I
C O N C E R T I
2 0 1 1 - 2 0 1 2
VALERIJ GERGIEV
DIRETTORE
ORCHESTRA
DEL TEATRO REGIO
VENERDÌ 10 FEBBRAIO 2012 ORE 20.30
TEATRO REGIO
Valerij Gergiev direttore
Umberto Clerici violoncello
Orchestra del Teatro Regio
Giuseppe Verdi (1813-1901)
La forza del destino, Sinfonia
Allegro - Allegro agitato e presto - Allegro
Andantino - Andante mosso - Presto come prima
Andante come prima - Allegro brillante - Più animato
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)
Variazioni su un tema rococò
per violoncello e orchestra op. 33
Moderato assai quasi Andante
Tema. Moderato semplice
Var. I. Tempo del Tema
Var. II. Tempo del Tema
Var. III. Andante sostenuto
Var. IV. Andante grazioso
Var. V. Allegro moderato
Var. VI. Andante
Var. VII e Coda. Allegro vivo
Sergej Prokof’ev (1891-1953)
Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore op. 100
Andante
Allegro marcato
Adagio
Allegro giocoso
È possibile esprimere la propria opinione sul concerto collegandosi al calendario presente
sul sito www.teatroregio.torino.it o alla pagina Facebook® del Teatro Regio.
Giuseppe Verdi
La forza del destino, Sinfonia
Nessuno ha il coraggio di dirlo ad alta voce; ma La forza del destino ha la triste
fama di essere un’opera iettatrice. Tutto deriverebbe da un verso della prima versione:
un «fallì l’impresa», pronunciato da Alvaro, che nell’Ottocento, con i continui
rovesci delle imprese teatrali, sembrava proprio tirarla addosso alla povera classe
organizzatrice. Il libretto, poi, non è che una caotica serie di sventure: l’amore tra
Leonora e Alvaro finisce male dopo rocambolesche vicende, con tanto di colpi di
pistola incidentali, rifugi in conventi sperduti – per tutti tranne che per gli inseguitori
assetati di vendetta – e duelli tra amici che all’improvviso scoprono di avere ragioni
profonde per odiarsi; il tutto guidato da una cinica forza del destino, che unisce gli
affetti per poi divertirsi a separarli. Se a tutto questo si aggiungono alcune coincidenze
effettivamente infauste, quali la presenza dell’opera in cartellone a Varsavia proprio
nel giorno dell’invasione nazista o il fatale collasso del baritono Leonard Warren sul
palcoscenico del Metropolitan durante l’aria «Morir, tremenda cosa», allora qualche
scongiuro potrebbe anche sembrare legittimo.
Ma la verità è che La forza del destino è legata a molti altri lieti eventi: primo fra
tutti il successo riscosso alla prima rappresentazione, avvenuta a San Pietroburgo
nel 1862 (un amico di Verdi, trasferitosi in Russia, aveva fatto da tramite con il
committente Teatro Imperiale, oggi Mariinskij), e prolungatosi poco dopo a Roma,
Madrid, Londra, Vienna, New York e Buenos Aires. Forse fu il più grande boom
verdiano: un esito mai realmente messo in discussione, nonostante le molte perplessità
espresse in merito all’inverosimiglianza del libretto. È proprio il caso di dirlo: alla
forza del destino non si comanda, e l’opera – nonostante la sua nomea – continua
a essere molto presente nei teatri. Meno male, perché la partitura è piena di pagine
affascinanti, a partire proprio dalla Sinfonia iniziale, che cuce tutti i temi principali
dell’opera attorno a un’idea ansimante, perfetta per esprimere lo stato d’animo di due
personaggi presi di mira dal fato.
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra op. 33
La nascita delle Variazioni su un tema rococò si deve a un lavoro di squadra. Era il
1876, Čajkovskij voleva scrivere una composizione per violoncello e orchestra, ma non
si trovava a suo agio con quello strumento. L’aiuto venne da Wilhelm Fitzenhagen,
il celebre violoncellista tedesco che da molti anni insegnava al Conservatorio di
Mosca. Fu lui a mettere mano alla partitura fresca d’inchiostro: senza troppi timori
reverenziali, visto che i suoi interventi produssero cambiamenti sostanziali, non solo
nella scrittura solistica, ma anche nell’ordine delle variazioni e nell’impostazione
generale del lavoro (una variazione fu addirittura eliminata). Čajkovskij non era molto
contento, ma in fondo se l’era voluta lui. Peraltro la prima esecuzione, con Nikolaj
Rubinstein sul podio, fu acclamata dal pubblico moscovita; e qualche tempo dopo ci
si mise pure Liszt a lodare quel lavoro a quattro mani. Risultato: le Variazioni rococò
furono pubblicate in quella versione “ritoccata”, e solo nel 1941 qualcuno si prese la
briga di riesumare il manoscritto autografo di Čajkovskij; troppo tardi tuttavia per
sperare in un ribaltone delle consuetudini.
Čajkovskij in quel periodo sentiva molto il richiamo del Settecento: Mozart su
tutti, «un’anima grande e limpida come una colomba». Fu per questo motivo che
decise di basare la nuova composizione su un tema rococò: solo sulla carta, però,
perché la melodia è originale. L’idea è più che altro uno spunto in stile antico per
scrivere una serie di variazioni che osservano con nostalgia il secolo delle parrucche
(anche l’organico è equiparabile a quello di un’orchestra settecentesca): una sorta di
età dell’oro, definitivamente perduta. Ecco perché, tra un virtuosismo del solista e
una buona maniera galante, ogni tanto ci sentiamo trafiggere da idee dolenti come il
pensiero di un bene prezioso smarrito per sempre: nella cadenza alla fine della quinta
variazione o, in particolare, nell’Andante della sesta, quando l’omaggio al Settecento
fatica a passare attraverso il nodo alla gola di Čajkovskij.
Sergej Prokof ’ev
Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore op. 100
Un «inno all’uomo libero e felice, ai suoi alti poteri, al suo puro e nobile spirito»: così
Prokof ’ev definiva la sua Quinta sinfonia. Era la fine del 1944, il sipario stava calando
anche sulla Seconda guerra mondiale. Tutta la Lega dei Compositori Sovietici era in
fermento: serviva un’opera che celebrasse la fine di un’epoca. Prokof ’ev era l’artista
giusto per mettere un po’ di luce tra presente e passato, per scrivere un’opera ottimistica
in grado di ridare la speranza al popolo bolscevico. La stesura avvenne nella tenuta di
Ivanovo, la Casa di Riposo e Creatività messa a disposizione dei compositori sovietici
dal Partito: un luogo sereno, in cui i musicisti avevano l’impressione di respirare,
nonostante fossero tenuti a vista dagli organi della censura. Fu in quella sede che
Prokof ’ev presentò al pianoforte la prima stesura della Quinta sinfonia, dimostrando
subito di avere le carte in regola per esprimere proprio quello che Stalin si aspettava
da un’opera post-bellica: trionfalismo, chiarezza comunicativa e assenza di ombre
sinistre. Non c’era niente di meglio per celebrare una potenza che sulla carta stava
vincendo la guerra; e così il successo fu tanto scontato quanto immediato, a Mosca la
sera del 13 gennaio 1945, quando l’opera apparve per la prima volta in pubblico, sotto
la direzione dell’autore.
Naturalmente un «inno all’uomo libero e felice» non poteva trascurare le grandi
creazioni sinfoniche prodotte delle generazioni precedenti. Il tono eroico (soprattutto
nell’Allegro giocoso finale) rimanda esplicitamente alla Sinfonia n. 3 di Beethoven, l’organicità della costruzione formale allude a Brahms, la fisionomia accattivante dei temi
ha qualcosa di Musorgskij. Ma sono presenti anche alcune scelte singolari, a partire dal
tempo del primo movimento: un Andante – non il tradizionale brano rapido – che nelle
battute iniziali, prima di abbandonarsi a un trionfalismo assordante, riesce a materializzare un clima di distensione davvero raro per la produzione sovietica di quegli anni.
Andrea Malvano *
* Diplomato in Pianoforte e laureato in Lettere moderne, ha conseguito un master a Lione e un dottorato di
ricerca presso l’Università di Torino. È autore di numerosi saggi e di due volumi, rispettivamente su Schumann e Debussy, pubblicati da Edt-De Sono. Giornalista pubblicista, scrive su «La Stampa», «Amadeus»,
«Il Giornale della Musica», «Sistema Musica». È coordinatore editoriale della De Sono. Ha insegnato Storia
ed estetica musicale al Conservatorio di Torino. Attualmente è ricercatore presso l’Università di Torino e
coordinatore scientifico di un progetto di ricerca dedicato all’archivio musicale dell’Osn Rai.
Valerij Gergiev è Direttore artistico e Direttore
generale del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo,
Direttore principale della London Symphony Orchestra, Preside della Facoltà d’Arte dell’Università
di Stato di San Pietroburgo e Presidente del Comitato organizzativo del Concorso Internazionale
“Čajkovskij”. Ha fondato e dirige il Gergiev Festival
nei Paesi Bassi, il Festival Stars of the White Nights
di San Pietroburgo e il Festival di Pasqua di Mosca.
Sotto la sua direzione il repertorio di musica e balletto del Teatro Mariinskij si è ampliato significativamente, includendo una vasta gamma di opere,
dai grandi classici composti tra il XVIII e il XX
secolo alle opere di compositori contemporanei.
Valerij Gergiev si esibisce regolarmente con la
Metropolitan Opera, le Orchestre Filarmoniche di
Vienna, Rotterdam e New York e con l’Orchestra
del Teatro alla Scala. Si è inoltre fatto promotore
di diverse iniziative di valore umanitario, tra le
quali Beslan: Music for Life, serie di concerti di
beneficienza tenuti nelle principali capitali di tutto
il mondo, ai quali vanno aggiunti gli appuntamenti
sinfonici realizzati in favore delle vittime del
terremoto in Giappone.
Valerij Gergiev ha ricevuto i più prestigiosi
premi e riconoscimenti di Stato in tutto il mondo
– Russia, Germania, Italia, Francia, Giappone,
Olanda e Polonia –, ultimo dei quali il “Glashütte”
Original Music Festival Prize nel 2010. Nel 2009
ha fondato l’etichetta discografica del Teatro
Mariinskij che ha già pubblicato più di quindici
dischi, tra operistici e sinfonici, di grande successo.
Nato a Torino nel 1981, Umberto Clerici ha iniziato lo studio del violoncello all’età di 5 anni con
Antonio Mosca, con il quale si è diplomato presso
il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. Si è
poi perfezionato con alcuni tra i più importanti
violoncellisti contemporanei quali Mario Brunello,
David Geringas e Steven Isserlis. Nel 2007, inoltre,
ha conseguito il Meisterdiplom presso l’Università
di Augusta e Norimberga (Germania).
È stato vincitore di vari premi in concorsi internazionali (dal “Janigro” di Zagabria al “Rostropovič”
di Parigi), ma soprattutto è l’unico violoncellista
italiano insieme a Mario Brunello ad avere vinto un
premio al celebre concorso “Čajkovskij” di Mosca.
A 17 anni ha debuttato in Giappone e successivamente ha suonato da solista con molte orchestre, tra cui la Brighton Philharmonic, l’Orchestra
da Camera di Mantova, la Philharmonia Wien, la
Zagrebačka Filharmonija, la Regionale Toscana,
le Orchestre di Stato di Istanbul e Ankara, collaborando con direttori come Aleksandr Dmitriev,
Lü Jia, Keri-Lynn Wilson, Dmitrij Sitkoveckij, Ola
Rudner e Barry Wordsworth.
Si è esibito in alcune delle più prestigiose sale da
concerto come la Carnegie Hall di New York, il
Musikverein di Vienna e l’Auditorium Parco della
Musica di Roma. Nel 2003 ha debuttato al Festival
di Salisburgo.
È stato l’artista più giovane a pubblicare un cd
solistico per il mensile «Amadeus» ed è il violoncellista del Trio di Torino dal 2001. Tiene un corso di
alto perfezionamento presso l’Accademia di Musica
di Pinerolo e dal 2004 è docente presso l’Accademia
estiva dell’Università Mozarteum di Salisburgo.
Numerosi i riconoscimenti che ha ricevuto, tra i
quali il “Pentagramma d’oro” – nel 2003 a Firenze,
nell’ambito del premio “Galileo 2000”, insieme a Uto
Ughi e al Nobel per la Pace nonché attuale Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres –, il Premio
“Mozarteum” di Salisburgo, il Premio “Pressenda”
2005 come migliore giovane solista dell’anno e il
Premio “Scanno” 2007.
Suona un violoncello Giovan Battista Guadagnini del 1769, appartenuto al grande violoncellista
Antonio Janigro.
L’Orchestra del Teatro Regio è l’erede del complesso fondato alla fine dell’Ottocento da Arturo
Toscanini, sotto la cui direzione vennero eseguiti
numerosissimi concerti e molte storiche produzioni operistiche, quali la prima italiana del Crepuscolo degli dèi di Wagner (1895) e la prima assoluta
della Bohème di Puccini (1896).
Nella sua attività l’Orchestra ha dimostrato una
spiccata duttilità nell’affrontare il grande repertorio
così come molti titoli del Novecento. Dal 1967 è l’Orchestra stabile della Fondazione lirica torinese. Tra i
maggiori spettacoli dei quali è stata protagonista si
ricordano La Damnation de Faust di Berlioz (regia di
Ronconi), insignito nel 1992 del premio “Abbiati”,
La bohème “del centenario” con Pavarotti e Freni
(trasmessa anche in diretta tv), Fedora di Giordano
con Freni e Domingo. Ha eseguito in prima assoluta
Carmen 2, le Retour di Jérôme Savary (2001), Leggenda di Alessandro Solbiati (2011) e, entrambe in
prima italiana, Lear di Aribert Reimann e A Streetcar
Named Desire di André Previn. Ha ricevuto il Premio Internazionale “Viotti d’Oro” nel 2000.
In ambito lirico l’Orchestra si è esibita con i
solisti più celebri e alla guida del complesso si sono
alternati direttori di fama internazionale come
Roberto Abbado, Ahronovič, Bartoletti, Bychkov,
Campanella, Gelmetti, Gergiev, Maag, Oren,
Pidò, Sado, Steinberg, Tate e infine Gianandrea
Noseda, che dal 2007 ricopre il ruolo di Direttore
musicale del Teatro Regio. Ha inoltre accompagnato
grandi compagnie di balletto come quelle del Bol’šoj
di Mosca e del Mariinskij di San Pietroburgo.
Ospite di vari festival e teatri stranieri, nel 2000
ha portato a Nizza Sly di Wolf-Ferrari e Zazà di
Leoncavallo; nel 2001 ha tenuto una grande tournée
sinfonica in Francia; nel 2008 è stata ospite a Wiesbaden con Rigoletto sotto la direzione di Noseda.
Sempre con il maestro Noseda, l’Orchestra e il Coro
hanno tenuto una trionfale tournée in Giappone
(Tokyo e Yokohama) e in Cina (Shanghai) nell’estate del 2010. Nello scorso mese di maggio, sempre
sotto la guida del Direttore musicale del Regio, l’Orchestra e il Coro hanno tenuto una tournée, tutta
dedicata a Giuseppe Verdi, che ha toccato diverse
città della Spagna, Parigi e nuovamente il festival
di Wiesbaden in Germania. A settembre e ottobre l’Orchestra e il maestro Noseda hanno tenuto
a battesimo la nuova opera di Alessandro Solbiati
Leggenda ed eseguito l’integrale delle Sinfonie di
Beethoven in quattro concerti con replica nell’arco di
appena nove giorni.
Accanto a diverse incisioni storiche, l’Orchestra e
il Coro del Teatro figurano oggi nei video di alcune
delle più interessanti produzioni delle ultime Stagioni: Medea di Cherubini diretta da Evelino Pidò,
Edgar di Puccini diretta da Yoram David, Thaïs di
Massenet diretta da Gianandrea Noseda, Adriana
Lecouvreur di Cilea, sul podio Renato Palumbo, e
infine Boris Godunov, con il maestro Noseda e la regia di Andrei Konchalovsky.
Nel 2003 i componenti dell’Orchestra hanno dato
vita alla Filarmonica ’900 del Teatro Regio, organismo autonomo impegnato in numerosi progetti, oltre che nella stagione di concerti del Regio.
© Copyright, Fondazione Teatro Regio di Torino
Prezzo: € 1 (iva inclusa)
Teatro Regio
Walter Vergnano, Sovrintendente
Gianandrea Noseda, Direttore musicale
Orchestra
Violini primi
Serguei Galaktionov •
Marina Bertolo
Monica Tasinato
Claudia Zanzotto
Fation Hoxolli
Elio Lercara
Carmen Lupoli
Enrico Luxardo
Miriam Maltagliati
Alessio Murgia
Laura Quaglia
Valentina Rauseo
Daniele Soncin
Kim Soyeon
Giuseppe Tripodi
Francesca Viscito
Roberto Zoppi
Violini secondi
Cecilia Bacci •
Tomoka Osakabe
Bartolomeo Angelillo
Silvana Balocco
Paola Bettella
Maurizio Dore
Anna Rita Ercolini
Silvio Gasparella
Lorenzo Gentili Tedeschi
Marcello Iaconetti
Roberto Lirelli
Anselma Martellono
Paolo Mulazzi
Ivana Nicoletta
Paola Pradotto
Viole
Armando Barilli •
Alessandro Cipolletta
Gustavo Fioravanti
Andrea Arcelli
Rita Bracci
Nicola Calzolari
Giorgia Cervini
Maria Elena Eusebietti
Alma Mandolesi
Franco Mori
Roberto Musso
Alessandro Sacco
Claudio Vignetta
Violoncelli
Relja Lukic •
Davide Eusebietti
Giulio Arpinati
Alberto Capellaro
Augusto Gasbarri
Alfredo Giarbella
Armando Matacena
Luisa Miroglio
Marco Mosca
Paola Perardi
Contrabbassi
Davide Ghio •
Atos Canestrelli
Alessandro Belli
Fulvio Caccialupi
Damiano D’Amico
Giulio Guarini
Michele Lipani
Stefano Schiavolin
Ottavino
Roberto Baiocco
Flauti
Andrea Manco •
Maria Siracusa
Oboi
Luigi Finetto •
Stefano Simondi
Corno inglese
Alessandro Cammilli
Corni
Ugo Favaro •
Evandro Merisio
Fabrizio Dindo
Eros Tondella
Trombe
Ivano Buat •
Marco Rigoletti
Enrico Negro
Tromboni
Gianluca Scipioni •
Enrico Avico
Marco Tempesta
Basso tuba
Rudy Colusso
Timpani
Ranieri Paluselli •
Percussioni
Lavinio Carminati
Massimiliano Francese
Sergio Marangoni
Sergio Meola
Fiorenzo Sordini
Arpa
Elena Corni •
Roberta Inglese
Pianoforte
Luca Brancaleon
• Prime parti
Clarinetto piccolo
Luciano Meola
Clarinetti
Luigi Picatto •
Marco Andreoletti
Clarinetto basso
Edmondo Tedesco
Fagotti
Andrea Azzi •
Orazio Lodin
Controfagotto
Paolo Dutto
I professori Serguei Galaktionov e Cecilia Bacci suonano rispettivamente i violini Santo Serafino Venezia
1725 e Giorgio Serafino Venezia 1748 della Fondazione Pro Canale di Milano.
TEATRO REGIO
Sabato 12 Novembre 2011 ore 20.30
PINCHAS STEINBERG
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Brahms
Lunedì 12 Dicembre 2011 ore 20.30
GIANMARIA TESTA
Lunedì 19 Dicembre 2011 ore 20.30
GIANANDREA NOSEDA
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Musiche di Rota
Venerdì 30 Dicembre 2011 ore 20.30
Sabato 31 Dicembre 2011 ore 17.30
GIANANDREA NOSEDA
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Musiche di Beethoven, Šostakovič, Verdi
Lunedì 16 Gennaio 2012 ore 20.30
KRZYSZTOF PENDERECKI
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Musiche di Penderecki, Dvořák
Venerdì 10 Febbraio 2012 ore 20.30
VALERIJ GERGIEV
Orchestra del Teatro Regio
Musiche di Verdi, CŠajkovskij, Prokof’ev
Lunedì 19 Marzo 2012 ore 20.30
YUTAKA SADO
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Musiche di Takemitsu, Ravel, Šostakovič
Sabato 24 Marzo 2012 ore 20.30
YUTAKA SADO
Orchestra del Teatro Regio
Musiche di Mozart
Lunedì 16 Aprile 2012 ore 20.30
CHRISTOPHER FRANKLIN
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Torino Jazz Orchestra
Musiche di Adams, Gershwin
Venerdì 25 Maggio 2012 ore 20.30
UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI
Orchestra del Teatro Regio
Musiche di Mozart
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