Diocesi di Alessandria
Avvento 2013
Cammino di preghiera personale
1
Introduzione
.
Ci sono luoghi che si raggiungono a piedi, altri in auto, altri in aereo e
altri in barca... ma i luoghi profondi del cuore si raggiungono con la
pazienza e la perseveranza.
 La pazienza e perseveranza
La pazienza è una virtù dell’uomo, del vero uomo capace di
affrontare gli ostacoli. La parola virtù infatti viene dal latino e
contiene la radice vir- che significa uomo. Da cui ad esempio deriva
“virile”. La Virtù in generale è una disposizione d'animo volta al
bene; la capacità di un uomo di eccellere in qualcosa, di compiere un
certo atto in maniera ottimale, di essere virtuoso come "modo
perfetto d'essere". La parola latina virtus, che significa letteralmente
“virilità”, nel senso del suo carattere specificatamente maschile si
riferisce ad esempio alla forza fisica e a valori guerreschi maschili,
come, ad esempio, il coraggio. Così la pazienza indica una delle
qualità essenziali di un vero uomo.
Se vuoi crescere, se vuoi diventare un vero uomo devi essere
paziente. In che senso? Devi arrenderti al fatto che per raggiungere
un risultato non basterà un istante, ma la pazienza di camminare con
costanza, con continuità, ma soprattutto sapendo che non sarà facile
e ci saranno ostacoli: ci sarà da patire! I rifugi di alta montagna si
raggiungono solo mettendo un passo davanti all’altro per tante ore.
Quando sei in cima sai che quella meta te la sei conquistata... lì sai di
essere un vero uomo.
La perseveranza si accompagna alla pazienza come testardaggine
buona per ottenere una crescita, per raggiungere una meta. La
perseveranza ti dice che l’allenamento costante dà i suoi sperati
2
risultati solo nella continuità: non si raggiungono i rifugi più alti con
l’impulso di un momento, ma tenendo nel cuore la meta finale, il
voler arrivare là. Così la perseveranza è la via promettente per
diventare dei veri scalatori di alte vette.
Nella vita spirituale perseveranza e pazienza vanno insieme. Ecco
perché ti consegno questo libretto come traccia di un cammino
serio, equilibrato che qualunque giovane può percorrere in questi
giorni.
 Ordine
L’opera di Dio è ordine e bellezza. Non si cammina solo quando si ha
voglia o quando si ha tempo. Un serio cammino di preghiera parte
dalla decisione. Il disordine nella vita è disordine degli affetti. Per
mettere ordine negli affetti, bisogna mettere ordine nella vita.
Questo libretto potrebbe essere usato così:
a) la sera si legge, si fa esercizio e nella notte si pratica la
preghiera.
b) La mattina si rilegge il brano e si ritorna con la mente
sull’actio (vedi più avanti) decisa la notte prima.
c) Alla sera successiva chiudendo la giornata, si fa la verifica.
Quindi il grosso del “lavoro” lo si fa di notte... durante il giorno
invece si cerca di vivere nella consapevolezza che nella notte il
Signore mi ha dato consiglio. Come recita il salmo: “Benedico il
Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi
istruisce. Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia
destra, non posso vacillare”. Sarà allora una buona giornata.
3
Struttura quotidiana del libretto e metodo
.
Non camminiamo a caso! Ci lasciamo guidare dai grandi maestri del
millenario metodo detto della “Lectio divina”. La struttura
quotidiana del libretto ricalca la struttura della lectio; così sei aiutato
ad un metodo che una volta acquisito potrai utilmente applicare
ogni volta che vorrai. Ecco qui spiegato il metodo:
1. LECTIO. Leggi il brano del Vangelo del giorno successivo; così,
estratto dal contesto del Vangelo ed affrontato come
prezioso frammento di una grande vetrata policroma. La
“lectio” è il significato del brano nel suo proprio; quindi non
un’interpretazione personale, ma il tentativo di afferrare il
senso specifico del brano in armonia con tutto il suo
contesto e con la volontà primigenia dell’autore. Per “lectio”
infatti si intende la ricerca meticolosa del significato
intrinseco del brano. Prima di avventurarsi nelle
interpretazioni personali è bene sapere cosa il brano dice, a
chi, perché, quando, come... Questo dato si ricava dai
commentari degli studiosi. Può già essere una base di
partenza l’insieme delle note e dei commenti della Bibbia di
Gerusalemme, altrimenti molto utili sono i commentari di p.
Silvano Fausti1. Noi non siamo fini esegeti, ma gente comune
che però vuole capire, approfondire e non rischiare di far
dire al brano cose a caso. La lectio divina è un esercizio di
grande rispetto per la parola di Dio, nasce dalla
consapevolezza che davanti alla Sua parola siamo piccoli: la
Sua parola ha guidato miliardi di uomini e donne prima di
1
Silvano Fausti, “Una comunità legge il Vangelo di Matteo / Marco / Luca /
Giovanni”, ed. Dehoniane.
4
noi, è stata elaborata e consegnata alle generazioni
dall’entusiasmo di coloro che dalla Parola si sono sentiti
salvati, capiti, interpretati, aiutati, sostenuti.
2. La “MEDITATIO” propone una possibile interpretazione del
brano, un suggerimento in chiave personale: il brano mi
interpreta, mentre io interpreto il brano. Questa “meditatio”
si può esemplificare nella domanda: «cosa dice a me questo
brano? Come interseca la mia vita?». Quindi è una fase
delicata perché è come permettere alla Parola di Dio di fare
luce sulla via, di guardare la vita che vivi sotto una
particolare angolatura che non pensavi, di giudicarti con
pacatezza, di sostenerti e suggerirti risvolti nuovi.
E’ molto importante porre una particolare cura del cuore:
troppo spesso la Parola ci viene proposta in chiave
moralistica e colpevolizzante. Spesso il passaggio da una
lettura superficiale al dettato morale è davvero troppo
breve. Ma la Parola del Vangelo è buona notizia; pertanto
quando affronti la meditatio, domandati sempre e subito:
“quale buona notizia c’è in queste parole?”. Sarebbe un
grave danno passare subito ad un dettato morale. La Parola
non vuole mai, e sottolineo mai, farti sentire in colpa!
Piuttosto vuole darti la percezione del peccato, dell’errore,
ma sempre per schiuderti le porte della chiamata alla gioia di
Dio, del suo abbraccio benedicente. Il senso di colpa ti
schianta, ti paralizza, ti getta nello scoraggiamento, nella
sensazione di morte: è opera dell’“accusatore dei fratelli”
soprannome escatologico del diavolo2: di colui che vuole
frapporsi tra te e la Parola, che vuole, come fece nel deserto
con Gesù, strapparti dalla Parola.
2
Cfr. Ap 12,9-10.
5
La misericordia di Dio invece ti commuove fino alle lacrime,
riconsegnandoti alla vita come figlio nuovo. Il Padre ti
abbraccia come figlio amatissimo, fa festa per te che torni, è
sguardo amorevole. Ecco come devi uscire dalla tua
meditatio: certo più consapevole della tua fragilità ma
accompagnato, rincuorato, amato, confortato, incoraggiato,
rinvigorito; se questo non avviene non è opera di Dio.
3. L’“ORATIO” è “tempo” di preghiera. Su questo punto bisogna
capirsi bene. L’opera dello Spirito è un lavorio potente, ma
delicato, lento come l’opera del vasaio che modella la creta.
Ad esempio, puoi utilmente usare il salmo consigliato per
condurre il momento di ingresso nella preghiera, ma la
preghiera vera e propria segue i passi della tua volontà
mescolata alla cura paziente dello Spirito: soprattutto i
cinque passi di ingresso nella preghiera, che sono trattati più
avanti nel libretto, vanno assimilati, vanno imparati! Il
cammino di preghiera serve esattamente a questo;
l’esercizio paziente e tenace darà i suoi frutti. Abbi fiducia e
lavora con costanza.
4. La “CONTEMPLATIO”, ultimo passaggio, è l’apice della
preghiera. Verrà da sé a coloro che spenderanno la loro
libertà verso l’opera dello Spirito. Si tratta di uno stadio
avanzato della preghiera personale nel quale il tuo cuore, la
tua mente cominciano un tempo fuori dal tempo; totale
silenzio nel silenzio di Dio. La contemplatio è il luogo in cui lo
Spirito consolida la sua opera con la potenza del suo amore
per te. Potremmo dire: Lui tace e tu taci: «Lui mi guarda e io
lo guardo».
5. L’“ACTIO”. La preghiera conduce all’azione, infatti “la verità si
dà nell’atto”, la parola diviene carne, l’incarnazione del
Verbo si dà nella realtà. Se preghi, ma la tua vita non cambia,
6
qualcosa non va! Nel libretto ti metto un semplice piccolo
suggerimento a cui puoi fare le opportune modifiche dettate
dalla preghiera. L’actio vuole andare a colpire quel luogo
della vita che ha bisogno di conversione, di miglioramento,
di rinascita! Bisogna essere un po’ scaltri: senza grandi
assurdi proclami, ma martellando sugli spigoli più duri,
sapendo che l’azione sarà dello Spirito: è goccia che cade
sulla roccia capace nel tempo di modellarla. Gesù dice: “va’ e
non peccare più”. Spetta a te nel quotidiano con l’energia
che ti ha dato l’incontro con Lui.
6. Verifica serale. Alla sera successiva, prima di cominciare con
una nuova lectio, verifica la coerenza tra l’impegno preso e
quanto accaduto durante il giorno. Sempre partendo però
dal riconoscimento del dono quotidiano di Dio per te. Per
primo sempre il dono: cos’ha fatto oggi il Signore per me?
Dove mi ha salvato? Poi la tua risposta. Da qui nasce il
contenuto della prossima confessione, i punti dolenti da
affrontare con il proprio Confessore.
Nella verifica si può anche giudicare la preghiera della notte
precedente: i momenti di fatica o di caduta. Non siamo così
banali o ingenui d’affermare che pregare sia facile. Non lo è,
eppure è possibile imparare. Per questo motivo la verifica
precede l’apertura di una nuova avventura. La verifica serale
infatti apre alla lettura del nuovo giorno e alla nuova
preghiera notturna.
Qui sarà importante tenere d’occhio le fughe in avanti, i facili
entusiasmi, le battute d’arresto e i possibili scoraggiamenti.
Su questi aspetti è bene confrontarsi con il proprio padre
Spirituale.
7
NB.: Prendi nota che il libretto parte dalla prima domenica di
Avvento, quindi il primo esercizio va fatto il sabato sera
precedente.
8
I cinque passi della preghiera
.
Lectio, Meditatio, Oratio, Contemplatio, Actio sono i grandi capitoli
dell’ascolto e dell’azione. Qui di seguito, amplificando il tempo
dell’Oratio, si vuole spiegare un vero e proprio metodo di preghiera.
Troppo spesso ci si trova di fronte alla incapacità di pregare. Ci sono
persone che credono di pregare perché recitano a memoria decine
di preghiere. Il primo distinguo da fare è tra: il “sapere le preghiere”
ed il “saper pregare”.
Noi non siamo automi o computer che, caricato il programma,
eseguono. Ecco la necessità di un metodo per entrare nella
preghiera e per condurre la preghiera. Inizialmente potrà sembrare
un po’ farraginoso o addirittura infruttuoso, ma imparato e praticato
ti diventerà così naturale da non doverci più nemmeno pensare.
Questo metodo diventa casa: la casa dove avviene l’incontro, tanto
misterioso, quanto meraviglioso.
Il metodo si compone dei cinque passaggi della meditazione
silenziosa profonda; li esemplifico qui di seguito e poi nel libretto li
do per scontato.
1. Chiudi gli occhi e ascolta il tuo respiro. Sempre più
lentamente assapora il tuo respirare lieve, continuo,
naturale: è il soffio della vita che ti circonda ed è in te. Tutto
il creato respira la vita e tu ne sei parte. Senti l'aria che entra
ed esce da te. Senza forzature trova il suo ritmo naturale e
sereno. Abbandona l'ansia e la fretta e respira, come le
foglie, le cime delle montagne, le api, le nuvole....
2. Percepisci con calma il battito del tuo cuore. È quell'eterno
riflesso della forza della vita. Il tuo cuore batte dal tuo
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concepimento. Quando eri nel grembo di tua madre, il tuo
cuore batteva a ritmo doppio. Ora batte costante: che tu
t'accorga o no, questo battito di vita di accompagnerà
sempre, a volte accelerato, a volte affaticato. Ascolta il suo
battere e senti il tuo respiro che si accorda con il pulsare
della vita in te: la vita palpita, l’uomo di Te respira!
3. Esponi il motivo del tuo pregare. «Ora sono qui e voglio
pregare per questo motivo...». Oppure: «Ho nella mente
questa situazione o questa domanda: pregherò su questo».
Oppure, visto che questo cammino di preghiera parte dalla
“lectio divina”: «Cosa mi dice questo brano? Come illumina il
mio cammino? Signore Gesù, parla; il tuo amico ti ascolta!»
4. Mettiti alla presenza di Dio. Ripetiti nella mente che ora tu
vuoi essere alla presenza di Dio, Dio è di fronte a te, è il
Padre Eterno, è il Creatore del tempo e dello spazio, della
vita eterna che contiene tutte le infinite galassie, ogni
singolo atomo o particella: dall'infinitamente piccolo,
all'infinitamente grande. Se hai la fortuna di essere davanti
all'Eucaristia, pensa alla realtà meravigliosa e misteriosa che
ti sta di fronte. Non serve che tu capisca tutto, ma che tu
senta che sei nulla, un puntino insignificante, eppure capace
di percepire il Mistero.
5. Chiedi a Dio di venire in te e tu in Lui. È la richiesta più
profonda del cuore dell'uomo: essere avvolto dalla presenza
di Dio e avere Dio dentro di te. Se sei di fronte all'Eucaristia,
chiedi il dono della Comunione piena con Cristo: “tu in me io
in te”. La tradizione orientale insegna un modo particolare:
ripetere infinite volte: «Signore Gesù Cristo, figlio di Dio,
abbi pietà di me peccatore» all'unisono con il respiro e il
battito del cuore. La potenza di questa preghiera è
straordinaria...
10
A questo punto, e solo a questo punto, comincia la preghiera. Pensa
alla tua vita alla luce della fede: ogni pensiero conducilo a quello che
Cristo ci ha insegnato, a quello che ha detto, a quello che ha fatto.
Non ci sono pensieri altri. Lascia anche spazi di silenzio nella mente,
ferma la mente su una parola del Vangelo, un gesto di Gesù e resta a
guardare quel gesto: cosa fa, cosa dice, cosa mi fa e cosa mi dice.
Quando diventerai esperto, quando ci saranno le condizioni giuste, si
spalancherà da sola la contemplazione, quella Contemplatio
silenziosa di cui si diceva nel capitolo precedente.
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Domande sul pregare e le sue difficoltà
.
Qui di seguito alcune tipiche obiezioni alla preghiera che possono
aiutare a non arrendersi, per rinsaldare pazienza e perseveranza.
•
La preghiera quanto dura? La preghiera è fuori dal tempo.
La preghiera è in Dio, mentre il tempo è misura dell'uomo, perciò
non avere ansia di tempo. Per questo motivo è meglio pregare di
notte: c'è tutta la notte davanti! Se sei alle prime volte però, usa la
misura del tempo come chiave per aprirne l'esercizio; cioè datti un
tempo preciso, molto preciso: senza pigrizie, ma anche senza fare il
super-uomo... non sei ancora un monaco! Ad esempio, puoi
cominciare da 24 minuti precisi: un minuto per ogni ora della
giornata... è un po’ ridicolo come sistema, ma resta facilmente in
testa! Non cedere alla tentazione di andare via prima. Dai al Signore
tutto quel tempo: regalaglielo. Egli potrà così rimetterti a posto il
cuore. Dagli il tempo necessario perché possa operare in te. Non fare
però il presuntuoso di sforare troppo la misura, inciamperesti presto
e potresti avvilirti. Imparerai con pazienza a non contare più il
tempo. Non le prime volte però.
•
Se mi distraggo e penso ad altro? Niente paura, è normale.
Ci sono due tipi di distrazioni. Un primo tipo sono le distrazioni su ciò
che proprio non c'entra nulla. Sono le più facili da eliminare. Sorridi,
abbandonale e riparti dal primo passaggio; riparti dal respiro e con
pazienza, ritrova su quello la necessaria calma; pensa solo al respiro
poi al battito, poi al motivo e così via... con pazienza ritorna nella
condizione di dialogo con l'Altissimo.
Un secondo tipo sono le distrazioni che riguardano persone o
situazioni importanti per te: mettile nella preghiera! Comincia cioè a
pregare per ciò che ti sembrava una distrazione: pensa a quella
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situazione o persona secondo la fede: cosa dice Gesù di quella
situazione, come Gesù guarda a quella persona? ... Vedrai allora che
quella non era una distrazione, ma voce dello Spirito che parla
dentro di te da sempre, che ti ha fatto affiorare alla mente qualcosa
o qualcuno di molto importante: magari un'ansia, una
preoccupazione o una questione che avevi messo via. Ora riemerge e
tu la immergi in Dio.
•
Se mi addormento? Niente paura, succede! Significa che eri
stanco e la preghiera ha allentato delle tensioni; queste tensioni ti
hanno lasciato ed ora sei in una serenità più profonda. Appena ti
svegli sorridi e ringrazia il Signore del dono del sonno e del dono
della pace che è scesa in te. Guarda l'ora e sottrai il tempo che hai
dormito. Cioè il tempo del sonno non contarlo come tempo di
preghiera e riparti nella tua preghiera. Ti accorgerai ben presto come
la preghiera dopo il sonno è potente, brillante, vivida, serena. Se
proprio non resisti al sonno e ti ricapita pur provandovi due o tre
volte, sempre per non esagerare, vai a dormire! Ricorda che un
salmo dice: “il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”. Dormire
bene dopo aver pregato anche con fatica è sempre meglio che
dormire male sapendo di non aver pregato!
•
Ma quale posizione? La posizione del corpo è molto
importante. Noi siamo fatti di anima e corpo. Così non ha senso
torturarsi in una posizione che fa male. Non ha nemmeno senso però
una posizione che faccia dormire. La posizione dipende molto anche
dalla tua struttura fisica, chi è più agile e chi lo è meno. Certamente
la schiena diritta senza sforzo che permetta una buona naturale
respirazione aiuterà. Quando però ti viene da muoverti prova a non
farlo immediatamente, ma solo a pensare di farlo! Libererà cioè un
po’ il tuo corpo del suo peso: non obbedirgli troppo. Un amico con
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un gergo da palestrato, dice che «bisogna lavorare di panca» e
sapendo quante ore spende, non a fare body building, ma sulle
panche della sua chiesa davanti al tabernacolo, si capisce cosa vuol
dire!
•
Se vengo disturbato? All'inizio trovati una condizione
propizia, luoghi o posizioni senza disturbi; le prime volte infatti,
l'ansia di riuscire bene, ti fa sentire ogni cosa esterna a te, come un
disturbo: l'amico che si muove, la porta che si chiude, il motorino
nella strada, l'abbaiare del cane, il termosifone che gorgoglia... Poi
vedrai che tutto diventa preghiera persino il disturbo. Madre Teresa
di Calcutta chiedeva alla sue sorelle di tenere la finestra aperta
perché nella preghiera entrasse il rumore del mercato... Abbi
pazienza con te, si impara. Riparti sempre dal primo punto: con
pazienza sarà meraviglioso reimmergersi ogni volta nella preghiera,
come il nuotatore che ogni tanto si ferma a bordo vasca per
reimmergersi con più gusto e al ritmo giusto.
A pregare si impara pregando. Nella preghiera non sei solo, Lui è lì di
fronte, attorno e dentro te. Non avere paura.
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I domenica di Avvento (A)
1 dic 2013
Mt 24,37-44
37
Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio
dell'uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio
mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano
marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, 39e non si
accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così
sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini
saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro
lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà
portata via e l'altra lasciata.
42
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il
Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone
di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro,
veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò
anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non
immaginate, viene il Figlio dell'uomo.
 Lettura
Siamo nel grande discorso escatologico, cioè delle cose future e
ultime, del Vangelo di Matteo. Matteo costruisce la struttura
letteraria del suo Vangelo con sapienza da manuale! Puoi utilmente
anche solo sfogliare il suo testo per accorgerti come questa sezione
faccia da snodo prima del racconto della Passione. Questi brani
aprono perciò alla comprensione del senso stesso della Passione,
non il contrario! Come a dire: attento, se vuoi comprendere quello
che sto per raccontarti devi concepire il “tempo” in un modo
diverso, devi pensarlo disteso lungo le ere della storia dell’umanità.
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Così puoi comprendere come il tuo giorno è breve, fragile, fugace;
eppure carico di senso se vissuto nel mistero della fede: annunciamo
la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua
venuta.
La fatticità, la fragilità, il disordine dei giorni potrebbe condurti ad
essere distratto, a lasciarti vivere (mangiavano e bevevano,
prendevano moglie e marito), ma il discepolo del Maestro è elevato
al ruolo di “padrone di casa”. Non sei un passeggero del treno della
vita, ma autore della tua esistenza se capace di tenerti pronto, vigile
all’incontro con il Signore che viene.
 Meditazione
Appare evidente il motivo della scelta di questo brano all’inizio
dell’Avvento. Cosa ci dice? L’incarnazione arriva, avviene se il
discepolo è sveglio, attento, padrone della sua vita. Essere padroni
della vita diventa sguardo fisso su Gesù. Mentre i giorni confusi o
noiosi ti martellano di necessità e bisogni ladri di senso, l’attesa della
Sua presenza ti rende padrone del tuo tempo.
Questo punto è delicato: la realtà che vivi è il luogo di questa
incarnazione, non c’è da aspettarne un’altra. Proprio lì dove sei.
Mentre due uomini sono nel campo, uno viene preso e l’altro
lasciato; mentre due donne preparano la cena, una è presa e l’altra
lasciata. Sul tuo libro di scuola, nel vagone della metropolitana, negli
occhi di tua madre, nel sorriso del tuo ragazzo, lì è da fare questo
incontro con l’Eterno. Ricorda che questi brani precedono i racconti
della Croce. Quindi anche quelle astruse formule di chimica
apriranno al senso del tuo diventare ingegnere o medico! E’ proprio
quel tuo faticare nella ricerca dello scopo che ti rende “padrone di
casa”, è il cercare la verità di ciò che fai che ti restituisce a te stesso.
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 Preghiera
Salmo 121
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d'Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.
 Azione
Oggi è domenica: partecipa alla s. Messa con fervore e attesa. Hai già
letto il Vangelo, l’hai meditato, l’hai pregato, ora entra in piena
comunione con Lui perché la tua prima settimana di Avvento si
carichi di senso. Arriva per tempo, rileggi il brano, il salmo. Leggi le
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altre letture. Canta! Prega con voce ferma. Nel silenzio dopo la
Comunione offri a Gesù questo cammino.
 Verifica
Si chiude la domenica, giorno del Signore, dono immenso
dell’Eucaristia. Come l’hai vissuta? Che dono ti ha fatto il Signore?
Sei contento di cominciare la prima settimana?
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Lunedì della I settimana di Avvento
2 dic 2013
Mt 8,5-11
5
Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo
scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto,
paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo
guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono
degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una
parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch'io un
subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed
egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa'
questo!", ed egli lo fa».
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Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo
seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato
nessuno con una fede così grande! 11Ora io vi dico che molti
verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa
con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».
 Lettura
Dopo i primi capitoli, l’evangelista Matteo si sporge sulla
predicazione del Regno con una sezione narrativa di dieci miracoli.
“Dieci” numero biblico della creazione perfetta. Quindi Gesù è il ricreatore, colui che rimette ordine nel creato. Dopo la guarigione di
un lebbroso il racconto di oggi è la guarigione di un servo del
centurione: Gesù guarisce il nemico. Le legioni romane infatti
insediatisi in Palestina, governano esigendo tasse e imponendo il
pragmatismo latino in una regione tutta intessuta di millenaria
religiosità domestica e popolare. Quindi Gesù fa una cosa buona per
i nemici della nazione. Dopo il terzo miracolo, la guarigione di un
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paralitico, l’Autore inserisce la sua personale chiamata; racconto di
un solo versetto, secco e decisivo. Questo ci impone una rilettura
esistenziale del miracolo in quanto tale: Gesù opera il miracolo non
per una questione medica, ma per il guadagno della fede e della
sequela. Così anche in questo secondo miracolo, l’accento si sposta
sulla dichiarazione di fede, di fiducia in Gesù e sulla possibilità che a
Cristo arrivino tutti, fuori o dentro il giudaismo: “verranno
dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo,
Isacco e Giacobbe”. Ecco un vero esplosivo annuncio: i nemici si
siederanno a mensa con Abramo!
Osserviamo anche l’origine della richiesta: “il mio servo è in casa, a
letto, paralizzato e soffre terribilmente”. Anche questi nemici hanno
un cuore nel quale agisce la misericordia, la bontà (lo Spirito di Dio?)
la stessa che permetterà a loro di entrare nel Regno. Gesù si offre di
entrare e curare. Gesù non blandisce mai il malato: la voce di Gesù si
impone al paralitico “alzati e cammina”; è perentoria con Matteo:
“seguimi!”. E’ una chiamata alla festa, alla gioia, al banchetto, alla
intimità della tavola, ma richiede un atto di fede: “una fede così
grande”. Fatto scandaloso è che questa fede si può trovare anche
fuori da Israele. Leggendo i due versetti successivi lo scandalo è
completo: i figli di Israele saranno buttati fuori.
 Meditazione
Gesù non fa distinzione di uomini: per Lui sono tutti figli di Dio e
fratelli nell’umanità. Per Gesù non ci sono classi sociali o doveri
istituzionali: Cristo accoglie e incontra la verità di ciascuna umanità.
Possiamo seriamente interrogarci sulla qualità di questa festa a cui
l’incontro con l’umano ci apre. Qual è la mia accoglienza di questo
umano? Cosa mi dice l’uomo che ho di fronte? Sono bloccato
20
dall’alone che crea attorno a sé il suo status sociale o la sua
appartenenza religiosa?
Io credo nella potenza di Cristo? Credo non tanto nel suo potere
taumaturgico, quanto la potenza di essere io stesso autore di
miracoli di carità e d’amore verso il mio prossimo?
 Preghiera
Sal 24
Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Per il tuo nome, Signore,
perdona la mia colpa, anche se è grande.
C'è un uomo che teme il Signore?
Gli indicherà la via da scegliere.
Egli riposerà nel benessere,
la sua discendenza possederà la terra.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.
 Azione
Passando tra la gente, durante il giorno, li guardo e cerco di amarli
anche senza dir nulla. Li osservo e cerco di comprendere l’amore di
Dio per ciascuno di loro.
 Verifica
Quanto il mio sguardo ha riposato sul volto altrui o sono rimasto
contratto nel timore di questo incontro?
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Martedì della I settimana di Avvento
3 dic 2013
Lc 10,21-24
21
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e
disse: "Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai
rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua
benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e
nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se
non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo".
23
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: "Beati gli occhi che
vedono ciò che voi vedete.24Io vi dico che molti profeti e re
hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e
ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono".
 Lettura
Siamo nel Vangelo di Luca dopo la decisiva svolta “di mettersi in
cammino verso Gerusalemme”3 che coscientemente costerà a Gesù
la vita. Ma come sappiamo il Vangelo di Luca è anche detto il
Vangelo della misericordia: ricordiamo, ad esempio, la parabola del
Padre misericordioso (altrimenti conosciuta come del figlio prodigo)
del capitolo 15. Allora possiamo guardare al frammento di Vangelo
di oggi cercando di cogliere di quale risvolto della misericordia del
Padre si stia raccontando qui.
La misericordia verso i piccoli è amore, è predilezione. Ma chi sono
questi piccoli? I bambini? No! Primariamente no, non si tratta di un
buonismo puerile. I piccoli del Vangelo stanno all’opposto dei profeti
3
Cfr. Lc 9,51.
22
e dei re, cioè di coloro che nella tradizione giudaica ricevevano una
unzione sacra che li elevava di mezzo agli uomini e li eleva a
comprendere il mistero di Dio, per governare sul Suo popolo. Questi
piccoli sono coloro che non hanno doti, uomini e donne senza
qualità, eppure chiamati gratuitamente al Regno nell’apertura della
fiducia in Cristo. Infatti leggendo dal contesto scopriamo che questa
esultanza di Gesù nasce dopo il ritorno dei settantadue discepoli che
fidandosi dell’invito di Gesù sono andati a predicare il regno e sono
tornati felici. Settantadue inviati a due a due; trentasei coppie di
discepoli, sei per sei: l’imperfezione assoluta! Ma senza troppo
giocare con i numeri, sono discepoli anche loro senza volto, senza
nome, senza particolari qualità, ma che si fidano dell’invito del
maestro. E’ sempre la festa dei semplici: “i vostri nomi sono scritti
nei cieli”.
 Meditazione
Quasi senza sforzo, senza slancio muscolare; solo nell’abbandono
alla parola di Cristo, il discepolo parte con il comando di annunciare
il Regno. Come il discepolo annuncia il Regno? Con la potenza della
Parola che lo guida e lo invita a portare ovunque la pace: “Pace a
questa casa”. Uomini di pace, di mediazione nelle faccende umane,
di perdono, di mitezza, di profonda umanità verso il debole.
I “piccoli” del Vangelo sono potentissimi strumenti nelle mani di Dio
per l’edificazione del Regno che dal Cielo della misericordia del
Padre scende in terra: la mediazione di un uomo che si fida che tutto
ciò sia possibile, rende presente e operante l’amore del Padre.
Quell’uomo sei tu.
23
 Preghiera
Sal 71
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero e abbatta l'oppressore.
Ti faccia durare quanto il sole,
come la luna, di generazione in generazione.
Scenda come pioggia sull'erba,
come acqua che irrora la terra.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
A lui si pieghino le tribù del deserto,
mordano la polvere i suoi nemici.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
24
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Li riscatti dalla violenza e dal sopruso,
sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
Viva e gli sia dato oro di Arabia,
si preghi sempre per lui,
sia benedetto ogni giorno.
Abbondi il frumento nel paese,
ondeggi sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorisca come il Libano,
la sua messe come l'erba dei campi.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
 Azione
Compio un’azione di assoluta gratuità perché il Paradiso scenda in
terra.
 Verifica
Quali paure muovono ancora il mio cuore nel compiere il bene?
25
Mercoledì della I settimana di Avvento
4 dic 2013
Mt 15,29-37
29
Gesù si allontanò di là, giunse presso il mare di Galilea e,
salito sul monte, lì si fermò.30Attorno a lui si radunò molta
folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri
malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la
folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli
storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che
vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
32
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: "Sento
compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e
non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché
non vengano meno lungo il cammino". 33E i discepoli gli
dissero: "Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da
sfamare una folla così grande?". 34Gesù domandò loro:
"Quanti pani avete?". Dissero: "Sette, e pochi
pesciolini". 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per
terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li
dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a
sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
 Lettura
Questa è la seconda moltiplicazione dei pani, da confrontare con
attenzione anche con Mc 8,1-10. In Marco infatti non si insiste tanto
sul miracolo in quanto fatto misterioso e prodigioso, quanto
sull’imitazione della condivisione che Gesù chiede ai discepoli: le
persone imparano a condividere perché Gesù condivide quel poco
che ha.
26
Il contesto in cui il brano è inserito viene introdotto
drammaticamente da una citazione: «Ipocriti! Bene ha profetato di
voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo
cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando
dottrine che sono precetti di uomini»4, per poi presentare con quel
“ascoltate bene” la questione del cuore dell’uomo: puro ed impuro
stanno nelle intenzioni profonde del cuore. Così ecco la donna
cananea pronta a raccogliere anche gli avanzi dati ai cani pur di aver
una briciola della misericordia di Dio. Il cuore di Cristo si apre e la
folla è saziata prima di guarigioni e poi di pane e pesce. Ma mentre i
miracoli li opera lui solo, in questo sfamare la folla, Gesù chiama in
causa i discepoli e la loro capacità di mettere a disposizione il poco o
nulla che hanno: sette pani e pochi pesciolini; nulla per quattromila
uomini senza contare le donne e i bambini. Eppure da questo gesto
di profonda e semplice umanità avanzano persino sette ceste piene.
 Meditazione
Il miracolo che chiama in causa il discepolo è quello della
condivisione. Il vero prodigio, il mistero che si compie sotto i nostri
occhi, sono gli uomini che operano il miracolo della condivisione nel
nome di Gesù. Sarebbe davvero poca cosa se Gesù avesse sfamato la
folla con un miracolo; la folla avrà sempre fame! Quello che conta è
che ciascuno di loro abbia capito il Vangelo.
E’ in queste cose che nasce la credibilità della Chiesa. Una Chiesa che
non onora Dio con le labbra o che non pone sterili vaneggiamenti
cultuali, ma che compie l’amore per l’affamato prendendosene cura,
condividendo il proprio pane.
4
vv. 7-9.
27
La Chiesa che compie la carità viene sempre riconosciuta dal mondo
come credibile, affidabile, coerente; apre agli uomini una possibile
lettura del Vangelo come autentico. La Chiesa che opera per l’uomo
canta al mondo l’amore di Dio per l’uomo.
E’ utile domandarsi quanto io mi renda partecipe del bene dell’altro,
dalla sua buona riuscita. E’ utile per un serio cammino spirituale
cominciare a presentare al Signore tutti quegli zoppi, storpi, ciechi,
sordi che conosciamo, pregando per loro.
Di quale conversione ho bisogno perché la mia vita si riempia di
questo miracolo? Credo in questo miracolo?
 Preghiera
Sal 22
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
28
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.
 Azione
Nella giornata presento al Signore tutte le persone bisognose che
incontro. Chiedo a Lui di commuovere il mio cuore per loro.
Provo a fare un atto di carità guardando in faccia, toccando il povero,
parlandogli, conoscendolo.
 Verifica
Quali resistenze sento dentro di me, verso i fratelli?
29
Giovedì della I settimana di Avvento
5 dic 2013
Mt 7,21.24-27
21
Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno
dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei
cieli. [...]24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le
mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha
costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia,
strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla
roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in
pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua
casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa
cadde e la sua rovina fu grande".
 Lettura
Accade spesso che la liturgia proponga dei brani con dei “taglia e
cuci”. Senza addentrarci nella questione che ha alcune sue ragioni,
colui che desidera praticare la lectio divina, si lasci subito interrogare
e vada alla scoperta dei versetti mancanti. Contestualizzare il brano
nella sua integrità è fondamentale per la sua comprensione.
Nel brano di oggi abbiamo il salto di due versetti: 22In quel giorno
molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel
tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E
nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". 23Ma
30
allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da
me, voi che operate l'iniquità!"5.
Non è difficile comprendere l’importanza di questi versetti per
l’intero brano.
Ascoltare la Parola, o pregare senza mettere in pratica è stoltezza. La
stoltezza, al contrario della saggezza, abbassa l’uomo, lo avvilisce
verso il non senso. Stoltezza ed insensatezza sono vicine.
 Meditazione
Il giovane che si pone alla ricerca del senso, ha una strada sicura da
seguire: praticare la Parola, metterla in pratica. Può sembrare una
questione meramente morale o peggio moralistica, ma, al contrario,
Gesù propone proprio la questione del senso: l’intelligenza di una
vita, il suo significato: il fondamento della vita è la pratica della via di
Cristo.
Praticare la Parola, significa: “pensare la vita secondo la fede”.
Pensare la vita secondo la fede, è anche la più bella definizione di
preghiera. Quando infatti ci immergiamo nella preghiera come
insegna questa scuola di preghiera, impariamo a pensare la vita
secondo la fede, a ricomprenderla secondo il dettato della semplicità
profondissima della vita di Cristo. Gesù infatti si presenta come via,
verità e vita. Chi pensa secondo Cristo agisce secondo Cristo. Chi
pensa secondo Cristo è vivo! Resiste alle intemperie della storia. E’
forte! E’ a casa!
5
Mt 7,22-23.
31
 Preghiera
Sal 117
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele: "Il suo amore è per sempre".
Dica la casa di Aronne: "Il suo amore è per sempre".
Dicano quelli che temono il Signore:
"Il suo amore è per sempre".
Nel pericolo ho gridato al Signore:
mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
Il Signore è per me, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall'alto i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.
Tutte le nazioni mi hanno circondato,
ma nel nome del Signore le ho distrutte.
Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato,
ma nel nome del Signore le ho distrutte.
Mi hanno circondato come api,
come fuoco che divampa tra i rovi,
ma nel nome del Signore le ho distrutte.
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
32
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
la destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.
Apritemi le porte della giustizia:
vi entrerò per ringraziare il Signore.
È questa la porta del Signore:
per essa entrano i giusti.
Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
 Azione
Nella giornata mi domando quanto più spesso possibile: “cosa dice la
fede di questa situazione?” “Quale giudizio dà la fede su questa
persona?”
 Verifica
Come è stato oggi il mio sguardo? Sguardo sulla realtà, sulle cose che
capitano, sulle persone. E qual è lo sguardo del Signore su di me?
33
Venerdì della I settimana di Avvento
6 dic 2013
Mt 9,27-31
27
Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono
gridando: "Figlio di Davide, abbi pietà di noi!". 28Entrato in
casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: "Credete che
io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!". 29Allora
toccò loro gli occhi e disse: "Avvenga per voi secondo la vostra
fede". 30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì
dicendo: "Badate che nessuno lo sappia!". 31Ma essi, appena
usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
 Lettura
Oggi torniamo alla redazione matteana del Vangelo nella sezione dei
dieci miracoli. Due ciechi protagonisti. La cecità era spesso intesa nel
giudaismo come una punizione divina; questa credenza qui viene
sconfessata. I due ciechi seguono Gesù gridando la professione più
solenne della identità del Cristo: “figlio di Davide”.
Ma come possono due ciechi seguire qualcuno? Solo ascoltandone la
voce. L’ascolto della voce di Gesù permette anche a colui che si
ritiene castigato da Dio, di seguire il Cristo fino alla scoperta della
sua identità più intima e solenne.
«"Credete che io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!"».
La vera guarigione avviene qui, nell’atto di fede: «Avvenga per voi
secondo la vostra fede». Credere nella Parola salva dalla paura di
essere stati abbandonati da Dio o puniti da Lui. Inoltre rende
irrefrenabili testimoni. I due infatti diffondono la notizia; ma la
testimonianza di una guarigione taumaturgica, serve a ben poco; al
34
massimo propone Gesù come un provvidenziale medico.
L’Evangelista evidentemente ci suggerisce di osservare la potenza di
questa predicazione spontanea ed esultante: non è solo credibile,
ma sanante e desiderabile anche da chi si sa manchevole nella fede.
 Meditazione
Il mendicante di senso, come tutti siamo, brancola nel buio della
propria cecità. Ascoltando la Parola può seguire il maestro della sua
nuova vita, l’Autore della sua nuova prospettiva di pensiero.
Cristo ci apre gli occhi. Ci fa vedere tutto sotto una nuova luce. Cristo
ci salva dal buio che spesso ci angoscia; il buio riempie la nostra vita
di fantasmi e paure. Certamente la consapevolezza di non vederci,
apre la porta a questo ascolto più attento. Come per i sensi, la cecità
rende acuto l’udito. Ma chi non si riconosce cieco, bisognoso di
senso, non affina l’udito... non segue alcuna voce, se non il proprio
istinto e si perde. Ecco perché noi diciamo che Cristo illumina la vita:
perché ascoltando Lui finalmente i nostri passi procedono verso la
luce.
 Preghiera
Sal26
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.
35
Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia.
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
Nella sua dimora mi offre riparo nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia mi innalza.
E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore.
Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
"Cercate il mio volto!".
Il tuo volto, Signore, io cerco.
 Azione
Oggi provo seriamente a fare silenzio, a spegnere ogni inutile
chiacchiera. Per imparare ad ascoltare, faccio silenzio. Oggi parlo il
meno possibile. Niente musica, televisione, telefono, chat...
 Verifica
Qual è la mia capacità di fare silenzio? Oggi come è andata?
36
Sabato della I settimana di Avvento
7 dic 2013
Mt 9,35-38.10,1.6-8
9,35
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle
loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo
ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì
compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che
non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: "La messe è
abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il
signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!".
10,1
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli
spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni
infermità. [... e li mandò con questa ingiunzione:] 6rivolgetevi
piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7Strada
facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è
vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i
lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date.
 Lettura
Qui sta a te scoprire quali versetti sono stati saltati, unendo, fra
l’altro, il capito nono al decimo.
Terminata la sezione dei dieci miracoli, con l’intersezione della
chiamata dell’Autore, Matteo, e con una pericope sull’insensatezza
del digiuno per degli invitati a nozze, si apre il capitolo sulla
missione, sul destino dei chiamati alle nozze! Queste nozze sono
predicate a degli invitati poveri e dispersi come “pecore senza
pastore”. La commozione del Cristo per la sorte di questo gregge
stanco lo muove alla chiamata degli operai del Vangelo.
37
La predicazione a cui sono invitati è semplice, profonda ed altissima
allo stesso tempo: il Regno vicino alle infermità degli uomini.
 Meditazione
E’ Gesù che chiama, è Gesù che opera nel cuore la conversione, il
votarsi decisi a Lui. La preghiera è la chiave per aprire questa porta: è
la preghiera e la presenza dei poveri, degli infermi, dell’umanità
ferita che apre le porte verso Cristo.
La chiamata non è voce lontana, ma incarnata dal fratello che sta
nelle nostre città e villaggi: strada facendo sei costretto a vedere!
Pensa sinceramente alla possibilità di consacrare tutta la tua vita ai
poveri. Non perdere tempo a pensare che Gesù possa chiamarti
come fosse una lettera improvvisa che dica quello che devi fare di te!
Cammina per le strade della tua città e guarda. Quello che vedi ti
chiama, quella è la vocazione che attendi: “seguimi!”.
Ascolta il bisogno di verità del tuo coetaneo, il grido di solitudine
dell’anziano, la follia dei luoghi dell’assurdo, del denaro, la
disperazione del sopravvissuto alla morte di un congiunto, il pianto
di chi preferisce morire che vivere. «Guarite gli infermi, risuscitate i
morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni». Questo grido è la
chiamata. Rispondi alla chiamata, alzati e vai!
 Preghiera
Sal 146
Loda il Signore, anima mia: loderò il Signore finché ho vita,
canterò inni al mio Dio finché esisto.
38
Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra:
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.
Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe:
la sua speranza è nel Signore suo Dio,
che ha fatto il cielo e la terra,
il mare e quanto contiene,
che rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri,
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri,
egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
 Azione
Oggi per tutta la giornata provo a pensarmi in una vita di totale
consacrazione al Signore. Provo a pensarmi sacerdote, missionario,
suora, consacrata per le strade dell’umanità. Cosa farei, cosa
penserei, cosa sentirei nel cuore?
 Verifica
Come è stata la giornata da consacrato/a?
39
Immacolata concezione di Maria
8 dic 2013
Mt 3,1-12
1
In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel
deserto della Giudea 2dicendo: "Convertitevi, perché il regno
dei cieli è vicino!". 3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il
profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
4
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una
cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e
miele selvatico. 5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta
la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano
battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro
peccati.
7
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo,
disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter
sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della
conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi:
"Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste
pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta
alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon
frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo
nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è
più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli
vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e
pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma
brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile".
40
 Lettura
Mentre il racconto dei giorni di Giovanni il Battista appare nel suo
taglio tipicamente storiografico, il clima della predicazione è
assolutamente escatologico: le cose ultime sono gridate con grande
forza dal profeta nel deserto. La citazione di Is 40,3 ha un tono assai
solenne e dà fondamento biblico alla persona austera del profeta
che sovrappone sé al suo messaggio. Proprio questo dato mostra la
necessità di una coincidenza tra il gesto del battesimo e i frutti di
buone opere, come a dire che non si può chiedere il perdono dei
peccati e permanere nell’errore e non cambiare vita. Siamo nei primi
capitoli del Vangelo di Matteo e con tale apertura l’Evangelista
spinge il lettore alla revisione personale della vita: l’avvento di Gesù
Cristo chiama a cambiamento, proprio come affermato dai fatti
successivi di cui abbiamo visto l’opera dei dieci miracoli e la
chiamata e conversione di Matteo: repentina, radicale, totale.
Proseguendo la lettura ci è mostrato come la figura del Cristo che
lotta contro la tentazione del diavolo del capitolo quarto sarà piena
vittoria nella piena adesione alla Parola di Dio; proprio mentre il
diavolo tenta di staccare Gesù dalla Parola, ad ogni tentativo egli
risponde citando Deuteronomio. Quindi il pieno battesimo, la piena
conversione, la piena adesione a Cristo è immersione nella Parola,
nella profezia, nella verità di Dio annunciata e proclamata dai profeti
che hanno vissuto nella loro carne questa adesione. L’Avvento di
Cristo è incarnazione del Verbo, quindi è adesione del discepolo alla
Parola, è incarnazione della Sua verità.
 Meditazione
In questo contesto è importante capire che mentre Gesù nel capitolo
3 di Matteo non è ancora comparso sulla scena pubblica, per poterlo
41
incontrare, conoscere e apprezzare è necessario un cambiamento.
Non solo un esteriore nuovo vestito, ma il desiderio di un cuore
nuovo, rinnovato dalla sua venuta. Cosa desideri per questo Natale?
Quale frutto di buone opere deve nascere nel tuo quotidiano perché
tu possa dichiarare di essere di Cristo?
Siamo entrati nell’Avvento, ma questa attesa non è l’ansia di una
esteriore rievocazione di un fatto passato. L’Avvento deve compiersi
“in te”: Cristo deve apparire in te, nel tuo operato, nel tuo pensiero
sulla vita. Tu diventi la Parola che incarni e diventi annuncio della
presenza di Cristo nel mondo per gli altri. Gli altri vedono in te
l’avverarsi della profezia.
Ecco la buona notizia per te: c’è una vita nuova che ti aspetta, nasce
una nuova persona, nasce Cristo. La porta di accesso, il parto avviene
attraverso la Confessione: rinnovazione nel tempo del Battesimo
ricevuto una volta per tutte.
 Preghiera
Sal 71
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
42
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
 Azione
Prepara bene e con scaltrezza la confessione sacramentale. Celebra
bene la Confessione (non durante la s. Messa!) in un momento
opportuno e con la calma necessaria: la preparazione remota, il
silenzio pacato prima, il ringraziamento gioioso dopo.
 Verifica
Che rapporto hai con il sacramento della confessione? Come ti
confessavi fino a ieri, e oggi come ti sei confessato?
43
Lunedì della II settimana di Avvento
9 dic 2013
Lc 5,17-26
17
Un giorno stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e
maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e
della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli
faceva operare guarigioni. 18Ed ecco, alcuni uomini, portando
su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo
entrare e di metterlo davanti a lui. 19Non trovando da quale
parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e,
attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù
nel mezzo della stanza. 20Vedendo la loro fede, disse: "Uomo,
ti sono perdonati i tuoi peccati". 21Gli scribi e i farisei
cominciarono a discutere, dicendo: "Chi è costui che dice
bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio
soltanto?". 22Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose:
"Perché pensate così nel vostro cuore? 23Che cosa è più facile:
dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Àlzati e
cammina"? 24Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il
potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al
paralitico – : àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa
tua". 25Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui
era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. 26Tutti furono
colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore
dicevano: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose".
 Lettura
La scena viene introdotta da una immagine grandiosa: presenti tutti i
saggi, i dottori del tempio, i farisei venuti da ogni villaggio, Giudea,
44
Galilea, Gerusalemme; la potenza di Gesù opera miracoli; Gesù
seduto – posizione del trono, della signoria, delle cose importanti da
dire, del maestro che insegna ai discepoli in ascolto – domina la
scena. Taglia l’immagine la realtà di un povero derelitto che viene
calato dal tetto “nel mezzo della stanza”. E’ cosa scandalosa: il segno
della fragilità dell’essere umano, sintomo del male e condanna che
per il giudaismo viene dal peccato, prende il centro della scena. Tutti
i dotti discorsi teologici sono lacerati da questo povero che scende
dall’alto. Non poteva entrare, non c’era posto per lui, nessuno gli
faceva spazio, non interessava: non era più importante delle cose
dette, dei discorsi fatti, delle domande sibilline dei farisei, dei loro
sottili ragionamenti. Ma la carità di qualcuno divarica la ferita. E’ lo
scandalo della presenza del male che mette in discussione la bontà e
l’efficiente provvidenza di Dio. Quindi qui non si tratta solo di un
miracolo di guarigione come prova della onnipotenza di Dio, ma è in
questione l’identità stessa di Dio e con essa l’identità di Gesù
riconoscibile come il Cristo. La presenza del male, della malattia, del
peccato, mette sempre in crisi ogni ragionamento su Dio. Non
dimentichiamo che siamo nel Vangelo di Luca detto anche Vangelo
della misericordia, quindi il volto misericordioso del Padre è la vera
essenza dell’annuncio evangelico lucano, della buona notizia
contenuta in questo libro.
Possiamo anche sbilanciarci nel pensare che, poiché questo tetto
aveva le tegole non fosse un terrazzo come preferibile per le casette
del tempo, quindi possiamo ipotizzare che Gesù si trovasse in una
stanza al piano superiore. Questo particolare, se plausibile,
ricorderebbe la stanza della miracolosa guarigione operata da Elia
profeta nella casa di Zarepta di Sidone; e la stanza al piano superiore
dell’ultima cena, dove Cristo consegna la vita, dà la vita, la dà a chi
non ce l’ha; sempre quella stanza al piano superiore dove la prima
45
spaventata comunità cristiana stava rinchiusa fino all’irrompere dello
Spirito che spalanca le porte alla Chiesa che nasce.
 Meditazione
Il povero è nel centro della stanza: paralisi e scandalo del pensiero
teologico circa la bontà e la perfezione del Dio creatore. Ma Gesù
sbaraglia ogni previsione: sposta subito l’attenzione sulla
misericordia. Gesù restituisce subito la persona, definita in Luca
come “uomo”, alla sua dimensione religiosa: “uomo, i tuoi peccati ti
sono rimessi”. Quale sostanziale differenza rispetto a chi categorizza
le persone in funzione della loro patologia! “Dio ti vuole bene!”
Questo guarisce! Si può sopportare qualunque infermità se vi è la
certezza dell’amore del Padre, la presenza di Dio nell’infermità. Ma il
blocco del sospetto inibisce qualunque comunicazione profonda di
Gesù: chi può perdonare i peccati? Vola l’accusa di bestemmia
suffragata da una presunta conoscenza di Gesù e di Dio.
Questo aspetto deve farci pensare. Anche noi sovente vogliamo
sostituirci a Dio nel giudizio sulle persone o sulla storia. Così
dimentichiamo il vero destinatario del nostro realismo umano:
l’uomo! Il fatto religioso, svuotato della persona di Dio, viene
addossato all’uomo povero, nella pretesa conoscenza dell’opera di
Dio, uccide l’uomo già schiacciato dalla sua fragilità.
Possiamo utilmente domandarci quale sguardo o giudizio ho sul
malato, sul sofferente, sul dolore innocente. Quale giudizio ho sul
peccatore. Da questi giudizi affiora la mia immagine di Dio, il mio
pensiero su di lui, la “mia teologia”.
Ma Gesù per prima cosa spalanca le porte alla misericordia: la
carezza del Nazareno! La salute infatti è solo strumentale alla vita,
46
non ridà salvezza. Gesù invece prima dà la salvezza poi dona la salute
ed entrambe per la forza della fede. Qui la fede è di coloro che
hanno creduto nella possibilità, nella pietà di Cristo. Portare un
malato a Cristo è atto di vera carità perché è atto di fede! Pregare
per lui e per la sua salvezza è atto di profonda fede, è la verità di un
convincimento profondo che si dà nell’atto di pura carità.
Quanti paralitici sarebbero da portare a Cristo! Quanta gente
paralizzata dal senso di colpa o peggio proprio dal peccato che
andrebbero portati a Cristo.
 Preghiera
Sal 84
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
 Azione
Oggi perdono chi è ferito dalla colpa. Lo guardo con lo sguardo di
Cristo.
47
 Verifica
Come è stato oggi lo sguardo sull’altro? Come ho guardato i poveri
del Vangelo?
48
Martedì della II settimana di Avvento
10 dic 2013
Mt 18,12-14
12
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro
si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a
cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce
a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove
che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro
che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.
 Lettura
Il versetto 14 ci dà le coordinate di comprensione del brano. Il
capitolo 18 infatti viene definito dalla Bibbia di Gerusalemme come il
“discorso sulla vita nella Chiesa”, nella comunità cristiana ideale.
Infatti si apre con la dichiarazione di chi è il più grande per
proseguire con gli atteggiamenti scandalosi, l’attenzione a coloro che
si perdono, la correzione fraterna, il pregare insieme, il perdono
delle offese e la condanna del servo/discepolo spietato. Questa
semplice analisi contestualizza la pericope di oggi e ci aiuta a
centrare l’attenzione sulla volontà, sul desiderio profondo del Padre:
che nessuno si perda. Ma per raggiungere questa beatitudine divina
è necessario che “un uomo”6 vada a cercarla con la voglia di far festa
per il suo ritrovamento.
Cento è anche dieci volte dieci: dieci, il numero del cosmo, quindi
per estensione, tutti gli uomini della terra!
6
Cfr. Mt 18,12.
49
 Meditazione
Il Padre ci affida la ricerca della pecora perduta. Senza cadere in
banali e angoscianti moralismi, possiamo affermare che quell’uomo
sono io, sei tu. La vita ordinaria ti affida la custodia dell’altro, di
coloro che sono già accanto a te. Questa situazione richiama tanto la
domanda di Caino: “sono forse io il guardiano di mio fratello?”7, alla
quale questo testo risponde: “sì” tu sei il guardiano dei tuoi fratelli
nella comunità cristiana, proprio come Cristo è pastore sommo di
tutto il gregge dell’umanità.
Ci possiamo utilmente chiedere quanto ci importi della sorte degli
altri, della sorte dei cammini di fede degli altri. Quanto sentiamo
forte l’appartenenza ad una comunità di fratelli battezzati in Cristo?
Corriamo sempre il rischio di una “auto-salvezza” che non contempla
la beatitudine degli altri. Nasce invece da questo Vangelo la
consapevolezza della gioia per aver “guadagnato a Cristo qualcuno”,
“Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro”8.
E’ ansia buona che parte dal riconoscimento che queste pecore mi
sono date per stima, non per dovere e costrizione: non sei un
mercenario, ma figlio dell’unico proprietario! Egli ti stima capace di
pascere, di custodire il gregge: perché sia gioia per te il guadagno
anche solo di un fedele che si è perduto. La gioia del Regno che si
compie: “Gioiscano i cieli, esulti la terra”.
 Preghiera
Sal 95
Cantate al Signore un canto nuovo,
7
8
Cfr. Gen 4,9.
Cfr. 1Cor 9,19-23.
50
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Esultino davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
 Azione
Mi avvicino discretamente a chi so essere lontano dal Vangelo e gli
faccio sentire la mia gioia di essere di Cristo. Oggi cerco di
contagiarlo alla gioia della festa. La fede passa per contagio, non per
convinzione teoretica, ma per passione per l’umano.
 Verifica
Quanta paura ho di essere rifiutato con il messaggio evangelico?
Sono ancora bloccato? Ho davvero incontrato la gioia di essere di
Cristo da diventare contagioso?
51
Mercoledì della II settimana di Avvento
11 dic 2013
Mt 11,28-30
28
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi
darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da
me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la
vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".
 Lettura
Leggi ora nella loro continuità i capitoli 11 e 12. La liturgia infatti ci fa
tornare indietro nella narrazione di Matteo. Essi raccontano dello
scontro tra la grettezza del mondo (le città) che non comprende
nemmeno i miracoli più eclatanti e la bellezza del Regno che sta
predicando Gesù. I due versetti di oggi fanno da snodo: chi sta con
Gesù, chi ascolta la sua parola è nella gioia: strappa gioioso le spighe
e si nutre danzando dei beni della terra come custode del creato,
pasciuto dal Creatore, Signore del sabato: lo Shabbat, il riposo del
Creatore che stende lo sguardo sulla sua opera. Chi sta con Gesù
partecipa di questa signoria, sconfigge il male, il capo dei demòni; chi
segue questa parola di salvezza diventa fratello, sorella e madre del
Cristo. Importante questo aspetto generativo: madre del Cristo,
generatrice della Verità, del senso (logos) dell’esistenza.
 Meditazione
Stanchezza e oppressione derivano dalla perdita del senso. Quando
non sai più il perché del vivere, il motivo generatore del quotidiano,
l’orizzonte di possibilità del futuro, allora stanchezza e oppressione
afferrano il cuore e tolgono la forza.
52
Gesù ti invita alla festa della vita, alla gioia dell’esistere. Il giogo è un
dispositivo, concepito fin dall'antichità per la trazione animale, che,
applicato alla parte anteriore del corpo di uno o più animali da tiro,
ne permette la sottomissione. Gesù usa questa immagine, nella
quale la Chiesa vede anche la croce, per non sottrarre la sua sequela
alla quotidianità: come il giogo per l’animale è attrezzo del lavoro
quotidiano, Gesù dichiara che qui non si tratta di una gioia effimera
disincarnata dalla vita: è realtà quotidiana, ma soave e liberante.
Gesù “salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e di
misericordia”. Sia questa allora la gioia che conduce la tua giornata.
Utilmente si può fare un passo di maturità spirituale cogliendo come
la vita in Cristo è casa da abitare sempre: vivere nella presenza del
Signore dentro le cose di tutti i giorni. Soprattutto quando si è
affaticati ed oppressi, lasciare che la convinzione che “il Signore c’è”,
è lì, prenda il sopravvento sullo scoraggiamento, sullo smarrimento.
 Preghiera
Sal 102
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
53
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
 Azione
Affrontare le difficoltà della giornata come occasione buona per
crescere: come le affronterebbe Gesù? Cosa ne direbbe?
 Verifica
Quando e quanto mi abbatto nelle vicende avverse? Oggi come è
andata? Nel cammino di preghiera considero che anche negli
insuccessi Gesù mi accompagna, è presente e mi incoraggia?
54
Giovedì della II settimana di Avvento
12 dic 2013
Mt 11, 11-15
11
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più
grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei
cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino
ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne
impadroniscono.13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno
profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui
quell'Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti!
 Lettura
Torniamo un po’ indietro rispetto ai versetti di ieri, ma nello stesso
capitolo, per cui teniamo buone le considerazioni generali di ieri.
Il tono di questa sezione è molto perentorio, sbaraglia le facili
ireniche semplificazioni. La figura austera di Giovanni il Battista apre
il capitolo 11: un vero figlio della ricerca della verità di Dio, un vero
profeta che fa coincidere il suo messaggio con la sua persona. Anche
più di un profeta, perché è un profeta annunciato: un messaggero,
un araldo del Cristo. Eppure “il più piccolo nel regno dei cieli è più
grande di lui”: il più piccolo nel Regno dei cieli è Cristo, che
abbassandosi si è fatto piccolo.
L’araldo di Cristo allora deve scegliere la forma del “piccolo del
regno”. Certo il Regno è annunciato come vero e possibile quando il
piccolo è riconosciuto come araldo del mistero di Cristo. Ma la
violenza ed il sopruso che schiacciano il “piccolo” potrebbero
sbaragliare l’avvento del Regno?
55
Con Giovanni si ribalta il mistero della rivelazione del Regno. Mentre
prima il profeta è posto in alto a giudicare le nazioni, dopo Giovanni
è il piccolo che giudica le nazioni. Le nazioni sono giudicate dalla
presenza del piccolo, di quanto e come viene accolto, custodito,
amato. Ecco perché il Regno subisce violenza, perché così sarà:
Cristo subirà questa violenza e da quella remota posizione di
abbassamento giudicherà ogni nazione con la misericordia stessa del
cuore di Dio. Il giudizio della misericordia di Dio per l’uomo avviene
quando l’uomo uccide “il più piccolo nel regno dei cieli” cioè il Cristo
che si è fatto ultimo e servo di tutti. Il paradosso è che i violenti si
impadroniscono del Regno dei cieli perché Cristo si è fatto ultimo nel
regno e regala il regno a chi non se lo merita: “Padre perdonali”!
Non serve Dio per perdonare chi si pente, basta anche un uomo di
buon cuore. Ma per perdonare chi non se lo merita ci vuole Dio, un
Dio sconosciuto fino a Cristo: un Dio “amico dei pubblicani e dei
peccatori”. Il Dio Padre visto nel Messia che solo Giovanni ha intuito
e annunciato.
 Meditazione
Oggi sei invitato a meditare sulla grandezza della misericordia di Dio.
Non cadere però nel buonismo, in un modo ingenuo di concepire la
Sua bontà. La misericordia non è un colpo di spugna che cancella le
responsabilità o elimina la traccia dolorosa che le vittime del male
subiscono. La misericordia di Dio sanguina dello stesso sangue delle
vittime. Il male fa male! Fa male a chi lo compie e uccide chi lo
subisce, ma proprio da questa posizione senza speranza, il Cristo
pronuncia il nome Padre e riporta in Lui ogni violenza, riaccende la
presenza di Dio dove l’uomo l’ha spenta.
56
Credi tu questo? Pratichi tu questo? Annunci agli altri questo con la
tua vita?
Non sentirti semplicemente in colpa della distanza da questa
splendida ipotesi, ma gioisci nel cuore profondamente del fatto che
noi crediamo ad un Dio capace proprio dove tu non sei capace.
Questo cammino verso il Natale ti offre una splendida occasione per
entusiasmarti di questa buona notizia. Vai e annunciala con
semplicità, raccontala agli altri, prova!
 Preghiera
Sal 144
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Facciano conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.
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 Azione
Ti consiglio un gesto di profonda umanità. Prega per i carcerati, per
gli omicidi, per gli stupratori, per i pedofili, per gli impenitenti.
Mettili nel cuore di Dio.
 Verifica
Come è stata la tua preghiera per chi non se la merita?
58
Venerdì della II settimana di Avvento
13 dic 2013
Mt 11, 16-19
16
A chi posso paragonare questa generazione? È simile a
bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni,
gridano: 17"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!".
18
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: È
indemoniato. 19È' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e
beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di
pubblicani e di peccatori". Ma la sapienza è stata riconosciuta
giusta per le opere che essa compie".
 Lettura
Il brano di oggi è la continuazione di quello di ieri e pertanto diamo
per assimilata l’esegesi fatta ieri.
Aggiungo solo una nota: il versetto 17, che potrebbe presentare una
difficoltà di comprensione. Con tutta probabilità Gesù prende spunto
da un gioco di strada. I bambini posti in due gruppi a mimare il canto
e il ballo allegro, oppure il lamento di un canto triste.
E’ interessante osservare come Gesù prenda spesso le mosse per le
sue similitudini da immagini assolutamente familiari ai suoi
ascoltatori, immagini agresti o domestiche o semplicemente
naturali.
Giovanni nella sua austerità è rappresentato da un lamento e dal
battersi il petto, segno della penitenza e del digiuno; Gesù invece è
rappresentato dal flauto e dalla danza allegra. Ma resta il fatto che
59
comunque alcuni non si lasciano coinvolgere. I due linguaggi
narrativi del precursore e del Messia non vengono né compresi, né
tantomeno ascoltati: taluni non si battono il petto e nemmeno
partecipano alla festa, restano bloccati nei loro convincimenti
pseudoreligiosi. Da qui il rimprovero successivo alle città nelle quali
era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi.
 Meditazione
Potremmo maldestramente sentirci chiamati in causa e sentirci in
colpa per la lentezza dei nostri passi di fede. Ma è questo l’intento
del brano? Farci sentire in colpa? No, assolutamente. Vangelo è
buona notizia per tutti, tant’è che al versetto 25, l’Evangelista ci
racconta di Gesù che benedice il Padre per la comprensione e
l’accoglienza dei piccoli. Inoltre noi non conosceremmo il Padre se
Gesù non ce lo avesse rivelato. Questa è la buona notizia che fa
muovere i nostri passi verso Cristo e verso i fratelli. Liberiamoci degli
inutili sensi di colpa e danziamo la danza del Vangelo che salva
l’uomo dalla tristezza di essersi separato da Dio, grazie alla vicinanza
che Egli ha deciso verso di noi.
Unisci la meditazione di oggi, con quella di ieri e di mercoledì, avrai
un quadro completo ed armonico dell’esperienza spirituale.
 Preghiera
Sal 1
Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
60
È come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.
Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.
 Azione
Medita abbondantemente sulla fortuna di essere cristiano. Gusta
fino in profondità la gioia di sapere che Dio ama l’umanità.
Ringrazia chi ha scelto per te il dono del battesimo. Cercane la data,
annotala e festeggiala come e più del compleanno!
 Verifica
Tu a chi appartieni? Pensa nel profondo di te se senti di appartenere
solo e soltanto a Cristo.
61
Sabato della II settimana di Avvento
14 dic 2013
Mt 17, 10-13
10
Allora i discepoli gli domandarono: "Perché dunque gli scribi
dicono che prima deve venire Elia?". 11Ed egli rispose:
"Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già
venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui
quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà
soffrire per opera loro". 13Allora i discepoli compresero che
egli parlava loro di Giovanni il Battista.
 Lettura
Estratta come un frammento questa pericope rischia di non essere
comprensibile, pertanto leggiamola nel contesto del capitolo 17 che
si apre con il racconto della Trasfigurazione. E’ scendendo dal monte
che i discepoli fanno la domanda circa Elia. Dopo aver visto Mosè ed
Elia conversare con Gesù, resta in loro una questione religiosa: Elia
deve tornare per la fine dei tempi?
La risposta di Gesù spalanca a comprendere che Elia non è solo un
grande profeta della storia della salvezza di Israele, ma categoria di
colui che come il Battista ha annunciato con la sua vita l’evento
salvifico della presenza di Cristo nel mondo.
Questo passaggio si comprende nella delusione esternata da Gesù
mentre osserva come i discepoli non siano riusciti a scacciare il
demonio perché increduli. L’evento del Regno, non è allora un fatto
storico che attendiamo col naso all’insù, ma evento del soggetto
credente che fa di sé il luogo di questo avvenimento propizio per
tutti.
62
 Meditazione
Noi siamo luogo della salvezza operata da Cristo per la salvezza di
tutti gli uomini. Ad esempio noi siamo la mediazione storica
dell’incontro di tanti con la buona notizia, che più semplicemente
possiamo descrivere come l’occasione che tanti hanno per
incontrare Gesù. Così come qualcuno è o lo è stato per noi: la nonna
che mi portava a catechismo e che vedevo pregare, la mamma che
m’ha insegnato a pregare, il mio prete che mi dona l’Eucaristia o la
Riconciliazione...
Così anch’io posso essere quell’Elia della fine dei tempi, quel profeta
che fa aprire le porte del cuore all’incredulo, che accompagna il
fratello minore all’incontro con Gesù, il padrino della Confermazione
che lo accompagnerà lungo la vita, quel discepolo che libera dal
demonio l’amico caduto nel male, il braccio che sorregge il
disperato, la mano che afferra e non abbandona chi desidera la
morte!
 Preghiera
Sal 79
Tu, pastore d'Israele, ascolta.
Seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell'uomo che per te hai reso forte.
63
Sia la tua mano sull'uomo della tua destra,
sul figlio dell'uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
 Azione
Ringrazio di persona chi mi ha insegnato la fede e le prime preghiere.
Osservo attorno a me e cerco l’occasione per raccontare la bellezza
di Cristo.
 Verifica
Come sta andando la preghiera? Come mi sento? Cerco le forze in
Gesù?
64
III domenica di Avvento (A)
15 dic 2013
Mt 11,2-11
2
Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle
opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli:
"Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un
altro?". 4Gesù rispose loro: "Andate e riferite a Giovanni ciò
che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi
camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti
risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui
che non trova in me motivo di scandalo!".
7
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di
Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel
deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete
andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco,
quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei
re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io
vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta
scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti
a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da
donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista;
ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
 Lettura
Questo brano lo abbiamo già incontrato nel nostro cammino di
Avvento e dovremmo avere la percezione di cominciare a capire un
po’ di più; cominciano cioè ad unirsi le varie informazioni, riflessioni,
spunti di preghiera.
65
Giovedì e venerdì scorso infatti, abbiamo contestualizzato le due
pericopi proposte dalla liturgia che ci porta al Natale di Cristo,
all’interno dell’intero capitolo 11. Gesù non è solo accettato e
osannato per la profondità e saggezza di ciò che dice, non è solo
cercato per la potenza dei suoi prodigiosi miracoli, Gesù è anche
rifiutato, osteggiato, criticato. Non si tratta – ci dice Matteo – di una
questione puramente storica, è la nemesi che si ripete anche nella
storia del discepolo: non dobbiamo stupirci. Ecco la figura “del più
grande tra i nati di donna” che chiede conferme circa la
sovrapposizione tra quel Gesù di carne e ossa, cugino di secondo
grado, e il Cristo annunciato dalle scritture. Giovanni che dell’attesa
del Cristo fa lo scopo stesso della vita, che non si sottrae al carcere
per dire la verità e riportare a verità persino i prepotenti infidi della
storia, vuole una definitiva conferma. Quale conferma gli fornisce
Gesù? Di nuovo estraendo parole dalla Parola. Qui deve subito
stupirci la conoscenza che Gesù ha della Scrittura, la sua totale
adesione, sottomissione. L’immagine è l’avverarsi della Parola sotto
i nostri occhi. Ma qui Gesù compie una operazione in più: certifica
sé, certificando l’opera di Giovanni. Giovanni infatti con la sua
predicazione austera ed autorevole ha ridato la vista ai ciechi, ha
fatto camminare gli zoppi, ha purificato i lebbrosi, ha fatto sentire i
cuori induriti, ha ridato la vera vita agli agonizzanti nel peccato. Con
delicatezza Gesù spiega il Regno allo stesso Giovanni e lo conforta
nella scelta che Giovanni sta portando alle estreme conseguenze.
Come a dirgli: «quello che sono io, lo hai fatto accadere in te».
Questa lettura profonda del testo può essere ricavata solo mettendo
il testo di oggi in continuità con le sentenze lapidarie ed iperboliche
del capitolo precedente: “non abbiate paura di quelli che uccidono il
corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura
66
piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima
e il corpo”9.
Poi Gesù si rivolge agli ascoltatori, alle folle. E’ invito alla decisione,
alla incarnazione dell’annuncio del Regno nella vita di ogni discepolo.
Come Giovanni è divenuto il nuovo Elia, è il più grande, così il piccolo
del Vangelo diviene grande, diviene luogo dell’avvenimento di
salvezza per sé e per tutti. Nessuno si deve sentire escluso
dall’avverarsi del Regno.
 Meditazione
Oggi abbiamo la possibilità di contemplare la delicatezza di Gesù
verso il suo amato amico e parente Giovanni. Gesù lo sostiene nella
sua decisione di portare alle estreme conseguenze la scelta di dire la
verità: Erode, storico e simbolico emblema della lascivia, della
indecisione, della ignavia davanti al peccato, deve essere risuscitato!
Giovanni nella sua “piccolezza” può ridare la vita al “grande” Erode:
gli dà la vita dando la vita. La carezza del Nazareno a Giovanni è
preludio alla scelta definitiva ed universale di Gesù stesso. Fermati
allora a contemplare questa dolcezza di Gesù. Mettila a confronto
con le tante situazioni di sofferenza causata dalla persecuzione per la
fede, per la verità, per la libertà. Quanti morti a causa della giustizia.
Quanti sacrifici mancano ancora perché venga resa giustizia a tanti
oppressi del nostro tempo.
L’invito infatti Matteo lo rivolge a noi. “Che cosa siete andati a
vedere nel deserto?” come a dire: «è sotto i vostri occhi la verità che
salva il mondo, volete o no farla vostra? Volete restare solo
spettatori?» Così l’invito è a votare tutta la nostra vita alla verità: la
9
cfr. Mt 10,28.
67
scelta decisa di essere piccoli con i piccoli, perché il Regno venga e
tutti siano salvati.
Nel Sal 145 che la liturgia ci offre, trova lo spazio per una serena
preghiera che sostenga la tua scelta: quella carezza di Gesù di cui
abbiamo spesso bisogno per non ritrarci, per ritrovare le
motivazioni, per ritrovare noi stessi in ciò che crediamo più vero.
 Preghiera
Sal 145
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
 Azione
Sosta nella giornata, più volte alla ricerca della carezza di Gesù.
Dentro nella fatica e nella dispersione dei giorni, ritrova quel
contatto spirituale forte ed incoraggiante.
68
 Verifica
Cosa ti manca per compiere il salto e non avere più paura di dare
tutta la tua vita?
C’è una nuova settimana da affrontare: quale slancio verso Cristo
posso mettere in atto?
69
Lunedì della III settimana di Avvento
16 dic 2013
Mt 21,23-27
23
Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i
capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: "Con quale
autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa
autorità?". 24Gesù rispose loro: "Anch'io vi farò una sola
domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità
faccio questo. 25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal
cielo o dagli uomini?". Essi discutevano fra loro dicendo: "Se
diciamo: "Dal cielo", ci risponderà: "Perché allora non gli avete
creduto?". 26Se diciamo: "Dagli uomini", abbiamo paura della
folla,
perché
tutti
considerano
Giovanni
un
27
profeta". Rispondendo a Gesù dissero: "Non lo sappiamo".
Allora anch'egli disse loro: "Neanch'io vi dico con quale
autorità faccio queste cose".
 Lettura
Gesù in questo brano, forse persino più che in altri, risulta maestoso,
intelligente, sapiente. Matteo redige con sapienza narrativa la
diatriba subdolamente proposta per fa decadere l’autorevolezza di
Gesù, e questa si ritorce su anziani e sacerdoti che l’avevano
architettata: i saccenti capi religiosi inciampano nella loro stessa
rete.
Contestualizziamo il brano che, rispetto ai brani della settimana
scorsa, è di dieci capitoli successivo. Gesù è entrato definitivamente
a Gerusalemme e ne prende possesso al modo del profeta: l’ingresso
messianico con il canto dell’Osanna – immagine grandiosa e
definitiva, quasi apocalittica – scaccia i mercanti dal tempio e si fa
70
amico di ciechi e storpi; ridà a loro il tempio e la lode. Mostra ai
discepoli la fine e la morte di chi come il fico non dà frutti e
contemporaneamente indica loro la strada della preghiera come
potenza e vera arma del “piccolo” del Regno.
Ma perché citare il battesimo di Giovanni per intrappolare i saccenti?
Possiamo ricollegarci alla pericope di ieri. Giovanni non è solo un
profeta che ha detto qualcosa sul Regno: Giovanni l’ha compiuto!
Giovanni quindi non è solo l’annunciatore di Gesù, è il precursore:
anticipa il compimento. Pertanto ecco la domanda: “il battesimo di
Giovanni da dove veniva, da Dio o dagli uomini?” Si comprende che
nell’immagine del battesimo Gesù include tutta la profezia, la totale
immersione di Giovanni nel suo messaggio. Battesimo come
vocazione totalizzante. L’opera e la vita stessa di Giovanni vengono
da Dio o dagli uomini? La risposta giusta non è né da Dio, né dagli
uomini, ma dalla scelta dell’uomo per Dio. Quando l’uomo sceglie la
verità di Dio, si fa battezzare nell’opera di Dio, egli stesso diviene la
parola che annuncia. Loro non rispondono e quindi Gesù non può
rivelare l’origine della sua autorevolezza. L’origine della
autorevolezza di Gesù infatti è la Parola, il pensiero di Dio sull’uomo,
il suo desiderio di bene per l’umano. Con le parole di Giovanni
evangelista diremmo: il Verbo che si fa carne. Con le parole del
Battista: l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo.
Infatti segue a questa pericope l’esempio, la parabola dei due figli:
quello che dice e non fa, quello che rifiuta e poi invece fa. La
domanda di Gesù agli astanti è: «chi ha compiuto la volontà del
padre?» Quindi nell’atto si dà la verità, il compimento della volontà
originaria del Padre: volontà di bene. Dio dispone la possibilità per
l’uomo di compiere il bene; in questo è il compimento della sua
volontà.
71
 Meditazione
Oggi possiamo utilmente osservare questa buona notizia per noi: il
battesimo di Giovanni è l’incontro tra la volontà originaria benevola
del Padre per l’umanità, ed il darsi della libertà di un uomo fino alla
fine. Giovanni entra nel battesimo finale del martirio perché nella
vita ha vissuto un battesimo di penitenza.
Vogliamo essere battezzati in Cristo? Ne abbiamo la possibilità.
L’Avvento è desiderio che si compia in noi la promessa: adesione alla
promessa di salvezza di Dio per l’uomo. La Chiesa nasce e cresce in
ordine a questa missione: portare salvezza nel mondo attraverso
uomini e donne di buona volontà su cui, con questa scelta scende la
pace, la riconciliazione di Dio con l’uomo, dell’uomo con Dio.
La buona notizia di oggi ci apre alla gioia del nostro battesimo. Noi
siamo stati battezzati: battezzati in Cristo, resi partecipi della
salvezza, salvati nella possibilità di essere collaboratori della salvezza
di altri, strumenti eletti del Regno.
Prova a domandarti a porti seriamente la domanda: il mio battesimo
viene da Dio o dagli uomini? Quanto sei consapevole che il
battesimo (segno efficace della Grazia di Dio) si invera ogni volta che
vivi da figlio di Dio? Le tue scelte, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti
sono secondo Cristo? Come potrei essere “battezzato” oggi: più
immerso nella Grazia di Dio?
 Preghiera
Sal 24
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
72
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
 Azione
Prepara con scaltrezza la confessione. Vivo immerso in Cristo, per
mano a Lui?
Piccola actio:
Data del tuo battesimo:
In quale chiesa:
Chi era il tuo padrino:
E la tua madrina:
 Verifica
Hai preparato la confessione secondo la logica del Vangelo,
riflettendo sul tuo essere battezzato?
73
Martedì della III settimana di Avvento
17 dic 2013
Mt 1,1-17
1
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di
Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe,
Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e
Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò
Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn,
Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz
generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re
Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di
Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia,
Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò
Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm
generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse,
Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò
Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in
Babilonia.
12
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl,
Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd
generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc,
Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò
Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò
Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria,
dalla
quale
è
nato
Gesù,
chiamato
Cristo.
17
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono
quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia
quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo
quattordici.
74
 Lettura
La lectio di questa pagina – la prima del Vangelo di Matteo –
potrebbe occupare incredibilmente decine di pagine! Quella che a
prima vista potrebbe sembrare solo una carrellata di nomi ha un
significato enorme e fa da incipit a tutta la buona notizia,
presagendone già tutta la portata salvifica e universale.
Senza addentrarci nell’analisi minuziosa di ogni nome dietro a molti
dei quali ci sono storie interessantissime, possiamo come prima nota
osservare la precisione numerica della descrizione. L’autore stesso si
sofferma alla enumerazione delle tre epoche di quattordici
generazioni ciascuna. Quattordici è due volte sette, cioè la
perfezione che si ripete per sei volte. Perché non sette? Perché Gesù
è il compimento di tutto! Ma andiamo con ordine.
Quello che più colpisce di questo brano sono i punti di discontinuità.
Infatti se la dinamica fondamentale è “X generò Y, Y generò Z...”, ci
sono delle piccole quasi insignificanti salti nella sequenza. In questi
punti il lettore che conosce nomi e situazioni, comprende come la
misericordia di Dio abbia continuato a scrivere nella storia di uomini
non certo perfetti. Ma proprio lì notiamo la fedeltà di Dio: un Dio
capace di volgere al bene anche le avversità al Suo Regno.






Giuda e i suoi fratelli
Salmon generò Booz da Racab
Booz generò Obed da Rut
Salomone da quella che era stata la moglie di Uria
Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in
Babilonia
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è
nato Gesù, chiamato Cristo
75
Non mi addentro in tutti i passaggi e li lascio alla tua curiosità, ma
ovviamente la più grande discontinuità è l’ultima. La generazione di
Cristo non segue la concatenazione “X generò Y”, perché Gesù
chiamato Cristo viene legato a Maria e non a Giuseppe. Infatti la
curiosità del lettore viene soddisfatta dai versetti successivi: “Così fu
generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per
opera dello Spirito Santo”10.
Dopo 14x3 che possiamo scomporre in 7x6 generazioni, potremmo
domandarci: e Cristo chi genera? Perché manca la settima
generazione? E’ la fine della generazione, fine nella imperfezione?
Ma siamo all’inizio di una storia, di un libro che prende il nome di
buona notizia: ευ-αγγέλιον (eu anghélion) evangelo! Come a dire, la
prossima generazione è la vera pienezza, la buona notizia per le
generazioni a venire. Qui è il vero punto di discontinuità: Cristo che
non genera nessuno secondo la carne, genera tutti secondo lo
Spirito perché abita le generazioni. Il libro della buona notizia infatti
si chiude con: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo”11.
E’ la rottura definitiva dello schema “X generò Y”; Cristo genera tutte
le generazioni successive perché esse sono generate in Cristo, il Dio
con noi. La nuova generazione di uomini non più soli ma visitati,
assistiti, accompagnati dalla presenza stessa di Lui.
10
Cfr. Mt 1,18ss. Amplificato enormemente dalla notazione profetica del
v.23 che cita Isaia: la vergine concepirà e darà alla luce (non genera) il Dio
con noi.
11
Crf. Mt 28,20b.
76
 Meditazione
Una pagina così grande, importante merita davvero una meditazione
decisiva sulla presenza di Cristo nella tua vita. Pensa cioè alla gioia di
sapere che non siamo più soli perché visitati, inabitati da Dio stesso.
Nessuno è più solo non per la sola presenza della Parola di Dio (la
legge e i profeti contenuti nell’Arca dell’alleanza), ma per la presenza
stessa di Cristo in noi che possiamo vivere da risorti e da salvati,
operatori di miracoli perché operatori di misericordia, cooperatori
attivi della misericordia di Dio.
Questo Avvento deve condurti alla gioia della buona notizia; non alla
frustrante constatazione della tua distanza dalla perfezione di Cristo,
ma alla esplosiva certezza che tu sei attiva cellula del corpo vivente
di Cristo tra gli uomini, che in te si compie la promessa della
vicinanza di Dio agli uomini: tu sei Chiesa! Questa è la Chiesa che il
mondo può riconoscere come portatrice di verità, di autenticità
perché rispondente alle attese dell’umanità.
Anche oggi, proprio oggi, mentre l’uomo si è chiuso nel solo
orizzonte della storia immanente, quindi senza un destino che
trascende l’orizzonte dell’immediato, che ignora Dio o
deliberatamente lo esclude, o peggio ne fa un nemico dell’uomo, che
ignora o elimina ogni legge morale eteronoma della quale cioè non
sia egli stesso autore con la sua ragione e libertà, in questo
“umanesimo immanente” si apre la necessità di un deciso annuncio
per un “umanesimo trascendente” e religioso: l’uomo in Cristo, il
Figlio dell’uomo figlio di Dio, presente e operante: visibile, reale nella
Chiesa casa tra le case (parrocchia12 ), lavoratore religioso tra i
12
Il termine deriva dal latino medioevale paroechia, a sua volta dal greco
παρоικια (aggregato di case, vicinato); il lemma si ritrova nelle Scritture col
77
lavoratori, studente “teologo” tra gli studenti, preghiera nel grido di
dolore dell’umanità, operatore di misericordia nell’egoismo che
spadroneggia, anima candida nel buio della male; sale della terra e
luce del mondo, lievito nella pasta, lucerna sul lucerniere nella casa
degli uomini. Tu che sei stato battezzato, appartieni a questa
generazione.
Tu sei quest’uomo nuovo. Lo sai?
 Preghiera
Sal 71
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
significato di soggiorno temporaneo in terra straniera. Possiamo leggere
a
nelle note e commenti della Bibbia di Gerusalemme alla 1 lettera di Pietro
versetto 1.1, il termine deriva da paroikia, ovvero stare in esilio.
78
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
 Azione
Prego intensamente per il mio Parroco, per la mia Parrocchia.
 Verifica
Quanto amo essere nel mondo ma non del mondo? Essere presenza
di Cristo non svenduta all’ammasso dell’uniformarmi al “fanno tutti
così”.
79
Mercoledì della III settimana di Avvento
18 dic 2013
Mt 1,18-24
18
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo
promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere
insieme si trovò incinta per opera dello Spirito
Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non
voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in
segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco,
gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:
"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te
Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo
chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi
peccati". 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che
era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con
noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli
aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua
sposa.
 Lettura
Oggi ci rifacciamo alla ampia lectio di ieri. Collega il tutto al brano di
oggi che appunto ne è la continuazione. Protagonista del brano è
Giuseppe introdotto come rappresentante legale delle paternità di
Gesù che invece è dichiarato “opera dello Spirito Santo”: Gesù che
significa salvatore, Emmanuele che significa Dio con noi.
80
Giuseppe è definito come uomo giusto. Questa definizione è
interessante perché la giustizia della legge mosaica rielaborata dal
giudaismo gli avrebbe dato facoltà di pubblico ripudio della donna
incinta prima del matrimonio. La giustizia di Giuseppe quindi supera
il giudaismo e si avvicina alla misericordia di Dio: un ripudio privato,
segreto, non scandaloso, non omicida. Potremmo dire una giustizia
umana, umanizzata dalla pietà. Certamente anche questo ripudio
l’avrebbe esposta alla critica, al ludibrio della comunità, alla infelicità
sia della madre che del figlio.
Ma qui è l’intervento diretto del divino nell’immagine dell’angelo del
sogno. Matteo si mantiene a distanza dalla precisione lucana di
presenze angeliche nella realtà, però mostra un cuore commosso e
docile alla possibilità che ci possa essere una volontà benevola di Dio
per questa situazione che anzi apre a nuove insperate possibilità:
“egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Colui che sembra
essere solo il figlio del peccato diventa invece portatore di salvezza
dai peccati. Il ribaltamento della logica umana della giustizia: dalla
giustizia alla giustificazione.
Per precisione esegetica dobbiamo notare che questo sonno ed il
risveglio hanno a che fare con la simbologia della morte e della
nuova vita. Giuseppe deluso nelle sue attese umane dal tradimento
della fidanzata è come morto. Nella morte di una vita e di un amore
che si sentono traditi, riceve l’interpretazione salvifica della sua
situazione. Risvegliato diviene addirittura cooperatore della salvezza;
svegliato in una nuova identità: «tu sarai colui che gli darà il nome»,
cioè colui che farà in modo che tutto questo si possa compiere.
81
 Meditazione
La paternità putativa di Giuseppe è simbolica rappresentazione della
custodia di ciascuno di noi per l’opera di Dio. Non siamo i generatori,
né gli autori, ma i custodi e difensori dell’“opus Dei”, del Dio
all’opera.
Possiamo sentire in noi la paternità di Giuseppe: a noi è affidato il
Verbo fatto carne, noi siamo i custodi che mentre conducono fuori
(educano) lo mostriamo al mondo, ne restano educati (condotti
fuori). Giuseppe è immagine quindi del discepolo e dell’apostolo,
dell’evangelizzatore.
Possiamo domandarci di quale giustizia abbia bisogno il mondo. Di
quale giustizia tu possa essere portatore, cooperatore. La giustizia
sociale, la giustizia per ogni uomo.
 Preghiera
Sal 71
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Benedetto il Signore, Dio d'Israele:
egli solo compie meraviglie.
82
E benedetto il suo nome glorioso per sempre:
della sua gloria sia piena tutta la terra.
 Azione
Informati sul “Centro di aiuto alla vita” che è presente nella tua città,
sulle associazioni per la difesa delle ragazze madri.
Rivedi le tue convinzioni sull’origine della vita e la sua difesa fin dal
suo concepimento.
Chiedi perdono se qualche volta ti sei permesso di mal giudicare le
dolorose e complesse situazioni matrimoniali o di gravidanze
indesiderate.
Confessati se sei stato collaboratore, cooperatore, suggeritore o
peggio, autore di un aborto.
 Verifica
Con questi vangeli, sei cresciuto nella convinzione della potenza
della vita senza se e senza ma, sempre e comunque? Sei nella
pienezza di comunione con la Chiesa cattolica circa i suoi
insegnamenti sull’origine e sulla fine della vita?
83
Giovedì della III settimana di Avvento
19 dic 2013
Lc 1,5-25
5
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di
nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una
discendente di Aronne, di nome Elisabetta. 6Ambedue erano
giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e
le prescrizioni del Signore. 7Essi non avevano figli, perché
Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
8
Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni
sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua
classe, 9gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio
sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare
l'offerta dell'incenso. 10Fuori, tutta l'assemblea del popolo
stava pregando nell'ora dell'incenso. 11Apparve a lui un angelo
del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. 12Quando
lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. 13Ma l'angelo gli
disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita
e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai
Giovanni. 14Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno
della sua nascita, 15perché egli sarà grande davanti al
Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di
Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16e ricondurrà molti figli
d'Israele al Signore loro Dio. 17Egli camminerà innanzi a lui con
lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri
verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al
Signore un popolo ben disposto". 18Zaccaria disse all'angelo:
"Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia
moglie è avanti negli anni". 19L'angelo gli rispose: "Io sono
Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti
84
e a portarti questo lieto annuncio. 20Ed ecco, tu sarai muto e
non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose
avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si
compiranno a loro tempo".
21
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava
per il suo indugiare nel tempio. 22Quando poi uscì e non
poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una
visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
23
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. 24Dopo quei
giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per
cinque mesi e diceva: 25"Ecco che cosa ha fatto per me il
Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia
vergogna fra gli uomini".
 Lettura
Dopo tanto pellegrinare tra le pagine di Matteo, la liturgia ci tuffa nel
Vangelo di Luca che nella liturgia feriale ci accompagnerà fino al
Natale. In pratica è la lettura continua da Lc 1,5 a 1,79 saltando solo i
vv. 46-56 (che riportano il Magnificat). Effettivamente questa parte è
un unicum letterario, la ricerca minuziosa delle origini del mistero di
Cristo.
Dopo i primi quattro versetti di prologo dove Luca indica il suo
intento letterario e il suo destinatario Teofilo, amante di Dio,
comincia una descrizione storiografica che qualifichi scientificamente
il suo racconto. Ricordiamo che Luca riceve il racconto della vita di
Cristo e quindi raccoglie testimonianze ed elementi che completino
un quadro comprensibile e storicamente attendibile.
Ti consiglio pertanto di affrontare i vangeli di questi giorni nella loro
continuità. Non sono difficili, però sono ricchi di particolari che fanno
85
sicuramente da spunto alla riflessione e alla preghiera. Non
dimenticare quanto detto più volte: il Vangelo di Luca è
soprannominato Vangelo della Misericordia, quindi quando leggi
cerca subito di quale dono di Dio l’Autore sta parlando.
Il brano di oggi mette subito in luce un dramma umano: la sterilità di
una coppia che a rigore di logica religiosa dovrebbe essere solo
benedetta dalla prosperità: sono “giusti” davanti a Dio, lui è
sacerdote, lei è di nobile discendenza sacerdotale, eppure questa
coppia è sterile. Mistero di imperscrutabile complessità: il peso
dell’ignominia, pressione religiosa e sociale... Ma in questa storia che
sembra sul limite della insignificanza religiosa, sociale ed umana,
irrompe la misericordia di Dio.
 Meditazione
Per oggi ci fermiamo solo su questo particolare: la misericordia di
Dio che prende il sopravvento nella vita che appare esausta. L’amore
di Dio è sempre sorprendente, la sua misericordia si esprime come
dono inatteso o solo sperato.
Ma se non si fosse compiuta? Se i due fossero semplicemente morti
senza discendenza? Allora dovremmo leggervi una malevolenza di
Dio? Attenzione! Questi strani ragionamenti sono pericolosi perché
hanno due errori classici che serpeggiano anche tra i credenti
cattolici. Primo pensiero distorto è quello che vede Dio operatore
nella vita delle persone come un burattinaio che tira i fili: si dice
“non trema foglia che Dio non voglia”. Sgominiamo subito questo
cortocircuito teoretico tra la onnipotenza di Dio e la sua
onnipresenza. Affermare che Dio sia presente alla nostra vita non
significa che “ci fa capitare le cose”. Sarebbe assurdo dire che Dio mi
ha fatto morire un figlio! Imputare a Dio la morte è una bestemmia
86
contro il Dio della vita. Dio non vuole la morte di nessuno. La morte
infatti è nemica di Dio, ed è entrata nella storia per il peccato.
Pensiamo invece che Dio si è incarnato nella storia, cioè si è
sottomesso alla storia, e alla morte! Dio non fa capitare la storia, ma
opera nella storia proprio sottomettendosi ad essa. Il suo vero
potere è di non essere in potere della storia: anche quando la storia
schiaccia Dio – pensa alla Croce di Cristo – proprio il fatto di
sottomettersi e vincere dichiara la sua potenza. Dio può
sottomettersi alla morte ed al peccato perché questi non hanno
potere su di Lui. L’atto di fede di Cristo ci ha salvato! Lui per primo si
è sottomesso13 dando credito alla promessa del Padre. Quindi è
indicata anche a noi la strada: quando la storia ci schiaccia, il nostro
atto di fede nella onnipotenza di Dio apre la strada della vera
vittoria. Questo fu proprio l’atteggiamento di Cristo nel Getsemani e
sulla croce: «tu Signore vinci anche e proprio dove noi perdiamo». Si
legga in proposito con attenzione l’inno di Filippesi 2: Dio esalta
(risuscita) Cristo14 perché si è sottomesso alla storia e da questo
punto remoto della lontananza dell’uomo da Dio, il Cristo pronuncia
il nome di Padre: compie il suo atto di fede. Ecco allora che si
comprende come non c’è una situazione di vita così umiliata e
segregata nelle periferie esistenziali che non possa essere abitata
dalla presenza di Dio. Dio non è grande perché risolve i problemi
della vita, ma perché risolve qualunque vita.
Vedi, Dio è davvero vicino alla tua ferita, o a quella del tuo fratello,
non ti abbandona, mai! Gesù infatti si è fatto vicino a chi ha il cuore
ferito: Egli stesso si è lasciato ferire dal tradimento, dall’insuccesso,
dalla fatica, dalla ferocia umana, dal senso di impotenza. Egli sa ciò
13
14
Fil 2,7.
Fil 2,9.
87
che provi perché l’ha provato ed ha riscattato con la sua fede la
strada che ci pareva chiusa: l’ha riaperta. Ha mostrato non solo
l’onnipotenza di Dio Padre, ma la possibilità reale di ogni uomo di
sottomettersi a qualunque Croce nella fiducia in Dio.
Il secondo classico errore è quello di affermare che Dio ci manda le
prove. Attenzione a cosa si dice! C’è il rischio di mostrare il volto di
un Dio perverso e aguzzino che ci bastona per farci felici. Proviamo a
correggere il linguaggio per non imputare a Dio ciò che non è suo. Le
prove nella vita ci sono perché la vita è un inestricabile groviglio di
fatti. Siamo noi con il nostro atteggiamento di fede che anziché
parlare di fortuna/sfortuna o benedizione/maledizione vogliamo
proprio nelle prove crescere nella fiducia nel Padre: questo che mi
sta capitando non sarà la mia fine perché Dio mi è Padre. Ecco allora
che nella prova io mi affido alla onnipotenza di Dio. Io, creatura,
pongo il mio atto di fede verso il Creatore15. Questo atto di fede è la
vera grandezza dell’uomo! Qui è la seconda parte dell’inno di
Filippesi 2. Pertanto da credente posso affermare che questa o
quella sono delle prove, ma perché io sono un amante del Dio della
vita che persino nella morte dichiara la sua vittoria donandomi una
vita eterna liberata dal peccato e dalla morte.
Questo breve excursus ti serva per riflettere su quale immagine di
Dio si è sedimentata nel tuo cuore. Perché l’Avvento purifichi questa
immagine e tu possa reggere tra le braccia il piccolo nato
benedicendo Dio come Simeone 16 nel tempio della saggezza
religiosa.
15
16
Fil 2,10-11.
Lc 2,27.
88
 Preghiera
Sal 70
Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio.
Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.
Verrò a cantare le imprese del Signore Dio:
farò memoria della tua giustizia, di te solo.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.
 Azione
Lungo questa giornata nelle fatiche mi affido al pensiero che tutto in
Dio ha senso. Pongo cioè un atto di fede: metto il senso dove pare
non esserci!
 Verifica
Nelle prove della vita e nelle difficoltà d’ogni giorno, mi fido di Dio?
89
Venerdì della III settimana di Avvento
20 dic 2013
Lc 1,26-38
26
Al sesto mese17, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una
città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine,
promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome
Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei,
disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te".
29
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che
senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: "Non
temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco,
concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il
Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà
per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà
fine".
34
Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché
non conosco uomo?". 35Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo
scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la
sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà
chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella
sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il
sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a
Dio".38Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga
per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei.
17
Sesto mese di gravidanza della cugina Elisabetta.
90
 Lettura
Su questo brano si è scritto talmente tanto che sono quasi intimorito
a dover farne una sintesi! Lascerei più utilmente solo qualche nota a
margine. Vorrei cioè lasciarti un po’ da solo col testo, così come Luca
ce lo consegna. Credo infatti che questo sia più un testo da pregare e
contemplare, che da capire.
Tutta la scena si svolge avvolta in un alone di mistero discreto e
intimo. E’ la scena di un incontro misterioso che si può tradurre solo
con il linguaggio simbolico delle realtà angeliche, nel dialogo
intelligente e umile, dentro nella universale promessa di bene di Dio
per l’uomo.
 Meditazione
Studiando la figura di santa Teresa di Lisieux nei suoi rapporti con la
mariologia, si evince che Teresa non aveva solo una devozione
mariana e nemmeno un istinto imitativo per la persona o la storia di
Maria, quanto piuttosto che lei voleva essere Maria. Voleva vivere la
realtà che Maria ha vissuto. Questo atteggiamento spirituale che fa
di lei un dottore della Chiesa, ci lascia di fronte a questo brano con il
curioso desiderio di pensare cosa significhi concepire il Verbo di Dio,
portare in sé Cristo e seguire Gesù fino alla Croce e alla gloria della
Risurrezione.
Prega chiedendo al Signore che capiti a te di incarnare il Verbo, non
come “miracolo”, ma come esperienza dello Spirito di Dio. Essere la
madre del Verbo è quello che Paolo con altro linguaggio dice “non
vivo più io, ma Cristo vive in me” in Gal 2,20. Potrai amplificare
questa preghiera proseguendo con Paolo: “E questa vita, che io vivo
91
nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha
consegnato se stesso per me”.
 Preghiera
Sal 23
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l'ha fondato sui mari
e sui fiumi l'ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
 Azione
Oggi, lungo la giornata, sosto nella preghiera dell’Angelus almeno tre
volte: al mattino prima di cominciare la giornata, a mezzogiorno, alla
sera al tramonto dopo il lavoro.
Ti riporto qui di seguito il testo dell’Angelus secondo la versione
ufficiale CEI18.
18
Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Appendice A,
Preghiere Comuni.
92
V/. L'Angelo del Signore portò l'annunzio a Maria
R/. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave, Maria...
V/. "Eccomi, sono la serva del Signore."
R/. "Si compia in me la tua parola."
Ave, Maria...
V/. E il Verbo si fece carne.
R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave, Maria...
V/. Prega per noi, santa Madre di Dio.
R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu,
che nell'annunzio dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del
tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria
della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 Verifica
La tua preghiera a Maria com’è? Prova dare un giudizio. E’ sincera e
profonda, o solo devozionale e bigotta? E’ assente o superficiale?
Sii scaltro in questa analisi, perché non si arriva a Cristo se non
attraverso Maria.
E se la preghiera dell’Angelus diventasse parte della tua regola di
vita?!
93
Sabato della III settimana di Avvento
21 dic 2013
Lc 1,39-45
39
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione
montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di
Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il
saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo
grembo . Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a
gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del
tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore
venga da me?44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei
orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo . 45E
beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il
Signore le ha detto".
 Lettura
La narrazione dei primi giorni prosegue con la presentazione della
solerzia di Maria nei confronti della anziana madre di Giovanni.
Come recita il versetto 24, Elisabetta si tenne nascosta per cinque
mesi. Nessuno evidentemente sa di ciò che le sta accadendo; Maria
venutane a conoscenza per le parole dell’angelo Gabriele, realizza la
difficoltà di una gravidanza in così tarda età.
E’ il racconto di un incontro comune e domestico eppure speciale:
l’incontro di due profezie, quasi l’una confermasse l’altra, l’una
sostenesse l’altra. Anche qui come nell’Annunciazione, l’identità di
Maria è detta da altri: l’Angelo rivela a Maria se stessa ed Elisabetta
dichiara l’essenza teologica della sua identità.
94
Mentre si sottolinea la premurosa dolcezza di Maria verso l’anziana
Elisabetta sicuramente bisognosa di sostegno, osserviamo anche
l’altrettanto necessaria conferma della sublimità di avvenimento che
il lei sta capitando. Davvero una reciproca conferma.
 Meditazione
Comprendere ciò che siamo nel profondo, la verità di noi, non è solo
opera minuziosa della conoscenza di se stessi, ma rivelazione del
mistero di Dio a noi e in noi. Stando nella verità, riconoscendo che
Cristo è la Verità, troviamo noi stessi: esigere la verità in ogni
situazione della nostra vita è ricerca costante del senso, del perché.
Anche Maria non avrebbe mai concepito la Verità, per un puro suo
impegno. Conosceva le Scritture, praticava il silenzio della
meditazione, ed è proprio lì che la sua libertà si è incontrata con la
rivelazione di Dio.
Allenati a fare verità. Dove è la verità, lì è Cristo perché Cristo è via,
verità e vita. Come puoi praticare questa via? Con la carità. Proprio
come Maria: il suo muoversi in fretta verso la necessità materiale
della cugina, le porta la conferma che ciò che sta nascendo in lei è
opera dello Spirito come le aveva detto l’angelo, e così facendo, ella
stessa viene confermata nella sua vocazione di madre del Signore.
Quando accostiamo con la carità il bisognoso, veniamo confermati
nella nostra vocazione di portatori dell’amore, operatori di
misericordia: veniamo confermati nella grandezza della nostra
persona. Il giovane ripiegato su se stesso ed i suoi bisogni, perde se
stesso, la sua vera natura, la sua identità. Tanto più sta a pesare e
soddisfare i suoi bisogni tanto più si perde, identificandosi in essi.
95
Il giovane invece che, sull’esempio di Maria e di Cristo, vive esposto,
sporto sul mondo, con la sua fame di verità, la sua sete di bene,
scopre la sua vera identità di figlio di Dio, capace di amore, capace di
dono, capace di umanità. Con Matteo possiamo ricordare le parole
di Gesù: “Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi
perderà la propria vita per causa mia, la troverà”19.
A lato della riflessione, possiamo spingerci anche in una osservazione
tipica che alcuni muovono contro il “far del bene” dei discepoli di
Gesù. Alcuni dicono: «ci sono tanti che fanno del bene, anche senza
essere cristiani». Certamente – rispondiamo noi – è vero e, anche se
a volte bisogna andare al fondo delle motivazioni di quel “far del
bene”, riconosciamo con il Concilio Vaticano II che anche coloro che
pur non sapendolo operano secondo il Vangelo di Cristo, da questo
vengono giustificati e anche, senza saperlo, sono nella Verità di
Cristo. Però – aggiungiamo – c’è una differenza: noi impariamo non
solo a “far del bene”, ma da Cristo impariamo il termine della durata:
fino alla fine, fino alle estreme conseguenze e totalmente: “avendoli
amati, li amò sino alla fine” 20 . Un volontario laico (nel senso
agnostico del termine) potrebbe dare tanto di sé; noi, secondo
Cristo, impariamo a dare tutto, anche tutta la vita, anche il sangue.
L’imitazione di Cristo ruota attorno al termine della durata, del per
sempre.
 Preghiera
Sal 32
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
19
20
Cfr. Mt 16,25.
Cfr. Gv 13,1.
96
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate.
Il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
L'anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.
 Azione
Vai a trovare una persona che sai bisognosa. Fallo portando Cristo in
te, con la potenza della gioia, del sorriso, del dono: in pura perdita di
te.
 Verifica
C’è nella tua vita almeno un ambito di servizio “in pura perdita di te”,
senza contraccambio, senza tornaconto in totale gratuità?
97
IV domenica di Avvento (A)
22 dic 2013
Mt 1,18-24
18
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo
promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere
insieme si trovò incinta per opera dello Spirito
Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non
voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in
segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco,
gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:
"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te
Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo
chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi
peccati".
22
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato
detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine
concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di
Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal
sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del
Signore e prese con sé la sua sposa.
 Lettura
Come avrai già riconosciuto, la liturgia di questa domenica ci
propone lo stesso identico brano che hai già letto, meditato e
pregato martedì e mercoledì ultimo scorso.
Per la lectio rimando a quanto riflettuto martedì e mercoledì.
Aggiungo solo una nota sull’ultimo versetto di oggi: “Quando si destò
dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del
98
Signore e prese con sé la sua sposa”. Il risveglio dal sonno della
morte interiore permette al soggetto di arrivare a sposare colei che
avrebbe ripudiato. Cristo nasce grazie a questo risveglio.
Cristo sposa l’umanità mentre l’uomo ferito sposa la possibilità che
quella sua condizione non sia la sua condanna, ma il luogo della sua
salvezza. L’uomo pone un atto di fede e Cristo viene, Cristo salva,
Cristo sposa la condizione dell’uomo.
 Meditazione
Resta su questa ultima riflessione per approfondirla. Giuseppe
risvegliato dal sonno, sposando colei che avrebbe a ben ragione
voluto o potuto ripudiare, fa nascere il germoglio di una salvezza
attesa eppure assolutamente nuova.
Anche a noi è dato questo potere che salva l’umanità. Pensa a coloro
che praticando le opere di misericordia visitano i carcerati, i ripudiati
della giustizia sociale. Lì, in quel luogo remoto fanno nascere il Verbo
e li reintegrano nella figliolanza di Dio: fanno sentir loro di non
essere figli dell’errore, del peccato, destinati alla morte, ma figli di
Dio amati.
Il mistero santo del Natale di Cristo è reiterabile ogniqualvolta un
discepolo del Signore accetta di far nascere Cristo dove nessuno
penserebbe di vivere o andrebbe a vivere: nel carcere, nel letto
d’ospedale, nella infermità, nella solitudine, nella malattia mentale,
nell’abuso, nella frustrazione: in ogni miseria umana. Quella stalla di
pastori, maleodorante e indegna per la divinità di Dio, diventa la
culla dell’Altissimo che non “considerò un tesoro geloso la sua
uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso”21. Così noi possiamo
21
Cfr. Fil 2.
99
conoscere la verità immensa di Dio quando sposiamo questa
umanità ripudiabile. Il cristiano non è colui che punta il dito per la
condanna, ma che abbraccia l’umanità inferma per portare la
salvezza: tu prenderai questa sposa, lei darà alla luce questo figlio e
tu lo chiamerai Gesù che significa salvatore.
 Preghiera
Sal 23
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l'ha fondato sui mari
e sui fiumi l'ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
 Azione
Mettiti sinceramente alla ricerca della tua consacrazione piena e
totale. La tua felicità risiede nella verità di questo incredibile
matrimonio tra te e l’umanità, nel nome di Colui che per primo ci ha
indicato la strada di questa desiderata ma insperata salvezza.
100
 Verifica
Mancano pochissimi giorni al Natale. Cresce in te la gioia e l’attesa.
Hai ringraziato il Signore per il dono di questo cammino che ti sta
aprendo a Lui definitivamente?
101
Lunedì della IV settimana di Avvento
23 dic 2013
Lc 1,57-66
57
Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla
luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva
manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano
con lei.
59
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e
volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma
sua madre intervenne: "No, si chiamerà Giovanni".61Le
dissero: "Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con
questo nome". 62Allora domandavano con cenni a suo padre
come voleva che si chiamasse. 63Egli chiese una tavoletta e
scrisse: "Giovanni è il suo nome". Tutti furono
meravigliati. 64All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la
lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono
presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea
si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le
udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: "Che sarà mai
questo bambino?". E davvero la mano del Signore era con lui.
 Lettura
Vicini e parenti sanno solo dopo il parto della presenza di questo
incredibile bambino. Il nascondimento di Elisabetta, svelato solo da
Maria nel sesto mese, termina solo dopo il parto. Gestazione e
segreto hanno custodito il mistero. Si trattava di un mistero – e lo
capiamo – anche molto fragile umanamente come una gravidanza in
tarda età. Il segreto quindi è anche buon senso. Ma il segreto
102
racchiude un dialogo muto – significato dal mutismo di Zaccaria –
con colui che “ha tolto la mia vergogna tra gli uomini”22.
 Meditazione
L’opera di Dio nel cuore dell’intimità di un uomo, non è cosa da
gridare ai quattro venti. Questa custodia non è occultare la verità,
ma la custodia di un mistero. Quando si cammina nel Signore,
quando ci si avvicina al Mistero, quando si medita sulla propria
vocazione, non si chiacchiera!
“Secretum Meum Mihi”. Quando s. Edith Stein divenne cattolica nel
1922, la sua migliore amica le chiese perché. Ella non le rispose, ma
prese un foglietto dal suo taccuino lo strappò e scrisse: «secretum
meum mihi», il mio segreto è mio.
Nella tua vita spirituale c’è segretezza? Hai un padre spirituale a cui
solo confidare il tuo cammino e ciò che il Signore compie in te?
Rifletti e prega su questo punto della vita spirituale perché è più che
importante; fa parte della delicata custodia di un dono che solo chi
ne è paziente contemplatore merita il suo frutto. Chi sbandiera passi
spirituali, chi parla troppo di sé, chi non sa tenere segreto il suo
dialogo con Dio rassomiglia ad un giardiniere che si vanta della
bellezza dei suoi fuori, che non lui ha creato e fatto nascere.
Medita su quanto Luca scrive esplicitamente di Maria: “custodiva
tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e
grazia davanti a Dio e agli uomini”23. Gesù cresce in te anche grazie
alla capacità di custodia silenziosa del dono di Dio per te.
22
23
Cfr. Lc 1,25.
Cfr. Lc 2,51-52.
103
 Preghiera
Sal 24
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.
 Azione
Prepara la direzione spirituale che raccolga i doni di questo cammino
di Avvento. Organizzati per incontrarti con il tuo padre spirituale.
 Verifica
Chiacchiero troppo?
 Nota per domani
Domani si va a Messa due volte! Sì al mattino e poi alla s. Messa
della notte. Questo piccolo esercizio spirituale, per chi lo può
praticare, è molto utile perché permetterà di vivere l’attesa del
Natale come vero ritiro spirituale e non tra le ultime compere e
pacchettini da fare! Pertanto la liturgia della Messa della notte deve
104
essere preparata durante il giorno di domani, quindi questa notte si
prepara la liturgia del 24, domani in giornata si prepara la liturgia del
Natale.
Chi per vari motivi non potesse, prepari nella notte la sola liturgia del
Natale, ma aggiunga nella preghiera la recita del Benedictus, cioè il
vangelo del giorno 24. Questo inno bellissimo dà davvero il clima
della veglia e della gioia del Natale di Cristo.
105
Martedì della IV settimana di Avvento
24 dic 2013
Lc 1,67-79
67
Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò
dicendo:
68
"Benedetto il Signore, Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
69
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
70
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
71
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
72
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
73
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, 74liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, 75in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
76
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
77
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
78
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall'alto,
79
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace".
106
 Lettura
Zaccaria, riacquistata la parola, dopo aver consegnato il nome a suo
figlio Giovanni, ne rivela il destino di “profeta dell’Altissimo”.
Felicissimo brano di sublime bellezza estetica e musicale, è ricco di
rimandi e spunti esegetici.
 Meditazione
Non voglio appesantire la meditazione e la preghiera di questo
cantico con tante informazioni esegetiche. Prendi questo brano e
leggilo e rileggilo nella austerità della preghiera. Lascialo risplendere
nel buio come unica lampada del cammino al Natale di Gesù.
Osserva la conoscenza della Parola che Zaccaria ha acquisito in una
vita di servizio al Signore. Osserva come Zaccaria lega il destino di
suo figlio alla bellezza dell’opera misteriosa di Dio e al destino
universale di Cristo. Così un qualunque padre della terra dovrebbe
desiderare per i suoi figli e figlie.
Quale paternità/maternità desideri per te?
 Preghiera
Sal 88
Canterò in eterno l'amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».
«Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
107
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono».
«Egli mi invocherà: "Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza".
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele».
 Azione
Questo cantico di lode è ripetuto ogni giorno nella celebrazione delle
lodi mattutine. E se la preghiera delle lodi diventasse parte della tua
regola quotidiana di vita?
La triplice recita quotidiana dell’Angelus sarebbe il dono di questo
Avvento 2013. La recita quotidiana delle lodi potrebbe essere il dono
di questo Natale 2013. Davvero un anno da ricordare!
 Verifica
Dopo questo cammino di Avvento, mentre mi preparo a celebrare il
Natale, la nascita di Cristo, quanto forte è il mio desiderio di
progredire nella conoscenza dei Vangeli?
108
s. Natale del Signore
25 dic 2013
(vangelo della notte) Lc 2, 1-14
1
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si
facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo
censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della
Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria
città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì
in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli
apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva
farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era
incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per
lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito,
lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro
non c'era posto nell'alloggio.
8
C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando
all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro
gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del
Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande
timore, 10ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi
annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:11oggi,
nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo
Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino
avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". 13E subito
apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che
lodava Dio e diceva: 14"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla
terra pace agli uomini, che egli ama".
109
 Lettura
Ecco la pagina del racconto: semplice, scarno eppure carico di
fascino narrativo. Luca racconta il momento che ha cambiato la
storia dell’umanità con precisione storiografica e semplicità
disarmante.
Il brano tende tutto a quel versetto decisivo “questo per voi il
segno”. Il tema del segno è di importanza enorme nella vicenda
biblica, ma viene dato un segno fragilissimo: “un bambino avvolto in
fasce, adagiato in una mangiatoia”. Chiaramente l’Autore sacro ci
spinge quasi ironicamente allo stupore: cos’ha di speciale questo
segno povero; “insignificante” diremmo noi.
Proprio su questa antinomia ruota la narrazione della buona notizia:
il segno dell’avvenimento più importante della storia è affidato
all’apparente insignificanza. Il suggerimento affidato al discepolo è
che solo il vero discepolo della Verità potrà riconoscere la portata
salvifica di questo segno. Ecco infatti – nei racconti successivi – che
questo bambino viene riconosciuto nella sua trascendente sublimità
solo dagli umili e dai semplici: da Simeone e da Anna che stavano nel
tempio servendo Dio con digiuni e preghiere24, mentre i saccenti
dottori del tempio resteranno solo superficialmente stupiti della sua
intelligenza25.
La conoscenza, la comprensione del mistero di Cristo si dà solo nella
frequentazione della parola e nella meditazione.
24
25
Cfr. Lc 2,25ss e Lc 2,36ss.
Cfr. Lc 2,47.
110
 Meditazione
La meditazione di oggi la affido solo alla tua preghiera, semplice e
spontanea. Stai nella scena come uno spettatore: contempla la
scena, restando nel silenzio della notte santa. Prega.
 Preghiera
Sal 95
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
 Azione
Scrivi una lettera per la persona che più ha bisogno di parole buone
da te.
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 Verifica
La verifica che propongo qui, non è la verifica dell’ultimo giorno, ma
la verifica di tutto il cammino e nella forma della “confessio laudis”.
Annota i doni che il Signore t’ha fatto in questo Avvento e ringrazia.
Parlane con il tuo padre spirituale.
 Per il futuro
Da domani comincerà il tuo cammino personale senza l’appoggio di
questo strumento. E’ bene però continuare applicando il metodo con
perseveranza e nella pazienza.
Dotati di un calendario liturgico o del messalino quotidiano, magari
di un commentario, ma soprattutto prega la Parola con la stessa
semplicità con cui è stata scritta.
Buon cammino.
112
Sommario
.
Introduzione
. .......................... 2
Struttura quotidiana del libretto e metodo
. .......................... 4
I cinque passi della preghiera
. .......................... 9
Domande sul pregare e le sue difficoltà
. ........................ 12
I domenica di Avvento (A)
1 dic 2013 ........ 15
Lunedì della I settimana di Avvento
2 dic 2013 ........ 19
Martedì della I settimana di Avvento
3 dic 2013 ........ 22
Mercoledì della I settimana di Avvento
4 dic 2013 ........ 26
Giovedì della I settimana di Avvento
5 dic 2013 ........ 30
Venerdì della I settimana di Avvento
6 dic 2013 ........ 34
Sabato della I settimana di Avvento
7 dic 2013 ........ 37
Immacolata concezione di Maria
8 dic 2013 ........ 40
Lunedì della II settimana di Avvento
9 dic 2013 ........ 44
Martedì della II settimana di Avvento
10 dic 2013 ...... 49
Mercoledì della II settimana di Avvento
11 dic 2013 ...... 52
Giovedì della II settimana di Avvento
12 dic 2013 ...... 55
Venerdì della II settimana di Avvento
13 dic 2013 ...... 59
113
Sabato della II settimana di Avvento
14 dic 2013 ...... 62
III domenica di Avvento (A)
15 dic 2013 ...... 65
Lunedì della III settimana di Avvento
16 dic 2013 ...... 70
Martedì della III settimana di Avvento
17 dic 2013 ...... 74
Mercoledì della III settimana di Avvento
18 dic 2013 ...... 80
Giovedì della III settimana di Avvento
19 dic 2013 ...... 84
Venerdì della III settimana di Avvento
20 dic 2013 ...... 90
Sabato della III settimana di Avvento
21 dic 2013 ...... 94
IV domenica di Avvento (A)
22 dic 2013 ...... 98
Lunedì della IV settimana di Avvento
23 dic 2013 .... 102
Martedì della IV settimana di Avvento
24 dic 2013 .... 106
s. Natale del Signore
25 dic 2013 .... 109
Sommario
. ...................... 113
114
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Libretto di Avvento per giovani