Della Loggia Einstein Gautier Jung Papisca Verga
L
Vittorio Castelli
Einstein, il genio che non conosciamo
Walter Bellini
Rilettura di Théophile Gautier
Luca Savarino
Cellule staminali,
aspetti scientifici e questioni etiche
Il «Libro rosso»
di Carl Gustav Jung
CRONACHE DELL’ALDIQUÀ
LA FIERA LIBRARIA - Anno XXXI - Nº 274 - GENNAIO 2011
Le cimici di Bossi
Il Papa re(bus) legifera sul denaro
Barenboim applaudito alla Scala
Schede di narrativa, diritto,
storiografia
LA F IER A LIBR ARIA - ANN O XXXI - Nº 274 - Gennaio 2011 [1]
LA FIERA LIBRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
EDITORIALE
Ministero della trasparenza
Le Penseur de Notre-Dame de Paris
Direttore responsabile
Luigi Castiglione
Vicedirettore
Massimo Ubaldi
Art Director
Valérie Larbaud
Amministrazione
Laura Castelli
Iscr. Registro della Stampa
e Tribunale di Roma nº 278/1981
Copyright & Protezione
dei dati ex art 10 legge 675/1996
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Anno XXXI - Nº 274
- Gennaio 2011
3
L’ANGOLO VERGHIANO
La «mistificazione» di Verga
a cura di Luigi Castiglione
3
IN PRIMO PIANO
Einstein, il genio che non conosciamo
di Vittorio Castelli
Rilettura di Théophile Gautier
di Walter Bellini
Cellule staminali, aspetti scientifici
e questioni etiche
di Luca Savarino
Il «Libro rosso» di Carl Gustav Jung
saggi a cura di Sonu Shamdasani
CRONACA DELL’ALDIQUÀ
Le cimici di Bossi
Il Papa re(bus) legifera sul denaro
Barenboim applaudito alla Scala
***
von Armin, Colpa d’amore
Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita
Grieco, Anatomia di una rivolta
Galli Della Loggia, L’identità italiana
Papisca, Il diritto della dignità umana
Fabbrini, Addomesticare il Principe
Morozzo della Rocca, Modernità
e mondi cristiani
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seconda parte [2] della rivista verrà
immessa nel sito dopo il 15 prossimo
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ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
lʼangoloverghiano
di luigi castiglione
MINISTERO
DELLA TRASPARENZA
Cʼè chi pensa che il Governo debba istituire un Ministero della trasparenza, con
lʼobbligo degli altri Ministeri di presentargli
tutti i conti fino al più piccolo, al corpo tre,
diciamo, in modo che si possano conoscere tutte le sovvenzioni dirette e indirette (lʼacquisto di ingenti copie di libri) che
va facendo lungo tutto lʼanno, senza ometterne una, né la più grande e nemmeno la
più piccola, perché a percepire di più sono
gli editori più ricchi e di meno gli editori più
poveri, quelli che sudano la pagina che
stampano...
Ci fu un anno in cui gli editori di Milano
(i piccoli e medi, come si sogliono distinguere oggi) erano indignati perché i loro
libri non venivano acquistati nemmeno
dalla Regione, mentre avevano scoperto
che i magazzini regionali erano stracolmi
di libri di un certo editore (di cui so il nome
e non lo dico, come tengo anche la documentazione e per ora non la pubblico ). Mi
spiego meglio. Indignati soprattutto perché i libri comprati (per decine di milioni,
allora) anziché essere distribuiti alle
Biblioteche, erano addirittura (forse per
nasconderne lʼacquisto), erano stati lasciati a marcire nei sottofondi della Regione, bontà sua (e per questo quella
«denuncia», amara e triste denuncia, fotocopiata e diffusa non so fino a che punto,
perché i codini e gli omertosi ci sono dappertutto, i pavidi ci sono dappertutto, anche per timore che, parlando, non venisse
acquistato, o aquistato più, per ritorsione,
nessun libro loro, nessuna copia dei libri
da loro pubblicati...)
Avendo sempre vissuto con il libro in
mano, da quando avevo cinque anni (in
cui mi fecero fare, e poi rifare, comʼera
norma, la prima elementare) a sempre,
non avendo cioè mai più smesso dʼaverne
con me, anzi cominciando ad abbozzarne,
liceale, quando scoprii nella biblioteca
dʼun collegio Lʼuomo finito di Papini, il libro
è diventato il mio pane quotidiano, ed uno
dei miei amori preferiti, di cui sono molto
geloso e chiedo e desidero e voglio che le
istituzioni a tutti i livelli ne rispettino, senza
favoreggiamenti, i criteri e le regole dirette
e indirette di acquisto e distribuzione, mirando non allʼeditore, ma alla qualità del
libro.
Luigi Castiglione
La «mistificazione»
di Verga
In margine al convegno itinerante «Verga europeo», svoltosi a
Catania il 10-13 dicembre scorso
(cui mi riprometto di ritornare
non appena possibile), offro di
seguito un brano dell’introduzione
al libro Nino Bixio a Bronte, di B.
Radice (Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta, 1963)
«Sui fatti di Bronte dell'estate 1860,
sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che
s'avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei
Mille, del popolo siciliano liberato: finché
uno studioso di Bronte, il professor
Benedetto Radice, non pubblicò nell'«Archivio Storico per la Sicilia Orientale» (anno VII, fascicolo I, 1910) una
monografia intitolata Nino Bixio a Bronte
[..] E non è che non si sapesse dell'ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono
la repressione: ma era come una specie di
«scheletro nell'armadio»; tutti sapevano
che c'era, solo che non bisognava parlarne:
per prudenza, per delicatezza, perché i
panni sporchi, non che lavarsi in famiglia,
non si lavano addirittura.(…)
Sui fatti di Bronte, pur non tacendo a
carico di Bixio anche i più rivoltanti dettagli (come, per esempio, l'atroce risposta
al ragazzo che chiedeva il permesso di
portare al Lombardo delle uova, alla vigilia dell'esecuzione: «Non ha bisogno di
uova, domani avrà due palle in fronte»), il
Radice insomma si china come su
«un'ingiustizia che poteva esser veduta da
quelli stessi che la commettevano »: così
come il Manzoni, cui questa frase appartiene, sul processo degli untori. (…) Il
Radice aveva sei anni nel 1860; Giovanni
Verga ne aveva venti: e i suoi ricordi della
rivolta di Bronte e del circondario etneo,
della repressione garibaldina, del processone che poi si tenne a Catania, dovevano
essere ben vivi quando, nel 1882, scrisse
la novella Libertà. Non sarebbe per noi
una sorpresa, anzi, se dalle sue carte
venisse fuori qualche redazione della
novella di data più remota; o degli appunti, delle note, che in qualche modo dessero
conferma a questo nostro sospetto: che in
Libertà le ragioni dell'arte, cioè di una
superiore mistificazione che è poi superiore verità, abbiano coinciso con le
ragioni di una mistificazione risorgimentale cui il Verga, monarchico e crispino,
si sentiva tenuto.[…]
A darci la chiave della mistificazione
di Verga è un piccolo particolare, che non
si può cogliere se non si conosce la realtà
dei fatti. Ecco il passo della novella da
Una scena del film di Florestano Vancini
dedicato al massacro
cui questo particolare vien fuori: «Il generale fece portare della paglia nella
chiesa, e mise a dormire i suoi ragazzi
come un padre.
La mattina, prima dell'alba, se non si
levavano al suono della tromba, egli
entrava nella chiesa a cavallo, sacramentando come un turco.
Questo era l’uomo.
E subito ordinò che glie ne fucilassero
cinque o sei, Pippo, il nano, Pizzanello, i
primi che capitarono». Abbiamo messo
in corsivo il nano: ché è questo il punto.
Verga sapeva bene che non si trattava
di un nano ma di un pazzo: il pazzo del
paese, un innocuo pazzo soltanto colpevole di aver vagato per le strade del paese
con la testa cinta da un fazzoletto tricolore profetizzando, prima che la rivolta
esplodesse, sciagura ai galantuomini;
quel Nunzio Ciraldo Fraiunco che non ci
sarebbe stato bisogno di una perizia per
dichiarare totalmente infermo di mente e
la cui fucilazione costituisce la pagina
più atroce di questa atroce vicenda.»
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Einstein, il genio
che non conosciamo
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ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
IN PRIMO PIANO
Ventiquattro scienziati ci dicono cosa
abbia significato per la loro vita
L
a personalità eccentrica di
Einstein lo ha legato a numerose
curiosità e aneddoti; tuttavia molti degli
aneddoti e delle citazioni a lui attribuite
sono falsi oppure sono stati romanzati
a tal punto da non aver più nessun
contatto con i fatti reali: durante la sua
permanenza a Princeton negli anni
cinquanta Einstein strinse amicizia con
il matematico Kurt Gödel (pur avendo
un temperamento estremamente diverso da lui, Einstein amava poter parlare
nella propria lingua madre); era mancino; nel 1895 fu bocciato per insufficienze nelle materie letterarie, ma si
laureò all'età di 22 anni; quando espatriò negli Stati Uniti gli fu chiesto di
dichiarare la sua razza d'appartenenza; a questa domanda il fisico
rispose «umana»; negli anni di Princeton, adottò stabilmente un look del
tutto eccentrico per uno scienziato e
cattedratico della sua fama, caratte-rizzato da abiti e palandrane piuttosto
stazzonate e da capelli bianchi lunghi.
La rivista «Time» pubblicaa invece
questa testimonianza dello stesso
Einstein sulla sua esperienza in Germania nel primo dopo-guerra, fra rivoluzione repressa e vittoria del nazismo,
è la seguente: «Essendo un amante
della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università sapendo che queste
si erano sempre vantate della loro
devozione alla causa della verità. Ma
le università vennero zittite. Allora
guardai ai grandi editori dei quotidiani
che in ardenti editoriali proclamavano il
loro amore per la libertà. Ma anche
loro, come le università vennero ridotti
al silenzio, soffocati nell'arco di poche
settimane. Solo la Chiesa rimase
ferma in piedi a sbarrare la strada alle
campagne di Hitler per sopprimere la
verità. Io non ho mai provato nessun
interesse particolare per la Chiesa
prima, ma ora provo nei suoi confronti
grande affetto e ammirazione, perché la
Chiesa da sola ha avuto il coraggio e
l'ostinazione di sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente». (Dichiarazione di Albert
Einstein pubblicata dal «Time magazine», 23 dicembre 1940, pag. 40)
Nel libro invece che pubblica ora
Boringhieri, Einstein secondo me, a
cura di John Brockman (2010, pp. 200,
€ 19,), noti scienziati e intellettuali ci
offrono, con dovizie di particolari, il frutto delle loro esperienze condividendole
con il pubblico.
Tutti conosciamo infatti Einstein, o
pensiamo di conoscerlo: il vecchietto
geniale e bizzarro che scorrazza in bicicletta per i viali di Princeton, con i suoi
capelli bianchi e scarmigliati, o che fa
irriverenti linguacce ai fotografi. Ma cosa
cʼera dietro questa superficie ormai
cristallizzata, come per altre icone del
Novecento, in migliaia di gadget, poster, magliette, tazze, magneti per il frigo, pupazzi?
Chi era davvero Einstein e soprattutto che cosʼè stato per quelli che lʼhanno
conosciuto o le cui biografie si sono
indirettamente incrociate o sovrapposte
alla sua? Ventiquattro scienziati, o meglio ventiquattro intellettuali, ci raccontano in questo libro che cosʼha significato Einstein per loro, come ha influenzato le loro esistenze, le loro vite
professionali e personali,
ci portano a conoscere
lʼEinstein privato, quello
molto lontano dallʼaura del
saggio che circonda la sua
immagine più diffusa
. Questo libro è unʼautentica testimonianza del
potere che può avere un lascito scientifico ed è una lettura entusiasmante,
alla portata di tutti.
Icone della fine
Vitorio Castelli
(Immagini apocalittiche, filmografie, miti
L'idea della «fine» sembra suscitare un groviglio di contraddizioni: che si
tratti della fine individuale che chiamiamo morte, o della fine collettiva che
nella tradizione occidentale prende le forme simboliche dell'Apocalisse o
quelle reali della catastrofe, questo evento non può essere veramente «pensato». Dove si ferma il pensiero sorgono le immagini. Ed è una vasta e lussureggiante foresta di immagini quella che oggi, con la crisi della modernità —
il grande quadro che racchiude crisi di ordine ecologico, economico e politico
— viene prepotentemente alla ribalta. Le "icone della fine" occupano quegli
spazi dell'immaginario che sempre più coincidono con i miti della cultura di
massa, del cinema e delle narrazioni popolari. Dal Titanic ad Apocalypse now,
da The Day After al Conte Dracula e a Frankenstein, fino alla Mummia e ai vari
Zombie e Vampiri, un viaggio attraverso le immagini dell'apocalisse individuale
e collettiva che popolano la mente umana.
Andrea Tagliapietra, Icone della fine (Immagini apocalittiche,
filmografie, miti), Il Mulino, 2010, pp. 240, € 16.
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
IN PRIMO PIANO
Rilettura di Théophile
Gautier
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NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA
La vita di Pierre J. Théophile Gautier
(1811–1872), scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese, si sviluppa per quasi tutto il XIX secolo,
molto tumultuoso in Francia che diede
come frutto molti capolavori e molta
creatività artistica. Difensore del romanticismo, fu un punto di riferimento
per vari movimenti letterari come il parnassianesimo, il simbolismo, il decadentismo e il modernismo. Stimato tantissimo da scrittori come Baudelaire, i
fratelli Goncourt e Oscar Wilde.
Il suo maggior successo in prosa fu
Capitan Fracassa, dove la maschera
del soldato millantatore viene ingentilita in una operazione classica di metateatro con la figura di un nobile decaduto che, per amore, si unisce ad una
compagnia di attori girovaghi.
L'incontro con «il maestro» Victor
Hugo accelera la sua carriera di scrittore. Cinque mesi più tardi, il 28 luglio
1830, le sue Poésies vengono infatti
pubblicate da Mary. Sfortunatamente
quello è anche il giorno delle barricate
di Parigi e la raccolta passa inosservata. Tre anni più tardi, ristampa però i
suoi primi versi in una nuova raccolta
intitolata Albertus, dal nome dell'eroe
del lungo poema, un racconto fantastico, diabolico e pittoresco.
L'estro di questa «leggenda teologica» si ritrova nel 1833 in una serie di
racconti, Les Jeunes-France, nei quali
Gautier diventa il testimone lucido e
ironico dei «Précieuses ridicules du
romantisme».
Nel 1836 Gautier diventa giornalista
per ragioni finanziarie e pubblica il
romanzo Mademoiselle de Maupin, che
suscita scandalo a motivo dell 'argomento piuttosto scabroso per l'epoca.
Negli anni 1837/1866 pubblicati
parecchi romanzi e racconti tra i quali:
Fortunio, La toison d'or, Une nuit de
Cléopâtre, Arria Marcella, Avatar, Le
roman de la momie, al quale sʼispira la
trama del balletto La figlia del faraone .
Per il giornale «La Presse», Gautier
lavora quindi come critico dʼarte, scrivendo più di duemila feuilleton e articoli, un numero ristretto dei quali è raccolto nei volumi Les Grotesques, L'histoire des peintres, lʼArt moderne, Les
Beaux-Arts en Europe, lʼHistoire de l'art
dramatique depuis vingt-cinq ans, Trésors d'art de la Russie, Portraits con-
temporains, Histoire du romantisme e
Souvenirs littéraires.
Gautier inventa un suo modo di scri-
vere le critiche d'arte che non si limita
solo al giudizio, allʼanalisi ma che cerca
anche di ricreare il sentimento estetico,
cercando di rendere, con le parole, le
sensazioni visuali e musicali prodotte
dalla percezione diretta dell'opera d'arte. Questo compito di cronista occuperà
tutta la sua vita.
Nel 1839, Gautier cede alla tentazione del teatro, che ama da sempre, e
scrive Une Larme du Diable, poi Le
Tricorne enchanté e Pierrot posthume.
Sono racconti fantastici, per un teatro
lirico, che fanno da sfondo anche ai libretti dei balletti da lui scritti, tra i quali
il più celebre è quello di Giselle, danzato allʼOpéra il 28 giugno 1841, con un
successo straordinario. In questo periodo si innamora di Carlotta Grisi, la ballerina che per prima interpretò Giselle e
che gli darà una figlia. Ma lʼamore tra i
due non è dei più felici e Gautier
sposerà la sorella di lei, Ernesta Grisi.
Nel 1840 Gautier scopre la Spagna,
e il soggiorno di sei mesi in quel paese
gli darà lo spunto per scrivere Voyage
en Espagne, una specie di quaderno di
impressioni vigorose, segnate dalla freschezza dello sguardo, lo stupore della
visione e la preoccupazione sempre
esarcebata dell'uso dalla parola giusta.
Queste visioni danno luogo a nuovi versi, España, che appaiono nella raccolta
delle Poésies complètes nel 1845.
Questo è il primo di una serie di viaggi. Nel 1845 è l'Algeria, nel 1850 l'Italia,
nel 1852 la Grecia e la Turchia, nel
1858 la Russia e nel 1862 l'Egitto.
Nel 1857, Gautier si trasferisce con
la moglie, Ernesta, le figlie Judith e
Estelle (che sposerà Émile Bergerat) e
le due vecchie sorelle, al numero 32 di
rue de Longchamp à Neuilly-sur-Seine, in una piccola casa dove si divertiva a ricevere gli amici: Baudelaire, Dumas figlio, Ernest Feydeau, Gustave
Flaubert, Puvis de Chavannes e Gustave Doré.
Nellʼepoca dei salotti letterari della
principessa Mathilde, della quale è
nominato bibliotecario, Gautier incontra
scrittori (Taine, Sainte-Beuve, Prosper
Mérimée, i Goncourt); pittori (Baudry,
Boulanger, Gérome); scultori (Carpeaux); scienziati (Claude Bernard,
Pasteur o Berthelot). In questo periodo,
Gautier è considerato un caposcuola:
Baudelaire si dichiara suo discepolo e
gli dedica la sua opera maggiore, Les
Fleurs du Mal, soprannominandolo
«poeta impeccabile», mentre Théodore
de Banville gli dedica i suoi versi.
Eletto nel 1862 presidente della
Société nationale des Beaux-Arts, è attorniato da un comitato composto dai
pittori più prestigiosi: Eugène Delacroix,
Pierre Puvis de Chavannes, Edouard
Manet, Albert-Ernest Carrier-Belleuse e
Gustave Doré. Questʼelezione ad un
incarico così prestigioso provoca l'invidia di una parte dei letterati meno conosciuti e gli costa lʼesclusione, dopo
tre rifiuti (1866, 1868 e 1869), dall'Académie française.
Profondamente scosso dalla guerra
franco-prussiana del 1870, Gautier ritorna a Parigi dove finisce i suoi giorni,
roso dalla malattia ma cosciente del
dovere dell'insegnamento e dell'esempio del quale era investito nei confronti
delle nuove generazioni. La notte del
23 ottobre 1872 il suo cuore cessa di
battere. Era impegnato in una stesura
della Storia del romanticismo nel quale
rievocava la battagliera campagna a favore dell'Ernani, opera questa che uscirà postuma, due anni dopo. Hugo,
Mallarmé e Banville gli resero l'ultimo
«brindisi funebre», e successivamente
fu seppellito nel cimitero di Montmartre
a Parigi.
Walter Bellini
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
Cellule staminali, aspetti
scientifici e questioni etiche
ANNO XXXI
IN PRIMO PIANO
Distinzione tra fede ed opere - Assenza di magistero ecclesiale, in termini
dogmatico/etici - Istituzioni di commissioni teologiche non per proibire ma per guidare...
Piproduciamo brani della prefazione di Luca Savarino alla raccolta di
saggi, Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche, pubblicato
dalla Claudiana,.
Non è infrequente – in occasione di
discussioni, di convegni, di prese di
posizione pubbliche della «Commissione
per i problemi etici posti dalla scienza»
della Tavola valdese (o più semplicemente «Commissione bioetica») – imbattersi
in interlocutori, che, con aria sorpresa,
mista a soddisfazione o a disapprova-zione a seconda dei casi, si chiedono le ragioni dellʼ«apertura» valdese sulle questioni bioetiche. Unʼapertura, reale o percepita che sia, che ha fatto dire a un
autorevole interprete del dibattito contemporaneo che la bioetica valdese rappresenterebbe un «terzo paradigma», irriducibile sia alla bioetica laica della qualità
della vita, con cui condivide molte battaglie, ma non il modo di giustificarle e di
pensarle, sia a quella cattolico-romana
della sacralità della vita, con la quale condivide un registro argomentativo di origine
cristiana, che conduce tuttavia a posizioni
etiche assai differenti.
Non dubito che anche la lettura del
documento «Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche», che qui pubblichiamo per la prima volta in volume,
con lʼaggiunta di autorevoli commenti,
potrebbe sollevare domande analoghe in
più di un lettore, anche evangelico.
Ritengo auspicabile evitare le reazioni,
pur naturali, di carattere difensivo, che
tendono a riportare tali domande a un
contesto culturale, politico e informativo,
piuttosto limitato, come quello italiano, in
cui il cristianesimo viene identificato con
la chiesa cattolico-romana e in cui lʼetica
religiosa viene ridotta alle posizioni del
magistero che la guida, considerate a loro
volta come immutabili e astoriche. È certamente vero, infatti, che in molti altri paesi lʼinterlocutore si chiederebbe le ragioni
della «chiusura» cattolico-romana e non
quelle dellʼ«apertura protestante» sui temi
bioetici; più utile, io credo, sarebbe cercare di precisare a che cosa ci si riferisce
esattamente quando si parla di «apertura
valdese sui temi bioetici». In ambito
protestante, è dʼobbligo una certa cautela,
motivata da ragioni di carattere storico e
teologico, quali la mancanza di unʼautorità
dogmatica ed ecclesiale universale, da un
lato, la distinzione tra il piano della fede e
quello delle opere, dallʼaltro. Lʼetica protestante è unʼetica della responsabilità individuale, fondata sul rifiuto di principi assoluti,
che fa riferimento alla dimensione della
«risposta», risposta alla chiamata di Dio e
alla sua parola, e allo sforzo incessante da
parte del singolo per cercare di interpretare
e comprendere tale chiamata, calandola
nei diversi contesti storici, senza la mediazione di unʼautorità ecclesiastica superiore. Allʼassenza di magistero ecclesiale, in
termini sia dogmatici sia etici, corrisponde
lo sforzo di teologi e commissioni bioetiche, istituite dalle singole chiese, che non
si propongono di stigmatizzare o di
proibire, parlando a nome dellʼintera comunità di fede, ma di guidare e di fungere da
stimolo per scelte morali che contengono
un margine ineliminabile di incertezza. In
Italia, un esempio è la «Commissione per i
problemi etici posti dalla scienza» della
Tavola valdese, un organismo composto
da studiosi e professionisti di diversa formazione, teologi, filosofi, medici, scienziati
e giuristi, che negli ultimi quindici anni ha
prodotto vari documenti4 che intendono
suscitare una libera discussione tra eguali,
a partire dalla convinzione che lʼannuncio
evangelico non possa essere tradotto
immediatamente in una norma etica oggettiva e autoevidente, ma chiami alla responsabilità e al rischio dellʼinterpretazione individuale del messaggio cristiano. A questi
documenti si fa principalmente riferimento
quando si parla di «bioetica valdese».
Sebbene la Commissione non sia la chiesa
e non parli «a nome» della chiesa, è il caso
di ricordare che, dal 2000 a oggi, il Sinodo
delle chiese valdesi e metodiste ha
approvato tre ordini del giorno su questioni
bioetiche. Il primo, che riportiamo alla fine
del presente volume, cerca di precisare il
ruolo delle Comunità di fede, nellʼambito
della sfera pubblica, su questioni poste dal
progresso scientifico. Il secondo, del 2007,
contiene un pronunciamento favorevole
allʼapprovazione di una legge sul testamento biologico e il terzo, approvato nellʼagosto 2010, accoglie il punto di vista
espresso nel documento sulle cellule staminali di cui qui si discute, con lʼauspicio
che le singole chiese possano utilizzarlo
come elemento di studio e di riflessione.
Se dovessimo tentare di sintetizzare in
poche righe lʼ«apertura» che spinge i membri di una confessione religiosa minoritaria
a dire sì alla ricerca sulle cellule staminali
embrionali e a una (vera) legge sul testamento biologico, potremmo dire che essa
si sostanzia in primo luogo come inclinazione alla laicità. È nostra intenzione
prendere sul serio il contesto pluralistico
entro cui viviamo, senza pretendere che le
nostre posizioni sui temi etici, che certo
riteniamo moralmente giustificate, ma che
sappiamo legate a una scelta di fede, debbano essere imposte per legge allʼintera
comunità umana. I documenti e le prese di
posizione della Commissione non si pongono dal punto di vista del legislatore, non
adottano unʼottica spiccatamente pratica e
giuridica, ma tentano di mantenere i problemi su un piano scientifico, culturale e
sociale, nella convinzione che il ruolo di
una chiesa non sia quello di emanare leggi
per impedire che gli individui pecchino, ma
di dar da pensare, per far sì che gli individui
scelgano in maniera consapevole.
La seconda nota caratteristica è quella
di non aver troppa paura della scienza:
siamo maggiormente preoccupati dalle
restrizioni della libertà, ivi compresa la libertà di ricerca, che non dai suoi possibili
abusi. Non crediamo esista un punto di
vista morale assoluto, fondato sulla legge
naturale e identificato con la (presunta)
ANNO XXXI
volontà divina. Lʼapproccio ai problemi
che riteniamo di dover far nostro richiama
piuttosto la centralità dellʼindividuo nelle
scelte etiche, che è tipica del protestantesimo sin dalle sue origini e che si traduce in una difesa della precedenza della
libertà sul divieto. Il terzo elemento, che è
particolarmente evidente nel documento
sulle cellule staminali, è il rifiuto di principi
etici assoluti, come quello di sacralità
della vita. Un rifiuto che nasce dalla consapevolezza di essere collocati, come
credenti e come cittadini, in un ambito che
potremmo definire «penultimo» e dalla
convinzione che qualsiasi prospettiva
etica astorica sia destinata a rivelarsi dispotica. Da un punto di vista cristiano,
insomma, cerchiamo di seguire la linea
sottile, e sempre problematica, di unʼetica
non metafisica, etica contestuale o etica
della relazione, che si sforza di non intendere la vita solo nel suo aspetto corporeo,
ma fa riferimento a una dimensione di
progettualità e di scelta biografiche e non
puramente biologiche.
In conclusione, potremmo dire che se
di «apertura» si può parlare, essa va intesa come apertura nei confronti della
modernità, nei confronti dellʼautonomia
individuale come conquista positiva e
imprescindibile sul piano etico e nei confronti della scienza come possibile realizzazione positiva dellʼimmagine di Dio nellʼessere umano.
Allʼinterno del panorama culturale nostrano, caratterizzato da schieramenti contrapposti che si fronteggiano in nome del
monopolio della verità, gli uni, e della libertà, gli altri, credo sia importante ribadire
che simili posizioni non rappresentano
unʼanomalia italiana, non sono imputabili
al destino di una minoranza religiosa e
non costituiscono un cedimento alla
modernità, privo di sostanza etica e teologica. Non ignoriamo il pluralismo e la
varietà di atteggiamenti che da secoli
caratterizzano il protestantesimo nei
riguardi della scienza: ancora oggi, a
unʼetica medica protestante improntata al
laissez faire, o decisamente favorevole a
una stretta alleanza fra teologia e medicina, si affiancano posizioni decisamente
più restrittive; a un atteggiamento aperto,
che guarda la scienza e i suoi progressi
con favore, fa da contraltare un atteggiamento che ritiene di dover limitare e
frenare il progresso scientifico e di dover
trovare nella bibbia e nel rapporto con Dio
le cause della malattia e della cura5. Le
nostre posizioni si collocano nel solco di
una parte dellʼetica protestante liberale,
europea e anglosassone, come si è configurata, almeno nei suoi tratti fondamentali, dai padri della Riforma in avanti,
unʼetica che intende il rapporto con Dio
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
IN PRIMO PIANO
non come la contemplazione oggettiva di
unʼentità superiore da cui far discendere
norme per la pratica, bensì come termine di
una relazione vivente. In unʼetica della
sacralità della vita fare la volontà di Dio
conduce troppo spesso a sottomettersi al
determinismo naturale. Crediamo invece
che il significato dellʼesistenza umana non
sia inscritto in una dimensione puramente
biologica, ma rimandi a unʼinterpretazione,
libera e responsabile, della situazione storica alla luce del messaggio cristiano. Dalla
scoperta dei meccanismi di funzionamento
naturale dellʼessere umano, insomma, non
discende alcuna indicazione relativa al
modo in cui Dio desidera che viviamo.
In conclusione, ricordo che il documento
dal titolo Cellule staminali. Aspetti scientifici
e questioni etiche è stato redatto nel lu-glio
2009 ed è il frutto di un percorso di lavoro e
discussione, durato parecchi mesi, che
intendeva fare il punto sullo stato presen- te
della ricerca sulle cellule staminali e sui
suoi sviluppi futuri. In particolare, nellʼaffrontare i principali problemi etici che tale
ricerca pone, abbiamo inteso evidenziare
come essi non possano essere ridotti alla
sola questione dello statuto ontologico dellʼembrione e abbiamo ritenuto necessario
ribadire lʼinutilità di una discussione, del
tutto ideologica, su una presunta maggiore
efficacia della ricerca sulle cellule staminali
adulte rispetto a quella condotta su staminali embrionali.
I saggi che compongono il presente
lavoro in parte commentano puntualmente
determinati aspetti del documento, in parte
sviluppano autonomamente problemi a
esso collegati, e fanno uso di una varietà di
registri linguistici e argomentativi molto
estesa, che riteniamo possa rappresentare,
anche per il lettore non specialista, una ricchezza molto più che un limite. La scelta
degli autori è avvenuta non solo sulla base
di una valutazione delle competenze dei
singoli e nellʼottica di una pur necessaria
interdisciplinarità, ma con lʼintenzione di
creare un luogo di discussione tra credenti,
protestanti e cattolici, e non credenti sulle
questioni connesse alla ricerca sulle cellule
staminali. per questo motivo, i temi
affrontati sono abbastanza ampi da non
poter essere menzionati in maniera esaustiva in sede introduttiva [...]
Luca Savarino
7
Claudiana
Novità
STAMINALI TRA GRANDI
SPERANZE
E INTERROGATIVI
Oggi la ricerca sulle cellule staminali suscita grandi speranze per le
possibilità terapeutiche che dischiude
rispetto a patologie finora giudicate
incurabili. Nondimeno solleva complessi quesiti teologici, antropologici,
etici ed economico-sociali.
Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche, a cura di
Anna ROLLIER e Luca SAVARINO,
pp. 144, € 12.
La ricerca sulle cellule staminali
suscita grandi speranze per le possibilità terapeutiche che potrebbe dischiudere, ossia combattere patologie al momento giudicate incurabili.
La medesima ricerca solleva tuttavia quesiti teologici, antropologici,etici ed economico-sociali di
grande complessità: libertà di ricerca,
tutela della salute, equità nellʼassegnazione delle risorse, salvaguardia
dellʼembrione sono infatti valori
egualmente difendibili che entrano in
aperto conflitto.
A partire dal documento sulle staminali della Commissione bioetica della
Chiesa valdese, e in continuità con
larga parte delle riflessioni etiche e
teologiche del protestantesimo storico europeo su temi quali laresponsabilità individuale e la laicità dello
Stato, il volume avvia undialogo interdisciplinare con intellettuali laici e
credenti, protestanti e cattolici.
Saggi di Alberto BONDOLFI,
Donald BRUCE, Elena CATTANEO,
Paolo CATTORINI, Elvio FASSONE,
Giulio GIORELLO, Demetrio NERI,
Anna ROLLIER, Amedeo SANTOSUOSSO, Luca SAVARINO, Paolo
VINEIS.
La ricerca e le questioni teologiche,
antropologiche, etiche ed economicosociali collegate.
· Il conflitto tra valori talvolta ugualmente difendibili.
· Libertà di ricerca, tutela della
salute, salvaguardia dellʼembrione.
8
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
STUDI PUCCINIANI
ANNO XXXI
RASSEGNA SULLA MUSICA E SUL TEATRO MUSICALE
NELL'EPOCA DI GIACOMO PUCCINI
Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro studi Giacomo Puccini,
diretta da VIRGILIO BERNARDO - MICHELE GIRARDI E ARTHUR GROOS
Questo fascicolo affronta i seguenti argomenti:il genere sinfonico italiano intorno al 1890 (col complemento del facsimile del
manoscritto della prima composizione sinfonica pucciniana); la
storia dalla Messa a 4 voci di Puccini; aspetti particolari di singole
opere, come l'aria di disperazione in Manon Lescaut o
lʼautenticità delle componenti americane della Fanciulla del West
(con l'integrazione delle interviste rilasciate dall'autore a New
York). Propone quindi la traduzione inglese del libretto di
Madama Butterfly rivisitata nel teatro Takarazuka.
This issue examines the following topics: the Italian symphonic genre around 1890
(accompanied by a reproduction of Puccini's manuscript for his first symphonic composition); the history of Puccini's Messa a 4 voci; specific aspects of individual works
such as the air of desperation in Manon Lescaut or the authenticity of the American
components in Fanciulla del West (with a supplement of Puccini's interviews in New
York). The issue finally presents the English translation of Madam Butterfly's libretto
revisited in the Takarazuka theatre.
Studi pucciniani - Rassegna sulla musica e sul teatro musicale
nell'epoca di Giacomo Puccini - Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro
Studi Giacomo Puccini, diretta da Virgilio Bernardoni, Michele Girardi e
Arthur Groos - 2010, cm 17 x 24, 202 pp. con 24 figure n.t., 33 es. mus. n.t.
e 1 tav. f.t. a colori - € 30.
CASA EDITRICE LEO S. OLSCHKI
Casella Postale 66 - Firenze - P.O. Box 66 - 50123 Firenze - Italy
email: celso@olschki. it - [email protected] - INTERNET: www.olschki.it
Tel. (+) 39 055.65.30.684 - Fax “+39) 055.65.30.214
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
IN PRIMO PIANO
9
IL LIBRO ROSSO
Carl Gustav Jung
CARL GUSTAV JUNG (1875-1961)
iniziò la sua attività nel 1900 nel
famoso ospedale «Burghölzli» di
Zurigo, sotto la guida di Eugen Bleuler,
uno dei grandi maestri della psichiatria
dinamica. Durante questi «anni di
apprendistato» mise a fuoco la sua
nozione di realtà psichica (teoria dei
complessi autonomi) ed elaborò alcuni
strumenti per la comprensione dei disturbi mentali (test di associazione verbale). Nel 1907 entrò in contatto con
Freud, con cui stabilì uno stretto rapporto umano e scientifico, assumendo
una posizione di primo piano nel movimento psicoanalitico, ma nel 1912 la
pubblicazione di Trasformazioni e simboli della libido segnò la rottura del loro
sodalizio e il distacco di Jung dalla psicoanalisi. Ne seguì un lungo periodo di
«malattia creativa», caratterizzato da
un serrato corpo a corpo con
lʼinconscio e le sue immagini archetipiche, di cui dà testimonianza il Libro
rosso.
Esperienza decisiva da cui si cristallizzarono, negli anni della maturità, il
sistema della psicologia analitica (dottrina dellʼinconscio collettivo e degli
archetipi, tipologia psicologica, energetica psichica e processo di individuazione, principio di sincronicità) e
unʼeccezionale messe di indagini storico-religiose, soprattutto nei campi dellʼalchimia, dellʼastrologia e del pensiero orientale.
Le Opere di Jung sono pubblicate
da Bollati Boringhieri a cura di Luigi
Aurigemma (24 voll., 1965-2007).
Carl Gustav Jung, IL LIBRO ROSSO, a cura di Sonu Shamdasani,
Bollati Boringhieri, 2010, pp.371+XXII,
€ 150.
Jung lavorò al Libro rosso – trascrizione in parole e immagini dei sogni e
delle visioni che popolarono il suo «viaggio di esplorazione verso l’altro polo
del mondo» – per oltre sedici anni, dal 1913 al 1930, e ancora in tardissima
età egli lo definì una sorta di presagio numinoso, l’opera di fondazione in cui
aveva deposto il nucleo vitale e di pensiero della sua futura attività scientifica.
Nondimeno, non volle mai autorizzarne la pubblicazione, e dopo di lui
anche gli eredi si attennero alla consegna.
La presente edizione, comprensiva della riproduzione in facsimile dell’originale e corredata da un ampio saggio di contestualizzazione storica e da un
ricchissimo apparato di commento, segna ora un punto di svolta, inaugurando una stagione nuova ne gli studi junghiani.
Grazie alla pubblicazione di questo che è l’inedito forse più importante
nella storia della psicologia, diviene infatti possibile ricostruire le fasi dell’autosperimentazione di Jung – e dunque comprendere la genesi e
l’articolazione dell’opera successiva – sul la base di una fonte documentaria
di prima mano, e non di congetture fantasiose e pettegolezzi.
Il Libro rosso è, in effetti, il libro segreto di Jung. Ma segreto soprattutto
in quanto riproduzione simbolica di un universo altro, rappresentazione di un
significato esistenziale che è e deve rimanere ignoto. Le immagini interiori
in esso evocate e personificate provengono infatti da un aldilà mitico, in cui
si caricano di una potenza numinosa che le rende a un tempo guaritrici e pericolose: operatori magici di forze psichiche autonome che solo attraverso un
corpo a corpo con l’inconscio è possibile neutralizzare e incanalare in un percorso terapeutico.
Quella che Jung chiamerà più tardi «immaginazione attiva», è appunto lo
strumento inedito di cui egli si servì, nel corso della sua «discesa agli inferi»,
per suscitare i contenuti archetipici della psiche e oggettivarli attraverso il
dialogo interiore, la scrittura, la pittura.
Con il suo tesoro di esperienze iniziatiche e meditazioni sapienziali e con
il suo corredo di immagini fantasmagoriche e virtuosismi calligrafici, il
Libro rosso si situa dunque al centro di una straordinaria sperimentazione
artistica e psicologica che ne fa un unicum nel panorama novecentesco.
Esso rinnova la tradizione del manoscritto miniato medievale, riprendendone tecniche scrittorie, schemi di impaginazione e moduli di decorazione
pittorica e ornamentale.
È a tutti gli effetti un libro d’arte di superiore qualità, e volutamente
prezioso: perché messo al servizio di un progetto esistenziale il cui scopo è
il compimento del proprio mito personale, l’automanifestazione della Vita
entro una vita.
Il curatore
SONU SHAMDASANI, eminente storico della psicologia e della
psichiatria, insegna al Wellcome Trust Centre for the History of Medicine dello University College di Londra.
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ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
STORIOGRAFIA
NARRATIVA
Elizabeth von Arnim,
Col-pa dʼamore, Boringhieri, 2010, pp. 314, € 17,50
Uno scandalo incombe sulla
famiglia Bott: il povero Ernest,
appena deceduto in un incidente stradale, ha diseredato la
moglie Milly. Possibile che
quegli occhi di colomba, quella
figuretta tanto dolce e amabile
meritino un castigo tanto duro?
La costernazione e l'indignazione iniziale dei Bott si
trasformano presto in dubbio e
sospetto: e se quei venticinque
anni di vita matrimoniale
nascondessero un inconfessabile segreto? La soave Milly si
è forse macchiata di qualche
oscuro peccato? Milly sa che
l'esclusione dal testamento del
marito non è che l'espiazione
per un'esistenza di doppiezza:
per tutto quel tempo ha amato
uno studioso di Oxford, Arthur.
Ora, finalmente, potrà chiarire
la sua situazione con lui, raccontargli che Ernest era al corrente della loro relazione e
accettare la sua proposta di
matrimonio. Non vede l'ora di
andarsene lontano dai Bott, lasciando tutti lì a bisbigliare su di
lei. D'impulso Milly esce di
casa con un piccolo bagaglio e
si dirige alla stazione. Ma nulla
andrà secondo le sue aspettive.
Autrice brillante ed anticonformista, Elizabeth von Arnim
conferma qui la sua straordinaria abilità nel tratteggiare precisi
e caustici ritratti di un mondo
dominato dall'ipocrisia e dalle
convenzioni sociali. Nella sua
profonda, incisiva e divertentissima messa a nudo dell'animo
di ciascuno dei suoi protagonisti, l'accento cade sui punti
scoperti della cosiddetta morale
comune: davvero si può parlare
di colpa quando si tratta di
amore?
Banana Yoshimoto, Un
viaggio chiamato vita, Feltrinelli, 2010, pp. 192, € 13.
La vita è un viaggio, e come
tutti i viaggi si compone di
ricordi. In questo libro, Banana
Yoshimoto raccoglie preziosi
frammenti di memoria e ci porta
con sé, lontano nel tempo e nel
mondo. Dalle emozioni del
primo amore alla scoperta della
maternità,
dalle
piramidi
egiziane alla Tokyo degli anni
settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura,
ricostruisce le emozioni dell’esistenza a partire da un profumo,
da un sapore, da un effetto di
luce o dal rumore della pioggia
e del vento. È così che una
pianta di rosmarino ci trasporta
da un minuscolo appartamento
di Tokyo al tramonto luccicante
della Sicilia, e che un contenitore pieno di alghe diventa
l’occasione per esplorare il
dolore della perdita. I pensieri in
libertà di Banana Yoshimoto ci
accompagnano fino al centro del
suo mondo letterario e lungo il
nostro personale “viaggio della
vita”, fatto di promesse e di
incontri, di stupore e di meraviglia, di malinconia e di sofferenza. Dalle pagine di questo
libro, l’autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a
non perdere mai la fiducia negli
altri esseri umani, perché quello
che rimane, al termine del più
difficile dei viaggi, è il riflesso
nella nostra memoria di ogni
singolo giorno vissuto
L. Carfagna, Cavour, Il
Mulino, 2010, pagine 256,
€ 12.
Il primo miracolo italiano è
stata l'Italia stessa e Cavour ne
fu il geniale regista.
Uomo di cultura economica, politica, amministrativa, e
non letteraria, era il più
europeo degli italiani del
tempo e il meno italiano degli
uomini del Risorgi-mento: e
questa fu la sua carta vincente.
L'Italia nacque infatti da
una volontà di allineamento al
progresso europeo.
"Virtuoso" e "fortunato"
come un eroe machiavelliano,
Cavour fu un politico autentico, un gran-de alchimista di
quell'arte che tenta di estrarre
l'oro da una combinazione di
metalli vili.
Contrastò apertamente le
idee repubblicane di Giuseppe
Mazzini e spesso si trovò in
urto con Giuseppe Garibaldi
della cui azione temeva il
potenziale rivoluzionario.
In politica estera coltivò
con abilità l’amicizia con la
Francia grazie alla quale
ottenne l’espansione territoriale del Piemonte in Italia settentrionale e in Toscana.
Benché non avesse un disegno di unità nazionale preordinato riuscì con successo a
gestire gli eventi che portarono alla formazione del
Regno d’Italia.
Luciano Cafagna, già professore di Storia contemporanea nell'Università di Pisa, è
stato commissario.
R. Campa (a cura di), I
trattatisti spagnoli del diritto delle genti, Il Mulino,
2010, pp. 944, € 50,00.
Questo volume presenta
un'anto-logia di testi sin qui
inediti in lingua italiana. Si tratta
di scritti del XVI secolo, opera
dei trattatisti spagnoli del diritto
delle genti: Bartolomé de Las
Casas, Juan Luis Vives, Juan
Roa Dávila, Francisco Suárez,
Luis de León, Juan Ginés de
Sepúlveda, Martín de Azpilcueta. Voci di prestigio che intervennero nel dibattito sulla conquista spagnola del Nuovo
Mondo, sulla sua legittimità, sui
modi della amministrazione spagnola in quei lontani territori e
sui rapporti fra i colonizzatori e
le popolazioni locali. Mentre
Ginés de Sepúlveda teorizzò una
congenita inferiorità degli indios
- idolatri, peccatori contro natura, autori di sacrifici umani - e
dunque la necessità del loro
assoggettamento, una "guerra
giusta" al fine di convertirli alla
vera fede, Bartolomé de Las
Casas si schierò a favore dei
diritti degli indigeni, condannando l'espansionismo europeo e
l'uso della violenza come metodo di evangelizzazione. La situazione ultramarina arriverà a
sollevare dubbi di coscienza
persino nello stesso Carlo V,
che convocherà, per risolvere
la questione, la Giunta di
Valladolid del 1550, presaga
della turbativa epocale.
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
STORIOGRAFIA
Agnese Grieco, Anatomia di una
rivolta (Andreas Baader, Ulrike
Meinhof, Gudrun Ensslin. Un racconto a più voci) Il Saggiatore,
2010, pp. 416, € 22.
Anni settanta. Un manipolo di
uomini e donne fa tremare la
Repubblica federale tedesca. È la
Rote Armee Fraktion. Lʼorganizzazione terroristica dʼispirazione marxista-leninista che dà il via alla «guerra
dei sei contro sei milioni», come la
definirà Heinrich Böll. Andreas
Baader, Gudrun Ensslin, Ulrike
Meinhof, Jan-Carl Raspe, Holger
Meins e Horst Mahler contro tutta la
Germania. Il dramma inizia tra Berlino
e Francoforte sul Meno. Si chiude a
Stoccarda, con lʼimponente ultimo
atto messo in scena a Stammheim, il
carcere di massima sicurezza in cui si
svolge il processo più lungo e costoso
della Repubblica federale tedesca. E
dove il 18 ottobre 1977 i fondatori
della Raf furono trovati morti nelle loro
celle.
Nel ricostruire la vicenda esemplare della banda Baader-Meinhof,
sullo sfondo delle svolte e avanguardie culturali, degli attentati e delle
tensioni di quegli anni, Agnese Grieco
indaga lʼorigine e il significato dellʼidea di una rivoluzione radicale che,
insieme alla Germania, investì tutta
lʼEuropa. Immergendosi nellʼintimità
dei suoi protagoni sti attraverso scritti
privati e immagini dellʼepoca, analizza
i valori libertari originari e la loro
drammatica trasformazione in impulsi
distruttivi e autodistruttivi, che condurranno i militanti della lotta armata alla
teorizzazione del «corpo come
arma».
Umanità e violenza, la lotta fino al
sacrificio come unica possibilità di
sopravvivenza individuale sono le
categorie che fanno rientrare la vicenda della Raf nel solco del nichilismo e
del terrorismo ottocentesco euro-peo,
e russo in particolare. Anatomia di
una rivolta è un appassionante libro di
storia politica che indaga tragici tracciati esistenziali e supera la spettacolarizzazione del male per restituirci
lʼanima inquieta della Germania.
Ernesto Galli della Loggia, L'identità italiana, Il Mulino, 2010,
pagine 200, € 12,00.
"Da Braudel Galli della Loggia ha
implicitamente ripreso un'importante
indicazione metodologica, riassumibile nel motto 'descrivere, vedere, far
vedere'" (Alessandro Campi)
Frutto di una vicenda millenaria,
ricca di prestiti e contaminazioni, resa
possibile dall'esistenza di un unico
terreno storico: l'identità italiana è tuttora percepita come fragile e non ha
saputo tradurre nelle forme della
modernità un'idea unitaria del paese.
E' il paradosso su cui riflette Galli
della Loggia, intrecciando molti fili: il
paesaggio e il quadro ambientale,
l'eredità latina e il retaggio cristianocattolico, il policentrismo urbano e
regionale, l'individuo stretto tra famiglia e oligarchia, l'invadenza della
politica e la debolezza dello stato.
Manfred Hermann Schmid, Le
opere teatrali di Mozart, Boringhieri, 2010, pp. 144, € 17.
Fra monografie di centinaia di
pagine, che considerano tutti i lavori
mozartiani per il teatro, e «letture» di
singole opere, questo libro offre proprio quello che mancava: una scelta
critica delle massime opere mozartiane, che rappresentano i punti dʼarrivo dei generi teatrali settecenteschi.
Ai primi tre capitoli di carattere introduttivo ne seguono tre che affrontano
le opere campione: Idomeneo e La
clemenza di Tito per quanto riguarda
lʼopera metastasiana; le tre commedie
musicali su libretti di Da Ponte (Le
nozze di Figaro, Don Giovanni, Così
fan tutte come esempi di opera buffa;
Il ratto dal serraglio e Il flauto magico
come esempi di opera in lingua
tedesca.
Non mancano ovviamente scorci e
riferimenti che coinvolgono tutte le
opere di Mozart.
MARITAIN
OPERE (VOLUMI SINGOLI)
Primato dello spirituale
Pref. di Giorgio Campanini
Pagine 296, € 18
Da Bergson
a Tommaso d’Aquino
(Saggi di metafisica e di morale)
Pagine. 240, € 16
Antimoderno (Rinascita
del tomismo e libertà intellettuale)
Pagine 264, € 16
Il Dottore angelico
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 168, € 13
Léon Bloy, pellegrino
dell’Assoluto
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 160, € 13
La tragedia
delle democrazie
logos
Presentazione di Raimondo Spiazzi
Pagine 112, € 13
11
12
ANNO XXXI
Il diritto della dignità
umana
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
POLITICA
CRISTIANESIMO
Riflessioni sulla globalizzazione
dei diritti umani
Con la Carta delle Nazioni
Unite (1945) e la Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani
(1948) si è aperta una nuova
era nella storia dell'umanità.
Il principio secondo cui «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti,
eguali e inalienabili, costituisce
il fondamento della libertà,
della giustizia e della pace nel
mondo» prende il posto del
principio di sovranità degli stati.
Ha così inizio una rivoluzione
copernicana nell'ordinamento
internazionale: la dignità umana come il sole al centro del
sistema, l'etica universale recepita dalla norma giuridica
che se ne fa traghettatrice nei
vari campi, a cominciare da
quello della politica.
La globalizzazione dei diritti
ha preceduto la globalizzazione in atto nei vari campi,
esiste quindi la «bussola globalizzata» per rispondere, in
corretto rapporto di scala, alle
sfide del governo della globalizzazione. Quanto proclamato
dalla Dichiarazione Universale
è il risultato di un processo carsico della civiltà del diritto: i vari
percorsi costituzionali, separatamente realizzati dagli stati
nel corso dei secoli, sono
emersi in superficie confluendo
nell'alveo di un nuovo Diritto
internazionale che esalta la vita
delle persone e l'eguaglianza
dei diritti fondamentali.
La Dichiarazione Universale
è all'origine di un folto gruppo di
convenzioni giuridiche e protocolli che costituiscono il corpus
organico del vigente Diritto
panumano.
Per l'effettività di questo
operano organismi specializzati
a livello internazionale, nazionale e locale: dal Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite alle
Corti regionali (europea, interamericana, africana), dal-l'Alto
Commissario delle Nazio-ni
Unite alle Commissioni na-zionali per i diritti umani.
Le organizzazioni di società
civile con finalità di promozione
umana si stanno appropriando
del nuovo Diritto, facendone il
perno della loro legittimazione,
formale e sostanziale, ad agire
dentro e fuori degli stati di
appartenenza.
Il volume intende offrire una
chiave di lettura per così dire
architetturale di una realtà
giuridica vasta, complessa,
fortemente innovativa.
Antonio Papisca, Il diritto
della dignità umana (Riflessioni sulla globalizzazione
dei diritti umani), Marsilio,
2011, pp. 176, € 17.
Interpretazione e scrittura
Le Edizioni Il Mulino publicheranno verso la fine di gennaio un saggio, Perché leggere i classici (Interpretazione e
scrittura), in cui G. Cambiano si chiede tra lʼaltro quali siano
le ragioni che hanno indotto schiere di autori a occuparsi di
interpretare, confutare o rafforzare i classici. E soprattutto:
che senso ha oggi avvicinarsi alla lettura di testi filosofici che
possono avere origine in un passato culturalmente e cronologicamente anche molto lontano? Il volume ripercorre alcuni momenti centrali del dibattito svoltosi fra Otto e Novecento
sui classici e sul processo della loro mediazione. Dopo aver
sottoposto a una serrata critica gli argomenti pro e contro
ciascun uso possibile dei testi canonici della tradizione,
l'autore individua proprio nella loro «alterità» culturale il contributo più efficace che essi sono tuttora in grado di fornire.
termini di ricchezza e libertà della conoscenza.
Sergio Fabbrini, Addomesticare il Principe (Perché i
leader contano e come controllarli), Marsilio, 2011, pp.
160, €
La buona democrazia
necessita di leader che sappiano «mettere le mani negli
ingranaggi della storia», diceva Max Weber, ma deve
anche preoccuparsi che lo
facciano per migliorare, e non
per peggiorare, il suo procedere. Negli ultimi anni,
sostenuta dalla personalizzazione della politica, dal ridimensionamento del ruolo dei
partiti e dall'importanza crescente della politica internazionale, si è registrata una
formidabile ascesa decisionale dei leader degli esecutivi.
Le esperienze di governo di
Tony Blair, Nicolas Sarkozy,
Silvio Berlusconi e Barack H.
Obama dividono in modo radicale l'opinione pubblica e scientifica. Sergio Fabbrini analizza le caratteristiche della
leadership odierna e conduce
una riflessione sulla natura
del potere dei leader democratici, sulla democrazia liberale e i suoi dilemmi. Se impedire l'ascesa del Principe è
sbagliato, prima ancora che irrealistico, addomesticarequell'ascesa è possibile, prima
ancora che necessario. È
tempo, quindi, di elaborare
una cultura politica del governo democratico adeguata alle
nuove sfide che si profilano
all'orizzonte.
R. Morozzo della Rocca (a
cura di) La modernità e i mondi cristiani, Il Mulino, 2010, pp.
304, € 23,00.
Il volume raccoglie contributi
di storici, filosofi, sociologi, sul
rapporto fra le diverse Chiese
cristiane (ortodosse, cattoliche,
protestanti) ed i fenomeni della
modernità
nel
Novecento:
modernità che viene semplicemente e limpidamente qui intesa
secondo il significato più diffuso
nella cultura comune, come il
"nuovo, in tutte le sue forme".
Con taglio comparativo, il volume descrive scenari diversi,
passando dall'Europa occidentale a quella orientale, dall'Africa
all'America Latina. E se a titolo
di ampia sintesi si può osservare che i protestanti in genere
hanno stretto alleanza con la
modernità mentre i cattolici e gli
ortodossi l'hanno spesso fronteggiata con apprensione, nella
preoccupazione di perdere o
diluire la propria identità,
emerge comunque, poi, nella
concretezza, una grande varietà
di approcci: per cui, secondo le
circostanze, la modernità viene
benedetta o esecrata, amata o
rigettata, ma anche equilibratamente distinta nei suoi aspetti
ora positivi ora negativi. Da segnalare l'originalità dell'oggetto e
del taglio della ricerca: i "mondi
cristiani", e dunque le tre grandi
comunità dei seguaci di Cristo; e
all'interno di esse, ancora,
approcci ulteriormente differenziati, in relazione alla varietà dei
tempi, dei luoghi, delle sensibilità. "Mondi cristiani", e non già
un cristianesimo monolitico: perché la relazione fra cristianesimo e modernità si declina tutt'altro che al singolare
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
EDITRICE OLSCHKI / Novità
IN THE LIGHT
OF THE ANGELS
P
rimo studio organico sulle operazioni angeliche nella Com-media,
questo libro colloca l'angelologia dantesca nel dibattito teologico e filosofico
del XIII secolo sulla natura e funzioni
delle sostanze separate. Evidenziando
l'originale fusione di tradizioni classiche e patristiche nel disegno provvidenziale del poema, argomenta la centralità degli angeli nel sistema eticocosmologico del poema e nella sua
strategia narrativa, aprendo nuove
prospettive interpretative di figure
come il «messo» celeste; gli angeli purgatoriali; Beatrice.
As the first organic study on angelic
operations in the Divine Comedy, this
book puts Dante's angelology within the
XIII century theological and philosophical debate on the nature and functions
of separate substances. Highlighting the
original fusion of classical and patristic
traditions within the providential outline of the poem, it argues the centrality
of angels inthe Comedy's ethical-cosmological system and narrative strategy, opening new interpretations«of figures such as the ÇHeavenly Messenger»; the Purgatory angels; and Beatrice.
Susanna Barsella, In the Light
of the Angel's. Angelology and
cosmology in Dante’s divina
commedia - Biblioteca dell’Archivum Romanicum. Serie I, vol. 370, 2010, cm 17 x
24, XVI-214 pagine. English
Text. € 23.
I LUMI E LA
RIVOLUZIONE FRANCESE
I
n questo bilancio politico, storiografico, filosofico e critico-letterario sono soprattutto affrontate due
questioni: secondo quali modalità il
discorso italiano del Novecento ha
usufruito, sul piano sia simbolico che
teorico e pratico, di questi due grandi
momenti della modernità francese e
europea? E di converso, in che modo
i grandi cambiamenti politici e culturali del XX secolo hanno trasformato la percezione dei Lumi e della
Rivoluzione in settori chiave della
cultura italiana?
This political, historical, philosophical and literary
assessment addresses mainly two issues: in what
way did 20th century Italian discourse benefit - on a
symbolic as well as theoretical and practical level
— from these two great moments of French and
European modernity? And conversely, how did the
major cultural and political changes of the 20th century transform the perception of the Enlightenment
and the Revolution in key areas of Italian culture?
Dans ce bilan historique, philoso-phique et littéraire
sont abordées deux questions: comment le discours
italien du XX aussi bien symbolique que théorique
et pratique, ces deux grands moments de la importants changements culturels et politiques du XX a-til remis en jeu?
I lumi e la rivoluzione francese nel dibattito italiano del XX
secolo / Les lumières et la Révolution française dans le
débat italien du XX s. Atti del
Convegno internazio-nale di
studi. Musée de la Ré-volution
française, Vizille (Is-dère), 2728 settembre 2007. A cura di
Gilles Bertrand e Enzo Neppi
(Mais Gabinetto Scientifico
Letterario G.P. Vieusseux.
Studi, vol. 20 2010, cm 17 x 24,
316 pp. con 1 fig. n.t. € 32.
I
13
IL MOVIMENTO
IMMOBILE
E LA FISIOLOGIA
l metodo grafico, nato in Germania
nei laboratori di fisiologia, fu portato a maturità nella seconda metà del
XIX secolo al Collège de France da E.J. Marey e dal suo meno noto successore C. E. François Franck. La fisiologia come disciplina autonoma si strutturava così sulla base di un tentativo di
geometrizzazione e immobilizzazione
visuale del movimento vitale. In
questo saggio si espongono i successi
e gli scacchi di questo programma di
ricerca ricostruendo i momenti salienti
della biografia scientifica dei due fisiologi.
The graphic method in physiology, invented in Germany, was brought to
maturity in the second half of the nineteenth century in France by E.-J.
Marey and his lesser known successor
François-Franck. Physiology as an
autonomous discipline was structured
on the basis of immobilization and
geometrization of vital movement. In
this essay the successes and drawbacks
of this research programme are outlined by reconstructing the highlights
of the two physiologists’ scientific
biographies.
Liborio Dibattista, Il movimento immobile e la fisiologia di E.-J. Marey e c.e.
François-Franck (18-681921). Biblioteca di storia
della scienza, vol. 54, 2010,
cm 17x24, XVI-340 pagine
con 113 figg. n.t. e 2 tavv. f.t,
€ 35.
ANNO XXXI
CLAUDEL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
Il libro di Cristoforo Colombo
Il festino della saggezza
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
logos
Amo la Bibbia
14
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
INTERVALLO
MAX SCHELER
L’eterno
nell’uomo
Questʼopera è giustamente considerata uno
dei principali contributi
della filosofia della religione del nostro secolo.
Lʼoggetto principale nʼè
infatti «il divino come assolutamente esistente e
santo» e lʼassioma fondamentale è quello «dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa».
Con ciò Scheler si
oppone a tutti i tentativi,
compiuti soprattutto ad
opera dellʼIlluminismo
dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori estrareligiosi. Per lui lʼuomo è
per essenza «teomorfo», cioè ha la sua perfezione, la sua forma in
Dio. Tutte le teorie che
deducono la religione
dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura
fisica (materialismo),
dalla cultura umana (storicismo),sono errate, per
ché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è
in Dio.
Un ampia introduzione (oltre cento pagine)
di Ubaldo Pellegrino,
dellʼUniversità di Padova (che lʼha anche
tradotto e per il primo)
arricchisce il volume.
.
Max
Scheler,
Lʼeterno nellʼuomo, A cura di U-
baldo Pellegrino,
Logos, Roma, pagine 468, € 36.
MARCEL
Il declino
della saggezza
A differenza di Sartre
che in un’intervista-testamento dichiarava apertamente il fallimento del
propensiero con la rinunzia alla stessa dualità fenomenologica dell’«essere-in-sé» e dell’«essere-per-sé», Marcel nel
suo «Testamento filosofico» del 1969, rinnovava il suo rifiuto alla linea
del «cogito» e la preferenza per la «filosofia
itinerante».
Il presente volume è
un documento fra i più
luminosi di quest’impegno, ma non si tratta di
accettare una filosofia,
bensì di progettare una
«ripresa» – per dirla con
un’espressione kierkegaardiana – ossia di un
«ri-torno al fondamento», al fondamento», secondo l’espressione di
Heidegger che gode le
simpatie del Marcel per
il quale – con ottimismo
davvero invidiabile — la
denuncia dell’«oblio dell’essere» ed il richiamo
all’«essere dell’essente»
sfugge alla risoluzione
nichilistica del principio
d’immanenza.
Gabriel Marcel, Il declino della saggezza, Logos, Roma, pp.
128, € 10.
CLAUDEL
Giovanna
d’Arco al rogo
Concepito
come
«oratorio», il testo di
Paul Claudel, Giovanna
dʼArco al rogo. sviluppa, in un crescendo altamente drammatico, una
visione di Giovanna nellʼimminenza del supplizio.
Sul rogo ella rivive gli
episodi più salienti della
sua vita: lʼinfanzia a
Domremy, la lotta contro
gli inglesi, lʼentrata del
re a Rheims, il tradimento dei chierici, lʼaccusa
di stregoneria, la condanna al rogo.
Musicato da Honegger — che nʼè riuscito a
rendere, con una sorprendente coloritura orchestrale, lʼesuberanza
mistica, popolaresca e
truculenta del linguaggio
claudeliano — questʼoratorio drammatico in
Italia è stato rappresentato allʼAdriano di Roma
il 20 dicembre 1942 (dir.
B. Molinari), alla Scala
di Milano il 4 aprile 1947
(dir. Paul Sacher), al
San Carlo di Napoli il 5
dicembre 1953 (prot. I.
Bergman, reg. R. Rossellini, che nel 1954 ne
ha anche realizzato una
versione cinematografica), il 15/17 aprile 1984
nellʼauditorio dellʼAc-
cademia di Santa Cecilia (dir. G. Albrecht,
prot. Barbara Sukowa)
ed al Teatro Verdi di
Firenze...
Edizioni Logos,
Roma, testo originale a fronte, a cura
di Luigi Castiglione, pagine 128, ill.,
€ 16.
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
EDIZIONI MEDITERRANEE
IL MANDALA
CONTRO
IL CANCRO
Daniela Respini
Nella prima parte del libro l'Autrice
affronta un itinerario per il mondo alla
scoperta di come il Mandala sia stato
utilizzato praticamente fin dagli albori
dell'umanità. Questo libro, però, nasce
dalla voglia di raccontare l'esperienza
personale della dottoressa Respini con
le persone ammalate di cancro e del
loro incontro con il Mandala. Per questa ragione, la seconda parte del volume comprende una breve descrizione
della psiconcologia, una branca complessa della psicologia che studia e
affronta le problematiche psicologiche
connesse alla malattia oncologica.
Una disciplina che va oltre la persona
afflitta dalla malattia, tenendo in grande considerazione anche il contesto,
dalla famiglia allʼequipe curante. Segue poi una descrizione delle caratteristiche delle persone ammalate di cancro, in particolare della condizione psicologica sociale e culturale di chi viene
a sapere dall'esperienza diretta fatta
nel Day Hospital di Oncologia medica
dell'Unità Operativa Complessa dell'Ospeda-le G. Di Maria di Avola (SR), con
le persone in trattamento antineoplastico e con quelle che si trovavano a
casa perché alla fine del loro percorso
di vita in quanto incurabili. E lì che
l'Autrice ha sperimentato una Mandala,
che ha come fine ultimo quello di
accompagnare la persona malata di
cancro al raggiungimento dell'armonia
e dunque alla guarigione della propria
anima. Conclude il libro una panoramica sul-le terapie alternative e complementari che possono integrarsi con gli
approcci tradizionali, per garantire una
qualitˆ di vita dignitosa e il pieno rispetto della persona.
Daniela Respini, Il Mandala
contro il cancroI. Edizioni Mediterraanee, 2010, pp. 144, 78
foto a colori,€ 17, 50.
IL CODICE
DIVINO
DELLʼAMORE
Kazuo Murakami
«Il genere umano, nel XXI secolo, si
trova ad affrontare sfide impossibili da
vincere solo grazie alla scienza o alla religione. Dobbiamo unire il nostro sapere
spirituale alle conoscenze scientifiche se
vogliamo sconfiggere la sofferenza. Il libro di Kazuo Murakami ci avvicina a questo traguardo».
SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA
Gli ultimi studi compiuti da ricercatori
come Murakami hanno rivelato, invece,
che i geni cambiano in risposta a diversi
fattori. È vero che l'ereditarietà influisce
sulle qualità e sulle abilità individuali, ma,
sebbene questi tratti siano trasmessi
geneticamente, i nostri geni sono dotati
anche di un «interruttore on/off» che può
attivarli.
L'«interruttore» viene azionato, per
esempio, dall'eserciziofisico, dall'ambiente, dall'atteggiamento mentale e
addirittura anche dalla risata (Murakami
ha dimostrato che essa riduce significativamente i livelli di zucchero nel sangue
dei diabetici dopo i pasti).
Imparare quindi ad attivare geni positivi e a disattivare quelli negativi può
aprire infinite possibilità per espandere il
potenziale umano.
Ma lo scienziato giapponese si sofferma anche a riflettere sul sorprendente
meccanismo della vita, perfetto, misterioso, controllato dal nostro codice
genetico, e conclude che un ordine tanto
superbo non può essere frutto di una
mera coincidenza.
Dietro l'armonia del mondo deve
esserci qualcosa di«dio» e che lui, da
scienziato, definisce «Qualcosa di
Grande», un'ori-gine comune a tutto
l'esistente che va rispettata trattando con
dignità la vita in ogni sua forma.
Kazuo Murakami, Il Codice
divino dellʼamore, Vincitore del
Max Planck Awardper la Ricerca,
Edizioni Mediterranee, pp. 128
pagine, 10 foto a colori, € 12,50.
15
LO YOGA
DELLʼAMORE
Jean Herbert
Le gesta di Krishna
La ricerca dello sviluppo spirituale
(yoga, sadhanaun'arte, ha perciò regole
ristrette che le Scritture sacre descrivono con una minuzia e una precisione probabilmente ineguagliate. Ordinando metodicamente ciò che riferiscono in merito i numerosi testi sacri,
Herbert ne trae un profondo insegnamento, quello della via del Bhakti Yoga,
lo Yoga dell'Amore.
L'autore descrive dettagliatamente ogni
ostacolo con cui si scontra chi si vuol
impegnare sulla strada spirituale, e il
modo di superarlo in modo pratico.
Il mito di Krishna costituisce un vero
manuale ,minuzioso e preciso, per colui
che vuole seguire fino in fondo la via
dell'Amore divino, e il colto e documentato saggio di Herbert, affrontandolo dal
punto di vista yogico, costituisce quindi
un prezioso strumento di riflessione e di
meditazione.
Lʼautore. Jean Herbert (1896-1980),
che nel 1946 ha fondato la collana
«Spiritualités vivantes» dell'editore
francese Albin Michel, ha dedicato la
maggior parte della sua vita a divulgare
in Occidente i tesori delle saggezze orientali e in particolar modo dell'India. La
sua opera di autore e di editore ha
influenzato intere generazioni.
Jean Herbert, Lo yoga dellʼamore, (Le gesta di Krishna),
Edizioni Mediterranee, 2010, pp.
144, 10 disegni, € 14,50.
16
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
Cronache dall’ALDIQUÀ
Le cimici di Bossi
Il Papa re(bus) legifera sul denaro
Barenboim applaudito alla Scala
IOR: Gip conferma sentenza
di condanna
Proteste alla Scala, petardi
e lacrimogeni
Grande successo alla Scala della «Valchiria» di Wagner che nʼha
aperto la stagione
Una salve di applausi lunga 14 minuti ha salutato il successo di «Die Walküre» di
Wagner, diretta da Daniel Barenboim, che ha aperto la stagione della Scala. Mazzi di
fiori lanciati agli artisti e ovazione personale per il direttore dʼorchestra Berenboin e
anche qualche «Buon Natale Presidente» diretti al Capo dello Stato Giorgio Napolitano.
La situazione in piazza della Scala dopo gli incidenti tra i manifestanti e le forze dell'ordine è tornata relativamente tranquilla. I rappresentanti degli immigrati, dei lavoratori
dello spettacolo e i giovani dei collettivi studenteschi sono tutti radunati sotto palazzo
Marino, dal lato opposto a quello del teatro, circondati da un
robusto cordone di forze dell'ordine, sempre in assetto antisommossa.
TAFFERUGLI E SCONTRI - Tafferugli si sono verificati in Piazza
della Scala a Milano tra il gruppo dei collettivi studenteschi e le
forze dell'ordine. I carabinieri in assetto antisommossa hanno
allontanato una cinquantina di giovani che stavano manifestando
alla fine di Piazza della Scala spingendoli alcuni metri indietro
verso via Santa Margherita, facendoli arretrare.
Durante la carica sono stati esplosi alcuni petardi dagli studenti e
lacrimogeni dalle forze dell'ordine. Un carabiniere e un poliziotto
sono stati medicati sul posto in un'ambulanza a pochi metri dal
teatro.
INCIDENTI? LISSNER, TRISTE, COSÌ IN TUTTA EUROPA - «E'
così in tutta Europa, è triste». Così il sovrintendente della Scala Stephane Lissner ha
commentato gli incidenti in piazza Scala prima dell'inizio della Valchiria che inaugura la
stagione. "Avrà altro da fare", così il sovrintendente alla Scala Stephane Lissner ha
commentato l'assenza del ministro della Cultura, Sandro Bondi, alla prima della Scala.
"Non commento, mi dispiace", si è limitato ad aggiungere.
APPLAUSI PER NAPOLITANO - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è
stato accolto al suo ingresso alla Scala dagli applausi. Scortato dal sindaco Letizia
Moratti e dal sovrintendente Stephane Lissner, ha sottolineato il suo impegno nel ren-
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
POLITICA E POLITICHERIE
17
Le cimici di Bossi
A rivelare lʼepisodio lo stesso leader del Carroccio
A rivelare l'episodio è stato lo stesso leader del Carroccio Umberto Bossi, durante
una chiacchierata coi giornalisti a Ponte di Legno, dove si trova in vacanza con la
famiglia. Bossi ha raccontato che le cimici sono state rinvenute nella sede del ministero delle Riforme in largo Chigi e nell'appartamento dove risiede a Roma, vicino
Porta Pia. A stretto giro la procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale.
Il leader del Carroccio ha detto di non aver presentato denuncia, ma di aver
avvisato il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, che ha inviato degli uomini a fare gli opportuni controlli, dopo che una prima bonifica era già stata fatta da privati. A far scoprire le cimici la segretaria di Bossi. «Si è accorta che troppa gente
sapeva cose che avevo detto solo a lei. Ha avuto un sospetto e ha deciso di chiamare una società privata per fare la bonifica». Privati per minimizzare, precisa il ministro. «In ufficio hanno trovato una cimice e casa mia a Roma era piena: allora sono
venuti gli uomini di Maroni». «Non c'è alcuna inchiesta -ha chiarito- perché non ho
fatto denuncia; tanto l'inchiesta non avrebbe trovato niente». Il leader leghista ha
riferito di non sapere l'identità di chi ha piazzato le cimici. «Come si fa a saperlo?»,
ha chiesto, «sono scemi, sì, ma non del tutto». Sono state trovate cimici anche nell'abitazione di Gemonio? «No, lì ho un fucile da caccia e una rivoltella».
***
Escort Fini, aperte le indagini
La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale dopo la querela di
Gianfranco Fini "sull'avvenuta pubblicazione su internet di notizie false ed infamanti
- così come riferito ieri dal portavoce del presidente della Camera - riguardanti una
donna di Reggio Emilia dai facili costumi". Il reato ipotizzato dagli inquirenti di piazzale Clodio, secondo quanto si è appreso, è quello di diffamazione a mezzo stampa
e tentata estorsione. Nel chiedere l'identificazione dei responsabili e degli eventuali
mandanti delle notizie, il portavoce di Fini aveva precisato ieri che "nella predetta
denuncia si sottolinea l'esigenza di tutelare, ancor prima dell'onorabilità personale
dell'attuale Presidente della Camera, l'organo istituzionale dal medesimo rappresentato e si ipotizzano, oltre al reato di diffamazione a mezzo stampa, quelli assai più
gravi di estorsione, di attentato ad un organo costituzionale e di cospirazione politica".
Il Politichiere
SOTTO LA CUPOLA
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011
tispecie delittuose, che ricomprendono il
riciclaggio, l'autoriciclaggio ed altri comportamenti delittuosi (dalla tratta al traffico di droga) che generano i proventi,
poi ''ripuliti'' dal riciclatore), per le quali
sono previste sanzioni penali, come il
carcere (fino a 20 anni).
Il Papa re(bus)
legifera sul denaro
Il Vaticano ha varato una vera e propria «rivoluzione» nella propria legislazione, che riguarda principalmente i
provvedimenti antiriciclaggio e antiterrorismo, ma anche norme diverse,
dalla regolazione della monetazione,
fino all'aggiornamento del «codice
penale» della Santa Sede, con il contrasto alla tratta, alla droga, al traffico
di rifiutipericolosi. In esecuzione della
Convenzione Monetaria tra lo Stato
della Città del Vaticano e lʼUnione
europea del 17 dicembre 2009, sono
state emanate quattro nuove leggi. 1: «Legge concernente la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio dei
proventi di attività criminose e del
finanziamento del terrorismo».
2: «Legge sulla frode e contraffazione di banconote e monete in
euro».
3: «Legge relativa a tagli, specifiche, riproduzione, sostituzione e ritiro
delle banconote in euro e sull'applicazione dei provvedimenti diretti a
contrastare le riproduzioni irregolari di
banconote in euro e alla sostituzione e
al ritiro di banconote in euro».
4: '«Legge riguardante la faccia, i
valori unitari e le specificazioni tecniche, nonche' la titolarita' dei diritti
d'autore sulle facce nazionali delle
monete in euro destinate alla circolazione».
PROCESSO DI ELABORAZIONE È stato condotto con l'assistenza del
Comitato misto, composto da rappresentanti dello Stato della Citta' del
Vaticano e dell'Unione Europea. La
Delegazione dell'Unione Europea e'
costituita, a sua volta, da rappresentanti della Commissione e della
Repubblica italiana, nonche' da rappresentanti della Banca centrale europea.
LA LEGGE PREVENZIONE DEL
RICICLAGGIO E DEL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO Contiene, in un corpo unitario le fat-
CONFORMITÀ CON REGOLE UE L'impianto normativo, pur tenendo conto
delle peculiarita' dell'ordinamento vaticano in cui si inserisce, e' conforme ai
principi e alle regole vigenti nell'Unione
europea, risultando cosi' allineato a
quello di Paesi che, in questo ambito,
dispongono di normative avanzate. Cio'
e' testimoniato dalle previsioni, tra
l'altro, in materia di autoriciclaggio (fattispecie non ancora contemplata in
Paesi a stringente legislazione), dai
SI DELEGANO I COMPETENTI
ORGANI GIUDIZIARI VATICANI ad
esercitare, per i reati in materia di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, la giurisdizione penale. AIF - il
Presidente con i membri del Consiglio
direttivo sono nominati dal Santo Padre.
E' chiamata ad emanare complesse e
18
delicate disposizioni di attuazione,
indispensabili per assicurare che i
soggetti della Santa Sede e dello Stato
della Citta' del Vaticano rispettino i
nuovi ed importanti obblighi di antiriciclaggio e di antiterrorismo a partire dal
1º aprile 2011.
***
IOR: GIP CONFERMA
sequestro 23 mln €
Il gip del tribunale di Roma ha respinto,
il 20 dicembre 2010 , l'istanza presentata
dai legali dello Ior in merito al sequestro di
23 milioni di euro depositati su un conto del
Credito Artigiano Spa. Il sequestro era
stato disposto nell'ambito di un'inchiesta su
presunte omissioni legate alle norme antiriciclaggio da parte della banca vaticana.
Nell'ambito dell'inchiesta sono stati indagati il presidente dello Ior Ettore Gotti
Tedeschi e il direttore generale Paolo
Cipriani.
Barenboin applaudito alla Scala
dere «omaggio sempre alla grande tradizione del
teatro italiano che la Scala rappresenta». All'arrivo del
capo dello Stato il nome di Napolitano è stato invocato più volte dai giovani del collettivo degli studenti.
«Presidente alza la mano. Napolitano abbiamo bisogno di te» hanno scandito a gran voce. Ad invocare più
volte il nome di Napolitano sono stati soprattutto gli
immigrati che sono in piazza della Scala attorno alla
torre di cartone che simboleggia la protesta di via
Imbonati a Milano e quella della gru di Brescia.
«Presidente vienici a trovare, siamo disperati».
APPLAUSI PER BARENBOIM CHE LEGGE ART. 9 COSTITUZIONE Applausi per il maestro Daniel Baremboin che prima di iniziare a dirigere la Valchiria
di Wagner ha letto l'articolo 9 della Costituzione in segno di protesta per i tagli alla cultura.
«Sono molto felice — ha esordito Barenboim, rivolto verso il Capo dello stato —
di dirigere ancora una volta alla Scala. Sono onorato di essere stato dichiarato maestro
scaligero, ma a nome dei miei colleghi sono molto preoccupato per il futuro della cultura in Italia e in Europa'». Quindi ha letto l'articolo 9 della Costituzione nel quale
viene affermato che la Repubblica promuove la cultura e la ricerca scientifica.
Il maestro Barenboim ha parlato a nome del teatro prima dell'inno nazionale. E' uscito dalla buca e in platea con un microfono in mano ha detto poche parole e soprattutto
ha voluto leggere l'articolo 9 della Costituzione italiana.
«La Repubblica - ha sottolineato - promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della
nazione». Barenboim, dopo aver espresso la sua felicità per essere alla prima a dirigere
Valchiria e per essere stato dichiarato maestro scaligero ha aggiunto: «Per tale titolo e
anche ai nomi dei colleghi che cantano, ballano e lavorano non solo qui ma in tutti i
teatri, sono qui per dirvi a quale punto siamo profondamente preoccupati per il futuro
della cultura nel paese e in Italia».
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