La voce
Notiziario della comunità parrocchiale di Zanica
NOVEMBRE 2006
ORARI DELLE SANTE MESSE
SOMMARIO
7.00
Quando sono i figli a far diventare
adolescenti i genitori . . . . . . . pag. 3
Camminando s’apre cammino pag. 4
Chiesa della speranza . . . . . . pag. 6
Sperare o disperare . . . . . . . . pag. 8
Calendario pastorale . . . . . . pag. 10
L’albero della vita . . . . . . . . . pag. 11
Riflessioni . . . . . . . . . . . . . . pag. 12
Con semplicità e gioia . . . . . pag. 14
Dalla Scuola d’Infanzia . . . . . pag. 16
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
9.30
17.30
Scuola Mat. Parrocchia
Parrocchia
Scuola Mat.
Parrocchia
Scuola Mat. Parrocchia
Parrocchia
18.00
Parrocchia
Capannelle Parrocchia
Capannelle Parrocchia
Capannelle
Parrocchia
20.00
Oratorio
DOMENIC A E FESTIVI
In parrocchia
Alle Capannelle
Al Padergnone
Ore 18.00 - 7.00 - 8.00 - 9.30 - 11.00 - 19.00
Ore 18.30 - 10.00
Ore 9.00
Una pagina al mese
con Papa Giovanni . . . . . . . pag. 17
Ballando sotto le stelle . . . . . pag. 18
Anagrafe . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 19
LA VOCE
Notiziario della comunità parrocchiale di Zanica
Anno 4 - N° 6 - Novembre 2006
Direttore responsabile Silvano Ghilardi
Direttore di redazione Luca Gattoni
L’opera, davvero notevole, presenta la storia della nostra parrocchiale e i dipinti del 1500 e
1600 in essa racchiusi. La si può
vedere e sfogliare in chiesa, ma
può essere una presenza di pregio in ogni casa.
La si può acquistare in sacrestia o in oratorio al prezzo di €
35 (invece che € 50); può diventare anche un apprezzato
regalo per circostanze importanti, ad esempio per le prossime festività natalizie...
Redazione
Marco Bassi
Veronica Casanova
Fabrizio Colombelli
Luca Gattoni
Silvano Ghilardi
Ennio Locatelli
Giuseppe Rampinelli
Pietro Scolari
Valeria Ubbiali
CICLOSTILATO IN PROPRIO
http://www.parrocchiazanica.it
[email protected]
2
NUMERI TELEFONICI UTILI
Don Silvano - Casa Parrocchiale
Don Luca - Abitazione
Don Pietro - Abitazione
Reverende Suore - Scuola Materna
Segreteria - Bar Oratorio
035.671.029
035.670.040
035.675.063
035.671.107
035.670.558
La Voce - Novembre 2006
I ragazzi hanno bisogno d’amore, soprattutto quando non se lo meritano
Questa volta il giudice è stato severo. Cinque minorenni,
dai 14 ai 16 anni, sono andati
sotto processo per una serie di
violenze sessuali contro una
ragazzina undicenne. Sono stati messi alla prova per verificare un eventuale cambiamento
della loro condotta che potesse
far superare la necessità di un
processo penale contro di loro.
Due hanno superato la prova,
gli altri invece non hanno dato
nessun segno di ravvedimento;
per cui il processo, conclusosi
il 23 ottobre scorso presso il tribunale di Milano, li ha dichiarati colpevoli.
La novità più consistente
viene dal processo civile, tuttora in corso. Il giudice ha autorizzato la famiglia della ragazza a mettere sotto sequestro i
beni delle famiglie degli adolescenti violentatori, in vista di
un possibile risarcimento danni. I genitori dei ragazzi, infatti, non solo non offrono alcun
risarcimento, ma negano la
gravità dei fatti commessi dai
figli e anzi accusano la ragazzina. Dunque i genitori, ha argomentato il giudice, non hanno
educato i figli a crescere armonicamente e quindi devono rispondere, anche economicamente.
La prima impressione che si
ha di fronte a una notizia simile è che quei genitori non sono
tanto responsabili di una mancata educazione sessuale dei
loro figli, ma di una mancata
educazione, semplicemente.
Educare, infatti, significa anzitutto aiutare a guardare alla realtà che si ha di fronte, e regolare di conseguenza il proprio
comportamento. Senza essere
dei grandi pedagoghi, tutti
sappiamo che un bambino diventa un adolescente e l’adoleLa Voce - Novembre 2006
scente diventa adulto quando
«capisce», cioé quando sa valutare ciò che ha di fronte, sa decidere la sua condotta e assumersi le proprie responsabilità.
A un bambino si perdona che
«faccia il bambino», cioé che
sia un irresponsabile; a un giovane e a un adulto no.
La notizia che stiamo commentando ci presenta dei genitori che non sanno vedere e
non sanno valutare, che sono
immaturi come i loro figli. Non
hanno saputo crescere i loro figli perché non sono cresciuti
loro. «Sono rimasto esterrefatto - ha commentato uno dei
giudici interessati - per l’atteggiamento, privo di resipiscenza e compassione, dei ragazzi e
del loro entourage familiare,
quasi che fare e organizzare
certe cose sia una cosa virtuale
come giocare alla playstation».
L’immagine della playstation è
molto azzeccata. Si può giocare alla playstation, naturalmente. Ma a condizione che
non si viva quello che si vede
sullo schermo come se fosse
vero e viceversa. Ora genitori e
ragazzi protagonisti di questa
triste vicenda sono tutti segnati da una comune incoscienza
preadolescenziale.
Ci si può chiedere fino a che
punto il fatto sia patologico e
fino a che punto, invece, sia rivelatore di una carenza educativa più vasta. È facile per tutti,
infatti, raccontare di eventi
che, senza essere gravi come
quello di cui stiamo parlando,
rivelano però la stessa tendenza dei genitori a «non vedere».
Il tal ragazzino frequenta compagnie sospette, lo si vede sniffare, si avvisano i genitori.
«Nostro figlio? Impossibile».
La tal compagnia di adolescenti si ubriaca tutti i sabati. Il cu-
Anonimo
EDITORIALE
Quando sono
i figli a far
diventare
adolescenti
i genitori...
rato fa il giro delle famiglie per
offrire e chiedere collaborazione. Quasi tutte rispondono allo
stesso modo: non abbiamo bisogno di nessuno, lei è informato male.
La famiglia moderna misura qui le sue grandi debolezze.
Ha messo al mondo pochi figli,
ha investito su di essi tali energie che, quando fallisce, le diventa difficile riconoscere di
aver speso tanto per così poco.
In tal modo l’affetto verso i figli porta i genitori a negare gli
sbagli dei figli e li costringe a
sbagliare come loro. I genitori
dovevano far diventare adulti i
figli, invece sono stati i figli a
far diventare adolescenti i genitori.
Che cosa si otterrà con una
sentenza del giudice? Poco, pochissimo. È ovvio che una cultura nuova dell’educare non la
si costruisce a colpi di sentenze
e di condanne esemplari. Resta
soltanto la speranza che molti
genitori sappiano ancora educare e quindi sappiano anche,
proprio perché buoni educatori, aprire gli occhi sui loro sbagli e su quelli dei loro figli.
don Alberto Carrara
3
è ora di regolare la nostra rotta sulle stelle, non sui fanali di ogni nave che passa
Camminando
s’apre
cammino
ACR ZANICA
Festa del Ciao
Domenica 3 dicembre
9.30 Santa Messa
12.30 Pranzo delle
famiglie nel bar
dell’oratorio
14.00 Grande festa con
animazione alla
Scuola Materna
16.00 Supertombolone
16.30 Merenda
17.00 Preghiera conclusiva
* Tutta la comunità è invitata
* Le iscrizioni al pranzo si ricevono entro giovedì 30 novembre
presso la Segreteria dell’Oratorio o le educatrici dell’ACR
* Per la merenda invitiamo tutti a preparare torte e dolci
Per maggio informazioni:
Giuliana
Marta
Monica
4
035 672917
349 3160908
035 671523
Fratelli e sorelle carissimi,
i primi due intensi mesi
sono ormai alle nostre spalle.
La sensibilità “televisiva” ci
porta a ricordare le cose più
straordinarie, eclatanti. E invece il cammino di una comunità, come quello di una famiglia, è fatto di ordinarietà, di
passi quotidiani. Per lo più si
tratta di ripercorrere tracce di
cammini già sperimentati…
Ma è proprio in questo ripercorrere, anno dopo anno, che
la traccia diventa sentiero, guida sicura verso la meta desiderata.
* Il mese di ottobre si è aperto con la festa della Madonna
del Rosario; festa molto cara
alla nostra comunità, solennizzata con una processione festosa per le vie del paese. Da tre
anni abbiamo spostato la processione al mattino, a conclusione della messa dei ragazzi.
La prima domenica effettiva di
catechesi propone ai ragazzi
questa esperienza di devozione popolare, in cui la fede si
traduce in gesti semplici: il
cammino, il canto, i petali di
fiore, il rosario… Un passaggio
di testimone alle nuove generazioni, perché le tradizioni
siano conosciute e vissute.
* Nella prima settimana di
ottobre, per il terzo anno abbiamo proposto l’esperienza
degli esercizi spirituali parrocchiali, al mattino e alla sera,
per giovani e adulti. “Dio è
amore. Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in
lui”: è la frase che orienta il nostro cammino quest’anno. Prima di pensare a quali iniziative fare, è importante metterci
in ascolto del Signore. Dalla familiarità con lui, dalla condivi-
Emmanuel Wilkin
sione dei suoi sentimenti, potrà
nascere anche l’agire secondo
il suo amore.
* Durante tutto l’anno viene
anche proposta la lectio divina
settimanale sulle letture della
Parola di Dio della domenica.
Chi accoglie questa proposta?
Un gruppo di persone certamente costante e partecipe.
Qualche volta penso: “Sono così poche le persone che desiderano soffermarsi sulla Parola
di Dio? Sono tutti così robusti i
cristiani di Zanica che non
hanno bisogno di nutrirsi come
Gesù di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio? È così tiranno il
tempo che non si può trovare
un’ora per stare come Maria in
ascolto di Gesù?”. La vita non
fa sconti a nessuno, men che
meno oggi: dubbi, confusione,
paure, dolori, attese… “Volete
andarvene anche voi?” dice Gesù
ai suoi discepoli. E Pietro, con
slancio: “Da chi andremo, Signore? Tu hai parole di vita eterna!”.
È per questo che faccio volentieri la lectio. Ed è questo l’augurio che faccio a quanti la
possono vivere ogni settimana:
che possano trovare nella Parola di Gesù quella luce che riscalda il cuore, quel conforto
che dona pace, così da dire con
slancio: È bello per noi stare
qua…; un po’ più capaci di percepire con gioia che davvero
Egli cammina con noi, nelle strade della nostra vita quotidiana.
* È iniziata la catechesi: un
grazie sincero a quanti anche
quest’anno hanno dato la disponibilità ad accompagnare il
cammino dei nostri ragazzi.
C’è bisogno di ulteriori forze,
c’è bisogno di aiutarci di più
perché i figli sono il bene più
prezioso che abbiamo… Ci si
La Voce - Novembre 2006
La preghiera conferisce uno sguardo nuovo sulle cose
mette a disposizione non perché ci si ritiene migliori degli
altri, ma perché i talenti che restano sepolti sono persi… e
con essi la gioia di cui il Signore vuol renderci partecipi.
* Con la Festa dei Santi abbiamo posto attenzione quest’anno alle Reliquie custodite
nella nostra chiesa parrocchiale. Sono dei piccoli segni per
orientare e sostenere la nostra
La Voce - Novembre 2006
preghiera. In realtà essi ci hanno lasciato la grande testimonianza della fede, della carità
vissuta, del vangelo fatto vita.
Cosa possiamo fare per conoscere e custodire queste testimonianze? Penso sia insostituibile il racconto e la lettura
delle vite dei santi; ci sono tante possibilità, a misura delle diverse età… si tratta di farle conoscere, ma anche di sceglierle, di provare…
* Oltre alla Commemorazione di tutti i defunti il 2 novembre, quest’anno abbiamo prolungato il ricordo dei nostri cari anche nella settimana successiva con la messa vespertina alle ore 20, proprio per dare
la possibilità a quanti durante
il giorno sono in diversi modi
impegnati. Non è un Ottavario
dei defunti: abbiamo già il Triduo come occasione grande
per ricordarli. Però un’occasione semplice per ricordare – per
pregare – per essere in comunione – per chiedere la loro intercessione.
* A novembre ha preso inizio la pubblicazione di un foglio di comunicazione e di condivisione: “Lo Scrigno”. Ogni
settimana ci sono avvenimenti
importanti di cui è importante
cogliere spunti utili per il nostro cammino; si leggono articoli, riflessioni, lettere che sarebbe bello condividere con gli
amici… Abbiamo pensato ad
uno scrigno, modesto nella forma, per raccogliere alcune
“perle” e renderle accessibili a
tutti. Un foglio a cui tutti possono contribuire, portando
quanto abbiamo trovato di bello… Non è detto che si riesca a
pubblicarlo tutte le settimane:
quando c’è materiale. Se sarà
Beata Madre Teresa di Calcutta
utile a un po’ di persone, ne
ringrazieremo insieme il Signore.
* Iniziamo ora il nuovo anno liturgico. È l’anno caratterizzato dalla lettura del terzo
vangelo, quello secondo Luca,
e pertanto è chiamato Anno C.
Il primo tempo è quello dell’Avvento, tempo di attesa e di
preparazione del Natale di Gesù. È un tempo breve e il Natale arriva subito, quasi inatteso,
nonostante gli addobbi, le luci,
i regali che si fanno strada con
parecchie settimane di anticipo.
* In questo periodo noi vivremo la festa del nostro patrono, S. Nicolò, il 6 dicembre.
Quest’anno celebrerà con noi
l’eucaristia solenne il nostro
vescovo, mons. Roberto Amadei. Un regalo davvero gradito, un modo immediato per
esprimere il nostro legame con
la Chiesa di Bergamo, impegnata nell’importante cammino sinodale, preoccupata di rispondere sempre meglio alla
missione che il Signore le ha affidato.
Per rendere viva la nostra
attesa e ardente il nostro desiderio per la venuta del nostro
Signore Gesù valorizzeremo in
modo particolare la novena
del Natale, dal 17 dicembre,
sia con semplici momenti di
preghiera in occasione delle celebrazioni liturgiche quotidiane, sia con la preghiera serale
in famiglia… perché non succeda che non ci sia per Lui posto nel nostro “albergo”, nelle
nostre case.
Buon cammino.
don Silvano
5
La più grande confraternita del mondo è quella degli scontenti
Chiesa
della speranza
Continuiamo la riflessione sulla
speranza, suscitata dal Convegno
ecclesiale di Verona: “Testimoni
di Gesù Risorto, speranza del
mondo”. Pubblichiamo la seconda
parte della riflessione di Paola Bignardi. La prima è stata resa disponibile tramite “Lo Scrigno”.
6
Se il nostro tempo chiede un
nuovo profilo di cristianesimo,
chiede anche un profilo nuovo
di comunità cristiana.
Anche le comunità in cui viviamo hanno bisogno di raccogliersi sull’essenziale, riesprimendone il cuore, cioè l’amore
pasquale di Cristo.
Pur riconoscendo le buone e
molte (forse troppe) cose che oggi le nostre comunità stanno
facendo, credo sia necessario
rendere più chiaro l’essenziale
di cui vive la Chiesa e proporre percorsi concreti perché
questo cuore divenga l’esperienza cardine di ogni comunità:
* la Parola di Dio, rivelazione dell’Amore, dono per conoscere il cuore di Dio, per guardare l’esistenza umana dal suo
punto di vista; esperienza che
pone la coscienza in ascolto,
che dispone ad un’obbedienza
che dà forma all’esistenza e fa
del volto di ciascuno di noi un
riflesso in cui a poco a poco
prende forma il volto del Signore Gesù; luce per i passi
della vita, o mistero da custodire nei giorni dell’oscurità e
del silenzio. Le nostre comunità sono chiamate ad essere con
più decisione scuole in cui imparare a mettersi in ascolto, in
cui conservare la carica “scandalosa” e paradossale della Parola, in cui assaporare il gusto
e la libertà del vivere in ascolto
di Dio;
* la liturgia, celebrazione
dell’amore, da vivere nella festa e nello splendore, come si
addice alla lode dell’uomo a
Dio, e nella sobrietà che richiede il dialogo della creatura con
Lui, da cui riceve in dono
l’amore che celebra;
Emmanuel Binet
* la comunione, visibilità
dell’amore ricevuto da Dio come talento. Trafficato nelle forme della fraternità, del servizio, della solidarietà, della carità operosa, spinge la comunità
a vivere nella totalità di un
amore che ha il timbro di quello pasquale; a realizzare e mostrare che la Chiesa è chiamata
ad essere segno “dell’unità per
tutto il genere umano” (LG 1),
capofila di un’umanità tutta incamminata verso Dio.
Vivere Parola, liturgia e comunione in questo modo, proietta la comunità cristiana oltre
se stessa. Così essa vive la sua
speranza.
Ma sappiamo che la speranza è la virtù più difficile. Il
mondo accetta la nostra fede e
chiede la nostra carità. Ma la
speranza di un oltre è troppo.
Come Paolo ad Atene, siamo
derisi non per la nostra fede o
carità, ma per la nostra speranza. E noi rischiamo di vergognarci di essa facendo perdere
alla nostra testimonianza il carattere profetico che dovrebbe
appartenerle.
Una Chiesa che spera è libera, aperta, coraggiosa, capace
di affrontare ogni difficoltà:
non senza sofferenza, ma con
l’audacia che le viene dal suo
sguardo oltre il tempo.
La Chiesa della speranza ha
la chiave per entrare in comunicazione con le persone di
questo tempo; è quella dell’amore, con le sue infinite declinazioni esistenziali: accoglienza, compassione, misericordia, consolazione. Chi si
sente amato, è chiamato fuori
dal suo isolamento, torna ad
avere fiducia, a porsi domande, a guardare oltre. E può creLa Voce - Novembre 2006
La speranza è il modo per realizzare i sogni
tentazione di identificarsi con
una cultura, accogliendo la sfida epocale del dialogo tra le religioni e facendosene umile
protagonista.
dere che c’è una risurrezione
dalla morte, se già oggi può incontrarne i segni incerti in questa vita.
La Chiesa della speranza sa
essere luce sul monte, offrendo
un giudizio credente su questo
tempo e scoprendone le ambiguità e i limiti, insieme alle risorse e ai semi di bene. Nessun
arroccamento sulla difensiva,
ma una ricerca libera e senza
pregiudizi dei segni dei tempi,
del modo in cui Dio parla oggi
al suo popolo ed è vivo nella
nostra storia.
La Chiesa della speranza
vuole far giungere a tutti la
gioia del Vangelo; per questo
cerca di conservare il suo carattere popolare ed universale,
senza lasciarsi irretire dalla
La Voce - Novembre 2006
Laici cristiani, per una vita
risorta
A metà del cammino decennale della Chiesa italiana che ci
vede impegnati a “comunicare
il Vangelo in un mondo che
cambia”, ci risulta sempre più
chiaro che l’evangelizzazione è
portare il Vangelo nei luoghi
della vita, soprattutto in quelli
che oggi più difficilmente sono
raggiunti dall’azione della comunità ecclesiale; per far questo, la Chiesa ha bisogno dei
laici. Per far sentire il profumo
del Vangelo, occorre essere vicini alle persone. Solo così si
può mostrare la bellezza di
una vita vissuta da cristiani e si
può collocare la parola evangelizzatrice nella conversazione
quotidiana, nei dialoghi brevi,
quando il Vangelo può diventare luce sulle gioie e le speranze, le fatiche e le sofferenze di
ogni giorno.
La vita dei fedeli laici si
svolge nel mondo; il loro cammino spirituale è tutt’uno con
la loro responsabilità di trasformare la vita, stando dentro
le sue ricchezze e le sue contraddizioni. Abbandonarsi a
Dio dentro e attraverso la vita
quotidiana è una straordinaria
avventura dello spirito: quella
che permette di “toccare con
mano” il mistero: non solo
quello di Dio, ma anche quello
della vita. È mistero la vita che
si accende in una donna, non
meno che l’amore umano; è
mistero il dolore che ci piega
sotto il peso delle domande, o
Leo Joseph Suenens
il lavoro con cui umilmente
contribuiamo a mandare avanti il mondo; è mistero la morte
come sigillo della nostra povertà ma anche come porta che
ci apre all’abbraccio definitivo
con il Padre.
Vivendo la vita di tutti, intravediamo di essa ciò che
molti non intuiscono: che essa
non è chiusa su se stessa. L’esistenza di ogni giorno conosce
la contemplazione come l’ordinaria capacità di stare di fronte
al mistero nelle molteplici forme in cui esso si manifesta e
negli infiniti luoghi che esso
abita.
Alla comunità cristiana i laici oggi chiedono che questa loro esperienza spirituale sia non
solo riconosciuta, ma valorizzata come dono che è di tutta
la comunità. Alla comunità
chiediamo che dia valore alla
nostra vocazione non solo
quando ci impegniamo come
catechisti, o animatori, o operatori della pastorale, ma che
riconosca innanzitutto il valore
della nostra fede spesa nelle situazioni di ogni giorno, quando solo Dio è testimone della
nostra azione per costruire il
Regno e quando il nostro impegnarci non contribuisce direttamente a sostenere le iniziative pastorali della comunità. Vorremmo che questa nostra esperienza potesse trovare
voce e che nelle nostre parrocchie ci fosse spazio per i racconti della missione nella vita
quotidiana, sull’esempio di ciò
che facevano i discepoli, che
tornando dalla missione cui
erano stati inviati, raccontavano ciò che avevano vissuto.
Paola Bignardi
7
Dove abita Dio? Dio abita dove lo si fa entrare
Sperare
o disperare?
Riflessione sul
IV Convegno Ecclesiale
Nazionale di Verona,
16- 20 ottobre 2006
8
A Verona ho visto la Chiesa.
A Verona ho incontrato il popolo di Dio.
A Verona ho scoperto una
Chiesa fragile e bellissima.
Fragile perché fatta di uomini e donne, preti, religiose e
laici, tutti profondamente imperfetti. Anzi strutturalmente
fragili. Un po’ colti, un po’
ignari, un po’ semplici, un po’
consapevoli, un po’ critici, un
po’ appassionati. Gli inviati al
Convegno (i prescelti) dalle varie diocesi non erano, come si
potrebbe facilmente pensare,
gli intellettuali, gli esperti di
ecclesiologia, i soli numeri
uno!
Erano proprio come me:
persone con gli occhi rivolti a
Gesù e un desiderio nel cuore,
fragile anch’esso, di esser come
lui.
Persone che a Verona hanno
dovuto sperimentare la fatica
del comprendersi, dell’essere
insieme provando a condividere e costruire nuove vie di messa in atto del Vangelo. Persone
provenienti da vari luoghi del
territorio, con cultura, formazione, linguaggio e sensibilità
spesso così diversi.
Persone che almeno in quella occasione hanno scelto di
mettersi in gioco: ascoltando,
giudicando, proponendo. Questa è stata a mio parere la vera
sfida del Convegno di Verona;
quella già sostenuta dal Cardinal Tettamanzi all’apertura dei
lavori: quella che ci esortava
alla Condivisione, Comunione,
Collaborazione.
Così sono stati i giorni di
Verona. Abbiamo lavorato insieme per la nostra Chiesa. Abbiamo compreso che lì, più che
altrove, ci era data la splendida
Rabbi di Kozk
opportunità di scoprirci pietre
vive e ci veniva donata la responsabilità di farci sempre
più Vangelo in opera.
Perché è proprio vero che
quando gli uomini sono riuniti
nel Suo nome, a Verona, come
nelle case, nelle Parrocchie, nel
Sinodo, nelle associazioni, nelle città, nelle scuole, lì c’e’ la
Chiesa, il popolo di Dio, così
come Lui l’ha costituita. E anche Dio l’ha voluta imperfetta,
fragile, perché solo nella fragilità poteva avere il volto di un
Re morto in croce.
Riconoscere la fragilità di
Gesù e dei suoi dodici (chi
avrebbe dato fiducia a quei poveretti?) significa ridirci che
per essere Chiesa non bisogna
essere grandi e perfetti, non è
questione di essere o meno all’altezza (anzi in questo senso
non abbiamo più alibi) ma di
assumere la nostra e l’altrui
fragilità, metterla in comunione, condividerne la fatica, scegliere l’altro come compimento della nostra vita.
A Verona si è avuto il coraggio di guardare a questo tempo
non per nostalgici amarcord,
ma per discernere seriamente e
per scegliere insieme oggi la
via del Vangelo. E questa storia ci dice che gli uomini oggi
hanno paura delle proprie fragilità: combattono la morte, la
malattia, la vecchiaia, l’insuccesso con tutte le armi che conoscono (medicina, biologia,
tecnologia), nel tentativo disperato di salvare se stessi. Il
risultato è che tutto si infragilisce ulteriormente: i legami si
spezzano, quelli matrimoniali,
quelli familiari, quelli lavorativi e di conseguenza anche le alleanze politiche e culturali. AnLa Voce - Novembre 2006
Disperare degli altri è disperare di te!
che la Chiesa vive fatiche nuove come il dover continuamente contrastare una dirompente
religiosità “fai da te”. Insomma
impera la logica del “ciascuno
salvi se stesso” o peggio del
“facciamoci i fatti nostri”.
È proprio dentro questa realtà di autodeterminismo che
occorre ridire, alla luce di Gesù
morto e risorto, come la fragilità umana trovi la sua verità e il
suo compimento solo nell’affidamento. Solo nella comunione
e condivisione, nella dedizione
e nell’affidamento all’altro si
dà forma alla libertà umana.
Proprio dentro la fragilità
strutturale dell’umano e della
fede si comprende la fragilità
del Regno di Dio e la sua totale
accessibilità ai piccoli e ai poveri.
Questa Chiesa è bellissima e
piena di speranza, perché non
ha ricette risolutive, ma sa che
essere testimoni del Crocifisso
risorto significa uscire da sé,
accogliere la Grazia, affidarsi
all’altro e dare la vita. Ciò che
ci rende fragili è anche ciò che
ci permette di abbandonarci al-
Gabriel Marcel
l’altro, nella fiducia, per costruire legami stabili. Non per
guarire la nostra fragilità ma
per testimoniare come essa sia
forma stessa della salvezza. Ecco quindi su quali basi stabilisce la propria rotta il Convegno di Verona e benché la discussione sia suddivisa in cinque ambiti diversi (cittadinanza, vita affettiva, tradizione,
fragilità, lavoro e festa) le indicazioni sono spesso comuni:
aiutare le persone lì dove abitano a costruire legami più solidi, concepire una pastorale
unitaria (per il sostegno e la
condivisione tra generazioni),
creare alleanze tra parrocchieassociazioni- istituzioni, restituire alla famiglia il suo pieno
ruolo educativo costruendo attorno ad essa reti di collaborazione.
Concludo con una frase del
filosofo Gabriel Marcel che ci
ha accompagnati nei giorni di
Verona e continuerà a farlo nel
cammino futuro: Disperare degli altri è disperare di TE.
Maura La Greca
CONCERTO BENEFICO DI ARTISTI
DEL CORO DEL TEATRO ALLA SCALA - MILANO
VENERDÌ 8 DICEMBRE - ORE 21.00
CINEMA TEATRO “NUOVO” - ZANICA (BG)
Mila Vilotievic - Nina Almark - Massimiliano Italiani - Silvio Scarpolini - Giuseppe Bellanca
Lorenzo Tedone - Sandro Chiri - Rodolfo Gemio Fernandez
Al pianoforte: Paolo Sala - Emmanuele Giuseppe
Con la partecipazione straordinaria del chitarrista Giulio Tampalini
Le offerte, libere, sosterranno il progetto di sviluppo della
comunità agricola di Kausaya - Bolivia
La Voce - Novembre 2006
9
La gente che non ha mai tempo, fa pochissimo
Georg Lichtenberg
DICEMBRE 2006
LITURGIA
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D
IMPEGNI PARROCCHIALI
Adorazione eucaristica: 7.30-11; 16-18; 20.30-21.30
I
DOMENICA DI
AVVENTO
SAN NICOLA, VESCOVO
SANT`AMBROGIO
IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA
II
DOMENICA DI
AVVENTO
Santa Lucia
San Giovanni della Croce
S. Maria Crocifissa
III
DOMENICA DI
AVVENTO
Incontro genitori e ragazzi seconda elementare
ore 15.00: Adulti di AC
ore 20.30: Consiglio Pastorale
ore 10.00: Catechesi sugli Atti degli Apostoli
S. Messe: ore 7; ore 10,30: messa solenne; ore 18
ore 9.30: Giornata dell’impegno AC
Giornata del Seminario
ore 20.45: Redazione Notiziario
ore 20: Ufficio comunitario
ore 20: Ufficio comunitario (Capannelle)
ore 20.30: Catechisti
ore 17.00 e 20.30: Lectio divina
ore 14.30: Festa di Natale della Scuola dell’Infanzia
ore 9.15: Incontro genitori e ragazzi quarta elementare
ore 14.00: ACR - ore 16.30: Gruppo Famiglie
ore 15 – 17.30: Celebrazione penitenziale ragazzi
ore 20.30: Gruppo Missionario
ore 16.45: Lectio divina (Capannelle)
Celebrazione Penitenziale: ore 9.30; ore 15; ore 20.30
ore 16.30: Celebrazione Penitenziale (Capannelle)
IV DOMENICA DI AVVENTO
NATALE DEL SIGNORE
S. Stefano
SAN GIOVANNI
Ss. Innocenti
SANTA FAMIGLIA
S. Messe: mezzanotte; 8; 9.30; 10 (Capannelle); 11; 18
S. Messe: 8; 9.30; 10 (Capannelle); 11; 18
ore 16.45: Lectio divina (Capannelle)
ore 17.00 e 20.30: Lectio divina
ore 11.00 Battesimi
ore 17.30 Vespri – Messa – Te Deum
Da lunedì 4 dicembre fino al mercoledì delle Ceneri le messe feriali delle ore 7.00
saranno celebrate presso la cappella della Scuola dell’Infanzia.
10
La Voce - Novembre 2006
Vigilate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà
L’albero
della vita
L’itinerario di Avvento
per la preghiera
in famiglia
La Voce - Novembre 2006
L’albero della vita
L’anno pastorale che coincide con la fase finale del 37° Sinodo della Chiesa di Bergamo,
ha come immagine di riferimento quella dell’albero. L’albero come simbolo che interpreta l’uomo, la sua esistenza
tra la terra e il cielo, che scandisce il tempo con il susseguirsi delle stagioni, è da sempre
presente nelle tante culture e
religioni.
Nei primi capitoli del libro
della Genesi, la figura dell’albero appare predominante. La
creazione esordisce con un
giardino nel quale la centralità
è segnata dall’albero della vita.
L’albero negato alla cacciata da
Eden (Gn 3,22), è però promesso nell’ultimo libro, nell’Apocalisse: «Al vincitore darò da
mangiare dell’albero della vita,
che sta nel paradiso di Dio» (2,7).
L’albero della vita custodisce
la parola fondatrice del mondo
che è e che sarà.
L’albero della vita può diventare il riferimento per l’itinerario di avvento: la nascita
di Gesù dà inizio a una nuova
creazione: la parola fondatrice,
il Verbo, viene a noi. Il prologo
di Giovanni sottolinea con le
parole «In principio...» che si sta
compiendo un rinnovamento
dell’intero creato attraverso la
Parola che si fa carne. È possibile vivere questo avvento rileggendo i racconti della creazione e cogliendo in essi la promessa divina del Salvatore che
darà pienezza a ogni cosa.
Praticamente si propone di
recuperare il tradizionale «albero di Natale», legandolo al significato di albero della creazione e di albero genealogico
Gesù
(Gesù è il nuovo germoglio del
tronco di Iesse; il riferimento
alle genealogie iniziali dei vangeli sinottici).
La preghiera in famiglia
Per le famiglie viene predisposto un libretto che, come
accennato sopra, inizierà a
«contare il tempo dell’attesa» dalla domenica di Cristo Re. Ogni
domenica verrà commentato il
vangelo corrispondente e introdotto l’argomento della settimana su cui meditare. Nel
consueto schema di preghiera
per questo avvento verrà introdotta una breve preghiera litanica con l’obiettivo di coinvolgere tutti i presenti in modo semplice: un versetto da ripetere
più volte a diverse invocazioni
richiede solo un po’ di memoria favorendo il raccoglimento.
Insieme al libretto che costituisce un accompagnamento
quotidiano, quest’anno è stato
predisposto un calendario dell’avvento. Si tratta di recuperare il tradizionale calendario
con le finestrelle da aprire giorno per giorno, legandolo all’impegno della preghiera per
la famiglia. I diversi elementi
che verranno trovati giorno
per giorno si legano all’itinerario dei bambini che vengono
coinvolti nella preghiera di tutta la famiglia.
Il sussidio di quest’anno
avrà altresì il compito di ricordare nella preghiera il Sinodo
diocesano. Questo evento di
Chiesa ha bisogno della partecipazione di tutti affinché lo
Spirito agisca nelle menti e nei
cuori e perché il volto della
Chiesa di Bergamo si rinnovi
secondo la volontà del Signore.
11
Spesso ciò che si dona è una piccola cosa, ma ottiene un grande effetto
Riflessioni...
Durante i mesi di settembre e
ottobre alcune famiglie della nostra comunità hanno ospitato alcuni bambini bielorussi. Abbiamo
chiesto loro di mettere per scritto
alcune riflessioni a proposito dell’esperienza che hanno vissuto.
Una domenica dello scorso
Febbraio, Don Silvano in chiesa ha chiesto: “Chi volesse accogliere un bambino bielorusso dia il
suo nome e….”. Io ho sentito la
cosa ma non l’ho nemmeno
considerata. Lavoro, ho due figli, come si può gestire una cosa così grande!!!
Mio marito, insistendo, mi
convince ad andare alla riunione informativa dove avremmo
saputo tutti i dettagli. Si tratta
dell’associazione “Aiutiamoli a
vivere” del comitato di Colognola. È da diversi anni che accoglie bambini bielorussi per
Seneca
trascorrere un periodo di “vacanza salute” in Italia e quest’anno ha allargato l’invito anche a Zanica.
I bambini andranno a scuola
con una loro maestra all’oratorio di Colognola e saranno occupati fino al primo pomeriggio. La presenza fissa di una
interprete inoltre avrebbe facilitato i rapporti tra noi ed i
bambini, soprattutto nel caso
di problemi.
Scopriamo quindi che la cosa si può fare. Gli orari potrebbero combaciare. Un po’ di
corse, sì, ma sono solo sei setti-
Un giorno mia mamma e mio papà hanno chiesto a me e a mia sorella cosa pensavamo dell’idea di accogliere per un mese una bambina bielorussa nella nostra casa.
Noi eravamo molto confuse, un pò preoccupate; ma loro ci hanno
rassicurato, spiegandoci che si trattava semplicemente di una bambina della nostra età, che veniva in Italia per una vacanza che le avrebbe fatto bene alla salute. Così è iniziata questa avventura tra mille
domande e tante paure: “Ma che lingua parla? Ma cosa mangia?
Ma dove dorme? Ma a cosa giochiamo? Ma sarà simpatica?”.
Invece è andato tutto bene.
Xenya è arrivata nella nostra casa una sera molto tardi. Era molto
spaventata ed è andata subito a letto senza mangiare, anche se aveva
fatto un viaggio lungo. I primi giorni sono stati un pò difficili perchè
Xenya era spesso triste; non mangiava niente e quando chiamava la
sua mamma al telefono piangeva. Ma giorno dopo giorno le cose sono
migliorate. Lei ha iniziato a sorridere, a giocare, a mangiare, a stare
bene.
È rimasta con noi sei settimane, fino a quando è partita insieme
agli altri 18 bambini, che hanno fatto questa stessa sua esperienza.
Sono andata ad accompagnarla con i miei genitori a Colognola, dove
andava a scuola tutti i giorni. Lì ha preso il pulman per l’aereoporto
di Brescia.
Così oggi siamo tornati alla “normalità”. Mia mamma ha smontato il suo letto e in casa non c’è più niente di suo. Io e mia sorella
giochiamo a ripetere le espressioni che diceva in un italiano che fa un
pò ridere e anche a cena abbiamo rivisto insieme questa avventura.
Abbiamo telefonato in Bielorussia e in qualche modo ci siamo salutate e sua mamma ci ha ringraziato.
L’aspettiamo per il prossimo settembre in una nuova vacanza.
Sara
12
La Voce - Novembre 2006
Chi non si dona è un seme che non germoglia
Antonin Sertillanges
ceva molto il fatto di vederla
così triste e malinconica, mi
sentivo quasi in colpa, in quanto non sapevo quanto in realtà
lei sapesse del motivo per cui
aveva dovuto lasciare la famiglia, per andare in questa casa
di sconosciuti italiani….
Ma poi la cosa è andata bene. Con il passare dei giorni diventava sempre di più una
componente della famiglia, si
vedeva chiaramente che si trovava a proprio agio in mezzo a
noi (Lo dimostra anche il fatto
che sono iniziati anche i primi
litigi con le “sorelle” temporanee, come da normale “prassi”
familiare). L’associazione ci ha
molto seguito ed aiutato e tutti
i bambini si sono trovati bene.
Devo dire che è stata una
esperienza molto impegnativa,
ma altrettanto arricchente per
me e tutta la mia famiglia e direi che sono stata molto sollevata nel vederla ripartire in
quanto andava (finalmente per
lei) a riabbracciare l’amata
mamma in Bielorussia.
Al prossimo anno!
Stefania
mane. Così il 5 Settembre è arrivata nella mia famiglia Xenya, una bambina di 7 anni. Insieme a noi altre sette famiglie
in Zanica si sono rese disponibili e così in tutto sono arrivati
in Italia 19 bambini.
Io che sono un tipo molto
pratico avevo molte paure. Come sarà in casa? Come sarà con
le nostre figlie? Riuscirò a farla
star bene? Devo dire che l’inizio è stato abbastanza duro.
Dei bambini così piccoli, soli,
in famiglie estranee... Il problema della lingua incomprensibile per entrambi... Mi dispiaLa Voce - Novembre 2006
Un dono reciproco
Ci avevano detto: “è un
grande impegno... chi ve lo fa fare?... vi andate a complicare la vita...”. In realtà la vita, come
pensavamo, ce la siamo arricchita.
Certo, non è stato facile, soprattutto all’inizio! Quando è
arrivato da noi, il piccolo Bielorusso di 7 anni, era spaventato
a morte: erano trascorse poche
ore, che già piangeva implorando che lo riportassimo a casa. Poi, pian piano, lo sguardo
triste dei primi giorni è diventato fiero e sereno, il viso ha
preso colore e il corpo e le
gambe esili si sono irrobustiti
(ha messo su due chili in un
mese, per la gioia della “mamma italiana”!).
Quindi alla scoperta delle
cose per lui non comuni: la
contentezza dello sguazzare
nella vasca da bagno, il mare,
le conchiglie, i giochini trovati
nelle merende (che correva a
nascondere gelosamente nella
sua consumatissima borsa).
L’affettuosità la esprimeva con
la tipica ritrosia russa: uno
“spassiba” (“grazie”) detto a
bassa voce o l’avvicinarsi pian
piano, senza volersi quasi fare
accorgere, la sera sul divano,
alla ricerca di un piccolo contatto affettuoso.
Anche se nessuno in famiglia lo dice apertamente, ci
manca. Ci è di consolazione
però il fatto che nel suo paese
l’essenziale sembra non gli difetti e pare abbia alle spalle
una famiglia unita; cose purtroppo non comuni per tanti
bambini bielorussi meno fortunati.
Alla partenza quando gli abbiamo chiesto se gli era piaciuta la vacanza italiana, ha esclamato: “DA! ANCORA ITALIA”. Il prossimo settembre
tornerà di nuovo nella nostra
famiglia per un mese.
Qualcuno definisce queste
iniziative una via di mezzo tra
un “soggiorno terapeutico” ed
uno scambio culturale: per noi,
pur tra quotidiane difficoltà, è
stato solamente un dono, reciproco.
Una famiglia di Zanica
13
L’ultima conquista è la semplicità
“Con semplicità
e gioia”
Condividenza
Ottobre 2006
Oratorio di Zanica
14
Frideryk Chopin
…Non avendo “niente da
fare”, alcuni di noi adolescenti,
per sfuggire dalle sgrinfie dei
genitori, ci siamo ritrovati all’oratorio, nei giorni 23/24/25
ottobre ad affrontare l’esperienza della “CONDIVIDENZA”.
Per capirci meglio… la giornata era cosi organizzata:
Dopo esserci svegliati (con
gran fatica), al dolce suono di
“Io credo, risorgerò…” all’alba
delle 6.15, ci si ritrovava per
condividere un breve momento di preghiera, al termine della quale tutti insieme ci riunivamo nel bar dell’oratorio a fare colazione.
Finita la colazione ognuno
di noi era pronto per andare a
scuola anche se la voglia era
praticamente “pari a zero” perché… “La sera leoni e la mattina
Modesti” oppure “La sera leonesse e la mattina Bassi”!!!
Terminata la scuola si tornava a casa propria per pranzo; il
pomeriggio era dedicato allo
studio o ad altro e ci si ritrova-
va poi in oratorio alle 18, ad affrontare i momenti serali, che
erano sicuramente migliori rispetto a quelli della mattina!
Arrivati in oratorio si organizzavano varie attività da
svolgere tutti insieme fino al
momento della cena; dopo la
cena (a base di pasta, pizza o
panini) si riprendeva a giocare
(scenette, karaoke, briscolone….) fino alle 23.15 (circa!).
Prima di andare a letto c’era
un momento di preghiera, ovviamente fatto tutti insieme,
dove oltre a pregare si rifletteva sul comportamento tenuto
durante la giornata nei confronti degli altri, e poi tutti a
nanna… o quasi.
La notte era per noi, non per
lo zio Giorgio educatore, che
era esausto dal richiamarci al
silenzio, il momento più bello
e divertente.
Si può dire che si faceva di
tutto tranne che dormire: si
giocava a carte, si cantava, si
cercava di scappare nella camera delle femmine e in quella
dei maschi (finché l’educatorezio non ha fatto le barricate), si
rideva, si scherzava e tanto altro….anche se le conseguenze
la mattina erano evidenti!
Ovviamente la giornata di
condividenza ha avuto anche
uno scopo educativo; per questo, oltre che a divertirci, abbiamo anche lavorato molto
sul rapporto tra noi e gli altri,
attraverso gesti ed attività
semplici e con la gioia e il rispetto propri dello “stare insieme”.
Insieme abbiamo riflettuto
su come sia bello condividere i
momenti della nostra giornata
con altre persone, soprattutto
tra noi ragazzi.
La Voce - Novembre 2006
Non c’è nulla più difficile al mondo, che la semplicità
Durante il primo momento
di riflessione, grazie alla presenza di suor Anna, c’è stato
posto il confronto tra le prime
comunità cristiane (aiutati anche da un brano tratto dagli
Atti degli Apostoli) e quelle attuali dove lei vive. Il messaggio di questa riflessione era appunto l’invito a condividere i
nostri momenti di felicità e non
solo, con persone più o meno
vicine a noi, per cercare di
aprirci e accogliere maggiormente gli altri.
Ci hanno chiesto di riflettere
sul nostro modo di stare con
gli altri: “Le mie parole”, il rispetto, l’amicizia, la convivenza, … È stata per noi un’esperienza davvero indimenticabile… Da vivere tutta d’un fiato.
Dall’inizio alla fine.
Speriamo che la prossima
volta si possa essere in molti di
più per condividere ancora
una volta questi meravigliosi
momenti!!!
George Sand
me a noi.
Grazie a Dio che è il senso di
ogni sforzo fatto.
Grazie a Gioele e Silvia + 1
per la pazienza.
Alla prossima.
L'ultimo ad addormentarsi
e il primo a svegliarsi…
Giorgio
Abbiamo ipotizzato di riproporre l'esperienza il 15, 16
e 17 gennaio 2007.
Per chiedere d'esserci: 328
60 27 617 oppure rivolgersi a
don Luca.
Sono aperte le selezioni!
By Tony, Colo, Dany, etc…
***
Concludo le memorie di
questa condividenza con alcuni doverosi ringraziamenti.
A tutti i ragazzi che hanno
accettato la sfida e, divertendosi anche, hanno fatto funzionare per qualche minuto in più
cuore e cervello.
Grazie a suor Anna che ha
trasmesso anche l’affetto e i cari ricordi che la legheranno per
sempre all’oratorio di Zanica.
Grazie a don Luca, don Silvano e don Pietro per il sostegno spirituale e non.
Grazie alle famiglie dei ragazzi che hanno rischiato insieLa Voce - Novembre 2006
15
Finché sai essere bambino con i bambini, la chiave del paradiso è tua.
Dalla Scuola
d’Infanzia
«Bentornati, amici!». Così si è
esultato alla Scuola S. Nicolò i
primi giorni di settembre, accogliendo i nuovi bimbi e riabbracciando chi già l’aveva frequentata lo scorso anno. Si riparte per una nuova emozionante avventura con piccoli,
mezzani e grandi ed una progettazione didattica che ci accompagnerà per le strade del
mondo, avendo come tema
l’intercultura: “Note diverse…
un’unica armonia”.
L’intento educativo che motiva il cammino di questo anno
è scoprire e valorizzare le pluralità, riscoprendo il valore di
ognuno. Attraverso l’esplorazione di luoghi nuovi e l’approccio con le diverse realtà etniche ci riscopriamo tutti bambini/e desiderosi di giocare,
correre, saltare, ridere e gioire
della vita.
Vita che noi sappiamo non
riserva sempre solo gioie; ad
esempio i nostri amici “più piccoli” in questi primi giorni
Proverbio tibetano
stanno vivendo il delicato momento del distacco da mamma
e papà. Per molti di loro l’ingresso alla scuola dell’infanzia
rappresenta il primo grande
scoglio. Tutto il periodo chiamato “inserimento” resta per
ciascun bambino/a un momento a volte doloroso, ma obbligato, verso la conquista dell’autonomia ed è comprensibilissimo che la difficoltà della
separazione sia vissuta anche
dai genitori. Vi vogliamo rassicurare dicendo che la scuola
dell’infanzia si propone come
luogo accogliente e sereno dove il bimbo può vivere esperienze significative per la maturazione di sé e lo sviluppo
relazionale.
Il brio e la dinamicità dei nostri bambini pervade ogni ambiente della scuola ed insieme
vi aspettiamo a trovarci nelle
prossime occasioni “comunitarie”, ad esempio la festa di Natale, il 16 dicembre prossimo.
TUTTI AL CINEMA!!!
Venerdì
1 dicembre
Sabato
2 dicembre
Domenica 3 dicembre
16.00
Mercoledì 6 dicembre
16.00
Giovedì
Venerdì
Sabato
Domenica
7 dicembre
8 dicembre
9 dicembre
10 dicembre
20.45
16.00
16.00
INTERI
RIDOTTI (11-14 anni / over 65)
JUNIOR (ragazzi fino a 10 anni)
16
20.45
20.45
20.45
20.45
20.45
€ 5,50
€ 4,00
€ 3,00
La Voce - Novembre 2006
Il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace
Una pagina al mese
con Papa Giovanni
Angelo Giuseppe Roncalli entra
nel Conclave durante il quale
sarà eletto Papa
La Voce - Novembre 2006
TEMPO DI AVVENTO
Come tutte le altre epoche
dell'anno hanno un fascino per
il buon cristiano, l'Avvento in
particolare si impone con il suo
incanto, giacché ci dice che il
Natale è vicino e ci insegna come dobbiamo preparare le nostre anime per così eccelsa solennità.
Nulla v'è nella storia dell'umanità, soprattutto per noi
cristiani, di più sublime e gaudioso quanto il contemplare la
Vergine Immacolata che ci presenta il Bambino Gesù, e che
racchiude nel suo sguardo materno ineffabile tenerezza e
bontà, alla vista di tutte le anime, di tutte le genti, che sarebbero state redente dal Divino
suo Figlio. In questo mirabile
mistero si condensa la poesia
del Natale: ed essa rimarrà viva per sempre, lungo tutti i secoli del futuro.
In modo particolare il Natale ci fa pensare all'infanzia; alle
nuove vite, speranze del domani, per le quali tutti dobbiamo avere sollecitudini, carità
di aiuti, cure di ogni genere,
soprattutto quella di dare loro
ottimi esempi. Si aggiunga la
preghiera costante per i piccoli. A questo proposito torna nel
cuore e sulle labbra la preghiera che formò la più alta aspirazione del-l'Antico Testamento
e che l'apostolo San Giovanni
ha condensato in queste semplici parole dell'Apocalisse:
«Vieni, Signore Gesù». Con il Signore sempre con noi, con
l'Emma-nuel, che dirige i nostri passi e ci sorregge nel cammino della vita, siamo sicuri
che tutto si svolgerà nella rettitudine e nella pace di Dio.
don Primo Mazzolari
GESÙ VERA PACE
La nostra vera pace è la pace
di Cristo. Iddio infatti ha lasciato all'uomo la libertà dell'arbitrio, anche dopo il peccato, perché le sue operazioni divenissero meritorie. A questo
proposito della libertà, il cui
esercizio ci nobilita e ci esalta,
Gesù aggiunge il suo divino
esempio che è il trionfo della
obbedienza. Che dottrina e che
monito è questo di Cristo, fatto
obbediente fino alla morte!
E che solennità prende il
"per questo Dio lo esaltò", cantato da San Paolo e impresso sopra tutto il corso della storia
della Chiesa e di tutti gli uomini, che alla Chiesa fecero onore
sulle vie della santità e dell'apostolato, in tutti i tempi, ed
in tutti i punti del globo.
Dunque, pace di Cristo, che
è obbedienza a Cristo: che è
vittoria di Cristo nelle anime.
Dagli insegnamenti della Chiesa primitiva ascoltate Sant'Ignazio: "Abbiate rispetto per il
vescovo come al Cristo del Signore: e l'altra incisiva espressione:
non ci sia nulla senza il vescovo".
Questa è la disciplina trasmessa attraverso duemila anni: sempre vitale a tal punto
che niente si produce di efficace nella storia della Chiesa e
del popolo cristiano, e niente
resiste alla lima del tempo che
non sia fondato sopra questo
fondamento degli apostoli e
dei profeti in Cristo Gesù.
Ciò che si dice della pace di
Cristo in ordine al lavoro della
grazia sulle singole anime, vale anche per ogni associazione
di umane e cristiane energie,
intese al progresso ed alla pace
dell'ordine pubblico e sociale.
17
Potrei credere solo in un Dio che sappia danzare
Ballando
sotto le stelle
Riprendiamo il discorso iniziato la scorsa primavera, a
proposito delle attività sportive che si svolgono a Zanica.
Parliamo questa volta della
scuola di Danza “Angels”, con
l’insegnante Klarita Kodra. Nel
salone della scuola elementare
Felice Moretti, bambini e ragazzi imparano:
* Danza Classica Accademica
* Repertorio Classico
* Danza Moderna / Jazz / HipHop
* Acrobatic Dance
Si tengono stage di danza
classica e moderna, con maestri qualificati e riconosciuti a
livello internazionale.
In questa scuola si respira
un aria familiare, l’insegnante
trasmette una grande tenacia e
un forte senso di sicurezza di
sè. Con le sue allieve fa da “sorella maggiore”… Certo, si sa, le
sorelle maggiori a volte passano anche un po’ per le “rompiscatole”, ma in realtà sono sempre preoccupate del futuro felice e tranquillo delle “sorelline” più piccole.
Da un incontro con Klara,
nasce questa breve intervista.
Come nasce la tua scuola?
La scuola nasce nel 2000. In
seguito ad un esperienza come
ballerina in una compagnia internazionale, ho deciso di aprire una scuola di danza mia, di
trasmettere e mettere a disposizione la mia esperienza di
ballo a ragazzi, giovani e bambini. È una cosa che mi gratifica quotidianamente. Anche se
in realtà la decisione d’aprire
una scuola di danza fu presa
in età molto giovane; venivo
da un periodo non proprio po-
18
Friedrich Nietzsche
sitivo, a causa di un grave infortunio: vedevo interrotta la
mia carriera di ballerina… Ovviamente, oggi sto bene!
Pur essendo diplomata nella
miglior accademia russa del
mondo, continuo ad aggiornarmi frequentando corsi nelle
scuole di danza come il MASS
ed il teatro alla Scala di Milano.
Voglio trasmettere ai miei allievi il meglio, per poi poter
trarne il meglio.
Hai accennato all’Accademia:
mi parli della tua esperienza nel
campo del ballo?
Ho iniziato i miei studi nel
‘91 presso l’Accademia di danza classica di Tirana in Albania; nel ‘95 mi trasferisco in
Russia fino al ‘98, dove conseguo il diploma di “artista di
danza “. Nel ‘99 ballo nel corpo
di ballo della compagnia “Balletto Italia“ a Torino, anche come ballerina solista. Nel 2000,
ballo per il teatro nazionale di
Sarajevo come prima ballerina.
Dal 2001, insegno in varie
scuole di Bergamo e Milano,
collaboro come coreografa con
la nazionale di ginnastica ritmica italiana a livello internazionale.
Complimenti per la tenacia e la
costanza, nella danza e negli studi: anche questo è un bellissimo
esempio per tuoi ragazzi! Ultima
domanda: cosa farai “da grande”?
Vorrei diventare coreografa e insegnante per una mia
compagnia di danza… ed in
un futuro una buona mamma
per i miei figli.
Marco Bassi
La Voce - Novembre 2006
ANAGRAFE DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE
BATTESIMI
L’1 ottobre 2006 sono stati battezzati:
Edoardo Achille Guido Cesari
Elisa Castelli
Matilde Bettinelli
Matteo Viaro
Valentin Sertorio
Alexej Sertorio
Cristian Previtali
Il 15 ottobre 2006 sono stati battezzati:
Valentina Ghidini
Edoardo Giacomo Gusmini
Luca Esposito
Laura Rosa Prussiani
Giulia Piazzalunga
Il 19 novembre 2006 sono stati battezzati:
Daniele Chiodi
Niko Brignoli
Andrea Pesenti
Thomas Fabio Gotti
Riccardo Curnis
Date previste per i prossimi battesimi: 31 dicembre - Festa della Sacra Famiglia (ore 11.00);
7 gennaio - Battesimo di Gesù (ore 9.30); 21 gennaio(ore 16.00)
MATRIMONI
Il giorno 5 ottobre 2006
Roberto Valota con Consuelo Campana
In neretto: gli sposi residenti nella nostra parrocchia.
DEFUNTI
Nella nostra comunità si sono avuti i seguenti lutti:
Il giorno 6 ottobre 2006
Il giorno 19 ottobre 2006
Il giorno 22 ottobre 2006
Il giorno 27 ottobre 2006
Il giorno 31 ottobre 2006
La Voce - Novembre 2006
Teresa Del Carro di anni 71
Giuseppina Tolotti di anni 84
Gianenrico Gelpi di anni 62
Luigi Lazzari di anni 51
Francesca Barbò di anni 91
19
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Novembre - Parrocchia di Zanica