MENSILE N.9 SETTEMBRE 2015 € 3,50 fondazione ente™ dello spettacolo 72 MOSTRA Gli imperdibili in Laguna Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano VENEZIA SUL TETTO DEL MONDO CON LE CIME TEMPESTOSE DI BALTASAR KORMÁKUR La vertiginosa scalata di Jason Clarke, Josh Brolin e Jake Gyllenhaal SMART TV PC TABLET SMARTPHONE ANDROID IOS WIN8 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Nuova serie - Anno 85 n. 9 settembre 2015 In copertina Everest di Baltasar Kormákur Seguici anche su FACEBOOK Cinematografo.it EnteSpettacolo Punti di vista TWITTER @cinematografoIT YOUTUBE EnteSpettacolo DIRETTORE RESPONSABILE Ivan Maffeis CAPOREDATTORE Marina Sanna REDAZIONE Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco CONTATTI [email protected] ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Angela Bosetto, Orio Caldiron, Gianluigi Ceccarelli, Andrea Chimento, Alessandra De Tommasi, Adriano Ercolani, Bruno Fornara, Giuseppe Gariazzo, Marco Letizia, Massimo Monteleone, Franco Montini, Mattia Pasquini, Luca Pellegrini, Sergio Perugini, Manuela Pinetti, Marco Spagnoli REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007 STAMPA 9DULJUD²FD9LD&DVVLDNP Zona Ind. Settevene - 01036 Nepi (VT) Finita di stampare nel mese di agosto 2015 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. - Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano Tel. 02-83427030 Fax: 02-83427032 Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO ME.PE. Milano ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro C/C 80950827 - Intestato a Fondazione Ente dello Spettacolo PER ABBONARSI [email protected] Tel. 06.96.519.200 PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Davide Milani DIRETTORE Antonio Urrata UFFICIO STAMPA XI²FLRVWDPSD#HQWHVSHWWDFRORRUJ COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta - [email protected] COORDINAMENTO SEGRETERIA Marisa Meoni - [email protected] Roberto Santarelli - [email protected] DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Cammino che unisce Una bella notizia la nutrita presenza tricolore alla Mostra di Venezia. Oltre ai registi in concorso, anche Alberto Caviglia e Renato De Maria in Orizzonti, i fratelli De Serio fuori concorso e Gianfranco Pannone con il doc (produzione CTV) L’esercito più piccolo del mondo, sguardo inedito sul corpo delle Guardie svizzere della Santa Sede. Nell’insieme, un programma – quello confezionato dal Direttore artistico Alberto Barbera – segnato dal desiderio di ricerca e variegato QHLWHPLHQHJOLVWLOL2FFKLSXQWDWLVXO²OPGLDSHUWXUDEverest, al quale la Rivista dedica un ampio approfondimento (da pag. 16), oltre al consueto speciale dedicato al Festival (da pag. 37). Approda a Venezia anche la Fondazione Ente dello Spettacolo, che offre come di consueto un programma ricco di incontri ed eventi culturali all’Hotel Excelsior (Sala Tropicana 1). Tra i numerosi appuntamenti spicca il “Premio Robert Bresson” che Fondazione e RivistaLQDFFRUGRFRQL3RQWL²FL&RQVLJOLGHOOD Cultura e delle Comunicazioni Sociali, hanno deciso di attribuire al regista iraniano Mohsen Makhmalbaf. Un riconoscimento per il suo cinema poetico, coraggioso e d’impegno civile, attento a cogliere lo sguardo degli ultimi e capace di narrare l’umanità privata dai diritti. Sempre nello Spazio FEdS sarà presentata una ricerca sui giovani e la fruizione culturale, realizzata da Istituto Toniolo e IPSOS per capire dall’esperienza delle nuove generazioni come si evolverà l’esercizio FLQHPDWRJUD²FR'DO)HVWLYDODOOHVDOHHDOFHQWURLO pubblico, in particolare il nuovo pubblico. Questo “stare in mezzo” per creare occasioni di dialogo e conoscenza tra i diversi ambiti del mondo dello spettacolo, mettendo al centro le persone e le loro domande più vere, è lo stile della Fondazione. Il regista Mohsen Makhamalbaf, Premio Bresson È lo stile che riconosco e raccolgo dai miei predecessori alla guida 2015 della Rivista e di FEdS Ivan Maffeis e Dario Edoardo Viganò, riferimenti importanti per la mia formazione, negli anni a servizio delle sale della comunità lombarda e come responsabile della Comunicazione della Chiesa di Milano. Questo mio primo editoriale non è che un piccolo passo del lungo cammino di RdC, che, forte GHOODVXDVWRULDJXDUGDDXQRUL]]RQWHQRQSULYRGLV²GHHLQFRJQLWH PDFRQLOGHVLGHULRGLLQWHQVL²FDUHLOGLDORJRFRQLOHWWRULGHOODRivista e promuovere le iniziative editoriali della Fondazione. Per offrire – insieme a tutta la redazione – il nostro piccolo contributo al dibattito e alla crescita culturale del nostro Paese, strada certa per l’uscita dalle ombre della crisi. Via Aurelia, 468 - 00165 Roma Tel. 06.96.519.200 - Fax 06.96.519.220 [email protected] Associato all’USPI Unione Stampa - Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 5 in collaborazione con LA BUSSOLA DEL CINEMA Come girare film in Italia Find your way shooting in Italy www.bussoladelcinema.com seguici anche su SOMMARIO SETTEMBRE 2015 8 In vetrina 37 News e tendenze: Chris Pratt, dai dinosauri a Indiana Jones 12 Brividi di genere Dottor Jekyll e Mr. Hyde secondo Borowczyk 14 Mantenere la rotta La Bussola del cinema, il portale che mancava 16 COVER STORY Sulla cima del mondo Il fascino minaccioso dell’Everest, apertura ad alta quota in Laguna LA MADRINA DELLA MOSTRA ELISA SEDNAOUI 24'XHWWRPR]]D²DWR Schoenaerts e Mulligan per Vinterberg: Via dalla pazza folla 16 28 28 Ancora Shyamalan! Ritorno alle origini thriller per il regista de Il sesto senso 32 Bella tra gli stripper Non solo muscoli. In Magic Mike XXL c’è anche Jada Pinkett Smith 37 VENEZIA 72 Il ruggito della Mostra EVEREST Gli italiani, le star più attese, i titoli da non perdere, il Leone Tavernier: guida al Festival 24 52 Tutti Judd per terra Apatow in sala con Un disastro di ragazza. Intervista al mago della commedia americana THE VISIT: “VI FARÒ TREMARE” VIA DALLA PAZZA FOLLA 52 32 56 Ritratti Uno, nessuno, centomila: Peter Sellers 59,²OPGHOPHVH Recensioni, anteprime, colpi di fulmine 72 Dvd, Blu-ray & Serie Tv Motori e azione: Mad Max Fury Road 78 Borsa del cinema RISATE MADE IN USA JADA PREZIOSA 80 Libri 82 Colonne sonore settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 7 a cura di Gianluca Arnone Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze Last Action Hero Nell’epoca in cui lo star system piange, Hollywood ha trovato il suo nuovo Indiana Jones: Chris Pratt 8 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 ell’epoca in cui lo star system hollywoodiano pullula di meteore e di vorrei-ma-non-posso, Chris Pratt è una credibile eccezione. “Un action-hero PRGHUQRªORGH²QLVFH3DXO Dergarabedian, analista alla Rentrak, società che misura HTXDQWL²FDWXWWRSRSRODULWj LQFOXVD&L²GLDPR&UHGLDPR assai più però al verdetto dei soldi, all’ignobile giudizio del botteghino: i suoi ultimi GXH²OPGuardiani della Galassia e Jurassic World, hanno racimolato qualcosa come due miliardi di dollari, più del Pil annuale di tutta la Guinea-Bissau. Non diciamo che è tutto merito suo, ma riconosciamogli almeno di non essere d’impiccio agli affari. La fortuna aiuta, la fatica di più. Madre cassiera, padre minatore, la sua famiglia è la tipica working class da freddo Nord americano (i Pratt sono del Minnesota), FDPLFLHGL³DQHOODHVWLYDOL Si lavora sodo, si dorme poco, si sogna meno. E’ l’American Dream a sognare lui quando qualcuno lo nota in un parcheggio di Bubba Gumps a Maui, mentre dorme in una tenda piazzata WUDOHDXWRPRELOLLQ²OD Chris, 19 anni e 30 chili in più, ottiene una particina in Cursed Part 3. E poi altri piccoli ruoli trascurabili, da Everwood a The OC²QR all’incontro con le donne della sua vita: Anna Faris sul set di Wanted and Take Me Home Tonight, che diventerà sua moglie; e Kathryn Bigelow che sarà la sua mentore, trasformandolo in un palestrato Navy Seal in Zero Dark Thirty. La svolta. Chris ottiene il primo ingaggio di una major e un ruolo da supereroe (Guardiani della Galassia), senza contare il secondo posto tra gli “uomini più sexy” del 2014 secondo la rivista People,O²VLFR non è tutto però: a Chris Pratt viene riconosciuta la faccia da bastardo (dopotutto è un Gemelli) e una deliziosa ironia, quell’inconfondibile tonguein-cheek che caratterizza i suoi personaggi. Per molti è lui il vero erede di Harrison Ford/Indiana Jones, di cui si dice interpreterà il reboot. E a proposito di remake, il nostro è al momento sul set dei 0DJQL²FLVHWWH di Fuqua, tra Ethan Hawke e Denzel Washington. Probabilmente, già adesso, sul gradino più alto del podio. Chris Pratt. Sopra in Jurassic World , sotto in un fotomontaggio di Indiana Jones settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 9 inVetrinaNews Che succede in città? Eventi speciali, digitali, on stage e live: tutto quello che non puoi e non devi perdere Il cartellone Dragon Ball Z: La resurrezione di F Goku, Gohan, Crilin, Vegeta, Piccolo e gli altri mitici personaggi di Dragon Ball Z tornano nei cinema italiani per un evento speciale il 12, 13 e 14 settembre. 3LQN)OR\G%LJ6FUHHQ Doppio appuntamento a settembre con la band inglese: Live at Pompeii e Roger Waters - The Wall Amy Il regista di Senna racconta la storia della Winehouse, tragica icona dei nostri tempi. In sala dal 15 al 17 settembre (vedi recensione pagina 63). Teatro della Scala Una visita senza precedenti in uno dei templi più esclusivi dell’arte e dello spettacolo mondiale. Con un cast d’eccezione, da Muti a Zubin Metha (6-7 ottobre). Giselle In diretta dal Bolshoi una delle opere più famose del repertorio classico. Musiche di Adolphe Adam, FRUHRJUD²HRULJLQDOL di Grigorovitch (11 ottobre). $UFDGH)LUH7KH5HµHNWRU7DSHV La band canadese che ha rivoluzionato l’indie rock - Neon Bible è considerato uno dei migliori album GHOODVWRULD§LQXQ²OP per fan e non (14-15 ottobre). 10 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Settembre si colora di... rosa. Doppio appuntamento al cinema con la leggenda dei Pink Floyd. Dal 7 al 9 settembre con Universal arriva Pink Floyd: Live at PompeiiLO²OPFRQFHUWR girato negli Scavi Archeologici nel 1971 e diretto da Adrian Maben, considerato una pietra miliare nella storia della musica. La band inglese, nel pieno della sua sperimentazione, tra psichedelia e rock, ottenne di VXRQDUHQHOO¬$Q²WHDWUR5RPDQR con la garanzia che il sito rimanesse chiuso, per quattro giorni, dal 4 al 7 ottobre. Tra i brani eseguiti Echoes, One of These Days e A Saucerful of Secrets. Dal 29 settembre al 1° ottobre invece, con Nexo Digital e in contemporanea mondiale, arriva The Wall, che racconta il tour sold out di Roger Waters dedicato al monumentale album dei Pink Floyd. Una parabola immortale sui temi della guerra, del senso di perdita, dell’amore e della vita. Un evento arricchito dall’esclusiva conversazione tra Nick Mason e Roger Waters che risponderanno, per la prima volta insieme dopo anni, alle domande dei fan. Porsche consiglia Porsche consiglia Dati riferiti a Panamera Edition. Consumi ciclo combinato: 8,4 l/100 km. Emissioni: CO2 196 g/km. Porsche Italia Spa, Padova corso Stati Uniti 35, Telefono 049/8292911. www.porsche.it Ti può capitare una volta nella vita. A meno che non sia di serie. Panamera Edition. Con un ampliato equipaggiamento di serie che comprende: Porsche Active Suspension Management (PASM), Servosterzo Plus, Fari Bi -Xenon con Porsche Dynamic Light System (PDL) e cerchi da 19 pollici Panamera Turbo II. brividi di genere I FESTIVAL a cura di Massimo Monteleone Agenda del mese: ecco gli appuntamenti da non perdere 1 MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA Località Lido di Venezia, Italia Periodo 2-12 settembre Tel. (041) 5218711 Web labiennale.org. Mail [email protected] Resp. Alberto Barbera DELLA 2 FESTIVAL COMUNICAZIONE Località Camogli (Genova), Italia Periodo 10-13 settembre Tel. 3319775178 Web festivalcomunicazione.it Mail info@ festivalcomunicazione.it Resp. Rosangela Bonsignorio, Danco Singer FILM FESTIVAL 3 MILANO Località Milano, Italia Periodo 10-20 settembre Tel. 3311474215 Web PLODQR²OPIHVWLYDOLW Mail LQIR#PLODQR²OPIHVWLYDO it Resp. Alessandro Beretta, Vincenzo Rossini NEL PROFONDO DEL DELIRIO Dottor Jekyll e Mr. Hyde nella versione di Borowczyk: geniale di Giuseppe Gariazzo a noi lo chiamarono Nel profondo del delirio. Il titolo originale avrebbe dovuto essere Le cas étrange du Dr. Jekyll et Miss Osbourne, poi PRGL²FDWR LQ Dr. Jekyll et les femmes. Era il 1981 e il geniale cineasta polacco Walerian Borowczyk offriva la sua personale versione del testo di Robert Louis Stevenson. Come altre sue opere, anche questa subì censure e manipolazioni. Da poco è uscita in dvd e blu-ray (negli Stati Uniti e in Gran Bretagna) la copia restaurata del ²OPFKHLQLQJOHVHULSUHQGHLO D titolo originariamente pensato dal regista: The Strange Case of Dr. Jekyll and Miss Osbourne. Tutto accade nel corso di una notte mentre si svolge la IHVWDGL²GDQ]DPHQWRIUD+HQry Jekyll (Udo Kier, seducente e sadico nel doppio ruolo) e Fanny Osbourne (nella realtà fu la moglie di Stevenson), interpretata da Marina Pierro, attrice simbolo del cinema di “Boro”. Nessuno si salverà dagli atroci omicidi commessi da (GZDUG+\GH1HO²OPRQLULco, visionario, d’avanguardia, immerso nel nero e nel blu che incornicia i personaggi esplode lo sguardo anarchico di un autore che intreccia letteratura, pittura, cinema, bioJUD²D H LPPDJLQD]LRQH %Rrowczyk costruisce un teatro di ombre destinato alla distru]LRQHQHO²QDOHFKHULFRUGDLa caduta della casa degli Usher e che vede Henry/Edward e Fanny (anche lei trasformatasi, in essere diabolico) fuggire in carrozza, amarsi come fossero dei vampiri, incamminarsi nel mondo per diffondere il Male ma anche un erotismo libero da conformismi. IL DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE (1941) IL TESTAMENTO DEL MOSTRO (1959) Gli imperdibili IL DOTTOR JEKYLL (1931) Fredric March vince l’Oscar come miglior attore. 12 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Dieci anni dopo nel doppio ruolo c’è Spencer Tracy. Jean Renoir reinventa i personaggi di Stevenson. 4 TORONTO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL Località Toronto (Ontario), Canada Periodo 10-20 settembre Tel. (001-416) 5998433 Web tiff.net Mail [email protected] Resp. Piers Handling CREATIVE 5 ROMA CONTEST Località Roma, Italia Periodo 13,16,19,20,25,27 settembre Tel. (06) 45479091 Web romacreativecontest. com Mail info@ romacreativecontest.com Resp. Brando Bartoleschi, Lorenzo Di Nola, Raffaele Inno ZINEMALDIA 6 DONOSTIA - FESTIVAL DE SAN SEBASTIAN Località Donostia-San Sebastiàn, Spagna Periodo 18-26 settembre Tel. (0034-943) 481212 Web sansebastianfestival. com Mail ssiff@ sansebastianfestival.com Resp. José Luis Rebordinos ITALIA 7 PRIX Località Torino, Italia Periodo 19-24 settembre Tel. (06) 36862355 Web prixitalia.rai.it Mail [email protected] Resp. Paolo Morawski SMART TV PC TABLET SMARTPHONE ANDROID IOS WIN8 progetto italia NON PERDIAMO LA BUSSOLA Essenziale per navigare tra le opportunità del nostro cinema: ecco il portale che mancava a cura di Sergio Perugini 14 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 In basso Ron Howard a Firenze sul set di Inferno. A sinistra uno screenshot di Bussoladel cinema.com VENIRE A GIRARE IN ITALIA? Produrre un film, una serie tv o una web series nel nostro Paese? Ora è più facile con il portale La Bussola del Cinema – Bussoladelcinema.com –, ideato dalla Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con l’Associazione Italian Film Commissions e la Fondazione Ente dello Spettacolo. Presentato alla stampa internazionale lo scorso 9 giugno 2015, presso disposizione dalla DG Cinema del MiBACT o dalle film commission regionali – adatti per il progetto che si intende realizzare (produzione italiana o estera, coproduzione, tax credit, film lungometraggio, fiction, ecc .). UNA SINERGIA VINCENTE A COSTO ZERO Il progetto La Bussola del Cinema è frutto di una sinergia a costo zero. Nasce, infatti, per volontà della Direzione Generale Cinema del MiBACT con l’intento di occupandosi nello specifico del coordinamento dell’attività giornalistica con la testata Bussola News. Nel portale Bussoladelcinema.com è presente, infatti, una sezione Bussola News dove trovare quotidianamente informazioni sul mercato e sull’industria del cinema e dell’audiovisivo, insieme a una rassegna stampa del settore che monitora le principali testate nazionali ed estere, collegandosi anche alla rassegna stampa giornaliera della Fondazione Ente dello Spettacolo, con oltre 6.000 utenti registrati. I MERCATI INTERNAZIONALI DELL’AUDIOVISIVO: PRIMO APPUNTAMENTO A VENEZIA 72 l’Associazione della Stampa Estera in Italia, La Bussola del Cinema è pensato come un supporto immediato e funzionale per tutti i produttori, registi e addetti ai lavori che desiderano realizzare film o altri prodotti audiovisivi in Italia. Organizzato interamente in italiano e inglese, il sito presenta anche un messaggio di benvenuto in dieci lingue (italiano, inglese, francese, te desco, spagnolo, portoghese, cinese, giapponese, arabo, russo). Punto cardine del portale è certamente il motore di ricerca che permette di effettuare uno screening dei fondi o dei servizi – messi a mettere in condivisione tutte le competenze e le informazioni relative alle opportunità che lo Stato o gli enti regionali offrono ai produttori che si occupano di cinema e audiovisivo. Sempre in una logica di condivisione di esperienze, la Fondazione Ente dello Spettacolo – con la divisione Cineconomy.com –, aderisce al progetto portando il suo contributo culturale e Obiettivo del progetto La Bussola del Cinema è quello di mettersi al servizio di tutti i produttori, in maniera agile e gratuita. Per tale motivo, oltre alle attività svolte sul web, La Bussola del Cinema sarà presente con i suoi delegati nei principali festival internazionali del settore per seguire attività culturali, lavori del mercato e incontri tra produttori e distributori internazionali. Si inizia con la 72. Mostra di Venezia e il Venice Film Market, dove La Bussola del Cinema sarà al Lido con un punt o informativo e una serie di iniziative, per passare poi al 10. Festival di Roma e al MIA Mercato Internazionale dell’Audiovisivo. Supporto immediato e funzionale per produttori, registi e addetti ai lavori che vogliono realizzare film o prodotti audiovisivi in Italia settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 15 COVER STORY “Lassù capisci che forse morirai, ma che non puoi fare a meno di salire”, dice Josh Brolin. Sulla cima dell’Everest con Jason Clarke, Sam Worthington e Jake Gyllenhaal, per una vertiginosa apertura veneziana di Alessandra De Tommasi Josh Brolin interpreta Beck Weathers, un ricco texano appassionato di scalate. Nel '96 era nella spedizione di Rob Hall settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 17 COVER STORY i aspetti una montagna e ti trovi nel bel mezzo di Gangs of New York. La magia del cinema non andrebbe svelata sollevando un green screen e sbirciando tra cavi elettrici e telecamere, ma la curiosità ha la meglio. Persino nel caso di Everest, il film d’apertura della 72° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, fuori concorso e in anteprima mondiale (in sala arriva il 24 settembre): la visita sul set negli studi di Cinecittà, che ha ospitato due settimane di riprese e tre di preparativi, porta dietro le quinte del campo base della spedizione per poi rivelare, a pochi passi, scenari della Roma Antica. C’è da aspettarselo, certo, ma quando indossi le cuffie e guardi dal monitor di regia Emily Watson (Helen Wilton nel film) salutare gli scalatori in partenza per la cima, augurare loro buona fortuna e presagire i pericoli del viaggio allora tutto scompare e in quella cava ricreata ad arte da un’equipe di 30 persone, con le tende e gli oggetti della spedizione del 1996, ti sembra di esserci davvero. In quel campo base, tra totem e bandiere, rivivono i pezzi di quell’epoca, dalle radio alle attrezzature: i divani dove gli scalatori si riposavano, le foto delle famiglie a cui telefonavano dalle trasmittenti e persino i fiori sul tavolo parlano di una quotidianità fuori dal comune che sta per essere travolta dalla forza di una natura che si ribella alle pretese dell’uomo di soggiogarla. Il viaggio alla conquista della cima più alta al mondo ha fatto tappa per le riprese in Italia (a Roma e sulle Alpi, sostenute da BLS), in Gran Bretagna (Pinewood Studios) e in Nepal, alle pendici dell’Everest. Del cast allstar fanno parte Jason Clarke, Sam 18 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Quella lotta alla sopravvivenza rivela chi sei veramente Baltasar Kormákur: “Fare un film sull'Himalaya è difficile quanto scalarlo” “Fare un film sull’Everest è difficile quanto scalarlo”, parola del regista Baltasar Kormákur. “Ricreare la montagna è la vera sfida del film e soprattutto – aggiunge – evitare la commercializzazione della natura, oggi così diffusa. Non si parla di eroismo, ma di sfide: il viaggio dei protagonisti è metafora di ambizione. Gli ostacoli, d’altronde, sono da sempre grandi amici degli artisti così come la lotta alla sopravvivenza rivela chi sei davvero”. Per rendere autentico il clima degli studi capitolini il produttore David F. Breashears ha fatto arrivare a Roma gli sherpa: “Sono undici in totale e non sono mai usciti dal Nepal, vivono in piccoli villaggi con case costruite a mano e li abbiamo lasciati senza parole davanti al Colosseo. Alcuni di loro hanno scalato l’Everest 6 o 7 volte, uno di loro era il leader della spedizione del ’96 di Rob Hall e suo fratello ha portato a spalla la camera IMAX per tutta la salita durante le riprese. Abbiamo ricreato le loro tende con equipaggiamenti autentici, bevuto il loro thè e condiviso i racconti di questi personaggi così umili eppure straordinari”. settembre 2015 A.D.T. rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 19 Lo scalatore: una tragedia annunciata Nel film ha il volto di Sam Worthington, ma Guy Cotter va ben oltre la finzione del personaggio. Non solo esiste, ma si cimenta sulle vette dall’età di 11 anni e partecipa al progetto della pellicola come consulente perché a capo della “Adventure Consultants”. “Durante quella spedizione – ci racconta a Cinecittà – ero su un’altra montagna, ma mi sono unito ai soccorsi una volta fatto ritorno al campo base. Mi trovavo lì quando gli altri sono stati riportati indietro. Quella tragedia ha insegnato alla gente a capire che non puoi controllare la montagna e agli scalatori ad aiutarsi di più perché la paura è un catalizzatore per la sopravvivenza. Io stesso da allora ho visto che esiste una possibilità di morire lassù perché non sei mai completamente al sicuro. Ci sono più barriere per partecipare alle scalate, esiste una maggiore sicurezza e un training di 1-2 anni per chi vuole affrontare la cima. Non può essere il capriccio di uno che invece di comprare una macchina decide di avventurarsi fin qui, visto che la cifra del viaggio si aggira sui 6 mila dollari. Sembra incredibile che uno dei paesi più poveri Utilitas agricolae del mondo, il Nepal, faccia girare uno corrumperet cathedras, semper vix tremulus dei business più costosi. L’errore più quadrupei satis comune? Scegliere la spedizione più infeliciter adquireret economica”. A.D.T. oratori. Pretosius zothecas optim Worthington, Jake Gyllenhaal, Robin Wright e Josh Hawkes. La giornata di set capitolina si è conclusa con Josh Brolin, che presta il volto allo scalatore Beck Weathers. Cosa si prova a scalare l’Everest? È come chiedere ad un drogato di descrivere l’effetto crack: non si può. E allo stesso modo sai che ricostruire quelle sensazioni è impossibile… ma 20 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 noi ci abbiamo provato. Il merito va anche agli sherpa, persone meravigliose che rischiano davvero la vita e invece spesso vengono trattate come animali. Quale lezione le ha insegnato la montagna? Che non gliene frega niente di te. Fa bene per ridimensionare l’ego e ti sfida alla solitudine mettendoti di fronte un pericolo estremo, si passa dalla modalità “paura standard” a “stramaledetta fifa”. E te lo dice uno che ha paura dell’altezza! (Ride) Insomma si guarda la morte in faccia… Il limite tra vita e morte è a pochi millimetri e, visto da lassù, il mondo scompare. Mai sperimentato un freddo simile in vita mia, le dita dei piedi COVER STORY rimetterti alla prova, ancora e ancora, capire fin dove puoi spingerti, vedere di cosa sei realmente capace. Non si sa mai chi fa ritorno a casa, quindi… Prendi il mio personaggio, Beck Weathers, questo texano in lotta con la depressione. Lo guardi e pensi che la sua vulnerabilità lo porterà a soccombere per primo per la pressione, eppure non è così, nessuno durante la scalata sa se sopravvive e dove trova la forza per andare avanti. La via più semplice è mollare, ma quando ti trovi in situazioni estreme emergono le motivazioni più profonde. Ricorda qualche capitombolo? Più di uno, in Val Senales (Alto Adige, ndr) sono caduto anche dagli sci e la spalla mi ha fatto male per giorni, ma niente di grave. Mentre mi arrampicavo durante le riprese tra le tormente c’erano bambini di sei anni che invece mi saettavano accanto senza paura sulle piste… Quando ci portavano sullo strapiombo in elicottero temevo sempre che qualcosa potesse andare storto eppure non ho potuto fare a meno d’innamorarmi di quel luogo. E Roma? Ci tenevo a venire, non solo per sbrinare dopo le riprese in montagna e quindi per il clima, ma anche per vivere l’atmosfera del luogo e anche, lo ammetto, mangiare la pasta. sembravano congelate per giorni e allora capisci il valore di quello che hai. Come si sentiva quando è sceso a valle? Pesavo cinque chili in meno, ero stanco, anzi stremato dalla fatica e dopo la scalata non la smettevo di tremare. Appena sceso dalla montagna, quando passa questa sensazione, non vedi l’ora di risalire e Sopra Michael Kelly con Josh Brolin. Nella pagina accanto alcune scene di Everest, al centro Emily Watson. Qui Jason Clarke e a sinistra Jake Gyllenhaal settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 21 COVER STORY L’aria sottile di Krakauer Il libro scritto pochi mesi dopo la disgrazia. Da un sopravvissuto Il 10 maggio 1996 una tormenta di neve coglie di sorpresa quattro spedizioni che si trovano sulla cima dell’Everest. Nove alpinisti muoiono. Jon Krakauer, inviato dalla rivista Outside è tra i fortunati superstiti. Quella tragedia vissuta in prima persona diventerà appassionante epopea in Aria Sottile, scritto pochi mesi dopo i fatti. Aria sottile è una lettura necessaria per chi voglia conoscere più a fondo i protagonisti di quella sciagura, le difficoltà di scalare una vetta oltre 8000 metri (“La quota di crociera di un Airbus 300”, ricorda Krakauer), gli interessi commerciali che hanno affievolito il timore sacrale nei confronti della montagna - che i nepalesi chiamano Sagarmata, la “Dea del cielo” – promuovendo un alpinismo per tutti, alla base purtroppo di molti degli incidenti che ancora oggi si verificano sulle cime più alte del mondo. E se Nelle terre estreme, il romanzo da cui Sean Penn avrebbe ricavato Into the Wilde, era il canto del cigno di una certa mistica della natura, Aria sottile è lo struggente autodafé dell’autore nei confronti dell’alpinismo fanatico: “La cultura dell’ascesa – scrive Krakauer - era caratterizzata da un intenso spirito di competizione e da un machismo allo stato puro, i suoi adepti si preoccupavano di impressionarsi a vicenda. La conquista della vetta era ritenuta meno importante del modo in cui avveniva la conquista; il prestigio si guadagnava affrontando le vie più proibitive con un’attrezzatura ridotta al minimo, nello stile più audace che si potesse immaginare. Nessuno era più ammirato dei cosiddetti arrampicatori solitari, visionari che scalavano da soli, senza corda né attrezzi”. Gianluca Arnone Il giornalista e scrittore Jon Krakauer 22 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 SALVARE IL MONDO È UNA QUESTIONE DI STILE crossover FUGA Via dalla pazza folla: Matthias Schoenaerts e Thomas Hardy. Dirige, con “sinergia”, un altro 24 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 PER DUE Carey Mulligan sulle orme di Thomas: Vinterberg di Adriano Ercolani settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 25 crossover Matthias Schoenaerts “Il mio Oak? Fedele a se stesso. E integro” È uno degli attori del momento. Matthias Schoenaerts si sta costruendo una carriera hollywoodiana (e non solo) fatta di scelte non scontate. Dopo il bellissimo Chi è senza colpa accanto a Tom Hardy e prima del nuovo film di Luca Guadagnino in Mostra a Venezia, A Bigger Splash, dove divide la scena con la grande Tilda Swinton, si è concesso un tuffo nella letteratura classica inglese con Via dalla pazza folla, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Hardy e diretto dal danese Thomas Vinterberg. Risultato? Una delle migliori interpretazioni della sua finora strabiliante carriera. Come è arrivato a Via dalla pazza folla? Un giorno ricevo questa chiamata da un numero straniero, era Thomas Vinterberg. Ero onorato e incuriosito dall’idea che mi volesse n el film. Alla fine ero io a far le domande e lui a spiegarmi perché avesse scelto me. Essendo in giro da così tanto tempo credevo fosse un sessantenne. Quando mi si è presentato di fronte quest’uomo nell’atrio di un hotel pensavo fosse il suo assistente! A parte gli scherzi, ho accettato il personaggio di Oak perché è guidato da un sentimento che ammiro: la lealtà. È fedele a Bathsheba come alle persone con cui lavora. Soprattutto è fedele a se stesso, per lui la prima cosa da preservare è la sua integrità. Rappresenta dei valori forti e nonostante tutte le avversità vi rimane aggrappato. Ogni volta che lei gli chiede aiuto offre il consiglio migliore da amico, senza manipolarla come invece il suo cuore magari vorrebbe. Oak conosce la sua posizione nel mondo. Che tipo di regista è Thomas Vinterberg? È uno che am a la sinergia, gli piace radunare persone diverse e vedere come interagiscono con le loro unicità. Poi inizia a costruire il film incanalando quest’energia. È un modo unico di lavorare, carpisce l’atmosfera di un set come non ho visto fare ad altri registi con cui ho lavorato fino ad oggi. E non parlo solo degli attori, interagisce a livello molto profondo anche con il reparto fotografia, quello dei costumi e delle scenografie. Per lui fare cinema è un lavoro di gruppo in cui ognuno porta qualcosa. Questo crea complicità, che è il miglior modo per essere creativi. Avete dunque condiviso le stesse idee sul film? No, ma non è una cosa sempre deleteria avere opinioni differenti. Al contrario, mi Carey Mulligan “Il mio personaggio rifiuta un matrimonio: incredibile per l’epoca” Candidata all’Oscar per An Education, Carey Mulligan è un’attrice che ama le sfide. Lo dimostra la sua filmografia, piena di ruoli forti e lungometraggi d’impatto quali Non lasciarmi, Shame e soprattutto il cult movie Drive. L’ultima sua scelta è forse la più coraggiosa: interpretare Bathsheba Everdeene, una delle eroine della letteratura britannica. Cosa rende Via dalla pazza folla diverso dagli altri adattamenti? La protagonista Bathsheba Everdeene. Sia il tono del libro che quello del film sono dati dall’inizio, in cui lei rifiuta la proposta di matrimonio di Oak, qualcosa di inaudito per l’epoca. Questo ci presenta subito una donna 26 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Via dalla pazza folla: il set e le foto di scena, con il regista Thomas Vinterberg e i protagonisti Matthias Schoenaerts e Carey Mulligan ha aiutato a capire cosa significasse veramente. Ad esempio avevo un problema con il finale: per me Oak doveva scegliere un’altra strada da quella del romanzo. Thomas mi ha convinto che il film parlava anche di come l’amore alla fine vince sui pregiudizi e le difficoltà, una specie di antidoto contro la disconnessione di oggi. Ci ho pensato un giorno intero e ho capito che aveva ragione. La scena in cui Oak perde tutto è stata difficile da interpretare? Quando devi rappresentare un momento di disperazione non puoi pensarci troppo su, devi lasciare che sia il tuo corpo e ciò che provi al momento a guidarti. Segui l’istinto, perché tale sentimento può manifestarsi in modi diversi. Oak perde tutto all’inizio della storia, per mostrarlo ho scelto di arrendermi alla sua frustrazione e vedere cosa succedeva mentre giravamo. Penso abbia funzionato, sono soddisfatto di ciò che ne è venuto fuori. Non è stato facile perché rischiavo di sentirmi un po’ ridicolo, la scena era interamente girata in CGI e avevo cinquanta persone intorno che mi osservavano disperarmi di fronte a un panno verde… indipendente, che sa ciò che vuole e cerca di costruire il suo futuro a prescindere da chi le sarà accanto. Un punto di vista di rottura rispetto alla concezione e al ruolo femminili di quel periodo. Una psicologia complicata, testarda, spontanea anche negli errori che commette. Come si è trovata con gli altri due protagonisti del film? Quando reciti con attori come Michael Sheen e Matthias Schoenaerts senti un senso di sicurezza fin dal primo giorno di riprese. Abbiamo avuto il tempo di fare alcuni giorni di prove prima di iniziare le riprese, improvvisare sui nostri personaggi. E’ stato utile per definirli e insieme conoscerci meglio. E invece il lavoro con Thomas Vinterberg? Con Thomas abbiamo avuto lunghissime conversazioni riguardanti il personaggio di Bathsheba, l’abbiamo davvero sviscerata in ogni suo aspetto. È stata un’esperienza bellissima poter capire una donna dell’epoca così in profondità. Ci sono degli aspetti della sua psicologia che sono assolutamente contemporanei, e Thomas li ha espressi magnificamente in questo film. Costumi e acconciature ti aiutano a entrare in un personaggio, non c’è dubbio. Un’estetica precisa e dettagliata ti concede di avere un’idea specifica su chi è una donna, cosa vuole. Però è il regista che deve indirizzarti verso quale parte di ciò che hai costruito deve venire maggiormente fuori. Io e Thomas eravamo assolutamente d’accordo sul fatto che doveva essere la sua voglia di indipendenza. settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 27 intervista ToC 28 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Con The Visit M. Night Shyamalan torna alle origini: pochi soldi, un’unica location e nessuna star. “Ho girato un Hansel e Gretel moderno. Esperienza rigenerante” di Mattia Pasquini on il Sesto senso ha conquistato il pubblico che ancora ricorda l’emozione di quel film, ma nei dieci anni successivi ci ha abituato a grandi sorprese come anche a film capaci di stravolgere ogni aspettativa. Da sempre ama giocare con il cinema e con i suoi generi. E ce lo conferma in questo nuovo thriller, The Visit (l’8 ottobre in sala) con il quale punta a risollevare le sorti della sua carriera dopo un paio di titoli che son sembrati meno personali e convincenti. Oggi M. Night Shyamalan guarda alla tv (come produttore - e regista del primo episodio - di Wayward Pines per la Fox), ma anche a un cinema più piccolo. Nelle dimensioni, non ne lle emozioni. Stavolta tutta l’azione si svolge in una casa fuori città, come avete scelto questo set? Mi hanno ispirato i dipinti di Andrew Wyeth. È uno dei miei artisti preferiti, e vive vicino a me nella campagna della Pennsylvania, un posto che amo, anche perché mi ricorda l’Inghilterra in certi tratti. Questo si vede nei suoi dipinti e questo avevo in mente: una ambientazione che si è rivelata perfetta. Abbiamo persino trovato una fattoria che stavano cercando di vendere. Li ho convinti che sarebbe stato più facile dopo averla mostrata in un film e son riuscito ad affittarla per sei mesi. E a un prezzo bassissimo. È stato un affarone. Anche perché è stato un elemento fondamentale per il film. L’abbiamo usata per la pre-produzione, per tutti i trenta giorni di riprese e per la post produzione, quando magari dovevamo tornare a fare riprese aggiuntive. Ma soprattutto per la possibilità di realizzare lo storyboard direttamente nella casa, immaginando i C toc settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 29 intervista movimenti degli attori e i momenti più spaventosi. Inoltre poter provare sullo stesso set è stato ottimo, in primis per i ragazzini. E gli altri? È stato difficile fare tutto, abituato a produzioni di altro livello? Ho imbrogliato! Ovviamente non sono un esordiente e non ho dovuto convincere ogni singolo elemento della crew. Che è quello che ti trovi a dover fare quando realizzi un primo film. Ho potuto contare su professionisti di prima classe, che hanno partecipato a prezzo ridotto, visto il budget di 25.000 dollari. O ami fare cinema in questa maniera, o c’è un grosso problema. E questo lo scopri quando ingaggi la gente, e li guardi negli occhi. Io ho visto l’entusiasmo di farlo, l’amore per la storia. Questo si è poi tradotto anche sul set? Si, perché l’abbiamo girato alla vecchia maniera - come è stato anche per Wayward Pines - impedendo a chiunque di guardare il girato in digitale. Costringevo tutti a venire a casa mia la sera per vedere i giornalieri. Ogni giorno, per trenta giorni. È stata una esperienza condivisa, uno sforzo comune. Sembra davvero il suo ideale. Molti dei miei film preferiti sono indipendenti. E i miei eroi - sin da piccolo, ma anche oggi - sono sempre stati quei registi che hanno continuato tutta la vita a girare film di un certo tipo, come Allen, i fratelli Coen, Eastwood in un certo senso. Per me in qualche maniera è stata una prima volta, anche se molti dei miei thriller son sempre stati film ‘piccoli’. Se non ci fosse stato Mel Gibson, anche Signs sarebbe stato un piccolo film come questo. Olivia DeJonge in The Visit. Sopra il pittore Andrew Wyeth e uno dei suoi quadri che ha ispirato le atmosfere del film (come si vede nella terza foto) 30 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Quanto alla scelta formale, tra il documentario e il found footage, era nei piani sin dall’inizio? Si, sapevo di voler lavorare su un simildocumentario sin dall’inizio. Sapevo come avrei realizzato ogni scena, sin dalla scrittura. Se leggeste lo script lo capireste, dalle note e dalle indicazioni. È tutto lì, specificato, dalle azioni dei ragazzi a come la macchina da presa li segue nei vari momenti. Ogni dettaglio è nello storyboard. Anche se poi, tra documentario e foundfootage, il mio è forse più un ibrido. È un’esperienza che farà di nuovo? Sicuramente. Sto terminando di scrivere una nuova storia che potrebbe facilmente diventare tanto una mega-produzione quanto un piccolo film. Ci ho pensato molto negli ultimi due o tre mesi, ne ho anche parlato in famiglia e in ufficio, ma alla fine ho deciso di farlo di nuovo. Più piccolo possibile, un’altra volta. È stata una esperienza così “pura”… Quanto all’ispirazione, da dove viene? Da più temi, quelli che mi colpiscono. Dall’attacco alieno visto dal punto di vista di una famiglia a come ci sentiamo invecchiando. Ci sono sempre le nostre paure, primordiali, alla base di tutto. Viste anche dal punto di vista di due bambini. Mi son chiesto se potessi “giocarci”. Quindi non ha dei vicini anziani e spaventosi in Pennsylvania? No, no. Cercavo più un’atmosfera alla Hansel e Gretel moderni. Tanto moderni da sfruttare strumenti come gli smartphone, che ormai sembrano fare di tutti dei registi. Possiamo vederci una critica di questa tendenza? Sì, certo, è così. Ma in generale ho sentito il film anche come una conversazione tra un vecchio modo di fare cinema e un altro permesso dai nuovi strumenti: volevo che questi due piani si scontrassero. Rappresentati dai due fratelli, uno con un approccio alla Kardashian e l’altra più Old School. Invece, la nuova storia che sta scrivendo, sarà un altro horror? O un documentario? No, questa volta sarà un thriller. Soprannaturale? Chissà, non si può mai dire… Ma io credo che tutti i miei film siano thriller in fondo. Sono storie colme di mistero, e sempre con elementi che spaventano. Sinceramente, spero che tutti, a modo loro, siano capaci di rompere la barriera tra i generi. Anche nel caso di questo progetto, che può far paura come ridere, ma che vorrei finisse con l’essere più un thriller oscuro, adulto. E sempre confinato in una l ocation ridotta, giusto? Non come The Visit, ma abbastanza. D’altronde è la storia a richiederlo. Attualmente stiamo cercando le location nelle quali ambientare le due diverse linee che la narrazione segue. Ma anche quando pensi di avere tutto chiaro, poi mentre ci lavori le cose possono cambiare. Anche gli attori? Ha già qualcuno in mente? In mente, sì. Come sempre. Lavoro sempre pensando a un modello, un archetipo. Mi aiuta a essere specifico, reale. Poi dipende tutto dalla disponibilità dell’attore una volta che iniziano le riprese. Speriamo... º º Ũ º º KAVAC FILM IBC MOVIE E RAI CINEMA PRESENTANO UNA PRODUZIONE KAVAC FILM IN COPRODUZIONE CON IBC MOVIE CON RAI CINEMA “SANGUE DEL MIO SANGUE” SCRITTO E DIRETTO DA MARCO BELLOCCHIO COPRODOTTO DA BARBARY FILMS RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA AMKA FILMS UNA COPRODUZIONE ITALIA-FRANCIA-SVIZZERA PRODOTTO DA SIMONE GATTONI PER KAVAC FILM PRODOTTO DA BEPPE CASCHETTO PER IBC MOVIE COPRODOTTO DA FABIO CONVERSI PER BARBARY FILMS TIZIANA SOUDANI PER AMKA FILMS GABRIELLA DE GARA PER RSI RADIOTELEVISONE SVIZZERA IN ASSOCIAZIONE CON SOFITVCINE2 PRODUTTORE ESECUTIVO ALESSIO LAZZARESCHI MONTAGGIO FRANCESCA CALVELLI E CLAUDIO MISANTONI MUSICA CARLO CRIVELLI SCENOGRAFIA ANDREA CASTORINA COSTUMI DARIA CALVELLI SUPERVISIONE ALLA PRODUZIONE MASSIMO DI ROCCO E LUIGI NAPOLEONE ORGANIZZATORE DANIELE ESPOSITO AIUTO REGIA LUCILLA CRISTALDI CASTING E ACTING COACH STEFANIA DE SANTIS FONICO DI PRESA DIRETTA CHRISTOPHE GIOVANNONI FONICO DI MIX ROBERTO CAPPANNELLI MONTAGGIO DEL SUONO LILIO ROSATO EFFETTI SONORI NEW DIGITAL FILM SOUND UFFICIO STAMPA STUDIO PUNTOEVIRGOLA FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA IL FILM È STATO REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL’UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007 N.244 FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO - FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L’AUDIOVISIVO FILMS PRODUCTIONS SA 01 distribution ɰ personaggi L’attrice entra nella squadra di Magic Mike XXL. “Il mio personaggio non vende sesso, ma celebra di Angela Bosetto la bellezza” Jada Pinkett Smith “L’uomo perfetto non esiste” UN SOVRANO PROSSIMO ALL’ABDICAZIONE PUNTA sempre a lasciare un ricordo indelebile… anche se il suo regno è quello dello striptease. Logico quindi che in Magic Mike XXL (in Italia dal 24 settembre) i “Re di Tampa” vogliano incendiare le folle un’ultima volta prima di appendere definitivamente il perizoma al chiodo. Durante il viaggio verso Myrtle Beach (teatro del loro addio alle scene), Mike (Channing Tatum), Ken (Matt Bomer), Richie (Joe Manganiello) Tito (Adam Rodriguez) e Tarzan (Kevin Nash), faranno tappa in vari posti, fra cui il Domina, un esclusivo club di Savannah, dove Mike si è già esibito in passato. Lo gestisce la carismatica Rome, interpretata da Jada Pinkett Smith, new entry femminile del film insieme a Elizabeth Banks, Amber Heard e Andie MacDowell. Tuttavia, al contrario delle altre, nella sceneggiatura originale il suo personaggio (concepito per rimpiazzare il vuoto lasciato d a l l ’a b b a n d o n o d i D a l l a s / M a t t h ew M c Co n a u Una scena di ghey, “maître à déshabilMagic Mike XXL. ler” nel primo Magic Mike) A destra Jada era un maschio. Tatum e il Pinckett Smith regista Gregory Jacobs hanno deciso di cambiargli sesso proprio per affidarlo a Jada, che ha poi lavorato insieme allo sceneggiatore Reid Carolin per la ridefinizione psicologica e caratteriale del ruolo. “La prima volta che ci siamo incontrati – racconta lei – Channing mi ha detto: ‘So che l’industria dell’in- 32 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 trattenimento per adulti ha dei problemi, ma vorrei che riuscissimo a renderla come dovrebbe essere, cioè divertente e responsabile.’ Ho pensato: OK, proviamoci”. Questo cambio di prospettiva non ha convinto la critica americana, che ha fatto notare come il passaggio di regia da Steven Soderbergh (rimasto però in qualità di direttore della fotografia, montatore e produttore esecutivo) a Jacobs abbia conferito al sequel un tono troppo leggero, ma ha soddisfatto il pubblico, che ha promosso le doti imprenditoriali di Rome. Prima di accettare la parte, l’attrice e regista (appena vista nella serie tv Gotham e produttrice insieme al marito Will Smith di Annie – La felicità è contagiosa) stava giusto preparando un documentario sugli strip club femminili di Atlanta, eppure, curiosamente, non era mai entrata in uno maschile. “Girando le scene ambientate al Domina sono rimasta colpita dal cameratismo d e l l e d o n n e p re s e n t i ” , spiega. “Essere lì insieme per lo stesso scopo da a tutte la licenza di divertirsi, di essere libere e di assistere senza problemi allo show dandosi il cinque e urlando: Yeah! Ma è stato molto interessante anche osservare come i ragazzi cambiavano atteggiamento da quando venivano a trovarli sul set fidanzate e partner a quando dovevan o e s i b i r s i d ava n t i a l l e spettatrici”. Si può dire che il Domina “Girando le scene ambientate allo strip club sono rimasta colpita dal cameratismo delle donne presenti” personaggi Channing Tatum Da go-go boy a mutante Aver fatto lo spogliarellista senza disdegnare svaghi extra (leggi alcol e droga) è la tipica macchia che tutti a Hollywood nasconderebbero con cura sotto il tappeto. Tutti, tranne Channing Tatum. Rivivere parte del proprio passato in Magic Mike (2012) non solo lo ha fatto diventare il secondo attore più pagato al mondo, ma gli ha anche aperto una strada alternativa alle produzioni disimpegnate e fracassone a cui era normalmente associato (non ha comunque intenzione di abbandonarle: 23 Jump Street è già in pre-produzione). Dopo lo splendido Foxcatcher – Una storia americana di Bennett Miller, rivedremo Tatum in The Jada Pinkett Smith. A destra Channing Tatum, protagonista del film 34 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo rappresenti quello che per Rome dovrebbe essere il mondo ideale: un campo di gioco alla pari dove donne e uomini esplorano le reciproche energie e ne gioiscono apertamente. Nonostante affermi che faremmo tutti meglio a rivedere le nostre posizioni sugli strip club (“Siamo abbastanza maturi da poter vivere i nostri desideri alla luce del sole, senza vederci nulla di sporco”) Jada ci tiene a specificare che Rome “non vende sesso, ma celebra la bellezza” e che Mike & soci sul palco incarnano solo delle fantasie, non delle persone reali. Davanti all’obiezione secondo cui molte donne spesso confondono la realtà con la fantasia, Jada replica con un’alzata di spalle: “Alla base c’è sempre il solito problema: volere a tutti i costi l’uomo dei sogni. Ma è un errore: gli uomini perfetti non esistono. E nemmeno le donne, se è per quello”. Insomma per una serata folleggiate pure, ma poi tornate con i piedi per terra. settembre 2015 Hateful Eight di Quentin Tarantino e in Hail, Caesar! dei fratelli Coen. E, mentre si parla di lui per il remale di Bulli e pupe, la Fox (che detiene i diritti cinematografici degli XMen) si è affrettata a fargli firmare un contratto che lo lega al ruolo del mutante Gambit per almeno tre film, il primo dei quali, diretto da Rupert Wyatt, arriverà già nel 2016. A.B. S N G C I S I N D A C AT O N A Z I O N A L E G I O R N A L I S T I C I N E M AT O G R A F I C I I TA L I A N I VENEZIA 72 MO STRA IL RUGGITO DELLA La pattuglia tricolore, una folta squadra di celebrità, Tavernier Leone alla carriera, i titoli da non perdere: da Rabin a Behemoth e Francofonia VENEZIA 72 LAGUNA TRICOLORE Uomini che filmano le donne: i quattro italiani a Venezia tra l’ossessione atavica e il bisogno di una nuova coscienza (del) femminile di Gianluca Arnone L a puttana e la santa, la manipolatrice e la mantide religiosa. Quattro storie di donne, quattro ruoli femminili forti. In un momento in cui la questione di genere incendia Hollywood (l’ultima a lamentarsi del maschilismo d’Oltreoceano è stata Emma Thompson), il vecchio cinema patriarcale italiano rimette le donne al centro della scena. Demonizzate, idealizzate, odiate, amate, raramente capite, ma di nuovo al centro. Sotto lo sguardo incommensurabile del merlo maschio. Marco Bellocchio (1939), Giuseppe Gaudino (1957), Luca Guadagnino (1971) e Piero Messina (1981) puntano al Leone portando quattro ritratti di signora che sono anche i quattro profili cubisti di uno solo. In Sangue del mio sangue di Bellocchio, una nobildonna è costretta a farsi suora nell’Italia del diciassettesimo secolo. Dopo aver sedotto il giovane uomo d’armi Federico e il suo gemello prete, viene accusata di stregoneria e condannata ad essere murata viva nelle antiche prigioni di Bobbio. Un’operazione che mette la storia patria sul lettino dello ps icanalista e dell’indagine iconologica, al pari di Vincere: svelando, dopo il complesso del Duce, l’ossessione (allegorica e letterale) del femminicidio. In Per amor vostro di Gaudino, Valeria Golino è Anna, donna dal passato ingiusto e amarissimo e un presente fatto di responsabilità, generosità e tre figli. E’ fatta di luce e di ombre, è la luna e il suo dark side, nascosto sull’altra faccia del cielo. E l’anima contesa da angeli e demoni. Tra le bellezze di Napoli e gli orrori del sottosuolo. E poi c’è una seconda Anna, l’impenetrabile matrona siciliana del film di Messina, costretta a condividere L’attesa per il figlio con quella che si presenta come la futura nuora, Jeanne. Un vortice di tensioni primitive attorno al fantasma del maschio. Esattamente l’inverso di quello che succede nel film di Guadagnino, A Bigger Splash, dove gelosie e rivalità maschili esplodono attorno al corpo non di una, ma di due donne. L’adulta e la Lolita. Forse la stessa sotto la lente deformante del tempo. Un’insospettabile comunione d’intenti, con le dovute differenze. Perché la molla psicanalitica e la sapienza filmologica di Bellocchio è altra cosa rispetto alla sensibilità mercuriale e la potenza mitopoietica di Gaudino, mentre l’infatuazione per le superfici e per la scorza stessa delle immagini – feticismo traslato di un desiderio tutto epidermico? – sembra apparentare maggiormente i due in erba del quartetto, Guadagnino e Messina. L’occasione è da non perdere. Una riflessione sul femminile aprirebbe orizzonti inediti per il cinema italiano e potrebbe agire da stimolo anche per l’assopito mondo della cultura. Da troppo tempo mancano intellettuali capaci di scavare a fondo nella “personalità” del paese, di tirarne fuori il rimosso, scartavetrarne le pulsioni sotterranee, i miti fondativi. A differenza dei protestanti che hanno continuato a interrogarsi sull’archetipo del “Padre”, inteso come principio d’individuazione, fonte di autorità e garanzia di sanzione, noi popoli del Mediterraneo, mammoni e cattolici, non abbiamo saputo fare altrettanto con l’eredità di Afrodite, la venerazione della madre e il culto della Madonna. E con quanto la radice matriarcale della nostra cultura (e la pulsione latente del femminicidio come risvolto) ne abbia condizionato identità e valori. Per troppo tempo il nostro intellettuale è stato disorganico: di fronte all’enigma del chi siamo noi, ha preferito ripiegare sulla trincea del chi sono io. Abbiamo sventolato il santino della mamma per non piangere sulla tomba dei padri, impedendoci così di sviluppare una nuova, seria coscienza del femminile. “La guarigione”, ha scritto Hillman, “potrà iniziare soltanto quando ci saremo lasciati alle spalle il mito della madre”. La medicina somministrata a Venezia non basterà, ma almeno è un inizio. Geni al lavoro NOSTRA di Mattia Pasquini 38 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 MADRE VENEZIA 72 I FILM DELLA MOSTRA A cura della redazione PIÙ ATTESI DA NON PERDERE AL VETRIOLO Francofonia PIU’ ATTESI di Aleksandr Sokurov C Dodici anni dopo Arca russa, un unico pianosequenza realizzato tra i corridoi dell’Hermitage di San Pietroburgo, Sokurov gira un film completamente diverso, ambientato all’interno del Louvre di Parigi, ma durante l’occupazione. Un nazista e un francese collaborano per salvare storia e opere. Una riflessione sulla grandezza e fragilità dell’arte. Black Mass di Scott Cooper FC The Danish Girl di Tom Hooper C Ispirato alla storia degli artisti Lili Elbe e la moglie Gerda nella Copenaghen anni venti. Che si adorano pazzamente finché qualcosa nel loro rapporto incomincia a cambiare. Lo scherzo diventa tentazione troppo forte, la personalità a lungo repressa spinge per uscire dal corpo. Con il premio Oscar Eddie Redmayne e dal regista di Il discorso del re. Non essere cattivo Claudio Caligari FC Quasi 20 anni dopo L’odore della notte (1998), Claudio Caligari – scomparso lo scorso 26 maggio – è tornato dietro la mdp, anche grazie all’impegno di Valerio Mastandrea (qui produttore delegato). Di nuovo a Ostia, per chiudere un discorso iniziato nell’83 con Amore tossico. Stavolta racconta la cocaina, e gli anni ’90. 40 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 La storia del famigerato patto tra l’FBI e il gangster irlandese Jimmy “Whitey” Bulger per togliere di mezzo la mafia italiana. Regia di Scott Cooper (Crazy Heart) e cast stellare: Johnny Depp, Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch, Dakota Johnson e Kevin Bacon. di Luca Guadagnino C di C. Kaufman, D. Johnson C Versione contemporanea, aggiornata e rivista, di Morte di un commesso viaggiatore, dove però il disagio esistenziale si manifesta come ossessione erotico-sessuale. Animazione per adulti (stop motion) scatenata dalla mente straordinaria di Charlie Kaufman (tra le voci Jennifer Jason Leigh). Sangue del mio sangue L’ex rockstar Tilda Swinton si gode la magia di Pantelleria con il compagno Matthias Schoenaerts. L’idillio viene interrotto dall’arrivo di un vecchio amico (Ralph Fiennes) e la figlia (Dakota Jones). Vecchi ricordi si mescolano a nuove seduzioni, sfiorando la tragedia. Liberamente ispirato alla Piscina di Deray. di Marco Bellocchio Una giovane suora (Lidiya Liberman) viene accusata di stregoneria e condannata ad essere murata viva nelle prigioni di Bobbio. Nello stesso luogo, secoli dopo, un ispettore ministeriale scoprirà che l’edificio è ancora abitato da un misterioso conte, che vive solo di notte. Una vicenda di streghe e vampiri per raccontare l’Italia del patriarcato. Beasts of No Nation di Cary Fukunaga C In un paese africano dell’Ovest, arriva la guerra civile che distrugge tantissime famiglie, compresa quella di Azu. Le milizie uccidono il padre e il ragazzino per sopravvivere deve unirsi a un gruppo di mercenari. Dopo il successo della serie True Detective, Cary Fukunaga si lancia in territori diversi e scrive e dirige un atto di denuncia fortissimo. Tratto dall’omonimo romanzo di Uzodinma Iweala. Con Idris Elba. C Rabin - The Last Day di Amos Gitai C 20 anni fa il premier Yitzhak Rabin veniva ucciso da un colono della destra nazionalista ebraica, determinato a far deragliare il processo di pace con i palestinesi. Amos Gitai ricostruisce quel maledetto giorno basandosi sui verbali del processo. PIU’ ATTESI A Bigger Splash Anomalisa VENEZIA 72 I FILM DELLA MOSTRA DA NON PERDERE I PIU’ ATTESI DA NON PERDERE AL VETRIOLO Per amor vostro di Giuseppe Gaudino C Sposata a un usuraio (Massimiliano Gallo), ma circondata dall’affetto di figli meravigliosi, tra cui un sordomuto con cui comunica più che con altri, Valeria Golino sogna un amore nuovo. Che forse incontrerà in televisione. Grottesco e fiabesco, Adriano Giannini fa il cattivo mentre le canzoni napoletane fanno il resto. The Endless River di Oliver Hermanus C Un uomo torna a casa una sera e scopre che moglie e figlio sono stati ammazzati da una gang locale. Incomincia un’odissea per rintracciare gli assassini e nel farlo s’innamora di una donna che sembra legata a un sospettato. La trama prende spunto da una serie di stupri e altri casi di violenza che sono accaduti qualche anno fa in Sudafrica. Un noir, un thriller, un mélo. Nel cast il bel Duvauchelle. 42 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 di Frederick Wiseman Un film sull’immigrazione, la globalizzazione, la forbice tra ricchi e poveri attraverso un quartiere del Queens che è un famoso melting pot. Dove si assiste alla routine quotidiana di etnie diverse, si impara il gergo e la cultura. Dal maestro del documentario, Leone d’Oro alla carriera lo scorso anno. La calle de amargura di Arturo Ripstein FC A 50 anni dal suo esordio, il grande cineasta messicano ritorna sui suoi temi ed eroi prediletti, rifiuti umani che vivono ai margini delle metropoli contemporanee. Desunta da un fatto di cronaca nera, la storia mette in scena nani e vecchie prostitute, anziani mariti alla deriva, omosessuali frustrati e magnaccia impietosi. Boi Neon di Gabriel Mascaro O Un gruppo di cowboy va in giro per la campagna brasiliana, a spasso tra paesaggi incontaminati. Al posto dei tori, buoi bianchi, che corrono per non farsi strappare la coda. Il regista segue i personaggi con passione e discrezione: una madre circense, un cavallo che si sente un po’ felino, un aspirante sarto. FC Heart of a Dog di Laurie Anderson C ll pretesto (come in Adieu au language di Godard) è un cane; ma in realtà è un film in cui ci sono New York, Snowden, le Torri gemelle, l’amore, la morte, la meditazione e alcuni magnifici momenti di Lou Reed. Tra saggio e poesia, raffinato e commovente. Una delle scommesse della 72ma Mostra. Behemoth di Zhao Liang El Clan di Pablo Trapero C Ispirato al caso della famiglia Puccio, all’inizio degli anni 80, in Argentina. Un’impresa a delinquere che fece scalpore e orrore, messa in scena dal padre Arquímedes (Guillermo Francella) e suo figlio Alejandro (Peter Lanzani). Con la connivenza di politici e servizi segreti. C Vaggio agli inferi, nelle miserie delle miniere di carbone della Mongolia. Un esercito di uomini e di donne ingoiano veleno quotidianamente. In ballo ci sono città fantasma e speculazione edilizia. Immagini che tolgono il respiro. Dal regista di Crime and Punishment. 43 DA NON PERDERE In Jackson Heights VENEZIA 72 I FILM DELLA MOSTRA I PIU’ ATTESI POLITICAMENTE SCORRETTI AL VETRIOLO Frenzy AL VETRIOLO di Emin Alper C Interrogation di Vetri Maraan O Esempio coraggioso di una cinematografia commerciale, quella di Kollywood (il cinema mainstream tamil), che rimane ancora sconosciuta anche al pubblico dei festival. Il regista, qui al suo terzo film, con l’appoggio della superstar Dhanush, ha osato un thriller “d’impegno” anche politico - che non ha veri precedenti in ambito locale. Pecore in erba di Alberto Caviglia O Già dal titolo, mockumentary destinato a diventare cult. L’esordiente Alberto Caviglia mette insieme con sapienza una satira grottesca e velenosa contro ogni forma di razzismo e fobia etnica. Con alcuni slogan reiventati per l’occasione e destinati a restare nel tempo. Istanbul distopica, inquietante e dittatoriale. Le minoranze si trovano nell’estrema periferia e devono passare per i checkpoint. Un muro divide la città, terrore e violenza sono palpabili, mentre si consuma il dramma di due fratelli inconsapevoli. Notturno, ansiogeno, opera seconda del regista di Beyond the Hill. Mountain di Yaelle Kayam O Siamo sul Monte degli Ulivi, di fronte alla spianata delle Moschee. Una famiglia ebrea osservante custodisce un cimitero. Di notte accadono strane cose, mentre di giorno la moglie è lasciata a se stessa e alle sue fantasie dal marito indifferente. Opera prima al femminile, spietata. 44 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Spotlight FC AL VETRIOLO di Thomas McCarthy La grande inchiesta del Golden Globe di Boston che ha rivelato lo scandalo degli abusi sessuali, compiuti da membri della chiesa cattolica nel periodo fra il 2001 e il 2003, soprattutto nelle chiese del Massachusetts. Il reportage, durato circa un anno, ha vinto il Pulitzer. I numeri fanno paura. Grande cast tra cui Michael Keaton, Liev Schreiber, Mark Ruffalo e Stanley Tucci. Interruption di Yorgos Zois O Un teatro e un’apertura attesa: gli ospiti prendono posto e lo spettacolo incomincia. Ma nel buio nove giovani, vestiti di nero e armati, si alzano e vanno sul palco. Attori e pubblico sono costretti a far parte del gioco e diventano ostaggi di una rappresentazione che imita la vita. Tra Haneke e tragedia greca. Finanziato anche dal Torino FilmLab. Un monstruo de mil cabezas di Rodrigo Plá O Siete mai stati in ospedale? Che sia italiano o messicano sembra non ci sia differenza: è il mostro dalle mille teste. Un uomo ha un infarto e la moglie cerca di ricoverarlo ma per farlo ha bisogna del nulla osta dell’assicurazione. Di girone in girone, di medico in amministratore, un film contro la burocrazia e l’assenza dello stato nel settore più importante per i cittadini. Dal regista di La zona. settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 45 VENEZIA 72 LE STAR Il red carpet si tinge di divi: dal ritorno di Johnny Depp a Kristen Stewart FACCE DA FESTIVAL Dall'alto, da sinistra a destra: Elizabeth Banks (giurata), Mark Ruffalo, Radha Mitchell, Ralph Fiennes, Alicia Vikander, Juliette Binoche, Kristen Stewart e Diane Kruger (in giuria anche lei) settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 47 VENEZIA 72 IL LEONE “Macché filosofi e sociologi, il cinema capisce sempre prima”, dice il regista francese. Premio alla carriera e “selezionatore” al Lido CARTA BIANCA A TAVERNIER di Luca Pellegrini B ertrand Tavernier del cinema non è soltanto un regista. Ma un appassionato, critico, storico, curioso lettore. E’ questo suo modo di affrontare lo schermo da molte prospettive che la Mostra del Cinema di Venezia gli riconosce come grande virtù e dunque, meritatissimo, arriva un Leone d’Oro alla carriera. Per lui, però, il Lido non è solo il prestigioso riconoscimento al lavoro di una vita, ma un impegno concreto. Infatti, presenterà personalmente al pubblico, avendo avuto a disposizione una “carte blanche” nella loro selezione, quattro capolavori europei racchiusi nella sezione “Venezia classici”. E vale la pena citarli: Pattes blanches di Jean Grémillon (Francia, 48 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 1949), La Lupa di Alberto Lattuada (Italia, 1953), Sonnenstrahl di Pál Fejös (Germania/Austria, 1933) e A Matter of Life and Death di Powell e Pressburger (Regno Unito, 1946). però, che il progresso sia sempre foriero di bontà. Mi sento di dover continuare a combattere per preservare ciò che è importante per la vita e per la cultura. A proposito di vita e di morte. Era il 1980 quando Roddy si faceva impiantare una telecamera in un occhio per filmare il dolore e la morte. Bertrand Tavernier, girando La morte in diretta non pensava proprio al futuro? Credevo fosse un film di fantascienza. Quindici anni dopo era diventato neorealista. Oggi, è realtà. Tutti hanno qualcosa in mano con cui filmare la vita degli altri. Il numero degli studenti che hanno commesso delitti e li hanno filmati mentre li compivano, condannati perché spie di se stesse, è una testimonianza angosciante della loro stupidaggine. Sono allarmato: educatori, filosofi e sociologi non hanno ancora compreso l’emergenza sociale che stiamo vivendo. Il cinema, invece, capisce sempre prima. Nel 2010 a Cannes La princesse de Montpensier. Storia come passione. Ambientato durante le guerre di religione in Francia nel XVI secolo. Mentre lo giravo pensavo al mondo d’oggi, perché quel soggetto per me era moderno. Allora in nome dell’amore di Dio si massacravano gli Ugonotti, oggi i cattolici. Il personaggio di Marie, che è costretta a sposare il principe di Montpensier senza averlo mai conosciuto, è una donna senza diritti che potremmo incontrare tra i musulmani, i mormoni, gli ebrei ortodossi o i protestanti fondamentalisti americani. Senza ottimismo. Ma combattente. Non sono particolarmente ottimista. Ma nemmeno ho nostalgia per i tempi passati. Ho il rimpianto per alcune cose che non ci sono più. Non penso, Film senza protezione. Quel film non è mai uscito nel vostro Paese. Bisognerebbe che l’Europa iniziasse a proteggere i suoi film. Sono andato più volte a Bruxelles perché ritengo che la Commissione europea voglia distruggere il diritto d’autore e non sarebbe giusto. Mi sarebbe piaciuto veder sostenere questa battaglia anche da parte dei registi italiani. Il regista Bertrand Tavernier. A lato, con il suo attore feticcio Philippe Noiret Sopra e sotto due immagini di Amour fou, selezionato a Cannes A vederne i film, non ci si immagina Jessica Hausner così fragile, tenera, quasi arrendevole verso chi la intervista. Il sole di Cannes, dove era a presentare il suo Amour Fou, sulla relazione tormentata tra Heinrich von Kleist e Henriette Vogel, l’ha resa più sicura e sciolta. Come nascono l’idea di Amour fou e la sua forma? Ho avuto un improvviso interesse per il doppio suicidio per amore, ma l’idea in sé, come base per un film mi sembrava non funzionasse. Allora ho cominciato a fare ricerche su storie che potessero adattarmi, e ho trovato quella di von Kleist e mi sembrava fosse perfetta, soprattutto per la disamina dell’amore non solo come concetto romantico, ma anche perché attraverso la sua biografia potevo raccontare la società delle regole, la borghesia e l’aristocrazia del 19° secolo, che sono i temi che forse più mi interessavano. In questo senso pare interessante lo scontro tra la storia d’amore e la perdita dei privilegi aristocratici. Sì, il contesto sociale è un’eco della storia d’amore perché rendeva durissima, a tratti impossibile, la comunicazione tra due amanti non “ufficiali”, la trasmissione dei pensieri, che sono sempre legati alla soggettività delle persone e che si scontrano con codici e regole. Questo contesto mi permetteva di esplorare meglio il caos dentro le persone, le loro verità che emergono a dispetto della struttura sociale. le della società, lo scontro mortale con le regole e le norme. I loro film raccontavano, come i miei, la sofferenza nel vivere secondo le regole, e anche secondo i dettami della religione, un tema che sento in modo molto forte. Così, raccontare di un mondo che andava contro la democrazia mi è sembrato un modo per raccontare anche le difficoltà dei due amanti. Il film è una parodia del romanticismo. Sì, sono d’accordo, in un certo senso. Il ruolo dell’amore come dio, la ricerca dell’assoluto nei rapporti personali, sono talmente datati che non potevo non guardarli con affetto, ma anche con ironia. Si possono intravvedere le influenze di grandi maestri del cinema storico, quali Rohmer, Ruiz e De Oliveira: sono ricercate o istintive? Sono accostamenti che mi lusingano molto, sono dei grandi maestri, ma ono sono quelli a cui ho pensato nel realizzare il film. Ho pensato di più a Fasssbinder e Bunuel, al modo in cui hanno raccontato la strettezza menta- Sente che nei suoi film ci sia un filo rosso? Sì, credo ci sia e ne sono consapevole e questa intervista me lo conferma. Penso che i miei film siano legati dal tema delle costrizioni sociali, delle aspettative che noi stessi e chi ci circonda hanno verso di noi e le nostre vite, il gioco tra nascondersi e mostrarsi che ha a che fare con la verità. Nei miei film voglio cercare il caos che abbiamo dentro e che la società blocca. Rispetto anche al tuo modo di concepire e realizzare i film, qual è l’importanza oggi dei festival? Per me Cannes è fondamentale, tre dei miei quattro film li ho presentati nella sezione Un certain regard e non sarebbero andati come sono andati senza questo tipo di vetrina. Queste piattaforme, come Venezia, Locarno, ma anche i festival più piccoli, sono fondamentali per presentare e diffondere film che da soli non hanno mercato, nei festival possiamo vendere i nostri film. E poi come regista, ho la possibilità di incontrare i miei colleghi, di parlare con loro e rendermi conto di quali sono le tendenze e le difficoltà nelle varie parti del mondo. Nonostante tutto, senza i festival il cinema non commerciale sarebbe in fin di vita. VENEZIA 72 IL LEONE Il passato per riflettere. Il 1719 in Che la festa cominci..., la Prima Guerra Mondiale de La vita e niente altro e Capitan Conan. La storia per me è una fonte di formidabili soggetti drammatici. Quando leggo una biografia o un saggio su una certa epoca, dentro di me nasce subito un film. La storia ha anche il vantaggio che ti aiuta ad essere analitico e contemporaneamente a selezionare ciò che è importante ai fini di una narrazione o dell’emozione. Philippe Noiret: l’attore di una vita. Gli devo tutto, ha sempre creduto in me anche quando i produttori di Parigi ci sbattevano la porta in faccia. E per questo ho sempre voluto lavorare con lui. Per riconoscenza e perché era straordinario. Aveva humor e cultura, conosceva tutti i personaggi e le loro emozioni. Per me è stato il Mastroianni francese. Quai d’Orsay - Un ministro francese. La Francia che non conosciamo. Mi affascinava il fumetto di Lanzac & Blain sulla vita supersonica di questo Ministro degli esteri francese, che ricorda molto Dominique de Villepin, e di come dal caos vorticoso creato da quest’uomo politico, incapace di rispettare la vita privata di chi gli sta attorno, siano soffiate energie che hanno portato a uno dei discorsi tra i più alti nella storia della diplomazia francese, quello pronunciato all’ONU il 14 febbraio 2003 dal vero Villepin contro la guerra in Iraq. Ancora una volta il contesto sociale e "Non penso che il progresso sia sempre foriero di bontà. Devo continuare a combattere" politico in cui sono immersi i miei personaggi è fondamentale. Non potrei concepirli separati dal mondo. Il prossimo soggetto è ancora francese. Due film intitolati Il mio viaggio nel cinema francese, fatti anche di immagini d’archivio. Un omaggio e un ricordo. “Un autore completo, istintivamente anticonformista, coraggiosamente eclettico”. Le parole di Alberto Barbera, direttore della Mostra, motivando il Leone. Mi piace essere completo, ma adoro la definizione di anticonformista ed eclettico. Ho sempre amato i registi che hanno dato prova d’immaginazione. Penso a Michael Powell, Kurosawa, Jean Renoir, Bergman. Ci sono due tipi di registi. Ci sono i minatori che scavano nella miniera andando alla ricerca di qualcosa di sempre più puro. E poi ci sono i contadini, che coltivano il grano e il mais e allevano i polli e il bestiame. Lavorano in modo tradizionale, si occupano di tante diverse piccole cose. Io sono un contadino. Da sinistra, La morte in diretta, Capitan Conan, La princesse de Montpensier. Sopra, La vita e niente altro 50 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 EGEYGXSVPMFIVo.In semper pharetra cursus. 'YVEFMXYVZMXEIWGIPIVMWUYIPIo. -RXIKIVEGXYVTMWFPERHMXRMFL -PWIXXSVIEYHMSZMWMZSHMZIRXEWIQTVITMMPGYSVITYPWERXIHIPPERYSZEÁPMIVEHIMGSRXIRYXMMPPMFVS JSVRMWGIYRGSRXVMFYXSHMVMÂIWWMSRIIHMETTVSJSRHMQIRXSHMREXYVEXVEWZIVWEPIWYPPIHMREQMGLI evolutive del settore audiovisivo, proponendo chiavi di lettura e di analisi capaci di interpretare i GEQFMEQIRXMMREXXS sapien sed volutpat. Sed rhoncus erat enim, sit amet ultricies vIPMXIJÁGMXYVvolutpat. Donec hendrerit molestie dolor at sagittis. Nunc in sodales magna, vel mollis mi. Etiam lacinia facilisis ipsum,RIGQE\MQYWPMFIVS lacinia at. Aliquam eget dolor nisi. Sed accumsan, urna ac vIWXMFYPYQQE\MQYs, ex neque scelerisque arcu, non dignissim mauris urna quis augue. Sed lacinia convallis lacus, eget mattis felis facilisis sed. Vi V vamus vel volutpat augue, ZMXEIGSQQSHSPMFIVo. Donec ac elit posuere, pharetra lorem quis, euismod orci. edizioni showrunner Lo zio strambo della commedia americana, stavolta in sala con Un disastro di ragazza. Scritto e interpretato da Amy Schumer di Adriano Ercolani Judd Apatow Il trasformista PER LA PRIMA VOLTA IL REGISTA di 40 anni vergine e Molto incinta ha diretto una sceneggiatura non sua. Judd Apatow si è infatti fidato dell’astro nascente della comicità americana Amy Schumer, che in Un disastro di ragazza (dal 17 settembre in sala con Universal) mette in scena molta della sua vita vissuta. Un’esperienza nuova per il regista, che ce l’ha raccontata con tutta la sua sincerità. Come è stato il rapporto con Amy Schumer sul set del film? Semplice: lei dettava gli ordini e io eseguivo. Non c’è stato molto dibattito durante le riprese perché ciò che abbiamo girato è talmente personale per Amy che lei sapeva al meglio come gestire i toni e le situazioni della sceneggiatura. A me rimaneva il compito di sistemare il set e tutto il resto. Quello che faceva e diceva era così vero che dovevo per forza prenderlo come buono. Prima di questa avevamo lavorato a un’altra sceneggiatura, ma alla fine per lei non funzionava e così le ho consigliato di scrivere qualcosa di più personale, qualcosa che alla fine si avvicinasse molto a ciò che ha fatto Kristen Wiig con Le amiche della sposa. Mi piace quando qualcuno racconta veramente la sua storia. Non teme che questo diventi più “un film di Amy Schumer” che di Judd Apatow? No, è così infatti. Nei miei lungometraggi precedenti ho affrontato praticamente tutte le fasi della mia esistenza, al momento credo che Amy abbia molto più da dire di me, per questo ho lavorato con entusiasmo alla sua sceneggiatura. Quello che potevo fare era aiutarla a dare forma alla sua visione. Dalle sue parole sembra essere rimasto davvero colpito dal talento della Schumer. Non credo che un ritratto femminile sincero come quello che Amy propone, in questo film come nel suo show, sia stato rappresentato spesso al cinema o in televisione. Una donna che ha difficoltà con il concetto d’intimità, si sente più a suo agio a bere e fumare erba, ha relazioni insignificanti perché ha paura di connettersi veramente. Amy si trova a suo agio a parlare e a mostrare questo aspetto della donna contemporanea: quante altre attrici sono disposte a farlo? Prima della Schumer ha lanciato talenti come Seth Rogen, Jonah Hill e Lena Dunham. Come si sente nel ruolo di figura paterna per questi comici? Seth una volta affermò che più che padre potrei essere al massimo settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 53 showrunner "Lei dettava gli ordini e io eseguivo. Mi piace quando qualcuno racconta veramente la sua storia" Judd Apatow. Sopra Amy Schumer in Un disastro di ragazza Trainwreck uno zio strambo. Mi piace questa figura. Mi piacciono le persone divertenti, non sto attento al fatto che siano uomini o donne. Sono stato fortunato a incontrare artiste come Lena Dunham, Kristen Wiig e adesso Amy Schumer. Ma sono semplicemente un fan di persone che sono spassose quando raccontano le loro storie. Sono come un ammiratore che vuole essere parte del processo creativo di persone che ammira. Mi piace provare a dar voce a persone che credo meritino di essere ascoltate. Sono una specie di general manager della commedia, di quelli che invece nello sport scelgono i giocatori al draft NBA o NFL. Mi è capitato anche di non sapere come gestirli: ho avuto ad esempio Kevin Hart in un mio show, abbiamo fatto un pilot TV, eppure non sono stato capa- ce di tirar fuori il grosso successo per lui. È capitato anche con Amy Poehler ad esempio: ho fatto due pilot con lei. Ho prodotto uno show con Ben Stiller che è stato cancellato subito, ma sapevo che era un attore divertente e il tempo l’ha dimostrato. Qualche volta capisco che questi sono talenti ma non so come tirarne fuori il genio. Cosa pensa della nuova ondata di attrici comiche che si spingono oltre limiti che prima non si aveva il coraggio di superare? Nei film i personaggi hanno la dignità che gli scriviamo addosso, il fatto è che il pubblico forse ancora non è del tutto abituato a vedere le donne sul grande schermo comportarsi come i peggiori uomini. È un tabù psicologico che ancora possediamo, ma penso che con personaggi come Kristen Wiig, Lena Dunham e Amy Schumer le cose possano cambiare nel tempo. Per fortuna adesso nelle scuole di cinema, soprattutto a New York, ci sono un sacco di studentesse che sono ispirate dal lavoro di queste artiste, e credo che nel prossimo futuro saranno loro a stravolgere questi equilibri. Videa offers very unique flexible shooting stages and guarantees excellent results to International Production Companies, and assist them in all production’s steps, whether the project will be entirely or partially shot in Italy or at Videa Studios. 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Solo a trent’anni – era nato l’8 settembre 1925 a Southsea nell’Hampshire da una coppia di attori di varietà – si afferma al cinema con La signora omicidi (1955), all’ombra di Alec Guinness, che considerava il suo modello. Nello scorcio finale degli anni cinquanta si fa applaudire in più di un titolo della commedia britannica, ma soltanto l’incontro con Stanley Kubrick lo fa uscire dai confini insulari della satira targata Ealing per diventare uno dei volti più significativi del cinema contemporaneo. Il viscido, camaleontico Quilty di Lolita (1962) e il triplo ruolo di Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1963), dal Capitano inglese Mandrake al Presidente Usa Muffley e al suo consigliere anglo-tedesco Dr. Strangelove con la mano artificiale che scatta nel saluto nazista, gli consentono di liberare l’istrionico trasformismo di una maschera beffarda, affacciata sull’abisso della follia atomica. Nel frattempo La pantera rosa (1963) di Blake Edwards inaugura la fortunata saga giallorosa che gli assicura un’enorme popolarità. L’imbranato ispettore Clouseau che parla in franglais si muove nello spazio dell’incongruo più dissennato, attingendo a piene mani dallo slapstick americano, soprattutto da Stan Laurel e Oliver Hardy, per riproporre la comicità catastrofica di un mondo in lotta con se stesso, segnato dalla logica unidimensionale del cartoon. Ma il capolavoro del comico inglese è Hollywood Party (1968) ancora di Blake Edwards, mai così metacinematografico. Sin dall’inizio quando manda all’aria il set del film coloniale alla Gunga Din dove fa la comparsa, per imbucarsi poi nella festa organizzata nella villa del produttore, l’indiano Hrundi V. Bakshi, tra una gaffe e un inchino, un’infrazione e un malinteso, è una presenza minacciosa e travolgente, il cerimonioso e letale testimonial del caos, mentre la matematica delle gag, i ritmi insinuanti del sabotaggio permanente procedono implacabili verso l’onirica distruzione finale, in cui la volgarità hollywoodiana affoga in un mare di schiuma. L’ultima apparizione memorabile è quella di Oltre il giardino (1979) di Hal Ashby, dove il giardiniere analfabeta scambiato per un maestro di saggezza anima un’inquietante rappresentazione della società americana. Sposatosi quattro volte, i suoi figli Michael e Sarah li ha avuti dalla prima moglie, muore il 24 luglio 1980 a Westminster per un infarto. Era solito dire: “Sono tutti e nessuno. Datemi un personaggio e sarò qualcuno, toglietemelo e non resterà nulla”, dove non si avverte tanto il facile pirandellismo dell’uno, nessuno, centomila, ma piuttosto l’angoscia del grande attore alle prese con il vuoto. “SONO TUTTI E NESSUNO. DATEMI UN PERSONAGGIO E SARÒ QUALCUNO, TOGLIETEMELO E NON RESTERÀ NULLA” settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 57 SMART TV PC TABLET SMARTPHONE ANDROID IOS WIN8 I TOP 5 60 al Cinema OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO Inside Out 62 62 The Green Inferno 66 Storie sospese 66 Ritorno alla vita Sicario 63 67 Qualcosa di buono Amy 64 Quando c’era Marnie 65 60 Inside Out 62 Sicario 62 The Green Inferno 63 Amy 64 Quando c’era Marnie 64 Minions 65 Southpaw 66 Storie sospese 66 Ritorno alla vita 67 Qualcosa di buono 69 Preview The Walk 3D Suburra Fathers and Daughters Dheepan The Sea of Trees Sotto il cielo delle Hawaii Southpaw settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 59 i film del mese Il meccanismo funziona allegramente fino alla fine... e oltre INSIDE OUT Un film sul libero arbitrio. Concepito dalla più intellettuale delle case di produzione mondiali: la Pixar In uscita Regia Pete Docter, Ronnie Del Carmen Genere Animazione (94’) D entro e fuori. Fuori: nella vita di una bambina. Dentro: dentro il suo cervello. Un film della Pixar è una garanzia. E Inside Out di Pete Docter, già autore del magnifico Up, è tra le cose migliori sfornate dalla casa. È nata una bambina, Riley. Cosa succede nel suo cervello? Lì dentro ci sono cinque controllori: Gioia, gialla, occhioni azzurri, sorrisi spianati, allegra e spudoratamente ottimista; Tristezza, blu (“I’m blue…”), “ cicciottella, malinconica, occhialoni, sempre incline a fare la scelta sbagliata; Disgusto, verde, ciglia lunghe, labbra all’ingiù, faccia scettica; Rabbia, maschio rosso e pericoloso, testa squadrata che erutta fuoco e fiamme; Paura, viola, lunga lunga, magra magra, denti che sbattono. Questi istintuali manovratori stanno davanti a una consolle con tasti bottoni leve pulsanti grazie ai quali controllano emozioni e decisioni della piccolina che intanto è diventata una bambina di 11 anni. I pixariani si inventano il mondo di fuori e quello di dentro con la loro esuberante inventiva. Riley ha un bravo papà e una brava mamma, in più – e non lo sa – ha quella squadra di assistenti dentro il cervello. Il che fa di Inside Out, ma to’!, un film sul libero arbitrio. Domanda filosofica che va benone per la Pixar, la più intellettuale casa di produzione cinematografica mondiale: se il cervello di Riley è sotto controllo, lei è libera o no di fare quello che vuole, desidera e decide? La domanda è calzante ma giustamente i supercontrollori pixariani, intelligenti, filosofi, creativi, colti, se ne infischiano e vanno avanti come se la domanda non si ponesse, però ricordandosela sempre. Noi seguiamo quello che succede e scopriamo le tante, fin troppe bellezze del film. Riley si trasferisce con i suoi dal Minnesota a San Francisco, via dalla neve, dall’hockey su ghiaccio, da amici e amiche. Per un po’ sopporta, poi decide di tornare a casa. I controllori devono darsi da fare: e scopriamo le “isole”, le biglie colorate con i ricordi, l’abisso dell’oblio, un pericoloso passaggio cubista… Le neuroscienze, fino ad oggi, sono riuscite a capire poco del funzionamento del nostro cervello. Sì, sanno che una certa particolare circonvoluzione sovrintende al controllo di un organo, ma come il cervello memorizzi le informazioni, le organizzi, le archivi e le riporti fuori, come si articoli il linguaggio, come il pensiero si “crei” tra le sinapsi, su questo e su tante altre cose le neuroscienze ancora brancolano nel buio. Quelli della Pixar si sono inventati un film sul cervello di una bambina, film che funziona allegramente fino alla fine e oltre: sui titoli di coda, i pixeriani entrano nei cervelli di altri animali, per esempio dei gatti… Grazie, Doc(ter). BRUNO FORNARA settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 61 i film del mese SICARIO Stile, oltre la storia: la “legge” di Denis Villenueve script – ha bisogno di un utile idiota della FBI: aggiungete un apostrofo rosa, l’idiota del Bureau è Emily Blunt, pesce piccolo, ignaro e, sì, ignavo tra gli squali – per ruolo e bravura, e vale pure per lei interprete piccina… – Josh Brolin e il title role Benicio Del Toro. Scordatevi Le belve di Oliver Stone, dimenticate la brutta sceneggiatura di Cormac McCarthy The Counselor e prendeteci gusto: non tutto scorre liscio nell’action-thriller, ma qualcosa di stupefacente c’è davvero, ed è il talento di Villeneuve, canadese che sa bene come funziona Hollywood. Gira da Dio, e l’esfiltrazione da Juarez è poesia adrenalinica pura: non c’è da stupirsi che l’abbiano voluto per riesumare Blade Runner, anzi, c’è da credere che possa diventare il nuovo Michael Mann. FEDERICO PONTIGGIA GLI È ARRIVATA una sceneggiatura, di Taylor Sheridan, e Denis Villeneuve ha fatto il solito, il solito film: esiste una legge, e quale è, statale, morale o quale altra ancora? La donna che canta, Prisoners e ora Sicario, che parte dagli Zeloti e arriva al Messico qui e ora: droga, cartelli e guerra transfrontaliera, tra Juarez e Phoenix. Non giocano i Suns, il player è la CIA che per operare negli States – la soluzione è la pecca principale dello Anteprima Regia Denis Villeneuve Con Benicio Del Toro, Emily Blunt Genere Thriller (121’) THE GREEN INFERNO La Cannibal Amazzonia di Eli Roth ha la pancia piena, il cervello meno Anteprima Regia Eli Roth Con Lorenza Izzo, Ariel Levy Genere Horror (103’) AHI, AHI, AHI i cannibali. Dopo il Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato (1979), ecco The Green Inferno di Eli Roth, che il genere italiano lo ama e lo scopiazza a soggetto, senza venire meno alle coordinate del suo horror porn, politico e cialtrone. Amazzonia, ambientalisti newyorkesi vorrebbero salvare una tribù di indigeni. La bella, vergine e idealista è Justine (Lorenza Izzo), il cattivo Alejandro (Ariel Levy), carismatico e truffaldino capobanda: bloccano operai e 62 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo luglio-agosto 2015 vigilantes nel Perù profondo, ma il piccolo velivolo che li dovrebbe riportare indietro cade. E si accende la brace… Gira bene, Roth, e ci mette del suo, preferendo alla filologia la traduzione qui e ora di Deoadato: nel mirino, gli attivisti tutti social e zero fatti, che predicano e retwittano bene ma razzolano male o nemmeno si alzano dal pc. Ne farà giustizia, ma al film basta questa bacchettata al politically correct 2.0? No, a meno di non amare alla follia Eli Roth, qui più noioso e disinteressato – come noi – ai suoi personaggi. Manca tensione drammaturgica, difetta il divertimento sanguigno (sanguinolento è un altro discorso) e latita il primo privilegio di un horror che si vorrebbe politico: fare sul serio, ancor più in mezzo ai cannibali. FEDERICO PONTIGGIA AMY Vita e morte della Winehouse: ugola jazz, mood rock, no future punk In uscita Regia Asif Kapadia Con Amy Winehouse Genere Documentario (128’) AMY WINEHOUSE, chi era costei? Finita nel Club 27, ovvero morta a 27 anni come Kurt Cobain e tante altre anime dannate del rock, non era però una cantante rock: era jazz, ma il rock, l’autodistruzione e la dissoluzione del rock, la divorava da dentro. Il suo percorso artistico, esistenziale e, sì, mortale lo ricostruisce con ottimo materiale d’archivio, accesso totale a testimonianze, esibizioni e registrazioni quell’Asif Kapadia che già aveva messo davanti alla camera (ardente) il genio di Ayrton Senna. Fuori Concorso a Cannes, Amy fa venire i brividi: non per la forma cinematografica, che si bea in lungo e in largo dello smisurato bacino da cui può attingere il racconto e poco più, piuttosto per la storia, la storia di Amy, ragazza ebrea di Londra nord, un padre assente, una madre che rimproverava di essere troppo soft e, lo dice Tony Bennett, c’è da credergli, un talento jazz, ma non quello intellò, che l’avrebbe accostata a Ella Fitzgerald e Billie Holiday. Invece no, invece l’infanzia disturbata, la bulimia non curata, e poi la droga, l’alcool, e ancora l’eroina, il crack e la cocaina, e ancora, e ancora, sino a spolpare, snervare e dissolvere un fisico minuto, i dentoni equini e quel sorriso che tutto poteva e quasi nulla si sarebbe concesso. Se n’è andata, Back to Black, lasciando dietro la piccola grande donna che era, l’amore tossico per Blake Fielder, per cui si tatuò un taschino sul cuore e la scritta Blake, e un padre, Mitch, che l’abbandonò piccola e, verrebbe da dire, la sfruttò da grande: eppure, “lei avrebbe baciato per terra dove metteva il piede”. Il padre s’è scagliato contro il film, ha richiesto cambiamenti e minacciato di adire a vie legali: facesse come gli pare. Non ce ne frega niente di lui, lui che portò la troupe di un reality a riprendere la figlia mentre lei cercava per l’ultima volta di tenere insieme i pezzi: poi Belgrado, l’incapacità di cantare e vivere, la fine. E quella strana cosa che, quando la senti oggi, ti piglia lo stomaco, e non se ne va. Nemmeno al rehab: Amy per sempre. FEDERICO PONTIGGIA La “camera ardente” di Asif Kapadia aveva già raccontato Senna settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 63 i film del mese QUANDO C’ERA MARNIE L’ultimo prezioso tassello della Ghibli: da vedere SARÀ DAVVERO L’ULTIMO FILM dello Studio Ghibli? Quando c’era Marnie si porta dietro da tempo questa pesante nomea, dovuta all’annuncio della chiusura del leggendario studio animato nipponico. E la trama ricorda per molti giornate girovagando solitaria: la sua attenzione è tutta per una grande e misteriosa villa, dove conosce Marnie, ragazza con cui stringe una profonda amicizia ma che nasconde diversi segreti. È un’opera struggente, Quando c’era Marnie, seconda fatica di Hiromasa Yonebayashi dopo Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento. Il tratto visivo è preciso, impeccabile nel disegno dei fondali e curato nei dettagli; la narrazione piacevole e toccante. Difficile trattenere le lacrime, soprattutto con l’approssimarsi di una sorprendente conclusione. Il risultato è l’ennesimo, prezioso, tassello del mosaico Ghibli, sperando davvero che non sia l’ultimo (Hayao Miyazaki ha annunciato un nuovo progetto, ma si tratta di un corto che non vedrà il buio delle sale e sarà proiettato nel museo dello Studio). versi quella di tanti altri lungometraggi Ghibli, rendendo questo possibile addio ancor più nostalgico. Protagonista è Anna, una ragazzina orfana che si trasferisce in campagna per motivi di salute. Qui fatica a integrarsi e passa le ANDREA CHIMENTO entusiasmo del bambino, dall’allegria messicana, dalla vigliaccheria piccoloborghese e dalla carica anarchica e distruttiva, à la Jerry Lewis, potesse nascere non solo qualcosa di unico, ma che andasse bene per tutti. I Minions sono una straordinaria macchina del consenso, un adesivo da attaccare sul retro di una macchina, un logo che funziona a prescindere del contenuto. Il paradosso è questa fortissima iconicità che è anche estrema porosità ideologica, un totem per tutte le battaglie. Perciò non serve che ci sia anche un film - e di fatti non c’è, se non come sketch reiterato. Basta questo piccolo grande segno giallo - come Kevin, il SuperMinion del finale - che tutto assimila e sputa. E la forza dell’immaginario batte il potere dell’immaginazione. In sala Regia Hiromasa Yonebayashi Genere Animazione (103’) MINIONS Lo spinoff che tutti aspettavano: un insieme autocelebrativo di gag In sala Regia Pierre Coffin & Kyle Balda Genere Animazione (91’) CHI SONO I MINIONS? Il film che pure ne racconta genesi, preistoria ed evoluzione elude la domanda. Si diverte a girarci attorno semmai, ora etichettandoli come marmocchi affetti da itterizia, ora apparentandoli a idranti gialli. E va bene così. In fondo i Minions sono i Minions, una felice tautologia cinematografica, come i Gremlins, i Goonies, i Simpson. Più facile dire che cosa rappresentano. Qui papà Meledandri si è superato, immaginando che dall’incontenibile 64 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 GIANLUCA ARNONE SOUTHPAW La boxe come palestra di vita: nulla di nuovo sul ring, ma Gyllenhaal mette tutti KO In sala Regia Antoine Fuqua Con Jake Gyllenhaal, Forest Whitaker Genere Drammatico (123’) AGLI OCCHI DI UN PROFANO la boxe può sembrare uno sport semplicissimo: vince chi colpisce più duro. Le cose non stanno proprio così come ci hanno insegnato tantissimi film sul pugilato. Contano le motivazioni, la fatica, la strategia. Il ring è lo spazio metonimico di altre lotte, con avversari più infidi, nel brutale assalto dei demoni interiori. Sotto i riflettori dei corpi ammaccati e delle ferite che non si rimarginano lampeggiano pezzi di esistenza. Da Stasera ho vinto anch’io a Toro scatenato, il pugilato come palestra di vita e altre metafore. Così è anche nell’ultimo arrivato, Southpaw, che non rinuncia a nessuno dei cliché del filone, lavorando ai fianchi dello spettatore per intensità e sollecitazione fisica. Scritto da Kurt Sutter (Sons of Anarchy) e diretto da Antoine Fuqua uno che non va tanto per il sottile e che non prova nemmeno a nascondere i propri modelli (le riprese sul ring alternano primi piani e soggettive “à la” Toro scatenato, mentre la costruzione a matrioska, dal totale al dettaglio, è una tipica cosa alla Mann) il film avrebbe dovuto essere interpretato da Eminem, che regala invece due-tre pezzi hip hop di rabbiosa bravura, prima di finire cucito addosso a Jake Gyllenhaal, alle prese con un’altra performance da Oscar. Per il suo Billy Hope, come per La Motta/De Niro, il ring è l’altare dove punirsi e redimersi. C’è qualcosa di sprovveduto, arrogante e infantile in lui, che è cresciuto orfano prima di trovare l’amica, l’amante e la madre nella moglie (Rachel McAdams). Sa solo attaccare, a difenderlo pensino gli altri. Poi la vita che gira e la polvere, la seconda occasione e il dovere di crescere, riconoscersi fragili, scoprirsi adulti, saper essere padri. Una parabola americana doc, con grandissimi attori e varie sbavature mélo. Forest Whitaker è il coach/guru alla Eastwood. A lui lo script affida la vulgata obamiana: “Non è una questione di pugni, ma di testa”. Viva la strategia, abbasso la forza. Iran insegna. GIANLUCA ARNONE Fuqua non va per il sottile, Eminem regala “pezzi” di bravura settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 65 i film del mese RITORNO ALLA VITA La finzione non fa (più) Wim Wenders: insipido Fine) conferma. Inverno, uno scrittore (Franco) ha un incidente: affetti (Rachel McAdams) se ne vanno, nuovi incontri si fanno (Gainsbourg e MarieJosee Croze), la scrittura migliora, forse perché l’arte ha succhiato dalla vita, e la morte, altrui… Ancora il 3D, ma senza l’urgenza eidetica di Pina, ancora l’occhio fino di Wim (tagli, riflessi, prospettive), ma nulla più: se le musiche di Alexander Desplat indulgono al mélo, Wenders tira il freno a mano, prediligendo una sospensione sciapa e finendo per scontare un’irresolutezza che non mantiene fede al titolo. Né quello originale, né quello italiano: ci interessa qualcosa di queste vite (che c’avrà Franco da sorridere ebete?), ci interessa realmente che a loro vada tutto bene? Ritorna alla realtà, Wim, fallo per noi. FEDERICO PONTIGGIA È BUFFA LA VITA, è buffo il cinema. Lo conferma Wim Wenders, uno che è stato grandissimo regista di finzione (uno per tutti, Paris, Texas) e oggi è ancora grandissimo, ma solo cambiando genere, anzi, status: cinema del reale, documentario. Chi ha visto Pina 3D, chi ha gustato Il sale della terra sa bene di che parliamo, chi è incappato in Palermo Shooting pure: la finzione non è più il suo forte, e l’ultimo Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Anteprima Regia Wim Wenders Con James Franco, Charlotte Gainsbourg Genere Drammatico (120’) STORIE SOSPESE Uomini e luoghi in bilico, la metafora di Chiantini In uscita Regia Stefano Chiantini Con Marco Giallini, Alessandro Tiberi Genere Drammatico (95’) DOPO Isole e L’amore non basta, Stefano Chiantini prosegue il suo cammino esplorando le dinamiche umane calate in territori destinati alla trasformazione. Stavolta non solo da un punto di vista sociale, ma anche geologico. Lo spunto è dato dall’imponente “Variante di Valico” – progetto ormai da dieci anni in costruzione – che, anziché risolvere i problemi della A1, ha messo a rischio la sopravvivenza di alcuni piccoli paesini, tra cui Ripoli in Abruzzo (ai cittadini del 66 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 quale il film è dedicato). Il film, pur senza mai menzionare il luogo, ci porta lì seguendo la storia di Thomas (Giallini), rocciatore rimasto senza impiego dopo una tragedia avvenuta in un precedente cantiere in cui lavorava. L’uomo, una famiglia da mantenere, si ritrova suo malgrado a dover accettare questo nuovo incarico. Ma ben presto, in quel paesino abruzzese, le ragioni degli abitanti (su tutti, un anziano geometra e una maestra d’asilo, Colangeli e Sansa) – “sospesi” anche loro in un luogo che a causa di quei lavori rischia di sgretolarsi sotto i loro piedi – incominciano a fare breccia nella corazza di Thomas, e del giovane collega che lo affianca (Tiberi). Un film dignitoso, con poche cose fuori posto, che ribadisce l’importanza degli uomini di fronte agli intrallazzi e alle meschinità dei potenti. VALERIO SAMMARCO QUALCOSA DI BUONO La Swank perde la salute, ma trova la salvezza: in una brutta imitazione di Quasi amici In sala Regia George C. Wolfe Con Hillary Swank, Emmy Rossum Genere Drammatico (102’) RICHARD GLATZER ha detto una volta che l’Alzheimer e la SLA sono malattie opposte ma simili: “Una attacca il cervello e lascia intatto il corpo; l’altra risparmia il cervello ma devasta il corpo. Entrambe logorano l’identità”. Sulla prima ha girato un film bellissimo, Still Alice; la seconda invece lo ha ucciso. Glatzer, con il sodale Westmoreland, è stato tra gli ultimi ad arricchire il filone ospedaliero, azzerando la distanza di sicurezza tra noi e la malattia fino a guardarla da dentro. Più spesso il cinema americano, portato per indole e profitto ad essere rassicurante, ha usato la malattia come pretesto. In alcuni casi per parlare dei diritti del malato, in una filmografia che va da Philadelphia a Dallas Buyers Club. In altri per farne un espediente melodrammatico. Guardando alla malattia, ma da lontano. Neutralizzandone così gli effetti. Non fa eccezione questo Qualcosa di buono di George C. Wolfe, in cui tra una elegante pianista cui viene diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica e una ragazza mezza sciroccata e troppo diretta che si offre di aiutarla, ad emergere è semmai la stanchezza di una formula narrativa trita e ritrita. Un po’ Quasi amici rosa e un po’ Thelma & Louise da fermo, senza però la verve e l’urgenza di nessuno dei due. Eppure Hillary Swank è brava, Emmy Rossum bella. La confezione però banalizza un contenuto che puzza. Così, nell’ordine: una malattia improvvisa 1) costringe il protagonista a fare i conti con la propria esistenza 2) suscita ondate crescenti di commiserazione e di esclusione sociale; 3) autorizza nel malato modelli di condotta censurabili altrimenti 4) crea amicizie e complicità prima impensabili 5) si sviluppa tematicamente su un piano orizzontale - in rapporto agli altri – tralasciando del tutto quello verticale - in rapporto alla morte. E poi piangono loro, loro soltanto. Come nei film tv del sabato pomeriggio. Mentre chi non ha la lacrima facile aspetta quel qualcosa di buono che arriverà solo nel finale. Sui titoli di coda. GIANLUCA ARNONE La SLA è l’espediente e il ricatto di una storia d’amicizia tra donne settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 67 i film del mese preview a cura di Manuela Pinetti THE WALK - 3D SUBURRA FATHERS AND DAUGHTERS ROBERT ZEMECKIS, il regista dei sogni impossibili, racconta l’impresa più nota – e vera, verissima - del funambolo francese Philippe Petit, che nel 1974 unì con un cavo di acciaio spesso neanche tre centimetri le Twin Towers e per quarantacinque lunghissimi minuti si lasciò ammirare, sospeso a quattrocento metri d’altezza, mentre camminava, giocava, intratteneva, rischiava. Senza paura alcuna. I RECENTI FATTI di cronaca su Mafia Capitale non devono trarre in inganno: Suburra, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, non racconta storie vere, ma trasfigurazioni del reale. Stefano Sollima mette in scena lo scontro tra i poteri che dominano Roma: una resa dei conti finale, spietata, feroce, che non fa sconti a nessuno. Intanto, sullo sfondo, l’Italia affonda. IL PADRE ha una malattia mentale ed è vedovo. La figlia ha ormai trent’anni e vive lontana da lui da quando ne aveva appena cinque, e ancora porta addosso i traumi di un’infanzia non facile. Un “classico film americano”, come lo definisce il regista, l’italianissimo Gabriele Muccino. Cast stellare: Russell Crowe, Aaron Paul, Amanda Seyfried, Jane Fonda, Diane Kruger, Quvenzhané Wallis, Octavia Spencer. Regia Robert Zemeckis Con Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley Regia Stefano Sollima Con Pierfrancesco Favino, Elio Germano Regia Gabriele Muccino Con Aaron Paul, Russell Crowe DHEEPAN THE SEA OF TREES SOTTO IL CIELO DELLE HAWAII DHEEPAN È UN SOLDATO fuggito dalla guerra civile in Sri Lanka. La nuova normalità passa per un lavoro semplice nella periferia di Parigi, e una casa dove lo aspettano una giovane donna e una bambina, che però non sono la sua famiglia come ha fatto credere a tutti. Con questo film Jacques Audiard (Il profeta, Un sapore di ruggine e ossa) ha vinto la Palma d’oro al 68° Festival del cinema di Cannes. AOKIGAHARA, nota anche come “la foresta dei suicidi”, è un luogo del Giappone dove in molti scelgono di porre fine alla propria vita. L’americano Arthur Brennan (Matthew McConaughey) è andato fin lì con nefasti propositi, ma l’incontro con Takumi Nakamura (Ken Watanabe), che si trova lì con le medesime intenzioni, porterà entrambi a riflettere e, forse, sopravvivere. In concorso per la Palma d’oro a Cannes 68. TRIANGOLO AMOROSO tra bellissimi (Bradley Cooper, Emma Stone, Rachel McAdams) in una base navale ubicata in un luogo da sogno - le isole Hawaii - tra percorsi di redenzione personale e professionale, patriottismo e folclore. Nel cast anche Bill Murray, che interpreta un miliardario megalomane e un po’ fuori di testa che vuole lanciare un satellite personale (e pure armato) di sua stessa creazione. Regia Jacques Audiard Con J. Antonythasan, K. Srinivasan Regia Gus Van Sant Con Matthew McConaughey, Naomi Watts Regia Cameron Crowe Con Bradley Cooper, Emma Stone settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 69 Dvd /// Blu-ray /// SerieTv /// Borsa del cinema /// Libri /// Colonne sonore TELE A CURA DI VALERIO SAMMARCO DA NON PERDERE Mad Max: Fury Road e la prima stagione completa di 1992 IN QUESTO NUMERO Hollywood Party e i film della nostra vita, Eisenstein e la “tragica” attualità di Elio Petri House of Cards, prodotto di punta di Netflix STIAMO ARRIVANDO Netflix-Italia: come cambia il mercato TELECOMANDO /// Dvd e Blu-ray ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- MAD MAX: FURY ROAD AL FESTIVAL DI CANNES ci ha esaltato come poche altre cose. Ora, dal 4 settembre, arriva in Blu-ray (anche 3D) e Dvd l’incredibile capolavoro di George Miller, regista capace di riprendere in mano trent’anni dopo l’iconica saga di Mad Max trasformandola in un’epica “love parade”, un rave-party popolato da barbari e “war boys”, percussionisti e chitarristi di fuoco abbarbicati su potentissimi monster trucks. Tutt’intorno è il deserto, sabbia e terra (acida) infinita che separa la Cittadella dai territori ostili e da un miraggio, quello della Green Land. Destinazione della ribelle Furiosa (Charlize Theron, fantastica anche con i capelli rasati a zero e senza un braccio), Imperatrice del tiranno Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne) che decide di sottrargli il bene più prezioso. Un inseguimento da cardiopalma e sanguinario, in cui a breve giro di posta ritroviamo (il nuovo) Max Rockatansky, interpretato da Tom Hardy, chiamato al difficile compito di sostituire Mel Gibson… Extra a non finire: “Maximum Fury: Filming Fury Road”, “The Tools of the Wasteland”, “The Road Warriors: Max and Furiosa”, “Fury on Four Wheels”, “Crash & Smash”, “The Lure of the Five Wives”. E l’edizione “Mad Max Anthology” per avere tutti i film della saga. DISTR. WARNER BROS. HOME ENTERTAINMENT L’epico ritorno di George Miller in alta definizione. Da collezione, con preziosi extra 72 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Laclasse deiclassici a cura di Bruno Fornara La morte viene da Scotland Yard Ingegnoso esordio di Don Siegel. La Londra vittoriana e criminale del 1890, la nebbia, i lampioni a gas, la campana a morto, l’impiccagione di un innocente. E altri delitti. Il sovrintendente della polizia che ha testimoniato contro l’innocente è costretto a dimettersi: il poliziotto rivale ne prende il posto. I due sovrintendenti, si trovano invischiati in un altro caso di ardua soluzione: un uomo che ha a che fare con l’impiccato viene trovato accoltellato nella sua stanza, porte e finestre chiuse, nessuna traccia né indizio. Entriamo nella situazione del delitto nella stanza chiusa. I sospettati aumentano. La matassa è intricata. La soluzione, sconcertante. Perfetta, per l’ottava e ultima volta, la coppia Sydney Greenstreet, il sovrintendente destituito, e Peter Lorre, l’amico artista e flâneur: uno massiccio e autorevole, l’altro decadente, bassino, bevitore. Bianco e nero espressionistico. Film ammirevole, condotto a buon passo, molto hollywoodiano e molto inglese. Regia Don Siegel Con Sydney Greenstreet, Peter Lorre Genere Noir (Usa, 1946) Distr. Sinister Films settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 73 TELECOMANDO /// Dvd & Blu-ray ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Timbuktu Premiato a Cannes 2014 dalla Giuria ecumenica, arriva in Blu-ray e Dvd dal 23 settembre il film del mauritano Abderrahmane Sissako che, come da titolo, racconta l’oggi della leggendaria città del Mali, stretta nella contraddizione di un passato glorioso e di un presente condizionato dalla repressione dei jihadisti islamici. Un affresco importante, che alterna una messa in scena di grande respiro (alcuni campi lunghi difficili da dimenticare) a canoni narrativi propri del cinema africano; un film libero, che è di per sé metafora di un grido. DISTR. ACADEMY TWO Third Person Uno scrittore rifugiatosi a Parigi per finire il suo libro, nonostante la burrascosa relazione con la giovane amante; un ambiguo uomo d’affari che decide di aiutare una bellissima gitana a salvare la figlia dalle mani di un trafficante; un’ex attrice di soap opera che combatte per la custodia del figlio contro il suo ex marito. Tre coppie, tre città, tre storie sulla misteriosa natura dell’amore firmate dal regista Premio Oscar Paul Haggis. Con Liam Neeson, Adrien Brody, James Franco, Mila Kunis, Olivia Wilde, Kim Basinger e Maria Bello. DISTR. 01 DISTRIBUTION/M2 PICTURES 74 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 Fury Seconda Guerra Mondiale, aprile 1945. Mentre gli Alleati portano l’attacco definitivo in Europa, il sergente dell’esercito Don “Wardaddy” Collier (Brad Pitt) guiderà un carro armato Sherman e gli uomini dell’equipaggio verso una missione mortale dietro le linee nemiche. Nel loro eroico tentativo di sferrare un colpo al cuore della Germania nazista, “Wardaddy” e i suoi uomini si troveranno di fronte a terribili minacce. In Blu-ray e Dvd, negli extra “Fratelli di sangue - Il cast e la troupe parlano”. DISTR. UNIVERSAL PICTURES H.E. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Una nuova amica The Search 1992 Making of, interviste al cast, oltre al trailer, al teaser e alla photogallery negli extra dell’edizione Dvd del recente film di François Ozon, divertissment en travesti con protagonista Romain Duris. Profondamente scossa dalla morte della migliore amica, Claire (Anaïs Demoustier) si riapre alla gioia di vivere dopo una scoperta sorprendente e intrigante sul marito della defunta (Romain Duris), ma in un vortice di segreti, pulsioni inaspettate e doppie identità nascoste, la situazione comincia a sfuggirle di mano... Disponibile dal 10 settembre. Disponibile in Blu-ray e Dvd il film di Michel Hazanavicius, che dopo gli onori (e gli Oscar) ottenuti con The Artist (2011), si è tuffato nell’inferno della seconda guerra cecena (1999), seguendo la storia di quattro persone, di quattro destini che il conflitto farà incrociare. Ispirato a Odissea tragica (The Search) che Fred Zinnemann realizzò nel 1948, il film – interpretato da Bérénice Bejo, Annette Bening, Maxim Emelianov, Abdul-Khalim Mamatsuiev – è stato presentato (senza particolare successo) in concorso a Cannes 2014. Ideata da Stefano Accorsi e diretta da Giuseppe Gagliardi, la serie tv che racconta la genesi di Tangentopoli arriva in Blu-ray e Dvd dal 10 settembre. Sei storie che si intrecciano con il terremoto politico, civile e sociale di Tangentopoli, sei persone comuni interpretate da Accorsi, Miriam Leone, Guido Caprino, Tea Falco, Domenico Diele, sullo sfondo dell’inchiesta condotta da Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), nell’anno in cui le vicende socio-politiche sconvolsero il nostro Paese. Numerosi extra, tra cui uno speciale e approfondimenti su tutti i personaggi. DISTR. OFFICINE UBU/01 DISTR. DISTR. 01 DISTRIBUTION DISTR. 20TH CENTURY FOX H.E. Anaïs Demoustier e Romain Duris in Una nuova amica. A sinistra Fury di David Ayer settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 75 TELECOMANDO /// Serie Tv ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Undercover [CANALE 311 DIGITALE TERRESTRE] Dal 3 settembre, ogni giovedì in prima serata il Serpico bulgaro U ndercover, la serie bulgara di detection che Premium Action trasmette in anteprima assoluta dal 3 settembre, apre la nuova stagione di Premium Mediaset all’insegna della serialità “non solo Usa”. La storia è una sorta di Serpico dalle parti di Sofia ai giorni nostri. L’agente speciale Martin Hristov (Ivaylo Zahariev) ha il compito filminorbita 76 d’infiltrarsi sotto copertura (undercover, appunto) nella gang mafiosa del boss Djaro (Mihail Bilalov). La missione non è facile: nel corso degli eventi il poliziotto deve condividere azioni criminali per non farsi smascherare e, soprattutto, deve combattere l’attrazione per Sunny (Irena Miliankova), la figlia del boss. Più Martin si dimostra violento e spietato, più diventa credibile agli occhi dei malavitosi. Più ha chance per sopravvivere. La serie, giunta in patria alla quarta stagione, si ispira a fatti di cronaca nera odierna, dalle inchieste sulla corruzione alle rapine in banca e al traffico di droga, riproducendo una realistica scala gerarchica delle gang mafiose vigenti in Bulgaria. a cura di Federico Pontiggia Chasing Life State of Affairs James Dean Premium Stories Premium Stories Studio Universal Dal 4 settembre in prima serata, un inno alla vita e alla speranza al grido di “Cancer Sucks!”. Con Italia Ricci e Mary Page Keller. Katherine Heigl, la Izzy di Grey’s Anatomy, si trasferisce alla Casa Bianca: analista CIA. Dal 7 settembre ogni lunedì. 60 anni fa la morte. Ogni lunedì La valle dell’Eden, Gioventù bruciata, Il gigante (più doc) e Maratona. rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 WORLDWIDE Il rilancio NBC Thriller rompicapo sviluppato da Martin Gero e Greg Berlanti: a Times Square si risveglia una donna senza memoria e coperta di tatuaggi… a cura di Angela Bosetto Scream Queens (Première: 22 settembre) Insieme ai fidi Brad Falchuk e Ian Brennan, Ryan Murphy ha deciso di unire le sue due ultime creature (Glee e American Horror Story) in una nuova serie antologica (sempre in onda su FOX) la cui trama strizza l’occhio al teen horror anni novanta: una serie di omicidi sconvolge una confraternita femminile. Il cast è ipermodaiolo (Emma Roberts, Lea Michele, Skyler Samuels, Abigail Breslin, Ariana Grande, Nick Jonas), ma nei panni della preside campeggia una “scream queen” storica: Jamie Lee Curtis. Heroes Reborn (Première: 24 settembre) Blindspot (Première, 21 settembre) Nonostante la cancellazione di Hannibal e la tiepida accoglienza critica ad Aquarius, la NBC non si perde d’animo e rilancia con un thriller rompicapo, sviluppato da Martin Gero (Bored to Death) e Greg Berlanti (Everwood, Eli Stone, Arrow). Una giovane donna (Jaimie Alexander) si risveglia a Times Square nuda, senza memoria e coperta di tatuaggi. Fra quei disegni, che fanno riferimento a crimini insoluti e che po- trebbero celare una cospirazione internazionale, campeggia il nome di un agente FBI: Kurt Weller. Nel ruolo troviamo Sullivan Stapleton, il quale, dopo la fine di Strike Back (conclusosi quest’estate), sfida in casa NBC il suo ex compagno di missioni impossibili Philip Winchester, protagonista dell’altra novità autunnale della rete: la serie action The Player (in onda dal 24 settembre). La celebre serie NBC riparte da zero con una nuova squadra di “umani evoluti”, composta da Zachary Levi, Ryan Guzman, Judi Shekoni, Henry Zebrowski, Robbie Kay, Kiki Sukezane e Toru Uchikado. Del cast originale è rimasto solo Jack Coleman (Noah Bennet), ma è previsto il ritorno di Masi Oka (Hiro Nakamura), Greg Grunberg (Matt Parkman), Sendhil Ramamurthy (Mohinder Suresh), Cristine Rose (Angela Petrelli), Noah Gray-Cabey (Micah Sanders) e Jimmy Jean-Louis (l’Haitiano) in qualità di guest star. settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 77 TELECOMANDO /// Borsa del cinema ///----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- NETFLIX REVOLUTION Arriva anche in Italia il colosso USA. Pronto a trasformare radicalmente il mercato dell’audiovisivo di Franco Montini S arà Netflix, il cui arrivo in Italia è annunciato per il prossimo mese di ottobre, a trasformare definitivamente il mercato dell’audiovisivo? Sono in molti a crederlo, perché con un abbonamento ad un prezzo assai contenuto, si parla di 6/8 euro al mese, il colosso americano metterà a disposizione dei nostri consumatori un’offerta quanto mai ampia e attraente, che comprenderà anche contenuti inediti e film in prima visione. Netflix, infatti, ha annunciato che entro i prossimi due anni impegnerà risorse per ben 5 miliardi di dollari in produzioni che comprenderanno anche film locali di alta qualità. Fra i progetti già annunciati due serie: Narcos, destinata principalmente ai mercati latino/americani, e Marsiglia, prodotta per il pubblico europeo e in particolare francese. Per ciò che riguarda l’Italia, Netflix avrebbe già 78 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 raggiunto un accordo con la Rainbow di Iginio Straffi, commissionando all’azienda marchigiana una nuova serie di 13 + 13 puntate delle fortunate Winx, assicurandosi i diritti dell’intera library delle serie precedenti e la distribuzione internazionale dell’ultimo film delle Winx. L’investimento complessivo annunciato da Netflix equivale a quasi il dop- ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Surfing pio dell’intero sostegno pubblico europeo al cinema e all’audiovisivo. L’obiettivo della società americana è chiaro: scardinare l’attuale sistema delle windows esistente in molti paesi, a cominciare da Stati Uniti e Francia, per distribuire film e più in generale contenuti audiovisivi contemporaneamente su ogni mezzo. Il primo importante esperimento in questo senso sarà il prossimo episodio de La tigre e il dragone, che Netflix ha direttamente prodotto, e che uscirà in day and date in sala e in rete. L’intervento di Netflix asseconda un trend di mercato di costante, progressiva crescita: secondo le stime di ITMedia Consulting il totale dei ricavi del Video on demand (Vod) in Europa alla fine di quest’anno supererà i 2 miliardi di euro ed entro il 2018 raddoppierà questa cifra. In questo scenario, l’Italia finora è rimasta piuttosto indietro, principalmente a causa della scarsa diffusione della banda larga, che permette di scaricare rapidamente contenuti audiovisivi, ma i responsabili di Netflix, che conta nel mondo 65 milioni di abbonati, non sembrano preoccupati più di tanto, e certi che anche da noi il consumo aumenterà rapidamente, contano di raccogliere entro la fine dell’anno 150mila abbonati. Del resto già in previsione dell’arrivo di Netflix, i nostri broadcast si sono attrezzati creando dei canali tematici Vod, mentre sul fronte distribuzione film ed esercizio sono stati avviati dei primi esperimenti. Il film Una storia sbagliata di Gianluca Maria Tavarelli è uscito contemporaneamente in sala e in rete sul portale MY Movies con una modalità, che, grazie alla geolocalizzazione del consumatore in streaming, riconosceva all’esercente di sale ubicate entro un raggio di 15km dall’abitazione del consumatore una percentuale sul prezzo pagato dall’utente per scaricare il film. In poche parole, per ciò che riguarda modalità e tempistica del consumo di audiovisivo, sembra di essere alla vigilia di una rivoluzione copernicana e da parte della maggioranza degli addetti ai lavori c’è la convinzione che più il consumo si allarga, più ogni singolo comparto ne trarrà vantaggio. @marco_spagnoli Esclusiva condivisa Un evento per fan su scala “globale”: il Comic-Con insegna Jon Hamm nei panni di Don Draper nella serie tv Mad Men S e la condivisione social dei Festival più importanti come Cannes e Venezia è diventata sempre più globale con foto dai Red Carpet, dalle Feste, video e recensioni ‘in tempo reale’, anche altri appuntamenti legati al cinema, alla Tv e ai videogame stanno conquistando una grande fama grazie a Facebook, Twitter e Instagram. Eventi di cui si parlava pochissimo e che ancora oggi vengono ignorati dalla stampa, sono invece popolarissimi tra giovani ed appassionati, grazie a Internet. Avvenimento principe di questa galassia di appuntamenti sparsi tra tutto il mondo è il Comic-Con di San Diego, che in breve tempo è diventata la vera e propria piattaforma di lancio di tutti i film e delle serie tv legate al Fantasy, alla Fantascienza, ai fumetti. “Essere sul palco alla presentazione del primo Avengers dinanzi a migliaia di persone urlanti mi ha dato il senso di quello che devono provare i campioni del mondo di calcio o quelli che vincono il Superbowl”, ha detto Jeremy Renner, Hawkeye nei due film sugli eroi Marvel diretti da Joss Whedon. Nel 2015, però, è accaduto qualcosa senza precedenti: la condivisione di video piratati dei trailer presentati al ComicCon ha obbligato gli studios hollywoodiani a pubblicare con grande anteprima in tutto il mondo i promo e i trailer preparati ‘in esclusiva’ per San Diego. Una scelta “obbligata” per fare in modo che il pubblico mondiale vedesse questi materiali con la massima qualità e non come video rubati da uno smartphone. Una circostanza che ha scatenato qualche polemica, vera o montata ad arte che fosse e che, in ogni caso, ha acceso il riflettore su titoli in arrivo come Deadpool, Batman v Superman e Suicide Squad. Un evento per fan diventa globale grazie ai Social e al desiderio di condividere qualsiasi cosa (interessante) passi sugli schermi della mega convention: l’idea di riuscire a portare al mondo qualcosa di privato e protetto dal copyright è una sfida fatta, forse, a fin di bene che conferma la regola dell’era digitale: se mostri qualcosa a qualcuno devi essere consapevole che questa potrà essere vista da tutti subito e senza possibilità di negoziazione. settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 79 TELECOMANDO /// Libri ///----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- C’era una volta... il capolavoro Let’s go PARTY! AA. VV. I 100 colpi di Hollywood Party I migliori di sempre (secondo la “più grande trasmissione della radio dai tempi di Marconi”) e quelli del Novecento Scegliere i meglio film del cinema italiano? La redazione di Hollywood Party, “la più grande trasmissione della radio dai tempi di Marconi”, ci ha provato: 300 capolavori selezionati dalla trasmissione di RadioTre che grazie agli ascoltatori sono scesi a 100 “capolavorissimi”. Prefati da Giulio Montaldo, arricchiti da schede, critiche e curiosità: I 100 colpi di Hollywood Party. Si parte da C’era una volta in America, si arriva a Le avventure di Pinocchio, e lì si scopre l’inganno: i film sono 102, L’eclissi e In nome del Papa Re chiudono la classifica. Ma non il libro: una fototeca (Teche Rai) ad hoc, dalla Bergman a Volonté, e soprattutto un amore sconfinato per il cinema. Pronti per il Party? (Rai Eri, pp. 332, € 18,00) FEDERICO PONTIGGIA Cento anni di magie Jürgen Müller (a cura di) 100 capolavori del cinema del XX secolo Questo viaggio lungo un secolo di cinema rappresenta il compendio finale della serie curata da Jürgen Müller e dedicata ai capolavori realizzati nei vari decenni del Novecento. Da Nascita di una nazione (1915) a La tigre e il dragone (2000), una guida indispensa- 80 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo bile strutturata in ordine cronologico, che attraversa ogni genere (commedia, dramma, avventura, horror, noir, western, fantascienza, guerra) e corrente artistica (dal dall’espressionismo tedesco alla nouvelle vague), offrendo schede pratiche (sinossi, cast, dati tecnici, biografie, curiosità e premi) corredate da immagini del film, foto di scena e locandina originale. Il tutto con l’impeccabile qualità che contraddistingue le pubblicazioni Taschen, pure in formato “pocket”. (Taschen, Pagg. 832, € 14,99) ANGELA BOSETTO settembre 2015 Sergei, il genio Sergei Mikhailovich Eisenstein Memorie e appunti di cinema e di vita Purtroppo siamo convinti che Eisenstein fosse serioso almeno quanto i suoi film. Invece basterebbe leggere questa brillante raccolta di scritti, a metà fra il trattato teorico (con foto di scena e schizzi originali) e l’autobiografia, in cui si racconta (dal “colpo di fulmine” lirico-teatrale alla consapevolezza di essere divenuto un artista) e rievoca le complicate lavorazioni de La corazzata Potëmkin (1925) e Aleksandr Nevskij (1938), oltre a esporre le proprie idee lavorative, parlare dei progetti mai realizzati, ricordare con stima Charlie Chaplin e riflettere sia sulle “nuove” tecnologie (il sonoro, i colori, la stereoscopia), sia sul futuro del cinema stesso (“l’espressione artistica più internazionale”), per cambiare idea. (Ghibli, Pagg. 194, € 15,00) ANGELA BOSETTO -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- C’era una volta in America di Sergio Leone Viaggio a Tokyo, Il gusto del sakè e gli altri capolavori di Ozu Yasujiro sono esperienza intima, gioia trascendente: l’autore non se ne dimentica, assembla saggi (Dario Tomasi e David Bordwell inediti), filmografia, disegni, tassonomie e note di restauro con grazia, nitore ed eleganza. Il libretto, sottotiolo Autunno e primavera, esce in concomitanza con i sei film restaurati e distribuiti da Tucker Film: vedete e leggete tutto! (Tucker Film, Far East Film Festival, pp. 160, € 12,00) Todo Elio Gattopardo Analisi di un uomo al di sopra di ogni giudizio. Con ricordi personali di amici e lettere dello stesso Petri di Angela Bosetto Elio Petri e il cinema politico italiano La Piazza carnevalizzata FEDERICO PONTIGGIA Mon Cinéma Paola Palma La vagabonda dello schermo. Colette e il cinema Ozu per sempre Giorgio Placereani Ozu Yasujiro Sulla IV di copertina un estratto dal Vangelo secondo Wim Wenders: “Per me Ozu è il regista che ha saputo elevare il cinema alla sua massima bellezza, una bellezza che non può essere imitata né riprodotta”. No, dargli torto, dissentire non è possibile: rivedere oggi Nel romanzo La vagabonda (1910), se “il music-hall è il mestiere di chi non ne ha imparato nessuno”, il cinema non è nemmeno un lavoro, eppure proprio quell’invenzione “che minacciò di rovinare gli umili artisti del caffè-concerto, adesso li salva. Essi si piegano a una fatica anonima e ingloriosa che non amano […] A centinaia ne vivono, nei periodi di magra, molti ci si piazzano.” Ma il rapporto di Colette con il grande schermo com’era? Molto più complesso di quanto potrebbe sembrare. Lo ricostruisce questo volume, analizzandone gli articoli e le recensioni, le influenze cinematografiche e le occasionali collaborazioni con la settima arte, insieme ai film tratti dalle sue opere. (Esedra, Pagg. 394, € 27,00) ANGELA BOSETTO Una scena di Todo modo di Elio Petri Elio Petri è il re incontrastato del cinema politico italiano, ma, visti i numerosi studi su di lui, qualche cinico potrebbe chiedersi: perché dedicare un altro libro al regista di Todo modo e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto? Secondo l’autore, invece, la domanda corretta è un’altra: perché il cinema di Petri concerne più la scena critica attuale rispetto a quella di ieri? La risposta è semplice: per la sua analisi diretta del Potere, dalla spasmodica brama di esercitarlo all’effetto psicotico, quasi allucinatorio, che deriva dall’averlo ottenuto, contraddizioni ideologiche incluse. Difatti, come sottolinea Rossi, “mai come negli ultimi anni sono questi i nodi su cui si misura, in tutti gli ambiti del discorso, la cultura militante che non guardi in modo meccanicistico al tema del politico”. Diviso in otto parti (Petri, situazione 1979, Scene del politico, Settore privato, La piazza carnevalizzata, Le apocalissi laiche, Del soggetto infine in questione, il privato come politico, Chi illumina la grande notte, Prima di morire) e corredato dai ricordi personali di Goffredo Fofi, Franco Ferrini e Oreste De Fornari (oltre a una selezione di lettere dello stesso Petri), il volume racconta un maestro che non si reputava né un intellettuale, né un comunista, ma che ci ha insegnato a guardare in faccia la realtà sociale molto più di tanti professoroni e predicatori. TELECOMANDO /// Colonne sonore ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- OPERAZIONE U.N.C.L.E. La musica per la nuova operazione di Guy Ritchie, The Man from U.N.C.L.E.? Il compositore è Daniel Pemberton (The Counselor), filologicamente rispettoso dell’originaria serie tv anni ’60, ma della partita, pardon, della track list sono anche Roberta Flack (Compared to What), Nina Simone (Take Care of Business), Peppino Gagliardi (Che vuole questa musica stasera), Louis Prima (Five Months, Two Weeks, Two Days) e Luigi Tenco (Il mio regno). Regna, invero, l’atmosfera di quegli anni, ma rivisitati con quel touch tamarro-situazionista che Ritchie ha. La accendiamo? F.P. UNA CAREZZA IN UN PUGNO SOUTHPAW resterà l’ultima collaborazione su grande schermo per il compositore James Horner, tragicamente scomparso pochi mesi or sono e noto ai più per l’indimenticabile lavoro sul Titanic cameroniano. La sua Cry of Love, composta per l’occasione, è un commento sonoro languido e sospeso, un estratto dal suo score originale che apre e chiude un secondo disco dedicato al film, e improntato su ben altro genere: l’hip-hop. E non potrebbe essere altrimenti, dato che produce la Shady Records di Marshall Mathers III, per tutti Eminem. È lui a far da traino con due brani, Phenomenal e Kings Never Die, un ibrido rock con Gwen Stefani a buon impatto di marketing, ma che rischia di lasciare scontenti i fans di entrambi. Le perle del CD sono altrove: la nuova hit di 50 Cent Drama Never Ends, “dura” quanto basta, le performances di Slaughterhouse e Bad Meets Evil, la Mode di Prhyme sostenuta da una base funk irresistibile, l’incalzante What About the Rest of Us? Su tutti si erge il nume tutelare del genere: Notorious B.I.G. e la sua Notorious Thugz, estratto dal postumo Life After Death del 1997. Phenomenal di Eminem arriva proprio qui, tra Notorious e la reprise di Cry of Love di Horner. L’omaggio del producer a due artisti che, nei rispettivi campi, hanno lasciato un vuoto difficile da colmare. GIANLUIGI CECCARELLI 82 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo settembre 2015 ENNIO MORRICONE Tutti, lo vogliono tutti. Il suo affezionato Peppuccio Tornatore sta girando un documentario su di lui, e lui sta confezionando la colonna sonora per il nuovo, atteso western di Quentin Tarantino, The Hateful Eight. 86 anni e non sentirli: Ennio Morricone. F.P. ORGOGLIO GIALLO Non c’è due senza tre, ed ecco che il musicista e compositore Heitor Pereira ritorna alla corte dei tre nanerottoli gialli, ovvero Stuart, Kevin e Bob. Dopo Cattivissimo Me 1 e 2, lo spin off Minions ribadisce il suo metodo: utilizzare suoni sperimentali per farne degli strumenti non tradizionali “è qualcosa che amo, perché tutto ha un ritmo”. Soprattutto, ‘60s, la direzione puntata da Pereira e perseguita con hit del periodo e grandi nomi: Madness (Night Boat to Cairo), KC & The Sunshine Band (Keep It Comin’ Love), Hendrix, Kinks e Who. F.P.