In copertina
SOMMARIO
Un presepio speciale
Si, quest’anno si è ripetuta l’iniziativa dell’anno
scorso. A realizzare il presepio in Chiesa sono
state le famiglie con i loro figli e la giovane
Cinzia, ma ha una particolarità tutta sua, invece
del solito muschio ha fatto la comparsa la sabbia
in tutta la superficie della composizione, con
al centro la capanna molto illuminata, a voler
significare che la luce di Cristo, oltrepassa
i confini del privato e si allarga per tutta
l’estensione dell’universo per portare luce a chi
l’accoglie e trova in essa operosità feconda.
Durante la progettazione e la realizzazione da
parte di genitori e figli, al notare in tutti con la
gioia di vedere concretizzarsi il loro progetto,
ho provato una vera soddisfazione, perché ho
potuto toccare con mano che quando ci mettiamo
a disposizione del Signore, non mancano mai i
risultati. E’ stato un regalo per tutta comunità,
una testimonianza d’amore che ha certamente
arricchito tutti. Come sempre la parola che
in questi casi abbiamo sulle labbra è la parola
“grazie”, ma non deve essere considerata
come un espediente per assolvere un dovere
di riconoscenza e tutto finisce lì, bensì una
partecipazione, una condivisione che diventi
messaggio a quanti hanno necessità di riprendere un cammino che, per tanti motivi, hanno
interrotto.
1
Un presepio speciale
Giubileo straordinario
Il Vangelo della gioia
Il coraggio della testimonianza
Con Maria alla porta della M..
Dopo il Concilio
La Madonna preferita dell’Islam..
Il Corano attinge dalla Bibbia
Il calendario della scuola
L’angolino della Parrocchia
IV Rassegna di arte sacra
I miracoli dell’amore
La famiglia fondata sul matrimonio
L’avvocato Rosa
Mondo trasannese
La legge sulle unioni civili
Al via la sperimentazione del...
Sulle onde del suono
Tutti concordi sulla E78.
L’ho vista! L’ho vista!
La pagina della poesia
L’ ABC della nutrizione
Condividiamo un augurio ...
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L’Olivo .Febbraio 2015
Mensile d’informazione
della comunità cristiana
di Trasanni
2numero 1
Febbraio 2016
L’Olivo
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Urbino
Chiuso in redazione
Febbraio 2016
L’Olivo - Febbraio 2016
2
La gioia
del Vangelo
L’annuncio
di papa
Francesco
(Continuazione dal n. 74)
Nelle grandi città si può osservare un tessuto
connettivo in cui gruppi di persone condividono le
medesime modalità di sognare la vita e immaginari
simili e si costituiscono in nuovi settori umani,
in territori culturali, in città invisibili. Svariate
forme culturali convivono di fatto, ma esercitano
molte volte pratiche di segregazione e di violenza.
La Chiesa è chiamata a porsi al servizio di un
dialogo difficile. D’altra parte, vi sono cittadini che
ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo della
vita personale e familiare, però sono moltissimi i
“non cittadini”, i “cittadini a metà” o gli “avanzi
urbani”. La città produce una sorta di permanente
ambivalenza, perché, mentre offre ai suoi cittadini
infinite possibilità, appaiono anche numerose
difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti.
Questa contraddizione provoca sofferenze laceranti.
In molte parti del mondo, le città sono scenari
di proteste di massa dove migliaia di abitanti
reclamano libertà, partecipazione, giustizia e varie
rivendicazioni che, se non vengono adeguatamente
interpretate, non si potranno mettere a tacere con
la forza.
75. Non possiamo ignorare che nelle città
facilmente si incrementano il traffico di droga e
di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori,
l’abbandono di anziani e malati, varie forme di
corruzione e di criminalità. Al tempo stesso, quello
che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro
e di solidarietà, spesso si trasforma nel luogo della
fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri
si costruiscono più per isolare e proteggere che
per collegare e integrare. La proclamazione del
Vangelo sarà una base per ristabilire la dignità della
vita umana in questi contesti, perché Gesù vuole spargere nelle città vita in abbondanza (cfr Gv
10,10).
3
Il senso unitario e completo della vita umana
che il Vangelo propone è il miglior rimedio ai
mali della città, sebbene dobbiamo considerare
che un programma e uno stile uniforme e rigido
di evangelizzazione non sono adatti per questa
realtà. Ma vivere fino in fondo ciò che è umano
e introdursi nel cuore delle sfide come fermento
di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi
città, migliora il cristiano e feconda la città.
II. Tentazioni degli operatori pastorali
76. Sento una gratitudine immensa per l’impegno di
tutti coloro che lavorano nella Chiesa. Non voglio
soffermarmi ora ad esporre le attività dei diversi
operatori pastorali, dai vescovi fino al più umile
e nascosto dei servizi ecclesiali. Mi piacerebbe
piuttosto riflettere sulle sfide che tutti loro
devono affrontare nel contesto dell’attuale cultura
globalizzata. Però, devo dire in primo luogo e come
dovere di giustizia, che l’apporto della Chiesa
nel mondo attuale è enorme. Il nostro dolore e la
nostra vergogna per i peccati di alcuni membri della
Chiesa, e per i propri, non devono far dimenticare
quanti cristiani danno la vita per amore: aiutano
tanta gente a curarsi o a morire in pace in precari
ospedali, o accompagnano le persone rese schiave
da diverse dipendenze nei luoghi più poveri della
Terra, o si prodigano nell’educazione di bambini e
giovani, o si prendono cura di anziani abbandonati
da tutti, o cercano di comunicare valori in ambienti
ostili, o si dedicano in molti altri modi, che mostrano
l’immenso amore per l’umanità ispiratoci dal Dio
fatto uomo. Ringrazio per il bell’esempio che mi
danno tanti cristiani che offrono la loro vita e il loro
tempo con gioia. Questa testimonianza mi fa tanto
bene e mi sostiene nella mia personale aspirazione a
superare l’egoismo per spendermi di più.
77. Ciononostante, come figli di questa epoca, tutti
siamo in qualche modo sotto l’influsso della cultura
attuale globalizzata, che, pur presentandoci valori e
nuove possibilità, può anche limitarci, condizionarci
e persino farci ammalare.
(continua nel prossimo numero)
L’Olivo .Febbraio 2015
Il coraggio
della testimonianza
Noi siamo dei piccoli esseri che viviamo in una
società complessa e molte volte ci sentiamo
sommersi dalle difficoltà che sorgono come
macigni davanti alle nostre aspirazioni, ai
nostri sogni di essere operatori qualificati con
un nostro apporto di sostanza. Non dico di
voler emergere, ma di saper fare fronte con
dignità alle problematiche che ci si presentano.
Nella nostra epoca, ricca di tante scoperte
in vari campi, ma anche dominata da fatti
negativi, dovremmo sentirci protetti dalle
leggi, affiancati e sorretti dalle Istituzioni che
costituiscono l’ossatura dello Stato ed hanno
come supporto il Parlamento dove siedono
personaggi eletti dal popolo e quindi con tutta
la facoltà di agire a largo raggio, di varare leggi
che tengano conto della dignità della persona a
iniziare dai più deboli e a beneficio di tutta la
comunità.
Nonostante queste provvidenze esistenti a
beneficio della persona, sono molti a dover
subire ingiustizie in un decadimento dei grandi
valori, decadimento che fa perdere la nobiltà
di chi ha come compito di servire ed anche di
chi viene servito in qualunque posto si trovi
nella società.
In una situazione del genere occorre avere
le idee chiare almeno su punti cardine che
riguardano il nostro destino. Destino che si fa
maestro di vita, di comportamento, di fecondità
nell’operare il bene dal singolo e dalla società.
La religione, che sin dalle origini della
comparsa dell’uomo sulla terra, è stata
l’asso portante del suo agire, è ancora il
punto chiave che abbraccia l’uomo nella
sua complessità. E’ necessario prima di
L’Olivo - Febbraio 2016
EDITORIALE
tutto avere le idee chiare sulla religione
in cui diciamo di credere, perché essa
fa parte del nostro quotidiano in quanto
sentiamo il bisogno di avere protezione nelle
nostre difficoltà e guai se in certi casi non
potessimo rivolgerci a qualcuno.
Noi occidentali, con poche eccezioni, diciamo
di credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio, venuto
nel mondo a rivelarci l’amore di Dio per noi e
a presentare Se stesso come Dio che si sacrifica
sul patibolo di una croce per redimere tutta
l’umanità.
Abbiamo le idee chiare sulla religione che
diciamo di professare? Chi è per noi Gesù
Cristo, il Quale, per più di trent’anni ha
camminato sulle nostre strade, ha rivelato
la paternità amorevole di Dio, ha compiuto
miracoli e si è sacrificato per noi sulla croce,?
Come lo sentiamo presente nella nostra
quotidianità?
Se siamo certi che ogni giorno ci cammina
accanto con il Suo amore senza limiti, pronto
sempre a pagare i nostri debiti, a caricarci sulle
Sue spalle, qualora ne avessimo bisogno, ci
vergogniamo della Sua presenza, cerchiamo
di nasconderla a chi incontriamo per timore di
fare brutta figura o di mortificare, con lui o con
lei, il rapporto di lavoro o di amicizia?
Apriamo gli occhi sui mezzi di comunicazione,
leggiamo la stampa e troviamo con stupore, ma
anche con disagio che all’arrivo di compagni
di viaggio che non conoscono Gesù o hanno
un’idea imprecisa su di Lui, chi dovrebbe
mostrare con gioia questa presenza nella
quotidianità di ogni manifestazione privata e
pubblica come patrimonio di ricchezza incal-
4
colabile, cerca di nasconderlo come se fosse
un peso ingombrante.
Un dubbio mi attraversa la mente ed è questo:
che alcuni uomini e alcune donne dichiarati
uomini e donne di cultura operanti in settori
importanti, come le scuole di ogni ordine e
grado, in fatto di conoscenza della religione che
dicono di professare, siano davvero mancanti
e siano pure mancanti della conoscenza delle
religioni che professano i loro compagni di
viaggio che, con il fenomeno dell’emigrazione
di massa acquistano un’importanza da non
trascurare.
I fatti, ai quali abbiamo assistito in prossimità
del Natale anche alla buona gente che vive la
propria fede con il patrimonio di conoscenza
della religione che professa, acquisito quando
era bambina, hanno destato non poco disagio.
Siamo infatti arrivati all’assurdo che per avere
buone relazioni con i musulmani è bene non
parlare di Gesù Cristo.
Non abbiamo timore di aprire il Corano,
il libro sacro dei musulmani e troveremo
la figura di Gesù molte volte descritta con
grande attenzione e rispetto e posta al di sopra
dell’essere umano. Al versetto 253 del secondo
capitolo ( i capitoli nel Corano vengono
chiamati “Sure”) leggiamo che Dio, dopo aver
parlato nei versi precedenti dei profeti come
messaggeri divini, dice che fra essi c’è chi
parlò con Dio e questi è Gesù. “Così demmo
a Gesù, Figlio di Maria, prove chiare e Lo
confermammo con lo Spirito di Santità”.
Ai versetti 45, 46 della III Sura leggiamo: “ O
Maria, Iddio Ti annunzia la buona novella di
una Parola che viene da Lui, e il cui nome
sarà Cristo Gesù, Figlio di Maria, eminente
in questo mondo e nell’altro e uno dei più
vicini a Dio. Ed Egli parlerà agli uomini
dalla culla come un adulto....”
5
Nella mia edizione del Corano, “parola” scritta
con la P maiuscola ed anche senza volerlo, mi
pare di leggere il Vangelo di Giovanni quando
scrive:” In principio era la Parola e la Parola
si fece carne”.
Mi sento rafforzato in questa idea, quando
leggo che alla domanda di Maria che vuol
restare vergine ” ...come potrò avere un figlio
se non m’ha toccata alcun uomo? Rispose
l’Angelo: eppure Dio crea ciò ch’Ei vuole:
allorché ha deciso una cosa non ha che dire:
Sii! ed essa è”. E’ dunque chiaro per il Corano
che Gesù non ha un padre umano, perché
per ben due volte esprime con chiarezza la
verginità di Maria.
Il Gesù, nato da Maria, ha il potere anche di
guarire il cieco nato, il lebbroso, persino di
risuscitare i morti.
Al versetto 55 continua il discorso di Dio sulle
qualità di Gesù. “O Gesù - è sempre Dio che
parla - io ti farò morire e poi t’innalzerò sino
a me, e ti purificherò dagli infedeli fino al dì
della Resurrezione...”
Al versetto 110 della V Sura, ripete quanto già
detto nella seconda ma aggiunge un particolare
importante:”O Gesù, Figlio di Maria, ricorda
il mio favore verso di Te e verso la Madre Tua,
quando io Ti confermai con lo Spirito Santo e
Tu parlasti alla gente dalla culla...”
Ogni volta che ascolto certi discorsi o leggo
notizie sui giornali, di cristiani che hanno
timore di parlare di Gesù, di mostrare che
veramente credono alla Sua divinità, che è
l’unica ricchezza in questa società che ha ormai
una civiltà solo di facciata, per tutto quello che
accade, provo davvero un senso di vergogna, di
povertà intellettuale, perché manca il coraggio
della testimonianza senza del quale siamo
certamente in perdita non solo come cristiani
ma anche come cittadini.
L’Olivo .Febbraio 2015
L’Olivo - Febbraio 2016
6
7
L’Olivo .Febbraio 2015
Dopo il CONCILIO
RUMINANDO LA PAROLA 13/B
Dopo il Concilio
Scelte di vita parrocchiale
Maggio 1985
GESU’ MEDIATORE
(pomeriggio comunitario di preghiera)
(continuazione dal numero precedente)
Dopo aver sentenziato “Dio nessuno l’ha mai visto”,
Giovanni continua dicendo: “Ma il Figlio Unigenito
che è nel seno del Padre, Lui ce lo ha rivelato” (Gv.
1,18). E’ il messaggio tipico del cristianesimo, cioè:
a DIO possiamo arrivare ATTRAVERSO CRISTO
e SOLTANTO ATTRAVERSO LUI: GESU’ E’
IL PONTE costruito da Dio stesso, GESU’ E’
L’UNICO MEDIATORE.
a)
Tutti i libri del Nuovo Testamento
non fanno che
questa
verità
di fondo
06ripetere
Settembre
2014
- Santuario
e ogni scrittore sacro la esprime con termini
diversi:
+ Paolo: “E’ Cristo che ci dà il coraggio di
avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede
in Lui” (Ef. 3,12). Centinaia, centinaia di
volte, nelle sue lettere, ad ogni riga, quasi
con monotonia, Paolo ripete: “IN Cristo
– PER Cristo – PER MEZZO di Cristo
– ATTRAVERSO Cristo” (es. Rom. 5,621; 2Cor. 5,11-21; Gal. 3,27-28: Ef. 1-5;
Col. 1,28; 1Tess.4,16). Paolo usa anche
un’immagine che conosciamo molto bene;
dice che Cristo è il CAPO del corpo che
siamo noi (v. 1Cor. 12,12-27; Ef. 4,11-16).
Il capo è quello che dà vita, consistenza,
identità, direzione, orientamento a tutto il
corpo.
+ GLI ATTI DEGLI APOSTOLI portano
un altro paragone: “Gesù è la pietra che
scartata da voi costruttori è diventata testata
d’angolo. In nessun altro c’è salvezza. Non
vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto
L’Olivo - Febbraio 2016
il cielo nel quale è stabilito che possiamo
essere salvati” (At. 4,11-12).
+ Giovanni ha un’altra immagine.” Io
sono la VITE, voi i tralci: come il tralcio
non può dar frutto da sé stesso se non
rimane nella vite, così anche voi se non
rimanete in me……. perché senza di me
non potete far nulla” (Gv. 15,1-5). Non
dice “qualcosa”, “poco”, ma “nulla”.
Giovanni propone ancora nella sua Prima
Lettera un altro paragone: “Se abbiamo
peccato non disperiamo, perché presso
il Padre abbiamo UN AVVOCATO” (1
Gv.2,1) (cfr. pure Rom. 8,37).
+ E LA LETTERA AGLI EBREI,
raccogliendo in sintesi teologica tutte
queste affermazioni parla di Cristo come
UN UNICO MEDIATORE, UNICO
SACERDOTE, UNICO PONTEFICE.
Pontefice è un nome che è formato da
due parole latine: pontem-facere = fare
ponte. GESU’ E’ IL PONTE UNICO
ED UNIVERSALE attraverso il quale
l’uomo può incontrare Dio e attraverso il
quale Dio si fa presente all’uomo. Fuori
di Cristo per l’uomo non c’è possibilità
alcuna di avvicinarsi a Dio e di salvarsi.
“La salvezza appartiene al nostro Dio e
all’Agnello” è l’affermazione completa
dell’Apocalisse (7,10). Questo è il
grande PIANO DI DIO. E’ cantato da
Paolo nel famoso inno di Efesini 1,3-10:
“Benedetto sia Dio, Padre del Signore
nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei
cieli, in Cristo. In Lui ci ha scelti prima
della creazione del mondo, per essere
santi e immacolati al suo cospetto nella
carità, predestinandoci ad essere suoi
figli adottivi per opera di Gesù Cristo,
secondo il beneplacito della sua volontà.
E questo a lode e gloria della sua grazia,
che ci ha dato nel suo figlio diletto, nel
quale abbiamo la redenzione mediante
il suo sangue, la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha abbondantemente riversata su di
8
noi con ogni sapienza e intelligenza,
poiché Egli ci ha fatto conoscere il
mistero della sua volontà, secondo
quanto, nella sua benevolenza, aveva
in Lui prestabilito per realizzarne alla
pienezza dei tempi: il disegno cioè
di ricapitolare in Cristo tutte le cose,
quelle del cielo come quelle della
terra”.
b)
In che modo Cristo fa da
ponte tra noi e Dio?
+ Prima di tutto per l’INCARNAZIONE
stessa; perché nella sua Persona unisce
la natura umana e la natura divina. I
due pilastri che formano la personalità
del Cristo affondano nella divinità e
nell’umanità. Ma bisogna notare che è
la sua umanità che è rivolta verso di noi,
è la sua umanità che forma il pilastro,
attraverso il quale noi possiamo
arrampicarci ed arrivare a Dio. E’
toccando l’umanità di Cristo che noi
tocchiamo la divinità. E’ toccando
Gesù-uomo che noi tocchiamo Dio.
Cioè è attraverso l’umanità di Cristo
che noi possiamo raggiungere Dio e
salvarci. Nel Vangelo questo è espresso
concretamente attraverso vari episodi.
Ricordiamo la donna che aveva perdite
irregolari di sangue: ha una intuizione
di fede: “Se lo tocco, mi salvo, vengo
guarita”, nonostante il pregiudizio
degli ebrei che dicevano che le donne
in questa situazione rendevano impuri
gli altri. Lei pensa: “No, non renderò
impuro Lui; ma Lui purificherà e
guarirà me” e lo tocca. Il Vangelo
di Marco e di Luca parlano di “una
potenza che esce dal Cristo” (Mc. 5,2534; Lc. 8,43-48).
+ Giovanni conferma: “Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue ha la
vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo
giorno” (v. Gv. 6). E’ il contatto con la
sua carne, con il suo sangue, con la sua
umanità, che ci dà la vita eterna. (Una
parentesi: soltanto se concepiamo Dio
9
non come una Persona sola ma come
Uno solo in Tre Persone possiamo
comprendere questo. Le verità della
fede sono talmente collegate che, se
non le vediamo insieme, non riusciamo
a sentirle logiche. Soltanto perché
Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo è
comprensibile che il Figlio fattosi uomo,
riesca a creare il ponte tra l’uomo e il
Padre).
+ ma l’arcata dell’incarnazione è
sostenuta da un altro pilastro. Infatti
abbiamo detto che non è soltanto
per natura che l’uomo non riesce a
raggiungere Dio, ma è anche per il
peccato che ha scavato un solco abissale
tra noi e Lui. Ebbene: Cristo ha distrutto
il peccato con la morte in Croce.
Possiamo dire che il ponte si regge sulla
Gianluca
CROCE DIAntonino,
GESU’. Giacomo
“Cristo èemorto
per
noi….. siamo stati riconciliati con Dio
per mezzo della morte del Figlio Suo”
(cfr. Rom. 5,8-11). “Egli è la nostra
pace…. (ha riconciliato) tutti e due
(ebrei e pagani) con Dio in un solo corpo
per mezzo della croce distruggendo in sé
stesso l’inimicizia…. per mezzo di Lui
possiamo presentarci gli uni e gli altri,
al Padre in un solo spirito” (Ef.2,11-18).
“Uno solo è Dio e uno solo il mediatore
fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù,
che ha dato sé stesso in riscatto per tutti”
(1 Tim. 2,5-6). (cfr. pure 1 Tes.5,9-10;
Col. 1,19-20).
c) Tiriamo
allora ALCUNE
CONSEGUENZE del fatto che Cristo
è l’unico mediatore tra noi e Dio, e
mediatore universale.
+ Allora anche nello sforzo razionale per
arrivare a Dio attraverso la creazione,
passiamo attraverso Cristo. Giovanni
dice nel suo Vangelo: “Tutto è stato fatto
per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è
stato fatto” (G.1,3).
Tarcisio Moroni
L’Olivo .Febbraio 2015
La Madonna, prediletta dell’Islam
Ricordata nel Corano in 76 versetti e in 13 sure. Il nome di Maria si
legge esplicitamente 34 volte di cui 24 associato con il nome di Gesù
Nel gennaio di due anni fa usciva un mio libro
dal titolo “Cara Titty”, nel quale, tra le altre
risposte a domande che ogni tanto mi sentivo
rivolgere sulla religione, c’era anche quella
sull’Islam e fu per tale occasione che acquistai
una copia del Corano con alcune pubblicazioni
di commento.
E’ stata per me una vera sorpresa nel trovare in
questo libro che i musulmani dicono venuto dal
cielo per mezzo dell’Arcangelo Gabriele, tanti
riferimenti al Vecchio e al Nuovo Testamento
con qualche notizia ripescata nei Vangeli
apocrifi. Ma ciò che mi ha incuriosito a leggere
il Corano e a cercare commenti di esperti
sono stati i numerosi richiami alla Madonna,
Mamma inseparabile di Gesù, Suo Figlio.
Così, pur nella mia pochezza intelletuale e
alunno di poco conto di tanti maestri, mi sono
permesso riportare alcune note su questa
pubblicazione che ora con un po’ di audacia
trasmetto a voi, cari lettori, perché possiate
notare come anche i musulmani sono devoti
della Madonna.
Incominciamo dalla nascita di Maria.
Nella Sura III, ai versetti 33-34 leggiamo: “In
verità Iddio ha eletto Adamo e Noé e la gente
d’Abramo e la gente d Imran sopra tutto il
creato - come progenie gli uni degli altri e dio
sa ed ascolta”.
Con il versetto 35 inizia la storia della Madonna
con la chiamata della moglie di Imran che
per Maometto è la madre della Madonna.
(dobbiamo fare subito un appunto perché
“Imran”, in arabo “Amran” è il padre di Mosè
L’Olivo - Febbraio 2016
e di Aronne. come mai questo richiamo a
personaggi così lontani? E perché per meglio
identificarla, Maria, al versetto 28 della sura
19 viene chiamata sorella di Aronne?) Sembra
che, interrogato in proposito, Maometto abbia
risposto: “Gli antichi usavano dare alle
persone nomi che, richiamavano quelli degli
Immagine della Madonna con Gesù Bambino
nella culla sotto una palma di datteri, dopo
il parto, realizzata nella chiesa di Cristo Re a
Trasanni dall’egiziano Ali Kamal, di religione
musulmana, nell’anno 1975,
10
Apostoli o delle persone pie che li avevano
preceduti”.
Fatta questa precisazione, ritorniamo a quando
la moglie di Imran ( non siamo riusciti a
sapere chi è) disse al Signore: “O Signore!
Io voto a Te ciò che è nel mio seno che Tu
sei Colui che ascolta e conosce! E quando
la partorì disse: Signore! Ecco ho partorito
una femmina” ( Ma Dio sapeva meglio di lei
chi aveva partorito).. Il maschio non è come
una femmina, ma io l’ho chiamata Maria e
la metto sotto la Tua protezione, Lei e la Sua
Progenie, contro satana il reietto”(III sura,
versetti 35-36).
In queste parole mi sembra di trovare il
richiamo all’espressione divina del Libro della
Genesi, quando Dio disse al serpente - satana
- che ha tentato Eva e l’ha portata al peccato:
“Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua
stirpe e la Sua Stirpe: questa ti schiaccerà la
testa e tu Le insidierai il calcagno” ( Gn.3,5)
Sotto la protezione di Dio, contro satana, il
reietto , non c’è solo Lei, la Madonna, la “tutta
santa” come viene chiamata al versetto 75
della V sura, ma anche la Sua Progenie, cioé
Gesù,
Se noi prendiamo in mano il papiro di Bodmer,
troviamo un’altra descrizione sulla nascita della
Madonna che va sotto il nome di “apocalisse
di Giacomo”. Anna, la moglie di Gioacchino,
sterile, supplica il Signore, perché ascolti la
sua preghiera: “Come hai benedetto la madre
di Sara e le hai dato un figlio, Isacco.... Ed
ecco apparire un angelo del Signore dicendo:
“Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua
supplica. Concepirai e genererai e si parlerà
della tua discendenza er tutta l’ecumene...
Ed Anna disse: “Viva il Signore Dio - sia
maschio o femmina - lo condurrò in dono al
Signore mio Dio e sarà al servizio di Lui tutti
11
i giorni della sua vita”. E si compirono i mesi
di Lei e partorì e chiese all’ostetrica: “Che
cosa ho partorito? E l’ostetrica rispose: Una
femmina E Anna disse: “ L’anima mia ha
esaltato questo giorno”E si compirono tutti i
giorni della purificazione e diede il nome di
“Maria”.
Ho voluto riportare i due testi, perché nella
sostanza si equivalgono e presentano una realtà
della quale i Vangeli riconosciuti dalla Chiesa,
non ne parlano, ma che certamente hanno una
loro importanza, se non altro per dimostrare
che Maometto nella sua predicazione ha anche
attinto ai Vangeli apocrifi.
Così è per la presentazione di Maria al Tempio
e Sua dimora nel Tempio.
Nella III sura, al versetto 37 leggiamo che il
Signore accettò il dono della moglie di Imran
e Zaccaria, sacerdote del Tempio, pose Maria
sotto la sua protezione “Zaccaria La prese
sotto la sua tutela e ogni volta che Zaccaria
entrava da Lei nel Santuario, vi trovava cibo
e diceva: O Maria, donde viene questo?” Ed
Ella rispondeva: “Mi viene da Dio, perché
Dio dà la Sua provvidenza a chi vuole”.
Dai Vangeli apocrifi leggiamo: “Quando la
bimba compì tre anni, Gioacchino disse:
invitiamo le figlie degli ebrei, quelle che sono
pure: ognuna prenda una lampada e sia
accesa, affinché non si volti indietro e il suo
cuore non sia trattenuto prigioniero (lungi)
dal Tempio del Signore” E così fecero fino
a quando salirono al Tempio del Signore.
Ed il sacerdote l’abbracciò e La benedisse e
disse: “Il Signore Dio ha magnificato il tuo
nome in tutte le generazioni”. E Maria entrò
nel Tempio del Signore come una colomba:
era curata e riceveva cibo dalla mano di un
angelo”.
(Continua nel prossimo numero)
L’Olivo .Febbraio 2015
Il Corano attinge anche ai testi sacri della Bibbia, non solo dell’Antico Testamen
Dell Antico Testamento
Il peccato originale nella Genesi e nel Corano
Dal libro la Genesi
Dal Corano: VII Sura - versetti 19 - 26
Cap. 2, v. 15 -Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose
nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse.
16.Il Signore Dio diede questo comando all’uomo:
«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del
male non devi mangiare, perché, quando tu ne
mangiassi, certamente moriresti».
Cap. 3 , v. 1 Il serpente era la più astuta di tutte le
bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse
alla donna: «E’ vero che Dio ha detto: Non dovete
mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del
frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio
ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete
toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio
sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i
vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il
bene e il male».6 Allora la donna vide che l’albero
era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto
e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era
con lei, e anch’egli ne mangiò. 7 Allora si aprirono
gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi;
intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. 8
Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie
si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi
del giardino. 9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e
gli disse: «Dove sei?».
10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino:
ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri
nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?»..........
19. “ E tu, o Adsmo, abita con la tua sposa il
Giardino e mangiate donde vorrete, ma non
avvicinateci a quest’albero commettendo così
iniquità”.
20. Ma Satana sussurrò ad essi nel cuore per
mostrare loro le loro vergogne fin’allora coperte agli occhi loro e disse: Il vostro Signore
v’a proibito d’accostarvi a questo albero, solo
perché non abbiate a diventare angeli e vivere
in eterno”.
21. E giurò loro: “In verità io son per voi un
consigliere sincero”.
22. Li trascinò così in errore, e quando ebbero gustato i frutti dell’albero, apparvero loro le
loro vergogne, e presero a coprirsi con foglie
del Giardino. E li chiamò il loro Signore dicendo: “Non v’avevo proibito di accostarvi a
quell’albero e non avevo forse detto che Satana è il vostro chiaro nemico?” 23. Risposero: “O Signor nostro! Abbiamo
fatto torto a noi stessi: se Tu non ci perdoni e
non hai pietà di noi, andremo in perdizione!”
24. Rispose Iddio:”Scendete di qui, nemici gli
uni per gli altri: avrete sulla terra una sede e
ne godrete i frutti fino a tempo determinato”.
25 E ancora disse: “su di essa vivrete, su di
essa morrete e da essa serete tratti fuori”.
26. O figli di Adamo! V’abbiam donato vesti
che copron le vostre vergogne e piume; ma il
vestito della pietà è di tutto questo migliore; è
questo uno dei segni di Dio a ché essi riflettano.
L’Olivo - Febbraio 2016
12
nto ma anche del nuovo. Evidenziamo alcuni testi mettendoli a confronto.
Del Nuovo Testamento
l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria
Vangelo di Luca cap. 1 , versetti 26 - 36
Corano - Sura 19 , versetti 16 - 26
26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nàzaret,
27 a una vergine, promessa sposa di un uomo
della casa di Davide, di nome Giuseppe. La
vergine si chiamava Maria.
28 Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di
grazia: il Signore è con te».
29 A queste parole ella fu molto turbata e si
domandava che senso avesse un saluto come
questo.
30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria,
perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed
ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce
e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà
chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio
gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il
suo regno non avrà fine”.
34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo
scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo
ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che
nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di
Dio. 36 - Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un
figlio e questo è il sesto mese per lei, che era
detta sterile: 37- nulla è impossibile a Dio».
38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l’angelo si allontanò da lei.
16. E nel libro ricorda Maria, quando si appartò
dalla sua gente in un luogo d’oriente. 17. ed
essa prese a proteggersi da loro, un velo. Noi
le inviamo il Nostro Spirito che apparve a lei
sotto forma di uomo perfetto... 18. Ella gli disse: “io mi rifugio nel Misericordioso, avanti
a te, se tu sei timorato di Dio!” - 19. Le disse:
“Io sono il Messaggero del tuo Signore per
donarti un fanciullo purissimo”. 20. “ Come
potrò avere un figlio, rispose Maria, se nessun
uomo m’ha toccata mai, e non sono una donna cattiva?”.
21. Disse: “ Così sarà. Perché il tuo Signore ha detto: “Cosa facile è questa per me”, e
noi , per certo faremo di Lui un Segno per gli
uomini, un atto di clemenza Nostra: questa è
cosa decretata”.
22. Ed essa concepì e s’appartò con il frutto
del suo seno in un luogo lontano. 23 Ora le doglie del parto la spinsero presso
il tronco d’una palma e disse: “Oh fossi morta prima, oh fossi ora una cosa dimenticata e
obliata!”
24. E la chiamò una Voce di sotto la palma:”Non
rattristarti, ché il Signore ha fatto sgorgare
un ruscello ai tuoi piedi: - 25 scuoti verso di
te il tronco della palma e questa farà cadere
su te datteri freschi e maturi. 26. Mangiane
dunque e bevi e asciuga gli occhi tuoi! E
se tu vedessi qualcuno digli: “Ho fatto voto
al Misericordioso di digiunare e non parlerò
oggi ad alcun uomo”.
13
L’Olivo .Febbraio 2015
Una delle tante realizzazioni dei corsi pomeridiani
tenuti nella Scuola Primaria di Trasanni
IL CALENDARIO 2016
Associazione “Alveare”
“I dodici fratelli 2016”
Laboratorio di arte
A cura di Cerioni Giancarlo.
Anche quest’anno i bambini
della scuola primaria di
Trasanni che frequentano il
rientro pomeridiano, sotto la
guida di Giancarlo, vogliono
presentarvi le loro “opere”
pubblicate nel calendario
2016.
“Il calendario è il risultato
di una serie di disegni che
mi servono per trasmettere
ai bambini le varie tecniche
pittoriche.
Questa per me é
un’esperienza molto
gratificante perché vedo
bambini distratti che
prestano la loro attenzione
nel maneggiare un pennello,
bambini irrequieti che si
tranquillizzano davanti
un pezzo di legno da
lavorare, bambini grandi
che insegnano ai più piccoli
ciò che hanno appreso in
precedenza, bambini che
ti aspettano e ti accolgono
con gioia. Speriamo di
presentarvi nei prossimi
mesi altri lavoretti e
di condividere i nostri
risultati”.
Giancarlo
L’Olivo - Febbraio 2016
14
FEBBRAIO
GENNAIO
MAGGIO
GIUGNO
SETTEMBRE
OTTOBRE
15
MARZO
LUGLIO
NOVEMBRE
APRILE
AGOSTO
DICEMBRE
L’Olivo .Febbraio 2015
L’ANGOLINO
DELLA PARROCCHIA
Una iniziativa da apprezzare
e condividere
Le nostre catechiste, con quella premura che le
distingue, per venire incontro al desiderio del
parroco di far seguire la Santa Messa con la
partecipazione più attenta, a tutti, ma in modo
particolare ai bambini e ai ragazzi che, nel
periodo degli incontri di catechesi domenicale in
parrocchia, la frequentano in gran numero, hanno
preso l’iniziativa di spiegare
con la maggior
ampiezza possibile le varie parti della Liturgia
eucaristica, dotando ogni bambino di un libretto
molto semplice, ma contenente tutte le domande
e risposte facenti parte del Sacro Rito. Aiutandoli a
rispondere in modo da formare un coro omogeneo,
senza corse e senza ritardi, per rendere più efficace
l’armonia della preghiera.
Ciascuna catechista negli incontri dei gruppi, nelle
proprie aule ha portato i suoi ragazzi a conoscenza
di tutti gli arredi sacri, poi li ha portati in chiesa a
vedere con i propri occhi, l’altare con la pietra sacra
dove sono le reliquie dei martiri, il tabernacolo
dove Gesù, nel Santissimo Sacramento, vive
per noi e con noi, il calice dove il vino diventerà
Sangue di Gesù, la patena con l’ostia grande che,
nella Consacrazione, diventerà il Corpo di Gesù,
il corporale, panno bianco di lino inamidato che
preserva le sacre specie per ogni eventuale disguido.
Marisa si è presa l’impegno per alcune domeniche di
illustrare i vari momenti della Messa con brevissimi
accenni e possiamo dire che sin dal primo momento
ha trovato grande attenzione non solo da parte dei
piccoli, ma anche degli adulti che erano digiuni di
molte realtà. Già possiamo notare i primi risultati:
i ragazzi seguono il libretto, fanno le pause rchieste
nella recita del Gloria, del Credo, delle preghiere
L’Olivo - Febbraio 2016
dei fedeli e in altre risposte più semplici. Ciò ha
portato anche gli altri partecipanti alla Santa Messa
a una maggiore attenzione.
In ogni Messa vi sono i canti: ingresso, offertorio,
Comunione, canto finale. Mentre alla prima Messa
non vi sono problemi, perché i ragazzi non ci
sono, come pure nella Messa nella Chiesina della
Madre di Dio del Seghetto, la presenza dei ragazzi
è minima, nella Messa delle 11,15 abbiamo
la frequenza quasi totale dei nostri ragazzi. E’
da apprezzare lo sforzo che fa il Maestro per
coinvolgere tutti al canto corale, perché è molto
importante che i ragazzi cantino. Fa piacere che le
catechiste conoscano i testi degli inni e ne spieghino
il contenuto con larghezza ai ragazzi. Così il canto
diventa veramente “la preghiera eccellente” che
porta nel cuore la gioia e aiuta i piccoli a seguire
la Messa con vera soddisfazione di essere partecipi
del grande Mistero.
Vorrei ricordare che la Messa ha termine dopo il
canto finale e dopo che il sacerdote ha dato il saluto
finale: Andate in pace.
16
L’incontro delle famiglie
in preparazione alla Pasqua
Dopo 60 anni ( era la pasqua del 1956 - ero venuto
infatti il 2 ottobre dell’anno prima), ricordo
benissimo: andavo a piedi sulle stradine bianche
delle nostre colline con il secchiello dell’acqua e
un piccolo libro di preghiere a “benedire” tutte le
stanze della casa, le stalle, i capanni e la cuccia del
cane, perché tutti avevano diritto di essere benedetti.
Era una vera festa nella allora civiltà contadina, in
preparazione alla quale le donne tiravano a lustro
tutti gli ambienti dalla cucina ( in pochi avevano la
sala di ricevimento) alle camere dove esponevano le
sopracoperte migliori. Gli uomini s’interessavano
della stalla e dei porcili della bassa corte. Il capo
famiglia prendeva il secchiello dalle mie mani e mi
faceva “strada” ovunque dovessi andare. Si pregava
insieme con devozione e ci si augurava di poter
vivere a lungo nella pace del Signore, ricordando
anche i defunti, per i quali c’era una preghiera
particolare.
Prepariamoci tutti all’incontro.
17
In questi anni quante cose sono cambiate, quanti
di allora sono morti o trasferiti; sono passati tanti
su queste strade ed hanno abitato queste case che
nel frattempo sono state abbellite e poi ne sono nate
delle nuove, oh, tante nuove! E poi siete arrivati voi
con la vostra giovinezza, i vostri sogni, le esigenze
nuove in un passaggio di costume che davvero si
può definire “epocale”.
Il primo marzo, se Dio vorrà, con la speranza di
riuscire, riprenderò il mio “viaggio” con il pensiero
e la preghiera come allora e il desiderio di servire
perché lo sento come un dovere a cui non posso
mancare. Ma più di allora ho bisogno di voi, del
vostro aiuto, della vostra comprensione e so che
non mancherà,, vi ringrazio affidandovi ancora
una volta a Colei che ci è Madre tenerissima, piena
d’amore.
Il Sacramento
della Riconciliazione
L’undici gennaio si sono riuniti i genitori
dei ragazzini che riceveranno il Sacramento
dell’Eucaristia il 29 maggio, festa del “Corpo del
Signore” e dopo la presentazione da parte della
catechista dell’iniziativa sulla Santa Messa, si è
fatto il punto sul Sacramento della Riconciliazione
, per il quale la catechista ha già iniziato il suo
programma.
E’ necessario che tutta la famiglia si prepari a tale
appuntamento perché abbia tutta quell’importanza
che merita e serva anche ai genitori per fare una
riflessione su come loro stessi, per il loro cammino
spirituale tengono in considerazione questo
Sacramento, perché si sta perdendo il concetto di
peccato e di conseguenza si diventa insensibli al
richiamo della propria coscienza e come si deve
essere purificati per ricevere il Signore nel proprio
cuore.
Come per tutto il cammino spirituale dei ragazzi
è importantissimo il comportamento dei genitori,
così il principio vale in modo particolare per i
Sacramenti. Ricordiamoci che la delicatezza di
coscienza rivela la nobiltà della persona e segna
senz’altro il profitto spirituale che ne deriva nel
ricevere il Sacramento.
L’Olivo .Febbraio 2015
Il CENTRO MARIANO
della Fondazione
“IL PELLICANO”
ORGANIZZA
LA IV RASSEGNA DI ARTE SACRA
per l’anno 2017
TEMA
LA VISITA DEI PASTORI E L’ADORAZIONE DEI MAGI
con la possibilità di scegliere il primo tema, il secondo, o tutti due
I testi del Vangelo sono
Luca, cap. 2 versetto 16 “Andarono dunque senza indugio e trovarono
Maria e Giuseppe e il Bambino che giaceva nella mangiatoia”
Matteo, cap. 2, versetto 11 “Entrati nella casa videro il Bambino con Sua
Madre e prostratisi Lo adorarono”.
Regolamento
La rassegna è aperta a tutti gli artisti italiani e stranieri,
agli studenti delle Accademie di Belle Arti e dei Licei
artistici. Le opere di pittura, scultura, ceramica, ecc.
debbono essere uniche e la misura massima consentita
è 50 x 70. Dovranno pervenire al Centro Mariano Piazzale Cristo Re - Trasanni (PU), entro e non oltre
il 31 gennaio 2017 corredate da 3 foto ( meglio se in
DVD ) dell’opera, dalla descrizione dell’opera e da un
brevissimo curriculum dell’artista.
La mostra resterà aperta dal giorno dell’inaugurazione si-
L’Olivo - Febbraio 2016
no al 31 maggio, festa della Visita di Maria a
Santa Elisabetta. Tutte le opere verranno inserite
in un catalogo a colori. Tra esse la Commissione
sceglierà tre opere che verranno premiate il giorno
dell’inaugurazione della rassegna con euro mille
cadauna e resteranno di proprietà della fondazione.
Troveranno posto nel Museo del Centro Mariano di
Arte Sacra contemporanea. Le opere non premiate
dovranno essere ritirate dopo il 31 maggio 2017. A
tutti gli artisti verrà offerto un catalogo di tutte le
opere. Auguri di buon lavoro.
18
Consigli
di
lettura
I miracoli
dell’amore
di Maria Laura Fraternali
Blaise Meredith, monsignore del Vaticano,
incaricato di condurre indagini relative ai processi
di canonizzazione, mai avrebbe pensato di dover
svolgere il suo ultimo compito in uno sperduto paese
della Calabria. Ricopriva una posizione influente
all’interno della Chiesa romana e conduceva una vita
comoda, anche se grigia e monotona. Il carcinoma
che gli era stato recentemente diagnosticato gli
lasciava pochi mesi di vita e l’immagine della morte
imminente incuteva nel prelato un vivo terrore.
Gemello Minore era un paesino annidato in
cima a un cocuzzolo, la vita era ai limiti della
sopravvivenza: la povertà, le malattie, la mancanza
di risorse, la fame minavano le condizioni dei suoi
abitanti aggravate dalla situazione devastante del
secondo dopoguerra.
In tale scenario la fede in Dio diveniva un’ancora
di salvezza cui aggrapparsi, gli uomini «vi si
avvinghiavano con una logica feroce perché in
quella fede si affondavano le radici stesse della
dignità umana e se l’avessero perduta sarebbero
diventati veramente ciò che di già sembravano
a gran parte del mondo: animali per aspetto e per
abitudini».
In questo contesto si diffonde e consolida il culto di
Giacomo Nerone, un uomo dall’identità sconosciuta
improvvisamente comparso nel paesino dove si
prodigò in tutti i modi a favore della popolazione.
Best seller di Morris West, L’avvocato del diavolo
segnò nel 1959 il primo grande successo dello
scrittore australiano.
Di grande rilievo i personaggi della storia,
delineati tutti con sapiente perizia e indagine
psicologica. Aldo Meyer, il dottore ebreo, giunto
in paese come confinato politico, è un liberale
che ha visto miseramente naufragare i suoi
progetti di rinnovamento per la fiera opposizione
di una mentalità antiquata e superstiziosa. Nina
Sanduzzi è la donna di Giacomo Nerone a cui ha
19
dato un figlio; una persona temprata dalle vicende
dell’esistenza,concreta che ha mantenuto intatti
valori e sentimenti. Sull’altra sponda personaggi dal
comportamento falso, ma assolutamente realistici
quali la Contessa e il pittore Nicholas Black,
Un ruolo decisivo è ricoperto dal vescovo Aurelio
di Valenta che sarà all’origine della trasformazione
interiore del prelato romano. Maestro, ma soprattutto
amico, sarà lui a descrivere a Meredith la nuova
realtà in cui si trova catapultato; sarà lui, soprattutto,
ad accoglierlo come persona proponendogli il
coinvolgimento totale con la realtà.
Il male di Meredith avanza impietosamente fino a
condurlo alla morte, ma con gli stessi ritmi incalzanti
avanza l’inchiesta, avanza il coinvolgimento con
un’umanità chiusa in se stessa, omertosa in un
luogo inospitale e selvaggio.
E Meredith cambia, come cambiano i personaggi
con cui stringe relazioni.
Il cardinal Marotta della Curia Romana che gli aveva
affidato la missione, a conclusione della vicenda,
riflettendo su questa svolta, osserva a proposito
dello straordinario edificio della Chiesa che «le
sue pietre sono i poveri, gli umili, gli ignoranti, i
peccatori e chiunque è capace di amore, dimenticati
forse dai principi, ma non dimenticati da Dio».
La sapienza narrativa e la prosa nitida e
fluida contribuiscono alla piacevolezza e
all’apprezzamento della lettura.
L’Olivo .Febbraio 2015
“La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e
procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della Sua Chiesa
per la salvezza dell’umanità”
Stralci del discorso ai Componenti del Tribunle
della Sacra Rota
...”Accanto alla definizione della Rota Romana
quale Tribunale della famiglia, vorrei porre in risalto
l’altra prerogativa, che cioè essa è il Tribunale della
verità del vincolo sacro. E questi due aspetti sono
complementari.
La Chiesa, infatti, può mostrare l’indefettibile
amore misericordioso di Dio verso le famiglie, in
particolare quelle ferite dal peccato e dalle prove
della vita, e insieme proclamare l’irrinunciabile
verità del matrimonio secondo il disegno di Dio.
Questo servizio è affidato primariamente al Papa e
ai Vescovi. .
Nel percorso sinodale sul tema della famiglia, che
il Signore ci ha concesso di realizzare nei due anni
scorsi, abbiamo potuto compiere, in spirito e stile di
effettiva collegialità, un approfondito discernimento
sapienziale, grazie al quale la Chiesa ha – tra l’altro
– indicato al mondo che non può esserci confusione
tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di
unione.
Con questo stesso atteggiamento spirituale e
pastorale, la vostra attività, sia nel giudicare sia
nel contribuire alla formazione permanente, assiste
e promuove l’opus veritatis. Quando la Chiesa,
tramite il vostro servizio, si propone di dichiarare la
verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene
dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che
quanti, per libera scelta o per infelici circostanze
della vita,[2] vivono in uno stato oggettivo di
errore, continuano ad essere oggetto dell’amore
misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa
stessa.....
La famiglia e la Chiesa, su piani diversi, concorrono
ad accompagnare l’essere umano verso il fine
della sua esistenza. E lo fanno certamente con gli
insegnamenti che trasmettono, ma anche con la loro
stessa natura di comunità di amore e di vita. Infatti,
se la famiglia si può ben dire “chiesa domestica”,
alla Chiesa si applica giustamente il titolo di fami-
L’Olivo - Febbraio 2016
Di S.S. Papa Francesco
glia di Dio. Pertanto «lo “spirito famigliare” è
una carta costituzionale per la Chiesa: così il
cristianesimo deve apparire, e così deve essere. È
scritto a chiare lettere: “Voi che un tempo eravate
lontani – dice san Paolo – […] non siete più stranieri
né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio”
(Ef 2,19). La Chiesa è e deve essere la famiglia di
Dio»E proprio perché è madre e maestra, la Chiesa
sa che, tra i cristiani, alcuni hanno una fede forte,
formata dalla carità, rafforzata dalla buona catechesi
e nutrita dalla preghiera e dalla vita sacramentale,
mentre altri hanno una fede debole, trascurata, non
formata, poco educata, o dimenticata.
È bene ribadire con chiarezza che la qualità della
fede non è condizione essenziale del consenso
matrimoniale, che, secondo la dottrina di sempre,
può essere minato solo a livello naturale (cfr CIC,
can. 1055 § 1 e 2). Infatti, l’habitus fidei è infuso nel
momento del Battesimo e continua ad avere influsso
misterioso nell’anima, anche quando la fede non è
stata sviluppata e psicologicamente sembra essere
assente. Non è raro che i nubendi, spinti al vero
matrimonio dall’instinctus naturae, nel momento
della celebrazione abbiano una coscienza limitata
della pienezza del progetto di Dio, e solamente
dopo, nella vita di famiglia, scoprano tutto ciò che
Dio Creatore e Redentore ha stabilito per loro.
Le mancanze della formazione nella fede e anche
l’errore circa l’unità, l’indissolubilità e la dignità
sacramentale del matrimonio viziano il consenso
matrimoniale soltanto se determinano la volontà
(cfr CIC, can. 1099). Proprio per questo gli errori
che riguardano la sacramentalità del matrimonio
devono essere valutati molto attentamente....
Cari fratelli, il tempo che viviamo è molto
impegnativo sia per le famiglie, sia per noi pastori
che siamo chiamati ad accompagnarle. La Madonna
e san Giuseppe ottengano alla Chiesa di crescere
nello spirito di famiglia e alle famiglie di sentirsi
sempre più parte viva e attiva del popolo di Dio”.
20
L’AVVOCATO ROSA
Avv.Merika Carigi
ESEMPI DI TESTAMENTO OLOGRAFO
Io sottoscritto ………………………………
nato a ……………… il ……………
Esempi di introduzione
nel pieno possesso delle mie capacità mentali, con
il presente testamento revoco ed annullo ogni mia
precedente disposizione e …………
oppure
nel pieno possesso delle mie capacità mentali con
il presente testamento nomino erede universale di
tutti i miei beni presenti e futuri il signor / la signora
………………………
oppure
nelle mie piene facoltà di intendere e volere,
******
Esempi di disposizioni testamentarie
dispongo che, dopo la mia morte, la casa situata
in via ………………, n. ……, piano ………,
interno ……… nel comune di ………… provincia
…………. vada a ………………………
oppure
nomino mia moglie …………………, mio figlio
…………………, etc., eredi universali dei miei
beni.
oppure
nomino mia moglie usufruttuaria di tutti i miei averi
e proprietari i miei figli.
oppure
lego il fabbricato / il terreno / la somma di € ………
a mio figlio, a mia moglie, etc. oltre a quanto gli
spetta per legge.
oppure
dispongo che, alla mia morte, la quota disponibile
dei miei beni vada a..................................................
21
……………………
oppure
lascio a mio figlio …………… in usufrutto
e alla di lui figlia ………………… in nuda
proprietà, l’appartamento sito in ……………… a
……………, composto di …………………………
Data …………
Firma del testatore
……………………………………
RICORDA
Requisiti essenziali per la validità del testamento
olografo sono:
l’autografia, cioè la completa stesura di tutte le sue
parti ad opera del testatore, senza l’ausilio di altri né
di mezzi meccanici. Qualora manchi l’autografia il
testamento è nullo.
la presenza della data, cioè giorno-mese-anno (non
è necessaria l’indicazione del luogo).
Essa infatti dando un riferimento cronologico preciso
consente di stabilire, in presenza di più testamenti
non compatibili tra loro, quale sia l’ultimo, e quindi
quale produca i suoi effetti. Inoltre, in caso di
contestazioni legate alla capacità di intendere e di
volere del testatore, consente di risalire al momento
preciso di redazione del testamento.
la sottoscrizione, cioè la firma in calce alle
disposizioni.
Naturalmente anche la firma deve essere di pugno
del testatore. Abitualmente la sottoscrizione avviene
con l’apposizione del nome e del cognome, anche se
non necessariamente: la sottoscrizione deve rendere
possibile con certezza l’identificazione della
persona che ha scritto il testamento, quindi è valida
la sottoscrizione con pseudonimo o vezzeggiativo,
se in tal modo era conosciuta la persona.
AVV. MERIKA CARIGI
Tel: 0722 350610 Fax: 0722 327246
E-mail: [email protected]
L’Olivo .Febbraio 2015
L’Olivo - Febbraio 2016
22
C’era una volta una strada… così potrebbe
iniziare il mio intervento oggi, ma sembrerebbe
l’inizio di una favola, ma che favola non è,
perché veramente una volta c’era una strada
che portava in Urbino, e che ora in più punti
è tornata ad essere campo, come era secoli fa.
Anche per far capire a chi non è nativo di
Trasanni cominciamo dall’inizio.
Fino a circa duecento anni fa, la strada
provinciale che porta ad Urbino non esisteva.
L’appalto per la costruzione dell’ultimo tratto
della provinciale Pesaro-Urbino, porta la data
del 17.04.1806.
Tutte le strade che c’erano partivano dal torrente
Apsa, risalivano le colline, e portavano ai singoli
poderi. Le strade servivano principalmente
per andare al molino per macinare il grano,
e poiché vicino a molti mulini c’era anche il
“fabbro”, per curare gli attrezzi, falci, zappe,
ecc, e gli animali, infatti il fabbro oltre alla
“magona” aveva anche il “travaglio”
Un esempio di queste strade si può vedere nella
strada per Col.onna, per Castelboccione, per S.
Pancrazio, la stessa strada della lottizzazione
di Cal Mazzante ricalca una di quelle vecchie
stradine.
I Contadini, però avevano necessità di portare
i loro prodotti, uova, pollame, frutta e verdura,
al mercato cittadino, allora o passavano lungo
il torrente Apsa, via molto disagevole, dove si
poteva passare solo o a piedi o al massimo in
compagnia di un mulo, oppure nella strada che
passava, come usava allora sulla cresta delle
colline.
La strada che portava da Pesaro a Urbino,
passava da Montefabbri, Colbordolo, Pallino
fino ad Urbino.
Passare in quella strada era molto lunga e
disagevole, infatti bisognava arrivare a Ca’
l’Agnello, allora usavano la strada che da
23
Trasanni, percorrendo la cresta delle colline
arriva alle porte di Urbino. La strada partiva
dal Molino dei Trasanni,
quello che i vecchi residenti di Trasanni
conoscevano come “Il molino di Scopa”,
saliva verso le poche case del paese (case dei
“casanti”, le persone che non erano “contadini”
o “possidenti”), l’attuale Vicolo antico.
Come si può vedere dalla foto pubblicata nella
pagina accanto, che risale alla fine degli anni
’60, dalla piazza Luglio 1944 la stradina sale
verso casa Saracca, vi passa davanti e prosegue
verso Cal Mazzante di sotto e di sopra per
continuare verso Cal Magnano e uscire a Castaccolo del Lago, nei pressi del costruendo
Santuario del Sacro Cuore, alle porte di Urbino.
Dopo la costruzione della nuova provinciale è
caduto sempre più in disuso l’utilizzo di questa
strada, fino a che alcuni tratti sono ritornati ad
essere campo:
All’epoca della fotografia ho percorso per
l’ultima volta quella stradina, e già allora vi era
un tratto che tornava ad essere campo.
Avendo capito che si correva il rischio di
perdere quella strada, da subito mi sono mosso
per interessare l’Amministrazione Comunale
affinché si prodigasse che la strada non venisse
chiusa, sia dai banchi del consiglio comunale,
per il periodo in cui sono stato consigliere, sia
dalle pagine di questo giornale, ma inutilmente,
ma ritenevo allora e più ancora ritengo ora che
la strada servirebbe ancora visto che il traffico
sulla provinciale è sempre più intenso, e a volte bisogna rimanere a lungo in lunghe code con
passo di lumaca, quindi una strada alternativa
sarebbe davvero necessaria, ed ancora una
volta, richiedo all’Amministrazione comunale
di intervenire e vedere la possibilità di ripristinare la vecchia strada intercomunale.
L’Olivo .Febbraio 2015
Il punto
politico
La legge
sulle unioni civili
di Sergio Pretelli
L’Unione Europea segnala che in Italia c’è una fascia
di cittadini priva di diritti il cui riconoscimento è
condizione essenziale per rimanere all’interno del
Consiglio d’Europa. Fra l’altro è l’unico paese della
Comunità sprovvisto di questa legge specifica. Il
Governo Renzi si è impegnato a colmare la lacuna.
Il disegno di legge sulle unioni civili ossia tra
persone dello stesso sesso, preparato dalla senatrice
del Pd Monica Cirinnà, comincerà il suo iter
parlamentare al Senato, il 28 gennaio 2016. Il punto
più controverso è l’art. 5, quello delle adozioni
(stepchild adoption) da parte dei padri o delle
madri non biologici. Adozione possibile, secondo
il Cirinnà, anche nel caso di non disconoscimento
da parte del genitore vero. Così il figlio adottato, se
non intervengono modifiche nel disegno di legge,
rischia di avere due padri o due madri: il genitore
biologico ed il genitore adottivo.
Il mondo cattolico è in fibrillazione. Non può
accettare questa confusione, ed ha indetto, per
sottolineare le sue ragioni e come cassa di risonanza,
un Family day, il 30 gennaio, promosso dalle
Associazioni cattoliche laiche. Non dalla chiesa
ufficiale. Papa Francesco è convinto che la perdita
di credibilità della Chiesa in Italia sia dovuta alla
sua contiguità col Potere. E’ bene quindi evitare le
possibili collusioni con invito specifico ai laici di
riprendere iniziative e responsabilità. Il messaggio
del Papa sul tema è comunque chiaro.
Dice Papa Francesco: “nel percorso sinodale sul
tema della famiglia abbiamo potuto compiere un
approfondito discernimento sapienziale, grazie al
quale la Chiesa ha indicato al mondo che non può
esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e
ogni altro tipo di unione”.
L’Olivo - Febbraio 2016
Esplicito è stato anche il card. Bassetti, arcivescovo
di Perugia: “Le Unioni civili vanno riconosciute in
quanto tali, omosessuali compresi, ma non devono
essere equiparate al Matrimonio”. E per le adozioni
ci vogliono un uomo e una donna. Partecipare al
Family day è cosa buona, per affermare i principi
dell’etica cristiana, non per contrapporsi a qualcuno,
ma per cantare la bellezza della famiglia voluta da
Dio. In linea in ciò con papa Francesco che sostiene
in ogni occasione “Noi siamo per includere, per
accogliere con misericordia, non per dividere: per
erigere ponti, non muri”.
Il Governo Renzi non ha una maggioranza
precostituita. Più volte, da queste colonne, abbiamo
segnalato le sue maggioranze variabili. In questo caso
per esempio, il Movimento 5 stelle si è pronunciato
a favore di quel disegno di legge (purchè non venga
alterato). E diventerebbe decisivo. Anche perché
nel PD, un partito plurale, una minoranza cattolica
lo disapprova e potrebbe non votarlo. A meno che
non si trasformi l’adozione in un affido rinforzato
che duri fino al compimento della maggiore età
dell’adottato (senza il rinnovo dell’adozione ogni
due anni, come previsto dal disegno di legge della
parlamentare Pd). A 18 anni il ragazzo o ragazza
deciderà se scegliere o meno l’adozione nella
famiglia che lo ha accolto. Data la delicatezza e
la complessità della questione, dice Renzi, sarà il
Parlamento a decidere, sul disegno di legge e sugli
emendamenti che verranno eventualmente accolti,
ed ogni senatore e deputato, nella espressione del
voto, risponderà alla propria coscienza.
Con la raccomandazione, aggiungiamo noi,
che i parlamentari non tengano in conto solo la
maggioranza del Governo e del Parlamento, ma
anche quella del paese che viene da una storia
millenaria, della quale la famiglia tradizionale,
composta di un padre e una madre, ne è stata il
perno e il grande fondamento. Evitando il rischio
di lacerare ulteriormente il paese che faticosamente
annaspa per uscire dalla crisi economica e da quella
culturale che è ancor più preoccupante.
24
IN... FORMAZIONE
IN...FORMAZIONE
Fondazione EnAIP Rimini
Al via la sperimentazione del sistema duale
nella nostra regione
di Sergio Baldantoni
Con il DGR n° 5 dell’11 gennaio 2016, la Regione
Marche ha deliberato lo schema del protocollo di
intesa per la realizzazione della sperimentazione del
sistema duale, che vede coinvolto anche l’EnAIP di
Rimini, sede di Trasanni di Urbino.
Per meglio comprendere i temi trattati, considerata
l’innovazione e vista l’importanza del progetto,
voglio riportare alcuni stralci di un articolo dei sigg.
di Ruggero Cefalo e Patrik Vesan:
“Il 13 gennaio 2016 il Ministero del Lavoro ha reso
noto che il Sottosegretario di Stato al Lavoro, Luigi
Bobba, e dagli Assessori regionali alla Formazione
hanno sottoscritto dei protocolli di intesa finalizzati
a dare il via a quella che è stata definita, con una
certa enfasi, la sperimentazione della «via italiana
al sistema duale». Si tratta di una misura importante
volta a promuovere, attraverso modalità differenti di
alternanza scuola-lavoro, la formazione dei giovani
e una più agevole transizione dall’educazione al
mondo del lavoro.
Questi protocolli rappresentano uno degli strumenti
attuativi del Jobs Act ed in particolare dei decreti
legislativi 81 e 150. Il duplice obiettivo perseguito
è infatti quello di favorire l’occupabilità dei giovani
e rendere concreta la possibilità di conseguire un
titolo di studio, anche attraverso un contratto di
apprendistato di I e III livello.
L’avvio della sperimentazione segue l’accordo
sottoscritto lo scorso 24 settembre in sede di
Conferenza Stato–Regioni . Tale accordo, che
rappresenta anche un tentativo di coordinamento
delle riforme avviate con il Jobs Act e la Buona
Scuola, coinvolgerà nel biennio 2015/2016 60.000
studenti e 300 centri di formazione professionale.
25
I giovani partecipanti alla sperimentazione potranno
conseguire gli stessi titoli di studio acquisibili
nell’IeFP regionale con percorsi formativi che
prevedono un’effettiva alternanza scuola--lavoro,
realizzata attraverso le modalità del contratto
di apprendistato formativo di primo livello e
dell’alternanza «rafforzata” di 400 ore annue a
partire dal secondo anno del percorso di istruzione
e formazione professionale.
Contestualmente il Governo ha sottolineato la
volontà di rilanciare il sistema di formazione e
istruzione professionale in Italia, rafforzandone
i legami con il mondo delle imprese grazie a un
significativo aumento delle ore di formazione
in azienda e alle risorse finanziarie messe a
disposizione
Per le imprese, infine, sono previsti possibili
incentivi per abbattere i costi derivanti dall’impiego
di tutor aziendali, che si affiancano ad altre
agevolazioni previste dai provvedimenti attuativi
del Jobs Act quali «l’azzeramento della retribuzione
per la formazione in aula per l’apprendistato
formativo, una diminuzione della remunerazione
degli apprendisti al 10% ( della retribuzione) per
la formazione svolta in azienda, l’abolizione del
contributo previsto a carico dei datori di lavoro
in caso di licenziamento dell’apprendista, lo
sgravio dal pagamento dei contributi per l’ASPI
rivolto alle imprese artigiane, la cancellazione
della contribuzione dello 0.30% per la formazione
continua e, infine, viene dimezzata l’aliquota di
contribuzione del 10% portandola al 5% per le
imprese con più di nove dipendenti» .
Non bisogna infine dimenticare che il progetto si
fonda sull’utilizzo di tre strumenti (apprendistato
di I livello, alternanza scuola-lavoro in azienda
o alternanza in impresa formativa simulata), tra
i quali l’apprendistato scolastico o formativo
rappresenta quello più completo, come dimostra
l’esperienza tedesca. Un elemento centrale per
stabilire i connotati della «via italiana al sistema
duale» sarà quindi valutare l’effettiva distribuzione
degli studenti nei tre percorsi possibili, il ruolo
giocato dall’apprendistato e l’effettivo impegno dei
centri di formazione e delle aziende coinvolte nella
sperimentazione”.
Per ulteriori informazioni e chiarimenti, è possibile
inviare un’e-mail all’indirizzo:
[email protected]
oppure visitare la
sezione “Corsi in svolgimento”, del sito della
Fondazione: www.enaiprimini.eu
L’Olivo .Febbraio 2015
Sulle onde del suono
A cura di Innocenti Roberto
Sarà la X2 Records a spedire sugli scaffali e sulle
piattaforme online, il prossimo primo aprile,
“Super”, il nuovo album dello storico duo synth
pop britannico composto da Neil Tennant e Chris
Lowe: l’ideale successore di “Electric” del 2013 è
stato prodotto sotto la supervisione di Stuart Price,
vecchia conoscenza dei Pet Shop Boys in passato
già chiamato in cabina di regia da, tra gli altri, New
Order e Killers. Il disco sarà anticipato dal singolo
“The pop kids”, che preluderà alla presentazione
dal vivo del nuovo lavoro, fissata per i prossimi
20, 21, 22 e 23 luglio presso la prestigiosa Royal
Opera House di Londra.Intervistato da Radio Beats
1 in occasione dell’uscita del suo nuovo album, il
cantante e pianista di Pinner ha rivelato di essere al
lavoro con Lady Gaga alla realizzazione del nuovo
album della popstar newyorkese, ideale seguito di
“Artpop” del 2013:
Lavorerò con Gaga: ho sentito due pezzi, e sono
killer. Sono proprio delle grandi canzoni. E’ come
se fosse tornata alle origini, a roba come ‘You and
I’ e quella ‘alla Bruce Springsteen’, come la chiamo
io , Bad romance.
La voce di “Poker face” ha un rapporto piuttosto
stretto con Elton John, per il quale ha fatto da
madrina al primo figlio Zachary: stando alle
ultime indiscrezioni emerse al proposito, Lady
Gaga starebbe lavorando al proprio nuovo disco
che potrebbe essere pubblicato già entro la fine
dell’anno con la collaborazione dei produttori Red
One e Mark Ronson.
Los Angeles, primi anni ‘70: cinque persone
siedono assieme in una sauna: Glenn Frey, Don
Henley, Jackson Browne, David Geffen e Ned
Doheny. Geffen sta parlando ai suoi amici dei piani
per la sua etichetta, la Asylum Records. “Voglio che
rimanga piccola, che non abbia più artisti di quanto
possa contenere questa sauna”.
La scena è raccontata da Barney Hoskyns in “Hotel
California”, stupendo libro sulla scena del Laurel
L’Olivo - Febbraio 2016
Canyon, tra fine anni ’60 e primi anni ’70. La fine è
nota: Geffen creerà una delle maggiori etichette di
successo di tutti i tempi (venduta per oltre mezzo
miliardo di dollari negli anni ’90), grazie soprattutto
a Frey ed Henley, ovvero quel mostro a due teste
chiamato Eagles; il loro “Their Greatest Hits
(1971–1975)” del ’76 è uno dei dischi più venduti
di tutti i tempi, oltre 30 milioni di copie.
Eppure, dopo la morte di Glenn Frey, non leggerete
sui social network ricordi accorati come quelli per
Lemmy o David Bowie.Lemmy? Molti conoscevano
solo “Ace of spades”, eppure incarnava l’idea stessa
di rock rasgressivo, integro e sfacciato.
Bowie? Uno dei più grandi di sempre, eppure è
arrivato al 1° posto delle classifiche statunitensi
solo dopo la morte. L’artista, sempre un passo
avanti agli altri.
Certo, le classifiche non sono un metro di giudizio.
Anzi, spesso sono l’opposto. Gli Eagles? Per molti
sono semplicemente un gruppo “commerciale”.
C’è un grosso fraintendimento, nei discorsi e sui
giudizi che si leggono spesso sul rock e si basa
sull’idea di autenticità. “Il vero rock è autentico,
spontaneo”, non è “commerciale” come se poi ci
fosse qualcuno che fa musica per non venderla.
Nessun rocker è davvero autentico. Non lo è
Springsteen, non lo era Lemmy, non lo erano
di certo gli Eagles: i rocker sono dei personaggi.
Bowie ha portato all’estremo questa dimensione,
rendendola grandiosa e artistica.
Nel libro di Hoskyns si parla di Neil Young, Joni
Mitchell, Byrds, CS&N, Jackson Browne, Randy
Newman. Tutti nomi che hanno condiviso uno
spazio e un tempo e che nell’immaginario rock
hanno un nome e una rilevanza ben maggiore degli
Eagles.
Gli Eagles hanno prodotto una serie di album e
di canzoni che fanno parte dell’immaginario rock
tanto quanto quelle dei nomi citati qua sopra. Non
erano autentici, no, e non erano simpatici: erano
ambiziosi. Una macchina da guerra del rock, a cui si
potrebbero applicare molte delle critiche che si fanno
a certo pop, ovvero di essere troppo “pensato”, poco
spontaneo. Ma, al di là di questo, hanno inventato
e incarnato alla perfezione, con le loro canzoni, una
certa idea di rock, e un suono, quello “laid back” e
disimpegnato della California del sud, lontano mille
miglia da quello “peace & love” della California del
nord. Ma questo non significa che le canzoni degli
Eagles debbano avere un posto.
26
TUTTI CONCORDI SULLA E78 DA FARE ADESSO MA DIVENTANDO UNA SS IL
PERICOLO SARA’ INEVITABILE
di Sauro Teodori
Negli ultimi mesi c’è stata una forte accelerazione
per la superstrada Fano – Grosseto. A luglio 2015
il nuovo Presidente della Regione Marche informò
i cittadini, suo malgrado, che per la E 78 non vi era
un euro stanziato; Contrariamente a quanto veniva
affermato dalla Giunta regionale precedente. La
notizia creò un forte malcontento immediato da parte
di cittadini di tutto il comprensorio della medio –
alta Val Metauro, che improvvisamente si sentirono
presi per i fondelli in continuità da quasi trent’ anni.
Un tunnel lungo sei chilometri era incompiuto alla
Guinza da quasi venticinque anni, che poi diventò
famoso negli ultimi anni, a livello nazionale, per le
manifestazioni sul sito con utenti e politici regionali.
A fine estate 2015 vari incontri si sono susseguiti a
Fermignano, Urbino e Fano con politici nazionali,
Camilla Fabbri e Riccardo Nencini, Vice Ministro
delle Infrastrutture e Trasporti, con il Governatore
Ceriscioli, i quali riportarono improvvisamente in
auge la Fano – Grosseto. Questa superstrada “sa da
fè”, come e con quali soldi? Ora, sarà l’ANAS ad
interessarsi dell’ intero tracciato da Santo Stefano
di Gaifa (Canavaccio) a Selci Lama in Umbria con
l’intersezione direttamente sulla E 45, Perugia –
Cesena. Costo dell’ intero tracciato, ma radicalmente
modificato rispetto al precedente progetto redatto
dalla Provincia di Pesaro – Urbino, è di circa 750
milioni di euro. Gli utenti del nostro territorio
collinare-montano fino a ieri hanno sognato una
superstrada a quattro corsie da Canavaccio a Selci
Lama con l’innesto sulla E 45 per poi proseguire in
continuità sull’ A1 ad Arezzo per Firenze, e Siena
Grosseto. Di contro, la situazione che si andrà a
delineare è leggermente diversa, con l’ipotetica cifra
di 750 milioni la superstrada subirà una repentina
cura dimagrante. Da Canavaccio fino Mercatello
sul Metauro (37,5 Km) ci sarà un ampliamento, tipo
bretella per Urbino, della strada provinciale (da SP
a S-Statale) esistente. Alla Guinza saranno destinati
i maggiori finanziamenti con la realizzazione
del secondo tunnel e la messa a norma di quello
esistente, oltre 400 milioni. Interventi ulteriori per
l’area umbra per l’innesto dell’ arteria stradale,
sempre a due corsie con fla E45 a Selci - Lama.
27
I 94 chilometri da realizzare in parte alcuni già
finanziati della Fano – Grosseto, di 270 Km, il
nuovo studio di fattibilità (2015), è stata suddivisa
in quattro Lotti: Lotto 1 Siena; Lotto 2 Arezzo;
Lotto 3 Le Ville Parnacciano - la Guinza;
Lotto
4 Mercatello sul Metauro – Santo Stefano di Gaifa.
Da quanto esposto, due considerazioni:
1) Secondo alcuni politici e tecnici “super
intenditori” di traffico veicolare, con la completa
realizzazione della Quadrilatero (Ancona – Perugia;
Foligno – Civitanova Marche) la nostra E 78, lato
marchigiano, passerà in secondo piano con un
traffico poco più dell’attuale, quindi lo studio di
fattibilità realizzato con due ampie corsie, saranno
sufficienti. Secondo questi intenditori i veicoli e tir
che dall’ area tirrenica e A1 dovranno attraversare
l’Appennino per Ancona – Pescara utilizzeranno la
Quadrilatero a quattro corsie.
2) Considerazione personale ma anche di alcuni
operatori locali, contrariamente a quanto decantato
da altri il tratto marchigiano (due corsie) della E 78
subirà un carico veicolare inimmaginabile, perché
questa superstrada, ridimensionata dalla politica,
il tracciato diventerà più breve, Livorno-Ancona,
sia per l’utenza leggera che pesante. Senza troppa
enfasi ma potremmo affermare che il bacino viario
che dovrebbe coinvolgere secondo noi la E78,
potrebbe abbracciare l’area tirrenica da GenovaLivorno a Grosseto, passando per Firenze da un lato
e Fano – Ancona – Pescara sul fronte marchigiano,
tutto lungo la Val Metauro. Provo a ripeterlo fino
alla nausea, il collegamento Mercatello – Selci
Lama, con gallerie incluse una priorità assoluta,
1,7 miliardi il costo con le quattro corsie. Ciò
una lungimiranza europea di viabilità economica,
culturale e turistica irrinunciabile per l’area
Tosco-Umbro-Marchigiana. La politica quella
dei fatti concreti, poi, (2019) dovrebbe recuperare
investimenti da due miliardi per il completamento
dell’ intera opera Mercatello - Santo Stefano di
Gaifa utilizzando un progetto della ex Provincia
di Pesaro-Urbino, operativo ed accettato dalle
comunità locali, ma oggi, da cittadini realisti e ben
radicati sul territorio…soltanto parole al vento.
L’Olivo .Febbraio 2015
“L’HO VISTA, L’HO VISTA!” Apparizione della Madonna ad
Giovedì 20 gennaio 1842 verso le 12.45, il giovane
Alfonso Ratisbonne accompagna, per pura cortesia,
l’amico Teodoro de Bussière nella Chiesa di S.
Andrea delle Fratte in Roma. Mentre l’amico è in
colloquio con il Parroco, Alfonso visita curioso,
con sguardo freddo ed indifferente la Chiesa, dove
si stanno facendo i preparativi per il funerale del
conte di Laferronnays. Passati non più di 10 minuti,
rientrato in Chiesa, l’amico Teodoro trova Alfonso
inginocchiato davanti alla cappella di S. Michele,
profondamente assorto, quasi in estasi. «Ho dovuto
toccarlo tre o quattro volte – scrive due giorni
dopo al fratello di Alfonso – e poi finalmente volse
verso di me la faccia bagnata di lacrime, con le
mani giunte e con un’espressione impossibile
a rendersi... Poi estrasse dal petto la Medaglia
Miracolosa, la coprì di baci e di lacrime e proferì
queste parole: “Ah! Come sono felice, quanto è
buono Dio, che pienezza di grazia e di felicità!”».
Passata la commozione del momento, Alfonso viene
accompagnato prima in albergo e poi nella Chiesa
del Gesù, dal Padre Filippo Villefort che gli ordina di
raccontare quanto ha visto e sperimentato. Alfonso,
stringendo in mano la Medaglia Miracolosa, con
commozione la bacia ed esclama: “L’ho vista, l’ho
vista, l’ho vista!”. A stento poi, dominando la forte
emozione, continua il suo racconto: «Stavo da poco
in Chiesa, quando all’improvviso l’intero edificio
è scomparso dai miei occhi, e non ho visto che
una sola cappella sfolgorante di luce. In quello
splendore è apparsa, in piedi, sull’altare, grande,
fulgida, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine
Maria, così come è nella Medaglia Miracolosa.
Una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei.
La Vergine mi ha fatto segno con la mano di
inginocchiarmi e sembrava volesse dirmi: “Così
va bene!”. «Alla presenza della SS. Vergine,
quantunque non mi dicesse una parola, compresi
l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità
del peccato, la bellezza della Religione Cattolica:
in una parola capii tutto!» Lei non ha parlato, ma
io ho compreso tutto!»
L’Olivo - Febbraio 2016
Alfonso Ratisbonne - 20 gennaio 1842
Il 31 gennaio, nella Chiesa del Gesù, Alfonso
Ratisbonne fa la sua abiura pubblica tra le mani del
Cardinale Patrizi e riceve il Battesimo, prendendo
anche il nome Maria. Diventerà Gesuita, Sacerdote
e lavorerà con il fratello P. Teodoro, anche lui
convertito, fondatore della Congregazione di
Nostra Signora di Sion in Gerusalemme.
Alfonso Ratisbonne, penultimo di dieci figli,
appartiene ad una famiglia ebrea di banchieri
molto facoltosa, ma il cui senso religioso della
tradizione ebraica e la fede nell’unico Dio si erano
assai affievoliti, cedendo il posto all’interesse per il
denaro. Dopo la conversione del fratello Teodoro
aveva in odio anche la religione cattolica. ma
aveva accettato di portare al collo l’immagine
della Madonna miracolosa che in quel tempo aveva
avuto una straordinaria diffusione.
28
La pagina della poesia
A cura di Maria Luisa Comandini
L’odore dell’erba
“Natale”
Un angelo è sceso dal cielo
Così ha parlato
Caro Gesù
per protestare con questo mondo
che non sa più amare
Ti prego anche Tu non scioperare.
Sciopera il manager e l’impiegato
l’operaio e l’avvocato;
per la crisi del lavoro ed il crollo del mercato.
Certo qui l’amore manca
e la terra è tanto stanca.
Se avesse soltanto un Tuo sorriso
si muterebbe in paradiso.
Tu Gesù che stai a sentire,
Ti prego, affrettati a venire
per portare la speranza.
Dona la forza a tanta gente
di essere più riconoscente,
sarà più sereno il domani
se tutti i popoli si tringeranno le mani,
Buon Natale a tutti!
Ti porto
l’odore dell’erba
il canto degli uccelli
il profumo dei fiori
L’erba fresca del primo mattino
il primo raggio di sole
il frutto della terra
il canto del gallo
la profondità dello spazio
la dolcezza dell’aria
il calore della terra
la pace dello spirito
e l’amore di Do
e poi
ha aperto le ali
e mi ha lasciato
Renato Veronesi, Ferrara
Maria Luisa Comandini
29
L’Olivo .Febbraio 2015
L’ ABC della nutrizione
Guida all’alimentazione della famiglia
Gruppo 2: latte e derivati
di Alceo Caroni
(segue dal numero precedente)
Quando si parla di latte, senz’altra specificazione, si intende quello vaccino, prodotto dalla mucca.
Nel caso si tratti di latte prodotto da altri animali, si aggiunge il nome della specie di provenienza (di pecora,
di capra, di bufala ecc.)
Il latte è necessario ai neonati e ai bambini per crescere, ma anche gli adulti ne hanno bisogno per
mantenere le proprie ossa e i propri denti in buono stato di calcificazione. Infatti, il calcio contenuto nel latte
e nei suoi prodotti derivati è il nutriente più significativo di questo gruppo di alimenti.
Il latte contiene oltre 1 g di calcio per litro, mentre il formaggio ne contiene percentualmente di
più in proporzione al fattore di concentrazione latte-formaggio (quantità di latte necessaria per ottenere il
formaggio) e alla tecnologia di preparazione.
Similmente, nei formaggi duri e stagionati, il quantitativo di calcio può risultare 10 volte più
elevato di quello presente nel latte, a parità di peso.
Nel caso riconosciuto di intolleranza al lattosio, si può fare ricorso ai latti “delattosati” , cioè
enzimaticamente predigerite, che esistono in commercio. Talvolta è possibile abituarsi gradualmente
al latte, consumandone all’inizio piccole quantità e poi quantità sempre maggiori in modo da adattare
l’organismo ad esso, provocando la comparsa degli enzimi digestivi specifici (lattasi), in grado di scindere
il lattosio, e quindi di digerirlo.
Nei casi di intolleranza alle proteine del latte si può anche far ricorso a sostituti vegetali, come il
“latte di soia”, che viene prodotto partendo dalla soia, ma che non contiene lo zucchero e le proteine tipiche
del latte, pur avendo aspetto e valore proteico simili.
Oltre al calcio, gli alimenti di questo gruppo apportano quantità rilevanti di proteine di alto valore
biologico. I formaggi ne contengono quantità maggiori, proporzionalmente al fattore di concentrazione
latte-formaggio: per esempio, 100 g di formaggio stagionato contengono 30-35 g di proteine, mentre i
latticini ne contengono 20 g circa.
Se l’uso del latte è il sistema più ovvio per introdurre i nutrienti importanti del gruppo (calcio e
proteine), vi sono diverse altre opportunità, rappresentate essenzialmente dal consumo dello yogurt e dei
formaggi. Questi prodotti costiruiscono una valida alternativa anche nella situazione di intolleranza al latte,
in quanto contengono poco lattosio (yogurt) o non ne contengono affatto (formaggio), pur avendo lo stesso
contenuto di calcio, proteine e vitamine (yogurt) o un contenuto assai più elevato (formaggi).
Meno valida come sostituzione del latte è la panna, in quanto ottenuta prevalentemente dalla parte
grassa del latte.
Gruppo 2: Latte e Derivati -Linea guida per una sana alimentazione
Regolarmente (ogni giorno) Latte parzialmente scremato o scremato, yogurt magro o semigrasso, formaggi
freschi e magri (mozzarella, scamorza, ecc.), formaggi fusi non grassi, yogurt alla frutta.
Moderatamente (2-3 volte la settimana) Formaggi a pasta dura(groviera, provolone, caciocavallo ecc.).
Raramente (1 volta la settimana o meno) Burrini, mascarpone, dessert e budini pronti a base di latte, gelati
e creme industriali, panna.
(Segue al prossimo numero)
L’Olivo - Febbraio 2016
30
CONDIVIDIAMO UN AUGURIO PER L’ANNO 2016 DA PARTE
DELLA RIFLESSIONE DI UN GIOVANE VENTENNE
di Marisa Martini
Quest’anno due spunti di riflessione…………….
“ La fe-li-ci-tà”, sì, la felicità, a proposito di felicità, cercatela tutti i giorni,
continuamente, anzi se leggete questa cosa mettetevi in cerca della felicità,
ora, in questo momento stesso, perché è lì, ce l’avete , ce l’abbiamo, l’hanno
data a tutti noi, ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era così bella che
l’abbiamo nascosta come fanno i cani con l’osso, e molti di noi l’hanno
nascosta così bene che non ci ricordiamo dove l’abbiamo messa, ma ce
l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti
della vostra anima, buttate tutto all’aria , i cassetti, i comodini, vedrete che
esce fuori. C’è la felicità, provate a voltarvi, di scatto magari, la pigliate
di sorpresa, ma è lì, dobbiamo pensarci sempre….. alla felicità e anche se
lei qualche volta si dimentica di noi, non dobbiamo mai dimenticarci di
lei……………..
Cogliete in ogni istante di vita quel frammento di felicità, non fatevelo
rubare dal grigiore della rabbia, o della incomprensione, perché la vita è
troppo breve per farci alienare da ciò e poi un’ultima cosa…………..un
ultimo pensiero: A-MAR-SI………….ma il tempo passa, e il problema
fondamentale dell’uomo è rimasto lo stesso, solo che adesso è diventato
molto più urgente.
Affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco o troppo
tardi…………affrettiamoci ad AMARE, perché al tramonto della VITA
saremo giudicati sull’amore, perché non esiste AMORE SPRECATO, e perché
non esiste un’emozione più grande di sentire che la nostra VITA dipende
totalmente dall’altra persona, che non bastiamo a noi stessi e perché tutte le
cose contengono un presentimento di AMORE, anche le cose inanimate, e
perché il fasciame di tutta la creazione è AMORE, e l’amore combacia con
la felicità.
Quindi AMATE E SARETE FELICI.
M.P..
31
L’Olivo .Febbraio 2015
INFORMATUTTO
FARMACIE
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tel. 0722/2251
Ricciarelli - tel.0722/2808
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tel. ambulatorio 0722/329631
tel. casa 0722/ 329842
cell. 3381773542
lunedì
ore 17 - 19
martedì ore 17 - 19
giovedi a Urbino in
Via Raffaello ore 16 - 17
venerdì ore 8,30 - 10
sabato
ore 8 - 10
NUMERI UTILI
NOTA
Ormai parecchie famiglie
hanno la posta elettronica; sarebbe importante che facessero conoscere in parrocchia la
loro e - mail. Si agevolerebbe
non poco il lavoro di comunicazione anche per i semplici
avvisi. Grazie.
Soccorso pubblico tel. 113
Pronto intervento tel. 118
Carabinieri
tel. 112
Vigili del fuoco
tel. 115
Guar. medica tel.0722/301927
Pol. strad. tel. 0722/300592
Comune centr. 0722/3091
Parrocchia. 0722/320240
ATTIVITA’ PARROCCHIALI
S. Messa - domenica
Chiesa di Cristo Re - ore 8,15 - 11,15
Chiesa del Seghetto - ore 9,15
S. Messa dal lunedì al sabato : ore
16,30
Catechismo dei bambini
tutte le domeniche alle ore 10
Incontro con i genitori dei bambini
di 1a Comunione e di Cresima, da
concordarsi
volta per volta, alle ore 20.30
l’ultimo venerdì del mese ore 16.30
sino al cambio dell’orario
L’Olivo - Febbraio 2016
GRAZIE A CHI
ci aiuta a mantenere
questo parcot
Hanno offerto:
Signora Mimi Mussoni - Rimini
Prof. Antonio Pilato - Milano
Spanò Domenico - Milano
Vitaliano Salvatore - Arcene (BG)
Lombardo Angela Maria - Caltagrone
Prof.ssa Vancini Gianna - Ferrara
Luana Zazzeroni - Urbino
Artista Igina Galeazzi Biriaco - Firenze
Galeazzi Grazia - Torino
Bognetti Ivano ed amici - Brembate Ticino
Renato Veronesi - Ferrara
25.00
25.00
12.00
50.00
50.00
50.00
10.00
40,00
20,00
100,00
10,00
UN VIVISSIMO GRAZIE
Dal 10 febbraio siamo in Quaresima
Il periodo quaresimale, proprio perché invita
alla preghiera, alla penitenza e al digiuno,
costituisce una occasione provvidenziale per
rendere più viva e salda la nostra speranza.
La preghiera alimenta la speranza, perché
nulla più del pregare con fede esprime la realtà
di Dio nella nostra vita. Anche nella solitudine
della prova più dura, niente e nessuno possono
impedirmi di rivolgermi al Padre, “nel segreto”
del mio cuore, dove Lui solo “vede”, come dice
Gesù nel Vangelo (cfr Mt 6,4.6.18).
La preghiera di supplica colma di speranza è il
leit motiv della Quaresima, e ci fa sperimentare
Dio quale unica àncora di salvezza. Pur quando
è collettiva, la preghiera del popolo di Dio è
voce di un cuore solo e di un’anima sola, è
dialogo “a tu per tu”,
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Febbraio 2016 - Centro Mariano Fondazione "Il Pellicano"