Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.
Isaia 55,10-11
Stiamo per incontrare un “delizioso” mistero della nostra fede…
Un mistero, perché per noi cristiani parlare di Parola di Dio, di Verbo di Dio, di Vangelo
significa parlare di Gesù stesso.
Eppure Gesù è anche molto altro! Egli parla a noi attraverso il Vangelo scritto, la
Scrittura appunto, ma anche attraverso il Vangelo vissuto, la Tradizione della Chiesa.
Un mistero delizioso, perché scoprirai che è stato “inventato”, pensato e preparato
apposta per te… Non per tutti ma per ciascuno!
Un mistero delizioso, perché il Vangelo è Gesù stesso che parla a ciascuno di noi in
modo personale, intimo e puntuale, raggiungendo il punto esatto del cuore che proprio
in quel momento ha bisogno di essere nutrito, scosso, spronato, consolato, guidato o
guarito.
Questo cammino di Avvento è una semplice occasione per imparare a pregare con il
Vangelo: un tempo di grazia per nutrire la nostra fede con un dono sempre vivo e
sempre nuovo.
Buon cammino!
Leggi con attenzione queste istruzioni: sono indicazioni utili per vivere al meglio questo
cammino di Avvento.

il cammino richiede un tempo adeguato, costanza e volontà

rispetta i tempi proposti: ti accorgerai di quanto è prezioso iniziare la giornata con
la preghiera, e terminare il cammino del giorno la sera, prima di addormentarsi

sii realista nel gestire il tuo tempo… se la sera fosse un tempo più “tranquillo”, allora anticipa la tappa del giorno dopo; al mattino non dovrai fare altro che riprendere “più velocemente” quanto fatto con più tranquillità la sera prima (questo vale
per i giorni dal lunedì al venerdì)

(per quelli che hanno ricevuto via email il libretto) stampa il libretto o almeno i fogli del giorno: il pc non è un buon “compagno di vita spirituale”

il libretto stampato chiede di essere preso, sfogliato, sottolineato, usato per le tue
riflessioni personali

se preghi in casa puoi provare ad accendere una candela durante il momento di
preghiera: oltre ad essere un segno serve a concentrarti meglio. Può aiutare anche
predisporre, nel luogo in cui preghi, un crocifisso o un’immagine sacra a cui sei affezionato

in fondo al libretto trovi uno schema di verifica giornaliera del cammino. È uno
strumento semplice e utile perché ti permette di visualizzare la fedeltà agli impegni del cammino

in fondo al libretto trovi uno schema per aiutarti nella preghiera e nella meditazione del Vangelo
o
leggi con attenzione le prossime pagine perché ti introducono nei diversi impegni
che ogni giorno ti verranno chiesti
o
finché non ti verrà automatico fai sempre riferimento allo “schema della settimana” che trovi nella pagina seguente, per non scordarti gli impegni quotidiani
DA LUNEDÌ A VENERDÌ

Leggi il libretto

Meditazione del Vangelo del giorno

Leggi 2/3 capitoli del libro della Bibbia che hai scelto

I due impegni (spirituale e di carità) quotidiani

Esame di coscienza serale
SABATO

Leggi il libretto

Riflessione sul tema della settimana

I due impegni (spirituale e di carità) quotidiani
DOMENICA

S. Messa

Leggi il libretto

(la prima settimana) Scegli il libro della Sacra Scrittura che leggerai

(dalla seconda settimana) Tempo di “recupero” del cammino se sei rimasto indietro
Degli impegni proposti nel cammino, questo è l’impegno più semplice, ma che spesso
crea qualche dubbio o attacco di pigrizia: la lettura di qualche capitolo al giorno della
Bibbia. Purtroppo moltissimi cristiani non conoscono il libro in cui è scritto ciò in cui credono. I cristiani che hanno letto tutta la Bibbia sono pochissimi, ma non sono molti neanche quelli che hanno voluto leggere almeno una volta il Nuovo Testamento o anche
solo i quattro Vangeli.
Leggere la Parola, così, giusto per conoscerla, non è un obbligo, perché non è scritto da
nessuna parte che dobbiamo farlo per forza, però, obiettivamente noi cristiani davanti a
questa cosa siamo dei veri pigri, condannati per questo a rimanere ignoranti sui fondamenti della nostra stessa fede.
Può dirsi cristiano una persona che non legga mai il Vangelo? Sì, certo, la domanda non
è per emettere giudizi frettolosi, però un cristiano deve amare la Parola, e la sola lettura
durante la Messa non è sufficiente per innamorarsi. Ecco il motivo, allora, della proposta di questo Cammino:

meditazione, per imparare a pregare il Vangelo

lettura semplice, continua, per conoscere la Bibbia.
Il Cammino dell’Avvento finirà col Natale, ma non escludere di continuare da solo, anche
dopo, l’impegno della meditazione e della lettura continua.
LA SCELTA DEI LIBRI
Per la scelta dei libri della Bibbia i Vangeli hanno la precedenza, ovviamente: quindi se
non li hai mai letti prendi questo impegno per l’Avvento.
Per la lettura procedi secondo l’ordine suggerito dalla Bibbia: Matteo, Marco, Luca e
Giovanni.
Chiaramente, leggendo 2/3 capitoli al giorno, dal lunedì al venerdì, per le 3 settimana di
Avvento, non potrai finirli: devi necessariamente continuare anche dopo Natale.
Per la scelta di altri libri della Bibbia puoi procedere in due modi:

scegli un libro che ti ha sempre incuriosito o che ti piacerebbe leggere e suddividilo in modo tale da leggerne ogni giorno 2 - 3 capitoli. Se fosse un libro così
corto da non riempire tutto il tempo dell’Avvento scegline un altro; se invece
fosse così lungo da rendere difficile la lettura solo durante il tempo di Avvento,
prendi l’occasione di continuare la lettura anche dopo Natale 

puoi scegliere i libri suggeriti qui sotto

per i più “temerari”: potresti prendere questa occasione e iniziare la lettura di
tutta la Bibbia, che ti terrà occupato per parecchio tempo

qualsiasi scelta farai, ricorda che è bene prima leggere l’introduzione che ogni
Bibbia riporta all’inizio di ogni libro: questo ti aiuterà a contestualizzare il racconto e ad utilizzare la corretta chiave di lettura
LIBRI SUGGERITI
LIBRO DI RUT
È una storia esemplare, molto breve, che parla di vita quotidiana, di fede semplice, di
generosità, solidarietà, fedeltà, Provvidenza, consolazione e speranza.
È un libro breve: ha solo 4 capitoli! Devi sicuramente sceglierne un altro.
LIBRO DI TOBIA
È un’altra storia esemplare che ricorda che Dio non si dimentica mai di coloro che gli
sono fedeli. I principali temi del libro sono: la famiglia, la protezione di Dio, le opere
buone come segno di fede autentica.
È un libro di 14 capitoli: sicuramente ne devi scegliere un altro.
ATTI DEGLI APOSTOLI
È il libro che ha come protagonista lo Spirito Santo: è quindi una scelta azzeccata per
questo cammino di Avvento.
Gli Atti degli Apostoli sono la continuazione della storia raccontata da San Luca: per
questo se scegli questo libro, dovrai partire con la lettura del Vangelo di Luca.
Vangelo di Luca e Atti degli Apostoli hanno in totale 52 capitoli: leggendone 2/3 al giorno arriverai preciso, preciso al Natale.
LETTERA DI SAN PAOLO AGLI EFESINI
È una lettera breve e intensa: il tema centrale è la Chiesa come Corpo di Cristo, che ha
tre caratteristiche: è santa, è una, è cattolica (cioè universale).
Essendo una lettera breve dovrai scegliere un altro libro.
I due impegni che ogni giorno sceglierai:

non devono essere troppo lunghi o complicati o difficili

devono essere un “extra” rispetto a ciò che normalmente fai: se ad esempio vai
già a Messa tutti i giorni, quello non può essere scelto come impegno spirituale

devono richiederti un minimo di sforzo: più sarai generoso, più questi gesti saranno fruttuosi
IMPEGNI SPIRITUALI
Puoi scegliere tra:
 Messa
 Confessione
 Preghiera del cuore (decidi tu la quantità)
 Rosario
 Liturgia delle Ore (lodi e vespri)
 …
IMPEGNI DI CARITÀ
Puoi scegliere tra:
 Un favore a qualcuno
 Un gesto di elemosina
 La visita ad una persona
 …
LO SPIRITO SANTO
Il dono che lo Spirito fa all’uomo è la Carità
“Intimo all’anima mia più di me stessa”, diceva Edith Stein del Santo Spirito, ed è proprio l’intima presenza di Dio nel cuore, a volte più profonda di quanto siamo consapevoli. Teologicamente viene definito Amore tra il Figlio ed il Padre e, come ogni relazione, è
passaggio e movimento, vento flebile che trasporta doni preziosi, come ogni vero e leale rapporto umano. Analogamente all’affetto tra due persone, lo Spirito colma distanze,
avvicina, permette di conoscere ciò che e bene, nel corso del tempo e della crescita.
Quanti spazi ha coperto lo Spirito - Amore: quell’angelo, latore di un mistero infinito che
attese, rispettoso, per un attimo eterno, il Sì di una creatura umana per realizzare la volontà dell’Onnipotente; la faticosa strada da Nazareth a Betlemme, strada di migranti, di
una famiglia che compie il suo cammino, ma non trova riparo, accoglienza da chi sta bene ed è al sicuro; il percorso di quella Stella, segno che lo Spirito agisce anche attraverso
la natura. Ma anche la faticosa salita al Calvario, contro ogni ragionevolezza, Gesù sentiva che era il compimento del progetto di Dio. Dall’accettazione di Maria alla croce: lo
Spirito Santo stava aspettando quel bambino, per sussurrargli tante volte , nel corso della sua esistenza quanto e come poteva amare. Quella presenza intima e intensa è efficace ad ogni passo del suo cammino: a dodici anni deve rimanere al tempio a parlare
delle cose di suo padre, mentre Maria e Giuseppe preoccupati lo cercano, all’inizio della
sua vita pubblica lo conduce da una città all’altra, da un uomo all’altro.
Allo stesso modo lo Spirito Santo istruisce sull’amore anche noi, è maestro di carità,
sussurra sempre all’orecchio e all’anima parole “emozionanti”, talvolta scomode. È significativo che proprio due dei simboli tradizionali del Natale richiamino la luce e
l’annuncio: la dolce fiamma di una candela e il suono dei campanelli. È proprio così la
presenza dello Spirito: si annuncia dolcemente, ma è capace di disperdere la tenebra
più profonda. Se nella preghiera gli chiediamo di esserci, di farsi Luce e parola per noi,
ciò avviene, anche in modi inaspettati. Ci dona e ci chiede molto, come a Gesù, ma ci
permette di conoscere fino in fondo il valore di ciò che siamo e il senso della nostra vita.
Concretamente: come rendere umano l’Amore di Dio attraverso la carità. Proprio per
questo, prima di ogni preghiera a Dio, dovremmo rivolgerci allo Spirito per chiedere di
comprendere e per chiedere di imparare ad amare, ad ascoltare quella voce sommessa
che ci suggerisce come far nascere il Bambino Gesù nella nostra vita quotidiana.
RICORDA

La Santa Messa

Oggi devi scegliere quale libro/libri della Bibbia leggere per questo tempo di Avvento (vai a pag. 5 per la scelta)

I due impegni quotidiani (vai a pag. 8)

L’esame di coscienza
La prima difficoltà quando ci si avvicina ad un testo del Vangelo, è di cercare di capire in
che modo quel testo ha a che fare con la nostra vita. Iniziamo col dire che il Vangelo è
importante perché ci parla di Gesù e non perché ci dice, quasi come un codice di comportamento, come dobbiamo vivere. Attraverso le parole e i gesti di Gesù però, capiamo quali sono gli atteggiamenti dell’uomo che aiutano a vivere la fede, cioè che ci avvicinano a Dio e agli altri. Per aiutarci in questo, leggendo il Vangelo, che sarà sempre
quello del giorno, ci faremo guidare da due cose:
1. la domanda: “cosa prova Gesù in questo brano e cosa dice e perché?”
2. la nostra preghiera insistente: “guarisci la mia fede, falla crescere, rendila viva in
me”.
Mt 8,5-11
Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: "Signore, il
mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente". Gesù gli rispose: "Io verrò
e lo curerò". Ma il centurione riprese: "Signore, io non son degno che tu entri sotto il
mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono
un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fa’ questo, ed egli lo fa". All'udire
ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: "In verità vi dico, presso
nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno
dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe
nel regno dei cieli.
Questa del centurione che chiede aiuto a Gesù per il suo servo sarà l’immagine che ci
guiderà per tutto l’Avvento.
La fede è qualcosa di molto semplice. Siamo noi quelli complicati, che diciamo che tutto
ciò che non riusciamo a fare e a vivere è complicato. Ma la fede di per sé è qualcosa di
quasi banale. Avere fede è comprendere che Dio ci vuole bene. Vivere la fede è amare
Dio e amare gli uomini, senza grossi sospiri, ma in modo concreto. Amare vuole dire rispettare, pensare a, compiere gesti di attenzione, impegnarsi.
La nostra fede è un po’ come il servo ammalato del centurione: alzi la mano chi sente in
perfetta forma spirituale. E davanti a questo disagio, ma anche a questo desiderio di
credere di più, facilmente ci chiediamo: “C’è qualcosa che posso fare? A chi chiedere
per vivere una spiritualità più profonda?”. Semplicemente ci accorgiamo che non riusciamo ad amare il prossimo come vorremmo e potremmo, e altrettanto con Dio. In più,
ciliegina sulla torta, magari sappiamo che Dio ci ama, ma non è che abbiamo capito più
di tanto cosa questo voglia dire per la nostra vita.
Torniamo all’episodio di Cafarnao: il servo c’è, è ancora vivo. Ma è paralizzato. La nostra
fede, se ci facciamo queste domande, è ancora viva. Magari però non ci è utile come
potrebbe essere. Il servo, seppure paralizzato, è ancora una presenza importante in
quella casa (è chiaro che il centurione che gli vuole bene e che lo vuole ancora accanto a
sé, che ha bisogno di lui e che non vuole sostituirlo con qualcun altro), però non può aiutare. Gesù non risponde: “E’ solo un servo, non mi scomodo”. Vuole andare e guarirlo.
Si stupisce, anzi, si meraviglia della fiducia del centurione. E’ una bella sorpresa la richiesta che gli viene fatta e la fiducia che gli viene accordata.
Una fede paralizzata non ti aiuta a vivere meglio la tua giornata né la tua vocazione. E’
un servo che non serve, cioè che non può rendersi utile. Il servo non si rialza in piedi con
le sue sole forze, e nessuna cura “umana” è stata utile per la guarigione. Il centurione
chiede a Gesù: non è un suo seguace, non è un ebreo. Probabilmente lo ha sentito predicare e fare miracoli e in nome di questo crede che possa fare qualcosa.
Il centurione sei tu davanti a Gesù: “Guarisci la mia fede. Dì soltanto una parola e la mia
fede guarirà”. Non stare qui a chiederti se hai o no abbastanza fede per fare questa richiesta, per ora bypassa questo problema: Se senti di non avere la fede del centurione
pazienza, ognuno
ha i suoi tempi.
Se hai qualche cosa da sistemare dal punto di vista fePrenditi l’Avvento
de, Gesù ti fa sapere attraverso questo episodio, che
per chiedere a GeLui è ben contento di occuparsene.
sù una fede guarita, viva, vivace,
utile.
Puoi chiedere: “Guarisci la mia fede, rendila viva, utile
per me e per il prossimo” perché è una preghiera sensata e bene accolta. E’ una preghiera vera.
PER PREGARE
Segui le “istruzioni”, rispettando soprattutto le sequenza dei punti, pregando prima lo
Spirito Santo, poi il Figlio, poi il Padre. Come per tutta questa settimana chiedi in modo
particolare di imparare a pregare lo Spirito (non è facile perché lo conosciamo poco).
Siccome non c’è sistema migliore per imparare a pregare che iniziare a farlo, inizia .
Non preoccuparti di dire le cose giuste, prega e stop.
Ricorda: chiedi allo Spirito di:
1. comprendere il Vangelo, cioè di conoscere meglio Gesù attraverso di esso (per
oggi in particolare può essere un’idea chiedere anche di aiutarti a comprendere,
non tanto come e quanto la tua fede è messa male, ma piuttosto che Gesù è realmente disposto a venire incontro al tuo desiderio di credere meglio e di più e
che ha il potere, la forza e il desiderio di farlo),
2. di aiutarti nella preghiera,
3. di far nascere in te lo spirito di carità.
RICORDA

I due impegni quotidiani (vai a pag. 8)

La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto

L’esame di coscienza
Lc 10,21-24
In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: "Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti
e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata
affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se
non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare". E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti
e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi
udite, ma non l'udirono".
Questa è la preghiera che Gesù rivolge al Padre quando i Settantadue tornano dalla
missione che ha loro affidato, e tornano felicissimi ed entusiasti, sia per quello che hanno visto succedere alle persone che hanno ascoltato la loro predicazione, sia per il fatto
che questa missione ha di fatto cambiato anche loro stessi e la loro fede.
Anche oggi, come nel brano di ieri, Gesù è felice per qualcosa e per qualcuno. Oggi però
non è felice da solo: esulta nello Spirito Santo. Cerchiamo di capire meglio: è un po’ come dire che Gesù ha visto compiersi qualcosa di importante nel cuore dei discepoli (poi
vedremo cosa), è sicuro che questo cambiamento, del quale Lui è felicissimo, è opera
del Padre (“Tu, Padre, rivelasti queste cose ai piccoli”), e al colmo della gioia “abbraccia”
la persona a Lui più vicina, cioè lo Spirito Santo. Per noi è un po’ difficile vedere lo Spirito come una persona, però dobbiamo anche comprendere che Gesù non ha questa difficoltà e che realmente e concretamente sente lo Spirito presente e vicino nella sua vita
di tutti i giorni. E’ un “compagno”, un “fratello” di strada, di fatiche, di gioie, di preghiere. E’ presenza fissa nelle sue giornate e, principalmente, nel suo cuore. Aiuto concreto
e vero, presenza reale nel rapporto col Padre e nella missione tra gli uomini.
Cosa ha visto succedere Gesù per essere così felice? Ha visto tornare cambiati i suoi discepoli. Dio ha parlato ai loro cuori attraverso la loro esperienza in mezzo agli uomini.
Gesù è un maestro e come tale è lì proprio per veder crescere e cambiare i suoi discepoli: come può non essere felice a vedere che quello per cui lavora si è realizzato?
Lo Spirito è presenza e aiuto nel cuore di Gesù. Può esserlo anche per te. Per aiutarti a pregare, a credere, a servire. Ti aiuta a
comprendere come Dio è presente nella tua vita.
Come i discepoli, ascoltare la Parola di Gesù ti apre al servizio ai
fratelli e alla preghiera e questo permette a Dio di arrivare al tuo
cuore e di cambiarlo.
Cambiare il cuore può solo Dio, ma ascoltare Gesù, servire e pregare sono in mano alla tua libertà.
PER PREGARE
Segui sempre le istruzioni, soffermandoti in modo particolare sulla preghiera allo Spirito
Santo: vivi questo momento con calma perché sia utile alla tua fede. Ricorda che lo Spirito è qui per aiutarti a comprendere l’importanza della preghiera e del servizio e per
donarti la forza per metterli in pratica nelle tue giornate, perché una volta che arrivi alla
comprensione della teoria, poi te la devi vedere con la voglia di metterla in pratica, cioè
con la tua volontà. Chiedi con grande fiducia (“insegnami a pregare, insegnami a servire,
insegnami la fedeltà a questi impegni, cambia il mio cuore: insegnami la carità”), poi
medita il Vangelo e prega secondo quello che nasce nel tuo cuore.
RICORDA

I due impegni quotidiani (vai a pag. 8)

La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto

L’esame di coscienza
Oggi iniziamo facendo un test, uno di quelli classicissimi, che sicuramente hai
già fatto diverse volte: devi scrivere di te stesso tre qualità e tre difetti.
1.
2.
3.
A.
B.
C.
Le qualità sono per ricordarti che non sei un ‘mostro’ di persona; sono i tuoi
punti di forza: hai dei talenti e quindi anche delle responsabilità. I difetti sono per riportarti con i piedi per terra e ragionare sul fatto che non sei perfetto, neanche nella fede, cioè nel tuo rapporto con Dio e con gli altri. Non
prendere il test sottogamba: lo devi fare bene. Se uno è cieco lo capisce subito che c’è qualcosa che non va, ma quando si parla di anima e di coscienza,
può non essere così facile accettare e capire i propri limiti e le proprie responsabilità. L’esame di coscienza serale serve proprio a questo: a chiedersi
come si è messo a frutto le proprie qualità e come si è cercato di migliorare
(o di tenere sotto controllo) i difetti. Non ci vuole uno scienziato a capire che
un lavoro così, anche se di pochi minuti, ma quotidiano, non può che fare bene. E dopo aver capito i propri limiti, difetti, peccati, che si deve fare? Si può
iniziare a pregare e a seguire Gesù. Avere coscienza di te stesso, inclusi i limiti
e i talenti, ti avvicina a Gesù e non può che rendere più vera e più convinta la
tua preghiera e la tua vita di fede.
Questa premessa, ovviamente, ha a che fare col Vangelo di oggi.
Mt 15,29-37
Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò
là. Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e
molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e
i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele. Allora Gesù chiamò a sé i discepoli
e disse: "Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e
non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la
strada". E i discepoli gli dissero: "Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani
da sfamare una folla così grande?". Ma Gesù domandò: "Quanti pani avete?". Risposero: "Sette, e pochi pesciolini". Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati
portarono via sette sporte piene.
Una grande folla si è radunata intorno a Gesù e molti sono malati o hanno portato con
sé dei malati. Siamo tornati al tema della malattia guarita dell’altro ieri. I Vangeli del periodo d’Avvento servono per introdurci all’accoglienza del Signore nel nostro cuore e
nella nostra vita, e perché questo avvenga è importante che sia ben chiaro per ciascuno
il collegamento malattia-rapporto con Gesù. Oggi nel Vangelo si parla di malattie che
non portano alla morte, ma di deformazioni o handicap che rendono complicata
l’esistenza, di grossi limiti decisamente evidenti. Queste persone si avvicinano a Gesù
perché sono malate e desiderano stare meglio, per vivere una vita più piena e felice. E’
la coscienza di stare male e il desiderio di guarire che li porta a Gesù.
Seconda osservazione: Gesù ha compassione di quella folla che lo segue per essere guarita e per ascoltarlo. Ha dei sentimenti veri nei loro confronti. Avere compassione vuole
dire comprendere fatiche e dolori e sentire che questo non ti disturba, ma ti lega in
qualche modo a chi ti sta davanti. Gesù guarisce e poi desidera dare forza per continuare il cammino. Allora si rivolge ai discepoli e dice : ”Fai qualcosa tu, dai una mano!”. E i
discepoli rispondono qualcosa del tipo: “E io che ci posso fare?!”. Che è una risposta
molto comune davanti ai problemi altrui. “E io che ci posso fare”. Se non provi compassione, non ci puoi fare niente di niente… Allenati alla compassione, falla diventare uno
dei tuoi punti di forza, e Gesù ti dice che ti metterà in mano gli strumenti per fare qualcosa che sia utile. La chiave è la compassione.
Terza osservazione (è una cosa che sicuramente sai già): il pane è simbolo dell’Eucaristia
con la quale Gesù ci nutre.
Prendere coscienza dei tuoi limiti serve per migliorarti, e questo
vale per tutti, cristiani e non cristiani. Ma questa coscienza,
messa ai piedi di Gesù, ti avvicina a Lui, perché ti regala umiltà
nel tuo rapporto con Dio. La preghiera non è più: “Voglio questo; fai quello; dimmi cosa fare per Te e lo farò” ma, necessariamente: “Ho questi difetti (di cui magari mi vergogno anche),
la mia fede traballa, ma desidero Te nella mia vita, per questo
cambia il mio cuore”. Quando ti avvicini al buon Dio chiedendo
umilmente di cambiare, pian piano l’anima viene guarita, perché veni raggiunto dalla compassione di Gesù.
Gesù prova compassione ed è questa che gli permette di interessarsi a te e di fare cose buone per te. Se Gesù non provasse
compassione, sbaglierebbe anche Lui nel suo rapporto con
l’uomo. Ciò che Egli dona guarisce l’anima, rimette in piedi, perché ci si sente amati. Luogo principe in cui accogliere la sua
compassione è l’Eucaristia. Sono millenni che l’umanità cerca il
pane di Gesù, perché non è un simbolo, ma realmente, volta
dopo volta, lì ‘accumuliamo’ compassione.
Ricorda che hai delle qualità da usare. “E io che ci posso fare?!”
non è una risposta ammissibile davanti ai bisogni altrui. Se non
provi compassione e voglia di fare qualcosa davanti a qualcuno
che ha bisogno di qualcosa, mettilo nella lista dei difetti. “Ho
provato compassione?” e “mi sono messo a disposizione di Dio
per capire cosa fare?”, deve entrare nel tuo esame di coscienza.
La compassione è il motore della carità: chiedila insistentemente allo Spirito Santo. E accostati il più possibile all’Eucaristia.
PER PREGARE
Inizia sempre con calma, cercando di fare silenzio. Chiama lo Spirito Santo. Se riesci, anche se sono solo pochi giorni che è iniziato il cammino, prova a dirgli due parole spontaneamente. Se è troppo difficile non preoccuparti: l’Avvento è ancora lungo . Con fiducia chiedigli di aiutarti nella preghiera: “Aiutami a pregare, fai luce nella mia anima
perché io conosca le mie qualità e i miei difetti, fai luce nella mia vita perché io veda ciò
che posso fare, non sono umile donami di esserlo, che io provi compassione”.
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I due impegni quotidiani (vai a pag. 8)
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La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto

L’esame di coscienza
Mt 7,21.24-27
Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la
volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le
mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella
casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste
mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua
casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande".
Ascoltare e fare sono i due grandi verbi dell’amore e della fede. Gesù ci dice che una fede guarita, in forze, in poche parole sana, ascolta il Signore e mette in pratica quello che
ha imparato.
In questo brano le avversità che si abbattono sulle due case sono identiche, perché la
fede non è un amuleto per tenere lontani i guai. Però le due case, che sono la fede di
due persone diverse, resistono ai guai in modo differente. Una fede costruita
sull’ascolto della Parola e sul servizio del prossimo è salda, resiste a tutto, aiuta a superare le difficoltà della vita e ci prepara alla vita eterna. Per la seconda casa si parla sempre di fede, di una persona che ha lavorato tanto per costruirla, però si è un po’ arrangiato a scegliere il posto meno faticoso per scavare. Gesù dice di non scegliere noi da
soli il modo di crescere nella fede, ma di dare retta a Lui. E’ l’invito a farsi guidare nella
vita spirituale, imparando ad essergli ubbidienti.
Spesso la fede viene rappresentata come una piccola fiammella che è accesa nel nostro
cuore. E’ un’immagine carina e molto simbolica, però pensando a questa parabola Gesù
ci descrive la fede in modo diverso. E’ un tetto sotto cui ripararsi, un tetto che protegge.
La fiammella è dentro di noi, la casa è intorno a noi, è più grande di noi.
Chiediti se sei un cristiano ubbidiente, che ascolta e fa sue le indicazioni
che Gesù dà attraverso la Chiesa e il Vangelo, fidandoti che ubbidire, anche quando ti costa, fa bene alla tua anima e alla tua fede.
Ricorda: ascoltare-fare. Fatti due domande (è un altro piccolo test): cerca
qualcosa nella tua vita in cui ascolti e non fai (una virtù che sei pigro nel
mettere in pratica, un comandamento del quale fingi di ignorare
l’esistenza…); cerca qualcosa, sempre nella tua vita attuale, che fai senza
ascoltare (una scelta contraria al Vangelo, la superficialità in alcuni modi di
fare…)
Tra una fiammella e una casa c’è una certa differenza: cerca di immaginarti la tua fede (quanto è “grande”, quanto è solida, dove poggia, a cosa assomiglia…)
PER PREGARE
Invoca lo Spirito Santo. Prendi coraggio e fiducia sul fatto che è presente e ti ascolta e
prova a dirgli qualcosa sullo stato d’animo con cui inizi questa preghiera (se sei dubbioso dì che lo sei, se sei contento o emozionato diglielo, tutto con molta semplicità) . Rileggi i tre punti qui sopra e prova a rispondere chiedendo allo Spirito di aiutarti a capire
il tuo cuore alla luce del brano di Vangelo.
“Dì soltanto una parola”. Prega per la tua fede: “Donami una fede che resista alle fatiche della vita, che sia utile a superare i guai, che sia costruita sull’ ascolto e il darsi da
fare per il bene altrui”. Questa parabola ti porta nel cuore della carità e ti regala anche
un criterio molto semplice di verifica personale: 1) rapporto con la Parola e il silenzio, 2)
entusiasmo e fedeltà nella vocazione e nel servizio.
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I due impegni quotidiani (vai a pag. 8)
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La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto
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L’esame di coscienza
Mt 9,27-31
Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: "Figlio di Davide,
abbi pietà di noi". Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: "Credete voi che io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!". Allora toccò loro
gli occhi e disse: "Sia fatto a voi secondo la vostra fede". E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: "Badate che nessuno lo sappia!". Ma essi, appena
usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.
Quando si parla di ‘migliorare’ la fede, capita spesso che venga anche in mente di fare
qualcosa, per esempio prendere un impegno come andare a Messa in settimana, meditare il Vangelo, prendere l’abitudine di confessarsi più spesso e cose così. Tutto questo
è giusto, perché siamo persone e il fare veicola i contenuti e segnala, a Dio e a noi stessi,
che le nostre buone intenzioni sono sincere. Però la fede non è un ‘fare’. E’ l’eterno dilemma: chi va tutti i giorni in chiesa, dice il rosario, recita le preghiere la sera, è cristiano? Sì, però sappiamo tutti che non basta per dire che facendo così si ha una fede profonda, nel senso che le buone abitudini aiutano (e molto) in un percorso a fare passi avanti, ma solo se si ha coscienza del percorso da fare e non ci si limita all’acquisizione
delle abitudini. Insomma la fede non è la tessera punti dei supermercati.
In questo Vangelo Gesù lega la fede all’ acquisizione della vista. La maggior parte di noi
ci vede benissimo, ma Gesù non fa le cose a caso: questo miracolo è per tutti, anche per
quelli che apparentemente non sono ciechi. Se ci pensiamo bene le cose che non vediamo sono quelle di cui non ci accorgiamo, o della cui importanza non ci rendiamo
conto. Gesù vede le cose in modo diverso da noi e vede cose diverse. Si accorge veramente delle persone perché le guarda con criteri che sono diversi da quelli degli uomini
di allora, ma anche di oggi. Se il criterio con cui affrontiamo le situazioni e decidiamo è
slegato dalla fede, ma segue solo l’emotività o il modo di ragionare comune, è come essere ciechi (attenzione bene: non è che Dio si arrabbia davanti alla nostra cecità, ha
compassione, e desidera che guariamo). Gesù vede le cose in modo diverso ed è venuto per proporci di accogliere il suo modo di vedere le cose. Vuole regalarcelo. Ci dice
che quel modo è come passare dal buio alla luce. E’ come scoprire un mondo.
Essere cristiano non è fare-fare-fare, tutto in modo perfetto. E’ chiedere di guardare gli altri come Gesù guarda noi e loro, è chiedere di giudicare le cose secondo il criterio di Dio, allenando la mente a scegliere
secondo Dio e la volontà a tenere duro sulle cose giuste.
PER PREGARE
Affronta questo momento di meditazione con calma. Se ancora non hai memorizzato le
‘istruzioni’ vai a rileggerle. Invoca lo Spirito Santo secondo quanto hai fatto e imparato
in questa settimana e secondo il modo che più ti ha aiutato ad entrare in preghiera. Entrare in preghiera vuole dire sentire che riesci a fare silenzio in te e a metterti con sincerità davanti al Signore, col desiderio vivo di incontrarlo. Prega con queste parole o secondo quello che lo Spirito stesso ti suggerisce: “Spirito Santo fai luce in me perché io
possa vedere me, gli altri, Dio, con occhi nuovi”. Prosegui nella meditazione.
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L’esame di coscienza
Il sabato è un altro giorno particolare del cammino (insieme alla domenica). Non c’è la
meditazione sul Vangelo del giorno ma un approfondimento (catechesi) sul tema della
settimana che è stato introdotto la domenica: lo Spirito Santo.
DAL CATECHISMO YOUCAT (Catechismo della Chiesa Cattolica per i giovani)
Cosa significa: credo nello Spirito Santo?
Prima della propria morte Gesù aveva promesso ai discepoli che avrebbe mandato loro
un “altro paraclito” (Gv 14,16) nel momento in cui non sarebbe più stato presso di loro.
Quando lo Spirito Santo venne riversato sui discepoli della Chiesa primitiva, essi sperimentarono quello che Gesù aveva promesso: provarono una profonda sicurezza e gioia
nella fede e ricevettero determinati carismi, ovvero il dono della profezia, delle guarigioni e dei miracoli. Ancora oggi nella Chiesa ci sono persone dotate di questi doni e che
fanno queste esperienze.
Qual è il ruolo dello Spirito Santo nella vita di Gesù?
Fu lo Spirito Santo che chiamò alla vita Gesù nel grembo della vergine Maria (Mt 1,18),
che lo confermò come figlio diletto (Lc 4,16-19), che lo guidò (Mc 1,12) e che dimorò in
Lui fino alla fine (Gv 19,30). Sulla croce Gesù rese lo Spirito e dopo la risurrezione donò
lo Spirito Santo ai propri discepoli (Gv 20,20); così lo Spirito Santo passo alla sua Chiesa:
“Come il Padre ha mandato me, così anch’io mando voi” (GV 20,21).
Cosa opera lo Spirito Santo nella mia vita?
Il “silenzioso ospite della nostra anima” – questo è il nome con cui Agostino chiama lo
Spirito Santo.
Chi vuole sentirlo deve stare in silenzio. Spesso quest’ospite parla molto sommessamente in noi e con noi, ad esempio nel silenzio della nostra coscienza oppure tramite
altri impulsi interni o esterni.
Essere “tempio dello Spirito Santo” significa essere presenti con corpo e anima per
quest’ospite, per il Dio in noi. Il nostro corpo è quindi in un certo qual modo la dimora di
Dio. Quanto più noi ci apriamo interiormente allo Spirito Santo, tanto più egli diviene il
maestro della nostra vita, e tanto più, anche oggi, egli ci dona i suoi carismi per
l’edificazione della Chiesa. A questo modo crescono in noi i frutti dello Spirito.
Quali sono i frutti dello Spirito Santo?
I frutti dello Spirito Santo sono “amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità” (Gal 5,22-23).
Dai frutti dello Spirito il mondo può riconoscere cosa avviene in un uomo nel momento
in cui si lascia accogliere, guidare e plasmare da Dio.
In che modo Dio ci aiuta a diventare uomini liberi?
Cristo vuole che siamo “liberati per la libertà” (Gal 5,1) e che siamo capaci di amore fraterno. Per questo Egli ci invia lo Spirito Santo, che ci rende liberi e indipendenti dai poteri del mondo e che ci dona la forza per una vita di amore e di responsabilità.
Lo Spirito Santo ci dona un cuore pieno di amore nei confronti di Dio e degli uomini; lo
percepiamo come la forza che ci guida alla libertà interiore, che ci apre all’amore e,
giorno dopo giorno, fa di noi strumenti sempre migliori per il bene e per l’amore.
per riconoscere e amare Dio come nostro Padre
per comprendere chi è davvero Gesù
per rendere il nostro cuore docile all’azione di Dio
per essere in noi il maestro che ci insegna a diventare santi
per saper pregare
per vivere la carità verso il prossimo
per essere testimoni del Suo amore e cambiare il volto della terra
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I due impegni quotidiani (vai a pag. 8)
In questa settimana lo schema della meditazione rimarrà lo stesso, però dovrai aumentare di 5 minuti il tempo della preghiera, dando più spazio al momento di riflessione sul
Vangelo e in particolare alla preghiera rivolta al Figlio (punto TRE dell’ultima pagina).
IL FIGLIO
Il dono che il Figlio fa all’uomo è il Perdono
Provate a chiedervi quanto in questo momento desiderereste essere stretti forte da
qualcuno che vi vuole tanto bene, la persona più cara per voi, posare la fronte e lasciarvi
andare con fiducia e calore. Ma attenzione: non un gesto privo di significato, per quanto
affettuoso, al contrario, un segno d’Amore, Amore senza giudizio, ricevuto e donato.
Anche a se stessi, anzi forse proprio a partire da lì.
Il perdono non è una parola detta e definitiva: un gesto d’affetto è un cammino, una
relazione che si costruisce nel tempo e spesso con tanta fatica. Ci deve venire in aiuto lo
Spirito Santo, il grande Maestro, per superare barriere davvero enormi. Egli ci insegna la
con-passione, cioè il sentire con l’aiuto di Dio ciò che può passare nel cuore e nella
mente delle altre persone, a partire sempre da noi stessi. Infatti lo Spirito ci svela quanto siamo amati noi e che il cuore umano è per amare in modo totale.
L'uomo perdonato, può sempre ricominciare. E se lo Spirito è il maestro, il Figlio è l'esempio, perché trasparente (permeabile) allo Spirito. Noi, invece siamo così pieni del
senso di essere peccatori che non riusciamo a ricevere questa forza di rinascita, restiamo vittime della sensazione di non poter cambiare.
Siamo proprio incapaci di sfruttare il sacramento della Riconciliazione, ne fuggiamo, ci
mette ansia, espletiamo il dovere in modo rapido e superficiale … ma pensiamo bene al
peso che Gesù dà ai peccatori nel suo Vangelo, che gesti intensi, quante lacrime suscita
un suo solo sguardo: Maddalena, l’annientamento femminile sotto tutti i punti di vista
che lava i piedi di Gesù col suo pianto asciugandoli con i suoi capelli, il lebbrosi, malati e
reietti sociali, lo avvicinano e ne escono guariti e restituiti al mondo, Nicodemo che non
si sente neppure degno di incontrare Gesù, si arrampica su di un albero da lontano, ma
egli lo “scova” e gli dona il grande onore di essere suo ospite. Insomma il messaggio è
chiaro: “Guardami, incontrami, tu sei importante per me”, poi tutto cambia, ci guardiamo con gli occhi nuovi e guardiamo in modo diverso anche gli altri, consci che il limite e
la fragilità sono occasione di maggior misericordia.
Proviamo a pensare a quel neonato nella culla, “misuriamo” tutto in base a lui, cambieremo davvero tanto la prospettiva.
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La Santa Messa
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Se devi recuperare il cammino rimasto indietro
Lc 5,17-26
Un giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti
da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un
paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual
parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. Veduta la loro fede, disse:
"Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi". Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere
dicendo: "Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non
Dio soltanto?". Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: "Che cosa andate
ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati,
o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla
terra di rimettere i peccati: io ti dico - esclamò rivolto al paralitico - alzati, prendi il tuo
lettuccio e và a casa tua". Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era
disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. Tutti rimasero stupiti e levavano lode a
Dio; pieni di timore dicevano: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose".
Rispetto ai brani della scorsa settimana qui Gesù fa un passo avanti, si spinge un po’ oltre. Abbiamo paragonato la nostra fede al servo ammalato che doveva essere guarito
per essere di nuovo utile e abbiamo pregato perché Dio guarisse la nostra fede e ci aiutasse a credere meglio. Adesso Gesù ci dice che la guarigione è qualcosa di profondo,
che a confronto una malattia fisica è più superficiale. Non è solo questione di riuscire di
nuovo a fare qualcosa, di rimettersi in moto, questo è tutto vero e importante, ma è
conseguenza.
Ciò che Dio fa perché possiamo rimetterci in piedi è “togliere” i peccati. È perdonare.
In questo modo aggiusta la nostra anima. Il motivo per cui Dio si preoccupa della nostra
anima, è che la fede non è solo questione di volontà: è dono, lo abbiamo detto, e
l’anima deve essere in grado di cogliere e accogliere questo dono. Un’anima toccata dal
peccato e in cui il peccato, stando lì, ha avuto la possibilità di mettere radici, può non
essere più così capace di accogliere questo dono.
Col peccato facciamo entrare nella nostra anima cose che non sono per lei, un po’ come
i virus del pc (i teologi perdonino e sopportino questo paragone! ): una volta entrati
continuano a fare danni sino a ché non si tolgono di mezzo. Poi ce ne sono di vari tipi,
non tutti dannosi allo stesso modo: da quello che a mala pena ci si accorge che ci sia, a
quello che rallenta il nostro lavoro, per finire a quelli odiosi che mandano “in palla” tutto e ci fanno diventare spargitori di virus a nostra volta.
Il paragone è semi-serio, però è applicabile al peccato e all’anima. Come per i virus dei
computer, anche per l’anima spesso il peccato non è subito evidente. Cioè: se il pc ha
un virus, ci accorgiamo che c’è dal fatto che il pc non lavora bene, ma può darsi anche
che stia facendo danni di cui al momento non ci rendiamo conto, ma che emergeranno
a danneggiamento compiuto. Questo per dire che anche il peccato e le sue conseguenze
possono non essere così evidenti.
Gesù sa che il discorso peccato e perdono dei peccati è difficile da capire. Lo sa. E per
venirti in aiuto compie un miracolo ad hoc. Attraverso di esso ti dice che il perdono dei
peccati, se desideri un cammino di fede, di migliorare nella capacità di amare e di servire, di avere la possibilità di essere in confidenza con Dio (tutte cose legate alla felicità
qui in terra e alla vita eterna poi) è più importante persino della guarigione di una malattia. Te lo dimostra guarendo anima e corpo di una persona, perché vuole che tu abbia la possibilità di prendere coscienza di questa verità.
Se Gesù si preoccupa di perdonare i peccati, vuole dire che questa cosa è
molto importante per la tua anima.
Sappiamo che è un discorso difficile e che non può essere affrontato con
fretta e superficialità, per cui non perdiamo troppo tempo a cercare di
spiegarci tutto e di capire tutto, per oggi basta quello che abbiamo detto.
Il resto facciamolo dire al Vangelo: è il momento di pregare, perché il Vangelo e la meditazione ti servono a far passare dal cuore quello che la mente fa fatica ad afferrare o ad accettare.
PER PREGARE
Mettiti tranquillo e inizia a seguire le istruzioni in fondo al libretto.
Invoca lo Spirito Santo: ricorda che è importante.
Leggi e rileggi il brano di Vangelo, chiedi di comprendere. Rileggi ancora e ancora.
Serve un sacco di tempo per una cosa così grossa.
Quanto male fa il peccato alla nostra (tua) anima? Che conseguenze porta? Che dono ti
fa Gesù col perdono? Quanto bene ti viene dall’essere perdonato?
Pensa a tutte queste cose meditando il Vangelo: “Signore, guarisci la mia fede, rendila
viva e attenta, fai che mi fidi di Te, di ciò che hai detto, di ciò che hai fatto: donami di
credere che per la mia anima un peccato è peggio che una malattia per il mio corpo”.
Se hai difficoltà, poni insistentemente questa domanda a Gesù: “ Veramente un peccato
non perdonato è peggio di una malattia?”.
Se la risposta non arriva subito devi avere pazienza e continuare a chiedere, magari anche durante il giorno: se c’è una cosa che commuove Gesù è l’insistenza.
Comprendere il grande dono del perdono e dell’essere perdonati da Dio è così importante che Gesù non mancherà di risponderti: sarà attraverso un’intuizione, una sensazione di “bellezza” durante la prossima Confessione, sarà il sentire parole di perdono da
una persona che hai offeso, ma la risposta che ti farà fare un passo avanti nella comprendere questo grande mistero arriverà. Il Signore desidera fortemente che tu possa
comprendere. Però lo devi chiedere e desiderare.
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L’esame di coscienza
Iniziamo con oggi alcuni “esercizi” che devono servire ad aiutarci a riflettere,
in modo graduale e il più profondo possibile, sul nostro rapporto con la Confessione. Lo scopo non è convincerti a confessarti un po’ di più, ma aiutarti a
intuire la bellezza e il riposo che ci vengono offerti da Gesù tramite questo
Sacramento.
Chi si confessa spesso può far parte di due categorie:

gli scrupolosi, un po’ fanatici, sempre timorosi di sbagliare e desiderosi
di fare bella figura

quelli che hanno intuito il beneficio che viene al loro cuore dal perdono
di Dio.
Tutti gli altri si confessano poco.
I primi probabilmente non vivono una fede serena, i secondi hanno come tutti un sacco di problemi a vivere da cristiani, però sperimentano l’effetto del
beneficio di avere qualcuno a fianco che non giudica le debolezze e la fatica
fatta, ma regala continuamente forza e fiducia. Un po’ come i punti-ristoro
lungo i percorsi delle gare di marcia: riesci ad immaginare uno che si avvicina
stremato e non si serve di quello che ha bisogno perché non si fida di chi gliela offre? O i volontari che scacciano via i corridori perché non gli sono simpa-
tici o non sono tra i primi ad arrivare, quindi tra i più forti? Il ristoro è per tutti
e non approfittarne in momenti di stanchezza è da sciocchi. Se questo è così
chiaro nelle gare di corsa, non lo è sempre altrettanto per la vita spirituale.
Mt 18,12-14
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le
novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla,
in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano
smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.
Considerazione numero uno: Dio non è il Dio solo dei palestrati della fede, altrimenti se
ne sarebbe beatamente rimasto con le novantanove bravissime pecore del gregge. E
questo è molto bello e consolante. Noi siamo spesso distratti e anche un po’ ingrati, ma
il legame tra noi e Lui, Dio lo sente sempre forte: siamo suoi figli e Lui non può dimenticarlo. Il passare dal sentirci “amici di Gesù” al sentirci “figli di Dio” è molto importante
anche per noi, perché corrisponde ad un passo avanti fondamentale nella vita spirituale.
Gli amici infatti si scelgono e si cambiano a seconda delle situazioni della vita e dei sentimenti del momento. I familiari non si possono né scegliere né cambiare. Dio non sceglie quelli a cui volere bene, né desidera scambiare chi si allontana da Lui con qualcuno
di più bravo. Se ci allontaniamo non possiamo dare la colpa a Lui.
Considerazione numero due: il guaio del peccato è che fa perdere il contatto di fratellanza e figliolanza, per cui non ci si sente più fratelli e non ci si sente più figli. Ci fa diventare estranei. Strano modo di valutare il peccato… Probabilmente non è questo il modo
in cui lo vediamo. L’uomo è relazione, vive tutto nella relazione, impara dalla e nella relazione e non è fatto per stare da solo. Ciò che rende difficile la relazione non è buono.
Gesù dice che tagliare i rapporti con gli altri e con Dio ci mette in pericolo. Quando succede, siamo a rischio. Tagliare i rapporti non vuole dire necessariamente sbattere la
porta e lasciarsi tutto alle spalle. La pecora si è allontanata un passo alla volta. Peccato
dopo peccato, chiusura dopo chiusura, noi ci allontaniamo dagli altri e da Dio e siamo in
pericolo. Essere in pericolo vuole dire essere facilmente attaccabili dalle tentazioni, dalle conseguenze dei nostri difetti, dal desiderio di primeggiare, dalla voglia di lasciare
andare alla deriva la nostra coscienza: in sostanza da tutto quello che il nemico numero
uno, il maligno, può usare come strumento contro di noi. È un po’ come mandare
l’anima allo sbaraglio.
Esser corretti nei rapporti con gli altri è importante. Per questo parlar male
del prossimo, ferire i sentimenti, venire meno alla parola data, svelare le
confidenze, fare pettegolezzo, sono peccati brutti. Per questo preoccuparsi
delle fatiche e dei problemi altrui, aiutare chi è stanco, sollevare da una solitudine, sono cose che fanno bene. E coltivare il rancore verso qualcuno è
seppellire il rapporto con quel qualcuno. Per questo il perdono è essenziale
anche tra persone, non solo da parte di Dio. Imparare a perdonare è essenziale. Non si tratta di pretendere di essere perdonati, ma di perdonare. Non
devi mai arrivare a pensare che il gregge sia meglio o uguale, con una pecora
in meno.
Dio è bravissimo. Per Lui siamo sempre figli. Per Lui tu sei sempre, sei sempre stato, e rimarrai sempre una persona cara. Se il legame tra te e Lui si è
allentato, adesso o in passato, non è per scelta sua. Se si è riallacciato o si
riallaccerà, è perché Lui è felice di questo.
PER PREGARE
Chiama lo Spirito che ti illumini: “Aiutami a comprendere questo brano di Vangelo, insegnami ciò che sai su come Dio perdona…”.
Poi inizia a leggere il Vangelo più volte, sino a ché una parola o una frase non “salteranno fuori”, colpendoti più delle altre e scaldandoti il cuore: non devi ragionare, devi sentire qualcosa nel cuore.
Ora è il tempo di interrogare Gesù su quella frase: “Perché l’hai pronunciata? Cosa speravi che portasse al mio cuore che la ascolta?”.
Vai avanti da solo, secondo quello che la lettura ti suggerisce.
Alla fine fai questo esercizio: pensa ad un’offesa che ti è stata perdonata da
qualcuno. Pensa ad un’offesa che hai perdonato. Ringrazia Dio per questi casi
in cui hai sperimentato il perdono. Pensa a un’offesa che non hai perdonato
(un aiutino: se provi sentimenti di rabbia verso qualcuno, vuole dire che non
hai perdonato quella persona per qualcosa). Pensa a qualcuno verso cui provi
rancore. Chiedi la grazia di riuscire a perdonare: “Signore, provo rancore, non
riesco a perdonare, aiutami: fai che inizi a desiderare di perdonare”. Hai mai
provato a non poter chiedere perdono pur volendolo, perché sai che la per-
sona che hai davanti è così offesa che ti detesta? Pensa che cosa sarebbe la
tua preghiera, il tuo servire, la tua fede, se fosse così anche con Dio.
Alla fine consegna al Padre il frutto di questo “esercizio”, spontaneamente o
con una preghiera tipo questa: “Metto tra le tue mani quello che ho compreso e quello che ancora non ho capito: fai che tutto questo faccia germogliare
nel mio cuore semi di affetto nei tuoi confronti e verso gli altri.”
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L’esame di coscienza
Arriviamo al punto “confessione” vero e proprio, fonte di tanti dubbi e di tante fatiche per la maggior parte dei cristiani. Se anche tu sei tra questi, beh,
quantomeno sei in buona compagnia. Però sapere che è un problema comune non deve portarti a giustificare te stesso e gli altri e portarti a considerare
normale un modo di pensare che non rema in tuo favore.
È difficile spiegare perché confessarsi è importante. Lo è e basta. Per comprendere come fare praticamente a fare una buona confessione, e il bene che
fa, la cosa migliore è interrogare chi trova beneficio in questo sacramento. Si
confessa bene chi si confessa spesso. Di solito è così. Non perché chi è un affezionato della Riconciliazione sia migliore di chi non lo è, ma perché la confessione frequente non permette al peccato di mettere radici profonde, e
questo aiuta a non inventare storie e capricci: l’anima intuisce più facilmente
dove sia il giusto e dove inizi la pigrizia davanti al dovere di confessarsi.
Non stiamo quindi facendo paragoni tra persone (chi si confessa spesso e chi
è latitante), quel “meglio” e “peggio” si riferiscono alla stessa persona nelle
due condizioni: confessione ogni tanto e confessione frequente.
Per confessione frequente si intende almeno una volta al mese. Se hai qualche dubbio sul fatto che la confessione sia una cosa bella per l’anima, in cui
entra in gioco il sentimento dato e ricevuto, in cui si sente il beneficio del
perdono, fai un esperimento: chiedi a qualcuno che si confessa spesso perché
lo fa.
Perché se hai problemi a confessarti (e molti li hanno), il miglior modo per
appassionarti un po’ non è fare mille ragionamenti e trovare qualcuno capace
di convincerti, ma chiedere a una persona che ha superato questo problema
di raccontarti la sua esperienza.
Quindi mettiti alla ricerca di un amico, un’amica, un Capo, un educatore, un
don che si confessi spesso e chiedigli il perché della sua scelta e del suo impegno. Cerca di farlo oggi o nei prossimi giorni, comunque prima che termini
la settimana, perché questo ti aiuterà nella riflessione che stai facendo.
Scoprirai che la confessione per un credente è, sì, questione di obbedienza e
di “obbligo”, ma una volta che ti entra nella pelle diventa questione di sentimenti, emozioni, riposo, desiderio di provare ancora ciò che è sentirsi abbracciare da Dio. Solo chi fa un cammino paziente riesce a comprendere queste cose. Paziente perché bisogna essere fedeli e non aspettarsi “fuochi artificiali spirituali” ad ogni confessione. Non proverà mai questa gioia chi si accontenta della confessione-dovere di Pasqua-Natale. Come pensare di mettere in forma il fisico con due sedute di palestra l’anno. In più è giusto sapere
che se si commette un peccato grave bisogna confessarsi per accostarsi ancora alla Comunione, ed è giusto educarsi a farlo, ma qui sentimenti ed emozioni difficilmente c’entreranno qualcosa. Il senso del dovere è un buon punto di partenza, ma spesso è arido.
Per oggi basta questo. Ora inizia la preghiera.
Mt 11, 28-30
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio
giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".
Gesù sembra chiedere: “Di cosa hai paura?” . Nei riguardi della fede è facile che si abbia
paura di qualcosa. Di pregare, di perderci troppo tempo, di quello che Dio vuole, di dover ubbidire a Comandamenti apparentemente illogici e sicuramente scomodi, di non
essere liberi, di passare per ridicoli, di fidarci, che Dio non ascolti. Tutte queste paure ci
opprimono e ci affaticano. Tutti i peccati che commettiamo in nome di queste paure ci
affaticano e ci opprimono. Mah, possibile? Sembra proprio di sì. Perché per paura di
sentirci obbligati, diventiamo “schiavi” di regole che scriviamo da soli. Obblighi che Gesù
non ha mai dato. Il Vangelo non è un obbligo, è libertà, è riposo. Se viviamo male qualcosa è perché non ci abbiamo capito niente. Gesù promette aria per le nostre anime che
vogliono respirare!
Arriva per tutti il momento nella vita in cui la fede smette di essere il
piccolo dovere quotidiano del bambino, il fastidioso impegno
dell’adolescente, e chiede di essere abbracciata e scelta. Mai trascinare la fede in modo infantile o spinti dal senso del dovere: non serve
proprio.
Bisogna imparare ad essere umili, anche smettendo di crederci i paladini di una fede personalista, tutta costruita sui nostri capricci e sulla
nostra poca voglia di impegno. Il relativismo, cioè il pensiero di poter
decidere da soli e di volta in volta, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, è sempre lì ad aspettarci dietro la porta, ed è un brutto compagno.
Costruire un cammino spirituale serio, cadenzato da confessione, Eucaristia frequente, preghiera quotidiana, servizio e direzione spirituale, è il modo migliore per fare un po’ di sana fatica e liberarci di paure
inutili e dannose sulla vita di fede, che il mondo vuole appiccicare addosso a Gesù ma che con Gesù non c’entrano nulla.
PER PREGARE
Inizia come sempre. Nel leggere il Vangelo torna alla domanda iniziale: “Nella fede, nella proposta di vivere una fede profonda, di cosa ho paura?”. Fai questa stessa domanda
a Gesù. Non accontentarti del primo pensiero che ti viene in mente, né di rispostone
super-intelligenti ma lontano dalla tua vita. Chiedigli di capire perché e se preghi meno
del necessario, vai poco a Messa, non cerchi un padre spirituale, sei pigro nel cercarti un
servizio, e cose così, e cosa ti spaventa davanti a queste proposte. “Signore, fammi capire. Signore, mi fido di te?”.
Poi continua il tuo dialogo secondo quello che emerge nella preghiera.
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L’esame di coscienza
Continuiamo sul discorso confessione. Un problema che molte persone
denunciano nei riguardi di questo sacramento, è di non trovare sacerdoti
attenti, sensibili e preparati, scaricando così su altri la “colpa” di non
confessarsi spesso e volentieri. Certo, è capitato a tutti di trovarsi a disagio
con un confessore, ma un po’ di responsabilità per una confessione risultata
“arida” e da cui invece ci aspettavamo chissà che cosa, ce la dobbiamo
prendere anche noi.
 I confessori sono persone normali e non hanno la sfera di cristallo: se non
ci conoscono bene possono non capire cosa ci passa nel cuore.
 Nel momento in cui facciamo una buona preparazione e siamo sinceri nel
nostro desiderio di chiedere perdono, la confessione è sempre valida e fa
bene alla nostra anima, indipendentemente dal confessore.
 Ci sono in giro tanti sacerdoti preparati e disposti ad aiutarci in un
cammino come questo, però bisogna avere la pazienza e la testardaggine
di cercarli e di chiedergli una mano.
 Confessarsi sempre dalla stessa persona aiuta noi e lui a non rimanere alla
superficie dei problemi. I peccati che facciamo, spesso si ripetono, perché
sono lo specchio di un atteggiamento sbagliato e più profondo della
singola azione: un confessore che incontriamo con regolarità può aiutarci
a combattere questi atteggiamenti, fornendoci delle “dritte” e un
percorso di preghiera adatto allo scopo.
 Confessarsi con sincerità comporta sempre la sua dose di fatica e di
vergogna: non si capisce perché vorremmo sempre che per noi fosse
diverso.
Inizia la preghiera. Continueremo dopo con un nuovo “esercizio” che riguarda la Riconciliazione.
Mt 11, 11-15
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista;
tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il
Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda.
Giovanni è un uomo che Gesù elogia, perché ne ha stima. È uno che ha intuito che Gesù
è portatore di un messaggio grande, più grande di qualunque messaggio portato
all’uomo sino a quel momento, più grande di ogni profeta mandato sa Dio. Per questo si
mette in ascolto di Gesù e non fa a gara per vedere chi dei due sia il più grande. Giovanni è uno che ascolta e che si mette in discussione, non come quegli esperti della fede
che non facevano altro che misurare Gesù.
Gesù elogia Giovanni, ma dice che, per quanto bravo, non arriverà mai da solo dove può
arrivare chi abita il regno di Dio. Gli abitanti del Regno non sono i morti, ma coloro che
accettano e accolgono il legame di figliolanza con Dio.
Ovviamente Gesù non sta colpevolizzando Giovanni, né dividendo l’umanità in due categorie: cristiani e non cristiani, bravi e poveretti. Ci sta facendo capire che ognuno di
noi deve scegliere in quale situazione vivere: accettare e accogliere la possibilità di considerarsi figlio di Dio, oppure vivere per i fatti nostri, cercando di fare del nostro meglio
e facendo riferimento soltanto alle nostre forze. Anche Gesù ha dovuto fare questa scelta quando è stato tentato nel deserto ; chiediti come sarebbe stato Lui, e cosa avrebbe
potuto fare, senza “appoggiarsi” al Padre e senza sentirsi suo Figlio. Il brano di oggi ci
dice che metterci nella giusta posizione davanti a Dio, sentire cioè quel legame che c’è
tra padre e figlio e sentirci figli di Dio e comportarci di conseguenza, è compito nostro,
dove “comportarci di conseguenza” non vuole dire “fare i bravi”, ma mantenere vivo
quel legame. Gesù afferma senza mezzi termini che se ci affidiamo a Lui saremo persone più forti e migliori di noi stessi, cioè che mettendoci a fare di testa nostra. Come dicevamo prima, non fa paragoni tra persone, non dice che i cristiani sono meglio degli
atei, ma che tu in amicizia con Dio sei più forte di te stesso lontano da Dio. Ci sta dicendo che per vivere il Vangelo dobbiamo affidarci alla sua forza e questa forza ci verrà donata. Annuncia che vivere da figli regala orizzonti molto ampi alla nostra vita, perché
anche le mete più alte diventano realizzabili. Ovviamente sentirsi figli non equivale a
fare una preghierina quando siamo in ansia per qualcosa, e neanche limitarci ad andare
a Messa la domenica sentendoci dei super-eroi della fede. Essere figli è coltivare e avere
un legame stretto col Padre, senza paure. Certo che per farlo abbiamo bisogno di una
mano, di essere seguiti, e di tirarci su le maniche. Il discorso è lungo e non si riesce ad
esaurire qui, però l’Avvento, che non a caso è il periodo con cui inizia l’anno liturgico, ci
chiama a ripartire su questo punto. Accogliere Gesù nel cuore non è roba da spiritualità
spicciola ,ma è rinsaldare (o riprendere, se ci siamo raffreddati o impigriti) i legami con
Dio Padre, col buon Dio. Dirgli di nuovo o per la prima volta che desideri vivere con Lui e
accogliere da Lui ciò che desidera per te.
Può sembrare un discorso difficile da calare nel quotidiano, e in parte lo è, soprattutto
perché non riguarda una aspetto specifico del modo di comportarci.
La cosa più semplice da fare per iniziare a renderla una riflessione più personale, è di chiederti se il fatto di essere cristiano ti rende in qualche modo diverso da come saresti se non fossi credente: ti fa differenza essere
cristiano o no? Se la risposta è: “Sì, no, boh…” vuole dire che hai ancora
un po’ di cammino da fare, perché Gesù dice che fa differenza, sia per Lui
(perché il gregge con una pecora in meno gli mette tristezza…), che per te.
E se lo dice Gesù deve essere vero.
Per fortuna nessuno può sostituirsi a te in questa riflessione. Nessuno potrà mai dirti quanto e perché sei fortunato ad avere fede, perché bisogna
che a questa risposta tu arrivi da te. La fede è una scelta che devi fare da
solo, però è una scelta da fare: l’Avvento è un po’ come il momento in cui
ti viene offerto di decidere che tipo di rapporto avere con Dio e di ricordarti che questo legame attende sempre di essere approfondito.
PER PREGARE
Inizia la preghiera come gli altri giorni. Oggi il Vangelo è un po’ più difficile da comprendere, per cui mettiti con calma davanti a Gesù e affidagli il tuo desiderio di capire cosa
questo brano abbia a che fare con la tua vita: “Giovanni ti segue, ti ascolta e ti vuole bene: questo fa di lui un uomo eccezionale. Essere cristiano cambia anche me? Davvero è
diverso credere o non credere? Come sarei senza di Te? Come potrei essere e per cosa
potrei spendermi se mi fidassi sino in fondo di Te?”. Prenditi questo momento per fare
a Gesù le domande che ti vengono in mente. Alla fine metti tra le mani del Signore il tuo
desiderio di approfondire il tuo legame con Lui: “Guarisci la mia fede, rendila viva e utile: aiutami a pregare, aiutami a servire…”.
Dopo la preghiera, o se preferisci in un altro momento tranquillo della giornata, magari prima di addormentarti, fai questo “test” sulla confessione: pensa
a due confessioni che hai celebrato nell’ultimo anno (se ti confessi poco considera un periodo più lungo), una che ti sia “piaciuta” molto e una che non ti
abbia lasciato apparentemente alcuna traccia. Impara dalla tua esperienza.
Pensa a tre cose che sono servite nella prima perché fosse una bella confessione (oltre all’atteggiamento del confessore che è, sì, importante, ma alla
fine non fondamentale, concentrati sui tuoi atteggiamenti: scavare a fondo,
riflettere, sincerità, vincere la vergogna e cose così).
Fai la stessa cosa per la seconda, pensando a tre cose che non ti hanno aiutato. Anche qui non fossilizzarti sul confessore, ma pensa a te.
1.
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3.
3.
Cerca di fare bene questo esercizio, perché imparare a confessarsi è importante e non è mai frutto del caso. Dobbiamo fare tesoro delle esperienze positive e se c’è qualche cosa che non ci aiuta dobbiamo evitare di ripetere
“l’errore”. Se per te confessarsi è molto faticoso, probabilmente c’è un passo
avanti che puoi ancora compiere.
RICORDA

I due impegni quotidiani

La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto

L’esame di coscienza
Molti pensano che la fatica stia nel confessarsi, se invece si chiede a qualcuno che si
confessa spesso, questi sarà pronto a dichiarare che è più faticoso non confessarsi o
confessarsi poco. Troppo spesso la confessione è vista come qualcosa di “fuori da sé”,
che viene richiesta da altri. Ma a desiderare di essere amici con il Signore, cercarlo durante la giornata, servire, porsi delle mete più alte delle proprie forze, senti per forza la
necessità di rimettere l’anima tra le mani di Gesù e di dirgli: “Come al solito non ce l’ho
fatta ad amare come è bello amare, però non voglio smettere: rimetti, ti prego, “a posto” la mia anima che voglio solo ripartire. Perdonami, abbracciami, compi il miracolo di
vincere il peccato, e io riparto subito…”. E’ davvero un miracolo, e noi abbiamo il “potere” di chiederlo, sapendolo già esaudito, tutte le volte che lo vogliamo. Eppure in tantissimi non lo capiscono.
Durante la giornata di oggi fai questo altro test: pensa ad un peccato che hai
portato da solo, magari non confessandolo per vergogna: è servito? Cosa ha
portato? Ora pensa ad un peccato confessato con fatica: dopo come ti sei
sentito? Cosa ti è stato più utile?
Mt 11,16-19
Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle
piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e
non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio
dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei
pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere".
A prima vista potrebbe sembrare che in questa settimana abbiamo portato avanti due
discorsi paralleli: i Vangeli e la confessione. In realtà non è così. Il problema è che siamo
esseri umani e che facciamo fatica a capire il significato di qualcosa che non vediamo e il
perdono è una di quelle cose che non si vedono e non si possono misurare. Il vero nocciolo delle riflessioni di questi giorni è il perdono di Dio: quel modo di voler bene a una
persona che si fonda sul desiderio di vedere la felicità dell’altro, per cui non c’è bisogno
di giudicare, di ricordare le offese subite, di contare gli errori. La confessione è lo
“strumento” attraverso cui il perdono ha la possibilità di toccarci e il modo, la serietà e
la gioia con cui ti confessi sono lo specchio della coscienza che hai a) della presenza di
Dio nel tuo cuore b) di aver ricevuto un’anima di cui devi prenderti cura c)del fatto che
Gesù non misura e non giudica, ma perdona e non ignora chi chiede di essere perdonato.
Nel brano di oggi Gesù se la prende un po’ con i capricciosi e i criticoni, perché sono due
categorie di persone che non avranno mai la pazienza di ascoltare, di mettersi in dubbio
e di cercare di cambiare. Gesù non è venuto a dire come dobbiamo comportarci, ma a
dire che il Padre ci vuole un gran bene: eppure c’è gente che ha incontrato Gesù sulle
strade della Palestina e che non ha fatto altro che guardare come si muoveva, con chi
parlava, cosa mangiava, come se questo fosse stato l’essenziale. Gesù ha accolto persone di tutti i generi, perché voleva che tutti capissero che non ci vuole il patentino per
avvicinarsi al Padre, ma è sufficiente desiderare di conoscerLo e di aprire il cuore al suo
affetto e all’affetto verso il prossimo, eppure tante persone, anche dopo essere state
guarite, di cambiare in nome della fede non ne hanno voluto sapere. Insomma, davanti
alla possibilità di lavorare e far fatica per mettere il cuore nelle condizioni di comprendere e vivere il Vangelo, l’uomo diventa un gran pigrone, a volte anche scorretto, disposto per giustificarsi a criticare e a mettere in ridicolo Dio e chi ha fede.
All’uomo, da sempre, piace chiedere e immaginare una fede cucita addosso ai propri
capricci e alle proprie pigrizie. Ci piace proprio. Sono capricci, appunto, e sono ridicoli,
come quelli dei bambini descritti nel brano del Vangelo. Essere capricciosi vuole dire
avere una fede in balìa dell’umore e della pigrizia e non essere allenati ad esercitare la
volontà.
Una fede che per non far fatica diventa capricciosa, non rende giustizia alla tua intelligenza e non ti serve a niente
La confessione mette insieme tre cose (veramente ne mette insieme mille, ma noi concentriamoci su tre): il segno dell’amore di
Dio per te, il segno che ti fidi di Dio, al punto di accollarti una fatica
mettendo da parte i tuoi capricci, il segno che vuoi che sia Dio a
metterti nelle condizioni di vivere sino in fondo il Vangelo.
PER PREGARE
mettiti in silenzio, segui le istruzioni come i giorni precedenti. Leggi con calma il Vangelo
e pensa a questa immagine che descrive Gesù delle persone che lo incontrano e lo interrogano. Rifletti su cosa vuole dire “fare i capricci” nella vita spirituale e davanti a Gesù. Prega per la prossima volta che ti confesserai: puoi usare parole tue o rileggere quelle scritte all’inizio di oggi. Non riflettere e basta, ma parla, racconta, chiedi tutto quello
che non capisci e tutto quello che desideri riguardo al perdono.
RICORDA

I due impegni quotidiani

La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto

L’esame di coscienza
Il sabato, come hai potuto vivere la scorsa settimana, è dedicato alla catechesi.
Per questa settimana, sul tema del perdono, ci soffermeremo su un aspetto molto particolare: le indulgenze.
INTRODUZIONE: il peccato, la colpa, la pena
Noi commettiamo dei peccati.
Il peccato ha una parte “visibile”, esteriore: è l’azione che compiamo, la parola che diciamo.
C’è anche una parte “invisibile”, interiore, che riguarda l’anima: è proprio a questo livello profondo che accade il peggio.
Cosa accade alla nostra anima quando pecchiamo?
L’anima viene ferita, danneggiata, avvelenata in base alla gravità del peccato commesso.
Esistono due tipi di peccati: veniale e mortale.
DAL CATECHISMO YOUCAT (Catechismo della Chiesa Cattolica per i giovani)
Come si fa a distinguere i peccati gravi (mortali) da quelli meno gravi
(veniali)?
Il peccato grave distrugge la forza divina dell’amore presente nel cuore di ogni uomo e
interrompe il rapporto con Dio.
Viene commesso un peccato mortale solo quando sono presenti tutte e tre queste condizione:
 materia grave: peccati contro Dio (bestemmia, idolatria) e contro la vita (omicidio,
adulterio)
 piena avvertenza: so cosa sto per fare
 deliberato consenso: sono io che ho deciso di farlo
Tutti gli agli altri peccati sono veniali, che non rompono il legame con Dio ma lo rovinano.
La colpa dei nostri peccati viene rimessa attraverso il sacramento della Riconciliazione,
la Confessione. Attraverso di essa riceviamo il perdono da Dio.
Rimane tuttavia la pena. Il peccato infatti lascia delle conseguenze, anche quando viene
perdonato: una maggiore inclinazione al male, un’accresciuta facilità nel ricadervi… Tut-
te queste imperfezioni vengono a danneggiare la nostra anima e a causarle non già la
perdita del paradiso – come accade per il peccato mortale –, ma la necessità di una purificazione transitoria da queste imperfezioni, che avviene attraverso lo stato temporaneo che noi chiamiamo “purgatorio”.
INTRODUZIONE: per capire cosa meglio
Per capire meglio e per dare una visione di più ampio respiro rivediamo tutte queste
cose da un’altra angolazione: la nostra anima è stata creata per amare: infatti Dio è amore (1 Gv 4,8) e volendo creare nell’universo qualcuno fatto a sua immagine (Gen
1,26-27), crea l’uomo che, di conseguenza, è fatto per amare; la chiamata all’amore sta
scritta nel suo “DNA soprannaturale”. L’amore sgorga dal profondo dell’anima e insieme
è dono di Dio.
Possiamo vedere l’anima come una borraccia che contiene l’acqua dell’amore di Dio.
Quando la nostra anima pecca, si ammacca. Il peccato mortale addirittura la buca, rendendola inutilizzabile per conservare e donare l’acqua dell’amore.
La Confessione ci dona il perdono di Dio e ripara i buchi della borraccia, ma rimane il
fatto che la borraccia, ammaccata, contiene meno acqua di prima, ovvero è meno capace di amare di quanto lo fosse antecedentemente al peccato.
Dobbiamo dunque fare qualcosa per ripararla in quanto nel paradiso dovremo contenere la pienezza dell’amore di Dio nella nostra borraccia e questo richiede di avere riportato la capacità alle condizioni ottimali. Infatti la capacità di ricevere la pienezza
dell’amore si chiama santità ed è lo stato a cui tutti siamo chiamati.
Il processo che riporta la nostra borraccia alla forma originaria si chiama cammino di
santità o santificazione. Esso verrà comunque completato da tutti quelli che andranno
in paradiso. Questo completamento, la santità, potrà avvenire in due modi. Uno è attraverso il purgatorio: esso è uno stato transitorio che ha il compito di riportare le anime
nella condizione atta a ricevere la pienezza dell’amore di Dio, ovvero allo stato di santità
che – ricordiamolo – ci viene conferito mediante il sacramento del Battesimo. È opinione dei santi e dei teologi che il purgatorio sia uno stato transitorio molto doloroso (da
qui l’importanza della preghiera, delle indulgenze e dell’offerta di S. Messe per i defunti:
per aiutarli ed alleviarli in tale purificazione). Ma il purgatorio può anche essere evitato
compiendo il cammino di santificazione nella vita terrena in due modi:
1. attraverso una vita santa e la riparazione dei danni arrecati all’anima dai propri peccati;
2. attraverso la misericordia di Dio e i tesori di grazia dei santi che la Chiesa può dispensare a nostro favore.
Questa seconda via è quella delle indulgenze. Questo ci fa capire che le indulgenze altro non sono che uno strumento per portare a compimento il nostro cammino di santità già in questa vita, attingendo l’aiuto da due fonti, che sono in realtà una sola:
 il tesoro della misericordia del Padre, espressa nell’offerta che Cristo ha fatto di sé
stesso sulla croce, per ottenerci il dono dello Spirito Santo, che è comunione con il
Padre;
 il tesoro della comunione dei santi, ovvero di coloro che ci hanno preceduto nella
fedeltà all’insegnamento di Cristo.
INTRODUZIONE: indulgenza plenaria e parziale
Le indulgenze possono essere di due tipi:
 plenaria: ottiene la completa restaurazione dell’anima, cioè lo stato di santità;
 parziale: ottiene un risultato incompleto, qualcosa è stato migliorato, ma non tutto.
PERCHÉ È IMPORTANTE VIVERE LA SPIRITUALITÀ DELLE INDULGENZE
La preghiera per i defunti
Da quanto detto sopra, appare chiaro come le indulgenze che otteniamo a favore dei
defunti abbiano una grande validità: sono uno dei pochissimi modi che abbiamo di interagire con loro, di fare il loro bene e perciò di esprimere loro il nostro voler bene. Forse
in questi ultimi tempi nella Chiesa ci siamo un po’ disinteressati alla sorte dei nostri cari
nella vita eterna. Forse che anche la nostra fede si è affievolita? In tal caso è bene riaccenderla!
Un cammino di santificazione personale
Questa motivazione la trovo particolarmente attuale: se siamo chiamati ad amare, se la
capacità di amare è il dono più grande che abbiamo, se l’esercizio effettivo dell’amore
nella nostra vita è la cosa più dolce e più bella che possiamo sperimentare e tale da far
gustare immensamente questa vita, allora le indulgenze fanno per noi! Infatti abbiamo
già detto che ottenere un’indulgenza plenaria equivale a restaurare totalmente la nostra capacità di amare, ovvero metterci in condizione di essere santi: questo è il massimo della vita! Ed è fatto con uno strumento ben dolce…
LE NORME SULLE INDULGENZE
Il Papa Paolo VI promulgò il 1° gennaio 1967 la Costituzione Apostolica Indulgentiarum
doctrina con la quale intendeva rivedere tutta la disciplina delle indulgenze secondo la
tradizione e le mutate condizioni dei tempi. A seguito di ciò la Penitenzieria Apostolica
faceva uscire il Manuale delle indulgenze nel giugno del 1968 (giunto alla IV edizione
appena prima del Grande Giubileo del 2000), rivedendo e riordinando tutta la materia.
In modo particolare veniva abolito il computo dei giorni di indulgenza, per le indulgenze
parziali (pari ai giorni da “scontare” in purgatorio), parlando solo di “indulgenza parziale”, senza alcuna ulteriore specificazione.
Come si ottiene un’indulgenza
 La ottiene chi è battezzato, non scomunicato e in stato di grazia almeno fino al termine delle opere prescritte
 È necessario avere l’intenzione di ottenerla ed effettuare le opere previste (le opere
sono elencate più avanti)
 L’indulgenza plenaria può essere acquistata una volta al giorno; l’indulgenza parziale
invece può essere acquistata più volte al giorno
 Per ottenere l’indulgenza plenaria occorrono 4 condizioni:
1. il distacco da qualsiasi peccato, anche veniale
2. confessarsi
3. ricevere la comunione
4. pregare secondo le intenzioni del Papa (Padre Nostro, Ave Maria o qualsiasi altra
preghiera)
La prima condizione, cioè “il distacco da qualsiasi peccato, anche veniale” è difficile
da rispettare, perché richiede un grande “allenamento del cuore”.
Un giorno S. Filippo Neri era presente in piazza S. Pietro quando il Papa, in occasione del Giubileo, diede una benedizione cui era annessa un’indulgenza
plenaria. Il Santo, andandolo a trovare qualche giorno dopo gli disse: “Santità, l’altro giorno, su tutta la piazza, l’indulgenza plenaria l’abbiamo ottenuta
in due: io e una vecchietta!”.
Questo ci fa pensare che in realtà ottenere le indulgenze plenarie non è così semplice come sembra. Il suggerimento è di provare più volte. Ci si dovrebbe rendere conto, alla lunga, che le disposizioni interiori migliorano; con esse anche la probabilità di
ottenere l’indulgenza plenaria.
Le altre tre condizioni possono essere adempiute anche parecchi giorni prima o dopo (una settimana) di aver compiuto l’opera prescritta; tuttavia è conveniente che la
comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte
nello stesso giorno, in cui si compie l’opera.
 Se manca la piena disposizione o non viene eseguita totalmente l’opera richiesta e
non sono poste le tre condizioni, l’indulgenza sarà solamente parziale.
Opere per ottenere le indulgenze
Si concede l’indulgenza parziale al fedele che:
 nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile
fiducia l’animo a Dio, aggiungendo, anche solo mentalmente, una pia invocazione;
 con spirito di fede e con animo misericordioso, pone se stesso o i suoi beni a servizio
dei fratelli che si trovino in necessità;
 in spirito di penitenza, si priva spontaneamente e con suo sacrificio di qualche cosa
lecita;
 in particolari circostanze della vita quotidiana, rende spontaneamente aperta testimonianza di fede davanti agli altri.
Si concede l’indulgenza plenaria al fedele che:
Adorazione e processione eucaristica
 visita il SS. Sacramento e si mette in adorazione per almeno mezz’ora
 nel Giovedì Santo, dopo la Messa nella Cena del Signore, recita devotamente le strofe del “Tantum ergo” (http://it.wikipedia.org/wiki/Pange_lingua)
 partecipa devotamente alla processione eucaristica, nella solennità del SS. Corpo e
Sangue di Cristo
 partecipa devotamente al solenne rito che si suole celebrare a conclusione dei congressi eucaristici
Esercizi spirituali (vissuti per almeno tre giorni interi)
Rosario (recita il S. Rosario)
Rinnovazione delle promesse battesimali
 nella celebrazione della Veglia Pasquale o nel giorno anniversario del proprio battesimo rinnova con qualsiasi forma legittimamente approvata le promesse battesimali
Lettura della Sacra Scrittura
 legge la Sacra Scrittura con la venerazione dovuta alla parola divina e a modo di lettura spirituale, per almeno mezz’ora
In memoria della Passione e Morte del Signore
 nella solenne azione liturgica del Venerdì Santo partecipa devotamente
all’adorazione della Croce
 compie il pio esercizio della Via Crucis (o vi si unisce devotamente mentre esso è
compiuto dal Papa e viene trasmesso per mezzo della televisione o della radio)
RICORDA

I due impegni quotidiani
Da oggi dovrai aumentare il tempo della preghiera ancora di qualche minuto. Devi decidere da solo quanto, ma se sarai generoso avrai il tempo necessario per vivere la preghiera con calma e arrivare al punto di riuscire a far tacere tutti i rumori, le voci e i pensieri che inevitabilmente ti porti dentro; riuscire a far silenzio davanti a Dio stando semplicemente in attesa è un’esperienza molto bella che arricchisce chiunque la sperimenti.
Questa settimana le spiegazioni dei testi saranno più brevi, perché pregando dovrai dare più spazio ai punti quattro e cinque delle indicazioni sull’ultima pagina del primo libretto, cioè al silenzio e al colloquio personale col Padre. Ormai dovresti aver fatto un
po’ di pratica con la meditazione ed è arrivato il momento di pregare un po’ più in autonomia, senza il supporto di troppi spunti scritti. Ricorda che Dio esaudisce volentieri le
preghiere insistenti di chi chiede di essere aiutato a pregare e a comprendere la Parola.
Gesù è venuto per parlarci del Padre, non hai motivo di credere che davanti al tuo desiderio sincero di comprendere cosa Dio ti voglia dire, il Vangelo debba rimanere muto.
Nel momento in cui sarai convinto di questo, allora comprenderai il valore dei minuti
trascorsi in silenzio in preghiera. E’ vero che non sempre pregare è semplice, ma non
perché il Vangelo sia complicato (ricorda che è stato scritto per te), ma perché se non
riesci a fare un po’ di silenzio “dentro”, le parole del Vangelo si mescolano a tutto il resto e viene fuori qualcosa di un po’ stonato, come più musiche suonate insieme, e per
forza apprezzarle poi è difficile.
IL PADRE
Il dono che il Padre fa all’uomo è la Speranza
Storditi da troppe luci, da assordanti frastuoni, non sappiamo cos’è il buio profondo. I
nostri nonni lo ricordano: partire per un viaggio nel cuore della notte, poche le luci (per
la campagna nulle) pochi i riferimenti (altro che navigatore satellitare). Le tenebre facevano e fanno paura: siamo uomini e il mistero ci affascina e atterrisce insieme, ma ce lo
siamo proprio scordati che cosa sia avere forza, fiducia e speranza di superare un cammino incerto e spesso avvolto nell’oscurità. Abbiamo bisogno di rassicurazioni, punti
certi e, possibilmente poca fatica.
Purtroppo il fatto è che certe luci si vedono solo quando è buio pesto ed è necessario
avere proprio paura per ricordarsi di guardare le stelle e … quello che c’è oltre. Ed in
certe tenebre, diciamo che … l’abbraccio di un padre scalda il cuore ed infonde fiducia e
coraggio. È bene ricordare che neppure Gesù è stato risparmiato dal buio: fa tanta tenerezza pensare a quella coppia, poco più che ragazzi, in un paese straniero, senza riparo,
con un parto imminente; solo loro sapranno che cosa hanno provato. Di certo nulla di
talmente disperante da impedire loro l’incanto successivo, quando ammiravano stupiti
il dono meraviglioso di Dio, il Dio con noi, nell’estrema povertà di una mangiatoia. La
prova del deserto, il buio delle notti tempestose sul lago di Tiberiade, la devastante solitudine nell’orto degli ulivi, il vilipendio, il tradimento, il disprezzo ed infine il senso di
abbandono nell’estremo sacrificio della croce: Gesù non si è proprio fatto mancare
niente! E suo padre dov’era? Lì! Con lui! E lo ha lasciato libero, libero di scegliere, di crescere, di soffrire, di essere uomo, di essere infine sé, per compiere il miracolo straordinario della Salvezza con la Resurrezione. Da Padre amante del Figlio, sussurrava continuamente: “sono qui, non temere, ho freddo con te, mi sento solo, percepisco la tua
paura, ma … il mio Amore è più grande. Più grande del dolore, dell’abbandono dei cari,
ti amo da sempre e ti tengo stretto tra le mie braccia”. Dio ha amato Gesù così come
era, come aveva scelto di compiere il suo cammino, ma era con lui in ogni attimo. Noi
siamo suoi figli: non fa diversamente. Il suo immenso dono, il rinascere a vita nuova ogni giorno fino alla Resurrezione finale, fa fruttare proprio la speranza nella vita. In mille
modi ci permette di sentire che c’è: la preghiera, la Riconciliazione, l’Eucaristia. Sta solo
a noi dire di sì e lasciarci abbracciare, lasciarci amare.
RICORDA

La Santa Messa

Se devi recuperare il cammino rimasto indietro
Mt 1,1-17
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco,
Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e
Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb,
Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab,
Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò
Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, Asàf generò Giòsafat, Giòsafat
generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz
generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, Azor
generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di
Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. La somma di tutte le generazioni, da
Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è
ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.
Difficile immaginare un testo più asciutto di questo, però fa parte del Vangelo e noi lo
prendiamo così com’è: il Vangelo porta sempre dentro di sé un messaggio, ed è un peccato non cercare di comprenderlo solo perché non ha per noi un immediato richiamo
emotivo.
Ci viene presentato un albero genealogico: tutti sono generati e tutti generano. Tranne
Giuseppe, che non genera nessuno. A lui è stato chiesto di accogliere, non di generare,
eppure questo accogliere si sposerà con l’accoglienza di Maria e il Padre potrà generare
il Figlio e farsi presente nella storia degli uomini.
La maggior parte di questi nomi per noi sono insignificanti e se andiamo a fare qualche
ricerca scopriamo anche che molti non sono stati neanche degli “stinchi di santo”, eppure ognuno ha avuto il suo ruolo nella storia di Gesù. Ogni persona ha il suo ruolo davanti a Gesù. Ciò che siamo, ciò che compiamo, ci supera ed entra nel mondo insieme a
noi. Il peccato che compiamo per fortuna può essere superato dal perdono, il bene che
portiamo con le nostre mani rimane per sempre. E Dio compie continuamente il miracolo
di far nascere il bene anche dove l’uomo e la vita hanno seminato in solchi decisamente
storti. Non è vero che siamo puntini insignificanti dell’universo, siamo figli amati capaci
di trasmettere a nostra volta l’amore, siamo parte di una storia, che è storia di bellezza
e di perdono e che dura per sempre.
La tua vocazione è importante, è qualcosa di grande e meraviglioso.
Accogliere Gesù nel tuo cuore, farGli spazio nell’anima, trovare tempo per
Lui durante il giorno, fare del servizio al prossimo un impegno irrinunciabile, non è solo darti da fare per essere bravo, è mettersi in contatto con altre persone che desiderano accoglierLo, facendo sì che il Vangelo si renda
presente per te e per gli altri, qui e adesso, come hanno accettato di fare
Giuseppe e Maria.
PER PREGARE
Mettiti in preghiera. Rileggi le istruzioni. Invoca lo Spirito Santo perché stia con te in
questo momento di meditazione. Leggi il Vangelo sino a ché trovi una parola o una frase
che ti colpiscono e che ti “scaldano” il cuore. Rifletti sul significato, interroga Gesù. Ora
immagina di essere davanti a Dio (e lo sei davanti a Lui), metti le tue mani tra le sue e fai
silenzio. Devi stare in silenzio qualche minuto. E’ difficile, specie le prime volte. Se proprio non riesci prova a recitare lentamente la frase del Vangelo che hai scelto, o un versetto dei salmi che ti è caro: questo aiuta a rimanere in presenza di Dio tenendo lontani
pensieri estranei a voi due. Come Dio deciderà di farsi sentire non può saperlo nessuno.
Accogli ciò che viene al tuo cuore e alla tua mente con gratitudine. Alla fine parla con
Dio di ciò che hai intuito, dei sentimenti emersi, del silenzio che è stato difficile o bello…
RICORDA
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I due impegni quotidiani
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La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto
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L’esame di coscienza
Mt 1,18-24
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa
sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera
dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli
apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il
suo popolo dai suoi peccati". Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era
stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà
un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua
sposa.
“Non temere”. Per tre giorni consecutivi sentiremo pronunciare queste parole da un
angelo a tre persone diverse. Abbiamo già parlato della paura mercoledì scorso (se non
ti ricordi vai a dare un’occhiata…). L’angelo dice a Giuseppe: “Non avere paura di fare
ciò che è giusto, anche se non ci capisci niente”. Noi sappiamo che poi è andato tutto
bene, ma per Giuseppe non deve essere stato un momento facilissimo e probabilmente,
umanamente parlando, aveva più di una ragione di avere paura. Cosa può averlo spinto
a dire di sì ad una richiesta tanto assurda? Probabilmente la sensazione forte con la
quale deve essersi svegliato: che accogliere quel bambino fosse, certo, la cosa più difficile e insensata, ma per qualche motivo anche la più giusta.
La Bibbia inizia con Adamo ed Eva che si nascondono per paura quando sentono i passi
di Dio che li sta cercando. Si sentono indegni. Dio conosce molto bene il cuore
dell’uomo e sa che davanti a Dio che passa tutti abbiamo sempre paura: Dio sembra
chiedere cose impossibili, scelte troppo difficili, un’anima candida che noi non riusciamo
ad avere; meglio nascondersi tra la folla e le cose da fare. Il problema è sempre lo stesso: è la missione del diavolo metterci continuamente in testa il pensiero che Dio pretende qualcosa. Per questo i suoi angeli dicono a tutti: “Non temere!”.
Non devi avere paura dei gesti della fede: la preghiera, la confessione, la direzione spirituale, il servizio, l’Eucaristia frequenti e convinti, sono per te, non sono
pretese di Dio.
Non devi avere paura di quello che compare nel tuo cuore quando preghi e fai
silenzio: gesti buoni che chiedono di essere compiuti, peccati che chiedono di essere perdonati, parole del Vangelo che diventano chiare… Sono parole di Dio, e
sono per te.
Non devi avere paura di consegnarti alla tua vocazione: se sei adulto di esservi
fedele, se sei giovane di rispondere con generosità alla proposta di Dio senza
scappare perché Lui è felice di questo.
PER PREGARE
Mettiti in preghiera. Leggi e rileggi. Scegli una parola o una frase. Nel momento del silenzio mettiti davanti a Dio con la tua vocazione, col tuo modo di compiere i gesti della
fede, con la tua fedeltà o infedeltà, con le tue paure …
RICORDA
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I due impegni quotidiani
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La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto
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L’esame di coscienza
Lc 1, 5-25
Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe
di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli
anni. Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo
l'usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l'offerta dell'incenso. Tutta l'assemblea del popolo pregava fuori nell'ora dell'incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: "Non
temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un
figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della
sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande
inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli
d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per
ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al
Signore un popolo ben disposto". Zaccaria disse all'angelo: "Come posso conoscere
questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni". L'angelo gli rispose: "Io
sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto
annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose
avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro
tempo". Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio
aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del
suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne
nascosta per cinque mesi e diceva: "Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei
giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini".
E’ una vita che Zaccaria prega per avere il dono di un figlio. Dio lo ha tenuto in attesa
così a lungo che ormai Zaccaria prega senza crederci sul serio: ha perso la speranza. Al
punto che quando Dio si fa vivo, invece di ringraziare saltando dalla gioia, ha paura (anche lui!) di aver immaginato una cosa assurda e non crede a quello che l’angelo gli sta
dicendo, per cui la sua risposta suona un po’ così: “Seeee, ciao…! Figurati: mia moglie è
diventata troppo vecchia! Dammi una prova o non credo a quello che dici!”. Dio non
deve essere stato troppo contento di questa reazione, tanto è vero che dona a Zaccaria,
oltre che il figlio che tanto aveva chiesto, qualcosa che gli ricordi la necessità di ascoltare veramente Dio, anche quando tutto sembra impossibile e troppo faticoso da realizzare: lo lascia muto per un po’ di tempo, così può ascoltare meglio e dire meno stupidaggini.
Anche se fai fatica a credere sino in fondo al valore della preghiera, sappi che Dio non si scoraggia davanti alla tua sordità, al tuo essere incredulo e alla tua perdita di speranza
Dio ascolta le preghiere insistenti, anche quando non ci crediamo del
tutto neppure noi. La preghiera ha una sua forza: è importante che ti
abitui a crederci.
PER PREGARE
Arriva come gli altri giorni al momento del silenzio. Scegli la parola o la frase che più ti
assomiglia e descrive meglio delle altre la tua situazione o i tuoi desideri. Metti tutto tra
le mani di Dio e ascolta… Non avere paura… RaccontaGli cosa speri che faccia per la tua
fede e la tua anima in questo anno appena iniziato…
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I due impegni quotidiani
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L’esame di coscienza
Lc 1, 26-38
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava
che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai
trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di
Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà
fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi:
anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il
sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria
disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.
Anche a Maria l’angelo si presenta con le parole: “Non temere!”. Tutti abbiamo paura
davanti a Dio: Lui è così grande, noi così limitati. Però Maria si mette subito tra le Sue
mani: non dice “dimostrami che dici il vero”, dice “dimmi come e mostrami la strada,
perché io non saprei dove andare”. E una volta che la strada è stata mostrata, seppure
“assurda”, Maria vince la sua paura e dice “eccomi”.
La Grazia del Signore è la forza di Maria: “Il Signore è con te: sei piena di forza”. La Grazia, cioè la forza straordinaria che viene dall’accogliere i desideri di Dio per noi, è il dono
che il Signore ci fa per vivere dove e come Lui ci indica. L’Angelo parte ma la Grazia rimane.
Ci sono degli appuntamenti e delle tappe che non devi perderti: sono i Sacramenti (tutti e sette…). In essi puoi ricevere sempre nuova Grazia, nuova forza.
La paura delle grandi imprese, il timore di dare retta a Dio invece che a tutto il
resto del mondo, fa parte della storia di tutti, a partire da Adamo ed Eva, quindi
anche della tua. L’unico modo di vincerla ogni volta che si ripresenta è metterti
tra le mani di Dio e chiedere a Lui e a chi può parlarti in nome suo: “Cosa devo
fare? Cosa è giusto e buono e cosa mi porta lontano da Te e dagli altri?”
PER PREGARE
Invoca lo Spirito. Leggi. Rifletti sul Vangelo. Memorizza una parola o una frase. Mettiti in
silenzio davanti a Dio: pensa agli “eccomi” che sei chiamato a dire… Quelli che hai accolto… Quelli che hai rifiutato…
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L’esame di coscienza
Lc 1, 39-45
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe
udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del
tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la
voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio
grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore".
Qui non si parla più di paura. Lo Spirito Santo dona di riconoscere la presenza del Signore e sbaraglia la paura; regala a chi lo accoglie uno sguardo sulla vita e sulle persone così
profondo che permette di andare oltre le apparenze e di cogliere la verità. E’ il dono
della speranza: cogliere la bellezza di ciò che ci è dato di vivere perché lo riconosciamo
come il luogo e l’occasione per incontrare Gesù.
Continua a pregare, a invocare lo Spirito Santo e a leggere il Vangelo anche
dopo che l’Avvento sarà finito, altrimenti quello che è scritto qui sopra resterà
una bella frase e poco altro, assolutamente insignificante.
Coltiva la pazienza: difficilmente le cose di Dio si comprendono in un lampo.
Più spesso capita che l’abitudine a “disturbare” Dio crei quelle occasioni in cui
lo Spirito possa avere l’opportunità di parlarti di Lui.
PER PREGARE
Fai come gli altri giorni. Buona preghiera…
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I due impegni quotidiani
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La lettura continua del libro della Bibbia che hai scelto
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L’esame di coscienza
Per quest’ultima catechesi ci saranno due momenti: il primo è di formazione, il secondo
invece è una testimonianza.
DAL CATECHISMO YOUCAT (Catechismo della Chiesa Cattolica per i giovani)
Cosa è la speranza?
La speranza è la forza con la quale guardiamo con costanza lo scopo della nostra presenza sulla terra, ossia lodare e servire Dio; è la forza con la quale vediamo in cosa consiste la nostra vera felicità, ovvero nel trovare in Dio la nostra pienezza; è la forza con la
quale scorgiamo dov’è la nostra patria definitiva, ovvero in Dio.
La Speranza è uno sguardo speciale
Lo Spirito Santo ci viene donato affinché possiamo vivere con speranza la nostra vita; è
Lui che ci dona quella forza di cui parla il catechismo.
Possiamo dire che vivere con speranza significa avere uno sguardo nuovo, quello stesso
di Dio Padre, verso noi stessi, la storia in cui viviamo e il mondo che ci circonda.
Guardiamo con speranza noi stessi quando ci ricordiamo che la nostra origine e il senso della nostra vita vengono da Dio stesso.
Gn 1,26-27
Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li
creò.
La nostra origine è in Dio: noi siamo fatti a “Sua immagine”, cioè Dio ci ha creati capaci
di “starGli davanti”, capaci di amarlo, ascoltarlo, guardarlo.
Solo a questa nostra origine dobbiamo ispirarci per vivere ogni istante della vita.
Viviamo con speranza quando abbiamo la forza di restare fedeli a ciò che realmente
può darci felicità vera e duratura.
A questo proposito, lasciamo che sia una storia vera – quella di Chiara Corbella – a raccontarci cosa sia la speranza, cosa sia la vera felicità.
 Leggi questo articolo di Antonio Socci apparso su Libero il 7 ottobre 2012.
IL GIARDINO DELLA GIOVINEZZA CHE IL MONDO NON CONOSCE
Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno
a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li
sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale.
Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta. La sua storia sta commuovendo il mondo. Chiara
è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta.
A 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico,
si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.
E’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.
Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma
qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una
grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita.
Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più
grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico.
La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti. Quel giorno Chiara disse ai
suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua
figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.
“Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto
vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto
che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore
aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.
Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato.
Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita.
Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà: “Il Signore
ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e
una diagnosi di tumore per lei:
“Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra
poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un
tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del
futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose
grandi”.
Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011. Chiara – per non perdere il figlio – ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il
parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza
di essere ancora in tempo.
Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore
aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale. Chiara è morta a 28 anni
il 13 giugno di quest’anno. In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto:
“Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da
lì prego per voi”.
Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A
tutti!”.
Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto
del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di
una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina.
Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna
Beretta Molla”.
Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da
Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e
dopo il parto morì.
Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni.
Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento
romano, racconta l’inizio della sua vicenda.
A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non
c’è possibilità di fraintendere”.
Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:
“Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di
fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia…
Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola:
noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile.
Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di
sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico
“questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra.
Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che
nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”.
Poi ha detto:
“Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso.
Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto.
Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come
dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha
detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra
cosa”.
Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato
positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da
quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta
di vita: aiutare il prossimo”.
In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha
raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non
c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di
Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la
durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di
quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo
insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al
tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente.
Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la
cosa giusta”.
Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai
più”.
C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono
cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio. Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.
Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i
Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti
“moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono
silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche
tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono
invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.
 Guarda questo video di Chiara e Ernrico
www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7TT2dQzQ0go
Questo libretto ti ha accompagnato fino ad oggi, sabato 22 dicembre.
Speriamo anche che ti abbia aiutato ad acquisire uno stile e un ritmo di preghiera che
sarebbe bene continuare a coltivare.
Utilizza gli ultimi giorni prima di Natale per recuperare, se sei rimasto indietro.
Per proseguire il cammino eccoti alcuni consigli:
 prosegui l’impegno della lettura della Bibbia, partendo dal principio, seguendo la cadenza di 2/3 capitoli al giorno
 prosegui l’impegno dell’esame di coscienza, uno di quelli sicuramente più difficili da
mantenere ma anche più fruttuosi
 mantieniti “allenato” sulla lettura e meditazione del Vangelo del giorno
 prova a riprendere in mano il testo delle indulgenze e mettiti alla prova arricchendo
la tua vita di fede con le pratiche suggerite
 prendi contatto con un don per la confessione frequente e/o per la direzione spirituale
Buon Natale
e
Buon Cammino!
Lettura del
libretto
Preghiera
con il
Vangelo
Impegno
spirituale
X
Impegno di
carità
X
Lettura
della
Bibbia
Messa
della
domenica
X
X
Lunedì 3
X
X
Martedì 4
X
Domenica 2
Mercoledì 5
X
X
Giovedì 6
X
X
X
Venerdì 7
Sabato 8
Esame di
coscienza
X
X
Lettura del
libretto
Preghiera
con il
Vangelo
Impegno
spirituale
X
Impegno di
carità
X
Lettura
della
Bibbia
Messa
della
domenica
X
X
Lunedì 10
X
X
Martedì 11
X
Domenica 9
Mercoledì 12
X
X
Giovedì 13
X
X
X
Venerdì 14
Sabato 15
Esame di
coscienza
X
X
Lettura del
libretto
Preghiera
con il
Vangelo
Impegno
spirituale
X
Impegno di
carità
X
Lettura
della
Bibbia
Messa
della
domenica
X
X
Lunedì 17
X
X
Martedì 18
X
Domenica 16
Mercoledì 19
X
X
Giovedì 20
X
X
X
Venerdì 21
Sabato 22
Esame di
coscienza
X
X
Questo è un piccolo percorso che ti viene suggerito per pregare con il Vangelo
INTRO
Dividi la preghiera in 5 momenti: per iniziare, ognuno può durare 3-5 minuti.
UNO
Mettiti in silenzio e leggi il libretto.
Ricorda che il silenzio va fatto intorno a te (cerca un posto tranquillo, senza distrazioni) e dentro di te (è il silenzio più difficile, perché pensieri, distrazioni e
stanchezza si fanno sentire facilmente… non ti abbattere ).
DUE
Invoca lo Spirito Santo chiedendo di aiutarti in questo momento di preghiera, di
farti comprendere quanto leggi nel Vangelo e di far nascere in te lo spirito di carità.
TRE
Dedicata la tua attenzione (mente e cuore) al brano di Vangelo e in particolare
chiediti cosa Gesù stia provando, quali possano essere i suoi pensieri, il vero senso di ciò che sta dicendo e chi sta guardando e amando.
Prova, con l’aiuto delle spiegazioni, a fare qualche paragone con la tua vita.
QUATTRO
Immagina di metterti davanti al buon Dio e fai silenzio: per il fatto che lo desideri
e lo chiedi TU SEI DAVANTI A DIO, anche se non te ne rendi conto!
Anche se questo silenzio può farti “soffrire” rispettalo e attendi con pazienza.
Da’ al buon Dio il tempo e la possibilità di parlarti: non sarà un boato, né un discorso lungo, ma più probabilmente una sensazione, un’idea (buona) che arriva,
un peccato che affiora e chiede di essere perdonato.
CINQUE
Prega liberamente. Confida al buon Dio ciò che ti sta a cuore.
Prepara gli incontri e le attività della giornata affinché siano vissuti nello spirito
del Vangelo. Chiedi di poter vivere ciò che hai letto nel Vangelo.
Ringrazia.
Scegli i due impegni della giornata.
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Untitled - Oratorio San Giovanni Bosco