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Con la collaborazione di
Fondazione Negri
Delegazione di Brescia
Expo 1904. Brescia tra modernità e tradizione
a cura di Roberta D’Adda, Stefano Lusardi e Sergio Onger
Il progetto della mostra
Delle esposizioni organizzate a Brescia fra Otto e Novecento, l’evento del 1904 ha un rilievo del tutto
eccezionale, non paragonabile a nessuna delle manifestazioni precedenti. Nei primi anni del
Novecento, le esposizioni erano ormai una componente matura e istituzionalizzata del processo di
sviluppo industriale. Dopo la manifestazione di Londra del 1851 e le varie edizioni dell’Expo di Parigi
(1867, 1878, 1889 e 1900) fu elaborata una comune retorica espositiva, un codice di riferimento che
tutti in quegli anni cercarono di applicare. L’Italia venne coinvolta in questa smania espositiva a
partire dalla rassegna milanese del 1881. Nel trentennio seguente si succedettero sei manifestazioni di
rilievo che interessarono alcune delle principali città della penisola: Milano, Torino, Palermo, Firenze e
Roma. Con la fine del secolo e l’inizio del Novecento, anche città minori, tra le quali Brescia, si
cimentarono nell’allestimento di esposizioni che, per dimensione e articolazione organizzativa,
uscivano dagli ambiti puramente provinciali per aprirsi al confronto nazionale e in alcuni casi
internazionale.
Aperta dal 29 maggio al 29 settembre, con 2.215 operatori partecipanti, l’Esposizione di Brescia del
1904 registrò un attivo di bilancio e un numero sorprendentemente elevato di visitatori, per una città
che contava 72.000 abitanti. In Castello vi furono 368.783 visitatori paganti; in Duomo vecchio, alla
mostra d’Arte sacra, 129.335; mentre alla sezione di Acquicoltura, allestita nella locale Stazione di
piscicoltura in Largo Torrelunga, 131.864.
L’importanza dell’esposizione bresciana del 1904 si spiega con la peculiare situazione in cui la città si
trovava in quegli anni: l’economia provinciale era in piena crescita e il bresciano Giuseppe Zanardelli
dal 1901 era presidente del Consiglio dei ministri. Gli organizzatori realizzarono un’esposizione
ispirata a quelle che le due maggiori città industriali del nord Italia, Milano e Torino, avevano fatto
negli anni precedenti. L’apparato produttivo e il ceto dirigente furono in grado di mobilitare le risorse
per le notevoli spese che l’esposizione richiese, facendone un’occasione per affrontare manutenzioni
straordinarie e annettere allo spazio urbano la vasta area del Castello e del colle Cidneo, circa un
settimo della superficie della città murata, ridotta in età austriaca a caserma e carcere politico, da
tempo in disuso, che venne dotata di rete idrica e illuminazione elettrica, e messa in comunicazione
con l’abitato sottostante mediante un tram elettrico.
La mostra si propone quindi di illustrare l’Esposizione, documentando la commistione tra aperture
alla modernità e tributi alla tradizione che caratterizzava il clima culturale e produttivo della città di
allora.
Il percorso espositivo sarà scandito dalla documentazione fotografica, con una ricca selezione di
immagini stampate a contatto da lastre originali conservate presso la Fondazione Negri – partner del
progetto – e presso l’Archivio Fotografico dei Civici Musei d’Arte e Storia. Tali materiali documentano
tanto le architetture effimere progettate da Egidio Dabbeni, quanto i padiglioni, gli stand e le merci
delle varie categorie (Industria, Agricoltura, Sport) nonché la presenza dei visitatori in luoghi del
Castello tuttora riconoscibili.
A ulteriore arricchimento di questa parte più propriamente storica, il percorso espositivo prevede una
sezione dedicata al Castello, che proprio per l’occasione fu restituito alla cittadinanza grazie anche ai
restauri di Giovanni Tagliaferri, i cui disegni – prestati da Fondazione Ugo Da Como, partner anch’essa
dell’iniziativa – saranno esposti in mostra. Inoltre, non minore attenzione sarà dedicata ai fautori
dell’iniziativa – Dominatore Mainetti, il sindaco Federico Bettoni Cazzago, Egidio Dabbeni – che
saranno ricordati attraverso ritratti e onorificenze.
Una delle caratteristiche di maggiore modernità dell’esposizione sarà messa in evidenza nella sezione
dedicata agli strumenti di comunicazione: manifesti, cartoline, diplomi, medaglie e pubblicazioni e alla
larga eco che la manifestazione ebbe sulla stampa non solo locale.
Ancora all’Esposizione si lega in maniera diretta la sezione riservata a “Madama Butterfly” di Giacomo
Puccini, la cui prima aprì trionfalmente il 28 maggio l’Esposizione: accanto a cimeli e materiali legati
alla rappresentazione, saranno qui evocate le atmosfere orientaliste che caratterizzavano la Brescia di
quegli anni e che trovarono espressione in particolare negli allestimenti carnevaleschi – a opera di
Antonio Tagliaferri – nella Crociera di San Luca.
Nella prosecuzione del percorso espositivo, due sezioni specifiche saranno dedicate alle arti visive. Da
un lato figureranno alcune opere gli artisti bresciani del primo decennio del secolo, raccolti intorno
all’Associazione Arte in Famiglia, che prese parte all’esposizione con un proprio padiglione. Le opere
selezionate – di Arturo Castelli, Giovanni Battista Nodari, Giuseppe Ronchi e Domenico Ghidoni – erano
effettivamente presenti nel padiglione del 1904. Figura in questa sezione, a documentare con evidenza
l’irrompere del gusto liberty nel panorama artistico cittadino, figura un notevole mobile intarsiato
esposto nello stand dell’ebanista bresciano Faustino Zatti, che fu premiato all’Esposizione con la
medaglia d’oro.
Un’ultima sezione sarà riservata all’Esposizione di Arte Sacra, ospitata nel 1904 in Duomo Vecchio e
vera e propria appendice degli eventi del Castello. La mostra costituiva il più aperto tributo alla
tradizione artistica e proponeva – accanto ai quadri – preziosi manufatti di arti decorative, proposti
come modello agli artefici contemporanei: alcuni, puntualmente rintracciati, saranno riproposti al
pubblico. Tale indirizzo di gusto trovava rispecchiamento in fenomeni profondamente radicati nella
realtà cittadina – la produzione della Scuola Moretto e degli Artigianelli e quella di Pietro Faitini – e
affondava le proprie radici nella cultura tardo ottocentesca. Pertanto, la mostra si chiuderà con un
richiamo a due fenomeni assai rappresentativi in tale senso: l’apertura del Museo Cristiano e la
realizzazione del Monumento ad Arnaldo da Brescia, entrambi risalenti al 1882.
Tali argomenti – così come il richiamo all’allestimento nel 1904 di una mostra dedicata ai cimeli
risorgimentali – costituiranno un ideale invito a proseguire la visita nelle sale del Museo del
Risorgimento.
Il percorso espositivo
1. L’Esposizione di Brescia del 1904
La sezione comprende pubblicazioni dell’epoca, una pianta dell’Esposizione e i due grandi manifesti
pubblicitari dell’evento, prestati dalla Collezione Salce di Treviso.
2. I promotori e i protagonisti
Sono ricordati, con ritratti e onorificenze, il sindaco di Brescia Federico Bettoni Cazzago, l’architetto
dell’Esposizione Egidio Dabbeni e Giuseppe Zanardelli, ricordato da un grande ritratto disegnato
racchiuso in una cornice ricamata, di proprietà dei Civici Musei e opera di Carlo Zappa, uno degli artisti
che lavorarono all’Esposizione.
3. Vittorio Emanuele III all’inaugurazione
Le cartoline e le fotografie d’epoca raccontano la visita alla città da parte di Vittorio Emanuele III,
ricordato da una fotografia con dedica autografa donata nell’occasione al Sindaco di Brescia.
4. Vedute dell’Esposizione
Una sequenza di 40 stampe fotografiche da lastre originali racconta l’Esposizione, illustrando i
padiglioni principali, le grandi tettoie con le macchine agricole e i prodotti industriali e infine i
pittoreschi e fantasiosi chioschi che popolavano l’attuale piazzale della Locomotiva.
5. Il Castello: il recupero e la restituzione alla Città
Nella sezione, le fotografie d’epoca, le cartoline e i disegni di Giovanni Tagliaferri illustrano le
condizioni del Castello prima della realizzazione delle strutture effimere messe in opera per
l’Esposizione. Appena restituita alla cittadinanza, la rocca cittadina esercitava un grande fascino sui
bresciani, che la sceglievano addirittura come scenario per i ritratti di famiglia.
6. Souvenirs dell’Esposizione
La sezione comprende medaglie e diplomi realizzati per l’Esposizione, nonché una ricca selezione delle
cartoline che erano in vendita presso un apposito chiosco in Castello, nell’odierno piazzale della
Locomotiva.
7. La prima di Madama Butterfly e il gusto orientalista a Brescia
Sono raccolti qui alcuni materiali relativi alla rappresentazione di Madama Butterfly del 1904: le
fotografie degli artisti con i costumi di scena, una copia del libretto con decori orientali e il grande
manifesto che l’editore Ricordi fece disegnare a Adolfo Hohenstein, prestato e restaurato per
l’occasione dalla Civica Raccolta delle Stampe Bertarelli di Milano.
8. L’Arte Moderna all’Esposizione
Accanto a dipinti e bronzetti di proprietà dei Civici Musei e di collezioni private cittadine (ritratti di
Giuseppe Ronchi, il grande polittico con I fiori di Arturo Castelli, un Autoritratto di Umberto Franciosi e
due opere di Giovanni Battista Nodari) figurano qui una curiosa serie di bozzetti per ventagli di
Giuseppe Capra (Ome, Fondazione Malossi), un artista che aveva bottega in piazza del Duomo e che
insieme a quelli appena citati partecipò alla mostra realizzata dalla Società per l’Arte in Famiglia nel
padiglione denominato dell’Arte Moderna. La sezione si chiude con una libreria di Costantino Zatti, di
collezione privata, che fu esposta nello stand premiato all’Esposizione con la medaglia d’oro.
9. La sezione di Arte Sacra e le arti applicate
Le fotografie tratte da un album di Antonio Tagliaferri di proprietà della Fondazione Ugo Da Como di
Lonato consentono di ricostruire l’aspetto e l’atmosfera del Duomo vecchio, dove trovò posto
l’esposizione di Arte Sacra, dedicata ai dipinti e, soprattutto, agli oggetti preziosi prodotti dalle
manifatture bresciane nei secoli XV-XVIII.
Lo studio dell’album e del catalogo dell’esposizione hanno consentito di individuare alcuni oggetti che
furono esposti nella Rotonda: in particolare, un bassorilievo ligneo di proprietà del Museo Diocesano e
due bozzetti di Antonio Calegari conservati presso i Musei Civici.
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Expo 1904. Brescia tra modernità e tradizione