PERSONAGGGI
Andrea Butera: operista palermitano dell’Ottocento
Note e Bibliografia
di
Pia
Tramontana
1) Oggi Corso Vittorio Emanuele, nel tratto compreso tra Porta Felice e piazza Marina, detto
Cassaro morto perché privo di botteghe.
2) La chiesa sorgeva nel sito dell’attuale piazza
Cavallo Marino. Demolita in seguito ai danni provocati dal terremoto del 1823: cfr. ROSARIO LA
DUCA, La città perduta. Cronache palermitane di
ieri e di oggi, Palermo 1975.
3) Lettera 21 dicembre 1825: da Gaetano
Donizetti a Simone Mayr, a Bergamo: «Io credo
fermissimamente che di qua andremo via col capo
rotto; vale a dire con qualche mesata in meno, la
cosa per me la faccio certa».: cfr. OTTAVIO TIBY,
Gaetano Donizetti a Palermo, Roma 1951.
4) Una gustosa descrizione del soggiorno di Vincenzo Bellini a Palermo è in OTTAVIO TIBY, Il
Real Teatro Carolino e l’Ottocento musicale palermitano, Palermo 1957.
5) In questo Istituto tutto era a soqquadro, pessima e fraudolenta l’amministrazione, scadente l’insegnamento che impartiva agli allievi, scarso il vitto
dei convittori, pessimi i sistemi di correzione. Il
Barone Pisani risanò le danneggiate finanze dell’istituto e ne migliorò le condizioni di vita, riordinò l’amministrazione, incrementò l’insegnamento
musicale, sicchè in poco tempo il Conservatorio
potè riacquistare rinomanza e prestigio: cfr. Anna
GALICI CANDILORO, Lascito Pisani, catalogo
del fondo musicale, Palermo, 1972
6) Francesco Ruggi nacque a Napoli il 21 ottobre 1767, allievo prediletto del Fenaroli. Nel 1825,
alla morte del maestro Giacomo Tritto, venne nominato maestro di contrappunto al Real Collegio
di Musica dividendo con il maestro Raimondi «l’ufficio d’insegnante e il soldo»: cfr. Francesco
FLORIMO, La scuola musicale di Napoli e i suoi
conservatori, Bologna 1969
7) La richiesta di «apostolica dispensa», tratta
dai documenti del matrimonio conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Napoli, chiarisce il
grado di parentela: Don Giovanni del Frago aveva
due figli: Teresa che sposò Andrea Butera, ed
Emmanuela che sposò Giovanni Somma. Entrambe le sorelle ebbero due figli maschi, quindi cugini di primo grado: Salvatore Butera e Filippo Som-
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AGORÀ n. 36/2011
ma, rispettivamente genitori di Andrea e Giovanna.
8) Primo racconto di tutta una poetica romantica dove la passione sarà descritta come un sacrificio e la morte come fatale nesso del desiderio.
Non aveva ispirato alcun compositore fino al 1851.
Quella stessa primavera di metà Ottocento il compositore Giovanni Sebastiani scrive l’omonimo
dramma lirico rappresentato sulle scene del Teatro del Corso di Bologna, contemporaneamente
alla rappresentazione data al Teatro Carolino dell’opera di Butera. Tuttavia il prof. Fulvio Stefano
Lo Presti ci ricorda puntualmente che anche Giovanni Pacini appena ventiduenne mette in musica l’Atala su libretto di Antonio Peracchi, andata
in scena al Teatro Nuovo di Padova nel 1818.
9) Elena Castriota, discendente diretta di Giorgio Castriota Scanderberg, condottiero albanese
che nel 1462 giunse in difesa degli Aragonesi invadendo i territori del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini, che lo aveva insultato.
10) Giovanni Emanuele Bidera (1784-1858) nacque a Palazzo Adriano, provincia di Palermo.
Librettista del Teatro S. Carlo di Napoli. Famosi i
due libretti messi in musica da Gaetano Donizetti.
PERSONAGGI
NOTA RITRATTO
Non datato né firmato. A giudicare dalle giovanili
Fattezze, il dipinto potrebbe risalire al 1851, anno
del successo di Atala. Andrea Butera aveva
ventinove anni, e il ritratto ci consegna l’immagine
di un giovane uomo. Il fine disegno si distingue
per “una naturalezza espressiva e un dosato
colorismo” che rimanda agli anni più maturi di
Giuseppe Patania, considerato assieme a Salvatore
Lo Forte il più grande ritrattista palermitano del
tempo (I. BRUNO in Giuseppe Patania Pittore
dell’Ottocento, Caltanissetta-Roma 1993).
Si consideri, ad esempio, per analoga finezza di
fattura e penetrazione psicologica, nonostante la
differenza d’età tra i due soggetti, il Ritratto di
Filippo Patania, fratello del pittore, proprio del
1851. L’assenza di firma è una trascuratezza non
del tutto insolita in Patania, come si evince da
numerosi dipinti tra i quali il Ritratto di Giorgio
Matranga (Palermo Museo Diocesano),
attribuitogli con certezza per la sopravvivenza di
documenti probanti. Sarebbe stato naturale del
resto che Butera, giunto al successo, venisse
effigiato dal ritrattista prediletto dall’aristocrazia
e dalla ricca borghesia cittadina. Lascia perplessi
il particolare, non trascurabile, che il musicista
non fu mai ricco, e il pittore doveva farsi ben
pagare. Ma neppure il vecchio prete del Ritratto
di Sacerdote (Palermo, Civica Galleria d’Arte
Modena) - considerato il capolavoro di Patania
(M. ACCASCINA, Ottocento siciliano-Pittura,
Palermo 1982, e I. MATTARELLA, Pittori siciliani
dell’Ottocento, Palermo 1982) - doveva essere
danaroso. Forse era stato offerto da parrocchiani
devoti.
Similmente si potrebbe ipotizzare nel caso di
Butera, come un segno di riconoscimento da
parte di fervidi ammiratori. Peraltro, il successo
di Atala ispirò anche Odi che dal loggione del
Teatro Carolino si “spargevano” in leggeri foglietti
sugli spettatori entusiasti. Nato a Palermo il 18
gennaio del 1780, allievo di Giuseppe Velasco e
di Vincenzo Riolo, Patania lavorò fino a tre ore
prima della morte, avvenuta il 23 febbraio 1852. I
conti, almeno cronologicamente, potrebbero
dunque tornare.
Il soprano Marietta Piccolomini, prima interprete dell'opera La Saracena (1854) (coll. Fulvio
Stefano Lo Presti).
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