EDIZIONE SPECIALE Giugno 2015 Un tempo per dire grazie La comunità saluta don Marco Senza troppi complimenti, con affetto I complimenti lo imbarazzano. Don Marco non è il tipo da mettersi al centro della scena per chiedere l’applauso del pubblico. Preferisce lavorare (e lavorare duro) dietro le quinte, lontano dalle luci del palcoscenico. Magari le luci le ha pure montate lui, dopo averle accuratamente scelte tra vari modelli, selezionati con cura grazie a una rapida ed efficace navigazione su internet. Se volete una buona immagine di lui (una delle tante, certo non l’unica) provate ad osservarlo durante una celebrazione solenne, tipo una Cresima, o un Messa con un Cardinale. Gli addetti ai lavori sanno benissimo che ha preparato tutto nei minimi dettagli, dalle tovaglie dell’altare ai candelabri, dai microfoni al messale appositamente creato per la ricorrenza, dal libretto per l’assemblea stampato di notte ai chierichetti impostati secondo le migliori tradizioni ambrosiane. Lui è lì sull’altare, a fare da cerimoniere, ma non lo si nota nemmeno. Non ruba la scena, sta al suo posto, si muove al momento giusto, sparisce per lasciare al centro ciò che conta davvero. “Chapeau!”, direbbero i francesi, che vuol dire qualcosa tra il complimento e l’ammirazione, la meraviglia e l’applauso. Ma - dicevo - i complimenti li sopporta poco, e non sarò certo io a fargliene troppi, pur avendone degli ottimi motivi. E neppure mi metterò da qui in poi a snocciolare le sue variegate competenze in buona parte dei campi dello scibile tecnico e scientifico, organizzativo e cinematografico, edilizio ed informatico, educativo e catechetico, canonistico e liturgico, ragionieristico e gestionale. Tutte cose tra l’altro nelle quali per anni ha dovuto sopperire all’ignoranza scarsamente efficiente del parroco. C’è il rischio che a lodare don Marco per quello che sa fare, ci si dimentichi un poco di prendere in considerazione la ricchezza della sua persona, la profondità del tratto nascosta a volte dalla premura e dalla sbrigatività tipica dell’uomo che lavora troppo, la capacità di affezionarsi e di voler bene occultata dalla rude e concreta operosità canturina. Per questo - e riprendo pazientemente il filo che sto perdendo di continuo - non mi attardo in applausi o encomi, e passo subito agli auguri, adesso che don Marco parte, e ci tocca salutarlo con tanto affetto e non poca commozione. Gli auguro anzitutto di portare nel cuore la memoria grata del bene regalato e ricevuto. Nei nostri quartieri ha vissuto una parte importante e consistente della sua vita, in mezzo a problemi non semplici, tra fatiche e pesi duri da portare. Ha raccolto - ne sono certo - anche tanta stima, tanto bene sincero. Vorrei che questi nove anni fossero per lui un tempo da ricordare nella gratitudine; vorrei che anche i momenti più complessi da rileggere e da ricostruire fossero tutti raccolti nella logica di una grazia e di una bellezza che non è mai venuta a mancare. Gli auguro di non avere paura del futuro. Ogni cambiamento nella vita di un prete, e più radicalmente di una persona umana, porta sempre con sé una buona dose di inquietudine, a volte perfino un filo di apprensione e di angoscia. Anche per don Marco si delineano passaggi e cambiamenti non semplici da gestire: una tappa “in salita”, una stagione nuova da cominciare, un equilibrio di tempi, modi e spazi completamente diversi. Vorrei che tutto questo lo potesse affrontare senza troppi timori, confidando nella grazia di Dio, nel bene delle persone care, nella ricchezza dei doni di fede che si porta dentro, molti dei quali sono ancora da comprendere e da scoprire, da riconoscere e da coltivare. Senza temere la fragilità, la stanchezza, i momenti di difficoltà e di fatica, che spesso nella vita di un prete segnano passaggi di maturità e di crescita inaspettati e decisivi. Gli auguro infine di trovare buoni compagni di strada. In questi anni ha incontrato molte persone, diversissime tra loro. A tutte ha dato molto, da tutte ha ricevuto qualcosa. La provvidenza del Padre gli metterà sulla strada nuovi amici e nuovi affetti: li saprà riconoscere e apprezzare nella gratitudine e nella fede. Finisco qui, senza troppi complimenti, ma con tanto affetto, con una gratitudine sincera che da tempo custodisco nel cuore. Molte cose ce le siamo già dette di persona in questi mesi. A Dio piacendo troveremo il tempo di raccontarcene altre, di dirci grazie, di trovare un tempo buono per non dimenticarci. don Davide 1 Molteni don Marco Le sorprese di Dio Tante volte quando mi soffermo a pensare, mi rendo conto di quanto le sorprese di Dio siano stupende! Magari un giorno le capiremo, ma sicuramente oggi ne vediamo i risultati! Le sorprese di Dio sono infinite! A volte mi domando se siamo capaci di stupirci delle sorprese di Dio. Forse in alcuni momenti sì e in alcuni momenti no! Infatti, non saprei interpretare bene anche questo momento della sorpresa di Dio. La sorpresa di Dio ci ha fatto incontrare in quel lontano 2006, caro don Marco, quando sei arrivato per prima volta nella nostra parrocchia. Eri un uomo timido, riservato, silenzioso e osservavi bene tutto ciò che accadeva attorno a te. Piano piano ci siamo conosciuti e la nostra conoscenza è diventata un’amicizia bella. Grazie per la tua amicizia, perché hai scelto di condividere con me un pezzo del tuo cammino, nonostante tutto! La sorpresa di Dio mi ha fatto iniziare un nuovo cammino con te. Dopo un lungo discernimento ho deciso di entrare in seminario sotto la tua guida. Dal 2009 mi hai accolto a casa tua, non facendomi mancare nulla. Grazie per la tua cura, l’attenzione e l’affetto! La sorpresa di Dio vuole che ora tu cominci a sorprendere da un’altra parte. Sono sicuro che come sempre hai fatto, nel silenzio, accompagnerai tante persone, e continuerai a farlo mentre tu stesso ti sorprendi delle sorprese di Dio. Potrei andare avanti ancora scrivendoti altre pagine, piene di stima, ma diventerei lungo … Ci sono molti pensieri che vorrei portare nel silenzio soltanto davanti al Signore. Ah, mi sono dimenticato un’ultima cosa; la sorpresa di Dio ti ha pensato, ti ha amato e ti ama, da sempre e per sempre perché come dice Isaia: «Io non ti dimenticherò mai, porto il tuo nome sul palmo della mia mano». Stupendo: siamo sempre davanti agli occhi di Dio! La sorpresa di Dio vuole anche che mi mancherai, anzi ci mancherai molto! Sarai sempre presente nei nostri pensieri e soprattutto nelle nostre preghiere e nei nostri cuori. Allora… Auguri caro don Marco. Buon Cammino! Asiri Wijetunga La bellezza del lavoro comune Caro Don Marco, cosa dirti! Prima di tutto un grande grazie per averti conosciuto e per aver condiviso con te questi ultimi due anni nella pastorale con i ragazzi in oratorio. Grazie per il dono del tuo sacerdozio, ho sempre accompagnato con la preghiera la tua missione di Pastore ed educatore e continuerò a farlo. Ti ho visto sempre presente in oratorio lavorando e preparando tutto ciò che serviva per i vari incontri della catechesi dei bambini, ragazzi e giovani con precisione e cercando di cogliere ciò che poteva essere il meglio per la crescita di ognuno e quando qualche adolescente, giovane o genitore aveva un problema sapeva che poteva essere ascoltato e consigliato da te. Grazie per i momenti di preghiera e per le riflessioni che hai donato ai ragazzi che toccavano il cuore e la vita. Grazie per i tuoi silenzi, la tua riservatezza che ci insegnano a non essere impulsivi, ma a riflettere prima di parlare e a conservare nel cuore la Parola di Dio per viverla nel nostro quotidiano. Grazie per il bene che hai dimostrato, per i momenti di gioia vissuti insieme e per l’accoglienza dimostratami . Ti auguro che nella comunità pastorale dove andrai tu possa trovare tanti collaboratori che insieme a te possano portare e testimoniare l’amore e la gioia che Gesù dona a chi si affida a Lui e continuare ad educare e a far crescere nella fede molti bambini, ragazzi e giovani con le loro famiglie. Ti seguo con la preghiera e fraternamente ti abbraccio. G R A Z I E A N C O R A!!!!! sr Maria Rosa 2 Carissimo don Marco, dal sud voglio mandarti il mio saluto e il mio grazie per gli anni trascorsi insieme. Sono stati anni nei quali non abbiamo solo fatto tante cose insieme ma abbiamo soprattutto condiviso la stessa passione, quella per il Vangelo e per i più piccoli che Gesù ci affidava. Uniti nella fede voglio regalarti questa preghiera, a me piace molto e spesso la prego, falla tua. Mi consegno, Signore, nelle tue mani: gira e rigira questa argilla come il vaso che si fa nelle mani del vasaio! Dagli una forma, come vuoi; poi spezzala, se ti pare: è roba tua; ... non ho niente da dire! A me basta che serva a tutti i tuoi disegni e che in nulla resista al progetto che tu hai su di me. Chiedi pure, ed esigi, Signore: che vuoi che io faccia? che vuoi che io non faccia? Successo o insuccesso, perseguitato o consolato, a letto o impegnato per le tue opere, utile o inutile in tutto, non mi resta che dire, sull’esempio di Maria: “Si faccia di me come tu vuoi!”. (S. Agostino) Buon cammino! Sr Doris un grazie lungo 9 anni Nove anni insieme “….Laura, Laura sta salendo al bar, insieme con don Gianfranco il prete nuovo!” . Questa è la prima presentazione che mi è stata fatta di don Marco da un bambino dell’oratorio. Subito dopo lo vidi entrare di fianco al parroco dalla porta del bar e mi ricordo che pensai: “ Ma chi è? Suo nipote?!?” Si somigliavano!!!! E mi sono detta: ”Speriamo che canti un po’ meglio….” Già la prima volta che l’ho incontrato mi ha fatto sorridere... poi lo ha fatto molte altre volte, peraltro, cammin facendo, mi ha fatto anche discutere, arrabbiare, pensare, parlare, ridere di gusto e… crescere. Ho cominciato a collaborare con lui prima come catechista poi anche come educatrice ma, soprattutto, abbiamo collaborato, indipendentemente dai rispettivi ruoli, per amore dei ragazzi e questa è stata la prima cosa che ho imparato da lui: amare chi ci è stato affidato e lavorare con questo scopo, non per la nostra gratificazione personale. Dal momento che entrambi non abbiamo un carattere propriamente “docile” e avendo anche due teste “dure” (tu don sicuramente più di me! N.d.r.), ci sono state volte che la discussione si è fatta “animata”: però queste discussioni mi hanno insegnato come il confronto con qualcun altro faccia aprire la mente a orizzonti nuovi che, da sola, evidentemente non ero capace di vedere. Mi hanno insegnato anche a fare un po’ più silenzio (vabbè…. non sempre...) e ad ascoltare di più (so che in questo momento stai pensando: “non si direbbe”…) Ho imparato da lui la bellezza di “iniziare” sempre con la preghiera: una riunione, una giornata in vacanza, una gita, un pranzo….a mettere sempre il Signore “prima” di qualsiasi cosa….senza grandi parole, nella semplicità di affidarsi a chi ci ama davvero. E così giorno dopo giorno, anno dopo anno, quel “pretino” dalle guance rosee e un po’ disorientato che entrava al bar nove anni fa è diventato il mio “don”, il nostro “don” al quale ognuno di noi, piccolo o grande, può fare riferimento il qualsiasi momento; lui è cresciuto, un po’ grazie anche a quella ciurma pazza di S.M.B. e anche noi, parrocchiani, collaboratori, giovani, ragazzi, amici siamo cresciuti grazie a lui! Io lo ringrazio perché mi ha fatto diventare non solo un’educatrice ma una persona migliore, ringrazio il Signore che abbia condiviso con me, con noi, un pezzo di strada e sono sicura che riusciremo, malgrado la lontananza, a condividerne ancora. Grazie “pretino”!!!! P.S. Vabbè, adesso te lo posso dire... canti meglio di don Gianfranco! Ma non montarti la testa! Laura Mazzoleni 3 Molteni don Marco InIncammino con luilui cammino con Cara comunità, to ad adattarci. In particolare in montagna, ogni sasso può diventare un altare e nemmeno la pioggia può fermare don Marco e noi con lui. La leggenda vuole che, mentre don Marco dice messa in cima a una montagna sotto la pioggia, al momento della consacrazione il cielo si apra sopra di noi e dia un po’ di tregua dalla pioggia incessante. Inoltre, in queste condizioni estreme, non si possono avere paramenti preziosi e il don non ha perso occasione per sfoggiare “outfit speciali”: infradito, scarponi infangati, pile, bermuda… In fondo, però, è il Signore che conta. voi tutti conoscete don Marco come uno dei sacerdoti che celebrano la messa nelle nostre chiese. È arrivato il momento di raccontarvi del caro pretino canturino che negli ultimi 9 anni noi ragazzi abbiamo imparato a conoscere. Quando è arrivato qui nel lontano 2006, prete novello alla sua prima esperienza in parrocchia, si è trovato davanti questo branco di bambini tra le elementari e le medie. Oggi quei “bambini” sono il suo gruppo educatori... Per raccontare tutte le esperienze e le emozioni condivise non basterebbe un libro, quindi proveremo a fare un riassunto. Con lui… Con lui… Un’altra sua grande passione sono le avventure di Snoopy e Charlie Brown e infatti non c’è mai stato libretto di una vacanza o di un ritiro che non contenesse almeno una vignetta. …fermi non siamo mai stati: montagna, mare, GMG, cammino di Santiago… e in ogni esperienza non è mai mancata la celebrazione di una messa. Ma non sempre si ha una comoda chiesa a disposizione e noi abbiamo impara- …troppo seri non siamo mai stati. Prima e dopo riunioni, attività e momenti di riflessione, non sono mai mancati i momenti “Aspettate che vi faccio vedere una cosa…” in cui ha cercato di trasmetterci la sua passione per film e cartoni animati, in particolare per il suo cartone preferito, “Shaun the sheep”, che racconta le vicende della vivace pecora Shaun e della sua fattoria. Con lui… …ci sentiamo a casa. E casa sua è davvero diventata un po’ nostra, visto che spesso e volentieri gli incontri li abbiamo fatti sul suo divano… Ma casa non è solo l’edificio dove si abita: quando si dice “casa” la prima cosa a cui si pensa è “famiglia” e, come lui stesso ha detto, noi siamo un po’ la sua. Infatti con la famiglia si festeggiano le feste e il suo compleanno (4 luglio) l’abbiamo sempre passato insieme, visto che cade proprio durante la vacanza elementari in montagna. Tuttavia festeggiarlo è sempre un’impresa perché il nostro caro canturino è un simpatico Grinch, quindi ogni anno ci siamo dovuti inventare tante scuse per organizzargli nuove sorprese, come l’indimenticabile candelina sonora… Con lui… …abbiamo imparato. Abbiamo imparato ad essere un gruppo, un gruppo che si aiuta, che impara a convivere e condividere ogni cosa. Questo ci insegna che nessuno deve essere solo e che tutti hanno bisogno di avere qualcuno che li sostenga. In oratorio tutto questo è possibile. Quindi, caro don Marco, UN GRANDE GRAZIE e… BUEN CAMINO!!! I ragazzi dell’oratorio 4 un grazie lungo 9 anni Dicono di lui… In oratorio la presenza di don Marco è molto importante e ha lasciato un segno negli occhi e nel cuore di ogni bambino. Noi Marte-reporter abbiamo intervistato alcuni di loro… - Come sono le gite in montagna che organizza? Ci aspetta? (Alessandra, 12 anni) Belle e faticose. (Antonio, 13 anni) Per me sì, si ferma… (Shima, 7 anni) Si ferma solo per aspettarci. (Marte 17 e 18 anni) Ma siamo matti?!? Mica ci aspetta…sono illusioni dei bambini! (Alessandra, 12 anni) Bravo, un po’ severo e… simpatico! (Mattia, 13 anni) Alcune volte cattivo, se ti fai male ti aiuta…no aspetta dai…eh non mi viene. (Giulia, 13 anni) Simpatico, divertente e pazzo ihihih. - Sai chi è don Marco? (John, 9 anni) Si! (Alexandra, 10 anni) Si... (Lanfranco, 8 anni) Si, quello con gli occhiali. - Dove andrebbe in vacanza? - 3 aggettivi per descrivere don Marco (Shima, 7 anni) Al mare? Ah no, in montagna. (Antonio, 13 anni) …in montagna, perché ama le passeggiate. (Alessandra, 12 anni) In montagna, ci porta ogni anno …gli piace. (John, 9 anni) In piscina! (Gioiavani, 9 anni) Il don è gentile, bravo e fa bei giochi. (Adriano, 9 anni e mezzo) è forte, è alto (Marte: “noooo, alto no!”), …ah… è pelato. (Kevin, 12 anni) Bravo, divertente alcune volte e alcune volte severo. - Quante volte invece ti ha consolato? - Quante volte ti ha medicato? (Gioiavani, 9 anni) Tante volte. (Manuel, 16 anni) Tante (Marte: “Tante quante sei stato sgridato?”) Noooo, meno, molto meno. (Kevin, 12 anni) Altre tante, per esempio, l’ultima volta che sarebbe stato martedì… mi ha consolato martedi. (Alexandra, 10 anni) Eh Cooocosa vuol dire? Beh…nessuna volta veramente, sono nuova! (Gabriele, 13 anni) Due! Una stamattina! (Antonio, 13 anni) Mai. - Quante volte ti ha sgridato? (Dennis, 13 anni) Tante. (Simone, 13 anni) Eh io di più.. (Gabriele, 13 anni) Un po’… (Mattia, 13 anni) TANTE! (Manuel, 16 anni) Premetto che non sono stato io…tante…(Marte: “Quantificale.”) Sono troppe. (Kevin, 12 anni) Eeeeeh, tante (Marte: “Te ne ricordi una in particolare?”) Sono talmente tante che ho perso il conto…cioè…non me le ricordo. 5 Molteni don Marco -Se il don fosse un animale, quale sarebbe? Vediamo quanto conoscete don Marco: (Shima, 7 anni) Leone (Marte: “Perché è coraggioso?”) SI!! (Adriano, 9 anni e mezzo) Una volpe, perché la sua faccia somiglia a una volpe. (Antonio, 13 anni) …ci sto pensando… (Marte: la risposta non è mai arrivata) (Giulia, 13 anni) O un leone… perché mi ispira, oppure... (Marte: anche qui silenzio…) (Lanfranco, 8 anni) Un mammifero perché è un umano (Marte: non fa una piega) (Gabriele, 13 anni) …una colomba!! (Sofia, 8 anni) mi piacciono un sacco i cavalli, quindi dico un cavallo! (Matteo, 9 anni) Un gufo, perché i gufi pensano e stanno attenti. Compleanno. - Che cosa ti ha insegnato il don in questi anni? (Manuel, 16 anni) Eeeh tante cose (Marte: “diccene almeno tre”) Tre?!? Il rispetto verso gli altri, l’ascoltare, poi basta. (Alessandra, 12 anni) Ad andare in montagna. (Damiano, 16 anni) A fare l’animatore. (Marte: “In 9 anni ti ha insegnato solo questo?!?”) Eh non sono intelligente come credete.. (Marte: in realtà gli ha insegnato moolto di più!) (Simone, 13 anni) A voler bene a Dio. (Dennis, 13 anni) A pregare. (Gabriele, 13 anni) Il rispetto …poi va beh le solite cose. - Ti ricordi una cosa buffa che ha fatto il don Marco? (Gioiavani, 9 anni) Non mi ha detto niente. (Giulia, 13 anni) Una volta quando stavamo facendo la recita, la Laura era abbastanza incavolata e il don si metteva a cantare. (Marte, 17 e 18 anni) Eh la lista è lunga…una delle prime cose che ci hanno fatto ridere è quando nel lontano 2007 in mezzo alle montagne di Livigno, imitava il verso del mitico Dau, animale con le zampe di lunghezza diversa. 6 (Alessandra, 12 anni) 7 luglio, o il 5…il 4. (Simone, 18 anni) Ieri ho ripassato...il compleanno è a luglio, il 4. Ma quante ne so! (Damiano, 16 anni) A giugno.. (Marte: “no, è a luglio, sei una capra. Numero?”) Di cosa? Ah dall’1 al 30 (Marte: infatti luglio ha 31 giorni…) Sport e squadra del cuore. (Simone, 18 anni) Basket. Cantù. (Alessandra, 12 anni) Il suo? Basket. Milan! Cantù…cantù. (Damiano, 16 anni) Basket. Cantù Da dove viene. (Damiano, 16 anni) Cantù. (Antonio, 13 anni) Che ne so, mica sono suo fratello! (Simone, 18 anni) Mi sembra di ricordare l’intervista di Damiano… comunque, Cantù. Macchina. (Simone, 18 anni) Una “magnifica” Punto blu. (Damiano, 16 anni) Emmm una Panda? (Marte: “Una Panda?!? Una Punto!!) UNA PUNTOOO. Perché gli vuoi bene? (John, 9 anni) Perché è gentile con tutti, è gentile, ci fa salire a mensa uno alla volta, ci fa giocare e ci fa ballare le musiche. (Shima, 7 anni) Perché è gentile e mi piace tanto. (Alexandra, 10 anni) Cioè, è speciale, fantastico, anche se facciamo tutti delle sciocchezze, non ci sgrida così tanto, è gentilissimo. (Kevin, 12 anni) Percheeeeè, perché, non lo so…ci fa divertire, cioè…ogni giornata è bella, grazie agli animatori e grazie a lui, perché…non so come spiegarlo… (Simone, 18 anni) Perché voglio bene al don Marco? …perché mi ha cresciuto! (Vanessa, 8 anni) eh, perché è il don? (Giulia, 13 anni) Perché è unico, è il don! (Lanfranco, 8 anni) Perché mi è simpatico. (Matteo, 8 anni) Perché gli piace il basket, è simpatico ed è un mio amico. (Dennis, 13 anni) Perché lo conosco da tanto tempo. (Simone, 13 anni) Perché è il miglior prete. un grazie lungo 9 anni Che cinema! A don Marco la parola dei collaboratori Se un giorno di tre anni fa Don Marco, insieme ad Andrea Confalonieri e a Don Davide, non ci avesse chiamato, noi oggi non avremmo un ufficio in via Oxilia e il Beltrade, così com’è oggi, non esisterebbe. Tutte le lavoratrici del gruppo ricamo salutano don Marco, chiamato a svolgere un nuovo ed impegnativo incarico. Gli auguriamo che la fatica nel nuovo compito sia accompagnata dall’affetto e dalla stima delle donne che incontrerà. Un grazie particolare lo rivolgiamo alla mamma di don Marco per l’apprezzamento e la generosità che ci ha riservato. Le donne del gruppo ricamo Ciao don, sono estremamente sicuro che affronterai la tua nuova missione in modo precisa ed esemplare, perché sono pienamente convinto che tu ne hai la stoffa. Mi dispiace solo di averci impiegato parecchio tempo nel comprendere ciò che volevi. Ti ringrazio per il tempo dedicatomi e l’insegnamento datomi con la parola e con i fatti. IN BOCCA AL LUPO Giordano Grazie per avermi dato la possibilità di esercitare a pieno il servizio caritativo segnalandomi alcuni casi che altrimenti mi sarebbero passati inosservati. Mariella Noi saremmo ancora ‘esercenti nomadi’ con altre attività in giro per la Lombardia e probabilmente non esisterebbe nemmeno il “Santa Maria Beltrade”, come si chiamava prima il cinema. Con alti costi da affrontare e con un’attività resa marginale dalle inevitabili difficoltà organizzative e dall’oligopolio del circuito cinematografico, la sala era infatti ormai destinata a chiudere. Ci voleva l’energia e la determinazione di una persona che ama il cinema e che conosce bene il valore della cultura per trovare una soluzione. Insieme l’abbiamo trovata e a Milano è nata una nuova realtà, che ha fatto parlare di sé perfino in televisione. E il merito è anzitutto suo, di Don Marco, che non solo ha seguito tutto il progetto, ma ha anche saputo accogliere e collaborare a una proposta di programmazione coraggiosa. A noi, per nostra esperienza un po’ scettiche in proposito, Don Marco insieme a Don Davide ha dimostrato che esiste una Chiesa Cattolica aperta e capace di guardare al confronto culturale più che alle retoriche di facciata. E volenti o nolenti siamo state coinvolte nelle sue attività quotidiane scoprendo quanto lavoro c’è dietro a una Parrocchia e a un oratorio attivi come quelli di Santa Maria Beltrade. Come immaginerà bene chi lo conosce, Don Marco non si è limitato a vegliare sul progetto, anzi. Indovinate chi scendeva ad aprire il cinema quando avevamo un contrattempo, a chiuderlo quando chi era in cassa rischiava di perdere l’ultimo metrò, chi riparava pc, chi in assenza di Andrea faceva ripartire proiettori, risolveva i problemi dell’audio o della connesione internet, montava e smontava mobiletti, tagliava plexiglas, inventava nuovi aggeggi per la cabina e per la cassa, accoglieva gli spettatori chiacchierando dei suoi film preferiti come Sugar Man o Shaun the Sheep, e non ultimo seguiva una buona parte del lavoro amministrativo e burocratico... anzi, non ultimo prestava il suo ingegno per buffe costruzioni col lego che sono diventate quasi ...un logo, un simbolo del nostro modo di accogliere gli spettatori al cinema. In tanti ci hanno sostenuto e dato una mano in questi due stimolanti ma non semplici anni, Andrea ha vegliato sulla cabina, altre persone hanno aiutato per i conti o nella gestione del bar, ma Don Marco è stato senza dubbio il più presente, e il più capace di riportare – fuori da ogni apparente retorica, è proprio così – un sorriso e un po’ di leggerezza in mezzo alla confusione, all’urgenza delle cose, alla fatica che una nuova avventura sempre comporta. Ci mancheranno, non possiamo e non vogliamo nasconderlo, il suo aiuto, le abilità da eccezionale tuttofare risolutore di problemi, la disponibilità e quell’aria un po’ da minion con cui spesso appariva con una nuova idea, con il racconto di una giornata piena di cose, spesso intense e faticose, ma sempre pronto a dare energia dove ce n’era bisogno. E visto che dove arriva Don Marco arriva il cablaggio universale, siamo certe che da Dervio, che non è dietro l’angolo, ogni tanto si materializzerà virtualmente, per magia e quasi divina onnipresenza, capace di impadronirsi da lontano dei nostri computer, di far partire il proiettore anche da là, di combinar diavolerie in teletrasporto. Anche se, a dire il vero, forse sarà troppo impegnato per farlo... ci hanno detto infatti, che a Dervio c’è un piccolo paradiso, ebbene sì, ha 140 posti, il bar, è stato da poco digitalizzato e rinnovato, si chiama cinema Paradise. Paola e Monica 7 Molteni don Marco Riposati “pretino”, perchè ti resta da compiere un lungo cammino. Caro don Marco, ti accompagnino sempre l’affetto e le preghiere di tutti quanti hanno condiviso con te questi meravigliosi anni di cammino; di tutti quelli che ti vogliono bene e che continueranno a volertene! Ciao don, buon cammino... 8