Migliorare la qualità
di vita con lo sport
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Volere è potere …
Tre persone, tre vite, tre opinioni sullo
sport – ma un’unica motivazione ad unirli:
che si tratti di un tifoso disabile dello sport,
di un atleta di punta o di una persona che
pratica sport ricreativo, il loro comune
denominatore è il voler migliorare la propria
qualità di vita e la salute. Queste premure
rivolte a migliorare la propria salute partono
da un check up di tipo medico-sportivo,
accompagnato da una consulenza specifica
e rispettive istruzioni per l’allenamento –
tale il pacchetto proposto dall’équipe della
Medicina dello Sport Nottwil (Swiss Olympic
Medical Center) del Centro svizzero per
paraplegici. Ne deriva quasi sempre un
cambiamento dello stile di vita della persona
in questione e, alla fine, maggior movimento
e indipendenza – oltre a più soddisfazione
e qualità di vita.
Georg Kehrli, appassionato di sport
«Voglio poter andare in montagna restando autonomo
ancora per molto tempo», dice Georg Kehrli. Il 54enne
carpentiere di Rohr AG è mieloleso da quando, nel 2001,
è finito con la bicicletta frontalmente contro un albero.
Ora il paraplegico passa spesso il suo tempo libero in montagna, su aerodromi o nel suo atelier per il modellismo.
In altri tempi, questo patito dello sport era molto più in
forma, in altre parole quando sfrecciava giù per le piste
di sci con il monosci o faceva escursioni con l’handbike.
Ora Georg Kehrli si sottopone a Nottwil a un cosiddetto
Medical Check e a una consulenza per l’allenamento:
«Con lo sport voglio migliorare la mia qualità di vita.»
Testi: Mathias Haehl
Foto: Walter Eggenberger
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Stefanie Barmet, atleta di punta
«Voglio qualificarmi per i campionati europei U-23», spiega Stefanie Barmet. La 21enne mezzofondista e studentessa di germanistica, proveniente da Egolzwil LU, soffre
di una leggera asma da sforzo che negli ultimi tempi ha
fatto sì che venissero meno i suoi successi nelle competizioni. Grazie a un trattamento specifico medico-sportivo
e a una consulenza per ottimizzare il training, è riuscita
a recuperare il suo vecchio livello di performance.
Membro dell’équipe nazionale allargata (Swiss Starters
2014), oggi Stefanie Barmet emana una nuova fiducia in
sé stessa e speranza per il futuro. L’atleta di punta afferma con grande motivazione: «Il 2013 potrebbe diventare il mio anno!»
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Niki Wüthrich, pratica sport per la
sua salute
«Vorrei migliorare il fiato per la musica», dice Niki
Wüthrich. In veste di dirigente e trombonista, il 37enne
di Erlenbach ZH corre da una prova con l’orchestra a riunioni organizzative e concerti; suona in vari ensemble e
dirige grandi orchestre. Talvolta gli capita di arrivare al
limite delle proprie forze come musicista e jogger per
hobby. Una valutazione effettuata presso la Medicina
dello Sport a Nottwil ha rilevato che in futuro dovrà allenarsi in modo maggiormente differenziato e alimentarsi
in maniera più sana. Egli si ripromette: «Aumentando la
mia fitness desidero raggiungere degli highlights ancora
più intensi con la musica.»
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Modernità. L’assistente della Medicina dello Sport, Ruth
Heller, accoglie Georg Kehrli all’Istituto Guido A. Zäch (GZI).
Mantenere l’autonomia
«Per la sua capacità di prestazione e autonomia con l’avanzare dell’età, dovrebbe fare più sport»,
spiega il dr. med. Matthias Strupler al suo interlocutore guardandolo diritto negli occhi. Le parole
del primario hanno un effetto motivante su Georg Kehrli, al momento del congedo dopo la visita
medico-sportiva durata mezza giornata. Il 54enne mieloleso, di buon umore, fa scorrere la sua carrozzella attraverso l’imponente atrio d’ingresso del GZI (Istituto Guido A. Zäch) Nottwil, salutando
a destra e a sinistra chi gli passa accanto. «Un’istituzione fantastica», apprezza sorridendo.
Kehrli non solo osserva con stupore l’architettura generosa e moderna e l’elegante semplicità dell’edificio, ma apprezza soprattutto la vasta gamma di prestazioni offerte dalla Medicina dello Sport
Nottwil (Swiss Olympic Medical Center) e la sua eccellente infrastruttura: analisi e consulenza,
motivazione e accompagnamento per l’allenamento. L’équipe, composta da 10 persone, è tra le
altre cose addetta all’assistenza di atleti agonistici di alto livello portatori di handicap, ma è anche
a disposizione tutti, ossia di altri sportivi o persone non disabili desiderose di apprendere di più
sulla loro fitness.
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Forza. Nel test della funzione
polmonare, Kehrli soffia
tutto il fiato che ha in corpo.
Una visita completa
Georg Kehrli ha optato per una visita completa: check up medico con analisi del sangue, test per la funzione polmonare e di
prestazione, e in chiusura anche consigli per la nutrizione e l’allenamento. Il capo dell’équipe, Matthias Strupler, rilascia al
mieloleso un buon certificato: i valori di cuore, sangue e circolazione sono buoni, mentre il colesterolo potrebbe andar meglio.
Il primario lo ammonisce: «Deve mangiare assolutamente
meno cioccolata, salsicce e formaggi grassi.» Il pasto ideale è
composto da un quarto di proteine e un quarto di carboidrati,
l’altra metà di verdure o frutta. I medici dello sport non sono in
grado di togliere al paziente il suo handicap, ma possono sostenerlo nel suo intento di trovare un equilibrio.
È quindi possibile sentirsi dire: «La prego di praticare di nuovo
più sport!». Perché se non si muovono abbastanza, i paraplegici
come Georg Kehrli si trasformano rapidamente in «pascià-plegici». Questi, nella vita quotidiana, dipenderanno sempre da
altri – in molti casi, infatti, un tragico incidente scompiglia completamente la vita di un essere umano. Non è stato così per
Georg Kehrli. Durante una gita in bicicletta ha sottovalutato una
curva stretta, picchiando ad alta velocità contro un albero. Diagnosi: frattura della colonna vertebrale, paralisi al di sotto della
quinta vertebra toracica. Appena dimesso dalla riabilitazione a
Nottwil, lo sport lo ha aiutato ad andare avanti.
Da sempre persona dinamica
Già prima del suo incidente Georg Kehrli faceva molto sport:
nella società di ginnastica, ma soprattutto sugli sci. Ogni stagione passava fino a 60 giorni sulla neve, ad esempio sfilando
agilmente attraverso le porte durante le gare popolari di sci.
Kehrli rammenta: «Sono stato da sempre una persona amante
del movimento.» Tuttavia, negli ultimi due anni e mezzo ha trascurato l’allenamento sportivo, dopo aver avuto un incidente
col monosci e un’operazione alla spalla.
Sulla schiena di Georg Kehrli scorre una cicatrice di 20 centimetri buoni lungo la spina dorsale e, mentre gira energicamente
la manovella dell’ergometro, i muscoli dorsali si muovono con
brio. «Bene! Bravo! Avanti così – a tutto gas adesso! Forza! Il
traguardo è vicino!», così il dr. sc. nat. Claudio Perret, scienziato dello sport, lo incita in continuazione mentre lo sforzo cresce. Kehrli stringe i denti, storce il viso, lo sforzo lo fa star
seduto storto sulla sedia. Ce la mette ancora tutta, finché non
ne può più. Pulsazione massima 163, watt prestate 76. Eppure Perret commenta: «Troppo poco, purtroppo.» 100 watt era
l’obiettivo prefissato. Georg Kehrli, un po’ deluso del risultato,
dichiara sottovoce: «Di colpo le mie braccia mi son venute
meno…»
Elettricità. Durante la misurazione
del grasso corporeo, la corrente passa
attraverso il corpo. (in a.)
Precisione. Viene misurata la circonferenza
vita quale fattore di rischio. (in b.)
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Combattività. Georg Kehrli
dà il massimo girando la
manovella dell’ergometro.
Rimanere autonomi fino in età avanzata
Più tardi Perret gli mostra una grafica che illustra come
tendenzialmente le persone in sedia a rotelle diventino
dipendenti da altri già a partire dai 50 anni in su – se non
fanno nessun tipo di sport. Coloro che praticano sport
anche solo in misura leggera riescono a far rialzare questa soglia di almeno dieci anni, ovvero ai 60 anni, mentre
una pratica sportiva molto intensa permette, in casi ideali, di rimanere indipendenti fino all’età di 80 anni o più.
Georg Kehrli rimane molto impressionato da questa grafica e si tranquillizza quando Claudio Perret gli annuncia
con una statistica di paragone alla mano: «Lei è ancora
più o meno in corsa.»
Se, però, per lui – come per molte persone in sedia a rotelle – la qualità di vita si definisce tramite l’indipendenza
da altri, il messaggio è questo: «Fare sport, moderatamente – ma regolarmente!». In effetti, nel test di prestazione Georg Kehrli ha raggiunto solo tre quarti della
prestazione ottenuta l’ultima volta, tre anni fa. «Il semaforo segna arancione», commenta Perret con espressione seria. «Ci vuole più movimento, deve restare mobile!»
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Sogno. Il modellista-hobbista Kehrli
sogna di pilotare lui stesso un aereo.
Tecnica e mobilità
Mobilità – il piccolo Georg ne era già affascinato da piccolo,
perlomeno da un certo tipo di mobilità: lo attiravano i grandi
aeroplani, che insieme a suo zio osservava atterrare o decollare
verso destinazioni esotiche dalla terrazza visitatori dell’aeroporto di Zurigo. Ancor’oggi si studia con amore un libretto con
vecchi aeroplani che suo zio gli aveva regalato nel 1968, quando aveva 10 anni. Egli afferma entusiasta: «Sono affascinato da
come l’uomo riesca a far spostare tonnellate di peso attraverso
lo spazio.» Lo interessa anche la tecnica di propulsione, ad elica o a reattore, e come modellista-hobbista assembla e pittura
con gran accuratezza – nel suo atelier a casa – modelli di aerei
da caccia e portaerei.
Gli è rimasto ancora un grande sogno: quello di fare lui
stesso il brevetto di volo, un giorno. La sua situazione finanziaria attuale purtroppo non glielo permette e deve continuare a
salutare i bolidi del cielo dalla sua sedia. Ma Kehrli non è
infelice di questo, anche così pensa di essere abbastanza mobile. «All’inizio ho avuto bisogno di tempo per abituarmi ai
nuovi limiti di movimento.» Egli è autonomo all’85 – 90 percento, in casa, nel traffico e nel tempo libero.
Velocità. Con il suo monosci, questo appassionato di sport sfreccia sulle piste invernali.
Perseveranza. Grazie allo sport, un paraplegico può guadagnare fino a 20 anni di
indipendenza (sin. in a.).
Aumentare la qualità di vita
E vuole rimanere tale. Kehrli ha intezione di continuare a gestire la propria economia domestica da single, mantenere il suo peso a massimo 73 chili e anche
godersi una qual volta gli applausi a un evento sportivo. Perciò spiega a Matthias
Strupler durante il colloquio finale: «Sono motivato a praticare più sport da subito, allo scopo di aumentare la mia qualità di vita.» Magari in futuro invierà alla
Medicina dello Sport Nottwil un souvenir adatto da appendere al suo pannello per
affissi, dove danno bella immagine di sé le tessere lasciapassare di Strupler per
le Paralimpiadi di Londra, Pechino, Vancouver, oltre che magliette di atleti o fotografie autografate dell’atleta in carrozzella Marcel Hug, oppure della triatleta
Karin Bucher-Thürig. Georg Kehrli promette: «Presto scenderò di nuovo in pista
con la mia handbike. Lei ha ragione, il mio work-life balance è senz’altro suscettibile di miglioramento.»
Informazione. Il primario della Medicina
dello Sport Nottwil, dr. med. Matthias Strupler,
dà buoni consigli. (sin. in b.)
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Raggiungere il record
«A tutta birra, brava!» così Ruth Heller, assistente per la Medicina dello Sport, incita l’atleta mezzofondista Stefanie Barmet,
che da sei minuti respira affannosamente in una mascherina
gialla. La 21enne ansima da matti, durante l’inspirazione la
testa si piega all’indietro, mentre espirando le trema tutto il
corpo. Pure il poco appariscente apparecchio medico, caro
come un’utilitaria, sembra gemere anch’esso. A tutta birra…,
Stefanie Barmet ammette: «È stato davvero penoso!»
Dopo questo sforzo estremo e l’irritazione dei polmoni, che
serve a simulare una situazione di gara, Ruth Heller misura la
funzione polmonare di Stefanie Barmet. Dall’ultimo check sportivo la giovane atleta segue una terapia, dato che soffre di asma
da sforzo. Quanto alle orecchie possa suonare come un fatto
grave, è un disturbo assai frequente: oltre il 10 percento degli
sportivi che praticano sport di resistenza conoscono disturbi
respiratori sotto forte sollecitazione. Molti tra loro traggono
sollievo dall’inalazione di specifici farmaci, com’è anche il caso
di Stefanie Barmet. «La funzione polmonare è migliorata», si
rallegra Ruth Heller insieme alla mezzofondista.
Ritornare al vertice europeo
Come lo dimostra il test del lattato ematico al tappeto scorrevole, anche la sua prestazione fisica è migliorata. Ed ecco che
il suo record personale di 2:06:01 minuti negli 800 metri è di
nuovo a portata di mano – e così anche l’accesso alla categoria B nazionale. Nel 2011 Stefanie Barmet si è classificata
seconda ai campionati svizzeri e decima ai campionati europei
per juniores. E’ sua intenzione ritornare in vetta alle classifiche
nazionali ed europee. Il suo grande obiettivo: trovarsi al culmine della forma a luglio 2013 per i campionati europei U-23 a
Tampere, in Finlandia.
A questo scopo si fa consigliare e seguire a Nottwil sotto l’aspetto medico e morale. Oramai sa come funziona tutto quanto.
Stefanie Barmet ha già fatto sei test prestativi, «in questo modo
ottimizzo lo svolgimento dei miei allenamenti». Non solo ascolta il proprio corpo e lo cura con un’alimentazione equilibrata,
ma è tutta orecchi quando il primario Matthias Strupler le dà
dei consigli. «Farò più esercizi di allungamento», promette e
ride con la sua risata contagiosa. I risultati degli ultimi test sono
confortanti. «Sono sulla buona strada!»
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Successo. Durante il test di lattato
ematico, Stefanie Barmet viene monitorata
da Claudio Perret.
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Fatica. La respirazione
profonda e rapida irrita i bronchi
dell’atleta. (a sin.)
Analisi. Il prelievo per conoscere
il valore del deposito
di ferro va sottopelle. (a des.)
Fiducia amichevole
A lei piacciono i test fatti dall’équipe della Medicina dello Sport di Nottwil, dove tutti praticano
sport loro stessi. «Qui non mi sento come una
paziente, perché vengo trattata in modo molto
amichevole – un rapporto basato sulla fiducia»,
sostiene l’atleta. Ora come ora tornerebbe subito
ad allenarsi, ma il tempo stringe: lo stesso giorno
deve frequentare ancora seminari di germanistica
e scienze sociali all’università di Berna.
Rigenerazione. La studentessa recupera
forza e tranquillità nella lettura.
Stefanie Barmet si allena tra 10 e 15 ore la settimana. Di sera ama leggere per
ore, in questo periodo il romanzo «Treno di notte per Lisbona», da cui è stato
appena tratto l’omonimo film, oppure letteratura specializzata. E redige anche.
Per il giornale «Willisauer Boten» scrive ritratti di atleti e dei loro grandi sogni. Ma
qual è il suo grande sogno? Che tutto vada avanti così, definendosi già molto
felice. Ma lei sa che l’essere umano è in grado di raggiungere di più di quanto
comunemente creda. E pensando ai campionati europei U-23, proclama con determinazione: «Per quelli sono pronta ad andare a tutta birra! Sempre.»
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Prestazione.
Wüthrich raggiunge dieci livelli di
resistenza sul ciclo-ergometro.
Smaltire il grasso invernale
«Ho messo su un po’ troppo grasso invernale», confessa Niki Wüthrich. L’ambizioso musicista di
Erlenbach ZH è seduto a torso nudo sul ciclo-ergometro per l’elettrocardiogramma, torace e mani
munite di cavi, e pedala con impegno. Dopo aver superato già ben 10 livelli di resistenza sotto
carico crescente, cerca di agevolare i movimenti con la testa e le braccia, essendo le gambe oramai appesantite. Ma i suoi muscoli hanno già accumulato troppo acido lattico, come evidenzia
il test. Niki Wüthrich ha superato la soglia anaerobica, che lo scienziato dello sport Claudio Perret chiama «il vicolo cieco del metabolismo». Vicolo cieco, perché il crescente accumulo di acido
lattico porta alla sospensione del test.
Dirigente, musicista e manager culturale
Grasso invernale o calo di prestazione – i valori risultano ottimi
per uno che pratica sport ricreativo. E i quasi due chili che poggiano sui suoi fianchi non sono il motivo principale per cui il
37enne stia seduto sulla cyclette e si sottoponga all’esame
medico-sportivo a Nottwil. Il suo scopo è, in quanto dirigente
d’orchestra, musicista e manager culturale di successo, suonare ancora meglio il suo strumento e gestire in modo ottimale
lo stress. Quando suona sinfonie con il trombone insieme all’orchestra o imita i grandi dello jazz suonando in piccoli ensembles, lo stato di salute mentale e fisica sono determinanti. «Il
mio corpo è parte dello strumento», spiega Wüthrich. Visto che
vorrebbe spingere oltre la sua carriera, vorrebbe anche aver più
fiato e impegnarsi attivamente, affinché nei concerti e nello
sport non ne rimanga a corto.
Abituato a torturare se stesso fino agli stremi, Niki Wüthrich
continua la sua corsa storcendo il viso. «Tu hai grinta, sai soffrire», lo loda Perret. Wüthrich annuisce, perché anche da anziano non vuole dover dipendere da altri. Perret gli descrive la
dipendenza così: «Incomincia col fatto che non si riesca più a
tagliarsi le unghie dei piedi da soli oppure in treno a issare la
borsa sul comparto bagagli.»
Integralità. Niki Wüthrich considera
il suo corpo come parte dello strumento.
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Uomo di fatti
Niki Wüthirich non ci vuole nemmeno pensare, perché sul lavoro è un uomo di fatti e lo vuole
diventare anche nello sport. Sogna di partecipare a una mezza maratona, ma con la stessa abilità con la quale suona in veste di musicista o dirigente d’orchestra. Con i suoi ensemble – dirige,
infatti, oltre all’Associazione Musica di Meilen e della Musica Cittadina di Bremgarten, anche la
Musica Cittadina di Zurigo composta da 80 membri: è suo gran desiderio raggiungere nuove
cerchie di pubblico.
Ritmo.
L’elettrocardiogramma a
riposo rappresenta l’attività
cardiaca. (in a.)
Rilassamento.
Il musicista si concede
raramente il piacere
del puro ascolto. (in b.)
«Sono grato di essere in buona salute», traendo un bilancio. Il suo volume polmonare è sorprendente: al di sopra della norma con 4,8 litri invece dei regolari 4.66 corrispondenti alla media della
sua categoria d’età. Accanto a questo dato, la notizia negativa appare quasi trascurabile: gli viene attestata una leggera asma da sforzo, che però è facilmente trattabile con uno speciale spray.
Il dirigente ha apprezzato l’assistenza prestata dall’équipe della Medicina dello Sport. «I punti
più importanti mi sono stati spiegati in modo preciso e comprensibile. Ho trovato che l’esame
venga svolto con grande professionalità». Ora che la sua diagnosi di asma è attestata con
tanto di cifre, sa cosa fare. «Gestirò le mie due o tre sessioni di allenamento la settimana in
modo più variato.» Inoltre si ripromette, sebbene la sua agenda sia piena di impegni, di mangiare più frutta e verdura da seduto, invece di trangugiare panini e barrette energetiche in
piedi. «Voglio così rafforzare il fiato per la musica.» E ridendo aggiunge: «Così soffierò via
anche il mio grasso invernale!»
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Medicina dello Sport Nottwil | Guido A. Zäch Strasse 4 | CH-6207 Nottwil
T +41 41 939 66 00 | F +41 41 939 66 01 | [email protected] | sportmedizin-nottwil.ch
Una sezione specialistica del Centro svizzero per paraplegici
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Fondazione svizzera per paraplegici 5/13
Medicina dello Sport Nottwil per tutti
La Medicina dello Sport Nottwil è un comparto specialistico del Centro svizzero per paraplegici (CSP)
Nottwil, che offre consultazioni medico-sportive e ortopedico-sportive. Sotto la direzione del primario
dr. med. Matthias Strupler, il team composto da 10 esperti esegue check up medici e check up della
salute, test del lattato ematico e allenamenti in altitudine. Tra le prestazioni figurano anche i check
up per triathlon e la consulenza nutrizionale. Questa istituzione, che dal 2007 è insignita del marchio
di qualità «Swiss Olympic Medical Center», è aperta al pubblico e destinata ad atleti disabili, come
pure a persone che praticano sport agonistico o ricreativo.
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Supplemento (Migliorare la qualità di vita con lo sport)