ce vo /la .hr dit w.e ww palcoscenico An no VIII • n. Sipario 2 201 e r b 70 • Martedì, 4 dicem Rossana Poletti Pagine 2 e 3 / TEATRALIA La Notte degli Ubu Pagina 3 / RECENSIONI Il metodo / Oscura immensità / Nuda in gabbia Pagine 4 e 5 / INCONTRI Francesco Olivieri Pagina 6 / APPUNTAMENTI Omaggio all’arte performativa Pagina 7 / CARNET PALCOSCENICO Il cartellone del mese Pagina 8 UN CAFFÈ CON... 2 palcoscenico Martedì, 4 dicembre 2012 Rossana Poletti UN CAFFÈ CON... Rossana Poletti di Rosanna Turcinovich Giuricin Q uattro personaggi in scena, concentrati su una vicenda locale ed universale. Il tutto si svolge all’osteria triestina del Pappagallo, dove, di fatto, si racconta la storia di un’epoca e delle dinamiche che danno vita all’operetta. Dal particolare al mondo, la nascita di un genere musicale che poco dopo esploderà nel suo massimo splendore. “Un calicetto con Suppé” è uno degli spettacoli del cartellone che l’Associazione internazionale dell’Operetta di Trieste ha concepito per sottolineare degnamente vent’anni d’attività sul territorio. Lo spettacolo è basato sulla musica e sulla parola, canto e recitazione mixati perfettamente. Perché la scelta di Suppé? A spiegarlo è Rossana Poletti, anima dell’Associazione, che gli artisti li segue da vicino con consulenze, consigli, organizzazione, consolazione, mamma e sorella. Francesco Suppé Demelli, ebbe una vita movimentata; dalmata, nacque a Spalato e visse a Zara, giovanissimo si trasferì a Vienna dove diventerà il padre dell’operetta viennese, contrastando le stucchevoli composizioni di Offenbach e di tanti altri compositori francesi in voga all’epoca. A Trieste ci sono percorsi che lo raccontano? “Passò molto tempo in città, vicino alle sue radici “mediterranee”, luogo in cui incontrare i vecchi amici conterranei. Ma il tempo libero scivolava via soprattutto all’osteria Al Pappagallo, in via dei Capitelli, nella zona di Cavana, a ridosso del porto, sempre frequentata da marinai e prostitute. L’artista amava il brulicare di vita “vera”. Anche Joyce, più tardi, si legherà a questi posti”. L’osteria era anche un luogo d’ispirazione? “Senz’altro. Al Pappagallo fu fondata verso il 1887 la società Colonia Americana, da un gruppo di artisti ed intellettuali, che Suppè appena poteva amava frequentare. Pittori quali Beda, Lonza e Pogna, lo scultore Rendic, animavano feste memorabili, carnevalate indimenticabili e concorsi di canzonette. Qui Suppé scrisse “Salve Colombo”, l’inno sociale del sodalizio. E poi ancora Blangemose alla Colonia Americana, su testo di Augusto Levi, firmandosi Cavaliere Ignoto. Mentre la splendida copertina dello spartito, attualmente conservata al Museo Teatrale di Trieste, era opera del grande pittore triestino Sambo”. Era anche un cultore della gastronomia locale, musica ma anche sapori? “Grazie soprattutto agli interessi della moglie del musicista, Sophie Strasser Suppé, che era appassionata di cucina ed amava particolarmente studiare la tradizione locale. Annotava diligentemente su un quadernetto, spesso in dialetto triestino, le ricette e i piatti che più amava: tra questi facevano spicco “i bigoli”. Al Museo teatrale si conserva pure la lapide ricordo all’osteria “Al Pappagallo” che recita “la sera del 23 maggio 1888 Francesco Suppé qui sedeva”. Si tratta infatti del marmo di uno dei tavoli del locale”. Parte di questi aneddoti li ritroviamo nello spettacolo che è anche ricerca su un periodo della storia locale? “UN CALICETTO CON SUPPÉ, con Maurizio Soldà, Andrea Binetti, Marianna Prizzon e Antonella Costantini è un vero e proprio omaggio teatral-musicale al grande compositore dalmata, andato inscena in prima mondiale alla sala Bartoli del Rossetti a novembre. Il testo è di Maurizio Soldà che si è documentato sull’autore, alla ricerca di gustosi momenti che lo qualificassero ac- canto alle sue musiche. Lo spettacolo, in chiave divertente ma nello stesso momento celebrativa, è una dedica musicale a Suppé, attraverso le migliori arie tratte dalle sue operette. Le più note sicuramente Boccaccio, omaggio all’Italia alla quale sentiva profondamente di appartenere, e La bella Galatea, che fu la risposta ironica a La Bella Elena dell’altro grande dell’epoca Jacques Offenbach”. E veniamo alla trama dello spettacolo, come si dipana la vicenda? “Non voglio svelare troppo, dirò quanto basta: un oste e una cameriera servono gli avventori di una affollata osteria, tra questi un compositore di belle speranze ma al momento “de pochi schei”. Anche la giovane cameriera vorrebbe apparire sulle scene del teatro musicale. L’oste ha visto generazioni di artisti, compositori, pittori famosi o squattrinati nel suo locale, ne conosce i vizi e le virtù; sempre pronto a raccontare aneddoti e storie, pettegolezzi e verità, ma anche ad ascoltare le belle voci che ogni tanto emergono dal grande calderone dei senza possibilità. Il ruolo dell’oste è sostenuto dall’attore e regista triestino Maurizio Soldà, che da tanti anni raccoglie materiale sulla cultura giuliana, istriana e Andrea Binetti…dentro la musica L’amore per l’operetta come scelta di vita: Andrea Binetti, uno dei protagonisti dello spettacolo, ha lavorato sodo per scegliere le musiche da inserire nell’atto unico. “È vero, è frutto di una valutazione molto attenta partita sin dall’inizio del progetto con un’esplorazione della produzione specifica di Suppé. È seguita la ricerca degli spartiti, alcuni già in mio possesso altri recuperati nell’archivio del museo teatrale triestino Carlo Schmidl. Il materiale a disposizione era notevole: dai primi lavori come “Das pensionat” a ouverture splendide come “cavalleria leggera” e naturalmente le operette più note. Si è deciso subito di utilizzare solo parti musicali tradotte in italiano e quelle che meglio raccontano l’uomo Suppé”. Gli artisti hanno sempre grandi passioni e furiose invidie, anche Suppé? “È così, s’ispirava al grande padre dell’operetta francese Jacques Offenbach ma lo dete- stava, amava incondizionatamente i grandi maestri dell’opera come Gioacchino Rossini, il giovane Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti, quest’ultimo anche suo lontano parente. Ebbe, tra l’altro, l’onore di interpretare a teatro il ruolo di Dulcamara tratto dall’opera lirica L’elisir d’amore”. Nel vostro spettacolo quali le scelte musicali? “Gran parte del repertorio proposto è tratto dai lavori operettistici come La bella Galatea e Boccaccio, caratterizzati da una scrittura musicale poderosa e virtuosistica, di grande effetto e notevoli difficoltà vocali, soprattutto quella che definirei l’impervia aria di Galatea, ricca di cadenze e colorature, tanto da poter considerare quasi una diminutio il termine operetta. Obbligati anche gli inserti offenbachiani tratti dall’Orfeo all’inferno, come il celeberrimo can can e l’esilarante e geniale duo della mosca. Un doveroso omaggio anche la donizettiana “barcarola” spumeggiante confronto di Adina e Dulcamara. Inevitabile inoltre, verso la fine della pièce, l’omaggio, tratto da Una notte a Venezia, a quel giovane compositore (... piuttosto acerbo, se ga fato le nespole, se farà anche lui....), noto col nome di Johann Strauss jr. che strapperà col tempo a Suppé il titolo di Re dell’operetta viennese”. dalmata, trasformandole in spettacoli teatrali di natura popolare ma sempre colti e divertenti. I due cantanti sono il tenore Andrea Binetti e il soprano Marianna Prizzon, al pianoforte Antonella Costantini”. Dopo gli spettacoli andati in scena a Trieste…? “Sarà splendido continuare. Confidiamo che lo spettacolo prodotto dall’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG possa circuitare, grazie alla collaborazione con il Centro di Documentazione della Cultura Giuliana, Istriana, Fiumana e Dalmata, con il coinvolgimento di UI e UPT,in alcune piazze italiane e in Istria nel corso del 2013”. Ma c’è ancora qualcosa che bolle in pentola. Dopo Suppé ed altri spettacoli importanti (Goodbye Berlin, Bulli e Pupe), il ventennale dell’Associazione dell’operetta si chiuderà con Ballo al Savoy nella Sala Assicurazioni Generali del Rossetti, il 18 dicembre prossimo (ore 20.30). L’anteprima è stata presentata a Maniago a fine novembre con grande successo di pubblico e alla presenza in sala dell’assessore regionale alla Cultura, Elio De Anna. In scena Andrea Binetti, che firma anche la regia, Maurizio Soldà, Marzia Postogna, Giovanna Michelini, Mathia Neglia, Gabriella Thierry e Julian Sgherla. Al pianoforte Maurizio Baldin e Carlo Corazza, al violino Antonio Kozina, alla batteria Lorenzo Fonda e alla tromba Giovanni Vello con il Coro Polifonico di Montereale Valcellina. Coreografie di Maria Bruna Raimondi, con la partecipazione del corpo di ballo dell’Accademia Artinscena di Trieste, Gruppo di Flashdance coordinato da Maria Bruna Raimondi, gruppo di Flamenco coordinato da Elisabetta Romanelli, gruppo di Danza Orientale coordinato da Maria Grazia Baiocchi, gruppo di Danza Classica coordinato da Franca Desinio costumi, trucco e parrucco di Michela Pertot. Direttore musicale Maurizio Baldin. Produzione dell’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG con la direzione alla produzione di Rossana Poletti. Uno sforzo corale in due atti che ha divertito gli spettatori con momenti comici, bella musica, citazioni dotte, riferimenti storici e ammiccamenti tra storia ed attualità. “L’operetta su musica di Paul Abraham e libretto di A. Grunwald e F. Lohner-Beda, Ballo al Savoy – ricorda la Poletti - fu rappresentata per la prima volta il 23 dicembre 1932 al Grosses Schauspielhaus di Berlino. Ricorre infatti quest’anno l’ottantesimo dal debutto. La partitura dell’operetta risulta essere più moderna rispetto ai canoni dell’epoca, facendo un uso abbondante di musiche a ritmo di foxtrot e balli di impronta latino-americana, come il tango e il paso doble, che in quel tempo cominciavano a invadere l’Europa, contaminando tutto il teatro musicale”. La storia cita ancora la commedia degli equivoci, con equilibrio, per un teatro che riesce ancora ad interessare il pubblico ed a confermare la validità del genere musicale caro a Trieste? “Più che mai, Trieste è anche l’operetta, deve prenderne coscienza se non vuole rischiare di perdere una parte importante della sua identità storica e culturale. Non finirò mai di ribadirlo”. Per l’occasione l’ambientazione è stata riscritta? “Esattamente: per cui saremo a Trieste. Anzi, da una villa a Barcola ci trasferiremo all’Hotel Savoia Excelsior Palace, inaugurato esattamente 100 anni fa, assieme ad Aristide, giovane triestino nobile decaduto, e a Maddalena sua sposa, ricca proprietaria terriera friulana”. Il resto è divertimento, intreccio di voci e di situazioni, omaggio ad un teatro che intende sopravvivere, convito di avere ancora tanto da raccontare. palcoscenico 3 Martedì, 4 dicembre 2012 Verso la notte degli Ubu TEATRALIA Premi 2012 Verso la notte degli Ubu L a cerimonia della consegna dei premi UBU è in agenda lunedì prossimo, 10 dicembre (inizio ore 18,30) al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano. L’edizione di quest’anno dei Premi è la trentacinquesima e gli Ubu, ci piace ricordarlo, sono il più ambito riconoscimento del teatro italiano, articolato in dodici categorie: si va dallo spettacolo dell’anno al miglior regista, dalle scenografie ai migliori attori, dai testi drammaturgici ai premi speciali, al miglior spettacolo straniero rappresentato in Italia. È in concorrenza la produzione italiana tra il 1 luglio 2011 e il 30 giugno 2012. La serata degli Ubu sarà presentata da Gioele Dix. Ecco le nomination. Il regista si diverte Il divertimento. Lo sottolinea spesso il regista ed attore Maurizio Soldà, convinto che per legare lo spettatore allo spettacolo bisogna far vibrare le sue corde. Nel caso di Calicetto con Suppè, si affida alla musica e alla musicalità del dialetto che diventa veicolo di indagine storico-sociale, viaggio nella tradizione, succosa riproposta di frasi desuete ma piene di fascino ed ironia. “Ciò che mi interessa particolarmente quando affronto la stesura di un testo – afferma il regista - sono quegli intrecci che rendono la storia da raccontare colorita e coinvolgente”. Secondo quali percorsi? “Parto da ricerche storiche, letterarie e popolar-antropologiche. Ad esempio la vita festaiola che caratterizzava Trieste alla fine dell’800 che si trova in moltissime testimonianze dell’epoca, o ancora la provenienza degli osti della città quasi tutti o dalmati o istriani, il nome stesso dell’osteria al Papagal che testimonia con tutta probabilità il fatto che i marittimi portavano animali esotici che poi venivano esibiti nei locali pubblici”. Una ricerca minuziosa necessaria al fine di rendere il testo godibile, ma non soltanto… “In effetti, da queste ed altre suggestioni sorrette, come detto, da fonti o letterarie o storiche dell’epoca, cerco di dipingere un affresco in cui poi inserire la storia “madre” che intendo raccontare. Reputo che sia proprio questo contorno alla “fabula”, a suscitare il coinvolgimento che rende vivo il testo teatrale, Manzoni con i Promessi Sposi o Dante con la Commedia, docent”. Spettacolo dell’anno The Coast of Utopia di Tom Stoppard (Marco Tullio Giordana, Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma, Zachar) Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams (Antonio Latella, Ert-Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile di Catania) L’origine del mondo, ritratto di un interno di Lucia Calamaro (Lucia Calamaro, ZTL_Pro, ArmuniaInequilibrio, Santarcangelo 41) Regia Antonio Latella per Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams Marco Tullio Giordana per The Coast of Utopia di Tom Stoppard César Brie per Karamazov di Fëdor Dostoevskij Roberto Latini per Ubu Roi di Alfred Jarry Scenografia Daniela Dal Cin (Edipo re) Gianni Carluccio (The Coast of Utopia) Lino Fiorito (Giù) Giovanni Marocco (Anticamera) Attore Saverio La Ruina (Italianesi) Luca Lazzareschi (The Coast of Utopia) Marco Cavalcoli (Discorso alla Nazione) Roberto Latini (Noosfera Titanic) Attrice Daria Deflorian (L’origine del mondo, ritratto di un interno e Reality) Laura Marinoni (Un tram che si chiama desiderio) Sonia Bergamasco (Karénina – prove aperte di infelicità) Attore non protagonista Danilo Nigrelli (Giulio Cesare) Fabrizio Parenti (The Coast of Utopia) Fausto Russo Alesi (Santa Giovanna dei macelli) Marcello Sambati (Attraverso il furore) Attrice non protagonista Elisabetta Valgoi (Un tram che si chiama desiderio) Mariangela Granelli (Elektra) Iaia Forte (Un amore di Swann) Federica Santoro (L’origine del mondo, ritratto di un interno) Sandra Toffolatti (The Coast of Utopia) Nuovo attore o attrice (under 30) Lucrezia Guidone Fabrizio Falco Alejandro Bruni Ocaña Gli attori e le attrici di Punta Corsara Migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica) L’origine del mondo, ritratto di un interno di Lucia Calamaro Giù di Spiro Scimone Aldo morto. Tragedia di Daniele Timpano Italianesi di Saverio La Ruina Migliore novità straniera The Coast of Utopia di Tom Stoppard Rosso di John Logan Occidente solitario di Martin McDonagh Migliore spettacolo straniero presentato in Italia Richard III da William Shakespeare (Sam Mendes, The Old Vic, BAM – Brooklyn Academy of Music, Neal Street – London) Hamlet di William Shakespeare (Thomas Ostermeier, Schaubühne Berlin) Tokyo Notes di Oriza Hirata (Oriza Hirata, Seinendan) Segnalazioni per premi speciali Eresia della felicità di Marco Martinelli/Teatro delle Albe (Santarcangelo e Venezia), una straordinaria alchimia di poesia majakovskijana e energia adolescente, afflato pedagogico e domande teatrali Claudio Morganti per la coerenza e l’ostinazione di un percorso artistico, laboratoriale e intellettuale che attraverso la fondamentale distinzione tra teatro e spettacolo Dom di Laminarie, spazio che lavora sui confini tra produzione in residenza e ospitalità, tra città e periferia, tra migrazione e memoria, tra infanzia e età adulta, tra ricerca teatrale e ascolto dell’ambiente circostante Il Funaro – centro di cultura teatrale di Pistoia fondato da Lisa Cantini, Antonella Carrara, Mirella Corso, Francesca Giaconi di Teatro Studio Blu Anatolij Vasil’ev per il triennale progetto Pedagogia della scena (Fondazione di Venezia, Fondazione Scuole Civiche di Milano), corso di formazione dove gli allievi sono futuri pedagoghi con i quali il regista ha costruito, attraverso il metodo deglietjud, un’esperienza di forte relazione personale e artistica 4 palcos Martedì, 4 dicembre 2012 Esame palcoscenico IL METODO Esame palcoscenico T rieste. La Contrada. Quattro attori chiusi in un palcoscenico si contendono il verdetto di un pubblico che alla fine decreterà chi è stato il migliore in scena; sarebbe sciocco non sapere che lo spettatore si comporta così, guarda ascolta e decide chi è stato il più bravo. Il teatro e la scena: quattro uomini sono chiusi in una stanza, si contendono un posto di lavoro da dirigente, sono disposti a tutto, si scannano, giocano colpi bassi, anzi bassissimi, pur di accapar- rarsi l’incarico. È questa la grande malvagità della vita, la lotta dalla quale l’uomo è convinto a torto di essersi sottratto grazie alla sua intelligenza, la ferocia per la sopravvivenza che contraddistingue l’esistenza animale, di cui noi facciamo parte a pieno titolo anche in questo aspetto. Nell’epoca in cui viviamo, poi, la guerra ha cambiato connotati non si gioca più sul campo sanguinario dei conflitti, almeno in Occidente, ma assume colori diversi nei contesti in cui si manifesta. Il luogo del lavoro è stato il campo di battaglia ideale di questi ultimi decenni, in cui il consumismo, l’arrivismo, l’individualismo sfrenato sono stati i padroni indiscussi dei rapporti umani, e il grande capitale e la finanza hanno avuto buon gioco a sfruttarli a loro vantaggio. Risultati: una società più fragile, tragicamente sempre più povera, gli individui indifesi e vittime di un potere forte sotterraneo, colpevole dello sfacelo morale ed economico e che non paga le sue colpe, scaricandole invece su una collettività già bersagliata. È questa la storia, l’unica vera storia dell’umanità. Ogni tanto qualcuno si alza la mattina con buoni propositi, ideali sventolati alti sul pennone della bontà, del vogliamoci bene…, la realtà è poi ben diversa. La sopravvivenza è sempre una lotta e vince il più forte. Gli anni della giovinezza sono quelli in cui ci si accorge meno di questo fatto e si combatte di più, ma poi arriva la maturità con il suo bagaglio di esperienza e di saggezza, ma anche di amarezza, e ci si ritrova come il Zenone di Opera in nero della grande Margherita Yourcenar a guardare la vita come ad una piramide rovesciata, nella quale si agitano inutilmente i tanti uomini e donne, senza speranza. E senza speranza è uno dei quattro uomini chiusi in quella stanza, quello della scena dello spettacolo “Il metodo”, di Jordi Galcerán, ultima produzione de La Contrada di Trieste. Gli altri tre gli hanno fatto credere di essere pretendenti al posto esattamente come lui, ma non è così. Via via che il tempo trascorre e passano le crudeli prove a cui vengono sottoposti da una entità esterna non nota, scopre, assieme agli spettatori, che è l’unico concorrente di quel brutale gioco per un appetibile posto di lavoro e che la crudeltà non è finita. Per assumerlo i tre dirigenti dell’azienda devono capire fino in fondo quanto finge o quanto è realmente una carogna, come voleva sembrare di essere. Lo mettono con le spalle al muro e gli gettano in faccia tutta la debolezza che ha tentato di nascondere. È un brillante lavoro di fantasia questo di Gal- cerán, che non manca però di attingere a tutto quel complesso di tecniche reali di selezione del personale, documentate in manuali di specialisti della materia. Ovviamente non si può non rilevare l’ironia e la conseguente comicità che i fatti della scena producono sullo spettatore. Neanche però mancare di riflettere sul fatto che la grave crisi che ha investito l’intero continente potrebbe mettere duramente in discussione yuppismo e rampantismo dell’ultimo ventennio, mandando in soffitta proprio il metodo Gronholm dell’autore catalano, da cui questo spettacolo è tratto. Protagonisti de Il metodo sono gli attori della compagnia stabile della Contrada Adriano Giraldi, Maria Grazia Plos e Maurizio Zacchigna. Con loro in scena Riccardo Maranzana impersona la vittima della selezione. Bravissimi tutti, perché i personaggi che interpretano hanno coloriture diverse e il regista Andrea Collavino ne ha intuito e correttamente incanalato le rispettive caratteristiche. Li ha poi calati in una stanza totalmente bianca, quattro sedie e un telefono: il massimo per disarmare chiunque e non dare alibi agli attori e agli spettatori, che applaudono divertiti e pensierosi. Poscaro difficile e impossibile OSCURA IMMENSITÀ Il perdono difficile e impossibi T rieste. Politeama Rossetti. Finalmente qualcuno si decide ad affermare, attraverso una metafora teatrale, che il perdono è un atto non facile e scontato. Quotidianamente assistiamo a cronisti, non sempre “in erba”, che corrono sui luoghi delle disavventure ad intervistare i parenti delle vittime. La domanda d’obbligo corre sul filo del microfono teso verso un volto in lacrime, le occhiaie e le guance scavate dal dolore: “le hanno sottratto il bene più caro”, “ha perso l’amore più grande della sua esistenza” oppure “le hanno rubato la vita”, “ma è vero che lei ha perdonato, perdonerà la mano assassina” e giù altre corbellerie del genere. E ovviamente l’intervistato a dover rispondere che “sì, ha perdonato, ma che vuole giustizia”. Frasi fatte, sconta- te, false, anzi falsissime. La verità è un’altra e ce la racconta Massimo Carlotto nel libro “Oscura immensità”. Alessandro Gassmann, direttore del Teatro Stabile del Veneto, gli ha chiesto di trasformare il romanzo in drammaturgia e l’operazione è riuscita egregiamente. Giulio Scarpati e Claudio Casadio sono gli attori in scena, che lo stesso Gassmann dirige, mettendo a fuoco una sorta di duello tra personaggi, che dovrebbero rappresentare le due facce dell’umanità, quella buona e quella cattiva, ma che in realtà mostrano appunto le tante sfumature, le tinte fosche del bene, la malvagità nascosta in ognuno di noi, repressa, soffocata, straripante attraverso i rivoli della sofferenza e del disagio. Vendetta e perdono, pena e giustizia, a seconda di come si affrontano, dell’angolatura dalla quale si guardano, assumono aspetti e significati diversi. Ecco il perché della banalità di quelle esecrabili interviste e delle altrettanto scontate risposte. Il fatto di cronaca, che Massimo Carlotto racconta, è uno dei tanti che appaiono tra le pagine dei giornali di un Nordest che scivola silenziosamente nella violenza di un mondo in forte degrado: nel corso di una rapina una donna e un bambino, presi in ostaggio da due malviventi, restano uccisi. Il marito e padre, annichilito dalla sofferenza, cambia lavoro e vita, soffoca nella solitudine la sua esistenza. Il tarlo dell’oscura e immensa catastrofe mina però i suoi valori profondi, il perbenismo che contraddistingueva la sua famiglia, fino a farlo diventare a sua volta un assassino, assassi- no per vendetta, senza speranza se non quella di vedere soffrire il presunto colpevole del suo stesso dolore. Presunto colpevole perché Silvano Contin (Scarpati), la vittima, scova attraverso una personale indagine il complice, mai catturato, di Raffaello Beggiato (Casadio) e gli restituisce tutto quanto è stato fatto a lui con gli interessi. Nel frattempo Beggiato, ergastolano, senza speranza di “uscire a riveder le stelle”, si ammala di un cancro incurabile. Chiede il perdono della sua vittima e confida nella grazia. La sua mente oscilla tra il pentimento, per aver ucciso in una notte di droga e follia due innocenti, e il bisogno di credere che, se potrà uscire di carcere, coi soldi del bottino messi da parte dal complice, potrà andare in Brasile, dove notoria- mente non c’è estradizione, e curarsi con nuovi ritrovati per fare finalmente la bella vita. Niente di buono sotto il sole, per Carlotto l’animo umano è comunque condannato alla sua parte di male, indipendentemente dal punto di partenza. E’ il vero peccato originale dell’umanità. “Parliamo di un limbo esistenziale – spiega Alessandro Gassmann - dove il confine tra bene e male non è perfettamente tracciato, ma è solo una sottile linea destinata a far sì che i ruoli si possano invertire, che le vittime possano diventare carnefici e i carnefici vittime. Uno stimolo a riflettere sul lato tragico dell’esistenza, sui rapporti fra gli uomini e su quegli avvenimenti che a volte possono segnare la loro vita in modo irreversibile. cenico Martedì, 4 dicembre 2012 5 Alla ricerca di sé stesse NUDA IN GABBIA Alla ricerca di sé stesse P ola, teatro Popolare Istriano. Tre amiche. Diverse, con vite diverse e scelte diverse. Una (Barbara Nola) ha una relazione con un uomo sposato e, conseguentemente non pensa ai figli (anzi, proprio non ne vuole avere, considerata la situazione affettiva). Nina (Ecija Ojdanić) aspetta un bambino, forse nel momento peggiore: ha appena scoperto una tresca del marito (ma è storia di vecchia data, nata ancora prima del loro “sì”) ed allora il figlio che ha in grembo è la catena che non le consentirà di andarsene. Tanja (Ana Begić) è divorziata e figli non ne può avere. In compenso ha una bella carriera, ma ogniqualvolta incontra l’ex al centro commerciale a fare shopping con moglie (nuova) e figli, sta male. Tre donne in gabbia; una di quelle gabbie dalle quali non è possibile uscire neanche ad avere la porta aperta. Quella della maternità, o meglio della paura della maternità. Un archetipo. In aggiunta al quale Olja Runjić tratta anche di amore, matrimonio, stereotipi e archetipi femminili. Ma anche maschili, a leggere il regista, Ivan Leo Lemo, che incolpa il maschio per quanto ci sta succedendo: “rincorrono sesso e soldi, e negli intervalli bevono e guardano il calcio: è tutto sbagliato e porta direttamente alla violenza e peggiora la posizione della donna. Il maschio ha davvero rovinato un bel po’ di cose.” ‘Sex and the city è poca cosa al confronto”, reci- tava nell’annuncio la piece. Stuzzicando con punti di domanda ai quali è difficile rispondere: Un uomo e una donna possono restare assieme tutta la vita? In fondo al tunnel, c’è la luce? Il matrimonio è davvero sacro e hanno avuto ragione le nostre madri ad insegnarci il mantenimento della specie? Come distinguere i veri valori in una società volta al consumo? Come distinguere archetipo e stereotipo nel mistero donna? Qual è il ruolo naturale della donna? Cercano risposte anche le tre protagoniste. “Che cosa manca alla solitudine? Che cosa mi manca?”, si chiede e ci chiede Tanja, con cruda sincerità, complice una dose eccessiva di alcol.”Siamo sole. Siamo vive”, risponde Una. Ma basta essere vive? Certo, felicità e amore sono valori ipervalutati. Ma bisognerebbe vedere che cosa ne pensano quelli che li hanno entrambi. Morale: prima che si spengano le luci e cali il sipario tutte le domande avranno un loro perché: Tanja ha avuto un aborto, Nina è sposata da sei anni e il marito la cornifica da molto più (e come detto il figlio che ha in grembo è un’ancora), Una è tristemente incerta. “Una volta mio padre mi disse: Sposati e divorzia, ma per l’amor di Dio, sposati”. Sole, senza marito non siamo niente? Meglio divorziate che single? Meglio madri che no? Cercasi risposta. Ma l’attesa è inutile. Passerà prima Godot. Cierre Il perdon ile “La nostra società è incapace di lenire il dolore di coloro che hanno subito il torto dell’uccisione di un loro caro - racconta Massimo Carlotto. La comunità in cui vivono tende a escluderli, a condannarli a un ergastolo di dolore, perché la punizione del reo non è mai soddisfacente. E allora prevalgono i sentimenti ancestrali, la sete di vendetta, unica soluzione al peso del lutto”. Carlotto racconta di aver incontrato decine di parenti di vittime e di condannati per comprendere, per cancellare l’ipocrisia che pervade queste storie. In questo lungo itinerario di incontri, ha conosciuto solo una donna che è stata capace di perdonare l’assassino del proprio padre. L’allestimento di Gassmann si avvale delle scene di Gianluca Amodio, estremamente efficaci: il palcoscenico diviso a metà, da una parte la squallida dimora in cui si è rifugiato Contin, dall’altro la cella del carcere di Beggiato; due spazi che si illuminano alternativamente, dando appunto anche visivamente l’idea di quello scontro in atto tra i due attori. Dei due sicuramente il più efficace è Claudio Casadio. La sola voce, rauca da malvivente vero come gli stereotipi ci rimandano, fa la differenza regalandoci un personaggio reale. La pur molto buona interpretazione di Giulio Scarpati risente un po’ dell’immagine che di lui ci siamo fatti nelle solite fiction televisive, nelle quali ha per anni imperversato in tv, fiction spesso scadenti per interpreti e contenuti. Rossana Poletti 6 palcoscenico Martedì, 4 dicembre 2012 INCONTRI Autore di «35° piano» Francesco Olivieri, professione drammaturgo Francesco Olivieri, professione drammaturgo di Nicolò Giraldi 35°piano. È questo il titolo dello spettacolo di teatro che Francesco Olivieri ha scritto e che Teatro in Rivolta di Torino sta allestendo. Francesco Olivieri è un giovane drammaturgo bolognese di nascita ma trapiantato fin da piccolo a Verona. Dopo quattro anni di lavoro presso il Corriere della Sera di Verona e con un posto a tempo indeterminato alle Poste, ha deciso che era giunto il momento di lasciar perdere tutto quanto. E di ripartire. Così Francesco si è messo in testa di girare l’Italia con l’idea di trovare i fondi per il suo spettacolo di teatro attraverso la promozione di un suo libro di poesie e racconti dal titolo “Gli ultimi non saranno i primi”. Lo spettacolo di teatro che, grazie alla regia di Lucia Falco di Teatro in Rivolta, verrà messo in scena nei prossimi mesi, citando il testo della sinossi è la storia di “un palazzo popolare, un quartiere di periferia. In questo contesto un giovane psichiatra è nato e vissuto, attraversando le difficili fasi della crescita, fino al giorno in cui il padre si è gettato dal 35° piano della sua abitazione. Correndo a perdifiato per recarsi al funerale, grazie all’utilizzo in scena di un tapis-roulant, il protagonista rivive così il suo passato, intrecciando la sua biografia personale con fatti e accadimenti che hanno segnato gli ultimi trent’anni della nostra storia”. Francesco Olivieri ha voluto scrivere questo testo e lo ha fatto con passione. Con voglia di comunicare al mondo una scelta. La scelta di dare un senso alle cose che si fanno. Lo abbiamo incontrato quasi un mese fa a Trieste alla partenza del suo tour per l’Italia, che lo porterà fino in Sicilia. Poi, tempo dopo, abbiamo realizzato questa intervista telefonica mentre dalla Val di Susa scendeva verso la Toscana. Ciao Francesco. Innanzitutto come stai? Sto bene, l’altra sera Luca Peotta, presidente delle Imprese che Resistono, mi ha detto che ci aiuterà. Loro cercano di dare una mano a chi vorrebbe farla finita, chi non trova più un senso. Dopo una serata qui a Torino, quando ho letto un racconto ispirato ai fatti della Thyssen, intitolato Sinter Klass, dopo questo racconto, dicevo, due ragazzi che erano stati colpiti emotivamente dalla storia perché avevano avuto degli amici dentro alla fabbrica, hanno voluto presentarmi un giornalista di Lavoro e Sicurezza, un cartaceo che finisce in ogni ente locale e nelle imprese, nelle scuole, propone di dare spazio alla sicurezza sul lavoro, affinché scrivessi una pagina intera per loro. Tutto questo è sintomo che le cose vanno abbastanza bene. Come sta andando il progetto? Ho visto che siamo arrivati a quasi tremila euro su dodicimila. È un buon risultato per il momento? Secondo me si, penso che riusciremo a chiudere il budget. Con il tempo di crisi la risposta è stata certamente inaspettata. Hai letto a Venezia, Verona, Bologna, Torino, Trieste. Ci racconti un po’ gli ambienti che hai trovato? Qual è la risposta che hai ricevuto? Ho trovato tanta sfiducia, nelle istituzioni, nello Stato, nel fatto che sia sempre più difficile venire fuori da questa sorta di apatia e di rassegnazione che ci sono in Italia. C’è tanta gente che cerca di campare, di tirare avanti, gente che non si vuole rassegnare. Ci sono saracinesche che chiudono e credo arriverà il momento in cui la gente non ne potrà veramente più. Stiamo rasentando il momento della fame. Ci spieghi cos’è “35° piano”? Qual è il significato di questo testo? Vuole essere una sorta di monito, un motivo di riflessione, un messaggio di speranza. C’è un figlio che corre al funerale del padre. C’è la voglia di rinascita. Girando l’Italia annoto sulle pagine di un quaderno cosa pensano le persone, chiedo che cosa sia il loro personale 35° piano, qual è la situazione che farebbe esplodere la loro rabbia ed infine quali sarebbero le idee per ripartire, per fare a piedi i trentacinque piani. Sono soddisfatto perché qualcuno mi dice che vuole scendere a piedi. È la storia di chi vuole lottare, di chi non vuole rassegnarsi, ma è anche l’assenza di prospettiva, di un futuro sullo sfondo. Una persona che mi ha ospitato, mi ha detto che si sente abbandonato da questo paese, da questa classe politica. Non c’è più divisione tra capo e operaio, non c’è più la classe operaia. Il testo è scritto pensando a cosa possiamo fare per ripartire. Come ti è venuto in mente di presentarlo a Teatro in Rivolta? Per caso, un’ora dopo che avevo finito di scriverlo ho scritto a Teatro in Rivolta sul profilo di Facebook. Ho spiegato: “sono un drammaturgo, ho un testo, come si fa?” Lucia Falco, la regista, ha letto il testo l’indomani, le è piaciuto, io mi sono innamorato del teatro. Lucia Falco è da venticinque anni che fa la regista professionista. Dà spazio a chi voce non ha. Marcello Serafino che reciterà la parte del protagonista, è molto bravo. Ci sarà un tapis roulant, dove l’attore correrà per tutto il tempo dello spettacolo, simulando la corsa verso il funerale del padre suicidatosi. Sono contento di aver trovato questa coppia, che lavora per passione e per l’arte. Tu parli di copartecipazione, di teatro per la gente nella gente e di produzioni dal basso. È una forma di sopravvivenza o ormai la strada da intraprendere è questa? Io penso che sarà il futuro per qualsiasi tipo di iniziativa, la partecipazione di tanti, che sia per difendere i nostri diritti, per cambia- re la situazione politica. Penso sia l’unico sistema, dobbiamo cambiare i parametri, certamente non tutti lo faranno però mi sono reso conto di essere un po’ don Chisciotte. Però mi sono reso conto che anche se semini nel deserto mille semi, da tutto ciò che hai seminato spunterà qualcosa, fossero anche “solamente” tre fiori. Come sarà organizzato lo spettacolo? Dietro ci saranno dei video art, cinque schermi grandi come delle finestre di un palazzo. Lì saranno proiettate scene di vita vissuta, persone che cucinano, litigano, che chiacchierano; saranno i frammenti ultimi di una persona che sta volando dal 35° piano. La video art è realizzata da Antanas Kucinkas, lituano. Io credo sia geniale, d’altronde i lituani sono molto più avanti di noi nella video art. Il manifesto è stato creato da Marco Lovisatti, illustratore delle locandine per Andrea Segre. Per quale motivo una persona dovrebbe finanziare il tuo progetto? Perché investire nello spettacolo e acquistare una fetta di cultura significa comprare un po’ di libertà. Perché potrebbe capitare a chiunque, perché è all’ordine del giorno, perché le tragedie succedono sempre. Ieri si è ucciso un cinquantenne perché non trovava lavoro. Gli imprenditori, la gente normale, chi non ce la fa decide di finirla ed è drammatico. Io con questo voglio dare un po’ di speranza a chi arriva davanti al muto, a chi è al 35° piano. E poi credo che sia un’operazione molto democratica, dal mo- mento che lo Stato si occupa sempre meno della cultura. Nel tuo blog parli di mente aperta e sorriso sulle spalle. Ce lo spieghi? Bisogna avere mente aperta e sorriso sulle spalle perché altrimenti un viaggio così non lo si può intraprendere. Per fare un viaggio così bisogna avere una grande consapevolezza sulle spalle, un obiettivo ben fisso davanti, non farsi abbattere nei momenti difficili, o dall’invidia. Sono molto positivo nei confronti delle persone, anche quando non trovo un riscontro, come è successo a Monferrato dove l’altra sera la risposta è stata praticamente assente. Adesso stai andando a Lucca, giusto? Sì. Nei prossimi giorni sarò in Toscana e poi a Roma. E poi via verso il sud d’Italia. Torneremo al nord appena verso la metà di dicembre. Poi metteremo insieme le pezze e per la primavera saremo pronti per mettere in scena lo spettacolo. Ti piacerebbe portare lo spettacolo anche al Dramma Italiano a Fiume? Non ci avevo pensato, però sarebbe certamente affascinante. A fine novembre a Zagabria Premi per il palcoscenico nazionale Il Teatro nazionale di Zagabria ha ospitato la cerimonia di consegna dei Premi del teatro in riferimento alla stagione 2012, nonché il premio alla carriera, andato a Zlatko Vitez nella categoria “Dramma”, e a Richard Simonelli nella categoria “Musical e operetta”.. Migliore spettacolo dell’anno è “Unterstadt”, per la regia di Zlatko Sviben, e messo in scena dallo Stabile di Osijek. La Migliore regia ha premiato Zlatko Sviben, ancora per “Unterstadt”. Migliore attrice è Alma Prica, e il ruolo che le è valso il premio è quello di Medea. Il premio di Miglior attore andato a Hrvoje Kečkeš, per il ruolo di Albin in “La gabbia” del Teatro satirico Kerempuh. Premiati da “Non protagonisti” Mario Mirković e Doris Šarić-Kukuljica.. Premio anche a “Mio figlio cammina lentamente” di Ivor Martinić nella categoria di Migliore messinscena di testi contemporanei. Per la Scenografia il premio è andato a Darko Petrović, mentre nella categoria Costumi ha avuto il massimo dei voti Danica Dedijer. Nella categoria Operetta e musical ha vinto un classico, “Cabaret”, per la regia di Dora Ruždjak Podolski. Riconoscimenti anche a “Footloose” per la regia/coreografia. Migliore attrice Kristina Kolar (Metelle in “La vie parisienne”, migliore attore Dražen Čuček per Master of Ceremonies in “Cabaret”. Una nomination ha fatto puntare i riflettori anche sul Dramma Italiano e “Antigone”, in corsa nella categoria Regia, e quindi ha interessato Ozren Prohić. Sarà per un’altra volta, ma intanto anche la nomination è riconoscimento. palcoscenico 7 Martedì, 4 dicembre 2012 APPUNTAMENTI Notte del teatro Per omaggiare l’arte performativa Per omaggiare l’arte performativa L’ European theatre night è manifestazione di un giorno, meglio di una notte, dedicata all’arte scenica. Occupa il terzo sabato di novembre e fa del teatro il luogo principe dell’appuntamento culturale. Ma la Notte è anche momento di dialogo, di conoscenza e scoperta del teatro e di quello che fa teatro, dei mestieri, anche quelli meno in luce. L’attore, certamente più esposto, ha in sé e manda avanti anche l’arte di registi, costumisti, truccatori. Il sipario si alza sul mondo delle luci, della scenografia e della drammaturgia, della scrittura per il teatro. Ed è momento di sensibilizzazione, oggi più che mai. È il giorno nel quale i teatri regalano sé stessi, o aprono le porte al pubblico contro un modico esborso (si è già detto che, sia come sia, anche le cose gratuite, alla fine qualcuno le deve pur pagare), e così facendo annullano la distanza tra pubblico e palcoscenico. La formula è quindi delle più semplici: teatro teatro teatro, per un appuntamento unico e unificato nel tempo, ma non noi contenuti, per dare l’illusione di essere una famiglia piacevolmente allargata e contare in centinaia di migliaia di persone chi ha voluto trascorrere la serata nella casa delle arti performative. Il progetto “Notte del teatro” è quindi progetto che vuole dare spazio alla creatività performativa sul territorio di tutta l’Europa e così facendo lo avvicina ulteriormente all’opinione pubblica. L’arte performativa diventa quindi valido e imprescindibile elemento dell’identità multiculturale europea. L’edizione 2012 della Notte del teatro ha (col)legato Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Montenegro, Slovacchia, Slovenia e Serbia. Quest’anno c’è stata una rinuncia: motivi che ben possiamo immaginare hanno fatto rinunciare l’Austria alla partecipazione. Come ben si può vedere, sono più i tasselli che mancano nell’abito teatrale del Vecchio Continente di quelli che ci sono. Le nozze di Figaro Non è crisi del momento, ma piuttosto crisi che resiste. Non che sia disamore: il teatro il suo pubblico ce l’ha, ma si ha come la sensazione che ormai sia diventato un rapporto esclusivo, che difficilmente si allarga ad altri. In Croazia hanno aperto le porte con spettacoli, concerti, mostre 83 istituzioni culturali in 31 città, facendo registrare 45mila presenze di pubblico per 120 spettacoli e una sessantina di programmi collaterali. Questi numeri, limitati al nostro piccolo, soddisfano. I numeri di chi la Notte l’ha creata ad uso e consumo dei 45mila spettatori appena detti: c’è voluto un esercito di 10mila addetti ai lavori. Nella vicina Slovenia la Notte ha coinvolto 10 città con 26 istituzioni culturali, che hanno proposto una trentina di appuntamenti. La Bosnia ed Erzegovina ha risposto all’invito con 34 teatri di 15 città, proponendo 40 spettacoli e 25 programmi altri. La Serbia ha dato 60 spettacoli e 30 programmi collaterali, con svolgimento in 46 istituzioni culturali di 15 città. Undici città con 39 teatri, 80 spettacoli: questo il contributo della Slovacchia alla manifestazione. L’Ungheria è della Notte da quest’anno ed ha usato la manifestazione per presentarla. I programmi di Fiume e Pola Nei nostri ambiti curiosiamo nella Notte fiumana e polese. L’”Ivan de Zajc” di Fiume ha alzato il sipario sulle “Nozze di Figaro”, prima però ha proposto una mostra che rende onore ad un particolare mestiere di teatro, quello del costumista. In mostra cappelli e copricapo vari, tutti del fondo teatrale “Fantasia con tesa”. ”Le nozze di Figaro“, di Beaumarchais, per la regia di Robert Alfoldi, ha portato in scena Jasmin Mekić nei panni di Figaro, Anastazija Balaž Lečić nei panni di Susanna (la fidanzata), Alen Liverić è stato Almaviva e Tanja Smoje la contessa Rosina Mistero buffo I copricapo in esposizione sono stati scelti da Manuela Paladin Šabanović, che ha reso onore alla fantasia di designer e costumisti di più generazioni, quali Ružica Nenadović Sokolić, Ingrid Begović, Danica Dedijer, Leo Kulaš, Goran Lelas, Silvio Vujičić, Sandra DekanićiJuraj Zigman. Le mani che hanno creato i copricapo sono quelle di Diana Cuomo, Ada Skroče ed Elena Pichler. Per chi non ne avesse avuto l’occasione, l’esposizione sarà visitabile fino al 29 dicembre. Il Teatro Popolare Istriano ha aperto con la fotografia. Ma si tratta di foto di scena e quindi siamo negli ambiti del programma. Gli scatti portano la firma di Sasa Miljevic. Poi “Mistero Buffo”, tre giullarate prese in prestito dal grande Dario Fo, tradotte in ciacavo e proposte con bravura da Valter Roša. Per chiudere arie operistiche con il baritono Ronald Braus e la mezzosoprano Blanka Tkalčec con accompagnamento al pianoforte di Vesna Ivanović Ocvirk. L’occhio attento ed ar- tistico di Miljevic ha colto momenti delle prime teatrali allestite all’Istriano. Impressioni artistiche dunque per “Zitelle”, “Il mantello di Lindaro” (ispirato ai “Vestiti nuovi dell’imperatore”), “Il mago di Oz”, “Stesso volto”, “Zuppa di canarino” (che sarebbe dovuta venir rappresentata, ma un malore della Lipovcan ha fatto saltare la messinscena), “Onore” “Mitologia YU”, “Elettra” e “Salomè”. Difficilissimo per Miljevic scegliere tre le migliaia di scatti che custodisce in archivio. Poco male: sarà materiale per mostre future. ”Mistero buffo” non ha bisogno di carta d’identità e nemmeno di passaporto, ormai. Roša è inimitabile nello “Zanni affamato”, “Il primo miracolo di Gesù” e “Le nozze di Cana”. (car) 8 palcoscenico Martedì, 4 dicembre 2012 CARNET PALCOSCENICO rubriche a cura di Carla Rotta e Daniela Rotta Stoiljković TEATRO Il cartellone del mese IN CROAZIA Teatro Nazionale Ivan de Zajc - Fiume 4 dicembre ore 18, 5 dicembre ore 10 e 12 L’ape Maja di Bruno Bjelinski. Regia Ivan Leo Lemo. Interpreti Olga Šober, Denis Brižić, Anđelka Rušin, Kristina Kolar, Sergej Kiselev, Siniša Štork, Robert Kolar, Mirko Čagljević, Milica Marelja, Ivanica Lovrić, Stanislava Šćulac, Saša Matovina, Angela Nujić, Dario Bercich, Marko Fortunato 5 dicembre ore 19 e 21 Les lieux de mémoire di Čuljak - Jurčić - Maršić. Assolo coreografico 6 dicembre ore 12 Mini e Maxi di M. Schiavato. Regia Giorgio Amodeo. Interpreti Elena Brumini, Rosanna Bubola, Alida Delcaro, Lucio Slama 7 dicembre ore 12 Il violinista sul tetto di J. Bock. Regia Ozren Prohić. Interpreti Bojan Šober, Olivera Baljak, Andreja Blagojević, Leonora Surian, Vivien Galletta, Elena Brumini, Miriam Monica, Arija Rizvić, Lara Grdinić, Biljana Torić, Dario Bercich, Saša Matovina, Voljen Grbac, Nenad Vukelić, Anton T. Plešić, Marijan Padavić, Zdenko Botić, Mensur Puhovac, Anđelka Rušin, Marijana Prohaska, Bruno Nacinovich, Sergej Kiselev, Dmitri Andrejčuk, Krunoslav Marić 10 dicembre ore 12 e 19.30 La Bella e la Bestia da Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont. Regia Vito Taufer. Interpreti Anastazija Balaž Lečić, Tanja Smoje, Ana Vilenica, Damir Orlić, Jasmin Mekić, Žarko Radić, Dražen Mikulić, Alen Liverić 13, 14, 15, 17 e 18 dicembre ore 19.30 La locandiera di C. Goldoni. Coproduzione del TNC Ivan de Zajc e del teatro di Budva. Regia Jug Radivojević 18 e 19 dicembre ore 19.30 Ana Karenina di R. Ščedrin. Interpreti Bojana Nenadović, Cristina Lukanec, Anna Ponomareva, Valeri Rasskazov, Filip Viljušić, Zoran Jakšić, Paula Rus, Ronald Savković, Andrei Köteles, Marina Grgurić, Dmitri Andrejčuk, Oxana Brandiboura, Irina Köteles, Anka Popa, Antonija Družeta, Svetlana Andrejčuk, Camila Izabel Moreira, Vladimir de Freitas Rosa, Marta Voinea, Danijela Menkinovski 21 dicembre ore 20; 22 dicembre ore 19.30 Le nozze di Figaro di Beaumarchais. Regia Róbert Alföldi. Interpreti Alen Liverić, Tanja Smoje, Jasmin Mekić, Anastazija Balaž Lečić, Igor Kovač, Olivera Baljak, Denis Brižić, Davor Jureško, Aleksandra Stojaković, Andreja Blagojević, Damir Orlić 27, 28 e 29 dicembre ore 20 Concerto di Capodanno Teatro cittadino - Pola 6 dicembre ore 10 e 18; 7, 10, 11, 14 dicembre ore 9.30 e 11, 13 dicembre ore 11 e 18; 15 dicembre ore 11 Petar Pan di Marijana Peršić (James M. Barrie). Regia Andrea Gotovina. Interpreti Rade Radolović, Filip Lugarić, Nika Ivančić, Paola Lugarić, Teo Frgačić, Fran Vozila, Marijana Peršić, Aleksandar Bančić, Snježana Grgić, Marin Janković, Patrik Lazić, Gabrijel Lazić, Edvard Vaja, Petar Starčević, Karlo Pavlović, Valter Roša, Sara Stepanović, Damir Lampe, Diana Zrnić, Andrea Lončarić, Anna Alice Kraljić, Diana-Dina Fia- mengo, Saša Stepanović, Filip Blažević, Karlo Stipić, Diana Zrnić, Andrea Lončarić, Anna Alice Kraljić, Diana-Dina Fiamengo, Damir Lampe 12 dicembre ore 20 Pura follia di Paul Pörtner. Regia Nina Kleflin. Interpreti Vid Balog, Nina Kaić Madić, Igor Mešin, Damir Poljičak, Damir Lončar, Saša Buneta, Jasna Palić Picukarić 19 dicembre ore 20 Storia di centro commerciale di Mate Matišić. Regia Vinko Brešan. Interpreti Olivera Baljak e Davor Jureško IN ITALIA Politeama Rossetti - Trieste Ciclo: Prosa 4 e 6 dicembre ore 20.30; 5 dicembre ore 16 Trovarsi di Luigi Pirandello. Regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Interpreti Mascia Musy, Angelo Campolo, Giovanni Moschella, Ester Cucinotti, Antonio Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri, Luca Fiorino 4, 5, 7, 8, 11, 12, 14, 15, 18, 19, 21 e 22 dicembre ore 21; 9, 13, 16, 20 e 23 dicembre ore 17 I due fratelli di Alberto Bassetti. Regia Antonio Calenda. Interpreti Adriano Braidotti, Jacopo Venturiero 7 e 8 dicembre ore 20.30; 9 dicembre ore 16 Il teatrante di Thomas Bernhard. Regia Franco Branciaroli. Interpreti Franco Branciaroli Ciclo: Eventi speciali 17 dicembre ore 21 I Pooh in concerto con la Ensemble Symphony Orchestra 18 dicembre ore 20.30 Vent’anni insieme. Ballo al Savoy adattamento del testo di Maurizio Soldà dal libretto di Alfred Grünwald e Fritz LöhnerBeda. Regia Andrea Binetti. Interpreti Andrea Binetti, Maurizio Soldà, Marzia Postogna, Giovanna Michelini, Mathia Neglia, Gabriella Thierry, Julian Sgherla, Ensemble Jazz 21, 22 e 23 dicembre ore 21 Aldo, Giovanni e Giacomo Tour Teatrale 2012-2013. Regia Arturo Brachetti. Interpreti Aldo, Giovanni e Giacomo 29 dicembre ore 20.30 Il lago dei cigni di P. I. Ciajkovskij. Coreografie di Leonid Lavrovsky. Interpreti Nadeja Ivanova/Anastasia Chumakova (Odette\Odile), Dmitriy Smirnov/ Andrey Shalin, Alexandr Tarasov (Principe Siegfried) 30 dicembre ore 16 Lo schiaccianoci di P.I.Ciajkovskij. Coreografie di Marius Petipa. Interpreti Nadeja Ivanova, Ekaterina Shalyapina (Clara), Alexandr Tarasov/ Sergey Kuptsov (Principe) Ciclo: Musical & grandi eventi 12, 14 e 15 dicembre ore 20.30; 13 dicembre ore 17; 15 e 16 dicembre ore 16 Shrek - Il musical tratto dal film della DreamWorks Animation e dal libro di William Steig. Regia Ned Grujic e Claudio Insegno. Interpreti Nicolas Tenerani (Shrek), Alice Mistroni (Fiona), Emiliano Geppetti, Piero Di Blasio, Marco Trespioli, Andrea Attila Felice, Pasquale Girone Malafronte, Giulio Pangi, Alessandro Arcodia, Manuela Tasciotti, Claudia Campolongo, Elisa Colummi, Davide Dal Seno, Daniele Derogatis, Michelangelo De Marco, Marco Stabile, Fiorella Nolis, Beatrice Baldaccini, Valentina De Giovanni Ciclo: Danza & dintorni 2 dicembre ore 20.30 Giselle di A. Adam. Regia David Campos. Interpreti i danzatori del “Ballet David Campos” Teatro lirico Giuseppe Verdi - Trieste 4 e 6 dicembre ore 20.30 Il barbiere di Siviglia di G. Rossini. Regia Ruggero Cappuccio. Interpreti Antonino Siragusa, Alessandro Luciano, Paolo Bordo- gna, Andrea Porta, Daniela Barcellona, Marina Comparato, Roberto De Candia, Vittorio Prato, Marco Vinco, Rita Cammarano, Ilaria Zanetti, Christian Starinieri 14, 15, 18 e 19 dicembre ore 20.30; 15 dicembre ore 15; 16 dicembre ore 16 La Bella addormentata di P. I. Ciajkovskij. Coreografie Balletto dell’Opera di Marius Petipa. Con il Kiev Teatro Orazio Bobbio - Trieste 7, 8, 12, 13, 14 e 15 dicembre ore 20.30; 9, 11 e 16 dicembre ore 16.30 Trappola per topi di Agatha Christie. Regia Stefano Messina. Interpreti Annalisa Di Nola, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Paolo Zuccari, Rober- to Della Casa, Andrea Lolli, Claudia Crisafio, Elisa Di Eusanio 18 dicembre ore 20.30 Volare. Concerto a Domenico Modugno. Regia di Marco Mete. Interprete Gennaro Cannavacciuolo IN SLOVENIA Teatro cittadino - Capodistria 5, 6, 7, 8 dicembre ore 20 Quand’ero morto di Ernst Lubitsch. Regia Diego de Brea. Interpreti Alojz Svete, Janez Škof, Jernej Šugman, Boris Mihalj 12 dicembre ore 20 Ma le donne riposano mai? 13 dicembre ore 17; 17 dicembre ore 17 e 18.30; 19 dicembre ore 18; 21 dicembre ore 17; 22 dicembre ore 10 e 15 L’orsetto di e regia Jaka Ivanc. Interpreti Gorazd Žilavec, Gašper Jarni 15 dicembre ore 10.30 Il soldatino di carta da H. Ch. Andersen. Regia Andreja Kovač. Interpreti Denis Soldat, Vito Vratarič, Petra Kavaš, Miha Malek 16 dicembre ore 20 Parole, parole. Non era la quinta era la nona di Aldo Nicolaj. Regia Jaka Ivanc. Interpreti Igor Štamulak, Lara Jankovič, Rok Matek, Davor Herceg, Joži Šalej 18 dicembre ore 20 Concerto di Natale con l’Orchestra sinfonica del Litorale 23 dicembre ore 20 Filumena Marturano di Eduardo de Filippo. Regia Katja Pegan. Interpreti Saša Pavček, Bine Matoh, Ivo Barišič, Teja Glažar, Lara Jankovič, Ajda Toman, Blaž Popovski, Igor Štamulak, Rok Matek, Blaž Valič 30 dicembre ore 20 L’ultimo terminator diTamara Matevc e Boris Kobal. Regia Samo M. Strelec. Interpreti Boris Kobal, Gojmir Lešnjak – Gojc, Maurizio Soldà Anno VIII / n. 70 del 4 dicembre 2012 “LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat edizione: PALCOSCENICO Redattore esecutivo: Carla Rotta / Impaginazione: Annamaria Picco Collaboratori: Nicolò Giraldi, Rossana Poletti, Daniela Rotta Stoiljković, Rosanna Turcinovich Giuricin. / Foto: Internet/ Siti Teatro