L’EUCARESTIA: Nei giorni feriali ore 08:30 / 18.00 con vespri La domenica “Giorno del Signore” ore 8:30 – 11:00 – 18:00 chiesa Matrice ore 9:30 (zona San Giovanni) ADORAZIONE INDIVIDUALE: Gesù Eucarestia sarà esposto tutti i giorni (esclusa la domenica) dalle ore 9:00 alle ore 12:00 LITURGIA DELLE ORE ore 9:00 lodi mattutine ore 18:00 Vespri CENTRI D’ASCOLTO NELLE FAMIGLIE Martedì ore 19.00 CATECHESI PER ADULTI SU “I sette vizi capitali” Sabato ore 19:00 chiesa Madre AVVENTO DI SOLIDARIETA’ Nella cappella del Santissimo Sacramento sarà posto il Salvadanaio per la raccolta delle offerte per la carità: frutto delle rinunce e dei piccoli sacrifici per un Natale di solidarietà. AVVENTO 2014 “ dalle periferie della storia …alla periferia del cuore di Dio: Betlemme”. Carissimi, anche quest’anno ci prepariamo a vivere insieme il tempo d’Avvento, momento privilegiato per assumere l’atteggiamento del Vigilare che ci desta dal sonno del “dare tutto per scontato”, e ci insegna a stupirci ancora con rinnovata meraviglia del mistero di Dio che si fa Bambino nelle strade del nostro mondo e del nostro cuore. Il slogan che ci accompagna in questo tempo d’avvento , è frutto delle continue catechesi di Papa Francesco che, ci invita ad uscire dalle nostre sicurezze e comodità ed entrare in punta di piedi nelle periferie della nostra storia personale e comunitaria, ci incoraggia a chiedere al Padre, insieme a tutti i profeti, di Mutare il nostro lamento in danza per poter contemplare le periferie del suo Cuore. Il Cuore di Dio ci spinge a Betlemme! Ci spinge li dove Lui appare Visibile agli occhi della carne nella semplicità e trasparenza del presepe, ci invita a riconoscerlo nel mistero del povero ed adorarlo nel Sacramento dell’Eucaristia, ci spinge ad ascoltare la Sua Parola ed a porre rimedio alle nostre parole. E’ importante comprendere che ci spinge ad essere “chiesa in uscita”, chiesa che non fa la vagabonda per le strade o per le piazze ma che articola il proprio passo verso una meta ben precisa: La capanna di Betlemme, accompagnati dalla Fede e dalla Carità. Significativo è ricordare che il nome Betlemme è uguale a Città del Pane, la ricerca dell’essenziale nei beni del cuore, la ricerca di uno stile di vita più semplice e laborioso, la propensione ad amicizie serie e durature fanno sì che, l’essenziale appaia come un bisogno nella nostra vita da cristiani. In questo periodo: l’Ascolto della Parola,diventi il primo passo da compiere per andare incontro al Cristo che viene con la stessa forza e coerenza di vita del Battista. Custodire la Parola con lo stesso atteggiamento di Tenerezza della Vergine Madre. Contemplare la Parola con lo stesso Stupore dei pastori la notte di Natale, Esultare con gli angeli delle grandezze che la Parola fatta Carne compie nella nostra vita. Buon cammino! Camminiamo senza mai stancarci! I DOMENICA D’AVVENTO Dal vangelo secondo Marco In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». DALLA VITA … -Cosa significa per te essere responsabile? -Quale idea di futuro hai? Quale idea di futuro circola nel mondo? -Il futuro ti inquieta, ti spaventa, oppure è motivo per impegnarti già ora per il tuo domani? PER FAR RISUONARE La vicenda di Gesù Cristo ci mostra come ognuno di noi non può e non deve, per realizzare pienamente se stesso, sottrarsi alle sue responsabilità. Gesù Cristo ha assunto la natura umana portandone fino in fondo la responsabilità. Non si è sottratto al suo essere figlio, alla testimonianza, all’inaugurare il Regno di Dio intravvedendone già, in questo nostro mondo, non solo i segni della sua presenza, ma anche l’appello alla responsabilità di ciascuno verso di esso. Il Vangelo della prima domenica di Avvento ci consegna proprio questo: ognuno ha una sua responsabilità, un suo compito da svolgere nel mondo con fedeltà. In esso ci impegniamo, ci ritroviamo e costruiamo il futuro nostro e del Regno che Dio ci affida. PAPA FRANCESCO: «Una mamma aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene; per questo li educa a non cedere alla pigrizia - che deriva anche da un certo benessere -, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli perché crescano sempre di più, crescano forti, capaci di prendersi responsabilità, di impegnarsi nella vita, di tendere a grandi ideali. La Madonna fa proprio questo in noi, ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, ad essere forti e non cedere alla tentazione dell’essere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilità, a tendere sempre più in alto. Una buona mamma non solo accompagna i figli nella crescita, non evitando i problemi, le sfide della vita; una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libertà. Questo non è facile, ma una mamma sa farlo. Ma che cosa significa libertà? Non è certo fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libertà non significa, per così dire, buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. No, quella non è libertà! La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita! Maria da buona madre ci educa ad essere, come Lei, capaci di fare scelte definitive; scelte definitive, in questo momento in cui regna, per così dire, la filosofia del provvisorio. È tanto difficile impegnarsi nella vita definitivamente. E lei ci aiuta a fare scelte definitive con quella libertà piena con cui ha risposto “sì” al piano di Dio sulla sua vita». … ALLA VITA -Cosa speri per la tua vita? La speranza è un sogno, un desiderio o qualcosa di realizzabile? -Quali sono le responsabilità a cui Dio ti chiama? -Quale futuro vuoi costruire nella tua vita, alla luce del Vangelo? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Non sottrarti alle responsabilità: dai il meglio di te stesso. PREGHIERA Signore,questa esistenza io l'accetto, e l'accetto in speranza. Una speranza che tutto comprende e sopporta, una speranza che non so mai se la posseggo davvero. Una speranza che nasce dal mio profondo,una speranza totale che non posso sostituire con angosce inconfessate e cose possedute. Questa speranza assoluta io me la riconosco e voglio averla: di essa devo rispondere come del compito più grande della mia vita. Io so, Signore, che essa non è un'utopia, ma viene da te, nasce da te e abbraccia tutto e tutto comprende come promessa che l'umanità arriverà alla pienezza di vita e ogni uomo potrà davvero non vergognarsi d'essere uomo. Karl Rahner II DOMENICA D’AVVENTO Dal vangelo secondo Marco Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». DALLA VITA … -Essere profeti nel mondo di oggi che significa per te? -Su quali temi devi, come cristiano, alzare la voce? -Di quali liete notizie sei portatore? IL CATECHISMO DEGLI ADULTI (1171) «L’uomo è desiderio di vivere. Per attuare questo desiderio, il credente si appoggia a Dio. Attende la salvezza come dono, non come conquista. Mentre la cultura oggi dominante confida nel progresso quale risultato automatico di forze immanenti alla storia, il cristiano spera in un “avvento”, che porti per grazia nuove possibilità di vita e recuperi ciò che è perduto. La sua posizione non è rinunciataria; spinge anzi all’impegno, come cooperazione con Dio». PER FAR RISUONARE Giovanni il Battista, protagonista di questa seconda domenica di Avvento, è la figura del profeta di Dio che prepara la strada a Cristo, Figlio di Dio, uomo nuovo. La figura di Giovanni emerge nelle pagine evangeliche per la sua risolutezza e per essere portatore del messaggio divino che tocca il cuore dell’uomo; capace di profezia, alza la voce e fa risuonare nelle coscienze, specie in quella di Erode, i valori dell’umanità che Cristo a breve predicherà nella terra di Palestina. Essere annunciatori e profeti oggi non può esimerci dall’annunciare, all’occorrenza gridare, questo modello di umanità voluto da Gesù. PAPA FRANCESCO: «Tre elementi fondamentali sostengono la profezia: anzitutto, la memoria del passato: è la memoria della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del popolo, che i profeti mantengono viva, come si vede bene nell’Antico Testamento. Il profeta deve conoscere la storia di Dio con il popolo che è chiamato a servire. In secondo luogo, la capacità di guardare bene il presente. E questo realismo del presente è collegato con la competenza, con lo studio e con la conoscenza. In terzo luogo, l’utopia del futuro. Quale sarà la strada del futuro? Non tutte le strade sono percorribili: qui è necessaria anche la prudenza. Un profeta deve basarsi su questi tre pilastri per dire la parola giusta, compiere il gesto giusto che si elabora nella preghiera. Quando si perde la memoria, la memoria del Vangelo, quella della Chiesa, quella della storia di un popolo, tutto finisce nell’ideologia. Per capire la realtà si deve leggere il presente con occhio di credente. Non vi sono ermeneutiche asettiche: è un’illusione pensare di leggere la realtà prescindendo dalla nostra condizione di discepoli di Gesù Cristo. L’interpretazione con la quale bisogna comprendere il presente, l’ermeneutica cristiana, sono gli occhi del discepolo. Cosa ci promette Dio nel futuro? La profezia è dire la parola giusta, quella che lo Spirito suggerisce di dire». … ALLA VITA -Sei attento al mondo in cui vivi per comprenderlo a fondo? -Sei coraggioso nell’andare contro corrente? Oppure ti adegui al pensare comune per evitare scontri? -Sai annunciare la profezia di Gesù e il suo modo di vivere? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Annuncia con coraggio e fermezza il messaggio di Dio nel contesto in cui vivi. PREGHIERA Signore,sostieni le nostre labbra! La tua parola risuoni nelle nostre! Signore,sostieni il nostro coraggio! Non ci faccia paura il mondo in cui viviamo! Signore,sostieni il nostro cuore! Sia colmo della tua presenza, della tua volontà! Signore,riempici di Cristo! La sua umanità e il suo essere profeta ci spingano a testimoniarti ogni giorno! SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE Dal libro della Gènesi Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi. DALLA VITA … -Cosa è per te il male? Il peccato? -Che ruolo ha per te Dio nei confronti del male? -Sei forte nel combattere il male che rischi di compiere? IL CATECHISMO DEGLI ADULTI (394) «Il Nuovo Testamento proclama la lieta notizia che la salvezza comincia a realizzarsi. A partire dal mistero della redenzione si comprende meglio anche il mistero del peccato. Lo splendore della luce fa intuire per contrasto la densità delle tenebre. Gesù Cristo, con la sua morte e risurrezione, ci libera dal potere del peccato e della morte. È l’unico Salvatore dell’umanità. Tutti hanno bisogno di lui per essere giustificati e senza di lui nessuno può essere salvo. Da che cosa dipende questa necessità? Dal fatto che “giudei e greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato, come sta scritto: Non c’è nessun giusto, nemmeno uno” (Rm 3,910). Il mondo intero deve ammutolire e riconoscersi peccatore, poiché “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Rm 3,23); la creazione stesa è soggetta alla caducità e alla corruzione. Lasciati a se stessi, gli uomini commettono molti peccati, perché il loro cuore è cattivo e produce azioni. Il peccato abita in loro e li porta ad allontanarsi dal bene, che pure desiderano, e a fare il male, che invece detestano. C’è in loro un’inclinazione al male. Come mai si trovano in questa situazione di debolezza e di corruzione? Come mai appartengono al regno delle tenebre? Il peccato e la morte sono entrati nel mondo per colpa dell’uomo stesso. Un influsso negativo viene a pesare su ogni uomo, per una misteriosa solidarietà con tutti coloro che lo hanno preceduto, a cominciare dal primo peccato che è stato commesso all’inizio della storia: “Per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna... Per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,18-19)». PER FAR RISUONARE La liturgia ci consegna, in questo giorno, la figura di Maria, donna umile e semplice di Palestina che ha accolto l’invito di Dio nelle parole dell’Angelo. Dio prende casa nell’umanità attraverso una donna: un grande gesto di umanità. Maria non solo inaugura con il suo “sì” il nuovo tempo della salvezza, quello di Gesù, ma diventa principio della nuova umanità che trova in lei la donna senza peccato. Con lei e in lei l’umanità è chiamata ad essere stirpe che schiaccia la testa al maligno, come ci ricorda il testo di Genesi. Sentiamoci tutti, in Maria, protagonisti e attenti a lottare col maligno, sempre accovacciato alla nostra porta. PAPA FRANCESCO: «Cristo accetta la morte peggiore, quella sulla croce, riservata ai farabutti, schiavi e malfattori. Guardando Gesù nella sua passione noi vediamo come in uno specchio anche le sofferenze di tutta l’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte. Tante volte avvertiamo orrore per il male e il dolore che ci circonda e ci chiediamo: “Perché Dio lo permette?”. È una profonda ferita per noi vedere la sofferenza e la morte, specialmente quella degli innocenti! Quando vediamo soffrire i bambini, è una ferita nel cuore. È il mistero del male. E Gesù prende tutto questo male, tutta questa sofferenza su di sé. L’uomo si aspetta che Dio sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante. Dio ci mostra invece una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento. E possiamo dire: Dio vince proprio nel fallimento». … ALLA VITA -Qual è il male più ricorrente che commetti? -Con quali virtù puoi lottare contro il male? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Schiérati contro il male in questa attesa: il tuo cuore sia vigile nel bene. PREGHIERA Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature III DOMENICA D’AVVENTO Dal vangelo secondo Giovanni Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. DALLA VITA … -Chi ti ha annunciato il messaggio di Cristo? -Cosa hai scorto in queste persone e che ancora oggi ti colpisce? -Dove cogli la presenza del Cristo vivente che ti parla, ti chiama, ti affascina, ti da gioia? PER FAR RISUONARE La terza domenica di Avvento lancia, nella Parola di Dio, un chiaro messaggio: la testimonianza di fede si compie in parole e in opere. Giovanni Battista con appelli e gesti esteriori, conduce alla luce vera che viene nel mondo: l’uomo Cristo Gesù. Giovanni ne è solo annunciatore e testimone, chiamato a farsi da parte e a lasciar emergere l’Agnello di Dio. La prima lettura, nelle parole di Isaia ci ricorda che una vera testimonianza di fede non può dimenticare chi è povero e mi mostra il volto di Cristo: fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamare libertà agli schiavi, la scarcerazione ai prigionieri sono gesti di fede che si traducono in briciole di vita e di amore al prossimo. La fede in Cristo, in quest’uomo che è il Figlio di Dio, ci chiede di avere un cuore che lascia trasparire Cristo, senso e gioia per tutti. PAPA FRANCESCO: «Gesù è presente anche mediante la Chiesa, che Lui ha inviato a prolungare la sua missione. L’ultima parola di Gesù ai discepoli è il comando di partire: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). È un mandato preciso, non è facoltativo! La comunità cristiana è una comunità ‘in uscita’, ‘in partenza’. Di più: la Chiesa è nata ‘in uscita’. Ai suoi discepoli missionari Gesù dice: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (v. 20). Da soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nell’opera apostolica non bastano le nostre forze, le nostre risorse, le nostre strutture, anche se sono necessarie. Senza la presenza del Signore e la forza del suo Spirito il nostro lavoro, pur ben organizzato, risulta inefficace. E così andiamo a dire alla gente chi è Gesù». … ALLA VITA -Senti che la tua vocazione, come per ogni cristiano battezzato, è di essere annunciatore? -Che immagine di Dio porti nel tuo annuncio ad altri? -Sai essere un testimone gioioso di Cristo o la fede ti intristisce, appesantisce ti da noia? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Porta la gioia nel tuo annuncio: sii testimone verso chi, accanto a te, è senza speranza, senza gioia. PREGHIERA "A fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri". (Is 61,1-2.10-11) Signore ci doni, tramite il Profeta Isaia, Parole di speranza e di fiducia. Il matrimonio è simbolo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Noi tutti popolo di Dio siamo chiamati ad annunciare la buona novella del matrimonio e della famiglia. Signore, fa che possiamo partecipare alla Tua venuta ed essere tuoi collaboratori autentici sanando le piaghe dei cuori spezzati. In questo tempo di crisi, in cui sembra che tutte le certezze umane siano sul punto di crollare, c’è bisogno di gente che canti la certezza che Dio non lascia soli i suoi figli, ma sta operando come sempre per il nostro bene. Signore, tu che sei la luce del mondo rendici sempre più capaci in famiglia e nella comunità di essere testimoni della tua luce come facesti un tempo con il Battista: "Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce" (Gv 1,6-8.19-28). Donaci, inoltre, Signore Gesù l’umiltà come la tua amata Madre Maria, che in piena libertà e in maniera totale si è fidata del tuo amore. "La mia anima esulta nel mio Dio. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote" (Lc 1,46-54). Anche noi, come Maria, siamo mandati a essere segno della misericordia che il Signore riserva al suo popolo. Signore, proteggi la nostre famiglie, facci essere testimoni autentici e tieni salda la promessa di tutti coloro che confidano in Te. A cura di Maria Rosa e Michele Vomera, studenti al Master in pastorale familiare, dell’Ufficio diocesano di pastorale familiare di Oppido Palmi IV DOMENICA D’AVVENTO Dal vangelo secondo Luca In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. Come Maria: l’umile grandezza dei servi Nel vangelo siamo invitati a identificarci in Maria. In che cosa consiste la sua grandezza? Maria non compie imprese militari come Davide, non compie imprese di apostolato ed evangelizzazione come Paolo. Operativamente appare molto inferiore a tutti i grandi personaggi biblici. Eppure è le la “piena di grazia”, investita pienamente del favore di Dio. Su di lei lo Spirito stende la sua ombra. Non vengono messe in campo le sue prerogative umane: solo si manifesta la potenza di Dio, per il quale “nulla è impossibile”. Nella sua umiltà, Maria è più grande di Davide, più grande di Paolo, più grande di ogni grande personaggio della storia: essi hanno compiuto grandi imprese, Maria ha accolto con tutta se stessa il Salvatore, l’unico davvero “Grande”, chiamato “Figlio dell’Altissimo”. Dio parla ad ogni creatura Molto sentito nel dibattito politico italiano è ultimamente il problema del merito e dell’eccellenza. Forse può essere però che il parlare troppo di una cosa ne denunci in ultima analisi l’assenza. Come possiamo premiare il merito? Come selezionare i migliori per determinati incarichi? Come ricostruire una classe dirigente, di veri leader, di veri capi? In altre parole: chi è il più grande? Chi merita di essere a capo di quella determinata iniziativa? Il credente non può fare altro che tirarsi indietro, anche nel caso di una competizione leale e sensata? Colpisce il fatto che la parola chiave del brano evangelico non sia “merito”, ma “grazia”, sullo sfondo non sta la “grandezza” di Maria, ma “l’umiltà della serva di Dio”. La potenza di Dio si congiunge all’umiltà di Maria, determinando una piena corrispondenza e un esito sorprendente. Emerge una consapevolezza straordinaria: anche gli umili, come Maria, sono importanti agli occhi di Dio, sono oggetto del suo favore, i destinatari della sua grazia. Ad essi è riservato un posto e un ruolo nel Regno di Dio. Da una semplice donna nasce il salvatore, colui che porta pace al mondo. Il punto limite Può venire il dubbio che l’eccesso di valorizzazione dell’umiltà conduca il credente a dover rinunciare alla ricerca dell’eccellenza e del primato. Nella competizione globale, i cristiani dovrebbero stare al proprio posto, lasciando fare a chi sgomita di più? Non è questo certamente il messaggio evangelico. In un altro passo Gesù avverte di essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16). Seguire umilmente Gesù non significa rifiutare di agire con sapienza, talvolta comporta anche l’operare con un pizzico di astuzia. Ma proprio la sapienza che viene da Gesù avverte: la vera grandezza è finalizzata al servizio. Grande è chi, come Maria, può dire “Ecco la serva del Signore”. Aderire a Cristo libera dall’affanno del carrierismo e dell’autorealizzazione; seguire Gesù implica il rifiuto di entrare in una competizione violenta, in cui ci si può affermare solo calpestando gli altri. Perciò potrà certamente (non sempre) capitare che per seguirlo davvero si debba rinunciare a qualche opportunità, senza che questo diventi occasione di rimpianti e delusioni. Nel momento della prova il carrierista si defila o tradisce; il discepolo resta. E chi è nella prova sa a chi si può rivolgere, per avere davvero aiuto. Seguire Gesù Al termine del percorso dell’Avvento, ci viene dato un modello di umanità: Maria, la madre del Salvatore, la “benedetta tra tutte le donne”. Siamo invitati ad accogliere Gesù allo stesso suo modo, generandolo in noi. Ci accorgiamo che vivere nella dimensione mariana impedisce ogni individualismo e pretesa di autosufficienza. Siamo come Maria e generiamo il Salvatore, nella misura in cui viviamo anche la dimensione comunitaria della nostra fede. Ogni comunità cristiana è invitata ad assumere in sé le virtù di Maria, la fede che va oltre ogni fede, la speranza che spera contro ogni speranza, l’umiltà che impedisce di cadere nel baratro della superbia. NATALE DEL SIGNORE Dal vangelo secondo Luca In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». DALLA VITA … -È Natale! Cosa ti riempie il cuore oggi? -Che gesto vuoi compiere in famiglia? -Sarà un giorno di pace? PER FAR RISUONARE “Gloria a Dio nell’alto dei cieli …” La frase che il Vangelo di oggi ci consegna è gioia. Dio, l’Onnipotente, colui che è nei cieli, si è fatto uno di noi in Gesù, condivide la nostra esperienza umana, la nostra vita terrena, la nostra umanità. Questo è il Natale. Questa la grandezza del nostro Dio. Non possiamo che guardare il cielo ed elevare il nostro grazie per quel bambino che è nato per noi. In lui si unisce la terra al cielo. Non solo la nostra riconoscenza, la nostra gratitudine, la nostra preghiera sale a Dio. La frase degli angeli dice “… pace in terra agli uomini di buona volontà”. Comprendere, vivere e celebrare il Natale significa accogliere il Figlio di Dio, accogliere quel bambino; ma significa anche accogliere la pace che ci è data in dono e divenirne portatori nella nostra vita. Non gesti vuoti di pace come quelli che ci scambiamo molte volte nell’Eucarestia. Non solo a Natale si deve “essere più buoni”. A Natale si è fatta pace fra Dio e l’uomo, fra l’uomo e gli uomini, in Cristo Salvatore. È tempo allora di vivere rapporti di pace, di divenire costruttori di pace, di rapporti nuovi fra noi. PAPA FRANCESCO: «La vera pace non e un equilibrio tra forze contrarie, non è una bella “facciata” dietro alla quale ci sono contrasti e divisioni. La pace è un impegno di tutti i giorni, la pace è artigianale e si porta avanti a partire dal dono di Dio, dalla sua grazia che ci ha dato in Gesù Cristo: guardando il Bambino nel presepe, bambino di pace, pensiamo ai bambini che sono le vittime più fragili delle guerre, ma pensiamo anche agli anziani, alle donne maltrattate, ai malati... Le guerre spezzano e feriscono tante vite!». … ALLA VITA -Cosa chiedi al bambino di Betlemme, uomo come noi, per la tua fede? -Quale dono di pace gli chiedi? Per quale situazione? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Costruisci la pace in questi giorni di Natale proprio a partire dalla tua famiglia: compi un gesto di pace verso qualche familiare. È la pace di Cristo. PREGHIERA della famiglia attorno al presepe Signore, donami la forza di aiutare tutti quelli che attingono alla linfa delle beatitudini per spezzare l’assurda logica e l’infernale spirale della violenza! Quant’è difficile essere profeta della pace! Se alzo il dito verso un futuro gonfio di speranze, i realisti mi trattano da idealista; e se lo abbasso sul presente affranto da sconfitte, gli utopisti mi tacciano di disfattismo. Signore, donami il coraggio di accettare solo da te la rude vocazione di profeta e di essere ogni volta un perdente tra gli uomini! Quant’è difficile essere pedagogo della pace! In mezzo alle tortuosità di un cammino scosceso, come far capire che un male minore, anche se tollerato, rimane un male e che bisogna far di tutto per allontanarsi dall’orlo dell’abisso in cui a ogni istante l’umanità rischia di precipitare? Signore, donami l’abilità di spiegare chiaramente che la pace non è così semplice come se l’immagina il cuore, ma è più semplice di come stabilisce la ragione! Quant’è difficile accogliere l’evangelo della pace! Da qualunque parte ci si trovi, all’ovest come all’est. In una giungla di belve con missili per dentatura, come far capire che perdere l’anima è ancora più pericoloso che lasciarci la pelle? Signore, donami la forza di aiutare tutti quelli che attingono alla linfa delle beatitudini per spezzare l’assurda logica e l’infernale spirale della violenza! Signore, tutti questi tiri incrociati sulla pace non mi fanno paura, non mi scoraggiano. Al contrario, mi rivelano che il minimo strappo alla tunica della pace fa gridare l’uomo. Toccare la pace è più che toccare un problema, e ancor più che toccare l’uomo: è toccare Dio, colui che san Paolo ci presenta come la pace stessa “È lui la nostra pace” (Ef 2,14). Signore, insegnaci a vincere la pace! cardinale Roger Etchegaray FESTA SANTA FAMIGLIA Dal vangelo secondo Luca [Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il bambino (Gesù) a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.] Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. DALLA VITA … -È possibile per te vivere la virtù della fedeltà? -Sei fedele a Dio? -“Il Signore è fedele”: senti che Dio non ti ha mai abbandonato? In quali occasioni in modo particolare? PER FAR RISUONARE Essere fedeli. Oggi questa espressione suscita in noi molto spavento, molta paura. Fondamentalmente non ci riteniamo capaci di fedeltà. Lo dice il nostro carattere, la nostra inclinazione al non mantenere la parola data, a non vivere legami forti, coerenti e fedeli. Lo dice la fatica nei nostri rapporti di amicizia, nella fedeltà coniugale; lo dice la fatica a vivere la quotidianità e i suoi soliti ritmi, sempre alla ricerca della novità e dell’evasione. Lo dice la fatica alla fedeltà della liturgia domenicale. Il messaggio della festa della Santa Famiglia è proprio quello della fedeltà. Innanzitutto la fedeltà di Dio che non si è mai stancato di amare, accompagnare, guidare il suo popolo. A cominciare da Abramo. “Non temere …” La stessa frase che Dio ripete a noi.“Io sono il tuo scudo”, “Il Signore è fedele al suo patto”, “Si è sempre ricordato della sua alleanza, alla parola data per mille generazioni”. La fedeltà di Dio che si compie in Gesù, luce che illumina le genti, e in quella famiglia che lo accoglie su questa terra. È faticosa la fedeltà, certo. È un cammino lungo e impegnativo, come il viaggio di Abramo. Ma ciascuno è chiamato a vivere la fedeltà agli impegni quotidiani, senza cadere nel tutto subito o nel non mi piace più; alla fedeltà reciproca in famiglia sul modello della famiglia di Nazareth. PER UN MATRIMONIO AD ALTA FEDELTÀ Tutti noi constatiamo quanto sia diventato difficile, nella cultura contemporanea, accettare l’ideale evangelico del patto definitivo e irreversibile, che unisce un uomo e una donna tutta la vita nella buona e nella cattiva fortuna, nella salute e nella malattia. Prevale l’interpretazione pragmatica e funzionalistica del rapporto coniugale: stare insieme perché si dice di stare bene insieme, finché si è felici insieme; quando poi, nella vita della coppia, irrompono la sofferenza, l’infelicità, le difficoltà nel rapporto, i coniugi si arrendono molto presto e facilmente, non sanno reggere una prova della fedeltà. È la prima volta, nella storia degli uomini, che una coppia moderna si trova di fronte alla sfida di una lunga durata: cinquanta anni di matrimonio durante i quali non basterà, perché non sarà più sufficiente, neppure rimanere insieme, vivere insieme, magari sopportandosi, magari litigando, o forse ignorandosi, per cui il matrimonio non ha più nessuna possibilità di resistenza. Proprio per questo bisogna stare insieme, non solo continuando ad amarsi, ma in modo creativo, riuscendo a far esprimere al rapporto di coppia tutto intero il suo significato, tutta la sua ricchezza, muovendo dal presupposto che l’altro è in qualche modo un continente inesplorato; qualche cosa dell’altro rimane sempre segreto e merita di continuo di essere svelato. Questo serve per uscire dalla fedeltà veramente ripetitiva, che nasce da un’abitudine, a vantaggio di una fedeltà creativa che sa esprimere, in ogni momento della vita coniugale, i valori autentici. Il credente sa che la fedeltà della lunga durata, non è un risultato degli sforzi umani, non è una acquisizione derivante dalle scienze umane, ma essenzialmente un dono che viene dall’alto, un riflesso, sulla fedeltà dell’uomo, della fedeltà di Dio, del Dio fedele, di cui ripetutamente parla la Bibbia, la fedeltà di Dio che "rimbalza" sulla fedeltà degli uomini, la attraversa, la trasforma, la rende significativa perché essa acquista un significato alla luce del progetto di Dio sull’uomo e sulla donna. I grandi spiriti laici, che si sono interrogati sulla fedeltà coniugale, penso a uomini come Benedetto Croce e Thomas Mann, sono arrivati alla conclusione che la fedeltà umana è un mistero, un dato razionalmente inspiegabile, in qualche modo un assurdo, un andare contro corrente. Al fondo non c’è fedeltà umana che non ricordi, non richiami in qualche misura la fedeltà di Dio. Ecco un gesto apparentemente piccolo e semplice: vivere nella fedeltà, dare la testimonianza, fare esperienza forte della fedeltà coniugale è disseminare nel mondo, questo mondo apparentemente laicizzato e secolarizzato, un segno forte della fedeltà divina, perché gli uomini e le donne del nostro tempo non potranno non chiedersi come questa fedeltà sia possibile, perché mai sia possibile. … ALLA VITA -Di quali gesti di questo decalogo ha bisogno la tua famiglia? -Come puoi essere più fedele a Dio? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Sii costante e fedele nei piccoli impegni, nei grandi appuntamenti, nei piccoli affetti e nei grandi amori. PREGHIERA Gesù, Maria e Giuseppe in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo. Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche. Santa Famiglia di Nazareth, mai più nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque è stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione. Santa Famiglia di Nazareth, il tuo esempio possa ridestare in tutta la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio. Gesù, Maria e Giuseppe Ascoltate, esaudite la nostra supplica. Papa Francesco SANTA MARIA MADRE DI DIO Dal libro dei Numeri Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò». DALLA VITA … -Che idea hai della “benedizione”? Cosa significa? -Puoi bene-dire gli uomini: cioè puoi donare una buona parola. In quali occasioni ti fai portatore di benedizione? DAL CATECHISMO DEGLI ADULTI (976) «In continuità con l’adorazione si trova la benedizione, modalità tipicamente biblica della preghiera. Benediciamo Dio perché egli per primo ci ha benedetti e ci benedice. La creazione e la storia della salvezza sono una grande benedizione dal principio alla fine, una continua azione benevola di Dio per dare la vita. Bisogna allora benedire il Signore, cioè lodarlo e ringraziarlo; benedirlo in ogni circostanza, anche dolorosa; benedirlo coinvolgendo anche gli altri. Il Nuovo Testamento conserva cantici e altre formule di benedizione e presenta Gesù stesso nell’atto di benedire il Padre. (977) La benedizione è dunque un movimento ascendente di lode e di ringraziamento per i beni che abbiamo ricevuto; successivamente dà avvio anche a una dinamica discendente, trasformandosi in una supplica perché Dio conceda altri beni a noi e a tutti gli uomini». PER FAR RISUONARE “Gli fu messo nome Gesù”. Al bambino nato a Betlemme è dato un nome come ad ogni altro bambino della terra. E’ un nome che già dice molto della sua vita. Lui è l’Emmanuele: il Dio con noi. In Gesù incontriamo Dio: quel Dio che ci benedice da sempre, che ha una parola buona per noi, che ci ha donato suo figlio, Parola, Verbo di Dio. La benedizione di Dio è scesa su tutta l’umanità: siamo figli, fratelli del Signore. Questo bambino è consegnato nelle mani di Maria, sua madre: lei ci dona, ci offre questa benedizione. Ogni uomo è chiamato a riconoscerla, a farla propria e a portarla agli altri uomini.È nelle nostre mani Cristo, è sulle nostre labbra: siamo noi a continuare la lunga scia di benedizione che è cominciata all’origine del mondo e che ha visto in Gesù il culmine e in noi, sua Chiesa, una continuazione senza fine. … ALLA VITA -Come usi le tue parole? Con esse lodi Dio, parli bene del prossimo? -Come è la tua preghiera? È una lode e un dialogo con Dio per i suoi grandi doni? IMPEGNO DI VITA per i prossimi giorni Porta benedizione alle persone che conosci. Usa bene le parole, senza volgarità, e con esse costruisci la comunità. PREGHIERA Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell’intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette,ma per restituirci il gusto della vera libertà. Facci comprendere che Dio, se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni,non ci toglie la pace. E una volta che l’avremo accolto nel cuore, saremo capaci di gesti ospitali verso i fratelli e anche il nostro corpo brillerà della Sua luce. Se gli apriremo con cordialità la nostra casa E non rifiuteremo la sua inquietante presenza, (Gesù Bambino) ha da offrirci qualcosa di straordinario; il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore dalle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno. Lui solo può resistere alo nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni, rigogli di una nuova speranza. (Tonino Bello) Tantissimi Auguri! Don Salvatore Don Antonello