MENSILE N.9 SETTEMBRE 2015 € 3,50
fondazione ente™
dello spettacolo
72
MOSTRA
Gli imperdibili
in Laguna
Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003
(conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano
VENEZIA SUL TETTO DEL MONDO CON LE CIME
TEMPESTOSE DI BALTASAR KORMÁKUR
La vertiginosa scalata
di Jason Clarke, Josh
Brolin e Jake
Gyllenhaal
SMART TV
PC
TABLET
SMARTPHONE
ANDROID
IOS
WIN8
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
Nuova serie - Anno 85 n. 9 settembre 2015
In copertina Everest di Baltasar Kormákur
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DIRETTORE RESPONSABILE
Ivan Maffeis
CAPOREDATTORE
Marina Sanna
REDAZIONE
Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio
Sammarco
CONTATTI
[email protected]
ART DIRECTOR
Alessandro Palmieri
HANNO COLLABORATO
Angela Bosetto, Orio Caldiron, Gianluigi
Ceccarelli, Andrea Chimento, Alessandra De
Tommasi, Adriano Ercolani, Bruno Fornara,
Giuseppe Gariazzo, Marco Letizia, Massimo
Monteleone, Franco Montini, Mattia Pasquini,
Luca Pellegrini, Sergio Perugini, Manuela Pinetti,
Marco Spagnoli
REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA
N. 380 del 25 luglio 1986
Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007
STAMPA
9DULJUD²FD9LD&DVVLDNP
Zona Ind. Settevene - 01036 Nepi (VT)
Finita di stampare nel mese di agosto 2015
MARKETING E ADVERTISING
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DISTRIBUTORE ESCLUSIVO
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ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro
ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro
C/C 80950827 - Intestato a Fondazione Ente dello Spettacolo
PER ABBONARSI
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PROPRIETA’ ED EDITORE
PRESIDENTE
Davide Milani
DIRETTORE
Antonio Urrata
UFFICIO STAMPA
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COMUNICAZIONE E SVILUPPO
Franco Conta - [email protected]
COORDINAMENTO SEGRETERIA
Marisa Meoni - [email protected]
Roberto Santarelli - [email protected]
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Cammino che unisce
Una bella notizia la nutrita presenza tricolore alla Mostra di Venezia.
Oltre ai registi in concorso, anche Alberto Caviglia e Renato De
Maria in Orizzonti, i fratelli De Serio fuori concorso e Gianfranco
Pannone con il doc (produzione CTV) L’esercito più piccolo del
mondo, sguardo inedito sul corpo delle Guardie svizzere della Santa
Sede. Nell’insieme, un programma – quello confezionato dal Direttore
artistico Alberto Barbera – segnato dal desiderio di ricerca e variegato
QHLWHPLHQHJOLVWLOL2FFKLSXQWDWLVXO²OPGLDSHUWXUDEverest, al quale
la Rivista dedica un ampio approfondimento (da pag. 16), oltre al
consueto speciale dedicato al Festival (da pag. 37).
Approda a Venezia anche la Fondazione Ente dello Spettacolo,
che offre come di consueto un programma ricco di incontri ed
eventi culturali all’Hotel Excelsior (Sala Tropicana 1). Tra i numerosi
appuntamenti spicca il “Premio Robert Bresson” che Fondazione
e RivistaLQDFFRUGRFRQL3RQWL²FL&RQVLJOLGHOOD
Cultura e delle Comunicazioni Sociali, hanno deciso di
attribuire al regista iraniano Mohsen Makhmalbaf. Un
riconoscimento per il suo cinema poetico, coraggioso
e d’impegno civile, attento a cogliere lo sguardo degli
ultimi e capace di narrare l’umanità privata dai diritti.
Sempre nello Spazio FEdS sarà presentata una
ricerca sui giovani e la fruizione culturale, realizzata
da Istituto Toniolo e IPSOS per capire dall’esperienza
delle nuove generazioni come si evolverà l’esercizio
FLQHPDWRJUD²FR'DO)HVWLYDODOOHVDOHHDOFHQWURLO
pubblico, in particolare il nuovo pubblico. Questo “stare
in mezzo” per creare occasioni di dialogo e conoscenza
tra i diversi ambiti del mondo dello spettacolo,
mettendo al centro le persone e le loro domande più vere, è lo stile
della Fondazione.
Il regista
Mohsen
Makhamalbaf,
Premio Bresson
È lo stile che riconosco e raccolgo dai miei predecessori alla guida
2015
della Rivista e di FEdS Ivan Maffeis e Dario Edoardo Viganò,
riferimenti importanti per la mia formazione, negli anni a servizio
delle sale della comunità lombarda e come responsabile della
Comunicazione della Chiesa di Milano. Questo mio primo editoriale
non è che un piccolo passo del lungo cammino di RdC, che, forte
GHOODVXDVWRULDJXDUGDDXQRUL]]RQWHQRQSULYRGLV²GHHLQFRJQLWH
PDFRQLOGHVLGHULRGLLQWHQVL²FDUHLOGLDORJRFRQLOHWWRULGHOODRivista
e promuovere le iniziative editoriali della Fondazione. Per offrire –
insieme a tutta la redazione – il nostro piccolo contributo al dibattito
e alla crescita culturale del nostro Paese, strada certa per l’uscita dalle
ombre della crisi.
Via Aurelia, 468 - 00165 Roma
Tel. 06.96.519.200 - Fax 06.96.519.220
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Associato all’USPI
Unione Stampa - Periodica Italiana
Iniziativa realizzata con il contributo della
Direzione Generale Cinema - Ministero dei
Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
La testata fruisce dei contributi statali diretti
di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
5
in collaborazione con
LA BUSSOLA DEL CINEMA
Come girare film in Italia
Find your way shooting in Italy
www.bussoladelcinema.com
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SOMMARIO
SETTEMBRE 2015
8 In vetrina
37
News e tendenze: Chris Pratt,
dai dinosauri a Indiana Jones
12 Brividi di genere
Dottor Jekyll e Mr. Hyde
secondo Borowczyk
14 Mantenere la rotta
La Bussola del cinema, il
portale che mancava
16 COVER STORY
Sulla cima del mondo
Il fascino minaccioso
dell’Everest, apertura ad alta
quota in Laguna
LA MADRINA
DELLA
MOSTRA
ELISA
SEDNAOUI
24'XHWWRPR]]D²DWR
Schoenaerts e Mulligan per
Vinterberg: Via dalla pazza folla
16
28
28 Ancora Shyamalan!
Ritorno alle origini thriller per il
regista de Il sesto senso
32 Bella tra gli stripper
Non solo muscoli. In Magic Mike
XXL c’è anche Jada Pinkett Smith
37 VENEZIA 72
Il ruggito della Mostra
EVEREST
Gli italiani, le star più attese, i
titoli da non perdere, il Leone
Tavernier: guida al Festival
24
52 Tutti Judd per terra
Apatow in sala con Un disastro
di ragazza. Intervista al mago
della commedia americana
THE VISIT:
“VI FARÒ
TREMARE”
VIA DALLA
PAZZA
FOLLA
52
32
56 Ritratti
Uno, nessuno, centomila:
Peter Sellers
59,²OPGHOPHVH
Recensioni, anteprime, colpi di
fulmine
72 Dvd, Blu-ray & Serie Tv
Motori e azione: Mad Max Fury
Road
78 Borsa del cinema
RISATE
MADE IN
USA
JADA
PREZIOSA
80 Libri
82 Colonne sonore
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
7
a cura di Gianluca Arnone
Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze
Last
Action
Hero
Nell’epoca in cui lo star
system piange, Hollywood ha
trovato il suo nuovo Indiana
Jones: Chris Pratt
8
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
ell’epoca in cui
lo star system
hollywoodiano
pullula di meteore
e di vorrei-ma-non-posso,
Chris Pratt è una credibile
eccezione. “Un action-hero
PRGHUQRªORGH²QLVFH3DXO
Dergarabedian, analista alla
Rentrak, società che misura
HTXDQWL²FDWXWWRSRSRODULWj
LQFOXVD&L²GLDPR&UHGLDPR
assai più però al verdetto dei
soldi, all’ignobile giudizio
del botteghino: i suoi ultimi
GXH²OPGuardiani della
Galassia e Jurassic World,
hanno racimolato qualcosa
come due miliardi di dollari,
più del Pil annuale di tutta
la Guinea-Bissau. Non
diciamo che è tutto merito
suo, ma riconosciamogli
almeno di non essere
d’impiccio agli affari. La
fortuna aiuta, la fatica di
più. Madre cassiera, padre
minatore, la sua famiglia è
la tipica working class da
freddo Nord americano (i
Pratt sono del Minnesota),
FDPLFLHGL³DQHOODHVWLYDOL
Si lavora sodo, si dorme
poco, si sogna meno. E’
l’American Dream a sognare
lui quando qualcuno lo nota
in un parcheggio di Bubba
Gumps a Maui, mentre
dorme in una tenda piazzata
WUDOHDXWRPRELOLLQ²OD
Chris, 19 anni e 30 chili in
più, ottiene una particina
in Cursed Part 3. E poi altri
piccoli ruoli trascurabili, da
Everwood a The OC²QR
all’incontro con le donne
della sua vita: Anna Faris
sul set di Wanted and Take
Me Home Tonight, che
diventerà sua moglie; e
Kathryn Bigelow che sarà la
sua mentore, trasformandolo
in un palestrato Navy Seal
in Zero Dark Thirty. La
svolta. Chris ottiene il primo
ingaggio di una major e
un ruolo da supereroe
(Guardiani della Galassia),
senza contare il secondo
posto tra gli “uomini più
sexy” del 2014 secondo
la rivista People,O²VLFR
non è tutto però: a Chris
Pratt viene riconosciuta
la faccia da bastardo
(dopotutto è un Gemelli)
e una deliziosa ironia,
quell’inconfondibile tonguein-cheek che caratterizza i
suoi personaggi. Per molti è
lui il vero erede di Harrison
Ford/Indiana Jones, di cui si
dice interpreterà il reboot.
E a proposito di remake, il
nostro è al momento sul set
dei 0DJQL²FLVHWWH di Fuqua,
tra Ethan Hawke e Denzel
Washington. Probabilmente,
già adesso, sul gradino più
alto del podio.
Chris Pratt.
Sopra in Jurassic
World , sotto in un
fotomontaggio di
Indiana Jones
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
9
inVetrinaNews
Che succede in città? Eventi speciali, digitali,
on stage e live: tutto quello che non puoi e non devi perdere
Il cartellone
Dragon Ball Z: La resurrezione di F
Goku, Gohan, Crilin,
Vegeta, Piccolo e gli
altri mitici personaggi
di Dragon Ball Z
tornano nei cinema
italiani per un evento
speciale il 12, 13 e 14
settembre.
3LQN)OR\G%LJ6FUHHQ
Doppio appuntamento a settembre con la band
inglese: Live at Pompeii e Roger Waters - The Wall
Amy
Il regista di Senna
racconta la storia
della Winehouse,
tragica icona dei
nostri tempi. In sala
dal 15 al 17 settembre
(vedi recensione
pagina 63).
Teatro della Scala
Una visita senza
precedenti in uno dei
templi più esclusivi
dell’arte e dello
spettacolo mondiale.
Con un cast d’eccezione,
da Muti a Zubin Metha
(6-7 ottobre).
Giselle
In diretta dal Bolshoi
una delle opere più
famose del repertorio
classico. Musiche
di Adolphe Adam,
FRUHRJUD²HRULJLQDOL
di Grigorovitch (11
ottobre).
$UFDGH)LUH7KH5HµHNWRU7DSHV
La band canadese
che ha rivoluzionato
l’indie rock - Neon
Bible è considerato
uno dei migliori album
GHOODVWRULD§LQXQ²OP
per fan e non (14-15
ottobre).
10
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
Settembre si colora di... rosa. Doppio
appuntamento al cinema con la
leggenda dei Pink Floyd. Dal 7 al 9
settembre con Universal arriva Pink
Floyd: Live at PompeiiLO²OPFRQFHUWR
girato negli Scavi Archeologici nel
1971 e diretto da Adrian Maben,
considerato una pietra miliare nella
storia della musica. La band inglese,
nel pieno della sua sperimentazione,
tra psichedelia e rock, ottenne di
VXRQDUHQHOO¬$Q²WHDWUR5RPDQR
con la garanzia che il sito rimanesse
chiuso, per quattro giorni, dal 4 al 7
ottobre. Tra i brani eseguiti Echoes,
One of These Days e A Saucerful
of Secrets. Dal 29 settembre al 1°
ottobre invece, con Nexo Digital e
in contemporanea mondiale, arriva
The Wall, che racconta il tour sold
out di Roger Waters dedicato al
monumentale album dei Pink Floyd.
Una parabola immortale sui temi
della guerra, del senso di perdita,
dell’amore e della vita. Un evento
arricchito dall’esclusiva conversazione
tra Nick Mason e Roger Waters che
risponderanno, per la prima volta
insieme dopo anni, alle domande dei
fan.
Porsche consiglia
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Dati riferiti a Panamera Edition. Consumi ciclo combinato: 8,4 l/100 km. Emissioni: CO2 196 g/km.
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con Porsche Dynamic Light System (PDL) e cerchi da 19 pollici Panamera Turbo II.
brividi di genere
I FESTIVAL
a cura di Massimo Monteleone
Agenda del mese:
ecco gli appuntamenti
da non perdere
1 MOSTRA
INTERNAZIONALE
D’ARTE CINEMATOGRAFICA
Località Lido di Venezia,
Italia
Periodo 2-12 settembre
Tel. (041) 5218711
Web labiennale.org.
Mail [email protected]
Resp. Alberto Barbera
DELLA
2 FESTIVAL
COMUNICAZIONE
Località Camogli (Genova),
Italia
Periodo 10-13 settembre
Tel. 3319775178
Web festivalcomunicazione.it
Mail info@
festivalcomunicazione.it
Resp. Rosangela
Bonsignorio, Danco Singer
FILM FESTIVAL
3 MILANO
Località Milano, Italia
Periodo 10-20 settembre
Tel. 3311474215
Web PLODQR²OPIHVWLYDOLW
Mail LQIR#PLODQR²OPIHVWLYDO
it
Resp. Alessandro Beretta,
Vincenzo Rossini
NEL PROFONDO DEL DELIRIO
Dottor Jekyll e Mr. Hyde nella versione di Borowczyk: geniale
di Giuseppe Gariazzo
a noi lo chiamarono Nel
profondo del delirio. Il titolo originale avrebbe dovuto
essere Le cas étrange du Dr.
Jekyll et Miss Osbourne, poi
PRGL²FDWR LQ Dr. Jekyll et les
femmes. Era il 1981 e il geniale
cineasta polacco Walerian Borowczyk offriva la sua personale versione del testo di Robert
Louis Stevenson. Come altre
sue opere, anche questa subì
censure e manipolazioni. Da
poco è uscita in dvd e blu-ray
(negli Stati Uniti e in Gran Bretagna) la copia restaurata del
²OPFKHLQLQJOHVHULSUHQGHLO
D
titolo originariamente pensato
dal regista: The Strange Case
of Dr. Jekyll and Miss Osbourne. Tutto accade nel corso di
una notte mentre si svolge la
IHVWDGL²GDQ]DPHQWRIUD+HQry Jekyll (Udo Kier, seducente
e sadico nel doppio ruolo) e
Fanny Osbourne (nella realtà fu la moglie di Stevenson),
interpretata da Marina Pierro,
attrice simbolo del cinema di
“Boro”. Nessuno si salverà dagli atroci omicidi commessi da
(GZDUG+\GH1HO²OPRQLULco, visionario, d’avanguardia,
immerso nel nero e nel blu
che incornicia i personaggi esplode lo sguardo anarchico
di un autore che intreccia letteratura, pittura, cinema, bioJUD²D H LPPDJLQD]LRQH %Rrowczyk costruisce un teatro
di ombre destinato alla distru]LRQHQHO²QDOHFKHULFRUGDLa
caduta della casa degli Usher
e che vede Henry/Edward e
Fanny (anche lei trasformatasi, in essere diabolico) fuggire
in carrozza, amarsi come fossero dei vampiri, incamminarsi
nel mondo per diffondere il
Male ma anche un erotismo
libero da conformismi.
IL DOTTOR JEKYLL E MR.
HYDE (1941)
IL TESTAMENTO DEL
MOSTRO (1959)
Gli imperdibili
IL DOTTOR JEKYLL
(1931)
Fredric March
vince l’Oscar
come miglior
attore.
12
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
Dieci anni dopo
nel doppio ruolo
c’è Spencer
Tracy.
Jean Renoir
reinventa i
personaggi di
Stevenson.
4 TORONTO
INTERNATIONAL FILM
FESTIVAL
Località Toronto (Ontario),
Canada
Periodo 10-20 settembre
Tel. (001-416) 5998433
Web tiff.net
Mail [email protected]
Resp. Piers Handling
CREATIVE
5 ROMA
CONTEST
Località Roma, Italia
Periodo 13,16,19,20,25,27
settembre
Tel. (06) 45479091
Web romacreativecontest.
com
Mail info@
romacreativecontest.com
Resp. Brando Bartoleschi,
Lorenzo Di Nola, Raffaele
Inno
ZINEMALDIA
6 DONOSTIA
- FESTIVAL DE SAN
SEBASTIAN
Località Donostia-San
Sebastiàn, Spagna
Periodo 18-26 settembre
Tel. (0034-943) 481212
Web sansebastianfestival.
com
Mail ssiff@
sansebastianfestival.com
Resp. José Luis Rebordinos
ITALIA
7 PRIX
Località Torino, Italia
Periodo 19-24 settembre
Tel. (06) 36862355
Web prixitalia.rai.it
Mail [email protected]
Resp. Paolo Morawski
SMART TV
PC
TABLET
SMARTPHONE
ANDROID
IOS
WIN8
progetto italia
NON
PERDIAMO LA
BUSSOLA
Essenziale per
navigare tra le
opportunità del nostro
cinema: ecco il portale
che mancava
a cura di Sergio Perugini
14
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
In basso Ron
Howard a Firenze
sul set di Inferno.
A sinistra uno
screenshot di
Bussoladel
cinema.com
VENIRE A GIRARE IN ITALIA?
Produrre un film, una serie tv
o una web series nel nostro
Paese? Ora è più facile con il
portale La Bussola del
Cinema –
Bussoladelcinema.com –,
ideato dalla Direzione
Generale Cinema del
Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali e del
Turismo in collaborazione con
l’Associazione Italian Film
Commissions e la Fondazione
Ente dello Spettacolo.
Presentato alla stampa
internazionale lo scorso 9
giugno 2015, presso
disposizione dalla DG Cinema
del MiBACT o dalle film
commission regionali – adatti
per il progetto che si intende
realizzare (produzione
italiana o estera, coproduzione, tax credit, film
lungometraggio, fiction, ecc .).
UNA SINERGIA
VINCENTE A COSTO
ZERO
Il progetto La Bussola del
Cinema è frutto di una
sinergia a costo zero. Nasce,
infatti, per volontà della
Direzione Generale Cinema
del MiBACT con l’intento di
occupandosi nello specifico
del coordinamento
dell’attività giornalistica con
la testata Bussola News.
Nel portale
Bussoladelcinema.com è
presente, infatti, una sezione
Bussola News dove trovare
quotidianamente
informazioni sul mercato e
sull’industria del cinema e
dell’audiovisivo, insieme a
una rassegna stampa del
settore che monitora le
principali testate nazionali ed
estere, collegandosi anche
alla rassegna stampa
giornaliera della Fondazione
Ente dello Spettacolo, con
oltre 6.000 utenti registrati.
I MERCATI
INTERNAZIONALI
DELL’AUDIOVISIVO:
PRIMO
APPUNTAMENTO A
VENEZIA 72
l’Associazione della Stampa
Estera in Italia, La Bussola del
Cinema è pensato come un
supporto immediato e
funzionale per tutti i
produttori, registi e addetti ai
lavori che desiderano
realizzare film o altri prodotti
audiovisivi in Italia.
Organizzato interamente in
italiano e inglese, il sito
presenta anche un
messaggio di benvenuto in
dieci lingue (italiano, inglese,
francese, te desco, spagnolo,
portoghese, cinese,
giapponese, arabo, russo).
Punto cardine del portale è
certamente il motore di
ricerca che permette di
effettuare uno screening dei
fondi o dei servizi – messi a
mettere in condivisione tutte
le competenze e le
informazioni relative alle
opportunità che lo Stato o gli
enti regionali offrono ai
produttori che si occupano
di cinema e audiovisivo.
Sempre in una logica di
condivisione di esperienze, la
Fondazione Ente dello
Spettacolo – con la divisione
Cineconomy.com –, aderisce
al progetto portando il suo
contributo culturale e
Obiettivo del progetto La
Bussola del Cinema è quello
di mettersi al servizio di tutti i
produttori, in maniera agile e
gratuita. Per tale motivo, oltre
alle attività svolte sul web, La
Bussola del Cinema sarà
presente con i suoi delegati
nei principali festival
internazionali del settore per
seguire attività culturali, lavori
del mercato e incontri tra
produttori e distributori
internazionali. Si inizia con la
72. Mostra di Venezia e il
Venice Film Market, dove La
Bussola del Cinema sarà al
Lido con un punt o
informativo e una serie di
iniziative, per passare poi al
10. Festival di Roma e al MIA Mercato Internazionale
dell’Audiovisivo.
Supporto immediato e funzionale per
produttori, registi e addetti ai lavori
che vogliono realizzare film o prodotti
audiovisivi in Italia
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
15
COVER STORY
“Lassù capisci che forse morirai,
ma che non puoi fare a meno di salire”, dice
Josh Brolin. Sulla cima dell’Everest con Jason
Clarke, Sam Worthington e Jake Gyllenhaal,
per una vertiginosa apertura veneziana
di Alessandra De Tommasi
Josh Brolin interpreta
Beck Weathers, un
ricco texano
appassionato di scalate.
Nel '96 era nella
spedizione di Rob Hall
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
17
COVER STORY
i aspetti una montagna e ti
trovi nel bel mezzo di
Gangs of New York. La
magia del cinema non
andrebbe svelata
sollevando un green screen
e sbirciando tra cavi elettrici
e telecamere, ma la
curiosità ha la meglio.
Persino nel caso di Everest,
il film d’apertura della 72°
Mostra d’Arte
Cinematografica di Venezia,
fuori concorso e in anteprima mondiale (in
sala arriva il 24 settembre): la visita sul set
negli studi di Cinecittà, che ha ospitato due
settimane di riprese e tre di preparativi, porta
dietro le quinte del campo base della
spedizione per poi rivelare, a pochi passi,
scenari della Roma Antica. C’è da
aspettarselo, certo, ma quando indossi le
cuffie e guardi dal monitor di regia Emily
Watson (Helen Wilton nel film) salutare gli
scalatori in partenza per la cima, augurare
loro buona fortuna e presagire i pericoli del
viaggio allora tutto scompare e in quella cava
ricreata ad arte da un’equipe di 30 persone,
con le tende e gli oggetti della spedizione del
1996, ti sembra di esserci davvero. In quel
campo base, tra totem e bandiere, rivivono i
pezzi di quell’epoca, dalle radio alle
attrezzature: i divani dove gli scalatori si
riposavano, le foto delle famiglie a cui
telefonavano dalle trasmittenti e persino i
fiori sul tavolo parlano di una quotidianità
fuori dal comune che sta per essere travolta
dalla forza di una natura che si ribella alle
pretese dell’uomo di soggiogarla.
Il viaggio alla conquista della cima più alta al
mondo ha fatto tappa per le riprese in Italia
(a Roma e sulle Alpi, sostenute da BLS), in
Gran Bretagna (Pinewood Studios) e in
Nepal, alle pendici dell’Everest. Del cast allstar fanno parte Jason Clarke, Sam
18
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
Quella lotta alla sopravvivenza
rivela chi sei veramente
Baltasar
Kormákur:
“Fare un film
sull'Himalaya è
difficile quanto
scalarlo”
“Fare un film sull’Everest è
difficile quanto scalarlo”,
parola del regista Baltasar
Kormákur. “Ricreare la
montagna è la vera sfida
del film e soprattutto –
aggiunge – evitare la
commercializzazione della
natura, oggi così diffusa.
Non si parla di eroismo,
ma di sfide: il viaggio dei
protagonisti è metafora di
ambizione. Gli ostacoli,
d’altronde, sono da
sempre grandi amici degli
artisti così come la lotta
alla sopravvivenza rivela
chi sei davvero”. Per
rendere autentico il clima
degli studi capitolini il
produttore David F.
Breashears ha fatto
arrivare a Roma gli
sherpa: “Sono undici in
totale e non sono mai
usciti dal Nepal, vivono in
piccoli villaggi con case
costruite a mano e li
abbiamo lasciati senza
parole davanti al
Colosseo. Alcuni di loro
hanno scalato l’Everest 6
o 7 volte, uno di loro era il
leader della spedizione
del ’96 di Rob Hall e suo
fratello ha portato a spalla
la camera IMAX per tutta
la salita durante le riprese.
Abbiamo ricreato le loro
tende con
equipaggiamenti
autentici, bevuto il loro
thè e condiviso i racconti
di questi personaggi così
umili eppure straordinari”.
settembre 2015
A.D.T.
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
19
Lo scalatore: una
tragedia annunciata
Nel film ha il volto di Sam Worthington,
ma Guy Cotter va ben oltre la finzione
del personaggio. Non solo esiste, ma si
cimenta sulle vette dall’età di 11 anni e
partecipa al progetto della pellicola
come consulente perché a capo della
“Adventure Consultants”. “Durante
quella spedizione – ci racconta a
Cinecittà – ero su un’altra montagna, ma
mi sono unito ai soccorsi una volta fatto
ritorno al campo base. Mi trovavo lì
quando gli altri sono stati riportati
indietro. Quella tragedia ha insegnato
alla gente a capire che non puoi
controllare la montagna e agli scalatori
ad aiutarsi di più perché la paura è un
catalizzatore per la sopravvivenza. Io
stesso da allora ho visto che esiste una
possibilità di morire lassù perché non
sei mai completamente al sicuro. Ci
sono più barriere per partecipare alle
scalate, esiste una maggiore sicurezza e
un training di 1-2 anni per chi vuole
affrontare la cima. Non può essere il
capriccio di uno che invece di comprare
una macchina decide di avventurarsi fin
qui, visto che la cifra del viaggio si
aggira sui 6 mila dollari. Sembra
incredibile che uno dei paesi più poveri
Utilitas agricolae
del
mondo,
il Nepal, faccia girare uno
corrumperet
cathedras,
semper
vix tremulus
dei business
più costosi. L’errore più
quadrupei
satis
comune?
Scegliere la spedizione più
infeliciter adquireret
economica”.
A.D.T.
oratori.
Pretosius
zothecas optim
Worthington, Jake Gyllenhaal, Robin
Wright e Josh Hawkes. La giornata di
set capitolina si è conclusa con Josh
Brolin, che presta il volto allo scalatore
Beck Weathers.
Cosa si prova a scalare l’Everest?
È come chiedere ad un drogato di
descrivere l’effetto crack: non si può. E
allo stesso modo sai che ricostruire
quelle sensazioni è impossibile… ma
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
noi ci abbiamo provato. Il merito va
anche agli sherpa, persone
meravigliose che rischiano davvero la
vita e invece spesso vengono trattate
come animali.
Quale lezione le ha insegnato la
montagna?
Che non gliene frega niente di te. Fa
bene per ridimensionare l’ego e ti sfida
alla solitudine mettendoti di fronte un
pericolo estremo, si passa dalla
modalità “paura standard” a
“stramaledetta fifa”. E te lo dice uno
che ha paura dell’altezza! (Ride)
Insomma si guarda la morte in
faccia…
Il limite tra vita e morte è a pochi
millimetri e, visto da lassù, il mondo
scompare. Mai sperimentato un freddo
simile in vita mia, le dita dei piedi
COVER STORY
rimetterti alla prova, ancora e ancora,
capire fin dove puoi spingerti, vedere
di cosa sei realmente capace.
Non si sa mai chi fa ritorno a casa,
quindi…
Prendi il mio personaggio, Beck
Weathers, questo texano in lotta con
la depressione. Lo guardi e pensi che
la sua vulnerabilità lo porterà a
soccombere per primo per la
pressione, eppure non è così, nessuno
durante la scalata sa se sopravvive e
dove trova la forza per andare avanti.
La via più semplice è mollare, ma
quando ti trovi in situazioni estreme
emergono le motivazioni più profonde.
Ricorda qualche capitombolo?
Più di uno, in Val Senales (Alto Adige,
ndr) sono caduto anche dagli sci e la
spalla mi ha fatto male per giorni, ma
niente di grave. Mentre mi arrampicavo
durante le riprese tra le tormente
c’erano bambini di sei anni che invece
mi saettavano accanto senza paura
sulle piste… Quando ci portavano sullo
strapiombo in elicottero temevo
sempre che qualcosa potesse andare
storto eppure non ho potuto fare a
meno d’innamorarmi di quel luogo.
E Roma?
Ci tenevo a venire, non solo per
sbrinare dopo le riprese in montagna e
quindi per il clima, ma anche per
vivere l’atmosfera del luogo e anche,
lo ammetto, mangiare la pasta.
sembravano congelate per giorni e
allora capisci il valore di quello che hai.
Come si sentiva quando è sceso a
valle?
Pesavo cinque chili in meno, ero
stanco, anzi stremato dalla fatica e
dopo la scalata non la smettevo di
tremare. Appena sceso dalla
montagna, quando passa questa
sensazione, non vedi l’ora di risalire e
Sopra Michael Kelly con Josh Brolin. Nella pagina accanto alcune scene di Everest, al centro
Emily Watson. Qui Jason Clarke e a sinistra Jake Gyllenhaal
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COVER STORY
L’aria sottile di Krakauer
Il libro scritto pochi mesi dopo la disgrazia. Da un sopravvissuto
Il 10 maggio 1996 una
tormenta di neve
coglie di sorpresa
quattro spedizioni
che si trovano sulla
cima dell’Everest.
Nove alpinisti
muoiono. Jon
Krakauer, inviato dalla
rivista Outside è tra i
fortunati superstiti.
Quella tragedia
vissuta in prima
persona diventerà
appassionante
epopea in Aria
Sottile, scritto pochi
mesi dopo i fatti. Aria
sottile è una lettura
necessaria per chi
voglia conoscere più
a fondo i protagonisti
di quella sciagura, le
difficoltà di scalare
una vetta oltre 8000
metri (“La quota di
crociera di un Airbus
300”, ricorda
Krakauer), gli
interessi commerciali
che hanno affievolito
il timore sacrale nei
confronti della
montagna - che i
nepalesi chiamano
Sagarmata, la “Dea
del cielo” –
promuovendo un
alpinismo per tutti,
alla base purtroppo
di molti degli
incidenti che ancora
oggi si verificano
sulle cime più alte del
mondo. E se Nelle
terre estreme, il
romanzo da cui Sean
Penn avrebbe
ricavato Into the
Wilde, era il canto del
cigno di una certa
mistica della natura,
Aria sottile è lo
struggente autodafé
dell’autore nei
confronti
dell’alpinismo
fanatico: “La cultura
dell’ascesa – scrive
Krakauer - era
caratterizzata da un
intenso spirito di
competizione e da un
machismo allo stato
puro, i suoi adepti si
preoccupavano di
impressionarsi a
vicenda. La conquista
della vetta era
ritenuta meno
importante del modo
in cui avveniva la
conquista; il prestigio
si guadagnava
affrontando le vie più
proibitive con
un’attrezzatura
ridotta al minimo,
nello stile più audace
che si potesse
immaginare. Nessuno
era più ammirato dei
cosiddetti
arrampicatori solitari,
visionari che
scalavano da soli,
senza corda né
attrezzi”.
Gianluca Arnone
Il giornalista
e scrittore
Jon Krakauer
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SALVARE
IL
MONDO
È
UNA
QUESTIONE
DI
STILE
crossover
FUGA
Via dalla pazza folla: Matthias Schoenaerts e
Thomas Hardy. Dirige, con “sinergia”, un altro
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PER DUE
Carey Mulligan sulle orme di
Thomas: Vinterberg di Adriano Ercolani
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crossover
Matthias Schoenaerts
“Il mio Oak? Fedele a se stesso. E integro”
È uno degli attori del momento.
Matthias Schoenaerts si sta costruendo
una carriera hollywoodiana (e non solo)
fatta di scelte non scontate. Dopo il
bellissimo Chi è senza colpa accanto a
Tom Hardy e prima del nuovo film di
Luca Guadagnino in Mostra a Venezia, A
Bigger Splash, dove divide la scena con
la grande Tilda Swinton, si è concesso
un tuffo nella letteratura classica inglese
con Via dalla pazza folla, tratto
dall’omonimo romanzo di Thomas
Hardy e diretto dal danese Thomas
Vinterberg. Risultato? Una delle migliori
interpretazioni della sua finora
strabiliante carriera.
Come è arrivato a Via dalla pazza
folla?
Un giorno ricevo questa chiamata da un
numero straniero, era Thomas
Vinterberg. Ero onorato e incuriosito
dall’idea che mi volesse n el film. Alla fine
ero io a far le domande e lui a spiegarmi
perché avesse scelto me. Essendo in
giro da così tanto tempo credevo fosse
un sessantenne. Quando mi si è
presentato di fronte quest’uomo
nell’atrio di un hotel pensavo fosse il suo
assistente!
A parte gli scherzi, ho accettato il
personaggio di Oak perché è guidato da
un sentimento che ammiro: la lealtà. È
fedele a Bathsheba come alle persone
con cui lavora. Soprattutto è fedele a se
stesso, per lui la prima cosa da
preservare è la sua integrità.
Rappresenta dei valori forti e
nonostante tutte le avversità vi rimane
aggrappato. Ogni volta che lei gli chiede
aiuto offre il consiglio migliore da amico,
senza manipolarla come invece il suo
cuore magari vorrebbe. Oak conosce la
sua posizione nel mondo.
Che tipo di regista è Thomas
Vinterberg?
È uno che am a la sinergia, gli piace
radunare persone diverse e vedere
come interagiscono con le loro unicità.
Poi inizia a costruire il film incanalando
quest’energia. È un modo unico di
lavorare, carpisce l’atmosfera di un set
come non ho visto fare ad altri registi
con cui ho lavorato fino ad oggi. E non
parlo solo degli attori, interagisce a
livello molto profondo anche con il
reparto fotografia, quello dei costumi e
delle scenografie. Per lui fare cinema è
un lavoro di gruppo in cui ognuno porta
qualcosa. Questo crea complicità, che è
il miglior modo per essere creativi.
Avete dunque condiviso le stesse idee
sul film?
No, ma non è una cosa sempre deleteria
avere opinioni differenti. Al contrario, mi
Carey Mulligan
“Il mio personaggio rifiuta un matrimonio: incredibile per l’epoca”
Candidata all’Oscar per An Education,
Carey Mulligan è un’attrice che ama le
sfide. Lo dimostra la sua filmografia,
piena di ruoli forti e lungometraggi
d’impatto quali Non lasciarmi, Shame e
soprattutto il cult movie Drive. L’ultima
sua scelta è forse la più coraggiosa:
interpretare Bathsheba Everdeene, una
delle eroine della letteratura britannica.
Cosa rende Via dalla pazza folla
diverso dagli altri adattamenti?
La protagonista Bathsheba Everdeene.
Sia il tono del libro che quello del film
sono dati dall’inizio, in cui lei rifiuta la
proposta di matrimonio di Oak,
qualcosa di inaudito per l’epoca.
Questo ci presenta subito una donna
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Via dalla pazza folla: il set
e le foto di scena, con il
regista Thomas Vinterberg
e i protagonisti Matthias
Schoenaerts e Carey
Mulligan
ha aiutato a capire cosa significasse
veramente. Ad esempio avevo un
problema con il finale: per me Oak
doveva scegliere un’altra strada da
quella del romanzo. Thomas mi ha
convinto che il film parlava anche di
come l’amore alla fine vince sui
pregiudizi e le difficoltà, una specie di
antidoto contro la disconnessione di
oggi. Ci ho pensato un giorno intero e
ho capito che aveva ragione.
La scena in cui Oak perde tutto è
stata difficile da interpretare?
Quando devi rappresentare un
momento di disperazione non puoi
pensarci troppo su, devi lasciare che
sia il tuo corpo e ciò che provi al
momento a guidarti. Segui l’istinto,
perché tale sentimento può
manifestarsi in modi diversi. Oak perde
tutto all’inizio della storia, per
mostrarlo ho scelto di arrendermi alla
sua frustrazione e vedere cosa
succedeva mentre giravamo. Penso
abbia funzionato, sono soddisfatto di
ciò che ne è venuto fuori. Non è stato
facile perché rischiavo di sentirmi un
po’ ridicolo, la scena era interamente
girata in CGI e avevo cinquanta
persone intorno che mi osservavano
disperarmi di fronte a un panno
verde…
indipendente, che sa ciò che vuole e
cerca di costruire il suo futuro a
prescindere da chi le sarà accanto. Un
punto di vista di rottura rispetto alla
concezione e al ruolo femminili di quel
periodo. Una psicologia complicata,
testarda, spontanea anche negli errori
che commette.
Come si è trovata con gli altri due
protagonisti del film?
Quando reciti con attori come Michael
Sheen e Matthias Schoenaerts senti un
senso di sicurezza fin dal primo giorno
di riprese. Abbiamo avuto il tempo di
fare alcuni giorni di prove prima di
iniziare le riprese, improvvisare sui
nostri personaggi. E’ stato utile per
definirli e insieme conoscerci meglio.
E invece il lavoro con Thomas
Vinterberg?
Con Thomas abbiamo avuto
lunghissime conversazioni riguardanti il
personaggio di Bathsheba, l’abbiamo
davvero sviscerata in ogni suo aspetto.
È stata un’esperienza bellissima poter
capire una donna dell’epoca così in
profondità. Ci sono degli aspetti della
sua psicologia che sono assolutamente
contemporanei, e Thomas li ha espressi
magnificamente in questo film.
Costumi e acconciature ti aiutano a
entrare in un personaggio, non c’è
dubbio. Un’estetica precisa e
dettagliata ti concede di avere un’idea
specifica su chi è una donna, cosa
vuole. Però è il regista che deve
indirizzarti verso quale parte di ciò che
hai costruito deve venire
maggiormente fuori. Io e Thomas
eravamo assolutamente d’accordo sul
fatto che doveva essere la sua voglia di
indipendenza.
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intervista
ToC
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Con The Visit
M. Night Shyamalan
torna alle origini:
pochi soldi, un’unica
location e nessuna
star. “Ho girato un
Hansel e Gretel
moderno. Esperienza
rigenerante”
di Mattia Pasquini
on il Sesto senso ha
conquistato il pubblico che
ancora ricorda l’emozione di
quel film, ma nei dieci anni
successivi ci ha abituato a grandi
sorprese come anche a film capaci di
stravolgere ogni aspettativa. Da sempre
ama giocare con il cinema e con i suoi
generi. E ce lo conferma in questo nuovo
thriller, The Visit (l’8 ottobre in sala) con il
quale punta a risollevare le sorti della sua
carriera dopo un paio di titoli che son
sembrati meno personali e convincenti.
Oggi M. Night Shyamalan guarda alla tv
(come produttore - e regista del primo
episodio - di Wayward Pines per la Fox),
ma anche a un cinema più piccolo. Nelle
dimensioni, non ne lle emozioni.
Stavolta tutta l’azione si svolge in una
casa fuori città, come avete scelto
questo set?
Mi hanno ispirato i dipinti di Andrew
Wyeth. È uno dei miei artisti preferiti, e
vive vicino a me nella campagna della
Pennsylvania, un posto che amo, anche
perché mi ricorda l’Inghilterra in certi
tratti. Questo si vede nei suoi dipinti e
questo avevo in mente: una
ambientazione che si è rivelata perfetta.
Abbiamo persino trovato una fattoria
che stavano cercando di vendere. Li ho
convinti che sarebbe stato più facile
dopo averla mostrata in un film e son
riuscito ad affittarla per sei mesi. E a un
prezzo bassissimo. È stato un affarone.
Anche perché è stato un elemento
fondamentale per il film.
L’abbiamo usata per la pre-produzione,
per tutti i trenta giorni di riprese e per la
post produzione, quando magari
dovevamo tornare a fare riprese
aggiuntive. Ma soprattutto per la
possibilità di realizzare lo storyboard
direttamente nella casa, immaginando i
C
toc
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intervista
movimenti degli attori e i momenti più
spaventosi. Inoltre poter provare sullo
stesso set è stato ottimo, in primis per i
ragazzini.
E gli altri? È stato difficile fare tutto,
abituato a produzioni di altro livello?
Ho imbrogliato! Ovviamente non sono
un esordiente e non ho dovuto
convincere ogni singolo elemento della
crew. Che è quello che ti trovi a dover
fare quando realizzi un primo film. Ho
potuto contare su professionisti di prima
classe, che hanno partecipato a prezzo
ridotto, visto il budget di 25.000 dollari.
O ami fare cinema in questa maniera, o
c’è un grosso problema. E questo lo
scopri quando ingaggi la gente, e li
guardi negli occhi. Io ho visto
l’entusiasmo di farlo, l’amore per la
storia.
Questo si è poi tradotto anche sul set?
Si, perché l’abbiamo girato alla vecchia
maniera - come è stato anche per
Wayward Pines - impedendo a
chiunque di guardare il girato in digitale.
Costringevo tutti a venire a casa mia la
sera per vedere i giornalieri. Ogni
giorno, per trenta giorni. È stata una
esperienza condivisa, uno sforzo
comune.
Sembra davvero il suo ideale.
Molti dei miei film preferiti sono
indipendenti. E i miei eroi - sin da
piccolo, ma anche oggi - sono sempre
stati quei registi che hanno continuato
tutta la vita a girare film di un certo tipo,
come Allen, i fratelli Coen, Eastwood in
un certo senso. Per me in qualche
maniera è stata una prima volta, anche
se molti dei miei thriller son sempre stati
film ‘piccoli’. Se non ci fosse stato Mel
Gibson, anche Signs sarebbe stato un
piccolo film come questo.
Olivia DeJonge in The Visit. Sopra
il pittore Andrew Wyeth e uno dei
suoi quadri che ha ispirato le
atmosfere del film (come si vede
nella terza foto)
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Quanto alla scelta formale, tra il
documentario e il found footage, era
nei piani sin dall’inizio?
Si, sapevo di voler lavorare su un simildocumentario sin dall’inizio. Sapevo
come avrei realizzato ogni scena, sin
dalla scrittura. Se leggeste lo script lo
capireste, dalle note e dalle indicazioni.
È tutto lì, specificato, dalle azioni dei
ragazzi a come la macchina da presa li
segue nei vari momenti. Ogni dettaglio
è nello storyboard.
Anche se poi, tra
documentario e foundfootage, il mio è forse
più un ibrido.
È un’esperienza che
farà di nuovo?
Sicuramente. Sto
terminando di scrivere
una nuova storia che
potrebbe facilmente
diventare tanto una
mega-produzione
quanto un piccolo film.
Ci ho pensato molto negli ultimi due o
tre mesi, ne ho anche parlato in famiglia
e in ufficio, ma alla fine ho deciso di farlo
di nuovo. Più piccolo possibile, un’altra
volta. È stata una esperienza così
“pura”…
Quanto all’ispirazione, da dove viene?
Da più temi, quelli che mi colpiscono.
Dall’attacco alieno visto dal punto di
vista di una famiglia a come ci sentiamo
invecchiando. Ci sono sempre le nostre
paure, primordiali, alla base di tutto.
Viste anche dal punto di vista di due
bambini. Mi son chiesto se potessi
“giocarci”.
Quindi non ha dei vicini anziani e
spaventosi in Pennsylvania?
No, no. Cercavo più un’atmosfera alla
Hansel e Gretel moderni.
Tanto moderni da sfruttare strumenti
come gli smartphone, che ormai
sembrano fare di tutti dei registi.
Possiamo vederci una critica di questa
tendenza?
Sì, certo, è così. Ma in generale ho
sentito il film anche come una
conversazione tra un vecchio modo di
fare cinema e un altro permesso dai
nuovi strumenti: volevo che questi due
piani si scontrassero. Rappresentati dai
due fratelli, uno con un approccio alla
Kardashian e l’altra più Old School.
Invece, la nuova storia che sta
scrivendo, sarà un altro horror? O un
documentario?
No, questa volta sarà un thriller.
Soprannaturale?
Chissà, non si può mai dire… Ma io credo
che tutti i miei film siano thriller in fondo.
Sono storie colme di mistero, e sempre
con elementi che spaventano.
Sinceramente, spero che tutti, a modo
loro, siano capaci di rompere la barriera
tra i generi. Anche nel caso di questo
progetto, che può far paura come
ridere, ma che vorrei finisse con l’essere
più un thriller oscuro, adulto.
E sempre confinato in una l ocation
ridotta, giusto?
Non come The Visit, ma abbastanza.
D’altronde è la storia a richiederlo.
Attualmente stiamo cercando le
location nelle quali ambientare le due
diverse linee che la narrazione segue.
Ma anche quando pensi di avere tutto
chiaro, poi mentre ci lavori le cose
possono cambiare.
Anche gli attori? Ha già qualcuno in
mente?
In mente, sì. Come sempre. Lavoro
sempre pensando a un
modello, un archetipo. Mi aiuta a essere
specifico, reale. Poi dipende tutto dalla
disponibilità dell’attore una volta che
iniziano le riprese. Speriamo...
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KAVAC FILM IBC MOVIE E RAI CINEMA PRESENTANO UNA PRODUZIONE KAVAC FILM IN COPRODUZIONE CON IBC MOVIE CON RAI CINEMA “SANGUE DEL MIO SANGUE” SCRITTO E DIRETTO DA MARCO BELLOCCHIO COPRODOTTO DA BARBARY FILMS RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA AMKA FILMS UNA COPRODUZIONE ITALIA-FRANCIA-SVIZZERA
PRODOTTO DA SIMONE GATTONI PER KAVAC FILM PRODOTTO DA BEPPE CASCHETTO PER IBC MOVIE COPRODOTTO DA FABIO CONVERSI PER BARBARY FILMS TIZIANA SOUDANI PER AMKA FILMS GABRIELLA DE GARA PER RSI RADIOTELEVISONE SVIZZERA IN ASSOCIAZIONE CON SOFITVCINE2 PRODUTTORE ESECUTIVO ALESSIO LAZZARESCHI
MONTAGGIO FRANCESCA CALVELLI E CLAUDIO MISANTONI MUSICA CARLO CRIVELLI SCENOGRAFIA ANDREA CASTORINA COSTUMI DARIA CALVELLI SUPERVISIONE ALLA PRODUZIONE MASSIMO DI ROCCO E LUIGI NAPOLEONE ORGANIZZATORE DANIELE ESPOSITO AIUTO REGIA LUCILLA CRISTALDI CASTING E ACTING COACH STEFANIA DE SANTIS
FONICO DI PRESA DIRETTA CHRISTOPHE GIOVANNONI FONICO DI MIX ROBERTO CAPPANNELLI MONTAGGIO DEL SUONO LILIO ROSATO EFFETTI SONORI NEW DIGITAL FILM SOUND UFFICIO STAMPA STUDIO PUNTOEVIRGOLA FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL
TURISMO - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA IL FILM È STATO REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL’UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007 N.244 FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO - FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L’AUDIOVISIVO
FILMS PRODUCTIONS SA
01 distribution
†ƒŽɰ•‡––‡„”‡ƒŽ…‹‡ƒ
personaggi
L’attrice entra nella squadra di Magic Mike XXL.
“Il mio personaggio non vende sesso, ma celebra
di Angela Bosetto
la bellezza”
Jada Pinkett Smith
“L’uomo perfetto non esiste”
UN SOVRANO PROSSIMO ALL’ABDICAZIONE PUNTA
sempre a lasciare un ricordo indelebile… anche se il suo regno è quello dello striptease. Logico quindi che in Magic
Mike XXL (in Italia dal 24 settembre) i “Re di Tampa” vogliano incendiare le folle un’ultima volta prima di appendere definitivamente il perizoma al chiodo. Durante il viaggio verso Myrtle Beach (teatro del loro addio alle scene),
Mike (Channing Tatum), Ken (Matt Bomer), Richie (Joe
Manganiello) Tito (Adam Rodriguez) e Tarzan (Kevin Nash), faranno tappa in vari posti, fra cui il Domina, un esclusivo club di Savannah, dove Mike si è già esibito in passato. Lo gestisce la carismatica Rome, interpretata da Jada
Pinkett Smith, new entry femminile del film insieme a Elizabeth Banks, Amber Heard e Andie MacDowell. Tuttavia,
al contrario delle altre, nella sceneggiatura originale il suo
personaggio (concepito per rimpiazzare il vuoto lasciato
d a l l ’a b b a n d o n o d i D a l l a s / M a t t h ew M c Co n a u Una scena di
ghey, “maître à déshabilMagic Mike XXL.
ler” nel primo Magic Mike)
A destra Jada
era un maschio. Tatum e il
Pinckett Smith
regista Gregory Jacobs
hanno deciso di cambiargli
sesso proprio per affidarlo
a Jada, che ha poi lavorato
insieme allo sceneggiatore
Reid Carolin per la ridefinizione psicologica e caratteriale del ruolo.
“La prima volta che ci siamo incontrati – racconta
lei – Channing mi ha detto:
‘So che l’industria dell’in-
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trattenimento per adulti ha dei problemi, ma vorrei che
riuscissimo a renderla come dovrebbe essere, cioè divertente e responsabile.’ Ho pensato: OK, proviamoci”.
Questo cambio di prospettiva non ha convinto la critica
americana, che ha fatto notare come il passaggio di regia
da Steven Soderbergh (rimasto però in qualità di direttore
della fotografia, montatore e produttore esecutivo) a Jacobs abbia conferito al sequel un tono troppo leggero, ma
ha soddisfatto il pubblico, che ha promosso le doti imprenditoriali di Rome. Prima di accettare la parte, l’attrice
e regista (appena vista nella serie tv Gotham e produttrice
insieme al marito Will Smith di Annie – La felicità è contagiosa) stava giusto preparando un documentario sugli
strip club femminili di Atlanta, eppure, curiosamente, non
era mai entrata in uno maschile. “Girando le scene ambientate al Domina sono rimasta colpita dal cameratismo
d e l l e d o n n e p re s e n t i ” ,
spiega. “Essere lì insieme
per lo stesso scopo da a
tutte la licenza di divertirsi,
di essere libere e di assistere senza problemi allo
show dandosi il cinque e
urlando: Yeah! Ma è stato
molto interessante anche
osservare come i ragazzi
cambiavano atteggiamento da quando venivano a
trovarli sul set fidanzate e
partner a quando dovevan o e s i b i r s i d ava n t i a l l e
spettatrici”.
Si può dire che il Domina
“Girando le scene
ambientate allo
strip club sono
rimasta colpita
dal cameratismo
delle donne
presenti”
personaggi
Channing
Tatum
Da go-go boy a
mutante
Aver fatto lo spogliarellista
senza disdegnare svaghi extra
(leggi alcol e droga) è la tipica
macchia che tutti a Hollywood
nasconderebbero con cura
sotto il tappeto. Tutti, tranne
Channing Tatum. Rivivere parte
del proprio passato in Magic
Mike (2012) non solo lo ha fatto
diventare il secondo attore più
pagato al mondo, ma gli ha
anche aperto una strada
alternativa alle produzioni
disimpegnate e fracassone a cui
era normalmente associato
(non ha comunque intenzione
di abbandonarle: 23 Jump
Street è già in pre-produzione).
Dopo lo splendido Foxcatcher –
Una storia americana di Bennett
Miller, rivedremo Tatum in The
Jada Pinkett
Smith. A destra
Channing Tatum,
protagonista
del film
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rivista del cinematografo
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rappresenti quello che per Rome dovrebbe essere il mondo
ideale: un campo di gioco alla pari dove donne e uomini
esplorano le reciproche energie e ne gioiscono apertamente.
Nonostante affermi che faremmo tutti meglio a rivedere le nostre posizioni sugli strip club (“Siamo abbastanza maturi da
poter vivere i nostri desideri alla luce del sole, senza vederci
nulla di sporco”) Jada ci tiene a specificare che Rome “non
vende sesso, ma celebra la bellezza” e che Mike & soci sul palco incarnano solo delle fantasie, non delle persone reali. Davanti all’obiezione secondo cui molte donne spesso confondono la realtà con la fantasia, Jada replica con un’alzata di spalle:
“Alla base c’è sempre il solito problema: volere a tutti i costi
l’uomo dei sogni. Ma è un errore: gli uomini perfetti non esistono. E nemmeno le donne, se è per quello”. Insomma per
una serata folleggiate pure, ma poi tornate con i piedi per terra.
settembre 2015
Hateful Eight di Quentin
Tarantino e in Hail, Caesar! dei
fratelli Coen. E, mentre si parla
di lui per il remale di Bulli e
pupe, la Fox (che detiene i
diritti cinematografici degli XMen) si è affrettata a fargli
firmare un contratto che lo lega
al ruolo del mutante Gambit per
almeno tre film, il primo dei
quali, diretto da Rupert Wyatt,
arriverà già nel 2016.
A.B.
S N G C I S I N D A C AT O N A Z I O N A L E G I O R N A L I S T I C I N E M AT O G R A F I C I I TA L I A N I
VENEZIA 72
MO
STRA
IL RUGGITO DELLA
La pattuglia tricolore,
una folta squadra
di celebrità, Tavernier
Leone alla carriera,
i titoli da non
perdere: da Rabin a
Behemoth e
Francofonia
VENEZIA 72 LAGUNA TRICOLORE
Uomini che filmano le donne: i quattro italiani
a Venezia tra l’ossessione atavica e il bisogno di
una nuova coscienza (del) femminile
di Gianluca Arnone
L
a puttana e la santa, la manipolatrice e la
mantide religiosa. Quattro storie di donne,
quattro ruoli femminili forti. In un momento
in cui la questione di genere incendia Hollywood (l’ultima a lamentarsi del maschilismo d’Oltreoceano è stata Emma Thompson), il vecchio cinema patriarcale italiano rimette le
donne al centro della scena. Demonizzate, idealizzate,
odiate, amate, raramente capite, ma di nuovo al centro.
Sotto lo sguardo incommensurabile del merlo maschio.
Marco Bellocchio (1939), Giuseppe Gaudino (1957), Luca Guadagnino (1971) e Piero Messina (1981) puntano al
Leone portando quattro ritratti di signora che sono anche i quattro profili cubisti di uno solo. In Sangue del
mio sangue di Bellocchio, una nobildonna è costretta a
farsi suora nell’Italia del diciassettesimo secolo.
Dopo aver sedotto il giovane uomo d’armi Federico e il
suo gemello prete, viene accusata di stregoneria e condannata ad essere murata viva nelle antiche prigioni di
Bobbio. Un’operazione che mette la storia patria sul lettino dello ps icanalista e dell’indagine iconologica, al pari di Vincere: svelando, dopo il complesso del Duce,
l’ossessione (allegorica e letterale) del femminicidio. In
Per amor vostro di Gaudino, Valeria Golino è Anna,
donna dal passato ingiusto e amarissimo e un presente
fatto di responsabilità, generosità e tre figli. E’ fatta di
luce e di ombre, è la luna e il suo dark side, nascosto
sull’altra faccia del cielo. E l’anima contesa da angeli e
demoni. Tra le bellezze di Napoli e gli orrori del sottosuolo. E poi c’è una seconda Anna, l’impenetrabile matrona siciliana del film di Messina, costretta a condividere L’attesa per il figlio con quella che si presenta come
la futura nuora, Jeanne. Un vortice di tensioni primitive
attorno al fantasma del maschio.
Esattamente l’inverso di quello che succede nel film di
Guadagnino, A Bigger Splash, dove gelosie e rivalità
maschili esplodono attorno al corpo non di una, ma di
due donne. L’adulta e la Lolita. Forse la stessa sotto la
lente deformante del tempo.
Un’insospettabile comunione d’intenti, con le dovute
differenze. Perché la molla psicanalitica e la sapienza
filmologica di Bellocchio è altra cosa rispetto alla sensibilità mercuriale e la potenza mitopoietica di Gaudino, mentre l’infatuazione per le superfici e per la scorza stessa delle immagini – feticismo traslato di un desiderio tutto epidermico? – sembra apparentare maggiormente i due in erba del quartetto, Guadagnino e
Messina.
L’occasione è da non perdere. Una riflessione sul femminile aprirebbe orizzonti inediti per il cinema italiano
e potrebbe agire da stimolo anche per l’assopito mondo della cultura. Da troppo tempo mancano intellettuali capaci di scavare a fondo nella “personalità” del
paese, di tirarne fuori il rimosso, scartavetrarne le pulsioni sotterranee, i miti fondativi. A differenza dei protestanti che hanno continuato a interrogarsi sull’archetipo del “Padre”, inteso come principio d’individuazione, fonte di autorità e garanzia di sanzione, noi popoli
del Mediterraneo, mammoni e cattolici, non abbiamo
saputo fare altrettanto con l’eredità di Afrodite, la venerazione della madre e il culto della Madonna. E con
quanto la radice matriarcale della nostra cultura (e la
pulsione latente del femminicidio come risvolto) ne
abbia condizionato identità e valori. Per troppo tempo
il nostro intellettuale è stato disorganico: di fronte all’enigma del chi siamo noi, ha preferito ripiegare sulla
trincea del chi sono io. Abbiamo sventolato il santino
della mamma per non piangere sulla tomba dei padri,
impedendoci così di sviluppare una nuova, seria coscienza del femminile.
“La guarigione”, ha scritto Hillman, “potrà iniziare soltanto quando ci saremo lasciati alle spalle il mito della
madre”. La medicina somministrata a Venezia non basterà, ma almeno è un inizio.
Geni
al lavoro
NOSTRA
di Mattia Pasquini
38
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
MADRE
VENEZIA 72 I FILM DELLA MOSTRA
A cura della redazione
PIÙ ATTESI
DA NON PERDERE
AL VETRIOLO
Francofonia
PIU’ ATTESI
di Aleksandr Sokurov
C
Dodici anni dopo Arca russa, un
unico pianosequenza realizzato
tra i corridoi dell’Hermitage di San
Pietroburgo, Sokurov gira un film
completamente diverso,
ambientato all’interno del Louvre
di Parigi, ma durante
l’occupazione. Un nazista e un
francese collaborano per salvare
storia e opere. Una riflessione sulla
grandezza e fragilità dell’arte.
Black Mass
di Scott Cooper
FC
The Danish Girl
di Tom Hooper
C
Ispirato alla storia degli artisti Lili Elbe e la moglie
Gerda nella Copenaghen anni venti. Che si adorano
pazzamente finché qualcosa nel loro rapporto
incomincia a cambiare. Lo scherzo diventa tentazione
troppo forte, la personalità a lungo repressa spinge per
uscire dal corpo. Con il premio Oscar Eddie Redmayne
e dal regista di Il discorso del re.
Non essere cattivo
Claudio Caligari
FC
Quasi 20 anni dopo L’odore della
notte (1998), Claudio Caligari –
scomparso lo scorso 26 maggio – è
tornato dietro la mdp, anche grazie
all’impegno di Valerio Mastandrea
(qui produttore delegato).
Di nuovo a Ostia, per chiudere un
discorso iniziato nell’83 con Amore
tossico. Stavolta racconta la
cocaina, e gli anni ’90.
40
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
La storia del famigerato patto
tra l’FBI e il gangster irlandese
Jimmy “Whitey” Bulger per
togliere di mezzo la mafia
italiana. Regia di Scott Cooper
(Crazy Heart) e cast stellare:
Johnny Depp, Joel Edgerton,
Benedict Cumberbatch, Dakota
Johnson e Kevin Bacon.
di Luca Guadagnino
C
di C. Kaufman, D. Johnson
C
Versione contemporanea,
aggiornata e rivista, di Morte di
un commesso viaggiatore, dove
però il disagio esistenziale si
manifesta come ossessione
erotico-sessuale. Animazione per
adulti (stop motion) scatenata
dalla mente straordinaria di
Charlie Kaufman (tra le voci
Jennifer Jason Leigh).
Sangue del
mio sangue
L’ex rockstar Tilda Swinton si gode la
magia di Pantelleria con il compagno
Matthias Schoenaerts. L’idillio viene
interrotto dall’arrivo di un vecchio amico
(Ralph Fiennes) e la figlia (Dakota Jones).
Vecchi ricordi si mescolano a nuove
seduzioni, sfiorando la tragedia.
Liberamente ispirato alla Piscina di Deray.
di Marco Bellocchio
Una giovane suora (Lidiya
Liberman) viene accusata di
stregoneria e condannata ad
essere murata viva nelle prigioni di
Bobbio. Nello stesso luogo, secoli
dopo, un ispettore ministeriale
scoprirà che l’edificio è ancora
abitato da un misterioso conte, che
vive solo di notte. Una vicenda di
streghe e vampiri per raccontare
l’Italia del patriarcato.
Beasts of No
Nation
di Cary Fukunaga
C
In un paese africano dell’Ovest, arriva
la guerra civile che distrugge
tantissime famiglie, compresa quella
di Azu. Le milizie uccidono il padre e
il ragazzino per sopravvivere deve
unirsi a un gruppo di mercenari.
Dopo il successo della serie True
Detective, Cary Fukunaga si lancia in
territori diversi e scrive e dirige un
atto di denuncia fortissimo. Tratto
dall’omonimo romanzo di Uzodinma
Iweala. Con Idris Elba.
C
Rabin - The
Last Day
di Amos Gitai
C
20 anni fa il premier
Yitzhak Rabin veniva
ucciso da un colono
della destra
nazionalista ebraica,
determinato a far
deragliare il processo
di pace con i
palestinesi. Amos
Gitai ricostruisce quel
maledetto giorno
basandosi sui verbali
del processo.
PIU’ ATTESI
A Bigger Splash
Anomalisa
VENEZIA 72 I FILM DELLA MOSTRA
DA NON PERDERE
I PIU’ ATTESI
DA NON PERDERE
AL VETRIOLO
Per amor
vostro
di Giuseppe Gaudino
C
Sposata a un usuraio (Massimiliano
Gallo), ma circondata dall’affetto di figli
meravigliosi, tra cui un sordomuto con
cui comunica più che con altri, Valeria
Golino sogna un amore nuovo. Che
forse incontrerà in televisione.
Grottesco e fiabesco, Adriano Giannini
fa il cattivo mentre le canzoni
napoletane fanno il resto.
The Endless River
di Oliver Hermanus
C
Un uomo torna a casa una sera e
scopre che moglie e figlio sono stati
ammazzati da una gang locale.
Incomincia un’odissea per rintracciare
gli assassini e nel farlo s’innamora di
una donna che sembra legata a un
sospettato. La trama prende spunto da
una serie di stupri e altri casi di
violenza che sono accaduti qualche
anno fa in Sudafrica. Un noir, un thriller,
un mélo. Nel cast il bel Duvauchelle.
42
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
di Frederick Wiseman
Un film sull’immigrazione, la globalizzazione, la
forbice tra ricchi e poveri attraverso un quartiere del
Queens che è un famoso melting pot. Dove si assiste
alla routine quotidiana di etnie diverse, si impara il
gergo e la cultura. Dal maestro del documentario,
Leone d’Oro alla carriera lo scorso anno.
La calle de amargura
di Arturo Ripstein
FC
A 50 anni dal suo esordio, il grande
cineasta messicano ritorna sui suoi temi
ed eroi prediletti, rifiuti umani che vivono
ai margini delle metropoli
contemporanee. Desunta da un fatto di
cronaca nera, la storia mette in scena
nani e vecchie prostitute, anziani mariti
alla deriva, omosessuali frustrati e
magnaccia impietosi.
Boi Neon
di Gabriel Mascaro
O
Un gruppo di cowboy va in giro per la
campagna brasiliana, a spasso tra
paesaggi incontaminati. Al posto dei tori,
buoi bianchi, che corrono per non farsi
strappare la coda. Il regista segue i
personaggi con passione e discrezione:
una madre circense, un cavallo che si sente
un po’ felino, un aspirante sarto.
FC
Heart of a Dog
di Laurie Anderson
C
ll pretesto (come in Adieu au
language di Godard) è un cane;
ma in realtà è un film in cui ci
sono New York, Snowden, le Torri
gemelle, l’amore, la morte, la
meditazione e alcuni magnifici
momenti di Lou Reed. Tra saggio
e poesia, raffinato e
commovente. Una delle
scommesse della 72ma Mostra.
Behemoth
di Zhao Liang
El Clan
di Pablo Trapero
C
Ispirato al caso della famiglia
Puccio, all’inizio degli anni 80, in
Argentina. Un’impresa a
delinquere che fece scalpore e
orrore, messa in scena dal padre
Arquímedes (Guillermo Francella)
e suo figlio Alejandro (Peter
Lanzani). Con la connivenza di
politici e servizi segreti.
C
Vaggio agli inferi, nelle miserie
delle miniere di carbone della
Mongolia. Un esercito di uomini e
di donne ingoiano veleno
quotidianamente. In ballo ci sono
città fantasma e speculazione
edilizia. Immagini che tolgono il
respiro. Dal regista
di Crime and
Punishment.
43
DA NON PERDERE
In Jackson Heights
VENEZIA 72 I FILM DELLA MOSTRA
I PIU’ ATTESI
POLITICAMENTE SCORRETTI
AL VETRIOLO
Frenzy
AL VETRIOLO
di Emin Alper
C
Interrogation
di Vetri Maraan
O
Esempio coraggioso di una
cinematografia commerciale, quella di
Kollywood (il cinema mainstream
tamil), che rimane ancora sconosciuta
anche al pubblico dei festival. Il
regista, qui al suo terzo film, con
l’appoggio della superstar Dhanush,
ha osato un thriller “d’impegno” anche politico - che non ha veri
precedenti in ambito locale.
Pecore in erba
di Alberto Caviglia
O
Già dal titolo, mockumentary destinato a diventare cult.
L’esordiente Alberto Caviglia mette insieme con
sapienza una satira grottesca e velenosa contro ogni
forma di razzismo e fobia etnica. Con alcuni slogan
reiventati per l’occasione e destinati a restare nel tempo.
Istanbul distopica, inquietante e dittatoriale.
Le minoranze si trovano nell’estrema periferia
e devono passare per i checkpoint.
Un muro divide la città, terrore e violenza
sono palpabili, mentre si consuma il dramma
di due fratelli inconsapevoli. Notturno,
ansiogeno, opera seconda del regista di
Beyond the Hill.
Mountain
di Yaelle Kayam
O
Siamo sul Monte degli Ulivi, di
fronte alla spianata delle
Moschee. Una famiglia ebrea
osservante custodisce un
cimitero. Di notte accadono
strane cose, mentre di giorno la
moglie è lasciata a se stessa e alle
sue fantasie dal marito
indifferente. Opera prima al
femminile, spietata.
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
Spotlight
FC
AL VETRIOLO
di Thomas McCarthy
La grande inchiesta del Golden Globe di Boston
che ha rivelato lo scandalo degli abusi sessuali,
compiuti da membri della chiesa cattolica nel
periodo fra il 2001 e il 2003, soprattutto nelle
chiese del Massachusetts. Il reportage, durato circa
un anno, ha vinto il Pulitzer. I numeri fanno paura.
Grande cast tra cui Michael Keaton, Liev Schreiber,
Mark Ruffalo e Stanley Tucci.
Interruption
di Yorgos Zois
O
Un teatro e un’apertura attesa: gli
ospiti prendono posto e lo spettacolo
incomincia. Ma nel buio nove giovani,
vestiti di nero e armati, si alzano e
vanno sul palco. Attori e pubblico sono
costretti a far parte del gioco e
diventano ostaggi di una
rappresentazione che imita la vita. Tra
Haneke e tragedia greca. Finanziato
anche dal Torino FilmLab.
Un monstruo de mil cabezas
di Rodrigo Plá
O
Siete mai stati in ospedale? Che sia italiano o messicano sembra non
ci sia differenza: è il mostro dalle mille teste. Un uomo ha un infarto e
la moglie cerca di ricoverarlo ma per farlo ha bisogna del nulla osta
dell’assicurazione. Di girone in girone, di medico in amministratore, un
film contro la burocrazia e l’assenza dello stato nel settore più
importante per i cittadini. Dal regista di La zona.
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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VENEZIA 72 LE STAR
Il red carpet si tinge di divi: dal ritorno di
Johnny Depp a Kristen Stewart
FACCE DA
FESTIVAL
Dall'alto, da sinistra a destra:
Elizabeth Banks (giurata), Mark
Ruffalo, Radha Mitchell, Ralph
Fiennes, Alicia Vikander, Juliette
Binoche, Kristen Stewart e Diane
Kruger (in giuria anche lei)
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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VENEZIA 72 IL LEONE
“Macché filosofi e sociologi, il cinema capisce
sempre prima”, dice il regista francese. Premio
alla carriera e “selezionatore” al Lido
CARTA BIANCA A
TAVERNIER
di Luca Pellegrini
B
ertrand Tavernier del cinema non è soltanto un regista. Ma un appassionato,
critico, storico, curioso lettore. E’ questo suo modo
di affrontare lo schermo da molte
prospettive che la Mostra del Cinema
di Venezia gli riconosce come grande
virtù e dunque, meritatissimo, arriva
un Leone d’Oro alla carriera.
Per lui, però, il Lido non è solo il prestigioso riconoscimento al lavoro di
una vita, ma un impegno concreto.
Infatti, presenterà personalmente al
pubblico, avendo avuto a disposizione una “carte blanche” nella loro selezione, quattro capolavori europei
racchiusi nella sezione “Venezia classici”. E vale la pena citarli: Pattes
blanches di Jean Grémillon (Francia,
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
1949), La Lupa di Alberto Lattuada
(Italia, 1953), Sonnenstrahl di Pál
Fejös (Germania/Austria, 1933) e A
Matter of Life and Death di Powell e
Pressburger (Regno Unito, 1946).
però, che il progresso sia sempre foriero di bontà. Mi sento di dover continuare a combattere per preservare
ciò che è importante per la vita e per
la cultura.
A proposito di vita e di morte. Era il
1980 quando Roddy si faceva impiantare una telecamera in un occhio per filmare il dolore e la morte.
Bertrand Tavernier, girando La morte in diretta non pensava proprio al
futuro?
Credevo fosse un film di fantascienza. Quindici anni dopo era diventato
neorealista. Oggi, è realtà. Tutti hanno qualcosa in mano con cui filmare
la vita degli altri. Il numero degli studenti che hanno commesso delitti e li
hanno filmati mentre li compivano,
condannati perché spie di se stesse, è
una testimonianza angosciante della
loro stupidaggine.
Sono allarmato: educatori, filosofi e
sociologi non hanno ancora compreso l’emergenza sociale che stiamo vivendo. Il cinema, invece, capisce
sempre prima.
Nel 2010 a Cannes La princesse de
Montpensier. Storia come passione.
Ambientato durante le guerre di religione in Francia nel XVI secolo. Mentre lo giravo pensavo al mondo d’oggi, perché quel soggetto per me era
moderno. Allora in nome dell’amore
di Dio si massacravano gli Ugonotti,
oggi i cattolici.
Il personaggio di Marie, che è costretta a sposare il principe di Montpensier senza averlo mai conosciuto,
è una donna senza diritti che potremmo incontrare tra i musulmani, i mormoni, gli ebrei ortodossi o i protestanti fondamentalisti americani.
Senza ottimismo. Ma combattente.
Non sono particolarmente ottimista.
Ma nemmeno ho nostalgia per i tempi passati. Ho il rimpianto per alcune
cose che non ci sono più. Non penso,
Film senza protezione.
Quel film non è mai uscito nel vostro
Paese. Bisognerebbe che l’Europa iniziasse a proteggere i suoi film. Sono
andato più volte a Bruxelles perché
ritengo che la Commissione europea
voglia distruggere il diritto d’autore e
non sarebbe giusto.
Mi sarebbe piaciuto veder sostenere
questa battaglia anche da parte dei
registi italiani.
Il regista
Bertrand
Tavernier. A lato,
con il suo attore
feticcio Philippe
Noiret
Sopra e sotto due
immagini di Amour
fou, selezionato a
Cannes
A
vederne i film, non ci si immagina Jessica Hausner così fragile, tenera, quasi arrendevole
verso chi la intervista. Il sole
di Cannes, dove era a presentare il suo
Amour Fou, sulla relazione tormentata
tra Heinrich von Kleist e Henriette Vogel, l’ha resa più sicura e sciolta.
Come nascono l’idea di Amour fou e
la sua forma?
Ho avuto un improvviso interesse per il
doppio suicidio per amore, ma l’idea in
sé, come base per un film mi sembrava
non funzionasse. Allora ho cominciato
a fare ricerche su storie che potessero
adattarmi, e ho trovato quella di von
Kleist e mi sembrava fosse perfetta,
soprattutto per la disamina dell’amore
non solo come concetto romantico,
ma anche perché attraverso la sua biografia potevo raccontare la società
delle regole, la borghesia e l’aristocrazia del 19° secolo, che sono i temi che
forse più mi interessavano.
In questo senso pare interessante lo
scontro tra la storia d’amore e la perdita dei privilegi aristocratici.
Sì, il contesto sociale è un’eco della
storia d’amore perché rendeva durissima, a tratti impossibile, la comunicazione tra due amanti non “ufficiali”, la
trasmissione dei pensieri, che sono
sempre legati alla soggettività delle
persone e che si scontrano con codici
e regole. Questo contesto mi permetteva di esplorare meglio il caos dentro
le persone, le loro verità che emergono a dispetto della struttura sociale.
le della società, lo scontro mortale con
le regole e le norme. I loro film raccontavano, come i miei, la sofferenza nel
vivere secondo le regole, e anche secondo i dettami della religione, un tema che sento in modo molto forte.
Così, raccontare di un mondo che andava contro la democrazia mi è sembrato un modo per raccontare anche
le difficoltà dei due amanti.
Il film è una parodia del romanticismo.
Sì, sono d’accordo, in un certo senso. Il
ruolo dell’amore come dio, la ricerca
dell’assoluto nei rapporti personali, sono talmente datati che non potevo
non guardarli con affetto, ma anche
con ironia.
Si possono intravvedere le influenze
di grandi maestri del cinema storico,
quali Rohmer, Ruiz e De Oliveira: sono ricercate o istintive?
Sono accostamenti che mi lusingano
molto, sono dei grandi maestri, ma
ono sono quelli a cui ho pensato nel
realizzare il film. Ho pensato di più a
Fasssbinder e Bunuel, al modo in cui
hanno raccontato la strettezza menta-
Sente che nei suoi film ci sia un filo
rosso?
Sì, credo ci sia e ne sono consapevole
e questa intervista me lo conferma.
Penso che i miei film siano legati dal
tema delle costrizioni sociali, delle
aspettative che noi stessi e chi ci circonda hanno verso di noi e le nostre
vite, il gioco tra nascondersi e mostrarsi che ha a che fare con la verità.
Nei miei film voglio cercare il caos che
abbiamo dentro e che la società blocca.
Rispetto anche al tuo modo di concepire e realizzare i film, qual è l’importanza oggi dei festival?
Per me Cannes è fondamentale, tre dei
miei quattro film li ho presentati nella
sezione Un certain regard e non sarebbero andati come sono andati senza
questo tipo di vetrina. Queste piattaforme, come Venezia, Locarno, ma
anche i festival più piccoli, sono fondamentali per presentare e diffondere
film che da soli non hanno mercato,
nei festival possiamo vendere i nostri
film. E poi come regista, ho la possibilità di incontrare i miei colleghi, di parlare con loro e rendermi conto di quali
sono le tendenze e le difficoltà nelle
varie parti del mondo. Nonostante tutto, senza i festival il cinema non commerciale sarebbe in fin di vita.
VENEZIA 72 IL LEONE
Il passato per riflettere. Il 1719 in Che
la festa cominci..., la Prima Guerra
Mondiale de La vita e niente altro e
Capitan Conan.
La storia per me è una fonte di formidabili soggetti drammatici. Quando
leggo una biografia o un saggio su
una certa epoca, dentro di me nasce
subito un film. La storia ha anche il
vantaggio che ti aiuta ad essere analitico e contemporaneamente a selezionare ciò che è importante ai fini di
una narrazione o dell’emozione.
Philippe Noiret: l’attore di una vita.
Gli devo tutto, ha sempre creduto in
me anche quando i produttori di Parigi ci sbattevano la porta in faccia. E
per questo ho sempre voluto lavorare
con lui. Per riconoscenza e perché era
straordinario. Aveva humor e cultura,
conosceva tutti i personaggi e le loro
emozioni. Per me è stato il Mastroianni francese.
Quai d’Orsay - Un ministro francese.
La Francia che non conosciamo.
Mi affascinava il fumetto di Lanzac &
Blain sulla vita supersonica di questo
Ministro degli esteri francese, che ricorda molto Dominique de Villepin, e
di come dal caos vorticoso creato da
quest’uomo politico, incapace di rispettare la vita privata di chi gli sta
attorno, siano soffiate energie che
hanno portato a uno dei discorsi tra i
più alti nella storia della diplomazia
francese, quello pronunciato all’ONU il
14 febbraio 2003 dal vero Villepin
contro la guerra in Iraq.
Ancora una volta il contesto sociale e
"Non penso che il progresso sia
sempre foriero di bontà. Devo
continuare a combattere"
politico in cui sono immersi i miei personaggi è fondamentale. Non potrei
concepirli separati dal mondo.
Il prossimo soggetto è ancora francese.
Due film intitolati Il mio viaggio nel cinema francese, fatti anche di immagini
d’archivio. Un omaggio e un ricordo.
“Un autore completo, istintivamente
anticonformista, coraggiosamente
eclettico”. Le parole di Alberto Barbera, direttore della Mostra, motivando il Leone.
Mi piace essere completo, ma adoro la
definizione di anticonformista ed
eclettico. Ho sempre amato i registi
che hanno dato prova d’immaginazione. Penso a Michael Powell, Kurosawa,
Jean Renoir, Bergman. Ci sono due tipi
di registi. Ci sono i minatori che scavano nella miniera andando alla ricerca
di qualcosa di sempre più puro. E poi
ci sono i contadini, che coltivano il
grano e il mais e allevano i polli e il bestiame. Lavorano in modo tradizionale,
si occupano di tante diverse piccole
cose. Io sono un contadino.
Da sinistra, La morte in diretta, Capitan Conan, La princesse de Montpensier. Sopra, La vita e niente altro
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
EGEYGXSVPMFIVo.In semper pharetra cursus. 'YVEFMXYVZMXEIWGIPIVMWUYIPIo. -RXIKIVEGXYVTMWFPERHMXRMFL
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JSVRMWGIYRGSRXVMFYXSHMVMÂIWWMSRIIHMETTVSJSRHMQIRXSHMREXYVEXVEWZIVWEPIWYPPIHMREQMGLI
evolutive del settore audiovisivo, proponendo chiavi di lettura e di analisi capaci di interpretare i
GEQFMEQIRXMMREXXS
sapien sed volutpat. Sed rhoncus erat enim, sit amet ultricies vIPMXIJÁGMXYVvolutpat. Donec hendrerit molestie dolor at sagittis. Nunc in sodales magna, vel mollis mi. Etiam lacinia facilisis ipsum,RIGQE\MQYWPMFIVS
lacinia at. Aliquam eget dolor nisi. Sed accumsan, urna ac vIWXMFYPYQQE\MQYs, ex neque scelerisque arcu,
non dignissim mauris urna quis augue. Sed lacinia convallis lacus, eget mattis felis facilisis sed. Vi
V vamus vel
volutpat augue, ZMXEIGSQQSHSPMFIVo. Donec ac elit posuere, pharetra lorem quis, euismod orci.
edizioni
showrunner
Lo zio strambo della commedia americana,
stavolta in sala con Un disastro di ragazza.
Scritto e interpretato da Amy Schumer
di Adriano Ercolani
Judd Apatow
Il trasformista
PER LA PRIMA VOLTA IL REGISTA di 40 anni vergine e Molto incinta ha diretto una sceneggiatura non
sua. Judd Apatow si è infatti fidato dell’astro nascente della comicità americana Amy Schumer, che in Un
disastro di ragazza (dal 17 settembre in sala con Universal) mette in scena molta della sua vita vissuta.
Un’esperienza nuova per il regista, che ce l’ha raccontata con tutta la sua sincerità.
Come è stato il rapporto con Amy Schumer sul set
del film?
Semplice: lei dettava gli ordini e io eseguivo. Non c’è
stato molto dibattito durante le riprese perché ciò
che abbiamo girato è talmente personale per Amy
che lei sapeva al meglio come gestire i toni e le situazioni della sceneggiatura. A me rimaneva il compito
di sistemare il set e tutto il resto. Quello che faceva e
diceva era così vero che dovevo per forza prenderlo
come buono. Prima di questa avevamo lavorato a
un’altra sceneggiatura,
ma alla fine per lei non
funzionava e così le ho
consigliato di scrivere
qualcosa di più personale, qualcosa che alla
fine si avvicinasse molto a ciò che ha fatto
Kristen Wiig con Le
amiche della sposa. Mi
piace quando qualcuno racconta veramente la sua storia.
Non teme che questo diventi più “un film di Amy
Schumer” che di Judd Apatow?
No, è così infatti. Nei miei lungometraggi precedenti
ho affrontato praticamente tutte le fasi della mia esistenza, al momento credo che Amy abbia molto più
da dire di me, per questo ho lavorato con entusiasmo
alla sua sceneggiatura. Quello che potevo fare era
aiutarla a dare forma alla sua visione.
Dalle sue parole sembra essere rimasto davvero
colpito dal talento della Schumer.
Non credo che un ritratto femminile sincero come
quello che Amy propone, in questo film come nel suo
show, sia stato rappresentato spesso al cinema o in
televisione. Una donna che ha difficoltà con il concetto d’intimità, si sente più a suo agio a bere e fumare
erba, ha relazioni insignificanti perché ha paura di
connettersi veramente. Amy si trova a suo agio a
parlare e a mostrare questo aspetto della donna contemporanea: quante altre attrici sono disposte
a farlo?
Prima della Schumer
ha lanciato talenti come Seth Rogen, Jonah
Hill e Lena Dunham.
Come si sente nel ruolo di figura paterna
per questi comici?
Seth una volta affermò
che più che padre potrei essere al massimo
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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showrunner
"Lei dettava gli ordini e io eseguivo.
Mi piace quando qualcuno
racconta veramente la sua storia"
Judd Apatow.
Sopra Amy
Schumer in Un
disastro di
ragazza Trainwreck
uno zio strambo. Mi piace questa figura. Mi
piacciono le persone divertenti, non sto attento al fatto che siano uomini o donne. Sono stato fortunato a incontrare artiste come Lena
Dunham, Kristen Wiig e adesso Amy Schumer.
Ma sono semplicemente un fan di persone che
sono spassose quando raccontano le loro storie. Sono come un ammiratore che vuole essere parte del processo creativo di persone che
ammira. Mi piace provare a dar voce a persone
che credo meritino di essere ascoltate. Sono
una specie di general manager della commedia, di quelli che invece nello sport scelgono i
giocatori al draft NBA o NFL. Mi è capitato anche di non sapere come gestirli: ho avuto ad
esempio Kevin Hart in un mio show, abbiamo
fatto un pilot TV, eppure non sono stato capa-
ce di tirar fuori il grosso successo per lui. È capitato anche con Amy Poehler ad esempio: ho
fatto due pilot con lei. Ho prodotto uno show
con Ben Stiller che è stato cancellato subito,
ma sapevo che era un attore divertente e il
tempo l’ha dimostrato. Qualche volta capisco
che questi sono talenti ma non so come tirarne
fuori il genio.
Cosa pensa della nuova ondata di attrici comiche che si spingono oltre limiti che prima non
si aveva il coraggio di superare?
Nei film i personaggi hanno la dignità che gli
scriviamo addosso, il fatto è che il pubblico forse ancora non è del tutto abituato a vedere le
donne sul grande schermo comportarsi come i
peggiori uomini. È un tabù psicologico che ancora possediamo, ma penso che con personaggi
come Kristen Wiig, Lena Dunham e Amy Schumer le cose possano cambiare nel tempo. Per
fortuna adesso nelle scuole di cinema, soprattutto a New York, ci sono un sacco di studentesse che sono ispirate dal lavoro di queste artiste,
e credo che nel prossimo futuro saranno loro a
stravolgere questi equilibri.
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production’s steps, whether the project will be entirely or
partially shot in Italy or at Videa Studios. The Studios are
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of forest; a vast backlot and fully equipped facilities to
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SERVICES
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RITRATTI
di Orio Caldiron
GIÙ LA MASCHERA
PETER SELLERS
Camaleontico per
Kubrick, imbranato
e indimenticabile per
Blake Edwards,
immortale per Hal
Ashby. Alec Guinness
il suo modello
56
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
Uno, nessuno e centomila: le facce di Peter Sellers. A sinistra in
versione Clouseau nel ritratto di Marco Letizia
S
Subito dopo il servizio militare nella Raf, in
cui il caporale Peter Sellers intrattiene i suoi
compagni con le imitazioni dei superiori, la
sua comicità irriverente esplode nel ’51 alla
radio in The Goon Show, il programma della
BBC che va in onda per tutto il decennio con
grande successo, soprattutto tra i giovani,
aprendogli le porte del mondo dello spettacolo. Solo a trent’anni – era nato l’8 settembre 1925 a Southsea nell’Hampshire da una
coppia di attori di varietà – si afferma al cinema con La signora omicidi (1955), all’ombra
di Alec Guinness, che considerava il suo modello.
Nello scorcio finale degli anni cinquanta si fa
applaudire in più di un titolo della commedia
britannica, ma soltanto l’incontro con Stanley Kubrick lo fa uscire dai confini insulari
della satira targata Ealing per diventare uno
dei volti più significativi del cinema contemporaneo. Il viscido, camaleontico Quilty di
Lolita (1962) e il triplo ruolo di Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1963), dal Capitano inglese Mandrake al Presidente Usa
Muffley e al suo consigliere anglo-tedesco
Dr. Strangelove con la mano artificiale che
scatta nel saluto nazista, gli consentono di liberare l’istrionico trasformismo di una maschera beffarda, affacciata sull’abisso della
follia atomica.
Nel frattempo La pantera rosa (1963) di Blake
Edwards inaugura la fortunata saga giallorosa che gli assicura un’enorme popolarità.
L’imbranato ispettore Clouseau che parla in
franglais si muove nello spazio dell’incongruo
più dissennato, attingendo a piene mani dallo
slapstick americano, soprattutto da Stan Laurel e Oliver Hardy, per riproporre la comicità
catastrofica di un mondo in lotta con se stesso, segnato dalla logica unidimensionale del
cartoon. Ma il capolavoro del comico inglese
è Hollywood Party (1968) ancora di Blake
Edwards, mai così metacinematografico. Sin
dall’inizio quando manda all’aria il set del film
coloniale alla Gunga Din dove fa la comparsa,
per imbucarsi poi nella festa organizzata nella villa del produttore, l’indiano Hrundi V. Bakshi, tra una gaffe e un inchino, un’infrazione e
un malinteso, è una presenza minacciosa e
travolgente, il cerimonioso e letale testimonial del caos, mentre la matematica delle gag,
i ritmi insinuanti del sabotaggio permanente
procedono implacabili verso l’onirica distruzione finale, in cui la volgarità hollywoodiana
affoga in un mare di schiuma.
L’ultima apparizione memorabile è quella di
Oltre il giardino (1979) di Hal Ashby, dove il
giardiniere analfabeta scambiato per un
maestro di saggezza anima un’inquietante
rappresentazione della società americana.
Sposatosi quattro volte, i suoi figli Michael e
Sarah li ha avuti dalla prima moglie, muore il
24 luglio 1980 a Westminster per un infarto.
Era solito dire: “Sono tutti e nessuno. Datemi
un personaggio e sarò qualcuno, toglietemelo e non resterà nulla”, dove non si avverte
tanto il facile pirandellismo dell’uno, nessuno,
centomila, ma piuttosto l’angoscia del grande attore alle prese con il vuoto.
“SONO TUTTI E NESSUNO. DATEMI UN
PERSONAGGIO E SARÒ QUALCUNO,
TOGLIETEMELO E NON RESTERÀ NULLA”
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
57
SMART TV
PC
TABLET
SMARTPHONE
ANDROID
IOS
WIN8
I TOP 5
60
al Cinema
OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO
Inside Out
62
62
The Green Inferno
66
Storie sospese
66
Ritorno alla vita
Sicario
63
67
Qualcosa di buono
Amy
64
Quando c’era Marnie
65
60 Inside Out
62 Sicario
62 The Green Inferno
63 Amy
64 Quando c’era Marnie
64 Minions
65 Southpaw
66 Storie sospese
66 Ritorno alla vita
67 Qualcosa di buono
69 Preview
The Walk 3D
Suburra
Fathers and Daughters
Dheepan
The Sea of Trees
Sotto il cielo delle
Hawaii
Southpaw
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
59
i film del mese
Il meccanismo
funziona
allegramente fino
alla fine... e oltre
INSIDE OUT
Un film sul libero arbitrio. Concepito dalla più intellettuale
delle case di produzione mondiali: la Pixar
In uscita
Regia Pete Docter, Ronnie
Del Carmen
Genere Animazione (94’)
D
entro e fuori. Fuori:
nella vita di una
bambina. Dentro:
dentro il suo cervello. Un
film della Pixar è una
garanzia. E Inside Out di
Pete Docter, già autore del
magnifico Up, è tra le cose
migliori sfornate dalla casa.
È nata una bambina, Riley.
Cosa succede nel suo
cervello? Lì dentro ci sono
cinque controllori: Gioia,
gialla, occhioni azzurri,
sorrisi spianati, allegra e
spudoratamente ottimista;
Tristezza, blu (“I’m blue…”),
“
cicciottella, malinconica,
occhialoni, sempre incline a
fare la scelta sbagliata;
Disgusto, verde, ciglia
lunghe, labbra all’ingiù,
faccia scettica; Rabbia,
maschio rosso e pericoloso,
testa squadrata che erutta
fuoco e fiamme; Paura,
viola, lunga lunga, magra
magra, denti che sbattono.
Questi istintuali manovratori
stanno davanti a una
consolle con tasti bottoni
leve pulsanti grazie ai quali
controllano emozioni e
decisioni della piccolina che
intanto è diventata una
bambina di 11 anni. I
pixariani si inventano il
mondo di fuori e quello di
dentro con la loro
esuberante inventiva. Riley
ha un bravo papà e una
brava mamma, in più – e
non lo sa – ha quella
squadra di assistenti dentro
il cervello. Il che fa di Inside
Out, ma to’!, un film sul
libero arbitrio. Domanda
filosofica che va benone per
la Pixar, la più intellettuale
casa di produzione
cinematografica mondiale:
se il cervello di Riley è sotto
controllo, lei è libera o no di
fare quello che vuole,
desidera e decide? La
domanda è calzante ma
giustamente i
supercontrollori pixariani,
intelligenti, filosofi, creativi,
colti, se ne infischiano e
vanno avanti come se la
domanda non si ponesse,
però ricordandosela
sempre. Noi seguiamo
quello che succede e
scopriamo le tante, fin
troppe bellezze del film.
Riley si trasferisce con i
suoi dal Minnesota a San
Francisco, via dalla neve,
dall’hockey su ghiaccio, da
amici e amiche. Per un po’
sopporta, poi decide di
tornare a casa. I controllori
devono darsi da fare: e
scopriamo le “isole”, le
biglie colorate con i ricordi,
l’abisso dell’oblio, un
pericoloso passaggio
cubista…
Le neuroscienze, fino ad
oggi, sono riuscite a capire
poco del funzionamento
del nostro cervello. Sì,
sanno che una certa
particolare circonvoluzione
sovrintende al controllo di
un organo, ma come il
cervello memorizzi le
informazioni, le organizzi, le
archivi e le riporti fuori,
come si articoli il
linguaggio, come il
pensiero si “crei” tra le
sinapsi, su questo e su
tante altre cose le
neuroscienze ancora
brancolano nel buio. Quelli
della Pixar si sono inventati
un film sul cervello di una
bambina, film che funziona
allegramente fino alla fine e
oltre: sui titoli di coda, i
pixeriani entrano nei
cervelli di altri animali, per
esempio dei gatti… Grazie,
Doc(ter).
BRUNO FORNARA
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
61
i film del mese
SICARIO
Stile, oltre la storia: la “legge” di Denis Villenueve
script – ha bisogno di un utile idiota
della FBI: aggiungete un apostrofo rosa,
l’idiota del Bureau è Emily Blunt, pesce
piccolo, ignaro e, sì, ignavo tra gli squali
– per ruolo e bravura, e vale pure per lei
interprete piccina… – Josh Brolin e il
title role Benicio Del Toro.
Scordatevi Le belve di Oliver Stone,
dimenticate la brutta sceneggiatura di
Cormac McCarthy The Counselor e
prendeteci gusto: non tutto scorre liscio
nell’action-thriller, ma qualcosa di
stupefacente c’è davvero, ed è il talento
di Villeneuve, canadese che sa bene
come funziona Hollywood. Gira da Dio,
e l’esfiltrazione da Juarez è poesia
adrenalinica pura: non c’è da stupirsi
che l’abbiano voluto per
riesumare Blade Runner, anzi, c’è da
credere che possa diventare il nuovo
Michael Mann.
FEDERICO PONTIGGIA
GLI È ARRIVATA una sceneggiatura, di
Taylor Sheridan, e Denis Villeneuve ha
fatto il solito, il solito film: esiste una
legge, e quale è, statale, morale o quale
altra ancora? La donna che canta,
Prisoners e ora Sicario, che parte dagli
Zeloti e arriva al Messico qui e ora:
droga, cartelli e guerra transfrontaliera,
tra Juarez e Phoenix.
Non giocano i Suns, il player è la CIA
che per operare negli States – la
soluzione è la pecca principale dello
Anteprima
Regia Denis Villeneuve
Con Benicio Del Toro, Emily Blunt
Genere Thriller (121’)
THE GREEN
INFERNO
La Cannibal Amazzonia di
Eli Roth ha la pancia
piena, il cervello meno
Anteprima
Regia Eli Roth
Con Lorenza Izzo, Ariel Levy
Genere Horror (103’)
AHI, AHI, AHI i cannibali. Dopo
il Cannibal Holocaust di Ruggero
Deodato (1979), ecco The Green
Inferno di Eli Roth, che il genere italiano
lo ama e lo scopiazza a soggetto, senza
venire meno alle coordinate del suo
horror porn, politico e cialtrone.
Amazzonia, ambientalisti newyorkesi
vorrebbero salvare una tribù di indigeni.
La bella, vergine e idealista è Justine
(Lorenza Izzo), il cattivo Alejandro
(Ariel Levy), carismatico e truffaldino
capobanda: bloccano operai e
62
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
luglio-agosto 2015
vigilantes nel Perù profondo, ma il
piccolo velivolo che li dovrebbe
riportare indietro cade. E si accende la
brace…
Gira bene, Roth, e ci mette del suo,
preferendo alla filologia la traduzione
qui e ora di Deoadato: nel mirino, gli
attivisti tutti social e zero fatti, che
predicano e retwittano bene ma
razzolano male o nemmeno si alzano
dal pc. Ne farà giustizia, ma al film basta
questa bacchettata al politically correct
2.0? No, a meno di non amare alla follia
Eli Roth, qui più noioso e disinteressato
– come noi – ai suoi personaggi. Manca
tensione drammaturgica, difetta il
divertimento sanguigno (sanguinolento
è un altro discorso) e latita il primo
privilegio di un horror che si vorrebbe
politico: fare sul serio, ancor più in
mezzo ai cannibali.
FEDERICO PONTIGGIA
AMY
Vita e morte della Winehouse: ugola jazz, mood rock, no future punk
In uscita
Regia Asif Kapadia
Con Amy Winehouse
Genere Documentario (128’)
AMY WINEHOUSE, chi era costei?
Finita nel Club 27, ovvero morta a 27
anni come Kurt Cobain e tante altre
anime dannate del rock, non era però
una cantante rock: era jazz, ma il rock,
l’autodistruzione e la dissoluzione del
rock, la divorava da dentro. Il suo
percorso artistico, esistenziale e, sì,
mortale lo ricostruisce con ottimo
materiale d’archivio, accesso totale a
testimonianze, esibizioni e registrazioni
quell’Asif Kapadia che già aveva messo
davanti alla camera (ardente) il genio
di Ayrton Senna.
Fuori Concorso a Cannes, Amy fa
venire i brividi: non per la forma
cinematografica, che si bea in lungo e
in largo dello smisurato bacino da cui
può attingere il racconto e poco più,
piuttosto per la storia, la storia di Amy,
ragazza ebrea di Londra nord, un
padre assente, una madre che
rimproverava di essere troppo soft e, lo
dice Tony Bennett, c’è da credergli, un
talento jazz, ma non quello intellò, che
l’avrebbe accostata a Ella Fitzgerald e
Billie Holiday. Invece no, invece
l’infanzia disturbata, la bulimia non
curata, e poi la droga, l’alcool, e ancora
l’eroina, il crack e la cocaina, e ancora,
e ancora, sino a spolpare, snervare e
dissolvere un fisico minuto, i dentoni
equini e quel sorriso che tutto poteva e
quasi nulla si sarebbe concesso. Se n’è
andata, Back to Black, lasciando dietro
la piccola grande donna che era,
l’amore tossico per Blake Fielder, per
cui si tatuò un taschino sul cuore e la
scritta Blake, e un padre, Mitch, che
l’abbandonò piccola e, verrebbe da
dire, la sfruttò da grande: eppure, “lei
avrebbe baciato per terra dove
metteva il piede”. Il padre s’è scagliato
contro il film, ha richiesto cambiamenti
e minacciato di adire a vie legali:
facesse come gli pare.
Non ce ne frega niente di lui, lui che
portò la troupe di un reality a
riprendere la figlia mentre lei cercava
per l’ultima volta di tenere insieme i
pezzi: poi Belgrado, l’incapacità di
cantare e vivere, la fine. E quella strana
cosa che, quando la senti oggi, ti piglia
lo stomaco, e non se ne va. Nemmeno
al rehab: Amy per sempre.
FEDERICO PONTIGGIA
La “camera ardente” di Asif Kapadia
aveva già raccontato Senna
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
63
i film del mese
QUANDO C’ERA MARNIE
L’ultimo prezioso tassello della Ghibli: da vedere
SARÀ DAVVERO L’ULTIMO FILM dello
Studio Ghibli? Quando c’era Marnie si
porta dietro da tempo questa pesante
nomea, dovuta all’annuncio della
chiusura del leggendario studio animato
nipponico. E la trama ricorda per molti
giornate girovagando solitaria: la sua
attenzione è tutta per una grande e
misteriosa villa, dove conosce Marnie,
ragazza con cui stringe una profonda
amicizia ma che nasconde diversi
segreti. È un’opera struggente, Quando
c’era Marnie, seconda fatica di Hiromasa
Yonebayashi dopo Arrietty – Il mondo
segreto sotto il pavimento. Il tratto
visivo è preciso, impeccabile nel
disegno dei fondali e curato nei dettagli;
la narrazione piacevole e toccante.
Difficile trattenere le lacrime,
soprattutto con l’approssimarsi di una
sorprendente conclusione. Il risultato è
l’ennesimo, prezioso, tassello del
mosaico Ghibli, sperando davvero che
non sia l’ultimo (Hayao Miyazaki ha
annunciato un nuovo progetto, ma si
tratta di un corto che non vedrà il buio
delle sale e sarà proiettato nel museo
dello Studio).
versi quella di tanti altri lungometraggi
Ghibli, rendendo questo possibile addio
ancor più nostalgico. Protagonista è
Anna, una ragazzina orfana che si
trasferisce in campagna per motivi di
salute. Qui fatica a integrarsi e passa le
ANDREA CHIMENTO
entusiasmo del bambino, dall’allegria
messicana, dalla vigliaccheria piccoloborghese e dalla carica anarchica e
distruttiva, à la Jerry Lewis, potesse
nascere non solo qualcosa di unico,
ma che andasse bene per tutti. I
Minions sono una straordinaria
macchina del consenso, un adesivo da
attaccare sul retro di una macchina, un
logo che funziona a prescindere del
contenuto. Il paradosso è questa
fortissima iconicità che è anche
estrema porosità ideologica, un totem
per tutte le battaglie. Perciò non serve
che ci sia anche un film - e di fatti non
c’è, se non come sketch reiterato.
Basta questo piccolo grande segno
giallo - come Kevin, il SuperMinion del
finale - che tutto assimila e sputa. E la
forza dell’immaginario batte il potere
dell’immaginazione.
In sala
Regia Hiromasa Yonebayashi
Genere Animazione (103’)
MINIONS
Lo spinoff che tutti
aspettavano: un insieme
autocelebrativo di gag
In sala
Regia Pierre Coffin & Kyle Balda
Genere Animazione (91’)
CHI SONO I MINIONS? Il film che pure
ne racconta genesi, preistoria ed
evoluzione elude la domanda. Si
diverte a girarci attorno semmai, ora
etichettandoli come marmocchi
affetti da itterizia, ora apparentandoli
a idranti gialli. E va bene così. In fondo
i Minions sono i Minions, una felice
tautologia cinematografica, come i
Gremlins, i Goonies, i Simpson. Più
facile dire che cosa rappresentano.
Qui papà Meledandri si è superato,
immaginando che dall’incontenibile
64
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
GIANLUCA ARNONE
SOUTHPAW
La boxe come palestra di vita: nulla di nuovo sul ring, ma Gyllenhaal mette tutti KO
In sala
Regia Antoine Fuqua
Con Jake Gyllenhaal, Forest Whitaker
Genere Drammatico (123’)
AGLI OCCHI DI UN PROFANO la boxe
può sembrare uno sport
semplicissimo: vince chi colpisce più
duro. Le cose non stanno proprio così
come ci hanno insegnato tantissimi
film sul pugilato. Contano le
motivazioni, la fatica, la strategia. Il
ring è lo spazio metonimico di altre
lotte, con avversari più infidi, nel
brutale assalto dei demoni interiori.
Sotto i riflettori dei corpi ammaccati e
delle ferite che non si rimarginano
lampeggiano pezzi di esistenza. Da
Stasera ho vinto anch’io a Toro
scatenato, il pugilato come palestra di
vita e altre metafore. Così è anche
nell’ultimo arrivato, Southpaw, che non
rinuncia a nessuno dei cliché del filone,
lavorando ai fianchi dello spettatore
per intensità e sollecitazione fisica.
Scritto da Kurt Sutter (Sons of
Anarchy) e diretto da Antoine Fuqua uno che non va tanto per il sottile e
che non prova nemmeno a nascondere
i propri modelli (le riprese sul ring
alternano primi piani e soggettive “à
la” Toro scatenato, mentre la
costruzione a matrioska, dal totale al
dettaglio, è una tipica cosa alla Mann) il film avrebbe dovuto essere
interpretato da Eminem, che regala
invece due-tre pezzi hip hop di
rabbiosa bravura, prima di finire cucito
addosso a Jake Gyllenhaal, alle prese
con un’altra performance da Oscar. Per
il suo Billy Hope, come per La
Motta/De Niro, il ring è l’altare dove
punirsi e redimersi. C’è qualcosa di
sprovveduto, arrogante e infantile in
lui, che è cresciuto orfano prima di
trovare l’amica, l’amante e la madre
nella moglie (Rachel McAdams). Sa
solo attaccare, a difenderlo pensino gli
altri. Poi la vita che gira e la polvere, la
seconda occasione e il dovere di
crescere, riconoscersi fragili, scoprirsi
adulti, saper essere padri. Una
parabola americana doc, con
grandissimi attori e varie sbavature
mélo. Forest Whitaker è il coach/guru
alla Eastwood. A lui lo script affida la
vulgata obamiana: “Non è una
questione di pugni, ma di testa”. Viva
la strategia, abbasso la forza. Iran
insegna.
GIANLUCA ARNONE
Fuqua non va per il sottile, Eminem
regala “pezzi” di bravura
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
65
i film del mese
RITORNO ALLA VITA
La finzione non fa (più) Wim Wenders: insipido
Fine) conferma. Inverno, uno scrittore
(Franco) ha un incidente: affetti
(Rachel McAdams) se ne vanno, nuovi
incontri si fanno (Gainsbourg e MarieJosee Croze), la scrittura migliora,
forse perché l’arte ha succhiato dalla
vita, e la morte, altrui… Ancora il 3D,
ma senza l’urgenza eidetica di Pina,
ancora l’occhio fino di Wim (tagli,
riflessi, prospettive), ma nulla più: se le
musiche di Alexander Desplat
indulgono al mélo, Wenders tira il freno
a mano, prediligendo una sospensione
sciapa e finendo per scontare
un’irresolutezza che non mantiene fede
al titolo. Né quello originale, né quello
italiano: ci interessa qualcosa di queste
vite (che c’avrà Franco da sorridere
ebete?), ci interessa realmente che a
loro vada tutto bene? Ritorna alla
realtà, Wim, fallo per noi.
FEDERICO PONTIGGIA
È BUFFA LA VITA, è buffo il cinema. Lo
conferma Wim Wenders, uno che è
stato grandissimo regista di finzione
(uno per tutti, Paris, Texas) e oggi è
ancora grandissimo, ma solo
cambiando genere, anzi, status: cinema
del reale, documentario. Chi ha visto
Pina 3D, chi ha gustato Il sale della
terra sa bene di che parliamo, chi è
incappato in Palermo Shooting pure: la
finzione non è più il suo forte, e l’ultimo
Ritorno alla vita (Every Thing Will Be
Anteprima
Regia Wim Wenders
Con James Franco, Charlotte Gainsbourg
Genere Drammatico (120’)
STORIE
SOSPESE
Uomini e luoghi in bilico,
la metafora di Chiantini
In uscita
Regia Stefano Chiantini
Con Marco Giallini, Alessandro Tiberi
Genere Drammatico (95’)
DOPO Isole e L’amore non basta,
Stefano Chiantini prosegue il suo
cammino esplorando le dinamiche
umane calate in territori destinati alla
trasformazione. Stavolta non solo da un
punto di vista sociale, ma anche
geologico. Lo spunto è dato
dall’imponente “Variante di Valico” –
progetto ormai da dieci anni in
costruzione – che, anziché risolvere i
problemi della A1, ha messo a rischio la
sopravvivenza di alcuni piccoli paesini,
tra cui Ripoli in Abruzzo (ai cittadini del
66
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
quale il film è dedicato). Il film, pur
senza mai menzionare il luogo, ci porta
lì seguendo la storia di Thomas (Giallini),
rocciatore rimasto senza impiego dopo
una tragedia avvenuta in un precedente
cantiere in cui lavorava. L’uomo, una
famiglia da mantenere, si ritrova suo
malgrado a dover accettare questo
nuovo incarico. Ma ben presto, in quel
paesino abruzzese, le ragioni degli
abitanti (su tutti, un anziano geometra e
una maestra d’asilo, Colangeli e Sansa) –
“sospesi” anche loro in un luogo che a
causa di quei lavori rischia di sgretolarsi
sotto i loro piedi – incominciano a fare
breccia nella corazza di Thomas, e del
giovane collega che lo affianca (Tiberi).
Un film dignitoso, con poche cose fuori
posto, che ribadisce l’importanza degli
uomini di fronte agli intrallazzi e alle
meschinità dei potenti.
VALERIO SAMMARCO
QUALCOSA DI BUONO
La Swank perde la salute, ma trova la salvezza: in una brutta imitazione di Quasi amici
In sala
Regia George C. Wolfe
Con Hillary Swank, Emmy Rossum
Genere Drammatico (102’)
RICHARD GLATZER ha detto una volta
che l’Alzheimer e la SLA sono malattie
opposte ma simili: “Una attacca il
cervello e lascia intatto il corpo; l’altra
risparmia il cervello ma devasta il
corpo. Entrambe logorano l’identità”.
Sulla prima ha girato un film bellissimo,
Still Alice; la seconda invece lo ha
ucciso. Glatzer, con il sodale
Westmoreland, è stato tra gli ultimi ad
arricchire il filone ospedaliero,
azzerando la distanza di sicurezza tra
noi e la malattia fino a guardarla da
dentro. Più spesso il cinema americano,
portato per indole e profitto ad essere
rassicurante, ha usato la malattia come
pretesto. In alcuni casi per parlare dei
diritti del malato, in una filmografia che
va da Philadelphia a Dallas Buyers
Club. In altri per farne un espediente
melodrammatico. Guardando alla
malattia, ma da lontano.
Neutralizzandone così gli effetti. Non fa
eccezione questo Qualcosa di buono di
George C. Wolfe, in cui tra una
elegante pianista cui viene
diagnosticata la sclerosi laterale
amiotrofica e una ragazza mezza
sciroccata e troppo diretta che si offre
di aiutarla, ad emergere è semmai la
stanchezza di una formula narrativa
trita e ritrita. Un po’ Quasi amici rosa e
un po’ Thelma & Louise da fermo,
senza però la verve e l’urgenza di
nessuno dei due. Eppure Hillary Swank
è brava, Emmy Rossum bella. La
confezione però banalizza un
contenuto che puzza. Così, nell’ordine:
una malattia improvvisa 1) costringe il
protagonista a fare i conti con la
propria esistenza 2) suscita ondate
crescenti di commiserazione e di
esclusione sociale; 3) autorizza nel
malato modelli di condotta censurabili
altrimenti 4) crea amicizie e complicità
prima impensabili 5) si sviluppa
tematicamente su un piano orizzontale
- in rapporto agli altri – tralasciando del
tutto quello verticale - in rapporto alla
morte. E poi piangono loro, loro
soltanto. Come nei film tv del sabato
pomeriggio. Mentre chi non ha la
lacrima facile aspetta quel qualcosa di
buono che arriverà solo nel finale. Sui
titoli di coda.
GIANLUCA ARNONE
La SLA è l’espediente e il ricatto di
una storia d’amicizia tra donne
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
67
i film del mese preview
a cura di Manuela Pinetti
THE WALK - 3D
SUBURRA
FATHERS AND
DAUGHTERS
ROBERT ZEMECKIS, il regista dei
sogni impossibili, racconta l’impresa
più nota – e vera, verissima - del
funambolo francese Philippe Petit,
che nel 1974 unì con un cavo di
acciaio spesso neanche tre centimetri
le Twin Towers e per quarantacinque
lunghissimi minuti si lasciò ammirare,
sospeso a quattrocento metri
d’altezza, mentre camminava,
giocava, intratteneva, rischiava. Senza
paura alcuna.
I RECENTI FATTI di cronaca su Mafia
Capitale non devono trarre in
inganno: Suburra, tratto dall’omonimo
romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo
De Cataldo, non racconta storie vere,
ma trasfigurazioni del reale. Stefano
Sollima mette in scena lo scontro tra i
poteri che dominano Roma: una resa
dei conti finale, spietata, feroce, che
non fa sconti a nessuno. Intanto, sullo
sfondo, l’Italia affonda.
IL PADRE ha una malattia mentale ed
è vedovo. La figlia ha ormai trent’anni
e vive lontana da lui da quando ne
aveva appena cinque, e ancora porta
addosso i traumi di un’infanzia non
facile. Un “classico film americano”,
come lo definisce il regista,
l’italianissimo Gabriele Muccino. Cast
stellare: Russell Crowe, Aaron Paul,
Amanda Seyfried, Jane Fonda, Diane
Kruger, Quvenzhané Wallis, Octavia
Spencer.
Regia Robert Zemeckis
Con Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley
Regia Stefano Sollima
Con Pierfrancesco Favino, Elio Germano
Regia Gabriele Muccino
Con Aaron Paul, Russell Crowe
DHEEPAN
THE SEA OF TREES
SOTTO IL CIELO
DELLE HAWAII
DHEEPAN È UN SOLDATO fuggito
dalla guerra civile in Sri Lanka. La
nuova normalità passa per un lavoro
semplice nella periferia di Parigi, e
una casa dove lo aspettano una
giovane donna e una bambina, che
però non sono la sua famiglia come
ha fatto credere a tutti. Con questo
film Jacques Audiard (Il profeta, Un
sapore di ruggine e ossa) ha vinto la
Palma d’oro al 68° Festival del cinema
di Cannes.
AOKIGAHARA, nota anche come “la
foresta dei suicidi”, è un luogo del
Giappone dove in molti scelgono di
porre fine alla propria vita.
L’americano Arthur Brennan (Matthew
McConaughey) è andato fin lì con
nefasti propositi, ma l’incontro con
Takumi Nakamura (Ken Watanabe),
che si trova lì con le medesime
intenzioni, porterà entrambi a
riflettere e, forse, sopravvivere. In
concorso per la Palma d’oro a Cannes
68.
TRIANGOLO AMOROSO tra bellissimi
(Bradley Cooper, Emma Stone, Rachel
McAdams) in una base navale ubicata
in un luogo da sogno - le isole Hawaii
- tra percorsi di redenzione personale
e professionale, patriottismo e
folclore. Nel cast anche Bill Murray,
che interpreta un miliardario
megalomane e un po’ fuori di testa
che vuole lanciare un satellite
personale (e pure armato) di sua
stessa creazione.
Regia Jacques Audiard
Con J. Antonythasan, K. Srinivasan
Regia Gus Van Sant
Con Matthew McConaughey, Naomi Watts
Regia Cameron Crowe
Con Bradley Cooper, Emma Stone
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
69
Dvd /// Blu-ray /// SerieTv /// Borsa del cinema /// Libri /// Colonne sonore
TELE
A CURA DI VALERIO SAMMARCO
DA NON PERDERE
Mad Max: Fury
Road e la
prima stagione
completa di
1992
IN QUESTO NUMERO
Hollywood Party e i film della
nostra vita, Eisenstein e la
“tragica” attualità di Elio Petri
House of Cards,
prodotto di punta
di Netflix
STIAMO
ARRIVANDO
Netflix-Italia: come cambia il mercato
TELECOMANDO
/// Dvd e Blu-ray ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
MAD MAX:
FURY ROAD
AL FESTIVAL DI CANNES ci ha esaltato come poche
altre cose. Ora, dal 4 settembre, arriva in Blu-ray
(anche 3D) e Dvd l’incredibile capolavoro di George
Miller, regista capace di riprendere in mano trent’anni
dopo l’iconica saga di Mad Max trasformandola in
un’epica “love parade”, un rave-party popolato da
barbari e “war boys”, percussionisti e chitarristi di
fuoco abbarbicati su potentissimi monster trucks.
Tutt’intorno è il deserto, sabbia e terra (acida) infinita
che separa la Cittadella dai territori ostili e da un
miraggio, quello della Green Land. Destinazione della
ribelle Furiosa (Charlize Theron, fantastica anche con i
capelli rasati a zero e senza un braccio), Imperatrice
del tiranno Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne) che
decide di sottrargli il bene più prezioso. Un
inseguimento da cardiopalma e sanguinario, in cui a
breve giro di posta ritroviamo (il nuovo) Max
Rockatansky, interpretato da Tom Hardy, chiamato al
difficile compito di sostituire Mel Gibson… Extra a non
finire: “Maximum Fury: Filming Fury Road”, “The Tools
of the Wasteland”, “The Road Warriors: Max and
Furiosa”, “Fury on Four Wheels”, “Crash & Smash”,
“The Lure of the Five Wives”. E l’edizione “Mad Max
Anthology” per avere tutti i film della saga.
DISTR. WARNER BROS. HOME ENTERTAINMENT
L’epico ritorno di George Miller
in alta definizione. Da collezione,
con preziosi extra
72
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
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Laclasse
deiclassici
a cura di Bruno Fornara
La morte viene
da Scotland Yard
Ingegnoso esordio di Don
Siegel. La Londra
vittoriana e criminale del
1890, la nebbia, i lampioni
a gas, la campana a morto,
l’impiccagione di un
innocente. E altri delitti. Il
sovrintendente della
polizia che ha testimoniato
contro l’innocente è
costretto a dimettersi: il
poliziotto rivale ne prende
il posto. I due
sovrintendenti, si trovano
invischiati in un altro caso
di ardua soluzione: un
uomo che ha a che fare
con l’impiccato viene
trovato accoltellato nella
sua stanza, porte e finestre
chiuse, nessuna traccia né
indizio. Entriamo nella
situazione del delitto nella
stanza chiusa. I sospettati
aumentano. La matassa è
intricata. La soluzione,
sconcertante. Perfetta, per
l’ottava e ultima volta, la
coppia Sydney
Greenstreet, il
sovrintendente destituito,
e Peter Lorre, l’amico
artista e flâneur: uno
massiccio e autorevole,
l’altro decadente, bassino,
bevitore. Bianco e nero
espressionistico. Film
ammirevole, condotto a
buon passo, molto
hollywoodiano e molto
inglese.
Regia Don Siegel Con Sydney
Greenstreet, Peter Lorre
Genere Noir (Usa, 1946)
Distr. Sinister Films
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
73
TELECOMANDO
/// Dvd & Blu-ray ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Timbuktu
Premiato a
Cannes 2014
dalla Giuria
ecumenica, arriva
in Blu-ray e Dvd
dal 23 settembre
il film del mauritano
Abderrahmane Sissako che,
come da titolo, racconta l’oggi
della leggendaria città del
Mali, stretta nella
contraddizione di un passato
glorioso e di un presente
condizionato dalla repressione
dei jihadisti islamici. Un
affresco importante, che
alterna una messa in scena di
grande respiro (alcuni campi
lunghi difficili da dimenticare)
a canoni narrativi propri del
cinema africano; un film libero,
che è di per sé metafora di un
grido.
DISTR. ACADEMY TWO
Third Person
Uno scrittore
rifugiatosi a
Parigi per finire il
suo libro,
nonostante la
burrascosa
relazione con la giovane
amante; un ambiguo uomo
d’affari che decide di aiutare
una bellissima gitana a
salvare la figlia dalle mani di
un trafficante; un’ex attrice di
soap opera che combatte per
la custodia del figlio contro il
suo ex marito. Tre coppie, tre
città, tre storie sulla
misteriosa natura dell’amore
firmate dal regista Premio
Oscar Paul Haggis. Con Liam
Neeson, Adrien Brody, James
Franco, Mila Kunis, Olivia
Wilde, Kim Basinger e Maria
Bello.
DISTR. 01 DISTRIBUTION/M2 PICTURES
74
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
Fury
Seconda Guerra Mondiale,
aprile 1945. Mentre gli Alleati
portano l’attacco definitivo in
Europa, il sergente
dell’esercito Don
“Wardaddy” Collier (Brad
Pitt) guiderà un carro armato
Sherman e gli uomini
dell’equipaggio verso una
missione mortale dietro le
linee nemiche. Nel loro eroico
tentativo di sferrare un colpo
al cuore della Germania
nazista, “Wardaddy” e i suoi
uomini si troveranno di fronte
a terribili minacce. In Blu-ray
e Dvd, negli extra “Fratelli di
sangue - Il cast e la troupe
parlano”.
DISTR. UNIVERSAL PICTURES H.E.
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Una nuova amica
The Search
1992
Making of,
interviste al
cast, oltre al
trailer, al teaser
e alla
photogallery
negli extra dell’edizione Dvd
del recente film di François
Ozon, divertissment en
travesti con protagonista
Romain Duris.
Profondamente scossa dalla
morte della migliore amica,
Claire (Anaïs Demoustier) si
riapre alla gioia di vivere
dopo una scoperta
sorprendente e intrigante sul
marito della defunta (Romain
Duris), ma in un vortice di
segreti, pulsioni inaspettate e
doppie identità nascoste, la
situazione comincia a
sfuggirle di mano...
Disponibile dal 10 settembre.
Disponibile in
Blu-ray e Dvd il
film di Michel
Hazanavicius,
che dopo gli
onori (e gli
Oscar) ottenuti con The
Artist (2011), si è tuffato
nell’inferno della seconda
guerra cecena (1999),
seguendo la storia di quattro
persone, di quattro destini
che il conflitto farà
incrociare.
Ispirato a Odissea tragica
(The Search) che Fred
Zinnemann realizzò nel 1948,
il film – interpretato da
Bérénice Bejo, Annette
Bening, Maxim Emelianov,
Abdul-Khalim Mamatsuiev –
è stato presentato (senza
particolare successo) in
concorso a Cannes 2014.
Ideata da
Stefano Accorsi
e diretta da
Giuseppe
Gagliardi, la serie
tv che racconta
la genesi di Tangentopoli
arriva in Blu-ray e Dvd dal 10
settembre. Sei storie che si
intrecciano con il terremoto
politico, civile e sociale di
Tangentopoli, sei persone
comuni interpretate da
Accorsi, Miriam Leone, Guido
Caprino, Tea Falco, Domenico
Diele, sullo sfondo
dell’inchiesta condotta da
Antonio Di Pietro (Antonio
Gerardi), nell’anno in cui le
vicende socio-politiche
sconvolsero il nostro Paese.
Numerosi extra, tra cui uno
speciale e approfondimenti su
tutti i personaggi.
DISTR. OFFICINE UBU/01 DISTR.
DISTR. 01 DISTRIBUTION
DISTR. 20TH CENTURY FOX H.E.
Anaïs Demoustier
e Romain Duris
in Una nuova amica.
A sinistra Fury di
David Ayer
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
75
TELECOMANDO
/// Serie Tv ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Undercover
[CANALE 311 DIGITALE TERRESTRE]
Dal 3 settembre, ogni giovedì in prima serata il Serpico bulgaro
U
ndercover, la serie bulgara di
detection che Premium
Action trasmette in anteprima
assoluta dal 3 settembre, apre la
nuova stagione di Premium Mediaset
all’insegna della serialità “non solo
Usa”. La storia è una sorta di Serpico
dalle parti di Sofia ai giorni nostri.
L’agente speciale Martin Hristov
(Ivaylo Zahariev) ha il compito
filminorbita
76
d’infiltrarsi sotto copertura
(undercover, appunto) nella gang
mafiosa del boss Djaro (Mihail
Bilalov). La missione non è facile: nel
corso degli eventi il poliziotto deve
condividere azioni criminali per non
farsi smascherare e, soprattutto,
deve combattere l’attrazione per
Sunny (Irena Miliankova), la figlia del
boss. Più Martin si dimostra violento
e spietato, più diventa credibile agli
occhi dei malavitosi. Più ha chance
per sopravvivere.
La serie, giunta in patria alla quarta
stagione, si ispira a fatti di cronaca
nera odierna, dalle inchieste sulla
corruzione alle rapine in banca e al
traffico di droga, riproducendo una
realistica scala gerarchica delle gang
mafiose vigenti in Bulgaria.
a cura di Federico Pontiggia
Chasing Life
State of Affairs
James Dean
Premium Stories
Premium Stories
Studio Universal
Dal 4 settembre in prima
serata, un inno alla vita e
alla speranza al grido di
“Cancer Sucks!”. Con Italia
Ricci e Mary Page Keller.
Katherine Heigl, la Izzy di
Grey’s Anatomy, si
trasferisce alla Casa
Bianca: analista CIA. Dal 7
settembre ogni lunedì.
60 anni fa la morte.
Ogni lunedì La valle
dell’Eden, Gioventù
bruciata, Il gigante (più
doc) e Maratona.
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fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
WORLDWIDE
Il rilancio NBC
Thriller rompicapo sviluppato da Martin Gero e
Greg Berlanti: a Times Square si risveglia una
donna senza memoria e coperta di tatuaggi…
a cura di Angela Bosetto
Scream Queens
(Première: 22 settembre)
Insieme ai fidi Brad Falchuk e
Ian Brennan, Ryan Murphy ha
deciso di unire le sue due
ultime creature (Glee e
American Horror Story) in una
nuova serie antologica (sempre
in onda su FOX) la cui trama
strizza l’occhio al teen horror
anni novanta: una serie di
omicidi sconvolge una
confraternita femminile. Il cast
è ipermodaiolo (Emma
Roberts, Lea Michele, Skyler
Samuels, Abigail Breslin, Ariana
Grande, Nick Jonas), ma nei
panni della preside campeggia
una “scream queen” storica:
Jamie Lee Curtis.
Heroes Reborn
(Première: 24 settembre)
Blindspot
(Première, 21 settembre)
Nonostante la cancellazione di Hannibal e la tiepida accoglienza critica ad
Aquarius, la NBC non si perde d’animo
e rilancia con un thriller rompicapo, sviluppato da Martin Gero (Bored to
Death) e Greg Berlanti (Everwood, Eli
Stone, Arrow). Una giovane donna
(Jaimie Alexander) si risveglia a Times
Square nuda, senza memoria e coperta
di tatuaggi. Fra quei disegni, che fanno
riferimento a crimini insoluti e che po-
trebbero celare una cospirazione internazionale, campeggia il nome di un
agente FBI: Kurt Weller. Nel ruolo troviamo Sullivan Stapleton, il quale, dopo la fine di Strike Back (conclusosi
quest’estate), sfida in casa NBC il suo
ex compagno di missioni impossibili
Philip Winchester, protagonista dell’altra novità autunnale della rete: la
serie action The Player (in onda dal
24 settembre).
La celebre serie NBC riparte da
zero con una nuova squadra di
“umani evoluti”, composta da
Zachary Levi, Ryan Guzman,
Judi Shekoni, Henry
Zebrowski, Robbie Kay, Kiki
Sukezane e Toru Uchikado. Del
cast originale è rimasto solo
Jack Coleman (Noah Bennet),
ma è previsto il ritorno di Masi
Oka (Hiro Nakamura), Greg
Grunberg (Matt Parkman),
Sendhil Ramamurthy
(Mohinder Suresh), Cristine
Rose (Angela Petrelli), Noah
Gray-Cabey (Micah Sanders) e
Jimmy Jean-Louis (l’Haitiano)
in qualità di guest star.
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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TELECOMANDO
/// Borsa del cinema ///-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
NETFLIX REVOLUTION
Arriva anche in Italia il colosso USA. Pronto a trasformare
radicalmente il mercato dell’audiovisivo
di Franco Montini
S
arà Netflix, il cui arrivo in Italia è
annunciato per il prossimo mese di ottobre, a trasformare definitivamente il mercato dell’audiovisivo? Sono in molti a crederlo, perché
con un abbonamento ad un prezzo
assai contenuto, si parla di 6/8 euro al
mese, il colosso americano metterà a
disposizione dei nostri consumatori
un’offerta quanto mai ampia e attraente, che comprenderà anche contenuti inediti e film in prima visione.
Netflix, infatti, ha annunciato che entro i prossimi due anni impegnerà risorse per ben 5 miliardi di dollari in
produzioni che comprenderanno anche film locali di alta qualità. Fra i
progetti già annunciati due serie: Narcos, destinata principalmente ai mercati latino/americani, e Marsiglia, prodotta per il pubblico europeo e in
particolare francese. Per ciò che riguarda l’Italia, Netflix avrebbe già
78
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
raggiunto un accordo con la Rainbow
di Iginio Straffi, commissionando all’azienda marchigiana una nuova serie di
13 + 13 puntate delle fortunate Winx,
assicurandosi i diritti dell’intera library
delle serie precedenti e la distribuzione internazionale dell’ultimo film delle
Winx.
L’investimento complessivo annunciato da Netflix equivale a quasi il dop-
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Surfing
pio dell’intero sostegno pubblico europeo al cinema e all’audiovisivo. L’obiettivo della società americana è chiaro:
scardinare l’attuale sistema delle windows esistente in molti paesi, a cominciare da Stati Uniti e Francia, per distribuire film e più in generale contenuti
audiovisivi contemporaneamente su
ogni mezzo. Il primo importante esperimento in questo senso sarà il prossimo
episodio de La tigre e il dragone, che
Netflix ha direttamente prodotto, e che
uscirà in day and date in sala e in rete.
L’intervento di Netflix asseconda un
trend di mercato di costante, progressiva crescita: secondo le stime di ITMedia Consulting il totale dei ricavi del Video on demand (Vod) in Europa alla fine di quest’anno supererà i 2 miliardi di
euro ed entro il 2018 raddoppierà questa cifra.
In questo scenario, l’Italia finora è rimasta piuttosto indietro, principalmente a
causa della scarsa diffusione della banda larga, che permette di scaricare rapidamente contenuti audiovisivi, ma i
responsabili di Netflix, che conta nel
mondo 65 milioni di abbonati, non
sembrano preoccupati più di tanto, e
certi che anche da noi il consumo aumenterà rapidamente, contano di raccogliere entro la fine dell’anno 150mila
abbonati. Del resto già in previsione
dell’arrivo di Netflix, i nostri broadcast
si sono attrezzati creando dei canali tematici Vod, mentre sul fronte distribuzione film ed esercizio sono stati avviati dei primi esperimenti. Il film Una storia sbagliata di Gianluca Maria Tavarelli
è uscito contemporaneamente in sala e
in rete sul portale MY Movies con una
modalità, che, grazie alla geolocalizzazione del consumatore in streaming, riconosceva all’esercente di sale ubicate
entro un raggio di 15km dall’abitazione
del consumatore una percentuale sul
prezzo pagato dall’utente per scaricare
il film. In poche parole, per ciò che riguarda modalità e tempistica del consumo di audiovisivo, sembra di essere
alla vigilia di una rivoluzione copernicana e da parte della maggioranza degli
addetti ai lavori c’è la convinzione che
più il consumo si allarga, più ogni singolo comparto ne trarrà vantaggio.
@marco_spagnoli
Esclusiva condivisa
Un evento per fan su scala “globale”: il Comic-Con insegna
Jon Hamm nei
panni di Don
Draper nella serie
tv Mad Men
S
e la condivisione
social dei
Festival più
importanti come
Cannes e Venezia è
diventata sempre più
globale con foto dai
Red Carpet, dalle
Feste, video e
recensioni ‘in tempo
reale’, anche altri
appuntamenti legati al
cinema, alla Tv e ai
videogame stanno
conquistando una
grande fama grazie a
Facebook, Twitter e
Instagram. Eventi di
cui si parlava
pochissimo e che
ancora oggi vengono
ignorati dalla stampa,
sono invece
popolarissimi tra
giovani ed
appassionati, grazie a
Internet.
Avvenimento principe
di questa galassia di
appuntamenti sparsi
tra tutto il mondo è il
Comic-Con di San
Diego, che in breve
tempo è diventata la
vera e propria
piattaforma di lancio
di tutti i film e delle
serie tv legate al
Fantasy, alla
Fantascienza, ai
fumetti. “Essere sul
palco alla
presentazione del
primo Avengers
dinanzi a migliaia di
persone urlanti mi ha
dato il senso di quello
che devono provare i
campioni del mondo
di calcio o quelli che
vincono il Superbowl”,
ha detto Jeremy
Renner, Hawkeye nei
due film sugli eroi
Marvel diretti da Joss
Whedon. Nel 2015,
però, è accaduto
qualcosa senza
precedenti: la
condivisione di video
piratati dei trailer
presentati al ComicCon ha obbligato gli
studios hollywoodiani
a pubblicare con
grande anteprima in
tutto il mondo i promo
e i trailer preparati ‘in
esclusiva’ per San
Diego. Una scelta
“obbligata” per fare in
modo che il pubblico
mondiale vedesse
questi materiali con la
massima qualità e non
come video rubati da
uno smartphone. Una
circostanza che ha
scatenato qualche
polemica, vera o
montata ad arte che
fosse e che, in ogni
caso, ha acceso il
riflettore su titoli in
arrivo come
Deadpool, Batman v
Superman e Suicide
Squad. Un evento per
fan diventa globale
grazie ai Social e al
desiderio di
condividere qualsiasi
cosa (interessante)
passi sugli schermi
della mega
convention: l’idea di
riuscire a portare al
mondo qualcosa di
privato e protetto dal
copyright è una sfida
fatta, forse, a fin di
bene che conferma la
regola dell’era
digitale: se mostri
qualcosa a qualcuno
devi essere
consapevole che
questa potrà essere
vista da tutti subito e
senza possibilità di
negoziazione.
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
79
TELECOMANDO
/// Libri ///-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
C’era una volta...
il capolavoro
Let’s go PARTY!
AA. VV.
I 100 colpi di
Hollywood Party
I migliori di sempre (secondo la “più grande
trasmissione della radio dai tempi di Marconi”)
e quelli del Novecento
Scegliere i meglio film del cinema italiano? La redazione di
Hollywood Party, “la più grande trasmissione della radio dai
tempi di Marconi”, ci ha provato: 300 capolavori selezionati
dalla trasmissione di RadioTre
che grazie agli ascoltatori sono
scesi a 100 “capolavorissimi”.
Prefati da Giulio Montaldo, arricchiti da schede, critiche e
curiosità: I 100 colpi di Hollywood Party. Si parte da C’era
una volta in America, si arriva a
Le avventure di Pinocchio, e lì
si scopre l’inganno: i film sono
102, L’eclissi e In nome del Papa Re chiudono la classifica.
Ma non il libro: una fototeca
(Teche Rai) ad hoc, dalla Bergman a Volonté, e soprattutto
un amore sconfinato per il cinema. Pronti per il Party?
(Rai Eri, pp. 332, € 18,00)
FEDERICO PONTIGGIA
Cento anni di magie
Jürgen Müller (a
cura di)
100 capolavori
del cinema del
XX secolo
Questo viaggio lungo un secolo di cinema rappresenta il
compendio finale della serie
curata da Jürgen Müller e dedicata ai capolavori realizzati
nei vari decenni del Novecento. Da Nascita di una nazione
(1915) a La tigre e il dragone
(2000), una guida indispensa-
80
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
bile strutturata in ordine cronologico, che attraversa ogni
genere (commedia, dramma,
avventura, horror, noir, western, fantascienza, guerra) e
corrente artistica (dal dall’espressionismo tedesco alla
nouvelle vague), offrendo
schede pratiche (sinossi, cast,
dati tecnici, biografie, curiosità e premi) corredate da immagini del film, foto di scena
e locandina originale. Il tutto
con l’impeccabile qualità che
contraddistingue le pubblicazioni Taschen, pure in formato
“pocket”.
(Taschen, Pagg. 832, € 14,99)
ANGELA BOSETTO
settembre 2015
Sergei, il genio
Sergei
Mikhailovich
Eisenstein
Memorie e
appunti di
cinema e di vita
Purtroppo siamo convinti che
Eisenstein fosse serioso almeno quanto i suoi film. Invece basterebbe leggere questa brillante raccolta di scritti,
a metà fra il trattato teorico
(con foto di scena e schizzi
originali) e l’autobiografia, in
cui si racconta (dal “colpo di
fulmine” lirico-teatrale alla
consapevolezza di essere divenuto un artista) e rievoca
le complicate lavorazioni de
La corazzata Potëmkin
(1925) e Aleksandr Nevskij
(1938), oltre a esporre le proprie idee lavorative, parlare
dei progetti mai realizzati, ricordare con stima Charlie
Chaplin e riflettere sia sulle
“nuove” tecnologie (il sonoro,
i colori, la stereoscopia), sia
sul futuro del cinema stesso
(“l’espressione artistica più
internazionale”), per cambiare idea.
(Ghibli, Pagg. 194, € 15,00)
ANGELA BOSETTO
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C’era una volta in
America di Sergio
Leone
Viaggio a Tokyo, Il gusto del
sakè e gli altri capolavori di
Ozu Yasujiro sono esperienza
intima, gioia trascendente: l’autore non se ne dimentica, assembla saggi (Dario Tomasi e
David Bordwell inediti), filmografia, disegni, tassonomie e
note di restauro con grazia, nitore ed eleganza. Il libretto,
sottotiolo Autunno e primavera, esce in concomitanza con i
sei film restaurati e distribuiti
da Tucker Film: vedete e leggete tutto!
(Tucker Film, Far East Film Festival, pp. 160, € 12,00)
Todo Elio
Gattopardo
Analisi di un uomo al di sopra di
ogni giudizio. Con ricordi personali
di amici e lettere dello stesso Petri
di Angela Bosetto
Elio Petri e il
cinema politico
italiano
La Piazza
carnevalizzata
FEDERICO PONTIGGIA
Mon Cinéma
Paola Palma
La vagabonda
dello schermo.
Colette e il
cinema
Ozu per sempre
Giorgio
Placereani
Ozu Yasujiro
Sulla IV di copertina un estratto dal Vangelo secondo Wim
Wenders: “Per me Ozu è il regista che ha saputo elevare il
cinema alla sua massima bellezza, una bellezza che non
può essere imitata né riprodotta”. No, dargli torto, dissentire
non è possibile: rivedere oggi
Nel romanzo La vagabonda
(1910), se “il music-hall è il mestiere di chi non ne ha imparato nessuno”, il cinema non è
nemmeno un lavoro, eppure
proprio quell’invenzione “che
minacciò di rovinare gli umili
artisti del caffè-concerto, adesso li salva. Essi si piegano a una
fatica anonima e ingloriosa che
non amano […] A centinaia ne
vivono, nei periodi di magra,
molti ci si piazzano.” Ma il rapporto di Colette con il grande
schermo com’era? Molto più
complesso di quanto potrebbe
sembrare. Lo ricostruisce questo volume, analizzandone gli
articoli e le recensioni, le influenze cinematografiche e le
occasionali collaborazioni con
la settima arte, insieme ai film
tratti dalle sue opere.
(Esedra, Pagg. 394, € 27,00)
ANGELA BOSETTO
Una scena di
Todo modo di
Elio Petri
Elio Petri è il re incontrastato del
cinema politico italiano, ma, visti i
numerosi studi su di lui, qualche
cinico potrebbe chiedersi: perché
dedicare un altro libro al regista di
Todo modo e Indagine su un
cittadino al di sopra di ogni
sospetto? Secondo l’autore,
invece, la domanda corretta è
un’altra: perché il cinema di Petri
concerne più la scena critica
attuale rispetto a quella di ieri? La
risposta è semplice: per la sua
analisi diretta del Potere, dalla
spasmodica brama di esercitarlo
all’effetto psicotico, quasi
allucinatorio, che deriva dall’averlo
ottenuto, contraddizioni
ideologiche incluse. Difatti, come
sottolinea Rossi, “mai come negli
ultimi anni sono questi i nodi su
cui si misura, in tutti gli ambiti del
discorso, la cultura militante che
non guardi in modo meccanicistico
al tema del politico”.
Diviso in otto parti (Petri,
situazione 1979, Scene del politico,
Settore privato, La piazza
carnevalizzata, Le apocalissi laiche,
Del soggetto infine in questione, il
privato come politico, Chi illumina
la grande notte, Prima di morire) e
corredato dai ricordi personali di
Goffredo Fofi, Franco Ferrini e
Oreste De Fornari (oltre a una
selezione di lettere dello stesso
Petri), il volume racconta un
maestro che non si reputava né un
intellettuale, né un comunista, ma
che ci ha insegnato a guardare in
faccia la realtà sociale molto più di
tanti professoroni e predicatori.
TELECOMANDO
/// Colonne sonore ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
OPERAZIONE U.N.C.L.E.
La musica per la nuova operazione di
Guy Ritchie, The Man from U.N.C.L.E.?
Il compositore è Daniel Pemberton
(The Counselor), filologicamente
rispettoso dell’originaria serie tv anni
’60, ma della partita, pardon, della
track list sono anche Roberta Flack
(Compared to What), Nina Simone
(Take Care of Business), Peppino
Gagliardi (Che vuole questa musica
stasera), Louis Prima (Five Months,
Two Weeks, Two Days) e Luigi Tenco
(Il mio regno). Regna, invero,
l’atmosfera di quegli anni, ma rivisitati
con quel touch tamarro-situazionista
che Ritchie ha. La accendiamo?
F.P.
UNA CAREZZA IN UN PUGNO
SOUTHPAW resterà l’ultima collaborazione su
grande schermo per il compositore James Horner,
tragicamente scomparso pochi mesi or sono e
noto ai più per l’indimenticabile lavoro sul Titanic
cameroniano. La sua Cry of Love, composta per
l’occasione, è un commento sonoro languido e
sospeso, un estratto dal suo score originale che
apre e chiude un secondo disco dedicato al film, e
improntato su ben altro genere: l’hip-hop. E non
potrebbe essere altrimenti, dato che produce la
Shady Records di Marshall Mathers III, per tutti
Eminem. È lui a far da traino con due brani,
Phenomenal e Kings Never Die, un ibrido rock con
Gwen Stefani a buon impatto di marketing, ma
che rischia di lasciare scontenti i fans di entrambi.
Le perle del CD sono altrove: la nuova hit di 50
Cent Drama Never Ends, “dura” quanto basta, le
performances di Slaughterhouse e Bad Meets Evil,
la Mode di Prhyme sostenuta da una base funk
irresistibile, l’incalzante What About the Rest of
Us? Su tutti si erge il nume tutelare del genere:
Notorious B.I.G. e la sua Notorious Thugz, estratto
dal postumo Life After Death del 1997.
Phenomenal di Eminem arriva proprio qui, tra
Notorious e la reprise di Cry of Love di Horner.
L’omaggio del producer a due artisti che, nei
rispettivi campi, hanno lasciato un vuoto difficile
da colmare.
GIANLUIGI CECCARELLI
82
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
settembre 2015
ENNIO MORRICONE
Tutti, lo vogliono tutti. Il
suo affezionato Peppuccio
Tornatore sta girando un
documentario su di lui, e
lui sta confezionando la
colonna sonora per il
nuovo, atteso western di
Quentin Tarantino, The
Hateful Eight. 86 anni e
non sentirli: Ennio
Morricone.
F.P.
ORGOGLIO GIALLO
Non c’è due senza tre, ed ecco che il
musicista e compositore Heitor
Pereira ritorna alla corte dei tre
nanerottoli gialli, ovvero Stuart, Kevin
e Bob. Dopo Cattivissimo Me 1 e 2, lo
spin off Minions ribadisce il suo
metodo: utilizzare suoni sperimentali
per farne degli strumenti non
tradizionali “è qualcosa che amo,
perché tutto ha un ritmo”.
Soprattutto, ‘60s, la direzione
puntata da Pereira e perseguita con
hit del periodo e grandi nomi:
Madness (Night Boat to Cairo), KC &
The Sunshine Band (Keep It Comin’
Love), Hendrix, Kinks e Who.
F.P.
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