DELLA ANNO XXXV 13 FEBBRAIO 2010 E 1,20 ono passati 20 anni dalla Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia, ma molto resta ancora da fare. E c’è anche qualcosa da correggere, nella politica attuata da diversi Paesi del mondo e, soprattutto, da organismi internazionali che si presentano come benefattori dell’infanzia. Talvolta si ha l’impressione che si parli dei diritti dei bambini, ma in realtà si perseguano i diritti degli adulti sui bambini... Lunedì 8 febbraio Benedetto XVI ha pronunciato parole chiare, aprendo in Vaticano i lavori della XIX Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, dedicata proprio al tema “I diritti dell’infanzia”. La famiglia è l’alveo naturale in cui può crescere una vera tutela dell’infanzia. Sembrerebbe una cosa scontata, e infatti la stessa Convenzione Onu, nel preambolo, indica la famiglia «quale ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli». Invece, oggi, c’è chi afferma di battersi strenuamente per i diritti dei bambini e, contemporaneamente, non perde occasione per scardinare la famiglia. Basterebbe dare un’occhiata alle politiche familiari del Nobel per la pace Barack Obama per trovarvi scelte e finanziamenti che vanno nella direzione di quella «salute riproduttiva» - mai parole furono più false! - che significa, in verità, aborto, sterilizzazione, contraccezione e controllo delle nascite. È perlomeno curiosa una politica per l’infanzia, che impedisce ai bambini di nascere... Tornando al Papa, le sue parole all’Assemblea in corso di svolgimento in Vaticano colpiscono per il recupero di alcune dimensioni talmente essenziali da essere inspiegabilmente dimenticate nelle effettive legislazioni di Paesi che aderiscono all’Onu. Dice il Papa: «È proprio la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, l’aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. Essi vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue i genitori, perché le figure materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli, e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. È importante, quindi, che si faccia tutto il possibile per farli crescere in una famiglia unità e stabile... Un ambiente familiare non sereno, la divisione della coppia dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono senza conseguenze per i bambini, mentre sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori». Il Papa aveva appena deplorato e condannato il comportamento di quei membri della Chiesa che, agendo in contrasto con l’impegno della Chiesa a tutela della dignità e dei diritti dei minori, hanno violato tali diritti. Frasi ampiamente riprese dai media come ennesimo pronunciamento di Benedetto XVI contro i preti pedofili. Delle altre parole, nulla. Il solito strabismo comunicativo, che non fa certo il bene né dei bambini né della famiglia. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ S don AGOSTINO CLERICI 6 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO COMO I DIECI ANNI DE «LA SORGENTE» Bambini e famiglia a casa alloggio dei Padri Somaschi, che accoglie persone sieropositive e in Aids, si appresta a vivere una serie di appuntamenti per celebrare il traguardo dei dieci anni. Giovedì 11 febbraio la S. Messa celebrata da mons. Diego Coletti. L LE PAROLE DEL PAPA ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA A PAGINA 14 COMO IONI PER SFIDARE LO SMOG A PAGINA 15 COMO IL TURISMO SORRIDE Vaticano, 31 gennaio: Benedetto XVI recita l’Angelus. Al termine della preghiera, due ragazzi dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma, invitati nell’appartamento pontificio in occasione della “carovana della pace”, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace (Foto Siciliani-Gennari/SIR) Segnali positivi per la provincia comasca, unica in Lombardia. Il confronto tra i dati del 2009 e quelli del 2008 confermano la sostanziale tenuta del comparto. A PAGINA 16 COMO I 90 ANNI DELL’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI A PAGINA 18 SCUOLE CATTOLICHE L’ISTITUTO SAN CARPOFORO A PAGINA 19 COMO UN FILO DI SETA LUNGO 20 ANNI Il Museo Didattico della Seta di Como celebra quest’anno, in grande forma, il traguardo dei due decenni di vita. A PAGINA 20 VISITA PASTORALE LA CRONACA DI CASANOVA E CAVERSACCIO PRIMO PIANO E CHIESA MONDO INIZIA IL CAMMINO DELLA QUARESIMA ALLE PAGINE 8-9 ALLE PAGINE 3 E 12 PELLEGRINAGGI GUARDANDO A SANTA TERESA DI LISIEUX SONDRIO IN CITTÀ ARRIVA IL VANGELO SECONDO GIOTTO A PAGINA 10 VARESE BILANCI PER IL VOLONTARIATO A PAGINA 27 A PAGINA 28 VALTELLINA IL PUNTO SULLA VIABILITÀ A PAGINA 31 LIBRETTO PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE Ha come fulcro la Sacra Famiglia di Nazareth il libretto per la benedizione delle famiglie edizione 2010. È già possibile effettuare le prenotazioni presso “Il Settimanale” (da lunedì a venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 18.30, telefono 031-263533). Quest’anno, per chi lo desidera, è possibile personalizzare l’ultima pagina di copertina del libretto con immagini o pensieri a scelta della parrocchia. Le richieste di personalizzazione dovranno pervenire entro e non oltre il 23 febbraio anche all’indirizzo mail: [email protected] Benedizione delle famiglie 2010 Costruisci, o Dio, la nostra casa! 1 P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 PÓLTAWSKA - WOJTYLA NOVITÀ IN LIBRERIA DIARIO DI UN’AMICIZIA ANNO SACERDOTALE A ppare in edizione italiana un libro singolare, il diario di una amicizia spirituale che ha accompagnato tutta la vita di Karol Woytjla, anche dopo che egli divenne papa (compaiono, infatti, anche quarantasei lettere inedite di Giovanni Paolo II all’Autrice). La vita di Wanda Póltawska, rinchiusa in un campo di concentramento e sottoposta a esperimenti medici, l’incontro con Karol Wojtyla che diverrà sua guida spirituale e amico fraterno, fino al punto di chiamarsi reciprocamente fratello e sorella. I lunghi campeggi trascorsi insieme a meditare, la malattia e la miracolosa guarigione, le riflessioni spirituali e il lungo carteggio tra i due. Wanda Póltawska è una delle persone che sono state più vicine a Giovanni Paolo II, lo ha ascoltato e consigliato, è stata presente nel momento della sua morte. Da queste pagine - «un’insolita testimonianza di una direzio- ne spirituale, di un lavoro su di sé e di una crescita, lungo il cammino verso Dio, attraverso la reciproca vicinanza delle persone e della natura», scrive nella prefazione mons. Michalik appare un ritratto inedito e intimo del grande papa polacco presto beato. WANDA PÓLTAWSKA, Diario di un’amicizia. La famiglia Póltawski e Karol Wojtyla, San Paolo, pagine 640, euro 24,00. Wanda Póltawska è nata il 2 ottobre 1921 a Lublino. Durante l’occupazione tedesca fu arrestata dalla Gestapo e rinchiusa nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove fu sottoposta a crudeli esperimenti da parte dei medici nazisti. Dopo la sconfitta dei tedeschi poté far ritorno in Polonia, dove sposò Andrzej Póltawski, dal quale ebbe quattro figli. Medico di successo, fu legata da amicizia con il giovane sacerdote Karol Wojtyla. Nel 1961 pubblicò il volume E ho paura dei miei sogni, nel quale racconta la sua vita nel lager di Ravensbrück. LA LUCE DELL’EUCARISTIA E LA SESSUALITÀ UMANA « A RAIMONDO SCOTTO, Il fuoco e i falò. La sessualità e l’Eucaristia, Città Nuova, pagine 116, euro 9,00 ccostare sessualità ed Eucaristia potrebbe significare in un primo momento una mancanza di rispetto o perlomeno un’esagerazione, mentre invece può nascondere non solo il Mistero d’amore di Dio, ma anche il mistero d’amore nascosto da Dio nel nostro corpo, creato per essere destinato alla risurrezione». Così anticipa la nostra obiezione e offre un indirizzo di risposta don Renzo Bonetti, nella prefazione al volumetto di Raimondo Scotto (medico ospedaliero ed esperto di problemi legati alla sessualità). Se ci pensiamo bene la sessualità e quella forma perfetta per viverla che è il matrimonio sono il primo sacramento di cui si parla nella Bibbia. L’essere uomo - donna rappresenta l’immagine e somiglianza dell’uomo con Dio Creatore. «Ed è a questo vertice di relazione d’amore tra sposo e sposa - continua don Bonetti - che osiamo avvicinare un altro vertice d’amore che lo supera ancora più: è il dono d’amore nel quale Gesù arriva a offrire il suo corpo nell’Eucaristia». In effetti l’Eucaristia, inesprimibile mistero d’amore, è una sfida alla nostra fede e al nostro desiderio di immortalità. È anche una sfida alla nostra corporeità, chiamata ad accogliere il divino lasciandosi trasformare. Ma, soprattutto, l’Eucaristia è una sfida al nostro modo di amare e ci ricorda che la vera misura dell’amore è il dono totale di sé. La luce di questo sacramento pervade anche la sessualità, sotto tutti gli aspetti, e può aiutare ogni uomo e ogni donna a scoprire il proprio destino ultimo di creatura «a immagine e somiglianza di Dio». a cura di AGOSTINO CLERICI Proseguono le pubblicazioni in occasione dell’Anno Sacerdotale indetto per il 20092010 da Sua Santità Benedetto XVI nella ricorrenza del 150° anniversario della nascita di Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, santo patrono dei parroci. Il cardinal Angelo Comastri presenta una sua riflessione sulla bellezza, la generosità e l’impegno che caratterizzano la vita consacrata. Come sempre, sono parole scritte dal cuore, come questo ringraziamento posto a mo’ di prefazione: «Grazie per il sacerdote che ci ha battezzato, per il sacerdote che ci ha dato il primo perdono, per i sacerdoti che ci perdonano ogni giorno e ogni giorno ci regalano la santa Eucaristia; grazie per il sacerdote che ci darà l’ultimo perdono nell’ultimo giorno della nostra vita!». In calce ad ogni capitolo sono riportati brani di autori spirituali. ANGELO COMASTRI, Donarsi è l’unico guadagno! Per riscoprire la bellezza della vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata, San Paolo, pagine 136, euro 13,00. Città Nuova prosegue nella pubblicazione degli agili volumetti che accompagnano l’anno sacerdotale al ritmo delle stagioni. L’autunno era dedicato all’agire. L’inverno affronta le sfide. In attesa della primavera e del volumetto che concluderà la serie, composta da 365 scintille di luce tratte dalla Scrittura, dai Padri della Chiesa, dai Santi, dal Concilio Vaticano II, testi di teologi, Papi, testimoni che invitano all’essenziale. In quattro volumi, che si possono facilmente unire al breviario, un percorso secondo le stagioni dell’anno che richiamano dimensioni fondamentali della vita dei preti: l’essere l’agire - le sfide - le prospettive. Attenta ai tempi liturgici questa raccolta, preparata da esperti di varie regioni del mondo, nasce dalla convinzione che “il prete serve”: per realizzare la Chiesa come famiglia e diffondere nel mondo la civiltà dell’amore. HUBERTUS BLAUMEISER - TONINO GANDOLFO (a cura di), Come il padre ha amato me. 365 pensieri per l’anno sacerdotale, Città Nuova, 2. autunno: l’agire, pagine 104, euro 6,00 - 3. inverno: le sfide, pagine 102, euro 6,00. Ecco, infine, una biografia del santo curato d’Ars adatta anche ai ragazzi. Il libro narra, a partire dalla sua infanzia, le vicende di san Giovanni Maria Vianney. Attraverso scene di vita vissuta racconta l’ambiente familiare, il contesto storico-sociale, l’ambiente ecclesiale, le vicende della sua formazione sacerdotale, l’approdo ad Ars, l’attività di parroco nel paesino fino agli ultimi giorni della sua vita. Il linguaggio è semplice, ma coinvolgente, lo stile aneddotico, adatto ai più giovani. Alcune immagini in bianco e nero, dallo stile fumettistico, semplice, si alternano lungo la narrazione. Segue, in appendice, una preghiera a san Giovanni Vianney e un glossario. ELIZABETH M. DEDOMENICO, La vita del Santo Curato d’Ars, Paoline, pagine 104, euro 10,00. SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C Parola FRA noi GER 17,5-8 SAL 1 1COR 15,12.16-20 LC 6,17.20-26 Essere figli di Dio è la ricompensa e la sintesi di tutte le beatitudini di ANGELO SCEPPACERCA SECONDA SETTIMANA del Salterio «LETIZIE» E «AVVERTIMENTI» DA PARTE DI GESÙ D ue categorie di persone, secondo il profeta Geremia, si contrappongono e si distinguono. L’uomo “che confida nell’uomo”, si fida dei potenti e si appoggia sui beni che possiede, a cominciare dalle proprie capacità. Ma il suo cuore, lontano dal Signore, è “maledetto”, perché separato dalla vita che è Dio e condannato al fallimento totale, come una pianta in terreno arido. Invece, “l’uomo che confida nel Signore”, è “benedetto” da Dio che lo colma di ogni bene ed assomiglia a un albero lungo un corso d’acqua. Così vede le cose Dio, anche se ai nostri occhi appaiono diversamente. Geremia non sta facendo il filosofo. Nel sesto secolo avanti Cristo, il piccolo regno di Giuda, tutto quello che restava dell’antico regno di Davide, era minacciato dal gigante babilonese. C’era chi “trafficava” una politica di alleanza con l’Egitto. Il nuovo re di Giuda Manasse, figlio di Ezechia, si riteneva così scaltro da cavarsela tra le superpotenze di Egitto e Babilonia, guadagnando dall’una e dall’altra. E Geremia lo ammonisce: cosa potrà fare contro la carestia, l’invasione dei nemici ed evitare la morte? È la ininterrotta tentazione di aspettare salvezza dai potenti di questo mondo. Gesù conferma e completa le parole di Geremia. Anche lui esce da ogni retorica e reagisce con una fermezza tale che intimorì Pascal: “Il buon Gesù sa dire cose tremende”. “Beati” i poveri, gli affamati, gli afflitti, i perseguitati. Solo loro possono rallegrarsi ed esultare. Chi sono? Gesù, prima di pronunciare le beatitudini, “alza gli occhi verso i suoi discepoli”. Sono i cristiani poveri, perseguitati e spogliati di tutto per la loro fedeltà a Cristo. Sono beati perché hanno il “Regno di Dio” che è Dio stesso, la sua infinita tenerezza, la vicinanza d’amore in Gesù. Le beatitudini incoraggiano e consolano, guariscono da ogni invidia verso chi ha “successo”, perché la speranza dei credenti è tutta in Gesù, un futuro che è anticipato nella sua Risurrezione. Dopo le letizie, quattro avvertimenti: “Guai a voi, ricchi... che ora siete sazi... che ora ridete... e di cui tutti gli uomini dicono bene”. Il tono tremendo che riguarda la ricchezza, la sazietà, la goduria e la pubblica invidia è svelato dal rovescio della medaglia. La felicità costruita sulla chiusura del proprio cuore è precaria e falsa. Dio solo rende felici e lui non vuole altro che questa, per tutti e per ciascuno. La si trova nell’essere figli del Padre e fratelli di tutti. La verifica, il modello esemplare delle beatitudini è Gesù nel completamento della sua vita, il crocifisso risorto. Essere figli di Dio è la ricompensa e la sintesi di tutte le beatitudini. Nello specifico, con alcune differenze. La fame e il pianto sono condizioni che devono essere rovesciate; i poveri e quelli che soffrono insulti, invece, già da ora sono nel Regno di Dio. Non c’è condanna della ricchezza in quanto tale; si dice solo che allontana dal Regno di Dio. E la letizia non è per merito, ma per grazia: l’essere figli si riceve in dono. Dio è buono e questo è un verbo che porta speranza a tutti. Tutti sono suoi figli, ma ognuno deve fare il cammino della Pasqua e imparare il modo nuovo di stare al mondo secondo il cuore di Dio e riconoscere che tutti siamo fratelli. Quella di Gesù, quel mattino sul monte, fu una chiara proposta di cambiamento per ognuno della folla che gremiva la pianura. Lo è anche oggi per ciascuno di noi, iniziando a spostare il proprio giudizio sulla realtà, una vera conversione del cuore. Per stare dalla parte giusta, quella del Padre. Le beatitudini riportano allo scandalo dell’essere cristiani, alla letizia che nasce dall’avere un Padre nei cieli e dal perdere la propria vita nel servizio della fraternità. CHIESA P A G I N A 3 PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 QUARESIMA 2010 « GIUSTIZIA LA DI DIO SI È MANIFESTATA PER MEZZO C iò di cui l’uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge” ma “per godere di un’esistenza in pienezza, gli è necessario qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente: potremmo dire che l’uomo vive di quell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza”. Il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima è una riflessione “sul vasto tema della giustizia” che invita a comprendere “come e più del pane” l’uomo ha “bisogno di Dio” perché “sono certamente utili e necessari i beni materiali - del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di esseri umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia ‘distributiva’ non rende all’essere umano tutto il ‘suo’ che gli è dovuto”. ILLUSIONE E CHIUSURA Una “tentazione permanente dell’uomo”, ricorda il Pontefice, è “quella di individuare l’origine del male in una causa esteriore” e “molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto: poiché l’ingiustizia viene ‘da fuori’, affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione”. Tuttavia questo modo di pensare, come ammonisce Gesù, è “ingenuo e miope” perché “l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne” ma “ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male”. Il Santo Padre sottolinea che “l’uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l’altro” e “aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affer- DELLA Una sintesi del messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima che inizia il 17 febbraio marsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale”. Sono proprio Adamo ed Eva che “sedotti dalla menzogna di Satana”, ricorda il Papa, afferrano “il misterioso frutto contro il comando divino” e sostituiscono “alla logica del confidare nell’Amore quella del sospetto e della competizione” e “alla logica del ricevere, dell’attendere fiducioso dall’Altro, quella ansiosa dell’afferrare e del fare da sé” sperimentando “come risultato un senso di inquietudine e di incertezza”. Dentro al “cuore della saggezza di Israele troviamo un legame profondo tra fede nel Dio che ‘solleva dalla polvere il debole’ (Sal 113,7) e giustizia verso il prossimo”, spiega Benedetto XVI, e “la parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia, sedaqah, ben lo esprime” significando “da una parte, accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall’altra, equità nei confronti del prossimo” soprattutto “del povero, del forestiero, dell’orfano e della vedova”. I “due significati sono legati”, ribadisce il Papa, “perché il dare al povero, per l’israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo” e “per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”. SOCIETÀ GIUSTE “Quale è dunque la giustizia di Cristo?”, si domanda il Santo Padre: “È anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove FEDE IN CRISTO QUARESIMA DI FRATERNITÀ Sono disponibili al Centro Missionario Diocesano i materiali per la “Quaresima di fraternità 2010”. Le parrocchie che hanno già ordinato il materiale possono ritirarlo al Centro pastorale Cardinal Ferrari in v.le Cesare Battisti 8 a Como (aperto dal lunedì al sabato dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 19). Chi non avesse ancora ordinato il materiale può farlo contattando il Centro Missionario Diocesano: via telefono o fax al 031-242193 oppure via mail all’indirizzo [email protected] I materiali a disposizione comprendono: • il Sussidio edito dalla EMI personalizzato per la diocesi di Como: riporta le letture bibliche di ogni giorno, un breve commento, una testimonianza missionaria. Il libretto è preceduto da un’introduzione del Vescovo Diego, da un commento di don Battista Rinaldi e rimanda ad alcuni appuntamenti diocesani. • Il cubo per la preghiera dei bambini e il cartellone con gli impegni giornalieri. • Il depliant con i progetti missionari sostenuti dalla diocesi. • La locandina missionaria. Informazioni più precise sono disponibili sul sito internet: www.centromissionariocomo.it non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri” e “il fatto che l’‘espiazione’ avvenga nel ‘sangue’ di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé ‘la maledizione’ che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la ‘benedizione’ che spetta a Dio”. La giustizia divina, precisa il Pontefice, è “profondamente diversa da quella umana” perché “Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante” ma “di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso”. In questo senso, prosegue il Papa, “convertirsi a Cristo, credere al Vangelo” significa “uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia” e “si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio” perché “occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del ‘mio’, per darmi gratuitamente il ‘suo’”. Conclude Benedetto XVI: “Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia ‘più grande’, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare. Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”. BREVI NOTE PER CELEBRARE LA QUARESIMA • Il colore liturgico di questo tempo è il viola (volendo, il rosaceo per la quarta domenica, quella “laetare”). • Gli atteggiamenti caratteristici sono la penitenza e la conversione; i segni festivi assumono una certa sobrietà: organizzazione dello spazio celebrativo, composizione floreale, stile globale, canto e musica. In Quaresima si omette l’inno del Gloria e l’Alleluia viene sostituito da una acclamazione; la scelta dei canti si orienta verso testi che riprendono i temi caratteristici del tempo o che si ispirano a testi liturgici o salmici. I tre elementi ricordati nel Vangelo del Mercoledì delle Ceneri (elemosina, digiuno e preghiera) mettono insieme l’aspetto del cammino personale (purificazione da tutto ciò che può “appesantire” la vita spirituale e centralità della preghiera) e della carità fraterna nelle relazioni. • Il tema penitenziale può essere evidenziato cantando l’atto penitenziale e l’Agnello di Dio. Per dare il senso della continuità è opportuno mantenere costante la stessa melodia per tutto il tempo di Quaresima. Questa ripetizione rappresenta anche un’occasione propizia per l’apprendimento da parte dell’assemblea di qualche semplice elemento cantato (ad esempio, la riposta Signore Pietà oppure Abbi pietà di noi/Dona a noi la pace). • La centralità della Parola di Dio può essere manifestata concretamente con una maggiore cura della Liturgia della Parola. Salvo emergenze, è preferibile che i lettori vengano stabiliti in anticipo, così da potersi preparare la lettura; il tempo quaresimale e la settimana santa rappresentano delle occasioni privilegiate in cui organizzare incontri di formazione dei lettori o incontri per “lavorare” insieme su una lettura espressiva dei testi delle varie celebrazioni (ad esempio, la lettura della Passione per la domenica delle Palme o alcune letture domenicali). La Liturgia della Parola può essere preceduta da un brevissimo invito all’ascolto tra l’orazione-colletta e la prima lettura (un intervento strumentale, la lettura di un breve testo, il canto di un ritornello tipo Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce, ecc.). oppure da un momento più prolungato di silenzio. L’incontro con Dio è aiutato da una celebrazione senza fretta, in cui ci prendiamo il tempo necessario per celebrare, con qualche breve spazio di silenzio che favorisce il cammino di conversione e interiorizzazione e prepara alla celebrazione della Pasqua. • La Quaresima è un tempo privilegiato per riscoprire la dimensione sacramentale dell’esperienza cristiana: fare memoria del Battesimo, celebrare il sacramento della riconciliazione, riscoprire l’Eucaristia come vero pane di vita che alimenta e sostiene la vita cristiana. E’ un tempo in cui dare continuità alla preghiera personale e comunitaria, anche esercitando una creatività sapiente che permetta di sperimentare anche forme celebrative diverse dalla celebrazione eucaristica: Liturgia delle Ore, Via Crucis (il venerdì), liturgie della Parola ecc. • La penitenza e la conversione hanno una dimensione fortemente comunitaria ed ecclesiale, anche quando vengono vissute e celebrate singolarmente: questo può essere evidenziato attraverso una o più celebrazione penitenziali comunitarie. http://www.elledici.org/liturgia/quaresima/celebrare.php P A G I N A 4 SOCIETÀ INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 DENTRO ED OLTRE UNA VICENDA COMPLESSA Rosarno, il volto ignorato I fatti, per intere giornate, sono stati offerti allo sguardo di tutti, in Italia e nel mondo. Orrende le immagini che entravano nelle case dagli schermi televisivi: i tuguri di quei poveri africani, le condizioni di vita indegne di animali dentro cui invece erano esseri umani a trovarsi prigionieri, l’assurdità di un lavoro nero, come quanto altri mai, e massacrante, retribuito con salari da elemosina, sottoposti per di più a ulteriori tagli per ordine del caporalato. Choccanti le altre immagini che registravano la rivolta violenta degli immigrati, lo sfascio contro tutto ciò che incontravano, fossero anche persone; tremende le urla degli uni contro gli altri, l’odio che traspariva dai volti, il reciproco rifiuto d’una convivenza divenuta intollerabile. Tristissimi gli scenari di quella rapida fuga impensata verso lidi ritenuti migliori. Ed - oltre le immagini - le parole che raccontavano i risvolti d’una pagina tragica dell’Italia di oggi, gli abissi del Sud: la notizia d’una ragazza di Rosarno aggredita, gli spari dei rosarnesi agli immigrati… dalle strade, dagli usci, dai balconi. E i commenti, il diffuso sospetto di un ruolo della ‘ndrangheta; la certezza, in ogni caso acquisita, d’una Rosarno razzista. Il chiudersi dei sipari e l’aprirsi di panorami impensati. Fino a che... “Non ci sto!” disse qualcuno “non ci sto a che un popolo passi per razzista se non lo è. E Rosarno non lo è”. A dirlo proprio a noi al telefono fu in quei giorni roventi una voce conosciuta, quella di un parroco del luogo, il più longevo fra tutti, don Memè Ascone. Lo chiamammo per capire di più, per sapere, per entrare in qualche modo dentro risvolti sconosciuti, dentro panorami ignorati dalle telecamere, dentro storie dimenticate. (A Rosarno io stesso, un tempo, ero stato per 4 anni accanto ai ragazzi del Liceo insegnando filosofia. E avevo conosciuto giovani tutt’altro che razzisti…). “Vieni - mi disse don Memé vieni e vedi”. Mi ci recai. E posso ora raccontarvi l’altro volto di questa storia crudele. Un volto sostanzialmente ignorato. Noi stessi - dinanzi al crudo racconto mass mediatico di quei giorni - scrivemmo che più di tutto ci aveva inquietato il silenzio dentro cui le condizioni disumane di quella povera gente erano state sepolte. Da vent’anni ormai. Un silenzio che colpiva, scrivemmo, anche la chiesa. Recatici a Rosarno, ci siamo dovuti ricredere. Lo facciamo ben volentieri riportando l’altro volto di questa storia emerso da un lungo colloquio con don Memè Ascone che ci ha fatto vedere con i nostri occhi e ci ha chiarito un mondo di cose. E ci ha fatto capire perché la gente di Rosarno oggi é semplicemente indignata: contro la Rai, soprattutto, ma contro pressocché tutti i mass media; indignata contro le istituzioni e desiderosa di far sentire in qualche modo lo spessore del suo sdegno con qualche gesto plateale in qualche pubblica prossima occasione... “Cos’è tutto questo, don Memè?” domando, mentre mi sottopone un articolo di giornale, una serie di foto, un manifesto piegato. Ti dico tutto con calma. Dimmi! Vedi, s’è diffusa la convinzione che la gente di Rosarno è razzista. Perfino tu hai scritto che eri sorpreso dal silenzio della chiesa. E allora? Nessun silenzio, don Pippo. Tutt’altro. Guarda, leggi. Dapprima sbircio sbalordito le foto. Una marea di immigrati in chiesa, altrove lunghissime tavolate, presepi viventi con immigrati protagonisti, lavande dei piedi, Vie crucis con loro in prima fila… Prendo in mano la pagina del giornale. Faccio scorrere sotto i miei occhi quell’intera pagina 16 de Il Domani. Anno 2002. Si racconta di una trasmissione televisiva di una rete locale, Cinquestelle. Dinanzi alle condizioni disumane di quei poveri immigrati, don Memè - dopo essersi recato presso tutte le Istituzioni locali, provinciali e regionali (come del resto aveva fatto anche l’altro parroco don Pino Varrà) per sottoporre il problema e chiedere soluzioni urgenti - constatata la sostanziale inerzia e inefficienza della pubblica amministrazione, sente il dovere di gridare contro quello scempio e a sostegno degli ultimi. Fa venire a Rosarno le telecamere di Cinquestelle, perché riprendano e denuncino il problema. Lo fanno in una seguitissima trasmissione. Ma, lungo quella trasmissione, accade l’imprevisto: interviene telefonicamente il sindaco del tempo, Giuseppe Lavorato, si scaglia con veemenza contro la trasmissione e l’accusa di essere tutta una montatura, sostenuta “da quel prete” (così lo definisce) che non fa altro che odiare i comunisti. Il giorno dopo la gente di Rosarno si solleva a sostegno del parroco. Un manifesto - “Lettera aperta al sindaco” - viene affisso in tutta la città e letto anche nelle chiese al termine delle Messe domenicali. La gente si schiera a fianco di “quel prete” dicendo al sindaco che non avrebbe dovuto fare quell’intervento infelice. Cinquestelle torna a Rosarno e riprende con le telecamere quanto le parrocchie facevano per gli immigrati: le mense (fino a 1.500 immigrati), i vestiti, le coperte, i cibi portati nei luoghi delle loro dimore - in tanti addirittura si faceva a turno per recarsi alle quattro del mattino (ripeto, alle quattro del mattino!) a portare a quella povera gente un té caldo coi biscotti prima che cominciassero la raccolta delle arance - le celebrazioni in chiesa con la presenza da protagonisti di tanti africani, le foto dei presepi viventi con gli emigrati a fare la parte dei pastori, le celebrazioni dell’Ultima Cena del Giovedi santo con loro a fungere da apostoli ai quali don Memè lavava e baciava i piedi… Vengono offerti ai telespettatori gli scenari di un panorama impensato. Anche questa volta il sindaco Lavorato telefona, ma per compiacersi e dire che quella é la “Rosarno vera”; senza, tuttavia, avvertire il bisogno di scusarsi con quel prete alla cui presenza era totalmente legata tutta quella “Rosarno vera”. Ma, dimmi, don Memè: dopo la trasmissione di Cinquestelle, cos’è successo? Non è successo proprio nulla. Dopo quella trasmissione, ripresa anche a livello nazionale da Rai Tre, e dopo l’articolo de Il Domani che hai letto, non é cambiato nulla. Ma è incredibile. Nessuno si è accorto di niente? Si sono accorti tutti, sapevano tutti, ma non ha fatto niente nessuno. Tranne... Tranne? ... Tranne il Comune che ha cominciato a dare annualmente alle tre parrocchie 2.500 euro annui come simbolico contributo per le mense che tenevamo aperte. E quindi? E quindi, nonostante l’impegno delle Caritas parrocchiali e d’una marea di volontari, le condizioni strutturali di quella gente sono rimaste miserabili. Mi riesce difficile, don Memè, capire come dinanzi a quelle pagine televisive e della stampa, né gli Enti pubblici, nè le forze dell’ordine nè la stessa magistratura abbiano avvertito la necessità di intervenire... Qualcuno tentò qualcosa: fu il prefetto del tempo, De Sena... Si, questo l’ho letto anch’io oggi; ma poi anche per lui - come ha avuto l’onestà di riconoscere - vedo che il tutto cadde nel dimenticatoio. E voi, Chiesa, come reagiste? Dinanzi a quella plateale scandalosa omissione - dimenticata purtroppo da tutti - la Chiesa, vistasi impotente, continuò a fare ciò che è dentro la sua stessa natura: stare accanto agli ultimi e lenire con la fraternità dell’amore e i gesti del buon samaritano le piaghe di quella gente. Per questo è assurdo oggi dire che anche la Chiesa ha taciuto, o credere che il popolo di Rosarno sia razzista. Le vicende della storia sono complesse, ma bisogna avere l’onestà - una volta riusciti a conoscere la verità dei fatti - di gridarla e diffonderla senza paura. FILIPPO CURATOLA, direttore de “L’Avvenire di Calabria” EUROPA Perché si al crocifisso Il ricorso del Governo italiano Punto primo, le questioni religiose devono essere regolate a livello nazionale, in quanto rispondenti a elementi distintivi dell’identità di una nazione; punto secondo, non esiste oggi in Europa una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato. Sono due punti essenziali sui quali si basa il ricorso alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, depositato dall’Italia il 29 gennaio e che attende nei prossimi mesi (ma i tempi potrebbero stringersi) una risposta da Strasburgo. Il Governo ha dunque provveduto a mettere nero su bianco le obiezioni sollevate all’indomani della sentenza della Corte (emanazione del Consiglio d’Europa e non dell’Unione europea, come spesso erroneamente affermato), datata 3 novembre 2009, nella quale si sosteneva che l’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica costituisca una violazione dell’articolo 2, del Protocollo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (diritto all’istruzione), valutato congiuntamente con l’articolo 9, che tutela la libertà di pensiero, coscienza e religione. “I giudici di Strasburgo” – si legge nell’apposito spazio web creato dall’Esecutivo di Roma, http://www.governo.it/ GovernoInforma/Dossier/crocifisso_sentenza, dove è disponibile ampia documentazione in materia – “hanno ritenuto un dovere dello Stato quello alla neutralità confessionale, con ricaduta espressa nel campo dell’educazione pubblica obbligatoria, ove la presenza ai corsi è richiesta indipendentemente dal credo religioso ed è mirata alla formazione di un pensiero critico nel discente”. Secondo la Corte - creata nel 1950 e il cui compito è far rispettare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sottoscritta dalla stragrande maggioranza degli Stati del vecchio continente, Italia compresa - l’obbligo all’esposizione del simbolo della confessione cristiana “limita non solo il diritto dei genitori a educare secondo le loro convinzioni i figli, ma anche il diritto degli alunni di credere in altre confessioni o di non credere affatto”. Con il ricorso, l’Italia dubita la correttezza dell’interpretazione proveniente dalla Corte “per la libertà riconosciuta dalla giurisprudenza europea alla regolamentazione nazionale sulle questioni religiose”. Viene poi sostenuta “l’inesistenza di una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato”. Un ulteriore motivo di censura riguarda “l’interpretazione del concetto di neutralità confessionale dello Stato che, secondo il governo italiano, non si risolve nell’adozione di un atteggiamento agnostico o ateo, ma implica lo sforzo volto a conciliare al meglio le differenze religiose”. Nel testo depositato emergono anche altre annotazioni che segnalano incongruenze e “travisamenti dei fatti” da parte della stessa sentenza, che – va ricordato – aveva suscitato vaste reazioni nell’opinione pubblica italiana e a proposito della quale si era espressa in tono fortemente negativo la Chiesa cattolica. Sostanzialmente per l’Italia è necessario rispettare la storia, la tradizione e la fede di un popolo, o della sua maggioranza, così come è necessario tutelare le minoranze; occorre rispettare il “sentire comune” della popolazione. Ora un collegio composto da cinque giudici dovrà verificare i contenuti del ricorso ed eventualmente rinviare il caso alla Grande Camera, organo supremo a Strasburgo. GIANNI BORSA SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 ELUANA ENGLARO A UN ANNO DALLA MORTE Di quale Chiesa si parla? Giovane donna U n anno fa, alle 19.35 del 9 febbraio, moriva a Udine una di noi: Eluana Englaro. Sì, Eluana era diventata una di noi. Una ragazza vittima di un gravissimo incidente stradale, rimasta in stato vegetativo persistente in una casa di cura di Lecco dove è stata accudita amorevolmente per tanti anni, con assoluta e disinteressata generosità, dalle suore misericordine. Una giovane donna per la quale il padre, con lucida determinazione, ha chiesto e ottenuto dalla magistratura italiana un decreto per la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione. Per noi, divenuti suoi “amici”, in ogni angolo d’Italia, più semplicemente le venivano tolti l’acqua e il cibo, il poco che le serviva per continuare a vivere. Quando la notizia della morte di Eluana si propagò come un fulmine, a Udine c’era chi sostava in preghiera dinanzi alla casa di cura “La Quiete” dov’era ricoverata per quella che, a tutti gli effetti, si configurava come una forma di eutanasia passiva. La notizia fu un colpo al cuore e cadde nel silenzio sgomento di chi si sentiva sconfitto: una vita era stata spenta per decreto. Era la prima volta che accadeva nella storia repubblicana. Il sapore della sconfitta, dopo mesi e mesi di mobilitazione in favore di Eluana, era tangibile. Eppure, proprio da quelle ore terribili, in cui tutto sembrava perduto, è scaturita una forte azione comunitaria che ha portato l’intero laicato cattolico ita- liano a riflettere, mediante la campagna “Liberi per vivere”, sul valore della vita, soprattutto nella sua fase finale e in condizione di estrema fragilità. Oggi, a distanza di un anno, il mondo cattolico italiano ha forse maturato una maggiore sensibilità e avvertenza sul tema del fine vita, ma le insidie sono tante. Forte è la tentazione di dimenticare, di illudersi che una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento possa fare chiarezza definitiva sulla fase finale della vita, soprattutto quando una malattia viene ad abbreviare i giorni. Ma ciò che si sta verificando in queste ore è già un presagio di quanto accadrà il 9 febbraio. Le parole di Beppino Englaro, purtroppo, non lasciano scampo. Eluana non può riposare in N pace: è destinata a diventare un’icona dell’autodeterminazione assoluta, anzi l’eroina del diritto di morire, presunta nuova frontiera dei diritti civili. Noi, invece, ricordiamo Eluana come una giovane donna che avrebbe potuto continuare a vivere, chissà per quanto tempo ancora, solo che il padre l’avesse lasciata nelle mani misericordiose delle suore di Lecco. Aspettando così che la vita e la morte avessero il loro corso naturale. Quanto basta per concludere, con sofferenza, che l’Italia e gli italiani non possono avere una memoria condivisa di Eluana. Un’altra offesa, purtroppo, per quella povera ragazza. Un’altra occasione bruciata in nome dell’ideologia della dolce morte. DOMENICO DELLE FOGLIE CORSIVO di AGOSTINO CLERICI IL DELITTO (S)FINITO NELLA RETE L’atroce omicidio che ha insanguinato il centro di Como ha scosso le coscienze e ha innescato la miccia delle consuete esplosioni emotive. Non siamo adusi a inseguire la cronaca nera e nemmeno questa volta lo facciamo, convinti che la stampa, la televisione e internet abbiano detto e scritto già molto più del necessario. Soprattutto quest’ultimo strumento ha avuto un ruolo a dir poco esagerato e forse anche un poco stucchevole. Sembra che tutto sia destinato a finire nella “rete” più grande del mondo, che ciascuno ormai può “gettare” nello schermo colorato del suo telefonino. Facebook è diventato una sorta di confessionale (non si chiama così anche lo stanzino nella casa del Grande Fratello?) in cui si travasa il proprio privato senza più alcun pudore, anzi nella ricerca di un’ostentazione, quasi di un narcisismo che genera fastidio in chi è ancora abituato a proteggere la sua intimità, anche quella che, restando “dentro”, s’arrischia un po’ di più nel giudizio, ma tiene a freno la lingua e la penna... Il confessionale cristiano era già stato sostituito dal lettino freudiano (anche se l’equivalenza delle operazioni e dei risultati non è mai stata provata), ma ora anche gli psicoterapeuti devono fare i conti con le confessioni digitali e digitate, e il magma dei «secondo me» - sempre più debordanti e sempre meno ancorati ad un’etica si deposita e si raffredda ormai soltanto nei blog dei social network più gettonati. Accade così che nemmeno più ci si stupisce per questo azzeramento del “privato” dentro una melma di parole che scorrono sul monitor, un “usa e getta” del cuore e della mente travasati dentro uno strumento di comunicazione fragile e soprattutto ambiguo. Difficile negare che ci sia il bisogno di lasciare la propria impronta e - in positivo - di far sentire la propria solidarietà. Sì, in questa mania della digitazione, in questa ansia di comunicazione si nasconde un segreto bisogno di comunio- ne. Ma ciò che effettivamente si raggiunge, al di là della virtualità del sentirsi vagamente community, è un volgare surrogato, che aumenta la solitudine e allontana dall’unica strada autentica che andrebbe imboccata: il silenzio, la riflessione, la ricerca di un metro di giudizio capace di soddisfare la sete di verità oltre che lo sfogo dei sentimenti. Invece, nella rete di internet (ma anche in quella della comunicazione più tradizionale) tutto si riduce a opinione. E questo atroce delitto ha anche mostrato come le opinioni e le emozioni sono pilotate da oscuri pregiudizi. Così si è portati istintivamente a cercare subito attenuanti, a partire dalla considerazione che uno «bravo» non può commettere certe efferatezze, a meno che l’«altro» non sia proprio un delinquente... E, invece, che uno «bravo» si comporti così è semmai una aggravante! Se fosse stato un disgraziato, un ignorante, un clandestino, uno fuori dal giro che conta, l’avremmo crocifisso senza pensarci troppo e senza creare alcun gruppo su Facebook... on è raro, oggi, udire - in contesti ecclesiali e non - affermazioni quali: “La Chiesa dice…; la Chiesa afferma….”. Capita anche che singoli credenti si richiamino alla Chiesa per contestare altri credenti. Sappiamo bene che comprendere l’azione di una soggetto individuale è opera complessa: la complessità aumenta quando il soggetto diventa in qualche modo e a livelli diversificati - collettivo. Infatti si tratta di comprendere come e a che livello l’azione di uno o più credenti - chiami in causa anche la responsabilità e la credibilità degli altri credenti. Allora, quando si afferma: “la Chiesa fa”, “la Chiesa dice”, di chi si intende parlare? Nessuna pretesa di completezza; semplicemente qualche spunto per una riflessione allargata. *** Che cosa fa sì che la Chiesa sia la Chiesa? Ciò che essa ha di specifico - e che solo essa può proporre agli uomini - è la lieta notizia della storia di Gesù. Un Gesù che ha vissuto in un certo modo; che ha fatto determinate scelte e non altre; che è stato messo a morte dagli uomini, ma da Dio è stato risuscitato. In tutto ciò viene proposta ad ogni uomo la salvezza, il senso dell’esistenza umana riscattata dalla sua caducità. Una caducità che da solo l’uomo non può superare. Questo “ricentrare” il problema sulla comune dedizione al “Vangelo” crea, attorno ad esso, una profonda e vincolante unità. Un’unità che non è uniformità, ma è generata dalla fantasia e dalla novità dello Spirito. E’ in questa prospettiva che si comprende perché la predicazione della proposta cristiana ha un suo ministero particolare, fondato sul sacramento dell’ordine, destinato a garantire a diversi livelli, fino a quello supremo della infallibilità del Concilio e del Papa, l’autenticità e l’unità della professione di fede. Affermare che ci sono diversi livelli significa anche che non tutto si pone sullo stesso piano, che non ogni affermazione ha lo stesso peso e coinvolge allo stesso modo il centro della fede. Infatti, l’annuncio del vangelo coinvolge un insieme di azioni che si muovono come a spirale a partire dal cen- tro (la lieta notizia della morte-risurrezione di Gesù): si va, così, dallo sviluppo della dottrina, alla morale, alle esigenze di carità e di solidarietà, fino a giungere alla responsabilità sociopolitiche. FUORI dal CORO *** Allora: come distinguere questi livelli e la loro capacità e possibilità di “parlare a nome della Chiesa”? Quando è in gioco la Chiesa? Il criterio di discernimento ci sembra possa correttamente essere così delineato: “Quanto più la cosa da fare è vicina al cuore della missione, tanto più il soggetto ecclesiale è tenuto a comportarsi nell’unità. Quanto più invece ci si allontana dal centro, tanto più il soggetto ecclesiale si dirama e opera nel pluralismo. Quanto più è in gioco l’autenticità della fede, tanto più ogni soggetto ecclesiale deve fare riferimento a coloro che hanno carismi in ordine alla custodia della fede e promozione dell’unità. Quanto più ci si allontana dal nucleo della fede, tanto più diventano autorevoli, ciascuno nel proprio campo, coloro che sono dotati di carismi che li rendono competenti nel loro campo specifico. E tanto più, in questo caso, cresce l’autonomia dei laici rispetto alla guida della gerarchia. Anzi, man mano che dal centro si sposta verso la periferia altri carismi diventano più rilevanti per la missione della Chiesa di quello del ministero ordinato. É evidente che il cristiano dedito all’attività politica è responsabile della missione ecclesiale nel suo campo più del vescovo” (S. Dianich). Con due precisazioni. La prima: non è corretto chiamare in causa sempre e comunque la Chiesa, quasi a cercare di legittimare quanto si sta facendo; il secondo: nel conflitto di interpretazioni, occorre ritornare a Gesù, alla sua logica di vita. Non c’è altra via. Non c’è altro Vangelo. ARCANGELO BAGNI GIORNO DEL RICORDO: MONS. MAZZOCATO (UDINE), “CONTINUARE A TENERE DESTA LA MEMORIA” “Continuare a tenere desta la memoria”. È l’appello che mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, rivolge in occasione del “Giorno del ricordo” (10 febbraio). In un messaggio inviato all’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, mons. Mazzocato assicura di “partecipare con la preghiera e con la solidarietà di pastore al Giorno del ricordo dell’esodo dei profughi istriani, fiumani e dalmati e del tremendo eccidio perpetrato nelle foibe. In questi primi mesi di ministero episcopale nell’arcidiocesi di Udine sto iniziando a conoscere in modo più approfondito questa pagina della storia delle nostre popolazioni nella quale sono scritte tante struggenti sofferenze e tante inaccettabili ingiustizie”. L’invito dell’arcivescovo, “dopo che è stata rotta una cortina di silenzio che tendeva a coprire la verità”, è “continuare a tenere desta la memoria per rispetto a chi ha patito l’esodo - se non la morte - e per evitare che nella nostra società si annidino ancora i germi dell’intolleranza e della discriminazione tra persone e popolazioni”. CHIESA P A G I N A 6 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 LO SCORSO 2 FEBBRAIO del VESCOVO GIOVEDÌ 11 A Solbiate (Co), presso l’istituto Fatebenefratelli, alle ore 15.30, S. Messa; a Como, alle ore 17.30, incontro presso la casa alloggio “La Sorgente”, alle ore 18.30 S. Messa nella basilica del Crocifisso, a seguire momento conviviale. VENERDÌ 12 A Como, al mattino, udienze e colloqui personali; a Como, alle ore 16.30, presso l’ospedale Valduce, S. Messa. SABATO 13 A Milano, consulta regionale della pastorale scolastica. LUNEDÌ 15 Al mattino, visita pastorale alla Caritas. LUNEDÌ 15 MARTEDÌ 16 A Capiago, incontro con i Vicari Foranei. MERCOLEDÌ 17 Vedi box in questa pagina sul mercoledì delle Ceneri. GIOVEDÌ 18 A Como, al mattino, Consiglio episcopale; nel pomeriggio, visita pastorale alla Caritas. VENERDÌ 19 E DOMENICA 21 Visita pastorale alla zona Prealpi: Albiolo. SABATO 20 Visita pastorale all’Ufficio comunicazioni Sociali; a Como-San Fedele, alle ore 16.00, rito di elezione dei prossimi neofiti Vita consacrata in festa I lluminando con tante candele accese, le puntuali ombre vespertino-serali di una giornata tutta sole, – precisamente il 2 febbraio scorso -, festa della Vita Consacrata, in memoria della presentazione di Gesù al Tempio, è iniziata, presieduta dal vescovo Diego, la cerimonia tenutasi a Como, alle ore 18.00, quest’anno nella parrocchiale di San Giuseppe, retta dai francescani; preceduta però al mattino, in perfetta sintonia diocesana, a Sondrio in Collegiata. Con la presenza straordinariamente numerosa di religiosi, religiose, membri dell’Ordo Virginum, di Istituti secolari, perfino dai seminaristi diocesani; e concelebranti il vicario generale, mons. Giuliano Zanotta e il vicario episcopale, don Attilio Mazzola. E certo a legittimo completamento di tutta la Chiesa in festa, molti christifidelis laici, con famiglia, bambini, anziani. Quindi non poteva che esserci all’inizio, in entrata solenne dal portale nel tempio un gioioso canto corale che ripeteva, in piacevole ritornello “Signore, sei tu la luce del mondo”, rinforzato più avanti da un commovente “Eccomi, Signore, io vengo”, pur ritmato dal suono dell’organo e di tintinnante melodia. E se la liturgia della Parola, con le promesse divine riportate da Malachia, con le consolanti raccomandazioni di san Paolo, apriva orizzonti meravigliosi, il Vangelo di Luca illustrava nei riguardi di Gesù bambino, la premura di Maria e www.diocesidicomo.it DAL NOSTRO SITO DIOCESANO a cura dell’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali In questa breve rubrica presenteremo a cadenza fissa le caratteristiche, le novità, le pagine scelte del nostro sito diocesano. Omelie in Mp3 Lunedì 1° febbraio, durante l’incontro con i giornalisti, il vescovo monsignor Diego Coletti ha annunciato ufficialmente la presenza sul sito internet diocesano della registrazione audio in formato MP3 delle sue principali omelie e discorsi. Dall’omelia della S. Messa della notte di Natale, a quella del giorno di Natale, da quella dell’ultimo giorno dell’anno a quella del primo giorno del 2010 a quella dell’Epifania, questo materiale, diviso per anno solare, è scaricabile entrando nella sezione verde “Diocesi”, nella categoria “Le persone” (sulla banda in alto alla pagina) - “Vescovo” e cliccando su “Omelie e discorsi”. Accanto al formato audio, è anche possibile scaricare la trascrizione in formato doc. Entrando invece nella sezione gialla “Comunicazione”, nella categoria “Archivio” (sulla banda in alto alla pagina) e cliccando su “Comunicati Stampa”, si possono consultare e scaricare in formato pdf tutti i comunicati dell’Ufficio Stampa della diocesi di Como, con l’Agenda del Vescovo e le ultime notizie dalla Curia in tempo reale, mentre accedendo a “Nomine e provvedimenti” si possono visionare gli elenchi delle nomine dei presbiteri ai diversi incarichi diocesani. Giuseppe, il servizio di Simeone, la fedeltà dell’anziana Anna. Ed è proprio in questi valori che il Vescovo, nella sua omelia, ha identificato la ricchezza dei carismi, incarnati nei vari soggetti della Vita Consacrata, attraverso la loro vocazione. Diversificate certamente, ma “ancorati nell’unica pietra che è Gesù, per sentirsi più che mai Chiesa”. Significativa anche la consegna all’altare di lampade accese, di grani di incenso, per esprimere l’ardente passione missionaria, ecclesiale, che pur in tante difficoltà, si consuma generosamente anche nella diocesi comense, da parte dei numerosi Istituti di Vita Consacrata, sia maschili che femminili. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ AGENDA LITURGIA DELLA PAROLA NEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI Il prossimo 17 febbraio, in Cattedrale, dalle ore 12.45 alle ore 13.45, il vescovo Diego presiederà la Liturgia della Parola con l’imposizione delle Ceneri. Sarà l’occasione per una sosta di preghiera in ascolto della Parola, insieme alla condivisione di un gesto di digiuno e penitenza all’inizio della Quaresima. Tutti sono invitati ad offrire l’equivalente del pasto a sostegno del “Progetto acqua” nella missione diocesana in Cameroun. Alle ore 18.00, sempre in Cattedrale, il Vescovo presiedrà la liturgia eucaristica con l’imposizione delle Ceneri. In Cattedrale, Sante Messe ai seguenti orari: 8.00, 9.00, 10.00 (ad ogni celebrazione: imposizione delle Ceneri). La crisi, la diminuzione di vocazioni, i cambiamenti di servizi, le incertezze del futuro erano assolutamente assenti in una cerimonia così bella. Anzi, totalmente sconfitti da quella simpatica consegna che il Vescovo, salutando, alla fine ha fatto a tutti i “festeggiati” della Vita Consacrata: “Guai dire ormai”. Nella certezza che “testimoni del- l’amore, testimoni del Signore… per annunciare il suo regno, la sua pace…” – così si è cantato in conclusione – non verrà mai meno il posto di lavoro, soprattutto la garanzia della costante protezione di Dio. In una cornice così sicura, val la pena di crederci fino in fondo. CIA MARAZZI ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Una giornata in zona Tremezzina di MICHELE PITINO seminarista di Seconda TTeologia eologia IL SEMINARIO SI RACCONTA S I ragazzi della Propedeutica con il Vescovo e don Luigi durante la visita pastorale a Maccio (8-10 gennaio 2010) abato 6 e domenica 7 la zona pastorale Tremezzina ha vissuto due giornate di preghiera e di incontri dedicati al nostro Seminario. Questa iniziativa, che vede ogni anno alcuni seminaristi ed educatori spostarsi nelle diverse zone pastorali della diocesi, muove dal desiderio di crescere come Chiesa in un rapporto di stima e conoscenza reciproca tra comunità del Seminario e parrocchie. Ogni comunità parrocchiale, durante la celebrazione della Messa, ha infatti avuto la possibilità di vedere presente uno di noi ad offrire una personale testimonianza. Il senso di una tale presenza non è certo quello di “metterci in mostra”, ma piuttosto l’occasione per condividere, con semplicità ed amicizia, il cammino di formazione che, “nel graduale consolidarsi della libertà”, stiamo percorrendo verso quella meta che è l’essere pastori per questa Chiesa. La due giorni in Tremezzina ci ha visti partecipi anche ad un momento di incontro con gli adolescenti delle parrocchie della zona. In una serata di gioco e di amicizia, non è mancata l’occasione per rispondere ad alcune do- mande e curiosità dei ragazzi sulla vita e sulla giornata del “seminarista medio”. Hanno potuto così scoprire che anche noi siamo giovani né più né meno come altri. Giovani però con il desiderio, tra le fatiche e le gioie del cammino, di fare della loro vita un dono. La giornata è stata per noi seminaristi anche una grande opportunità per conoscere di persona alcuni sacerdoti e scoprire la bellezza del loro ministero e la gioia con cui lo affrontano: una testimonianza di vita che ci aiuta certamente ad approfondire la nostra formazione. Non da ultimo, abbiamo avuto modo di sensibilizzare al sostentamento del Seminario che, oltre al pur necessario aspetto economico, vede come possibili diverse forme di vicinanza, tra le quali il primo posto va alla preghiera. La speranza è che questa occasione ci abbia fatti crescere come Chiesa nella comunione, avvicinando al Seminario le persone da noi incontrate e altresì noi seminaristi a quella viva realtà che sono le nostre parrocchie e che, se Dio vorrà, saremo chiamati a servire. P A G I N A CHIESA CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 LA VEGLIA DI BREGNANO NELLA VITA UNA SFIDA PER LA POVERTÀ È stata una veglia di luoghi e simboli quella organizzata a Bregnano, sabato 6 febbraio, per la Giornata Nazionale per la Vita. A partire dall’organizzazione che ha voluto dare una risposta concreta al tema scelto dai vescovi italiani per il messaggio di quest’anno: “la forza della vita una sfida nella povertà”. Un messaggio che in tempo di crisi va a legare indissolubilmente la tutela della vita alla sicurezza economica delle famiglie. E’ così che il Centro di Aiuto alla Vita di Como ha voluto al suo fianco per questa veglia l’Ufficio diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro e la Caritas. E sono proprio i dati del Centro di Aiuto alla Vita di Como a riportare l’attenzione su questo legame tra benessere e vita. La maggior parte delle donne che si rivolge ai Cav lo fa, infatti, per problemi economici e, in tempo di crisi, il numero delle richieste è in costante aumento: i casi nel 2009 sono aumentati del 25 per cento rispetto al 2008. Ad entrare in crisi di fronte ad una gravidanza sono sempre più le famiglie, in prevalenza di migranti (l’80% delle richieste arriva da donne sposate o conviventi). “Il momento che stiamo attraversando - scrivono i Vescovi ita- XVIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO LA CHIESA A SERVIZIO DELL’AMORE PER I SOFFERENTI GLI APPUNTAMENTI IN DIOCESI GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO: LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE PRESIEDUTE DAL VESCOVO MONSIGNOR DIEGO COLETTI liani – ci spinge a essere ancora più solidali con quelle madri che, spaventate dalle spettro della recessione economica, possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza”. La preghiera si è aperta nella chiesa parrocchiale di San Giorgio a Bregnano con la meditazione del messaggio dei Vescovi. “La crisi attuale – ha spiegato don Giuseppe Corti, responsabile dell’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro – ha reso evidente a tutti il nesso esistente tra lavoro e vita, un legame conosciuto da tempo ma mai ammesso esplicitamente. Ora, di fronte ad una possibile ripresa, è importante domandarsi: cosa abbiamo imparato da questi mesi? Quale idea di benessere vogliamo perseguire? Il benessere deve, infatti, essere orientato alla costruzione di un mondo che metta la centro l’uomo”. Al termine della riflessione i fedeli, circa settanta, guidati dal vicario episcopale per la Pastorale, mons. Flavio Feroldi, si sono incamminati per le vie di Bregnano verso l’area industriale che sorge al confine con Rovellasca. “Questo partire dal centro per andare verso la periferia – ha raccontato Roberto Berna- 7 sconi, direttore della Caritas diocesana – vuole simboleggiare il coraggio di ogni cristiano di andare nel mondo. Abbiamo scelto di andare verso la zona industriale dove diverse imprese sono in difficoltà a causa della crisi. Un modo per manifestare la nostra solidarietà a quelle famiglie che hanno perso il lavoro e stanno vivendo momenti di sofferenza”. Qui, prima della benedizione finale, ha preso la parola il presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Como, Pietro Tettamanti. “La tutela della vita – ha spiegato Tettamanti – deve essere un impegno di tutti non solo di alcune associazioni, altrimenti quale sarà il futuro?”. Il presidente del Cav ha invitato a riflettere su alcuni dati: dall’approvazione della legge 194 ad oggi in Italia ci sono stati oltre 4 milioni di aborti mentre nel solo ospedale S.Anna di Como lo scorso anno sono state praticate 600 interruzioni volontarie di gravidanza, a fronte di 1800 nascite. “Senza illusioni dobbiamo andare avanti – ha concluso Tettamanti – facendo rete sul territorio per aiutare le donne e le famiglie, ancor di più in questo tempo di crisi. Non dimenticando, però, come, oggi più che mai, la povertà non è solo economica ma delle coscienze. Una povertà di valori che deve spingere ad impegnarci per il rispetto della vita in ogni suo stadio: dal concepimento alla morte naturale. Un dovere che abbiamo soprattutto nei confronti delle nuove generazioni”. MICHELE LUPPI UFFICIO PER LA LITURGIA MINISTRI DELLA COMUNIONE In ordine all’esercizio fruttuoso e significativo del ministero straordinario della Comunione eucaristica, nel quadro della pastorale diocesana, ai candidati è richiesta una specifica formazione attraverso la preparazione remota e prossima; ma anche un periodico aggiornamento. Sotto quest’ultima “voce” è da annoverare la consueta riunione generale di Quaresima che si terrà: • a Como domenica 7 marzo , presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.30. • a Sondrio domenica 14 marzo , presso l’Oratorio Sacro Cuore, via Gianoli, dalle ore 9.30 alle ore 15.00. • ore 15.30, presso l’Istituto San Carlo Fatebenefratelli di Solbiate; • ore 18.30, presso la basilica del SS. Crocifisso di Como per i 10 anni della casa di accoglienza “La Sorgente” (presente il Generale dei padri Somaschi). GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO: LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE NEGLI OSPEDALI • ore 15.00, presso la Clinica Villa Aprica di ComoMonte Olimpino, presiede monsignor Armando Bernasconi; • ore 16.00, presso l’Ospedale Sant’Anna di Como, presiede monsignor Giuliano Zanotta; • ore 16.00, presso l’Ospedale di Circolo di Sondrio, presiede don Piero Piazzoli. VENERDÌ 12 FEBBRAIO • ore 16.30, presso l’Ospedale Valduce di Como, Santa Messa solenne, presiede il Vescovo. INCONTRO FAMILIARI DEL CLERO A COMO Giovedì 18 febbraio, dalle ore 14.30 alle 16.30, i Familiari del Clero si incontrano per il loro momento formativo presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” a Como. La riflessione sarà offerta da monsignor Armando Bernasconi. Seguirà un momento di approfondimento dello Statuto. Perciò si invitano tutti i “Familiari” a leggere i primi tre articoli sulla Rivista di gennaio ed a riflettere sulle domande per poi discuterne insieme. P A G I N A 8 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 “La visita pastorale del vescovo Diego è giunta come una fiammata”. Così le parrocchie di Casanova e Caversaccio descrivono la visita pastorale di mons. Coletti a Valmorea dal 29 al 31 gennaio. a visita pastorale del vescovo Diego ha riacceso in molti il fuoco di una fede troppo spesso assopita in una quotidianità che si accontenta di “assolvere i precetti”: un modus vivendi che contraddistingue ahimè buona parte della comunità cristiana. L’assemblea parrocchiale che si è tenuta nel salone ricreativo di Casanova ha rappresentato un momento di seria riflessione sul cammino svolto in questi ultimi 14 anni e sulle prospettive per il futuro. Una nutrita e sentita partecipazione, purtroppo assai esigua nella sua componente giovanile, ha coinvolto il Vescovo in una animata discussione su diversi temi della pastorale parrocchiale. Dopo una breve introduzione a cura del Consiglio Pastorale, descrittiva delle caratteristiche della realtà locale e del lavoro svolto negli ultimi anni, e’ stato dato spazio alle domande focalizzate principalmente sugli ulteriori sviluppi possibili del cammino di unificazione tra le due parrocchie del paese, sugli orientamenti che la diocesi intende dare alla collaborazione interparrocchiale, sulle possibilità di riapertura della stagione sinodale e sul problema del coinvolgimento dei giovani. IL VESCOVO A CASANOVA E CAVERSACCIO COME UN FUOCO L CAMMINARE INSIEME L’ esperienza del cammino di unificazione delle parrocchie di S. Biagio e S. Giovanni Bosco e’ stata definita dal Vescovo come prezioso esempio di scambio tra realtà ispirate da un lato alla dimensione missionaria di accoglienza ai profughi libanesi,bosniaci e di altre etnie e dall’altro dal forte legame con la tradizione che caratterizzavano i due nuclei parrocchiali: non ci può essere tradizione senza vocazione missionaria, né missionarietà senza radici nella tradi- zione. Il nostro cammino rappresenta inoltre una utile indicazione per quanto altri potranno fare; questa esperienza costituisce una responsabilità nei confronti di tutta la diocesi e deve essere proseguita sia all’ interno che verso le realtà pastorali vicine. Mons. Coletti ci ha esortato quindi a camminare verso una maggiore integrazione della pastorale tra parrocchie vicine per arricchirsi vicendevolmente conservando, valorizzando e proponendo agli altri le specificità che caratterizzano ogni comunità. Senza sciupare le identità presenti sul territorio ma ad uscire dalla tentazione dell’ autoreferenzialità del “ma abbiamo sempre fatto così” per verificare e far crescere le nostre attività attraverso la collaborazione e lo scambio con gli altri. SINODO DIOCESANO Rispondendo ad una domanda ha confermato che la sospensione del Sinodo Diocesano non significa la vanificazione del lavoro eseguito in preparazione che rimane a disposizione; dobbiamo mantenere vivo quel fermento che dalla preparazione del Sinodo è venuto e viverlo nella quotidianità delle nostre scelte pastorali animandole con lo stesso entusiasmo. Il vescovo Diego ci ha indicato come strada maestra quella della formazione permanente, senza la quale tutto quello che facciamo diventa fragile, ha sottolineato come il deficit di preparazione dei cristiani adulti stia diventando preoccupante e ci ha invitato a non esitare in que- sto campo a fare fatica per amore della Chiesa e della sua Missione nel mondo, per essere in grado di dare, alla luce del vangelo, risposta senza esitazione a quelle domande che la società e soprattutto i giovani ci pongono. I GIOVANI C’erano pochi giovani in sala, perché? Probabilmente perché alla nostra testimonianza manca la gioia e l’ entusiasmo che il nostro Vescovo ha invece profuso in tutti i momenti con la sua presenza a Valmorea, dall’ incontro con gli anziani e gli ammalati a quello con gli amministratori, gioia ed entusiasmo di mostrare a tutti in modo visibile ed efficace la presenza di Gesù Salvatore nel mondo; perché quando i giovani ci pongono delle domande non sappiamo rispondere alla luce degli insegnamenti di Cristo nel Vangelo; perché troppo spesso anche noi viviamo la nostra fede come un assolvere un precetto e non possiamo certo pensare che un giovane del 2010 possa entusiasmarsi all’idea di soddisfare un precetto. Il grande catino di acqua tiepida della nostra fede in cui ci crogiolavamo pigramente stava lentamente raffreddandosi, la visita pastorale del vescovo Diego è giunta come una fiammata a riscaldarlo, ma se il fervore di queste giornate non farà nascere almeno in qualcuno di noi il fuoco di una fede entusiasta e contagiosa, torneremo a mollo e l’acqua diventerà sempre più fredda. “LA CRONACA” La visita pastorale è iniziata alle 15.15 di venerdì 29 gennaio con l’arrivo in Valmorea del vescovo Diego accolto da uno striscione preparato dai bambini del catechismo con scritto “Ciao Vescovo Diego”. IL cielo era terso e il sole persino tiepido. Dopo aver visitato la chiesa di S. G. Bosco aver ammirato il dipinto del pittore Mario Bogani sui discepoli di Emmaus, si è soffermato per un istante in preghiera davanti al santissimo. In casa ha poi parlato con il parroco don Tiziano Raffaini e insieme hanno rivisto il programma della visita. A Casanova nella chiesa di S. Biagio era atteso dagli anziani e ammalati per la celebrazione della S. Messa. Nell’omelia ha ricordato che la visita pastorale sarà efficace se tutti ci rendiamo docili all’azione dello Spirito Santo. Al termine della celebrazione è seguito un momento di fraternità nel centro anziani, seguita dalla visita a due ammalati. La seconda giornata si è aperta con l’incontro coi bambini della materna e i loro genitori. Un momento di festa e gioia. Un’ora passata insieme tra domande, risposte e canti dei bambini che si sono un po’ annoiati alla fine, ma in compenso i loro genitori erano raggianti sentendosi incoraggiati a non arrendersi e a camminare insieme. L’incontro con gli amministratori del paese nella sala consiliare è stata l’occasione per riflettere sull’importanza del servizio in politica. Il fatto che a Valmorea ci sia stata una lista civica unica che ha saputo andare oltre le divergenze ideologiche per cercare di rispondere ai bisogni del paese è un fatto positivo in questi tempi avvelenati da una lotta politica esasperata. Agli amministratori il Vescovo ha ricordato che viviamo in una società liquida che sta perdendo il senso dell’altro, che rischia di perdere tutto ciò che è umano, per questo occorre avere il coraggio di lavorare per il bene comune con un’attenzione particolare ai giovani che a giudizio di tutti sembrano lontani dalla politica ma non dal sociale, infatti nei nostri paesi il volontariato è fiorente anche nei giovani che hanno bisogno però di avere davanti modelli credibili. Nel pomeriggio l’incontro coi ragazzi delle elementari e medie e l’assemblea parrocchiale. In serata i giovani di Valmorea Rodero e Bizzarone hanno presentato un testo teatrale scritto da loro che in modo amabile prendeva in giro i loro preti e sottolineava l’importanza di lavorare insieme. La terza giornata si è aperta con un sole splendido e un vento gelido, preannuncio forse dello Spirito che sarebbe sceso sui 24 candidati a ricevere la Cresima. La celebrazione festosa ha avuto anche la gioia di avere insieme come celebrante don Renzo Scapolo, parroco emerito. Nel pomeriggio l’incontro zonale coi giovani ha concluso la visita pastorale. Grazie di cuore vescovo Diego. LA COMUNITA’ DI VALMOREA L’INCONTRO CON LE NUOVE GENERAZIONI Questo è il ritornello intonato da tutti i ragazzi di Valmorea, sabato 30 gennaio, in occasione della visita del vescovo Diego Coletti, nel nostro paese. Dopo un mese di preparativi, dove sono state raccolte informazioni sulla sua vita, realizzato cartelloni e fatto prove di canto, finalmente e’ arrivato il sospirato momento. Nonostante la colonna di mercurio segnasse costantemente temperature al di sotto dello zero e il vento gelido di questi giorni, la gente è accorsa numerosa e ci hanno pensato le parole di mons. Coletti a riscaldare il nostro animo e soprattutto i nostri cuori. Sabato mattina i bambini della Scuola dell’Infanzia hanno potuto conoscere una persona stupenda, che ha cantato e danzato con loro, seguendo le note della canzone “Se sei felice”. A noi genitori ha ribadito l’importanza che copriamo nell’educazione dei nostri figli e ci ha consigliato di non chiuderci in noi stessi, ma di aprirci e confrontarci con altre famiglie, creando dei gruppi e frequentando gli oratori e poi ha citato un vecchio proverbio: “Chi non accetta consigli invecchia prima e male”. Per creare una vera comunità bisogna riscoprire antichi valori come la bontà, la verità e riassaporare il profumo delle “cose belle”. Nel pomeriggio il Vescovo ha voluto incontrare i ragazzi delle scuole elementari e medie con i loro catechisti e con molta simpatia ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte, dalle più semplici (perché ti hanno chiamato Diego), alle più profonde (come e quando hai capito che saresti diventato prete?) e anche a quelle un po’ più imbarazzanti (sei mai stati fidanzato?). L’incontro si è concluso con la recita un po’ particolare del Padre Nostro. Siamo stati bene con il nostro Vescovo e lui con noi, tanto da dirci: “Fatevi chiamare fratelli e voi chiamatemi fratello”. P A G I N A 9 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 IL VESCOVO E I GIOVANI DELLA ZONA Domenica 31 gennaio il Vescovo ha voluto radunare insieme i giovani e gli educatori della zona Prealpi. Un’occasione per parlare e riflettere nel ricordo di San Giovanni Bosco SULLE ORME DI DON BOSCO M olti ragazzi delle superiori e giovani della zona Prealpi si sono trovati domenica 31 gennaio nel salone dell’asilo di Casanova per incontrare il vescovo Diego in visita pastorale nella zona. Come tutti gli appassionati di educazione e di oratorio sanno (mi auguro che ce ne siano ancora in circolazione tra i giovani, gli adulti, i preti e i seminaristi!!) il 31 gennaio è la festa di san Giovani Bosco, una testimone che è stato per tutto il pomeriggio una sorta di guida. Proprio lui, san Giovanni Bosco in “carne ed ossa”, ha accolto il Vescovo e tutti i presenti iniziando a raccontare la sua storia. A piccoli flash ha fatto ripercorrere alcuni momenti della sua vita: dal sogno che a nove anni ha segnato la sua vocazione, alla sua passione per il gioco con cui intratteneva i ragazzi, alla nascita dell’oratorio con il primo ragazzo Bartolomeo Garelli che accoglie, valorizza anche solo perché “sa fischiare” e lo accompagna nella conoscenza di Gesù e nel cammino di crescita. E per finire il racconto di uno dei momenti più difficili per don Bosco quando malato gravemente riesce a guarire grazie alla preghiera dei suoi ragazzi e promette a tutti loro di spendere la sua vita tutta per loro. Questo racconto, interpretato dai giovani della Commissione Giovanile Zonale, ha permesso di pensare un po’ all’esperienza e al cammino che come adolescenti, giovani e comunità si sta facendo per dare continuità ed attualizzare ancora oggi il messaggio del santo di Valdocco. Il Vescovo poi, prendendo spunto da domande proposte da alcuni giovani, si è intrattenuto con i presenti in un dialogo schietto e stimolante sull’oratorio e sulle potenzialità di questo ambiente educativo. Ha parlato del cammino di fede necessariamente ancorato e illuminato da Gesù e dalla Sua Parola, ha invitato a riscoprire quell’Esperienza e quell’Incontro che può motivare la vita di un giovane rendendola bella, veramente libera, e spesa al servizio degli altri. Così, solo così, si può essere giovani cristiani che lasciano il segno nella loro vita, con le persone che si incontrano ogni giorno e nei luoghi che si abitano: da questo vi riconosceranno, se avrete amore gli uni per gli altri. Il cristiano è chiamato da un amore gratuito e incondizionato ad amare, “semplicemente” ad amare come Lui ha amato noi. Il fuoco di questo Amore, il nostro Vescovo ha provato ad accenderlo in tutti i presenti. Tocca a tutti i ragazzi e giovani, e a chi li accompagna, mantenerlo acceso scegliendo del buon combustibile (stare con Gesù e nell’amore fraterno) che quotidianamente rinnova e fa crescere la temperatura e la qualità della nostra vita e della nostra fede. LA COMMISSIONE GIOVANILE ZONALE LA VISITA PASTORALE ALLA ZONA PREALPI CONTINUA LA PROSSIMA SETTIMANA CON LA PARROCCHIA DI ALBIOLO I (bei) “perché” dei giovani “Domenica, come molti altri giovani, ho partecipato all’incontrato con il vescovo Coletti e devo proprio dirlo: è stato un dono grande, quello di essere stata “invitata” da Dio a questo appuntamento e quello dell’aver risposto di si! Ogni volta che ascolto il vescovo parlare a noi giovani mi ricarico e ritrovo la motivazione che mi spinge ad affrontare le fatiche, le incomprensioni e ogni difficoltà per trovare Dio. Ci è stato richiesto di “bruciare”… solo così potremo far sperimentare, anche ad altri giovani, la gioia immensa di sentirsi totalmente amati, ecco perché ho deciso di dare la mia testimonianza. Il nostro Vescovo ci ha chiesto di provare a conoscere davvero il Dio, che così facilmente professiamo, e questo lo possiamo fare solo se iniziamo a confrontarci con il Vangelo. Leggendo con il cuore ci mettiamo in gioco con tutti noi stessi e facciamo crollare le certezze fittizie che il mondo ci propone come risposte preconfezionate e fasulle a bisogni profondi di amore e serenità. E’ leggendo il Vangelo che possiamo comprendere come agire nelle difficoltà, quale strada intraprendere e come arrivare alla meta senza scoraggiarci. A volte mi sembra che Dio mi stia proprio parlando, proprio quel giorno in cui vivo una difficoltà che mi sembra insormontabile, attraverso le righe della Bibbia mi sembra di avere una risposta chiara ed è sorprendente e fantastico! Forse è banale e può risultare quasi una forzatura dire che Dio è la nostra luce e non ci abbandona mai, ma questa è la realtà. Perché se non fosse vero, così tanti giovani circondati da mille proposte allettanti e da tanti impegni hanno deciso che volevano essere lì, a parlare con qualcuno che non li conosce per nome ma che ha uno sguardo pieno di una luce e una gioia infinita? Perché tanti giovani decidono di dedicare del tempo ad altri giovani cercando di avvicinarli a Dio, pur avendo impegni lavorativi, universitari, parrocchiali? Perché quegli stessi giovani al termine di quell’incontro si sono sentiti più uniti e non hanno più pensato alle diversità di caratteri e vedute e alla fatica fatta? Perché io, giovane come tanti, mi sento felice? Il nostro vescovo Diego già due anni fa, alla due giorni giovani di Uggiate, mi aveva mostrato il volto paterno del nostro Dio cambiandomi completamente la vita e ora ha fatto aumentare in me la voglia di conoscere Cristo e la voglia di innamorarmi del mio Dio. Non so perché o come succede, ma tutto questo mi fa venire voglia di cantare e ballare con altri giovani, mi fa stare bene, mi fa essere felice. Allora perché non condividere tutto questo se magari ciò può far sentire meno solo o più gioioso anche qualche altro?” MADDY LA VISITA RACCONTATA DA UN CRESIMATO Nel pomeriggio di sabato ci siamo trovati in tanti in chiesa al primo incontro con il Vescovo. Le ragazze si sono messe nei primi banchi, noi ragazzi in fondo, temevamo domande ed era meglio non correre rischi. Il Vescovo ci è subito piaciuto, cordiale, pronto alla risposta, anche alle domande più impertinenti che si sono state poste; ci ha raccontato la sua vita da ragazzo e di come avesse deciso di servire Gesù come prete. Più volte ci ha chiesto di riflettere con la nostra testa e di confrontarci con il Vangelo di Gesù. La mattina di domenica siamo stati chiamati, prima della messa, in sacrestia ed eravamo intimoriti perché don Tiziano ci aveva detto che saremmo stati interrogati dal Vescovo e, se non fossimo risultati preparati, non saremmo stati ammessi alla cresima. Ma subito il Vescovo , dopo aver salutato don Renzo che era stato invitato alla nostra festa, ci ha rassicurato che avremmo ricevuto tutti lo Spirito Santo se eravamo disponibili a riceverlo ed a permettergli di agire dentro di noi usando le parole “lasciarsi scolpire “ . Il Vescovo poi ci ha chiesto quale era l’insegnamento di Gesù che dovevamo praticare e dopo alcune incertezze e risposte ci ha detto la frase di Gesù : “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” e ci ha ricordato che gli altri non sono solo i nostri cari ed i nostri amici ma tutti coloro che incontriamo ed incontreremo nella nostra vita. Poi vista la nostra perplessità ed i dubbi sulla difficoltà di agire secondo l’insegnamento di Gesù ci ha detto di non temere perché tramite lo Spirito avremo una grossa mano in aiuto sempre che la vogliamo chiedere. Abbiamo infine recitato insieme una preghiera e il Vescovo ci ha poi consegnato un cartoncino con l’invito al Molo 14 di tutti i cresimati della diocesi di Como ed i suoi suggerimenti per permettere allo Spirito santo di agire in noi. Quindi ci siamo recati in chiesa in corteo con il Vescovo, don Tiziano ci ha chiamato ad uno ad uno per presentarci alla comunità ed al Vescovo, ed abbiamo vissuto con una certa emozione tutta la cerimonia. Durante la predica il Vescovo si è rivolto a noi prendendoci in castagna perché non ricordavamo il nome del profeta della prima lettura e ci ha stimolato ad avere una maggior attenzione alla “ Parola di Dio” ed ad essere meno egoisti , a riflettere e saper ascoltare e dialogare con gli altri e non pensare che il bene sia solo il nostro interesse o la nostra convenienza ed ha ripetuto perché la ricordassimo la frase di Gesù “ amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” e così ha ricordato anche alla comunità presente ed alle nostre famiglie di essere aperti ai bisogni altrui. Alla fine della messa dopo un saluto di don Tiziano, don Renzo e del Vescovo con un po’ di confusione abbiamo fatto le foto con il Vescovo ed i nostri familiari e padrini e madrine e dopo un aperitivo con la comunità nel piazzale della chiesa, via con la nostra famiglia a continuare la festa con un buon pranzo. Al vescovo Diego, uomo buono e saggio e come si è definito lui un vero “fratello maggiore”, un saluto e un auguri di restare a lungo tra noi. P A G I N A 10 CHIESA PELLEGRINAGGI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 IL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO: 3-9 LUGLIO ISCRIZIONI ENTRO IL 12 APRILE GUARDANDO A SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO al 3 al 9 luglio 2010 il vescovo Diego ci vuole in pellegrinaggio a Lisieux. Si tratta del grande pellegrinaggio diocesano per l’anno 2010, dopo averci guidato in Terra Santa sui passi di Gesù per pregare insieme e affidare al Signore il grande “pellegrinaggio” della visita pastorale. Il pellegrinaggio che avrà come meta Lisieux ci impegna questa volta a confrontarci con grandi figure di santità sia antiche che contemporanee. In particolare ci recheremo pellegrini al grande santuario di Lisieux che custodisce la memoria e la testimonianza di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo e ultimamente ci offre anche la memoria e l’incontro con i genitori di Teresina: Luigi e Zelia Martin le cui reliquie sono custodite nella cripta della basilica-santuario di Lisieux. Il pellegrinaggio è sempre un forte richiamo ad uno stile di santità e di vita pienamente vissute nella consapevolezza che il Battesimo ci ha resi pellegrini in cammino verso Dio. Un cammino di cui Teresina e i suoi genitori ci sono interces-sori ed esempio. Un cammino che attende la nostra continua conversione e la nostra gioiosa dedizione al Regno inaugurato e compiuto da Gesù. Sulle strade di Francia intercetteremo anche altri luoghi di santità e di vita cristiana, che D avremo occasione di scoprire e di conoscere preparandoci al dono e alla grazia di questo pellegrinaggio, a cui il Vescovo ci chiama. Siamo chiamati a pregare perché la visita pastorale, in pieno svolgimento, porti quei frutti di rinnovamento e impegno nella santità che è tra le intenzioni più vive del suo cuore. Il 3 luglio, di buon mattino, partiremo alla volta di Nevers e in serata celebreremo la Messa presso l’urna che custodisce il corpo di Santa Bernadette, la veggente di Lourdes. Il 4 luglio riprenderemo il nostro cammino alla volta di Chartres dove sosteremo per la visita alla cattedrale e per il pranzo. Proseguiremo verso il santuario di Nostra Signora di Montligeon dove celebreremo la Messa e da qui ci sposteremo ad Alençon. Il 5 luglio saremo ad Alençon lungo la mattinata e nel primo pomeriggio. Potremo così visitare, riflettere e pregare sui luoghi di origine della famiglia Martin e dell’infanzia di Teresina. Nel tardo pomeriggio partiremo alla volta di Lisieux. Il 6 luglio saremo a Lisieux, la meta del nostro pellegrinaggio per sostare sui luoghi della fanciullezza, della giovinezza e della vocazione di Teresina. Pregheremo nella basilica-santuario a Lei dedicata e nella cripta che custodisce le reliquie dei suoi genitori. Il 7 luglio dopo aver celebra- to la Messa continueremo il nostro cammino visitando Caen, Bayeux, Arromanche (la spiaggia dello sbarco) per giungere in serata a Mont Saint-Michel. L’8 luglio dopo aver visitato Mont Saint Michel inizieremo il viaggio di ritorno puntando su Tours dove giungeremo in tarda mattinata per il pranzo e dove sosteremo sulla tomba di San Martino per celebrare i Vespri. In serata saremo a Clermont-Ferrand per pernottare. Il 9 luglio da ClermontFerrand passeremo a Lione dove celebreremo la Messa presso il Santuario di Notre Dame de La Fourvière, a seguire il pranzo e il rientro. Nei prossimi giorni provvederemo a far giungere nelle parrocchie tutte le informazioni relative al pellegrinaggio e allo svolgersi delle iscrizioni. In linea di massima, le iscrizioni devono essere effettuate entro il 12 aprile o presso il proprio parroco o direttamente all’agenzia I viaggi di Oscar, via Pretorio 9, Como, telefono 031-304524. Attraverso le pagine de Il Settimanale offriremo un percorso di informazione e di riflessione che ci aiuti a preparare e vivere questa nuova avventura guidati dal nostro Vescovo. pagina a cura di don GIOVANNI ILLIA DAL 13 AL 22 MARZO IN TUTTA LA DIOCESI « Santa Teresina pellegrina fra noi P asserò il mio cielo a fare del bene sulla terra». Queste parole di Teresina mi inducono a tracciare qualche indicazione per la prossima peregrinazione delle sue reliquie e per il pellegrinaggio diocesano, che stiamo mettendo a punto in questo periodo, dal 3 al 9 luglio prossimi. L’impegno, appena ricordato, che Teresina si è presa ci esorta innanzitutto ad accogliere la sua peregrinazione come un particolare dono di grazia. La grande santa dei tempi moderni, così la definì Pio XI, ci insegna attraverso la “piccola via” che seguire Gesù, che stare con Gesù, che vivere la presenza di Gesù è un dono possibile anche oggi per ciascuno di noi. Soprattutto ci invita a fare per amore di Gesù e a far amare Gesù. È desiderio del Vescovo che si riscopra questo esempio di santità e soprattutto che la presenza delle reliquie in diocesi porti alla sua conoscenza o alla sua riscoperta, fatta di preghiera, di riflessione, di comunione spirituale e fraterna. Proviamo a fare nostro il suo progetto di vita e a tenerlo presente nei giorni della peregrinazione delle sue reliquie: «Sono venuta per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti». Non dimentichiamo che la peregrinazione di Teresina in diocesi avviene nel corso dell’anno sacerdotale e che possiamo e dobbiamo pregare con lei e attraverso di lei per i sacerdoti. Da sabato 13 marzo le reliquie di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo inizieranno la peregrinazione nella nostra diocesi. La stessa si concluderà lunedì 22 marzo quando alle quattro del mattino, dopo la messa in Cattedrale, partirà alla volta di Lisieux. In prima serata di sabato 13 marzo, provenienti da Bolzano, le reliquie saranno accolte presso il santuario diocesano della Madonna a Tirano, dove rimarranno esposte per la venerazione lungo la notte e per tutta la giornata di domenica. Si è voluto in questo modo offrire una possibilità di preghiera e di eventuale pellegrinaggio alle zone dell’Alta Valtellina, della Valtellina Superiore e della vicina Svizzera. Nel tardo pomeriggio di domenica 14 la peregrinazione continuerà alla volta di Sondrio, dove le reliquie saranno accolte nella Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio, offrendo così alla Media Valtellina la possibilità di incontri di preghiera e di veglia accanto alle reliquie. Lunedì 15 nel pomeriggio le reliquie saranno accolte presso la comunità parrocchiale di Regoledo di Cosio, che vuole ricordare in questo modo i cinquanta anni della presenza delle Piccole Suore di Santa Teresa di Gesù Bambino. A Regoledo possono convenire sia le zone Bassa Valtellina e Grigne. Nel pomeriggio di martedì 16 marzo le reliquie saranno a Chiavenna sia in San Lorenzo che in San Fedele. Si potranno organizzare così tempi di preghiera e di veglia oltre che per la zona pastorale Valchiavenna anche per la vicina Svizzera. Mercoledì 17 la peregrinazione avrà come meta Dongo dove le reliquie saranno accolte presso il convento della Beata Vergine delle Lacrime per poi essere accompagnate nella arcipretale di Santo Stefano con una solenne processione serale. A Dongo potranno convenire le zone Tre Pievi e Tremezzina informando della peregrinazione anche la Val Menaggio. Da giovedì 18 le reliquie saranno nel comasco. Accolte a Maslianico in serata, passeranno al monastero di Grandate venerdì 19 nel tardo pomeriggio, per poi giungere a Cermenate presso la chiesa parrocchiale dei Santi Vito e Modesto nel pomeriggio di sabato 20 per rimanervi fino a domenica pomeriggio. Sono invitate a partecipare ai tempi di preghiera accordandosi con i parroci ospitanti le reliquie le zone Bisbino, Prealpi, Bassa Comasca, Valli Varesine. È bene informare anche le parrocchie limitrofe sia della diocesi di Milano che del Ticino. Da domenica 21 pomeriggio le reliquie saranno in Cattedrale dove alle 20.30 il Vescovo celebrerà il solenne pontificale e darà inizio alla notte di veglia e di preghiera che si concluderà alle ore 3 con la Santa Messa di ringraziamento e di saluto delle reliquie che riprenderanno il loro peregrinare verso Lisieux. Il momento conclusivo della peregrinazione vede così coinvolta la città di Como. IL CALENDARIO DEI PELLEGRINAGGI DIOCESANI Tutte le informazioni sul sito www.diocesidicomo.it pagina 8 del numero 2 del 16 gennaio 2010 del Settimanale o telefonando il mercoledì mattina all’Ufficio diocesano pellegrinaggi: 031-3312232 TORINO - SACRA SINDONE MARTEDÌ 4 MAGGIO Partenza dai luoghi prestabiliti (Como, Valtellina, Alto Lago, Alta Valtellina) con arrivo a Torino in mattinata. Visita prenotata alla Sacra Sindone esposta nel Duomo. Pranzo presso ristorante, oppure self-service, oppure libero. Nel pomeriggio alle ore 15.00 Santa Messa presieduta dal Vescovo al Santuario di Maria Ausiliatrice, voluto da san Giovanni Bosco e Chiesa Madre della Congregazione Salesiana. Al termine possibilità di visitare il Santuario della Consolata, patrona della città di Torino oppure il Cottolengo oppure prima di lasciare Torino, salita alla Basilica di Superga. Al termine, viaggio di rientro, con arrivo nelle località di provenienza in serata. I prezzi - a seconda dei punti di partenza e dalla richiesta o meno del pranzo - variano dai 18 ai 51 euro. Tutte le informazioni e le iscrizioni (entro la metà di marzo) presso I viaggi di Oscar via Pretorio 1, Como - telefono 031-304524. IL GRANDE PELLEGRINAGGIO DIOCESANO PER L’ANNO 2010 3-9 luglio a Lisieux PELLEGRINAGGIO BIBLICO Grecia, sui passi di San Paolo: sabato 24 aprile - sabato 1 maggio. PELLEGRINAGGI STORICO-AGIOGRAFICI • Nevers, Paray-le-Monial, Ars, Lione, Annecy: lunedì 5 - sabato 10 aprile. • Siena per riscoprire la figura di Santa Caterina: sabato 29 maggio - martedì 1 giugno. PELLEGRINAGGI MARIANI • Fatima: venerdì 10 - martedì 14 settembre • Lourdes (in aereo): venerdì 7 - lunedì 10 maggio • Lourdes - Nevers (in pullman): lunedì 2 - domenica 8 agosto • Lourdes con l’Unitalsi: sabato 9 - venerdì 15 ottobre (in treno) domenica 10 - giovedì 14 ottobre (in aereo) • Lourdes con l’Unitalsi (per i giovani): martedì 27 luglio - lunedì 2 agosto • Caravaggio con l’Unitalsi: sabato 15 maggio • Dongo con l’Unitalsi: Giornata dell’ammalato 25 settembre 2010 Non lasciamo passare invano Teresina in mezzo a noi … Da tempo Ella si è presa l’impegno di venirci a trovare. «Conto proprio di non restare inattiva in Cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime. Lo chiedo al buon Dio e sono certa che mi esaudirà». CHIESA P A G I N A 11 VOCAZIONI IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 QUASI 150 ADESIONI IN DIOCESI IL MONASTERO INVISIBILE CRESCE I l Monastero Invisibile continua a crescere. Questa realtà, che da tempo si è sviluppata in tante diocesi, si sta consolidando sempre più anche nella nostra Diocesi di Como ed è risposta a una richiesta che Gesù fece 2000 anni fa ai suoi discepoli e che oggi rivolge a noi: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9, 35-38). Come rispondere “concretamente” a tale invito? Siamo tutti sollecitati, laici e consacrati, singoli e gruppi, ad impegnarci a seguire l’invito di Gesù, ciascuno nel limite delle proprie possibilità, attraverso un’ora di preghiera o di adorazione mensile, offrendo al Signore le proprie fatiche e sofferenze per le vocazioni… le modalità sono diverse, l’importante è avere nel cuore “la motivazione” che è anche un’esigenza concreta della società contemporanea, un bisogno di tutta la Chiesa, sottolineato dai Vescovi e dal Papa. Un piccolo impegno personale che unisce spiritualmente tante persone: ecco il Monastero Invisibile, da cui sale al Signore l’invocazione affinché continui a donarci vocazioni al sacerdozio, alla famiglia e alla vita religiosa nelle sue varie forme: in particolare vocazioni presbiterali che con il loro servizio ministeriale sappiano essere di aiuto a tutti nel cercare e vivere la propria originale vocazione. All’inizio di quest’anno gli aderenti al Monastero Invisibile della nostra Diocesi erano 149 (32 più dello scorso anno), suddivisi su 44 gruppi o singoli (16 più dello scorso anno), ma già nel mese di gennaio il numero delle adesioni è salito a 160! Abbiamo già inviato a tutti gli iscritti il sussidio che il Centro Nazionale Vocazioni ha predisposto per aggiungere quotidianamente alla Liturgia delle Ore un’intenzione vocazionale sia alle lodi che ai vespri, ed è stata unita anche l’immaginetta con la preghiera per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni del 25 aprile 2010. Chi desiderasse aderire all’iniziativa può farlo telefonicamente (Centro Diocesano Vocazioni 031-3388111 – don Roberto 338-1280093) o per lettera (Monastero Invisibile c/ o Centro Diocesano Vocazioni – via Baserga, 81 – 22100 Como) e riceverà in omaggio una copia del sussidio per la preghiera del Monastero Invisibile “Pregare e Vivere per i Chiamati”. CALENDARIO FEBBRAIO-MARZO 2010 CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI Altre info su www.cdvcomo.it 13-14 FEBBRAIO DUE GIORNI MINISTRANTI A COLORINA Altre info su www.cdvcomo.it 20 FEBBRAIO PELLEGRINAGGI VOCAZIONALI Ossuccio - Madonna del Soccorso (ore 7.00); Cavona (ore 7.00); Dongo (ore 7.30); Tirano (venerdì ore 20.45); Livigno / Bormio / Pradelle di Pedenosso (ore 7.00); Lezzeno (ore 8.00); Mese (ore 7.00); Olcio - Santa Maria (ore 7.00); Sondrio - Sassella (ore 7.00); Bassa Valtellina; Como - San Giorgio (ore 7.30) 21 FEBBRAIO GIORNATA VOCAZIONALE Gruppi vocazionali GOV (ragazzi), SICAR (ragazze), “Strade per scegliere” (giovani) e “Venite e vedrete” (verso il Seminario). Tutte le iniziative hanno inizio, a partire dalle ore 8.30, in Seminario a Como 13-14 MARZO RIENTRO DICIOTTENNI In Seminario, a partire dalle ore 16.30 del sabato; maggiori informazioni su www.cdvcomo.it ALTRI ISTITUTI DAVIDE POZZI GUANELLIANI Altre info su www.giovaniguanelliani.it DISCOTECA DEL SILENZIO Como - Santuario Sacro Cuore (ore 20.30 Santa Messa, segue l’esposizione eucaristica fino alle ore 4.00). il 6-7 marzo WEEK-END VOC “ITINERARIO DAMASCO” Como – CPF S. Giuseppe il 6-7 marzo PREGHIERA VOC Como – Santuario Sacro Cuore il 24 febbraio PELLEGRINAGGIO VOC Bulciago (Lc) – Santuario Madonna del Carmine il 4 marzo CENACOLO DI PREGHIERA PER I SACERDOTI Incontro di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il terzo sabato del mese. Como, Santuario Sacro Cuore, 20 febbraio PIME Altre info su www.pimemilano.com CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 1 Domenica 14 febbraio Seminario Pime di Monza - “Chiesa, famiglia di Dio” Relatore: don Mirko Bellora, parroco a Milano CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 2 Domenica 14 febbraio Villa Boschetto, Monza - “Dialogo al plurale” Relatore: Elena Bolognesi, comunità delle Sorelle del Signore CAMMINO BIBLICO: MAESTRO DOVE ABITI? Il 20 e il 21 febbraio, presso Villa Grugana, Calco (Lc), sul tema “Il ministero di Gesù”; relatore: padre Stefano Bittasi, gesuita di Villa Pizzone FIGLIE DELLA PRESENTAZIONE LECTIO DIVINA SUL LIBRO DEL CANTICO DEI CANTICI Il 6 marzo: i nuovi canti dell’amata (5,2-6,3; 7,12-8,4), “La ricerca amorosa”. Sabato pomeriggio, dalle ore 15.30 alle 19.30 - presso la Sacra Famiglia, via Dante 94 - Como GIM (GIOVANI IMPEGNO MISSIONARIO) MISSIONARI COMBONIANI Altre info su www.giovaniemissione.it IN CAMMINO CON IL LIBRO DELL’ESODO, CON OSTINATA SPERANZA Domenica 21 febbraio a Venegono Superiore (Va), dalle ore 9.00 alle ore 18.00. Porta con te la Bibbia. Tema dell’incontro: “Ricordati di questo giorno - celebrare la liberazione” (Es 1113,16) PICCOLE APOSTOLE DELLA CARITÀ IL RESPIRO DI UNA VITA: LA PREGHIERA Itinerari di introduzione alla preghiera per giovani: il 6 marzo, (ore 15.30-20.30): I sentimenti nella preghiera. A Lecco, presso La Nostra Famiglia, corso Matteotti 124. Info: [email protected] P A G I N A 12 CHIESA CHIESAMONDO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 LA LETTERA DEI NOSTRI FIDEI DONUM BUONA QUARESIMA!!! L a Diocesi di MarouaMokolo è in cammino ed ogni anno cerca di illuminare la strada su cui marciare attraverso un tema scelto in modo comunitario e che sembra il più urgente al momento. “Battezzati in Cristo Gesù siete diventati creature nuove: i cristiani della nostra diocesi davanti alla tradizione e ai cambiamenti della società” è il tema-cammino di questo anno pastorale.La maggior parte dei cristiani delle nostre comunità hanno ricevuto il Battesimo da giovani o da adulti, ma questo Battesimo ci ha reso veramente creature nuove, interamente disponibili a Dio e ai fratelli? Il terreno su cui verificarsi è quello della tradizione, o meglio delle tradizioni ancestrali africane e le idee e modi di vivere nuovi veicolati dai mezzi di comunicazione. Come ritrovarsi? Per noi è chia- ro che il Vangelo è il punto di riferimento. I giovani – sempre tanti - sono buoni e disponibili al dialogo, ma molto spesso non si orientano, non sanno dove andare, oppure hanno come unica prospettiva quella del pubblico impiego per avere un salario assicurato senza fare un granchè di lavoro. Gran parte del nostro tempo lo viviamo insieme ai giovani come presenza educativa: giovani studenti, giovani che hanno abbandonato la scuola o non ci sono mai andati e che vogliono qualificarsi per trovare un piccolo mestiere che permetta loro di vivere. Quest’anno scolastico ha visto anche la nascita del nuovo Liceo di Mogodé di cui noi siamo i principali promotori. Abbiamo iniziato il cantiere per la costruzione di un nuovo Centro per i ciechi, per trovare una sistemazione più dignitosa di quella attuale per i quasi tren- ta bambini/giovani ciechi che da 3 anni frequentano la scuola. Come i giovani ciechi possono essere protagonisti del loro avvenire? Come possono essere economicamente indipendenti? Come la società può passare dal pietismo del momento a un progetto di autentica integrazione e accoglienza? Gli incaricati dei Servizi Sociali che abbiamo conosciuto sino ad ora DON CORRADO RACCONTA UN’’ESPERIANZA DI COMUNIONE PREGARE NELLA PROPRIA LINGUA L a comunità protestante di Koitakwa. Per i cattolici è il settore di Korci, nella parrocchia di Sir. Oltre Mouftoum, due altri torrenti ormai secchi da attraversare. Siamo in piena regione Gavar. Il paesaggio che si apre è vasto. I nostri picchi si vedono appena all’orizzonte, nascosti da quelli più vicini. Una costruzione rosa: è la chiesa dell’EFLC (Chiesa Fraterna Luterana del Cameroun). Lì accanto, un’altra costruzione bianca, nuova. E’ il magazzino della comunità dove si stocca miglio, mais e soja. Se la comunità ci sa fare, potrebbe essere fonte di guadagno. E’ stato realizzato con l’aiuto della Caritas della diocesi di MarouaMokolo. Siamo qui per l’inaugurazione. Poco prima di arrivare al granaio, ci ha accolti una casa ocra. Vi abita Jolanda. Una giovane olandese, lì da qualche mese, ma è la prima volta che l’incontro. “Quanto ti fermi?”, chiedo. “Se Dio vuole, tutto il resto della mia vita...”, risponde. Un sussulto mi scuote. “Sono qui per l’alfabetizzazione del Gavar”. E’ appoggiata dalla SIL, un organismo che si preoccupa di mettere per iscritto tutte le lingue del mondo. Manda i sui “missionari” con il solo compito di tradurre in scrittura i suoni di una lingua solo orale. Vive tutta sola. Due ore di pista da Mokolo. Praticamente isolata nella stagione delle piogge.. “Sono figlia di un elettricista, -dice sorridendoma sto imparando a coltivare il mais e a fare l’orto”. Sotto il grande albero la gente inizia a radunarsi per la riunione. Noi siamo ancora appollaiati su un gran sasso. Sono le 11. La riunione era alle 9.30. La cosa non mi meraviglia più. Meravigliata, invece, è Jolanda. Del modo di vivere qui. Dei bambini che non si lavano. Dei ragazzi che non vanno a scuola, o che ci vanno a singhiozzo. “...E poi non sanno niente della Bibbia!” Nei sono capaci solo di riempire scartoffie e di attendere il loro salario a fine mese. La Chiesa camerunese in genere, a parte qualche brava persona, non brilla certamente nello sforzo di mettersi in ascolto e di “lasciarsi prendere” da chi ha una qualche forma di handicap. C’è da creare una mentalità nuova, un mondo nuovo. Certo la Chiesa e la società italiane hanno mol- to da insegnare all’Africa da questo punto di vista, ed è forse anche il senso della nostra presenza di Fidei Donum: proporre ad altri i cambiamenti positivi avvenuti in una società grazie soprattutto all’intervento della Chiesa. Buona Quaresima! l’équipe fidei donum in Cameroun Alda, Angelo, Brunetta, Corrado, Felice, Giusto e Laura. IN MISSIONE CON “IL SETTIMANALE” Chi viene con noi? “Un saluto dai 38°C di Rhumzu. La stagione secca ha dipinto tutto il pasesaggio di giallo paglierino. Le capre hanno spelato tutto lo spelabile in giardino. Sono arrivati tre conigli maculati: sono l’inizio di un progetto d’allevamento con alcuni giovani... Stiamo vivendo due settimane residenziali di formazione con una sessantina di catechisti. E’ pesante, ma bello. Domenica prossima la festa delle donne a Kossahai: ma quanto litigano!?! Da lunedì a mercoledì: tre giorni di formazione per tutti i preti della Diocesi. L’11 febbraio la grande parata della festa della gioventù. E, tra poco, la quaresima. Calmati i lavori agricoli, la gente è ben disponibile per gli incontri formativi. E la vita continua. Buon Anno a tutti”. CORRADO suoi pregiudizi, vedo i miei pregiudizi. Dopo 10 mesi di lavoro ha terminato l’alfabeto. Ascolto. Ha voglia di parlare. Cerco di comprendere. In Olanda era audiometrista, lavorava con ragazzi diversabili. Cinque mesi in Senegal. In città. Poi la brousse. Niente elettricità. L’acqua è quella del pozzo... “Aggiungo un po’ d’eau de javel (candeggina) per uccidere i microbi”. Ma, ammette: “Lo stomaco è un po’ provato”. Un pannello solare da un po’ di sollievo, una parvenza di normalità la sera. Penso alla fortuna di vivere, comunque, in comunità. “Una famiglia mi ha adottata. -tiene a precisare.- Mi aiuta in tante cosette”. Finalmente lo chef di quartiere arriva. Gli viene offerta una sedia. La riunione comincia. Si alterna il fran- cese, il foufulde e il gavar. Parlano velocemente. “Cerco di comprendere qualche parola....” -dice. Annota tutto sul quaderno. Dalla SIL, poi, si passa all’Alliance Biblique, che, un po’ alla volta, tradurrà la Bibbia in lingua Gavar. Anche questo è Missione. Domenica prossima celebrerò la messa a Mouftoum. Una delle due comunità della parrocchia in cui non si parla Kapsiki, ma Gavar. Le preghiere sono già tradotte. A modo nostro. Toccando con mano ogni giorno la difficoltà della comunicazione, del capire e del farsi capire, penso alla bellezza di poter pregare Dio e di leggere la Parola di Dio nella propria lingua. Gustandone tutta la ricchezza. Forse, una vita spesa per questo, non è buttata. Grazie Jolanda! Preparatevi. Prendete bastone, bisaccia e cingetevi i fianchi. Stiamo per partire per un lungo viaggio che si concluderà la domenica di Pasqua. La prossima settimana prenderemo un aereo che sorvolerà il Mediterraneo e atterrerà in Africa. Lo faremo insieme, stando seduti nelle nostre case, nelle chiese, nei nostri gruppi di catechismo. Un viaggio in sette tappe raccontato attraverso sette pagine de “Il Settimanale”. La prima, sabato 20 febbraio, ci porterà in Ciad a Ndjamena. Da lì partiremo in jeep verso il Camerun, lungo una strada sterrata. Arriveremo in Camerun nella Chiesa sorella di Maroua-Mokolo per incontrare le comunità che da anni camminano insieme ai nostri missionari fidei donum. Lo faremo grazie ai racconti, ai ricordi e alle fotografie della delegazione diocesana che nel mese di gennaio ha trascorso tre settimane in Africa. Non sarà, però, un semplice resoconto, una mera cronaca di quei giorni. Non vogliamo invitarvi a casa nostra per mostrarvi le foto della nostra vacanza, parlandovi di come è andato il volo, delle ore di sosta alla frontiera o dei tramonti africani. Vogliamo iniziare con voi un viaggio più profondo, che vada oltre la polvere e i sorrisi dei bambini. Un percorso che ci porti a riscoprire il senso della missione e dell’essere missionari ogni giorno della nostra vita, in Africa come in Italia. Ogni settimana vi porteremo con noi lungo una tappa di quel viaggio, condividendo le riflessioni nate e raccolte in quei giorni; domande da cui lasciarsi provocare per riflettere singolarmente o, ancora meglio, in gruppo, come Chiesa. Nelle sette tappe proveremo a conoscere meglio anche i nostri missionari partiti per l’Africa (non a caso proprio sette) e i progetti che, grazie al contributo della diocesi, portano avanti in terra africana. All’organizzazione del viaggio penseremo noi, a voi la scelta di salire sulla jeep che ci verrà a prendere a N’djamena, o rimanere a terra ad aspettare il primo volo per l’italia, guardando la nostra jeep allontanarsi lungo le strade polverose dell’Africa. P A G I N A 14 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 LA CASA ALLOGGIO DEI PADRI SOMASCHI SALUTA UN IMPORTANTE TRAGUARDO “La Sorgente” 10 anni a fianco degli amici malati La celebrazione di giovedì 11 febbraio, presieduta da mons. Diego Coletti, inaugura una serie di eventi per celebrare la storia di questa realtà che accoglie persone sieropositive e in Aids di ENRICA LATTANZI A Como, da dieci anni, all’ombra del campanile della basilica del Crocifisso, la casa alloggio “La Sorgente” svolge la sua singolare attività di accoglienza e accompagnamento in modo silenzioso ed efficace. Frutto del congresso eucaristico diocesano, celebrato nella nostra Chiesa locale nel 1997, la casa nacque come risposta a un bisogno allora emergente nella città di Como, ma non solo: accogliere e accompagnare i malati terminali di Aids. «La barca ha finalmente preso il largo», osservò il giorno dell’inaugurazione, l’11 febbraio del 2000, il direttore Daniele Isidori, assistente sociale, un’esperienza maturata accanto alle persone sieropositive fin dal 1992, gli anni durante i quali la malattia fu scoperta e, come tutte le cose poco conosciute, terrorizzava e disorientava. «Oggi, per Aids, si muore molto meno», ci dice Isidori, che ritroviamo ancora al timone di quella barca. «Proprio ieri un nostro amico ci ha lasciati», ci racconta e ci colpisce con quelle parole così familiari: “un nostro amico”… «Ricordo che i primi tempi avevamo anche uno, due funerali al mese: adesso uno o due all’anno». Merito dei cocktail di farmaci «antiretrovirali o inibitori della proteasi», ci spiega sempre con competenza Daniele: «e così si resta nelle strutture per molto più GLI APPUNTAMENTI Dieci anni a fianco dei malati. Ecco il calendario degli eventi della casa alloggio “La Sorgente” per salutare questo importante traguardo. Giovedì 11 febbraio, presso “La Sorgente” Ore 18.30 S. Messa celebrata da mons. Diego Coletti, vescovo di Como; ore 19.30 cena a buffet e momento conviviale di festa; Sabato 13 marzo, Auditorium del Collegio Gallio, via Tolomeo Gallio 1, ore 20.30 recital, spettacolo di cabaret presentato dal duo “I pali e dispari”; Giovedì 22 aprile, Auditorium del Collegio Gallio, via Tolomeo Gallio 1, ore 20.30 concerto: spettacolo musicale con il gruppo “Sulutumana”; domenica 16 maggio, parrocchia SS. Crocifisso, teatro dell’Oratorio, viale Varese 19 ore 16.30 Sfaccettature: sinfonie di amore e di libertà, rappresentazione conclusiva del laboratorio teatrale presentata dagli ospiti de “La Sorgente”; ore 17.30 rinfresco e festa di chiusura del decennale. tempo, anche otto-dieci anni, e assistiamo a una progressiva cronicizzazione della sieropositività». In questi due lustri molte cose sono cambiate: a restare immutata la forte carica umana e il senso di fiducia, nonostante tutto, che nell’ampia struttura di via Torriani si riesce a respirare. Ce lo ricordano anche il logo e il nome che contraddistinguono “La Sorgente”: due mani unite, l’acqua che sgorga, un raggio di luce sullo sfondo. Nomi e simboli che aiutano a credere, a dispetto delle apparenze e delle circostanze, che sperare si può e si deve. Giovedì 11 febbraio a far visita a “La Sorgente” sarà il vescovo Diego Coletti, che qui venne poco tempo dopo il suo ingresso in diocesi di Como, nel 2007. A volere fortemente questa casa alloggio fu il suo predecessore mobs. Alessandro Maggiolini e la realizzazione fu possibile grazie ai Padri Somaschi, quale segno del carisma di san Girolamo Emiliani, in collaborazione con la Caritas diocesana e le suore Guanelliane. Alle ore 17.30 di giovedì 11 febbraio il vescovo incontrerà e visiterà la casa; poi, alle ore 18.30, la Santa Messa sarà celebrata nella basilica del Crocifisso (sarà presente anche il padre generale dei Somaschi); a seguire un momento conviviale. Dieci anni fa, il giorno dell’inaugurazione, “La Sorgente” accoglieva tre persone e, in pochissimo tempo, arrivò a esaurire i dieci posti disponibili. Oggi la casa si articola su tre servizi: alta integrazione sanitaria (dieci persone), bassa intensità assistenziale (dieci persone), servizio diurno (due persone). Gli ospiti sono sia uomini, sia donne, anche se la parte maschile è la più numerosa (circa i due terzi). Il personale conta una decina di addetti, fra educatori, infermieri, assistenti sociali, operatori socio-sanitari, personale addetto alla pulizia e alla cucina. Una ventina, invece, i volontari che danno una mano nell’animazione. La giornata-tipo prevede momenti comunitari, altri per la sistemazione della propria camera (tutte molto spaziose, in grado di accogliere due persone), altri per il riposo o la visita di amici e familia- Foto William ri, altri ancora per la condivisione di attività di vario tipo, dallo sport al laboratorio teatrale, dal lavoro (di assemblaggio) al decoupage o alla pettherapy. Ampia la “forbice” delle età: dai 35 agli 80 anni. Così come variegate sono le provenienze: la maggior parte dalla provincia di Como, ma il potenziale bacino di utenza è regionale e nazionale (negli ultimi anni ci sono stati anche ospiti di origine straniera). Ad alimentare economicamente “La Sorgente” ci sono i fondi dell’otto per mille messi a disposizione dalla diocesi, l’impegno dei padri Somaschi, la generosità di tanti amici, il sostegno pubblico. Importante anche la provvidenza del Banco Alimentare e del servizio “Siticibo”. Esiste, poi, una convenzione con l’Asl: il servizio socio-sanitario regionale copre interamente le spese degli ospiti dell’alta integrazione e del centro diurno, mentre per la bassa intensità la Regione copre il 70% della retta e il rimanente 30% è a carico dell’interessato o del comune competente. Chi sono gli ospiti che vivono qui? Si arriva a “La Sorgente” o perché si è soli, o perché la famiglia di origine non riesce a far fronte da sola all’assistenza (sia per l’impegno necessario sia per le risorse economiche), o perché la malattia ha intaccato le relazioni, deteriorando i rapporti personali. «Inizialmente – riprende Isidori – i nostri amici giungevano qui avendo già vissuto esperienze difficili, di emarginazione… Non abbiamo mai avuto casi di Hiv trasmesso attraverso trasfusioni. Oggi, però, arrivano anche i cosiddetti “normali”, coloro che pur non essendo assuntori abitua- li di stupefacenti, né apertamente legati alla prostituzione o all’omosessualità, hanno comunque tenuto comportamenti a rischio che li hanno portati al contagio». Com’è oggi, il confronto con l’Aids? «Se ne parla troppo poco - ci risponde Daniele - accrescendo, così, la falsa convinzione che di Aids non si possa più morire. In passato c’erano state campagne informative di prevenzione e formazione. Le cosiddette “categorie a rischio”, sebbene asintomatiche, si sottoponevano a controlli e hanno imparato a proteggersi. Adesso, invece, può capitare di scoprire la propria sieropositività a causa di una polmonite che non guarisce: a quel punto i margini per la terapia sono molto ristretti e nel frattempo quante persone sono state magari contagiate da comportamenti irresponsabili?». La preoccupante diffusione di stupefacenti “sintetici” (come pastiglie o polveri) rende meno riconoscibile il tossicodipendente… Come si può fare prevenzione? «Si tratta di una questione soprattutto culturale ed educativa. Le droghe del week-end o quelle molto diffuse fra i giovani provocano un senso di esaltazione che impediscono di cogliere la pericolosità dei propri comportamenti, abbassano la soglia di percezione del rischio e fanno credere che “a me non potrà mai accadere una cosa del genere”… Sarò banale ma occorre ripartire dall’educazione dei ragazzi, proprio in quei contesti che più sono stati minati e che sempre meno sono “contenitori educativi”: la famiglia innanzitutto, poi l’oratorio, la scuola, la co- munità in generale». Quanto è umanamente impegnativo il cammino quotidiano con gli amici de “La Sorgente”? «Tanto! In un primo momento, come equipe di operatori, ci siamo “attrezzati” per accompagnare le persone, con dignità e rispetto, alla morte, donando loro sensazioni familiari, non asettiche. Uso un’espressione di don Carlo Vinco, da anni accanto ai malati di Aids: “nelle nostre case - disse una volta - si muore con il profumo del minestrone”. Ci riconosciamo in questo clima di “casa”. Poi, con il mutare delle leggi, che hanno allargato le nostre competenze, e con la scienza, che ha allungato la vita di chi è malato, ci siamo “reinventati”, aiutando le persone anche a compiere un cammino di autonomia, perché magari qui alla casa alloggio si rimane solo per un certo periodo di tempo, si riesce anche a svolgere una piccola attività lavorativa esterna… è una realtà molto complessa, che si confronta anche con le dinamiche di chi vive in comunità senza essersi scelto… Ma è nelle difficoltà che si riescono a trovare le risorse più preziose!». Leggo la frase finale che correda il depliant di presentazione delle iniziative per i dieci anni di vita della casa. «In Sorgente viene offerto un percorso che prevede la cura della salute e un sostegno socio-educativo che favorisca il rispetto e la tutela della dignità della persona, secondo valori che si ispirano al Vangelo». Un manifesto oneroso… «Non ci fermiamo alla superficie e non ragioniamo con i criteri di un giudizio e di una critica sterile. Drogarsi è sbagliato. Cerchiamo di far capire ai nostri amici che è sbagliato quello che hanno fatto, ma non per questo sono sbagliati loro come persone. Ci mettiamo in ascolto e invitiamo i nostri ospiti a lasciarsi amare. La sofferenza è la nostra normalità: una sofferenza che non è né bestemmia, né misticizzazione. Non curiamo il corpo, ma la persona per quello che è. Guardiamo alla sua dignità e non alla sua malattia, perché ogni persona ha una dignità da salvaguardare e che nasce dall’essere amata per prima da Dio. Il Vangelo ci dice questo e sono valori universali, condivisi da tutti e che ci permettono di vivere e lavorare insieme, a prescindere dalle convinzioni dei singoli (nello staff c’è anche un operatore musulmano). Questo non significa che ci abbandoniamo al pietismo: il nostro impegno richiede fermezza e il nostro punto di riferimento resta sempre la persona». CRONACA P A G I N A 15 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 UN NUOVO IMPIANTO PER PURIFICARE L’ARIA Smog: la sfida degli ioni sul Municipio M entre le condizioni meteorologiche, con le precipitazioni anche nevose registrate la scorsa settimana, hanno portato ad un miglioramento della qualità dell’aria di Como, sul tetto del Municipio sta per entrare in funzione l’unità bio-ionizzante che dovrebbe portare ad un ulteriore abbassamento delle sostanze inquinanti. Prosegue, intanto, anche in Comune la discussione su come intervenire per evitare il ripetersi di situazioni critiche, soprattutto nel periodo invernale, per ciò che concerne lo smog. Bocciate le targhe alterne, da parte della Giunta comunale, l’indice è stato puntato verso gli impianti di riscaldamento che, statisticamente è provato, contribuiscono in modo preponderante alla presenza di polveri sottili, le famose Pm10, anche nell’aria della convalle. Sono attualmente in corso i controlli da parte degli ispettori comunali sullo Una volta attivato il sistema dovrebbe essere in grado di assicurare una maggiore ossigenazione dell’aria a beneficio dei cittadini di LUIGI CLERICI stato di manutenzione di caldaie e centrali termiche in città. L’obiettivo è quello di arrivare a 700/ 750 controlli prima della prossima estate. L’anno scorso ne furono visionate 531 con l’emissione di 31 sanzioni, pari al numero di impianti di riscaldamento trovati non a norma, per un totale di sanzioni emesse pari a 51.000 euro. Sul fronte della lotta proprio alle Pm 10 suscita curiosità l’entrata in funzione dell’unità bio-ionizzante collocata sul tetto del Municipio di Como. Attraverso questo apparecchio l’acqua viene erogata sotto forma di nuvola ionica nella misura di ben 700.000 ioni per cm³. Si tratta di elementi chimici instabili che, per trovare equilibrio, tendono a legarsi con le sostanze inquinanti ae- rodisperse dando origine ad un equilibrio ionico molecolare. Un sistema, in funzione 24 ore su 24, che non prevede alternazioni a causa dei fenomeni meteorologici (venti, pioggie, sole o neve), e che consuma circa 75 litri d’acqua ogni ora. I primi risultati dovrebbero manifestarsi entro la fine del mese ed, in ogni caso, la sperimentazione proseguirà fino al mese di aprile. Sul fronte viabilistico sembra invece essere tornata d’attualità una proposta già avanzata qualche anno fa da Umberto d’Alessandro, ovvero l’introduzione di un pedaggio sui 3.500 Tir che quotidianamente frequentano il tratto terminale dell’autostrada A9, Milano-Como-Chiasso, situato tutto nel territorio comunale cittadino, ora ripresa da Stefano Molinari. Secondo l’assessore alla viabilità un’idea che merita di essere approfondita anche perché il fiume di mezzi pesanti sovente provoca il blocco del traffico nell’area sud della città, soprattutto in località Lazzago, ovvero nei pres- si dell’uscita autostradale di Como Sud. Ci sono già idee su come utilizzare gli eventuali incassi di questo “balzello”, ovvero da destinare per la realizzazione di nuovi parcheggi o altri interventi che influiscano sul traffico. L’idea del Comune di Co- mo si colloca, inoltre, nel solco di una proposta lanciata dalla Lega dei ticinesi che, da parte sua, ha teorizzato lo stop per i mezzi pesanti internazionali o l’inasprimento della tassa sui Tir per limitare la loro presenza sull’autostrada. CIRCOLAZIONE SU ROTAIA Como aspetta la Monte Olimpino 2 ra l’indifferenza generale lo scorso 1° gennaio il mercato dei servizi ferroviari internazionali di trasporto passeggeri è stato aperto alla concorrenza. Praticamente tutte le imprese ferroviarie europee dispongono ora del diritto d’accesso alle infrastrutture degli altri Stati membri ai fini dell’offerta di servizi internazionali di trasporto passeggeri. Una decisione che apre nuove prospettive per le imprese ferroviarie e per gli amministratori di infrastrutture, che potranno proporre ai viaggiatori prestazioni innovative adatte alle loro esigenze. Si tratta di una nuova situazione che potrebbe contribuire ad acuire la crisi delle linee ferroviarie che transitano da Como, già alle prese con le proteste, ormai quotidiane, sui tagli ai convogli destinati soprattutto al trasporto dei pendolari a Milano e con le disavventure dei pochi treni rimasti che, statisticamente almeno una volta la settimana, si trovano a dover sostenere i disagi di T Foto archivio ritardi e guasti meccanici. Unico segnale positivo in questo scenario sconfortante l’ormai prossima conclusione dei lavori di messa in sicurezza alla galleria Monte Olimpino 2. Entro l’estate la principale via di collegamento ferroviario tra comasco e Canton Ticino, dove prima della chiusura transitavano quotidianamente circa 80 treni merci, dovrebbe quindi tornare ad alleggerire l’impatto del traffico ferroviario, passeggeri e merci, che ora interessa la linea all’aperto con evidenti disagi le- gati al transito dei convogli (rumori intensi e frequenti, vetri che tremano e forti vibrazioni) per i cittadini che abitano nelle vicinanze della linea ferroviaria. Ricordiamo che l’opera di risanamento del tunnel ferroviario, i cui costi hanno complessivamente superato i 50 milioni di euro, è stata resa necessaria per impedire alle acque delle falde sottostanti di penetrare nella galleria attraverso la posa di un nuovo rivestimento impermeabile. Un intervento che ha anche consentito inoltre la com- Ormai prossima la conclusione dei lavori di messa in sicurezza della galleria. Entro l’estate la principale via di collegamento ferroviario tra comasco e Canton Ticino dovrebbe tornare ad alleggerire l’impatto del traffico ferroviario, passeggeri e merci a ridosso del confine pleta messa in sicurezza dell’infrastruttura. Entro la prossima estate, quindi, il tunnel dovrebbe riaprire al traffico ferroviario. Attualmente nel tunnel lavorano circa 180 operai, suddivisi su tre turni in un cantiere aperto tutti i giorni della settimana. Il riutilizzo della galleria, dunque, permetterà di ripristinare i collegamenti merci e passeg- geri tra Italia e nord Europa e viene visto con interesse anche in funzione dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni comunitarie di cui prima abbiano accennato. Tale liberalizzazione riguarda le imprese ferroviarie in possesso di licenza e dei certificati di sicurezza necessari ad operare servizi internazionali. Nell’intento di creare condizioni economiche realistiche per lo sviluppo di tali servizi l’autorizzazione comprende il diritto di cabotaggio per i treni internazionali, vale a dire il diritto di far salire e scendere passeggeri in stazioni situate in altri Stati membri. Gli Stati membri saranno comunque autorizzati, nel rispetto di alcune condizioni, a limitare il diritto d’accesso sulle linee soggette a contratti di servizio pubblico e a riscuotere diritti a fronte dei servizi ferroviari di trasporto passeggeri, intesi a compensare il costo dei contratti di servizio pubblico. Su questo fronte molti politici, anche comaschi, stanno all’occhio. L.Cl. 14 FEBBRAIO INCONTRO CON I SOCI DEL MOVIMENTO APOSTOLICO CIECHI Il Movimento Apostolico Ciechi di Como informa i suoi soci che domenica 14 febbraio, alle ore 9.30, presso l’Istituto “Don Guanella”, si terrà il consueto incontro dei soci del MAC, a cui seguirà il pranzo, da prenotare. Sarà presentata la scheda formativa dall’assistente, don Giorgio Pusterla, e a seguire una proiezione che illustra l’attività di don Corrado Necchi in terra di missione. Data l’importanza del tema, si invitano i soci ad aderire con prontezza. CRONACA P A G I N A 16 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 SEGNALI POSITIVI. UNICA IN LOMBARDIA Turismo: Como sorride L a ripresa c’è e si vede. Il turismo, in provincia di Como, tiene, rilancia e si candida quale possibile locomotiva per la generale ripresa economica del territorio. Sono confortanti gli ultimi dati relativi all’andamento del comparto in provincia di Como. «Dati più che positivi - conferma l’assessore provinciale al Turismo Achille Mojoli, al termine del consueto tavolo che riunisce chi si occupa di settore in provincia di Como -. La comparazione tra il 2008 e il 2009 ci dice che lo scorso anno, la nostra provincia è stata l’unica, in tutta la Lombardia, a far segnare un dato positivo in questo ambito. + 5,57% in termini di arrivi e + 3,22% in termini di presenze. Percentuali che, tradotte in numeri, ci dicono di circa 47 mila turisti in più che sono arrivati sul Lario e di circa 73 mila presenze». Quali le ragioni di questo trend, in forte controtendenza rispetto alla grave crisi che sta soffocando altri settori? È lo stesso Mojoli ad aiutarci a “leggere” i dati. «Tre appaiono, in buona sostanza, le ragioni che hanno favorito il turismo sul Lario lo scorso anno. Ad agevolarci sono state, in primo luogo, le condizioni meteo, che hanno, per lo più, generato un clima mite e soleggiato, favorevole alla scelta di vacanze di breve o media durata. Da registrare, in secondo luogo, anche la grossa capacità di reazione che il settore alberghiero ed extralberghiero ha saputo mettere in gioco per fronteggiare la crisi in atto. Si è scelto di ridurre i propri margini di guadagno pur di rimanere nel mercato, con una riduzione dei prezzi vicina al 20%. Una strategia che, indubbiamente, ha premiato. Da ultimo è risultata premiante la strategia messa in campo, Il confronto tra i dati del 2009 e quelli del 2008 confermano la sostanziale tenuta del comparto d’intesa con la Camera di Commercio, che ha privilegiato e qualificato ancora di più l’approccio con tour operator italiani ed esteri per vendere al meglio il prodotto lago di Como a livello mondiale. E non è un caso, su questo fronte, che a crescere in misura percentuale molto rilevante, in termini di presenza turistica, siano stati proprio quei paesi, come Francia e Belgio, su cui lo scorso anno si è puntato molto in termini di coinvolgimento di operatori turistici e di stampa specializzata». «Il messaggio forte che mi sento di dare - prosegue Mojoli - con questi dati alla mano è che il turismo è forte e sta tenendo bene. Garanzia di preziosa risorsa e volano economico anche per il futuro. Al Tavolo del turismo il compito di mettere a fuoco modalità e strategie per crescere ancora e sempre meglio». Il Tavolo del turismo: si gioca, con ogni probabilità, proprio sulla sinergia instauratasi tra i vari attori del comparto il successo raggiunto negli ultimi mesi. Tavolo che, recentemente, ha aperto le porte anche al mondo della scuola, a chi sui banchi prepara le strategie per accogliere al meglio il turista di domani. «La scelta di far accedere al tavolo anche le scuole che operano nel settore - spiega la prof.ssa Magda Zanon, preside dell’Istituto Caio Plinio, che ospita un corso di perito turistico rappresenta, certamente, un passo decisivo nella direzione di rafforzare la sinergia tra i diversi attori del settore, al fine di rendere la proposta sempre più qualificante, ma I DATI 902.963 arrivi nel 2009 contro gli 855.313 del 2008 b(+5,57%) e 2.321.481 presenze nel 2009 contro i 2.249.069 del 2008 (+ 3,22%). Questo il dato “forte” che premia la provincia di Como, unica il Lombardia con il segno più. Resta la sofferenza per il settore alberghiero, indubbiamente il più colpito dalla crisi. Il segno meno, però, è limitato sul fronte delle presenze straniere, con un -4,35% rispetto al 2008 (1.178.522 contro 1.232.084). Exploit invece per l’extralberghiero, che ha fatto registrare, nel complesso, un + 16,46% in termini di arrivi e un + 20,19% in termini di presenze. Soffrono, in special modo, i 5 stelle lusso (-3,84% in termini di arrivi e -9,02 in termini di presenze). «Si tratta di un problema strutturale che non ci impedirà di investire nel settore - spiega Mojoli -. Ne è la prova il fatto che a giugno aprirà a Blevio un resort 5 stelle presso l’ex Villa Rocca Bruna, 10 suite a disposizione dei turisti più esigenti». Uno sguardo alle nazionalità. Restano negativi gli afflussi dei turisti di matrice anglosassone (Regno Unito, Usa, Irlanda, Australia) ed il Giappone, sia sul fronte degli arrivi che delle presenze. In ogni caso a registrare il tetto più alto di arrivi (106.138) e di presenze (309.214) nel 2009 sul Lario è stata la Germania, seguita dai Paesi Bassi e, seppur in calo, del Regno Unito. Mediamente tra 4 e 5 giorni la permanenza media dei turisti sul Lario, in generale in calo anche se di pochi decimi (da 3,08 giornate nel 2008 a 2,91 nel 2009 per l’Irlanda; da 4,59 a 4,87 per i Paesi Bassi, etc.). Importante il confronto con il 2005, dal quale si nota il progressivo incremento in termini di arrivi e presenze: 658.353 arrivi e 1.691.900 presenze in provincia nel 2005 contro i 902.963 arrivi e i 2.321.481 presenze del 2009 la dicono lunga sui progressi compiuti sul fronte dell’accoglienza negli ultimi anni. anche di formare operatori che al meglio sappiano adattarsi alle richieste del territorio. I nostri periti turistici dovranno acquisire uno stile flessibile. Maturare, cioè, la capacità di leggere il territorio, ma anche di percepire le richieste che arriveranno oltre confine. Fondamentale, tra gli operatori, dovrà essere la conoscenza delle lingue per far davvero sentire il L’UNIONE CIECHI E LA GITA SOCIALE DI MAGGIO. APERTE LE PRENOTAZIONI Il Consiglio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como ha deciso di organizzare la gita sociale in più giorni dal 16 al 22 maggio 2010, anticipando di una settimana rispetto alle date indicate nella recente circolare bimestrale della sezione, con meta la Campania: nei cinque giorni di permanenza nella bellissima regione si visiteranno la città di Napoli, le isole, Sorrento, Pompei, la Costiera Amalfitana e sicuramente la Reggia di Caserta. Nelle prossime settimane si concorderà con l'agenzia di viaggi Le Vecchie Mura il programma definitivo, i costi e gli appuntamenti. Agli interessati l’Unione chiede di comunicare l’eventuale adesione entro la fine di febbraio in ufficio al numero 031-570565. Solo se vi saranno sufficienti iscrizioni si potrà procedere nell'organizzazione della interessantissima gita. turista a proprio agio». Un richiamo importante in un distretto turistico in cui soltanto il 10% degli operatori mastica più di una lingua. «Il futuro è nostro - continua Mojoli -. Dobbiamo saperlo cogliere con la debita preparazione. Il mondo deve sapere che l’offerta turistica del lago di Como è d’eccellenza. Ciò non soltanto in termini di lusso (dai 5 stelle in su) perchè disponiamo alcuni dei migliori hotel del mondo, ma anche perché esiste un servizio persona-lizzato e di altissima qualità che attraversa alberghi, campeggi, bed & breakfast. L’extralberghiero, se ben gestito, non si pone certo in concorrenza rispetto agli altri ambiti del comparto, piuttosto ne qualifica e ne amplia l’offerta». «Con soddisfazione re- gistriamo questi segni positivi - aggiunge Alberto Proserpio, presidente dell’Associazione Albergatori di Como -. Possiamo dire con certezza di aver ormai toccato il fondo della crisi e che la ripresa è incominciata. Lo conferma l’ampio margine di prenotazioni di cui disponiamo, che ci fa ben sperare per i prossimi mesi. La formula dei work shop rivolti a tour operator si è rivelata vincente. Proseguiamo dunque lungo questa strada. La sfida dovrà ora essere quella di investire di più sui grandi eventi, così da incentivare il turista a rimanere qualche giorno in più e non fermarsi per poche notti». Che cosa dire, invece, dell’annosa questione legata alla stagionalità? «Il tema è caldo - spiega Proserpio -, ma sta dando positive risposte tra gli albergatori. Io credo sia necessario che gli alberghi restino aperti almeno 11 mesi l’anno. Oggi sono ancora molti i gestori che preferiscono chiudere a ottobre e riaprire a marzo, ma qualcosa sta cambiando e con essa sta maturando la consapevolezza dell’importanza di slegarsi dalla stagionalità, garantendo un’offerta il più possibile senza tempo». M. Ga. CELEBRAZIONE LOURDIANA A CAMERLATA In concomitanza con le Celebrazioni al Santuario di Lourdes per la Festa di Santa Bernadetta, il Gruppo Turistico Rebbiese unitamente alle parrocchie di Sant’Antonio, Camerlata, Breccia e Rebbio, invitano pellegrini e devoti a partecipare alla celebrazione lourdiana promossa per giovedì 18 febbraio con il seguente programma: ore 20.30 chiesa parrocchiale di Sant’Antonio – Camerlata, celebrazione della Santa Messa a cui farà seguito la “Processione con le fiaccole” con il seguente percorso: Via Kolbe Chiesa di Sant’Antonio), Via Belvedere, Via Del Lavoro, Via R. Romana, Via Lissi, Oratorio di Rebbio: Grotta di Lourdes Importante: Si potrà raggiungere la Parrocchiale di Sant’Antonio anche con un bus-navetta gratuito in partenza da Breccia - fermata bus di via Perego - alle ore 19.45 e 20.10 con sosta a Rebbio - via Varesina angolo via Lissi 11. e Camerlata distributore Agip. Il medesimo servizio verrà offerto al termine della funzione, a quanti dovranno far ritorno a Breccia, a Camerlata e a Sant’Antonio. Presso le Parrocchie di Rebbio e Sant’Antonio saranno in distribuzione “ lumini” per illuminare finestre e balconi lungo il percorso. La Funzione avrà luogo anche in caso di cattivo tempo CRONACA P A G I N A Como 17 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 IL RITROVAMENTO DI UNA PREZIOSA STATUA CINQUECENTESCA L’apostolo Andrea e l’ospedale S. Anna C hissà quanti di noi l’avranno vista quella statua. Imponente con i suoi due metri e mezzo di marmo, posta nel piccolo piazzale accanto al reparto di radioterapia dell’Ospedale S. Anna di Como. Eppure nessuno si è mai accorto che quella non era una statua come le altre, ma una delle dieci raffigurazioni degli apostoli che da secoli abbelliscono la navata centrale del duomo di Como. Un’opera dall’alto valore artistico, realizzata all’inizio del 1500, che raffigura l’apostolo Andrea. È lì, in quel piazzale accanto alle auto, che gli esperti della diocesi l’hanno ritrovata e, con la collaborazione della direzione dell’ospedale, messa provvisoriamente in sicurezza nei magazzini di via Napoleona. Nel parco dell’ospedale è stata ritrovata anche un’altra statua, seppur di minor valore artistico, appartenente alla Fabbrica del Duomo: la raffigurazione settecentesca di un Vescovo, probabilmente San Benedetto. L’annuncio dei ri- Imponente con i suoi due metri e mezzo di marmo, posta nel piccolo piazzale accanto al reparto di radioterapia del presidio, l’opera ha svelato una storia del tutto particolare di MICHELE LUPPI trovamenti è stato dato, venerdì 5 febbraio, dai vertici dell’Ospedale S. Anna e dal direttore dell’Ufficio diocesano di inventariazione Beni Culturali, don Andrea Straffi. È stato proprio il sacerdote diocesano a rimanere incuriosito da quella scultura, iniziando le ricerche. “Andando a trovare un malato - racconta - sono passato accanto alla statua e ne sono rimasto colpito perché ricordavo che nei depositi della cu- ria conserviamo il basamento di una raffigurazione dell’apostolo Andrea di cui non avevamo il corpo. È da lì che siamo partiti con le ricerche scoprendo che quella era proprio la statua che mancante della cattedrale”. A spiegare le tappe di questa lunga storia incominciata agli inizi del 1500 è Alberto Rovi, esperto comasco di storia dell’arte e collaboratore della diocesi. “La statua dell’apostolo Andrea - precisa - è stata realizzata nel 1500 dalla famiglia Cassina di Meda che lavorava stabilmente per la Fabbrica del Duomo. Furono loro a realizzare le dieci statue di apostoli posizionate sulle dieci colonne della navata centrale”. Le raffigurazioni in marmo bianco degli apostoli sono ancora visibili sulle colonne a circa quattro metri di altezza. Tutte tranne una: quella dell’apostolo Andrea. “Negli archivi della diocesi - continua Rovi abbiamo trovato alcuni documenti che attestano come nel 1741, due architetti vennero incaricati di progettare un pulpito in legno per la cattedrale. È per far posto a questa nuova struttura che, l’anno successivo, la statua venne spostata e posta nei magazzini della curia”. Ma come ha fatto la statua a finire al S. Anna? “La statua - spiega don Straffi - rimase nei depo- siti della Fabbriceria del Duomo fino al 1853 quando fu trasferita al S. Anna che allora si trovava in via Cadorna. Nei nostri archivi abbiamo un documento in cui la curia concede le due statue, ora ritrovate, in custodia all’ospedale che le avrebbe utilizzate come elementi decorativi”. Da allora le tracce delle due opere si erano perse fino al ritrovamento di pochi mesi fa. E ora? “Il nostro obiettivo - conclude don Straffi è quello di valorizzare queste opere, in particolare quella dell’apostolo Andrea, restituendole alla cattedrale. Dai documenti in nostro possesso risulta che le statue erano consegnate solo a titolo di custodia quindi la proprietà rimane della Fabbriceria. Certamente l’opera dovrà essere restaurata per riportarla all’antico splendore ma stiamo, già, pensando alla sua collocazione in cattedrale. Non potendo togliere il pulpito, è probabile che possa trovare spazio sulla stessa colonna in cui era in origine (l’ultima prima dell’altare, ndr) semplicemente un po’ spostata verso destra. Una decisione che sarà presa in accordo con la sovrintendenza che è già stata avvisata del ritrovamento”. Da parte del S. Anna c’è la massima disponibilità a collaborare. “Si tratta di capire quali passi legali sono necessari - ha spiegato il direttore generale Andrea Mentasti -, ma da parte nostra c’è la massima disponibilità perché questa opera torni alla città e alla diocesi. E speriamo che questo ritrovamento sia di buon auspicio per il nuovo ospedale”. IMPORTANTE ACCORDO REGIONALE Non autosufficienza: in arrivo un bonus I mportante accordo in regione sul fronte della non autosufficienza. È infatti in arrivo un bonus di 1.300 euro per le famiglie che hanno un anziano o un disabile ricoverato in una struttura residenziale e percepiscano ammortizzatori sociali o abbiano figli minori a carico. È quanto prevede l’accordo recentemente raggiunto con la Regione da Cgil, Cisl, Uil e dai sindacati dei pensionati. Complessivamente, il Pirellone ha stanziato 17 milioni di euro e prevede di rispondere alla richiesta di 13-14mila famiglie. “È un accordo importante, il nono negli ultimi 18 mesi, che si inserisce in un’intensa stagione di intese con la Regione sul lavoro e sul reddito - ha sottolineato Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia -. È un passo molto positivo, stiamo costruendo pezzi di welfare lombardo, dove non c’è retorica, ma risposte concrete”. Soddisfatti anche i sindacati dei pensionati: “L’intesa afferma il principio In arrivo un bonus di 1.300 euro per le famiglie che hanno un anziano o un disabile ricoverato in una struttura residenziale e percepiscono ammortizzatori sociali o hanno figli minori a carico della solidarietà intergenerazionale - sottolinea Attilio Rimoldi, segretario generale della Fnp Cisl Lombardia - e riconosce il fatto che per la non autosufficienza occorrono aiuti concreti”. I beneficiari del buono famiglia dovranno possedere i seguenti requisiti: - residenza in Lombardia; - il richiedente sta contribuendo al pagamento della retta di un familiare ricoverato in una struttura residenziale in Lombardia. Stanti questi due requi- siti: - nel nucleo familiare del richiedente deve essere presente almeno un figlio minorenne (sono compresi i minori in affido familiare). L’indicatore della situazione di reddito familiare (ISR) non deve essere superiore a 22mila euro; - il richiedente deve percepire ammortizzatori sociali in conseguenza della interruzione o sospensione del rapporto di la- voro. Come detto, per il 2010 ai beneficiari verrà riconosciuto un buono dell’importo annuo di 1.300 euro. L’erogazione avverrà in un’unica soluzione tramite accredito su conto corrente bancario/postale o, solo per coloro che non sono titolari di conto corrente, attraverso invio di assegno di bonifico. Entro il mese di aprile 2010 le parti si incontre- ranno per verificare il numero delle domande presentate e le relative risorse erogate, allo scopo di individuare eventuali risorse disponibili utili sia alla riapertura del bando che all’eventuale incremento della quota da erogare, in particolare con riferimento al numero dei figli. La domanda va presentata presso gli sportelli territoriali delle Asl dal 15 febbraio al 5 marzo. PUNTO CUORE IN STRADA FINO A PASQUA. LA PREVENZIONE PASSA ANCHE DA QUI Dal 12 febbraio fino a Pasqua, in via Vittorio Emanuele-angolo via Indipendenza, sarà attivo il “Punto Cuore”, con iniziative dedicate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Tutti i giorni, dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 15 alle 18, sarà possibile misurare pressione, colesterolo e fattori di rischio. Verranno anche proposte le noci e il melograno, i “prodotti del cuore”, e verranno venduti gli ultimi biglietti della lotteria “Parole di cuore”, la cui estrazione è prevista per il giorno di San Valentino (primo premio un’automobile). Ulteriori informazioni sul sito www.comocuo re.org e allo 031278862. CRONACA P A G I N A Como 18 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI L’Ana di Como, una giovinezza lunga 90 anni I l 5 luglio 1920, a poco meno di un anno dalla costituzione dell’Associazione Nazionale alpini, nasceva presso il “Gran bar Lario” la Sezione di Como, una tra le prime in Italia. Novant’anni, un’età che fa pensare subito alla vecchiaia ed ai suoi naturali acciacchi. Eppure, la Sezione Alpini di Como, forte dei suoi oltre settemila iscritti distribuiti tra centoventidue gruppi sul territorio provinciale, continua ad avere la vitalità e l’energia dei tempi della fondazione. Anzi, è corretto dire che continua a ringiovanire. Il segreto? Pur rimanendo saldamente aggrappata ai suoi scopi, valori e ideali iniziali, che ne costituiscono la spina dorsale, la Sezione di Como è stata capace di stare al passo con i tempi e, a volte, di precorrerli, sotto la sapiente guida dei presidenti succedutisi alla sua conduzione. Un’associazione ben presente e radicata sul territorio; un’associazione che si è saputa guadagnare stima e credibilità, grazie al suo costante impegno in molteplici direzioni, che vanno dalle celebrazioni, alla cultura, allo sport ed al campo della Protezione Civile. Anche nella recente emergenza Abruzzo, gli alpini comaschi hanno avuto un ruolo di prim’ordine con la presenza conti- Era il 5 luglio 1920 quando nasceva, presso il “Gran bar Lario” la prima sezione alpina comasca, una tra le prime in Italia nua di volontari. Per celebrare degnamente il novantesimo compleanno, il presidente Achille Gregori, giunto al suo dodicesimo anno di guida del sodalizio, ha voluto che il 2010 fosse costellato di avvenimenti con l’impronta alpina. Sarà un anno capace di soddisfare un po’ tutti i gusti; un anno in grado di lasciare un’impronta, perché il primo scopo degli alpini è proprio quello di diffondere il contagio dei valori che da ben novant’anni propugnano. In realtà, l’avvio delle celebrazioni è stato dato a metà dello scorso dicembre, con la presentazione al pubblico del libro “Comaschi in guerra”, opera fresca di stampa ed inserita nella collana storica di Mursia Editore. Libro che, per il suo valore culturale ed educativo, ha ottenuto il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como. È una rassegna di memorie, raccolte tra gli alpini comaschi reduci dall’ultimo conflitto mondiale. Ma ecco un po’ più nel dettaglio il programma degli eventi. Nel corso dell’anno verrà rappresentato cinque volte (una per ognuna delle zone di competenza della Sezione) un lavoro teatrale dal titolo “Il cappello alpino racconta”. Sarà in scena la ‘Compagnia Felice Spindler’, accompagnata dai cantori del ‘Nigritella’. Lo spettacolo, che è stato proposto la prima volta il 6 febbraio scorso al Teatro Excelsior di Erba, è la storia degli alpini, dalla costituzione del Corpo ad oggi, raccontata da un cappello alpino. È un racconto di fatti, ma anche di sensazioni provate da un cappello, portato in testa da un alpino durante il servizio militare e dopo il congedo. I brani, recitati dagli attori della Compagnia Felice Spindler, si alternano a canti eseguiti dal Coro Nigritella. Entrambi i gruppi sono di Monte Olimpino. Il Collegio Gallio in Como ospiterà l’esibizione di cinque gruppi folkloristici: il friulano e quello trevigiano in marzo, quello aostano in aprile, l’altoatesino in settembre e quello occitano (cuneese) in ottobre; lo scopo è di far rivivere, almeno per una sera, l’atmosfera in cui vissero e operarono gli alpini della Sezione durante il loro servizio militare; servizio svolto appunto su tutto l’arco alpino. Ancora in marzo si svolgerà una grande esercitazione di Protezione Civile, finalizzata alla manutenzione e salvaguardia dell’ambiente, estesa anche ad altre Sezioni Ana; attività, questa, che non poteva mancare, vista l’importanza che l’unità di Protezione Civile della Sezione di Como riveste nell’ambito del volontariato Ana al servizio della nazione e spesso dei Paesi stranieri. A giugno saranno allestite mostre fotografiche e di pittura, per proporre ai visitatori immagini di vita, attività e storia degli alpini; mostra collegata alla manifestazione commemorativa della fondazione, che radunerà nella tradizionale sfilata gli alpini del territorio e delle altre sezioni. Il mese successivo, squadre di soci della Sezione saliranno a quattro vette significative della nostra zona prealpina, sottolineando che, pur nella grande trasformazione avvenuta nelle Forze Armate, sopravvive il legame in- CIRCUITI TEATRALI LOMBARDI ... e lo spettacolo continua Sette comuni coinvolti, 16 appuntamenti in calendario. Ha preso il via lo scorso 6 febbraio la nuova edizione della rassegna dei Circuiti Teatrali Lombardi. Storie di personaggi famosi verranno mescolate a storie di gente qualunque, visitate però da avvenimenti eccezionali ed inconsueti. Sette, come detto, to i comuni coinvolti sul territorio, con ben 16 spettacoli che saranno rappresentati oltre che a Como, Cantù, Erba, Faloppio, Olgiate Comasco, Orsenigo e Turate, anche a Campione d’Italia. Ad aprire la rassegna è stata Como sul palcoscenico del Teatro Sociale il 6 febbraio con Robert Schumann, ovvero la poesia della musica, in collaborazione con l’Associazione Carducci. Il teatro cittadino, capofila del Circuito, ospiterà l’11 febbraio “Provando in nome della madre” che vedrà il ritorno in città di Erri De Luca, celebre romanziere, che vestirà i panni del regista, dell’autore e dell’attore, inscenando un proprio testo. Il 15 febbraio Como ospiterà Emma Dante che dopo il grande successo della Carmen scaligera porterà in città “Le Pulle”, sorta di operetta amorale di carattere popolare in cui la recitazione si alternerà con il canto. Il calendario comasco ospiterà in locandina anche un altro grande nome del teatro di ricerca italiano: Danio Manfredini. Manfredini tornerà a Como dopo oltre vent’anni il 22 aprile, con “Tre studi per una crocefissione”, capolavoro storico che vede alternarsi sul palco tre soggetti teatrali, un malato men-tale, un transessuale ed un extracomunitario. Giuseppe Battiston, tra gli attori emergenti del cinema nostrano, sarà al Sociale il 25 febbraio con “Orson Welles’ Roast”, un’imperdibile maratona cinematografica che ricalcherà il percorso artistico del celebre cineasta americano. La comicità approderà a Como l’8 marzo con “Stasera Ovulo” di Carlotta Clerici, con Antonella Questa, per un tuffo iro-nico nella realtà femminile, nei problemi della sterilità e nella maternità over 35. Tra marzo e maggio la Cooperativa Attivamente sarà in scena con “Girotondo” (27 marzo), “87 tasti: Tom Waits” (9 aprile) e “Tutti i colori del buio” (8 maggio). Molto interessanti anche gli spettacoli che saranno ospitati dai teatri di provincia, il cui calendario completo sarà pubblicato sul sito internet del Teatro Sociale, www.teatrosocialecomo.it, e sul portale della Regione Lombardia, www.lombardiacultura.it. dissolubile tra i soldati con la penna nera e la montagna. Ad ottobre, esercitazione dimostrativa della squadra di cinofili operante in seno all’unità di Protezione Civile; ci sarà poi una serata dedicata ad una rassegna di cori alpini locali. A dicembre, conclusione in grande stile, con un concerto di “rango” del coro “I Crodaioli” del maestro Bepi De Marzi, compositore di fama nell’ambito della musica legata alle tradizioni montanare e alpine, fra cui primeggia il conosciutissimo canto “Signore delle cime”, riconosciuto ormai come preghiera. Un anno intenso quindi, che regalerà al pubblico comasco tante occasioni si svago e mille spunti di riflessione. ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al: 800-087897 Questi i nuovi orari: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.30 CRONACA ComoScuola P A G I N A 19 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/3 L’Istituto San Carpoforo S an Carpoforo si trova a metà collina, sotto la torre medievale del Baradello, accanto alla più antica basilica protoromanica della città. Fu anticamente un monastero, poi una ricca dimora privata e, in seguito, è diventata la sede del nostro Istituto scolastico. La storia della scuola prende origine da una comunità religiosa che, nell’autunno del 1919, venne a Como per aprire un istituto superiore che aveva come scopo l’abilitazione per l’insegnamento della lingua francese. Poco dopo, però, la “riforma Gentile” tolse valore a quel titolo e, le religiose, senza farsi prendere dallo sconforto, continuarono a formare le loro alunne facendole studiare anche alle università per stranieri di Grenoble e Parigi. I sentimenti che animavano le religiose e che tuttora formano la solida base del loro insegnamento sono l’entusiasmo, l’audacia e la buona volontà, ed è questo spirito che ha sempre contraddistinto la scuola, anche nei momenti più difficili, come durante la seconda guerra mondiale quando le religiose francesi dovettero tornare in patria, mentre le suore italiane rimasero a fare il loro lavoro in condizioni disagevoli, finché l’istituto non fu requisito dallo stato per essere utilizzato come ospedale militare. Finita la guerra, la struttura fu riconvertita a scuola e furono riaperte la scuola materna, la scuola elementare, la ISTITUTO SAN CARPOFORO via S. Carpoforo, 7 Como tel. 031-260454 La storia della scuola prende origine da una comunità religiosa che arrivò in città nell’autunno del 1919 scuola commerciale e il ginnasio. Passato un ventennio intenso ed operoso la congregazione francese venne unita all’ordine delle suore dell’Assunzione creando un’unica famiglia che condivise lo stesso spirito, stile di vita e carisma educativo. L’istituto San Carpoforo così continuò a vivere e prosperare. Dopo un breve periodo fu aperta anche la scuola media; la fine degli anni Sessanta consacrava l’impegno nella scuola materna ed elementare a cui venivano dedicati sforzi, energie e nuove competenze. Dal 1970 San Carpoforo è quindi una scuola ricca e animata da piccoli dai tre agli undici anni. Scuola a tempo pieno, che accoglieva e accoglie, anche prima e dopo l’orario scolastico, i bambini i cui genitori hanno orari di lavoro che non coincidono con quello normale della scuola. Il nostro è un Istituto che si impegnava, si impegna e si impegnerà ad innovare, ad allargare gli spazi educativi con materie integrative e attività tese a sviluppare la sfera educativa, psicofisica e affettiva del bambino. La scuola secondaria di primo grado è più recente, infatti, ed è stata avviata nell’anno scolastico 2005-06 con l’intento di far seguire un percorso completo e didatticamente affascinante ai ragazzi dopo il percorso della scuola primaria. Da allora l’Istituto ha sempre svolto la sua opera di accoglienza e preparazione di generazioni di bambini e ragazzi, che nel tempo hanno conservato in loro il ricordo di giorni sereni e di un clima familiare e ricco di stimoli respirato nella scuola. L’edificio ha conservato le caratteristiche strutturali del monastero e nel corso del tempo la scuola si è dotata di un’attrezzatura moderna, funzionale e tecnologica ed è circondata dal verde di un ampio parco e di un giardino, dove l’affascinante contatto con la natura, insieme ad una formazione profondamente cristiana e modalità educative incentrate sul rispetto, l’accoglienza dei singoli temperamenti e all’avanguardia dal punto di vista della didattica e degli apprendimenti divengono esperienze di vita. In questo senso la scuola non si limita ad accogliere ogni individualità, diversa e affascinante, ma va oltre, considerandole ricchezza con cui valorizzare e promuovere l’identità personale e culturale di ciascuno all’interno dei rapporti tra compagni e docenti che, mentre preparano il singolo alunno al lavoro scolastico, pongono basi salde per formare i cittadini di domani. SANTA MARIA EUGENIA La vita. M. Eugenia Milleret de Brou è una donna d’azione e di fede che in un secolo inquieto e contraddittorio, il XIX, decide di scommettere sull’intelligenza, la generosità, la libertà e la forza di carattere dei giovani, fondandosi sul Vangelo e sull’azione dello Spirito. Anticonformista nelle vedute lo è già nella sua storia personale: nata nel 1817 in una famiglia non credente della borghesia liberale, sviluppa, molto giovane, attraverso le letture, una curiosità inquieta, alla ricerca di conoscenza e di verità. A questa tensione dell’intelligenza si aggiungeranno, durante l’adolescenza, esperienze dolorose: il fallimento economico del padre, banchiere a Metz, la separazione dei genitori e la morte prematura della madre. Affidata successivamente a due famiglie di parenti, passa da una vita mondana di provincia ad un ambiente di pietà rigida e opprimente nel quale conosce solitudine ed incertezza. All’età di 19 anni, nella cattedrale di Notre Dame, a Parigi, ascolta le parole di un famoso domenicano, padre Lacordaire. Qui la sua inquietudine trova pace. La verità del Dio di Gesù Cristo risponde ai dubbi della sua intelligenza. Si converte e comincia a sognare una società trasformata dal Vangelo. Crescono in lei il coraggio e la determinazione per realizzare, all’età di 22 anni, il progetto di una nuova famiglia religiosa consacrata all’educazione dei giovani. Intuisce che le donne possono prendere parte attiva alla costruzione e alla trasformazione della società. La Chiesa ha riconosciuto come opera dello spirito le sue intuizioni educative e il suo cammino di santità e l’ha proclamata santa il 3 giugno 2007. Le religiose oggi. Oggi le religiose dell’Assunzione sono presenti in 34 nazioni: 8 in Europa, 5 in Asia, 10 in America, 11 in Africa. Le suore sono approssimativamente 1200 e vivono in circa 170 comunità attraverso il mondo. Il ramo laico - assunzione insieme - formato da amici dell’assunzione e da Comunità o Fraternità Assunzione, comprende alcune migliaia di amici sparsi nel mondo. Tra essi c’è chi sceglie di impegnarsi a seguire il cammino di vita almeno per la durata di un anno. Questo cammino si ispira alla regola di vita delle religiose e propone ai laici l’esperienza cristiana secondo la spiritualità dell’assunzione, ponendo l’accento sui tre poli principali: preghiera, comunità e missione. I RAGAZZI DI SAN CARPOFORO RACCONTANO I ragazzi di San Carpoforo, molti dei quali sono nella scuola dalla tenera età di tre anni, vivono buona parte della loro giornata tra compagni, lezioni, insegnanti e varie attività. Questo modo di vivere e l’appartenenza all’Istituto emergono dalle semplici e concrete parole degli alunni stessi. Tommaso, racconta: “San Carpoforo per me è una scuola dove non solo ci vengono insegnate le solite materie, come inglese o storia, ma ci viene insegnato ad amare il Signore ed a voler bene ai nostri compagni, professori, suore e a tutti gli uomini e le donne del mondo. A scuola ci viene insegnato a diventare persone oneste, intelligenti e sempre migliori”. Dalle parole di Tommaso si capisce come la presenza delle suore dell’Assunzione sia fondamentale per i ragazzi e gli insegnanti e come questa presenza scandisca lo scorrere dell’anno. Eleonora aggiunge: “Nella mia scuola ogni festa è importante per pregare e riunirci insieme, per esempio, in ognuna delle settimane dell’Avvento, il lunedì si andava in Basilica per pregare e prepararci meglio al Natale. Anche i fatti brutti che possono succedere nella vita di tutti i giorni diventano importanti per imparare a soffrire insieme e non sentirsi soli. A noi è capitato con la morte della nostra maestra. E’ stato un fatto doloroso, ma ci ha unito molto di più sia come compagni di classe sia con gli insegnanti che ci sono stati molto vicini”. Da questo racconto emerge come il rapporto tra ragazzi e docenti si basi sull’accoglienza, la partecipazione comune, la lealtà e il rispetto. Gli insegnanti cercano in tutti i modi di valorizzare ogni individualità, aiutando chi è in difficoltà e perfezionando le eccellenze. Ciò avviene non solo con le classiche lezioni, ma anche con altre forme comunicative che sono spiegate benissimo dalle parole di Rachele: “In classe partecipiamo a tante attività divertenti, nelle quali impariamo molto: facciamo dei concorsi con le altre scuole, le lezioni di teatro, delle prove di logica, matematica e informatica, svolgiamo dei lavori di gruppo per collaborare con i compagni e laboratori pomeridiani di scacchi ed arte per mettere alla prova le nostre abilità”. Altri alunni raccontano come i rimproveri e i lavori più impegnativi siano momenti di stimolo per migliorarsi. Paola Sara: “Non ho paura dei richiami dei professori, anzi penso che siano molto importanti proprio per non fare passi falsi”. Alessandro: “Ora che siamo alla scuola media siamo un po’ più bacchettati perché dobbiamo imparare a dare il meglio di noi stessi anche nelle materie che ci risultano difficili, ed in questo percorso non siamo mai soli, ma accompagnati passo per passo dai nostri insegnanti”. Un altro aspetto molto gradito della scuola è il grande parco nel quale i ragazzi passano l’intervallo. Giacomo ricorda: “San Carpoforo è molto grande ed è piena di sorprese, ad esempio la prima volta che sono andato nel parco, alle elementari, sono rimasto stupito della sua grandezza e per la sua bellezza. E’ un’emozione che si ripete sempre anche adesso. E in autunno è bellissimo giocare a calcio in mezzo alle foglie”. Matteo aggiunge: “Per me San Carpoforo è come una casa non solo perché ci passo la maggior parte del giorno, ma perché posso giocare nel parco con i miei amici ed imparare molte cose nelle lezioni”. I ragazzi nel raccontare la vita scolastica si sono emozionati e si sono lasciati prendere dai ricordi che uniscono alla quotidianità e dalle loro testimonianze e dalle loro azioni emerge una familiarità e un attaccamento alla scuola che è invito e stimolo per noi insegnanti a fare sempre meglio per il loro bene e la loro crescita. GLI EX ALUNNI DICONO... La parola agli adulti E’ stato un periodo bello della sua vita? “Talmente bello che abbiamo deciso di fondare l’Associazione ex alunni di San Carpoforo”. Momenti particolari di festa o magari di ansia? “Le recite, i giochi nel parco, compagni, atmosfera accogliente”. “La festa della mamma si svolgeva di domenica con tutti i genitori, insegnanti ed alunni”. Insegnamenti validi allora e oggi? “Rispettare il prossimo e rispettare le regole”. La parola ai ragazzi Ci sono attività interessanti oltre a quelle scolastiche? “Sì: gite, grigliate e ritrovi durante le festività; gite organizzate ai musei e il rivedersi durante l’estate”. “Sì, ho avuto la possibilità di imparare a suona- re il violino senza che mia mamma dovesse accompagnarmi a lezione dopo l’orario scolastico. Ho cantato nel coro. Ho potuto frequentare un corso di manualità che mi ha molto divertito”. E’ vero che uno dei suoi punti di forza è il parco? “Sì perché ci ha consentito di trascorrere momenti di ricreazione in ampi spazi, a contatto con la natura in tutte le stagioni; per i bambini di città non è cosa da poco”. CRONACA P A G I N A 20 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 DENTRO IL MUSEO DIDATTICO DI VIA CASTELNUOVO Un filo di seta lungo 20 anni ORARI E PREZZI Il 2010 sarà un anno speciale per questo luogo, custode della memoria serica comasca. Sono infatti in corso i lavori di ampliamento dell’area espositiva che dovrebbe raddoppiare di MARCO GATTI U n baco da seta cullato vent’anni. Amorevolmente curato con la passione e l’orgoglio di chi sa di custodire un tesoro. È la storia, in pillole, del Museo Didattico della Seta di Como. Un gioiello comasco che tutto il mondo ci invidia. Uno spazio espositivo senza eguali che abbraccia l’intera filiera serica, dal baco al finissaggio, cioè la mano ultima che accompagna il prodotto finito. In mezzo lo scorrere di migliaia di mani esperte nel condurre il lavoro del primi telai a mano e poi, via via, di macchine sempre più sofisticate. Tutto raccontato nel dettaglio in questo luogo che racchiude, in poco meno di mille metri quadri, la memoria storica dell’industria serica comasca. Il Museo Didattico della Seta celebra quest’anno il suo primo ventennale (apre infatti ufficialmente al pubblico nel 1990) in un modo del tutto particolare. Niente squilli di tromba, nessun fuoco d’artificio o manifestazioni pirotecniche, soltanto l’ordinarietà di un servizio quotidiano al territorio, accompagnata dalla continua produzione di mostre a tema. L’ultima, in ordine di tempo, un’ esposizione dedicata a “La passamaneria”. Un viaggio nelle “Storie di tessuti e tecnologie produttive comasche degli anni 1920-1940”, che resterà aperta fino al 28 febbraio prossimo. La scelta del tema si lega alla donazione al museo, da parte della famiglia, dell’insegna del negozio storico “Passamaneria F. Rho” di Como, insieme a numerosi manufatti e documenti. Insegna che, dipinta su vetro, recuperata grazie ad un intervento di restauro affidato all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como, è stata definitivamente collocata nella sala della tessitura manuale del museo. «Le donazioni, da parte di aziende e privati - ci spiega la dott.ssa Ester Geraci, - sono l’unica ed essenziale risorsa che ha permesso, negli anni, al Museo di dotarsi del patrimonio di cui dispone oggi. Nulla è mai stato acquistato direttamente, ma è sempre arrivato qui attraverso i canali più diversi. Il nostro compito è stato quello di occuparci di rimettere in ordine quanto arrivava e di collocarlo all’interno del comparto museale, dandogli un preciso senso logico». Logica che ben si percepisce anche da parte di chi, per la prima volta, varca la soglia di questo spazio espositivo, collocato in via Castelnuovo 9. Nulla è affidato al caso. Un percorso guidato accompagna il visitatore lungo le varie sale attraverso un itinerario che gli permette, passo passo, di risalire alle radici della produzione serica lariana. Il Museo ne documenta, infatti, la storia dalla fine del 1800 ai primi decenni del XX secolo. La tessitura, con telai meccanici e telai a mano, il laboratorio chimico e il laboratorio fisico, la stampa, la tintoria, il finissaggio, l’allevamento del baco, la trattura, la torcitura. Un viaggio nel tempo e nella storia che, dal prossimo anno, si farà ancora più ricco. È questa la perla che il Museo sta preparando a coronamento dei suoi primi vent’anni: l’ampliamento degli spazi espositivi, che dovrebbero passare dagli attuali 800 mq circa a 1600-1700. Un investimento complessivo di circa 2 milioni e 300mila euro di cui si faranno carico la Provincia di Como (proprietaria dello stabile), la Fondazione Cariplo e il Comune di Como. «I lavori di ampliamento - continua Ester Geraci - non influiranno, però, sull’attività museale. Il museo, in buona sostanza, continuerà ad essere aperto al pubblico. Gli interventi permetteranno, non solo di garantire un percorso espositivo completo dei macchinari nell’ambito della filiera tessile, ma anche di affiancare ad esso una sorta di secondo museo, composto dal ricco archivio di manufatti, fotografie, campionari e altre macchine attualmente conservato nei magazzini. Materiale e che qualche volta viene riportato alla luce per la L’ASSOCIAZIONE promozione di mostre a tema. Si tratta di un patrimonio documentale inestimabile e ben conservato, che di certo merita di essere esposto al grande pubblico in misura permanente. Con queste opere il museo acquisirà una fisionomia nuova per essere ancora meglio attrezzato ad accogliere l’utenza». Sono circa 10mila i visitatori che ogni hanno fanno tappa in via Castelnuovo per immergersi in questo mondo affascinante. «La metà di questo esercito - continua Ester è rappresentato da studenti, in virtù del positivo rapporto instauratosi, negli anni, con il mondo della scuola. L’offerta educativa rivolta proprio a studenti delle scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari fino alle superiori, costituisce una delle più importanti attività attraverso le quali il museo attua la propria “missione” per diffondere la cultura tessile e sensibilizzare i giovani ad una realtà di grande rilievo sul territorio. Alle scuole primarie vengono propo- ste visite guidate che tengono conto degli obiettivi di apprendimento richiesti dai vari momenti di crescita dell’alunno. Un discorso più specialistico viene proposto agli allievi delle scuole secondarie, tecniche o professionali, a cui le guide del museo illustrano ed inquadrano i macchinari e gli strumenti della filiera serica sottolineando le loro caratteristiche di costruzione e impiego. Grandissima attenzione abbiamo anche da parte di scuole estere, con particolare riferimento agli istituti superiori. Giovani, dunque, che arrivano da ogni parte del mondo, dall’America al Giappone. Un positivo rapporto abbiamo anche con l’Università. Il materiale in esposizione e quello documentario degli archivi sono, infatti, stati più volte oggetto di interesse da parte di studenti e docenti universitari, per preparare tesi di laurea. Il profondo rapporto instaurato con il mondo scolastico - prosegue Ester - che rappresenta circa il 50% della nostra utenza - non ci fa, ovviamente, trascurare l’altra importante fascia rappresentata dal mondo degli adulti e delle famiglie. I programmi di attività per adulti e per famiglie costituiscono, infatti, uno strumento importante per attuare la missione educativa del museo e per raggiungere fasce di pubblico sempre più ampie. Da qui proposte mirate, attività diversificate con la proposta di seminari, incontri, mostre, fino a specifici momenti di animazione rivolti ai bimbi delle materne». L’Associazione per il Museo della Seta di Como è stata istituita nell’anno 1992 con sede in Como, via Valleggio 3, e cura la gestione del Museo didattico della Seta. Nasce questa nuova realtà culturale e consentirle di operare e svolgere le proprie attività tra cui quella didattica riveste ruolo primario L’ Associazione, senza fini di lucro, ha la finalità di valorizzare la cultura del tessile attraverso la ricerca, la raccolta, lo studio, il restauro, l’esposizione del patrimonio strumentale e documentale in particolare nell’area comasca e lombarda. Finestra sul mondo e prezioso approdo per interfacciarsi con il pubblico, farsi conoscere e ricevere prenotazioni è il sito web del museo (www.museoseta como.com), rinnovato ufficialmente lo scorso anno. Proprio attraverso il sito è possibile prenotare l’accesso, da tutto il mondo. Basta seguire alcune agevoli e intuitive indicazioni. L’ingresso intero singolo costa 8 euro, ridotto per gruppi (minino10 persone): 5,50 euro. Ridotto gruppi scolastici (gratuiti fino a due docenti accompagnatori per classe): 2,60 euro. Studenti singoli con tesserino e under 18: 2,60 euro, singoli over 65: 5,50 euro. Biglietto famiglia: genitore: 5,50 euro, figlio fino ai 18 anni: 2,60 Ingresso gratuito: - soci dell’Associazione per il Museo della Seta - disabile con accompagnatore - bambini sotto i 3 anni - militari - giornalisti con tesserino - soci ICOM Orario d’apertura: dal martedì al venerdì ore 9.00-12.00 e 15.0018.00. Per i gruppi sono possibili aperture straordinarie su prenotazione sabato, domenica e lunedì; la visita guidata è compresa nel costo del biglietto. Il museo è interamente accessibile ai disabili. LE ORIGINI Il museo ha origine nel 1985 su iniziativa della classe ‘27 con la collaborazione degli ex allievi del Setificio, due associazioni comasche che si adoperarono per recuperare i reperti provenienti dalle fabbriche tessili seriche presenti nella città di Como. «La scintilla che ha dato vita a questo museo è partita un po’ per caso - ci spiega Bruna Lai Masciadri -, tra i fondatori del museo e oggi vicepresidente -. All’epoca era in fase di smantellamento la ditta Pessina e io venni invitata a vederla. Quando scorsi i macchinari in disarmo mi tornarono alla mente i racconti di mia nonna legati a quella storica azienda che aveva toccato i mille operai! Tra quelle mure percepii un silenzio assordante... Quando chiesi che cosa avrebbero fatto dei macchinari il figlio di mia cugina mi disse di portarmi via tutto. Dall’allora preside del Setificio, l’ing. Grassi, appena insediatosi, ottenni il permesso di depositare in alcuni locali i primi oggetti. In seguito l’Amministrazione provinciale, allora guidata dal nostro attuale presidente, il rag. Giovanni Orsenigo, comprese le potenzialità di questi luoghi e ci mise a disposizione gli spazi presso i quali ci troviamo oggi. Da lì è iniziata la nostra storia. I primi lavori li realizzammo come classe del ‘27, poi arrivarono le donazioni, che continuano ancora oggi. E siamo arrivati al giorno dell’inaugurazione. All’epoca avevamo settanta ditte socie. Purtroppo la maggior parte oggi ha chiuso». Il museo anche come spunto è occasione di rilancio rispetto alla crisi che ha stritolato il comparto tessile negli ultimi anni? “Indubbiamente sì - conclude la sig. ra Masciadri -. Qui custodiamo un’importante fetta di storia della nostra città e coltiviamo l’amore per un settore che merita, ancora, ampi margini di rilancio». Il Museo Didattico della Seta fiammella sempre accesa pronta a riaccendere fuochi futuri. CRONACA P A G I N A 22 Como&Cintura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 SABATO 13 FEBBRAIO Padre Witold Szulcynski Camnago per la Georgia S abato 13 febbraio, alle ore 21.00, presso l’Auditorium “Alessandro Volta” di Camnago Volta, la Circoscrizione 4 e la parrocchia di S. Cecilia organizzano una serata dedicata alla solidarietà a favore dei bambini della Georgia con lo spettacolo “Suppost& verità” della compagnia teatrale “Le Quinte Abbondanti”. L’ingresso è libero: le offerte raccolte saranno consegnate a padre Witold Szulcynski, direttore della Caritas Georgia, nella sua prossima visita in Italia. La comunità di Camnago ha già avuto l’occasione di entrare in contatto con padre Witold nel gennaio dello scorso anno, quando Circoscrizione e parrocchia avevano aderito con entusiasmo alla raccolta di beni a favore dei bisognosi da lui assistiti, promossa da Iubilantes in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna, il Dipartimento di Salute Mentale della stessa Azienda, le Caritas Cabiate, decanale Cantù e dio- In programma lo spettacolo “Suppost& verità”. Le offerte raccolte saranno consegnate a padre Witold Szulcynski, direttore della Caritas Georgia, nella sua prossima visita in Italia. d i SILVIA FASANA cesana di Como. Una delegazione di camnaghesi con il presidente della Circoscrizione 4, Franca Ronchetti, il presidente della Commissione Cultura, Roberto Todeschini e il parroco, don Andrea Messaggi aveva consegnato personalmente gli aiuti al sacerdote polacco, rimanendo profondamente colpiti dalla figura e dall’umanità di quest’uomo dall’incredibile somiglianza con il suo più famoso connazionale ed amico Karol Wojtyla, che nel 1993 lo aveva invitato ad assumere il ruolo di direttore della Caritas Georgia. La stessa espressione dolce e serena, ma nello stesso tempo energica, gli stessi occhi azzurri. E la stessa capacità di portare un messag- gio d’amore e di speranza anche nelle situazioni più difficili. Nello scorso aprile padre Witold ha voluto fare personalmente visita alla piccola comunità di Camnago, per ringraziare dell’aiuto: «Nella nostra attività ci appoggiano soprattutto agli italiani, gente di grande cuore. Un popolo veramente cristiano, che ha nel Dna la solidarietà e la carità. Non mi stancherò mai di ringraziarlo». Una gratitudine come respiro dell’esistenza, conseguenza dello stupore dell’amore gratuito di Dio. In quell’occasione aveva raccontato con semplicità la sua esperienza nel martoriato Paese caucasico: «Provengo da una famiglia non benestante, molto cattolica, ma almeno ogni giorno riuscivamo a vivere dignitosamente e a mangiare. Però quando sono arrivato in Georgia non avevo mai visto così tanta povertà. Eppure è qui che ho capito veramente il senso della fede e della mia vocazione. Ho avuto la grazia di poter toccare con mano cosa significa la Provvidenza di Dio. Ogni giorno, ma soprattutto quando io e i miei collaboratori siamo più in difficoltà, preoccupati, scoraggiati per il timore di non riuscire a far fronte alle mille emergenze quotidiane, accadono piccoli, grandi, stupefacenti miracoli di amore». Quella Provvidenza che lo ha accompagnato quotidianamente in questi 17 anni, accanto alla gente in situazione di bisogno, in particolare gli anziani, i bambini e i profughi della recente guerra contro la Russia, con attività di accoglienza, sostegno, nutrizione, integrazione sociale, formazione, cura. Tra le tante attività gestite e sostenute dalla Caritas Georgia ricordiamo una Casa-Famiglia per l’accoglienza dei bambini di strada, Centri diurni per ragazzi, una rete di ambulatori per l’assistenza medica in particolare degli anziani, mense, due panifici, un centro di formazione professionale. Sottolinea il parroco di Camnago Volta, don Andrea Messaggi: «In questo momento è per noi importante ricordare e proporre un’iniziativa di solida- rietà nei confronti di una popolazione come quella georgiana, le cui difficoltà tendono ad essere dimenticate all’affacciarsi di nuove emergenze come quella di Haiti. Gesù stesso ha detto: “I poveri infatti li avete sempre con voi”. Abbiamo avuto il piacere di conoscere padre Witold e con lui condividiamo il medesimo sguardo sulla realtà. Questo ci ha spinto a muoverci per aiutarlo come lui stesso ci ha suggerito: attraverso l’adozione a distanza di due anziani in carico alla Caritas che quest’anno intendiamo rinnovare grazie alle offerte raccolte. Infatti sono soprattutto gli anziani della Georgia ad avere bisogno di tutto». Per informazioni sull’iniziativa: tel. 347. 8452378; e-mail: todeschi [email protected]. DA POCO HA APERTO I BATTENTI IN CITTÀ Icarus: un nuovo consultorio familiare I “ l cuore è quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi”. Questa frase sta a presentare il nuovo Consultorio familiare “Icarus”, che da poco opera in Como. Queste parole riassumono ciò che ha spinto gli amministratori del Consultorio a iniziare quest’avventura. “Il desiderio che ci ha mosso - dice Cristina Locatelli, presidente del nuovo Consultorio - è quello di creare un luogo che accogliesse, in maniera veramente rispettosa dell’umano e nel contempo altamente professionale, il bisogno di cura della persona. Lo sguardo alla persona non può prescindere dall’ambito relazionale in cui si colloca e cioè primariamente la famiglia, e perché lo sguardo alla persona sia vero non può che partire dal suo cuore col suo desiderio di bellezza, giustizia, amore e verità”. Nasce, così, un Consultorio, con questa attenzio- ne alla persona e al cuore dell’uomo, desideroso di cose grandi, che sia di sostegno alla famiglia, principale luogo di crescita di questo cuore. Gli operatori di Icarus (ginecologi, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, ostetriche, infermieri, consulenti legali e operatori esperti in relazioni interculturali, insegnanti di metodi naturali) offrono consulenze e servizi sanitari, quali visite ginecologiche, pap-test, corsi pre-parto, consulenze per la regolazione della ferti- SCACCIAPENSIERI E IL TRENINO ROSSO DEL BERNINA In occasione dei 100 anni di vita e di attività di uno dei più famosi trenini in Europa, l’Associazione culturale “Scacciapensieri” promuove per sabato 6 marzo un tour sul Trenino Rosso del Bernina da Tirano a Saint Moritz, seguito dalla visita alla cittadina svizzera. Salire sul trenino del Bernina, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Comune dell’Umanità, equivale a entrare in un teatro, con il paesaggio che scorre davanti. Indubbiamente il percorso contribuisce molto al fascino di questa linea: si leva dal fondovalle valtellinese ai boschi della Val Poschiavo, per salire ancora tra i ghiacciai e le vette del Bernina per poi scendere nella sempre incantevole Engadina, fino a Saint Moritz. Non è però solo la natura a farsi ammirare, ma anche la ferrovia stessa: le locomotive appaiono vagoni giocattolo, stazioncine che sembrano fatte a traforo, viadotti e gallerie elicoidali con pendenze a tratti emozionanti. Per maggiori informazioni e iscrizioni: Associazione culturale “Scacciapensieri”, cell. 345.3302077; e-mail: [email protected]; sito internet: http://scacciapensieri-isa.blogspot.com/. lità, sostegno all’allattamento, incontri sul benessere in menopausa, ascolto e sostegno relativi a tematiche psicologiche e relazionali, informazioni relative all’ambito della sessualità e delle relazioni affettive per i giovani, consulenza psicologica e sociale, mediazione familiare, consulenza legale per le coppie e i singoli. Il Consultorio propone anche corsi di educazione all’affettività per le scuole e per le parrocchie, nonché incontri su “paternità e maternità responsa- bile” con presentazione dei Metodi Naturali. “Icarus” ha sede in Como in viale Varese, 83 ed è aperta al pubblico nei seguenti orari: martedì: 9.00-13.00 mercoledì: 15.00-19.00 giovedì: 11.00-13.00; 14.00-15.00 venerdì: 14.30 - 18.30. Per informazioni e appuntamenti si può telefonare al numero: 031. 242816. Il Consultorio è accreditato con la Regione Lom- L’apertura di un nuovo spazio a supporto della famiglia, in viale Varese, 83, a Como bardia e si può accedere senza impegnativa medica, previo appuntamento e pagamento del ticket, là dove richiesto dal SSN. CON MONDO TURISTICO VISITA GUIDATA ALL’ORATORIO DI S. STEFANO DI LENTATE SUL SEVESO E ALLA CHIESA DI S. VITTORE A MEDA L’Associazione culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 7 febbraio una visita guidata all’oratorio di S. Stefano di Lentate sul Seveso e alla chiesa di S. Vittore a Meda. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 con la guida a Lentate sul Seveso, nella centrale piazza S. Vito (parcheggio nelle vicinanze, in via papa Giovanni XXIII). L’oratorio di S. Stefano è un monumento trecentesco noto per il ciclo di affreschi che, in 43 riquadri, raccontano la leggenda del santo. Fu edificato dal conte Stefano Porro come cappella funeraria ed è tuttora proprietà della famiglia. Ci si sposterà dunque a Meda per visitare la chiesa di S. Vittore, (unica parte di un antico cenobio giunta indenne dalle trasformazioni realizzate dal Pollack nel XIX secolo), costruita nel Cinquecento per le monache del monastero di Meda. Al suo interno, un importante ciclo pittorico di Bernardino Luini e della sua scuola copre ogni angolo della chiesa. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 034430060; 339-4163108; e-mail: mondoturistico @virgilio.it. CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 P A G I N A 23 IL PROGRAMMA 2010 DELLA SOTTOSEZIONE DI COMO L’Unitalsi pellegrina a Lourdes ’ L anno sociale dell’ Unitalsi comincia idealmente l’11 febbraio, anniversario dell’apparizione della Vergine a Lourdes, che resta la meta principale di un programma che nei pellegrinaggi ha il proprio cardine, per così dire, istituzionale. S’intende che a reggerlo è la fede che fa da propulsore delle quattro serie di pellegrinaggi - in treno o in aereo - verso i Pirenei, a cavallo tra aprile e maggio, luglio e agosto, settembre e ottobre, nonché a metà ancora di ottobre. Unitalsi però non è solamente Lourdes: Loreto, la Terra santa, Torino per l’esposizione della Sindone, Fatima e Santiago, Banneux son o altrettante mete di speranza e consolazione nel programma 2010 della sottosezione Unitalsi di Como - in via Rodari 1, telefono 031 304430 - che è anche un punto d’appoggio per le esigenze di malati e disabili, traducendo in concreto il tema annuale, “Fare il segno di Croce con Bernadette” che, come si sa, l’aveva appreso dall’Immacolata. Il 2010 dell’Unitalsi si sgranerà con una serie di manifestazioni che intessono la realtà locale con gli impegni di più larga portata: al pellegrinaggio del 20 febbraio alla Madonna del Soccorso seguirà, il 21, l’incontro regionale dei giovani, a Milano, con mons. Jacques Perrier, vescovo di Lourdes (poi, a Roma, tra il 9 e l’11 aprile, quello nazionale), mentre il 25 giugno, a Olgiate Comasco, un pomeriggio sarà dedicato alla formazione dei giovani partecipanti al pellegrinaggio di fine luglio a Lourdes. Per tutti, invece, il 28 febbraio si celebrerà a San Fedele Intelvi la Giornata di spiritualità della Sottosezione, a Venezia, dal 4 al 7 marzo, il ciclo di esercizi spirituali regionali, tra il 13 e il 14 marzo la Giornata nazionale Unitalsi (ma con regolarità, una volta al mese, in una Parrocchia della Diocesi, l’associazione presenterà la propria attività). Alla storia processione del Venerdì santo a Ma vi saranno anche Loreto, la Terra santa, Torino per l’esposizione della Sindone, Fatima e Santiago, Banneux, altrettante mete di speranza e consolazione nel programma dell’anno in corso Como, il 2 aprile, l’invito ai soci è di partecipare in divisa così come, il 3 maggio, alla processione mariana e il 15 del medesimo mese al pellegrinaggio diocesa-no a Caravaggio. Non è tutto per il mese mariano: oltre al pellegrinaggio a Torino, il giorno 8, il 28 l’Auditorium Don Guanella ospiterà un incontro di formazione che avrà un seguito il 17 settembre. Giornate dell’ammalato sono in programma nel pomeriggio del 6 giugno a Piazza S. Stefano, in Alto lago il 20 giugno, a Porlezza il 5 settembre, mentre la nona Giornata diocesana sarà celebrata a Dongo il 25 settembre. Il mese di novembre, infine, sarà caratterizzato dal rinnovo delle cariche della Sottosezione Unitalsi di Como: si voterà il 20 novembre, in vista dell’as- SANTO PATRONO Musso in festa per S. Biagio U n appuntamento annuale, sempre vissuto ogni volta con un’emozione speciale è certamente, per la nostra comunità, quello di San Biagio, patrono di Musso. Una festa che va ben oltre i confini territoriali e che ci fa vivere la bellezza dello stare insieme nell’incontro con tante persone provenienti da diverse realtà che, il 3 febbraio, non scordano mai l’appuntamento per festeggiare e pregare insieme il Santo Martire. Una festa comunitaria aperta e costruita da tante persone di buona volontà che vedono nella parrocchia una unità di cristiani, una condivisione di ideali e di aperture che vanno ben oltre a ridicoli campanilismi interiori e preconcetti. Tutti indistintamente siamo chiamati alla Casa del Signore e, con lo sguardo e con il cuore, dobbiamo avere solo una direzione comune ed unilaterale: Cristo. I festeggiamenti sono partiti martedì 2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, con la S. Messa delle ore 18:00 nella Una presenza numerosa ha salutato il tradizionale appuntamento religioso dI ROCCO PONCIA quale sono state benedette le candele e si è svolta la processione. La serata è poi proseguita in allegria con la cena presso l’oratorio. Mercoledì 3, Festa di San Biagio, la solenne concelebrazione eucaristica delle 10:30, che ha visto una partecipazione di fedeli numerosissima, è stata presieduta da mons. Flavio Feroldi, delegato Vescovile per la Pastorale e convisitatore nella visita Pastorale che il nostro Vescovo sta compiendo in Diocesi. Con lui hanno concelebrato don Angelo Magistrelli, superiore generale dell’Opera Don Folci, numerosi sacerdoti della Zona Pastorale Tre Pievi e i frati del Convento di Dongo che da sempre, in piena sintonia e collaborazione, sono vicini alla vita della nostra Parrocchia. Veramente lodevole è stato mons. Feroldi che, nel suo gioioso essere, ha conquistato subito l’assemblea e che, nell’omelia, ha descritto la vita e la fede di San Biagio con una semplicità disarmante rapportandola al nostro vivere quotidiano. A volte pensiamo che le vita dei santi sia a noi estranea e lontana senza invece capire che è proprio nella vita di tutti i giorni che troviamo noi stessi e camminiamo insieme sui passi di una fede che ci porterà nella grazia dei cieli. Al termine della celebrazione non sono mancati i ringraziamenti del Prevosto di Musso, don Giampaolo, rivolti, oltre che ai presenti, anche a tutte le persone che si sono prestate con entusiasmo per la buona riuscita della festa. Dalla corale parrocchiale che con dinamicità e preparazione ha eseguito canti stu- pendi a chi si è occupato dell’allestimento della pesca di beneficenza. Da chi ha pulito, preparato e parato la Chiesa ricordando la tradizione a chi si è preso a cuore l’organizzazione dell’oratorio per il servizio bar, per la cena ed il pranzo. Tanti piccoli o grandi gesti che hanno permesso la buona riuscita della festa. Ma forse, in verità, interessa sì la buona riuscita di una tradizione ma anche molto più che impariamo a credere che veramente la festa sta nella quotidianità dello stare insieme, nella condivisione che deve essere in ogni momento della nostra vita e non solo in occasione delle feste. San Biagio sicuramente ci sorride dell’alto. Chiediamo a lui la sua benedizione e che, con tutti i Santi del cielo, riesca davvero a plasmare i nostri cuori con quel sentimento vero, unico e splendido che si chiama amore verso la nostra Chiesa, a noi stessi, al nostro fratello che ci sta accanto. Solo allora capiremo veramente che queste feste valgono doppio: sia in terra che in cielo. semblea che si svolgerà il 28 novembre nell’Auditorium Don Guanella, sempre nella consapevolezza che Don Luigi Guanella è compatrono dell’associazione. 28 FEBBRAIO SU RAI 1 IN DIRETTA LA MESSA FESTIVA DAL SANTUARIO DEL SACRO CUORE Domenica 28 febbraio alle ore 11 RaiUno manderà in onda in mondovisione la S. Messa festiva dal Santuario del Sacro Cuore a Como, per la regia di Gianni Epifani e con il commento di Remo Bertinelli. L’Eucaristia sarà accompagnata con i canti del coro parrocchiale di Civello. In quella giornata saranno sospese le SS. Messe delle ore 10.00 e delle ore 11.45. L’Opera Don Guanella informa che per accedere al Santuario nell’occasione (l’accesso si potrà svolgere fino alle ore 10.30) è stato predisposto un pass che potrà essere ritirato domenica 14 febbraio al termine delle SS. Messe in Santuario. P A G I N A 24 CRONACA Bassa&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 GUANZATE. LA SOLIDARIETÀ IN PRIMO PIANO In cerca di sorrisi per anziani soli I n cerca di sorrisi… L’associazione “Un sorriso in più” di Guanzate, prezioso punto di raccordo tra chi dispone di beni e risorse e le strutture che operano direttamente a favore di soggetti in posizione di svantaggio sociale, economico e psicofisico, si è resa promotrice del progetto “Arte e Anziani”. Scopo del progetto vuole essere quello di migliorare la qualità della vita di anziani oppressi dalla solitudine. Più nello specifico il progetto “Arte e Anziani”, co-finanziato dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca - mira a coinvolgere persone anziane con una scarsa o assente rete sociale (“anziani soli”), attraverso la realizzazione di laboratori di arteterapia e animazione espressiva, aventi come finalità generale quella di offrire spazi e momenti di benessere legati al processo creativo. Per sviluppare questo percorso l’associazione sta cercando volontari disposti a frequentare un apposito corso di forma- Un’iniziativa dell’associazione “Un sorriso in più” per formare animatori che operino presso la Fondazione Bellaria Onlus (Appiano Gentile) e l’associazione Casa di Riposo per persone anziane PER INFORMAZIONI Associazione “Un Sorriso in Più” Onlus via XXV Aprile 71, 22070, Guanzate tel. 031-3527511 fax: 031-899422 [email protected] www.unsorrisoinpiu.it IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI CHI È zione. Il percorso formativo gratuito intende fornire ai volontari gli strumenti di lavoro, teorici e pratici, utili per la realizzazione del progetto. Il Progetto si svolge presso Fondazione Bellaria Onlus (Appiano Gentile) e Associazione Casa di Riposo per persone anziane Onlus (Lomazzo). Il compito principale del volontario dovrà essere quello di fornire alla persona anziana supporto e stimolo durante lo svolgimento delle attività di animazione espressiva. I laboratori saranno con- “Un Sorriso in Più” è un’Associazione Onlus operante nei seguenti settori: · Anziani: progetti in favore di anziani con una scarsa o assente rete sociale (anziani soli). · Minori: progetti a sostegno dell’infanzia in difficoltà. · Volontariato: ricerca, formazione, coordinamento e supervisione dei volontari. · Campagne sociali: partecipazione a manifestazioni o iniziative del Terzo Settore e organizzazione di eventi con l’obiettivo di ricercare nuovi volontari, raccogliere fondi e promuovere i principi e i valori associativi. dotti da un’arteterapista secondo un calendario prestabilito (che verrà consegnato ai volontari interessati). I volontari potranno collaborare alla realizzazione delle attività dopo aver frequentato un percorso formativo. L’arteterapia e l’anima- CRI UGGIATE TESSERAMENTO FAMILIARE PER L’ANNO 2010 È partita ufficialmente la campagna di raccolta delle adesioni - tesseramento familiare per l’anno 2010 al progetto dei servizi che il Comitato Locale Cri di UggiateTrevano offre alla popolazione residente nei propri Comuni di competenza (Uggiate Trevano - Faloppio - Ronago Valmorea - Albiolo - Bizzarone - Rodero - Cagno - Gironico - Drezzo - Parè). L’iniziativa trae origine dalla necessità da parte dell’unità locale di Croce Rossa di disporre dei fondi necessari per il finanziamento dei numerosi servizi (come da pieghevole che si allega) offerti indistintamente a tutti i cittadini che ne hanno bisogno e dalla volontà condivisa delle famiglie e della gente di questi Comuni di vedersi garantita una serie di risposte a necessità spesso di difficile soluzione. Sono state circa 5000 le famiglie aderenti nell’anno 2009 e, nonostante una leggera flessione rispetto agli anni precedenti, s’è ugualmente riusciti ad ottenere gli obiettivi minimi prefissati. Per il 2010, sono state messe in conto almeno 500 nuove adesioni perché le esigenze finanziarie e l’incremento di alcuni costi (soprattutto di manutenzione di mezzi e strutture) sono già stati appurati. L’adesione familiare annua ha un costo di 15 euro per i pensionati e di 20 euro per le rimanenti famiglie. Il calendario delle iniziative di promozione, oltre alla possibilità di sottoscrizione presso la sede CRI tutti i giorni in orario di ufficio, ha previsto la presenza in piazza dei volontari nel weekend 6-7 febbraio e successivamente il giro di tutte le vie per l’avviso e la successiva raccolta. In alcuni Comuni, saranno allestiti dei punti fissi di raccolta adeguatamente pubblicizzati. Inoltre, altro obiettivo dell’anno 2010 che il Comitato Locale Cri s’è proposto è quello di raccogliere l’adesione di almeno 200 soci ordinari che saranno iscritti sia nell’elenco ufficiale dei soci della sede, sia nell’elenco generale dei soci della Croce Rossa Italiana a Roma. I soci ordinari che insieme ai volontari sono la base su cui si fonda il Comitato Locale, oltre a poter usufruire di tutti i servizi previsti dall’adesione annuale, saranno periodicamente informati delle attività della sede e della Croce Rossa Italiana in generale. La quota (comprensiva dell’adesione annuale) è di euro 25,00 per i pensionati e di euro 30,00 per tutti gli altri. Altre modalità di adesione sono la sottoscrizione della tessera di socio sostenitore (con il versamento di 100 euro annue ci si garantisce inoltre un numero maggiore di servizi) e di socio benemerito (con diploma di benemerenza e il versamento di 500 euro annue). Ogni ulteriore informazione può essere richiesta ai seguenti recapiti: tel. 031.948711 - fax. 031.949349 e via e-mail: [email protected]. Venerdì 12 febbraio, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (presso Fondazione Bellaria Onlus, via Monte Carmelo 22, Appiano Gentile); venerdì 19 febbraio, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (presso Fondazione Bellaria Onlus); venerdì 26 febbraio, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (presso Fondazione Bellaria Onlus); venerdì 5 marzo, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (presso Associazione Casa di Riposo per persone anziane Onlus, via Del Laghetto 9, Lomazzo); venerdì 12 marzo, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (presso Associazione Casa di Riposo per persone anziane Onlus). zione espressiva hanno lo scopo di offrire condizioni di libertà espressiva a sostegno della persona, usando l’attività artistica come occasione di contatto con le parti di sé più GUANZATE DEL SANTO VOLTO IN SANTUARIO Nel Santuario di Guanzate, ogni martedì grasso, 16 febbraio, si tiene un rito chiamato “Del santo volto”, legato alla visione di suor Pierina De Micheli, che verrà beatificata il prossimo 30 maggio in Santa Maria Maggiore a Roma. Alle ore 16.30 inizierà il rito dell’ostensione del quadro sindonico e alla fine del rito la consegna a tutti i convenuti della medaglia del Santo Volto di Gesù. Occasione di devozione e conoscenza nella imminenza dell’ostensione della Sacra Sindone a Torino. profonde e significative. Sulla base delle caratteristiche, dei bisogni e delle attitudini di ogni ospite, verranno stabiliti degli obiettivi di intervento individualizzati. SCIENZA E VITA BASSA COMASCA Teatro civile a Lomazzo In occasione della Giornata della Vita del 7 febbraio, l’Associazione Scienza e Vita Bassa Comasca ha organizzato una “due giorni di teatro civile” presso il Teatro Rocchetta di Lomazzo. Per ricordare Eluana e tutti quelli che come lei hanno vissuto e vivono in prima persona lo strazio di un coma senza fine o, comunque, situazioni analoghe, si è riproposto un monologo di Davide Rondoni, già passato in TV su Sat 2000 l’anno scorso. La pièce, opportunamente riveduta e versata in prosa dal lomazzese Filippo Verga, è stata splendidamente interpretata da lui stesso. Il risultato è stato ottimo, grazie anche alla proiezione di alcune diapositive ad hoc e ad un adeguato accompagnamento musicale. Attenta la partecipazione di un pubblico numeroso e commosso. CRONACA P A G I N A 25 Lago&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 S. FEDELE INTELVI Sindaci d’altri tempi in... automobile È curioso come sono diventate importanti, oggi, le automobili per le famiglie, praticamente indispensabili alla vita moderna, tanto che non risaliamo più a quel tale di cui stiamo parlando, ma più facilmente dall’auto che guida. A ricordare mio padre giovane mi sovviene alla guida della sua Balilla, una delle poche macchine che giravano in paese sul finire degli anni Trenta. E’ vero che era un “ferro del mestiere” come spiegava lui, considerato che era uno dei primi taxisti in Valle, ma la teneva con una cura che invogliava pensare la ritenesse un grande bene di famiglia. Ora abbiamo auto di lusso, ma quelle cure con cui i nostri padri trattavano le auto, vanno via via scemando. Ne è l’esempio auto parcheggiate per giorni in luoghi pubblici o ricoperte di neve ai bordi delle strade. Venerdì 5 febbraio un trafiletto sulla pagina di “Lago e Valli” del quotidiano “La Provincia” catturava la mia attenzione. Durante un’intervista fatta dal giornalista Marco Il ricordo di Giovanni Battista Carminati, esempio per le vecchie e le nuove generazioni di RINA CARMINATI FRANCHI Luppi al sindaco di Lenno, Mario Pozzi, a proposito della fanghiglia persistente nell’acqua potabile di Lenno, questi si esprimeva così, difendendo il proprio operato: “Faccio un esempio, tanti anni fa un problema del genere si è manifestato a S. Fedele Intelvi. Ricordo che l’allora sindaco del paese, Giovanni Battista Carminati, subito dopo i temporali prendeva la Fiat Cinquecento giardinetta bianca e saliva alle prese d’acqua degli acquedotti per le immediate operazioni di pulizia. Di Carminati al giorno d’oggi non ce ne sono più”. C’è da meravigliarsi che dopo ventisette anni dalla sua morte un uomo, sindaco per vocazione, venga additato ancora come esempio e insieme venga ricordata la sua piccola macchina che lo portava in giro per il paese, e la si poteva trovare parcheggiata nei luoghi più impensati. Ora però mi piace aggiungere i miei ricordi a quelli del sindaco di Lenno. Giovanni Battista Carminati era da tutti gli abitanti di S. Fedele conosciuto come zio Nin. Preciso che non era nemmeno mio lontano parente. Era un personaggio di cui oggi non c’è traccia. Guidava il paese come una famiglia. Ricordo la storia della “sabbietta rossa” che entrava nell’acquedotto comunale, e di conseguenza nei rubinetti delle case, perché era una delle sue spine del fianco. Quando succedeva un evento atmosferico che poteva causare queste infiltrazioni, zio Nin suonava l’allarme in Comune e arruolava, oltre agli “operatori ecologici” che noi chiamavamo stradini, anche qualche volontario che sapeva potesse aiutare qualora il problema si facesse più serio del previsto. Pulire i filtri, le pompe di tutti i riservanti non era uno scherzo, così anche lui non disdegnava di lavorare di badile, magari tutto il giorno. Premetto che mio marito e io, giovani sposi e gestori della Cooperativa di Consumo, eravamo proprietari di una Fiat Cinquecento, gemella di quella del sindaco, che adoperavamo per i servizi a domicilio e che tenevamo parcheggiata fuori dal negozio. Così capitò quello che sto per raccontarvi e che qualcuno a S. Fedele si ricorderà ancora. Dunque: in una di quelle giornatacce pro-acquedotto alla sera il sindaco - che ricopriva anche la carica di presidente della Cooperativa e che aveva l’abitudine, alla fine della giornata di venire a ritirare l’incasso - mi parve più stanco del solito. Non era una novità e non ci feci caso, ma quando, dopo ben undici ore di lavoro dietro il bancone abbassammo la saracinesca ci aspettava una sgradita sorpresa. Al parcheggio non c’era più la nostra Cinquecento! Allora non ci passava nemmeno per la testa che ce l’avessero rubata; i furti d’auto erano quasi sconosciuti e così ci demmo da fare per scoprire cosa fosse accaduto. Seguimmo la pista più probabile e uno stradino ci assicurò che il sindaco era arrivato con la macchina a Cavui dove c’erano i maggiori bacini dell’acquedotto, ma poi lo ricordava bene, era sceso dal camion insieme agli operai del comune. Se due più due fa quattro capimmo subito cosa probabilmente era accaduto. Lui aveva dimenticato la macchina a Cavui, ma uscendo dal negozio aveva trovato le chiavi inserite nella nostra, così se l’era portata a casa e diligentemente parcheggiata nel suo garage. Ma quando trovammo la soluzione era già notte e lui dormiva così bene che non avevamo intenzione di svegliarlo. Ci arrangiammo e con l’aiuto della zia Pia recuperammo le chiavi del garage e delle nostra macchina e andammo su per la ripida strada acciottolata fino a Cavui a prendere la sua cinquecento che rimettemmo nel garage. Così ci toccò un bel supplemento di lavoro e quando finimmo era ormai notte inoltrata. Al mattino, quando il sindaco si svegliò gli toccò sentire una lunga sgridata dalla moglie che gli faceva presente che cosa avesse combinato la sera prima, ma lui calmissimo si giustificò: “Ho lavorato anch’io tutto il giorno per loro, se hanno fatto anche loro un po’ di straordinario me lo dovevano!” Ecco chi era quest’uomo, un sindaco che viene ancora citato come esempio dopo tanto tempo che ci ha lasciato. Un vero erede degli antichi regiuue se i moderni biadic lo ricordano ancora come modello non possiamo che esserne felici. L’INCONTRO CON IL PROF. GIUSEPPE GARRONE Mandello e la Giornata per la vita D a Mandello riceviamo e, volentieri, pubblichiamo. “Nella prima domenica di febbraio si è celebrata la Giornata Nazionale della Vita, introdotta nel lontano 1978, all’indomani dell’approvazione della legge sull’aborto, per testimoniare l’impegno della Chiesa nel difendere la vita umana nella sua interezza. I Vescovi anche quest’anno hanno dato il loro contributo di riflessione e di proposta alla comunità cristiana. Il titolo “La forza della Vita: una sfida nella povertà”affonda le sue radici nell’attualità che stiamo vivendo. Noi del Centro di Aiuto alla Vita di Mandello ci siamo rivolti al prof. Giuseppe Garrone, per avere una riflessione illuminata dalla sua lunga militanza nel Movimento per la Vita, arricchita dalla pluriennale esperienza di interlocutore del telefono S.O.S. Vita, da lui ideato. L’incontro si è svolto giovedì 4 febbraio nel salone della parrocchia S.Cuore di Mandello. Il relatore ha catturato l’attenzione dei presenti con una esposizione semplice ma incisiva e ricca di stimoli che ci sembra opportuno riportare. Tutto ruota intorno alla Vita ed è un privilegio poterne parlare in questi tempi bui, quando si ha poco rispetto e poca attenzione per la vita in ogni sua fase. Anche il nostro linguaggio, quando si riferisce a un Bimbo non ancora nato è tutto al futuro e non ci si rende conto che il Bimbo c’è già dal momento del concepimento e, quindi, bisogna parlarne al presente. Il concepimento è un atto di amore di Dio nei nostri confronti, Dio ci dà la grazia di partecipare alla creazione con una serie di miracoli sbalorditivi ed impensabili e la creatura concepita è unica, irripetibile e meravigliosa. Per questo ognuno di noi non deve mai confrontarsi con nessun altro. La missione di una madre è grande, perché quello che porta in grembo non è qualcosa ma, Qualcuno. La vita è il Dono di Dio unico e sacro e se dovesse mancare non ci sarebbe più niente, ci sarebbe il vuoto. Fare i volontari non è facile, ci vuole cuore e fantasia; questi sono i presupposti da cui è nato il telefono S.O.S. Vita la vigilia di Natale del 1992. Risponde al n° Verde 800813000, un numero da ricordare a memoria, ha suggerito il Prof. Garrone, perché può capitare di scoprire improvvisamente una persona disperata che sta per abortire e una telefonata può davvero salvare una vita. Esso è collegato con i Centri di Aiuto alla Vita sparsi sul territorio nazionale ed è a disposizione di tutte le donne tentate dall’aborto o vittime di un aborto passato, che può riemergere in tutta la sua drammaticità anche dopo molti anni. Salvare una vita è importante. Dedicare la propria vita, perché altri possano godere della vita, è meraviglioso. Non per nulla il primo dono, che Dio ci ha fatto, è appunto la Vita e coscienti di ciò, dobbiamo essere strumenti di vita e non di morte. Questo è il messaggio principale che il professore ha trasmesso durante la serata e che ci auguriamo venga accolto e messo in pratica non solo dai volontari, ma da tutti i presenti”. Per il Cav di Mandello Mandello del Lario, Enza e Paola FINESTRA SUL CAMPIONATO. IL COMO PERDE IN CASA ED ORA È TERZ’ULTIMO E’ una sconfitta che potrebbe aprire una pericolosa crisi quella che è maturata domenica scorsa al Sinigaglia per il Como superato dal Figline Valdarno con il punteggio di 2-0. Un risultato frutto di un buon primo tempo, disputato dagli azzurri, ma anche di una ripresa inguardabile. Il Figline, infatti, si è imposto senza aver dimostrato di essere molto superiore agli azzurri. Una sfida che andava vinta, per dare ossigeno ad una classifica sempre più deficitaria e che vede ora gli azzurri in solitudine al terzultimo posto con 21 punti (alle loro spalle ci sono solo il Pergocrema a quota 20 e la Paganese a quota 18), e che invece si è chiusa con una clamorosa sconfitta contraddistinta anche dagli impietosi fischi del pubblico presente. Soprattutto il Como non ha mostrato sul campo la necessaria grinta per reagire alle avversità. Certo è che, dopo i nuovi arrivati di gennaio, il risultato sperato era ben diverso. Il Como, dopo ave giocato bene nel primo tempo ed aver colto anche un palo do Cozzolino, è crollato nella ripresa. Dopo soli 3 minuti Figline è andato in vantaggio con un gol di Fioretti mentre il raddoppio è arrivato negli istanti finali. Dopo un calcio d’angolo azzurro, infatti, gli uomini guidati in panchina dall’ex bianconero (ed anche con un passato nelle giovanili del Como, Moreno Torricelli), hanno imbastito un contropiede finalizzato da Fanucci. I cinque minuti di recupero decretati dal direttore di gara suonano come un’agonia per gli azzurri in campo mentre i tifosi abbandonano lo stadio. Al fischio finale, sonori fischi evidenziano la delusione del pubblico del Sinigaglia mentre i tecnici Brevi e Strano escono anche loro dal terreno di gioco a testa bassa. Per il Como, dunque, la situazione è sempre più difficile. L.CL. CRONACA ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 VARESE PRESENTATO A CURA DEL CESVOV Bilancio sociale per il volontariato D i recente, a Villa Recalcati, è stata presentata la quinta edizione del Bilancio sociale del Cesvov (Centro di servizi per il volontariato della provincia di Varese): il volume analizza e fotografa una realtà oramai affermata sul territorio provinciale, fornendo un rendiconto chiaro e complessivo anche della cultura, dei valori e delle attività che sono state svolte nel tempo. Il Bilancio sociale, a differenza del bilancio di esercizio, non propone solo numeri e conti economici, ma fornisce l’idea di quello che è stato fatto. Si tratta, in altre parole, di uno strumento di comunicazione particolare e molto trasparente, tipico soprattutto – ma non solo – del Terzo Settore. La struttura del Bilancio sociale è stata mantenuta inalterata rispetto agli anni passati con indicazioni che riguardano l’identità del Centro, la Governace, organizzazione e risorse e le attività specifiche (promozione, consulenza, formazione e comunicazione/banca dati). «Poter partecipare alla presentazione del Bilancio Sociale è per me motivo di grande soddisfazione – ha dichiarato l’assessore provinciale alle Politiche Sociali Christian Campiotti –. Si tratta di un documento che ci consente di conoscere i numeri, ma anche l’impegno, le strategie e le tante realtà del mondo del volontariato, al quale rivolgo un ringraziamento particolare per quanto di importante fanno nel corso di tutto l’anno». Alla presentazione era presente anche Guido Ermolli, presidente Ce svov, il quale ha dichiarato che «il Bilancio sociale è la fotografia di quanto fatto, ma soprattutto lo strumento conoscitivo di quello che si può fare. Vorrei anche ricordare che quest’anno siamo riusciti anche ad aprire in maniera definitiva la biblioteca del sociale, attività importante per le associazioni, ma anche per le istituzioni. Abbiamo già catalogato oltre 1500 titoli, disponibili per la consultazione. Infine è anche importante ricordare l’impegno e la collaborazione in atto con la Provincia di Varese e l’Assessorato alle Politiche Sociali, con il quale abbiamo avviato un importante progetto rivolto alle scuole». All’interno del Bilancio Sociale particolare attenzione è dedicata all’utenza e ai servizi offerti. I dati sull’utenza possono essere utilizzati come cartina di tornasole per comprendere anche quali sono le esigenze e i bisogni del volontariato e dell’associazionismo. Anche Maurizio Ampollini, direttore Cesvov, oltre a delineare le modalità con cui è stato stilato il Bilancio sociale, ha voluto porre l’accento sul fatto che «il documento non per niente autocelebrativo, bensì è il frutto della necessità di trasparenza nei confronti dei fruitori dei nostri servizi». Nel 2008 si sono rivolti al Cesvov 2669 soggetti, tra cui, oltre alle organizzazioni di volontariato, si trovano anche associazioni di promozione sociale e associazioni senza scopo di lucro: questo in virtù dell’esistenza di una specifica convenzione con la Provincia di Varese grazie alla quale il Centro di Servizi estende le sue consulenza anche a soggetti del Terzo Settore che esulano dal suo specifico target. Il confronto tra l’utenza effettiva del Cesvov e quella potenziale dice anche che nel 2008 più del 45% delle associazioni censite in provincia si sono rivolte al Centro di servizi: un segno di una maggiore penetrazione sul territorio e di conoscenza più capillare dei servizi messi in atto. P A G I N A 27 lenza, si evidenzia come la maggiori richieste hanno riguardato nel 2008 le consulenza nell’ambito della progettazione, ossia la partecipazione a bandi al fine di ottenere finanziamenti. In crescita sono state anche le attività dell’area formazione: i corsi realizzati sono stati 39 (contro i 35 del 2007) per un totale di 1283 corsisti e oltre 22mila ore di lezione. Nel campo della comunicazione nel 2008, accanto alle usuali attività, sono stati pubblicati anche tre volumi della collana “strumenti per la solidarietà”. Di particolare rilevanza è stato poi l’inserimento della biblioteca del Ce svov, fornita di oltre 1300 volumi, nel sistema bibliotecario provinciale. Infine nel quarto ambito di azione del Cesvov, quello della promozione, nel 2008 sono state supportate sette iniziative di promozione proposte da altrettante realtà del volontariato e dell’associazionismo e si è proseguito con l’impegno sul fronte del coinvolgimento dei giovani nelle attività di volontariato. Cosa chiedono le realtà del Terzo Settore al Centro di servizi? Se si guardano i dati relativi ai servizi di consu- L’auspicio, per il Centro di Servizi, con la redazione del Bilancio Sociale, è quello non solo di proseguire sulla strada della trasparenza, ma anche quello di essere di esempio e fornire una indicazione di “buona prassi” per tutti gli enti del Terzo Settore. grandissima partecipazione; presenti autorità civili e militari, diversi parroci della zona e accompagnata dal corpo bandistico locale, cui si alternava l’intonazione di canti liturgici ed invocazioni. Molte le presenze esterne attirate dalle artistiche opere collocale lungo le vie e dalla riffa a chiusura della giornata, come sempre animata dalla concorrenza fra alcuni gruppi, affinchè il così detto incanto dei canestri avesse pieno successo. Una riuscitissima ricorrenza religiosa quinquennale, grazie alla partecipazione di tutta la popolazione. LAVENA LA RICORRENZA DELLA MADONNA DELLA PORTA La grande festa mariana li artefici delle tradizionali cappelle e tabernacoli che vengono realizzate in occasione della “festa grande” o quinquennale della Madonna della Porta, non sono mancati all’appuntamento. Sia chi ha preparato il manufatto in casa, sia chi ha operato direttamenta all’esterno, tutti hanno sfidato il freddo pungente della settima- G na precedente la festa, perchè il percorso processionale fosse concreta esternazione di devozione alla Vergine Maria. Così l’affollata processione con l’antichissima statua lignea della Madonna portata a spalla, si è snodata per vie tanto ornate di fiori di carta e freschi, dì foglie verdi, di infiorati archi, di artistiche realizzazioni, da far apparire Lavena come un paese da fiaba, in piena primavera. E la Vergine sembra aver voluto premiare tanto impegno donando,come già avvenuto nel passato, un giorno di festa pieno di sole dopo tanta neve. Hanno preceduto la domenica 7 febbraio tre sere di meditazione con S. Messa, preghiere e canti liturgici in oratorio, il sabato 6, da parte del coro locale, quelli di Porto Valtravaglia e di Caravate, il paese del no- APERTO IL CANTIERE DELLA PEDEMONTANA È stato inaugurato lo scorso 6 febbraio il cantiere che dovrà realizzare il “Sistema Viabilistico Pedemontano”, che collegherà le cinque province di Bergamo, Monza e Brianza, Milano, Como e Varese con nuove strade per 160 chilometri (70 di autostrada da Malpensa a Dalmine, 20 di tangenziali di Como e Varese e 70 di viabilità locale), e una Greenway, un corridoio verde ciclabile lungo 100 chilometri. Il costo totale dell’opera, la cui conclusione è prevista entro il 2014, è di 5 miliardi di euro, di cui 4,1 destinati alla costruzione dell’infrastruttura vera e propria, 100 milioni per opere compensative e territoriali e 800 milioni per oneri finanziari e gestionali nei trent’anni di durata della concessione. La Pedemontana interesserà 4 milioni di abitanti su 100 comuni e 300mila imprese (10% del PIL nazionale) e la sua realizzazione consentirà un risparmio di 45milioni di ore l’anno, corrispondenti a un valore economico di 700 milioni di euro l’anno, a 500mila chili l’anno di inquinanti in meno prodotti dal traffico e a 35 milioni di litri l’anno di carburante risparmiato, corrispondenti a 45 milioni di euro. «Lo Stato ha stanziato 1,2 miliardi di euro - ha ricordato il presidente Roberto Formigoni - una cifra importante, ma che rappresenta solo il 25 % del totale. Il restante 75% è stato reperito in Lombardia, in parte con fondi stanziati dalla Regione e in parte attraverso il project financing». Si prevede, per i prossimi cinque anni, la creazione di 40mila nuovi posto di lavoro. Per quanto riguarda la tempistica della realizzazione dei lavori, entro la fine dell’anno saranno aperti i cantieri della tratta da Cassano Magnago (A8) a Lomazzo (A9) e dei primi tratti delle tangenziali di Como e Varese. Nel 2011 si apriranno i cantieri delle tratte da Lomazzo (A9) a Osio di Sotto (A4) e, entro la fine del 2014 si aprirà al traffico l’intero sistema autostradale. stro parroco. Dopo la S. Messa cantata delle 10.30, concelebrata con don Cipriano, sacerdote qui per due anni, don Francesco ha letto il compiacimento di alcuni suoi predecessori, dando disposizioni sullo svolgimento della processione. Questa, iniziata alle ore 14.00, si è svolta con UNITALSI Il gruppo Unitalsi di Cittiglio si ritrova domenica 14 febbraio con gli anziani e i malati della zona per celebrare insieme la Giornata del Malato durante la Santa Messa delle ore 11.00 in parrocchia. Al termine della celebrazione tutti i partecipanti si ritroveranno nel salone dell’oratorio per un pranzo comunitario e per un momento di condivisione e di festa insieme. Si concluderà così, in maniera conviviale, la settimana in cui la Chiesa ricorda l’apparizione della Madonna a Lourdes e celebra la giornata dell’ammalato e che dal gruppo cittigliese dell’Unitalsi è stata vissuta in parrocchia con particolare intensità e con la consueta devozione. P A G I N A 28 Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 DAL 2 AL 21 MARZO PRESSO LA SALA LIGARI DI PALAZZO MUZIO A Sondrio il... Vangelo di Giotto A Sondrio, dal 2 al 21 marzo, presso la Sala Ligari, in corso XXV Aprile, promossa dall’Istituto Pio XII e dal Centro Culturale don Minzoni, sarà visibile la mostra Il Vangelo secondo Giotto. L’esposizione sarà aperta tutti i giorni (festivi compresi) dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.00. La mostra sarà presentata ufficialmente il prossimo giovedì 25 febbraio, alle ore 20.45, presso l’Auditorium Torelli di Sondrio. A illustrare caratteristiche e contenuti dell’esposizione Roberto Filippetti, docente di scuola superiore, curatore della mostra e autore di diverse pubblicazioni, fra cui l’omonimo testo Il Vangelo secondo Giotto. Oggetto e soggetto dell’esposizione il ciclo di affeschi della Cappella degli Scrovegni di Padova. Più di sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, affresca IL VANGELO DI GIOTTO Straordinaria sintesi di arte, fede e poesia del più grande pittore del nostro Trecento. Realizzata anche grazie a un usuraio, Enrico, il cui padre Dante mise nell’Inferno. Il sole è Cristo, al centro di un cielo stellato che è il desiderio di ogni uomo ( la radice di “desiderio” è “sete di stelle”, come fa notare Roberto Filippetti nel suo L’avvenimento secondo Giotto). Quello straordinario cielo blu stellato della volta della Cappella Scrovegni, che poi scende e si insinua negli eventi umani rappresentati da Giotto nelle 35 storie evangeliche che ricoprono, come un immenso codice miniato, le pareti laterali, l’arco del presbiterio e la controfacciata. Quell’azzurro di puro pigmento di lapislazzulo (pietra preziosa macinata in finissima polvere) costò una fortuna al committente degli affreschi: il banchiere padovano Enrico Scrovegni, figlio dell’usuraio Rinaldo Scrovegni che Dante condanna tra le fiamme nel settimo girone infernale; lo si distingue nel testo dantesco (canto XVII, 64) per la borsa che è costretto a fissare, dove compare lo stemma degli Scrovegni: una scrofa azzurra in campo bianco. Così, come gesto penitenziale – e per riscattare la cattiva fama paterna –, Enrico acquista a Padova il lotto di terreno dove una volta si trovava l’Arena romana (accanto alla chiesa e al convento dei frati Eremitani) e vi fa costruire un oratorio dedicato a Santa Maria della Carità, terminato nel 1303. Affida poi al più grande pittore dell’epoca, il fiorentino Giotto (che ha già dipinto pochi anni prima ad Assisi il famoso ciclo sulla vita di san Francesco) l’intero programma iconografico della Cappella con le storie di Maria e di Gesù; chiama Giovanni Pisano a realizzare il bellissimo gruppo scultoreo che si trova nel presbiterio: la Vergine con il braccio il Bambino tra due angeli. Un esempio di allestimento la Cappella intitolata a Santa Maria della Carità. Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell’arte occidentale. Gli affreschi, dopo un accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore rivelando la bellezza e la genialità della pittura giottesca, che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed europea. Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita di Gioacchino e Anna; la vita di Maria; la vita, morte e resurrezione di Gesù. Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e GIULIO BALLIO A SONDRIO Venerdì 12 febbraio, alle ore 18.30, presso la sala “Fabio Besta”, con ingresso da piazza Garibaldi 16, si terrà una pubblica conferenza col prof. ing. Giulio Ballio, magnifico rettore del Politecnico di Milano, sul tema: Il concetto di sicurezza delle costruzioni nel corso dei secoli. IL MASTER DI IREALP Hanno preso il via ufficialmente a fine gennaio, presso la sede Irealp (l’istituto di ricerca sull’economia dell’area alpina) di Chiuro, le lezioni del master universitario di secondo livello in Progettazione per lo sviluppo sostenibile in aree montane e politiche per la montagna dell’unione europea, organizzato dal Politecnico di Milano con il supporto di Irealp e della Fondazione Adeu-Advocacy Europe di Bruxelles. L’iniziativa gode del sostegno economico di Regione Lombardia. Sedici i partecipanti del master chiamati a diventare nuove figure professionali nel campo della progettazione per lo sviluppo sostenibile delle aree montane e per l’approfondimento delle politiche europee per la montagna, attraverso un percorso di studio che si avvale dell’apporto, oltre che di studiosi e accademici, di professionisti, pubblici amministratori, funzionari, dirigenti dell’Unione Europea e operatori, direttamente coinvolti – da prospettive differenti – nella gestione e nello sviluppo sostenibile del territorio montano. Le lezioni proseguiranno a Chiuro fino a marzo per poi spostarsi per un mese a Bruxelles dove, integralmente in lingua inglese, si svolgerà il modulo sulla progettazione europea. Il master riprenderà ad aprile presso la sede di Chiuro. all’Inferno del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata. La mostra è una fedele riproduzione fotografica, in scala 1 a 4, delle pareti della Cappella degli Scrovegni dopo i restauri del 2002. Essa permette di cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri, delle prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante, è all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine che tutto abbraccia. La mostra itinerante ha toccato diversi punti dell’Italia dal 2003 a oggi. Sondrio è la seconda città a ospitare la mostra nel 2010. Il curatore della mostra Roberto Filippetti ZONA PASTORALE MEDIA VALTELLINA SONDRIO GIORNATA DI CONFRONTO A BOSE CON MONSIGNOR RA VASI RAV Giornata di confronti per catechisti e appassionati di Bibbia sul tema “Il profeta Isaia” con Gianfranco Ravasi domenica 7 marzo presso il Monastero di Bose (Bi). La giornata prevede un primo incontro alle 10.30, l’Eucaristia alle ore 12.00, la ripresa con un secondo incontro alle ore 15.00, seguito dal Vespro. Partenza con il pullman da Sondrio (piazza Campello) alle ore 5.30. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo). Iscrizioni (fino ad esaurimento posti) telefonando a don Ferruccio: 0342 514716 – 333 4211260. RICEVERETE LA FORZA DALLO SPIRITO SANTO ARAZIONE ALLA CRESIMA DEGLI ADUL TI PREPARAZIONE ADULTI PREP Alle ore 21.00 presso l’oratorio “Angelo Custode” di Sondrio secondo il seguente calendario: • 27 febbraio: Segnati dal dito di Dio (don Tullio Schivalocchi) • 6 marzo: I doni dello Spirito Santo (monsignor Francesco Abbiati) • 13 marzo: I frutti dello Spirito Santo (don Augusto Bormolini) • 20 marzo: La celebrazione della confermazione (don Samuele Fogliada) Per informazioni: don Ferruccio: 333-4211260. P A G I N A CRONACA 29 Valchiavenna IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 CHIAVENNA LA VEGLIA DI PREGHIERA DELLO SCORSO 6 FEBBRAIO La vita: un dono da non sprecare L a chiesa di san Fedele in Chiavenna ha ospitato la Veglia per la vita zonale, che ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Quest’anno l’incontro è stato preparato in collaborazione con i catechisti ed i bambini delle parrocchie, che hanno contribuito a rendere ancora più ricca la celebrazione. Momento principale della serata, oltre al messaggio dei Vescovi, è stato indubbiamente quello delle testimonianze. Il tema “La forza della vita, una sfida nella povertà” è stato lo spunto per i racconti di Simone e Wilma. Simone ha condiviso l’esperienza vissuta la scorsa estate in Brasile, dove è stato ospitato dalle suore Carmelitane che gestiscono una struttura per bambini di strada. Nel suo intervento il giovane chiavennasco ha spiegato la contraddizione di una realtà molto povera dal punto di vista economico ma ricca di valori. “I poveri sanno donare il poco che hanno, e lo fanno con il sorriso sulle labbra. Questo è l’insegnamento più bello che mi hanno lasciato i bambini di Belo “Bagùta” in dialetto, “Bagutta” in italiano. Lo si chiami come si preferisce, ma sempre del carnevale di Samolaco si tratta. A conclusione della parte dedicata alle celebrazioni carnevalesche del progetto di valorizzazione turistica e culturale del territorio samolichese “La Montagna Incantata”, il comune di Samolaco ripropone una delle tradizioni che sembravano essersi perse nel tempo. La mascherata tradizionale si tiene sabato 13 febbraio. Il programma prevede alle ore 10.00 il ritrovo delle maschere in località Giumello. Alle ore 10.30 il corteo sarà a Somaggia e un’ora dopo arriverà a San Pietro. Dopo la pausa pranzo, la carnevalata riprenderà alle ore 14.00 con partenza dalle scuole medie di San Pietro. Il percorso si concluderà alle ore 15.30 a Era, in piazza del comune. Qui è previsto un intervento del Corpo Bandistico di Samolaco e il saluto delle autorità locali. Alle 16,15 il corteo riprenderà percorrendo la Provinciale Trivulzia fino ad arrivare a Casenda. D.PRA. SCUOLA MEDIA BERTACCHI: LA TECNOLOGIA SEMPRE PIÙ PROTAGONISTA FRA I BANCHI Horizonte”. Diverso il tipo di povertà raccontato da Wilma, giovane maestra d’asilo, che ha fatto riflettere i presenti sull’importanza della riscoperta di valori che sembrano non avere spazio. “Lavoro con i bambini - ha spiegato - e posso davvero dire che anche nei nostri paesi esi- ste la povertà. Occorre riscoprire l’importanza della gratuità, nel nostro mondo frenetico spesso i bambini non soffrono dal punto di vista materiale, ma per il fatto di essere trascurati. Non c’è regalo più grande che dedicare il proprio tempo ai nostri figli, per trasmettere loro i valori davvero importanti”. I vari momenti della celebrazione so-no stati conclusi dai bambini presenti, con preghiere, canti e la proiezione dei loro disegni. Al termine della veglia a tutti i presenti è stato consegnato un sacchetto contenente del pane, simbolo di vita e di condivisione. CHIAVENNA PRESSO LA SCUOLA GIUSEPPE GARIBALDI I ragazzi fanno davvero memoria C mente elevato l’interesse dei ragazzi nei confronti della testimonianza di Barincelli e Trovato, salutati alla fine della lezione con un applauso davvero meritato. «Questi due ospiti ci hanno illustrato la dura quotidianità della guerra e la speranza che li ha accompagnati nei momenti più difficili», ha sottolineato il dirigente scolastico Angelo Passerini. Secondo gli insegnanti ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ onoscere la storia e gli errori del passato per costruire un futuro di pace. Per raggiungere questo obiettivo, nelle aule dell’istituto comprensivo Garibaldi di Chiavenna sono stati accolti Fausto Barincelli e Giuseppe Trovato, reduci dell’odissea della Seconda guerra mondiale. Agli allievi delle classi terze hanno raccontato la propria esperienza, toccante e significativa. Barincelli, novantaquattrenne di San Cassiano, è stato prigioniero in Uzbekistan, una delle repubbliche dell’Unione Sovietica fino al 1945. Trovato, ottantasettenne originario della provincia di Messina e residente a Chiavenna da molti anni, ha combattuto con i partigiani in Val d’Ossola, una delle zone dove furono costituite repubbliche partigiane. Affiancati da Edo Mezzera, ricercatore del Circolo collezionistico e culturale chiavennasco, hanno raccontato agli studenti le sofferenze e la voglia di riscatto e di libertà che caratterizzarono il periodo bellico. È stato decisa- TORNA IN AUGE LA TRADIZIONE: ECCO IL PROGRAMMA DELLA “BAGÙTA” dell’istituto di via Ugo Cerletti la lezione curata da Barincelli, Trovato e Mezzera è stata apprezzata anche perché nelle parole dei reduci non c’è stato spazio per la retorica: tutte le vicende sono state narrate con obiettività e un’attenta analisi dei fatti. Intanto alla Garibaldi sono esposte le lettere dei prigionieri nella mostra curata dal C4. S.BAR. CHIAVENNA E LA BERTACCHI GUARDA A VOCIN... Il dramma di Sarajevo onoscere le tragedie del passato per impedire che si ripetano. È lo spirito che ha portato l’Istituto comprensivo “Bertacchi” a collaborare con l’associazione Amici di Vocin Valchiavenna Onlus in occasione del Giorno della memoria. Gli alunni delle quattro terze hanno affrontato un percorso incentrato sul parallelismo fra il diario di Anna Frank e Zlata Filipovic’. C Una parte del percorso è dedicata al diario della ragazza ebrea, divenuta un simbolo della Shoah per i testi scritti nel periodo in cui la sua famiglia si nascondeva dai nazisti e per la sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. L’altra si sofferma sul diario scritto durante l’assedio di Sarajevo da parte dei cetnici, gli estremisti serbi guidati da Radovan Karadzic’ e Ratko Mladic’. Di fami- glia musulmana, figlia di un chimico e un avvocato, nel periodo compreso fra il 1991 e il 1993 Zlata, raccontò tutto ciò che succedeva a Sarajevo. Proprio per questo motivo alcune agenzie giornalistiche e media l’hanno soprannominata l’Anna Frank di Sarajevo. L’analisi dei testi è stata preceduta da un’introduzione storica importante. Gli studenti delle scuole medie sono nati nella seconda parte degli anni Novanta, poco Niente gessi e vecchia lavagna, alla Bertacchi in alcune aule si studia sulla Lim, la lavagna interattiva multimediale. Piace sempre di più agli studenti della scuola media del centro di Chiavenna la lavagna elettronica sulla cui superficie si può scrivere e disegnare. La Lim, infatti, è uno strumento che permette a insegnanti e ragazzi di partecipare in modo interattivo alle attività proiettate sullo schermo da un videoproiettore connesso al computer. Il kit base è composto da tre elementi: un notebook con il software appropriato, un videoproiettore e una lavagna interattiva. Ma non c’è soltanto la Lim fra gli strumenti innovativi che caratterizzano l’attività dell’istituto. Mercoledì sera la dirigente Mariantonia Triaca presenterà ai genitori degli alunni di quinta elementare di Chiavenna, Villa, Piuro, Prata e San Cassiano l’offerta formativa per l’anno scolastico 2010/11. Ci sono diverse opportunità. La prima è rappresentata dalle trenta ore dal lunedì al sabato solo al mattino. In alternativa ci sono le trentasei ore con due pomeriggi. Inoltre l’istituto valuterà le eventuali richieste di organizzazione della settimana corta. «Vogliamo puntare sulla scuola al mattino dove le attività didattiche sono offerte a tutti e su quelle facoltative al pomeriggio, organizzate in laboratori che abbiano le caratteristiche di corsi - spiega la dirigente -. Le discipline sono chitarra, pittura, giornalismo on line, scienze, inglese avanzato e tanto sport, ma anche lo “spazio compiti” per tutte le materie e lo “sportello help: lo diciamo alla psicopedagogista”». Non vanno dimenticate le lezioni di musica a livello specialistico. Proseguirà la collaborazione con la Civica scuola di musica della Provincia di Sondrio. Ha sede proprio nell’edificio della Bertacchi e offre corsi a costi contenutissimi per gli alunni della scuola con docenti professionisti di strumento. Sul piano informatico, c’è un laboratorio moderno e funzionale dove, per quanto riguarda i programmi, si promuove la diffusione del software libero Open office. L’istituto ha anche un sito internet, www.icbertac chi.it, realizzato da Stefano Bini e aggiornato con continuità. Nello sport, ai campionati studenteschi di atletica sono stati numerosi, negli ultimi anni i successi dei podisti di questa scuola a livello regionale e nazionale. «Vogliamo una scuola del territorio che guarda al mondo, che accoglie e integra e prosegue nell’educare a “cittadinanza e costituzione” aggiunge Mariantonia Triaca -. Utilizzeremo “storicamente” le nuove tecnologie, sapendo che ciò che conta è imparare a imparare». Un progetto che, come sottolineano i vertici dell’istituto, per riuscire ha bisogno della collaborazione quotidiana dei genitori, degli enti locali e di tutte le agenzie educative del territorio. dopo la conclusione della guerra che per quattro anni ha devastato la ex-Jugoslavia mettendo al centro dell’attenzione temi come l’identità et- nica e la supremazia dell’economia sulla politica. Argomenti ancora attuali, anche in Occidente. S.BAR. CRONACA P A G I N A 30 SondrioCultura SONDRIO E TIRANO Incontri Unitre Q uesti gli appuntamenti nella terza settimana di Unitre di Sondrio: lunedì 15, Attilio Gugiatti, docente a contratto di Economia e Organizzazione sanitaria presso l’Università degli Studi di Pavia, con proiezioni in power-point suggerirà Quali politiche per la sussidiarietà in provincia di Sondrio; mercoledì 17, Marino Gatto, professore ordinario di Ecologia presso la facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, anch’egli col sussidio di proiezioni in power-point, illustrerà L’effetto del cambiamento climatico sulla distribuzione della fauna alpina; venerdì 19, Francesco Venosta, ordinario di Diritto privato presso l’Università degli Studi dell’Insubria a Varese, si soffermerà sulle Nuove frontiere della responsabilità medica; domenica 21, i soci che si sono iscritti, parteciperanno all’uscita Arte e Teatro a Milano: assisteranno prima al teatro Carcano al musical di Alan Lerner My Fair Lady, adattamento del Pigmalione di George Bernard Shaw, visiteranno poi al Museo Poldi Pezzoli la mostra Sete, oro e cremisi, segreti e tecnologia alla corte degli Sforza; lunedì 22, Laura Rossi, docente di Letteratura russa presso l’Università degli Studi di Milano, presenterà il capolavoro di Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita. Le lezioni si tengono a partire dalle ore 15.30 presso la sede di Unitre in via Cesare Battisti 29. Dopo la festa di carnevale di domenica 14 alle ore 12.00, in cui i soci si ritroveranno a pranzo insieme, la terza settimana di Unitre a Tirano prevede l’incontro martedì 16 alle ore 15.00 con Remo Orsini, parroco della prepositurale di Tirano, che tratterà i primi capitoli dell’Apocalisse (1-3): la difficile speranza delle sette chiese; martedì 23, invece, interverrà il generale della Guardia di Finanza Luciano Luciani, che parlerà de Le leggi marziali e la persecuzione degli Ebrei in Italia. PI.ME. SONDRIO VENERDÌ 12 FEBBRAIO Un libro sul Bitto enerdì 12 febbraio alle ore 21.00, presso la Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio, verrà presentato il volume Il formaggio “Val del Bitt” - La storia, gli uomini, gli alpeggi a cura di Michele Corti e Cirillo Ruffoni, edito da Ersaf Lombardia. Nel corso della serata verrà presentato il mediometraggio La cultura del Bitto a cura di Carlo Cattadori (regista), Diego Abenante e Orsetta Luna. Saranno presenti gli autori. V «Il Bitto rappresenta un caso emblematico e appassionante per tutti coloro che si occupano dell’universo dei “prodotti tipici” – si legge nell’introduzione –. Quest’ope- ra ripercorre le tappe della storia di questo formaggio ricostruendo la genesi del “sistema Bitto”, un sistema che si esprime con una ben precisa organizzazione pastorale (capace di imprimere un segno inconfondibile nel paesaggio) e in una comunità di pratica e di saperi». «Le emblematiche vicende del Bitto - proseguono ancora gli autori nell’introduzione del testo - rappresentano una chiave di lettura per lo studio di aspetti fondamentali della storia sociale ed economica del passato, ma aiutano anche a capire i termini del dibattito attuale sulla tipicità dei prodotti caseari di montagna e sul futuro delle risorse agrosilvopastorali». ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 FILM-DOCUMENTARIO SUI TERRAZZAMENTI VITATI La Valtellina di Olmi ecentemente il documentario Rupi del Vino di Ermanno Olmi che riscopre ed esalta i terrazzamenti vitati, una delle maggiori peculiarità del nostro territorio, è stato presentato a Sondrio presso la sala Succetti di Confartigianato, dove il grande regista ha anche incontrato e dialogato col pubblico. In contemporanea, la pellicola veniva proiettata nei capoluoghi di mandamento della provincia. La prossima proiezione è in programma giovedì 11 febbraio, alle ore 21.00 e alle 22.00 presso il cinema Excelsior di Sondrio, con ingresso gratuito. R In cinquantaquattro minuti di filmato, sapientemente alternando citazioni dal manoscritto di Pietro Ligari Ragionamenti d’agricoltura e dal libro di Mario Soldati L’avventura in Valtellina, attraverso le immagini Olmi racconta con linguaggio poetico quanto eroicamente l’uomo con fatica e sudore ha costruito nei secoli per rendere fertili e coltivare a vite i versanti a solatìo delle Alpi Retiche nella media Valtellina tra Berbenno e Tirano, realizzando un’impresa che “ancora oggi e per il futuro, è viva e provata testimonianza di sapienza agricola, di capacità produttiva, di rispetto della natura e di valorizzazione del territorio”. L’altro scopo precipuo della pellicola è di essere il documento attraverso cui l’Unesco si convinca dell’eccezionalità dei vigneti terrazzati e giunga a riconoscerli come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Proprio per questo Rupi del Vino, oltre ad andare sullo schermo in varie città italiane, sarà fatto circolare in Europa e nel resto del mondo, in particolare a Parigi dove ha sede l’Unesco. Ma, come bene ha fatto capire Olmi nel film, nelle interviste e nei colloqui con gli amministratori locali non si tratta di un patrimonio soltanto da tutelare, come un’opera d’arte in un museo, bensì di un patrimonio vivo e in divenire, che - ha soggiunto il presidente della Provincia Massimo Sertori - «è e sarà una risorsa economica per la nostra gente. Anche per questo motivo abbiamo inserito i terrazzamenti vitati tra le cose da tutelare attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento». Il film verrà distribuito anche in tutti i comuni del territorio provinciale per rendere l’intera popolazione, e non solo i viticoltori e gli agricoltori, consapevole dell’importanza dei nostri vigneti e dell’eccellenza dei nostri vini. Ermanno Olmi ha ammesso che, invitato in Valtellina per girare il documentario, non era riuscito immediatamente a capire in cosa consistes- se l’eccezionalità dei vigneti abbarbicati sulle pendici della montagna. Gli scritti di Pietro Ligari e di Mario Soldati gli hanno aperto gli occhi sulla eroica fatica di generazioni e generazioni per trasportare a spalla dal basso verso l’alto di terra e sassi (oggi, il documentario mostra che questa fatica trova sollievo nel trasporto con l’elicottero), per spaccare con la forza delle braccia la roccia e così mettere a dimora qualche vite in più, per innalzare muretti a secco lavorando e disponendo a mano i sassi ad uno ad uno. Solo allora ha capito e immediatamente si è appassionato e per un intero anno ha seguito tutte le fasi della natura e le operazioni che i viticoltori compiono nelle diverse stagioni. «Fare un lungo documentario, che è come un “piccolo” film - ha poi aggiunto -, è come prendere moglie: ci devi convivere magari per un paio d’anni. Se trovi un motivo per appassionarti alla realtà che via via vai scoprendo, questa ti si rivela in relazione alla tue curiosità e ti suggerisce le parole giuste. Sono venuto tante volte in Valtellina prima di decidere di fare il documentario, poi man mano mi son lasciato coinvolgere e finalmente ho trovato la nota giusta da mettere in chiave di violino per cominciare a comporre la musica del vino». Così è nato Rupi del Vino, testimonianza commossa, essenziale e rigorosa, che affida alle popolazioni della valle ciò che gli è entrato nel cuore e nella mente. «È difficile stabilire un primato tra le cose che conservo nel cuore - ha continuato -, perché sono tante le sfaccettature, tutte godibili e sorprendenti, che fanno un tutt’uno dei sentimenti nei riguardi della Valtellina. In fondo, è come assaporare un buon vino: senti che i profumi e i sapori, pur essendo sempre gli stessi, danno sensazioni diverse e nuove, che di continuo si scoprono, perché la bontà, come la bellezza, è una scoperta che sempre si rinnova. Voi valtellinesi dovete essere consapevoli della singolarità del luogo in cui vivete, di questo patrimonio meraviglioso di bontà e di bellezza che i vigneti terrazzati sono stati, sono e continueranno ad essere, perché come dice un detto popolare, “Dove c’è vigna c’è civiltà”». Quando qualcuno gli ha chiesto le sue preferenze tra i vini di Valtellina, Olmi non ha avuto incertezze: si è scusato di non ricordare i nomi di ciascuno dei vini Valtellina Superiore (Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella, oltre allo Sforzato) e Rosso di Valtellina, ma ha sottolineato di averli puntualmente elencati girando le immagini nella cantina, dove le botti recano le indicazioni dei vini e delle annate. Quindi, ha concluso con parole degne di un provetto enologo: «Ogni tipo di vino Valtellina ha una tale distinta caratterialità per cui non se ne può trascurare nessuno, pur nell’omogeneità del vitigno Nebbiolo: sono le diverse condizioni del terreno e l’interpretazione che l’uomo fa del vitigno in ciascun terreno a determinare la qualità del vino. Allora, non si può scegliere il migliore tra uno e l’altro, perché ognuno è il meglio nel momento in cui lo stai bevendo». Parole di uno che ormai conosce a fondo e ama il tema che ha trattato, come risulta evidente anche dall’ultima immagine accompagnata da una citazione di Papa Martino V, non a caso pronunciata dallo stesso Olmi, l’unica nel documentario: “Cinque sono i motivi per bere: l’arrivo di un amico, la bontà del vino, la sete presente e quella che verrà, e qualunque altro”. Ma Olmi ha avuto anche il merito di rispondere con sincerità a chi gli chiedeva perché la Valtellina rimane una cenerentola tra le valli alpine pur essendo così bella: «Di chi è la colpa? ha concluso - Di chi viene da fuori, o di chi vi abita? Dovete imparare a riconoscere il valore della vostra valle, altrimenti non riuscirete mai a valorizzarla. Imparate a capire e a vedere dove ci sono vere risorse umane e naturali e la Valtellina non sarà più una cenerentola». Il documentario, nato da un’idea di Marco Vitale e dedicato a Mario Soldati, è stato realizzato col concorso delle Fondazioni Pro Valtellina, Fojanini e Credito Valtellinese, della Banca Popolare di Sondrio e della sua Biblioteca “Luigi Credaro”, del Bim e di altri Enti. PIERANGELO MELGARA CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 PROVINCIA PROBLEMI DI COLLEGAMENTO IN ATTESA DI ALTRI LAVORI Il calvario della Statale 36 L il km 72,000, ove è istituito il doppio senso di marcia con limitazione di velocità a 50 km/h. Per l’apertura completa della strada bisogna attendere almeno fino al prossimo mese. Intanto non sono mancati gli interventi dalle diverse parti politiche: il deputato leghista Jonny Crosio ha presentato un’interrogazione al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli. Più forte però si è fatta sentire la voce di operatori turistici e di chi, a causa della chiusura della statale 36, ha subito danni economici in provincia di Sondrio. La scorsa settimana Confindustria è intervenuta nella questione, richiamando «massima cura nella gestione delle emergenze viabilistiche attuali e convinta promozione dei trafori in una prospettiva strategica di lungo periodo». «L’importante arteria di comunicazione – prosegue la nota di Confindustria –, l’unica capace di offrire tempi di percorrenza accettabili da e per Valtellina e Valchiavenna, è rimasta chiusa al traffico per un’intera settimana e rimarrà operativa a mezzo servizio per un periodo di circa due mesi. Disagi rilevanti per chiunque ma in modo particolare per le aziende del territorio sondriese, costrette a fare i conti con difficoltà accresciute nella consegna delle merci e nell’approvvigionamento delle materie prime da fuori provincia». «Con i colleghi della sezione trasporti abbiamo stimato che per le sole imprese di autotrasporto che utilizzano mezzi pesanti la settimana di chiusura della statale 36 ha prodotto oneri aggiuntivi per circa 600 mila euro – è stato il commento del presidente di Confindustria Sondrio, Paolo Mainetti –. A questi si aggiungono ulteriori danni subiti dalle imprese manifatturiere che avevano merci in spedizione o in arrivo. La sensazione è che non si fosse assolutamente preparati ad un simile evento, infatti è passato un giorno o due prima che si arrivasse ad una gestione efficien- PROVINCIA COMUNICATI ALLA GIUNTA A INIZIO SETTIMANA Indirizzi di studio per le superiori assessore provinciale all’Istruzione Costantino Tornadù ha illustrato a inizio settimana alla Giunta di Palazzo Muzio, a integrazione della delibera n.329 del 3 dicembre 2009, le proposte pervenute dagli istituti scolastici e più in generale dal territorio attraverso gli amministratori comunali per l’istituzione di nuovi indirizzi didattici relativi alla scuola secondaria di secondo grado. Dopo un’attenta valutazione la Giunta ha deliberato di istituire un “Liceo delle Scienze Umane” rispettivamente presso il “Pinchetti” di Tirano e presso il “Leonardo Da Vinci” di Chiavenna. I nuovi corsi saranno attivati per l’anno scolasti- L ’ co 2010/2011. La delibera di Giunta ora sarà trasmessa alla Direzione Formazione, Istruzione e Lavoro della Regione Lombardia che entro il 12 febbraio trasmetterà il provvedimento definitivo. La Provincia ha di fatto accolto le richieste giunte dal territorio e dalle singole realtà scolastiche - ha dichiarato l’assessore - la nostra resterà una posizione di attento ascolto anche per il futuro. La nostra scelta è ricaduta su Chiavenna e Tirano - ha spiegato l’assessore - per consentire agli alunni delle due comunità di poter avere nella scelta dell’offerta formativa più opzioni senza dover effettuare lunghi trasferimenti presso altri centri della provincia. «Sono ancora in corso di defi- nizione i decreti attuativi della Riforma Gelmini - ha aggiunto Tornadù la situazione, dunque, è ancora in divenire e sarà nostra premura analizzare di volta in volta i reali bisogni del territorio. Nel corso dell’anno - ha concluso l’Assessore - monitoreremo la situazione e valuteremo se prendere in considerazione altre proposte qualora se ne accertasse la reale necessità e di conseguenza la fattibilità». IL PROGETTO CENTOTETTI Proseguono le serate divulgative per la cittadinanza sul tema della diffusione del fotovoltaico con il progetto Centotetti. I prossimi appuntamenti in programma, promossi dall’associazione VentiVenti, sono: giovedì 11 febbraio alle ore 20.30, presso il Centro Polifunzionale alla Valletta di Traona; giovedì 11 febbraio alle ore 20.30 presso la Sala Consiliare del Municipio di Mello; venerdì 12 febbraio alle ore 20.30, presso la Sala Banca Popolare di Sondrio in Via Cusini, 29 a Talamona. L’attenzione manifestata da molti comuni del territorio è un evidente segnale del grande interesse riguardo il progetto 100 tetti e i temi dell’energia rinnovabile e dello sviluppo sostenibile. L’ultima delle serate di divulgazione del progetto è prevista per il 18 febbraio prossimo ad Ardenno. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ a strada statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga”, nelle ultime settimane, è stata al centro delle cronache e dell’attenzione di valtellinesi e valchiavennaschi. Nella mattinata di lunedì 25 gennaio, infatti, un consistente smottamento staccatosi a circa 800 metri di quota ha interessato entrambi i sensi di marcia della superstrada, nel tratto compreso tra Bellano e Lecco, all’altezza della frazione Pino, in località Fiumelatte, nel territorio del comune di Varenna. I grossi massi hanno raggiunto la carreggiata dopo aver divelto due file di barriere paramassi e la barriera rigida paramassi posta sul muro di controripa della statale. Alcuni massi franati hanno addirittura oltrepassato le due carreggiate, andando a mettere in pericolo alcune abitazioni sottostanti. Per un’intera settimana le autorità hanno disposto la chiusura della strada tra lo svincolo di Abbadia Lariana (km 57,700) e lo svincolo di Bellano (km 75,400): le auto venivano deviate sulla strada provinciale 72, oppure sulla strada provinciale 62 “della Valsassina”. Lo scorso lunedì 1 febbraio, dopo un’intensa settimana di lavoro per rimettere in sicurezza la carreggiata sud, la superstrada è stata riaperta ed è percorribile nelle usuali condizioni di esercizio con l’eccezione del tratto, lungo circa 2 chilometri, compreso tra il km 69,900 e te dell’emergenza creatasi». In quest’ottica, non va inoltre dimenticato che entro alcuni mesi prenderanno avvio i lavori di consolidamento della galleria del Monte Piazzo, appaltati da Anas lo scorso novembre. La durata presunta dei lavori è di circa 2 anni, un tempo in cui non mancheranno disagi al traffico veicolare. «Gli industriali – prosegue la nota diffusa nei giorni scorsi – si associano alle preoccupazioni espresse di recente dall’Amministrazione Provinciale di Sondrio, che ha evidenziato come il mancato completamento del peduncolo sullo svincolo di Dervio potrebbe precludere la messa a punto di percorsi alternativi per il transito dei mezzi pesanti, con le stesse drammatiche conseguenze di congestione del traffico che si sono osservate nei giorni scorsi a seguito della frana». Nella giornata di venerdì della scorsa settimana, presso l’assessorato alle infrastrutture della regione Lombardia a Milano si è svolto un incontro fra il presidente della provincia di Sondrio, Massimo Sertori, accompagnato dall’assessore alla grande viabilità, Ugo Parolo, e gli assessori della provincia di Lecco ai lavori pubblici e alla viabilità, Stefano Simonetti, e alla protezione civile e mobilità, Franco De Poi. All’appuntamento era presente anche il capodipartimento Anas, Claudio De Lorenzo. Al centro dei lavori, protrattisi per oltre due ore, l’illustrazione da parte di Anas dell’intervento previsto nella galleria del Monte Piazzo e le relative ipotesi per garantire, in concomitanza con i cantieri, una viabilità più fluida e immediata. L’esecuzione dei lavori imporrà la chiusura alternata delle due canne e, conseguentemente, la circolazione avverrà a doppio senso all’interno della canna non interessata dalle attività di cantiere. Al fine di contenere i disagi all’utenza è stata studiata una particolare regolamentazione della circolazione per la domenica pomeriggio, in direzione Milano, momento critico per gli spostamenti del traffico turistico dalla Valtellina. «Questa strada – ha spiegato il presidente Sertori – è fondamentale per il turismo e più in generale per l’economia della nostra terra, occorre pertanto che ne sia garantita la transitabilità riducendo al minimo i disagi. Disagi che la Valtellina ha recentemente vissuto in occasione della frana caduta in località Fiumelatte». Il tavolo ha definito che una possibile soluzione da affrontare, e non solo in occasione dei lavori nella galleria del Monte Piazzo, ma più in generale per avere maggiori garanzie di viabilità al- P A G I N A 31 ternative, sarebbe quella del potenziamento dello svincolo di Piona, che di fatto consentirebbe di bypassare, anche nei momenti di massima affluenza, Colico. Anas a tale proposito si è inoltre impegnata ad avviare una dettagliata analisi dei flussi di traffico lungo la 36 in vista dell’apertura dei cantieri per consentire comunque una regolare circolazione dei veicoli in transito. Le due Province, invece, hanno concordato la messa a punto di un piano strategico da attuare in caso di emergenze dovute ad eventi straordinari, come per l’appunto la recentissima frana. «In questo modo – hanno concordato gli amministratori – le procedure di comunicazione e intervento sarebbero già codificate evitando, quindi, disagi e disservizi di varia natura. La frana del 25 gennaio ha evidenziato la necessità di predisporre un Piano della viabilità di emergenza per la statale 36 che sia condiviso da tutte le forze in campo e che regoli la viabilità nel caso in cui il traffico debba essere dirottato sulla provinciale 72». In relazione ai lavori del Monte Piazzo, il presidente di Confindustria Sondrio ha dichiarato di aver accolto con favore l’intervento della Provincia. «Il presidente Sertori – ha affermato Mainetti – mi ha garantito il suo massimo impegno ed ho molta fiducia nel suo operato. C’è da augurarsi che la possibilità di pianificare tempi e modi della chiusura faciliti la gestione delle inevitabili difficoltà viabilistiche, anche attraverso soluzioni tecniche plausibili quali l’esecuzione notturna dei lavori o restringimenti parziali della carreggiata». Al di là però delle emergenze di breve periodo, Confindustria Sondrio lancia uno sguardo al futuro e rilancia l’ipotesi dei trafori alpini, intesi come unica soluzione strutturale al rischio isolamento con cui le nostre valli convivono da sempre. «Quanto è accaduto in occasione della recente frana – aggiunto Mainetti –, ha messo a nudo una volta di più l’estrema fragilità infrastrutturale del nostro territorio. In una prospettiva strategica di lungo periodo, non possiamo che rilanciare fortemente l’idea dei trafori alpini della Mesolcina e del Mortirolo; quest’ultimo, in particolare, si configura come un’opera stradale inderogabile, l’unica alternativa reale alla statale 36. È un appello forte che rivolgiamo alle istituzioni. Solo così avremo una valle sicura e realmente connessa da un lato con il cuore dell’Italia produttiva e dall’altro con il centro dell’Europa». a cura di ALBERTO GIANOLI 32 CRONACA Sondrio&provincia SONDRIO VOLONTARIATO Notizie in breve CRESCE IL NUMERO DI ASSOCIAZIONI ADERENTI AL CSV LAVOPS Le Libere Associazioni di Volontariato della Provincia di Sondrio sono arrivate a quota 105. Il Volontariato di Valtellina e Valchiavenna ha risposto alla crisi e al taglio dei fondi del CSV L.A.Vo.P.S. con l’adesione di 12 nuove realtà associative: Oros di Morbegno; Circolo culturale la Torre di Chiavenna; Centro di studi storici valchiavennaschi; Humus e Anolf di Sondrio; Amici dell’asilo Ambrosetti di Morbegno; Antica Pieve di Mazzo; Comitato per la difesa dei consumatori di teleriscaldamento di Tirano e Sondalo; Valtellina Slow Food Convivium di Tirano; Confraternita del chisciöl e dei vini del tiranese; Associazione culturale biblioteca di Samolaco e Associazione culturale Bellaguarda di Tovo Sant’Agata. Con i nuovi soci, la compagine sociale di L.A.Vo.P.S. assume una valenza sempre più provinciale. «Il numero delle organizzazioni aderenti a L.A.Vo.P.S., rapportato alla popolazione residente nella provincia di Sondrio, costituisce un parametro interessante e tra i più virtuosi in regione Lombardia – sottolinea la presidente del CSV Gabriella Bertazzini a nome dello staff e degli organismi direttivi – prendiamo atto con soddisfazione di questo significativo incremento delle associate, raggiunto e consolidato negli ultimi anni, come segno dell’attività e dell’impegno che hanno caratterizzato da sempre il Centro di Servizio per il Volontariato. È inoltre importante rilevare come la localizzazione delle organizzazioni sia distribuita in tutta la provincia e sia caratterizzata dall’eterogeneità degli ambiti di intervento. Sono questi risultati estremamente positivi in un momento come l’attuale segnato dalla crisi economica che sta toccando gran parte delle realtà economiche e sociali e conseguentemente anche il Centro Servizi». PROPOSTE DI VOLONTARIATO PER I GIOVANI DELLA PROVINCIA Il Centro Servizi al Volontariato Lavops propone ai giovani di Valtellina e Valchiavenna trentasei tirocini e proposte di avvicinamento agli altri ed inserimento in organizzazioni e realtà sociali attive sull’intera provincia. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto GEdA-Giovani Energie di Attivazione, cofinanziato da Regione Lombardia e portato avanti da molteplici enti partner valtellinesi con l’obiettivo di contribuire a sviluppare il protagonismo dei giovani in provincia di Sondrio. Le esperienze di Volontariato, rivolte a giovani dai 14 anni in avanti, sono state costruite dagli operatori del CSV L.A.Vo.P.S. in una serie di incontri sulla promozione del volontariato giovanile organizzati nei mesi scorsi con le associazioni ed altre realtà sociali di ogni mandamento della provincia, Bormio, Tirano, Sondrio, Morbegno e Chiavenna. I tirocini sono la seconda proposta e opportunità del progetto della Lavops “Io ci sono” dopo i campi residenziali di volontariato organizzati nell’estate 2009. “Io ci sono” è nato all’interno del GEdA per facilitare l’incontro tra il mondo dei giovani ed il mondo del Volontariato e proseguirà anche al termine del macro-progetto regionale, nell’estate 2010, con alcune esperienze di volontariato all’estero dedicate ai giovani dai 18 ai 30 anni. I primi contatti sono stati presi con associazioni che operano in Sudamerica. Le 36 proposte di tirocinio sono state raccolte in un libretto disponibile presso la sede di Sondrio del CSV L.A.Vo.P.S. e gli sportelli di Bormio, Tirano, Morbegno e Chiavenna. Il libretto sarà distribuito anche nelle scuole, gli oratori e i diversi contesti formali ed informali frequentati dai giovani. Informazioni: email giovani@la vops.org, telefono 0342-200058. Per ogni esperienza di volontariato è stata preparata una scheda dove vengono descritte, sinteticamente, le possibilità che le organizzazioni del territorio hanno strutturato per creare occasioni di scambio con il mondo dei giovani e dar loro la possibilità di sperimentarsi in modo diretto in un’attività a favore degli altri e della propria comunità. Gli ambiti d’intervento dei tirocini sono diversi: in ospedale, con persone disabili, anziani, altri giovani, bambini, di sostegno e promozione su progetti specifici, teatrali, sportive, ambientali, alla ricerca della pace e della solidarietà… Tutti i giovani interessati e le associazioni che vorrebbero attivare altre proposte di esperienze di volontariato per i giovani possono contattare il centro servizi. L.A.Vo.P.S. si rende disponibile attraverso i suoi operatori ad incontrare singole persone o gruppi interessati a queste proposte garantendo attività di orientamento, di supporto e di riflessione sull’esperienza. «Tempo fa vissi un’esperienza con un gruppo di scout. Mi hanno concretamente insegnato l’importanza della dimensione dello scrutare, che è qualcosa di più che guardare con attenzione. Ci vogliono audacia e sfida per scrutare e scoprire che cosa mi interessa. Che cosa ho voglia di fare. Anch’io! Per entrare in relazione con l’altro, l’ambiente, il mondo – afferma Maria Donati, referente del CSV per i giovani – Quando si entra in relazione si fanno incontri, esperienze forti, esperienze che cambiano. Un’esperienza nel volontariato è come un’esperienza di innamoramento: un guardarsi dritto negli occhi, sentire il cuore pulsare e prendersi per mano. Relazione viva, gratuita, di senso. È questo l’invito che rivolgo a tanti giovani amici». IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ P A G I N A SONDRIO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SUI LAVORI Pedretti e Multisala Il cantiere dell’area ex Carini a Sondrio vrebbe dovuto essere inaugurato oltre due anni fa, ma rinvio dopo rinvio non si è ancora arrivati a vedere il nuovo cinema multisala a Sondrio. Da quando il capoluogo ha visto chiudere, una dopo l’altra, le sale di Ciak e Pedretti, è rimasto attivo il solo cinema Exclesior, di proprietà della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio. «Siamo ormai da alcuni anni l’unica sala attiva nel capoluogo – spiega Maurizio Gianola, presidente del Cras, ovvero il Centro di Ricerca e Animazione Sociale che gestisce la sala Excelsior per conto della parrocchia –. Da quando gli operatori di Ciak e Pedretti, che gestivano le sale ma non ne erano proprietari, hanno dovuto cessare l’attività per motivi legati all’agibilità delle sale, noi abbiamo preso atto di quanto accaduto e ci siamo fatti carico di mantenere a Sondrio una proposta cinematografica di livello. Noi abbiamo quindi scelto di ottemperare alla normativa vigente e di adeguare la sala per continuare nel nostro impegno ormai decennale. Sapendo di essere l’unica sala attiva nel capoluogo, ci siamo sentiti in dovere di proporre più film in prima visione. Questo cercando di accontentare tutti, pur mantenendo sempre la nostra offerta di cinema culturale e A non solo di divertimento: non forniamo solo un servizio, ma un’offerta di qualità. Nonostante ciò, per garantire la varietà abbiamo rinunciato anche a film allettanti dal punto di vista culturale. Cercando di non fissare troppo la sala, bloccandola su uno o due titoli, abbiamo offerto una programmazione più varia e abbiamo dato spazio, ad esempio, all’offerta della domenica pomeriggio, in cui proiettiamo film per i ragazzi perché già si abituino a frequentare una sala cinematografica». Se l’impegno dei gestori dell’Excelsior sembrava dovesse terminare a breve, l’attesa per il nuovo cinema multisala che sta sorgendo nell’ex area Carini è ancora lunga. «Ora dovremo aumentare ulteriormente gli sforzi per non far mancare la presenza di film importanti in sala – prosegue Gianola –. Dovremo mantenere un’offerta importante per la cittadinanza intesa nel suo insieme. Mantenere una sala aggiornata anche sulle prime visioni è, infatti, un dovere che ci sentiamo nei confronti della cittadinanza. Pensavamo già ad un passaggio dell’uso della sala per proporre cicli di film o cinema d’essai, ma dovremo ora rimandare tutto di un anno. Rimane comunque sempre la volontà di essere presenti sul territorio con la proposta di un certo tipo di cinema, per la qualità e non solo per il divertimento». Il nuovo cinema non sarà infatti inaugurato prima del prossimo mese di ottobre. Nel lato nord ovest dell’ex area industriale, in prossimità della rotonda di via Vanoni, è comparso nei giorni scorsi lo scheletro dell’edificio, con tanto di pilastri e anche di una prima soletta. «I lavori sono ripresi – afferma l’assessore ai lavori pubblici e vicesindaco, Michele Iannotti – e il cinema multisala, ci assicurano gli operatori privati che si stanno occupando della sua realizzazione, dovrebbe essere pronto per l’autunno». Visti però i continui rinvii degli ultimi anni, è difficile fare una previsione certa di quando avverrà l’apertura. «Questa dovrebbe essere proprio la volta buona – aggiunge Iannotti –. Come amministrazione stiamo lavorando perché i tempi siano rispettati. Abbiamo continui confronti con l’operatore perché si arrivi a concludere l’opera». Il progetto della struttura prevede quattro sale per un totale di 630 posti e un investimento complessivo di circa due milioni e mezzo di euro. A disposizione ci saranno complessivamente 670 posti auto, tra quelli dell’autorimessa interrata dell’area Carini e quelli del parcheggio del vicino Policampus. Nel frattempo, lunedì è stata presentata in commissione consigliare anche la nuova veste della storica sala cittadina, polo culturale del capoluogo, del Teatro Sociale. L’interno somiglierà alla cassa armonica di uno strumento musicale, mentre l’esterno manterrà l’aspetto che tutti i sondriesi conoscono. I professionisti che hanno messo a punto il progetto, con cui la Sacaim di Venezia e la ComEr si sono aggiudicate la gara d’appalto per la ristrutturazione del Pedretti, lo hanno presentato davanti alla commissione consiliare competente. «Trattandosi di un edificio storico – ha spiegato Nicola Berlucchi, coordinatore del team di progettazione – abbiamo cercato di intervenire il meno possibile sulle strutture murarie originarie e di conservare gli elementi di pregio e alcuni tratti caratterizzanti, anche se la galleria stessa avrà dimensioni più ridotte per migliorare l’acustica. Per la sala abbiamo pensato ad un rivestimento con pannelli fonoriflettenti in legno o ad effetto legno, per dare allo spazio interno un aspetto simile alla cassa armonica di uno strumento musicale, senza faretti o punti di illuminazione ma con una serie di “lame di luce” che percorreranno le pareti e il soffitto, che sarà curvo e formato da una serie di calotte digradanti». Nel sottosuolo saranno inoltre realizzati una serie di locali di servizio e anche uno spazio che si potrà utilizzare come sala concerti per ospitare un centinaio di spettatori. Il progetto prevede anche il rifacimento completo di camerini, servizi e strutture del palcoscenico. Ai piedi del palco troverà posto anche una fossa orchestrale, con una serie di elevatori che consentiranno di portare a diverse quote una sezione del pavimento, per inserire file aggiuntive di poltrone, per accogliere i musicisti o per ampliare il palcoscenico. a cura di ALBERTO GIANOLI RACCOLTA RESIDUI DI POTATURA UNA NEVE DIVERSA Il servizio di raccolta gratuita dei residui di potatura – servizio che dal 2007 è stato promosso e gestito dal Comune di Sondrio, in collaborazione con ASM Spa – quest’anno, e per tre anni consecutivi, viene riproposto sul territorio comunale, aderendo all’iniziativa ben più ampia a livello provinciale della Fondazione Fojanini di Studi Superiori di Sondrio, in collaborazione con la Cooperativa Vitivinicola Montagna-Poggiridenti-Ponchiera. Come per gli anni scorsi sono state individuate 10 apposite piazzole di conferimento (segnalate da cartelli esplicativi) presso le quali i produttori interessati potranno depositare i residui di potatura provenienti dai vigneti e dai frutteti delle zone Sassella, Triasso, Sant’Anna, Mossini e Ponchiera. Il servizio di raccolta dei residui di potatura presso le piazzole sarà attivo solo fino al 31 marzo: oltre tale data non sarà possibile conferire altri residui. Turismo sostenibile e nuovi modelli di sviluppo negli spazi montani nazionali per valorizzare i territori senza aggredire gli ecosistemi. Ciaspolate, passeggiate con scarponi o sci da fondo, visite a borghi storici, percorsi d’interesse naturalistico e culturale nelle aree protette, itinerari gastronomici: il 27 e il 28 febbraio appuntamento in Valmasino. «Proponiamo nuove idee per un turismo invernale di qualità, ancora troppo legato, soprattutto in alcune località, alla monocultura dello sci da discesa, con tutte le implicazioni negative per l’ambiente: energia e acqua spese per l’innevamento artificiale, continuo ampliamento dei comprensori sciistici in aree sensibili e protette, il mordi e fuggi degli sciatori e le troppe seconde case. Con Nevediversa vogliamo trasmettere una voglia di turismo alimentato da desiderio di esperienza, prima che di consumo». Info: telefono 0341-202040; 02-67404581. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 P A G I N A 33 FONDAZIONE DELLA COMUNITÀ LOCALE A DISPOSIZIONE 500MILA EURO E TRE OPPORTUNITÀ Presentati i bandi ProValtellina A rte, cultura, ambiente, sociale e interventi esemplari e significativi sul territorio. Sono questi gli ambiti nei quali si muoverà la Pro Valtellina nel corso del 2010 con tre diversi bandi, tutti finanziati da Fondazione Cariplo, che metteranno a disposizioni di Enti Pubblici, associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro una cifra significativa: un milione e 80mila euro. Si tratta di bandi con contenuti, dotazione finanziaria e scadenze diversi incentrati sulle emergenze sociali e culturali della provincia di Sondrio. «In una fase difficile, in cui la crisi ha colpito indistintamente generando nuove povertà ed evidenziando bisogni emergenti, come Pro Valtellina intendiamo fornire un aiuto concreto - sottolinea il presidente Marco Dell’Acqua –. Attraverso le segnalazioni di Enti, Parrocchie e associazioni che hanno un contatto diretto con la comunità locale abbiamo individuato gli ambiti che richiedono una particolare attenzione da parte nostra e ci siamo attivati con questi bandi. La cifra che mettiamo a disposizione è importante e altri aiuti si aggiungeranno nel corso dell’anno: contiamo in questo sentazione delle domande. Per entrambi i bandi, com’è consuetudine, i beneficiari dovranno a loro volta coinvolgere la comunità locale raccogliendo il 20% di quanto loro assegnato che Pro Valtellina destinerà al Fondo patrimoniale per raggiungere i 5 milioni di euro che faranno scattare il premio di Fondazione Cariplo: altri 5 milioni di euro che, aggiungendosi alla dotazione iniziale, faranno lievitare il patrimonio a 15 milioni. modo di riuscire a fornire le risposte che i cittadini si aspettano da noi». Il Primo Bando 2010 mette a disposizione 300mila euro per finanziare progetti che abbiano come obiettivo la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e lo sviluppo della comunità attraverso la promozione artistico-culturale e l’educazione ambientale. Tre ambiti di intervento diversi per le medesime finalità nell’ambito delle quali verranno premiati i BILANCIO ALER DI SONDRIO Aler Sondrio ha presentato nei giorni scorsi la seconda edizione del bilancio sociale, strumento che «rappresenta la volontà di continuare con il miglioramento della qualità rendendo più trasparente, più percepito e quindi più utile il lavoro svolto». Il presidente Gildo De Gianni, presente insieme al vicepresidente Silvano Passamonti, al consigliere Corrado Canali e al direttore Walter Songini, ha elencato inizialmente gli obiettivi del bilancio: «Quelli sociali per soddisfare le esigenze degli utenti esclusi dal mercato, quelli economici per conciliare qualità e bassi costi di edificazione e quelli ambientali per la sostenibilità nel settore dell’edilizia». Nel corso della presentazione è stato analizzato il numero di alloggi Aler realizzati in provincia (svettano gli 807 di Sondrio) e analizzata la quantità di anziani (superiori ai 65 anni) presenti, 18%, sul totale degli inquilini; 624 su 3419. Per quanto riguarda le fasce d’età degli occupanti va segnalato che il 21% ha meno di 18 anni, il 18% più di 65 anni, il 38% sono tra i 40 e i 65 anni ed il 23% sono tra i 18 ed i 40 anni; i disabili presenti sono il 13% di cui gli invalidi con pensione 175 e gli invalidi 300. «Il 57% - sempre le parole del presidente De Gianni - dei 3419 occupanti alloggi è titolare di reddito; i pensionati sono il 42%, i lavoratori autonomi sono il 5% e i lavoratori dipendenti sono il 53%». Poi gli occupanti suddivisi per fasce di reddito IseeErp: protezione 47%, reddito inferiore a 9177 euro, accesso 33%, reddito inferiore a 14.274 euro, permanenza 20%, reddito inferiore a 35mila euro. «Gli alloggi occupati da cittadini stranieri sono l’8.73%, per un totale di 139 su 1593. La provenienza dei titolari di contratto di locazione stranieri è per il 65% dall’Africa, poi Europa, Asia, Ue e America». La morosità dell’anno 2009 ammonta a 306.504 euro, ovvero il 6.48% del fatturato. Infine uno sguardo al progetto Aler e Pro Valtellina, “sostegno alle famiglie che a causa della perdita del lavoro o dell’inserimento in liste speciali sono in difficoltà con il pagamento di affitti e spese”. Il contributo totale è stato di 50mila euro. Per quanto riguarda i contributi di solidarietà Aler ha erogato nel 2009 100.000 euro a 207 utenti residenti in 20 diversi Comuni. progetti di importo non inferiore ai 10mila euro che meglio risponderanno ai requisiti richiesti. Il contributo erogato coprirà al massimo il 50% del costo complessivo del progetto fino a 25mila euro, mentre la quota restante dovrà essere finanziata dalle singole organizzazioni. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata per il 31 marzo prossimo. Il Secondo Bando 2010, pure rigido nei parametri entro i quali dovranno rien- trare i progetti, ha una dotazione finanziaria di 280mila euro che serviranno per concedere contributi in ambito sociale ad associazioni e parrocchie che operano a sostegno delle fasce più deboli della comunità. L’importo di ciascun progetto non potrà essere inferiore a 5mila euro e Pro Valtellina contribuirà fino a un massimo del 50% del costo e comunque con una cifra non superiore ai 25 mila euro. Il 30 settembre prossimo scadrà il termine per la pre- Nel bando sui “Progetti Emblematici Minori”, Pro Valtellina e Fondazione Cariplo mettono a disposizione 500mila euro per finanziare progetti particolarmente significativi in grado di generare un elevato impatto sulla qualità della vita e sullo sviluppo culturale, economico e sociale del nostro territorio. Le aree coinvolte in maniera prioritaria sono quelle sociale e sociosanitaria, artistico-culturale e ambientale. I progetti non potranno avere importi inferiori a 200mila euro, il contributo non supererà il 50% del loro costo a partire da un minimo di 100mila euro. La scadenza del termine di presentazione delle domande è il 7 aprile prossi- mo. Per l’assegnazione dei contributi si seguiranno i criteri indicati nel bando: livello di coerenza con le finalità del bando; urgenza dell’intervento rispetto ai bisogni; originalità del progetto; collocazione in ambiti carenti di risposte istituzionali ai bisogni; completamento di servizi e iniziative; attitudine all’integrazione con altri servizi; favorevole rapporto fra costo ed efficacia. I progetti dovranno essere realizzati entro la fine di aprile del 2011. «La presentazione congiunta di tre bandi significativi consente a Enti e associazioni di valutare le diverse opportunità offerte al territorio – conclude il presidente Dell’Acqua –. Considerata la situazione di crisi e i bisogni crescenti abbiamo ritenuto importante concentrare le risorse a nostra disposizione nei bandi per aumentare la loro dotazione finanziaria, limitando ulteriormente il ricorso ai contributi fuori bando che, per la loro stessa natura, risultano meno efficaci. L’invito alle associazioni è dunque quello di valutare con attenzione i bandi e di predisporre progetti che riuniscano tutti i requisiti richiesti allo scopo di intervenire in presenza di bisogni reali evitando doppioni per ottimizzare le risorse». SANITÀ CONFRONTO IN REGIONE SUL PRESIDIO DI SONDALO Un nuovo piano per il Morelli l territorio ha fatto sintesi e ha presentato le proprie istanze condividendo priorità e obiettivi, redigendo infine un Piano per lo sviluppo del Presidio Ospedaliero del Morelli di Sondalo. Anche e soprattutto per questo lungo lavoro portato a termine dalla commissione voluta dal presidente della Provincia Massimo Sertori e coordinata dall’Assessore alle Politiche di Coordinamento dei Servizi Sanitari Giuliano Pradella, con il consenso dei 18 Sindaci dell’Alta Valle e del Tiranese e con la condivisione del Direttivo della Conferenza dei Sindaci, a inizio di questa settimana l’Assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani ha risposto alle prime richieste. All’incontro, presieduto dall’Assessore Bresciani, alla presenza del Direttore Generale Carlo Lucchina, il territorio è stato rappresentato oltre che dal Presidente Massimo Sertori e dall’Assessore Giuliano Pradella e dal Presidente della Conferenza dei Sindaci Alcide Molteni anche dai Sindaci di Bormio, Valfurva, Morbegno, Chiavenna, dal Vicesindaco di Sondalo, da un rappresentante I del Comune di Tirano, dalla Direzione Strategica dell’Aovv, dal Direttore Generale e dal Direttore Sanitario dell’Asl, dal Consigliere regionale Gianmaria Bordoni e dalle rappresentanze sindacali. Sulla scorta del Piano redatto e inviato nei mesi scorsi in Regione, oggi il Presidente della Provincia Sertori ha chiesto che apposita commissione tecnico - economica possa valutare tempi, modi e costi per la realizzazione dei punti contenuti nel documento condiviso e voluto dal territorio. La seconda richiesta esposta da Sertori è stata quella relativa alla pronta attuazione di almeno 3 dei punti contenti nel Piano: • potenziamento del rapporto fra Regione Lombardia e Università con particolare riferimento alla proposta di trasferimento a Sondalo della Scuola Universitaria con sede a Faedo • valorizzazione delle funzioni e dell’esperienza nella cura e nello studio delle patologie respiratorie • interventi per contrastare il degrado dei Padiglioni dismessi attraverso opere urgenti sulle coperture. «Ritengo che la realizzazio- ne dei tre punti stralciati dal documento generale ha dichiarato Sertori - sia un segnale forte per confermare la piena attenzione della Regione rispetto alle sorti del presidio di Sondalo. E se il documento nella sua globalità richiederà un’analisi più approfondita, le tre richieste possono essere valutate dal punto di vista economico in tempi più ristretti». In questo senso la risposta dell’Assessore Bresciani è stata positiva. L’Assessore regionale, infatti, ha accolto le richieste del Presidente Sertori dando mandato alla sua Direzione Generale e alla Commissione Tecnica sia di analizzare il Piano nella sua complessità per decidere se e in che modo accogliere le richieste, sia, in tempi molto più rapidi, di verificare le condizioni necessarie per la realizzazione dei tre punti stralciati. Nei prossimi giorni dunque lo staff di Bresciani prenderà contatti con l’Università Bicocca di Milano per capire se e in quali tempi sarà possibile trasferire la Scuola Universitaria da Faedo a Sondalo, così come con alcuni Atenei e con il Ministero in che modo valorizzare e condividere con la comunità scientifica l’esperienza acquisita dal Morelli nella cura delle malattie dell’apparato respiratorio, non ultimo approfondirà tutti gli aspetti legati all’eventuale finanziamento per il rifacimento delle coperture danneggiate dei padiglioni chiusi. Bresciani, inoltre, ha dato anche indicazioni rispetto all’analisi della situazione delle unità di riabilitazione del Morelli, per le quali ha ribadito la propria attenzione. «Sono soddisfatto per l’esito dell’incontro - ha commentato il Presidente Sertori -: Bresciani di aver ascoltato le istanze del territorio; se oggi abbiamo potuto discutere di qualcosa di concreto lo abbiamo potuto fare grazie al fatto che il lavoro svolto in accordo con i sindaci è stato proficuo e ha dato vita ad un documento condiviso nel merito e nel metodo». Un buon inizio per il presidente Sertori anche se «siamo consapevoli che gli sforzi da compiere saranno ancora consistent»i. Soddisfatto anche l’Assessore Pradella. «Il territorio ha dimostrato di essere unito e maturo - questo ilsuo commento - e quando si lavora insieme anche gli ostacoli più difficili si superano». P A G I N A 34 LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 LE PAROLE DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI PIAZZA SANTO STEFANO DON GIOVANNI ILLIA: UN GRAZIE RICCO DI COMMOZIONE E IMPEGNO O tto anni fa, quando Lei, don Giovanni, prese possesso della nostra Parrocchia, chi Le diede il benvenuto a nome della Comunità dei fedeli di Piazza Santo Stefano, Le fece la promessa che noi tutti avremmo dato la nostra collaborazione. Il tempo è passato e Piazza Santo Stefano è rifiorito con il Suo pregevole contributo e con il Suo spirito di giovane prete è riuscito in quanto noi Piazzesi auspicavamo: Lei ha saputo coinvolgere le persone nelle varie attività indispensabili per tenere uniti i fedeli della nostra Parrocchia. Questo è il giorno del Suo commiato da Piazza Santo Stefano e sono stato incaricato di rappresentare la nostra Comunità dei fedeli per dirLe che Le siamo vicini e Le diciamo grazie per quanto Lei ha saputo fare per noi in questi anni. Monsignor Diego Coletti l’ha voluta nominare parroco di Gaggino e Camnago Faloppio. La comunicazione della Sua partenza è stata come il fulmine a ciel sereno, nessuno se l’aspettava e la voce è corsa in giro per Piazza Santo Stefano alla velocità della luce: tutto è avvenuto così in fretta che nessuno di noi si è ancora capacitato all’idea che la Parrocchia di Piazza Santo Stefano venga privata di un Parroco tanto dinamico e positivo quale si è manifestato a noi don Giovanni. Basta scorrere l’elenco delle iniziative intraprese in questi anni per rendersi conto quanto Lei ha saputo realizzare: a) la riqualificazione di tutta l’area dell’oratorio e case limitrofe (un’operazione che non mancherà di dare i suoi frutti per il bene della Parrocchia in un prossimo futuro); b) la sala polifunzionale; c) il campo da calcio; d) gli spogliatoi; e) il rifacimento del tetto della Chiesa Parrocchiale; ma non solo, don Giovanni , guardando al futuro, ha posto in cantiere opere quali: 1) il restauro della Cappella Sant’Anna; 2) l’area del parco giochi con la sistemazione delle aule e del terrazzo. Queste sono opere che tutti possiamo vedere con i nostri occhi, ma non possiamo omettere di evidenziare il prezioso lavoro di ricostruzione spirituale che Lei ha saputo realizzare nella Parrocchia. Il lavoro è stato tanto, anzi tantissimo, e ci limiteremo a ricordare gli aspetti più importanti quali la formazione e l’attenzione del lavoro svolto dalle varie commissioni: liturgica, catechisti e caritativa, attraverso le quali Lei ha operato a tutto campo per il bene della Parrocchia. “La messe è abbondante”, caro don Giovanni, e per questo torniamo a ringraziarLa per il lavoro che Lei ha svolto in un momento molto delicato sotto l’aspetto sociale, nell’ambito di una società che sta vivendo un cambiamento epocale. La Chiesa, da buona madre, sta compiendo uno sforzo per adeguarsi ai tempi, attuando provvedimenti utili a mantenere viva la fede, la speranza e la carità, virtù teologali indispensabili in un ambito umano sempre più arido di valori. Solo con l’ausilio della fede e armati di carità cristiana saremo in grado di affrontare, con serenità, il futuro che ci attende. Per essere meglio attrezzati a fronteggiare il cambiamento in modo non traumatico è sempre più necessario avvalersi dell’ausilio di un guida spirituale capa- ce ed esperta, il Buon Pastore in grado di guidare il suo gregge. Ecco, don Giovanni ci mancherà, anzi sentiremo molto la Sua mancanza non solo per la parola di conforto e di speranza che sempre Lei riusciva a donare a chi ne aveva bisogno, per la puntuale e meticolosa osservanza della sua missione in Piazza Santo Stefano, per un’infinità di altre iniziative, ma anche per i numerosi pellegrinaggi, ai Santuari mariani in Italia e all’estero, che Lei sapeva scegliere per tutti noi. Ma di don Giovanni ci mancherà soprattutto la cultura storica e teologica, la capacità di citare personaggi ed esperienze di vita vissute all’insegna della fede, citazioni scelte ad hoc quali esempi per una vita vissuta all’interno del credo cristiano. Abbiamo molto apprezzato, don Giovanni, il suo porsi in un atteggiamento di cordiale umiltà nell’accettazione della volontà del nostro Vescovo, di condivisione delle responsabilità e delle conseguenti scelte che dovrà porre in opera nella sua nuova realtà parrocchiale. Il suo “accettare con umiltà la volontà del vescovo” è un grande insegnamento e un esempio non solo di come interpretare l’obbedienza quale virtù etica e spirituale, ma anche per la valenza che essa ha sotto l’aspetto di virtù civile. Lei ci ha insegnato che “Initium sapientiae timor Domini”, l’inizio della sapienza è il timore di Dio. È questo un riferimento che tutti i fedeli dovrebbero sempre tenere presente; spesso ce lo ripetiamo anche se sappiamo che per tutti noi è difficile ricordarlo in ogni momento della giornata e ogni volta che si compie un’azione. Nonostante ciò pensiamo e teniamo a dirlo a voce alta che la COMUNICATO FEDERAZIONE STAMPA MISSIONARIA ITALIANA SE LA RAI SPEGNE IL MONDO A meno di clamorosi ripensamenti, la Rai sta per chiudere cinque sedi di corrispondenza nel mondo: Beirut, Il Cairo, Nairobi, New Delhi e Buenos Aires. Cinque su quindici in totale. Stiamo parlando di entrambe le sedi africane, dell’unica in America Latina e di quella in un Paese così importante, non solo politicamente ed economicamente, come l’India, oltre che di quella di un Paese-simbolo come il Libano. Se andasse in porto, sarebbe una decisione grave, contraddittoria e miope. In una parola: controproducente. Come Federazione della Stampa Missionaria Italiana, la condanniamo con forza, auspicando che la dirigenza Rai torni sui suoi passi, anche alla luce delle proteste non solo nostre, ma di molte altre realtà della società civile che in queste ore si stanno levando. L’ipotesi di chiudere un terzo delle sedi di corrispondenza nel mondo è grave, perché va a colpire il Sud del mondo, quella parte di pianeta già oggi marginale nel circuito informativo italiano. E’ grave perché ispirata a criteri economicisti che, come tali, dovrebbero essere estranei a un “servizio pubblico” che voglia qualificarsi davvero come tale. Se un problema di compatibilità economica esiste, non è spegnendo l’informazione sul mondo che si risolve ma, semmai, vigilando sugli esosi compensi alle “star” del piccolo schermo o sugli sprechi cui la Rai ci ha abituato da troppo tempo. E’ una decisione contraddittoria, perché la sede di Nairobi è stata aperta - anche per effetto di un tenace “pressing” delle riviste missionarie - soltanto due anni fa. Ancora: qual è il senso della chiusura di una sede come l’Egitto, cruciale per monitorare l’area mediterranea e, in parte, il mondo islamico? Che senso avrebbe abbandonare oggi l’India, da tutti indicata come uno dei Paesi-chiave del presente e del futuro? Appare chiaro che siamo di fronte a una scelta - se attuata - per nulla lungimirante e, alla distanza, destinata a ricadute negative. Controproducente, appunto. Il contrario di quell’efficienza che tanto viene sbandierata. Contro la deriva di un’informazione Tv sempre più avvitata su se stessa, ci eravamo pronunciati nel febbraio 2006 con l’appello «Notizie, non gossip», pubblicato da tutte le riviste della Fesmi: chiedevamo alla Rai una risposta alla scarsità di notizie da intere aree del mondo. Nel maggio 2007, dopo l’apertura della sede di Nairobi, avevamo salutato con favore l’evento: «Se la Rai ha aperto una sede in Africa, molto lo si deve alla mobilitazione del mondo missionario», aveva detto in quell’occasione Enzo Nucci, corrispondente Rai da Nairobi. Speravamo fosse l’inizio di un impegno serio. Per dar voce a popoli, culture, paesi senza voce. Purtroppo - duole constatarlo - non è andata così. Con tutta evidenza, il problema dei tagli delle sedi estere è solo la punta di un iceberg: la questione riguarda la sensibilità complessiva per i fatti del mondo, le vicende dei continenti solo apparentemente “lontani”. Non vorremmo che la scelta di dismettere le sedi straniere confermasse una volontà di ritirarsi nel guscio di un’informazione che per baricentro abbia l’Italia o l’Europa. Un servizio pubblico che voglia dirsi realmente tale dovrebbe puntare a rendere i suoi telespettatori autentici “cittadini del mondo”. Non è certo questa la strada. Chiediamo ai vertici di Viale Mazzini un tempestivo e radicale ripensamento. FESMI (Federazione Stampa Missionaria Italiana) voglia di contrapporsi a questa decisione superiore è forte, dirompente sgorga dai nostri cuori. Ribadiamo che i tempi e i modi di questo trasferimento sono stati troppo veloci, poco rispettosi di ciò che Lei ha fatto per questa comunità, per le opere che avrebbe potuto terminare e per la delicata situazione familiare che sta vivendo. Ma, pur non condividendo affatto la decisione di Sua Eccellenza il Vescovo, pensiamo che atteggiamenti individualistici di contrapposizione, congiunti a desiderio di polemica, contribuirebbero allo smembramento della comunità e renderebbero molto più debole e meno credibile ogni presa di posizione civile nella comunità di Piazza Santo Stefano. Vogliamo essere perciò propositivi, auspichiamo con forza che gli Organi Superiori Ecclesiastici siano lungimiranti e sostengano concretamente i sacerdoti che rimangono a continuare il progetto della costruzione della Comunità Beata Vergine del Bisbino, ancora in fase di rodaggio. Questo lo chiediamo con fermezza. D’altro canto compito di ogni cristiano è di sforzarsi, come lo stesso Vescovo ha chiesto, di comprendere che le motivazioni di un trasferimento sono comunque al servizio del bene della diocesi. “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo lei ci ha insegnato e le auguriamo di saper trasmettere questo fondamentale e bel principio della convivenza umana anche nella Sua molto attesa attività pastorale. Ci duole il pensiero di vederLa partire e ciò che Le chiediamo, è di impartirci la benedizione affinché la Divina Provvidenza, ne siamo certi, sostenga i Sacerdoti della Comunità Pastorale affinché continuino a farci cammina- re nel solco che Lei ha tracciato. Grazie Don Giovanni, queste parole non riescono comunque ad esprimere pienamente l’amarezza ed il dolore che la Sua partenza suscita nel nostro cuore, che Lei ha contribuito a risvegliare insieme alle nostre forze e alle nostre coscienze. Grazie, grazie di tutto. I SUOI PARROCCHIANI Fa sempre immensamente piacere constatare la gratitudine che una comunità parrocchiale avverte per il suo pastore. Dalle parole che pubblichiamo integralmente - così come sono state pronunciate domenica 7 febbraio nella chiesa di santo Stefano a Piazza e come ci sono state inviate in redazione con preghiera di pubblicarle - traspare chiaramente che un parroco è ancora avvertito come un padre, e, quando lascia un luogo per andare altrove a svolgere il suo ministero, apre una ferita nel cuore di quanti lo hanno amato e che egli ha saputo amare. Questo amore non gli ha certo impedito di ubbidire alla richiesta del suo Vescovo. Ed è bello che la comunità riconosca questa disponibilità come un esempio da seguire, pur senza sottacere l’amarezza per il distacco e per l’improvviso cambiamento, e che si disponga a continuare il cammino intrapreso con il proprio ormai ex-parroco in spirito di servizio e collaborazione. Credo proprio che, per quanto concerne le altre richieste contenute in questo testo - espresse con rispetto, ma senza nascondere le emozioni e le perplessità - chi di dovere abbia già prontamente dato o darà presto una risposta improntata ad eguale amore. I SEI ANNI DI FACEBOOK TRA SUCCESSI E INTERROGATIVI Mark Zuckerberg ha spento la sesta candelina la scorsa settimana, un compleanno festeggiato con il raggiungimento di un obiettivo importante: 400 milioni di utenti connessi. Da quell’ormai “storico” 4 febbraio del 2004, Facebook, di cui Zuckerberg è il giovanissimo fondatore e amministratore delegato, è diventato grande ed ha imparato a camminare con le sue gambe, superando ogni più rosea aspettativa. Solo un anno fa, nel giorno del suo quinto compleanno, Facebook festeggiava con il traguardo dei 175 milioni di utenti, ma nel giro di un anno i suoi utenti sono cresciuti di quasi il 130%, con un ritmo che ha dell’incredibile. Il 2009 è stato un anno d’oro per l’ex-studente di Harvard: il sito ha segnato il primo anno in attivo, con un totale di ricavi vicino ai 550 milioni di dollari. La macchina ha cominciato a correre veramente, lo dimostrano le recenti quotazioni degli analisti (che attribuiscono al sito un valore di 10 miliardi di dollari) e le cifre sborsate per acquisirne una piccola quota del capitale: nel 2007 Microsoft spese 240 milioni di dollari per l’1,6% del sito di Zuckerberg ed un gruppo di investitori russi circa 200 milioni per il 2%. D’altronde Facebook aveva dato importanti soddisfazioni economiche al suo giovane inventore, già un paio di anni fa, quando la rivista statunitense Forbes lo aveva nominato “il più giovane miliardario del mondo”, con un patrimonio netto (a soli 24 anni) stimato intorno al miliardo e mezzo di dollari, ora aggiornato ad oltre 2 miliardi. Per la sesta candelina di Facebook, Zuckerberg ha lasciato un messaggio nel blog ufficiale spiegando i motivi di tanto successo: “Sia in momenti di gioia sia in momenti difficili, la gente vuole condividere e aiutarsi l’un l’altro. Questa necessità è quello che ci ispira a continuare a innovare e costruire sistemi che permettono alla gente di connettersi e condividere con altri la propria vita, facilmente”. Ma non è tutto oro quello che luccica. Nel corso di questi anni gli uomini di Facebook hanno dovuto affrontare diversi casi e polemiche: da quelle legate alle politiche di gestione della privacy del sito, fino al caso politico nato con la nascita di alcuni gruppi pro-Tartaglia dopo l’aggressione del dicembre scorso, in piazza Duomo a Milano, ai danni di Silvio Berlusconi. Ancora più recente è il caso del gruppo per la scarcerazione di Fabrizio Messina: 35 anni, di Porto Empedocle, fratello di Gerlandino, latitante dal 1999 e ritenuto numero due di Cosa Nostra della sua città, la sorella ha fondato un gruppo su Facebook per sostenere l’innocenza del familiare. Ormai Facebook è il terzo Paese (virtuale, ovviamente) per popolazione, dietro solamente a Cina e India e c’è chi, come l’Unione europea, comincia a cercare soluzioni per “regolamentare” l’accesso dei minori a questo, come agli altri, social network. ANTONIO RITA LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 FEBBRAIO 2010 P A G I N A 35 DAL BRASILE IL RICORDO DI DUE SACERDOTI PAROLE, PAROLE, PAROLE (54) Messa Dal verbo latino mittere, mandare, anche nel senso di convocare o congedare una persona o una assemblea. Nella prassi civile di Roma antica messa significava “ordine di comparizione” davanti a, oppure congedo da un superiore. Nel linguaggio sportivo attuale “messa” significa “mettere la palla o la pallina in campo”. Nella liturgia cristiana mi sembra prevalga la convinzione che la parola Messa abbia sostanzialmente lo stesso significato che aveva nella Roma antica: comparizione alla assemblea o ecclesia (alla greca) oppure congedo dalla stessa. Però si danno anche altre etimologie: - “missa est”, cioè è stata spedita una lettera (epistula) ad altra comunità cristiana, sorella nella fede e nella liturgia; - “missa est”, cioè il “pane eucaristico” (eucaristia) è stato spedito alle case dei fedeli impediti a partecipare alla “messa”. Per malattia, vecchiaia, impegno domestico o civile, assistenza a famigliari piccoli o ammalati, ecc. Ritengo più attendibile quella tradizionale. Però mi piace pensare all’ultima spiegazione. Si noti che nei primi secoli cristiani nelle comunità non si celebravano tante messe, ad ogni ora, anche prefestiva, come oggi. Poi si pensi alle distanze che i fedeli dovevano percorrere per recarsi alle chiese, non così numerose e capillari come nei secoli successivi. Pertanto ad alcuni fedeli probabilmente veniva dato quello che oggi si chiama “ministero straordinario della Eucaristia”. Cioè il compito di portare l’Eucaristia alle case degli assenti o distribuirla durante la Messa, quando i fedeli erano molto numerosi. Bello e commovente. ATTILIO SANGIANI LETTERE AL DIRETTORE POSTA: V.le Cesare Battisti 8 22100 COMO FAX: 031.3109325 ✉ E-MAIL: [email protected] DON CUSINI E DON BORLA A TALAMONA C aro direttore de “Il Settimanale”, la saluto fraternamente e le faccio gli auguri per il nuovo anno: auguri che estendo a tutta la sua “equipe” di collaboratori. Ricevo sempre il nostro giornale, anche se sempre in ritardo. Vi ringrazio per inviarmelo sempre: lo leggo volentieri e mi mantiene in contatto con la diocesi di origine e mi arricchisce di idee e iniziative sempre utili per il mio lavoro missionario parrocchiale. Vi ringrazio specialmente per la bella idea di pubblicare in breve la vita e figura di alcuni sacerdoti della nostra diocesi e questo mi ha commosso: sono alcune figure tra le tante che ci hanno educato alla fede e alla vocazione. Molte grazie. Sono certo che qualche nostro sacerdote diocesano saprà raccogliere queste ed altre testimonianze e pubblicarle in un volume. Non posso fare a meno di ricordare il mio arciprete di Talamona, don Giuseppe Cusini (+ 1936) che ha dato alla parrocchia di Talamona un esempio stupendo di pietà e carità e con uno zelo fervorosissimo guidò la nostra popolazione a costruire la grande chiesa parrocchiale e da cui ho attinto la mia vocazione al sacerdozio; e pure ricordo il sacerdote don Giovanni Borla, parroco umile e zeloso di varie parrocchie e per gli ultimi 15 anni zeloso collaboratore a Talamona: preghiera, carità e confessionale. Grazie di nuovo e tanti saluti e le chiedo una preghiera. In Cristo e Maria. P. E. CELSO DUCA, parroco missionario in Araputanga - Mato Grosso Fa molto piacere ricevere una lettera da così lontano, una lettera scritta ancora con la macchina da scrivere. Fa piacere che le pagine dedicate a tratteggiare le figure di alcuni preti della nostra diocesi abbiano suscitato tanto interesse in uno di noi che è andato in missione in terra brasiliana e gli abbiano ricordato i preti che sono stati all’origine della sua vocazione nel compimento del loro ministero ordinario. Ricevo biglietti di ringraziamento anche molto più semplici ed essenziali da missionari e da suore di clausura che mi ringraziano per come questo foglio di giornale riesce a farli sentire vicini alla vita della nostra diocesi. Questo è di conforto per il lavoro che svolgiamo, non senza difficoltà e non senza errori da parte nostra o omissioni, sia chiaro, ma sempre con tanto impegno. Spesso chi è più vicino guarda con sufficienza a questo giornale, o recrimina continuamente, in quella IN MARGINE AL TEMA DELLA GIORNATA PER LA VITA 2010 LA FORZA DELLA VITA, UNA SFIDA NELLA POVERTÀ iverse le povertà attraverso le quali si fa strada la vita: vere sfide alle avversità ed alla tentazione dello scoraggiamento. Sfida alla povertà di sicurezze di chi genera figli. Chi può dirsi sicuro della loro “buona riuscita”, nella salute del corpo e, ancor più, nel campo economico, della professione e dell’orientamento morale e spirituale ? Alla fine, ognuno, anche i figli, hanno una libertà di cui risponderanno personalmente davanti a Dio ed al prossimo. I genitori non sono garantiti, anche se molto dipende dalla educazione che daranno loro. Occorre affidare i figli a Dio, che, però, lascia ad ognuno la responsabilità della propria vita. Ma se, come in Occidente, si affievoliscono la fede e la speranza (insieme alla carità), ecco la grave crisi demografica che attanaglia le nostre nazioni. Gente di “poca fede” ! Sfida alla povertà economica. Forse è meglio parlare di indigenza. Il cristiano sa di essere invitato ad una vita sobria, che non è miseria. Sa che il “benessere economico” è un valore positivo, che serve la dignità dell’uomo, ma che non è il “fine supremo”. C’è un pericoloso equivoco in coloro che confondono “qualità (materiale) della vita “con la “dignità” di ogni vita, che non dipende dalla quantità di beni materiali di cui si dispone. Costoro, per difendere la “qualità” sono disposti a sacrificare la vita (degli altri!) per la propria qualità. Sfida nella povertà di salute fisica e mentale. Tutti siamo destinati a passare, prima o poi, attraverso le malattie, la vecchiaia, il declino fisico e mentale. Tuttavia nessuno per questo perde in dignità. Nessuno può invocare, per sé o per gli altri, la eutanasia. Nei giorni scorsi il Papa ha esortato i vescovi della Scozia D ad opporsi a progetti di eutanasia, in nome della carità che riconosce a tutti uguale dignità e diritto-dovere di vivere. Clamoroso è lo svarione del prof. Umberto Veronesi, che in varie occasioni ha affermato che la religione chiude la mente alla verità, mentre la “scienza” (o meglio: gli scienziati,tra i quali lui si mette) vedono la verità. Vero il contrario. La religione (almeno quella cristiana) apre la mente alla valorizzazione delle conquiste della ragione nel campo delle scienze sperimentali, né più né meno degli scienziati veri (non sempre dei “tecnici”, come Veronesi). Però è aperta a comprendere tutte le realtà che vanno oltre il mondo materiale e sensibile, cui la mente di Veronesi è chiusa e sbarrata, tanto che nega la dignità dei non ancora nati, dei malati terminali e dei cosiddetti “in stato vegetativo”. Cosa dirà oggi, e con lui il sig. Englaro, davanti alla clamorosa verità scientifica accertata dalle Università di Cambridge e di Liegi, secondo la quale gli ammalati considerati in stato vegetativo sono in grado di comprendere quanto avviene attorno a loro? Sfida nella povertà o assenza di sostegno o addirittura di ostilità da parte di chi dovrebbe aiutare una donna che attende un figlio ? Clamoroso è il fatto, di cui i giornali hanno dato notizia in questi giorni (e specialmente Avvenire,che vi ha dedicato una pagina): una giovane donna, cui i genitori hanno consigliato di abortire, si è sottratta alle pressioni dei genitori conviventi con lei simulando un aborto spontaneo. Poi si è rifugiata da certe suore che l’hanno aiutata a far nascere il figlio. Alla fine i nonni si sono riconciliati con la figlia ed il nipotino. Anzi, sono diventati felici… Questa giovane mamma ha compreso fino in fondo il “ministero della vita naturale”, che il Verbo Creatore ha affidato specialmente alla donna, mentre all’uomo maschio il Verbo Incarnato, nato alla natura umana nel seno di Maria, ha affidato in via speciale il ministero della vita soprannaturale. Così in Gesù Cristo si uniscono le due nature nell’unica Persona del Verbo Incarnato. Non si tratta di “poteri” o di “onori”, ma di servizi costosi, fino alla Croce (ed alla Resurrezione!). Infine: sfida della vita in mezzo alle difficoltà di approdare alla verità del creato e della vita di ciascuno di noi. Clamoroso il successo dello sceneggiato trasmesso da RAI 1 sulla vita di Agostino di Tagaste. Partito, Agostino, dallo scettici- smo dei retori sofisti del tardo impero romano, è approdato dopo varie peripezie culturali e morali, a riconoscere con Ambrogio vescovo di Milano che la verità è una persona, è Cristo. Percorso esattamente contrario a quello del cattivo maestro della cultura radicale contemporanea identificabile con F.W.Nietzsche, che dal cristianesimo di suo padre, pastore protestante, è approdato alla negazione di ogni etica umana, al “superuomo” capace di sopravvivere al nulla assoluto. Poi è morto pazzo, con un declino precoce durato dodici anni. ATTILIO SANGIANI perenne insoddisfazione che caratterizza l’uomo postmoderno che vive nell’Occidente agiato e ipercomunicativo. Ho ricevuto anche una lettera di un missionario italiano don Dante Baiguini, da dieci anni in Engadina a Samedan, che mi invia pure una copia del settimanale della diocesi di Brescia (che ben conosco), dicendomi che è più bello e più colorato del nostro, e mi chiede perché anche noi non ne facciamo uno così. Il nostro caro missionario sfonda una porta aperta! Stiamo lavorando ad un cambiamento grafico - come già annunciato proprio nel numero a cui fa riferimento padre Celso - e si tratta di una impaginazione accattivante e... colorata, che, ahimé, noi non potremo utilizzare al cento per cento, perché - forse il nostro missionario in terra svizzera non lo sa - il full color è molto costoso e richiederebbe, per essere adottato, o un aumento sensibile della quota di abbonamento (e non è proprio il momento per proporla) o un aumento considerevole delle copie vendute (e, purtroppo, da anni siamo incollati più o meno sulla stessa cifra, con l’inconveniente che qualche lettore... muore). La vita del nostro settimanale è sempre stata contraddistinta da una conduzione economica vigile e ponderata, senza passi troppo lunghi e azzardati. Qui vicino a noi settimanali storici come Luce (a Varese) e Il Resegone (Lecco) hanno chiuso i battenti e, talvolta, è meglio un settimanale in bianco e nero vivo che un settimanale a colori defunto. Non so se la grafica nuova sia quello che più interessa ai nostri lettori, anche se la bellezza e la leggibilità sono un punto di forza per un giornale che vuole stare al passo dei tempi. Forse i cambiamenti sono più una questione di sostanza e di mentalità, e immancabilmente accontentano qualcuno e scontentano altri, per cui alla fin fine i numeri restano gli stessi. Forse la battaglia del «progetto culturale» della Chiesa italiana non ha lasciato grandi propositi nei cristiani lettori ed i messaggi sono passati sopra le teste. DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: AGOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. Registrazione TTribunale ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: La Pr ovincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 Provincia 22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50 tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2010: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. 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