VITA DI MICHELE PREZIUSO
La parabola biografica di Michele Preziuso ben si coniuga con i grandi processi di
trasformazione economica e politica che hanno attraversato l’Italia tra gli anni dieci e
gli anni cinquanta del novecento e con il lungo percorso di riscatto sociale del mondo
del lavoro.
Michele Preziuso nacque a Barile (Potenza), nella casa paterna, il 10 agosto 1888 da
Nicola Preziuso e Serafina Del Zio, melfitana. Primogenito di quattro figli, fu
egregiamente guidato dal padre, di ottima famiglia barilese, e dalla madre, insegnante
elementare, figlia del farmacista del paese, nipote del senatore Floriano Del Zio di
Melfi. Trascorse la sua infanzia e quasi tutta la giovinezza a Barile. Conseguì il
diploma di licenza normale con ottimi voti presso la regia scuola normale “Francesco
De Sanctis” di Lacedonia. A diciotto anni inizia la sua attività di insegnante nel paese
natio fino al 31 agosto 1907. Poi parte per il servizio militare arruolandosi nel corpo
dei bersaglieri con il grado di ufficiale. In questo periodo conobbe la sua futura sposa,
Cristina Di Lonardo, di Rionero, che si innamorò di lui fino a sposarlo contro il volere
dei suoi familiari, rinunciando alla dote. Preziuso insegna nella frazione di Difesa (San
Fele), ad Atella e successivamente viene trasferito a Rapolla e, nuovamente, dal
gennaio 1913 a Melfi, dove nasce il figlio secondo genito Nicola. Sarà titolare nella
sede di Melfi fino al 1923. Le sue idee politiche, già nei primi anni giovanili si
delineano chiaramente. Ancora studente, aderisce al Partito Socialista Italiano. A Melfi
incontra Attilio Di Napoli, l’uomo con il quale costruirà, come poi farà anche con il
suo compagno Avv. Mauro Salvatore, un sodalizio politico, ideale e umano che durerà
tutta la vita, contraddistinto anche dalla fraterna amicizia. Da Melfi inizia il lungo
cammino della sua vita interamente spesa al servizio della causa della democrazia e del
socialismo. Attivista e fondatore di sezioni, diventa un punto di riferimento importante
nel Vulture - Melfese per la dedizione agli ideali e al riscatto degli oppressi. I discorsi
tenuti nei suoi comizi si distinguono per l’oratoria travolgente, per la passione,
l’impeto, l’ironia tagliente e la straordinaria aderenza e concretezza ai problemi dei
lavoratori, caratteristiche che ne facevano, diremmo oggi, un comunicatore mediatico
ante litteram. Le qualità che immediatamente colpiscono le persone e i militanti che lo
frequentano sono la fermezza, la sincerità, l’autentica umanità dei rapporti, che non
verranno mai meno, anche nei momenti più duri e fino alla fine della vita. Nel 1915,
con l’entrata in guerra dell’Italia, trasferisce moglie e figli a Rionero in Vulture e parte
per il fronte con il grado di capitano dei bersaglieri. Nel suo battaglione c’è Benito
Mussolini con il grado di caporale, mentre il capitano Achille Starace, il futuro
segretario nazionale del P.N.F. , comanda un altro battaglione. Tra i tre, che in quel
periodo militano nel Partito Socialista Italiano, nasce una grande amicizia che poi la
diversità delle idee non distruggerà completamente. Nel corso della guerra il capitano
Preziuso si distingue per il coraggio e l’umanità, consegue una croce al merito e
medaglie al valor militare, con quattro campagne militari svolte. Viene seriamente
ferito nel corso degli avvenimenti bellici che lo vedono in prima fila. Le sue condizioni
di ferito gli offrono la possibilità di una pensione di invalidità che egli rifiuta,
disdegnando una sorta di cumulo con lo stipendio di insegnante. Rientra in Basilicata e
a Melfi, dove riprende l’insegnamento e l’attività politica. Mussolini non dimentica il
suo capitano e gli invia lettere che talvolta Preziuso leggerà in classe ai suoi alunni,
come molti ancora viventi hanno testimoniato. Lo inviterà a riflettere sulle scelte
politiche prospettandogli una grande carriera politica a Roma. Anche Starace gli
scriverà sempre. Ma le vie si dividono inevitabilmente, i percorsi diventano opposti
senza possibilità di incontro. Preziuso diventa uno dei leader più autorevoli dei
socialisti del Vulture-Melfese e della Basilicata. Conduce con ardore e intransigenza la
battaglia politica e lo scontro di classe, propugnando gli ideali di una società fondata
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sull’uguaglianza, sul miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e della
modernizzazione, convinto che il cambiamento sia possibile attraverso la crescita
culturale ed economica. Ciò nella consapevolezza di vivere in un contesto territoriale
contrassegnato da grande arretratezza, da spaventosi dislivelli economici, da un
analfabetismo al 90%, e cosciente che la scuola non basta. Instaura un rapporto diretto
con il popolo, in particolare con i braccianti e i contadini, che lo stimano e lo seguono
con fiducia assoluta. Dal 1920 al 1921 viene eletto sindaco socialista di Barile. Con
l’avvento del fascismo, per lui e la sua famiglia iniziano gli anni tragici e durissimi.
Già padre di tre figli, viene allontanato dal proprio paese. Il 16 ottobre del 1924
Preziuso riceve a Rionero l’avvocato Attilio Di Napoli e si intrattiene con lui a casa
propria. I fascisti rioneresi informati del fatto, il giorno seguente si recano nella classe
di Preziuso imponendogli di uscire dall’aula chiudendo la porta e consegnando la
chiave alla direttrice didattica Maria Catenacci Rubino. Il provvedimento punitivo del
regime scatta immediatamente: il 30 ottobre 1924, il Provveditore agli Studi della
Basilicata gli comunica di doversi “trasferire per motivi di servizio… da Rionero ad
Accettura”. Con questo atto di violenza egli deve misurarsi, da un giorno all’altro, con
cambiamenti di vita, di lavoro, di relazione, con terribili conseguenze. La famiglia si
divide, la casa si chiude, i primi due figli vengono accuditi dai nonni paterni a Barile,
mentre Anna Maria, di appena cinque anni, viene condotta con i genitori ad Accettura.
Serafina, per il trauma subito, da poco sviluppata, perde le mestruazioni. Nicola si
sbanda e senza guida paterna frequenta la scuola con poco profitto. L’anno seguente
viene di nuovo trasferito, prima a Grassano e poi a Montemilone, fino al 15 aprile
1926. Tornato a Rionero, dove insegnerà fino al 1941, Preziuso consegue a Roma il
diploma di Direttore Didattico, con assegnazione della sede di servizio a San Vito
Romano (Roma). Preziuso, risultato vincitore ad un concorso nazionale per dirigenti
scolastici, si classifica al terzo posto su 300 concorrenti raggiungendo una
affermazione personale e professionale di notevole valore e prestigio. Il Ministero gli
invia il decreto di nomina allegando allo stesso la tessera del P.N.F., che egli rifiuta
sdegnosamente quando la riceve, nella piazza principale di Rionero, peraltro con un
gesto clamoroso e inusuale, strappandola. Questo episodio innescherà una serie di
reazioni a catena del regime fascista, in continuità con le ritorsioni e i provvedimenti
punitivi di natura politica già adottati contro di lui. Infatti in precedenza Preziuso, dopo
essere stato promosso al grado di maggiore per il valor militare di cui ha dato prova
nel corso della guerra, viene degradato e poi rimosso anche dal grado di capitano. Le
ragioni sono riconducibili al comportamento tenuto da Preziuso negli anni che
precedono di poco l’avvento del fascismo, nel corso di una manifestazione in cui
grida:- “Abbasso la Monarchia, evviva la Repubblica!”. Inoltre, come Costantino
Conte rileva a pagina 207 del testo “Michele Preziuso l’uomo il politico l’educatore” ,
con il titolo “Preziuso e l’amministrazione comunale di Melfi. Prodromi di
persecuzione”, il consiglio comunale di Melfi e poi la giunta comunale (delibere n. 72
del 6.6.1922 e del 14.7.1922) deferiscono “……. al consiglio provinciale scolastico il
maestro Preziuso Michele per gli opportuni provvedimenti disciplinari, prospettando
l’assoluta incompatibilità sua ad insegnare nelle scuole di Melfi, e la sua irriducibilità
a qualsiasi ravvedimento …….”. Sono gli anni delle purghe, che egli subisce, la prima
a Melfi ad opera degli squadristi Melfitani, che lo deridono anche con una canzonetta
offensiva in rima, la seconda a Rionero davanti ai suoi alunni, dopo un’incursione
nella sua scuola. Episodio che fa dire al piccolo Antonio Caggiano, suo alunno, poi
divenuto uno dei più valorosi avvocati del Vulture-Melfese, “lasciate stare il mio
maestro”. Sono gli anni degli inseguimenti e degli appostamenti dei fascisti fin sotto
casa sua, delle manganellate, degli arresti, anche di notte, quando egli veniva portato in
caserma alla presenza dei suoi figli bambini terrorizzati, difesi strenuamente dalla
moglie Cristina che, donna di grande temperamento e coraggio, a volte accoglieva gli
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squadristi sulla porta con la pistola in pugno. Sono anni in cui subisce intimidazioni e
provocazioni di vario tipo, tra le quali il lancio di materiale esplosivo nella sua
abitazione, in presenza di una moglie gravemente e irreversibilmente ammalata. Oltre a
essere privato del titolo di Dirigente Scolastico, Preziuso subì, tra le tante persecuzioni,
più volte provvedimenti di sospensione dello stipendio, che determinarono disagi
economici che talvolta lo costrinsero alla vendita di alcuni beni di famiglia. L’apice
della persecuzione fu raggiunto nel 1940, allo scoppio della seconda guerra mondiale,
quando si ripete la terribile esperienza di un ennesimo “trasferimento per motivi di
servizio” a Villafalletto (Cuneo) in Piemonte, dove rimarrà un anno nella condizione di
un vero e proprio esiliato, pur non trattandosi giuridicamente di un confinato. Ma nella
sostanza è come se lo fosse. Qui rimarrà un anno, poi sarà nuovamente trasferito a
Verzuolo (Cuneo) fino al 30 settembre del 1943. Ma solo il 26 febbraio 1945 il
Provveditore agli Studi di Potenza, Raffaele de Lorenzis, delibera che Michele
Preziuso “……..trasferito nel dicembre 1941 per servizio dalle scuole di Rionero in
Vulture a quelle di Verzuolo (Cuneo), per motivi politici …….. dispone che il
Preziuso …….. venga restituito alla sede di provenienza di Rionero in Vulture ……..”.
Negli anni immediatamente precedenti, intanto, quando la malaria e la tubercolosi
decimavano vite umane, specialmente quelle denutrite e organicamente indifese,
Preziuso si adoperava procurando chinino e assistenza ai più poveri. Intratteneva una
corrispondenza con Giustino Fortunato, con Francesco Saverio Nitti, con Pietro Nenni,
con Sandro Pertini, con Palmiro Togliatti. Corrispondenza che sfortunatamente, per
motivi politici e familiari è andata completamente distrutta. Nell’immediato
dopoguerra, nel 1946 prima e nel 1948 dopo, Preziuso è eletto sindaco di Rionero in
Vulture con un consenso straordinario. Si distingue come sindaco per le numerose
opere realizzate e per il miglioramento dell’aspetto generale della cittadina. Si occupa,
come anche prima dell’avvento del fascismo sulla rivista mensile “Il lavoratore”,
diretta da Attilio Di Napoli, dei problemi della classe magistrale. Nel dopoguerra
ricopre la carica di Segretario del Sindacato Scuola (Confederazione Generale del
lavoro). Dal 1952 al 1960 viene eletto per due legislature consigliere provinciale . Si
distingue nell’importante assemblea elettiva per la capacità propositiva di affrontare
numerosi problemi dell’area del Vulture-Melfese e per la peculiarità delle relazioni
democratiche che riesce a instaurare con il suo collegio e le popolazioni. Negli anni
precedenti ricopre l’incarico di Direttore della Scuola di Avviamento Professionale al
Lavoro di Rionero, fatta da lui istituire . È autore di tre volumetti: “I grandi precursori
della scuola”, del 1928, “Il pensiero filosofico attraverso i secoli”, del 1930, e
“Sommario di storia della Basilicata”, del 1957. Nel 1953, in occasione delle
manifestazioni di massa contro una legge di riforma elettorale del governo dell’epoca,
fu arrestato con altri lavoratori e cittadini di Rionero subendo il carcere di Melfi per 7
mesi. Già da anni gravemente ammalato, nel corso dei quali non cessa di battersi per
la causa democratica e socialista ai vari livelli politici e istituzionali, per motivi di
scelta personale e di coerenza con i valori di autodeterminazione e di libertà che hanno
caratterizzato la sua vita e soprattutto la sua personalità di intellettuale e di uomo delle
istituzioni, pone fine alla sua esistenza, tra grandi sofferenze, nel 1961, tra il rimpianto
e la venerazione di molti.
LE OPERE
Preziuso pubblica tre volumetti: I GRANDI PRECURSORI DELLA SCUOLA nel
1928, IL PENSIERO FILOSOFICO ATTRAVERSO I SECOLI, nel 1930 e
SOMMARIO DI STORIA DELLA BASILICATA nel 1957.
"L'intento è - afferma Preziuso di - offrire a tutti e in modo particolare a coloro ai quali
i sistemi politici chiusi e i conseguenti sistemi scolastici selettivi non permettono di
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accedere ai gradi più alti del sapere, una possibilità adeguata alle proprie capacità: di
conoscere l'importanza della scuola nella crescita culturale di un popolo, di capire
l'importanza del pensiero e della sua maturazione critica rispetto alla vita e di
conoscere "lo spirito del nostro popolo (lucano), che molti passi ha fatto nel cammino
dei secoli, ma molti altri dovrà ancora fare sotto il benefico influsso della libertà, della
democrazia, del lavoro e della giustizia sociale". Si tratta di tre concetti fondamentali
nei quali è compreso il mondo culturale di Preziuso, quel mondo culturale che anima
costantemente e coerentemente la sua vita di politico, di cittadino e di educatore.
I GRANDI PRECURSORI DELLA SCUOLA
Nel 1928 pubblica questo volumetto, che ha come oggetto di riflessione la scuola,
intesa come luogo privilegiato della formazione. Riassume velocemente ed in modo
essenziale un lungo periodo di riflessione pedagogica, che contribuì alla diffusione del
sapere e della cultura in Italia e in Europa. Il suo intento è di far conoscere "ai
maestri....quanto si riferisce alla vita ed alle opere dei grandi precursori della scuola,
per richiamare in poco tempo le cognizioni utili a chiarire, ove occorra, i punti
discordanti con l'esame critico del pensiero contemporaneo". Da qui la sua fiducia nel
positivismo pedagogico e quindi nell'idea della pedagogia come scienza. Infatti
sottolinea che "La scienza pedagogica....è troppo intimamente connessa ai problemi
politico-sociali che appassionano gli Italiani, per non aver diritto di entrare a far parte
della cultura di tutti i cittadini. Ecco perché queste pagine sui grandi precursori scritte
con la maggiore obiettività, possono venire lette utilmente da tutti quelli che, pur non
vivendo nella scuola, da essa non possono star lontano, per non sentirsi addirittura
estranei al grande mondo della educazione, degli studi e del progresso”. Sono parole
che attestano la convinzione di chi crede nella forza rinnovatrice e moderna della
scuola democratica, l’unica scuola che può attivare ai suoi occhi processi di rinascita
culturale ispirata a principi di autonomia critica del pensiero e che la forza liberatrice
della cultura opera senza identificarsi con il sapere altrui, ma costruisce individui
ricchi di consapevolezza critica della realtà che li circonda e li condiziona. Per lui i
grandi che hanno gettato le basi per una scuola in grado di ricondurre la gioventù a
riflettere su se stessa e sulla storia sono Vittorino da Feltre, Martin Lutero, Gian
Giacomo Rosseau, Giuseppe Mazzini e Aristide Gabelli. Pensatori evidentemente
ritenuti intellettuali che si sono sacrificati per la crescita culturale dei più poveri,
costretti dai potenti detentori del potere a vivere ai margini del sapere e quindi della
cultura. Partendo da Vittorino da Feltre, che immaginava una scuola al servizio della
elevazione degli umili, sottolinea che, facendo della scuola un ambiente giocoso, in
questa “non c’è posto per quella ginnastica enciclopedica di cui ancor oggi, alla
distanza di cinque secoli, si servono quelli che poi si vergognano di chiamarsi
maestri”. Soffermandosi su Mazzini, afferma che “L’educazione….. è il pane delle
anime e senza di essa le facoltà dormono assiderate, infeconde….. L’istruzione è ben
altra cosa; essa somministra i mezzi per praticare ciò che l’educazione insegna. Mentre
l’educazione ha per obiettivo l’animo e sviluppa nell’uomo la coscienza dei suoi
doveri, l’istruzione riguarda esclusivamente l’intelletto e pone l’uomo in condizioni di
praticare i suoi doveri. Educazione ed istruzione quindi si integrano a vicenda, perché
l’una è principio e fondamento per l’altra”. Preziuso annovera tra i precursori della
scuola democratica cinque pensatori che rifiutano qualsiasi forma di autoritarismo
pedagogico e che sono fautori di una pedagogia della libertà intesa come scienza
finalizzata alla rinascita culturale del popolo. Anche lui rifiuta qualsiasi concezione
che non rispetti l’alunno nella sua essenza e che non ne promuova lo sviluppo più
naturale della coscienza morale e del pensiero critico. La sua cultura pedagogica ha
uno spessore diverso dal comune: oltre alle conoscenze teoriche maturate nel corso dei
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suoi studi, ci sono, come substrato, il grande amore per i minori e il grande desiderio di
vedere riscattato il popolo dall’ignoranza.
IL PENSIERO FILOSOFICO ATTRAVERSO I SECOLI
Nel 1930 scrive e pubblica un libretto di 36 pagine intitolato IL PENSIERO
FILOSOFICO ATTRAVERSO I SECOLI. Con uno stile sintetico e agile svolge un
excursus filosofico veloce partendo dalla filosofia antica e giungendo a quella moderna
dopo una breve riflessione sulla filosofia medievale. I concetti filosofici sono spiegati
in modo semplice e diretto. Ciò con l’intenzione evidente di avvicinare, nei modi più
accessibili e più adeguati, il sapere, anche quello speculativo, all’uomo comune, nella
persuasione che, come egli afferma, “ l’uomo nasce con l’istinto e il desiderio di
sapere tutto ciò che lo circonda….. che la facoltà e il bisogno di pensare non mancano
in nessun uomo…. che il pensare è di tutti, e rinunziare a pensare vuol dire rinunziare
a vivere”. Il ruolo dell’intellettuale, per Preziuso, è dunque quello di mettere l’uomo
comune nelle condizioni di pensare, cioè di problematizzare la realtà che lo
circonda in modo da renderlo libero e forte nei confronti di ogni forma di
oppressione. Egli attribuisce grande importanza alla conoscenza in generale e a
quelle del passato in particolare, considerando quest’ultima come una bussola che “
ci guida e ci illumina il presente”.
SOMMARIO DI STORIA DELLA BASILICATA
È la terza pubblicazione, anch’essa di poche pagine, 32. Preziuso svolge
brevemente e succintamente i seguenti temi di riflessione storica: l’antica Lucania,
albe e tramonti, il 1799 in Basilicata, i moti liberali del 1848, il 1860 e l’epopea dei
Mille, il brigantaggio in Basilicata nel 1861 e le condizioni del Mezzogiorno dopo
il 1860. Le intenzioni sono chiaramente pedagogiche: far conoscere alle masse
popolari la storia della nostra terra, l’antica Lucania, dove sorsero le due più
celebri scuole filosofiche, la pitagorica e la eleatica, terra che alla fine del decimo
secolo muta il nome in Basilicata, dall’imperatore Basilio II, vittorioso sul
Basento. Ricorda i centri che si sono particolarmente distinti nella varie vicende
storiche. Esprime sentimenti di ammirazione nei confronti di Federico II per la sua
cultura, per l’amore che ha nutrito verso l’Italia e per le sue leggi che “ per quanto
dispotiche e severe, furono però le prime del Medioevo” (Le Costituzioni di Melfi).
Sono pregnati le pagine sul brigantaggio e sugli albori del nostro primo
risorgimento, con giudizi pesanti ed estremamente critici sul ruolo dei briganti e
sui liberali lucani. Giudizi che tuttavia hanno un fondamento storico e che hanno il
pregio di evidenziare alcuni tratti del suo carattere e delle sue concezioni culturali
e storiche. Il filo conduttore che conferisce unità ai tre volumetti menzionati è
un’idea forte: un’idea di democrazia che si sostanzia di giustizia e di libertà, intesa
questa non solo come libertà di espressione ma anche come libertà dai bisogni.
PREZIUSO MAESTRO
Consegue il diploma di licenza normale presso la Regia Scuola Normale
"Francesco De Sanctis" di Lacedonia nel 1906 con ottimi voti.
Per comprendere pienamente lo spessore della sua figura di insegnante, è utile ai
fini della conoscenza e dell'approfondimento, la lettura del ricco e illuminante
saggio denominato L'EDUCATORE, che è l'aspetto più importante e documentato
sul terreno storico, pedagogico e didattico del testo MICHELE PREZIUSO l'uomo
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il politico l'educatore (Calice Editori). L'autore dell'illuminante saggio è Alfredo
Bocchetti, dirigente scolastico e autore di altre pubblicazioni di natura pedagogica
e didattica. Bocchetti ne traccia acutamente un profilo efficace basandosi non sulla
passione politica o su una astratta concezione ideologica della scuola e della
cultura, ma su documenti inoppugnabili. Citiamo alcuni passaggi parziali del suo
saggio che danno l'idea del valore e della statura intellettuale del maestro Preziuso.
" Come maestro non è mai incorso in provvedimenti disciplinari per
impreparazione, incapacità, negligenza o insensibilità ai problemi degli alunni.
Stimato ed ammirato da tutti: genitori, direttrice didattica, colleghi (escluso quel
ristretto gruppo di maestri che coprivano ruoli nell'organigramma del partito
fascista locale), ha svolto il suo magistero educativo con dignità e competenza. Se
non fosse così non si spiegherebbe, da una parte, il giudizio sempre positivo
espresso dalle autorità scolastiche sia locali che regionali ed extraregionali, e
dall'altra, il conferimento dell'incarico da parte del Ministero e del Provveditorato
ad insegnare e dirigere il Regio Corso di Avviamento Professionale a tipo agrario,
uno dei 69 corsi istituiti a livello nazionale...Il pensiero di allontanarsi dai suoi
alunni quando è costretto per motivi di salute o di famiglia lo amareggia e lo
preoccupa sino al punto, a volte, di chiedere alla stessa direttrice che il collega
supplente prendesse accordi con lui circa il lavoro da svolgere...Nel programma
ministeriale, accanto ai contenuti disciplinari (di cui molto alterati quelli di storia)
e alle attività pratiche, c'è la CULTURA FASCISTA rafforzata da argomenti di
natura bellica...Questo settore del programma, da tutti evidenziato e da molti
particolarmente curato, dal Preziuso viene dimenticato nella sua azione educativa e
didattica...Il suo... è il comportamento caratteristico di chi espleta la funzione
docente con responsabilità educativa. Consapevole dell'importanza della continuità
didattica, diremmo oggi, nei confronti di minori bisognosi di guida rispettosa della
loro natura e dei loro bisogni, vigila affinchè l'orientamento dato alla sua azione
educativa non subisca ulteriori scossoni. Di fatto, l'orientamento è ben diverso da
quello che domina nel contesto scolastico di Rionero, dove molti maestri, in tutto
l'arco del ventennio, o per pura convinzione della validità educativa della nuova
visione pedagogica o per timore di subire ingiustizie da parte dei controllori del
sistema o per ambizione di carriera politica, adottano le strategie didattiche
imposte dal regime facendo della scuola una vera palestra di formazione fascista e,
direi, di educazione alla guerra...Il Preziuso rifiuta simili contenuti e simile
retorica. Egli cura con competenza i saperi disciplinari rispettandone la loro logica
interna e trascura completamente quelli specifici imposti dal Ministro. Tale
programma dal Preziuso...non può essere accettato in quanto esso non costituisce
un sapere capace di liberare le potenzialità critiche dell'alunno ma, al contrario, un
insieme di contenuti finalizzati ad educare alla violenza ed alla prepotenza tanto
desiderate dal Duce...".
Nel suddetto saggio Bocchetti si sofferma su alcuni aspetti che caratterizzano la
sua professionalità docente: la definizione di programma, il concetto di calcolo, la
definizione di grammatica, il concetto di concretezza e di adeguatezza, il concetto
di piccola cultura, il libro di testo. Sull'idea di grammatica afferma:"...questa idea,
che il Preziuso ha della grammatica, è una delle intuizioni più moderne della
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visione didattica e metodologica dell'insegnamento...Oggi noi affermiamo che
l'apprendimento della lingua deve avere una genesi discorsiva, dinamica e pratica
in modo che le strutture linguistiche vengano scoperte liberamente ed inserite
automaticamente nel sistema produttivo mentale e che la grammatica deve
germogliare dalla logica strutturale della lingua stessa. Solo così l'insegnamento
non diventa arido e produce efficacia educativa...E', in altri termini, il concetto di
"lavoro inutile ed inefficace di cui parla il Preziuso, per il quale tutto
l'insegnamento è vita, e se lo è il calcolo, figuriamoci la lingua, sistema, diremmo
oggi, di simboli espressivamente e significativamente strutturati in modo dinamico
dal pensiero che si nutre di attività e di esperienze... " Per quanto riguarda il
calcolo Preziuso scrive: " Saper calcolare significa saper vivere" . Bocchettti
commenta:" Per il nostro saper vivere significa saper risolvere i problemi della vita
e quindi saper riflettere, saper quantificare realtà, saper dedurre, saper valutare,
saper applicare, saper prevedere, saper commisurare. Possedere...quelle
abilità...che permettono all'uomo di dominare la realtà in cui vive. Quindi calcolo
in senso lato, che non si contiene nello stretto ambito matematico ma invade tutti
gli altri campi del sapere: storia, geografia, scienze, economia, politica...La
concretezza e l'adeguatezza sono gli altri due parametri di riferimento della sua
azione educativa. Spesso ricorda che è una perdita di tempo parlare agli alunni di
argomenti lontani dal loro "campo di interesse psicologico" e cioè privi di
significati stimolanti e di aderenza psicologica...Parla, il Preziuso, di PICCOLA
CULTURA, che va costruita lentamente e gradualmente non su contenuti astratti
impregnati di retorica e finalizzati a costruire miti, ma su realtà concrete da
analizzare serenamente per cogliere aspetti positivi e negativi. Non trascura la
dimensione religiosa della formazione e della cultura dell'alunno, tanto è vero che
nel programma del 1939/40 così scrive:"...la piccola cultura, per essere spirituale,
non può non tener conto dei principali comandamenti della nostra religione e degli
indirizzi del Vangelo, tanto necessari oggi che l'umanità sembra aver perduto la
diritta via della vera giustizia sociale". Sul libro di testo si concentrano, quasi
trasversalmente, le stesse coordinate critiche che Preziuso evidenzia per il calcolo,
la grammatica, la storia e la geografia. Il testo che Preziuso predilige non è il testo
fascista, impregnato di ideologia e di retorica, ma un libro di testo vivo,
espressione della realtà psicologica del bambino, di sentimenti autentici di libertà e
di pace, di concetti che lo aiutino a maturare le prime forme del pensiero critico.
Un altro aspetto peculiare della personalità di educatore di Michele Preziuso è
costituito dalla capacità di relazionarsi ai suoi alunni con umanità ed
autorevolezza, rifuggendo da varie manifestazioni di violenza sui minori, alle quali
spesso ricorrevano numerosi maestri nel corso di quegli anni della dittatura e anche
nella fase immediatamente post fascista. Gli alunni suoi, anche gli alunni che non
hanno avuto la fortuna di averlo come insegnante, hanno raccontato alla
Commissione docente, che ha svolto tutto il lavoro di ricerca sugli insegnanti del
passato e sui loro metodi, nel quadro delle iniziative di indagine finalizzate
all'intitolazione della scuola, una serie allucinante e drammatica di episodi. Episodi
dai quali risultano le manifestazioni di violenza sui bambini, ridotti a vittime di un
metodo ispirato ai canoni politico - ideologici dl fascismo in materia di educazione.
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In molti di questi episodi le vittime sono state proprio alcuni alunni interpellati.
Allora gli alunni della scuola elementare cambiavano ogni anno docenti, la
continuità didattica era del tutto assente, al termine del corso di istruzione
elementare ogni alunno si ritrovava a fare i conti con un retroterra educativo
somministrato da cinque, sei e talvolta sette insegnanti. Questa loro triste
esperienza li ha messi oggettivamente nelle condizioni di poter fare confronti e
riflessioni sui loro diversi insegnanti. Dai loro confronti e dalle loro riflessioni
comunicate alla Commissione (registrate, verbalizzate e sottoscritte a conclusione
delle dichiarazioni rese) è emersa forte e prepotente, quasi nella forma di un
plebiscito, l'ammirazione e la preferenza motivata per il maestro Preziuso. Di lui,
nelle testimonianze rese, gli alunni, suoi e di altri maestri, hanno sottolineato il
rifiuto di ogni violenza sui bambini, la capacità di ottenere l'ascolto e la disciplina
attraverso la metodologia di insegnamento e l'umorismo delle barzellette che
spesso raccontava, il linguaggio diretto, semplice, comunicativo e affabulatore, la
competenza e la cultura, l'umanità e la generosità che spesso si trasferiva
concretamente dalla condizione degli alunni più poveri ai loro genitori, anch'essi
espressione di un mondo sociale emarginato e subalterno alle classi dirigenti
dell'epoca, la propensione ricorrente del maestro all'osservazione e alla conoscenza
diretta degli alunni, conducendoli spesso, per le visite didattiche, diremmo oggi,
fuori dalla sua aula, in campagna o in montagna per spiegare loro "dal vivo" i
fenomeni naturali e gli aspetti paesaggistici del nostro territorio. Michele Preziuso
termina il suo magistero educativo il 26 giugno del 1950, dopo 43 anni di servizio
nella scuola. Per l'occasione egli indirizza alla direttrice didattica ed ai suoi
colleghi la seguente bellissima lettera:
Gentilissima signora direttrice, carissimi colleghi,
la mia lunga carriera scolastica è stata,
purtroppo, sempre contrastata da
un fatale destino, che, com'è noto,
mi ha procurato non pochi
disinganni e molte amarezze.
Ma se la sofferenza è stata talvolta
assai dura, la forza del mio spirito
ha saputo trionfare superando le
prove anche più difficili;onde
sono rimaste intatte nel mio cuore
la passione per la scuola e la
buona amicizia con voi tutti, che
avete condiviso con me il pane a
briciole e la fatica. Tanto mi basta
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oggi nel darvi l'addio, con i
migliori auguri per il vostro
avvenire, ed il ringraziamento
fervido e sincero per la bella
pergamena che avete voluto
offrirmi con pensiero così delicato
e gentile.
Aff. Mo collega Michele Preziuso
Una lettera di 20 righe, semplice ma forte nei suoi connotati emotivi e nei suoi
messaggi, nella quale vi è la storia di un uomo che ha saputo integrare con
intelligenza due forti passioni: quella politica e quella di educatore, di cui la prima
non ha mai pregiudicato la seconda, svolta sempre con alto rigore professionale.
Nella lettera non ci sono invettive. Parla di "destino fatale" poiché buona parte dei
suoi 43 anni di servizio è stata caratterizzata da momenti di sofferenza materiale,
psicologica e culturale. Parla di "disinganni ed amarezze", per indicare lo stato
d'animo di chi ha avuto per tanti anni molta fiducia nell'amicizia di persone che,
per opportunismo politico o per miseria culturale, l'hanno mal ripagata. Ma nel suo
animo albergano la grande passione per la scuola e l'amicizia con quei colleghi che
che hanno condiviso con lui il pane a briciole e la fatica. In verità non tutti i suoi
colleghi hanno potuto condividere questo pane, in quanto molti si nutrivano del
potere locale che il regime offriva ai suoi "segugi" e godevano dei privilegi
riservati solo ai servitori. E a Rionero, anche nell'ambiente scolastico, vi erano
fedeli servitori e attenti segugi che, preposti al controllo del regime, gli
procuravano continue amarezze, che egli ha saputo dominare grazie alla forte
passione civile e al valore della democrazia in cui ciecamente credeva, per cui i
ricatti altri, i controlli subiti e gli altri inganni mai lo hanno piegato. La passione
per la scuola e l'amicizia rimasta integra sono, pertanto, motivi sufficienti a dare
l'addio ai suoi colleghi senza sofferenza.
PREZIUSO SINDACO
Le esperienze di amministratore pubblico di Michele Preziuso sono più di una: caso
più unico che raro, egli è stato sindaco di due comuni, Barile e Rionero in Vulture.
Grazie ad una ricerca svolta nell’estate del 2011 presso l’Archivio di Stato di Potenza
dalla commissione docente impegnata nella realizzazione del progetto educativo
“CONOSCENZA E MEMORIA DI MICHELE PREZIUSO”, è stata ritrovata la
delibera che attesta la sua elezione a sindaco di Barile. Nella seduta straordinaria
d’urgenza del consiglio comunale, il 30 settembre del 1921, egli viene eletto sindaco
riportando, su venti consiglieri spettanti al comune, il voto favorevole di sedici
consiglieri su sedici presenti (dal verbale di deliberazione:n. 23 del Registro delle
9
deliberazioni ). Dopo poco meno di un anno, il 3 luglio 1921, egli si dimette
dall’incarico per motivi di carattere personale e familiare.
Di questa breve esperienza amministrativa non si sono acquisite informazioni di rilievo
poiché la documentazione consultata presso l’Archivio di Stato di Potenza disponeva
soltanto delle deliberazioni inerenti la nomina dei sindaci alternatisi nella direzione del
comune di Barile dal 1920 in poi. Pertanto non si hanno notizie sui provvedimenti di
natura politico-amministrativa adottati dal sindaco Preziuso sui vari problemi della vita
comunitaria. Si sa, tuttavia, grazie ai racconti orali delle persone più anziane che il
giovane sindaco barilese era stimato in misura notevole dalla cittadinanza, con la quale
sapeva relazionarsi con umanità e competenza.
Dopo la guerra di liberazione dal nazifascismo e la fine della guerra, Preziuso, che
negli anni successivi al 1921 si era trasferito a Rionero in Vulture ( da cui fu costretto
più volte, per motivi di rappresaglia politica, a trasferirsi ad Accettura, Grassano,
Montemilone e poi addirittura in Piemonte, a Verzuolo e a Villafalletto ) torna a
Rionero e il 15 aprile del 1946 viene eletto sindaco di Rionero con consenso unanime.
Nel discorso di ringraziamento egli dichiara “ che si propone di essere il sindaco di
tutto il paese, ma di non poter fare a meno di ringraziare la classe lavoratrice che lo ha
eletto”. Tra la prima elezione a sindaco di Barile e la seconda di Rionero sono trascorsi
ventisei anni : ventisei anni di persecuzioni, di sofferenza, osserva Cristina di
Lagopesole nel saggio UNA VITA PER IL SOCIALISMO PER LA LIBERTÀ PER
LA DEMOCRAZIA ( dal testo MICHELE PEZIUSO l’uomo, il politico, l’educatore).
Da sindaco fu amato dalla stragrande maggioranza dei cittadini Tutti ricordano, ancora
oggi, la sua imparzialità e la sua bontà. Sapeva incarnare con il necessario carisma e
l’autorevolezza del leader l’anima popolare, rappresentava i bisogni e le aspettative
delle classi sociali subalterne in modo esemplare. Sul terreno squisitamente
amministrativo profuse instancabilmente ogni energia per l’elevamento
sociale,economico, culturale e materiale della città. Fece lastricare con pietre
vulcaniche e sistemare quasi tutte le strade del paese ( piazza G. Fortunato, via
Umberto 1°, via Garibaldi, via Gianturco, via Mazzini, via Matteotti, parte di via
Roma e molte traverse ) fino ad allora in terra battuta, sconnesse e impraticabili con la
pioggia. Istituì fiere importanti che ancora oggi esistono,fece costruire, in una Rionero
in cui migliaia di braccianti e contadini non disponevano nelle loro case di servizi
igienici, i bagni pubblici ( il cosiddetto diurno ) dotati di docce riscaldate . Rinnovò la
toponomastica intestando meritatamente a Giustino Fortunato la piazza principale di
Rionero e a Giacomo Matteotti un’importante strada cittadina. Migliorò notevolmente
l’ aspetto generale della città.
Anche quando, a sette mesi dalla sua elezione, tra atroci sofferenze e per un male
incurabile, muore la sua ancor giovane moglie Cristina, compagna impareggiabile
della sua vita, egli continua ad operare con uno slancio ideale e una concretezza fuori
dal comune per la soluzione dei problemi che affliggono la comunità che lo ha eletto.
PREZIUSO CONSIGLIERE PROVINCIALE
Nel maggio del 1952, sulla spinta di un grande successo elettorale, Michele Preziuso,
eletto consigliere provinciale, entra per la prima volta nel Consiglio Provinciale di
Potenza, allora l’organismo elettivo più importante della Basilicata in assenza di un
Consiglio Regionale, che sarà introdotto nel 1970 in seguito all’attuazione del dettato
costituzionale inerente l’ordinamento regionale dello Stato Italiano.
Vi rimarrà per due legislature, fino al novembre del 1960, come rappresentante del
Partito Socialista nella lista denominata “Rinascita”. Preziuso ha rappresentato in
Consiglio Provinciale la voce dei gruppi sociali più deboli e della sinistra in una fase
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storica densa di tensioni sociali e politiche, in un Paese da poco uscito dalla tragedia
della guerra. Sono gli anni della riforma agraria che, in Basilicata, si caratterizzò con le
lotte contadine per l’assegnazione delle terre del latifondo e col duro scontro politico
che derivò dall’approvazione della cosiddetta”legge truffa” (riforma elettorale) che in
provincia di Potenza suscitò forti movimenti di piazza.
Michele Preziuso è un protagonista degli eventi di quegli anni anche nell’ambito delle
istituzioni. La protesta che esprime in Consiglio Provinciale è forte quando Michele
Mancino e Arduino Rocchi, consiglieri provinciali, vengono arrestati a Montemilone
nel contesto delle lotte contadine per l’occupazione delle terre. Altrettanto farà il suo
collega di partito e amico personale, l’avvocato Mauro Salvatore che, nell’aprile del
1953, chiede ed ottiene la solidarietà del Consiglio nei confronti di Preziuso, arrestato,
a sua volta, a Rionero, con altri dirigenti della sinistra, braccianti e contadini, in
seguito a manifestazioni di protesta di grande tensione.
Dal resoconto di alcune sedute del Consiglio Provinciale di quel periodo, risulta forte e
costante il rapporto che il consigliere Preziuso stabilisce verso il suo collegio, verso il
territorio e le condizioni di vita delle popolazioni. Egli, tanto per citare alcuni esempi,
si occupa delle seguenti problematiche:
_-_ l’interessamento, da uomo di scuola quale era, per la scuola magistrale di Rionero,
per il potenziamento delle strutture didattiche e di laboratorio e per le stesse condizioni
degli insegnanti;
_- la richiesta di provincializzazione di alcune strade del territorio, accompagnata da
un provvedimento generale di riclassificazione delle strade comunali e provinciali;
_-_ l’interessamento forte per la costruzione di alloggi da destinare ai lavoratori in
generale e ai dipendenti della Provincia;
_-_ la sensibilità di ambientalista della prima ora, quando chiede il potenziamento
delle riserve di caccia ed una maggiore vigilanza sull’attività venatoria, sia attraverso
l’aumento dell’organico dei guardiacaccia, sia attraverso l’autorizzazione ai cantonieri
e ai capo cantonieri a vigilare su tale attività;
_-_ il forte interessamento, pur dai banchi dell’opposizione consiliare, ai problemi
relativi allo sviluppo del Vulture-Melfese e ai laghi di Monticchio, con particolare
riferimento alla realizzazione della funivia di Monticchio. Problema che con animo
costruttivo affronta in collaborazione con l’allora assessore provinciale Enzo
Cervellino.
LE PAROLE PROFETICHE
Sono di straordinario valore profetico le parole pronunciate dalla figlia Anna Maria
Preziuso, novantenne lucida e appassionata, in occasione del suo intervento di
ringraziamento alla manifestazione di intitolazione della scuola primaria di Rionero,
svoltasi al Centro Sociale “P. Sacco” il 29 settembre 2009. Ne riportiamo alcuni
passaggi fondamentali.
“… Mio padre amava fortemente gli umili, i poveri, i contadini e ne era ricambiato in
egual misura. Era fermamente convinto che ogni uomo avesse diritto al lavoro, alla
casa, a crescere i propri figli in maniera civile e dignitosa. Sono tanti i ricordi che
affollano la mia mente, sono episodi di sofferenza e di paura. Quando arrivava a casa,
ansimando, perché giovani muniti di manganelli lo ricorrevano e lo minacciavano, noi
spaventati gli dicevamo: - Papà, perché non accetti, anche tu, la tessera come tanti altri
per il bene e la pace familiare? Egli rispondeva: - BISOGNA RESISTERE, NON
PUO’ DURARE A LUNGO. VEDRETE CHE IL TEMPO MI DARÀ RAGIONE!
Ed aveva visto giusto”.
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LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E M. PREZIUSO
Nella vita, nel pensiero e nelle opere di Michele Preziuso sono evidenti concetti e
pensieri che precorrono e giustificano sul versante storico e valoriale i principi
contenuti nella Costituzione repubblicana del 1948. Nel quadro di una riflessione
approfondita sulla sua figura e sui valori che egli ha espresso come educatore e come
politico, finalizzata all’acquisizione da parte degli alunni dei concetti di Cittadinanza e
Costituzione, si può utilmente costruire sul terreno metodologico e didattico un
parallelo tra vita, episodi e idee di Preziuso e gli articoli 2 - 3 – 11- 21 – 34 – 49 – 54
della Costituzione Italiana (parte prima).
INTITOLAZIONE DEL PLESSO DI
REGOLATORE” A MICHELE PREZIUSO
SCUOLA
PRIMARIA
“PIANO
FINALITÀ
Su proposta della Commissione dei docenti, eletta dal Collegio della Scuola
Primaria di Rionero, il plesso, che oggi comprende tutte le classi del quinquennio
della formazione primaria, è stato intitolato a Michele Preziuso. La commissione
suddetta, eletta nella seduta del 19/02/2006, ha svolto un accurato lavoro di ricerca
storica, finalizzato all’individuazione di un personaggio che abbia espresso nella
sua vita due valori fondamentali, indicati dallo stesso Collegio e pertanto
vincolanti nella ricerca delle caratteristiche valoriali del personaggio da
individuare. I due valori prescelti sono quelli della LEGALITÀ e della RICERCA,
intesa quest’ultima in senso educativo, sociale, culturale e politico. Negli ultimi
anni, la Scuola Primaria di Rionero, con una numerosa serie di esperienze
didattiche, ha caratterizzato il suo impegno istituzionale ponendosi l’obiettivo di
costruire, come si evince dalla relazione finale della Commissione preposta alla
formulazione di una proposta di intitolazione, discussa e approvata dal Collegio
nella seduta del 25/06/2008, “coscienze sensibili al valore umano della legalità e
pensieri inclini alla ricerca nei vari settori della vita”.Ciò in quanto la Scuola deve
privilegiare una dimensione della persona “che è l’essenza stessa della vita: il
vivere nel rispetto della legalità e l’operare con creatività”.
INTITOLAZIONE COME IDENTITÀ DELLA SCUOLA
Dalla menzionata relazione finale e da alcuni suoi significativi passaggi, si possono
meglio comprendere le ragioni di una intitolazione della scuola ad un personaggio
come Michele Preziuso. Essa infatti afferma: “Se non si può e non si deve ridurre
l’intitolazione di una scuola ad un puro atto formale, ad un atto asettico e
burocratico, ad un esercizio di retorica autoreferenziale e celebrativa o peggio
ancora ad un mero maquillage, allora essa può essere un momento utile a dare e a
rafforzare i caratteri dell’identità di una scuola, nella fattispecie della nostra. La
scelta di un personaggio tende a delineare implicitamente un campo preferenziale
di valori irrinunciabili ai quali una scuola dovrebbe ricondurre quotidianamente la
sua opera… non è un’operazione facile. È un’operazione nobile, ma al tempo
stesso complessa, proiettata nel presente e nel futuro, ma intrinsecamente
problematica, richiedendo a noi un processo di elaborazione e di verifica pratica e
costante, come d’altronde fanno tutte quelle scuole che hanno a cuore la
12
costruzione e la valorizzazione della propria identità. L’occasione dell’intitolazione
ci propone una riflessione non secondaria sull’esperienza di accentuare
ulteriormente il nostro lavoro didattico per l’acquisizione, da parte dei nostri
alunni, del valore della legalità. A nessuno di noi, infatti, può sfuggire l’amara
realtà che ci propone la cronaca scolastica ed extrascolastica, fatta di continui
episodi di inosservanza delle regole, di prepotenza e intolleranza, in definitiva di
illegalità. Da questo punto di vista la scuola può dare un contributo importante,
esercitando un ruolo critico, di interazione positiva con il contesto sociale e umano
in cui opera, come peraltro ci chiede la nostra Costituzione e più specificamente la
legislazione scolastica più recente in relazione ai concetti di cittadinanza e di
educazione alla democrazia. La scelta di un personaggio al quale si vuole
intitolare una scuola implica poi il dovere, da parte di chi la compie, di essere
degni nella pratica quotidiana piuttosto che nelle parole, nell’impegno concreto di
avvicinarci con modestia, almeno in parte e per quanto ci è possibile,all’esperienza
valoriale che egli rappresenta, fuori da ogni deferenza formale e non sincera.
L’augurio che sentiamo di esprimere è che la nostra scuola operi progressivamente
e gradualmente per la caratterizzazione della sua identità, per divenire nel tempo
una scuola speciale. Speciale per le cose che fa, per la sensibilità che mette in
campo, per come risponde ai bisogni di formazione democratica dei nostri alunni,
per il rispetto costante e l’interiorizzazione reale che saprà concretizzare negli
alunni, nei loro comportamenti e relazioni attraverso gli insegnamenti che il
personaggio propone.
LE MOTIVAZIONI
Sulla base dei documenti consultati, che ci hanno permesso ovviamente di svolgere
un confronto fra diverse personalità, esperienze umane e intellettuali che la storia
locale ci ha proposto, Michele Preziuso si è imposto come il personaggio che in
modo forte e simbolico rappresenta i requisiti valoriali adottati dal Collegio dei
docenti. Le motivazioni sono le seguenti e sono tutte riconducibili a ciò che egli è
stato realmente:
1. L' educatore e i suoi metodi. La formazione pedagogica di Michele Preziuso è influenzata
dalla filosofia dell' Ardigò e del Gabelli. Preziuso opera come insegnante titolare tra due epoche
culturali: quella del positivismo e quella dell'idealismo. Con I' avvento della dittatura e della
riforma Gentile, l' ottica con cui si insegna tende ad interpretare la realtà territoriale e umana
che circonda la scuola e il bambino come fattori che non possono essere messi in discussione
per cui, dovere del cittadino o del bambino, è quello di credere e obbedire. Il maestro Preziuso,
invece, opera senza farsi condizionare, non rispetta programmi ideologici, metodologie e
didattiche imposte dall' alto, sposa il pensiero del Gabelli secondo il quale l’ educazione "deve
scendere dalla testa al cuore invece di salire dal cuore alla testa". Tutto questo significa, per
Preziuso, fare una scelta di campo chiara e precisa in direzione delle seguenti cose:
• formazione delle menti;
• organizzazione della scuola su basi democratiche;
• metodo attivo che mette da parte quello astratto e verbalistico;
• rapporto dinamico tra scuola e ambiente esterno;
• cogliere l' essenziale;
• bandire il nozionismo;
• coltivare il sentimento religioso.
Per riferimenti esaurienti e precisi inerenti il metodo innovativo di insegnare le varie discipline
di Preziuso è utile consultare il testo "Michele Preziuso” di autori vari, che contiene
l'illuminante saggio intitolato " L' educatore".
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2. L’uomo di scuola e delle istituzioni scolastiche. Michele Preziuso fonda nel 1929/ 30 il
primo Corso di Avviamento al lavoro, diventandone Direttore. Nel 1931/32 il Corso prende il
nome di Regia Scuola di Avviamento professionale, prima scuola secondaria costituitasi a
Rionero. Un aspetto di primo piano è rappresentato però dalla sua vita nella scuola come
insegnante elementare. Insegna nel nostro ordine di scuola dal 1907 al 1950, per ben 42 anni e
Vince un concorso come Direttore Didattico, ruolo che non ha mai esercitato pur essendogli
stata assegnata la sede di San Vito Romano nel 1929, un comune della regione Lazio, in
provincia di Roma, per il rifiuto sdegnato che egli oppone all' accettazione della tessera al
partito fascista, che gli viene recapitata in busta insieme all' atto di nomina.
3. L’esempio di umanità e il combattente per i diritti di uguaglianza e giustizia a favore
dei più deboli,che si sostanzia in numerosi episodi che ancora oggi a Rionero tanti ricordano e
per i quali egli è amato, caso più unico che raro nella storia politica e sociale di Rionero e forse
della provincia. A tal riguardo è esemplare la bellissima testimonianza che Donato Martiello
fornisce, con un suo scritto, nel citato testo "Michele Preziuso". Un episodio che riguarda il
diritto allo studio negato ad un compagno di scuola di Martiello, alla presenza peraltro di don
Pasquale Corona, che come tutti sanno era fraterno amico e compagno di caccia di Preziuso.
4. L’educatore libero della scuola e nella vita, evidenziando in tal modo una concezione
unitaria dell' insegnante che ha riferimenti nel pensiero di Antonio Gramsci e di don Lorenzo
Milani, secondo i quali, come è noto, non si può predicare bene nella scuola e razzolare male
nella vita. Una coerenza, questa, che solo i grandi mostrano di possedere e che egli mostra in
tutta la sua esistenza.
5. Il difensore detta legalità e la vittima dell'illegalità sia nell’epoca della dittatura che
nell'epoca della riconquistata democrazia, in cui è arrestato, per aver partecipato ad una
manifestazione di protesta contro una legge elettorale non condivisa, nel corso della quale egli
svolge un' ammirevole funzione di moderazione degli animi in una situazione di tensione tra
manifestanti e forze dell’ordine.
6. L' istitutore del sindacato dei maestri. Organizza sindacalmente il personale della scuola
della provincia di Potenza e diviene Segretario provinciale del Sindacato Scuola della
Confederazione Generale del lavoro (da pagina 136 del volume "Michele Preziuso").
7. Il promotore del diritto allo studio, fondando la scuola di Avviamento al lavoro.
Promuove l’istruzione nella società contadina ed esorta tutti a lottare per l' affermazione dei
diritti, come testimonia il prof. Donato Martiello nel testo " Michele Preziuso" a pag. 186.
8. Il difensore dei diritti del maestro. Nel numero del 25-01-1914 del giornale " Il
lavoratore", fondato da Attilio Di Napoli, scrive un articolo intitolato " Problemi magistrali. La
scuola e i maestri", che contiene una lunga e accorata disquisizione sull' importanza della scuola
nella formazione degli uomini e dei cittadini e sulla missione di "apostolato" degli insegnanti.
Nel medesimo articolo denuncia con forza il livello estremamente basso e inadeguato degli
stipendi dei docenti.
9. L’ uomo di fede religiosa. Egli vuole che nella scuola si insegni la morale cristiana,
fautrice di uguaglianza, giusta e pietosa, morale che "parla lo stesso linguaggio ai mendicanti e
ai re" e non il catechismo in quanto arido insegnamento dogmatico, come è confermato anche
da alcune testimonianze di suoi alunni che noi abbiamo intervistato e dalla lettera bellissima,
intrisa di perdono cristiano, che egli scrive in occasione del suo pensionamento alla direttrice
didattica e ai suoi colleghi, tra i quali non mancano persone che gli hanno procurato amarezze e
sofferenze nel corso del regime dì dittatura.
10. Il pubblicista. Scrive tre opere: “I grandi precursori della scuola" (1928) soffermandosi su
Vittorino da Feltre, Martin Lutero, Gian Giacomo Rousseau, Giuseppe Mazzini e Aristide
Gabelli, in cui riassume i suoi studi filosofici e pedagogici. Molto interessante la distinzione che
qui fa tra istruzione ed educazione. Si legge: "l'istruzione somministra i mezzi per praticare ciò
che l’ educazione insegna. Mentre l’ educazione ha per obiettivo l'animo e sviluppa nell’ uomo
la conoscenza dei suoi doveri". Con l'opera "Il pensiero filosofico attraverso i secoli” (1930) si
propone di far conoscere la storia del pensiero filosofico, in modo divulgativo e semplice, alle
14
più larghe masse di cittadini e lavoratori. Segue infine "Sommario di storia della Basilicata"
(1957) la cui intenzione è quella di far conoscere alle masse la storia della nostra terra, l'antica
Lucania. Non sono inoltre trascurabili i numerosi articoli scritti sulle riviste storiche, come "Il
lavoratore" e su giornali come l'Avanti.
1 1 . L’ uomo che afferma e pratica il primato dell'interesse sociale e generale su quello
personale e particolare. Nei suoi anni da Sindaco si adopera per la costruzione dei bagni
pubblici, rinnova la toponomastica, fa lastricare quasi tutte le strade dei nostro paese, istituisce
fiere commerciali che ancora oggi esistono. Da Consigliere Provinciale collabora con il
professore Enzo Cervellino, entrambi eletti al Consiglio Provinciale, uno nelle file socialiste,
l’altro in quelle della Democrazia Cristiana, alla realizzazione della funivia di Monticchio (da
pag. 136 del volume "Uomini Fatti Istituzioni", di Michele Pinto), si occupa seriamente della
provincializzazione di alcune strade del territorio, della costruzione di alloggi per i lavoratori e
dello sviluppo di una sensibilità ambientalista ante litteram, come scrive il prof. Angelo
Nardozza nella prefazione al testo "Michele Preziuso".
12.Il servitore della patria e l'internazionalista. Preziuso partecipa come capitano dei
bersaglieri alla prima guerra mondiale, considerata da lui e da molti suoi coetanei come I'
ultima guerra di indipendenza nazionale, conseguendo medaglie al valore. Tra i suoi
commilitoni figura anche il caporale Benito Mussolini cui, come scrive Enzo Cervellino a pag.
225-226 del secondo volume " Regio Vulturis", " più volte dovette indulgere quando
Mussolini, per la sua irrequietezza commetteva infrazioni e sarebbe dovuto essere punito" e a
cui rimane legato da amicizia. Lo stesso Mussolini e Achille Starace, alto gerarca del fascismo,
scrive sempre Cervellino "non dimenticarono il loro commilitone Michele Preziuso e tentarono
di indurlo a desistere dalle sue idee, ad accettare la tessera del partito fascista. Michele Preziuso
disdegnò ogni allettamento e, coerente con il suo credo politico, respinse fieramente ogni
promessa". Il possesso di un forte sentimento nazionale tuttavia non gli impedisce di coltivare
un internazionalismo altrettanto forte e spiccato, finalizzato alla pace tra i popoli e alla
solidarietà tra gli stessi contro ogni forma di colonialismo, di imperialismo e di regimi
dittatoriali, come dimostrano le sue scelte di "autonomista", insieme a Pietro Nenni, all' interno
della sua parte politica sul finire degli anni ‘50.
13.L’amministratore pubblico. È sindaco di Barile dal 1920 al 1921 e di Rionero dal 1946 al
1948 (primo Sindaco eletto dai cittadini rioneresi dopo la fine della guerra). È Consigliere
Provinciale per ben due legislature.
14.Il suo amore per Rionero e per la Basilicata. Sentimento che non tradisce mai, neanche in
carcere, nel 1953, quando rifiuta una vincente candidatura al Senato per non abbandonare le
persone che con lui dividono quella triste esperienza. Esattamente come fa nel ventennio della
dittatura, nonostante le pressioni del regime a farlo trasferire a Roma in cambio della carriera
parlamentare, del successo e della ricchezza promesse.
Tutto ciò è stato il collega Michele Preziuso, espressione straordinaria dei nostro mondo e della
causa democratica, stimato ed amato dal meglio dell’intellettualità di Rionero, dagli emeriti
docenti universitari di Rionero che operano nelle università Italiane, da Rocco Brienza, che lo
definiva " il Filippo Turati della Basilicata", ad Enzo Persichella, da Peppino Russillo a Franco
Bochicchio. Un uomo il cui spiccato senso della legalità, intesa come libertà, lo rende del tutto
degno delle parole attuali ed eterne che Emanuele Kant scrive nella Conclusione dell' opera
"Critica della ragion pratica". Parole che, ne siamo convinti, gli sarebbero molto piaciute: "Due
cose colmano l’animo di ammirazione e riverenza sempre nuova e crescente, quanto più spesso
e assiduamente sono oggetto di riflessione: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro
di me"
15
METODOLOGIA DEL LAVORO DELLA COMMISSIONE
I criteri relativi alla metodologia da adottare per la scelta del personaggio cui intitolare
la scuola sono stati i seguenti:
•
effettuare la ricerca dello stesso prioritariamente nell’ambito della storia locale,
allo scopo di integrare i valori della legalità e della ricerca con quello della memoria.
Ciò in una città in cui sono stati e sono frequenti avvenimenti e segnali inquietanti che
costituiscono una tendenza alla perdita della memoria, all’offuscamento di pezzi
importanti dell’identità comunitaria. In caso di esito insoddisfacente dell’indagine
nell’ambito della storia locale, la Commissione ha ritenuto necessaria e indispensabile
l’ipotesi di rivolgere la medesima nell’ambito della storia regionale e nazionale;
•
consultazione di una bibliografia comprendente quattro testi: REGIO
VULTURIS, DI ENZO CERVELLINO, MICHELE PREZIUSO, l’uomo il politico
l’educatore,
di
CRISTINA
DI
LAGOPESOLE,
ALFREDO
BOCCHETTI,COSTANTINO CONTE,PIERO DI SIENA, UOMINI FATTI
ISTITUZIONI, DI MICHELE PINTO, MUNICIPIO E PAESE, DI MICHELE
TRAFICANTE;
•
collegialità e ricorso permanente alla discussione;
•
struttura della Commissione in compiti e funzioni diverse, espletate sia a scuola
nelle ore extrascolastiche, che individualmente e privatamente al fine di poter svolgere
proficuamente gli adempimenti previsti;
•
a seguito di due mesi, utili alla lettura e all’approfondimento delle problematiche
emerse dalla suddetta bibliografia, la Commissione si è orientata, all’unanimità,
sull’insegnante Michele Preziuso;
•
consultazione di documenti storici e acquisizione di informazioni inerenti
episodi e vicende di cui è stato protagonista il personaggio prescelto;
•
richiesta alla Direzione didattica di alcuni elenchi di alunni nati dal 1923 al
1940, per un numero complessivo di 180, frequentanti otto classi. Ciò allo scopo di
acquisire testimonianze orali non solo dagli alunni viventi dell’insegnante Preziuso,
ma anche da alunni di altri insegnanti, al fine di poter effettuare una comparazione di
metodi e di esperienze didattiche utilizzate in quegli anni;
•
per ottenere testimonianze non condizionate, ma franche e libere, agli alunni
ultrasettantenni e ottantenni è stato comunicato l’invito a venire a scuola o a ricevere la
Commissione a casa propria in caso di motivi di salute. Agli stessi è stato spiegato
soltanto che la scuola aveva deciso di svolgere una ricerca sugli insegnanti e sulla
scuola del passato, al fine di delineare un confronto utile tra passato e presente e
individuare eventualmente differenze, somiglianze, punti di debolezza e punti di forza.
In tal caso è stato quindi necessario simulare le reali finalità dell’indagine;
•
la ricerca degli alunni testimoni ha consentito di individuare e rintracciare, su
180 alunni compresi negli elenchi consultati, un campione di 20 alunni, che ha
evidenziato peraltro una composizione sociale varia e articolata, quindi
tendenzialmente rappresentativa del corpo sociale di Rionero in Vulture.
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TESTIMONIANZE DEGLI ALUNNI
Le sottoelencate dichiarazioni degli alunni intervistati sono qui riportate fedelmente,
così come sono state realmente rese, in forma popolare e talvolta dialettale.
ANTONIO ASQUINO – Oggi residente a Firenze
Ho un bel ricordo del maestro Michele Preziuso. Era simpatico umanamente,
abbastanza bravo nelle spiegazioni. Ci faceva leggere il libro in circolo. Con noi
bambini aveva un rapporto diretto. Era anche severo nelle cose giuste ma umano.
Ricordo che dedicava molto spazio agli avvenimenti in Italia e nel mondo e alla
cronaca dei fatti politici.
MICHELE RICCI
Era molto umano e non ti dava il peso della scuola perché a una certa età la scuola
diventa pesante per i bambini, ma quando c’era Preziuso tutto era liscio, era piacevole
ascoltarlo……Facevamo i dettati, la punteggiatura, ci teneva molto alla punteggiatura.
La matematica la faceva così facile che tu capivi facilmente i problemi. Si metteva alla
lavagna e te la spiegava continuamente, anche il più ignorante la capiva…..Era un
politico e anche quando faceva i comizi era un divertimento ascoltarlo, perché lui
faceva le battute.
PASQUALE SCIOSCIA
Per me il maestro più bravo, che mi ha lasciato qualcosa in fondo al cuore era il
maestro Preziuso…Mi piaceva perché parlava agli alunni con il cuore e gli diceva
quello che doveva dire senza strafare e senza minacciare, senza violenza, ti insegnava
e ti diceva il motivo, era un piacere essere il suo alunno. Non ho trovato altri maestri
come lui perché nelle altre scuole i maestri facevano i maestri, però non erano “
cuore", quando si avvicinavano vedevano se il tuo lavoro era fatto bene, se era fatto
male, se ti eri fatto male ti dicevano, che avevi sbagliato e si allontanavano, non ti
davano spiegazione….. Un particolare che ricordo è che quando ci mandava a
casa…quando arrivava a me e a quelli che abitavano in via Umberto I, dove abitava
anche lui, diceva via Barile. Poi ci ha spiegato perché non dire via Umberto I, perché
era contrario a quella idea monarchica…. Verso aprile-maggio è stato esiliato,
confinato…. Non ci ha comunicato niente, siamo andati a scuola e la direttrice ci ha
detto che il maestro Preziuso non c’era più…. Di lui mi ricordo una barzelletta….
Nella sezione del partito socialista quando facevano le assemblee e tutti prendevano la
parola, quando parlava lui si sentivano solo le mosche volare perché tutti stavano a
sentirlo…. Come insegnante era bravo, era un dono di natura, quando non lo capivamo
in Italiano, te lo diceva in dialetto, aveva molta pazienza.
MAURO SPERA
….. quando è morto l’ho portato anche a spalla da casa sua vicino alla Chiesa
Madre….. quando lo hanno portato in caserma, quando faceva il sindaco, io con gli
altri, centinaia, lo abbiamo fatto uscire dal carcere….. Era bravissimo, per me si faceva
capire… era molto umano… con i ripetenti li aiutava e li sgridava un po’ perché
dovevano studiare di più, ma non li picchiava…. Era uguale con tutti, scherzava, non
faceva rendere la scuola pesante e noi andavamo con piacere
RACHELE GRIECO – non alunna
Don Michele era bravo, devoto verso il popolo, ci rimetteva di persona pur di aiutare
chi stava male. A scuola si comportava bene, a chi non aveva i quaderni, glieli dava
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lui. Pensate che noi contadini e braccianti abbiamo scritto una canzone per lui, che
cantavamo quando andavamo in campagna.
GIUSEPPE SPERDUTO
Preziuso era bravo, cacciatore e mi portava a caccia, mi faceva tenere lo specchietto e
lui sparava, insegnava alla mano…. Era anche un cattolico, mi ricordo che una volta
un bimbo ha bestemmiato, simbolicamente ha preso la forbice e gli ha tagliato un po’
di lingua, come esempio che non bisogna bestemmiare… Era giusto. Insegnava di tutto
come se parlavamo tra di noi, era semplice quando parlava… un padre di famiglia che
ci sapeva fare. Ci insegnava come ci si doveva lavare, essendo che l’acqua nelle case
non c’era, allora quel po’ di acqua e quella piccola tovaglia che si usava cercavi in tutti
i modi di usarla abbastanza bene…… Era bravissimo nell’insegnare e nello spiegare
certe cose. Come bisognava fare di tutto…. Ci portava a caccia per compagnia e ci
insegnava la natura com’era.
GERARDO VARLOTTA
Il maestro Preziuso era rispettoso degli alunni…. Un bravissimo maestro, ti dava delle
carezze, una cosa se non te la mettevi nella testa te la metteva piano piano, ti insegnava
benissimo, benissimo proprio.
VINCENZO CAPUTO
Per quel che ricordo, il maestro Preziuso era migliore del maestro R….. Diceva che
quando si scendeva in piazza o si camminava per strada, qualunque manifesto o
reclame che c’era sui muri bisognava leggerlo… Io ricordo con più soddisfazione il
maestro Preziuso perché dal mio punto di vista era un uomo più navigato, aveva fatto
maggiori esperienze di vita…. Era anche stato il capitano del caporale dei bersaglieri
Benito Mussolini e gli furono fatte delle offerte, ma lui non accettò per ideologia
politica. Il maestro R. aveva un carattere più nervoso, più autoritario, mentre Preziuso
era più pacato, più disciplinato, pretendeva il rispetto… Il maestro Preziuso era più
vicino, aveva un modo d’insegnamento diverso. Io preferivo l’insegnamento di
Preziuso a quello di R. ….. come carattere lo preferivo.
ANTONIO CALICE
L’insegnate che mi ha colpito maggiormente è stato Preziuso… del suo insegnamento
mi piaceva la matematica… mi sembra che è venuto pure ad insegnare, se non vado
errato, all’Avviamento Professionale….
ANTONIO TRIBUZIO – alunno di alti insegnanti
Del maestro Preziuso ho un bel ricordo, era un uomo molto spiritoso e coraggioso.
Mio padre era fascista e lui socialista, mio padre ha avuto la diffida dal fascismo di
chiudere il negozio perché era frequentato da gente non fascista. Quando Preziuso è
andato ad intrattenersi al nostro locale, mio padre gli ha detto di non frequentare più il
negozio. Preziuso gli ha chiesto chi lo avesse deciso e mio padre gli rispose che era
stato il fascio. Preziuso gli disse di non preoccuparsi perché sarebbe andato lui
direttamente a protestare dal fascio per fare aprire il negozio e avrebbe detto ai
dirigenti del fascio di fare la diffida a lui che era socialista e non a mio padre che era
fascista. Era molto coraggioso e scherzoso…..
SAVINO CALICE
… Il terzo anno sono andato da Preziuso. Era un maestro serio, una persona seria, era
antifascista, è stato confinato, era cacciatore e ogni tanto ci portava con lui. È stato un
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anno bello…. Il migliore anno l’ho passato con Preziuso… ci ha fatto molto maturare
il suo modo di insegnare….Il maestro M. era molto anziano e non aveva il potere in
mano perché noi eravamo tremendi peggio di adesso. R. veniva da Atella e d’inverno a
volte veniva a volte no quando c’era la neve e poi faceva camminare la spalmata, ci
metteva in castigo, ci faceva dei dispetti…. È stato un uomo perduto perché ci ha
bocciato, ci ha sospeso molte volte. Preziuso invece ci sapeva prendere meglio, ha
instaurato con noi un rapporto diverso, che ci ha maturato con gli altri due anni
ancora… ci ha aiutato a crescere.
MICHELE LAROTONDA
…Erano tutti bravi, specialmente Preziuso. Sono rimasto impressionato da suo modo
di insegnamento perché era molto diverso. Mentre gli altri erano distanti… Preziuso
no. Era un barzellettiere quando ci faceva la lezione, specialmente quando si doveva
mettere l’accento sulla e o l’h davanti alla a, diceva, in dialetto:”vui avita parlà solo
alla paesana, quir iè sciut dà, è andato là, là vuole l’accento”, sono cose piccolissime
ma queste cose restano impresse al bambino. Poi ci raccontava tutti i suoi fatterelli
della vita, faceva l’utile e il dilettevole ed era diventata la nostra una scolaresca che
stava a sentire. C’era il silenzio nella scuola e sentivamo sia la lezione che le
barzellette e noi eravamo tutti contenti per la verità…..
PASQUALE PIETRAFESA
….Di questi insegnanti ricordo con piacere Preziuso, devo dire la verità, pure se io
sono stato un po’ duro di testa….. mi piaceva come comportamento e come
insegnante, come ci insegnava, ci faceva capire e non usava mai la bacchetta… non
faceva differenza tra ricchi e poveri e come passava davanti al primo banco, passava al
secondo e al terzo banco….qualche volta per far capire un concetto usava il dialetto.
EMIDIO GIAMMATTEO- Alunno di altri insegnanti
…D. Per caso hai conosciuto il maestro Michele Preziuso?
R. Certo, era un grande uomo, un grande educatore, un grande politico, un grande in
tutto. Era, insomma, un grande.
D. Perché secondo te era un grande?
R. Ci vorrebbe molto tempo per spiegare la sua grandezza: Oggi sono deluso da tutti i
politici, anche da quelli in cui ho creduto maggiormente. Preziuso, rispetto ai politici
di oggi, di Rionero e della Basilicata, era di un altro pianeta.
ANGELO ROSIELLO
……Aveva un cuore enorme e generoso e ci teneva molto alle cose che ci spiegava.
Ci portava a passeggio, in campagna ma anche in montagna, in autunno, a gruppi di 45 alunni, sempre nella zona Pallettieri, per tirare lo specchietto, durante la caccia, che
serviva ad attirare gli uccelli. Noi dovevamo saperlo tirare, dovevamo saper stare ad
una distanza di 30 metri circa. Dovevamo tirarlo bene per evitare che la fune, che lo
manteneva, si ingarbugliasse e potesse, se tirato male, far colpire lo specchietto dalla
pallottola sparata. I movimenti che dovevamo fare erano di intelligenza e abilità “p’chè
s’avia scravuglià e n’gravuglià”…. Ad insegnare “ier na cosa fin, ii quer ca m’agg
m’barat iè tutt grazi a idd. N faciv legg bun e s faciv capì. Ier nu super maestro, ier bun
r’ cor ma pur sever e quann n’ger ra rà na punizion la raciv, ma sop r’giust. Quann ii
ier pccininn so rimast orfn”, per me è stato un padre che non ho avuto ed è stato un
esempio di vita…… Quando faceva il comizio era un piacere sentirlo. Ricordo che
quando qualcuno, che era di parere politico contrario, lo interrompeva durante il
comizio, lui con molta calma lo faceva parlare e lo invitava a spiegare quello che
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voleva dire e a ragionare. Faceva così perché rispettava le idee degli altri e credeva
molto nelle cose che diceva, che erano sempre ragionate. Dopo un suo comizio, noi
parlavamo nella Camera del Lavoro di quello che lui aveva detto. Era un grande uomo
e quello che diceva lo faceva capire a tutti, anche perché “iera nu grand orator”
ANTONIO IARRUSSO
…….Ho avuto come maestro il maestro M., il maestro I e R, ca iern tremend e sapivn
sol picchiar e bacchettar, Preziuso era il più bravo, gli aut facivn tutt schif. Di Preziuso
marr’cord ca ier calm, uman, brav a farn capì r cos ca spiegav e pur ndo lu
comportament vers r nui ca ierm criam..
LA SCUOLA PRIMARIA DI RIONERO INTITOLATA A MICHELE PREZIUSO
Il giorno 29-9-2009 il plesso della Scuola Primaria” Piano Regolatore” che oggi
comprende,nel suo edificio,tutte le classi del quinquennio della formazione primaria,
viene intitolato a Michele Preziuso con una cerimonia solenne,svoltasi nel pomeriggio
a scuola e in serata presso il Centro Sociale “P. Sacco di Rionero, con una
manifestazione di riflessione sul personaggio,cui hanno dato il loro contributo il
sindaco dott. Antonio Placido,il dirigente dott. Gerardo Antonio Pinto, il Prefetto dott.
Luigi Riccio,il dirigente in pensione dott. Matteo Alfredo Bocchetti,l’ins. Giuseppe
Chieppa,in qualità di Presidente della Commissione docente preposta all’intitolazione
del plesso,l’avv. Paolo Pesacane,in qualità di Assessore della Provincia di Potenza.
L’EPIGRAFE A MICHELE PREZIUSO
Nell’atrio principale della scuola,accanto all’immagine-fotografica del personaggio,il
giorno 29-9-2009 è stata inaugurata dalle autorità scolastiche e dal sindaco Antonio
Placido la seguente epigrafe:
A MICHELE PREZIUSO
(1888-1961)
Militante antifascista e perseguitato politico
Cittadino esemplare
ed amministratore pubblico integerrimo
Maestro illuminato e ricercatore di verità
Apostolo di libertà e giustizia.
La Scuola Primaria e l’amministrazione Comunale posero.
Rionero in Vulture 29-9-2009
BIBLIOGRAFIA PER CONOSCERE MICHELE PREZIUSO
Per conoscere la vita e le opere di Michele Preziuso nei vari aspetti della sua ricca e
complessa personalità, è utile consultare la seguente bibliografia:
MICHELE PREZIUSO l’uomo il politico l’educatore (CALICEDITORI) di C.
Lagopesole – A. Bocchetti – C. Conte – P. Di Siena
REGIO VULTURIS – volume secondo, di Enzo Cervellino (Edizioni Osanna)
MUNICIPIO E PAESE – di Michele Traficante (IL BORGHETTO)
UOMINI FATTI ISTITUZIONI ritratto di un paese dal secondo conflitto mondiale al
miracolo economico – di Michele Pinto.
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LA SCUOLA PRIMARIA DI RIONERO PROMUOVE UN CONCORSO E UN
FILM DOCUMENTARIO
Nel quadro delle iniziative volte alla realizzazione del progetto “CONOSCENZA E
MEMORIA DI MICHELE PREZIUSO”, la scuola primaria di Rionero ha promosso,
nel corrente anno scolastico, un concorso rivolto agli alunni delle scuole di ogni ordine
e grado del Vulture Melfese. Il tema oggetto del concorso è : Michele Preziuso,
l’uomo, il politico, l’educatore. I lavori degli alunni partecipanti saranno consegnati
alla Commissione concorsuale appositamente costituita entro il 16 aprile 2012.
Contestualmente la scuola sta producendo un film documentario sulla vita del
personaggio, che sarà ultimato e presentato al pubblico, agli alunni e alla stampa nei
prossimi mesi, possibilmente a fine maggio p.v.
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Michele Preziuso - ex circolo didattico