SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA con il patrocinio di: SENATO DELLA REPUBBLICA, CAMERA DEI DEPUTATI, PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Palazzo Mauro de André sabato 21 luglio 2007, ore 21 Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino direttore Riccardo Muti FONDAZIONE RAVENNA MANIFESTAZIONI COMUNE DI RAVENNA, REGIONE EMILIA ROMAGNA MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI in collaborazione con ARCUS Fondazione Ravenna Manifestazioni Assemblea dei Soci Comune di Ravenna Regione Emilia Romagna Provincia di Ravenna Camera di Commercio di Ravenna Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna Associazione Industriali di Ravenna Ascom Confcommercio Confesercenti Ravenna CNA Ravenna Confartigianato Ravenna Archidiocesi di Ravenna e Cervia Fondazione Arturo Toscanini Ravenna Festival ringrazia ASSOCIAZIONE AMICI DI RAVENNA FESTIVAL AIR ONE ASSICURAZIONI GENERALI AUTORITÀ PORTUALE DI RAVENNA BANCA POPOLARE DI RAVENNA BANG & OLUFSEN BH AUDIO CASSA DEI RISPARMI DI FORLÌ E DELLA ROMAGNA CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA CIRCOLO AMICI DEL TEATRO “ROMOLO VALLI” - RIMINI CMC RAVENNA CONFARTIGIANATO PROVINCIA DI RAVENNA CONFINDUSTRIA RAVENNA CONTSHIP ITALIA GROUP COOP ADRIATICA COOPERATIVA BAGNINI CERVIA CREDITO COOPERATIVO RAVENNATE E IMOLESE ENI ERIS FEDERAZIONE COOPERATIVE PROVINCIA DI RAVENNA FERRETTI YACHTS FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA GRUPPO POSTE ITALIANE HAWORTH CASTELLI INDESIT COMPANY ITER LA VENEZIA ASSICURAZIONI LEGACOOP MARINARA MERCATONE UNO MERLONI PROGETTI PROFUMERIE DOUGLAS RECLAM ROMAGNA ACQUE - SOCIETÀ DELLE FONTI SAPIR SEDAR CNA SERVIZI RAVENNA SOTRIS - GRUPPO HERA TELECOM ITALIA - PROGETTO ITALIA THE SOBELL FOUNDATION THE WEINSTOCK FUND UNICREDIT BANCA YOKO NAGAE CESCHINA ASSO Presidente Gian Giacomo Faverio Vice Presidenti Roberto Bertazzoni Lady Netta Weinstock Comitato Direttivo Domenico Francesconi Gioia Marchi Pietro Marini Maria Cristina Mazzavillani Muti Giuseppe Poggiali Eraldo Scarano Gerardo Veronesi Segretario Pino Ronchi I DI Presidente onorario Marilena Barilla IC C O NE A I Z M IA Maria Antonietta Ancarani, Ravenna Antonio e Gian Luca Bandini, Ravenna Marilena Barilla, Parma Francesca e Silvana Bedei, Ravenna Roberto e Maria Rita Bertazzoni, Parma Maurizio e Irene Berti, Bagnacavallo Paolo e Maria Livia Brusi, Ravenna Giancarla e Guido Camprini, Ravenna Italo e Renata Caporossi, Ravenna Glauco e Roberta Casadio, Ravenna Margherita Cassis Faraone, Udine Glauco e Egle Cavassini, Ravenna Roberto e Augusta Cimatti, Ravenna Manlio e Giancarla Cirilli, Ravenna Ludovica D’Albertis Spalletti, Ravenna Marisa Dalla Valle, Milano Andrea e Antonella Dalmonte, Ravenna Roberto e Barbara De Gaspari, Ravenna Giovanni e Rosetta De Pieri, Ravenna Letizia De Rubertis, Ravenna Stelvio e Natalia De Stefani, Ravenna Enrico e Ada Elmi, Milano Lucio e Roberta Fabbri, Ravenna Mariapia Fanfani, Roma Gian Giacomo e Liliana Faverio, Milano Paolo e Franca Fignagnani, Milano Domenico e Roberta Francesconi, Ravenna Giovanni Frezzotti, Jesi Adelmo e Dina Gambi, Ravenna Idina Gardini, Ravenna Vera Giulini, Milano Roberto e Maria Giulia Graziani, Ravenna Dieter e Ingrid Häussermann, Bietigheim-Bissingen Pierino e Alessandra Isoldi, Bertinoro Michiko Kosakai, Tokyo Valerio e Lina Maioli, Ravenna Alfonso e Silvia Malagola, Milano Franca Manetti, Ravenna Carlo e Gioia Marchi, Firenze Gabriella Mariani Ottobelli, Milano Pietro e Gabriella Marini, Ravenna Paola Martini, Bologna Luigi Mazzavillani e Alceste Errani, Ravenna Maria Rosaria Monticelli Cuggiò e Sandro Calderano, Ravenna Maura e Alessandra Naponiello, Milano Peppino e Giovanna Naponiello, Milano Giorgio e Riccarda Palazzi Rossi, Ravenna Vincenzo e Annalisa Palmieri, Lugo Gianna Pasini, Ravenna Gian Paolo e Graziella Pasini, Ravenna Desideria Antonietta Pasolini Dall’Onda, Ravenna Fernando Maria e Maria Cristina Pelliccioni, Rimini Fabrizio Piazza e Caterina Rametta, Ravenna Giuseppe e Paola Poggiali, Ravenna Giorgio e Angela Pulazza, Ravenna Paolo e Aldo Rametta, Ravenna Stelio e Grazia Ronchi, Ravenna Sergio e Antonella Roncucci, Milano Lella Rondelli, Ravenna Stefano e Luisa Rosetti, Milano Angelo Rovati, Bologna Giovanni e Graziella Salami, Lavezzola Ettore e Alba Sansavini, Lugo Guido e Francesca Sansoni, Ravenna Francesco e Sonia Saviotti, Milano Sandro e Laura Scaioli, Ravenna Eraldo e Clelia Scarano, Ravenna Leonardo e Angela Spadoni, Ravenna Italo e Patrizia Spagna, Bologna Alberto e Anna Spizuoco, Ravenna Gabriele e Luisella Spizuoco, Ravenna Paolo e Nadia Spizuoco, Ravenna Enrico e Cristina Toffano, Padova Ferdinando e Delia Turicchia, Ravenna Maria Luisa Vaccari, Padova Roberto e Piera Valducci, Savignano sul Rubicone Silvano e Flavia Verlicchi, Faenza Gerardo Veronesi, Bologna Luca e Lorenza Vitiello, Ravenna Lady Netta Weinstock, Londra Giovanni e Norma Zama, Ravenna Angelo e Jessica Zavaglia, Ravenna Aziende sostenitrici ACMAR, Ravenna Alma Petroli, Ravenna CMC, Ravenna Credito Cooperativo Ravennate e Imolese FBS, Milano FINAGRO - I.Pi.Ci. Group, Milano Ghetti Concessionaria Audi, Ravenna ITER, Ravenna Kremslehner Alberghi e Ristoranti, Vienna L.N.T., Ravenna Rosetti Marino, Ravenna SCAFI - Società di Navigazione, Napoli SMEG, Reggio Emilia SVA Concessionaria Fiat, Ravenna Terme di Cervia e di Brisighella, Cervia Terme di Punta Marina, Ravenna Viglienzone Adriatica, Ravenna Giuseppe Verdi (1813-1901) Messa da Requiem per soli, coro e orchestra direttore Riccardo Muti soprano Alexia Voulgaridou mezzosoprano Olga Borodina tenore Mario Zeffiri basso Ildar Abdrazakov maestro del coro Piero Monti Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino con la partecipazione straordinaria di Sœur Marie Keyrouz Messa da Requiem Requiem e Kyrie Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. Te decet hymnus, Deus, in Sion, et tibi reddetur votum in Jerusalem; exaudi orationem meam, ad te omnis caro veniet. Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison. Dies irae Dies irae, dies illa Solvet saeclum in favilla: Teste David cum Sibylla. Quantus tremor est futurus, Quando Judex est venturus, Cuncta stricte discussurus! Tuba mirum spargens sonum Per sepulchra regionum, Coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, Cum resurget creatura, Judicanti responsura. Liber scriptus proferetur, In quo totum continetur, Unde mundus judicetur. Judex ergo cum sedebit, Quidquid latet apparebit: Nil inultum remanebit. Quid sum miser tunc dicturus? Quem patronum rogaturus, Cum vix justus sit securus? Rex tremendae majestatis, Qui salvandos salvas gratis, Salva me fons pietatis. 8 Messa da Requiem Requiem e Kyrie L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Si innalzi un inno a te, o Dio, in Sion, a te si sciolga il voto in Gerusalemme; esaudisci la mia preghiera, a te viene ogni mortale. L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà. Dies irae Giorno d’ira, quel giorno distruggerà il mondo nel fuoco, come affermano Davide e la Sibilla. Quanto terrore ci sarà, quando verrà il giudice, per giudicare ogni cosa. Una tromba che diffonde un suono meraviglioso nei sepolcri di tutto il mondo, chiamerà tutti davanti al trono. La morte e la natura stupiranno, quando la creatura risorgerà, per rispondere al giudice. Verrà aperto il libro, nel quale tutto è contenuto, in base al quale il mondo sarà giudicato. Non appena il giudice sarà seduto, apparirà ciò che è nascosto, nulla resterà ingiudicato. E io che sono misero che dirò, chi chiamerò in mia difesa, se a mala pena il giusto è tranquillo? Re di tremenda maestà, tu che salvi per tua grazia, salva me, o fonte di pietà. 9 Recordare, Jesu pie Quod sum causa tuae viae, Ne me perdas illa die. Quaerens me, sedisti lassus, Redemisti crucem passus: Tantus labor non sit cassus. Juste Judex ultionis, Donum fac remissionis Ante diem rationis. Ingemisco tamquam reus: Culpa rubet vultus meus: Supplicanti parce, Deus. Qui Mariam absolvisti, Et latronem exaudisti, Mihi quoque spem dedisti. Preces meae non sunt dignae, Sed tu bonus fac benigne, Ne perenni cremer igne. Inter oves locum praesta, Et ab haedis me sequestra, Statuens in parte dextra. Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis: Voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, Cor contritum quasi cinis, Gere curam mei finis. Lacrimosa dies illa, Qua resurget ex favilla Judicandus homo reus: Huic ergo parce, Deus: Pie Jesu Domine, Dona eis requiem. Amen. 10 Ricordati, o Gesù buono, che sono il motivo della tua via, non perdermi, in quel giorno. Cercandomi ti sedesti stanco, mi hai salvato morendo in croce; fa’ che tanta fatica non sia inutile. O giudice che punisci giustamente, donami la remissione dei peccati prima del giorno del giudizio. Piango perché sono colpevole, il mio volto arrossisce per la colpa: risparmia chi ti supplica, o Dio. Tu che hai assolto Maria Maddalena, e hai esaudito il ladrone, hai dato speranza anche a me. Le mie preghiere non sono degne, ma tu, buono, fa benignamente, c he io non bruci nel fuoco eterno. Dammi un posto tra gli agnelli, allontanami dai capri, ponendomi alla tua destra. Confusi i maledetti, gettati nelle vive fiamme, chiama me tra i benedetti. Prego supplice e prostrato, il cuore contrito come cenere, abbi cura della mia sorte. Giorno di lacrime, quel giorno, quando risorgerà dal fuoco l’uomo reo per essere giudicato. Ma tu risparmialo, o Dio. Signore Gesù buono, dona loro riposo. Amen. 11 Offertorium Domine Jesu Christe, Rex gloriae, libera animas omnium fidelium defunctorum de poenis inferni, et de profundo lacu: libera eas de ore leonis, ne absorbeat eas tartarus, ne cadant in obscurum: sed signifer sanctus Michael repraesentet eas in lucem sanctam. Quam olim Abrahae promisisti et semini ejus. Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus: tu suscipe pro animabus illis, quarum hodie memoriam facimus: fac eas, Domine, de morte transire ad vitam. Quam olim Abrahae promisisti et semini ejus. Sanctus Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth. Pleni sunt coeli et terra gloria tua. Hosanna in excelsis. Benedictus qui venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis. Agnus Dei Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem sempiternam. Lux aeterna Lux aeterna luceat eis, Domine, cum Sanctis tuis in aeternum, quia pius es. Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. Libera me Libera me, Domine, de morte aeterna, in die illa tremenda: quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris judicare saeculum per ignem. 12 Offertorium Signore Gesù Cristo, Re di gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dalla fossa profonda. Liberale dalla bocca del leone, affinché non vengano inghiottite dal Tartaro, e non cadano nell’oscurità: ma l’alfiere san Michele le porti nella luce santa, che un tempo hai promesso ad Abramo e alla sua stirpe. A te, o Signore, offerte e preghiere offriamo con lodi. Ricevile in favore di quelle anime, delle quali oggi facciamo memoria: falle, o Signore, passare dalla morte alla vita, che un tempo hai promesso ad Abramo e alla sua stirpe. Sanctus Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo, i cieli e la terra sono pieni della tua gloria Osanna nell’alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli. Agnus Dei Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro la pace. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro la pace. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona loro la pace eterna. Lux aeterna Splenda ad essi la luce perpetua, Signore, con i tuoi santi in eterno, poiché tu sei pietoso. L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Libera Me Liberami, o Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo quando la terra e il cielo si muoveranno, quando tu verrai a giudicare il mondo con il fuoco. 13 Tremens factus sum ego, et timeo, dum discussio venerit atque ventura ira. Dies illa, dies irae, calamitatis et miseriae, dies magna et amara valde. Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Libera me, Domine, de morte aeterna, in die illa tremenda: quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris judicare saeculum per ignem. 14 Sono tremante e pieno di timore, in considerazione del giudizio che verrà. Quel giorno è un giorno di ira, di calamità e miseria, un giorno molto triste. Dona loro l’eterno riposo, Signore: li illumini la luce perpetua. Liberami, o Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo quando la terra e il cielo si muoveranno, quando tu verrai a giudicare il mondo con il fuoco. 15 In occasione della Messa Funebre dedicata dal M. G.Verdi ad A. Manzoni. Umanità in cammino on verrò domani a Milano, ché non avrei cuore di assistere ai suoi funerali. Verrò fra breve per visitarne la tomba, solo e senza essere visto, e forse, dopo ulteriori riflessioni, e dopo aver pesate le mie forze, per proporre cosa ad onorarne la memoria”. La notizia della morte di Alessandro Manzoni, il 22 maggio 1873, addolora profondamente Verdi, che il giorno dopo scrive queste parole a Giulio Ricordi, rivelandogli di avere già in mente quello che diventerà uno dei suoi indiscussi capolavori, la Messa da Requiem. Per il grande poeta, che aveva incontrato personalmente solo una volta, nel 1868, nutriva una profonda ammirazione e un rispetto quasi sacrale – nell’intimità delle mura domestiche e con l’amica fidata, la contessa Maffei, parlava di lui come del “Santo”. Del resto, sia per il musicista che per il poeta l’impegno di artisti e intellettuali nella vita pubblica rivestiva un ruolo determinante; e li univa una profonda affinità di idee per nulla affievolita dall’ateismo convinto di Verdi contrapposto alla fede del Manzoni. Nella sua prosa il compositore legge il superamento e il risolversi del pessimismo, del tragico sentire proprio della natura umana che pervade le sue opere: per questo non può apparirci strano che un musicista ateo, e un poco sprezzante nei confronti del clero, scriva una Messa, perché il concetto di religiosità e spiritualità che lo ispira nel metter mano alla pagina sacra si nutre di principi umanitari ed evangelici. Una Messa che, non va dimenticato, non fu concepita come parte integrante dell’atto liturgico, bensì destinata esclusivamente all’esecuzione in concerto. Dalla composizione di Aida (1871) si era aperto per Verdi un periodo di silenzio – dopo un decennio in cui già la sua attività compositiva si era fatta più rara e meditata –, una pausa lunghissima che si sarebbe interrotta solo sedici anni dopo, con Otello. Una sospensione a cui molto probabilmente contribuirono anche le dure polemiche contro la sua musica e le accuse di passatismo lanciategli in particolare dai giovani intellettuali della Scapigliatura, sostenitori della tradizione strumentale tedesca e dell’incipiente diffusione dell’opera wagneriana in Italia. Proprio in quel periodo nasce infatti la polemica che divide il mondo del- ‘‘N 17 La prima esecuzione della Messa da Requiem diretta dall’Autore nella Chiesa di San Marco a Milano. l’opera contrapponendo verdiani e wagneriani (e che proseguirà per anni senza peraltro che molto si conosca effettivamente in Italia della musica di Wagner): se da un lato si critica Verdi perché l’evoluzione del suo linguaggio, in particolare l’arricchimento dell’orchestrazione, viene vista come un cedimento ai modi tedeschi, dall’altro lo si ritiene troppo legato ai modelli vocali italiani del passato. Ma se in qualche modo Verdi subì l’influenza wagneriana fu nell’approfondire quell’autoriflessione, già da tempo avviata, sul proprio comporre che lo portò a ritornare sulle scene con il linguaggio rinnovato delle ultime opere, Otello, appunto, e Falstaff. Ma i sedici anni di “silenzio” non furono anni inoperosi, al contrario. Oltre alla presenza nei teatri per la ripresa di opere, cui assisteva personalmente per evitare scadimenti nella qualità esecutiva, e alla rielaborazione del Simon Boccanegra e del Don Carlo, Verdi si dedicò, per la prima e unica volta, al genere cameristico componendo un Quartetto per archi (scritto nel 1873 a Napoli in un periodo di sospensione delle prove di Aida ma fatto eseguire per la prima volta nel ’76) e si avvicinò alla musica sacra con il Pater noster per coro (1879), l’Ave Maria per soprano e archi (1880). E con la Messa da requiem. Dunque, come si è detto, per rendere omaggio al grande poeta scomparso Verdi pensa da subito alla Messa. Anche perché si tratta di un progetto che già da tempo ha in cantiere, un’idea a cui pensa fin dal 1868. In quell’anno moriva Rossini e Verdi, associandosi al compianto universale, propose alla Giunta comunale di Bologna di riunire i “più distinti maestri” per la composizione di una Messa da requiem: nella distribuzione dei pezzi a lui toccò quello di chiusura, il Libera me. L’impresa commemorativa non fu mai portata a termine, ma Verdi non accantonò l’idea di comporla per intero e al brano a lui assegnato ne fece ben presto seguire altri, tanto che alla morte di Manzoni una buona parte della Messa era già composta. Dal suo carteggio, infatti, si scopre come Ricordi e il musicista Mazzucato, nel ’71, lo esortino a concludere la partitura, entusiasti delle parti che già hanno avuto modo di conoscere, e come lo stesso Verdi abbia in animo di far eseguire una Messa a Londra e a Parigi all’inizio del ’73. Il compositore offre la sua partitura come gesto commemorativo nel primo anniversario della morte di Manzoni: 19 un’offerta che la Giunta milanese non accoglie con unanime favore, ma che comunque viene accettata anche grazie alle sollecitazioni di Arrigo Boito, consigliere comunale. Verdi rifiuterà ogni ringraziamento: “È un impulso, o dirò meglio, un bisogno del cuore che mi spinge ad onorare, per quanto posso, questo Grande che ho tanto stimato come scrittore e venerato come uomo, modello di virtù e di patriottismo”. La prima esecuzione pubblica ha luogo il 22 maggio 1874 nella chiesa di San Marco, scelta da Verdi più per le sue qualità acustiche che per il prestigio e la maestosità dell’edificio; contravvenendo all’abitudine di dirigere solo la prima esecuzione dei suoi lavori, tre giorni più tardi il compositore tornò a dirigere la Messa alla Scala e contribuì in prima persona alla trionfale diffusione europea di questo grande affresco musicale dirigendolo poi più volte a Parigi, Vienna, Londra. I solisti scelti da Verdi furono le cantanti tedesche Teresa Stolz e Maria Waldmann (soprano e mezzosoprano), Giuseppe Capponi e Ormondo Maini (tenore e basso). Il successo fu senza riserve, ma tra il generale e entusiastico consenso non mancarono le critiche: in particolare si ricordano quelle aspre e malevole di Hans von Bülow che (anche a causa di vicende personali estranee ad ogni valutazione artistica) nutriva una certa antipatia per il Maestro italiano. Bülow, che non presenziò alla prima e si peritò di render nota sui giornali la propria assenza, definì Verdi “onnipotente corruttore del gusto artistico italiano” e la Messa “un’opera in veste chiesastica”, salvo poi, molti anni dopo, ravvedersi e rivalutarla. Al contrario, lusinghiero fu il giudizio di Brahms: “un’opera simile non la può scrivere che il genio”. Se nelle opere l’intento di Verdi, grande drammaturgo, era sempre stato quello di esprimere il significato e le situazioni del libretto (alla cui stesura, come si sa, contribuiva con un attento controllo), nella Messa l’asse interpretativo fondamentale non subisce alterazioni e mira ad esprimere il significato emotivo e le implicazioni umane del testo della sequenza funebre. Egli volge lo sguardo al contrappunto e all’antica polifonia italiana, ma non rinnega la vocazione drammatica e piega a un’alta concezione del testo liturgico il suo linguaggio costruito sulle esperienze operistiche. 20 Anzi, è proprio di fronte a tale testo che si compie definitivamente la metamorfosi propria dell’ultimo Verdi, capace di innervare la complessa melodia di un tessuto polifonico e, quindi, di liberarsi dalle forme chiuse per dare respiro a un’architettura più ampia e articolata: con l’intonazione naturalistica del canto, la melodia strofica e le consuete simmetrie musicali vengono cancellate. I quattro solisti, infatti, impersonano e rendono plasticamente evidenti stati d’animo, accenti, percorsi espressivi fortemente differenziati. Così l’assegnazione di sezioni del testo all’uno o all’altro solista, o alle combinazioni di più voci, conferisce una profonda verità umana a una meditazione (sulla morte) che la musica trasforma in dramma travolgente. Il tema della morte aveva attraversato tutta l’opera verdiana ma qui si manifesta con uno sgomento drammatico che trascende le vicende di singoli personaggi per divenire evento oggettivo, ineluttabile destino dell’uomo. E non è in un’improbabile vita ultraterrena che Verdi cerca segni consolatori, ma nella consapevolezza di un’umanità in cammino, comunque. Così, l’intimidazione terrifica della morte è stemperata dai moti della consolazione in un contrasto drammaturgico straodinariamente efficace fino all’esausto, ma non rassegnato, spegnersi delle voci del Libera me finale: quasi uno stupito, irrisolto e umanissimo interrogativo. Susanna Venturi 21 Gli artisti foto di Silvia Lelli RICCARDO MUTI A Napoli, città in cui è nato, studia pianoforte con Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode presso il Conservatorio di San Pietro a Majella. Al “Giuseppe Verdi” di Milano, in seguito, consegue il diploma in Composizione e Direzione d’orchestra sotto la guida di Bruno Bettinelli e Antonino Votto. Nel 1967 la prestigiosa giuria del Concorso Cantelli di Milano gli assegna all’unanimità il primo posto, portandolo all’attenzione di critica e pubblico. L’anno seguente viene nominato Direttore Principale del Maggio Musicale Fiorentino, incarico che manterrà fino al 1980. Già nel 1971, però, Muti viene invitato da Herbert von Karajan sul podio del Festival di Salisburgo, inaugurando una felice consuetudine che lo porterà, nel 2001, a festeggiare i trent’anni di sodalizio con la manifestazione austriaca. Gli anni Settanta lo vedono alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove succede a Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992, eredita da Eugène Ormandy l’incarico di Direttore Musicale della Philadelphia Orchestra. 25 Dal 1986 al 2005 è Direttore Musicale del Teatro alla Scala: prendono così forma progetti di respiro internazionale, come la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la tetralogia wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano spazio e visibilità anche altri autori meno frequentati: pagine preziose del Settecento napoletano e opere di Gluck, Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con quella Dialogues des Carmélites che gli hanno valso il Premio Abbiati della critica. Il lungo periodo trascorso come direttore musicale dei complessi scaligeri culmina il 7 dicembre 2004 nella trionfale riapertura della Scala restaurata dove dirige l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri. Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai Berliner Philharmoniker alla Bayerischen Rundfunk, dalla New York Philharmonic all’Orchestre National de France alla Philharmonia di Londra e, naturalmente, i Wiener Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e particolarmente significativo, e con i quali si esibisce al Festival di Salisburgo dal 1971. Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo dei 150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha ricevuto l’Anello d’Oro, onorificenza concessa dai Wiener in segno di speciale ammirazione e affetto. Nell’aprile del 2003 viene eccezionalmente promossa in Francia una “Journée Riccardo Muti”, attraverso l’emittente nazionale France Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette musiche da lui dirette con tutte le orchestre che lo hanno avuto e lo hanno sul podio, mentre il 14 dicembre dello stesso anno dirige l’atteso concerto di riapertura del Teatro La Fenice di Venezia. Nel 2004 fonda l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini formata da giovani musicisti selezionati da una commissione internazionale fra oltre 600 strumentisti provenienti da tutte le regioni italiane. La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e operistico classico al Novecento. Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti proposti nell’ambito del progetto Le Vie dell’Amicizia di 26 Ravenna Festival in alcuni luoghi “simbolo” della storia, sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut (1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul (2001), New York (2002), Il Cairo (2003), Damasco (2004), El Djem (2005), Meknès (2006) con il Coro e l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino e i “Musicians of Europe United”, formazione costituita dalle prime parti delle più importanti orchestre europee. Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo Muti nel corso della sua carriera si segnalano: il titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legion d’Onore in Francia e il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II. Il Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia d’argento per l’impegno sul versante mozartiano; la Wiener Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto Membro Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha attribuito l’Ordine dell’Amicizia, mentre lo stato d’Israele lo ha onorato con il premio Wolf per le arti. Moltissime università italiane e straniere gli hanno conferito la Laurea Honoris Causa. Chiamato a dirigere il concerto che ha inaugurato le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al Grosses Festspielhaus di Salisburgo, Riccardo Muti ha rinsaldato i legami e le affinità ideali con i complessi dei Wiener Philharmoniker. Nel 2007 al Festival di Pentecoste di Salisburgo ha presentato Il Ritorno di Don Calandrino di Cimarosa con cui ha avviato il progetto triennale mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano che caratterizzerà anche le prossime edizioni del Festival fondato da Karajan. www.riccardomuti.com 27 PIERO MONTI Faentino, classe 1957, compie gli studi scientifici parallelamente a quelli musicali al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, dove si diploma in Musica corale e Direzione di coro nel 1979. Nello stesso anno diventa Maestro collaboratore di sala e di palcoscenico al Teatro Comunale di Bologna, ruolo che ricopre fino al 1983, allorché diventa Direttore musicale di palcoscenico. Nell’aprile del 1988 assume la direzione del Coro bolognese, e collabora coi Direttori stabili del teatro, da Riccardo Chailly a Daniele Gatti, nella realizzazione degli spettacoli e dei concerti, delle produzioni discografiche e delle tournée. All’inizio del 2003 è invitato a dirigere il Coro della Fenice di Venezia, col quale partecipa alla riapertura del teatro restaurato. Ha collaborato con direttori quali Abbado, Bertini, Delman, Gardiner, Gavazzeni, Gergiev, Inbal, Jurowski, Marriner, Muti, Pappano, Sinopoli, Solti, Thielemann, Viotti. Tra i numerosi brani da lui diretti, la Petite Messe Solennelle di Rossini con i pianoforti rossiniani del Conservatorio di Bologna, i Carmina burana (nella versione per pianoforti e percussioni) ed i Catulli carmina di Orff, Les Noces di Stravinskij, la Messa in re maggiore op. 86 di Dvořák e i Quattro pezzi sacri di Verdi. Dal novembre del 2004 dirige il Coro del Maggio Musicale Fiorentino. 28 ALEXIA VOULGARIDOU Nata a Kavala, in Grecia, inizia la sua formazione musicale ad Atene, proseguendo poi gli studi presso la Scuola Superiore di musica a Monaco di Baviera, dove si perfeziona con Astrid Varnay. Debutta nel 1993 al Prinzregentheater a Monaco come Susanna nelle Nozze di Figaro con la direzione di Sir Colin Davis. Interpreta poi Sophie nel Rosenkavalier di Richard Strauss, in una nuova produzione dello Staatsoper di Monaco con la regia di August Everding. Canta in seguito in Traviata, Les contes d’Hoffmann, Fidelio, Die Zauberflöte, La bohème, ad Hannover, Monaco, Darmstadt, Colonia e Bregenz. Riprende Bohème anche allo Staatsoper di Monaco di Baviera, assieme a Lucia di Lammermoor e Falstaff con la direzione di Zubin Mehta. A Zurigo si esibisce nella Missa Solemnis di Beethoven, diretta da Franz Welser Moest. Di recente è apparsa con successo a Roma nel Faust di Gounod, quindi a Mannheim in Turandot e Carmen, e ancora a Monaco con alcuni concerti diretti da Marcello Viotti. È stata inoltre apprezzata nella Traviata prodotta da Werner Schroeter a Kassel, nell’Elisir d’amore a Mannheim, nella Manon di Massenet per il Bayerische Rundfunk, nella Rondine a Sydney, in Roméo et Juliette ad Atlanta, in Anna Bolena al Regio di Torino e in Otello ad Amburgo. 29 Da segnalare il successo al Ravenna Festival con Faust, poi con Mefistofele (in forma di concerto) che ha segnato il suo debutto sotto la guida di Riccardo Muti. Ha ultimamente inciso un cd interpretando arie d’opera, assieme all’orchestra della Bayerische Rundfunk diretta da Nicola Luisotti. 30 OLGA BORODINA Debutta sulle scene europee nel 1992 esibendosi alla Royal Opera House in Covent Garden, a Londra, insieme a Placido Domingo nel Sansone e Dalila. Un successo che segna l’inizio della sua carriera internazionale. Al Covent Garden ritornerà più volte: con La Cenerentola, poi nella parte di Marguérite ne La damnation de Faust, con Sir Colin Davis, come Marina nel Boris Godunov (nel 2003), e in Kovàncina (nel 2005). Anche al Festival di Salisburgo, dopo il debutto nel Boris Godunov nel 1997, tornerà in più occasioni a interpretare Eboli nel Don Carlos. Al Teatro alla Scala canta nel 1999 in Adriana Lecouvreur, poi nel 2002 ancora nei panni di Dalila insieme a Domingo. All’Opéra di Parigi canta in Carmen, nel Don Carlos e di nuovo nel Boris Godunov. Il debutto negli Stati Uniti è del 1995, a San Francisco, ne La Cenerentola; in seguito oltre oceano interpreta la sua prima Carmen nel 1996, poi La fidanzata dello Zar, Sansone e Dalila, L’italiana in Algeri. È al Metropolitan nel 1997 con Boris Godunov, poi in occasione dell’apertura della stagione operistica 1998/99 con Sansone e Dalila con Placido Domingo diretta da James Levine. Tra le successive presenze al Metropolitan figurano La dama di picche, Aida, Carmen, poi L’italiana in Algeri, in cui per la prima 31 volta interpreta Isabella. È della scorsa stagione il suo debutto nel ruolo di Gioconda, sempre al Met, mentre nella prossima si esibirà in Aida e Carmen. In concerto si è esibita alla Carnegie Hall con l’orchestra del Metropolitan diretta da James Levine nella Messa da Requiem di Verdi, e in più occasioni con le più importanti orchestre e i migliori direttori del mondo: ai Proms della BBC con Gergiev e la Filarmonica di Rotterdam, alla Bastiglia con Conlon, ad Amsterdam con Rostropovič e l’Orchestra del Concertgebouw, alla Royal Festival Hall di Londra. I suoi concerti al Musikverein di Vienna con la Filarmonica viennese diretta da Gergiev sono incisi dal vivo per la Decca. Quanto ai recital, Olga Borodina si esibisce a Londra (Wigmore Hall e Barbican Centre), Milano (La Scala), Vienna (Konzerthaus), San Francisco (Davies Hall), Roma (Accademia di Santa Cecilia), Ginevra (Grand Théatre), Amburgo (Staatsoper), Parigi (Théatre des Champs Elysées), Barcellona (Liceu), Madrid (Sala Nazionale Concerti). Alla Carnegie Hall ha debuttato nel 2001, in recital, accompagnata da James Levine, tornandovi poi nel 2004 e recentemente in duetto con il marito, il basso Ildar Abdrazakov. Sul versante discografico, per la Philips Classics ha inciso tra l’altro: Kovàncina, La dama di picche, Guerra e pace, Il Principe Igor, Boris Godunov, Evgenij Onegin, La forza del destino, Don Carlos, i Vespri di Rachmaninov, Pulcinella di Stravinskij e Romeo e Giulietta di Berlioz, lavorando con Valerij Gergiev, Bernard Haitink e Sir Colin Davis. Per la stessa etichetta ha pubblicato i suoi recital tra cui quello dedicato alle Canzoni di Cˇajkovskij (dichiarato “miglior album di debutto” 1994 dalla giuria del Premio per la Musica Classica di Cannes). Per la Erato ha inciso Sansone e Dalila con José Cura e la direzione di Sir Colin Davis. Tra le incisioni più recenti ricordiamo il Requiem verdiano con Gergiev, l’Aida con Harnoncourt e la Filarmonica di Vienna, La morte di Cleopatra di Berlioz in concerto al Musikverein di Vienna. La Philips Classics ha pubblicato un doppio cd, A Portrait of Olga Borodina, che raccoglie una scelta di canzoni e arie. Nel 2002 ha ricevuto il titolo di Artista del Popolo Russo, e nel 2007 il Premio di Stato Russo, massima onorificenza assegnata agli artisti in Russia. 32 MARIO ZEFFIRI È nato ad Atene, dove si è laureato in Giurisprudenza e dove ha iniziato gli studi di canto. Grazie ad una borsa di studio della Fondazione Maria Callas ha continuato gli studi di canto in Italia e, dopo aver partecipato a diversi concorsi, è stato ammesso a frequentare l’Accademia del Teatro alla Scala dove, sotto la guida di Alberto Zedda, ha preparato molti ruoli, tra cui quello di Fenton del Falstaff di Verdi, che ha interpretato sotto la direzione di Riccardo Muti. Nello sviluppo della sua carriera ha privilegiato la vocalità del belcanto italiano ottocentesco e del barocco italiano e francese. Ha studiato con Juan Oncina a Barcellona e con Michel Sénéchal a Parigi. Nell’ambito del repertorio rossiniano, si è esibito come Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia al Festival di Montpellier e all’Opera di Bordeaux, Düsseldorf, Liegi, Essen, Stoccolma, Berlino; come Don Ramiro nella Cenerentola al Teatro Verdi di Trieste, al Teatro Regio di Torino e all’Opera di Lipsia; come Norfolk nella Elisabetta Regina d’Inghilterra al Festival Rossini di Bad Wildbad; come Lindoro nell’Italiana in Algeri all’Opera di Düsseldorf; come protagonista del Comte Ory a Metz; e come Libenskof nel Viaggio a Reims a Parigi, Liège, Avignone, Bad Wildbad. Sempre sotto la direzione di Alberto Zedda. 33 Più recenti le interpretazioni nel Tancredi all’Opera di Roma, nella Scala di seta al Teatro Massimo di Palermo, nella Gazzetta al Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Tra gli altri ruoli affrontati figurano anche, quanto al repertorio mozartiano, Tamino (Die Zauberflöte), Don Ottavio (Don Giovanni), Belmonte (Die Entführung aus dem Serail), Ferrando (Così fan tutte), Belfiore (La finta giardiniera) e Alessandro (Il re pastore); inoltre, ha interpretato Almaviva nel Barbiere di Siviglia di Paisiello e in quello di Morlacchi. Fra i ruoli più frequentati, Ernesto nel Don Pasquale di Donizetti ed Elvino nella Sonnambula di Bellini, con cui ha debuttato al Teatro alla Scala di Milano nel gennaio 2001. Da segnalare poi i debutti come Arturo nei Puritani di Bellini a Essen e come Ritornello nell’Opera seria di Gassmann al Théâtre des Champs Élysées a Parigi con il Concerto Köln e la direzione di René Jacobs. Nonché quello in America come Uberto nella Donna del lago di Rossini alla Carnegie Hall di New York, diretto da Eve Queler. Nel versante barocco, ha preso parte alla produzione di Eliogabalo di Cavalli al Teatro La Monnaie di Bruxelles, con la direzione di René Jacobs; poi è stato Apollo negli Amori di Apollo e Dafne di Cavalli a La Coruña, diretto da Alberto Zedda. Per il Teatro dell’Opera di Roma ha eseguito la Messa di Gloria di Rossini, diretto da Jesus Lopez Cobos. Inoltre, ha debuttato al Rossini Opera Festival 2004 di Pesaro come Fileno/Genio nella cantata Il vero omaggio. Recentemente, per il Teatro San Carlo di Napoli, è stato impegnato nella Cantata di San Gennaro di Paisiello e nel Trionfo della fede di Cimarosa; ha debuttato all’Opera di Amburgo come Don Narciso nel Turco in Italia di Rossini; è tornato al Teatro dell’Opera di Roma nella Sonnambula e nel rossiniano Barbiere di Siviglia; e ha sostenuto parti importanti al Teatro Comunale di Bologna, al Verdi di Trieste, al Regio di Torino. Ha debuttato come Gérald nella Lakmé di Delibes all’Opera Nazionale Greca di Atene. 34 ILDAR ABDRAZAKOV È nato nel 1976 a Ufa, in Russia, dove ha studiato presso l’Istituto delle Arti sotto la guida di Milyausha Murtazina. Vincitore di diversi concorsi quali il primo concorso televisivo Grande Premio di Mosca, l’Irina Arkipova, il Glinka, il Rimskij-Korsakov ed il Gran Prix Elena Obratzova, è entrato nel 1998 a far parte dei Solisti del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo dove ha debuttato interpretando il ruolo di Figaro nelle Nozze di Figaro. Ha quindi cantato nella Sonnambula, nel Don Giovanni per la direzione di Valerij Gergiev, nella Forza del destino, in Lucia di Lammermoor e in Carmen. Nel 2000 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale Maria Callas della Radio Televisione Italiana svoltosi a Parma, evento che ha proiettato la sua carriera in ambito internazionale. Infatti, nel 2001 ha debuttato al Teatro alla Scala nella Sonnambula e al Regio di Parma nella Norma; poi a Tokyo nel Don Carlo per la direzione di Daniel Oren. Nello stesso anno, oltre a cantare nel Concerto per la Festa della Repubblica al Quirinale, si è più volte esibito nella Messa da Requiem di Verdi sotto la direzione di maestri quali Valerij Gergiev, Riccardo Chailly, Myung-Whun Chung, Gianluigi Gelmetti. Interpretando inoltre importanti ruoli nella Semiramide a Lima, in Perù, nella Forza 35 del destino alla Scala di Milano diretto da Gergiev, in Macbeth, sempre alla Scala diretto da Riccardo Muti, in Carmen a Colonia, nel Barbiere di Siviglia al Filarmonico di Verona, nella Nona Sinfonia di Beethoven all’Auditorium di Milano diretto da Riccardo Chailly. Nel 2002 è tornato alla Scala prima con Sansone e Dalila, poi con l’opera inaugurale Iphigénie en Aulide diretto da Riccardo Muti. Al Carlo Felice di Genova ha cantato nei Capuleti e i Montecchi e nella Petite Messe Solennelle. In seguito è stato Maometto II nell’Assedio di Corinto a Corinto, Mustafà nell’Italiana in Algeri al Festival Mozart de La Coruña, Selim nel Turco in Italia al Rossini Opera Festival di Pesaro. Ha aperto l’anno successivo cantando nella Messa di Cherubini alla Bayerische Rundfunk diretto da Riccardo Muti (esecuzione da cui è scaturita un’incisione discografica). Di nuovo alla Scala, si è esibito nel Fidelio. Ha poi debuttato alla Staatsoper di Vienna come Escamillo in Carmen, e a Pesaro è tornato con Semiramide prima di seguire Riccardo Muti e le compagini scaligere in Giappone, per Macbeth. Dopo il ruolo di Mustafà nell’Italiana in Algeri all’Opera di Roma, di nuovo ha partecipato all’inaugurazione della stagione della Scala: come Moïse in Moïse et Pharaon, sempre diretto da Muti. Del 2004 è il debutto al Metropolitan di New York in Don Giovanni. Nel teatro americano è tornato poi con Carmen e, più recentemente, con Cenerentola, Faust, Attila, Lucia di Lammermoor. Sempre nel 2004 ha debuttato al Teatro Real di Madrid in Semiramide, per poi partecipare al Concerto di Natale alla Scala diretto da Muti. In seguito è stato a Bilbao per La sonnambula, a San Francisco, a Washington e a Chicago per L’italiana in Algeri, all’Accademia di Santa Cecilia a Roma e alla Rai di Torino con il Requiem verdiano, al Liceo di Barcelona per Semiramide, a Los Angeles per le Nozze di Figaro, di nuovo alla Scala per Lucia di Lammermoor. E, ancora, a Parigi per Luisa Miller e a Berlino per Semiramide. 36 foto di Stéphane de Bourgies SŒUR MARIE KEYROUZ È nata a Deir El-Ahmar, in Libano, nei pressi dell’antica città romana di Baalbeck. Appartenente all’ordine delle Suore Basiliensi, è Presidentessa e fondatrice dell’Istituto Internazionale di Canto Sacro a Parigi. Ha condotto molteplici studi, conseguendo un Dottorato in Musicologia e Antropologia religiosa presso la Sorbona (1991), un Diploma di studi avanzati in Scienze religiose dell’Università San Giuseppe di Beirut, e uno di Canto classico occidentale. Titoli che le hanno valso ben presto il soprannome di “suora che canta da studiosa”. Maronita di famiglia e melchita di congregazione, Suor Marie incarna le venerabili tradizioni artistiche delle chiese orientali. Con un approccio culturale universale, vanta una conoscenza assai approfondita sia del canto orientale che di quello dell’antica musica sacra classica occidentale, e da molti anni pratica vari tipi di canto sacro: occidentale classico, bizantino, siriaco, maronita, gregoriano e ambrosiano; risalendo, secondo criteri di autenticità, a repertori antichissimi, dei primi secoli del Cristianesimo, quando tutti i canti maroniti, siro-cattolici, siro-ortodossi, bizantini e melchiti erano affratellati tra loro. Per questo è divenuta il simbolo del fervore del canto tradizionale cristiano, ponendo la sua voce, il suo intero 37 essere e la sua arte al servizio del Verbo divino e della sua missione religiosa: “Quando canto, prego due volte” è solita dire, riprendendo parole care a San Basilio, e ancora “il canto è l’unico modo per esprimere una verità che sarebbe altrimenti impossibile cogliere”. Dal 1980, si esibisce periodicamente in concerto sia con il suo gruppo, l’Ensemble de la Paix – composto da musicisti e coristi di religioni e nazionalità diverse, che ben traduce il suo desiderio di universalità e di ecumenismo – sia con le più grandi orchestre del mondo che la accompagnano nel repertorio sacro classico. Al crocevia delle religioni, i suoi dischi hanno riscosso un successo internazionale e le hanno valso numerosi inviti a cantare in tutto il mondo, conquistando l’attenzione di ascoltatori occidentali ed orientali, che la definiscono “messagera della pace” o “luce della musica sacra”. Per lei, la voce e il talento non sono tanto strumenti di lavoro, quanto un ponte tra Dio e gli uomini. Suor Marie Keyrouz trasmette la convizione che, nel canto, non esistono divisioni: chi l’ascolta ode e prega due volte. 38 ORCHESTRA DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO Eva Erna Szabó Virgil Simonis Sergio Rizzelli Laura Bologna Béla Csányi violini primi Yehezkel Yerushalmi* Domenico Pierini* + Ladislao Horváth Leonardo Cassi Luigi Cozzolino Nicolaé Hortopan Fabio Montini Anna Noferini Gabriele Bellu Laura Mariannelli Emilio Di Stefano Nicola Grassi Mircea Finata Gianrico Righele Lorenzo Fuoco Angel Andrea Tavani viole Igor Polesitzky (I) Claudia Wolvington (II) Lia Previtali (II) Andrea Pani Stefano Rizzelli Anne Lokken Flavio Flaminio Antonio Pavani Naomi Yanagawa Cristiana Buralli Donatella Ballo Lorenzo Falconi Herber Dezi violini secondi Marco Zurlo (I) Alessandro Alinari (I) Alberto Boccacci (II) Santo Giunta Giacomo Rafanelli Aurora Manuel Rita Ruffolo Orietta Bacci Rossella Pieri Mihai Chendimenu violoncelli Marco Severi (I) George Georgescu (I) Roger Low (II) Michele Tazzari (II) Fabiana Arrighini Fernando Pellegrino Beatrice Guarducci 39 Anna Pegoretti Lucio Labella Danzi Renato Insinna Ellen Etkin contrabbassi Francesco Fraioli (I) Renato Pegoraro (II) Fabrizio Petrucci (II) Stefano Cerri Romeo Pegoraro Mario Rotunda Nicola Domeniconi Andrea Lombardo flauti Renzo Pelli (I) Marta Misuri Alessia Sordini ottavino Nicola Mazzanti oboi Alberto Negroni (I) Marco Salvatori (I) Matteo Trentin Alessandro Potenza corno inglese Massimiliano Salmi clarinetti Riccardo Crocilla (I) Giovanni Riccucci (I) Leonardo Cremonini clarinetto piccolo Paolo Pistolesi clarinetto basso Giovanni Piqué fagotti Dante Vicari (I) Stefano Vicentini (I) Gianluca Saccomani Francesco Furlanich controfagotto Stefano Laccu corni Gianfranco Dini (I) Mario Bruno Alberto Simonelli Adriano Orlandi Stefano Mangini Eolo Pignattini trombe Andrea Dell’Ira (I) Marco Crusca Claudio Quintavalla Emanuele Antoniucci tromboni Eitan Bezalel (I) Fabiano Fiorenzani (I) Andrea G. D’Amico Gabriele Malloggi basso tuba Mario Barsotti timpani e percussioni Fausto C. Bombardieri Luciano Di Labio Piero Nardulli Gregory Le Coeur segretario organizzativo orchestra Milko Pineschi addetti all’orchestra Antonio Carrara Luca Mannucci * spalla + concertino con obbligo di spalla 40 Fondata nel 1928 da Vittorio Gui come Stabile Orchestrale Fiorentina, è impegnata fin dagli esordi in un’intensa attività concertistica e nelle stagioni liriche del Teatro Comunale di Firenze. Nel 1933 contribuisce alla nascita del più antico e prestigioso Festival musicale europeo, dopo quello di Salisburgo: il Maggio Musicale Fiorentino, da cui prende il nome. A Gui succedono come Direttori stabili Mario Rossi, Piero Bellugi e Bruno Bartoletti. Capitoli fondamentali nella storia dell’Orchestra sono poi la direzione stabile di Riccardo Muti (1969-1981) e quella di Zubin Mehta, che dal 1985 ne è Direttore principale firmando in ogni stagione importanti produzioni sinfoniche e operistiche nonché le più significative tournée. Rapporti privilegiati sono quelli che successivamente l’Orchestra stabilisce con Myung-Whun Chung e con Semyon Bychkov, Direttori ospiti principali rispettivamente dal 1987 e dal 1992. Apprezzata nel mondo musicale internazionale, sul suo podio sono saliti, nel corso degli anni, alcuni fra i massimi direttori: De Sabata, Guarnieri, Marinuzzi, Gavazzeni, Serafin, Furtwängler, Walter, Klemperer, Dobrowen, Perlea, Erich Kleiber, Rodzinskij, Mitropoulos, Karajan, Bernstein, Schippers, Claudio Abbado, Maazel, Giulini, Prêtre, Sawallisch, Carlos Kleiber, Solti, Chailly, Sinopoli, Ozawa. Inoltre, illustri compositori come Richard Strauss, Mascagni, Pizzetti, Hindemith, Stravinskij, Petrassi, Dallapiccola, Penderecki e Berio le hanno affidato, dirigendola, i propri lavori, spesso in prima esecuzione. Numerose sono le incisioni discografiche realizzate dall’Orchestra fin dagli anni Cinquanta, spesso insignite di prestigiosi riconoscimenti fra i quali il Grammy Award. È spesso presente anche in trasmissioni radiofoniche e televisive. Recenti i successi riportati dalla terza tournée in Giappone con Zubin Mehta, che del Maggio Musicale Fiorentino è anche Direttore onorario a vita. 41 CORO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO maestro del coro Piero Monti aiuto maestro del coro Andrea Secchi soprani Stefania Carmen Andrei Sabrina Baldini Antonella Bandelli Tiziana Bellavista Maria Cristina Bisogni Silvia Capra Gabriella Cecchi Elizabeth Chard Giovanna Costa Ruth Anna Crabb Eloisa Deriu Elisabetta Ermini Rosa Galassetti Silvia Giovannini Laura Lensi Daniela Losi Barbara Marcacci Monica Marzini Marina Mior Maria Pace Cristina Pagliai Delia Palmieri Sarina Rausa Giulia Tamarri Ottavia Vegini Ginko Yamada mezzosoprani e contralti Gisele Alberto Silvia Barberi Elena Cavini Consuelo Cellai Teodolinda De Giovanni Sabrina D’Errico Sally Jane Erskine Cristiana Fogli Maria Eugenia Leonardi Simonetta Lungonelli Patrizia Parnasi Maria Laura Prete Margherita Puliga Stefania Renieri Maria Rosaria Rossini Sharon Sage Maria Assunta Sicolo Livia Sponton Nadia Sturlese Patrizia Tangolo Barbara Zingerle Romina Tomasoni tenori Jorge Ansorena Fabio Bertella István Bogati Alessandro Carmignani Riccardo Caruso Davide Cusumano Massimiliano Esposito Fabrizio Falli Saulo Diepa Garcia Grant Richards Dean Janssens Leonardo Melani Carlo Messeri Enrico Nenci Giovanni Pentasuglia Raimondo Ponticelli Davide Siega Leonardo Sgroi Valerio Sirotti Riccardo Sorelli Mauro Virgini Hiroki Watanabe baritoni Nicolò Ayroldi Claudio Fantoni Lisandro Guinis Alessandro Luongo Bernardo R. Martinuzzi Giovanni Mazzei Antonio Menicucci 42 Egidio Naccarato Lucio Prete Vito Roberti Enrico Rotoli Alberto Scaltriti Nicola Lisanti Salvatore Massei Roberto Miniati Antonio Montesi Marco Perrella Alessandro Peruzzi Pietro Simone Marcello Vargetto bassi Diego Barretta Maurizio Di Benedetto Andrea D’Amelio Pawel Janowski segretario organizzativo coro Alessandra Vestita Formatosi nel 1933 (anno di nascita dell’omonimo Festival) sotto la guida di Andrea Morosini, si qualifica come uno dei più importanti complessi vocali italiani nell’ambito sia dell’attività lirica che di quella sinfonica. A Morosini subentrano nel ’61 Adolfo Fanfani e nel ’75 Roberto Gabbiani, al quale succedono nel ’90 Vittorio Sicuri, nel ’92 Marco Balderi e nel ’96 José Luis Basso. Dal novembre 2004 il Maestro del Coro è Piero Monti. Particolarmente significativa la collaborazione con grandi direttori quali Mehta, Muti, Claudio Abbado, Giulini, Bartoletti, Gavazzeni, Sawallisch, Prêtre, Chung, Ozawa, Bychkov, Sinopoli. L’attività del Coro si è andata sviluppando anche nel settore della vocalità da camera e della musica contemporanea, con importanti prime esecuzioni di compositori del nostro tempo quali Penderecki, Dallapiccola, Petrassi, Nono, Bussotti. Negli ultimi anni il Coro ha ampliato il proprio repertorio alle maggiori composizioni sinfonico-corali classiche e moderne, eseguendo fra l’altro, in lingua originale, Moses und Aron di Schönberg. Partecipa alle più importanti tournée sia con l’Orchestra del Maggio che come complesso autonomo. Tra le tante esibizioni si ricorda la Turandot in forma di concerto con la Israel Philharmonic a Tel-Aviv e Haifa sotto la direzione di Zubin Mehta: la stessa opera è stata poi eseguita a Pechino, nella Città Proibita, nel 1998, insieme alla Messa da Requiem di Verdi. La disponibilità e la capacità di interpretare lavori di epoche e stili diversi in lingua originale sono caratteristiche che hanno reso il Coro del Maggio una delle compagini più duttili e apprezzate dai direttori d’orchestra e dalla critica internazionale. Nel 2003 vince il Grammy Award insieme a Renée Fleming per il cd Belcanto. Nel settembre 43 2006 è protagonista della terza tournée in Giappone del Maggio Musicale Fiorentino; nel 2007 esegue la Nona Sinfonia di Beethoven con Lorin Maazel e la Symphonica Toscanini all’Auditorium della Conciliazione in Roma; inoltre chiude con un memorabile concerto l’Anno dell’Italia in Cina. 44 palazzo m. de andré l Palazzo “Mauro de André” è stato edificato alla fine degli anni ’80, con l’obiettivo di dotare Ravenna di uno spazio multifunzionale adatto ad ospitare grandi eventi sportivi, artistici e commerciali; la sua realizzazione si deve all’iniziativa del Gruppo Ferruzzi, che ha voluto intitolarlo alla memoria di un collaboratore prematuramente scomparso, fratello del cantautore Fabrizio. L’edificio, progettato dall’architetto Carlo Maria Sadich ed inaugurato nell’ottobre 1990, sorge non lontano dagli impianti industriali e portuali, all’estremità settentrionale di un’area recintata di circa 12 ettari, periodicamente impiegata per manifestazioni all’aperto. I propilei in laterizio eretti lungo il lato ovest immettono nel grande piazzale antistante il Palazzo, in fondo al quale si staglia la mole rosseggiante di “Grande ferro R”, di Alberto Burri: due stilizzate mani metalliche unite a formare l’immagine di una chiglia rovesciata, quasi una celebrazione di Ravenna marittima, punto di accoglienza e incontro di popoli e civiltà diverse. A sinistra dei propilei sono situate le fontane in travertino disegnate da Ettore Sordini, che fungono da vasche per la riserva idrica antincendio. L’ingresso al Palazzo è mediato dal cosiddetto Danteum, una sorta di tempietto periptero di 260 metri quadri formato da una selva di pilastri e colonne, cento al pari dei canti della Commedia: in particolare, in corrispondenza ai pilastri in laterizio delle file esterne si allineano all’interno cinque colonne di ferro, tredici in marmo di Carrara e nove di cristallo, allusive alle tre cantiche dantesche. Il Palazzo si presenta di pianta quadrangolare, con paramento esterno in laterizio, ravvivato nella fronte, fra i due avancorpi laterali aggettanti, da una decorazione a mosaico disegnata da Elisa Montessori e realizzata da Luciana Notturni. Al di sopra si staglia la grande cupola bianca, di 54 metri per lato, realizzata in struttura metallica reticolare a doppio strato, coperta con 5307 metri quadri di membrana traslucida in fibra di vetro spalmata di PTFE (teflon); essa è coronata da un lucernario quadrangolare di circa otto metri per lato che si apre elettricamente per garantire la ventilazione. Quasi 4.000 persone possono trovare posto nel grande vano interno, la cui fisionomia spaziale è in grado di adattarsi alle diverse occasioni (eventi sportivi, fiere, concerti), grazie alla presenza di gradinate scorrevoli che consentono il loro trasferimento sul retro, dove sono anche impiegate per spettacoli all’aperto. Il Palazzo, che già nel 1990 ha ospitato un concerto diretto da Valerij Gergiev, con la partecipazione di Mstislav Rostropovič e Uto Ughi, è stato da allora utilizzato regolarmente per alcuni dei più importanti eventi artistici di Ravenna Festival. I Gianni Godoli 47 programma di sala a cura di Susanna Venturi coordinamento editoriale e grafica Ufficio Edizioni Ravenna Festival in copertina un’immagine di Ezio Antonelli per Ravenna Festival 2007 stampa Grafiche Morandi, Fusignano