1 Oleggio, 05/4/2012 GIOVEDĬ SANTO Letture: Esodo 12, 1-8.11-14 Salmo 116 (114-115) 1 Corinzi 11, 23-26 Vangelo: Giovanni 13, 1-15 Nel suo Testamento, Gesù ci ha detto: Fate questo in memoria di me. Per gli Ebrei “fare memoria” non significa ricordare qualche cosa, ma rivivere un evento. In ogni Messa, noi riviviamo l’Ultima Cena di Gesù in quel famoso Giovedì Santo del 6/7 aprile. Questa sera, noi viviamo questa Eucaristia, sedendoci accanto a Gesù, per ascoltare la sua Parola, per mangiare il suo Corpo e bere il suo Sangue. Per chi vuole, poi, faremo compagnia a Gesù nell’Orto del Getsemani, prima che venga arrestato. Lasciamo cadere tutte le nostre resistenze e proviamo a vivere questa Eucaristia, proprio come un evento, una memoria di un fatto grande e meraviglioso. Attiviamo i sensi spirituali, per vivere questa Eucaristia, lasciando cadere ogni peccato e accogliendo la grazia del Signore. 2 OMELIA Lode! Lode! Lode! Amen! Alleluia! Gloria al Signore, sempre! Magnum Mysterium Ringraziamo il Signore per questo giorno meraviglioso. Il Giovedì Santo è un giorno meraviglioso per la Chiesa, in particolare per un prete, perché ha la fortuna di esserlo. Al mattino, si celebra la Messa con il Vescovo; alla sera si celebra la Messa in “Coena Domini”. Questa mattina, siamo stati dal Vescovo per la Celebrazione di tutti i preti della Diocesi. Il Vescovo ci ha consegnato l’Omelia; è bello, così l’abbiamo far le mani, perché tante volte nell’ascolto alcune parole cadono. Ci ha poi consegnato un gioiello: un libretto, dove il Vescovo parla dei tre giorni della Passione. Per un Vescovo, per un prete, per un cristiano il vero gioiello è la Parola di Dio. Il Vescovo invitava i preti ad essere appassionati, perché i fedeli possano dire:- Ĕ bello andare in Chiesa!- Ha invitato, inoltre a togliere le vesti del prete stanco, del prete, che corre, del prete funzionario. 3 Dobbiamo essere contenti del nostro amare il Signore, del nostro essere cristiani. Cari Sacerdoti, dismettiamo i panni del prete che corre trafelato... senza emozionarsi, senza pregare per se stesso. Prendiamo il ritmo del prete, che entra nel Magnum Mysterium, che vive questi giorni, sapendo di entrare in una Terra Santa e non soltanto in questi giorni. Ogni volta che ci accostiamo all’Altare del Signore, ogni volta che ci accostiamo alla sua Parola, noi entriamo in una Terra Santa e siamo invitati a togliere i calzari, ogni mediazione, ogni pelle morta. Due parole chiave Ho letto anche l’Omelia del Papa, che ha consegnato due parole chiave. Il Papa ricorda che siamo amministratori del mistero di Dio.(1 Corinzi 4, 1). C’è un analfabetismo religioso, che si diffonde in questa società intelligente. Dobbiamo diffondere la Parola. Il Papa ha ricordato che il compito principale dei preti è amministrare i misteri di Dio. Ogni mistero, ogni sacramento, ogni predicazione trovano fondamento nella sua Parola. Noi predichiamo Cristo e Cristo crocifisso, la follia per il mondo. L’altra parola chiave: riprendere lo zelo per le anime. Adesso la Chiesa sembra quasi una Società per azioni, ma il primo compito del prete è l’anima. A volte, parlare di anima sembra quasi un’offesa. In certi ambienti non si può parlare di anima. Noi siamo per l’anima. Ricordiamoci che, oltre alle cose buone della società, noi siamo, prima di tutto, un’anima: veniamo da Dio e a Dio ritorniamo. Noi siamo su questa terra, siamo esseri spirituali che stanno facendo un’esperienza terrena, un’esperienza materiale. Questa è l’introduzione per agganciarci a quello che la Chiesa ha ricordato a noi preti e che ricordo a voi, perché, in fondo, sono i laici che devono aiutare i preti ad essere prete e a non perdersi nei vari rigagnoli della società e dello spiritualismo. La Passione da meditare, per essere vincenti. Differenze nella narrazione Mi piace riprendere la Passione del Signore. Domenica, abbiamo letto la Passione, secondo Marco, e, domani, leggeremo la Passione, secondo Giovanni. Vedendo i film sulla Passione, ci intristiamo per le torture inflitte a Gesù e magari sorge in noi il rancore verso gli Ebrei o i Romani. 4 Ricordiamo che Maria ha detto a santa Faustina: Sii coraggiosa; non temere gli ostacoli ingannevoli, ma considera attentamente la Passione di mio Figlio ed in questo modo sarai vincente. N. 449 del Diario) Tutto quello che Gesù ha vissuto in questo giorno è la Passione, è l’Amore che ha per noi. La Passione va letta sempre più in profondità. La Passione di Marco è stata scritta per prima. Contiene differenze con la Passione raccontata dagli altri due Vangeli sinottici e quella di Giovanni. Esaminerò alcune differenze, per capire che i Vangeli non sono un raccontino, ma un messaggio spirituale per noi, per vivere da vincenti. La prima differenza è la mancata reazione di Gesù al bacio di Giuda e al gesto violento compiuto da Pietro, che è andato all’Ultima cena, armato. 5 Dopo la cena, vogliono arrestare Gesù e Pietro taglia l’orecchio a Malco, servo del Sommo Sacerdote. Gesù insegna: Rimetti la spada nel fodero. (Giovanni 18, 11.) In Marco, Gesù sta in silenzio; non dice niente né a Giuda, né a Pietro, né alle guardie. Ĕ un Gesù che sta in silenzio. Nota: Si compiano dunque le Scritture! I messaggi della Passione sono anche per noi. Ci sono dei momenti, nei quali è inutile stare a rimestare nel fango. Bisogna stare in silenzio. Gesù starà in silenzio anche davanti a Pilato. Ormai si compiono le Scritture: così deve accadere. Gesù attraversa questa Passione. Solo in Marco c’è la presenza del giovanetto che scappa nudo, lasciando il lenzuolo. Si tratta di Marco. Questa non è una scena da film. Lasciare il lenzuolo si ritrova nel Vangelo di Giovanni, quando Pietro va a pescare nudo e, quando si accorge che ha davanti Gesù, si veste. Gli Ebrei non si spogliavano mai. Si tratta della Veste Battesimale, che abbiamo ricevuto nel Battesimo: è la veste del Risorto. L’evangelista Marco ci vuol dire che, davanti alle difficoltà, non dobbiamo lasciare la Veste Battesimale, non dobbiamo lasciare offuscare la nostra gioia, la nostra volontà di vivere e seguire Gesù, perché san Paolo ci ricorda che nella vita c’è sempre un giorno malvagio. Efesini 6, 13. Nella nostra vita ci sono sempre giorni, nei quali è bene stare zitti e non fuggire, perché, se fuggiamo, ritroviamo le stesse situazioni in altri contesti. Ai piedi della Croce, Gesù viene tentato: Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla Croce, perché vediamo e crediamo. Paolo VI ha vissuto il papato più difficile, tanto che gli avevano suggerito di dimettersi. Ha risposto: - Non posso, perché da un trono si può scendere, da una Croce no.- Gesù non è sceso dalla Croce. Questo è l’invito anche per noi a non fuggire le varie situazioni; bisogna attraversarle e superarle, come gli esami, che ci permettono di passare alla classe successiva. Gesù è solo. Anche noi sperimentiamo la solitudine. In Marco, Gesù è solo. In Luca, è affiancato dai due ladroni: uno buono e uno cattivo. In Giovanni, ai piedi della Croce, ci sono Giovanni e Maria, che prendono la maternità spirituale. In Marco, non c’è nessuno. Alla fine si legge che alcune donne stavano ad osservare da lontano. Gesù è solo completamente, così come nel Getsemani: è un Gesù umano. Nella redazione di Luca, un Angelo scende a consolare Gesù. Qui, Pietro, Giacomo e Giovanni dormono e Gesù sente paura. 6 Nella V domenica abbiamo letto in Giovanni queste parole di Gesù: Padre, salvami da questa ora? Ma per questo sono giunto a questa ora! Padre, glorifica il tuo Nome! In Marco, troviamo un Gesù più umano, un Gesù che ci viene a fare compagnia nelle nostre paure, nelle nostre solitudini. Ricordiamoci che la persona coraggiosa non è quella che non ha paura; è quella che ha paura, rimane e va oltre. Gesù viene crocifisso, maledetto da Dio e dagli uomini. Il crocifisso era a tre metri da terra: il cielo non lo voleva, la terra non lo voleva; è abbandonato da tutti. Gesù viene crocifisso al luogo del Golgota, che significa cranio. Negli antichi crocifissi c’era un teschio, per ricordare che dobbiamo morire. Non è così. Un’antica Tradizione ebraica dice che sul Golgota è stato seppellito Adamo: lì si trova il cranio di Adamo. Niente nella Scrittura succede per caso. Dove è stato seppellito il primo Adamo, dove tutti i guai sono venuti a noi, lì dona il Sangue il Nuovo Adamo. Noi diamo tanta importanza al peccato originale, ma Paolo ricorda in Romani 5, 19: Come per la disubbidienza di uno, tutti siamo stati considerati peccatori, adesso, per l’ubbidienza di Cristo, tutti veniamo considerati giusti. Ci fermiamo sempre un passo indietro, mentre la Scrittura va letta tutta: è Gesù che ci ha giustificati. Il Nuovo Adamo viene a redimerci e sopprime quello che è stato il primo Adamo. Gesù muore nudo: è il massimo disprezzo. L’iconografia religiosa mette il panno di Maria, ma in realtà i crocifissi venivano denudati. Per gli Ebrei, questa era l’offesa più grande. Gesù è stato disprezzato sino alla fine e in tutti i sensi, anche nella sua cultura. Gesù viene crocifisso e c’è questo suo grido articolato. Marco ricorda le parole stupende di Gesù: Eloì, Eloì, lemà sabactanì? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? I Giudei, che erano presenti, dicevano: Ecco, chiama Elia! Per gli Ebrei, Elia si avvicinava ai morenti. 7 Nella Scrittura è colui che non muore, ma viene portato direttamente in cielo con un carro. Ĕ l’unico, che non muore insieme a Enoch. La Tradizione ha poi aggiunto l’assunzione di Maria. Elia si avvicinava ai morenti, per portarli verso il Regno di Dio. Gesù non chiama Elia, ma si rivolge a Dio. Questa è la bellezza, la grandezza di tutta la Bibbia: ci aiuta a vivere nei momenti di dolore. Gesù è fedele sempre, anche a un Dio infedele, a questo Padre che chiama Abbà. Il Centurione, che ha visto morire Gesù, ha detto: Veramente questo Uomo era Figlio di Dio! Quando Gesù gli aveva guarito il figlio, non aveva detto niente. Ora, afferma che Gesù è veramente il Figlio di Dio, perché aveva visto morire tanti crocifissi, che maledicevano e imprecavano. L’unico, che muore, benedicendo, è Gesù. Questa è l’azione che converte, non tanto i miracoli. Quello che converte veramente è scegliere l’Amore in un contesto di odio. Il Crocifisso continua a pregare e perdonare. Ricordiamo Stefano: quando viene lapidato, grida forte: Non imputare loro questo peccato. Atti 7, 60. Lì è presente Saulo, che aveva approvato la lapidazione di Stefano e, in seguito alle parole pronunciate da Stefano, diventa il più grande evangelizzatore di tutti i tempi. Ogni volta che veniamo maltrattati, giudicati, calunniati, se scegliamo di perdonare, convertiamo noi stessi, siamo come Gesù. Benedetto il Signore ogni volta che non ci lasciamo prendere dai rancori. Come Gesù, noi entriamo nella Vita Eterna, non siamo più in croce, ma viviamo una vita nuova. Questo potrà convertire anche gli altri. Gesù è abbandonato da tutti, anche da Dio. – Dove è Dio?- sentiamo spesso dire. Gesù non usa questa espressione, ma continua a pregare, in un momento di massimo dolore, di grande fallimento. Sta recitando il Salmo 22. 8 Nella mia esperienza di prete, ho visto tante persone sofferenti. In questi casi mi pongo sempre un interrogativo. Invoco il Signore in tutti i sensi, però mi accorgo che, se il malato ha un cammino spirituale alle spalle, ha questa grazia di continuare a pregare: questo è quello che ha fatto Gesù. Anni fa ho letto la lettera di un Ebreo Polacco morto nel Ghetto di Varsavia. Tra le altre cose, diceva: Dio di Israele hai fatto di tutto, perché io ti rinnegassi. Mi hai abbandonato completamente, ma io muoio, come ho vissuto: in una fede incrollabile in te. Questo ci aiuta nei momenti difficili a non perdere la fede e andare oltre. Continuiamo con la Lavanda dei piedi, che ci dà questo messaggio: lasciamoci servire dal Signore. Per entrare nelle dinamiche d’Amore, non dobbiamo solo servire, ma anche lasciarci aiutare. Questo non significa esercitare un potere, ma condividere la grazie del servizio. Accompagniamo Gesù all’Altare della Reposizione, dove potremo fargli compagnia. Padre Giuseppe Galliano m.s.c. 9 L’EROISMO E IL MARTIRIO DI UN EBREO POLACCO NEL GHETTO DI VARSAVIA (1943) Può arricchirci il “ testamento” ritrovato tra le macerie del distrutto ghetto di Varsavia. Se molti, di fronte alle carneficine dei lager si sono chiesti “Dov’era Dio”, altri, tra le lacrime, si sono chiesti “ Dov’era l’uomo”? Questo ebreo, pur nella tragedia, non ha rinnegato il Dio in cui credeva. * Qualche cosa di molto sorprendente accade oggi nel mondo: è questo il tempo in cui l’Onnipotente distoglie il suo volto da coloro che lo supplicano. Dio ha nascosto al mondo la sua faccia. Per questo gli uomini sono abbandonati alle loro più selvagge passioni. In un tempo in cui queste passioni dominano il mondo, è naturale che le prime vittime siano proprio coloro che hanno conservato vivo il senso del Divino e del Puro. Questo non può essere consolante; ma il destino del nostro popolo è stabilito non da leggi terrene, ma da leggi ultraterrene. Colui che impegna la sua fede in questi avvenimenti deve vedere in essi una parte della grandiosa realizzazione dei piani divini, al cui confronto le tragedie umane non hanno significato. Questo non vuole dire tuttavia che un ebreo devoto debba accettare semplicemente il giudizio, qualunque esso sia, dicendo: “ Dio ha ragione, il suo giudizio è giusto!” Dire che noi meritiamo i colpi che riceviamo significa disprezzare noi stessi e non tenere in gran conto il nome di Dio. Stando così le cose, io naturalmente non aspetto un miracolo e non chiedo al mio Dio di aver pietà di me. Egli mi tratti pure con la stessa indifferenza che ha mostrato a milioni di altri membri del suo popolo: io non sono una eccezione alla regola e non pretendo che egli mi conceda un’attenzione particolare; io non cercherò di salvarmi, non tenterò di fuggire di qui. Preparerò il mio lavoro, bagnando i miei abiti di benzina (mi restano tre bottiglie delle dozzine che ho versato sulla terra dei criminali). Esse mi sono care come il vino lo è a chi si ubriaca. Appena avrò versato la mia bottiglia sui miei abiti, metterò questa lettera nella bottiglia vuota e la nasconderò tra le pietre di questa finestra murata a metà. Se qualcuno, più tardi, la troverà, potrà forse capire i sentimenti di un ebreo, di uno di questi milioni di ebrei, che sono morti; un ebreo abbandonato dal Dio a cui credeva intensamente. Io credo al Dio di Israele, anche se egli ha fatto di tutto per spezzare la mia fede in lui. I miei rapporti con lui non sono più quelli di un servo di fronte al padrone, ma quelli di un discepolo di fronte al maestro. Io credo alle sue leggi, anche se contesto la giustificazione dei suoi atti. Io mi piego davanti alla sua grandezza, ma non bacerò il bastone che mi infligge il castigo. Io l’amo, ma ancor di più amo la sua legge. E, anche se mi fossi ingannato nei suoi confronti, continuerei ad adorare la sua legge. 10 Dio significa religione, ma la sua legge significa saggezza di vita. Tu dici che noi abbiamo peccato. Certamente, noi abbiamo peccato. E ammetto anche che noi veniamo puniti per questo. Tuttavia vorrei che tu mi dicessi se c’è un peccato sulla terra che meriti un tale castigo. Ti dico tutto questo, mio Dio, perché credo in te, perché credo in te più che mai, perché so ora che tu sei il mio Dio e non il Dio di coloro i cui atti sono l’orribile frutto della loro empietà militante. Io non posso lodarti per gli atti che tu tolleri, ma ti benedico e ti lodo per la tua maestà che ispira timore. La tua maestà deve essere veramente immensa, perché tutto ciò che accade in questo tempo non ti impressioni. La morte ora non può più aspettare. Devo smettere di scrivere. Il tiro dei fucili ai piani superiori si fa più debole di minuto in minuto. Cadono in questo momento gli ultimi difensori del nostro rifugio e, con essi, cade la grande, bella Varsavia ebrea, che temeva Dio. Il sole tramonta e io ti ringrazio Dio, perché non lo vedrò più sorgere. Dei raggi rossi piovono dalla finestra, il pezzetto di cielo, che io posso vedere è fiammeggiante e fluido, come flusso di sangue. Fra un’ora al massimo sarò riunito a mia moglie, ai miei figli e a milioni di figli del mio popolo in un mondo migliore, in cui i dubbi non domineranno più e in cui Dio sarà l’unico sovrano. Muoio sereno, ma non soddisfatto; da uomo abbattuto, ma non disperato; credente, ma non supplicante, amando Dio, ma senza dire ciecamente “Amen!”. Ho seguito Dio, anche quando mi ha respinto. Ho adempiuto al suo comando, anche quando per premiare la mia osservanza, egli mi colpiva. Io l’ho amato. Lo amavo e lo amo ancora, anche se mi ha abbassato fino a terra, mi ha torturato fino alla morte, mi ha ridotto alla vergogna e alla derisione. Tu puoi torturarmi fino alla morte, io crederò sempre in te. Ti amerò sempre, anche se non vuoi. E queste sono le mie ultime parole, mio Dio, di collera: tu non riuscirai a far sì che io ti rinneghi. Tu hai tentato di tutto per farmi cadere nel dubbio, ma io muoio, come ho vissuto, in una fede incrollabile in te. Lodato sia da tutta l’eternità il Dio dei morti, il Dio della verità e della fede, che presto mostrerà nuovamente il suo volto al mondo e ne farà tremare le fondamenta con la sua voce onnipotente. Ascolta Israele: l’Eterno è il nostro Dio, l’Eterno è l’Unico e il Solo. Amen! 11 Oleggio, 05/4/2012 Giovedì Santo ADORAZIONE guidata da Padre Giuseppe Galliano m.s.c. Ringraziamo il Signore, per essere qui. Gesù stesso ha chiesto in varie rivelazioni, fra le quali quelle del Sacro Cuore, di fargli compagnia il Giovedì Santo e ogni Giovedì, nell’Orto degli Ulivi. Questo significa fare intercessione per tutte le persone, che sono nella sofferenza. Ricordiamoci che noi abbiamo proprio questo ministero, il ministero dell’intercessione. Dobbiamo stare vicini ai malati, aiutarli, servirli. I malati si aiutano attraverso quelle vie misteriose che sono la Preghiera. Gesù, nel Vangelo di Luca, durante la preghiera nel Getsemani, riceve un Angelo, che lo consola. Noi siamo quegli angeli, che confortano le persone, che sono nella sofferenza di ogni tipo. 12 Questa notte è la notte dell’essenziale. Gesù, tutta la notte sarà in giro per i vari tribunali civili e religiosi fino alle nove del mattino, quando verrà inchiodato. Ĕ la notte dell’essenziale, perché tutti noi abbiamo tante aspettative, tanti progetti, ma, davanti alla morte, rimane solo quello che è vero e quello che è l’Amore. Questa è la notte dell’essenziale, la notte in cui dobbiamo pensare a quello che abbiamo realizzato e a quello che ci manca ancora da fare. Teniamo compagnia a Gesù, come persone libere. Quello che mi piace della Passione del Vangelo di Giovanni è questo discepolo anonimo, che entra ed esce nel cortile del sommo sacerdote. Pietro si ferma, perché ha paura e rinnega Gesù davanti alla portinaia e a coloro che lo riconoscono dall’accento, come discepolo di Gesù. Giuda contratta, fa la confessione e si avvia verso l’impiccagione. Il discepolo perfetto è quello che è incurante del pericolo di venire riconosciuto e arrestato. Questo dovrebbe essere ogni discepolo, al di là degli intrighi, dei compromessi, delle alleanze: seguire Gesù, seguire le persone, che amiamo, fin dove possiamo. 13 Il discepolo prediletto ama Gesù e non lo abbandona un istante. Invochiamo lo Spirito, perché questa Adorazione sia vissuta nello Spirito. Noi siamo i figli della Pentecoste. Con la Pentecoste non c’è più il dolore sordo, il dolore cieco, la solitudine assoluta di Gesù nell’Orto degli Ulivi, ma con lo Spirito c’è una Comunità che ama e prega. Nello Spirito noi possiamo raggiungere ogni luogo. Gesù ha detto a Margherita Maria di chiedergli quello che voleva. Nel momento di comunione al dolore c’è anche l’intercessione. Teniamo, come sottofondo, le nostre richieste da presentare al Signore. Ti ringraziamo, Signore Gesù, ti lodiamo e ti benediciamo per il dono della tua Presenza in mezzo a noi, per il dono di essere qui invitati da te nell’Orto degli Ulivi. Noi siamo Pietro, Giacomo e Giovanni. Vorremmo non addormentarci, vorremmo vivere questo tempo nello Spirito, ascoltando la tua Parola, sapendo che è bello essere con te, è bello vivere questa comunione con te. Ti benediciamo, ti lodiamo e ti ringraziamo. Dopo che gli apostoli avevano litigato, per decidere chi fosse il più grande, il più importante fra loro, Signore, tu sei uscito dall’Ultima Cena, cantando Questo era proibito la sera prima dell’uccisione degli agnelli. Ti benediciamo, Signore! Vieni, Spirito Santo! Donaci il tuo Spirito, Signore! La prima effusione d’Amore sul mondo è in quel grido sulla Croce. Vieni, Spirito di Gesù! Donaci la forza di vivere, come Gesù, in ogni circostanza della nostra vita. Vieni, Spirito Santo, nel Nome di Gesù! Isaia 45, 14-16: Così dice il Signore: - Le merci d’Egitto e le merci dell’Etiopia e i Sabel dall’alta statura passeranno a te, saranno tuoi ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te, ti diranno supplicanti: Solo in te è Dio, non ce n’è altri, non esistono altri dei. Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore. Saranno confusi e svergognati quanti si infuriano contro di lui; se ne andranno con ignominia i fabbricanti di idoli. Grazie, Signore Gesù! 14 Luca 13, 34-35: Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Grazie, Signore Gesù! Ti benediciamo, Signore, per questo Canto in lingue, dove c’era l’immagine di una torta gigante, dalla quale ognuno prendeva una fetta di dimensioni diverse, quanto bastava a ciascuno. Ti benediciamo, Signore, perché ci hai parlato di liberazione. Davanti a te è bello che la liberazione parta dal lasciare il nostro egoismo. Ti benediciamo, Signore, perché ci inviti a questa condivisione, in funzione della tua ripartizione, che è commisurata al bisogno di ciascuno. Ti benediciamo, Signore, perché in questo invito a vegliare con te, vogliamo essere come quel ragazzo, al quale è stato tolto il lenzuolo, rimanendo con tutta la nostra fragilità. Vogliamo presentarci come siamo, perché tu possa liberarci e renderci liberi di donare, arricchendoci del dono reciproco l’uno verso l’altro. Sentivo che il Signore vuole porre la nostra attenzione sul nostro modo di dire “Grazie” e di ringraziare. Sentivo che dice a ciascuno di noi: - Voglio cambiare il tuo modo di ringraziare; il tuo “Grazie” non sia la conseguenza di ciò che hai avuto, ma sia la causa di ciò che avverrà e di ciò che avrai. Comincia a ringraziare ancora prima di avere visto le cose accadere. Questo tuo ringraziamento provocherà le grazie che richiedi.Grazie, Gesù! 15 2 Corinzi 1, 9-10: Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte, per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però egli ci libererà, per la speranza, che abbiamo riposto in lui. Grazie, Padre! Quanto davvero, Gesù, avresti voluto metterci sotto le tue ali! Ci dici qualche cosa di molto importante. Io ho percepito questo: ci chiami a benedire. Infatti, dici: Non mi vedrete più fino a quando non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Signore, ti ringraziamo, perché ci inviti a benedire il fratello, a dire bene del fratello. Nel momento in cui noi diremo bene del fratello, ti rivedremo. Signore, per questo, ti benediciamo, ti ringraziamo e ti lodiamo! Lode al Signore, sempre! Amen! Mentre ringraziavo il Signore per questi fratelli e sorelle presenti, perché insieme si prega meglio, Giovanni ha dato quell’interpretazione su: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Il Signore viene, quando noi benediciamo i fratelli e le sorelle, che vengono nel suo Nome. Qui siamo tutti venuti nel Nome di Gesù e ci aiutiamo gli uni gli altri. Ti lodiamo, Signore Gesù, ti ringraziamo e ti lodiamo per averci portato a benedire il fratello o la sorella, perché nella loro benedizione, arrivi tu. Ti ringraziamo, Signore Gesù, per questo squarcio di luce sul mistero dell’Amore nei confronti dei fratelli e delle sorelle, che condividono il cammino con noi. Ti ringraziamo, Signore Gesù, anche per l’immagine della chioccia. Certo, gli Ebrei, che ascoltavano Gesù, rimanevano stupiti, perché per loro la gallina è un animale poco intelligente. Gli Ebrei paragonavano Dio all’aquila. Tutto l’Antico Testamento parla di Dio, come un’aquila, mentre Gesù parla di gallina e pulcini. Le immagini di Gesù sono familiari. Gesù non arriva sul cavallo, ma a dorso di un’asina. Ti benediciamo, Gesù, per queste immagini familiari, non violente, immagini di pace. Gesù tu hai pianto su Gerusalemme. Alla resurrezione di Lazzaro si dice che hai lacrimato, hai spurgato il dolore. Davanti a Gerusalemme hai avuto uno scoppio di pianto. 16 Gerusalemme non ti ha accolto e, per questo, sarà incendiata, violentata, distrutta, accerchiata dai nemici. Quando le donne piangono sulla via del Calvario, Gesù dice loro di non piangere per Lui, ma per se stesse, perché non hanno accolto. Signore, quando non ci accolgono, rimaniamo male; da qui si evince che dovremmo piangere per coloro che non ci accolgono. Per gli Ebrei, il peccato della non accoglienza è il più grave in assoluto. Come Sodoma e Gomorra non hanno accolto gli Angeli e sono state distrutte, così Gerusalemme, non accogliendo te, sarà distrutta. Vogliamo dedicare questo Canto a tutte le persone che non ci accolgono, che non ci hanno accolto. Tu, Gesù, ci hai invitato a scrollare anche la polvere dalle scarpe, quando non siamo accolti, perché nel nostro cuore non rimanga la ruggine. Signore, vogliamo pregare per tutte le persone, che non ci hanno accolto, perché, non accogliendoci, hanno messo in crisi la loro vita. Con questo Canto, vogliamo intercedere, Signore, per tutte quelle realtà e persone, che non ci hanno accolto. Grazie, Signore Gesù! Mi viene in mente quel passo, che dice: Quando sarò sollevato da terra, attirerò tutti a me. Signore, in questo momento, noi siamo davanti a te. Tu ci hai attirato e noi siamo qui. Ti benediciamo, Signore! Riconosciamo che tu sei stato mandato dal Padre, per Amore. 17 Ti riconosciamo, Signore, come fonte di acqua viva, che ci fa rinascere dall’Alto, che ci inserisce nel tuo Regno, nella nuova Creazione, basata sulla tua Parola, sul tuo Amore, sulla tua salvezza. Grazie, Gesù, per quanto hai compiuto per noi per Amore. Grazie, per aver detto “Amen!” al progetto che tu avevi scelto per noi, per essere la nostra Via, Verità e Vita. Noi riconosciamo che sei l’Inviato del Signore e ti benediciamo per quanto hai compiuto per noi. Sapienza 1, 12-15: Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli, infatti, ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale. Grazie, Signore Gesù! Questo tuo Amore, che ci hai regalato, Signore Gesù, possa raggiungerci profondamente e guarire le nostre ferite più nascoste. Guariscici, Signore, per tutte quelle volte che siamo stati noi a non accogliere, a non fare spazio, perché non ti abbiamo riconosciuto. Nella Parola di Isaia, che ci hai dato, c’è scritto che sei un Dio nascosto. In effetti, a volte, Signore, non è facile riconoscerti. Gesù, ti chiedo di guarirci profondamente; il tuo Amore ci raggiunga proprio lì, dove siamo noi a non accogliere chi è diverso, chi non la pensa come noi, chi è fuori dalle righe. Quando ci accorgiamo di quello che non abbiamo fatto, stiamo male. Il tuo Amore, Signore, possa renderci liberi da giudizi e pregiudizi, da idee fisse e possa provocare questa apertura a ciò che è nuovo, insolito, per vivere orizzonti sempre più vasti. Ti benediciamo, Signore. Grazie! Nel momento di buio, quello che ci confonde è che ci addormentiamo, ci lasciamo anestetizzare da ogni situazione negativa, che impasta la nostra mente, il nostro cuore e restiamo, come addormentati; non riconosciamo più la tua voce, Gesù. Tu ci inviti a vegliare e pregare. Signore, quando siamo vicini a te, tu sei la luce, quella luce, che ci permette di vedere la verità di ciò che stiamo vivendo e ci permette anche di ascoltare la tua voce. Se pensiamo al fiume del tuo Spirito, la tua voce non è poi così silenziosa, è una voce che ha fragore. La tua voce è forte, ma quello che disturba i nostri pensieri grida più forte, ci addormenta e non ci consente di essere svegli, per ascoltarti. Questa sera, la tua voce ci invita ad un’accoglienza più grande, un’accoglienza che ci porta oltre. Vogliamo vivere questa Pasqua, Signore, con questa consapevolezza. 18 Siamo chiamati all’accoglienza di noi stessi, per vederci come tua gloria, e all’accoglienza di ogni fratello, che tu vorrai portare sulla nostra strada. Con questa certezza nel cuore possiamo uscire e rendere visibile il tuo Regno, Signore, un Regno che accoglie. Atti 20, 9-10: Un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo, mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto. Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: - Non vi turbate; è ancora in vita!Grazie, Signore Gesù! Che bello essere qui, Signore! Sentivo forte di doverti dire: - Ti amo, Gesù!- Ĕ forte dirti questo. So che dove io non arrivo, arrivi tu a ricolmare con il tuo Amore questa Parola. Signore, ti amo e desidero starti accanto veramente. Ti amo in questo momento, in questo tempo, in questo essere qui. Riempimi di te e del tuo Amore, perché non ho altri che te. Grazie, Signore, perché tu sei l’Amore! Il Signore ci invita a vivere questo momento con profonda concentrazione spirituale. Ha suggerito il passo di Apocalisse 14, nel quale si parla dei 144.000, che seguono l’Agnello ovunque va e si parla di Angeli. Mi sembra che il Signore ci voglia ricordare che a questa Adorazione è presente anche la Comunione dei Santi, sono presenti gli Angeli. Il Signore ci invita a vivere questo momento, come momento mistico di comunione con ciò che è invisibile, a non sottrarci, ma a concentrarci su tutto quello che può essere rivelato al nostro cuore più che alla nostra mente. Grazie, Signore! 19 Ĕ il momento di concentrazione. Come ogni anno, all’Adorazione del Giovedì Santo, verremo benedetti con l’Olio, che il Vescovo e tutti i preti hanno benedetto, questa mattina. INF: Olio infermi; CHR: Olio crismale; CAT: Olio catecumeni Viviamo questo momento con grande concentrazione interiore e chiediamo al Signore con quale Olio ci ha benedetto. Ci aiutiamo, aprendo la Scrittura; è bene che ci abituiamo anche a sentire le Parole dentro di noi. Ĕ un momento comunitario e, nello stesso tempo, personale, perché ciascuno riceverà l’Olio di cui ha bisogno. Ti ringraziamo, Signore Gesù, ti lodiamo e ti benediciamo per questo Olio benedetto. Ti ringraziamo per questa riconsacrazione del Battesimo, che vuoi fare. Vogliamo indossare di nuovo la Veste Battesimale, l’Abito della festa, della gioia, l’Abito dei tuoi amici, gli amici dello Sposo. Vogliamo ricevere anche l’Olio della nostra guarigione; vogliamo riappropriarci della guarigione fisica, psichica e spirituale per noi e per gli altri. Vogliamo questo Olio crismale, questo Olio dello Spirito Santo. Vogliamo essere unti e sentirci l’unto del Signore. Vogliamo sentirci, Gesù, mandati da te. Se ci sentiamo così, tante cose cambieranno, perché l’unica vera conferma viene da te: mandati da te in questo mondo a portare la tua Parola, come amministratori dei misteri di Dio, amministratori della tua Parola, per portare guarigione, liberazione, Te. Il Vescovo ci ha congedati con questa raccomandazione: Portate ovunque il profumo di Cristo. Signore, con questa unzione, facci sentire unti da te, guariti, consacrati con la Veste della festa. 20 Isaia 44, 3-4: Io farò scorrere acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido. Spanderò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri; cresceranno come erba in mezzo all’acqua, come salici lungo acque correnti. Grazie, Signore Gesù! 2 Pietro 1, 16: Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Grazie, Gesù, per questa Parola! Salmo 100, 3: Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. Grazie, Signore Gesù! Ti ringraziamo, Signore Gesù, ti lodiamo e ti benediciamo per tutte le attenzioni che hai nei nostri confronti, che ci spronano in questo cammino di santità, di gioia, di entusiasmo, di passione, di emozione. Qui ci sono i pani benedetti, che sono stati spezzati. Sono stati posti sull’Altare dell’Adorazione e hanno assorbito l’energia del nostro canto, della nostra preghiera, del nostro Amore. Mi è venuto in mente Elia, che fugge dalla regina Gezabele. Come tutti coloro che si trovano in un momento difficile, Elia è un po’ depresso e si rivolge al Signore deluso di se stesso, poi si addormenta. Il Signore gli manda un Angelo con una focaccia, il quale lo esorta così: -Alzati e mangia, perché troppo lungo per te il cammino.Con la forza datagli da quel cibo camminò per 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio, l’Oreb. (1 Re 19, 5-8) 21 Ti ringraziamo, Signore, perché dici queste stesse Parole a ciascuno di noi. Ciascuno di noi vive momenti particolari, ma tu mandi il tuo Angelo che porta a ciascuno di noi una focaccia, un pezzo di pane, affinché possiamo prendere forza per continuare questo cammino stupendo che è la nostra vita. Abbiamo ancora tanto da realizzare con te. Grazie, Signore, per questo Pane e per l’Unzione, che hai dato a ciascuno. Grazie per quello che ci hai rivelato, attraverso l’Unzione. Tu sei un Dio, che parla, si relaziona e ama. 1 Cronache 16, 35-36: Dite a lui: - Salvaci, Dio, nostro Salvatore! Liberaci e salvaci dalle nazioni straniere e renderemo grazie al tuo santo nome, felici di cantare le tue lodi. Benedetto il Signore, Dio d’Israele, di generazione in generazione.- Allora tutto il popolo acclamò: - Amen!- e