DELLA
ANNO XXXV
13 FEBBRAIO 2010
E 1,20
ono passati 20 anni dalla Convenzione Onu per
i diritti dell’infanzia, ma
molto resta ancora da
fare. E c’è anche qualcosa da correggere, nella politica attuata da diversi Paesi del mondo
e, soprattutto, da organismi internazionali che si presentano
come benefattori dell’infanzia.
Talvolta si ha l’impressione che
si parli dei diritti dei bambini,
ma in realtà si perseguano i diritti degli adulti sui bambini...
Lunedì 8 febbraio Benedetto
XVI ha pronunciato parole chiare, aprendo in Vaticano i lavori
della XIX Assemblea Plenaria
del Pontificio Consiglio per la Famiglia, dedicata proprio al tema
“I diritti dell’infanzia”. La famiglia è l’alveo naturale in cui può
crescere una vera tutela dell’infanzia. Sembrerebbe una cosa
scontata, e infatti la stessa Convenzione Onu, nel preambolo, indica la famiglia «quale ambiente
naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri
e in particolare dei fanciulli».
Invece, oggi, c’è chi afferma di
battersi strenuamente per i diritti dei bambini e, contemporaneamente, non perde occasione
per scardinare la famiglia. Basterebbe dare un’occhiata alle politiche familiari del Nobel per la
pace Barack Obama per trovarvi
scelte e finanziamenti che vanno nella direzione di quella «salute riproduttiva» - mai parole
furono più false! - che significa,
in verità, aborto, sterilizzazione,
contraccezione e controllo delle
nascite. È perlomeno curiosa una
politica per l’infanzia, che impedisce ai bambini di nascere...
Tornando al Papa, le sue parole all’Assemblea in corso di svolgimento in Vaticano colpiscono
per il recupero di alcune dimensioni talmente essenziali da essere inspiegabilmente dimenticate nelle effettive legislazioni di
Paesi che aderiscono all’Onu.
Dice il Papa: «È proprio la famiglia, fondata sul matrimonio tra
un uomo e una donna, l’aiuto più
grande che si possa offrire ai
bambini. Essi vogliono essere
amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, crescere e vivere
insieme con ambedue i genitori,
perché le figure materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli, e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. È importante,
quindi, che si faccia tutto il possibile per farli crescere in una famiglia unità e stabile... Un ambiente familiare non sereno, la
divisione della coppia dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono
senza conseguenze per i bambini, mentre sostenere la famiglia
e promuovere il suo vero bene, i
suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori».
Il Papa aveva appena deplorato e condannato il comportamento di quei membri della Chiesa
che, agendo in contrasto con l’impegno della Chiesa a tutela della dignità e dei diritti dei minori, hanno violato tali diritti. Frasi ampiamente riprese dai media
come ennesimo pronunciamento
di Benedetto XVI contro i preti
pedofili. Delle altre parole, nulla. Il solito strabismo comunicativo, che non fa certo il bene né
dei bambini né della famiglia.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
S
don AGOSTINO CLERICI
6
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
COMO
I DIECI ANNI
DE «LA SORGENTE»
Bambini
e famiglia
a casa alloggio dei Padri
Somaschi, che accoglie
persone sieropositive e
in Aids, si appresta a
vivere una serie di appuntamenti per celebrare il traguardo dei dieci anni. Giovedì
11 febbraio la S. Messa celebrata da mons. Diego Coletti.
L
LE PAROLE DEL PAPA
ALL’ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO
PER LA FAMIGLIA
A PAGINA 14
COMO
IONI PER SFIDARE
LO SMOG
A PAGINA 15
COMO
IL TURISMO SORRIDE
Vaticano, 31 gennaio:
Benedetto XVI recita
l’Angelus. Al termine della
preghiera, due ragazzi
dell’Azione Cattolica della
diocesi di Roma, invitati
nell’appartamento
pontificio in occasione della
“carovana della pace”,
liberano dalla finestra due
colombe, simbolo di pace
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Segnali positivi per la
provincia comasca, unica in Lombardia. Il confronto tra i dati del
2009 e quelli del 2008
confermano la sostanziale tenuta del comparto.
A PAGINA 16
COMO
I 90 ANNI DELL’
ASSOCIAZIONE
NAZIONALE ALPINI
A PAGINA 18
SCUOLE
CATTOLICHE
L’ISTITUTO
SAN CARPOFORO
A PAGINA 19
COMO
UN FILO DI SETA
LUNGO 20 ANNI
Il Museo Didattico della Seta di Como celebra quest’anno, in grande forma, il
traguardo dei due decenni
di vita.
A PAGINA 20
VISITA
PASTORALE
LA CRONACA
DI CASANOVA
E CAVERSACCIO
PRIMO PIANO
E CHIESA
MONDO
INIZIA IL CAMMINO
DELLA QUARESIMA
ALLE PAGINE 8-9
ALLE PAGINE 3 E 12
PELLEGRINAGGI
GUARDANDO
A SANTA TERESA
DI LISIEUX
SONDRIO
IN CITTÀ ARRIVA
IL VANGELO
SECONDO GIOTTO
A PAGINA 10
VARESE
BILANCI PER IL
VOLONTARIATO
A PAGINA 27
A PAGINA 28
VALTELLINA
IL PUNTO
SULLA VIABILITÀ
A PAGINA 31
LIBRETTO PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE
Ha come fulcro la Sacra Famiglia di Nazareth il libretto per
la benedizione delle famiglie
edizione 2010.
È già possibile effettuare le
prenotazioni presso “Il Settimanale” (da lunedì a venerdì,
dalle ore 8.30 alle ore 18.30,
telefono 031-263533).
Quest’anno, per chi lo desidera, è possibile personalizzare
l’ultima pagina di copertina
del libretto con immagini o
pensieri a scelta della parrocchia. Le richieste di personalizzazione dovranno pervenire
entro e non oltre il 23 febbraio
anche all’indirizzo mail:
[email protected]
Benedizione
delle famiglie 2010
Costruisci, o Dio,
la nostra
casa!
1
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
PÓLTAWSKA - WOJTYLA
NOVITÀ IN LIBRERIA
DIARIO DI UN’AMICIZIA
ANNO SACERDOTALE
A
ppare in edizione italiana un libro singolare, il diario di una
amicizia spirituale
che ha accompagnato tutta la vita di Karol Woytjla,
anche dopo che egli divenne
papa (compaiono, infatti, anche
quarantasei lettere inedite di
Giovanni Paolo II all’Autrice).
La vita di Wanda Póltawska,
rinchiusa in un campo di concentramento e sottoposta a
esperimenti medici, l’incontro
con Karol Wojtyla che diverrà
sua guida spirituale e amico fraterno, fino al punto di chiamarsi reciprocamente fratello e sorella. I lunghi campeggi trascorsi insieme a meditare, la malattia e la miracolosa guarigione,
le riflessioni spirituali e il lungo carteggio tra i due. Wanda
Póltawska è una delle persone
che sono state più vicine a Giovanni Paolo II, lo ha ascoltato e
consigliato, è stata presente nel
momento della sua morte.
Da queste pagine - «un’insolita testimonianza di una direzio-
ne spirituale, di un lavoro su di
sé e di una crescita, lungo il
cammino verso Dio, attraverso
la reciproca vicinanza delle persone e della natura», scrive nella prefazione mons. Michalik appare un ritratto inedito e intimo del grande papa polacco presto beato.
WANDA PÓLTAWSKA, Diario di un’amicizia. La famiglia Póltawski e Karol Wojtyla, San Paolo, pagine 640,
euro 24,00.
Wanda Póltawska è nata il 2 ottobre
1921 a Lublino. Durante l’occupazione
tedesca fu arrestata dalla Gestapo e
rinchiusa nel campo di concentramento di
Ravensbrück, dove fu sottoposta a crudeli
esperimenti da parte dei medici nazisti.
Dopo la sconfitta dei tedeschi poté far
ritorno in Polonia, dove sposò Andrzej
Póltawski, dal quale ebbe quattro figli.
Medico di successo, fu legata da amicizia
con il giovane sacerdote Karol Wojtyla.
Nel 1961 pubblicò il volume E ho paura
dei miei sogni, nel quale racconta la sua
vita nel lager di Ravensbrück.
LA LUCE DELL’EUCARISTIA
E LA SESSUALITÀ UMANA
«
A
RAIMONDO SCOTTO,
Il fuoco e i falò. La
sessualità e l’Eucaristia,
Città Nuova, pagine
116, euro 9,00
ccostare sessualità ed Eucaristia potrebbe significare in un primo momento una mancanza di rispetto
o perlomeno un’esagerazione, mentre invece può
nascondere non solo il Mistero d’amore di Dio, ma
anche il mistero d’amore nascosto da Dio nel nostro
corpo, creato per essere destinato alla risurrezione». Così anticipa la nostra obiezione e offre un indirizzo di risposta don Renzo
Bonetti, nella prefazione al volumetto di Raimondo Scotto (medico ospedaliero ed esperto di problemi legati alla sessualità).
Se ci pensiamo bene la sessualità e quella forma perfetta per
viverla che è il matrimonio sono il primo sacramento di cui si
parla nella Bibbia. L’essere uomo - donna rappresenta l’immagine e somiglianza dell’uomo con Dio Creatore. «Ed è a questo
vertice di relazione d’amore tra sposo e sposa - continua don
Bonetti - che osiamo avvicinare un altro vertice d’amore che lo
supera ancora più: è il dono d’amore nel quale Gesù arriva a
offrire il suo corpo nell’Eucaristia».
In effetti l’Eucaristia, inesprimibile mistero d’amore, è una sfida alla nostra fede e al nostro desiderio di immortalità. È anche
una sfida alla nostra corporeità, chiamata ad accogliere il divino lasciandosi trasformare. Ma, soprattutto, l’Eucaristia è una
sfida al nostro modo di amare e ci ricorda che la vera misura
dell’amore è il dono totale di sé. La luce di questo sacramento
pervade anche la sessualità, sotto tutti gli aspetti, e può aiutare
ogni uomo e ogni donna a scoprire il proprio destino ultimo di
creatura «a immagine e somiglianza di Dio».
a cura di AGOSTINO CLERICI
Proseguono le pubblicazioni in occasione
dell’Anno Sacerdotale indetto per il 20092010 da Sua Santità Benedetto XVI nella
ricorrenza del 150° anniversario della nascita di Giovanni Maria Vianney, il Curato
d’Ars, santo patrono dei parroci. Il cardinal
Angelo Comastri presenta una sua riflessione sulla bellezza, la generosità e l’impegno che caratterizzano la vita consacrata.
Come sempre, sono parole scritte dal cuore,
come questo ringraziamento posto a mo’ di
prefazione: «Grazie per il sacerdote che ci ha
battezzato, per il sacerdote che ci ha dato il
primo perdono, per i sacerdoti che ci perdonano ogni giorno e ogni giorno ci regalano la
santa Eucaristia; grazie per il sacerdote che
ci darà l’ultimo perdono nell’ultimo giorno
della nostra vita!». In calce ad ogni capitolo
sono riportati brani di autori spirituali. ANGELO COMASTRI, Donarsi è l’unico guadagno! Per riscoprire la bellezza della
vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata, San Paolo, pagine 136, euro 13,00.
Città Nuova prosegue nella pubblicazione
degli agili volumetti che accompagnano l’anno sacerdotale al ritmo delle stagioni. L’autunno era dedicato all’agire. L’inverno affronta le sfide. In attesa della primavera e del
volumetto che concluderà la serie, composta
da 365 scintille di luce tratte dalla Scrittura, dai Padri della Chiesa, dai Santi, dal
Concilio Vaticano II, testi di teologi, Papi,
testimoni che invitano all’essenziale. In
quattro volumi, che si possono facilmente
unire al breviario, un percorso secondo le stagioni dell’anno che richiamano dimensioni
fondamentali della vita dei preti: l’essere l’agire - le sfide - le prospettive. Attenta ai
tempi liturgici questa raccolta, preparata da
esperti di varie regioni del mondo, nasce dalla
convinzione che “il prete serve”: per realizzare la Chiesa come famiglia e diffondere
nel mondo la civiltà dell’amore. HUBERTUS BLAUMEISER - TONINO GANDOLFO (a cura di), Come il padre ha
amato me. 365 pensieri per l’anno sacerdotale, Città Nuova, 2. autunno: l’agire,
pagine 104, euro 6,00 - 3. inverno: le sfide,
pagine 102, euro 6,00.
Ecco, infine, una biografia del santo curato
d’Ars adatta anche ai ragazzi. Il libro narra,
a partire dalla sua infanzia, le vicende di
san Giovanni Maria Vianney. Attraverso scene di vita vissuta racconta l’ambiente familiare, il contesto storico-sociale, l’ambiente
ecclesiale, le vicende della sua formazione sacerdotale, l’approdo ad Ars, l’attività di parroco nel paesino fino agli ultimi giorni della sua
vita. Il linguaggio è semplice, ma coinvolgente,
lo stile aneddotico, adatto ai più giovani. Alcune immagini in bianco e nero, dallo stile fumettistico, semplice, si alternano lungo la narrazione. Segue, in appendice, una preghiera a san Giovanni Vianney
e un glossario. ELIZABETH M. DEDOMENICO, La vita del
Santo Curato d’Ars, Paoline, pagine 104, euro 10,00.
SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Parola
FRA
noi
GER 17,5-8
SAL 1
1COR 15,12.16-20
LC 6,17.20-26
Essere figli di Dio è la
ricompensa e la sintesi
di tutte le beatitudini
di ANGELO SCEPPACERCA
SECONDA SETTIMANA
del Salterio
«LETIZIE» E «AVVERTIMENTI» DA PARTE DI GESÙ
D
ue categorie di persone,
secondo il profeta Geremia, si contrappongono
e si distinguono. L’uomo
“che confida nell’uomo”,
si fida dei potenti e si appoggia
sui beni che possiede, a cominciare dalle proprie capacità. Ma il
suo cuore, lontano dal Signore, è
“maledetto”, perché separato
dalla vita che è Dio e condannato
al fallimento totale, come una
pianta in terreno arido. Invece,
“l’uomo che confida nel Signore”,
è “benedetto” da Dio che lo colma
di ogni bene ed assomiglia a un
albero lungo un corso d’acqua.
Così vede le cose Dio, anche se ai
nostri occhi appaiono diversamente.
Geremia non sta facendo il filosofo. Nel sesto secolo avanti Cristo, il piccolo regno di Giuda, tutto
quello che restava dell’antico regno di Davide, era minacciato dal
gigante babilonese. C’era chi
“trafficava” una politica di alleanza con l’Egitto. Il nuovo re di
Giuda Manasse, figlio di Ezechia,
si riteneva così scaltro da cavarsela tra le superpotenze di Egitto
e Babilonia, guadagnando dall’una e dall’altra. E Geremia lo
ammonisce: cosa potrà fare contro
la carestia, l’invasione dei nemici
ed evitare la morte? È la ininterrotta tentazione di aspettare salvezza dai potenti di questo mondo. Gesù conferma e completa le
parole di Geremia. Anche lui esce
da ogni retorica e reagisce con
una fermezza tale che intimorì
Pascal: “Il buon Gesù sa dire cose
tremende”.
“Beati” i poveri, gli affamati,
gli afflitti, i perseguitati. Solo
loro possono rallegrarsi ed esultare. Chi sono? Gesù, prima di pronunciare le beatitudini, “alza gli
occhi verso i suoi discepoli”. Sono i
cristiani poveri, perseguitati e
spogliati di tutto per la loro fedeltà a Cristo. Sono beati perché
hanno il “Regno di Dio” che è Dio
stesso, la sua infinita tenerezza,
la vicinanza d’amore in Gesù. Le
beatitudini incoraggiano e consolano, guariscono da ogni invidia
verso chi ha “successo”, perché la
speranza dei credenti è tutta in
Gesù, un futuro che è anticipato
nella sua Risurrezione.
Dopo le letizie, quattro avvertimenti: “Guai a voi, ricchi... che ora
siete sazi... che ora ridete... e di
cui tutti gli uomini dicono bene”.
Il tono tremendo che riguarda la
ricchezza, la sazietà, la goduria e
la pubblica invidia è svelato dal
rovescio della medaglia. La felicità costruita sulla chiusura del
proprio cuore è precaria e falsa.
Dio solo rende felici e lui non vuole altro che questa, per tutti e per
ciascuno. La si trova nell’essere
figli del Padre e fratelli di tutti.
La verifica, il modello esemplare
delle beatitudini è Gesù nel
completamento della sua vita, il
crocifisso risorto.
Essere figli di Dio è la ricompensa e la sintesi di tutte le beatitudini. Nello specifico, con alcune
differenze. La fame e il pianto
sono condizioni che devono essere
rovesciate; i poveri e quelli che
soffrono insulti, invece, già da ora
sono nel Regno di Dio. Non c’è condanna della ricchezza in quanto
tale; si dice solo che allontana dal
Regno di Dio. E la letizia non è
per merito, ma per grazia: l’essere figli si riceve in dono. Dio è
buono e questo è un verbo che
porta speranza a tutti. Tutti
sono suoi figli, ma ognuno deve
fare il cammino della Pasqua e
imparare il modo nuovo di stare
al mondo secondo il cuore di Dio e
riconoscere che tutti siamo fratelli.
Quella di Gesù, quel mattino
sul monte, fu una chiara proposta
di cambiamento per ognuno della
folla che gremiva la pianura. Lo è
anche oggi per ciascuno di noi, iniziando a spostare il proprio giudizio sulla realtà, una vera conversione del cuore. Per stare dalla
parte giusta, quella del Padre.
Le beatitudini riportano allo
scandalo dell’essere cristiani,
alla letizia che nasce dall’avere
un Padre nei cieli e dal perdere la
propria vita nel servizio della
fraternità.
CHIESA
P A G I N A
3
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
QUARESIMA 2010
«
GIUSTIZIA
LA
DI DIO
SI È MANIFESTATA PER MEZZO
C
iò di cui l’uomo ha
più bisogno non può
essergli garantito
per legge” ma “per
godere di un’esistenza in pienezza, gli è necessario
qualcosa di più intimo che può
essergli accordato solo gratuitamente: potremmo dire che
l’uomo vive di quell’amore che
solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e
somiglianza”. Il messaggio di
Benedetto XVI per la Quaresima è una riflessione “sul vasto tema della giustizia” che
invita a comprendere “come e
più del pane” l’uomo ha “bisogno di Dio” perché “sono certamente utili e necessari i beni
materiali - del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i
malati, di sfamare le folle che
lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza che anche oggi
costringe centinaia di milioni di
esseri umani alla morte per
mancanza di cibo, di acqua e di
medicine -, ma la giustizia ‘distributiva’ non rende all’essere
umano tutto il ‘suo’ che gli è
dovuto”.
ILLUSIONE E CHIUSURA
Una “tentazione permanente
dell’uomo”, ricorda il Pontefice,
è “quella di individuare l’origine del male in una causa esteriore” e “molte delle moderne
ideologie hanno, a ben vedere,
questo presupposto: poiché l’ingiustizia viene ‘da fuori’, affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione”.
Tuttavia questo modo di pensare, come ammonisce Gesù, è
“ingenuo e miope” perché “l’ingiustizia, frutto del male, non
ha radici esclusivamente esterne” ma “ha origine nel cuore
umano, dove si trovano i germi
di una misteriosa connivenza
col male”. Il Santo Padre sottolinea che “l’uomo è reso fragile
da una spinta profonda, che lo
mortifica nella capacità di entrare in comunione con l’altro”
e “aperto per natura al libero
flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affer-
DELLA
Una sintesi del
messaggio di
Benedetto XVI per
la Quaresima che
inizia il 17 febbraio
marsi sopra e contro gli altri: è
l’egoismo, conseguenza della
colpa originale”. Sono proprio
Adamo ed Eva che “sedotti dalla menzogna di Satana”, ricorda il Papa, afferrano “il misterioso frutto contro il comando
divino” e sostituiscono “alla logica del confidare nell’Amore
quella del sospetto e della competizione” e “alla logica del ricevere, dell’attendere fiducioso
dall’Altro, quella ansiosa dell’afferrare e del fare da sé” sperimentando “come risultato un
senso di inquietudine e di incertezza”. Dentro al “cuore della
saggezza di Israele troviamo un
legame profondo tra fede nel
Dio che ‘solleva dalla polvere il
debole’ (Sal 113,7) e giustizia
verso il prossimo”, spiega Benedetto XVI, e “la parola stessa
con cui in ebraico si indica la
virtù della giustizia, sedaqah,
ben lo esprime” significando “da
una parte, accettazione piena
della volontà del Dio di Israele;
dall’altra, equità nei confronti
del prossimo” soprattutto “del
povero, del forestiero, dell’orfano e della vedova”.
I “due significati sono legati”,
ribadisce il Papa, “perché il dare
al povero, per l’israelita, non è
altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà
della miseria del suo popolo” e
“per entrare nella giustizia è
pertanto necessario uscire da
quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di
chiusura, che è l’origine stessa
dell’ingiustizia”.
SOCIETÀ GIUSTE
“Quale è dunque la giustizia
di Cristo?”, si domanda il Santo Padre: “È anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove
FEDE IN CRISTO
QUARESIMA DI FRATERNITÀ
Sono disponibili al Centro Missionario Diocesano i materiali per
la “Quaresima di fraternità 2010”. Le parrocchie che hanno
già ordinato il materiale possono ritirarlo al Centro pastorale
Cardinal Ferrari in v.le Cesare Battisti 8 a Como (aperto dal lunedì al sabato dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 19).
Chi non avesse ancora ordinato il materiale può farlo contattando il
Centro Missionario Diocesano: via telefono o fax al 031-242193 oppure via mail all’indirizzo [email protected]
I materiali a disposizione comprendono:
• il Sussidio edito dalla EMI personalizzato per la diocesi di
Como: riporta le letture bibliche di ogni giorno, un breve commento, una testimonianza missionaria. Il libretto è preceduto da
un’introduzione del Vescovo Diego, da un commento di don Battista Rinaldi e rimanda ad alcuni appuntamenti diocesani.
• Il cubo per la preghiera dei bambini e il cartellone con gli
impegni giornalieri.
• Il depliant con i progetti missionari sostenuti dalla diocesi.
• La locandina missionaria.
Informazioni più precise sono disponibili sul sito internet:
www.centromissionariocomo.it
non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri” e “il fatto che l’‘espiazione’ avvenga nel
‘sangue’ di Gesù significa che
non sono i sacrifici dell’uomo a
liberarlo dal peso delle colpe,
ma il gesto dell’amore di Dio
che si apre fino all’estremo, fino
a far passare in sé ‘la maledizione’ che spetta all’uomo, per
trasmettergli in cambio la ‘benedizione’ che spetta a Dio”.
La giustizia divina, precisa il
Pontefice, è “profondamente diversa da quella umana” perché
“Dio ha pagato per noi nel suo
Figlio il prezzo del riscatto, un
prezzo davvero esorbitante” ma
“di fronte alla giustizia della
Croce l’uomo si può ribellare,
perché essa mette in evidenza
che l’uomo non è un essere
autarchico, ma ha bisogno di un
Altro per essere pienamente se
stesso”. In questo senso, prosegue il Papa, “convertirsi a Cristo, credere al Vangelo” significa “uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza indigenza degli altri e di Dio,
esigenza del suo perdono e della
sua amicizia” e “si capisce allora come la fede sia tutt’altro che
un fatto naturale, comodo, ovvio”
perché “occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del ‘mio’, per darmi
gratuitamente il ‘suo’”.
Conclude Benedetto XVI:
“Grazie all’azione di Cristo, noi
possiamo entrare nella giustizia ‘più grande’, che è quella
dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la
giustizia di chi si sente in ogni
caso sempre più debitore che
creditore, perché ha ricevuto
più di quanto si possa aspettare. Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a
contribuire a formare società
giuste, dove tutti ricevono il
necessario per vivere secondo la
propria dignità di uomini e dove
la giustizia è vivificata dall’amore”.
BREVI NOTE PER CELEBRARE LA QUARESIMA
• Il colore liturgico di questo tempo è il viola (volendo, il rosaceo per la quarta domenica, quella “laetare”).
• Gli atteggiamenti caratteristici sono la penitenza e la conversione; i segni festivi assumono una certa sobrietà: organizzazione
dello spazio celebrativo, composizione floreale, stile globale, canto e musica. In Quaresima si omette l’inno del Gloria e l’Alleluia viene
sostituito da una acclamazione; la scelta dei canti si orienta verso testi che riprendono i temi caratteristici del tempo o che si ispirano a
testi liturgici o salmici. I tre elementi ricordati nel Vangelo del Mercoledì delle Ceneri (elemosina, digiuno e preghiera) mettono insieme
l’aspetto del cammino personale (purificazione da tutto ciò che può “appesantire” la vita spirituale e centralità della preghiera) e della
carità fraterna nelle relazioni.
• Il tema penitenziale può essere evidenziato cantando l’atto penitenziale e l’Agnello di Dio. Per dare il senso della continuità è
opportuno mantenere costante la stessa melodia per tutto il tempo di Quaresima. Questa ripetizione rappresenta anche un’occasione
propizia per l’apprendimento da parte dell’assemblea di qualche semplice elemento cantato (ad esempio, la riposta Signore Pietà oppure
Abbi pietà di noi/Dona a noi la pace).
• La centralità della Parola di Dio può essere manifestata concretamente con una maggiore cura della Liturgia della Parola.
Salvo emergenze, è preferibile che i lettori vengano stabiliti in anticipo, così da potersi preparare la lettura; il tempo quaresimale e la
settimana santa rappresentano delle occasioni privilegiate in cui organizzare incontri di formazione dei lettori o incontri per “lavorare”
insieme su una lettura espressiva dei testi delle varie celebrazioni (ad esempio, la lettura della Passione per la domenica delle Palme o
alcune letture domenicali). La Liturgia della Parola può essere preceduta da un brevissimo invito all’ascolto tra l’orazione-colletta e la
prima lettura (un intervento strumentale, la lettura di un breve testo, il canto di un ritornello tipo Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce,
ecc.). oppure da un momento più prolungato di silenzio. L’incontro con Dio è aiutato da una celebrazione senza fretta, in cui ci prendiamo
il tempo necessario per celebrare, con qualche breve spazio di silenzio che favorisce il cammino di conversione e interiorizzazione e
prepara alla celebrazione della Pasqua.
• La Quaresima è un tempo privilegiato per riscoprire la dimensione sacramentale dell’esperienza cristiana: fare memoria del
Battesimo, celebrare il sacramento della riconciliazione, riscoprire l’Eucaristia come vero pane di vita che alimenta e sostiene la vita
cristiana. E’ un tempo in cui dare continuità alla preghiera personale e comunitaria, anche esercitando una creatività sapiente che
permetta di sperimentare anche forme celebrative diverse dalla celebrazione eucaristica: Liturgia delle Ore, Via Crucis (il venerdì),
liturgie della Parola ecc.
• La penitenza e la conversione hanno una dimensione fortemente comunitaria ed ecclesiale, anche quando vengono vissute e
celebrate singolarmente: questo può essere evidenziato attraverso una o più celebrazione penitenziali comunitarie.
http://www.elledici.org/liturgia/quaresima/celebrare.php
P A G I N A
4
SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
DENTRO ED OLTRE UNA VICENDA COMPLESSA
Rosarno, il volto ignorato
I
fatti, per intere giornate,
sono stati offerti allo sguardo di tutti, in Italia e nel
mondo. Orrende le immagini che entravano nelle case
dagli schermi televisivi: i tuguri di quei poveri africani, le condizioni di vita indegne di animali dentro cui invece erano
esseri umani a trovarsi prigionieri, l’assurdità di un lavoro
nero, come quanto altri mai, e
massacrante, retribuito con salari da elemosina, sottoposti per
di più a ulteriori tagli per ordine del caporalato.
Choccanti le altre immagini
che registravano la rivolta violenta degli immigrati, lo sfascio
contro tutto ciò che incontravano, fossero anche persone; tremende le urla degli uni contro
gli altri, l’odio che traspariva
dai volti, il reciproco rifiuto
d’una convivenza divenuta intollerabile.
Tristissimi gli scenari di quella rapida fuga impensata verso
lidi ritenuti migliori.
Ed - oltre le immagini - le
parole che raccontavano i risvolti d’una pagina tragica dell’Italia di oggi, gli abissi del
Sud: la notizia d’una ragazza di
Rosarno aggredita, gli spari dei
rosarnesi agli immigrati… dalle strade, dagli usci, dai balconi. E i commenti, il diffuso sospetto di un ruolo della
‘ndrangheta; la certezza, in ogni
caso acquisita, d’una Rosarno
razzista. Il chiudersi dei sipari
e l’aprirsi di panorami impensati.
Fino a che... “Non ci sto!” disse qualcuno “non ci sto a che un
popolo passi per razzista se non
lo è. E Rosarno non lo è”.
A dirlo proprio a noi al telefono fu in quei giorni roventi
una voce conosciuta, quella di
un parroco del luogo, il più longevo fra tutti, don Memè Ascone. Lo chiamammo per capire di più, per sapere, per entrare in qualche modo dentro
risvolti sconosciuti, dentro panorami ignorati dalle telecamere, dentro storie dimenticate. (A
Rosarno io stesso, un tempo, ero
stato per 4 anni accanto ai ragazzi del Liceo insegnando filosofia. E avevo conosciuto giovani tutt’altro che razzisti…).
“Vieni - mi disse don Memé vieni e vedi”.
Mi ci recai.
E posso ora raccontarvi l’altro volto di questa storia crudele. Un volto sostanzialmente
ignorato. Noi stessi - dinanzi al
crudo racconto mass mediatico
di quei giorni - scrivemmo che
più di tutto ci aveva inquietato
il silenzio dentro cui le condizioni disumane di quella povera gente erano state sepolte. Da
vent’anni ormai. Un silenzio
che colpiva, scrivemmo, anche
la chiesa.
Recatici a Rosarno, ci siamo
dovuti ricredere. Lo facciamo
ben volentieri riportando l’altro
volto di questa storia emerso da
un lungo colloquio con don
Memè Ascone che ci ha fatto
vedere con i nostri occhi e ci ha
chiarito un mondo di cose. E ci
ha fatto capire perché la gente
di Rosarno oggi é semplicemente indignata: contro la Rai, soprattutto, ma contro pressocché
tutti i mass media; indignata
contro le istituzioni e desiderosa di far sentire in qualche
modo lo spessore del suo sdegno con qualche gesto plateale
in qualche pubblica prossima
occasione...
“Cos’è tutto questo, don
Memè?” domando, mentre mi
sottopone un articolo di giornale, una serie di foto, un manifesto piegato.
Ti dico tutto con calma.
Dimmi!
Vedi, s’è diffusa la convinzione che la gente di Rosarno è razzista. Perfino tu hai scritto che
eri sorpreso dal silenzio della
chiesa.
E allora?
Nessun silenzio, don Pippo.
Tutt’altro. Guarda, leggi.
Dapprima sbircio sbalordito
le foto. Una marea di immigrati in chiesa, altrove lunghissime tavolate, presepi viventi con
immigrati protagonisti, lavande dei piedi, Vie crucis con loro
in prima fila… Prendo in mano
la pagina del giornale.
Faccio scorrere sotto i miei
occhi quell’intera pagina 16 de
Il Domani. Anno 2002. Si racconta di una trasmissione televisiva di una rete locale, Cinquestelle. Dinanzi alle condizioni disumane di quei poveri immigrati, don Memè - dopo essersi recato presso tutte le Istituzioni locali, provinciali e regionali (come del resto aveva fatto
anche l’altro parroco don Pino
Varrà) per sottoporre il problema e chiedere soluzioni urgenti - constatata la sostanziale
inerzia e inefficienza della pubblica amministrazione, sente il
dovere di gridare contro quello
scempio e a sostegno degli ultimi. Fa venire a Rosarno le telecamere di Cinquestelle, perché
riprendano e denuncino il problema. Lo fanno in una seguitissima trasmissione.
Ma, lungo quella trasmissione, accade l’imprevisto: interviene telefonicamente il sindaco del tempo, Giuseppe Lavorato, si scaglia con veemenza contro la trasmissione e l’accusa di
essere tutta una montatura, sostenuta “da quel prete” (così lo
definisce) che non fa altro che
odiare i comunisti.
Il giorno dopo la gente di Rosarno si solleva a sostegno del
parroco. Un manifesto - “Lettera aperta al sindaco” - viene affisso in tutta la città e letto anche nelle chiese al termine delle Messe domenicali. La gente
si schiera a fianco di “quel prete” dicendo al sindaco che non
avrebbe dovuto fare quell’intervento infelice.
Cinquestelle torna a Rosarno
e riprende con le telecamere
quanto le parrocchie facevano
per gli immigrati: le mense (fino
a 1.500 immigrati), i vestiti, le
coperte, i cibi portati nei luoghi
delle loro dimore - in tanti addirittura si faceva a turno per
recarsi alle quattro del mattino (ripeto, alle quattro del mattino!) a portare a quella povera
gente un té caldo coi biscotti
prima che cominciassero la raccolta delle arance - le celebrazioni in chiesa con la presenza
da protagonisti di tanti africani, le foto dei presepi viventi con
gli emigrati a fare la parte dei
pastori, le celebrazioni dell’Ultima Cena del Giovedi santo
con loro a fungere da apostoli
ai quali don Memè lavava e
baciava i piedi… Vengono offerti ai telespettatori gli scenari di
un panorama impensato. Anche
questa volta il sindaco Lavorato telefona, ma per compiacersi e dire che quella é la “Rosarno
vera”; senza, tuttavia, avvertire il bisogno di scusarsi con quel
prete alla cui presenza era totalmente legata tutta quella
“Rosarno vera”.
Ma, dimmi, don Memè:
dopo la trasmissione di Cinquestelle, cos’è successo?
Non è successo proprio nulla.
Dopo quella trasmissione, ripresa anche a livello nazionale da
Rai Tre, e dopo l’articolo de Il
Domani che hai letto, non é cambiato nulla.
Ma è incredibile. Nessuno
si è accorto di niente?
Si sono accorti tutti, sapevano tutti, ma non ha fatto niente
nessuno. Tranne...
Tranne?
... Tranne il Comune che ha
cominciato a dare annualmente alle tre parrocchie 2.500 euro
annui come simbolico contributo per le mense che tenevamo
aperte.
E quindi?
E quindi, nonostante l’impegno delle Caritas parrocchiali e
d’una marea di volontari, le
condizioni strutturali di quella
gente sono rimaste miserabili.
Mi riesce difficile, don Memè, capire come dinanzi a
quelle pagine televisive e
della stampa, né gli Enti
pubblici, nè le forze dell’ordine nè la stessa magistratura abbiano avvertito la
necessità di intervenire...
Qualcuno tentò qualcosa: fu il
prefetto del tempo, De Sena...
Si, questo l’ho letto anch’io oggi; ma poi anche per
lui - come ha avuto l’onestà
di riconoscere - vedo che il
tutto cadde nel dimenticatoio. E voi, Chiesa, come reagiste?
Dinanzi a quella plateale
scandalosa omissione - dimenticata purtroppo da tutti - la
Chiesa, vistasi impotente, continuò a fare ciò che è dentro la
sua stessa natura: stare accanto agli ultimi e lenire con la fraternità dell’amore e i gesti del
buon samaritano le piaghe di
quella gente.
Per questo è assurdo oggi dire
che anche la Chiesa ha taciuto,
o credere che il popolo di Rosarno sia razzista. Le vicende
della storia sono complesse, ma
bisogna avere l’onestà - una
volta riusciti a conoscere la verità dei fatti - di gridarla e diffonderla senza paura.
FILIPPO CURATOLA, direttore
de “L’Avvenire di Calabria”
EUROPA
Perché si al crocifisso
Il ricorso del Governo italiano
Punto primo, le questioni religiose devono essere regolate a
livello nazionale, in quanto rispondenti a elementi distintivi
dell’identità di una nazione; punto secondo, non esiste oggi in
Europa una interpretazione condivisa del principio di laicità
dello Stato. Sono due punti essenziali sui quali si basa il ricorso alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, depositato dall’Italia il 29 gennaio e che attende nei prossimi mesi (ma i tempi potrebbero stringersi) una risposta da
Strasburgo.
Il Governo ha dunque provveduto a mettere nero su bianco le
obiezioni sollevate all’indomani della sentenza della Corte
(emanazione del Consiglio d’Europa e non dell’Unione europea, come spesso erroneamente affermato), datata 3 novembre 2009, nella quale si sosteneva che l’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica costituisca una violazione dell’articolo 2, del Protocollo 1, della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo (diritto all’istruzione), valutato congiuntamente con l’articolo 9, che tutela la libertà di pensiero, coscienza e religione.
“I giudici di Strasburgo” – si legge nell’apposito spazio web
creato dall’Esecutivo di Roma, http://www.governo.it/
GovernoInforma/Dossier/crocifisso_sentenza, dove è disponibile ampia documentazione in materia – “hanno ritenuto un
dovere dello Stato quello alla neutralità confessionale, con ricaduta espressa nel campo dell’educazione pubblica obbligatoria, ove la presenza ai corsi è richiesta indipendentemente dal
credo religioso ed è mirata alla formazione di un pensiero critico nel discente”. Secondo la Corte - creata nel 1950 e il cui
compito è far rispettare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sottoscritta dalla stragrande maggioranza degli Stati
del vecchio continente, Italia compresa - l’obbligo all’esposizione del simbolo della confessione cristiana “limita non solo il
diritto dei genitori a educare secondo le loro convinzioni i figli,
ma anche il diritto degli alunni di credere in altre confessioni
o di non credere affatto”. Con il ricorso, l’Italia dubita la correttezza dell’interpretazione proveniente dalla Corte “per la
libertà riconosciuta dalla giurisprudenza europea alla
regolamentazione nazionale sulle questioni religiose”. Viene
poi sostenuta “l’inesistenza di una interpretazione condivisa
del principio di laicità dello Stato”.
Un ulteriore motivo di censura riguarda “l’interpretazione del
concetto di neutralità confessionale dello Stato che, secondo il
governo italiano, non si risolve nell’adozione di un atteggiamento agnostico o ateo, ma implica lo sforzo volto a conciliare
al meglio le differenze religiose”. Nel testo depositato emergono anche altre annotazioni che segnalano incongruenze e
“travisamenti dei fatti” da parte della stessa sentenza, che –
va ricordato – aveva suscitato vaste reazioni nell’opinione pubblica italiana e a proposito della quale si era espressa in tono
fortemente negativo la Chiesa cattolica. Sostanzialmente per
l’Italia è necessario rispettare la storia, la tradizione e la fede
di un popolo, o della sua maggioranza, così come è necessario
tutelare le minoranze; occorre rispettare il “sentire comune”
della popolazione.
Ora un collegio composto da cinque giudici dovrà verificare i
contenuti del ricorso ed eventualmente rinviare il caso alla
Grande Camera, organo supremo a Strasburgo.
GIANNI BORSA
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
ELUANA ENGLARO A UN ANNO DALLA MORTE
Di quale
Chiesa si parla?
Giovane donna
U
n anno fa, alle 19.35
del 9 febbraio, moriva
a Udine una di noi:
Eluana Englaro. Sì,
Eluana era diventata
una di noi. Una ragazza vittima di un gravissimo incidente
stradale, rimasta in stato
vegetativo persistente in una
casa di cura di Lecco dove è stata accudita amorevolmente per
tanti anni, con assoluta e disinteressata generosità, dalle suore misericordine. Una giovane
donna per la quale il padre, con
lucida determinazione, ha chiesto e ottenuto dalla magistratura italiana un decreto per la
sospensione dell’idratazione e
dell’alimentazione. Per noi, divenuti suoi “amici”, in ogni angolo d’Italia, più semplicemente le venivano tolti l’acqua e il
cibo, il poco che le serviva per
continuare a vivere.
Quando la notizia della morte di Eluana si propagò come un
fulmine, a Udine c’era chi sostava in preghiera dinanzi alla
casa di cura “La Quiete” dov’era
ricoverata per quella che, a tutti
gli effetti, si configurava come
una forma di eutanasia passiva.
La notizia fu un colpo al cuore e cadde nel silenzio sgomento di chi si sentiva sconfitto: una
vita era stata spenta per decreto. Era la prima volta che accadeva nella storia repubblicana.
Il sapore della sconfitta, dopo
mesi e mesi di mobilitazione in
favore di Eluana, era tangibile.
Eppure, proprio da quelle ore
terribili, in cui tutto sembrava
perduto, è scaturita una forte
azione comunitaria che ha portato l’intero laicato cattolico ita-
liano a riflettere, mediante la
campagna “Liberi per vivere”,
sul valore della vita, soprattutto nella sua fase finale e in condizione di estrema fragilità.
Oggi, a distanza di un anno,
il mondo cattolico italiano ha
forse maturato una maggiore
sensibilità e avvertenza sul
tema del fine vita, ma le insidie sono tante. Forte è la tentazione di dimenticare, di illudersi che una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento
possa fare chiarezza definitiva
sulla fase finale della vita, soprattutto quando una malattia
viene ad abbreviare i giorni.
Ma ciò che si sta verificando
in queste ore è già un presagio
di quanto accadrà il 9 febbraio.
Le parole di Beppino Englaro,
purtroppo, non lasciano scampo. Eluana non può riposare in
N
pace: è destinata a diventare
un’icona dell’autodeterminazione assoluta, anzi l’eroina del
diritto di morire, presunta nuova frontiera dei diritti civili.
Noi, invece, ricordiamo Eluana
come una giovane donna che
avrebbe potuto continuare a
vivere, chissà per quanto tempo ancora, solo che il padre
l’avesse lasciata nelle mani
misericordiose delle suore di
Lecco. Aspettando così che la
vita e la morte avessero il loro
corso naturale.
Quanto basta per concludere,
con sofferenza, che l’Italia e gli
italiani non possono avere una
memoria condivisa di Eluana.
Un’altra offesa, purtroppo, per
quella povera ragazza. Un’altra
occasione bruciata in nome dell’ideologia della dolce morte.
DOMENICO DELLE FOGLIE
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
IL DELITTO
(S)FINITO
NELLA RETE
L’atroce omicidio che ha
insanguinato il centro di
Como ha scosso le coscienze
e ha innescato la miccia delle consuete esplosioni emotive. Non siamo adusi a inseguire la cronaca nera e
nemmeno questa volta lo
facciamo, convinti che la
stampa, la televisione e
internet abbiano detto e
scritto già molto più del necessario. Soprattutto quest’ultimo strumento ha avuto un ruolo a dir poco esagerato e forse anche un poco
stucchevole. Sembra che
tutto sia destinato a finire
nella “rete” più grande del
mondo, che ciascuno ormai
può “gettare” nello schermo
colorato del suo telefonino.
Facebook è diventato una
sorta di confessionale (non
si chiama così anche lo stanzino nella casa del Grande
Fratello?) in cui si travasa
il proprio privato senza più
alcun pudore, anzi nella ricerca di un’ostentazione,
quasi di un narcisismo che
genera fastidio in chi è ancora abituato a proteggere
la sua intimità, anche quella che, restando “dentro”,
s’arrischia un po’ di più nel
giudizio, ma tiene a freno la
lingua e la penna... Il confessionale cristiano era già
stato sostituito dal lettino
freudiano (anche se l’equivalenza delle operazioni e
dei risultati non è mai stata provata), ma ora anche gli
psicoterapeuti devono fare i
conti con le confessioni digitali e digitate, e il magma
dei «secondo me» - sempre
più debordanti e sempre
meno ancorati ad un’etica si deposita e si raffredda
ormai soltanto nei blog dei
social network più gettonati.
Accade così che nemmeno
più ci si stupisce per questo
azzeramento del “privato”
dentro una melma di parole
che scorrono sul monitor, un
“usa e getta” del cuore e della mente travasati dentro
uno strumento di comunicazione fragile e soprattutto
ambiguo. Difficile negare
che ci sia il bisogno di lasciare la propria impronta e - in
positivo - di far sentire la
propria solidarietà. Sì, in
questa mania della digitazione, in questa ansia di comunicazione si nasconde un
segreto bisogno di comunio-
ne. Ma ciò che effettivamente si raggiunge, al di là della virtualità del sentirsi vagamente community, è un
volgare surrogato, che aumenta la solitudine e allontana dall’unica strada autentica che andrebbe imboccata: il silenzio, la riflessione, la ricerca di un metro di
giudizio capace di soddisfare la sete di verità oltre che
lo sfogo dei sentimenti. Invece, nella rete di internet
(ma anche in quella della comunicazione più tradizionale) tutto si riduce a opinione. E questo atroce delitto
ha anche mostrato come le
opinioni e le emozioni sono
pilotate da oscuri pregiudizi. Così si è portati istintivamente a cercare subito
attenuanti, a partire dalla
considerazione che uno
«bravo» non può commettere certe efferatezze, a meno
che l’«altro» non sia proprio
un delinquente... E, invece,
che uno «bravo» si comporti
così è semmai una aggravante! Se fosse stato un disgraziato, un ignorante, un
clandestino, uno fuori dal
giro che conta, l’avremmo
crocifisso senza pensarci
troppo e senza creare alcun
gruppo su Facebook...
on è raro, oggi, udire - in contesti ecclesiali e non - affermazioni quali:
“La Chiesa dice…;
la Chiesa afferma….”. Capita anche che singoli credenti
si richiamino alla Chiesa per
contestare altri credenti.
Sappiamo bene che comprendere l’azione di una soggetto
individuale è opera complessa: la complessità aumenta
quando il soggetto diventa in qualche modo e a livelli diversificati - collettivo. Infatti
si tratta di comprendere come
e a che livello l’azione di uno o più credenti - chiami in causa anche la responsabilità e
la credibilità degli altri credenti. Allora, quando si afferma: “la Chiesa fa”, “la Chiesa
dice”, di chi si intende parlare? Nessuna pretesa di completezza; semplicemente
qualche spunto per una riflessione allargata.
***
Che cosa fa sì che la Chiesa sia la Chiesa? Ciò che essa
ha di specifico - e che solo
essa può proporre agli uomini - è la lieta notizia della storia di Gesù. Un Gesù che ha
vissuto in un certo modo; che
ha fatto determinate scelte e
non altre; che è stato messo
a morte dagli uomini, ma da
Dio è stato risuscitato. In
tutto ciò viene proposta ad
ogni uomo la salvezza, il senso dell’esistenza umana riscattata dalla sua caducità.
Una caducità che da solo l’uomo non può superare. Questo
“ricentrare” il problema sulla
comune dedizione al “Vangelo” crea, attorno ad esso, una
profonda e vincolante unità.
Un’unità che non è uniformità, ma è generata dalla fantasia e dalla novità dello Spirito. E’ in questa prospettiva
che si comprende perché la
predicazione della proposta
cristiana ha un suo ministero particolare, fondato sul sacramento dell’ordine, destinato a garantire a diversi livelli, fino a quello supremo della
infallibilità del Concilio e del
Papa, l’autenticità e l’unità
della professione di fede.
Affermare che ci sono diversi livelli significa anche
che non tutto si pone sullo
stesso piano, che non ogni
affermazione ha lo stesso
peso e coinvolge allo stesso
modo il centro della fede.
Infatti, l’annuncio del vangelo coinvolge un insieme di
azioni che si muovono come
a spirale a partire dal cen-
tro (la lieta
notizia della morte-risurrezione
di Gesù): si
va, così,
dallo sviluppo della
dottrina,
alla morale, alle esigenze di carità e di solidarietà,
fino a giungere alla
responsabilità sociopolitiche.
FUORI
dal
CORO
***
Allora: come distinguere
questi livelli e la loro capacità e possibilità di “parlare a
nome della Chiesa”? Quando
è in gioco la Chiesa? Il criterio di discernimento ci sembra possa correttamente essere così delineato: “Quanto più
la cosa da fare è vicina al cuore della missione, tanto più il
soggetto ecclesiale è tenuto a
comportarsi nell’unità. Quanto più invece ci si allontana
dal centro, tanto più il soggetto ecclesiale si dirama e opera nel pluralismo. Quanto più
è in gioco l’autenticità della
fede, tanto più ogni soggetto
ecclesiale deve fare riferimento a coloro che hanno carismi
in ordine alla custodia della
fede e promozione dell’unità.
Quanto più ci si allontana dal
nucleo della fede, tanto più
diventano autorevoli, ciascuno nel proprio campo, coloro
che sono dotati di carismi che
li rendono competenti nel loro
campo specifico. E tanto più,
in questo caso, cresce l’autonomia dei laici rispetto alla
guida della gerarchia. Anzi,
man mano che dal centro si
sposta verso la periferia altri
carismi diventano più rilevanti per la missione della
Chiesa di quello del ministero ordinato. É evidente che il
cristiano dedito all’attività politica è responsabile della missione ecclesiale nel suo campo più del vescovo” (S. Dianich).
Con due precisazioni. La
prima: non è corretto chiamare in causa sempre e comunque la Chiesa, quasi a cercare di legittimare quanto si sta
facendo; il secondo: nel conflitto di interpretazioni, occorre
ritornare a Gesù, alla sua logica di vita. Non c’è altra via.
Non c’è altro Vangelo.
ARCANGELO BAGNI
GIORNO DEL RICORDO:
MONS. MAZZOCATO (UDINE),
“CONTINUARE A TENERE DESTA LA MEMORIA”
“Continuare a tenere desta la memoria”. È l’appello che mons.
Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, rivolge in occasione del “Giorno del ricordo” (10 febbraio). In un messaggio inviato all’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, mons.
Mazzocato assicura di “partecipare con la preghiera e con la solidarietà di pastore al Giorno del ricordo dell’esodo dei profughi
istriani, fiumani e dalmati e del tremendo eccidio perpetrato nelle foibe. In questi primi mesi di ministero episcopale nell’arcidiocesi di Udine sto iniziando a conoscere in modo più approfondito questa pagina della storia delle nostre popolazioni nella quale
sono scritte tante struggenti sofferenze e tante inaccettabili ingiustizie”. L’invito dell’arcivescovo, “dopo che è stata rotta una
cortina di silenzio che tendeva a coprire la verità”, è “continuare
a tenere desta la memoria per rispetto a chi ha patito l’esodo - se
non la morte - e per evitare che nella nostra società si annidino
ancora i germi dell’intolleranza e della discriminazione tra persone e popolazioni”.
CHIESA
P A G I N A
6
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
LO SCORSO 2 FEBBRAIO
del
VESCOVO
GIOVEDÌ 11
A Solbiate (Co), presso
l’istituto Fatebenefratelli,
alle ore 15.30, S. Messa; a
Como, alle ore 17.30, incontro presso la casa alloggio
“La Sorgente”, alle ore
18.30 S. Messa nella basilica del Crocifisso, a seguire momento conviviale.
VENERDÌ 12
A Como, al mattino, udienze e colloqui personali;
a Como, alle ore 16.30, presso l’ospedale Valduce, S.
Messa.
SABATO 13
A Milano, consulta regionale della pastorale scolastica.
LUNEDÌ 15
Al mattino, visita pastorale alla Caritas.
LUNEDÌ 15
MARTEDÌ 16
A Capiago, incontro con i
Vicari Foranei.
MERCOLEDÌ 17
Vedi box in questa pagina
sul mercoledì delle Ceneri.
GIOVEDÌ 18
A Como, al mattino, Consiglio episcopale; nel pomeriggio, visita pastorale alla
Caritas.
VENERDÌ 19
E DOMENICA 21
Visita pastorale alla zona
Prealpi: Albiolo.
SABATO 20
Visita pastorale all’Ufficio
comunicazioni Sociali; a
Como-San Fedele, alle ore
16.00, rito di elezione dei
prossimi neofiti
Vita consacrata
in festa
I
lluminando con tante candele accese, le puntuali
ombre vespertino-serali di
una giornata tutta sole, –
precisamente il 2 febbraio
scorso -, festa della Vita Consacrata, in memoria della presentazione di Gesù al Tempio,
è iniziata, presieduta dal vescovo Diego, la cerimonia tenutasi a Como, alle ore 18.00,
quest’anno nella parrocchiale
di San Giuseppe, retta dai
francescani; preceduta però al
mattino, in perfetta sintonia
diocesana, a Sondrio in Collegiata. Con la presenza straordinariamente numerosa di religiosi, religiose, membri dell’Ordo Virginum, di Istituti secolari, perfino dai seminaristi
diocesani; e concelebranti il
vicario generale, mons. Giuliano Zanotta e il vicario episcopale, don Attilio Mazzola.
E certo a legittimo completamento di tutta la Chiesa in
festa, molti christifidelis laici,
con famiglia, bambini, anziani. Quindi non poteva che esserci all’inizio, in entrata solenne dal portale nel tempio
un gioioso canto corale che
ripeteva, in piacevole ritornello “Signore, sei tu la luce del
mondo”, rinforzato più avanti
da un commovente “Eccomi,
Signore, io vengo”, pur ritmato dal suono dell’organo e di
tintinnante melodia. E se la
liturgia della Parola, con le
promesse divine riportate da
Malachia, con le consolanti
raccomandazioni di san Paolo, apriva orizzonti meravigliosi, il Vangelo di Luca illustrava nei riguardi di Gesù bambino, la premura di Maria e
www.diocesidicomo.it
DAL NOSTRO SITO
DIOCESANO
a cura dell’Ufficio Diocesano
Comunicazioni Sociali
In questa breve rubrica presenteremo a cadenza
fissa le caratteristiche, le novità, le pagine scelte del
nostro sito diocesano.
Omelie in Mp3
Lunedì 1° febbraio, durante l’incontro con i giornalisti, il vescovo monsignor Diego Coletti ha annunciato ufficialmente la presenza sul sito internet diocesano della registrazione audio in
formato MP3 delle sue principali omelie e discorsi. Dall’omelia
della S. Messa della notte di Natale, a quella del giorno di
Natale, da quella dell’ultimo giorno dell’anno a quella del primo giorno del 2010 a quella dell’Epifania, questo materiale,
diviso per anno solare, è scaricabile entrando nella sezione verde “Diocesi”, nella categoria “Le persone” (sulla banda in alto
alla pagina) - “Vescovo” e cliccando su “Omelie e discorsi”. Accanto al formato audio, è anche possibile scaricare la trascrizione in formato doc. Entrando invece nella sezione gialla “Comunicazione”, nella categoria “Archivio” (sulla banda in alto alla
pagina) e cliccando su “Comunicati Stampa”, si possono consultare e scaricare in formato pdf tutti i comunicati dell’Ufficio
Stampa della diocesi di Como, con l’Agenda del Vescovo e le
ultime notizie dalla Curia in tempo reale, mentre accedendo a
“Nomine e provvedimenti” si possono visionare gli elenchi delle
nomine dei presbiteri ai diversi incarichi diocesani.
Giuseppe, il servizio di Simeone, la fedeltà dell’anziana Anna. Ed è proprio in questi valori che il Vescovo, nella sua
omelia, ha identificato la ricchezza dei carismi, incarnati
nei vari soggetti della Vita Consacrata, attraverso la loro vocazione. Diversificate certamente, ma “ancorati nell’unica pietra che è Gesù, per sentirsi più che mai Chiesa”. Significativa anche la consegna
all’altare di lampade accese, di
grani di incenso, per esprimere l’ardente passione missionaria, ecclesiale, che pur in
tante difficoltà, si consuma generosamente anche nella diocesi comense, da parte dei numerosi Istituti di Vita Consacrata, sia maschili che femminili.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
AGENDA
LITURGIA DELLA PAROLA
NEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI
Il prossimo 17 febbraio, in Cattedrale, dalle ore 12.45
alle ore 13.45, il vescovo Diego presiederà la Liturgia della Parola con l’imposizione delle Ceneri. Sarà
l’occasione per una sosta di preghiera in ascolto della Parola, insieme alla condivisione di un gesto di digiuno e
penitenza all’inizio della Quaresima. Tutti sono invitati
ad offrire l’equivalente del pasto a sostegno del
“Progetto acqua” nella missione diocesana in Cameroun.
Alle ore 18.00, sempre in Cattedrale, il Vescovo
presiedrà la liturgia eucaristica con l’imposizione
delle Ceneri.
In Cattedrale, Sante Messe ai seguenti orari: 8.00,
9.00, 10.00 (ad ogni celebrazione: imposizione delle
Ceneri).
La crisi, la diminuzione di
vocazioni, i cambiamenti di
servizi, le incertezze del futuro erano assolutamente assenti in una cerimonia così
bella. Anzi, totalmente sconfitti da quella simpatica consegna che il Vescovo, salutando, alla fine ha fatto a tutti i
“festeggiati” della Vita Consacrata: “Guai dire ormai”. Nella certezza che “testimoni del-
l’amore, testimoni del Signore… per annunciare il suo regno, la sua pace…” – così si è
cantato in conclusione – non
verrà mai meno il posto di lavoro, soprattutto la garanzia
della costante protezione di
Dio. In una cornice così sicura, val la pena di crederci fino
in fondo.
CIA MARAZZI
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Una giornata
in zona
Tremezzina
di MICHELE PITINO
seminarista di Seconda TTeologia
eologia
IL
SEMINARIO
SI
RACCONTA
S
I ragazzi della Propedeutica con il Vescovo e don Luigi
durante la visita pastorale a Maccio (8-10 gennaio 2010)
abato 6 e domenica 7 la zona pastorale Tremezzina ha vissuto due giornate
di preghiera e di incontri dedicati al
nostro Seminario. Questa iniziativa,
che vede ogni anno alcuni seminaristi ed
educatori spostarsi nelle diverse zone pastorali della diocesi, muove dal desiderio di crescere come Chiesa in un rapporto di stima e
conoscenza reciproca tra comunità del Seminario e parrocchie.
Ogni comunità parrocchiale, durante la celebrazione della Messa, ha infatti avuto la possibilità di vedere presente uno di noi ad offrire una personale testimonianza. Il senso di
una tale presenza non è certo quello di “metterci in mostra”, ma piuttosto l’occasione per
condividere, con semplicità ed amicizia, il
cammino di formazione che, “nel graduale
consolidarsi della libertà”, stiamo percorrendo verso quella meta che è l’essere pastori
per questa Chiesa.
La due giorni in Tremezzina ci ha visti partecipi anche ad un momento di incontro con
gli adolescenti delle parrocchie della zona. In
una serata di gioco e di amicizia, non è mancata l’occasione per rispondere ad alcune do-
mande e curiosità dei ragazzi sulla vita e sulla giornata del “seminarista medio”. Hanno
potuto così scoprire che anche noi siamo giovani né più né meno come altri. Giovani però
con il desiderio, tra le fatiche e le gioie del
cammino, di fare della loro vita un dono.
La giornata è stata per noi seminaristi anche una grande opportunità per conoscere di
persona alcuni sacerdoti e scoprire la bellezza del loro ministero e la gioia con cui lo affrontano: una testimonianza di vita che ci aiuta certamente ad approfondire la nostra formazione.
Non da ultimo, abbiamo avuto modo di
sensibilizzare al sostentamento del Seminario che, oltre al pur necessario aspetto economico, vede come possibili diverse forme
di vicinanza, tra le quali il primo posto va
alla preghiera.
La speranza è che questa occasione ci abbia fatti crescere come Chiesa nella comunione, avvicinando al Seminario le persone
da noi incontrate e altresì noi seminaristi a
quella viva realtà che sono le nostre parrocchie e che, se Dio vorrà, saremo chiamati a
servire.
P A G I N A
CHIESA
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
LA VEGLIA DI BREGNANO
NELLA VITA UNA SFIDA
PER LA POVERTÀ
È
stata una veglia di luoghi
e simboli quella organizzata a Bregnano, sabato 6
febbraio, per la Giornata
Nazionale per la Vita. A
partire dall’organizzazione che
ha voluto dare una risposta concreta al tema scelto dai vescovi
italiani per il messaggio di quest’anno: “la forza della vita una
sfida nella povertà”. Un messaggio che in tempo di crisi va a legare indissolubilmente la tutela
della vita alla sicurezza economica delle famiglie. E’ così che il
Centro di Aiuto alla Vita di Como
ha voluto al suo fianco per questa veglia l’Ufficio diocesano per
la Pastorale Sociale e del Lavoro
e la Caritas. E sono proprio i dati
del Centro di Aiuto alla Vita di
Como a riportare l’attenzione su
questo legame tra benessere e
vita. La maggior parte delle donne che si rivolge ai Cav lo fa, infatti, per problemi economici e,
in tempo di crisi, il numero delle
richieste è in costante aumento:
i casi nel 2009 sono aumentati
del 25 per cento rispetto al 2008.
Ad entrare in crisi di fronte ad
una gravidanza sono sempre più
le famiglie, in prevalenza di migranti (l’80% delle richieste arriva da donne sposate o conviventi). “Il momento che stiamo attraversando - scrivono i Vescovi ita-
XVIII GIORNATA
MONDIALE
DEL MALATO
LA CHIESA
A SERVIZIO
DELL’AMORE
PER I SOFFERENTI
GLI APPUNTAMENTI
IN DIOCESI
GIOVEDÌ
11 FEBBRAIO:
LE CELEBRAZIONI
EUCARISTICHE
PRESIEDUTE
DAL VESCOVO
MONSIGNOR DIEGO
COLETTI
liani – ci spinge a essere ancora
più solidali con quelle madri che,
spaventate dalle spettro della
recessione economica, possono
essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci
impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza”. La
preghiera si è aperta nella chiesa parrocchiale di San Giorgio a
Bregnano con la meditazione del
messaggio dei Vescovi. “La crisi
attuale – ha spiegato don Giuseppe Corti, responsabile dell’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro
– ha reso evidente a tutti il nesso esistente tra lavoro e vita, un
legame conosciuto da tempo ma
mai ammesso esplicitamente.
Ora, di fronte ad una possibile
ripresa, è importante domandarsi: cosa abbiamo imparato da
questi mesi? Quale idea di benessere vogliamo perseguire? Il benessere deve, infatti, essere
orientato alla costruzione di un
mondo che metta la centro l’uomo”. Al termine della riflessione i fedeli, circa settanta, guidati dal vicario episcopale per la
Pastorale, mons. Flavio Feroldi,
si sono incamminati per le vie di
Bregnano verso l’area industriale che sorge al confine con Rovellasca. “Questo partire dal centro per andare verso la periferia
– ha raccontato Roberto Berna-
7
sconi, direttore della Caritas diocesana – vuole simboleggiare il
coraggio di ogni cristiano di andare nel mondo. Abbiamo scelto
di andare verso la zona industriale dove diverse imprese sono
in difficoltà a causa della crisi.
Un modo per manifestare la nostra solidarietà a quelle famiglie
che hanno perso il lavoro e stanno vivendo momenti di sofferenza”. Qui, prima della benedizione finale, ha preso la parola il
presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Como, Pietro Tettamanti. “La tutela della vita – ha
spiegato Tettamanti – deve essere un impegno di tutti non solo
di alcune associazioni, altrimenti quale sarà il futuro?”. Il presidente del Cav ha invitato a riflettere su alcuni dati: dall’approvazione della legge 194 ad oggi in
Italia ci sono stati oltre 4 milioni
di aborti mentre nel solo ospedale S.Anna di Como lo scorso anno
sono state praticate 600 interruzioni volontarie di gravidanza, a
fronte di 1800 nascite. “Senza illusioni dobbiamo andare avanti
– ha concluso Tettamanti – facendo rete sul territorio per aiutare le donne e le famiglie, ancor
di più in questo tempo di crisi.
Non dimenticando, però, come,
oggi più che mai, la povertà non
è solo economica ma delle coscienze. Una povertà di valori che
deve spingere ad impegnarci per
il rispetto della vita in ogni suo
stadio: dal concepimento alla
morte naturale. Un dovere che
abbiamo soprattutto nei confronti delle nuove generazioni”.
MICHELE LUPPI
UFFICIO PER LA LITURGIA
MINISTRI DELLA COMUNIONE
In ordine all’esercizio fruttuoso e significativo del ministero
straordinario della Comunione eucaristica, nel quadro della
pastorale diocesana, ai candidati è richiesta una specifica formazione attraverso la preparazione remota e prossima; ma
anche un periodico aggiornamento. Sotto quest’ultima “voce” è
da annoverare la consueta riunione generale di Quaresima che
si terrà:
• a Como domenica 7 marzo , presso l’Istituto Canossa, via
Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.30.
•
a Sondrio domenica 14 marzo , presso l’Oratorio Sacro
Cuore, via Gianoli, dalle ore 9.30 alle ore 15.00.
• ore 15.30, presso l’Istituto San Carlo Fatebenefratelli di Solbiate;
• ore 18.30, presso la basilica del SS. Crocifisso di
Como per i 10 anni della
casa di accoglienza “La
Sorgente” (presente il Generale dei padri Somaschi).
GIOVEDÌ
11 FEBBRAIO:
LE CELEBRAZIONI
EUCARISTICHE
NEGLI OSPEDALI
• ore 15.00, presso la Clinica Villa Aprica di ComoMonte Olimpino, presiede
monsignor Armando Bernasconi;
• ore 16.00, presso l’Ospedale Sant’Anna di Como, presiede monsignor Giuliano
Zanotta;
• ore 16.00, presso l’Ospedale di Circolo di Sondrio,
presiede don Piero Piazzoli.
VENERDÌ
12 FEBBRAIO
• ore 16.30, presso l’Ospedale Valduce di Como, Santa
Messa solenne, presiede il
Vescovo.
INCONTRO FAMILIARI DEL CLERO A COMO
Giovedì 18 febbraio, dalle ore 14.30 alle 16.30, i Familiari del Clero si incontrano per il loro momento
formativo presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” a Como. La riflessione sarà offerta da monsignor Armando Bernasconi. Seguirà un momento di approfondimento dello Statuto. Perciò si invitano tutti i “Familiari” a
leggere i primi tre articoli sulla Rivista di gennaio ed a
riflettere sulle domande per poi discuterne insieme.
P A G I N A
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CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
“La visita
pastorale
del vescovo
Diego è
giunta come
una
fiammata”.
Così le
parrocchie di
Casanova e
Caversaccio
descrivono
la visita
pastorale di
mons.
Coletti a
Valmorea
dal 29 al 31
gennaio.
a visita pastorale del
vescovo Diego ha riacceso in molti il fuoco di una fede troppo
spesso assopita in
una quotidianità che si accontenta di “assolvere i precetti”:
un modus vivendi che contraddistingue ahimè buona parte
della comunità cristiana. L’assemblea parrocchiale che si è
tenuta nel salone ricreativo di
Casanova ha rappresentato un
momento di seria riflessione
sul cammino svolto in questi
ultimi 14 anni e sulle prospettive per il futuro. Una nutrita
e sentita partecipazione, purtroppo assai esigua nella sua
componente giovanile, ha coinvolto il Vescovo in una animata discussione su diversi
temi della pastorale parrocchiale. Dopo una breve introduzione a cura del Consiglio
Pastorale, descrittiva delle caratteristiche della realtà locale e del lavoro svolto negli ultimi anni, e’ stato dato spazio
alle domande focalizzate principalmente sugli ulteriori sviluppi possibili del cammino di
unificazione tra le due parrocchie del paese, sugli orientamenti che la diocesi intende
dare alla collaborazione interparrocchiale, sulle possibilità
di riapertura della stagione
sinodale e sul problema del
coinvolgimento dei giovani.
IL VESCOVO A CASANOVA E CAVERSACCIO
COME
UN FUOCO
L
CAMMINARE INSIEME
L’ esperienza del cammino di
unificazione delle parrocchie
di S. Biagio e S. Giovanni Bosco e’ stata definita dal Vescovo come prezioso esempio di
scambio tra realtà ispirate da
un lato alla dimensione missionaria di accoglienza ai profughi libanesi,bosniaci e di altre etnie e dall’altro dal forte
legame con la tradizione che
caratterizzavano i due nuclei
parrocchiali: non ci può essere tradizione senza vocazione missionaria, né missionarietà senza radici nella tradi-
zione. Il nostro cammino rappresenta inoltre una utile indicazione per quanto altri potranno fare; questa esperienza costituisce una responsabilità nei confronti di tutta la
diocesi e deve essere proseguita sia all’ interno che verso le
realtà pastorali vicine. Mons.
Coletti ci ha esortato quindi a
camminare verso una maggiore integrazione della pastorale tra parrocchie vicine per arricchirsi vicendevolmente conservando, valorizzando e proponendo agli altri le specificità che caratterizzano ogni comunità. Senza sciupare le
identità presenti sul territorio
ma ad uscire dalla tentazione
dell’ autoreferenzialità del
“ma abbiamo sempre fatto
così” per verificare e far crescere le nostre attività attraverso la collaborazione e lo
scambio con gli altri.
SINODO DIOCESANO
Rispondendo ad una domanda
ha confermato che la sospensione del Sinodo Diocesano
non significa la vanificazione
del lavoro eseguito in preparazione che rimane a disposizione; dobbiamo mantenere
vivo quel fermento che dalla
preparazione del Sinodo è venuto e viverlo nella quotidianità delle nostre scelte pastorali animandole con lo stesso entusiasmo. Il vescovo Diego ci ha indicato come strada
maestra quella della formazione permanente, senza la quale tutto quello che facciamo diventa fragile, ha sottolineato
come il deficit di preparazione dei cristiani adulti stia diventando preoccupante e ci ha
invitato a non esitare in que-
sto campo a fare fatica per
amore della Chiesa e della sua
Missione nel mondo, per essere in grado di dare, alla luce
del vangelo, risposta senza
esitazione a quelle domande
che la società e soprattutto i
giovani ci pongono.
I GIOVANI
C’erano pochi giovani in sala,
perché? Probabilmente perché alla nostra testimonianza manca la gioia e l’ entusiasmo che il nostro Vescovo ha
invece profuso in tutti i momenti con la sua presenza a
Valmorea, dall’ incontro con
gli anziani e gli ammalati a
quello con gli amministratori, gioia ed entusiasmo di
mostrare a tutti in modo visibile ed efficace la presenza di
Gesù Salvatore nel mondo;
perché quando i giovani ci
pongono delle domande non
sappiamo rispondere alla luce
degli insegnamenti di Cristo
nel Vangelo; perché troppo
spesso anche noi viviamo la
nostra fede come un assolvere un precetto e non possiamo certo pensare che un giovane del 2010 possa entusiasmarsi all’idea di soddisfare
un precetto. Il grande catino
di acqua tiepida della nostra
fede in cui ci crogiolavamo pigramente stava lentamente
raffreddandosi, la visita pastorale del vescovo Diego è giunta come una fiammata a riscaldarlo, ma se il fervore di
queste giornate non farà nascere almeno in qualcuno di
noi il fuoco di una fede entusiasta e contagiosa, torneremo a mollo e l’acqua diventerà sempre più fredda.
“LA CRONACA”
La visita pastorale è iniziata alle 15.15 di venerdì 29 gennaio con
l’arrivo in Valmorea del vescovo Diego accolto da uno striscione
preparato dai bambini del catechismo con scritto “Ciao Vescovo
Diego”. IL cielo era terso e il sole persino tiepido. Dopo aver visitato la chiesa di S. G. Bosco aver ammirato il dipinto del pittore
Mario Bogani sui discepoli di Emmaus, si è soffermato per un
istante in preghiera davanti al santissimo. In casa ha poi parlato
con il parroco don Tiziano Raffaini e insieme hanno rivisto il
programma della visita. A Casanova nella chiesa di S. Biagio era
atteso dagli anziani e ammalati per la celebrazione della S. Messa. Nell’omelia ha ricordato che la visita pastorale sarà efficace
se tutti ci rendiamo docili all’azione dello Spirito Santo. Al termine della celebrazione è seguito un momento di fraternità nel
centro anziani, seguita dalla visita a due ammalati.
La seconda giornata si è aperta con l’incontro coi bambini della
materna e i loro genitori. Un momento di festa e gioia. Un’ora
passata insieme tra domande, risposte e canti dei bambini che si
sono un po’ annoiati alla fine, ma in compenso i loro genitori
erano raggianti sentendosi incoraggiati a non arrendersi e a camminare insieme. L’incontro con gli amministratori del paese nella sala consiliare è stata l’occasione per riflettere sull’importanza del servizio in politica. Il fatto che a Valmorea ci sia stata una
lista civica unica che ha saputo andare oltre le divergenze ideologiche per cercare di rispondere ai bisogni del paese è un fatto
positivo in questi tempi avvelenati da una lotta politica esasperata. Agli amministratori il Vescovo ha ricordato che viviamo in
una società liquida che sta perdendo il senso dell’altro, che rischia di perdere tutto ciò che è umano, per questo occorre avere il
coraggio di lavorare per il bene comune con un’attenzione particolare ai giovani che a giudizio di tutti sembrano lontani dalla
politica ma non dal sociale, infatti nei nostri paesi il volontariato
è fiorente anche nei giovani che hanno bisogno però di avere davanti modelli credibili. Nel pomeriggio l’incontro coi ragazzi delle
elementari e medie e l’assemblea parrocchiale. In serata i giovani di Valmorea Rodero e Bizzarone hanno presentato un testo
teatrale scritto da loro che in modo amabile prendeva in giro i
loro preti e sottolineava l’importanza di lavorare insieme.
La terza giornata si è aperta con un sole splendido e un vento
gelido, preannuncio forse dello Spirito che sarebbe sceso sui 24
candidati a ricevere la Cresima. La celebrazione festosa ha avuto
anche la gioia di avere insieme come celebrante don Renzo Scapolo, parroco emerito. Nel pomeriggio l’incontro zonale coi giovani
ha concluso la visita pastorale. Grazie di cuore vescovo Diego.
LA COMUNITA’ DI VALMOREA
L’INCONTRO CON LE NUOVE GENERAZIONI
Questo è il ritornello intonato da tutti i ragazzi di Valmorea, sabato 30 gennaio, in occasione della visita del vescovo Diego Coletti, nel
nostro paese. Dopo un mese di preparativi, dove
sono state raccolte informazioni sulla sua vita,
realizzato cartelloni e fatto prove di canto, finalmente e’ arrivato il sospirato momento.
Nonostante la colonna di mercurio segnasse
costantemente temperature al di sotto dello
zero e il vento gelido di questi giorni, la gente
è accorsa numerosa e ci hanno pensato le parole di mons. Coletti a riscaldare il nostro animo e soprattutto i nostri cuori.
Sabato mattina i bambini della Scuola dell’Infanzia hanno potuto conoscere una persona
stupenda, che ha cantato e danzato con loro,
seguendo le note della canzone “Se sei felice”.
A noi genitori ha ribadito l’importanza che copriamo nell’educazione dei nostri figli e ci ha
consigliato di non chiuderci in noi stessi, ma di
aprirci e confrontarci con altre famiglie, creando dei gruppi e frequentando gli oratori e
poi ha citato un vecchio proverbio: “Chi non
accetta consigli invecchia prima e male”. Per
creare una vera comunità bisogna riscoprire
antichi valori come la bontà, la verità e
riassaporare il profumo delle “cose belle”. Nel
pomeriggio il Vescovo ha voluto incontrare i
ragazzi delle scuole elementari e medie con i
loro catechisti e con molta simpatia ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte, dalle più semplici (perché ti hanno chiamato Diego), alle più profonde (come e quando
hai capito che saresti diventato prete?) e anche a quelle un po’ più imbarazzanti (sei mai
stati fidanzato?). L’incontro si è concluso con
la recita un po’ particolare del Padre Nostro.
Siamo stati bene con il nostro Vescovo e lui
con noi, tanto da dirci: “Fatevi chiamare fratelli e voi chiamatemi fratello”.
P A G I N A
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CHIESA
VISIT
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ASTORALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
IL VESCOVO E I GIOVANI DELLA ZONA
Domenica
31 gennaio
il Vescovo
ha voluto
radunare
insieme i
giovani e gli
educatori
della zona
Prealpi.
Un’occasione
per parlare
e riflettere
nel ricordo
di San
Giovanni
Bosco
SULLE ORME DI
DON BOSCO
M
olti ragazzi delle
superiori e giovani della zona Prealpi si sono trovati domenica 31
gennaio nel salone dell’asilo di
Casanova per incontrare il
vescovo Diego in visita pastorale nella zona. Come tutti
gli appassionati di educazione
e di oratorio sanno (mi auguro che ce ne siano ancora in
circolazione tra i giovani, gli
adulti, i preti e i seminaristi!!)
il 31 gennaio è la festa di san
Giovani Bosco, una testimone
che è stato per tutto il pomeriggio una sorta di guida. Proprio lui, san Giovanni Bosco
in “carne ed ossa”, ha accolto
il Vescovo e tutti i presenti
iniziando a raccontare la sua
storia. A piccoli flash ha fatto
ripercorrere alcuni momenti
della sua vita: dal sogno che a
nove anni ha segnato la sua
vocazione, alla sua passione
per il gioco con cui intratteneva i ragazzi, alla nascita
dell’oratorio con il primo ragazzo Bartolomeo Garelli che
accoglie, valorizza anche solo
perché “sa fischiare” e lo accompagna nella conoscenza di
Gesù e nel cammino di crescita. E per finire il racconto di
uno dei momenti più difficili
per don Bosco quando malato
gravemente riesce a guarire
grazie alla preghiera dei suoi
ragazzi e promette a tutti
loro di spendere la sua vita
tutta per loro. Questo racconto, interpretato dai giovani
della Commissione Giovanile
Zonale, ha permesso di pensare un po’ all’esperienza e al
cammino che come adolescenti, giovani e comunità si sta
facendo per dare continuità ed
attualizzare ancora oggi il
messaggio del santo di Valdocco. Il Vescovo poi, prendendo spunto da domande proposte da alcuni giovani, si è
intrattenuto con i presenti in
un dialogo schietto e stimolante sull’oratorio e sulle potenzialità di questo ambiente
educativo. Ha parlato del cammino di fede necessariamente ancorato e illuminato da
Gesù e dalla Sua Parola, ha
invitato a riscoprire quell’Esperienza e quell’Incontro
che può motivare la vita di
un giovane rendendola bella,
veramente libera, e spesa al
servizio degli altri. Così, solo
così, si può essere giovani cristiani che lasciano il segno
nella loro vita, con le persone
che si incontrano ogni giorno
e nei luoghi che si abitano: da
questo vi riconosceranno, se
avrete amore gli uni per gli
altri. Il cristiano è chiamato
da un amore gratuito e incondizionato ad amare, “semplicemente” ad amare come Lui
ha amato noi. Il fuoco di questo Amore, il nostro Vescovo
ha provato ad accenderlo in
tutti i presenti. Tocca a tutti i
ragazzi e giovani, e a chi li
accompagna, mantenerlo acceso scegliendo del buon combustibile (stare con Gesù e
nell’amore fraterno) che quotidianamente rinnova e fa crescere la temperatura e la qualità della nostra vita e della
nostra fede.
LA COMMISSIONE GIOVANILE
ZONALE
LA VISITA PASTORALE ALLA ZONA PREALPI
CONTINUA LA PROSSIMA SETTIMANA CON
LA PARROCCHIA DI ALBIOLO
I (bei) “perché” dei giovani
“Domenica, come molti altri giovani, ho
partecipato all’incontrato con il vescovo
Coletti e devo proprio dirlo: è stato un dono
grande, quello di essere stata “invitata” da
Dio a questo appuntamento e quello dell’aver
risposto di si! Ogni volta che ascolto il vescovo parlare a noi giovani mi ricarico e ritrovo la motivazione che mi spinge ad affrontare le fatiche, le incomprensioni e ogni
difficoltà per trovare Dio. Ci è stato richiesto di “bruciare”… solo così potremo far sperimentare, anche ad altri giovani, la gioia
immensa di sentirsi totalmente amati, ecco
perché ho deciso di dare la mia testimonianza. Il nostro Vescovo ci ha chiesto di provare a conoscere davvero il Dio, che così facilmente professiamo, e questo lo possiamo fare
solo se iniziamo a confrontarci con il Vangelo. Leggendo con il cuore ci mettiamo in
gioco con tutti noi stessi e facciamo crollare
le certezze fittizie che il mondo ci propone
come risposte preconfezionate e fasulle a
bisogni profondi di amore e serenità. E’ leggendo il Vangelo che possiamo comprendere come agire nelle difficoltà, quale strada
intraprendere e come arrivare alla meta senza scoraggiarci. A volte mi sembra che Dio
mi stia proprio parlando, proprio quel giorno in cui vivo una difficoltà che mi sembra
insormontabile, attraverso le righe della
Bibbia mi sembra di avere una risposta chiara ed è sorprendente e fantastico!
Forse è banale e può risultare quasi una
forzatura dire che Dio è la nostra luce e non
ci abbandona mai, ma questa è la realtà.
Perché se non fosse vero, così tanti giovani
circondati da mille proposte allettanti e da
tanti impegni hanno deciso che volevano
essere lì, a parlare con qualcuno che non li
conosce per nome ma che ha uno sguardo
pieno di una luce e una gioia infinita? Perché tanti giovani decidono di dedicare del
tempo ad altri giovani cercando di avvicinarli a Dio, pur avendo impegni lavorativi,
universitari, parrocchiali? Perché quegli
stessi giovani al termine di quell’incontro
si sono sentiti più uniti e non hanno più
pensato alle diversità di caratteri e vedute e
alla fatica fatta? Perché io, giovane come tanti, mi sento felice? Il nostro vescovo Diego
già due anni fa, alla due giorni giovani di
Uggiate, mi aveva mostrato il volto paterno del nostro Dio cambiandomi completamente la vita e ora ha fatto aumentare in
me la voglia di conoscere Cristo e la voglia
di innamorarmi del mio Dio. Non so perché
o come succede, ma tutto questo mi fa venire voglia di cantare e ballare con altri giovani, mi fa stare bene, mi fa essere felice.
Allora perché non condividere tutto questo
se magari ciò può far sentire meno solo o
più gioioso anche qualche altro?”
MADDY
LA VISITA RACCONTATA DA UN CRESIMATO
Nel pomeriggio di sabato ci siamo trovati in tanti
in chiesa al primo incontro con il Vescovo. Le
ragazze si sono messe nei primi banchi, noi ragazzi in fondo, temevamo domande ed era meglio non correre rischi. Il Vescovo ci è subito piaciuto, cordiale, pronto alla risposta, anche alle
domande più impertinenti che si sono state poste; ci ha raccontato la sua vita da ragazzo e di
come avesse deciso di servire Gesù come prete.
Più volte ci ha chiesto di riflettere con la nostra
testa e di confrontarci con il Vangelo di Gesù.
La mattina di domenica siamo stati chiamati,
prima della messa, in sacrestia ed eravamo
intimoriti perché don Tiziano ci aveva detto che
saremmo stati interrogati dal Vescovo e, se non
fossimo risultati preparati, non saremmo stati
ammessi alla cresima. Ma subito il Vescovo ,
dopo aver salutato don Renzo che era stato invitato alla nostra festa, ci ha rassicurato che
avremmo ricevuto tutti lo Spirito Santo se eravamo disponibili a riceverlo ed a permettergli
di agire dentro di noi usando le parole “lasciarsi
scolpire “ . Il Vescovo poi ci ha chiesto quale era
l’insegnamento di Gesù che dovevamo praticare
e dopo alcune incertezze e risposte ci ha detto
la frase di Gesù : “Amatevi gli uni gli altri come
io ho amato voi” e ci ha ricordato che gli altri
non sono solo i nostri cari ed i nostri amici ma
tutti coloro che incontriamo ed incontreremo
nella nostra vita. Poi vista la nostra perplessità ed i dubbi sulla difficoltà di agire secondo
l’insegnamento di Gesù ci ha detto di non temere perché tramite lo Spirito avremo una grossa
mano in aiuto sempre che la vogliamo chiedere.
Abbiamo infine recitato insieme una preghiera
e il Vescovo ci ha poi consegnato un cartoncino
con l’invito al Molo 14 di tutti i cresimati della
diocesi di Como ed i suoi suggerimenti per permettere allo Spirito santo di agire in noi. Quindi ci siamo recati in chiesa in corteo con il Vescovo, don Tiziano ci ha chiamato ad uno ad uno
per presentarci alla comunità ed al Vescovo, ed
abbiamo vissuto con una certa emozione tutta
la cerimonia. Durante la predica il Vescovo si è
rivolto a noi prendendoci in castagna perché
non ricordavamo il nome del profeta della prima lettura e ci ha stimolato ad avere una maggior attenzione alla “ Parola di Dio” ed ad essere meno egoisti , a riflettere e saper ascoltare e
dialogare con gli altri e non pensare che il bene
sia solo il nostro interesse o la nostra convenienza ed ha ripetuto perché la ricordassimo la
frase di Gesù “ amatevi gli uni gli altri come io
ho amato voi” e così ha ricordato anche alla comunità presente ed alle nostre famiglie di essere aperti ai bisogni altrui. Alla fine della messa dopo un saluto di don Tiziano, don Renzo e
del Vescovo con un po’ di confusione abbiamo
fatto le foto con il Vescovo ed i nostri familiari e
padrini e madrine e dopo un aperitivo con la
comunità nel piazzale della chiesa, via con la
nostra famiglia a continuare la festa con un buon
pranzo. Al vescovo Diego, uomo buono e saggio e
come si è definito lui un vero “fratello maggiore”, un saluto e un auguri di restare a lungo tra
noi.
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CHIESA
PELLEGRINAGGI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
IL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO: 3-9 LUGLIO
ISCRIZIONI ENTRO IL 12 APRILE
GUARDANDO A SANTA
TERESA DI GESÙ BAMBINO
al 3 al 9 luglio 2010
il vescovo Diego ci
vuole in pellegrinaggio a Lisieux. Si
tratta del grande
pellegrinaggio diocesano
per l’anno 2010, dopo averci
guidato in Terra Santa sui passi di Gesù per pregare insieme
e affidare al Signore il grande
“pellegrinaggio” della visita pastorale. Il pellegrinaggio che
avrà come meta Lisieux ci impegna questa volta a confrontarci con grandi figure di santità sia antiche che contemporanee. In particolare ci recheremo pellegrini al grande
santuario di Lisieux che custodisce la memoria e la testimonianza di Santa Teresa di Gesù Bambino e del
Volto Santo e ultimamente
ci offre anche la memoria e
l’incontro con i genitori di
Teresina: Luigi e Zelia Martin le cui reliquie sono custodite nella cripta della basilica-santuario di Lisieux.
Il pellegrinaggio è sempre un
forte richiamo ad uno stile di
santità e di vita pienamente vissute nella consapevolezza che
il Battesimo ci ha resi pellegrini in cammino verso Dio. Un
cammino di cui Teresina e i suoi
genitori ci sono interces-sori ed
esempio. Un cammino che attende la nostra continua conversione e la nostra gioiosa dedizione al Regno inaugurato e
compiuto da Gesù.
Sulle strade di Francia intercetteremo anche altri luoghi di
santità e di vita cristiana, che
D
avremo occasione di scoprire e
di conoscere preparandoci al
dono e alla grazia di questo pellegrinaggio, a cui il Vescovo ci
chiama. Siamo chiamati a pregare perché la visita pastorale,
in pieno svolgimento, porti quei
frutti di rinnovamento e impegno nella santità che è tra le intenzioni più vive del suo cuore.
Il 3 luglio, di buon mattino,
partiremo alla volta di Nevers
e in serata celebreremo la Messa presso l’urna che custodisce
il corpo di Santa Bernadette, la
veggente di Lourdes.
Il 4 luglio riprenderemo il
nostro cammino alla volta di
Chartres dove sosteremo per
la visita alla cattedrale e per il
pranzo. Proseguiremo verso il
santuario di Nostra Signora
di Montligeon dove celebreremo la Messa e da qui ci sposteremo ad Alençon.
Il 5 luglio saremo ad Alençon lungo la mattinata e nel
primo pomeriggio. Potremo così
visitare, riflettere e pregare sui
luoghi di origine della famiglia
Martin e dell’infanzia di Teresina. Nel tardo pomeriggio
partiremo alla volta di Lisieux.
Il 6 luglio saremo a Lisieux,
la meta del nostro pellegrinaggio per sostare sui luoghi della
fanciullezza, della giovinezza e
della vocazione di Teresina.
Pregheremo nella basilica-santuario a Lei dedicata e nella
cripta che custodisce le reliquie
dei suoi genitori.
Il 7 luglio dopo aver celebra-
to la Messa continueremo il
nostro cammino visitando
Caen, Bayeux, Arromanche
(la spiaggia dello sbarco) per
giungere in serata a Mont
Saint-Michel.
L’8 luglio dopo aver visitato
Mont Saint Michel inizieremo il viaggio di ritorno puntando su Tours dove giungeremo
in tarda mattinata per il pranzo e dove sosteremo sulla tomba di San Martino per celebrare i Vespri. In serata saremo a
Clermont-Ferrand per pernottare.
Il 9 luglio da ClermontFerrand passeremo a Lione
dove celebreremo la Messa
presso il Santuario di Notre
Dame de La Fourvière, a seguire il pranzo e il rientro.
Nei prossimi giorni provvederemo a far giungere nelle parrocchie tutte le informazioni
relative al pellegrinaggio e allo
svolgersi delle iscrizioni.
In linea di massima, le iscrizioni devono essere effettuate entro il 12 aprile o presso
il proprio parroco o direttamente all’agenzia I viaggi di
Oscar, via Pretorio 9, Como, telefono 031-304524.
Attraverso le pagine de Il Settimanale offriremo un percorso
di informazione e di riflessione
che ci aiuti a preparare e vivere questa nuova avventura guidati dal nostro Vescovo.
pagina a cura
di don GIOVANNI ILLIA
DAL 13 AL 22 MARZO IN TUTTA LA DIOCESI
«
Santa Teresina pellegrina fra noi
P
asserò il mio cielo a
fare del bene sulla
terra». Queste parole di Teresina mi inducono a tracciare
qualche indicazione per la prossima peregrinazione delle sue reliquie e per il pellegrinaggio
diocesano, che stiamo mettendo
a punto in questo periodo, dal 3
al 9 luglio prossimi.
L’impegno, appena ricordato, che
Teresina si è presa ci esorta
innanzitutto ad accogliere la sua
peregrinazione come un particolare dono di grazia. La grande
santa dei tempi moderni, così la
definì Pio XI, ci insegna attraverso la “piccola via” che seguire
Gesù, che stare con Gesù, che vivere la presenza di Gesù è un
dono possibile anche oggi per ciascuno di noi. Soprattutto ci invita a fare per amore di Gesù e a
far amare Gesù.
È desiderio del Vescovo che si
riscopra questo esempio di santità e soprattutto che la presenza delle reliquie in diocesi porti
alla sua conoscenza o alla sua
riscoperta, fatta di preghiera, di
riflessione, di comunione spirituale e fraterna. Proviamo a fare
nostro il suo progetto di vita e a
tenerlo presente nei giorni della
peregrinazione delle sue reliquie:
«Sono venuta per salvare le anime e soprattutto per pregare per
i sacerdoti». Non dimentichiamo
che la peregrinazione di Teresina
in diocesi avviene nel corso dell’anno sacerdotale e che possiamo e dobbiamo pregare con lei e
attraverso di lei per i sacerdoti.
Da sabato 13 marzo le reliquie di Santa Teresa di Gesù
Bambino e del Volto Santo
inizieranno la peregrinazione nella nostra diocesi. La
stessa si concluderà lunedì 22
marzo quando alle quattro
del mattino, dopo la messa in
Cattedrale, partirà alla volta
di Lisieux.
In prima serata di sabato 13 marzo, provenienti da Bolzano, le
reliquie saranno accolte
presso il santuario diocesano
della Madonna a Tirano, dove
rimarranno esposte per la venerazione lungo la notte e per tutta la giornata di domenica. Si è
voluto in questo modo offrire una
possibilità di preghiera e di
eventuale pellegrinaggio alle
zone dell’Alta Valtellina, della Valtellina Superiore e della vicina Svizzera.
Nel tardo pomeriggio di domenica 14 la peregrinazione continuerà alla volta di Sondrio, dove
le reliquie saranno accolte nella Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio, offrendo così
alla Media Valtellina la possibilità di incontri di preghiera e
di veglia accanto alle reliquie.
Lunedì 15 nel pomeriggio le
reliquie saranno accolte presso la comunità parrocchiale
di Regoledo di Cosio, che vuole ricordare in questo modo i cinquanta anni della presenza delle Piccole Suore di Santa Teresa
di Gesù Bambino. A Regoledo
possono convenire sia le zone
Bassa Valtellina e Grigne.
Nel pomeriggio di martedì 16
marzo le reliquie saranno a
Chiavenna sia in San Lorenzo che in San Fedele. Si potranno organizzare così tempi di preghiera e di veglia oltre che per la
zona pastorale Valchiavenna anche per la vicina Svizzera.
Mercoledì 17 la peregrinazione avrà come meta Dongo
dove le reliquie saranno accolte
presso il convento della Beata
Vergine delle Lacrime per poi
essere accompagnate nella
arcipretale di Santo Stefano con
una solenne processione serale.
A Dongo potranno convenire le
zone Tre Pievi e Tremezzina
informando della peregrinazione
anche la Val Menaggio.
Da giovedì 18 le reliquie saranno nel comasco. Accolte a
Maslianico in serata, passeranno al monastero di Grandate
venerdì 19 nel tardo pomeriggio, per poi giungere a Cermenate presso la chiesa parrocchiale dei Santi Vito e Modesto nel pomeriggio di sabato
20 per rimanervi fino a domenica pomeriggio. Sono invitate a partecipare ai tempi di preghiera accordandosi con i parroci ospitanti le reliquie le zone
Bisbino, Prealpi, Bassa Comasca, Valli Varesine. È bene informare anche le parrocchie
limitrofe sia della diocesi di
Milano che del Ticino.
Da domenica 21 pomeriggio
le reliquie saranno in Cattedrale dove alle 20.30 il Vescovo celebrerà il solenne pontificale e darà inizio alla notte di veglia e di preghiera che
si concluderà alle ore 3 con
la Santa Messa di ringraziamento e di saluto delle reliquie che riprenderanno il
loro peregrinare verso Lisieux. Il momento conclusivo
della peregrinazione vede così
coinvolta la città di Como.
IL CALENDARIO DEI
PELLEGRINAGGI DIOCESANI
Tutte le informazioni sul sito
www.diocesidicomo.it
pagina 8 del numero 2
del 16 gennaio 2010 del Settimanale
o telefonando il mercoledì mattina
all’Ufficio diocesano pellegrinaggi:
031-3312232
TORINO - SACRA SINDONE
MARTEDÌ 4 MAGGIO
Partenza dai luoghi prestabiliti (Como, Valtellina, Alto
Lago, Alta Valtellina) con arrivo a Torino in mattinata.
Visita prenotata alla Sacra Sindone esposta nel Duomo. Pranzo presso ristorante, oppure self-service, oppure libero. Nel pomeriggio alle ore 15.00 Santa Messa
presieduta dal Vescovo al Santuario di Maria Ausiliatrice, voluto da san Giovanni Bosco e Chiesa Madre
della Congregazione Salesiana. Al termine possibilità
di visitare il Santuario della Consolata, patrona della città di Torino oppure il Cottolengo oppure prima di
lasciare Torino, salita alla Basilica di Superga. Al termine, viaggio di rientro, con arrivo nelle località di provenienza in serata. I prezzi - a seconda dei punti di partenza e dalla richiesta o meno del pranzo - variano dai
18 ai 51 euro. Tutte le informazioni e le iscrizioni
(entro la metà di marzo) presso I viaggi di Oscar via Pretorio 1, Como - telefono 031-304524.
IL GRANDE PELLEGRINAGGIO
DIOCESANO PER L’ANNO 2010
3-9 luglio a Lisieux
PELLEGRINAGGIO BIBLICO
Grecia, sui passi di San Paolo:
sabato 24 aprile - sabato 1 maggio.
PELLEGRINAGGI STORICO-AGIOGRAFICI
• Nevers, Paray-le-Monial, Ars, Lione, Annecy:
lunedì 5 - sabato 10 aprile.
• Siena per riscoprire la figura di Santa Caterina:
sabato 29 maggio - martedì 1 giugno.
PELLEGRINAGGI MARIANI
• Fatima: venerdì 10 - martedì 14 settembre
• Lourdes (in aereo):
venerdì 7 - lunedì 10 maggio
• Lourdes - Nevers (in pullman):
lunedì 2 - domenica 8 agosto
• Lourdes con l’Unitalsi:
sabato 9 - venerdì 15 ottobre (in treno)
domenica 10 - giovedì 14 ottobre (in aereo)
• Lourdes con l’Unitalsi (per i giovani):
martedì 27 luglio - lunedì 2 agosto
• Caravaggio con l’Unitalsi: sabato 15 maggio
• Dongo con l’Unitalsi:
Giornata dell’ammalato 25 settembre 2010
Non lasciamo passare invano
Teresina in mezzo a noi … Da
tempo Ella si è presa l’impegno
di venirci a trovare.
«Conto proprio di non restare
inattiva in Cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la
Chiesa e per le anime. Lo chiedo
al buon Dio e sono certa che mi
esaudirà».
CHIESA
P A G I N A
11
VOCAZIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
QUASI 150 ADESIONI IN DIOCESI
IL MONASTERO
INVISIBILE CRESCE
I
l Monastero Invisibile continua a crescere. Questa realtà, che da tempo si è sviluppata in tante diocesi, si sta
consolidando sempre più anche
nella nostra Diocesi di Como ed
è risposta a una richiesta che
Gesù fece 2000 anni fa ai suoi
discepoli e che oggi rivolge a noi:
“La messe è abbondante, ma
sono pochi gli operai! Pregate
dunque il Signore della messe,
perché mandi operai nella sua
messe!” (Mt 9, 35-38).
Come rispondere “concretamente” a tale invito? Siamo tutti
sollecitati, laici e consacrati, singoli e gruppi, ad impegnarci a
seguire l’invito di Gesù, ciascuno nel limite delle proprie possibilità, attraverso un’ora di preghiera o di adorazione mensile,
offrendo al Signore le proprie
fatiche e sofferenze per le vocazioni… le modalità sono diverse, l’importante è avere nel cuore “la motivazione” che è anche
un’esigenza concreta della società contemporanea, un bisogno
di tutta la Chiesa, sottolineato dai
Vescovi e dal Papa.
Un piccolo impegno personale che unisce spiritualmente tante persone: ecco il Monastero
Invisibile, da cui sale al Signore
l’invocazione affinché continui a
donarci vocazioni al sacerdozio,
alla famiglia e alla vita religiosa
nelle sue varie forme: in particolare vocazioni presbiterali che
con il loro servizio ministeriale
sappiano essere di aiuto a tutti
nel cercare e vivere la propria
originale vocazione.
All’inizio di quest’anno gli aderenti al Monastero Invisibile della
nostra Diocesi erano 149 (32 più
dello scorso anno), suddivisi su
44 gruppi o singoli (16 più dello scorso anno), ma già nel mese
di gennaio il numero delle adesioni è salito a 160! Abbiamo già
inviato a tutti gli iscritti il sussidio che il Centro Nazionale
Vocazioni ha predisposto per
aggiungere quotidianamente alla
Liturgia delle Ore un’intenzione
vocazionale sia alle lodi che ai
vespri, ed è stata unita anche
l’immaginetta con la preghiera
per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni del 25
aprile 2010.
Chi desiderasse aderire all’iniziativa può farlo telefonicamente (Centro Diocesano
Vocazioni 031-3388111 – don
Roberto 338-1280093) o per
lettera (Monastero Invisibile c/
o Centro Diocesano Vocazioni
– via Baserga, 81 – 22100 Como) e riceverà in omaggio una
copia del sussidio per la preghiera del Monastero Invisibile “Pregare e Vivere per i
Chiamati”.
CALENDARIO
FEBBRAIO-MARZO 2010
CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI
Altre info su www.cdvcomo.it
13-14 FEBBRAIO
DUE GIORNI MINISTRANTI A COLORINA
Altre info su www.cdvcomo.it
20 FEBBRAIO
PELLEGRINAGGI VOCAZIONALI
Ossuccio - Madonna del Soccorso (ore 7.00); Cavona (ore
7.00); Dongo (ore 7.30); Tirano (venerdì ore 20.45); Livigno /
Bormio / Pradelle di Pedenosso (ore 7.00); Lezzeno (ore 8.00);
Mese (ore 7.00); Olcio - Santa Maria (ore 7.00); Sondrio - Sassella
(ore 7.00); Bassa Valtellina; Como - San Giorgio (ore 7.30)
21 FEBBRAIO
GIORNATA VOCAZIONALE
Gruppi vocazionali GOV (ragazzi), SICAR (ragazze), “Strade
per scegliere” (giovani) e “Venite e vedrete” (verso il Seminario). Tutte le iniziative hanno inizio, a partire dalle ore 8.30, in
Seminario a Como
13-14 MARZO
RIENTRO DICIOTTENNI
In Seminario, a partire dalle ore 16.30 del sabato; maggiori
informazioni su www.cdvcomo.it
ALTRI ISTITUTI
DAVIDE POZZI
GUANELLIANI
Altre info su www.giovaniguanelliani.it
DISCOTECA DEL SILENZIO
Como - Santuario Sacro Cuore (ore 20.30 Santa Messa, segue
l’esposizione eucaristica fino alle ore 4.00). il 6-7 marzo
WEEK-END VOC “ITINERARIO DAMASCO”
Como – CPF S. Giuseppe il 6-7 marzo
PREGHIERA VOC
Como – Santuario Sacro Cuore il 24 febbraio
PELLEGRINAGGIO VOC
Bulciago (Lc) – Santuario Madonna del Carmine
il 4 marzo
CENACOLO DI PREGHIERA PER I SACERDOTI
Incontro di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il terzo
sabato del mese. Como, Santuario Sacro Cuore, 20 febbraio
PIME
Altre info su www.pimemilano.com
CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 1
Domenica 14 febbraio
Seminario Pime di Monza - “Chiesa, famiglia di Dio”
Relatore: don Mirko Bellora, parroco a Milano
CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 2
Domenica 14 febbraio
Villa Boschetto, Monza - “Dialogo al plurale”
Relatore: Elena Bolognesi, comunità delle Sorelle del Signore
CAMMINO BIBLICO: MAESTRO DOVE ABITI?
Il 20 e il 21 febbraio, presso Villa Grugana, Calco (Lc), sul
tema “Il ministero di Gesù”; relatore: padre Stefano Bittasi,
gesuita di Villa Pizzone
FIGLIE DELLA PRESENTAZIONE
LECTIO DIVINA
SUL LIBRO DEL CANTICO DEI CANTICI
Il 6 marzo: i nuovi canti dell’amata (5,2-6,3; 7,12-8,4), “La
ricerca amorosa”. Sabato pomeriggio, dalle ore 15.30 alle 19.30
- presso la Sacra Famiglia, via Dante 94 - Como
GIM (GIOVANI IMPEGNO MISSIONARIO)
MISSIONARI COMBONIANI
Altre info su www.giovaniemissione.it
IN CAMMINO CON IL LIBRO DELL’ESODO,
CON OSTINATA SPERANZA
Domenica 21 febbraio a Venegono Superiore (Va), dalle ore
9.00 alle ore 18.00. Porta con te la Bibbia. Tema dell’incontro:
“Ricordati di questo giorno - celebrare la liberazione” (Es 1113,16)
PICCOLE APOSTOLE DELLA CARITÀ
IL RESPIRO DI UNA VITA: LA PREGHIERA
Itinerari di introduzione alla preghiera per giovani: il 6 marzo, (ore
15.30-20.30): I sentimenti nella preghiera. A Lecco, presso La Nostra Famiglia, corso Matteotti 124. Info: [email protected]
P A G I N A
12
CHIESA
CHIESAMONDO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
LA LETTERA DEI NOSTRI FIDEI DONUM
BUONA
QUARESIMA!!!
L
a Diocesi di MarouaMokolo è in cammino
ed ogni anno cerca di
illuminare la strada su
cui marciare attraverso un tema scelto in modo comunitario e che sembra il più
urgente al momento. “Battezzati in Cristo Gesù siete diventati creature nuove: i cristiani
della nostra diocesi davanti alla
tradizione e ai cambiamenti
della società” è il tema-cammino di questo anno pastorale.La
maggior parte dei cristiani delle nostre comunità hanno ricevuto il Battesimo da giovani o
da adulti, ma questo Battesimo
ci ha reso veramente creature
nuove, interamente disponibili
a Dio e ai fratelli? Il terreno su
cui verificarsi è quello della tradizione, o meglio delle tradizioni ancestrali africane e le idee
e modi di vivere nuovi veicolati
dai mezzi di comunicazione.
Come ritrovarsi? Per noi è chia-
ro che il Vangelo è il punto di
riferimento. I giovani – sempre
tanti - sono buoni e disponibili
al dialogo, ma molto spesso non
si orientano, non sanno dove
andare, oppure hanno come
unica prospettiva quella del
pubblico impiego per avere un
salario assicurato senza fare un
granchè di lavoro. Gran parte
del nostro tempo lo viviamo insieme ai giovani come presenza educativa: giovani studenti,
giovani che hanno abbandonato la scuola o non ci sono mai
andati e che vogliono qualificarsi per trovare un piccolo mestiere che permetta loro di vivere.
Quest’anno scolastico ha visto
anche la nascita del nuovo Liceo di Mogodé di cui noi siamo i
principali promotori. Abbiamo
iniziato il cantiere per la costruzione di un nuovo Centro
per i ciechi, per trovare una sistemazione più dignitosa di
quella attuale per i quasi tren-
ta bambini/giovani ciechi che
da 3 anni frequentano la scuola. Come i giovani ciechi possono essere protagonisti del loro
avvenire? Come possono essere economicamente indipendenti? Come la società può passare dal pietismo del momento a
un progetto di autentica integrazione e accoglienza? Gli incaricati dei Servizi Sociali che
abbiamo conosciuto sino ad ora
DON CORRADO RACCONTA UN’’ESPERIANZA DI COMUNIONE
PREGARE NELLA PROPRIA LINGUA
L
a comunità protestante
di Koitakwa. Per i cattolici è il settore di
Korci, nella parrocchia
di Sir. Oltre Mouftoum,
due altri torrenti ormai secchi
da attraversare. Siamo in piena regione Gavar. Il paesaggio
che si apre è vasto. I nostri picchi si vedono appena all’orizzonte, nascosti da quelli più vicini. Una costruzione rosa: è la
chiesa dell’EFLC (Chiesa Fraterna Luterana del Cameroun).
Lì accanto, un’altra costruzione bianca, nuova. E’ il magazzino della comunità dove si
stocca miglio, mais e soja. Se la
comunità ci sa fare, potrebbe
essere fonte di guadagno. E’ stato realizzato con l’aiuto della
Caritas della diocesi di MarouaMokolo. Siamo qui per l’inaugurazione. Poco prima di arrivare al granaio, ci ha accolti
una casa ocra. Vi abita Jolanda.
Una giovane olandese, lì da
qualche mese, ma è la prima
volta che l’incontro. “Quanto ti
fermi?”, chiedo. “Se Dio vuole,
tutto il resto della mia vita...”,
risponde. Un sussulto mi scuote. “Sono qui per l’alfabetizzazione del Gavar”. E’ appoggiata dalla SIL, un organismo
che si preoccupa di mettere per
iscritto tutte le lingue del mondo. Manda i sui “missionari” con
il solo compito di tradurre in
scrittura i suoni di una lingua
solo orale. Vive tutta sola. Due
ore di pista da Mokolo. Praticamente isolata nella stagione
delle piogge.. “Sono figlia di un
elettricista, -dice sorridendoma sto imparando a coltivare il
mais e a fare l’orto”. Sotto il
grande albero la gente inizia a
radunarsi per la riunione. Noi
siamo ancora appollaiati su un
gran sasso. Sono le 11. La riunione era alle 9.30. La cosa non
mi meraviglia più. Meravigliata, invece, è Jolanda. Del modo
di vivere qui. Dei bambini che
non si lavano. Dei ragazzi che
non vanno a scuola, o che ci vanno a singhiozzo. “...E poi non
sanno niente della Bibbia!” Nei
sono capaci solo di riempire
scartoffie e di attendere il loro
salario a fine mese. La Chiesa
camerunese in genere, a parte
qualche brava persona, non
brilla certamente nello sforzo di
mettersi in ascolto e di “lasciarsi prendere” da chi ha una qualche forma di handicap. C’è da
creare una mentalità nuova, un
mondo nuovo. Certo la Chiesa
e la società italiane hanno mol-
to da insegnare all’Africa da
questo punto di vista, ed è forse anche il senso della nostra
presenza di Fidei Donum: proporre ad altri i cambiamenti
positivi avvenuti in una società grazie soprattutto all’intervento della Chiesa.
Buona Quaresima!
l’équipe fidei donum in Cameroun
Alda, Angelo, Brunetta, Corrado,
Felice, Giusto e Laura.
IN MISSIONE CON “IL SETTIMANALE”
Chi viene con noi?
“Un saluto dai 38°C di Rhumzu. La stagione secca ha dipinto tutto il pasesaggio di giallo paglierino. Le capre hanno
spelato tutto lo spelabile in giardino. Sono arrivati tre conigli
maculati: sono l’inizio di un progetto d’allevamento con alcuni
giovani... Stiamo vivendo due settimane residenziali di formazione con una sessantina di catechisti. E’ pesante, ma bello.
Domenica prossima la festa delle donne a Kossahai: ma quanto litigano!?! Da lunedì a mercoledì: tre giorni di formazione
per tutti i preti della Diocesi. L’11 febbraio la grande parata
della festa della gioventù. E, tra poco, la quaresima. Calmati i
lavori agricoli, la gente è ben disponibile per gli incontri formativi. E la vita continua. Buon Anno a tutti”.
CORRADO
suoi pregiudizi, vedo i miei pregiudizi. Dopo 10 mesi di lavoro
ha terminato l’alfabeto. Ascolto. Ha voglia di parlare. Cerco
di comprendere. In Olanda era
audiometrista, lavorava con
ragazzi diversabili. Cinque
mesi in Senegal. In città. Poi la
brousse. Niente elettricità. L’acqua è quella del pozzo... “Aggiungo un po’ d’eau de javel
(candeggina) per uccidere i microbi”. Ma, ammette: “Lo stomaco è un po’ provato”. Un pannello solare da un po’ di sollievo,
una parvenza di normalità la
sera. Penso alla fortuna di vivere, comunque, in comunità.
“Una famiglia mi ha adottata.
-tiene a precisare.- Mi aiuta in
tante cosette”. Finalmente lo
chef di quartiere arriva. Gli viene offerta una sedia. La riunione comincia. Si alterna il fran-
cese, il foufulde e il gavar. Parlano velocemente. “Cerco di
comprendere qualche parola....”
-dice. Annota tutto sul quaderno. Dalla SIL, poi, si passa
all’Alliance Biblique, che, un po’
alla volta, tradurrà la Bibbia in
lingua Gavar. Anche questo è
Missione. Domenica prossima
celebrerò la messa a Mouftoum.
Una delle due comunità della
parrocchia in cui non si parla
Kapsiki, ma Gavar. Le preghiere sono già tradotte. A modo
nostro. Toccando con mano ogni
giorno la difficoltà della comunicazione, del capire e del farsi
capire, penso alla bellezza di
poter pregare Dio e di leggere
la Parola di Dio nella propria
lingua. Gustandone tutta la ricchezza. Forse, una vita spesa
per questo, non è buttata. Grazie Jolanda!
Preparatevi. Prendete bastone, bisaccia e cingetevi i fianchi. Stiamo per partire per un lungo viaggio che si concluderà la domenica di Pasqua. La prossima settimana prenderemo un aereo che sorvolerà il Mediterraneo e atterrerà in
Africa. Lo faremo insieme, stando seduti nelle nostre case,
nelle chiese, nei nostri gruppi di catechismo. Un viaggio in
sette tappe raccontato attraverso sette pagine de “Il Settimanale”. La prima, sabato 20 febbraio, ci porterà in Ciad a
Ndjamena. Da lì partiremo in jeep verso il Camerun, lungo
una strada sterrata. Arriveremo in Camerun nella Chiesa
sorella di Maroua-Mokolo per incontrare le comunità che da
anni camminano insieme ai nostri missionari fidei donum.
Lo faremo grazie ai racconti, ai ricordi e alle fotografie della
delegazione diocesana che nel mese di gennaio ha trascorso
tre settimane in Africa. Non sarà, però, un semplice resoconto, una mera cronaca di quei giorni. Non vogliamo invitarvi a casa nostra per mostrarvi le foto della nostra vacanza, parlandovi di come è andato il volo, delle ore di sosta alla
frontiera o dei tramonti africani. Vogliamo iniziare con voi
un viaggio più profondo, che vada oltre la polvere e i sorrisi
dei bambini. Un percorso che ci porti a riscoprire il senso
della missione e dell’essere missionari ogni giorno della nostra vita, in Africa come in Italia. Ogni settimana vi porteremo con noi lungo una tappa di quel viaggio, condividendo
le riflessioni nate e raccolte in quei giorni; domande da cui
lasciarsi provocare per riflettere singolarmente o, ancora meglio, in gruppo, come Chiesa. Nelle sette tappe proveremo a
conoscere meglio anche i nostri missionari partiti per l’Africa (non a caso proprio sette) e i progetti che, grazie al contributo della diocesi, portano avanti in terra africana.
All’organizzazione del viaggio penseremo noi, a voi la scelta
di salire sulla jeep che ci verrà a prendere a N’djamena, o
rimanere a terra ad aspettare il primo volo per l’italia, guardando la nostra jeep allontanarsi lungo le strade polverose
dell’Africa.
P A G I N A
14
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
LA CASA ALLOGGIO DEI PADRI SOMASCHI SALUTA UN IMPORTANTE TRAGUARDO
“La Sorgente”
10 anni
a fianco
degli amici
malati
La celebrazione
di giovedì 11
febbraio,
presieduta
da mons. Diego
Coletti, inaugura
una serie
di eventi
per celebrare
la storia di questa
realtà che
accoglie persone
sieropositive
e in Aids
di ENRICA LATTANZI
A
Como, da dieci
anni, all’ombra
del campanile
della basilica
del Crocifisso,
la casa alloggio “La Sorgente” svolge la sua singolare attività di accoglienza e accompagnamento in modo silenzioso
ed efficace. Frutto del congresso eucaristico diocesano, celebrato nella nostra Chiesa locale nel
1997, la casa nacque
come risposta a un bisogno allora emergente nella città di Como, ma non
solo: accogliere e accompagnare i malati terminali di Aids. «La barca ha
finalmente preso il largo»,
osservò il giorno dell’inaugurazione, l’11 febbraio del 2000, il direttore Daniele Isidori, assistente sociale, un’esperienza maturata accanto
alle persone sieropositive
fin dal 1992, gli anni durante i quali la malattia
fu scoperta e, come tutte
le cose poco conosciute,
terrorizzava e disorientava. «Oggi, per Aids, si
muore molto meno», ci
dice Isidori, che ritroviamo ancora al timone di
quella barca. «Proprio ieri
un nostro amico ci ha lasciati», ci racconta e ci colpisce con quelle parole
così familiari: “un nostro
amico”… «Ricordo che i
primi tempi avevamo anche uno, due funerali al
mese: adesso uno o due all’anno». Merito dei cocktail di farmaci «antiretrovirali o inibitori della
proteasi», ci spiega sempre con competenza Daniele: «e così si resta nelle strutture per molto più
GLI APPUNTAMENTI
Dieci anni a fianco dei malati. Ecco il calendario
degli eventi della casa alloggio “La Sorgente” per
salutare questo importante traguardo.
Giovedì 11 febbraio, presso “La Sorgente”
Ore 18.30 S. Messa celebrata da mons. Diego
Coletti, vescovo di Como;
ore 19.30 cena a buffet e momento conviviale di
festa;
Sabato 13 marzo, Auditorium del Collegio Gallio,
via Tolomeo Gallio 1,
ore 20.30 recital, spettacolo di cabaret presentato
dal duo “I pali e dispari”;
Giovedì 22 aprile, Auditorium del Collegio Gallio,
via Tolomeo Gallio 1,
ore 20.30 concerto: spettacolo musicale con il gruppo “Sulutumana”;
domenica 16 maggio, parrocchia SS. Crocifisso,
teatro dell’Oratorio, viale Varese 19
ore 16.30 Sfaccettature: sinfonie di amore e di libertà, rappresentazione conclusiva del laboratorio
teatrale presentata dagli ospiti de “La Sorgente”;
ore 17.30 rinfresco e festa di chiusura del decennale.
tempo, anche otto-dieci
anni, e assistiamo a una
progressiva cronicizzazione della sieropositività». In questi due lustri
molte cose sono cambiate: a restare immutata la
forte carica umana e il
senso di fiducia, nonostante tutto, che nell’ampia struttura di via Torriani si riesce a respirare. Ce lo ricordano anche
il logo e il nome che
contraddistinguono “La
Sorgente”: due mani unite, l’acqua che sgorga, un
raggio di luce sullo sfondo. Nomi e simboli che
aiutano a credere, a dispetto delle apparenze e
delle circostanze, che sperare si può e si deve. Giovedì 11 febbraio a far visita a “La Sorgente” sarà
il vescovo Diego Coletti,
che qui venne poco tempo
dopo il suo ingresso in diocesi di Como, nel 2007. A
volere fortemente questa
casa alloggio fu il suo predecessore mobs. Alessandro Maggiolini e la realizzazione fu possibile grazie ai Padri Somaschi,
quale segno del carisma
di san Girolamo Emiliani,
in collaborazione con la
Caritas diocesana e le
suore Guanelliane.
Alle ore 17.30 di giovedì 11 febbraio il vescovo
incontrerà e visiterà la
casa; poi, alle ore 18.30,
la Santa Messa sarà celebrata nella basilica del
Crocifisso (sarà presente
anche il padre generale
dei Somaschi); a seguire
un momento conviviale.
Dieci anni fa, il giorno
dell’inaugurazione, “La
Sorgente” accoglieva tre
persone e, in pochissimo
tempo, arrivò a esaurire i
dieci posti disponibili.
Oggi la casa si articola su
tre servizi: alta integrazione sanitaria (dieci persone), bassa intensità assistenziale (dieci persone), servizio diurno (due
persone). Gli ospiti sono
sia uomini, sia donne, anche se la parte maschile
è la più numerosa (circa i
due terzi). Il personale
conta una decina di addetti, fra educatori, infermieri, assistenti sociali,
operatori socio-sanitari,
personale addetto alla
pulizia e alla cucina. Una
ventina, invece, i volontari che danno una mano
nell’animazione. La giornata-tipo prevede momenti comunitari, altri
per la sistemazione della
propria camera (tutte
molto spaziose, in grado
di accogliere due persone), altri per il riposo o la
visita di amici e familia-
Foto William
ri, altri ancora per la
condivisione di attività di
vario tipo, dallo sport al
laboratorio teatrale, dal
lavoro (di assemblaggio)
al decoupage o alla pettherapy. Ampia la “forbice” delle età: dai 35 agli
80 anni. Così come variegate sono le provenienze:
la maggior parte dalla
provincia di Como, ma il
potenziale bacino di
utenza è regionale e nazionale (negli ultimi anni
ci sono stati anche ospiti
di origine straniera). Ad
alimentare economicamente “La Sorgente” ci
sono i fondi dell’otto per
mille messi a disposizione dalla diocesi, l’impegno
dei padri Somaschi, la
generosità di tanti amici,
il sostegno pubblico. Importante anche la provvidenza del Banco Alimentare e del servizio “Siticibo”. Esiste, poi, una
convenzione con l’Asl: il
servizio socio-sanitario
regionale copre interamente le spese degli ospiti dell’alta integrazione e
del centro diurno, mentre
per la bassa intensità la
Regione copre il 70% della retta e il rimanente
30% è a carico dell’interessato o del comune competente. Chi sono gli ospiti che vivono qui? Si arriva a “La Sorgente” o perché si è soli, o perché la
famiglia di origine non
riesce a far fronte da sola
all’assistenza (sia per
l’impegno necessario sia
per le risorse economiche), o perché la malattia
ha intaccato le relazioni,
deteriorando i rapporti
personali. «Inizialmente –
riprende Isidori – i nostri
amici giungevano qui
avendo già vissuto esperienze difficili, di emarginazione… Non abbiamo
mai avuto casi di Hiv trasmesso attraverso trasfusioni. Oggi, però, arrivano anche i cosiddetti “normali”, coloro che pur non
essendo assuntori abitua-
li di stupefacenti, né apertamente legati alla prostituzione o all’omosessualità, hanno comunque tenuto comportamenti a rischio che li hanno portati
al contagio».
Com’è oggi, il confronto con l’Aids?
«Se ne parla troppo
poco - ci risponde Daniele
- accrescendo, così, la falsa convinzione che di Aids
non si possa più morire.
In passato c’erano state
campagne informative di
prevenzione e formazione.
Le cosiddette “categorie a
rischio”, sebbene asintomatiche, si sottoponevano
a controlli e hanno imparato a proteggersi. Adesso, invece, può capitare di
scoprire la propria sieropositività a causa di una
polmonite che non guarisce: a quel punto i margini per la terapia sono
molto ristretti e nel frattempo quante persone
sono state magari contagiate da comportamenti
irresponsabili?».
La preoccupante diffusione di stupefacenti “sintetici” (come pastiglie o polveri) rende
meno riconoscibile il
tossicodipendente…
Come si può fare prevenzione?
«Si tratta di una questione soprattutto culturale ed educativa. Le droghe del week-end o quelle molto diffuse fra i giovani provocano un senso
di esaltazione che impediscono di cogliere la pericolosità dei propri comportamenti, abbassano la
soglia di percezione del
rischio e fanno credere
che “a me non potrà mai
accadere una cosa del genere”… Sarò banale ma
occorre ripartire dall’educazione dei ragazzi, proprio in quei contesti che
più sono stati minati e
che sempre meno sono
“contenitori educativi”: la
famiglia innanzitutto, poi
l’oratorio, la scuola, la co-
munità in generale».
Quanto è umanamente impegnativo il
cammino quotidiano
con gli amici de “La
Sorgente”?
«Tanto! In un primo
momento, come equipe di
operatori, ci siamo “attrezzati” per accompagnare le persone, con dignità e rispetto, alla morte, donando loro sensazioni familiari, non asettiche. Uso un’espressione di
don Carlo Vinco, da anni
accanto ai malati di Aids:
“nelle nostre case - disse
una volta - si muore con
il profumo del minestrone”. Ci riconosciamo in
questo clima di “casa”.
Poi, con il mutare delle
leggi, che hanno allargato le nostre competenze, e
con la scienza, che ha allungato la vita di chi è
malato, ci siamo “reinventati”, aiutando le persone anche a compiere un
cammino di autonomia,
perché magari qui alla
casa alloggio si rimane
solo per un certo periodo
di tempo, si riesce anche
a svolgere una piccola attività lavorativa esterna… è una realtà molto
complessa, che si confronta anche con le dinamiche
di chi vive in comunità
senza essersi scelto… Ma
è nelle difficoltà che si riescono a trovare le risorse
più preziose!».
Leggo la frase finale
che correda il depliant
di presentazione delle
iniziative per i dieci
anni di vita della casa.
«In Sorgente viene offerto un percorso che
prevede la cura della
salute e un sostegno
socio-educativo che favorisca il rispetto e la
tutela della dignità
della persona, secondo
valori che si ispirano
al Vangelo». Un manifesto oneroso…
«Non ci fermiamo alla
superficie e non ragioniamo con i criteri di un giudizio e di una critica sterile. Drogarsi è sbagliato.
Cerchiamo di far capire ai
nostri amici che è sbagliato quello che hanno fatto,
ma non per questo sono
sbagliati loro come persone. Ci mettiamo in ascolto e invitiamo i nostri
ospiti a lasciarsi amare.
La sofferenza è la nostra
normalità: una sofferenza
che non è né bestemmia,
né misticizzazione. Non
curiamo il corpo, ma la
persona per quello che è.
Guardiamo alla sua dignità e non alla sua malattia, perché ogni persona ha una dignità da salvaguardare e che nasce
dall’essere amata per prima da Dio. Il Vangelo ci
dice questo e sono valori
universali, condivisi da
tutti e che ci permettono
di vivere e lavorare insieme, a prescindere dalle
convinzioni dei singoli
(nello staff c’è anche un
operatore musulmano).
Questo non significa che
ci abbandoniamo al
pietismo: il nostro impegno richiede fermezza e il
nostro punto di riferimento resta sempre la persona».
CRONACA
P A G I N A
15
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
UN NUOVO IMPIANTO PER PURIFICARE L’ARIA
Smog: la sfida
degli ioni
sul Municipio
M
entre le condizioni meteorologiche,
con le precipitazioni anche nevose registrate la
scorsa settimana, hanno
portato ad un miglioramento della qualità dell’aria di Como, sul tetto
del Municipio sta per entrare in funzione l’unità
bio-ionizzante che dovrebbe portare ad un ulteriore abbassamento delle sostanze inquinanti. Prosegue, intanto, anche in Comune la discussione su
come intervenire per evitare il ripetersi di situazioni critiche, soprattutto
nel periodo invernale, per
ciò che concerne lo smog.
Bocciate le targhe alterne, da parte della Giunta
comunale, l’indice è stato
puntato verso gli impianti di riscaldamento che,
statisticamente è provato,
contribuiscono in modo
preponderante alla presenza di polveri sottili, le
famose Pm10, anche nell’aria della convalle. Sono
attualmente in corso i
controlli da parte degli ispettori comunali sullo
Una volta attivato il sistema
dovrebbe essere in grado di assicurare
una maggiore ossigenazione
dell’aria a beneficio dei cittadini
di LUIGI CLERICI
stato di manutenzione di
caldaie e centrali termiche in città. L’obiettivo è
quello di arrivare a 700/
750 controlli prima della
prossima estate. L’anno
scorso ne furono visionate
531 con l’emissione di 31
sanzioni, pari al numero
di impianti di riscaldamento trovati non a norma, per un totale di sanzioni emesse pari a
51.000 euro. Sul fronte
della lotta proprio alle Pm
10 suscita curiosità l’entrata in funzione dell’unità bio-ionizzante collocata sul tetto del Municipio
di Como. Attraverso questo apparecchio l’acqua
viene erogata sotto forma
di nuvola ionica nella misura di ben 700.000 ioni
per cm³. Si tratta di elementi chimici instabili
che, per trovare equilibrio, tendono a legarsi con
le sostanze inquinanti ae-
rodisperse dando origine
ad un equilibrio ionico
molecolare. Un sistema,
in funzione 24 ore su 24,
che non prevede alternazioni a causa dei fenomeni meteorologici (venti,
pioggie, sole o neve), e che
consuma circa 75 litri
d’acqua ogni ora. I primi
risultati dovrebbero manifestarsi entro la fine del
mese ed, in ogni caso, la
sperimentazione proseguirà fino al mese di aprile. Sul fronte viabilistico
sembra invece essere tornata d’attualità una proposta già avanzata qualche anno fa da Umberto
d’Alessandro, ovvero l’introduzione di un pedaggio
sui 3.500 Tir che quotidianamente frequentano il
tratto terminale dell’autostrada A9, Milano-Como-Chiasso, situato tutto
nel territorio comunale
cittadino, ora ripresa da
Stefano Molinari. Secondo l’assessore alla viabilità un’idea che merita di
essere approfondita anche perché il fiume di
mezzi pesanti sovente
provoca il blocco del traffico nell’area sud della città, soprattutto in località
Lazzago, ovvero nei pres-
si dell’uscita autostradale di Como Sud. Ci sono
già idee su come utilizzare gli eventuali incassi di
questo “balzello”, ovvero
da destinare per la realizzazione di nuovi parcheggi o altri interventi che
influiscano sul traffico.
L’idea del Comune di Co-
mo si colloca, inoltre, nel
solco di una proposta lanciata dalla Lega dei ticinesi che, da parte sua, ha
teorizzato lo stop per i
mezzi pesanti internazionali o l’inasprimento della tassa sui Tir per limitare la loro presenza sull’autostrada.
CIRCOLAZIONE SU ROTAIA
Como aspetta la Monte Olimpino 2
ra l’indifferenza
generale lo scorso
1° gennaio il mercato dei servizi
ferroviari internazionali di trasporto
passeggeri è stato aperto
alla concorrenza. Praticamente tutte le imprese
ferroviarie europee dispongono ora del diritto
d’accesso alle infrastrutture degli altri Stati
membri ai fini dell’offerta di servizi internazionali di trasporto passeggeri. Una decisione che apre
nuove prospettive per le
imprese ferroviarie e per
gli amministratori di infrastrutture, che potranno proporre ai viaggiatori prestazioni innovative
adatte alle loro esigenze.
Si tratta di una nuova situazione che potrebbe
contribuire ad acuire la
crisi delle linee ferroviarie che transitano da Como, già alle prese con le
proteste, ormai quotidiane, sui tagli ai convogli
destinati soprattutto al
trasporto dei pendolari a
Milano e con le disavventure dei pochi treni rimasti che, statisticamente
almeno una volta la settimana, si trovano a dover sostenere i disagi di
T
Foto archivio
ritardi e guasti meccanici. Unico segnale positivo
in questo scenario sconfortante l’ormai prossima
conclusione dei lavori di
messa in sicurezza alla
galleria Monte Olimpino
2. Entro l’estate la principale via di collegamento ferroviario tra comasco
e Canton Ticino, dove prima della chiusura transitavano quotidianamente
circa 80 treni merci, dovrebbe quindi tornare ad
alleggerire l’impatto del
traffico ferroviario, passeggeri e merci, che ora
interessa la linea all’aperto con evidenti disagi le-
gati al transito dei convogli (rumori intensi e frequenti, vetri che tremano
e forti vibrazioni) per i cittadini che abitano nelle
vicinanze della linea ferroviaria. Ricordiamo che
l’opera di risanamento del
tunnel ferroviario, i cui
costi hanno complessivamente superato i 50 milioni di euro, è stata resa
necessaria per impedire
alle acque delle falde sottostanti di penetrare nella galleria attraverso la
posa di un nuovo rivestimento impermeabile. Un
intervento che ha anche
consentito inoltre la com-
Ormai prossima
la conclusione
dei lavori
di messa
in sicurezza
della galleria.
Entro l’estate
la principale via
di collegamento
ferroviario
tra comasco
e Canton Ticino
dovrebbe tornare
ad alleggerire
l’impatto
del traffico
ferroviario,
passeggeri
e merci a ridosso
del confine
pleta messa in sicurezza
dell’infrastruttura. Entro
la prossima estate, quindi, il tunnel dovrebbe riaprire al traffico ferroviario. Attualmente nel tunnel lavorano circa 180 operai, suddivisi su tre turni in un cantiere aperto
tutti i giorni della settimana. Il riutilizzo della
galleria, dunque, permetterà di ripristinare i collegamenti merci e passeg-
geri tra Italia e nord Europa e viene visto con interesse anche in funzione
dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni comunitarie di cui prima
abbiano accennato. Tale
liberalizzazione riguarda
le imprese ferroviarie in
possesso di licenza e dei
certificati di sicurezza
necessari ad operare servizi internazionali. Nell’intento di creare condizioni economiche realistiche per lo sviluppo di tali
servizi l’autorizzazione
comprende il diritto di cabotaggio per i treni internazionali, vale a dire il diritto di far salire e scendere passeggeri in stazioni situate in altri Stati
membri. Gli Stati membri
saranno comunque autorizzati, nel rispetto di alcune condizioni, a limitare il diritto d’accesso sulle linee soggette a contratti di servizio pubblico
e a riscuotere diritti a
fronte dei servizi ferroviari di trasporto passeggeri, intesi a compensare il
costo dei contratti di servizio pubblico. Su questo
fronte molti politici, anche comaschi, stanno all’occhio.
L.Cl.
14
FEBBRAIO
INCONTRO
CON I SOCI
DEL
MOVIMENTO
APOSTOLICO
CIECHI
Il Movimento Apostolico Ciechi di Como
informa i suoi soci che
domenica 14 febbraio,
alle ore 9.30, presso
l’Istituto “Don Guanella”, si terrà il consueto incontro dei soci
del MAC, a cui seguirà il pranzo, da prenotare. Sarà presentata la scheda formativa dall’assistente, don
Giorgio Pusterla, e a
seguire una proiezione che illustra l’attività di don Corrado
Necchi in terra di missione. Data l’importanza del tema, si invitano i soci ad aderire con prontezza.
CRONACA
P A G I N A
16
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
SEGNALI POSITIVI. UNICA IN LOMBARDIA
Turismo:
Como sorride
L
a ripresa c’è e si
vede. Il turismo, in
provincia di Como,
tiene, rilancia e si
candida quale possibile locomotiva per la
generale ripresa economica del territorio.
Sono confortanti gli ultimi dati relativi all’andamento del comparto in
provincia di Como. «Dati
più che positivi - conferma l’assessore provinciale al Turismo Achille
Mojoli, al termine del
consueto tavolo che riunisce chi si occupa di settore in provincia di Como -.
La comparazione tra il
2008 e il 2009 ci dice che
lo scorso anno, la nostra
provincia è stata l’unica,
in tutta la Lombardia, a
far segnare un dato positivo in questo ambito. +
5,57% in termini di arrivi e + 3,22% in termini di
presenze. Percentuali che,
tradotte in numeri, ci dicono di circa 47 mila turisti in più che sono arrivati sul Lario e di circa 73
mila presenze».
Quali le ragioni di questo trend, in forte controtendenza rispetto alla
grave crisi che sta soffocando altri settori? È lo
stesso Mojoli ad aiutarci
a “leggere” i dati. «Tre
appaiono, in buona sostanza, le ragioni che
hanno favorito il turismo
sul Lario lo scorso anno.
Ad agevolarci sono state,
in primo luogo, le condizioni meteo, che hanno,
per lo più, generato un clima mite e soleggiato, favorevole alla scelta di vacanze di breve o media
durata. Da registrare, in
secondo luogo, anche la
grossa capacità di reazione che il settore alberghiero ed extralberghiero
ha saputo mettere in gioco per fronteggiare la crisi in atto. Si è scelto di ridurre i propri margini di
guadagno pur di rimanere nel mercato, con una
riduzione dei prezzi vicina al 20%. Una strategia
che, indubbiamente, ha
premiato. Da ultimo è risultata premiante la strategia messa in campo,
Il confronto tra
i dati del 2009
e quelli del 2008
confermano
la sostanziale
tenuta
del comparto
d’intesa con la Camera di
Commercio, che ha privilegiato e qualificato ancora di più l’approccio con
tour operator italiani ed
esteri per vendere al meglio il prodotto lago di
Como a livello mondiale.
E non è un caso, su questo fronte, che a crescere
in misura percentuale
molto rilevante, in termini di presenza turistica,
siano stati proprio quei
paesi, come Francia e Belgio, su cui lo scorso anno
si è puntato molto in termini di coinvolgimento di
operatori turistici e di
stampa specializzata».
«Il messaggio forte che
mi sento di dare - prosegue Mojoli - con questi
dati alla mano è che il
turismo è forte e sta tenendo bene. Garanzia di
preziosa risorsa e volano
economico anche per il
futuro. Al Tavolo del turismo il compito di mettere
a fuoco modalità e strategie per crescere ancora e
sempre meglio».
Il Tavolo del turismo: si
gioca, con ogni probabilità, proprio sulla sinergia
instauratasi tra i vari attori del comparto il successo raggiunto negli ultimi mesi. Tavolo che, recentemente, ha aperto le
porte anche al mondo della scuola, a chi sui banchi
prepara le strategie per
accogliere al meglio il turista di domani. «La scelta di far accedere al tavolo anche le scuole che operano nel settore - spiega
la prof.ssa Magda Zanon, preside dell’Istituto
Caio Plinio, che ospita un
corso di perito turistico rappresenta, certamente,
un passo decisivo nella direzione di rafforzare la
sinergia tra i diversi attori del settore, al fine di
rendere la proposta sempre più qualificante, ma
I DATI
902.963 arrivi nel 2009 contro gli 855.313 del 2008 b(+5,57%) e 2.321.481 presenze nel 2009 contro i 2.249.069 del 2008 (+ 3,22%). Questo il dato “forte” che
premia la provincia di Como, unica il Lombardia con il segno più.
Resta la sofferenza per il settore alberghiero, indubbiamente il più colpito dalla crisi. Il segno meno, però, è limitato sul fronte delle presenze straniere, con
un -4,35% rispetto al 2008 (1.178.522 contro 1.232.084). Exploit invece per
l’extralberghiero, che ha fatto registrare, nel complesso, un + 16,46% in termini di arrivi e un + 20,19% in termini di presenze.
Soffrono, in special modo, i 5 stelle lusso (-3,84% in termini di arrivi e -9,02 in
termini di presenze). «Si tratta di un problema strutturale che non ci impedirà
di investire nel settore - spiega Mojoli -. Ne è la prova il fatto che a giugno
aprirà a Blevio un resort 5 stelle presso l’ex Villa Rocca Bruna, 10 suite a
disposizione dei turisti più esigenti».
Uno sguardo alle nazionalità. Restano negativi gli afflussi dei turisti di matrice anglosassone (Regno Unito, Usa, Irlanda, Australia) ed il Giappone, sia sul
fronte degli arrivi che delle presenze.
In ogni caso a registrare il tetto più alto di arrivi (106.138) e di presenze
(309.214) nel 2009 sul Lario è stata la Germania, seguita dai Paesi Bassi e,
seppur in calo, del Regno Unito.
Mediamente tra 4 e 5 giorni la permanenza media dei turisti sul Lario, in
generale in calo anche se di pochi decimi (da 3,08 giornate nel 2008 a 2,91 nel
2009 per l’Irlanda; da 4,59 a 4,87 per i Paesi Bassi, etc.).
Importante il confronto con il 2005, dal quale si nota il progressivo incremento
in termini di arrivi e presenze: 658.353 arrivi e 1.691.900 presenze in provincia nel 2005 contro i 902.963 arrivi e i 2.321.481 presenze del 2009 la dicono
lunga sui progressi compiuti sul fronte dell’accoglienza negli ultimi anni.
anche di formare operatori che al meglio sappiano
adattarsi alle richieste
del territorio. I nostri periti turistici dovranno acquisire uno stile flessibile. Maturare, cioè, la capacità di leggere il territorio, ma anche di percepire le richieste che arriveranno oltre confine.
Fondamentale, tra gli
operatori, dovrà essere la
conoscenza delle lingue
per far davvero sentire il
L’UNIONE CIECHI E LA GITA SOCIALE
DI MAGGIO. APERTE LE PRENOTAZIONI
Il Consiglio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como ha deciso di organizzare la gita sociale in più giorni dal 16 al 22 maggio
2010, anticipando di una settimana rispetto alle date indicate nella
recente circolare bimestrale della sezione, con meta la Campania: nei
cinque giorni di permanenza nella bellissima regione si visiteranno
la città di Napoli, le isole, Sorrento, Pompei, la Costiera Amalfitana e
sicuramente la Reggia di Caserta. Nelle prossime settimane si concorderà con l'agenzia di viaggi Le Vecchie Mura il programma definitivo, i costi e gli appuntamenti.
Agli interessati l’Unione chiede di comunicare l’eventuale adesione
entro la fine di febbraio in ufficio al numero 031-570565.
Solo se vi saranno sufficienti iscrizioni si potrà procedere nell'organizzazione della interessantissima gita.
turista a proprio agio».
Un richiamo importante
in un distretto turistico in
cui soltanto il 10% degli
operatori mastica più di
una lingua.
«Il futuro è nostro - continua Mojoli -. Dobbiamo
saperlo cogliere con la
debita preparazione. Il
mondo deve sapere che
l’offerta turistica del lago
di Como è d’eccellenza.
Ciò non soltanto in termini di lusso (dai 5 stelle in
su) perchè disponiamo alcuni dei migliori hotel del
mondo, ma anche perché
esiste un servizio persona-lizzato e di altissima
qualità che attraversa alberghi, campeggi, bed &
breakfast. L’extralberghiero, se ben gestito, non
si pone certo in concorrenza rispetto agli altri ambiti del comparto, piuttosto ne qualifica e ne amplia l’offerta».
«Con soddisfazione re-
gistriamo questi segni
positivi - aggiunge Alberto Proserpio, presidente dell’Associazione Albergatori di Como -. Possiamo dire con certezza di
aver ormai toccato il fondo della crisi e che la ripresa è incominciata. Lo
conferma l’ampio margine di prenotazioni di cui
disponiamo, che ci fa ben
sperare per i prossimi
mesi. La formula dei
work shop rivolti a tour
operator si è rivelata vincente. Proseguiamo dunque lungo questa strada.
La sfida dovrà ora essere
quella di investire di più
sui grandi eventi, così da
incentivare il turista a rimanere qualche giorno in
più e non fermarsi per
poche notti».
Che cosa dire, invece,
dell’annosa questione legata alla stagionalità? «Il
tema è caldo - spiega
Proserpio -, ma sta dando positive risposte tra gli
albergatori. Io credo sia
necessario che gli alberghi restino aperti almeno
11 mesi l’anno. Oggi sono
ancora molti i gestori che
preferiscono chiudere a
ottobre e riaprire a marzo, ma qualcosa sta cambiando e con essa sta maturando la consapevolezza dell’importanza di slegarsi dalla stagionalità,
garantendo un’offerta il
più possibile senza tempo».
M. Ga.
CELEBRAZIONE LOURDIANA A CAMERLATA
In concomitanza con le Celebrazioni al Santuario di Lourdes per la Festa di
Santa Bernadetta, il Gruppo Turistico Rebbiese unitamente alle parrocchie di Sant’Antonio, Camerlata, Breccia e Rebbio, invitano pellegrini e devoti a partecipare
alla celebrazione lourdiana promossa per giovedì 18 febbraio con il seguente
programma: ore 20.30 chiesa parrocchiale di Sant’Antonio – Camerlata, celebrazione della Santa Messa a cui farà seguito la “Processione con le fiaccole” con il
seguente percorso: Via Kolbe Chiesa di Sant’Antonio), Via Belvedere, Via Del Lavoro, Via R. Romana, Via Lissi, Oratorio di Rebbio: Grotta di Lourdes
Importante: Si potrà raggiungere la Parrocchiale di Sant’Antonio anche con un
bus-navetta gratuito in partenza da Breccia - fermata bus di via Perego - alle ore
19.45 e 20.10 con sosta a Rebbio - via Varesina angolo via Lissi 11. e Camerlata distributore Agip. Il medesimo servizio verrà offerto al termine della funzione, a
quanti dovranno far ritorno a Breccia, a Camerlata e a Sant’Antonio.
Presso le Parrocchie di Rebbio e Sant’Antonio saranno in distribuzione “ lumini”
per illuminare finestre e balconi lungo il percorso. La Funzione avrà luogo anche in
caso di cattivo tempo
CRONACA
P A G I N A
Como
17
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
IL RITROVAMENTO DI UNA PREZIOSA STATUA CINQUECENTESCA
L’apostolo Andrea
e l’ospedale
S. Anna
C
hissà quanti di
noi l’avranno vista quella statua.
Imponente con i
suoi due metri e
mezzo di marmo, posta
nel piccolo piazzale accanto al reparto di radioterapia dell’Ospedale S.
Anna di Como. Eppure
nessuno si è mai accorto
che quella non era una
statua come le altre, ma
una delle dieci raffigurazioni degli apostoli che da
secoli abbelliscono la navata centrale del duomo
di Como. Un’opera dall’alto valore artistico, realizzata all’inizio del 1500,
che raffigura l’apostolo
Andrea. È lì, in quel piazzale accanto alle auto, che
gli esperti della diocesi
l’hanno ritrovata e, con la
collaborazione della direzione dell’ospedale, messa provvisoriamente in sicurezza nei magazzini di
via Napoleona. Nel parco
dell’ospedale è stata ritrovata anche un’altra statua, seppur di minor valore artistico, appartenente
alla Fabbrica del Duomo:
la raffigurazione settecentesca di un Vescovo,
probabilmente San Benedetto. L’annuncio dei ri-
Imponente
con i suoi due
metri e mezzo
di marmo, posta
nel piccolo
piazzale accanto
al reparto
di radioterapia
del presidio,
l’opera ha svelato
una storia del
tutto particolare
di MICHELE LUPPI
trovamenti è stato dato,
venerdì 5 febbraio, dai
vertici dell’Ospedale S.
Anna e dal direttore dell’Ufficio diocesano di inventariazione Beni Culturali, don Andrea Straffi.
È stato proprio il sacerdote diocesano a rimanere
incuriosito da quella scultura, iniziando le ricerche. “Andando a trovare
un malato - racconta - sono passato accanto alla
statua e ne sono rimasto
colpito perché ricordavo
che nei depositi della cu-
ria conserviamo il basamento di una raffigurazione dell’apostolo Andrea di cui non avevamo
il corpo. È da lì che siamo
partiti con le ricerche scoprendo che quella era proprio la statua che mancante della cattedrale”. A
spiegare le tappe di questa lunga storia incominciata agli inizi del 1500 è
Alberto Rovi, esperto comasco di storia dell’arte
e collaboratore della diocesi. “La statua dell’apostolo Andrea - precisa - è
stata realizzata nel 1500
dalla famiglia Cassina di
Meda che lavorava stabilmente per la Fabbrica del
Duomo. Furono loro a realizzare le dieci statue di
apostoli posizionate sulle
dieci colonne della navata centrale”. Le raffigurazioni in marmo bianco degli apostoli sono ancora
visibili sulle colonne a circa quattro metri di altezza. Tutte tranne una:
quella dell’apostolo Andrea. “Negli archivi della
diocesi - continua Rovi abbiamo trovato alcuni
documenti che attestano
come nel 1741, due architetti vennero incaricati di
progettare un pulpito in
legno per la cattedrale. È
per far posto a questa nuova struttura che, l’anno
successivo, la statua venne spostata e posta nei
magazzini della curia”.
Ma come ha fatto la statua a finire al S. Anna?
“La statua - spiega don
Straffi - rimase nei depo-
siti della Fabbriceria del
Duomo fino al 1853 quando fu trasferita al S. Anna
che allora si trovava in
via Cadorna. Nei nostri
archivi abbiamo un documento in cui la curia concede le due statue, ora ritrovate, in custodia all’ospedale che le avrebbe
utilizzate come elementi
decorativi”. Da allora le
tracce delle due opere si
erano perse fino al ritrovamento di pochi mesi fa.
E ora? “Il nostro obiettivo - conclude don Straffi è quello di valorizzare
queste opere, in particolare quella dell’apostolo
Andrea, restituendole alla cattedrale. Dai documenti in nostro possesso
risulta che le statue erano consegnate solo a titolo di custodia quindi la
proprietà rimane della
Fabbriceria. Certamente
l’opera dovrà essere restaurata per riportarla
all’antico splendore ma
stiamo, già, pensando alla
sua collocazione in cattedrale. Non potendo togliere il pulpito, è probabile
che possa trovare spazio
sulla stessa colonna in cui
era in origine (l’ultima
prima dell’altare, ndr)
semplicemente un po’
spostata verso destra.
Una decisione che sarà
presa in accordo con la
sovrintendenza che è già
stata avvisata del ritrovamento”. Da parte del S.
Anna c’è la massima disponibilità a collaborare.
“Si tratta di capire quali
passi legali sono necessari - ha spiegato il direttore generale Andrea Mentasti -, ma da parte nostra
c’è la massima disponibilità perché questa opera
torni alla città e alla diocesi. E speriamo che questo ritrovamento sia di
buon auspicio per il nuovo ospedale”.
IMPORTANTE ACCORDO REGIONALE
Non autosufficienza: in arrivo un bonus
I
mportante accordo in
regione sul fronte della non autosufficienza. È infatti in arrivo
un bonus di 1.300 euro per le famiglie che hanno un anziano o un disabile ricoverato in una struttura residenziale e percepiscano ammortizzatori
sociali o abbiano figli minori a carico. È quanto
prevede l’accordo recentemente raggiunto con la
Regione da Cgil, Cisl, Uil
e dai sindacati dei pensionati. Complessivamente,
il Pirellone ha stanziato
17 milioni di euro e prevede di rispondere alla richiesta di 13-14mila famiglie. “È un accordo importante, il nono negli ultimi 18 mesi, che si inserisce in un’intensa stagione di intese con la Regione sul lavoro e sul reddito - ha sottolineato Gigi
Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia
-. È un passo molto positivo, stiamo costruendo
pezzi di welfare lombardo, dove non c’è retorica,
ma risposte concrete”.
Soddisfatti anche i sindacati dei pensionati: “L’intesa afferma il principio
In arrivo
un bonus
di 1.300 euro
per le famiglie
che hanno
un anziano
o un disabile
ricoverato
in una struttura
residenziale
e percepiscono
ammortizzatori
sociali o hanno
figli minori
a carico
della solidarietà intergenerazionale - sottolinea
Attilio Rimoldi, segretario generale della Fnp
Cisl Lombardia - e riconosce il fatto che per la non
autosufficienza occorrono
aiuti concreti”.
I beneficiari del buono
famiglia dovranno possedere i seguenti requisiti:
- residenza in Lombardia;
- il richiedente sta contribuendo al pagamento
della retta di un familiare ricoverato in una struttura residenziale in Lombardia.
Stanti questi due requi-
siti:
- nel nucleo familiare
del richiedente deve essere presente almeno un figlio minorenne (sono compresi i minori in affido familiare). L’indicatore della situazione di reddito familiare (ISR) non deve essere superiore a 22mila
euro;
- il richiedente deve percepire ammortizzatori sociali in conseguenza della interruzione o sospensione del rapporto di la-
voro.
Come detto, per il 2010
ai beneficiari verrà riconosciuto un buono dell’importo annuo di 1.300
euro.
L’erogazione avverrà in
un’unica soluzione tramite accredito su conto corrente bancario/postale o,
solo per coloro che non
sono titolari di conto corrente, attraverso invio di
assegno di bonifico.
Entro il mese di aprile
2010 le parti si incontre-
ranno per verificare il
numero delle domande
presentate e le relative risorse erogate, allo scopo
di individuare eventuali
risorse disponibili utili
sia alla riapertura del
bando che all’eventuale
incremento della quota
da erogare, in particolare
con riferimento al numero dei figli.
La domanda va presentata presso gli sportelli
territoriali delle Asl dal
15 febbraio al 5 marzo.
PUNTO CUORE
IN STRADA FINO
A PASQUA. LA
PREVENZIONE
PASSA ANCHE
DA QUI
Dal 12 febbraio fino
a Pasqua, in via Vittorio Emanuele-angolo
via Indipendenza, sarà attivo il “Punto Cuore”, con iniziative dedicate alla prevenzione delle malattie
cardiovascolari. Tutti i
giorni, dalle ore 10 alle
12 e dalle ore 15 alle
18, sarà possibile misurare pressione, colesterolo e fattori di rischio. Verranno anche
proposte le noci e il
melograno, i “prodotti
del cuore”, e verranno
venduti gli ultimi biglietti della lotteria
“Parole di cuore”, la
cui estrazione è prevista per il giorno di San
Valentino (primo premio un’automobile).
Ulteriori informazioni
sul sito www.comocuo
re.org e allo 031278862.
CRONACA
P A G I N A
Como
18
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
L’Ana di Como,
una giovinezza
lunga 90 anni
I
l 5 luglio 1920, a poco
meno di un anno dalla costituzione dell’Associazione Nazionale alpini, nasceva
presso il “Gran bar Lario”
la Sezione di Como, una
tra le prime in Italia.
Novant’anni, un’età che
fa pensare subito alla vecchiaia ed ai suoi naturali
acciacchi.
Eppure, la Sezione Alpini di Como, forte dei suoi oltre settemila iscritti
distribuiti tra centoventidue gruppi sul territorio
provinciale, continua ad
avere la vitalità e l’energia dei tempi della fondazione.
Anzi, è corretto dire che
continua a ringiovanire.
Il segreto? Pur rimanendo saldamente aggrappata ai suoi scopi, valori e ideali iniziali, che ne
costituiscono la spina dorsale, la Sezione di Como
è stata capace di stare al
passo con i tempi e, a volte, di precorrerli, sotto la
sapiente guida dei presidenti succedutisi alla sua
conduzione.
Un’associazione ben
presente e radicata sul
territorio; un’associazione
che si è saputa guadagnare stima e credibilità, grazie al suo costante impegno in molteplici direzioni, che vanno dalle celebrazioni, alla cultura, allo
sport ed al campo della
Protezione Civile.
Anche nella recente emergenza Abruzzo, gli alpini comaschi hanno avuto un ruolo di prim’ordine con la presenza conti-
Era il 5 luglio
1920 quando
nasceva, presso
il “Gran bar
Lario” la prima
sezione alpina
comasca, una tra
le prime in Italia
nua di volontari.
Per celebrare degnamente il novantesimo
compleanno, il presidente Achille Gregori, giunto
al suo dodicesimo anno di
guida del sodalizio, ha voluto che il 2010 fosse costellato di avvenimenti
con l’impronta alpina. Sarà un anno capace di soddisfare un po’ tutti i gusti; un anno in grado di lasciare un’impronta, perché il primo scopo degli alpini è proprio quello di
diffondere il contagio dei
valori che da ben novant’anni propugnano.
In realtà, l’avvio delle
celebrazioni è stato dato
a metà dello scorso dicembre, con la presentazione
al pubblico del libro “Comaschi in guerra”, opera
fresca di stampa ed inserita nella collana storica
di Mursia Editore. Libro
che, per il suo valore culturale ed educativo, ha ottenuto il patrocinio della
Regione Lombardia e della Provincia di Como. È
una rassegna di memorie,
raccolte tra gli alpini comaschi reduci dall’ultimo
conflitto mondiale.
Ma ecco un po’ più nel
dettaglio il programma
degli eventi.
Nel corso dell’anno verrà rappresentato cinque
volte (una per ognuna delle zone di competenza della Sezione) un lavoro teatrale dal titolo “Il cappello alpino racconta”. Sarà
in scena la ‘Compagnia
Felice Spindler’, accompagnata dai cantori del ‘Nigritella’.
Lo spettacolo, che è stato proposto la prima volta il 6 febbraio scorso al
Teatro Excelsior di Erba,
è la storia degli alpini,
dalla costituzione del Corpo ad oggi, raccontata da
un cappello alpino. È un
racconto di fatti, ma anche di sensazioni provate
da un cappello, portato in
testa da un alpino durante il servizio militare e dopo il congedo. I brani, recitati dagli attori della
Compagnia Felice Spindler, si alternano a canti
eseguiti dal Coro Nigritella. Entrambi i gruppi
sono di Monte Olimpino.
Il Collegio Gallio in Como ospiterà l’esibizione di
cinque gruppi folkloristici: il friulano e quello trevigiano in marzo, quello
aostano in aprile, l’altoatesino in settembre e
quello occitano (cuneese)
in ottobre; lo scopo è di far
rivivere, almeno per una
sera, l’atmosfera in cui
vissero e operarono gli alpini della Sezione durante il loro servizio militare; servizio svolto appunto su tutto l’arco alpino.
Ancora in marzo si svolgerà una grande esercitazione di Protezione Civile, finalizzata alla manutenzione e salvaguardia
dell’ambiente, estesa anche ad altre Sezioni Ana;
attività, questa, che non
poteva mancare, vista
l’importanza che l’unità
di Protezione Civile della
Sezione di Como riveste
nell’ambito del volontariato Ana al servizio della nazione e spesso dei
Paesi stranieri.
A giugno saranno allestite mostre fotografiche
e di pittura, per proporre
ai visitatori immagini di
vita, attività e storia degli alpini; mostra collegata alla manifestazione
commemorativa della
fondazione, che radunerà
nella tradizionale sfilata
gli alpini del territorio e
delle altre sezioni.
Il mese successivo, squadre di soci della Sezione
saliranno a quattro vette
significative della nostra
zona prealpina, sottolineando che, pur nella grande trasformazione avvenuta nelle Forze Armate,
sopravvive il legame in-
CIRCUITI TEATRALI LOMBARDI
... e lo spettacolo continua
Sette comuni coinvolti, 16 appuntamenti in calendario. Ha preso il via lo
scorso 6 febbraio la nuova edizione della rassegna dei Circuiti Teatrali Lombardi. Storie di personaggi famosi verranno mescolate a storie di gente qualunque, visitate però da avvenimenti eccezionali ed inconsueti. Sette, come detto,
to i comuni coinvolti sul territorio, con ben 16 spettacoli che saranno rappresentati oltre che a Como, Cantù, Erba, Faloppio, Olgiate Comasco, Orsenigo e
Turate, anche a Campione d’Italia. Ad aprire la rassegna è stata Como sul
palcoscenico del Teatro Sociale il 6 febbraio con Robert Schumann, ovvero la
poesia della musica, in collaborazione con l’Associazione Carducci. Il teatro
cittadino, capofila del Circuito, ospiterà l’11 febbraio “Provando in nome della
madre” che vedrà il ritorno in città di Erri De Luca, celebre romanziere, che
vestirà i panni del regista, dell’autore e dell’attore, inscenando un proprio testo.
Il 15 febbraio Como ospiterà Emma Dante che dopo il grande successo della
Carmen scaligera porterà in città “Le Pulle”, sorta di operetta amorale di carattere popolare in cui la recitazione si alternerà con il canto. Il calendario comasco
ospiterà in locandina anche
un altro grande nome del teatro di ricerca italiano: Danio Manfredini. Manfredini tornerà a Como dopo oltre vent’anni il 22 aprile,
con “Tre studi per una crocefissione”, capolavoro storico che vede alternarsi sul palco tre soggetti teatrali, un malato men-tale, un
transessuale ed un extracomunitario. Giuseppe Battiston, tra gli attori emergenti del cinema nostrano, sarà al Sociale il 25 febbraio
con “Orson Welles’ Roast”, un’imperdibile maratona cinematografica che ricalcherà il percorso artistico del celebre cineasta americano. La comicità approderà a Como l’8 marzo con “Stasera Ovulo” di Carlotta Clerici, con Antonella Questa, per un tuffo iro-nico nella
realtà femminile, nei problemi della sterilità e nella maternità over 35. Tra marzo e maggio la Cooperativa Attivamente sarà in
scena con “Girotondo” (27 marzo), “87 tasti: Tom Waits” (9 aprile) e “Tutti i colori del buio” (8 maggio). Molto interessanti anche gli
spettacoli che saranno ospitati dai teatri di provincia, il cui calendario completo sarà pubblicato sul sito internet del Teatro Sociale,
www.teatrosocialecomo.it, e sul portale della Regione Lombardia, www.lombardiacultura.it.
dissolubile tra i soldati
con la penna nera e la
montagna.
Ad ottobre, esercitazione dimostrativa della
squadra di cinofili operante in seno all’unità di
Protezione Civile; ci sarà
poi una serata dedicata
ad una rassegna di cori
alpini locali.
A dicembre, conclusione
in grande stile, con un
concerto di “rango” del coro “I Crodaioli” del maestro Bepi De Marzi, compositore di fama nell’ambito della musica legata
alle tradizioni montanare
e alpine, fra cui primeggia il conosciutissimo canto “Signore delle cime”,
riconosciuto ormai come
preghiera.
Un anno intenso quindi, che regalerà al pubblico comasco tante occasioni si svago e mille spunti
di riflessione.
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P A G I N A
19
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/3
L’Istituto
San Carpoforo
S
an Carpoforo si
trova a metà collina, sotto la torre medievale del
Baradello, accanto alla più antica basilica
protoromanica della città.
Fu anticamente un monastero, poi una ricca dimora privata e, in seguito, è
diventata la sede del nostro Istituto scolastico.
La storia della scuola
prende origine da una comunità religiosa che, nell’autunno del 1919, venne a Como per aprire un
istituto superiore che aveva come scopo l’abilitazione per l’insegnamento
della lingua francese. Poco dopo, però, la “riforma
Gentile” tolse valore a
quel titolo e, le religiose,
senza farsi prendere dallo sconforto, continuarono
a formare le loro alunne
facendole studiare anche
alle università per stranieri di Grenoble e Parigi. I sentimenti che animavano le religiose e che
tuttora formano la solida
base del loro insegnamento sono l’entusiasmo, l’audacia e la buona volontà,
ed è questo spirito che ha
sempre contraddistinto la
scuola, anche nei momenti più difficili, come durante la seconda guerra
mondiale quando le religiose francesi dovettero
tornare in patria, mentre
le suore italiane rimasero a fare il loro lavoro in
condizioni disagevoli, finché l’istituto non fu requisito dallo stato per essere
utilizzato come ospedale
militare. Finita la guerra,
la struttura fu riconvertita a scuola e furono riaperte la scuola materna,
la scuola elementare, la
ISTITUTO
SAN CARPOFORO
via S. Carpoforo, 7
Como
tel. 031-260454
La storia della scuola prende origine
da una comunità religiosa che arrivò
in città nell’autunno del 1919
scuola commerciale e il
ginnasio. Passato un ventennio intenso ed operoso
la congregazione francese
venne unita all’ordine
delle suore dell’Assunzione creando un’unica famiglia che condivise lo stesso spirito, stile di vita e
carisma educativo.
L’istituto San Carpoforo così continuò a vivere
e prosperare. Dopo un
breve periodo fu aperta
anche la scuola media; la
fine degli anni Sessanta
consacrava l’impegno nella scuola materna ed elementare a cui venivano
dedicati sforzi, energie e
nuove competenze.
Dal 1970 San Carpoforo
è quindi una scuola ricca
e animata da piccoli dai
tre agli undici anni. Scuola a tempo pieno, che accoglieva e accoglie, anche
prima e dopo l’orario scolastico, i bambini i cui genitori hanno orari di lavoro che non coincidono con
quello normale della scuola. Il nostro è un Istituto
che si impegnava, si impegna e si impegnerà ad
innovare, ad allargare gli
spazi educativi con materie integrative e attività
tese a sviluppare la sfera
educativa, psicofisica e affettiva del bambino.
La scuola secondaria di
primo grado è più recente, infatti, ed è stata avviata nell’anno scolastico
2005-06 con l’intento di
far seguire un percorso
completo e didatticamente affascinante ai ragazzi
dopo il percorso della scuola primaria.
Da allora l’Istituto ha
sempre svolto la sua opera di accoglienza e preparazione di generazioni di
bambini e ragazzi, che nel
tempo hanno conservato
in loro il ricordo di giorni
sereni e di un clima familiare e ricco di stimoli respirato nella scuola.
L’edificio ha conservato
le caratteristiche strutturali del monastero e nel
corso del tempo la scuola
si è dotata di un’attrezzatura moderna, funzionale e tecnologica ed è circondata dal verde di un
ampio parco e di un giardino, dove l’affascinante
contatto con la natura, insieme ad una formazione
profondamente cristiana
e modalità educative incentrate sul rispetto,
l’accoglienza dei singoli
temperamenti e all’avanguardia dal punto di vista
della didattica e degli apprendimenti divengono esperienze di vita.
In questo senso la scuola non si limita ad accogliere ogni individualità,
diversa e affascinante,
ma va oltre, considerandole ricchezza con cui valorizzare e promuovere l’identità personale e culturale di ciascuno all’interno dei rapporti tra compagni e docenti che, mentre
preparano il singolo alunno al lavoro scolastico,
pongono basi salde per
formare i cittadini di domani.
SANTA MARIA EUGENIA
La vita. M. Eugenia Milleret de Brou è una donna d’azione e di fede che in un
secolo inquieto e contraddittorio, il XIX, decide di scommettere sull’intelligenza,
la generosità, la libertà e la forza di carattere dei giovani, fondandosi sul Vangelo e sull’azione dello Spirito.
Anticonformista nelle vedute lo è già nella sua storia personale: nata nel 1817
in una famiglia non credente della borghesia liberale, sviluppa, molto giovane,
attraverso le letture, una curiosità inquieta, alla ricerca di conoscenza e di verità. A questa tensione dell’intelligenza si aggiungeranno, durante l’adolescenza,
esperienze dolorose: il fallimento economico del padre, banchiere a Metz, la separazione dei genitori e la morte prematura della madre.
Affidata successivamente a due famiglie di parenti, passa da una vita mondana di provincia ad un ambiente di pietà rigida e opprimente nel quale conosce solitudine ed incertezza. All’età di 19 anni, nella cattedrale di Notre Dame, a Parigi, ascolta le parole di un famoso domenicano, padre Lacordaire. Qui la sua inquietudine trova pace. La verità del Dio di Gesù Cristo risponde ai dubbi della sua
intelligenza. Si converte e comincia a sognare una società trasformata dal Vangelo.
Crescono in lei il coraggio e la determinazione per realizzare, all’età di 22 anni,
il progetto di una nuova famiglia religiosa consacrata all’educazione dei giovani.
Intuisce che le donne possono prendere parte attiva alla costruzione e alla trasformazione della società. La Chiesa ha riconosciuto come opera dello spirito le sue
intuizioni educative e il suo cammino di santità e l’ha proclamata santa il 3 giugno 2007.
Le religiose oggi. Oggi le religiose dell’Assunzione sono presenti in 34 nazioni: 8 in Europa, 5 in Asia, 10 in America, 11 in Africa. Le suore sono approssimativamente 1200 e vivono in circa 170 comunità attraverso il mondo. Il ramo laico
- assunzione insieme - formato da amici dell’assunzione e da Comunità o Fraternità Assunzione, comprende alcune migliaia di amici sparsi nel mondo. Tra
essi c’è chi sceglie di impegnarsi a seguire il cammino di vita almeno per la durata di un anno. Questo cammino si ispira alla regola di vita delle religiose e propone ai laici l’esperienza cristiana secondo la spiritualità dell’assunzione, ponendo l’accento sui tre poli principali: preghiera, comunità e missione.
I RAGAZZI DI
SAN CARPOFORO
RACCONTANO
I ragazzi di San Carpoforo, molti dei quali sono
nella scuola dalla tenera
età di tre anni, vivono buona parte della loro giornata tra compagni, lezioni, insegnanti e varie attività. Questo modo di vivere e l’appartenenza all’Istituto emergono dalle
semplici e concrete parole degli alunni stessi.
Tommaso, racconta:
“San Carpoforo per me è
una scuola dove non solo
ci vengono insegnate le
solite materie, come inglese o storia, ma ci viene insegnato ad amare il Signore
ed a voler bene ai nostri compagni, professori, suore e a tutti gli uomini e le
donne del mondo. A scuola ci viene insegnato a diventare persone oneste, intelligenti e sempre migliori”. Dalle parole di Tommaso si capisce come la presenza
delle suore dell’Assunzione sia fondamentale per i ragazzi e gli insegnanti e come questa presenza scandisca lo scorrere dell’anno. Eleonora aggiunge: “Nella
mia scuola ogni festa è importante per pregare e riunirci insieme, per esempio,
in ognuna delle settimane dell’Avvento, il lunedì si andava in Basilica per pregare e prepararci meglio al Natale. Anche i fatti brutti che possono succedere
nella vita di tutti i giorni diventano importanti per imparare a soffrire insieme
e non sentirsi soli. A noi è capitato con la morte della nostra maestra. E’ stato
un fatto doloroso, ma ci ha unito molto di più sia come compagni di classe sia
con gli insegnanti che ci sono stati molto vicini”.
Da questo racconto emerge come il rapporto tra ragazzi e docenti si basi sull’accoglienza, la partecipazione comune, la lealtà e il rispetto. Gli insegnanti
cercano in tutti i modi di valorizzare ogni individualità, aiutando chi è in difficoltà e perfezionando le eccellenze. Ciò avviene non solo con le classiche lezioni,
ma anche con altre forme comunicative che sono spiegate benissimo dalle parole di Rachele: “In classe partecipiamo a tante attività divertenti, nelle quali
impariamo molto: facciamo dei concorsi con le altre scuole, le lezioni di teatro,
delle prove di logica, matematica e informatica, svolgiamo dei lavori di gruppo
per collaborare con i compagni e laboratori pomeridiani di scacchi ed arte per
mettere alla prova le nostre abilità”. Altri alunni raccontano come i rimproveri
e i lavori più impegnativi siano momenti di stimolo per migliorarsi.
Paola Sara: “Non ho paura dei richiami dei professori, anzi penso che siano
molto importanti proprio per non fare passi falsi”. Alessandro: “Ora che siamo
alla scuola media siamo un po’ più bacchettati perché dobbiamo imparare a dare il meglio di noi stessi anche nelle materie che ci risultano difficili, ed in questo percorso non siamo mai soli, ma accompagnati passo per passo dai nostri
insegnanti”.
Un altro aspetto molto gradito della scuola è il grande parco nel quale i ragazzi passano l’intervallo. Giacomo ricorda: “San Carpoforo è molto grande ed
è piena di sorprese, ad esempio la prima volta che sono andato nel parco, alle
elementari, sono rimasto stupito della sua grandezza e per la sua bellezza. E’
un’emozione che si ripete sempre anche adesso. E in autunno è bellissimo giocare a calcio in mezzo alle foglie”. Matteo aggiunge: “Per me San Carpoforo è
come una casa non solo perché ci passo la maggior parte del giorno, ma perché
posso giocare nel parco con i miei amici ed imparare molte cose nelle lezioni”.
I ragazzi nel raccontare la vita scolastica si sono emozionati e si sono lasciati
prendere dai ricordi che uniscono alla quotidianità e dalle loro testimonianze e
dalle loro azioni emerge una familiarità e un attaccamento alla scuola che è invito e stimolo per noi insegnanti a fare sempre meglio per il loro bene e la loro
crescita.
GLI EX ALUNNI DICONO...
La parola
agli adulti
E’ stato un periodo
bello della sua vita?
“Talmente bello che abbiamo deciso di fondare
l’Associazione ex alunni
di San Carpoforo”.
Momenti particolari
di festa o magari di
ansia?
“Le recite, i giochi nel
parco, compagni, atmosfera accogliente”.
“La festa della mamma
si svolgeva di domenica
con tutti i genitori, insegnanti ed alunni”.
Insegnamenti validi
allora e oggi?
“Rispettare il prossimo
e rispettare le regole”.
La parola
ai ragazzi
Ci sono attività interessanti oltre a quelle scolastiche?
“Sì: gite, grigliate e ritrovi durante le festività; gite organizzate ai musei
e il rivedersi durante l’estate”.
“Sì, ho avuto la possibilità di imparare a suona-
re il violino senza che
mia mamma dovesse accompagnarmi a lezione
dopo l’orario scolastico.
Ho cantato nel coro. Ho
potuto frequentare un
corso di manualità che
mi ha molto divertito”.
E’ vero che uno dei
suoi punti di forza è il
parco?
“Sì perché ci ha consentito di trascorrere momenti di ricreazione in
ampi spazi, a contatto
con la natura in tutte le
stagioni; per i bambini di
città non è cosa da poco”.
CRONACA
P A G I N A
20
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
DENTRO IL MUSEO DIDATTICO DI VIA CASTELNUOVO
Un filo di seta
lungo
20 anni
ORARI E PREZZI
Il 2010 sarà un anno speciale per
questo luogo, custode della memoria
serica comasca. Sono infatti in corso
i lavori di ampliamento dell’area
espositiva che dovrebbe raddoppiare
di MARCO GATTI
U
n baco da seta
cullato vent’anni. Amorevolmente curato
con la passione
e l’orgoglio di chi sa di custodire un tesoro.
È la storia, in pillole, del
Museo Didattico della Seta di Como. Un gioiello comasco che tutto il mondo
ci invidia. Uno spazio espositivo senza eguali che
abbraccia l’intera filiera
serica, dal baco al finissaggio, cioè la mano ultima che accompagna il
prodotto finito. In mezzo
lo scorrere di migliaia di
mani esperte nel condurre il lavoro del primi telai
a mano e poi, via via, di
macchine sempre più sofisticate.
Tutto raccontato nel
dettaglio in questo luogo
che racchiude, in poco
meno di mille metri quadri, la memoria storica
dell’industria serica comasca.
Il Museo Didattico della Seta celebra quest’anno il suo primo ventennale (apre infatti ufficialmente al pubblico nel
1990) in un modo del tutto particolare. Niente
squilli di tromba, nessun
fuoco d’artificio o manifestazioni pirotecniche, soltanto l’ordinarietà di un
servizio quotidiano al territorio, accompagnata
dalla continua produzione di mostre a tema. L’ultima, in ordine di tempo,
un’ esposizione dedicata a
“La passamaneria”. Un
viaggio nelle “Storie di
tessuti e tecnologie produttive comasche degli
anni 1920-1940”, che resterà aperta fino al 28
febbraio prossimo. La
scelta del tema si lega
alla donazione al museo,
da parte della famiglia,
dell’insegna del negozio
storico “Passamaneria F.
Rho” di Como, insieme a
numerosi manufatti e documenti. Insegna che, dipinta su vetro, recuperata
grazie ad un intervento di
restauro affidato all’Accademia di Belle Arti “Aldo
Galli” di Como, è stata
definitivamente collocata
nella sala della tessitura
manuale del museo.
«Le donazioni, da parte
di aziende e privati - ci
spiega la dott.ssa Ester
Geraci, - sono l’unica ed
essenziale risorsa che ha
permesso, negli anni, al
Museo di dotarsi del patrimonio di cui dispone
oggi. Nulla è mai stato
acquistato direttamente,
ma è sempre arrivato qui
attraverso i canali più diversi. Il nostro compito è
stato quello di occuparci
di rimettere in ordine
quanto arrivava e di collocarlo all’interno del
comparto museale, dandogli un preciso senso logico».
Logica che ben si percepisce anche da parte di
chi, per la prima volta,
varca la soglia di questo
spazio espositivo, collocato in via Castelnuovo 9.
Nulla è affidato al caso.
Un percorso guidato accompagna il visitatore
lungo le varie sale attraverso un itinerario che gli
permette, passo passo, di
risalire alle radici della
produzione serica lariana.
Il Museo ne documenta,
infatti, la storia dalla fine
del 1800 ai primi decenni
del XX secolo. La tessitura, con telai meccanici e
telai a mano, il laboratorio chimico e il laboratorio fisico, la stampa, la
tintoria, il finissaggio,
l’allevamento del baco, la
trattura, la torcitura. Un
viaggio nel tempo e nella
storia che, dal prossimo
anno, si farà ancora più
ricco.
È questa la perla che il
Museo sta preparando a
coronamento dei suoi primi vent’anni: l’ampliamento degli spazi espositivi, che dovrebbero passare dagli attuali 800 mq
circa a 1600-1700. Un investimento complessivo
di circa 2 milioni e 300mila euro di cui si faranno
carico la Provincia di Como (proprietaria dello
stabile), la Fondazione
Cariplo e il Comune di
Como.
«I lavori di ampliamento - continua Ester Geraci
- non influiranno, però,
sull’attività museale. Il
museo, in buona sostanza, continuerà ad essere
aperto al pubblico. Gli interventi permetteranno,
non solo di garantire un
percorso espositivo completo dei macchinari nell’ambito della filiera tessile, ma anche di affiancare ad esso una sorta di
secondo museo, composto
dal ricco archivio di manufatti, fotografie, campionari e altre macchine
attualmente conservato
nei magazzini. Materiale
e che qualche volta viene
riportato alla luce per la
L’ASSOCIAZIONE
promozione di mostre a
tema. Si tratta di un patrimonio documentale
inestimabile e ben conservato, che di certo merita
di essere esposto al grande pubblico in misura permanente. Con queste opere il museo acquisirà una
fisionomia nuova per essere ancora meglio attrezzato ad accogliere l’utenza».
Sono circa 10mila i visitatori che ogni hanno fanno tappa in via Castelnuovo per immergersi in
questo mondo affascinante. «La metà di questo esercito - continua Ester è rappresentato da studenti, in virtù del positivo rapporto instauratosi,
negli anni, con il mondo
della scuola. L’offerta educativa rivolta proprio a
studenti delle scuole di ogni ordine e grado, dalle
elementari fino alle superiori, costituisce una delle più importanti attività
attraverso le quali il museo attua la propria “missione” per diffondere la
cultura tessile e sensibilizzare i giovani ad una
realtà di grande rilievo
sul territorio. Alle scuole
primarie vengono propo-
ste visite guidate che tengono conto degli obiettivi
di apprendimento richiesti dai vari momenti di
crescita dell’alunno. Un
discorso più specialistico
viene proposto agli allievi delle scuole secondarie,
tecniche o professionali, a
cui le guide del museo illustrano ed inquadrano i
macchinari e gli strumenti della filiera serica sottolineando le loro caratteristiche di costruzione e
impiego. Grandissima attenzione abbiamo anche
da parte di scuole estere,
con particolare riferimento agli istituti superiori.
Giovani, dunque, che arrivano da ogni parte del
mondo, dall’America al
Giappone. Un positivo
rapporto abbiamo anche
con l’Università. Il materiale in esposizione e
quello documentario degli
archivi sono, infatti, stati
più volte oggetto di interesse da parte di studenti e docenti universitari,
per preparare tesi di laurea. Il profondo rapporto
instaurato con il mondo
scolastico - prosegue Ester - che rappresenta circa il 50% della nostra
utenza - non ci fa, ovviamente, trascurare l’altra
importante fascia rappresentata dal mondo degli
adulti e delle famiglie. I
programmi di attività per
adulti e per famiglie costituiscono, infatti, uno
strumento importante
per attuare la missione
educativa del museo e per
raggiungere fasce di pubblico sempre più ampie.
Da qui proposte mirate,
attività diversificate con
la proposta di seminari,
incontri, mostre, fino a
specifici momenti di animazione rivolti ai bimbi
delle materne».
L’Associazione per il
Museo della Seta di
Como è stata istituita
nell’anno 1992 con
sede in Como, via Valleggio 3, e cura la gestione del Museo didattico della Seta. Nasce questa nuova realtà culturale e consentirle di operare e svolgere le proprie attività tra cui quella didattica riveste ruolo primario
L’ Associazione, senza fini di lucro, ha la
finalità di valorizzare
la cultura del tessile
attraverso la ricerca,
la raccolta, lo studio, il
restauro, l’esposizione
del patrimonio strumentale e documentale in particolare nell’area comasca e lombarda.
Finestra sul mondo e
prezioso approdo per
interfacciarsi con il
pubblico, farsi conoscere e ricevere prenotazioni è il sito web del
museo (www.museoseta
como.com), rinnovato
ufficialmente lo scorso
anno. Proprio attraverso il sito è possibile prenotare l’accesso, da tutto il mondo. Basta seguire alcune agevoli e
intuitive indicazioni.
L’ingresso intero singolo costa 8 euro, ridotto per gruppi (minino10
persone): 5,50 euro.
Ridotto gruppi scolastici (gratuiti fino a due
docenti accompagnatori
per classe): 2,60 euro.
Studenti singoli con
tesserino e under 18:
2,60 euro, singoli over
65: 5,50 euro.
Biglietto famiglia:
genitore: 5,50 euro, figlio fino ai 18 anni: 2,60
Ingresso gratuito:
- soci dell’Associazione
per il Museo della Seta
- disabile con accompagnatore
- bambini sotto i 3 anni
- militari
- giornalisti con tesserino
- soci ICOM
Orario d’apertura:
dal martedì al venerdì
ore 9.00-12.00 e 15.0018.00.
Per i gruppi sono possibili aperture straordinarie su prenotazione
sabato, domenica e lunedì; la visita guidata è
compresa nel costo del
biglietto. Il museo è interamente accessibile
ai disabili.
LE ORIGINI
Il museo ha origine nel 1985 su iniziativa della classe ‘27 con la collaborazione degli ex allievi
del Setificio, due associazioni comasche che si adoperarono per recuperare i reperti provenienti
dalle fabbriche tessili seriche presenti nella città di Como.
«La scintilla che ha dato vita a questo museo è
partita un po’ per caso - ci spiega Bruna Lai
Masciadri -, tra i fondatori del museo e oggi
vicepresidente -. All’epoca era in fase di smantellamento la ditta Pessina e io venni invitata a
vederla. Quando scorsi i macchinari in disarmo
mi tornarono alla mente i racconti di mia nonna
legati a quella storica azienda che aveva toccato
i mille operai! Tra quelle mure percepii un silenzio assordante... Quando chiesi che cosa avrebbero fatto dei macchinari il figlio di mia cugina
mi disse di portarmi via tutto. Dall’allora preside del Setificio, l’ing. Grassi, appena insediatosi,
ottenni il permesso di depositare in alcuni locali
i primi oggetti. In seguito l’Amministrazione provinciale, allora guidata dal nostro attuale presidente, il rag. Giovanni Orsenigo, comprese le
potenzialità di questi luoghi e ci mise a disposizione gli spazi presso i quali ci troviamo oggi. Da
lì è iniziata la nostra storia. I primi lavori li realizzammo come classe del ‘27, poi arrivarono le
donazioni, che continuano ancora oggi. E siamo
arrivati al giorno dell’inaugurazione. All’epoca
avevamo settanta ditte socie. Purtroppo la maggior parte oggi ha chiuso».
Il museo anche come spunto è occasione di
rilancio rispetto alla crisi che ha stritolato il comparto tessile negli ultimi anni? “Indubbiamente
sì - conclude la sig. ra Masciadri -. Qui custodiamo un’importante fetta di storia della nostra città
e coltiviamo l’amore per un settore che merita,
ancora, ampi margini di rilancio».
Il Museo Didattico della Seta fiammella sempre accesa pronta a riaccendere fuochi futuri.
CRONACA
P A G I N A
22
Como&Cintura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
SABATO 13 FEBBRAIO
Padre Witold Szulcynski
Camnago
per la Georgia
S
abato 13 febbraio,
alle ore 21.00,
presso l’Auditorium “Alessandro
Volta” di Camnago Volta, la Circoscrizione 4 e la parrocchia di S.
Cecilia organizzano una
serata dedicata alla solidarietà a favore dei bambini della Georgia con lo
spettacolo “Suppost& verità” della compagnia teatrale “Le Quinte Abbondanti”. L’ingresso è libero:
le offerte raccolte saranno consegnate a padre Witold Szulcynski, direttore
della Caritas Georgia,
nella sua prossima visita
in Italia. La comunità di
Camnago ha già avuto
l’occasione di entrare in
contatto con padre Witold
nel gennaio dello scorso
anno, quando Circoscrizione e parrocchia avevano aderito con entusiasmo alla raccolta di beni
a favore dei bisognosi da
lui assistiti, promossa da
Iubilantes in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna, il Dipartimento di Salute
Mentale della stessa Azienda, le Caritas Cabiate, decanale Cantù e dio-
In programma lo spettacolo
“Suppost& verità”. Le offerte raccolte
saranno consegnate a padre Witold
Szulcynski, direttore della Caritas
Georgia, nella sua prossima
visita in Italia.
d i SILVIA FASANA
cesana di Como. Una delegazione di camnaghesi
con il presidente della
Circoscrizione 4, Franca
Ronchetti, il presidente
della Commissione Cultura, Roberto Todeschini
e il parroco, don Andrea
Messaggi aveva consegnato personalmente gli
aiuti al sacerdote polacco,
rimanendo profondamente colpiti dalla figura e
dall’umanità di quest’uomo dall’incredibile somiglianza con il suo più famoso connazionale ed amico Karol Wojtyla, che
nel 1993 lo aveva invitato ad assumere il ruolo di
direttore della Caritas
Georgia. La stessa espressione dolce e serena,
ma nello stesso tempo energica, gli stessi occhi
azzurri. E la stessa capacità di portare un messag-
gio d’amore e di speranza
anche nelle situazioni più
difficili. Nello scorso aprile padre Witold ha voluto
fare personalmente visita alla piccola comunità
di Camnago, per ringraziare dell’aiuto: «Nella nostra attività ci appoggiano soprattutto agli italiani, gente di grande cuore.
Un popolo veramente cristiano, che ha nel Dna la
solidarietà e la carità.
Non mi stancherò mai di
ringraziarlo». Una gratitudine come respiro dell’esistenza, conseguenza
dello stupore dell’amore
gratuito di Dio. In quell’occasione aveva raccontato con semplicità la sua
esperienza nel martoriato Paese caucasico: «Provengo da una famiglia
non benestante, molto
cattolica, ma almeno ogni
giorno riuscivamo a vivere dignitosamente e a
mangiare. Però quando
sono arrivato in Georgia
non avevo mai visto così
tanta povertà. Eppure è
qui che ho capito veramente il senso della fede
e della mia vocazione. Ho
avuto la grazia di poter
toccare con mano cosa significa la Provvidenza di
Dio. Ogni giorno, ma soprattutto quando io e i
miei collaboratori siamo
più in difficoltà, preoccupati, scoraggiati per il timore di non riuscire a far
fronte alle mille emergenze quotidiane, accadono
piccoli, grandi, stupefacenti miracoli di amore».
Quella Provvidenza che lo
ha accompagnato quotidianamente in questi 17
anni, accanto alla gente
in situazione di bisogno,
in particolare gli anziani,
i bambini e i profughi della recente guerra contro
la Russia, con attività di
accoglienza, sostegno, nutrizione, integrazione sociale, formazione, cura.
Tra le tante attività gestite e sostenute dalla Caritas Georgia ricordiamo
una Casa-Famiglia per
l’accoglienza dei bambini
di strada, Centri diurni
per ragazzi, una rete di
ambulatori per l’assistenza medica in particolare
degli anziani, mense, due
panifici, un centro di formazione professionale.
Sottolinea il parroco di
Camnago Volta, don Andrea Messaggi: «In questo
momento è per noi importante ricordare e proporre un’iniziativa di solida-
rietà nei confronti di una
popolazione come quella
georgiana, le cui difficoltà tendono ad essere dimenticate all’affacciarsi
di nuove emergenze come
quella di Haiti. Gesù stesso ha detto: “I poveri infatti li avete sempre con
voi”. Abbiamo avuto il piacere di conoscere padre
Witold e con lui condividiamo il medesimo sguardo sulla realtà. Questo ci
ha spinto a muoverci per
aiutarlo come lui stesso ci
ha suggerito: attraverso
l’adozione a distanza di
due anziani in carico alla
Caritas che quest’anno
intendiamo rinnovare
grazie alle offerte raccolte. Infatti sono soprattutto gli anziani della Georgia ad avere bisogno di
tutto».
Per informazioni sull’iniziativa: tel. 347.
8452378; e-mail: todeschi
[email protected].
DA POCO HA APERTO I BATTENTI IN CITTÀ
Icarus: un nuovo consultorio familiare
I
“
l cuore è quella
natura che ci
spinge a desiderare cose grandi”.
Questa frase sta a presentare il nuovo Consultorio familiare “Icarus”,
che da poco opera in Como.
Queste parole riassumono ciò che ha spinto gli
amministratori del Consultorio a iniziare quest’avventura.
“Il desiderio che ci ha
mosso - dice Cristina Locatelli, presidente del nuovo Consultorio - è quello
di creare un luogo che accogliesse, in maniera
veramente rispettosa dell’umano e nel contempo
altamente professionale,
il bisogno di cura della
persona. Lo sguardo alla
persona non può prescindere dall’ambito relazionale in cui si colloca e cioè
primariamente la famiglia, e perché lo sguardo
alla persona sia vero non
può che partire dal suo
cuore col suo desiderio di
bellezza, giustizia, amore
e verità”.
Nasce, così, un Consultorio, con questa attenzio-
ne alla persona e al cuore
dell’uomo, desideroso di
cose grandi, che sia di sostegno alla famiglia, principale luogo di crescita di
questo cuore.
Gli operatori di Icarus
(ginecologi, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, ostetriche, infermieri,
consulenti legali e operatori esperti in relazioni
interculturali, insegnanti
di metodi naturali) offrono consulenze e servizi
sanitari, quali visite ginecologiche, pap-test, corsi
pre-parto, consulenze per
la regolazione della ferti-
SCACCIAPENSIERI E IL TRENINO ROSSO DEL BERNINA
In occasione dei 100 anni di vita e di attività di uno dei più famosi trenini in Europa, l’Associazione culturale “Scacciapensieri” promuove per
sabato 6 marzo un tour sul Trenino Rosso del Bernina da Tirano a Saint
Moritz, seguito dalla visita alla cittadina svizzera. Salire sul trenino del
Bernina, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Comune dell’Umanità, equivale a entrare in un teatro, con il paesaggio che scorre davanti.
Indubbiamente il percorso contribuisce molto al fascino di questa linea:
si leva dal fondovalle valtellinese ai boschi della Val Poschiavo, per salire ancora tra i ghiacciai e le vette del Bernina per poi scendere nella
sempre incantevole Engadina, fino a Saint Moritz. Non è però solo la natura a farsi ammirare, ma anche la ferrovia stessa: le locomotive appaiono vagoni giocattolo, stazioncine che sembrano fatte a traforo, viadotti
e gallerie elicoidali con pendenze a tratti emozionanti.
Per maggiori informazioni e iscrizioni: Associazione culturale “Scacciapensieri”, cell. 345.3302077; e-mail: [email protected]; sito
internet: http://scacciapensieri-isa.blogspot.com/.
lità, sostegno all’allattamento, incontri sul benessere in menopausa, ascolto e sostegno relativi a tematiche psicologiche e relazionali, informazioni relative all’ambito della
sessualità e delle relazioni affettive per i giovani,
consulenza psicologica e
sociale, mediazione familiare, consulenza legale
per le coppie e i singoli.
Il Consultorio propone
anche corsi di educazione
all’affettività per le scuole e per le parrocchie, nonché incontri su “paternità e maternità responsa-
bile” con presentazione
dei Metodi Naturali.
“Icarus” ha sede in Como
in viale Varese, 83 ed è
aperta al pubblico nei seguenti orari:
martedì: 9.00-13.00
mercoledì: 15.00-19.00
giovedì: 11.00-13.00;
14.00-15.00
venerdì: 14.30 - 18.30.
Per informazioni e appuntamenti si può telefonare al numero: 031.
242816.
Il Consultorio è accreditato con la Regione Lom-
L’apertura
di un nuovo
spazio
a supporto
della famiglia,
in viale Varese,
83, a Como
bardia e si può accedere
senza impegnativa medica, previo appuntamento
e pagamento del ticket, là
dove richiesto dal SSN.
CON MONDO TURISTICO VISITA GUIDATA ALL’ORATORIO
DI S. STEFANO DI LENTATE SUL SEVESO
E ALLA CHIESA DI S. VITTORE A MEDA
L’Associazione culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 7 febbraio una visita guidata all’oratorio di S. Stefano di Lentate sul Seveso e
alla chiesa di S. Vittore a Meda.
L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 con la guida a Lentate sul Seveso,
nella centrale piazza S. Vito (parcheggio nelle vicinanze, in via papa Giovanni XXIII). L’oratorio di S. Stefano è un monumento trecentesco noto
per il ciclo di affreschi che, in 43 riquadri, raccontano la leggenda del santo. Fu edificato dal conte Stefano Porro come cappella funeraria ed è tuttora proprietà della famiglia. Ci si sposterà dunque a Meda per visitare la
chiesa di S. Vittore, (unica parte di un antico cenobio giunta indenne dalle
trasformazioni realizzate dal Pollack nel XIX secolo), costruita nel Cinquecento per le monache del monastero di Meda. Al suo interno, un importante ciclo pittorico di Bernardino Luini e della sua scuola copre ogni
angolo della chiesa.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 034430060; 339-4163108; e-mail: mondoturistico @virgilio.it.
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
P A G I N A
23
IL PROGRAMMA 2010 DELLA SOTTOSEZIONE DI COMO
L’Unitalsi
pellegrina
a Lourdes
’
L
anno sociale dell’
Unitalsi comincia
idealmente l’11
febbraio, anniversario dell’apparizione della Vergine a
Lourdes, che resta la
meta principale di un programma che nei pellegrinaggi ha il proprio cardine, per così dire, istituzionale. S’intende che a reggerlo è la fede che fa da
propulsore delle quattro
serie di pellegrinaggi - in
treno o in aereo - verso i
Pirenei, a cavallo tra aprile e maggio, luglio e agosto, settembre e ottobre,
nonché a metà ancora di
ottobre. Unitalsi però non
è solamente Lourdes: Loreto, la Terra santa, Torino per l’esposizione della
Sindone, Fatima e Santiago, Banneux son o altrettante mete di speranza e consolazione nel programma 2010 della sottosezione Unitalsi di Como
- in via Rodari 1, telefono
031 304430 - che è anche
un punto d’appoggio per
le esigenze di malati e
disabili, traducendo in
concreto il tema annuale,
“Fare il segno di Croce con
Bernadette” che, come si
sa, l’aveva appreso dall’Immacolata.
Il 2010 dell’Unitalsi si
sgranerà con una serie di
manifestazioni che intessono la realtà locale con
gli impegni di più larga
portata: al pellegrinaggio
del 20 febbraio alla Madonna del Soccorso seguirà, il 21, l’incontro regionale dei giovani, a Milano, con mons. Jacques
Perrier, vescovo di Lourdes (poi, a Roma, tra il 9
e l’11 aprile, quello nazionale), mentre il 25 giugno,
a Olgiate Comasco, un
pomeriggio sarà dedicato
alla formazione dei giovani partecipanti al pellegrinaggio di fine luglio a
Lourdes. Per tutti, invece,
il 28 febbraio si celebrerà
a San Fedele Intelvi la
Giornata di spiritualità
della Sottosezione, a Venezia, dal 4 al 7 marzo, il
ciclo di esercizi spirituali
regionali, tra il 13 e il 14
marzo la Giornata nazionale Unitalsi (ma con regolarità, una volta al mese, in una Parrocchia della Diocesi, l’associazione
presenterà la propria attività). Alla storia processione del Venerdì santo a
Ma vi saranno
anche Loreto,
la Terra santa,
Torino per
l’esposizione
della Sindone,
Fatima e
Santiago,
Banneux,
altrettante mete
di speranza
e consolazione
nel programma
dell’anno in corso
Como, il 2 aprile,
l’invito ai soci è di
partecipare in divisa così come, il 3
maggio, alla processione mariana e il 15
del medesimo mese al pellegrinaggio diocesa-no a
Caravaggio. Non è tutto
per il mese mariano: oltre
al pellegrinaggio a Torino,
il giorno 8, il 28
l’Auditorium Don Guanella ospiterà un incontro
di formazione che avrà un
seguito il 17 settembre.
Giornate dell’ammalato
sono in programma nel
pomeriggio del 6 giugno a
Piazza S. Stefano, in Alto
lago il 20 giugno, a Porlezza il 5 settembre, mentre la nona Giornata diocesana sarà celebrata a
Dongo il 25 settembre. Il
mese di novembre, infine,
sarà caratterizzato dal
rinnovo delle cariche della Sottosezione Unitalsi
di Como: si voterà il 20
novembre, in vista dell’as-
SANTO PATRONO
Musso in festa per S. Biagio
U
n appuntamento annuale, sempre vissuto ogni
volta con un’emozione speciale è certamente, per la
nostra comunità, quello
di San Biagio, patrono di
Musso. Una festa che va
ben oltre i confini territoriali e che ci fa vivere la
bellezza dello stare insieme nell’incontro con tante persone provenienti da
diverse realtà che, il 3 febbraio, non scordano mai
l’appuntamento per festeggiare e pregare insieme il Santo Martire. Una
festa comunitaria aperta e costruita da tante
persone di buona volontà
che vedono nella parrocchia una unità di cristiani, una condivisione di
ideali e di aperture che
vanno ben oltre a ridicoli
campanilismi interiori e
preconcetti. Tutti indistintamente siamo chiamati alla Casa del Signore e, con lo sguardo e con
il cuore, dobbiamo avere
solo una direzione comune ed unilaterale: Cristo.
I festeggiamenti sono partiti martedì 2 febbraio,
Festa della Presentazione
del Signore, con la S. Messa delle ore 18:00 nella
Una presenza
numerosa
ha salutato
il tradizionale
appuntamento
religioso
dI ROCCO PONCIA
quale sono state benedette le candele e si è svolta
la processione. La serata
è poi proseguita in allegria con la cena presso
l’oratorio. Mercoledì 3, Festa di San Biagio, la solenne concelebrazione
eucaristica delle 10:30,
che ha visto una partecipazione di fedeli numerosissima, è stata presieduta da mons. Flavio Feroldi, delegato Vescovile per
la Pastorale e convisitatore nella visita Pastorale che il nostro Vescovo
sta compiendo in Diocesi.
Con lui hanno concelebrato don Angelo Magistrelli, superiore generale
dell’Opera Don Folci, numerosi sacerdoti della
Zona Pastorale Tre Pievi
e i frati del Convento di
Dongo che da sempre, in
piena sintonia e collaborazione, sono vicini alla
vita della nostra Parrocchia. Veramente lodevole
è stato mons. Feroldi che,
nel suo gioioso essere, ha
conquistato subito l’assemblea e che, nell’omelia, ha descritto la vita e
la fede di San Biagio con
una semplicità disarmante rapportandola al nostro vivere quotidiano. A
volte pensiamo che le vita
dei santi sia a noi estranea e lontana senza invece capire che è proprio
nella vita di tutti i giorni
che troviamo noi stessi e
camminiamo insieme sui
passi di una fede che ci
porterà nella grazia dei
cieli. Al termine della celebrazione non sono mancati i ringraziamenti del
Prevosto di Musso, don
Giampaolo, rivolti, oltre
che ai presenti, anche a
tutte le persone che si
sono prestate con entusiasmo per la buona riuscita
della festa. Dalla corale
parrocchiale che con
dinamicità e preparazione ha eseguito canti stu-
pendi a chi si è occupato
dell’allestimento della
pesca di beneficenza. Da
chi ha pulito, preparato e
parato la Chiesa ricordando la tradizione a chi
si è preso a cuore l’organizzazione dell’oratorio
per il servizio bar, per la
cena ed il pranzo. Tanti
piccoli o grandi gesti che
hanno permesso la buona
riuscita della festa. Ma
forse, in verità, interessa
sì la buona riuscita di una
tradizione ma anche molto più che impariamo a
credere che veramente la
festa sta nella quotidianità dello stare insieme,
nella condivisione che
deve essere in ogni momento della nostra vita e
non solo in occasione delle feste. San Biagio sicuramente ci sorride dell’alto. Chiediamo a lui la sua
benedizione e che, con tutti i Santi del cielo, riesca
davvero a plasmare i nostri cuori con quel sentimento vero, unico e splendido che si chiama amore
verso la nostra Chiesa, a
noi stessi, al nostro fratello che ci sta accanto. Solo
allora capiremo veramente che queste feste valgono doppio: sia in terra che
in cielo.
semblea che si svolgerà il
28 novembre nell’Auditorium Don Guanella, sempre nella consapevolezza
che Don Luigi Guanella è
compatrono dell’associazione.
28
FEBBRAIO
SU RAI 1
IN DIRETTA LA
MESSA FESTIVA
DAL SANTUARIO
DEL SACRO
CUORE
Domenica 28 febbraio alle ore 11
RaiUno manderà in
onda in mondovisione
la S. Messa festiva dal
Santuario del Sacro
Cuore a Como, per la
regia di Gianni
Epifani e con il commento di Remo
Bertinelli. L’Eucaristia sarà accompagnata con i canti del
coro parrocchiale di
Civello. In quella giornata saranno sospese
le SS. Messe delle ore
10.00 e delle ore
11.45. L’Opera Don
Guanella informa che
per accedere al Santuario nell’occasione
(l’accesso si potrà
svolgere fino alle ore
10.30) è stato predisposto un pass che
potrà essere ritirato
domenica 14 febbraio
al termine delle SS.
Messe in Santuario.
P A G I N A
24
CRONACA
Bassa&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
GUANZATE. LA SOLIDARIETÀ IN PRIMO PIANO
In cerca
di sorrisi
per
anziani
soli
I
n cerca di sorrisi…
L’associazione “Un
sorriso in più” di
Guanzate, prezioso
punto di raccordo tra
chi dispone di beni e risorse e le strutture che operano direttamente a favore di soggetti in posizione
di svantaggio sociale, economico e psicofisico, si è
resa promotrice del progetto “Arte e Anziani”.
Scopo del progetto vuole essere quello di migliorare la qualità della vita
di anziani oppressi dalla
solitudine.
Più nello specifico il
progetto “Arte e Anziani”,
co-finanziato dalla Fondazione Provinciale della
Comunità Comasca - mira a coinvolgere persone
anziane con una scarsa o
assente rete sociale (“anziani soli”), attraverso la
realizzazione di laboratori di arteterapia e animazione espressiva, aventi
come finalità generale
quella di offrire spazi e
momenti di benessere legati al processo creativo.
Per sviluppare questo
percorso l’associazione
sta cercando volontari disposti a frequentare un
apposito corso di forma-
Un’iniziativa
dell’associazione
“Un sorriso in
più” per formare
animatori che
operino presso
la Fondazione
Bellaria Onlus
(Appiano Gentile)
e l’associazione
Casa di Riposo per
persone anziane
PER INFORMAZIONI
Associazione
“Un Sorriso in Più” Onlus
via XXV Aprile 71, 22070, Guanzate
tel. 031-3527511 fax: 031-899422
[email protected]
www.unsorrisoinpiu.it
IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI
CHI È
zione. Il percorso formativo gratuito intende fornire ai volontari gli strumenti di lavoro, teorici e
pratici, utili per la realizzazione del progetto.
Il Progetto si svolge
presso Fondazione Bellaria Onlus (Appiano Gentile) e Associazione Casa
di Riposo per persone anziane Onlus (Lomazzo).
Il compito principale
del volontario dovrà essere quello di fornire alla
persona anziana supporto e stimolo durante lo
svolgimento delle attività
di animazione espressiva.
I laboratori saranno con-
“Un Sorriso in Più” è un’Associazione Onlus operante nei seguenti settori:
· Anziani: progetti in favore di anziani con una scarsa o assente rete sociale (anziani soli).
· Minori: progetti a sostegno dell’infanzia in difficoltà.
· Volontariato: ricerca, formazione, coordinamento
e supervisione dei volontari.
· Campagne sociali: partecipazione a manifestazioni o iniziative del Terzo Settore e organizzazione di
eventi con l’obiettivo di ricercare nuovi volontari,
raccogliere fondi e promuovere i principi e i valori
associativi.
dotti da un’arteterapista
secondo un calendario
prestabilito (che verrà
consegnato ai volontari
interessati). I volontari
potranno collaborare alla
realizzazione delle attività dopo aver frequentato
un percorso formativo.
L’arteterapia e l’anima-
CRI UGGIATE TESSERAMENTO FAMILIARE PER L’ANNO 2010
È partita ufficialmente la campagna di raccolta delle adesioni - tesseramento familiare per
l’anno 2010 al progetto dei servizi che il Comitato Locale Cri di UggiateTrevano offre alla popolazione residente nei propri Comuni di competenza (Uggiate Trevano - Faloppio - Ronago Valmorea - Albiolo - Bizzarone - Rodero - Cagno - Gironico - Drezzo - Parè).
L’iniziativa trae origine dalla necessità da parte dell’unità locale di Croce Rossa di disporre
dei fondi necessari per il finanziamento dei numerosi servizi (come da pieghevole che si allega) offerti indistintamente a tutti i cittadini che ne hanno bisogno e dalla volontà condivisa
delle famiglie e della gente di questi Comuni di vedersi garantita una serie di risposte a necessità spesso di difficile soluzione.
Sono state circa 5000 le famiglie aderenti nell’anno 2009 e, nonostante una leggera flessione
rispetto agli anni precedenti, s’è ugualmente riusciti ad ottenere gli obiettivi minimi prefissati.
Per il 2010, sono state messe in conto almeno 500 nuove adesioni perché le esigenze
finanziarie e l’incremento di alcuni costi (soprattutto di manutenzione di mezzi e strutture)
sono già stati appurati.
L’adesione familiare annua ha un costo di 15 euro per i pensionati e di 20 euro per le
rimanenti famiglie. Il calendario delle iniziative di promozione, oltre alla possibilità di sottoscrizione presso la sede CRI tutti i giorni in orario di ufficio, ha previsto la presenza in
piazza dei volontari nel weekend 6-7 febbraio e successivamente il giro di tutte le vie per
l’avviso e la successiva raccolta. In alcuni Comuni, saranno allestiti dei punti fissi di raccolta
adeguatamente pubblicizzati.
Inoltre, altro obiettivo dell’anno 2010 che il Comitato Locale Cri s’è proposto è quello di
raccogliere l’adesione di almeno 200 soci ordinari che saranno iscritti sia nell’elenco ufficiale dei soci della sede, sia nell’elenco generale dei soci della Croce Rossa Italiana a Roma.
I soci ordinari che insieme ai volontari sono la base su cui si fonda il Comitato Locale, oltre
a poter usufruire di tutti i servizi previsti dall’adesione annuale, saranno periodicamente
informati delle attività della sede e della Croce Rossa Italiana in generale. La quota (comprensiva dell’adesione annuale) è di euro 25,00 per i pensionati e di euro 30,00 per tutti gli
altri.
Altre modalità di adesione sono la sottoscrizione della tessera di socio sostenitore (con il
versamento di 100 euro annue ci si garantisce inoltre un numero maggiore di servizi) e di
socio benemerito (con diploma di benemerenza e il versamento di 500 euro annue).
Ogni ulteriore informazione può essere richiesta ai seguenti recapiti: tel. 031.948711 - fax.
031.949349 e via e-mail: [email protected].
Venerdì 12 febbraio, dalle ore 18.00 alle ore 20.00
(presso Fondazione Bellaria Onlus, via Monte
Carmelo 22, Appiano Gentile);
venerdì 19 febbraio, dalle ore 18.00 alle ore 20.00
(presso Fondazione Bellaria Onlus);
venerdì 26 febbraio, dalle ore 18.00 alle ore 20.00
(presso Fondazione Bellaria Onlus);
venerdì 5 marzo, dalle ore 18.00 alle ore 20.00
(presso Associazione Casa di Riposo per persone
anziane Onlus, via Del Laghetto 9, Lomazzo);
venerdì 12 marzo, dalle ore 18.00 alle ore 20.00
(presso Associazione Casa di Riposo per persone
anziane Onlus).
zione espressiva hanno lo
scopo di offrire condizioni di libertà espressiva a
sostegno della persona,
usando l’attività artistica
come occasione di contatto con le parti di sé più
GUANZATE
DEL SANTO
VOLTO IN
SANTUARIO
Nel Santuario di
Guanzate, ogni martedì grasso, 16 febbraio, si tiene un rito chiamato “Del santo volto”, legato alla visione di suor Pierina De
Micheli, che verrà beatificata il prossimo
30 maggio in Santa
Maria Maggiore a Roma.
Alle ore 16.30 inizierà il rito dell’ostensione del quadro
sindonico e alla fine
del rito la consegna a
tutti i convenuti della medaglia del Santo Volto di Gesù.
Occasione di devozione e conoscenza
nella imminenza dell’ostensione della Sacra Sindone a Torino.
profonde e significative.
Sulla base delle caratteristiche, dei bisogni e
delle attitudini di ogni
ospite, verranno stabiliti
degli obiettivi di intervento individualizzati.
SCIENZA E VITA
BASSA COMASCA
Teatro civile
a Lomazzo
In occasione della Giornata della
Vita del 7 febbraio, l’Associazione
Scienza e Vita Bassa Comasca ha organizzato una “due giorni di teatro
civile” presso il Teatro Rocchetta di
Lomazzo. Per ricordare Eluana e tutti quelli che come lei hanno vissuto
e vivono in prima persona lo strazio di un coma senza fine o, comunque, situazioni analoghe, si è riproposto un monologo di Davide Rondoni, già passato in TV su Sat 2000
l’anno scorso. La pièce, opportunamente riveduta e versata in prosa
dal lomazzese Filippo Verga, è stata
splendidamente interpretata da lui
stesso. Il risultato è stato ottimo,
grazie anche alla proiezione di alcune diapositive ad hoc e ad un adeguato accompagnamento musicale.
Attenta la partecipazione di un pubblico numeroso e commosso.
CRONACA
P A G I N A
25
Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
S. FEDELE INTELVI
Sindaci d’altri
tempi in...
automobile
È
curioso come sono
diventate importanti, oggi, le automobili per le famiglie, praticamente indispensabili alla
vita moderna, tanto che
non risaliamo più a quel
tale di cui stiamo parlando, ma più facilmente dall’auto che guida.
A ricordare mio padre
giovane mi sovviene alla
guida della sua Balilla,
una delle poche macchine
che giravano in paese sul
finire degli anni Trenta.
E’ vero che era un “ferro
del mestiere” come spiegava lui, considerato che
era uno dei primi taxisti
in Valle, ma la teneva con
una cura che invogliava
pensare la ritenesse un
grande bene di famiglia.
Ora abbiamo auto di lusso, ma quelle cure con cui
i nostri padri trattavano
le auto, vanno via via scemando. Ne è l’esempio
auto parcheggiate per
giorni in luoghi pubblici
o ricoperte di neve ai bordi delle strade.
Venerdì 5 febbraio un
trafiletto sulla pagina di
“Lago e Valli” del quotidiano “La Provincia” catturava la mia attenzione.
Durante un’intervista fatta dal giornalista Marco
Il ricordo
di Giovanni
Battista Carminati,
esempio per
le vecchie e le
nuove generazioni
di RINA CARMINATI FRANCHI
Luppi al sindaco di Lenno, Mario Pozzi, a proposito della fanghiglia persistente nell’acqua potabile di Lenno, questi si
esprimeva così, difendendo il proprio operato:
“Faccio un esempio, tanti
anni fa un problema del
genere si è manifestato a
S. Fedele Intelvi. Ricordo
che l’allora sindaco del
paese, Giovanni Battista
Carminati, subito dopo i
temporali prendeva la
Fiat Cinquecento giardinetta bianca e saliva
alle prese d’acqua degli
acquedotti per le immediate operazioni di pulizia. Di Carminati al giorno d’oggi non ce ne sono
più”.
C’è da meravigliarsi che
dopo ventisette anni dalla sua morte un uomo,
sindaco per vocazione,
venga additato ancora
come esempio e insieme
venga ricordata la sua
piccola macchina che lo
portava in giro per il paese, e la si poteva trovare
parcheggiata nei luoghi
più impensati.
Ora però mi piace aggiungere i miei ricordi a
quelli del sindaco di
Lenno. Giovanni Battista
Carminati era da tutti gli
abitanti di S. Fedele conosciuto come zio Nin. Preciso che non era nemmeno mio lontano parente.
Era un personaggio di cui
oggi non c’è traccia. Guidava il paese come una
famiglia. Ricordo la storia
della “sabbietta rossa”
che entrava nell’acquedotto comunale, e di conseguenza nei rubinetti
delle case, perché era una
delle sue spine del fianco.
Quando succedeva un
evento atmosferico che
poteva causare queste infiltrazioni, zio Nin suonava l’allarme in Comune e
arruolava, oltre agli “operatori ecologici” che noi
chiamavamo stradini,
anche qualche volontario
che sapeva potesse aiutare qualora il problema si
facesse più serio del previsto.
Pulire i filtri, le pompe
di tutti i riservanti non
era uno scherzo, così anche lui non disdegnava di
lavorare di badile, magari tutto il giorno.
Premetto che mio marito e io, giovani sposi e gestori della Cooperativa di
Consumo, eravamo proprietari di una Fiat Cinquecento, gemella di quella del sindaco, che adoperavamo per i servizi a domicilio e che tenevamo
parcheggiata fuori dal
negozio. Così capitò quello che sto per raccontarvi
e che qualcuno a S. Fedele si ricorderà ancora.
Dunque: in una di quelle giornatacce pro-acquedotto alla sera il sindaco
- che ricopriva anche la
carica di presidente della
Cooperativa e che aveva
l’abitudine, alla fine della giornata di venire a ritirare l’incasso - mi parve più stanco del solito.
Non era una novità e
non ci feci caso, ma quando, dopo ben undici ore di
lavoro dietro il bancone
abbassammo la saracinesca ci aspettava una sgradita sorpresa. Al parcheggio non c’era più la nostra
Cinquecento!
Allora non ci passava
nemmeno per la testa che
ce l’avessero rubata; i furti d’auto erano quasi sconosciuti e così ci demmo
da fare per scoprire cosa
fosse accaduto.
Seguimmo la pista più
probabile e uno stradino
ci assicurò che il sindaco
era arrivato con la macchina a Cavui dove c’erano i maggiori bacini dell’acquedotto, ma poi lo ricordava bene, era sceso
dal camion insieme agli
operai del comune.
Se due più due fa quattro capimmo subito cosa
probabilmente era accaduto. Lui aveva dimenticato la macchina a Cavui,
ma uscendo dal negozio
aveva trovato le chiavi
inserite nella nostra, così
se l’era portata a casa e
diligentemente parcheggiata nel suo garage.
Ma quando trovammo
la soluzione era già notte
e lui dormiva così bene
che non avevamo intenzione di svegliarlo. Ci arrangiammo e con l’aiuto
della zia Pia recuperammo le chiavi del garage e
delle nostra macchina e
andammo su per la ripida strada acciottolata
fino a Cavui a prendere la
sua cinquecento che rimettemmo nel garage.
Così ci toccò un bel supplemento di lavoro e
quando finimmo era ormai notte inoltrata. Al
mattino, quando il sindaco si svegliò gli toccò sentire una lunga sgridata
dalla moglie che gli faceva presente che cosa avesse combinato la sera prima, ma lui calmissimo si
giustificò: “Ho lavorato
anch’io tutto il giorno per
loro, se hanno fatto anche
loro un po’ di straordinario me lo dovevano!”
Ecco chi era quest’uomo, un sindaco che viene
ancora citato come esempio dopo tanto tempo che
ci ha lasciato. Un vero
erede degli antichi regiuue se i moderni biadic lo
ricordano ancora come
modello non possiamo che
esserne felici.
L’INCONTRO CON IL PROF. GIUSEPPE GARRONE
Mandello e la Giornata per la vita
D
a Mandello riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.
“Nella prima domenica di febbraio si è celebrata la Giornata Nazionale della Vita, introdotta nel lontano 1978, all’indomani dell’approvazione della legge sull’aborto, per testimoniare
l’impegno della Chiesa
nel difendere la vita umana nella sua interezza.
I Vescovi anche quest’anno hanno dato il loro
contributo di riflessione e
di proposta alla comunità cristiana. Il titolo “La
forza della Vita: una sfida nella povertà”affonda
le sue radici nell’attualità che stiamo vivendo.
Noi del Centro di Aiuto
alla Vita di Mandello ci
siamo rivolti al prof. Giuseppe Garrone, per avere
una riflessione illuminata dalla sua lunga militanza nel Movimento per
la Vita, arricchita dalla
pluriennale esperienza di
interlocutore del telefono
S.O.S. Vita, da lui ideato.
L’incontro si è svolto giovedì 4 febbraio nel salone
della parrocchia S.Cuore
di Mandello. Il relatore ha
catturato l’attenzione dei
presenti con una esposizione semplice ma incisiva e ricca di stimoli che ci
sembra opportuno riportare.
Tutto ruota intorno alla
Vita ed è un privilegio
poterne parlare in questi
tempi bui, quando si ha
poco rispetto e poca attenzione per la vita in ogni
sua fase. Anche il nostro
linguaggio, quando si riferisce a un Bimbo non
ancora nato è tutto al futuro e non ci si rende conto che il Bimbo c’è già dal
momento del concepimento e, quindi, bisogna parlarne al presente.
Il concepimento è un
atto di amore di Dio nei
nostri confronti, Dio ci dà
la grazia di partecipare
alla creazione con una
serie di miracoli sbalorditivi ed impensabili e la
creatura concepita è unica, irripetibile e meravigliosa. Per questo ognuno
di noi non deve mai confrontarsi con nessun altro.
La missione di una madre è grande, perché quello che porta in grembo
non è qualcosa ma, Qualcuno.
La vita è il Dono di Dio
unico e sacro e se dovesse
mancare non ci sarebbe
più niente, ci sarebbe il
vuoto.
Fare i volontari non è
facile, ci vuole cuore e fantasia; questi sono i presupposti da cui è nato il
telefono S.O.S. Vita la vigilia di Natale del 1992.
Risponde al n° Verde
800813000, un numero da
ricordare a memoria, ha
suggerito il Prof. Garrone,
perché può capitare di
scoprire improvvisamente una persona disperata
che sta per abortire e una
telefonata può davvero
salvare una vita. Esso è
collegato con i Centri di
Aiuto alla Vita sparsi sul
territorio nazionale ed è
a disposizione di tutte le
donne tentate dall’aborto
o vittime di un aborto passato, che può riemergere
in tutta la sua drammaticità anche dopo molti
anni.
Salvare una vita è importante. Dedicare la propria vita, perché altri possano godere della vita, è
meraviglioso. Non per
nulla il primo dono, che
Dio ci ha fatto, è appunto
la Vita e coscienti di ciò,
dobbiamo essere strumenti di vita e non di morte.
Questo è il messaggio
principale che il professore ha trasmesso durante
la serata e che ci auguriamo venga accolto e messo
in pratica non solo dai
volontari, ma da tutti i
presenti”.
Per il Cav di Mandello
Mandello del Lario,
Enza e Paola
FINESTRA SUL CAMPIONATO.
IL COMO PERDE IN CASA
ED ORA È TERZ’ULTIMO
E’ una sconfitta che potrebbe aprire una pericolosa crisi quella che è maturata domenica scorsa
al Sinigaglia per il Como superato dal Figline
Valdarno con il punteggio di 2-0. Un risultato frutto di un buon primo tempo, disputato dagli azzurri, ma anche di una ripresa inguardabile. Il Figline,
infatti, si è imposto senza aver dimostrato di essere molto superiore agli azzurri. Una sfida che andava vinta, per dare ossigeno ad una classifica sempre più deficitaria e che vede ora gli azzurri in solitudine al terzultimo posto con 21 punti (alle loro
spalle ci sono solo il Pergocrema a quota 20 e la
Paganese a quota 18), e che invece si è chiusa con
una clamorosa sconfitta contraddistinta anche dagli impietosi fischi del pubblico presente. Soprattutto il Como non ha mostrato sul campo la necessaria grinta per reagire alle avversità. Certo è che,
dopo i nuovi arrivati di gennaio, il risultato sperato era ben diverso. Il Como, dopo ave giocato bene
nel primo tempo ed aver colto anche un palo do
Cozzolino, è crollato nella ripresa. Dopo soli 3 minuti Figline è andato in vantaggio con un gol di
Fioretti mentre il raddoppio è arrivato negli istanti finali. Dopo un calcio d’angolo azzurro, infatti,
gli uomini guidati in panchina dall’ex bianconero
(ed anche con un passato nelle giovanili del Como,
Moreno Torricelli), hanno imbastito un contropiede
finalizzato da Fanucci. I cinque minuti di recupero
decretati dal direttore di gara suonano come un’agonia per gli azzurri in campo mentre i tifosi abbandonano lo stadio. Al fischio finale, sonori fischi
evidenziano la delusione del pubblico del Sinigaglia
mentre i tecnici Brevi e Strano escono anche loro
dal terreno di gioco a testa bassa. Per il Como, dunque, la situazione è sempre più difficile.
L.CL.
CRONACA
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
VARESE PRESENTATO A CURA DEL CESVOV
Bilancio sociale
per il volontariato
D
i recente, a Villa Recalcati, è
stata presentata la quinta
edizione del
Bilancio sociale del
Cesvov (Centro di servizi per il volontariato
della provincia di Varese): il volume analizza e
fotografa una realtà oramai affermata sul territorio provinciale, fornendo un rendiconto chiaro
e complessivo anche della cultura, dei valori e
delle attività che sono
state svolte nel tempo.
Il Bilancio sociale, a differenza del bilancio di
esercizio, non propone
solo numeri e conti economici, ma fornisce
l’idea di quello che è stato fatto. Si tratta, in altre parole, di uno strumento di comunicazione
particolare e molto trasparente, tipico soprattutto – ma non solo – del
Terzo Settore.
La struttura del Bilancio sociale è stata mantenuta inalterata rispetto agli anni passati con
indicazioni che riguardano l’identità del Centro,
la Governace, organizzazione e risorse e le attività specifiche (promozione, consulenza, formazione e comunicazione/banca dati).
«Poter partecipare alla
presentazione del Bilancio Sociale è per me
motivo di grande soddisfazione – ha dichiarato
l’assessore provinciale
alle Politiche Sociali
Christian Campiotti
–. Si tratta di un documento che ci consente di
conoscere i numeri, ma
anche l’impegno, le strategie e le tante realtà del
mondo del volontariato,
al quale rivolgo un ringraziamento particolare
per quanto di importante fanno nel corso di tutto l’anno».
Alla presentazione era
presente anche Guido
Ermolli, presidente Ce
svov, il quale ha dichiarato che «il Bilancio sociale è la fotografia di
quanto fatto, ma soprattutto lo strumento conoscitivo di quello che si
può fare. Vorrei anche
ricordare che quest’anno
siamo riusciti anche ad
aprire in maniera definitiva la biblioteca del sociale, attività importante per le associazioni,
ma anche per le istituzioni. Abbiamo già catalogato oltre 1500 titoli,
disponibili per la consultazione. Infine è anche
importante ricordare
l’impegno e la collaborazione in atto con la Provincia di Varese e l’Assessorato alle Politiche
Sociali, con il quale abbiamo avviato un importante progetto rivolto
alle scuole».
All’interno del Bilancio
Sociale particolare attenzione è dedicata all’utenza e ai servizi offerti.
I dati sull’utenza possono essere utilizzati come
cartina di tornasole
per comprendere anche quali sono le esigenze e i bisogni del
volontariato e dell’associazionismo.
Anche Maurizio Ampollini, direttore Cesvov,
oltre a delineare le modalità con cui è stato stilato il Bilancio sociale,
ha voluto porre l’accento sul fatto che «il documento non per niente
autocelebrativo, bensì è
il frutto della necessità
di trasparenza nei confronti dei fruitori dei
nostri servizi».
Nel 2008 si sono rivolti al Cesvov 2669 soggetti, tra cui, oltre alle
organizzazioni di volontariato, si trovano
anche associazioni di
promozione sociale e
associazioni senza
scopo di lucro: questo
in virtù dell’esistenza di
una specifica convenzione con la Provincia di Varese grazie alla
quale il Centro di Servizi estende le sue consulenza anche a soggetti
del Terzo Settore che esulano dal suo specifico
target. Il confronto tra
l’utenza effettiva del
Cesvov e quella potenziale dice anche che nel
2008 più del 45% delle
associazioni censite in
provincia si sono rivolte al Centro di servizi: un segno di una
maggiore penetrazione
sul territorio e di conoscenza più capillare dei
servizi messi in atto.
P A G I N A
27
lenza, si evidenzia come
la maggiori richieste
hanno riguardato nel
2008 le consulenza nell’ambito della progettazione, ossia la partecipazione a bandi al fine
di ottenere finanziamenti. In crescita sono state
anche le attività dell’area formazione: i corsi realizzati sono stati 39
(contro i 35 del 2007) per
un totale di 1283 corsisti
e oltre 22mila ore di lezione.
Nel campo della comunicazione nel 2008,
accanto alle usuali attività, sono stati pubblicati anche tre volumi della collana “strumenti
per la solidarietà”. Di
particolare rilevanza è
stato poi l’inserimento
della biblioteca del Ce
svov, fornita di oltre
1300 volumi, nel sistema bibliotecario provinciale. Infine nel
quarto ambito di azione
del Cesvov, quello della
promozione, nel 2008
sono state supportate
sette iniziative di promozione proposte da
altrettante realtà del
volontariato e dell’associazionismo e si è
proseguito con l’impegno sul fronte del coinvolgimento dei giovani
nelle attività di volontariato.
Cosa chiedono le realtà del Terzo Settore
al Centro di servizi?
Se si guardano i dati relativi ai servizi di consu-
L’auspicio, per il Centro di Servizi, con la redazione del Bilancio Sociale, è quello non solo
di proseguire sulla strada della trasparenza, ma
anche quello di essere di
esempio e fornire una
indicazione di “buona
prassi” per tutti gli enti
del Terzo Settore.
grandissima partecipazione; presenti autorità civili
e militari, diversi parroci
della zona e accompagnata dal corpo bandistico locale, cui si alternava l’intonazione di canti liturgici
ed invocazioni.
Molte le presenze esterne
attirate dalle artistiche
opere collocale lungo le vie
e dalla riffa a chiusura della giornata, come sempre
animata dalla concorrenza
fra alcuni gruppi, affinchè
il così detto incanto dei canestri avesse pieno successo. Una riuscitissima ricorrenza religiosa quinquennale, grazie alla partecipazione di tutta la popolazione.
LAVENA LA RICORRENZA DELLA MADONNA DELLA PORTA
La grande festa mariana
li artefici delle
tradizionali
cappelle e tabernacoli che
vengono realizzate in occasione della “festa grande” o quinquennale della Madonna della
Porta, non sono mancati all’appuntamento. Sia chi ha
preparato il manufatto in
casa, sia chi ha operato
direttamenta all’esterno,
tutti hanno sfidato il freddo pungente della settima-
G
na precedente la festa,
perchè il percorso processionale fosse concreta
esternazione di devozione
alla Vergine Maria. Così
l’affollata processione con
l’antichissima statua lignea della Madonna portata a spalla, si è snodata per
vie tanto ornate di fiori di
carta e freschi, dì foglie verdi, di infiorati archi, di artistiche realizzazioni, da
far apparire Lavena come
un paese da fiaba, in piena
primavera. E la Vergine
sembra aver voluto premiare tanto impegno
donando,come già avvenuto nel passato, un giorno di
festa pieno di sole dopo
tanta neve.
Hanno preceduto la domenica 7 febbraio tre sere di
meditazione con S. Messa,
preghiere e canti liturgici
in oratorio, il sabato 6, da
parte del coro locale, quelli
di Porto Valtravaglia e di
Caravate, il paese del no-
APERTO IL CANTIERE DELLA PEDEMONTANA
È stato inaugurato lo scorso 6 febbraio il cantiere che dovrà realizzare il “Sistema
Viabilistico Pedemontano”, che collegherà le cinque province di Bergamo, Monza
e Brianza, Milano, Como e Varese con nuove strade per 160 chilometri (70 di
autostrada da Malpensa a Dalmine, 20 di tangenziali di Como e Varese e 70 di
viabilità locale), e una Greenway, un corridoio verde ciclabile lungo 100 chilometri.
Il costo totale dell’opera, la cui conclusione è prevista entro il 2014, è di 5 miliardi
di euro, di cui 4,1 destinati alla costruzione dell’infrastruttura vera e propria, 100
milioni per opere compensative e territoriali e 800 milioni per oneri finanziari e
gestionali nei trent’anni di durata della concessione. La Pedemontana interesserà 4 milioni di abitanti su 100 comuni e 300mila imprese (10% del PIL nazionale)
e la sua realizzazione consentirà un risparmio di 45milioni di ore l’anno, corrispondenti a un valore economico di 700 milioni di euro l’anno, a 500mila chili
l’anno di inquinanti in meno prodotti dal traffico e a 35 milioni di litri l’anno di
carburante risparmiato, corrispondenti a 45 milioni di euro. «Lo Stato ha stanziato 1,2 miliardi di euro - ha ricordato il presidente Roberto Formigoni - una cifra
importante, ma che rappresenta solo il 25 % del totale. Il restante 75% è stato
reperito in Lombardia, in parte con fondi stanziati dalla Regione e in parte attraverso il project financing». Si prevede, per i prossimi cinque anni, la creazione di
40mila nuovi posto di lavoro. Per quanto riguarda la tempistica della realizzazione dei lavori, entro la fine dell’anno saranno aperti i cantieri della tratta da
Cassano Magnago (A8) a Lomazzo (A9) e dei primi tratti delle tangenziali di
Como e Varese. Nel 2011 si apriranno i cantieri delle tratte da Lomazzo (A9) a
Osio di Sotto (A4) e, entro la fine del 2014 si aprirà al traffico l’intero sistema
autostradale.
stro parroco. Dopo la S.
Messa cantata delle 10.30,
concelebrata con don Cipriano, sacerdote qui per
due anni, don Francesco ha
letto il compiacimento di
alcuni suoi predecessori,
dando disposizioni sullo
svolgimento della processione. Questa, iniziata alle
ore 14.00, si è svolta con
UNITALSI
Il gruppo Unitalsi di Cittiglio si ritrova domenica 14 febbraio con gli anziani e i
malati della zona per celebrare insieme la Giornata del Malato durante la
Santa Messa delle ore 11.00 in parrocchia. Al termine della celebrazione tutti
i partecipanti si ritroveranno nel salone dell’oratorio per un pranzo comunitario e
per un momento di condivisione e di festa insieme. Si concluderà così, in maniera
conviviale, la settimana in cui la Chiesa ricorda l’apparizione della Madonna a
Lourdes e celebra la giornata dell’ammalato e che dal gruppo cittigliese dell’Unitalsi
è stata vissuta in parrocchia con particolare intensità e con la consueta devozione.
P A G I N A
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Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
DAL 2 AL 21 MARZO PRESSO LA SALA LIGARI DI PALAZZO MUZIO
A Sondrio il...
Vangelo di Giotto
A
Sondrio, dal
2 al 21 marzo,
presso la Sala Ligari, in
corso XXV Aprile, promossa dall’Istituto Pio XII e dal
Centro Culturale don
Minzoni, sarà visibile la
mostra Il Vangelo secondo Giotto. L’esposizione sarà aperta tutti i giorni (festivi compresi) dalle ore 10.00
alle ore 12.30 e dalle
ore 15.30 alle ore 19.00.
La mostra sarà presentata ufficialmente
il prossimo giovedì 25
febbraio, alle ore
20.45, presso l’Auditorium Torelli di Sondrio. A illustrare caratteristiche e contenuti
dell’esposizione Roberto Filippetti, docente
di scuola superiore, curatore della mostra e
autore di diverse pubblicazioni, fra cui l’omonimo testo Il Vangelo secondo Giotto. Oggetto e
soggetto dell’esposizione
il ciclo di affeschi della
Cappella degli Scrovegni
di Padova.
Più di sette secoli fa,
fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del
banchiere padovano Enrico Scrovegni, affresca
IL VANGELO DI GIOTTO
Straordinaria sintesi di arte, fede e poesia del
più grande pittore del nostro Trecento. Realizzata anche grazie a un usuraio, Enrico, il cui
padre Dante mise nell’Inferno. Il sole è Cristo,
al centro di un cielo stellato che è il desiderio
di ogni uomo ( la radice di “desiderio” è “sete di
stelle”, come fa notare Roberto Filippetti nel
suo L’avvenimento secondo Giotto). Quello
straordinario cielo blu stellato della volta della Cappella Scrovegni, che poi scende e si insinua negli eventi umani rappresentati da Giotto
nelle 35 storie evangeliche che ricoprono, come
un immenso codice miniato, le pareti laterali,
l’arco del presbiterio e la controfacciata. Quell’azzurro di puro pigmento di lapislazzulo (pietra preziosa macinata in finissima polvere) costò una fortuna al committente degli affreschi:
il banchiere padovano Enrico Scrovegni, figlio
dell’usuraio Rinaldo Scrovegni che Dante condanna tra le fiamme nel settimo girone infernale; lo si distingue nel testo dantesco (canto
XVII, 64) per la borsa che è costretto a fissare,
dove compare lo stemma degli Scrovegni: una
scrofa azzurra in campo bianco. Così, come
gesto penitenziale – e per riscattare la cattiva
fama paterna –, Enrico acquista a Padova il
lotto di terreno dove una volta si trovava l’Arena romana (accanto alla chiesa e al convento
dei frati Eremitani) e vi fa costruire un oratorio dedicato a Santa Maria della Carità, terminato nel 1303. Affida poi al più grande pittore
dell’epoca, il fiorentino Giotto (che ha già dipinto pochi anni prima ad Assisi il famoso ciclo
sulla vita di san Francesco) l’intero programma iconografico della Cappella con le storie di
Maria e di Gesù; chiama Giovanni Pisano a
realizzare il bellissimo gruppo scultoreo che si
trova nel presbiterio: la Vergine con il braccio
il Bambino tra due angeli.
Un esempio
di allestimento
la Cappella intitolata a
Santa Maria della Carità. Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere lui
stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un capolavoro
della pittura del Trecento italiano ed europeo e
una delle massime espressioni dell’arte occidentale. Gli affreschi, dopo un accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore rivelando
la bellezza e la genialità
della pittura giottesca,
che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte
italiana ed europea. Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici
episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita
di Gioacchino e Anna; la
vita di Maria; la vita,
morte e resurrezione di
Gesù. Infine lo zoccolo
con le personificazioni
delle sette virtù e dei
sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e
GIULIO BALLIO A SONDRIO
Venerdì 12 febbraio, alle ore 18.30, presso la sala “Fabio Besta”, con
ingresso da piazza Garibaldi 16, si terrà una pubblica conferenza col prof.
ing. Giulio Ballio, magnifico rettore del Politecnico di Milano, sul tema:
Il concetto di sicurezza delle costruzioni nel corso dei secoli.
IL MASTER DI IREALP
Hanno preso il via ufficialmente a fine gennaio, presso la sede Irealp (l’istituto di ricerca sull’economia dell’area alpina) di Chiuro, le lezioni del master
universitario di secondo livello in Progettazione per lo sviluppo sostenibile in aree montane e politiche per la montagna dell’unione europea, organizzato dal Politecnico di Milano con il supporto di Irealp e
della Fondazione Adeu-Advocacy Europe di Bruxelles. L’iniziativa gode
del sostegno economico di Regione Lombardia. Sedici i partecipanti del
master chiamati a diventare nuove figure professionali nel campo della
progettazione per lo sviluppo sostenibile delle aree montane e per l’approfondimento delle politiche europee per la montagna, attraverso un percorso di studio che si avvale dell’apporto, oltre che di studiosi e accademici, di professionisti, pubblici amministratori, funzionari, dirigenti dell’Unione Europea e operatori, direttamente coinvolti – da prospettive differenti
– nella gestione e nello sviluppo sostenibile del territorio montano. Le
lezioni proseguiranno a Chiuro fino a marzo per poi spostarsi per un mese
a Bruxelles dove, integralmente in lingua inglese, si svolgerà il modulo
sulla progettazione europea. Il master riprenderà ad aprile presso la sede
di Chiuro.
all’Inferno del grande
Giudizio universale dipinto sulla controfacciata. La mostra è una fedele riproduzione fotografica, in scala 1 a 4, delle pareti della Cappella
degli Scrovegni dopo i restauri del 2002. Essa permette di cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e
frontali, del simbolismo
dei colori, dei numeri,
delle prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante, è all’apice di una cultura in
cui ogni particolare partecipa di un ordine che
tutto abbraccia.
La mostra itinerante
ha toccato diversi punti
dell’Italia dal 2003 a
oggi. Sondrio è la seconda città a ospitare la
mostra nel 2010.
Il curatore della mostra
Roberto Filippetti
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA SONDRIO
GIORNATA DI CONFRONTO
A BOSE CON MONSIGNOR RA
VASI
RAV
Giornata di confronti per catechisti e appassionati di Bibbia sul tema “Il
profeta Isaia” con Gianfranco Ravasi domenica 7 marzo presso il Monastero di Bose (Bi). La giornata prevede un primo incontro alle 10.30,
l’Eucaristia alle ore 12.00, la ripresa con un secondo incontro alle ore
15.00, seguito dal Vespro. Partenza con il pullman da Sondrio (piazza
Campello) alle ore 5.30. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo). Iscrizioni (fino
ad esaurimento posti) telefonando a don Ferruccio: 0342 514716 – 333
4211260.
RICEVERETE LA FORZA DALLO SPIRITO SANTO
ARAZIONE ALLA CRESIMA DEGLI ADUL
TI
PREPARAZIONE
ADULTI
PREP
Alle ore 21.00 presso l’oratorio “Angelo Custode” di Sondrio
secondo il seguente calendario:
• 27 febbraio: Segnati dal dito di Dio (don Tullio Schivalocchi)
• 6 marzo: I doni dello Spirito Santo (monsignor Francesco Abbiati)
• 13 marzo: I frutti dello Spirito Santo (don Augusto Bormolini)
• 20 marzo: La celebrazione della confermazione (don Samuele Fogliada)
Per informazioni: don Ferruccio: 333-4211260.
P A G I N A
CRONACA
29
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
CHIAVENNA LA VEGLIA DI PREGHIERA DELLO SCORSO 6 FEBBRAIO
La vita: un dono
da non sprecare
L
a chiesa di san Fedele in Chiavenna
ha ospitato la Veglia per la vita
zonale, che ha visto la partecipazione di
circa 300 persone. Quest’anno l’incontro è stato preparato in collaborazione con i catechisti
ed i bambini delle parrocchie, che hanno contribuito a rendere ancora più ricca la celebrazione. Momento principale della serata, oltre al
messaggio dei Vescovi, è
stato indubbiamente
quello delle testimonianze. Il tema “La forza della vita, una sfida
nella povertà” è stato lo
spunto per i racconti di
Simone e Wilma. Simone ha condiviso l’esperienza vissuta la scorsa
estate in Brasile, dove è
stato ospitato dalle suore Carmelitane che gestiscono una struttura
per bambini di strada.
Nel suo intervento il giovane chiavennasco ha
spiegato la contraddizione di una realtà molto
povera dal punto di vista
economico ma ricca di
valori. “I poveri sanno
donare il poco che hanno, e lo fanno con il sorriso sulle labbra. Questo
è l’insegnamento più
bello che mi hanno lasciato i bambini di Belo
“Bagùta” in dialetto, “Bagutta” in italiano. Lo
si chiami come si preferisce, ma sempre del
carnevale di Samolaco si tratta. A conclusione della parte dedicata alle celebrazioni
carnevalesche del progetto di valorizzazione
turistica e culturale del territorio samolichese
“La Montagna Incantata”, il comune di
Samolaco ripropone una delle tradizioni che
sembravano essersi perse nel tempo. La mascherata tradizionale si tiene sabato 13 febbraio. Il programma prevede alle ore 10.00 il
ritrovo delle maschere in località Giumello.
Alle ore 10.30 il corteo sarà a Somaggia e
un’ora dopo arriverà a San Pietro. Dopo la
pausa pranzo, la carnevalata riprenderà alle
ore 14.00 con partenza dalle scuole medie di
San Pietro. Il percorso si concluderà alle ore
15.30 a Era, in piazza del comune. Qui è previsto un intervento del Corpo Bandistico di
Samolaco e il saluto delle autorità locali. Alle
16,15 il corteo riprenderà percorrendo la Provinciale Trivulzia fino ad arrivare a Casenda.
D.PRA.
SCUOLA MEDIA BERTACCHI:
LA TECNOLOGIA SEMPRE PIÙ
PROTAGONISTA FRA I BANCHI
Horizonte”. Diverso il
tipo di povertà raccontato da Wilma, giovane
maestra d’asilo, che ha
fatto riflettere i presenti sull’importanza della
riscoperta di valori che
sembrano non avere spazio. “Lavoro con i bambini - ha spiegato - e posso davvero dire che anche nei nostri paesi esi-
ste la povertà. Occorre
riscoprire l’importanza
della gratuità, nel nostro
mondo frenetico spesso
i bambini non soffrono
dal punto di vista materiale, ma per il fatto di
essere trascurati. Non
c’è regalo più grande che
dedicare il proprio tempo ai nostri figli, per trasmettere loro i valori
davvero importanti”. I
vari momenti della celebrazione so-no stati conclusi dai bambini presenti, con preghiere,
canti e la proiezione dei
loro disegni. Al termine
della veglia a tutti i presenti è stato consegnato
un sacchetto contenente del pane, simbolo di
vita e di condivisione.
CHIAVENNA PRESSO LA SCUOLA GIUSEPPE GARIBALDI
I ragazzi fanno davvero memoria
C
mente elevato l’interesse dei ragazzi nei confronti della testimonianza di Barincelli e Trovato, salutati alla fine della lezione con un applauso davvero meritato.
«Questi due ospiti ci hanno illustrato la dura quotidianità della guerra e
la speranza che li ha accompagnati nei momenti più difficili», ha sottolineato il dirigente scolastico Angelo Passerini.
Secondo gli insegnanti
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
onoscere la storia e gli errori
del passato per
costruire un futuro di pace. Per
raggiungere questo obiettivo, nelle aule dell’istituto comprensivo
Garibaldi di Chiavenna
sono stati accolti Fausto
Barincelli e Giuseppe
Trovato, reduci dell’odissea della Seconda guerra mondiale. Agli allievi
delle classi terze hanno
raccontato la propria esperienza, toccante e significativa. Barincelli,
novantaquattrenne di
San Cassiano, è stato prigioniero in Uzbekistan,
una delle repubbliche
dell’Unione Sovietica
fino al 1945. Trovato, ottantasettenne originario
della provincia di Messina e residente a Chiavenna da molti anni, ha
combattuto con i partigiani in Val d’Ossola, una delle zone dove furono costituite repubbliche
partigiane. Affiancati da
Edo Mezzera, ricercatore del Circolo collezionistico e culturale chiavennasco, hanno raccontato agli studenti le sofferenze e la voglia di riscatto e di libertà che caratterizzarono il periodo
bellico. È stato decisa-
TORNA IN AUGE LA TRADIZIONE:
ECCO IL PROGRAMMA
DELLA “BAGÙTA”
dell’istituto di via Ugo
Cerletti la lezione curata da Barincelli, Trovato e Mezzera è stata apprezzata anche perché
nelle parole dei reduci
non c’è stato spazio per
la retorica: tutte le vicende sono state narrate con obiettività e un’attenta analisi dei fatti. Intanto alla Garibaldi sono
esposte le lettere dei prigionieri nella mostra curata dal C4.
S.BAR.
CHIAVENNA E LA BERTACCHI GUARDA A VOCIN...
Il dramma di Sarajevo
onoscere le tragedie del passato
per impedire che
si ripetano. È lo
spirito che ha
portato l’Istituto comprensivo “Bertacchi” a
collaborare con l’associazione Amici di Vocin Valchiavenna Onlus in occasione del Giorno della
memoria.
Gli alunni delle quattro
terze hanno affrontato
un percorso incentrato
sul parallelismo fra il
diario di Anna Frank e
Zlata Filipovic’.
C
Una parte del percorso è dedicata al diario
della ragazza ebrea, divenuta un simbolo della
Shoah per i testi scritti
nel periodo in cui la sua
famiglia si nascondeva
dai nazisti e per la sua
tragica morte nel campo di concentramento di
Bergen-Belsen.
L’altra si sofferma sul
diario scritto durante
l’assedio di Sarajevo da
parte dei cetnici, gli
estremisti serbi guidati
da Radovan Karadzic’ e
Ratko Mladic’. Di fami-
glia musulmana, figlia di
un chimico e un avvocato, nel periodo compreso fra il 1991 e il 1993
Zlata, raccontò tutto ciò
che succedeva a Sarajevo.
Proprio per questo motivo alcune agenzie giornalistiche e media l’hanno soprannominata l’Anna Frank di Sarajevo.
L’analisi dei testi è stata preceduta da un’introduzione storica importante. Gli studenti delle
scuole medie sono nati
nella seconda parte degli anni Novanta, poco
Niente gessi e vecchia lavagna, alla Bertacchi
in alcune aule si studia sulla Lim, la lavagna
interattiva multimediale. Piace sempre di più
agli studenti della scuola media del centro di
Chiavenna la lavagna elettronica sulla cui
superficie si può scrivere e disegnare. La Lim,
infatti, è uno strumento che permette a insegnanti e ragazzi di partecipare in modo
interattivo alle attività proiettate sullo schermo da un videoproiettore connesso al computer. Il kit base è composto da tre elementi:
un notebook con il software appropriato, un
videoproiettore e una lavagna interattiva. Ma
non c’è soltanto la Lim fra gli strumenti innovativi che caratterizzano l’attività dell’istituto. Mercoledì sera la dirigente Mariantonia
Triaca presenterà ai genitori degli alunni di
quinta elementare di Chiavenna, Villa, Piuro,
Prata e San Cassiano l’offerta formativa per
l’anno scolastico 2010/11. Ci sono diverse opportunità. La prima è rappresentata dalle
trenta ore dal lunedì al sabato solo al mattino. In alternativa ci sono le trentasei ore con
due pomeriggi. Inoltre l’istituto valuterà le
eventuali richieste di organizzazione della settimana corta. «Vogliamo puntare sulla scuola al mattino dove le attività didattiche sono
offerte a tutti e su quelle facoltative al pomeriggio, organizzate in laboratori che abbiano
le caratteristiche di corsi - spiega la dirigente
-. Le discipline sono chitarra, pittura, giornalismo on line, scienze, inglese avanzato e tanto
sport, ma anche lo “spazio compiti” per tutte
le materie e lo “sportello help: lo diciamo alla
psicopedagogista”». Non vanno dimenticate le
lezioni di musica a livello specialistico. Proseguirà la collaborazione con la Civica scuola
di musica della Provincia di Sondrio. Ha sede
proprio nell’edificio della Bertacchi e offre
corsi a costi contenutissimi per gli alunni della
scuola con docenti professionisti di strumento. Sul piano informatico, c’è un laboratorio
moderno e funzionale dove, per quanto riguarda i programmi, si promuove la diffusione del software libero Open office. L’istituto
ha anche un sito internet, www.icbertac
chi.it, realizzato da Stefano Bini e aggiornato con continuità. Nello sport, ai campionati
studenteschi di atletica sono stati numerosi,
negli ultimi anni i successi dei podisti di questa scuola a livello regionale e nazionale. «Vogliamo una scuola del territorio che guarda
al mondo, che accoglie e integra e prosegue
nell’educare a “cittadinanza e costituzione” aggiunge Mariantonia Triaca -. Utilizzeremo
“storicamente” le nuove tecnologie, sapendo
che ciò che conta è imparare a imparare». Un
progetto che, come sottolineano i vertici dell’istituto, per riuscire ha bisogno della collaborazione quotidiana dei genitori, degli enti
locali e di tutte le agenzie educative del territorio.
dopo la conclusione della guerra che per quattro anni ha devastato la
ex-Jugoslavia mettendo
al centro dell’attenzione
temi come l’identità et-
nica e la supremazia dell’economia sulla politica.
Argomenti ancora attuali, anche in Occidente.
S.BAR.
CRONACA
P A G I N A
30
SondrioCultura
SONDRIO E TIRANO
Incontri Unitre
Q
uesti gli appuntamenti nella terza settimana di Unitre di Sondrio: lunedì 15,
Attilio Gugiatti, docente a contratto di
Economia e Organizzazione sanitaria presso l’Università degli Studi di Pavia, con
proiezioni in power-point suggerirà Quali politiche
per la sussidiarietà in provincia di Sondrio; mercoledì 17, Marino Gatto, professore ordinario di
Ecologia presso la facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, anch’egli col sussidio di proiezioni in
power-point, illustrerà L’effetto del cambiamento
climatico sulla distribuzione della fauna alpina; venerdì 19, Francesco Venosta, ordinario di Diritto
privato presso l’Università degli Studi dell’Insubria
a Varese, si soffermerà sulle Nuove frontiere della
responsabilità medica; domenica 21, i soci che si
sono iscritti, parteciperanno all’uscita Arte e Teatro a Milano: assisteranno prima al teatro Carcano
al musical di Alan Lerner My Fair Lady, adattamento del Pigmalione di George Bernard Shaw, visiteranno poi al Museo Poldi Pezzoli la mostra Sete,
oro e cremisi, segreti e tecnologia alla corte degli
Sforza; lunedì 22, Laura Rossi, docente di Letteratura russa presso l’Università degli Studi di Milano, presenterà il capolavoro di Michail Bulgakov, Il
maestro e Margherita. Le lezioni si tengono a partire dalle ore 15.30 presso la sede di Unitre in
via Cesare Battisti 29.
Dopo la festa di carnevale di domenica 14 alle ore
12.00, in cui i soci si ritroveranno a pranzo insieme,
la terza settimana di Unitre a Tirano prevede l’incontro martedì 16 alle ore 15.00 con Remo Orsini, parroco della prepositurale di Tirano, che tratterà i primi capitoli dell’Apocalisse (1-3): la difficile
speranza delle sette chiese; martedì 23, invece, interverrà il generale della Guardia di Finanza Luciano Luciani, che parlerà de Le leggi marziali e
la persecuzione degli Ebrei in Italia.
PI.ME.
SONDRIO VENERDÌ 12 FEBBRAIO
Un libro sul Bitto
enerdì 12 febbraio alle ore
21.00,
presso la Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio, verrà presentato il
volume Il formaggio
“Val del Bitt” - La storia, gli uomini, gli alpeggi a cura di Michele
Corti e Cirillo Ruffoni,
edito da Ersaf Lombardia. Nel corso della serata verrà presentato
il mediometraggio La
cultura del Bitto a cura di Carlo Cattadori (regista), Diego Abenante e
Orsetta Luna. Saranno
presenti gli autori.
V
«Il Bitto rappresenta un
caso emblematico e appassionante per tutti coloro che si occupano dell’universo dei “prodotti
tipici” – si legge nell’introduzione –. Quest’ope-
ra ripercorre le tappe
della storia di questo formaggio ricostruendo la
genesi del “sistema
Bitto”, un sistema che si
esprime con una ben
precisa organizzazione
pastorale (capace di imprimere un segno inconfondibile nel paesaggio)
e in una comunità di pratica e di saperi».
«Le emblematiche vicende del Bitto - proseguono ancora gli autori
nell’introduzione del testo - rappresentano una
chiave di lettura per lo
studio di aspetti fondamentali della storia sociale ed economica del
passato, ma aiutano anche a capire i termini del
dibattito attuale sulla tipicità dei prodotti caseari di montagna e sul futuro delle risorse agrosilvopastorali».
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
FILM-DOCUMENTARIO SUI TERRAZZAMENTI VITATI
La Valtellina di Olmi
ecentemente il
documentario
Rupi del Vino
di Ermanno
Olmi che riscopre ed esalta i terrazzamenti vitati, una delle
maggiori peculiarità del
nostro territorio, è stato presentato a Sondrio
presso la sala Succetti di
Confartigianato, dove il
grande regista ha anche
incontrato e dialogato
col pubblico. In contemporanea, la pellicola veniva proiettata nei capoluoghi di mandamento
della provincia. La prossima proiezione è in
programma giovedì
11 febbraio, alle ore
21.00 e alle 22.00 presso il cinema Excelsior di Sondrio, con
ingresso gratuito.
R
In cinquantaquattro minuti di filmato, sapientemente alternando citazioni dal manoscritto di
Pietro Ligari Ragionamenti d’agricoltura e dal
libro di Mario Soldati
L’avventura in Valtellina, attraverso le immagini Olmi racconta con
linguaggio poetico quanto eroicamente l’uomo
con fatica e sudore ha
costruito nei secoli per
rendere fertili e coltivare a vite i versanti a
solatìo delle Alpi Retiche
nella media Valtellina
tra Berbenno e Tirano,
realizzando un’impresa
che “ancora oggi e per il
futuro, è viva e provata
testimonianza di sapienza agricola, di capacità
produttiva, di rispetto
della natura e di valorizzazione del territorio”.
L’altro scopo precipuo
della pellicola è di essere il documento attraverso cui l’Unesco si convinca dell’eccezionalità
dei vigneti terrazzati e
giunga a riconoscerli
come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Proprio per questo Rupi
del Vino, oltre ad andare sullo schermo in varie città italiane, sarà
fatto circolare in Europa e nel resto del mondo, in particolare a Parigi dove ha sede l’Unesco. Ma, come bene ha
fatto capire Olmi nel
film, nelle interviste e
nei colloqui con gli amministratori locali non si
tratta di un patrimonio
soltanto da tutelare, come un’opera d’arte in un
museo, bensì di un patrimonio vivo e in divenire, che - ha soggiunto
il presidente della Provincia Massimo Sertori
- «è e sarà una risorsa
economica per la nostra
gente. Anche per questo
motivo abbiamo inserito
i terrazzamenti vitati
tra le cose da tutelare attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento». Il film verrà distribuito anche in tutti i comuni del territorio provinciale per rendere l’intera popolazione, e non
solo i viticoltori e gli
agricoltori, consapevole
dell’importanza dei nostri vigneti e dell’eccellenza dei nostri vini. Ermanno Olmi ha ammesso che, invitato in Valtellina per girare il documentario, non era riuscito immediatamente a
capire in cosa consistes-
se l’eccezionalità dei vigneti abbarbicati sulle
pendici della montagna.
Gli scritti di Pietro Ligari e di Mario Soldati gli
hanno aperto gli occhi
sulla eroica fatica di generazioni e generazioni
per trasportare a spalla
dal basso verso l’alto di
terra e sassi (oggi, il documentario mostra che
questa fatica trova sollievo nel trasporto con l’elicottero), per spaccare
con la forza delle braccia la roccia e così mettere a dimora qualche
vite in più, per innalzare muretti a secco lavorando e disponendo a
mano i sassi ad uno ad
uno. Solo allora ha capito e immediatamente si
è appassionato e per un
intero anno ha seguito
tutte le fasi della natura
e le operazioni che i viticoltori compiono nelle
diverse stagioni. «Fare
un lungo documentario,
che è come un “piccolo”
film - ha poi aggiunto -,
è come prendere moglie:
ci devi convivere magari per un paio d’anni. Se
trovi un motivo per appassionarti alla realtà
che via via vai scoprendo, questa ti si rivela in
relazione alla tue curiosità e ti suggerisce le parole giuste. Sono venuto tante volte in Valtellina prima di decidere di
fare il documentario, poi
man mano mi son lasciato coinvolgere e finalmente ho trovato la nota
giusta da mettere in
chiave di violino per cominciare a comporre la
musica del vino». Così è
nato Rupi del Vino, testimonianza commossa,
essenziale e rigorosa,
che affida alle popolazioni della valle ciò che gli
è entrato nel cuore e nella mente. «È difficile stabilire un primato tra le
cose che conservo nel
cuore - ha continuato -,
perché sono tante le
sfaccettature, tutte godibili e sorprendenti, che
fanno un tutt’uno dei
sentimenti nei riguardi
della Valtellina. In fondo, è come assaporare
un buon vino: senti che
i profumi e i sapori, pur
essendo sempre gli stessi, danno sensazioni diverse e nuove, che di
continuo si scoprono,
perché la bontà, come la
bellezza, è una scoperta
che sempre si rinnova.
Voi valtellinesi dovete
essere consapevoli della
singolarità del luogo in
cui vivete, di questo patrimonio meraviglioso di
bontà e di bellezza che i
vigneti terrazzati sono
stati, sono e continueranno ad essere, perché
come dice un detto popolare, “Dove c’è vigna
c’è civiltà”». Quando
qualcuno gli ha chiesto
le sue preferenze tra i
vini di Valtellina, Olmi
non ha avuto incertezze:
si è scusato di non ricordare i nomi di ciascuno
dei vini Valtellina Superiore (Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e
Valgella, oltre allo Sforzato) e Rosso di Valtellina, ma ha sottolineato di
averli puntualmente
elencati girando le immagini nella cantina, dove le botti recano le indicazioni dei vini e delle
annate. Quindi, ha concluso con parole degne
di un provetto enologo:
«Ogni tipo di vino Valtellina ha una tale distinta
caratterialità per cui
non se ne può trascurare nessuno, pur nell’omogeneità del vitigno
Nebbiolo: sono le diverse condizioni del terreno e l’interpretazione
che l’uomo fa del vitigno
in ciascun terreno a determinare la qualità del
vino. Allora, non si può
scegliere il migliore tra
uno e l’altro, perché
ognuno è il meglio nel
momento in cui lo stai
bevendo». Parole di uno
che ormai conosce a fondo e ama il tema che ha
trattato, come risulta
evidente anche dall’ultima immagine accompagnata da una citazione di
Papa Martino V, non a
caso pronunciata dallo
stesso Olmi, l’unica nel
documentario: “Cinque
sono i motivi per bere:
l’arrivo di un amico, la
bontà del vino, la sete
presente e quella che verrà, e qualunque altro”.
Ma Olmi ha avuto anche
il merito di rispondere
con sincerità a chi gli
chiedeva perché la Valtellina rimane una cenerentola tra le valli alpine pur essendo così bella: «Di chi è la colpa? ha concluso - Di chi viene da fuori, o di chi vi
abita? Dovete imparare
a riconoscere il valore
della vostra valle, altrimenti non riuscirete
mai a valorizzarla. Imparate a capire e a vedere
dove ci sono vere risorse umane e naturali e la
Valtellina non sarà più
una cenerentola». Il documentario, nato da un’idea di Marco Vitale e dedicato a Mario Soldati, è
stato realizzato col concorso delle Fondazioni
Pro Valtellina, Fojanini
e Credito Valtellinese,
della Banca Popolare di
Sondrio e della sua Biblioteca “Luigi Credaro”,
del Bim e di altri Enti.
PIERANGELO MELGARA
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
PROVINCIA PROBLEMI DI COLLEGAMENTO IN ATTESA DI ALTRI LAVORI
Il calvario
della Statale 36
L
il km 72,000, ove è istituito il doppio senso di
marcia con limitazione
di velocità a 50 km/h.
Per l’apertura completa della strada bisogna
attendere almeno fino al
prossimo mese. Intanto
non sono mancati gli interventi dalle diverse
parti politiche: il deputato leghista Jonny Crosio ha presentato un’interrogazione al ministro
delle infrastrutture e dei
trasporti, Altero Matteoli. Più forte però si è
fatta sentire la voce di operatori turistici e di chi,
a causa della chiusura
della statale 36, ha subito danni economici in
provincia di Sondrio. La
scorsa settimana Confindustria è intervenuta
nella questione, richiamando «massima cura
nella gestione delle emergenze viabilistiche
attuali e convinta promozione dei trafori in una prospettiva strategica di lungo periodo».
«L’importante arteria di
comunicazione – prosegue la nota di Confindustria –, l’unica capace di
offrire tempi di percorrenza accettabili da e
per Valtellina e Valchiavenna, è rimasta chiusa
al traffico per un’intera
settimana e rimarrà operativa a mezzo servizio
per un periodo di circa
due mesi. Disagi rilevanti per chiunque ma in
modo particolare per le
aziende del territorio
sondriese, costrette a
fare i conti con difficoltà
accresciute nella consegna delle merci e nell’approvvigionamento delle
materie prime da fuori
provincia».
«Con i colleghi della
sezione trasporti abbiamo stimato che per le
sole imprese di autotrasporto che utilizzano
mezzi pesanti la settimana di chiusura della statale 36 ha prodotto oneri aggiuntivi per circa
600 mila euro – è stato
il commento del presidente di Confindustria
Sondrio, Paolo Mainetti –. A questi si aggiungono ulteriori danni subiti dalle imprese manifatturiere che avevano
merci in spedizione o in
arrivo. La sensazione è
che non si fosse assolutamente preparati ad un
simile evento, infatti è
passato un giorno o due
prima che si arrivasse
ad una gestione efficien-
PROVINCIA COMUNICATI ALLA GIUNTA A INIZIO SETTIMANA
Indirizzi di studio per le superiori
assessore provinciale all’Istruzione Costantino Tornadù ha illustrato
a inizio settimana alla
Giunta di Palazzo Muzio, a integrazione della
delibera n.329 del 3 dicembre 2009, le proposte pervenute dagli istituti scolastici e più in generale dal territorio attraverso gli amministratori comunali per l’istituzione di nuovi indirizzi didattici relativi alla
scuola secondaria di secondo grado. Dopo un’attenta valutazione la
Giunta ha deliberato di
istituire un “Liceo delle
Scienze Umane” rispettivamente presso il
“Pinchetti” di Tirano e
presso il “Leonardo Da
Vinci” di Chiavenna. I
nuovi corsi saranno attivati per l’anno scolasti-
L
’
co 2010/2011. La delibera di Giunta ora sarà
trasmessa alla Direzione
Formazione, Istruzione
e Lavoro della Regione
Lombardia che entro il
12 febbraio trasmetterà
il provvedimento definitivo. La Provincia ha di
fatto accolto le richieste
giunte dal territorio e
dalle singole realtà scolastiche - ha dichiarato
l’assessore - la nostra resterà una posizione di
attento ascolto anche
per il futuro. La nostra
scelta è ricaduta su
Chiavenna e Tirano - ha
spiegato l’assessore - per
consentire agli alunni
delle due comunità di
poter avere nella scelta
dell’offerta formativa
più opzioni senza dover
effettuare lunghi trasferimenti presso altri centri della provincia. «Sono
ancora in corso di defi-
nizione i decreti attuativi della Riforma Gelmini
- ha aggiunto Tornadù la situazione, dunque, è
ancora in divenire e sarà
nostra premura analizzare di volta in volta i
reali bisogni del territorio. Nel corso dell’anno
- ha concluso l’Assessore - monitoreremo la situazione e valuteremo
se prendere in considerazione altre proposte
qualora se ne accertasse la reale necessità e di
conseguenza la fattibilità».
IL PROGETTO CENTOTETTI
Proseguono le serate divulgative per la cittadinanza
sul tema della diffusione del fotovoltaico con il progetto Centotetti. I prossimi appuntamenti in programma, promossi dall’associazione VentiVenti,
sono: giovedì 11 febbraio alle ore 20.30, presso il
Centro Polifunzionale alla Valletta di Traona; giovedì 11 febbraio alle ore 20.30 presso la Sala
Consiliare del Municipio di Mello; venerdì 12 febbraio alle ore 20.30, presso la Sala Banca Popolare
di Sondrio in Via Cusini, 29 a Talamona. L’attenzione manifestata da molti comuni del territorio è
un evidente segnale del grande interesse riguardo il
progetto 100 tetti e i temi dell’energia rinnovabile e
dello sviluppo sostenibile. L’ultima delle serate di
divulgazione del progetto è prevista per il 18
febbraio prossimo ad Ardenno.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
a strada statale 36
“del Lago di Como
e dello Spluga”,
nelle ultime settimane, è stata al
centro delle cronache e
dell’attenzione di valtellinesi e valchiavennaschi. Nella mattinata di
lunedì 25 gennaio, infatti, un consistente smottamento staccatosi a circa 800 metri di quota ha
interessato entrambi i
sensi di marcia della
superstrada, nel tratto
compreso tra Bellano e
Lecco, all’altezza della
frazione Pino, in località Fiumelatte, nel territorio del comune di Varenna. I grossi massi
hanno raggiunto la carreggiata dopo aver divelto due file di barriere paramassi e la barriera rigida paramassi posta sul
muro di controripa della statale. Alcuni massi
franati hanno addirittura oltrepassato le due
carreggiate, andando a
mettere in pericolo alcune abitazioni sottostanti.
Per un’intera settimana le autorità hanno disposto la chiusura della
strada tra lo svincolo di
Abbadia Lariana (km
57,700) e lo svincolo di
Bellano (km 75,400): le
auto venivano deviate
sulla strada provinciale
72, oppure sulla strada
provinciale 62 “della Valsassina”. Lo scorso lunedì 1 febbraio, dopo un’intensa settimana di lavoro per rimettere in sicurezza la carreggiata sud,
la superstrada è stata
riaperta ed è percorribile nelle usuali condizioni di esercizio con l’eccezione del tratto, lungo
circa 2 chilometri, compreso tra il km 69,900 e
te dell’emergenza creatasi».
In quest’ottica, non va
inoltre dimenticato che
entro alcuni mesi prenderanno avvio i lavori di
consolidamento della
galleria del Monte Piazzo, appaltati da Anas lo
scorso novembre. La
durata presunta dei lavori è di circa 2 anni, un
tempo in cui non mancheranno disagi al traffico veicolare. «Gli industriali – prosegue la nota
diffusa nei giorni scorsi
– si associano alle preoccupazioni espresse di
recente dall’Amministrazione Provinciale di
Sondrio, che ha evidenziato come il mancato
completamento del peduncolo sullo svincolo di
Dervio potrebbe precludere la messa a punto di
percorsi alternativi per
il transito dei mezzi pesanti, con le stesse drammatiche conseguenze di
congestione del traffico
che si sono osservate nei
giorni scorsi a seguito
della frana».
Nella giornata di venerdì della scorsa settimana, presso l’assessorato alle infrastrutture
della regione Lombardia
a Milano si è svolto un
incontro fra il presidente della provincia di Sondrio, Massimo Sertori, accompagnato dall’assessore alla grande viabilità, Ugo Parolo, e gli
assessori della provincia
di Lecco ai lavori pubblici
e alla viabilità, Stefano
Simonetti, e alla protezione civile e mobilità,
Franco De Poi. All’appuntamento era presente anche il capodipartimento Anas, Claudio
De Lorenzo. Al centro
dei lavori, protrattisi per
oltre due ore, l’illustrazione da parte di Anas
dell’intervento previsto
nella galleria del Monte
Piazzo e le relative ipotesi per garantire, in
concomitanza con i cantieri, una viabilità più
fluida e immediata. L’esecuzione dei lavori imporrà la chiusura alternata delle due canne e,
conseguentemente, la
circolazione avverrà a
doppio senso all’interno
della canna non interessata dalle attività di cantiere. Al fine di contenere i disagi all’utenza è
stata studiata una particolare regolamentazione
della circolazione per la
domenica pomeriggio, in
direzione Milano, momento critico per gli
spostamenti del traffico
turistico dalla Valtellina.
«Questa strada – ha
spiegato il presidente
Sertori – è fondamentale per il turismo e più in
generale per l’economia
della nostra terra, occorre pertanto che ne sia
garantita la transitabilità riducendo al minimo
i disagi. Disagi che la Valtellina ha recentemente
vissuto in occasione della frana caduta in località Fiumelatte». Il tavolo ha definito che una
possibile soluzione da affrontare, e non solo in
occasione dei lavori nella galleria del Monte
Piazzo, ma più in generale per avere maggiori
garanzie di viabilità al-
P A G I N A
31
ternative, sarebbe quella del potenziamento
dello svincolo di Piona,
che di fatto consentirebbe di bypassare, anche
nei momenti di massima
affluenza, Colico. Anas a
tale proposito si è inoltre impegnata ad avviare una dettagliata analisi dei flussi di traffico
lungo la 36 in vista dell’apertura dei cantieri
per consentire comunque una regolare circolazione dei veicoli in
transito. Le due Province, invece, hanno concordato la messa a punto di un piano strategico
da attuare in caso di
emergenze dovute ad eventi straordinari, come
per l’appunto la recentissima frana.
«In questo modo – hanno concordato gli amministratori – le procedure di comunicazione e intervento sarebbero già
codificate evitando, quindi, disagi e disservizi di
varia natura. La frana
del 25 gennaio ha evidenziato la necessità di
predisporre un Piano
della viabilità di emergenza per la statale 36
che sia condiviso da tutte le forze in campo e
che regoli la viabilità nel
caso in cui il traffico debba essere dirottato sulla
provinciale 72».
In relazione ai lavori
del Monte Piazzo, il presidente di Confindustria
Sondrio ha dichiarato di
aver accolto con favore
l’intervento della Provincia. «Il presidente
Sertori – ha affermato
Mainetti – mi ha garantito il suo massimo impegno ed ho molta fiducia nel suo operato. C’è
da augurarsi che la possibilità di pianificare tempi e modi della chiusura
faciliti la gestione delle
inevitabili difficoltà viabilistiche, anche attraverso soluzioni tecniche
plausibili quali l’esecuzione notturna dei lavori o restringimenti parziali della carreggiata».
Al di là però delle emergenze di breve periodo, Confindustria Sondrio lancia uno sguardo
al futuro e rilancia l’ipotesi dei trafori alpini, intesi come unica soluzione strutturale al rischio
isolamento con cui le nostre valli convivono da
sempre. «Quanto è accaduto in occasione della
recente frana – aggiunto Mainetti –, ha messo
a nudo una volta di più
l’estrema fragilità infrastrutturale del nostro
territorio. In una prospettiva strategica di
lungo periodo, non possiamo che rilanciare fortemente l’idea dei trafori alpini della Mesolcina
e del Mortirolo; quest’ultimo, in particolare, si
configura come un’opera stradale inderogabile,
l’unica alternativa reale
alla statale 36. È un appello forte che rivolgiamo alle istituzioni. Solo
così avremo una valle sicura e realmente connessa da un lato con il
cuore dell’Italia produttiva e dall’altro con il
centro dell’Europa».
a cura
di ALBERTO GIANOLI
32
CRONACA
Sondrio&provincia
SONDRIO VOLONTARIATO
Notizie in breve
CRESCE IL NUMERO DI ASSOCIAZIONI
ADERENTI AL CSV LAVOPS
Le Libere Associazioni di Volontariato della Provincia di
Sondrio sono arrivate a quota 105. Il Volontariato di
Valtellina e Valchiavenna ha risposto alla crisi e al taglio dei fondi del CSV L.A.Vo.P.S. con l’adesione di 12
nuove realtà associative: Oros di Morbegno; Circolo
culturale la Torre di Chiavenna; Centro di studi storici
valchiavennaschi; Humus e Anolf di Sondrio; Amici dell’asilo Ambrosetti di Morbegno; Antica Pieve di Mazzo;
Comitato per la difesa dei consumatori di teleriscaldamento di Tirano e Sondalo; Valtellina Slow Food
Convivium di Tirano; Confraternita del chisciöl e dei vini
del tiranese; Associazione culturale biblioteca di Samolaco e Associazione culturale Bellaguarda di Tovo
Sant’Agata. Con i nuovi soci, la compagine sociale di
L.A.Vo.P.S. assume una valenza sempre più provinciale.
«Il numero delle organizzazioni aderenti a L.A.Vo.P.S.,
rapportato alla popolazione residente nella provincia di
Sondrio, costituisce un parametro interessante e tra i
più virtuosi in regione Lombardia – sottolinea la presidente del CSV Gabriella Bertazzini a nome dello staff e
degli organismi direttivi – prendiamo atto con soddisfazione di questo significativo incremento delle associate,
raggiunto e consolidato negli ultimi anni, come segno dell’attività e dell’impegno che hanno caratterizzato da sempre il Centro di Servizio per il Volontariato. È inoltre
importante rilevare come la localizzazione delle organizzazioni sia distribuita in tutta la provincia e sia caratterizzata dall’eterogeneità degli ambiti di intervento. Sono
questi risultati estremamente positivi in un momento
come l’attuale segnato dalla crisi economica che sta toccando gran parte delle realtà economiche e sociali e conseguentemente anche il Centro Servizi».
PROPOSTE DI VOLONTARIATO
PER I GIOVANI DELLA PROVINCIA
Il Centro Servizi al Volontariato Lavops propone ai giovani di Valtellina e Valchiavenna trentasei tirocini e
proposte di avvicinamento agli altri ed inserimento
in organizzazioni e realtà sociali attive sull’intera
provincia. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto
GEdA-Giovani Energie di Attivazione, cofinanziato da
Regione Lombardia e portato avanti da molteplici enti
partner valtellinesi con l’obiettivo di contribuire a sviluppare il protagonismo dei giovani in provincia di
Sondrio. Le esperienze di Volontariato, rivolte a giovani dai 14 anni in avanti, sono state costruite dagli
operatori del CSV L.A.Vo.P.S. in una serie di incontri sulla promozione del volontariato giovanile organizzati nei
mesi scorsi con le associazioni ed altre realtà sociali di
ogni mandamento della provincia, Bormio, Tirano,
Sondrio, Morbegno e Chiavenna. I tirocini sono la seconda proposta e opportunità del progetto della Lavops “Io
ci sono” dopo i campi residenziali di volontariato organizzati nell’estate 2009. “Io ci sono” è nato all’interno del
GEdA per facilitare l’incontro tra il mondo dei giovani ed
il mondo del Volontariato e proseguirà anche al termine
del macro-progetto regionale, nell’estate 2010, con alcune esperienze di volontariato all’estero dedicate ai
giovani dai 18 ai 30 anni. I primi contatti sono stati
presi con associazioni che operano in Sudamerica.
Le 36 proposte di tirocinio sono state raccolte in un
libretto disponibile presso la sede di Sondrio del CSV
L.A.Vo.P.S. e gli sportelli di Bormio, Tirano, Morbegno e
Chiavenna. Il libretto sarà distribuito anche nelle scuole, gli oratori e i diversi contesti formali ed informali frequentati dai giovani. Informazioni: email giovani@la
vops.org, telefono 0342-200058.
Per ogni esperienza di volontariato è stata preparata una
scheda dove vengono descritte, sinteticamente, le possibilità che le organizzazioni del territorio hanno strutturato per creare occasioni di scambio con il mondo dei giovani e dar loro la possibilità di sperimentarsi in modo
diretto in un’attività a favore degli altri e della propria
comunità.
Gli ambiti d’intervento dei tirocini sono diversi: in ospedale, con persone disabili, anziani, altri giovani, bambini, di sostegno e promozione su progetti specifici, teatrali, sportive, ambientali, alla ricerca della pace e della
solidarietà…
Tutti i giovani interessati e le associazioni che vorrebbero attivare altre proposte di esperienze di
volontariato per i giovani possono contattare il centro servizi.
L.A.Vo.P.S. si rende disponibile attraverso i suoi operatori ad incontrare singole persone o gruppi interessati a
queste proposte garantendo attività di orientamento, di
supporto e di riflessione sull’esperienza. «Tempo fa vissi
un’esperienza con un gruppo di scout. Mi hanno concretamente insegnato l’importanza della dimensione dello scrutare, che è qualcosa di più che guardare con attenzione.
Ci vogliono audacia e sfida per scrutare e scoprire che
cosa mi interessa. Che cosa ho voglia di fare. Anch’io! Per
entrare in relazione con l’altro, l’ambiente, il mondo –
afferma Maria Donati, referente del CSV per i giovani –
Quando si entra in relazione si fanno incontri, esperienze
forti, esperienze che cambiano. Un’esperienza nel
volontariato è come un’esperienza di innamoramento: un
guardarsi dritto negli occhi, sentire il cuore pulsare e prendersi per mano. Relazione viva, gratuita, di senso. È questo l’invito che rivolgo a tanti giovani amici».
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
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P A G I N A
SONDRIO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SUI LAVORI
Pedretti e Multisala
Il cantiere dell’area
ex Carini a Sondrio
vrebbe dovuto
essere inaugurato oltre due
anni fa, ma rinvio dopo rinvio
non si è ancora arrivati
a vedere il nuovo cinema multisala a Sondrio.
Da quando il capoluogo
ha visto chiudere, una
dopo l’altra, le sale di
Ciak e Pedretti, è rimasto attivo il solo cinema
Exclesior, di proprietà
della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio.
«Siamo ormai da alcuni anni l’unica sala attiva nel capoluogo – spiega Maurizio Gianola,
presidente del Cras, ovvero il Centro di Ricerca e Animazione Sociale
che gestisce la sala
Excelsior per conto della parrocchia –. Da quando gli operatori di Ciak
e Pedretti, che gestivano le sale ma non ne erano proprietari, hanno
dovuto cessare l’attività
per motivi legati all’agibilità delle sale, noi abbiamo preso atto di quanto accaduto e ci siamo
fatti carico di mantenere a Sondrio una proposta cinematografica di
livello. Noi abbiamo
quindi scelto di ottemperare alla normativa vigente e di adeguare la
sala per continuare nel
nostro impegno ormai
decennale. Sapendo di
essere l’unica sala attiva nel capoluogo, ci siamo sentiti in dovere di
proporre più film in prima visione. Questo cercando di accontentare
tutti, pur mantenendo
sempre la nostra offerta
di cinema culturale e
A
non solo di divertimento: non forniamo solo un
servizio, ma un’offerta di
qualità. Nonostante ciò,
per garantire la varietà
abbiamo rinunciato anche a film allettanti dal
punto di vista culturale.
Cercando di non fissare
troppo la sala, bloccandola su uno o due titoli,
abbiamo offerto una programmazione più varia
e abbiamo dato spazio,
ad esempio, all’offerta
della domenica pomeriggio, in cui proiettiamo
film per i ragazzi perché
già si abituino a frequentare una sala cinematografica».
Se l’impegno dei gestori dell’Excelsior sembrava dovesse terminare a breve, l’attesa per
il nuovo cinema multisala che sta sorgendo nell’ex area Carini è ancora lunga. «Ora dovremo
aumentare ulteriormente gli sforzi per non far
mancare la presenza di
film importanti in sala –
prosegue Gianola –. Dovremo mantenere un’offerta importante per la
cittadinanza intesa nel
suo insieme. Mantenere
una sala aggiornata anche sulle prime visioni è,
infatti, un dovere che ci
sentiamo nei confronti
della cittadinanza. Pensavamo già ad un passaggio dell’uso della sala
per proporre cicli di film
o cinema d’essai, ma dovremo ora rimandare
tutto di un anno. Rimane comunque sempre la
volontà di essere presenti sul territorio con la
proposta di un certo tipo
di cinema, per la qualità
e non solo per il divertimento».
Il nuovo cinema non
sarà infatti inaugurato
prima del prossimo mese
di ottobre. Nel lato nord
ovest dell’ex area industriale, in prossimità
della rotonda di via Vanoni, è comparso nei
giorni scorsi lo scheletro
dell’edificio, con tanto di
pilastri e anche di una
prima soletta.
«I lavori sono ripresi –
afferma l’assessore ai
lavori pubblici e vicesindaco, Michele Iannotti –
e il cinema multisala, ci
assicurano gli operatori
privati che si stanno occupando della sua realizzazione, dovrebbe essere pronto per l’autunno». Visti però i continui
rinvii degli ultimi anni,
è difficile fare una previsione certa di quando
avverrà l’apertura. «Questa dovrebbe essere proprio la volta buona – aggiunge Iannotti –. Come
amministrazione stiamo
lavorando perché i tempi siano rispettati. Abbiamo continui confronti con l’operatore perché
si arrivi a concludere
l’opera».
Il progetto della struttura prevede quattro sale per un totale di 630
posti e un investimento
complessivo di circa due
milioni e mezzo di euro.
A disposizione ci saranno complessivamente
670 posti auto, tra quelli dell’autorimessa interrata dell’area Carini e
quelli del parcheggio del
vicino Policampus.
Nel frattempo, lunedì
è stata presentata in
commissione consigliare
anche la nuova veste
della storica sala cittadina, polo culturale del capoluogo, del Teatro Sociale. L’interno somiglierà alla cassa armonica di
uno strumento musicale, mentre l’esterno
manterrà l’aspetto che
tutti i sondriesi conoscono. I professionisti che
hanno messo a punto il
progetto, con cui la Sacaim di Venezia e la
ComEr si sono aggiudicate la gara d’appalto
per la ristrutturazione
del Pedretti, lo hanno
presentato davanti alla
commissione consiliare
competente.
«Trattandosi di un edificio storico – ha spiegato Nicola Berlucchi, coordinatore del team di
progettazione – abbiamo
cercato di intervenire il
meno possibile sulle
strutture murarie originarie e di conservare gli
elementi di pregio e alcuni tratti caratterizzanti, anche se la galleria
stessa avrà dimensioni
più ridotte per migliorare l’acustica. Per la sala
abbiamo pensato ad un
rivestimento con pannelli fonoriflettenti in
legno o ad effetto legno,
per dare allo spazio interno un aspetto simile
alla cassa armonica di
uno strumento musicale, senza faretti o punti
di illuminazione ma con
una serie di “lame di luce” che percorreranno le
pareti e il soffitto, che
sarà curvo e formato da
una serie di calotte digradanti».
Nel sottosuolo saranno inoltre realizzati una
serie di locali di servizio
e anche uno spazio che
si potrà utilizzare come
sala concerti per ospitare un centinaio di spettatori. Il progetto prevede anche il rifacimento
completo di camerini,
servizi e strutture del
palcoscenico. Ai piedi del
palco troverà posto anche una fossa orchestrale, con una serie di elevatori che consentiranno di portare a diverse
quote una sezione del
pavimento, per inserire
file aggiuntive di poltrone, per accogliere i musicisti o per ampliare il
palcoscenico.
a cura
di ALBERTO GIANOLI
RACCOLTA RESIDUI DI POTATURA
UNA NEVE DIVERSA
Il servizio di raccolta gratuita dei residui di potatura
– servizio che dal 2007 è stato promosso e gestito dal
Comune di Sondrio, in collaborazione con ASM Spa
– quest’anno, e per tre anni consecutivi, viene
riproposto sul territorio comunale, aderendo all’iniziativa ben più ampia a livello provinciale della Fondazione Fojanini di Studi Superiori di Sondrio, in
collaborazione con la Cooperativa Vitivinicola Montagna-Poggiridenti-Ponchiera. Come per gli anni scorsi sono state individuate 10 apposite piazzole di
conferimento (segnalate da cartelli esplicativi) presso le quali i produttori interessati potranno depositare i residui di potatura provenienti dai vigneti e
dai frutteti delle zone Sassella, Triasso, Sant’Anna,
Mossini e Ponchiera. Il servizio di raccolta dei residui di potatura presso le piazzole sarà attivo solo
fino al 31 marzo: oltre tale data non sarà possibile conferire altri residui.
Turismo sostenibile e nuovi modelli di sviluppo negli spazi montani nazionali per valorizzare i territori senza aggredire gli ecosistemi. Ciaspolate, passeggiate con scarponi o sci da fondo, visite a borghi
storici, percorsi d’interesse naturalistico e culturale
nelle aree protette, itinerari gastronomici: il 27 e il
28 febbraio appuntamento in Valmasino. «Proponiamo nuove idee per un turismo invernale di qualità,
ancora troppo legato, soprattutto in alcune località,
alla monocultura dello sci da discesa, con tutte le
implicazioni negative per l’ambiente: energia e acqua spese per l’innevamento artificiale, continuo
ampliamento dei comprensori sciistici in aree sensibili e protette, il mordi e fuggi degli sciatori e le troppe seconde case. Con Nevediversa vogliamo trasmettere una voglia di turismo alimentato da desiderio
di esperienza, prima che di consumo». Info: telefono 0341-202040; 02-67404581.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
P A G I N A
33
FONDAZIONE DELLA COMUNITÀ LOCALE A DISPOSIZIONE 500MILA EURO E TRE OPPORTUNITÀ
Presentati i bandi ProValtellina
A
rte, cultura,
ambiente, sociale e interventi esemplari e significativi sul territorio. Sono
questi gli ambiti nei quali si muoverà la Pro
Valtellina nel corso del
2010 con tre diversi bandi, tutti finanziati da Fondazione Cariplo, che
metteranno a disposizioni di Enti Pubblici, associazioni e organizzazioni
senza scopo di lucro una
cifra significativa: un
milione e 80mila euro.
Si tratta di bandi con
contenuti, dotazione finanziaria e scadenze diversi incentrati sulle
emergenze sociali e culturali della provincia di
Sondrio.
«In una fase difficile, in
cui la crisi ha colpito indistintamente generando nuove povertà ed
evidenziando bisogni
emergenti, come Pro
Valtellina intendiamo
fornire un aiuto concreto - sottolinea il presidente Marco Dell’Acqua –. Attraverso le
segnalazioni di Enti,
Parrocchie e associazioni che hanno un contatto diretto con la comunità locale abbiamo individuato gli ambiti che richiedono una particolare attenzione da parte
nostra e ci siamo attivati con questi bandi. La cifra che mettiamo a disposizione è importante
e altri aiuti si aggiungeranno nel corso dell’anno: contiamo in questo
sentazione delle domande.
Per entrambi i bandi, com’è consuetudine,
i beneficiari dovranno a
loro volta coinvolgere la
comunità locale raccogliendo il 20% di quanto
loro assegnato che Pro
Valtellina destinerà al
Fondo patrimoniale per
raggiungere i 5 milioni
di euro che faranno scattare il premio di Fondazione Cariplo: altri 5 milioni di euro che, aggiungendosi alla dotazione
iniziale, faranno lievitare il patrimonio a 15
milioni.
modo di riuscire a fornire le risposte che i cittadini si aspettano da noi».
Il Primo Bando 2010
mette a disposizione
300mila euro per finanziare progetti che
abbiano come obiettivo la valorizzazione
del patrimonio storico-artistico e lo sviluppo della comunità
attraverso la promozione artistico-culturale e l’educazione
ambientale. Tre ambiti di intervento diversi
per le medesime finalità nell’ambito delle quali verranno premiati i
BILANCIO ALER DI SONDRIO
Aler Sondrio ha presentato nei giorni scorsi la seconda edizione del bilancio sociale, strumento che «rappresenta la volontà di continuare con il miglioramento della qualità rendendo più trasparente, più percepito e quindi più utile il lavoro svolto». Il presidente
Gildo De Gianni, presente insieme al vicepresidente
Silvano Passamonti, al consigliere Corrado Canali e
al direttore Walter Songini, ha elencato inizialmente gli obiettivi del bilancio: «Quelli sociali per soddisfare le esigenze degli utenti esclusi dal mercato,
quelli economici per conciliare qualità e bassi costi
di edificazione e quelli ambientali per la sostenibilità
nel settore dell’edilizia». Nel corso della presentazione è stato analizzato il numero di alloggi Aler
realizzati in provincia (svettano gli 807 di Sondrio) e
analizzata la quantità di anziani (superiori ai 65
anni) presenti, 18%, sul totale degli inquilini; 624 su
3419. Per quanto riguarda le fasce d’età degli occupanti va segnalato che il 21% ha meno di 18 anni, il
18% più di 65 anni, il 38% sono tra i 40 e i 65 anni ed
il 23% sono tra i 18 ed i 40 anni; i disabili presenti
sono il 13% di cui gli invalidi con pensione 175 e gli
invalidi 300. «Il 57% - sempre le parole del presidente De Gianni - dei 3419 occupanti alloggi è titolare di
reddito; i pensionati sono il 42%, i lavoratori autonomi sono il 5% e i lavoratori dipendenti sono il 53%».
Poi gli occupanti suddivisi per fasce di reddito IseeErp: protezione 47%, reddito inferiore a 9177 euro,
accesso 33%, reddito inferiore a 14.274 euro, permanenza 20%, reddito inferiore a 35mila euro. «Gli alloggi occupati da cittadini stranieri sono l’8.73%, per
un totale di 139 su 1593. La provenienza dei titolari
di contratto di locazione stranieri è per il 65% dall’Africa, poi Europa, Asia, Ue e America». La morosità
dell’anno 2009 ammonta a 306.504 euro, ovvero il
6.48% del fatturato. Infine uno sguardo al progetto
Aler e Pro Valtellina, “sostegno alle famiglie che a
causa della perdita del lavoro o dell’inserimento in
liste speciali sono in difficoltà con il pagamento di
affitti e spese”. Il contributo totale è stato di 50mila
euro. Per quanto riguarda i contributi di solidarietà
Aler ha erogato nel 2009 100.000 euro a 207 utenti
residenti in 20 diversi Comuni.
progetti di importo non
inferiore ai 10mila euro
che meglio risponderanno ai requisiti richiesti.
Il contributo erogato coprirà al massimo il 50%
del costo complessivo del
progetto fino a 25mila
euro, mentre la quota
restante dovrà essere finanziata dalle singole
organizzazioni. La scadenza per la presentazione delle domande è
fissata per il 31 marzo prossimo.
Il Secondo Bando
2010, pure rigido nei
parametri entro i
quali dovranno rien-
trare i progetti, ha
una dotazione finanziaria di 280mila euro
che serviranno per
concedere contributi
in ambito sociale ad
associazioni e parrocchie che operano a
sostegno delle fasce
più deboli della comunità. L’importo di ciascun progetto non potrà
essere inferiore a 5mila
euro e Pro Valtellina
contribuirà fino a un
massimo del 50% del costo e comunque con una
cifra non superiore ai 25
mila euro. Il 30 settembre prossimo scadrà
il termine per la pre-
Nel bando sui “Progetti Emblematici
Minori”, Pro Valtellina e Fondazione Cariplo mettono a disposizione 500mila euro
per finanziare progetti particolarmente significativi in grado di
generare un elevato
impatto sulla qualità
della vita e sullo sviluppo culturale, economico e sociale del
nostro territorio. Le
aree coinvolte in maniera prioritaria sono quelle sociale e sociosanitaria, artistico-culturale e ambientale. I
progetti non potranno
avere importi inferiori a
200mila euro, il contributo non supererà il 50%
del loro costo a partire
da un minimo di 100mila euro. La scadenza
del termine di presentazione delle domande è il 7 aprile prossi-
mo. Per l’assegnazione
dei contributi si seguiranno i criteri indicati
nel bando: livello di coerenza con le finalità del
bando; urgenza dell’intervento rispetto ai bisogni; originalità del progetto; collocazione in
ambiti carenti di risposte istituzionali ai bisogni; completamento di
servizi e iniziative; attitudine all’integrazione
con altri servizi; favorevole rapporto fra costo
ed efficacia. I progetti
dovranno essere realizzati entro la fine di
aprile del 2011.
«La presentazione congiunta di tre bandi significativi consente a Enti
e associazioni di valutare le diverse opportunità offerte al territorio –
conclude il presidente
Dell’Acqua –. Considerata la situazione di crisi e i bisogni crescenti abbiamo ritenuto importante concentrare le risorse a nostra disposizione nei bandi per aumentare la loro dotazione finanziaria, limitando
ulteriormente il ricorso
ai contributi fuori bando
che, per la loro stessa
natura, risultano meno
efficaci. L’invito alle associazioni è dunque quello di valutare con attenzione i bandi e di predisporre progetti che riuniscano tutti i requisiti
richiesti allo scopo di intervenire in presenza di
bisogni reali evitando
doppioni per ottimizzare
le risorse».
SANITÀ CONFRONTO IN REGIONE SUL PRESIDIO DI SONDALO
Un nuovo piano per il Morelli
l territorio ha fatto sintesi e ha presentato le
proprie istanze condividendo priorità e obiettivi, redigendo infine un Piano per lo sviluppo del Presidio Ospedaliero del Morelli di Sondalo.
Anche e soprattutto per
questo lungo lavoro portato a termine dalla commissione voluta dal presidente della Provincia Massimo
Sertori e coordinata dall’Assessore alle Politiche
di Coordinamento dei Servizi Sanitari Giuliano
Pradella, con il consenso
dei 18 Sindaci dell’Alta
Valle e del Tiranese e con
la condivisione del Direttivo della Conferenza dei
Sindaci, a inizio di questa
settimana l’Assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani ha risposto
alle prime richieste. All’incontro, presieduto dall’Assessore Bresciani, alla presenza del Direttore Generale Carlo Lucchina, il territorio è stato rappresentato oltre che dal Presidente Massimo Sertori e dall’Assessore Giuliano Pradella e dal Presidente della Conferenza dei Sindaci
Alcide Molteni anche dai
Sindaci di Bormio, Valfurva, Morbegno, Chiavenna,
dal Vicesindaco di Sondalo, da un rappresentante
I
del Comune di Tirano, dalla Direzione Strategica
dell’Aovv, dal Direttore Generale e dal Direttore Sanitario dell’Asl, dal Consigliere regionale Gianmaria
Bordoni e dalle rappresentanze sindacali.
Sulla scorta del Piano redatto e inviato nei mesi
scorsi in Regione, oggi il
Presidente della Provincia
Sertori ha chiesto che apposita commissione tecnico - economica possa valutare tempi, modi e costi per
la realizzazione dei punti
contenuti nel documento
condiviso e voluto dal territorio.
La seconda richiesta esposta da Sertori è stata quella relativa alla pronta attuazione di almeno 3 dei
punti contenti nel Piano:
• potenziamento del rapporto fra Regione Lombardia e Università con particolare riferimento alla proposta di trasferimento a
Sondalo della Scuola Universitaria con sede a Faedo
• valorizzazione delle
funzioni e dell’esperienza
nella cura e nello studio
delle patologie respiratorie
• interventi per contrastare il degrado dei Padiglioni dismessi attraverso
opere urgenti sulle coperture.
«Ritengo che la realizzazio-
ne dei tre punti stralciati
dal documento generale ha dichiarato Sertori - sia
un segnale forte per confermare la piena attenzione
della Regione rispetto alle
sorti del presidio di Sondalo. E se il documento nella
sua globalità richiederà
un’analisi più approfondita, le tre richieste possono
essere valutate dal punto
di vista economico in tempi più ristretti». In questo
senso la risposta dell’Assessore Bresciani è stata
positiva. L’Assessore regionale, infatti, ha accolto
le richieste del Presidente
Sertori dando mandato
alla sua Direzione Generale e alla Commissione Tecnica sia di analizzare il
Piano nella sua complessità per decidere se e in che
modo accogliere le richieste, sia, in tempi molto più
rapidi, di verificare le condizioni necessarie per la
realizzazione dei tre punti
stralciati. Nei prossimi
giorni dunque lo staff di
Bresciani prenderà contatti con l’Università Bicocca
di Milano per capire se e in
quali tempi sarà possibile
trasferire la Scuola Universitaria da Faedo a Sondalo, così come con alcuni
Atenei e con il Ministero in
che modo valorizzare e condividere con la comunità
scientifica l’esperienza acquisita dal Morelli nella
cura delle malattie dell’apparato respiratorio, non
ultimo approfondirà tutti
gli aspetti legati all’eventuale finanziamento per il
rifacimento delle coperture danneggiate dei padiglioni chiusi. Bresciani,
inoltre, ha dato anche indicazioni rispetto all’analisi della situazione delle
unità di riabilitazione del
Morelli, per le quali ha ribadito la propria attenzione. «Sono soddisfatto per
l’esito dell’incontro - ha
commentato il Presidente
Sertori -: Bresciani di aver
ascoltato le istanze del territorio; se oggi abbiamo
potuto discutere di qualcosa di concreto lo abbiamo
potuto fare grazie al fatto
che il lavoro svolto in accordo con i sindaci è stato
proficuo e ha dato vita ad
un documento condiviso nel
merito e nel metodo». Un
buon inizio per il presidente Sertori anche se «siamo
consapevoli che gli sforzi
da compiere saranno ancora consistent»i. Soddisfatto anche l’Assessore Pradella. «Il territorio ha dimostrato di essere unito e
maturo - questo ilsuo commento - e quando si lavora
insieme anche gli ostacoli
più difficili si superano».
P A G I N A
34
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
LE PAROLE DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI PIAZZA SANTO STEFANO
DON GIOVANNI ILLIA: UN GRAZIE RICCO DI COMMOZIONE E IMPEGNO
O
tto anni fa, quando
Lei, don Giovanni,
prese possesso della
nostra Parrocchia,
chi Le diede il benvenuto a nome della Comunità dei
fedeli di Piazza Santo Stefano,
Le fece la promessa che noi tutti
avremmo dato la nostra collaborazione.
Il tempo è passato e Piazza
Santo Stefano è rifiorito con il
Suo pregevole contributo e con il
Suo spirito di giovane prete è riuscito in quanto noi Piazzesi auspicavamo: Lei ha saputo coinvolgere le persone nelle varie attività indispensabili per tenere
uniti i fedeli della nostra Parrocchia.
Questo è il giorno del Suo commiato da Piazza Santo Stefano e
sono stato incaricato di rappresentare la nostra Comunità dei
fedeli per dirLe che Le siamo vicini e Le diciamo grazie per
quanto Lei ha saputo fare per noi
in questi anni.
Monsignor Diego Coletti l’ha
voluta nominare parroco di Gaggino e Camnago Faloppio.
La comunicazione della Sua
partenza è stata come il fulmine
a ciel sereno, nessuno se l’aspettava e la voce è corsa in giro per
Piazza Santo Stefano alla velocità della luce: tutto è avvenuto
così in fretta che nessuno di noi
si è ancora capacitato all’idea che
la Parrocchia di Piazza Santo
Stefano venga privata di un Parroco tanto dinamico e positivo
quale si è manifestato a noi don
Giovanni.
Basta scorrere l’elenco delle
iniziative intraprese in questi
anni per rendersi conto quanto
Lei ha saputo realizzare:
a) la riqualificazione di tutta
l’area dell’oratorio e case limitrofe (un’operazione che non mancherà di dare i suoi frutti per il
bene della Parrocchia in un prossimo futuro);
b) la sala polifunzionale;
c) il campo da calcio;
d) gli spogliatoi;
e) il rifacimento del tetto della
Chiesa Parrocchiale;
ma non solo, don Giovanni ,
guardando al futuro, ha posto in
cantiere opere quali:
1) il restauro della Cappella
Sant’Anna;
2) l’area del parco giochi con la
sistemazione delle aule e del terrazzo.
Queste sono opere che tutti
possiamo vedere con i nostri occhi, ma non possiamo omettere
di evidenziare il prezioso lavoro
di ricostruzione spirituale che
Lei ha saputo realizzare nella
Parrocchia.
Il lavoro è stato tanto, anzi tantissimo, e ci limiteremo a ricordare gli aspetti più importanti quali la formazione e l’attenzione del
lavoro svolto dalle varie commissioni: liturgica, catechisti e caritativa, attraverso le quali Lei ha
operato a tutto campo per il bene
della Parrocchia.
“La messe è abbondante”, caro
don Giovanni, e per questo torniamo a ringraziarLa per il lavoro che Lei ha svolto in un momento molto delicato sotto l’aspetto sociale, nell’ambito di una
società che sta vivendo un cambiamento epocale.
La Chiesa, da buona madre,
sta compiendo uno sforzo per
adeguarsi ai tempi, attuando
provvedimenti utili a mantenere
viva la fede, la speranza e la carità, virtù teologali indispensabili in un ambito umano sempre
più arido di valori.
Solo con l’ausilio della fede e
armati di carità cristiana saremo in grado di affrontare, con
serenità, il futuro che ci attende.
Per essere meglio attrezzati a
fronteggiare il cambiamento in
modo non traumatico è sempre
più necessario avvalersi dell’ausilio di un guida spirituale capa-
ce ed esperta, il Buon Pastore in
grado di guidare il suo gregge.
Ecco, don Giovanni ci mancherà, anzi sentiremo molto la Sua
mancanza non solo per la parola di conforto e di speranza che
sempre Lei riusciva a donare a
chi ne aveva bisogno, per la puntuale e meticolosa osservanza
della sua missione in Piazza
Santo Stefano, per un’infinità di
altre iniziative, ma anche per i
numerosi pellegrinaggi, ai Santuari mariani in Italia e all’estero, che Lei sapeva scegliere per
tutti noi.
Ma di don Giovanni ci mancherà soprattutto la cultura storica e teologica, la capacità di citare personaggi ed esperienze di
vita vissute all’insegna della
fede, citazioni scelte ad hoc quali
esempi per una vita vissuta all’interno del credo cristiano.
Abbiamo molto apprezzato,
don Giovanni, il suo porsi in un
atteggiamento di cordiale umiltà nell’accettazione della volontà del nostro Vescovo, di condivisione delle responsabilità e
delle conseguenti scelte che dovrà porre in opera nella sua nuova realtà parrocchiale. Il suo “accettare con umiltà la volontà del
vescovo” è un grande insegnamento e un esempio non solo di
come interpretare l’obbedienza
quale virtù etica e spirituale, ma
anche per la valenza che essa ha
sotto l’aspetto di virtù civile.
Lei ci ha insegnato che “Initium sapientiae timor Domini”,
l’inizio della sapienza è il timore
di Dio.
È questo un riferimento che
tutti i fedeli dovrebbero sempre
tenere presente; spesso ce lo ripetiamo anche se sappiamo che
per tutti noi è difficile ricordarlo
in ogni momento della giornata
e ogni volta che si compie
un’azione.
Nonostante ciò pensiamo e teniamo a dirlo a voce alta che la
COMUNICATO FEDERAZIONE STAMPA MISSIONARIA ITALIANA
SE LA RAI SPEGNE IL MONDO
A
meno di clamorosi
ripensamenti, la Rai
sta per chiudere cinque sedi di corrispondenza nel mondo:
Beirut, Il Cairo, Nairobi, New
Delhi e Buenos Aires. Cinque su
quindici in totale. Stiamo parlando di entrambe le sedi africane,
dell’unica in America Latina e di
quella in un Paese così importante, non solo politicamente ed economicamente, come l’India, oltre
che di quella di un Paese-simbolo come il Libano.
Se andasse in porto, sarebbe
una decisione grave, contraddittoria e miope. In una parola: controproducente.
Come Federazione della Stampa Missionaria Italiana, la condanniamo con forza, auspicando
che la dirigenza Rai torni sui
suoi passi, anche alla luce delle
proteste non solo nostre, ma di
molte altre realtà della società
civile che in queste ore si stanno
levando.
L’ipotesi di chiudere un terzo
delle sedi di corrispondenza nel
mondo è grave, perché va a colpire il Sud del mondo, quella parte
di pianeta già oggi marginale nel
circuito informativo italiano. E’
grave perché ispirata a criteri
economicisti che, come tali, dovrebbero essere estranei a un
“servizio pubblico” che voglia
qualificarsi davvero come tale.
Se un problema di compatibilità
economica esiste, non è spegnendo l’informazione sul mondo che
si risolve ma, semmai, vigilando
sugli esosi compensi alle “star”
del piccolo schermo o sugli sprechi cui la Rai ci ha abituato da
troppo tempo.
E’ una decisione contraddittoria, perché la sede di Nairobi è
stata aperta - anche per effetto di
un tenace “pressing” delle riviste
missionarie - soltanto due anni
fa.
Ancora: qual è il senso della
chiusura di una sede come l’Egitto, cruciale per monitorare l’area
mediterranea e, in parte, il mondo islamico? Che senso avrebbe
abbandonare oggi l’India, da tutti
indicata come uno dei Paesi-chiave del presente e del futuro? Appare chiaro che siamo di fronte a
una scelta - se attuata - per nulla lungimirante e, alla distanza,
destinata a ricadute negative.
Controproducente, appunto. Il
contrario di quell’efficienza che
tanto viene sbandierata.
Contro la deriva di un’informazione Tv sempre più avvitata su
se stessa, ci eravamo pronunciati nel febbraio 2006 con l’appello
«Notizie, non gossip», pubblicato
da tutte le riviste della Fesmi:
chiedevamo alla Rai una risposta
alla scarsità di notizie da intere
aree del mondo. Nel maggio 2007,
dopo l’apertura della sede di
Nairobi, avevamo salutato con
favore l’evento: «Se la Rai ha
aperto una sede in Africa,
molto lo si deve alla mobilitazione del mondo missionario», aveva detto in quell’occasione Enzo Nucci, corrispondente Rai da Nairobi. Speravamo fosse l’inizio
di un impegno serio. Per
dar voce a popoli, culture,
paesi senza voce. Purtroppo - duole constatarlo - non
è andata così.
Con tutta evidenza, il
problema dei tagli delle
sedi estere è solo la punta
di un iceberg: la questione
riguarda la sensibilità
complessiva per i fatti del
mondo, le vicende dei continenti solo apparentemente
“lontani”. Non vorremmo
che la scelta di dismettere
le sedi straniere confermasse una volontà di ritirarsi nel guscio di un’informazione che per baricentro
abbia l’Italia o l’Europa.
Un servizio pubblico che
voglia dirsi realmente tale
dovrebbe puntare a rendere i suoi telespettatori autentici “cittadini del mondo”. Non è certo questa la
strada. Chiediamo ai vertici di Viale Mazzini un tempestivo e radicale ripensamento.
FESMI (Federazione Stampa
Missionaria Italiana)
voglia di contrapporsi a questa
decisione superiore è forte, dirompente sgorga dai nostri cuori. Ribadiamo che i tempi e i modi
di questo trasferimento sono stati troppo veloci, poco rispettosi di
ciò che Lei ha fatto per questa
comunità, per le opere che avrebbe potuto terminare e per la delicata situazione familiare che
sta vivendo.
Ma, pur non condividendo affatto la decisione di Sua Eccellenza il Vescovo, pensiamo che
atteggiamenti individualistici di
contrapposizione, congiunti a
desiderio di polemica, contribuirebbero allo smembramento della comunità e renderebbero molto più debole e meno credibile
ogni presa di posizione civile nella comunità di Piazza Santo Stefano.
Vogliamo essere perciò propositivi, auspichiamo con forza che
gli Organi Superiori Ecclesiastici
siano lungimiranti e sostengano
concretamente i sacerdoti che
rimangono a continuare il progetto della costruzione della Comunità Beata Vergine del Bisbino, ancora in fase di rodaggio.
Questo lo chiediamo con fermezza.
D’altro canto compito di ogni
cristiano è di sforzarsi, come lo
stesso Vescovo ha chiesto, di comprendere che le motivazioni di un
trasferimento sono comunque al
servizio del bene della diocesi.
“Ama il prossimo tuo come te
stesso”. Questo lei ci ha insegnato e le auguriamo di saper trasmettere questo fondamentale e
bel principio della convivenza
umana anche nella Sua molto
attesa attività pastorale.
Ci duole il pensiero di vederLa
partire e ciò che Le chiediamo, è
di impartirci la benedizione affinché la Divina Provvidenza, ne
siamo certi, sostenga i Sacerdoti
della Comunità Pastorale affinché continuino a farci cammina-
re nel solco che Lei ha tracciato.
Grazie Don Giovanni, queste
parole non riescono comunque
ad esprimere pienamente l’amarezza ed il dolore che la Sua partenza suscita nel nostro cuore,
che Lei ha contribuito a risvegliare insieme alle nostre forze e
alle nostre coscienze.
Grazie, grazie di tutto.
I SUOI PARROCCHIANI
Fa sempre immensamente piacere constatare la
gratitudine che una
comunità parrocchiale avverte
per il suo pastore. Dalle parole
che pubblichiamo integralmente - così come sono state pronunciate domenica 7 febbraio nella
chiesa di santo Stefano a
Piazza e come ci sono state
inviate in redazione con preghiera di pubblicarle - traspare
chiaramente che un parroco è
ancora avvertito come un padre,
e, quando lascia un luogo per
andare altrove a svolgere il suo
ministero, apre una ferita nel
cuore di quanti lo hanno amato
e che egli ha saputo amare.
Questo amore non gli ha certo
impedito di ubbidire alla
richiesta del suo Vescovo. Ed è
bello che la comunità riconosca
questa disponibilità come un
esempio da seguire, pur senza
sottacere l’amarezza per il
distacco e per l’improvviso
cambiamento, e che si disponga
a continuare il cammino
intrapreso con il proprio ormai
ex-parroco in spirito di servizio
e collaborazione. Credo proprio
che, per quanto concerne le altre
richieste contenute in questo
testo - espresse con rispetto, ma
senza nascondere le emozioni e
le perplessità - chi di dovere
abbia già prontamente dato o
darà presto una risposta
improntata ad eguale amore.
I SEI ANNI DI FACEBOOK
TRA SUCCESSI E INTERROGATIVI
Mark Zuckerberg ha spento la sesta candelina la scorsa settimana, un
compleanno festeggiato con il raggiungimento di un obiettivo importante: 400 milioni di utenti connessi. Da quell’ormai “storico” 4 febbraio del 2004, Facebook, di cui Zuckerberg è il giovanissimo fondatore e
amministratore delegato, è diventato grande ed ha imparato a camminare con le sue gambe, superando ogni più rosea aspettativa.
Solo un anno fa, nel giorno del suo quinto compleanno, Facebook festeggiava con il traguardo dei 175 milioni di utenti, ma nel giro di un
anno i suoi utenti sono cresciuti di quasi il 130%, con un ritmo che ha
dell’incredibile. Il 2009 è stato un anno d’oro per l’ex-studente di
Harvard: il sito ha segnato il primo anno in attivo, con un totale di
ricavi vicino ai 550 milioni di dollari. La macchina ha cominciato a
correre veramente, lo dimostrano le recenti quotazioni degli analisti
(che attribuiscono al sito un valore di 10 miliardi di dollari) e le cifre
sborsate per acquisirne una piccola quota del capitale: nel 2007
Microsoft spese 240 milioni di dollari per l’1,6% del sito di Zuckerberg
ed un gruppo di investitori russi circa 200 milioni per il 2%. D’altronde
Facebook aveva dato importanti soddisfazioni economiche al suo giovane inventore, già un paio di anni fa, quando la rivista statunitense
Forbes lo aveva nominato “il più giovane miliardario del mondo”, con
un patrimonio netto (a soli 24 anni) stimato intorno al miliardo e mezzo di dollari, ora aggiornato ad oltre 2 miliardi.
Per la sesta candelina di Facebook, Zuckerberg ha lasciato un messaggio nel blog ufficiale spiegando i motivi di tanto successo: “Sia in momenti di gioia sia in momenti difficili, la gente vuole condividere e
aiutarsi l’un l’altro. Questa necessità è quello che ci ispira a continuare a innovare e costruire sistemi che permettono alla gente di connettersi e condividere con altri la propria vita, facilmente”.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Nel corso di questi anni gli uomini di Facebook hanno dovuto affrontare diversi casi e polemiche: da
quelle legate alle politiche di gestione della privacy del sito, fino al
caso politico nato con la nascita di alcuni gruppi pro-Tartaglia dopo
l’aggressione del dicembre scorso, in piazza Duomo a Milano, ai danni
di Silvio Berlusconi. Ancora più recente è il caso del gruppo per la
scarcerazione di Fabrizio Messina: 35 anni, di Porto Empedocle, fratello di Gerlandino, latitante dal 1999 e ritenuto numero due di Cosa
Nostra della sua città, la sorella ha fondato un gruppo su Facebook per
sostenere l’innocenza del familiare.
Ormai Facebook è il terzo Paese (virtuale, ovviamente) per popolazione, dietro solamente a Cina e India e c’è chi, come l’Unione europea, comincia a cercare soluzioni per “regolamentare” l’accesso dei minori a
questo, come agli altri, social network.
ANTONIO RITA
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010
P A G I N A
35
DAL BRASILE IL RICORDO DI DUE SACERDOTI
PAROLE, PAROLE, PAROLE (54)
Messa
Dal verbo latino mittere, mandare, anche nel senso di convocare o congedare una persona o una assemblea. Nella prassi civile di Roma antica messa significava “ordine di comparizione”
davanti a, oppure congedo da un superiore. Nel linguaggio sportivo attuale “messa” significa “mettere la palla o la pallina in
campo”.
Nella liturgia cristiana mi sembra prevalga la convinzione che
la parola Messa abbia sostanzialmente lo stesso significato che
aveva nella Roma antica: comparizione alla assemblea o ecclesia
(alla greca) oppure congedo dalla stessa.
Però si danno anche altre etimologie:
- “missa est”, cioè è stata spedita una lettera (epistula) ad altra
comunità cristiana, sorella nella fede e nella liturgia;
- “missa est”, cioè il “pane eucaristico” (eucaristia) è stato spedito alle case dei fedeli impediti a partecipare alla “messa”.
Per malattia, vecchiaia, impegno domestico o civile, assistenza
a famigliari piccoli o ammalati, ecc.
Ritengo più attendibile quella tradizionale. Però mi piace pensare all’ultima spiegazione. Si noti che nei primi secoli cristiani nelle comunità non si celebravano tante messe, ad ogni ora,
anche prefestiva, come oggi. Poi si pensi alle distanze che i
fedeli dovevano percorrere per recarsi alle chiese, non così numerose e capillari come nei secoli successivi. Pertanto ad alcuni fedeli probabilmente veniva dato quello che oggi si chiama
“ministero straordinario della Eucaristia”. Cioè il compito di
portare l’Eucaristia alle case degli assenti o distribuirla durante la Messa, quando i fedeli erano molto numerosi. Bello e
commovente.
ATTILIO SANGIANI
LETTERE
AL DIRETTORE
POSTA:
V.le Cesare Battisti 8
22100 COMO
FAX:
031.3109325
✉
E-MAIL:
[email protected]
DON CUSINI E DON BORLA A TALAMONA
C
aro direttore de “Il Settimanale”, la saluto fraternamente e le faccio
gli auguri per il nuovo
anno: auguri che estendo a tutta la sua “equipe” di collaboratori.
Ricevo sempre il nostro giornale, anche se sempre in ritardo. Vi
ringrazio per inviarmelo sempre:
lo leggo volentieri e mi mantiene
in contatto con la diocesi di origine e mi arricchisce di idee e iniziative sempre utili per il mio
lavoro missionario parrocchiale.
Vi ringrazio specialmente per
la bella idea di pubblicare in breve la vita e figura di alcuni sacerdoti della nostra diocesi e questo
mi ha commosso: sono alcune figure tra le tante che ci hanno
educato alla fede e alla vocazione. Molte grazie. Sono certo che
qualche nostro sacerdote diocesano saprà raccogliere queste ed
altre testimonianze e pubblicarle in un volume.
Non posso fare a meno di ricordare il mio arciprete di Talamona, don Giuseppe Cusini (+ 1936)
che ha dato alla parrocchia di
Talamona un esempio stupendo
di pietà e carità e con uno zelo
fervorosissimo guidò la nostra
popolazione a costruire la grande chiesa parrocchiale e da cui ho
attinto la mia vocazione al sacerdozio; e pure ricordo il sacerdote
don Giovanni Borla, parroco
umile e zeloso di varie parrocchie
e per gli ultimi 15 anni zeloso
collaboratore a Talamona: preghiera, carità e confessionale.
Grazie di nuovo e tanti saluti e
le chiedo una preghiera.
In Cristo e Maria.
P. E. CELSO DUCA, parroco missionario
in Araputanga - Mato Grosso
Fa molto piacere ricevere
una lettera da così
lontano, una lettera
scritta ancora con la macchina
da scrivere. Fa piacere che le
pagine dedicate a tratteggiare le
figure di alcuni preti della
nostra diocesi abbiano suscitato
tanto interesse in uno di noi che
è andato in missione in terra
brasiliana e gli abbiano ricordato i preti che sono stati
all’origine della sua vocazione
nel compimento del loro ministero ordinario. Ricevo biglietti
di ringraziamento anche molto
più semplici ed essenziali da
missionari e da suore di
clausura che mi ringraziano
per come questo foglio di
giornale riesce a farli sentire
vicini alla vita della nostra
diocesi. Questo è di conforto per
il lavoro che svolgiamo, non
senza difficoltà e non senza
errori da parte nostra o omissioni, sia chiaro, ma sempre con
tanto impegno. Spesso chi è più
vicino guarda con sufficienza a
questo giornale, o recrimina
continuamente, in quella
IN MARGINE AL TEMA DELLA GIORNATA PER LA VITA 2010
LA FORZA DELLA VITA, UNA SFIDA NELLA POVERTÀ
iverse le povertà attraverso le quali si fa strada la vita: vere sfide
alle avversità ed alla
tentazione dello scoraggiamento.
Sfida alla povertà di sicurezze di chi genera figli. Chi
può dirsi sicuro della loro “buona
riuscita”, nella salute del corpo e,
ancor più, nel campo economico,
della professione e dell’orientamento morale e spirituale ? Alla
fine, ognuno, anche i figli, hanno
una libertà di cui risponderanno
personalmente davanti a Dio ed
al prossimo. I genitori non sono
garantiti, anche se molto dipende dalla educazione che daranno
loro. Occorre affidare i figli a Dio,
che, però, lascia ad ognuno la responsabilità della propria vita.
Ma se, come in Occidente, si affievoliscono la fede e la speranza
(insieme alla carità), ecco la grave crisi demografica che attanaglia le nostre nazioni. Gente
di “poca fede” !
Sfida alla povertà economica. Forse è meglio parlare di
indigenza. Il cristiano sa di essere invitato ad una vita sobria,
che non è miseria. Sa che il “benessere economico” è un valore
positivo, che serve la dignità dell’uomo, ma che non è il “fine supremo”. C’è un pericoloso equivoco in coloro che confondono “qualità (materiale) della vita “con la
“dignità” di ogni vita, che non dipende dalla quantità di beni
materiali di cui si dispone. Costoro, per difendere la “qualità” sono
disposti a sacrificare la vita (degli altri!) per la propria qualità.
Sfida nella povertà di salute fisica e mentale. Tutti siamo
destinati a passare, prima o poi,
attraverso le malattie, la vecchiaia, il declino fisico e mentale.
Tuttavia nessuno per questo perde in dignità. Nessuno può invocare, per sé o per gli altri, la eutanasia. Nei giorni scorsi il Papa
ha esortato i vescovi della Scozia
D
ad opporsi a progetti di eutanasia, in nome della carità che riconosce a tutti uguale dignità e diritto-dovere di vivere. Clamoroso è lo svarione del prof. Umberto Veronesi, che in varie occasioni ha affermato che la religione chiude la mente alla verità,
mentre la “scienza” (o meglio: gli
scienziati,tra i quali lui si mette)
vedono la verità. Vero il contrario. La religione (almeno quella
cristiana) apre la mente alla
valorizzazione delle conquiste
della ragione nel campo delle
scienze sperimentali, né più né
meno degli scienziati veri (non
sempre dei “tecnici”, come Veronesi). Però è aperta a comprendere tutte le realtà che vanno oltre
il mondo materiale e sensibile,
cui la mente di Veronesi è chiusa
e sbarrata, tanto che nega la dignità dei non ancora nati, dei
malati terminali e dei cosiddetti
“in stato vegetativo”. Cosa dirà
oggi, e con lui il sig. Englaro, davanti alla clamorosa verità scientifica accertata dalle Università
di Cambridge e di Liegi, secondo
la quale gli ammalati considerati
in stato vegetativo sono in grado
di comprendere quanto avviene
attorno a loro?
Sfida nella povertà o assenza di sostegno o addirittura
di ostilità da parte di chi dovrebbe aiutare una donna
che attende un figlio ? Clamoroso è il fatto, di cui i giornali
hanno dato notizia in questi giorni (e specialmente Avvenire,che
vi ha dedicato una pagina): una
giovane donna, cui i genitori hanno consigliato di abortire, si è
sottratta alle pressioni dei genitori conviventi con lei simulando
un aborto spontaneo. Poi si è rifugiata da certe suore che l’hanno aiutata a far nascere il figlio.
Alla fine i nonni si sono riconciliati con la figlia ed il nipotino.
Anzi, sono diventati felici…
Questa giovane mamma ha compreso fino in fondo il “ministero
della vita naturale”, che il Verbo
Creatore ha affidato specialmente alla donna, mentre all’uomo
maschio il Verbo Incarnato, nato
alla natura umana nel seno di
Maria, ha affidato in via speciale il ministero della vita soprannaturale. Così in Gesù Cristo si
uniscono le due nature nell’unica Persona del Verbo Incarnato.
Non si tratta di “poteri” o di “onori”, ma di servizi costosi, fino alla
Croce (ed alla Resurrezione!).
Infine: sfida della vita in
mezzo alle difficoltà di approdare alla verità del creato e della vita di ciascuno di
noi. Clamoroso il successo dello
sceneggiato trasmesso da RAI 1
sulla vita di Agostino di Tagaste.
Partito, Agostino, dallo scettici-
smo dei retori sofisti del tardo
impero romano, è approdato
dopo varie peripezie culturali e
morali, a riconoscere con Ambrogio vescovo di Milano che la verità è una persona, è Cristo. Percorso esattamente contrario a
quello del cattivo maestro della
cultura radicale contemporanea
identificabile con F.W.Nietzsche,
che dal cristianesimo di suo padre, pastore protestante, è approdato alla negazione di ogni etica
umana, al “superuomo” capace di
sopravvivere al nulla assoluto.
Poi è morto pazzo, con un declino
precoce durato dodici anni.
ATTILIO SANGIANI
perenne insoddisfazione che
caratterizza l’uomo postmoderno che vive nell’Occidente
agiato e ipercomunicativo. Ho
ricevuto anche una lettera di un
missionario italiano don
Dante Baiguini, da dieci anni
in Engadina a Samedan, che
mi invia pure una copia del
settimanale della diocesi di
Brescia (che ben conosco),
dicendomi che è più bello e più
colorato del nostro, e mi chiede
perché anche noi non ne facciamo uno così. Il nostro caro
missionario sfonda una porta
aperta! Stiamo lavorando ad
un cambiamento grafico - come
già annunciato proprio nel
numero a cui fa riferimento
padre Celso - e si tratta di una
impaginazione accattivante e...
colorata, che, ahimé, noi non
potremo utilizzare al cento per
cento, perché - forse il nostro
missionario in terra svizzera
non lo sa - il full color è molto
costoso e richiederebbe, per
essere adottato, o un aumento
sensibile della quota di abbonamento (e non è proprio il
momento per proporla) o un
aumento considerevole delle
copie vendute (e, purtroppo, da
anni siamo incollati più o meno
sulla stessa cifra, con l’inconveniente che qualche lettore...
muore). La vita del nostro
settimanale è sempre stata
contraddistinta da una
conduzione economica vigile e
ponderata, senza passi troppo
lunghi e azzardati. Qui vicino a
noi settimanali storici come
Luce (a Varese) e Il Resegone
(Lecco) hanno chiuso i battenti
e, talvolta, è meglio un settimanale in bianco e nero vivo che
un settimanale a colori defunto.
Non so se la grafica nuova sia
quello che più interessa ai
nostri lettori, anche se la
bellezza e la leggibilità sono un
punto di forza per un giornale
che vuole stare al passo dei
tempi. Forse i cambiamenti
sono più una questione di
sostanza e di mentalità, e
immancabilmente accontentano qualcuno e scontentano altri,
per cui alla fin fine i numeri
restano gli stessi. Forse la
battaglia del «progetto culturale» della Chiesa italiana non ha
lasciato grandi propositi nei
cristiani lettori ed i messaggi
sono passati sopra le teste.
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