusciamo a gruppi devono produrre ricchezza non divisione e questo non coinvolgere i giovani; l’Oratorio sembra non venir più concepito avverrà mai se non abbiamo come punto di riferimento Gesù come luogo d’incontro e di amicizia; notiamo che il linguaggio di l’unico e vero scopo del nostro esserci. Bella la citazione di mons. noi educatori è ancora lontano dalla sensibilità dei nostri ragazzi; Coletti: “Gesù come elettrocalamita”. La religione non cristiana, in Oratorio si nota anche un forte scollamento tra la parte ha proseguito il Vescovo, è un vero veleno, meglio l’ateismo. progettuale e l’attuazione di quanto viene proposto; il rapporto Non è che manchino le vocazioni, manca il cristianesimo. Per tra sacerdoti e laici non è in perfetta sintonia; bisognerebbe capire veramente Gesù bisogna conoscerlo, sperimentarlo, avere riuscire a creare una collaborazione più sinergica tra le parti. fiducia in Lui, avere la fede. Questa fiducia deve esserci anche L’intervento del Vescovo ha lasciato tutti a bocca aperta. Ha nei momenti nei quali la disperazione ci vorrebbe far credere esordito dicendo: “Più che entrare nei singoli aspetti delle vostre che Gesù non ci ama. Io aggiungo, si leggono nei Vangeli le Sue preoccupazioni, perfettamente lecite e giuste, posso darvi parole forti: “Se vuoi, vieni e seguimi” Siamo quindi creati liberi l’unica vera risposta: siate degli innamorati di Gesù, cercate di di pensare, di scegliere, di fidarci o meno. Si legge ancora: “Vieni conoscerlo bene”. Ci si aspettava infatti la risposta a ogni singola e vedi”. Quest’ultima esortazione evangelica spiega chiaramente domanda invece mons. Coletti ha iniziato a illustrare il solo e le parole che ha inteso dire il nostro Vescovo: “Informati”, conosci unico punto da tener sempre presente: Gesù. Bisogna, ha detto, Gesù attraverso il Suo Vangelo, prova a imitarlo, a credere in avere una visione radicale dell’appartenenza a Gesù più che una Lui. Vedrai tu stesso con i tuoi occhi: La Sua pace sarà dentro visione globale che sembra voler contenere tutto. Dobbiamo di te. Questi concetti vogliono anche significare che le parole di essere Comunità cristocentrica. Per esempio, l’unica cosa Cristo non sono una nostra fantasia, non viviamo sulle nuvole; fondamentale in un matrimonio è che i due sposi, che dicono di al contrario siamo concreti e razionali, ci siamo “informati”, volersi bene, capiscano che l’unico modo per mettere sulla roccia abbiamo provato “sulla nostra pelle”. Il risultato è sorprendente la casa che stanno costruendo è prendere sul serio la parola di afferma il Vescovo. Provare per credere, dico io. Gesù; il resto è “spazzatura” (San Paolo). “Tenete fisso lo sguardo Spero in queste poche righe di avere giustamente interpretato su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”, il pensiero espresso da mons. Coletti nei suoi tratti essenziali. Il leggiamo nella Sacra Scrittura. Il pieno compimento della legge “concetto” è proprio Lui, Gesù. Egli vuole da noi un sì o un no. ci è stato indicato da Gesù ed è il Suo modo di amare. Il tema Non c’è posto per i “tiepidi” nella Sua casa. Ci manca purtroppo più importante è quello della fede. Rischiamo di darla per il coraggio e per essere davvero coraggiosi dobbiamo essere scontata. Ciò che ci rende sterili, ciò che ci affatica nel lavorare disposti a perdere tutte le nostre sicurezze, Preoccupiamoci, insieme dipende da qualcosa che manca in profondità e che, ha concluso il Vescovo, della salvezza del mondo più che della senza che ce ne accorgiamo, ci fa vivere parallelamente o al di nostra, cerchiamo di essere veri missionari. La confidenza e fuori del Vangelo.Il sentirci cristiani, come dice la parola stessa, l’intimità con Gesù fanno la differenza e ci rendono cristiani è proprio il nostro essere di Cristo e appartenere esclusivamente autentici. Non è certo il senso doveristico della fede (farisei) a Lui. L’imitazione e l’ascolto di Gesù sono il solo filo conduttore a renderci tali altrimenti saremo spazzati via, proprio come che deve condurci per tutta la vita e non si tratta solo di una spazzatura. Diocesi Di como Visita Pastorale Vita diocesana ■ AMMALATI La visita alla Casa di Riposo “AmbrosettiParravicini” Diocesi Di como Visita Pastorale Ci sarebbe voluta un’intera visita pastorale solo per loro, gli ospiti della casa di riposo AmbrosettiParravicini di Morbegno. Tanta, infatti, era la voglia di parlare con il Vescovo da parte degli anziani utenti che, per l’occasione - insieme al personale medico, infermieristico/ assistenziale e di animazione - venerdì 25 febbraio al pomeriggio, hanno modificato abitudini e orari, per fare due chiacchiere con il loro pastore. Da principio mons. Coletti ha incontrato il consiglio di amministrazione e di seguito ha visitato entrambi i padiglioni della struttura, salendo a salutare chi non riesce a scendere al piano terra. Tante le primule colorate messe ad ornamento della casa, simbolo della primavera che il Vescovo ha contribuito a portare presso gli ospiti che, hanno potuto gustare la sua semplicità e la schiettezza. ■ GRAZIE “Il Settimanale” rigrazia quanti a Morbegno e in tutte le comunità della Bassa Valtellina - fino ad ora visitate - hanno dato il loro contributo per permetterci di raccontare le tappe di questo lungo cammino. Sabato, 5 marzo 2011 15 DUE IMMAGINI DELLA TRE GIORNI DEL VESCOVO A MORBEGNO. A SINISTRA LA CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA in san giovanni E A DESTRA Il momento di preghiera con i bambini che ha preceduto la partenza del vescovo. Non poteva mancare nella tre giorni un momento di incontro e confronto con i giovani. Un’occasione in cui non sono mancati spunti di riflessione Giovani: “imparate ad alzare lo sguardo” “S e fossi un animale, quale saresti?”,“Hai sogni nel cassetto?”, “Una gioia e una paura dei diciotto anni...”. Poi qualche altra domanda leggera per rompere il ghiaccio e entrare in confidenza con il Vescovo. Perfino una danza di gruppo e una breve gara canora tra lui e i ragazzi, entrambi impegnati sulle note di due canzoni dal titolo identico, “Terra promessa”, ma di genere decisamente diverso (l’uno quello cantato dal Vescovo - un brano liturgico, l’altro - quello dei giovani un pezzo di Eros Ramazzotti). Così si è scandito l’appuntamento tra i ragazzi della nostra parrocchia e mons. Coletti in visita pastorale: e proprio attraverso il contatto informale e l’affabilità dei modi, il Vescovo Diego è riuscito a trattare con tono simpatico e piacevole molti temi impegnativi, interagendo con i giovani riuniti sabato sera nell’aula ipogea del complesso di S. Giuseppe. Nelle oltre due ore di incontro i ragazzi presenti, circa una sessantina, hanno Maturità potuto conoscere più da vicino la sua figura e la sua persona e ascoltare la sua parola, le sue impressioni, i suoi suggerimenti. Immediatamente chiara è stata la capacità del Vescovo di entrare in confidenza con i suoi interlocutori: discorsi a cuore aperto, qualche confidenza sulla sua giovinezza, qualche battuta di spirito, ma soprattutto una passione evidente per tutti coloro che gli sono affidati, i giovani in particolare. I temi affrontati durante l’incontro sono stati diversi: la fede vissuta dai ragazzi, le grandi occasioni e i rischi della vita d’oggi, il rapporto con chi non fa parte dell’ambiente parrocchiale e altro ancora. Soprattutto, il vescovo ha ripetutamente messo in guardia i nostri giovani dal rischio di banalizzare la loro esistenza, cedendo ad un mondo che li vuole solo consumatori compiaciuti e poco riflessivi: nella tentazione di volere che tutto giri attorno a sé, si sminuisce la vera libertà, la capacità di rapportarsi con gli altri, la gioia di prendere in mano la propria vita per darle una direzione con scelte pensate e coltivate nell’impegno. Mons. Coletti ha indicato un antidoto a questo: il ritorno alla parola. Cioè il ritorno all’ascolto dell’altro, lo sforzo di raccontare e comunicare a viva voce agli altri ciò che si vive. La parola, ascoltata, pronunciata e letta, stimola il pensiero critico contro il prevalere dell’emotività fatua ed evanescente, contro i sentimenti che durano solo un attimo ma che, nonostante questo, rischiano di diventare l’unico motore della vita. “Nessuno vi deve portare via uno dei beni più grandi che possediate: la possibilità di ragionare con la vostra testa!” ha detto con trasporto ai presenti. Questa parola che ha il potere di sottrarre l’uomo all’omologazione - ha proseguito il vescovo - è anche una via a Cristo, che è lui stesso Parola che salva la nostra vera libertà: ci proietta al di fuori delle mode e dei luoghi comuni e libera la nostra vita dal gioco dei nostri bisogni egoistici. Concludendo il suo lungo intervento, il Vescovo ha lasciato un messaggio finale ai suoi giovani ascoltatori, una sorta di sms in cui ha condensato i suoi consigli e le sue attenzioni di pastore: “La cosa più bella nella vita è essere disposti a morire per qualcuno diverso da noi. Solo sollevando lo sguardo dal nostro ombelico - ha detto con tono confidenziale - solo donando la vita per qualcun altro, riusciamo a darle davvero un senso. Questo è vero, ed è bello: questo è anche il segreto della vita più intima di Dio stesso”. Al cinema Iris di Morbegno una mattinata di confronto tra il Vescovo e i giovani di 5° superiore “Inseguite la vostra vocazione” V enerdì 25 febbraio i giovani delle quinte superiori del mandamento di Morbegno hanno accolto il Vescovo della diocesi di Como, monsignor Diego Coletti. L’incontro si è svolto in mattinata, presso il cinema Iris di Morbegno. La proposta è stata lanciata da alcune figure di riferimento all’interno della vita oratoriale locale e si è realizzata grazie alla collaborazione dei rappresentanti degli studenti. Hanno aderito all’iniziativa i licei artistico e scientifico Nervi, l’istituto professionale Romegialli e l’istituto tecnico Saraceno. A partire dal racconto della sua vocazione, fino al dibattito sulle questioni bio-etiche, il discorso del vescovo si è snodato tra gli interrogativi posti dagli stessi ragazzi, riguardanti sia l’ambito ecclesiale che quello personale. Le domande poste a Coletti sono il frutto di un lavoro di riflessione svolto in alcune quinte nel mese di febbraio. Il messaggio che il Vescovo ha voluto lasciare ai giovani è quello di non accontentarsi di una vita che è solo qui e adesso, ma di liberarsi dal ruolo di consumatori per il quale questa società ci programma, perché consumare non è vivere meglio; ricorda che, se non si fa precisa attenzione, la vita di ognuno viene pian piano rubata e non pienamente vissuta. Nessuno è un’isola e affinché la democrazia non si riduca ad una veste superficiale, ognuno deve tener ben presente la propria responsabilità verso gli altri, rifiutando l’egoismo e l’indifferenza. In questa ricerca della salvezza, la fede cristiana non assume la funzione di un libretto di istruzioni per l’uso: ognuno deve affrontare con serie- tà il dono della vita, scoprire la sua vocazione ed inseguirla senza paura di giocarsi il tutto per tutto perché la fede in Gesù è liberante per ogni uomo, rende la vita più aperta, più sbocciata. Nonostante la scarsità di tempo, la portata degli argomenti è stata notevole ed altrettanto esauriente la risposta e la disponibilità del Vescovo, il quale si è complimentato coi giovani per l’alta qualità delle domande. Ha concluso augurando ad ognuno di loro di essere e divenire uomini e donne liberi di pensare con la propria testa per impegnarsi a migliorare se stessi e il mondo. PAGINE A CURA DELLA COMUNITA’ DI MORBEGNO 1 Vita diocesana Diocesi Di como Visita Pastorale Sabato, 22 gennaio 2011 ■ AMMALATI La visita alla Casa di Riposo “AmbrosettiParravicini” Diocesi Di como Visita Pastorale Ci sarebbe voluta un’intera visita pastorale solo per loro, gli ospiti della casa di riposo AmbrosettiParravicini di Morbegno. Tanta, infatti, era la voglia di parlare con il Vescovo da parte degli anziani utenti che, per l’occasione - insieme al personale medico, infermieristico/ assistenziale e di animazione - venerdì 25 febbraio al pomeriggio, hanno modificato abitudini e orari, per fare due chiacchiere con il loro pastore. Da principio mons. Coletti ha incontrato con il consiglio di amministrazione e di seguito ha visitato entrambi i padiglioni della struttura, salendo a salutare chi non riesce a scendere al piano terra. Tante le primule colorate messe ad ornamento della casa, simbolo della primavera che il Vescovo ha contribuito a portare presso gli ospiti che, hanno potuto gustare la sua semplicità e la schiettezza. ■ GRAZIE “Il settimanale rigrazianti quanti a Morbegno e in tutta le comunità della Bassa Valtellina fino ad ora visitate hanno dato il loro contributo per permetteci di raccontare le tappe di questo lungo cammino. DUE IMMAGINI DELLA TRE GIORNI DEL VESCOVO A MORBEGNO. A SINISTRA LA CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA E A DESTRA LA MESSA CELEBRATA CON I BAMBINI. Non poteva mancare nella tre giorni un momento di incontro e confronto con i giovani. Un’occasione in cui non sono mancati gli spunti di riflessione Giovani: “siate pronti ad alzare lo sguardo” “S e fossi un animale, quale saresti?”,“Hai sogni nel cassetto?”, “Una gioia e una paura dei diciotto anni...”. Poi qualche altra domanda leggera per rompere il ghiaccio e entrare in confidenza con il Vescovo. Perfino una danza di gruppo e una breve gara canora tra lui e i ragazzi, entrambi impegnati sulle note di due canzoni dal titolo identico, “Terra promessa”, ma di genere decisamente diverso (l’uno quello cantato dal Vescovo - un brano liturgico, l’altro - quello dei giovani un pezzo di Eros Ramazzotti). Così si è scandito l’appuntamento tra i ragazzi della nostra parrocchia e mons. Coletti in visita pastorale: e proprio attraverso il contatto informale e l’affabilità dei modi, il Vescovo Diego è riuscito a trattare con tono simpatico e piacevole molti temi impegnativi, interagendo con i giovani riuniti sabato sera nell’aula ipogea del complesso di S. Giuseppe. Nelle oltre due ore di incontro i ragazzi presenti, circa una sessantina, hanno Maturità potuto conoscere più da vicino la sua figura e la sua persona e ascoltare la sua parola, le sue impressioni, i suoi suggerimenti. Immediatamente chiara è stata la capacità del Vescovo di entrare in confidenza con i suoi interlocutori: discorsi a cuore aperto, qualche confidenza sulla sua giovinezza, qualche battuta di spirito, ma soprattutto una passione evidente per tutti coloro che gli sono affidati, i giovani in particolare. I temi affrontati durante l’incontro sono stati diversi: la fede vissuta dai ragazzi, le grandi occasioni e i rischi della vita d’oggi, il rapporto con chi non fa parte dell’ambiente parrocchiale e altro ancora. Soprattutto, il vescovo ha ripetutamente messo in guardia i nostri giovani dal rischio di banalizzare la loro esistenza, cedendo ad un mondo che li vuole solo consumatori compiaciuti e poco riflessivi: nella tentazione di volere che tutto giri attorno a sé, si sminuisce la vera libertà, la capacità di rapportarsi con gli altri, la gioia di prendere in mano la propria vita per darle una direzione con scelte pensate e coltivate nell’impegno. Mons. Coletti ha indicato un antidoto a questo: il ritorno alla parola. Cioè il ritorno all’ascolto dell’altro, lo sforzo di raccontare e comunicare a viva voce agli altri ciò che si vive. La parola, ascoltata, pronunciata e letta, stimola il pensiero critico contro il prevalere dell’emotività fatua ed evanescente, contro i sentimenti che durano solo un attimo ma che, nonostante questo, rischiano di diventare l’unico motore della vita. “Nessuno vi deve portare via uno dei beni più grandi che possediate: la possibilità di ragionare con la vostra testa!” ha detto con trasporto ai presenti. Questa parola che ha il potere di sottrarre l’uomo all’omologazione - ha proseguito il vescovo - è anche una via a Cristo, che è lui stesso Parola che salva la nostra vera libertà: ci proietta al di fuori delle mode e dei luoghi comuni e libera la nostra vita dal gioco dei nostri bisogni egoistici. Concludendo il suo lungo intervento, il Vescovo ha lasciato un messaggio finale ai suoi giovani ascoltatori, una sorta di sms in cui ha condensato i suoi consigli e le sue attenzioni di pastore: “La cosa più bella nella vita è essere disposti a morire per qualcuno diverso da noi. Solo sollevando lo sguardo dal nostro ombelico - ha detto con tono confidenziale - solo donando la vita per qualcun altro, riusciamo a darle davvero un senso. Questo è vero, ed è bello: questo è anche il segreto della vita più intima di Dio stesso”. Al cinema Iris di Morbegno una mattinata di confronto tra il Vescovo e i giovani di 5° superiore “Inseguite la vostra vocazione” V enerdì 25 febbraio i giovani delle quinte superiori del mandamento di Morbegno hanno accolto il Vescovo della diocesi di Como, monsignor Diego Coletti. L’incontro si è svolto in mattinata, presso il cinema Iris di Morbegno. La proposta è stata lanciata da alcune figure di riferimento all’interno della vita oratoriale locale e si è realizzata grazie alla collaborazione dei rappresentanti degli studenti. Hanno aderito all’iniziativa i licei artistico e scientifico Nervi, l’istituto professionale Romegialli e l’istituto tecnico Saraceno. A partire dal racconto della sua vocazione, fino al dibattito sulle questioni bio-etiche, il discorso del vescovo si è snodato tra gli interrogativi posti dagli stessi ragazzi, riguardanti sia l’ambito ecclesiale che quello personale. Le domande poste a Coletti sono il frutto di un lavoro di riflessione svolto in alcune quinte nel mese di febbraio. Il messaggio che il Vescovo ha voluto lasciare ai giovani è quello di non accontentarsi di una vita che è solo qui e adesso, ma di liberarsi dal ruolo di consumatori per il quale questa società ci programma, perché consumare non è vivere meglio; ricorda che, se non si fa precisa attenzione, la vita di ognuno viene pian piano rubata e non pienamente vissuta. Nessuno è un’isola e affinché la democrazia non si riduca ad una veste superficiale, ognuno deve tener ben presente la propria responsabilità verso gli altri, rifiutando l’egoismo e l’indifferenza. In questa ricerca della salvezza, la fede cristiana non assume la funzione di un libretto di istruzioni per l’uso: ognuno deve affrontare con serie- tà il dono della vita, scoprire la sua vocazione ed inseguirla senza paura di giocarsi il tutto per tutto perché la fede in Gesù è liberante per ogni uomo, rende la vita più aperta, più sbocciata. Nonostante la scarsità di tempo, la portata degli argomenti è stata notevole ed altrettanto esauriente la risposta e la disponibilità del Vescovo, il quale si è complimentato coi giovani per l’alta qualità delle domande. Ha concluso augurando ad ognuno di loro di essere e divenire uomini e donne liberi di pensare con la propria testa per impegnarsi a migliorare se stessi e il mondo. PAGINE A CURA DELLA COMUNITA’ DI MORBEGNO ComoCronaca 16 Sabato, 5 marzo 2011 Auditorium Don Guanella. Un incontro tenutosi la scorsa settimana Il prof Campiglio durante il suo intervento L a famiglia protagonista interfacciarsi e collaborare di una società che con il pubblico». «Agli enti cambia, basamento su locali – ha proseguito Larghi cui poggiare i pilastri – chiediamo di attivarsi della ripresa economica e per far nascere, in ogni sociale. È stata un’analisi a Comune, una Carta per le 360°, accurata e propositiva famiglie. Un documento che quella che ha accompagnato, riconosca anche la ricchezza lo scorso venerdì 25 febbraio, i che il territorio esprime lavori del convegno promosso su queste tematiche. da Cisl e Fnp Como sulle Chiediamo, inoltre, un tematiche familiari. Presenti sistema tributario che all’appuntamento il prof. favorisca, e non penalizzi, Luigi Campiglio, prorettore il mondo famiglia». «Siamo dell’Università Cattolica, e pronti a raccogliere l’invito alcuni rappresentanti del – l’esordio di Stefano privato sociale e del pubblico, Bruni, sindaco di Como, a diverso titolo impegnati affiancato in sala da Anna sul fronte famiglia: Forum Veronelli, assessore alla delle associazioni familiari, Famiglia -. La famiglia è associazione Cometa, Caritas la cellula fondamentale Como e Comune di Como. della società. La scelta di Ad introdurre il dibattito è dedicare un assessorato a stata la relazione del prof. questo tema è la conferma Luigi Campiglio. «La famiglia di quanta attenzione rappresenta il soggetto centrale l’attuale amministrazione su cui fondare lo sviluppo abbia verso di essa, luogo economico del Paese», ha principe in cui si gettano Un interessante convegno, promosso dalla Cisl di Como, ha permesso esordito Campiglio, sfatando, le basi per una ripartenza così, da subito l’equivoco che della società, centro di mettere a fuoco le fatiche e le urgenze del momento in ambito sociale educativo fondamentale vorrebbe vedere quest’ultima necessariamente bisognosa per lo sviluppo della di condizioni economiche persona». «Siamo disposti favorevoli per essere sostenuta. In realtà del suo peso. «Sono state le famiglie, i cui si stabilisce che “tutti sono tenuti a ad incontrarci per riflettere sul tema di sarebbe la crescita economica ad aver giovani, i disoccupati e i ceti medi - ha concorrere alle spese pubbliche in ragione una Carta della famiglia - ha continuato il bisogno della famiglia, non viceversa. proseguito l’economista - a subire di della loro capacità contributiva”. In parole sindaco -. Il privato sociale riveste su questi «La famiglia svolge un ruolo centrale più, in Italia, i contraccolpi della crisi povere occorre ragionare su una fiscalità temi un ruolo decisivo». «La famiglia è nel processo di sviluppo economico per economica. Fortemente penalizzanti sono più equa, semplice e non discrezionale anche contenitore di situazioni di difficoltà. almeno due fondamentali motivi - ha stati i considerevoli aumenti dei costi legati fondata sulla famiglia». «La famiglia è una Occorre metterle nelle condizioni di spiegato Campiglio -: risponde alle ragioni al vivere civile (affitti, spostamenti per realtà sociale ed economica - ha ribadito fare più figli, e di mantenerli. Occorrono del bisogno ed è l’anello di congiunzione lavoro, beni alimentari). Oggi le spese più e rilanciato Gerardo Larghi, segretario politiche di sostegno all’affido, nuovi alloggi tra il presente e il futuro, sia dal punto di “pesanti” che gravano sulle famiglie a basso territoriale della Cisl di Como -. Lo dicono ad edilizia convenzionata (il Comune vista della trasmissione della ricchezza, e reddito riguardano soprattutto la casa (27% i fatti. Il suo benessere dovrebbe essere ha l’obiettivo di realizzarne 250). Vie di quindi della sostenibilità economica, sia, del bilancio familiare), alimenti e bevande posto al centro del sistema del welfare. raccordo tra pubblico e privato potrebbero, soprattutto, dal punto di vista della prole, (41,7%), trasporti (8%)». «Per vivere meglio Invece essa è stata relegata ai margini della inoltre, favorire servizi di qualità, anche in un bene comune senza il quale l’economia e riprendere lo sviluppo - ha proseguito vita politica. Occorre mettere in campo un’ottica di maggiore economicità. Penso, appassirebbe». Paradossalmente, dunque, Campiglio - occorre rilanciare consumi politiche che ne rilancino la centralità, ad esempio, ai nidi comunali. In città ne proprio in adeguate politiche di sostegno al e restituire maggiore potere d’acquisto che aiutino le donne a conciliare il duplice abbiamo circa 10 che ospitano 500 bambini mondo famiglia la crisi in atto potrà trovare ai genitori. In Italia principio centrale ruolo di madri e lavoratrici. Pensiamo ad e che ci costano circa 4,5 milioni di euro possibili vie di rilancio. Crisi, ancora viva per una politica fiscale a favore della un nuovo welfare che si fondi su relazioni l’anno. Anche su questo fronte l’intesa con e forte, che sul focolare domestico ha fatto famiglia non può che essere il riferimento di solidarietà sussidiaria, alla costruzione il privato potrebbe costituire una risorsa». sentire, con maggior vigore, la gravosità all’articolo 53 della Costituzione in di reti di associazioni che permettano di pagina a cura di Marco Gatti La famiglia protagonista La voce del privato sociale «Restituiamole centralità» F orum delle associazioni Attori diversi accomunati familiari, Cometa, Caritas. da un principale obiettivo: più attente. Se i figli rappresentano La mattinata di venerdì ha offerto uno sguardo operare in rete per creare un valore aggiunto - ha continuato interessante sul mondo del privato Giambattista - il costo del loro sociale, prezioso punto di sostegno, occasioni di rilancio e mantenimento va detratto dalla base approdo, rilancio per il pianeta del reddito. Guardiamo a ripartenza. Sulla famiglia si imponibile famiglia. A esordire, sul palco modelli vicini a noi e prendiamoli ad dell’auditorium “Don Guanella” di gettano le basi della ripresa esempio se davvero vogliamo sottrarre via Grossi Giovanni Giambattista, la famiglia alla morsa della crisi e presidente del Forum Comasco delle associazioni fondare su di lei le premesse di rilancio del nostro Paese». Familiari. «Il Forum - ha spiegato Giambattista è A rappresentare l’associazione Cometa c’era Alessandro un’associazione provinciale composta da 20 associazioni Mele. «Cometa offre servizi d’accoglienza e proposte familiari, 5 osservatori ed è in collegamento stretto socio-educative per minori e per le loro famiglie. Siamo con l’Ufficio Famiglia della diocesi di Como. Nodi nati - ha spiegato - motivati dall’intenzione di vivere fondamentali del nostro agire sono la costituzione di un’esperienza familiare positiva. Esperienza, la nostra, una rete tra le associazioni del territorio sensibili a che cresce da incontro a incontro. Oggi seguiamo circa questo tema, il lavorare alla diffusione di una cultura che 400 ragazzi e famiglie, siamo supportati da una rete di abbia a cuore le tematiche familiari, e il presenziare ai un’ottantina di nuclei familiari, 80-90 i ragazzi che sono vari tavoli tematici del territorio. Il Forum è un soggetto quotidianamente presenti nella nostra corte. L’esperienza sociale che condivide e partecipa alla costruzione di un che viviamo tutti i giorni ci conferma come la famiglia sistema di welfare che sia di reale sostegno alla famiglia. sia una risorsa sociale straordinaria, fondamentale». Non si sostituisce alle associazioni familiari, ma intende «In un tempo in cui la famiglia è relagata a soggetto di rappresentare, per esse, un valore aggiunto. Tra le realtà consumo - il contributo di Roberto Bernasconi, direttore alle quali, nel tempo, si è riusciti a dare vita in città c’è la della Caritas Diocesana - ne va, invece, riproposta la Consulta comunale delle associazioni familiari, prezioso centralità, come luogo di amore e solidarietà. La Caritas punto di contatto tra il privato sociale e il pubblico». Poi sta, oggi sempre di più, raccogliendo le povertà che la qualche proposta concreta. «Servono politiche fiscali famiglia sta vivendo. Occorre superare una generale e preoccupante propensione all’assistenzialismo. Ne leggiamo la diffusione dal proliferare di bandi, di raccolte viveri. Anche nel nostro territorio percepiamo il rischio dell’affermarsi di una logica di supplenza che tende a chiamare “carità” quello che invece dovrebbe essere considerato un diritto: la casa, la famiglia, il lavoro. In 10 anni il Centro di Ascolto Caritas ha accolto circa 1500 famiglie, Porta Aperta ha incrociato 9 mila persone (circa 27 mila i colloqui sostenuti), 525 le famiglie sostenute dal Fondo diocesano di solidarietà attivo due anni fa. Ci sono bisogni urgenti ai quali occorre rispondere: casa, lavoro, istruzione, salute (l’ambulatorio di S. Bartolomeo cura ogni anno circa 400 persone non seguite dal SSN, integrazione). Dobbiamo unire le forze per articolare risposte positive e coerenti. Il riscatto della famiglia dovrà passare dalla costruzione di una società nuova nella quale tutti si sentano protagonisti». A chiudere la giornata l’intervento di Maurizio Petriccioli, segretario Confederale Nazionale Cisl che ha rilanciato la centralità della famiglia nella riforma fiscale. «La nostra proposta è di una riforma fiscale che sostenga il reddito delle famiglie e dei pensionati attraverso una rimodulazione delle aliquote e l’ampliamento dell’area esente dei redditi da pensione e, in particolare, preveda per le famiglie con figli l’introduzione di un nuovo assegno familiare». ComoCronaca Sabato, 5 marzo 2011 17 Carta sconto: a rischio i benzinai frontalieri La nuova disciplina, che permetterà di accedere allo sconto nelle fasce di confine grazie alla Carta regionale dei Servizi, ha suscitato preoccupazione nel Mendrisiotto L a data tanto agognata dagli abitanti delle fasce di confine del comasco, del varesotto e della provincia di Sondrio (cioè il 1° marzo) è arrivata, ed anche passata, senza alcuna ripercussione visto che è stata soppiantata con un nuovo termine: il prossimo 3 aprile. La CRS, la Carta Regionale dei Servizi, infatti, sostituirà definitivamente la Carta Sconto Benzina solo tra poco meno di un mese. Tutto il “battage” pubblicitario della Regione Lombardia, che prosegue da due mesi, si è quindi scontrato con l’impossibilità di rispettare i tempi fissati per il nuovo sistema di acquisto del carburante, entro 20 chilometri dal confine, usufruendo di una riduzione del prezzo che dovrebbe equiparare la tariffa in cui, alla pompa, la benzina viene venduta in Canton Ticino. Il sistema prevede che quotidianamente (!!!) l’ambasciata italiana a Berna contatti il locale Ministero dell’Economia per avere il prezzo ufficiale di vendita della benzina nella Confederazione Elvetica. Questo dato sarà comunicato alla Regione Lombardia la quale, tramite le associazioni di categoria, avviserà i benzinai. Un “modus operandi” già di per sé complesso sulla carta che solo il tempo ci dirà se troverà eguale sincronismo nella sua applicazione pratica, visto che il sistema “variabile” di sconto era già previsto dalla vecchia carta sconto benzina ma, di fatto, non divenne mai realtà perché troppo complesso. Quindi si preferì optare per una riduzione fissa del prezzo del carburante pari a 17,9 centesimi per i residenti nella zona “A” ovvero la più vicina al confine con la Svizzera. In ogni caso, applicazione pratica dello sconto a parte, la nuova disciplina ha suscitato non poca apprensione nel Canton Ticino, soprattutto nella zona del Mendrisiotto, dove, statistiche alla mano, ancora oggi, esiste un numero elevato di distributori di carburante che danno lavoro quasi esclusivamente a frontalieri (quasi In Canton Ticino ancora oggi esiste un numero elevato di distributori di carburante che forniscono lavoro a frontalieri (quasi l’80% degli addetti). Se la nuova modalità dovesse rivelarsi un successo alti sono i rischi di chiusura di parte delle stazioni di servizio operanti sul confine. Ne parliamo con alcuni addetti ai lavori di Luigi Clerici l’80% degli addetti). Se la nuova carta, come è nei timori dei gerenti elvetici, dovesse rivelarsi un successo, buona parte di questi distributori rischia la chiusura ed a rimetterci saranno soprattutto persone che lavorano in Ticino ma vivono nelle province di Como e Varese, se non più lontano. In ogni caso questo nuovo regime dovrebbe contribuire, insieme alle dinamiche di un mercato che segna un costante regresso da anni, una razionalizzazione nella presenza dei distributori nel cantone italofono. Ne è convinto Marco Sofi, direttore del Settore Energia della ditta ECSA di Balerna che, tra le sue attività, si occupa anche della distribuzione di carburante (benzina, diesel e per aerei, nonché di olio combustibile) in Canton Ticino ed anche nella Svizzera romanda. «La nuova disciplina della Regione Lombardia per gli abitanti sul confine influirà certamente sul comparto economico delle stazioni di servizio nel Mendrisiotto. Innanzitutto mi preme sottolineare una cosa: il numero di distributori in Canton Ticino è spropositato rispetto agli abitanti del Cantone ed al parco auto circolante. La ragione di questa presenza massiccia è dovuta ad un mero calcolo economico che si basa sulla differenza di prezzo rispetto all’Italia dove la benzina è, da sempre, un bene soggetto ad una forte tassazione. In questo contesto si inserisce la nuova Carta Sconto che risulta, quindi, particolarmente attraente perché, a differenza della precedente, può essere utilizzata anche per altre finalità ed è stata recapitata direttamente a casa. Frontalieri e ristorni Notizie flash ■ ComoCuore Dalla Valle d’Aosta al Teatro San Babila di Milano L a discussione sulla rinegoziazione, da parte svizzera, sull’accordo relativo ai ristorni che il fisco elvetico versa all’Italia per i lavoratori frontalieri sarà oggetto di discussione politica in Svizzera a marzo. È dal 2007 che il Canton Ticino chiede che il governo di Berna rinegozi con l’Italia questo accordo che oggi prevede un ristorno del altri paesi limitrofi procede a 38,8%, ovvero circa 50 milioni ristorni di molto inferiori al di franchi all’anno. L’ultimo 40%. Secondi partiti politici invito in tal senso è arrivato dal ticinesi (l’iniziativa del PPD Partito Popolare Democratico, era stata preceduta da due forza politica di ispirazione azioni analoghe avanzate cristiana, che ha chiesto come dalla Lega dei Ticinesi e dal venga ridiscusso l’accordo sui Partito Liberale Radicale, con frontalieri stipulato nel 1974. l’entrata in vigore degli accordi La Svizzera, delle imposte alla bilaterali tra la Svizzera e fonte pagate dai lavoratori l’Unione Europea il significato frontalieri versa all’Italia il 40%. di lavoratore frontaliero è Una cifra considerata da molti ambienti politici troppo elevata, cambiato. Prima dei bilaterali il frontaliere era effettivamente anche in considerazione del residente in Italia, in quanto fatto che il nostro paese con Incentivo psicologico che induce ad un suo maggiore utilizzo». Il mercato della benzina è in contrazione da anni. Per quali ragioni? «Dando uno sguardo alle tonnellate di carburante vendute in Svizzera negli ultimi cinque anni balza subito all’occhio un calo costante che, solo circoscrivendo le nostre considerazioni all’ultimo anno, ha raggiunto il 3,6%. Si tratta di un “trend” che caratterizza tutto il comparto dei prodotti petroliferi. I motivi di questo sono diversi: dalla modernizzazione del parco veicoli, con mezzi che consumano sempre di meno, ed una sempre più incisiva presenza di veicoli che utilizzano il diesel invece che la benzina. Per non parlare delle auto che usano altre forme di trazione: energia elettrica, gpl, metano, poco diffuse in Ticino ma la cui presenza è in crescita in Italia. Poi bisogna considerare come anche la finalità delle stazioni di servizio non è più la stessa rispetto al passato». Cosa è cambiato? Di fatto la loro ragione economica non è la vendita di carburante? «Non più o meglio non solo. Si pensi che per alcune stazioni la benzina non è più il bene principale fornito. Soprattutto in Ticino le stazioni stanno sostituendo quello che un tempo erano le funzioni erogate dai cosiddetti negozi di vicinato. Sfruttando una disciplina di orari più flessibile rispetto ai negozi permettono, in minor tempo e con facilità di posteggio, di eseguire piccoli acquisti mirati…perfino il pane fresco dalle 6 di mattina alle 20 di sera. Addirittura in alcune località stanno facendo proprie anche le funzioni dei bar». Questo crede che possa costituire un punto a favore delle stazioni di servizio ticinesi rispetto a quelle di confine italiane? «Solo fino ad un certo punto. Magari saranno più attrattive per i frontalieri, ma per la grande massa di acquirenti comaschi e varesini non credo. La nuova tessera contribuirà a razionalizzare la rete distributiva nel Cantone». vigeva l’obbligo di rientro al proprio domicilio ogni sera. Oggi, invece, il lavoratore frontaliere non è più obbligato al rientro serale ma soltanto una volta alla settimana. Questo potrebbe far rimanere nelle casse cantonali circa 20 milioni di franchi all’anno. Inoltre l’iniziativa chiede un risarcimento per il Ticino - si parla di 25-30 milioni di franchi all’anno - se la Confederazione dovesse rifiutare di adeguare l’accordo del 1974. Da ultimo si chiede la cancellazione della Svizzera dalla black list italiana dei paradisi fiscali nonché la sospensione immediata dei pagamenti da parte della Svizzera finché non sarà appurato in modo chiaro e definitivo, statistiche alla mano, il numero esatto di frontalieri che, ancora oggi, nonostante la possibilità di risiedere durante la settimana in Ticino, rientrano ancora quotidianamente al loro domicilio in Italia. l.cl. Due appuntamenti da annotare in agenda per chi partecipa alle attività dell’associazione Como Cuore. ComoCuore Onlus organizza, infatti, per il prossimo 16 aprile l’itinerario “Valle D’Aosta: il Forte di Bard”. Per informazioni e prenotazioni, gli associati devono rivolgersi in sede (Via Rovelli 8, tel. 031/27.88.62) o accedere al sito Internet www. comocuore.org. Altro appuntamento in programma il 22 maggio con una trasferta al Teatro San Babila di Milano per assistere allo spettacolo “Maipo Tango”. ComoCronaca 18 Sabato, 5 marzo 2011 Inciviltà Nel 2010 si è mantenuto stabile il quantitativo di scarti prodotti, ma aumenta l’incuria dei cittadini Rifiuti, crescono gli abbandoni in città A fronte di un quantitativo sostanzialmente stabile nei rifiuti prodotti in città nel 2010 (ovvero 42.474,14 tonnellate, 388,21 in più rispetto al 2009 che segna un aumento dello 0,92 %, dato in controtendenza con quello del precedente triennio visto che dal 2007 al 2009 si era registrato un calo del 5,32%), l’anno scorso è stato caratterizzato da un notevole incremento dell’odioso fenomeno degli abbandoni di rifiuti ingombranti. Negli scorsi 12 La classe del ‘41 in festa con il Vescovo Il vescovo di Como mons. Diego Coletti, sabato 16 aprile prossimo alle ore 19.30, celebrerà, nella chiesa di San Zenone in Monteolimpino di Como, una S. Messa per i suoi coetanei/coetanee nati nell’anno 1941, che sono invitati a partecipare. Seguirà una cena presso il Ristorante Il Frate. Informazioni al riguardo e eventuali prenotazioni della cena si possono richiedere entro l’entro 8 aprile presso il negozio Mille Cose di Breccia via Rimembranze 4, tel.031-507186 o al 031-507402, oppure presso il sig. Vittorio Laurora tel. 333-8327746 oppure presso don Tullio Salvetti, parroco di Monteolimpino, tel. 031-541977. Associazione Abio Negli scorsi 12 mesi sono stati ben 166 i casi segnalati contro i 90 dell’anno precedente e gli 86 del 2009 mesi, infatti, tali fenomeni hanno raggiunto quota 166 contro i 90 del 2009 e gli 86 del 2008. Sono questi due dei dati principali dell’annuale Rapporto sui Rifiuti e sulla Pulizia delle strade dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Como, rappresentato da Diego Peverelli. Nel 2010, dunque, è stato sostanzialmente stabile il quantitativo totale di rifiuti prodotti a Como con un dato giornaliero del tutto uguale a quello del 2009 ossia 1,36 kg. La quantità di sacco nero prodotto nel 2010 è stata pari a 24.442,44 tonnellate (399,44 tonnellate in più) e consistente l’incremento nell’utilizzo del sacco viola: 8.662,67 tonnellate (348,5 tonnellate in più). La percentuale di raccolta differenziata è, quindi, Notizie flash ■ Il 16 aprile Bimbi in ospedale: corso per volontari leggermente migliorata arrivando al 38,12%: «Il salto di qualità, in questo ambito, si potrà fare solo quando sarà introdotta la riforma con il ritiro della parte umida, finora circoscritto alle grandi utenze – sottolinea l’Assessore all’Ambiente, Diego Peverelli -. Questo ci porterà al 48, 50% in un colpo solo. Ne sono fermamente convinto». Si conferma anche il trend positivo nel numero di permessi concesso dall’ufficio Ambiente per accedere alla piattaforma ecologica di via La Guzza con autocarri privati per smaltire rifiuti ingombranti: dai 296 del 2006 si è passati a 677. Tanti, quindi, i motivi per sorridere, ma non mancano le “ombre” in questo rapporto. Infatti sono risultati in aumento vertiginoso gli abbandoni dei rifiuti in città, in molti casi di prodotti di particolare pericolosità ambientale come televisori, frigoriferi, elettrodomestici vari, batterie di automobili, pneumatici ed eternit. Nell’anno del passaggio al sistema televisivo digitale terrestre si è registrato ad un vergognoso incremento del numero di televisori abbandonati lungo le strade o nelle vallette: dai 14 rinvenuti nel 2009 si è passati ai 53 del 2010 (incremento del 279%). Preoccupante anche il numero delle batterie d’auto abbandonate: da 22 si è saliti a 43. Per ciò che concerne le lastre di eternit nel 2010 ne sono state recuperate 2.001 kg. (l’anno precedente 905 kg.). «Purtroppo è una situazione imbarazzante che è molto difficile da arginare – rileva Peverelli -. Purtroppo c’è della gente che non capisce quale danno provoca non solo all’ambiente ma anche a se stessi. Eppure tutti i Comuni, non solo Como, hanno attivato il servizio di raccolta a domicilio e nel nostro caso la piattaforma ecologica è aperta anche la domenica mattina. Non c’è giustificazione a tali fenomeni se non quella dell’incoscienza morale e della mancanza di senso civico. Un fatto che umilia la cittadinanza rispettosa che si attiva per avere una città pulita ed ordinata». LUIGI CLERICI Per un bambino trovarsi in ospedale rappresenta un’esperienza traumatica. l’Associazione Abio (Associazione per il bambino in ospedale” è nata per promuovere l’umanizzazione dell’ospedale e per sdrammatizzare l’impatto del bambino e della sua famiglia con le strutture sanitarie, creando un’atmosfera serena attorno al bambino ricoverato. Al fine di rafforzare la rete di volontari impegnati in questo servizio Abio ha proposto un corso di formazione per accedere ai reparti pediatrici del nuovo ospedale S. Anna, dell’ospedale S. Antonio Abate di Cantù, del Fatebenefratelli di Erba e dell’ospedale Valduce. Per diventare volontari Abio bisogna essere maggiorenni e frequentare un corso di formazione di base, composto da 3 incontri in aula il 15 marzo, il 5 aprile, il 14 e/o il 15 aprile. Nell’incontro informativo di martedì 15 marzo, alle ore 17, presso la Sala Conferenze della Circoscrizione n.6, in via Grandi, a Como, si illustreranno gli scopi, le attività dell’associazione ed i requisiti del volontariato Abio. Per informazioni: Abio-Como, via Carloni, 86, tel e fax: 031305258, e-mail:abio.comofastwebnet.it ■ Canottieri Mostra presso l’ex chiesa S. Francesco ❚❚ 17 specialità proposte Giovani e sport: torna la SportCard S port in primo piano in città. Per il terzo anno consecutivo arriva a Como la SportCard, una preziosa occasione per avvicinare i giovani allo sport proposta tre anni fa nel’ambito di un Consiglio comunale dei bambini e recepita dall’Amministrazione comunale. La Sport Card sarà consegnata nei prossimi giorni ai 4500 bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado del comune capoluogo (42 saranno le scuole coivolte: 27 primarie e 15 secondarie). Gli alunni, compilando l’apposita tessera, potranno scegliere tra ben 17 diverse specialità sportive da “provare” gratuitamente per un’o- ra. «Fare sport aiuta a crescere in forma e di buon umore - dichiarano Anna Veronelli, assessore comunale alle Politiche Educative, e Stefano Molinari, assessore allo Sport -, consente di conoscere nuovi amici e di passare del sano tempo insieme». Quando la SportCard venne lanciata le società sportive aderenti al progetto furono 4 e 5 le discipline sportive proposte. Lo scorso anno le società salirono a 12, con 10 discipline proposte. I numeri del 2011 confermano l’interesse e l’attenzione a questo tema. Dal lancio della Card le lezioni di prova gratuita presso le diverse società del capoluogo re- Per festeggiare il suo 120° compleanno, dopo il concerto svolto al Sociale, la Canottieri Lario G. Sinigaglia regala alla città di Como una mostra d’arte contemporanea e di storia del canottaggio presso l’ex Chiesa di San Francesco, in largo Spallino 1, a Como. 120 le opere esposte dal 5 al 22 marzo. Orari: lunedì-venerdì 10.30-12.30 1620, sabato e domenica 11-20. Ingresso libero. Un momento della presentazione dell’iniziativa, martedì scorso, presso la scuola parini sesi disponibili sono state 250. Circa 70 i ragazzi che, grazie a questo primo assaggio, hanno scelto di proseguire l’attività sportiva con continuità. La SportCard 2011 avrà validità da marzo a dicembre 2011. Le specialità tra cui ragazzi e ragazze dai 9 ai 14 anni potranno scegliere un’ora gratuita sono: apnea, canottaggio, ginnastica artistica, ginnastica rutmica, hip hop, hockey, judo, karate, kung fu, nuoto sincronizzato, pallanuoto, pattinaggio su ghiaccio, rugby, scherma subacquea, tennis tavolo, tuffi. La comunità di San Rocco in Como è particolarmente vicina a Regina, Gianni, Alessandro, e Francesco per la perdita della cara CATERINA ZONI e assicura una costante preghiera nel suo sereno ricordo. Como, 24 febbraio 2011 ComoCronaca Sabato, 5 marzo 2011 19 Domenica 6 marzo. Iniziative in tutta Italia P er il quarto anno consecutivo Co.Mo.Do., una confederazione di Associazioni che si occupano di mobilità alternativa, tempo libero e attività outdoor, propone per domenica 6 marzo la “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate”, con iniziative ed eventi sparsi in tutta Italia, con il patrocinio, tra l’altro, delle Regioni Lombardia (Direzione Generale Infrastrutture e Mobilità), Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Molise, Lazio e Campania. Ne parliamo con Ambra Garancini, Presidente di Iubilantes, che ha aderito a Co.Mo.Do, assieme ad altre associazioni nazionali (tra cui Italia Nostra, Legambiente, il Touring Club Italiano, il WWF Italia, il Club Alpino Italiano, l’Associazione Italiana Città Ciclabili, l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trek, Federparchi, l’Associazione Direttori Parchi Naturali Italiani, le Ferrovie Turistiche Italiane). «Abbiamo riproposto questa giornata per sensibilizzare gli Enti e l’opinione pubblica sui temi della mobilità dolce attraverso la conservazione, il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture territoriali dismesse, come le strade arginali, i percorsi storici e soprattutto le ferrovie minori, con il potenziamento delle linee ancora in esercizio, la rivitalizzazione di tratti soppressi ma che possono svolgere ancora un utile servizio (per una maggiore sostenibilità della mobilità locale) e la trasformazione di quelle definitivamente dismesse in piste ciclopedonali, come accade da anni in altri paesi Europei». Molte sono le manifestazioni in programma in tutta Italia e anche in provincia di Como. «Per quanto ci riguarda – continua Garancini – la nostra Associazione da ormai sette anni sta lavorando su un progetto di recupero della exferrovia Grandate-Malnate (Como-Varese) come percorso pedonale e ciclabile. La ferrovia, realizzata nel La giornata delle ferrovie dimenticate Ambra Garancini, presidente di Iubilantes, ci aiuta a comprendere il significato di questo appuntamento 1885 (nella fase di massima espansione dei trasporti locali su ferro nell’area lombarda) ha funzionato fino al 1966 nella rete vicinale delle Ferrovie Nord Milano, poi è caduta nel dimenticatoio. Il recupero ciclopedonale della GrandateMalnate ora deve essere una priorità della Comunità locale e regionale». Si comincia con un preevento venerdì 4 marzo, alle ore 21.00. A Solbiate, presso il Centro Civico (l’ex-Asilo di via Cadorna, in frazione Concagno) si terrà un incontrodibattito: «Una rete per il treno. Ex ferrovia Como-Varese: come “fare rete” per un recupero ciclopedonale», con interventi di Giulio Colombo (sindaco di Solbiate), Giorgio Costanzo (Iubilantes), Sergio Mina (Provincia di Como), Giorgio Casati (Coordinamento Aree Protette Insubriche), Pietro Ponti (Ferrovie Nord), Marco Giuppone (Bicincittà). Modera Laura Guardini, giornalista del Corriere della Sera. A Alcune iniziative da seguire Tra i tanti appuntamenti proposti, nell’ambito della giornata, ve ne indichiamo alcuni T ra le iniziative proposte nell’ambito della Quarta “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate”, segnaliamo inoltre che la Ferrovia Menaggio Porlezza, il Museo Etnografico e Naturalistico della Val Sanagra, Ferrovie Dismesse, Ferrovie In Rete e Club Treni Brianza organizzano “Alla scoperta dei binari perduti”, un’escursione guidata lungo il tratto Menaggio – Grandola ed Uniti – Bene Lario della vecchia linea Menaggio-Porlezza, con ritrovo alle ore 9.30 presso l’Imbarcadero della Navigazione questo appuntamento tutti sono invitati, in particolare le Associazioni e i cittadini che già attivamente partecipano alla giornata delle ferrovie dimenticate e, più ampiamente tutti coloro che (come privati, come Enti, come Associazioni) hanno a cuore lo sviluppo della mobilità sostenibile. Si prosegue quindi domenica 6 marzo, con “A piedi e in bici sulla vecchia ferrovia”. Due “treni” di pedoni curiosi (volendo anche ciclisti… lenti) partiranno da Lurate Caccivio e Malnate per incontrarsi al Centro Sportivo di Concagno. Alla stazione FNM di Malnate il ritrovo sarà alle ore 9.00; la partenza alle 9.30, dopo un benvenuto con danze e bevande calde a cura dell’Associazione Genitori di a Menaggio e pranzo in un locale caratteristico (facoltativo, su prenotazione; 20 euro); nel pomeriggio visita al Museo Etnografico e Naturalistico della Val Sanagra e videoproiezione di immagini e video, d’epoca ed attuali della Ferrovia (per informazioni: tel. 335 5941948; e-mail: [email protected]). FIAB - Ciclocittà di Varese organizza invece una pedalata di ricognizione dei possibili tracciati che, tra Castiglione Olona e il confine svizzero di S. Margherita, possono concretizzare il disegno di una ciclovia internazionale di grande attrattiva lungo il corridoio dell’ex-ferrovia della Valmorea. Ritrovo alla Stazione RFI di Varese alle 09.00. (per informazioni: tel. 0332.812059; e-mail: [email protected]). Legambiente “Mulini dell’Olona” organizza, con ritrovo presso la Località Molini di Gurone alle 09.30, una passeggiata sulle due sponde dell’Olona alla riscoperta delle testimonianze di archeologia industriale e dell’ambiente naturale con aperitivo finale al casello di Gurone-Bizzozzero (per informazioni: tel. 0332.812059; e-mail: Malnate e di Educational Team ONLUS. È prevista una tappa intermedia a San Salvatore (via Doberdò). A Lurate Caccivio l’appuntamento è, sempre alle 9.00, nell’area dell’ex Stazione FNM (ora Piazza degli Alpini), con tappe intermedie al Centro Millennium, all’ex stazione di Olgiate Comasco, all’ex Stazione di Albiolo/Solbiate, dove è previsto un altro punto di ristoro. L’arrivo dei “treni” al Centro Sportivo di Concagno è previsto verso le ore 12.00; seguirà il pranzo preparato dal locale Gruppo Alpini (offerta …), e, nel pomeriggio, festa per tutti con giochi di una volta per grandi e piccini, passeggiate con gli asinelli, esempi e assaggi di prodotti di filiera corta, stand informativi dei parchi e delle aree protette, del CREA della Provincia di Como e molto altro ancora ... La partecipazione è libera e gratuita: sono raccomandate calzature da trekking. Per i più coraggiosi: un “treno speciale” (pedonale!!) sarà in partenza dalla stazione di Grandate/Breccia per Lurate Caccivio alle ore 8.00, a cura del Comune di Grandate, con ritrovo alle ore 7.50 alla stazione FNM di Grandate/ Breccia. Gli eventi di sabato e domenica hanno il patrocinio e la collaborazione dei Comuni di Grandate, Villa Guardia, Montano Lucino, Lurate Caccivio, Olgiate Comasco, Albiolo, Cagno, Solbiate, Binago, Malnate, dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Como, del CREA (Centro di Riferimento per l’Educazione Ambientale) della Provincia di Como, dei PLIS delle Sorgenti del Lura, del Lura, del Lanza, del Parco della Spina Verde, del Consorzio “Sapori di Terra, Sapori di Lago”, del WWF di Como, dell’Associazione Genitori di Malnate, della Cooperativa Sociale Educational Team ONLUS di Varese, Centro Rieducazione Equestre L’Arca del Seprio ONLUS, di Pro Loco, Gruppi Alpini, Polizie Locali e Gruppi di Protezione Civile del territorio. Per informazioni: Iubilantes, Via G. Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; fax 031.2281470 e-mail: iubilantes@iubilantes. it; sito internet: www. iubilantes.eu. silvia fasana [email protected]). Per ulteriori informazioni sulla “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate” e per conoscere i programmi dettagliati delle manifestazioni in programma in tutta Italia: www.ferroviedimenticate.it. (s.fa.) ComoCronaca 20 Sabato, 5 marzo 2011 Foto William L’associazione Silvia e il S. Anna Un sorriso ai bimbi in ospedale “Q uando siamo malati… La sensibilità di una la pediatria diventa la ragazza di Cantù, la nostra bella casa! Lì percezione di quanto sia possiamo fare mille difficile la vita in un letto cose dimenticando ogni sofferenza!”. Proprio con questa finalità è nata ospedaliero, soprattutto l’associazione Silvia Onlus; aiutare per dei bambini, e la scelta i bambini ricoverati all’Ospedale Sant’Anna di Como a sorridere. di dare vita a questa realtà Chi è Silvia? Una ragazza di Cantù che a causa di una lunga malattia ha capito quanto fondi attraverso difficile e dolorosa possa essere la vita in ospedale, e la vendita di in seguito a questa sua esperienza ha moltiplicato gli 3.000 modellini di sforzi per aiutare i piccoli malati a sorridere anche nella presepi artigianali sofferenza. Silvia Bizzozzero è morta a 33 anni lo scorso in ferro. In mese d’aprile per un tumore che nel giro di due anni l’ha quest’occasione strappata alla famiglia e agli amici. I suoi genitori hanno ho rivissuto alcuni momenti trascorsi con mia figlia, però voluto che il suo nome diventasse un acronimo di rivisto i medici, gli infermieri, i volontari d’alcune solidarietà: per questo S.I.L.V.I.A. e diventato “Sorridere associazioni per la ricerca scientifica con cui Silvia Illumina La Via Infondendo Allegria”. Proprio nel ricordo ha collaborato finchè ha potuto, e tanti amici che la di questa ragazza che adorava i bambini e faceva tanta ricordano sempre con grande affetto. Proprio grazie al beneficenza, sono state create alcune iniziative per loro sostegno vorremmo donare un’apparecchiatura essere di supporto a tutto il personale sanitario e portare per la diagnosi prenatale e stiamo finanziando attività un sorriso in più ai bambini meno fortunati. come l’arteterapia, che permette ai piccoli malati di “Durante il periodo natalizio – spiega Lidia Bizzozzero, spostare l’attenzione dalla loro malattia al lavoro creativo la mamma di Silvia – siamo stati presenti all’ospedale della pittura, la musicoterapia, che mira ad alleviare Sant’Anna con un banchetto che è servito a far gli stati d’ansia e le tensioni connesse alla malattia, e conoscere meglio la nostra associazione e a raccogliere la clownterapia che aiuta i bambini a non sentirsi in L’Unione ciechi di Como cerca volontari La sezione conta 250 iscritti, anche se il numero di persone portatrici di disabilità visiva è molto più alto L’ingresso della sezione, in via Raschi “R egalate un po’ del vostro tempo libero a chi non vede”. L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como cerca volontari. Ad essa fanno riferimento tutte le persone prive della vista o con deficit visivo grave, residenti in tutto il territorio provinciale. La sezione di Como, situata in via Raschi n. 6, fa parte di una rete capillare di sedi distribuite in tutta la nazione. Allo stato attuale risultano iscritte 250 persone, anche se il numero di coloro che sono portatori di difficoltà visiva è di gran lunga superiore. L’UICI locale, organizza diversi corsi e momenti di aggregazione e di scambio per i propri soci residenti un po’ ovunque nella provincia e per garantire la frequenza di questi corsi ed incontri ai non vedenti, è indispensabile l’accompagnamento di una persona vedente, senza la quale difficilmente i ciechi potrebbero raggiungere i luoghi in cui queste iniziative si svolgono. Da sempre l’Unione si avvale soprattutto dell’ausilio dei volontari, aiuto Un appello rivolto a quanti hanno del tempo da dedicare. Molte le possibilità di servizio ospedale e a ritrovare il sorriso nonostante la sofferenza”. Il ricordo di Silvia non è scomparso e si può leggere ancora attraverso i sorrisi dei bambini malati. I dieci volontari dell’associazione che ha sede a Cantù, s’impegnano a regalare tempo per i piccoli pazienti in corsia e nei prossimi mesi si propongono di realizzare alcuni interessanti progetti collaborando sempre più con il reparto di pediatria dell’ospedale Sant’Anna di Como per essere sempre più presenti tra i bambini, incoraggiarli e sostenerli. Per saperne di più è possibile inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected] Paolo Borghi prezioso non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto umano, in quanto l’accompagnamento consente ai soci di fare nuove conoscenze e allacciare nuovi rapporti. In questi ultimi anni, la presenza dei volontari del servizio civile ha dato un valido contributo, riuscendo a sopperire in molti casi a questa necessità. Non sempre però è possibile avvalersi di questo aiuto, inoltre a causa della crisi economica che ha colpito il Paese, sono state ridotte le sovvenzioni statali in tutti i settori e diventa sempre più difficile trovare soluzioni alternative. Da qui la necessità per l’UICI di trovare volontari accompagnatori, per rispondere meglio alle prestazioni e ai servizi che vengono offerti ai soci. «L’accompagnamento alla persona – spiega Daniele Rigoldi, presidente della sezione comasca - è necessario per la partecipazione a momenti di aggregazione in sede o durante le gite organizzate dalla sezione, per attività sportive come il nuoto, lo sci, i corsi di ginnastica, il ciclismo, il pattinaggio ecc. L’accompagnamento può essere effettuato con mezzo della sezione o con i mezzi pubblici. A tale riguardo si specifica che Regione Lombardia offre il viaggio gratuito per i non vedenti e i loro accompagnatori su tutti i mezzi. E ancora: poter fare una semplice passeggiata o essere accompagnati a fare la spesa, o sentirsi leggere qualche pagina di giornale, per fare qualche esempio, per i nostri soci può significare molto. L’Unione cerca volontari che si rendano disponibili anche per il disbrigo di piccoli lavori di segreteria , oppure per lavori di trascrizione in Braille di testi con l’ausilio di macchinari specifici facili da utilizzare, correzione di testi scannerizzati per la preparazione di file informatici, consegna a domicilio dei soci non vedenti di ausili per loro indispensabili, e altri piccoli aiuti ma di grande importanza. Da ultimo, ma certamente non secondario, l’aiuto individualizzato anche scolastico soprattutto per i bambini della sezione. Tanti sono quindi gli ambiti di intervento all’interno dei quali è possibile dare il proprio contributo. E allora: se avete un po’ di tempo libero, anche solo qualche ora, regalatelo ai ciechi». Per informazioni: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (Uici) onlus, via Raschi 6, Como, tel. 031-570565, e-mail uicco@ iciechi.it. Notizie flash ■ Mostre Con “Agorà” visita all’Arcimboldo L’Associazione Culturale Agorà – Incontri Culturali Albatesi propone per domenica 13 marzo una visita guidata alla mostra “Arcimboldo, artista milanese tra Leonardo e Caravaggio”, allestita a Milano presso Palazzo Reale. La partenza con il treno (carrozza riservata) è fissata dalla Stazione Nord di Camerlata alle ore 8.26 (ritrovo alle 8.10 in Stazione); alle ore 13.40 è invece fissata la partenza da Milano Cadorna per il rientro, previsto per le 14.30. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Maria, tel. 349.6030140; Franca 339.8531270; e-mail [email protected]; sito internet: www.agoralbate.it ■ S. Eusebio S. Messa in ricordo di Luisa Pozzi Stampa è vivo il ricordo di Luisa Pozzi Stampa, presidente per lunghi anni del Centro Italiano Femminile, provincia di Como e Lecco, poi co-fondatrice del Centro di Aiuto alla Vita di Como nel 1979; per tre anni anche presidente del CAV; collaboratrice di mons. Gelpi alla “Gaudium Vitae” nella sede di Blevio, (oggi a S.Fermo della Battaglia). I figli,come ogni anno, invitano alla S.Messa di venerdì 11 marzo in S.Eusebio quanti l’hanno conosciuta e stimata,specialmente collaboratrici C.I.F. o del C.A.V.,oppure ex allievi delle scuole medie,dove la prof. Luisa Pozzi Stampa ha insegnato lingue straniere per molti anni ed anche guide e scout dei reparti di Como,amici dei figli. ComoCronaca Sabato, 5 marzo 2011 21 P carta servizi i numeri rosegue in Provincia di Como la distribuzione dei codici (PIN e PUK) della Carta Regionale dei Servizi che permetterà, tra le altre cose, di accedere agli sconti carburante previsti dalla Regione per la aree di confine. Il codice può essere richiesto agli sportelli dell’Asl e in 25 Comuni ✎ Case di riposo futuro In attesa si rendano disponibili gli spazi presso il vecchio S. Anna si guarda all’ex Ospedale psichiatrico per collocare gli uffici L’Asl “cerca casa” dentro l’ex Opp U no stop - almeno momentaneo - alla cittadella sanitaria di via Napoleona è arrivato dal nuovo direttore dell’ASL di Como, Roberto Bollina, martedì 1 marzo in occasione della presentazione del documento programmatico dell’Azienda Sanitaria Locale per il 2011. “Certamente lo spostamento di tutti i servizi e le strutture sanitarie nello spazio dell’ex ospedale S. Anna- ha spiegato il direttore dell’Asl – è la soluzione corretta ma non può essere una scelta immediata. La decisione, comunque, spetta alla Regione Lombardia che deve valutare il costo degli interventi di ristrutturazione dell’area di via Napoleona, senza dimenticare che ancora oggi la palazzina degli uffici è occupata dall’Azienda Ospedaliera S. Anna, in attesa che venga costruito l’edificio per gli uffici nell’area del nuovo ospedale. A questo si aggiunge l’iter che vedrà impegnato il Comune di Como. Ciò significa che non della Provincia che sono stati dotati del terminale. Ad oggi – secondo quanto annunciato dall’Azienda Sanitaria Locale – sono stati forniti più di 100 mila codici, ovvero circa il 15% della popolazione. La media giornaliera è di 3500 richieste. La nuova carta sarà utilizzabile dal prossimo quattro aprile. L è ipotizzabile uno spostamento prima di almeno due anni e quindi per noi sarà necessario trovare una soluzione provvisoria perché la situazione logistica in cui si trova attualmente l’Asl non è sostenibile economicamente sul lungo periodo”. Il direttore Bollina, arrivato da pochi mesi alla guida dell’Azienda, punta il dito sulla difficile frammentazione dei servizi e degli uffici che renderebbero particolarmente dispendiosa la gestione in termini non solo di costi ma anche di tempo per gli spostamenti. “In questo momento per quanto riguarda la città di Como – continua Bollina – l’azienda si trova divisa tra l’area di S. Martino dove è concentrata la parte operativa e i depositi, oltre all’hospice; l’area di via Cadorna che è sede del distretto e la sede di via Pessina dove, dopo lo spostamento degli sportelli aperti al pubblico dell’Azienda Ospedaliera S. Anna, parte della struttura è vuota e l’altra è occupata da uffici. E’ chiaro che non ha senso mantenere una struttura così ampia in funzione per lasciarla mezza vuota. Qualcosa deve mettersi in moto per ottimizzare le risorse e trovare una soluzione sul breve e medio periodo. Una soluzione potrebbe essere il raggruppamento di tutti gli uffici nell’area dell’ex ospedale psichiatrico, lasciando invariata la struttura di via Cadorna”. Per quanto riguarda la programmazione del 2011 sono stati forniti i dati sul bilancio dell’Azienda: in totale l’Asl ha a disposizione 695 milioni di euro che per la maggioranza, 600 milioni, andranno a finanziare l’acquisto di prestazioni sanitarie al 50% in strutture pubbliche (l’Azienda Ospedaliera S. Anna) e la parte restante da privati. I dipendenti attualmente sono 633 e per l’anno in corso non sono previste nuove assunzioni se non per sostituire chi andrà in pensione o lascerà l’azienda. “Per quanto riguarda il fronte sanitario – ha spiegato il direttore sanitario Carlo Alberto Tersalvi - sono previsti interventi speciali in materia di malattie cardiovascolari e oncologiche che rappresentano le due principali cause di morte nella nostra provincia. In particolare verrà lanciata una campagna di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del carcinoma della cervice uterina”. Un altro fronte su cui sarà impegnata l’Asl è quello riguardante i farmaci. Per il 2011 l’Azienda ha previsto una spesa per i farmaci da banco vicina ai 100 milioni di euro. Una cifra che potrebbe essere ridotta con la diffusione dei farmaci equivalenti. “Farmaci – ha ribadito Tersalvi – esattamente uguali per la composizione chimica alle versioni griffate ma che costano molto meno”, ai cittadini ma anche all’azienda. michele luppi Fondazione comasca a mancanza di posti letto nelle Case di Riposo e l’esistenza di liste d’attesa chilometriche non è certo una notizia per la nostra Provincia, dove il problema è presente ormai da anni. Ma se ad evidenziare espressamente la questione come uno dei nodi critici da sciogliere nei prossimi anni è il nuovo direttore sociale dell’Asl di Como, la dichiarazione appare sotto una luce diversa. Secondo il direttore Giuseppe Giorgio Inì, la cronica mancanza di posti nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), negli hospice (solo 20 posti in tutta la provincia) e nei centri diurni per disabili, rappresenta la priorità in campo sociale per l’Azienda Sanitaria Locale. “In Provincia – ha spiegato – abbiamo circa 4500 posti letto nelle RSA. Un numero insufficiente se consideriamo le 1500 persone in lista d’attesa. Certamente abbiamo casi di persone che sono in lista d’attesa in più strutture o che sono già ospitate in una struttura e contemporaneamente sono in lista d’attesa per altre, magari meno costose o più vicine a casa, ma comunque anche sfoltendo il numero abbiamo almeno un migliaio di persone ancora in attesa. Questo significa che sarà necessario aumentare l’offerta di posti letto anche in considerazione del progressivo invecchiamento della popolazione. La decisione, però, non dipende solo da noi ma spetta alla Regione Lombardia e deve rientrare in una programmazione complessiva. Senza dimenticare che più case di riposo significa maggiori costi per l’Asl e quindi per la Regione”. Una considerazione che lascia intendere come prima di passare dalle intenzioni ai fatti potrebbe passare del tempo. Nel frattempo l’Asl si è impegnata – entro la fine del 2011 – a realizzare un software unico per le liste d’attesa nelle RSA che registrerà contemporaneamente le disponibilità dei posti in tutta la provincia e aggiornerà le persone in lista d’attesa così da sapere in ogni momento qual è il numero esatto di persone in cerca di sistemazione. Una interessante novità tra i bandi previsti per il 2011: l’occhio rivolto al Bassone Carcere e reinserimento T ra le novità dei bandi 2011 emessi dalla Fondazione comasca ce n’è da segnalare uno interamente dedicato a favorire i percorsi di reinserimento, nella comunità comasca, di persone che sono sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Non che in passato la Fondazione della Comunità Comasca non avesse prestato attenzione ai problemi del carcere, ma questa volta ha deciso di lanciare un segnale più forte attraverso un intervento maggiormente strutturato. 50.000 euro è la somma messa a disposizione delle realtà non profit che vorranno presentare alla Fondazione un progetto entro il 23 maggio 2011. Nello specifico serranno finanziati: • i servizi di accompagnamento abitativo con priorità agli alloggi inutilizzati • il sostegno all’inserimento lavorativo • gli interventi finalizzati a riattivare e sostenere i legami familiari, con particolare atten- zione al rapporto genitore-figlio • gli interventi finalizzati alla costruzione di reti sociali di supporto, in particolare in assenza di riferimenti familiari • gli interventi di sensibilizzazione della comunità locale sul tema del reinserimento delle persone sottoposte a provvedimento dell’autorità giudiziaria. Il regolamento del Bando e il modulo da compilare, anche on line, sono scaricabili dal sito www.fondazione-comasca. it. La Fondazione Provinciale si impegna a contribuire alla realizzazione dei progetti con un contributo fino al 50% del loro costo complessivo, per un importo massimo di Euro 20.000 se presentati da una sola Organizzazione o di Euro 30.000 se proposti congiuntamente da più Organizzazioni. Come per tutti Bandi della Fondazione Provinciale, riceveranno il contributo i progetti per i quali perverranno donazioni pari al 20% dell’importo stanziato. E tutte queste donazioni saranno destinate all’incremento di un Fondo patrimoniale, ad oggi ammontante ad oltre 600.000 Euro, ed appositamente costituito in seno alla Fondazione per realizzare, con i suoi frutti, ulteriori interventi nel campo socio-sanitario, dell’assistenza agli anziani, del disagio giovanile. La Fondazione anche in passato è stata vicina al mondo del carcere sostenendo diverse iniziative: da corsi di taglio e cucito per le detenute al reinserimento socio-lavorativoi di carcerati, all’attivazione di un laboratorio di restauro quale occasione per imparare un mestiere e altro ancora. 22 Sabato, 5 marzo 2011 ComoCronaca Preti patrioti. Il 23 marzo del 1848, dopo la resa delle truppe austriache, si costituisce il governo provvisorio allo scopo di mantenere l’ordine del territorio. Molti i religiosi protagonisti di questa “stagione” storica Il tempo della vittoria... I l 23 marzo 1848, all’indomani della vittoria dei patrioti insorti, con la resa e l’abbandono della città di Como da parte delle truppe austriache comandate dal tenente colonnello Braümuller, la Municipalità presieduta dal podestà Tomaso Perti e formata dagli assessori Francesco Giulini, Innocenzo Guaita, Filippo Rienti e Gaspare Casletti si costituì in governo provvisorio (durato fino al 13 aprile, quando Como aderì al governo provvisorio di Milano) con lo scopo di mantenere l’ordine, per assicurare il quale sarebbe stata istituita la Guardia Civica. “Sino a che non siano poste in vigore altre leggi meglio adatte ai nostri bisogni – diceva il proclama alla Città – è necessario che voi cittadini obbediate alle esistenti. Perciò si confermano per ora tutti i Dicasteri, tutte le Autorità Provinciali e comunali (..) già costituite (…). Intanto si sciolgono gli impiegati civili e militari dal giuramento che avevano prestato all’abbattuto Governo e vengono ritenuti sotto la promessa di fedeltà al presente”. Ad ogni buon conto, il marchese Raimondi andò a prelevare il vescovo mons. Carlo Romanò (considerato filoaustriaco), per accompagnarlo in Municipio a giurare fedeltà. Il 25 marzo il governo provvisorio fu ampliato con un rappresentante della città di Lecco e uno di Varese, e fu pure cooptato l’arciprete del Duomo, don Giulio Silo, uomo di sentimenti patriottici, cui il 22 marzo era stata affidata da custodire segretamente la bandiera del reggimento austriaco Prohaska, sequestrata agli Austriaci e non più restituita, nonostante l’accanita ricerca del restaurato governo straniero (ora è nel Museo del Risorgimento). La nomina di don Giulio Silo voleva essere anche un riconoscimento all’opera svolta dal clero nella lotta di liberazione, oltre all’intento di tranquillizzare le frange dell’ambiente ecclesiastico Alcuni dei sacerdoti protagonisti dell’epoca: a sinistra don facchinetti. qui sotto don manzoni conservatore. I chierici del Seminario, nei giorni dell’insurrezione, sotto la guida di un loro insegnante, don Ignazio Mazzucchelli, si adoperarono a fondere posate e scodelle di peltro per farne palle da fucile da fornire ai patrioti combattenti. Lo stesso don Ignazio, con il fratello don Basilio, ed altri due giovani docenti (don Pietro Cabassi e don Camillo Manzoni), essendo stato chiuso il Seminario a causa degli eventi in corso, partirono con numerosi chierici come combattenti nelle formazioni dei volontari, che portarono aiuto a Milano e proseguirono per qualche mese le loro azioni antiaustriache nel Mantovano, in Veneto e in Valtellina. Anche sacerdoti meno giovani dimostrarono ardimento e parteciparono all’insurrezione e alle campagne militari. Tra questi spicca don Abbondio Facchinetti, 43 anni (nato a Como nel 1805). Durante le 5 Giornate costituì in città la “Compagnia della morte”: una formazione di giovani con cui avrebbe voluto portare soccorso a Milano; ma si fermarono a battersi a Como. Don Abbondio proseguì la campagna di guerra, combattendo in Visite Con Scacciapensieri visita a Noli L’Associazione Culturale Scacciapensieri promuove per domenica 20 marzo una visita a Noli (SV). Posta in una piccola insenatura della Riviera Ligure di Ponente, la cittadina ha origini bizantine e vanta una tradizione marinara illustre, tanto da essere considerata una delle più antiche Repubbliche Marinare. Una delle poche località in cui la tradizione della pesca si mantiene viva come un tempo, secondo i ritmi e le usanze di una volta, dove la spiaggia è ancora colorata dalle barche variopinte dei pescatori. La giornata inizierà con la visita guidata del centro storico che ancora oggi conserva testimonianze architettoniche medievali e rinascimentali: piazze, torri, chiese, case dai tetti rossi sono incorniciati dall’azzurro del mare e dal verde degli ulivi. Noli è anche sede di uno dei migliori esempi di arte romanica della Liguria: la chiesa di San Paragorio, nota per il crocifisso ligneo bizantino conosciuto come il “Volto Santo”. Seguirà il pranzo tipico. Per informazioni: “Scacciapensieri”, tel. 345.3302077; e-mail: [email protected]; sito internet: http://scacciapensieri-isa.blogspot.com/. (s.fa.) maggio a Curtatone. Nel mese di giugno seguì come cappellano la colonna del maggiore Bagolino, diretta in Valtellina. Dopo il rientro degli Austriaci in agosto, dovette riparare in Canton Ticino; in ottobre partecipò ai moti mazziniani in Val d’Intelvi. Per sfuggire la condanna austriaca, dovette tornare a rifugiarsi in Svizzera. Ritornato nel 1859 in patria, divenne poi parroco di Tavernerio, in successione a suo fratello don Antonio, altro patriota attivissimo durante le 5 Giornate. Morì nel 1871. Non è possibile qui elencare tutti i preti o i chierici che parteciparono ai moti del ’48 o manifestarono in vario modo l’amor di patria: aggiungerò a quelli già citati nelle precedenti puntate: don Antonio Negretti (da Fino, parroco di Torno), il prevosto di Bellagio e quello di Mandello, don Carlo Daelli, futuro parroco di Ronago e Camerlata, autore di componimenti patriottici; don Battista Rosati, vicario di Argegno; don Ceresola, parroco di S. Agostino; il parroco di Pellio Intelvi, don Primavesi di Pognana; i parroci ambrosiani di Alzate e di Brivio. Qualche chierico, reduce dai campi di battaglia, non tornò più in Seminario, come quel Giovanni Comolli, futuro primario ostetrico dell’Ospedale; o Paolo Cornelio di Domaso; qualcuno, come Giuseppe Merzario di Asso, divenne prete (ambrosiano), ma poi lasciò lo stato clericale. Già Giuseppe Brambilla, ex-sacerdote diocesano, preside del Liceo “Volta” e fondatore del giornale “Lario”, era stato preventivamente arrestato dalla polizia austriaca in quello stesso 1848. Altri chierici ripresero gli studi teologici, per diventare sacerdoti. Tra questi non si può non ricordare don Carlo Coppini, poi parroco di Pianello Lario, morto nel 1881 in concetto di santità. Fu egli il promotore lassù di quella casa di accoglienza, affidata alle “Orsoline” Marcellina e Chiara Bosatta, da cui don Luigi Guanella, suo successore a Pianello, avrebbe fatto germogliare a Como la Casa della Divina Provvidenza, seguito dalla sorelle Bosatta, che divennero le prime due “Figlie di Santa Maria della Provvidenza”. L’esperienza del seminarista Coppini fu singolare. Anch’egli in quel marzo 1848 partì volontario per Milano e la campagna di guerra; poi, in agosto, dovette riparare a Lugano, in attesa dell’amnistia. Là ebbe la ventura di essere assunto come segretario nientemeno che da Giuseppe Mazzini. Un giorno, traducendo dal francese una corrispondenza, vi colse una velenosa espressione anticlericale, che egli cercò di addolcire. Mazzini, però, pretese la versione letterale. Offeso nei suoi sentimenti di fedeltà alla Chiesa, il Coppini si licenziò. In novembre, tornato in Seminario, espose al rettore le sue peripezie e parlò pure del conto rimasto aperto con il Mazzini. Il superiore lo consigliò di tornare a Lugano a riscuotere il credito. Così fece. Trovò il Mazzini ancora a letto alle 11 del mattino, in un’aureola di fumo di sigaro. Dettogli il motivo del suo ritorno, il cospiratore genovese gli porse un pugnetto di monete d’oro, senza contarle, e gliele consegnò, con delle lettere da recapitare in Italia. Così il Servo di Dio don Carlo Coppini visse la sua esperienza risorgimentale. Mario Mascetti/3 Discoteca del silenzio S abato 5 marzo presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna, proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G) e giunto alla sua decima edizione. L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa vespertina; seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani Guanelliani con preghiere, Carità”: un momento di canti, ritornelli, lettura di brani di don incontro con gli ospiti della Guanella e di frasi tratte dalla Parola RSA “Don Guanella” di di Dio della Domenica. Poi, dalle Como e la celebrazione 23.00, il silenzio, la meditazione e la insieme dell’Eucaristia preghiera personale, fino alle 4.00 domenicale delle ore 10.30 della domenica mattina. Alle 24.00 presso la cappella interna sarà recitato il Santo Rosario per tutte alla struttura (con entrata le famiglie, in particolare per quelle da via Guanella), seguita in difficoltà. dall’aperitivo e da canti. Domenica 6 marzo prosegue inoltre L’invito a partecipare è rivolto a l’iniziativa, sempre proposta dal tutti. Il ritrovo è alle 9.30 presso Centro Guanelliano di Pastorale la cappella. Giovanile, della “Domenica della Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: como. [email protected]. (s.fa.) ComoCronaca 24 Sabato, 5 marzo 2011 I corpi incerti. Si è concluso con un incontro di grande interesse il percorso di tre incontri svoltosi in Biblioteca comunale sulle delicate tematiche dell’anoressia e della bulimia. Tra i relatori dell’ultima serata anche mons. Diego Coletti Imperfezione e limite S i è concluso, mercoledì della scorsa settimana, presso la Biblioteca di Como, il ciclo di tre incontri su anoressia e bulimia, nell’ambito del progetto “ I corpi incerti”, organizzato dal Soroptimist International Club di Como in collaborazione con l’assessorato alla famiglia del Comune di Como, l’Ospedale Sant’Anna, Edizioni San Paolo, Ati San GiuseppeSant’Andrea. Una serata di grande interesse che ha registrato il tutto esaurito con grande soddisfazione di Anna Veronelli, assessore alla Famiglia, e dei prestigiosi relatori che si sono confrontati sul tema impegnativo di “Imperfezione e limite”: il vescovo mons. Diego Coletti, il prof. Roberto Malacrida, primario del reparto di cure intensive dell’Ospedale Regionale di Lugano, e il Dott. Raffaele Iavazzo, psichiatra presso il Centro di Cura Disturbi Alimentari dell’Ospedale Sant’Anna di Como, che ha moderato l’incontro. Sono intervenuti anche professionisti di spicco del nosocomio comasco come il dott. Giuseppe Brazzoli, direttore sanitario, il dott. Claudio Cetti, primario del dipartimento di Psichiatria, e la dott.ssa Laura Bruni, direttrice del presidio di neuropsichiatria infantile di Asso. Contributi preziosi che hanno reso testimonianza della realtà ospedaliera comasca, da anni impegnata nella cura di patologie importanti legate ai disturbi alimentari. Pioniere nella sperimentazione di percorsi terapeutici efficaci per rispondere a questa nuova emergenza, il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Sant’Anna rappresenta un importante punto di riferimento per le persone che soffrono di questa grave forma di disagio. Fino a qualche anno fa non se ne parlava e le famiglie erano sole a gestire situazioni a volte drammatiche che, nel caso dell’anoressia, porta la persona a consumarsi completamente, senza che se ne renda conto. “Quando ...hai l’ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona allo 800-087897 Questi gli orari: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.30 siamo partiti qualche anno fa – ha sottolineato il dott. Cetti - l’offerta per trattare queste situazioni era inesistente sul territorio nazionale. Ci arrivavano persone completamente consumate, che sembravano stessero per morire. Quando le situazioni erano drammatiche, si procedeva con il ricovero in reparti internistici perché la parola psichiatria faceva e fa molto paura. Non erano pochi, anche tra colleghi bravissimi, a pensare che queste ragazze non avessero niente e che il problema si potesse risolvere con l’esortazione a mangiare”. La strada che l’Ospedale Sant’Anna sta percorrendo nella cura dei disturbi alimentari offre indicazioni chiare: il problema non può essere affrontato da soli né esclusivamente con un approccio clinico e medico. Richiede una rete di solidarietà sociale che dia una mano a stanare dalla vergogna e dallo stigma le persone che hanno paura di farsi curare e le famiglie che si sentono isolate. Necessita di una visione del mondo che rimetta al centro il valore della persona e della vita umana. Lo ha ribadito il dott. Iavazzo: la medicina si arricchisce nel confronto con la riflessione filosofica, bioetica e teologica. “La nosografia è poca cosa, le persone sono sempre più grandi dei loro sintomi” e le malattie spesso sono “ferite dell’anima”. La medicina ha bisogno di “una profonda conoscenza della sofferenza, di saggezza e pazienza, di persone che sappiano prendersi cura del dolore degli altri con abilità e compassione”, ha aggiunto con la suggestiva narrazione del mito di Chirone. Sul tema del limite si è concentrata la riflessione teologica del Vescovo Mons. Coletti. “Il limite – ha detto - non è una imperfezione”. Ce lo insegna in modo assolutamente inedito e sorprendente il Dio di Gesù Cristo: “il Padre non è il Figlio, e il Padre e il Figlio non sono lo Spirito Santo. Il limite è dentro Dio stesso” tanto da costituire, in modo apparentemente paradossale, la sua stessa perfezione. “Una perfezione che è data non da una totalità chiusa in se stessa, ma dalla relazione”. Amore è il nome di questa relazione che si manifesta nella sua massima perfezione dentro il limite della storia, nella prossimità e nella vicinanza all’uomo. “Il nostro Dio non è un principio universale” che ha dato inizio al mondo “nel momento più o meno probabile del big bang”. E’ il “Dio della Parola” che si fa carne, il “Dio della prossimità”, il “Dio della vicinanza” che manifesta la sua onnipotenza in modo sconvolgente, nel massimo modo possibile, con la misericordia e “il perdono, massima forma di amore”. L’invito cristiano alla perfezione (“Siate perfetti come è perfetto il Padre mio che è nei cieli”), lungi dall’essere un ostacolo all’accettazione del nostro limite, realtà essenziale della nostra esistenza, ci insegna che l’amore è l’unico modo possibile di gestire il limite stesso. La riflessione sul tema del limite è poi proseguita su questioni delicate di bioetica riguardanti il problema del “lasciar morire” e dell’eutanasia grazie all’intervento del prof. Malacrida, riferimento di eccellenza nel campo dell’etica clinica. “Se la tecnologia da mezzo diventa fine – ha detto citando Umberto Galimberti - allora la medicina corre pericoli gravi. Le macchine possono tenere in vita una persona quasi senza limite”. Un delicato confine, quello tra accanimento terapeutico ed eutanasia, che ha portato il relatore a distinguere diverse forme di “dolce morte”. “L’eutanasia attiva – ha spiegato – si ha quando la morte di una persona in fine vita è provocata in maniera diretta, dopo averla addormentata, con un’iniezione di potassio che arresta il cuore. E’ considerata omicidio anche in quei paesi come il Belgio e l’Olanda dove il medico che la pratica però non va in carcere, in Svizzera sì. C’è poi l’eutanasia attiva indiretta, permessa dalla legge e anche dal Vaticano, che consiste nel togliere il dolore a una persona in fine vita attraverso la morfina o sedativi che fanno dormire. Viene spesso usata, d’accordo con i famigliari, per evitare la morte terribile per soffocamento, che è peggiore del dolore. Vi è poi l’eutanasia passiva che consiste nel non iniziare o nel sospendere terapie che fanno male e non bene al paziente terminale”. Coincide con il “lasciar morire” per evitare ogni forma di accanimento terapeutico. manuela giani ❚❚ Confindustria Como Severgnini e la lingua italiana S i svolgerà alle 20.30 di mercoledì 9 marzo, presso la sala delle conferenze di Confindustria Como, l’atteso incontro con Beppe Severgnini dal titolo “Lezione di italiani. Uno sguardo sull’attualità linguistica del Paese alla vigilia del 150° compleanno”, nella quale il noto editorialista del “Corriere della Sera” discuterà dei problemi dell’uso linguistico dell’italiano contemporaneo, e delle strategie tecniche da adottare per scongiurare gli imbarazzanti moduli espressivi che vengono applicati nella stesura di testi quali l’email, la tesi di laurea, l’articolo di giornale o il saggio breve, caratterizzati da un accumulo di terminologie straniere del tutto abusate e abusive, e da orridi strafalcioni che “massacrano” l’italiano riducendolo a una sorta di gergalità primordiale e istintiva, che non ha rispetto non solo per l’ortografia e la sintassi, ma nemmeno per i contenuti che gli autori intenderebbero trasmettere. Un significato comunicato male, come qualsiasi pensiero espresso male, perde infatti tutta o quasi la sua profondità, non essendo la forma un semplice artificio stilistico, ma una componente essenziale della comunicazione. Severgnini parte tuttavia dall’assunto ottimistico che un’immagine d’archivio di beppe severgnini, che sarà a como il prossimo 9 marzo “scrivere bene si può”: tutto sta nell’acquisizione di alcuni piccoli accorgimenti (come usare i segni d’interpunzione, come scegliere un aggettivo, come evitare fastidiose e querule ripetizioni, etc.), e in una maggiore cura dei dettagli e delle operazioni di rilettura, perché il segreto di chi scrive consiste nel tenere sotto controllo quanto si produce. Un incontro da non perdere per gli amanti della lingua italiana. L’ingresso sarà gratuito su prenotazione fino ad esaurimento posti. ComoCronaca Sabato, 5 marzo 2011 25 5 e 6 marzo. La raccolta fondi contro la sclerosi multipla L’ Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) torna nelle piazze italiane e comasche, sabato 5 e domenica 6 marzo, in occasione della festa della donna. “Regala la gardenia dell’Aism. Sostieni la ricerca e aiuta le donne a combattere la sclerosi multipla” lo slogan che accompagnerà l’iniziativa. In oltre cento piazze di Como e Provincia saranno distribuite, dai volontari AISM, oltre 11 mila piante di gardenia in cambio di una donazione di 13 euro. E con la gardenia verrà distribuito lo “Speciale Gardenia” con tutte le informazioni sulla malattia e sull’iniziativa “Gardenia Aism”. Anche quest’anno con la presenza nelle piazze italiane sarà possibile unirsi al movimento per sostenere la ricerca scientifica ed aiutare le donne le più colpite da sclerosi multipla. L’invito è molto semplice e diretto. Insieme alla tradizionale mimosa, sarà possibile per l’8 marzo regalare una pianta di gardenia, il simbolo della solidarietà, con il messaggio dalle donne per le donne, insieme per la vincere la sclerosi multipla. In Italia sono 60 mila le persone colpite da sclerosi multipla di cui la metà, quindi 30 mila, sono donne. I fondi raccolti con la Gardenia dell’Aism contribuiranno a potenziare l’impegno dell’Associazione negli ambiti di ricerca mirata a dare un significativo contributo alla ricerca della causa della malattia e della cura della persona con sclerosi multipla. Fino al 13 marzo sarà inoltre possibile inviare un sms solidale, da cellulare o da fisso, al Una gardenia per l’Aism In Italia sono 60 mila le persone colpite da questa malattia, la metà donne. Sarà possibile contribuire alla ricerca anche in 100 piazze comasche 45509 donando così 2 euro. I fondi ricavati dall’SMS solidale andranno a sostenere gli studi sulla malformazione venosa nella Sclerosi multipla. «Dedichiamo questa manifestazione alle donne, le persone principalmente colpite da sclerosi multipla insieme ai giovani tra i 20 e i 30 anni. La manifestazione è una occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia, sulle conseguenze che ha, in particolare, sulle donne, colpite dalla malattia nel pieno della loro vita, ricca di progetti – Dichiara Bruna Muscionico, Presidente della Sezione Aism di Como. I fondi raccolti con la “Gardenia Aism” ci hanno permesso di finanziare il Progetto PsicheSM, (progetto per il sostegno psicologico delle persone con Sclerosi Multipla e dei loro familiari), le attività di benessere e le varie attività che vengono svolte presso il nostro Centro di supporto all’autonomia. Nella nostra città, le persone con sclerosi multipla sono circa 400. In un anno i volontari dedicano 8.500 ore alle persone colpite dalla malattia per realizzare i servizi sanitari e sociali e le numerose attività di socializzazione. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un sempre maggior numero di donne attraverso attività di sensibilizzazione e informazione per garantire loro la migliore qualità di vita possibile, e di coinvolgere in particolare le persone neo diagnosticate. Anche quest’anno, grazie alla partecipazione attiva fra donne e al contributo di tanti cittadini sensibili e che si recheranno nelle piazze per sostenere la ricerca con la Gardenia dell’Aism, ci auguriamo che la nostra sezione possa continuare nell’attività di sostegno alle persone con sclerosi multipla per un sostanziale miglioramento della loro qualità di vita. La solidarietà fra donne è un fattore decisivo di fronte ad una malattia come la sclerosi multipla. Cogliamo l’occasione per invitare i cittadini a dedicare un po’ del loro tempo libero al volontariato. Le attività da portare avanti sono molte e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti». Salute. Se ne è parlato a Lurate Caccivio Malattie respiratorie il cof di lanzo Da un pneumologo del COF di Lanzo Alcune importanti indicazioni su prevenzione e possibilità di cura M alattie respiratorie, come prevenirle. In un periodo in cui il tema della salute appare più che mai messo in discussione è apparso più che puntuale l’intervento del dott. Mario Bocchia pneumologo del Cof Lanzo Hospital, affiancato dal dott. Gino Tassini, direttore sanitario dello stesso presidio, la scorsa settimana a Lurate Caccivio nell’ambito di una conferenza pubblica sulla prevenzione e riabilitazione delle malattie dell’apparato respiratorio. Patologie che rappresentano una delle più frequenti cause di malattia, invalidità e morte, in Italia ed in Europa, e che, secondo le previsioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono destinate ad aumentare nei prossimi vent’anni. Le stime lasciano presupporre che la la broncopatia cronica ostruttiva, che oggi rappresenta uno dei maggiori problemi sanitari, entro il 2020 diventi la terza causa di morte e la quinta causa di disabilità nel mondo. Per questa patologia si intende un’affezione cronica polmonare caratterizzata da una condizione di persistente infiammazione delle vie respiratorie che comporta una progressiva difficoltà nell’espellere l’aria dai polmoni che “rimane intrappolata” nelle parti più periferiche. L’incompleto svuotamento dei polmoni determina la mancanza di fiato (dispnea) avvertita dal paziente che costituisce il sintomo maggiormente invalidante, favorendo la progressiva riduzione dell’attività motoria ed innescando un circolo vizioso con conseguente grave limitazione nella conduzione della vita quotidiana.La BPCO è oggi considerata la quarta causa di morte in Europa e negli USA (almeno 65.000 morti all’anno). In Europa ne soffre il 5% della popolazione. Sembra colpisca principalmente maschi adulti, ma si è notato negli ultimi anni un aumento considerevole dei casi che riguardano le donne. Il fattore di rischio principale è dato dal fumo di sigaretta (nel 70-80% dei casi). I fumatori attivi in Italia risultano oggi circa 11 milioni, 9 quelli che hanno abbandonato la sigaretta. Circa 1 miliardo di fumatori nel mondo… Le stime dicono che, in media, la sopravvivenza di un fumatore è inferiore di circa sei anni a quella di un non fumatore…La riabilitazione respiratoria è una delle strade possibili per curare persone con differenti malattie dell’apparato respiratorio quali la bronchite cronica ostruttiva, l’asma cronico, le bronchiectasie, le deformità del torace, le malattie neuro-muscolari e non solo. Studi dimostrano la particolare efficacia di questo trattamento riabilitativo anche nei confronti di chi soffre di broncopatia cronica ostruttiva. Il programma di riabilitazione presuppone una attenta valutazione delle condizioni generali del paziente del suo stato psichico, della funzionalità respiratoria, di quella muscolo scheletrica e richiede la considerazione di eventuali malattie associate (obesità, magrezza, diabete, cardiopatia, ecc. ) e del grado di disabilità che le disfunzioni comportano nell’ambito familiare e sociale. Questa valutazione, che vede impegnati pneumologi, fisiatri, nutrizionisti, psicologi, terapisti della riabilitazione e occupazionali, infermieri e assistenti sociali, permette di formulare un piano riabilitativo individuale con l’attivazione dei vari interventi come quello psicologico, nutrizionale, farmacologico e fisiochinesiterapico che risulta regolato in base alla gravità della malattia e alle caratteristiche di ciascun paziente. «La riabilitazione respiratoria - ha spiegato il dott. Bocchia - è risultata in grado di modificare non tanto la capacità respiratoria quanto di migliorare la qualità di vita del paziente ed in particolare di aumentare la tolleranza allo sforzo e la capacità di “gestire” la malattia stessa; l’attività educazionale, favorendo un cambiamento dello stile di vita, l’addestramento all’impiego dei farmaci per via inalatoria o all’uso dell’ossigeno nelle diverse condizioni possono permettere di ridurre le riacutizzazioni nella BPCO e con esse il declino della funzione respiratoria». «La riabilitazione respiratoria – ha continuato il dott. Bocchia - accompagna le persone con BPCO nelle varie fasi della malattia in un percorso che vede impegnate figure professionali e strutture diverse con interventi differenziati nella fase acuta e di diagnosi (Rianimazioni, Unità Operative Pneumologiche, Medicina Interna), in quella subacuta (per esempio con svezzamento da protesi ventilatorie, cannule tracheali ecc.) e di stabilizzazione. La riabilitazione respiratoria si colloca pertanto come un nodo della rete di interventi che vanno dalla fase acuta, a quella di stabilizzazione sino al riaffidamento al medico di medicina generale. L’attività della medicina riabilitativa è in continua evoluzione: la Regione Lombardia ha affidato ad alcuni centri di riabilitazione una sperimentazione di telemedicina rivolta ai pazienti più complessi ed in persone residenti in aree di difficile accesso alle strutture sanitarie. I dati relativi alle condizioni del paziente e al suo grado di ossigenazione del sangue, trasmessi per via telematica dal domicilio del malato, consentono di intervenire rapidamente nel modo più appropriato» Tra i centri d’eccellenza sul fronte della riabilitazione respiratoria si distingue proprio il Cof Lanzo Hospital, clinica ortopedica e fisiatrica all’avanguardia di Lanzo Intelvi. ComoCronaca 26 Sabato, 5 marzo 2011 L’ il restauro dei supporti lignei elvi t n i e l val Accademia delle Belle Arti Aldo Galli di Como, nell’ambito dei seminari di aggiornamento della scuola di restauro, propone, per lunedì 7 marzo, un incontro sul tema: “Il restauro dei supporti lignei dipinti” che avrà luogo dalle 10 alle 16.30 (con pausa dalle 13 alle 14). Ad aprire l’incontro saranno l’ing. Clemente Tajana direttore Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como e la dott.ssa Vanda Franceschetti, coordinatrice della Scuola di Restauro della stessa Accademia. Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como A tenere il seminario sarà Ciro Castelli. Modererà Rossella Bernasconi, docente di Restauro di dipinti su tela e su tavola presso Accademia di Belle Arti Aldo Galli Ciro Castelli è restauratore e docente dal 1972 al 2010 all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, presso il quale ha realizzato risanamenti di supporti di opere importantissime, fra i più recenti, ad esempio, la pala di S. Zeno del Mantegna e la croce di Ognissanti di Giotto. Ha collaborato con diversi Istituti, presentato relazioni a vari convegni nazionali e internazionali, pubblicato numerosi contributi su riviste scientifiche. L’incontro, che durerà tutta la giornata, affronterà i problemi della conservazione e del restauro dei supporti lignei delle opere d’arte partendo dalle tecniche di realizzazione dei supporti nelle Curiosità e storie di paese Scherzi di carnevale e “lezioni” da ricordare... “A carnevaa sa vent i mascar” è uno dei detti più gettonati dei quali il nostro lessico dialettale è farcito. È un divertimento interpretare queste piccole perle di saggezza, perché dietro una breve frase si nasconde, spesso, un ragionamento approfondito e istruttivo. Ciò si presta a farci riflettere su come l’ambiente circostante e il calendario siano importanti nel dare valore alle cose. I coriandoli, ad esempio, le stelle filanti, le maschere non sarebbero che pezzi di carta riciclata, di nessun valore per la maggior parte dell’anno, ma a Carnevale riscoprono tutta la loro importanza... Ed ecco che ci viene in mente un altro detto quanto mai singolare: tutt vengn a tai, anca i uncc da pelà i aii (tutto viene buono, anche le unghie per pelare l’aglio) niente va sprecato. Ne sapeva qualcosa zia Chiara che conservava un grosso sacco di piume, apparentemente inutilizzabili, ma che presto le sarebbero tornate assai utili… Ma andiamo con ordine. Zio Pedro e la zia Chiara erano, tanto tempo fa, due coniugi né vecchi, né giovani, che si volevano un bene dell’anima, anche se, purtroppo, non avevano avuto figli. Capitava spesso, però, che la loro casa fosse sempre piena di gruppi di giovani e ragazze che ne avevano fatto il loro ritrovo serale. Nella comoda e calda cucina di zio Pedro e zia Chiara si lavorava a ricamo, si faceva traforo, si cantava in coro e soprattutto… si chiacchierava. A dire il vero erano le donne che chiacchieravano, mentre gli uomini si interessavano di cose più importanti come lo stato delle strade del paese e di questioni “comunali” dato che zio Pedro era vice sindaco, apparteneva al gruppo dei “regiuu” e aveva dunque voce in capitolo nel consiglio comunale e in parrocchia. A poco a poco zia Chiara, quasi senza accorgersi, forse per la soddisfazione di sapersi informata da diverse fonti sui fatti pubblici e privati delle altre famiglie, era diventata una grande chiacchierona, quasi una pettegola, anche se lo faceva senza cattiveria. Di questo se ne erano accorti un po’ tutti e così girava per il paese il detto: “Fegal minga savè ala zia Chiara se no l’è cum’è met fora al cartell” quando qualcosa era meglio che non si sapesse. Di questa fama, in via confidenziale, era stato informato lo stesso zio Pedro che pensò di organizzare per la sua cara moglie un “tegn a ment”, una sorta di lezione di vita che, senza offenderla, le permettesse di capire come tenere la bocca chiusa. Così una bella mattina mentre la nostra amica, come il solito, Carnevale In festa a Vertemate con Minoprio A varie epoche storiche, passando per i processi del degrado, arrivando alla spiegazione delle nuove tecniche e soluzioni di risanamento (con la possibilità di vedere modelli in scala); seguirà la presentazione di alcuni importanti recenti interventi. Per partecipare è necessario registrarsi inviando una mail a: [email protected] o chiamando allo 031.301430 direttamente in Segreteria Didattica. Vertemate con Minoprio l’oratorio parrocchiale si è fatto promotore del Carnevale, invitando tutti alla festa programmata per il prossimo 6 marzo. Attraverso un invito, ampiamente diffuso ha coinvolto tutte le associazioni, i genitori e i ragazzi delle scuole Materne, delle scuole Elementari e Medie del Comune. Da 0 a 100 anni sono tutti invitati per festeggiare il Carnevale, con un richiamo evidente ai 150 anni dell’unità d’Italia. “United Colours of Italy dal 1861” recita l’invito, una festa di colori che vuole essere di gioia per l’intera comunità, dove tutti sono chiamati a collaborare con canti, carri, danze, scenette, giochi, chiacchiere e tante idee. Il popolo delle Maschere, i Carri allestiti e quanti vorranno essere presenti sono invitati a presentarsi alle ore 14 di domenica 6 marzo presso l’oratorio di Minoprio dove avrà inizio la sfilata che, attraverserà tutto il paese, per concludersi all’oratorio di Vertemate dove verrà organizzato il gran finale con spettacolo e merenda per tutte le maschere. andava ad aprire la porta del pollaio, sul cancello vi trovò attaccato un sacco colmo di piume. Riconobbe subito che erano quelle dei suoi bei capponi, che stava allevando con tanta cura per poi donarli alla chiesa in occasione dei canestri perché venissero messi all’asta per beneficenza. E la capinera era malinconicamente vuota… Si precipitò, furente in cucina, dove lo zio Pedro stava pacificamente leggendo il giornale e, quasi strozzandosi dalla rabbia, gli mise davanti il sacco delle piume inveendo contro quei “senza - dio... quei furfanti ignoti” che si erano permessi di rubare i suoi galli e che, non contenti, le avevano attaccato un biglietto con scritto: A “furia da spumà i oltri, ta see restada spumada”. Il commento del marito fu tanto tranquillo che lasciò di sasso la zia: “In fondo, in fondo non hanno tutti i torti, così quando ti vien voglia di parlare dei fatti degli altri, pensando ai tuoi capponi, ti sarà più facile tenere la bocca chiusa!” La zia Chiara restò di sasso! Mogia, mogia portò il sacco nella legnaia pensando di buttarlo via alla prima occasione. Senza però accantonare l’idea di scoprire chi le avesse rubato i suoi bei galli. Era tempo di carnevale, tempo di festini comunitari. Contrariamente al solito lo zio Pedro non aveva detto alla moglie che giù alla trattoria della Tenda Rossa si sarebbe tenuto il pranzo dei Regiuu, evento molto atteso e commentato negli anni precedenti. Le antenne del dubbio di zia Chiara incominciarono a fremere, così venne a sapere che il famoso pranzo era a base di polli nostrani. La sera fatidica, uscito zio Pedro, tutto spazzolato, con toscano, cappello e baffi impomatati della festa, zia Chiara cercò conferma ai suoi dubbi: si intrufolò in cucina dalla porta di servizio e dovette costatare che quelle belle padelle di arrosto erano piene della carne saporita dei suoi galli. Gli uomini in sala da pranzo intanto stavano chiacchierando e bevendo l’aperitivo gustandosi in anticipo la golosa cena. Ma la zia Chiara non era d’accordo. Svelta riguadagnò la legnaia, prese il sacco delle piume e poi, rientrando in cucina, ne riempì la stufa a legna, le padelle e tutto quello che trovava fino a vuotarne interamente il sacco . A poco a poco l’odore nauseante invase la trattoria e quando i protagonisti si accorsero che qualcosa non andava e aprirono la porta quasi soffocarono dal fumo. Fu un vero caos… Quanti poterono accorsero con secchi d’acqua, con scope e stracci, ma la bella cena andò irrimediabilmente perduta. Solo sulla porta del retro trovarono un biglietto laconico: “Anca i pum i vaa brusaa” Voi avete voluto punire la mia lingua, io l’ho fatto con il vostro stomaco. A Carnevale… ogni scherzo vale, anche quelli resi! Quella sera, rientrando, lo zio Pedro stese all’aria corrente i vestiti che puzzavano di piume bruciate, la zia Chiara lo sentì, ma tacque… il tegn a ment aveva fatto effetto! rina carminati franchi Como si veste in maschera U n concorso per gruppi mascherati per le scuole e gli oratori, una parata di bande itineranti, l’esibizione di una banda mascherata, le maschere del Carnevale di Schignano, animazione e musica in piazza Cavour, il circo per i bambini in piazza Volta e ancora in Pinacoteca un laboratorio per bambini e un invito in maschera sempre in Pinacoteca. Sono queste alcune delle iniziative, organizzate dall’assessorato al Turismo del Comune di Como e dall’assessorato Martedì 8 marzo a partire dalle alla Cultura per il prossimo ore 15 e fino alle ore 17 circa Carnevale. Appuntamento per spettacolo circense destinato domenica 6 marzo con la mini-sfilata ai più piccoli, ad ingresso in centro città dei gruppi mascherati gratuito, in piazza Volta. composta da bambini accompagnati Per quanto riguarda, invece, da insegnanti, educatori e genitori. il Carnevale in Pinacoteca Domenica, a partire dalle ore 14 sabato 5 marzo dalle ore 16 e fino alle ore 18 circa, le vie del alle ore 17 laboratorio creativo centro storico saranno animate per bambini dai 4 agli 8 anni da una parata di bande itineranti, “Ritratti in maschera”. La con al seguito gruppi in costume e partecipazione è gratuita ma majorettes e dall’esibizione itinerante con prenotazione obbligatoria. della guggen (banda mascherata). Prendendo spunto dai personaggi della famiglia de Allio, esposti in occasione della mostra dedicata ai Maestri Intelvesi, i bambini creeranno con carta, forbici, pennarelli, matite colorate la propria originale maschera. Dalle ore 17 alle ore 20 apertura straordinaria con invito in maschera e ingresso gratuito per coloro che si presentano in costume e esibizione dei Clerici Vagantes Comensi. Buon carnevale a tutti! Sport Sabato, 5 marzo 2011 27 CALCIO automobilismo corsa Continua il momento magico del Como. Pari con la capolista A Como la “Coppa delle Alpi” La second Mezza Maratona del lago di Como Continua il momento magico del Como che, dopo due vittorie consecutive, ha conquistato un ottimo punto sul campo della capolista Gubbio pareggiando 1-1. Con l’ex numero 1 in panchina, Alex Brunner, complice la squalifica dei tecnici Brevi e Garavaglia, gli azzurri, anzi, hanno rischiato di vincere. Gli azzurri si erano portati in vantaggio grazie ad un gol di Maah, quando le due squadre erano già in campo in 10 (per il Como espulso Franco per un gomitata). Nel secondo tempo si fa male Ardito in avvio e lascia posto a Riva. L’arrembaggio dei padroni di casa porta i frutti sperati al 65° quando Bertolucci trova l’angolo giusto dopo un calcio d’angolo. Finale emozionante con un nuovo espulso per il Como che porta comunque a casa un bel parggio. Prossima partita al Sinigaglia con il Lumezzane. In questi giorni la nostra città è teatro della “Coppa delle Alpi”, rassegna di autovetture storiche la sui storia è nata esattamente 90 anni fa, ovvero nel 1921. 121 veicoli d’annata si stanno sfidando in prove di regolarità lungo un percorso di ben 570 chilometri. Il 15 maggio si svolgerà in città la 2° Mezza Maratona Lago di Como. L’evento è promosso dall’Aries Como Atlethic Team con partenza e arrivo presso i giardini a lago. Il via sarà dato alle ore 9.30 e i concorrenti sfileranno sulla passeggiata a lago, in direzione della sponda sinistra del lago, fino a Carate Urio; qui è fissato il giro di boa e il ritorno sul medesimo percorso, per completare la canonica distanza gara di 21,097 Km. ta inchies Fare sport a Como/1 Lo stadio di Casate, 41 anni ma attende ancora... L o scorso fine settimana lo stadio del ghiaccio di Casata ha ospitato le prove del Campionato italiano di pattinaggio di figura (cat. Novice e Juvenile) organizzato dalla Società G.G.R. Dopo tanti anni, infatti, la pratica del pattinaggio artistico ha soppiantato quella dell’hockey su ghiaccio a Como in fatto di qualità ed appassionati ed i risultati che gli atleti lariani stanno ottenendo, è frutto di questa passione che non è mai venuta meno dal 1969, ovvero da quando lo stadio del ghiaccio è entrato in funzione. Dalla sua inaugurazione oltre quarant’anni fa, avvenuta addirittura con un incontro amichevole di hockey su ghiaccio che vide impegnate Italia e Francia, Casate non ha cambiato di molto il suo aspetto e questo è, purtroppo, lampante. A prescindere da un certo appannamento che, pattinaggio artistico a parte, ha colpito tutte le altre discipline che vi si praticano, lo stadio del ghiaccio presenta attualmente non pochi punti interrogativi. Venne costruito per iniziativa dell’allora Azienda Autonoma di Soggiorno insieme al resto del Centro Sportivo di Casate come pista di pattinaggio scoperta che d’autunno e inverno permetteva di praticare gli sport del ghiaccio mentre in primavera e d’estate il tennis. Infatti, chiuse le seperpentine e ben asciugata la pista, venivano posati dei tappeti in materiale platico che davano vita a due/tre campi. Nel 1977 questo non fu più possibile perchè avvenne il primo stravolgimento. L’Azienda Autonoma decise che era arrivato il momento di eseguire la copertura per rendere la struttura più funzionale oltre a consentirne un utilizzo maggiore nel corso dell’anno. La copertura (imperniata su una trave di legno lamellare di 47 metri) al momento Sport e natura Parco del Lura, verso nuovo tratto ciclabile Continua l’impegno del Consorzio Parco del Lura nella creazione di una rete di piste ciclabili lungo la valle del torrente. Ultimo in ordine di tempo è il progetto, già approvato e in attesa delle ultime autorizzazioni, che prevede la realizzazione di un nuovo tratto di pista ciclopedonale della lunghezza di circa 200 metri (per una larghezza di 2,5 metri) posta tra i comuni di Bregnano e Lomazzo. In corrispondenza del Lura, la pista prevede la realizzazione di un attraversamento del torrente mediante una passerella ciclo-pedonale di circa 15 metri. della conclusione dei lavori, giusto in tempo per la stagione agonistica 1979/80 era allora la più lunga d’Italia. Insieme alla copertura l’Azienda aveva lanciato l’idea di “chiudere” lo stadio con barriere laterali. La cosa rimase “lettera morta” ed, anzi, insieme all’idea di dare una destinazione definitiva al bar e ad altri servizi (come il locale per il noleggio pattini per il pubblico) cadde nel dimenticatoio quando nel 1982 lo Stato italiano decise di abolire le Aziende Autonome di Soggiorno. Una decisione accolta con favore nel resto d’Italia ma che a Como presentava un problema di non poco conto: quella lariana era l’unica Azienda Autonoma proprietaria di un impianto, peraltro particolare. La discussione sull’effettiva competenza della struttura, affidata al Comune di Como, si trascinò per qualche anno nel quale, stadio del ghiaccio a parte, la gestione venne confermata all’Ice Club Como che curava le attività di pattinaggio ed hockey, le altre strutture che avevano fatto di Casate un fiore all’occhiello nel panorama sportivo della Lombardia Pallacanestro il piano pista, con le serpentine e i compressori, sostituendo l’ammoniaca, utilizzata fino a quel momento per fare il ghiaccio ed il cui uso era stato vietato per evidenti ragioni ambientali dall’UE, con un nuovo impianto che utilizza acqua gliconata e freon. Questi lavori coincidono con l’affidamento della gestione di Casate, da parte del Comune di Como, a CSU. Situazione che dura tuttora. Nel 2006 la stessa partecipata ha presentato uno studio di fattibilità per sistemare il tetto (sul quale non si è mai intervenuti in modo particolare dal 1979) ed altre problematiche tra cui la questione della copertura laterale, il cui progetto esecutivo risale al mese di ottobre 2009. Purtroppo tra i progetti e gli effettivi cantieri la distanza, in termini temporali, in Italia è assai dilatata nel tempo. Da oltre un anno, infatti, l’ufficio legale del Comune di Como sta cercando una soluzione che permetta di realizzare la parete fonicoassorbente sul lato dello stadio che da su via Orazio. Il nodo da risolvere è rappresentato da un’abitazione che, secondo la normativa attualmente in vigore, è talmente vicina Data di costruzione: 1969. Frequentatissimo dai giovani, all’impianto che non ha una pista regolamentare di 30 metri per 60, soggetta ci sono le distanze a costante manutenzione per conservare in sicurezza e in previste dalla legge massima qualità la superficie. Presenta attrezzature per per consentire tali pattinaggio artistico e ritmico, hockey. Aperto da settembre lavori (in proposito ad aprile. Servizi: spogliatoi, docce, infermeria, noleggio bisogna considerare pattini, bar, illuminazione, diffusione musica sulla pista. che quando, negli ultimi anni ’80, vennero costruite andarono “in malora”. Lo stadio rimase, tali abitazioni queste praticamente, identico a quello che si trovavano ad una distanza dalla pista viene utilizzato oggi. L’idea di una sua consentita dall’allora Piano Regolatore rimodernizzazione si fece avanti nella vigente nel Comune di Como). La primavera del 1989 quando l’HC Como copertura laterale non rappresenta conquistò la seconda promozione in soltanto un importante investimento per serie A, ma la rinuncia di partecipare tutelare le abitazioni vicine dai rumori al massimo campionato per problemi provocati dalla pista ma anche un lavoro finanziari, ovviamente, accantonò questi necessario per cercare di rilanciare discorsi. Bisogna aspettare il 1998 per complessivamente un impianto che, alla vedere qualche novità, imposta però sua inaugurazione, perfino in Alto Adige dall’Unione Europea. Quell’anno a venne giudicato come all’avanguardia. Casate venne completamente rifatto pagina a cura di luigi clerici Lo stadio in cifre Short Track Andrea Santoro parteciperà ai mondiali Tre ori mondiali per la Bormio Ghiaccio! Primo impegno istituzionale per Andrea Santoro, convocato da poche settimane nella nazionale italiana di pallacanestro che prenderà parte ai mondiali Special Olympics in programma a luglio ad Atene. L’atleta della Briantea84 ha preso parte, insieme a una delegazione del Team Lombardia Special Olympics, a un incontro con il sindaco di Corfù che si è svolto giovedì 17 alla Bit, la Borsa internazionale del turismo in scena a Milano. La delegazione italiana sarà presente sull’isola di Corfù insieme agli atleti Special Olympics provenienti da Germania, Austria e Serbia, per un totale di oltre 740 sportivi e accompagnatori. Un altro podio, sul ghiaccio di casa per tre giovani atlete della Bormio Ghiaccio, che hanno conquistato la medaglia d’oro nella disciplina dello Short Track nel corso dei campionati mondiali svoltisi a Courmayeur dal 25 al 27 febbraio scorsi. Si tratta di Arianna Valcepina, 17anni; Martina Valcepina ed Elena Viviani, 19 anni. Martina è stata accolta da una folla festante, con al collo le medaglie della vittoria individuale e della staffetta, accanto a lei Elena e Arianna felici per quell’oro nella staffetta che le ha consacrate la più forte squadra giovanile al mondo. Grande successo per una nazionale campione del mondo che per i 3/4 risulta essere costituita da componenti provenienti dalla stessa società e che schiera due sorelle; ancora una volta, seguendo la scia di successi tracciati da altre nazionali femminili tutte valtellinesi. Nello Short Track c’è il segno della Bormio Ghiaccio capace, anno dopo anno, con il prezioso lavoro fatto dentro ai vivai, di “regalare” campionesse alla squadra azzurra. Calcio Commissione vigilanza al Sinigaglia Qualche giorno fa lo stadio comunale “G. Sinigaglia” è stato oggetto di un sopralluogo da parte della Commissione provinciale di vigilanza, per verificare eventuali problemi dell’impianto. La commissione, che riunisce tecnici del Comune, Vigili del fuoco e Questura, ha ispezionato i locali a disposizione del Calcio Como, uscite di emergenza, camminamenti, impianto di illuminazione e analizzato la situazione generale della sicurezza. Interessata anche la piscina Sinigaglia. L’intervento della commissione (di routine), non avrebbe evidenziato grosse problematiche, né l’esigenza di interventi urgenti. 28 Sabato, 5 marzo 2011 Valli Varesine L’istruzione in provincia di Varese I dati di iscrizioni alle Superiori È Ricalcando i risultati terminata la prima fase delle dell’intera Lombardia, procedure di iscrizione alla anche i giovani del Scuola Secondaria di secondo grado e ai Centri di Formazione varesotto preferiscono di Professionale. I dati segnalati gran lunga i licei con il dall’Anagrafe Regionale degli 42% degli iscritti, anche se studenti permettono di trarre le prime conclusioni per quanto lo scientifico è in lieve calo. riguarda la provincia di Varese, in attesa dei dati definitivi. «Le scuole a indirizzo dati varesini ricalcano quelli regionali (dati Regione tecnologico hanno registrato un incremento delle Lombardia: 42% licei; 29% istituti tecnici; 11% istituti iscrizioni – hanno dichiarato Alessandro Bonfanti, professionali 17% corsi triennali IFP) che evidenzia in assessore Formazione professionale e Istruzione e termini percentuali i numeri di iscritti: 3.751 ai licei; Claudio Merletti, dirigente Ufficio Scolastico - Un 2.756 ai istituti tecnici; 1.042 ai corsi professionali segnale più che positivo, poiché conferma la sintonia quinquennali; 1.529 ai corsi regionali triennali di tra la necessità di formazione e la richiesta del territorio. Istruzione e Formazione Professionale (di cui 340 Un risultato ottenuto grazie al lavoro in sinergia tra iscritti ai corsi tenuti dalle scuole superiori e 1.189 ai Provincia di Varese e Ufficio scolastico territoriale in fase corsi tenuti dai centri di formazione professionale). di orientamento. L’obiettivo infatti era far comprendere agli studenti chiamati alla scelta l’importanza di È interessante osservare che, se si valutano i dati per frequentare un percorso didattico finalizzato a tipologie principali, cioè liceale, tecnica e professionale, sviluppare competenze spendibili nel mercato del lavoro quest’ultima, raggruppando i 1.042 iscritti ai corsi e, in particolare, in ambito industriale». Le operazioni quinquennali e i 1.529 iscritti ai corsi triennali, di iscrizione hanno interessato più di novemila ragazzi, raggiunge quota 2.571 e la consistente percentuale del precisamente 9.078, che hanno scelto per la massima 28,32%. Entrando nel merito delle singole tipologie, è parte la scuola statale (8.539 iscritti, pari al 94,06%), pur indispensabile paragonare i dati odierni ai dati registrati con una significativa presenza nella scuola paritaria (539 un anno fa al momento di chiusura delle iscrizioni, iscritti, pari al 5,94%). Quanto alle scelte per tipologia, i senza tenere conto dei successivi assestamenti. Rispetto allo scorso anno la scelta per la tipologia liceale appare stabile (dal 40,6% al 40,68%). Oltre ai rapporti numerici tra i vari percorsi liceali, che vedono in testa il liceo scientifico (oltre 1.000 iscritti) con l’opzione scienze applicate (altri 524 iscritti), seguito da linguistico e artistico (circa 500 iscritti ciascuno), liceo scienze umane (434 iscritti, oltre a 152 iscritti all’opzione economico sociale), classico (353), musicale e coreutico (oltre venti iscritti per ognuna di queste due sezioni), è tuttavia importante valutare l’andamento rispetto allo scorso anno. Si segnala in particolare il successo del liceo delle scienze umane e della correlata opzione economico sociale, nonché il gradimento del liceo linguistico, e del liceo artistico. Marcato il calo del liceo scientifico, nonostante il chiaro successo dell’opzione scienze applicate, che sempre di più tende a pareggiare se non a sopravanzare l’offerta tradizionale. L’istruzione tecnica cala di un punto (dal 31,5% al 30,62%), con una perdita più lieve per servizi informativi aziendali e marketing. Sondrio Cronaca Notizie flash ■ Comune di Sondrio Stanziamenti per il fondo affitti in aiuto alle famiglie P oco meno di 125mila euro a favore di 151 famiglie, di cui 109 beneficiari ordinari e 42 in gravi difficoltà. Sono i numeri presentati dal Comune di Sondrio – dall’assessore alle Politiche sociali e giovanili Carlo Ruina e dal dirigente del settore servizi alla persona Luca Verri – per gli interventi a sostegno della locazione negli alloggi privati e negli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Si tratta di iniziative decise per far fronte alle difficoltà delle famiglie, penalizzate anche dai tagli previsti da Regione Lombardia – che a sua volta deve confrontarsi con una minore quantità di entrate provenienti dal Governo Sabato, 26 febbraio 2011 29 ■ Sondrio Celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri centrale. Il fondo affitti prevede una compartecipazione Comuni-Regione. I tagli previsti dal Pirellone, per le 19 categorie di aventi diritto, vanno dal 56% previsto per i nuclei in maggiore difficoltà al 75% per quelli in difficoltà meno marcata. «Il Comune sta facendo il possibile per integrare i tagli - afferma l’assessore Ruina - ma se i contributi continueranno a diminuire alcune famiglie si troveranno in serie difficoltà». «La situazione degli affitti è complessivamente piuttosto grave continua Luca Verri - ci sono moltissime famiglie che vorrebbero entrare nelle case popolari e tante altre che rientrano nel canone agevolato». Il comune di Sondrio ha deciso di aumentare la propria partecipazione alle spese fino al 46,4% (anziché il 20) per le famiglie più bisognose e fino al 23,2% (anziché il 10) per le famiglie in minore difficoltà. Per quanto riguarda, infine, il sostegno agli inquilini degli alloggi di edilizia residenziale pubblica Palazzo Pretorio erogherà 55mila euro al posto dei 40mila previsti per i soggetti in particolare difficoltà. Di questo fondo beneficerà una quarantina di famiglie. Il prossimo 9 marzo, presso la Collegiata di Sondrio, per la ricorrenza liturgica del Mercoledì delle Ceneri, sono previste le seguenti celebrazioni: - alle ore 7.15 e alle ore 9.00: Santa Messa e imposizione delle ceneri; - alle ore 18.00: Santa Messa e imposizione delle ceneri; - alle ore 13.15: Liturgia della Parola e imposizione delle ceneri Quest’ultima proposta è rivolta in modo particolare a chi lavora e, al mattino o alla sera, non avrà tempo per recarsi a Messa in uno dei giorni più importanti del calendario liturgico. In tutta la provincia Confindustria Sondrio. I risultati del terziario avanzato. Una ricerca evidenzia dei segnali in positivo N ei giorni scorsi, presso la sede di Confindustria Sondrio, Sergio Schena, presidente della sezione terziario avanzato, e Furio Ferrini, vice presidente, hanno esposto i risultati dell’indagine congiunturale sull’andamento delle imprese del terziario avanzato della provincia promossa dalla locale sede degli industriali. Dodici domande a ventitre imprese (la metà circa della consistenza complessiva del gruppo merceologico), che chiedevano di tracciare un bilancio dell’attività 2010 e fare una valutazione delle prospettive 2011. A lasciare sorpresi sono stati i risultati positivi di un gruppo di aziende nato solo cinque anni fa: «Considerando la limitatezza del campione, valutiamo i dati con cautela - afferma Sergio Schena -. In ogni caso è emerso un dato incoraggiante che conferma la maturazione del settore e che viaggia in controtendenza rispetto ai risultati che emergono dalle indagini che Confindustria Lombardia effettua in altre realtà». «Le aziende del terziario avanzato valtellinesi stanno trovando, nella nostra provincia, una ragione di successo e di crescita - continua Furio Ferrini -, trend apprezzato anche in ambito regionale». Il 74% delle imprese ha incrementato il fatturato nel corso del 2010 e il 61% si aspetta un’ulteriore crescita per il 2011, mentre solo il 4% dichiara una contrazione nelle vendite. Altrettanto positive le indicazioni raccolte sui margini operativi: la metà delle aziende ha accresciuto i profitti nel 2010 e il 35% prevede un ulteriore miglioramento nell’anno in corso. Qualche preoccupazione è emersa invece sotto il profilo della qualità dei crediti commerciali: un azienda su quattro ha riscontrato nel 2010 insoluti in crescita rispetto all’anno precedente. Questa criticità non pare frenare il desiderio degli imprenditori di investire in innovazione. Il 74% degli intervistati ha dichiarato di avere in corso progetti innovativi in diversi settori: dall’ecommerce alla comunicazione online, dal network marketing alla formazione, dalla sostenibilità al facility management, dalle risorse umane all’ottimizzazione dei processi. L’indagine si chiude con un accenno alle figure professionali più ricercate: in testa gli agenti/commerciali e i creativi/web designer. SIMONA VIGANò per WWW.VAOL.IT ■ In Alta Valtellina in corso i lavori per lo svaso di Cancano Le attività sono in fase di svolgimento S i stanno svolgendo in questi giorni le attività preparatorie allo svaso totale della diga di Cancano che permetterà il ripristino dell’efficienza dello scarico di esaurimento. Le operazioni condivise con gli Enti locali e l’Unione Pesca Sportiva di Sondrio, ed autorizzati dalle Regione Lombardia, impegnano tutto il mese di marzo ed i primi giorni di aprile. Questa attività, oltre a verificare l’apertura dello scarico di esaurimento, farà effettuare alcune opere di manutenzione sugli organi di presa. Lo svuotamento totale della diga avverrà gradualmente e sicuramente il limo glaciale presente sul fondo si riverserà nell’alveo naturale del fiume Adda. Su richiesta della Provincia di Sondrio e UPS e con la collaborazione delle imprese presenti in Val Pola, il limo che arriverà da Cancano, sarà fatto decantare in questo grande bacino naturale che come dalle risultanze dell’anno in scorso ha dato degli ottimi risultati nella riqualificazione ambientale del nuovo corso dell’Adda che nella zona si sta realizzando. Le attività saranno costantemente monitorate sia nelle concentrazioni di solidi in sospensione che nella tipologia degli stessi attraverso numerose stazioni di controllo predisposte lungo il fiume ma anche con rilevazioni sul campo da tecnici specializzati. Come sempre questa attività sarà costantemente valutata da esperti rappresentanti di Regione, Arpa, Amministrazione Provinciale, Ups e dalla Società Graia (azienda di gestione ambientale) che è consulente dell’amministrazione provinciale per il progetto Interreg. Dalla forte esperienza maturata in questi anni e soprattutto quella effettuata l’anno scorso si sono avuti importanti risultati proprio nel progetto Interreg Italia-Svizzera denominato Ecoidro che, dai risultati emersi, può essere considerato una tra le più importanti esperienze sulla gestione dei corpi idrici in alta montagna. A2A e Ups, forti anche del protocollo d’intesa firmato lo scorso anno, hanno condiviso appieno queste iniziative. Giovedì 10 marzo la Giornata del Rene Per il sesto anno consecutivo la Società Italiana Nefrologia ha indetto la giornata dedicata ai reni. Un evento che nasce con l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura della prevenzione delle patologie renali. Un appuntamento importante al quale anche quest’anno l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna non intende mancare. Giovedì 10 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore 17.00, i cittadini interessati potranno recarsi, gratuitamente e senza bisogno di prenotazione, presso gli ambulatori di Nefrologia e Dialisi di Sondrio, Chiavenna e Bormio. Presso queste strutture sarà presente lo specialista nefrologo che effettuerà una valutazione comprensiva di esame delle urine e misurazione della pressione arteriosa, per scoprire in tempo eventuali patologie renali. L’invito dell’Azienda è quello di non mancare a questo appuntamento: un esame preventivo è un importante atto di responsabilità nei confronti di se stessi e della propria salute. Per informazioni chiamare telefonicamente i seguenti numeri: 0342-521409 (presidio di Sondrio); 0342-909117 (presidio di Bormio); 0343-67363 (presidio di Chiavenna). ■ Sondrio Per i giovani è nata la “Banca del Tempo” È nata a Sondrio la “Banca del Tempo”. Destinata a giovani dai 13 ai 25 anni, è promossa dall’associazione Gea. La “Banca del Tempo” è un particolare istituto di credito attraverso il quale le persone si scambiano reciprocamente attività, servizi, saperi. Gli scambi avvengono gratuitamente. Il numero di ore depositato e le attività sono totalmente a discrezione del correntista. Per informazioni e contatti: telefono 349-5056926; e-mail: [email protected]; blog: tioffrounpezzodelmiomondo.blogspot.com. ■ Sondrio Incontro presso l’oratorio salesiano di San Rocco Proseguono gli incontri promossi da Acli Sondrio ed associazione Ex allievi salesiani sui temi dell’impegno sociale della Chiesa. Il prossimo appuntamento è per lunedì 14 marzo ore 20.30 con il gesuita padre Bartolomeo Sorge su “Il mondo di oggi: una sfida al cristianesimo? Alla luce dell’enciclica Caritas in Veritate”. Valchiavenna 30 Sabato, 5 marzo 2011 Tanti progetti per celebrare don Luigi Guanella Il prossimo 23 ottobre, a Roma, la cerimonia di canonizzazione del beato valchiavennasco: molte le iniziative per ricordare la sua figura L a comunità cristiana della Valchiavenna è particolarmente legata alla figura di don Guanella. In diversi paesi sono presenti statue e altri monumenti dedicati al sacerdote nato a Fraciscio il 19 dicembre 1842 e morto a Como il 24 ottobre 1915, dichiarato beato nel 1964 da papa Paolo VI. Meno di due anni fa, a Campodolcino è stata inaugurata una statua dedicata al religioso di Fraciscio, che si è affiancata alle altre già presenti sul territorio e in particolare nel comune di Campodolcino. L’opera - posizionata a pochi metri dalla statale 36 dello Spluga, davanti alla chiesa parrocchiale - è alta più di quattro metri, è collocata in una posizione strategica ed è visibile da chi raggiunge il paese. È diventata un simbolo per il comune, anche perché si trova in cima alla salita che porta verso la chiesa. Alcuni anni fa dalla parrocchia di Campodolcino era arrivata anche la proposta di chiamare il paese “Campodolcino don Guanella”. Un segnale chiarissimo del legame che unisce la comunità a questa figura. E sicuramente non si tratta dell’unica manifestazione di devozione. «Tutta la comunità e in particolare i fedeli di Fraciscio attendevano da molto tempo la notizia della canonizzazione - ha spiegato il primo cittadino -. Tutto il paese è devoto a don Guanella, quella di lunedì è stata una giornata speciale». In questo periodo la Valchiavenna si prepara al momento più atteso anche con la valorizzazione dei luoghi e del patrimonio artistico legato a don Guanella, con un impegno che vede in prima fila anche gli enti locali. Proprio nei giorni scorsi la Comunità montana, in collaborazione con la Provincia Sacro Cuore della Congregazione dei Servi della Carità Opera Don Guanella di Como, ha sottoscritto la convenzione al progetto “Sui passi di don Luigi Guanella... Il senso di un cammino”. Il pellegrinaggio dei fedeli in Valchiavenna sarà supportato da servizi in grado di fare conoscere e di promuovere i luoghi sacri in cui don Guanella ha vissuto e che raccontano la sua storia. «Don Guanella è un esempio in ambito ecclesiastico, ma anche sul piano civile e sociale. Il nostro comune è cresciuto con questa figura davvero importante». L’amministrazione ha deciso di stanziare risorse anche per sistemare la zona della casa natale di Fraciscio, per rendere l’area ancora più accogliente. Verrà realizzato anche un percorso da Fraciscio a Gualdera, un cammino per la meditazione che unirà le due località montane dove don Luigi ha trascorso molto tempo, in particolare durante la gioventù. Naturalmente si promuoveranno anche momenti di festa insieme alle parrocchie per il giorno della canonizzazione. STEFANO BARBUSCA ◆ Festa a Fraciscio Un dono per l’intera comunità A Fraciscio lo ha annunciato il suono delle campane a festa. Lunedì 21 febbraio, all’ora di pranzo da Roma è arrivata la comunicazione della data della canonizzazione del beato don Luigi Guanella, in programma per il 23 ottobre. Un momento atteso dalla popolazione della Valle Spluga, e in particolare a Fraciscio, paese natale del religioso. Appena ha ricevuto la comunicazione ufficiale, il parroco di Fraciscio, don Eugenio Bulanti, ha mantenuto le promesse e ha suonato le campane a festa. Proprio come aveva fatto l’anno scorso dopo avere ricevuto la notizia del miracolo. Diverse persone nel giro di pochi minuti ● Importanti, nel 2010, l’incontro di Roma e la mostra su 100 anni di sci I hanno raggiunto il sagrato della chiesa dalle contrade della frazione di Campodolcino per condividere un momento storico con i compaesani e il sacerdote. Poi in serata c’è stata la messa di ringraziamento, alla quale ha preso parte la comunità. «Una funzione di ringraziamento al Signore per averci dato questo grande dono di santità per tutta la Chiesa universale e soprattutto per quella di Fraciscio», ha sottolineato il sacerdote originario della Valtellina. I parrocchiani prenderanno parte alle iniziative promosse dalla diocesi insieme alla Congregazione. Tutto lascia pensare che la partecipazione sarà decisamente elevata. «Ora Fraciscio ha un santo, a noi tocca il compito di seguire ancora di più l’esempio di santità di don Guanella - ha spiegato don Bulanti -. È una figura presente in ogni momento della vita della nostra comunità. Ha vissuto sulle nostre montagne, i luoghi dove è passato prima di entrare in seminario e quando tornava in valle negli anni da sacerdote, sono i nostri posti. Ha condiviso la vita di difficoltà, povertà e isolamento della nostra gente e ha respirato la nostra stessa aria. Lui ha saputo puntare al meglio nella sua vita al servizio di Dio e dei poveri: noi possiamo e dobbiamo seguire il suo esempio». ● Per l’anno in corso c’è attesa per la mostra sull’Unità d’Italia ● Da non perdere anche il viaggio a Liegi e l’incontro a Marcinelle Nell’assemblea del C4 i programmi per il 2011 soci del C4 (Circolo culturale collezionistico chiavennasco) si sono ritrovati domenica 27 febbraio per il consueto appuntamento annuale. L’assemblea si è svolta presso il Palazzo Pretorio di Chiavenna, durante la quale, alla presenza di un pubblico attento anche se non troppo numeroso, il presidente ha dato relazione dell’attività svolta nell’anno 2010. Momento importante per il circolo, nello scorso anno, è stata la visita nella capitale: una “tre giorni” con la “Famiglia valtellinese a Roma”. In quell’occasione sono state presentate delle mostre su Chiavenna: cartoline d’epoca, oggettistica varia della Valle; il tutto si è concluso con una cena a base di specialità e prodotti chiavennaschi, con la partecipazione di circa 170 persone. Non è mancata nel 2010 la presenza del C4 alla Sagra dei crotti: una decina di soci ha esposto, il proprio materiale collezionistico o artigianale, ottenendo grande consenso da parte del pubblico. Grande risonanza e successo ha avuto la mostra dei 100 anni della Confindustria in provincia di Sondrio, che ha portato a parlare anche di un museo permanente sul tema. Interessante e piacevole la mostra dei presepi da tutto il mondo tenutosi presso l’ex convento dei cappuccini. Non sono mancate e si ripeteranno anche nel prossimo anno le mostre tematiche sotto i portici del municipio di Chiavenna che attirano la curiosità dei passanti, locali e non. Per il 2011 il Circolo prevede, con grande determinazione, alcuni momenti importanti legati al momento attuale. Nel mese di marzo (13) la mostra c on cartoline d’epoca, pecore, capre e costumi di un tempo, in occasione della mostra ovo-caprina mandamentale. Momento importante, l’ultima domenica di marzo, sarà la mostra per i 150 dell’Unità d’Italia, presso l’ex convento dei cappuccini: sarà esposto anche materiale inedito sulla storia d’Italia e della bandiera, dal 1848 ad oggi, grazie al grosso impegno dello storico Guido Scaramellini, dell’archivista Giordano Sterlocchi, dei responsabili della Società operaia e dei soci del circolo. Successivamente verranno ricordati i 10 anni della Via Spluga. In aprile il C4 sarà accanto agli “Amici della Val Codera”, a sostegno dei 10 anni di attività dell’associazione per dare risalto a quanto è stato fatto per salvare l’integrità della Valle. Dal 3 al 5 giugno sarà la volta della gita a Liegi per conoscere gli emigrati chiavennaschi. Importante sarà la visita ai luoghi in cui i nostri concittadini hanno fatto la loro esperienza di vita e di lavoro (miniera di Marcinelle). Per la prossima sagra è prevista la mostra-esposizione sulla fauna della Valchiavenna, in collaborazione con il comitato caccia e gli artisti locali. Tutte le iniziative saranno completate da altre attività estemporanee, come è nello stile del C4, ritenendo sostanziale il richiamo della memoria per il nostro futuro. Sondrio Cronaca chiavenna caspoggio Sabato, 5 marzo 2011 31 forcola In biblioteca ultimo incontro di «Letture in prima serata» Comunità in festa con don Bartolomeo Cusini Proiezione del film “Blue Ghosts” (“Fantasmi Blu”) sulla realtà afghana Mercoledì 9 marzo alle ore 20.30 presso la Biblioteca di Chiavenna, per “LettureInPrimaSerata”, sarà presentata “Donna di Porto Pim e altre storie di mare” di Antonio Tabucchi, con la voce narrante di Ferruccio Filippazzi e l’accompagnamento musicale di Oliviero Biella. I bambini e gli insegnanti della Scuola dell’Infanzia intitolata a don Gatti hanno festeggiato don Bartolomeo Cusini per i suoi 25 anni da parroco a Caspoggio. In giugno la comunità farà festa anche i per i 50 anni di Messa di don Bartolomeo. Giovedì 3 marzo, alle ore 20.45, presso “La Brace” di Forcola, verrà proiettato il film-documentario “Blue Ghosts” scritto e diretto dal regista Franco Fracassi. Il film-documentario racconta la situazione delle donne in Afghanistan e sarà presentato per la prima volta in Italia in questa occasione. Il centro culturale e la scuola di cinema di Kabul hanno collaborato alla realizzazione del film. Segue dibattito con il regista. Ingresso libero. valmalenco Il missionario di Primolo ha condiviso una serata fraterna con la comunità di origine parlando della sua esperienza in Perù e della dignità dell’uomo Comunità in festa per don Fabio Sem S abato 26 febbraio si è celebrata a Chiesa in Valmalenco la festa per don Fabio Sem, il missionario malenco che opera da tanti anni nel nord del Perù. Nativo di Primolo, don Fabio è a casa per qualche giorno di riposo. La festa è stata organizzata dalle due comunità parrocchiali, dall’Amministrazione Comunale con l’attiva collaborazione di tutti i Gruppi e le Associazioni del paese. Si è iniziato alle 17.00 con l’incontro con gli adolescenti, che gli hanno sottoposto le loro domande. Il tutto ripreso da una telecamera perché don Fabio ne possa rendere partecipi anche gli adolescenti del Perù. Poi alle 18.00 la Santa Messa presieduta da don Fabio e concelebrata dal parroco don Alfonso e da don Dino Cantoni, salesiano di Sondrio, animata dal Coro CAI Valmalenco e col servizio del gruppo di chierichetti al gran completo. A don Fabio sono stati offerti 4 doni: i pensierini dei bambini di prima elementare; una copia personale del bel volume “Santuario della Madonna delle Grazie di Primolo”; e una stele dello scultore malenco Silvio Gaggi rappresentante la Madonna di Primolo. destinata ad una cappella in Perù. Inoltre gli sono state consegnate 100 immaginette della Madonna di Primolo destinate ai fidanzati della sua parrocchia. Alla preghiera dei fedeli, gli adolescenti lo hanno ricordato nelle loro intenzioni, non dimenticando la situazione attuale in Nord Africa. I tantissimi fedeli presenti in chiesa hanno poi avuto la possibilità di sentire, nell’omelia di don Fabio, una calorosa affermazione di devozione, fede ed entusiasmo: il suo messaggio di base, aiutato dal vangelo del giorno (“non potete servire Dio e la ricchezza”) è stato che la semplicità avvicina a Dio e che l’uomo riesce a essere sempre se stesso se rimane a contatto con la natura. Don Fabio ha mostrato poi la sua preoccupazione perché la genuinità della gente non venga inquinata, ma le sue parole non sono state assolutamente teoriche o pessimiste. Nella pratica quotidiana ha parlato di quanto opera per la formazione dei suoi ragazzi per lo sviluppo del lavoro e per favorire una solidarietà reciproca nel villaggio, impregnata di carità cristiana, che coinvolge tutti i parrocchiani, anche i bambini. Ed è attraverso questa carità che si arriva a conoscere Dio. Pessimista mai, perché animato da un fiducioso e invidiabile abbandono alla Provvidenza Divina. Successivamente al Palazzetto dello Sport alle 19.30 si è svolta la cena preparata per 375 persone. Con bellissime diapositive don Fabio ha poi ripreso il discorso della sua omelia in chiesa, cioè della ricerca della semplicità e sobrietà come veri valori per la realizzazione ed autenticazione di ogni persona. Particolarmente suggestive le foto a confronto tra la vita quotidiana in Valmalenco 80 anni fa e quella attuale nella sua parrocchia in Perù: stessi atteggiamenti, stessi sorrisi dei bambini, stessi lavori faticosi, ma anche stessa dignità. Dovessimo presentare immagini dei nostri giorni, dice don Fabio, forse ci accorgeremmo di aver perso un po’ di quei valori, forse dimenticati da noi e ancora vivi da loro: per questo la sua attività ed organizzazione è per favorire le possibilità di formazione e di lavoro sul posto. Tutti i presenti sono rimasti impressionati da come i paesani peruviani, sotto la guida di don Fabio, hanno realizzato un piccolo ma efficiente acquedotto di 40 km, di come si sono costruiti le loro scuole, di come assistono sul posto i loro poveri e i bambini senza famiglia. La presentazione del missionario malenco è stata piacevolmente ravvivata da ben due cori di Chiesa: il Coro CAI Valmalenco ed il Coro femminile “Armonie in voce”. Erano presenti anche alcuni giovani dell’Operazione Mato Grosso della Valtellina che hanno descritto le loro esperienze ma soprattutto le loro emozioni vissute con don Fabio in Perù, alla scoperta di alcuni valori fondamentali per la loro vita: la fatica, il lavoro gratuito, la collaborazione con gli altri, l’attenzione ai problemi dei più poveri, il rispetto della natura. Alla fine della festa sono stati consegnati a don Fabio, dal sindaco di Chiesa Miriam Longhini, alcuni libri sulla Valmalenco ed il ricavato della manifestazione, pari a cinque mila euro. La serata si è conclusa con un festoso e fraterno abbraccio a don Fabio, prete coi piedi ben piantati per terra e al tempo stesso col cuore rivolto verso il Cielo. CARLO BERSANTI Castel Gandolfo. Una significativa delegazione ha raggiunto Roma per un incontro unico Un po’ di Valtellina nel giardino dei Pontefici S otto un cielo limpidissimo una delegazione di valtellinesi attende l’invito ad entrare nella Villa Pontificia di Castel Gandolfo. Guida la delegazione la signora Laura Lenatti, onorata ed emozionatissima, con il marito calmo e riflessivo Emilio Cabello. Il clima è di grande cordialità. Alle ore 10.00 precise si apre il grande portone della Villa e giunge l’invito ad entrare nell’ampio cortile dove si radunano i pellegrini per la recita dell’Angelus durante il soggiorno estivo del Papa. Ieratico e cordiale ci accoglie Saverio Petrillo, direttore delle Ville Pontificie che subito ci ricorda il divieto assoluto di scattare foto. Alzando lo sguardo, osserviamo il balconcino da cui il Papa imparte la benedizione. La nostra meta però è un’altra. Curiosi, vogliamo vedere dove è stata collocata la grande statua in serpentino della Valmalenco, raffigurante Maria incoronata realizzata dalla Ditta Serpentino e Graniti di Chiuro e rifinita dallo scultore Roberto Bricalli. La statua è stata donata a Benedetto XVI dalla famiglia Cabello il 29 settembre dello scorso anno, giorno anniversario della apparizione della Madonna a Tirano. In quell’occasione la statua era stata provvisoriamente collocata nella piazzetta oltre l’arco delle campane della basilica di San Pietro. Finalmente veniamo introdotti nel giardino privato del Papa; attraversiamo in silenzio i viali osservando le siepi ben curate e i nodosi pini marittimi del giardino sottostante; si sente solo il rumore della ghiaia smossa dai nostri piedi. A fianco di un vialetto e quasi a ridosso delle possenti mura, ecco la statua di Maria. È l’unica di tutto il giardino e siccome il Papa, quando passeggia, recita il Santo Rosario di certo si fermerà a pregare davanti ad essa. Insieme abbiamo condiviso un breve momento di preghiera, che si è concluso con il canto dell’Ave Maria di Lourdes. Durante la visita della Villa il direttore si è dimostrato disponibile a parlare dei diversi Papi da lui incontrati, iniziando da Pio XII che durante l’ultima guerra ha accolto qui famiglie di ebrei e rifugiati politici, mettendo a disposizione anche la sua camera da letto per le donne incinte. Si calcola che in Villa sono nati una cinquantina di bambini. Ma si sa che il chiasso non fa bene e che il bene non fa chiasso, per cui sarà dovere di chi ha ascoltato questa testimonianza, e anche di chi legge queste righe, difendere la memoria di un Papa colto, prudente e santo. Dopo Castel Gandolfo la delegazione valtellinese ha proseguito il suo soggiorno a Roma con la visita della città e delle sue basiliche. C’è stato anche l’incontro con la Famiglia Valtellinese residente a Roma. Lunedì 14 febbraio, presso la Prefettura della Casa Pontificia, accolti da padre Leonardo Sapienza, con i coniugi Lenatti - Cabello, abbiamo partecipato all’udienza con il vescovo reggente monsignor Paolo De Nicolò al quale è stata consegnata una lastra di serpentino raffigurante il santuario della Madonna di Tirano e il celebre trenino rosso. d. A. R. 32 Sabato, 5 marzo 2011 Sondrio Cultura Pubblicazioni. Come sempre molto interessanti gli articoli e gli studi contenuti nel «Notiziario» specializzato, che propone approfondimenti utili alla ricerca nelle valli. Ricerca archeologica locale I l Notiziario n. 8 - 2010 dell’Istituto Archeologico Valtellinese, pubblicato grazie anche ai contributi del Comune di Grosotto, propone una serie di articoli di grande interesse per la ricerca nelle nostre valli e in quelle confinanti. Il primo, a firma di Ausilio Priuli, membro dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e ideatore del Museo didattico d’Arte e Vita preistorica di Capodiponte, ripropone i temi dell’incontro della scorsa estate a Grosotto, di cui si è riferito su queste pagine. Qui interessa evidenziare l’intuizione che ha guidato Priuli a indagare proprio là dove in alta Valle Camonica le evidenze erano poche o nulle, tanto da essere creduta “di scarso interesse archeologico, o addirittura... nemmeno considerata, in quanto non abitata in antico ed eventualmente ritenuta solo via di transito per raggiungere soprattutto le vallate trentine”. Oggi, dopo la scoperta del Priuli “di resti di villaggi e di abitati di diverse dimensioni, di insediamenti di uso stagionale e di piccoli nuclei insediativi sparsi di uso esclusivamente pastorale che permettono di riscrivere, almeno in parte, la storia dell’antropizzazione dell’alta Valle Camonica”, tutto è più facile e villaggi e insediamenti di quell’età si sono rivelati allo sguardo del ricercatore, aiutato dalle foto satellitari nella vicina Valfurva, come già fortemente ipotizzato dallo stesso Priuli. Nell’articolo seguente, infatti, Giuseppe Cola scrive di aver trovato nei pressi delle località Canareglia e Plazzanecco (Madonna dei Monti) tracce di antichi insediamenti. A Plazzanecco c’è “un vero e proprio piccolo villaggio, preesistente all’attuale abitato poco più a sud. Si distinguono nettamente otto unità abitative situate tra 1740 e 1754 metri... Il piano di calpestio è circondato da ciò che rimane dei muri contatto con la roccia o la pietra consacrata è sufficiente a rendere feconda la donna sterile”. Ben più di un cenno meriterebbe il contributo di Angelo Martinotti, “Paesaggi umani” dell’età del Rame nella preistoria valtellinese, dove alla luce di recenti acquisizioni interpreta “il sistema terrazzato del versante retico” nel comune di Teglio come santuario megalitico di età eneolitica, “in posizione dominante e scenografica..., in modo da comporre una visibile rete connettiva di centri sacri che innervava capillarmente lo spazio di pertinenza tribale caratterizzandolo idealmente come unitario...”, al fine di “evocare la protezione... di antenati mitici in veste di geni tutelari...”. Contestualmente, le “rappresentazioni topografiche” e i siti cerimoniali a Teglio e le incisioni planimetriche a Grosio-Grosotto “suggeriscono un insediamento “disperso”, organizzato per piccoli Analisi puntuali e specializzate per approfondire la conoscenza di realtà note a tutti. perimetrali, che corrono su tre lati, mentre il lato a valle non presenta resti di muri”. Anche a Canareglia e, più a oriente, verso Mantelle si vedono altri resti di strutture abitative e “Ciò che maggiormente colpisce è la stretta relazione tra i resti dei fondi di abitazioni rinvenuti e i sentieri,... funzionali per il collegamento tra le diverse unità abitative e tra queste con i luoghi della monticazione”. Da segnalare anche l’articolo in cui Francesco Pace raccoglie la documentazione epistolare e Fondazioni Per la cultura e la didattica Pro Valtellina e Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, con il bando congiunto dal titolo “Forme e strumenti per la cultura e la didattica”, lanciato nel 2010, hanno ripartito i 100 mila euro a disposizione fra 15 progetti meritevoli. I temi del bando, la cultura e la didattica in tutte le loro forme, sono stati sviluppati dai 33 richiedenti, in prevalenza scuole e associazioni, attraverso progetti innovativi, coinvolgendo la comunità locale. Iniziative di largo respiro, con ampie ricadute sul territorio, diverse per settori d’intervento e finalità: dalla musica al turismo culturale, dai laboratori per ragazzi agli spettacoli di danza, dalla multimedialità alla fruizione culturale, l’ambiente e le attività di informazione e divulgazione. Per i due organismi filantropici valtellinesi, che negli ultimi tre anni hanno finanziato tre bandi congiunti, per un totale di 260 mila euro, la soddisfazione è duplice: la numerosità delle richieste e la qualità dei progetti presentati sono la conferma che gli ambiti individuati, specifici e focalizzati sui giovani, esprimono bisogni emergenti del territorio che necessitano di attenzione e di sostegno. bibliografica relativa alla spada di Fumarogo in Valdisotto, arma che per “l’ornato particolare del disco e del tallone del pomo” potrebbe essere stata prodotta a sud delle Alpi. Nella primavera del 1915, nel fare lo scasso di un terreno per ampliare l’orto, il contadino Enrico Guana, “povero ma intelligente”, la trovò “sotto a due piotti (pietre piatte)”. La corrispondenza tra il Guana e il direttore del Museo Preistorico Etnografico in Roma, Luigi Pigorini, museo presso cui la spada tuttora si trova esposta nella vetrina 13, attesta l’avvenuto acquisto e passaggio. “Il fatto che l’arma sia intatta - conclude Pace -... rende plausibile - anche se non sufficientemente documentata - l’ipotesi di una deposizione intenzionale in acqua... quale offerta alle divinità durante l’età del Bronzo e del Ferro”. Interessante, infine, che il senatore Luigi Credaro, che era appena stato Ministro della Pubblica Istruzione, oltre ad aver recato a Roma la spada, in una breve missiva del 28 agosto alluda a un museo valtellinese da aprirsi dopo la guerra, “dove forse potrebbe collocarsi la spada”. Purtroppo, finora l’auspicio è rimasto lettera morta, sepolto nei meandri della burocrazia. Più oltre, Leopoldo Pozzi documenta la presenza in Valtellina di “lunghe tracce di scivoli su pendii rocciosi levigati dall’azione glaciale”, i così detti “scivoli della fertilità”: secondo credenze ancestrali (Eliade), “un semplice Le riflessioni sulla storia e la cultura degli antenati dicono molto sul mondo di oggi. nuclei...”. Questi spazi, resi fertili con enorme fatica, si dovevano tutelare in ogni modo: da qui, “l’esigenza culturale di affermare il diritto di possesso... attraverso la demarcazione di punti dominanti del territorio con segni simbolici (rupi incise) o monumentali (centri megalitici)...”. Né va trascurato, infine, l’articolo di Eugenio Fossati, che offre nuovi contributi a “La scansione cronologica delle figure antropomorfe nell’arte rupestre della Valtellina”. ANGELO REPI Incontri di Unitre Sondrio e Tirano L a seconda settimana di marzo di Unitre Sondrio si apre lunedì 7 con la lezione di Massimiliano David, archeologo all’Università di Bologna sul tema “Costantino imperatore cristiano o pagano? La voce dell’archeologia”; martedì 8, al Cinema Excelsior gli iscritti possono assistere a prezzo ridotto al film in programma la domenica precedente; mercoledì 9, Marco Bissi, vicepresidente della società “Energia Ambiente SpA”, parlerà delle “Energie rinnovabili nei contesti docente di Italiano e latino energetici globale e locale”; venerdì nei licei, terranno una tavola 11, Ettore Napoli, docente emerito di rotonda aperta al pubblico storia della musica al Conservatorio sul tema “Lo spione chinese: di Milano, presenterà “Il Flauto l’esotismo narrativo francese magico di Mozart: tra simbolismo del Settecento in un romanzo musicale e simbolismo etico”; lunedì epistolare del valtellinese 14, Leandro Schena, coordinatore don Ignazio Bardea”. Tutti gli scientifico del Centro linguistico incontri si tengono presso la dell’Università Bocconi di Milano, sede di Unitre a partire dalle monsignor Saverio Xeres, teologo ore 15.30. e docente di Storia della Chiesa Nello stesso periodo l’Unitre alla Facoltà teologica dell’Italia di Tirano propone i seguenti settentrionale, e Cristina Pedrana, incontri: martedì 8 alle ore 15.00, Franca Sergi, docente di francese presso l’Istituto Pinchetti di Tirano, parlerà de “Il senso di fraternità e l’importanza delle relazioni umane in “Vol de Nuit” di Antoine De Saint Exupéry”; venerdì 11 alle ore 15.00, il socio di Unitre, Pietro Pitino, propone un viaggio virtuale ne “La Sicilia della Magna Grecia, Villa del Casale di Piazza Armerina, il parco dell’Etna, Modica”. (Pi.Me.) Alta Valtellina tirano. Presentato il Piano Generale del Territorio. Tante idee per una città a «misura di persona» P resentato la scorsa settimana, il nuovo Piano Generale del Territorio del Comune di Tirano ora attende il recepimento in consiglio comunale entro la metà di aprile. Molte le novità sul tavolo per il progetto che ha visto, per la parte tecnica delle sua realizzazione, il coinvolgimento di professionisti come Mauro De Giovanni, Dario Benetti, Virgilio Scalco e Paolo Clementi. Nella sua presentazione, Martino Della vedova, assessore all’Urbanistica, ha subito detto che, data la portata, «non è possibile spiegare i contenuti in poche battute, sicuramente lo faremo nei prossimi mesi con i consiglieri». Visibile intanto la soddisfazione di assessore e sindaco (Pietro Del Simone) convinti che, con l’approntamento dei lavori, si porterà Tirano verso la tanto desiderata – continua Della Vedova – il progetto connotazione di città turistica. Lavori si svilupperà su due assi principali: in che per il momento non riguarderanno direzione Bormio–Sondrio e Tiranola piazza delle basilica, per la cui confine. Sono previsti accessi diretti al risistemazione si dovrà attendere la centro storico», nell’ottica di una chiara realizzazione della tangenziale. Una rivalutazione turistica. «Si è lavorato città a misura d’uomo e di turista quindi, per valorizzare l’identità alpina – è il traguardo per il quale alla base, come commento di Dario Benetti – dopo precisa Della Vedova, «c’è il grande qualche decennio Tirano trova il suo lavoro svolto nei cinque anni precedenti sviluppo compatibile con l’area alpina che hanno permesso di stendere preservando l’identità culturale». un Piano corretto dal punto di vista Per chi temeva un cambiamento non procedurale, volto alla valorizzazione rispettoso dell’ambiente, Della vedova del territorio». Al centro dell’attenzione ha rassicurato: «tutti gli interventi ci saranno le zone attorno al centro saranno all’insegna della valorizzazione storico per le quali si è già iniziato a sostenibile delle varie zone». In merito costruire dei parcheggi e altri se ne alla tangenziale «è un problema a livello faranno, in vista della realizzazione di provinciale inderogabile» ma bisogna un’importante area pedonale. Previste aspettare risposte dal ministro Matteoli, anche le piste ciclabili; «a tal riguardo Ravoledo in festa con don Pietro per dirgli «grazie» Dopo diversi incarichi pastorali in tutta la diocesi, monsignor Pini oggi è a riposo presso la sua comunità di nascita. D omenica 6 marzo la comunità parrocchiale di Ravoledo di Grosio celebra la festa di san Gregorio come da tradizione, in quanto il calendario ne fissava la ricorrenza il 12 marzo (ora è spostata al 3 settembre), e veniva celebrata a conclusione delle Quarantore nella prima quindicina di marzo. In questa occasione la comunità vuole stringersi attorno a don Pietro Pini, per esprimere un grazie corale a lui che, pur avendo concluso il suo ministero da parroco, è rimasto in parrocchia. Un amico, per l’occasione, ci scrive così. In un paese di questo mondo c’era un giovane sacerdote, aitante e ambizioso, che -a dire della gente- “studiava da Vescovo”… Probabilmente era molto devoto a san Paolo, che in una delle sue lettere scriveva: «chi desidera l’episcopato, desidera una buona cosa». L’aneddoto non si riferisce certo a lui, don Pietro Pini, che non è diventato vescovo, ma per ben due volte si è meritato il titolo di monsignore. Lui da alcuni anni è tornato alla sua Ravoledo, che lo ha visto nascere e crescere da fanciullo e giovinetto in seno a una famiglia numerosa; la famiglia è emigrata nel Comasco (come tanti valtellinesi) e lui è diventato prete nel lontano 1953 con altri otto confratelli. I suoi primi anni di ministero si sono svolti nella città di Como, a San Salvatore, come vicario e poi nelle Valli Varesine come parroco nella piccola e ridente parrocchia di Bedero Valcuvia. Il filo rosso che, a volte per caso e a volte per scelta, ha motivato le scelte pastorali di don Pietro, è stata la sua passione nel restauro delle cose belle in quelle parrocchie dove l’ubbidienza l’ha chiamato. La nomina ad Arciprete della Cattedrale è avvenuta in un momento importante: era urgente la sistemazione del Duomo, Fra le priorità il potenziamento della capacità turistica e le infrastrutture stradali dal viceministro Castelli e dal dirigente Anas Ciucci. In questa direzione si stanno muovendo l’assessore regionale Cattaneo e il presidente della provincia Sertori. Fugati i dubbi anche su Trivigno per la quale «nel Documento di Piano avevamo già ridotto la potenzialità edificatoria a 15mila mq – meno di un decimo rispetto a prima – per due aree ben delimitate. Ora nessuna costruzione sarà permessa sopra i 1600 metri». Convinto del buon lavoro si è detto Del Simone: «Per Trivigno la possibilità di realizzazione del Coaster non è scartata ma va approfondita. Tale progetto può essere una grande opportunità per Tirano, ma servono rassicurazioni». ROBERT WALTER NAZZARI che era stato colpito da un fulmine. Don Pini aveva appena terminato lavori di restauro nella parrocchia di Cermenate (Co). Monsignor Eliseo Ruffini, vedendo l’opera svolta, aveva esclamato: “Così si sistemano le chiese!” Nella parrocchiale di Cermenate si erano cancellate le ridondanze barocche sostituite da opere del pittore Conconi: intervento criticato e contestato dal responsabile locale… Ma la passione di don Pietro per i restauri non si esauriva nelle cose materiali, perché il bello deve essere a servizio del bene. Ecco quindi le opere volute in parrocchia: la casa-famiglia per i bambini in difficoltà (realizzata nella ex casa religiosa di San Vincenzo) e la casa-anziani soprannominata “La Figlioccia”. Nel 1992 inizia l’esperienza in Duomo. Come Arciprete don Pietro mette mano ai problemi di questo magnifico monumento, rovistandolo in tutti gli angoli, anche i più remoti e nascosti: dal tetto, all’illuminazione, alle opere d’arte. La Cattedrale, così restaurata, accolse degnamente anche il Papa nella sua visita a Como… Dopo quell’esperienza ricca e varia, don Pietro, arrivato alla soglia del pensionamento, chiese al vescovo Alessandro di tornare alla sua Ravoledo, dove ha potuto svolgere ancora il ministero di parroco. Non è venuta meno la passione di restauratore: il recupero delle cappelline votive sparse nel paese, la sistemazione della vecchia parrocchiale di San Gregorio - al suo interno non ancora al completo - e l’esterno con il nartece e il sagrato. Al centro del paese, anche per il suo sostegno, il Comune ha realizzato il nuovo parcheggio della “Rascia”. Ma il fiore all’occhiello rimarrà sempre l’opera di padre Marko Ivan Rupnik: il grande mosaico del Cristo Pantocrator che abbellisce e riempie tutta l’abside della chiesa parrocchiale (nuova) dedicata a Cristo Re. E l’opera non finisce qui, perché il progetto è di completare con il mosaico nella controfacciata che dovrebbe illustrare il Giudizio Universale, sempre di Rupnik, come è nella tradizione artistica delle grandi basiliche dei primi secoli della Chiesa. Don Pietro ora, aiutato dai sacerdoti di Grosio, sta vivendo al meglio la sua vita liturgica e pastorale nella comunità, Non è più parroco, ma è sempre vivace… Gli manca molto la sorella Maddalena, che veglia e sovrintende dall’alto, come faceva una volta… Rivede, da solo o con gli amici, alcuni episodi della sua vita alla moviola e con serenità vive e accoglie volentieri amici e parrocchiani, sempre attento a dispensare il meglio di sé. Sabato, 5 marzo 2011 33 ■ Grosio Incontri per i genitori alla Scuola dell’Infanzia “Ogni bambino è come un albero” (Unicef) e chiunque si senta responsabile nei confronti dei piccoli vorrebbe essere un abile agricoltore. Purtroppo statistiche, cronaca, esperienza quotidiana non sempre ci presentano il mondo dell’infanzia come un giardino fiorente e rigoglioso. Ecco perché è sempre utile ricevere suggerimenti per strappare erbacce, potare e raddrizzare rami, far germogliare delicati boccioli: un significativo aiuto alla comunità grosina proprio in questa direzione è stato dato dalla psicopedagogista Mariangela Cederna e dalla direttrice di Scuola dell’Infanzia suor Maria Nogara, relatrici di un breve ciclo di conferenze organizzate dalle nostre parrocchie nei mesi di gennaio e febbraio. Durante gli incontri sono emerse, tra le altre, alcune indicazioni e riflessioni che forse farà piacere leggere a chi non ha avuto la possibilità di ascoltarle personalmente. wRiti, ritmi, regole: ecco tre parole chiave per dare ai nostri bimbi serenità e sicurezza e per cercare di aiutarli a sviluppare gradualmente una coscienza morale propria, vale a dire la capacità di distinguere autonomamente ciò che è bene da ciò che è male. Il cammino della crescita, però, si sa, è costellato da ostacoli e sarebbe un errore non permettere ai piccoli di sbagliare, per imparare a tollerare sconfitte e frustrazioni. Chi non vive mai l’esperienza dell’errore e sente sempre pesare su di sé aspettative elevate rischia di provare senso di inadeguatezza e stati d’ansia. Un bambino ha bisogno di punti di riferimento e di una famiglia che investa energie per costruire con lui un profondo rapporto, improntato al rispetto di tempi, emozioni, caratteristiche ed esigenze individuali. Gli adulti devono essere guide capaci di ascoltare e di insegnare ai bambini a comunicare, a riconoscere ciò che abita il loro animo e il loro cuore. Fondamentale è l’educazione affettiva di ogni persona: l’affettività va intesa non solo come un insieme di manifestazioni d’affetto (le cosiddette “coccole”), ma come la sfera più profonda della personalità umana. Educare, in questo ambito, significa innanzitutto aiutare a individuare e ad esprimere i sentimenti, ricordando che il dire che cosa si prova ha anche valore terapeutico nel caso di stati d’animo negativi, angosce, paure. Naturalmente, come accade ad ogni maestro, anche per un genitore e per tutti coloro che cercano di trasmettere dei messaggi e dei valori a un bambino, una forza educativa insuperabile è posseduta dalla testimonianza, vale a dire dalla vita vissuta nel quotidiano: da qui deriva la necessità di essere educatori coerenti. Un esame di coscienza, però, spesso ci fa arrossire se pensiamo alla nostra coerenza, soprattutto quando consideriamo la sfera più alta, nobile e complessa dell’esistenza, quella spirituale. Nonostante le difficoltà che un’educazione religiosa comporta, è bene che una famiglia non deleghi questo arduo, ma straordinario compito. Le nostre case, per non correre il rischio di diventare atee, devono lasciar spazio e tempo alla preghiera, al confronto sui problemi esistenziali, senza dimenticare i più piccoli. È una sfida che porterà a trovare parole e modi nuovi adatti per comunicare con i bimbi, che in famiglia impareranno ad amare, a perdonare, a sperare… e non avranno così solo corpi eleganti, ma anche un’anima viva e luminosa. CLARA BOZZINI ■ Bormio Al Pentagono l’assemblea dei donatori di sangue Nei giorni scorsi al Pentagono di Bormio, si è svolto il tradizionale incontro degli avisini dell’Alta Valtellina durante il quale sono stati consegnati i riconoscimenti per i donatori più assidui. Non è del tutto sopito il dispiacere arrivato, nell’anno del 50°, per la chiusura del punto donazioni di Bormio. Nonostante questo nel 2010 sono state effettuate 1577 donazioni. Spettacoli 34 Sabato, 5 marzo 2011 ✎ il telecomando | Amarcord Nick mano fredda Domenica 6. F.d.Spirito. C5, 8,50. Il bullismo giovanile, intervista a don Rigoldi. Racconti di vita, Rai3, 12,55, Oltre la sclerosi multipla. Fire & Ice, It1,14,15. Film tv fantastico. Papa Giovanni, Tv2000, 15,00. 2° parte. Tiberio Mitri-il campione e la Miss, Rai1,21,30. Miniserie che rievoca la grande storia d’amore tra il pugile Mitri e Fulvia Franco Miss Italia. Domani l’ultima parte. Presa diretta, Rai3, 21,30. Parentopoli, le assunzioni senza concorso. I fantastici 4 e silver surfer, It1, 21,25. Tratto dai cartoons un film d’azione avvincente. Nella valle di Elah, Rai4, 21,10. Toccante dramma, il regista denuncia senza retorica la crisi di valori dell’odierna società americana. Da vedere. Speciale Tg1, Rai1, 23,40. Lunedì 7. 150 anni: la Tv, Rai Storia 21,00. Doc. L’infedele, La7, 21,10. Attualità. The Queen, Rai3, 21,05. Film al vetriolo sulla di S. Rosenberg, anno 1967 E’ la storia di un condannato ai lavori forzati, un ribelle che mai è riuscito ad adattarsi alla società e vive di piccoli furti sino a quando non si aprono per lui le porte di una prigione, tristemente famosa per la sua durezza. Nick riuscirà per ben due volte ad evadere, ma verrà puntualmente riacciuffato. Tenterà un terza volta la fuga dalla dura prigionia e questo sarà davvero l’ultimo tentativo. Mentre un cupo sparo risuona nell’aria tutt’intorno, un ironico e struggente Nick urlerà la leggendaria frase “Il grosso guaio qui, è la mancanza di comunicatività!” Tratto da un romanzo di Donn Pearce, è interpretato da un Paul Newman in grandissima forma, solare, astuto, jeans e canottiera che sembrano parte del paesaggio come il grande cielo e la natura rigogliosa: a lui personalmente avrei consegnato una mezza dozzina di Premi Oscar per la superba prova artistica, premio che invece andò, altrettanto meritatamente, a George Kennedy, anche lui grandioso in questo stesso lavoro. Un inno alla libertà, e un omaggio alla ribellione, proprio in quegli anni tanto particolari e intensi per la gioventù nel mondo. Lunedì 7 marzo; h.16:35; RETE 4 DANIELA GIUNCO di Tiziano Raffaini famiglia reale ai tempi della morte di Diana. H. Mirren da Oscar. Correva l’anno, Rai3, 23,00. A. De Gasperi. Padre della Patria. Doc. Martedì 8. Robin e Marian, La7, 13,55. Un Robin maturo ( Sean Connery) e una deliziosa Marian ( A. Hepburn), una storia romantica. Il sangue e la rosa, C5, 21,10. Miniserie con G.Garko. Domani 2° parte. Se mi lasci ti cancello, Rai5, 21,00. Titolo orrendo per una commedia intelligente con J.Carey. Effetto cinema, Tv2000, 21,450. Rubrica di cinema. Mercoledì 9. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Attualità. Il labirinto del fauno, Rai4, 21,10. Film drammatico fantastico per adulti. Coinvolgente. La iene show, It1, 21,10. Sempre pungenti. Contact, R4, 23,30. Film di fantascienza con domande importanti. con J. Foster. Giovedì 10. American history X, Iris,21,00. Film drammatico duro e scioccante sull’America razzista. Per adulti. Ottimo. Giuseppe Verdi- il trio Lescano, Rai Storia 21,00. Documentario. Il curioso caso di Benjemin Button, C5,21,10. Storia originale, coinvolgente e ben recitata. Merita. Venerdì 11. Zelig, C5, 21,10. Varietà con Bisio. Il grande talk, Tv2000, 21,40. Talk che analizza la tv. Michael Palin new Europe, Rai5, 22,05. Documentario BBC. Alla scoperta di Charlie, Rai movie 23,05. Commedia originale che affronta con toni leggeri temi complessi come la famiglia e l’emarginazione. Ottimo M. Douglas. Sabato 12. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Tv Talk, Rai3, 14,50. Padre Pio tra cielo e terra, Tv2000, 21,00. Fiction. Ulisse, Rai3, 21,30. L’india delle meraviglie. Jimmy Grimble, It1, 16,35. Bel film per ragazzi sulla fatica di crescere. Tg2 dossier, Rai2, 23,35. Attualità. La TV dai cento canali Televisione: è l’ora di scegliere P roviamo a tradurre con parole nostre la bella e ricca lezione di don Tiziano Raffaini, martedì 22 febbraio, su “La TV dai cento canali. Come orientarsi”, concentrandoci su cinque punti: E’un bene la moltiplicazione dei canali? Ci sono degli svantaggi o dei rischi? Che cosa bisogna fare? E noi cattolici? Prossimamente presenteremo in dettaglio alcune delle indicazioni suggerite dal relatore 1) I cento Canali? Ma sono soltanto 100 i canali televisivi italiani, che oggi chiunque può vedere? No, sono più di cento, ma se anche fossero soltanto dieci, i problemi sarebbero praticamente gli stessi. Cominciamo a capire come è stata possibile questa esplosione. “E’ la rivoluzione digitale – ci ha spiegato don Tiziano – che ha spianato la strada, aprendo ad una molteplicità ampia e complessa. Il sistema binario, basato su due soli elementi (il pieno e il vuoto, l’uno e lo zero), con infinite possibilità di connessioni e interconnessioni, applicato prima ai dischi, diventati CD, si è esteso, sia pure con qualche difficoltà, data la complessità del trasferimento delle immagini, anche alla televisione. L’analogico tradizionale è stato sostituito con il digitale terrestre. Don Tiziano si è soffermato su molte altre indicazioni tecniche, ma qui ci basti ribadire ciò che già sapevamo: oggi, acceso il televisore, il telecomando ci permette di spaziare, per così dire, all’infinito. 2) E’ un bene questa situazione di abbondanza? In sé è certamente un bene, perché si tratta di una conquista scientifica, di un passo in avanti della tecnologia, di una maggiore ricchezza che ci viene offerta. Si può tradurre in altri modi questo concetto di “bene”: più spazio, anche per la creatività, agli operatori televisivi; più opportunità per le televisioni minori; più fonti di informazione, anche straniere; più occasioni di cultura; più programmi di intrattenimento e di svago; più possibilità di canali monotematici specializzati; più nitidezza delle immagini e chiarezza dell’acustica; più interattività e partecipazione da parte della gente; più interscambio con altri media, come il computer ed il telefonino. 3) Ma non si può negare che ci sono anche i risvolti negativi sia per chi produce programmi sia per chi guarda la TV: necessità forzata di riempire i palinsesti; diminuzione della qualità complessiva dei programmi; banalizzazione accentuata; smarrimento del telespettatore; confusione ed uso sfrenato del telecomando, alla ricerca di qualcosa di meglio o di diverso; perdita di tempo; angoscia di non avere tutto ciò che vorremmo; senso di indifferenza come se tutto fosse uguale, e non ci fossero sconcezze ed eccellenze . 4) Che cosa fare? Siamo di fronte al problema di sempre, quando si hanno a disposizione molte possibilità, mentre il tempo è quello che è. La parola d’ordine diventa “scegliere”. Ebbene, scegliere vuol dire sapere a che cosa si mira, vuol dire usare l’intelligenza, ed il cuore, vuol dire avere dei principi di riferimento ed essere consapevoli. Lo scegliere è sempre necessario, sia per scartare ciò che non ha valore, sia di fronte a tanti programmi di qualità, se ci sono. E ci sono. Il mare magnum della programmazione televisiva non è fatto solo di onde tempestose e infide, ma contiene anche molte isole belle e accattivanti. Si tratta di voler trovare questi programmi di buon livello. Ci sono strumenti utili, che ci possono aiutare a scegliere, come le indicazioni che offrono i giornali e le riviste, e qui dobbiamo raccomandare ai lettori del “Settimanale” la rubrica “Il Telecomando”, curata proprio da don Tiziano Raffaini. Una tecnica sempre valida è quella del passaparola. Un’occasione ancor più preziosa è il consiglio di una persona fidata. Il problema di fondo rimane però la sensibilità personale, la coscienza che qualcosa si deve fare, la disponibilità al meglio. 5) E i cattolici che cosa fanno? Ci sono due emittenti nazionali (TV2000 e Telepace), e alcune locali, come Telenova a Milano, ma ci si domanda se c’è sufficiente sensibilità, preparazione, convinzione, per attuare ciò che anche il Papa raccomanda con i messaggi della “Giornata mondiale delle comunicazioni sociali”. Essere presenti nell’agorà delle antenne e delle parabole, perché anche lì oggi si giocano la missione e l’evangelizzazione. Sono importanti le emittenti chiaramente qualificate, ma non meno importante è la presenza di persone di solida formazione morale, oltre che professionale, nelle televisioni pubbliche e anche commerciali. Inoltre c’è il problema del controllo dei programmi, per denunciare le cose che non vanno e promuovere ciò che è veramente valido. Appunto in questa prospettiva si colloca l’impegno annunciato dal presidente dell’AIART di Como, di fornire a tutti i presenti all’incontro del 22 febbraio, ma non solo ad essi, indirizzi e numeri di telefono delle principali emittenti televisive, e del Comitato Media e Minori, che tutela il rispetto dei diritti dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti. ABELE DELL’ORTO DRAMMATICO commedia drammatico animazione cine-musica Il gioiellino Ladri di cadaveri Amore e altri rimedi Femmine contro maschi A Maslianico La Leda è una delle maggiori aziende agro-alimentari del Paese che però, a causa di una dirigenza inadeguata, finisce con il collassare. Due ladri di tombe del 19° secolo trovano un lavoro lucrativo quando cominciano a fornire di cadaveri una scuola medica di Edimburgo. L’incredibile e commovente storia d’amore tra Maggie e Jamie, una donna affetta dal morbo di Parkinson. Il film è in programma all’Astra di Como dal 4 al 6 marzo e il 9 e 10 marzo. Per il cineforum dell’Astra il 7,8,9 verrà proeittato “Benvenuti al Sud” Il film nelle sale della Comunità. A Sondrio dal 4 all’8 marzo. A Sondrio il 9 e 10 marzo andrà in scena “In un modo migliore” Tra conferme e qualche new entry, la seconda puntata della commedia di Brizzi incentrata sugli eterni contrasti tra i sessi. Il film è in programma a Chiavenna dal 5 al 7 marzo. Sempre a Chiavenna: “l’uomo che verrà” (9 marzo) e “la donna che canta” (10 marzo) Sabato 5 marzo nella sala della comunità di Maslianico ci sarà il film “Hereafter” ultimo lavoro di Clint Eastwood. Musica: sabato 11 marzo alle 21.00 al Teatro sociale di Como ci sarà il concerto del gruppo “Lele&Complici” all’interno della quinta rassegna musicale “La musica che gira intorno” Il film è in programmazione alla sala della comunità di Menaggio dal 4 all’8 marzo. Sempre a Menaggio il 10 marzo andrà in scena il film “Precious” Lettere e Rubriche PAROLE PAROLE / 80 Mensura Dal latino “mensura”, che significa “misura”, in ogni campo, come quello musicale, della fisica, della matematica, ecc. Curioso è il viaggio di questa parola nella storia, civile ed ecclesiastica. Nelle Università medievali, specialmente germaniche (nelle quali si studiava in latino, come in tutta Europa), la parola venne a significare un tipo di “duello” tra “clerici” (cioè studenti-intellettuali). I duellanti dovevano stare fermi alla Sabato, 5 marzo 2011 35 “mensura”, ovvero distanza fissata dai padrini. Pur indossando corazze d’acciaio e indumenti di cuoio, i duellanti difficilmente ne uscivano indenni. Uno o entrambi portavano per tutta la vita una cicatrice sulla guancia, esibita come segno di coraggio. Così “mensura” venne a significare “cicatrice su una guancia” di uomini che avevano studiato in una Università. Segno indelebile di cultura, rango sociale, coraggio. Si pensi ● L’America Latina possa ● Lo Spirito Santo dia forza ● Lo Spirito Santo doni a camminare nella fedeltà al e luce alle comunità cristiane ogni battezzato la forza di Vangelo e nella giustizia e ai fedeli perseguitati un’autentica conversione Apostolato della preghiera Marzo 2011 Intenzione generale L’America Latina possa camminare nella fedeltà al Vangelo e nella giustizia. P artendo dal Vangelo, occorre promuovere una cultura della solidarietà che incentivi opportune iniziative di sostegno ai poveri ed agli emarginati, in modo speciale ai rifugiati, i quali si vedono forzati a lasciare i loro villaggi e le loro terre per sfuggire alla violenza. La Chiesa in America deve stimolare gli organismi internazionali del Continente, affinché si stabilisca un ordine economico nel quale non domini soltanto il criterio del profitto, ma anche quelli della ricerca del bene comune nazionale ed internazionale, dell’equa distribuzione dei beni e della promozione integrale dei popoli. (Giovanni Paolo II, Ecclesia in America, n. 52) Intenzione missionaria Lo Spirito Santo dia forza e luce alle comunità cristiane e ai fedeli perseguitati. N el mondo globalizzato, caratterizzato da società sempre più multi-etniche e multi-confessionali, le grandi religioni possono costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana. Sulla base delle proprie convinzioni religiose e della ricerca razionale del bene comune, i loro seguaci sono chiamati a vivere con responsabilità il proprio impegno in un contesto di libertà religiosa. Nelle svariate culture religiose, mentre dev’essere rigettato tutto quello che è contro la dignità dell’uomo e della donna, occorre invece fare tesoro di ciò che risulta positivo per la convivenza civile. […] I cristiani, da parte loro, sono sollecitati dalla stessa fede in Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, a vivere come fratelli che si incontrano nella Chiesa e collaborano all’edificazione di un mondo dove le persone e i popoli “non agiranno più iniquamente né saccheggeranno […], perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare” (Is 11, 9). (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011) Intenzione dei vescovi Lo Spirito Santo doni a ogni battezzato la forza di un’autentica conversione. I l nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore. La Croce di Cristo, la “parola della Croce” manifesta la potenza salvifica di Dio, che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale. Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2011) ❚❚ L’informatore giuridico / 116 che la pratica della “mensura” risale all’arruolamento nell’esercito romano, dalla ultima età repubblicana al tardo impero. L’ “Imperator”, comandante del reparto, poneva pesantemente la spada sulla spalla della recluta, ritta e immobile, con il rischio di una ferita sulla guancia. Pare che lo “schiaffetto” che il Vescovo dà al cresimando sia il segno che, con il sacramento, il cresimato diviene “soldato di Cristo“. ATTILIO SANGIANI ✎ Il “monastero” in quel di Zelbio... E gregio Direttore, Le chiedo un po’ di spazio su “Il Settimanale”, che dà voce alla nostra vasta Diocesi, per mettere l’accento su una realtà che in questi mesi l’ha certamente arricchita. è la casa parrocchiale di Zelbio (Como) che è diventata un “piccolo monastero” un prezioso luogo di preghiera. La presenza di un sacerdote diocesano, che è vicino alla regola di vita monastica, guida ad un’esperienza fatta di essenzialità, favorendo il primato della Parola. So che avete già dato notizia di questa realtà,la mia intenzione è di condividere la bellezza della mia esperienza per confermarne il valore. Vale ancora oggi l’invito di Gesù: “Venite in disparte e riposatevi un poco”. Qui si vive l’accoglienza, l’ospitalità, il silenzio, la preghiera personale e comunitaria, la ricchezza della Parola, il tutto in un clima di semplicità e di grande Pace. Ci si ritempra lo spirito.Si scende a valle arricchiti, pronti ad immergerci nel quotidiano, accanto a tanti fratelli e sorelle, con il desiderio di dire loro che Dio ci ama e con la gioiosa consapevolezza di essere dei fortunati. Chi volesse saperne di più può collegarsi sul sito www.latendadimamre.com. Grazie per avermi ospitato, a Lei auguro un buon e proficuo lavoro. E. B. Lettere al direttore posta V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como fax 031.3109325 mail [email protected] - a cura di VITTORIO RUSCONI Entro il 31 marzo la presentazione del modello EAS I n data 24.2.2010 l’Agenzia delle Entrate ha emanato una propria circolare (la n. 6/E), con cui ha chiarito gli effetti della proroga al 31.3.2011 del Modello EAS per gli enti associativi di natura privatistica. La Circolare prende le mosse dall’art. 1, comma 1, del D.L. 29.12.2010, n. 225 (decreto milleproroghe), recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie” che fissa “al 31.3.2011 il termine di scadenza dei termini e dei regimi giuridici indicati nella tabella 1 allegata con scadenza in data anteriore al 15.3.2011. Tra tali termini rientra anche quello indicato nell’art. 30, comma 1, del D.L. 29.11.2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28.1.2009, n. 2, il quale, al fine di consentire gli opportuni controlli, ha introdotto per gli enti privati non commerciali di tipo associativo che si avvalgono, in presenza di tutti i requisiti richiesti, del regime tributario previsto dall’articolo 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22.12.1986, n. 917, e dall’art. 4, quarto comma, secondo periodo, e sesto comma, del D.P.R. 26.10.1972, Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. 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Il Provvedimento 2.7.2009 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate stabiliva per la presentazione del modello EAS i seguenti termini: • entro il 31.12.2009, per gli enti già costituiti alla data di entrata in vigore del D.L. 29.11.2008 n. 185; • entro sessanta giorni dalla data di costituzione, per gli enti costituitisi dopo l’entrata in vigore dello stesso decreto legge n. 185 del 2008, ovvero entro il 31.12.2009, qualora il termine del sessantesimo giorno scada prima di tale data. Per effetto della proroga i termini per la tempestiva presentazione del modello EAS sono fissati come di seguito indicati: • entro il 31.3.2011, per gli enti già costituiti alla data di entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008; • entro il 31.3.2011, per gli enti costituitisi dopo l’entrata Direttore responsabile: Agostino Clerici La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) in vigore dello stesso decreto legge, qualora il sessantesimo giorno dalla costituzione scada prima del 31.3.2011; • entro sessanta giorni dalla data di costituzione, per gli enti per i quali il termine di sessanta giorni dalla costituzione scada a decorrere dal 31.3.2011. Con riferimento agli enti di nuova costituzione, fatto salvo quanto sopra precisato relativamente agli enti per i quali il termine di sessanta giorni scada prima del 31.3.2011, resta, pertanto, fermo che gli stessi sono tenuti “a regime” a presentare il modello EAS entro sessanta giorni dalla data di costituzione. Si considerano inoltre tempestivamente presentati i modelli già trasmessi antecedentemente all’entrata in vigore del D.L, n. 225 del 2010. Pertanto, non sono tenuti a presentare nuovamente il modello EAS, entro il 31.3.2011, gli enti che hanno già presentato detto modello oltre gli originari termini stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 2.9.2009, fatti salvi i casi di variazione dei dati precedentemente comunicati. Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. 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