111 L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna PAOLA NOVARA I Frati Predicatori di S. Domenico entrarono in Ravenna nel 1269 grazie all’arcivescovo Federico Fontana, che invitò un gruppo di appartenenti al nuovo ordine a insediarsi in città1. L’Ordine dei Predicatori era stato fondato nel 12152 da Domenico di Guzman (1173-1221). Quanto sopravvive del complesso di San Domenico si trova nel centro storico di Ravenna, in prossimità dell’accesso alla via Cavour. È costituito da una grande chiesa, recuperata come sala per mostre, e da un chiostro, con edifici annessi, adibiti in gran parte a scuola elementare. La storia del complesso, dal momento in cui l’area coi vecchi edifici fu concessa ai Predicatori, nel 1269, fino ai nostri giorni, non è mai stata oggetto di studio. Grazie all’analisi della documentazione e del sopravvissuto, in questa sede tenteremo di raccogliere alcune informazioni riguardanti la storia delle fabbriche conventuali. 1. L’archivio conventuale L’archivio dei Domenicani di Ravenna3 è costituito da 104 volumi che oggi occupano i numeri di catena dal 1699 al 1798bis, con l’aggiunta dei voll. 2597-2598, del fondo Corporazioni Religiose Soppresse presso l’Archivio di Stato di Ravenna4. La sequenza con cui sono stati collocati i volumi nel fondo non rispecchia l’ordine archivistico originale, che può essere ricostruito sia dall’analisi delle informazioni che si trovano sui singoli pezzi, sia usufruendo delle notizie recuperabili da due volumi dello stesso archivio. Il primo è il volume n. 16995, ovvero il “Campione Universale” (XLVII). Si tratta di un registro compilato da frà Antonino da Ravenna al termine di un breve lavoro di analisi dell’archivio conventuale effettuato nel 1706-1707, attraverso il quale il frate potè organizzare una sorta di rubrica, come egli stesso afferma nel frontespiNOVARA 2008b, pp. 47-97. In quell’anno Domenico si recò a Roma e presentò a papa Innocenzo III la domanda di approvazione della sua ipotesi di creazione di un nuovo gruppo. La nuova famiglia religiosa venne definitivamente approvata, dopo la prima accettazione da parte di Innocenzo III, da Onorio III nel 1216. 3 Per alleggerire il testo del contributo, nelle note si è evitato di ripetere la collocazione Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Relgiose Soppresse, ogni qual volta si cita un volume facente parte di quell’archivio. 4 Due volumi facenti parte della catena, 1728 e 1731, sono in realtà dell’archivio della congregazione dei Teatini. L’archivio della parrocchia istituita nella chiesa dopo le Soppressioni napoleoniche, oggi presso l’Archivio Arcivescovile di Ravenna, è stato studiato in PIERPAOLI 1998. 5 Il vol. 1715 è la minuta del “Campione”. 1 2 112 PAOLA NOVARA zio del volume: «1707 genaro. Questo libro si chiama Campione Universale perché contiene in se tutte le cose che in qualsivoglia modo, e tempo, hanno appartenuto, o appartengono a questo convento di San Domenico di Ravenna dal principio della sua fondazione, che fu nelli 1269 sino al presente, raccolte da me, F. Antonino da Ravenna dell’una e dell’altra legge dottore nel decembre delli 1706, in occasione che come comissario elletto dal M. R. Padre F. Niccolò da Matera vic. della congregazione di S. Sabina, fabbricai il processo delli obblighi perpetui di messe di detto convento; onde si come per far ciò fui obbligato a leggere tutti li libri, e scritture del medesimo, così stimai bene di riddurre in uno tutte le dette notizie, il che feci nel termine di tre settimane in circa, a maggior gloria di Dio, suffragio de’ morti e benefficio de’ vivi, e specialmente delli priori e sindici pro tempore, che con ciò potranno facilmente imprattichirsi di tutti li affari del convento, sì per conservare le cose che sono in essere, sì per rimetterne tant’altre, che per oblivione o negligenza si trovano perdute. Il carattere parcho, buono e pieno d’errori procede dalla qualità del scrivano che mi è stato provisto, non capace di meglio. Ad ogni modo però le correttioni sono tali che con un pocho d’attentione, che s’usi in leggere, potranno essere facilmente corretti. E intanto prego ogniun contento sia a dirmi in carità l’Ave Maria». Il volume6 è costituito da un repertorio di cognomi e nomi (cc. 3-22) denominato “tavola de’ nomi e cognomi di tutte quelle persone, che in qualsivoglia modo in genere di censi hanno avuto che fare con questo convento di San Domenico di Ravenna sino al genaro 1707”, organizzato in ordine alfabetico. A seguire (cc. 24-388) una rubrica in cui sono elencati, in ordine alfabetico, lemmi che individuano i vari argomenti trattati (es. Altare del Crocifisso, Altare del Santissimo, ecc.) con rimandi al luogo in cui l’argomento è trattato. La rubrica fu sicuramente implementata dopo il 1707, visto che sono presenti aggiunte la cui realizzazione può essere collocata nella metà del XVIII secolo. Le ultime carte del volume sono quelle più significative per la nostra ricerca, perché vi è riportata la “Nota dei libri fatta in questo anno 1751 che si trovano nell’archivio” (alla c. 407). Quindi la descrizione della consistenza dell’archivio successiva di una quarantina di anni rispetto all’analisi di frate Antonino. Dalla descrizione si evince che all’epoca i volumi che costituivano l’archivio erano 75, ed erano così organizzati: Fasc(icoli) 11 di scritture notati colle lettere dell’alfabeto, nell’undicesimo però non sono che disegni (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: AA. Miscellanea di istromenti [attuale vol. 1732]; BB. Miscellanea [attuale vol. 1733]; CC. Miscellanea [attuale vol. 1734]; DD. Miscellanea [attuale vol. 1735]; EE. Miscellanea [attuale vol. 1736]; FF. Miscellanea Giubileo [attuale vol. 1738]; GG. Miscellanea [attuale vol. 1739]; HH. Miscellanea [attuale vol. 1740]; II. Miscellanea [attuale vol. 1741]; KK. Miscellanea [attuale vol. 1742]; LL) 6 Come notò Silvio Bernicoli, analizzandolo, il volume è stato saccheggiato delle pagine bianche. L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna Catt(astri) o libri d’istromenti n. 2 segnato uno colla lettera A l’altro colla lettera B (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: Catastro A (L) [attuale vol. 1703]; Instrumenti B [attuale vol. 1705]) Magi(strali) n. 4 segnati colle lettere A.B.C.D. (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: A (X); B (XI) [attuale vol. 1756]; C (XII) [attuale vol. 1758]; D (XIII) [attuale vol. 1760]) Giornali n. 5 il primo del 1555 sin al 1757; il secondo del 1676 sin al 1684; il terzo del 1685 sin al 1694; il quarto del 1695 sin al 1728; il quinto dal 1728 sin al 1751 con un giornale piccolo dal 1737 al 1744 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: I [attuale vol. 1753]; VI; VII; VIII; Giornale piccolo) Deliberazioni o libro delle piante delle possessioni o terreni del convento Depositi libri 4 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: II; III [attuale vol. 1709]; IV; V) Vacchette o libri di messe n. 8 dall’anno 1672 sino al 1738, un altro dalli 1738 sin al 1746 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: AE; XXVI [attuale vol. 1792bis]; XXVII; XXVIII; XXIX [attuale vol. 1793]; XXX; XXXI [attuale vol. 1795]; XXXII [attuale vol. 1794]; XXXIII) Vacchette di speziaria n. 3 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: XXXVI; LV; LXXVIII [attuale vol. 1791]) Libri n. 3 della Compagnia del Sant.mo Rosario (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: XLV [attuale vol. 1726]; LXIX; LXX) Libri n. 4 della Compagnia del Sant.mo Nome di Dio (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: LIX [attuale vol. 1727]; LVI; LVII [attuale vol. 1711]; LVIII [attuale vol. 1798]) Libro de’ beni dell’altare del Santissimo Rosario e del Nome di Dio [attuale vol. 1716] Libro de’ censi d’alcune cappelle, segn. n. LIV (registro con segnatura originale LIV) Libretti de’ censi dell’altare del Padre di San Domenico, S. Vincenzo e Noviziato, segn. n. LIII (registro con segnatura originale LIII [attualmente in 1720]) Libri di cucina n. 4 dal 1688 sin al 1748 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: XXI; XXII; XXIII) Libri del granaro n. 3 dal 1645 sin al 1718 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: XIX [attuale vol. 1761]; XVIII) Libro de’ salariati dal 1641 sin al 1725 (registro con segnatura originale XIV [attuale vol. 1757]) Libro de’ legati il vecchio, segn. lett. A (registro con segnatura originale IX [attuale vol. 1701]) 113 114 PAOLA NOVARA Libri 3 di diversi testamenti, legati ed istromenti antichi, segnati colle lettere A.B.C. (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: A; B [attuale vol. 1702]; C) Libro de’ figliuoli del Convento (registro con segnatura originale XXXVIII) Libro delle spese colle scritture concernenti la fabbrica delle case nuove Libro della sagrestia, segnato + Libro delle limosine di messe dal 1706 sin al 1727 Libro dei depositi della cassaforte dal 1725 fin al 1741 Libro de’ miracoli del Santissimo Crocifisso [attuale vol. 1707] Libro delle autentiche delle reliquie di Santa Candida e di S. Felicissimo mm. (registro con segnatura originale LXXIII) Minuta del campione (registro con segnatura originale XL [attuale vol. 1715]) Vacchetta o libro degli obblighi perpetui del Convento (registro con segnatura originale XXV [attuale vol. 1790]) Libro delle vestitioni e progressioni de’ Novizi (registro con segnatura originale XXXVII [attuale vol. 1798bis]) Libro de’ sconsegli n. 2 (di cui sono stati individuati i registri le cui segnature originali sono: XXXIX [attuale vol. 1710]; LII [attuale vol. 1713]) Libro de’ banchi della chiesa Repertorio dell’archivio Libretto delli obblighi delle messe, e loro riduttione del 1729 segn. lett. A [attuale vol. 1712]. Un secondo registro, fondamentale per ricostruire la storia dell’archivio dei Predicatori, è il vol. 1737, ovvero il “Repertorio de’ libri rotoli e scritture esistenti nell’archivio di S. Domenico di Ravenna”. Nella pagina introduttiva vi si legge: «Essendo uscita nell’anno 1727 una costituzione di Benedetto XIII sopra gli archivi7, come nel fascicolo FF, n. 83, fu istituito archivista il p. Agostino Cernuschi di Primaro sotto li 15 settembre 1727, quale Benedetto XIII, dopo essere stato eletto papa nel 1724, si adoperò affinche fosse organizzato un Concilio romano. Ciò avvenne nel 1725. Tra i decreti in esso emanati ve ne fu uno in sei capitoli (Titolo XII: De fide instrumentorum, vd. MANSI XXXIV, coll. 1869-1871) riguardante l’erezione degli archivi diocesani, col quale si davano indicazioni riguardo la documentazione che vi doveva esser conservata, gli inventari di tutti i beni ecclesiastici dei vari enti della diocesi, le cautele da prendere per la protezione degli archivi al tempo delle sedi vacanti e le pene da infliggere a chi sottraeva documenti. L’obbligo dell’erezione dell’archivio per la conservazione delle proprie carte riguardava tutte le chiese, dalla cattedrale alle collegiate, alle parrocchiali e a tutti i luoghi pii, ospedali, confraternite e congreghe simili. 7 L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna ha fatto il presente catalogo, per intellighenza del quale si deve notare: primo, che nell’archivio di questo convento non vi erano che li fascicoli sino alle lettere LL, onde essendovi disperse per il convento altre scritture, si sono raccolte e fatti altri fascicoli sino alla lettera TT, inclusa però la cassetta dove sono diverse scritture che non appartengono in nessun modo a questo convento. 2. Che li primi fascicoli sino alle lettere LL contenevano scritture di diverse sorti, però non se gli è fatto il titolo, come gli altri di nuovo composti, e si sono lasciati come erano, perché citandosi ne’ libri magistrali alcune scritture si possano trovare. 3. Che essendovi ne’ fascicoli primi sino alle lettere LL alcune scritture che appartenevano più propriamente alli fascicoli di nuovo composti, si sono trasportate dette scritture alli detti fascicoli di nuovo composti per poterle in occasione ritrovare più facilmente, ma però negli istessi fascicoli, da dove si sono trasferite, si è fatta l’annotazione e in principio e nella scrittura antecedente a trasportata, e ciò perché citandosi ne’ libri alcune scritture, possano ritrovarsi. 4. Nel fare il presente catalogo si sono posti ad ogni scrittura li numeri Romani, lasciatisi li antichi piccoli per la concordanza delle citazioni de’ libri, onde si deve osservare che nelle scritture trasportate vi sono due numeri Romani, uno chiuso tra quattro virgolette, e denota il numero di quel fascicolo, da cui si è trasportata la scrittura, ed uno senza virgoletta, e denota il numero di quel fascicolo a cui si è trasportata, come sarebbe nel fascicolo AA antico, 2. n. XXXV e denota il numero nuovo di quel fascicolo, da cui si è trasportata, 3. n. XXIX e denota il numero del fasc. GG a cui si è trasportata. 5. Che ne’ libri avanti fare questo catalogo le scritture sono citate con li numeri piccoli antichi, ma dopo sono citate con li numeri nuovi romani». Ma aggiunto da altra mano, vi si trova appuntato: «1748. Avendo il suddetto ordine ò distributione per il trasporto di molte scritture dei primi fascicoli, fatti del p. Antonino, cagionato della confusione e disordine, così che i fascicoli e loro scritture non più concordavano con la citazione d’essi fatta nel Campione, il quale perciò restava in gran parte disutile, ebbenchè sibene con tanta fatica fatta da detto P. Antonino con i primi sei fascicoli, perciò si sono rimesse le scritture trasportate nel luogo di prima, ove erano messe da detto Padre, acciò così concordino col campione. Li altri fascicoli, perché troppo numerosi e diseguali, avendo alcuni sol pochissime scritture, si sono ridotti a numero minore, di grossezza uguali; e le scritture loro o contenuto di esse riportato al Campione secondo il metodo del padre Antonino, pratichissimo nel fare gli archivi e perciò si sono (…) i numeri romani e usati i soli numeri antichi piccoli, come avea fatto detto padre. Si è poi fatto la Rubricella del “Campione”8 per trovare con più facilità quanto in esso e nell’archivio si contiene». Pertanto la Rubricella presente nel “Campione Universale” di cui si è data la trascrizione sopra, è un elenco che documenta lo stato dei volumi dell’archivio prima delle modifiche operate nella riorganizzazione di cui dà conto il “Repertorio”. 8 115 116 PAOLA NOVARA A seguire la distinta di: Rotolo A, c. 3; Rotolo B, cc. 4-5; Libretto B, c. 7; Libretto C, c. 8; Fascicolo AA, cc. 9-13; Fascicolo BB, cc. 14-16; Fascicolo CC, cc. 17-21; Fascicolo DD n. I, cc. 22-23; Fascicolo DD n. 2, cc. 24-25ter; Fascicolo EE, cc. 26-27; Fascicolo FF, cc. 28-30; Fascicolo GG, cc. 31-33; Fascicolo HH, c. 34; Fascicolo KK, cc. 35-36; Fascicolo II, c. 37; Fascicolo LL, c. 389; Fascicolo MM, cc. 39-40; Fascicolo NN, cc. 41-42; Fascicolo OO, cc. 44-45; Fascicolo PP, cc. 46-47; Fascicolo QQ, c. 49; Fascicolo RR, c. 50; Fascicolo SS, Miscellanea, cc. 51-54; Cassetta TT, cc. 55-57; Libri I. Giornali delle spese, dal 1555 al 1575… fino a LXXXIX, e infine CXIICXVIII. Dalla descrizione si comprende che il volume conteneva disegni, numerati da I a XXII, che sono stati in gran parte trasferiti nel volume KK (odierno vol. 1742), con l’aggiunta di altri materiali successivi; fra i disegni descritti giunti a noi, sono da segnalare: I (due ultimi altari da dorare); IV (un altare); V (un altare); VIII (“disegno di altare”, in realtà portale); IX (“un paglioto”); XII (volumetto del 1721); XV (pavimento della chiesa con le sepolture); XVIII (planimetria del convento); XIX (cassa di S. Felicissimo); XX (pianta cappella del Crocifisso, quella precedente il Barbiani); XXII (candelieri); mancano i nn. 13, 14 (importante disegno raffigurante la chiesa nuova, che non sono stata in grado di rintracciare né in KK, né in altri volumi), 16, 17 (sacrestia), 21. 9 L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna Successivamente alla realizzazione di queste descrizioni, furono aperti altri 29 registri, che datano a partire dalla metà circa del XVIII secolo fino al 179710. Alla luce dell’analisi di quanto giunto a noi, è possibile affermare che l’archivio di San Domenico contiene materiali che coprono un arco cronologico che parte dalla fine del XV secolo fino alle Soppressioni, con una maggiore densità di materiali soprattutto a partire dal pieno XVI secolo. Ciò comporta la presenza di una limitatissima quantità di informazioni dirette riguardanti i primi secoli di vita del complesso e le fasi più antiche della chiesa e delle fabbriche residenziali. Nei primi anni del XVIII secolo, il Lettore frà Vincenzo Martini compilò una breve storia dei Predicatori di Ravenna denominata “Sacre Memorie del Convento di S. Domenico di Ravenna”11 in cui vengono avanzate due ipotesi riguardo l’assenza di documentazione anteriore al XVI secolo. Una possibile spiegazione per tale lacuna viene individuata nei danni subiti dal convento durante il Sacco di Ravenna del 1512. Una seconda e più complessa, motivazione viene legata dall’autore al periodo della Riforma Domenicana. In seguito alle spaccature che si erano venute a creare in seno ai Predicatori nei primi anni del XVI secolo fra i conventi aderenti al movimento riformatore Raimondiano e quelli non aderenti, nel 1531 papa Clemente VII suddivise la Provincia Lombardiae, alla quale il convento ravennate era annesso sin dal XIII secolo12, in Provincia Utriusque Lombardiae, comprendente i conventi riformati detti Osservanti, e in due Vicarie, comprendenti i domenicani Conventuali, vale a dire le sedi non aderenti alla riforma. Il Convento ravennate fu annesso agli Osservanti della Provincia Lombarda, non senza resistenza da parte di un gruppo di Conventuali, che poi dovettero allontanarsi dalla sede romagnola. Martini ipotizza che questo episodio possa avere provocato la perdita dei documenti anteriori, sia per una volontaria asportazione da parte dei fuoriusciti, sia per un tentativo di cancellare la memoria da parte degli Osservanti con una eliminazione fisica del materiale d’archivio. Certo è che la ricostruzione della storia dei primi secoli di vita del convento fu un argomento di ricerca sin dal XVIII secolo non solo da parte del citato Vincenzo Martini. Lo attestano i due inventari di documenti d’archivio appena descritti, che evidenziano anche una necessità da parte dei frati di raccogliere le fila della loro storia, e la “Raccolta di vari documenti spettanti al Convento di San Domenico”13, una miscellanea di trascrizioni di fonti, ricavate da altri archivi, e di altre informazioni inerenti le prime vicende della sede ravennate. Si tratta dei voll. 1706, 1714, 1718-1725, 1744, 1753, 1774, 1776-1789, 1797, 1798C. Vol. 1733, doc. n. LXXXVII. 12 La suddivisione in province risaliva al Secondo Capitolo Generale, svoltosi nel 1221. 13 Vol. 1721. 10 11 117 118 PAOLA NOVARA 2. I primi secoli di vita del complesso Quanto premesso riguardo l’archivio dei Domenicani chiarisce che nella documentazione del convento di Ravenna non possiamo trovare informazioni inerenti i primi secoli di vita del complesso, per ricostruire i quali dobbiamo rivolgerci, come fecero i frati che tentarono i primi approcci nel XVIII secolo, ad altri archivi o ad altre tipologie di fonti. Al momento dell’ingresso dei Frati Predicatori in Ravenna nel 1269, l’arcivescovo Filippo Fontana14 ufficializzò la presenza concedendo a frate Ugolino e a frate Gerardo, che ricevevano a nome del loro ordine, il palazzo e la torre che si diceva fossero appartenuti un tempo al Baccalario, posti nella regione di S. Agnese, per costruirvi la chiesa, il cimitero e le abitazioni dell’ordine. Il 2 marzo 1269, nella sacrestia della chiesa di S. Giovanni Evangelista, Benvenuto, abate dell’omonimo monastero, con l’autorizzazione dei confratelli, aggiungeva a ciò la cappella di S. Maria in Caliope unita ai predetti palazzo, torre e corte, con tutti gli averi, perché senza quella chiesa l’ordine non poteva costruire con comodità le strutture che aveva intenzione di realizzare. La chiesa fu insignita del titolo alla Beata Vergine Madre di Dio e di San Domenico. Infine, il 20 ottobre 1269 la comunità cittadina donò mille lire affinchè i Domenicani potessero acquistare alcune case vicine alla chiesa. I confini dell’area assegnata ai Domenicani sono così descritti del documento di insediamento: «partendo dalla chiavica del Pontastro di fronte alla chiesa di S. Maria in Domo e procedendo lungo la via che va alla chiavica fino alla via che va alla casa dei figli del defunto Rainerio de Gulielminis, e da lì, girandosi, attraverso gli orti del fu Giacobino di Guarnerio e di Tommaso de Quesiz, e attraverso la corte del fu Lotharengio fino alla porta della casa di Lotharengio, scendendo da quella casa, orto e corte della detta consona strada fino alla via che è in portione domus di Lotharingio per la quale si va diritto fino alla casa di Martino de Guesiz, che un tempo era di Billino notaio. Poi dall’angolo del casamento di Martino detto, andando diritto fino all’angolo della casa di Orlanduccio Cavalcantis, dall’angolo della casa di Orlanduccio fino all’angolo di quel casamento che è di fronte alla casa di Nicolò Zamberti. Poi da detto angolo di detto casamento che è di fronte alla casa di detto Niccolò fino alla via che è di fronte a S. Michele, per la quale si va a Porta Adriana. Poi dall’angolo della via suddetta, che è di fronte al ponte di S. Michele, e diritto fino alla chiavica del Pontastro detta». Risulta particolarmente complesso ricostruire lo sviluppo topografico degli edifici in cui si insediarono i Domenicani. La cappella di S. Maria in Domo et grece dicitur La più recente raccolta e analisi della documentazione riguardante l’insediamento dei Domenicani in Ravenna si deve a Lino Sighinolfi, vd. SIGHINOLFI 1929. Vd. inoltre CURRADI 1993, n. 70, p. 787. 14 L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna fig. 1 – Topografia dell’area in cui si insediarono i Predicatori nel XIII secolo secondo uno studio realizzato nel convento domenicano nel XVIII secolo (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1721, c. 3). Caliope, è documentata a partire dal X secolo15, ma non se ne conosce l’epoca di fondazione16. Secondo una carta del XII secolo17, si trovava in prossimità del capitolium, la cui ubicazione ci è sconosciuta, e del ponte di Augusto, situato lungo A. 975, Archivio Arcivescovile di Ravenna, pergamene, F 2330: ed. BENERICETTI 2002, n. 189, pp. 274-278. Dal documento si ricava che la proprietà oggetto del contratto era costituita da un insieme di fabbriche di cui facevano parte due domus a due piani che, oltre ad essere dotate dell’oratorio dedicato alla Sancta Dei Genitricis Virginis Maria, avevano un balneum, cum vaso et fistula sua, e una coquina. 16 NOVARA 2008a. 17 A. 1193, Archivio Arcivescovile di Ravenna, pergamene, H 3092: ed. FANTUZZI I, n. 148, pp. 337338; IDEM V, p. 165. Il documento è un contratto tra l’arcivescovo di Ravenna e Rigone de Ubertello con il quale si conferma il possesso di una domus, detta capitolium, appartenente a Rigone e della cappella di S. Maria con altri annessi, situati nel settore urbano oggi costituito dall’area contenuta entro le vie Matteotti-Cavour-Pasolini. Spetta proprio al Fantuzzi l’avere identificato l’oratorio citato nel documento del 975 con quello del documento in questione. 15 119 120 PAOLA NOVARA fig. 2 – Restituzione dello schizzo realizzato nel XVIII secolo con la ricostruzione dell’area in cui si insediarono i Predicatori nel XIII secolo (dis. P. Novara). l’odierna via Salara, come attestato dal ritrovamento dei resti. Anche la domus e la torre del Baccalario non sono noti da altri documenti18. Nel XVIII secolo, nell’ambito delle ricerche svolte dai Domenicani riguardo le loro origini, fu realizzato uno schizzo in cui si tentava di ricostruire, sulla base della documentazione pregressa, la topografia dell’area. Il disegno fu inviato ad Eustachio Sirena vicario generale della Congregazione di S. Sabina di Tolentino e storico dei Domenicani19. Lo schizzo è di difficile interpretazione, e anche la trascrizione realizzata dallo storico Silvio Bernicoli, lascia aperti molti dubbi20 (figg. 1, 2). 3. Le strutture Oggi del complesso domenicano sopravvive la chiesa, in gran parte nascosta alla vista da costruzioni ad uso civile fabbricate a contatto coi muri perimetrali, e il chiostro Baccalario è un personaggio noto anche attraverso altri documenti, vd. 1230 aprile 12. Proprietario terriero, non è chiaro quando fosse venuto meno il suo controllo sull’immobile che veniva ceduto ai Predicatori. 19 Vol. 1721, c. 3. 20 BERNICOLI 1923, p. 30. 18 L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna fig. 3 – Planimetria dell’area di S. Domenico come si presentava nei primi anni del Novecento in un disegno di Gaetano Savini (G. SAVINI, “Piante panoramiche”, vol. II [1906], p. 4; ms. autografo conservato presso la Biblioteca Classense di Ravenna). che si sviluppa ad ovest dell’edificio di culto. Secondo quanto si può ricavare da una planimetria raffigurante l’originario quartiere residenziale domenicano presente nell’archivio dei Predicatori ravennati, la cui realizzazione può essere considerata anteriore alla metà del XVIII secolo21 (fig. 4), l’area di pertinenza delle fabbriche nella tarda età moderna, si estendeva entro l’intero isolato contenuto fra le odierne vie Cavour-Pasolini-Mordani-Matteotti. Nella struttura urbana è sopravvissuta l’originaria planimetria con l’alto muro di recinzione obliquo lungo la via Pasolini, Vol. 1742, n. XVIII. Il rilievo in origine faceva parte della raccolta di disegni conservata nel volume d’archivio segnato KK, così come possiamo dedurre dalle descrizioni più sopra analizzate. Da ciò si può ricavare che la realizzazione del disegno è anteriore alla metà del XVIII secolo. 21 121 122 PAOLA NOVARA fig. 4 – Planimetria delle strutture conventuali in un rilievo anteriore alla metà del XVIII secolo (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1742, n. 18 della segnatura antica). a delimitare uno spazio cortilizio oggi adibito a parcheggio. In origine i chiostri erano due, disposti parallelamente. Oggi ne sopravvive uno, quello adiacente la chiesa, annesso alle fabbriche moderne dell’istituto scolastico Mordani. 3.1 La chiesa (figg. 5, 6, 7) L’edificio di culto come si presenta a noi oggi ad una analisi archeologica degli alzati, è frutto di diversi periodi costruttivi. I tratti di fabbrica visibili si riducono alla facciata, all’abside, e ad alcune porzioni del muro perimetrale orientale. La facciata è la parete più complessa. Vi si individuano almeno due importanti fasi costruttive. Il tratto inferiore, il cui prospetto è ascrivibile entro un quadrato, è delimitato da due lesene, ha un oculo centrale, la porta di ingresso rettangolare, frutto di un taglio recente, e due finestre rettangolari, tamponate. Lungo il margine inferiore del paramento sono visibili i resti di sei arcate a sesto acuto, tamponate, che L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna fig. 5 – La chiesa di S. Domenico come si presentava nei primi anni del Novecento in una fotografia di Gaetano Savini (G. Savini, “Memorie illustrate di Ravenna”, vol. II [1911], p. 18; ms. autografo conservato presso la Biblioteca Classense di Ravenna). fig. 6 – Ravenna, chiesa di S. Domenico. Planimetria dell’edificio attuale. In grigio sono evidenziati i tratti di muratura individuabili come pertinenti alla fase più antica (dis. P. Novara). 123 124 PAOLA NOVARA fig. 7 – Ravenna, chiesa di S. Domenico. Prospetto della facciata. In grigio, la seconda fase individuata (dis. P. Novara). originariamente dovevano sporgere dal filo della parete, come si può comprendere dallo stato della muratura tagliata in breccia. Il tratto superiore della facciata, la cui muratura presenta caratteristiche costruttive molto diverse rispetto a quelle della parte inferiore, è disassato. Il muro perimetrale che si sviluppa lungo l’odierna via Matteotti, è solo in parte visibile poiché vi si addossano numerosi edifici moderni. Vi si apre un accesso laterale alla chiesa, coperto da un portichetto attribuito al XVI secolo. Le porzioni di parete visibili denunciano una costruzione uniforme; sono individuabili i resti di tre finestre allungate, terminanti con archi a sesto acuto, tamponate, la cui esistenza è documentata in modo più dettagliato, da alcune foto scattate nel 1967, anno in cui fu costruito uno degli edifici lungo la via Matteotti22 (fig. 8). L’abside, a pianta rettangolare, si conserva per intero. Alla sommità è coronata da una cornice ad archetti. Nella parete di fondo sono visibili le tracce di due finestre a sesto acuto in parte murate e in parte sostituite da finestre rettangolari, a loro volta tamponate. Inoltre al di sopra delle due finestre, sono visibili i resti di un oculo, anch’esso tamponato, di cui resta un breve tratto dei laterizi di delimitazione. Al muro perimetrale occidentale si addossa il chiostro, oggi inserito in fabbriche moderne. 22 Biblioteca Classense di Ravenna, Fondo Fotografico Tasselli, nn. 4887-4895. L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna fig. 8 – Fotografia scattata attorno al 1967, al momento dell’atterramento e ricostruzione delle strutture annesse al fianco est della chiesa di S. Domenico. Sono visibili i resti di alcune finestre a sesto acuto, tamponate (Biblioteca Classense di Ravenna, Fondo Fotografico Tasselli, n. 4892). Alcune indagini archeologiche svolte negli anni ’80 del Novecento nel sagrato della chiesa e recentemente analizzate23, confermano l’individuazione nel sottosuolo di tracce di almeno due importanti fasi costruttive della facciata, che trovano corrispondenza in quelle riconosciute all’analisi degli alzati. La fase più antica, il cui piano d’uso si trova circa -1,80 m al di sotto dell’odierno sagrato, è rappresentata da un tratto di muratura sporgente lungo la parte inferiore 23 NOVARA 2012. 125 126 PAOLA NOVARA fig. 9 – Ravenna, chiesa di S. Domenico. Particolare dell’abside e del tratto di seconda fase dell’edificio (Biblioteca Classense di Ravenna, Fondo Fotografico Tasselli, n. 4893). fig. 10 – Ricostruzione del fianco e della facciata della prima fase di vita della chiesa di S. Domenico, realizzata sulla scorta delle indagini archeologiche del sottosuolo e degli alzati (dis. P. Novara). della facciata; tale muratura, unita ai grandi archi a sesto acuto oggi scalpellati fino a raggiungere il filo della parete e tamponati, costituiva una monumentale struttura caratterizzata da due serie di tre arcate predisposte ad accogliere sepolture, sul modello di quelle presenti sul fianco della chiesa degli Eremitani di Padova, o L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna sulla facciata e sul fianco di S. Maria Novella di Firenze e S. Giacomo Maggiore di Bologna (fig. 10). La seconda fase individuabile, è rappresentata dai resti di un portale monumentale di cui sono state rintracciate le fondazioni. Tale impianto modificò quello precedente, in particolare con l’eliminazione di parte della muratura in aggetto fino a raggiungere la quota del nuovo piano di calpestio, da riconoscere in alcuni tratti di seliciatura realizzata con laterizi disposti di testa, e con la trasformazione della porta d’accesso, che cancellò quella precedente. Tali lavori sono da connettere, verosimilmente, alla realizzazione dell’imponente corpo di fabbrica inserito all’altezza del tetto della chiesa in uso fino a quel periodo, di perimetro inferiore rispetto all’originaria costruzione e dell’altezza pari a circa la metà dell’edificio preesistente, tuttora ben identificabile anche a occhio nudo (figg. 5, 9). La documentazione non offre indicazioni riguardo il periodo di costruzione del primo impianto della struttura, che su base stilistica può essere ricondotto al gusto “gotico padano” e collocato cronologicamente nel XIV secolo24 (fig. 10). Non esistono, inoltre, informazioni utili a stabilire per quanto tempo funzionasse la cappella di S. Maria in Domo et grece dicitur Caliope prima che i Predicatori realizzassero un nuovo edificio di culto, e in ultima analisi se nel tempo intercorso fra l’insediamento e la costruzione dell’impianto giunto a noi, fosse realizzato un altro edificio. La documentazione riguardante la chiesa data a partire dalla metà del XVI secolo e riporta dati inerenti la selciatura del sagrato25 e il restauro del portale di ingresso26. Le notizie d’archivio più significative pertinenti la chiesa sono quelle che informano dei grandi lavori di “ricostruzione” effettuati fra il 1693 e il 170027. Innanzitutto possiamo rintracciare il contratto stipulato il 28 aprile 1693 con mastro Francesco Saverio Cicognini per le opere di muratura28, che offre alcune fondamentali notizie anche riguardanti l’edificio già esistente: «Adì 28 aprile 1693. Con la presente scrittura da valere et haver forza di pubblico e giurato istromento con le clausole in forma della Rev. Cam. Apostolica, si fa noto che mastro Fran. Saverio Cicognini promette e si obliga fare la fabbrica della chiesa NOVARA 2012. Vol. 1753 (“Libro della cassa o giornale dall’anno 1555”), c. 110r: giugno 1567, «spesa della selegatura. Adì 9 in caragi e sabia et opere fatte al cimiterio. Adì detto datto al mastro Joanne Baptista da Ravenna per parte di sua mercede di selegare. Adì detto a mastro Joanne Baptista per compimento della selegatura vecchia. Adì detto a mastro Joanne Baptista da Ravenna per pagamento della selegata dal cantono della Madonnina sin alla porta della chiesa picola che furono passa 24… Adì detto datto a mastro Joanne Baptista da Milano per conto della selegata dal canton della Madonnina…». 26 Ibid., c. 119v: «Decembre 1567. Adì 9. Datti a mastro Francesco Pasonico taiapreda per manifattura della porta de marmora. Scudi 10 d’oro in oro». 27 Sono contenute nel vol. 1741 (“Miscellanea, I.I.”). 28 Ibid., doc. n. 70. 24 25 127 128 PAOLA NOVARA de M. RR. PP. di S. Dom. di questa città di Ravenna, conforme al disegno del sig. Gio. Batt. Contini architetto romano del p(rimo) del corr(en)te aprile, e da esso lui modernato gli 18 del corr(ent)e aprile med(esi)mo et esistente presso d(etti) padri con gli patti, modi, conditioni, e prezzi sosseguenti, cioè: Prima, il d(etto) mastro Fran. Saverio promette e si obbliga di assistere allo scavamento che deve farsi p(er) gli fondamenti secondo la di lui direttione, et al piantamento de pali da farsi p(er)ò a spese di essi Padri e p(er) chi essi vorranno, e p(er) tale assistenza daranno al d(ett)o Cicognini p(er) una volta sola scudi tre da paoli p(er) ogni scudo; 2. Che fatto d(etto) scavamento e piantamento de pali debba sicome promette d(etto) Cicognini subito dar principio alla fabbrica, nella quale operatione debba lavorare e far lavorare da uomo da bene et iuxta artem e tenere del continovo cinque huomini che lavorino con le cazzole oltre gli altri op(er)ari che bisogneranno et esso di persona assistere del continovo e così sempre sequitare sintanto sarà p(er)fettionata d(etta) fabbrica e mancando possano gli Padri a spese de med(esi)mo mastro far fare il tutto. 3. Che gli Padri debbano pagare p(er) mercede al d(etto) Cicognini come siegue, cioè: baiocchi cinquantacinque p(er) ogni p(er)tica delle muraglie nuove da farsi dal fondamento sino al tetto, comprendendosi però il detto prezzo il disfare e rifare anche le muraglie vecchie ove farà bisogno e tutti gli risalti a piombo di modo che p(er) gli detti risalti non possa il d(etto) mastro pretendere cosa alcuna. Separatamente, si come ancora p(er) il disfacimento dei muri vecchi intendendosi pagato intieramente p(er) gli uni e p(er) l’altro con gli detti baiocchi cinquantacinque p(er) ogni p(er)tica di muraglia vi siano in essa risalti o non vi siano o siavi prima stato il disfacimento però dovrà fare le sud(dette) muraglie come sopra, ma solamente a sgrezzo senza cornicione et architrave e tirerà solam(en)te fuori della muraglia nel sito del cornicione et architrave alcune pietre dette comunem(en)te riseghi p(er) attaccarvi il cornicione et architrave e ciò farà senza poter pretendere cosa alcuna. Inoltre il vuoto delle capelle e de fondamenti non dovrà pagarsi p(er) pieno dalli Padri sud(detti) ancorchè non vi entrasse la mezza p(er)tica e così non dovrà misurarsi nelle muraglie. Baiocchi sessantacinque p(er) ogni p(er)tica del cop(er)to della chiesa che p(er) d(etto) prezzo dovrà si come promette d(etto) Cicognini guastare e rifar di nuovo di tutto punto prendendosi congiuntamente il guastare e rifare predetti di modo che p(er) d(etto) guastamento non possa pretendere cosa alcuna, ma con il d(etto) prezzo di baiocchi 65 sia intieramente sodisfatto p(er) ogni p(er)tica di cop(er)to disfatto e di tutto punto rifatto. Uno scudo p(er) ogni milliaro di tavelle che li porranno in op(er)a nel detto cop(er)to. Uno scudo p(er) ogni p(er)tica di tutti gli volti necessari in d(etta) chiesa e sue capelle da farsi di pietra anche capelle e di canna nella chiesa comprendendosi anche L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna in detta mercede unitamente tutte le op(er)ationi del falegname necessarie p(er) fare d(etti) volti quali p(er) il d(etto) prezzo dovranno eser dati da d(etto) m(astro) Franc. Saverio finiti di tutto punto. Baiocchi otto p(er) ogni piede di tutti gli arconi che gireranno il volto grande di d(etta) chiesa finiti di tutto punto. Inoltre dovendosi in d(ett)e muraglie porre tavoloni di rovere in forma di telaro et altre chiavi pur di rovere, il d(ett)o mastro Fanc. Saverio promette e si obliga di porvi le sud(dett)e cose senza veruna mercede particolare, mentre il telaro e le chiavi sud(dett)i saranno misurati nelle muraglie e con ciò pagati come i risalti nella misura delle med(esime) muraglie. Solam(en)te i Padri dovranno dare al med(esi)mo gli tavoloni e le chiavi su(dett)e da porre in op(er)a e gli pagheranno baiocchi quindici p(er) ogni chiave di ferro che datagli da Padri esso attachera alle sud(dett)e di rovere e stabilirà nelle due muraglie che si concateneranno insieme. Di più gli sud(dett)i Padri non saranno obligati dare al d(ett)o mastro Cicognini vino, ne veruna altra cosa fuori che il prezzo sud(dett)o: sei secchi ordinarii cerchiati e manicati di ferro p(er) una volta sola e tutti gli legnami e materiali p(er) le armature necessarie alla d(etta) fabbrica, quali armature d(ett)o mastro sarà obligato farli a sue proprie spese. (…)». Di fondamentale importanza sono, inoltre, le ricevute di pagamento dei compensi per la realizzazione della palificata nelle fosse di fondazione, pattuiti con mastro Mattia Gallina, e il contratto stipulato con mastro Lorenzo Galegati per opere di finitura nella chiesa. «Adì 30 luglio 169329. Si sono dati a mastro Mattia Gallina per saldo di quattro milla pali da esso fatti e battuti ne’ fondamenti della chiesa vent’otto scudi secondo l’accorso di sette paoli al cento. Cioè: uno scudo sotto gli sei giugno pross(im)o pass(at)o; scudi due sotto gli 13 del med(esi)mo mese; uno scudo e bai. venti sotto gli 20 dello stesso mese; quattro scudi e bai. novanta sotto gli 23 del med(esi)mo giugno; scudi quattro sotto gli 4 luglio (…) Io infrascritto a nome di mastro Mateo Galina il quale per non sapere esso scrivere mi ha pregato di fare il presente confesso (…)». «Adì 2 agosto 1693. Dato a m(ast)ro Lorenzo Davia scudi sette e baiocchi settanta p(er) saldo di mille e cento pali da lui fatti e battuti ne fondam(enti) della chiesa fino al presente giorno, cioè uno scudi sotto gli 22 del pross(im)o pass(at)o luglio, uno scudo e bai. tredici sotto gli 25 dello stesso mese (…) Io Lorenzo Davia afermo quanto sopra mano propria». «Adì 15 agosto 1693. Dato al sud(dett)o mastro Lorenzo Davia scudi quattro e ba(iocchi) novanta p(er) saldo di settecento pali da lui fatti e battuti sino a questo giorno dalli due del corr(en)te e occhisione con che egli resta total(men)te sodisfatto 29 “Miscellanea, I.I.”, doc. n. 76. 129 130 PAOLA NOVARA p(er) le fatiche da lui fatte fino a q(ues)to giorno (…) Io infrascrito ó recivuto dal P. sindico li sudeti scudi quatro e baiochi novanta per saldo (…)». «[170030] Accordi fatti con mastro Lorenzo Galegati per li seguenti lavori: 1. Per mettere in opera li quadri nel pavimento della chiesa, scudi sei il milliaro (fig. 14). 2. Per fare il pavimento, mettere scalini (…) alli sei altari, paoli quindici per ciascuna capella. 3. Per alzare la porta alla chiesa, finirla di dentro e di fuori con le seghe e farli la selciata avanti di mattoni a costa di coltello, dandosi de palo vecchia col (…) della facciata, otto scudi. 4. Per fare le basi e zoccoli di pietra cotta alle (…), dodici paoli l’una. 5. Per sagomare li quadri e fregarli, scudi sei il milliaro. 6. Per finire a fatto la porta che va al chiostro co’ sua scalini, due manili di … niuno. (…)». Un altro gruppo di notizie riguardanti le prime fasi di vita della chiesa, pur se si tratta di informazioni indirette, è quello che si può ricavare dalla documentazione relativa alla ristrutturazione della Cappella del Crocifisso, esistente lungo il lato orientale dell’abside dell’edificio. La Cappella del Crocifisso fu ristrutturata su progetto di Domenico Barbiani fra il 1746 e il 1760. I volumi d’archivio che contengono informazioni riguardanti la cappella e i lavori ivi effettuati nel XVIII secolo sono cinque31; in uno di essi si conserva una memoria di Domenico Barbiani32 che illustra, attraverso alcuni rilievi, sia i lavori di rinnovamento effettuati nell’edificio di culto una quarantina di anni prima, sia i vari progetti realizzati per la cappella: “Cappella del Ss. Crocifisso nella chiesa di S. Domenico della città di Rav(enn)a in tre diverse piante secondo li tre diversi stati che ebbe in vari tempi delineata… opera del signor Domenico Barbiani, architetto ravennate” (fig. 11). “Miscellanea, I.I.”, doc. n. 75. La trascrizione è risultata particolarmente complessa e alcuni termini non sono stati compresi. 31 Voll. 1722 (“Della nostra cappella del SS. Crocifisso”, I), 1723 (“Della nostra cappella del SS. Crocifisso”, II), 1724 (“Della nostra cappella del SS. Crocifisso”, III), 1725 (“Della nostra cappella del SS. Crocifisso”, IV), 1774 (“Libro della fabbrica della cappella del S. Crocifisso”). 32 Vol. 1722, c. 219; il fascicolo ha poi, una cartulazione propria. La memoria è incentrata principalmente sulla ristrutturazione della cappella e raccoglie numerosi disegni riguardanti i progetti realizzati, sia quello andato in porto, sia quelli non approvati. Tali rilievi sono fra i pochi materiali grafici settecenteschi relativi alla chiesa di S. Domenico già noti alla critica. Furono riprodotti in fotografia nei primi anni del Novecento e una copia di tali immagini si trova nel Fondo Fotografico Ravennate della Biblioteca Classense (file 169-171). Nella descrizione presente in OPAC, i disegni originali vengono erroneamente individuati come conservati presso la Biblioteca. 30 L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna fig. 11 – Frontespizio della memoria manoscritta di Domenico Barbiani “Cappella del SS. Crocifisso nella chiesa di S. Domenico della città di Rav(enn)a. In tre diverse piante. Secondo li tre diversi stati che ebbe in vari tempi delineata…” (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1722, c. 219). Per quanto riguarda le trasformazioni della struttura della chiesa, Barbiani scrive: «(c. 8) Osservazioni sopra le due precedenti piante. Negli ultimi anni del secolo prossimo i religiosi di S. Dom. di Ravenna si andarono a poco impegnando nella fabbrica della loro nuova chiesa. Determinarono nel giorno 2 di febbraro 1692 di alzare il pavimento della vecchia chiesa. Nel 19 di aprile dello stesso anno risolsero di piantare in quella occasione i fondamenti delle cappelle; e finalmente dopo aversi procurati due disegni della nuova chiesa, ne stabilirono l’esecuzione nel giorno 28 aprile del 1693, come si legge nel “Libro de’ consegli” e come apparisce dal contratto e scrittura fatta nel d(ett)o giorno 28 aprile tra i detti reggistri e m(ast)ro Fran(ces)co Saverio Cicognini, che si conserva nell’archivio del sud(detto) conv(en)to33. 33 Si veda il documento riportato sopra. 131 132 PAOLA NOVARA fig. 12 – Progetto di “ricostruzione” della chiesa di S. Domenico del Cicognini riprodotto da Domenico Barbiani (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1722). fig. 13 – Progetto di “ricostruzione” della chiesa di S. Domenico del Contini riprodotto da Domenico Barbiani (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1722). Dei due accennati dissegni si anno tuttavia le piante nello stesso archivio. La prima di queste due piante fu fatta dal sig. Gio. Bat(tis)ta Contini architetto romano (fig. 13), sottoscritta di sua mano, e segnata colla data del 2 aprile 1693. La seconda di queste piante fu fatta da m(ast)ro Franc(es)co Cicognini capo mastro ravennate sottoscritta di sua mano e segnata colla data dei 18 dello stesso mese ed anno (fig. 12). Amendue queste piante dentro ai muri della chiesa vecchia disegnano la nuova chiesa, e però tutte due sono delineate con due diversi colori; notandosi poi in iscritto, che uno di essi colori denota i muri della chiesa vecchia, e l’altro colore mostra le aggiunte per formare la chiesa nuova. Queste medesime piante sono fatte in misura, essendovi ai piedi di ciascheduna la sua scala per misurarla. Sono amendue piante originali, come si vede e si raccoglie dalle sottoscrizioni e notazioni fatte dai due professori che le hanno delineate. Nel mostrare la chiesa vecchia sono le due piante tra di loro uniformi; ma nelle aggiunte per la chiesa nuova sono un poco L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna fig. 14 – Planimetria del pavimento realizzato nella chiesa di S. Domenico dopo la “ricostruzione” della fine del XVII secolo, con evidenziata la nuova quota d’uso (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1742, n. XV). tra lor diverse. Molte differenze tra l’una e l’altra osservare si possono da ognuno; la principale diversità però è quella del presbiterio e delle due cappelle collaterali. Aveva il Contini formato il presbiterio nel corpo della chiesa con una balaustrata quasi in semicircolo; ma ciò non piacendo al Cicognini tirò il presbiterio nel corpo della chiesa con due muri nuovi e tolse al corpo della chiesa li tre spazi adiacenti a questi due muri, tanto quello di mezzo al presbiterio, e gli altri due alle due cappelle collaterali del Santissimo Crocifisso e del campanile. Nella scrittura sud(detta) dei 28 aprile 1693 il contratto fu stabilito per la esecuzione del disegno Contini moderato dal Cicognini, onde la seconda pianta del Cicognini fu eseguita, il che ancora si vede oculatamente, essendo la nuova presente chiesa di S. Dom(eni)co simile alla pianta del Cicognini. Siccome queste due piante mostrano la chiesa vecchia con le aggiunte per la nuova fabrica della stessa chiesa, così ancora mostrano la vecchia cappella del Santissimo Crocifisso con l’aggiunta che vi fu fatta all’occasione della nuova fabbrica della chiesa. Si vede dunque in amendue queste piante la (c. 9) cappella vecchia del Santissimo Crocifisso tutta aperta in faccia alla chiesa, come in faccia alla chiesa era 133 134 PAOLA NOVARA fig. 15 – Planimetria della cappella del Ss. Crocifisso precedente i lavori di ristrutturazione realizzati su progetto di Domenico Barbiani (Archivio di Stato di Ravenna, Corporazioni Religiose Soppresse, San Domenico, vol. 1742, n. XX). aperta la cappella maggiore e doveva pure essere aperta l’altra cappella collaterale detta del campanile; restando fuori della cappella del Santissimo Crocifisso l’altra cappella vicina della Santa Croce, e lo spazio di chiesa avanti queste due cappelle. Parimente si vede dietro la cappella del Santissimo Crocifisso il sito ch’era occupato dal magazzino del conv(en)to e che finiva e confinava con lo stradello pubblico detto lo Stallazzo. In questo stato antico della cappella del Santissimo Crocifisso si accordano le due piante, ma non si accordano nelle nuove aggiunte, per la nuova fabbrica della chiesa. La pianta Contini chiude affatto la cappella del Santissimo Crocifisso al di lei ingresso e lascia nel corpo della chiesa la cappella della Santa Croce e il sito adiacente ad amendue nell’ingresso. La pianta Cicognini alzando il nuovo muro del presbiterio e l’altro muro all’ingresso della cappella del Santissimo Crocifisso con una porta per entrare, viene ad ampliare la stessa cappella del Santissimo Crocifisso, chiudendo nel di lei recinto la cappella della Santa Croce, e L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna quello spazio di chiesa che stava fuori di queste due cappelle avanti le medesime: e questo dissegno del Cicognini fu eseguito come si è detto. Affinchè tutto questo ben si comprenda e si veda lo stato e l’essere della cappella vecchia del Santissimo Crocifisso e si veda ancora l’accrescimento che le fu fatto per la nuova fabrica, sono state ricopiate nelle precedenti pagine le suddette due piante originali Contini e Cicognini, riducendole a scala e misura più breve, ma però con ogni esattezza e fedeltà indicandovi in oltre la cappella della Santa Croce che tuttavia esiste e che fu sempre aperta sino all’anno 1746, in cui fabbricandosi la nuova cappella del Santissimo Crocifisso, la contigua cappella della Santa Croce fu per la prima volta chiusa con muro; e inoltre indicandovi l’apertura della cappella del campanile in faccia alla chiesa, che ancora oggidì rillevasi dalli quattro archi superiori e tuttavia dipinti, come pure da i vestiggi della volta, per cui questa cappella sarà stata simile alla cappella del Santissimo Crocifisso, come era conveniente essendo tutte due collaterali alla cappella maggiore. Nelle due piante originali la cappella del Santissimo Crocifisso è stata delineata senza risalti, che essendo superflui al disegno della chiesa furono tralasciati; e si sono ancora ammessi in queste copie per accordarle cogli originali. Per altro i risalti vi erano e vi sono stati fino all’anno 1746, in cui si demolirono e si potranno vedere nella prima e nella seconda pianta della cappella del Santissimo Crocifisso che si troveranno delineate nelle carte seguenti…» (fig. 15). Dai vari documenti analizzati, si deduce, a conferma di quanto si può constatare ad una indagine autoptica, che i lavori realizzati sul finire del XVII secolo non implicarono l’atterramento della chiesa esistente, ma solo una modifica della fabbrica, cui furono aggiunte le cappelle laterali e la copertura rialzata su fondazioni palificate lavorate da Mattia Gallina e Lorenzo Doria. In secondo luogo si deve aggiungere che il progetto iniziale era stato affidato all’architetto romano Giovan Battista Contini34, e che fu modificato localmente dal ravennate mastro Cicognini, che poi presiedette il cantiere. Si deve aggiungere, infine, che i lavori implicarono anche un rialzamento del piano di calpestio della chiesa, la posa di un nuovo pavimento di quadrelli (fig. 14) e l’adattamento della porta alla nuova quota d’uso, tutte opere affidate al mastro muratore Lorenzo Galegati o Calegati. 3.2 Le strutture annesse Allo stato attuale delle ricerche, le informazioni riguardanti la costruzione delle strutture residenziali dei monaci non sono molto abbondanti. La planimetria e l’estensione delle fabbriche nella tarda età Moderna ci sono note attraverso un dettagliato disegno (fig. 4). Giovan Battista Contini (1642-1723), protagonista dell’ultima fase del Barocco romano, fu allievo del Bernini e collaboratore di Carlo Fontana, vd. HAGER 1983. 34 135 136 PAOLA NOVARA Secondo Gaetano Savini, che rilevò e studiò il complesso nei primi anni del Novecento (fig. 3), l’impianto del chiostro, che ha colonne di sasso d’Istria e di greco “dalla fattura grossolana dei capitelli e delle basi”, è da collocare nel XIV secolo35. Il portichetto laterale, prospiciente via Matteotti, dovrebbe essere stato aggiunto secondo Savini, nel XV secolo. Lungo il margine settentrionale della residenza, per molto tempo fu attivo l’oratorio di S. Maria del Pozzo, nato nel 1596 per assecondare la devozione popolare. Aveva accesso esterno. Attorno al 1740 i Domenicani spostarono la linea di facciata del complesso residenziale, inglobando anche lo spazio occupato dall’oratorio, che in quella occasione fu ricostruito, per essere poi demolito nel 1901. Si ringrazia l’Archivio di Stato di Ravenna per avere autorizzato la pubblicazione delle immagini delle figure 1, 4, 11-15 su concessione del Ministero per i Beni e le Attività culturali – Archivio di Stato di Ravenna, autorizzazione n. 10/2012). Si ringrazia, inoltre, la Biblioteca Classense di Ravenna per avere autorizzato la pubblicazione delle immagini delle figure 3, 5, 8, 9. Un particolare ringraziamento va all’Archivio di Stato di Ravenna per la collaborazione prestata nella fase di ricerca che ha preceduto questo contributo. 35 SAVINI, II, p. 5. L’Archivio dei Domenicani e la storia del convento dei Predicatori di Ravenna Bibliografia BENERICETTI 2002 = R. BENERICETTI, Le carte ravennati del decimo secolo. Archivio arcivescovile. II. (aa. 957-976), Studi della Biblioteca card. Gaetano Cicognani 3, Bologna 2002. BERNICOLI 1923 = S. BERNICOLI, Le torri della città e del territorio di Ravenna, Ravenna 1923. CURRADI 1993 = C. CURRADI, Fonti per la storia di Ravenna (secoli XI-XV), in Storia di Ravenna. III. Dal Mille alla fine della Signoria polentana, a cura di A. Vasina, Venezia 1993, pp. 753-839. FANTUZZI I-VI = M. FANTUZZI, Monumenti ravennati de’ secoli di mezzo, voll. I-VI, Venezia 1801-1804. HAGER 1983 = H. HAGER, Giovani Battista Contini, “Dizionario Biografico degli Italiani”, XXVIII, Roma 1983. MANSI XXXIV = J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima collectio, vol. XXXIV, Parisiis 1902. NOVARA 2008a = P. NOVARA, L’edilizia di culto ravennate dei secoli V-XI. Fonti e ricerche, Collana Dell’Antico-Minima ravennatensia 10, Ravenna 2008. NOVARA 2008b = P. NOVARA, Luoghi di culto, di vita comune consacrata e di assistenza nella Ravenna dei secoli XII-XIV. Note di storia e archeologia, in Storia e tradizione. Ricerche sulla Romagna medievale, a cura di R. Benericetti, Faenza 2008, pp. 47-97. NOVARA 2012. = P. NOVARA, La chiesa di San Domenico in Ravenna: notizie sulla facies medievale attraverso alcune indagini inedite, in Atti del VI Congresso di Archeologia Medievale (L’Aquila, 12-15 settembre 2012), Firenze 2012, pp. 100-105. PIERPAOLI 1998 = M. PIERPAOLI, Per la storia della chiesa di San Domenico, “Ravenna Studi e Ricerche”, V/I, 1998, pp. 108-119. SAVINI, II = G. SAVINI, ‘Piante panoramiche coll’elevazione di tutti i fabbricati della città’, vol. II [ms. autografo in Biblioteca Classense di Ravenna, 1905-1909 (edizione anastatica per cura della Libreria Antiquaria Tonini, Ravenna 1996 e 1997)]. SIGHINOLFI 1929 = L. SIGHINOLFI, Pier Crescenzi Giudice a Ravenna e la chiesa di S. Domenico, “L’Archiginnasio”, XXIV/4, 1929, pp. 235-243. 137