La settimana di cittanuova.it Direttore responsabile - Michele Zanzucchi Mail - [email protected] ANNO I - N. 0 - APRILE 2012 ANNO I - N. 5 - GIUGNO 2012 - La settimana di cittanuova.it - Direttore responsabile Michele Zanzucchi - Mail [email protected] UN FATTO UNA FOTO Incontro mondiale delle famiglie. Storie di lavoro e di festa al centro di questo VII appuntamento che vedrà confluire a Milano un milione di pellegrini da 153 Paesi. Nella serata di festa di sabato sul palco si alterneranno testimonianze e momenti artistici. A fianco di Benedetto XVI le famiglie provenienti dall'Emilia. SOMMARIO Una pausa di riflessione sulla legge 40? di Chiara Andreola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 2 L'amarezza di Cannes di Enzo Natta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La 'ndrangheta all'assalto dei comuni di Tobia Di Giacomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L'Italia si fa dentro le aule di Giovanni Vecchio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rimboccarsi le maniche di Tiziana Nicastro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il calcio truccato e la realpolitick di Roberto Mazzarella La fiducia e l'amore di Michele Zanzucchi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Investimenti e solidarietà per salvare l'Europa di Benedetto Gui . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Attila, flagello di Dio di Mario Dal Bello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tutti in piedi per Usain di Marco Catapano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La famiglia, la festa e il lavoro di Violetta Conti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » » » » » » » » » » 3 4 5 6 7 9 10 12 13 15 26-05-2012 Se ne discute UNA PAUSA DI RIFLESSIONE SULLA LEGGE 40? La Corte Costituzionale ha “deciso di non decidere” sulla legittimità della legge 40, rimandando gli atti ai tribunali. Un momento opportuno per riflettere sulla questione, secondo l’Associazione Scienza e Vita di Chiara Andreola Dopo la decisione della Consulta di rinviare gli atti ai tribunali che avevano promosso il ricorso contro la legge 40, perché i giudici riesaminino la questione alla luce della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo dello scorso novembre, sostenitori e oppositori della fecondazione eterologa hanno letto questa “volontà di non decidere” in maniera diversa: da chi vi ha visto una pronuncia “di fatto” a favore di questo divieto, a chi considera la questione tutt’altro che chiusa. Tuttavia secondo la giurista Lorenza Violini, membro del Consiglio esecutivo dell’associazione Scienza e vita, non è del tutto corretto porre il problema in questi termini: «Trattandosi di un provvedimento interlocutorio, è difficile dire quale fosse l’animus dei giudici – afferma –: il non avere deciso, tuttavia, offre degli spunti di riflessione sulle scelte della Corte di Strasburgo, che in prima battuta si era pronunciata a sfavore del divieto, mentre la seconda sentenza ha smentito questa posizione». Anche la lettura secondo cui questa pronuncia sarebbe comunque un invito al legislatore a rivedere la disciplina sulla fecondazione assistita «mi sembra piuttosto forzata – osserva la Violini –: per quanto Strasburgo avesse fatto riferimento all’adeguamento delle norme ai progressi della scienza, il punto interessante di questa sentenza è appunto che si riferisce alla situazione attuale, non a quella ai tempi del ricorso. Per cui non credo imponga proprio nulla a nessuno». Del resto, il fatto che la fecondazione eterologa sia consentita in molti altri Paesi 2 CN7 - cittanuova.it «è un argomento quantomai poco probante: ordinamenti costituzionali diversi in Paesi diversi indicano appunto una diversità di valori tutelati». Anche il presidente dell’associazione, Lucio Romano, ricorda come la sentenza dello scorso novembre e la giurisprudenza della Corte rimandino appunto all’autonomia in questo senso di ciascuno Stato: «E nel ribadire la non violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – prosegue – si attesta l’esigenza di garantire il diritto del nascituro a riconoscere i proprio genitori, in rispetto del principio di certezza delle relazioni familiari». All’accusa di non voler vedere il “pellegrinaggio” all’estero di diverse coppie pur di coronare il desiderio di un figlio, «mi sembra una sorta di atteggiamento emotivista – risponde Romano –: se non altro perché il fatto che una pratica sia consentita altrove non è di per sé garanzia di eticità». Inoltre, quella che l’associazione ha definito «una costante e perseverante delegittimazione della legge 40», avrebbe una sorta di effetto disinformativo, facendo sì che «diverse donne, male informate e fuorviate, credano di ottenere risultati ricorrendo ai viaggi della speranza». Posto che per ora la situazione in Italia resta invariata, in attesa che i giudici valutino se riproporre il ricorso, «bisognerà continuare a riflettere sul significato della genitorialità e della famiglia – osserva la Violini –: serve un percorso culturale di ampio respiro piuttosto che perdersi nei dettagli, focalizzandosi soltanto su uno degli aspetti della questione». 28-05-2012 Cinema L'AMAREZZA DI CANNES La 65ª edizione premia la durezza del nostro tempo. Vincono "Amour" di Michael Haneke e "Reality" di Matteo Garrone di Enzo Natta Se è vero che una partecipazione massiccia aumenta il calcolo delle probabilità di far centro, è altrettanto vero che la quantità non offre garanzie assolute di ritorni sicuri e numerosi. Lo dimostrano i Palmarès del 65° Festival, dove se quasi la metà dei film in concorso erano americani (5) e francesi (4), soltanto Amour (passaporto transalpino, ma diretto dall'austriaco Michael Haneke) è riuscito a spuntarla aggiudicandosi la Palma d'oro. Il Grand Prix è stato assegnato all'Italia grazie a Reality di Matteo Garrone (dopo il trionfo di Gomorra nel 2008 con lo stesso riconoscimento), il Premio della giuria alla Gran Bretagna con The Angel's Share (La parte degli angeli) di Ken Loach, la Palma per la regia al messicano Carlos Reygadas per Post tenebras lux e, infine, quella per la sceneggiatura al romeno Cristian Mungiu per Oltre le colline. Miglior attore il danese Mads Mikkelsen per The Hunt di Thomas Vinterber e migliori attrici Cosmina Stratan e Cristina Flutur ancora per Oltre le colline. Farà parecchio discutere il film al quale è toccato il riconoscimento maggiore. Non per le sue indubbie qualità, quanto per il contenuto. Coinvolgente, toccante, commovente, racconta gli ultimi giorni di una coppia. Lei è l'indimenticabile Emmanuelle Riva di Hiroshima mon amour di Alain Resnais, lui è Jean-Louis Trintignant. Una vita mano nella mano. Ma lei è affetta da un inguaribile male... Bisognerebbe aggiungere un punto interrogativo al titolo. Amore? Il gesto estremo compiuto dal marito non è un atto di coraggio, né d'amore. La sua non è una vittoria, ma una resa. Alla vecchiaia, al male, alla sofferenza. Il coraggio consiste invece nel lottare, nel resistere. E Amour non lo fa. Cedendo il passo all'eutanasia si schiera dalla parte della cultura della morte invece che della vita. Dopo Michael Haneke (Palma d'oro con Il nastro bianco nel 2009), anche Matteo Garrone ha fatto il bis, visto che nel 2009 aveva vinto il Gran Prix con Gomorra. Reality è il ritratto soltanto apparentemente paradossale e grottesco dell'Italia d'oggi, della sua caduta di valori, di ideali, di senso critico, tutti travolti dall'ossessione di un'effimera celebrità conseguita attraverso la partecipazione al Grande fratello. Identikit angosciante di un Paese di mostri e della sua deriva paranoica che lo trascina sempre più in basso, tracciato senza cinismo e senza cattiveria, ma con un senso di pietas che invita a riflettere sul nostro futuro. Ancora un bis e questa volta per Ken Loach, che nel 2006 aveva vinto la Palma d'oro con Il vento che accarezza l'erba. Con il passare degli anni Ken Loach si è fatto più duttile, meno spigoloso e il suo impegno civile e politico si è trasformato in un invito a sperare che premia gli ultimi e i puri di cuore. The Angel's Share, ambientato nella Scozia dei giovani disoccupati, è un film con i toni e i sapori della commedia, dispensati con garbo e ironia, impastati di un umore sottoproletario che trova il suo riscatto in “due soldi di speranza” e nella dimenticata lezione di un certo neorealismo (come quello di Renato Castellani, per fare un esempio). Il resto appartiene alla cronaca e si misurerà con il giudizio del pubblico nella prossima stagione. A cominciare dal messicano Post CN7 - cittanuova.it 3 tenebras lux, premiato per una regia di tipo sperimentale alla ricerca di compiaciute soluzioni di linguaggio, e del romeno Oltre le colline (il suo autore Cristian Mungiu aveva vinto la palma d'oro nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni nel 2007), miglior sceneggiatura per una anacronistica storia di sopraffazione, intransigenza e intolleranza. 28-05-2012 Piemonte LA 'NDRANGHETA ALL'ASSALTO DEI COMUNI L'Operazione Minotauro ha portato al rinvio a giudizio di 75 persone. Sciolto il consiglio comunale di Rivarolo Canavese per una fitta rete di rapporti illeciti: dal voto di scambio al controllo degli appalti di Tobia Di Giacomo E chi ha detto che la mafia non sta al Nord? A pochi mesi dallo scioglimento per mafia del comune di Leinì nel torinese, la scorsa setttimana il Consiglio dei ministri, dopo la relazione del ministro dell’Interno, ha deciso per lo scioglimento del consiglio comunale di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino. A guidare la cittadina di oltre 12 mila abitanti è un sindaco di centrodestra, Fabrizio Bertot, 45 anni, ex An e ora del Pdl, che guida una coalizione di centrodestra. Proprio il nome di Bertot è finito nelle intercettazioni dell’inchiesta della procura di Torino, denominata “Minotauro”, che indaga sulle infiltrazioni della 'ndrangheta calabrese nell’intero Piemonte. Tra gli arrestati figura Antonino Battaglia, segretario comunale e amico del sindaco, accusato di voto di scambio insieme all’imprenditore Giovanni Macrì, che sembra aver promesso 20 mila euro al boss Giuseppe Catalano in cambio del sostegno della “rete dei calabresi” a Bertot, candidato alle europee del 2009. Il sostegno si è tradotto in 11 mila voti, cercati e trovati nelle zone di Cuneo, Novara e Vercelli. Lo stesso sindaco è stato intercettato mentre partecipava al pranzo elettorale organizzato per lui da 4 CN7 - cittanuova.it Battaglia dove parlava di lavori e grandi opere alla presenza di nomi conosciuti della ’ndrangheta piemontese, Franco D’Onofrio, Salvatore De Masi, Giovanni Iaria. Nelle carte degli inquirenti che portano al commissariamento di Rivarolo Canavese compaiono anche appalti controllati dalle cosche e presunte disponibilità degli amministratori pubblici. Il capitolo della 'ndrangheta su Rivarolo Canavese segue a quello di Leinì e quello di qualche anno fa di Bardonecchia. Ma la complessa operazione "Minotauro" potrebbe allargarsi in altre zone e province del Piemonte, senza escludere la Granda. Intanto una nuova commissione d’accesso prefettizia è al lavoro nel comune di Chivasso. Intanto mercoledì 23 maggio settantacinque persone sono state rinviate a giudizio a Torino perché le indagini hanno consentito di smantellare le bande della 'ndrangheta in Piemonte e di portare alla luce i loro tentativi di condizionare il mondo politico locale. Il processo si aprirà il 18 ottobre. Gli indagati sono circa 140 e, dal 28 maggio, si discutono le posizioni di quelli che hanno scelto il rito 4 abbreviato. Fra i 75 rinviati a giudizio figura Nevio Coral, ex sindaco del paese di Leinì. A processo anche Antonino Battaglia, segretario comunale di Rivarolo. Venti sono le persone che hanno chiesto e ottenuto di patteggiare: le pene variano dai sedici ai ventiquattro mesi di carcere e, in tutti i casi, vanno a sommarsi a condanne precedenti. Gli imputati incensurati, invece, saranno processati secondo la procedura usuale. 29-05-2012 Dopo l'attentato di Brindisi L'ITALIA SI FA DENTRO LE AULE I giovani di Milano ci fanno entrare nella loro scuola: corsi di italiano per stranieri, incontri con gli amici dei campi rom, peché la condivisione e l'accoglienza sono un patrimonio per tutto il Paese di Giovanni Vecchio L'eco dell'esplosione avvenuta davanti alla scuola di Brindisi è subito risuonata in tutta Italia, toccando da vicino ogni ragazzo che è stato raggiunto dalla notizia dell'accaduto. È nelle aule che, fin da piccoli, si trascorrono gran parte delle proprie giornate, imparando la difficile arte del crescere come uomini e come cittadini: un attentato che colpisce dei giovani proprio nel momento in cui si recano a scuola non può lasciare indifferenti, l'identificazione con loro – con gli zaini, i diari, le interrogazioni da scongiurare – è immediata. Per questo, i Giovani per un mondo unito di Milano hanno sentito forte l'esigenza di esprimere la loro vicinanza agli studenti dell'istituto Morvillo - Falcone, per dir loro «non siete soli». Ma a un gesto folle, che lascia smarriti, si risponde anche contrapponendo i piccoli gesti concreti di ogni giorno con cui si cerca di costruire – invece che distruggere – il mondo intorno a noi. L'esperienza quotidiana ha fatto crescere l'idea che il Paese in cui viviamo si costruisce anche dentro le aule; e non solo studiando, ma anche insegnando a propria volta. È quanto vivono alcuni ragazzi impegnati nell'Associazione Arcobaleno, dove una volta a settimana si dedicano all'insegnamento dell'italiano per i tanti stranieri presenti. Spesso non è facile: gli allievi sono tanti, hanno poca dimestichezza con l'alfabeto, e a volte oltre all'italiano devono imparare come stare in classe; eppure, la sfida è sempre raccolta. Tanto che al telefono uno di loro, Gabriele, mi chiede se può raccontarmi la sua esperienza tra qualche giorno: «Sai, siamo davvero presi con gli esami di italiano per ottenere la certificazione e ci teniamo che tutti passino». Maria Teresa invece nel suo tirocinio visita regolarmente alcuni dei campi rom cittadini, entrando in relazione con una parte della città spesso dimenticata, se non volutamente presa di mira. In una delle baracche ha conosciuto Fabi, un bambino di sette anni, e con lui è nato un rapporto speciale: mano nella mano, lo accompagna in classe il primo giorno di scuola e si ricorda di portargli uno zainetto nuovo. Entrando in classe, dove imparerà una nuova lingua e conoscerà tanti amici italiani, il bambino è curioso e spaventato al tempo stesso; di sicuro, grazie alla mano CN7 - cittanuova.it 5 stretta nella sua all'inizio della sua avventura scolastica si sente meno solo. Proprio andando a lezione, Francesca incontra un ragazzo africano, che le chiede di acquistare un accendino in cambio di poche monete. Per chi non fuma si tratta di un oggetto davvero poco utile: perché allora non chiedere al ragazzo di cosa abbia veramente bisogno, per aiutarlo con ciò che davvero gli serve? Nasce così un'amicizia fugace, fatta di poche parole scambiate nel viavai degli studenti, ma sufficiente per capire in che modo poter dare una mano a lui e alle sue due figlie. Così, dopo qualche giorno Francesca si presenta con un pacco di suoi vestiti di bambina da regalargli; e anche se il ringraziamento non è molto caloroso, basta la consapevolezza di aver compiuto un gesto per niente scontato, in controtendenza con l'egoista frenesia della città. Sono tanti i piccoli gesti quotidiani che possono nascere intorno alle aule e coinvolgerci in prima persona, chiedendoci di fare quanto possiamo per chi abbiamo intorno. La scuola insomma aiuta a metterci tutti i giorni alla prova: ma è anche con questo esercizio costante che possiamo imparare come accogliere l'altro; è anche con le semplici azioni di ogni giorno che possiamo dare una forma nuova al mondo intorno a noi. 30-05-2012 Emilia sotto shock RIMBOCCARSI LE MANICHE Medici, ingegneri, volontari: l'Emilia Romagna lancia un appello. Servono forza lavoro e anche persone capaci di ascoltare e consolare di Tiziana Nicastro Protezione civile, Vigili del fuoco, gruppi scout e soprattutto tanti e tanti volontari: sono loro i protagonisti di queste ore nelle zone dell’Emilia colpite dal sisma. A San Felice sul Panaro, così come a Medolla, si scava tra le macerie per trovare ancora qualcuno vivo, nelle tensostrutture si continuano a offrire pasti caldi agli sfollati, nei parchi si montano tende e brandine per dare un posto letto a tutti coloro che oramai hanno la casa distrutta o inagibile. È un lavoro infinito quello che tutte le forze insieme, dello Stato e del volontariato e associazionismo, stanno cercando di portare avanti. Sono arrivati uomini da tutta Italia; gli stessi giovani dei Paesi terremotati, che oramai non vanno più a scuola, sono stati intercettati per stare un po’ nelle tendopoli, per prendersi cura delle persone anziane e giocare con i bambini spaventati. 6 CN7 - cittanuova.it C’è bisogno di forza lavoro, ma anche di persone capaci di ascoltare e consolare. Le esigenze in questo momento sono molteplici e quindi è bene rivolgere un appello a tutti coloro che desiderano impegnarsi in prima linea in questa situazione d’emergenza: chi vuole prestare servizio di collaborazione e aiuto come volontario nelle zone terremotate è bene che si metta in contatto con la Protezione civile della propria città o direttamente dei comuni terremotati. Ad oggi le necessità più impellenti sono la presenza di tecnici accreditati, medici e psicologi che possano svolgere servizio nella zona colpita dal sisma; anche questi è bene che si mettano in contatto con la Protezione civile specificando la propria competenza e disponibilità . «Sono tanti i pazienti – spiega Nunzio Borelli, medico – che vengono a chiedermi medicinali e in modo particolare calmanti perché non riescono a reggere la continua tensione e angoscia; si tratta di persone di tutte le età che hanno anche crisi di panico dopo le continue scosse»; Nunzio, così come altri dottori, dallo scorso 20 maggio continua costantemente senza tregua a svolgere la sua professione al fianco dei cittadini. «Oggi sono stato a Guastalla (in provincia di Modena) – mi dice Giovanni Saccani, architetto di Parma – perché la Protezione civile ha bisogno di aiuto nel valutare l’agibilità o meno di numerosi edifici, case, capannoni industriali; in questo momento posso mettere la mia professionalità al servizio dei più bisognosi». Nunzio e Giovanni con le loro competenze, insieme a tutti i volontari in azione, dicono a tanti altri che, per chi vuole, c’è spazio per rimboccarsi le maniche e mettersi a lavoro. In queste ore difficili per le persone colpite dal sisma, stiamo raccogliendo contributi per far fronte alle loro necessità materiali. Chi desidera contribuire, può utilizzare i seguenti riferimenti: Intestatario: Associazione Solidarietà Banca: Cariparma Crédit Agricole Codice IBAN: IT34F0623012717000056512688 Causale: Terremoto in Emilia Romagna Con Carte di Credito: Versamenti tramite PAYPAL ai Link presenti sul sito www. Solidarietaonlus.org con la Causale: Terremoto in Emilia Romagna. 30-05-2012 Attualità IL CALCIO TRUCCATO E LA REALPOLITICK Anche i tifosi sono stati depredati della speranza e della passione. La legalità diventa oggi non un ambito di azione ma una scelta necessaria che serve a rifondare l'intera vita del Paese: dai partiti allo sport di Roberto Mazzarella Adesso non si potrà più dire che il nostro sport nazionale sia il calcio, bensì il calcio truccato. A sentire infatti la procura di Cremona, l’inquinamento del pallone è diffuso e accettato universalmente, anzi, la procura sostiene con più brutalità che «l’insieme degli atti di indagine testimonia come l’inquinamento etico del mondo dei calciatori e forse anche di alcuni dirigenti non è stato episodico, ma diffuso e culturalmente accettato in spregio ai princìpi della lealtà sportiva nei confronti dei tifosi innanzitutto». Ecco la questione: inquinamento etico, cioè questi malfattori hanno «seminato in un campo che era già dissodato e pronto ad accoglierli», dice ancora la procura. Un atto di accusa duro, inclemente. Senza appello. Un atto d’accusa contro il mondo del calcio ma non solo, se lo sfacelo è davvero questo: 150 indagati, CN7 - cittanuova.it 7 un numero impressionante di partite truccate, la mafia che si interessa ai soldi delle scommesse in competizione con altri gruppi criminali quali gli zingari e quello degli ungheresi, assieme ad altre fazioni svizzere e di Singapore. Qualcuno associa questo filone di inchieste a quello di Tangentopoli, almeno negli effetti. Condivido l’ipotesi, perché allora l’effetto non fu solo aver danneggiato le imprese escluse dagli appalti e le casse dello Stato, ma tutti i cittadini che persero fiducia nei confronti dei partiti. Così, anche oggi, oltre al danno economico per la finanza pubblica e le società calcistiche, vi è il danno di milioni di tifosi che si sentono delusi e ingannati. Aumentano così i «depredati della speranza»: depredati dalla mala politica, dalla mala finanza, dalla mala sanità e oggi anche dal calcio truffaldino e criminale. Allora ritengo che la questione vada posta seriamente: stiamo assistendo, e talvolta a bordo campo per usare un’immagine calcistica, allo sfacelo della nostra democrazia e del nostro stesso motivo di stare insieme. Adesso, da più parti e talvolta anche da parte di miei amici, sento dire che bisogna fare qualcosa, che non possiamo stare a guardare la decomposizione della nostra civiltà. Bisogna agire, bisogna proporre. Bisogna fare. Mi scuso già in anticipo se risulterò forse sgradevole e antipatico, ma sono convinto che oggi è necessario non girare tanto intorno alle parole, ma andare giù duro – nel rispetto delle persone – ma senza garantire alibi a nessuno. E un alibi, per esser chiari, è quello che spesso “confina” il mio impegno per la legalità a un ambito, diciamo così, moralistico. Sì, mi dice qualcuno, è importante quel che fai e quel che dici, ma la legalità è un ambito, come lo è l’economia, lo sport, la scuola e via dicendo. E invece sono convinto che oggi la legalità è una pre-condizione necessaria e indispensabile per iniziare a parlare di qualunque argomento, incluso lo sport. L’atto d’accusa della procura di Cremona dice che il mondo del calcio è un terreno favorevole al malaffare e al brigantaggio. Cosa significa? 8 CN7 - cittanuova.it Che da un decennio noi, senza volerlo, relegando la questione della legalità solo alla dimensione della coscienza e non dell’azione tout-court abbiamo permesso che la politica si poggiasse negli anni sull’evasione fiscale (vero sport nazionale) e sul lavoro nero. Espressione della “realpolitik” che garantiva la funzionalità di un sistema già destinato al collasso. Forse avremmo dovuto avere più coraggio. Saremmo dovuti essere più generosi con la nostra terra e intervenire nel bilanciamento tra moralismo e realismo, e scegliere con decisione di rifiutare qualunque autonomia della politica dalla morale. Qualcuno mi potrebbe sussurrare che, se vogliamo essere onesti, questo nostro Paese è cresciuto (mi riferisco dal boom economico in poi) grazie anche alla illegalità diffusa (evasione fiscale in testa) e alla dilatazione della spesa pubblica. Chi sostiene questa tesi mi dice anche qual è la prova del nove del suo assunto. Finita la possibilità di dilatare all’inverosimile la spesa pubblica, siamo nei guai. Più per il debito pubblico, per dire, che per l’evasione fiscale o la corruzione. Oggi, in buona sostanza, si parla con veemenza della questione morale, ci si indigna più che nel passato della corruzione della politica, dell’evasione fiscale e via dicendo. Ma attenzione: è ancora effetto della crisi economica piuttosto che – come dovrebbe essere – della riscoperta del bene comune che dovrebbe naturalmente moralizzare qualunque nostra azione e nostra decisione. E invece cosa accade? Esattamente quel che è avvenuto nello scandalo di questi giorni, lo scandalo di “calciopoli”: cioè il terreno (le nostre coscienze, le nostre famiglie, i nostri pensieri, la nostra politica e la nostra economia) è già dissodato e pronto a ricevere scelte disoneste mature. Ecco allora la questione. Il nostro sistema (dei partiti, della politica in genere, dell’economia, del volontariato e via dicendo) era già a rischio collasso nel secolo scorso. E comunque è “tarato” sul modello del secolo scorso. Rifondare la nostra vita, prima ancora che rifondare i partiti o la società, mi sembra la priorità. Siamo “inzuppati” dalla “realpolitik” del secolo scorso, dove tra realismo e moralismo, e cortina di ferro tra blocco sovietico e blocco atlantico, abbiamo sempre tentato di sfumare tutto. Inzuppati anche da una concezione di politica e di partiti quando il mondo non era esattamente simile a quello di oggi. La centralità della persona è la risposta. La scelta della legalità il metodo. Ma il metodo questa volta potrebbe funzionare se scelto non per necessità soltanto, ma anche e sopratutto per virtù. Avendo il coraggio di porre la scelta della legalità come pre-condizione di qualunque attività singola o comunitaria. Investendo con generosità nella formazione e nella testimonianza della cultura della legalità. L’appello che i Ragazzi per l’unità hanno voluto distribuire in occasione del ventennale delle stragi di Palermo, lo scorso 23 maggio, spiega bene il concetto: la regola d’oro – «Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te» – penso potrebbe essere la cura seria e la prospettiva da proporre a quel medico coscienzioso che vuole salvare davvero il malato. Questa è la proposta dei Ragazzi per l’unità. Un po’ di umiltà e di ascolto nei confronti delle giovani generazioni potrebbe aiutarci ad avere il coraggio e la generosità di scegliere sul serio la centralità della persona. 31-05-2012 Oltretevere LA FIDUCIA E L'AMORE Tempo di crisi in Vaticano. Ma con la forza del Vangelo l’orizzonte può rischiararsi. Le parole di Benedetto XVI e di Maria Voce di Michele Zanzucchi Le indiscrezioni di stampa si susseguono, le interpretazioni degli eventi pure, spesso solo teoremi frutto della fantasia di qualcuno, altre volte risultato di una conoscenza approfondita del mondo vaticano. L'opinione pubblica sembra dividersi tra coloro che condannano indistintamente e pregiudizialmente ogni atto e ogni pensiero che viene concepito nella Chiesa cattolica e coloro che, invece, minimizzano e negano ogni addebito alle personalità vaticane. La maggioranza dei fedeli, tuttavia, ci sembra seguire con attenzione e preoccupazione quanto accade Oltretevere, pregando perché quanto non corrisponde a modi di comportarsi degni del Vangelo s'allontani dai palazzi pontifici. Si desidera fortemente – come sostengono i leader di diversi movimenti e associazioni intervistati in questi giorni – che ciò porti alla necessaria conversione dei cuori e delle menti, come più e più volte auspicato anche dallo stesso papa nei suoi numerosi interventi miranti a portare gli uomini di Chiesa a comportamenti compatibili col dettame evangelico, come nel suo ultimo discorso alla curia romana. Le acque, tuttavia, sembrano ora calmarsi: giudici e avvocati fanno il loro lavoro, le parole che filtrano dalle mura vaticane paiono improntate più al serrare le fila che alla denuncia e pure la stampa pare abbassare i toni. Ieri, durante l’udienza del mercoledì, il papa stesso ha parlato senza peli sulla lingua, visibilmente addolorato ma comunque deciso: «Gli avvenimenti successi in questi giorni, circa la curia e i miei collaboratori, hanno recato tristezza nel mio cuore, ma non si è mai offuscata la ferma certezza che, nonostante la CN7 - cittanuova.it 9 debolezza dell’uomo, le difficoltà e le prove, la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo e il Signore mai le farà mancare il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino». Rinnovando la sua fiducia e il suo incoraggiamento ai suoi più stretti collaboratori «e a tutti coloro che, quotidianamente, con fedeltà, spirito di sacrificio e nel silenzio», lo aiutano nell’adempimento del suo ministero. Felice coincidenza, allegato all’edizione serale del quotidiano della Santa Sede, è stato pubblicato un inserto curato da Lucetta Scaraffia e Ritanna Armeni dedicato al mondo femminile – donne chiesa mondo è il suo titolo –, quasi a significare come la presenza della donna porti anche nella Chiesa quella “marianità forte” necessaria per l’equilibrio di ogni consesso sociale. La prima pagina è dedicata a un’ampia intervista della stessa Lucetta Sacraffia a Maria Voce, presidente dei Focolari. L’ultima risposta, pur non essendo direttamente legata ai recenti avvenimenti vaticani, pare tracciare un orizzonte di senso. Chiede l’intervistatrice: «La Chiesa in questi ultimi anni ha dovuto superare momenti di grande difficoltà. Crede che un ruolo e una presenza diversa delle donne ne avrebbe facilitato il superamento?». Risponde Maria Voce: «Difficile dirlo. Direi di guardare all’oggi, quando una profonda crisi attraversa non solo la Chiesa, ma tutta l’umanità. Se, come ripete il papa, alla radice della crisi vi è una crisi di fede, la donna, ovunque vive, ha la specifica vocazione di essere portatrice di Dio, di quell’amore soprannaturale che è il valore più grande ed efficace per rinnovare Chiesa e società». 31-05-2012 Crisi economica INVESTIMENTI E SOLIDARIETÀ PER SALVARE L'EUROPA Grecia e non solo. Il fallimento non giova a nessuno. Rafforzare la collaborazione tra i Paesi dell'Unione è la strada da percorrere di Benedetto Gui Cerchiamo di rispondere alla domanda sulla possibile salvezza della Grecia dal tracollo economico e sociale. Purtroppo, una volta che le crisi sono scoppiate e si è instaurato un clima di paura nel futuro e di sfiducia nelle istituzioni economiche, non è facile porvi rimedio. In questo momento la Grecia, oltre ad avere un'economia depressa (con conseguente disoccupazione, fallimenti e povertà), corre un pericolo immediato: una corsa agli sportelli da parte dei depositanti. Una prima ragione è che se il Paese abbandonasse l'euro è possibile che i depositi dei loro risparmi sarebbero convertiti in dracme, che presumibilmente si 10 CN7 - cittanuova.it deprezzerebbero del 40-50 per cento. Ma poi, se ci fosse un tracollo finanziario, la garanzia di cui godono i depositi in caso di fallimento delle banche potrebbe rivelarsi illusoria. Una prima cosa che in questo momento è possibile fare per la Grecia è far sì che a garantire i depositi bancari sia l'Unione europea, e non i singoli Stati. La cosa potrebbe rivelarsi costosa per chi accettasse di accollarsi questo rischio (alla fin fine sarebbero i Paesi finanziariamente più solidi, in particolare la Germania). Unica consolazione è che le perdite per il resto dell'Europa non sarebbero affatto minori nel caso di un crollo finanziario della Grecia, che potrebbe essere seguito dal crollo a catena di altri Paesi del Sud Europa. Come a dire che garantendo i depositi dei greci non si sa se il resto dell'Europa aiuti di più loro o sé stessa. Sarebbe comunque un segno concreto che l'appartenenza all'Unione e all'euro non è solo un insieme di vincoli, ma anche effettiva solidarietà. Un'altra forma di aiuto di cui si è molto discusso e che, spero, si concretizzerà è il finanziamento di grandi progetti di investimento nei Paesi più in difficoltà da parte dell'Unione europea (che per far questo emetterebbe i cosiddetti project bond). I vantaggi per la Grecia sarebbero molti: la creazione di posti di lavoro, che metterebbe in moto il circolo virtuoso "nuova spesa-maggiore produzione-maggiore occupazione-maggiori redditi-maggiore spesa..."; poi, in prospettiva, un miglioramento della sua dotazione di infrastrutture (ad esempio portuali, o informatiche); e ancora, cosa non meno importante, questo sarebbe un segno di speranza per il futuro in un momento in cui tutto parla di peggioramento, di nuove sciagure, di dissesti. Ma quanto detto ci pone altre domande stringenti. E cioè: possiamo prevedere che altri Paesi come la Spagna o l'Italia possano trovarsi, a breve, nella stessa situazione della Grecia? Spero proprio di no. Un default non conviene proprio a nessuno, neanche a chi oggi fa grandi profitti sulle oscillazioni quotidiane del famigerato spread o, il che è lo stesso, del prezzo dei nostri titoli pubblici nei mercati finanziari. Con il default, anziché un Paese impegnato a lavorare per dedicare una parte ragionevole dei propri guadagni a ripagare i prestiti ottenuti, mantenendo così la propria credibilità, avremmo pesanti conseguenze prima di tutto sul sistema bancario, con pesanti ricadute sulle imprese, l'occupazione, i redditi delle famiglie, e anche i nostri creditori esterni resterebbero con un pugno di mosche. Il paradosso è che se i tassi sui nostri titoli potessero tornare al 3-4 per cento, lo Stato italiano riuscirebbe a pagare quanto dovuto anche riducendo un po' il carico fiscale rispetto ai livelli attuali, e così i suoi creditori potrebbero stare tranquilli; invece, la paura del default, che porta i tassi di interesse al 6-7 per cento rischia di provocarlo davvero, danneggiando così sia noi che i nostri creditori. È per questo che l'Europa, se non vuole restare una flottiglia di barchette in balia delle onde dei mercati finanziari, deve rafforzare la collaborazione finanziaria tra i Paesi che la compongono. Il che non vuol dire che anche all'interno di ciascun Paese non si possa e non si debba fare di più. Un suggerimento interessante per ridurre il debito pubblico, ad esempio, è quello proposto da Alberto Ferrucci sulle colonne di "Città Nuova". La creazione di un fondo che acquisti e valorizzi la parte più facilmente liquidabile delle proprietà immobiliari pubbliche, finanziato da sottoscrizioni obbligatorie da parte dei possessori di ingenti patrimoni finanziari (non una tassa patrimoniale, quindi, ma un investimento finanziario coatto, che non è detto, però, che debba rivelarsi un cattivo affare per i partecipanti). Anche nel caso della Spagna un default sarebbe controproducente. Il debito pubblico spagnolo è minore del nostro, ma lì c'è un altro problema: un enorme volume di crediti che le banche avevano sconsideratamente concesso per la costruzione di un numero esagerato di case e che ora, dopo il crollo dei valori immobiliari, non saranno mai ripagati; e quindi ora sono le banche che rischiano di saltare. Ma la soluzione più conveniente per tutti è che le banche (non i loro dirigenti) siano salvate, magari con l'intervento del Fondo europeo recentemente creato per salvaguardare la stabilità finanziaria. CN7 - cittanuova.it 11 1-06-2012 Musica classica ATTILA, FLAGELLO DI DIO Al Teatro dell'Opera di Roma Muti dirige in modo impeccabile l'opera giovanile di Verdi di Mario Dal Bello Aveva in mente l’affresco di Raffaello in Vaticano con l’incontro tra papa Leone e il re unno, Verdi. Infatti, si era fatto mandare l’illustrazione da Roma per la sua opera, data a Venezia, alla Fenice, nel 1846. Un successo per il compositore trentatreenne. Che Verdi sia stato preso da un furore giovanile, lo si sente per tutta l’opera. Concisa, veemente, secca e decisa come un abbozzo disegnato di getto. Attila, in verità, è un microcosmo che contiene in nuce aspetti del Verdi maturo e grande che sboccerà con gli anni. Si apre con un preludio fosco e lacrimoso, che anticipa il Macbeth. Non contiene cori guerrieri o dolenti come protagonisti, come succede in Nabucco o nei Lombardi: piuttosto, i cori sono descrittivi di stati d’animo, di atmosfere, comprimari di un’azione che si concentra in effetti su un quartetto. Attila, a metà tra fierezza e bisogno d’affetto, tra barbarici terrori – la scena del sogno, l’apparizione di Leone (un coup de théâtre che anticipa Macbeth) – e senso di pietas: più flagellato dagli uomini che flagellatore. Odabella, virago formidabile, cui Verdi regala una tessitura vocale arditissima, che coniuga il virtuosismo più spietatamente belcantistico con scarse tenerezze. Alla lontana, prefigura la Lady, ma anche Azucena o Amneris. Ezio, il condottiero romano pronto al tradimento e Foresto, l’innamorato, una sorta di Manrico ante litteram o, se si vuole, un Ernani meno disperato. È questo quartetto che si intreccia nella trama piuttosto schematica del libretto, dove cori, arie e cabalette si susseguono regolarmente. Ma Verdi vi innerva un fuoco, una passione che arde sia di toni pre-risorgimentali – «Cara Italia, 12 CN7 - cittanuova.it già madre e reina…» – sia di pathos baritonale, «Sento gonfiarsi l’anima» – come di chiaroscuri corali tra preghiera e inni guerreschi. La musica verdiana, manco a dirlo, è trascinante. Le arie volano in quelle arcate commosse, dove violini e violoncelli accompagnano la melodia ascendente che, come un groppo, prende l’anima, ma anche si elettrizzano in ritmi nervosi e guizzanti, così che il colore, la tinta dell’opera, risulta al calor bianco. Rapida, l’opera chiude, come farà il Trovatore, con scarne battute: Verdi già da giovane ha fretta di arrivare alla fine. Certo non sempre la musica è rifinita, saranno necessari negli anni aggiustamenti, approfondimenti. Ma il bozzetto è fatto e piace. Piace moltissimo a Riccardo Muti, che ne ha fatto un cavallo di battaglia, curando allo spasimo sfumature orchestrali: la morbidezza dei legni, lo squillo degli ottoni, pulito, il calore dei corni, pregnante e poi gli archi (le viole, dense, i violini “cantanti”). Muti scopre che nell’orchestrazione, essenziale, Verdi non è affatto trascurato, anzi. E veniamo ai cantanti. Superbo soprano drammatico di agilità, la russa Tatiana Serjan, ha voce possente, tecnica spericolata, sensibilità interpretativa fragrante: una grande cantante verdiana, che a tratti ricorda la Callas, ma senza le asprezze della grande greca. L’Attila di Ildar Abdrazakov è un basso possente, morbido, squisito attore dalla bella voce sonora. Luminoso il Foresto dell’albanese Giuseppe Gipali, e tonante l’Ezio di Nicola Alaimo, gigantesco attore dalla voce robusta. Ottimo il coro, preciso e attento. e memoria. Avvolge di lumi tintoretteschi le scene. L’allestimento diventa visione, poesia della storia, lasciando alla musica lo spazio per occuparla tutta e darle significato. L’allestimento di Pierluigi Pizzi punta alla bellezza fulgida della sintesi. Riecheggiando le rovine romane e il Pantheon crea interni bianco-grigi essenziali, dominati da un gran cavallo centrale. Pizzi viaggia tra onirico Muti può allora col gesto incisivo, fremente, fulmineo e dolce, dirigere una orchestra ottima, senza un minimo dubbio. Si replica il 3 e il 5 a Roma, Teatro dell’Opera. 1-06-2012 Sport TUTTI IN PIEDI PER USAIN Parata di stelle al Golden Gala. Nella notte romana brilla l'imprevedibile Bolt, uomo copertina dell’atletica mondiale. Ma non è solo lui la star della serata di Marco Catapano Era il 1980 quando, grazie a una felice intuizione di Primo Nebiolo, allora presidente della Federazione italiana di atletica leggera, andò in scena la prima edizione del Golden Gala. Si era nell’anno in cui alcuni Paesi occidentali boicottarono le Olimpiadi di Mosca. Nebiolo, uno dei più grandi dirigenti che il nostro sport abbia mai avuto, pensò di creare a Roma un evento che desse l’opportunità a quegli atleti che non erano potuti essere presenti ai Giochi di prendersi una rivincita. Ne venne fuori una serata ricca di sfide spettacolari, dove furono scritte le prime pagine di una storia che nel tempo ha visto protagonisti di questo meeting tutti i più grandi campioni di questo sport. Oggi, a trentatré anni di distanza, il Golden Gala è diventato uno tra gli appuntamenti più importanti dell’intera stagione agonistica dell’atletica leggera internazionale e giovedì sera, a cinquantasette giorni dal via ufficiale dei Giochi di Londra, alcuni tra gli attuali migliori interpreti di questa appassionante disciplina hanno dato vita a dei ghiotti antipasti delle prossime sfide a cinque cerchi. Una serata di atletica entusiasmante, i cui ottimi risultati sono stati certamente favoriti anche dalla spinta data dal calore dei circa 55 mila spettatori presenti sulle tribune dello stadio Olimpico. Il fenomeno Bolt Inutile nasconderlo. Anche se quest’anno erano presenti ben 9 campioni olimpici in carica (e altrettanti campioni del mondo), l’attenzione degli appassionati era tutta per lui, l’uomo copertina che l’atletica aspettava da anni: Usain Bolt. Il ventiseienne ragazzo giamaicano, un concentrato di muscoli e talento, divenuto una star assoluta ai Giochi di Pechino 2008 dove si aggiudico tre medaglie d’oro, ha regalato forti emozioni al pubblico romano. Prima ha fatto la sua comparsa per un improvvisato giro di campo effettuato con indosso una maglia della nazionale italiana di calcio. Poi, circa un’ora dopo, un boato assordante ha accompagnato il suo ingresso per la gara più attesa della serata. Il “fenomeno” che negli ultimi anni ha spostato i limiti dell’uomo oltre barriere che solo poco tempo fa sembravano insuperabili, ha vinto CN7 - cittanuova.it 13 con l’ottimo riscontro cronometrico di 9”76, miglior prestazione mondiale stagionale. Dietro di lui il connazionale Asafa Powell, l’atleta che ha corso più volte i 100 metri in meno di dieci secondi (con la prestazione di giovedì sera sono ben 79!), mentre terzo è giunto il francese Christophe Lemaitre, l’unico velocista bianco attualmente in grado di farsi largo nella marea di sprinter dalla pelle scura, primo uomo non di colore della storia a scendere sotto i 10 secondi in questa specialità. Il riscatto di Valerie grazie allo sport Ma se la finale dei 100 metri ha catalizzato come sempre l’attenzione del pubblico, nel corso della serata si è assistito anche ad altre prestazioni di rilievo. Valerie Adams, ventisettenne neozelandese, si è aggiudicata ad esempio la gara del lancio del peso femminile con la ragguardevole misura di 21.03 (miglior prestazione mondiale stagionale e nuovo record del meeting). A vedere l’esultanza e il sorriso con cui questa ragazza ha festeggiato la vittoria in pedana, pochi sospetterebbero che Valerie da piccola era molto timida. Spesso veniva presa in giro a scuola a causa della sua stazza (oggi è una ragazzona alta quasi due metri che pesa 120 Kg), tanto che per la vergogna di apparire in pubblico non voleva fare dello sport. A 14 anni, invece, è stata praticamente costretta dal suo insegnante di educazione fisica a partecipare a una gara regionale di lancio del peso dove ha battuto un record che durava da oltre 20 anni. Nel 2000, subito dopo aver visto la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Sidney, sua madre, grande appassionata di sport, morì di cancro. Così, per onorare la sua memoria, Valerie decise di mettersi a fare sul serio con l’atletica. 14 CN7 - cittanuova.it I suoi primi giochi a cinque cerchi, ad Atene 2004, non andarono molto bene: operata di appendicite una settimana prima della gara, non riuscì ad andare aldilà di un ottavo posto. Nelle stagioni successive, però, la Adams è diventata via via la vera dominatrice di questa disciplina nella quale, dopo un bronzo iridato conquistato ad Helsinky nel 2005, ha vinto tre titoli mondiali consecutivi (2007, 2009 e 2011), oltre all’oro olimpico a Pechino 2008. Oggi Valerie ha imparato a sorridere, e quelli che una volta erano i suoi presunti “limiti fisici”, sono diventati i suoi punti di forza. Ottime prestazioni, ma pochi squarci d’azzurro Un altro grande momento si è vissuto poi durante la gara dei 3.000 siepi maschili dove, ancora una volta, l’hanno fatta da padrone gli atleti keniani. Pensate che in questa specialità gli atleti cresciuti sugli altipiani di questo Paese dell’Africa orientale si aggiudicano ininterrottamente la medaglia d’oro olimpica dal 1968. Questa volta l’ha spuntata Paul Kipsiele Koech, già bronzo olimpico ad Atene 2004, che con il tempo di 7’54”31 ha stabilito la terza prestazione mondiale di tutti i tempi a meno di sette decimi dal record del mondo. Ottimo risultato cronometrico e nuovo record del meeting (nella serata ne sono stati stabiliti quattro in tutto) anche per l’etiope Abeba Aregawi, capace di fermare il cronometro, nei 1.500 metri femminili, a 3’56”54, e altri tre primati mondiali stagionali (nei 5.000 metri femminili per merito della keniana Vivian Cheruiyot, nel salto in alto maschile grazie al britannico Robbie Grabarz e nel giavellotto femminile per mano della ceca Barbora Spotakova), per un Golden Gala che si conferma davvero ad alti livelli. 1-06-2012 VII Incontro mondiale LA FAMIGLIA, LA FESTA E IL LAVORO Questi i temi dell'intervento di Luigino Bruni, docente di economia politica, all’apertura del Congresso teologico pastorale. Ce ne parla in un'intervista di Violetta Conti È la famiglia il cuore pulsante del sistema economico ed è sempre lei l'aspetto sofferente con le sue maternità e paternità precarie, le sue fragilità e incertezze in questo duro tempo di crisi economico-finanziaria. Ma è sempre alla stessa famiglia che si chiede "inopportunamente" di consumare di più per rilanciare la crescita e di lavorare poco e male. La famiglia sembra chiamata a muovere la macchina del capitalismo dominante "senza se e senza ma". Ma è questo il modo giusto? Se lo sono chiesti i quattromila presenti, il 30 maggio, alla prima giornata del Congresso teologico pastorale che ha ufficialmente aperto i lavori del VII Incontro mondiale della famiglia. A rispondere il professor Luigino Bruni, docente di economia politica all'università di Milano Bicocca e autore per Città Nuova de Le nuove virtù del mercato, che ha rilanciato queste tematiche parlando di famiglia e lavoro sì, ma anche di festa. Perché? Glielo abbiamo chiesto in quest’intervista. Impegnativi e delicati i temi di Milano (famiglia e lavoro, ndr.), tanto per le famiglie che si trovano in difficoltà economica quanto per i giovani che, seppur con lavoro precario, cercano di metter su famiglia. Ma la festa? «C’è un’interconnessione profonda tra lavoro, festa e famiglia. Prima di tutto perché la famiglia è il principale luogo del lavoro e della festa: pensiamo ad esempio quanto del lavoro delle donne ci sia nelle occasioni di festa o quanto sia sentito nel lavoro il tempo della festa, dove il primo detta i tempi del secondo. Ma c’è anche un’altra ragione. Etimologicamente la parola festa deriva da "fesia", cioè feria, feriale, e quindi legato ai giorni lavorativi. Oggi però assistiamo sempre di più a una frattura nell’equilibrio tra lavoro e festa, a uno stravolgimento dei ruoli. Il mondo economico soffre di eccedenza di festa da un lato e di alto tasso di disoccupazione dall’altro. Manca così una prospettiva più profonda». Maternità e paternità sempre più precarie e fine del “welfare state”. Come può la famiglia rimanere il soggetto economico principale? «Più che di fine dello Stato sociale parlerei della sua crescita vorticosa e senza controllo, in un determinato periodo storico ormai sorpassato. Direi che oggi però siamo di fronte a una preoccupazione che riguarda più l’ambito economico che quello familiare. Lo Stato sociale sta cambiando, la famiglia si sta evolvendo (non è più patriarcale come 30 anni fa), ma essa continua a svolgere il ruolo di soggetto economico preminente, il luogo ideale in cui far esperienza di gratuità. In questo senso non è allora la famiglia, ma il mondo del lavoro, che sta cambiando in modo più radicale, perché si sta allontanando dal principio della gratuità. Occorre riscoprirlo, ma non sarei nostalgico di fronte alla fine di quel tipo di welfare state, piuttosto volgerei lo sguardo alla possibilità di creare migliori legami fra generazioni, fra lavoratori, con un nuovo patto sociale». Il mercato del lavoro chiede una diversa conciliazione famiglia-lavoro e l’adattarsi CN7 - cittanuova.it 15 a nuove culture lavorative. Qual è l’atteggiamento giusto per accogliere le nuove sfide al meglio? «Il mercato del lavoro, nel giro di un cinquantennio, è mutato molto, ma come ricorda la Rerum Novarum “Il lavoro non è una merce”, ed anche oggi va salvaguardato e tutelato per la nostra società e i nostri giovani. Certamente ci sono molte più opportunità oggi grazie a Internet e ai viaggi, ma ci sono anche diverse problematiche. «Nel 1869 l’economista e filosofo J. Stuart Mill scriveva a proposito della donna: “La formazione morale dell’umanità non avrà ancora sviluppato tutto il suo potenziale, finché non saremo capaci di vivere nella famiglia con le stesse regole morali che governano la comunità politica”. Mill ovviamente faceva riferimento alla sua epoca, quando l’impresa e la famiglia erano ancora dei luoghi illiberali e gerarchici nonostante i progressi nella democrazia. Ma qual è la situazione odierna? In molti Paesi la relazione uomo-donna in famiglia è incentrata sul rispetto e sull’uguaglianza, ma è il mondo civile, e in particolare quello economico e lavorativo, a essere ancora troppo asimmetrico, gerarchico e maschile. Non a misura di famiglia. In me però prevale la speranza. In tempo di crisi la speranza è un dovere civile, una forma di carità alta anche nell’economia». Direttore responsabile: Michele Zanzucchi - Redazione: Maddalena Maltese, Sara Fornaro, Roberta Ruggeri Progetto Grafico: Umberto Paciarelli Gruppo editoriale Città Nuova. Autorizzazione tribunale di Roma n. 339/2009 del 06/10/2009 16 CN7 - cittanuova.it