EDIZIONE SPECIALE
Giugno 2015
Un tempo per dire grazie
La comunità saluta don Marco
Senza troppi complimenti, con affetto
I complimenti lo imbarazzano. Don Marco
non è il tipo da mettersi al centro della
scena per chiedere l’applauso del pubblico.
Preferisce lavorare (e lavorare duro) dietro
le quinte, lontano dalle luci del palcoscenico.
Magari le luci le ha pure montate lui, dopo
averle accuratamente scelte tra vari modelli,
selezionati con cura grazie a una rapida ed
efficace navigazione su internet. Se volete
una buona immagine di lui (una delle tante,
certo non l’unica) provate ad osservarlo
durante una celebrazione solenne, tipo
una Cresima, o un Messa con un Cardinale.
Gli addetti ai lavori sanno benissimo che
ha preparato tutto nei minimi dettagli,
dalle tovaglie dell’altare ai candelabri, dai
microfoni al messale appositamente creato
per la ricorrenza, dal libretto per l’assemblea
stampato di notte ai chierichetti impostati
secondo le migliori tradizioni ambrosiane.
Lui è lì sull’altare, a fare da cerimoniere, ma
non lo si nota nemmeno. Non ruba la scena,
sta al suo posto, si muove al momento giusto,
sparisce per lasciare al centro ciò che conta
davvero. “Chapeau!”, direbbero i francesi,
che vuol dire qualcosa tra il complimento e
l’ammirazione, la meraviglia e l’applauso.
Ma - dicevo - i complimenti li sopporta poco,
e non sarò certo io a fargliene troppi, pur
avendone degli ottimi motivi. E neppure
mi metterò da qui in poi a snocciolare le
sue variegate competenze in buona parte
dei campi dello scibile tecnico e scientifico,
organizzativo e cinematografico, edilizio
ed informatico, educativo e catechetico,
canonistico e liturgico, ragionieristico e
gestionale. Tutte cose tra l’altro nelle quali
per anni ha dovuto sopperire all’ignoranza
scarsamente efficiente del parroco. C’è il
rischio che a lodare don Marco per quello che
sa fare, ci si dimentichi un poco di prendere in
considerazione la ricchezza della sua persona,
la profondità del tratto nascosta a volte dalla
premura e dalla sbrigatività tipica dell’uomo
che lavora troppo, la capacità di affezionarsi e
di voler bene occultata dalla rude e concreta
operosità canturina.
Per questo - e riprendo pazientemente il
filo che sto perdendo di continuo - non mi
attardo in applausi o encomi, e passo subito
agli auguri, adesso che don Marco parte, e ci
tocca salutarlo con tanto affetto e non poca
commozione.
Gli auguro anzitutto di portare nel cuore la
memoria grata del bene regalato e ricevuto.
Nei nostri quartieri ha vissuto una parte
importante e consistente della sua vita, in
mezzo a problemi non semplici, tra fatiche
e pesi duri da portare. Ha raccolto - ne sono
certo - anche tanta stima, tanto bene sincero.
Vorrei che questi nove anni fossero per lui
un tempo da ricordare nella gratitudine;
vorrei che anche i momenti più complessi da
rileggere e da ricostruire fossero tutti raccolti
nella logica di una grazia e di una bellezza
che non è mai venuta a mancare.
Gli auguro di non avere paura del futuro.
Ogni cambiamento nella vita di un prete, e
più radicalmente di una persona umana,
porta sempre con sé una buona dose di
inquietudine, a volte perfino un filo di
apprensione e di angoscia.
Anche per don Marco si delineano passaggi
e cambiamenti non semplici da gestire:
una tappa “in salita”, una stagione nuova
da cominciare, un equilibrio di tempi, modi
e spazi completamente diversi. Vorrei che
tutto questo lo potesse affrontare senza
troppi timori, confidando nella grazia di Dio,
nel bene delle persone care, nella ricchezza
dei doni di fede che si porta dentro, molti
dei quali sono ancora da comprendere e da
scoprire, da riconoscere e da coltivare. Senza
temere la fragilità, la stanchezza, i momenti
di difficoltà e di fatica, che spesso nella vita
di un prete segnano passaggi di maturità e di
crescita inaspettati e decisivi.
Gli auguro infine di trovare buoni compagni
di strada. In questi anni ha incontrato molte
persone, diversissime tra loro. A tutte ha
dato molto, da tutte ha ricevuto qualcosa.
La provvidenza del Padre gli metterà sulla
strada nuovi amici e nuovi affetti: li saprà
riconoscere e apprezzare nella gratitudine e
nella fede.
Finisco qui, senza troppi complimenti, ma
con tanto affetto, con una gratitudine sincera
che da tempo custodisco nel cuore. Molte
cose ce le siamo già dette di persona in questi
mesi. A Dio piacendo troveremo il tempo di
raccontarcene altre, di dirci grazie, di trovare
un tempo buono per non dimenticarci.
don Davide
1
Molteni don Marco
Le sorprese di Dio
Tante volte quando mi soffermo a pensare, mi
rendo conto di quanto le sorprese di Dio siano
stupende! Magari un giorno le capiremo, ma sicuramente oggi ne vediamo i risultati!
Le sorprese di Dio sono infinite! A volte mi
domando se siamo capaci di stupirci delle
sorprese di Dio. Forse in alcuni momenti sì
e in alcuni momenti no! Infatti, non saprei
interpretare bene anche questo momento
della sorpresa di Dio.
La sorpresa di Dio ci ha fatto incontrare in quel
lontano 2006, caro don Marco, quando sei arrivato per prima volta nella nostra parrocchia.
Eri un uomo timido, riservato, silenzioso e osservavi bene tutto ciò che accadeva attorno a
te. Piano piano ci siamo conosciuti e la nostra
conoscenza è diventata un’amicizia bella.
Grazie per la tua amicizia, perché hai scelto di
condividere con me un pezzo del tuo cammino, nonostante tutto!
La sorpresa di Dio mi ha fatto iniziare un nuovo
cammino con te. Dopo un lungo discernimento ho deciso di entrare in seminario sotto la
tua guida. Dal 2009 mi hai accolto a casa tua,
non facendomi mancare nulla. Grazie per la tua
cura, l’attenzione e l’affetto!
La sorpresa di Dio vuole che ora tu cominci a
sorprendere da un’altra parte. Sono sicuro che
come sempre hai fatto, nel silenzio, accompagnerai tante persone, e continuerai a farlo mentre tu stesso ti sorprendi delle sorprese di Dio.
Potrei andare avanti ancora scrivendoti altre pagine, piene di stima, ma diventerei lungo … Ci
sono molti pensieri che vorrei portare nel silenzio soltanto davanti al Signore.
Ah, mi sono dimenticato un’ultima cosa; la sorpresa di Dio ti ha pensato, ti ha amato e ti ama,
da sempre e per sempre perché come dice
Isaia: «Io non ti dimenticherò mai, porto il tuo
nome sul palmo della mia mano».
Stupendo: siamo sempre davanti agli occhi
di Dio! La sorpresa di Dio vuole anche che mi
mancherai, anzi ci mancherai molto!
Sarai sempre presente nei nostri pensieri e soprattutto nelle nostre preghiere e nei nostri
cuori.
Allora… Auguri caro don Marco.
Buon Cammino!
Asiri Wijetunga
La bellezza
del lavoro comune
Caro Don Marco,
cosa dirti! Prima di tutto un grande
grazie per averti conosciuto e per aver
condiviso con te questi ultimi due anni
nella pastorale con i ragazzi in oratorio.
Grazie per il dono del tuo sacerdozio, ho sempre
accompagnato con la preghiera la tua missione
di Pastore ed educatore e continuerò a farlo.
Ti ho visto sempre presente in oratorio lavorando e preparando tutto ciò che serviva per i vari
incontri della catechesi dei bambini, ragazzi e
giovani con precisione e cercando di cogliere
ciò che poteva essere il meglio per la crescita
di ognuno e quando qualche adolescente, giovane o genitore aveva un problema sapeva che
poteva essere ascoltato e consigliato da te.
Grazie per i momenti di preghiera e per le riflessioni che hai donato ai ragazzi che toccavano
il cuore e la vita. Grazie per i tuoi silenzi, la tua
riservatezza che ci insegnano a non essere impulsivi, ma a riflettere prima di parlare e a conservare nel cuore la Parola di Dio per viverla nel
nostro quotidiano. Grazie per il bene che hai
dimostrato, per i momenti di gioia vissuti insieme e per l’accoglienza dimostratami . Ti auguro
che nella comunità pastorale dove andrai tu
possa trovare tanti collaboratori che insieme a
te possano portare e testimoniare l’amore e la
gioia che Gesù dona a chi si affida a Lui e continuare ad educare e a far crescere nella fede
molti bambini, ragazzi e giovani con le loro
famiglie. Ti seguo con la preghiera e fraternamente ti abbraccio.
G R A Z I E A N C O R A!!!!!
sr Maria Rosa
2
Carissimo don Marco,
dal sud voglio mandarti il mio saluto e il
mio grazie per gli anni trascorsi insieme.
Sono stati anni nei quali non abbiamo
solo fatto tante cose insieme ma abbiamo
soprattutto condiviso la stessa passione,
quella per il Vangelo e per i più piccoli
che Gesù ci affidava. Uniti nella fede voglio regalarti questa preghiera, a me piace molto e spesso la prego, falla tua.
Mi consegno, Signore, nelle tue mani:
gira e rigira questa argilla
come il vaso che si fa nelle mani del vasaio!
Dagli una forma, come vuoi;
poi spezzala, se ti pare:
è roba tua; ... non ho niente da dire!
A me basta che serva a tutti i tuoi disegni
e che in nulla resista al progetto
che tu hai su di me.
Chiedi pure, ed esigi, Signore:
che vuoi che io faccia?
che vuoi che io non faccia?
Successo o insuccesso, perseguitato
o consolato, a letto o impegnato
per le tue opere,
utile o inutile in tutto,
non mi resta che dire, sull’esempio di Maria:
“Si faccia di me come tu vuoi!”.
(S. Agostino)
Buon cammino!
Sr Doris
un grazie
lungo 9 anni
Nove anni insieme
“….Laura, Laura sta salendo al bar, insieme con don Gianfranco il prete nuovo!” .
Questa è la prima presentazione che mi
è stata fatta di don Marco da un bambino dell’oratorio. Subito dopo lo vidi entrare di fianco al parroco dalla porta del
bar e mi ricordo che pensai: “ Ma chi è?
Suo nipote?!?” Si somigliavano!!!! E mi
sono detta: ”Speriamo che canti un po’
meglio….” Già la prima volta che l’ho incontrato mi ha fatto sorridere... poi lo ha
fatto molte altre volte, peraltro, cammin
facendo, mi ha fatto anche discutere, arrabbiare, pensare, parlare, ridere di gusto
e… crescere.
Ho cominciato a collaborare con lui prima
come catechista poi anche come educatrice ma, soprattutto, abbiamo collaborato, indipendentemente dai rispettivi
ruoli, per amore dei ragazzi e questa è
stata la prima cosa che ho imparato da
lui: amare chi ci è stato affidato e lavorare con questo scopo, non per la nostra
gratificazione personale.
Dal momento che entrambi non abbiamo un carattere propriamente “docile” e
avendo anche due teste “dure” (tu don sicuramente più di me! N.d.r.), ci sono state volte che la discussione si è fatta “animata”: però queste discussioni mi hanno
insegnato come il confronto con qualcun
altro faccia aprire la mente a orizzonti
nuovi che, da sola, evidentemente non
ero capace di vedere. Mi hanno insegnato
anche a fare un po’ più silenzio (vabbè….
non sempre...) e ad ascoltare di più (so
che in questo momento stai pensando:
“non si direbbe”…)
Ho imparato da lui la bellezza di “iniziare” sempre con la preghiera: una riunione, una giornata in vacanza, una gita, un
pranzo….a mettere sempre il Signore
“prima” di qualsiasi cosa….senza grandi
parole, nella semplicità di affidarsi a chi
ci ama davvero.
E così giorno dopo giorno, anno dopo
anno, quel “pretino” dalle guance rosee
e un po’ disorientato che entrava al bar
nove anni fa è diventato il mio “don”, il
nostro “don” al quale ognuno di noi,
piccolo o grande, può fare riferimento
il qualsiasi momento; lui è cresciuto, un
po’ grazie anche a quella ciurma pazza
di S.M.B. e anche noi, parrocchiani, collaboratori, giovani, ragazzi, amici siamo
cresciuti grazie a lui!
Io lo ringrazio perché mi ha fatto diventare non solo un’educatrice ma una persona migliore, ringrazio il Signore che
abbia condiviso con me, con noi, un pezzo di strada e sono sicura che riusciremo,
malgrado la lontananza, a condividerne
ancora.
Grazie “pretino”!!!!
P.S. Vabbè, adesso te lo posso dire...
canti meglio di don Gianfranco!
Ma non montarti la testa!
Laura Mazzoleni
3
Molteni don Marco
InIncammino
con
luilui
cammino
con
Cara comunità,
to ad adattarci. In particolare in montagna,
ogni sasso può diventare un altare e nemmeno la pioggia può fermare don Marco e
noi con lui. La leggenda vuole che, mentre
don Marco dice messa in cima a una montagna sotto la pioggia, al momento della
consacrazione il cielo si apra sopra di noi
e dia un po’ di tregua dalla pioggia incessante. Inoltre, in queste condizioni estreme,
non si possono avere paramenti preziosi e il
don non ha perso occasione per sfoggiare
“outfit speciali”: infradito, scarponi infangati, pile, bermuda… In fondo, però, è il
Signore che conta.
voi tutti conoscete don Marco come uno dei
sacerdoti che celebrano la messa nelle nostre
chiese. È arrivato il momento di raccontarvi del
caro pretino canturino che negli ultimi 9 anni
noi ragazzi abbiamo imparato a conoscere.
Quando è arrivato qui nel lontano 2006, prete
novello alla sua prima esperienza in parrocchia,
si è trovato davanti questo branco di bambini
tra le elementari e le medie. Oggi quei “bambini” sono il suo gruppo educatori... Per raccontare tutte le esperienze e le emozioni condivise
non basterebbe un libro, quindi proveremo a
fare un riassunto.
Con lui…
Con lui…
Un’altra sua grande
passione sono le avventure di Snoopy e
Charlie Brown e infatti non c’è mai stato libretto di una vacanza o
di un ritiro che non contenesse almeno una
vignetta.
…fermi non siamo mai stati: montagna, mare,
GMG, cammino di Santiago… e in ogni esperienza non è mai mancata la celebrazione di
una messa. Ma non sempre si ha una comoda
chiesa a disposizione e noi abbiamo impara-
…troppo seri non siamo mai stati. Prima e
dopo riunioni, attività e momenti di riflessione, non sono mai mancati i momenti “Aspettate che vi faccio vedere una cosa…” in cui
ha cercato di trasmetterci la sua passione
per film e cartoni animati, in particolare per il
suo cartone preferito, “Shaun the sheep”, che
racconta le vicende
della vivace pecora
Shaun e della sua fattoria.
Con lui…
…ci sentiamo a casa. E casa sua è davvero
diventata un po’ nostra, visto che spesso e
volentieri gli incontri li abbiamo fatti sul suo
divano… Ma casa non è solo l’edificio dove
si abita: quando si dice “casa” la prima cosa a
cui si pensa è “famiglia” e, come lui stesso ha
detto, noi siamo un po’ la sua. Infatti con la
famiglia si festeggiano le feste e il suo compleanno (4 luglio) l’abbiamo sempre passato
insieme, visto che cade proprio durante la
vacanza elementari in montagna. Tuttavia
festeggiarlo è sempre un’impresa perché il
nostro caro canturino è un simpatico Grinch,
quindi ogni anno ci siamo dovuti inventare
tante scuse per organizzargli nuove sorprese,
come l’indimenticabile candelina sonora…
Con lui…
…abbiamo imparato. Abbiamo imparato ad essere un gruppo, un gruppo che si aiuta, che impara a convivere e condividere ogni cosa. Questo ci insegna che nessuno deve essere solo e
che tutti hanno bisogno di avere qualcuno che
li sostenga. In oratorio tutto questo è possibile.
Quindi, caro don Marco,
UN GRANDE GRAZIE e… BUEN CAMINO!!!
I ragazzi dell’oratorio
4
un grazie
lungo 9 anni
Dicono di lui…
In oratorio la presenza di don Marco
è molto importante e ha lasciato un segno
negli occhi e nel cuore di ogni bambino.
Noi Marte-reporter abbiamo intervistato
alcuni di loro…
- Come sono le gite in montagna
che organizza? Ci aspetta?
(Alessandra, 12 anni) Belle e faticose.
(Antonio, 13 anni) Per me sì, si ferma…
(Shima, 7 anni) Si ferma solo per aspettarci.
(Marte 17 e 18 anni) Ma siamo matti?!?
Mica ci aspetta…sono illusioni dei bambini!
(Alessandra, 12 anni) Bravo, un po’ severo e…
simpatico!
(Mattia, 13 anni) Alcune volte cattivo, se ti fai
male ti aiuta…no aspetta dai…eh non mi viene.
(Giulia, 13 anni) Simpatico, divertente e pazzo
ihihih.
- Sai chi è don Marco?
(John, 9 anni) Si!
(Alexandra, 10 anni) Si...
(Lanfranco, 8 anni) Si, quello con gli occhiali.
- Dove andrebbe in vacanza?
- 3 aggettivi per descrivere don Marco
(Shima, 7 anni) Al mare? Ah no, in montagna.
(Antonio, 13 anni) …in montagna, perché
ama le passeggiate.
(Alessandra, 12 anni) In montagna,
ci porta ogni anno …gli piace.
(John, 9 anni) In piscina!
(Gioiavani, 9 anni) Il don è gentile,
bravo e fa bei giochi.
(Adriano, 9 anni e mezzo) è forte, è alto
(Marte: “noooo, alto no!”), …ah… è pelato.
(Kevin, 12 anni) Bravo, divertente alcune volte e
alcune volte severo.
- Quante volte invece ti ha consolato?
- Quante volte ti ha medicato?
(Gioiavani, 9 anni) Tante volte.
(Manuel, 16 anni) Tante
(Marte: “Tante quante sei stato sgridato?”)
Noooo, meno, molto meno.
(Kevin, 12 anni) Altre tante, per esempio,
l’ultima volta che sarebbe stato martedì…
mi ha consolato martedi.
(Alexandra, 10 anni) Eh Cooocosa vuol dire?
Beh…nessuna volta veramente, sono nuova!
(Gabriele, 13 anni) Due! Una stamattina!
(Antonio, 13 anni) Mai.
- Quante volte ti ha sgridato?
(Dennis, 13 anni) Tante.
(Simone, 13 anni) Eh io di più..
(Gabriele, 13 anni) Un po’…
(Mattia, 13 anni) TANTE!
(Manuel, 16 anni) Premetto che non sono stato
io…tante…(Marte: “Quantificale.”)
Sono troppe.
(Kevin, 12 anni) Eeeeeh, tante (Marte: “Te ne
ricordi una in particolare?”) Sono talmente
tante che ho perso il conto…cioè…non me le
ricordo.
5
Molteni don Marco
-Se il don fosse un animale, quale sarebbe?
Vediamo quanto conoscete don Marco:
(Shima, 7 anni) Leone
(Marte: “Perché è coraggioso?”) SI!!
(Adriano, 9 anni e mezzo) Una volpe,
perché la sua faccia somiglia a una volpe.
(Antonio, 13 anni) …ci sto pensando…
(Marte: la risposta non è mai arrivata)
(Giulia, 13 anni) O un leone… perché mi ispira,
oppure... (Marte: anche qui silenzio…)
(Lanfranco, 8 anni) Un mammifero perché è un
umano (Marte: non fa una piega)
(Gabriele, 13 anni) …una colomba!!
(Sofia, 8 anni) mi piacciono un sacco i cavalli,
quindi dico un cavallo!
(Matteo, 9 anni) Un gufo, perché i gufi pensano
e stanno attenti.
Compleanno.
- Che cosa ti ha insegnato il don
in questi anni?
(Manuel, 16 anni) Eeeh tante cose
(Marte: “diccene almeno tre”) Tre?!?
Il rispetto verso gli altri, l’ascoltare, poi basta.
(Alessandra, 12 anni) Ad andare in montagna.
(Damiano, 16 anni) A fare l’animatore.
(Marte: “In 9 anni ti ha insegnato solo
questo?!?”)
Eh non sono intelligente come credete..
(Marte: in realtà gli ha insegnato moolto
di più!)
(Simone, 13 anni) A voler bene a Dio.
(Dennis, 13 anni) A pregare.
(Gabriele, 13 anni) Il rispetto …poi va beh
le solite cose.
- Ti ricordi una cosa buffa
che ha fatto il don Marco?
(Gioiavani, 9 anni) Non mi ha detto niente.
(Giulia, 13 anni) Una volta quando stavamo
facendo la recita, la Laura era abbastanza
incavolata e il don si metteva a cantare.
(Marte, 17 e 18 anni) Eh la lista è lunga…una
delle prime cose che ci hanno fatto ridere è
quando nel lontano 2007 in mezzo alle montagne di Livigno, imitava il verso del mitico Dau,
animale con le zampe di lunghezza diversa.
6
(Alessandra, 12 anni) 7 luglio, o il 5…il 4.
(Simone, 18 anni) Ieri ho ripassato...il
compleanno è a luglio, il 4. Ma quante ne
so!
(Damiano, 16 anni) A giugno.. (Marte:
“no, è a luglio, sei una capra. Numero?”)
Di cosa? Ah dall’1 al 30 (Marte: infatti luglio ha 31 giorni…)
Sport e squadra del cuore.
(Simone, 18 anni) Basket. Cantù.
(Alessandra, 12 anni) Il suo? Basket.
Milan! Cantù…cantù.
(Damiano, 16 anni) Basket. Cantù
Da dove viene.
(Damiano, 16 anni) Cantù.
(Antonio, 13 anni) Che ne so, mica sono
suo fratello!
(Simone, 18 anni) Mi sembra di ricordare l’intervista di Damiano… comunque, Cantù.
Macchina.
(Simone, 18 anni) Una “magnifica” Punto blu.
(Damiano, 16 anni) Emmm una Panda?
(Marte: “Una Panda?!? Una Punto!!) UNA
PUNTOOO.
Perché gli vuoi bene?
(John, 9 anni) Perché è gentile con tutti, è
gentile, ci fa salire a mensa uno alla volta, ci fa
giocare e ci fa ballare le musiche.
(Shima, 7 anni) Perché è gentile e mi piace
tanto.
(Alexandra, 10 anni) Cioè, è speciale, fantastico, anche se facciamo tutti delle sciocchezze,
non ci sgrida così tanto, è gentilissimo.
(Kevin, 12 anni) Percheeeeè, perché, non
lo so…ci fa divertire, cioè…ogni giornata è
bella, grazie agli animatori e grazie a lui, perché…non so come spiegarlo…
(Simone, 18 anni) Perché voglio bene al don
Marco? …perché mi ha cresciuto!
(Vanessa, 8 anni) eh, perché è il don?
(Giulia, 13 anni) Perché è unico, è il don!
(Lanfranco, 8 anni) Perché mi è simpatico.
(Matteo, 8 anni) Perché gli piace il basket, è
simpatico ed è un mio amico.
(Dennis, 13 anni) Perché lo conosco da tanto
tempo.
(Simone, 13 anni) Perché è il miglior prete.
un grazie
lungo 9 anni
Che cinema!
A don Marco
la parola
dei collaboratori
Se un giorno di tre anni fa Don Marco, insieme ad Andrea Confalonieri e a Don Davide, non ci avesse chiamato, noi oggi non
avremmo un ufficio in via Oxilia e il Beltrade, così com’è oggi, non esisterebbe.
Tutte le lavoratrici del gruppo ricamo salutano don Marco, chiamato a
svolgere un nuovo ed impegnativo
incarico. Gli auguriamo che la fatica
nel nuovo compito sia accompagnata
dall’affetto e dalla stima delle donne
che incontrerà. Un grazie particolare
lo rivolgiamo alla mamma di don Marco per l’apprezzamento e la generosità che ci ha riservato.
Le donne del gruppo ricamo
Ciao don,
sono estremamente sicuro che affronterai la tua nuova missione in modo
precisa ed esemplare, perché sono
pienamente convinto che tu ne hai la
stoffa. Mi dispiace solo di averci impiegato parecchio tempo nel comprendere ciò che volevi. Ti ringrazio per
il tempo dedicatomi e l’insegnamento datomi con la parola e con i fatti.
IN BOCCA AL LUPO
Giordano
Grazie per avermi dato la possibilità di
esercitare a pieno il servizio caritativo
segnalandomi alcuni casi che altrimenti
mi sarebbero passati inosservati.
Mariella
Noi saremmo ancora ‘esercenti nomadi’
con altre attività in giro per la Lombardia e
probabilmente non esisterebbe nemmeno
il “Santa Maria Beltrade”, come si chiamava
prima il cinema.
Con alti costi da affrontare e con un’attività resa marginale dalle inevitabili difficoltà
organizzative e dall’oligopolio del circuito
cinematografico, la sala era infatti ormai
destinata a chiudere. Ci voleva l’energia e
la determinazione di una persona che ama
il cinema e che conosce bene il valore della
cultura per trovare una soluzione.
Insieme l’abbiamo trovata e a Milano è
nata una nuova realtà, che ha fatto parlare di sé perfino in televisione. E il merito è
anzitutto suo, di Don Marco, che non solo
ha seguito tutto il progetto, ma ha anche
saputo accogliere e collaborare a una proposta di programmazione coraggiosa.
A noi, per nostra esperienza un po’ scettiche in proposito, Don Marco insieme a Don
Davide ha dimostrato che esiste una Chiesa Cattolica aperta e capace di guardare al
confronto culturale più che alle retoriche
di facciata. E volenti o nolenti siamo state
coinvolte nelle sue attività quotidiane scoprendo quanto lavoro c’è dietro a una Parrocchia e a un oratorio attivi come quelli di
Santa Maria Beltrade.
Come immaginerà bene chi lo conosce,
Don Marco non si è limitato a vegliare sul
progetto, anzi. Indovinate chi scendeva
ad aprire il cinema quando avevamo un
contrattempo, a chiuderlo quando chi
era in cassa rischiava di perdere l’ultimo
metrò, chi riparava pc, chi in assenza di
Andrea faceva ripartire proiettori, risolveva i problemi dell’audio o della connesione internet, montava e smontava
mobiletti, tagliava plexiglas, inventava
nuovi aggeggi per la cabina e per la cassa,
accoglieva gli spettatori chiacchierando dei
suoi film preferiti come Sugar Man o Shaun
the Sheep, e non ultimo seguiva una buona
parte del lavoro amministrativo e burocratico... anzi, non ultimo prestava il suo ingegno per buffe costruzioni col lego che sono
diventate quasi ...un logo, un simbolo del
nostro modo di accogliere gli spettatori al
cinema.
In tanti ci hanno sostenuto e dato una
mano in questi due stimolanti ma non semplici anni, Andrea ha vegliato sulla cabina,
altre persone hanno aiutato per i conti
o nella gestione del bar, ma Don Marco è
stato senza dubbio il più presente, e il più
capace di riportare – fuori da ogni apparente retorica, è proprio così – un sorriso e un
po’ di leggerezza in mezzo alla confusione,
all’urgenza delle cose, alla fatica che una
nuova avventura sempre comporta.
Ci mancheranno, non possiamo e non vogliamo nasconderlo, il suo aiuto, le abilità da
eccezionale tuttofare risolutore di problemi,
la disponibilità e quell’aria un po’ da minion
con cui spesso appariva con una nuova idea,
con il racconto di una giornata piena di cose,
spesso intense e faticose, ma sempre pronto
a dare energia dove ce n’era bisogno. E visto
che dove arriva Don Marco arriva il cablaggio
universale, siamo certe che da Dervio, che
non è dietro l’angolo, ogni tanto si materializzerà virtualmente, per magia e quasi divina onnipresenza, capace di impadronirsi da
lontano dei nostri computer, di far partire il
proiettore anche da là, di combinar diavolerie
in teletrasporto.
Anche se, a dire il vero, forse sarà troppo
impegnato per farlo... ci hanno detto infatti, che a Dervio c’è un piccolo paradiso, ebbene sì, ha 140 posti, il bar, è stato da poco
digitalizzato e rinnovato, si chiama cinema
Paradise.
Paola e Monica
7
Molteni don Marco
Riposati “pretino”,
perchè ti resta da compiere
un lungo cammino.
Caro don Marco, ti accompagnino sempre
l’affetto e le preghiere di tutti quanti
hanno condiviso con te
questi meravigliosi anni di cammino;
di tutti quelli che ti vogliono bene
e che continueranno a volertene!
Ciao don, buon cammino...
8
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