“... siano
perfetti
nell’unità”
(Gv 17,23)
DIOCESI DI COMO
Preghiera in preparazione
all’ingresso del vescovo
mons. Diego Coletti
Como, 28 gennaio 2007
Il disegno in copertina è di don Guido Calvi.
Gesù, in piedi sulla sinistra, risponde all’abbraccio del Padre
e insieme accoglie i discepoli che si stringono a Lui, per sfuggire alle tentazioni
del Maligno (rappresentato tradizionalmente, come un serpente, in basso a destra).
Il Signore guarda lontano: «Non prego solo per questi… tutti siano una cosa sola…
siano perfetti nell’unità» (cf Gv 7,20-23).
© 2007
Editrice de
“Il Settimanale
della Diocesi di Como”
V.le. C. Battisti, 8
22100 COMO
tel. 031-263533
fax 031-3109325
e-mail: [email protected]
direttore
don Agostino Clerici
Finito di stampare
nel mese di gennaio 2007
dalla Tipografica Sociale
S.p.a. - Monza
progetto grafico
don Maurizio Mosconi
Marco Gatti
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Dalla lettera di saluto del Vescovo
Sei anni fa scelsi come motto del mio servizio episcopale le parole del vangelo di
Giovanni “consummati in unum” (Gv 17,23), per indicare con queste parole –
che siano perfetti nell’unità – la cura suprema che tutti dobbiamo avere per la
comunione fraterna e la testimonianza di carità che in essa si esprime. Nei giorni
che ci separano dal nostro incontro mi piacerebbe che meditassimo
a lungo tutto il capitolo 17 del vangelo di Giovanni. La grande preghiera
di Gesù al Padre, che per certi aspetti è a lui riservata e per altri può essere fatta propria
da ogni battezzato, suscita nel cuore di un successore degli apostoli risonanze specifiche
e profonde. Aiutatemi a renderla vera con voi e per voi. Infatti tutti sapranno che siamo
discepoli di Gesù dall’amore che avremo gli uni per gli altri (Gv 13,35).
Gesù sta pregando il Padre e domanda. a
proposito dei suoi discepoli: «... siano perfetti nell’unità». (...)
La ‘perfezione nell’unità’ che Gesù domanda non è certamente il risultato di una costrizione ad essere tutti uguali. Non è neppure l’effetto di una superficiale buona educazione o di un generico ‘volersi bene’.
La comunione fraterna tra i cristiani è il
dono che ci viene dall’Agnello pasquale.
Egli è ferito a morte e, immolato, apre i
sette sigilli che impediscono di capire il senso della storia dell’umanità.
La comunione fraterna viene poi alimentata dal pane eucaristico, Corpo di Cristo
spezzato come segno del suo amore, che ci riunisce come il pane riunisce i chicchi di grano
separati nelle spighe.
La comunione della Pasqua del Signore e la comunione dell’Eucaristia: ecco il dono
di Dio che rende la Chiesa segno credibile del suo amore.
Il vangelo di Giovanni infatti usa la stessa parola quando dice che Gesù avendo
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amato i suoi li amò sino alla fine e quando registra l’ultima parola di Gesù morente
sulla croce: tutto è compiuto.
Saremo perfetti nella comunione della Chiesa – cioè consummati in unum – se
sapremo vivere e morire come Gesù, amando fino alla fine, fino alla perfezione, fino alla
consumazione le persone umane con le quali camminiamo nella storia.
Da “Il Settimanale della Diocesi di Como” numero 46
Le pagine che seguono sono nate dal desiderio di dare corpo alla richiesta del nostro vescovo, e offrono perciò anzitutto un commento al capitolo 17 di Giovanni, sostanzialmente ripreso (col permesso dell’Autore) dall’ultima fatica di mons. Bruno Maggioni (Il racconto di Giovanni, Cittadella,
2006). La prima parte del sussidio è completata da alcune informazioni sul
contesto della preghiera di Gesù (Gv 13-17) e sull’intero vangelo, riprese
anche dalle note che accompagnano la terza versione del Nuovo Testamento CEI (1997). L’occasione ci dà così la possibilità di riprendere e
sviluppare gli spunti già offerti alla diocesi nel 2002-2003 (Gv 13-17: Li
amò sino alla fine. Esercizi spirituali parrocchiali in preparazione al sinodo) e nelle
schede per la catechesi degli adulti 2005-2006 (Pregare: la relazione personale
con Dio; in particolare: 13. Nel mistero della preghiera di Gesù).
È noto poi che nel corso del Novecento la preghiera di Gesù per l’unità
dei suoi è stata accolta, meditata e diffusa dai promotori di
quell’ecumenismo ‘spirituale’ che i Padri conciliari riconobbero come «l’anima di tutto il movimento ecumenico» (cf Concilio Vaticano II, Decreto
sull’ecumenismo, 1964: nn. 7-8). Le preghiere di Paul Couturier e di Maurice
Villain (cf qui, nn. 1-9) non sono a questo proposito reliquie di un passato
ingenuo e sognatore, ma testimonianze di un impegno permanente, che
esige di essere svolto da tutti i battezzati: «Pregare per l’unità non è riservato a chi vive in un contesto di divisione tra i cristiani. In quell’intimo e
personale dialogo che ciascuno di noi deve intrattenere con il Signore nella preghiera, la preoccupazione dell’unità non può essere esclusa» (Giovanni Paolo II, Enciclica sull’impegno ecumenico «Ut unum sint», 1995: n. 27).
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Una meditazione su Giovanni 17 non poteva dunque dimenticare che la
preparazione immediata all’ingresso del vescovo avverrà proprio nei giorni della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” (18-25 gennaio).
Non sono molte in diocesi le comunità e le aggregazioni di fedeli laici che
conoscono e praticano questo appuntamento annuale. C’è a volte il rischio di limitarsi a qualche conferenza, o a qualche momento di preghiera
‘esotico’ (l’erba del vicino è sempre più verde…). Un obbiettivo non secondario del presente lavoro è dunque quello di rianimare e incoraggiare
la preghiera per l’unità delle Chiese e dei cristiani, facendo così maturare le
condizioni per incontri realmente ‘ecumenici’, condivisi (dal vescovo o col
suo consenso) con ministri di altre confessioni. In questa direzione ci sospingono la memoria di Giovanni Paolo II e le parole precise e limpide di
Benedetto XVI: «Le preghiere comuni che si svolgono nel mondo intero
particolarmente in questo periodo esprimono la volontà di comune impegno per il ristabilimento della piena comunione di tutti i cristiani. Queste
preghiere comuni sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell’unità… Ma non ci limitiamo ad impetrare. Possiamo
anche ringraziare il Signore per la nuova situazione faticosamente creata
dalle relazioni ecumeniche tra i cristiani nella ritrovata fraternità per i forti
legami di solidarietà stabiliti, per la crescita della comunione e per le
convergenze realizzate – certamente in modo diseguale – tra i vari dialoghi. Il futuro sta davanti a noi…» (Udienza del 18 gennaio 2006).
Come per i precedenti sussidi (Come rami d’olivo, Terra visitata da Dio, Per la
vita del mondo), non abbiamo voluto limitarci al bisogno incombente. Ci
auguriamo che all’abbondante offerta corrisponda un’accoglienza altrettanto generosa.
Ufficio Catechistico (sezione pastorale)
Ufficio Liturgico
Indicazioni per l’uso: pag. 35
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I. GIOVANNI 17,1-26: TESTO E COMMENTO
Al Padre
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Così parlò Gesù. Poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre,
è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te.
Tu gli hai dato potere su ogni essere umano
perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio,
e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sulla terra,
compiendo l’opera che mi hai dato da fare.
E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria
che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Per i suoi discepoli
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Ho fatto conoscere il tuo nome
agli uomini che mi hai dato dal mondo.
Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola.
Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te,
perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro.
Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te
e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo,
ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi.
Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie,
e io sono glorificato in loro.
Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo
a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato,
perché siano una cosa sola, come noi.
Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai
dato e li ho custoditi. Nessuno di loro è andato perduto, tranne il
figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.
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Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono ancora nel mondo,
perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.
Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati,
perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo,
ma che tu li custodisca dal Maligno.
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Consacrali nella verità. La tua parola è verità.
Come tu hai mandato me nel mondo,
anch’io ho mandato loro nel mondo;
per loro io consacro me stesso,
perché siano anch’essi consacrati nella verità.
Per i futuri credenti
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Non prego solo per questi,
ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola:
perché tutti siano una sola cosa come tu, Padre, sei in me e io in te.
Siano anch’essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro,
perché siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola.
Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità
e il mondo sappia che tu mi hai mandato
e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove
sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato;
poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto;
questi sanno che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere,
perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.
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Il vangelo di Giovanni
Il vangelo di Giovanni narra (come gli altri tre) avvenimenti della vita di
Gesù, a partire dall’incontro con Giovanni il Battista fino agli ultimi incontri con i discepoli dopo la sua risurrezione. Il racconto è introdotto da
un prologo (1,1-18) e si conclude con l’ultima apparizione di Gesù al
lago di Tiberiade (c. 21). Il corpo del racconto è organizzato in due parti:
dalla prima Pasqua agli episodi successivi alla risurrezione di Lazzaro (1,19
– 12,50) e dall’ultima cena alle apparizioni del Risorto (13,1 – 20,31).
Nella prima parte la narrazione si snoda attorno alle feste dei Giudei e ai
miracoli (o altri ‘segni’) e insegnamenti di Gesù; nella seconda si assiste al
passaggio dalla Pasqua dei Giudei alla Pasqua di Gesù.
Il vangelo di Giovanni coincide con quelli di Matteo, Marco e Luca
(molto più simili tra loro) in punti importanti: l’inizio presso il Battista, la
presenza dei discepoli, l’attività taumaturgica, l’insegnamento autorevole, la condanna a morte e la crocifissione, e, infine, la risurrezione di
Gesù. Ma presenta anche delle differenze: il periodo dell’attività pubblica
di Gesù dura oltre due anni e non solo uno; i suoi spostamenti dalla
Galilea a Gerusalemme avvengono non una ma più volte; i miracoli narrati sono diversi (ad eccezione di quelli del cap. 6). Di impostazione diversa è soprattutto l’insegnamento, che insiste sulla missione e preesistenza
di Gesù e sulla sua unione con il Padre, e presenta con altre categorie il
mistero della Chiesa e delle ‘ultime cose’ (escatologia).
Questa diversità è da spiegare con la vicenda personale dello scrittore e
la situazione dei lettori.
L’autore del quarto vangelo è identificato già dalle antiche testimonianze della tradizione ecclesiastica con Giovanni, uno dei Dodici, figlio di
Zebedeo e fratello di Giacomo. In questo vangelo non si incontra mai il
suo nome, mentre solo in esso compare la figura del «discepolo che Gesù
amava»; la tradizione antica ha spiegato il fatto con l’identità fra Giovanni e il discepolo prediletto. Il vangelo sarebbe stato scritto durante la
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vecchiaia avanzata di questo apostolo, verso la fine del I secolo, nella
comunità cristiana di Efeso. Oggi per lo più si ritiene che il processo di
formazione del libro sia il risultato di un incontro – maturato attraverso
un non breve travaglio – fra tradizioni risalenti alla vita di Gesù e stimoli
provenienti dalla cultura ambiente. Tuttavia dev’essere mantenuto il riferimento alla personalità indicata dalla tradizione, quale fonte di ricordi e
di un pensiero fecondo.
Circa la situazione dei lettori, va ricordato che sul finire del I secolo
l’annuncio evangelico stava passando dal mondo semitico delle origini al
mondo ellenistico, e inoltre doveva confrontarsi con le idee che
fermentavano nell’ambiente religioso dell’area culturale di Efeso, metropoli dell’Asia Minore (attuale Turchia occidentale). Alle esigenze emergenti occorreva rispondere presentando in modo nuovo i ricordi della
vita di Gesù.
In questo travaglio delle mediazioni culturali è sempre dominante nel
‘vangelo spirituale’ (così l’antichità lo chiamava) l’altissima tensione che
ha avuto origine dall’esperienza di un contatto irripetibile con la persona
di Gesù: di Lui nessuno sforzo intellettuale esaurisce il mistero, così come
nessuna forza ostile può impedire l’influsso di salvezza (CEI, La Sacra
Bibbia. Nuovo Testamento, 1997: 213-214).
‘Spirito’ contro ‘istituzione’?
Negli ultimi decenni del primo secolo, il fenomeno delle eresie suscita
nelle chiese cristiane il problema dell’ortodossia e della successione apostolica: come distinguere verità ed errore? Chi garantisce la fedeltà alle
origini?
Anche la comunità di Giovanni sente vivacemente questo problema,
ma lo risolve con sottolineature diverse rispetto, ad esempio, alle lettere
pastorali (1-2 Timoteo, Tito): al primo posto non le strutture (una regola
codificata, un deposito di dottrina, i ministeri…) ma lo Spirito, che è nel
contempo Spirito di tradizione e di rinnovamento (14,25-26; 16,12-15),
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Spirito che appartiene a tutti i membri della comunità e non soltanto ad
alcuni (1Gv 2,27). Anche di fronte all’ostilità del mondo, la comunità
giovannea non cerca anzitutto sicurezza in una struttura, ma nella forza
dello Spirito (15,26-27).
In un momento in cui le prime comunità sembrano insistere sull’organizzazione e sulla successione apostolica, la comunità di Giovanni lascia
in ombra invece la molteplicità dei carismi e dei ministeri (e dunque anche la figura di chi li coordini). Essa accetta il ministero, ma ad alcune
condizioni: che resti fermo il primato dello Spirito, e che si instauri un
rapporto dialettico tra Pietro e il ‘discepolo amato’, cioè tra il primato del
ministero apostolico e il primato dell’amore e della profezia.
Contro il pericolo dell’istituzionalismo, il gruppo giovanneo sottolinea
che la principale garanzia dell’ortodossia non è da porre nel ministero o
in qualsiasi altra istituzione, ma nel dono dello Spirito, che perennemente
conserva e ringiovanisce la fede (B. MAGGIONI).
Gv 13,1 – 17,26: cena e addio ai discepoli
In questa parte del vangelo Gesù si rivolge ai discepoli, che sono non
soltanto quelli lì presenti, ma anche tutti coloro che li avrebbero seguiti.
Il genere letterario è quello del testamento, conosciuto nella letteratura
biblica e giudaica: un personaggio, che sta per morire, raduna il gruppo
dei discepoli, impartisce loro gli ultimi insegnamenti, li esorta a rimanere
fedeli e li mette in guardia dai pericoli che incontreranno (cf ad es.
Giacobbe: Genesi 47,29 – 50,14; Mosé: Deuteronomio 32,1 – 33,29;
Giosué: Giosué 23,1 – 24,31; Samuele: 1Samuele 12,1-25; Paolo: Atti
20,17-38).
Nel nostro caso Gesù raduna i discepoli intorno a sé, offre loro un
insegnamento supremo e definitivo, si presenta come colui che ha portato a compimento ciò che i discepoli dovranno a loro volta seguire, predice tristezza (per la sua assenza) e persecuzione (da parte del mondo), ma
anche vittoria e consolazione (CEI, La Sacra Bibbia. Nuovo Testamento, 1997:
250).
I discorsi dei capitoli 13-17 contengono l’insegnamento privato di Gesù
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ai discepoli. Anche i Sinottici conoscono un insegnamento privato, ma lo
presentano sparso nel corso del vangelo (cf però Luca 22,21-38). Questi
discorsi non riguardano solo le persone presenti nel cenacolo e il tempo
che va dalla cena alla croce; riguardano piuttosto i discepoli successivi
(tutti, non solo i ‘successori degli apostoli’), e il tempo che va dalla risurrezione alla parusia.
Per Giovanni questo è (sarà) un tempo difficile, di passione: esattamente come è stata per Gesù la sera in cui Egli lasciò ai discepoli il suo testamento; un tempo di opposizione e di persecuzione da parte del mondo,
un tempo nel quale il discepolo sperimenterà l’abbandono, il dubbio e il
turbamento. I discorsi di Gesù vanno letti in questo preciso contesto
ecclesiale. Descrivendo la partenza di Gesù e la reazione dei discepoli di
fronte ad essa, l’evangelista da una parte rende visibile la situazione dei
credenti nel mondo, dall’altra evidenzia gli interrogativi che quella stessa
situazione suscita nell’animo dei discepoli (come è presente il Signore
Gesù? Dove lo incontro? E dove posso trovare motivo per essere nella
gioia anche se perseguitato?). La risposta di Giovanni è molto chiara: la
partenza di Gesù è in realtà un ritorno, non assenza ma nuova presenza
(B. MAGGIONI).
(Gesù) alzati gli occhi al cielo disse: Padre (1).
In questa preghiera parla solo Gesù, e parla sempre al Padre. Gesù è
totalmente davanti al Padre: parla di sé e chiede per sé, ma davanti al Padre; racconta del suo rapporto con i discepoli, ma davanti al Padre. Chiede, per sé e per i discepoli, ma sempre davanti al Padre. ‘Padre’ è l’unica
invocazione: cinque volte senza alcun aggettivo, una volta ‘Padre santo’,
un’altra ‘Padre giusto’.
Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi
te… Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che tu mi hai
dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria
che io avevo presso di te prima che il mondo fosse (1.4-5).
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Questo passo è molto denso. Il Padre glorifica il Figlio e il Figlio glorifica
il Padre. Gesù ha glorificato il Padre nell’obbedienza e ora, in seguito all’obbedienza, si attende una glorificazione che però, in realtà, Egli già possiede. Ma è pur vero che la glorificazione avviene in pienezza nell’ora della
croce.
Il motivo della ‘gloria’ e della ‘glorificazione’ percorre l’intera preghiera
di Gesù (quattro volte il verbo, tre volte il sostantivo). Riferito a Dio, indica la dignità divina che si manifesta con forza e splendore: per dire che
Dio rivela la sua potenza, la sua santità e la sua salvezza, la Bibbia ama dire
che Dio ‘si glorifica’ o ‘si santifica’ (cf Esodo 28,22; Levitico 10,3). ‘Gloria’ è la manifestazione gloriosa e visibile di Dio, di fronte alla quale l’uomo non può che lodare e ammirare. Vista dalla parte di Dio, la gloria è
manifestazione; vista dalla parte dell’uomo, è riconoscimento e lode.
Nel quarto vangelo ‘gloria’ e ‘glorificazione’ rappresentano una categoria centrale, fin dal prologo: «Abbiamo visto la sua gloria» (Gv 1,14). Il
verbo greco significa un vedere attento, penetrante, incantato quasi, come
quando si guarda qualcosa che sorprende per il suo splendore. E qui si
tratta di uno splendore da scorgere nella Parola fatta carne; è importante
capire bene che l’essersi fatta carne non vela lo splendore della gloria, ma
lo mostra: lo splendore sta anzi proprio nel fatto che il divino è apparso in
forma umana. Che cosa c’è infatti di più splendido, sorprendente e incantevole di una grandezza divina che si fa carne? E per di più una carne
come quella di Gesù: le sue parole, la sua vita da vero uomo, la sua normalità, il suo essere sconfitto per amore… L’incarnazione è dunque la trasparenza della gloria di Dio, fatta di ‘grazia e verità’, cioè di amore fedele,
come appunto la vita e la persona di Gesù hanno manifestato.
La gloria è presente in tutta la vita di Gesù, rivelata dai segni che Egli
compie (cf Gv 2,11), ma il tempo della sua piena manifestazione è l’ora,
cioè la croce. È sulla croce – che Giovanni chiama appunto ‘glorificazione’ – che il mistero di Dio, che è Amore, è apparso in tutto il suo splendore
e la sua forza. Sulla croce si è manifestata non soltanto la profondità dell’amore, ma anche la sua forza vittoriosa: perché l’amore è apparso più
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forte del rifiuto che subisce, e perché la sconfitta è seguita dalla risurrezione.
«Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da
fare»: l’obbedienza e la dedizione di Gesù mostrano la gloria che Egli possedeva già da sempre. Ciò significa che gloria e glorificazione non sono
solo il premio che Gesù si merita per il fatto di aver patito e aver obbedito
fino alla fine. La passione è il modo di manifestarsi della gloria in una
situazione di contraddizione. Analogamente va concepita l’obbedienza:
Gesù non ebbe la gloria perché obbediente, piuttosto obbedì perché aveva
già la gloria.
Se per ‘gloria’ si intende la manifestazione della realtà ultima di Dio, che
è l’Amore, non è allora un paradosso affermare che questa gloria si manifesta sulla croce. La croce/risurrezione è la trascrizione storica della gloria
posseduta dal Padre e dal Figlio «prima che il mondo fosse»: una realtà di
amore reciproco, di dono da parte del Padre e di incondizionata accoglienza da parte del Figlio.
Tu gli hai dato potere su ogni essere umano perché egli dia la vita
eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che
conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (2-3).
Comprendiamo subito che qui la conoscenza non è una delle tante componenti della vita ma è la vita. La parte specificamente cristiana di quanto
Gesù dice è la seconda («e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo»), che la
distingue dalla confessione giudaica (che si ferma ovviamente a «te, l’unico vero Dio») e dalla gnosi, che pensa di conoscere Dio grazie ad una
‘illuminazione’ indipendente dalla storia. Quella cristiana è invece una conoscenza legata alla concretezza storica dell’evento di Cristo.
Questo aspetto cristologico è ripetutamente sottolineato: «Ora essi sanno che tutto ciò che mi hai dato viene da te… e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato…
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hanno conosciuto che tu mi hai mandato» (vv. 7-8 e 25). Già si comprende
che l’oggetto più profondo della conoscenza è la relazione fra il Padre e
Gesù, la comunione fra il Padre e il Figlio.
Il significato giovanneo di ‘conoscere’ deriva da quello dell’Antico Testamento. È conoscenza concreta ed esperienziale: coinvolge l’intelligenza, ma anche la sensibilità e tutta la persona; è partecipazione attiva, rapporto personale. Il conoscere crea e approfondisce una comunione, coinvolge la volontà e diventa prassi: conoscere Dio significa anche riconoscerlo e obbedirgli, affidarsi a Lui.
Conoscere e credere sono affini, alle volte quasi equivalenti: la fede si
apre alla conoscenza e la conoscenza si muove all’interno della fede. Ma
alle volte ‘conoscere’ indica una chiarezza superiore: non una superiore
chiarezza intellettuale, bensì quella maggiore comprensione che deriva da
un’esperienza più profonda, da un dialogo e da una comunione più intensa.
La condizione concreta di questa conoscenza è la fedeltà alla parola di
Cristo: «Se rimanete fedeli alla mia parola sarete davvero miei discepoli;
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (8,32). Ed è una conoscenza
progressiva che si sviluppa secondo i ritmi della fede e le tappe del cammino con Gesù. Il suo centro illuminante è il mistero della croce/risurrezione (8,28; 12,16; 13,7). È infatti a partire dalla ‘glorificazione’ – culmine del
cammino di Gesù – che le sue parole e i suoi gesti svelano tutta la loro
verità.
Infine è una conoscenza che riproduce nei discepoli (o, meglio, estende
loro) la conoscenza tra il Padre e il Figlio: «Io conosco le mie pecore e le
mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il
Padre» (10,14). Quest’ultima annotazione ci permette di agganciare la definizione della vita eterna di 17,3 al motivo centrale di tutto il cap. 17: la
comunione tra il Padre e il Figlio e l’inserimento in essa dei discepoli.
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Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal
mondo… Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro
che tu mi hai dato, perché sono tuoi… Non prego che tu li tolga dal
mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del
mondo, come io non sono del mondo (6-19).
«Non prego per il mondo»: è un’affermazione che sorprende. Certo, il
mondo assume anche il significato delle forze ostili; ma anche così la frase
si direbbe poco in sintonia con altre affermazioni del vangelo. Tuttavia è
un’affermazione che non va taciuta né sminuita. Si può soltanto collocarla
nel contesto dell’intera preghiera, in cui il rapporto col mondo – di Gesù e
dei discepoli – è descritto secondo varie prospettive.
Il vocabolo ‘mondo’ ricorre nella preghiera di Gesù dodici volte, e già
questo ne suggerisce l’importanza. Gesù non riesce ad esprimere il suo
rapporto col Padre né il suo rapporto con il discepolo senza servirsi della
figura del mondo. Gesù non appartiene al mondo (v. 16), ma al Padre che
lo ha mandato nel mondo (v. 18). I discepoli non appartengono al mondo
(v. 16), ma Gesù li lascia nel mondo (v. 11). I discepoli sono diversi dal
mondo, ma devono stare nel mondo, perché il mondo sappia che Gesù è
stato inviato dal Padre (vv. 21 e 23).
Dunque fra il mondo e Gesù, il mondo e i discepoli c’è diversità di appartenenza: una diversità che il mondo rifiuta perché la avverte come una
minaccia. Tuttavia il discepolo deve stare davanti al mondo per testimoniare la grande verità che Dio ama il mondo.
Il mondo rifiuta la verità che lo salva e rifiuta i discepoli che la annunciano. Ma il discepolo rimane nel mondo pronto a testimoniarla. Paradossale:
la diversità non sta nella condanna del mondo, ma nell’amore al mondo. Il
mondo non ama se stesso: le sue relazioni sono egoistiche e distruttive. Il
discepolo invece ama il mondo. Anche questa è la differenza cristiana.
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Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in
me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa come
tu, Padre, sei in me e io in te… Io in loro e tu in me, perché siano
perfetti nell’unità… L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e
io in loro (20-26).
Gesù non parla di amore reciproco, ma di unità. Al centro della preghiera è espressa con grande forza la mutua immanenza tra il Padre e il Figlio,
un’immanenza che si apre in un movimento di espansione: i discepoli (v.
11: «custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa
sola, come noi»), tutti quelli che crederanno attraverso la loro parola (vv.
20-21), il mondo (v. 23). Ciò che viene donato ai discepoli e ai credenti –
ciò a cui vengono chiamati – è esattamente la partecipazione alla conoscenza fra il Padre e il Figlio.
Cristo prega anzitutto per l’unità dei primi discepoli (v. 11): l’unità più
vasta sarà raggiunta mediante la loro, ne sarà un ampliamento.
La stretta connessione tra il gruppo dei primi discepoli (questi) e quello
dei discepoli futuri (quelli che crederanno in me mediante la loro parola) è
importante. Più che la distinzione, a Giovanni interessa il vincolo esistente
tra i due: il primo è il modello del secondo, il secondo deriva dal primo. È
un invito ad ogni comunità a ritrovarsi nel gruppo degli inizi.
Per esprimere tutta l’intensità della partecipazione dei credenti alla comunione che unisce il Figlio al Padre, si ricorre all’espressione «siano una
cosa sola», «siano perfetti nell’unità». L’inserimento nel dialogo trinitario –
questo infatti significa «conoscere te e colui che hai mandato» - produce
nei credenti una duplice comunione: con il Padre e il Figlio, e tra di loro.
Una comunione invisibile nella sua radice, perché partecipa al dialogo
d’amore che è l’essenza della vita trinitaria («L’amore con cui mi hai amato
sia in loro»: v. 36), ma visibilissima nelle sue manifestazioni, nella nuova
esistenza che produce. L’unità della comunità cristiana viene dall’alto, la
sua origine è gratuita e invisibile; ma ha uno scopo («perché il mondo
creda… sappia») che richiede la visibilità. Come per la ‘carne’ di Cristo,
questa visibilità sarà ambivalente: la vita divina che Egli comunica alla sua
Chiesa ne fa un’unità concreta, la cui funzione è quella di essere segno
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proposto a tutti, perché arrivino alla decisione della fede.
La comunione fra il Padre, Gesù e i credenti è presentata da un lato
come una realtà e dall’altra come un desiderio: è insieme dono e compito.
Poiché la preghiera del Cristo è efficace, si tratta di un dono assicurato, al
di là della capacità dell’uomo; ma rimangono il mistero della libertà, e la
tragica possibilità del rifiuto (vv. 12-13).
In sostanza, Gesù prega non solo perché i discepoli siano uniti fra loro,
ma perché la loro unità sia il prolungamento reale, storico, visibile della
comunione d’amore che costituisce il mistero di Dio. Una preghiera, dunque, di grande rivelazione: è attraverso la preghiera che si può penetrare
nel mistero della verità di Dio e dell’uomo.
La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro… Padre, voglio che
quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché
contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato (22.24).
Il capitolo 17 è illuminante anche per comprendere la gloria del Cristo
nel tempo della Chiesa. Non si parla solo della gloria del Padre e del Figlio,
ma anche della gloria del discepolo, e della relazione fra le due.
La dimensione ecclesiale della gloria è già stata accennata nelle pagine
precedenti del vangelo. Alla glorificazione del Cristo sono legati i doni che
costituiscono la Chiesa, cioè l’effusione dello Spirito (7,39: «lo Spirito non
era stato ancora dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato») e la
capacità da parte dei discepoli di comprendere nel profondo la storia di
Gesù (12,16: «I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose;
ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che queste cose erano state
scritte di lui e che a lui essi le avevano fatte»).
La glorificazione di Gesù crea la possibilità di comprendere. E difatti lo
Spirito glorifica il Figlio nel tempo della Chiesa, continuando quel movimento di dipendenza e di donazione che già fu del Cristo: egli comunicherà fedelmente le sue parole («Egli mi glorificherà perché prenderà del mio
per comunicarvelo»). La vita cristiana – che in forza della fede può compiere opere come quelle del Cristo (14,13) e che soprattutto si manifesta
nell’opera più grande che è l’amore, la sequela (15,8) e il martirio (21,19) –
15
glorifica il Padre e il Figlio.
Nella preghiera è detto che Gesù si è glorificato nei discepoli (v. 10) e ha
dato loro la gloria ricevuta dal Padre (v. 22), chiamando i discepoli a contemplare la sua propria gloria (v. 24).
La ‘gloria’ di Gesù – che deve continuare nella Chiesa – non è il
trionfalismo ma il movimento del servizio: esiste nel fatto che Egli si rende docile al Padre e si consegna al mondo che lo rifiuta. Dunque la comunità ecclesiale partecipa a questa ‘gloria’ del Cristo, che si è manifestata
storicamente nell’obbedienza e nell’amore. La Chiesa diviene luogo della
gloria nella misura in cui si rende trasparente all’amore, come ha fatto
Cristo.
Si tratta di una gloria data (v. 22): si allude ad un fatto concluso, le cui
conseguenze durano. Questo fatto è Cristo, la sua obbedienza al Padre ed
il suo amore per noi. La missione dei credenti si inserisce in questa obbedienza e la ‘perpetua’ nella storia del mondo: Gesù viene glorificato già dal
fatto che esistano (ancora) dei suoi discepoli, che grazie a Lui partecipano
all’amore divino, prima e più che dalle loro imprese apostoliche e dai loro
successi.
Siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu
mi hai mandato… Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e che li hai amati
come hai amato me (21.23).
Concentrata nella mutua immanenza tra il Padre e il Figlio e nell’unità
dei credenti, la preghiera di Gesù non dimentica l’orizzonte universale. La
comunione più profonda e più stretta non restringe l’universalità ma la
allarga. E l’universalità non indebolisce la profondità e la chiarezza della
comunione, ma ne mostra la forza di attrazione. L’unità della comunione
sta davanti al mondo come la figura storica, riconoscibile e credibile della
verità di Gesù.
Il modello dell’amore cristiano è il Cristo sulla croce (dunque un amore
gratuito e universale), ma a sua volta Cristo è la trasparenza di un fatto che
16
precede: il dialogo trinitario (dunque un amore-comunione). La sorgente
del morire in croce è l’amore reciproco della Trinità. L’amore disinteressato e universale apparso sulla Croce ha la sua origine in un amore-comunione e ne è la trasparenza storica. Così l’amore missionario e universale della
Chiesa trova la sua origine in una comunione, cioè nella Trinità e nella sua
trasparenza storica che è la comunità ecclesiale.
Inoltre, l’amore apparso sulla Croce tende a sua volta a costruire una
comunione, un grande raduno fra gli uomini: «Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me» (12,32); il fine è l’amore reciproco: l’amore ‘per’ gli altri
tende all’amore ‘con’.
La Chiesa vive una duplice comunione: la comunione del servizio e dello slancio missionario universale (essere per), e la comunione reciproca e
fraterna, fra credenti, che anticipa la gioia del grande raduno finale (essere
con). La comunità cristiana deve porsi in viaggio e ‘disperdersi’, senza
paura; però deve anche custodire i tempi del radunarsi, per godere della
fraternità già reale e mettere in comune la fede.
Testi utili per la riflessione e la meditazione
G. MOIOLI, «È giunta l’ora» (Gv 17, 1), D. Castenetto cur., Glossa, 1994
G. SEGALLA, La preghiera di Gesù al Padre. Un addio missionario, Paideia, 1983
G. ROSSÉ, L’ultima preghiera di Gesù (dal vangelo di Giovanni), Città Nuova, 1988
S. CIPRIANI, «Per loro consacro me stesso»: la preghiera sacerdotale di Gesù (Gv 17),
«Parole di vita» 49 (2004) 4/41-47 [anche nel sito www.paroledivita.it]
B. MAGGIONI, La grande preghiera di Gesù. Una lettura di Giovanni 17, «La Rivista del Clero Italiano» 85 (2004) 554-560
S. FAUSTI, Una comunità legge il vangelo di Giovanni II (cc. 13-21), DehonianeAncora, 2004: 90-113
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II. SCHEMI PER LA PREGHIERA COMUNITARIA
A. APERTURA E CONCLUSIONE DELLA PREGHIERA
Canto (es. Tu vieni sempre, n.52)
Nel nome del Padre…
Grazia, misericordia e pace da parte di Dio nostro Padre e del suo Figlio Gesù
Cristo, nello Spirito Santo, a voi e a tutti i fedeli della diocesi affidata alle cure del
vescovo di Como, perché essa si rinnovi nella sua fedeltà al Signore e nella sua
missione al mondo.
Benedetto nei secoli il Signore.
«Fa’ che siano perfetti nell’unità affinché il mondo creda»: queste sono le parole
di Gesù che il nostro vescovo ci ha esortato a meditare, nelle prime parole che ha
rivolto all’intera diocesi. Il nostro sguardo si indirizza perciò subito a Lui, all’Agnello pasquale: Egli è la chiave per accedere alla comprensione della storia di
salvezza che Dio realizza nella confusione delle libertà umane; Egli dissolve le
paure e lo smarrimento che rendono le persone sospettose e chiuse, e fa nascere
la Chiesa, comunione di fratelli e sorelle, alimentata dal suo amore. Diamo lode al
Signore Gesù, l’Agnello immolato.
Ascoltate la parola di Dio
dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (cf 5,1-9)
Io, Giovanni, vidi, nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un
libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli…
Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli
anziani, un Agnello, in piedi, come immolato. Aveva sette corna e sette
occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio, mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme
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di profumi, che sono le preghiere dei santi. E cantano un canto nuovo:
Gloria a te, Agnello immolato (n. 51)
oppure (recitato)
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
per la tua volontà furono create, per il tuo volere sussistono.
Tu sei degno, o Signore, di prendere il libro e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra.
L’Agnello che fu immolato è degno di potenza, ricchezza,
sapienza e forza, onore, gloria e benedizione.
altro testo (per i ritornelli cf n. 51)
Molte cose sono state predette dai profeti
riguardanti il mistero della tua Pasqua, o Cristo.
Gloria a te, Agnello immolato.
Assunta la nostra umanità nel grembo della Vergine Maria,
nascesti come uomo.
A te potenza e onore nei secoli.
Prendesti su di te le sofferenze dell’uomo sofferente.
Nella tua carne distruggesti le passioni della carne.
Ci liberasti, come Israele dall’Egitto, dal modo di vivere del mondo.
Gloria a te, Agnello immolato.
Fosti ucciso in Abele il giusto, in Isacco legato per il sacrificio;
pellegrino in Giacobbe, esposto in Mosé e venduto in Giuseppe,
perseguitato in David e rifiutato nei profeti:
Agnello senza macchia, non apristi bocca.
A te potenza e onore nei secoli.
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Con la tua morte copristi di confusione la morte;
con la tua mansuetudine annientasti le potenze del male.
Per te furono appese sul legno della croce
l’iniquità e l’ingiustizia del mondo.
Gloria a te, Agnello immolato.
Vero Agnello immolato verso sera e sepolto nella notte.
Non ti fu spezzato alcun osso e nella tomba non subisti corruzione.
A te potenza e onore nei secoli.
Tu sei l’Agnello vittorioso che risuscita dai morti.
In te l’umanità risorge dall’abisso dei sepolcri.
Gloria a te, Agnello immolato.
Eravamo tutti nel peccato, come pecore disperse;
il tuo sacrificio ci ha raccolti nella Chiesa.
A te potenza e onore nei secoli.
Tu sempre ci guidi dalla schiavitù alla libertà;
ci conduci dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita,
dalla tirannia al regno eterno.
Gloria a te, Agnello immolato.
O Cristo, Pasqua della nostra salvezza,
fa’ di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre.
A te potenza e onore nei secoli.
Vero Agnello di Dio che togli i peccati del mondo e doni la pace:
tu sei degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza,
onore e gloria e benedizione.
Gloria a te, Agnello immolato.
A te il canto dei redenti, ora e nei secoli dei secoli. Amen.
A te potenza e onore nei secoli.
O Dio, tu ci hai fatti regnare con te, sacerdoti al tuo servizio, per esprimerti la lode di tutte le creature e renderti grazie perché ci hai salvati. Illumina
la nostra mente perché possa comprendere il Libro sacro e aderire al mistero di Cristo, morto e risorto per noi, il centro e il punto di arrivo della
storia.
Seguono i testi propri di ogni incontro. Cf le indicazioni a pag. 35.
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SEZIONE CONCLUSIVA
«Se diciamo di non aver peccato, facciamo di Dio un bugiardo e la sua parola non
è in noi» (1Gv 1,10). Ammoniti dall’apostolo, con umile preghiera chiediamo
perdono delle colpe commesse contro l’unità della Chiesa, e imploriamo da Dio
la grazia di saper perdonare tutti.
Padre nostro… ma liberaci dal male. (cantato)
Nell’attesa che si compia la beata speranza
e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.
L’unità e la pace che il Signore Gesù ha lasciato ai suoi sono già una realtà. Come
figli e figlie del Dio della pace, esprimiamo visibilmente la comunione che ci
unisce. Fratelli e sorelle, scambiatevi un segno di pace!
Orazione
Benedizione
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
Dio vi benedica con ogni benedizione del cielo,
e vi renda puri e santi ai suoi occhi;
effonda su di voi le ricchezze della sua gloria,
vi ammaestri con le parole di verità,
vi illumini col vangelo di salvezza,
vi faccia lieti nella carità fraterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente…
Canto (es. Un solo Signore, una sola fede: n. 53)
21
B. RIFLESSIONE E PREGHIERA SU Mc 7,31-37
Ascoltate la parola del Signore
dal vangelo secondo Marco (7,31-37)
In quel tempo, Gesù lasciò la regione di Tiro, passò per la città di Sidone e
tornò ancora verso il lago di Galilea, attraverso il territorio della Decapoli.
Gli portarono un sordomuto, e lo pregarono di porre le mani sopra di lui.
Allora Gesù lo prese da parte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli
orecchi e con la saliva gli toccò la lingua. Poi alzò gli occhi al cielo, emise
un sospiro e disse: «Effatà» (che significa: «Apriti»). E subito le orecchie di
quell’uomo si aprirono, si sciolse il nodo della sua lingua e si mise a parlare
correttamente. Gesù ordinò di non dire nulla a nessuno. Ma più comandava di tacere, più essi lo proclamavano, e pieni di stupore dicevano: «Ha
fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Parola del Signore.
Segue riflessione. Riportiamo una parte della presentazione che introduce la versione
italiana del sussidio per l’Ottavario di quest’anno, preparato dalle comunità cristiane
di Umlazi (Durban, Sud Africa). Si noterà come anche Marco dice che Gesù «alzò gli
occhi al cielo» (cf Gv 17,1).
Il tema di quest’anno ci porta nel cuore del messaggio del vangelo. Il brano scelto ci presenta uno dei tanti ‘miracoli’ con i quali Gesù realizzò la
dimensione escatologica della sua missione, capovolgendo tutto ciò che il
peccato ha fatto nell’ordine creato. È infatti a motivo del nostro peccato
che siamo incapaci di ascoltare la Parola e di portare testimonianza con le
nostre labbra alla gloria di Dio (…)
Possiamo far derivare dal testo biblico un ulteriore significato, a partire dal
fatto che spesso davanti al peccato e al male noi siamo ‘sordi e muti’. Non
vogliamo ascoltare il grido dei poveri, e non vogliamo dare testimonianza
alla condizione inumana che richiede di chiamare per nome il demone, per
poterlo cacciare.
Le situazioni di sofferenza, lontane e vicine, impongono ai cristiani di agire insieme per alleviare la sofferenza umana e ristabilire la dignità della
22
persona. Ciò che ci unisce, nel desiderio di superare queste condizioni, è il
nostro comune battesimo. Nel battesimo siamo adottati come figli di Dio,
Gesù diventa nostro fratello, noi siamo uniti come fratelli e sorelle. Nel
corpo di Cristo noi siamo uno: quando una parte del corpo soffre, tutto il
corpo soffre.
In Italia siamo quotidianamente a contatto con coloro che hanno lasciato
la loro terra, la loro casa, a volte per la guerra e per la fame, in vista di un
luogo migliore. Troppo spesso non vogliamo ascoltare la loro condizione
e la loro richiesta di aiuto. Questa cospirazione di silenzio esige una risposta. Certo, è sempre rischioso aprire la porta di casa ad uno sconosciuto;
Gesù ha sempre corso questo rischio pur di incontrare una creatura di
Dio. Il nostro più grande nemico è la paura, che ci fa chiudere la porta del
cuore; ma vivere nella paura ci porta a diventare aridi.
L’unità dei cristiani comincia con la consapevolezza di doversi conformare alla vera immagine che Dio ha posto nei nostri cuori affinché possiamo
crescere verso la pienezza in Cristo. La violenza perpetrata ai danni dei
deboli e degli indifesi, dei bambini e delle donne, dei poveri e degli anziani,
spinge i cristiani a sciogliere la lingua per poter parlare con una sola voce
contro di essa.
Canto (es. Chiesa redenta, n. 49)
Preghiera
Prima di operare la guarigione, Gesù eleva la sua preghiera al Padre affinché la
sua voce sia ascoltata. Anche noi con un’unica voce eleviamo al Padre la preghiera accorata, nel nome di Gesù e nella potenza dello Spirito. Preghiamo per il
dono dello Spirito, che fa nuove tutte le cose, che rinvigorisce ciò che è avvizzito,
che bagna ciò che è arido, che scalda ciò che è freddo, che dà vita ai morti, che fa
di tanti un solo corpo. È questo stesso Spirito che aprirà i nostri orecchi e scioglierà le nostre lingue.
Dio Creatore, tu ci hai fatti per te,
e il nostro cuore non avrà pace finché non troverà quiete in te.
Donaci la grazia di non essere mai separati dal tuo amore.
23
O Dio, nostro Pastore,
tu ci hai chiamati dalle tenebre alla tua meravigliosa luce.
Risplendi nelle nostre coscienze,
perché possiamo illuminare il mondo.
Dio nostro Padre, tu con infinita tenerezza ti prendi cura di noi.
Rendici attenti alle necessità degli altri,
e rafforza la nostra testimonianza comune di cristiani
in favore della giustizia, della compassione, del perdono.
Gesù, Parola eterna del Padre,
tu hai lottato per rompere tutte le forme di silenzio colpevole.
Dacci il coraggio di sostenere coloro
che danno voce a coloro che non ne hanno.
Gesù, amico dei poveri e degli stranieri,
tu hai steso le braccia per condurre a te
tutti coloro che erano lontani dalla tua grazia e dalla tua salvezza.
Fa’ che tutti coloro
che sono ridotti ai margini dai ricchi e dai potenti
trovino conforto e segni della tua presenza nelle nostre comunità.
Gesù, mandato dal Padre,
tu hai chiamato i tuoi discepoli ad annunciare insieme il tuo vangelo.
Fa’ che la speranza nel tuo intervento definitivo
si concretizzi in progetti di pace e di giustizia.
Spirito Santo, datore di vita, sostienici con la tua vivificante potenza.
La tua presenza in mezzo a noi doni vigore a chi è debole,
e il coraggio di dare voce ai senza voce.
Spirito Santo, tu nel corso dei secoli apri nuove strade
per il ristabilimento dell’unità fra le nostre chiese.
Sostieni coloro che le guidano,
perché non si scoraggino di fronte alle difficoltà.
Spirito Santo, tu conduci l’umanità alla verità tutta intera
e raddrizzi ciò che è sviato.
Ispira in coloro che hanno un ruolo di governo
il desiderio di prendersi cura delle necessità dei poveri,
24
dei piccoli, dei bisognosi,
e preservali dalla tentazione della corruzione.
Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, Uno in tre Persone,
rimani con noi, e abbatti i muri che ancora ci dividono.
SEGUE LA SEZIONE CONCLUSIVA (pag 21)
Orazione
O Dio di grazia, Creatore nostro, Dio di pietà,
nostro Salvatore, Dio di misericordia, nostro aiuto!
Tu conosci ciò di cui abbiamo bisogno
prima ancora che te lo chiediamo.
Noi ti lodiamo per la tua creazione, per la tua salvezza
e per la tua incessante compassione.
Guarisci la nostra sordità,
affinché, insieme, possiamo udire più chiaramente
il suono della tua voce nel silenzio dei poveri e dei sofferenti.
Ti preghiamo per le tue Chiese in tutto il mondo,
ancora lacerate dalla divisione:
fortifica il loro impegno nel proclamare Cristo, luce delle nazioni.
Ispira in noi il desiderio di lavorare senza sosta
affinché si realizzi quell’unità fra cristiani che tu desideri,
e affinché nulla ostacoli la nostra ricerca dell’unità
per cui Gesù stesso ha pregato.
Aiutaci a testimoniare la misericordia
e la tenerezza del tuo Figlio Gesù Cristo,
Dio con noi ora e sempre.
Amen.
25
C. RIFLESSIONE E PREGHIERA SU Gv 17,23
Ascoltate la parola del Signore
dal vangelo secondo Giovanni (17,20-26)
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me
mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa come tu, Padre,
sei in me e io in te. Siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data
a loro, perché siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola. Io in loro
e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai
mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che
mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la
mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della
creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti
ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai
amato sia in essi e io in loro.
Parola del Signore.
Riflessione: cf pag. 14-15
Preghiera
L’amore che ci unisce e che ci fa una cosa sola tra noi e con Dio nasce dall’unità
che c’è tra il Padre e il Figlio e tra la Trinità e il mondo da essa creato. «Il Signore
Gesù, quando prega il Padre perché “tutti siano uno come anche noi siamo uno”
(Gv 17,21-22), mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha
suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei
figli di Dio nella verità e nella carità» (Gaudium et spes, n. 24). Esprimiamo la nostra
fede in questa sorgente di amore ed unità, supplicando il Signore Gesù:
Come tu nel Padre e il Padre in te, rendici perfetti nell’unità (n. 50) .
26
Dopo le strofe del canto, se si vuole, si può prolungare la preghiera utilizzando il
ritornello come risposta alle introduzioni seguenti (da leggere lasciando un breve spazio
di silenzio tra una e l’altra):
Come il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre:
Come una madre è unita al figlio che porta in grembo:
Come il tralcio è unito alla vite:
Come Dio è Uno in Tre persone:
Come le pecore seguono il solo pastore:
Come le membra di un solo corpo:
Come l’amore che unisce lo sposo alla sua sposa:
Come l’inviato con colui che lo ha mandato:
Come il profeta è in sintonia con la parola di Dio:
Come due fratelli di sangue:
Come il Creatore con le sue creature:
SEGUE LA SEZIONE CONCLUSIVA (pag 21)
Orazione
O Dio, fonte inesauribile della vita, che hai accolto l’offerta del tuo Figlio
sacrificato per la salvezza del mondo, consacraci nell’unità, che è dono del
tuo Spirito, perché rimaniamo sempre nel tuo amore e diventiamo testimoni della risurrezione. Per il nostro Signore…
oppure
Padre giusto e santo, da te procede il Verbo della vita nella comunione del
tuo Spirito; fa’ che il popolo da te redento formi una perfetta unità nel
vincolo del tuo amore, perché il mondo creda in colui che tu hai mandato,
Gesù Cristo, principio e termine di tutta la creazione. Egli è Dio…
27
D. RIFLESSIONE E PREGHIERA SU 1Cor 12,4 – 13,13
Ascoltate la parola di Dio
dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti (12,4-14.26-31)
Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi
ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è
Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene
dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un
altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un
altro le varietà delle lingue; a un altro l‘interpretazione delle lingue. Ma
tutte queste cose le compie l‘unico e medesimo Spirito, distribuendole a
ciascuno come vuole.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra e tutte le membra del
corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti
noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo
Spirito. Ora il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte
membra (…) Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora
voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.
Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in
secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i
miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti
fanno miracoli? Tutti possiedono doni delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi più
grandi.
Parola di Dio.
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Responsorio
Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’Alleanza e fonte di ogni comunione.
Con l’invio del tuo Spirito hai fatto della tua Chiesa il sacramento della
salvezza per tutti gli uomini, e la arricchisci continuamente dei tuoi doni.
Benedetto sei tu, Signore, ora e sempre.
Da tanti secoli il tuo amore vigila su di noi, la tua forza compie prodigi,
la tua fedeltà perdona e rinnova.
Gloria a te, Signore.
Incessantemente il dono della fede sgorga dall’annuncio della Parola; la
vita pulsa, alimentata dai sacramenti; la carità fiorisce, come testimonianza
dell’Amore che per primo ci ha amati.
Gloria a te, Signore.
Tu vuoi che testimoniamo nel nostro tempo l’altissima vocazione di figli,
che rinnoviamo lo slancio della missione ecclesiale, e camminiamo in novità di amore e di speranza.
Gloria a te, Signore.
Riflessione / Esame di coscienza
* «Vi sono diversi carismi, diversi ministeri, diverse attività…». Paolo sottolinea la molteplicità dei doni gratuiti che Dio fa ad ogni credente, per la
costruzione della comunità cristiana, a servizio del suo progetto salvifico.
È questa la prospettiva dalla quale riconosciamo anche noi la presenza dello
Spirito, in noi e negli altri battezzati? Riconosciamo le potenzialità che abbiamo
come un dono che viene dall’alto, e che dunque non comporta alcun motivo di
vanto? Siamo convinti che tutto quello che facciamo nella Chiesa e nel mondo
per diffondere il regno di Dio è frutto di un dono dello Spirito? Riconosciamo
che l’efficacia della nostra azione dipende ultimamente non dal nostro impegno,
ma da Dio, di cui noi siamo semplici collaboratori?
* «Tutte queste cose le compie l’unico e medesimo Spirito…». Lo Spirito è
libertà creatrice: è una realtà inesauribile e fantasiosa, moltiplica i suoi doni
29
a dismisura e li distribuisce a tutti, senza discriminazioni. La Chiesa riconosce questi doni, man mano che emergono, e non pretende di fissarli in
strutture rigide o di classificarli una volta per tutte.
Riconosci nella tua comunità la grande fantasia dello Spirito? Ci sono doni-servizi diversi, distribuiti tra varie persone, o sono “i soliti” che fanno tutto? Ritieni
che qualcuno sia soffocato nel suo dono, che non possa renderlo visibile?
* «Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra». La comunità cristiana deve modellare la sua vita secondo le leggi del
corpo umano, che rispecchiano le leggi del creato: unità e molteplicità,
finalizzazione comune, attenzione maggiore alle membra più deboli o più
nascoste, collaborazione reciproca, solidarietà nella sofferenza…
Ritieni che nella tua comunità qualche membro si senta escluso, perché considerato poco utile? Tu stesso magari tendi a escludere qualcuno, o a non stimolare la
sua partecipazione attiva alla vita della comunità? Nella Chiesa, come nel corpo
umano, la maggior parte del lavoro è fatta in silenzio, senza grande ostentazione,
da persone che non fanno notizia; sei convinto di questo? Come riconoscere e
apprezzare il loro lavoro? La tua presenza e il tuo servizio nella Chiesa sono
sostenuti dalla passione per l’unità e per la crescita della fede di tutti o dal bisogno di affermare la tua identità e difendere le posizioni ottenute?
* «Desiderate intensamente i carismi più grandi». Tutti i carismi hanno
uguale dignità e diritto di cittadinanza nella Chiesa; ma non tutti hanno lo
stesso valore in ordine alla costruzione della comunità. Sono da privilegiare quelli che danno un forte contributo alla vita della comunità: alla sua
unità e alla sua crescita nella fede, nella preghiera, nella carità.
Nell’elenco di Paolo i carismi che riguardano la Parola (evangelizzazione,
predicazione, catechesi) sono chiaramente al primo posto. Questo ‘privilegio’ è
ben visibile nelle nostre comunità?
Ci sono persone che esprimono i carismi di ‘assistenza’, che portano avanti opere di carità verso i malati, i poveri, gli emarginati?
È sempre latente la tentazione di intendere il carisma di governo del vescovo e
dei suoi collaboratori (i parroci e gli altri preti, diocesani e non) come un ‘potere’,
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da usare arbitrariamente o da limitare il più possibile. Che cosa ne pensi, a partire
dalla tua esperienza? Quali aiuti abbiamo per custodire e rafforzare lo stile cristiano dell’autorità, che non accentra tutto in sé, ma sa stimolare la messa in opera
dei carismi personali e ne coordina l’azione?
Preghiera
«Fratelli, non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa
e tenete ciò che è buono» (1Tess 5,19-21). Chiediamo perdono al Signore per
tutte le volte che abbiamo spento il suo Spirito dentro di noi, o lo abbiamo
soffocato negli altri, nella Chiesa, nel mondo.
Signore, pietà (o altra risposta equivalente)
Per tutte le volte che non abbiamo espresso con coraggio la nostra fede:
Per tutte le volte che ci siamo lasciati tentare dal male:
Per tutte le volte che ci siamo messi da parte, pensando di essere inutili:
Per tutte le volte che ci siamo vantati di un dono dello Spirito,
come se fosse un nostro merito:
Per tutte le volte che non abbiamo permesso ad altri
di manifestare i loro doni spirituali:
SEGUE LA SEZIONE CONCLUSIVA (pag 21), oppure:
Ebbene, vi mostrerò io la via più sublime. Se parlassi le lingue degli uomini
e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come metallo che rimbomba o
come cimbali che strepitano. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da
trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se distribuissi tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per esser bruciato, ma
non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è paziente, benevola è
la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto
del male ricevuto, non gode dell‘ingiustizia ma si rallegra della verità. Tut31
to scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai
fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo
imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che
è imperfetto scomparirà. Quand‘ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato
ciò che è da bambino. Ora noi vediamo in modo confuso, come in uno
specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch‘io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la
carità. Ma la più grande di tutte è la carità! (1Cor 12,31 – 13,13)
Preghiera
Preghiamo per il nostro vescovo Diego, perché svolgendo il suo ministero ci
aiuti a crescere nella carità che lo Spirito Santo ha effuso nei nostri cuori.
Signore Gesù, tu hai affidato al vescovo,
come principale compito, la predicazione del vangelo a tutti.
Rendici docili alla tua voce ogni volta che egli aprirà le labbra
per ammonire, rimproverare, esortare, indicare i cammini della vita.
Al vescovo, nella sua ordinazione, è stato posto sul capo il vangelo,
come segno di un carisma certo di verità.
Rendici aperti alla testimonianza che egli dona
alla sapienza della croce e alla certezza della risurrezione.
Il vescovo ha in mezzo a noi una cattedra di araldo della fede
e di custode della tradizione.
Rendici capaci di condividere, con animo grato,
il magistero che egli eserciterà in comunione col Papa
e con tutti i fratelli dell’ordine episcopale.
Oltre che con la parola e con gli scritti, il vescovo predica
con la testimonianza della sua vita.
Rendilo docile allo Spirito di santità e aperto all’ascolto
della testimonianza di santità che lo stesso Spirito ha suscitato,
lungo i secoli, nella nostra Chiesa locale.
32
O Dio nostro Padre, tu hai reso il vescovo
partecipe del sommo sacerdozio di Cristo,
effondendo su di lui la mistica unzione.
Donagli, con l’abbondanza della tua benedizione,
la fecondità del ministero.
Hai affidato all’ordine episcopale
la dispensazione dei sacri misteri che salvano.
Fa’ che al nostro vescovo non manchino mai
collaboratori fedeli e generosi, perché la tua riconciliazione
raggiunga ogni persona, e la tua santità la rinnovi.
Tu gradisci il sacrificio di Cristo e della Chiesa,
celebrato in comunione col vescovo.
Aiutaci, quando sentiamo pronunciare il suo nome
nella preghiera eucaristica, a sentirci popolo sacerdotale,
chiamato a gustare e a cantare nella liturgia terrena
le meraviglie del tuo amore.
Tu hai esaudito Gesù nell’ora della prova,
e vuoi che i vescovi siano modelli di preghiera e di donazione.
Sostieni il nostro vescovo Diego
nei momenti in cui la croce si farà per lui più pesante,
e quando il calice di passione si mescolerà più sentitamente
col calice dell’esultanza eucaristica.
Spirito del Signore, forza e vita del popolo di Dio,
tu rendi i vescovi servitori dei fratelli
e loro compagni nella testimonianza da rendere a Cristo.
Aiutaci ad accogliere colui che ci è mandato,
riconoscendo l’autorità pastorale, dottrinale e disciplinare
che egli eserciterà per il bene della nostra storia.
Tu dai coesione alla comunione ecclesiale,
sei vincolo di unità e sorgente di molteplici doni.
Effondi sulla nostra Chiesa l’abbondanza dei tuoi carismi
e fa’ che siano accolti e vissuti per il bene di tutti,
sotto il discernimento e con la guida del nuovo vescovo.
Tu dai forma e bellezza ad ogni iniziativa della Chiesa,
33
e animi il suo slancio missionario.
Sostieni tutti gli sforzi già in atto tra di noi
per rinnovarci nello spirito del vangelo, e donaci il coraggio
di assumere i mandati nuovi che ci saranno dati.
Fiamma dell’amore che vincola il Padre e il Figlio,
tu dalla Pentecoste ardi nella Chiesa
per donare alla comunità dei discepoli un volto trinitario.
Scendi con abbondanza su di noi, che guardiamo a Maria
come icona della Chiesa ‘una e riconciliata’
nella verità, nella carità e nella libertà.
Aiutaci a realizzare come lei l’obbedienza della fede,
che ci farà sperimentare ancora gli indivisibili doni pasquali
della libertà regale e dell’unità perfetta.
SEGUE LA SEZIONE CONCLUSIVA (pag 21)
Orazione
O Padre, aiutaci a vivere
un rapporto profondamente umano e fraterno nella Chiesa,
in comunione col vescovo che viene a presiederla.
Aprici al dialogo sereno, frutto dell’amore e dell’accoglienza reciproca.
Liberaci dall’orgoglio che rende prepotenti,
ma anche dalla falsa umiltà che paralizza ogni intraprendenza.
Donaci di obbedire con semplicità e con intelligenza;
con disponibilità e con dignità di persone adulte e responsabili.
Allora permetteremo che la tua Parola risuoni con franchezza nel mondo,
e che la tua carità diventi il centro di attrazione e d’incontro
di tutti gli uomini, per i quali Gesù ha dato la sua vita.
Egli ora vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
34
III. ALTRE PREGHIERE
Il materiale raccolto nel libretto dovrebbe essere sufficiente ad animare gli incontri di
preghiera da giovedì 18 a giovedì 25 gennaio. Essi inizieranno e termineranno
secondo le indicazioni date alle pp. 18-21. Le parti proprie saranno così distribuite:
giovedì 18: Gv 17,1 e Mc 7,31-37 (pp. 22-25)
venerdì 19: Gv 17,1-5 e commento (pp. 9-11)
sabato 20: Gv 17,1-5 e commento (pp. 11-12)
domenica 21: Gv 17,6-19 e commento (p. 13)
lunedì 22: Gv 17, 20-26 (cf pp. 26-27)
martedì 23: Gv 17,20-26 e commento (pp. 15-16)
mercoledì 24: Gv 17,20-26 e commento (pp. 16-17).
giovedì 25: 1Cor 12,4-13,13 (cf pp. 28-34).
Negli incontri dal 19 al 24 si utilizzi il canto Come tu nel Padre (n. 50), e i vari
testi di preghiera riportati in questa sezione, a seconda del tempo a disposizione.
Una seconda possibilità è quella di limitarsi ai tre schemi riportati nella seconda
parte (pp. 18-34; il terzo può essere anche distribuito su due incontri).
Nelle Messe dei giorni feriali liberi e in quelle di domenica 21 gennaio è consentito
utilizzare i formulari “Per l’unità dei cristiani”: Messale, pp. 796-799; Orazionale,
pp. 77-78 (qui nn. 20-21).
Si tenga presente infine che il 17 gennaio ricorre la “Giornata per l’approfondimento
e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei”. Cf la Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche 2006-2007, p. 89 e il sussidio per quest’anno:
www.chiesacattolica.it > motore di ricerca: “Giornata di riflessione ebraico-cristiana”.
PER QUANTO RIGUARDA LA PREGHIERA PER IL NUOVO VESCOVO
Al n. 24 si trovano alcune intenzioni specifiche, che potranno essere aggiunte ai formulari della preghiera dei fedeli dei giorni precedenti l’ingresso (e senz’altro in quelli delle
domeniche 21 e 28 gennaio).
35
Nelle domeniche 21 e 28 gennaio è opportuno sottolineare l’evento dell’ingresso anche nel modo qui di seguito indicato:
- si esponga tra presbiterio e navata l’icona riproducente la lunetta del portale maggiore
della chiesa Cattedrale (predisposta in relazione al sinodo);
- terminata l’orazione dopo la comunione, il presidente dell’assemblea si reca davanti
all’immagine e vi accende un cero, mentre si esegue un canto (ad es. Chiesa redenta:
qui, n. 49; Chiesa di fratelli: «Come rami d’olivo», n. 140);
- concluso il canto, si recita l’orazione Per la Chiesa locale oppure Per il vescovo
(qui sotto);
- dopo l’orazione, il presidente torna alla sede e conclude la celebrazione eucaristica nel
modo consueto.
Per la Chiesa locale
O Padre, che nelle singole Chiese, pellegrine sulla terra,
manifesti la tua Chiesa, una santa cattolica e apostolica,
concedi a questa tua famiglia
di raccogliersi con fede intorno al vescovo Diego
per crescere mediante il Vangelo e l’Eucaristia,
nella comunione del tuo Spirito,
così da divenire immagine autentica
dell’assemblea universale del tuo popolo,
ed essere strumento della presenza di Cristo nel mondo.
Per Cristo nostro Signore.
Per il vescovo
O Dio, Padre di ogni bene,
nella serie dei successori di san Felice e di sant’Abbondio
hai scelto il tuo servo Diego
come pastore del gregge di Cristo in questa terra comense.
Fa’ che con il suo ministero tra noi ci aiuti a crescere nella fede
e rinsaldi la nostra unità in comunione con il Papa e con tutta la Chiesa,
perché il mondo creda in te e in colui che hai mandato:
Gesù Cristo tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli.
36
«Dal giorno in cui viene compiuto l’atto canonico di inizio del ministero
del vescovo, tutti i sacerdoti che celebrano la Messa nelle chiese
della diocesi – comprese le chiese e gli oratori degli esenti – devono
inserire il suo nome nella preghiera eucaristica» (Pontificale romano: ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, n.343).
L’intercessione per il vescovo durante la preghiera eucaristica esprime e
consolida la comunione tra le diverse comunità nell’unità della Chiesa
locale. Secondo la tradizione, il vescovo eletto diviene pastore della sua
Chiesa dopo che l’ha convocata per la prima volta nella sua chiesa Cattedrale e ha presieduto la celebrazione eucaristica che contrassegna l’inizio
del suo ministero. Pertanto il nome del vescovo Diego dovrà essere
inserito nella preghiera eucaristica a partire dalle Messe vespertine
di domenica 28 gennaio.
A. TESTI ISPIRATI A Gv 17
Testo di Paul Couturier (1935)
1. Signore Gesù, che alla vigilia della tua passione hai pregato per tutti
i tuoi discepoli, perché siano perfettamente uniti, come tu lo sei
con il Padre e il Padre con te, rendici consapevoli delle nostre divisioni.
Donaci la lealtà di riconoscere l’indifferenza, la diffidenza e anche
la reciproca ostilità che si nascondono in noi, e il coraggio di liberarcene.
Fa’ che ci incontriamo tutti in te, affinché dalle nostre anime e dalle
nostre labbra salga incessante la tua preghiera per l’unità dei cristiani,
come tu la vuoi.
Aiutaci a trovare in te, che sei carità perfetta, la via che conduce
all’unità, nell’obbedienza alla tua verità e al tuo amore.
2. Signore Gesù, alla vigilia della tua morte hai pregato affinché i tuoi
discepoli fossero una cosa sola, come tu e il Padre siete una cosa sola.
37
Hai dato la vita per fare di noi un popolo solo, unito nella carità.
Signore, conservaci uniti nel tuo amore.
Signore, donaci la lealtà di riconoscere quanto si nasconde in noi
di indifferenza, di sfiducia, di reciproca ostilità,
e donaci il coraggio di correggerlo.
Signore, conservaci uniti nel tuo amore.
Signore, concedici di ritrovarci tutti in te, affinché dalle nostre labbra
salga incessantemente la tua preghiera per l’unità dei tuoi discepoli,
come tu la vuoi e con i mezzi che tu vuoi.
Aiutaci a trovare la via che conduce all’unità.
Signore, conservaci uniti nel tuo amore.
3. Signore Gesù Cristo, che alla vigilia della tua Passione hai pregato
affinché tutti i tuoi discepoli siano una sola cosa, come tu nel Padre
e il Padre in te, concedici di poter soffrire intensamente
per l’infedeltà della nostra divisione.
Concedici di respingere coraggiosamente ogni nostra indifferenza
e diffidenza, ogni reciproca inimicizia.
Concedici di ritrovarci gli uni e gli altri in te, affinché dai nostri cuori
e dalle nostre labbra incessantemente s’innalzi la tua preghiera per l’unità
dei cristiani, per attuare ciò che comandi secondo la tua volontà.
Concedici che in te, che sei la perfetta carità, possiamo trovare
la via che conduce all’unità, in obbedienza al tuo amore
e alla tua verità. Amen.
Testi di Maurice Villain (1960)
PADRE, È VENUTA L’ORA
4. Cristo amatissimo, tutta la tua vita quaggiù
fu una marcia verso l’ora, l’ora della tua morte e della tua risurrezione,
avvenimento decisivo che suggellò la tua opera salvatrice,
e un’ascensione verso questa preghiera pasquale,
con la quale, al momento di ritornare al Padre,
38
tu riponi nelle sue mani l’umanità credente.
Se scrutiamo la storia dei cristiani, dove peccato e santità si affiancano,
dove tutto sembra guastato dalla zizzania,
noi vi distinguiamo pure un’ardua salita verso l’ora che oggi viviamo,
l’ora dell’ecumenismo: il risveglio delle anime in travaglio di riunione,
l’esser divenuti consapevoli della tua volontà d’unione,
il sentimento della loro angoscia, che durerà finché
non si saranno ritrovati nell’euforia della Chiesa Sposa…
Una piccola sorgente scaturita dal cuore del Vangelo,
ma che aumenta, e si espanderà un giorno come un fiume incontenibile,
quando la tua preghiera ci avrà sufficientemente penetrati!
Come lo Spirito ti conduceva alla tua ora,
così egli prepara ovunque i cristiani all’ora dell’unità.
È un’ascensione di tutti, una marcia in avanti di tutti verso te,
in una conoscenza rinnovata, un amore accresciuto,
un servizio disinteressato.
Che il tuo Spirito, o Cristo, propaghi questo clima, insinuando
la tua preghiera eterna in ciascuna delle fibre del tuo corpo mistico!
Cristo, la nostra ora è venuta, e passa per la croce.
Concedici di entrarvi con coraggio. Amen.
PADRE, GLORIFICA IL FIGLIO TUO, PERCHÉ IL FIGLIO GLORIFICHI TE…
5. Padre misericordioso,
noi ti rendiamo grazie per averci introdotti nel mistero della gloria,
che si riflette da te al tuo Figlio prediletto
e dal tuo Figlio prediletto a te.
Donaci di accedervi sempre più profondamente,
ascoltando la preghiera di tuo Figlio, che ci rivela il vostro segreto;
fa’ che permettiamo a lui di pregare in noi la sua stessa preghiera.
Qui siamo alla fonte di ogni beatitudine, dove tutto è sicurezza e gioia.
Siamo al di sopra del male della divisione, siamo nell’unità eterna,
poiché conoscere te, l’unico vero Dio,
e colui che hai mandato, è già la vita eterna.
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Qui possiamo lavorare con perseveranza a placare gli spiriti e i cuori,
in vista dell’unione dei cristiani.
Qui sopporteremo le contraddizioni di coloro che,
non credendo nell’onnipotenza della preghiera,
ci prendono per illusi e tentano di scoraggiare i nostri sforzi.
E noi risponderemo loro nell’amore.
HO FATTO CONOSCERE IL TUO NOME AGLI UOMINI CHE MI HAI DATO...
6. O Cristo, ravviva nei nostri cuori il nome del Padre tuo!
Togli tutto ciò che lo nasconde, e versa in essi il fuoco del tuo amore,
il fuoco del tuo Spirito.
Che la sua fiamma ardente e alta salga verso il Padre nostro,
e tutti i suoi figli – nostri fratelli e nostre sorelle – riconoscano
nella luce che traccerà questo fuoco il nome del medesimo Padre,
e del medesimo Figlio, e del medesimo Spirito.
Perché così venga il giorno che fin dalla Santa Cena tu non cessi
di chiedere, in cui non avremo che un pensiero, il tuo:
l’unità nella fede dell’unica Chiesa.
Verrà, questo giorno, quando il dolore delle separazioni
ci avrà fatto abbastanza soffrire,
e sarà diventata abbastanza bruciante la fiamma del nostro amore per te,
e abbastanza ardente la fiamma dello Spirito,
che in noi geme e soffre come una donna nelle doglie del parto.
In quel giorno, grande sarà la riparazione, e cesserà il grande scandalo.
Allora, finalmente, il nome di Dio sarà pienamente santificato sulla terra.
ESSI NON SONO DEL MONDO… CONSACRALI NELLA VERITÀ.
7. Signore Gesù Cristo, tu hai stabilito la tua Chiesa
sul sacrificio della croce e sulla celebrazione dell’Eucaristia,
che ne è il sacramento.
Questo sacrificio ti ha consacrato,
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e consacra anche coloro che tu hai abilitato a dispensare la Parola,
a celebrare i sacramenti, ad esercitare la disciplina.
Per tutte queste persone ti preghiamo: consacrale nella verità!
Ricordati che vivono nel mondo senza essere del mondo,
esposte all’odio di Satana come tu lo fosti un tempo.
Degnati di vegliare su di loro, perché non si perdano e,
fedeli alla tua Parola, dimorino fra le tue braccia:
come pecore docili e obbedienti, ma anche vigorose e trascinanti.
Suscita numerose vocazioni in tutte le Chiese e comunità cristiane
per bastare agli immensi bisogni dei tuoi fedeli
e per portare testimonianza davanti alle masse pagane e atee.
Tutti i responsabili, generosi nello slancio missionario,
per amore del tuo nome, si avvicinino ogni giorno di più
verso il punto di convergenza in cui splenderà il miracolo dell’unità.
Veglia sul Papa, sui patriarchi e sui vescovi cattolici,
sui patriarchi e sui vescovi ortodossi,
sulla gerarchia anglicana, la gerarchia svedese, i sinodi protestanti,
i membri del Consiglio ecumenico e sul loro compito gigantesco
e così arduo, sulla commissione “Fede e Costituzione”,
sui contatti d’ogni specie e su tutte le circostanze anche casuali
in cui i cristiani possono incontrarsi, conoscersi, amarsi,
progredire insieme gli uni verso gli altri.
Istruiscici sempre, o Cristo, con la manifestazione
del nome tre volte santo: Padre, Figlio, Spirito. Amen.
TUTTI SIANO UNA SOLA COSA COME TU, PADRE, SEI IN ME E IO IN TE…
8. Signore Gesù,
ti rendiamo grazie perché ci hai dato accesso al mistero dell’unità:
fonte che regge la Trinità Santa, unità ineffabile, trasparente,
infinitamente feconda.
Essa si rifrange sugli uomini con la comunicazione della grazia,
ma anche con il dono delle strutture della Chiesa, tua Sposa,
che in te trovano il modello e la forma.
41
Ma oltre a questi strumenti visibili di unità, noi sappiamo che c’è
tutto il mistero della trasformazione dell’umanità nelle tue mani.
Possa ogni essere umano essere il cristallo sotto la luce del tuo Spirito,
permeabile a tutti i suoi doni!
Signore, degnati di infondere in coloro che credono in te e ti amano
la gloria che tu dividi col Padre, perché progrediscano ogni giorno di più
nelle vie dell’unità, come tu sei nel Padre e il Padre è in te.
Amen.
PADRE,
SIANO ANCH’ESSI CON ME DOVE SONO IO…
9. Grazie, Signore, di averci accompagnati alle vette della tua preghiera.
Aiutaci a custodirla e a condividere la tua passione per l’unità,
mentre sentiamo che i nostri principi e i nostri metodi abituali
non bastano più.
Aiutaci a sopportare la solitudine, l’incomprensione
e l’irrisione di cui siamo fatti oggetto.
Fa’ che non ci spaventiamo di soffrire per la Chiesa tua Sposa,
quando versiamo per lei il sangue, non delle nostre membra
ma del nostro cuore.
Altre preghiere
10. Per intercessione del Signore Gesù, il Padre ci sostiene nella lotta
contro il male e fa di tutto perché, sebbene peccatori, non cadiamo per
sempre in suo potere. Con il suo amore misericordioso Egli ci salva dal
male. Invochiamolo con fiducia, per non cadere in tentazione.
Liberaci, Signore.
Dalla tentazione di salvarci da soli:
Dalla tentazione del piacere fine a se stesso:
Dalla tentazione rispondere al male con il male:
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Dalla tentazione di dominare sugli altri:
Dalla tentazione di seguire i potenti di questo mondo:
Dalla tentazione di comprometterci con il male:
Dalla tentazione di sfuggire al progetto che tu hai per ciascuno di noi:
Dalla tentazione di strumentalizzare le persone:
Dalla tentazione di …
11. O Padre, nello sguardo orante di Gesù ci introduci nella tua intimità;
guidaci con il tuo Spirito, perché, forgiati da Lui, possiamo essere
sempre uniti a te, come lo è Gesù Cristo, tuo Figlio,
che con te vive e regna nei secoli dei secoli.
12. O Padre, nella preghiera del tuo Figlio ci riveli il suo cuore,
interamente pieno di te. Ispiraci il desiderio di cercarti sempre,
per godere della libertà di Gesù e testimoniare davanti al mondo
la tua universale volontà di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
13. O Padre, la preghiera di Gesù ci introduce nella gioia
della tua misteriosa comunione. Apri il nostro cuore all’ascolto,
perché siamo sempre attenti al tuo volere e disposti ad operare
ciò che tu desideri, ad imitazione del nostro Maestro,
che con te vive e regna nei secoli dei secoli.
14. O Padre, nel Cristo tuo Figlio i nostri volti e le nostre libertà
riacquistano la loro bellezza. La sua sapienza ci aiuti a cercare sempre
la tua gloria, non la nostra, per poter cantare eternamente
la tua inesauribile fedeltà. Per Cristo nostro Signore.
15. O Padre, conoscere te è essere nella vita. Orienta il nostro essere
all’incessante contemplazione della croce del tuo Figlio Gesù Cristo,
per essere inebriati dalla sua potenza pasquale e crescere
nella comunione con te, unico significato della nostra esistenza.
Per Cristo nostro Signore.
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16. O Padre, tu ci inviti ad elevare lo sguardo del cuore verso il mistero
della croce: lì, nella sua ora, il tuo Figlio ci ha lavati e dissetati
coi suoi doni pasquali, e ci ha donato lo Spirito, perché potessimo
ascoltare ancora la sua voce. Fa’ che non ci stanchiamo di accogliere
il Verbo della vita, per conoscere il tuo volto e godere in ogni istante
del dono della vera sapienza. Per Cristo nostro Signore.
17. O Padre, il tuo disegno nei nostri confronti è veramente ineffabile:
essere il dono che tu fai al Figlio, e cantare la gioia di essere il dono
del Figlio al tuo cuore di Padre! Fa’ che ci lasciamo plasmare dallo
Spirito, per cantare in eterno il tuo amore, qui e nell’eterna visione
del tuo volto. Per Cristo nostro Signore.
18. O Padre, nel cammino della vita ci attiri nel tuo Cristo,
perché in lui possiamo crescere nella comunione con te.
Accompagna la tua Chiesa nella nube dello Spirito,
perché possa cantare la sua gioia nell’assemblea dei Santi.
Per Cristo nostro Signore.
19. Padre santo, dall’eternità ci hai generato e in Cristo Gesù
ci hai consacrato nella verità, perché condividessimo il rapporto filiale
che egli ha con te ed entrassimo così sempre più nella tua vita.
Fa’ che ogni nostra azione sia prolungamento della sua missione,
per comunicare il suo Spirito e moltiplicare l’inno di lode
che sale a te da tutto il creato. Per Cristo nostro Signore.
B. PREGHIERE DEI FEDELI
Per l’unità dei cristiani
20. Rivolgiamo con fede la nostra preghiera al Padre,
principio di unità e di pace, perché tutti i credenti in Cristo
si radunino nella perfetta comunione del suo Spirito.
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Donaci, o Padre, un cuore solo e un’anima sola.
O Dio, che ci hai creati a tua immagine, abbatti tutte le frontiere
che ci separano da te e ci rendono stranieri al nostro prossimo.
Tu che hai inviato nel mondo il tuo Figlio per radunarci
in una sola famiglia, libera la tua Chiesa da ogni fermento di discordia,
perché sia sacramento di unità per tutti i popoli.
Tu che sul Calvario hai voluto che restasse intatta la tunica del tuo Figlio,
sana le lacerazioni che feriscono i credenti
e riuniscili in una sola famiglia.
Tu che sei pazienza infinita, dona a tutte le confessioni cristiane
sentimenti di umiltà e di carità sincera,
perché cerchino instancabilmente le vie della riconciliazione.
Tu che sei santo e fedele, illumina con la luce del tuo Spirito
le nostre coscienze, perché sappiamo riconoscere i nostri errori
per realizzare l’unità nella conversione del cuore.
O Padre, che nel sangue tuo Figlio, con l’effusione del tuo Spirito,
hai sancito l’alleanza nuova e universale, fa’ che i tuoi figli siano unanimi
nella confessione della fede e concordi nel proclamare la tua lode.
Per Cristo nostro Signore.
21. Preghiamo il Signore, Dio di ogni consolazione,
perché ci doni un cuore generoso sensibile alle sofferenze
e alle sollecitudini di tutte le Chiese.
Signore, dona alla tua Chiesa unità e pace.
Perché la Chiesa diffusa in tutto il mondo si confronti con Cristo,
suo unico modello e pastore, e, risanata da ogni lacerazione e discordia,
cammini nella piena luce del vangelo, preghiamo:
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Perché tutti i pastori della Chiesa adempiano il loro ministero
con spirito di abnegazione, pronti a dare la vita
per il popolo loro affidato, preghiamo:
Perché i rapporti tra i cristiani delle diverse confessioni
siano sempre più ispirati a reciproca stima e fiducia,
nella sincera ricerca della loro unione in Cristo, preghiamo:
Perché a noi tutti sia dato di comprendere che l’unità si compie
giorno per giorno, attraverso la vittoria sugli egoismi
che contrastano l’azione dello Spirito Santo, preghiamo:
Perché il Signore ci liberi dalla tentazione di giudicare e condannare
i fratelli e ci faccia servi gli uni degli altri sull’esempio del Cristo suo
Figlio, preghiamo:
Ascolta, o Padre, la preghiera unanime che sale a te da ogni parte
della terra, e raccogli i tuoi figli nell’unità del tuo regno.
Per Cristo nostro Signore.
Conversione di san Paolo apostolo (25 gennaio)
22. Preghiamo per le necessità della Chiesa e del mondo,
invocando l’intercessione dell’apostolo Paolo
nel desiderio sincero di lasciarci convertire dalla parola di Dio.
Donaci, o Padre, la forza del tuo Spirito.
Per la santa Chiesa, che crede, soffre e spera in ogni parte del mondo,
perché renda testimonianza a Cristo Signore, preghiamo:
Per i popoli della terra, perché l’azione misteriosa dello Spirito
susciti ancora apostoli come Paolo, che portino ad ogni lingua
e ad ogni cultura l’annunzio missionario del vangelo, preghiamo:
46
Per coloro che si ostinano nell’errore e sono causa di smarrimento,
perché riconoscano la potenza salvifica del Signore risorto, preghiamo:
Per tutti i battezzati, perché diventino artefici dell’unità che Gesù stesso
ha chiesto al Padre come segno di riconoscimento per i suoi discepoli,
preghiamo:
Ascolta, o Padre, la voce dello Spirito che geme e testimonia
nella tua Chiesa, e concedi a noi, per l’intercessione
di san Paolo apostolo, di lavorare sempre al servizio del vangelo
per l’unità del tuo popolo. Per Cristo nostro Signore.
Per la Chiesa
23. Chiediamo al Signore di moltiplicare le sue benedizioni su di noi
e su tutta la Chiesa in cammino nel mondo.
Santifica la tua Chiesa, Signore.
Per il popolo di Dio, perché custodisca la purezza della fede e sappia
riconoscere e seguire il Signore nelle situazioni concrete della vita
e della storia, preghiamo:
Per il papa Benedetto, il nostro vescovo eletto Diego, i preti, i diaconi
e tutti i ministri del vangelo, perché siano immagini viventi del Cristo
servo e Signore, educatori e guide delle loro comunità, preghiamo:
Per la nostra Chiesa diocesana, perché la Parola seminata
con abbondanza nel cuore dei credenti porti frutti di rinnovamento
e di generosa dedizione verso tutti, preghiamo:
Per le varie espressioni di vita consacrata e per tutti i fedeli laici,
perché, secondo il proprio carisma e sotto la guida del vescovo,
cooperino alla crescita della comunione ecclesiale, preghiamo:
47
Per noi, qui presenti, perché riscopriamo la nostra vocazione cristiana,
nel vincolo di carità che scaturisce dalla comune partecipazione
alla medesima Parola e alla medesima Eucaristia, preghiamo:
O Padre, nella persona del vescovo e attraverso il suo ministero
tu continui a radunarci per lodarti, ascoltare la tua parola
e celebrare i misteri della salvezza.
Fa’ che il tuo Spirito ci liberi da ogni individualismo
e ci raccolga nell’unità di una sola famiglia.
Per Cristo nostro Signore.
Per il nuovo vescovo
24. Per il vescovo eletto Diego,
successore di san Felice e di sant’Abbondio:
perché, animato dallo Spirito di Cristo, Pastore perfetto,
sia in pienezza maestro della fede, ministro della grazia
e pastore sollecito della nostra comunità diocesana, preghiamo:
Per il vescovo eletto Diego:
perché la diocesi si prepari ad accogliere con fede il nuovo pastore,
e ad entrare in sintonia col suo stile di servire il vangelo
e la comunione ecclesiale, preghiamo:
Per le diverse componenti della nostra Chiesa diocesana:
perché si dispongano a vivere
come momento di grazia e di comunione nella fede
l’accoglienza del nuovo vescovo, preghiamo:
Perché i preti e l’intero laicato
collaborino generosamente con il vescovo Diego,
e la coralità d’azione, frutto della serenità interiore e della pace,
manifesti la ricchezza di questa Chiesa locale, preghiamo:
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C. ALTRI TESTI
Lode e benedizione
25. Rendiamo grazie a Dio nostro Padre
per il dono dell’unità e della pace.
Gloria a te nei secoli.
Sii benedetto, Dio nostro Padre: con il sangue prezioso del tuo Figlio
e la sua risurrezione dai morti hai riconciliato a te tutte le cose
e raduni nell’unità i tuoi figli dispersi.
Per mezzo dello Spirito Santo diffuso nei nostri cuori,
mediante il lavacro di rigenerazione, tu fai di tutti i credenti
un solo corpo, per nutrirli di uno stesso pane.
Grazie a tante persone che pregano e si prodigano
per l’unità dei tuoi figli, tu mantieni viva nel nostro tempo
la speranza dell’unità visibile dei cristiani.
26. Per averci chiamati alla fede nel battesimo,
per la nostra comunione nella nuova alleanza,
per la tua presenza alla santa Chiesa:
Signore, noi ti lodiamo e ti ringraziamo.
Per la testimonianza dei cristiani perseguitati,
per la sofferenza del loro martirio,
che completa ciò che manca alle sofferenze del corpo di Cristo:
Per tutti i doni ricevuti nonostante le divisioni,
per coloro che hanno sempre cercato l’unità,
per coloro che hanno perdonato le offese ricevute:
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Per tutti i servi della comunione,
per chi prega e opera per la riconciliazione delle Chiese,
per quelli che offrono la vita per l’unità:
Per tutti i gesti che portano alla rappacificazione,
per tutte le parole che creano dialogo,
per tutti i cuori che mostrano comprensione:
Dio, Padre di noi tutti, accogli la nostra lode e il nostro ringraziamento
per quanto già ci unisce nella confessione e nella testimonianza di Gesù,
il Signore. Affretta l’ora in cui tutte le Chiese si riconosceranno
nell’unica comunione da te voluta, per la quale tuo Figlio
ti ha pregato nella potenza dello Spirito Santo.
Sii benedetto ora e sempre.
Atto penitenziale – Richiesta di perdono
27. Innanzi al Signore Gesù Cristo, confessiamo i nostri peccati
contro l’unità della sua Chiesa ed esprimiamo il nostro pentimento.
oppure
La Chiesa cattolica desidera e chiede che tutti i cristiani
innalzino ferventi e assidue preghiere a Dio, affinché tutti diventino
una cosa sola. Ci uniamo a tutti coloro che, battezzati come noi,
operano e pregano per la piena riconciliazione delle Chiese di Cristo.
Per essere più degni di venire ascoltati, confessiamo al Signore le colpe
e le responsabilità nostre e dei nostri padri, e chiediamo perdono.
oppure
Il Signore nostro Gesù Cristo, innalzato da terra, alla presenza
della Vergine Maria radunò i tuoi figli dispersi e li strinse a sé
con i vincoli dell’amore. Innanzi a lui esprimiamo il nostro pentimento
e confessiamo i nostri peccati contro l’unità della Chiesa e dei cristiani.
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28. Signore Dio, tu ci hai scelto
per essere santi e irreprensibili al tuo cospetto.
Confessiamo di vivere in un modo che non è in verità
quello dei tuoi discepoli. Ricerchiamo i nostri interessi.
Più che alla tua Parola, prestiamo ascolto ad altre voci.
Signore, noi stiamo dinanzi a te
con i nostri peccati e le nostre mancanze.
Tu ci hai predestinati ad essere figli adottivi per mezzo di Gesù Cristo.
Eppure riconosciamo come sia difficile per noi accettarci l’un l’altro
come sorelle e fratelli. Rifiutiamo di scambiarci amore e rispetto.
Edifichiamo muri di divisione e barriere. Con le parole e con le azioni
neghiamo che tu ci hai reso tutti, senza distinzioni, tuoi figli,
per quanto diversi possiamo essere gli uni dagli altri.
Non siamo ancora in grado di celebrare insieme né la Santa Cena
né il giorno della risurrezione.
Signore, noi stiamo dinanzi a te
con i nostri peccati e le nostre mancanze.
Tu ci hai elargito la ricchezza della tua grazia e ci hai fatto conoscere
il mistero della tua volontà, di radunare tutte le cose in Cristo,
in cielo come sulla terra.
Eppure, noi confessiamo di perdere di vista la ricchezza e lo scopo
della tua grazia, e di dimenticare quanto immensa sia
la tua riconciliazione. Dimentichiamo che tu sei la speranza del mondo.
Noi siamo complici delle divisioni e degli odi che serpeggiano
tra il genere umano, separando popoli e culture,
e ponendoli in conflitto tra di loro.
Signore, noi stiamo dinanzi a te
con i nostri peccati e le nostre mancanze.
Tu ci hai dato la tua Parola di verità e il dono del tuo Santo Spirito.
Eppure, noi confessiamo di lasciare ben poco spazio alla tua Parola
e al tuo Spirito in mezzo a noi. Cerchiamo di attingere acqua
dalle nostre sorgenti, ma esse si sono prosciugate.
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Ci chiudiamo a ciò che tu vorresti per cambiare e rinnovarci.
Con la nostra autosufficienza, la nostra indifferenza
e la nostra pigrizia soffochiamo il tuo Spirito.
Signore, noi stiamo dinanzi a te
con i nostri peccati e le nostre mancanze.
Donaci ancora la tua misericordia e la tua grazia.
Dal sangue di Cristo siamo stati redenti
e abbiamo ottenuto il perdono dei nostri peccati.
Rendiamo grazie a Dio. Amen.
29. Abbiamo avuto la presunzione di considerarci
gli unici possessori della tua verità. Signore, pietà.
Siamo stati incapaci di capire a fondo
gli altri modi di accogliere e vivere il tuo unico mistero che salva.
Non abbiamo gioito dei doni che a tutti i cristiani, dovunque si trovino,
continuamente elargisci mediante lo Spirito.
Ci siamo vicendevolmente giudicati, criticati, condannati.
30. Nella nostra professione della verità
siamo stati a volte duri ed esclusivi. Abbi pietà di noi, Signore.
Abbiamo dimenticato la trave che è nel nostro occhio
per cercare solo la pagliuzza nell’occhio dei fratelli.
Abbiamo ignorato i nostri fratelli, e li abbiamo disprezzati;
molte volte abbiamo voluto trionfare su di loro.
Con le nostre divisioni abbiamo posto un ostacolo
alla testimonianza dell’amore e all’espansione del vangelo.
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31. Perdona, Signore, i peccati commessi contro l’unità della tua Chiesa.
Donaci di formare un cuore solo e un’anima sola.
Abbiamo molto peccato, ma confidiamo nella tua misericordia.
Volgiti a noi, Signore, e noi ci convertiremo a te.
Concedi a noi peccatori il perdono e la pace.
Fa’ che siamo riconciliati con la tua Chiesa.
Converti il nostro cuore, perché possiamo essere apostoli del tuo amore.
Donaci la possibilità di riparare le offese
fatte alla tua sapienza e alla tua bontà.
Donaci il tuo Spirito di santità e di giustizia.
Ed esulteremo nella gioia di un cuore rinnovato.
Purifica e rinnova la tua Chiesa.
Rendila sempre più testimone del tuo Vangelo.
Raggiungi con la tua grazia coloro che si sono allontanati da te.
Fa’ che ritornino e rimangano sempre nel tuo amore.
32. Ricordati, Signore, della tua Chiesa: liberala da ogni divisione
e rendila perfetta nel tuo amore, affinché, purificata da ogni macchia,
nella forza dello Spirito Santo annunci con audacia l’evangelo
a tutte le genti, e quale sposa bella incontri il suo Sposo,
Gesù Cristo tuo Figlio, nostro unico Signore. Amen.
33. Signore Dio, che chiami alla conversione quanti credono in te,
correggi gli errori e rendi salda la verità: dona al tuo popolo l’unità
che tu vuoi e fa’ che rigettiamo lo spirito di divisione, per essere fedeli
tuoi servi, uniti al Pastore della tua Chiesa,
Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore. Amen.
Intercessioni - Invocazioni
34. Padre santo, creatore dell’universo, che hai fatto l’uomo
a tua immagine, accorda a tutti i cristiani di realizzare la loro vocazione.
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Ricordati, Padre, del tuo amore.
Padre santo, che chiami tutti gli uomini all’unità di una sola famiglia,
perdona i nostri atti di divisione.
Ricordati, Padre, del tuo amore.
Padre santo, che farai nuove tutte le cose alla fine dei tempi,
dona alla Chiesa di lavorare per questa novità.
Ricordati, Padre, del tuo amore.
Signore Gesù, che sei nato in una famiglia umana, per la tua presenza
tutti i tuoi discepoli vivano in reciproca comunione.
Signore Gesù, raduna la tua Chiesa.
Signore Gesù, che ti sei offerto alla morte per ricondurre all’unità
i figli di Dio dispersi, fa’ che abbiamo viva coscienza
dello scandalo delle nostre separazioni.
Signore Gesù, raduna la tua Chiesa.
Signore Gesù, che risorgendo hai trionfato sulla morte,
conduci tutti gli uomini dalle tenebre alla luce.
Signore Gesù, raduna la tua Chiesa.
Spirito Santo, che hai trasformato il cuore degli apostoli,
da’ a tutti i cristiani di vivere per gli altri.
Soffio di vita, rinnova l’universo.
Spirito Santo, che guidi la Chiesa a tutta la verità,
fa’ che vediamo ciò che non abbiamo ancora saputo vedere.
Soffio di vita, rinnova l’universo.
Spirito Santo, che susciti l’amore, accordaci
di obbedire ai comandamenti, che spesso ci siamo limitati ad ascoltare.
Soffio di vita, rinnova l’universo.
Ricordati, o Signore, della tua Chiesa.
Come il frumento di cui è composto il pane eucaristico
era prima disperso per i monti e, raccolto, è diventato una cosa sola,
così la tua Chiesa sia raccolta dai confini della terra
nell’unità del tuo regno.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.
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AL PADRE
35. Lo Spirito Santo, che ci unisce in un’unica speranza
e ci mette sulle labbra la stessa preghiera,
porti al Padre la nostra supplica.
Radunaci nel tuo amore e nella tua verità.
Non permettere che ci abituiamo alle nostre divisioni.
Preservaci dal pericolo di considerare come normale
ciò che è uno scandalo per il mondo e un’offesa al tuo amore.
Liberaci dalle nostre piccolezze, dai nostri rancori, dai nostri pregiudizi.
Insegnaci a riconoscere i doni della tua grazia
in tutti quelli che ti invocano con cuore puro e sincero.
Rendi più profonda la nostra fedeltà alla tua Parola.
Non permettere che le nostre idee e le nostre tradizioni la oscurino.
Raduna il tuo gregge disperso e raccoglilo sotto l’autorità del tuo Figlio,
perché si compia il disegno della tua misericordia.
36. Dio creatore e Padre, che riunisci i dispersi e li custodisci nell’unità,
guarda con bontà il gregge del tuo Figlio, perché quanti sono consacrati da
un solo battesimo formino una sola famiglia nel vincolo dell’amore e della
vera fede. Per Cristo nostro Signore.
37. Manda su di noi, o Padre, una rinnovata effusione dello Spirito, perché
camminiamo in maniera degna della vocazione cristiana offrendo al mondo la testimonianza della verità evangelica, e operiamo fiduciosi per unire
tutti i credenti nel vincolo della pace. Per Cristo nostro Signore.
38. O Dio, che da ogni parte della terra raduni gli uomini a lodare il tuo
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nome, donaci la volontà e la forza di attuare ciò che comandi, perché il
popolo cristiano chiamato al tuo regno sia animato dall’unica fede ed esprima nelle opere lo stesso amore. Per Cristo nostro Signore.
39. Ascolta, o Padre, la nostra preghiera, e unisci i cuori dei fedeli nella
lode del tuo nome e nel comune impegno di conversione, perché, superata
ogni divisione fra i cristiani, la tua Chiesa si ricomponga in comunione
perfetta, e nella gioia del Cristo cammini verso il tuo regno. Per Cristo
nostro Signore.
40. Guarda con bontà il tuo popolo, Signore, e con l’effusione del tuo
Spirito accresci in tutti i credenti l’amore della verità, perché nella ricerca
sincera e nel comune impegno ricostruiscano la perfetta unità della tua
famiglia. Per Cristo nostro Signore.
41. Fa’ risplendere su di noi, o Padre, la grandezza del tuo amore, e con la
potenza del tuo Spirito togli le divisioni tra i cristiani, perché la tua Chiesa
sia visibilmente il segno innalzato tra i popoli, e l’umanità, illuminata dal
tuo Spirito, creda in colui che hai mandato: Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
42. Padre santo, ascoltaci, anche se è fragile la nostra fede. Tu ci hai presi
dal mondo per donarci al tuo Figlio; metti sulle nostre labbra la sua preghiera, affinché egli sia glorificato in te e noi possiamo glorificarti in Lui,
che con te vive e regna nei secoli dei secoli.
43. Padre santo, il tuo Figlio ha affidato la tua parola a uomini che tu hai
custodito nella fedeltà al tuo nome; consacra anche noi nella verità, perché
nel mondo in cui tu continui ad inviarci possiamo rendere la testimonianza dell’unità, e possiamo avere la pienezza della gioia di Cristo. Egli è Dio…
44. Padre giusto, il tuo Figlio pensava anche a noi, quando pregava per
l’unità di quanti avrebbero creduto in lui. Anche per colpa nostra la sua
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preghiera è ben lontana dall’essere esaudita. Donaci di ritrovare l’unità
delle nostre chiese, perché il mondo creda in Colui che tu hai mandato,
Gesù Cristo nostro Signore. Egli è Dio...
A CRISTO
45. Signore, ti preghiamo per l’unità dei cristiani:
siano riconosciuti tuoi discepoli e il mondo creda.
La chiesa sia unanime nella confessione del tuo Nome:
l’evangelo raggiunga tutti gli uomini.
Gli annunciatori della tua parola siano ripieni di Spirito Santo:
la carità reciproca testimoni che tu li hai inviati.
Ogni Chiesa locale diventi un luogo di amore fraterno:
tutti i chiamati alla fede si sentano accolti.
La Chiesa universale sia comunione di Chiese sorelle:
l’unità della fede sostenga la diversità dei doni.
46. Tu, o Cristo, ci chiami ad essere la tua Chiesa. Donaci il tuo Spirito,
perché impariamo a edificarla portando ciascuno il proprio dono.
Ascoltaci, Signore.
Tu, o Cristo, ci affidi delle responsabilità. Donaci il tuo Spirito,
perché sviluppiamo i doni ricevuti e li mettiamo a disposizione,
per il bene di tutti.
Tu, o Cristo, hai fiducia di noi e ci fai tuoi collaboratori.
Donaci il tuo Spirito, perché impariamo a stimarci l’un l’altro
e a valorizzare i doni di tutti.
Tu, o Cristo, abbellisci la tua Chiesa con una pluralità di doni
e di vocazioni. Donaci il tuo Spirito, perché possiamo capire
quali doni giacciono ancora nascosti in noi, e farli fruttificare.
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ALLO SPIRITO SANTO
47. Lo Spirito Santo accenda in noi il fuoco del suo amore:
si estingua ogni inimicizia tra i cristiani.
Lo Spirito Santo apra il nostro cuore:
nessuna Chiesa si indurisca nella sua particolarità.
Lo Spirito Santo ci spinga alla comunione:
ci faccia custodire l’esigenza dell’unità
e la ricchezza della diversità.
Lo Spirito Santo rinnovi il volto delle Chiese:
ogni cristiano sia più credibile nell’annuncio dell’evangelo.
Lo Spirito Santo susciti una santa impazienza:
ogni confessione sappia rinunciare alle ricchezze non essenziali.
48. Vieni, o Santo Spirito,
fa’ che possiamo sentire il dono della tua presenza
nel nostro pellegrinaggio verso l’unità.
Dacci la forza interiore per diventare strumenti
di gioia e speranza per il mondo.
Rendici una cosa sola, suggeriscici la parola giusta
per confessare insieme il nostro Dio e Signore
e rompere il silenzio che distrugge.
Spirito di vita e di carità, rinnovaci nel tuo amore. Amen.
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D. CANTI
49. Chiesa redenta dal sangue di Cristo (Come rami d’olivo 141)
Chiesa guidata da santi pastori:
Chiesa provata nel corso dei secoli:
Chiesa ministra di pace e perdono:
Chiesa che incroci le strade dell’uomo:
Chiesa che soffri negli uomini deboli:
Chiesa sostegno dei cuori angosciati:
Chiesa strumento di pace e perdono:
Chiesa gioiosa in attesa del Regno:
Chiesa ripiena di Spirito Santo:
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50. Come tu nel Padre (Nella casa del Padre 627)
La tua parola sia luce alla Chiesa, a tutto il mondo riveli il tuo amore.
Abbi pietà e perdona il tuo popolo: tu l’hai redento con sangue prezioso.
Dissipa liti, discordie e contese: regni nei cuori l’amore sincero.
Manda su noi il tuo Spirito Santo: la nostra vita sarà rinnovata.
Splenda su noi il tuo volto, Signore, e resti salda la nostra speranza.
Il pane e il vino sian segno di pace, la comunione sia gioia perfetta.
51. Gloria a te, Agnello immolato (Lodate Dio 509-510)
Tu sei degno, o Signore Dio nostro, di ricevere gloria e potenza,
perché tu hai creato ogni cosa, e per tua volontà tutto esiste.
Gloria a te, Agnello immolato!
Tu sei degno, o Signore, di prendere il libro e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato.
Gloria a te, Agnello immolato!
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E hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù e lingua,
e popolo e nazione.
Gloria a te, Agnello immolato!
E li hai costituiti, per il nostro Dio, un regno di sacerdoti,
e regneranno sopra la terra.
Gloria a te, Agnello immolato!
L’Agnello che fu immolato è degno di potenza e ricchezza,
di sapienza, forza e onore, di gloria e benedizione.
Gloria a te, Agnello immolato! A te potenza e onore nei secoli!
52. Tu vieni sempre (Lodate Dio 826)
Posti dal tuo Spirito a servizio della Chiesa,
diffondono il Vangelo del Dio vivente: amen, amen!
Obbediamo a loro come la Chiesa a Cristo: essi vegliano su di noi,
e ne rendono conto: amen, amen!
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Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. A lui sia gloria e lode perenne:
amen, amen! Tu vieni…
53. Un solo Signore, una sola fede (Nella casa del Padre 756)
Chiamati a conservare l’unità dello Spirito
con il vincolo della pace, cantiamo e proclamiamo:
Chiamati a formare un solo corpo in un solo Spirito,
cantiamo e proclamiamo:
Chiamati alla stessa speranza nel Signore Gesù,
cantiamo e proclamiamo:
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FONTI
Messale Romano (II edizione italiana) – Orazionale per la preghiera dei fedeli, 1983
Libro della preghiera per le diocesi della Regione Triveneta, 1981
DIOCESI DI LUGANO, Lodate Dio. Guida alla preghiera e al canto, Carrara, 1985
DIOCESI DI COMO, «Come rami d’olivo...». Sussidio per le celebrazioni del XVI centenario della
diocesi di Como (386-1986), 1986
CEI, In preghiera con Maria, la madre di Gesù (Sussidio per le celebrazioni dell’anno mariano), 1987
DIOCESI DI COMO, Noi t’accogliamo (Sussidio per le assemblee parrocchiali in preparazione
dell’accoglienza al nuovo vescovo), 1989
COMUNITÀ MONASTICA DI BOSE, Preghiera dei giorni. Ufficio ecumenico per l’anno liturgico, Gribaudi, 1993
CEI, La famiglia in preghiera. Sussidio per pregare, 1994
La famiglia cristiana nella casa del Padre. Repertorio di canti per la liturgia, Elle Di Ci, 1997
Benedetto il Signore nei secoli. Celebrazioni e preghiere per l’Anno Santo, San Paolo, 1999
«Fa sentire i sordi e fa parlare i muti» (Marco 7,31-37). Guida per la Settimana di preghiera 2007,
Paoline – Centro Pro Unione [www.prounione.urbe.it]
M. VILLAIN, La preghiera di Gesù per l’unità cristiana. Meditazione ecumenica sul capo 17 del
Vangelo di san Giovanni, Ed. Corsia dei Servi, 1963 (or. 1960)
A. DONGHI, Io sono glorificato in loro. La preghiera sacerdotale di Gesù nella preghiera eucaristica,
Ed. Vaticana, 2004
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RIFERIMENTI CATECHISTICI E ALTRO
Giovanni 17:
CCC 2604, 2746-2751 e 2758; Compendio 577.
Chiesa particolare (diocesi) e vescovo:
CCC 830-835, 857-862, 874-896, 935-939; Compendio 167, 174-176, 179-187; CdA
511-534; CFR 1 (Io sono con voi): 103-105; CFR 2 (Venite con me): 144-147; CFR 3 (Sarete
miei testimoni): 84-85 e 107-108; CFR 4 (Vi ho chiamato amici): 188-189; CdG 1 (Io ho scelto
voi): 75-76 e 273-277; CdG 2 (Venite e vedrete): 222-227 e 232-233.
Unità della Chiesa e impegno ecumenico dei cristiani:
CCC 813-822, 855, 866; Compendio 161-164; CdA 460-469; CFR 3 (Sarete miei testimoni):
65-67; CFR 4 (Vi ho chiamato amici): 190-191; CdG 1 (Io ho scelto voi): 215-217 e 238-239;
CdG 2 (Venite e vedrete): 224-225.
L’impegno ecumenico dei Papi e della Chiesa Cattolica.
Dal portale del Vaticano (www.vatican.va > La Santa Sede. Italiano) è possibile accedere –
tramite la mappa del sito (in alto a destra) ai principali documenti da Giovanni XXIII a
oggi. In particolare:
-
Concilio Vaticano II, decreto Unitatis redintegratio, 1964
Giovanni Paolo II, enciclica Ut unum sint, 1995
Benedetto XVI, discorso nell’udienza del 18 gennaio 2006
Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani
(direttamente: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/
chrstuni/index_it.htm)
A livello europeo cf almeno:
-
64
Charta Oecumenica 2001:
http://www.ccee.ch/italiano/ambiti/Charta%20ITALIANO.rtf
Cammino verso la III assemblea ecumenica (Sibiu, 4-8.09.07): www.eea3.org
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libretto di preghiere - La Parrocchia di Rovellasca