Lezione VI
Le colonie greche: l’economia
Le attività economiche
• In questa lezione procederemo secondo una
divisione
tradizionale
delle
attività
economiche:
– L’agricoltura e l’allevamento: attività preminenti
anche nella fase greca, sin dalla scelta del sito dove
impiantare una colonia.
– La produzione.
– Il commercio.
– Le finanze.
2
Lo stato delle fonti e della ricerca
• Anche per la fase greca, lo stato delle fonti sugli aspetti
economici e sociali della nostra regione non è
particolarmente brillante.
– Solo i tempi relativamente recenti il dato archeologico è
stato sfruttato pienamente, in particolare per quanto riguarda
le forme di sfruttamento del territorio, la produzione e il
commercio.
– Particolarmente utili le tecniche del survey (conoscenza
estesa del territorio), le indagini paleobotaniche e
paleozoologiche.
• Una situazione che si riflette negli studi moderni: ancora
numerosi i problemi insoluti e le ipotesi incerte; assenza
di riflessioni di sintesi.
3
Le condizioni dell’agricoltura
• Un ottimo territorio agricolo avevano Metaponto e Siri, nella piana costiera
della Lucania ionica.
• Particolarmente favorevoli le condizioni di Sibari: un territorio con
un’ampia pianura, favorevole alla coltivazione dei cereali, e pendici
collinari opportune per la vite e l’ulivo; fino alla distruzione del 510 a.C.
Sibari controlla poi il territorio più vasto della Magna Grecia.
• Buone anche le condizioni a Crotone, anche se non ottimali come a Sibari
(cf. oracolo di Apollo a Miscello).
• Limitato e accidentato il territorio originario di Locri, che tuttavia con le sue
subcolonie di Metauros, Medma e Hipponion può espandersi nelle piane del
Tirreno.
• Ristretto e inadatto alla cerealicoltura il territorio di Elea, i cui abitanti si
dedicavano soprattutto ad attività marittime.
• Parimenti sfavorevole dal punto di vista agricolo la collocazione di Reggio.
4
Ateneo, Deipnosofisti, 519 d-f: la
prosperità di Sibari
• La prosperità di Sibari sembra trovare
un’importante giustificazione nel fatto che, per la
configurazione fisica della regione - la costa è
infatti lambita da un mare importuoso e quasi tutta
la produzione agricola è consumata dagli abitanti sia la posizione naturale sia la profezia del dio
spingevano tutti a estenuarsi nei piaceri, facendoli
vivere in una smodata dissolutezza.
5
Strabone, VI, 1, 12 ( = Antioco, fr. 10 Jacoby):
Sibari è in un sito preferibile a quello di Crotone
• Antioco dice che, avendo l’oracolo ordinato agli Achei di
fondare Crotone, Miscello venne ad esplorare il paese e,
vedendo che in quella zona era già stata fondata Sibari
presso il fiume omonimo, gli parve che fosse da preferire
questa città; tornò quindi di nuovo dall’oracolo per
domandare se fosse lecito fermarsi a Sibari invece che a
Crotone. Il dio però gli rispose … «O Miscello …,
cercando altro al di fuori di quello che ti è concesso, corri
incontro alla tua rovina; accetta di buon animo il dono che
ti è destinato».
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La distribuzione della terra e le forme
della proprietà nelle colonie greche
• Il modello ideale della colonizzazione prevede la distribuzione
di lotti inalienabili di uguale estensione tra tutti i coloni.
– La ripartizione egualitaria dei lotti alla fondazione di Turii (metà del V
sec. a.C.)
• Se il modello è valido anche nella prima fase della
colonizzazione, certo l’equilibrio si spezza dopo pochi anni.
– Il diverso grado di fertilità e la diversa collocazione dei lotti
determinano la fortuna o il fallimento dei loro proprietari, in particolare
nelle precarie condizioni dell’agricoltura antica.
– Le leggi sull’inalienabilità delle terre a noi note (Aristotele, Politica, II,
1266 b per Locri) sembrano un tentativo di reagire contro un fenomeno
indesiderato piuttosto che una condizione originaria.
7
I fattori di differenziazione della
proprietà
• L’indebitamento (con la conseguente cessione dei lotti).
• La naturale nascita di un mercato della terra.
• Il diritto ereditario: il maggiorasco lascia in difficoltà i cadetti,
ma la divisione della proprietà tra tutti i figli crea un eccessivo
frazionamento.
• La conquista di nuove terre agricole ai danni degli indigeni,
conquiste di cui non tutti i coloni forse godono i frutti in egual
misura.
– Queste nuove zone periferiche della colonia, poste spesso in zone
collinari e montuose, sono più adatte alla vite e all’ulivo, al pascolo, alla
caccia, al legnatico.
– La conquista può assicurare ai più fortunati e abili dei coloni anche dei
dipendenti indigeni, da usare come manodopera.
8
Le forme di occupazione del territorio
• Nella fase più arcaica delle colonie apparentemente un
popolamento accentrato nei nuclei urbani, con contadini che si
spostavano giornalmente nei campi.
• A partire dal VI sec. a.C. iniziano le testimonianze di fattorie
sparse nel territorio rurale, ora più ampio.
• Allo stesso secolo sembrano risalire le tracce di divisione
catastale nel territorio di Metaponto e in quello di Crotone.
• I risultati del survey di Metaponto:
– Una fitta occupazione del territorio nel VI sec. a.C., con un
progressivo declino nel V e IV sec. a.C.; una ripresa alla fine del
IV sec. a.C., con lo spostamento verso le zone interne (forse per
problemi di drenaggio; cf. indici di diffusione della malaria nelle
necropoli contemporanee).
– La stima di 987 fattorie alla fine del IV sec. a.C., con una
superficie media di 18 ha (troppo grande per essere lavorata da una
sola famiglia).
9
La contrazione del territorio agricolo nel
IV sec. a.C.
• Nel IV sec. a.C. anche le colonie greche che
conservano la loro indipendenza vedono restringersi
il territorio agricolo sotto il loro controllo, davanti
all’avanzata di Lucani e Brettii.
• L’esempio di Crotone e Turii, dove l’archeologia
testimonia l’esistenza di centri indigeni a poca
distanza dalla città greca.
• L’esempio in controtendenza di Locri, che sappiamo
possedere terreni lungo l’Halex, a una certa distanza
dal nucleo urbano (ma aveva perso il controllo sulla
subcolonia Hipponion).
10
Le coltivazioni
• I caratteri morfologici e climatici, oltre ai dati delle fonti,
indicano che le aree pianeggianti dell’Italia meridionale erano
particolarmente vocate alla cerealicoltura.
• Buone anche le condizioni per la coltura della vite, sulle pendici
collinari (un riflesso nelle fantasiose storie di condutture per il
vino a Sibari).
– Il severo giudizio di Èduard Will su queste tradizioni va attenuato,
sulla base delle ricerche recenti sulle anfore vinarie.
• L’eccellente vocazione alla coltivazione dell’ulivo pare farsi
strada solo lentamente: anche se l’albero era noto da tempo
immemorabile in Italia e i coloni greci portarono nuove specie, i
dati sulla diffusione delle presse indicano una fioritura solo nel
IV sec. a.C.
11
Ateneo, Deipnosofisti, 519d:
viticoltura nella Sibaritide
• τοῖς δὲ πλείστοις αὐτῶν
ὑπάρχουσιν οἰνῶνες ἐγγὺς
τῆς θαλάσσης, εἰς οὓς δι᾽
ὀχετῶν τῶν οἴνων ἐκ τῶν
ἀγρῶν ἀφειμένων τὸν μὲν
ἔξω τῆς χώρας πιπράσκεσθαι, τὸν δὲ εἰς τὴν πόλιν
τοῖς
πλοίοις
διακομίζεσθαι.
• La maggior parte di
loro
[ovvero
dei
Sibariti] possiede cantine presso il mare,
nelle quali il vino è
portato da condotte;
parte di esso è venduto
fuori dal territorio,
parte è portato in città
con battelli.
12
Le coltivazioni: i dati di località
Pantanello
• Oltre ai dati sparsi ricavabili dalle fonti letterarie e alla indicazioni che
si trovano nelle Tavole di Eraclea, particolarmente utili le indagini
paleobotaniche di località Pantanello, presso Metaponto.
• Particolari condizioni ambientali hanno consentito una buona
conservazione di semi, pollini, resti animali.
• I semi sono relativi alle offerte votive ad una locale dea della fertilità,
ma dovrebbero rispecchiare le effettive coltivazioni della zona, per il
periodo del IV sec. a.C.
• I pollini, facilmente trasportati da vento, offrono un quadro più ampio
in termini geografici e cronologici.
• Il problema metodologico: in quale misura i dati della piana di
Metaponto possono essere estesi ad altre aree della Lucania e del
Bruzio?
13
I semi di località Pantanello
•
•
•
•
•
Cereali: farro, orzo e grano.
Alberi da frutto: vite, ulivi, fichi.
Legumi: ceci, fave, veccia, piselli, lenticchie.
Foraggi: erba medica, avena, segale.
Per cereali e frutticultura il dato conferma
quanto sapevamo dalle Tavole di Eraclea; più
originali le notizie relative a legumi e foraggi.
14
I pollini di località Pantanello
• Attraverso i metodo stratigrafico è possibile
tracciare un’evoluzione delle coltivazioni nel
corso del tempo:
– VI sec. a.C.: accanto alle coltivazioni, i pollini
mostrano l’importanza dell’allevamento.
– V sec. a.C.: un periodo di incuria e abbandono.
– IV sec. a.C.: i pascoli diminuiscono a favore della
coltivazione dell’ulivo, dei legumi e dei cereali, che
acquistano nel corso del secolo la preminenza.
– Inizi III sec. a.C.: un declino delle coltivazioni in
favore di erbacce e boschi (pini).
15
L’allevamento
• Ancora discusso il ruolo economico
dell’allevamento, in particolare nella fase
arcaica.
• La diffusione dei pesi da telaio, oltre a
testimoniare l’attività di tessitura, è indizio
di un importante allevamento di ovini.
16
I resti faunistici di località
Pantanello
• Dati divergenti tra il deposito votivo e i dati ricavabili
dal deposito della fornace, forse in conseguenza della
natura diversa dei siti.
• Il deposito votivo: predominanza dei bovini in tutte le
epoche, al secondo posto caprovini (in calo nel tempo),
al terzo una presenza costante di maiali; ma anche
significativa presenza di ossa di cavallo.
• Il deposito della fornace: una crescita dei caprovini a
scapito dei bovini.
• In entrambi i siti le dimensioni degli animali sembrano
aumentare nel corso del tempo: il segno di un
allevamento selettivo?
17
Le tavole di Eraclea
• Le tavole di Eraclea, oggi al Museo
Archeologico Nazionale di Napoli.
• Una straordinaria testimonianza delle
attività agricole in questa colonia,
fondata nel 434 a.C. sul sito della
distrutta Siri.
• Rinvenute nel 1732 nel greto del fiume
Cavone, in localita Acinapura.
• Edite in IG XIV, 645, si consultano oggi
nell’edizione A. Uguzzoni – F. Ghinatti,
Le tavole greche di Eraclea, Roma
1968.
18
I caratteri delle Tavole di Eraclea
• Due decreti relativi alle terre sacre appartenenti, rispettivamente, al
santuario di Dioniso e a quello di Atena Poliade, emanati a breve
distanza di tempo l’uno dall’altro.
– Incerta la cronologia assoluta: ma i dati paleografici, linguistici e storici
orientano tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.
• Un intervento determinato dallo stato di abbandono di quelle terre, in
parte abusivamente occupate da privati, approfittando di un periodo di
torbidi (connesso la spedizione di Alessandro il Molosso?)
• La procedura comportò il recupero, attraverso un procedimento
giudiziario, delle terre del santuario.
• Seguì un’attenta delimitazione dei confini delle terre sacre e dei lotti
in cui vennero suddivisi, a cura degli oJristaiv (i magistrati preposti a
collocare gli o{roi, “cippi confinari”).
– Le misure sono fornite in scheni (una corda che serviva appunto a
misurare i campi, della lunghezza di circa 33 m; come misura di
superficie corrisponde a poco meno di 1.000 m2).
19
IG XIV, 645, I, ll. 1-7: la
datazione e il prescritto
• ἔφορος
Ἀρίσταρχος
Hηρακλείδα· μὴς Ἀπελλαῖος· ℎα πόλις καὶ τοὶ
ὀρισταί· ϝε τρίπους Φιλώνυμος
Ζωπυρίσκω,
πε
καρυκεῖον
Ἀπολλώνιος
ℎηρακλήτω, αι πέλτα Δάζιμος Πύρρω, κν θρῖναξ
Φιλώτας
Hιστιείω,
με
ἐπιστύλιον
Hηρακλείδας
Ζωπύρω Διονύσωι.
• Eforo: Aristarco figlio di
Eraclida. Mese Apelleo.
Lo stato e gli oristi: ϝε
tripode Filonimo figlio di
Zopirisco, πε
caduceo
Apollonio
figlio
di
Eracleto, αι pelta Dazimo
figlio di Pirro, κν tridente,
Filota figlio di Istieo, με
epistilio Eraclida figlio di
Zopiro: a Dioniso.
20
IG XIV, 645, I, ll. 8-11: l’opera degli
oristi
• ἀνέγραψαν τοὶ ὀρισταὶ τοὶ
ℎαιρεθέντες ἐπὶ τὼς χώρως τὼς
ℎιαρὼς
τὼς
τῶ
Διονύσω
Φιλώνυμος
Ζωπυρίσκω, Ἀπολλώνιος Hηρακλήτω, Δάζ-ιμος
Πύρρω, Φιλώτας Hιστι-είω,
Hηρακλείδας Ζωπύρω, καθ’ ἃ
<ὠρ>ίξαν καὶ ἐτερ-μάξαν καὶ
συνεμετρήσαν καὶ ἐμερίξαν τῶν
Hηρακλείων δια<γ>νόντων ἐν
κατακλήτωι ἀλίαι.
• Gli oristi eletti per i terreni sacri
di Dioniso nelle persone di
Filonimo figlio di Zopirisco,
Apollonio figlio di Eracleto,
Dazimo figlio di Pirro, Filota
figlio di Istieo, Eraclida figlio di
Zopiro registrarono con quali
criteri rilevarono i confini,
determinarono,
misurarono
collegialmente e ripartirono [i
lotti] su decisioni degli
Eracleesi in assemblea plenaria.
21
IG XIV, 645, I, ll. 15-20: delimitazione
dei lotti
• τὰν μὲν πράταν μερίδα ἀπὸ τῶ
ἀντόμω τῶ πὰρ τὰ Hηρώιδεια
ἄγοντος
εὖρος
ποτὶ
τὰν
τριακοντάπεδον τὰν διὰ τῶν
ℎιαρῶν χώρων ἄγωσαν, μᾶκος δὲ
ἄνωθα ἀπὸ τᾶν ἀποροᾶν ἄχρι ἐς
ποταμὸν
τὸν
Ἄκιριν,
καὶ
ἐγένοντο μετριωμέναι ἐν ταύται
τᾶι μερείαι ἐρρηγείας μὲν
διακατίαι μία σχοίνοι, σκίρω δὲ
καὶ
ἀρρήκτω
καὶ
δρυμῶ
ϝεξακατίαι
τετρώκοντα
ϝὲξ
σχοίνοι ℎημίσχοινον.
• Il primo lotto si estende in
larghezza dalla strada vicinale
che fiancheggia la proprietà di
Eroda fino alla via larga 30
piedi che conduce attraverso il
terreni sacri, e discende in
lunghezza dalle sorgenti fino al
fiume Aciri: in questo lotto
risultarono misurati 201 scheni
di terra arativa e 646 e mezzo di
di macchia, terra incolta e
querceto.
22
IG XIV, 645, I, ll. 95 ss.: lo schema
dell’affitto dei terreni
• Sotto l’eforato di Aristione, nel mese Apelleo, lo stato e i
polianomi: a~ grappolo Timarco figlio di Nicone, ϝε fiore
Apollonio figlio di Apollonio; e gli oristi: ϝε tripode Filonimo
figlio di Zopirisco, πε caduceo Apollonio figlio di Eracleto, αι
pelta Dazimo figlio di Pirro, κν tridente, Filota figlio di Istieo,
με epistilio Eraclida figlio di Zopiro danno in affitto i sacri
terreni di Dioniso, nelle condizioni in cui sono, a vita, secondo
le decisioni prese dagli Eracleensi. Gli affittuari ne avranno lo
sfruttamento in perpetuo finché forniscano garanti e paghino
l’affitto anno per anno sempre nel giorno che precede il mese di
Panamo. E qualora trebbino anzitempo, porteranno al granaio
pubblico e davanti ai sitagerti annualmente preposti alle
misurazioni pubbliche, misureranno pieni i congi [3,2 l. circa] di
orzo mondo e accettabile, quale lo produca la terra.
23
IG XIV, 645, I, ll. 95 ss.: lo
schema dell’affitto dei terreni
• Per ogni quinquennio presenteranno ai
polianomi annualmente in carica garanti che i
polianomi siano disposti ad accettare; e
qualora a qualche altro affidino la terra da loro
presa in affitto o la lascino in eredità o ne
assegnino il diritto di sfruttamento, gli
assuntori o gli eredi o gli acquirenti del diritto
di sfruttamento forniranno garanti alle
medesime condizioni dell’affittuario originario
[seguono penalità contro coloro che non
paghino regolarmente l’affitto o non
forniscano garanti].
24
IG XIV, 645, I, ll. 95 ss.: lo
schema dell’affitto dei terreni
• L’affittuario del primo terreno […] pianterà non
meno di 10 scheni a vite e, nella terra atta alla
coltivazione di ulivi, metterà a dimora non meno di
4 piante di ulivo per ciascuno scheno; se però [gli
affittuari] affermeranno che [la terra] non è adatta
alla coltivazione di ulivi, i polianomi annualmente
in carica e le altre eventuali persone che i polianomi
si aggreghino , scegliendole dal popolo, ne faranno
una perizia giurata e presenteranno il loro rapporto
in assemblea, dopo aver considerato la terra in
confronto con quella della zona.
25
L’economia della selva
• Scarse le attestazioni in età greca sulla sfruttamento delle risorse
boschive.
• In considerazione dell’egemonia esercitata da alcune colonie (in
particolare Sibari e Crotone sulla Sila, Reggio sull’Aspromonte)
su aree montuose e boschive è ragionevole ipotizzare un
importante ruolo dell’economia della selva.
– Produzione di pece, legname per le costruzioni edili e navali o da
usare come combustibile.
– Una funzione in questo senso potrebbe aver avuto l’insediamento
crotoniate di Timpone del Gigante, nell’alta valle del Neto.
• Uno sfruttamento che diventa problematico con il consolidarsi
del controllo sulle zone interne da parte di Lucani e Brettii nel
IV sec. a.C.
26
La caccia e la pesca
• Attestazioni sparse ma piuttosto antiche di
queste attività, del resto desumibili dall’ampio
sviluppo costiero della regione e dalla presenza
di vaste zone boschive e incolte.
• L’impressione è comune quella di attività
marginali.
• Un’eccezione ad Elea e Reggio, il cui limitato
territorio agricolo induceva a rivolgersi alle
risorse del mare.
27
La produzione
• Le attività manifatturiere, indispensabili alle colonie
magnogreche, lontane dalla madrepatria, crescono anche
assorbendo la crescita demografica.
– Un limite agli occupati in agricoltura era dato dalla relativa
ristrettezza dei territori rurali, specie in alcune città, oltre che,
forse, dall’impiego degli indigeni asserviti come braccianti.
• Le attività produttive a noi meglio note riguardano i materiali
non deperibili: ceramica, metalli.
– Le materie prime di queste attività produttive: non manca l’argilla,
mentre scarsi sono i metalli (a parte una notizia, forse leggendaria,
sulla presenza di vene di rame a Temesa).
• Gli impressionanti monumenti della Magna Grecia sono
testimonianza vivida delle attività edilizie.
• Anche se scarsamente documentata come tutta la lavorazione
del legno, certo da non sottovalutare la cantieristica navale.
28
La produzione ceramica
• Un’attività ben documentata dalla presenza di fornaci in tutti
centri greci della regione, già nelle fasi arcaiche delle colonie.
• A parte alcune produzioni di spicco (anfore vinarie della
Sibaritide, ceramica “calcidese” nella Reggio arcaica, ceramica
del “Gruppo di Locri” nel IV sec. a.C.) una produzione
soprattutto destinata al mercato locale.
• Al rilievo artistico delle produzioni di pregio (pinakes locresi,
arule fittili, statuette votive) fa riscontro il rilievo economico
delle ceramiche comuni, meno studiate.
• Una produzione che prende la forma di:
–
–
–
–
Recipienti, di varie fogge.
Coroplastica.
Terracotte architettoniche.
Laterizi da costruzione.
29
Statuette fittili da Sibari
• Rinvenute nel deposito votivo di Cozzo Michelicchio (presso
Corigliano), in un’area sotto il controllo di Sibari (VII sec. a.C.). Oggi
a Cosenza, Museo Civico.
30
Il santuario
rurale di
Cozzo
Michelicchio
31
Il santuario rurale di Cozzo
Michelicchio
• Un sito, sulle basse alture nei pressi di località Apollinara, già
frequentato prima della colonizzazione greca, con reperti della
prima età del Ferro.
• Dopo la fondazione di Sibari sede di una sacello dedicato a una
divinità femminile (Era? Artemide?).
• La stipe votiva ha restituito anche ceramica corinzia di VII-VI
sec.C.
• Sopravvive alla distruzione di Sibari, in connessione a culti
legati prima alla fertilità femminile e della terra (età classica),
poi alla caccia e ai boschi (età ellenistica).
• Per saperne di più: R. Pace, Les objets en bronze du site de
Cozzo Michelicchio (CS), «MEFRA», 113 (2001), 1, pp. 33-69
32
Arula fittile da S. Lorenzo del Vallo
• Rinvenuta nella località
di S. Lorenzo del Vallo,
nel
territorio
appartenente a Sibari
(fine VII - inizi VI sec.
a.C.).
• Una testimonianza della
precoce produzione di
arule fittili nella Magna
Grecia.
• Conservata a Crotone,
Museo Archeologico.
33
Arula fittile da Sibari
• Arula con rappresentazione di due felini che attaccano un cinghiale.
• Oggi a Sibari, Antiquarium.
34
La ceramica “calcidese” di Reggio
• Nell’immagine un esempio di
ceramica “calcidese” rinvenuto nel
territorio di Metauros, oggi al Museo
Archeologico Nazionale di Reggio
Calabria.
• È la produzione di maggior rilievo,
anche commerciale, della nostra
regione nella fase greca.
• Un’esportazione, che poteva contare
sul trafficato porto di Reggio, verso
altre città della Magna Grecia, la
Sicilia, l’Etruria, il Mediterraneo
occidentale.
35
Terracotte
architettoniche
• Antefissa fittile in forma di
protome di Sileno, dalla scena
del teatro di Reggio (metà del
IV sec. a.C.).
• Oggi a Reggio Calabria,
Museo
Archeologico
Nazionale.
36
Le tradizioni artigianali di
Crotone
• Una vivace produzione ceramica è presente a Crotone sino
dalla fine del VII a.C., con i ritrovamenti nell’area del
Campo Sportivo e nella zona delle Cooperative.
• Un’interessante produzione di “imitazioni” di ceramica
orientale.
• Più originale la produzione di ceramica a rilievo, ottenuta
con l’applicazione di matrici cilindriche.
• Notevole anche la produzione di statuette di argilla
(coroplastica), spesso impiegate come doni votivi nei
santuari locali.
37
Le tradizioni artigianali di Crotone
• A sinistra uno scarto di lavorazione di anfora, sicura testimonianza di questo
tipo di produzioni a Crotone; a destra una statuetta fittile di produzione
crotoniate.
38
I pinakes di Locri
• Tavolette fittili, offerte dai fedeli a
Persefone nel santuario di località
Mannella, che rappresentavano
scene del mito di questa dea.
• Rinvenute in stato frammentario in
una fossa di deposito.
• Testimonianza di una produzione di
pregio, ma pur sempre in serie
(attraverso matrici), che ebbe quindi
una certa rilevanza nella Locri del V
sec. a.C.
• Nell’immagine, un pinax con
Persefone e Ade in trono (Reggio
Calabria, Museo Archeologico
Nazionale)
39
Statua fittile da Medma
• Rinvenuta nella stipe votiva di
Calderazzo, nel territorio di
Medma (Rosarno) (V sec.
a.C.?).
• Un esempio della coroplastica
locrese,
anch’essa
con
destinazione votiva.
• Oggi a Reggio Calabria, Museo
Archeologico Nazionale.
40
Il quartiere artigianale di Locri
• Forse il meglio conosciuto di questa zona della
Magna Grecia, sorgeva in località Centocamere,
ad una certa distanza dal centro abitato.
• Un complesso di 18 fornaci, di varie dimensioni e
tipologie.
• Dagli scarti di lavorazione pare che nel complesso
si lavorassero laterizi da costruzione e ceramica
comune; assente la ceramica di pregio.
41
La grande fornace di Locri
• La maggiore delle fornaci del quartiere artigianale di Locri, di forma
circolare (diametro 3,80); ben conservata la griglia d’argilla che
42
divideva la camera di combustione da quella di cottura.
La lavorazione dei metalli
• Meno ben documentata rispetto alla
produzione ceramica.
• Si concentra particolarmente nel settore più
meridionale della regione, a Reggio e in
particolare a Locri.
• Una produzione che si indirizza, nel IV sec.
a.C., sempre più verso le aree occupate
dalle popolazioni italiche.
43
Sostegno di specchio da
Locri
• Sostegno di specchio in forma
di figura femminile (V sec.
a.C.)
• Oggi a Reggio, Museo
Archeologico Nazionale.
44
Una coppia di mani bronzea da Locri
• Proveniente da una necropoli di
Locri, da un corredo tombale.
• Oggi a Reggio Calabria, Museo
Archeologico Nazionale.
45
Presa di patera da
Reggio
• Presa di patera in bronzo, a forma
di kouros.
• Oggi a Reggio Calabria, Museo
Archeologico Nazionale.
46
L’attività edilizia
• Un’attività che assorbe per lunghi periodi una numerosa
manodopera, a vari livelli di specializzazione: semplici
operai edili, artigiani, artisti.
• Tra VI e prima metà del V sec. a.C. le grandi opere
consistono soprattutto in templi, sia nei centri cittadini,
sia nelle campagne (i santuari di frontiera).
– Le grandi opere sono costruite essenzialmente grazie alle
finanze pubbliche, anche se in qualche caso si ipotizza il
concorso di famiglie nobili.
• Progressivamente, con un processo che culmina nel IV
sec. a.C., l’impegno si concentra sulle opere di difesa.
47
Un tempio urbano: il tempio di Era a
Poseidonia
• Il cosiddetto “tempio di Nettuno”, in realtà dedicato ad Era, metà V sec. a.C.
48
Un santuario rurale: il tempio di Era a
Capo Colonna, presso Crotone
• Forse collocato all’originario confine meridionale del territorio di Crotone, il
tempio di Era Lacinia (metà V sec. a.C.) era anche un punto di riferimento
49
per i naviganti
Un santuario di frontiera: le Tavole
Palatine di Metaponto
• Il tempio, dedicato ad Era e costruito intorno al 530 a.C., sorgeva sulle
sponde del Bradano, probabilmente al confine con il territorio di Taranto
50
Le mura di Reggio
• Un tratto delle mura di Lungomare Falcomatà, in blocchi da arenaria, forse
da connettere con l’opera di fortificazione intrapresa da Dionisio II.
51
Le mura di Hipponion
• Un tratto delle mura di Hipponion, che attraversano varie fasi costruttive
(dalla seconda metà del VI agli inizi del III sec. a.C.).
• All’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=WNWsQ1lY5i4 un video
sull’attuale stato di degrado dell’importante monumento.
52
Le mura di Locri
• Immagine della torre Marzano di età ellenistica, la meglio conservata
della cinta muraria locrese.
53
Le attività commerciali
• Buone potenzialità della regione, che non
sembrano essere state compiutamente espresse:
– Una posizione geografica favorevole.
– Un mercato, costituito dalle numerose colonie
greche, rilevante per l’importazione di merci
tipicamente elleniche dalla Grecia.
– Prodotti come i cereali e il legname che potevano
avere buone prospettive di esportazione.
54
Le vie del commercio marittimo
• Una favorevole collocazione: la nostra regione è al centro delle
rotte mediterranee.
• Il mare era la via obbligatoria per i commerci a lunga distanza,
ma era talvolta preferito anche per brevi spostamenti.
• Reggio, con il suo eccellente porto, punto di passaggio obbligato
per percorsi marittimi attraverso lo Stretto.
• Crotone, naturale punto di approdo e transito per le navi che
attraversavano il golfo di Taranto, con i suoi due porti e il punto
di riferimento di Capo Colonna.
• Locri, al riparo del suo promontorio, offriva un buono scalo alle
navi dirette verso lo Stretto e la Sicilia.
• Il porto di Hipponion, ben protetto.
• Elea, con i suoi porti di foce.
• Piccoli porti di foce anche a Sibari e, forse, a Metaponto.
55
Le vie del commercio terrestre
• In linea teorica preferibili nei commerci
locali, per la loro brevità, in particolare per i
percorsi “istmici” tra Ionio e Tirreno.
• Ma in realtà la via più breve non era
necessariamente la più rapida: talvolta era
preferito un percorso marittimo, anche se
comportava la circumnavigazione della
Calabria.
56
Una grande via commerciale tra Etruria e
Magna Grecia?
• La regione era attraversata da una via commerciale
(la cui rilevanza rimane oggetto di discussione) tra
Etruria e Magna Grecia, che aveva il suo punto di
snodo nel centro dell’Etruria campana di
Pontecagnano.
• Per il tratto che interessava la nostra regione:
– Un percorso tra Tirreno (Poseidonia) e Ionio
(Metaponto) attraverso le valli del Sele e del Basento.
– Un percorso alternativo partiva sempre da Poseidonia e,
attraverso la valle del Tànagro, scavalcava il massiccio
del Pollino e giungeva nella piana di Sibari.
57
Gli itinerari commerciali locali
• Univano in particolare le colonie dello Ionio alla loro
subcolonie del Tirreno:
– Da Sibari a Laos e Skidros (se queste ultime furono fondate prima
della distruzione di Sibari).
– Da Locri a Metauros, Medma e Hipponion (ma il percorso terrestre
era reso difficile dalla tormentata orografia; talvolta preferito il
percorso marittimo, attraverso lo stretto).
• Nei commerci locali con le popolazioni indigene un ruolo
importante avevano i santuari di frontiera, nei quali gli
scambi erano posti sotto una protezione sacrale.
58
Le esportazioni
• Un quadro documentario ancora in corso di definizione:
– Il maggior rilievo nella nostra documentazione lo ha la ceramica
“calcidese” di Reggio, con una circolazione ad ampio raggio.
– Le ricerche più recenti stanno dimostrando un ruolo sempre più
rilevante nell’esportazione di vini, attraverso contenitori caratteristici, in
un’ampia area tirrenica.
– Una circolazione più limitata per le produzioni metallurgiche, in
particolare locresi.
– Una circolazione locale anche per le decorazioni architettoniche, in
pietra e soprattutto in terracotta.
• Al riguardo si può forse richiamare l’attività di qualche artista
magnogreco all’estero:
– Lo scultore crotoniate Patrokles, che esegue per i Locresi una statua ad
Apollo ad Olimpia.
59
Le esportazioni: i silenzi
• Non stupisce la sostanziale mancanza di dati
sull’esportazione dei cereali e dei prodotti
dell’economia del bosco, che più difficilmente lasciano
memoria di sé.
– La fama di cui gode la pece brettia in Grecia è tuttavia indizio
indiretto di una sua esportazione (cf. il discusso Aristofane, fr.
638 Kassel-Austin: mevlaina deinh; glw`ssa, brettiva
parh`n, “La tremenda lingua era oscura; era infatti brettia”).
60
Le esportazioni di vino e olio
• Colpiva il silenzio, fino a qualche anno fa, sull’esportazione di vino
e olio, prodotti locali di spicco, in genere documentata dai loro
contenitori, le anfore.
• Un quadro ora in mutamento per quanto concerne il vino,
nonostante le difficoltà dello studio delle anfore magnogreche
(assenza di bolli, materiali spesso trascurati nelle indagini
archeologiche fino a qualche anno fa):
– Le recentissime indagini di J.-Ch. Sourisseau ipotizzano una rilevante
produzione di anfore vinarie per la Sibaritide del VI sec. a.C. (gruppo 1) e
per l’arco ionico meridionale tra VI e IV sec. a.C. (gruppo 2)
– Le ricerche di C. Vandermersch, hanno attribuito allo scorcio finale della
fase greca le anfore vinarie MGS I-IV (Magna Graecia – Sicily), esportate
in Italia centrale, nel Mediterraneo orientale e soprattutto in Africa
settentrionale (Cartagine, Cirenaica, Egitto).
– Un quadro dei centri di produzione ancora non del tutto chiaro: le MGS
possono essere attribuite a fabbriche magnogreche, ma anche siceliote.
61
La produzione anforica sibarita (Sourisseau
gruppo 1)
• La forma Sourisseau 1: pancia ovoide,
fondo piatto stretto, collo cilindrico.
• Tradizionalmente ritenuta di fabbricazione
corinzia, Sourisseau attribuisce questa
forma a Sibari, sulla base degli impasti e
della brusca scomparsa della tipologia alla
fine del VI sec. a.C.
• Le analisi non escludono una produzione
nella Crotoniatide o a Caulonia.
• La ricomparsa di questa tipologia nella
forma Sourisseau 5 nella seconda metà del
V sec. a.C.: una produzione turina?
• Un’ampia
diffusione
tirrenica,
da
Ampurias a Marsiglia, alla Sicilia (Megara
Iblea, Camarina), ma anche sulle coste del
Salento.
62
La produzione anforica ionica
(Sourisseau gruppo 2)
• Forme variabili (Sourisseau 1-4), ma accomunate da una pasta
giallo chiara, forse stimolate dalla produzione sibarita del
gruppo 1.
• Un centro di produzione chiaramente identificabile a Locri e
forse a Crotone, per la presenza di scarti di lavorazione
• Le analisi mineralogiche permettono di ipotizzare produzioni
anche a Caulonia e Reggio.
• Una buona diffusione soprattutto tirrenica, da Marsiglia alla
Sicilia; esemplari anche a Cartagine.
• In una seconda fase alcune di queste forme sono riprese da
centri di produzione tirrenica: Posidonia (forma 2, inizi V sec.
a.C.), Elea (forma 3, intorno al 470 a.C.)
63
Le importazioni
• Bene attestate le importazioni di ceramica corinzia e attica, nel
periodo arcaico e classico.
– Le presenze di ceramica attica di V sec. a.C. nella nostra regione
sono tuttavia inferiori a quelle di altre aree dell’Italia meridionale
(Sicilia, Campania, Puglia), con l’eccezione di Locri, fino alla
Guerra del Peloponneso.
• Tra la fine dell’VIII e la fine del VII sec. a.C. massicce
importazioni di anfore (vinarie o olearie?) corinzie.
• Un passaggio di Ateneo (da Timeo) ha fatto ipotizzare
l’esistenza di una massiccia importazione a Sibari di lane da
Mileto, in Asia minore: l’interpretazione del passo è tuttavia
oggetto di discussione.
• Nell’ultima fase del periodo qui preso in considerazione le
testimonianze si fanno sempre più rare, non consentendo
valutazioni sul volume del commercio transmarino.
64
Ateneo, Deipnosofisti, XII, 519 b-c (Timeo,
fr. 50 Jacoby): un commercio di lane tra
∆Efovroun d Mileto
j
oiJ e Sibari?
Subari`tai kai; iJmavtia
Milhsivwn
ejrivwn
pepoihmevna: ajf j w|n
dh; kai; aiJ filivai tai`~
povlhsin ejgevnonto, wJ~
oJ Tivmaio~ iJstorei`.
Hjgavpwn ga;r tw`n me;n
ejx ∆Italiva~ Turrhnouv~,
tw`n d j e{wqen tou;~
“Iwna~
o{ti
trufh`≥
prosei`con.
• I Sibariti indossavano mantelli di lana di Mileto, circostanza da cui derivò anche l’amicizia tra le due città, come afferma Timeo:
delle genti italiche, infatti, i
Sibariti prediligevano gli
Etruschi e fuori dall’Italia
gli Ioni, perché erano dediti
ai piaceri.
65
Una testimonianza di commerci
mediterranei
• Ansa di anfora rodia con bollo.
• Oggi a Sibari, Antiquarium
66
Una testimonianza di
commerci mediterranei
• Anfora punica rinvenuta a Marcellina,
presso l’antica Laos.
• Oggi a Sibari, Antiquarium.
• A questa testimonianza di traffici con
l’Africa può essere aggiunta la
significativa presenza nella regione di
monete puniche (se queste non
risalgono al periodo della guerra
annibalica).
• Cf. anche i relitti punici (con anfore)
nelle acque di Villa S. Giovanni.
67
Una testimonianza
di commerci
mediterranei
• Coppa di vetro dorato con scena
di caccia, da Varapodio o da
Tresilico (Oppido Mamertina),
forse usata per mescolare
cosmetici.
• Rinvenuta in una deposizione
femminile brettia.
• Di sicura produzione alessandrina, testimonia un commercio
a lungo raggio di beni di lusso.
• Oggi a Reggio Calabria, Museo
Archeologico Nazionale.
68
Un ruolo di intermediazione
• Più che come punti di partenza di commerci di
esportazione o come terminali di un traffico di
importazione, la poleis magnogreche sembrano avere un
ruolo di intermediazione.
• Un ruolo che si esercita in particolare nei traffici che
partono dall’Egeo e dal Mediterraneo orientale e si
dirigono nel Tirreno.
• Un ruolo comunque rilevante dal punto di vista
economico, per la possibilità di imporre dazi sulle merci
di passaggio.
– La possibilità che Reggio abbia imposto una sorta di
pedaggio alle navi che passavano lo Stretto.
• I segni di un progressivo declino di questa funzione alla
fine del periodo considerato in questa lezione.
69
Ateneo, Deipnosofisti, III, 116 c-d: un
ruolo di intermediazione commerciale?
∆Iovnion d j ajna; • «Sull’onda ionia il
ku`ma
fev-rwn
Brettio o il Campano
Gadeirovqen
a[xei
porterà come carico da
Brevttio~
h]
Cadice o dalla divina
Kampano;~ h] ejx
Taranto triangoli di
ajgaqoi`o Tavran-to~
tonno, che conservati
ojrkuvnoio trivgwna,
ta t j ejn stavmnoisi
ben pigiati in giare
teqevnta
ajmfalla;x
accompagnano verso
deivpnoisin ejni; prwvl’inizio dei banchetti».
toisin ojphdei`.
70
Ateneo, Deipnosofisti, III, 116 c-d: un
ruolo di intermediazione commerciale?
tau`ta ta; e[ph ejmoi; me;n
dokei` tino~ mageivrou
ei\nai
ma`llon
h]
mousikwtavtou JHsiovdou.
Povqen
ga;r
eijdevnai
duvnatai
Pavrion
h]
Buzavntion,
e[ti
de;
Tavranta kai; Brettivou~
jkai; Kampanou;~ polloi`~
e[tesi touvtwn presbuvtero~
w[n… do-kei` ou\n moi
aujtou` tou` Eujqudhvmou
ei\nai ta; poihvma-ta.
• Questi versi mi sembra che
siano da attribuire a qualche
cuoco più che al dottissimo
Esiodo. Come avrebbe infatti
potuto conoscere Paro o
Bisanzio, o ancora Taranto e
i Brettii e i Campani, essendo molto più antico degli
stessi? Mi sembra quindi che
i versi siano dello stesso
Eutidemo.
71
La valutazione del passo di Ateneo
• Un estratto dal trattato Il pesce salato del medico ateniese
Eutidemo, vissuto forse nel II sec. a.C.
• Difficile valutare un passo isolato e di problematica cronologia:
– Da respingere (come già faceva Ateneo) l’attribuzione ad Esiodo.
– Ma non convince del tutto nemmeno il suo inserimento tra la guerra
contro Pirro e la II guerra punica, avanzato da alcuni studiosi.
• In senso stretto il riferimento è solo ad attività di
intermediazione commerciale (e non di produzione, come
sembrano ritenere alcuni studiosi).
• Come interpretare il riferimento a Campani e Brettii? In senso
stretto alle genti italiche o piuttosto a tutti gli abitanti (compresi
i Greci) della Campania e della Brettia?
72
Le finanze e la monetazione
• Intorno alla metà del VI sec. a.C. molte colonie magnogreche iniziano la
coniazione di monete, adottando la tecnica dell’incuso (eccezionale il caso
di Locri, che inizia le sue coniazioni solo alla metà del IV sec. a.C.).
• Nella prima fase in genere pezzi in argento di grande valore, inadatti ai
piccoli commerci quotidiani.
• Inizialmente il mezzo con cui la polis paga i propri servizi (lavori edilizi)
e, di ritorno, riceve il pagamento di tributi, dazi, affitti: un sistema più
pratico di tesaurizzazione rispetto ai beni in natura e al metallo non
monetato.
• Uno strumento di comunicazione, attraverso il quale la colonia afferma la
propria individualità e la propria ricchezza.
• Solo alla metà del V sec. a.C., a Turii (presto imitata da Reggio, Elea,
Crotone) nasce una monetazione bronzea, utile al commercio al minuto.
• La stessa funzione ha la moneta divisionale in argento nota per esempio a
Crotone nel V sec. a.C.
• La scarsa conoscenza della moneta divisionale: i ritrovamenti riguardano
soprattutto ripostigli, in cui si nascondevano le monete di maggior valore.
73
Sistemi ponderali
• Sibari, Crotone, Metaponto e Caulonia coniano uno statere
(o nomos) di 7,85 – 8 gr., diviso, a parere di alcuni
studiosi, in 3 dracme.
– A questo sistema si uniforma sostanzialmente anche la tarda
monetazione di Locri.
• Poseidonia conia uno statere di 7,5 gr., diviso in 2 dracme.
• Reggio conia una moneta più leggera (dracma?),
inizialmente del peso di 5,60-5,80 gr., secondo un sistema
ponderale comune a tutte le colonie calcidesi d’Occidente.
74
Le prime monete magnogreche: Sibari
• Nomos (o statere) di Sibari, in argento, di 7,93 gr. (seconda metà del VI sec.
a.C.). Al dritto toro retrospiciente e legenda Sy; al rovescio lo stesso tipo, con
la tecnica dell’incuso.
75
La monetazione in bronzo: Reggio
• Bronzo di 1,23 gr. da Reggio (fine V – inizi IV sec. a.C.); al dritto
protome leonina; al rovescio testa di Apollo con corona d’alloro.
76
La monetazione divisionale in argento:
Crotone
• Obolo in argento da Crotone, di gr. 0,25; al dritto il tripode delfico; al
rovescio un polipo.
77
L’imperialismo come fattore di forza
finanziaria
• La prosperità economica di Sibari nel VI sec. a.C.
viene anche dal suo “impero”, su cui una nota
testimonianza di Strabone.
• Si possono supporre forme di sfruttamento indiretto
del territorio sotto l’egemonia sibarita (disponibilità
delle risorse economiche, controllo dei commerci), ma
anche uno sfruttamento diretto, per esempio con
l’imposizione di tributi.
• Dopo la caduta di Sibari nel 510 a.C. si può supporre
una posizione in parte simile per Crotone, il cui
territorio venne a comprendere buona parte della Sila.
78
Strabone; Geografia, VI, 1, 13: l’impero
di Sibari
Tosou`ton d jeujtuciaÊ dihvnegken hJ povli~ au{th to;
palaiovn, w{ste tettavrwn
me;n ejqnw`n tw`n plhsivwn
ejph`rxe, pevnte de; kai;
ei[kosi povlei~ uJphkovou~
e[sce,
triavkonta
de;
muriavsin ajndrw`n ejpi; Krotwniavta~
ejstravteusan,
pen-thvkonta de; stadivwn
kuvklou
suneplhvroun
oijkounte~
ejpi;
twÊ`
Kravqidi.
• Questa
città
raggiunse
anticamente tanta fortuna che
esercitò il suo potere su 4
popoli vicini ed ebbe a sé
soggette 25 città; e [i Sibariti]
scesero in campo contro i
Crotoniati con 300 mila uomini,
e abitando presso il Crati
riempivano completamente un
circuito di 50 stadi [ = 9 km
circa].
79
Le spese militari
• Le finanze delle poleis greche devono sempre fare i conti
con le spese militari, in considerazione del quasi
permanente stato di guerra.
• Questa voce del bilancio diviene particolarmente gravosa
nel IV sec. a.C., di fronte alla pressione lucana e brettia e
all’intervento in Magna Grecia dei condottieri stranieri.
• Una prova di questa situazione: l’aumento di intensità nelle
emissioni delle città magnogreche alla fine del IV e inizi
III sec. a.C., in connessione con le crescenti spese militari.
• Difficoltà segnalate anche dalla pratica della riconiazione
delle monete “straniere”.
80
Le tavole di Locri: uno straordinario archivio
sulle finanze di una polis della Magna Grecia
• Un archivio di tavolette bronzee in lingua dorica, in cui sono registrati
i prestiti contratti dalla città di Locri nei confronti del locale santuario
di Zeus Olimpio: una pratica piuttosto comune nel mondo greco
(paralleli soprattutto nella Delo indipendente).
– In alcune tavole si registrano anche i rimborsi versati dalla città al
santuario.
• Copie riassuntive di originali papiracei, fatti incidere dai responsabili
finanziari del santuario (gli ieromnemoni) per ragioni non chiare.
• Le tavole sono state rinvenute nel 1959 in una grande teca cilindrica di
pietra (alt. 1,10 m, diametro 1,45 m), sepolta in località Madonna
dell’Idria, a poca distanza dal tempio di Zeus Olimpio.
81
Le tavole di Locri: il problema
della datazione
• Le tavole sono datate con il ricordo del magistrato
eponimo di Locri, un’informazione che non possiamo
tradurre in una datazione assoluta.
• Un possibile elemento di datazione è dato dalla menzione
di un basileus: ma l’identificazione di questo personaggio
è oggetto di vivace controversia.
• In assenza di sicuri agganci interni, la vaga datazione si
basa su considerazioni paleografiche e linguistiche: tra la
metà del IV e la metà del III sec. a.C.
– In questo arco di tempo i testi si distribuiscono di certo per qualche
decennio: gli eponimi ricordati sono 33.
82
Gli scopi dei prestiti
• 17 prestiti avevano lo scopo di predisporre la difesa della città: si
parla di “costruzione di torri”, “fortificazione della città”,
“fabbricazione di proiettili”.
– L’ammontare totale delle somme con questa destinazione è modesto: i
prestiti erano solo una delle fonti di finanziamento di questi lavori, che
dobbiamo presumere di completamento, più che di costruzione ex novo.
• 6 tabelle fanno riferimento ad un “contributo al re”: vd. lezione
VI.
• 4 prestiti hanno scopi vari: acquisto di grano o fave, erezione di
statue onorarie o “per la restante amministrazione finanziaria” (le
spese ordinarie della città?).
• Per 10 prestiti non viene ricordato alcun motivo: per negligenza
dei redattori o perché le somme erano destinate all’ordinaria
amministrazione?
83
Le fonti di reddito del santuario di Zeus
Olimpio
• Le tavole registrano occasionalmente la provenienza dei
fondi:
– “Versamenti della terra”: gli affitti delle terre del santuario.
– Parte di queste terre sono definite come “doreai oltre il fiume
Halex”: forse le donazioni di terre originariamente reggine al
santuario di Zeus Olimpio da parte di Dionisio I.
– Il ricavato dalla vendita di ferro o di mattoni.
• Nelle tavole locresi il ricavato da queste fonti di reddito
viene “girato” alla città.
• Una differenza con il caso di Delo, che normalmente
attingeva dalle riserve finanziarie del locale santuario di
Apollo.
84
Le restituzioni
• La tav. 7 ricorda l’obbligo della città di rifondere i prestiti
e alcuni documenti registrano effettive restituzioni.
• Interessante la tav. 9 che registra la rapida restituzione di
un prestito di oltre 183 talenti contratto in quello stesso
anno e inoltre la parziale restituzione di un vecchio debito.
– Quest’ultimo pagamento avviene in natura, nella forma di una
quantità di bronzo che sarebbe servita per le porte del tempio.
• Le tavole relative alle restituzioni sono molte meno di
quelle che registrano prestiti: un segno delle difficoltà
finanziarie della città?
• Le tavole non alludono alla necessità di garanzie o
all’esistenza di interessi sui prestiti.
85
F. Costabile, Polis ed Olympieion a Locri
Epizefiri, Soveria Mannelli 1992, n°9
86
F. Costabile, Polis ed Olympieion a Locri
Epizefiri, Soveria Mannelli 1992, n°9
•
Omb. Sotto Philodamos, essendo
prodikoi Thra. Philodamos, Sot.
Menedamos, Pyr. Philonidas, essendo
proboloi
proarchontoi
Lak.
Aristodamos, Mna. Athanippos, Agph.
Tharrymachos: i Locresi hanno
restituito a Zeus Olimpio i beni che
presero a prestito su decreto del
Consiglio Omb. sotto Philodamos: 183
talenti, 3 stateri, 13 litre, 4 oboli; e
dall’antico debito: 617 talenti, 11,5
litre, 2 oboli. Da ciò hanno restituito un
peso in bronzo di 160 talenti e 17 litre
(circa 4,2 t) per le porte di bronzo che
hanno dato a Zeus Olimpio, da
collocare nel tempio su entrambi i
cardini. Ciascun talento di peso è stato
calcolato in 5 talenti di argento, per
decreto
del
Consiglio
e
dell’Assemblea.
87