n. 1 2014 Incontri Fraterni SUORE MINIME DELL’ADDOLORATA Via C. Tambroni, 13 - 40137 Bologna - Tel. 051 341755-342624 POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. ABB. POST. D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - BO - ANNO XLVII - PUBB. INF. 50% - STAMPA: DIGI GRAF - BOLOGNA Giornata mondiale della pace FRATERNITÀ VIA DELLA PACE Nel Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale della pace, 1 gennaio 2014, intitolata “Fraternità, fondamento e via della pace", papa Francesco traccia le grandi linee per il raggiungimento di una vera pace nel mondo e indica il fondamento su cui deve poggiare. a fraternità – scrive il Papa – è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. Sorge – allora – spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente all’anelito di fraternità, impresso in loro L da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere l’indifferenza, l’egoismo e l’odio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle? Parafrasando le sue parole, potremmo così sintetizzare la risposta che ci dà il Signore Gesù: poiché vi è un solo Padre, che è Dio, voi siete tutti fratelli (cfr Mt 23,8-9). La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell’amore personale, puntuale e straordinariamente concreto 1 Fraternità via della Pace 6 Le tre chiavi del buon catechista 10 Le sette fenomeno in aumento 14 “Oh, ma quanto è bello qui!” 19 Annunciare il Vangelo è una gioia 23 Una giornata di condivisione fraterna 26 Casa della Carità a Usokami 28 La mia gioia accanto a S. Clelia 30 Ora ci guarda e accompagna dal cielo 2 Incontri Fraterni di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l’amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei rapporti con l’altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa. La solidarietà cristiana presuppone che il prossimo sia amato non solo come «un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo», come un altro fratello. «Allora la coscienza della paternità comune di Dio, della fraternità di tutti gli uomini in Cristo, “figli nel Figlio”, della presenza e dell’azio- ne vivificante dello Spirito Santo, conferirà – rammenta Giovanni Paolo II – al nostro sguardo sul mondo come un nuovo criterio per interpretarlo», per trasformarlo. Fraternità, premessa per sconfiggere la povertà Nella Caritas in veritate, Giovanni Paolo II ricordava al mondo come la mancanza di fraternità tra i popoli e gli uomini sia una causa importante della povertà. In molte società sperimentiamo una profonda povertà relazionale dovuta alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povertà può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone. Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall’altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-cultu- rale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone – eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali – di accedere ai “capitali”, ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l’opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona. La riscoperta della fraternità nell’economia Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un’occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l’uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana. Incontri Fraterni 3 La fraternità spegne la guerra Nell’anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l’esperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternità. Molti sono i conflitti che si consumano nell’indifferenza generale... Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi! In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di 4 Incontri Fraterni ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data. La corruzione e il crimine organizzato avversano la fraternità Un autentico spirito di fraternità vince l’egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, col- piscono al cuore la dignità della persona... Penso al dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e all’inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; penso all’abominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità. La fraternità aiuta a custodire e a coltivare la natura La famiglia umana ha ricevuto dal Creatore un dono in comune: la natura. La vi- sione cristiana della creazione comporta un giudizio positivo sulla liceità degli interventi sulla natura per trarne beneficio, a patto di agire responsabilmente, cioè riconoscendone quella “grammatica” che è in essa inscritta e usando saggiamente le risorse a vantaggio di tutti, rispettando la bellezza, la finalità e l’utilità dei singoli esseri viventi e la loro funzione nell’ecosistema. Insomma, la natura è a nostra disposizione, e noi siamo chiamati ad amministrarla responsabilmente. Invece, siamo spesso guidati dall’avidità, dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non custodiamo la natura, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future. La fraternità – conclude il Messaggio del papa – ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l’amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità. Incontri Fraterni 5 Congresso Internazionale dei catechisti LE TRE CHIAVI DEL BUON CATECHISTA Il papa Francesco durante il Congresso internazionale dei catechisti che ha avuto luogo a Roma dal 26 al 28 settembre 2013, ricevendo i partecipanti, ha ricordato loro quali sono le caratteristiche del buon catechista e ha indicato ad essi tre chiavi. 1. Prima di tutto, ripartire da Cristo Ripartire da Cristo significa avere familiarità con Lui, avere questa familiarità con Gesù: Gesù lo raccomanda con insistenza ai discepoli nell’Ultima Cena, 6 Incontri Fraterni quando si avvia a vivere il dono più alto di amore, il sacrificio della Croce. Gesù utilizza l’immagine della vite e dei tralci e dice: rimanete nel mio amore, rimanete attaccati a me, come il tralcio è attaccato alla vite. Se siamo uniti a Lui possiamo portare frutto, e questa è la familiarità con Cristo. Rimanere in Gesù! È un rimanere attaccati a Lui, dentro di Lui, con Lui, parlando con Lui: rimanere in Gesù. La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. E questo vale sempre, è un cammino che dura tutta la vita. Ricordo, tante volte in diocesi, nell’altra diocesi che avevo prima, di aver visto alla fine dei corsi nel seminario catechistico, i catechisti che uscivano dicendo: “Ho il titolo di catechista!”. Quello non serve, non hai niente, hai fatto una piccola stradina! Chi ti aiuterà? Questo vale sempre! Non è un titolo, è un atteggiamento: stare con Lui; e dura tutta la vita! È uno stare alla presenza del Signore, lasciarsi guardare da Lui. Io vi domando: come state alla presenza del Signore? quando vai dal Signore, guardi il tabernacolo, che cosa fate? Senza parole… Ma io dico, dico, penso, medito, sento… Molto bene! Ma tu ti lasci guardare dal Signore? Lasciarci guardare dal Signore. Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare. Ti lasci guardare dal Signore? Ma come si fa? Guardi il tabernacolo e ti lasci guardare… è semplice! È un po’ noioso, mi addormento... Addormentati, addormentati! Lui ti guarderà lo stesso, Lui ti guarderà lo stesso. Ma sei sicuro che Lui ti guarda! E questo è molto più importante del titolo di catechista: è parte dell’essere catechista. Questo scalda il cuore, tiene acceso il fuoco dell’amicizia col Signore, ti fa sentire che Lui veramente ti guarda, ti è vicino e ti vuole bene... 2. Uscire da se stessi e andare incontro all’altro Il secondo elemento è questo: ripartire da Cristo. Significa imitarlo nell’uscire da se stessi e andare incontro all’altro. Questa è un’esperienza bella, e un po’ paradossale. Perché? Perché chi mette al centro della propria vita Cristo, si decentra! Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri. Questo è il vero dinamismo dell’amore, questo è il movimento di Dio stesso! Dio è il centro, ma è sempre dono di sé, relazione, vita che si comunica… Così diventiamo anche noi se rimaniamo uniti a Cristo, Lui ci fa entrare in questo dinamismo dell’amore. Dove c’è vera vita in Cristo, c’è apertura all’altro, c’è uscita da sé per andare incontro all’altro nel nome di Cristo. E questo è il lavoro del catechista: uscire continuamente da sé per amore, per testimoniare Gesù Incontri Fraterni 7 e parlare di Gesù, predicare Gesù. Questo è importante perché lo fa il Signore: è proprio il Signore che ci spinge a uscire. Il cuore del catechista vive sempre questo movimento di “sistole–diastole”: unione con Gesù - incontro con l’altro. Sono le due cose: io mi unisco a Gesù ed esco all’incontro con gli altri. Se manca uno di questi due movimenti non batte più, non può vivere. Riceve in dono il kerigma, e a sua volta lo offre in dono. Questa parolina: dono. Il catechista è cosciente che ha ricevuto un dono, il dono della fede e lo dà in dono agli altri. E questo è bello. E non se ne prende per sé la percentuale! Tutto quello che riceve lo dà! Questo non è un affare! Non è un affare! È puro dono: dono ricevuto e dono trasmesso. E il catechista è lì, in questo incrocio di dono. È così nella natura stessa del kerigma: è un dono che genera missione, che spinge sempre oltre se stessi. San Paolo diceva: «L’amore di Cristo ci spinge», ma quel “ci spinge” si può tradurre anche “ci possiede”. È così: l’amore ti attira e ti invia, ti prende e ti dona agli altri. In questa tensione si muove il cuore del cristiano, in particolare il cuore del catechista. Chiediamoci tutti: è così che batte il mio cuore di catechista: unio- 8 Incontri Fraterni ne con Gesù e incontro con l’altro? Con questo movimento di “sistole e diastole”? Si alimenta nel rapporto con Lui, ma per portarlo agli altri e non per ritenerlo? Vi dico una cosa: non capisco come un catechista possa rimanere fermo, senza questo movimento. Non capisco! 3. Andare con Lui nelle periferie E il terzo elemento sta sempre in questa linea: ripartire da Cristo. Significa non aver paura di andare con Lui nelle periferie. Qui mi viene in mente la storia di Giona... Che cosa ci insegna? Ci insegna a non aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre. Ma sapete una cosa? Dio non ha paura! Sapevate questo voi? Non ha paura! È sempre oltre i nostri schemi! Dio non ha paura delle periferie. Ma se voi andate alle periferie, lo troverete lì. Dio è sempre fedele, è creativo. Ma, per favore, non si capisce un catechista che non sia creativo. E la creatività è come la colonna dell’essere catechista. Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido. Dio non è rigido! Ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende. Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. Saper cambiare. E perché devo cambiare? È per adeguarmi alle circostanze nelle quali devo annunziare il Vangelo. ... Per favore, niente statue da museo... Quando noi cristiani siamo chiusi nel nostro gruppo, nel nostro movimento, nella nostra parrocchia, nel nostro ambiente, rimaniamo chiusi e ci succede quello che accade a tutto quello che è chiuso; quando una stanza è chiusa incomincia l’odore dell’umidità. E se una persona è chiusa in quella stanza, si ammala! Quando un cristiano è chiuso nel suo gruppo, nella sua parrocchia, nel suo movimento, è chiuso, si ammala. Se un cristiano esce per le strade, nelle periferie, può succedergli quello che succede a qualche persona che va per la strada: un incidente. Tante volte abbiamo visto incidenti stradali. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, e non una Chiesa ammalata! Una Chiesa, un catechista che abbia il coraggio di correre il rischio di uscire, e non un catechista che studi, sappia tutto, ma chiuso sempre: questo è ammala- to. E alle volte è ammalato dalla testa…. Ma attenzione! Gesù non dice: andate, arrangiatevi. No, non dice questo! Gesù dice: Andate, io sono con voi! Questa è la nostra bellezza e la nostra forza: se noi andiamo, se noi usciamo a portare il suo Vangelo con amore, con vero spirito apostolico, con parresia (coraggio), Lui cammina con noi, ci precede, – lo dico in spagnolo – ci “primerea”. Il Signore sempre ci “primerea”! Ormai avete imparato il senso di questa parola. E questo lo dice la Bibbia, non lo dico io. La Bibbia dice, il Signore dice nella Bibbia: Io sono come il fior del mandorlo. Perché? Perché è il primo fiore che fiorisce nella primavera. Lui è sempre “primero”! Lui è primo! Questo è fondamentale per noi: Dio sempre ci precede! Quando noi pensiamo di andare lontano, in una estrema periferia, e forse abbiamo un po’ di timore, in realtà Lui è già là: Gesù ci aspetta nel cuore di quel fratello, nella sua carne ferita, nella sua vita oppressa, nella sua anima senza fede... Bisogna andare là! E Gesù è là, ti aspetta. Incontri Fraterni 9 Documento dei Vescovi dell’Emilia-Romagna LE SETTE FENOMENO IN AUMENTO Secondo i dati, nella Regione Emilia-Romagna, le sette costituiscono un fenomeno in aumento. In un anno sono cresciute del 20%. . E trovano nelle grandi discoteche, i primi luoghi di reclutamento. Tra le più pericolose, quelle sataniche. F orse molti non se ne sono ancora accorti: anche nella nostra regione Emilia Romagna si nota un risveglio im- 10 Incontri Fraterni pressionante e preoccupante delle sette. Si chiamano satanismo, esoterismo, stregoneria, occultismo, spiritismo, magia. Ma nella lista nera figurano anche: ufologismo, new age, salutismo e yoga, oltre alla festa pagana di Halloween. In questa regione sono stimate in 50.000 le persone che già aderiscono a pieno titolo all’una o l’altra di questa sette. A denunciare questo fenomeno pericolosissimo sono stati i vescovi della regione con un documento dello scorso autunno, dal titolo Religiosità alternativa, sette, spiritualismo. Sfida culturale, educativa, religiosa, elaborato il collaborazione con il Gris (Gruppo di ricerca e infor- mazione socio religiosa) di Bologna. Stando ai numeri, si calcola che nel giro di un anno quanti aderiscono a queste sette siano aumentati del 20%. I più esposti sono i giovani, agganciati – secondo il vescovo di Ferrara-Comacchio Luigi Negri – nelle «grandi discoteche, i primi luoghi di reclutamento e iniziazione». Il documento dei vescovi Il documento è concepito come sostegno alla formazione dei fedeli cattolici in generale e in particolare di quella dei catechisti e dei docenti di religione. Ma non si limita esclusivamente a una formazione ad intra; è rivolto anche all’esterno del mondo cattolico, in quanto le tematiche affrontate hanno una visione e una valenza sociale più ampia della realtà cristiana. Il testo, suddiviso in sei capitoli, è stato presentato lo scorso 30 settembre, presso il seminario regionale di Bologna, dall’arcivescovo di Ferrara Luigi Negri, dal vescovo di Piacenza Gianni Ambrosio e dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi. Il documento passa anzitutto in rassegna alcune concezioni e credenze oggi difuse, quali l’esoterismo, lo gnosticismo, il mille- narismo, il panteismo, la reincarnazione, il relativismo, il sincretismo e fenomeni come la divinazione, la magia, l’occultismo, lo spiritismo. Inoltre, fa notare che, «nella religiosità alternativa e nel nuovo spiritualismo, assume un certo rilievo la diffusione di guaritori, santoni, veggenti, che fanno leva su fenomeni non riproducibili naturalmente, come guarigioni prodigiose, visioni e messaggi dall’aldilà, viaggi fuori dal corpo», nonché un certo «pseudo misticismo», presente «anche tra fedeli sinceramente cattolici», che «evidenziano aspetti sincretistici non compatibili con un’autentica fede cristiana». I vescovi mettono in guardia da Halloween, festa «legata ad atteggiamenti superstiziosi», dalla New Age, un «fenomeno culturale di tendenza, con connotazioni gnostiche, spiritualistiche e misticheggianti, ben simboleggiato da una corrente senza apparenti confini che tende ad inglobare, nel suo fluire, elementi diversi ed eterogenei», dal “salutismo” causato dalla «frequentazione di corsi che prevedono l’uso di tecniche mutuate dalla psicoterapia, dallo yoga e dal training autogeno, applicate in modo spurio e disordinato da persone incompetenti, Incontri Fraterni 11 senza adeguati controlli, violando così le leggi vigenti a tutela delle professioni medico-psicologiche», dal satanismo e luciferismo, dall’ufologismo e dalla stregoneria. A proposito di Halloween, secondo il teologo don Lorenzo Lasagni del Gris di Rimini, questa festa pagana è «anticamera di percorsi esoterici, fino ad arrivare al satanismo…. Oggi Halloween è diventato un evento importante per i satanisti che lo vedono come giornata dei morti viventi e del sangue dei decessi violenti. Non a caso, secondo le “Bestie di Satana” o altri gruppi satanici, il 31 ottobre corrisponde alla vigilia dell’anno nuovo secondo “il calendario delle streghe”». Insomma, impossibile «bollarlo come innocente carnevale autunnale o come festa del “dolcetto e scherzetto” o del bonario travestimento – ha concluso don Lasagni. È un settore di reclutamento bello e buono». Le più gravi sono quelle sataniche Secondo mons. Negri, le sette sataniche in Emilia-Romagna «sono sicuramente le più gravi e le più disastrose, ma anche le altre sono preoccupanti… Le sette sataniche della regione fanno capo generalmente a Milano e alcune di queste centrali milanesi fanno direttamente riferimento a Londra, alla imponenza delle sette deviate di un certo protestantesimo anticattolico». 12 Incontri Fraterni Tali movimenti alternativi sembrano offrire risposte alla domanda di senso, perché esse promettono una certa acquisizione di poteri particolari, l’attrazione per ciò che è orrido e l’intento di contestare in modo eccentrico la società. Rispondono – a detta di mons. Negri – «alla sempre più crescente preoccupazione dell’aspetto fisico e della salute psicofisica. Oltre al bisogno fondamentale di dare risposta alla domanda di “senso”, si accompagna oggi un aumento di desiderio di appartenenza, di identità e uscita dall’anonimato, di affetto, di partecipazione e impegno, di direzione spirituale». Le tecniche di reclutamento sono ben studiate e molto accattivanti: “bombardamento d’affetto”, offerte di sostegno economico, promessa di entrare in contatto con persone defunte, corsi di sviluppo delle proprie potenzialità psicofisiche… Far prendere coscienza del fenomeno È importante far prendere coscienza di questo fenomeno. Anzitutto nelle parrocchie dove oggi si costata una «carente risposta della Chiesa alla diffusione delle sette, della religiosità alternativa e dello spiritualismo, che fondamentalmente dipende dalla non valorizzazione di due aspetti: da un lato, il non aver considerato sufficientemente la parrocchia come casa comune, in cui tutti i carismi autentici e tutte le specificità del particolare popolo di Dio potessero trovare accoglienza, sostegno, formazione e promozione, unite ad un’adeguata catechesi, preghiera, adorazione e celebrazione eucaristica; dall’altro, il non aver sufficientemente promosso il suo zelo missionario verso i lontani». Il testo richiama soprattutto i vescovi alla vigilanza sul popolo di Dio: «Non vorremmo – scrive il documento – che un certo atteggiamento di adattamento a mentalità correnti, un certo modo di “pensare rilassato”, il noto “vivi e lascia vivere”, si fosse impadronito anche di alcuni pastori del gregge di Dio, che, adeguandosi a una diffusa mentalità relativista, pur non condividendola, non fanno un corretto discernimento e non prendono posizioni tempestive chiare e ben motivate, che penetrano subdolamente il mondo cattolico, cominciando dai semplici fedeli fino alle parrocchie e ai conventi, creando prima perplessità e successivamente adeguamento a certe idee o prassi da parte di coloro che entrano in contatto con le stesse». L’ultimo capitolo del documento presenta alcune proposte concrete. Si tratta di far fronte a una vera e propria “sfida” che interpella la nuova evangelizzazione e il primo annuncio. Occorre, in particolare, offrire la testimonianza di laici maturi; approfondire la Scrittura; riproporre i fondamenti della fede; promuovere una catechesi permanente; curare la liturgia come esperienza che introduce al mistero; orientare alla lectio divina personale e comunitaria; formare comunità cristiane che favoriscano contatti vitali e creino esperienze di fede e di fraternità; valorizzare i movimenti ecclesiali; creare una struttura che si occupi di recupero e di formazione per gli ex aderenti a gruppi o a movimenti, in collaborazione con il Gris. Il libretto dei vescovi, 134 brevi pagine, è edito dalla Libreria Vaticana, Città del Vaticano, 2013, e ha un costo di 5 euro. EVANGELIZZAZIONE PREVENZIONE SENSIBILIZZAZIONE Incontri Fraterni 13 Riaperto il Santuario S. Clelia alle Budrie “OH, MA QUANTO È BELLO QUI!” Ad oltre un anno e mezzo dal terremoto che aveva devastato alcune zone dell’Emilia, è stato riaperto, alle Budrie, il Santuario di santa Clelia, dopo i necessari lavori di ripristino. A inaugurarlo è venuto il card. Carlo Caffarra. I n seguito alle due forti scosse di terremoto in Emilia, la prima il 20 maggio 2012, con l’epicentro nel territorio comu- 14 Incontri Fraterni nale di Finale Emilia (MO), e la seconda il 29 successivo, che ha interessato la zona compresa fra Mirandola, Medolla e San Felice sul Panaro, anche il Santuario di Santa Clelia Barbieri, e chiesa parrocchiale delle Budrie (all’anagrafe Chiesa di Santa Maria Annunziata), come tante altre chiese della zona, non era uscito indenne dal movimento generato dalle scosse. Pur senza evidenti crolli, i danni alla struttura non erano certo irrilevanti: si era generato un principio di ribaltamento della parete sud (quella che dà sull’Oratorio di San Giuseppe, dove è custodita l’urna con le reliquie di santa Clelia) e si erano prodotte crepe e fessurazioni in corrispondenza degli archi delle diverse cappelle, come anche lesioni nella facciata e nell’abside. Il racconto e le “sorprese” del restauro Sara Accorsi, attingendo dal resoconto di Federica Congiu, restauratrice del cantiere, ci descrive così le fasi e le “sorprese” dei lavori del restauro. «Una delle principali cause della reazione alle scosse è stata identificata dagli esperti come conseguenza dei diversi ampliamenti apportati alla chiesa nel corso dei tempi. Al primo nucleo originario (corrispondente all’attuale area del presbiterio e di parte della navata), nel 1840 venne aggiunto il Coro-abside, e le prime due cappelle laterali. Solo nel 1928 furono costruite le altre quattro cappelle e venne allungata la navata. Questi interventi, diversi nei materiali e, soprattutto, negli spessori, hanno in un certo senso moltiplicato l’effetto delle scosse. Sia stata questa, comunque, o un’altra la causa dei danni, fatto sta che a fine maggio del 2012 la comunità, erede della piccola Santa delle Budrie, si ritrovava senza un luogo in cui celebrare. Il parroco don Angelo Lai si mise presto all’opera per ridonare lo stabile al popolo di Dio a lui affidato, perché se è vero che una comunità è costituita dalle persone e dalla loro fede prima che dalle pietre, e che i battezzati sono chiamati ad essere “pietre vive costruiti come edificio spirituale” (1Pt 2,5), è pur vero che la chiesa “costituisce una traduzione volumetrica e spaziale del segno eucaristico” (T.Verdon) così come è prezioso per ogni famiglia avere una tavola attorno a cui radunarsi! Per questo furono avviate le pratiche per il restauro del Santuario e, in accordo con la Curia della Diocesi di Bologna e la Soprintendenza per i Beni storici architettonici, fu stabilito di risanare non solo le ferite provocate dal sisma ma anche quei segni lasciati dall’umidità e dal tempo. Si decise, insomma, che fosse di nuovo giunto il momento per un restauro totale, dopo quello del lontano 1928. A lavori finiti, non solo la struttura muraria, ma anche gli intonaci, gli affreschi, la pavimentazione e il portale avrebbero potuto far parlare di sé, proprio come è accaduto il 21 dicembre 2013, nell’imminenza delle feste natalizie, dopo circa sei mesi di intenso lavoro». Incontri Fraterni 15 Una bellezza ritrovata «Quel giorno – prosegue Sara Accorsi – tutti hanno potuto ammirare la ritrovata bellezza del Santuario, già annunciata alla comunità qualche giorno prima, grazie alla liberazione della facciata dai ponteggi. Parlare di bellezza ritrovata è proprio il concetto giusto per spiegare quanto è accaduto durante i lavori di restauro: le pareti interne ed esterne sono state indagate nei loro diversi strati e pulite da polvere e muffe per capire quale dovesse essere il loro volto più autentico, sia nei colori sia nei disegni. E non sono mancate le sorprese: nella prima cappella a sinistra è stata liberata una decorazione fatta di cornici, vasi e fiori, rimasta nascosta per anni. Difficile definire con certezza se sia la decorazione originaria della cappella. Lo stupore non è mancato nemmeno al termine del restauro dell’affresco dell’abside: le dodici stelle che circondano l’emblema del nome di Maria sembrano ora davvero 16 Incontri Fraterni splendere, così come pieni di nuova luce sono i raggi che tra le nuvole decorano la volta del presbiterio. Che dire poi del fumo dell’incenso che esce dai turiboli retti dagli angeli nella volta dell’abside? Inoltre, a chi per tanti mesi ha lavorato nella chiesa invasa da ponteggi e a chi su quei ponteggi per tanti giorni ha operato a pochi centimetri dalle pareti, non è mancata l’emozione della visione d’insieme: la scelta delle finiture a calce, sia all’interno che all’esterno, crea con la luce naturale un effetto che sembra modulare i colori diversificandoli ogni momento, quasi le tonalità fossero vive. Un risultato senza dubbio ammirevole, reso possibile dai diversi lavori eseguiti e dalle diverse maestranze coinvolte. Il cantiere è stato un incontrarsi di professionalità, ma anche l’espressione di tanto entusiasmo. Non c’è stato giorno in cui don Angelo non abbia fatto due chiacchiere di indagine e di sostegno a chi lavorava, o che le suore non abbiano dato qualche sbirciata ai la- vori. Ma soprattutto ogni giorno, alle 16, il cantiere era allietato dall’eco dei canti delle preghiere delle suore. Che dire? La sensazione dimessa e ombrosa che aveva prima il Santuario è stata vinta da una nuova luce e da una nuova vitalità... che questo sia di buon auspicio per tutta la comunità delle Budrie e per la Congregazione della Suore Minime dell’Addolorata!». grembo di donna che è diventato il tempio di Dio». «Questo si aggancia –ha aggiunto – con l’evento di oggi. Maria era il tempio splendente di Dio. Voi – ha osservato rivolgendosi alla folla – avete voluto rendere Riapertura con il card. Caffarra Ad inaugurare il Santuario, a lavori compiuti, è venuto il cardinale di Bologna, Carlo Caffarra. C’erano ad accoglierlo il parroco don Angelo Lai, tutte le suore della Casa madre delle Minime dell’Addolorata, con la superiora generale suor Maria Bruna, il sindaco del paese, Renato Mazzuca, il luogotenente Fernando Bianco, in rappresentanza dell’Arma, e naturalmente moltissime persone, giunte da tutta la provincia. Appena varcata la soglia, il cardinale ha esclamato: «Oh, ma quanto è bello qui!». E dopo un momento di preghiera, accanto al reliquiario di santa Clelia, ha iniziato la messa aspergendo la folla dei fedeli con l’acqua che era stata benedetta e versata poi nelle acquasantiere. «La madre di Dio ci dà un grande insegnamento» – ha detto nell’omelia, riferendosi al Vangelo del giorno che narrava la visita di Maria ad Elisabetta. «L’attenzione ai bisogni degli altri deve essere vigile, potremmo dire frettolosa, nel senso che se la persona ha bisogno dobbiamo aiutarla in fretta, come ha fatto lei con la cugina Elisabetta. Un grande esempio di carità verso chi è nel bisogno». Dal racconto del Vangelo, Caffarra ha ricavato poi altri due spunti. «Quando la Madonna va da Elisabetta aveva già concepito. Provate ad immaginare: il creatore del cielo e della terra si è rinchiuso nel suo più splendente questo tempio, non solo riparando le rovine del terremoto, ma anche perché il tempio di pietra significa il tempio che è ciascuno di noi». Ha quindi esortato i presenti: «La bellezza causa sempre gioia quando si contempla. Sia così nel tempio che è la nostra persona sempre splendente di giustizia per le buone opere, in modo che la presenza di Dio sia sempre splendente in voi». Il tema della gioia Ed è ancora il tema della gioia che pervade l’ultimo pensiero di Caffarra, riferito al momento in cui Maria arriva e saluta Incontri Fraterni 17 la cugina. «Giovanni Battista gioì profondamente, sussultò, sentì la presenza di Cristo, trasferendo la gioia a sua madre». Dopo aver affermato che «il concepito è una persona e merita come tale il massimo rispetto», ha aggiunto: «Qui vediamo quello che avviene da 2000 anni di storia della Chiesa. La Madre di Dio è colei attraverso la quale passa la grazia di Dio, è l’acquedotto per portare Cristo. Cristo è il grande bacino. In lui c’è la pienezza, è sua madre che ci porta questa pienezza, come ha cominciato a fare da subito». «Lodiamo «Ringraziamo il cardinale per la visita gradita, che rappresenta per noi un segno estremamente importante – ha detto il parroco, don Angelo – dopo che in questi mesi abbiamo sofferto molto per la mancanza di un luogo dove celebrare l’Eucaristia. Ringrazio anche coloro che hanno lavorato in modo così straordinario per consentire la riapertura della nostra chiesa, sapendo di lavorare per la casa del Signore, e soprattutto le nostre suore, che hanno messo a disposizione l’Auditorium per la celebrazione della messa». il Signore – ha concluso – che ci ha donato la vostra chiesa in cui ha pregato una grande santa che ha avuto grandi grazie. Visitate spesso qui Gesù e, soprattutto, il tempio che è la vostra persona sia sempre più bello e più splendente». E in chiusura ha rilanciato l’invito del cardinale a tutti i fedeli, 18 Incontri Fraterni «a far risplendere il tempio del nostro corpo come segno per portare Cristo agli altri». L’esortazione Apostolica Evangelii Gaudium ANN UNCIARE IL VANGELO È UNA GIOIA Lo scorso 24 novembre 2013, Solennità di N. S. Gesù Cristo Re dell’Universo, papa Francesco ha pubblicato la sua prima Esortazione apostolica, intitolata “Evangelii gaudium”, la gioia del Vangelo. Ne offriamo qui per grandi linee una sintesi nei suoi punti essenziali. Nuova tappa evangelizzatrice caratterizzata dalla gioia “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. Un accorato appello è rivolto a tutti i battezzati perché con nuovo fervore e dinamismo portino agli altri l’amore di Gesù in uno “stato permanente di missione”. Riforma delle strutture ecclesiali Il Papa invita a “recuperare la freschezza originale del Vangelo”, trovando “nuove strade” e “metodi creativi”. L’appello rivolto a tutti i cristiani è quello di “uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”: “tutti siamo chiamati a questa nuova ‘uscita’ missionaria”. Anche la Incontri Fraterni 19 Chiesa ha bisogno di una “riforma delle strutture” ecclesiali perché “diventino tutte più missionarie”. Conversione del papato Giovanni Paolo II chiese di essere aiutato a trovare «una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova». “Siamo avanzati poco in questo senso”. “E necessario che il senso della collegialità si realizzi concretamente. Ma questo auspicio non si è ancora pienamente realizzato. Un’eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria”. Concentrarsi sull’essenziale Riguardo all’annuncio, è necessario concentrarsi sull’essenziale, evitando una pastorale “ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”. “In questo nucleo fondamentale ciò che risplende è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto” . Succede che si parli “più della legge che della grazia, più della Chiesa che di Gesù Cristo, più del papa che della Parola di Dio”. Una Chiesa con le porte aperte “La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte”. “Nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi”. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli” sono senza l’amicizia di Gesù. Sistema economico attuale ingiusto alla radice L’attuale sistema economico: “è ingiusto alla radice”. “Questa economia uccide”, fa prevalere la “legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”. L’attuale cultura dello “scarto” ha creato “qualcosa di nuovo”: “gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’”. C’è la “nuova tirannia invisibile, a volte virtuale”, di un “mercato divinizzato” dove regnano “speculazione finanziaria”, “corruzione ramificata”, “evasione fiscale egoista”. Il documento parla poi degli “attacchi alla libertà religiosa” e delle “nuove situazioni di persecuzione dei cristiani, che, in alcuni Paesi, hanno raggiunto livelli allarmanti di odio e di violenza. In molti luoghi si tratta invece di una diffusa indifferenza relativista”. 20 Incontri Fraterni L’individualismo postmoderno snatura i vincoli familiari La famiglia, “cellula fondamentale della società, attraversa una crisi culturale profonda”. Il papa ribadisce “il contributo indispensabile del matrimonio alla società”, e sottolinea che “l’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita … che snatura i vincoli familiari”. Dio ci liberi da una Chiesa mondana Il papa denuncia quindi “la mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa”: questa consiste “nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana e il benessere personale”. “Dio ci liberi – esclama – da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!”. Più spazio nella Chiesa ai laici e alle donne Nella Chiesa è necessario far crescere “la coscienza dell’identità e della missione del laico”. Inoltre “c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva”. È necessario garantire la presenza delle donne “nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali”. “Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne …non si possono superficialmente eludere”. Omelia: saper dire parole che fanno ardere i cuori “Chi predica deve riconoscere il cuore della sua comunità per cercare dov’è vivo e ardente il desiderio di Dio”. “L’omelia non può essere uno spettacolo di intrattenimento”, “deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione”. Bisogna saper dire “parole che fanno ardere i cuori”, rifuggendo da una “predicazione puramente moralista e indottrinante”. Una Chiesa povera per i poveri Esiste “un’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana”. “Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri”. “Per la Chiesa, l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica”. “Per questo chiedo una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci”. “Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri … non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema”. Incontri Fraterni 21 I politici abbiano cura dei deboli “La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune”. “Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri!” e si prendano cura dei più deboli: i senzatetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, gli immigrati. Il documento parla anche “di coloro che sono oggetto delle diverse forme di tratta delle persone” e delle nuove forme di schiavismo: “Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta”. “Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza”. Dignità umana dei nascituri: l’aborto non è progressista “Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo”. “Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Il papa lancia poi un appello per il rispetto di tutto il creato. Una Chiesa che dialoga “L’evangelizzazione implica anche un cammino di dialogo” che apra la Chiesa a collaborare con tutte le realtà politiche, sociali, religiose e culturali. Il papa implora poi “umilmente” affinché i Paesi di tradizione islamica assicurino la libertà religiosa ai cristiani, anche “tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali!”. Il documento termina esortando ad aprirsi senza paura all’azione dello Spirito santo per avere la forza di annunciare la novità del Vangelo con audacia, a voce alta, in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. 22 Incontri Fraterni Incontro dei Membri Associati UNA GIORNATA DI CONDIVISIONE FRATERNA Ogni anno, nell’ultimo sabato di settembre, noi Aggregati alla Famiglia di S. Clelia ci ritroviamo alle Budrie per pregare, per sottolineare e richiamare lo stretto legame nostro con le Suore Minime. È il 28 settembre. Ci troviamo insieme con la nostra assistente suor Lamberta, attualmente superiora presso la Casa per suore anziane di San Giovanni in Persiceto. Ci siamo trovati di buon mattino nell’Oratorio di S. Giuseppe, annesso alla chiesa parrocchiale (a quel tempo ancora inagibile a causa del terremoto). Suor Angela Mara suona e intona le Lodi. Alle 7.30 inizia la S. Messa, concelebrata dal parroco don Angelo e don Enrico Faggioli, missionario della diocesi di Bologna a Mapanda (Tanzania), ora in visita alla famiglia. Le letture del giorno ci invitano ad una profonda meditazione: viene letto un passo del profeta Zaccaria( 2,5-9. 14-15). Colpiscono le parole “Rallegrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te“. Gioioso annuncio: il nostro Dio ci sollecita a ricordarci che Egli è con noi, ci raduna, ci custodisce come Incontri Fraterni 23 ripetiamo nel versetto del salmo responsoriale (Ger 31): “Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge”. Parole che addolciscono il passo del vangelo (Lc 9,43b-45) con l’ annuncio della Passione: “Mettetevi ben in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini”. I discepoli però, dice il Vangelo, non capivano “non ne coglievano il senso”, certamente erano parole troppo dure. A noi don Enrico nell’ omelia ha spiegato che, come discepoli del Signore, dobbiamo ricordare che la via della croce è un passaggio obbligato al quale nessuno può sottrarsi. Gesù rinnova la sua fedeltà e ci chiede l’abbandono umile e confidente alla volontà di Dio. Il canto di comunione ci ricorda una norma, un comandamento “Tu amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze...”. 24 Incontri Fraterni Dopo la S. Messa e una piacevole colazione, ci riuniamo per meditare, con la guida del diacono Gianni, le letture della Messa del giorno seguente, XXVI domenica del Tempo ordinario. La nostra attenzione è richiamata soprattutto dalla prima lettera di san Paolo con le raccomandazioni a vivere una vera e forte vita spirituale: professare la “buona battaglia della fede” con la tensione costante “alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Ognuno di noi interviene quindi a commentare il Vangelo dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc. 16, 19-31). Passiamo poi a riflettere sulle iniziative dell’anno pastorale trascorso, sui vari incontri effettuati, ma ci mettiamo anche a stilare un calendario per il prossimo 2013-14, con proposte per le tematiche delle meditazioni e gli eventuali relatori. Rileviamo che vorremmo estendere a tanti la nostra appartenenza di laici alla Famiglia delle Minime: in effetti tanti sono gli “Amici” di santa Clelia ma, per motivi diversi, nessuno da anni desidera fare la promessa di aggregazione. Ad ogni nostra riunione, tutto ciò viene sempre ribadito! Ci rivolgiamo pertanto a suor Lamberta perché si faccia portavoce per noi che abbiamo sentito più intensa l’amicizia di santa Clelia: vorremmo si sentissero sollecitate soprattutto le superiore delle comunità. Noi siamo disposti a presentarci, se ci fossero richieste di una nostra visita, alle varie comunità o parrocchie per dire ai laici ciò che siamo e ciò che facciamo, uniti dalla spiritualità cleliana. Con la recita di “Sesta” è terminato il nostro incontro e, poiché amiamo condividere non solo il cibo spirituale in perfetta armonia con l’ accoglienza sempre gioiosa che si respira nelle case delle suore Minime, gustiamo anche un appetitoso pranzo condiviso, con le tante leccornie da noi portate. Per chi voglia cimentarsi in cucina proponiamo (qui sotto), come esempio, una specialità: la torta di pesche di Clelia (di Bazzano…..non delle Budrie…) ma assicuriamo che anche il pollo ai peperoni di Fiorella e la torta salata di Giulietta hanno riscosso un vero successo !.. Gabriella Torta con le pesche Ingredienti: gr. 200 di zucchero, n.3 uova, gr. 300 di farina, gr. 80 di burro (a temperatura ambiente), mezza bustina di lievito in polvere. Si lavora il burro ammorbidito con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungervi la farina e il lievito e incorporarvi le uova montate a parte. Versare l’impasto in una tortiera imburrata e infarinata, alternando le pesche (o altra frutta) ad altro impasto. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa un’ora. Incontri Fraterni 25 Le Minime per i piccoli e gli indifesi CASA DELLA CARITÀ A USOKAMI Si chiama anche “Casa dei bambini”. È un'iniziativa sorta a Usokami, in Tanzania, quasi 30 anni fa, per offrire accoglienza e un tetto a chi si trovava in estremo bisogno e per un’esigenza di condivisione e solidarietà e di dono. D a sempre il Vangelo di Cristo ci ha presentato l'attenzione ai piccoli, ai bisognosi, agli indifesi, come parte integrante del messaggio cristiano. 26 Incontri Fraterni Oggi papa Francesco, a parole e con i gesti, sottolinea in maniera pressante l'urgenza di accoglienza, di solidarietà, di amore, come risposta all'amore misericordioso di Cristo che tutti ama e in particolare i piccoli. In questo contesto si inserisce molto bene la realtà della Casa della Carità (o Casa dei bambini) della parrocchia di Usokami – Tanzania, dove prestano servizio le Suore Minime. È un'iniziativa sorta quasi 30 anni fa dall'esigenza di offrire accoglienza e un tetto a chi si trovava in estremo bisogno. Ma soprattutto era la risposta a quell'esigenza di condivisione, di solidarietà e di dono che la carità suggerisce e che i missionari e al- tre persone avevano percepito e continuano a percepire nella dinamica del dono. Una piccola casa ospitava allora le prime persone bisognose: una vecchietta handicappata e alcuni bimbi orfani. Ma a mano a mano che passava il tempo, le richieste di accoglienza e di carità aumentavano e anche le pareti della casetta di fango si dilatavano dando luogo a una nuova costruzione più ampia e più idonea per accogliere i numerosi bambini rimasti orfani a causa della prematura morte dei genitori: fino a 20 o 30 bimbi. Gradualmente le suore, aiutate dalle ragazze, si mobilitarono e per prestare ai bimbi un'assistenza continua fu aperta una comunità religiosa adiacente alla Casa della Carità. Successivamente il governo tanzaniano si interessò di questa realtà ormai indispensabile, ma solo per quanto riguarda l'aspetto giuridico. È sempre e solo la carità di tante buone persone, locali, o dall'estero, che sostengono questi bisognosi che giungono ad ogni età, ma in genere molto piccoli, carichi di un peso superiore alla loro età e di una sofferenza di cui solo nel tempo conosceranno il significato e le conseguenze. Diversi di questi bambini sono sieropositivi in terapia e quindi bisognosi di attenzioni particolari. La maggior parte di essi frequentano la scuola, dalla scuola materna fino alle secondarie. Per tutto questo hanno bisogno di accompagnamento, di attenzione e di tanto affetto e qui nella casa trovano tutto questo, anche se non sostituirà mai la famiglia. Alcuni giunti all'età scolare riescono a rientrare nel parentado quando questo è affidabile, altrimenti assieme ad altri proseguono lo studio. Poi si cerca per loro un mestiere con il quale possano vivere autonomamente. È questo un servizio meraviglioso e coinvolgente che richiede tanto impegno, lavoro e un amore sempre crescente. Siccome attualmente gli ospiti (tra grandi e piccoli) sono oltre 40, si ritiene necessaria un'altra costruzione più idonea e ampia, abbattendo la prima casa ormai insalubre. La nuova costruzione, già a buon punto, è costituita da tre casette attigue per i più piccoli. Mancano ancora la cucina e il refettorio. Per chi ha trascorso la propria infanzia in questo ambiente (Casa della Carità), questa casa rimane sempre un punto di riferimento nella loro vita e diversi sono coloro che passano per dare un saluto. Una casa, un tetto, un nido sono un diritto inalienabile di ogni uomo, soprattutto di ogni bambino. Che nessuno ne rimanga privo. Madre Bruna Zuffa Incontri Fraterni 27 Tre giorni di sosta spirituale alle Budrie LA MIA GIOIA ACCANTO A S. CLELIA Elisabetta, catechista di Monteveglio, ci racconta con semplicità di cuore la sua esperienza vissuta alle Budrie, accanto a santa Clelia, durante qualche giorno di raccoglimento e di preghiera. l Centro di spiritualità delle Budrie, dove è nata e vissuta santa Clelia, e dove si conserva l’urna con le sue reliquie, oltre ad essere un luogo accogliente, ha anche il pregio di offrire a chi lo desideri un ambiente di silenzio, di preghiera e di pace. Immerso nella quiete della campagna, fuori dall’abitato, è un luogo che invita alla meditazione e alla contemplazione. E ciò è favorito anche dalla presenza e dall’accompagnamento delle suore Minime che, oltre ad offrire un’ospitalità attenta e premurosa, condividono le loro giornate di preghiera con chiunque desideri parteciparvi. I 28 Incontri Fraterni È stato questo il luogo che ho scelto per trascorrere qualche giorno di ritiro spirituale. Sono giunta come un “pellegrino” stanco del viaggio per cercare un po’ di ristoro e raccogliermi in preghiera, prendendo un po’ le distanze dalla frenesia della vita quotidiana. E per compiere una specie di viaggio interiore, scavando in profondità dentro il mio cuore, per ascoltare la voce di Dio che non parla mai nel rumore, in un atteggiamento di abbandono fiducioso nelle sue mani. È un’esigenza che avverto ormai ogni anno. Vado da Gesù che mi vede in difficoltà, “in accumulo” e sa che faccio fatica a raccogliermi nel “ tempio interiore”, unico luogo in cui si può davvero sentirsi in pace e sapersi accolti e amati nella gioia della fede. E avverto che il Signore, se gli apro la porta del cuore, vi entra, mi viene in soccorso e mi fa gustare la sua amicizia e la sua presenza. Mi fa sentire che in quel momento l’unica cosa che conta è la sua persona. La vita quotidiana oggi è quanto mai frenetica, mi afferra nel suo vortice, quello del “devo fare”, “ devo andare” e mi distoglie a volte dal vero spazio che non dovrebbe mai mancare: lo spazio che dovrei ritagliarmi come prioritario, da riservare a Dio, per trovare in Lui il mio ristoro, il mio rifugio, la mia crescita, e costruire la mia vita non sulle cose effimere e illusorie, che a volte tanto seducono, ma sulla roccia sicura che è Lui stesso. Ogni tanto ci vuole il coraggio, che non tutti hanno, di fermarsi, e di stare a tu per tu con il Signore, con l’animo libero dalle preoccupazioni. Ma, anche a prescindere dalle pause più prolungate, se stiamo attenti, ogni giorno ci vengono offerte tante possibilità di trovare dei momenti di raccoglimento e di preghiera, in altre parole di stare col Signore: per esempio, partecipando alla S. Messa, alle lodi, ai vespri, alla lettura della Parola, o coltivando il dialogo interiore, oppure con la meditazione, la preghiera, la recita del rosario, o anche pensando a Lui quando ci alziamo o andiamo a riposare, e perché no, anche cantando canti liturgici mentre si guida per recarsi al lavoro o si sbrigano le faccende domestiche…( non è anche questo avere Lui nel cuore?) o richiamando alla memoria qualche versetto dei salmi... In una parola, credo che ci siano tante occasioni durante la giornata per pensare a chi ci ama di un amore senza limiti e ha cura di noi. Anche le nostre fatiche quotidiane possono essere un’occasione per stare uniti a Lui, e soprattutto le sofferenze per dirgli: “Signore, sto soffrendo, sto faticando tanto, Ti offro questo, Tu sicuramente saprai trasformarlo in bene, se non per me, per qualcun altro”. Tutti questi pensieri li ho sentiti risuonare con vivezza nel cuore durante le tre giornate trascorse alle Budrie. Grazie S. Clelia per avermi accolta, ascoltata e per aver presentato al Signore, le mie preghiere e le mie suppliche (e anche i miei ringraziamenti). So che Gesù è sempre con me, ma ogni volta che avrò bisogno di un consiglio, un aiuto, un sostegno di una sorella, mi vedrai tornare qui, forse anche solo per ringraziarti o per il piacere di stare con te nel silenzio e nella calma e parlarti. Grazie perché ti prendi cura di noi catechisti (a volte in difficoltà) e dei nostri “piccoli angeli” come tu li hai sempre chiamati. Grazie Clelia. Elisabetta Incontri Fraterni 29 La scomparsa di Madre Ada Gianni ORA CI GUARDA E ACCOMPAGNA DAL CIELO È stata una suora dolce e amabile, una vera minima, figlia di santa Clelia. Ci ha lasciato un mirabile esempio di fedeltà, di dedizione e generoso servizio alla Congregazione durante oltre 60 anni di vita consacrata. L a nostra sorella, Madre Ada delle Minime dell’Addolorata di santa Clelia Barbieri, ci ha lasciato lo scorso 30 dicembre, per tornare nella Casa del Padre. Se ne è 30 Incontri Fraterni andata quasi all’improvviso, senza che nulla lo lasciasse presagire, nelle prime ore della notte, silenziosamente, come era nel suo stile di vita. Aveva infatti ricevuto in dono dalla natura un temperamento mite, umile, amante del nascondimento, che tanti anni di vita consacrata avevano poi reso ancora più dolce, discreto e delicato. Avrebbe compiuto presto 79 anni. Era nata infatti il 26 gennaio 1935. Veniva da Pian del Voglio, un piccolo borgo adagiato sulla dorsale appenninica che fa da cerniera tra il versante bolognese e quello toscano. A soli 16 anni si era sentita chiamare dal Signore alla vita consacrata e non aveva esitato a rispondere al suo invito e a donargli con entusiasmo la propria vita. Aveva emesso la professione nel 1952. Dopo aver conseguito il diploma di infermiera, aveva servito per tanti anni i malati negli ospedali finché nel 1982 era stata eletta superiora generale, mandato che esercitò per dodici anni, fino al 1994. Erano gli anni in cui l’Istituto era impegnato a tradurre in pratica le nuove Costituzioni, elaborate nel decennio precedente, su mandato della Santa Sede, in attuazione delle disposizioni del Concilio. Ed era anche il tempo in cui la Congregazione stava espandendo la sua presenza in Africa e in India, nel Kerala, luoghi in cui Madre Ada compì vari viaggi fraterni per visitare e assistere le comunità nascenti. Una volta terminato il suo mandato, continuò a servire l’Istituto in qualità di vicaria generale. Attualmente era superiora della comu- NELLA CASA DEL PADRE Raccomandiamo alla misericordia del Padre i nostri familiari che in questo tempo si sono congedati da noi: Giovanni, fratello di Suor Maria Cristina Avanzi, Mchanuo, papà di Suor Maria Paola Salama, Antony, papà di Suor Maria Preena Menachery e Pietro, fratello di suor Maria Chiara Morselli. nità locale, a Bologna, dove ha sede anche la curia generale della Congregazione. Durante tutti gli anni del suo servizio, qualunque fosse la responsabilità che le era affidata, compreso l’esercizio dell’autorità, Madre Ada non perse mai le sue doti di semplicità, mitezza e serenità. Aveva un volto sempre sereno che ispirava fiducia. Era amata da tutti e non c’era nessuno che, stando con lei, si sentisse a disagio e tanto meno in soggezione. Fu sempre sostenuta da una fede semplice e forte soprattutto nei momenti difficili e nelle fatiche che ebbe ad affrontare. Nella sua innata bontà, sapeva vedere i lati positivi delle persone e degli avvenimenti, ci insegnava a guardare all’essenziale e a sdrammatizzare le situazioni. Nelle scelte che riteneva giuste era tuttavia ferma e decisa, e difficilmente tornava sui suoi passi. Ora ci guarda e accompagna dal cielo. PREGHIERA PER I PELLEGRINI Ogni giorno nel Santuario di S. Clelia si prega per tutti coloro che costantemente chiedono preghiere. Il giorno 13 di ogni mese, nella casa generalizia di Bologna, viene celebrata una S. Messa per tutti i devoti di S. Clelia. Incontri Fraterni 31 Santuario Santa Clelia Barbieri Le Budrie ATTIVITÀ DEL SANTUARIO Suore Minime dell’Addolorata Via Tambroni, 13 - 40137 Bologna - Tel. 051 341755-342624 - c.c.p. 14253405 Redazione: Suor Maria Angelina Bentivogli - Dir. Resp. P. Giuseppe Albiero Aut. Trib. Bo 3038 in data 18/1/1963 - Trimestrale n. 1/2014 Poste Italiane S.p.a. - Sped. Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) art. 1, comma 2, Anno XLVII - Pubb. inf. 50% In caso di mancato recapito, si prega di restituire al mittente, che si impegna a pagare la tassa dovuta. Stampa: DIGI GRAF - Bologna