SOTTO L’ALTO
PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
con il patrocinio di:
SENATO DELLA REPUBBLICA, CAMERA DEI DEPUTATI,
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Palazzo Mauro de André
sabato 21 luglio 2007, ore 21
Orchestra e Coro
del Maggio Musicale Fiorentino
direttore
Riccardo Muti
FONDAZIONE RAVENNA MANIFESTAZIONI
COMUNE DI RAVENNA, REGIONE EMILIA ROMAGNA
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
in collaborazione con ARCUS
Fondazione Ravenna Manifestazioni
Assemblea dei Soci
Comune di Ravenna
Regione Emilia Romagna
Provincia di Ravenna
Camera di Commercio di Ravenna
Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Associazione Industriali di Ravenna
Ascom Confcommercio
Confesercenti Ravenna
CNA Ravenna
Confartigianato Ravenna
Archidiocesi di Ravenna e Cervia
Fondazione Arturo Toscanini
Ravenna Festival
ringrazia
ASSOCIAZIONE AMICI DI RAVENNA FESTIVAL
AIR ONE
ASSICURAZIONI GENERALI
AUTORITÀ PORTUALE DI RAVENNA
BANCA POPOLARE DI RAVENNA
BANG & OLUFSEN
BH AUDIO
CASSA DEI RISPARMI DI FORLÌ E DELLA ROMAGNA
CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA
CIRCOLO AMICI DEL TEATRO “ROMOLO VALLI” - RIMINI
CMC RAVENNA
CONFARTIGIANATO PROVINCIA DI RAVENNA
CONFINDUSTRIA RAVENNA
CONTSHIP ITALIA GROUP
COOP ADRIATICA
COOPERATIVA BAGNINI CERVIA
CREDITO COOPERATIVO RAVENNATE E IMOLESE
ENI
ERIS
FEDERAZIONE COOPERATIVE PROVINCIA DI RAVENNA
FERRETTI YACHTS
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA
FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA
GRUPPO POSTE ITALIANE
HAWORTH CASTELLI
INDESIT COMPANY
ITER
LA VENEZIA ASSICURAZIONI
LEGACOOP
MARINARA
MERCATONE UNO
MERLONI PROGETTI
PROFUMERIE DOUGLAS
RECLAM
ROMAGNA ACQUE - SOCIETÀ DELLE FONTI
SAPIR
SEDAR CNA SERVIZI RAVENNA
SOTRIS - GRUPPO HERA
TELECOM ITALIA - PROGETTO ITALIA
THE SOBELL FOUNDATION
THE WEINSTOCK FUND
UNICREDIT BANCA
YOKO NAGAE CESCHINA
ASSO
Presidente
Gian Giacomo Faverio
Vice Presidenti
Roberto Bertazzoni
Lady Netta Weinstock
Comitato Direttivo
Domenico Francesconi
Gioia Marchi
Pietro Marini
Maria Cristina Mazzavillani Muti
Giuseppe Poggiali
Eraldo Scarano
Gerardo Veronesi
Segretario
Pino Ronchi
I DI
Presidente onorario
Marilena Barilla
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Maria Antonietta Ancarani, Ravenna
Antonio e Gian Luca Bandini,
Ravenna
Marilena Barilla, Parma
Francesca e Silvana Bedei, Ravenna
Roberto e Maria Rita Bertazzoni,
Parma
Maurizio e Irene Berti, Bagnacavallo
Paolo e Maria Livia Brusi, Ravenna
Giancarla e Guido Camprini,
Ravenna
Italo e Renata Caporossi, Ravenna
Glauco e Roberta Casadio, Ravenna
Margherita Cassis Faraone, Udine
Glauco e Egle Cavassini, Ravenna
Roberto e Augusta Cimatti, Ravenna
Manlio e Giancarla Cirilli, Ravenna
Ludovica D’Albertis Spalletti,
Ravenna
Marisa Dalla Valle, Milano
Andrea e Antonella Dalmonte,
Ravenna
Roberto e Barbara De Gaspari,
Ravenna
Giovanni e Rosetta De Pieri,
Ravenna
Letizia De Rubertis, Ravenna
Stelvio e Natalia De Stefani, Ravenna
Enrico e Ada Elmi, Milano
Lucio e Roberta Fabbri, Ravenna
Mariapia Fanfani, Roma
Gian Giacomo e Liliana Faverio,
Milano
Paolo e Franca Fignagnani, Milano
Domenico e Roberta Francesconi,
Ravenna
Giovanni Frezzotti, Jesi
Adelmo e Dina Gambi, Ravenna
Idina Gardini, Ravenna
Vera Giulini, Milano
Roberto e Maria Giulia Graziani,
Ravenna
Dieter e Ingrid Häussermann,
Bietigheim-Bissingen
Pierino e Alessandra Isoldi, Bertinoro
Michiko Kosakai, Tokyo
Valerio e Lina Maioli, Ravenna
Alfonso e Silvia Malagola, Milano
Franca Manetti, Ravenna
Carlo e Gioia Marchi, Firenze
Gabriella Mariani Ottobelli, Milano
Pietro e Gabriella Marini, Ravenna
Paola Martini, Bologna
Luigi Mazzavillani e Alceste Errani,
Ravenna
Maria Rosaria Monticelli Cuggiò e
Sandro Calderano, Ravenna
Maura e Alessandra Naponiello,
Milano
Peppino e Giovanna Naponiello,
Milano
Giorgio e Riccarda Palazzi Rossi,
Ravenna
Vincenzo e Annalisa Palmieri, Lugo
Gianna Pasini, Ravenna
Gian Paolo e Graziella Pasini,
Ravenna
Desideria Antonietta Pasolini
Dall’Onda, Ravenna
Fernando Maria e Maria Cristina
Pelliccioni, Rimini
Fabrizio Piazza e Caterina Rametta,
Ravenna
Giuseppe e Paola Poggiali, Ravenna
Giorgio e Angela Pulazza, Ravenna
Paolo e Aldo Rametta, Ravenna
Stelio e Grazia Ronchi, Ravenna
Sergio e Antonella Roncucci, Milano
Lella Rondelli, Ravenna
Stefano e Luisa Rosetti, Milano
Angelo Rovati, Bologna
Giovanni e Graziella Salami,
Lavezzola
Ettore e Alba Sansavini, Lugo
Guido e Francesca Sansoni, Ravenna
Francesco e Sonia Saviotti, Milano
Sandro e Laura Scaioli, Ravenna
Eraldo e Clelia Scarano, Ravenna
Leonardo e Angela Spadoni, Ravenna
Italo e Patrizia Spagna, Bologna
Alberto e Anna Spizuoco, Ravenna
Gabriele e Luisella Spizuoco,
Ravenna
Paolo e Nadia Spizuoco, Ravenna
Enrico e Cristina Toffano, Padova
Ferdinando e Delia Turicchia,
Ravenna
Maria Luisa Vaccari, Padova
Roberto e Piera Valducci,
Savignano sul Rubicone
Silvano e Flavia Verlicchi, Faenza
Gerardo Veronesi, Bologna
Luca e Lorenza Vitiello, Ravenna
Lady Netta Weinstock, Londra
Giovanni e Norma Zama, Ravenna
Angelo e Jessica Zavaglia, Ravenna
Aziende sostenitrici
ACMAR, Ravenna
Alma Petroli, Ravenna
CMC, Ravenna
Credito Cooperativo Ravennate e
Imolese
FBS, Milano
FINAGRO - I.Pi.Ci. Group, Milano
Ghetti Concessionaria Audi,
Ravenna
ITER, Ravenna
Kremslehner Alberghi e Ristoranti,
Vienna
L.N.T., Ravenna
Rosetti Marino, Ravenna
SCAFI - Società di Navigazione,
Napoli
SMEG, Reggio Emilia
SVA Concessionaria Fiat, Ravenna
Terme di Cervia e di Brisighella,
Cervia
Terme di Punta Marina, Ravenna
Viglienzone Adriatica, Ravenna
Giuseppe Verdi
(1813-1901)
Messa da Requiem
per soli, coro e orchestra
direttore
Riccardo Muti
soprano
Alexia Voulgaridou
mezzosoprano
Olga Borodina
tenore
Mario Zeffiri
basso
Ildar Abdrazakov
maestro del coro
Piero Monti
Orchestra e Coro
del Maggio Musicale Fiorentino
con la partecipazione straordinaria di
Sœur Marie Keyrouz
Messa da Requiem
Requiem e Kyrie
Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua
luceat eis.
Te decet hymnus, Deus, in Sion, et tibi reddetur votum in
Jerusalem; exaudi orationem meam, ad te omnis caro
veniet.
Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua
luceat eis.
Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison.
Dies irae
Dies irae, dies illa
Solvet saeclum in favilla:
Teste David cum Sibylla.
Quantus tremor est futurus,
Quando Judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus!
Tuba mirum spargens sonum
Per sepulchra regionum,
Coget omnes ante thronum.
Mors stupebit et natura,
Cum resurget creatura,
Judicanti responsura.
Liber scriptus proferetur,
In quo totum continetur,
Unde mundus judicetur.
Judex ergo cum sedebit,
Quidquid latet apparebit:
Nil inultum remanebit.
Quid sum miser tunc dicturus?
Quem patronum rogaturus,
Cum vix justus sit securus?
Rex tremendae majestatis,
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me fons pietatis.
8
Messa da Requiem
Requiem e Kyrie
L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la
luce perpetua.
Si innalzi un inno a te, o Dio, in Sion, a te si sciolga il voto
in Gerusalemme; esaudisci la mia preghiera, a te viene
ogni mortale.
L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la
luce perpetua.
Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà.
Dies irae
Giorno d’ira, quel giorno
distruggerà il mondo nel fuoco,
come affermano Davide e la Sibilla.
Quanto terrore ci sarà,
quando verrà il giudice,
per giudicare ogni cosa.
Una tromba che diffonde un suono meraviglioso
nei sepolcri di tutto il mondo,
chiamerà tutti davanti al trono.
La morte e la natura stupiranno,
quando la creatura risorgerà,
per rispondere al giudice.
Verrà aperto il libro,
nel quale tutto è contenuto,
in base al quale il mondo sarà giudicato.
Non appena il giudice sarà seduto,
apparirà ciò che è nascosto,
nulla resterà ingiudicato.
E io che sono misero che dirò,
chi chiamerò in mia difesa,
se a mala pena il giusto è tranquillo?
Re di tremenda maestà,
tu che salvi per tua grazia,
salva me, o fonte di pietà.
9
Recordare, Jesu pie
Quod sum causa tuae viae,
Ne me perdas illa die.
Quaerens me, sedisti lassus,
Redemisti crucem passus:
Tantus labor non sit cassus.
Juste Judex ultionis,
Donum fac remissionis
Ante diem rationis.
Ingemisco tamquam reus:
Culpa rubet vultus meus:
Supplicanti parce, Deus.
Qui Mariam absolvisti,
Et latronem exaudisti,
Mihi quoque spem dedisti.
Preces meae non sunt dignae,
Sed tu bonus fac benigne,
Ne perenni cremer igne.
Inter oves locum praesta,
Et ab haedis me sequestra,
Statuens in parte dextra.
Confutatis maledictis,
Flammis acribus addictis:
Voca me cum benedictis.
Oro supplex et acclinis,
Cor contritum quasi cinis,
Gere curam mei finis.
Lacrimosa dies illa,
Qua resurget ex favilla
Judicandus homo reus:
Huic ergo parce, Deus:
Pie Jesu Domine,
Dona eis requiem.
Amen.
10
Ricordati, o Gesù buono,
che sono il motivo della tua via,
non perdermi, in quel giorno.
Cercandomi ti sedesti stanco,
mi hai salvato morendo in croce;
fa’ che tanta fatica non sia inutile.
O giudice che punisci giustamente,
donami la remissione dei peccati
prima del giorno del giudizio.
Piango perché sono colpevole,
il mio volto arrossisce per la colpa:
risparmia chi ti supplica, o Dio.
Tu che hai assolto Maria Maddalena,
e hai esaudito il ladrone,
hai dato speranza anche a me.
Le mie preghiere non sono degne,
ma tu, buono, fa benignamente, c
he io non bruci nel fuoco eterno.
Dammi un posto tra gli agnelli,
allontanami dai capri,
ponendomi alla tua destra.
Confusi i maledetti,
gettati nelle vive fiamme,
chiama me tra i benedetti.
Prego supplice e prostrato,
il cuore contrito come cenere,
abbi cura della mia sorte.
Giorno di lacrime, quel giorno,
quando risorgerà dal fuoco
l’uomo reo per essere giudicato.
Ma tu risparmialo, o Dio.
Signore Gesù buono,
dona loro riposo.
Amen.
11
Offertorium
Domine Jesu Christe, Rex gloriae, libera animas omnium
fidelium defunctorum de poenis inferni, et de profundo
lacu: libera eas de ore leonis, ne absorbeat eas tartarus,
ne cadant in obscurum: sed signifer sanctus Michael
repraesentet eas in lucem sanctam. Quam olim Abrahae
promisisti et semini ejus.
Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus: tu
suscipe pro animabus illis, quarum hodie memoriam
facimus: fac eas, Domine, de morte transire ad vitam.
Quam olim Abrahae promisisti et semini ejus.
Sanctus
Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt coeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.
Agnus Dei
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem
sempiternam.
Lux aeterna
Lux aeterna luceat eis, Domine, cum Sanctis tuis in
aeternum, quia pius es.
Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua
luceat eis.
Libera me
Libera me, Domine, de morte aeterna, in die illa
tremenda: quando coeli movendi sunt et terra. Dum
veneris judicare saeculum per ignem.
12
Offertorium
Signore Gesù Cristo, Re di gloria, libera le anime di tutti i
fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dalla fossa profonda. Liberale dalla bocca del leone, affinché non vengano inghiottite dal Tartaro, e non cadano nell’oscurità:
ma l’alfiere san Michele le porti nella luce santa, che un
tempo hai promesso ad Abramo e alla sua stirpe.
A te, o Signore, offerte e preghiere offriamo con lodi.
Ricevile in favore di quelle anime, delle quali oggi
facciamo memoria: falle, o Signore, passare dalla morte
alla vita, che un tempo hai promesso ad Abramo e alla
sua stirpe.
Sanctus
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo,
i cieli e la terra sono pieni della tua gloria
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.
Agnus Dei
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro
la pace.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro
la pace.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona loro la
pace eterna.
Lux aeterna
Splenda ad essi la luce perpetua, Signore, con i tuoi santi
in eterno, poiché tu sei pietoso.
L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la
luce perpetua.
Libera Me
Liberami, o Signore, dalla morte eterna, in quel giorno
tremendo quando la terra e il cielo si muoveranno,
quando tu verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
13
Tremens factus sum ego, et timeo, dum discussio venerit
atque ventura ira.
Dies illa, dies irae, calamitatis et miseriae, dies magna et
amara valde.
Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua
luceat eis.
Libera me, Domine, de morte aeterna, in die illa
tremenda: quando coeli movendi sunt et terra. Dum
veneris judicare saeculum per ignem.
14
Sono tremante e pieno di timore, in considerazione del
giudizio che verrà.
Quel giorno è un giorno di ira, di calamità e miseria, un
giorno molto triste.
Dona loro l’eterno riposo, Signore: li illumini la luce perpetua.
Liberami, o Signore, dalla morte eterna, in quel giorno
tremendo quando la terra e il cielo si muoveranno,
quando tu verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
15
In occasione della Messa Funebre dedicata dal M. G.Verdi ad A. Manzoni.
Umanità in cammino
on verrò domani a Milano, ché non avrei cuore di
assistere ai suoi funerali. Verrò fra breve per visitarne la tomba, solo e senza essere visto, e forse,
dopo ulteriori riflessioni, e dopo aver pesate le mie forze,
per proporre cosa ad onorarne la memoria”. La notizia
della morte di Alessandro Manzoni, il 22 maggio 1873,
addolora profondamente Verdi, che il giorno dopo scrive
queste parole a Giulio Ricordi, rivelandogli di avere già in
mente quello che diventerà uno dei suoi indiscussi capolavori, la Messa da Requiem. Per il grande poeta, che aveva
incontrato personalmente solo una volta, nel 1868, nutriva
una profonda ammirazione e un rispetto quasi sacrale –
nell’intimità delle mura domestiche e con l’amica fidata, la
contessa Maffei, parlava di lui come del “Santo”. Del
resto, sia per il musicista che per il poeta l’impegno di artisti e intellettuali nella vita pubblica rivestiva un ruolo
determinante; e li univa una profonda affinità di idee per
nulla affievolita dall’ateismo convinto di Verdi contrapposto alla fede del Manzoni. Nella sua prosa il compositore
legge il superamento e il risolversi del pessimismo, del tragico sentire proprio della natura umana che pervade le sue
opere: per questo non può apparirci strano che un musicista ateo, e un poco sprezzante nei confronti del clero, scriva una Messa, perché il concetto di religiosità e spiritualità
che lo ispira nel metter mano alla pagina sacra si nutre di
principi umanitari ed evangelici. Una Messa che, non va
dimenticato, non fu concepita come parte integrante dell’atto liturgico, bensì destinata esclusivamente all’esecuzione in concerto.
Dalla composizione di Aida (1871) si era aperto per Verdi
un periodo di silenzio – dopo un decennio in cui già la sua
attività compositiva si era fatta più rara e meditata –, una
pausa lunghissima che si sarebbe interrotta solo sedici
anni dopo, con Otello. Una sospensione a cui molto probabilmente contribuirono anche le dure polemiche contro la
sua musica e le accuse di passatismo lanciategli in particolare dai giovani intellettuali della Scapigliatura, sostenitori della tradizione strumentale tedesca e dell’incipiente
diffusione dell’opera wagneriana in Italia. Proprio in quel
periodo nasce infatti la polemica che divide il mondo del-
‘‘N
17
La prima esecuzione della Messa da Requiem
diretta dall’Autore nella Chiesa di San Marco a Milano.
l’opera contrapponendo verdiani e wagneriani (e che proseguirà per anni senza peraltro che molto si conosca effettivamente in Italia della musica di Wagner): se da un lato si
critica Verdi perché l’evoluzione del suo linguaggio, in
particolare l’arricchimento dell’orchestrazione, viene
vista come un cedimento ai modi tedeschi, dall’altro lo si
ritiene troppo legato ai modelli vocali italiani del passato.
Ma se in qualche modo Verdi subì l’influenza wagneriana
fu nell’approfondire quell’autoriflessione, già da tempo
avviata, sul proprio comporre che lo portò a ritornare
sulle scene con il linguaggio rinnovato delle ultime opere,
Otello, appunto, e Falstaff.
Ma i sedici anni di “silenzio” non furono anni inoperosi, al
contrario. Oltre alla presenza nei teatri per la ripresa di
opere, cui assisteva personalmente per evitare scadimenti
nella qualità esecutiva, e alla rielaborazione del Simon Boccanegra e del Don Carlo, Verdi si dedicò, per la prima e
unica volta, al genere cameristico componendo un Quartetto
per archi (scritto nel 1873 a Napoli in un periodo di sospensione delle prove di Aida ma fatto eseguire per la prima volta
nel ’76) e si avvicinò alla musica sacra con il Pater noster
per coro (1879), l’Ave Maria per soprano e archi (1880). E
con la Messa da requiem.
Dunque, come si è detto, per rendere omaggio al grande
poeta scomparso Verdi pensa da subito alla Messa. Anche
perché si tratta di un progetto che già da tempo ha in cantiere, un’idea a cui pensa fin dal 1868. In quell’anno moriva Rossini e Verdi, associandosi al compianto universale,
propose alla Giunta comunale di Bologna di riunire i “più
distinti maestri” per la composizione di una Messa da
requiem: nella distribuzione dei pezzi a lui toccò quello di
chiusura, il Libera me. L’impresa commemorativa non fu
mai portata a termine, ma Verdi non accantonò l’idea di
comporla per intero e al brano a lui assegnato ne fece ben
presto seguire altri, tanto che alla morte di Manzoni una
buona parte della Messa era già composta. Dal suo carteggio, infatti, si scopre come Ricordi e il musicista Mazzucato, nel ’71, lo esortino a concludere la partitura, entusiasti
delle parti che già hanno avuto modo di conoscere, e come
lo stesso Verdi abbia in animo di far eseguire una Messa a
Londra e a Parigi all’inizio del ’73.
Il compositore offre la sua partitura come gesto commemorativo nel primo anniversario della morte di Manzoni:
19
un’offerta che la Giunta milanese non accoglie con unanime favore, ma che comunque viene accettata anche grazie
alle sollecitazioni di Arrigo Boito, consigliere comunale.
Verdi rifiuterà ogni ringraziamento: “È un impulso, o dirò
meglio, un bisogno del cuore che mi spinge ad onorare, per
quanto posso, questo Grande che ho tanto stimato come
scrittore e venerato come uomo, modello di virtù e di
patriottismo”.
La prima esecuzione pubblica ha luogo il 22 maggio 1874
nella chiesa di San Marco, scelta da Verdi più per le sue
qualità acustiche che per il prestigio e la maestosità dell’edificio; contravvenendo all’abitudine di dirigere solo la
prima esecuzione dei suoi lavori, tre giorni più tardi il
compositore tornò a dirigere la Messa alla Scala e contribuì in prima persona alla trionfale diffusione europea di
questo grande affresco musicale dirigendolo poi più volte a
Parigi, Vienna, Londra.
I solisti scelti da Verdi furono le cantanti tedesche Teresa
Stolz e Maria Waldmann (soprano e mezzosoprano), Giuseppe Capponi e Ormondo Maini (tenore e basso). Il successo fu senza riserve, ma tra il generale e entusiastico
consenso non mancarono le critiche: in particolare si
ricordano quelle aspre e malevole di Hans von Bülow che
(anche a causa di vicende personali estranee ad ogni valutazione artistica) nutriva una certa antipatia per il Maestro italiano. Bülow, che non presenziò alla prima e si
peritò di render nota sui giornali la propria assenza, definì Verdi “onnipotente corruttore del gusto artistico italiano” e la Messa “un’opera in veste chiesastica”, salvo poi,
molti anni dopo, ravvedersi e rivalutarla. Al contrario,
lusinghiero fu il giudizio di Brahms: “un’opera simile non
la può scrivere che il genio”.
Se nelle opere l’intento di Verdi, grande drammaturgo, era
sempre stato quello di esprimere il significato e le situazioni del libretto (alla cui stesura, come si sa, contribuiva con
un attento controllo), nella Messa l’asse interpretativo fondamentale non subisce alterazioni e mira ad esprimere il
significato emotivo e le implicazioni umane del testo della
sequenza funebre. Egli volge lo sguardo al contrappunto e
all’antica polifonia italiana, ma non rinnega la vocazione
drammatica e piega a un’alta concezione del testo liturgico
il suo linguaggio costruito sulle esperienze operistiche.
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Anzi, è proprio di fronte a tale testo che si compie definitivamente la metamorfosi propria dell’ultimo Verdi, capace
di innervare la complessa melodia di un tessuto polifonico
e, quindi, di liberarsi dalle forme chiuse per dare respiro a
un’architettura più ampia e articolata: con l’intonazione
naturalistica del canto, la melodia strofica e le consuete
simmetrie musicali vengono cancellate. I quattro solisti,
infatti, impersonano e rendono plasticamente evidenti
stati d’animo, accenti, percorsi espressivi fortemente differenziati. Così l’assegnazione di sezioni del testo all’uno o
all’altro solista, o alle combinazioni di più voci, conferisce
una profonda verità umana a una meditazione (sulla
morte) che la musica trasforma in dramma travolgente.
Il tema della morte aveva attraversato tutta l’opera verdiana ma qui si manifesta con uno sgomento drammatico
che trascende le vicende di singoli personaggi per divenire
evento oggettivo, ineluttabile destino dell’uomo. E non è in
un’improbabile vita ultraterrena che Verdi cerca segni
consolatori, ma nella consapevolezza di un’umanità in
cammino, comunque. Così, l’intimidazione terrifica della
morte è stemperata dai moti della consolazione in un contrasto drammaturgico straodinariamente efficace fino
all’esausto, ma non rassegnato, spegnersi delle voci del
Libera me finale: quasi uno stupito, irrisolto e umanissimo
interrogativo.
Susanna Venturi
21
Gli artisti
foto di Silvia Lelli
RICCARDO MUTI
A Napoli, città in cui è nato, studia pianoforte con Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode presso il Conservatorio di
San Pietro a Majella. Al “Giuseppe Verdi” di Milano, in
seguito, consegue il diploma in Composizione e Direzione
d’orchestra sotto la guida di Bruno Bettinelli e Antonino
Votto. Nel 1967 la prestigiosa giuria del Concorso Cantelli
di Milano gli assegna all’unanimità il primo posto, portandolo all’attenzione di critica e pubblico.
L’anno seguente viene nominato Direttore Principale del
Maggio Musicale Fiorentino, incarico che manterrà fino al
1980. Già nel 1971, però, Muti viene invitato da Herbert
von Karajan sul podio del Festival di Salisburgo, inaugurando una felice consuetudine che lo porterà, nel 2001, a
festeggiare i trent’anni di sodalizio con la manifestazione
austriaca. Gli anni Settanta lo vedono alla testa della
Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove
succede a Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992,
eredita da Eugène Ormandy l’incarico di Direttore Musicale della Philadelphia Orchestra.
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Dal 1986 al 2005 è Direttore Musicale del Teatro alla
Scala: prendono così forma progetti di respiro internazionale, come la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la
tetralogia wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano spazio e visibilità anche altri autori meno
frequentati: pagine preziose del Settecento napoletano e
opere di Gluck, Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con
quella Dialogues des Carmélites che gli hanno valso il
Premio Abbiati della critica. Il lungo periodo trascorso
come direttore musicale dei complessi scaligeri culmina il
7 dicembre 2004 nella trionfale riapertura della Scala
restaurata dove dirige l’Europa riconosciuta di Antonio
Salieri.
Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti
dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai
Berliner Philharmoniker alla Bayerischen Rundfunk,
dalla New York Philharmonic all’Orchestre National de
France alla Philharmonia di Londra e, naturalmente, i
Wiener Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e particolarmente significativo, e con i quali si esibisce al Festival di Salisburgo dal 1971.
Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo
dei 150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha
ricevuto l’Anello d’Oro, onorificenza concessa dai Wiener
in segno di speciale ammirazione e affetto. Nell’aprile del
2003 viene eccezionalmente promossa in Francia una
“Journée Riccardo Muti”, attraverso l’emittente nazionale France Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette
musiche da lui dirette con tutte le orchestre che lo hanno
avuto e lo hanno sul podio, mentre il 14 dicembre dello
stesso anno dirige l’atteso concerto di riapertura del Teatro La Fenice di Venezia.
Nel 2004 fonda l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini formata da giovani musicisti selezionati da una commissione
internazionale fra oltre 600 strumentisti provenienti da
tutte le regioni italiane.
La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni
Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla
critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e operistico classico al Novecento.
Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti
proposti nell’ambito del progetto Le Vie dell’Amicizia di
26
Ravenna Festival in alcuni luoghi “simbolo” della storia,
sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut
(1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e
Istanbul (2001), New York (2002), Il Cairo (2003), Damasco (2004), El Djem (2005), Meknès (2006) con il Coro e
l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra e il Coro
del Maggio Musicale Fiorentino e i “Musicians of Europe
United”, formazione costituita dalle prime parti delle più
importanti orchestre europee.
Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo Muti nel corso della sua carriera si segnalano: il titolo
di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la
Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legion
d’Onore in Francia e il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II. Il Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia d’argento
per l’impegno sul versante mozartiano; la Wiener Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto Membro
Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha attribuito l’Ordine dell’Amicizia, mentre lo stato d’Israele lo
ha onorato con il premio Wolf per le arti. Moltissime università italiane e straniere gli hanno conferito la Laurea
Honoris Causa.
Chiamato a dirigere il concerto che ha inaugurato le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al Grosses
Festspielhaus di Salisburgo, Riccardo Muti ha rinsaldato i
legami e le affinità ideali con i complessi dei Wiener Philharmoniker.
Nel 2007 al Festival di Pentecoste di Salisburgo ha presentato Il Ritorno di Don Calandrino di Cimarosa con cui ha
avviato il progetto triennale mirato alla riscoperta e alla
valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento
napoletano che caratterizzerà anche le prossime edizioni
del Festival fondato da Karajan.
www.riccardomuti.com
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PIERO MONTI
Faentino, classe 1957, compie gli studi scientifici parallelamente a quelli musicali al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, dove si diploma in Musica corale e
Direzione di coro nel 1979. Nello stesso anno diventa Maestro collaboratore di sala e di palcoscenico al Teatro
Comunale di Bologna, ruolo che ricopre fino al 1983,
allorché diventa Direttore musicale di palcoscenico. Nell’aprile del 1988 assume la direzione del Coro bolognese, e
collabora coi Direttori stabili del teatro, da Riccardo
Chailly a Daniele Gatti, nella realizzazione degli spettacoli e dei concerti, delle produzioni discografiche e delle
tournée. All’inizio del 2003 è invitato a dirigere il Coro
della Fenice di Venezia, col quale partecipa alla riapertura del teatro restaurato. Ha collaborato con direttori
quali Abbado, Bertini, Delman, Gardiner, Gavazzeni,
Gergiev, Inbal, Jurowski, Marriner, Muti, Pappano,
Sinopoli, Solti, Thielemann, Viotti. Tra i numerosi brani
da lui diretti, la Petite Messe Solennelle di Rossini con i
pianoforti rossiniani del Conservatorio di Bologna, i Carmina burana (nella versione per pianoforti e percussioni)
ed i Catulli carmina di Orff, Les Noces di Stravinskij, la
Messa in re maggiore op. 86 di Dvořák e i Quattro pezzi
sacri di Verdi. Dal novembre del 2004 dirige il Coro del
Maggio Musicale Fiorentino.
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ALEXIA VOULGARIDOU
Nata a Kavala, in Grecia, inizia la sua formazione musicale ad Atene, proseguendo poi gli studi presso la Scuola
Superiore di musica a Monaco di Baviera, dove si perfeziona con Astrid Varnay.
Debutta nel 1993 al Prinzregentheater a Monaco come
Susanna nelle Nozze di Figaro con la direzione di Sir
Colin Davis. Interpreta poi Sophie nel Rosenkavalier di
Richard Strauss, in una nuova produzione dello Staatsoper di Monaco con la regia di August Everding. Canta in
seguito in Traviata, Les contes d’Hoffmann, Fidelio, Die
Zauberflöte, La bohème, ad Hannover, Monaco, Darmstadt, Colonia e Bregenz. Riprende Bohème anche allo
Staatsoper di Monaco di Baviera, assieme a Lucia di Lammermoor e Falstaff con la direzione di Zubin Mehta. A
Zurigo si esibisce nella Missa Solemnis di Beethoven,
diretta da Franz Welser Moest.
Di recente è apparsa con successo a Roma nel Faust di Gounod, quindi a Mannheim in Turandot e Carmen, e ancora a
Monaco con alcuni concerti diretti da Marcello Viotti. È
stata inoltre apprezzata nella Traviata prodotta da Werner
Schroeter a Kassel, nell’Elisir d’amore a Mannheim, nella
Manon di Massenet per il Bayerische Rundfunk, nella Rondine a Sydney, in Roméo et Juliette ad Atlanta, in Anna
Bolena al Regio di Torino e in Otello ad Amburgo.
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Da segnalare il successo al Ravenna Festival con Faust,
poi con Mefistofele (in forma di concerto) che ha segnato il
suo debutto sotto la guida di Riccardo Muti.
Ha ultimamente inciso un cd interpretando arie d’opera,
assieme all’orchestra della Bayerische Rundfunk diretta
da Nicola Luisotti.
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OLGA BORODINA
Debutta sulle scene europee nel 1992 esibendosi alla Royal
Opera House in Covent Garden, a Londra, insieme a Placido Domingo nel Sansone e Dalila. Un successo che segna
l’inizio della sua carriera internazionale. Al Covent Garden ritornerà più volte: con La Cenerentola, poi nella
parte di Marguérite ne La damnation de Faust, con Sir
Colin Davis, come Marina nel Boris Godunov (nel 2003),
e in Kovàncina (nel 2005).
Anche al Festival di Salisburgo, dopo il debutto nel Boris
Godunov nel 1997, tornerà in più occasioni a interpretare
Eboli nel Don Carlos. Al Teatro alla Scala canta nel 1999
in Adriana Lecouvreur, poi nel 2002 ancora nei panni di
Dalila insieme a Domingo.
All’Opéra di Parigi canta in Carmen, nel Don Carlos e di
nuovo nel Boris Godunov.
Il debutto negli Stati Uniti è del 1995, a San Francisco, ne
La Cenerentola; in seguito oltre oceano interpreta la sua
prima Carmen nel 1996, poi La fidanzata dello Zar, Sansone e Dalila, L’italiana in Algeri. È al Metropolitan nel
1997 con Boris Godunov, poi in occasione dell’apertura
della stagione operistica 1998/99 con Sansone e Dalila con
Placido Domingo diretta da James Levine. Tra le successive
presenze al Metropolitan figurano La dama di picche,
Aida, Carmen, poi L’italiana in Algeri, in cui per la prima
31
volta interpreta Isabella. È della scorsa stagione il suo
debutto nel ruolo di Gioconda, sempre al Met, mentre nella
prossima si esibirà in Aida e Carmen.
In concerto si è esibita alla Carnegie Hall con l’orchestra
del Metropolitan diretta da James Levine nella Messa da
Requiem di Verdi, e in più occasioni con le più importanti
orchestre e i migliori direttori del mondo: ai Proms della
BBC con Gergiev e la Filarmonica di Rotterdam, alla
Bastiglia con Conlon, ad Amsterdam con Rostropovič e
l’Orchestra del Concertgebouw, alla Royal Festival Hall di
Londra. I suoi concerti al Musikverein di Vienna con la
Filarmonica viennese diretta da Gergiev sono incisi dal
vivo per la Decca.
Quanto ai recital, Olga Borodina si esibisce a Londra (Wigmore Hall e Barbican Centre), Milano (La Scala), Vienna
(Konzerthaus), San Francisco (Davies Hall), Roma (Accademia di Santa Cecilia), Ginevra (Grand Théatre), Amburgo (Staatsoper), Parigi (Théatre des Champs Elysées),
Barcellona (Liceu), Madrid (Sala Nazionale Concerti). Alla
Carnegie Hall ha debuttato nel 2001, in recital, accompagnata da James Levine, tornandovi poi nel 2004 e recentemente in duetto con il marito, il basso Ildar Abdrazakov.
Sul versante discografico, per la Philips Classics ha inciso
tra l’altro: Kovàncina, La dama di picche, Guerra e pace,
Il Principe Igor, Boris Godunov, Evgenij Onegin, La forza
del destino, Don Carlos, i Vespri di Rachmaninov, Pulcinella di Stravinskij e Romeo e Giulietta di Berlioz, lavorando
con Valerij Gergiev, Bernard Haitink e Sir Colin Davis. Per
la stessa etichetta ha pubblicato i suoi recital tra cui quello
dedicato alle Canzoni di Cˇajkovskij (dichiarato “miglior
album di debutto” 1994 dalla giuria del Premio per la Musica Classica di Cannes). Per la Erato ha inciso Sansone e
Dalila con José Cura e la direzione di Sir Colin Davis.
Tra le incisioni più recenti ricordiamo il Requiem verdiano
con Gergiev, l’Aida con Harnoncourt e la Filarmonica di
Vienna, La morte di Cleopatra di Berlioz in concerto al
Musikverein di Vienna. La Philips Classics ha pubblicato
un doppio cd, A Portrait of Olga Borodina, che raccoglie
una scelta di canzoni e arie.
Nel 2002 ha ricevuto il titolo di Artista del Popolo Russo, e
nel 2007 il Premio di Stato Russo, massima onorificenza
assegnata agli artisti in Russia.
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MARIO ZEFFIRI
È nato ad Atene, dove si è laureato in Giurisprudenza e
dove ha iniziato gli studi di canto.
Grazie ad una borsa di studio della Fondazione Maria
Callas ha continuato gli studi di canto in Italia e, dopo
aver partecipato a diversi concorsi, è stato ammesso a frequentare l’Accademia del Teatro alla Scala dove, sotto la
guida di Alberto Zedda, ha preparato molti ruoli, tra cui
quello di Fenton del Falstaff di Verdi, che ha interpretato
sotto la direzione di Riccardo Muti. Nello sviluppo della
sua carriera ha privilegiato la vocalità del belcanto italiano ottocentesco e del barocco italiano e francese. Ha studiato con Juan Oncina a Barcellona e con Michel Sénéchal
a Parigi.
Nell’ambito del repertorio rossiniano, si è esibito come
Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia al Festival di
Montpellier e all’Opera di Bordeaux, Düsseldorf, Liegi,
Essen, Stoccolma, Berlino; come Don Ramiro nella Cenerentola al Teatro Verdi di Trieste, al Teatro Regio di Torino e all’Opera di Lipsia; come Norfolk nella Elisabetta
Regina d’Inghilterra al Festival Rossini di Bad Wildbad;
come Lindoro nell’Italiana in Algeri all’Opera di Düsseldorf; come protagonista del Comte Ory a Metz; e come
Libenskof nel Viaggio a Reims a Parigi, Liège, Avignone,
Bad Wildbad. Sempre sotto la direzione di Alberto Zedda.
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Più recenti le interpretazioni nel Tancredi all’Opera di
Roma, nella Scala di seta al Teatro Massimo di Palermo,
nella Gazzetta al Gran Teatre del Liceu di Barcellona.
Tra gli altri ruoli affrontati figurano anche, quanto al
repertorio mozartiano, Tamino (Die Zauberflöte), Don
Ottavio (Don Giovanni), Belmonte (Die Entführung aus
dem Serail), Ferrando (Così fan tutte), Belfiore (La finta
giardiniera) e Alessandro (Il re pastore); inoltre, ha interpretato Almaviva nel Barbiere di Siviglia di Paisiello e in
quello di Morlacchi. Fra i ruoli più frequentati, Ernesto
nel Don Pasquale di Donizetti ed Elvino nella Sonnambula di Bellini, con cui ha debuttato al Teatro alla Scala di
Milano nel gennaio 2001.
Da segnalare poi i debutti come Arturo nei Puritani di
Bellini a Essen e come Ritornello nell’Opera seria di Gassmann al Théâtre des Champs Élysées a Parigi con il Concerto Köln e la direzione di René Jacobs. Nonché quello in
America come Uberto nella Donna del lago di Rossini alla
Carnegie Hall di New York, diretto da Eve Queler.
Nel versante barocco, ha preso parte alla produzione di
Eliogabalo di Cavalli al Teatro La Monnaie di Bruxelles,
con la direzione di René Jacobs; poi è stato Apollo negli
Amori di Apollo e Dafne di Cavalli a La Coruña, diretto
da Alberto Zedda.
Per il Teatro dell’Opera di Roma ha eseguito la Messa di
Gloria di Rossini, diretto da Jesus Lopez Cobos.
Inoltre, ha debuttato al Rossini Opera Festival 2004 di
Pesaro come Fileno/Genio nella cantata Il vero omaggio.
Recentemente, per il Teatro San Carlo di Napoli, è stato
impegnato nella Cantata di San Gennaro di Paisiello e nel
Trionfo della fede di Cimarosa; ha debuttato all’Opera di
Amburgo come Don Narciso nel Turco in Italia di Rossini;
è tornato al Teatro dell’Opera di Roma nella Sonnambula
e nel rossiniano Barbiere di Siviglia; e ha sostenuto parti
importanti al Teatro Comunale di Bologna, al Verdi di
Trieste, al Regio di Torino. Ha debuttato come Gérald
nella Lakmé di Delibes all’Opera Nazionale Greca di
Atene.
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ILDAR ABDRAZAKOV
È nato nel 1976 a Ufa, in Russia, dove ha studiato presso
l’Istituto delle Arti sotto la guida di Milyausha Murtazina.
Vincitore di diversi concorsi quali il primo concorso televisivo Grande Premio di Mosca, l’Irina Arkipova, il Glinka, il Rimskij-Korsakov ed il Gran Prix Elena Obratzova,
è entrato nel 1998 a far parte dei Solisti del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo dove ha debuttato interpretando
il ruolo di Figaro nelle Nozze di Figaro. Ha quindi cantato nella Sonnambula, nel Don Giovanni per la direzione
di Valerij Gergiev, nella Forza del destino, in Lucia di
Lammermoor e in Carmen.
Nel 2000 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale Maria Callas della Radio Televisione Italiana svoltosi
a Parma, evento che ha proiettato la sua carriera in ambito internazionale.
Infatti, nel 2001 ha debuttato al Teatro alla Scala nella
Sonnambula e al Regio di Parma nella Norma; poi a
Tokyo nel Don Carlo per la direzione di Daniel Oren.
Nello stesso anno, oltre a cantare nel Concerto per la
Festa della Repubblica al Quirinale, si è più volte esibito
nella Messa da Requiem di Verdi sotto la direzione di maestri quali Valerij Gergiev, Riccardo Chailly, Myung-Whun
Chung, Gianluigi Gelmetti. Interpretando inoltre importanti ruoli nella Semiramide a Lima, in Perù, nella Forza
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del destino alla Scala di Milano diretto da Gergiev, in
Macbeth, sempre alla Scala diretto da Riccardo Muti, in
Carmen a Colonia, nel Barbiere di Siviglia al Filarmonico
di Verona, nella Nona Sinfonia di Beethoven all’Auditorium di Milano diretto da Riccardo Chailly.
Nel 2002 è tornato alla Scala prima con Sansone e Dalila,
poi con l’opera inaugurale Iphigénie en Aulide diretto da
Riccardo Muti. Al Carlo Felice di Genova ha cantato nei
Capuleti e i Montecchi e nella Petite Messe Solennelle. In
seguito è stato Maometto II nell’Assedio di Corinto a
Corinto, Mustafà nell’Italiana in Algeri al Festival
Mozart de La Coruña, Selim nel Turco in Italia al Rossini
Opera Festival di Pesaro.
Ha aperto l’anno successivo cantando nella Messa di Cherubini alla Bayerische Rundfunk diretto da Riccardo
Muti (esecuzione da cui è scaturita un’incisione discografica). Di nuovo alla Scala, si è esibito nel Fidelio. Ha poi
debuttato alla Staatsoper di Vienna come Escamillo in
Carmen, e a Pesaro è tornato con Semiramide prima di
seguire Riccardo Muti e le compagini scaligere in Giappone, per Macbeth. Dopo il ruolo di Mustafà nell’Italiana in
Algeri all’Opera di Roma, di nuovo ha partecipato all’inaugurazione della stagione della Scala: come Moïse in
Moïse et Pharaon, sempre diretto da Muti.
Del 2004 è il debutto al Metropolitan di New York in Don
Giovanni. Nel teatro americano è tornato poi con Carmen
e, più recentemente, con Cenerentola, Faust, Attila,
Lucia di Lammermoor. Sempre nel 2004 ha debuttato al
Teatro Real di Madrid in Semiramide, per poi partecipare al Concerto di Natale alla Scala diretto da Muti.
In seguito è stato a Bilbao per La sonnambula, a San
Francisco, a Washington e a Chicago per L’italiana in
Algeri, all’Accademia di Santa Cecilia a Roma e alla Rai
di Torino con il Requiem verdiano, al Liceo di Barcelona
per Semiramide, a Los Angeles per le Nozze di Figaro, di
nuovo alla Scala per Lucia di Lammermoor. E, ancora, a
Parigi per Luisa Miller e a Berlino per Semiramide.
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foto di Stéphane de Bourgies
SŒUR MARIE KEYROUZ
È nata a Deir El-Ahmar, in Libano, nei pressi dell’antica
città romana di Baalbeck. Appartenente all’ordine delle
Suore Basiliensi, è Presidentessa e fondatrice dell’Istituto
Internazionale di Canto Sacro a Parigi.
Ha condotto molteplici studi, conseguendo un Dottorato
in Musicologia e Antropologia religiosa presso la Sorbona
(1991), un Diploma di studi avanzati in Scienze religiose
dell’Università San Giuseppe di Beirut, e uno di Canto
classico occidentale. Titoli che le hanno valso ben presto il
soprannome di “suora che canta da studiosa”.
Maronita di famiglia e melchita di congregazione, Suor
Marie incarna le venerabili tradizioni artistiche delle
chiese orientali. Con un approccio culturale universale,
vanta una conoscenza assai approfondita sia del canto
orientale che di quello dell’antica musica sacra classica
occidentale, e da molti anni pratica vari tipi di canto
sacro: occidentale classico, bizantino, siriaco, maronita,
gregoriano e ambrosiano; risalendo, secondo criteri di
autenticità, a repertori antichissimi, dei primi secoli del
Cristianesimo, quando tutti i canti maroniti, siro-cattolici, siro-ortodossi, bizantini e melchiti erano affratellati
tra loro.
Per questo è divenuta il simbolo del fervore del canto tradizionale cristiano, ponendo la sua voce, il suo intero
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essere e la sua arte al servizio del Verbo divino e della sua
missione religiosa: “Quando canto, prego due volte” è
solita dire, riprendendo parole care a San Basilio, e ancora “il canto è l’unico modo per esprimere una verità che
sarebbe altrimenti impossibile cogliere”.
Dal 1980, si esibisce periodicamente in concerto sia con il
suo gruppo, l’Ensemble de la Paix – composto da musicisti
e coristi di religioni e nazionalità diverse, che ben traduce
il suo desiderio di universalità e di ecumenismo – sia con le
più grandi orchestre del mondo che la accompagnano nel
repertorio sacro classico.
Al crocevia delle religioni, i suoi dischi hanno riscosso un
successo internazionale e le hanno valso numerosi inviti a
cantare in tutto il mondo, conquistando l’attenzione di
ascoltatori occidentali ed orientali, che la definiscono
“messagera della pace” o “luce della musica sacra”.
Per lei, la voce e il talento non sono tanto strumenti di
lavoro, quanto un ponte tra Dio e gli uomini. Suor Marie
Keyrouz trasmette la convizione che, nel canto, non esistono divisioni: chi l’ascolta ode e prega due volte.
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ORCHESTRA DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
Eva Erna Szabó
Virgil Simonis
Sergio Rizzelli
Laura Bologna
Béla Csányi
violini primi
Yehezkel Yerushalmi*
Domenico Pierini*
+
Ladislao Horváth
Leonardo Cassi
Luigi Cozzolino
Nicolaé Hortopan
Fabio Montini
Anna Noferini
Gabriele Bellu
Laura Mariannelli
Emilio Di Stefano
Nicola Grassi
Mircea Finata
Gianrico Righele
Lorenzo Fuoco
Angel Andrea Tavani
viole
Igor Polesitzky (I)
Claudia Wolvington (II)
Lia Previtali (II)
Andrea Pani
Stefano Rizzelli
Anne Lokken
Flavio Flaminio
Antonio Pavani
Naomi Yanagawa
Cristiana Buralli
Donatella Ballo
Lorenzo Falconi
Herber Dezi
violini secondi
Marco Zurlo (I)
Alessandro Alinari (I)
Alberto Boccacci (II)
Santo Giunta
Giacomo Rafanelli
Aurora Manuel
Rita Ruffolo
Orietta Bacci
Rossella Pieri
Mihai Chendimenu
violoncelli
Marco Severi (I)
George Georgescu (I)
Roger Low (II)
Michele Tazzari (II)
Fabiana Arrighini
Fernando Pellegrino
Beatrice Guarducci
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Anna Pegoretti
Lucio Labella Danzi
Renato Insinna
Ellen Etkin
contrabbassi
Francesco Fraioli (I)
Renato Pegoraro (II)
Fabrizio Petrucci (II)
Stefano Cerri
Romeo Pegoraro
Mario Rotunda
Nicola Domeniconi
Andrea Lombardo
flauti
Renzo Pelli (I)
Marta Misuri
Alessia Sordini
ottavino
Nicola Mazzanti
oboi
Alberto Negroni (I)
Marco Salvatori (I)
Matteo Trentin
Alessandro Potenza
corno inglese
Massimiliano Salmi
clarinetti
Riccardo Crocilla (I)
Giovanni Riccucci (I)
Leonardo Cremonini
clarinetto piccolo
Paolo Pistolesi
clarinetto basso
Giovanni Piqué
fagotti
Dante Vicari (I)
Stefano Vicentini (I)
Gianluca Saccomani
Francesco Furlanich
controfagotto
Stefano Laccu
corni
Gianfranco Dini (I)
Mario Bruno
Alberto Simonelli
Adriano Orlandi
Stefano Mangini
Eolo Pignattini
trombe
Andrea Dell’Ira (I)
Marco Crusca
Claudio Quintavalla
Emanuele Antoniucci
tromboni
Eitan Bezalel (I)
Fabiano Fiorenzani (I)
Andrea G. D’Amico
Gabriele Malloggi
basso tuba
Mario Barsotti
timpani e percussioni
Fausto C. Bombardieri
Luciano Di Labio
Piero Nardulli
Gregory Le Coeur
segretario organizzativo
orchestra
Milko Pineschi
addetti all’orchestra
Antonio Carrara
Luca Mannucci
* spalla
+
concertino con obbligo
di spalla
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Fondata nel 1928 da Vittorio Gui come Stabile Orchestrale
Fiorentina, è impegnata fin dagli esordi in un’intensa attività concertistica e nelle stagioni liriche del Teatro Comunale di Firenze. Nel 1933 contribuisce alla nascita del più
antico e prestigioso Festival musicale europeo, dopo quello
di Salisburgo: il Maggio Musicale Fiorentino, da cui prende
il nome. A Gui succedono come Direttori stabili Mario
Rossi, Piero Bellugi e Bruno Bartoletti. Capitoli fondamentali nella storia dell’Orchestra sono poi la direzione stabile
di Riccardo Muti (1969-1981) e quella di Zubin Mehta, che
dal 1985 ne è Direttore principale firmando in ogni stagione importanti produzioni sinfoniche e operistiche nonché le
più significative tournée.
Rapporti privilegiati sono quelli che successivamente
l’Orchestra stabilisce con Myung-Whun Chung e con Semyon Bychkov, Direttori ospiti principali rispettivamente
dal 1987 e dal 1992.
Apprezzata nel mondo musicale internazionale, sul suo
podio sono saliti, nel corso degli anni, alcuni fra i massimi
direttori: De Sabata, Guarnieri, Marinuzzi, Gavazzeni,
Serafin, Furtwängler, Walter, Klemperer, Dobrowen,
Perlea, Erich Kleiber, Rodzinskij, Mitropoulos, Karajan,
Bernstein, Schippers, Claudio Abbado, Maazel, Giulini,
Prêtre, Sawallisch, Carlos Kleiber, Solti, Chailly, Sinopoli, Ozawa.
Inoltre, illustri compositori come Richard Strauss,
Mascagni, Pizzetti, Hindemith, Stravinskij, Petrassi, Dallapiccola, Penderecki e Berio le hanno affidato, dirigendola, i propri lavori, spesso in prima esecuzione.
Numerose sono le incisioni discografiche realizzate dall’Orchestra fin dagli anni Cinquanta, spesso insignite di
prestigiosi riconoscimenti fra i quali il Grammy Award. È
spesso presente anche in trasmissioni radiofoniche e televisive. Recenti i successi riportati dalla terza tournée in
Giappone con Zubin Mehta, che del Maggio Musicale Fiorentino è anche Direttore onorario a vita.
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CORO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
maestro del coro
Piero Monti
aiuto maestro del coro Andrea
Secchi
soprani
Stefania Carmen Andrei
Sabrina Baldini
Antonella Bandelli
Tiziana Bellavista
Maria Cristina Bisogni
Silvia Capra
Gabriella Cecchi
Elizabeth Chard
Giovanna Costa
Ruth Anna Crabb
Eloisa Deriu
Elisabetta Ermini
Rosa Galassetti
Silvia Giovannini
Laura Lensi
Daniela Losi
Barbara Marcacci
Monica Marzini
Marina Mior
Maria Pace
Cristina Pagliai
Delia Palmieri
Sarina Rausa
Giulia Tamarri
Ottavia Vegini
Ginko Yamada
mezzosoprani e contralti
Gisele Alberto
Silvia Barberi
Elena Cavini
Consuelo Cellai
Teodolinda De Giovanni
Sabrina D’Errico
Sally Jane Erskine
Cristiana Fogli
Maria Eugenia Leonardi
Simonetta Lungonelli
Patrizia Parnasi
Maria Laura Prete
Margherita Puliga
Stefania Renieri
Maria Rosaria Rossini
Sharon Sage
Maria Assunta Sicolo
Livia Sponton
Nadia Sturlese
Patrizia Tangolo
Barbara Zingerle
Romina Tomasoni
tenori
Jorge Ansorena
Fabio Bertella
István Bogati
Alessandro Carmignani
Riccardo Caruso
Davide Cusumano
Massimiliano Esposito
Fabrizio Falli
Saulo Diepa Garcia
Grant Richards
Dean Janssens
Leonardo Melani
Carlo Messeri
Enrico Nenci
Giovanni Pentasuglia
Raimondo Ponticelli
Davide Siega
Leonardo Sgroi
Valerio Sirotti
Riccardo Sorelli
Mauro Virgini
Hiroki Watanabe
baritoni
Nicolò Ayroldi
Claudio Fantoni
Lisandro Guinis
Alessandro Luongo
Bernardo R. Martinuzzi
Giovanni Mazzei
Antonio Menicucci
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Egidio Naccarato
Lucio Prete
Vito Roberti
Enrico Rotoli
Alberto Scaltriti
Nicola Lisanti
Salvatore Massei
Roberto Miniati
Antonio Montesi
Marco Perrella
Alessandro Peruzzi
Pietro Simone
Marcello Vargetto
bassi
Diego Barretta
Maurizio Di Benedetto
Andrea D’Amelio
Pawel Janowski
segretario organizzativo coro
Alessandra Vestita
Formatosi nel 1933 (anno di nascita dell’omonimo Festival) sotto la guida di Andrea Morosini, si qualifica come
uno dei più importanti complessi vocali italiani nell’ambito sia dell’attività lirica che di quella sinfonica. A Morosini subentrano nel ’61 Adolfo Fanfani e nel ’75 Roberto
Gabbiani, al quale succedono nel ’90 Vittorio Sicuri, nel
’92 Marco Balderi e nel ’96 José Luis Basso. Dal novembre 2004 il Maestro del Coro è Piero Monti. Particolarmente significativa la collaborazione con grandi direttori
quali Mehta, Muti, Claudio Abbado, Giulini, Bartoletti,
Gavazzeni, Sawallisch, Prêtre, Chung, Ozawa, Bychkov,
Sinopoli. L’attività del Coro si è andata sviluppando
anche nel settore della vocalità da camera e della musica
contemporanea, con importanti prime esecuzioni di compositori del nostro tempo quali Penderecki, Dallapiccola,
Petrassi, Nono, Bussotti. Negli ultimi anni il Coro ha
ampliato il proprio repertorio alle maggiori composizioni
sinfonico-corali classiche e moderne, eseguendo fra l’altro, in lingua originale, Moses und Aron di Schönberg.
Partecipa alle più importanti tournée sia con l’Orchestra
del Maggio che come complesso autonomo. Tra le tante
esibizioni si ricorda la Turandot in forma di concerto con
la Israel Philharmonic a Tel-Aviv e Haifa sotto la direzione di Zubin Mehta: la stessa opera è stata poi eseguita a
Pechino, nella Città Proibita, nel 1998, insieme alla
Messa da Requiem di Verdi.
La disponibilità e la capacità di interpretare lavori di epoche e stili diversi in lingua originale sono caratteristiche
che hanno reso il Coro del Maggio una delle compagini più
duttili e apprezzate dai direttori d’orchestra e dalla critica internazionale. Nel 2003 vince il Grammy Award insieme a Renée Fleming per il cd Belcanto. Nel settembre
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2006 è protagonista della terza tournée in Giappone del
Maggio Musicale Fiorentino; nel 2007 esegue la Nona Sinfonia di Beethoven con Lorin Maazel e la Symphonica
Toscanini all’Auditorium della Conciliazione in Roma;
inoltre chiude con un memorabile concerto l’Anno dell’Italia in Cina.
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palazzo m. de andré
l Palazzo “Mauro de André” è stato edificato alla fine degli
anni ’80, con l’obiettivo di dotare Ravenna di uno spazio multifunzionale adatto ad ospitare grandi eventi sportivi, artistici e
commerciali; la sua realizzazione si deve all’iniziativa del Gruppo Ferruzzi, che ha voluto intitolarlo alla memoria di un collaboratore prematuramente scomparso, fratello del cantautore
Fabrizio. L’edificio, progettato dall’architetto Carlo Maria
Sadich ed inaugurato nell’ottobre 1990, sorge non lontano dagli
impianti industriali e portuali, all’estremità settentrionale di
un’area recintata di circa 12 ettari, periodicamente impiegata
per manifestazioni all’aperto. I propilei in laterizio eretti lungo
il lato ovest immettono nel grande piazzale antistante il Palazzo,
in fondo al quale si staglia la mole rosseggiante di “Grande ferro
R”, di Alberto Burri: due stilizzate mani metalliche unite a formare l’immagine di una chiglia rovesciata, quasi una celebrazione di Ravenna marittima, punto di accoglienza e incontro di
popoli e civiltà diverse. A sinistra dei propilei sono situate le fontane in travertino disegnate da Ettore Sordini, che fungono da
vasche per la riserva idrica antincendio.
L’ingresso al Palazzo è mediato dal cosiddetto Danteum, una
sorta di tempietto periptero di 260 metri quadri formato da una
selva di pilastri e colonne, cento al pari dei canti della Commedia: in particolare, in corrispondenza ai pilastri in laterizio delle
file esterne si allineano all’interno cinque colonne di ferro, tredici in marmo di Carrara e nove di cristallo, allusive alle tre cantiche dantesche.
Il Palazzo si presenta di pianta quadrangolare, con paramento
esterno in laterizio, ravvivato nella fronte, fra i due avancorpi
laterali aggettanti, da una decorazione a mosaico disegnata da
Elisa Montessori e realizzata da Luciana Notturni. Al di sopra si
staglia la grande cupola bianca, di 54 metri per lato, realizzata
in struttura metallica reticolare a doppio strato, coperta con
5307 metri quadri di membrana traslucida in fibra di vetro spalmata di PTFE (teflon); essa è coronata da un lucernario quadrangolare di circa otto metri per lato che si apre elettricamente
per garantire la ventilazione.
Quasi 4.000 persone possono trovare posto nel grande vano
interno, la cui fisionomia spaziale è in grado di adattarsi alle
diverse occasioni (eventi sportivi, fiere, concerti), grazie alla presenza di gradinate scorrevoli che consentono il loro trasferimento
sul retro, dove sono anche impiegate per spettacoli all’aperto.
Il Palazzo, che già nel 1990 ha ospitato un concerto diretto da
Valerij Gergiev, con la partecipazione di Mstislav Rostropovič e
Uto Ughi, è stato da allora utilizzato regolarmente per alcuni dei
più importanti eventi artistici di Ravenna Festival.
I
Gianni Godoli
47
programma di sala a cura di
Susanna Venturi
coordinamento editoriale e grafica
Ufficio Edizioni Ravenna Festival
in copertina
un’immagine di Ezio Antonelli per Ravenna Festival 2007
stampa
Grafiche Morandi, Fusignano
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Orchestra e Coro del Maggio Musicale