della diocesi di como
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXV - 5 marzo 2011 - € 1,20
Attualità
3
Europa
9
Como
6
Sondrio
17
La Chiesa in
Libia: “Restiamo
con la gente!”
Benedetto
XVI incontra il
presidente Buzek
Carta sconto:
benzinai svizzeri
a rischio
Segnali
positivi
per il terziario
ostra intervista a
N
padre Massimiliano Taroni sulla situazio-
incontro, avvenuL’
to in Vaticano il 28
febbraio, ha confermato
e la CRS avesse sucS
cesso, molti distributori elvetici rischiereb-
econdo una ricerca
S
di Confindustria,
il settore del terziario
ne nel Paese africano.
Editoriale
Buona Quaresima!
la stima reciproca.
bero la chiusura.
29
avanzato è in crescita.
Yara. Tragico epilogo...
di mons. Diego Coletti
N
ei prossimi giorni rivivremo
un rito antico e dai
significati sovrabbondanti.
Ci presenteremo davanti al
sacerdote, ascoltando il suo monito
severo (“ricordati che sei polvere”) e
interiorizzando il suo invito (“convertiti
e credi al Vangelo”), lasciando che
la cenere venga cosparsa copiosa
sul nostro capo, come umile segno
esteriore di quel pentimento che il
cammino quaresimale dovrebbe
sollecitare interiormente. La Liturgia
del Mercoledì delle Ceneri è ricca
di simboli e suggestioni: vorrei non
ci si fermasse alla superficie di una
tradizione che si rinnova, ma quel
gesto dovrebbe trasformarsi nella
concretezza di una vita cristiana
che ricerca sinceramente la
propria conversione. Come ricorda
Benedetto XVI, la Quaresima è
occasione per riscoprire il valore di
«digiuno, preghiera, elemosina».
Con un’avvertenza. Guardando alla
profondità della grazia battesimale, il
Santo Padre ci ricorda che durante la
Quaresima siamo sollecitati a «morire
al peccato, per diventare partecipi
della nuova vita in Cristo Risorto»,
riscoprendo la «centralità della
Parola» nelle letture delle prossime
domeniche, che rappresentano un
«percorso di Iniziazione Cristiana». Il
testo del pontefice è di sorprendente
attualità per la nostra diocesi, che sulla
Parola e sull’itinerario catecumenale
sta costruendo il proprio impegno
pastorale. Vorrei, però, richiamare
l’attenzione sulla necessità di
riappropriarci degli atteggiamenti
di «digiuno, preghiera, elemosina».
Perché la tentazione di sentirsi appagati
da pratiche che già i farisei definivano
la “buona opera” per eccellenza può
essere forte. Ma a noi viene chiesto
molto di più. Riprendiamo il Vangelo
di Matteo al capitolo sesto. Nel fare
l’elemosina «la mano destra non
sappia quel che fa la sinistra». Nel
pregare non si devono «sprecare
le parole, ma rivolgersi a Dio come
Padre». Nel digiunare siamo chiamati
a «profumarci la testa e lavarci il volto».
Ancora una sottolineatura a proposito
del digiuno: «Non è piuttosto questo il
digiuno che voglio: sciogliere le catene
inique, rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo? Non consiste
forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri senza
tetto, nel vestire chi vedi nudo?». Ecco
l’impegno di Quaresima: fare nostre le
parole del profeta Isaia (Is 58), perché
il digiuno sia non tanto l’astenersi dai
cibi preferiti, quanto una vera e propria
“dieta del cuore”, per costruire gesti
di perdono con i fratelli, dare futuro
agli affaticati, realizzare la speranza
per l’uomo in un contesto di vera
giustizia e legalità. Vi sollecito a fare
tutto questo a partire dalla sensibilità
alle nostre missioni diocesane: quella
storica in Camerun, ma soprattutto
quella che sta nascendo in Perù.
Abbiamo davanti a noi i quaranta
giorni della Quaresima per cambiare:
sembrano tanti. Non rischiamo che ci
sfuggano di mano come la polvere.
Tutti, come la sua meravigliosa
famiglia e la gente di Brembate,
hanno sperato fino all’ultimo
di rivederla viva. Il corpo di
Yara Gambirasio è stato
ritrovato sabato 26 febbraio,
dopo tre mesi dalla scomparsa.
È una di quelle notizie che
nessuno vorrebbe mai dare,
nessuno vorrebbe mai ascoltare.
Le parole si fermano in gola.
È il momento del silenzio,
del raccoglimento,
della preghiera... 4
Approfondimenti
8
Testamento biologico.
Attenti alla confusione!
Libretto Benedizione
delle famiglie 2011
Como
18
Rifiuti: crescono
gli abbandoni in città
Varese
28
I dati sulle preiscrizioni
alle Superiori
Tirano
33
Un Piano del territorio
per cittadini e turisti
Per prenotare:
031-263533
da lunedì a venerdì,
dalle ore 9.00 alle ore 18.00
Idee e opinioni
2 Sabato, 5 marzo 2011
P
er Luigi Sturzo, il legame
tra morale e politica è
inscindibile: affermare
la moralità della politica
equivale a sostenere che essa è
e deve essere al servizio degli
interessi di tutti. “L’idea di
utilità è alla base della politica
e forma indubbiamente il suo
fine specifico e predominante.
Questa concezione utilitaristica
si trasforma a poco a poco in
concezione morale quando
si passa dall’utilità di un solo
individuo a quella di un gran
numero di individui, dalla
considerazione dell’utilità di
una sola casta a quella di diverse
classi, dalla considerazione
dell’utilità di una città o di una
regione a quella di diversi paesi
di sui si compone la nazione”. E
precisa: “più il vantaggio cercato
è di interesse generale e più
la politica diventa morale; più
questo vantaggio si restringe
ad un piccolo numero, e più la
politica diventa immorale”. Per
Sturzo la moralità della politica
non si esaurisce né può esaurirsi
✎ FUORI DAL CORO |
di Arcangelo Bagni
L’attualità di un pensiero
avversato dai politicanti
alla moralità del politico. La
moralità - egli affermava - è il
presupposto di ogni riforma
politico-sociale. Essa fa sì che la
dignità dell’uomo non sia mai
calpestata, che non si rompa
l’equilibrio tra autorità, giustizia
e libertà. Per questo egli era
convinto che “un problema
morale è sempre al fondo di
ogni problema politico”. In
questa prospettiva, l’analisi della
figura del politico si fa tanto
pungente quanto provocatoria:
“Non è solo la lotta elettorale
impregnata di passioni; lo è
anche la vita pubblica con le
gelosie personali che arrivano
a coinvolgere i molti nel vortice
passionale, creando un dedalo
di intrighi per conquistare un
centro o per scalzare la base ad
avversari e a concorrenti. C’è chi
passa da una legislatura all’altra,
da una scadenza all’altra, non
pensando che alla lotta elettorale
come all’affare principale,
l’unico, dimenticando famiglia,
professione, pratica religiosa,
doveri della propria carica;
ingolfandosi nella più difficile
e più tormentata esistenza
che si possa immaginare. A
questo si è arrivati anche per
le larghe remunerazioni e i
vantaggi accordati al posto
ambito di deputato e di senatore;
remunerazioni e vantaggi estesi
anche alle cariche amministrative
perfino dei comuni, nonché
degli enti pubblici di ogni sorta.
Si va creando una nuova classe
di politicanti-amministratori
o di amministratori-politicanti
che estendono l’abuso della
corruzione nell’ambito della
gestione del denaro pubblico”.
Sturzo avverte l’urgenza di
una reale educazione politica.
Tuttavia annota: “Ho paura che
qualsiasi preparazione specifica
alla vita politica crei o consolidi
una nuova carriera; la quale,
abbracciando il parlamento
centrale e i consigli regionali
provinciali e comunali nonché
l’apparato dei partiti e dei
sindacati, apra la via a una
classe faccendiera, pretenziosa,
altera, che leghi tutto l’avvenire
dei “politici” a posti pubblici
e a relative laute prebende e
future pensioni. Addio libertà
e democrazia: si formerà una
vera casta, che accaparrerà per
sé l’elettorato con leggi non
ispirate alla democrazia e non
meriteranno alcun assenso”.
Provocatoriamente denuncia: “Ci
saranno quelli che passeranno
da un campo all’altro; non lo
faranno perché convinti della
verità degli avversari, ma perché
il campo avversario avrà più
potenza, avrà un avvenire, avrà
il potere, prometterà di più e
di meglio”. Quale educazione
politica, allora? “L’educazione
politica in democrazia deve
essere del cittadino, di tutti, nella
formazione scolastica, nella
educazione familiare e religiosa,
per creare una partecipazione
spirituale alla vita pubblica, senza
guardarla come una sistemazione
personale e professionistica”.
Parole dette oltre mezzo secolo fa.
Osteggiate allora da tanti. Quelli
che, da allora in poi, hanno fatto
della politica una professione!
COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola
Ma la Cia è ancora
“onnipotente”?
C’
Una volta tutti incolpavano
era una volta la
Cia. Onnipotente,
l’Intelligence americana di
onnipresente, onnisciente.
tutto quanto accadeva nel
Tanto che, parafrasando, si poteva
mondo. Adesso nemmeno
dire: “Nel mondo non si muove
foglia, che Cia non voglia”. Altri
Gheddafi la nomina più
tempi. Quando, in pratica, sul
come mandante del golpe
pianeta non c’era guerra, colpo di
stato (riuscito o fallito), rivoluzione,
che vorrebbe detronizzarlo!
crisi politica, sommossa popolare,
Adesso la decadenza. Più nessuno
azione di commandos, attentato o incidente aereo con accusa la Cia, anzi, neanche a nominarla. Significativi
conseguente morte di questo o quel personaggio, e
gli ultimi discorsi concitati di Gheddafi. Se l’è presa
qualsiasi altro accadimento con riflessi sull’equilibrio
con i terroristi di al Qaida. Segno dei tempi. Fosse
internazionale, dietro cui non ci fosse lo zampino
stato trenta/quaranta anni fa, o anche meno, di
della Cia. Almeno stando alle dichiarazioni dei suoi
quanto sta accadendo in Libia il Colonnello avrebbe
numerosi accusatori, schierati su un fronte quanto
dato colpa alla Cia. Povera Cia, senza neanche l’onore
mai diversificato che abbracciava le “democrazie” del
di una citazione, magari per l’accusa di aver fornito i
blocco comunista, passava per le dittature similari
cerini, dal fronte degli altri stati del Medio Oriente in
di quattro continenti e i partiti confratelli del mondo
fiamme.
libero, per arrivare fino ai paesi non allineati con in
Piuttosto l’Intelligence americana deve guardasi
testa Tito. Pronti tutti costoro a dare addosso alla
dal “fuoco amico”, per dire delle tante critiche che
Cia, ogni cosa nel mondo accadesse, a loro giudizio,
negli Stati Uniti stanno piovendo sulla Cia da parte
nell’esclusivo interesse dell’avido “zio Sam”. Molti
di autorevoli personaggi che ne denunciano, non
nemici, molto onore. Perché, paradossalmente,
da oggi, gli sbagli e la scarsa efficienza. Ai quali si è
costoro finivano per accreditare all’Intelligence
aggiunto lo stesso presidente Obama, fresco mittente
americana una capacità d’intervento nel determinare
di due “cicchetti” a Leon Panetta, capo del Servizio
l’assetto politico mondiale, che – forse – andava ben
segreto, prima per non aver previsto quanto accaduto
oltre le effettive possibilità, pur notevoli, dell’Agenzia.
in Tunisia e poi per avergli fornito un’anticipazione
Aforismi
■ Gómez Dávila
Oggi più che mai
l’uomo corre dietro
a qualsiasi stupido
che lo inviti al viaggio,
sordo alla vedetta
che ci avvisa
delle strade interrotte
e dei ponti distrutti.
Nicolás Gómez Dávila
(Cajicá 1913 - Bogotá 1994)
Scrittore e aforista colombiano
In margine a un testo implicito,
Adelphi 2001, pagina 109
L
a tragica conclusione
della vicenda di Yara
Gambirasio ci lascia
senza parole. Se ne ascoltano
e leggono tante in televisione
e sui giornali, e lo sdegno
accomuna tutti, anche se
poi il percorso educativo che deve ben andare oltre le
parole di sdegno - non viene
mai correttamente definito e
resta nell’ombra fumosa del
culto dell’individuo e della
sua autodeterminazione. Le
parole d’ordine sono sempre
le stesse: per tutti rabbia e
giustizia, silenzio e preghiera
per alcuni. C’è la fondata
speranza che gli inquirenti
diano un nome all’assassino di
Yara o identifichino il “branco”
che si è reso responsabile
della sua barbara esecuzione.
Qualcuno invocherà la pena di
morte o la giustizia sommaria.
Altri chiederanno una giustizia
giusta e una pena certa. Poi,
sappiamo come vanno a finire
queste cose, col tempo... Ma
il nodo vero viene prima e
✎ Corsivo |
sbagliata circa il giorno preciso delle dimissioni di
Mubarak.
Più di mille parole valgano le dichiarazioni impietose
di un ex responsabile di settore della Cia e titolare
del dossier Iran, Reuel Marc Gerecht, intervistato da
Maurizio Molinari de La Stampa. Sentite qua, senza
bisogno di riportare le domande: “L’Intelligence
americana ha sbagliato tutto quello che poteva
sbagliare sull’effetto domino in Medio Oriente”; “Non
ha previsto la Tunisia, ha sbagliato l’analisi sul dopo
e quindi ha fatto previsioni errate sull’Egitto”; “È una
strutta elefantiaca, burocratica”; “È troppo grande
e poco agile”; “L’errore più grave dell’Intelligence
americana è stato di non accorgersi della maturazione
di idee democratiche nelle nuove generazioni”.
O povera Cia, com’è caduta in basso! Con gli occhi e
gli orecchi, una volta attenti a tutto, ora – si direbbe –
foderati di prosciutto, e di quello “salato”, perché costa
una barca di dollari al contribuente americano.
di Agostino Clerici
Yara: quel campo di morte e...
quell’altro, irrigato dal dolore!
dopo questo auspicabile esito
investigativo e giudiziario. Il
campo in cui è stato rinvenuto il
cadavere di Yara - così ci dicono
le cronache - è disseminato di
preservativi e siringhe. C’erano
prima che Yara vi venisse
trascinata come un oggetto da
usare e da gettare. Vi saranno
anche dopo che l’assassino
della “bambina” di Brembate
verrà assicurato alla giustizia. I
tribunali mediatici chiuderanno
in attesa del prossimo caso,
gli esperti prepareranno
nuovi copioni, i giornalisti
aggiorneranno i loro taccuini.
E quel luogo, transennato
per qualche giorno, tornerà
ad essere il teatro squallido
del mercato della droga e del
mercimonio dei corpi. Lì,
vicino al campo della morte, c’è
una discoteca dal nome che è
tutto un programma: “Sabbie
Mobili Evolution”. Ma quale
“evoluzione” può nascondersi
nelle sabbie mobili di un
cocktail di droga, alcol, sesso
e musica assordante? Quale
futuro è preparato alle giovani
generazioni, anche se non
faranno la fine tragica di Yara o
non avranno sulla coscienza un
assassinio così abominevole?
Quello di volgari seminatori,
in un campo incolto, di
preservativi e siringhe, invece
che di semi destinati a marcire
e a dare frutto... Purtroppo,
contro questa “cultura”
dell’effimero, le voci che si
alzano sono poche, assai
meno di quelle unanimi dello
sdegno. Ci conforta sapere che
la casa dove Yara è cresciuta
ed ha trascorso solo tredici
anni di una vita che trasudava
futuro, è abitata da un padre e
una madre che continuano ad
offrire la testimonianza della
forza silenziosa del bene. E
abitano ancora in quella casa
tre fratelli, che possono sperare
di costruire il loro futuro
non sulle “sabbie mobili”, ma
sulla roccia della fedeltà e
dell’amore. Qualcuno dirà che
è una magra consolazione,
visto che Yara non c’è più.
Qualcuno oserà mettere sul
banco degli imputati il Dio
cieco e “cattivo” che ha colpito
una tale famiglia. Fulvio e
Maura Gambirasio, ne sono
certo, non la pensano così.
Sono essi il campo fecondo
- irrigato ora anche con le
lacrime del dolore - in cui è
radicata la nostra speranza.
Attualità
sabato, 5 marzo 2011
3
La voce dei
missionari
ancora in Libia:
“Restiamo
con la gente”
Nonostante non si plachino le violenze e il
Paese continui a correre sul filo della guerra
civile, i religiosi hanno scelto di continuare
a stare al fianco della popolazione.
T
estimoniare la propria fede
rimanendo al fianco della
popolazione libica nonostante il
presente e, soprattutto, il futuro
del Paese continuino ad essere avvolti
da un alone di incertezza: tanto da far
temere l’estendersi della guerra civile. E’
quanto hanno deciso di fare i missionari
presenti in Libia: 15 sacerdoti, compresi
due Vescovi, e circa 80 suore. A parlarcene
è il comasco padre Massimiliano Taroni,
originario di San Fermo della Battaglia,
missionario dell’ordine dei Frati Minori, a cui
appartengono la maggioranza dei sacerdoti
presenti nel Paese, e stretto collaboratore dei
due vescovi presenti in Libia: l’italiano mons.
Giovanni Martinelli e mons. Sylvester Carmel
Magro, maltese, rispettivamente vicari
apostolici di Tripoli e di Bengasi.
“La scelta di quasi tutti i missionari –
racconta padre Taroni -, è stata quella di
rimanere al fianco della popolazione e della
comunità cristiana (circa 100 mila persone,
quasi tutti immigrati, molti dei quali ora in
fuga). La Chiesa in Libia è, infatti, impegnata
quasi esclusivamente in attività sociali
come l’impegno all’interno della Caritas e
il servizio negli ospedali. Per questo non
si poteva abbandonare la popolazione
specialmente in questa momento così
difficile di emergenza. In particolare la
presenza delle suore, impegnate anche
nell’assistenza a domicilio, è molto
apprezzata dalla popolazione”.
Quali notizie dirette è riuscito ad avere
dalla Libia?
“Purtroppo le comunicazioni non sono facili
specialmente con la capitale, Tripoli, con cui
non riesco a prendere contatti. Pochi giorni
fa sono riuscito, invece, a parlare con mons.
Magro a Bengasi ma non è che al telefono si
possa dire tanto”.
Com’è la situazione a Bengasi?
F
ra tante immagini che
documentano la crisi libica, due
colpiscono particolarmente per
la loro distanza. La prima è quella
di un cittadino libico collegato
fortunosamente a France24 con un
telefono satellitare. Il telespettatore
vede gli studi ordinati ed efficienti
dell’emittente “all news” francese,
ma ascolta la voce di un uomo
che parla concitato e scoppia a
piangere, mentre cerca di spiegare
la violenza a cui sta assistendo.
Parlando degli uomini di Gheddafi
dice tra le lacrime: “Una donna
si era affacciata ad una finestra
per guardare, l’hanno vista e
le hanno sparato uccidendola.
Gratuitamente! Non sono persone
queste, non sono umani...”, poi
la linea cade e da qui, dalla
“normalità”, si può solo sperare.
L’altra è quella dell’ambasciatore
venezuelano in Libia che dal
suo studio spiega a TeleSur, la
rete satellitare del suo Paese,
che le notizie diffuse dai media
internazionali sono false. Con fare
sorpreso, racconta che i negozi sono
aperti a Tripoli, la vita è normale e
MONS. MARTINELLI
Padre Massimiliano
Taroni, missionario
comasco dell’Ordine
dei Frati minori, è
uno dei più stretti
collaboratori in Italia
di mons. Giovanni
Martinelli e mons.
Sylvester Carmel
Magro, unici due
vescovi cattolici
presenti in Libia.
Lo abbiamo intervistato
per cercare di capire
quali sono le voci e i
pensieri che arrivano
da Paese africano.
di Michele Luppi
“Da quanto mi ha
raccontato la situazione
nella città della Cirenaica,
ora sotto il controllo dei
ribelli, sembra essere
indirizzata verso un
progressivo ritorno alla
normalità. Il Vescovo ha
comunque scelto di non
risiedere nella sua casa
vicino alla cattedrale
e di alloggiare per il
momento nell’ospedale
dove operano e vivono
le suore. A regnare è
comunque l’incertezza
non solo per la rivolta ma anche perché la
chiusura di tutte le attività ha portato molti
immigrati africani, che vivevano nelle città,
in alcuni casi senza lavoro, a tentare la fuga.
Questo sta aggiungendo tensione a tensione.
Da parte di mons. Magro mi è arrivata la
richiesta di avviare una sorta di catena di
preghiera per essere vicini al popolo libico e
alla comunità cristiana in questo momento
di sofferenza. Un modo per sensibilizzare
l’opinione pubblica italiana e tenere viva
l’attenzione su quanto sta accadendo”.
Meno di due mesi fa lei si trovava proprio
in Libia in uno dei suoi frequenti viaggi.
Aveva avuto la sensazione di una possibile
rivolta?
“Assolutamente no, tanto che avevo
preparato già il visto per tornare. Sarei
dovuto arrivare a Bengasi proprio nei gironi
in cui è scoppiata la rivolta. Le violenze sono
state inattese anche per quanti vivevano lì da
tempo. Da come si sono sviluppate le cose
mi verrebbe, però, da pensare che ci potesse
essere un’organizzazione alle spalle e non
sia solo il frutto del contagio proveniente da
altre rivolte ”.
Allora la leadership di Gheddafi le era
sembrata indebolita?
✎ commento |
“In Libia come in altri regimi di questo
tipo non è facile capire qual è il consenso
che possiede un leader perché parlando
con la gente non si capisce mai se le parole
pronunciate sono sincere o dettate dalla
paura. E’ certo però che in Cirenaica già
in passato c’erano state manifestazioni di
ostilità nei confronti del regime e quindi
non è un caso che proprio da lì sia partita la
rivolta”.
I giovani sono tra i protagonisti principali
dell’ondata di rivolte che sta agitando il
Nord Africa. Qual è la realtà dei giovani
libici?
“La Libia è un Paese giovane. Negli ultimi
anni è cresciuta nel Paese una generazione
di giovani che hanno voglia di conoscere
e di aprirsi al mondo. La disoccupazione
esiste ma la Libia è sicuramente uno dei
Paesi più ricchi dell’Africa e molti dei lavori
più umili non sono fatti dai giovani libici
ma da immigrati, in particolare provenienti
dall’Africa sub-sahariana, e da asiatici. Nel
settore delle costruzioni e in quello sanitario
lavorano molti filippini, bengalesi e cinesi.
Alla luce di quanto sta avvenendo come
potrebbe evolvere la situazione?
“Non me la sento di fare previsioni anche
perché la realtà è troppo complessa e incerta.
Tutto può realmente cambiare nel giro di
poche ore. Nei primi giorni si pensava che
tutto sarebbe potuto rientrare in pochi giorni,
invece, la situazione continua a peggiorare.
Ci sono ancora troppi punti interrogativi
a cui solo il tempo potrà dare risposta:
quale sarà la reazione del governo e del
presidente con il perdurare degli scontri?
E, soprattutto, quale sarà il ruolo dei clan
presenti nel Paese? La speranza è che, dopo
questa immane tragedia, ci sia la capacità
di avviare un cammino di riconciliazione e
ricostruzione, ma non sembra molto facile.
Anche l’avvio di un cammino di transizione
sembra, oggi, tutt’altro che scontato”.
di Riccardo Moro
Tra due fuochi
davvero non si può dare fiducia alle
notizie che dicono il contrario.
La contraddizione stridente tra
le due testimonianze mostra lo
sforzo di Gheddafi per cercare di
sopravvivere a Tripoli. Il colonnello
è ormai solo. Lo hanno lasciato
le ragazze a pagamento di cui si
circondava, i militari di cui era fiero
e i cittadini di cui si proclamava
guida e fratello. Gli rimangono i
mercenari, finché avrà denaro per
pagarli, e gli amici lontani, come
Hugo Chavez in Venezuela che fa
parlare in suo favore l’ambasciatore,
ma gli ha già fatto sapere che non
gradirebbe dargli asilo in caso di
fuga. Anche Cina e Russia, in genere
più disponibili verso il rais, hanno
votato compatte nel Consiglio di
sicurezza dell’Onu i provvedimenti
contro il regime di Tripoli, avviando
la procedura alla Corte penale
internazionale dell’Aja e la confisca
dei beni di Gheddafi e dei suoi
familiari, con l’intenzione di
rendergli più difficile il pagamento
dei mercenari.
È difficile prevedere quanto
durerà ancora questa situazione.
Gheddafi è condannato, ma la
disumana scelta di far sparare sui
suoi stessi connazionali rischia
di generare incertezze, dolori e
rancori dai cui potrebbero emergere
uomini spregiudicati e falsi che
conquisterebbero il potere ma non
farebbero il bene del Paese. Quanto
prima tornerà la pace a Tripoli,
tanto più facile sarà far decollare
un cammino autenticamente
democratico in dialogo con la
comunità internazionale. Ma quelle
stesse reti televisive, dalla Bbc ad
Al Jazeera, che oggi mandano in
onda il dolore libico e documentano
il persistente disagio del mondo
arabo, continuano a trasmettere
quasi ossessivamente le immagini
del premier italiano Berlusconi
baciare la mano e l’anello di
Gheddafi, manco fosse il Papa,
e quelle del ministro degli Esteri
francese Michelle Alliot Marie
mentre spiega che non si era resa
conto che le sue vacanze natalizie
pagate dai parenti di Ben Alì
potessero risultare inopportune.
Agli occhi dei cittadini e dei politici
del Maghreb e del Medio Oriente
quelle immagini definiscono
senza dubbi la credibilità dei
loro protagonisti. Proprio ora che
servirebbe iniziativa politica. In
Tunisia, infatti, il cambiamento
è appena cominciato: la folla, al
prezzo di tre morti, ha ottenuto
le dimissioni del premier
Gannouchi, che davvero non poteva
rappresentare una fase nuova
avendo ricoperto quello stesso
ruolo negli ultimi dieci anni con
Ben Alì. In Egitto sono state avviate
le consultazioni tra esercito e partiti
per concordare le riforme della
Costituzione, ma si cammina sulle
uova. In Bahrein mentre scriviamo
è stato occupato il Parlamento.
In Oman sono morte almeno sei
persone durante le manifestazioni
di domenica e i manifestanti
tengono bloccate diverse strade
del regno... E l’elenco potrebbe
continuare. Il fermento del mondo
arabo durerà a lungo e un senso
di responsabilità anche minimo
chiama a mettere tutte le attenzioni
a disposizione per accompagnare
questo processo. Non si tratta di
“esportare la democrazia” come
George Bush delirava a proposito
dell’Iraq, quanto di aprire
subito partnership a tutti i livelli,
università, imprese, società civile,
con questi Paesi perché il presente e
il futuro sia camminare insieme e in
questo modo favorire la democrazia
e la pace. Ma per farlo, ripetiamo,
occorre essere credibili.
Italia
4 Sabato, 5 marzo 2011
✎ La Chiesa e
Yara
il popolo italiano
“L
a Chiesa rappresenta del
popolo italiano l’elemento
sintetico, il punto di vista
che accomuna, la presenza
che affratella”. Lo ha ribadito, anche in una
recente intervista, il cardinale Bagnasco,
illustrando il senso della Messa che celebrerà
il 17 marzo, a Roma, nella basilica di
Santa Maria degli Angeli, in occasione
dei 150 anni dell’Unità. Nella vicenda
unitaria la Chiesa e i cattolici hanno un
ruolo, che diventa urgente anche nell’oggi:
“Vogliamo rappresentare un contributo
alla pacificazione e alla maturazione della
nostra Patria”. Il cardinale ha usato proprio
questa parola, Patria, sottolineando “che
finalmente torna ad essere pronunciata
dopo decenni di ostracismo culturale e
di indifferenza diffusa”. In questo senso
ribadisce un giudizio attento sul federalismo,
rilanciando il punto di vista della
sussidiarietà, che non a caso fu proposta
da papa Pio XI “proprio per reagire ad uno
statalismo asfissiante che toglieva peso e
responsabilità ai corpi intermedi”. Serve,
però, nello stesso tempo, un solido quadro
di solidarietà sociale. E questo richiede
responsabilità. Più ampiamente il presidente
della Cei ribadisce la richiesta e continua
ad offrire l’esempio di un equilibrio che non
manca di chiamare tutte le cose con il loro
nome, senza indulgere ad un registro urlato:
“La fibrillazione politica e istituzionale non
avvantaggia la società e rischia di creare un
clima avvelenato che rende più insicuri e
alla lunga più intolleranti”. In realtà oggi più
che mai “ciò che fa la differenza anche in un
momento di rapide trasformazioni e ciò che
costituisce il cuore dell’innovazione è sempre
la variabile umana, cioè la qualità morale
delle persone. Tutto il resto è conseguenza”.
In realtà il dibattito pubblico è strillato e
sembra così ricco di contraddizioni proprio
perché manca una bussola. Riprendendo
il filo di un dialogo costante con il Paese il
cardinale Bagnasco insiste sul tema morale
ed educativo, che peraltro è il programma
decennale della Cei: “La deregulation
morale, cui abbiamo assistito per decenni,
secondo la quale non esisterebbero vincoli
da rispettare ma solo desideri da realizzare
mostra oggi il suo vuoto e le insostenibili
conseguenze”. Bisogna cambiare registro, fare
sì che “l’istanza etica, come quella spirituale
e religiosa che le sono intrinsecamente
connesse, crescano in modo stabile nella
coscienza collettiva”. Qui si radica il discorso
sui “principi non negoziabili”, con le connesse
scelte politiche e legislative, come quella
imminente sul “fine vita”. Il presidente della
Cei ribadisce una valutazione positiva di
una proposta di legge, che certamente non
è “cattolica”, ma rappresenta “un modo
concreto per governare la realtà”. Ecco,
allora, che ritorna la visione di una Chiesa
di popolo, il senso della partecipazione
convinta alla ricorrenza dell’Unità: “Senza
valori veri e condivisi, e senza passare dalla
semplice difesa dei propri interessi alla
salvaguardia del bene comune, non si riesce
a far crescere un popolo”.
FRANCESCO BONINI
Il corpo senza vita della ragazza, scomparsa il 26
novembre 2010, è stato ritrovato sabato scorso
Il desiderio di giustizia
nel silenzio della preghiera
T
utti, come la sua
meravigliosa
famiglia e la gente
di Brembate, hanno
sperato fino all’ultimo di
rivederla viva. Il corpo
di Yara Gambirasio è
stato ritrovato sabato 26
febbraio, dopo tre mesi
dalla scomparsa. È una di
quelle notizie che nessuno
vorrebbe mai dare, nessuno
vorrebbe mai ascoltare. Le
parole si fermano in gola.
È il momento del silenzio,
del raccoglimento, della
preghiera. Il volto di questa
ragazza tredicenne piena
di voglia di vivere è negli
dopo l’abbraccio, resta
il dovere di cercare una
spiegazione. Non alla
disumanità, che è mistero,
ma all’accaduto. Bisogna
cercare e trovare chi ha
ucciso, scoprire come.
Per questo adesso, una
volta di più, è il momento
delle indagini, dell’opera
minuziosa e preziosa
degli investigatori che
– hanno detto – sul
luogo del ritrovamento
hanno recuperato “cose
importantissime”. È il
momento di elaborare quel
percorso della giustizia
umana che non è vendetta,
ma responsabilità. Yara
è certamente un angelo.
Anche lei, siamo certi, è
stretta in quell’abbraccio
di vita che appartiene a
Dio e dà pienezza. Ma le
campane a distesa che
il parroco ha invocato,
se aiutano a guardare in
un modo diverso, a dare
profondità e prospettiva al
Il padre di Yara
Gambirasio ha detto
al parroco di Brembate
Sopra, don Corinno
Scotti: “Non dirmi niente.
E abbracciami”.
occhi di tutti. Le domande
si affollano nella mente ma
oggi un dolore immenso
ha bussato alla porta ed
è entrato in tutte le case.
Ancora una volta il mistero
del male mette a dura
prova ma non spegne la
speranza. “Il padre mi ha
detto: non dirmi nulla e
abbracciami”. Così riferisce
don Corinno Scotti, il
parroco di Brembate Sopra,
del suo incontro con il
papà di Yara Gambirasio,
dopo il ritrovamento del
corpo della piccola. “Non
dirmi niente”. E davvero
c’è poco da dire al papà di
Yara, come alla mamma. Le
parole, che pure in questi
momenti fluiscono, faticano
a tradurre emozioni
profonde, sentimenti
che si accavallano.
Faticano, soprattutto,
a dire lo sgomento che
inevitabilmente prende
ciascuno di noi di fronte
all’assassinio di una
bambina, di una persona
innocente. Faticano,
ancora, a cercare e a
dire conforto, vicinanza
e insieme, forse, rabbia,
desiderio di giustizia.
Anche la speranza
cristiana, la certezza –
come don Corinno ancora
ripete – che Yara è in
Paradiso, è un angelo, non
può non interrogarsi sul
mistero del dolore, sulla
tragedia senza spiegazioni,
sulla negazione della
stessa umanità che
quel corpo senza vita,
abbandonato in un campo,
lascia immaginare. In
realtà si resta ammutoliti.
“Non dirmi niente. E
abbracciami”. L’abbraccio
al papà e alla mamma
di Yara è collettivo. In
fondo è il modo con cui
Le indagini proseguono
L’autopsia sul corpo straziato ha fornito elementi importanti
che ora gli inquirenti stanno vagliando, alla luce anche
del quadro investigativo precedente al ritrovamento del
cadavere. Sembra che le piste siano due: la ricerca del dna
che l’assassino o gli assassini possono aver lasciato su Yara o
nel campo in cui è stata ritrovata, e il confronto dei tabulati
con i numeri di telefono agganciati alla cella di Brembate la
sera del 26 novembre con gli identici elenchi della cella di
Mapello e di Chignolo (luogo del ritrovamento).
ciascuno di noi si ribella
all’accaduto. Nel gesto
dell’abbraccio, della
vicinanza, delle lacrime
e del dolore partecipato,
per quanto insondabile
possa essere quello di
due genitori, ritroviamo
l’umanità perduta, il senso
altrimenti negato della
vita stessa: condivisione,
riconoscimento reciproco,
amore. E dopo il silenzio,
mistero della morte, non
sono tuttavia consolatorie.
Non addormentano.
Piuttosto tengono svegli,
ricordano la responsabilità
di operare per il bene, di
fare del proprio meglio per
animare, ciascuno secondo
quello che può, l’oggi. Così
hanno fatto, in questi mesi,
le tante persone che hanno
cercato Yara e che adesso,
instancabili, vanno avanti.
Torino. Un alunno di otto anni particolarmente vivace e dal linguaggio spesso volgare.
Bestemmia da lavare con acqua e sapone?
U
na notizia diffusa nei giorni scorsi provoca a riflettere sui temi educativi e in
particolare sull’alleanza tra scuola e famiglia. La notizia riguarda un fatto accaduto
in una scuola elementare della provincia di
Torino. Qui, un alunno di otto anni – hanno
riferito i media –, particolarmente vivace e
con un linguaggio spesso volgare, se ne esce
con una bestemmia in classe. Le sue due maestre, esasperate da una situazione difficile da
gestire e probabilmente ripetuta, decidono
che questa volta i “semplici” rimproveri non
bastano e mettono in atto un intervento piuttosto forte: gli lavano la bocca con il sapone.
A questo punto la “palla” passa alla mamma
del bambino: denuncia il fatto ai carabinieri
che informano la Procura della Repubblica di
Torino e viene avviata un’indagine con l’ipotesi di abuso di mezzi di correzione da parte
delle insegnanti. La mamma chiede anche
alla scuola la sospensione dal servizio delle due maestre. Richiesta respinta, in attesa
dell’esito delle indagini. Difficile entrare nel
merito della vicenda. C’è stato chi si è subito
scagliato contro “il medioevo”, i metodi di correzione lesivi della dignità del bambino, che
a scuola dovrebbe invece trovarsi in un luogo
protetto. E poi ci sono quanti hanno offerto
sostegno alle insegnanti, “ottime educatrici”,
messe alla prova da un bimbo che avrebbe già
creato diversi problemi, anche nei rapporti con
i compagni. Colpisce lo “scontro” che si intravede tra famiglia e scuola, quasi un braccio di
ferro tra la mamma e le maestre. La prima riconosce lo sbaglio del figlio, ma punta il dito
contro l’intervento della scuola. Per quanto riguarda le maestre c’è da immaginare che abbiano agito pensando di fare bene, ricorrendo
a un rimedio “estremo” che avrebbe però voluto essere d’aiuto allo stesso bambino. Probabilmente avevano già provato a riprendere il piccolo alunno in molti modi diversi. E,
alle apparenze, inefficaci. Hanno sbagliato le
maestre? Forse. Sicuramente c’è un cortocir-
cuito di comunicazione e di mancanza di fiducia tra famiglia e scuola. La situazione che
emerge dai resoconti dei media descrive una
situazione già difficile. Quante volte succede.
E quante volte si ripete, invece, che servirebbe una vera alleanza educativa tra famiglia
e scuola per aiutare a crescere i più piccoli.
Un’alleanza che si traduce anche in vigilanza, ma che soprattutto si alimenta di fiducia
reciproca, di azioni condivise. Chi frequenta
il mondo scolastico sa quanto sia sempre più
difficile collaborare. Quanto spesso gli insegnanti si sentono insicuri nell’agire e come per
alcuni genitori la scuola prenda le sembianze
di un’antagonista piuttosto che quelle di un
partner prezioso, una necessità non sempre
gradita piuttosto che una risorsa. Forse è anche
il frutto di un generale calo di attenzione sulla
scuola e di giudizi pubblici troppo spesso ripetuti, non di rado infondati, su una sua generica
inadeguatezza. Bisognerebbe ripensarci.
ALBERTO CAMPOLEONI
Europa
I
“Intellettuali
convertiti del
XX secolo”:
un incontro
ad Avila
Notizie flash
■ Germania
Religione islamica
a scuola in Renania
L’insegnamento della religione islamica
in tutto il territorio
tedesco sta
diventando realtà: il
22 febbraio il
ministero per la scuola
del Land Renania
settentrionale
- Vestfalia ha concordato con il
Consiglio di coordinamento dei
musulmani in Germania (Krm), organo
che riunisce le quattro maggiori
associazioni islamiche, l’istituzione di
un consiglio che formulerà i principi
religiosi dei musulmani nel Land,
cooperando “per la preparazione e la
realizzazione della lezione di religione
islamica”. Come riferito dall’agenzia di
stampa cattolica austriaca Kathpress,
verrà presa ad esempio la procedura
adottata da Chiesa cattolica ed
evangelica per la lezione di religione
cristiana. L’introduzione della lezione di
religione islamica era finora fallita per
l’assenza di un’organizzazione degli
islamici e di una rappresentanza
legittima dei quattro milioni di islamici
in Germania, in grado di riconoscere i
contenuti della lezione e porsi come
interlocutore nei confronti del Land.
Secondo quando dichiarato dal
ministero, “le trattative in corso con
l’organizzazione islamica, come nel
caso della Renania settentrionale Vestfalia, sono soluzioni provvisorie nel
percorso verso il riconoscimento come
comunità religiosa in senso giuridico”.
Nel Land in questione vivono 1,4
milioni di musulmani, di cui circa
320.000 frequentano le scuole. Il
sistema scolastico è organizzato su
base federale. In sette Länder (Baviera,
Baden-Württemberg, RenaniaPalatinato, Renania settentrionaleVestafalia, Bassa Sassonia, Amburgo e
Slesia-Holstein) esistono attualmente
tentativi sperimentali di insegnamento
della religione islamica nelle scuole.
■ Ungheria
Nuovo libro di mons.
Székely sui rom
“Cigány népismeret” (Etnografia Rom)
è il nuovo libro, per ora solo in lingua
magiara ma sono già previste traduzioni,
di mons. János Székely, vescovo
ausiliare di Esztergom-Budapest,
esperto di cultura zingara e responsabile
della pastorale rom della Conferenza
episcopale ungherese. Il libro, per il
linguaggio semplice e le illustrazioni a
colori, è destinato principalmente alle
scuole, non solo cattoliche, ma anche
a tutti coloro che desiderano conoscere
la storia, le tradizioni, le peregrinazioni
e i problemi attuali del popolo zingaro.
Un capitolo a parte è dedicato alla
presenza dei rom in Ungheria (circa
700 mila su una popolazione di 10
milioni, suddivisi in quattro gruppi
linguistici) e nelle varie nazioni
europee. Altre pagine parlano di figure
celebri di origine rom, anche santi,
come il martire Ceferino Jiménez Malla.
Nel volume anche opere di scrittori
ungheresi che hanno raccontato degli
zingari, racconti popolari, poesie e
preghiere della tradizione zigana, opere
recenti di autori di origine rom.
l filosofo Jacques Maritain, lo
storico René Girard, il poeta Paul
Claudel e il medico Agostino
Gemelli sono le figure intorno alle
quali è ruotato il 57° Incontro
degli universitari cattolici spagnoli
che si è tenuto presso l’Università
cattolica di Avila dal 25 al 27
febbraio, in preparazione al congresso
internazionale delle Università
cattoliche, in programma nello
stesso Ateneo dal 12 al 14 agosto
nell’ambito delle attività collegate
alla Gmg di Madrid e che vedrà la
partecipazione di una cinquantina
di istituzioni accademiche di tutto
il mondo. Tema dell’iniziativa, “Gli
intellettuali convertiti del XX secolo”.
Secondo i promotori, “ognuno di loro,
così come il loro lavoro, rappresenta
un’interessante risposta intellettuale e
artistica all’agnosticismo diffuso nella
seconda metà del XX secolo. Grazie alla
loro professione e al loro contributo
Sabato, 5 marzo 2011
5
sul piano accademico e scientifico, la
cultura cristiana ha conosciuto” una
rinascita ed essi, “insieme a molti altri,
testimoniano la forza creatrice della
fede e si pongono come modello e sfida
per ogni università del XXI secolo”.
“Proponendo l’operato e la coerenza
di vita di questi convertiti” si tenta
di offrire una risposta alla “domanda
lanciata nel 2008 da Benedetto XVI alla
Gmg di Sydney: ‘Che cosa lasceremo
alla generazione futura?’”.
Il dialogo tra Chiese
e Istituzioni europee
rafforzato nell’incontro
avvenuto in Vaticano il 28
febbraio tra Benedetto
XVI e il presidente
dell’Europarlamento.
Buzek e
il Papa:
una stima
reciproca
L’
incontro tra Benedetto
XVI e il presidente
dell’Europarlamento Jerzy
Buzek, svoltosi in Vaticano
il 28 febbraio, ha toccato i principali
temi indicati alla vigilia e di primaria
importanza nelle relazioni tra Chiesa
cattolica e Unione europea. Al termine
dell’udienza privata con il Santo
Padre, il presidente dell’Assemblea di
Strasburgo – polacco, cattolico, a suo
tempo tra le figure di riferimento in
Solidarnosc e poi premier a Varsavia
– ha spiegato che la visita ha posto sul
tavolo tre argomenti-chiave: l’attualità
politica internazionale, con in primo
piano “i recenti eventi in Nord Africa e
Medio Oriente”; la tutela della libertà
religiosa, con un’attenzione specifica
alle restrizioni, discriminazioni e
violenze subite dai cristiani in vari
Paesi; il rapporto tra le comunità
religiose e le istituzioni dell’Unione.
Sui fatti in corso nel Mediterraneo e
in Asia, “abbiamo espresso l’auspicio
che essi portino alla
democratizzazione, allo
sviluppo della società civile e
alla difesa dei diritti umani”, ha
spiegato Buzek. Emerge, con
evidenza, il comune sentire
tra le due personalità, e la
percezione che – ciascuno nel
proprio ambito – Chiesa e Ue abbiano
un compito essenziale sulla scena
mondiale. Né il Vaticano né l’Europa
comunitaria possiedono eserciti
potenti, eppure possono (o forse
proprio per questo possono) giocare
un ruolo diplomatico e “morale”
insostituibile, in un’epoca in cui si
cercano nuovi punti di riferimento,
istituzioni credibili e solide, soggetti
votati a costruire la pace, la libertà e la
giustizia.
“Oltre a ciò, abbiamo sottolineato
– ha puntualizzato il presidente del
Parlamento europeo – che è molto
importante lottare per i diritti delle
minoranze religiose, in particolare
quelli delle minoranze cristiane” in
tutto il mondo. La libertà religiosa è un
diritto umano primario, che si esplica
accanto agli altri diritti fondamentali
e alle libertà individuali e collettive:
in qualche modo essa è la “cartina al
tornasole” con la quale si possono
verificare gli altri diritti, facendo essa
parte, da sempre, del patrimonio
intangibile dell’umanità.
Terzo punto sul quale si sono soffermati
il Papa e Buzek riguarda la piena
applicazione del Trattato di Lisbona
e dell’articolo 17 sul dialogo tra
istituzioni Ue e rappresentanti delle
Chiese e delle organizzazioni religiose.
Da tempo Unione a 27 e comunità
credenti del vecchio continente hanno
appuntamenti periodici durante i quali
si affrontano gli argomenti-chiave
dell’integrazione. Lo stesso Buzek
è stato protagonista di tali rendezvous da quanto ha assunto la guida
dell’Europarlamento, nel luglio 2009.
In Europa sembra radicarsi – non senza
fatiche, incoerenze e passi indietro –
il convincimento che le fedi possano
svolgere una funzione di cerniera tra
i popoli europei e tra le istituzioni Ue
e la società civile dei diversi Paesi;
alle Chiese molti riconoscono meriti
(evidenti) nel campo della crescita
etica e culturale, dell’educazione,
della solidarietà. Per queste ragioni i
rapporti tra le istituzioni comunitarie e i
rappresentanti delle Chiese dovrebbero
consolidarsi, infittirsi e avere risvolti
concreti. Le Chiese credono all’Europa;
l’Europa deve mostrare stima e fiducia
verso le comunità credenti.
SIR EUROPA
■ Dal 29 aprile al 1° maggio
“La Bibbia nella
storia dell’Europa”:
convegno a Trento
“R
ipercorrere la storia della Bibbia
significa immergersi nelle radici
della cultura occidentale, ma anche porsi degli interrogativi sul futuro”. Questo
principio accompagna il convegno internazionale “La Bibbia nella storia d’Europa dalle
divisioni all’incontro”, che si svolgerà a Trento
dal 29 aprile al 1° maggio. L’incontro è organizzato da Biblia, associazione laica che promuove la conoscenza della Bibbia non solo
come testo religioso alla base delle tre credenze monoteistiche, ma soprattutto come
patrimonio letterario, artistico e linguistico
di tutte le culture, in collaborazione con l’ar-
cidiocesi di Trento e con la Fondazione
Bruno Kessler, che svolge attività di ricerca nel campo delle scienze religiose. “Impossibile - spiegano i promotori - trascurare anche l’aspetto politico, dove il Testo
ha rappresentato spesso motivo di grandi
lacerazioni e cambiamenti epocali”. Non a
caso come luogo del convegno è stata scelta Trento, scenario di uno dei momenti più
difficili e controversi della storia cristiana,
e quindi europea. “L’incontro - proseguono gli organizzatori - darà modo di ripercorrere alcuni momenti cruciali della storia occidentale” e “sarà inoltre l’occasione
per porsi delle domande sul futuro del Testo
e di conseguenza sul futuro delle nostre stesse radici: può oggi la Bibbia essere considerata come forte motivo di separazione tra le
culture, o come nuovo spazio di dialogo e di
apertura tra le religioni? Si può pensare a una
riscoperta del valore della Bibbia nei diversi
ambiti dell’esistenza umana, sia per credenti
sia per non credenti?”. Tra i relatori studiosi
provenienti da diverse università europee, come Tullio De Mauro, Simon Claude Mimouni
(Parigi), Enrico Norelli (Ginevra), Georg Fisher (Innsbuck), mons. Franco Buzzi (Zurigo). Info: www.biblia.org
6
Mondo
Sabato, 5 marzo 2011
In aumento la violenza
La 37° vittima
in Afghanistan.
N
T
Notizie flash
■ Colombia
el 2010 il numero degli eccidi
attributi ai gruppi armati
illegali è aumentato del 40%,
secondo l’ufficio colombiano dell’Alto
commissariato Onu per i diritti umani.
Alla denuncia fatta dall’ente di difesa
della popolazione alle autorità non
ha corrisposto nessun intervento per
risolvere il problema. Si nota inoltre
che negli ultimi due anni le vittime
di violenze e dell’uso illegale di
armi sia notevolmente aumentato. E’
particolarmente preoccupante il forte
aumento delle stragi nel contesto di
dispute violente tra gruppi armati
e fazioni interne agli stessi gruppi.
Va così coniato il termine “postparamilitari” per i movimenti armati
distribuiti attualmente sul territorio
colombiano, in cui sono confluiti
combattenti di estrema destra
provenienti dalla dissoluzione delle
principali reti paramilitari.
■ Brasile
ornavano da una missione di assistenza medica alla
popolazione locale, quando il Lince, il blindato utilizzato
dai militari italiani di stanza in Afghanistan, è saltato su un
ordigno improvvisato. È morto così il tenente, Massimo Ranzani,
36 anni, originario di Ferrara, appartenente al quinto reggimento
alpini di stanza a Vipiteno,
sull’egoismo. Come hanno
la vittima numero 37 del
fatto i nostri militari caduti”. È
contingente italiano della
stato il commento, rilasciato
missione Isaf in Afghanistan
al SIR, dall’arcivescovo
che ha preso il via nel 2004.
ordinario militare per l’Italia,
“Davanti a questa Via Crucis di
mons. Vincenzo Pelvi. “Per
innocenti non abbiamo voglia
l’arcivescovo castrense “nel
di parlare ma dal di dentro,
dolore di questi momenti
da credenti, dobbiamo vivere
ritroviamo il coraggio per
in modo da far uscire fuori la
andare verso altri fratelli
bellezza della fede che spinge
che sono nel bisogno, senza
i cristiani a lottare contro il
guardare ai nostri interessi.
male che non viene da Dio. La
risposta da dare, allora, è ‘darsi’, Queste morti ci evidenziano
anche la fede dei nostri militari,
donarsi con tutta l’esistenza,
il loro fondamento religioso,
perché l’amore trionfi
che offrono moltissimo non
solo all’Italia, ma all’Europa
e al mondo. L’Unità d’Italia –
ha concluso mons. Pelvi – si
basa anche su questa identità
spirituale che notiamo anche
in coloro che sono al servizio
del territorio, per ritrovare
una bambina scomparsa e che
sono in territori lontani per
rendere visibile e praticabile
la giustizia e la pace”. Un capo
scout. Massimo Ranzani, nato
a Ferrara, era originario di
Santa Maria Maddalena dove
La violenza è sempre più dilagante in Centro America.
Il diritto alla “gioia”
L
a felicità può essere un diritto?
Secondo il senatore brasiliano
Cristovam Buarque sì, tanto da
proporre la modifica dell’art. 6 della
costituzione che sancisce i diritti
sociali, i quali verrebbero dichiarati
fondamentali e strumentali al
raggiungimento della felicità. Se la
modifica fosse approvata, lo stato sarà
obbligato a garantire le condizioni
basiche che permettono ai cittadini di
essere felici. La modifica già approvata
in Commissione Costituzionale, verrà
discussa al Senato.
Repressione in Cina
Arresti e violenze
contro gli oppositori
S
In Cina da giorni è in atto una delle
peggiori repressioni degli ultimi anni,
come risposta all’anonimo invito
comparso giorni fa su internet a unirsi
alla “Rivolta del Gelsomino”. Il gruppo
China Human Rigths Defenders denuncia
sistematici arresti, perquisizioni, pestaggi
contro noti dissidenti e persino contro
semplici cittadini. Almeno 5 noti attivisti
sono in carcere per generiche accuse di
“sovversione contro il potere statale”.
■ India
La Coca-Cola chiamata
ad un risarcimento
A
vvelenamento delle falde
acquifere, con conseguenti danni
per l’agricoltura e soprattutto
la salute: sono le accuse rivolte alla
multinazionale americana Coca Cola
che potrà essere costretta a versare
compensi milionari. La Hindustan CocaCola Beverages (Hccb), una filiale del
gigante americano che fino al 2005
gestiva un impianto di imbottigliamento
nel distretto di Palakkad, sembra
responsabile di dispersione di sostanze
inquinanti e dannose nelle acque dei
fiumi vicini allo stabilimento. (B.M.)
viveva, frazione di Occhiobello
(Rovigo). Era alla sua seconda
missione in Afghanistan. Fra
qualche settimana avrebbe
compiuto 37 anni. Era molto
conosciuto nel suo paese dove
aveva svolto per anni l’attività
di educatore scout. Con la
morte del tenente Ranzani,
il secondo del 2011, salgono
a 37 le vittime italiane della
missione Isaf in Afghanistan.
Sono circa 4.000 i militari
italiani che partecipano a
questa missione.
In Honduras non c’è
solo l’Isola dei Famosi
L’
Honduras non è solo l’Isola
dei Famosi. Forse alcuni di voi
avranno sentito parlare o anche
solo nominare questo piccolo stato del
Centro America perché proprio lì sono
ospitati alcuni nostri connazionali,
VIP o presunti tali, impegnati nella
nuova edizione dell’Isola dei Famosi.
La trasmissione Rai gli ha portati nella
splendida cornice dell’arcipelago di
Cayo Cochinos in un parco naturale
al largo della costa settentrionale del
Paese. Pochi, però, nel nostro Paese
sanno che nelle stesse ore nella città di
San Pedro Sula nel nord dell’Honduras,
migliaia di persone sono scese in
piazza per chiedere, con una grande
dimostrazione, un concreto impegno
delle autorità contro la crescente
violenza presente nel Paese e, in
particolare nelle città. Indossando una
maglietta bianca in segno di pace, i
manifestanti hanno marciato in silenzio
per le vie della città. La manifestazione
è stata organizzata da gruppi della
società civile locale che chiedono
al governo maggior impegno per
migliorare la sicurezza pubblica. Come
i Paesi vicini El Salvador e Guatemala,
l’Honduras è uno degli stati con il più
alto tasso di omicidi al mondo. Con una
popolazione di 7.5 milioni di abitanti ha
una media di 15 omicidi al giorno. San
Pedro Sula – la seconda città più grande
del Paese – è una delle aree più colpite.
La maggioranza degli omicidi avviene
all’interno delle faide tra gang criminali,
conosciute coma Maras, che contano
migliaia di membri e una presenza
attraverso l’America centrale e gli Stati
Uniti.
In base ad uno studio messicano,
9 delle città più violente al mondo
sono in America Latina, 5 in Messico.
Negli ultimi quattro anni le vittime in
Messico legate al narcotraffico sono
state 34612 di cui 15273 nel solo 2010.
Cifre da guerra. Una “normalità” in
cui la mancanza di omicidi è di per
sè una notizia. Come è successo lo
scorso 6 febbraio a Ciudad de Juarez in
Messico dove, forse con la complicità
di un’ondata di freddo rarissima per la
zona, per un giorno nella città non si
sono verificate violenze. Un episodio
così raro che il giornale locale, Diario
de Juarez, ci ha pure scritto una notizia:
“El domingo, primer día del año sin
ejecuciones” (Domenica, primo giorno
dell’anno senza omicidi. Per un giorno,
Ciudad Juarez è sembrata una città
come le altre. Per un giorno perché
il giorno seguente i giornalisti e le
autorità sono tornate ad aggiornare il
bollettino di guerra.
❚❚ Continua la crisi politica dopo le elezioni presidenziali
Venti di guerra in Costa d’Avorio
V
enti di guerra continuano a soffiare
sulla Costa D’Avorio. La crisi politica
interna, innescatasi dopo le elezioni presidenziali, sembra non trovare
una via di uscita diplomatica e nella capitale
Abidjan si moltiplicano gli episodi di violenza tra i sostenitori dell’ex presidente Laurent
Gbagbo e il leader dell’opposizione, Alassane
Quattara. Tutto ha inizio con il ballottaggio
delle elezioni presidenziali del 28 novembre
scorso: Quattara, molto popolare nell’area
nord del Paese - controllata dai ribelli durante la guerra civile che ha diviso il Paese
dal 2002 al 2004 - era stato accreditato come
il vincitore delle elezioni dalla Commissione
elettorale ivoriana, dalle istituzioni africane ed internazionali (ONU compreso), ma
non dalla corte costituzionale del Paese che
ha, invece, dato la vittoria al già presidente
Gbagdo, scatenando dure proteste e conte-
stazioni. A distanza di tre mesi, però, nonostante le iniziative diplomatiche delle
Nazioni Unite e dell’Unione Africana la
situazione non è migliorata facendo precipitare il paese in una pesante crisi umanitaria. “Migliaia di persone sono in fuga
- afferma Alessandro Rabbiosi, delegato
dell’ONG, Terre des Hommes in Costa
d’Avorio - e l’esodo potrebbe assumere
proporzioni enormi”. La stessa organizzazione ha attivato nei giorni scorsi un
intervento di distribuzione di materiale
igienico, biscotti ad alto valore energetico, stuoie di plastica, acqua e pastiglie di
cloro avute da Unicef per gli sfollati nel
quartiere di Abobo, dove 2 mila persone
sono rifugiate nella parrocchia di Saint
Mathieu e migliaia stanno scappando
cercando riparo nelle zone non ancora
sottoposte a scontri. Per il momento le
violenze si sono concentrate nella capitale
con scontri tra opposte fazioni, ma la preoccupazione è che la contesa possa riaprire
la guerra tra Nord e Sud. E’ in quest’ottica
che appaiono preoccupanti alcuni scontri
segnalati nei giorni scorsi tra gli ex ribelli e
le forze pro-Gbagbo verso il confine orientale con la Liberia; per la prima volta in sei
anni è stato rotto il cessate il fuoco siglato nel
2004. Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha pubblicamente
denunciato la violazione dell’embargo sancito dalle Nazioni Unite alla Costa d’Avorio
da parte della Bielorussia che avrebbe rifornito l’ex presidente Gbagbo di tre elicotteri
da guerra e di altri armamenti. Il presidente
riconosciuto, Quattara, continua a rimanere
nascosto in un albergo nel centro della capitale protetto dai Caschi Blu.
M.L.
Cultura
Cisgiordania. Qui si trova la tomba di Giovanni Battista
Sabato, 5 marzo 2011
7
Novità in libreria
■ Claudio Russo
Don Bosco: pensieri per
una buonanotte (Elledici)
Se non c’è qualcuno che ci dà
la buonanotte, questo libro può
venirci incontro. È la raccolta di 100
testimonianze inedite rilasciate sotto
giuramento al Processo di Beatificazione e
Canonizzazione di Don Bosco (euro 6,00).
■ Cecilia Poli
Come pietra solcata
dal vento (Paoline)
Rinasce Sabastiya
turisti in visita al progetto
“U
n piccolo seme
senza lavoro. Lo stesso villaggio è
L’iniziativa, avviata nel rimasti
di collaborazione
diviso da un punto di vista amministrativo
interreligiosa e
parti sono sotto il controllo dell’Autorità
2005 dall’Associazione tra
interculturale”. Sono
palestinese, e altre, come quella degli scavi,
queste le parole con cui il Custode
sotto il controllo israeliano”. Da queste
Custodia di Terra
di Terra Santa, padre Pierbattista
difficoltà è nata la scelta di accompagnare
Pizzaballa, definisce il progetto per
alla rinascita archeologica quella sociale.
Santa
è
stata
presentata
la rinascita non solo archeologica ma
“Come ci ha insegnato padre Michele
sociale di Sabastiya, piccolo villaggio
Piccirillo, recentemente scomparso, per
la
settimana
scorsa
della Cisgiordania in cui si trova la tomba
anni alla guida dei progetti archeologici
di Giovanni Battista. L’iniziativa, avviata
della Custodia – spiega Benelli – questi
all’Università
Cattolica
nel 2005 dall’Associazione Custodia di
progetti non possono guardare solo alla
Terra Santa grazie al contributo di diversi
parte storica ma devono fare in modo che
di
Milano
partner (Fondazione Cariplo, Ministero
la popolazione diventi il primo custode
Affari Esteri, Regione Lombardia) è
di questo patrimonio, sentendolo come
stata presentata la settimana scorsa all’Università Cattolica di
proprio e vedendolo come un’opportunità di sviluppo”. E’ così
Milano. Quelli appena trascorsi sono stati cinque anni intensi
che l’associazione ha favorito la nascita, all’interno di alcuni
di scavi e interventi di salvaguardia che hanno portato alla
edifici restaurati, di una foresteria e l’apertura di un negozio
scoperta di nuovi reperti aiutando a far luce su una tradizione
per la vendita di prodotti locali. “L’obiettivo – spiega Carla
che, fin dai primi secoli, colloca la tomba di Giovanni Battista
Benelli – è quello di favorire il ritorno dei pellegrini portandoli
in quell’angolo della Samaria. “In questi anni – spiega Carla
a scoprire un centro spesso trascurato dai percorsi tradizionali.
Benelli, storica dell’arte impegnata nei lavori – abbiamo
Nelle aree sotto il controllo dell’Autorità palestinese esistono
restaurato la tomba di Giovanni Battista, una camera a volta
circa due mila siti archeologici di prestigio. Di questi solo
di periodo romano, situata sotto la basilica costruita dai
due ricevono una manutenzione periodica. L’idea della
crociati e poi trasformata in moschea a partire dal XII secolo.
foresteria è proprio quella di garantire un reddito non solo
Gli scavi hanno portato alla scoperta di capitelli della basilica
alla popolazione ma anche produrre risorse che possono
crociata ma anche di reperti di una precedente struttura di
garantire interventi costanti”. “Questa iniziativa – ha concluso
epoca bizantina che lasciano ben sperare per il proseguo degli
padre Pizzaballa – rientra nel cuore della nostra missione di
scavi”. Quella di Sabastiya è una storia che affonda le radici
Custodi di Terra Santa. Per questo abbiamo scelto di impegnarci
nei tempi antichi. Proprio qui, su questa collina, a circa dieci
nonostante questi luoghi non siano proprietà della Custodia,
chilometri da Nablus, nacque nel 25 a.c. la città di Sebaste,
ma ne sentiamo comunque l’appartenenza morale. Quello di
costruita da Erode il Grande, sulle ceneri di quella che era
Sabastiya è un intervento importante perché realizzato in un
l’antica città di Samaria, più volta citata nella Bibbia. Il centro
villaggio interamente mussulmano dove, però, la tradizione e
fu poi un’importante insediamento romano e successivamente
il culto di Giovanni Battista, un importante profeta per l’Islam,
bizantino: la presenza cristiana risale ai primi secoli. Un
è stato portato avanti nei secoli. E’ per noi quindi un’occasione
passato di cui restano solo i resti perché come spiega Carla
di apertura e di collaborazione”. Parlando dell’impegno della
Benelli, “Sabastiya è oggi una piccola realtà abitata da circa
Custodia per il recupero del patrimonio archeologico della Terra
tre mila palestinesi, tutti mussulmani”. Una realtà che vive
Santa, padre Pizzaballa ha spiegato come “sia fondamentale
i problemi di molti insediamenti palestinesi. “Oggi – ha
mantenere viva l’attenzione non solo sulla storia ma anche sulla
spiegato Osama Hamdan, architetto palestinese collaboratore
geografia della salvezza perché la Terra Santa è un patrimonio
della Custodia di Terra Santa – le condizioni di vita della
dell’intera Chiesa”. La storia di Sabastiya è al centro di una
popolazione sono molto difficili. In particolare dal 2000, con
mostra fotografica – dedicata alla memoria di p. Michele
la seconda intifada e l’irrigidimento dei controlli israeliani,
Piccirillo - allestita nel chiostro della “Cattolica” fino al 4 marzo.
quasi tutti i cittadini di Sebastiya che lavoravano in Israele sono
MICHELE LUPPI
◆ Nuova edizione per il Lezionario Meditato
Ancora attuali le pagine
raccolte da Andrea Tessarolo
L
a Parola di Dio è nutrimento quotidiano,
e la Chiesa ha nel lezionario che segue
passo passo i giorni dell’anno liturgico il
suo autentico tesoro di meditazione. Sono aumentati negli ultimi anni i sussidi “usa e getta”,
periodici mensili che riportano in parte o integralmente le letture di ogni giorno, evitando
la fatica di trovarle di volta in volta in un lezionario e variando il commento di anno in anno
con nuove riflessioni. Nel 1982 entrava nel panorama editoriale italiano il Lezionario meditato curato da padre Andrea Tessarolo (19222009), sacerdote dehoniano, per alcuni anni
docente di teologia dogmatica a Bologna, poi
viceassistente centrale di Azione Cattolica a
Roma dal 1957 al 1964, e ancora a Bologna direttore della rivista Settimana del clero (19651970) e in seguito delle EDB (1969-1991). Ora,
a distanza di quasi trent’anni, le Dehoniane di
Bologna, dopo numerose ristampe, ripropongono l’opera completa con la nuova traduzione
CEI dei testi biblici. Fino ad ora sono stati pubblicati quattro volumi (Tempo di Avvento e di
Natale - Tempo Ordinario settimane 1/8 - Tempo di Quaresima e Triduo Pasquale - Tempo di
Pasqua): tra marzo e maggio 2011 è prevista la
pubblicazioni di tre restanti volumi. Ciascun
singolo brano del lezionario, festivo e feriale,
è introdotto da una breve nota esegetica, al
fine di agevolare la comprensione del testo
ed evidenziarne il messaggio essenziale. Per
ogni giorno vengono poi riportate integralmente le letture bibliche. Le riflessioni sono
proposte quale semplice “avvio” alla meditazione personale o comunitaria, più brevi nei
giorni feriali, più diffuse la domenica, affinché
possano essere di spunto anche per la preparazione dell’omelia.
“Ho la leucemia
linfoblastica acuta”. Così
si apre questo libro: il
diario di Cecilia Poli,
giovane sposa e madre
con la passione per la
danza, che da quel
momento inizia la sua
battaglia per la vita.
Lotta con passione e determinazione
sostenuta dall’amore per il figlio, il marito,
i genitori. Una lettura intensa che mostra i
momenti di incertezza, di speranza, di
commozione, ma che testimonia soprattutto
la bellezza della vita nelle piccole gioie
quotidiane, spesso date per scontate
quando si sta bene (euro 15,00).
■ Michele Molineris
Don Bosco e il
soprannaturale (Elledici)
Questo libro racconta
oltre 250 episodi che
trattano dei tre principali
doni o carismi con i quali
il Signore ha arricchito
l’anima di Don Bosco: 1)
visioni o sogni: vere e
proprie manifestazioni
che Dio gli mandava per
non lasciarlo solo; 2) previsioni o profezie:
affermava con sicurezza, fissando persone
e date, la morte di uno, la guarigione di
un altro, la disgrazia di un terzo, e tutto
questo con naturalezza; 3) introspezioni:
leggeva con facilità nelle coscienze,
soprattutto dei suoi alunni (euro 22,00).
■ Tim Peeters
La vita dei Certosini (Paoline)
Sulla scia di un film di
successo, Il grande
silenzio (2006), del
regista tedesco Philip
Gröning, questo libro
presenta la vita dei
Certosini, e lo fa sia
attingendo alle fonti
della tradizione
certosina, sia riportando testimonianze di
monaci certosini del XXI secolo. Oltre a
essere riuscito a oltrepassare le mura delle
Certose, il sacerdote belga Tim Peeters è
riuscito soprattutto a penetrare nel cuore
dei monaci (euro 16,00).
■ Mauro Aimassi
Storie di conversione:
vite trasformate (San Paolo)
ANDREA TESSAROLO (A CURA DI),
LEZIONARIO MEDITATO, EDB, NUOVA
EDIZIONE PREVISTA IN SETTE VOLUMI
Il calciatore Nicola
Legrottaglie, l’attrice
Claudia Koll, il giornalista
Paolo Brosio, l’editore
Leonardo Mondadori, la
nobildonna e scrittrice
Alessandra Borghese. Ecco
un libro che racconta
cinque personaggi
contemporanei di successo, cinque persone
che, dopo aver trascorso parte della vita
lontani dalla fede, si sono convertiti al
cristianesimo (euro 11,00).
a cura di Agostino Clerici
8 Sabato, 5 marzo 2011
Approfondimenti
Testamento
biologico.
Attenti alla
confusione!
Il tema è accompagnato da strascichi polemici.
Proprio per questo è necessario conoscere
bene che cosa sono e a che cosa mirano le
“Dichiarazioni anticipate di trattamento”.
I
l disegno di legge Calabrò sul
testamento biologico (DAT:
dichiarazioni anticipate di trattamento,
redatte dall’interessato mentre è ancora
cosciente, in previsione di trovarsi un giorno
a non esserlo più) sta approdando alle
Camere, accompagnato da forti strascichi
polemici. La discussione – complessa –
verte su un punto specialmente: che valore
dare a dichiarazioni rese diverso tempo
prima dell’approssimarsi del fine-vita, se
debbano valere come se fossero rese ora
oppure no. Chiaramente, se non fossero
vincolanti per il medico (perché non rese
qui e ora) – così pare orientarsi il disegno
di legge – il valore delle DAT ne uscirebbe
assai relativizzato. Viceversa, se fossero
vincolanti, ciò rischia di ritorcersi contro
il “miglior interesse” dello stesso paziente
(per es. se, nel frattempo, fossero saltate
fuori prospettive terapeutiche sconosciute
all’epoca della redazione delle DAT).
Insomma, non se ne esce facilmente. Forse
una soluzione potrebbe essere quella di
indicare, attraverso le DAT, un Curatore
abilitato a interfacciarsi col medico e quindi
a decidere in nome e per conto del soggetto
non più competente (soluzione questa
adottata in alcuni Stati nord-americani…).
Al di là di quello che sarà l’esito del
dibattito parlamentare, mi sembra però
ben più importante un altro aspetto della
faccenda. E cioè il rischio che la discussione
sul testamento biologico (cosa fare
quando il paziente non è più cosciente)
crei confusione sul problema ben più
importante di cosa fare nelle delicatissime
decisioni circa il fine-vita (quando il
paziente è ancora pienamente cosciente). Il
pericolo vero è che, mentre si discute delle
DAT, si infiltri e si rafforzi una mentalità e
una cultura pro-eutanasia. Vale la pena,
perciò, ribadire otto punti fermi di una
visione pienamente umana e cristiana delle
decisioni sul fine-vita.
1
Alla luce del disegno
di legge Calabrò sul
testamento biologico,
in discussione alle
Camere proprio in
questi giorni, proviamo
ad individuare otto
punti fermi di una
visione pienamente
umana e cristiana delle
decisioni sul fine-vita.
In gioco c’è la libertà
di scelta, ma anche
il valore della vita. E
sullo sfondo s’affaccia
il tema dell’eutanasia.
di mons. Angelo Riva
La libertà di scelta
circa la cura della
propria salute
(sulla quale insiste in
forma quasi paranoica
la cultura radicale: per
esempio nello spot
televisivo recentemente
lanciato sui networks
locali) rappresenta,
oltre che un valore
costituzionale, anche
un valore genuinamente
umano e cristiano: a
nessuno sorride l’idea di vedere il proprio
corpo espropriato e trasformato in un campo
di battaglia in mano ai poteri forti della
tecnologia (magari sperimentale).
2
Ma la libertà di cura non è l’unico
valore in gioco. Insieme c’è anche il
valore della vita. Dicendo questo
non si intende certo autorizzare una visione
sacrale della vita, come se essa debba essere
fanaticamente difesa fino all’ultimo refolo di
sopravvivenza biologica, senza tener in alcun
conto la prospettiva della qualità della vita.
3
Giustamente perciò oggi – nell’era
dell’onnipotenza tecnologica – viene
agitato lo spettro dell’accanimento
terapeutico. Per contrastarlo bisogna
recuperare l’idea che la vita ha una fine
naturale, e a un certo punto bisogna
lasciare che la morte venga, senza opporvisi
ulteriormente con grande schieramento
di marchingegni tecnologici (“lasciatemi
andare” diceva Giovanni Paolo II). Ma,
come vedremo subito, un conto è lasciare
che la morte arrivi, tutt’altra cosa è
provocarla, causarla, anticiparla, mediante
un’azione uccisiva (eutanasia attiva)
o mediante un’omissione ugualmente
uccisiva (eutanasia omissiva o abbandono
terapeutico).
4
Sia la ricerca di una mediazione fra
quantità e qualità della vita (punto
2), sia la volontà di scongiurare
tanto l’accanimento terapeutico quanto
l’abbandono terapeutico (punto 3),
conducono al fondamentale principio della
proporzionalità terapeutica. Ogni cura
deve essere proporzionata, non futile, non
esageratamente invasiva. In una parola:
umana. Bisogna perciò evitare ciò che è
sproporzionato (se no sarebbe accanimento
terapeutico) Ma ciò che è proporzionato è
anche doveroso (se no sarebbe abbandono
terapeutico).
5
Certamente con il principio della
proporzionalità della cura non tutti
i problemi sono risolti. Infatti non è
sempre chiaro ciò che è proporzionato e ciò
che non lo è: in molte situazioni, forse nella
maggior parte, sussiste una “zona grigia”,
interlocutoria, ove la libertà individuale,
debitamente istruita nel dialogo col medico
(consenso informato), sarà certamente
sovrana. Ma – contrariamente a quanto
spesso si dice – non sempre e non tutto
è “zona grigia”. Ci sono azioni curative
elementari (to cure) che sono certamente
proporzionate, e quindi dovute. C’è poi
l’assistenza vitale dovuta ad ogni persona
disabile (to care), che è sempre dovuta per un
elementare principio di umanità. Nutrizione
e alimentazione, ad esempio, rientrano fra
queste assistenze sempre dovute, salvo che
si prospettino condizioni di terminalità tali
(ad es. squilibri metabolici ed elettrolitici
rilevanti) da rendere praticamente futile
anche la somministrazione di acqua e
nutrienti: segno che la morte qui è ormai
imminente, e non resta più nulla da fare.
Legge sul fine vita. Si rischia di favorire di fatto una cultura dell’abbandono del malato
Quella pericolosa deriva di scivolamento...
6
L’insistenza unilaterale e martellante sul principio della libertà di cura, nella misura in cui
tende a mettere in fuori-gioco il principio di
proporzionalità delle cure, rischia di rappresentare lo sdoganamento di fatto dell’eutanasia omissiva (abbandono terapeutico): si dice che si vuole
lasciar morire (in pace) il malato, ma in realtà si
provoca la morte, omettendo ciò che sarebbe proporzionato, e quindi doveroso, fare. Certo, a volte
è il paziente stesso a chiedere (oppure ad averlo
chiesto nelle DAT) di non attivare o di sospendere
la cura proporzionata, magari addirittura la semplice assistenza vitale. Se questo avviene, la sua volontà di sicuro non po’ essere coercita con la forza (salvo il caso particolare in cui fosse dichiarato
incapace di intendere e di volere: nel qual caso si
attiverebbe la procedura del trattamento sanitario
obbligatorio). Ma non dovrebbe sfuggire che tale
volontà rappresenta, oggettivamente, un suicidio,
e, per tutti coloro che in qualche modo vi collaborano, un omicidio del consenziente (artt. 579-580
del codice penale). Siamo di fronte all’eutanasia
omissiva consensuale, per richiesta di abbandono.
Grave che questo dato di realtà – a furia di insistere
sull’autodeterminazione del paziente – non venga
più rilevato dalla coscienza comune, come è accaduto nel caso Englaro.
7
Siamo così al cuore della questione. Insistendo unilateralmente sulla libertà di cura, e dimenticando il principio di proporzionalità –
legittimando quindi una prassi di fatto eutanasiaca
–, si induce una pericolosissima distorsione culturale. Cioè si finisce per tagliare le gambe alla cultura della vicinanza solidale e della lotta al dolore,
che rappresentano invece l’unica, vera ed umana
risposta al grido di angoscia di chi, prostrato dalla malattia, invoca per sé una morte liberatrice. Di
fronte a tale grido, anziché puntare su solidarietà e
analgesia, la società “civile” prende atto e si attiva
per la “rottamazione consensuale” del paziente. Ma
in questo modo si favorisce una cultura dell’abbandono del malato e dell’estraneità (camuffata
da fasulla solidarietà) al suo grido di dolore.
8
Una volta sdoganata l’eutanasia omissiva
consensuale, la successiva deriva di scivolamento è fin troppo facilmente pronosticabile. Il primo gradino sarà l’eutanasia omissiva non
consensuale: quando al vecchietto (il cosiddetto
oldest old), al malato cronico-degenerativo, al paziente in stato vegetativo verrà “consigliato” di uscire di scena, magari dietro la spintarella dei bilanci in
rosso della sanità, che reclamano di metter fine alle
ospedalizzazioni più costose e senza prospettiva. Il
secondo passo sarà l’eutanasia attiva consensuale
(già presente in Belgio e in Olanda), poi l’eutanasia
attiva non consensuale (a Groningen, in Olanda, ne
esiste già un agghiacciante protocollo nel campo
delle patologie neonatali). Risultato finale: l’eugenismo di Stato di hitleriana memoria, buttato fuori
dalla porta, rientrerà brillantemente dalla finestra
della libertà di cura, che decide di sé in totale autonomia e in barba al più elementare principio di
proporzionalità terapeutica.
Svegliamoci, gente, svegliamoci…
Chiesa Locale
Agenda
del Vescovo
Sabato, 5 marzo 2011
9
Quaresima. Quaranta giorni per prepararsi alla Santa Pasqua.
Giovedì 3
A Como, al mattino, in Vescovado,
Consiglio episcopale; nel pomeriggio,
udienze e colloqui personali; in
serata, incontro con i giovani della
Propedeutica.
Cammino di catecumenato
Venerdì 4
A Grandate, alle ore 9.30, Santa
Messa presso il Monastero delle
Benedettine.
Sabato 5
Santa Messa e conferimento del
sacramento della Confermazione a
Valle di Colorina.
Mercoledì 9
A Como, in Cattedrale, alle ore 12.45,
Liturgia della Parola e imposizione
delle Ceneri; in Cattedrale, alle ore
18.30, Santa Messa e imposizione
delle Ceneri.
Prenotazioni
■ Famiglie
Disponibile il libretto per
la benedizione 2011
È possibile prenotare il libretto per la
benedizione delle famiglie, intitolato
“Famiglia, testimone di vita”. Il testo
offre riflessioni e approfondimenti a
partire dal documento sull’educare
pubblicato dalla Cei per il decennio
2010-2020. Per quanto riguarda i
contenuti, il libretto, oltre al testo
introduttivo del vescovo, presenta le
preghiere scritte dalle monache della
Visitazione in Como e immagini di santi
e beati contemporanei insieme alle loro
famiglie (Teresa di Lisieux, Bernadette
Soubirous, Giovanna Beretta Molla,
Giovanni Paolo II, Luigi Guanella), a
testimonianza dell’importanza della
santità familiare. Telefonare da lunedì
a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore
18.00, allo 031-263533.
Dalla Curia
Nomine e provvedimenti
- Don Marco Pessina, Vicario Foraneo
zona II - Como Sud, Vicariati A e B;
- don Francesco Donghi,
amministratore parrocchiale di Ponte
Tresa (Va) dal 1° marzo;
- don Samuele Fogliada, parroco di
Piateda e Boffetto (So),
- don Fausto Passerini collaboratore
per Piateda, Boffetto, Sazzo (So);
- don Simone Piani, vice direttore
Ufficio Liturgico Diocesano;
- don Marco Nogara, amministratore
parrocchiale di San Fermo della
Battaglia (Co),
- monsignor Gabriele Comani,
amministratore parrocchiale di
Albaredo (So)
S
tiamo per entrare nel cammino
nella città di Como, soprattutto nell’area
Il prossimo 9 marzo,
della Quaresima, i 40 giorni che ci
più prossima alla Cattedrale. Si è scelto
preparano alla celebrazione della
l’orario della “pausa pranzo” perché ai
Mercoledì
delle
Ceneri,
Pasqua annuale. È il periodo favorevole
partecipanti si propone di rinunciare al
per riscoprire il dono che alimenta
pasto, secondo quanto previsto da questo
la
Liturgia
della
Parola,
l’esistenza cristiana: il Battesimo, nostra
giorno di digiuno, e di dedicare invece
prima Pasqua. «Da sempre, infatti, la
questo tempo all’ascolto della Parola di
in
Cattedrale,
Chiesa associa la Veglia Pasquale alla
Dio, vero “nutrimento dello spirito”, e alla
celebrazione del Battesimo: in questo
condivisione delle necessità delle missioni
per
dare
la
possibilità
Sacramento si realizza quel grande
diocesane (con l’offerta del corrispettivo
mistero per cui l’uomo muore al peccato,
del pranzo). Per chi potrà esserci sarà una
a
tutti
i
fedeli
è fatto partecipe della vita nuova in
bella occasione, pur nel tempo ridotto di
Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito
un giorno lavorativo, per riconoscere il
di
vivere
questo
momento
di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti
primato di Dio e aderire al cammino di
(cfr. Rm 8,11). Questo dono gratuito deve
conversione a cui tutti siamo chiamati.
essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci
Anche chi non potrà essere fisicamente presente è invitato
offre un percorso analogo al catecumenato» (Benedetto XVI,
ad unirsi spiritualmente a questa proposta, secondo lo stesso
Messaggio per la Quaresima 2011, n.1).
stile: rinuncia al pasto che diventa tempo di ascolto della
È da qui che nasce la dinamica di conversione che in questo
Parola e offerta per le missioni». Anche nelle parrocchie l’avvio
tempo deve segnare la vita dei singoli e delle comunità. Ce lo
comunitario del cammino di conversione con la Santa Messa o
ricorda il sussidio Gesù in persona si avvicinò e camminava
la Liturgia della Parola con il Rito delle Ceneri, sarà momento
con loro (cfr. n.7 del Settimanale), che accompagna l’itinerario
idoneo per suscitare una rinnovata attenzione, conoscenza e
pastorale della nostra Diocesi nei tempi di Quaresima e di
carità verso le missioni diocesane.
Pasqua, proponendoci alcune linee guida per cogliere tutta la
Ancora nella prima settimana tutti i fedeli, e in particolare i
ricchezza delle esperienze che ci attendono nei prossimi mesi.
catechisti dell’Iniziazione cristiana, sono invitati a partecipare
Una prima sottolineatura riguarda la Parola di Dio: infatti
al Rito di elezione dei catecumeni, importante momento
“Non di solo pane vive l’uomo”! Il Lezionario dell’Anno A (che
di Chiesa, che si svolgerà sabato 12 marzo alle 16.00 nella
seguiremo quest’anno), specialmente nei Vangeli della III, IV e
basilica di San Fedele in Como.
V domenica di Quaresima, ci presenta un itinerario battesimale Per la I Domenica di Quaresima, 13 marzo, la proposta
con la scelta, che risale alla tradizione antica, dei brani
è di aprire la celebrazione eucaristica cantando nella
evangelici della Samaritana, del Cieco nato e di Lazzaro.
processione di ingresso le Litanie dei Santi, nostri modelli
Altri elementi da valorizzare sono: i momenti di digiuno
nel pellegrinaggio della fede e nella pratica di una vita cristiana
e astinenza; le celebrazioni penitenziali; l’impegno
più conforme al Battesimo.
nell’assicurare la Comunione agli infermi; la preghiera in
Tra i materiali pubblicati sul sito web www.diocesidicomo.it,
famiglia; la Via Crucis; la preghiera mariana in riferimento
nella sezione rossa L’Agenda – Piano Pastorale (a cui si può
a Cristo (ad esempio la Via Matris). Su questo e altro ancora il
accedere direttamente anche dall’area Ultim’ora presente in
sussidio diocesano offre indicazioni e approfondimenti.
tutte le sezioni del sito) si possono già consultare e stampare:
Tra gli appuntamenti che segnano l’avvio della Quaresima
il sussidio diocesano per la Quaresima e il Tempo pasquale,
è da ricordare che il Mercoledì delle Ceneri, 9 marzo, alle
una scheda per la processione d’ingresso della I Domenica di
ore 12.45 in Cattedrale si vivrà una Liturgia della Parola
Quaresima, l’atto penitenziale e la preghiera dei fedeli; schede
con il Rito dell’imposizione delle Ceneri. «L’invito» spiega
per i Vespri di tutte le Domeniche di Quaresima (con l’adozione
monsignor Flavio Feroldi, Vicario episcopale per la Pastorale,
di salmi tipici di questo tempo: una scelta consentita dalla
«è rivolto in particolare a tutte le persone che lavorano
normativa - Cfr. PNLO, 252).
nelle numerose realtà economiche e culturali operanti
A.S.
Parola fra noi
Domenica 6 marzo
F
are la volontà del Padre non dipende dal cosa si fa – si
trattasse anche di scacciare demoni o fare miracoli! – ma dal
come lo si fa. È volontà del Padre ascoltare le parole di Gesù
e metterle in pratica. Per noi oggi è come dire: vivere la messa,
dalla Parola alla missione, dall’ascolto all’ite: andate! Impressiona
la frase di Gesù – “Non vi ho
mai conosciuti!” – anticipo di
Dt 11, 18.26-28.32;
quella del giudizio finale che
separerà gli agnelli dai capri.
Rm 3, 21-25a.28;
Gli apostoli sono impressionati
da quello che dice il Signore;
anche loro non lo conoscono?
Mt 7, 21-27
Fare la volontà del Padre.
Torna forte alla memoria il “Fate parola, umile e operoso. Questa
è la spiegazione di una parabola
questo in memoria di me”, il
sorprendente: quando ascoltare
pane eucaristico, sacramento di
e fare sono uniti, la casa resiste a
salvezza e di totale comunione
tutte le prove perché “sotto” ha
fraterna, massima parola e
roccia; se si separa l’ascolto dal
tangibilità della bellezza della
fare, allora essa è fragile perché
vita cristiana. Il credente che
poggia sull’inconsistenza della
entra nel Regno dei cieli è uno
sabbia. Anche queste parole
che ascolta e obbedisce alla
impressionano la folla che
ascolta Gesù e resta stupita
del suo insegnamento: «egli
infatti insegnava come uno
che ha autorità, e non come i
loro scribi». Anche Benedetto
XVI colpisce quando spiega
le parole di Gesù. Proprio su
questo Vangelo, ha scritto ai
giovani in vista della Giornata
mondiale di Madrid: «Costruite
la vostra casa sulla roccia…
Sulla fede». La fede dei padri.
E delle nonne, come quella che
entrò in chiesa tenendo per
mano il nipotino. Cercò con
lo sguardo il lumino rosso che
segnalava il tabernacolo del
Santissimo. Si inginocchiò e
cominciò a pregare. Il bambino
girava gli occhi dalla nonna al
lumino rosso, dal lumino rosso
alla nonna. Ad un certo punto
sbottò: “Ehi, nonna! Quando
viene verde usciamo, eh?”. Quel
lumino non diventerà mai
verde. Continua a ripetere senza
posa: “Fermati!”. Questa è la
roccia.
ANGELO SCEPPACERCA
Vita della Chiesa
10 Sabato, 5 marzo 2011
Azione cattolica. Risonanze dall’assemblea elettiva dello scorso 20 febbraio a Como.
L
a scorsa domenica 20
l’osservazione del presidente
febbraio il Collegio Gallio
Francesco Mazza – è
di Como ha ospitato
diocesanità, incontro fra
l’assemblea diocesana
generazioni, preghiera,
dell’Azione cattolica, che
amicizia, convivialità,
quest’anno – fra gli altri – aveva
occasione di ascolto della
il compito di eleggere i membri
parola del Vescovo. Davanti
del Consiglio Diocesano
a noi abbiamo una sfida
per il prossimo triennio.
importante per il futuro,
Almeno 350 i partecipanti, in
che affonda le radici nella
rappresentanza degli oltre
nostra storia. Paolo VI
duemila aderenti in tutta la
affermava che l’Ac ha un
nostra Chiesa locale. Come ha
posto “teologicamente
sottolineato Caterina Pozzato,
motivato nella struttura
del Consiglio nazionale adulti
ecclesiale”. L’Azione
di Ac, «in questo momento, in
cattolica non ha fatto il
contemporanea, almeno una
suo tempo! L’importante
cinquantina di associazioni in
è che non tradisca il suo
tutta Italia stanno celebrando
compito, che non si limiti
la propria assemblea. È una
a vivacchiare, ma sia
circostanza significativa che ci
presenza insostituibile a
ricorda come l’Ac, da subito e
servizio dei fratelli. L’oggi è il
in un’epoca ricca di contrasti,
tempo dell’Ac – ha chiosato
nacque come “italiana”: è
Mazza – l’impostazione del
bello farlo presente nel 150°
nostro impegno non può
anniversario dell’unità del
prescindere dalla familiarità
nostro Paese ed è importante
con la Parola di Dio, che è
fare memoria di quante
familiarità con Dio stesso».
persone, aderenti all’Azione
Le conclusioni della giornata
cattolica, hanno dato idee
sono state affidate al vescovo
e vita per la costruzione
monsignor Diego Coletti,
dell’Italia, del bene comune
il quale, compiacendosi per
e della sua democrazia».
la ricchezza e la profondità
L’assemblea avrà una “coda”
L’associazione è chiamata a essere presenza attiva nella Chiesa e non solo del documento assembleare
questo fine settimana, sabato
«sul quale lavorare e trovare
5 marzo, quando gli eletti si
Tre le consegne del Vescovo: Parola, prossimità, partecipazione responsabile consenso per favorire il
ritroveranno a Nuova Olonio
discernimento comunitario»
per indicare la rosa di nomi,
ha messo in evidenza la
da sottoporre al Vescovo, e dalla quale
territorio, che parte dalla parrocchia per
al vivere la fede, trovando in Gesù Cristo il
vocazione dell’Ac: «chiamata al servizio
scaturiranno la presidenza e il consiglio
arrivare alla diocesi e all’Italia intera, è
riferimento certo per orientare stabilmente
ecclesiale, alla partecipazione attiva, alla
chiamati a guidare l’associazione diocesana una cifra distintiva a cui non possiamo
la vita e conquistare un’autentica libertà.
costruzione della Chiesa e della comunità
fino al 2014. Il tema scelto per la giornata
rinunciare». Guardando alle indicazioni
La seconda riguardava la “Vita della
cristiana». Tre le consegne affidate dal
era “Vivere la fede, amare la vita –
dell’Episcopato italiano per il decennio
Chiesa”, cioè il Corpo di Cristo, nel quale
presule all’associazione. «Innanzitutto la
Fare strada con la Chiesa nella nostra
in corso, la consigliera nazionale ha
fondare e sperimentare il vivere la fede.
“Parola”. Senza Parola non c’è missionarietà
diocesi”. «Questo evento – spiegano i
evidenziato come «L’associazione è invitata
La terza concerneva la “Realtà associativa
né conoscenza di Gesù. Riscoprire la Parola
responsabili – è un’occasione preziosa
a riscoprire le radici della sua vocazione
dell’Azione cattolica”, un’opzione
è fondamentale soprattutto per i giovani,
per verificare il percorso che abbiamo
educativa. Senza mai dimenticare che
privilegiata di stare nella Chiesa, con
ormai abituati al “virtuale” e a rischio di
compiuto e per tracciare il cammino dei
educare non richiede semplicemente
l’umile impegno di servirla da apostoli,
analfabetismo affettivo. Poi la “prossimità”,
prossimi anni, precisando obiettivi che
tecniche o competenze sociologiche e
oltre che da discepoli. La quarta area era
contro l’evanescenza dei rapporti umani e
si tradurranno in progetti, programmi
pedagogiche. Educare è prima di tutto un
quella del “Mondo”, luogo teologico di
fraterni e la superficializzazione di quelli
e attività». «L’Ac propone un modello
cammino, un atto d’amore – ha concluso
salvezza, nel quale portare e testimoniare
familiari. Infine la “partecipazione” attiva
aggregativo, formativo e democratico in un
la Pozzato –, che nasce da una “passione”
la bellezza, la profondità e l’apertura
e responsabile alla vita del mondo e della
momento nel quale questo stile è qualcosa
per l’uomo». Momento fondamentale
di orizzonti di una vita cristianamente
Chiesa. In tutto questo – ha concluso
di estraneo – ha detto ancora Pozzato –
dell’assemblea è stato la discussione del
ispirata. Ampio e articolato il dibattito,
monsignor Coletti – l’Ac dovrebbe essere
l’esercizio costante della collaborazione
documento, suddiviso in quattro aree
che ha visto un susseguirsi di interventi
testimone ed esempio».
associativa, la passione e l’attenzione al
tematiche. “Fede e spiritualità” rimandava
e di osservazioni. «L’assemblea – è stata
ENRICA LATTANZI
Ac: testimone ed esempio
■ Como
Gli orari delle Messe
in lingua straniera
Nel mese di marzo le Sante Messe celebrate
in lingua straniera per i gruppi etnici
presenti sul nostro territorio saranno: il
6 marzo, presso i Comboniani di Rebbio,
alle ore 9.30, in inglese; presso la chiesa
di Sant’Eusebio in Como, alle ore 11.30 in
filippino, alle ore 16.00 in spagnolo; presso
la chiesa di San Rocco in Como alle ore
15.30, in italiano per diversi gruppi etnici;
il 13 marzo presso i Comboniani di Rebbio,
alle ore 9.30, in inglese; presso la chiesa
di Sant’Eusebio in Como, alle ore 18.30,
in italiano per diversi gruppi etnici; il 20
marzo presso la chiesa di Sant’Eusebio
in Como, alle ore 11.30 in filippino, alle
ore 16.00 in spagnolo; presso la chiesa
di San Rocco in Como alle ore 15.30, in
italiano per diversi gruppi etnici; il 27
marzo presso i Comboniani di Rebbio, alle
ore 9.30, in ghanese; presso la chiesa di
Sant’Eusebio in Como, alle ore 11.30 in
cingalese, alle ore 18.30 in italiano per
diversi gruppi etnici.
■ Appuntamenti
Movimento eucaristico
e Salesiani cooperatori
- Sabato 5 marzo, alle ore 16.20, presso
la chiesa di Santa Cecilia in Como, rosario,
meditazione e adorazione eucaristica.
- Sabato 12 marzo, alle ore 15.30,
incontro formativo dei salesiani cooperatori
presso il Salesianum di Tavernola.
● Chi crede in Dio mette
al primo posto la ricerca
del suo Regno
● La preghiera è vera e
sincera solo se legata al
rapporto con i fratelli
● Occorre vivere con stile
più sobrio nel rispetto
del Creato a noi affidato
Nelle parole del Papa
indicazioni sullo stile cristiano
I
l Signore non abbandona mai le sue
creature, e le letture di domenica
scorsa ce lo hanno ricordato sia
nel brano di Isaia che, per “consolare
Gerusalemme abbattuta dalle sventure”,
così si esprime: “si dimentica forse
una donna del suo bambino, così
da non commuoversi per il figlio
delle sue viscere? Anche se costoro
si dimenticassero, io invece non ti
dimenticherò mai”. Sia nel Vangelo di
Marco in cui Gesù esorta i suoi discepoli
“a confidare nella provvidenza del Padre
celeste, il quale nutre gli uccelli del
cielo e veste i gigli del campo, e conosce
ogni nostra necessità”. Commenta il
Papa: “di fronte alla situazione di tante
persone, vicine e lontane, che vivono
in miseria, questo discorso di Gesù
potrebbe apparire poco realistico, se
non evasivo. In realtà, il Signore vuole
far capire con chiarezza che non si
può servire a due padroni: Dio e la
ricchezza. Chi crede in Dio, padre pieno
d’amore per i suoi figli, mette al primo
posto la ricerca del suo regno, della sua
volontà. E ciò è proprio il contrario del
fatalismo o di un ingenuo irenismo”.
Fermiamoci un momento a riflettere su
queste parole. Marco, nel capitolo sei,
parla di tre opere fondamentali della
pietà ebraica: l’elemosina, la preghiera,
il digiuno. In Cristo la preghiera è il
punto centrale, e non è un caso che ai
suoi discepoli consegna il Padre Nostro,
cinquantacinque parole nelle quali c’è
tutto l’essenziale della fede del cristiano.
Ma la preghiera non è slegata dalla
giusta relazione con gli altri, con colui
che è a noi prossimo, in una logica di
condivisione, di solidarietà; né tanto
meno è lontana da un rapporto con i
beni della terra che esclude qualsiasi
forma di dominio nella ricchezza,
nell’accaparramento. Come dice il Papa
“la fede nella Provvidenza, infatti, non
dispensa dalla faticosa lotta per una
vita dignitosa, ma libera dall’affanno
per le cose e dalla paura del domani”.
Ecco che quelle parole che ci dicono
l’impossibilità di servire due padroni,
indicano lo stile di attenzione che il
cristiano deve avere per le cose del
mondo, se veramente ha fiducia nel
Signore. Egli non ci rende schiavi,
non è un padrone, ma un padre. Gesù
non sembra tollerare esitazioni; non
si preoccupa di trovare compromessi
ma invita ad avere fiducia nel padre
celeste. Ci mette in guardia, Gesù,
dalla voracità del potere e del possesso
e ci fa comprendere come non sia
possibile badare solo a se stessi senza
altri riferimenti. E ci dice che la vera
libertà consiste nel riconoscere che
non siamo gli unici signori e artefici
della nostra esistenza; che dobbiamo
avere un rapporto diverso con il creato.
Non è un caso che Papa Benedetto ci
inviti a invocare Maria come madre
della Provvidenza: “a lei – ha detto
il Papa – affidiamo la nostra vita, il
cammino della Chiesa, le vicende della
storia. In particolare, invochiamo la
sua intercessione perché impariamo a
vivere secondo uno stile più semplice e
sobrio, nella quotidiana operosità e nel
rispetto del creato, che Dio ha affidato
alla nostra custodia”. Ecco dunque lo stile
del credente, che deve vivere in modo
diverso la relazione con gli altri, e con il
creato, senza mai mettere davanti a tutto
e a tutti il potere e il possesso.
FABIO ZAVATTARO
Appuntamenti
Ecumenismo:
viaggio
in Ucraina
dal 27 aprile
al 1° maggio
L’Ufficio diocesano per
l’ecumenismo, in collaborazione con
Azione cattolica diocesana di Como,
organizza un pellegrinaggio a Kiev,
Pochayev e Leopoli alla scoperta
della vita e della spiritualità della
Chiesa ortodossa Ucraina, che ha
una significativa presenza a Como.
L’iniziativa nasce dall’invito dei
rappresentanti della comunità
Ortodossa Ucraina nella nostra
Diocesi. Il viaggio sarà preparato
da due incontri di approfondimento
sull’Ortodossia (a Como: il 17
marzo, alle ore 20.30, presso il
Centro Pastorale; a Morbegno: il
7 aprile, alle ore 20.45, presso
il Centro Giuseppe). Il viaggio
prevede la partenza da Milano
il 27 aprile (alle ore 13.30) e il
rientro il 1 maggio (alle ore 12.30).
Necessario passaporto (no visto).
Iscrizioni entro il 10 marzo presso
A.c. Como, telefono 031.265181,
[email protected]. Quota: 550 euro
(da versare all’iscrizione: 200 euro).
■ Pellegrinaggio agiografico in Armenia
Dal 7 al 14 aprile in luoghi antichi
I
l segretariato diocesano pellegrinaggi organizza un pellegrinaggio in Armenia dal
7 al 14 aprile. Le iscrizioni sono in fase di
chiusura (quota di partecipazione 1400 euro). Info: tutti i mercoledì non festivi dalle ore
9.30 alle ore 12.00 (piazza Grimoldi 5); telefono:
031-3312232; [email protected]. Oppure il numero 031986225, tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 11.30.
Ecco il programma.
Milano-Malpensa/Yerevan
Arrivo a Yerevan. Dopo la sistemazione in albergo, visita della città e alla biblioteca Matenadaran.
Yerevan, Garni, Geghard
Visita della regione Kotayk e al tempio pagano Garni di epoca ellenistica.Poi monastero
Geghard (si conserva un frammento della punta
che secondo la tradizione ferì il costato di Cristo).
Rientro a Yerevan e visita al museo della Storia.
Yerevan, Echmiadzin, Zvartnotz
Visita della capitale antica dell’Armenia ed Ech-
150 anni
di italia unita
In occasione del centocinquantesimo
anniversario dell’Unità d’italia, anche la
Fondazione diocesana Cardinal Ferrari,
nell’ambito della sua attività di promozione e
approfondimento culturale, propone un ciclo
di due incontri, dedicati all’argomento, dal
titolo “Unità d’Italia e coscienza cattolica”.
A ospitare le due serate di riflessione storica
ma non solo, l’aula magna della Biblioteca
comunale di Como, in piazzetta Venosto
Lucati 1. Il primo incontro, sul tema “I
miadzin (La Discesa dell’Unigenito). Qui visita di
Mayr Tachar, la più antica chiesa cristiana. Visite
alle chiese di santa Hripsime e santa Gasane; poi
Zvartnotz (Tempio degli Angeli). Nel pomeriggio:
Museo e Monumento del Genocidio Armeno.
Yerevan, Khor Virap,Noravank
Partenza per la regione di Ararat e Noravank.
Yerevan, lago Sevan Goshavank,Noradus
Partenza per il lago Sevan, visita all’omonima penisola con le sue chiese. Poi Taush, convento di
Goshavan e Noraduz, cimitero delle croci.
Yerevan, Sanahin, Haghpat
Visita del nord dell’Armenia. Arrivo ad Alaverdi
dove si visiteranno i monasteri del X - XIII sec.
Yerevan, Hovhannavank, Amberd, Karmravor
Visita ad Ashtarak (chiesa Hovhannavank del XII
sec.). Si prosegue verso il monte Aragatz con le
rovine della fortezza Amberd. Pranzo in una famiglia armena. Poi visita alla chiesa del VII sec.
Karmravor.
Yerevan, Italia
cattolici, il Risorgimento e l’Unità d’Italia.
Scontri e incontri” ha visto l’intervento del
professor Giorgio Vecchio, ordinario di
Storia a Parma. Il secondo si svolgerà venerdì
11 marzo, alle ore 20.45, su “Alessandro
Manzoni, la letteratura del Risorgimento,
l’Unità d’Italia”, con il professor Giuseppe
Langella, ordinario di Letteratura italiana
contemporanea e moderna alla Cattolica
di Milano e direttore del Centro di ricerca
“Letteratura e cultura dell’Italia unita”.
❚❚ Viaggio mariano
Pellegrinaggio
a Fatima:
11-14 maggio
I
l Santuario di Fatima, in Portogallo, uno
dei più importanti santuari mariani del
mondo, è la meta di un pellegrinaggio
proposto dall’11 al 14 maggio; sono i giorni
dell’anniversario delle apparizioni della Madonna a tre piccoli pastori, iniziate il 13 maggio 1917, che furono accompagnate da rivelazioni su eventi futuri (in particolare la fine a
breve della prima guerra mondiale e il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante se gli uomini non si fossero convertiti.
Lucia, una dei tre pastorelli, divenne monaca
carmelitana scalza, e mise per iscritto nelle
sue Memorie gli eventi vissuti a Fatima. Nel
giornate
eucaristiche
a grandate
1930 la Chiesa cattolica proclamò il carattere soprannaturale delle apparizioni e ne
autorizzò il culto. A Fatima è stato edificato
un santuario, visitato per la prima volta da
papa Paolo VI il 13 maggio 1967, e in seguito, più volte, da papa Giovanni Paolo II, le
cui vicende hanno avuto un forte legame
con questi luoghi. Il messaggio di Fatima
è un invito alla penitenza e alla preghiera,
con l’esortazione alla recita quotidiana del
rosario (la Madonna stessa si definì “Regina del rosario”) e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Le giornate del
pellegrinaggio sono dedicate alle cele-
Il Monastero delle Benedettine
del Santissimo Sacramento, in
comunione con la parrocchia
di Grandate (Co), celebra le
Giornate Eucaristiche dal 3 al 6
marzo, alla luce dell’esortazione
apostolica “Verbum domini Parola di Dio ed Eucaristia” (n° 54
e 55). Ecco il programma.
Giovedì 3 marzo, ore 7.30, Santa
Messa celebrata da monsignor
Enrico Bedetti; ore 9.30,
concelebrazione eucaristica
brazioni presso il santuario e alle visite (la
Cappella delle Apparizioni, i luoghi nativi dei
tre pastorelli, l’esposizione “Fatima Luce e Pace”). Quota di partecipazione: 650,00 euro.
La partenza è prevista l’11 maggio da Milano
Malpensa alle ore 12.15 con arrivo a Lisbona
due ore dopo. Il rientro a Milano, il 14 maggio
è per le ore 18:35. Iscrizioni entro il 6 marzo.
Info e prenotazioni: Ufficio Segretariato Pellegrinaggi Diocesano, aperto tutti i mercoledì non festivi dalle 9.30 alle 12.00 - telefono:
031-3312232 – e-mail: [email protected]. Sul sito
della Diocesi: Uffici di Curia, Pellegrinaggi.
missionaria dei Padri Saveriani
e Comboniani; ore 16.15, Santa
Messa per i ragazzi celebrata
dal prevosto di Grandate, don
Daniele Andreani; ore 17.00,
concelebrazione dei Vespri, omelia
di don Ivan Salvadori, docente in
Seminario e assistente diocesano
dell’Ac; ore 21.00, preghiera
e adorazione dei giovani di
Grandate.
Venerdì 4 marzo, ore 7.30,
Santa Messa celebrata da
Sabato, 5 marzo 2011
11
■ Clero diocesano
Unico incontro
di aggiornamento
a Morbegno il 22 marzo
È sospeso l’incontro di aggiornamento
clero di martedì 8 marzo a Como
(a discrezione dei Vicari foranei di
Como se organizzare in questa data
l’incontro del presbiterio vicariale che
avrebbe dovuto tenersi il 22 marzo).
Ci sarà un incontro unico di tutto il
clero diocesano martedì 22 marzo a
Morbegno (non quindi, a Colda, e non
solo per il clero di Sondrio).
Ecco il programma di martedì 22 marzo:
- ore 9.45: arrivi e prenotazioni per il
pranzo;
- ore 10.00: ora media;
- ore 10.10: relazione di monsignor
Franco Giulio Brambilla: “Formazione
dei fedeli laici. Educazione della
coscienza cristiana e abilitazione
pastorale”;
- ore 11.15: pausa;
- ore 11.30: discussione a gruppi;
- ore 13.00: pranzo;
- ore 14.30: assemblea: relazioni dei
gruppi e risposte del relatore;
- ore 16.00: conclusioni del vescovo
monsignor Diego Coletti.
L’incontro si terrà a Morbegno, presso
il Centro parrocchiale San Giuseppe,
martedì 22 marzo. Il pranzo sarà
servito in loco previa prenotazione. Si
raccomanda la partecipazione di tutti.
■ Guanella
Pellegrinaggio a Roma
per la canonizzazione
Il segretariato diocesano pellegrinaggi,
in collaborazione con l’Opera
don Guanella, in occasione della
canonizzazione del beato il prossimo 23
ottobre, propone un pellegrinaggio a
Roma, guidato dal vescovo monsignor
Diego Coletti, con tre possibilità:
- dal 19 al 24 ottobre (in pullman):
sono previsti, il primo giorno, la sosta,
la visita e il pernottamento ad Assisi;
dopo la celebrazione della Santa Messa
nella basilica dedicata a san Francesco
e la visita della cittadina umbra, nel
pomeriggio si prosegue per Roma. Il
pellegrinaggio prevede un articolato
programma di visita (con la Messa,
venerdì 21, nella basilica di san Paolo
fuori le mura) e la veglia di preghiera
nella serata del 22, la canonizzazione
il 23, la Santa Messa di ringraziamento
in San Pietro la mattina del 24, con la
visita alla basilica, l’omaggio alle tombe
di Giovanni Paolo II e di Innocenzo XI,
pontefice comasco di cui quest’anno
ricorrono i 400 anni dalla nascita;
- dal 21 al 24 ottobre (in pullman):
vedi il programma di Roma;
- dal 22 al 24 ottobre (in treno): vedi
gli ultimi tre giorni a Roma.
Info: Ufficio Segretariato Pellegrinaggi,
aperto tutti i mercoledì non festivi dalle
9.30 alle 12.00 - telefono: 031-3312232,
segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it; I Viaggi di Oscar,
telefono: 031-304524.
monsignor Enrico Bedetti; ore
9.30, celebrazione eucaristica
presieduta dal vescovo monsignor
Diego Coletti; ore 16.30,
adorazione dei Seminaristi; ore
17.00, celebrazione dei Vespri con
i Seminaristi, omelia di don Ivan
Salvadori.
Sabato 5 marzo, ore 7.30,
Santa Messa celebrata da
monsignor Enrico Bedetti; ore
9.30, Celebrazione Eucaristica
presieduta da don Daniele
Andreani, prevosto di Grandate;
ore 17.00,celebrazione dei Vespri,
omelia di monsignor Enrico
Bedetti; ore 21.00, Celebrazione
dell’Ufficio delle Letture.
Domenica 6 marzo, ore
9.00, Celebrazione Eucaristica
presieduta da monsignor Enrico
Bedetti; ore 16.00, preghiera e
adorazione di gruppi parrocchiali;
ore 17.00, celebrazione dei Vespri,
omelia di don Daniele Andreani,
prevosto di Grandate.
PastoraleDelLavoro
12 Sabato, 5 marzo 2011
In preghiera
pensando al
lavoro dell’uomo
Già avviati i preparativi per le veglie
che avranno luogo, il 30 aprile,
in diversi vicariati della diocesi
Quest’anno
l’appuntamento
ruoterà attorno al
tema della fraternità.
Valore proclamato con
determinazione dal Papa
S
e il lavoro, nella società industriale,
non è sempre un bene disponibile
ci sono alcuni momenti in cui
esso si fa piuttosto carente. Quello
attuale è uno di questi. Ed è in questo
contesto di carenza di lavoro che anche
quest’anno si pone la veglia di preghiera
e riflessione che si terrà simultaneamente
la sera del 30 aprile, vigilia della festa del
lavoro, in più vicariati della nostra diocesi.
La veglia di preghiera e riflessione, penso che sia opportuno sottolinearlo
nuovamente, è una opportunità che viene data per ripensare il lavoro al di
là della sua valenza produttiva ed economica, è ripensare al lavoro come
un’esperienza di vita e di socializzazione. L’enciclica “Laborem Exercens” è, da
questo punto, di vista un documento guida.
Quest’anno la veglia ruoterà attorno al tema della fraternità, valore fondante
la solidarietà di cui l’uomo non può farne a meno, valore proclamato con
inequivocabile determinazione da Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in
veritate”.
La veglia non vuole però parlare di lavoro e di fraternità in modo astratto,li
vuole contestualizzare, è per tale motivo che verrà introdotto anche il tema
dell’ambiente. Lavoro e ambiente vengono abbinati in quanto essi sono da
pensarsi in simbiosi tra loro; sono due
esperienze di vita che attualizzano quella
chiamata all’azione creativa per la quale Dio
ha pensato e creato l’uomo, associandolo alla
sua attività creativa.
Se non si fatica a pensare al lavoro come
esperienza di vita, si è meno abituati a
pensare all’ambiente come esperienza di
vita. Questa difficoltà nasce dal fatto che
alla parola ambiente si associa subito la
parola natura con gli elementi minerali,
vegetali e animali che la costituiscono.
Assai meno l’ambiente è visto come il luogo
fisico in cui l’uomo agisce relazionandosi
con gli elementi stessi per far della natura
l’ambiente vitale fondamentale per la
realizzazione di ogni persona e luogo
adeguato perché si possano intessere con gli
altri uomini rapporti umanamente fecondi.
Affermare la necessità di intessere rapporti
umani fecondi non deve indurre a pensare
che si voglia fare una esortazione di
carattere etico in quanto si vuole a tutti
i costi una verniciatura di eticità ad una
attività di tipo economico come è il lavoro.
Anche qui ci viene in soccorso il magistero
della Chiesa almeno con due encicliche
“Populorum Progessio” e “Caritas in
veritate”. Esse mettono in risalto, avendo
sullo sfondo situazioni concrete, come un
vero e duraturo progresso non sussiste se
ad ogni uomo non viene data la possibilità
di mettere in gioco la sua dignità di uomo
del lavoro e la sua intelligenza. Bisogna
che le istituzioni politiche, economiche e
sociali, se vogliono veramente il bene della
persona umana, se vogliono realizzare un
progresso veramente umano, se vogliono
conseguire il bene comune, devono
darsi come obiettivo primario il creare le
condizioni necessarie affinché ogni uomo
possa mettersi agevolmente in gioco con le
proprie capacità e la propria intelligenza ed
essere così un protagonista nella costruzione
della società. E se vogliamo essere puntuali
nello schematizzare la società, noi dobbiamo
pensarla come ambiente in cui la famiglia è
il soggetto fondante e propulsore, famiglia
che a sua volta è ambiente vitale necessario
alla persona affinché possa scoprire e
sperimentare quelle doti umane e operative
che Dio le ha donato per poter agire da
collaboratore consapevole
nella costruzione di un mondo migliore.
PAGINA A CURA
DELL’UFFICIO DIOCESANO
PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO
disoccupati. Il 29% ha tra i 15 e i 25 anni
Quando la mancanza
di lavoro è... giovane
A
lcuni giorni fa in una assemblea
pubblica il governatore della
Banca d’Italia, Mario Draghi,
disse, facendo riferimento alla pesante
disoccupazione giovanile, che essa è uno
spreco di risorse e un avvilimento per
gli stessi giovani. Nel dicembre 2010 la
disoccupazione giovanile ha raggiunto
la quota più alta dal 2004: il 29 % dei
disoccupati è compreso tra i 15 e 25 anni
(Istat). Se il tasso di disoccupazione nel
suo complesso è rimasto praticamente
invariato, quello giovanile ha avuto nel
corso di un anno, dal dicembre 2009
al dicembre 2010, un incremento di
2,4 punti, passando dal 26,4% al 29%.
Nell’area dei Paesi a moneta unica l’Italia,
per quanto riguarda la disoccupazione
giovanile, occupa il terz’ultimo posto. E’
vero il dato negativo è alto, ma bisogna
considerare che molti giovani, avendo
attività lavorativa di tipo precario, sono
i soggetti più colpiti dalla crisi e i meno
protetti dalla cassa integrazione. Tale
constatazione però non deve essere intesa
come un elemento che renda meno
preoccupante il dato disoccupazione
giovanile, tutt’altro, la debolezza data dal
lavoro precario deve far maggiormente
riflettere e dar maggior slancio per avviare
soluzioni che evitino il consolidarsi di
una futura fascia di povertà. Una recente
ricerca stima in due milioni i giovani
che non studiano e non lavorano e
sono bloccati in limbo di inattività. Un
altro dato di ricerca dice che in Italia
c’è la necessità di falegnami, tessitori,
panettieri e di altre professioni manuali
pari a circa 150 mila posti di lavoro. Da
interviste fatte ai giovani risulta che la
maggioranza di essi preferisce orientarsi
verso lavori meno faticosi, anche se meno
retribuiti, come operatore al call center
oppure commessa ai supermercati. Alla
pubblicazione dei dati di disoccupazione
non sono mancati commenti preoccupati
da parte dei vari operatori sociali,
sindacali e imprenditoriali. Interpellati
sul fenomeno essi hanno individuato
le cause e hanno proposto soluzioni.
Oltre a denunciare una mancata politica
di formazione al lavoro adeguata per
l’accesso al mondo del lavoro essi
reputano urgenti percorsi formativi
adeguati alle esigenze delle aziende
d’oggi; inoltre un’altra causa va ascritta
all’appannarsi della cultura del lavoro, in
modo particolare, del lavoro manuale.
E se la disoccupazione giovanile, nella
sua pesantezza, pone interrogativi alle
varie componenti sociali sindacali ed
imprenditoriali, le comunità cristiane, le
parrocchie, non pensino di sentirsi fuori.
Si è parlato di cultura del lavoro. Ed è
proprio sul versante culturale e valoriale
che le parrocchie devono muovere il
loro percorso formativo. L’insegnamento
sociale della Chiesa, partendo dai
racconti della creazione, dice quanto
sia importante per l’uomo e per la
sua realizzazione il lavoro. Educare a
questa consapevolezza è sicuramente
un compito che la formazione cristiana
dei giovani non può disattendere. Ma
onestamente le parrocchie devono
porsi questo interrogativo: siamo noi
sufficientemente attrezzate per svolgere
questo importante compito educativo?
E nel caso che la risposta fosse no,
cosa fare per attrezzarci al più presto?
Questi dati obbligano ad una riflessione
specialmente chi si occupa della
formazione giovanile e del suo futuro
inserimento nella società per ruoli attivi.
la famiglia
protagonista
della vita
sociale
L
a soggettività sociale delle
famiglie, si può esprimere con
manifestazioni di solidarietà e
di condivisione, non solo tra le
famiglie stesse, ma anche in forme di
partecipazione alla vita sociale e politica.
È la naturale conseguenza di una realtà
fondata sull’amore: nascendo dall’amore
e crescendo nell’amore, la solidarietà
appartiene alla famiglia come dato
costitutivo e strutturale.
Il rapporto poi, che intercorre tra famiglia
e vita economica è particolarmente
significativo: l’economia è nata dal
lavoro domestico e la casa è stata per
lungo tempo, e continua ad essere
unità di produzione e centro di vita. La
famiglia va quindi considerata, a buon
diritto, una protagonista essenziale della
vita economica, guidata però non dalla
logica del mercato, ma da quella della
condivisione e della solidarietà tra le
generazioni.
Questo rapporto del tutto particolare che
lega la famiglia all’economia e quindi al
lavoro, costituisce un importante termine
di riferimento su cui modellare l’ordine
socio-etico del lavoro umano, perché
affonda le sue radici nella relazione
che intercorre tra la persona e il suo
diritto a vivere del frutto del proprio
lavoro; riguarda il singolo non solo come
individuo, ma anche come membro di una
famiglia, intesa quale società domestica.
Il lavoro diventa quindi una componente
essenziale nel processo di sviluppo delle
persone e rappresenta uno degli elementi
che rende possibile la fondazione di una
famiglia e nella realizzazione piena delle
sue finalità.
L’apporto che la famiglia può offrire
alla realtà del lavoro si esprime sia in
termini di economia sia nelle grandi
risorse di solidarietà che possiede e che
costituiscono un importante appoggio per
chi, al suo interno, si trova senza lavoro o è
alla ricerca di una occupazione.
Per tutelare questo rapporto tra famiglia
e lavoro, un elemento da salvaguardare
è il salario familiare, ossia un salario
sufficiente per far vivere dignitosamente la
famiglia e che permetta la realizzazione di
un risparmio per favorire l’acquisizione di
qualche forma di proprietà come garanzia
di libertà.
Nel rapporto tra famiglia e lavoro, una
speciale attenzione va riservata al lavoro
della donna in famiglia, il cosiddetto
lavoro di cura: a cominciare da quello
della madre, che finalizzato e dedicato
al servizio della qualità della vita,
costituisce un tipo di attività lavorativa
fortemente personale e personalizzante,
e che dovrebbe essere socialmente
riconosciuto e valorizzato anche mediante
un corrispettivo economico almeno pari a
quello di altri lavori.
Il punto di partenza per un corretto e
costruttivo rapporto tra famiglia e società,
è il riconoscimento della soggettività e
della priorità sociale della famiglia. Il loro
intimo rapporto impone che la società
non venga mai meno al suo fondamentale
compito di rispettare e di promuovere la
famiglia stessa.
La società, e in particolare le istituzioni
statali sono chiamate a garantire e favorire
la genuina identità della vita familiare e a
evitare e combattere tutto ciò che la altera
e ferisce..
La società e lo Stato non possono,
pertanto, né assorbire, né sostituire,
né ridurre la dimensione sociale della
famiglia stessa; piuttosto devono onorarla,
riconoscerla, rispettarla e promuoverla.
Tutto ciò richiede la realizzazione di
autentiche ed efficaci politiche familiari,
con interventi precisi in grado di affrontare
i bisogni che derivano dai diritti della
famiglia come tale.
In tal senso, è irrinunciabile il
riconoscimento dell’identità della famiglia:
società naturale fondata sul matrimonio.
Tale riconoscimento traccia una linea
di demarcazione netta tra la famiglia
propriamente intesa e le altre convivenze,
che della famiglia, per loro natura, non
possono meritare né il nome né lo statuto.
(dal Compendio DSC)
Movimenti
CL: vivere assumendo
il pensiero di Cristo
Il card. Dionigi Tettamanzi ha ricordato don
Luigi Giussani nel sesto anniversario della morte.
L
a memoria del “dies natalis” di don
Luigi Giussani “ci riconsegna il senso
più profondo ed entusiasmante” della
sua vita “e insieme il senso peculiare del
cammino spirituale, pastorale, educativo,
culturale e sociale di Comunione e
Liberazione nell’esistenza e nella missione
della Chiesa”. Con queste parole l’arcivescovo
di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, si è
rivolto lunedì 28 febbraio ai fedeli presenti in
Duomo per la messa nel sesto anniversario
della morte del fondatore di Cl. “La vita
cristiana, infatti – ha aggiunto l’arcivescovo –,
non è semplice idea, o precetto, o iniziativa,
o struttura od organizzazione, ma nella sua
essenza originaria è incontro personale con
Cristo. Da questo incontro don Giussani è
stato affascinato e conquistato e null’altro ha
fatto nella sua vita che essere ‘ministro’ umile
e audace di quest’incontro, affascinando a
sua volta e conquistando a Cristo le persone
e le realtà che ha trovato sul suo cammino”.
Riprendendo la lettura biblica che “ci parla
della sapienza come di un dono da desiderare
e da implorare dal Signore”, Tettamanzi ha
richiamato il dono del “pensiero di Cristo,
ossia la possibilità di guardare, conoscere,
valutare e giudicare la realtà – l’uomo, il
mondo, la storia – con l’occhio e la mente
di Cristo”. “Vivere assumendo il ‘pensiero
di Cristo’ – ha rimarcato – ci rende liberi e
coraggiosi di fronte a tutti e a tutto e, proprio
per questo, evangelicamente protagonisti
responsabili. Questa è la fede cristiana,
questo è l’orizzonte nel quale si situano
tutte le nostre decisioni, scelte, azioni: in
una parola la nostra presenza nella Chiesa
e nella società”. Riprendendo le parole
Sabato, 5 marzo 2011
13
pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1984,
nel trentennale della nascita del movimento
di Comunione e Liberazione, il cardinale
ha quindi ricordato che “operare perché il
contenuto della fede diventi intelligenza e
pedagogia della vita è il compito quotidiano
del credente, che va realizzato in ogni
situazione e ambiente in cui si è chiamati a
vivere. E in questo – disse papa Wojtyla a Cl
– sta la ricchezza della vostra partecipazione
alla vita ecclesiale: un metodo di educazione
alla fede perché incida nella vita dell’uomo
e della storia”. Nel saluto finale al cardinale,
don Julián Carrón, presidente della
Fraternità di CL, ha detto: “Alla grandezza
del nostro Destino ciascuno di noi è
continuamente richiamato nella compagnia
sempre viva e ardente del carisma di don
Giussani, che ci consente di verificare nelle
circostanze di ogni giorno, in questi tempi
così difficili per il nostro Paese, quelle che Lei,
Eminenza, ha descritto come le «dimensioni
costitutive del mistero della Chiesa: essere
una comunione - nella unità e nella varietà
- per la missione, per l’annuncio e la
testimonianza del Vangelo oggi».
Masci. In un documento del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani viene espresso
il disagio per il degrado morale che intacca la politica e il mondo dell’informazione.
Preoccupazione per il Paese
L
a questione
morale è diventata
definitivamente
questione politica e
sociale e una riflessione a
riguardo non più essere rinviata
o trascurata. Oggi la questione
morale non riguarda più solo
l’etica pubblica (corruzione,
evasione fiscale, falso in
bilancio, contiguità con la
criminalità organizzata) ma
tocca pesantemente la morale
personale. Ma non cogliamo
nel nostro Paese quella
indignazione alta e diffusa,
quella vergogna collettiva che ci
saremmo aspettati, al massimo
sconcerto: indice di una grave
assuefazione etica. Chi si
occupa di educazione non
può essere indifferente: deve
pretendere da chiunque abbia
una responsabilità pubblica
(dall’ultimo “magister” del
MASCI al Presidente della
Repubblica) un comportamento
etico e morale irreprensibile;
persone capaci di essere prima
e più esigenti con se stessi
che con gli altri, perché si
richiede a chi ha responsabilità
pubblica di essere un modello
ed un esempio, in quanto i suoi
comportamenti creano costume
e cultura. Saremmo degli
irresponsabili se non avessimo
presente questo preoccupante
degrado culturale. La
questione morale ci interpella
direttamente, siamo chiamati
ad occuparci dei nostri
compiti con grande senso di
responsabilità. Non c’è dubbio
che esistono ambiti della vita
personale, in cui è sempre
presente anche la tentazione ed
il peccato, che debbono essere
compresi e protetti. Tuttavia
non è più accettabile una
farisaica distinzione tra etica
pubblica e morale privata, tra
pubbliche virtù e vizi privati.
Non c’è dubbio che la propria
casa è il luogo degli affetti e
delle relazioni alla quale deve
essere limitata ogni intrusione,
è tuttavia inaccettabile pensare
che dentro le mura di casa
ognuno possa fare quello che
Il Consiglio Nazionale del MASCI,
riunito a Roma dal 28 al 30 gennaio
2011, guarda con preoccupazione
a ciò che sta avvenendo in
questi giorni nel nostro Paese.
Il documento può essere sottoscritto
sul sito: www.masci.it
vuole. In primo luogo perché chi
accetta di assumere responsabilità
pubbliche accetta consapevolmente
la riduzione della propria sfera
privata, ma soprattutto perché è
proprio dentro le mura di casa che
si compiono molte nefandezze:
tra le mura di casa, scrivendo la
dichiarazione dei redditi, si può
evadere il fisco; è tra le mura di
casa che maggiormente gli uomini
usano violenza alle proprie donne;
è tra le mura di casa che si abusa
dei minori. Ma c’è ancora un altro
aspetto delle vicende di questi giorni
che ci ha indignato profondamente:
la constatazione che ai grandi
drammi del nostro paese non viene
data abbastanza visibilità. Lunedì
17 uno dei maggiori quotidiani
italiani dedicava le prime tredici
pagine, con dovizia di foto, ai
personaggi che compongono la
scena delle vicende del Presidente
del Consiglio e solo due pagine a
un’importante intervista all’AD
della FIAT Marchionne. Lo stesso
avveniva e continua ad avvenire
ancora oggi su tutti i mezzi di
comunicazione (di destra e di
sinistra). Se la prima notizia ha a
che fare con i comportamenti di
una persona che ricopre altissime
responsabilità nazionali e quindi
deve interessare tutti, l’intervista
a Marchionne presenta con
lucidità e determinazione una
ricetta (che si può condividere o
meno) la quale, per affrontare la
globalizzazione e uscire dalla crisi,
cambia radicalmente il sistema
delle relazioni industriali, modifica
il rapporto capitale lavoro, forse
cancella definitivamente quello
che resta dello stato sociale,
determina una nuova idea della
rappresentanza sindacale. Una
ricetta che ci obbliga a riflettere
sul 10% di disoccupati, sul 29%
di disoccupazione giovanile (che
in alcune regioni del sud supera
il 50%), sui due milioni e 200000
“invisibili”, giovani che non studiano,
non lavorano ma neanche cercano
più un lavoro, una ricetta che rischia
di far crescere le disuguaglianze
in un paese dove il 10% della
popolazione possiede il 50% della
ricchezza, dove l’11% dei cittadini
vive sotto la soglia di povertà. Ci
piace, in fine, far nostro questo
brano: “Cercare la colpa è molto
più facile e più rassicurante che non
interrogarci sulle responsabilità
che possono anche coinvolgerci,
metterci in gioco. La colpa permette
di incontrare il colpevole, o presunto
tale. E in questo modo ci permette
di liberare la nostra coscienza.
Liberarla da quei sottili vincoli
che ci uniscono gli uni agli altri.
La responsabilità, anche quella
di indignarci (ndr) invece è un
itinerario molto più complesso,
perché ci obbliga a ragionare, a stare
nei termini della corresponsabilità.
Dalla colpa alla responsabilità è
itinerario di difficile attuazione,
perché sembra quasi, e in questi
tempi lo si vive quotidianamente,
che abbiamo bisogno di colpe, di
colpevole, di liberarci dai sensi di
colpa, mentre dovremmo ritrovare
una capacità adulta, serena, di
assumere le nostre responsabilità e
la vera maturità del nostro vivere. E
a questo proposito don Tonino Bello
scriveva: “Noi non solo dobbiamo
correre in aiuto del fratello che
geme sotto la sua croce personale,
ma dobbiamo anche individuare,
con coraggio e intelligenza, le
botteghe dove si fabbricano le croci
collettive. E piccole succursali di
queste botteghe, veramente oscure,
esistono anche nelle nostre città”.
Chiediamo a chi riveste
responsabilità pubbliche: rigore,
dignità personale, moralità,
etica pubblica, buon esempio,
come prevede la Costituzione
italiana; moralità alta anche se i
comportamenti non dovessero avere
rilevanza penale.
A chi ha responsabilità
nell’informazione chiediamo:
rigore e completezza da coniugare
a sobrietà, misura e rispetto di ogni
persona.
Chi ha a cuore il bene comune e la
dignità della persona, chi sceglie
la strada dell’educazione sa bene
che non si può attendere oltre, che
occorre una svolta decisa, non è a
rischio solamente il prestigio del
nostro paese nel mondo, c’è un
rischio di corruzione profonda e
di degrado del costume collettivo.
Occorre passare dallo sconcerto
alla vergogna, all’indignazione.
Vita diocesana
14 Sabato, 5 marzo 2011
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
❚❚ La cronaca in pillole
Altri incontri
■ Le associazioni
La tre giorni
di Morbegno
H
a preso il via venerdì 25 febbraio la
visita pastorale del vescovo di Como
Diego Coletti alla città di Morbegno,
un incontro atteso da tempo che ha confermato il profondo affetto che la città del Bitto nutre per il suo pastore, chiedendo però al
Vescovo anche attenzione, ascolto e preghiera. Intenso il programma della tre giorni iniziato con l’incontro con le classi quinte delle
scuole superiori di Morbegno, al Cinema Iris,
dove i ragazzi hanno rivolto a mons. Coletti
domande su temi di grande attualità. Ci sarebbero voluti tre giorni solo per incontrare gli
ospiti della casa di riposo Ambrosetti/Parravicini tanto è stato l’entusiasmo degli anziani
presenti. In serata l’incontro con le comunità apostoliche di Morbegno, Bema e Dazio in
una gremita aula Ipogea del complesso di
San Giuseppe. Il sabato mattina la parrocchia San Giovanni Battista di Morbegno
ha organizzato un incontro con la società civile: qui si sono alternati gli interventi di mons. Diego Coletti, dell’arciprete di
Morbegno don Andrea Salandi, il sindaco
Alba Rapella, Marco Deghi direttore della
Latteria Sociale Valtellina Delebio, Guglielmo Zamboni responsabile CGIL Zona di
Morbegno, Pier Luigi Labbadia professore
di diritto all’istituto tecnico P. Saraceno e
l’assistente sociale Lucia Angelini. Nel pomeriggio un momento molto importante
per i ragazzi di seconda media con la cele-
foto messa san giovanni
brazione del sacramento della Cresima in San
Giovanni. L’incontro con i giovani di sabato
sera è stato ricco di spunti significativi e divertenti. La domenica mattina è cominciata con
la santa messa per la comunità, in San Giovanni, proseguita all’oratorio san Luigi Gonzaga
con l’incontro delle associazioni: scout, azione cattolica, Csi e gruppo missionario hanno
avuto a disposizione una manciata di minuti
ciascuno per farsi conoscere e presentare al
proprio pastore attività in corso e progetti. Più
tardi il vescovo si è recato di nuovo in San Giovanni per un momento di preghiera con bambini, ragazzi e famiglie e a seguire merenda in
oratorio con il saluto conclusivo.
Bassa Valtellina. Il confronto con la comunità apostolica
D
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
omenica pomeriggio l’oratorio di
Morbegno si è animato in modo
insolito. Mons. Diego Coletti, ha
conosciuto i gruppi e le associazioni che
ogni giorno animano l’oratorio. Un ritorno
al passato è avvenuto nell’incontro con il
gruppo Scout Morbegno che festeggiava
il Thinking Day (giorno di fratellanza
mondiale per tutti gli scout in ricordo del
compleanno del fondatore e di sua moglie).
Il Vescovo si è seduto nel cerchio insieme a
tutti gli scout, poi gli è stato regalato un
grande disegno di Baloo (per gli scout l’orso
Baloo è l’assistente) con le firme di tutti,
poi ha ricevuto il fazzolettone, con i colori
del gruppo e lui subito lo ha indossato.
Poi le domande dei piccoli lupi alle quali
il Vescovo ha risposto con entusiasmo:
come sei diventato scout? “Ho risposto
ad un bisogno ed è incominciato il mio
cammino scout, poi ho ricevuto molto, ho
vissuto bellissime esperienze. A tutti ha
ricordato che lo scout vive di metodo, cioè
di una capacità di impostare le cose prima
di viverle, per viverle al meglio, lo scout
vive anche di riflessione, sembra orientato
soprattutto al fare, ma è il fare che ti porta
a pensare a te, all’altro, alla vita, ai doni,
a Gesù. Grazie Diego, buona caccia, buon
sentiero e buona strada è stato l’augurio di
tutto il gruppo.
Poi è toccato ai diavoli rossi del CSI
Morbegno. L’incontro si è articolato in tre
momenti: la presentazione della società
che ha oltre cinquant’anni di attività ed è
nata tra le mura dell’oratorio morbegnese;
l’intervista per “Ali ai piedi” il periodico
del sodalizio sportivo e la consegna dei
doni sportivi e la tradizionale foto ricordo
di gruppo. Un incontro indimenticabile,
coinvolgenti sono state le parole di mons.
Coletti ai numerosi sportivi presenti:
Fatica, metodo e gratuità. ”Una pratica
sportiva dovrebbe insegnarvi: che niente si
raggiunge se non si fa fatica; è importante
vivere lo sport con metodo e che nello
sport è bello fare qualcosa gratis, non
per il risultato o il premio, ma perché
è semplicemente bello farlo”. L’ Azione
Cattolica ha ricevuto il Vescovo nel Cenacolo
Marchesini dove è stato proiettato il
DVD con i 90 anni di storia del sodalizio
cattolico. Mons. Coletti ha sottolineato
come l’Azione Cattolica, non ha uno
specifico carisma, ma deve essere al servizio
di tutta la Comunità Parrocchiale e della
Chiesa Locale. Particolarmente simpatica è
stata la lettera scritta dai ragazzi dell’A.C.R.
che hanno ringraziato per l’emozionante
incontro. Dopo tutti in cantina, non per
un sorso di quello buono ma per incontrare
il gruppo missionario che ha presentato
il proprio lavoro e le attività missionarie
che sostiene attraverso un’opera umile e
continua di raccolta materiale e piccoli
mercatini finalizzati a recuperare fondi da
inviare ai missionari morbegnesi. Mons.
Vescovo ha poi chiesto di avere a cuore
anche le missioni diocesane e di sostenere
la Quaresima missionaria con lo stesso
impegno e fervore.
Un’ unica “vera” risposta
V
enerdì 25 febbraio il Vescovo Diego
questione emotiva, ma deve essere la
ha incontrato la Comunità Apostolica
massima delle nostre aspirazioni. Ecco
All’incontro erano
di Morbegno, Albaredo, Bema e
perché la prima cosa da fare è quella di
Dazio. Forte e chiaro il suo messaggio. Si
conoscerlo e l’unica strada percorribile è
presenti anche
legge nelle sue parole la passione per Gesù,
il Suo Vangelo. Conoscere il Vangelo però
la voglia di trasmettere agli altri ciò che lui
non vuol dire solo leggerlo, aggiungo io, ma
i rappresentanti delle
stesso ha sperimentato. L’incontro è stato
bisogna capirlo, interpretarlo per quello
introdotto da Luisa e Michele. La prima ha
comunità di Albaredo, che veramente vuol dirci e non per quello
illustrato ciò che la Parrocchia sta facendo.
che noi vogliamo sentirci dire. La strada da
Michele, invece, ha elencato una serie di
percorrere è dura, la verità sconvolge, ma ci
Bema e Dazio
difficoltà che incontriamo lungo il nostro
ripagherà in abbondanza e “gratis” (termine
cammino. Data la risposta univoca, forte
cha piace molto al nostro Vescovo).Questa
e incisiva che mons. Coletti ci ha dato, mi limito a citare alcuni
è la soluzione, l’unica: si può agire in gruppi separati, ma tutti
punti soltanto delle domande rivolte: facciamo fatica a lavorare
per un unico scopo, Gesù. Le differenze tra le persone e tra i
insieme, a camminare su una proposta unitaria; non riusciamo a
gruppi devono produrre ricchezza non divisione e questo non
coinvolgere i giovani; l’Oratorio sembra non venir più concepito
avverrà mai se non abbiamo come punto di riferimento Gesù
come luogo d’incontro e di amicizia; notiamo che il linguaggio di l’unico e vero scopo del nostro esserci. Bella la citazione di mons.
noi educatori è ancora lontano dalla sensibilità dei nostri ragazzi; Coletti: “Gesù come elettrocalamita”. La religione non cristiana,
in Oratorio si nota anche un forte scollamento tra la parte
ha proseguito il Vescovo, è un vero veleno, meglio l’ateismo.
progettuale e l’attuazione di quanto viene proposto; il rapporto
Non è che manchino le vocazioni, manca il cristianesimo. Per
tra sacerdoti e laici non è in perfetta sintonia; bisognerebbe
capire veramente Gesù bisogna conoscerlo, sperimentarlo, avere
riuscire a creare una collaborazione più sinergica tra le parti.
fiducia in Lui, avere la fede. Questa fiducia deve esserci anche
L’intervento del Vescovo ha lasciato tutti a bocca aperta. Ha
nei momenti nei quali la disperazione ci vorrebbe far credere
esordito dicendo: “Più che entrare nei singoli aspetti delle vostre
che Gesù non ci ama. Io aggiungo, si leggono nei Vangeli le Sue
preoccupazioni, perfettamente lecite e giuste, posso darvi
parole forti: “Se vuoi, vieni e seguimi” Siamo quindi creati liberi
l’unica vera risposta: siate degli innamorati di Gesù, cercate di
di pensare, di scegliere, di fidarci o meno. Si legge ancora: “Vieni
conoscerlo bene”. Ci si aspettava infatti la risposta a ogni singola
e vedi”. Quest’ultima esortazione evangelica spiega chiaramente
domanda invece mons. Coletti ha iniziato a illustrare il solo e
le parole che ha inteso dire il nostro Vescovo: “Informati”, conosci
unico punto da tener sempre presente: Gesù. Bisogna, ha detto,
Gesù attraverso il Suo Vangelo, prova a imitarlo, a credere in
avere una visione radicale dell’appartenenza a Gesù più che una
Lui. Vedrai tu stesso con i tuoi occhi: La Sua pace sarà dentro
visione globale che sembra voler contenere tutto. Dobbiamo
di te. Questi concetti vogliono anche significare che le parole di
essere Comunità cristocentrica. Per esempio, l’unica cosa
Cristo non sono una nostra fantasia, non viviamo sulle nuvole;
fondamentale in un matrimonio è che i due sposi, che dicono di
al contrario siamo concreti e razionali, ci siamo “informati”,
volersi bene, capiscano che l’unico modo per mettere sulla roccia abbiamo provato “sulla nostra pelle”. Il risultato è sorprendente
la casa che stanno costruendo è prendere sul serio la parola di
afferma il Vescovo. Provare per credere, dico io.
Gesù; il resto è “spazzatura” (San Paolo). “Tenete fisso lo sguardo
Spero in queste poche righe di avere giustamente interpretato
su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”,
il pensiero espresso da mons. Coletti nei suoi tratti essenziali. Il
leggiamo nella Sacra Scrittura. Il pieno compimento della legge
“concetto” è proprio Lui, Gesù. Egli vuole da noi un sì o un no.
ci è stato indicato da Gesù ed è il Suo modo di amare. Il tema
Non c’è posto per i “tiepidi” nella Sua casa. Ci manca purtroppo
più importante è quello della fede. Rischiamo di darla per
il coraggio e per essere davvero coraggiosi dobbiamo essere
scontata. Ciò che ci rende sterili, ciò che ci affatica nel lavorare
disposti a perdere tutte le nostre sicurezze, Preoccupiamoci,
insieme dipende da qualcosa che manca in profondità e che,
ha concluso il Vescovo, della salvezza del mondo più che della
senza che ce ne accorgiamo, ci fa vivere parallelamente o al di
nostra, cerchiamo di essere veri missionari. La confidenza e
fuori del Vangelo.Il sentirci cristiani, come dice la parola stessa,
l’intimità con Gesù fanno la differenza e ci rendono cristiani
è proprio il nostro essere di Cristo e appartenere esclusivamente
autentici. Non è certo il senso doveristico della fede (farisei)
a Lui. L’imitazione e l’ascolto di Gesù sono il solo filo conduttore
a renderci tali altrimenti saremo spazzati via, proprio come
che deve condurci per tutta la vita e non si tratta solo di una
spazzatura.
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Vita diocesana
■ AMMALATI
La visita alla Casa di
Riposo “AmbrosettiParravicini”
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Ci sarebbe voluta un’intera visita
pastorale solo per loro, gli ospiti
della casa di riposo AmbrosettiParravicini di Morbegno. Tanta,
infatti, era la voglia di parlare con
il Vescovo da parte degli anziani
utenti che, per l’occasione - insieme
al personale medico, infermieristico/
assistenziale e di animazione - venerdì
25 febbraio al pomeriggio, hanno
modificato abitudini e orari, per fare
due chiacchiere con il loro pastore. Da
principio mons. Coletti ha incontrato
il consiglio di amministrazione e
di seguito ha visitato entrambi i
padiglioni della struttura, salendo a
salutare chi non riesce a scendere al
piano terra. Tante le primule colorate
messe ad ornamento della casa,
simbolo della primavera che il Vescovo
ha contribuito a portare presso gli
ospiti che, hanno potuto gustare la
sua semplicità e la schiettezza.
■ GRAZIE
“Il Settimanale” rigrazia quanti a
Morbegno e in tutte le comunità della
Bassa Valtellina - fino ad ora visitate
- hanno dato il loro contributo per
permetterci di raccontare le tappe di
questo lungo cammino.
Sabato, 5 marzo 2011 15
DUE IMMAGINI DELLA TRE GIORNI
DEL VESCOVO A MORBEGNO.
A SINISTRA LA CELEBRAZIONE DELLA
CRESIMA in san giovanni E A
DESTRA Il momento di preghiera
con i bambini che ha preceduto
la partenza del vescovo.
Non poteva mancare
nella tre giorni
un momento di incontro
e confronto con
i giovani. Un’occasione
in cui non sono mancati
spunti di riflessione
Giovani:
“imparate
ad alzare
lo sguardo”
“S
e fossi un animale, quale
saresti?”,“Hai sogni nel cassetto?”,
“Una gioia e una paura dei
diciotto anni...”. Poi qualche altra
domanda leggera per rompere il ghiaccio
e entrare in confidenza con il Vescovo.
Perfino una danza di gruppo e una breve
gara canora tra lui e i ragazzi, entrambi
impegnati sulle note di due canzoni dal
titolo identico, “Terra promessa”, ma
di genere decisamente diverso (l’uno quello cantato dal Vescovo - un brano
liturgico, l’altro - quello dei giovani un pezzo di Eros Ramazzotti). Così si è
scandito l’appuntamento tra i ragazzi
della nostra parrocchia e mons. Coletti
in visita pastorale: e proprio attraverso
il contatto informale e l’affabilità dei
modi, il Vescovo Diego è riuscito a
trattare con tono simpatico e piacevole
molti temi impegnativi, interagendo
con i giovani riuniti sabato sera nell’aula
ipogea del complesso di S. Giuseppe.
Nelle oltre due ore di incontro i ragazzi
presenti, circa una sessantina, hanno
Maturità
potuto conoscere più da vicino
la sua figura e la sua persona
e ascoltare la sua parola,
le sue impressioni, i suoi
suggerimenti.
Immediatamente chiara è
stata la capacità del Vescovo
di entrare in confidenza con
i suoi interlocutori: discorsi a cuore
aperto, qualche confidenza sulla sua
giovinezza, qualche battuta di spirito, ma
soprattutto una passione evidente per
tutti coloro che gli sono affidati, i giovani
in particolare. I temi affrontati durante
l’incontro sono stati diversi: la fede
vissuta dai ragazzi, le grandi occasioni
e i rischi della vita d’oggi, il rapporto
con chi non fa parte dell’ambiente
parrocchiale e altro ancora. Soprattutto,
il vescovo ha ripetutamente messo in
guardia i nostri giovani dal rischio di
banalizzare la loro esistenza, cedendo ad
un mondo che li vuole solo consumatori
compiaciuti e poco riflessivi: nella
tentazione di volere che tutto giri attorno
a sé, si sminuisce la vera libertà, la
capacità di rapportarsi con gli altri, la
gioia di prendere in mano la propria
vita per darle una direzione con scelte
pensate e coltivate nell’impegno.
Mons. Coletti ha indicato un antidoto
a questo: il ritorno alla parola. Cioè il
ritorno all’ascolto dell’altro, lo sforzo
di raccontare e comunicare a viva
voce agli altri ciò che si vive. La parola,
ascoltata, pronunciata e letta, stimola
il pensiero critico contro il prevalere
dell’emotività fatua ed evanescente,
contro i sentimenti che durano solo
un attimo ma che, nonostante questo,
rischiano di diventare l’unico motore
della vita. “Nessuno vi deve portare via
uno dei beni più grandi che possediate:
la possibilità di ragionare con la vostra
testa!” ha detto con trasporto ai presenti.
Questa parola che ha il potere di
sottrarre l’uomo all’omologazione - ha
proseguito il vescovo - è anche una via a
Cristo, che è lui stesso Parola che salva
la nostra vera libertà: ci proietta al di
fuori delle mode e dei luoghi comuni e
libera la nostra vita dal gioco dei nostri
bisogni egoistici. Concludendo il suo
lungo intervento, il Vescovo ha lasciato
un messaggio finale ai suoi giovani
ascoltatori, una sorta di sms in cui
ha condensato i suoi consigli e le sue
attenzioni di pastore: “La cosa più bella
nella vita è essere disposti a morire per
qualcuno diverso da noi. Solo sollevando
lo sguardo dal nostro ombelico - ha detto
con tono confidenziale - solo donando la
vita per qualcun altro, riusciamo a darle
davvero un senso. Questo è vero, ed è
bello: questo è anche il segreto della vita
più intima di Dio stesso”.
Al cinema Iris di Morbegno una mattinata di
confronto tra il Vescovo e i giovani di 5° superiore
“Inseguite la vostra vocazione”
V
enerdì 25 febbraio i giovani delle quinte superiori del mandamento di Morbegno hanno accolto il Vescovo della
diocesi di Como, monsignor Diego Coletti.
L’incontro si è svolto in mattinata, presso il
cinema Iris di Morbegno.
La proposta è stata lanciata da alcune figure
di riferimento all’interno della vita oratoriale locale e si è realizzata grazie alla collaborazione dei rappresentanti degli studenti.
Hanno aderito all’iniziativa i licei artistico
e scientifico Nervi, l’istituto professionale
Romegialli e l’istituto tecnico Saraceno. A
partire dal racconto della sua vocazione, fino al dibattito sulle questioni bio-etiche, il
discorso del vescovo si è snodato tra gli interrogativi posti dagli stessi ragazzi, riguardanti sia l’ambito ecclesiale che quello personale. Le domande poste a Coletti sono il
frutto di un lavoro di riflessione svolto in
alcune quinte nel mese di febbraio.
Il messaggio che il Vescovo ha voluto lasciare ai giovani è quello di non
accontentarsi di una vita che è solo
qui e adesso, ma di liberarsi dal ruolo di consumatori per il quale questa
società ci programma, perché consumare non è vivere meglio; ricorda
che, se non si fa precisa attenzione, la
vita di ognuno viene pian piano rubata e non pienamente vissuta. Nessuno è un’isola e affinché la democrazia
non si riduca ad una veste superficiale, ognuno deve tener ben presente la
propria responsabilità verso gli altri,
rifiutando l’egoismo e l’indifferenza.
In questa ricerca della salvezza, la fede cristiana non assume la funzione
di un libretto di istruzioni per l’uso:
ognuno deve affrontare con serie-
tà il dono della vita, scoprire la sua
vocazione ed inseguirla senza paura di giocarsi il tutto per tutto perché
la fede in Gesù è liberante per ogni
uomo, rende la vita più aperta, più
sbocciata.
Nonostante la scarsità di tempo, la
portata degli argomenti è stata notevole ed altrettanto esauriente la risposta e la disponibilità del Vescovo,
il quale si è complimentato coi giovani per l’alta qualità delle domande.
Ha concluso augurando ad ognuno
di loro di essere e divenire uomini e
donne liberi di pensare con la propria
testa per impegnarsi a migliorare se
stessi e il mondo.
PAGINE A CURA DELLA
COMUNITA’ DI MORBEGNO
1
Vita diocesana
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Sabato, 22 gennaio 2011
■ AMMALATI
La visita alla Casa di
Riposo “AmbrosettiParravicini”
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Ci sarebbe voluta un’intera visita
pastorale solo per loro, gli ospiti
della casa di riposo AmbrosettiParravicini di Morbegno. Tanta,
infatti, era la voglia di parlare con
il Vescovo da parte degli anziani
utenti che, per l’occasione - insieme
al personale medico, infermieristico/
assistenziale e di animazione - venerdì
25 febbraio al pomeriggio, hanno
modificato abitudini e orari, per fare
due chiacchiere con il loro pastore. Da
principio mons. Coletti ha incontrato
con il consiglio di amministrazione
e di seguito ha visitato entrambi i
padiglioni della struttura, salendo a
salutare chi non riesce a scendere al
piano terra. Tante le primule colorate
messe ad ornamento della casa,
simbolo della primavera che il Vescovo
ha contribuito a portare presso gli
ospiti che, hanno potuto gustare la
sua semplicità e la schiettezza.
■ GRAZIE
“Il settimanale rigrazianti quanti a
Morbegno e in tutta le comunità della
Bassa Valtellina fino ad ora visitate
hanno dato il loro contributo per
permetteci di raccontare le tappe di
questo lungo cammino.
DUE IMMAGINI DELLA TRE GIORNI DEL
VESCOVO A MORBEGNO. A SINISTRA
LA CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA E
A DESTRA LA MESSA CELEBRATA CON
I BAMBINI.
Non poteva mancare
nella tre giorni
un momento di incontro
e confronto con
i giovani. Un’occasione
in cui non sono mancati
gli spunti di riflessione
Giovani:
“siate pronti
ad alzare
lo sguardo”
“S
e fossi un animale, quale
saresti?”,“Hai sogni nel cassetto?”,
“Una gioia e una paura dei
diciotto anni...”. Poi qualche altra
domanda leggera per rompere il ghiaccio
e entrare in confidenza con il Vescovo.
Perfino una danza di gruppo e una breve
gara canora tra lui e i ragazzi, entrambi
impegnati sulle note di due canzoni dal
titolo identico, “Terra promessa”, ma
di genere decisamente diverso (l’uno quello cantato dal Vescovo - un brano
liturgico, l’altro - quello dei giovani un pezzo di Eros Ramazzotti). Così si è
scandito l’appuntamento tra i ragazzi
della nostra parrocchia e mons. Coletti
in visita pastorale: e proprio attraverso
il contatto informale e l’affabilità dei
modi, il Vescovo Diego è riuscito a
trattare con tono simpatico e piacevole
molti temi impegnativi, interagendo
con i giovani riuniti sabato sera nell’aula
ipogea del complesso di S. Giuseppe.
Nelle oltre due ore di incontro i ragazzi
presenti, circa una sessantina, hanno
Maturità
potuto conoscere più da vicino
la sua figura e la sua persona
e ascoltare la sua parola,
le sue impressioni, i suoi
suggerimenti.
Immediatamente chiara è
stata la capacità del Vescovo
di entrare in confidenza con
i suoi interlocutori: discorsi a cuore
aperto, qualche confidenza sulla sua
giovinezza, qualche battuta di spirito, ma
soprattutto una passione evidente per
tutti coloro che gli sono affidati, i giovani
in particolare. I temi affrontati durante
l’incontro sono stati diversi: la fede
vissuta dai ragazzi, le grandi occasioni
e i rischi della vita d’oggi, il rapporto
con chi non fa parte dell’ambiente
parrocchiale e altro ancora. Soprattutto,
il vescovo ha ripetutamente messo in
guardia i nostri giovani dal rischio di
banalizzare la loro esistenza, cedendo ad
un mondo che li vuole solo consumatori
compiaciuti e poco riflessivi: nella
tentazione di volere che tutto giri attorno
a sé, si sminuisce la vera libertà, la
capacità di rapportarsi con gli altri, la
gioia di prendere in mano la propria
vita per darle una direzione con scelte
pensate e coltivate nell’impegno.
Mons. Coletti ha indicato un antidoto
a questo: il ritorno alla parola. Cioè il
ritorno all’ascolto dell’altro, lo sforzo
di raccontare e comunicare a viva
voce agli altri ciò che si vive. La parola,
ascoltata, pronunciata e letta, stimola
il pensiero critico contro il prevalere
dell’emotività fatua ed evanescente,
contro i sentimenti che durano solo
un attimo ma che, nonostante questo,
rischiano di diventare l’unico motore
della vita. “Nessuno vi deve portare via
uno dei beni più grandi che possediate:
la possibilità di ragionare con la vostra
testa!” ha detto con trasporto ai presenti.
Questa parola che ha il potere di
sottrarre l’uomo all’omologazione - ha
proseguito il vescovo - è anche una via a
Cristo, che è lui stesso Parola che salva
la nostra vera libertà: ci proietta al di
fuori delle mode e dei luoghi comuni e
libera la nostra vita dal gioco dei nostri
bisogni egoistici. Concludendo il suo
lungo intervento, il Vescovo ha lasciato
un messaggio finale ai suoi giovani
ascoltatori, una sorta di sms in cui
ha condensato i suoi consigli e le sue
attenzioni di pastore: “La cosa più bella
nella vita è essere disposti a morire per
qualcuno diverso da noi. Solo sollevando
lo sguardo dal nostro ombelico - ha detto
con tono confidenziale - solo donando la
vita per qualcun altro, riusciamo a darle
davvero un senso. Questo è vero, ed è
bello: questo è anche il segreto della vita
più intima di Dio stesso”.
Al cinema Iris di Morbegno una mattinata di
confronto tra il Vescovo e i giovani di 5° superiore
“Inseguite la vostra vocazione”
V
enerdì 25 febbraio i giovani delle quinte superiori del mandamento di Morbegno hanno accolto il Vescovo della
diocesi di Como, monsignor Diego Coletti.
L’incontro si è svolto in mattinata, presso il
cinema Iris di Morbegno.
La proposta è stata lanciata da alcune figure
di riferimento all’interno della vita oratoriale locale e si è realizzata grazie alla collaborazione dei rappresentanti degli studenti.
Hanno aderito all’iniziativa i licei artistico
e scientifico Nervi, l’istituto professionale
Romegialli e l’istituto tecnico Saraceno. A
partire dal racconto della sua vocazione, fino al dibattito sulle questioni bio-etiche, il
discorso del vescovo si è snodato tra gli interrogativi posti dagli stessi ragazzi, riguardanti sia l’ambito ecclesiale che quello personale. Le domande poste a Coletti sono il
frutto di un lavoro di riflessione svolto in
alcune quinte nel mese di febbraio.
Il messaggio che il Vescovo ha voluto lasciare ai giovani è quello di non
accontentarsi di una vita che è solo
qui e adesso, ma di liberarsi dal ruolo di consumatori per il quale questa
società ci programma, perché consumare non è vivere meglio; ricorda
che, se non si fa precisa attenzione, la
vita di ognuno viene pian piano rubata e non pienamente vissuta. Nessuno è un’isola e affinché la democrazia
non si riduca ad una veste superficiale, ognuno deve tener ben presente la
propria responsabilità verso gli altri,
rifiutando l’egoismo e l’indifferenza.
In questa ricerca della salvezza, la fede cristiana non assume la funzione
di un libretto di istruzioni per l’uso:
ognuno deve affrontare con serie-
tà il dono della vita, scoprire la sua
vocazione ed inseguirla senza paura di giocarsi il tutto per tutto perché
la fede in Gesù è liberante per ogni
uomo, rende la vita più aperta, più
sbocciata.
Nonostante la scarsità di tempo, la
portata degli argomenti è stata notevole ed altrettanto esauriente la risposta e la disponibilità del Vescovo,
il quale si è complimentato coi giovani per l’alta qualità delle domande.
Ha concluso augurando ad ognuno
di loro di essere e divenire uomini e
donne liberi di pensare con la propria
testa per impegnarsi a migliorare se
stessi e il mondo.
PAGINE A CURA DELLA
COMUNITA’ DI MORBEGNO
ComoCronaca
16 Sabato, 5 marzo 2011
Auditorium Don Guanella. Un incontro tenutosi la scorsa settimana
Il prof Campiglio
durante il suo
intervento
L
a famiglia protagonista
interfacciarsi e collaborare
di una società che
con il pubblico». «Agli enti
cambia, basamento su
locali – ha proseguito Larghi
cui poggiare i pilastri
– chiediamo di attivarsi
della ripresa economica e
per far nascere, in ogni
sociale. È stata un’analisi a
Comune, una Carta per le
360°, accurata e propositiva
famiglie. Un documento che
quella che ha accompagnato,
riconosca anche la ricchezza
lo scorso venerdì 25 febbraio, i
che il territorio esprime
lavori del convegno promosso
su queste tematiche.
da Cisl e Fnp Como sulle
Chiediamo, inoltre, un
tematiche familiari. Presenti
sistema tributario che
all’appuntamento il prof.
favorisca, e non penalizzi,
Luigi Campiglio, prorettore
il mondo famiglia». «Siamo
dell’Università Cattolica, e
pronti a raccogliere l’invito
alcuni rappresentanti del
– l’esordio di Stefano
privato sociale e del pubblico,
Bruni, sindaco di Como,
a diverso titolo impegnati
affiancato in sala da Anna
sul fronte famiglia: Forum
Veronelli, assessore alla
delle associazioni familiari,
Famiglia -. La famiglia è
associazione Cometa, Caritas
la cellula fondamentale
Como e Comune di Como.
della società. La scelta di
Ad introdurre il dibattito è
dedicare un assessorato a
stata la relazione del prof.
questo tema è la conferma
Luigi Campiglio. «La famiglia
di quanta attenzione
rappresenta il soggetto centrale
l’attuale amministrazione
su cui fondare lo sviluppo
abbia verso di essa, luogo
economico del Paese», ha
principe in cui si gettano
Un interessante convegno, promosso dalla Cisl di Como, ha permesso
esordito Campiglio, sfatando,
le basi per una ripartenza
così, da subito l’equivoco che
della società, centro
di mettere a fuoco le fatiche e le urgenze del momento in ambito sociale educativo fondamentale
vorrebbe vedere quest’ultima
necessariamente bisognosa
per lo sviluppo della
di condizioni economiche
persona». «Siamo disposti
favorevoli per essere sostenuta. In realtà
del suo peso. «Sono state le famiglie, i
cui si stabilisce che “tutti sono tenuti a
ad incontrarci per riflettere sul tema di
sarebbe la crescita economica ad aver
giovani, i disoccupati e i ceti medi - ha
concorrere alle spese pubbliche in ragione
una Carta della famiglia - ha continuato il
bisogno della famiglia, non viceversa.
proseguito l’economista - a subire di
della loro capacità contributiva”. In parole
sindaco -. Il privato sociale riveste su questi
«La famiglia svolge un ruolo centrale
più, in Italia, i contraccolpi della crisi
povere occorre ragionare su una fiscalità
temi un ruolo decisivo». «La famiglia è
nel processo di sviluppo economico per
economica. Fortemente penalizzanti sono
più equa, semplice e non discrezionale
anche contenitore di situazioni di difficoltà.
almeno due fondamentali motivi - ha
stati i considerevoli aumenti dei costi legati
fondata sulla famiglia». «La famiglia è una
Occorre metterle nelle condizioni di
spiegato Campiglio -: risponde alle ragioni
al vivere civile (affitti, spostamenti per
realtà sociale ed economica - ha ribadito
fare più figli, e di mantenerli. Occorrono
del bisogno ed è l’anello di congiunzione
lavoro, beni alimentari). Oggi le spese più
e rilanciato Gerardo Larghi, segretario
politiche di sostegno all’affido, nuovi alloggi
tra il presente e il futuro, sia dal punto di
“pesanti” che gravano sulle famiglie a basso territoriale della Cisl di Como -. Lo dicono
ad edilizia convenzionata (il Comune
vista della trasmissione della ricchezza, e
reddito riguardano soprattutto la casa (27%
i fatti. Il suo benessere dovrebbe essere
ha l’obiettivo di realizzarne 250). Vie di
quindi della sostenibilità economica, sia,
del bilancio familiare), alimenti e bevande
posto al centro del sistema del welfare.
raccordo tra pubblico e privato potrebbero,
soprattutto, dal punto di vista della prole,
(41,7%), trasporti (8%)». «Per vivere meglio
Invece essa è stata relegata ai margini della
inoltre, favorire servizi di qualità, anche in
un bene comune senza il quale l’economia
e riprendere lo sviluppo - ha proseguito
vita politica. Occorre mettere in campo
un’ottica di maggiore economicità. Penso,
appassirebbe». Paradossalmente, dunque,
Campiglio - occorre rilanciare consumi
politiche che ne rilancino la centralità,
ad esempio, ai nidi comunali. In città ne
proprio in adeguate politiche di sostegno al e restituire maggiore potere d’acquisto
che aiutino le donne a conciliare il duplice
abbiamo circa 10 che ospitano 500 bambini
mondo famiglia la crisi in atto potrà trovare
ai genitori. In Italia principio centrale
ruolo di madri e lavoratrici. Pensiamo ad
e che ci costano circa 4,5 milioni di euro
possibili vie di rilancio. Crisi, ancora viva
per una politica fiscale a favore della
un nuovo welfare che si fondi su relazioni
l’anno. Anche su questo fronte l’intesa con
e forte, che sul focolare domestico ha fatto
famiglia non può che essere il riferimento
di solidarietà sussidiaria, alla costruzione
il privato potrebbe costituire una risorsa».
sentire, con maggior vigore, la gravosità
all’articolo 53 della Costituzione in
di reti di associazioni che permettano di
pagina a cura di Marco Gatti
La famiglia protagonista
La voce del privato sociale
«Restituiamole
centralità»
F
orum delle associazioni
Attori diversi accomunati
familiari, Cometa, Caritas.
da un principale obiettivo: più attente. Se i figli rappresentano
La mattinata di venerdì
ha offerto uno sguardo
operare in rete per creare un valore aggiunto - ha continuato
interessante sul mondo del privato
Giambattista - il costo del loro
sociale, prezioso punto di sostegno, occasioni di rilancio e
mantenimento va detratto dalla base
approdo, rilancio per il pianeta
del reddito. Guardiamo a
ripartenza. Sulla famiglia si imponibile
famiglia. A esordire, sul palco
modelli vicini a noi e prendiamoli ad
dell’auditorium “Don Guanella” di
gettano le basi della ripresa esempio se davvero vogliamo sottrarre
via Grossi Giovanni Giambattista,
la famiglia alla morsa della crisi e
presidente del Forum Comasco delle associazioni
fondare su di lei le premesse di rilancio del nostro Paese».
Familiari. «Il Forum - ha spiegato Giambattista è
A rappresentare l’associazione Cometa c’era Alessandro
un’associazione provinciale composta da 20 associazioni
Mele. «Cometa offre servizi d’accoglienza e proposte
familiari, 5 osservatori ed è in collegamento stretto
socio-educative per minori e per le loro famiglie. Siamo
con l’Ufficio Famiglia della diocesi di Como. Nodi
nati - ha spiegato - motivati dall’intenzione di vivere
fondamentali del nostro agire sono la costituzione di
un’esperienza familiare positiva. Esperienza, la nostra,
una rete tra le associazioni del territorio sensibili a
che cresce da incontro a incontro. Oggi seguiamo circa
questo tema, il lavorare alla diffusione di una cultura che
400 ragazzi e famiglie, siamo supportati da una rete di
abbia a cuore le tematiche familiari, e il presenziare ai
un’ottantina di nuclei familiari, 80-90 i ragazzi che sono
vari tavoli tematici del territorio. Il Forum è un soggetto
quotidianamente presenti nella nostra corte. L’esperienza
sociale che condivide e partecipa alla costruzione di un
che viviamo tutti i giorni ci conferma come la famiglia
sistema di welfare che sia di reale sostegno alla famiglia.
sia una risorsa sociale straordinaria, fondamentale».
Non si sostituisce alle associazioni familiari, ma intende
«In un tempo in cui la famiglia è relagata a soggetto di
rappresentare, per esse, un valore aggiunto. Tra le realtà
consumo - il contributo di Roberto Bernasconi, direttore
alle quali, nel tempo, si è riusciti a dare vita in città c’è la
della Caritas Diocesana - ne va, invece, riproposta la
Consulta comunale delle associazioni familiari, prezioso
centralità, come luogo di amore e solidarietà. La Caritas
punto di contatto tra il privato sociale e il pubblico». Poi
sta, oggi sempre di più, raccogliendo le povertà che la
qualche proposta concreta. «Servono politiche fiscali
famiglia sta vivendo. Occorre superare una generale
e preoccupante propensione all’assistenzialismo. Ne
leggiamo la diffusione dal proliferare di bandi, di raccolte
viveri. Anche nel nostro territorio percepiamo il rischio
dell’affermarsi di una logica di supplenza che tende a
chiamare “carità” quello che invece dovrebbe essere
considerato un diritto: la casa, la famiglia, il lavoro. In
10 anni il Centro di Ascolto Caritas ha accolto circa 1500
famiglie, Porta Aperta ha incrociato 9 mila persone (circa
27 mila i colloqui sostenuti), 525 le famiglie sostenute
dal Fondo diocesano di solidarietà attivo due anni fa. Ci
sono bisogni urgenti ai quali occorre rispondere: casa,
lavoro, istruzione, salute (l’ambulatorio di S. Bartolomeo
cura ogni anno circa 400 persone non seguite dal SSN,
integrazione). Dobbiamo unire le forze per articolare
risposte positive e coerenti. Il riscatto della famiglia dovrà
passare dalla costruzione di una società nuova nella quale
tutti si sentano protagonisti».
A chiudere la giornata l’intervento di Maurizio Petriccioli,
segretario Confederale Nazionale Cisl che ha rilanciato
la centralità della famiglia nella riforma fiscale. «La
nostra proposta è di una riforma fiscale che sostenga
il reddito delle famiglie e dei pensionati attraverso una
rimodulazione delle aliquote e l’ampliamento dell’area
esente dei redditi da pensione e, in particolare, preveda
per le famiglie con figli l’introduzione di un nuovo
assegno familiare».
ComoCronaca
Sabato, 5 marzo 2011 17
Carta sconto:
a rischio
i benzinai
frontalieri
La nuova disciplina, che permetterà di
accedere allo sconto nelle fasce di confine
grazie alla Carta regionale dei Servizi, ha
suscitato preoccupazione nel Mendrisiotto
L
a data tanto agognata dagli abitanti
delle fasce di confine del comasco, del
varesotto e della provincia di Sondrio
(cioè il 1° marzo) è arrivata, ed anche
passata, senza alcuna ripercussione visto che
è stata soppiantata con un nuovo termine: il
prossimo 3 aprile. La CRS, la Carta Regionale
dei Servizi, infatti, sostituirà definitivamente
la Carta Sconto Benzina solo tra poco meno
di un mese. Tutto il “battage” pubblicitario
della Regione Lombardia, che prosegue
da due mesi, si è quindi scontrato con
l’impossibilità di rispettare i tempi fissati per
il nuovo sistema di acquisto del carburante,
entro 20 chilometri dal confine, usufruendo
di una riduzione del prezzo che dovrebbe
equiparare la tariffa in cui, alla pompa, la
benzina viene venduta in Canton Ticino.
Il sistema prevede che quotidianamente
(!!!) l’ambasciata italiana a Berna contatti il
locale Ministero dell’Economia per avere
il prezzo ufficiale di vendita della benzina
nella Confederazione Elvetica. Questo dato
sarà comunicato alla Regione Lombardia la
quale, tramite le associazioni di categoria,
avviserà i benzinai. Un “modus operandi”
già di per sé complesso sulla carta che solo il
tempo ci dirà se troverà eguale sincronismo
nella sua applicazione pratica, visto che il
sistema “variabile” di sconto era già previsto
dalla vecchia carta sconto benzina ma, di
fatto, non divenne mai realtà perché troppo
complesso. Quindi si preferì optare per una
riduzione fissa del prezzo del carburante
pari a 17,9 centesimi per i residenti nella
zona “A” ovvero la più vicina al confine con
la Svizzera. In ogni caso, applicazione pratica
dello sconto a parte, la nuova disciplina
ha suscitato non poca apprensione nel
Canton Ticino, soprattutto nella zona del
Mendrisiotto, dove, statistiche alla mano,
ancora oggi, esiste un numero elevato di
distributori di carburante che danno lavoro
quasi esclusivamente a frontalieri (quasi
In Canton Ticino ancora
oggi esiste un numero
elevato di distributori
di carburante che
forniscono lavoro
a frontalieri (quasi
l’80% degli addetti).
Se la nuova modalità
dovesse rivelarsi un
successo alti sono i
rischi di chiusura di
parte delle stazioni di
servizio operanti sul
confine. Ne parliamo
con alcuni addetti
ai lavori
di Luigi Clerici
l’80% degli addetti). Se
la nuova carta, come è
nei timori dei gerenti
elvetici, dovesse rivelarsi
un successo, buona parte
di questi distributori
rischia la chiusura ed
a rimetterci saranno
soprattutto persone che
lavorano in Ticino ma
vivono nelle province di
Como e Varese, se non
più lontano. In ogni caso
questo nuovo regime
dovrebbe contribuire,
insieme alle dinamiche
di un mercato che segna un costante
regresso da anni, una razionalizzazione
nella presenza dei distributori nel cantone
italofono. Ne è convinto Marco Sofi, direttore
del Settore Energia della ditta ECSA di
Balerna che, tra le sue attività, si occupa
anche della distribuzione di carburante
(benzina, diesel e per aerei, nonché di
olio combustibile) in Canton Ticino ed
anche nella Svizzera romanda. «La nuova
disciplina della Regione Lombardia per
gli abitanti sul confine influirà certamente
sul comparto economico delle stazioni di
servizio nel Mendrisiotto. Innanzitutto mi
preme sottolineare una cosa: il numero di
distributori in Canton Ticino è spropositato
rispetto agli abitanti del Cantone ed
al parco auto circolante. La ragione di
questa presenza massiccia è dovuta ad un
mero calcolo economico che si basa sulla
differenza di prezzo rispetto all’Italia dove
la benzina è, da sempre, un bene soggetto
ad una forte tassazione. In questo contesto
si inserisce la nuova Carta Sconto che
risulta, quindi, particolarmente attraente
perché, a differenza della precedente, può
essere utilizzata anche per altre finalità
ed è stata recapitata direttamente a casa.
Frontalieri
e ristorni
Notizie flash
■ ComoCuore
Dalla Valle d’Aosta
al Teatro San Babila
di Milano
L
a discussione sulla rinegoziazione, da parte svizzera,
sull’accordo relativo ai ristorni che il fisco elvetico versa
all’Italia per i lavoratori frontalieri sarà oggetto di discussione
politica in Svizzera a marzo. È dal 2007 che il Canton Ticino
chiede che il governo di Berna rinegozi con l’Italia questo accordo
che oggi prevede un ristorno del
altri paesi limitrofi procede a
38,8%, ovvero circa 50 milioni
ristorni di molto inferiori al
di franchi all’anno. L’ultimo
40%. Secondi partiti politici
invito in tal senso è arrivato dal
ticinesi (l’iniziativa del PPD
Partito Popolare Democratico,
era stata preceduta da due
forza politica di ispirazione
azioni analoghe avanzate
cristiana, che ha chiesto come
dalla Lega dei Ticinesi e dal
venga ridiscusso l’accordo sui
Partito Liberale Radicale, con
frontalieri stipulato nel 1974.
l’entrata in vigore degli accordi
La Svizzera, delle imposte alla
bilaterali tra la Svizzera e
fonte pagate dai lavoratori
l’Unione Europea il significato
frontalieri versa all’Italia il 40%.
di lavoratore frontaliero è
Una cifra considerata da molti
ambienti politici troppo elevata, cambiato. Prima dei bilaterali
il frontaliere era effettivamente
anche in considerazione del
residente in Italia, in quanto
fatto che il nostro paese con
Incentivo psicologico che induce ad un
suo maggiore utilizzo». Il mercato della
benzina è in contrazione da anni. Per quali
ragioni? «Dando uno sguardo alle tonnellate
di carburante vendute in Svizzera negli
ultimi cinque anni balza subito all’occhio
un calo costante che, solo circoscrivendo le
nostre considerazioni all’ultimo anno, ha
raggiunto il 3,6%. Si tratta di un “trend” che
caratterizza tutto il comparto dei prodotti
petroliferi. I motivi di questo sono diversi:
dalla modernizzazione del parco veicoli,
con mezzi che consumano sempre di
meno, ed una sempre più incisiva presenza
di veicoli che utilizzano il diesel invece
che la benzina. Per non parlare delle auto
che usano altre forme di trazione: energia
elettrica, gpl, metano, poco diffuse in Ticino
ma la cui presenza è in crescita in Italia. Poi
bisogna considerare come anche la finalità
delle stazioni di servizio non è più la stessa
rispetto al passato». Cosa è cambiato? Di
fatto la loro ragione economica non è la
vendita di carburante? «Non più o meglio
non solo. Si pensi che per alcune stazioni la
benzina non è più il bene principale fornito.
Soprattutto in Ticino le stazioni stanno
sostituendo quello che un tempo erano le
funzioni erogate dai cosiddetti negozi di
vicinato. Sfruttando una disciplina di orari
più flessibile rispetto ai negozi permettono,
in minor tempo e con facilità di posteggio,
di eseguire piccoli acquisti mirati…perfino il
pane fresco dalle 6 di mattina alle 20 di sera.
Addirittura in alcune località stanno facendo
proprie anche le funzioni dei bar». Questo
crede che possa costituire un punto a favore
delle stazioni di servizio ticinesi rispetto a
quelle di confine italiane? «Solo fino ad un
certo punto. Magari saranno più attrattive
per i frontalieri, ma per la grande massa di
acquirenti comaschi e varesini non credo. La
nuova tessera contribuirà a razionalizzare la
rete distributiva nel Cantone».
vigeva l’obbligo di rientro al
proprio domicilio ogni sera.
Oggi, invece, il lavoratore
frontaliere non è più obbligato
al rientro serale ma soltanto
una volta alla settimana.
Questo potrebbe far rimanere
nelle casse cantonali circa 20
milioni di franchi all’anno.
Inoltre l’iniziativa chiede un
risarcimento per il Ticino - si
parla di 25-30 milioni di franchi
all’anno - se la Confederazione
dovesse rifiutare di adeguare
l’accordo del 1974. Da ultimo
si chiede la cancellazione della
Svizzera dalla black list italiana
dei paradisi fiscali nonché
la sospensione immediata
dei pagamenti da parte della
Svizzera finché non sarà
appurato in modo chiaro e
definitivo, statistiche alla mano,
il numero esatto di frontalieri
che, ancora oggi, nonostante la
possibilità di risiedere durante
la settimana in Ticino, rientrano
ancora quotidianamente al loro
domicilio in Italia.
l.cl.
Due appuntamenti da annotare
in agenda per chi partecipa alle
attività dell’associazione Como Cuore.
ComoCuore Onlus organizza, infatti,
per il prossimo 16 aprile l’itinerario
“Valle D’Aosta: il Forte di Bard”. Per
informazioni e prenotazioni, gli
associati devono rivolgersi in sede
(Via Rovelli 8, tel. 031/27.88.62)
o accedere al sito Internet www.
comocuore.org.
Altro appuntamento in programma il
22 maggio con una trasferta al Teatro
San Babila di Milano per assistere allo
spettacolo “Maipo Tango”.
ComoCronaca
18 Sabato, 5 marzo 2011
Inciviltà
Nel 2010 si è mantenuto stabile il quantitativo di scarti
prodotti, ma aumenta l’incuria dei cittadini
Rifiuti, crescono
gli abbandoni in città
A
fronte di un
quantitativo
sostanzialmente
stabile nei
rifiuti prodotti in città nel
2010 (ovvero 42.474,14
tonnellate, 388,21 in più
rispetto al 2009 che segna
un aumento dello 0,92 %,
dato in controtendenza
con quello del precedente
triennio visto che dal 2007
al 2009 si era registrato
un calo del 5,32%), l’anno
scorso è stato caratterizzato
da un notevole incremento
dell’odioso fenomeno
degli abbandoni di rifiuti
ingombranti. Negli scorsi 12
La classe del ‘41
in festa con il Vescovo
Il vescovo di Como mons. Diego Coletti,
sabato 16 aprile prossimo alle ore
19.30, celebrerà, nella chiesa di San
Zenone in Monteolimpino di Como, una
S. Messa per i suoi coetanei/coetanee
nati nell’anno 1941, che sono invitati a
partecipare. Seguirà una cena presso il
Ristorante Il Frate.
Informazioni al riguardo e eventuali
prenotazioni della cena si possono
richiedere entro l’entro 8 aprile presso
il negozio Mille Cose di Breccia via
Rimembranze 4, tel.031-507186 o al
031-507402, oppure presso il sig.
Vittorio Laurora tel. 333-8327746
oppure presso don Tullio Salvetti,
parroco di Monteolimpino, tel.
031-541977.
Associazione Abio
Negli scorsi 12 mesi
sono stati ben 166
i casi segnalati contro i
90 dell’anno precedente
e gli 86 del 2009
mesi, infatti, tali fenomeni
hanno raggiunto quota
166 contro i 90 del 2009 e
gli 86 del 2008. Sono questi
due dei dati principali
dell’annuale Rapporto sui
Rifiuti e sulla Pulizia delle
strade dell’Assessorato
all’Ambiente del Comune
di Como, rappresentato
da Diego Peverelli. Nel
2010, dunque, è stato
sostanzialmente stabile
il quantitativo totale di
rifiuti prodotti a Como
con un dato giornaliero
del tutto uguale a quello
del 2009 ossia 1,36 kg. La
quantità di sacco nero
prodotto nel 2010 è stata
pari a 24.442,44 tonnellate
(399,44 tonnellate in più)
e consistente l’incremento
nell’utilizzo del sacco
viola: 8.662,67 tonnellate
(348,5 tonnellate in più).
La percentuale di raccolta
differenziata è, quindi,
Notizie flash
■ Il 16 aprile
Bimbi in ospedale:
corso per volontari
leggermente migliorata
arrivando al 38,12%: «Il
salto di qualità, in questo
ambito, si potrà fare solo
quando sarà introdotta
la riforma con il ritiro
della parte umida, finora
circoscritto alle grandi
utenze – sottolinea
l’Assessore all’Ambiente,
Diego Peverelli -. Questo
ci porterà al 48, 50% in
un colpo solo. Ne sono
fermamente convinto». Si
conferma anche il trend
positivo nel numero
di permessi concesso
dall’ufficio Ambiente per
accedere alla piattaforma
ecologica di via La Guzza
con autocarri privati per
smaltire rifiuti ingombranti:
dai 296 del 2006 si è passati
a 677. Tanti, quindi, i
motivi per sorridere, ma
non mancano le “ombre”
in questo rapporto. Infatti
sono risultati in aumento
vertiginoso gli abbandoni
dei rifiuti in città, in
molti casi di prodotti di
particolare pericolosità
ambientale come televisori,
frigoriferi, elettrodomestici
vari, batterie di automobili,
pneumatici ed eternit.
Nell’anno del passaggio al
sistema televisivo digitale
terrestre si è registrato ad
un vergognoso incremento
del numero di televisori
abbandonati lungo le
strade o nelle vallette: dai
14 rinvenuti nel 2009 si
è passati ai 53 del 2010
(incremento del 279%).
Preoccupante anche il
numero delle batterie
d’auto abbandonate: da
22 si è saliti a 43. Per ciò
che concerne le lastre di
eternit nel 2010 ne sono
state recuperate 2.001 kg.
(l’anno precedente 905
kg.). «Purtroppo è una
situazione imbarazzante
che è molto difficile da
arginare – rileva Peverelli
-. Purtroppo c’è della gente
che non capisce quale
danno provoca non solo
all’ambiente ma anche
a se stessi. Eppure tutti i
Comuni, non solo Como,
hanno attivato il servizio di
raccolta a domicilio e nel
nostro caso la piattaforma
ecologica è aperta anche
la domenica mattina. Non
c’è giustificazione a tali
fenomeni se non quella
dell’incoscienza morale e
della mancanza di senso
civico. Un fatto che umilia la
cittadinanza rispettosa che
si attiva per avere una città
pulita ed ordinata».
LUIGI CLERICI
Per un bambino trovarsi in ospedale
rappresenta un’esperienza traumatica.
l’Associazione Abio (Associazione per
il bambino in ospedale” è nata per
promuovere l’umanizzazione dell’ospedale
e per sdrammatizzare l’impatto del
bambino e della sua famiglia con le
strutture sanitarie, creando un’atmosfera
serena attorno al bambino ricoverato.
Al fine di rafforzare la rete di volontari
impegnati in questo servizio Abio ha
proposto un corso di formazione per
accedere ai reparti pediatrici del nuovo
ospedale S. Anna, dell’ospedale S. Antonio
Abate di Cantù, del Fatebenefratelli di Erba
e dell’ospedale Valduce. Per diventare
volontari Abio bisogna essere maggiorenni
e frequentare un corso di formazione di
base, composto da 3 incontri in aula
il 15 marzo, il 5 aprile, il 14 e/o il 15
aprile. Nell’incontro informativo di martedì
15 marzo, alle ore 17, presso la Sala
Conferenze della Circoscrizione n.6, in via
Grandi, a Como, si illustreranno gli scopi,
le attività dell’associazione ed i requisiti
del volontariato Abio. Per informazioni:
Abio-Como, via Carloni, 86, tel e fax: 031305258, e-mail:abio.comofastwebnet.it
■ Canottieri
Mostra presso l’ex
chiesa S. Francesco
❚❚ 17 specialità proposte
Giovani e
sport: torna
la SportCard
S
port in primo piano in città. Per il terzo anno consecutivo arriva a Como la
SportCard, una preziosa occasione per
avvicinare i giovani allo sport proposta tre
anni fa nel’ambito di un Consiglio comunale
dei bambini e recepita dall’Amministrazione comunale. La Sport Card sarà consegnata
nei prossimi giorni ai 4500 bambini e ragazzi
delle scuole primarie e secondarie di primo
grado del comune capoluogo (42 saranno le
scuole coivolte: 27 primarie e 15 secondarie).
Gli alunni, compilando l’apposita tessera, potranno scegliere tra ben 17 diverse specialità
sportive da “provare” gratuitamente per un’o-
ra. «Fare sport aiuta a crescere in forma e di
buon umore - dichiarano Anna Veronelli,
assessore comunale alle Politiche Educative, e Stefano Molinari, assessore allo Sport
-, consente di conoscere nuovi amici e di
passare del sano tempo insieme». Quando
la SportCard venne lanciata le società sportive aderenti al progetto furono 4 e 5 le discipline sportive proposte. Lo scorso anno
le società salirono a 12, con 10 discipline
proposte. I numeri del 2011 confermano
l’interesse e l’attenzione a questo tema. Dal
lancio della Card le lezioni di prova gratuita
presso le diverse società del capoluogo re-
Per festeggiare il suo 120° compleanno,
dopo il concerto svolto al Sociale,
la Canottieri Lario G. Sinigaglia
regala alla città di Como una mostra
d’arte contemporanea e di storia del
canottaggio presso l’ex Chiesa di San
Francesco, in largo Spallino 1, a Como.
120 le opere esposte dal 5 al 22 marzo.
Orari: lunedì-venerdì 10.30-12.30 1620, sabato e domenica 11-20. Ingresso
libero.
Un momento della presentazione
dell’iniziativa, martedì scorso,
presso la scuola parini
sesi disponibili sono state 250. Circa 70 i ragazzi che, grazie a questo primo assaggio, hanno
scelto di proseguire l’attività sportiva con continuità. La SportCard 2011 avrà validità da marzo
a dicembre 2011. Le specialità tra cui ragazzi
e ragazze dai 9 ai 14 anni potranno scegliere
un’ora gratuita sono: apnea, canottaggio, ginnastica artistica, ginnastica rutmica, hip hop,
hockey, judo, karate, kung fu, nuoto sincronizzato, pallanuoto, pattinaggio su ghiaccio,
rugby, scherma subacquea, tennis tavolo, tuffi.
La comunità di San Rocco in Como è particolarmente vicina a Regina, Gianni, Alessandro, e Francesco per la perdita della cara
CATERINA ZONI
e assicura una costante preghiera nel suo
sereno ricordo.
Como, 24 febbraio 2011
ComoCronaca
Sabato, 5 marzo 2011 19
Domenica 6 marzo. Iniziative in tutta Italia
P
er il quarto anno
consecutivo
Co.Mo.Do., una
confederazione di
Associazioni che si occupano
di mobilità alternativa, tempo
libero e attività outdoor,
propone per domenica 6 marzo
la “Giornata Nazionale delle
Ferrovie Dimenticate”, con
iniziative ed eventi sparsi in
tutta Italia, con il patrocinio, tra
l’altro, delle Regioni Lombardia
(Direzione Generale
Infrastrutture e Mobilità),
Piemonte, Veneto, Liguria,
Emilia Romagna, Molise, Lazio
e Campania.
Ne parliamo con Ambra
Garancini, Presidente di
Iubilantes, che ha aderito a
Co.Mo.Do, assieme ad altre
associazioni nazionali (tra cui
Italia Nostra, Legambiente,
il Touring Club Italiano, il
WWF Italia, il Club Alpino
Italiano, l’Associazione
Italiana Città Ciclabili,
l’Associazione Italiana Guide
Ambientali Escursionistiche,
la Federazione Italiana
Amici della Bicicletta, la
Federazione Italiana Turismo
Equestre e Trek, Federparchi,
l’Associazione Direttori
Parchi Naturali Italiani, le
Ferrovie Turistiche Italiane).
«Abbiamo riproposto questa
giornata per sensibilizzare
gli Enti e l’opinione pubblica
sui temi della mobilità dolce
attraverso la conservazione, il
recupero e la valorizzazione
delle infrastrutture territoriali
dismesse, come le strade
arginali, i percorsi storici e
soprattutto le ferrovie minori,
con il potenziamento delle
linee ancora in esercizio,
la rivitalizzazione di tratti
soppressi ma che possono
svolgere ancora un utile
servizio (per una maggiore
sostenibilità della mobilità
locale) e la trasformazione
di quelle definitivamente
dismesse in piste ciclopedonali, come accade da
anni in altri paesi Europei».
Molte sono le manifestazioni
in programma in tutta Italia e
anche in provincia di Como.
«Per quanto ci riguarda –
continua Garancini – la nostra
Associazione da ormai sette
anni sta lavorando su un
progetto di recupero della exferrovia Grandate-Malnate
(Como-Varese) come percorso
pedonale e ciclabile. La
ferrovia, realizzata nel
La giornata
delle
ferrovie
dimenticate
Ambra Garancini,
presidente di
Iubilantes, ci aiuta
a comprendere
il significato
di questo
appuntamento
1885 (nella fase di massima
espansione dei trasporti locali
su ferro nell’area lombarda) ha
funzionato fino al 1966 nella
rete vicinale delle Ferrovie
Nord Milano, poi è caduta nel
dimenticatoio. Il recupero
ciclopedonale della GrandateMalnate ora deve essere una
priorità della Comunità locale
e regionale».
Si comincia con un preevento venerdì 4 marzo, alle
ore 21.00. A Solbiate, presso
il Centro Civico (l’ex-Asilo
di via Cadorna, in frazione
Concagno) si terrà un incontrodibattito: «Una rete per il treno.
Ex ferrovia Como-Varese: come
“fare rete” per un recupero
ciclopedonale», con interventi
di Giulio Colombo (sindaco
di Solbiate), Giorgio Costanzo
(Iubilantes), Sergio Mina
(Provincia di Como), Giorgio
Casati (Coordinamento Aree
Protette Insubriche), Pietro
Ponti (Ferrovie Nord), Marco
Giuppone (Bicincittà). Modera
Laura Guardini, giornalista
del Corriere della Sera. A
Alcune iniziative
da seguire
Tra i tanti appuntamenti proposti, nell’ambito
della giornata, ve ne indichiamo alcuni
T
ra le iniziative proposte nell’ambito
della Quarta “Giornata Nazionale delle
Ferrovie Dimenticate”, segnaliamo
inoltre che la Ferrovia Menaggio Porlezza,
il Museo Etnografico e Naturalistico della
Val Sanagra, Ferrovie Dismesse, Ferrovie In
Rete e Club Treni Brianza organizzano “Alla
scoperta dei binari perduti”, un’escursione
guidata lungo il tratto Menaggio – Grandola
ed Uniti – Bene Lario della vecchia linea
Menaggio-Porlezza, con ritrovo alle ore 9.30
presso l’Imbarcadero della Navigazione
questo appuntamento tutti
sono invitati, in particolare le
Associazioni e i cittadini che
già attivamente partecipano
alla giornata delle ferrovie
dimenticate e, più ampiamente
tutti coloro che (come privati,
come Enti, come Associazioni)
hanno a cuore lo sviluppo della
mobilità sostenibile.
Si prosegue quindi domenica
6 marzo, con “A piedi e in
bici sulla vecchia ferrovia”.
Due “treni” di pedoni curiosi
(volendo anche ciclisti…
lenti) partiranno da Lurate
Caccivio e Malnate per
incontrarsi al Centro Sportivo
di Concagno. Alla stazione
FNM di Malnate il ritrovo sarà
alle ore 9.00; la partenza alle
9.30, dopo un benvenuto con
danze e bevande calde a cura
dell’Associazione Genitori di
a Menaggio e pranzo in un locale
caratteristico (facoltativo, su prenotazione;
20 euro); nel pomeriggio visita al Museo
Etnografico e Naturalistico della Val
Sanagra e videoproiezione di immagini
e video, d’epoca ed attuali della Ferrovia
(per informazioni: tel. 335 5941948; e-mail:
[email protected]).
FIAB - Ciclocittà di Varese organizza invece
una pedalata di ricognizione dei possibili
tracciati che, tra Castiglione Olona e il
confine svizzero di S. Margherita, possono
concretizzare il disegno di una ciclovia
internazionale di grande attrattiva lungo il
corridoio dell’ex-ferrovia della Valmorea.
Ritrovo alla Stazione RFI di Varese alle
09.00. (per informazioni: tel. 0332.812059;
e-mail: [email protected]).
Legambiente “Mulini dell’Olona” organizza,
con ritrovo presso la Località Molini di
Gurone alle 09.30, una passeggiata sulle
due sponde dell’Olona alla riscoperta delle
testimonianze di archeologia industriale
e dell’ambiente naturale con aperitivo
finale al casello di Gurone-Bizzozzero (per
informazioni: tel. 0332.812059; e-mail:
Malnate e di Educational Team
ONLUS. È prevista una tappa
intermedia a San Salvatore (via
Doberdò). A Lurate Caccivio
l’appuntamento è, sempre alle
9.00, nell’area dell’ex Stazione
FNM (ora Piazza degli Alpini),
con tappe intermedie al Centro
Millennium, all’ex stazione
di Olgiate Comasco, all’ex
Stazione di Albiolo/Solbiate,
dove è previsto un altro punto
di ristoro. L’arrivo dei “treni” al
Centro Sportivo di Concagno
è previsto verso le ore 12.00;
seguirà il pranzo preparato dal
locale Gruppo Alpini (offerta
…), e, nel pomeriggio, festa
per tutti con giochi di una
volta per grandi e piccini,
passeggiate con gli asinelli,
esempi e assaggi di prodotti di
filiera corta, stand informativi
dei parchi e delle aree protette,
del CREA della Provincia di
Como e molto altro ancora ...
La partecipazione è libera e
gratuita: sono raccomandate
calzature da trekking.
Per i più coraggiosi: un “treno
speciale” (pedonale!!) sarà
in partenza dalla stazione di
Grandate/Breccia per Lurate
Caccivio alle ore 8.00, a cura
del Comune di Grandate,
con ritrovo alle ore 7.50 alla
stazione FNM di Grandate/
Breccia. Gli eventi di sabato e
domenica hanno il patrocinio
e la collaborazione dei Comuni
di Grandate, Villa Guardia,
Montano Lucino, Lurate
Caccivio, Olgiate Comasco,
Albiolo, Cagno, Solbiate,
Binago, Malnate, dell’Ordine
degli Architetti della Provincia
di Como, del CREA (Centro di
Riferimento per l’Educazione
Ambientale) della Provincia
di Como, dei PLIS delle
Sorgenti del Lura, del Lura,
del Lanza, del Parco della
Spina Verde, del Consorzio
“Sapori di Terra, Sapori di
Lago”, del WWF di Como,
dell’Associazione Genitori di
Malnate, della Cooperativa
Sociale Educational Team
ONLUS di Varese, Centro
Rieducazione Equestre L’Arca
del Seprio ONLUS, di Pro Loco,
Gruppi Alpini, Polizie Locali e
Gruppi di Protezione Civile del
territorio.
Per informazioni: Iubilantes,
Via G. Ferrari 2, Como; tel.
031.279684; fax 031.2281470
e-mail: iubilantes@iubilantes.
it; sito internet: www.
iubilantes.eu.
silvia fasana
[email protected]).
Per ulteriori informazioni sulla “Giornata
Nazionale delle Ferrovie Dimenticate” e
per conoscere i programmi dettagliati delle
manifestazioni in programma in tutta Italia:
www.ferroviedimenticate.it. (s.fa.)
ComoCronaca
20 Sabato, 5 marzo 2011
Foto William
L’associazione Silvia e il S. Anna
Un sorriso ai
bimbi in ospedale
“Q
uando siamo malati… La sensibilità di una
la pediatria diventa la
ragazza di Cantù, la
nostra bella casa! Lì
percezione di quanto sia
possiamo fare mille
difficile la vita in un letto
cose dimenticando ogni sofferenza!”.
Proprio con questa finalità è nata
ospedaliero, soprattutto
l’associazione Silvia Onlus; aiutare
per dei bambini, e la scelta
i bambini ricoverati all’Ospedale
Sant’Anna di Como a sorridere.
di dare vita a questa realtà
Chi è Silvia? Una ragazza di Cantù
che a causa di una lunga malattia ha capito quanto
fondi attraverso
difficile e dolorosa possa essere la vita in ospedale, e
la vendita di
in seguito a questa sua esperienza ha moltiplicato gli
3.000 modellini di
sforzi per aiutare i piccoli malati a sorridere anche nella
presepi artigianali
sofferenza. Silvia Bizzozzero è morta a 33 anni lo scorso
in ferro. In
mese d’aprile per un tumore che nel giro di due anni l’ha
quest’occasione
strappata alla famiglia e agli amici. I suoi genitori hanno
ho rivissuto alcuni momenti trascorsi con mia figlia,
però voluto che il suo nome diventasse un acronimo di
rivisto i medici, gli infermieri, i volontari d’alcune
solidarietà: per questo S.I.L.V.I.A. e diventato “Sorridere
associazioni per la ricerca scientifica con cui Silvia
Illumina La Via Infondendo Allegria”. Proprio nel ricordo
ha collaborato finchè ha potuto, e tanti amici che la
di questa ragazza che adorava i bambini e faceva tanta
ricordano sempre con grande affetto. Proprio grazie al
beneficenza, sono state create alcune iniziative per
loro sostegno vorremmo donare un’apparecchiatura
essere di supporto a tutto il personale sanitario e portare
per la diagnosi prenatale e stiamo finanziando attività
un sorriso in più ai bambini meno fortunati.
come l’arteterapia, che permette ai piccoli malati di
“Durante il periodo natalizio – spiega Lidia Bizzozzero,
spostare l’attenzione dalla loro malattia al lavoro creativo
la mamma di Silvia – siamo stati presenti all’ospedale
della pittura, la musicoterapia, che mira ad alleviare
Sant’Anna con un banchetto che è servito a far
gli stati d’ansia e le tensioni connesse alla malattia, e
conoscere meglio la nostra associazione e a raccogliere
la clownterapia che aiuta i bambini a non sentirsi in
L’Unione ciechi
di Como cerca
volontari
La sezione conta 250 iscritti, anche se il
numero di persone portatrici di disabilità
visiva è molto più alto
L’ingresso
della sezione,
in via Raschi
“R
egalate un po’ del vostro
tempo libero a chi non
vede”. L’Unione Italiana
Ciechi e Ipovedenti di
Como cerca volontari. Ad essa fanno
riferimento tutte le persone prive della
vista o con deficit visivo grave, residenti
in tutto il territorio provinciale. La
sezione di Como, situata in via Raschi n. 6, fa parte di una rete capillare di
sedi distribuite in tutta la nazione. Allo stato attuale risultano iscritte 250
persone, anche se il numero di coloro che sono portatori di difficoltà visiva
è di gran lunga superiore. L’UICI locale, organizza diversi corsi e momenti di
aggregazione e di scambio per i propri soci residenti un po’ ovunque nella
provincia e per garantire la frequenza di questi corsi ed incontri ai non vedenti,
è indispensabile l’accompagnamento di una persona vedente, senza la quale
difficilmente i ciechi potrebbero raggiungere i luoghi in cui queste iniziative si
svolgono.
Da sempre l’Unione si avvale soprattutto dell’ausilio dei volontari, aiuto
Un appello rivolto
a quanti hanno
del tempo da dedicare.
Molte le possibilità
di servizio
ospedale e a ritrovare il sorriso nonostante la sofferenza”.
Il ricordo di Silvia non è scomparso e si può leggere
ancora attraverso i sorrisi dei bambini malati. I dieci
volontari dell’associazione che ha sede a Cantù,
s’impegnano a regalare tempo per i piccoli pazienti in
corsia e nei prossimi mesi si propongono di realizzare
alcuni interessanti progetti collaborando sempre più
con il reparto di pediatria dell’ospedale Sant’Anna di
Como per essere sempre più presenti tra i bambini,
incoraggiarli e sostenerli. Per saperne di più è possibile
inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected]
Paolo Borghi
prezioso non solo dal punto di vista
economico ma anche e soprattutto umano,
in quanto l’accompagnamento consente ai
soci di fare nuove conoscenze e allacciare
nuovi rapporti. In questi ultimi anni, la
presenza dei volontari del servizio civile
ha dato un valido contributo, riuscendo a
sopperire in molti casi a questa necessità.
Non sempre però è possibile avvalersi di
questo aiuto, inoltre a causa della crisi
economica che ha colpito il Paese, sono
state ridotte le sovvenzioni statali in tutti
i settori e diventa sempre più difficile
trovare soluzioni alternative. Da qui la
necessità per l’UICI di trovare volontari
accompagnatori, per rispondere meglio alle
prestazioni e ai servizi che vengono offerti
ai soci. «L’accompagnamento alla persona
– spiega Daniele Rigoldi, presidente della
sezione comasca - è necessario per la
partecipazione a momenti di aggregazione
in sede o durante le gite organizzate dalla
sezione, per attività sportive come il nuoto,
lo sci, i corsi di ginnastica, il ciclismo, il
pattinaggio ecc. L’accompagnamento può
essere effettuato con mezzo della sezione
o con i mezzi pubblici. A tale riguardo si
specifica che Regione Lombardia offre
il viaggio gratuito per i non vedenti e i
loro accompagnatori su tutti i mezzi.
E ancora: poter fare una semplice
passeggiata o essere accompagnati a fare
la spesa, o sentirsi leggere qualche pagina
di giornale, per fare qualche esempio,
per i nostri soci può significare molto.
L’Unione cerca volontari che si rendano
disponibili anche per il disbrigo di piccoli
lavori di segreteria , oppure per lavori
di trascrizione in Braille di testi con
l’ausilio di macchinari specifici facili da
utilizzare, correzione di testi scannerizzati
per la preparazione di file informatici,
consegna a domicilio dei soci non vedenti
di ausili per loro indispensabili, e altri
piccoli aiuti ma di grande importanza. Da
ultimo, ma certamente non secondario,
l’aiuto individualizzato anche scolastico
soprattutto per i bambini della sezione.
Tanti sono quindi gli ambiti di intervento
all’interno dei quali è possibile dare il
proprio contributo. E allora: se avete un po’
di tempo libero, anche solo qualche ora,
regalatelo ai ciechi».
Per informazioni: Unione Italiana dei Ciechi
e degli Ipovedenti (Uici) onlus, via Raschi
6, Como, tel. 031-570565, e-mail uicco@
iciechi.it.
Notizie flash
■ Mostre
Con “Agorà” visita
all’Arcimboldo
L’Associazione
Culturale
Agorà –
Incontri
Culturali
Albatesi
propone per
domenica 13 marzo una visita guidata
alla mostra “Arcimboldo, artista
milanese tra Leonardo e Caravaggio”,
allestita a Milano presso Palazzo Reale.
La partenza con il treno (carrozza
riservata) è fissata dalla Stazione Nord
di Camerlata alle ore 8.26 (ritrovo
alle 8.10 in Stazione); alle ore 13.40
è invece fissata la partenza da Milano
Cadorna per il rientro, previsto
per le 14.30. Per informazioni e
prenotazioni (obbligatorie): Maria, tel.
349.6030140; Franca 339.8531270;
e-mail [email protected]; sito
internet: www.agoralbate.it
■ S. Eusebio
S. Messa in ricordo
di Luisa Pozzi Stampa
è vivo il ricordo di Luisa Pozzi Stampa,
presidente per lunghi anni del Centro
Italiano Femminile, provincia di Como
e Lecco, poi co-fondatrice del Centro
di Aiuto alla Vita di Como nel 1979;
per tre anni anche presidente del
CAV; collaboratrice di mons. Gelpi alla
“Gaudium Vitae” nella sede di Blevio,
(oggi a S.Fermo della Battaglia).
I figli,come ogni anno, invitano
alla S.Messa di venerdì 11 marzo in
S.Eusebio quanti l’hanno conosciuta
e stimata,specialmente collaboratrici
C.I.F. o del C.A.V.,oppure ex allievi
delle scuole medie,dove la prof. Luisa
Pozzi Stampa ha insegnato lingue
straniere per molti anni ed anche guide
e scout dei reparti di Como,amici dei
figli.
ComoCronaca
Sabato, 5 marzo 2011 21
P
carta servizi
i numeri
rosegue in Provincia di
Como la distribuzione
dei codici (PIN e PUK)
della Carta Regionale dei
Servizi che permetterà, tra
le altre cose, di accedere
agli sconti carburante
previsti dalla Regione
per la aree di confine.
Il codice può essere
richiesto agli sportelli
dell’Asl e in 25 Comuni
✎ Case di riposo
futuro
In attesa si rendano
disponibili gli spazi
presso il vecchio
S. Anna si guarda all’ex
Ospedale psichiatrico
per collocare gli uffici
L’Asl “cerca
casa”
dentro
l’ex Opp
U
no stop - almeno
momentaneo - alla cittadella
sanitaria di via Napoleona
è arrivato dal nuovo
direttore dell’ASL di Como, Roberto
Bollina, martedì 1 marzo in occasione
della presentazione del documento
programmatico dell’Azienda Sanitaria
Locale per il 2011. “Certamente lo
spostamento di tutti i servizi e le
strutture sanitarie nello spazio dell’ex
ospedale S. Anna- ha spiegato il direttore
dell’Asl – è la soluzione corretta ma
non può essere una scelta immediata.
La decisione, comunque, spetta alla
Regione Lombardia che deve valutare il
costo degli interventi di ristrutturazione
dell’area di via Napoleona, senza
dimenticare che ancora oggi la palazzina
degli uffici è occupata dall’Azienda
Ospedaliera S. Anna, in attesa che
venga costruito l’edificio per gli uffici
nell’area del nuovo ospedale. A questo
si aggiunge l’iter che vedrà impegnato il
Comune di Como. Ciò significa che non
della Provincia che sono
stati dotati del terminale.
Ad oggi – secondo quanto
annunciato dall’Azienda
Sanitaria Locale – sono
stati forniti più di 100
mila codici, ovvero circa
il 15% della popolazione.
La media giornaliera è di
3500 richieste. La nuova
carta sarà utilizzabile dal
prossimo quattro aprile.
L
è ipotizzabile uno spostamento
prima di almeno due anni e
quindi per noi sarà necessario
trovare una soluzione provvisoria
perché la situazione logistica in
cui si trova attualmente l’Asl non
è sostenibile economicamente
sul lungo periodo”. Il direttore
Bollina, arrivato da pochi mesi alla
guida dell’Azienda, punta il dito
sulla difficile frammentazione dei
servizi e degli uffici che renderebbero
particolarmente dispendiosa la gestione
in termini non solo di costi ma anche di
tempo per gli spostamenti. “In questo
momento per quanto riguarda la città
di Como – continua Bollina – l’azienda
si trova divisa tra l’area di S. Martino
dove è concentrata la parte operativa
e i depositi, oltre all’hospice; l’area di
via Cadorna che è sede del distretto
e la sede di via Pessina dove, dopo lo
spostamento degli sportelli aperti al
pubblico dell’Azienda Ospedaliera S.
Anna, parte della struttura è vuota e
l’altra è occupata da uffici. E’ chiaro che
non ha senso mantenere una struttura
così ampia in funzione per lasciarla
mezza vuota. Qualcosa deve mettersi
in moto per ottimizzare le risorse e
trovare una soluzione sul breve e medio
periodo. Una soluzione potrebbe essere
il raggruppamento di tutti gli uffici
nell’area dell’ex ospedale psichiatrico,
lasciando invariata la struttura di via
Cadorna”.
Per quanto riguarda la programmazione
del 2011 sono stati forniti i dati sul
bilancio dell’Azienda: in totale l’Asl
ha a disposizione 695 milioni di euro
che per la maggioranza, 600 milioni,
andranno a finanziare l’acquisto di
prestazioni sanitarie al 50% in strutture
pubbliche (l’Azienda Ospedaliera S.
Anna) e la parte restante da privati. I
dipendenti attualmente sono 633 e per
l’anno in corso non sono previste nuove
assunzioni se non per sostituire chi
andrà in pensione o lascerà l’azienda.
“Per quanto riguarda il fronte sanitario
– ha spiegato il direttore sanitario
Carlo Alberto Tersalvi - sono previsti
interventi speciali in materia di malattie
cardiovascolari e oncologiche che
rappresentano le due principali cause
di morte nella nostra provincia. In
particolare verrà lanciata una campagna
di sensibilizzazione per la diagnosi
precoce del carcinoma della cervice
uterina”. Un altro fronte su cui sarà
impegnata l’Asl è quello riguardante i
farmaci.
Per il 2011 l’Azienda ha previsto una
spesa per i farmaci da banco vicina
ai 100 milioni di euro. Una cifra che
potrebbe essere ridotta con la diffusione
dei farmaci equivalenti. “Farmaci – ha
ribadito Tersalvi – esattamente uguali
per la composizione chimica alle
versioni griffate ma che costano molto
meno”, ai cittadini ma anche all’azienda.
michele luppi
Fondazione comasca
a mancanza di posti letto nelle
Case di Riposo e l’esistenza
di liste d’attesa chilometriche
non è certo una notizia per la
nostra Provincia, dove il problema
è presente ormai da anni. Ma se
ad evidenziare espressamente la
questione come uno dei nodi critici
da sciogliere nei prossimi anni è
il nuovo direttore sociale dell’Asl
di Como, la dichiarazione appare
sotto una luce diversa. Secondo il
direttore Giuseppe Giorgio Inì, la
cronica mancanza di posti nelle RSA
(Residenze Sanitarie Assistenziali),
negli hospice (solo 20 posti in tutta
la provincia) e nei centri diurni per
disabili, rappresenta la priorità in
campo sociale per l’Azienda Sanitaria
Locale. “In Provincia – ha spiegato –
abbiamo circa 4500 posti letto nelle
RSA. Un numero insufficiente se
consideriamo le 1500 persone in lista
d’attesa. Certamente abbiamo casi di
persone che sono in lista d’attesa in
più strutture o che sono già ospitate in
una struttura e contemporaneamente
sono in lista d’attesa per altre,
magari meno costose o più vicine a
casa, ma comunque anche sfoltendo
il numero abbiamo almeno un
migliaio di persone ancora in attesa.
Questo significa che sarà necessario
aumentare l’offerta di posti letto anche
in considerazione del progressivo
invecchiamento della popolazione.
La decisione, però, non dipende
solo da noi ma spetta alla Regione
Lombardia e deve rientrare in una
programmazione complessiva.
Senza dimenticare che più case di
riposo significa maggiori costi per
l’Asl e quindi per la Regione”. Una
considerazione che lascia intendere
come prima di passare dalle
intenzioni ai fatti potrebbe passare
del tempo. Nel frattempo l’Asl si è
impegnata – entro la fine del 2011 –
a realizzare un software unico per le
liste d’attesa nelle RSA che registrerà
contemporaneamente le disponibilità
dei posti in tutta la provincia e
aggiornerà le persone in lista d’attesa
così da sapere in ogni momento qual è
il numero esatto di persone in cerca di
sistemazione.
Una interessante novità tra i bandi previsti
per il 2011: l’occhio rivolto al Bassone
Carcere e reinserimento
T
ra le novità dei bandi 2011 emessi dalla
Fondazione comasca ce n’è da segnalare uno interamente dedicato a favorire i
percorsi di reinserimento, nella comunità comasca, di persone che sono sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Non che
in passato la Fondazione della Comunità Comasca non avesse prestato attenzione ai problemi del carcere, ma questa volta ha deciso
di lanciare un segnale più forte attraverso un
intervento maggiormente strutturato. 50.000
euro è la somma messa a disposizione delle
realtà non profit che vorranno presentare alla Fondazione un progetto entro il 23 maggio
2011. Nello specifico serranno finanziati:
• i servizi di accompagnamento abitativo con
priorità agli alloggi inutilizzati
• il sostegno all’inserimento lavorativo
• gli interventi finalizzati a riattivare e sostenere i legami familiari, con particolare atten-
zione al rapporto genitore-figlio
• gli interventi finalizzati alla costruzione di reti sociali di supporto, in
particolare in assenza di riferimenti
familiari
• gli interventi di sensibilizzazione della
comunità locale sul tema del reinserimento delle persone sottoposte a provvedimento dell’autorità giudiziaria. Il
regolamento del Bando e il modulo da
compilare, anche on line, sono scaricabili dal sito www.fondazione-comasca.
it. La Fondazione Provinciale si impegna a contribuire alla realizzazione dei
progetti con un contributo fino al 50%
del loro costo complessivo, per un importo massimo di Euro 20.000 se presentati da una sola Organizzazione o di
Euro 30.000 se proposti congiuntamente da più Organizzazioni.
Come per tutti Bandi della Fondazione
Provinciale, riceveranno il contributo
i progetti per i quali perverranno donazioni pari al 20% dell’importo stanziato. E tutte queste donazioni saranno
destinate all’incremento di un Fondo
patrimoniale, ad oggi ammontante ad
oltre 600.000 Euro, ed appositamente
costituito in seno alla Fondazione per
realizzare, con i suoi frutti, ulteriori
interventi nel campo socio-sanitario,
dell’assistenza agli anziani, del disagio
giovanile. La Fondazione anche in passato è stata vicina al mondo del carcere
sostenendo diverse iniziative: da corsi
di taglio e cucito per le detenute al reinserimento socio-lavorativoi di carcerati, all’attivazione di un laboratorio di
restauro quale occasione per imparare
un mestiere e altro ancora.
22 Sabato, 5 marzo 2011
ComoCronaca
Preti patrioti. Il 23 marzo del 1848, dopo la resa delle truppe austriache,
si costituisce il governo provvisorio allo scopo di mantenere l’ordine del territorio.
Molti i religiosi protagonisti di questa “stagione” storica
Il tempo della vittoria...
I
l 23 marzo 1848,
all’indomani della
vittoria dei patrioti
insorti, con la resa e
l’abbandono della città di
Como da parte delle truppe
austriache comandate
dal tenente colonnello
Braümuller, la Municipalità
presieduta dal podestà
Tomaso Perti e formata
dagli assessori Francesco
Giulini, Innocenzo Guaita,
Filippo Rienti e Gaspare
Casletti si costituì in
governo provvisorio (durato
fino al 13 aprile, quando
Como aderì al governo
provvisorio di Milano)
con lo scopo di mantenere
l’ordine, per assicurare il
quale sarebbe stata istituita
la Guardia Civica.
“Sino a che non siano poste
in vigore altre leggi meglio
adatte ai nostri bisogni
– diceva il proclama alla
Città – è necessario che
voi cittadini obbediate
alle esistenti. Perciò si
confermano per ora tutti i
Dicasteri, tutte le Autorità
Provinciali e comunali (..) già costituite
(…). Intanto si sciolgono gli impiegati
civili e militari dal giuramento che
avevano prestato all’abbattuto Governo
e vengono ritenuti sotto la promessa
di fedeltà al presente”. Ad ogni buon
conto, il marchese Raimondi andò
a prelevare il vescovo mons. Carlo
Romanò (considerato filoaustriaco), per
accompagnarlo in Municipio a giurare
fedeltà.
Il 25 marzo il governo provvisorio fu
ampliato con un rappresentante della
città di Lecco e uno di Varese, e fu
pure cooptato l’arciprete del Duomo,
don Giulio Silo, uomo di sentimenti
patriottici, cui il 22 marzo era stata
affidata da custodire segretamente
la bandiera del reggimento austriaco
Prohaska, sequestrata agli Austriaci e
non più restituita, nonostante l’accanita
ricerca del restaurato governo straniero
(ora è nel Museo del Risorgimento). La
nomina di don Giulio Silo voleva essere
anche un riconoscimento all’opera
svolta dal clero nella lotta di liberazione,
oltre all’intento di tranquillizzare le
frange dell’ambiente ecclesiastico
Alcuni dei sacerdoti
protagonisti dell’epoca: a
sinistra don facchinetti.
qui sotto don manzoni
conservatore. I chierici del Seminario,
nei giorni dell’insurrezione, sotto la
guida di un loro insegnante, don Ignazio
Mazzucchelli, si adoperarono a fondere
posate e scodelle di peltro per farne
palle da fucile da fornire ai patrioti
combattenti. Lo stesso don Ignazio,
con il fratello don Basilio, ed altri due
giovani docenti (don Pietro Cabassi e
don Camillo Manzoni), essendo stato
chiuso il Seminario a causa degli eventi
in corso, partirono con numerosi chierici
come combattenti nelle formazioni dei
volontari, che portarono aiuto a Milano
e proseguirono per qualche mese le loro
azioni antiaustriache nel Mantovano, in
Veneto e in Valtellina. Anche sacerdoti
meno giovani dimostrarono ardimento
e parteciparono all’insurrezione e alle
campagne militari. Tra questi spicca don
Abbondio Facchinetti, 43 anni (nato a
Como nel 1805). Durante le 5 Giornate
costituì in città la “Compagnia della
morte”: una formazione di giovani con
cui avrebbe voluto portare soccorso
a Milano; ma si fermarono a battersi
a Como. Don Abbondio proseguì la
campagna di guerra, combattendo in
Visite
Con
Scacciapensieri
visita a Noli
L’Associazione Culturale
Scacciapensieri promuove
per domenica 20 marzo una
visita a Noli (SV). Posta in
una piccola insenatura della
Riviera Ligure di Ponente, la
cittadina ha origini bizantine
e vanta una tradizione marinara illustre, tanto da essere considerata
una delle più antiche Repubbliche Marinare. Una delle poche
località in cui la tradizione della pesca si mantiene viva come un
tempo, secondo i ritmi e le usanze di una volta, dove la spiaggia è
ancora colorata dalle barche variopinte dei pescatori. La giornata
inizierà con la visita guidata del centro storico che ancora oggi
conserva testimonianze architettoniche medievali e rinascimentali:
piazze, torri, chiese, case dai tetti rossi sono incorniciati dall’azzurro
del mare e dal verde degli ulivi. Noli è anche sede di uno dei migliori
esempi di arte romanica della Liguria: la chiesa di San Paragorio,
nota per il crocifisso ligneo bizantino conosciuto come il “Volto
Santo”. Seguirà il pranzo tipico. Per informazioni: “Scacciapensieri”,
tel. 345.3302077; e-mail: [email protected]; sito
internet: http://scacciapensieri-isa.blogspot.com/. (s.fa.)
maggio a Curtatone. Nel mese di
giugno seguì come cappellano la
colonna del maggiore Bagolino,
diretta in Valtellina. Dopo il rientro
degli Austriaci in agosto, dovette
riparare in Canton Ticino; in ottobre
partecipò ai moti mazziniani in Val
d’Intelvi. Per sfuggire la condanna
austriaca, dovette tornare a rifugiarsi
in Svizzera. Ritornato nel 1859
in patria, divenne poi parroco di
Tavernerio, in successione a suo
fratello don Antonio, altro patriota
attivissimo durante le 5 Giornate.
Morì nel 1871.
Non è possibile qui elencare tutti i
preti o i chierici che parteciparono
ai moti del ’48 o manifestarono
in vario modo l’amor di patria:
aggiungerò a quelli già citati nelle
precedenti puntate: don Antonio
Negretti (da Fino, parroco di Torno),
il prevosto di Bellagio e quello di
Mandello, don Carlo Daelli, futuro
parroco di Ronago e Camerlata,
autore di componimenti patriottici;
don Battista Rosati, vicario di
Argegno; don Ceresola, parroco di
S. Agostino; il parroco di Pellio Intelvi,
don Primavesi di Pognana; i parroci
ambrosiani di Alzate e di Brivio.
Qualche chierico, reduce dai campi di
battaglia, non tornò più in Seminario,
come quel Giovanni Comolli, futuro
primario ostetrico dell’Ospedale; o
Paolo Cornelio di Domaso; qualcuno,
come Giuseppe Merzario di Asso,
divenne prete (ambrosiano), ma
poi lasciò lo stato clericale. Già
Giuseppe Brambilla, ex-sacerdote
diocesano, preside del Liceo “Volta” e
fondatore del giornale “Lario”, era stato
preventivamente arrestato dalla polizia
austriaca in quello stesso 1848.
Altri chierici ripresero gli studi teologici,
per diventare sacerdoti. Tra questi
non si può non ricordare don Carlo
Coppini, poi parroco di Pianello Lario,
morto nel 1881 in concetto di santità.
Fu egli il promotore lassù di quella casa
di accoglienza, affidata alle “Orsoline”
Marcellina e Chiara Bosatta, da cui
don Luigi Guanella, suo successore a
Pianello, avrebbe fatto germogliare a
Como la Casa della Divina Provvidenza,
seguito dalla sorelle Bosatta, che
divennero le prime due “Figlie di Santa
Maria della Provvidenza”.
L’esperienza del seminarista Coppini
fu singolare. Anch’egli in quel marzo
1848 partì volontario per Milano e la
campagna di guerra; poi, in agosto,
dovette riparare a Lugano, in attesa
dell’amnistia. Là ebbe la ventura
di essere assunto come segretario
nientemeno che da Giuseppe Mazzini.
Un giorno, traducendo dal francese
una corrispondenza, vi colse una
velenosa espressione anticlericale,
che egli cercò di addolcire. Mazzini,
però, pretese la versione letterale.
Offeso nei suoi sentimenti di fedeltà
alla Chiesa, il Coppini si licenziò. In
novembre, tornato in Seminario, espose
al rettore le sue peripezie e parlò pure
del conto rimasto aperto con il Mazzini.
Il superiore lo consigliò di tornare a
Lugano a riscuotere il credito. Così
fece. Trovò il Mazzini ancora a letto alle
11 del mattino, in un’aureola di fumo
di sigaro. Dettogli il motivo del suo
ritorno, il cospiratore genovese gli porse
un pugnetto di monete d’oro, senza
contarle, e gliele consegnò, con delle
lettere da recapitare in Italia. Così il
Servo di Dio don Carlo Coppini visse la
sua esperienza risorgimentale.
Mario Mascetti/3
Discoteca
del silenzio
S
abato 5 marzo presso il Santuario del Sacro Cuore di via
Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”,
il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica
notturna, proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile
(C.G.P.G) e giunto alla sua decima edizione. L’inizio è alle ore
20.30, con la celebrazione della S. Messa vespertina; seguirà
l’esposizione del SS. Sacramento e
l’animazione spirituale proposta dai
giovani Guanelliani con preghiere,
Carità”: un momento di
canti, ritornelli, lettura di brani di don incontro con gli ospiti della
Guanella e di frasi tratte dalla Parola
RSA “Don Guanella” di
di Dio della Domenica. Poi, dalle
Como e la celebrazione
23.00, il silenzio, la meditazione e la
insieme dell’Eucaristia
preghiera personale, fino alle 4.00
domenicale delle ore 10.30
della domenica mattina. Alle 24.00
presso la cappella interna
sarà recitato il Santo Rosario per tutte
alla struttura (con entrata
le famiglie, in particolare per quelle
da via Guanella), seguita
in difficoltà.
dall’aperitivo e da canti.
Domenica 6 marzo prosegue inoltre
L’invito a partecipare è rivolto a
l’iniziativa, sempre proposta dal
tutti. Il ritrovo è alle 9.30 presso
Centro Guanelliano di Pastorale
la cappella.
Giovanile, della “Domenica della
Per informazioni ci si può
rivolgere alla segreteria
del Centro Guanelliano
di Pastorale Giovanile, via
L. Guanella, 13 Como; tel.
031.296783; e-mail: como.
[email protected]. (s.fa.)
ComoCronaca
24 Sabato, 5 marzo 2011
I corpi incerti. Si è concluso con un incontro di grande interesse il percorso
di tre incontri svoltosi in Biblioteca comunale sulle delicate tematiche dell’anoressia
e della bulimia. Tra i relatori dell’ultima serata anche mons. Diego Coletti
Imperfezione e limite
S
i è concluso,
mercoledì della
scorsa settimana,
presso la Biblioteca
di Como, il ciclo di tre
incontri su anoressia e
bulimia, nell’ambito del
progetto “ I corpi incerti”,
organizzato dal Soroptimist
International Club di
Como in collaborazione
con l’assessorato alla
famiglia del Comune
di Como, l’Ospedale
Sant’Anna, Edizioni San
Paolo, Ati San GiuseppeSant’Andrea. Una serata
di grande interesse che ha
registrato il tutto esaurito
con grande soddisfazione
di Anna Veronelli,
assessore alla Famiglia,
e dei prestigiosi relatori
che si sono confrontati
sul tema impegnativo di
“Imperfezione e limite”:
il vescovo mons. Diego
Coletti, il prof. Roberto
Malacrida, primario del
reparto di cure intensive
dell’Ospedale Regionale di
Lugano, e il Dott. Raffaele
Iavazzo, psichiatra presso il Centro di
Cura Disturbi Alimentari dell’Ospedale
Sant’Anna di Como, che ha moderato
l’incontro. Sono intervenuti anche
professionisti di spicco del nosocomio
comasco come il dott. Giuseppe
Brazzoli, direttore sanitario, il dott.
Claudio Cetti, primario del dipartimento
di Psichiatria, e la dott.ssa Laura Bruni,
direttrice del presidio di neuropsichiatria
infantile di Asso. Contributi preziosi che
hanno reso testimonianza della realtà
ospedaliera comasca, da anni impegnata
nella cura di patologie importanti legate
ai disturbi alimentari. Pioniere nella
sperimentazione di percorsi terapeutici
efficaci per rispondere a questa nuova
emergenza, il Dipartimento di Salute
Mentale dell’Ospedale Sant’Anna
rappresenta un importante punto
di riferimento per le persone che
soffrono di questa grave forma di
disagio. Fino a qualche anno fa non
se ne parlava e le famiglie erano sole a
gestire situazioni a volte drammatiche
che, nel caso dell’anoressia, porta la
persona a consumarsi completamente,
senza che se ne renda conto. “Quando
...hai l’ALCOLISMO
in casa? ...VUOI saperne
di più? ...hai bisogno
di AIUTO?
I GRUPPI FAMILIARI
AL-ANON
condividono le loro esperienze
in modo anonimo
e gratuito e possono offrirti
le informazioni che cerchi.
telefona allo 800-087897
Questi gli orari: dal lunedì
al venerdì dalle 10.00 alle 12.00
e dalle 14.00 alle 17.30
siamo partiti qualche anno fa – ha
sottolineato il dott. Cetti - l’offerta
per trattare queste situazioni era
inesistente sul territorio nazionale. Ci
arrivavano persone completamente
consumate, che sembravano stessero
per morire. Quando le situazioni
erano drammatiche, si procedeva
con il ricovero in reparti internistici
perché la parola psichiatria faceva e fa
molto paura. Non erano pochi, anche
tra colleghi bravissimi, a pensare che
queste ragazze non avessero niente e
che il problema si potesse risolvere con
l’esortazione a mangiare”.
La strada che l’Ospedale Sant’Anna
sta percorrendo nella cura dei disturbi
alimentari offre indicazioni chiare: il
problema non può essere affrontato da
soli né esclusivamente con un approccio
clinico e medico. Richiede una rete di
solidarietà sociale che dia una mano a
stanare dalla vergogna e dallo stigma le
persone che hanno paura di farsi curare
e le famiglie che si sentono isolate.
Necessita di una visione del mondo che
rimetta al centro il valore della persona
e della vita umana. Lo ha ribadito il dott.
Iavazzo: la medicina si arricchisce nel
confronto con la riflessione filosofica,
bioetica e teologica. “La nosografia
è poca cosa, le persone sono
sempre più grandi dei loro sintomi”
e le malattie spesso sono “ferite
dell’anima”. La medicina ha bisogno
di “una profonda conoscenza della
sofferenza, di saggezza e pazienza,
di persone che sappiano prendersi
cura del dolore degli altri con abilità
e compassione”, ha aggiunto con la
suggestiva narrazione del mito di
Chirone.
Sul tema del limite si è concentrata
la riflessione teologica del Vescovo
Mons. Coletti. “Il limite – ha detto
- non è una imperfezione”. Ce lo
insegna in modo assolutamente
inedito e sorprendente il Dio di
Gesù Cristo: “il Padre non è il Figlio,
e il Padre e il Figlio non sono lo
Spirito Santo. Il limite è dentro Dio
stesso” tanto da costituire, in modo
apparentemente paradossale, la sua
stessa perfezione. “Una perfezione
che è data non da una totalità chiusa
in se stessa, ma dalla relazione”.
Amore è il nome di questa relazione
che si manifesta nella sua massima
perfezione dentro il limite della storia,
nella prossimità e nella vicinanza
all’uomo. “Il nostro Dio non è un
principio universale” che ha dato inizio
al mondo “nel momento più o meno
probabile del big bang”. E’ il “Dio della
Parola” che si fa carne, il “Dio della
prossimità”, il “Dio della vicinanza”
che manifesta la sua onnipotenza
in modo sconvolgente, nel massimo
modo possibile, con la misericordia e
“il perdono, massima forma di amore”.
L’invito cristiano alla perfezione (“Siate
perfetti come è perfetto il Padre mio che
è nei cieli”), lungi dall’essere un ostacolo
all’accettazione del nostro limite, realtà
essenziale della nostra esistenza, ci
insegna che l’amore è l’unico modo
possibile di gestire il limite stesso.
La riflessione sul tema del limite è poi
proseguita su questioni delicate di
bioetica riguardanti il problema del
“lasciar morire” e dell’eutanasia grazie
all’intervento del prof. Malacrida,
riferimento di eccellenza nel campo
dell’etica clinica. “Se la tecnologia da
mezzo diventa fine – ha detto citando
Umberto Galimberti - allora la medicina
corre pericoli gravi. Le macchine
possono tenere in vita una persona
quasi senza limite”. Un delicato confine,
quello tra accanimento terapeutico ed
eutanasia, che ha portato il relatore
a distinguere diverse forme di “dolce
morte”. “L’eutanasia attiva – ha spiegato
– si ha quando la morte di una persona
in fine vita è provocata in maniera
diretta, dopo averla addormentata, con
un’iniezione di potassio che arresta il
cuore. E’ considerata omicidio anche
in quei paesi come il Belgio e l’Olanda
dove il medico che la pratica però non
va in carcere, in Svizzera sì. C’è poi
l’eutanasia attiva indiretta, permessa
dalla legge e anche dal Vaticano, che
consiste nel togliere il dolore a una
persona in fine vita attraverso la morfina
o sedativi che fanno dormire. Viene
spesso usata, d’accordo con i famigliari,
per evitare la morte terribile per
soffocamento, che è peggiore del dolore.
Vi è poi l’eutanasia passiva che consiste
nel non iniziare o nel sospendere
terapie che fanno male e non bene al
paziente terminale”. Coincide con il
“lasciar morire” per evitare ogni forma
di accanimento terapeutico.
manuela giani
❚❚ Confindustria Como
Severgnini
e la lingua
italiana
S
i svolgerà alle 20.30 di mercoledì 9
marzo, presso la sala delle conferenze di Confindustria Como, l’atteso incontro con Beppe Severgnini dal titolo “Lezione di italiani. Uno sguardo sull’attualità linguistica del Paese alla vigilia del 150°
compleanno”, nella quale il noto editorialista
del “Corriere della Sera” discuterà dei problemi dell’uso linguistico dell’italiano contemporaneo, e delle strategie tecniche da adottare per scongiurare gli imbarazzanti moduli
espressivi che vengono applicati nella stesura
di testi quali l’email, la tesi di laurea, l’articolo
di giornale o il saggio breve, caratterizzati da
un accumulo di terminologie straniere del
tutto abusate e abusive, e da orridi strafalcioni che “massacrano” l’italiano riducendolo a una sorta di gergalità primordiale e
istintiva, che non ha rispetto non solo per
l’ortografia e la sintassi, ma nemmeno per
i contenuti che gli autori intenderebbero
trasmettere. Un significato comunicato
male, come qualsiasi pensiero espresso
male, perde infatti tutta o quasi la sua profondità, non essendo la forma un semplice
artificio stilistico, ma una componente essenziale della comunicazione. Severgnini
parte tuttavia dall’assunto ottimistico che
un’immagine d’archivio di beppe
severgnini, che sarà a como
il prossimo 9 marzo
“scrivere bene si può”: tutto sta nell’acquisizione di alcuni piccoli accorgimenti (come
usare i segni d’interpunzione, come scegliere
un aggettivo, come evitare fastidiose e querule ripetizioni, etc.), e in una maggiore cura dei
dettagli e delle operazioni di rilettura, perché
il segreto di chi scrive consiste nel tenere sotto
controllo quanto si produce. Un incontro da
non perdere per gli amanti della lingua italiana. L’ingresso sarà gratuito su prenotazione
fino ad esaurimento posti.
ComoCronaca
Sabato, 5 marzo 2011 25
5 e 6 marzo. La raccolta fondi contro la sclerosi multipla
L’
Aism (Associazione italiana
sclerosi multipla) torna nelle
piazze italiane e comasche,
sabato 5 e domenica 6 marzo, in
occasione della festa della donna. “Regala
la gardenia dell’Aism. Sostieni la ricerca
e aiuta le donne a combattere la sclerosi
multipla” lo slogan che accompagnerà
l’iniziativa.
In oltre cento piazze di Como e Provincia
saranno distribuite, dai volontari AISM,
oltre 11 mila piante di gardenia in cambio
di una donazione di 13 euro. E con la
gardenia verrà distribuito lo “Speciale
Gardenia” con tutte le informazioni sulla
malattia e sull’iniziativa “Gardenia Aism”.
Anche quest’anno con la presenza nelle
piazze italiane sarà possibile unirsi al
movimento per sostenere la ricerca
scientifica ed aiutare le donne le più
colpite da sclerosi multipla. L’invito è
molto semplice e diretto. Insieme alla
tradizionale mimosa, sarà possibile
per l’8 marzo regalare una pianta di
gardenia, il simbolo della solidarietà,
con il messaggio dalle donne per le
donne, insieme per la vincere la sclerosi
multipla.
In Italia sono 60 mila le persone colpite
da sclerosi multipla di cui la metà, quindi
30 mila, sono donne. I fondi raccolti con
la Gardenia dell’Aism contribuiranno a
potenziare l’impegno dell’Associazione
negli ambiti di ricerca mirata a dare un
significativo contributo alla ricerca della
causa della malattia e della cura della
persona con sclerosi multipla. Fino al 13
marzo sarà inoltre possibile inviare un
sms solidale, da cellulare o da fisso, al
Una gardenia
per l’Aism
In Italia sono 60 mila
le persone colpite da questa
malattia, la metà donne.
Sarà possibile contribuire
alla ricerca anche in 100
piazze comasche
45509 donando così 2 euro. I fondi ricavati
dall’SMS solidale andranno a sostenere
gli studi sulla malformazione venosa nella
Sclerosi multipla. «Dedichiamo questa
manifestazione alle donne, le persone
principalmente colpite da sclerosi
multipla insieme ai giovani tra i 20 e i 30
anni. La manifestazione è una occasione
per sensibilizzare l’opinione pubblica
su questa malattia, sulle conseguenze
che ha, in particolare, sulle donne,
colpite dalla malattia nel pieno della loro
vita, ricca di progetti – Dichiara Bruna
Muscionico, Presidente della Sezione
Aism di Como. I fondi raccolti con la
“Gardenia Aism” ci hanno permesso di
finanziare il Progetto PsicheSM, (progetto
per il sostegno psicologico delle persone
con Sclerosi Multipla e dei loro familiari),
le attività di benessere e le varie attività
che vengono svolte presso il nostro
Centro di supporto all’autonomia.
Nella nostra città, le persone con
sclerosi multipla sono circa 400. In un
anno i volontari dedicano 8.500 ore
alle persone colpite dalla malattia per
realizzare i servizi sanitari e sociali e le
numerose attività di socializzazione. Il
nostro obiettivo è quello di raggiungere
un sempre maggior numero di donne
attraverso attività di sensibilizzazione
e informazione per garantire loro la
migliore qualità di vita possibile, e di
coinvolgere in particolare le persone neo
diagnosticate. Anche quest’anno, grazie
alla partecipazione attiva fra donne e al
contributo di tanti cittadini sensibili e che
si recheranno nelle piazze per sostenere
la ricerca con la Gardenia dell’Aism, ci
auguriamo che la nostra sezione possa
continuare nell’attività di sostegno alle
persone con sclerosi multipla per un
sostanziale miglioramento della loro
qualità di vita. La solidarietà fra donne
è un fattore decisivo di fronte ad una
malattia come la sclerosi multipla.
Cogliamo l’occasione per invitare i
cittadini a dedicare un po’ del loro
tempo libero al volontariato. Le attività
da portare avanti sono molte e abbiamo
bisogno dell’aiuto di tutti».
Salute. Se ne è parlato a Lurate Caccivio
Malattie respiratorie
il cof di lanzo
Da un pneumologo
del COF di Lanzo
Alcune importanti
indicazioni su prevenzione
e possibilità di cura
M
alattie respiratorie, come
prevenirle. In un periodo in cui
il tema della salute appare più
che mai messo in discussione
è apparso più che puntuale l’intervento
del dott. Mario Bocchia pneumologo
del Cof Lanzo Hospital, affiancato dal
dott. Gino Tassini, direttore sanitario
dello stesso presidio, la scorsa settimana
a Lurate Caccivio nell’ambito di una
conferenza pubblica sulla prevenzione e
riabilitazione delle malattie dell’apparato
respiratorio. Patologie che rappresentano
una delle più frequenti cause di
malattia, invalidità e morte, in Italia ed
in Europa, e che, secondo le previsioni
dell’Organizzazione mondiale della sanità
(Oms), sono destinate ad aumentare nei
prossimi vent’anni. Le stime lasciano
presupporre che la la broncopatia cronica
ostruttiva, che oggi rappresenta uno dei
maggiori problemi sanitari, entro il 2020
diventi la terza causa di morte e la quinta
causa di disabilità nel mondo.
Per questa patologia si intende
un’affezione cronica polmonare
caratterizzata da una condizione
di persistente infiammazione delle
vie respiratorie che comporta una
progressiva difficoltà nell’espellere l’aria
dai polmoni che “rimane intrappolata”
nelle parti più periferiche. L’incompleto
svuotamento dei polmoni determina la
mancanza di fiato (dispnea) avvertita
dal paziente che costituisce il sintomo
maggiormente invalidante, favorendo
la progressiva riduzione dell’attività
motoria ed innescando un circolo vizioso
con conseguente grave limitazione nella
conduzione della vita quotidiana.La
BPCO è oggi considerata la quarta causa
di morte in Europa e negli USA (almeno
65.000 morti all’anno). In Europa ne soffre
il 5% della popolazione. Sembra colpisca
principalmente maschi adulti, ma si è
notato negli ultimi anni un aumento
considerevole dei casi che riguardano le
donne. Il fattore di rischio principale è
dato dal fumo di sigaretta (nel 70-80% dei
casi). I fumatori attivi in Italia risultano
oggi circa 11 milioni, 9 quelli che hanno
abbandonato la sigaretta. Circa 1 miliardo
di fumatori nel mondo… Le stime
dicono che, in media, la sopravvivenza
di un fumatore è inferiore di circa sei
anni a quella di un non fumatore…La
riabilitazione respiratoria è una delle
strade possibili per curare persone
con differenti malattie dell’apparato
respiratorio quali la bronchite
cronica ostruttiva, l’asma cronico, le
bronchiectasie, le deformità del torace,
le malattie neuro-muscolari e non solo.
Studi dimostrano la particolare efficacia
di questo trattamento riabilitativo anche
nei confronti di chi soffre di broncopatia
cronica ostruttiva.
Il programma di riabilitazione
presuppone una attenta valutazione
delle condizioni generali del paziente
del suo stato psichico, della funzionalità
respiratoria, di quella muscolo scheletrica e richiede la considerazione
di eventuali malattie associate (obesità,
magrezza, diabete, cardiopatia, ecc. ) e
del grado di disabilità che le disfunzioni
comportano nell’ambito familiare
e sociale. Questa valutazione, che
vede impegnati pneumologi, fisiatri,
nutrizionisti, psicologi, terapisti della
riabilitazione e occupazionali, infermieri
e assistenti sociali, permette di formulare
un piano riabilitativo individuale
con l’attivazione dei vari interventi
come quello psicologico, nutrizionale,
farmacologico e fisiochinesiterapico che
risulta regolato in base alla gravità della
malattia e alle caratteristiche di ciascun
paziente. «La riabilitazione respiratoria
- ha spiegato il dott. Bocchia - è risultata
in grado di modificare non tanto la
capacità respiratoria quanto di migliorare
la qualità di vita del paziente ed in
particolare di aumentare la tolleranza
allo sforzo e la capacità di “gestire” la
malattia stessa; l’attività educazionale,
favorendo un cambiamento dello stile
di vita, l’addestramento all’impiego
dei farmaci per via inalatoria o all’uso
dell’ossigeno nelle diverse condizioni
possono permettere di ridurre le
riacutizzazioni nella BPCO e con esse il
declino della funzione respiratoria». «La
riabilitazione respiratoria – ha continuato
il dott. Bocchia - accompagna le persone
con BPCO nelle varie fasi della malattia
in un percorso che vede impegnate
figure professionali e strutture diverse
con interventi differenziati nella fase
acuta e di diagnosi (Rianimazioni, Unità
Operative Pneumologiche, Medicina
Interna), in quella subacuta (per
esempio con svezzamento da protesi
ventilatorie, cannule tracheali ecc.)
e di stabilizzazione. La riabilitazione
respiratoria si colloca pertanto come
un nodo della rete di interventi che
vanno dalla fase acuta, a quella di
stabilizzazione sino al riaffidamento al
medico di medicina generale. L’attività
della medicina riabilitativa è in continua
evoluzione: la Regione Lombardia ha
affidato ad alcuni centri di riabilitazione
una sperimentazione di telemedicina
rivolta ai pazienti più complessi ed in
persone residenti in aree di difficile
accesso alle strutture sanitarie. I dati
relativi alle condizioni del paziente e al
suo grado di ossigenazione del sangue,
trasmessi per via telematica dal domicilio
del malato, consentono di intervenire
rapidamente nel modo più appropriato»
Tra i centri d’eccellenza sul fronte della
riabilitazione respiratoria si distingue
proprio il Cof Lanzo Hospital, clinica
ortopedica e fisiatrica all’avanguardia di
Lanzo Intelvi.
ComoCronaca
26 Sabato, 5 marzo 2011
L’
il restauro
dei supporti
lignei
elvi
t
n
i
e
l
val
Accademia delle Belle
Arti Aldo Galli di Como,
nell’ambito dei seminari
di aggiornamento della
scuola di restauro, propone, per
lunedì 7 marzo, un incontro sul
tema: “Il restauro dei supporti
lignei dipinti” che avrà luogo dalle
10 alle 16.30 (con pausa dalle
13 alle 14). Ad aprire l’incontro
saranno l’ing. Clemente Tajana direttore Accademia di Belle Arti
Aldo Galli di Como e la dott.ssa
Vanda Franceschetti, coordinatrice
della Scuola di Restauro della
stessa Accademia. Accademia di
Belle Arti Aldo Galli di Como
A tenere il seminario sarà Ciro
Castelli. Modererà Rossella
Bernasconi, docente di Restauro di
dipinti su tela e su tavola presso
Accademia di Belle Arti Aldo Galli
Ciro Castelli è restauratore
e docente dal 1972 al 2010
all’Opificio delle Pietre Dure
di Firenze, presso il quale ha
realizzato risanamenti di supporti
di opere importantissime, fra i
più recenti, ad esempio, la pala
di S. Zeno del Mantegna e la
croce di Ognissanti di Giotto. Ha
collaborato con diversi Istituti,
presentato relazioni a vari
convegni nazionali e internazionali,
pubblicato numerosi contributi su
riviste scientifiche.
L’incontro, che durerà tutta la
giornata, affronterà i problemi
della conservazione e del restauro
dei supporti lignei delle opere
d’arte partendo dalle tecniche di
realizzazione dei supporti nelle
Curiosità e storie di paese
Scherzi di carnevale
e “lezioni” da ricordare...
“A
carnevaa sa vent i
mascar” è uno dei detti
più gettonati dei quali il
nostro lessico dialettale
è farcito. È un divertimento interpretare
queste piccole perle di saggezza, perché
dietro una breve frase si nasconde,
spesso, un ragionamento approfondito
e istruttivo. Ciò si presta a farci riflettere
su come l’ambiente circostante e
il calendario siano importanti nel
dare valore alle cose. I coriandoli, ad
esempio, le stelle filanti, le maschere non
sarebbero che pezzi di carta riciclata,
di nessun valore per la maggior parte
dell’anno, ma a Carnevale riscoprono
tutta la loro importanza...
Ed ecco che ci viene in mente un altro
detto quanto mai singolare: tutt vengn
a tai, anca i uncc da pelà i aii (tutto
viene buono, anche le unghie per pelare
l’aglio) niente va sprecato. Ne sapeva
qualcosa zia Chiara che conservava un
grosso sacco di piume, apparentemente
inutilizzabili, ma che presto le sarebbero
tornate assai utili…
Ma andiamo con ordine. Zio Pedro
e la zia Chiara erano, tanto tempo fa,
due coniugi né vecchi, né giovani, che
si volevano un bene dell’anima, anche
se, purtroppo, non avevano avuto
figli. Capitava spesso, però, che la loro
casa fosse sempre piena di gruppi di
giovani e ragazze che ne avevano fatto
il loro ritrovo serale. Nella comoda e
calda cucina di zio Pedro e zia Chiara
si lavorava a ricamo, si faceva traforo,
si cantava in coro e soprattutto… si
chiacchierava. A dire il vero erano le
donne che chiacchieravano, mentre
gli uomini si interessavano di cose più
importanti come lo stato delle strade del
paese e di questioni “comunali” dato che
zio Pedro era vice sindaco, apparteneva
al gruppo dei “regiuu” e aveva dunque
voce in capitolo nel consiglio comunale
e in parrocchia. A poco a poco zia
Chiara, quasi senza accorgersi, forse per
la soddisfazione di sapersi informata
da diverse fonti sui fatti pubblici e
privati delle altre famiglie, era diventata
una grande chiacchierona, quasi una
pettegola, anche se lo faceva senza
cattiveria. Di questo se ne erano accorti
un po’ tutti e così girava per il paese il
detto: “Fegal minga savè ala zia Chiara se
no l’è cum’è met fora al cartell” quando
qualcosa era meglio che non si sapesse.
Di questa fama, in via confidenziale,
era stato informato lo stesso zio Pedro
che pensò di organizzare per la sua cara
moglie un “tegn a ment”, una sorta di
lezione di vita che, senza offenderla, le
permettesse di capire come tenere la
bocca chiusa. Così una bella mattina
mentre la nostra amica, come il solito,
Carnevale
In festa
a Vertemate
con Minoprio
A
varie epoche storiche, passando
per i processi del degrado,
arrivando alla spiegazione delle
nuove tecniche e soluzioni di
risanamento (con la possibilità di
vedere modelli in scala); seguirà la
presentazione di alcuni importanti
recenti interventi.
Per partecipare è necessario
registrarsi inviando una mail
a: [email protected]
o chiamando allo 031.301430
direttamente in Segreteria
Didattica.
Vertemate con
Minoprio l’oratorio
parrocchiale si è fatto
promotore del Carnevale,
invitando tutti alla festa
programmata per il
prossimo 6 marzo.
Attraverso un invito, ampiamente diffuso ha coinvolto tutte le
associazioni, i genitori e i ragazzi delle scuole Materne, delle
scuole Elementari e Medie del Comune. Da 0 a 100 anni sono tutti
invitati per festeggiare il Carnevale, con un richiamo evidente
ai 150 anni dell’unità d’Italia. “United Colours of Italy dal 1861”
recita l’invito, una festa di colori che vuole essere di gioia per
l’intera comunità, dove tutti sono chiamati a collaborare con canti,
carri, danze, scenette, giochi, chiacchiere e tante idee. Il popolo
delle Maschere, i Carri allestiti e quanti vorranno essere presenti
sono invitati a presentarsi alle ore 14 di domenica 6 marzo presso
l’oratorio di Minoprio dove avrà inizio la sfilata che, attraverserà
tutto il paese, per concludersi all’oratorio di Vertemate dove verrà
organizzato il gran finale con spettacolo e merenda per tutte le
maschere.
andava ad aprire la porta del pollaio,
sul cancello vi trovò attaccato un sacco
colmo di piume. Riconobbe subito che
erano quelle dei suoi bei capponi, che
stava allevando con tanta cura per poi
donarli alla chiesa in occasione dei
canestri perché venissero messi all’asta
per beneficenza. E la capinera era
malinconicamente vuota… Si precipitò,
furente in cucina, dove lo zio Pedro stava
pacificamente leggendo il giornale e,
quasi strozzandosi dalla rabbia, gli mise
davanti il sacco delle piume inveendo
contro quei “senza - dio... quei furfanti
ignoti” che si erano permessi di rubare i
suoi galli e che, non contenti, le avevano
attaccato un biglietto con scritto:
A “furia da spumà i oltri, ta see restada
spumada”. Il commento del marito fu
tanto tranquillo che lasciò di sasso la
zia: “In fondo, in fondo non hanno tutti i
torti, così quando ti vien voglia di parlare
dei fatti degli altri, pensando ai tuoi
capponi, ti sarà più facile tenere la bocca
chiusa!” La zia Chiara restò di sasso!
Mogia, mogia portò il sacco nella legnaia
pensando di buttarlo via alla prima
occasione. Senza però accantonare l’idea
di scoprire chi le avesse rubato i suoi bei
galli.
Era tempo di carnevale, tempo di festini
comunitari. Contrariamente al solito lo
zio Pedro non aveva detto alla moglie
che giù alla trattoria della Tenda Rossa
si sarebbe tenuto il pranzo dei Regiuu,
evento molto atteso e commentato negli
anni precedenti. Le antenne del dubbio
di zia Chiara incominciarono a fremere,
così venne a sapere che il famoso
pranzo era a base di polli nostrani. La
sera fatidica, uscito zio Pedro, tutto
spazzolato, con toscano, cappello e baffi
impomatati della festa, zia Chiara cercò
conferma ai suoi dubbi: si intrufolò in
cucina dalla porta di servizio e dovette
costatare che quelle belle padelle di
arrosto erano piene della carne saporita
dei suoi galli. Gli uomini in sala da
pranzo intanto stavano chiacchierando
e bevendo l’aperitivo gustandosi in
anticipo la golosa cena. Ma la zia Chiara
non era d’accordo. Svelta riguadagnò la
legnaia, prese il sacco delle piume e poi,
rientrando in cucina, ne riempì la stufa
a legna, le padelle e tutto quello che
trovava fino a vuotarne interamente il
sacco . A poco a poco l’odore nauseante
invase la trattoria e quando i protagonisti
si accorsero che qualcosa non andava e
aprirono la porta quasi soffocarono dal
fumo. Fu un vero caos… Quanti poterono
accorsero con secchi d’acqua, con
scope e stracci, ma la bella cena andò
irrimediabilmente perduta. Solo sulla
porta del retro trovarono un biglietto
laconico: “Anca i pum i vaa brusaa”
Voi avete voluto punire la mia lingua,
io l’ho fatto con il vostro stomaco. A
Carnevale… ogni scherzo vale, anche
quelli resi! Quella sera, rientrando, lo
zio Pedro stese all’aria corrente i vestiti
che puzzavano di piume bruciate, la zia
Chiara lo sentì, ma tacque… il tegn a
ment aveva fatto effetto!
rina carminati franchi
Como si veste
in maschera
U
n concorso per gruppi mascherati per le scuole e gli oratori,
una parata di bande itineranti, l’esibizione di una banda
mascherata, le maschere del Carnevale di Schignano,
animazione e musica in piazza Cavour, il circo per i bambini in
piazza Volta e ancora in Pinacoteca un laboratorio per bambini
e un invito in maschera sempre in Pinacoteca. Sono queste
alcune delle iniziative, organizzate
dall’assessorato al Turismo del
Comune di Como e dall’assessorato
Martedì 8 marzo a partire dalle
alla Cultura per il prossimo
ore 15 e fino alle ore 17 circa
Carnevale. Appuntamento per
spettacolo circense destinato
domenica 6 marzo con la mini-sfilata
ai più piccoli, ad ingresso
in centro città dei gruppi mascherati
gratuito, in piazza Volta.
composta da bambini accompagnati
Per quanto riguarda, invece,
da insegnanti, educatori e genitori.
il Carnevale in Pinacoteca
Domenica, a partire dalle ore 14
sabato 5 marzo dalle ore 16
e fino alle ore 18 circa, le vie del
alle ore 17 laboratorio creativo
centro storico saranno animate
per bambini dai 4 agli 8 anni
da una parata di bande itineranti,
“Ritratti in maschera”. La
con al seguito gruppi in costume e
partecipazione è gratuita ma
majorettes e dall’esibizione itinerante
con prenotazione obbligatoria.
della guggen (banda mascherata).
Prendendo spunto dai
personaggi della famiglia de
Allio, esposti in occasione della
mostra dedicata ai Maestri
Intelvesi, i bambini creeranno
con carta, forbici, pennarelli,
matite colorate la propria
originale maschera. Dalle
ore 17 alle ore 20 apertura
straordinaria con invito in
maschera e ingresso gratuito
per coloro che si presentano
in costume e esibizione dei
Clerici Vagantes Comensi.
Buon carnevale a tutti!
Sport
Sabato, 5 marzo 2011 27
CALCIO
automobilismo
corsa
Continua il momento magico
del Como. Pari con la capolista
A Como la “Coppa
delle Alpi”
La second Mezza Maratona
del lago di Como
Continua il momento magico del Como che, dopo due vittorie consecutive, ha conquistato un ottimo
punto sul campo della capolista Gubbio pareggiando 1-1. Con l’ex numero 1 in panchina, Alex Brunner,
complice la squalifica dei tecnici Brevi e Garavaglia, gli azzurri, anzi, hanno rischiato di vincere. Gli azzurri
si erano portati in vantaggio grazie ad un gol di Maah, quando le due squadre erano già in campo in
10 (per il Como espulso Franco per un gomitata). Nel secondo tempo si fa male Ardito in avvio e lascia
posto a Riva. L’arrembaggio dei padroni di casa porta i frutti sperati al 65° quando Bertolucci trova
l’angolo giusto dopo un calcio d’angolo. Finale emozionante con un nuovo espulso per il Como che porta
comunque a casa un bel parggio. Prossima partita al Sinigaglia con il Lumezzane.
In questi giorni la nostra città è
teatro della “Coppa delle Alpi”,
rassegna di autovetture storiche
la sui storia è nata esattamente
90 anni fa, ovvero nel 1921. 121
veicoli d’annata si stanno sfidando
in prove di regolarità lungo un
percorso di ben 570 chilometri.
Il 15 maggio si svolgerà in città la 2° Mezza Maratona
Lago di Como. L’evento è promosso dall’Aries Como
Atlethic Team con partenza e arrivo presso i giardini
a lago. Il via sarà dato alle ore 9.30 e i concorrenti
sfileranno sulla passeggiata a lago, in direzione della
sponda sinistra del lago, fino a Carate Urio; qui è fissato
il giro di boa e il ritorno sul medesimo percorso, per
completare la canonica distanza gara di 21,097 Km.
ta
inchies
Fare sport a Como/1
Lo stadio di Casate, 41 anni
ma attende ancora...
L
o scorso fine settimana lo stadio
del ghiaccio di Casata ha ospitato
le prove del Campionato italiano
di pattinaggio di figura (cat. Novice
e Juvenile) organizzato dalla Società
G.G.R. Dopo tanti anni, infatti, la pratica
del pattinaggio artistico ha soppiantato
quella dell’hockey su ghiaccio a Como
in fatto di qualità ed appassionati ed
i risultati che gli atleti lariani stanno
ottenendo, è frutto di questa passione che
non è mai venuta meno dal 1969, ovvero
da quando lo stadio del ghiaccio è entrato
in funzione. Dalla sua inaugurazione
oltre quarant’anni fa, avvenuta addirittura
con un incontro amichevole di hockey
su ghiaccio che vide impegnate Italia
e Francia, Casate non ha cambiato
di molto il suo aspetto e questo è,
purtroppo, lampante. A prescindere da
un certo appannamento che, pattinaggio
artistico a parte, ha colpito tutte le altre
discipline che vi si praticano, lo stadio
del ghiaccio presenta attualmente
non pochi punti interrogativi. Venne
costruito per iniziativa dell’allora Azienda
Autonoma di Soggiorno insieme al resto
del Centro Sportivo di Casate come pista
di pattinaggio scoperta che d’autunno
e inverno permetteva di praticare gli
sport del ghiaccio mentre in primavera
e d’estate il tennis. Infatti, chiuse le
seperpentine e ben asciugata la pista,
venivano posati dei tappeti in materiale
platico che davano vita a due/tre campi.
Nel 1977 questo non fu più possibile
perchè avvenne il primo stravolgimento.
L’Azienda Autonoma decise che era
arrivato il momento di eseguire la
copertura per rendere la struttura
più funzionale oltre a consentirne un
utilizzo maggiore nel corso dell’anno. La
copertura (imperniata su una trave di
legno lamellare di 47 metri) al momento
Sport e natura
Parco del Lura, verso
nuovo tratto ciclabile
Continua l’impegno del Consorzio Parco del
Lura nella creazione di una rete di piste ciclabili lungo la valle del torrente. Ultimo in ordine
di tempo è il progetto, già approvato e in attesa
delle ultime autorizzazioni, che prevede la realizzazione di un nuovo tratto di pista ciclopedonale della lunghezza di circa 200 metri (per
una larghezza di 2,5 metri) posta tra i comuni
di Bregnano e Lomazzo. In corrispondenza del
Lura, la pista prevede la realizzazione di un attraversamento del torrente mediante una passerella ciclo-pedonale di circa 15 metri.
della conclusione dei lavori, giusto
in tempo per la stagione agonistica
1979/80 era allora la più lunga d’Italia.
Insieme alla copertura l’Azienda aveva
lanciato l’idea di “chiudere” lo stadio
con barriere laterali. La cosa rimase
“lettera morta” ed, anzi, insieme all’idea
di dare una destinazione definitiva al
bar e ad altri servizi (come il locale per
il noleggio pattini per il pubblico) cadde
nel dimenticatoio quando nel 1982 lo
Stato italiano decise di abolire le Aziende
Autonome di Soggiorno. Una decisione
accolta con favore nel resto d’Italia ma
che a Como presentava un problema
di non poco conto: quella lariana era
l’unica Azienda Autonoma proprietaria
di un impianto, peraltro particolare. La
discussione sull’effettiva competenza
della struttura, affidata al Comune di
Como, si trascinò per qualche anno nel
quale, stadio del ghiaccio a parte, la
gestione venne confermata all’Ice Club
Como che curava le attività di pattinaggio
ed hockey, le altre strutture che avevano
fatto di Casate un fiore all’occhiello nel
panorama sportivo della Lombardia
Pallacanestro
il piano pista, con le serpentine e i
compressori, sostituendo l’ammoniaca,
utilizzata fino a quel momento per fare
il ghiaccio ed il cui uso era stato vietato
per evidenti ragioni ambientali dall’UE,
con un nuovo impianto che utilizza
acqua gliconata e freon. Questi lavori
coincidono con l’affidamento della
gestione di Casate, da parte del Comune
di Como, a CSU. Situazione che dura
tuttora. Nel 2006 la stessa partecipata
ha presentato uno studio di fattibilità
per sistemare il tetto (sul quale non si
è mai intervenuti in modo particolare
dal 1979) ed altre problematiche tra cui
la questione della copertura laterale, il
cui progetto esecutivo risale al mese di
ottobre 2009. Purtroppo tra i progetti
e gli effettivi cantieri la distanza, in
termini temporali, in Italia è assai dilatata
nel tempo. Da oltre un anno, infatti,
l’ufficio legale del Comune di Como sta
cercando una soluzione che permetta
di realizzare la parete fonicoassorbente
sul lato dello stadio che da su via Orazio.
Il nodo da risolvere
è rappresentato da
un’abitazione che,
secondo la normativa
attualmente in vigore,
è talmente vicina
Data di costruzione: 1969. Frequentatissimo dai giovani,
all’impianto che non
ha una pista regolamentare di 30 metri per 60, soggetta
ci sono le distanze
a costante manutenzione per conservare in sicurezza e in
previste dalla legge
massima qualità la superficie. Presenta attrezzature per
per consentire tali
pattinaggio artistico e ritmico, hockey. Aperto da settembre
lavori (in proposito
ad aprile. Servizi: spogliatoi, docce, infermeria, noleggio
bisogna considerare
pattini, bar, illuminazione, diffusione musica sulla pista.
che quando, negli
ultimi anni ’80,
vennero costruite
andarono “in malora”. Lo stadio rimase,
tali abitazioni queste
praticamente, identico a quello che
si trovavano ad una distanza dalla pista
viene utilizzato oggi. L’idea di una sua
consentita dall’allora Piano Regolatore
rimodernizzazione si fece avanti nella
vigente nel Comune di Como). La
primavera del 1989 quando l’HC Como
copertura laterale non rappresenta
conquistò la seconda promozione in
soltanto un importante investimento per
serie A, ma la rinuncia di partecipare
tutelare le abitazioni vicine dai rumori
al massimo campionato per problemi
provocati dalla pista ma anche un lavoro
finanziari, ovviamente, accantonò questi
necessario per cercare di rilanciare
discorsi. Bisogna aspettare il 1998 per
complessivamente un impianto che, alla
vedere qualche novità, imposta però
sua inaugurazione, perfino in Alto Adige
dall’Unione Europea. Quell’anno a
venne giudicato come all’avanguardia.
Casate venne completamente rifatto
pagina a cura di luigi clerici
Lo stadio in cifre
Short Track
Andrea Santoro
parteciperà
ai mondiali
Tre ori mondiali per
la Bormio Ghiaccio!
Primo impegno istituzionale per
Andrea Santoro, convocato da
poche settimane nella nazionale
italiana di pallacanestro che
prenderà parte ai mondiali
Special Olympics in programma
a luglio ad Atene. L’atleta della
Briantea84 ha preso parte,
insieme a una delegazione
del Team Lombardia Special
Olympics, a un incontro con il
sindaco di Corfù che si è svolto
giovedì 17 alla Bit, la Borsa
internazionale del turismo in
scena a Milano. La delegazione
italiana sarà presente sull’isola
di Corfù insieme agli atleti
Special Olympics provenienti da
Germania, Austria e Serbia, per
un totale di oltre 740 sportivi e
accompagnatori.
Un altro podio, sul ghiaccio di casa per tre giovani
atlete della Bormio Ghiaccio, che hanno conquistato
la medaglia d’oro nella disciplina dello Short Track nel
corso dei campionati mondiali svoltisi a Courmayeur
dal 25 al 27 febbraio scorsi.
Si tratta di Arianna Valcepina, 17anni; Martina
Valcepina ed Elena Viviani, 19 anni.
Martina è stata accolta da una folla festante, con al
collo le medaglie della vittoria individuale e della
staffetta, accanto a lei Elena e Arianna felici per
quell’oro nella staffetta che le ha consacrate la più forte
squadra giovanile al mondo.
Grande successo per una nazionale campione del
mondo che per i 3/4 risulta essere costituita da
componenti provenienti dalla stessa società e che
schiera due sorelle; ancora una volta, seguendo la scia
di successi tracciati da altre nazionali femminili tutte
valtellinesi. Nello Short Track c’è il segno della Bormio
Ghiaccio capace, anno dopo anno, con il prezioso
lavoro fatto dentro ai vivai, di “regalare” campionesse
alla squadra azzurra.
Calcio
Commissione
vigilanza
al Sinigaglia
Qualche giorno fa lo stadio
comunale “G. Sinigaglia” è
stato oggetto di un sopralluogo
da parte della Commissione
provinciale di vigilanza, per
verificare eventuali problemi
dell’impianto. La commissione,
che riunisce tecnici del
Comune, Vigili del fuoco e
Questura, ha ispezionato i
locali a disposizione del Calcio
Como, uscite di emergenza,
camminamenti, impianto di
illuminazione e analizzato
la situazione generale della
sicurezza. Interessata anche la
piscina Sinigaglia. L’intervento
della commissione (di routine),
non avrebbe evidenziato grosse
problematiche, né l’esigenza di
interventi urgenti.
28 Sabato, 5 marzo 2011
Valli Varesine
L’istruzione in provincia di Varese
I dati di iscrizioni
alle Superiori
È
Ricalcando i risultati
terminata la prima fase delle
dell’intera Lombardia,
procedure di iscrizione alla
anche i giovani del
Scuola Secondaria di secondo
grado e ai Centri di Formazione
varesotto preferiscono di
Professionale. I dati segnalati
gran lunga i licei con il
dall’Anagrafe Regionale degli
42% degli iscritti, anche se
studenti permettono di trarre le
prime conclusioni per quanto
lo scientifico è in lieve calo.
riguarda la provincia di Varese,
in attesa dei dati definitivi. «Le scuole a indirizzo
dati varesini ricalcano quelli regionali (dati Regione
tecnologico hanno registrato un incremento delle
Lombardia: 42% licei; 29% istituti tecnici; 11% istituti
iscrizioni – hanno dichiarato Alessandro Bonfanti,
professionali 17% corsi triennali IFP) che evidenzia in
assessore Formazione professionale e Istruzione e
termini percentuali i numeri di iscritti: 3.751 ai licei;
Claudio Merletti, dirigente Ufficio Scolastico - Un
2.756 ai istituti tecnici; 1.042 ai corsi professionali
segnale più che positivo, poiché conferma la sintonia
quinquennali; 1.529 ai corsi regionali triennali di
tra la necessità di formazione e la richiesta del territorio.
Istruzione e Formazione Professionale (di cui 340
Un risultato ottenuto grazie al lavoro in sinergia tra
iscritti ai corsi tenuti dalle scuole superiori e 1.189 ai
Provincia di Varese e Ufficio scolastico territoriale in fase
corsi tenuti dai centri di formazione professionale).
di orientamento. L’obiettivo infatti era far comprendere
agli studenti chiamati alla scelta l’importanza di
È interessante osservare che, se si valutano i dati per
frequentare un percorso didattico finalizzato a
tipologie principali, cioè liceale, tecnica e professionale,
sviluppare competenze spendibili nel mercato del lavoro quest’ultima, raggruppando i 1.042 iscritti ai corsi
e, in particolare, in ambito industriale». Le operazioni
quinquennali e i 1.529 iscritti ai corsi triennali,
di iscrizione hanno interessato più di novemila ragazzi,
raggiunge quota 2.571 e la consistente percentuale del
precisamente 9.078, che hanno scelto per la massima
28,32%. Entrando nel merito delle singole tipologie, è
parte la scuola statale (8.539 iscritti, pari al 94,06%), pur
indispensabile paragonare i dati odierni ai dati registrati
con una significativa presenza nella scuola paritaria (539 un anno fa al momento di chiusura delle iscrizioni,
iscritti, pari al 5,94%). Quanto alle scelte per tipologia, i
senza tenere conto dei successivi assestamenti. Rispetto
allo scorso anno la scelta per la tipologia liceale appare
stabile (dal 40,6% al 40,68%). Oltre ai rapporti numerici
tra i vari percorsi liceali, che vedono in testa il liceo
scientifico (oltre 1.000 iscritti) con l’opzione scienze
applicate (altri 524 iscritti), seguito da linguistico e
artistico (circa 500 iscritti ciascuno), liceo scienze umane
(434 iscritti, oltre a 152 iscritti all’opzione economico
sociale), classico (353), musicale e coreutico (oltre venti
iscritti per ognuna di queste due sezioni), è tuttavia
importante valutare l’andamento rispetto allo scorso
anno. Si segnala in particolare il successo del liceo delle
scienze umane e della correlata opzione economico
sociale, nonché il gradimento del liceo linguistico, e
del liceo artistico. Marcato il calo del liceo scientifico,
nonostante il chiaro successo dell’opzione scienze
applicate, che sempre di più tende a pareggiare se non a
sopravanzare l’offerta tradizionale. L’istruzione tecnica
cala di un punto (dal 31,5% al 30,62%), con una perdita
più lieve per servizi informativi aziendali e marketing.
Sondrio Cronaca
Notizie flash
■ Comune di Sondrio
Stanziamenti per
il fondo affitti in
aiuto alle famiglie
P
oco meno di 125mila euro a favore di
151 famiglie, di cui 109 beneficiari ordinari e 42 in gravi difficoltà. Sono i
numeri presentati dal Comune di Sondrio –
dall’assessore alle Politiche sociali e giovanili
Carlo Ruina e dal dirigente del settore servizi
alla persona Luca Verri – per gli interventi a
sostegno della locazione negli alloggi privati e
negli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Si tratta di iniziative decise per far fronte alle difficoltà delle famiglie, penalizzate anche
dai tagli previsti da Regione Lombardia – che
a sua volta deve confrontarsi con una minore
quantità di entrate provenienti dal Governo
Sabato, 26 febbraio 2011 29
■ Sondrio
Celebrazioni per il
Mercoledì delle Ceneri
centrale. Il fondo affitti prevede una compartecipazione Comuni-Regione. I tagli
previsti dal Pirellone, per le 19 categorie
di aventi diritto, vanno dal 56% previsto
per i nuclei in maggiore difficoltà al 75%
per quelli in difficoltà meno marcata.
«Il Comune sta facendo il possibile per
integrare i tagli - afferma l’assessore Ruina - ma se i contributi continueranno a
diminuire alcune famiglie si troveranno
in serie difficoltà». «La situazione degli affitti è complessivamente piuttosto grave continua Luca Verri - ci sono moltissime
famiglie che vorrebbero entrare nelle case popolari e tante altre che rientrano nel canone
agevolato». Il comune di Sondrio ha deciso di
aumentare la propria partecipazione alle spese fino al 46,4% (anziché il 20) per le famiglie
più bisognose e fino al 23,2% (anziché il 10)
per le famiglie in minore difficoltà.
Per quanto riguarda, infine, il sostegno agli
inquilini degli alloggi di edilizia residenziale pubblica Palazzo Pretorio erogherà 55mila
euro al posto dei 40mila previsti per i soggetti
in particolare difficoltà. Di questo fondo beneficerà una quarantina di famiglie.
Il prossimo 9 marzo, presso la Collegiata
di Sondrio, per la ricorrenza liturgica del
Mercoledì delle Ceneri, sono previste le
seguenti celebrazioni:
- alle ore 7.15 e alle ore 9.00: Santa
Messa e imposizione delle ceneri;
- alle ore 18.00: Santa Messa e
imposizione delle ceneri;
- alle ore 13.15: Liturgia della Parola e
imposizione delle ceneri
Quest’ultima proposta è rivolta in modo
particolare a chi lavora e, al mattino o
alla sera, non avrà tempo per recarsi a
Messa in uno dei giorni più importanti del
calendario liturgico.
In tutta la provincia
Confindustria Sondrio. I risultati del terziario avanzato.
Una ricerca evidenzia
dei segnali in positivo
N
ei giorni scorsi, presso la sede di
Confindustria Sondrio, Sergio
Schena, presidente della sezione
terziario avanzato, e Furio Ferrini,
vice presidente, hanno esposto i
risultati dell’indagine congiunturale
sull’andamento delle imprese del
terziario avanzato della provincia
promossa dalla locale sede degli
industriali. Dodici domande a ventitre
imprese (la metà circa della consistenza
complessiva del gruppo merceologico),
che chiedevano di tracciare un bilancio
dell’attività 2010 e fare una valutazione
delle prospettive 2011. A lasciare
sorpresi sono stati i risultati positivi di
un gruppo di aziende nato solo cinque
anni fa: «Considerando la limitatezza del
campione, valutiamo i dati con cautela
- afferma Sergio Schena -. In ogni caso
è emerso un dato incoraggiante che
conferma la maturazione del settore e
che viaggia in controtendenza rispetto
ai risultati che emergono dalle indagini
che Confindustria Lombardia effettua
in altre realtà». «Le aziende del terziario
avanzato valtellinesi stanno trovando,
nella nostra provincia, una ragione di
successo e di crescita - continua Furio
Ferrini -, trend apprezzato anche in
ambito regionale». Il 74% delle imprese
ha incrementato il fatturato nel corso
del 2010 e il 61% si aspetta un’ulteriore
crescita per il 2011, mentre solo il 4%
dichiara una contrazione nelle vendite.
Altrettanto positive le indicazioni
raccolte sui margini operativi: la metà
delle aziende ha accresciuto i profitti
nel 2010 e il 35% prevede un ulteriore
miglioramento nell’anno in corso.
Qualche preoccupazione è emersa
invece sotto il profilo della qualità dei
crediti commerciali: un azienda su
quattro ha riscontrato nel 2010 insoluti
in crescita rispetto all’anno precedente.
Questa criticità non pare frenare il
desiderio degli imprenditori di investire
in innovazione. Il 74% degli intervistati
ha dichiarato di avere in corso progetti
innovativi in diversi settori: dall’ecommerce alla comunicazione
online, dal network marketing alla
formazione, dalla sostenibilità al
facility management, dalle risorse
umane all’ottimizzazione dei processi.
L’indagine si chiude con un accenno alle
figure professionali più ricercate: in testa
gli agenti/commerciali e i creativi/web
designer.
SIMONA VIGANò
per WWW.VAOL.IT
■ In Alta Valtellina in corso i lavori per lo svaso di Cancano
Le attività sono in fase di svolgimento
S
i stanno svolgendo in questi giorni le attività preparatorie allo svaso totale della diga di Cancano che permetterà il ripristino
dell’efficienza dello scarico di esaurimento. Le
operazioni condivise con gli Enti locali e l’Unione Pesca Sportiva di Sondrio, ed autorizzati dalle Regione Lombardia, impegnano tutto il mese
di marzo ed i primi giorni di aprile. Questa attività, oltre a verificare l’apertura dello scarico
di esaurimento, farà effettuare alcune opere di
manutenzione sugli organi di presa. Lo svuotamento totale della diga avverrà gradualmente e
sicuramente il limo glaciale presente sul fondo si
riverserà nell’alveo naturale del fiume Adda. Su
richiesta della Provincia di Sondrio e UPS e con la
collaborazione delle imprese presenti in Val Pola,
il limo che arriverà da Cancano, sarà fatto decantare in questo grande bacino naturale che come
dalle risultanze dell’anno in scorso ha dato degli
ottimi risultati nella riqualificazione ambientale
del nuovo corso dell’Adda che nella zona si sta
realizzando. Le attività saranno costantemente
monitorate sia nelle concentrazioni di solidi in
sospensione che nella tipologia degli stessi attraverso numerose stazioni di controllo predisposte lungo il fiume ma anche con rilevazioni
sul campo da tecnici specializzati. Come sempre
questa attività sarà costantemente valutata da
esperti rappresentanti di Regione, Arpa, Amministrazione Provinciale, Ups e dalla Società Graia
(azienda di gestione ambientale) che è consulente dell’amministrazione provinciale per il progetto Interreg. Dalla forte esperienza maturata in
questi anni e soprattutto quella effettuata l’anno
scorso si sono avuti importanti risultati proprio
nel progetto Interreg Italia-Svizzera denominato Ecoidro che, dai risultati emersi, può essere
considerato una tra le più importanti esperienze
sulla gestione dei corpi idrici in alta montagna.
A2A e Ups, forti anche del protocollo d’intesa firmato lo scorso anno, hanno condiviso appieno
queste iniziative.
Giovedì 10 marzo
la Giornata del Rene
Per il sesto anno consecutivo la Società
Italiana Nefrologia ha indetto la giornata
dedicata ai reni. Un evento che nasce con
l’obiettivo di promuovere e diffondere la
cultura della prevenzione delle patologie
renali. Un appuntamento importante al
quale anche quest’anno l’Azienda Ospedaliera
della Valtellina e Valchiavenna non intende
mancare. Giovedì 10 marzo, dalle ore 9.00
alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore
17.00, i cittadini interessati potranno
recarsi, gratuitamente e senza bisogno
di prenotazione, presso gli ambulatori di
Nefrologia e Dialisi di Sondrio, Chiavenna e
Bormio. Presso queste strutture sarà presente
lo specialista nefrologo che effettuerà una
valutazione comprensiva di esame delle urine
e misurazione della pressione arteriosa, per
scoprire in tempo eventuali patologie renali.
L’invito dell’Azienda è quello di non mancare
a questo appuntamento: un esame preventivo
è un importante atto di responsabilità nei
confronti di se stessi e della propria salute.
Per informazioni chiamare telefonicamente i
seguenti numeri: 0342-521409 (presidio di
Sondrio); 0342-909117 (presidio di Bormio);
0343-67363 (presidio di Chiavenna).
■ Sondrio
Per i giovani è nata
la “Banca del Tempo”
È nata a Sondrio la “Banca del Tempo”.
Destinata a giovani dai 13 ai 25 anni, è
promossa dall’associazione Gea. La “Banca
del Tempo” è un particolare istituto di
credito attraverso il quale le persone
si scambiano reciprocamente attività,
servizi, saperi. Gli scambi avvengono
gratuitamente. Il numero di ore depositato
e le attività sono totalmente a discrezione
del correntista. Per informazioni e
contatti: telefono 349-5056926;
e-mail: [email protected]; blog:
tioffrounpezzodelmiomondo.blogspot.com.
■ Sondrio
Incontro presso l’oratorio
salesiano di San Rocco
Proseguono gli incontri promossi da Acli
Sondrio ed associazione Ex allievi salesiani
sui temi dell’impegno sociale della Chiesa.
Il prossimo appuntamento è per lunedì
14 marzo ore 20.30 con il gesuita
padre Bartolomeo Sorge su “Il mondo di
oggi: una sfida al cristianesimo? Alla luce
dell’enciclica Caritas in Veritate”.
Valchiavenna
30 Sabato, 5 marzo 2011
Tanti
progetti
per celebrare
don Luigi
Guanella
Il prossimo 23 ottobre, a Roma,
la cerimonia di canonizzazione
del beato valchiavennasco: molte le
iniziative per ricordare la sua figura
L
a comunità cristiana della
Valchiavenna è particolarmente
legata alla figura di don
Guanella. In diversi paesi sono
presenti statue e altri monumenti
dedicati al sacerdote nato a Fraciscio
il 19 dicembre 1842 e morto a Como
il 24 ottobre 1915, dichiarato beato
nel 1964 da papa Paolo VI. Meno
di due anni fa, a Campodolcino è
stata inaugurata una statua dedicata
al religioso di Fraciscio, che si è
affiancata alle altre già presenti
sul territorio e in particolare nel
comune di Campodolcino. L’opera
- posizionata a pochi metri dalla
statale 36 dello Spluga, davanti
alla chiesa parrocchiale - è alta
più di quattro metri, è collocata
in una posizione strategica ed è
visibile da chi raggiunge il paese. È
diventata un simbolo per il comune,
anche perché si trova in cima alla
salita che porta verso la chiesa.
Alcuni anni fa dalla parrocchia di
Campodolcino era arrivata anche
la proposta di chiamare il paese
“Campodolcino don Guanella”. Un
segnale chiarissimo del legame che
unisce la comunità a questa figura. E
sicuramente non si tratta dell’unica
manifestazione di devozione.
«Tutta la comunità e in particolare
i fedeli di Fraciscio attendevano
da molto tempo la notizia della
canonizzazione - ha spiegato il
primo cittadino -. Tutto il paese è
devoto a don Guanella, quella di
lunedì è stata una giornata speciale».
In questo periodo la Valchiavenna
si prepara al momento più atteso
anche con la valorizzazione dei
luoghi e del patrimonio artistico
legato a don Guanella, con un
impegno che vede in prima fila
anche gli enti locali. Proprio nei
giorni scorsi la Comunità montana,
in collaborazione con la Provincia
Sacro Cuore della Congregazione
dei Servi della Carità Opera Don
Guanella di Como, ha sottoscritto la
convenzione al progetto “Sui passi di
don Luigi Guanella... Il senso di un
cammino”. Il pellegrinaggio dei fedeli
in Valchiavenna sarà supportato da
servizi in grado di fare conoscere e di
promuovere i luoghi sacri in cui don
Guanella ha vissuto e che raccontano
la sua storia. «Don Guanella è un
esempio in ambito ecclesiastico,
ma anche sul piano civile e sociale.
Il nostro comune è cresciuto con
questa figura davvero importante».
L’amministrazione ha deciso di
stanziare risorse anche per sistemare
la zona della casa natale di Fraciscio,
per rendere l’area ancora più
accogliente. Verrà realizzato anche
un percorso da Fraciscio a Gualdera,
un cammino per la meditazione che
unirà le due località montane dove
don Luigi ha trascorso molto tempo,
in particolare durante la gioventù.
Naturalmente si promuoveranno
anche momenti di festa insieme
alle parrocchie per il giorno della
canonizzazione.
STEFANO BARBUSCA
◆ Festa a Fraciscio
Un dono
per l’intera
comunità
A
Fraciscio lo ha annunciato il suono delle campane a festa. Lunedì 21 febbraio,
all’ora di pranzo da Roma è arrivata la comunicazione della data della canonizzazione
del beato don Luigi Guanella, in programma
per il 23 ottobre. Un momento atteso dalla popolazione della Valle Spluga, e in particolare
a Fraciscio, paese natale del religioso. Appena ha ricevuto la comunicazione ufficiale, il
parroco di Fraciscio, don Eugenio Bulanti, ha
mantenuto le promesse e ha suonato le campane a festa. Proprio come aveva fatto l’anno
scorso dopo avere ricevuto la notizia del miracolo. Diverse persone nel giro di pochi minuti
● Importanti, nel 2010,
l’incontro di Roma e la
mostra su 100 anni di sci
I
hanno raggiunto il sagrato della chiesa dalle
contrade della frazione di Campodolcino
per condividere un momento storico con i
compaesani e il sacerdote. Poi in serata c’è
stata la messa di ringraziamento, alla quale
ha preso parte la comunità. «Una funzione
di ringraziamento al Signore per averci dato
questo grande dono di santità per tutta la
Chiesa universale e soprattutto per quella
di Fraciscio», ha sottolineato il sacerdote
originario della Valtellina. I parrocchiani
prenderanno parte alle iniziative promosse
dalla diocesi insieme alla Congregazione.
Tutto lascia pensare che la partecipazione
sarà decisamente elevata. «Ora Fraciscio ha un
santo, a noi tocca il compito di seguire ancora di più l’esempio di santità di don Guanella
- ha spiegato don Bulanti -. È una figura presente in ogni momento della vita della nostra
comunità. Ha vissuto sulle nostre montagne, i
luoghi dove è passato prima di entrare in seminario e quando tornava in valle negli anni
da sacerdote, sono i nostri posti. Ha condiviso
la vita di difficoltà, povertà e isolamento della
nostra gente e ha respirato la nostra stessa aria.
Lui ha saputo puntare al meglio nella sua vita
al servizio di Dio e dei poveri: noi possiamo e
dobbiamo seguire il suo esempio».
● Per l’anno in corso c’è
attesa per la mostra
sull’Unità d’Italia
● Da non perdere anche
il viaggio a Liegi e
l’incontro a Marcinelle
Nell’assemblea del C4
i programmi per il 2011
soci del C4 (Circolo culturale
collezionistico chiavennasco) si
sono ritrovati domenica 27 febbraio
per il consueto appuntamento annuale.
L’assemblea si è svolta presso il Palazzo
Pretorio di Chiavenna, durante la quale,
alla presenza di un pubblico attento
anche se non troppo numeroso, il
presidente ha dato relazione dell’attività
svolta nell’anno 2010.
Momento importante per il circolo,
nello scorso anno, è stata la visita nella
capitale: una “tre giorni” con la “Famiglia
valtellinese a Roma”. In quell’occasione
sono state presentate delle mostre
su Chiavenna: cartoline d’epoca,
oggettistica varia della Valle; il tutto
si è concluso con una cena a base di
specialità e prodotti chiavennaschi, con
la partecipazione di circa 170 persone.
Non è mancata nel 2010 la presenza
del C4 alla Sagra dei crotti: una decina
di soci ha esposto, il proprio materiale
collezionistico o artigianale, ottenendo
grande consenso da parte del pubblico.
Grande risonanza e successo ha avuto la
mostra dei 100 anni della Confindustria
in provincia di Sondrio, che ha portato a
parlare anche di un museo permanente
sul tema. Interessante e piacevole la
mostra dei presepi da tutto il mondo
tenutosi presso l’ex convento dei
cappuccini.
Non sono mancate e si ripeteranno
anche nel prossimo anno le mostre
tematiche sotto i portici del municipio
di Chiavenna che attirano la curiosità
dei passanti, locali e non.
Per il 2011 il Circolo prevede, con
grande determinazione, alcuni momenti
importanti legati al momento attuale.
Nel mese di marzo (13) la mostra c
on cartoline d’epoca, pecore, capre e
costumi di un tempo, in occasione della
mostra ovo-caprina mandamentale.
Momento importante, l’ultima domenica
di marzo, sarà la mostra per i 150
dell’Unità d’Italia, presso l’ex convento
dei cappuccini: sarà esposto anche
materiale inedito sulla storia d’Italia e
della bandiera, dal 1848 ad oggi, grazie
al grosso impegno dello storico Guido
Scaramellini, dell’archivista Giordano
Sterlocchi, dei responsabili della
Società operaia e dei soci del circolo.
Successivamente verranno ricordati i 10
anni della Via Spluga.
In aprile il C4 sarà accanto agli “Amici
della Val Codera”, a sostegno dei 10 anni
di attività dell’associazione per dare
risalto a quanto è stato fatto per salvare
l’integrità della Valle.
Dal 3 al 5 giugno sarà la volta della
gita a Liegi per conoscere gli emigrati
chiavennaschi. Importante sarà la visita
ai luoghi in cui i nostri concittadini
hanno fatto la loro esperienza di vita e di
lavoro (miniera di Marcinelle).
Per la prossima sagra è prevista
la mostra-esposizione sulla fauna
della Valchiavenna, in collaborazione
con il comitato caccia e gli artisti locali.
Tutte le iniziative saranno completate
da altre attività estemporanee, come è
nello stile del C4, ritenendo sostanziale
il richiamo della memoria per il nostro
futuro.
Sondrio Cronaca
chiavenna
caspoggio
Sabato, 5 marzo 2011 31
forcola
In biblioteca ultimo incontro
di «Letture in prima serata»
Comunità in festa con
don Bartolomeo Cusini
Proiezione del film “Blue Ghosts”
(“Fantasmi Blu”) sulla realtà afghana
Mercoledì 9 marzo alle ore 20.30
presso la Biblioteca di Chiavenna,
per “LettureInPrimaSerata”, sarà presentata “Donna di Porto Pim e altre
storie di mare” di Antonio Tabucchi,
con la voce narrante di Ferruccio Filippazzi e l’accompagnamento musicale
di Oliviero Biella.
I bambini e gli insegnanti della
Scuola dell’Infanzia intitolata a
don Gatti hanno festeggiato don
Bartolomeo Cusini per i suoi 25
anni da parroco a Caspoggio. In
giugno la comunità farà festa
anche i per i 50 anni di Messa di
don Bartolomeo.
Giovedì 3 marzo, alle ore 20.45, presso “La Brace” di
Forcola, verrà proiettato il film-documentario “Blue
Ghosts” scritto e diretto dal regista Franco Fracassi. Il
film-documentario racconta la situazione delle donne
in Afghanistan e sarà presentato per la prima volta in
Italia in questa occasione. Il centro culturale e la scuola
di cinema di Kabul hanno collaborato alla realizzazione
del film. Segue dibattito con il regista. Ingresso libero.
valmalenco
Il missionario di Primolo
ha condiviso una serata
fraterna con la comunità
di origine parlando della
sua esperienza in Perù
e della dignità dell’uomo
Comunità
in festa per
don Fabio
Sem
S
abato 26 febbraio si è celebrata
a Chiesa in Valmalenco la festa
per don Fabio Sem, il missionario
malenco che opera da tanti anni nel
nord del Perù. Nativo di Primolo, don
Fabio è a casa per qualche giorno di
riposo. La festa è stata organizzata
dalle due comunità parrocchiali,
dall’Amministrazione Comunale
con l’attiva collaborazione di tutti i
Gruppi e le Associazioni del paese. Si è
iniziato alle 17.00 con l’incontro con gli
adolescenti, che gli hanno sottoposto
le loro domande. Il tutto ripreso da una
telecamera perché don Fabio ne possa
rendere partecipi anche gli adolescenti
del Perù. Poi alle 18.00 la Santa Messa
presieduta da don Fabio e concelebrata
dal parroco don Alfonso e da don
Dino Cantoni, salesiano di Sondrio,
animata dal Coro CAI Valmalenco e col
servizio del gruppo di chierichetti al
gran completo. A don Fabio sono stati
offerti 4 doni: i pensierini dei bambini di
prima elementare; una copia personale
del bel volume “Santuario della
Madonna delle Grazie di Primolo”;
e una stele dello scultore malenco
Silvio Gaggi rappresentante la
Madonna di Primolo. destinata ad
una cappella in Perù. Inoltre gli
sono state consegnate 100 immaginette
della Madonna di Primolo destinate
ai fidanzati della sua parrocchia. Alla
preghiera dei fedeli, gli adolescenti lo
hanno ricordato nelle loro intenzioni,
non dimenticando la situazione attuale
in Nord Africa. I tantissimi fedeli presenti
in chiesa hanno poi avuto la possibilità
di sentire, nell’omelia di don Fabio, una
calorosa affermazione di devozione,
fede ed entusiasmo: il suo messaggio
di base, aiutato dal vangelo del giorno
(“non potete servire Dio e la ricchezza”)
è stato che la semplicità avvicina a Dio
e che l’uomo riesce a essere sempre
se stesso se rimane a contatto con la
natura. Don Fabio ha mostrato poi la
sua preoccupazione perché la genuinità
della gente non venga inquinata, ma le
sue parole non sono state assolutamente
teoriche o pessimiste. Nella pratica
quotidiana ha parlato di quanto opera
per la formazione dei suoi ragazzi per
lo sviluppo del lavoro e per favorire
una solidarietà reciproca nel villaggio,
impregnata di carità cristiana, che
coinvolge tutti i parrocchiani, anche i
bambini. Ed è attraverso questa carità
che si arriva a conoscere Dio. Pessimista
mai, perché animato da un fiducioso e
invidiabile abbandono alla Provvidenza
Divina. Successivamente al Palazzetto
dello Sport alle 19.30 si è svolta la
cena preparata per 375 persone. Con
bellissime diapositive don Fabio ha poi
ripreso il discorso della sua omelia in
chiesa, cioè della ricerca della semplicità
e sobrietà come veri valori per la
realizzazione ed autenticazione di ogni
persona. Particolarmente suggestive le
foto a confronto tra la vita quotidiana in
Valmalenco 80 anni fa e quella attuale
nella sua parrocchia in Perù: stessi
atteggiamenti, stessi sorrisi dei bambini,
stessi lavori faticosi, ma anche stessa
dignità. Dovessimo presentare immagini
dei nostri giorni, dice don Fabio, forse
ci accorgeremmo di aver perso un po’
di quei valori, forse dimenticati da
noi e ancora vivi da loro: per questo
la sua attività ed organizzazione è per
favorire le possibilità di formazione
e di lavoro sul posto. Tutti i presenti
sono rimasti impressionati da come i
paesani peruviani, sotto la guida di don
Fabio, hanno realizzato un piccolo ma
efficiente acquedotto di 40 km, di
come si sono costruiti le loro scuole,
di come assistono sul posto i loro
poveri e i bambini senza famiglia.
La presentazione del missionario
malenco è stata piacevolmente
ravvivata da ben due cori di Chiesa:
il Coro CAI Valmalenco ed il Coro
femminile “Armonie in voce”. Erano
presenti anche alcuni giovani
dell’Operazione Mato Grosso della
Valtellina che hanno descritto le loro
esperienze ma soprattutto le loro
emozioni vissute con don Fabio in
Perù, alla scoperta di alcuni valori
fondamentali per la loro vita: la fatica,
il lavoro gratuito, la collaborazione
con gli altri, l’attenzione ai problemi
dei più poveri, il rispetto della
natura. Alla fine della festa sono stati
consegnati a don Fabio, dal sindaco
di Chiesa Miriam Longhini, alcuni
libri sulla Valmalenco ed il ricavato
della manifestazione, pari a cinque
mila euro. La serata si è conclusa con
un festoso e fraterno abbraccio a don
Fabio, prete coi piedi ben piantati
per terra e al tempo stesso col cuore
rivolto verso il Cielo.
CARLO BERSANTI
Castel Gandolfo. Una significativa delegazione ha raggiunto Roma per un incontro unico
Un po’ di Valtellina nel giardino dei Pontefici
S
otto un cielo limpidissimo una delegazione di valtellinesi attende l’invito ad entrare nella Villa Pontificia di Castel Gandolfo. Guida la delegazione la signora Laura
Lenatti, onorata ed emozionatissima, con il
marito calmo e riflessivo Emilio Cabello. Il clima è di grande cordialità. Alle ore 10.00 precise si apre il grande portone della Villa e giunge
l’invito ad entrare nell’ampio cortile dove si
radunano i pellegrini per la recita dell’Angelus
durante il soggiorno estivo del Papa. Ieratico
e cordiale ci accoglie Saverio Petrillo, direttore delle Ville Pontificie che subito ci ricorda
il divieto assoluto di scattare foto. Alzando lo
sguardo, osserviamo il balconcino da cui il Papa imparte la benedizione. La nostra meta però è un’altra. Curiosi, vogliamo vedere dove è
stata collocata la grande statua in serpentino
della Valmalenco, raffigurante Maria incoronata realizzata dalla Ditta Serpentino e Graniti di Chiuro e rifinita dallo scultore Roberto
Bricalli. La statua è stata donata a Benedetto
XVI dalla famiglia Cabello il 29 settembre dello
scorso anno, giorno anniversario della apparizione della Madonna a Tirano. In quell’occasione la statua era stata provvisoriamente
collocata nella piazzetta oltre l’arco delle campane della basilica di San Pietro. Finalmente
veniamo introdotti nel giardino privato del Papa; attraversiamo in silenzio i viali osservando
le siepi ben curate e i nodosi pini marittimi del
giardino sottostante; si sente solo il rumore
della ghiaia smossa dai nostri piedi. A fianco
di un vialetto e quasi a ridosso delle possenti
mura, ecco la statua di Maria. È l’unica di tutto
il giardino e siccome il Papa, quando passeggia, recita il Santo Rosario di certo si fermerà
a pregare davanti ad essa. Insieme abbiamo
condiviso un breve momento di preghiera,
che si è concluso con il canto dell’Ave Maria
di Lourdes. Durante la visita della Villa il direttore si è dimostrato disponibile a parlare dei
diversi Papi da lui incontrati, iniziando da Pio
XII che durante l’ultima guerra ha accolto qui
famiglie di ebrei e rifugiati politici, mettendo
a disposizione anche la sua camera da letto
per le donne incinte. Si calcola che in Villa sono nati una cinquantina di bambini. Ma si sa
che il chiasso non fa bene e che il bene non fa
chiasso, per cui sarà dovere di chi ha ascoltato questa testimonianza, e anche di chi legge
queste righe, difendere la memoria di un Papa
colto, prudente e santo. Dopo Castel Gandolfo la delegazione valtellinese ha proseguito il
suo soggiorno a Roma con la visita della città
e delle sue basiliche. C’è stato anche l’incontro
con la Famiglia Valtellinese residente a Roma.
Lunedì 14 febbraio, presso la Prefettura della Casa Pontificia, accolti da padre Leonardo
Sapienza, con i coniugi Lenatti - Cabello, abbiamo partecipato all’udienza con il vescovo
reggente monsignor Paolo De Nicolò al quale
è stata consegnata una lastra di serpentino raffigurante il santuario della Madonna di Tirano
e il celebre trenino rosso.
d. A. R.
32 Sabato, 5 marzo 2011
Sondrio Cultura
Pubblicazioni. Come sempre molto interessanti gli articoli e gli studi contenuti nel
«Notiziario» specializzato, che propone approfondimenti utili alla ricerca nelle valli.
Ricerca archeologica locale
I
l Notiziario n. 8 - 2010
dell’Istituto Archeologico
Valtellinese, pubblicato
grazie anche ai contributi
del Comune di Grosotto,
propone una serie di articoli
di grande interesse per la
ricerca nelle nostre valli e in
quelle confinanti. Il primo,
a firma di Ausilio Priuli,
membro dell’Istituto Italiano
di Preistoria e Protostoria e
ideatore del Museo didattico
d’Arte e Vita preistorica di
Capodiponte, ripropone i temi
dell’incontro della scorsa estate
a Grosotto, di cui si è riferito su
queste pagine. Qui interessa
evidenziare l’intuizione che
ha guidato Priuli a indagare
proprio là dove in alta Valle
Camonica le evidenze erano
poche o nulle, tanto da essere
creduta “di scarso interesse
archeologico, o addirittura...
nemmeno considerata, in
quanto non abitata in antico
ed eventualmente ritenuta solo
via di transito per raggiungere
soprattutto le vallate trentine”.
Oggi, dopo la scoperta del
Priuli “di resti di villaggi e di
abitati di diverse dimensioni, di
insediamenti di uso stagionale
e di piccoli nuclei insediativi
sparsi di uso esclusivamente
pastorale che permettono di
riscrivere, almeno in parte,
la storia dell’antropizzazione
dell’alta Valle Camonica”,
tutto è più facile e villaggi
e insediamenti di quell’età
si sono rivelati allo sguardo
del ricercatore, aiutato dalle
foto satellitari nella vicina
Valfurva, come già fortemente
ipotizzato dallo stesso Priuli.
Nell’articolo seguente, infatti,
Giuseppe Cola scrive di aver
trovato nei pressi delle località
Canareglia e Plazzanecco
(Madonna dei Monti) tracce
di antichi insediamenti. A
Plazzanecco c’è “un vero e
proprio piccolo villaggio,
preesistente all’attuale abitato
poco più a sud. Si distinguono
nettamente otto unità abitative
situate tra 1740 e 1754 metri... Il
piano di calpestio è circondato
da ciò che rimane dei muri
contatto con la roccia o la
pietra consacrata è sufficiente
a rendere feconda la donna
sterile”. Ben più di un cenno
meriterebbe il contributo di
Angelo Martinotti, “Paesaggi
umani” dell’età del Rame
nella preistoria valtellinese,
dove alla luce di recenti
acquisizioni interpreta “il
sistema terrazzato del versante
retico” nel comune di Teglio
come santuario megalitico di
età eneolitica, “in posizione
dominante e scenografica..., in
modo da comporre una visibile
rete connettiva di centri sacri
che innervava capillarmente
lo spazio di pertinenza tribale
caratterizzandolo idealmente
come unitario...”, al fine di
“evocare la protezione... di
antenati mitici in veste di geni
tutelari...”. Contestualmente,
le “rappresentazioni
topografiche” e i siti
cerimoniali a Teglio e le
incisioni planimetriche a
Grosio-Grosotto “suggeriscono
un insediamento “disperso”,
organizzato per piccoli
Analisi puntuali e
specializzate per
approfondire la
conoscenza di realtà
note a tutti.
perimetrali, che corrono su tre
lati, mentre il lato a valle non
presenta resti di muri”. Anche
a Canareglia e, più a oriente,
verso Mantelle si vedono altri
resti di strutture abitative e “Ciò
che maggiormente colpisce è
la stretta relazione tra i resti dei
fondi di abitazioni rinvenuti
e i sentieri,... funzionali per
il collegamento tra le diverse
unità abitative e tra queste con
i luoghi della monticazione”.
Da segnalare anche l’articolo in
cui Francesco Pace raccoglie
la documentazione epistolare e
Fondazioni
Per la cultura
e la didattica
Pro Valtellina e Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese,
con il bando congiunto dal
titolo “Forme e strumenti
per la cultura e la didattica”,
lanciato nel 2010, hanno
ripartito i 100 mila euro a
disposizione fra 15 progetti
meritevoli. I temi del bando, la cultura e la didattica in tutte le loro
forme, sono stati sviluppati dai 33 richiedenti, in prevalenza scuole
e associazioni, attraverso progetti innovativi, coinvolgendo la
comunità locale. Iniziative di largo respiro, con ampie ricadute sul
territorio, diverse per settori d’intervento e finalità: dalla musica al
turismo culturale, dai laboratori per ragazzi agli spettacoli di danza,
dalla multimedialità alla fruizione culturale, l’ambiente e le attività
di informazione e divulgazione. Per i due organismi filantropici
valtellinesi, che negli ultimi tre anni hanno finanziato tre bandi
congiunti, per un totale di 260 mila euro, la soddisfazione è duplice:
la numerosità delle richieste e la qualità dei progetti presentati sono
la conferma che gli ambiti individuati, specifici e focalizzati sui
giovani, esprimono bisogni emergenti del territorio che necessitano
di attenzione e di sostegno.
bibliografica relativa alla spada
di Fumarogo in Valdisotto,
arma che per “l’ornato
particolare del disco e del
tallone del pomo” potrebbe
essere stata prodotta a sud
delle Alpi. Nella primavera del
1915, nel fare lo scasso di un
terreno per ampliare l’orto,
il contadino Enrico Guana,
“povero ma intelligente”, la
trovò “sotto a due piotti (pietre
piatte)”. La corrispondenza
tra il Guana e il direttore del
Museo Preistorico Etnografico
in Roma, Luigi Pigorini, museo
presso cui la spada tuttora si
trova esposta nella vetrina 13,
attesta l’avvenuto acquisto e
passaggio. “Il fatto che l’arma
sia intatta - conclude Pace -...
rende plausibile - anche se non
sufficientemente documentata
- l’ipotesi di una deposizione
intenzionale in acqua... quale
offerta alle divinità durante
l’età del Bronzo e del Ferro”.
Interessante, infine, che il
senatore Luigi Credaro, che
era appena stato Ministro della
Pubblica Istruzione, oltre ad
aver recato a Roma la spada, in
una breve missiva del 28 agosto
alluda a un museo valtellinese
da aprirsi dopo la guerra,
“dove forse potrebbe collocarsi
la spada”. Purtroppo, finora
l’auspicio è rimasto lettera
morta, sepolto nei meandri
della burocrazia.
Più oltre, Leopoldo Pozzi
documenta la presenza in
Valtellina di “lunghe tracce
di scivoli su pendii rocciosi
levigati dall’azione glaciale”, i
così detti “scivoli della fertilità”:
secondo credenze ancestrali
(Eliade), “un semplice
Le riflessioni sulla
storia e la cultura
degli antenati
dicono molto sul
mondo di oggi.
nuclei...”. Questi spazi, resi
fertili con enorme fatica, si
dovevano tutelare in ogni
modo: da qui, “l’esigenza
culturale di affermare il diritto
di possesso... attraverso
la demarcazione di punti
dominanti del territorio con
segni simbolici (rupi incise)
o monumentali (centri
megalitici)...”. Né va trascurato,
infine, l’articolo di Eugenio
Fossati, che offre nuovi
contributi a “La scansione
cronologica delle figure
antropomorfe nell’arte rupestre
della Valtellina”.
ANGELO REPI
Incontri di Unitre
Sondrio e Tirano
L
a seconda settimana di marzo di Unitre Sondrio si apre
lunedì 7 con la lezione di Massimiliano David, archeologo
all’Università di Bologna sul tema “Costantino imperatore
cristiano o pagano? La voce dell’archeologia”; martedì 8, al
Cinema Excelsior gli iscritti possono assistere a prezzo ridotto al
film in programma la domenica precedente; mercoledì 9, Marco
Bissi, vicepresidente della società
“Energia Ambiente SpA”, parlerà delle
“Energie rinnovabili nei contesti
docente di Italiano e latino
energetici globale e locale”; venerdì
nei licei, terranno una tavola
11, Ettore Napoli, docente emerito di
rotonda aperta al pubblico
storia della musica al Conservatorio
sul tema “Lo spione chinese:
di Milano, presenterà “Il Flauto
l’esotismo narrativo francese
magico di Mozart: tra simbolismo
del Settecento in un romanzo
musicale e simbolismo etico”; lunedì
epistolare del valtellinese
14, Leandro Schena, coordinatore
don Ignazio Bardea”. Tutti gli
scientifico del Centro linguistico
incontri si tengono presso la
dell’Università Bocconi di Milano,
sede di Unitre a partire dalle
monsignor Saverio Xeres, teologo
ore 15.30.
e docente di Storia della Chiesa
Nello stesso periodo l’Unitre
alla Facoltà teologica dell’Italia
di Tirano propone i seguenti
settentrionale, e Cristina Pedrana,
incontri: martedì 8 alle ore
15.00, Franca Sergi, docente
di francese presso l’Istituto
Pinchetti di Tirano, parlerà
de “Il senso di fraternità e
l’importanza delle relazioni
umane in “Vol de Nuit” di
Antoine De Saint Exupéry”;
venerdì 11 alle ore 15.00, il
socio di Unitre, Pietro Pitino,
propone un viaggio virtuale ne
“La Sicilia della Magna Grecia,
Villa del Casale di Piazza
Armerina, il parco dell’Etna,
Modica”. (Pi.Me.)
Alta Valtellina
tirano. Presentato il Piano Generale del Territorio.
Tante idee per una città
a «misura di persona»
P
resentato la scorsa settimana, il nuovo Piano Generale del Territorio del
Comune di Tirano ora attende il recepimento in consiglio comunale entro la
metà di aprile. Molte le novità sul tavolo per il progetto che ha visto, per la parte
tecnica delle sua realizzazione, il coinvolgimento di professionisti come Mauro De
Giovanni, Dario Benetti, Virgilio Scalco e Paolo Clementi. Nella sua presentazione,
Martino Della vedova, assessore all’Urbanistica, ha subito detto che, data la portata,
«non è possibile spiegare i contenuti in poche battute, sicuramente lo faremo
nei prossimi mesi con i consiglieri». Visibile intanto la soddisfazione di assessore
e sindaco (Pietro Del Simone) convinti che, con l’approntamento dei lavori, si
porterà Tirano verso la tanto desiderata
– continua Della Vedova – il progetto
connotazione di città turistica. Lavori
si svilupperà su due assi principali: in
che per il momento non riguarderanno
direzione Bormio–Sondrio e Tiranola piazza delle basilica, per la cui
confine. Sono previsti accessi diretti al
risistemazione si dovrà attendere la
centro storico», nell’ottica di una chiara
realizzazione della tangenziale. Una
rivalutazione turistica. «Si è lavorato
città a misura d’uomo e di turista quindi,
per valorizzare l’identità alpina – è il
traguardo per il quale alla base, come
commento di Dario Benetti – dopo
precisa Della Vedova, «c’è il grande
qualche decennio Tirano trova il suo
lavoro svolto nei cinque anni precedenti
sviluppo compatibile con l’area alpina
che hanno permesso di stendere
preservando l’identità culturale».
un Piano corretto dal punto di vista
Per chi temeva un cambiamento non
procedurale, volto alla valorizzazione
rispettoso dell’ambiente, Della vedova
del territorio». Al centro dell’attenzione
ha rassicurato: «tutti gli interventi
ci saranno le zone attorno al centro
saranno all’insegna della valorizzazione
storico per le quali si è già iniziato a
sostenibile delle varie zone». In merito
costruire dei parcheggi e altri se ne
alla tangenziale «è un problema a livello
faranno, in vista della realizzazione di
provinciale inderogabile» ma bisogna
un’importante area pedonale. Previste
aspettare risposte dal ministro Matteoli,
anche le piste ciclabili; «a tal riguardo
Ravoledo in festa
con don Pietro
per dirgli «grazie»
Dopo diversi incarichi pastorali in tutta
la diocesi, monsignor Pini oggi è a riposo
presso la sua comunità di nascita.
D
omenica 6 marzo la comunità parrocchiale di Ravoledo di Grosio celebra la
festa di san Gregorio come da tradizione, in quanto il calendario ne fissava
la ricorrenza il 12 marzo (ora è spostata al 3 settembre), e veniva celebrata
a conclusione delle Quarantore nella prima quindicina di marzo. In questa
occasione la comunità vuole stringersi attorno a don Pietro Pini, per esprimere un
grazie corale a lui che, pur avendo concluso il suo ministero da parroco, è rimasto
in parrocchia. Un amico, per l’occasione, ci scrive così.
In un paese di questo mondo c’era un giovane sacerdote, aitante e ambizioso,
che -a dire della gente- “studiava da Vescovo”… Probabilmente era molto devoto
a san Paolo, che in una delle sue lettere scriveva: «chi desidera l’episcopato,
desidera una buona cosa». L’aneddoto non si riferisce certo a lui, don Pietro
Pini, che non è diventato vescovo, ma per ben due volte si è meritato il titolo
di monsignore. Lui da alcuni anni è tornato alla sua Ravoledo, che lo ha visto
nascere e crescere da fanciullo e giovinetto in seno a una famiglia numerosa; la
famiglia è emigrata nel Comasco (come tanti valtellinesi) e lui è diventato prete
nel lontano 1953 con altri otto confratelli. I suoi primi anni di ministero si sono
svolti nella città di Como, a San Salvatore, come vicario e poi nelle Valli Varesine
come parroco nella piccola e ridente parrocchia di Bedero Valcuvia. Il filo rosso
che, a volte per caso e a volte per scelta, ha motivato le scelte pastorali di don
Pietro, è stata la sua passione nel restauro delle cose belle in quelle parrocchie
dove l’ubbidienza l’ha chiamato. La nomina ad Arciprete della Cattedrale è
avvenuta in un momento importante: era urgente la sistemazione del Duomo,
Fra le priorità il
potenziamento della
capacità turistica e le
infrastrutture stradali
dal viceministro Castelli e dal dirigente
Anas Ciucci. In questa direzione si
stanno muovendo l’assessore regionale
Cattaneo e il presidente della provincia
Sertori. Fugati i dubbi anche su Trivigno
per la quale «nel Documento di Piano
avevamo già ridotto la potenzialità
edificatoria a 15mila mq – meno di un
decimo rispetto a prima – per due aree
ben delimitate. Ora nessuna costruzione
sarà permessa sopra i 1600 metri».
Convinto del buon lavoro si è detto Del
Simone: «Per Trivigno la possibilità di
realizzazione del Coaster non è scartata
ma va approfondita. Tale progetto può
essere una grande opportunità per
Tirano, ma servono rassicurazioni».
ROBERT WALTER NAZZARI
che era stato colpito da un fulmine. Don
Pini aveva appena terminato lavori di
restauro nella parrocchia di Cermenate (Co).
Monsignor Eliseo Ruffini, vedendo l’opera
svolta, aveva esclamato: “Così si sistemano
le chiese!” Nella parrocchiale di Cermenate
si erano cancellate le ridondanze barocche
sostituite da opere del pittore Conconi:
intervento criticato e contestato dal
responsabile locale… Ma la passione di don
Pietro per i restauri non si esauriva nelle
cose materiali, perché il bello deve essere
a servizio del bene. Ecco quindi le opere
volute in parrocchia: la casa-famiglia per i
bambini in difficoltà (realizzata nella ex casa
religiosa di San Vincenzo) e la casa-anziani
soprannominata “La Figlioccia”. Nel 1992
inizia l’esperienza in Duomo. Come Arciprete
don Pietro mette mano ai problemi di
questo magnifico monumento, rovistandolo
in tutti gli angoli, anche i più remoti e
nascosti: dal tetto, all’illuminazione, alle
opere d’arte. La Cattedrale, così restaurata,
accolse degnamente anche il Papa nella
sua visita a Como… Dopo quell’esperienza
ricca e varia, don Pietro, arrivato alla soglia
del pensionamento, chiese al vescovo
Alessandro di tornare alla sua Ravoledo,
dove ha potuto svolgere ancora il ministero
di parroco. Non è venuta meno la passione
di restauratore: il recupero delle cappelline
votive sparse nel paese, la sistemazione
della vecchia parrocchiale di San Gregorio
- al suo interno non ancora al completo - e
l’esterno con il nartece e il sagrato. Al centro
del paese, anche per il suo sostegno, il
Comune ha realizzato il nuovo parcheggio
della “Rascia”. Ma il fiore all’occhiello rimarrà
sempre l’opera di padre Marko Ivan Rupnik:
il grande mosaico del Cristo Pantocrator
che abbellisce e riempie tutta l’abside della
chiesa parrocchiale (nuova) dedicata a
Cristo Re. E l’opera non finisce qui, perché
il progetto è di completare con il mosaico
nella controfacciata che dovrebbe illustrare
il Giudizio Universale, sempre di Rupnik,
come è nella tradizione artistica delle grandi
basiliche dei primi secoli della Chiesa. Don
Pietro ora, aiutato dai sacerdoti di Grosio,
sta vivendo al meglio la sua vita liturgica e
pastorale nella comunità, Non è più parroco,
ma è sempre vivace… Gli manca molto la
sorella Maddalena, che veglia e sovrintende
dall’alto, come faceva una volta… Rivede,
da solo o con gli amici, alcuni episodi della
sua vita alla moviola e con serenità vive e
accoglie volentieri amici e parrocchiani,
sempre attento a dispensare il meglio di sé.
Sabato, 5 marzo 2011 33
■ Grosio
Incontri per i genitori
alla Scuola dell’Infanzia
“Ogni bambino è come un albero” (Unicef)
e chiunque si senta responsabile nei
confronti dei piccoli vorrebbe essere un
abile agricoltore. Purtroppo statistiche,
cronaca, esperienza quotidiana non sempre
ci presentano il mondo dell’infanzia
come un giardino fiorente e rigoglioso.
Ecco perché è sempre utile ricevere
suggerimenti per strappare erbacce,
potare e raddrizzare rami, far germogliare
delicati boccioli: un significativo
aiuto alla comunità grosina proprio
in questa direzione è stato dato dalla
psicopedagogista Mariangela Cederna e
dalla direttrice di Scuola dell’Infanzia suor
Maria Nogara, relatrici di un breve ciclo
di conferenze organizzate dalle nostre
parrocchie nei mesi di gennaio e febbraio.
Durante gli incontri sono emerse, tra
le altre, alcune indicazioni e riflessioni
che forse farà piacere leggere a chi non
ha avuto la possibilità di ascoltarle
personalmente. wRiti, ritmi, regole:
ecco tre parole chiave per dare ai nostri
bimbi serenità e sicurezza e per cercare
di aiutarli a sviluppare gradualmente una
coscienza morale propria, vale a dire la
capacità di distinguere autonomamente
ciò che è bene da ciò che è male. Il
cammino della crescita, però, si sa, è
costellato da ostacoli e sarebbe un errore
non permettere ai piccoli di sbagliare,
per imparare a tollerare sconfitte e
frustrazioni. Chi non vive mai l’esperienza
dell’errore e sente sempre pesare su di
sé aspettative elevate rischia di provare
senso di inadeguatezza e stati d’ansia.
Un bambino ha bisogno di punti di
riferimento e di una famiglia che investa
energie per costruire con lui un profondo
rapporto, improntato al rispetto di tempi,
emozioni, caratteristiche ed esigenze
individuali. Gli adulti devono essere
guide capaci di ascoltare e di insegnare
ai bambini a comunicare, a riconoscere
ciò che abita il loro animo e il loro cuore.
Fondamentale è l’educazione affettiva di
ogni persona: l’affettività va intesa non
solo come un insieme di manifestazioni
d’affetto (le cosiddette “coccole”),
ma come la sfera più profonda della
personalità umana. Educare, in questo
ambito, significa innanzitutto aiutare a
individuare e ad esprimere i sentimenti,
ricordando che il dire che cosa si prova ha
anche valore terapeutico nel caso di stati
d’animo negativi, angosce, paure.
Naturalmente, come accade ad ogni
maestro, anche per un genitore e per tutti
coloro che cercano di trasmettere dei
messaggi e dei valori a un bambino, una
forza educativa insuperabile è posseduta
dalla testimonianza, vale a dire dalla vita
vissuta nel quotidiano: da qui deriva la
necessità di essere educatori coerenti.
Un esame di coscienza, però, spesso ci fa
arrossire se pensiamo alla nostra coerenza,
soprattutto quando consideriamo la sfera
più alta, nobile e complessa dell’esistenza,
quella spirituale. Nonostante le difficoltà
che un’educazione religiosa comporta, è
bene che una famiglia non deleghi questo
arduo, ma straordinario compito. Le nostre
case, per non correre il rischio di diventare
atee, devono lasciar spazio e tempo alla
preghiera, al confronto sui problemi
esistenziali, senza dimenticare i più
piccoli. È una sfida che porterà a trovare
parole e modi nuovi adatti per comunicare
con i bimbi, che in famiglia impareranno
ad amare, a perdonare, a sperare… e non
avranno così solo corpi eleganti, ma anche
un’anima viva e luminosa.
CLARA BOZZINI
■ Bormio
Al Pentagono l’assemblea
dei donatori di sangue
Nei giorni scorsi al Pentagono di Bormio,
si è svolto il tradizionale incontro degli
avisini dell’Alta Valtellina durante il quale
sono stati consegnati i riconoscimenti
per i donatori più assidui. Non è del tutto
sopito il dispiacere arrivato, nell’anno del
50°, per la chiusura del punto donazioni
di Bormio. Nonostante questo nel 2010
sono state effettuate 1577 donazioni.
Spettacoli
34 Sabato, 5 marzo 2011
✎ il telecomando |
Amarcord
Nick mano fredda
Domenica 6. F.d.Spirito. C5, 8,50.
Il bullismo giovanile, intervista a
don Rigoldi. Racconti di vita, Rai3,
12,55, Oltre la sclerosi multipla.
Fire & Ice, It1,14,15. Film tv
fantastico. Papa Giovanni, Tv2000,
15,00. 2° parte. Tiberio Mitri-il
campione e la Miss, Rai1,21,30.
Miniserie che rievoca la grande
storia d’amore tra il pugile Mitri e
Fulvia Franco Miss Italia. Domani
l’ultima parte. Presa diretta, Rai3,
21,30. Parentopoli, le assunzioni
senza concorso. I fantastici 4 e
silver surfer, It1, 21,25. Tratto
dai cartoons un film d’azione
avvincente. Nella valle di Elah,
Rai4, 21,10. Toccante dramma, il
regista denuncia senza retorica la
crisi di valori dell’odierna società
americana. Da vedere. Speciale
Tg1, Rai1, 23,40.
Lunedì 7. 150 anni: la Tv, Rai
Storia 21,00. Doc. L’infedele,
La7, 21,10. Attualità. The Queen,
Rai3, 21,05. Film al vetriolo sulla
di S. Rosenberg, anno 1967
E’ la storia di un condannato ai
lavori forzati, un ribelle che mai è
riuscito ad adattarsi alla società e
vive di piccoli furti sino a quando
non si aprono per lui le porte di
una prigione, tristemente famosa
per la sua durezza. Nick riuscirà
per ben due volte ad evadere, ma
verrà puntualmente riacciuffato. Tenterà un terza volta la fuga
dalla dura prigionia e questo sarà davvero l’ultimo tentativo.
Mentre un cupo sparo risuona nell’aria tutt’intorno, un ironico e
struggente Nick urlerà la leggendaria frase “Il grosso guaio qui, è
la mancanza di comunicatività!” Tratto da un romanzo di Donn
Pearce, è interpretato da un Paul Newman in grandissima forma,
solare, astuto, jeans e canottiera che sembrano parte del paesaggio
come il grande cielo e la natura rigogliosa: a lui personalmente
avrei consegnato una mezza dozzina di Premi Oscar per la superba
prova artistica, premio che invece andò, altrettanto meritatamente,
a George Kennedy, anche lui grandioso in questo stesso lavoro.
Un inno alla libertà, e un omaggio alla ribellione, proprio in quegli
anni tanto particolari e intensi per la gioventù nel mondo.
Lunedì 7 marzo; h.16:35; RETE 4
DANIELA GIUNCO
di Tiziano Raffaini
famiglia reale ai tempi della morte
di Diana. H. Mirren da Oscar.
Correva l’anno, Rai3, 23,00. A. De
Gasperi. Padre della Patria. Doc.
Martedì 8. Robin e Marian,
La7, 13,55. Un Robin maturo (
Sean Connery) e una deliziosa
Marian ( A. Hepburn), una
storia romantica. Il sangue e la
rosa, C5, 21,10. Miniserie con
G.Garko. Domani 2° parte. Se
mi lasci ti cancello, Rai5, 21,00.
Titolo orrendo per una commedia
intelligente con J.Carey. Effetto
cinema, Tv2000, 21,450. Rubrica di
cinema.
Mercoledì 9. Chi l’ha visto?,
Rai3, 21,05. Attualità. Il labirinto
del fauno, Rai4, 21,10. Film
drammatico fantastico per adulti.
Coinvolgente. La iene show, It1,
21,10. Sempre pungenti. Contact,
R4, 23,30. Film di fantascienza con
domande importanti. con J. Foster.
Giovedì 10. American history X,
Iris,21,00. Film drammatico duro
e scioccante sull’America razzista.
Per adulti. Ottimo. Giuseppe
Verdi- il trio Lescano, Rai Storia
21,00. Documentario. Il curioso
caso di Benjemin Button, C5,21,10.
Storia originale, coinvolgente e
ben recitata. Merita.
Venerdì 11. Zelig, C5, 21,10.
Varietà con Bisio. Il grande talk,
Tv2000, 21,40. Talk che analizza
la tv. Michael Palin new Europe,
Rai5, 22,05. Documentario BBC.
Alla scoperta di Charlie, Rai movie
23,05. Commedia originale che
affronta con toni leggeri temi
complessi come la famiglia e
l’emarginazione. Ottimo M.
Douglas.
Sabato 12. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Tv Talk, Rai3, 14,50.
Padre Pio tra cielo e terra, Tv2000,
21,00. Fiction. Ulisse, Rai3, 21,30.
L’india delle meraviglie. Jimmy
Grimble, It1, 16,35. Bel film per
ragazzi sulla fatica di crescere. Tg2
dossier, Rai2, 23,35. Attualità.
La TV dai cento canali
Televisione:
è l’ora di scegliere
P
roviamo a tradurre con parole nostre la bella e
ricca lezione di don Tiziano Raffaini, martedì
22 febbraio, su “La TV dai cento canali. Come
orientarsi”, concentrandoci su cinque punti: E’un bene la
moltiplicazione dei canali? Ci sono degli svantaggi o dei
rischi? Che cosa bisogna fare? E noi cattolici?
Prossimamente presenteremo in dettaglio alcune delle
indicazioni suggerite dal relatore
1) I cento Canali? Ma sono soltanto 100 i canali televisivi
italiani, che oggi chiunque può vedere? No, sono più
di cento, ma se anche fossero soltanto dieci, i problemi
sarebbero praticamente gli stessi. Cominciamo a capire
come è stata possibile questa esplosione.
“E’ la rivoluzione digitale – ci ha spiegato don Tiziano – che
ha spianato la strada, aprendo ad una molteplicità ampia e
complessa. Il sistema binario, basato su due soli elementi
(il pieno e il vuoto, l’uno e lo zero), con infinite possibilità di
connessioni e interconnessioni, applicato prima ai dischi,
diventati CD, si è esteso, sia pure con qualche difficoltà,
data la complessità del trasferimento delle immagini, anche
alla televisione. L’analogico tradizionale è stato sostituito
con il digitale terrestre. Don Tiziano si è soffermato su
molte altre indicazioni tecniche, ma qui ci basti ribadire ciò
che già sapevamo: oggi, acceso il televisore, il telecomando
ci permette di spaziare, per così dire, all’infinito.
2) E’ un bene questa situazione di abbondanza? In sé è
certamente un bene, perché si tratta di una conquista
scientifica, di un passo in avanti della tecnologia, di una
maggiore ricchezza che ci viene offerta. Si può tradurre
in altri modi questo concetto di “bene”: più spazio, anche
per la creatività, agli operatori televisivi; più opportunità
per le televisioni minori; più fonti di informazione,
anche straniere; più occasioni di cultura; più programmi
di intrattenimento e di svago; più possibilità di canali
monotematici specializzati; più nitidezza delle immagini e
chiarezza dell’acustica; più interattività e partecipazione da
parte della gente; più interscambio con altri media, come il
computer ed il telefonino.
3) Ma non si può negare che ci sono anche i risvolti negativi
sia per chi produce programmi sia per chi guarda la TV:
necessità forzata di riempire i palinsesti; diminuzione
della qualità complessiva dei programmi; banalizzazione
accentuata; smarrimento del telespettatore; confusione ed
uso sfrenato del telecomando, alla ricerca di qualcosa di
meglio o di diverso; perdita di tempo; angoscia di non avere
tutto ciò che vorremmo; senso di indifferenza come se tutto
fosse uguale, e non ci fossero sconcezze ed eccellenze .
4) Che cosa fare? Siamo di fronte al problema di sempre,
quando si hanno a disposizione molte possibilità, mentre
il tempo è quello che è. La parola d’ordine diventa
“scegliere”. Ebbene, scegliere vuol dire sapere a che cosa
si mira, vuol dire usare l’intelligenza, ed il cuore, vuol dire
avere dei principi di riferimento ed essere consapevoli. Lo
scegliere è sempre necessario, sia per scartare ciò che non
ha valore, sia di fronte a tanti programmi di qualità, se ci
sono. E ci sono. Il mare magnum della programmazione
televisiva non è fatto solo di onde tempestose e infide,
ma contiene anche molte isole belle e accattivanti. Si
tratta di voler trovare questi programmi di buon livello.
Ci sono strumenti utili, che ci possono aiutare a scegliere,
come le indicazioni che offrono i giornali e le riviste, e
qui dobbiamo raccomandare ai lettori del “Settimanale”
la rubrica “Il Telecomando”, curata proprio da don
Tiziano Raffaini. Una tecnica sempre valida è quella del
passaparola. Un’occasione ancor più preziosa è il consiglio
di una persona fidata. Il problema di fondo rimane però la
sensibilità personale, la coscienza che qualcosa si deve fare,
la disponibilità al meglio.
5) E i cattolici che cosa fanno? Ci sono due emittenti
nazionali (TV2000 e Telepace), e alcune locali, come
Telenova a Milano, ma ci si domanda se c’è sufficiente
sensibilità, preparazione, convinzione, per attuare ciò che
anche il Papa raccomanda con i messaggi della “Giornata
mondiale delle comunicazioni sociali”. Essere presenti
nell’agorà delle antenne e delle parabole, perché anche
lì oggi si giocano la missione e l’evangelizzazione. Sono
importanti le emittenti chiaramente qualificate, ma non
meno importante è la presenza di persone di solida
formazione morale, oltre che professionale, nelle televisioni
pubbliche e anche commerciali.
Inoltre c’è il problema del controllo dei programmi, per
denunciare le cose che non vanno e promuovere ciò che
è veramente valido. Appunto in questa prospettiva si
colloca l’impegno annunciato dal presidente dell’AIART
di Como, di fornire a tutti i presenti all’incontro del 22
febbraio, ma non solo ad essi, indirizzi e numeri di telefono
delle principali emittenti televisive, e del Comitato Media
e Minori, che tutela il rispetto dei diritti dei bambini, dei
ragazzi e degli adolescenti.
ABELE DELL’ORTO
DRAMMATICO
commedia
drammatico
animazione
cine-musica
Il gioiellino
Ladri di cadaveri
Amore e altri rimedi
Femmine contro maschi
A Maslianico
La Leda è una delle maggiori aziende
agro-alimentari del Paese che però,
a causa di una dirigenza inadeguata,
finisce con il collassare.
Due ladri di tombe del 19° secolo
trovano un lavoro lucrativo quando
cominciano a fornire di cadaveri una
scuola medica di Edimburgo.
L’incredibile e commovente storia
d’amore tra Maggie e Jamie, una donna
affetta dal morbo di Parkinson.
Il film è in programma all’Astra di Como
dal 4 al 6 marzo e il 9 e 10 marzo.
Per il cineforum dell’Astra il 7,8,9 verrà
proeittato “Benvenuti al Sud”
Il film nelle sale della Comunità.
A Sondrio dal 4 all’8 marzo.
A Sondrio il 9 e 10 marzo andrà in
scena “In un modo migliore”
Tra conferme e qualche new entry, la
seconda puntata della commedia di
Brizzi incentrata sugli eterni contrasti
tra i sessi.
Il film è in programma a Chiavenna
dal 5 al 7 marzo.
Sempre a Chiavenna: “l’uomo che
verrà” (9 marzo) e “la donna che
canta” (10 marzo)
Sabato 5 marzo nella sala della
comunità di Maslianico ci sarà il film
“Hereafter” ultimo lavoro di Clint
Eastwood.
Musica: sabato 11 marzo alle 21.00
al Teatro sociale di Como ci sarà il
concerto del gruppo “Lele&Complici”
all’interno della quinta rassegna
musicale “La musica che gira intorno”
Il film è in programmazione alla sala
della comunità di Menaggio dal 4 all’8
marzo.
Sempre a Menaggio il 10 marzo andrà
in scena il film “Precious”
Lettere e Rubriche
PAROLE
PAROLE / 80
Mensura
Dal latino “mensura”, che significa
“misura”, in ogni campo, come
quello musicale, della fisica, della
matematica, ecc. Curioso è il viaggio
di questa parola nella storia, civile
ed ecclesiastica. Nelle Università
medievali, specialmente germaniche
(nelle quali si studiava in latino, come
in tutta Europa), la parola venne a
significare un tipo di “duello” tra
“clerici” (cioè studenti-intellettuali).
I duellanti dovevano stare fermi alla
Sabato, 5 marzo 2011 35
“mensura”, ovvero distanza fissata
dai padrini. Pur indossando corazze
d’acciaio e indumenti di cuoio, i
duellanti difficilmente ne uscivano
indenni. Uno o entrambi portavano
per tutta la vita una cicatrice sulla
guancia, esibita come segno di
coraggio. Così “mensura” venne a
significare “cicatrice su una guancia”
di uomini che avevano studiato in una
Università. Segno indelebile di cultura,
rango sociale, coraggio. Si pensi
● L’America Latina possa
● Lo Spirito Santo dia forza ● Lo Spirito Santo doni a
camminare nella fedeltà al e luce alle comunità cristiane ogni battezzato la forza di
Vangelo e nella giustizia
e ai fedeli perseguitati
un’autentica conversione
Apostolato della preghiera
Marzo 2011
Intenzione generale
L’America Latina possa camminare nella
fedeltà al Vangelo e nella giustizia.
P
artendo dal Vangelo, occorre
promuovere una cultura
della solidarietà che incentivi
opportune iniziative di sostegno ai
poveri ed agli emarginati, in modo
speciale ai rifugiati, i quali si vedono
forzati a lasciare i loro villaggi e le
loro terre per sfuggire alla violenza.
La Chiesa in America deve stimolare
gli organismi internazionali del
Continente, affinché si stabilisca un
ordine economico nel quale non
domini soltanto il criterio del profitto,
ma anche quelli della ricerca del bene
comune nazionale ed internazionale,
dell’equa distribuzione dei beni e della
promozione integrale dei popoli.
(Giovanni Paolo II,
Ecclesia in America, n. 52)
Intenzione missionaria
Lo Spirito Santo dia forza e luce
alle comunità cristiane e ai fedeli
perseguitati.
N
el mondo globalizzato,
caratterizzato da società
sempre più multi-etniche e
multi-confessionali, le grandi religioni
possono costituire un importante
fattore di unità e di pace per la famiglia
umana. Sulla base delle proprie
convinzioni religiose e della ricerca
razionale del bene comune, i loro
seguaci sono chiamati a vivere con
responsabilità il proprio impegno in
un contesto di libertà religiosa. Nelle
svariate culture religiose, mentre
dev’essere rigettato tutto quello che
è contro la dignità dell’uomo e della
donna, occorre invece fare tesoro di ciò
che risulta positivo per la convivenza
civile. […] I cristiani, da parte loro, sono
sollecitati dalla stessa fede in Dio, Padre
del Signore Gesù Cristo, a vivere come
fratelli che si incontrano nella Chiesa e
collaborano all’edificazione di un mondo
dove le persone e i popoli “non agiranno
più iniquamente né saccheggeranno
[…], perché la conoscenza del Signore
riempirà la terra come le acque
ricoprono il mare” (Is 11, 9).
(Benedetto XVI, Messaggio per la
Giornata Mondiale della Pace 2011)
Intenzione dei vescovi
Lo Spirito Santo doni a ogni battezzato
la forza di un’autentica conversione.
I
l nostro immergerci nella morte
e risurrezione di Cristo attraverso
il Sacramento del Battesimo, ci
spinge ogni giorno a liberare il nostro
cuore dal peso delle cose materiali,
da un legame egoistico con la “terra”,
che ci impoverisce e ci impedisce di
essere disponibili e aperti a Dio e al
prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato
come Amore. La Croce di Cristo, la
“parola della Croce” manifesta la
potenza salvifica di Dio, che si dona per
rialzare l’uomo e portargli la salvezza:
amore nella sua forma più radicale.
Attraverso le pratiche tradizionali
del digiuno, dell’elemosina e della
preghiera, espressioni dell’impegno
di conversione, la Quaresima educa
a vivere in modo sempre più radicale
l’amore di Cristo.
(Benedetto XVI, Messaggio
per la Quaresima 2011)
❚❚ L’informatore giuridico / 116
che la pratica della “mensura” risale
all’arruolamento nell’esercito romano,
dalla ultima età repubblicana al tardo
impero. L’ “Imperator”, comandante
del reparto, poneva pesantemente la
spada sulla spalla della recluta, ritta e
immobile, con il rischio di una ferita
sulla guancia. Pare che lo “schiaffetto”
che il Vescovo dà al cresimando sia
il segno che, con il sacramento, il
cresimato diviene “soldato di Cristo“.
ATTILIO SANGIANI
✎ Il “monastero”
in quel di Zelbio...
E
gregio Direttore, Le chiedo un po’ di
spazio su “Il Settimanale”, che dà voce
alla nostra vasta Diocesi, per mettere
l’accento su una realtà che in questi mesi l’ha
certamente arricchita. è la casa parrocchiale
di Zelbio (Como) che è diventata un “piccolo
monastero” un prezioso luogo di preghiera.
La presenza di un sacerdote diocesano,
che è vicino alla regola di vita monastica,
guida ad un’esperienza fatta di essenzialità,
favorendo il primato della Parola. So che
avete già dato notizia di questa realtà,la
mia intenzione è di condividere la bellezza
della mia esperienza per confermarne il
valore. Vale ancora oggi l’invito di Gesù:
“Venite in disparte e riposatevi un poco”. Qui
si vive l’accoglienza, l’ospitalità, il silenzio,
la preghiera personale e comunitaria, la
ricchezza della Parola, il tutto in un clima di
semplicità e di grande Pace. Ci si ritempra
lo spirito.Si scende a valle arricchiti, pronti
ad immergerci nel quotidiano, accanto a
tanti fratelli e sorelle, con il desiderio di
dire loro che Dio ci ama e con la gioiosa
consapevolezza di essere dei fortunati. Chi
volesse saperne di più può collegarsi sul
sito www.latendadimamre.com. Grazie
per avermi ospitato, a Lei auguro un buon e
proficuo lavoro.
E. B.
Lettere al direttore
posta V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como
fax
031.3109325
mail
[email protected]
-
a cura di VITTORIO RUSCONI
Entro il 31 marzo la presentazione del modello EAS
I
n data 24.2.2010 l’Agenzia delle Entrate ha emanato una
propria circolare (la n. 6/E), con cui ha chiarito gli effetti
della proroga al 31.3.2011 del Modello EAS per gli enti
associativi di natura privatistica.
La Circolare prende le mosse dall’art. 1, comma 1, del D.L.
29.12.2010, n. 225 (decreto milleproroghe), recante “Proroga
di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi
urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie” che fissa “al 31.3.2011 il termine di scadenza dei
termini e dei regimi giuridici indicati nella tabella 1 allegata
con scadenza in data anteriore al 15.3.2011.
Tra tali termini rientra anche quello indicato nell’art. 30, comma 1, del D.L. 29.11.2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28.1.2009, n. 2, il quale, al fine di consentire
gli opportuni controlli, ha introdotto per gli enti privati non
commerciali di tipo associativo che si avvalgono, in presenza di tutti i requisiti richiesti, del regime tributario previsto
dall’articolo 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22.12.1986, n. 917, e dall’art. 4, quarto comma, secondo periodo, e sesto comma, del D.P.R. 26.10.1972,
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Registrazione Tribunale di Como
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n. 633, l’onere di comunicare all’Agenzia delle Entrate
dati e notizie rilevanti ai fini fiscali, mediante un apposito modello approvato con provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle entrate.
Il Provvedimento 2.7.2009 del Direttore dell’Agenzia delle
Entrate stabiliva per la presentazione del modello EAS i
seguenti termini:
• entro il 31.12.2009, per gli enti già costituiti alla data di
entrata in vigore del D.L. 29.11.2008 n. 185;
• entro sessanta giorni dalla data di costituzione, per gli
enti costituitisi dopo l’entrata in vigore dello stesso decreto legge n. 185 del 2008, ovvero entro il 31.12.2009,
qualora il termine del sessantesimo giorno scada prima
di tale data.
Per effetto della proroga i termini per la tempestiva presentazione del modello EAS sono fissati come di seguito
indicati:
• entro il 31.3.2011, per gli enti già costituiti alla data di
entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008;
• entro il 31.3.2011, per gli enti costituitisi dopo l’entrata
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giorno dalla costituzione scada prima del 31.3.2011;
• entro sessanta giorni dalla data di costituzione, per gli enti per i quali il termine di sessanta giorni dalla costituzione
scada a decorrere dal 31.3.2011.
Con riferimento agli enti di nuova costituzione, fatto salvo
quanto sopra precisato relativamente agli enti per i quali il
termine di sessanta giorni scada prima del 31.3.2011, resta,
pertanto, fermo che gli stessi sono tenuti “a regime” a presentare il modello EAS entro sessanta giorni dalla data di
costituzione.
Si considerano inoltre tempestivamente presentati i modelli
già trasmessi antecedentemente all’entrata in vigore del D.L,
n. 225 del 2010.
Pertanto, non sono tenuti a presentare nuovamente il modello EAS, entro il 31.3.2011, gli enti che hanno già presentato detto modello oltre gli originari termini stabiliti con
provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del
2.9.2009, fatti salvi i casi di variazione dei dati precedentemente comunicati.
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