Educare, arte di Dio
“I giovani non sono vasi da riempire,
ma lampade da accendere” diceva K.Gibran.
“La luce si accende soltanto con la
luce” affermava il teologo Romano Guardini.
“L’uomo contemporaneo ascolta più
volentieri i testimoni che non i maestri o, se
ascolta i maestri, lo fa perché sono testimoni”. Sono queste le parole di Paolo VI. “Il lavoro educativo equivale ad una
creazione: mentre le altre attività si fermano
alle facoltà dell’uomo, l’educazione penetra
fino all’anima stessa, alla sua sostanza, per
darle una forma nuova e così ricreare l’uomo
nella sua totalità” ( E. Stein).
Educare alla vita buona del Vangelo - è questo il titolo degli Orientamenti
pastorali che i Vescovi italiani hanno pro-
posto per il decennio 2010/2020 - significa
in primo luogo farci discepoli del Signore
Gesù, il Maestro che non cessa di educare a
un’umanità nuova e piena.
Egli parla sempre all’intelligenza e
scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e
accolgono la compagnia dei fratelli per fare
esperienza della bellezza del Vangelo.
Educare non è mai stato facile, e oggi
sembra diventare sempre più difficile. Questo perché non è qualcosa che
io posso applicare semplicemente passando
dal concetto alla pratica. L’azione formativa
chiama in gioco tutto se stessi e il dono di
tutto se stessi con una testimonianza credibile e una responsabilità matura. Innanzitutto manifesta una sensibilità umana che
parte da una passione, che parte dal cuore. È
un’arte che non si impara dall’oggi al domani ma che s’arricchisce di una relazione costante con tutto ciò che ci circonda. Inoltre
si sposa con la necessità di creare un giusto
equilibrio tra la libertà e la disciplina. Come diceva San Giovanni Bosco
“l’educazione è cosa del cuore, e Dio solo ne
è padrone, e noi non potremo riuscire a cosa
alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte”.
Desidero rileggere il compito educativo alla luce della pedagogia di Dio, mani-
NEWSLETTER BIMESTRALE
a cura di don Gianluca
festata pienamente in Gesù Maestro. Affido
solo alcune semplici indicazioni, che raccolgo da una riflessione di fr. Enzo Bianchi, per
rilanciare l’azione formativa in atto all’interno del nostro Oratorio e del lavoro di rete
presente sul nostro territorio. Ma lo faccio rimandando a Colui che è la sorgente di tutto ciò che viene messo in atto e che anche in
queste pagine viene raccontato.
Viviamo il compito educativo, nel
suo momento di emergenza, come quell’uccellino che sente tremare tutto ciò che costituisce le sue sicurezze e le sue fondamenta
ma sa che in sè ha delle potenzialità che non
dipendono solo da lui ma che sono presenza
e dono di un Altro. Riscoprendole impareremo a volare e insegneremo a volare.
1. Gesù Maestro ci ha mostrato innanzitutto una necessità: chi inizia alla fede
o a essa vuole generare, deve essere credibile, affidabile. Del resto anche i genitori che
vogliono educare un figlio possono farlo solo
se sono credibili, affidabili. La credibilità di
Gesù nasceva principalmente dal suo avere
convinzioni e dalla sua coerenza tra ciò che
pensava e diceva e ciò che viveva e operava.
2. Un’altra caratteristica di Gesù,
che emerge dai suoi incontri, è la sua capacità di accoglienza verso tutti.
3. Gesù era capace di compiere un
terzo passo per iniziare, per educare alla
fede. Nel rispondere a chi incontrava, Egli
cercava la fede presente nell’altro, come se
volesse risvegliare e far emergere la sua fede.
4. Gesù, quando annunciava il Regno
e si decentrava rispetto a Dio, non faceva riferimento a se stesso, ma parlava e annunciava Dio.
Abbiamo bisogno di adulti nella famiglia, nella Chiesa, nella politica, nella
società, nello sport che sappiano essere testimoni credibili e maestri coerenti. Forse
attingendo di più alla Luce sapremo tutti
crescere nella capacità di accendere la luce e
di far veramente spiccare il volo a chi ci sta
accanto. Ce lo auguriamo per il bene di tutti!
All’interno ISCRIZIONI
1)
2)
3)
4)
Corso di Informatica
Percorso “Voci dall’Antico”: I GIOCHI DEGLI EROI
Pellegrinaggio con i giovani a MADRID: GMG 2011
Vacanza in Sardegna
dell’Oratorio “SEMINARINO” di Bergamo Alta
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
REALIZZATO IN PROPRIO PRO MANOSCRITTO
IL 21/I/2011
MEMORIA DI SAN GIOVANNI BOSCO
23 GENNAIO – 4 FEBBRAIO 2011
“Sii con Dio come l’uccellino
che sente tremare il ramo e continua a cantare,
sapendo di avere le ali” (MB XVIII, 281)
Domenica 23 gennaio
Ore 15.00 ritrovo presso l’Oratorio
GIOCHI “IN MINIERA” giochi aperti a tutti.
Ore 16.30-18.00
MERENDA e BALLI NEI LOCALI
dell’Oratorio
Mercoledì 26 gennaio
Ore 14.30 ritrovo presso l’Oratorio Seminarino
Ore 14.45 Preghiera e riflessione con i ragazzi
in compagnia della figura di San Giovanni Bosco.
Ore 16.00 Rinfresco in Oratorio
Giovedì 27 gennaio
Giornata della Memoria
Venerdì 28 gennaio
Ore 20.45 presso il Cineteatro del Seminarino
Film: TRAIN DE VIE - un treno per vivere
1998 di Radu Mihaileanu
Aperto agli adolescenti, ai giovani e agli adulti.
Domenica 30 gennaio
Ore 11.00
presso la Chiesa del Carmine
Santa Messa con la presentazione dei bambini e ragazzi che riceveranno i Sacramenti della 1ª Riconciliazione e della Confermazione nel mese di maggio.
Sono invitati i bambini, i ragazzi e i loro genitori.
Ore 16.00 presso il Cineteatro del Seminarino
Film: Adele e l’enigma del faraone (azione - 105 m)
Lunedì 31 gennaio
Memoria di San Giovanni Bosco
Ore 20.45 in Duomo – Cappella del Crocifisso:
Santa Messa animata nella memoria del Santo
Venerdì 4 febbraio
Ore 20.45 presso l’aula 2 chiostro del Seminarino
Incontro sui temi educativi
con il professor IVO LIZZOLA
Incontro aperto a tutti.
2
Abitare e vivere in Città Alta
a cura di don Mattia
Abito in Città Alta ormai da 5 anni e mezzo e confesso
che veramente la conosco ancora molto poco.
Ho sempre attraversato la
“Corsarola” come
un comune turista: guardando le vetrine con occhio distratto
e ammirando scorci e angoli tipicamente da cartolina. Fino ad
ottobre non mi aveva mai sfiorato nemmeno il pensiero che c’è
qualcuno che queste strade le percorre abitualmente semplicemente perché ci abita. Non avevo mai immaginato che dietro ad
ogni muro che abbraccia queste strade si apre un giardino che
racchiude un mondo che spesso lascia a bocca aperta.
Il caso più evidente è quello dello splendido chiostro del
Seminarino, che ho ammirato per la prima volta lo scorso ottobre. Non avevo mai pensato che quelle scuole che da anni vedo
dalle finestre del Seminario sono frequentate da ragazzi che vivono in quelle vie che in questi anni ho attraversato con un po’di
indifferenza.
Da pochi mesi cammino per quelle stesse strade, che i miei piedi solcano da anni, con uno sguardo diverso.
Mi resta in mente quella frase di Marcel Proust che dice
che “il vero viaggio dello scoprire non consiste nell’esplorare paesaggi nuovi, ma nell’avere occhi nuovi”. È la mia esperienza.
Le vie di sempre hanno assunto un colore diverso: quello
della familiarità. Le mie camminate per Città Alta in questi mesi
sono diventate molto meno anonime, non mi sento più uno tra i
tantissimi che percorrono questi viottoli, inizio a sentirmi uno di
casa.Mentre passeggio presto molta più attenzione alle persone
che incontro, alla ricerca di un viso abituale tra quelli dei turisti
e degli studenti universitari. L’occhio viaggia dietro alle vetrine
per scorgere il sorriso amichevole di un negoziante.
Il Seminarino non è più soltanto il campetto presso cui
andare a fare quattro tiri a pallone dopo pranzo insieme agli altri
seminaristi, ma luogo di incontro, di relazione, di gioco e magari
anche di qualche tensione, ma questo è comune in ogni ambiente
vissuto, abitato, frequentato e non anonimo.
Tanti volti, sicuramente già incontrati in passato e a cui
non avevo mai badato, sono diventati familiari. La relazione, senza dubbio, dà un colore diverso alle facce che si presentano sul
tuo cammino.
E così le storie di tante persone
di cui fino a poco fa non riuscivo ad accorgermi, sono diventate per me affascinanti.
Adesso mi muovo per queste vie con
dentro tanta curiosità di conoscere, di
incontrare, di capire. La Città Alta resta
ancora per me un mondo misterioso, un
universo in buona parte inesplorato.
Serviranno certamente tempo e
pazienza per avere uno sguardo più globale su questa affascinante realtà, ma per ora mi accontento di ammirare con occhi nuovi
questa comunità, con la quale mi è data la grazia di camminare
insieme per scoprire e riconoscere sempre di più la bellezza e la
gioia dello stare con il Signore.
Buon cammino a tutti, fraternamente, don Mattia.
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
“Volti e racconti”: riflessioni
sulla contemporaneità a cura di Monica
“Volti e racconti” è il nuovo percorso rivolto ai giovani e agli adulti della Parrocchia della Cattedrale, un piccolo
itinerario in dieci serate, da Ottobre a Marzo, guidato da Sergio Brigenti e da don Giuseppe Sala.
La proposta è nata dal desiderio di offrire uno spazio
di confronto e di discussione attorno ad alcuni aspetti della
nostra civiltà; partendo dalla consapevolezza e dall’analisi dei
profondi cambiamenti socioculturali che si stanno vivendo,
si vorrebbe tenere sveglia la nostra intelligenza, acquisendo
una sensibilità comune e affidando al gruppo i nostri interrogativi e le nostre preoccupazioni.
In realtà è un vero e proprio esperimento, una sfida,
non solo per il contenuto dei temi trattati ma soprattutto per
le caratteristiche di coloro che hanno deciso di aderire all’iniziativa. Il gruppo, che da ormai tre mesi si riunisce il martedì
sera, è composto da una quindicina di persone di età, professione e vissuto diversi: ci sono liceali, universitari e lavoratori, un giovane seminarista, una coppia di fidanzati, padri e
figli. È un confronto generazionale, in cui ognuno racconta
la propria esperienza, mette a disposizione le proprie conoscenze, ma soprattutto illumina gli altri esponendo le problematiche dal proprio punto di vista.
Si parte solitamente da un testo offertoci dal prof.
Brigenti circa il tema della serata; un breve gioco o un lavoro
di gruppo avviano poi la discussione e il confronto.
I primi due incontri sono stati dedicati all’analisi del
passaggio dall’età moderna a quella postmoderna con tutte
le rivoluzioni politico-economiche e di pensiero che ne sono
derivate: i punti di riferimento del passato e i valori presenti,
le aspettative e le speranze ma anche le paure e le insicurezze
di oggi. L’attenzione si è poi spostata sulla verità e la comunicazione, non solo dei mass media che hanno una pesante
influenza sulla nostra società, ma soprattutto delle nostre relazioni e dei nostri rapporti quotidiani.
L’aspetto educativo e le diverse figure dell’educatore
sono stati il tema del quarto incontro mentre l’ultima serata
prima della pausa natalizia ci ha visti riflettere su alcuni dati
statistici relativi all’istruzione, al lavoro e alla vita professionale degli italiani e dei bergamaschi.
Nei prossimi incontri verranno toccati altri aspetti
centrali, come la cultura o la politica, che andranno ad arricchire il quadro generale che lentamente, passo dopo passo, si
sta componendo.
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
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La fedeltà del gruppo, il clima informale che si è creato, l’attenzione e la passione con cui vengono affrontati i temi
sono forse il segnale più evidente del successo dell’iniziativa;
gli adulti si mostrano interessati a sentire le voci e i pareri della
nuova generazione, i più giovani invece approfittano di questa
possibilità per riflettere su argomenti spesso solo accennati a
scuola e per esprimere la loro opinione.
La formazione di una coscienza critica parte da questi
piccoli momenti vissuti nelle nostre comunità, dall’interrogarsi
sul mondo circostante, dal capire come orientare la vita secondo le coordinate del nostro essere cristiani.
Pensieri dallaTrilogia di Z.Barman
a cura di Irma Gervasoni
Certo, nella nostra società non mancano i modelli. Modelli sostitutivi ai precedenti eroi, martiri o sognatori. Sono
le star del momento, le celebrità che hanno fascino e fanno da
collante fra generazioni…ma questi nuovi punti di riferimento
durano un attimo e già c’è un’altra sorta di identificazione in un
altro “mito” che avrà altrettanta vita breve.
L’influsso di questa modernità liquida si riflette anche
su bambini e ragazzi. Visto che tutto è fragile e precario, allora
nasce l’esigenza di gratificazioni a breve termine, emozioni forti
e di durata minima, superficialità, gusto esagerato di consumo.
Una società liquida appare leggera, disimpegnata.
In realtà ingenera paure.
Nelle nostre città, ad esempio. Si diffonde l’insicurezza,
e più sicurezza si cerca, meno senso del privato si vive.
I giovani, in particolare risentono e riflettono queste insicurezze, queste precarietà, questa frammentarietà che inibisce ogni
decisione seria ed impegnativa per la vita.
Il Cardinal Martini afferma “mi sembra che i giovani
d’oggi risentano delle categorie del post-moderno e vivano il
senso del frammento, dell’effimero…. di qui la poca capacità
a perseverare, di qui stati d’animo con variazioni continue, il
passaggio frequente dall’entusiasmo alla depressione, la fatica a
compiere un percorso, un cammino regolare, serio….”
In questo contesto tutto appare più faticoso. tutto sembra perdere di senso. Ciò che preoccupa maggiormente, al di là
delle teorie di Barman, è la formazione, il domani delle nuove
generazioni. Abbiamo dimenticato le figure forti del cittadino
impegnato in politica, nel sociale, nel servizio alla comunità civile o religiosa.
Chi sarà l’adulto di domani?
La mancanza di regole, di punti di riferimento, di valori
forti a cui riferirsi, influirà sulle nuove generazioni o già nasce
un’alba nuova in cui, anche se fra mille fatiche si vuole rendere
l’uomo veramente tale?
Il papa, recentemente ha giudicato questo periodo
storico come momento di “emergenza educativa”sollecitando
i vescovi e le comunità ad una seria riflessione sull’impegno
educativo delle famiglie, della società cristiana, della scuola,
della società tutta.
Al prossimo numero un sintesi delle riflessioni su questo argomento così caro al papa e ripreso in vari contesti dai vescovi
Bauman è uno studioso polacco, un esploratore attento ed originale della società odierna.
La sua chiave di lettura è condensata nell’aggettivo
“LIQUIDO”:società liquida, vita liquida, legami liquidi.Insomma: quasi a dire un tutto che sfugge, proprio come l’acqua.
Insomma, viviamo in una modernità liquida in cui tutto è sfuggente, inafferrabile, precario, incontrollabile.
Dice Bauman:”Siamo sperduti in una società di individuali, di soli, impauriti in un mondo fluttuante, liquido, incerto”. Non c’è più la solidità di ieri, con regole fisse, convinzioni,
certezze, legami stabili, punti di riferimento.
Tra le prime cose fragili, liquide, Bauman cita i legami:
amori liquidi, storie di breve durata, rotture facili, e frequentissime. Oggi si sceglie ancora di vivere insieme, ma non ci si
pone il problema del domani…domani si vedrà! C’è sempre una
scappatoia se qualcosa non funziona!
Anche i rapporti affettivi tra i giovani vengono vissuti
spesso con l’inconsistenza di un sms, con una mancanza di finalità e di condivisione che fanno pensare. E così la vita, in senso
generale; una vita liquida, che si appoggia sulla fragilità della
sabbia, che non offre sicurezze e che, perciò e sempre più spesso
diventa precaria, vissuta in modo frammentato ed insicuro. Ed
è proprio in questa situazione che non si riescono a percepire ed
a individuare figure di riferimento di spessore. In questo stile
di vita, così poco pensato, ma con un senso forte della soddisfazione o della gratificazione immediata, non serve impegnarsi a
Per saperne di più: fondo, sacrificarsi, diventare modello alternativo e solido.
Modernità liquida - Amore liquido - Vita liquida di Zygmunt Bauman
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
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MIRACOLO A BANGALORE
Da ELLE a cura di Rita Stucchi
Nei dintorni della capitale mondiale dell’informatica e
motore economico dell’India, dodici anni fa è nata una “scuola
d’eccellenza” che accoglie i bambini Dalit, gli esclusi dalla società, per educarli e istruirli a livelli altissimi.
L’esperimento ha dato frutti meravigliosi. Eccoli.
È stato il libro “India untouched” del professor Abraham
M. George, pubblicato in India dove l’autore è nato e in America dove vive, a rivelare l’esistenza della scuola Shanti Bavan
fondata nel 1995 per aiutare i figli “degli intoccabili”: pulitori di
latrine e selezionatori nelle discariche che vivono segregati per
non contaminare comunità già poverissime.
In 390 pagine di fatti e racconti, il professor George,
docente di economia e finanza a New York, manager e proprietario di compagnie di telecomunicazioni, ha documentato e analizzato “il volto dimenticato della povertà rurale” ancora tragica
nel suo paese. La scoperta è stata terribile per l’uomo di successo che tornava in patria dopo trent’anni di assenza; sperava nei
miglioramenti sociali promessi dal governo e dall’industria di
computer più competitiva al mondo e trovava una povertà crescente al ritmo della popolazione: un miliardo e 200 milioni di
individui. Il viaggio di ritorno alle origini ha sconvolto la vita del
dottor George, che scrive:
“Osservando le famiglie dei poveri e i loro figli ai quali
era negata una sola chance, capii che la mia riuscita professionale e finanziaria era dipesa dalle opportunità che avevo avuto
gratuitamente; era stata la fortuna a farmi nascere nel grembo della prima laureata in fisica dell’India e collaboratrice della
NASA, a farmi crescere con un padre e un fratello istruiti, a
farmi frequentare buone scuole. E sentii nel profondo che era
mio dovere fare qualcosa per questa ineguaglianza.” Nella “shining India”, “l’India splendente” magnificata
dai giornali di tutto il mondo per la crescita economica dell’ultimo ventennio, per l’intelligenza dei suoi ingegneri informatici, per le immense
ricchezze dei ricchi,
quasi un miliardo di
esseri umani patisce
le piaghe della miseria: malnutrizione,
analfabetismo,
discriminazione, violenza privata, sfruttamento minorile. E
proprio ai bambini
Abraham George ha
deciso di dedicarsi,
fondando una scuola
per ragazzi poverissimi, gli ultimi nella
scala sociale, convinto che in ognuno di
loro si annidano l’intelligenza e il talento.
Così il manager fortunato ha investito 20 milioni di dollari
per realizzare il campus studentesco chiamato Shanti Bavan,
Istituto della pace, a cinquanta chilometri da Bangalore, nella campagna un tempo infestata da serpenti e scorpioni e oggi
incubatrice di una nuova idea dell’India: qui le caste non esistono, femmine e maschi hanno gli stessi diritti e tutti studiano
con impegno e passione: alla maturità dell’anno 2008 sono stati i migliori studenti della nazione. Viaggio a Shanti Bavan, il
“vero” miracolo indiano.
Nel modernissimo aeroporto di Bangalore, avvolto nella luce e nel vento del sud, ci accoglie Urmila, morbida quarantenne in saree rosa, responsabile delle relazioni di Shanti
Bavan: che dista settanta chilometri e oltre due ore di viaggio
in macchina.
Le strade dell’India restano tumultuose, anche quando
costeggiano i nuovi quartieri ancora vuoti: la recessione economica colpisce severamente la capitale dell’ informatica che
ospita il capitalismo mondiale in grattacieli di vetro. Appena l’abitato dirada, la campagna avanza coi villaggi
poveri e miseri, le capanne incerte, le donne e i bambini dagli
occhi smarriti, gli uomini inerti, gli animali denutriti, i vecchi
abbandonati: l’India ancestrale, quella vera e dolorosa.
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Gli ultimi dieci chilometri di pista rossa si snodano in terra
riarsa, bassi cespugli e alberi centenari che occupano caparbiamente l’area antistante il campus.
Ma quando il cancello apre ai visitatori, il mondo cambia immediato: aiuole fiorite, siepi di gelsomini, palme da cocco
svettanti, tappeti erbosi, grandi arbusti di frangipane che satura
l’aria di incenso; case bianche dai vasti spazi dove vivono 220
ragazzini dai tre anni e mezzo ai diciassette, dove hanno dimora
decine di insegnanti indiani e molti volontari giunti dal Canada
e dagli Stati Uniti, laureati e specializzati.
Sulla lapide di marmo posta nel 1998 per la fondazione è
scritto: “Il sogno di un mondo, solo il tuo cuore può costruirlo.
Agisci con coraggio e amore e non chiedere mai perché”.
Lalita Maria Low, direttrice del centro, ha messo in pratica questo insegnamento.
Valeva la pena, madame Low?
“Dal primo momento. Il progetto educativo del dottor
George era la scintilla che cercavo: avevo quarantadue anni, due
figlie adolescenti fortunate, un marito comprensivo e la forza
delle idee: educare e istruire bambini e ragazzi delle classi sociali più povere, gli esclusi per la vita.”
La luce della finestra incide il volto intenso di Lalita
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
Low, avvolta nel saree elegante, mentre prepara il tè per gli
ospiti: che sono sempre graditi.
“Mostrare la scuola ai visitatori è una gioia per i ragazzi
che sono interessati alle nuove presenze e sviluppano mille curiosità per il resto del mondo.”
La dodicenne Jancy e il coetaneo Parveen sbucano sorridenti dalle dense siepi del giardino per guidarci nel paradiso
che li ha accolti, dopo aver vissuto all’inferno.
Conoscono il nome latino di ogni fiore, albero, rampicante, frutto, uccello, pietra calcarea o granitica disseminati in
ettari di giardino, dove i bambini della scuola materna cinguettano in inglese.
“Provengono dalle campagne e dagli slum del Karnataka, del Tamil Nadu e del Kerala e parlano lingue diverse, perciò
insegniamo subito l’hindi e l’inglese perché possano comprendersi: dopo sei mesi sono in grado di esprimersi con un buon
vocabolario” precisa una giovane maestra che disegna seduta
sul pavimento in mezzo ai piccini. Tutto è pulito in questa enclave mistica dove educare è passione, istruire è fede nel futuro;
a Shanti Bavan tutti rispettano l’habitat, fanno la raccolta differenziata dei rifiuti, puliscono il proprio spazio privato con cura,
e a turno, anche lo spazio comune; non si sciupa l’acqua prodotta dai pannelli solari sparsi ovunque come aquiloni, non una
carta perduta fra i cespugli, lavanderia all’aperto e asciugatoio
protetto dalle piogge monsoniche, centinaia di biciclette per
gite festive. In questo piccolo mondo nuovo, ragazzi poverissimi e intelligentissimi vengono amati, curati, salvati, preparati a
responsabilità future. “L’utopia chiede solo di essere realizzata,”, sussurra la
voce gentile del dottor Abraham George, che ha terminato le
lezioni ai liceali e dà il benvenuto con un sorriso amichevole,
come la stretta di mano prolungata e lo sguardo attento; alto ed
elegante in camicia e jeans, quest’uomo di sessant’anni spazia
tra il New Jersey dove abita con moglie e due figli maschi e
Shanti Bavan dove i figli sono 220.
Dottor George, adesso che l’utopia è diventata luogo della
cultura e del riscatto
per migliaia di bambini svantaggiati, che
cosa sogna ancora?
“ Di poter continuare
quest’esperienza del
cuore e della mente
che dà risultati meravigliosi, sorprendenti
anche per noi. La crisi
economica annunciata
negli Stati Uniti già
all’inizio del 2000, ha
creato qualche difficoltà alla mia famiglia, padre e fratello,
che ha investito risorse ed entusiasmo per
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tutelare fino alla laurea e al master gli studenti formati qui.”
Rimane silenzioso prima di rivelarci una vicenda che lo colma di riconoscenza: “Lo scorso anno, quando ho annunciato
al corpo docente che era tempo di austerità, tutti d’accordo,
si sono ridotti lo stipendio del 30%, pur che il numero degli
alunni rimanesse invariato.” Sorride ancora e aggiunge: ” Mi
sono trovato di fronte alla scelta compiuta e non sarò mai abbastanza grato a tutti loro.”
Il dottor Abraham, nome da patriarca, sfugge il sole
e trova sollievo nella piccola cappella, una navata e un altare
basso ricoperto di fiori inebrianti. Fra le corolle multicolori
spuntano i libri sacri dell’umanità: i Veda induisti, il Canone buddista, la Bibbia, i Vangeli, il Corano e testi filosofici;
“Questo luogo dello spirito non ospita oggetti religiosi, ma
libri sapienziali scritti per tutti gli esseri umani. I ragazzi sono
liberi di pensare e pregare, ma sono profondamente tenuti al
rispetto” aggiunge il fondatore di questo piccolo regno.
“Possano gli insegnamenti di tutte le grandi religioni
dirigere i nostri pensieri e le nostre azioni” ha scritto la preside Lalita Low nell’invocazione che i ragazzi recitano insieme ogni mattina prima dell’assemblea che comincia alle 11,05,
puntualmente: “Be punctual”, “Sii puntuale” è uno dei comandamenti che reggono la vita sociale a Shanti Bavan. Nella Conference hall gli studenti sono tutti presenti
con gli insegnanti e i volontari- salvo sette della scuola elementare che hanno “chiken pox”, la varicella. “Salutiamo il divino l’uno nell’altro con un minuto di
silenzio”, invita la preside Lalita e poi i ragazzi siedono a terra
concentrati, anche i più piccoli.
“L’assemblea è il tempio della democrazia” affermava
nel 300 a.C. l’imperatore buddista Ashok che riconosceva al
popolo indiano il diritto di esprimersi pubblicamente.
Ogni giorno sei o sette studenti scelgono, scrivono,
leggono le notizie del mondo e indicano su una grande carta geografica i luoghi degli avvenimenti; “ Se qualcuno vuole
commentare il fatto saremo felici di ascoltarlo” chiede il dottor George, e quasi sempre le opinioni fluiscono precise.
Le lezioni proseguono fino all’ora di pranzo, tutti insieme nella sala ristorante dove gli ottoni scintillano come i
bicchieri di acciaio colmi di acqua bollita, e si mangia riso,
dhal di lenticchie, verdure profumate, paste gustose e frutti
tropicali: una dieta piacevole che mantiene in buona salute gli
ospiti.
“Quando i bambini arrivano a Shanti Bavan hanno
bisogno di cure mediche e sostegno psicologico. Hanno già
patito fame, sporcizia, violenza domestica e spesso abusi“, sussura Abraham George con sofferenza.
E qui trovano cibo, igiene, ascolto, tenerezza e cultura.
Alle sei della sera, lo studio terminato, i giardini si animano di bimbette vestite come fiori, di studentelli in conversazione sotto i rami argentati del frangipane che profuma il
tramonto. A quest’ora la Conference hall si riempie di voci e
risate, di attori e danzatori che preparano spettacoli sotto la
guida di insegnanti e volontari: specialisti di teatro, maestre
di canto come Michelle arrivata ieri da New York, musicisti
come Jack giunto da Chicago in giornata, psicologi di formazione, esperti di arti marziali, professori di inglese e francese
come Jaques, capelli e sorriso candidi, di Montreal, tornato
per il terzo anno a ringiovanire coi suoi ragazzi. Niente è improvvisato sul palco: la sedicenne che dan-
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
za come una libellula riscuote molti applausi, ma anche i bambini piccoli cantano e recitano con maestria, e le poesie in hindi e inglese penetrano il cuore.
Quando le ombre dilagano sulla Conference hall, una
ragazza quattordicenne dal volto assorto si siede al pianoforte
e comincia a suonare; le mani piccole dalla pelle già ruvida
e scura estraggono dalla tastiera una musica assoluta, lentamente, dolorosamente, fino all’ultima nota.
“Questi bambini non avevano mai visto uno strumento
musicale eppure dentro di loro c’era sensibilità, intelligenza,
talento, che i test d’ingresso alla scuola hanno portato alla
luce.” Eccoli qui, adesso, i figli più poveri della povera India,
che suonano Bethoven, mentre il tramonto si consuma e le
lacrime consolano.
I frutti sono visibili, dottor George, ma la semina è
stata lunga e contrastata.
“Come ogni nuovo impegno ha richiesto tempo e resistenza. Andavamo nei villaggi e chiedevamo alle madri di
lasciarci istruire i figli e loro ne erano felici; le difficoltà sono
venute sempre dai padri, alcolisti per disperazione, brutali per
miseria.”
Il libro “India intouched” racconta lo strazio di una
giovane vedova che voleva sottrarre il figlio alla violenza della sua condizione; rapita e stuprata, rifiutata dalla comunità,
si è data fuoco, un giorno più disperato degli altri. Quando il
suo bambino Vijay ha cercato di salvarla, le fiamme lo hanno
divorato.
“Lalita Low li aveva cercati per mesi nel loro villaggio
dove nessuno parlava, e non si è arresa fino a quando una vecchia signora pietosa l’ha indirizzata al Victoria Hospital dove
Vijay era ricoverato, ancora vivo. Potevamo abbandonarlo
dopo che la madre ce lo aveva affidato a costo della sua vita?“
Per curare i ragazzi avete costruito il Baldev Medical
Centre, a un chilometro da qui.
“E per assistere i malati di trenta
villaggi che non hanno accesso ai medici, ai farmaci, alla salute. Grazie alla
generosità dell’Associazione umanitaria
italiana Missione Calcutta, che svolge
un bellissimo lavoro in India, abbiamo
potuto acquistare una clinica mobile attrezzata per le emergenze, che salverà
molte vite.” Il raccolto è copioso, Dottor
Abraham, e promette un futuro sereno…
“Grazie a collaboratori straordinari che rendono Shanti Bavan un posto
così bello per vivere: addetti all’igiene,
giardinieri, l’indispensabile cuoco Tommy, docenti coltissimi, volontari che
ci regalano tempo e professionalità, e
l’amico Jude Devdas, che non è diventato un ricchissimo ingegnere, ma un
grande manager sociale.
Infine, con umiltà, ringrazio tutti i poveri che mi hanno accolto nella
loro vita.” GENNAIO - FEBBRAIO 2011
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APOYEBA. Grazie ai miei fratelli ugandesi
a cura di Maura La Greca
Quindici giorni e circa mille kilometri percorsi dal sud al nord
dell’Uganda: Kampala, Lira, Kalongo, Abim, Kitgum, Pader, Gulu e ritorno a Kampala.
Quindici giorni per guardare, ascoltare, annusare, assaggiare e tentare
di capire; perché l’Africa me
l’hanno sempre
raccontata: gli
amici, le fotografie, i libri, i
giornali, i colleghi
e io a mia volta
ho riportato il racconto per questa
urgenza di condividere, di far conoscere e soprattutto
di potere in qualche
modo aiutare.
Finalmente
ho messo mano a ciò cui dedico, ormai da
tre anni, quasi tutto il mio tempo, le mie energie e anche le mie speranze; perché è bello lavorare, investire la propria professionalità, in
qualcosa in cui credi profondamente. E io credo: soprattutto nell’uomo
e nel suo essere figlio amatissimo ovunque sia.
Per questo ho scelto Cesvi (acronimo di Cooperazione e Sviluppo) organizzazione non governativa nata a Bergamo nel 1985- per
il suo essere dalla parte dell’uomo più vulnerabile, senza giudicarne
colpe o appartenenze, con il solo scopo di sostenerlo e accompagnarlo
in un percorso di sviluppo che restituisca il diritto ad una vita degna.
Ecco perché nel mio viaggio in Uganda ho percorso tante strade: per
vedere, conoscere, incontrare lo staff locale (ossia gli ugandesi che
lavorano per Cesvi) e verificare il lavoro svolto e gli investimenti fatti da
tanti italiani generosi che ci supportano con grande fiducia.
Ho visto le terre finalmente coltivate- rigogliosi campi di cassava – cresciuti grazie alla forza
e alla tenacia di uomini
e tante
forti donne dei villaggi.
Ho incontrato adulti
(spesso analfabeti) dentro
classi improvvisate, ma con
insegnanti locali competenti e
coraggiosi, pronti a mettersi
in gioco
per imparare come
si coltiva
la terra, come si
migliora la
produzione o come
si eliminano
i parassiti. Altri più
anziani li ho
visti studiare “leggi della terra” o tecniche di
marketing per
meglio piazzare i
propri prodotti.
H o
danzato accanto
ad una donna
che da una tinozza azzurra versava il
grano raccolto, come fosse una pioggia di pepite d’oro. Quella stessa
donna e i suoi figli hanno costruito un granaio e hanno imparato ad
usare una macina e sorridono quando, in un inglese perfetto, mi raccontano che ora il raccolto è così tanto che un parte la usano per fare
degli scambi nei mercati, così possono mangiare altri ortaggi o animali
che prima non si sarebbero mai potuti permettere!
Ho percorso strade accidentate, rosse di sabbia calda e con
bambini come formichine sui lati, con enormi taniche sulla testa, in
cammino per ore e ore alla ricerca di un po’ d’acqua, come in un grande formicaio. Strade buie, che di notte è meglio non percorrere, dove
se caschi in una buca nessuna amministrazione ti risarcisce, ma prima che tu possa capire cosa è successo, dieci ragazzini sbucano dai
cespugli facendosi beffa di te e con le mani già pronte a spingerti per
tirarti fuori dai guai.
In un villaggio, ad un ora e un quarto di cammino dal paese più
vicino, tra donne impegnate a pulire il raccolto, uomini fieri nelle maglie
dei calciatori e bambini rumorosi e curiosi dentro i loro grandi sorrisi,
ho assistito ad una piccola pièce teatrale. Anche qui il teatro è uno strumento importante per educare e parlare di sé e dei propri diritti. Loro
assistono silenziosi e rispettosi, ogni tanto ridono dei propri familiari
che si fingono grandi attori, e alla fine alzano la mano, fanno domande,
si raccontano. Si parla di violenza domestica (problema assi diffuso in
queste comunità patriarcali) : gli uomini ascoltano, annuiscono e qualcuno di loro finisce per dire: se la sera sei arrabbiato esci e vai a farti un
giro, l’uomo deve proteggere il suo clan, non aggredirlo! Ho conosciuto
un’Africa che nessuno mi aveva mai raccontato: fatta di uomini e donne che con orgoglio e grande umiltà costruiscono il proprio futuro ogni
giorno e con la forza delle sole mani
nude (così hanno
costruito anche una strada per facilitare l’accesso ai mercati!).
Ho scoperto grandi professionalità che si impegnano per la
propria terra: negli uffici del Cesvi in
Uganda lavorano agronomi, pediatri, ingegneri, psicologi e insegnanti.
Ho ritrovato e ve lo dico, correndo
il rischio di risultar banale, la saggezza delle cose semplici: bambini di cinque anni che portano
sulla schiena i fratellini minori,
prendendosene
amorevole
cura, mentre mamma e papà
sono nei campi. Adulti e giovani che lavorano insieme per un progetto comune. Ovunque: persone pronte a partecipare, a mettersi in
gioco a …implicarsi per un cambiamento che non sia solo personale.
Ho provato, infine, a rispondere ad una domanda rivoltami da un sindaco del luogo, che dopo aver fatto una breve visita in Italia torna con
un dubbio:
“Ma voi italiani dove nascondete i vostri figli? Per le strade non
ce ne era neanche uno!”
Spero dunque di avere imparato un po’ della saggezza di questi popoli che quando ti accolgono o ti incontrano, non dicono buongiorno ma Apoyeba = GRAZIE, quasi a dire che sono proprio grati di
quell’incontro.
Cesvi è una fondazione di partecipazione, Ong e Onlus nata a Bergamo nel 1985.
Con più di 30 sedi estere, Cesvi opera in tutti i continenti per affrontare ogni tipo di
emergenza e ricostruire la società civile dopo guerre e calamità.
Cesvi interviene con progetti di lotta alla povertà: non elemosine, ma iniziative di
sviluppo sostenibile, che fanno leva sulle risorse locali e sulla mobilitazione collettiva delle
popolazioni beneficiarie. Per la sua trasparenza, Cesvi nel 2000 è stata la prima asso-
ciazione a ricevere l’Oscar di Bilancio.
www.cesvi.org
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a cura di Claudio Breno
Una grande emozione
Domenica 16 gennaio 2011: una giornata indimenticabile per tutti noi, tecnici, costumiste, attori, regista, del “TeatroSì”.
Perché, eravamo al Donizetti? Perché il Teatro Sociale ci ha aperto le porte?
No! Perché abbiamo portato il nostro musical “Pinocchio ...e poi?” all’interno delle
carceri bergamasche di via Gleno.
150 detenuti, 30 femmine e 120 maschi, ci hanno accolto con un calore che
non abbiamo mai ricevuto nelle altre, seppure gradite, significative e speriamo utili
rappresentazioni dei nostri “lavori”.
È difficile decidere se alla fine dello spettacolo i più gratificati, e commossi
siano stati i nostri ospiti oppure noi stessi.
Forse prima dell’entrata sul palco alcuni di noi avevano qualche dubbio,
qualche preoccupazione, qualche punto di domanda considerando il pubblico particolare di questa domenica.
Ma subito l’energia positiva e il calore che quel pubblico ci ha riservato fin
dalle prime scene ci ha anche rincuorato e convinto che stavamo offrendo qualche
cosa di utile a chi sta vivendo la monotonia, la noia, il distacco, che la sua condizione
impone, dal mondo “normale”.
Noi abbiamo sentito immediatamente il “ritorno” dalla sala, l’entusiasmo
con cui il pubblico generosamente sottolineava le battute, la sua partecipazione a
tutti i momenti, canti, dialoghi o danze che costruiscono la storia che stavamo rappresentando.
Tutti noi abbiamo sentito la forza di questa atmosfera ed abbiamo cercato
di dare il massimo perché il teatro è comunicazione e quando la comunicazione di
ritorno dal pubblico è così coinvolgente, chi è sul palcoscenico sente dentro il piacevole dovere di dare tutto quello che ha.
La convinzione di aver portato due ore di serenità e leggerezza a chi certamente non ne ha molta in questi mesi, ci ha regalato una carica positiva fortissima,
un modo intenso di stare insieme per dare qualcosa agli altri
La bellezza dell’incontro con il lato buono delle persone, anche di chi qualche errore nelle vita l’ha commesso, è ancora calda nei nostri cuori e difficilmente la
dimenticheremo
Alla fine, sotto la pioggia di generosi applausi che ci ha premiato, la sincera
dichiarazione di gratitudine di un detenuto e la richiesta di ripetere lo spettacolo
ci hanno imposto di uscire da via Gleno con una domanda: a chi ha fatto più bene
questo “Pinocchio ...e poi?”, ai detenuti o a noi del “TeatroSì”?
I detenuti, nell’intimo della loro vita compressa, forse avranno il ricordo di
una parentesi serena, noi, certamente, portiamo nel nostro cuore l’arricchimento
che la convinzione di aver fatto una buona cosa ci ha regalato.
Grazie, amici di via Gleno e, chissà, ...a presto! GENNAIO - FEBBRAIO 2011
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GENNAIO - FEBBRAIO 2011
GMG 2011 – MADRID
SARDEGNA 2011
PELLEGRINAGGIO GIOVANI
Vacanza Famiglie e Giovani
Dopo l’avventura de “El camino de
Santiago”, l’Oratorio Seminarino si prepara
a vivere quest’estate un’altra esperienza forte: la 26a Giornata Mondiale della Gioventù 2011 a Madrid. L’appuntamento richiamerà in Spagna circa 2 milioni di giovani da tutto il
mondo, pronti a vivere con la Chiesa e Papa Benedetto XVI
una grande festa. “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella
fede” è il tema scelto per l’evento: un’occasione per ritrovare le
nostre radici cristiane, per condividere la nostra fede in Gesù
Cristo ma anche per incontrare quanti esitano ma sono abitati da
un continuo desiderio di infinito.
Il pellegrinaggio organizzato dal Seminarino è alternativo alla proposta della Diocesi ma vivrà con gli altri giovani
bergamaschi i tre giorni intensi delle celebrazioni a Madrid, dal
19 al 21 Agosto. Il percorso prevede un avvicinamento graduale
alla capitale spagnola, con tappe in Francia e in Spagna e momenti intensi sia da un punto di vista spirituale che culturale. Al
ritorno invece si toccheranno città sulla costa con la possibilità
di vivere insieme momenti di svago e divertimento.
Ecco l’itinerario previsto:
•
14/08/2011 Bergamo - Avignone
•
15/08/2011 Avignone - Lourdes - Pamplona
•
16/08/2011 Pamplona
•
17/08/2011 Pamplona - Segovia
•
18/08/2011 Segovia - Avila
•
19/08/2011 Avila - Madrid
•
20/08/2011 Madrid
•
21/08/2011 Madrid - Valencia
•
22/08/2011 Valencia - Barcellona
•
23/08/2011 Barcellona - Antibes
•
24/08/2011 Antibes - Bergamo
Il costo totale sarà di 500 € (pullman e pernottamenti).
L’iniziativa è aperta ad adolescenti e giovani (17-30 anni).
Si viaggerà in pullman (28 posti con autista) e si alloggerà in ostelli e/o comunità ecclesiastiche.
Potrebbe an-
Anche quest’anno riproponiamo per le famiglie e i giovani la partecipazione alla vacanza in SARDEGNA, e precisamente a CARLOFORTE (Ca) sull’ISOLA di SAN PIETRO
nella casa di accoglienza “VILLA AURORA” di proprietà della Diocesi di Iglesias.
La casa è dotata di una settantina di posti letto distribuiti in camere quadruple, triple e doppie, e dispone di una
cucina, di un’ampia sala mensa, di una sala riunioni per 70
persone, di un giardino alberato e confina con la nuova chiesa
parrocchiale di San Pietro Apostolo.
È possibile accedere alle splendide spiagge con facilità. Questa vacanza, ormai diventata una consuetudine estiva,
si caratterizza per uno stile di condivisione, servizio, amicizia
e fraternità. Pertanto, salvo il settore di cucina, si chiederà a
tutti la disponibilità a rendersi disponibili per i diversi servizi,
per i gruppi di gioco e di preghiera, per i momenti di fraternità.
Partiremo MARTEDÍ 12 LUGLIO. Stiamo valutando l’ipotesi dell’aereo (+ noleggio pullman in loco). Ma serve la prenotazione nominativa di ciascuno. È per questo che
si chiede l’iscrizione entro e non oltre la data sotto indicata.
Qualora i tempi saranno rispettati allora si procederà ad espletare l’opera di acquisto biglietto. In caso contrario si valuterà
la formula consueta (traghetto). Arrivati a Portovesme ci porteremo con un altro traghetto sull’isola.
Ritorneremo SABATO 30 LUGLIO (o venerdì 29 se
utilizzeremo la formula consueta) Comunque con arrivo SABATO 30 LUGLIO in giornata.
che esserci la possibilità di finanziare
una parte del viaggio
a Madrid attraverso
alcune iniziative da
tenersi in Oratorio
(tornei, cene, etc.).
Chi
avesse
qualche proposta è
ben accetto!!
Essendo
il
numero
contenuto
e avendo già degli
iscritti si sollecita
l’iscrizione per chi fin
d’ora fosse interessato a questa singolare e suggestiva iniziativa.
Vi chiediamo di comunicarci entro il 15 MARZO 2011 la
vostra adesione. Vi aspettiamo!!!
Per ulteriori informazioni potete contattare
Suor Maria telefonando (+393208522700) oppure scrivendo
([email protected]).
“Per aspera ad astra”
(per info visita http://www.gmg2011.it/ oppure http://www.madrid11.com/it).
Per le iscrizioni rivolgersi a don Gianluca in Seminario
attraverso l’email [email protected]
oppure al cellulare 338 1363505
ENTRO e NON OLTRE il
27 FEBBRAIO 2011
COSTO TOTALE tra i 550 e i 650€
(aspettiamo l’esito dell’aereo
per valutare i costi in modo definitivo)
È necessario all’atto dell’iscrizione
versare una caparra di 200€ (senza caparra non si è iscritti!)
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GENNAIO - FEBBRAIO 2011
VIAGGIO
in
AUSTRIA
2 - 6 gennaio 2011
a cura di Cristiana Fumagalli
Questa volta siamo partiti per un nuovo viaggio
verso una destinazione
del tutto ambita, l'Austria. Un cammino di
condivisione durato dal
2 al 6 gennaio, nel quale abbiamo visitato vari
luoghi che ci hanno lasciato davvero affascinati
sia per la loro storia, sia
per il vissuto degli abitanti che costituiscono
così il cuore e l'anima di
questi stupendi paesaggi. Ad accompagnarci sin
da subito è stata la parola di Dio, appositamente riportata sul libretto
personale che guidava
la nostra preghiera quotidiana con la quale abbiamo provato a
mettere i nostri volti accanto a quello da cui hanno avuto origine, il volto di Dio e ci siamo impegnati ad avere ogni giorno un
atteggiamento nuovo con il quale poter stare insieme agli altri
in modo semplicemente… vero!
Il primo giorno la tappa è stata Innsbruck, una cittadina molto
accogliente dove abbiamo celebrato la S. Messa e nella quale
ci siamo rivolti consapevolmente verso lo sguardo di un uomo
che per amarci è stato capace di morire. La sera siamo arrivati nella splendida città di
Mozart, Salisburgo, dove
abbiamo pernottato e il
giorno successivo, grazie ad una guida alquanto
originale, abbiamo avuto modo di percorrere la
storia di questo paese ed
apprezzarne i particolari. Nel pomeriggio siamo
saliti alla Fortezza di Hohensalzburg che domina
dall’alto la città come un
guardiano che l’ha vista
crescere e prosperare nel
corso dei secoli. In questa
giornata abbiamo riflettuto su un altro atteggiamento importante, quello
di lasciarsi avvolgere e ci
siamo resi conto di essere stati davvero avvolti da una dimensione sconvolgente che, se accolta, ci permette di trovare la nostra ragione di vita. La mattina seguente è stata la volta di Mauthausen. Eravamo pronti per andare a visitare uno dei principali
campi di concentramento nazisti situati nei pressi della piccola
cittadina nell'Alta Austria, a circa 20 chilometri ad est di Linz.
Lì ci viene spiegato che ci troviamo dinnanzi a un sistema, il
lager, che era organizzato e finalizzato all’annientamento della
dignità umana, dentro il folle progetto di
distruzione l’uomo.
Non si riusciva più a
provare pietà, non si
conosceva più l’amicizia, la ribellione, la
speranza: si curava
solo,
assurdamente, di non morire e
per questo si lottava.
Successivamente la
visita è proseguita in
vari ambienti dove si
svolgeva la vita della maggior parte dei
deportati nel campo
e si è conclusa in un
atmosfera di silenzio
assoluto.
Al termine siamo ripartiti per raggiungere nel pomeriggio l'abbazia di Melk, un'abbazia benedettina considerata come
uno dei più famosi siti monastici del mondo. Venne costruita in
posizione dominante sulla città esattamente su un affioramento
roccioso a lato del fiume Danubio. È un raro esempio di monastero benedettino attivo in modo continuo fin dalla sua fondazione. La visita all'interno dell'abbazia è stata molto interessante ; abbiamo fatto un percorso in varie sale che ricostruivano
il potere e i beni di questa nel corso del tempo. Inoltre in una
parte dell'abbazia, attualmente vi è situato
un istituto scolastico
prestigioso.
Altrettanto particolare, è l'enorme
biblioteca che si trova accanto alla chiesa. Anche in questo
giorno ci siamo lasciati guidare da un
atteggiamento ben
preciso, siamo rimasti
sconvolti da un'immensa verità scoperta in queste parole
del vangelo secondo
Giovanni: "In quel
tempo, Giovanni stava con due dei suoi
discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: Ecco
l'agnello di Dio!" Conclusa la visita ci siamo recati per la notte a Vienna
e il giorno seguente l'abbiamo passato in compagnia dell'atmosfera magica suscitata da ogni costruzione della città ed anche
in questa occasione il ruolo della guida è stato fondamentale per
approfondire quello che ci trovavamo davanti e comprendere
cosa stavamo guardando.
11
Nella medesima giornata invece ci siamo affidati ad un
atteggiamento che ci viene suggerito dal nostro sentirci parte di
una comunità, siamo rimasti coinvolti da una presenza necessaria per legare poi tutte le altre. Coinvolti in prima persona perchè ognuno di noi è responsabile della fede dell'altro e lasciarsi coinvolgere implica esporsi, mettersi in gioco prendendosi
cura, ma anche riponendo la propria attenzione e fiducia in chi
ci sta attorno, in quello che ci si vuole proporre o semplicemente nel rispondere ad una richiesta di aiuto. Infine eccoci giunti
all'ultimo giorno. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per
celebrare la messa nel Duomo della cittadina di Klagenfurt. L'ultimo atteggiamento che abbiamo vissuto è stato il
rimanere stravolti da una parola che cambia il cuore, perchè
nel momento in cui la si lascia entrare nella nostra interiorità
rinnova ogni cosa, ogni nostra intenzione anche la più nascosta.
Torna a grande richiesta
CORSO DI
INFORMATICA
Con tre percorsi differenti:
1) Informatica di base
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Gli incontri avranno inizio
a partire da Febbraio 2011
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GENNAIO - FEBBRAIO 2011
Questo è il modo in cui ci siamo salutati, con una proposta aperta da accogliere, lasciandosi provocare.
Credo proprio che la testimonianza gioiosa di chi ha saputo accogliere questa provocazione e ha dato la sua risposta,
sia perla preziosa.
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Cinema Tasso – via Tassis, 12
Programmazione film
per ragazzi e famiglie
Quando:
al sabato e alla domenica ore 16.00
Domenica 30 gennaio
ADELE E L’ENIGMA
DELLO STREGONE
(azione - 105 m.)
Domenica 6 febbraio
CALENDARIO
Domenica 23 gennaio
15.00-18.00 al Seminarino
POMERIGGIO DI GIOCHI
Lunedì 24 gennaio
20.30
Oratorio Boccaleone
Formazione cittadini catechisti
Martedì 25 gen e 22 febbraio
20.45 Segreteria Parrocchiale
Incontro “Volti e racconti”
RAPUNZEL-L’INTRECCIO con don Giuseppe e il prof. Sergio
Brigenti
DELLA TORRE
(animazione - 94 m.)
Domenica 13 febbraio
BENVENUTI AL SUD
(commedia - 101 m.)
Domenica 20 febbraio
MEGAMIND
(animazione - 96 m.)
Domenica 27 febbraio
TRON LEGACY
(fantasy - 127 m.)
Domenica 13 marzo
LE CRONACHE DI NARNIA
Il viaggio del veliero
(fantasy - 115 m.)
Domenica 20 marzo
LE AVVENTURE DI SAMMY
(animazione - 85 m.)
Domenica 27 marzo
L’ORSO YOGHI
(fantasy - 80 m.)
Domenica 3 aprile
CHE BELLA GIORNATA
(commedia - 97 m.)
Domenica 10 aprile
ANIMAL UNITED
Domenica 30 gennaio
11.00 al Carmine
Presentazione Riconciliandi
e Cresimandi alla Comunità.
12.00 al Seminarino
Parnzo e incontro coretto
Lunedì 31 gennaio
18.00 Cappella Crocifisso
Messa animata nella memoria di
San Giovanni Bosco
Lunedì 7 febbraaio
20.30
Oratorio
Boccaleone
Formazione cittadini catechisti
Mercoledì 26 gennaio
14.30-18.00 al Seminarino
CATECHESI RAGAZZI
preghiera con S. Giovanni Bosco
Mercoledì 9 e 23 febbraaio
20.45 al Seminarino
Lectio e Formazione
Venerdì 28 gennaio
20.45 al Seminarino
Film: “TRAIN DE VIE”
Domenica 20 febbraaio
9.00 - 15.30 Suore Domenicane
RITIRO CATECHISTI
Sabato 29 gennaio
20.00 al Seminarino
CENA COLLABORATORI
Lunedì 21 febbraaio
CATECHESI
per aspera
ad astra
Il Lunedì
i ragazzi di 3a Media
Oratorio Seminarino dalle 14.30 alle 15.30
Il Mercoledì
i ragazzi delle elementari
e delle Medie
Oratorio Seminarino
dalle 14.30 alle 16.00
dalle 16.45 alle 18.00
(animazione - 93 m.)
Adulti: 5 €
Ragazzi: 4 €
GENNAIO - FEBBRAIO 2011
Il Venerdì
gli Adolescenti e i Giovani
Oratorio Seminarino
dalle 20.45 alle 22.15
20.30
Oratorio
Boccaleone
Formazione cittadini catechisti
ORATORIO SEMINARINO
Via Tassis 12
Telefono/fax 035 247478
Cellulare e email don Gianluca
338 1363505
[email protected]
Cellulare e email Suor Maria
320 8522700
[email protected]
Cellulare don Mattia Ranza
320 8522700
3280329944
APERTURA e CHIUSURA
Lunedì, martedì,
mercoledì, venerdì
dalle 15.30 alle 18.30
giovedì solo per i compleanni
Sabato e domenica
dalle 15.00 alle 18.45
Prenotazioni e informazioni varie
TELEFONARE il lunedì e il mercoledì
dalle 9.00 alle 12.00
Per ulteriori informazioni
rimandiamo al sito aggiornato
www.seminarino.it
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Gennaio-Febbraio 2011