Della Loggia Einstein Gautier Jung Papisca Verga L Vittorio Castelli Einstein, il genio che non conosciamo Walter Bellini Rilettura di Théophile Gautier Luca Savarino Cellule staminali, aspetti scientifici e questioni etiche Il «Libro rosso» di Carl Gustav Jung CRONACHE DELL’ALDIQUÀ LA FIERA LIBRARIA - Anno XXXI - Nº 274 - GENNAIO 2011 Le cimici di Bossi Il Papa re(bus) legifera sul denaro Barenboim applaudito alla Scala Schede di narrativa, diritto, storiografia LA F IER A LIBR ARIA - ANN O XXXI - Nº 274 - Gennaio 2011 [1] LA FIERA LIBRARIA Mensile d’informazione bibliografica, politica e culturale SOMMARIO EDITORIALE Ministero della trasparenza Le Penseur de Notre-Dame de Paris Direttore responsabile Luigi Castiglione Vicedirettore Massimo Ubaldi Art Director Valérie Larbaud Amministrazione Laura Castelli Iscr. Registro della Stampa e Tribunale di Roma nº 278/1981 Copyright & Protezione dei dati ex art 10 legge 675/1996 Amministrazione Via Alatri, 30 00171 ROMA / Italia Centro direttivo europeo email: [email protected] Sede rappresentanza spagnola [email protected] Anno XXXI - Nº 274 - Gennaio 2011 3 L’ANGOLO VERGHIANO La «mistificazione» di Verga a cura di Luigi Castiglione 3 IN PRIMO PIANO Einstein, il genio che non conosciamo di Vittorio Castelli Rilettura di Théophile Gautier di Walter Bellini Cellule staminali, aspetti scientifici e questioni etiche di Luca Savarino Il «Libro rosso» di Carl Gustav Jung saggi a cura di Sonu Shamdasani CRONACA DELL’ALDIQUÀ Le cimici di Bossi Il Papa re(bus) legifera sul denaro Barenboim applaudito alla Scala *** von Armin, Colpa d’amore Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita Grieco, Anatomia di una rivolta Galli Della Loggia, L’identità italiana Papisca, Il diritto della dignità umana Fabbrini, Addomesticare il Principe Morozzo della Rocca, Modernità e mondi cristiani La 4 5 6 9 16 16 16 10 10 11 11 12 12 seconda parte [2] della rivista verrà immessa nel sito dopo il 15 prossimo 12 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 lʼangoloverghiano di luigi castiglione MINISTERO DELLA TRASPARENZA Cʼè chi pensa che il Governo debba istituire un Ministero della trasparenza, con lʼobbligo degli altri Ministeri di presentargli tutti i conti fino al più piccolo, al corpo tre, diciamo, in modo che si possano conoscere tutte le sovvenzioni dirette e indirette (lʼacquisto di ingenti copie di libri) che va facendo lungo tutto lʼanno, senza ometterne una, né la più grande e nemmeno la più piccola, perché a percepire di più sono gli editori più ricchi e di meno gli editori più poveri, quelli che sudano la pagina che stampano... Ci fu un anno in cui gli editori di Milano (i piccoli e medi, come si sogliono distinguere oggi) erano indignati perché i loro libri non venivano acquistati nemmeno dalla Regione, mentre avevano scoperto che i magazzini regionali erano stracolmi di libri di un certo editore (di cui so il nome e non lo dico, come tengo anche la documentazione e per ora non la pubblico ). Mi spiego meglio. Indignati soprattutto perché i libri comprati (per decine di milioni, allora) anziché essere distribuiti alle Biblioteche, erano addirittura (forse per nasconderne lʼacquisto), erano stati lasciati a marcire nei sottofondi della Regione, bontà sua (e per questo quella «denuncia», amara e triste denuncia, fotocopiata e diffusa non so fino a che punto, perché i codini e gli omertosi ci sono dappertutto, i pavidi ci sono dappertutto, anche per timore che, parlando, non venisse acquistato, o aquistato più, per ritorsione, nessun libro loro, nessuna copia dei libri da loro pubblicati...) Avendo sempre vissuto con il libro in mano, da quando avevo cinque anni (in cui mi fecero fare, e poi rifare, comʼera norma, la prima elementare) a sempre, non avendo cioè mai più smesso dʼaverne con me, anzi cominciando ad abbozzarne, liceale, quando scoprii nella biblioteca dʼun collegio Lʼuomo finito di Papini, il libro è diventato il mio pane quotidiano, ed uno dei miei amori preferiti, di cui sono molto geloso e chiedo e desidero e voglio che le istituzioni a tutti i livelli ne rispettino, senza favoreggiamenti, i criteri e le regole dirette e indirette di acquisto e distribuzione, mirando non allʼeditore, ma alla qualità del libro. Luigi Castiglione La «mistificazione» di Verga In margine al convegno itinerante «Verga europeo», svoltosi a Catania il 10-13 dicembre scorso (cui mi riprometto di ritornare non appena possibile), offro di seguito un brano dell’introduzione al libro Nino Bixio a Bronte, di B. Radice (Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta, 1963) «Sui fatti di Bronte dell'estate 1860, sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che s'avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei Mille, del popolo siciliano liberato: finché uno studioso di Bronte, il professor Benedetto Radice, non pubblicò nell'«Archivio Storico per la Sicilia Orientale» (anno VII, fascicolo I, 1910) una monografia intitolata Nino Bixio a Bronte [..] E non è che non si sapesse dell'ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono la repressione: ma era come una specie di «scheletro nell'armadio»; tutti sapevano che c'era, solo che non bisognava parlarne: per prudenza, per delicatezza, perché i panni sporchi, non che lavarsi in famiglia, non si lavano addirittura.(…) Sui fatti di Bronte, pur non tacendo a carico di Bixio anche i più rivoltanti dettagli (come, per esempio, l'atroce risposta al ragazzo che chiedeva il permesso di portare al Lombardo delle uova, alla vigilia dell'esecuzione: «Non ha bisogno di uova, domani avrà due palle in fronte»), il Radice insomma si china come su «un'ingiustizia che poteva esser veduta da quelli stessi che la commettevano »: così come il Manzoni, cui questa frase appartiene, sul processo degli untori. (…) Il Radice aveva sei anni nel 1860; Giovanni Verga ne aveva venti: e i suoi ricordi della rivolta di Bronte e del circondario etneo, della repressione garibaldina, del processone che poi si tenne a Catania, dovevano essere ben vivi quando, nel 1882, scrisse la novella Libertà. Non sarebbe per noi una sorpresa, anzi, se dalle sue carte venisse fuori qualche redazione della novella di data più remota; o degli appunti, delle note, che in qualche modo dessero conferma a questo nostro sospetto: che in Libertà le ragioni dell'arte, cioè di una superiore mistificazione che è poi superiore verità, abbiano coinciso con le ragioni di una mistificazione risorgimentale cui il Verga, monarchico e crispino, si sentiva tenuto.[…] A darci la chiave della mistificazione di Verga è un piccolo particolare, che non si può cogliere se non si conosce la realtà dei fatti. Ecco il passo della novella da Una scena del film di Florestano Vancini dedicato al massacro cui questo particolare vien fuori: «Il generale fece portare della paglia nella chiesa, e mise a dormire i suoi ragazzi come un padre. La mattina, prima dell'alba, se non si levavano al suono della tromba, egli entrava nella chiesa a cavallo, sacramentando come un turco. Questo era l’uomo. E subito ordinò che glie ne fucilassero cinque o sei, Pippo, il nano, Pizzanello, i primi che capitarono». Abbiamo messo in corsivo il nano: ché è questo il punto. Verga sapeva bene che non si trattava di un nano ma di un pazzo: il pazzo del paese, un innocuo pazzo soltanto colpevole di aver vagato per le strade del paese con la testa cinta da un fazzoletto tricolore profetizzando, prima che la rivolta esplodesse, sciagura ai galantuomini; quel Nunzio Ciraldo Fraiunco che non ci sarebbe stato bisogno di una perizia per dichiarare totalmente infermo di mente e la cui fucilazione costituisce la pagina più atroce di questa atroce vicenda.» 3 Einstein, il genio che non conosciamo 4 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 IN PRIMO PIANO Ventiquattro scienziati ci dicono cosa abbia significato per la loro vita L a personalità eccentrica di Einstein lo ha legato a numerose curiosità e aneddoti; tuttavia molti degli aneddoti e delle citazioni a lui attribuite sono falsi oppure sono stati romanzati a tal punto da non aver più nessun contatto con i fatti reali: durante la sua permanenza a Princeton negli anni cinquanta Einstein strinse amicizia con il matematico Kurt Gödel (pur avendo un temperamento estremamente diverso da lui, Einstein amava poter parlare nella propria lingua madre); era mancino; nel 1895 fu bocciato per insufficienze nelle materie letterarie, ma si laureò all'età di 22 anni; quando espatriò negli Stati Uniti gli fu chiesto di dichiarare la sua razza d'appartenenza; a questa domanda il fisico rispose «umana»; negli anni di Princeton, adottò stabilmente un look del tutto eccentrico per uno scienziato e cattedratico della sua fama, caratte-rizzato da abiti e palandrane piuttosto stazzonate e da capelli bianchi lunghi. La rivista «Time» pubblicaa invece questa testimonianza dello stesso Einstein sulla sua esperienza in Germania nel primo dopo-guerra, fra rivoluzione repressa e vittoria del nazismo, è la seguente: «Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione di sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente». (Dichiarazione di Albert Einstein pubblicata dal «Time magazine», 23 dicembre 1940, pag. 40) Nel libro invece che pubblica ora Boringhieri, Einstein secondo me, a cura di John Brockman (2010, pp. 200, € 19,), noti scienziati e intellettuali ci offrono, con dovizie di particolari, il frutto delle loro esperienze condividendole con il pubblico. Tutti conosciamo infatti Einstein, o pensiamo di conoscerlo: il vecchietto geniale e bizzarro che scorrazza in bicicletta per i viali di Princeton, con i suoi capelli bianchi e scarmigliati, o che fa irriverenti linguacce ai fotografi. Ma cosa cʼera dietro questa superficie ormai cristallizzata, come per altre icone del Novecento, in migliaia di gadget, poster, magliette, tazze, magneti per il frigo, pupazzi? Chi era davvero Einstein e soprattutto che cosʼè stato per quelli che lʼhanno conosciuto o le cui biografie si sono indirettamente incrociate o sovrapposte alla sua? Ventiquattro scienziati, o meglio ventiquattro intellettuali, ci raccontano in questo libro che cosʼha significato Einstein per loro, come ha influenzato le loro esistenze, le loro vite professionali e personali, ci portano a conoscere lʼEinstein privato, quello molto lontano dallʼaura del saggio che circonda la sua immagine più diffusa . Questo libro è unʼautentica testimonianza del potere che può avere un lascito scientifico ed è una lettura entusiasmante, alla portata di tutti. Icone della fine Vitorio Castelli (Immagini apocalittiche, filmografie, miti L'idea della «fine» sembra suscitare un groviglio di contraddizioni: che si tratti della fine individuale che chiamiamo morte, o della fine collettiva che nella tradizione occidentale prende le forme simboliche dell'Apocalisse o quelle reali della catastrofe, questo evento non può essere veramente «pensato». Dove si ferma il pensiero sorgono le immagini. Ed è una vasta e lussureggiante foresta di immagini quella che oggi, con la crisi della modernità — il grande quadro che racchiude crisi di ordine ecologico, economico e politico — viene prepotentemente alla ribalta. Le "icone della fine" occupano quegli spazi dell'immaginario che sempre più coincidono con i miti della cultura di massa, del cinema e delle narrazioni popolari. Dal Titanic ad Apocalypse now, da The Day After al Conte Dracula e a Frankenstein, fino alla Mummia e ai vari Zombie e Vampiri, un viaggio attraverso le immagini dell'apocalisse individuale e collettiva che popolano la mente umana. Andrea Tagliapietra, Icone della fine (Immagini apocalittiche, filmografie, miti), Il Mulino, 2010, pp. 240, € 16. ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 IN PRIMO PIANO Rilettura di Théophile Gautier 5 NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA La vita di Pierre J. Théophile Gautier (1811–1872), scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese, si sviluppa per quasi tutto il XIX secolo, molto tumultuoso in Francia che diede come frutto molti capolavori e molta creatività artistica. Difensore del romanticismo, fu un punto di riferimento per vari movimenti letterari come il parnassianesimo, il simbolismo, il decadentismo e il modernismo. Stimato tantissimo da scrittori come Baudelaire, i fratelli Goncourt e Oscar Wilde. Il suo maggior successo in prosa fu Capitan Fracassa, dove la maschera del soldato millantatore viene ingentilita in una operazione classica di metateatro con la figura di un nobile decaduto che, per amore, si unisce ad una compagnia di attori girovaghi. L'incontro con «il maestro» Victor Hugo accelera la sua carriera di scrittore. Cinque mesi più tardi, il 28 luglio 1830, le sue Poésies vengono infatti pubblicate da Mary. Sfortunatamente quello è anche il giorno delle barricate di Parigi e la raccolta passa inosservata. Tre anni più tardi, ristampa però i suoi primi versi in una nuova raccolta intitolata Albertus, dal nome dell'eroe del lungo poema, un racconto fantastico, diabolico e pittoresco. L'estro di questa «leggenda teologica» si ritrova nel 1833 in una serie di racconti, Les Jeunes-France, nei quali Gautier diventa il testimone lucido e ironico dei «Précieuses ridicules du romantisme». Nel 1836 Gautier diventa giornalista per ragioni finanziarie e pubblica il romanzo Mademoiselle de Maupin, che suscita scandalo a motivo dell 'argomento piuttosto scabroso per l'epoca. Negli anni 1837/1866 pubblicati parecchi romanzi e racconti tra i quali: Fortunio, La toison d'or, Une nuit de Cléopâtre, Arria Marcella, Avatar, Le roman de la momie, al quale sʼispira la trama del balletto La figlia del faraone . Per il giornale «La Presse», Gautier lavora quindi come critico dʼarte, scrivendo più di duemila feuilleton e articoli, un numero ristretto dei quali è raccolto nei volumi Les Grotesques, L'histoire des peintres, lʼArt moderne, Les Beaux-Arts en Europe, lʼHistoire de l'art dramatique depuis vingt-cinq ans, Trésors d'art de la Russie, Portraits con- temporains, Histoire du romantisme e Souvenirs littéraires. Gautier inventa un suo modo di scri- vere le critiche d'arte che non si limita solo al giudizio, allʼanalisi ma che cerca anche di ricreare il sentimento estetico, cercando di rendere, con le parole, le sensazioni visuali e musicali prodotte dalla percezione diretta dell'opera d'arte. Questo compito di cronista occuperà tutta la sua vita. Nel 1839, Gautier cede alla tentazione del teatro, che ama da sempre, e scrive Une Larme du Diable, poi Le Tricorne enchanté e Pierrot posthume. Sono racconti fantastici, per un teatro lirico, che fanno da sfondo anche ai libretti dei balletti da lui scritti, tra i quali il più celebre è quello di Giselle, danzato allʼOpéra il 28 giugno 1841, con un successo straordinario. In questo periodo si innamora di Carlotta Grisi, la ballerina che per prima interpretò Giselle e che gli darà una figlia. Ma lʼamore tra i due non è dei più felici e Gautier sposerà la sorella di lei, Ernesta Grisi. Nel 1840 Gautier scopre la Spagna, e il soggiorno di sei mesi in quel paese gli darà lo spunto per scrivere Voyage en Espagne, una specie di quaderno di impressioni vigorose, segnate dalla freschezza dello sguardo, lo stupore della visione e la preoccupazione sempre esarcebata dell'uso dalla parola giusta. Queste visioni danno luogo a nuovi versi, España, che appaiono nella raccolta delle Poésies complètes nel 1845. Questo è il primo di una serie di viaggi. Nel 1845 è l'Algeria, nel 1850 l'Italia, nel 1852 la Grecia e la Turchia, nel 1858 la Russia e nel 1862 l'Egitto. Nel 1857, Gautier si trasferisce con la moglie, Ernesta, le figlie Judith e Estelle (che sposerà Émile Bergerat) e le due vecchie sorelle, al numero 32 di rue de Longchamp à Neuilly-sur-Seine, in una piccola casa dove si divertiva a ricevere gli amici: Baudelaire, Dumas figlio, Ernest Feydeau, Gustave Flaubert, Puvis de Chavannes e Gustave Doré. Nellʼepoca dei salotti letterari della principessa Mathilde, della quale è nominato bibliotecario, Gautier incontra scrittori (Taine, Sainte-Beuve, Prosper Mérimée, i Goncourt); pittori (Baudry, Boulanger, Gérome); scultori (Carpeaux); scienziati (Claude Bernard, Pasteur o Berthelot). In questo periodo, Gautier è considerato un caposcuola: Baudelaire si dichiara suo discepolo e gli dedica la sua opera maggiore, Les Fleurs du Mal, soprannominandolo «poeta impeccabile», mentre Théodore de Banville gli dedica i suoi versi. Eletto nel 1862 presidente della Société nationale des Beaux-Arts, è attorniato da un comitato composto dai pittori più prestigiosi: Eugène Delacroix, Pierre Puvis de Chavannes, Edouard Manet, Albert-Ernest Carrier-Belleuse e Gustave Doré. Questʼelezione ad un incarico così prestigioso provoca l'invidia di una parte dei letterati meno conosciuti e gli costa lʼesclusione, dopo tre rifiuti (1866, 1868 e 1869), dall'Académie française. Profondamente scosso dalla guerra franco-prussiana del 1870, Gautier ritorna a Parigi dove finisce i suoi giorni, roso dalla malattia ma cosciente del dovere dell'insegnamento e dell'esempio del quale era investito nei confronti delle nuove generazioni. La notte del 23 ottobre 1872 il suo cuore cessa di battere. Era impegnato in una stesura della Storia del romanticismo nel quale rievocava la battagliera campagna a favore dell'Ernani, opera questa che uscirà postuma, due anni dopo. Hugo, Mallarmé e Banville gli resero l'ultimo «brindisi funebre», e successivamente fu seppellito nel cimitero di Montmartre a Parigi. Walter Bellini 6 - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 Cellule staminali, aspetti scientifici e questioni etiche ANNO XXXI IN PRIMO PIANO Distinzione tra fede ed opere - Assenza di magistero ecclesiale, in termini dogmatico/etici - Istituzioni di commissioni teologiche non per proibire ma per guidare... Piproduciamo brani della prefazione di Luca Savarino alla raccolta di saggi, Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche, pubblicato dalla Claudiana,. Non è infrequente – in occasione di discussioni, di convegni, di prese di posizione pubbliche della «Commissione per i problemi etici posti dalla scienza» della Tavola valdese (o più semplicemente «Commissione bioetica») – imbattersi in interlocutori, che, con aria sorpresa, mista a soddisfazione o a disapprova-zione a seconda dei casi, si chiedono le ragioni dellʼ«apertura» valdese sulle questioni bioetiche. Unʼapertura, reale o percepita che sia, che ha fatto dire a un autorevole interprete del dibattito contemporaneo che la bioetica valdese rappresenterebbe un «terzo paradigma», irriducibile sia alla bioetica laica della qualità della vita, con cui condivide molte battaglie, ma non il modo di giustificarle e di pensarle, sia a quella cattolico-romana della sacralità della vita, con la quale condivide un registro argomentativo di origine cristiana, che conduce tuttavia a posizioni etiche assai differenti. Non dubito che anche la lettura del documento «Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche», che qui pubblichiamo per la prima volta in volume, con lʼaggiunta di autorevoli commenti, potrebbe sollevare domande analoghe in più di un lettore, anche evangelico. Ritengo auspicabile evitare le reazioni, pur naturali, di carattere difensivo, che tendono a riportare tali domande a un contesto culturale, politico e informativo, piuttosto limitato, come quello italiano, in cui il cristianesimo viene identificato con la chiesa cattolico-romana e in cui lʼetica religiosa viene ridotta alle posizioni del magistero che la guida, considerate a loro volta come immutabili e astoriche. È certamente vero, infatti, che in molti altri paesi lʼinterlocutore si chiederebbe le ragioni della «chiusura» cattolico-romana e non quelle dellʼ«apertura protestante» sui temi bioetici; più utile, io credo, sarebbe cercare di precisare a che cosa ci si riferisce esattamente quando si parla di «apertura valdese sui temi bioetici». In ambito protestante, è dʼobbligo una certa cautela, motivata da ragioni di carattere storico e teologico, quali la mancanza di unʼautorità dogmatica ed ecclesiale universale, da un lato, la distinzione tra il piano della fede e quello delle opere, dallʼaltro. Lʼetica protestante è unʼetica della responsabilità individuale, fondata sul rifiuto di principi assoluti, che fa riferimento alla dimensione della «risposta», risposta alla chiamata di Dio e alla sua parola, e allo sforzo incessante da parte del singolo per cercare di interpretare e comprendere tale chiamata, calandola nei diversi contesti storici, senza la mediazione di unʼautorità ecclesiastica superiore. Allʼassenza di magistero ecclesiale, in termini sia dogmatici sia etici, corrisponde lo sforzo di teologi e commissioni bioetiche, istituite dalle singole chiese, che non si propongono di stigmatizzare o di proibire, parlando a nome dellʼintera comunità di fede, ma di guidare e di fungere da stimolo per scelte morali che contengono un margine ineliminabile di incertezza. In Italia, un esempio è la «Commissione per i problemi etici posti dalla scienza» della Tavola valdese, un organismo composto da studiosi e professionisti di diversa formazione, teologi, filosofi, medici, scienziati e giuristi, che negli ultimi quindici anni ha prodotto vari documenti4 che intendono suscitare una libera discussione tra eguali, a partire dalla convinzione che lʼannuncio evangelico non possa essere tradotto immediatamente in una norma etica oggettiva e autoevidente, ma chiami alla responsabilità e al rischio dellʼinterpretazione individuale del messaggio cristiano. A questi documenti si fa principalmente riferimento quando si parla di «bioetica valdese». Sebbene la Commissione non sia la chiesa e non parli «a nome» della chiesa, è il caso di ricordare che, dal 2000 a oggi, il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha approvato tre ordini del giorno su questioni bioetiche. Il primo, che riportiamo alla fine del presente volume, cerca di precisare il ruolo delle Comunità di fede, nellʼambito della sfera pubblica, su questioni poste dal progresso scientifico. Il secondo, del 2007, contiene un pronunciamento favorevole allʼapprovazione di una legge sul testamento biologico e il terzo, approvato nellʼagosto 2010, accoglie il punto di vista espresso nel documento sulle cellule staminali di cui qui si discute, con lʼauspicio che le singole chiese possano utilizzarlo come elemento di studio e di riflessione. Se dovessimo tentare di sintetizzare in poche righe lʼ«apertura» che spinge i membri di una confessione religiosa minoritaria a dire sì alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e a una (vera) legge sul testamento biologico, potremmo dire che essa si sostanzia in primo luogo come inclinazione alla laicità. È nostra intenzione prendere sul serio il contesto pluralistico entro cui viviamo, senza pretendere che le nostre posizioni sui temi etici, che certo riteniamo moralmente giustificate, ma che sappiamo legate a una scelta di fede, debbano essere imposte per legge allʼintera comunità umana. I documenti e le prese di posizione della Commissione non si pongono dal punto di vista del legislatore, non adottano unʼottica spiccatamente pratica e giuridica, ma tentano di mantenere i problemi su un piano scientifico, culturale e sociale, nella convinzione che il ruolo di una chiesa non sia quello di emanare leggi per impedire che gli individui pecchino, ma di dar da pensare, per far sì che gli individui scelgano in maniera consapevole. La seconda nota caratteristica è quella di non aver troppa paura della scienza: siamo maggiormente preoccupati dalle restrizioni della libertà, ivi compresa la libertà di ricerca, che non dai suoi possibili abusi. Non crediamo esista un punto di vista morale assoluto, fondato sulla legge naturale e identificato con la (presunta) ANNO XXXI volontà divina. Lʼapproccio ai problemi che riteniamo di dover far nostro richiama piuttosto la centralità dellʼindividuo nelle scelte etiche, che è tipica del protestantesimo sin dalle sue origini e che si traduce in una difesa della precedenza della libertà sul divieto. Il terzo elemento, che è particolarmente evidente nel documento sulle cellule staminali, è il rifiuto di principi etici assoluti, come quello di sacralità della vita. Un rifiuto che nasce dalla consapevolezza di essere collocati, come credenti e come cittadini, in un ambito che potremmo definire «penultimo» e dalla convinzione che qualsiasi prospettiva etica astorica sia destinata a rivelarsi dispotica. Da un punto di vista cristiano, insomma, cerchiamo di seguire la linea sottile, e sempre problematica, di unʼetica non metafisica, etica contestuale o etica della relazione, che si sforza di non intendere la vita solo nel suo aspetto corporeo, ma fa riferimento a una dimensione di progettualità e di scelta biografiche e non puramente biologiche. In conclusione, potremmo dire che se di «apertura» si può parlare, essa va intesa come apertura nei confronti della modernità, nei confronti dellʼautonomia individuale come conquista positiva e imprescindibile sul piano etico e nei confronti della scienza come possibile realizzazione positiva dellʼimmagine di Dio nellʼessere umano. Allʼinterno del panorama culturale nostrano, caratterizzato da schieramenti contrapposti che si fronteggiano in nome del monopolio della verità, gli uni, e della libertà, gli altri, credo sia importante ribadire che simili posizioni non rappresentano unʼanomalia italiana, non sono imputabili al destino di una minoranza religiosa e non costituiscono un cedimento alla modernità, privo di sostanza etica e teologica. Non ignoriamo il pluralismo e la varietà di atteggiamenti che da secoli caratterizzano il protestantesimo nei riguardi della scienza: ancora oggi, a unʼetica medica protestante improntata al laissez faire, o decisamente favorevole a una stretta alleanza fra teologia e medicina, si affiancano posizioni decisamente più restrittive; a un atteggiamento aperto, che guarda la scienza e i suoi progressi con favore, fa da contraltare un atteggiamento che ritiene di dover limitare e frenare il progresso scientifico e di dover trovare nella bibbia e nel rapporto con Dio le cause della malattia e della cura5. Le nostre posizioni si collocano nel solco di una parte dellʼetica protestante liberale, europea e anglosassone, come si è configurata, almeno nei suoi tratti fondamentali, dai padri della Riforma in avanti, unʼetica che intende il rapporto con Dio - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 IN PRIMO PIANO non come la contemplazione oggettiva di unʼentità superiore da cui far discendere norme per la pratica, bensì come termine di una relazione vivente. In unʼetica della sacralità della vita fare la volontà di Dio conduce troppo spesso a sottomettersi al determinismo naturale. Crediamo invece che il significato dellʼesistenza umana non sia inscritto in una dimensione puramente biologica, ma rimandi a unʼinterpretazione, libera e responsabile, della situazione storica alla luce del messaggio cristiano. Dalla scoperta dei meccanismi di funzionamento naturale dellʼessere umano, insomma, non discende alcuna indicazione relativa al modo in cui Dio desidera che viviamo. In conclusione, ricordo che il documento dal titolo Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche è stato redatto nel lu-glio 2009 ed è il frutto di un percorso di lavoro e discussione, durato parecchi mesi, che intendeva fare il punto sullo stato presen- te della ricerca sulle cellule staminali e sui suoi sviluppi futuri. In particolare, nellʼaffrontare i principali problemi etici che tale ricerca pone, abbiamo inteso evidenziare come essi non possano essere ridotti alla sola questione dello statuto ontologico dellʼembrione e abbiamo ritenuto necessario ribadire lʼinutilità di una discussione, del tutto ideologica, su una presunta maggiore efficacia della ricerca sulle cellule staminali adulte rispetto a quella condotta su staminali embrionali. I saggi che compongono il presente lavoro in parte commentano puntualmente determinati aspetti del documento, in parte sviluppano autonomamente problemi a esso collegati, e fanno uso di una varietà di registri linguistici e argomentativi molto estesa, che riteniamo possa rappresentare, anche per il lettore non specialista, una ricchezza molto più che un limite. La scelta degli autori è avvenuta non solo sulla base di una valutazione delle competenze dei singoli e nellʼottica di una pur necessaria interdisciplinarità, ma con lʼintenzione di creare un luogo di discussione tra credenti, protestanti e cattolici, e non credenti sulle questioni connesse alla ricerca sulle cellule staminali. per questo motivo, i temi affrontati sono abbastanza ampi da non poter essere menzionati in maniera esaustiva in sede introduttiva [...] Luca Savarino 7 Claudiana Novità STAMINALI TRA GRANDI SPERANZE E INTERROGATIVI Oggi la ricerca sulle cellule staminali suscita grandi speranze per le possibilità terapeutiche che dischiude rispetto a patologie finora giudicate incurabili. Nondimeno solleva complessi quesiti teologici, antropologici, etici ed economico-sociali. Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche, a cura di Anna ROLLIER e Luca SAVARINO, pp. 144, € 12. La ricerca sulle cellule staminali suscita grandi speranze per le possibilità terapeutiche che potrebbe dischiudere, ossia combattere patologie al momento giudicate incurabili. La medesima ricerca solleva tuttavia quesiti teologici, antropologici,etici ed economico-sociali di grande complessità: libertà di ricerca, tutela della salute, equità nellʼassegnazione delle risorse, salvaguardia dellʼembrione sono infatti valori egualmente difendibili che entrano in aperto conflitto. A partire dal documento sulle staminali della Commissione bioetica della Chiesa valdese, e in continuità con larga parte delle riflessioni etiche e teologiche del protestantesimo storico europeo su temi quali laresponsabilità individuale e la laicità dello Stato, il volume avvia undialogo interdisciplinare con intellettuali laici e credenti, protestanti e cattolici. Saggi di Alberto BONDOLFI, Donald BRUCE, Elena CATTANEO, Paolo CATTORINI, Elvio FASSONE, Giulio GIORELLO, Demetrio NERI, Anna ROLLIER, Amedeo SANTOSUOSSO, Luca SAVARINO, Paolo VINEIS. La ricerca e le questioni teologiche, antropologiche, etiche ed economicosociali collegate. · Il conflitto tra valori talvolta ugualmente difendibili. · Libertà di ricerca, tutela della salute, salvaguardia dellʼembrione. 8 - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 STUDI PUCCINIANI ANNO XXXI RASSEGNA SULLA MUSICA E SUL TEATRO MUSICALE NELL'EPOCA DI GIACOMO PUCCINI Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro studi Giacomo Puccini, diretta da VIRGILIO BERNARDO - MICHELE GIRARDI E ARTHUR GROOS Questo fascicolo affronta i seguenti argomenti:il genere sinfonico italiano intorno al 1890 (col complemento del facsimile del manoscritto della prima composizione sinfonica pucciniana); la storia dalla Messa a 4 voci di Puccini; aspetti particolari di singole opere, come l'aria di disperazione in Manon Lescaut o lʼautenticità delle componenti americane della Fanciulla del West (con l'integrazione delle interviste rilasciate dall'autore a New York). Propone quindi la traduzione inglese del libretto di Madama Butterfly rivisitata nel teatro Takarazuka. This issue examines the following topics: the Italian symphonic genre around 1890 (accompanied by a reproduction of Puccini's manuscript for his first symphonic composition); the history of Puccini's Messa a 4 voci; specific aspects of individual works such as the air of desperation in Manon Lescaut or the authenticity of the American components in Fanciulla del West (with a supplement of Puccini's interviews in New York). The issue finally presents the English translation of Madam Butterfly's libretto revisited in the Takarazuka theatre. Studi pucciniani - Rassegna sulla musica e sul teatro musicale nell'epoca di Giacomo Puccini - Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro Studi Giacomo Puccini, diretta da Virgilio Bernardoni, Michele Girardi e Arthur Groos - 2010, cm 17 x 24, 202 pp. con 24 figure n.t., 33 es. mus. n.t. e 1 tav. f.t. a colori - € 30. CASA EDITRICE LEO S. OLSCHKI Casella Postale 66 - Firenze - P.O. Box 66 - 50123 Firenze - Italy email: celso@olschki. it - [email protected] - INTERNET: www.olschki.it Tel. (+) 39 055.65.30.684 - Fax “+39) 055.65.30.214 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 IN PRIMO PIANO 9 IL LIBRO ROSSO Carl Gustav Jung CARL GUSTAV JUNG (1875-1961) iniziò la sua attività nel 1900 nel famoso ospedale «Burghölzli» di Zurigo, sotto la guida di Eugen Bleuler, uno dei grandi maestri della psichiatria dinamica. Durante questi «anni di apprendistato» mise a fuoco la sua nozione di realtà psichica (teoria dei complessi autonomi) ed elaborò alcuni strumenti per la comprensione dei disturbi mentali (test di associazione verbale). Nel 1907 entrò in contatto con Freud, con cui stabilì uno stretto rapporto umano e scientifico, assumendo una posizione di primo piano nel movimento psicoanalitico, ma nel 1912 la pubblicazione di Trasformazioni e simboli della libido segnò la rottura del loro sodalizio e il distacco di Jung dalla psicoanalisi. Ne seguì un lungo periodo di «malattia creativa», caratterizzato da un serrato corpo a corpo con lʼinconscio e le sue immagini archetipiche, di cui dà testimonianza il Libro rosso. Esperienza decisiva da cui si cristallizzarono, negli anni della maturità, il sistema della psicologia analitica (dottrina dellʼinconscio collettivo e degli archetipi, tipologia psicologica, energetica psichica e processo di individuazione, principio di sincronicità) e unʼeccezionale messe di indagini storico-religiose, soprattutto nei campi dellʼalchimia, dellʼastrologia e del pensiero orientale. Le Opere di Jung sono pubblicate da Bollati Boringhieri a cura di Luigi Aurigemma (24 voll., 1965-2007). Carl Gustav Jung, IL LIBRO ROSSO, a cura di Sonu Shamdasani, Bollati Boringhieri, 2010, pp.371+XXII, € 150. Jung lavorò al Libro rosso – trascrizione in parole e immagini dei sogni e delle visioni che popolarono il suo «viaggio di esplorazione verso l’altro polo del mondo» – per oltre sedici anni, dal 1913 al 1930, e ancora in tardissima età egli lo definì una sorta di presagio numinoso, l’opera di fondazione in cui aveva deposto il nucleo vitale e di pensiero della sua futura attività scientifica. Nondimeno, non volle mai autorizzarne la pubblicazione, e dopo di lui anche gli eredi si attennero alla consegna. La presente edizione, comprensiva della riproduzione in facsimile dell’originale e corredata da un ampio saggio di contestualizzazione storica e da un ricchissimo apparato di commento, segna ora un punto di svolta, inaugurando una stagione nuova ne gli studi junghiani. Grazie alla pubblicazione di questo che è l’inedito forse più importante nella storia della psicologia, diviene infatti possibile ricostruire le fasi dell’autosperimentazione di Jung – e dunque comprendere la genesi e l’articolazione dell’opera successiva – sul la base di una fonte documentaria di prima mano, e non di congetture fantasiose e pettegolezzi. Il Libro rosso è, in effetti, il libro segreto di Jung. Ma segreto soprattutto in quanto riproduzione simbolica di un universo altro, rappresentazione di un significato esistenziale che è e deve rimanere ignoto. Le immagini interiori in esso evocate e personificate provengono infatti da un aldilà mitico, in cui si caricano di una potenza numinosa che le rende a un tempo guaritrici e pericolose: operatori magici di forze psichiche autonome che solo attraverso un corpo a corpo con l’inconscio è possibile neutralizzare e incanalare in un percorso terapeutico. Quella che Jung chiamerà più tardi «immaginazione attiva», è appunto lo strumento inedito di cui egli si servì, nel corso della sua «discesa agli inferi», per suscitare i contenuti archetipici della psiche e oggettivarli attraverso il dialogo interiore, la scrittura, la pittura. Con il suo tesoro di esperienze iniziatiche e meditazioni sapienziali e con il suo corredo di immagini fantasmagoriche e virtuosismi calligrafici, il Libro rosso si situa dunque al centro di una straordinaria sperimentazione artistica e psicologica che ne fa un unicum nel panorama novecentesco. Esso rinnova la tradizione del manoscritto miniato medievale, riprendendone tecniche scrittorie, schemi di impaginazione e moduli di decorazione pittorica e ornamentale. È a tutti gli effetti un libro d’arte di superiore qualità, e volutamente prezioso: perché messo al servizio di un progetto esistenziale il cui scopo è il compimento del proprio mito personale, l’automanifestazione della Vita entro una vita. Il curatore SONU SHAMDASANI, eminente storico della psicologia e della psichiatria, insegna al Wellcome Trust Centre for the History of Medicine dello University College di Londra. 10 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 STORIOGRAFIA NARRATIVA Elizabeth von Arnim, Col-pa dʼamore, Boringhieri, 2010, pp. 314, € 17,50 Uno scandalo incombe sulla famiglia Bott: il povero Ernest, appena deceduto in un incidente stradale, ha diseredato la moglie Milly. Possibile che quegli occhi di colomba, quella figuretta tanto dolce e amabile meritino un castigo tanto duro? La costernazione e l'indignazione iniziale dei Bott si trasformano presto in dubbio e sospetto: e se quei venticinque anni di vita matrimoniale nascondessero un inconfessabile segreto? La soave Milly si è forse macchiata di qualche oscuro peccato? Milly sa che l'esclusione dal testamento del marito non è che l'espiazione per un'esistenza di doppiezza: per tutto quel tempo ha amato uno studioso di Oxford, Arthur. Ora, finalmente, potrà chiarire la sua situazione con lui, raccontargli che Ernest era al corrente della loro relazione e accettare la sua proposta di matrimonio. Non vede l'ora di andarsene lontano dai Bott, lasciando tutti lì a bisbigliare su di lei. D'impulso Milly esce di casa con un piccolo bagaglio e si dirige alla stazione. Ma nulla andrà secondo le sue aspettive. Autrice brillante ed anticonformista, Elizabeth von Arnim conferma qui la sua straordinaria abilità nel tratteggiare precisi e caustici ritratti di un mondo dominato dall'ipocrisia e dalle convenzioni sociali. Nella sua profonda, incisiva e divertentissima messa a nudo dell'animo di ciascuno dei suoi protagonisti, l'accento cade sui punti scoperti della cosiddetta morale comune: davvero si può parlare di colpa quando si tratta di amore? Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita, Feltrinelli, 2010, pp. 192, € 13. La vita è un viaggio, e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questo libro, Banana Yoshimoto raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla Tokyo degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell’esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. È così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di Tokyo al tramonto luccicante della Sicilia, e che un contenitore pieno di alghe diventa l’occasione per esplorare il dolore della perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale “viaggio della vita”, fatto di promesse e di incontri, di stupore e di meraviglia, di malinconia e di sofferenza. Dalle pagine di questo libro, l’autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri esseri umani, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto L. Carfagna, Cavour, Il Mulino, 2010, pagine 256, € 12. Il primo miracolo italiano è stata l'Italia stessa e Cavour ne fu il geniale regista. Uomo di cultura economica, politica, amministrativa, e non letteraria, era il più europeo degli italiani del tempo e il meno italiano degli uomini del Risorgi-mento: e questa fu la sua carta vincente. L'Italia nacque infatti da una volontà di allineamento al progresso europeo. "Virtuoso" e "fortunato" come un eroe machiavelliano, Cavour fu un politico autentico, un gran-de alchimista di quell'arte che tenta di estrarre l'oro da una combinazione di metalli vili. Contrastò apertamente le idee repubblicane di Giuseppe Mazzini e spesso si trovò in urto con Giuseppe Garibaldi della cui azione temeva il potenziale rivoluzionario. In politica estera coltivò con abilità l’amicizia con la Francia grazie alla quale ottenne l’espansione territoriale del Piemonte in Italia settentrionale e in Toscana. Benché non avesse un disegno di unità nazionale preordinato riuscì con successo a gestire gli eventi che portarono alla formazione del Regno d’Italia. Luciano Cafagna, già professore di Storia contemporanea nell'Università di Pisa, è stato commissario. R. Campa (a cura di), I trattatisti spagnoli del diritto delle genti, Il Mulino, 2010, pp. 944, € 50,00. Questo volume presenta un'anto-logia di testi sin qui inediti in lingua italiana. Si tratta di scritti del XVI secolo, opera dei trattatisti spagnoli del diritto delle genti: Bartolomé de Las Casas, Juan Luis Vives, Juan Roa Dávila, Francisco Suárez, Luis de León, Juan Ginés de Sepúlveda, Martín de Azpilcueta. Voci di prestigio che intervennero nel dibattito sulla conquista spagnola del Nuovo Mondo, sulla sua legittimità, sui modi della amministrazione spagnola in quei lontani territori e sui rapporti fra i colonizzatori e le popolazioni locali. Mentre Ginés de Sepúlveda teorizzò una congenita inferiorità degli indios - idolatri, peccatori contro natura, autori di sacrifici umani - e dunque la necessità del loro assoggettamento, una "guerra giusta" al fine di convertirli alla vera fede, Bartolomé de Las Casas si schierò a favore dei diritti degli indigeni, condannando l'espansionismo europeo e l'uso della violenza come metodo di evangelizzazione. La situazione ultramarina arriverà a sollevare dubbi di coscienza persino nello stesso Carlo V, che convocherà, per risolvere la questione, la Giunta di Valladolid del 1550, presaga della turbativa epocale. ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 STORIOGRAFIA Agnese Grieco, Anatomia di una rivolta (Andreas Baader, Ulrike Meinhof, Gudrun Ensslin. Un racconto a più voci) Il Saggiatore, 2010, pp. 416, € 22. Anni settanta. Un manipolo di uomini e donne fa tremare la Repubblica federale tedesca. È la Rote Armee Fraktion. Lʼorganizzazione terroristica dʼispirazione marxista-leninista che dà il via alla «guerra dei sei contro sei milioni», come la definirà Heinrich Böll. Andreas Baader, Gudrun Ensslin, Ulrike Meinhof, Jan-Carl Raspe, Holger Meins e Horst Mahler contro tutta la Germania. Il dramma inizia tra Berlino e Francoforte sul Meno. Si chiude a Stoccarda, con lʼimponente ultimo atto messo in scena a Stammheim, il carcere di massima sicurezza in cui si svolge il processo più lungo e costoso della Repubblica federale tedesca. E dove il 18 ottobre 1977 i fondatori della Raf furono trovati morti nelle loro celle. Nel ricostruire la vicenda esemplare della banda Baader-Meinhof, sullo sfondo delle svolte e avanguardie culturali, degli attentati e delle tensioni di quegli anni, Agnese Grieco indaga lʼorigine e il significato dellʼidea di una rivoluzione radicale che, insieme alla Germania, investì tutta lʼEuropa. Immergendosi nellʼintimità dei suoi protagoni sti attraverso scritti privati e immagini dellʼepoca, analizza i valori libertari originari e la loro drammatica trasformazione in impulsi distruttivi e autodistruttivi, che condurranno i militanti della lotta armata alla teorizzazione del «corpo come arma». Umanità e violenza, la lotta fino al sacrificio come unica possibilità di sopravvivenza individuale sono le categorie che fanno rientrare la vicenda della Raf nel solco del nichilismo e del terrorismo ottocentesco euro-peo, e russo in particolare. Anatomia di una rivolta è un appassionante libro di storia politica che indaga tragici tracciati esistenziali e supera la spettacolarizzazione del male per restituirci lʼanima inquieta della Germania. Ernesto Galli della Loggia, L'identità italiana, Il Mulino, 2010, pagine 200, € 12,00. "Da Braudel Galli della Loggia ha implicitamente ripreso un'importante indicazione metodologica, riassumibile nel motto 'descrivere, vedere, far vedere'" (Alessandro Campi) Frutto di una vicenda millenaria, ricca di prestiti e contaminazioni, resa possibile dall'esistenza di un unico terreno storico: l'identità italiana è tuttora percepita come fragile e non ha saputo tradurre nelle forme della modernità un'idea unitaria del paese. E' il paradosso su cui riflette Galli della Loggia, intrecciando molti fili: il paesaggio e il quadro ambientale, l'eredità latina e il retaggio cristianocattolico, il policentrismo urbano e regionale, l'individuo stretto tra famiglia e oligarchia, l'invadenza della politica e la debolezza dello stato. Manfred Hermann Schmid, Le opere teatrali di Mozart, Boringhieri, 2010, pp. 144, € 17. Fra monografie di centinaia di pagine, che considerano tutti i lavori mozartiani per il teatro, e «letture» di singole opere, questo libro offre proprio quello che mancava: una scelta critica delle massime opere mozartiane, che rappresentano i punti dʼarrivo dei generi teatrali settecenteschi. Ai primi tre capitoli di carattere introduttivo ne seguono tre che affrontano le opere campione: Idomeneo e La clemenza di Tito per quanto riguarda lʼopera metastasiana; le tre commedie musicali su libretti di Da Ponte (Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte come esempi di opera buffa; Il ratto dal serraglio e Il flauto magico come esempi di opera in lingua tedesca. Non mancano ovviamente scorci e riferimenti che coinvolgono tutte le opere di Mozart. MARITAIN OPERE (VOLUMI SINGOLI) Primato dello spirituale Pref. di Giorgio Campanini Pagine 296, € 18 Da Bergson a Tommaso d’Aquino (Saggi di metafisica e di morale) Pagine. 240, € 16 Antimoderno (Rinascita del tomismo e libertà intellettuale) Pagine 264, € 16 Il Dottore angelico A cura di Luigi Castiglione Pagine 168, € 13 Léon Bloy, pellegrino dell’Assoluto A cura di Luigi Castiglione Pagine 160, € 13 La tragedia delle democrazie logos Presentazione di Raimondo Spiazzi Pagine 112, € 13 11 12 ANNO XXXI Il diritto della dignità umana - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 POLITICA CRISTIANESIMO Riflessioni sulla globalizzazione dei diritti umani Con la Carta delle Nazioni Unite (1945) e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) si è aperta una nuova era nella storia dell'umanità. Il principio secondo cui «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, eguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo» prende il posto del principio di sovranità degli stati. Ha così inizio una rivoluzione copernicana nell'ordinamento internazionale: la dignità umana come il sole al centro del sistema, l'etica universale recepita dalla norma giuridica che se ne fa traghettatrice nei vari campi, a cominciare da quello della politica. La globalizzazione dei diritti ha preceduto la globalizzazione in atto nei vari campi, esiste quindi la «bussola globalizzata» per rispondere, in corretto rapporto di scala, alle sfide del governo della globalizzazione. Quanto proclamato dalla Dichiarazione Universale è il risultato di un processo carsico della civiltà del diritto: i vari percorsi costituzionali, separatamente realizzati dagli stati nel corso dei secoli, sono emersi in superficie confluendo nell'alveo di un nuovo Diritto internazionale che esalta la vita delle persone e l'eguaglianza dei diritti fondamentali. La Dichiarazione Universale è all'origine di un folto gruppo di convenzioni giuridiche e protocolli che costituiscono il corpus organico del vigente Diritto panumano. Per l'effettività di questo operano organismi specializzati a livello internazionale, nazionale e locale: dal Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite alle Corti regionali (europea, interamericana, africana), dal-l'Alto Commissario delle Nazio-ni Unite alle Commissioni na-zionali per i diritti umani. Le organizzazioni di società civile con finalità di promozione umana si stanno appropriando del nuovo Diritto, facendone il perno della loro legittimazione, formale e sostanziale, ad agire dentro e fuori degli stati di appartenenza. Il volume intende offrire una chiave di lettura per così dire architetturale di una realtà giuridica vasta, complessa, fortemente innovativa. Antonio Papisca, Il diritto della dignità umana (Riflessioni sulla globalizzazione dei diritti umani), Marsilio, 2011, pp. 176, € 17. Interpretazione e scrittura Le Edizioni Il Mulino publicheranno verso la fine di gennaio un saggio, Perché leggere i classici (Interpretazione e scrittura), in cui G. Cambiano si chiede tra lʼaltro quali siano le ragioni che hanno indotto schiere di autori a occuparsi di interpretare, confutare o rafforzare i classici. E soprattutto: che senso ha oggi avvicinarsi alla lettura di testi filosofici che possono avere origine in un passato culturalmente e cronologicamente anche molto lontano? Il volume ripercorre alcuni momenti centrali del dibattito svoltosi fra Otto e Novecento sui classici e sul processo della loro mediazione. Dopo aver sottoposto a una serrata critica gli argomenti pro e contro ciascun uso possibile dei testi canonici della tradizione, l'autore individua proprio nella loro «alterità» culturale il contributo più efficace che essi sono tuttora in grado di fornire. termini di ricchezza e libertà della conoscenza. Sergio Fabbrini, Addomesticare il Principe (Perché i leader contano e come controllarli), Marsilio, 2011, pp. 160, € La buona democrazia necessita di leader che sappiano «mettere le mani negli ingranaggi della storia», diceva Max Weber, ma deve anche preoccuparsi che lo facciano per migliorare, e non per peggiorare, il suo procedere. Negli ultimi anni, sostenuta dalla personalizzazione della politica, dal ridimensionamento del ruolo dei partiti e dall'importanza crescente della politica internazionale, si è registrata una formidabile ascesa decisionale dei leader degli esecutivi. Le esperienze di governo di Tony Blair, Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi e Barack H. Obama dividono in modo radicale l'opinione pubblica e scientifica. Sergio Fabbrini analizza le caratteristiche della leadership odierna e conduce una riflessione sulla natura del potere dei leader democratici, sulla democrazia liberale e i suoi dilemmi. Se impedire l'ascesa del Principe è sbagliato, prima ancora che irrealistico, addomesticarequell'ascesa è possibile, prima ancora che necessario. È tempo, quindi, di elaborare una cultura politica del governo democratico adeguata alle nuove sfide che si profilano all'orizzonte. R. Morozzo della Rocca (a cura di) La modernità e i mondi cristiani, Il Mulino, 2010, pp. 304, € 23,00. Il volume raccoglie contributi di storici, filosofi, sociologi, sul rapporto fra le diverse Chiese cristiane (ortodosse, cattoliche, protestanti) ed i fenomeni della modernità nel Novecento: modernità che viene semplicemente e limpidamente qui intesa secondo il significato più diffuso nella cultura comune, come il "nuovo, in tutte le sue forme". Con taglio comparativo, il volume descrive scenari diversi, passando dall'Europa occidentale a quella orientale, dall'Africa all'America Latina. E se a titolo di ampia sintesi si può osservare che i protestanti in genere hanno stretto alleanza con la modernità mentre i cattolici e gli ortodossi l'hanno spesso fronteggiata con apprensione, nella preoccupazione di perdere o diluire la propria identità, emerge comunque, poi, nella concretezza, una grande varietà di approcci: per cui, secondo le circostanze, la modernità viene benedetta o esecrata, amata o rigettata, ma anche equilibratamente distinta nei suoi aspetti ora positivi ora negativi. Da segnalare l'originalità dell'oggetto e del taglio della ricerca: i "mondi cristiani", e dunque le tre grandi comunità dei seguaci di Cristo; e all'interno di esse, ancora, approcci ulteriormente differenziati, in relazione alla varietà dei tempi, dei luoghi, delle sensibilità. "Mondi cristiani", e non già un cristianesimo monolitico: perché la relazione fra cristianesimo e modernità si declina tutt'altro che al singolare ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 EDITRICE OLSCHKI / Novità IN THE LIGHT OF THE ANGELS P rimo studio organico sulle operazioni angeliche nella Com-media, questo libro colloca l'angelologia dantesca nel dibattito teologico e filosofico del XIII secolo sulla natura e funzioni delle sostanze separate. Evidenziando l'originale fusione di tradizioni classiche e patristiche nel disegno provvidenziale del poema, argomenta la centralità degli angeli nel sistema eticocosmologico del poema e nella sua strategia narrativa, aprendo nuove prospettive interpretative di figure come il «messo» celeste; gli angeli purgatoriali; Beatrice. As the first organic study on angelic operations in the Divine Comedy, this book puts Dante's angelology within the XIII century theological and philosophical debate on the nature and functions of separate substances. Highlighting the original fusion of classical and patristic traditions within the providential outline of the poem, it argues the centrality of angels inthe Comedy's ethical-cosmological system and narrative strategy, opening new interpretations«of figures such as the ÇHeavenly Messenger»; the Purgatory angels; and Beatrice. Susanna Barsella, In the Light of the Angel's. Angelology and cosmology in Dante’s divina commedia - Biblioteca dell’Archivum Romanicum. Serie I, vol. 370, 2010, cm 17 x 24, XVI-214 pagine. English Text. € 23. I LUMI E LA RIVOLUZIONE FRANCESE I n questo bilancio politico, storiografico, filosofico e critico-letterario sono soprattutto affrontate due questioni: secondo quali modalità il discorso italiano del Novecento ha usufruito, sul piano sia simbolico che teorico e pratico, di questi due grandi momenti della modernità francese e europea? E di converso, in che modo i grandi cambiamenti politici e culturali del XX secolo hanno trasformato la percezione dei Lumi e della Rivoluzione in settori chiave della cultura italiana? This political, historical, philosophical and literary assessment addresses mainly two issues: in what way did 20th century Italian discourse benefit - on a symbolic as well as theoretical and practical level — from these two great moments of French and European modernity? And conversely, how did the major cultural and political changes of the 20th century transform the perception of the Enlightenment and the Revolution in key areas of Italian culture? Dans ce bilan historique, philoso-phique et littéraire sont abordées deux questions: comment le discours italien du XX aussi bien symbolique que théorique et pratique, ces deux grands moments de la importants changements culturels et politiques du XX a-til remis en jeu? I lumi e la rivoluzione francese nel dibattito italiano del XX secolo / Les lumières et la Révolution française dans le débat italien du XX s. Atti del Convegno internazio-nale di studi. Musée de la Ré-volution française, Vizille (Is-dère), 2728 settembre 2007. A cura di Gilles Bertrand e Enzo Neppi (Mais Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux. Studi, vol. 20 2010, cm 17 x 24, 316 pp. con 1 fig. n.t. € 32. I 13 IL MOVIMENTO IMMOBILE E LA FISIOLOGIA l metodo grafico, nato in Germania nei laboratori di fisiologia, fu portato a maturità nella seconda metà del XIX secolo al Collège de France da E.J. Marey e dal suo meno noto successore C. E. François Franck. La fisiologia come disciplina autonoma si strutturava così sulla base di un tentativo di geometrizzazione e immobilizzazione visuale del movimento vitale. In questo saggio si espongono i successi e gli scacchi di questo programma di ricerca ricostruendo i momenti salienti della biografia scientifica dei due fisiologi. The graphic method in physiology, invented in Germany, was brought to maturity in the second half of the nineteenth century in France by E.-J. Marey and his lesser known successor François-Franck. Physiology as an autonomous discipline was structured on the basis of immobilization and geometrization of vital movement. In this essay the successes and drawbacks of this research programme are outlined by reconstructing the highlights of the two physiologists’ scientific biographies. Liborio Dibattista, Il movimento immobile e la fisiologia di E.-J. Marey e c.e. François-Franck (18-681921). Biblioteca di storia della scienza, vol. 54, 2010, cm 17x24, XVI-340 pagine con 113 figg. n.t. e 2 tavv. f.t, € 35. ANNO XXXI CLAUDEL Opere a cura di Luigi Castiglione Giovanna d’Arco al rogo Il libro di Cristoforo Colombo Il festino della saggezza La messa laggiù Signore, insegnaci a pregare Il simbolismo di La Salette Cinque grandi odi Processionale per salutare il secolo nuovo logos Amo la Bibbia 14 - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 INTERVALLO MAX SCHELER L’eterno nell’uomo Questʼopera è giustamente considerata uno dei principali contributi della filosofia della religione del nostro secolo. Lʼoggetto principale nʼè infatti «il divino come assolutamente esistente e santo» e lʼassioma fondamentale è quello «dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa». Con ciò Scheler si oppone a tutti i tentativi, compiuti soprattutto ad opera dellʼIlluminismo dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori estrareligiosi. Per lui lʼuomo è per essenza «teomorfo», cioè ha la sua perfezione, la sua forma in Dio. Tutte le teorie che deducono la religione dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura fisica (materialismo), dalla cultura umana (storicismo),sono errate, per ché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è in Dio. Un ampia introduzione (oltre cento pagine) di Ubaldo Pellegrino, dellʼUniversità di Padova (che lʼha anche tradotto e per il primo) arricchisce il volume. . Max Scheler, Lʼeterno nellʼuomo, A cura di U- baldo Pellegrino, Logos, Roma, pagine 468, € 36. MARCEL Il declino della saggezza A differenza di Sartre che in un’intervista-testamento dichiarava apertamente il fallimento del propensiero con la rinunzia alla stessa dualità fenomenologica dell’«essere-in-sé» e dell’«essere-per-sé», Marcel nel suo «Testamento filosofico» del 1969, rinnovava il suo rifiuto alla linea del «cogito» e la preferenza per la «filosofia itinerante». Il presente volume è un documento fra i più luminosi di quest’impegno, ma non si tratta di accettare una filosofia, bensì di progettare una «ripresa» – per dirla con un’espressione kierkegaardiana – ossia di un «ri-torno al fondamento», al fondamento», secondo l’espressione di Heidegger che gode le simpatie del Marcel per il quale – con ottimismo davvero invidiabile — la denuncia dell’«oblio dell’essere» ed il richiamo all’«essere dell’essente» sfugge alla risoluzione nichilistica del principio d’immanenza. Gabriel Marcel, Il declino della saggezza, Logos, Roma, pp. 128, € 10. CLAUDEL Giovanna d’Arco al rogo Concepito come «oratorio», il testo di Paul Claudel, Giovanna dʼArco al rogo. sviluppa, in un crescendo altamente drammatico, una visione di Giovanna nellʼimminenza del supplizio. Sul rogo ella rivive gli episodi più salienti della sua vita: lʼinfanzia a Domremy, la lotta contro gli inglesi, lʼentrata del re a Rheims, il tradimento dei chierici, lʼaccusa di stregoneria, la condanna al rogo. Musicato da Honegger — che nʼè riuscito a rendere, con una sorprendente coloritura orchestrale, lʼesuberanza mistica, popolaresca e truculenta del linguaggio claudeliano — questʼoratorio drammatico in Italia è stato rappresentato allʼAdriano di Roma il 20 dicembre 1942 (dir. B. Molinari), alla Scala di Milano il 4 aprile 1947 (dir. Paul Sacher), al San Carlo di Napoli il 5 dicembre 1953 (prot. I. Bergman, reg. R. Rossellini, che nel 1954 ne ha anche realizzato una versione cinematografica), il 15/17 aprile 1984 nellʼauditorio dellʼAc- cademia di Santa Cecilia (dir. G. Albrecht, prot. Barbara Sukowa) ed al Teatro Verdi di Firenze... Edizioni Logos, Roma, testo originale a fronte, a cura di Luigi Castiglione, pagine 128, ill., € 16. ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 EDIZIONI MEDITERRANEE IL MANDALA CONTRO IL CANCRO Daniela Respini Nella prima parte del libro l'Autrice affronta un itinerario per il mondo alla scoperta di come il Mandala sia stato utilizzato praticamente fin dagli albori dell'umanità. Questo libro, però, nasce dalla voglia di raccontare l'esperienza personale della dottoressa Respini con le persone ammalate di cancro e del loro incontro con il Mandala. Per questa ragione, la seconda parte del volume comprende una breve descrizione della psiconcologia, una branca complessa della psicologia che studia e affronta le problematiche psicologiche connesse alla malattia oncologica. Una disciplina che va oltre la persona afflitta dalla malattia, tenendo in grande considerazione anche il contesto, dalla famiglia allʼequipe curante. Segue poi una descrizione delle caratteristiche delle persone ammalate di cancro, in particolare della condizione psicologica sociale e culturale di chi viene a sapere dall'esperienza diretta fatta nel Day Hospital di Oncologia medica dell'Unità Operativa Complessa dell'Ospeda-le G. Di Maria di Avola (SR), con le persone in trattamento antineoplastico e con quelle che si trovavano a casa perché alla fine del loro percorso di vita in quanto incurabili. E lì che l'Autrice ha sperimentato una Mandala, che ha come fine ultimo quello di accompagnare la persona malata di cancro al raggiungimento dell'armonia e dunque alla guarigione della propria anima. Conclude il libro una panoramica sul-le terapie alternative e complementari che possono integrarsi con gli approcci tradizionali, per garantire una qualitˆ di vita dignitosa e il pieno rispetto della persona. Daniela Respini, Il Mandala contro il cancroI. Edizioni Mediterraanee, 2010, pp. 144, 78 foto a colori,€ 17, 50. IL CODICE DIVINO DELLʼAMORE Kazuo Murakami «Il genere umano, nel XXI secolo, si trova ad affrontare sfide impossibili da vincere solo grazie alla scienza o alla religione. Dobbiamo unire il nostro sapere spirituale alle conoscenze scientifiche se vogliamo sconfiggere la sofferenza. Il libro di Kazuo Murakami ci avvicina a questo traguardo». SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA Gli ultimi studi compiuti da ricercatori come Murakami hanno rivelato, invece, che i geni cambiano in risposta a diversi fattori. È vero che l'ereditarietà influisce sulle qualità e sulle abilità individuali, ma, sebbene questi tratti siano trasmessi geneticamente, i nostri geni sono dotati anche di un «interruttore on/off» che può attivarli. L'«interruttore» viene azionato, per esempio, dall'eserciziofisico, dall'ambiente, dall'atteggiamento mentale e addirittura anche dalla risata (Murakami ha dimostrato che essa riduce significativamente i livelli di zucchero nel sangue dei diabetici dopo i pasti). Imparare quindi ad attivare geni positivi e a disattivare quelli negativi può aprire infinite possibilità per espandere il potenziale umano. Ma lo scienziato giapponese si sofferma anche a riflettere sul sorprendente meccanismo della vita, perfetto, misterioso, controllato dal nostro codice genetico, e conclude che un ordine tanto superbo non può essere frutto di una mera coincidenza. Dietro l'armonia del mondo deve esserci qualcosa di«dio» e che lui, da scienziato, definisce «Qualcosa di Grande», un'ori-gine comune a tutto l'esistente che va rispettata trattando con dignità la vita in ogni sua forma. Kazuo Murakami, Il Codice divino dellʼamore, Vincitore del Max Planck Awardper la Ricerca, Edizioni Mediterranee, pp. 128 pagine, 10 foto a colori, € 12,50. 15 LO YOGA DELLʼAMORE Jean Herbert Le gesta di Krishna La ricerca dello sviluppo spirituale (yoga, sadhanaun'arte, ha perciò regole ristrette che le Scritture sacre descrivono con una minuzia e una precisione probabilmente ineguagliate. Ordinando metodicamente ciò che riferiscono in merito i numerosi testi sacri, Herbert ne trae un profondo insegnamento, quello della via del Bhakti Yoga, lo Yoga dell'Amore. L'autore descrive dettagliatamente ogni ostacolo con cui si scontra chi si vuol impegnare sulla strada spirituale, e il modo di superarlo in modo pratico. Il mito di Krishna costituisce un vero manuale ,minuzioso e preciso, per colui che vuole seguire fino in fondo la via dell'Amore divino, e il colto e documentato saggio di Herbert, affrontandolo dal punto di vista yogico, costituisce quindi un prezioso strumento di riflessione e di meditazione. Lʼautore. Jean Herbert (1896-1980), che nel 1946 ha fondato la collana «Spiritualités vivantes» dell'editore francese Albin Michel, ha dedicato la maggior parte della sua vita a divulgare in Occidente i tesori delle saggezze orientali e in particolar modo dell'India. La sua opera di autore e di editore ha influenzato intere generazioni. Jean Herbert, Lo yoga dellʼamore, (Le gesta di Krishna), Edizioni Mediterranee, 2010, pp. 144, 10 disegni, € 14,50. 16 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 Cronache dall’ALDIQUÀ Le cimici di Bossi Il Papa re(bus) legifera sul denaro Barenboim applaudito alla Scala IOR: Gip conferma sentenza di condanna Proteste alla Scala, petardi e lacrimogeni Grande successo alla Scala della «Valchiria» di Wagner che nʼha aperto la stagione Una salve di applausi lunga 14 minuti ha salutato il successo di «Die Walküre» di Wagner, diretta da Daniel Barenboim, che ha aperto la stagione della Scala. Mazzi di fiori lanciati agli artisti e ovazione personale per il direttore dʼorchestra Berenboin e anche qualche «Buon Natale Presidente» diretti al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La situazione in piazza della Scala dopo gli incidenti tra i manifestanti e le forze dell'ordine è tornata relativamente tranquilla. I rappresentanti degli immigrati, dei lavoratori dello spettacolo e i giovani dei collettivi studenteschi sono tutti radunati sotto palazzo Marino, dal lato opposto a quello del teatro, circondati da un robusto cordone di forze dell'ordine, sempre in assetto antisommossa. TAFFERUGLI E SCONTRI - Tafferugli si sono verificati in Piazza della Scala a Milano tra il gruppo dei collettivi studenteschi e le forze dell'ordine. I carabinieri in assetto antisommossa hanno allontanato una cinquantina di giovani che stavano manifestando alla fine di Piazza della Scala spingendoli alcuni metri indietro verso via Santa Margherita, facendoli arretrare. Durante la carica sono stati esplosi alcuni petardi dagli studenti e lacrimogeni dalle forze dell'ordine. Un carabiniere e un poliziotto sono stati medicati sul posto in un'ambulanza a pochi metri dal teatro. INCIDENTI? LISSNER, TRISTE, COSÌ IN TUTTA EUROPA - «E' così in tutta Europa, è triste». Così il sovrintendente della Scala Stephane Lissner ha commentato gli incidenti in piazza Scala prima dell'inizio della Valchiria che inaugura la stagione. "Avrà altro da fare", così il sovrintendente alla Scala Stephane Lissner ha commentato l'assenza del ministro della Cultura, Sandro Bondi, alla prima della Scala. "Non commento, mi dispiace", si è limitato ad aggiungere. APPLAUSI PER NAPOLITANO - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato accolto al suo ingresso alla Scala dagli applausi. Scortato dal sindaco Letizia Moratti e dal sovrintendente Stephane Lissner, ha sottolineato il suo impegno nel ren- ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 POLITICA E POLITICHERIE 17 Le cimici di Bossi A rivelare lʼepisodio lo stesso leader del Carroccio A rivelare l'episodio è stato lo stesso leader del Carroccio Umberto Bossi, durante una chiacchierata coi giornalisti a Ponte di Legno, dove si trova in vacanza con la famiglia. Bossi ha raccontato che le cimici sono state rinvenute nella sede del ministero delle Riforme in largo Chigi e nell'appartamento dove risiede a Roma, vicino Porta Pia. A stretto giro la procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale. Il leader del Carroccio ha detto di non aver presentato denuncia, ma di aver avvisato il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, che ha inviato degli uomini a fare gli opportuni controlli, dopo che una prima bonifica era già stata fatta da privati. A far scoprire le cimici la segretaria di Bossi. «Si è accorta che troppa gente sapeva cose che avevo detto solo a lei. Ha avuto un sospetto e ha deciso di chiamare una società privata per fare la bonifica». Privati per minimizzare, precisa il ministro. «In ufficio hanno trovato una cimice e casa mia a Roma era piena: allora sono venuti gli uomini di Maroni». «Non c'è alcuna inchiesta -ha chiarito- perché non ho fatto denuncia; tanto l'inchiesta non avrebbe trovato niente». Il leader leghista ha riferito di non sapere l'identità di chi ha piazzato le cimici. «Come si fa a saperlo?», ha chiesto, «sono scemi, sì, ma non del tutto». Sono state trovate cimici anche nell'abitazione di Gemonio? «No, lì ho un fucile da caccia e una rivoltella». *** Escort Fini, aperte le indagini La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale dopo la querela di Gianfranco Fini "sull'avvenuta pubblicazione su internet di notizie false ed infamanti - così come riferito ieri dal portavoce del presidente della Camera - riguardanti una donna di Reggio Emilia dai facili costumi". Il reato ipotizzato dagli inquirenti di piazzale Clodio, secondo quanto si è appreso, è quello di diffamazione a mezzo stampa e tentata estorsione. Nel chiedere l'identificazione dei responsabili e degli eventuali mandanti delle notizie, il portavoce di Fini aveva precisato ieri che "nella predetta denuncia si sottolinea l'esigenza di tutelare, ancor prima dell'onorabilità personale dell'attuale Presidente della Camera, l'organo istituzionale dal medesimo rappresentato e si ipotizzano, oltre al reato di diffamazione a mezzo stampa, quelli assai più gravi di estorsione, di attentato ad un organo costituzionale e di cospirazione politica". Il Politichiere SOTTO LA CUPOLA ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 274 - GENNAIO 2011 tispecie delittuose, che ricomprendono il riciclaggio, l'autoriciclaggio ed altri comportamenti delittuosi (dalla tratta al traffico di droga) che generano i proventi, poi ''ripuliti'' dal riciclatore), per le quali sono previste sanzioni penali, come il carcere (fino a 20 anni). Il Papa re(bus) legifera sul denaro Il Vaticano ha varato una vera e propria «rivoluzione» nella propria legislazione, che riguarda principalmente i provvedimenti antiriciclaggio e antiterrorismo, ma anche norme diverse, dalla regolazione della monetazione, fino all'aggiornamento del «codice penale» della Santa Sede, con il contrasto alla tratta, alla droga, al traffico di rifiutipericolosi. In esecuzione della Convenzione Monetaria tra lo Stato della Città del Vaticano e lʼUnione europea del 17 dicembre 2009, sono state emanate quattro nuove leggi. 1: «Legge concernente la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo». 2: «Legge sulla frode e contraffazione di banconote e monete in euro». 3: «Legge relativa a tagli, specifiche, riproduzione, sostituzione e ritiro delle banconote in euro e sull'applicazione dei provvedimenti diretti a contrastare le riproduzioni irregolari di banconote in euro e alla sostituzione e al ritiro di banconote in euro». 4: '«Legge riguardante la faccia, i valori unitari e le specificazioni tecniche, nonche' la titolarita' dei diritti d'autore sulle facce nazionali delle monete in euro destinate alla circolazione». PROCESSO DI ELABORAZIONE È stato condotto con l'assistenza del Comitato misto, composto da rappresentanti dello Stato della Citta' del Vaticano e dell'Unione Europea. La Delegazione dell'Unione Europea e' costituita, a sua volta, da rappresentanti della Commissione e della Repubblica italiana, nonche' da rappresentanti della Banca centrale europea. LA LEGGE PREVENZIONE DEL RICICLAGGIO E DEL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO Contiene, in un corpo unitario le fat- CONFORMITÀ CON REGOLE UE L'impianto normativo, pur tenendo conto delle peculiarita' dell'ordinamento vaticano in cui si inserisce, e' conforme ai principi e alle regole vigenti nell'Unione europea, risultando cosi' allineato a quello di Paesi che, in questo ambito, dispongono di normative avanzate. Cio' e' testimoniato dalle previsioni, tra l'altro, in materia di autoriciclaggio (fattispecie non ancora contemplata in Paesi a stringente legislazione), dai SI DELEGANO I COMPETENTI ORGANI GIUDIZIARI VATICANI ad esercitare, per i reati in materia di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, la giurisdizione penale. AIF - il Presidente con i membri del Consiglio direttivo sono nominati dal Santo Padre. E' chiamata ad emanare complesse e 18 delicate disposizioni di attuazione, indispensabili per assicurare che i soggetti della Santa Sede e dello Stato della Citta' del Vaticano rispettino i nuovi ed importanti obblighi di antiriciclaggio e di antiterrorismo a partire dal 1º aprile 2011. *** IOR: GIP CONFERMA sequestro 23 mln € Il gip del tribunale di Roma ha respinto, il 20 dicembre 2010 , l'istanza presentata dai legali dello Ior in merito al sequestro di 23 milioni di euro depositati su un conto del Credito Artigiano Spa. Il sequestro era stato disposto nell'ambito di un'inchiesta su presunte omissioni legate alle norme antiriciclaggio da parte della banca vaticana. Nell'ambito dell'inchiesta sono stati indagati il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani. Barenboin applaudito alla Scala dere «omaggio sempre alla grande tradizione del teatro italiano che la Scala rappresenta». All'arrivo del capo dello Stato il nome di Napolitano è stato invocato più volte dai giovani del collettivo degli studenti. «Presidente alza la mano. Napolitano abbiamo bisogno di te» hanno scandito a gran voce. Ad invocare più volte il nome di Napolitano sono stati soprattutto gli immigrati che sono in piazza della Scala attorno alla torre di cartone che simboleggia la protesta di via Imbonati a Milano e quella della gru di Brescia. «Presidente vienici a trovare, siamo disperati». APPLAUSI PER BARENBOIM CHE LEGGE ART. 9 COSTITUZIONE Applausi per il maestro Daniel Baremboin che prima di iniziare a dirigere la Valchiria di Wagner ha letto l'articolo 9 della Costituzione in segno di protesta per i tagli alla cultura. «Sono molto felice — ha esordito Barenboim, rivolto verso il Capo dello stato — di dirigere ancora una volta alla Scala. Sono onorato di essere stato dichiarato maestro scaligero, ma a nome dei miei colleghi sono molto preoccupato per il futuro della cultura in Italia e in Europa'». Quindi ha letto l'articolo 9 della Costituzione nel quale viene affermato che la Repubblica promuove la cultura e la ricerca scientifica. Il maestro Barenboim ha parlato a nome del teatro prima dell'inno nazionale. E' uscito dalla buca e in platea con un microfono in mano ha detto poche parole e soprattutto ha voluto leggere l'articolo 9 della Costituzione italiana. «La Repubblica - ha sottolineato - promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione». Barenboim, dopo aver espresso la sua felicità per essere alla prima a dirigere Valchiria e per essere stato dichiarato maestro scaligero ha aggiunto: «Per tale titolo e anche ai nomi dei colleghi che cantano, ballano e lavorano non solo qui ma in tutti i teatri, sono qui per dirvi a quale punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura nel paese e in Italia».