Diocesi di Alessandria Avvento 2013 Cammino di preghiera personale 1 Introduzione . Ci sono luoghi che si raggiungono a piedi, altri in auto, altri in aereo e altri in barca... ma i luoghi profondi del cuore si raggiungono con la pazienza e la perseveranza. La pazienza e perseveranza La pazienza è una virtù dell’uomo, del vero uomo capace di affrontare gli ostacoli. La parola virtù infatti viene dal latino e contiene la radice vir- che significa uomo. Da cui ad esempio deriva “virile”. La Virtù in generale è una disposizione d'animo volta al bene; la capacità di un uomo di eccellere in qualcosa, di compiere un certo atto in maniera ottimale, di essere virtuoso come "modo perfetto d'essere". La parola latina virtus, che significa letteralmente “virilità”, nel senso del suo carattere specificatamente maschile si riferisce ad esempio alla forza fisica e a valori guerreschi maschili, come, ad esempio, il coraggio. Così la pazienza indica una delle qualità essenziali di un vero uomo. Se vuoi crescere, se vuoi diventare un vero uomo devi essere paziente. In che senso? Devi arrenderti al fatto che per raggiungere un risultato non basterà un istante, ma la pazienza di camminare con costanza, con continuità, ma soprattutto sapendo che non sarà facile e ci saranno ostacoli: ci sarà da patire! I rifugi di alta montagna si raggiungono solo mettendo un passo davanti all’altro per tante ore. Quando sei in cima sai che quella meta te la sei conquistata... lì sai di essere un vero uomo. La perseveranza si accompagna alla pazienza come testardaggine buona per ottenere una crescita, per raggiungere una meta. La perseveranza ti dice che l’allenamento costante dà i suoi sperati 2 risultati solo nella continuità: non si raggiungono i rifugi più alti con l’impulso di un momento, ma tenendo nel cuore la meta finale, il voler arrivare là. Così la perseveranza è la via promettente per diventare dei veri scalatori di alte vette. Nella vita spirituale perseveranza e pazienza vanno insieme. Ecco perché ti consegno questo libretto come traccia di un cammino serio, equilibrato che qualunque giovane può percorrere in questi giorni. Ordine L’opera di Dio è ordine e bellezza. Non si cammina solo quando si ha voglia o quando si ha tempo. Un serio cammino di preghiera parte dalla decisione. Il disordine nella vita è disordine degli affetti. Per mettere ordine negli affetti, bisogna mettere ordine nella vita. Questo libretto potrebbe essere usato così: a) la sera si legge, si fa esercizio e nella notte si pratica la preghiera. b) La mattina si rilegge il brano e si ritorna con la mente sull’actio (vedi più avanti) decisa la notte prima. c) Alla sera successiva chiudendo la giornata, si fa la verifica. Quindi il grosso del “lavoro” lo si fa di notte... durante il giorno invece si cerca di vivere nella consapevolezza che nella notte il Signore mi ha dato consiglio. Come recita il salmo: “Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce. Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare”. Sarà allora una buona giornata. 3 Struttura quotidiana del libretto e metodo . Non camminiamo a caso! Ci lasciamo guidare dai grandi maestri del millenario metodo detto della “Lectio divina”. La struttura quotidiana del libretto ricalca la struttura della lectio; così sei aiutato ad un metodo che una volta acquisito potrai utilmente applicare ogni volta che vorrai. Ecco qui spiegato il metodo: 1. LECTIO. Leggi il brano del Vangelo del giorno successivo; così, estratto dal contesto del Vangelo ed affrontato come prezioso frammento di una grande vetrata policroma. La “lectio” è il significato del brano nel suo proprio; quindi non un’interpretazione personale, ma il tentativo di afferrare il senso specifico del brano in armonia con tutto il suo contesto e con la volontà primigenia dell’autore. Per “lectio” infatti si intende la ricerca meticolosa del significato intrinseco del brano. Prima di avventurarsi nelle interpretazioni personali è bene sapere cosa il brano dice, a chi, perché, quando, come... Questo dato si ricava dai commentari degli studiosi. Può già essere una base di partenza l’insieme delle note e dei commenti della Bibbia di Gerusalemme, altrimenti molto utili sono i commentari di p. Silvano Fausti1. Noi non siamo fini esegeti, ma gente comune che però vuole capire, approfondire e non rischiare di far dire al brano cose a caso. La lectio divina è un esercizio di grande rispetto per la parola di Dio, nasce dalla consapevolezza che davanti alla Sua parola siamo piccoli: la Sua parola ha guidato miliardi di uomini e donne prima di 1 Silvano Fausti, “Una comunità legge il Vangelo di Matteo / Marco / Luca / Giovanni”, ed. Dehoniane. 4 noi, è stata elaborata e consegnata alle generazioni dall’entusiasmo di coloro che dalla Parola si sono sentiti salvati, capiti, interpretati, aiutati, sostenuti. 2. La “MEDITATIO” propone una possibile interpretazione del brano, un suggerimento in chiave personale: il brano mi interpreta, mentre io interpreto il brano. Questa “meditatio” si può esemplificare nella domanda: «cosa dice a me questo brano? Come interseca la mia vita?». Quindi è una fase delicata perché è come permettere alla Parola di Dio di fare luce sulla via, di guardare la vita che vivi sotto una particolare angolatura che non pensavi, di giudicarti con pacatezza, di sostenerti e suggerirti risvolti nuovi. E’ molto importante porre una particolare cura del cuore: troppo spesso la Parola ci viene proposta in chiave moralistica e colpevolizzante. Spesso il passaggio da una lettura superficiale al dettato morale è davvero troppo breve. Ma la Parola del Vangelo è buona notizia; pertanto quando affronti la meditatio, domandati sempre e subito: “quale buona notizia c’è in queste parole?”. Sarebbe un grave danno passare subito ad un dettato morale. La Parola non vuole mai, e sottolineo mai, farti sentire in colpa! Piuttosto vuole darti la percezione del peccato, dell’errore, ma sempre per schiuderti le porte della chiamata alla gioia di Dio, del suo abbraccio benedicente. Il senso di colpa ti schianta, ti paralizza, ti getta nello scoraggiamento, nella sensazione di morte: è opera dell’“accusatore dei fratelli” soprannome escatologico del diavolo2: di colui che vuole frapporsi tra te e la Parola, che vuole, come fece nel deserto con Gesù, strapparti dalla Parola. 2 Cfr. Ap 12,9-10. 5 La misericordia di Dio invece ti commuove fino alle lacrime, riconsegnandoti alla vita come figlio nuovo. Il Padre ti abbraccia come figlio amatissimo, fa festa per te che torni, è sguardo amorevole. Ecco come devi uscire dalla tua meditatio: certo più consapevole della tua fragilità ma accompagnato, rincuorato, amato, confortato, incoraggiato, rinvigorito; se questo non avviene non è opera di Dio. 3. L’“ORATIO” è “tempo” di preghiera. Su questo punto bisogna capirsi bene. L’opera dello Spirito è un lavorio potente, ma delicato, lento come l’opera del vasaio che modella la creta. Ad esempio, puoi utilmente usare il salmo consigliato per condurre il momento di ingresso nella preghiera, ma la preghiera vera e propria segue i passi della tua volontà mescolata alla cura paziente dello Spirito: soprattutto i cinque passi di ingresso nella preghiera, che sono trattati più avanti nel libretto, vanno assimilati, vanno imparati! Il cammino di preghiera serve esattamente a questo; l’esercizio paziente e tenace darà i suoi frutti. Abbi fiducia e lavora con costanza. 4. La “CONTEMPLATIO”, ultimo passaggio, è l’apice della preghiera. Verrà da sé a coloro che spenderanno la loro libertà verso l’opera dello Spirito. Si tratta di uno stadio avanzato della preghiera personale nel quale il tuo cuore, la tua mente cominciano un tempo fuori dal tempo; totale silenzio nel silenzio di Dio. La contemplatio è il luogo in cui lo Spirito consolida la sua opera con la potenza del suo amore per te. Potremmo dire: Lui tace e tu taci: «Lui mi guarda e io lo guardo». 5. L’“ACTIO”. La preghiera conduce all’azione, infatti “la verità si dà nell’atto”, la parola diviene carne, l’incarnazione del Verbo si dà nella realtà. Se preghi, ma la tua vita non cambia, 6 qualcosa non va! Nel libretto ti metto un semplice piccolo suggerimento a cui puoi fare le opportune modifiche dettate dalla preghiera. L’actio vuole andare a colpire quel luogo della vita che ha bisogno di conversione, di miglioramento, di rinascita! Bisogna essere un po’ scaltri: senza grandi assurdi proclami, ma martellando sugli spigoli più duri, sapendo che l’azione sarà dello Spirito: è goccia che cade sulla roccia capace nel tempo di modellarla. Gesù dice: “va’ e non peccare più”. Spetta a te nel quotidiano con l’energia che ti ha dato l’incontro con Lui. 6. Verifica serale. Alla sera successiva, prima di cominciare con una nuova lectio, verifica la coerenza tra l’impegno preso e quanto accaduto durante il giorno. Sempre partendo però dal riconoscimento del dono quotidiano di Dio per te. Per primo sempre il dono: cos’ha fatto oggi il Signore per me? Dove mi ha salvato? Poi la tua risposta. Da qui nasce il contenuto della prossima confessione, i punti dolenti da affrontare con il proprio Confessore. Nella verifica si può anche giudicare la preghiera della notte precedente: i momenti di fatica o di caduta. Non siamo così banali o ingenui d’affermare che pregare sia facile. Non lo è, eppure è possibile imparare. Per questo motivo la verifica precede l’apertura di una nuova avventura. La verifica serale infatti apre alla lettura del nuovo giorno e alla nuova preghiera notturna. Qui sarà importante tenere d’occhio le fughe in avanti, i facili entusiasmi, le battute d’arresto e i possibili scoraggiamenti. Su questi aspetti è bene confrontarsi con il proprio padre Spirituale. 7 NB.: Prendi nota che il libretto parte dalla prima domenica di Avvento, quindi il primo esercizio va fatto il sabato sera precedente. 8 I cinque passi della preghiera . Lectio, Meditatio, Oratio, Contemplatio, Actio sono i grandi capitoli dell’ascolto e dell’azione. Qui di seguito, amplificando il tempo dell’Oratio, si vuole spiegare un vero e proprio metodo di preghiera. Troppo spesso ci si trova di fronte alla incapacità di pregare. Ci sono persone che credono di pregare perché recitano a memoria decine di preghiere. Il primo distinguo da fare è tra: il “sapere le preghiere” ed il “saper pregare”. Noi non siamo automi o computer che, caricato il programma, eseguono. Ecco la necessità di un metodo per entrare nella preghiera e per condurre la preghiera. Inizialmente potrà sembrare un po’ farraginoso o addirittura infruttuoso, ma imparato e praticato ti diventerà così naturale da non doverci più nemmeno pensare. Questo metodo diventa casa: la casa dove avviene l’incontro, tanto misterioso, quanto meraviglioso. Il metodo si compone dei cinque passaggi della meditazione silenziosa profonda; li esemplifico qui di seguito e poi nel libretto li do per scontato. 1. Chiudi gli occhi e ascolta il tuo respiro. Sempre più lentamente assapora il tuo respirare lieve, continuo, naturale: è il soffio della vita che ti circonda ed è in te. Tutto il creato respira la vita e tu ne sei parte. Senti l'aria che entra ed esce da te. Senza forzature trova il suo ritmo naturale e sereno. Abbandona l'ansia e la fretta e respira, come le foglie, le cime delle montagne, le api, le nuvole.... 2. Percepisci con calma il battito del tuo cuore. È quell'eterno riflesso della forza della vita. Il tuo cuore batte dal tuo 9 concepimento. Quando eri nel grembo di tua madre, il tuo cuore batteva a ritmo doppio. Ora batte costante: che tu t'accorga o no, questo battito di vita di accompagnerà sempre, a volte accelerato, a volte affaticato. Ascolta il suo battere e senti il tuo respiro che si accorda con il pulsare della vita in te: la vita palpita, l’uomo di Te respira! 3. Esponi il motivo del tuo pregare. «Ora sono qui e voglio pregare per questo motivo...». Oppure: «Ho nella mente questa situazione o questa domanda: pregherò su questo». Oppure, visto che questo cammino di preghiera parte dalla “lectio divina”: «Cosa mi dice questo brano? Come illumina il mio cammino? Signore Gesù, parla; il tuo amico ti ascolta!» 4. Mettiti alla presenza di Dio. Ripetiti nella mente che ora tu vuoi essere alla presenza di Dio, Dio è di fronte a te, è il Padre Eterno, è il Creatore del tempo e dello spazio, della vita eterna che contiene tutte le infinite galassie, ogni singolo atomo o particella: dall'infinitamente piccolo, all'infinitamente grande. Se hai la fortuna di essere davanti all'Eucaristia, pensa alla realtà meravigliosa e misteriosa che ti sta di fronte. Non serve che tu capisca tutto, ma che tu senta che sei nulla, un puntino insignificante, eppure capace di percepire il Mistero. 5. Chiedi a Dio di venire in te e tu in Lui. È la richiesta più profonda del cuore dell'uomo: essere avvolto dalla presenza di Dio e avere Dio dentro di te. Se sei di fronte all'Eucaristia, chiedi il dono della Comunione piena con Cristo: “tu in me io in te”. La tradizione orientale insegna un modo particolare: ripetere infinite volte: «Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore» all'unisono con il respiro e il battito del cuore. La potenza di questa preghiera è straordinaria... 10 A questo punto, e solo a questo punto, comincia la preghiera. Pensa alla tua vita alla luce della fede: ogni pensiero conducilo a quello che Cristo ci ha insegnato, a quello che ha detto, a quello che ha fatto. Non ci sono pensieri altri. Lascia anche spazi di silenzio nella mente, ferma la mente su una parola del Vangelo, un gesto di Gesù e resta a guardare quel gesto: cosa fa, cosa dice, cosa mi fa e cosa mi dice. Quando diventerai esperto, quando ci saranno le condizioni giuste, si spalancherà da sola la contemplazione, quella Contemplatio silenziosa di cui si diceva nel capitolo precedente. 11 Domande sul pregare e le sue difficoltà . Qui di seguito alcune tipiche obiezioni alla preghiera che possono aiutare a non arrendersi, per rinsaldare pazienza e perseveranza. • La preghiera quanto dura? La preghiera è fuori dal tempo. La preghiera è in Dio, mentre il tempo è misura dell'uomo, perciò non avere ansia di tempo. Per questo motivo è meglio pregare di notte: c'è tutta la notte davanti! Se sei alle prime volte però, usa la misura del tempo come chiave per aprirne l'esercizio; cioè datti un tempo preciso, molto preciso: senza pigrizie, ma anche senza fare il super-uomo... non sei ancora un monaco! Ad esempio, puoi cominciare da 24 minuti precisi: un minuto per ogni ora della giornata... è un po’ ridicolo come sistema, ma resta facilmente in testa! Non cedere alla tentazione di andare via prima. Dai al Signore tutto quel tempo: regalaglielo. Egli potrà così rimetterti a posto il cuore. Dagli il tempo necessario perché possa operare in te. Non fare però il presuntuoso di sforare troppo la misura, inciamperesti presto e potresti avvilirti. Imparerai con pazienza a non contare più il tempo. Non le prime volte però. • Se mi distraggo e penso ad altro? Niente paura, è normale. Ci sono due tipi di distrazioni. Un primo tipo sono le distrazioni su ciò che proprio non c'entra nulla. Sono le più facili da eliminare. Sorridi, abbandonale e riparti dal primo passaggio; riparti dal respiro e con pazienza, ritrova su quello la necessaria calma; pensa solo al respiro poi al battito, poi al motivo e così via... con pazienza ritorna nella condizione di dialogo con l'Altissimo. Un secondo tipo sono le distrazioni che riguardano persone o situazioni importanti per te: mettile nella preghiera! Comincia cioè a pregare per ciò che ti sembrava una distrazione: pensa a quella 12 situazione o persona secondo la fede: cosa dice Gesù di quella situazione, come Gesù guarda a quella persona? ... Vedrai allora che quella non era una distrazione, ma voce dello Spirito che parla dentro di te da sempre, che ti ha fatto affiorare alla mente qualcosa o qualcuno di molto importante: magari un'ansia, una preoccupazione o una questione che avevi messo via. Ora riemerge e tu la immergi in Dio. • Se mi addormento? Niente paura, succede! Significa che eri stanco e la preghiera ha allentato delle tensioni; queste tensioni ti hanno lasciato ed ora sei in una serenità più profonda. Appena ti svegli sorridi e ringrazia il Signore del dono del sonno e del dono della pace che è scesa in te. Guarda l'ora e sottrai il tempo che hai dormito. Cioè il tempo del sonno non contarlo come tempo di preghiera e riparti nella tua preghiera. Ti accorgerai ben presto come la preghiera dopo il sonno è potente, brillante, vivida, serena. Se proprio non resisti al sonno e ti ricapita pur provandovi due o tre volte, sempre per non esagerare, vai a dormire! Ricorda che un salmo dice: “il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”. Dormire bene dopo aver pregato anche con fatica è sempre meglio che dormire male sapendo di non aver pregato! • Ma quale posizione? La posizione del corpo è molto importante. Noi siamo fatti di anima e corpo. Così non ha senso torturarsi in una posizione che fa male. Non ha nemmeno senso però una posizione che faccia dormire. La posizione dipende molto anche dalla tua struttura fisica, chi è più agile e chi lo è meno. Certamente la schiena diritta senza sforzo che permetta una buona naturale respirazione aiuterà. Quando però ti viene da muoverti prova a non farlo immediatamente, ma solo a pensare di farlo! Libererà cioè un po’ il tuo corpo del suo peso: non obbedirgli troppo. Un amico con 13 un gergo da palestrato, dice che «bisogna lavorare di panca» e sapendo quante ore spende, non a fare body building, ma sulle panche della sua chiesa davanti al tabernacolo, si capisce cosa vuol dire! • Se vengo disturbato? All'inizio trovati una condizione propizia, luoghi o posizioni senza disturbi; le prime volte infatti, l'ansia di riuscire bene, ti fa sentire ogni cosa esterna a te, come un disturbo: l'amico che si muove, la porta che si chiude, il motorino nella strada, l'abbaiare del cane, il termosifone che gorgoglia... Poi vedrai che tutto diventa preghiera persino il disturbo. Madre Teresa di Calcutta chiedeva alla sue sorelle di tenere la finestra aperta perché nella preghiera entrasse il rumore del mercato... Abbi pazienza con te, si impara. Riparti sempre dal primo punto: con pazienza sarà meraviglioso reimmergersi ogni volta nella preghiera, come il nuotatore che ogni tanto si ferma a bordo vasca per reimmergersi con più gusto e al ritmo giusto. A pregare si impara pregando. Nella preghiera non sei solo, Lui è lì di fronte, attorno e dentro te. Non avere paura. 14 I domenica di Avvento (A) 1 dic 2013 Mt 24,37-44 37 Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata. 42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo. Lettura Siamo nel grande discorso escatologico, cioè delle cose future e ultime, del Vangelo di Matteo. Matteo costruisce la struttura letteraria del suo Vangelo con sapienza da manuale! Puoi utilmente anche solo sfogliare il suo testo per accorgerti come questa sezione faccia da snodo prima del racconto della Passione. Questi brani aprono perciò alla comprensione del senso stesso della Passione, non il contrario! Come a dire: attento, se vuoi comprendere quello che sto per raccontarti devi concepire il “tempo” in un modo diverso, devi pensarlo disteso lungo le ere della storia dell’umanità. 15 Così puoi comprendere come il tuo giorno è breve, fragile, fugace; eppure carico di senso se vissuto nel mistero della fede: annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. La fatticità, la fragilità, il disordine dei giorni potrebbe condurti ad essere distratto, a lasciarti vivere (mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito), ma il discepolo del Maestro è elevato al ruolo di “padrone di casa”. Non sei un passeggero del treno della vita, ma autore della tua esistenza se capace di tenerti pronto, vigile all’incontro con il Signore che viene. Meditazione Appare evidente il motivo della scelta di questo brano all’inizio dell’Avvento. Cosa ci dice? L’incarnazione arriva, avviene se il discepolo è sveglio, attento, padrone della sua vita. Essere padroni della vita diventa sguardo fisso su Gesù. Mentre i giorni confusi o noiosi ti martellano di necessità e bisogni ladri di senso, l’attesa della Sua presenza ti rende padrone del tuo tempo. Questo punto è delicato: la realtà che vivi è il luogo di questa incarnazione, non c’è da aspettarne un’altra. Proprio lì dove sei. Mentre due uomini sono nel campo, uno viene preso e l’altro lasciato; mentre due donne preparano la cena, una è presa e l’altra lasciata. Sul tuo libro di scuola, nel vagone della metropolitana, negli occhi di tua madre, nel sorriso del tuo ragazzo, lì è da fare questo incontro con l’Eterno. Ricorda che questi brani precedono i racconti della Croce. Quindi anche quelle astruse formule di chimica apriranno al senso del tuo diventare ingegnere o medico! E’ proprio quel tuo faticare nella ricerca dello scopo che ti rende “padrone di casa”, è il cercare la verità di ciò che fai che ti restituisce a te stesso. 16 Preghiera Salmo 121 Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! È là che salgono le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge d'Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide. Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi palazzi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su di te sia pace!». Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene. Azione Oggi è domenica: partecipa alla s. Messa con fervore e attesa. Hai già letto il Vangelo, l’hai meditato, l’hai pregato, ora entra in piena comunione con Lui perché la tua prima settimana di Avvento si carichi di senso. Arriva per tempo, rileggi il brano, il salmo. Leggi le 17 altre letture. Canta! Prega con voce ferma. Nel silenzio dopo la Comunione offri a Gesù questo cammino. Verifica Si chiude la domenica, giorno del Signore, dono immenso dell’Eucaristia. Come l’hai vissuta? Che dono ti ha fatto il Signore? Sei contento di cominciare la prima settimana? 18 Lunedì della I settimana di Avvento 2 dic 2013 Mt 8,5-11 5 Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». 10 Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! 11Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». Lettura Dopo i primi capitoli, l’evangelista Matteo si sporge sulla predicazione del Regno con una sezione narrativa di dieci miracoli. “Dieci” numero biblico della creazione perfetta. Quindi Gesù è il ricreatore, colui che rimette ordine nel creato. Dopo la guarigione di un lebbroso il racconto di oggi è la guarigione di un servo del centurione: Gesù guarisce il nemico. Le legioni romane infatti insediatisi in Palestina, governano esigendo tasse e imponendo il pragmatismo latino in una regione tutta intessuta di millenaria religiosità domestica e popolare. Quindi Gesù fa una cosa buona per i nemici della nazione. Dopo il terzo miracolo, la guarigione di un 19 paralitico, l’Autore inserisce la sua personale chiamata; racconto di un solo versetto, secco e decisivo. Questo ci impone una rilettura esistenziale del miracolo in quanto tale: Gesù opera il miracolo non per una questione medica, ma per il guadagno della fede e della sequela. Così anche in questo secondo miracolo, l’accento si sposta sulla dichiarazione di fede, di fiducia in Gesù e sulla possibilità che a Cristo arrivino tutti, fuori o dentro il giudaismo: “verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe”. Ecco un vero esplosivo annuncio: i nemici si siederanno a mensa con Abramo! Osserviamo anche l’origine della richiesta: “il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente”. Anche questi nemici hanno un cuore nel quale agisce la misericordia, la bontà (lo Spirito di Dio?) la stessa che permetterà a loro di entrare nel Regno. Gesù si offre di entrare e curare. Gesù non blandisce mai il malato: la voce di Gesù si impone al paralitico “alzati e cammina”; è perentoria con Matteo: “seguimi!”. E’ una chiamata alla festa, alla gioia, al banchetto, alla intimità della tavola, ma richiede un atto di fede: “una fede così grande”. Fatto scandaloso è che questa fede si può trovare anche fuori da Israele. Leggendo i due versetti successivi lo scandalo è completo: i figli di Israele saranno buttati fuori. Meditazione Gesù non fa distinzione di uomini: per Lui sono tutti figli di Dio e fratelli nell’umanità. Per Gesù non ci sono classi sociali o doveri istituzionali: Cristo accoglie e incontra la verità di ciascuna umanità. Possiamo seriamente interrogarci sulla qualità di questa festa a cui l’incontro con l’umano ci apre. Qual è la mia accoglienza di questo umano? Cosa mi dice l’uomo che ho di fronte? Sono bloccato 20 dall’alone che crea attorno a sé il suo status sociale o la sua appartenenza religiosa? Io credo nella potenza di Cristo? Credo non tanto nel suo potere taumaturgico, quanto la potenza di essere io stesso autore di miracoli di carità e d’amore verso il mio prossimo? Preghiera Sal 24 Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti. Per il tuo nome, Signore, perdona la mia colpa, anche se è grande. C'è un uomo che teme il Signore? Gli indicherà la via da scegliere. Egli riposerà nel benessere, la sua discendenza possederà la terra. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza. Azione Passando tra la gente, durante il giorno, li guardo e cerco di amarli anche senza dir nulla. Li osservo e cerco di comprendere l’amore di Dio per ciascuno di loro. Verifica Quanto il mio sguardo ha riposato sul volto altrui o sono rimasto contratto nel timore di questo incontro? 21 Martedì della I settimana di Avvento 3 dic 2013 Lc 10,21-24 21 In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: "Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo". 23 E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono". Lettura Siamo nel Vangelo di Luca dopo la decisiva svolta “di mettersi in cammino verso Gerusalemme”3 che coscientemente costerà a Gesù la vita. Ma come sappiamo il Vangelo di Luca è anche detto il Vangelo della misericordia: ricordiamo, ad esempio, la parabola del Padre misericordioso (altrimenti conosciuta come del figlio prodigo) del capitolo 15. Allora possiamo guardare al frammento di Vangelo di oggi cercando di cogliere di quale risvolto della misericordia del Padre si stia raccontando qui. La misericordia verso i piccoli è amore, è predilezione. Ma chi sono questi piccoli? I bambini? No! Primariamente no, non si tratta di un buonismo puerile. I piccoli del Vangelo stanno all’opposto dei profeti 3 Cfr. Lc 9,51. 22 e dei re, cioè di coloro che nella tradizione giudaica ricevevano una unzione sacra che li elevava di mezzo agli uomini e li eleva a comprendere il mistero di Dio, per governare sul Suo popolo. Questi piccoli sono coloro che non hanno doti, uomini e donne senza qualità, eppure chiamati gratuitamente al Regno nell’apertura della fiducia in Cristo. Infatti leggendo dal contesto scopriamo che questa esultanza di Gesù nasce dopo il ritorno dei settantadue discepoli che fidandosi dell’invito di Gesù sono andati a predicare il regno e sono tornati felici. Settantadue inviati a due a due; trentasei coppie di discepoli, sei per sei: l’imperfezione assoluta! Ma senza troppo giocare con i numeri, sono discepoli anche loro senza volto, senza nome, senza particolari qualità, ma che si fidano dell’invito del maestro. E’ sempre la festa dei semplici: “i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Meditazione Quasi senza sforzo, senza slancio muscolare; solo nell’abbandono alla parola di Cristo, il discepolo parte con il comando di annunciare il Regno. Come il discepolo annuncia il Regno? Con la potenza della Parola che lo guida e lo invita a portare ovunque la pace: “Pace a questa casa”. Uomini di pace, di mediazione nelle faccende umane, di perdono, di mitezza, di profonda umanità verso il debole. I “piccoli” del Vangelo sono potentissimi strumenti nelle mani di Dio per l’edificazione del Regno che dal Cielo della misericordia del Padre scende in terra: la mediazione di un uomo che si fida che tutto ciò sia possibile, rende presente e operante l’amore del Padre. Quell’uomo sei tu. 23 Preghiera Sal 71 O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l'oppressore. Ti faccia durare quanto il sole, come la luna, di generazione in generazione. Scenda come pioggia sull'erba, come acqua che irrora la terra. Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. A lui si pieghino le tribù del deserto, mordano la polvere i suoi nemici. I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti. Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. 24 Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. Li riscatti dalla violenza e dal sopruso, sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue. Viva e gli sia dato oro di Arabia, si preghi sempre per lui, sia benedetto ogni giorno. Abbondi il frumento nel paese, ondeggi sulle cime dei monti; il suo frutto fiorisca come il Libano, la sua messe come l'erba dei campi. Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. Azione Compio un’azione di assoluta gratuità perché il Paradiso scenda in terra. Verifica Quali paure muovono ancora il mio cuore nel compiere il bene? 25 Mercoledì della I settimana di Avvento 4 dic 2013 Mt 15,29-37 29 Gesù si allontanò di là, giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò.30Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele. 32 Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: "Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino". 33E i discepoli gli dissero: "Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?". 34Gesù domandò loro: "Quanti pani avete?". Dissero: "Sette, e pochi pesciolini". 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Lettura Questa è la seconda moltiplicazione dei pani, da confrontare con attenzione anche con Mc 8,1-10. In Marco infatti non si insiste tanto sul miracolo in quanto fatto misterioso e prodigioso, quanto sull’imitazione della condivisione che Gesù chiede ai discepoli: le persone imparano a condividere perché Gesù condivide quel poco che ha. 26 Il contesto in cui il brano è inserito viene introdotto drammaticamente da una citazione: «Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini»4, per poi presentare con quel “ascoltate bene” la questione del cuore dell’uomo: puro ed impuro stanno nelle intenzioni profonde del cuore. Così ecco la donna cananea pronta a raccogliere anche gli avanzi dati ai cani pur di aver una briciola della misericordia di Dio. Il cuore di Cristo si apre e la folla è saziata prima di guarigioni e poi di pane e pesce. Ma mentre i miracoli li opera lui solo, in questo sfamare la folla, Gesù chiama in causa i discepoli e la loro capacità di mettere a disposizione il poco o nulla che hanno: sette pani e pochi pesciolini; nulla per quattromila uomini senza contare le donne e i bambini. Eppure da questo gesto di profonda e semplice umanità avanzano persino sette ceste piene. Meditazione Il miracolo che chiama in causa il discepolo è quello della condivisione. Il vero prodigio, il mistero che si compie sotto i nostri occhi, sono gli uomini che operano il miracolo della condivisione nel nome di Gesù. Sarebbe davvero poca cosa se Gesù avesse sfamato la folla con un miracolo; la folla avrà sempre fame! Quello che conta è che ciascuno di loro abbia capito il Vangelo. E’ in queste cose che nasce la credibilità della Chiesa. Una Chiesa che non onora Dio con le labbra o che non pone sterili vaneggiamenti cultuali, ma che compie l’amore per l’affamato prendendosene cura, condividendo il proprio pane. 4 vv. 7-9. 27 La Chiesa che compie la carità viene sempre riconosciuta dal mondo come credibile, affidabile, coerente; apre agli uomini una possibile lettura del Vangelo come autentico. La Chiesa che opera per l’uomo canta al mondo l’amore di Dio per l’uomo. E’ utile domandarsi quanto io mi renda partecipe del bene dell’altro, dalla sua buona riuscita. E’ utile per un serio cammino spirituale cominciare a presentare al Signore tutti quegli zoppi, storpi, ciechi, sordi che conosciamo, pregando per loro. Di quale conversione ho bisogno perché la mia vita si riempia di questo miracolo? Credo in questo miracolo? Preghiera Sal 22 Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. 28 Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. Azione Nella giornata presento al Signore tutte le persone bisognose che incontro. Chiedo a Lui di commuovere il mio cuore per loro. Provo a fare un atto di carità guardando in faccia, toccando il povero, parlandogli, conoscendolo. Verifica Quali resistenze sento dentro di me, verso i fratelli? 29 Giovedì della I settimana di Avvento 5 dic 2013 Mt 7,21.24-27 21 Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. [...]24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande". Lettura Accade spesso che la liturgia proponga dei brani con dei “taglia e cuci”. Senza addentrarci nella questione che ha alcune sue ragioni, colui che desidera praticare la lectio divina, si lasci subito interrogare e vada alla scoperta dei versetti mancanti. Contestualizzare il brano nella sua integrità è fondamentale per la sua comprensione. Nel brano di oggi abbiamo il salto di due versetti: 22In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". 23Ma 30 allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!"5. Non è difficile comprendere l’importanza di questi versetti per l’intero brano. Ascoltare la Parola, o pregare senza mettere in pratica è stoltezza. La stoltezza, al contrario della saggezza, abbassa l’uomo, lo avvilisce verso il non senso. Stoltezza ed insensatezza sono vicine. Meditazione Il giovane che si pone alla ricerca del senso, ha una strada sicura da seguire: praticare la Parola, metterla in pratica. Può sembrare una questione meramente morale o peggio moralistica, ma, al contrario, Gesù propone proprio la questione del senso: l’intelligenza di una vita, il suo significato: il fondamento della vita è la pratica della via di Cristo. Praticare la Parola, significa: “pensare la vita secondo la fede”. Pensare la vita secondo la fede, è anche la più bella definizione di preghiera. Quando infatti ci immergiamo nella preghiera come insegna questa scuola di preghiera, impariamo a pensare la vita secondo la fede, a ricomprenderla secondo il dettato della semplicità profondissima della vita di Cristo. Gesù infatti si presenta come via, verità e vita. Chi pensa secondo Cristo agisce secondo Cristo. Chi pensa secondo Cristo è vivo! Resiste alle intemperie della storia. E’ forte! E’ a casa! 5 Mt 7,22-23. 31 Preghiera Sal 117 Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Dica Israele: "Il suo amore è per sempre". Dica la casa di Aronne: "Il suo amore è per sempre". Dicano quelli che temono il Signore: "Il suo amore è per sempre". Nel pericolo ho gridato al Signore: mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo. Il Signore è per me, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo? Il Signore è per me, è il mio aiuto, e io guarderò dall'alto i miei nemici. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti. Tutte le nazioni mi hanno circondato, ma nel nome del Signore le ho distrutte. Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore le ho distrutte. Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra i rovi, ma nel nome del Signore le ho distrutte. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto. 32 Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto prodezze, la destra del Signore si è innalzata, la destra del Signore ha fatto prodezze. Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore. Il Signore mi ha castigato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte. Apritemi le porte della giustizia: vi entrerò per ringraziare il Signore. È questa la porta del Signore: per essa entrano i giusti. Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza. Azione Nella giornata mi domando quanto più spesso possibile: “cosa dice la fede di questa situazione?” “Quale giudizio dà la fede su questa persona?” Verifica Come è stato oggi il mio sguardo? Sguardo sulla realtà, sulle cose che capitano, sulle persone. E qual è lo sguardo del Signore su di me? 33 Venerdì della I settimana di Avvento 6 dic 2013 Mt 9,27-31 27 Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: "Figlio di Davide, abbi pietà di noi!". 28Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: "Credete che io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!". 29Allora toccò loro gli occhi e disse: "Avvenga per voi secondo la vostra fede". 30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: "Badate che nessuno lo sappia!". 31Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. Lettura Oggi torniamo alla redazione matteana del Vangelo nella sezione dei dieci miracoli. Due ciechi protagonisti. La cecità era spesso intesa nel giudaismo come una punizione divina; questa credenza qui viene sconfessata. I due ciechi seguono Gesù gridando la professione più solenne della identità del Cristo: “figlio di Davide”. Ma come possono due ciechi seguire qualcuno? Solo ascoltandone la voce. L’ascolto della voce di Gesù permette anche a colui che si ritiene castigato da Dio, di seguire il Cristo fino alla scoperta della sua identità più intima e solenne. «"Credete che io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!"». La vera guarigione avviene qui, nell’atto di fede: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». Credere nella Parola salva dalla paura di essere stati abbandonati da Dio o puniti da Lui. Inoltre rende irrefrenabili testimoni. I due infatti diffondono la notizia; ma la testimonianza di una guarigione taumaturgica, serve a ben poco; al 34 massimo propone Gesù come un provvidenziale medico. L’Evangelista evidentemente ci suggerisce di osservare la potenza di questa predicazione spontanea ed esultante: non è solo credibile, ma sanante e desiderabile anche da chi si sa manchevole nella fede. Meditazione Il mendicante di senso, come tutti siamo, brancola nel buio della propria cecità. Ascoltando la Parola può seguire il maestro della sua nuova vita, l’Autore della sua nuova prospettiva di pensiero. Cristo ci apre gli occhi. Ci fa vedere tutto sotto una nuova luce. Cristo ci salva dal buio che spesso ci angoscia; il buio riempie la nostra vita di fantasmi e paure. Certamente la consapevolezza di non vederci, apre la porta a questo ascolto più attento. Come per i sensi, la cecità rende acuto l’udito. Ma chi non si riconosce cieco, bisognoso di senso, non affina l’udito... non segue alcuna voce, se non il proprio istinto e si perde. Ecco perché noi diciamo che Cristo illumina la vita: perché ascoltando Lui finalmente i nostri passi procedono verso la luce. Preghiera Sal26 Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? Quando mi assalgono i malvagi per divorarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. 35 Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario. Nella sua dimora mi offre riparo nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua tenda, sopra una roccia mi innalza. E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano. Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria, inni di gioia canterò al Signore. Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me, rispondimi! Il mio cuore ripete il tuo invito: "Cercate il mio volto!". Il tuo volto, Signore, io cerco. Azione Oggi provo seriamente a fare silenzio, a spegnere ogni inutile chiacchiera. Per imparare ad ascoltare, faccio silenzio. Oggi parlo il meno possibile. Niente musica, televisione, telefono, chat... Verifica Qual è la mia capacità di fare silenzio? Oggi come è andata? 36 Sabato della I settimana di Avvento 7 dic 2013 Mt 9,35-38.10,1.6-8 9,35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!". 10,1 Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. [... e li mandò con questa ingiunzione:] 6rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Lettura Qui sta a te scoprire quali versetti sono stati saltati, unendo, fra l’altro, il capito nono al decimo. Terminata la sezione dei dieci miracoli, con l’intersezione della chiamata dell’Autore, Matteo, e con una pericope sull’insensatezza del digiuno per degli invitati a nozze, si apre il capitolo sulla missione, sul destino dei chiamati alle nozze! Queste nozze sono predicate a degli invitati poveri e dispersi come “pecore senza pastore”. La commozione del Cristo per la sorte di questo gregge stanco lo muove alla chiamata degli operai del Vangelo. 37 La predicazione a cui sono invitati è semplice, profonda ed altissima allo stesso tempo: il Regno vicino alle infermità degli uomini. Meditazione E’ Gesù che chiama, è Gesù che opera nel cuore la conversione, il votarsi decisi a Lui. La preghiera è la chiave per aprire questa porta: è la preghiera e la presenza dei poveri, degli infermi, dell’umanità ferita che apre le porte verso Cristo. La chiamata non è voce lontana, ma incarnata dal fratello che sta nelle nostre città e villaggi: strada facendo sei costretto a vedere! Pensa sinceramente alla possibilità di consacrare tutta la tua vita ai poveri. Non perdere tempo a pensare che Gesù possa chiamarti come fosse una lettera improvvisa che dica quello che devi fare di te! Cammina per le strade della tua città e guarda. Quello che vedi ti chiama, quella è la vocazione che attendi: “seguimi!”. Ascolta il bisogno di verità del tuo coetaneo, il grido di solitudine dell’anziano, la follia dei luoghi dell’assurdo, del denaro, la disperazione del sopravvissuto alla morte di un congiunto, il pianto di chi preferisce morire che vivere. «Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni». Questo grido è la chiamata. Rispondi alla chiamata, alzati e vai! Preghiera Sal 146 Loda il Signore, anima mia: loderò il Signore finché ho vita, canterò inni al mio Dio finché esisto. 38 Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare. Esala lo spirito e ritorna alla terra: in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e quanto contiene, che rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Azione Oggi per tutta la giornata provo a pensarmi in una vita di totale consacrazione al Signore. Provo a pensarmi sacerdote, missionario, suora, consacrata per le strade dell’umanità. Cosa farei, cosa penserei, cosa sentirei nel cuore? Verifica Come è stata la giornata da consacrato/a? 39 Immacolata concezione di Maria 8 dic 2013 Mt 3,1-12 1 In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". 3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! 4 E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. 5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 7 Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile". 40 Lettura Mentre il racconto dei giorni di Giovanni il Battista appare nel suo taglio tipicamente storiografico, il clima della predicazione è assolutamente escatologico: le cose ultime sono gridate con grande forza dal profeta nel deserto. La citazione di Is 40,3 ha un tono assai solenne e dà fondamento biblico alla persona austera del profeta che sovrappone sé al suo messaggio. Proprio questo dato mostra la necessità di una coincidenza tra il gesto del battesimo e i frutti di buone opere, come a dire che non si può chiedere il perdono dei peccati e permanere nell’errore e non cambiare vita. Siamo nei primi capitoli del Vangelo di Matteo e con tale apertura l’Evangelista spinge il lettore alla revisione personale della vita: l’avvento di Gesù Cristo chiama a cambiamento, proprio come affermato dai fatti successivi di cui abbiamo visto l’opera dei dieci miracoli e la chiamata e conversione di Matteo: repentina, radicale, totale. Proseguendo la lettura ci è mostrato come la figura del Cristo che lotta contro la tentazione del diavolo del capitolo quarto sarà piena vittoria nella piena adesione alla Parola di Dio; proprio mentre il diavolo tenta di staccare Gesù dalla Parola, ad ogni tentativo egli risponde citando Deuteronomio. Quindi il pieno battesimo, la piena conversione, la piena adesione a Cristo è immersione nella Parola, nella profezia, nella verità di Dio annunciata e proclamata dai profeti che hanno vissuto nella loro carne questa adesione. L’Avvento di Cristo è incarnazione del Verbo, quindi è adesione del discepolo alla Parola, è incarnazione della Sua verità. Meditazione In questo contesto è importante capire che mentre Gesù nel capitolo 3 di Matteo non è ancora comparso sulla scena pubblica, per poterlo 41 incontrare, conoscere e apprezzare è necessario un cambiamento. Non solo un esteriore nuovo vestito, ma il desiderio di un cuore nuovo, rinnovato dalla sua venuta. Cosa desideri per questo Natale? Quale frutto di buone opere deve nascere nel tuo quotidiano perché tu possa dichiarare di essere di Cristo? Siamo entrati nell’Avvento, ma questa attesa non è l’ansia di una esteriore rievocazione di un fatto passato. L’Avvento deve compiersi “in te”: Cristo deve apparire in te, nel tuo operato, nel tuo pensiero sulla vita. Tu diventi la Parola che incarni e diventi annuncio della presenza di Cristo nel mondo per gli altri. Gli altri vedono in te l’avverarsi della profezia. Ecco la buona notizia per te: c’è una vita nuova che ti aspetta, nasce una nuova persona, nasce Cristo. La porta di accesso, il parto avviene attraverso la Confessione: rinnovazione nel tempo del Battesimo ricevuto una volta per tutte. Preghiera Sal 71 O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. 42 Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. Azione Prepara bene e con scaltrezza la confessione sacramentale. Celebra bene la Confessione (non durante la s. Messa!) in un momento opportuno e con la calma necessaria: la preparazione remota, il silenzio pacato prima, il ringraziamento gioioso dopo. Verifica Che rapporto hai con il sacramento della confessione? Come ti confessavi fino a ieri, e oggi come ti sei confessato? 43 Lunedì della II settimana di Avvento 9 dic 2013 Lc 5,17-26 17 Un giorno stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. 18Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. 19Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. 20Vedendo la loro fede, disse: "Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati". 21Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: "Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?". 22Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: "Perché pensate così nel vostro cuore? 23Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"? 24Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico – : àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua". 25Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. 26Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose". Lettura La scena viene introdotta da una immagine grandiosa: presenti tutti i saggi, i dottori del tempio, i farisei venuti da ogni villaggio, Giudea, 44 Galilea, Gerusalemme; la potenza di Gesù opera miracoli; Gesù seduto – posizione del trono, della signoria, delle cose importanti da dire, del maestro che insegna ai discepoli in ascolto – domina la scena. Taglia l’immagine la realtà di un povero derelitto che viene calato dal tetto “nel mezzo della stanza”. E’ cosa scandalosa: il segno della fragilità dell’essere umano, sintomo del male e condanna che per il giudaismo viene dal peccato, prende il centro della scena. Tutti i dotti discorsi teologici sono lacerati da questo povero che scende dall’alto. Non poteva entrare, non c’era posto per lui, nessuno gli faceva spazio, non interessava: non era più importante delle cose dette, dei discorsi fatti, delle domande sibilline dei farisei, dei loro sottili ragionamenti. Ma la carità di qualcuno divarica la ferita. E’ lo scandalo della presenza del male che mette in discussione la bontà e l’efficiente provvidenza di Dio. Quindi qui non si tratta solo di un miracolo di guarigione come prova della onnipotenza di Dio, ma è in questione l’identità stessa di Dio e con essa l’identità di Gesù riconoscibile come il Cristo. La presenza del male, della malattia, del peccato, mette sempre in crisi ogni ragionamento su Dio. Non dimentichiamo che siamo nel Vangelo di Luca detto anche Vangelo della misericordia, quindi il volto misericordioso del Padre è la vera essenza dell’annuncio evangelico lucano, della buona notizia contenuta in questo libro. Possiamo anche sbilanciarci nel pensare che, poiché questo tetto aveva le tegole non fosse un terrazzo come preferibile per le casette del tempo, quindi possiamo ipotizzare che Gesù si trovasse in una stanza al piano superiore. Questo particolare, se plausibile, ricorderebbe la stanza della miracolosa guarigione operata da Elia profeta nella casa di Zarepta di Sidone; e la stanza al piano superiore dell’ultima cena, dove Cristo consegna la vita, dà la vita, la dà a chi non ce l’ha; sempre quella stanza al piano superiore dove la prima 45 spaventata comunità cristiana stava rinchiusa fino all’irrompere dello Spirito che spalanca le porte alla Chiesa che nasce. Meditazione Il povero è nel centro della stanza: paralisi e scandalo del pensiero teologico circa la bontà e la perfezione del Dio creatore. Ma Gesù sbaraglia ogni previsione: sposta subito l’attenzione sulla misericordia. Gesù restituisce subito la persona, definita in Luca come “uomo”, alla sua dimensione religiosa: “uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”. Quale sostanziale differenza rispetto a chi categorizza le persone in funzione della loro patologia! “Dio ti vuole bene!” Questo guarisce! Si può sopportare qualunque infermità se vi è la certezza dell’amore del Padre, la presenza di Dio nell’infermità. Ma il blocco del sospetto inibisce qualunque comunicazione profonda di Gesù: chi può perdonare i peccati? Vola l’accusa di bestemmia suffragata da una presunta conoscenza di Gesù e di Dio. Questo aspetto deve farci pensare. Anche noi sovente vogliamo sostituirci a Dio nel giudizio sulle persone o sulla storia. Così dimentichiamo il vero destinatario del nostro realismo umano: l’uomo! Il fatto religioso, svuotato della persona di Dio, viene addossato all’uomo povero, nella pretesa conoscenza dell’opera di Dio, uccide l’uomo già schiacciato dalla sua fragilità. Possiamo utilmente domandarci quale sguardo o giudizio ho sul malato, sul sofferente, sul dolore innocente. Quale giudizio ho sul peccatore. Da questi giudizi affiora la mia immagine di Dio, il mio pensiero su di lui, la “mia teologia”. Ma Gesù per prima cosa spalanca le porte alla misericordia: la carezza del Nazareno! La salute infatti è solo strumentale alla vita, 46 non ridà salvezza. Gesù invece prima dà la salvezza poi dona la salute ed entrambe per la forza della fede. Qui la fede è di coloro che hanno creduto nella possibilità, nella pietà di Cristo. Portare un malato a Cristo è atto di vera carità perché è atto di fede! Pregare per lui e per la sua salvezza è atto di profonda fede, è la verità di un convincimento profondo che si dà nell’atto di pura carità. Quanti paralitici sarebbero da portare a Cristo! Quanta gente paralizzata dal senso di colpa o peggio proprio dal peccato che andrebbero portati a Cristo. Preghiera Sal 84 Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace. Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. Amore e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino. Azione Oggi perdono chi è ferito dalla colpa. Lo guardo con lo sguardo di Cristo. 47 Verifica Come è stato oggi lo sguardo sull’altro? Come ho guardato i poveri del Vangelo? 48 Martedì della II settimana di Avvento 10 dic 2013 Mt 18,12-14 12 Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. Lettura Il versetto 14 ci dà le coordinate di comprensione del brano. Il capitolo 18 infatti viene definito dalla Bibbia di Gerusalemme come il “discorso sulla vita nella Chiesa”, nella comunità cristiana ideale. Infatti si apre con la dichiarazione di chi è il più grande per proseguire con gli atteggiamenti scandalosi, l’attenzione a coloro che si perdono, la correzione fraterna, il pregare insieme, il perdono delle offese e la condanna del servo/discepolo spietato. Questa semplice analisi contestualizza la pericope di oggi e ci aiuta a centrare l’attenzione sulla volontà, sul desiderio profondo del Padre: che nessuno si perda. Ma per raggiungere questa beatitudine divina è necessario che “un uomo”6 vada a cercarla con la voglia di far festa per il suo ritrovamento. Cento è anche dieci volte dieci: dieci, il numero del cosmo, quindi per estensione, tutti gli uomini della terra! 6 Cfr. Mt 18,12. 49 Meditazione Il Padre ci affida la ricerca della pecora perduta. Senza cadere in banali e angoscianti moralismi, possiamo affermare che quell’uomo sono io, sei tu. La vita ordinaria ti affida la custodia dell’altro, di coloro che sono già accanto a te. Questa situazione richiama tanto la domanda di Caino: “sono forse io il guardiano di mio fratello?”7, alla quale questo testo risponde: “sì” tu sei il guardiano dei tuoi fratelli nella comunità cristiana, proprio come Cristo è pastore sommo di tutto il gregge dell’umanità. Ci possiamo utilmente chiedere quanto ci importi della sorte degli altri, della sorte dei cammini di fede degli altri. Quanto sentiamo forte l’appartenenza ad una comunità di fratelli battezzati in Cristo? Corriamo sempre il rischio di una “auto-salvezza” che non contempla la beatitudine degli altri. Nasce invece da questo Vangelo la consapevolezza della gioia per aver “guadagnato a Cristo qualcuno”, “Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro”8. E’ ansia buona che parte dal riconoscimento che queste pecore mi sono date per stima, non per dovere e costrizione: non sei un mercenario, ma figlio dell’unico proprietario! Egli ti stima capace di pascere, di custodire il gregge: perché sia gioia per te il guadagno anche solo di un fedele che si è perduto. La gioia del Regno che si compie: “Gioiscano i cieli, esulti la terra”. Preghiera Sal 95 Cantate al Signore un canto nuovo, 7 8 Cfr. Gen 4,9. Cfr. 1Cor 9,19-23. 50 cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Dite tra le genti: «Il Signore regna!». Egli giudica i popoli con rettitudine. Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta. Esultino davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli. Azione Mi avvicino discretamente a chi so essere lontano dal Vangelo e gli faccio sentire la mia gioia di essere di Cristo. Oggi cerco di contagiarlo alla gioia della festa. La fede passa per contagio, non per convinzione teoretica, ma per passione per l’umano. Verifica Quanta paura ho di essere rifiutato con il messaggio evangelico? Sono ancora bloccato? Ho davvero incontrato la gioia di essere di Cristo da diventare contagioso? 51 Mercoledì della II settimana di Avvento 11 dic 2013 Mt 11,28-30 28 Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero". Lettura Leggi ora nella loro continuità i capitoli 11 e 12. La liturgia infatti ci fa tornare indietro nella narrazione di Matteo. Essi raccontano dello scontro tra la grettezza del mondo (le città) che non comprende nemmeno i miracoli più eclatanti e la bellezza del Regno che sta predicando Gesù. I due versetti di oggi fanno da snodo: chi sta con Gesù, chi ascolta la sua parola è nella gioia: strappa gioioso le spighe e si nutre danzando dei beni della terra come custode del creato, pasciuto dal Creatore, Signore del sabato: lo Shabbat, il riposo del Creatore che stende lo sguardo sulla sua opera. Chi sta con Gesù partecipa di questa signoria, sconfigge il male, il capo dei demòni; chi segue questa parola di salvezza diventa fratello, sorella e madre del Cristo. Importante questo aspetto generativo: madre del Cristo, generatrice della Verità, del senso (logos) dell’esistenza. Meditazione Stanchezza e oppressione derivano dalla perdita del senso. Quando non sai più il perché del vivere, il motivo generatore del quotidiano, l’orizzonte di possibilità del futuro, allora stanchezza e oppressione afferrano il cuore e tolgono la forza. 52 Gesù ti invita alla festa della vita, alla gioia dell’esistere. Il giogo è un dispositivo, concepito fin dall'antichità per la trazione animale, che, applicato alla parte anteriore del corpo di uno o più animali da tiro, ne permette la sottomissione. Gesù usa questa immagine, nella quale la Chiesa vede anche la croce, per non sottrarre la sua sequela alla quotidianità: come il giogo per l’animale è attrezzo del lavoro quotidiano, Gesù dichiara che qui non si tratta di una gioia effimera disincarnata dalla vita: è realtà quotidiana, ma soave e liberante. Gesù “salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e di misericordia”. Sia questa allora la gioia che conduce la tua giornata. Utilmente si può fare un passo di maturità spirituale cogliendo come la vita in Cristo è casa da abitare sempre: vivere nella presenza del Signore dentro le cose di tutti i giorni. Soprattutto quando si è affaticati ed oppressi, lasciare che la convinzione che “il Signore c’è”, è lì, prenda il sopravvento sullo scoraggiamento, sullo smarrimento. Preghiera Sal 102 Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. 53 Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Azione Affrontare le difficoltà della giornata come occasione buona per crescere: come le affronterebbe Gesù? Cosa ne direbbe? Verifica Quando e quanto mi abbatto nelle vicende avverse? Oggi come è andata? Nel cammino di preghiera considero che anche negli insuccessi Gesù mi accompagna, è presente e mi incoraggia? 54 Giovedì della II settimana di Avvento 12 dic 2013 Mt 11, 11-15 11 In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui quell'Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti! Lettura Torniamo un po’ indietro rispetto ai versetti di ieri, ma nello stesso capitolo, per cui teniamo buone le considerazioni generali di ieri. Il tono di questa sezione è molto perentorio, sbaraglia le facili ireniche semplificazioni. La figura austera di Giovanni il Battista apre il capitolo 11: un vero figlio della ricerca della verità di Dio, un vero profeta che fa coincidere il suo messaggio con la sua persona. Anche più di un profeta, perché è un profeta annunciato: un messaggero, un araldo del Cristo. Eppure “il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”: il più piccolo nel Regno dei cieli è Cristo, che abbassandosi si è fatto piccolo. L’araldo di Cristo allora deve scegliere la forma del “piccolo del regno”. Certo il Regno è annunciato come vero e possibile quando il piccolo è riconosciuto come araldo del mistero di Cristo. Ma la violenza ed il sopruso che schiacciano il “piccolo” potrebbero sbaragliare l’avvento del Regno? 55 Con Giovanni si ribalta il mistero della rivelazione del Regno. Mentre prima il profeta è posto in alto a giudicare le nazioni, dopo Giovanni è il piccolo che giudica le nazioni. Le nazioni sono giudicate dalla presenza del piccolo, di quanto e come viene accolto, custodito, amato. Ecco perché il Regno subisce violenza, perché così sarà: Cristo subirà questa violenza e da quella remota posizione di abbassamento giudicherà ogni nazione con la misericordia stessa del cuore di Dio. Il giudizio della misericordia di Dio per l’uomo avviene quando l’uomo uccide “il più piccolo nel regno dei cieli” cioè il Cristo che si è fatto ultimo e servo di tutti. Il paradosso è che i violenti si impadroniscono del Regno dei cieli perché Cristo si è fatto ultimo nel regno e regala il regno a chi non se lo merita: “Padre perdonali”! Non serve Dio per perdonare chi si pente, basta anche un uomo di buon cuore. Ma per perdonare chi non se lo merita ci vuole Dio, un Dio sconosciuto fino a Cristo: un Dio “amico dei pubblicani e dei peccatori”. Il Dio Padre visto nel Messia che solo Giovanni ha intuito e annunciato. Meditazione Oggi sei invitato a meditare sulla grandezza della misericordia di Dio. Non cadere però nel buonismo, in un modo ingenuo di concepire la Sua bontà. La misericordia non è un colpo di spugna che cancella le responsabilità o elimina la traccia dolorosa che le vittime del male subiscono. La misericordia di Dio sanguina dello stesso sangue delle vittime. Il male fa male! Fa male a chi lo compie e uccide chi lo subisce, ma proprio da questa posizione senza speranza, il Cristo pronuncia il nome Padre e riporta in Lui ogni violenza, riaccende la presenza di Dio dove l’uomo l’ha spenta. 56 Credi tu questo? Pratichi tu questo? Annunci agli altri questo con la tua vita? Non sentirti semplicemente in colpa della distanza da questa splendida ipotesi, ma gioisci nel cuore profondamente del fatto che noi crediamo ad un Dio capace proprio dove tu non sei capace. Questo cammino verso il Natale ti offre una splendida occasione per entusiasmarti di questa buona notizia. Vai e annunciala con semplicità, raccontala agli altri, prova! Preghiera Sal 144 O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza. Facciano conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno. Il tuo regno è un regno eterno, il tuo dominio si estende per tutte le generazioni. 57 Azione Ti consiglio un gesto di profonda umanità. Prega per i carcerati, per gli omicidi, per gli stupratori, per i pedofili, per gli impenitenti. Mettili nel cuore di Dio. Verifica Come è stata la tua preghiera per chi non se la merita? 58 Venerdì della II settimana di Avvento 13 dic 2013 Mt 11, 16-19 16 A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: 17"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!". 18 È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: È indemoniato. 19È' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori". Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie". Lettura Il brano di oggi è la continuazione di quello di ieri e pertanto diamo per assimilata l’esegesi fatta ieri. Aggiungo solo una nota: il versetto 17, che potrebbe presentare una difficoltà di comprensione. Con tutta probabilità Gesù prende spunto da un gioco di strada. I bambini posti in due gruppi a mimare il canto e il ballo allegro, oppure il lamento di un canto triste. E’ interessante osservare come Gesù prenda spesso le mosse per le sue similitudini da immagini assolutamente familiari ai suoi ascoltatori, immagini agresti o domestiche o semplicemente naturali. Giovanni nella sua austerità è rappresentato da un lamento e dal battersi il petto, segno della penitenza e del digiuno; Gesù invece è rappresentato dal flauto e dalla danza allegra. Ma resta il fatto che 59 comunque alcuni non si lasciano coinvolgere. I due linguaggi narrativi del precursore e del Messia non vengono né compresi, né tantomeno ascoltati: taluni non si battono il petto e nemmeno partecipano alla festa, restano bloccati nei loro convincimenti pseudoreligiosi. Da qui il rimprovero successivo alle città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi. Meditazione Potremmo maldestramente sentirci chiamati in causa e sentirci in colpa per la lentezza dei nostri passi di fede. Ma è questo l’intento del brano? Farci sentire in colpa? No, assolutamente. Vangelo è buona notizia per tutti, tant’è che al versetto 25, l’Evangelista ci racconta di Gesù che benedice il Padre per la comprensione e l’accoglienza dei piccoli. Inoltre noi non conosceremmo il Padre se Gesù non ce lo avesse rivelato. Questa è la buona notizia che fa muovere i nostri passi verso Cristo e verso i fratelli. Liberiamoci degli inutili sensi di colpa e danziamo la danza del Vangelo che salva l’uomo dalla tristezza di essersi separato da Dio, grazie alla vicinanza che Egli ha deciso verso di noi. Unisci la meditazione di oggi, con quella di ieri e di mercoledì, avrai un quadro completo ed armonico dell’esperienza spirituale. Preghiera Sal 1 Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti, ma nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte. 60 È come albero piantato lungo corsi d'acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene. Non così, non così i malvagi, ma come pula che il vento disperde; poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina. Azione Medita abbondantemente sulla fortuna di essere cristiano. Gusta fino in profondità la gioia di sapere che Dio ama l’umanità. Ringrazia chi ha scelto per te il dono del battesimo. Cercane la data, annotala e festeggiala come e più del compleanno! Verifica Tu a chi appartieni? Pensa nel profondo di te se senti di appartenere solo e soltanto a Cristo. 61 Sabato della II settimana di Avvento 14 dic 2013 Mt 17, 10-13 10 Allora i discepoli gli domandarono: "Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?". 11Ed egli rispose: "Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro". 13Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista. Lettura Estratta come un frammento questa pericope rischia di non essere comprensibile, pertanto leggiamola nel contesto del capitolo 17 che si apre con il racconto della Trasfigurazione. E’ scendendo dal monte che i discepoli fanno la domanda circa Elia. Dopo aver visto Mosè ed Elia conversare con Gesù, resta in loro una questione religiosa: Elia deve tornare per la fine dei tempi? La risposta di Gesù spalanca a comprendere che Elia non è solo un grande profeta della storia della salvezza di Israele, ma categoria di colui che come il Battista ha annunciato con la sua vita l’evento salvifico della presenza di Cristo nel mondo. Questo passaggio si comprende nella delusione esternata da Gesù mentre osserva come i discepoli non siano riusciti a scacciare il demonio perché increduli. L’evento del Regno, non è allora un fatto storico che attendiamo col naso all’insù, ma evento del soggetto credente che fa di sé il luogo di questo avvenimento propizio per tutti. 62 Meditazione Noi siamo luogo della salvezza operata da Cristo per la salvezza di tutti gli uomini. Ad esempio noi siamo la mediazione storica dell’incontro di tanti con la buona notizia, che più semplicemente possiamo descrivere come l’occasione che tanti hanno per incontrare Gesù. Così come qualcuno è o lo è stato per noi: la nonna che mi portava a catechismo e che vedevo pregare, la mamma che m’ha insegnato a pregare, il mio prete che mi dona l’Eucaristia o la Riconciliazione... Così anch’io posso essere quell’Elia della fine dei tempi, quel profeta che fa aprire le porte del cuore all’incredulo, che accompagna il fratello minore all’incontro con Gesù, il padrino della Confermazione che lo accompagnerà lungo la vita, quel discepolo che libera dal demonio l’amico caduto nel male, il braccio che sorregge il disperato, la mano che afferra e non abbandona chi desidera la morte! Preghiera Sal 79 Tu, pastore d'Israele, ascolta. Seduto sui cherubini, risplendi. Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell'uomo che per te hai reso forte. 63 Sia la tua mano sull'uomo della tua destra, sul figlio dell'uomo che per te hai reso forte. Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. Azione Ringrazio di persona chi mi ha insegnato la fede e le prime preghiere. Osservo attorno a me e cerco l’occasione per raccontare la bellezza di Cristo. Verifica Come sta andando la preghiera? Come mi sento? Cerco le forze in Gesù? 64 III domenica di Avvento (A) 15 dic 2013 Mt 11,2-11 2 Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?". 4Gesù rispose loro: "Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!". 7 Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Lettura Questo brano lo abbiamo già incontrato nel nostro cammino di Avvento e dovremmo avere la percezione di cominciare a capire un po’ di più; cominciano cioè ad unirsi le varie informazioni, riflessioni, spunti di preghiera. 65 Giovedì e venerdì scorso infatti, abbiamo contestualizzato le due pericopi proposte dalla liturgia che ci porta al Natale di Cristo, all’interno dell’intero capitolo 11. Gesù non è solo accettato e osannato per la profondità e saggezza di ciò che dice, non è solo cercato per la potenza dei suoi prodigiosi miracoli, Gesù è anche rifiutato, osteggiato, criticato. Non si tratta – ci dice Matteo – di una questione puramente storica, è la nemesi che si ripete anche nella storia del discepolo: non dobbiamo stupirci. Ecco la figura “del più grande tra i nati di donna” che chiede conferme circa la sovrapposizione tra quel Gesù di carne e ossa, cugino di secondo grado, e il Cristo annunciato dalle scritture. Giovanni che dell’attesa del Cristo fa lo scopo stesso della vita, che non si sottrae al carcere per dire la verità e riportare a verità persino i prepotenti infidi della storia, vuole una definitiva conferma. Quale conferma gli fornisce Gesù? Di nuovo estraendo parole dalla Parola. Qui deve subito stupirci la conoscenza che Gesù ha della Scrittura, la sua totale adesione, sottomissione. L’immagine è l’avverarsi della Parola sotto i nostri occhi. Ma qui Gesù compie una operazione in più: certifica sé, certificando l’opera di Giovanni. Giovanni infatti con la sua predicazione austera ed autorevole ha ridato la vista ai ciechi, ha fatto camminare gli zoppi, ha purificato i lebbrosi, ha fatto sentire i cuori induriti, ha ridato la vera vita agli agonizzanti nel peccato. Con delicatezza Gesù spiega il Regno allo stesso Giovanni e lo conforta nella scelta che Giovanni sta portando alle estreme conseguenze. Come a dirgli: «quello che sono io, lo hai fatto accadere in te». Questa lettura profonda del testo può essere ricavata solo mettendo il testo di oggi in continuità con le sentenze lapidarie ed iperboliche del capitolo precedente: “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura 66 piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo”9. Poi Gesù si rivolge agli ascoltatori, alle folle. E’ invito alla decisione, alla incarnazione dell’annuncio del Regno nella vita di ogni discepolo. Come Giovanni è divenuto il nuovo Elia, è il più grande, così il piccolo del Vangelo diviene grande, diviene luogo dell’avvenimento di salvezza per sé e per tutti. Nessuno si deve sentire escluso dall’avverarsi del Regno. Meditazione Oggi abbiamo la possibilità di contemplare la delicatezza di Gesù verso il suo amato amico e parente Giovanni. Gesù lo sostiene nella sua decisione di portare alle estreme conseguenze la scelta di dire la verità: Erode, storico e simbolico emblema della lascivia, della indecisione, della ignavia davanti al peccato, deve essere risuscitato! Giovanni nella sua “piccolezza” può ridare la vita al “grande” Erode: gli dà la vita dando la vita. La carezza del Nazareno a Giovanni è preludio alla scelta definitiva ed universale di Gesù stesso. Fermati allora a contemplare questa dolcezza di Gesù. Mettila a confronto con le tante situazioni di sofferenza causata dalla persecuzione per la fede, per la verità, per la libertà. Quanti morti a causa della giustizia. Quanti sacrifici mancano ancora perché venga resa giustizia a tanti oppressi del nostro tempo. L’invito infatti Matteo lo rivolge a noi. “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?” come a dire: «è sotto i vostri occhi la verità che salva il mondo, volete o no farla vostra? Volete restare solo spettatori?» Così l’invito è a votare tutta la nostra vita alla verità: la 9 cfr. Mt 10,28. 67 scelta decisa di essere piccoli con i piccoli, perché il Regno venga e tutti siano salvati. Nel Sal 145 che la liturgia ci offre, trova lo spazio per una serena preghiera che sostenga la tua scelta: quella carezza di Gesù di cui abbiamo spesso bisogno per non ritrarci, per ritrovare le motivazioni, per ritrovare noi stessi in ciò che crediamo più vero. Preghiera Sal 145 Il Signore rimane fedele per sempre rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri. Egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Azione Sosta nella giornata, più volte alla ricerca della carezza di Gesù. Dentro nella fatica e nella dispersione dei giorni, ritrova quel contatto spirituale forte ed incoraggiante. 68 Verifica Cosa ti manca per compiere il salto e non avere più paura di dare tutta la tua vita? C’è una nuova settimana da affrontare: quale slancio verso Cristo posso mettere in atto? 69 Lunedì della III settimana di Avvento 16 dic 2013 Mt 21,23-27 23 Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: "Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?". 24Gesù rispose loro: "Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità faccio questo. 25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?". Essi discutevano fra loro dicendo: "Se diciamo: "Dal cielo", ci risponderà: "Perché allora non gli avete creduto?". 26Se diciamo: "Dagli uomini", abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un 27 profeta". Rispondendo a Gesù dissero: "Non lo sappiamo". Allora anch'egli disse loro: "Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose". Lettura Gesù in questo brano, forse persino più che in altri, risulta maestoso, intelligente, sapiente. Matteo redige con sapienza narrativa la diatriba subdolamente proposta per fa decadere l’autorevolezza di Gesù, e questa si ritorce su anziani e sacerdoti che l’avevano architettata: i saccenti capi religiosi inciampano nella loro stessa rete. Contestualizziamo il brano che, rispetto ai brani della settimana scorsa, è di dieci capitoli successivo. Gesù è entrato definitivamente a Gerusalemme e ne prende possesso al modo del profeta: l’ingresso messianico con il canto dell’Osanna – immagine grandiosa e definitiva, quasi apocalittica – scaccia i mercanti dal tempio e si fa 70 amico di ciechi e storpi; ridà a loro il tempio e la lode. Mostra ai discepoli la fine e la morte di chi come il fico non dà frutti e contemporaneamente indica loro la strada della preghiera come potenza e vera arma del “piccolo” del Regno. Ma perché citare il battesimo di Giovanni per intrappolare i saccenti? Possiamo ricollegarci alla pericope di ieri. Giovanni non è solo un profeta che ha detto qualcosa sul Regno: Giovanni l’ha compiuto! Giovanni quindi non è solo l’annunciatore di Gesù, è il precursore: anticipa il compimento. Pertanto ecco la domanda: “il battesimo di Giovanni da dove veniva, da Dio o dagli uomini?” Si comprende che nell’immagine del battesimo Gesù include tutta la profezia, la totale immersione di Giovanni nel suo messaggio. Battesimo come vocazione totalizzante. L’opera e la vita stessa di Giovanni vengono da Dio o dagli uomini? La risposta giusta non è né da Dio, né dagli uomini, ma dalla scelta dell’uomo per Dio. Quando l’uomo sceglie la verità di Dio, si fa battezzare nell’opera di Dio, egli stesso diviene la parola che annuncia. Loro non rispondono e quindi Gesù non può rivelare l’origine della sua autorevolezza. L’origine della autorevolezza di Gesù infatti è la Parola, il pensiero di Dio sull’uomo, il suo desiderio di bene per l’umano. Con le parole di Giovanni evangelista diremmo: il Verbo che si fa carne. Con le parole del Battista: l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo. Infatti segue a questa pericope l’esempio, la parabola dei due figli: quello che dice e non fa, quello che rifiuta e poi invece fa. La domanda di Gesù agli astanti è: «chi ha compiuto la volontà del padre?» Quindi nell’atto si dà la verità, il compimento della volontà originaria del Padre: volontà di bene. Dio dispone la possibilità per l’uomo di compiere il bene; in questo è il compimento della sua volontà. 71 Meditazione Oggi possiamo utilmente osservare questa buona notizia per noi: il battesimo di Giovanni è l’incontro tra la volontà originaria benevola del Padre per l’umanità, ed il darsi della libertà di un uomo fino alla fine. Giovanni entra nel battesimo finale del martirio perché nella vita ha vissuto un battesimo di penitenza. Vogliamo essere battezzati in Cristo? Ne abbiamo la possibilità. L’Avvento è desiderio che si compia in noi la promessa: adesione alla promessa di salvezza di Dio per l’uomo. La Chiesa nasce e cresce in ordine a questa missione: portare salvezza nel mondo attraverso uomini e donne di buona volontà su cui, con questa scelta scende la pace, la riconciliazione di Dio con l’uomo, dell’uomo con Dio. La buona notizia di oggi ci apre alla gioia del nostro battesimo. Noi siamo stati battezzati: battezzati in Cristo, resi partecipi della salvezza, salvati nella possibilità di essere collaboratori della salvezza di altri, strumenti eletti del Regno. Prova a domandarti a porti seriamente la domanda: il mio battesimo viene da Dio o dagli uomini? Quanto sei consapevole che il battesimo (segno efficace della Grazia di Dio) si invera ogni volta che vivi da figlio di Dio? Le tue scelte, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti sono secondo Cristo? Come potrei essere “battezzato” oggi: più immerso nella Grazia di Dio? Preghiera Sal 24 Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. 72 Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore che è da sempre. Ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via. Azione Prepara con scaltrezza la confessione. Vivo immerso in Cristo, per mano a Lui? Piccola actio: Data del tuo battesimo: In quale chiesa: Chi era il tuo padrino: E la tua madrina: Verifica Hai preparato la confessione secondo la logica del Vangelo, riflettendo sul tuo essere battezzato? 73 Martedì della III settimana di Avvento 17 dic 2013 Mt 1,1-17 1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. 12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. 17 In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. 74 Lettura La lectio di questa pagina – la prima del Vangelo di Matteo – potrebbe occupare incredibilmente decine di pagine! Quella che a prima vista potrebbe sembrare solo una carrellata di nomi ha un significato enorme e fa da incipit a tutta la buona notizia, presagendone già tutta la portata salvifica e universale. Senza addentrarci nell’analisi minuziosa di ogni nome dietro a molti dei quali ci sono storie interessantissime, possiamo come prima nota osservare la precisione numerica della descrizione. L’autore stesso si sofferma alla enumerazione delle tre epoche di quattordici generazioni ciascuna. Quattordici è due volte sette, cioè la perfezione che si ripete per sei volte. Perché non sette? Perché Gesù è il compimento di tutto! Ma andiamo con ordine. Quello che più colpisce di questo brano sono i punti di discontinuità. Infatti se la dinamica fondamentale è “X generò Y, Y generò Z...”, ci sono delle piccole quasi insignificanti salti nella sequenza. In questi punti il lettore che conosce nomi e situazioni, comprende come la misericordia di Dio abbia continuato a scrivere nella storia di uomini non certo perfetti. Ma proprio lì notiamo la fedeltà di Dio: un Dio capace di volgere al bene anche le avversità al Suo Regno. Giuda e i suoi fratelli Salmon generò Booz da Racab Booz generò Obed da Rut Salomone da quella che era stata la moglie di Uria Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo 75 Non mi addentro in tutti i passaggi e li lascio alla tua curiosità, ma ovviamente la più grande discontinuità è l’ultima. La generazione di Cristo non segue la concatenazione “X generò Y”, perché Gesù chiamato Cristo viene legato a Maria e non a Giuseppe. Infatti la curiosità del lettore viene soddisfatta dai versetti successivi: “Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”10. Dopo 14x3 che possiamo scomporre in 7x6 generazioni, potremmo domandarci: e Cristo chi genera? Perché manca la settima generazione? E’ la fine della generazione, fine nella imperfezione? Ma siamo all’inizio di una storia, di un libro che prende il nome di buona notizia: ευ-αγγέλιον (eu anghélion) evangelo! Come a dire, la prossima generazione è la vera pienezza, la buona notizia per le generazioni a venire. Qui è il vero punto di discontinuità: Cristo che non genera nessuno secondo la carne, genera tutti secondo lo Spirito perché abita le generazioni. Il libro della buona notizia infatti si chiude con: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”11. E’ la rottura definitiva dello schema “X generò Y”; Cristo genera tutte le generazioni successive perché esse sono generate in Cristo, il Dio con noi. La nuova generazione di uomini non più soli ma visitati, assistiti, accompagnati dalla presenza stessa di Lui. 10 Cfr. Mt 1,18ss. Amplificato enormemente dalla notazione profetica del v.23 che cita Isaia: la vergine concepirà e darà alla luce (non genera) il Dio con noi. 11 Crf. Mt 28,20b. 76 Meditazione Una pagina così grande, importante merita davvero una meditazione decisiva sulla presenza di Cristo nella tua vita. Pensa cioè alla gioia di sapere che non siamo più soli perché visitati, inabitati da Dio stesso. Nessuno è più solo non per la sola presenza della Parola di Dio (la legge e i profeti contenuti nell’Arca dell’alleanza), ma per la presenza stessa di Cristo in noi che possiamo vivere da risorti e da salvati, operatori di miracoli perché operatori di misericordia, cooperatori attivi della misericordia di Dio. Questo Avvento deve condurti alla gioia della buona notizia; non alla frustrante constatazione della tua distanza dalla perfezione di Cristo, ma alla esplosiva certezza che tu sei attiva cellula del corpo vivente di Cristo tra gli uomini, che in te si compie la promessa della vicinanza di Dio agli uomini: tu sei Chiesa! Questa è la Chiesa che il mondo può riconoscere come portatrice di verità, di autenticità perché rispondente alle attese dell’umanità. Anche oggi, proprio oggi, mentre l’uomo si è chiuso nel solo orizzonte della storia immanente, quindi senza un destino che trascende l’orizzonte dell’immediato, che ignora Dio o deliberatamente lo esclude, o peggio ne fa un nemico dell’uomo, che ignora o elimina ogni legge morale eteronoma della quale cioè non sia egli stesso autore con la sua ragione e libertà, in questo “umanesimo immanente” si apre la necessità di un deciso annuncio per un “umanesimo trascendente” e religioso: l’uomo in Cristo, il Figlio dell’uomo figlio di Dio, presente e operante: visibile, reale nella Chiesa casa tra le case (parrocchia12 ), lavoratore religioso tra i 12 Il termine deriva dal latino medioevale paroechia, a sua volta dal greco παρоικια (aggregato di case, vicinato); il lemma si ritrova nelle Scritture col 77 lavoratori, studente “teologo” tra gli studenti, preghiera nel grido di dolore dell’umanità, operatore di misericordia nell’egoismo che spadroneggia, anima candida nel buio della male; sale della terra e luce del mondo, lievito nella pasta, lucerna sul lucerniere nella casa degli uomini. Tu che sei stato battezzato, appartieni a questa generazione. Tu sei quest’uomo nuovo. Lo sai? Preghiera Sal 71 O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero. Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. significato di soggiorno temporaneo in terra straniera. Possiamo leggere a nelle note e commenti della Bibbia di Gerusalemme alla 1 lettera di Pietro versetto 1.1, il termine deriva da paroikia, ovvero stare in esilio. 78 In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. Azione Prego intensamente per il mio Parroco, per la mia Parrocchia. Verifica Quanto amo essere nel mondo ma non del mondo? Essere presenza di Cristo non svenduta all’ammasso dell’uniformarmi al “fanno tutti così”. 79 Mercoledì della III settimana di Avvento 18 dic 2013 Mt 1,18-24 18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Lettura Oggi ci rifacciamo alla ampia lectio di ieri. Collega il tutto al brano di oggi che appunto ne è la continuazione. Protagonista del brano è Giuseppe introdotto come rappresentante legale delle paternità di Gesù che invece è dichiarato “opera dello Spirito Santo”: Gesù che significa salvatore, Emmanuele che significa Dio con noi. 80 Giuseppe è definito come uomo giusto. Questa definizione è interessante perché la giustizia della legge mosaica rielaborata dal giudaismo gli avrebbe dato facoltà di pubblico ripudio della donna incinta prima del matrimonio. La giustizia di Giuseppe quindi supera il giudaismo e si avvicina alla misericordia di Dio: un ripudio privato, segreto, non scandaloso, non omicida. Potremmo dire una giustizia umana, umanizzata dalla pietà. Certamente anche questo ripudio l’avrebbe esposta alla critica, al ludibrio della comunità, alla infelicità sia della madre che del figlio. Ma qui è l’intervento diretto del divino nell’immagine dell’angelo del sogno. Matteo si mantiene a distanza dalla precisione lucana di presenze angeliche nella realtà, però mostra un cuore commosso e docile alla possibilità che ci possa essere una volontà benevola di Dio per questa situazione che anzi apre a nuove insperate possibilità: “egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Colui che sembra essere solo il figlio del peccato diventa invece portatore di salvezza dai peccati. Il ribaltamento della logica umana della giustizia: dalla giustizia alla giustificazione. Per precisione esegetica dobbiamo notare che questo sonno ed il risveglio hanno a che fare con la simbologia della morte e della nuova vita. Giuseppe deluso nelle sue attese umane dal tradimento della fidanzata è come morto. Nella morte di una vita e di un amore che si sentono traditi, riceve l’interpretazione salvifica della sua situazione. Risvegliato diviene addirittura cooperatore della salvezza; svegliato in una nuova identità: «tu sarai colui che gli darà il nome», cioè colui che farà in modo che tutto questo si possa compiere. 81 Meditazione La paternità putativa di Giuseppe è simbolica rappresentazione della custodia di ciascuno di noi per l’opera di Dio. Non siamo i generatori, né gli autori, ma i custodi e difensori dell’“opus Dei”, del Dio all’opera. Possiamo sentire in noi la paternità di Giuseppe: a noi è affidato il Verbo fatto carne, noi siamo i custodi che mentre conducono fuori (educano) lo mostriamo al mondo, ne restano educati (condotti fuori). Giuseppe è immagine quindi del discepolo e dell’apostolo, dell’evangelizzatore. Possiamo domandarci di quale giustizia abbia bisogno il mondo. Di quale giustizia tu possa essere portatore, cooperatore. La giustizia sociale, la giustizia per ogni uomo. Preghiera Sal 71 O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. Benedetto il Signore, Dio d'Israele: egli solo compie meraviglie. 82 E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. Azione Informati sul “Centro di aiuto alla vita” che è presente nella tua città, sulle associazioni per la difesa delle ragazze madri. Rivedi le tue convinzioni sull’origine della vita e la sua difesa fin dal suo concepimento. Chiedi perdono se qualche volta ti sei permesso di mal giudicare le dolorose e complesse situazioni matrimoniali o di gravidanze indesiderate. Confessati se sei stato collaboratore, cooperatore, suggeritore o peggio, autore di un aborto. Verifica Con questi vangeli, sei cresciuto nella convinzione della potenza della vita senza se e senza ma, sempre e comunque? Sei nella pienezza di comunione con la Chiesa cattolica circa i suoi insegnamenti sull’origine e sulla fine della vita? 83 Giovedì della III settimana di Avvento 19 dic 2013 Lc 1,5-25 5 Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. 6Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. 8 Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, 9gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso. 10Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso. 11Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. 12Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. 13Ma l'angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. 14Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, 15perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. 17Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto". 18Zaccaria disse all'angelo: "Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni". 19L'angelo gli rispose: "Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti 84 e a portarti questo lieto annuncio. 20Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo". 21 Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. 22Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. 23 Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. 24Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: 25"Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini". Lettura Dopo tanto pellegrinare tra le pagine di Matteo, la liturgia ci tuffa nel Vangelo di Luca che nella liturgia feriale ci accompagnerà fino al Natale. In pratica è la lettura continua da Lc 1,5 a 1,79 saltando solo i vv. 46-56 (che riportano il Magnificat). Effettivamente questa parte è un unicum letterario, la ricerca minuziosa delle origini del mistero di Cristo. Dopo i primi quattro versetti di prologo dove Luca indica il suo intento letterario e il suo destinatario Teofilo, amante di Dio, comincia una descrizione storiografica che qualifichi scientificamente il suo racconto. Ricordiamo che Luca riceve il racconto della vita di Cristo e quindi raccoglie testimonianze ed elementi che completino un quadro comprensibile e storicamente attendibile. Ti consiglio pertanto di affrontare i vangeli di questi giorni nella loro continuità. Non sono difficili, però sono ricchi di particolari che fanno 85 sicuramente da spunto alla riflessione e alla preghiera. Non dimenticare quanto detto più volte: il Vangelo di Luca è soprannominato Vangelo della Misericordia, quindi quando leggi cerca subito di quale dono di Dio l’Autore sta parlando. Il brano di oggi mette subito in luce un dramma umano: la sterilità di una coppia che a rigore di logica religiosa dovrebbe essere solo benedetta dalla prosperità: sono “giusti” davanti a Dio, lui è sacerdote, lei è di nobile discendenza sacerdotale, eppure questa coppia è sterile. Mistero di imperscrutabile complessità: il peso dell’ignominia, pressione religiosa e sociale... Ma in questa storia che sembra sul limite della insignificanza religiosa, sociale ed umana, irrompe la misericordia di Dio. Meditazione Per oggi ci fermiamo solo su questo particolare: la misericordia di Dio che prende il sopravvento nella vita che appare esausta. L’amore di Dio è sempre sorprendente, la sua misericordia si esprime come dono inatteso o solo sperato. Ma se non si fosse compiuta? Se i due fossero semplicemente morti senza discendenza? Allora dovremmo leggervi una malevolenza di Dio? Attenzione! Questi strani ragionamenti sono pericolosi perché hanno due errori classici che serpeggiano anche tra i credenti cattolici. Primo pensiero distorto è quello che vede Dio operatore nella vita delle persone come un burattinaio che tira i fili: si dice “non trema foglia che Dio non voglia”. Sgominiamo subito questo cortocircuito teoretico tra la onnipotenza di Dio e la sua onnipresenza. Affermare che Dio sia presente alla nostra vita non significa che “ci fa capitare le cose”. Sarebbe assurdo dire che Dio mi ha fatto morire un figlio! Imputare a Dio la morte è una bestemmia 86 contro il Dio della vita. Dio non vuole la morte di nessuno. La morte infatti è nemica di Dio, ed è entrata nella storia per il peccato. Pensiamo invece che Dio si è incarnato nella storia, cioè si è sottomesso alla storia, e alla morte! Dio non fa capitare la storia, ma opera nella storia proprio sottomettendosi ad essa. Il suo vero potere è di non essere in potere della storia: anche quando la storia schiaccia Dio – pensa alla Croce di Cristo – proprio il fatto di sottomettersi e vincere dichiara la sua potenza. Dio può sottomettersi alla morte ed al peccato perché questi non hanno potere su di Lui. L’atto di fede di Cristo ci ha salvato! Lui per primo si è sottomesso13 dando credito alla promessa del Padre. Quindi è indicata anche a noi la strada: quando la storia ci schiaccia, il nostro atto di fede nella onnipotenza di Dio apre la strada della vera vittoria. Questo fu proprio l’atteggiamento di Cristo nel Getsemani e sulla croce: «tu Signore vinci anche e proprio dove noi perdiamo». Si legga in proposito con attenzione l’inno di Filippesi 2: Dio esalta (risuscita) Cristo14 perché si è sottomesso alla storia e da questo punto remoto della lontananza dell’uomo da Dio, il Cristo pronuncia il nome di Padre: compie il suo atto di fede. Ecco allora che si comprende come non c’è una situazione di vita così umiliata e segregata nelle periferie esistenziali che non possa essere abitata dalla presenza di Dio. Dio non è grande perché risolve i problemi della vita, ma perché risolve qualunque vita. Vedi, Dio è davvero vicino alla tua ferita, o a quella del tuo fratello, non ti abbandona, mai! Gesù infatti si è fatto vicino a chi ha il cuore ferito: Egli stesso si è lasciato ferire dal tradimento, dall’insuccesso, dalla fatica, dalla ferocia umana, dal senso di impotenza. Egli sa ciò 13 14 Fil 2,7. Fil 2,9. 87 che provi perché l’ha provato ed ha riscattato con la sua fede la strada che ci pareva chiusa: l’ha riaperta. Ha mostrato non solo l’onnipotenza di Dio Padre, ma la possibilità reale di ogni uomo di sottomettersi a qualunque Croce nella fiducia in Dio. Il secondo classico errore è quello di affermare che Dio ci manda le prove. Attenzione a cosa si dice! C’è il rischio di mostrare il volto di un Dio perverso e aguzzino che ci bastona per farci felici. Proviamo a correggere il linguaggio per non imputare a Dio ciò che non è suo. Le prove nella vita ci sono perché la vita è un inestricabile groviglio di fatti. Siamo noi con il nostro atteggiamento di fede che anziché parlare di fortuna/sfortuna o benedizione/maledizione vogliamo proprio nelle prove crescere nella fiducia nel Padre: questo che mi sta capitando non sarà la mia fine perché Dio mi è Padre. Ecco allora che nella prova io mi affido alla onnipotenza di Dio. Io, creatura, pongo il mio atto di fede verso il Creatore15. Questo atto di fede è la vera grandezza dell’uomo! Qui è la seconda parte dell’inno di Filippesi 2. Pertanto da credente posso affermare che questa o quella sono delle prove, ma perché io sono un amante del Dio della vita che persino nella morte dichiara la sua vittoria donandomi una vita eterna liberata dal peccato e dalla morte. Questo breve excursus ti serva per riflettere su quale immagine di Dio si è sedimentata nel tuo cuore. Perché l’Avvento purifichi questa immagine e tu possa reggere tra le braccia il piccolo nato benedicendo Dio come Simeone 16 nel tempio della saggezza religiosa. 15 16 Fil 2,10-11. Lc 2,27. 88 Preghiera Sal 70 Sii tu la mia roccia, una dimora sempre accessibile; hai deciso di darmi salvezza: davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. Verrò a cantare le imprese del Signore Dio: farò memoria della tua giustizia, di te solo. Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. Azione Lungo questa giornata nelle fatiche mi affido al pensiero che tutto in Dio ha senso. Pongo cioè un atto di fede: metto il senso dove pare non esserci! Verifica Nelle prove della vita e nelle difficoltà d’ogni giorno, mi fido di Dio? 89 Venerdì della III settimana di Avvento 20 dic 2013 Lc 1,26-38 26 Al sesto mese17, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". 29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". 34 Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". 35Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio".38Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei. 17 Sesto mese di gravidanza della cugina Elisabetta. 90 Lettura Su questo brano si è scritto talmente tanto che sono quasi intimorito a dover farne una sintesi! Lascerei più utilmente solo qualche nota a margine. Vorrei cioè lasciarti un po’ da solo col testo, così come Luca ce lo consegna. Credo infatti che questo sia più un testo da pregare e contemplare, che da capire. Tutta la scena si svolge avvolta in un alone di mistero discreto e intimo. E’ la scena di un incontro misterioso che si può tradurre solo con il linguaggio simbolico delle realtà angeliche, nel dialogo intelligente e umile, dentro nella universale promessa di bene di Dio per l’uomo. Meditazione Studiando la figura di santa Teresa di Lisieux nei suoi rapporti con la mariologia, si evince che Teresa non aveva solo una devozione mariana e nemmeno un istinto imitativo per la persona o la storia di Maria, quanto piuttosto che lei voleva essere Maria. Voleva vivere la realtà che Maria ha vissuto. Questo atteggiamento spirituale che fa di lei un dottore della Chiesa, ci lascia di fronte a questo brano con il curioso desiderio di pensare cosa significhi concepire il Verbo di Dio, portare in sé Cristo e seguire Gesù fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione. Prega chiedendo al Signore che capiti a te di incarnare il Verbo, non come “miracolo”, ma come esperienza dello Spirito di Dio. Essere la madre del Verbo è quello che Paolo con altro linguaggio dice “non vivo più io, ma Cristo vive in me” in Gal 2,20. Potrai amplificare questa preghiera proseguendo con Paolo: “E questa vita, che io vivo 91 nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. Preghiera Sal 23 Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti. È lui che l'ha fondato sui mari e sui fiumi l'ha stabilito. Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. Azione Oggi, lungo la giornata, sosto nella preghiera dell’Angelus almeno tre volte: al mattino prima di cominciare la giornata, a mezzogiorno, alla sera al tramonto dopo il lavoro. Ti riporto qui di seguito il testo dell’Angelus secondo la versione ufficiale CEI18. 18 Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Appendice A, Preghiere Comuni. 92 V/. L'Angelo del Signore portò l'annunzio a Maria R/. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo. Ave, Maria... V/. "Eccomi, sono la serva del Signore." R/. "Si compia in me la tua parola." Ave, Maria... V/. E il Verbo si fece carne. R/. E venne ad abitare in mezzo a noi. Ave, Maria... V/. Prega per noi, santa Madre di Dio. R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo. Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell'annunzio dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen. Verifica La tua preghiera a Maria com’è? Prova dare un giudizio. E’ sincera e profonda, o solo devozionale e bigotta? E’ assente o superficiale? Sii scaltro in questa analisi, perché non si arriva a Cristo se non attraverso Maria. E se la preghiera dell’Angelus diventasse parte della tua regola di vita?! 93 Sabato della III settimana di Avvento 21 dic 2013 Lc 1,39-45 39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo . Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo . 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto". Lettura La narrazione dei primi giorni prosegue con la presentazione della solerzia di Maria nei confronti della anziana madre di Giovanni. Come recita il versetto 24, Elisabetta si tenne nascosta per cinque mesi. Nessuno evidentemente sa di ciò che le sta accadendo; Maria venutane a conoscenza per le parole dell’angelo Gabriele, realizza la difficoltà di una gravidanza in così tarda età. E’ il racconto di un incontro comune e domestico eppure speciale: l’incontro di due profezie, quasi l’una confermasse l’altra, l’una sostenesse l’altra. Anche qui come nell’Annunciazione, l’identità di Maria è detta da altri: l’Angelo rivela a Maria se stessa ed Elisabetta dichiara l’essenza teologica della sua identità. 94 Mentre si sottolinea la premurosa dolcezza di Maria verso l’anziana Elisabetta sicuramente bisognosa di sostegno, osserviamo anche l’altrettanto necessaria conferma della sublimità di avvenimento che il lei sta capitando. Davvero una reciproca conferma. Meditazione Comprendere ciò che siamo nel profondo, la verità di noi, non è solo opera minuziosa della conoscenza di se stessi, ma rivelazione del mistero di Dio a noi e in noi. Stando nella verità, riconoscendo che Cristo è la Verità, troviamo noi stessi: esigere la verità in ogni situazione della nostra vita è ricerca costante del senso, del perché. Anche Maria non avrebbe mai concepito la Verità, per un puro suo impegno. Conosceva le Scritture, praticava il silenzio della meditazione, ed è proprio lì che la sua libertà si è incontrata con la rivelazione di Dio. Allenati a fare verità. Dove è la verità, lì è Cristo perché Cristo è via, verità e vita. Come puoi praticare questa via? Con la carità. Proprio come Maria: il suo muoversi in fretta verso la necessità materiale della cugina, le porta la conferma che ciò che sta nascendo in lei è opera dello Spirito come le aveva detto l’angelo, e così facendo, ella stessa viene confermata nella sua vocazione di madre del Signore. Quando accostiamo con la carità il bisognoso, veniamo confermati nella nostra vocazione di portatori dell’amore, operatori di misericordia: veniamo confermati nella grandezza della nostra persona. Il giovane ripiegato su se stesso ed i suoi bisogni, perde se stesso, la sua vera natura, la sua identità. Tanto più sta a pesare e soddisfare i suoi bisogni tanto più si perde, identificandosi in essi. 95 Il giovane invece che, sull’esempio di Maria e di Cristo, vive esposto, sporto sul mondo, con la sua fame di verità, la sua sete di bene, scopre la sua vera identità di figlio di Dio, capace di amore, capace di dono, capace di umanità. Con Matteo possiamo ricordare le parole di Gesù: “Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”19. A lato della riflessione, possiamo spingerci anche in una osservazione tipica che alcuni muovono contro il “far del bene” dei discepoli di Gesù. Alcuni dicono: «ci sono tanti che fanno del bene, anche senza essere cristiani». Certamente – rispondiamo noi – è vero e, anche se a volte bisogna andare al fondo delle motivazioni di quel “far del bene”, riconosciamo con il Concilio Vaticano II che anche coloro che pur non sapendolo operano secondo il Vangelo di Cristo, da questo vengono giustificati e anche, senza saperlo, sono nella Verità di Cristo. Però – aggiungiamo – c’è una differenza: noi impariamo non solo a “far del bene”, ma da Cristo impariamo il termine della durata: fino alla fine, fino alle estreme conseguenze e totalmente: “avendoli amati, li amò sino alla fine” 20 . Un volontario laico (nel senso agnostico del termine) potrebbe dare tanto di sé; noi, secondo Cristo, impariamo a dare tutto, anche tutta la vita, anche il sangue. L’imitazione di Cristo ruota attorno al termine della durata, del per sempre. Preghiera Sal 32 Lodate il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate. 19 20 Cfr. Mt 16,25. Cfr. Gv 13,1. 96 Cantate al Signore un canto nuovo, con arte suonate la cetra e acclamate. Il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. L'anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. È in lui che gioisce il nostro cuore, nel suo santo nome noi confidiamo. Azione Vai a trovare una persona che sai bisognosa. Fallo portando Cristo in te, con la potenza della gioia, del sorriso, del dono: in pura perdita di te. Verifica C’è nella tua vita almeno un ambito di servizio “in pura perdita di te”, senza contraccambio, senza tornaconto in totale gratuità? 97 IV domenica di Avvento (A) 22 dic 2013 Mt 1,18-24 18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". 22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Lettura Come avrai già riconosciuto, la liturgia di questa domenica ci propone lo stesso identico brano che hai già letto, meditato e pregato martedì e mercoledì ultimo scorso. Per la lectio rimando a quanto riflettuto martedì e mercoledì. Aggiungo solo una nota sull’ultimo versetto di oggi: “Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del 98 Signore e prese con sé la sua sposa”. Il risveglio dal sonno della morte interiore permette al soggetto di arrivare a sposare colei che avrebbe ripudiato. Cristo nasce grazie a questo risveglio. Cristo sposa l’umanità mentre l’uomo ferito sposa la possibilità che quella sua condizione non sia la sua condanna, ma il luogo della sua salvezza. L’uomo pone un atto di fede e Cristo viene, Cristo salva, Cristo sposa la condizione dell’uomo. Meditazione Resta su questa ultima riflessione per approfondirla. Giuseppe risvegliato dal sonno, sposando colei che avrebbe a ben ragione voluto o potuto ripudiare, fa nascere il germoglio di una salvezza attesa eppure assolutamente nuova. Anche a noi è dato questo potere che salva l’umanità. Pensa a coloro che praticando le opere di misericordia visitano i carcerati, i ripudiati della giustizia sociale. Lì, in quel luogo remoto fanno nascere il Verbo e li reintegrano nella figliolanza di Dio: fanno sentir loro di non essere figli dell’errore, del peccato, destinati alla morte, ma figli di Dio amati. Il mistero santo del Natale di Cristo è reiterabile ogniqualvolta un discepolo del Signore accetta di far nascere Cristo dove nessuno penserebbe di vivere o andrebbe a vivere: nel carcere, nel letto d’ospedale, nella infermità, nella solitudine, nella malattia mentale, nell’abuso, nella frustrazione: in ogni miseria umana. Quella stalla di pastori, maleodorante e indegna per la divinità di Dio, diventa la culla dell’Altissimo che non “considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso”21. Così noi possiamo 21 Cfr. Fil 2. 99 conoscere la verità immensa di Dio quando sposiamo questa umanità ripudiabile. Il cristiano non è colui che punta il dito per la condanna, ma che abbraccia l’umanità inferma per portare la salvezza: tu prenderai questa sposa, lei darà alla luce questo figlio e tu lo chiamerai Gesù che significa salvatore. Preghiera Sal 23 Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti. È lui che l'ha fondato sui mari e sui fiumi l'ha stabilito. Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. Azione Mettiti sinceramente alla ricerca della tua consacrazione piena e totale. La tua felicità risiede nella verità di questo incredibile matrimonio tra te e l’umanità, nel nome di Colui che per primo ci ha indicato la strada di questa desiderata ma insperata salvezza. 100 Verifica Mancano pochissimi giorni al Natale. Cresce in te la gioia e l’attesa. Hai ringraziato il Signore per il dono di questo cammino che ti sta aprendo a Lui definitivamente? 101 Lunedì della IV settimana di Avvento 23 dic 2013 Lc 1,57-66 57 Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. 59 Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: "No, si chiamerà Giovanni".61Le dissero: "Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome". 62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63Egli chiese una tavoletta e scrisse: "Giovanni è il suo nome". Tutti furono meravigliati. 64All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: "Che sarà mai questo bambino?". E davvero la mano del Signore era con lui. Lettura Vicini e parenti sanno solo dopo il parto della presenza di questo incredibile bambino. Il nascondimento di Elisabetta, svelato solo da Maria nel sesto mese, termina solo dopo il parto. Gestazione e segreto hanno custodito il mistero. Si trattava di un mistero – e lo capiamo – anche molto fragile umanamente come una gravidanza in tarda età. Il segreto quindi è anche buon senso. Ma il segreto 102 racchiude un dialogo muto – significato dal mutismo di Zaccaria – con colui che “ha tolto la mia vergogna tra gli uomini”22. Meditazione L’opera di Dio nel cuore dell’intimità di un uomo, non è cosa da gridare ai quattro venti. Questa custodia non è occultare la verità, ma la custodia di un mistero. Quando si cammina nel Signore, quando ci si avvicina al Mistero, quando si medita sulla propria vocazione, non si chiacchiera! “Secretum Meum Mihi”. Quando s. Edith Stein divenne cattolica nel 1922, la sua migliore amica le chiese perché. Ella non le rispose, ma prese un foglietto dal suo taccuino lo strappò e scrisse: «secretum meum mihi», il mio segreto è mio. Nella tua vita spirituale c’è segretezza? Hai un padre spirituale a cui solo confidare il tuo cammino e ciò che il Signore compie in te? Rifletti e prega su questo punto della vita spirituale perché è più che importante; fa parte della delicata custodia di un dono che solo chi ne è paziente contemplatore merita il suo frutto. Chi sbandiera passi spirituali, chi parla troppo di sé, chi non sa tenere segreto il suo dialogo con Dio rassomiglia ad un giardiniere che si vanta della bellezza dei suoi fuori, che non lui ha creato e fatto nascere. Medita su quanto Luca scrive esplicitamente di Maria: “custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”23. Gesù cresce in te anche grazie alla capacità di custodia silenziosa del dono di Dio per te. 22 23 Cfr. Lc 1,25. Cfr. Lc 2,51-52. 103 Preghiera Sal 24 Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via. Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza. Azione Prepara la direzione spirituale che raccolga i doni di questo cammino di Avvento. Organizzati per incontrarti con il tuo padre spirituale. Verifica Chiacchiero troppo? Nota per domani Domani si va a Messa due volte! Sì al mattino e poi alla s. Messa della notte. Questo piccolo esercizio spirituale, per chi lo può praticare, è molto utile perché permetterà di vivere l’attesa del Natale come vero ritiro spirituale e non tra le ultime compere e pacchettini da fare! Pertanto la liturgia della Messa della notte deve 104 essere preparata durante il giorno di domani, quindi questa notte si prepara la liturgia del 24, domani in giornata si prepara la liturgia del Natale. Chi per vari motivi non potesse, prepari nella notte la sola liturgia del Natale, ma aggiunga nella preghiera la recita del Benedictus, cioè il vangelo del giorno 24. Questo inno bellissimo dà davvero il clima della veglia e della gioia del Natale di Cristo. 105 Martedì della IV settimana di Avvento 24 dic 2013 Lc 1,67-79 67 Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: 68 "Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, 69 e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, 70 come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: 71 salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. 72 Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, 73 del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, 74liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, 75in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. 76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, 77 per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. 78 Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, 79 per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace". 106 Lettura Zaccaria, riacquistata la parola, dopo aver consegnato il nome a suo figlio Giovanni, ne rivela il destino di “profeta dell’Altissimo”. Felicissimo brano di sublime bellezza estetica e musicale, è ricco di rimandi e spunti esegetici. Meditazione Non voglio appesantire la meditazione e la preghiera di questo cantico con tante informazioni esegetiche. Prendi questo brano e leggilo e rileggilo nella austerità della preghiera. Lascialo risplendere nel buio come unica lampada del cammino al Natale di Gesù. Osserva la conoscenza della Parola che Zaccaria ha acquisito in una vita di servizio al Signore. Osserva come Zaccaria lega il destino di suo figlio alla bellezza dell’opera misteriosa di Dio e al destino universale di Cristo. Così un qualunque padre della terra dovrebbe desiderare per i suoi figli e figlie. Quale paternità/maternità desideri per te? Preghiera Sal 88 Canterò in eterno l'amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, perché ho detto: «È un amore edificato per sempre; nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». «Ho stretto un'alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo. 107 Stabilirò per sempre la tua discendenza, di generazione in generazione edificherò il tuo trono». «Egli mi invocherà: "Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza". Gli conserverò sempre il mio amore, la mia alleanza gli sarà fedele». Azione Questo cantico di lode è ripetuto ogni giorno nella celebrazione delle lodi mattutine. E se la preghiera delle lodi diventasse parte della tua regola quotidiana di vita? La triplice recita quotidiana dell’Angelus sarebbe il dono di questo Avvento 2013. La recita quotidiana delle lodi potrebbe essere il dono di questo Natale 2013. Davvero un anno da ricordare! Verifica Dopo questo cammino di Avvento, mentre mi preparo a celebrare il Natale, la nascita di Cristo, quanto forte è il mio desiderio di progredire nella conoscenza dei Vangeli? 108 s. Natale del Signore 25 dic 2013 (vangelo della notte) Lc 2, 1-14 1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio. 8 C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: 14"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama". 109 Lettura Ecco la pagina del racconto: semplice, scarno eppure carico di fascino narrativo. Luca racconta il momento che ha cambiato la storia dell’umanità con precisione storiografica e semplicità disarmante. Il brano tende tutto a quel versetto decisivo “questo per voi il segno”. Il tema del segno è di importanza enorme nella vicenda biblica, ma viene dato un segno fragilissimo: “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Chiaramente l’Autore sacro ci spinge quasi ironicamente allo stupore: cos’ha di speciale questo segno povero; “insignificante” diremmo noi. Proprio su questa antinomia ruota la narrazione della buona notizia: il segno dell’avvenimento più importante della storia è affidato all’apparente insignificanza. Il suggerimento affidato al discepolo è che solo il vero discepolo della Verità potrà riconoscere la portata salvifica di questo segno. Ecco infatti – nei racconti successivi – che questo bambino viene riconosciuto nella sua trascendente sublimità solo dagli umili e dai semplici: da Simeone e da Anna che stavano nel tempio servendo Dio con digiuni e preghiere24, mentre i saccenti dottori del tempio resteranno solo superficialmente stupiti della sua intelligenza25. La conoscenza, la comprensione del mistero di Cristo si dà solo nella frequentazione della parola e nella meditazione. 24 25 Cfr. Lc 2,25ss e Lc 2,36ss. Cfr. Lc 2,47. 110 Meditazione La meditazione di oggi la affido solo alla tua preghiera, semplice e spontanea. Stai nella scena come uno spettatore: contempla la scena, restando nel silenzio della notte santa. Prega. Preghiera Sal 95 Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome. Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta. Davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli. Azione Scrivi una lettera per la persona che più ha bisogno di parole buone da te. 111 Verifica La verifica che propongo qui, non è la verifica dell’ultimo giorno, ma la verifica di tutto il cammino e nella forma della “confessio laudis”. Annota i doni che il Signore t’ha fatto in questo Avvento e ringrazia. Parlane con il tuo padre spirituale. Per il futuro Da domani comincerà il tuo cammino personale senza l’appoggio di questo strumento. E’ bene però continuare applicando il metodo con perseveranza e nella pazienza. Dotati di un calendario liturgico o del messalino quotidiano, magari di un commentario, ma soprattutto prega la Parola con la stessa semplicità con cui è stata scritta. Buon cammino. 112 Sommario . Introduzione . .......................... 2 Struttura quotidiana del libretto e metodo . .......................... 4 I cinque passi della preghiera . .......................... 9 Domande sul pregare e le sue difficoltà . ........................ 12 I domenica di Avvento (A) 1 dic 2013 ........ 15 Lunedì della I settimana di Avvento 2 dic 2013 ........ 19 Martedì della I settimana di Avvento 3 dic 2013 ........ 22 Mercoledì della I settimana di Avvento 4 dic 2013 ........ 26 Giovedì della I settimana di Avvento 5 dic 2013 ........ 30 Venerdì della I settimana di Avvento 6 dic 2013 ........ 34 Sabato della I settimana di Avvento 7 dic 2013 ........ 37 Immacolata concezione di Maria 8 dic 2013 ........ 40 Lunedì della II settimana di Avvento 9 dic 2013 ........ 44 Martedì della II settimana di Avvento 10 dic 2013 ...... 49 Mercoledì della II settimana di Avvento 11 dic 2013 ...... 52 Giovedì della II settimana di Avvento 12 dic 2013 ...... 55 Venerdì della II settimana di Avvento 13 dic 2013 ...... 59 113 Sabato della II settimana di Avvento 14 dic 2013 ...... 62 III domenica di Avvento (A) 15 dic 2013 ...... 65 Lunedì della III settimana di Avvento 16 dic 2013 ...... 70 Martedì della III settimana di Avvento 17 dic 2013 ...... 74 Mercoledì della III settimana di Avvento 18 dic 2013 ...... 80 Giovedì della III settimana di Avvento 19 dic 2013 ...... 84 Venerdì della III settimana di Avvento 20 dic 2013 ...... 90 Sabato della III settimana di Avvento 21 dic 2013 ...... 94 IV domenica di Avvento (A) 22 dic 2013 ...... 98 Lunedì della IV settimana di Avvento 23 dic 2013 .... 102 Martedì della IV settimana di Avvento 24 dic 2013 .... 106 s. Natale del Signore 25 dic 2013 .... 109 Sommario . ...................... 113 114