La voce Notiziario della comunità parrocchiale di Zanica NOVEMBRE 2006 ORARI DELLE SANTE MESSE SOMMARIO 7.00 Quando sono i figli a far diventare adolescenti i genitori . . . . . . . pag. 3 Camminando s’apre cammino pag. 4 Chiesa della speranza . . . . . . pag. 6 Sperare o disperare . . . . . . . . pag. 8 Calendario pastorale . . . . . . pag. 10 L’albero della vita . . . . . . . . . pag. 11 Riflessioni . . . . . . . . . . . . . . pag. 12 Con semplicità e gioia . . . . . pag. 14 Dalla Scuola d’Infanzia . . . . . pag. 16 Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato 9.30 17.30 Scuola Mat. Parrocchia Parrocchia Scuola Mat. Parrocchia Scuola Mat. Parrocchia Parrocchia 18.00 Parrocchia Capannelle Parrocchia Capannelle Parrocchia Capannelle Parrocchia 20.00 Oratorio DOMENIC A E FESTIVI In parrocchia Alle Capannelle Al Padergnone Ore 18.00 - 7.00 - 8.00 - 9.30 - 11.00 - 19.00 Ore 18.30 - 10.00 Ore 9.00 Una pagina al mese con Papa Giovanni . . . . . . . pag. 17 Ballando sotto le stelle . . . . . pag. 18 Anagrafe . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 19 LA VOCE Notiziario della comunità parrocchiale di Zanica Anno 4 - N° 6 - Novembre 2006 Direttore responsabile Silvano Ghilardi Direttore di redazione Luca Gattoni L’opera, davvero notevole, presenta la storia della nostra parrocchiale e i dipinti del 1500 e 1600 in essa racchiusi. La si può vedere e sfogliare in chiesa, ma può essere una presenza di pregio in ogni casa. La si può acquistare in sacrestia o in oratorio al prezzo di € 35 (invece che € 50); può diventare anche un apprezzato regalo per circostanze importanti, ad esempio per le prossime festività natalizie... Redazione Marco Bassi Veronica Casanova Fabrizio Colombelli Luca Gattoni Silvano Ghilardi Ennio Locatelli Giuseppe Rampinelli Pietro Scolari Valeria Ubbiali CICLOSTILATO IN PROPRIO http://www.parrocchiazanica.it [email protected] 2 NUMERI TELEFONICI UTILI Don Silvano - Casa Parrocchiale Don Luca - Abitazione Don Pietro - Abitazione Reverende Suore - Scuola Materna Segreteria - Bar Oratorio 035.671.029 035.670.040 035.675.063 035.671.107 035.670.558 La Voce - Novembre 2006 I ragazzi hanno bisogno d’amore, soprattutto quando non se lo meritano Questa volta il giudice è stato severo. Cinque minorenni, dai 14 ai 16 anni, sono andati sotto processo per una serie di violenze sessuali contro una ragazzina undicenne. Sono stati messi alla prova per verificare un eventuale cambiamento della loro condotta che potesse far superare la necessità di un processo penale contro di loro. Due hanno superato la prova, gli altri invece non hanno dato nessun segno di ravvedimento; per cui il processo, conclusosi il 23 ottobre scorso presso il tribunale di Milano, li ha dichiarati colpevoli. La novità più consistente viene dal processo civile, tuttora in corso. Il giudice ha autorizzato la famiglia della ragazza a mettere sotto sequestro i beni delle famiglie degli adolescenti violentatori, in vista di un possibile risarcimento danni. I genitori dei ragazzi, infatti, non solo non offrono alcun risarcimento, ma negano la gravità dei fatti commessi dai figli e anzi accusano la ragazzina. Dunque i genitori, ha argomentato il giudice, non hanno educato i figli a crescere armonicamente e quindi devono rispondere, anche economicamente. La prima impressione che si ha di fronte a una notizia simile è che quei genitori non sono tanto responsabili di una mancata educazione sessuale dei loro figli, ma di una mancata educazione, semplicemente. Educare, infatti, significa anzitutto aiutare a guardare alla realtà che si ha di fronte, e regolare di conseguenza il proprio comportamento. Senza essere dei grandi pedagoghi, tutti sappiamo che un bambino diventa un adolescente e l’adoleLa Voce - Novembre 2006 scente diventa adulto quando «capisce», cioé quando sa valutare ciò che ha di fronte, sa decidere la sua condotta e assumersi le proprie responsabilità. A un bambino si perdona che «faccia il bambino», cioé che sia un irresponsabile; a un giovane e a un adulto no. La notizia che stiamo commentando ci presenta dei genitori che non sanno vedere e non sanno valutare, che sono immaturi come i loro figli. Non hanno saputo crescere i loro figli perché non sono cresciuti loro. «Sono rimasto esterrefatto - ha commentato uno dei giudici interessati - per l’atteggiamento, privo di resipiscenza e compassione, dei ragazzi e del loro entourage familiare, quasi che fare e organizzare certe cose sia una cosa virtuale come giocare alla playstation». L’immagine della playstation è molto azzeccata. Si può giocare alla playstation, naturalmente. Ma a condizione che non si viva quello che si vede sullo schermo come se fosse vero e viceversa. Ora genitori e ragazzi protagonisti di questa triste vicenda sono tutti segnati da una comune incoscienza preadolescenziale. Ci si può chiedere fino a che punto il fatto sia patologico e fino a che punto, invece, sia rivelatore di una carenza educativa più vasta. È facile per tutti, infatti, raccontare di eventi che, senza essere gravi come quello di cui stiamo parlando, rivelano però la stessa tendenza dei genitori a «non vedere». Il tal ragazzino frequenta compagnie sospette, lo si vede sniffare, si avvisano i genitori. «Nostro figlio? Impossibile». La tal compagnia di adolescenti si ubriaca tutti i sabati. Il cu- Anonimo EDITORIALE Quando sono i figli a far diventare adolescenti i genitori... rato fa il giro delle famiglie per offrire e chiedere collaborazione. Quasi tutte rispondono allo stesso modo: non abbiamo bisogno di nessuno, lei è informato male. La famiglia moderna misura qui le sue grandi debolezze. Ha messo al mondo pochi figli, ha investito su di essi tali energie che, quando fallisce, le diventa difficile riconoscere di aver speso tanto per così poco. In tal modo l’affetto verso i figli porta i genitori a negare gli sbagli dei figli e li costringe a sbagliare come loro. I genitori dovevano far diventare adulti i figli, invece sono stati i figli a far diventare adolescenti i genitori. Che cosa si otterrà con una sentenza del giudice? Poco, pochissimo. È ovvio che una cultura nuova dell’educare non la si costruisce a colpi di sentenze e di condanne esemplari. Resta soltanto la speranza che molti genitori sappiano ancora educare e quindi sappiano anche, proprio perché buoni educatori, aprire gli occhi sui loro sbagli e su quelli dei loro figli. don Alberto Carrara 3 è ora di regolare la nostra rotta sulle stelle, non sui fanali di ogni nave che passa Camminando s’apre cammino ACR ZANICA Festa del Ciao Domenica 3 dicembre 9.30 Santa Messa 12.30 Pranzo delle famiglie nel bar dell’oratorio 14.00 Grande festa con animazione alla Scuola Materna 16.00 Supertombolone 16.30 Merenda 17.00 Preghiera conclusiva * Tutta la comunità è invitata * Le iscrizioni al pranzo si ricevono entro giovedì 30 novembre presso la Segreteria dell’Oratorio o le educatrici dell’ACR * Per la merenda invitiamo tutti a preparare torte e dolci Per maggio informazioni: Giuliana Marta Monica 4 035 672917 349 3160908 035 671523 Fratelli e sorelle carissimi, i primi due intensi mesi sono ormai alle nostre spalle. La sensibilità “televisiva” ci porta a ricordare le cose più straordinarie, eclatanti. E invece il cammino di una comunità, come quello di una famiglia, è fatto di ordinarietà, di passi quotidiani. Per lo più si tratta di ripercorrere tracce di cammini già sperimentati… Ma è proprio in questo ripercorrere, anno dopo anno, che la traccia diventa sentiero, guida sicura verso la meta desiderata. * Il mese di ottobre si è aperto con la festa della Madonna del Rosario; festa molto cara alla nostra comunità, solennizzata con una processione festosa per le vie del paese. Da tre anni abbiamo spostato la processione al mattino, a conclusione della messa dei ragazzi. La prima domenica effettiva di catechesi propone ai ragazzi questa esperienza di devozione popolare, in cui la fede si traduce in gesti semplici: il cammino, il canto, i petali di fiore, il rosario… Un passaggio di testimone alle nuove generazioni, perché le tradizioni siano conosciute e vissute. * Nella prima settimana di ottobre, per il terzo anno abbiamo proposto l’esperienza degli esercizi spirituali parrocchiali, al mattino e alla sera, per giovani e adulti. “Dio è amore. Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”: è la frase che orienta il nostro cammino quest’anno. Prima di pensare a quali iniziative fare, è importante metterci in ascolto del Signore. Dalla familiarità con lui, dalla condivi- Emmanuel Wilkin sione dei suoi sentimenti, potrà nascere anche l’agire secondo il suo amore. * Durante tutto l’anno viene anche proposta la lectio divina settimanale sulle letture della Parola di Dio della domenica. Chi accoglie questa proposta? Un gruppo di persone certamente costante e partecipe. Qualche volta penso: “Sono così poche le persone che desiderano soffermarsi sulla Parola di Dio? Sono tutti così robusti i cristiani di Zanica che non hanno bisogno di nutrirsi come Gesù di ogni parola che esce dalla bocca di Dio? È così tiranno il tempo che non si può trovare un’ora per stare come Maria in ascolto di Gesù?”. La vita non fa sconti a nessuno, men che meno oggi: dubbi, confusione, paure, dolori, attese… “Volete andarvene anche voi?” dice Gesù ai suoi discepoli. E Pietro, con slancio: “Da chi andremo, Signore? Tu hai parole di vita eterna!”. È per questo che faccio volentieri la lectio. Ed è questo l’augurio che faccio a quanti la possono vivere ogni settimana: che possano trovare nella Parola di Gesù quella luce che riscalda il cuore, quel conforto che dona pace, così da dire con slancio: È bello per noi stare qua…; un po’ più capaci di percepire con gioia che davvero Egli cammina con noi, nelle strade della nostra vita quotidiana. * È iniziata la catechesi: un grazie sincero a quanti anche quest’anno hanno dato la disponibilità ad accompagnare il cammino dei nostri ragazzi. C’è bisogno di ulteriori forze, c’è bisogno di aiutarci di più perché i figli sono il bene più prezioso che abbiamo… Ci si La Voce - Novembre 2006 La preghiera conferisce uno sguardo nuovo sulle cose mette a disposizione non perché ci si ritiene migliori degli altri, ma perché i talenti che restano sepolti sono persi… e con essi la gioia di cui il Signore vuol renderci partecipi. * Con la Festa dei Santi abbiamo posto attenzione quest’anno alle Reliquie custodite nella nostra chiesa parrocchiale. Sono dei piccoli segni per orientare e sostenere la nostra La Voce - Novembre 2006 preghiera. In realtà essi ci hanno lasciato la grande testimonianza della fede, della carità vissuta, del vangelo fatto vita. Cosa possiamo fare per conoscere e custodire queste testimonianze? Penso sia insostituibile il racconto e la lettura delle vite dei santi; ci sono tante possibilità, a misura delle diverse età… si tratta di farle conoscere, ma anche di sceglierle, di provare… * Oltre alla Commemorazione di tutti i defunti il 2 novembre, quest’anno abbiamo prolungato il ricordo dei nostri cari anche nella settimana successiva con la messa vespertina alle ore 20, proprio per dare la possibilità a quanti durante il giorno sono in diversi modi impegnati. Non è un Ottavario dei defunti: abbiamo già il Triduo come occasione grande per ricordarli. Però un’occasione semplice per ricordare – per pregare – per essere in comunione – per chiedere la loro intercessione. * A novembre ha preso inizio la pubblicazione di un foglio di comunicazione e di condivisione: “Lo Scrigno”. Ogni settimana ci sono avvenimenti importanti di cui è importante cogliere spunti utili per il nostro cammino; si leggono articoli, riflessioni, lettere che sarebbe bello condividere con gli amici… Abbiamo pensato ad uno scrigno, modesto nella forma, per raccogliere alcune “perle” e renderle accessibili a tutti. Un foglio a cui tutti possono contribuire, portando quanto abbiamo trovato di bello… Non è detto che si riesca a pubblicarlo tutte le settimane: quando c’è materiale. Se sarà Beata Madre Teresa di Calcutta utile a un po’ di persone, ne ringrazieremo insieme il Signore. * Iniziamo ora il nuovo anno liturgico. È l’anno caratterizzato dalla lettura del terzo vangelo, quello secondo Luca, e pertanto è chiamato Anno C. Il primo tempo è quello dell’Avvento, tempo di attesa e di preparazione del Natale di Gesù. È un tempo breve e il Natale arriva subito, quasi inatteso, nonostante gli addobbi, le luci, i regali che si fanno strada con parecchie settimane di anticipo. * In questo periodo noi vivremo la festa del nostro patrono, S. Nicolò, il 6 dicembre. Quest’anno celebrerà con noi l’eucaristia solenne il nostro vescovo, mons. Roberto Amadei. Un regalo davvero gradito, un modo immediato per esprimere il nostro legame con la Chiesa di Bergamo, impegnata nell’importante cammino sinodale, preoccupata di rispondere sempre meglio alla missione che il Signore le ha affidato. Per rendere viva la nostra attesa e ardente il nostro desiderio per la venuta del nostro Signore Gesù valorizzeremo in modo particolare la novena del Natale, dal 17 dicembre, sia con semplici momenti di preghiera in occasione delle celebrazioni liturgiche quotidiane, sia con la preghiera serale in famiglia… perché non succeda che non ci sia per Lui posto nel nostro “albergo”, nelle nostre case. Buon cammino. don Silvano 5 La più grande confraternita del mondo è quella degli scontenti Chiesa della speranza Continuiamo la riflessione sulla speranza, suscitata dal Convegno ecclesiale di Verona: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”. Pubblichiamo la seconda parte della riflessione di Paola Bignardi. La prima è stata resa disponibile tramite “Lo Scrigno”. 6 Se il nostro tempo chiede un nuovo profilo di cristianesimo, chiede anche un profilo nuovo di comunità cristiana. Anche le comunità in cui viviamo hanno bisogno di raccogliersi sull’essenziale, riesprimendone il cuore, cioè l’amore pasquale di Cristo. Pur riconoscendo le buone e molte (forse troppe) cose che oggi le nostre comunità stanno facendo, credo sia necessario rendere più chiaro l’essenziale di cui vive la Chiesa e proporre percorsi concreti perché questo cuore divenga l’esperienza cardine di ogni comunità: * la Parola di Dio, rivelazione dell’Amore, dono per conoscere il cuore di Dio, per guardare l’esistenza umana dal suo punto di vista; esperienza che pone la coscienza in ascolto, che dispone ad un’obbedienza che dà forma all’esistenza e fa del volto di ciascuno di noi un riflesso in cui a poco a poco prende forma il volto del Signore Gesù; luce per i passi della vita, o mistero da custodire nei giorni dell’oscurità e del silenzio. Le nostre comunità sono chiamate ad essere con più decisione scuole in cui imparare a mettersi in ascolto, in cui conservare la carica “scandalosa” e paradossale della Parola, in cui assaporare il gusto e la libertà del vivere in ascolto di Dio; * la liturgia, celebrazione dell’amore, da vivere nella festa e nello splendore, come si addice alla lode dell’uomo a Dio, e nella sobrietà che richiede il dialogo della creatura con Lui, da cui riceve in dono l’amore che celebra; Emmanuel Binet * la comunione, visibilità dell’amore ricevuto da Dio come talento. Trafficato nelle forme della fraternità, del servizio, della solidarietà, della carità operosa, spinge la comunità a vivere nella totalità di un amore che ha il timbro di quello pasquale; a realizzare e mostrare che la Chiesa è chiamata ad essere segno “dell’unità per tutto il genere umano” (LG 1), capofila di un’umanità tutta incamminata verso Dio. Vivere Parola, liturgia e comunione in questo modo, proietta la comunità cristiana oltre se stessa. Così essa vive la sua speranza. Ma sappiamo che la speranza è la virtù più difficile. Il mondo accetta la nostra fede e chiede la nostra carità. Ma la speranza di un oltre è troppo. Come Paolo ad Atene, siamo derisi non per la nostra fede o carità, ma per la nostra speranza. E noi rischiamo di vergognarci di essa facendo perdere alla nostra testimonianza il carattere profetico che dovrebbe appartenerle. Una Chiesa che spera è libera, aperta, coraggiosa, capace di affrontare ogni difficoltà: non senza sofferenza, ma con l’audacia che le viene dal suo sguardo oltre il tempo. La Chiesa della speranza ha la chiave per entrare in comunicazione con le persone di questo tempo; è quella dell’amore, con le sue infinite declinazioni esistenziali: accoglienza, compassione, misericordia, consolazione. Chi si sente amato, è chiamato fuori dal suo isolamento, torna ad avere fiducia, a porsi domande, a guardare oltre. E può creLa Voce - Novembre 2006 La speranza è il modo per realizzare i sogni tentazione di identificarsi con una cultura, accogliendo la sfida epocale del dialogo tra le religioni e facendosene umile protagonista. dere che c’è una risurrezione dalla morte, se già oggi può incontrarne i segni incerti in questa vita. La Chiesa della speranza sa essere luce sul monte, offrendo un giudizio credente su questo tempo e scoprendone le ambiguità e i limiti, insieme alle risorse e ai semi di bene. Nessun arroccamento sulla difensiva, ma una ricerca libera e senza pregiudizi dei segni dei tempi, del modo in cui Dio parla oggi al suo popolo ed è vivo nella nostra storia. La Chiesa della speranza vuole far giungere a tutti la gioia del Vangelo; per questo cerca di conservare il suo carattere popolare ed universale, senza lasciarsi irretire dalla La Voce - Novembre 2006 Laici cristiani, per una vita risorta A metà del cammino decennale della Chiesa italiana che ci vede impegnati a “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, ci risulta sempre più chiaro che l’evangelizzazione è portare il Vangelo nei luoghi della vita, soprattutto in quelli che oggi più difficilmente sono raggiunti dall’azione della comunità ecclesiale; per far questo, la Chiesa ha bisogno dei laici. Per far sentire il profumo del Vangelo, occorre essere vicini alle persone. Solo così si può mostrare la bellezza di una vita vissuta da cristiani e si può collocare la parola evangelizzatrice nella conversazione quotidiana, nei dialoghi brevi, quando il Vangelo può diventare luce sulle gioie e le speranze, le fatiche e le sofferenze di ogni giorno. La vita dei fedeli laici si svolge nel mondo; il loro cammino spirituale è tutt’uno con la loro responsabilità di trasformare la vita, stando dentro le sue ricchezze e le sue contraddizioni. Abbandonarsi a Dio dentro e attraverso la vita quotidiana è una straordinaria avventura dello spirito: quella che permette di “toccare con mano” il mistero: non solo quello di Dio, ma anche quello della vita. È mistero la vita che si accende in una donna, non meno che l’amore umano; è mistero il dolore che ci piega sotto il peso delle domande, o Leo Joseph Suenens il lavoro con cui umilmente contribuiamo a mandare avanti il mondo; è mistero la morte come sigillo della nostra povertà ma anche come porta che ci apre all’abbraccio definitivo con il Padre. Vivendo la vita di tutti, intravediamo di essa ciò che molti non intuiscono: che essa non è chiusa su se stessa. L’esistenza di ogni giorno conosce la contemplazione come l’ordinaria capacità di stare di fronte al mistero nelle molteplici forme in cui esso si manifesta e negli infiniti luoghi che esso abita. Alla comunità cristiana i laici oggi chiedono che questa loro esperienza spirituale sia non solo riconosciuta, ma valorizzata come dono che è di tutta la comunità. Alla comunità chiediamo che dia valore alla nostra vocazione non solo quando ci impegniamo come catechisti, o animatori, o operatori della pastorale, ma che riconosca innanzitutto il valore della nostra fede spesa nelle situazioni di ogni giorno, quando solo Dio è testimone della nostra azione per costruire il Regno e quando il nostro impegnarci non contribuisce direttamente a sostenere le iniziative pastorali della comunità. Vorremmo che questa nostra esperienza potesse trovare voce e che nelle nostre parrocchie ci fosse spazio per i racconti della missione nella vita quotidiana, sull’esempio di ciò che facevano i discepoli, che tornando dalla missione cui erano stati inviati, raccontavano ciò che avevano vissuto. Paola Bignardi 7 Dove abita Dio? Dio abita dove lo si fa entrare Sperare o disperare? Riflessione sul IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, 16- 20 ottobre 2006 8 A Verona ho visto la Chiesa. A Verona ho incontrato il popolo di Dio. A Verona ho scoperto una Chiesa fragile e bellissima. Fragile perché fatta di uomini e donne, preti, religiose e laici, tutti profondamente imperfetti. Anzi strutturalmente fragili. Un po’ colti, un po’ ignari, un po’ semplici, un po’ consapevoli, un po’ critici, un po’ appassionati. Gli inviati al Convegno (i prescelti) dalle varie diocesi non erano, come si potrebbe facilmente pensare, gli intellettuali, gli esperti di ecclesiologia, i soli numeri uno! Erano proprio come me: persone con gli occhi rivolti a Gesù e un desiderio nel cuore, fragile anch’esso, di esser come lui. Persone che a Verona hanno dovuto sperimentare la fatica del comprendersi, dell’essere insieme provando a condividere e costruire nuove vie di messa in atto del Vangelo. Persone provenienti da vari luoghi del territorio, con cultura, formazione, linguaggio e sensibilità spesso così diversi. Persone che almeno in quella occasione hanno scelto di mettersi in gioco: ascoltando, giudicando, proponendo. Questa è stata a mio parere la vera sfida del Convegno di Verona; quella già sostenuta dal Cardinal Tettamanzi all’apertura dei lavori: quella che ci esortava alla Condivisione, Comunione, Collaborazione. Così sono stati i giorni di Verona. Abbiamo lavorato insieme per la nostra Chiesa. Abbiamo compreso che lì, più che altrove, ci era data la splendida Rabbi di Kozk opportunità di scoprirci pietre vive e ci veniva donata la responsabilità di farci sempre più Vangelo in opera. Perché è proprio vero che quando gli uomini sono riuniti nel Suo nome, a Verona, come nelle case, nelle Parrocchie, nel Sinodo, nelle associazioni, nelle città, nelle scuole, lì c’e’ la Chiesa, il popolo di Dio, così come Lui l’ha costituita. E anche Dio l’ha voluta imperfetta, fragile, perché solo nella fragilità poteva avere il volto di un Re morto in croce. Riconoscere la fragilità di Gesù e dei suoi dodici (chi avrebbe dato fiducia a quei poveretti?) significa ridirci che per essere Chiesa non bisogna essere grandi e perfetti, non è questione di essere o meno all’altezza (anzi in questo senso non abbiamo più alibi) ma di assumere la nostra e l’altrui fragilità, metterla in comunione, condividerne la fatica, scegliere l’altro come compimento della nostra vita. A Verona si è avuto il coraggio di guardare a questo tempo non per nostalgici amarcord, ma per discernere seriamente e per scegliere insieme oggi la via del Vangelo. E questa storia ci dice che gli uomini oggi hanno paura delle proprie fragilità: combattono la morte, la malattia, la vecchiaia, l’insuccesso con tutte le armi che conoscono (medicina, biologia, tecnologia), nel tentativo disperato di salvare se stessi. Il risultato è che tutto si infragilisce ulteriormente: i legami si spezzano, quelli matrimoniali, quelli familiari, quelli lavorativi e di conseguenza anche le alleanze politiche e culturali. AnLa Voce - Novembre 2006 Disperare degli altri è disperare di te! che la Chiesa vive fatiche nuove come il dover continuamente contrastare una dirompente religiosità “fai da te”. Insomma impera la logica del “ciascuno salvi se stesso” o peggio del “facciamoci i fatti nostri”. È proprio dentro questa realtà di autodeterminismo che occorre ridire, alla luce di Gesù morto e risorto, come la fragilità umana trovi la sua verità e il suo compimento solo nell’affidamento. Solo nella comunione e condivisione, nella dedizione e nell’affidamento all’altro si dà forma alla libertà umana. Proprio dentro la fragilità strutturale dell’umano e della fede si comprende la fragilità del Regno di Dio e la sua totale accessibilità ai piccoli e ai poveri. Questa Chiesa è bellissima e piena di speranza, perché non ha ricette risolutive, ma sa che essere testimoni del Crocifisso risorto significa uscire da sé, accogliere la Grazia, affidarsi all’altro e dare la vita. Ciò che ci rende fragili è anche ciò che ci permette di abbandonarci al- Gabriel Marcel l’altro, nella fiducia, per costruire legami stabili. Non per guarire la nostra fragilità ma per testimoniare come essa sia forma stessa della salvezza. Ecco quindi su quali basi stabilisce la propria rotta il Convegno di Verona e benché la discussione sia suddivisa in cinque ambiti diversi (cittadinanza, vita affettiva, tradizione, fragilità, lavoro e festa) le indicazioni sono spesso comuni: aiutare le persone lì dove abitano a costruire legami più solidi, concepire una pastorale unitaria (per il sostegno e la condivisione tra generazioni), creare alleanze tra parrocchieassociazioni- istituzioni, restituire alla famiglia il suo pieno ruolo educativo costruendo attorno ad essa reti di collaborazione. Concludo con una frase del filosofo Gabriel Marcel che ci ha accompagnati nei giorni di Verona e continuerà a farlo nel cammino futuro: Disperare degli altri è disperare di TE. Maura La Greca CONCERTO BENEFICO DI ARTISTI DEL CORO DEL TEATRO ALLA SCALA - MILANO VENERDÌ 8 DICEMBRE - ORE 21.00 CINEMA TEATRO “NUOVO” - ZANICA (BG) Mila Vilotievic - Nina Almark - Massimiliano Italiani - Silvio Scarpolini - Giuseppe Bellanca Lorenzo Tedone - Sandro Chiri - Rodolfo Gemio Fernandez Al pianoforte: Paolo Sala - Emmanuele Giuseppe Con la partecipazione straordinaria del chitarrista Giulio Tampalini Le offerte, libere, sosterranno il progetto di sviluppo della comunità agricola di Kausaya - Bolivia La Voce - Novembre 2006 9 La gente che non ha mai tempo, fa pochissimo Georg Lichtenberg DICEMBRE 2006 LITURGIA 1 2 3 4 V S D L 5 6 7 8 M M G V 9 10 11 12 13 14 S D L M M G 15 16 17 V S D 18 19 L M 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 M G V S D L M M G V S D IMPEGNI PARROCCHIALI Adorazione eucaristica: 7.30-11; 16-18; 20.30-21.30 I DOMENICA DI AVVENTO SAN NICOLA, VESCOVO SANT`AMBROGIO IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA II DOMENICA DI AVVENTO Santa Lucia San Giovanni della Croce S. Maria Crocifissa III DOMENICA DI AVVENTO Incontro genitori e ragazzi seconda elementare ore 15.00: Adulti di AC ore 20.30: Consiglio Pastorale ore 10.00: Catechesi sugli Atti degli Apostoli S. Messe: ore 7; ore 10,30: messa solenne; ore 18 ore 9.30: Giornata dell’impegno AC Giornata del Seminario ore 20.45: Redazione Notiziario ore 20: Ufficio comunitario ore 20: Ufficio comunitario (Capannelle) ore 20.30: Catechisti ore 17.00 e 20.30: Lectio divina ore 14.30: Festa di Natale della Scuola dell’Infanzia ore 9.15: Incontro genitori e ragazzi quarta elementare ore 14.00: ACR - ore 16.30: Gruppo Famiglie ore 15 – 17.30: Celebrazione penitenziale ragazzi ore 20.30: Gruppo Missionario ore 16.45: Lectio divina (Capannelle) Celebrazione Penitenziale: ore 9.30; ore 15; ore 20.30 ore 16.30: Celebrazione Penitenziale (Capannelle) IV DOMENICA DI AVVENTO NATALE DEL SIGNORE S. Stefano SAN GIOVANNI Ss. Innocenti SANTA FAMIGLIA S. Messe: mezzanotte; 8; 9.30; 10 (Capannelle); 11; 18 S. Messe: 8; 9.30; 10 (Capannelle); 11; 18 ore 16.45: Lectio divina (Capannelle) ore 17.00 e 20.30: Lectio divina ore 11.00 Battesimi ore 17.30 Vespri – Messa – Te Deum Da lunedì 4 dicembre fino al mercoledì delle Ceneri le messe feriali delle ore 7.00 saranno celebrate presso la cappella della Scuola dell’Infanzia. 10 La Voce - Novembre 2006 Vigilate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà L’albero della vita L’itinerario di Avvento per la preghiera in famiglia La Voce - Novembre 2006 L’albero della vita L’anno pastorale che coincide con la fase finale del 37° Sinodo della Chiesa di Bergamo, ha come immagine di riferimento quella dell’albero. L’albero come simbolo che interpreta l’uomo, la sua esistenza tra la terra e il cielo, che scandisce il tempo con il susseguirsi delle stagioni, è da sempre presente nelle tante culture e religioni. Nei primi capitoli del libro della Genesi, la figura dell’albero appare predominante. La creazione esordisce con un giardino nel quale la centralità è segnata dall’albero della vita. L’albero negato alla cacciata da Eden (Gn 3,22), è però promesso nell’ultimo libro, nell’Apocalisse: «Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio» (2,7). L’albero della vita custodisce la parola fondatrice del mondo che è e che sarà. L’albero della vita può diventare il riferimento per l’itinerario di avvento: la nascita di Gesù dà inizio a una nuova creazione: la parola fondatrice, il Verbo, viene a noi. Il prologo di Giovanni sottolinea con le parole «In principio...» che si sta compiendo un rinnovamento dell’intero creato attraverso la Parola che si fa carne. È possibile vivere questo avvento rileggendo i racconti della creazione e cogliendo in essi la promessa divina del Salvatore che darà pienezza a ogni cosa. Praticamente si propone di recuperare il tradizionale «albero di Natale», legandolo al significato di albero della creazione e di albero genealogico Gesù (Gesù è il nuovo germoglio del tronco di Iesse; il riferimento alle genealogie iniziali dei vangeli sinottici). La preghiera in famiglia Per le famiglie viene predisposto un libretto che, come accennato sopra, inizierà a «contare il tempo dell’attesa» dalla domenica di Cristo Re. Ogni domenica verrà commentato il vangelo corrispondente e introdotto l’argomento della settimana su cui meditare. Nel consueto schema di preghiera per questo avvento verrà introdotta una breve preghiera litanica con l’obiettivo di coinvolgere tutti i presenti in modo semplice: un versetto da ripetere più volte a diverse invocazioni richiede solo un po’ di memoria favorendo il raccoglimento. Insieme al libretto che costituisce un accompagnamento quotidiano, quest’anno è stato predisposto un calendario dell’avvento. Si tratta di recuperare il tradizionale calendario con le finestrelle da aprire giorno per giorno, legandolo all’impegno della preghiera per la famiglia. I diversi elementi che verranno trovati giorno per giorno si legano all’itinerario dei bambini che vengono coinvolti nella preghiera di tutta la famiglia. Il sussidio di quest’anno avrà altresì il compito di ricordare nella preghiera il Sinodo diocesano. Questo evento di Chiesa ha bisogno della partecipazione di tutti affinché lo Spirito agisca nelle menti e nei cuori e perché il volto della Chiesa di Bergamo si rinnovi secondo la volontà del Signore. 11 Spesso ciò che si dona è una piccola cosa, ma ottiene un grande effetto Riflessioni... Durante i mesi di settembre e ottobre alcune famiglie della nostra comunità hanno ospitato alcuni bambini bielorussi. Abbiamo chiesto loro di mettere per scritto alcune riflessioni a proposito dell’esperienza che hanno vissuto. Una domenica dello scorso Febbraio, Don Silvano in chiesa ha chiesto: “Chi volesse accogliere un bambino bielorusso dia il suo nome e….”. Io ho sentito la cosa ma non l’ho nemmeno considerata. Lavoro, ho due figli, come si può gestire una cosa così grande!!! Mio marito, insistendo, mi convince ad andare alla riunione informativa dove avremmo saputo tutti i dettagli. Si tratta dell’associazione “Aiutiamoli a vivere” del comitato di Colognola. È da diversi anni che accoglie bambini bielorussi per Seneca trascorrere un periodo di “vacanza salute” in Italia e quest’anno ha allargato l’invito anche a Zanica. I bambini andranno a scuola con una loro maestra all’oratorio di Colognola e saranno occupati fino al primo pomeriggio. La presenza fissa di una interprete inoltre avrebbe facilitato i rapporti tra noi ed i bambini, soprattutto nel caso di problemi. Scopriamo quindi che la cosa si può fare. Gli orari potrebbero combaciare. Un po’ di corse, sì, ma sono solo sei setti- Un giorno mia mamma e mio papà hanno chiesto a me e a mia sorella cosa pensavamo dell’idea di accogliere per un mese una bambina bielorussa nella nostra casa. Noi eravamo molto confuse, un pò preoccupate; ma loro ci hanno rassicurato, spiegandoci che si trattava semplicemente di una bambina della nostra età, che veniva in Italia per una vacanza che le avrebbe fatto bene alla salute. Così è iniziata questa avventura tra mille domande e tante paure: “Ma che lingua parla? Ma cosa mangia? Ma dove dorme? Ma a cosa giochiamo? Ma sarà simpatica?”. Invece è andato tutto bene. Xenya è arrivata nella nostra casa una sera molto tardi. Era molto spaventata ed è andata subito a letto senza mangiare, anche se aveva fatto un viaggio lungo. I primi giorni sono stati un pò difficili perchè Xenya era spesso triste; non mangiava niente e quando chiamava la sua mamma al telefono piangeva. Ma giorno dopo giorno le cose sono migliorate. Lei ha iniziato a sorridere, a giocare, a mangiare, a stare bene. È rimasta con noi sei settimane, fino a quando è partita insieme agli altri 18 bambini, che hanno fatto questa stessa sua esperienza. Sono andata ad accompagnarla con i miei genitori a Colognola, dove andava a scuola tutti i giorni. Lì ha preso il pulman per l’aereoporto di Brescia. Così oggi siamo tornati alla “normalità”. Mia mamma ha smontato il suo letto e in casa non c’è più niente di suo. Io e mia sorella giochiamo a ripetere le espressioni che diceva in un italiano che fa un pò ridere e anche a cena abbiamo rivisto insieme questa avventura. Abbiamo telefonato in Bielorussia e in qualche modo ci siamo salutate e sua mamma ci ha ringraziato. L’aspettiamo per il prossimo settembre in una nuova vacanza. Sara 12 La Voce - Novembre 2006 Chi non si dona è un seme che non germoglia Antonin Sertillanges ceva molto il fatto di vederla così triste e malinconica, mi sentivo quasi in colpa, in quanto non sapevo quanto in realtà lei sapesse del motivo per cui aveva dovuto lasciare la famiglia, per andare in questa casa di sconosciuti italiani…. Ma poi la cosa è andata bene. Con il passare dei giorni diventava sempre di più una componente della famiglia, si vedeva chiaramente che si trovava a proprio agio in mezzo a noi (Lo dimostra anche il fatto che sono iniziati anche i primi litigi con le “sorelle” temporanee, come da normale “prassi” familiare). L’associazione ci ha molto seguito ed aiutato e tutti i bambini si sono trovati bene. Devo dire che è stata una esperienza molto impegnativa, ma altrettanto arricchente per me e tutta la mia famiglia e direi che sono stata molto sollevata nel vederla ripartire in quanto andava (finalmente per lei) a riabbracciare l’amata mamma in Bielorussia. Al prossimo anno! Stefania mane. Così il 5 Settembre è arrivata nella mia famiglia Xenya, una bambina di 7 anni. Insieme a noi altre sette famiglie in Zanica si sono rese disponibili e così in tutto sono arrivati in Italia 19 bambini. Io che sono un tipo molto pratico avevo molte paure. Come sarà in casa? Come sarà con le nostre figlie? Riuscirò a farla star bene? Devo dire che l’inizio è stato abbastanza duro. Dei bambini così piccoli, soli, in famiglie estranee... Il problema della lingua incomprensibile per entrambi... Mi dispiaLa Voce - Novembre 2006 Un dono reciproco Ci avevano detto: “è un grande impegno... chi ve lo fa fare?... vi andate a complicare la vita...”. In realtà la vita, come pensavamo, ce la siamo arricchita. Certo, non è stato facile, soprattutto all’inizio! Quando è arrivato da noi, il piccolo Bielorusso di 7 anni, era spaventato a morte: erano trascorse poche ore, che già piangeva implorando che lo riportassimo a casa. Poi, pian piano, lo sguardo triste dei primi giorni è diventato fiero e sereno, il viso ha preso colore e il corpo e le gambe esili si sono irrobustiti (ha messo su due chili in un mese, per la gioia della “mamma italiana”!). Quindi alla scoperta delle cose per lui non comuni: la contentezza dello sguazzare nella vasca da bagno, il mare, le conchiglie, i giochini trovati nelle merende (che correva a nascondere gelosamente nella sua consumatissima borsa). L’affettuosità la esprimeva con la tipica ritrosia russa: uno “spassiba” (“grazie”) detto a bassa voce o l’avvicinarsi pian piano, senza volersi quasi fare accorgere, la sera sul divano, alla ricerca di un piccolo contatto affettuoso. Anche se nessuno in famiglia lo dice apertamente, ci manca. Ci è di consolazione però il fatto che nel suo paese l’essenziale sembra non gli difetti e pare abbia alle spalle una famiglia unita; cose purtroppo non comuni per tanti bambini bielorussi meno fortunati. Alla partenza quando gli abbiamo chiesto se gli era piaciuta la vacanza italiana, ha esclamato: “DA! ANCORA ITALIA”. Il prossimo settembre tornerà di nuovo nella nostra famiglia per un mese. Qualcuno definisce queste iniziative una via di mezzo tra un “soggiorno terapeutico” ed uno scambio culturale: per noi, pur tra quotidiane difficoltà, è stato solamente un dono, reciproco. Una famiglia di Zanica 13 L’ultima conquista è la semplicità “Con semplicità e gioia” Condividenza Ottobre 2006 Oratorio di Zanica 14 Frideryk Chopin …Non avendo “niente da fare”, alcuni di noi adolescenti, per sfuggire dalle sgrinfie dei genitori, ci siamo ritrovati all’oratorio, nei giorni 23/24/25 ottobre ad affrontare l’esperienza della “CONDIVIDENZA”. Per capirci meglio… la giornata era cosi organizzata: Dopo esserci svegliati (con gran fatica), al dolce suono di “Io credo, risorgerò…” all’alba delle 6.15, ci si ritrovava per condividere un breve momento di preghiera, al termine della quale tutti insieme ci riunivamo nel bar dell’oratorio a fare colazione. Finita la colazione ognuno di noi era pronto per andare a scuola anche se la voglia era praticamente “pari a zero” perché… “La sera leoni e la mattina Modesti” oppure “La sera leonesse e la mattina Bassi”!!! Terminata la scuola si tornava a casa propria per pranzo; il pomeriggio era dedicato allo studio o ad altro e ci si ritrova- va poi in oratorio alle 18, ad affrontare i momenti serali, che erano sicuramente migliori rispetto a quelli della mattina! Arrivati in oratorio si organizzavano varie attività da svolgere tutti insieme fino al momento della cena; dopo la cena (a base di pasta, pizza o panini) si riprendeva a giocare (scenette, karaoke, briscolone….) fino alle 23.15 (circa!). Prima di andare a letto c’era un momento di preghiera, ovviamente fatto tutti insieme, dove oltre a pregare si rifletteva sul comportamento tenuto durante la giornata nei confronti degli altri, e poi tutti a nanna… o quasi. La notte era per noi, non per lo zio Giorgio educatore, che era esausto dal richiamarci al silenzio, il momento più bello e divertente. Si può dire che si faceva di tutto tranne che dormire: si giocava a carte, si cantava, si cercava di scappare nella camera delle femmine e in quella dei maschi (finché l’educatorezio non ha fatto le barricate), si rideva, si scherzava e tanto altro….anche se le conseguenze la mattina erano evidenti! Ovviamente la giornata di condividenza ha avuto anche uno scopo educativo; per questo, oltre che a divertirci, abbiamo anche lavorato molto sul rapporto tra noi e gli altri, attraverso gesti ed attività semplici e con la gioia e il rispetto propri dello “stare insieme”. Insieme abbiamo riflettuto su come sia bello condividere i momenti della nostra giornata con altre persone, soprattutto tra noi ragazzi. La Voce - Novembre 2006 Non c’è nulla più difficile al mondo, che la semplicità Durante il primo momento di riflessione, grazie alla presenza di suor Anna, c’è stato posto il confronto tra le prime comunità cristiane (aiutati anche da un brano tratto dagli Atti degli Apostoli) e quelle attuali dove lei vive. Il messaggio di questa riflessione era appunto l’invito a condividere i nostri momenti di felicità e non solo, con persone più o meno vicine a noi, per cercare di aprirci e accogliere maggiormente gli altri. Ci hanno chiesto di riflettere sul nostro modo di stare con gli altri: “Le mie parole”, il rispetto, l’amicizia, la convivenza, … È stata per noi un’esperienza davvero indimenticabile… Da vivere tutta d’un fiato. Dall’inizio alla fine. Speriamo che la prossima volta si possa essere in molti di più per condividere ancora una volta questi meravigliosi momenti!!! George Sand me a noi. Grazie a Dio che è il senso di ogni sforzo fatto. Grazie a Gioele e Silvia + 1 per la pazienza. Alla prossima. L'ultimo ad addormentarsi e il primo a svegliarsi… Giorgio Abbiamo ipotizzato di riproporre l'esperienza il 15, 16 e 17 gennaio 2007. Per chiedere d'esserci: 328 60 27 617 oppure rivolgersi a don Luca. Sono aperte le selezioni! By Tony, Colo, Dany, etc… *** Concludo le memorie di questa condividenza con alcuni doverosi ringraziamenti. A tutti i ragazzi che hanno accettato la sfida e, divertendosi anche, hanno fatto funzionare per qualche minuto in più cuore e cervello. Grazie a suor Anna che ha trasmesso anche l’affetto e i cari ricordi che la legheranno per sempre all’oratorio di Zanica. Grazie a don Luca, don Silvano e don Pietro per il sostegno spirituale e non. Grazie alle famiglie dei ragazzi che hanno rischiato insieLa Voce - Novembre 2006 15 Finché sai essere bambino con i bambini, la chiave del paradiso è tua. Dalla Scuola d’Infanzia «Bentornati, amici!». Così si è esultato alla Scuola S. Nicolò i primi giorni di settembre, accogliendo i nuovi bimbi e riabbracciando chi già l’aveva frequentata lo scorso anno. Si riparte per una nuova emozionante avventura con piccoli, mezzani e grandi ed una progettazione didattica che ci accompagnerà per le strade del mondo, avendo come tema l’intercultura: “Note diverse… un’unica armonia”. L’intento educativo che motiva il cammino di questo anno è scoprire e valorizzare le pluralità, riscoprendo il valore di ognuno. Attraverso l’esplorazione di luoghi nuovi e l’approccio con le diverse realtà etniche ci riscopriamo tutti bambini/e desiderosi di giocare, correre, saltare, ridere e gioire della vita. Vita che noi sappiamo non riserva sempre solo gioie; ad esempio i nostri amici “più piccoli” in questi primi giorni Proverbio tibetano stanno vivendo il delicato momento del distacco da mamma e papà. Per molti di loro l’ingresso alla scuola dell’infanzia rappresenta il primo grande scoglio. Tutto il periodo chiamato “inserimento” resta per ciascun bambino/a un momento a volte doloroso, ma obbligato, verso la conquista dell’autonomia ed è comprensibilissimo che la difficoltà della separazione sia vissuta anche dai genitori. Vi vogliamo rassicurare dicendo che la scuola dell’infanzia si propone come luogo accogliente e sereno dove il bimbo può vivere esperienze significative per la maturazione di sé e lo sviluppo relazionale. Il brio e la dinamicità dei nostri bambini pervade ogni ambiente della scuola ed insieme vi aspettiamo a trovarci nelle prossime occasioni “comunitarie”, ad esempio la festa di Natale, il 16 dicembre prossimo. TUTTI AL CINEMA!!! Venerdì 1 dicembre Sabato 2 dicembre Domenica 3 dicembre 16.00 Mercoledì 6 dicembre 16.00 Giovedì Venerdì Sabato Domenica 7 dicembre 8 dicembre 9 dicembre 10 dicembre 20.45 16.00 16.00 INTERI RIDOTTI (11-14 anni / over 65) JUNIOR (ragazzi fino a 10 anni) 16 20.45 20.45 20.45 20.45 20.45 € 5,50 € 4,00 € 3,00 La Voce - Novembre 2006 Il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace Una pagina al mese con Papa Giovanni Angelo Giuseppe Roncalli entra nel Conclave durante il quale sarà eletto Papa La Voce - Novembre 2006 TEMPO DI AVVENTO Come tutte le altre epoche dell'anno hanno un fascino per il buon cristiano, l'Avvento in particolare si impone con il suo incanto, giacché ci dice che il Natale è vicino e ci insegna come dobbiamo preparare le nostre anime per così eccelsa solennità. Nulla v'è nella storia dell'umanità, soprattutto per noi cristiani, di più sublime e gaudioso quanto il contemplare la Vergine Immacolata che ci presenta il Bambino Gesù, e che racchiude nel suo sguardo materno ineffabile tenerezza e bontà, alla vista di tutte le anime, di tutte le genti, che sarebbero state redente dal Divino suo Figlio. In questo mirabile mistero si condensa la poesia del Natale: ed essa rimarrà viva per sempre, lungo tutti i secoli del futuro. In modo particolare il Natale ci fa pensare all'infanzia; alle nuove vite, speranze del domani, per le quali tutti dobbiamo avere sollecitudini, carità di aiuti, cure di ogni genere, soprattutto quella di dare loro ottimi esempi. Si aggiunga la preghiera costante per i piccoli. A questo proposito torna nel cuore e sulle labbra la preghiera che formò la più alta aspirazione del-l'Antico Testamento e che l'apostolo San Giovanni ha condensato in queste semplici parole dell'Apocalisse: «Vieni, Signore Gesù». Con il Signore sempre con noi, con l'Emma-nuel, che dirige i nostri passi e ci sorregge nel cammino della vita, siamo sicuri che tutto si svolgerà nella rettitudine e nella pace di Dio. don Primo Mazzolari GESÙ VERA PACE La nostra vera pace è la pace di Cristo. Iddio infatti ha lasciato all'uomo la libertà dell'arbitrio, anche dopo il peccato, perché le sue operazioni divenissero meritorie. A questo proposito della libertà, il cui esercizio ci nobilita e ci esalta, Gesù aggiunge il suo divino esempio che è il trionfo della obbedienza. Che dottrina e che monito è questo di Cristo, fatto obbediente fino alla morte! E che solennità prende il "per questo Dio lo esaltò", cantato da San Paolo e impresso sopra tutto il corso della storia della Chiesa e di tutti gli uomini, che alla Chiesa fecero onore sulle vie della santità e dell'apostolato, in tutti i tempi, ed in tutti i punti del globo. Dunque, pace di Cristo, che è obbedienza a Cristo: che è vittoria di Cristo nelle anime. Dagli insegnamenti della Chiesa primitiva ascoltate Sant'Ignazio: "Abbiate rispetto per il vescovo come al Cristo del Signore: e l'altra incisiva espressione: non ci sia nulla senza il vescovo". Questa è la disciplina trasmessa attraverso duemila anni: sempre vitale a tal punto che niente si produce di efficace nella storia della Chiesa e del popolo cristiano, e niente resiste alla lima del tempo che non sia fondato sopra questo fondamento degli apostoli e dei profeti in Cristo Gesù. Ciò che si dice della pace di Cristo in ordine al lavoro della grazia sulle singole anime, vale anche per ogni associazione di umane e cristiane energie, intese al progresso ed alla pace dell'ordine pubblico e sociale. 17 Potrei credere solo in un Dio che sappia danzare Ballando sotto le stelle Riprendiamo il discorso iniziato la scorsa primavera, a proposito delle attività sportive che si svolgono a Zanica. Parliamo questa volta della scuola di Danza “Angels”, con l’insegnante Klarita Kodra. Nel salone della scuola elementare Felice Moretti, bambini e ragazzi imparano: * Danza Classica Accademica * Repertorio Classico * Danza Moderna / Jazz / HipHop * Acrobatic Dance Si tengono stage di danza classica e moderna, con maestri qualificati e riconosciuti a livello internazionale. In questa scuola si respira un aria familiare, l’insegnante trasmette una grande tenacia e un forte senso di sicurezza di sè. Con le sue allieve fa da “sorella maggiore”… Certo, si sa, le sorelle maggiori a volte passano anche un po’ per le “rompiscatole”, ma in realtà sono sempre preoccupate del futuro felice e tranquillo delle “sorelline” più piccole. Da un incontro con Klara, nasce questa breve intervista. Come nasce la tua scuola? La scuola nasce nel 2000. In seguito ad un esperienza come ballerina in una compagnia internazionale, ho deciso di aprire una scuola di danza mia, di trasmettere e mettere a disposizione la mia esperienza di ballo a ragazzi, giovani e bambini. È una cosa che mi gratifica quotidianamente. Anche se in realtà la decisione d’aprire una scuola di danza fu presa in età molto giovane; venivo da un periodo non proprio po- 18 Friedrich Nietzsche sitivo, a causa di un grave infortunio: vedevo interrotta la mia carriera di ballerina… Ovviamente, oggi sto bene! Pur essendo diplomata nella miglior accademia russa del mondo, continuo ad aggiornarmi frequentando corsi nelle scuole di danza come il MASS ed il teatro alla Scala di Milano. Voglio trasmettere ai miei allievi il meglio, per poi poter trarne il meglio. Hai accennato all’Accademia: mi parli della tua esperienza nel campo del ballo? Ho iniziato i miei studi nel ‘91 presso l’Accademia di danza classica di Tirana in Albania; nel ‘95 mi trasferisco in Russia fino al ‘98, dove conseguo il diploma di “artista di danza “. Nel ‘99 ballo nel corpo di ballo della compagnia “Balletto Italia“ a Torino, anche come ballerina solista. Nel 2000, ballo per il teatro nazionale di Sarajevo come prima ballerina. Dal 2001, insegno in varie scuole di Bergamo e Milano, collaboro come coreografa con la nazionale di ginnastica ritmica italiana a livello internazionale. Complimenti per la tenacia e la costanza, nella danza e negli studi: anche questo è un bellissimo esempio per tuoi ragazzi! Ultima domanda: cosa farai “da grande”? Vorrei diventare coreografa e insegnante per una mia compagnia di danza… ed in un futuro una buona mamma per i miei figli. Marco Bassi La Voce - Novembre 2006 ANAGRAFE DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE BATTESIMI L’1 ottobre 2006 sono stati battezzati: Edoardo Achille Guido Cesari Elisa Castelli Matilde Bettinelli Matteo Viaro Valentin Sertorio Alexej Sertorio Cristian Previtali Il 15 ottobre 2006 sono stati battezzati: Valentina Ghidini Edoardo Giacomo Gusmini Luca Esposito Laura Rosa Prussiani Giulia Piazzalunga Il 19 novembre 2006 sono stati battezzati: Daniele Chiodi Niko Brignoli Andrea Pesenti Thomas Fabio Gotti Riccardo Curnis Date previste per i prossimi battesimi: 31 dicembre - Festa della Sacra Famiglia (ore 11.00); 7 gennaio - Battesimo di Gesù (ore 9.30); 21 gennaio(ore 16.00) MATRIMONI Il giorno 5 ottobre 2006 Roberto Valota con Consuelo Campana In neretto: gli sposi residenti nella nostra parrocchia. DEFUNTI Nella nostra comunità si sono avuti i seguenti lutti: Il giorno 6 ottobre 2006 Il giorno 19 ottobre 2006 Il giorno 22 ottobre 2006 Il giorno 27 ottobre 2006 Il giorno 31 ottobre 2006 La Voce - Novembre 2006 Teresa Del Carro di anni 71 Giuseppina Tolotti di anni 84 Gianenrico Gelpi di anni 62 Luigi Lazzari di anni 51 Francesca Barbò di anni 91 19