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Rossana Poletti Pagine 2 e 3 / TEATRALIA La Notte degli Ubu Pagina 3 / RECENSIONI Il metodo
/ Oscura immensità / Nuda in gabbia Pagine 4 e 5 / INCONTRI Francesco Olivieri Pagina 6 / APPUNTAMENTI
Omaggio all’arte performativa Pagina 7 / CARNET PALCOSCENICO Il cartellone del mese Pagina 8
UN CAFFÈ CON...
2 palcoscenico
Martedì, 4 dicembre 2012
Rossana Poletti
UN CAFFÈ CON...
Rossana Poletti
di Rosanna Turcinovich Giuricin
Q
uattro personaggi in scena, concentrati su una vicenda locale ed universale. Il tutto si svolge all’osteria triestina del
Pappagallo, dove, di fatto, si racconta la storia di un’epoca e delle dinamiche che danno vita all’operetta. Dal particolare
al mondo, la nascita di un genere musicale che poco dopo esploderà nel suo massimo splendore. “Un calicetto con Suppé” è uno
degli spettacoli del cartellone che l’Associazione internazionale
dell’Operetta di Trieste ha concepito per sottolineare degnamente vent’anni d’attività sul territorio. Lo spettacolo è basato sulla
musica e sulla parola, canto e recitazione mixati perfettamente.
Perché la scelta di Suppé? A spiegarlo è Rossana Poletti, anima
dell’Associazione, che gli artisti li segue da vicino con consulenze, consigli, organizzazione, consolazione, mamma e sorella.
Francesco Suppé Demelli,
ebbe una vita movimentata; dalmata, nacque a Spalato e visse a
Zara, giovanissimo si trasferì a
Vienna dove diventerà il padre
dell’operetta viennese, contrastando le stucchevoli composizioni di
Offenbach e di tanti altri compositori francesi in voga all’epoca.
A Trieste ci sono percorsi che
lo raccontano?
“Passò molto tempo in città,
vicino alle sue radici “mediterranee”, luogo in cui incontrare i
vecchi amici conterranei. Ma il
tempo libero scivolava via soprattutto all’osteria Al Pappagallo, in
via dei Capitelli, nella zona di Cavana, a ridosso del porto, sempre
frequentata da marinai e prostitute. L’artista amava il brulicare di
vita “vera”. Anche Joyce, più tardi, si legherà a questi posti”.
L’osteria era anche un luogo
d’ispirazione?
“Senz’altro. Al Pappagallo fu
fondata verso il 1887 la società
Colonia Americana, da un gruppo
di artisti ed intellettuali, che Suppè appena poteva amava frequentare. Pittori quali Beda, Lonza e
Pogna, lo scultore Rendic, animavano feste memorabili, carnevalate indimenticabili e concorsi
di canzonette. Qui Suppé scrisse
“Salve Colombo”, l’inno sociale
del sodalizio. E poi ancora Blangemose alla Colonia Americana,
su testo di Augusto Levi, firmandosi Cavaliere Ignoto. Mentre la
splendida copertina dello spartito,
attualmente conservata al Museo
Teatrale di Trieste, era opera del
grande pittore triestino Sambo”.
Era anche un cultore della
gastronomia locale, musica ma
anche sapori?
“Grazie soprattutto agli interessi della moglie del musicista,
Sophie Strasser Suppé, che era
appassionata di cucina ed amava
particolarmente studiare la tradizione locale. Annotava diligentemente su un quadernetto, spesso
in dialetto triestino, le ricette e i
piatti che più amava: tra questi facevano spicco “i bigoli”. Al Museo teatrale si conserva pure la lapide ricordo all’osteria “Al Pappagallo” che recita “la sera del
23 maggio 1888 Francesco Suppé qui sedeva”. Si tratta infatti del
marmo di uno dei tavoli del locale”.
Parte di questi aneddoti li ritroviamo nello spettacolo che è
anche ricerca su un periodo della storia locale?
“UN CALICETTO CON
SUPPÉ, con Maurizio Soldà, Andrea Binetti, Marianna Prizzon e
Antonella Costantini è un vero e
proprio omaggio teatral-musicale al grande compositore dalmata, andato inscena in prima mondiale alla sala Bartoli del Rossetti a novembre. Il testo è di Maurizio Soldà che si è documentato
sull’autore, alla ricerca di gustosi
momenti che lo qualificassero ac-
canto alle sue musiche. Lo spettacolo, in chiave divertente ma nello
stesso momento celebrativa, è una
dedica musicale a Suppé, attraverso le migliori arie tratte dalle sue
operette. Le più note sicuramente
Boccaccio, omaggio all’Italia alla
quale sentiva profondamente di appartenere, e La bella Galatea, che
fu la risposta ironica a La Bella
Elena dell’altro grande dell’epoca
Jacques Offenbach”.
E veniamo alla trama dello
spettacolo, come si dipana la vicenda?
“Non voglio svelare troppo,
dirò quanto basta: un oste e una
cameriera servono gli avventori di
una affollata osteria, tra questi un
compositore di belle speranze ma
al momento “de pochi schei”. Anche la giovane cameriera vorrebbe
apparire sulle scene del teatro musicale. L’oste ha visto generazioni
di artisti, compositori, pittori famosi o squattrinati nel suo locale,
ne conosce i vizi e le virtù; sempre
pronto a raccontare aneddoti e storie, pettegolezzi e verità, ma anche
ad ascoltare le belle voci che ogni
tanto emergono dal grande calderone dei senza possibilità. Il ruolo dell’oste è sostenuto dall’attore
e regista triestino Maurizio Soldà,
che da tanti anni raccoglie materiale sulla cultura giuliana, istriana e
Andrea Binetti…dentro la musica
L’amore per l’operetta come
scelta di vita: Andrea Binetti,
uno dei protagonisti dello spettacolo, ha lavorato sodo per scegliere le musiche da inserire
nell’atto unico.
“È vero, è frutto di una valutazione molto attenta partita
sin dall’inizio del progetto con
un’esplorazione della produzione specifica di Suppé. È seguita la ricerca degli spartiti, alcuni
già in mio possesso altri recuperati nell’archivio del museo teatrale triestino Carlo Schmidl.
Il materiale a disposizione
era notevole: dai primi lavori
come “Das pensionat” a ouverture splendide come “cavalleria
leggera” e naturalmente le operette più note. Si è deciso subito di utilizzare solo parti musicali tradotte in italiano e quelle
che meglio raccontano l’uomo
Suppé”.
Gli artisti hanno sempre
grandi passioni e furiose invidie, anche Suppé?
“È così, s’ispirava al grande padre dell’operetta francese
Jacques Offenbach ma lo dete-
stava, amava incondizionatamente i grandi maestri dell’opera come Gioacchino Rossini, il
giovane Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti, quest’ultimo anche suo lontano parente. Ebbe,
tra l’altro, l’onore di interpretare a teatro il ruolo di Dulcamara tratto dall’opera lirica L’elisir
d’amore”.
Nel vostro spettacolo quali
le scelte musicali?
“Gran parte del repertorio
proposto è tratto dai lavori operettistici come La bella Galatea
e Boccaccio, caratterizzati da
una scrittura musicale poderosa e virtuosistica, di grande effetto e notevoli difficoltà vocali,
soprattutto quella che definirei
l’impervia aria di Galatea, ricca
di cadenze e colorature, tanto da
poter considerare quasi una diminutio il termine operetta. Obbligati anche gli inserti offenbachiani tratti dall’Orfeo all’inferno, come il celeberrimo can can
e l’esilarante e geniale duo della mosca. Un doveroso omaggio anche la donizettiana “barcarola” spumeggiante confronto
di Adina e Dulcamara. Inevitabile inoltre, verso la fine della
pièce, l’omaggio, tratto da Una
notte a Venezia, a quel giovane
compositore (... piuttosto acerbo, se ga fato le nespole, se farà
anche lui....), noto col nome di
Johann Strauss jr. che strapperà
col tempo a Suppé il titolo di Re
dell’operetta viennese”.
dalmata, trasformandole in spettacoli teatrali di natura popolare
ma sempre colti e divertenti. I due
cantanti sono il tenore Andrea Binetti e il soprano Marianna Prizzon, al pianoforte Antonella Costantini”.
Dopo gli spettacoli andati in
scena a Trieste…?
“Sarà splendido continuare.
Confidiamo che lo spettacolo prodotto dall’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG possa
circuitare, grazie alla collaborazione con il Centro di Documentazione della Cultura Giuliana,
Istriana, Fiumana e Dalmata, con
il coinvolgimento di UI e UPT,in
alcune piazze italiane e in Istria nel
corso del 2013”.
Ma c’è ancora qualcosa che
bolle in pentola. Dopo Suppé ed
altri spettacoli importanti (Goodbye Berlin, Bulli e Pupe), il ventennale dell’Associazione dell’operetta si chiuderà con Ballo al Savoy nella Sala Assicurazioni Generali del Rossetti, il 18 dicembre
prossimo (ore 20.30). L’anteprima
è stata presentata a Maniago a fine
novembre con grande successo di
pubblico e alla presenza in sala
dell’assessore regionale alla Cultura, Elio De Anna.
In scena Andrea Binetti, che firma anche la regia, Maurizio Soldà,
Marzia Postogna, Giovanna Michelini, Mathia Neglia, Gabriella
Thierry e Julian Sgherla. Al pianoforte Maurizio Baldin e Carlo
Corazza, al violino Antonio Kozina, alla batteria Lorenzo Fonda
e alla tromba Giovanni Vello con
il Coro Polifonico di Montereale
Valcellina. Coreografie di Maria
Bruna Raimondi, con la partecipazione del corpo di ballo dell’Accademia Artinscena di Trieste, Gruppo di Flashdance coordinato da
Maria Bruna Raimondi, gruppo
di Flamenco coordinato da Elisabetta Romanelli, gruppo di Danza Orientale coordinato da Maria
Grazia Baiocchi, gruppo di Danza Classica coordinato da Franca
Desinio costumi, trucco e parrucco
di Michela Pertot. Direttore musicale Maurizio Baldin. Produzione
dell’Associazione Internazionale
dell’Operetta FVG con la direzione alla produzione di Rossana Poletti.
Uno sforzo corale in due atti
che ha divertito gli spettatori con
momenti comici, bella musica, citazioni dotte, riferimenti storici e
ammiccamenti tra storia ed attualità.
“L’operetta su musica di Paul
Abraham e libretto di A. Grunwald
e F. Lohner-Beda, Ballo al Savoy –
ricorda la Poletti - fu rappresentata
per la prima volta il 23 dicembre
1932 al Grosses Schauspielhaus di
Berlino. Ricorre infatti quest’anno l’ottantesimo dal debutto. La
partitura dell’operetta risulta essere più moderna rispetto ai canoni
dell’epoca, facendo un uso abbondante di musiche a ritmo di foxtrot
e balli di impronta latino-americana, come il tango e il paso doble,
che in quel tempo cominciavano a
invadere l’Europa, contaminando
tutto il teatro musicale”.
La storia cita ancora la commedia degli equivoci, con equilibrio, per un teatro che riesce ancora ad interessare il pubblico ed
a confermare la validità del genere musicale caro a Trieste?
“Più che mai, Trieste è anche
l’operetta, deve prenderne coscienza se non vuole rischiare di perdere una parte importante della sua
identità storica e culturale. Non finirò mai di ribadirlo”.
Per l’occasione l’ambientazione è stata riscritta?
“Esattamente: per cui saremo a
Trieste. Anzi, da una villa a Barcola ci trasferiremo all’Hotel Savoia
Excelsior Palace, inaugurato esattamente 100 anni fa, assieme ad
Aristide, giovane triestino nobile
decaduto, e a Maddalena sua sposa, ricca proprietaria terriera friulana”.
Il resto è divertimento, intreccio di voci e di situazioni, omaggio
ad un teatro che intende sopravvivere, convito di avere ancora tanto
da raccontare.
palcoscenico 3
Martedì, 4 dicembre 2012
Verso la notte degli Ubu
TEATRALIA Premi 2012
Verso la notte degli Ubu
L
a cerimonia della consegna dei premi UBU è in agenda lunedì prossimo, 10 dicembre (inizio ore 18,30)
al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano.
L’edizione di quest’anno dei Premi è la trentacinquesima e gli Ubu, ci piace ricordarlo,
sono il più ambito riconoscimento del teatro italiano, articolato in dodici categorie:
si va dallo spettacolo dell’anno al miglior
regista, dalle scenografie ai migliori attori,
dai testi drammaturgici ai premi speciali,
al miglior spettacolo straniero rappresentato in Italia. È in concorrenza la produzione italiana tra il 1 luglio 2011 e il 30
giugno 2012. La serata degli Ubu sarà
presentata da Gioele Dix. Ecco le nomination.
Il regista si diverte
Il divertimento. Lo sottolinea
spesso il regista ed attore Maurizio Soldà, convinto che per legare lo spettatore allo spettacolo
bisogna far vibrare le sue corde.
Nel caso di Calicetto con Suppè,
si affida alla musica e alla musicalità del dialetto che diventa
veicolo di indagine storico-sociale, viaggio nella tradizione,
succosa riproposta di frasi desuete ma piene di fascino ed ironia.
“Ciò che mi interessa particolarmente quando affronto la
stesura di un testo – afferma il
regista - sono quegli intrecci che
rendono la storia da raccontare
colorita e coinvolgente”.
Secondo quali percorsi?
“Parto da ricerche storiche,
letterarie e popolar-antropologiche. Ad esempio la vita festaiola che caratterizzava Trieste alla
fine dell’800 che si trova in moltissime testimonianze dell’epoca, o ancora la provenienza degli osti della città quasi tutti o
dalmati o istriani, il nome stesso dell’osteria al Papagal che testimonia con tutta probabilità il
fatto che i marittimi portavano
animali esotici che poi venivano
esibiti nei locali pubblici”.
Una ricerca minuziosa necessaria al fine di rendere il testo godibile, ma non soltanto…
“In effetti, da queste ed altre
suggestioni sorrette, come detto, da fonti o letterarie o storiche dell’epoca, cerco di dipingere un affresco in cui poi inserire la storia “madre” che intendo raccontare. Reputo che
sia proprio questo contorno alla
“fabula”, a suscitare il coinvolgimento che rende vivo il testo
teatrale, Manzoni con i Promessi Sposi o Dante con la Commedia, docent”.
Spettacolo
dell’anno
The Coast of Utopia di Tom Stoppard
(Marco Tullio Giordana, Teatro Stabile
di Torino, Teatro di
Roma, Zachar)
Un tram che si
chiama desiderio
di Tennessee Williams (Antonio Latella, Ert-Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile
di Catania)
L’origine del mondo,
ritratto di un interno di Lucia Calamaro (Lucia Calamaro,
ZTL_Pro, ArmuniaInequilibrio, Santarcangelo 41)
Regia
Antonio Latella per
Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams
Marco Tullio Giordana per The Coast
of Utopia di Tom Stoppard
César Brie per Karamazov di Fëdor Dostoevskij
Roberto Latini per Ubu Roi di Alfred Jarry
Scenografia
Daniela Dal Cin (Edipo re)
Gianni Carluccio (The Coast
of Utopia)
Lino Fiorito (Giù)
Giovanni Marocco (Anticamera)
Attore
Saverio La Ruina (Italianesi)
Luca Lazzareschi (The Coast of Utopia)
Marco Cavalcoli (Discorso alla Nazione)
Roberto Latini (Noosfera Titanic)
Attrice
Daria Deflorian (L’origine del mondo, ritratto di un interno e Reality)
Laura Marinoni (Un tram che si chiama desiderio)
Sonia Bergamasco (Karénina – prove aperte di infelicità)
Attore non protagonista
Danilo Nigrelli (Giulio Cesare)
Fabrizio Parenti (The Coast of Utopia)
Fausto Russo Alesi (Santa Giovanna dei macelli)
Marcello Sambati (Attraverso il furore)
Attrice non protagonista
Elisabetta Valgoi (Un tram che si chiama desiderio)
Mariangela Granelli (Elektra)
Iaia Forte (Un amore di Swann)
Federica Santoro (L’origine del mondo, ritratto di un
interno)
Sandra Toffolatti (The Coast of Utopia)
Nuovo attore o attrice (under 30)
Lucrezia Guidone
Fabrizio Falco
Alejandro Bruni Ocaña
Gli attori e le attrici di Punta Corsara
Migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica)
L’origine del mondo, ritratto di un interno di
Lucia Calamaro
Giù di Spiro Scimone
Aldo morto. Tragedia di Daniele Timpano
Italianesi di Saverio La Ruina
Migliore novità straniera
The Coast of Utopia di Tom Stoppard
Rosso di John Logan
Occidente solitario di Martin McDonagh
Migliore spettacolo straniero presentato in Italia
Richard III da William Shakespeare (Sam Mendes, The Old Vic,
BAM – Brooklyn Academy of
Music, Neal Street – London)
Hamlet di William Shakespeare (Thomas Ostermeier, Schaubühne Berlin)
Tokyo Notes di Oriza Hirata
(Oriza Hirata, Seinendan)
Segnalazioni per premi speciali
Eresia della felicità di Marco Martinelli/Teatro delle
Albe (Santarcangelo e Venezia), una straordinaria alchimia di poesia majakovskijana e energia adolescente, afflato pedagogico e domande teatrali
Claudio Morganti per la coerenza e l’ostinazione
di un percorso artistico, laboratoriale e intellettuale
che attraverso la fondamentale distinzione tra teatro
e spettacolo
Dom di Laminarie, spazio che lavora sui confini tra
produzione in residenza e ospitalità, tra città e periferia, tra migrazione e memoria, tra infanzia e età adulta, tra ricerca teatrale e ascolto dell’ambiente circostante
Il Funaro – centro di cultura teatrale di Pistoia fondato
da Lisa Cantini, Antonella Carrara, Mirella Corso, Francesca Giaconi di Teatro Studio Blu
Anatolij Vasil’ev per il triennale progetto Pedagogia della scena (Fondazione di Venezia, Fondazione Scuole Civiche di Milano), corso di formazione
dove gli allievi sono futuri pedagoghi con i quali il regista ha costruito, attraverso il metodo deglietjud, un’esperienza di forte relazione personale e artistica
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palcos
Martedì, 4 dicembre 2012
Esame palcoscenico
IL METODO
Esame palcoscenico
T
rieste. La Contrada. Quattro attori
chiusi in un palcoscenico si contendono il verdetto di un pubblico che alla
fine decreterà chi è stato il migliore in scena; sarebbe sciocco non sapere che lo spettatore si comporta così, guarda ascolta e decide chi è stato il più bravo. Il teatro e la scena: quattro uomini sono chiusi in una stanza,
si contendono un posto di lavoro da dirigente, sono disposti a tutto, si scannano, giocano
colpi bassi, anzi bassissimi, pur di accapar-
rarsi l’incarico. È questa la grande malvagità
della vita, la lotta dalla quale l’uomo è convinto a torto di essersi sottratto grazie alla sua
intelligenza, la ferocia per la sopravvivenza
che contraddistingue l’esistenza animale, di
cui noi facciamo parte a pieno titolo anche
in questo aspetto. Nell’epoca in cui viviamo,
poi, la guerra ha cambiato connotati non si
gioca più sul campo sanguinario dei conflitti, almeno in Occidente, ma assume colori diversi nei contesti in cui si manifesta. Il luogo
del lavoro è stato il campo di battaglia ideale di questi ultimi decenni, in cui il consumismo, l’arrivismo, l’individualismo sfrenato sono stati i padroni indiscussi dei rapporti
umani, e il grande capitale e la finanza hanno
avuto buon gioco a sfruttarli a loro vantaggio.
Risultati: una società più fragile, tragicamente sempre più povera, gli individui indifesi e
vittime di un potere forte sotterraneo, colpevole dello sfacelo morale ed economico e che
non paga le sue colpe, scaricandole invece su
una collettività già bersagliata. È questa la
storia, l’unica vera storia dell’umanità. Ogni
tanto qualcuno si alza la mattina con buoni
propositi, ideali sventolati alti sul pennone
della bontà, del vogliamoci bene…, la realtà
è poi ben diversa. La sopravvivenza è sempre una lotta e vince il più forte. Gli anni della giovinezza sono quelli in cui ci si accorge
meno di questo fatto e si combatte di più, ma
poi arriva la maturità con il suo bagaglio di
esperienza e di saggezza, ma anche di amarezza, e ci si ritrova come il Zenone di Opera in nero della grande Margherita Yourcenar
a guardare la vita come ad una piramide rovesciata, nella quale si agitano inutilmente i
tanti uomini e donne, senza speranza.
E senza speranza è uno dei quattro uomini
chiusi in quella stanza, quello della scena dello spettacolo “Il metodo”, di Jordi Galcerán,
ultima produzione de La Contrada di Trieste.
Gli altri tre gli hanno fatto credere di essere pretendenti al posto esattamente come lui,
ma non è così. Via via che il tempo trascorre
e passano le crudeli prove a cui vengono sottoposti da una entità esterna non nota, scopre,
assieme agli spettatori, che è l’unico concorrente di quel brutale gioco per un appetibile posto di lavoro e che la crudeltà non è finita. Per assumerlo i tre dirigenti dell’azienda devono capire fino in fondo quanto finge o quanto è realmente una carogna, come
voleva sembrare di essere. Lo mettono con
le spalle al muro e gli gettano in faccia tutta
la debolezza che ha tentato di nascondere. È
un brillante lavoro di fantasia questo di Gal-
cerán, che non manca però di attingere a tutto
quel complesso di tecniche reali di selezione del personale, documentate in manuali di
specialisti della materia. Ovviamente non si
può non rilevare l’ironia e la conseguente comicità che i fatti della scena producono sullo
spettatore. Neanche però mancare di riflettere sul fatto che la grave crisi che ha investito l’intero continente potrebbe mettere duramente in discussione yuppismo e rampantismo dell’ultimo ventennio, mandando in soffitta proprio il metodo Gronholm dell’autore
catalano, da cui questo spettacolo è tratto.
Protagonisti de Il metodo sono gli attori della compagnia stabile della Contrada
Adriano Giraldi, Maria Grazia Plos e Maurizio Zacchigna. Con loro in scena Riccardo Maranzana impersona la vittima della selezione. Bravissimi tutti, perché i personaggi che interpretano hanno coloriture diverse
e il regista Andrea Collavino ne ha intuito e
correttamente incanalato le rispettive caratteristiche. Li ha poi calati in una stanza totalmente bianca, quattro sedie e un telefono: il
massimo per disarmare chiunque e non dare
alibi agli attori e agli spettatori, che applaudono divertiti e pensierosi.
Poscaro
difficile e impossibile
OSCURA IMMENSITÀ
Il perdono difficile e impossibi
T
rieste. Politeama Rossetti. Finalmente qualcuno si decide
ad affermare, attraverso una
metafora teatrale, che il perdono è
un atto non facile e scontato. Quotidianamente assistiamo a cronisti,
non sempre “in erba”, che corrono
sui luoghi delle disavventure ad intervistare i parenti delle vittime. La
domanda d’obbligo corre sul filo
del microfono teso verso un volto in
lacrime, le occhiaie e le guance scavate dal dolore: “le hanno sottratto
il bene più caro”, “ha perso l’amore
più grande della sua esistenza” oppure “le hanno rubato la vita”, “ma
è vero che lei ha perdonato, perdonerà la mano assassina” e giù altre corbellerie del genere. E ovviamente l’intervistato a dover rispondere che “sì, ha perdonato, ma che
vuole giustizia”. Frasi fatte, sconta-
te, false, anzi falsissime. La verità
è un’altra e ce la racconta Massimo
Carlotto nel libro “Oscura immensità”. Alessandro Gassmann, direttore
del Teatro Stabile del Veneto, gli ha
chiesto di trasformare il romanzo in
drammaturgia e l’operazione è riuscita egregiamente. Giulio Scarpati e Claudio Casadio sono gli attori in scena, che lo stesso Gassmann
dirige, mettendo a fuoco una sorta di duello tra personaggi, che dovrebbero rappresentare le due facce
dell’umanità, quella buona e quella cattiva, ma che in realtà mostrano appunto le tante sfumature, le
tinte fosche del bene, la malvagità
nascosta in ognuno di noi, repressa,
soffocata, straripante attraverso i rivoli della sofferenza e del disagio.
Vendetta e perdono, pena e giustizia, a seconda di come si affrontano,
dell’angolatura dalla quale si guardano, assumono aspetti e significati
diversi. Ecco il perché della banalità
di quelle esecrabili interviste e delle
altrettanto scontate risposte.
Il fatto di cronaca, che Massimo
Carlotto racconta, è uno dei tanti
che appaiono tra le pagine dei giornali di un Nordest che scivola silenziosamente nella violenza di un
mondo in forte degrado: nel corso
di una rapina una donna e un bambino, presi in ostaggio da due malviventi, restano uccisi. Il marito e
padre, annichilito dalla sofferenza,
cambia lavoro e vita, soffoca nella solitudine la sua esistenza. Il tarlo dell’oscura e immensa catastrofe
mina però i suoi valori profondi, il
perbenismo che contraddistingueva
la sua famiglia, fino a farlo diventare a sua volta un assassino, assassi-
no per vendetta, senza speranza se
non quella di vedere soffrire il presunto colpevole del suo stesso dolore. Presunto colpevole perché Silvano Contin (Scarpati), la vittima,
scova attraverso una personale indagine il complice, mai catturato, di
Raffaello Beggiato (Casadio) e gli
restituisce tutto quanto è stato fatto
a lui con gli interessi.
Nel frattempo Beggiato, ergastolano, senza speranza di “uscire a
riveder le stelle”, si ammala di un
cancro incurabile. Chiede il perdono della sua vittima e confida nella grazia. La sua mente oscilla tra il
pentimento, per aver ucciso in una
notte di droga e follia due innocenti,
e il bisogno di credere che, se potrà
uscire di carcere, coi soldi del bottino messi da parte dal complice, potrà andare in Brasile, dove notoria-
mente non c’è estradizione, e curarsi con nuovi ritrovati per fare finalmente la bella vita. Niente di buono
sotto il sole, per Carlotto l’animo
umano è comunque condannato alla
sua parte di male, indipendentemente dal punto di partenza.
E’ il vero peccato originale
dell’umanità. “Parliamo di un limbo esistenziale – spiega Alessandro Gassmann - dove il confine
tra bene e male non è perfettamente tracciato, ma è solo una sottile
linea destinata a far sì che i ruoli
si possano invertire, che le vittime possano diventare carnefici e
i carnefici vittime. Uno stimolo a
riflettere sul lato tragico dell’esistenza, sui rapporti fra gli uomini
e su quegli avvenimenti che a volte possono segnare la loro vita in
modo irreversibile.
cenico
Martedì, 4 dicembre 2012
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Alla ricerca di sé stesse
NUDA IN GABBIA
Alla ricerca di sé stesse
P
ola, teatro Popolare Istriano. Tre amiche. Diverse, con vite diverse e scelte diverse.
Una (Barbara Nola) ha una relazione con
un uomo sposato e, conseguentemente non
pensa ai figli (anzi, proprio non ne vuole avere, considerata la situazione affettiva). Nina
(Ecija Ojdanić) aspetta un bambino, forse
nel momento peggiore: ha appena scoperto
una tresca del marito (ma è storia di vecchia
data, nata ancora prima del loro “sì”) ed allora il figlio che ha in grembo è la catena che
non le consentirà di andarsene. Tanja (Ana
Begić) è divorziata e figli non ne può avere.
In compenso ha una bella carriera, ma ogniqualvolta incontra l’ex al centro commerciale a fare shopping con moglie (nuova) e figli,
sta male.
Tre donne in gabbia; una di quelle gabbie
dalle quali non è possibile uscire neanche ad
avere la porta aperta. Quella della maternità, o meglio della paura della maternità. Un
archetipo. In aggiunta al quale Olja Runjić
tratta anche di amore, matrimonio, stereotipi
e archetipi femminili. Ma anche maschili, a
leggere il regista, Ivan Leo Lemo, che incolpa il maschio per quanto ci sta succedendo:
“rincorrono sesso e soldi, e negli intervalli
bevono e guardano il calcio: è tutto sbagliato e porta direttamente alla violenza e peggiora la posizione della donna. Il maschio ha
davvero rovinato un bel po’ di cose.” ‘Sex
and the city è poca cosa al confronto”, reci-
tava nell’annuncio la piece. Stuzzicando con
punti di domanda ai quali è difficile rispondere: Un uomo e una donna possono restare assieme tutta la vita? In fondo al tunnel,
c’è la luce? Il matrimonio è davvero sacro e
hanno avuto ragione le nostre madri ad insegnarci il mantenimento della specie? Come
distinguere i veri valori in una società volta al consumo? Come distinguere archetipo e
stereotipo nel mistero donna? Qual è il ruolo
naturale della donna?
Cercano risposte anche le tre protagoniste. “Che cosa manca alla solitudine? Che
cosa mi manca?”, si chiede e ci chiede Tanja,
con cruda sincerità, complice una dose eccessiva di alcol.”Siamo sole. Siamo vive”,
risponde Una. Ma basta essere vive? Certo, felicità e amore sono valori ipervalutati.
Ma bisognerebbe vedere che cosa ne pensano quelli che li hanno entrambi. Morale:
prima che si spengano le luci e cali il sipario tutte le domande avranno un loro perché:
Tanja ha avuto un aborto, Nina è sposata da
sei anni e il marito la cornifica da molto più
(e come detto il figlio che ha in grembo è
un’ancora), Una è tristemente incerta. “Una
volta mio padre mi disse: Sposati e divorzia,
ma per l’amor di Dio, sposati”. Sole, senza
marito non siamo niente? Meglio divorziate che single? Meglio madri che no? Cercasi risposta. Ma l’attesa è inutile. Passerà prima Godot.
Cierre
Il perdon
ile
“La nostra società è incapace di
lenire il dolore di coloro che hanno
subito il torto dell’uccisione di un
loro caro - racconta Massimo Carlotto.
La comunità in cui vivono tende
a escluderli, a condannarli a un ergastolo di dolore, perché la punizione del reo non è mai soddisfacente. E allora prevalgono i sentimenti
ancestrali, la sete di vendetta, unica
soluzione al peso del lutto”. Carlotto racconta di aver incontrato decine
di parenti di vittime e di condannati per comprendere, per cancellare
l’ipocrisia che pervade queste storie. In questo lungo itinerario di incontri, ha conosciuto solo una donna che è stata capace di perdonare
l’assassino del proprio padre.
L’allestimento di Gassmann
si avvale delle scene di Gianluca
Amodio, estremamente efficaci: il
palcoscenico diviso a metà, da una
parte la squallida dimora in cui si è
rifugiato Contin, dall’altro la cella
del carcere di Beggiato; due spazi
che si illuminano alternativamente,
dando appunto anche visivamente
l’idea di quello scontro in atto tra
i due attori.
Dei due sicuramente il più efficace è Claudio Casadio. La sola voce,
rauca da malvivente vero come gli
stereotipi ci rimandano, fa la differenza regalandoci un personaggio
reale. La pur molto buona interpretazione di Giulio Scarpati risente un
po’ dell’immagine che di lui ci siamo fatti nelle solite fiction televisive, nelle quali ha per anni imperversato in tv, fiction spesso scadenti
per interpreti e contenuti.
Rossana Poletti
6 palcoscenico
Martedì, 4 dicembre 2012
INCONTRI Autore di «35° piano»
Francesco Olivieri,
professione drammaturgo
Francesco Olivieri,
professione drammaturgo
di Nicolò Giraldi
35°piano. È questo il titolo dello spettacolo di teatro che Francesco Olivieri ha scritto e che Teatro in Rivolta di Torino sta allestendo. Francesco Olivieri è un giovane drammaturgo bolognese
di nascita ma trapiantato fin da piccolo a Verona. Dopo quattro
anni di lavoro presso il Corriere della Sera di Verona e con un posto a tempo indeterminato alle Poste, ha deciso che era giunto il
momento di lasciar perdere tutto quanto. E di ripartire.
Così Francesco si è messo in testa di girare l’Italia con l’idea
di trovare i fondi per il suo spettacolo di teatro attraverso la promozione di un suo libro di poesie e racconti dal titolo “Gli ultimi
non saranno i primi”.
Lo spettacolo di teatro che, grazie alla regia di Lucia Falco di
Teatro in Rivolta, verrà messo in scena nei prossimi mesi, citando
il testo della sinossi è la storia di “un palazzo popolare, un quartiere di periferia. In questo contesto un giovane psichiatra è nato
e vissuto, attraversando le difficili fasi della crescita, fino al giorno in cui il padre si è gettato dal 35° piano della sua abitazione.
Correndo a perdifiato per recarsi al funerale, grazie all’utilizzo in
scena di un tapis-roulant, il protagonista rivive così il suo passato,
intrecciando la sua biografia personale con fatti e accadimenti che
hanno segnato gli ultimi trent’anni della nostra storia”.
Francesco Olivieri ha voluto scrivere questo testo e lo ha fatto
con passione. Con voglia di comunicare al mondo una scelta. La
scelta di dare un senso alle cose che si fanno. Lo abbiamo incontrato quasi un mese fa a Trieste alla partenza del suo tour per l’Italia, che lo porterà fino in Sicilia. Poi, tempo dopo, abbiamo realizzato questa intervista telefonica mentre dalla Val di Susa scendeva
verso la Toscana.
Ciao Francesco. Innanzitutto come stai?
Sto bene, l’altra sera Luca Peotta, presidente delle Imprese che
Resistono, mi ha detto che ci aiuterà. Loro cercano di dare una
mano a chi vorrebbe farla finita,
chi non trova più un senso. Dopo
una serata qui a Torino, quando ho
letto un racconto ispirato ai fatti della Thyssen, intitolato Sinter
Klass, dopo questo racconto, dicevo, due ragazzi che erano stati
colpiti emotivamente dalla storia
perché avevano avuto degli amici
dentro alla fabbrica, hanno voluto
presentarmi un giornalista di Lavoro e Sicurezza, un cartaceo che
finisce in ogni ente locale e nelle
imprese, nelle scuole, propone di
dare spazio alla sicurezza sul lavoro, affinché scrivessi una pagina intera per loro. Tutto questo è
sintomo che le cose vanno abbastanza bene.
Come sta andando il progetto? Ho visto che siamo arrivati
a quasi tremila euro su dodicimila. È un buon risultato per il
momento?
Secondo me si, penso che riusciremo a chiudere il budget. Con
il tempo di crisi la risposta è stata
certamente inaspettata.
Hai letto a Venezia, Verona,
Bologna, Torino, Trieste. Ci racconti un po’ gli ambienti che hai
trovato? Qual è la risposta che
hai ricevuto?
Ho trovato tanta sfiducia, nelle istituzioni, nello Stato, nel fatto che sia sempre più difficile venire fuori da questa sorta di apatia e di rassegnazione che ci sono
in Italia. C’è tanta gente che cerca
di campare, di tirare avanti, gente che non si vuole rassegnare. Ci
sono saracinesche che chiudono e
credo arriverà il momento in cui
la gente non ne potrà veramente
più. Stiamo rasentando il momento della fame.
Ci spieghi cos’è “35° piano”?
Qual è il significato di questo testo?
Vuole essere una sorta di monito, un motivo di riflessione, un
messaggio di speranza. C’è un figlio che corre al funerale del padre. C’è la voglia di rinascita. Girando l’Italia annoto sulle pagine di un quaderno cosa pensano
le persone, chiedo che cosa sia il
loro personale 35° piano, qual è la
situazione che farebbe esplodere
la loro rabbia ed infine quali sarebbero le idee per ripartire, per
fare a piedi i trentacinque piani.
Sono soddisfatto perché qualcuno
mi dice che vuole scendere a piedi. È la storia di chi vuole lottare,
di chi non vuole rassegnarsi, ma è
anche l’assenza di prospettiva, di
un futuro sullo sfondo. Una persona che mi ha ospitato, mi ha detto
che si sente abbandonato da questo paese, da questa classe politica. Non c’è più divisione tra capo
e operaio, non c’è più la classe
operaia. Il testo è scritto pensando
a cosa possiamo fare per ripartire.
Come ti è venuto in mente di
presentarlo a Teatro in Rivolta?
Per caso, un’ora dopo che
avevo finito di scriverlo ho scritto a Teatro in Rivolta sul profilo
di Facebook. Ho spiegato: “sono
un drammaturgo, ho un testo,
come si fa?” Lucia Falco, la regista, ha letto il testo l’indomani,
le è piaciuto, io mi sono innamorato del teatro. Lucia Falco è da
venticinque anni che fa la regista
professionista. Dà spazio a chi
voce non ha. Marcello Serafino
che reciterà la parte del protagonista, è molto bravo. Ci sarà un
tapis roulant, dove l’attore correrà per tutto il tempo dello spettacolo, simulando la corsa verso
il funerale del padre suicidatosi. Sono contento di aver trovato questa coppia, che lavora per
passione e per l’arte.
Tu parli di copartecipazione,
di teatro per la gente nella gente e di produzioni dal basso. È
una forma di sopravvivenza o
ormai la strada da intraprendere è questa?
Io penso che sarà il futuro per
qualsiasi tipo di iniziativa, la partecipazione di tanti, che sia per difendere i nostri diritti, per cambia-
re la situazione politica. Penso sia
l’unico sistema, dobbiamo cambiare i parametri, certamente non
tutti lo faranno però mi sono reso
conto di essere un po’ don Chisciotte. Però mi sono reso conto che anche se semini nel deserto mille
semi, da tutto ciò che hai seminato spunterà qualcosa, fossero anche
“solamente” tre fiori.
Come sarà organizzato lo
spettacolo?
Dietro ci saranno dei video art,
cinque schermi grandi come delle finestre di un palazzo. Lì saranno proiettate scene di vita vissuta,
persone che cucinano, litigano, che
chiacchierano; saranno i frammenti
ultimi di una persona che sta volando dal 35° piano. La video art è realizzata da Antanas Kucinkas, lituano. Io credo sia geniale, d’altronde i lituani sono molto più avanti
di noi nella video art. Il manifesto
è stato creato da Marco Lovisatti,
illustratore delle locandine per Andrea Segre.
Per quale motivo una persona
dovrebbe finanziare il tuo progetto?
Perché investire nello spettacolo e acquistare una fetta di cultura
significa comprare un po’ di libertà.
Perché potrebbe capitare a chiunque, perché è all’ordine del giorno,
perché le tragedie succedono sempre. Ieri si è ucciso un cinquantenne perché non trovava lavoro. Gli
imprenditori, la gente normale, chi
non ce la fa decide di finirla ed è
drammatico. Io con questo voglio
dare un po’ di speranza a chi arriva
davanti al muto, a chi è al 35° piano. E poi credo che sia un’operazione molto democratica, dal mo-
mento che lo Stato si occupa sempre meno della cultura.
Nel tuo blog parli di mente
aperta e sorriso sulle spalle. Ce
lo spieghi?
Bisogna avere mente aperta e
sorriso sulle spalle perché altrimenti un viaggio così non lo si può
intraprendere. Per fare un viaggio
così bisogna avere una grande consapevolezza sulle spalle, un obiettivo ben fisso davanti, non farsi abbattere nei momenti difficili,
o dall’invidia. Sono molto positivo nei confronti delle persone, anche quando non trovo un riscontro, come è successo a Monferrato
dove l’altra sera la risposta è stata
praticamente assente.
Adesso stai andando a Lucca,
giusto?
Sì. Nei prossimi giorni sarò in
Toscana e poi a Roma. E poi via
verso il sud d’Italia. Torneremo al
nord appena verso la metà di dicembre. Poi metteremo insieme le
pezze e per la primavera saremo
pronti per mettere in scena lo spettacolo.
Ti piacerebbe portare lo spettacolo anche al Dramma Italiano a
Fiume?
Non ci avevo pensato, però sarebbe certamente affascinante.
A fine novembre a Zagabria
Premi per il palcoscenico nazionale
Il Teatro nazionale di Zagabria ha ospitato la cerimonia di consegna dei Premi del teatro in riferimento alla stagione 2012, nonché il premio alla carriera, andato a Zlatko Vitez nella categoria “Dramma”, e a Richard Simonelli nella categoria “Musical
e operetta”..
Migliore spettacolo dell’anno è “Unterstadt”,
per la regia di Zlatko Sviben, e messo in scena dallo
Stabile di Osijek.
La Migliore regia ha premiato Zlatko Sviben,
ancora per “Unterstadt”.
Migliore attrice è Alma Prica, e il ruolo che le è
valso il premio è quello di Medea. Il premio di Miglior attore andato a Hrvoje Kečkeš, per il ruolo di
Albin in “La gabbia” del Teatro satirico Kerempuh.
Premiati da “Non protagonisti” Mario Mirković
e Doris Šarić-Kukuljica..
Premio anche a “Mio figlio cammina lentamente” di Ivor Martinić nella categoria di Migliore messinscena di testi contemporanei. Per la Scenografia
il premio è andato a Darko Petrović, mentre nella
categoria Costumi ha avuto il massimo dei voti Danica Dedijer.
Nella categoria Operetta e musical ha vinto un
classico, “Cabaret”, per la regia di Dora Ruždjak
Podolski. Riconoscimenti anche a “Footloose” per
la regia/coreografia. Migliore attrice Kristina Kolar (Metelle in “La vie parisienne”, migliore attore Dražen Čuček per Master of Ceremonies in “Cabaret”.
Una nomination ha fatto puntare i riflettori anche sul Dramma Italiano e “Antigone”, in corsa nella categoria Regia, e quindi ha interessato Ozren
Prohić. Sarà per un’altra volta, ma intanto anche la
nomination è riconoscimento.
palcoscenico 7
Martedì, 4 dicembre 2012
APPUNTAMENTI Notte del teatro
Per omaggiare
l’arte performativa
Per omaggiare
l’arte performativa
L’
European theatre night
è manifestazione di un
giorno, meglio di una
notte, dedicata all’arte scenica.
Occupa il terzo sabato di novembre e fa del teatro il luogo principe dell’appuntamento culturale.
Ma la Notte è anche momento di
dialogo, di conoscenza e scoperta
del teatro e di quello che fa teatro,
dei mestieri, anche quelli meno
in luce. L’attore, certamente più
esposto, ha in sé e manda avanti anche l’arte di registi, costumisti, truccatori. Il sipario si alza
sul mondo delle luci, della scenografia e della drammaturgia, della scrittura per il teatro. Ed è momento di sensibilizzazione, oggi
più che mai.
È il giorno nel quale i teatri
regalano sé stessi, o aprono le
porte al pubblico contro un modico esborso (si è già detto che,
sia come sia, anche le cose gratuite, alla fine qualcuno le deve
pur pagare), e così facendo annullano la distanza tra pubblico e
palcoscenico. La formula è quindi delle più semplici: teatro teatro teatro, per un appuntamento
unico e unificato nel tempo, ma
non noi contenuti, per dare l’illusione di essere una famiglia piacevolmente allargata e contare in
centinaia di migliaia di persone
chi ha voluto trascorrere la serata
nella casa delle arti performative. Il progetto “Notte del teatro”
è quindi progetto che vuole dare
spazio alla creatività performativa sul territorio di tutta l’Europa e così facendo lo avvicina ulteriormente all’opinione pubblica. L’arte performativa diventa
quindi valido e imprescindibile
elemento dell’identità multiculturale europea.
L’edizione 2012 della Notte
del teatro ha (col)legato Bosnia
ed Erzegovina, Croazia, Montenegro, Slovacchia, Slovenia e
Serbia. Quest’anno c’è stata una
rinuncia: motivi che ben possiamo immaginare hanno fatto rinunciare l’Austria alla partecipazione. Come ben si può vedere, sono più i tasselli che mancano nell’abito teatrale del Vecchio
Continente di quelli che ci sono.
Le nozze di Figaro
Non è crisi del momento, ma piuttosto crisi che resiste. Non che sia
disamore: il teatro il suo pubblico
ce l’ha, ma si ha come la sensazione che ormai sia diventato un rapporto esclusivo, che difficilmente
si allarga ad altri.
In Croazia hanno aperto le porte con spettacoli, concerti, mostre
83 istituzioni culturali in 31 città,
facendo registrare 45mila presenze di pubblico per 120 spettacoli e
una sessantina di programmi collaterali. Questi numeri, limitati al
nostro piccolo, soddisfano.
I numeri di chi la Notte l’ha
creata ad uso e consumo dei 45mila spettatori appena detti: c’è voluto un esercito di 10mila addetti
ai lavori.
Nella vicina Slovenia la Notte
ha coinvolto 10 città con 26 istituzioni culturali, che hanno proposto
una trentina di appuntamenti.
La Bosnia ed Erzegovina ha risposto all’invito con 34 teatri di
15 città, proponendo 40 spettacoli
e 25 programmi altri.
La Serbia ha dato 60 spettacoli e 30 programmi collaterali, con
svolgimento in 46 istituzioni culturali di 15 città.
Undici città con 39 teatri, 80
spettacoli: questo il contributo della Slovacchia alla manifestazione.
L’Ungheria è della Notte da
quest’anno ed ha usato la manifestazione per presentarla.
I programmi
di Fiume e Pola
Nei nostri ambiti curiosiamo
nella Notte fiumana e polese.
L’”Ivan de Zajc” di Fiume ha
alzato il sipario sulle “Nozze di Figaro”, prima però ha proposto una
mostra che rende onore ad un particolare mestiere di teatro, quello
del costumista. In mostra cappelli
e copricapo vari, tutti del fondo teatrale “Fantasia con tesa”.
”Le nozze di Figaro“, di Beaumarchais, per la regia di Robert
Alfoldi, ha portato in scena Jasmin
Mekić nei panni di Figaro, Anastazija Balaž Lečić nei panni di Susanna (la fidanzata), Alen Liverić
è stato Almaviva e Tanja Smoje la
contessa Rosina
Mistero buffo
I copricapo in esposizione
sono stati scelti da Manuela Paladin Šabanović, che ha reso onore alla fantasia di designer e costumisti di più generazioni, quali Ružica Nenadović Sokolić, Ingrid Begović, Danica Dedijer, Leo
Kulaš, Goran Lelas, Silvio Vujičić,
Sandra DekanićiJuraj Zigman. Le
mani che hanno creato i copricapo
sono quelle di Diana Cuomo, Ada
Skroče ed Elena Pichler. Per chi
non ne avesse avuto l’occasione,
l’esposizione sarà visitabile fino al
29 dicembre.
Il Teatro Popolare Istriano
ha aperto con la fotografia. Ma
si tratta di foto di scena e quindi
siamo negli ambiti del programma. Gli scatti portano la firma di
Sasa Miljevic. Poi “Mistero Buffo”, tre giullarate prese in prestito dal grande Dario Fo, tradotte
in ciacavo e proposte con bravura
da Valter Roša. Per chiudere arie
operistiche con il baritono Ronald
Braus e la mezzosoprano Blanka Tkalčec con accompagnamento al pianoforte di Vesna Ivanović
Ocvirk. L’occhio attento ed ar-
tistico di Miljevic ha colto momenti delle prime teatrali allestite
all’Istriano. Impressioni artistiche
dunque per “Zitelle”, “Il mantello di Lindaro” (ispirato ai “Vestiti
nuovi dell’imperatore”), “Il mago
di Oz”, “Stesso volto”, “Zuppa di
canarino” (che sarebbe dovuta venir rappresentata, ma un malore
della Lipovcan ha fatto saltare la
messinscena), “Onore” “Mitologia
YU”, “Elettra” e “Salomè”. Difficilissimo per Miljevic scegliere tre
le migliaia di scatti che custodisce
in archivio. Poco male: sarà materiale per mostre future.
”Mistero buffo” non ha bisogno di carta d’identità e nemmeno
di passaporto, ormai. Roša è inimitabile nello “Zanni affamato”,
“Il primo miracolo di Gesù” e “Le
nozze di Cana”. (car)
8 palcoscenico
Martedì, 4 dicembre 2012
CARNET PALCOSCENICO rubriche a cura di Carla Rotta e Daniela Rotta Stoiljković
TEATRO Il cartellone del mese
IN CROAZIA
Teatro Nazionale Ivan de Zajc - Fiume
4 dicembre ore 18, 5 dicembre ore 10 e 12
L’ape Maja di Bruno Bjelinski. Regia Ivan Leo Lemo. Interpreti Olga Šober, Denis Brižić,
Anđelka Rušin, Kristina Kolar, Sergej Kiselev, Siniša Štork,
Robert Kolar, Mirko Čagljević,
Milica Marelja, Ivanica Lovrić,
Stanislava Šćulac, Saša Matovina, Angela Nujić, Dario Bercich,
Marko Fortunato
5 dicembre ore 19 e 21
Les lieux de mémoire di
Čuljak - Jurčić - Maršić. Assolo
coreografico
6 dicembre ore 12
Mini e Maxi di M. Schiavato. Regia Giorgio Amodeo. Interpreti Elena Brumini, Rosanna Bubola, Alida Delcaro, Lucio
Slama
7 dicembre ore 12
Il violinista sul tetto di J.
Bock. Regia Ozren Prohić. Interpreti Bojan Šober, Olivera
Baljak,
Andreja Blagojević, Leonora Surian, Vivien Galletta, Elena
Brumini, Miriam Monica, Arija Rizvić, Lara Grdinić, Biljana Torić, Dario Bercich, Saša
Matovina, Voljen Grbac, Nenad
Vukelić, Anton T. Plešić, Marijan Padavić, Zdenko Botić, Mensur Puhovac, Anđelka Rušin,
Marijana Prohaska, Bruno Nacinovich, Sergej Kiselev,
Dmitri Andrejčuk, Krunoslav
Marić
10 dicembre ore 12 e 19.30
La Bella e la Bestia da Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont. Regia Vito Taufer. Interpreti Anastazija Balaž Lečić,
Tanja Smoje, Ana Vilenica, Damir Orlić, Jasmin Mekić, Žarko
Radić, Dražen Mikulić, Alen
Liverić
13, 14, 15, 17 e 18 dicembre
ore 19.30
La locandiera di C. Goldoni.
Coproduzione del TNC Ivan de
Zajc e del teatro di Budva. Regia
Jug Radivojević
18 e 19 dicembre ore 19.30
Ana Karenina di R. Ščedrin.
Interpreti Bojana Nenadović,
Cristina Lukanec, Anna Ponomareva, Valeri Rasskazov, Filip Viljušić, Zoran Jakšić, Paula
Rus, Ronald Savković, Andrei
Köteles, Marina Grgurić, Dmitri Andrejčuk, Oxana Brandiboura, Irina Köteles, Anka Popa,
Antonija Družeta, Svetlana
Andrejčuk, Camila Izabel Moreira, Vladimir de Freitas Rosa,
Marta Voinea, Danijela Menkinovski
21 dicembre ore 20; 22 dicembre ore 19.30
Le nozze di Figaro di Beaumarchais. Regia Róbert Alföldi.
Interpreti Alen Liverić, Tanja
Smoje, Jasmin Mekić, Anastazija Balaž Lečić, Igor Kovač, Olivera Baljak, Denis Brižić, Davor
Jureško, Aleksandra Stojaković,
Andreja Blagojević, Damir
Orlić
27, 28 e 29 dicembre ore 20
Concerto di Capodanno
Teatro cittadino - Pola
6 dicembre ore 10 e 18; 7,
10, 11, 14 dicembre ore 9.30 e
11, 13 dicembre ore 11 e 18; 15
dicembre ore 11
Petar Pan di Marijana Peršić
(James M. Barrie). Regia Andrea Gotovina. Interpreti Rade
Radolović, Filip Lugarić, Nika
Ivančić, Paola Lugarić, Teo
Frgačić, Fran Vozila, Marijana Peršić, Aleksandar Bančić,
Snježana Grgić, Marin Janković,
Patrik Lazić, Gabrijel Lazić, Edvard Vaja, Petar Starčević, Karlo Pavlović, Valter Roša, Sara
Stepanović, Damir Lampe, Diana Zrnić, Andrea Lončarić, Anna
Alice Kraljić, Diana-Dina Fia-
mengo, Saša Stepanović, Filip
Blažević, Karlo Stipić, Diana
Zrnić, Andrea Lončarić, Anna
Alice Kraljić, Diana-Dina Fiamengo, Damir Lampe
12 dicembre ore 20
Pura follia di Paul Pörtner.
Regia Nina Kleflin. Interpreti Vid Balog, Nina Kaić Madić,
Igor Mešin, Damir Poljičak, Damir Lončar, Saša Buneta, Jasna
Palić Picukarić
19 dicembre ore 20
Storia di centro commerciale di Mate Matišić. Regia Vinko
Brešan. Interpreti Olivera Baljak
e Davor Jureško
IN ITALIA
Politeama Rossetti - Trieste
Ciclo: Prosa
4 e 6 dicembre ore 20.30; 5
dicembre ore 16
Trovarsi di Luigi Pirandello. Regia Enzo Vetrano e Stefano
Randisi. Interpreti Mascia Musy,
Angelo Campolo, Giovanni Moschella, Ester Cucinotti, Antonio
Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri, Luca Fiorino
4, 5, 7, 8, 11, 12, 14, 15, 18,
19, 21 e 22 dicembre ore 21; 9,
13, 16, 20 e 23 dicembre ore 17
I due fratelli di Alberto Bassetti. Regia Antonio Calenda. Interpreti Adriano Braidotti, Jacopo
Venturiero
7 e 8 dicembre ore 20.30; 9 dicembre ore 16
Il teatrante di Thomas Bernhard. Regia Franco Branciaroli.
Interpreti Franco Branciaroli
Ciclo: Eventi speciali
17 dicembre ore 21
I Pooh in concerto con la Ensemble Symphony Orchestra
18 dicembre ore 20.30
Vent’anni insieme. Ballo al
Savoy adattamento del testo di
Maurizio Soldà dal libretto di Alfred Grünwald e Fritz LöhnerBeda. Regia Andrea Binetti. Interpreti Andrea Binetti, Maurizio Soldà, Marzia Postogna, Giovanna Michelini, Mathia Neglia,
Gabriella Thierry, Julian Sgherla,
Ensemble Jazz
21, 22 e 23 dicembre ore 21
Aldo, Giovanni e Giacomo
Tour Teatrale 2012-2013. Regia
Arturo Brachetti. Interpreti Aldo,
Giovanni e Giacomo
29 dicembre ore 20.30
Il lago dei cigni di P. I. Ciajkovskij. Coreografie di Leonid Lavrovsky. Interpreti Nadeja
Ivanova/Anastasia Chumakova
(Odette\Odile), Dmitriy Smirnov/
Andrey Shalin, Alexandr Tarasov
(Principe Siegfried)
30 dicembre ore 16
Lo
schiaccianoci
di
P.I.Ciajkovskij. Coreografie di
Marius Petipa. Interpreti Nadeja
Ivanova, Ekaterina Shalyapina
(Clara), Alexandr Tarasov/ Sergey Kuptsov (Principe)
Ciclo: Musical & grandi eventi
12, 14 e 15 dicembre ore
20.30; 13 dicembre ore 17; 15 e
16 dicembre ore 16
Shrek - Il musical tratto dal
film della DreamWorks Animation e dal libro di William Steig.
Regia Ned Grujic e Claudio Insegno. Interpreti Nicolas Tenerani
(Shrek), Alice Mistroni (Fiona),
Emiliano Geppetti, Piero Di Blasio, Marco Trespioli, Andrea Attila Felice, Pasquale Girone Malafronte, Giulio Pangi, Alessandro Arcodia, Manuela Tasciotti,
Claudia Campolongo, Elisa Colummi, Davide Dal Seno, Daniele
Derogatis, Michelangelo De Marco, Marco Stabile, Fiorella Nolis,
Beatrice Baldaccini, Valentina De
Giovanni
Ciclo: Danza & dintorni
2 dicembre ore 20.30
Giselle di A. Adam. Regia David Campos. Interpreti i danzatori
del “Ballet David Campos”
Teatro lirico Giuseppe Verdi - Trieste
4 e 6 dicembre ore
20.30
Il barbiere di Siviglia di G. Rossini. Regia Ruggero Cappuccio. Interpreti Antonino
Siragusa, Alessandro
Luciano, Paolo Bordo-
gna, Andrea Porta, Daniela Barcellona, Marina Comparato, Roberto De Candia, Vittorio
Prato, Marco Vinco,
Rita Cammarano, Ilaria
Zanetti, Christian Starinieri
14, 15, 18 e 19 dicembre ore 20.30; 15
dicembre ore 15; 16 dicembre ore 16
La Bella addormentata di P. I. Ciajkovskij. Coreografie Balletto dell’Opera di
Marius Petipa. Con il Kiev
Teatro Orazio Bobbio - Trieste
7, 8, 12, 13, 14 e 15 dicembre ore
20.30; 9, 11 e 16 dicembre ore 16.30
Trappola per topi di Agatha Christie. Regia Stefano Messina. Interpreti Annalisa Di Nola, Stefano Messina,
Carlo Lizzani, Paolo Zuccari, Rober-
to Della Casa, Andrea Lolli, Claudia
Crisafio, Elisa Di Eusanio
18 dicembre ore 20.30
Volare. Concerto a Domenico Modugno. Regia di Marco Mete. Interprete Gennaro Cannavacciuolo
IN SLOVENIA
Teatro cittadino - Capodistria
5, 6, 7, 8 dicembre ore 20
Quand’ero morto di Ernst Lubitsch. Regia Diego de Brea. Interpreti Alojz Svete, Janez Škof,
Jernej Šugman, Boris Mihalj
12 dicembre ore 20
Ma le donne riposano mai?
13 dicembre ore 17; 17 dicembre ore 17 e 18.30; 19 dicembre ore 18; 21 dicembre ore
17; 22 dicembre ore 10 e 15
L’orsetto di e regia Jaka
Ivanc. Interpreti Gorazd Žilavec,
Gašper Jarni
15 dicembre ore 10.30
Il soldatino di carta da H.
Ch. Andersen. Regia Andreja
Kovač. Interpreti Denis Soldat,
Vito Vratarič, Petra Kavaš, Miha
Malek
16 dicembre ore 20
Parole, parole. Non era la
quinta era la nona di Aldo Nicolaj. Regia Jaka Ivanc. Interpreti Igor Štamulak, Lara Jankovič,
Rok Matek, Davor Herceg, Joži
Šalej
18 dicembre ore 20
Concerto di Natale con l’Orchestra sinfonica del Litorale
23 dicembre ore 20
Filumena Marturano di
Eduardo de Filippo. Regia Katja
Pegan. Interpreti Saša Pavček,
Bine Matoh, Ivo Barišič, Teja
Glažar, Lara Jankovič, Ajda
Toman, Blaž Popovski, Igor
Štamulak, Rok Matek, Blaž
Valič
30 dicembre ore 20
L’ultimo terminator diTamara Matevc e Boris Kobal. Regia Samo M. Strelec. Interpreti
Boris Kobal, Gojmir Lešnjak –
Gojc, Maurizio Soldà
Anno VIII / n. 70 del 4 dicembre 2012
“LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina
IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina
Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat
edizione: PALCOSCENICO
Redattore esecutivo: Carla Rotta / Impaginazione: Annamaria Picco
Collaboratori: Nicolò Giraldi, Rossana Poletti, Daniela Rotta Stoiljković, Rosanna Turcinovich Giuricin. / Foto: Internet/ Siti Teatro
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4.12.2012 - EDIT Edizioni italiane