n. 153 febbraio 2010 distribuzione gratuita
il mensile del vivere naturale
marinella...
sulle piste da sci
animali come terapisti
una primavera difficile
appuntamenti di febbraio
Naturalia
Nuova apertura!
a Santa Croce 340 (Trieste)
Ci siamo trasferiti
sulla strada provinciale
Novo odprtje!
Križ 340 (Trst)
Preselili smo se na novo lokacijo
ob pokrajinski cesti
tel. 040 220409
orario no-stop 09-19
urnik 09-19
chiuso domenica e lunedì
zaprto ob nedeljah in ponedeljkih
konrad n. 153
febbraio 2010
Questo numero di Konrad
è dedicato al lupo (Canis
lupus) che, sterminato nei
primi decenni del ’900,
è ricomparso sul Carso
triestino, provenendo dalla
vicina Slovenia. Un piccolo
gruppo si è sfamato più volte in un recinto
di ovini, ma una più attenta gestione della
pastorizia permetterebbe a questo splendido
carnivoro di tornare a svolgere la sua
essenziale funzione ecologica, che è quella
di selezionare e controllare le popolazioni di
ungulati selvatici (caprioli e cinghiali). Sempre
che, naturalmente, si riesca a conservare
una sufficiente naturalità di questo territorio,
arrestandone l’urbanizzazione strisciante.
D’altro canto, la presenza - e la paura - dei
lupi può anche dissuadere qualcuno dal
costruirsi la villetta in Carso.
Un motivo di più per dire: bentornato lupo!
SOMMARIO
4
5
6
7
Editoriale
Marinella...
Sulle piste da sci
Un manifesto
per gli alberi in città
8 Mega-ampliamento
della cava di Devetachi
9 La cortina di ferro
e la tutela del Carso
Il paesaggio
11 Gli animali come terapisti
12 Una primavera difficile
13 I contatti linguistici italianocroati in Dalmazia
14 La digestione dei cibi
15 Il Padre tradito
16 Cinema
17 Teatri di confine
18 El tran de Barcola
Shalom
19 Turismo responsabile
nella Torino dei “matti”
20 Divagazioni
sul trasporto pubblico
21 L’aria nelle ruote
22 Colonna vertebrale 23 Genitori: i migliori
procuratori sportivi
24 Cinofilia
26 La soffitta di “mimì”
27 Gli UFO esistono:
ecco le prove
27 Appuntamenti di febbraio
Puoi scaricare Konrad in formato
pdf dal sito: www.konradnews.it
3 Konrad febbraio 2010
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Konrad
Mensile di informazione
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del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste
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Direttore editoriale: Roberto Valerio
Direttore responsabile: Dario Predonzan
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Hanno collaborato:
Massimo Amodeo, Roberto Barocchi,
Mariagrazia Beinat, Nadia e Giacomo Bo,
Nicola Bressi, Davide Casali,
Michele Colucci, Luciano Comida, Stefano
Crisafulli, Sergio Franco, Graziano Ganzit,
Francesco Gizdic, Luisella Pacco, Guido
Pesante, Giuliano Prandini, Livio Prodan,
Marco Segina, Claudio Siniscalchi,
Francesco Strano, Giovanni Tius, Edoardo
Triscoli, Gianni Ursini, Federica Veos,
Severino Zannerini
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Trieste - [email protected]
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editoriale [email protected]
nubi sul gas
Sembrava spianata la strada per la costruzione del rigassificatore di GasNatural a Trieste-Zaule, dopo la firma dei ministri
dell’ambiente e dei beni culturali sul decreto VIA favorevole lo
scorso luglio. E invece no.
Innanzitutto si è diffusa notevolmente l’informazione e conseguentemente la sensibilità sui rischi e le criticità del progetto.
Non certo tra i politici, ma nella “società civile” sì: lo testimonia
il grande interesse riscosso dall’inserto pubblicato nel numero
di Konrad dello scorso settembre (20 mila copie distribuite).
Non è casuale che, poco dopo, i vigili del fuoco della UIL abbiano riunito in un “tavolo tecnico” esperti e accademici di varia
formazione, per produrre una serrata critica alle carenze e inesattezze degli studi di GasNatural, in particolare (ma non solo)
sotto il profilo della sicurezza pubblica. La CGIL, invece, dopo
quattro anni di assordante silenzio ha sollecitato la multinazionale spagnola affinché “spieghi pubblicamente i contenuti
del progetto attraverso adeguate iniziative”. Oste, vieni a dirci
quant’è buono il tuo vino!
Dal canto suo, il Governo sloveno ha ribadito la nota posizione
negativa, viste le risposte inadeguate di quello italiano alle
obiezioni sugli impatti transfrontalieri del progetto. Sempre
che gli sloveni alla fine non si facciano “comprare” dalla merce
di scambio offerta reiteratamente dall’Italia: la collaborazione
dell’ENEL al raddoppio della centrale nucleare di Krško.
Sono stati poi presentati ben cinque ricorsi al TAR contro il
citato decreto VIA: uno da WWF e Legambiente (cui si assocerà
Italia Nostra), uno ciascuno dai Comuni di Muggia, Dolina e
Capodistria e uno da Greenaction transnational.
Continua anche l’indagine della Procura della Repubblica di
Trieste sugli eventuali illeciti penali commessi (documenti manipolati, dati falsificati, ecc.), denunciati sia dagli ambientalisti,
sia dai Comuni di Muggia e Dolina. Senza dimenticare i reclami
alla Commissione Europea, ecc.
Sono poi emerse nuove irregolarità nella procedura VIA. Il
WWF, superando molte resistenze, ha ottenuto infatti nuovi
documenti del ministero dell’ambiente e si è così scoperto, tra
l’altro, che parecchie osservazioni degli ambientalisti – guarda
caso proprio quelle che evidenziavano le manipolazioni ed i
falsi negli studi di GasNatural - non sono mai state esaminate
dal ministero, al quale sono “sfuggite” anche alcune clamorose
lacune e incongruenze degli studi stessi (sui dragaggi previsti
e nel contempo negati nella baia di Muggia, ecc.).
Anche il progetto SNAM del gasdotto Trieste-Grado-Villesse,
indispensabile per il funzionamento del rigassificatore, suscita
allarme. Le integrazioni degli studi ambientali, presentate lo
scorso novembre, sottovalutano infatti i rischi della risospensione del mercurio dai fondali marini, dovuta alla posa della
tratta sottomarina del gasdotto e al movimento delle navi. Entrando nella catena alimentare il mercurio si concentrerebbe
nei pesci, fino a superare i limiti di legge, con le conseguenze
del caso. Pare ardua, quindi, una conclusione della VIA favorevole al progetto SNAM, senza il quale l’impianto di GasNatural
non funziona.
La battaglia si preannuncia perciò ancora lunga e dall’esito
tutt’altro che scontato.
Quali le risposte delle istituzioni a tutto ciò? Qualche smargiassata del sindaco di Trieste, mentre il solitamente protervo
sottosegretario Menia si limita (come la Prestigiacomo) a una
difesa d’ufficio di quanto fatto dal ministero dell’ambiente.
Quasi tutto il mondo politico locale – soprattutto i favorevoli
a GasNatural – comunque tace: incapace di entrare nel merito
delle tante porcate emerse e privo dell’onestà intellettuale
per ammettere di essersi fatto turlupinare dalla multinazionale spagnola. La Provincia di Trieste ha invece annunciato
un’iniziativa di “approfondimento”: i cittadini formuleranno
(quando? come? non si sa) quesiti e obiezioni sul progetto, che
saranno poi girati ad un pool di esperti scelti (come? da chi?
non si sa) tra le istituzioni scientifiche locali, i quali “tradurranno” il tutto in linguaggio tecnico. Poi la Provincia invierà il tutto
a GasNatural, perché risponda. Non è previsto però che qualcuno super partes valuti le risposte. Eppure, visti i precedenti,
servirebbe…
Un’iniziativa, quanto meno, fuori tempo massimo, dato che
la procedura VIA - conclusa come detto lo scorso luglio - è
partita quattro anni fa(!). In tutto questo tempo la Provincia
non è stata in grado neppure di esprimere un proprio parere
sul rigassificatore (fa eccezione la presidente Bassa Poropat,
favorevole, ma “a titolo personale”).
Intanto GasNatural Rigassificazione Italia ha deciso lo spostamento della propria sede legale a Trieste, il che implica che
qui la società pagherebbe circa 10 milioni di Euro/anno di
tasse (nulla da fare invece per le royalties sperate dal sindaco
Dipiazza), annunciando anche una campagna “pedagogica” di
comunicazione sul progetto, che sarebbe dovuta cominciare
in gennaio. L’attendiamo con ansia.
Dario Predonzan
SI PUò VINCERE
L’editoriale qui sopra aggiunge altre informazioni, sullo stato della battaglia contro il rigassificatore, rispetto all’inserto apparso su
Konrad del settembre 2009.
Sono abbondanti, infatti, gli argomenti a sostegno dei ricorsi al TAR presentati da ambientalisti e Comuni ed è aperta anche l’indagine penale. E’ quindi possibile vincere, ma la battaglia sarà ancora lunga e, purtroppo, costosa. Konrad ha deciso di appoggiarla facendo appello ai propri lettori, affinché sostengano concretamente le iniziative di WWF e Legambiente, cui aderisce anche
Italia Nostra.
Si può contribuire finanziariamente con donazioni sul c.c.p. n. 12559340 intestato a: Legambiente Trieste - Circolo verdazzurro, via Donizetti 5/a, 34133 Trieste Per versamenti on-line il codice IBAN è: IT 64 I076 0102 2000 0001 2559 340
specificando sempre la causale: “Donazione pro spese azioni legali contro rigassificatore Trieste-Zaule”.
Va ricordato che le donazioni ad associazioni riconosciute come ONLUS (qual è Legambiente) sono oneri per i quali è riconosciuta
la detrazione d’imposta del 19% in sede di dichiarazione dei redditi (quadro E, Sezione I del modello 730).
Chi fosse disposto a collaborare anche personalmente alle varie iniziative previste (raccolta di firme sulla petizione anti-rigassificatore, ecc.) può inoltre rivolgersi alle sedi delle associazioni suddette:
WWF Trieste – via Rittmeyer 6, 34132 Trieste (riunioni ogni lunedì ore 18), e-mail: [email protected]
Legambiente circolo verdazzurro – via Donizetti 5/a, 34133 Trieste (riunioni ogni mercoledì ore 18.30),
e-mail: [email protected]
Ampia documentazione sulla vicenda del rigassificatore di Trieste-Zaule (e sugli altri impianti energetici previsti nell’Alto Adriatico) è disponibile nei siti www.wwf.it/friuliveneziagiulia (sezione “documenti”, sottosezione “energia”) e www.legambientetrieste.it
Importante anche lo studio di impatto ambientale - in dialetto triestino – sul rigassificatore, nel blog http://bora.la
4 Konrad febbraio 2010
marinella...
L’Araba Fenice esiste davvero!
è andata in scena, in forma di Concerto domenica 3 gennaio alla
Sala de Banfield Tripcovich, l’Opera Marinella di Giuseppe Sinico,
ma essendone sia il direttore dell’esecuzione e il revisore critico
dell’Opera non posso certo fare la critica di me stesso... sarebbe
eccessivo... mi limiterò perciò a raccontare come siamo giunti alla
fine dell’impresa e alla esecuzione pubblica dell’Opera.
Marinella è stato per me un sogno... realizzato... un lungo e faticoso percorso musicale-organizzativo iniziato nel 2003 quando,
all’interno del Lions Club Trieste Host iniziai a parlare tra amici
del Club e vicini di tavolo durante la cerimonia dello scambio del
martello - tra il Presidente uscente Paolo Fragiacomo e l’entrante
Carlo Aiello - dell’opera triestina per eccellenza. Ricordo
che cercai di spiegare la
trama e la storia dell’opera
ingigantendone i personaggi...
insomma cercando di far capire che forse si “poteva fare”
e da subito trovai un grande
interesse tra i vicini, ma si sa
che a tavola è bello parlare,
sognare, mangiare, ridere...
e alla fine della cena tutto
rimase sospeso, ma non per
me però. Iniziai poco a poco
Due momenti
dell’Opera
alla Sala De Banfield
Tripcovich di Trieste
diretta dal Maestro
Severino Zannerini
5 Konrad febbraio 2010
lo studio della partitura manoscritta, piena di errori... trovai, per
fortuna, Ilaria una giovane esperta di computer ed appassionata
di musica, che iniziò a inserire nel programma di scrittura musicale via via la partitura che poi correggevo, e la Marinella cresceva
e, con la musica completata, cominciai a immaginare una ipotetica esecuzione. L’occasione di presentò nell’estate 2007 al Museo
Sartorio, con l’esecuzione, accompagnata al pianoforte, delle Arie
di Marinella (Mariana Prizzon-soprano), Agnese/Donna Elvira
(Guisela Zannerini Neri e successivamente Iulia Szabo), Francesco
(Dax Velenich - tenore), Baccio (Giuliano Pelizon - baritono), Falco/Un Banditore (Giovanni Alberico Spiazzi) e i brani iniziali del
Coro del Prologo tra i quali il celebre “Inno a S.Giusto”.
Fu un grosso successo... confortante, pensai, andiamo avanti...
e l’occasione arrivò l’anno successivo alla Chiesa Evangelica
Luterana; altre aggiunta di Arie... e l’opera era vocalmente quasi
completata, la compagnia sicura e pronta per il debutto. Ma mi
mancava il Coro, ovvero un coro numeroso e pieno di vocalità
Lirica. A Trieste non ne conoscevo, e così decisi di formarlo chiedendo la collaborazione del coro femminile “Clara Schumann” del
coro “Città di Trieste” del “Petrarca”, di quello maschile di Buttrio,
del Diapason, che uniti alle 50 voci dei Lions Singers mi sono trovato 95 belle, voci e il coro che cercavo. Il tallone d’Achille delle
Opere in forma di Concerto “O da fermo” come dicevano i vecchi
Maestri d’opera, è l’immobilità. Ricorro, - come già feci nel Sasso
Pagano di Giulio Viozzi”, alla voce recitante, e Giorgio Sardot,
con un testo appropriato riesce a rendere scorrevole la trama
dell’Opera. E i costumi? Va bene in forma di concerto ma almeno
i costumi! La fortuna si presenta nella persona di Silvia Bartole
(soprano del Coro Lions), preziosa stilista e costumista, che in
poco tempo e, sono sicuro, con tante nottate di lavoro...”. L’Opera
ha in breve tempo i costumi adatti per numerosi ed importanti
movimenti scenici. Ormai bastava aggiungere gli ultimi tasselli
mancanti: la giovane e brava Orchestra di Fiati Ricmanje di Alioša
Tavčar e i 6 ballerini delle scuole “Giselle” di Gorizia e Alexander
di Monfalcone con la coreografia di Carlotta Tosoratti e si poteva
“andare in scena”.
Beh... prove su prove... e ancora prove... e avuta la disponibilità da
parte del Comune della Sala de Banfield Tripcovich, la collaborazione della Fondazione Teatro Verdi, degli Amici della Lirica
Giulio Viozzi e del Club Trieste Host... e preparando al meglio la
gloriosa “Opera Giocosa” il 3 gennaio è arrivato. Non mi vergogno
ad ammettere che non ho sempre dormito sonni tranquilli... ma
già dalle prove d’assieme ho sentito il lievito crescere... e bene...
e Marinella nascere, resuscitare direi da un lunghissimo sonno
come un Principessa addormentata, e ho visto negli occhi lo
stupore degli amici coristi quando hanno cominciato a rendersi
conto di cosa stessero facendo... cioè stavano cantavano un’opera
lirica e capivo le sentivo le loro emozioni e io... mi emozionavo
con loro! Beh... il 3 gennaio il teatro esaurito, anzi rimasti fuori
molti spettatori la bella atmosfera mi ha permesso di dirigere
l’opera con tranquillità. Tra i presenti si notavano L’Ambasciatore
d’Italia in Slovenia venuto appositamente da Lubiana, critici, amici, cantanti, e tanto tanto pubblico entusiasta e caloroso. Persino
il Sovrintendete del “Verdi”, dott. Zanfagnin, nell’intervallo tra
il primo e il secondo atto, si è affaccia in camerino, e mostrandomi due pollici alzati, come un gesto scaramantico augurale e
pieno di entusiasmo esclama “Marinella, va! va!” Avanti anche il
secondo e terzo atto al meglio. Una grande fatica ma piena di
una leggera e palpabile felicità. I giorni successivi escono molte
critiche positive, articoli di spettatori entusiasti, molte persone mi
telefonano e chiedono la ripresa dell’opera, io, mantenendo una
promessa, vado dal barbiere e... via la barba! E mi voglio godere
un po’ di meritato riposo... senza Marinella.
Severino Zannerini
VerdiTrieste
Teatro
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI-TRIESTE
Con
il Patrocinio
Con
il contributo
deldello
Comune
Trieste
Stato di
Italiano
e della Regione
Opera
FriuliGiocosa
Venezia Giulia
del Friuli Venezia Giulia
in collaborazione
Con il patrociniocon
Fondazione
Teatro
Lirico
del Comune
di Trieste
“Giuseppe Verdi”
di Trieste
Associazione
Amici della Lirica
“Giulio Viozzi” di Trieste
Lions Club Trieste Host
Trieste- -Sala
Salade
de Banfi
Banfield
Tripcovich
Trieste
eld Tripcovich
Sabato 28
marzo 2009
Domenica
3 gennaio
2010ore
ore 20.30
16.30
Domenica 29 marzo 2009 ore 11
IL PICCOLO
MARINELLA
Opera lirica in un prologo e tre atti
su libretto di Pietro Welponer
Musica di
GIUSEPPE SINICO
Prima esecuzione integrale dell’opera in tempi moderni, in forma di concerto
(Revisione critica e trascrizione del M° Severino Zannerini)
Personaggi ed interpreti
PREZZI
Platea A
Platea B
Platea C
� 30,00
� 20,00
� 15,00
INFORMAZIONI
E BIGLIETTERIA
Da martedì a venerdì:
ore 8.30-12.30, 15.30-19;
oppure 17-20.30
nei giorni di spettacolo serale;
sabato ore 9-16.
Biglietteria della Sala
de Banfield Tripcovich
aperta un’ora prima dello spettacolo.
DOMENICA e LUNEDÌ CHIUSO
Francesco Cappello DAX VELENICH
Falco / Un banditore GIOVANNI ALBERICO SPIAZZI
Marinella MARIANNA PRIZZON
Baccio GIULIANO PELIZON
Donna Elvira / Agnese IULIA SZABO
Costumi di Silvia Bartole
Narratore Giorgio Sardot
Orchestra a fiati Ricmanje (Pihalni Orkester Ricmanje). Direttore: M° Aljosa Tavcar
Partecipano la Scuola di Danze “Giselle” di Gorizia della Prof.ssa Carlotta Tosoratti e la A.S.D. Alexander Club
di Monfalcone diretta dal M° Paolo Claudi
Direttore
Tel. +39 040 6722 111
Fax +39 040 6722 249
www.teatroverdi.trieste.com
SEVERINO ZANNERINI
Coro e orchestra dell’Opera Giocosa del Friuli Venezia Giulia
sulle piste da sci
La montagna sconvolta, la biodiversità sconfitta
Nel numero di dicembre/gennaio di Konrad riflettevamo sulle politiche di spesa
regionali. Lo facevamo sulla base della
documentazione disponibile e dunque
sulla base delle proposte giuntali di
bilancio: il bilancio è stato, nel frattempo,
approvato: rispetto a quelle previsioni
– ed anche in seguito alle proteste montanti dal mondo delle associazioni ambientalisti e degli operatori – sono state
apportate alcune correzioni migliorative:
così il taglio al settore delle aree protette,
della riserve naturali regionali e dei
biotopi, dei beni paesaggistici raggiunge – appena! - il 45% dello stanziamento
dell’anno scorso. Un dettaglio parziale
sta nello specchietto che accompagna
questo articolo. Bisogna aggiungere il
fatto che le politiche regionali stanno
azzerando la vigilanza sul territorio:
l’assunzione di forestali dalle liste degli
abilitati per concorso è stata bloccata, le
guardie venatorie provinciali sono state
Bilancio regionale 2010
Tabella di confronto (sintesi)
2009
2010
totale funzione
“parchi riserve naturali, aree
protette, beni ambientali e
paesaggistici”
5.392.459
2.928.526
Parco Dolomiti Friulane
1.400.000
920.000
Parco Prealpi Giulie
1.140.000
740.000
-----------------------------------------------------------------------------------Prati stabili
110.000
0
-----------------------------------------------------------------------------------Studi faunistici
50.000
0
-----------------------------------------------------------------------------------Stazione biologica Isola della Cona 100.000
20.000
-----------------------------------------------------------------------------------Riserve naturali regionali
(Piani di conservazione e sviluppo),
SIC e ZPS (piani di gestione),
acquisizione aree di particolare
pregio naturalistico,
attività didattica e promozionale,
attività di studio e ricerca,
attività di mantenimento e incremento
della biodiversità
1.766.000
400.000
per avere un’idea degli ordini di grandezza generali, confrontiamo ora le assegnazioni di fondi (liberi) di bilancio ai vari settori
regionali (in milioni di euro, approssimati)
- sanità pubblica
- affari istituzionali, economici e fiscali generali
- sussidiarietà , devoluzione
- protezione sociale
- funzionamento della Regione
- gestione del territorio
- attività economiche:
- infrastrutture, trasporti,telecomunicazioni
- istruzione, formazione, ricerca
- attività culturali, ricreative, sportive
e, infine,
- tutela ambientale e difesa del territorio
(entro cui è compresa la funzione parchi, riserve ecc.)
6 Konrad febbraio 2010
2357
1649
537
385
339
233
202
113
93
54
36
di fatto equiparate a vigili urbani.
Il 2010, anno mondiale della biodiversità,
in Friuli Venezia Giulia comincia dunque
pessimamente e con scelte in netta
controtendenza rispetto a quelle che il
contesto internazionale raccomanda: si
può in piena coscienza affermare che la
nostra regione non solo corre il rischio di
veder disperso il proprio formidabile patrimonio naturalistico e paesaggistico - e
dunque parte della propria stessa identità e del proprio vantaggio competitivo
rispetto ad altre regioni italiane - ma
sbarra altresì la strada alla riconversione
sostenibile di interi settori economici
come quelli turistico ed agricolo.
Davvero mancavano risorse per fare di
meglio?
Già nello scorso numero si dava conto
dei milioni di euro investiti nel potenziamento degli impianti di risalita e delle
piste da discesa: nel frattempo è stata
inaugurata (il 28 dicembre) la nuova
funivia di Sella Nevea in direzione Sella
Prevala al Canin: 17 milioni; da subito,
sono partite le richieste per un casello
autostradale di accesso (16 milioni
di euro, che per ora la Regione non
intenderebbe sborsare) e quelle per un
parcheggio a da 3, ulteriori, milioni di
euro, già stanziati: il parcheggio costerà
più del totale delle risorse destinate al
settore di protezione della natura.
Sella Nevea merita attenzione non
solo perché le novità più recenti la
riguardano, come si è visto, ma perché
rappresenta, a suo modo, un modello di
intervento pubblico.
In primo luogo l’intervento pubblico
prescinde dal rispetto del territorio,
anche quando questi presenti valori di
eccellenza come attestato - ed è il caso
- dalla presenza di un sito di Interesse
Comunitario (SIC): se non si vogliono
esaminare le impressionanti fotografie
dell’intervento (edifici tecnici, piloni e
strutture aeree, barriere paravalanghe,
spianamenti del suolo ecc.) basterà
ricordare infatti che gli uffici tecnici della
Regione, pur oggetto di immaginabili
pressioni, hanno emanato una secca
valutazione ambientale di incidenza
negativa: bene, la Giunta ha aggirato
l’ostacolo decretando il pubblico interesse dell’opera: a quel punto la strada alle
ruspe e agli sminamenti è stata aperta.
D’altra parte, per fare due esempi, sul
Lussari il Comune di Tarvisio progetta
addirittura – in contrapposizione con
la Sovrintendenza ai beni storici ed
architettonici, - la “delocalizzazione” dello
storico sentiero del pellegrino con tanto
di spostamento fisico della via crucis, per
far spazio a nuovi impianti; a Pramollo
il villaggio turistico dovrebbe sorgere
in corrispondenza di una IBA (Important Bird Area), due SIC e un biotopo
regionale costituito a salvaguardia di una
torbiera.
In secondo luogo, a Sella Nevea si misura
l’effetto di trascinamento dell’investimento sbagliato: il polo sciistico nasce
verso la metà degli anni sessanta in
un’area difficilmente accessibile (19 km
di strada tortuosa) e a rischio valanghe
(memorabile quella del 1976) e già alla
fine anni settanta viene definito “indifendibile” da una commissione costituita
all’uopo dalla Regione. A meno che,
naturalmente, gli investimenti già fatti,
non vengano difesi da altri, e sempre più
massicci investimenti: così si impegnano
ingenti quantitativi di denaro pubblico
per un enorme piano antivalanghe,
completato appena nel 2000, per ulteriori piste e ulteriori impianti di risalita
(mentre altri, realizzati senza criterio,
vengono abbandonati al degrado
dopo l’abbattimento di ettari di bosco):
l’ultimo, in ordine di tempo, è appunto la
funivia di Sella Prevala; a questo punto,
per rendere, eventualmente, redditizio
l’investimento, ci vogliono, come detto,
strada di accesso nuova, parcheggio, e in
più un mega albergo.
In terzo luogo, si conferma che il cuore
dell’investimento in piste e impianti di
risalita, di norma in perdita gestionale
(specie se funivie), è rappresentato dalla
possibilità di far fruttare l’investimento
in seconde case: il polo sciistico di Sella
Nevea, infatti, nasce in concomitanza
con una massiccia e deturpante speculazione edilizia il cui valore di mercato
è scivolato nel tempo, inesorabilmente,
verso il basso: come osserva il presidente
di Promotur, Vidoni, la realizzazione della
nuova seggiovia, consentirà ora, appunto, di moltiplicare i valori immobiliari del
villaggio turistico.
Ma l’intreccio case/piste si conferma
in tutte le realtà regionali: a Pramollo
l’ipotesi di realizzazione di una seggiovia
da Pontebba al passo non decolla se non
c’è accordo sulla possibilità di edificare
un villaggio in quota da 600 posti letto
(più parcheggi, strutture commerciali
ecc.); il comune di Sutrio prepara una
operazione edilizia da centinaia di posti
letto sullo Zoncolan; sul passo della
Mauria una nuova pista viene progettata
in funzione della ex colonia ODA, acquistata da un potente costruttore veneto
e destinata ad un enorme ampliamento
dimensionale.
In quarto luogo, infine, la realizzazione
degli impianti viene fatta senza una seria
analisi di mercato: posto che gli skipass
venduti in tutto il Friuli Venezia Giulia –
regione non vocata allo sci da discesa,
come ricordano le analisi regionali già a
partire dagli anni ottanta – rappresentano meno di un quarto degli ski pass
venduti dalla sola Val Gardena, ampliare
l’offerta di un polo vuol dire, ispo facto,
limitare lo sviluppo di un altro; non è casuale che all’inaugurazione del 28 dicembre sia mancato provocatoriamente il
rappresentante politico dello Zoncolan e
che sia partita una bordata di polemiche
da parte di chi vorrebbe invece puntare
su Pramollo (a sua volta contestato da
quelli che si domandano che senso abbia portare con un gigantesco impianto
di arroccamento da Pontebba, sciatori
italiani sulle piste di Nassfeld che già
fatturano, da sole, il doppio di quel che
fatturano, tutte insieme, la piste friulane).
Polemiche tutte interne alla destra
politica, che non intaccano peraltro la
sottostante logica sviluppista. E il centro
sinistra? Tace e acconsente.
Memorabile, direi, la fotografia di Illy e
di Tondo abbracciati a Sella Nevea il 28
dicembre scorso, quasi ad immortalare
la dominanza, in regione, di una unitaria
e monolitica visione culturale a fronte di
problemi che domanderebbero, come si
è cercato di evidenziare, una riflessione
ben altrimenti complessa ed articolata.
Guido Pesante
Terza e ultima puntata (le precedenti sono
state pubblicate nei numeri di novembre e
di dicembre/gennaio, consultabili on line).
Monte Cavallo...
UN MANIFESTO
PER GLI ALBERI IN CITTÀ
7 Konrad febbraio 2010
Nel novembre scorso si è svolto a Trieste un convegno dal titolo:
L’albero in città, semplice costo o grande risorsa? Lo scopo del
convegno, organizzato dall’associazione orticola del FVG “Tra fiori e
piante” e dal club Triestebella assieme al comitato per la salvaguardia degli alberi di piazza Libertà, era di discutere i metodi di gestione del verde pubblico e privato e in particolare i metodi di potatura
spesso eccessivi. Il resoconto del convegno si trova nel sito www.
sos-alberi-fvg.it. Il testo del manifesto è scaricabile da questo sito e
dal sito www.triestebella.it.
con le conseguenze di indebolire gli alberi e di conferirgli per
lungo tempo un aspetto penoso ed esteticamente orrendo;
5. le potature siano fatte solo quando e nella misura in cui servono
ad eliminare i rami secchi e malati o a ridurre (del minimo indispensabile) le chiome in eccessiva competizione tra loro o troppo vicine
a muri, finestre e linee elettriche;
6. quando i filari sono troppo fitti, a meno che non si tratti di alberi
storici, si preferisca diradarne il numero piuttosto che intervenire
con radicali potature.
MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ
I partecipanti, relatori e pubblico, al convegno “L’albero in città,
semplice costo o grande risorsa?” tenutosi il 27 novembre 2009
presso il Circolo della Stampa di Trieste.
PREMESSO CHE gli alberi della città, come ogni essere vivente:
hanno diritto a crescere sani e vivere felicemente la loro vita
naturale;
producono un godimento estetico e aggiungono valore alla bellezza e all’identità dei paesaggi urbani quando sono vitali, ma non
quando sono trattati contro la loro natura;
migliorano il microclima urbano tanto più quanto sono lasciati
crescere secondo natura;
quando sono grandi vanno considerati anche come elementi storici alla stregua degli edifici di valore storico–architettonico e perciò
per quanto possibile devono essere conservati.
ALBERI E GIARDINI STORICI
7. i grandi alberi, soprattutto nei giardini storici, siano conservati
sino alla fine del loro naturale ciclo vitale e si eviti di tagliarli solo
per dare spazio al traffico, così come non si consentirebbe di demolire edifici storici solo per allargare piazze o strade;
8. la piantagione altrove di nuovi alberi non sia considerata una
compensazione all’eliminazione di alberi storici e tanto meno lo sia
se i nuovi alberi vengono piantati su marciapiedi stretti privi dello
spazio necessario al loro sviluppo;
FORMULANO I SEGUENTI VOTI:
PIANTAGIONE E TRATTAMENTO DEGLI ALBERI
1. gli alberi siano piantati a distanza fra loro e da muri e confini
sufficiente al loro sviluppo, onde evitare di subire in seguito pesanti
potature per ridurne le chiome;
2. si eviti di considerare gli alberi come semplici abbellimenti,
piantandoli anche lungo marciapiedi stretti dove non possono
svilupparsi adeguatamente;
3. siano evitate capitozzature per far crescere gli alberi dei viali a
forma di candelabri, poiché tale metodo ne deturpa la forma naturale producendo dei falsi;
4. siano evitate radicali potature con l’eliminazione di rami secondari e la riduzione dei principali in moncherini, poiché tale barbaro
trattamento comporta il pericolo di infezioni e marciumi, ritardando anche di mesi la produzione di foglie nel periodo vegetativo,
CULTURA DEGLI ALBERI IN CITTÀ
9. le Amministrazioni pubbliche diano il buon esempio, inseriscano
nei regolamenti del verde urbano norme sulle adeguate potature e
sui corretti sesti di impianto e facciano opera di divulgazione presso i proprietari di giardini, per eliminare il pregiudizio che li porta,
anche per emulazione di quanto vedono fare nei viali cittadini, a
inutili ed eccessive potature.
SOTTOSCRITTO DAI RELATORI AL CONVEGNO:
Mariangela Barbiero presidente dell’associazione orticola del FVG
“Tra Fiori e Piante”
arch. Roberto Barocchi, presidente del club Triestebella
prof. Francesco Ferrini docente ordinario di Arboricoltura urbana,
impianto e gestione delle aree verdi, Università di Firenze, presidente della Società Italiana di Arboricoltura
dott. Andrea Maroè, agronomo, specializzato in arboricoltura ornamentale, direttore del Servizio del Verde pubblico di Udine
Giorgio Valvason, dendrologo, specialista nella cura e manutenzione degli alberi.
APPROVATO PER ALZATA DI MANO DAL PUBBLICO DEL CONVEGNO
mega-ampliamento
della cava di devetachi
Nell’Isontino un’altra aggressione al territorio carsico
«… come sindaco e come cittadino, non
sono proprio tanto d’accordo su questo
risultato perché ho a cuore questo territorio.
È stata una scelta sofferta e dolorosa, ma
obbligata. Abbiamo preso questa decisione
come amministrazione perché non arrivano
risorse, vogliamo garantire la sopravvivenza dell’ente e dare uno sviluppo al territorio.
Senza quei 120 mila euro a bilancio per la
cava, il futuro della nostra comunità è a
rischio e si va al dissesto finanziario. Alla
bancarotta. Non sarebbe, quindi possibile
la sopravvivenza di strutture scolastiche,
servizi, associazioni, di realizzare opere
pubbliche o fornire assistenza sociale. Il
nostro ente verrebbe chiuso. La nostra
comunità aggregata a un altro paese».
Mappa aerea della
zona con delimitato
in rosso il perimetro
del progetto di
ampliamento della
cava, in blu il perimetro
dell’escavazione
attualmente
autorizzata
Così il Sindaco di Doberdò del Lago, lo
scorso 19 gennaio, ha giustificato con
amarezza la decisione di ampliare – di più
del doppio della superficie attuale – la
cava di Devetachi. Circa quattro milioni di
metri cubi di roccia da estrarre nel corso
di 15 anni all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (Direttiva Europea
Habitat) e Zona di Protezione Speciale
(Direttiva Europea Uccelli), compromettendo un’area di 279.365 metri quadri
(contro i 136.312 mq attualmente occupati dalla cava).
Le Associazioni WWF Isontino e Ambiente
2000 hanno predisposto osservazioni
sulla variante del piano regolatore comunale, nel tentativo di ridurre gli impatti
sull’ambiente e sugli abitanti della zona:
in tutto 46 rilievi, tutti respinti dal Consi-
glio comunale.
Due gli ordini di problemi.
Da un lato il rilevante impatto sul pregiato ecosistema. «L’entità dell’impatto biologico sulla fauna è da considerarsi rilevante,
la durata dell’impatto è di lungo termine
e con un ambito di influenza ampio, cioè
un eventuale impatto sulla fauna non sarà
limitato all’area [della cava ndr], ma potrà
estendersi al di fuori della stessa”, scrive il
Servizio Valutazione d’Impatto Ambientale della Regione, che però alla fine ha
dato ugualmente il via libera alla variante
pro-cava. Anche l’impatto sulla vegetazione – aggiungiamo noi - si estenderà ben
al di fuori dell’area di intervento, con la
diffusione di specie avventizie (ailanto, senecio, ecc.), le quali andranno a intaccare
la qualità del tipico bosco carsico - dominato da roverelle e carpini - che circonda
Devetachi.
Dall’altro lato preoccupa l’impatto sulla
specie… umana. Gli abitanti della zona
temono che il rumore (si pensi allo scoppio delle mine), le polveri (la zona è molto
ventosa) e il traffico pesante, già oggi a
livelli di guardia, possano aumentare di
molto con il raddoppio della cava.
Considerando 220 giornate lavorative
all’anno si può stimare che transiterebbero su camion 1.212 metri cubi al giorno,
con una frequenza di 15 camion all’ora,
ovvero uno ogni 4 minuti. Uno ogni due
minuti se si considera anche il viaggio di
ritorno a vuoto, ai quali si aggiungeranno
le autobotti che forniranno l’acqua.
Al termine degli scavi si prevede la
rinaturalizzazione del sito, che nella
documentazione disponibile viene però
solo accennata in termini generali e
piuttosto approssimativi e – come misura
di compensazione - è stato richiesto il
ripristino di circa 20 ettari di landa carsica
su un’area di competenza comunale
attualmente a boscaglia, peraltro distante
dalla cava.
Ben più significativa sembra essere la
«Convenzione per lo sviluppo dell’attività
presso la Cava di Devetachi», sottoscritta
dal Comune di Doberdò e dalla Società
Granulati calcarei Redipuglia srl (Gruppo
Grigolin, lo stesso del contestatissimo
cementificio previsto a Torviscosa), che
prevede la realizzazione di opere pubbliche per circa 4 milioni di euro, tra lavori
stradali, restauro di scuole, biblioteche,
strutture sportive e ricreative, uffici comunali, ecc. “Non poca cosa visti i tempi e le
difficoltà delle amministrazioni pubbliche
per la riduzione dei trasferimenti” si legge
nella “Relazione tecnica” che accompagna
il progetto. Sono comprensibili i chiari di
luna di un Comune che non ha industrie,
capannoni, centri commerciali, ma al contrario ha molte aree protette: la Riserva
naturale regionale dei laghi di Doberdò e
Pietrarossa, il SIC-ZPS del Carso triestino
e Goriziano, l’Area di reperimento Landa
carsica. Una politica attenta al territorio
dovrebbe garantire ai Comuni che ospitano aree protette maggiori trasferimenti.
Ciò che non è accettabile è che per
tenere i conti in ordine per alcuni anni e
garantire servizi essenziali per i cittadini,
l’Amministrazione comunale sia costretta
a sacrificare pezzi di territorio carsico.
Esauriti questi finanziamenti cosa si farà,
si svenderà un altro pezzo di bosco?
Alle urgenze del Comune si aggiungono le responsabilità della Regione. Una
Legge regionale del 1986 prevede la
redazione di un Piano Regionale per le
Attività Estrattive (PRAE), che avrebbe dovuto definire dove, quanto, cosa scavare,
attraverso una pianificazione di livello
regionale che avrebbe anche dovuto
preservare le aree più pregiate. Ad oggi il
PRAE non c’è ancora (come manca il Piano paesaggistico e il Piano di gestione del
SIC/ZPS del Carso): la Regione non svolge
quindi il ruolo di pianificazione che le
spetta e che avrebbe potuto e dovuto
salvare il bosco di Devetachi.
Non è però ancora detta l’ultima parola:
approvata la Variante al Piano Regolatore,
resta da fare il progetto, che dovrà essere
sottoposto a Valutazione d’Impatto
Ambientale e d’Incidenza. Si può quindi
sperare che una maggiore attenzione
degli uffici regionali competenti - e la sensibilità dei cittadini - consenta di evitare
quest’ennesima aggressione al territorio
carsico.
Claudio Siniscalchi
ndr: interessante libro per conoscere e
approfondire le caratteristiche floro-faunistiche del territorio trattato:”Il lago Vecchio
e il lago di Doberdò” di Scarpa Alfio, Blasich
Dario – Edizione della Laguna – 2005.
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8 Konrad febbraio 2010
Fiore dell’arte di sanare
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la cortina di ferro e
la tutela del carso
Due anni fa cadeva quel tragico e artificioso confine tra Italia e Slovenia, di cui già
molti hanno estesamente scritto e detto.
Eppure, tra le recriminazioni del passato e
le opportunità per il futuro, va sottolineato
un aspetto peculiare, almeno per il confine
che attraversava il Carso. Peculiare già per il
fatto che si è forse trattato dell’unico aspetto
veramente positivo, di questa invisibile
barriera amministrativa.
Il confine carsico fra Italia e Jugoslavia,
ovvero “tra l’occidente democratico e la
tirannide totalitaria” è stato di fatto il principale motivo di tutela del Carso. Tra gli anni
’50 e gli anni ’80 del secolo scorso hanno
fatto da padrone le leggi della ricostruzione,
del boom economico e dello yuppismo,
mentre una moderna e diffusa coscienza
ambientale, soprattutto supportata da
leggi adeguate, era ancona ben al di là da
venire. Senza nulla togliere a chi si oppose
fieramente alla zona franca industriale sul
Carso, il nostro splendido altopiano è stato
tutelato da quell’odioso confine quasi quanto da un Parco Nazionale. Lungo la linea che
tagliava il Carso per tutta la sua lunghezza
e che veniva quotidianamente pattugliata
dai temuti “Graniciari” (temuti spesso da
entrambe le parti del confine, visto che
venivano scelti sempre militari non sloveni)
pochi potevano o volevano costruire o fare
qualcosa. Me li ricordo i Graniciari, quando,
ai tempi dell’adolescenza, con pochi amici
coraggiosi (mia madre direbbe: “incoscienti”)
andavamo fin a ridosso del confine. Confine
in molte parti riconoscibile proprio, un
metro più in là, dallo stretto sentierino delle
pattuglie Jugoslave. Una mattina d’inverno,
mentre i “panini de crudo” e la borraccia
di Terrano riscaldavano la fredda cima del
Monte Orsario, apparvero dalla nebbia, con
lunghi cappotti, mitra e cane al guinzaglio.
Mi sembrarono in bianco e nero, quasi
imbarazzati, come usciti da un vecchio film
e subito inghiottiti dalla coltre di nebbia che
nascondeva Sesana.
Ma questi erano tra i pochi incontri che
in quelle zone si potevano fare allora con
animali della nostra specie. Rari escursionisti, pochi fungaioli, qualche cacciatore.
L’agricoltura e la zootecnia, ancor più presso
il confine, erano quasi sparite. Di attività
industriali o artigianali nemmeno l’ombra.
Poca e presidiata viabilità. Anzi, antiche
strade di collegamento (per Malchina, Gropada e altre) cadute in totale abbandono e
ormai impercorribili. In compenso i boschi si
rinfoltirono e sempre più spesso apparvero
caprioli e gatti selvatici, picchi e scoiattoli,
salamandre e nottole. Se oggi possiamo
camminare presso il Monte Lanaro e in
alcuni tratti ci sembra di trovarci in mezzo al
Parco Nazionale d’Abruzzo; se alcune zone
del Monte Carso o del Carso Isontino conservano peculiari (e “improduttive”) distese
di macereti e ghiaioni; se a pochi passi da
Trieste è possibile osservare così tante specie di animali che si spingono fino a ridosso
della periferia: non lo si deve a un’attenta e
oculata amministrazione dell’ambiente, ma
al fatto che quel maledetto confine aveva
involontariamente creato un’estesa zona di
protezione ambientale. Costituendo una
riserva integrale che funse da nucleo di riproduzione e rifugio per molte specie che si
irradiarono poi negli ambienti circostanti. In
quegli anni è stata una fortuna, perché altrimenti avremmo facilmente perso molto per
un capannone o una monocoltura in più.
La caduta del confine ci ha consegnato una
fetta di Carso ancora in gran parte integra.
Sapremo sfruttare quest’opportunità? L’economia non si costruisce solo con l’agroindustria, ma anche con la corretta gestione del
paesaggio. In Germania, la vecchia frontiera
tra Est e Ovest è diventata un meraviglioso
itinerario turistico tra storia e natura; con
opportunità per guide, agenzie, albergatori
e ristoratori. Un esempio per chi non idolatra
il PIL come l’unico pilastro della vita. Perché
un ricco che non ha un bosco dove passeggiare, o un prato dove far correre i bambini,
è in realtà molto, molto povero.
Nicola Bressi
il paesaggio
Un paesaggio storico di grande valore molto visitato a Riomaggiore nelle Cinque Terre.
In genere le mete turistiche devono il loro successo alla bellezza e tipicità dei loro paesaggi
9 Konrad febbraio 2010
Ma a cosa serve il paesaggio?
I buoni paesaggi, che siano gradevoli e insieme identificativi dei
luoghi di cui sono gli aspetti, sono necessari per il nostro benessere
psichico così come dei cattivi paesaggi sono deprimenti: insomma,
ci si vive male. Lo dimostra il fatto che quando andiamo in vacanza
cerchiamo luoghi belli e le “camere con vista” degli alberghi sono
più care delle camere che si affacciano su cortili interni, così come le
“case con vista” costano molto di più, anche il doppio, delle case che
si affacciano su paesaggi brutti o anonimi.
Ma la qualità di un paesaggio influenza anche le nostre azioni. È
nota la sindrome della finestra rotta sperimentata dai sociologi
Kelling e Wilson negli anni ’80: in un quartiere degradato diminuiscono i freni inibitori e aumentano i casi di criminalità (ovviamente
è vero anche il contrario: il degrado sociale contribuisce al degrado
edilizio). Questi studi sono stati anche recentemente confermati
con esperimenti dallo psicologo olandese Kee Keizer : la città brutta
e sporca rende cattivi i cittadini.
Un’altra prova di come il paesaggio influisca sulle nostre azioni è
l’intervista fatta qualche anno fa dall’Istituto per la viticoltura di Conegliano a un campione di 40 persone. Fecero assaggiare a ognuno
due bicchieri di vino, dicendo che un vino proveniva da in luogo
bello e l’altro da un luogo privo di qualità, poi chiesero di dare un
punteggio ai due vini. In realtà il vino dei due bicchieri era lo stesso,
ma quasi tutti ci cascarono, persino dei viticoltori, dando al vino ritenuto proveniente da un luogo bello un punteggio molto più alto.
Vedremo nei prossimi numeri come fare per avere buoni paesaggi.
Roberto Barocchi
www.ilpaesaggio.eu
Delfini, cani, gatti, cavalli:
gli animali come terapisti
Intervista con Diego Maggio
11 Konrad febbraio 2010
Da piccolo, pensava di fare proprio il
terapista?
Non avevo la più pallida idea di cosa fare
da grande.
E com’è andata?
A diciotto anni sono andato a vivere in
Inghilterra. Per una decina di anni ho fatto l’insegnante di arti marziali e più tardi
il massaggiatore sportivo. All’inizio per
caso, perché mio figlio faceva il ciclista,
poi professionalmente con campioni
come Francesco Moser e Greg Lemond,
primo americano a vincere il Tour de
France. E in quell’ambiente ho scoperto
l’osteopatia. Allora sono andato a studiarla e poi mi sono laureato. Nel frattempo
mi sono specializzato in terapia cranio-sacrale, in America, come allievo del dottor
Upledger, poi sono diventato insegnante
internazionale di questa metodica.
Una pet-teraphy cos’ha di diverso dalle
altre terapie?
Non cura le disfunzioni bio-meccaniche e
i terapisti sono due, l’uomo e l’animale.
Di solito è quello domestico, un cane,
gatto o cavallo, un animale che ci rilassa e
ci fa da complemento. Perché gli animali
hanno una specie di energia pura, non
viziata dalla mente, e dunque riescono
a entrare in profonda simbiosi con le
persone. Ogni terapia dovrebbe aiutarci a
ritrovare il nostro benessere: non bastano
gli arnesi giusti della scienza. Così, la petteraphy va proposta soprattutto nell’ambito dei bambini con patologie autistiche,
psicomotorie o comportamentali.
E la terapia con i delfini? Cos’ha di
speciale?
Da decenni, il delfino stimola investigazioni scientifiche molto sofisticate: è un
alto mammifero. Lo ha mai visto e sentito
dal vivo?
Solo in video.
Peccato, perché è una creatura davvero affascinante. Ha due suoni: scannerizzazione
e sonarizzazione. Quando ha di fronte un
corpo umano realizzano quasi una specie
di tac. E i delfini, pur senza intervenire direttamente, si mettono quasi a disposizione delle persone, spingendole a modificarsi. Agiscono sul sintomo: forse aiutandole
a vedere diversamente la malattia. E ciò
la vignetta di Colucci
Con i delfini
alle Bahamas
mette in atto un processo di guarigione.
Capisce quello che voglio dire?
Ma non spaventa, ritrovarsi in acqua
alta, con un animale che pesa centinaia
di chili?
Stranamente, no. Il delfino ha un’energia sottile, che entra in risonanza con la
nostra. Come accade con il cane o il gatto.
Solo che il delfino è enorme, non è tuo
ed è in acqua alta. Ma non fa paura. No.
Stranamente no. Eppure sai benissimo
che a cento metri dalla riva, nelle Hawai,
500 delfini che nuotano velocissimi verso
di noi in acque profondissime potrebbero
accopparci in tre secondi. Ma non ho mai
visto nessuno spaventarsi. E’ strano ma
è così. D’altra parte, con i delfini è tutto
strano.
Mi racconta un episodio?
Ero alle Hawai, con la collega Trish Reagan, alla Captain Cook’s Bay. Lei in acqua
danzava… non ho una parola più adatta… con un delfino. Di colpo comparve
un grosso branco di delfini, velocissimi,
verso di noi. Virarono a mezzo metro.
Potevano travolgerci. Ma non provammo
paura: le vibrazioni erano magnifiche.
La terapia dove la fate? E come?
Alle Bahamas, una piscina aperta sotto.
Con i delfini che arrivano si condivide lo
spazio, il suono: è un’esperienza potentissima e ognuno la vive e la rielabora a
modo suo. Anche a distanza di mesi e
mesi.
Ci sono prospettive a Trieste?
Solo per i triestini che potranno fare
questo viaggio alle Bahamas. Altri posti
in Italia… sono perplesso: non hanno la
stessa apertura né presenza reale. E gli
stessi delfinari… bisogna andare dove i
delfini vivono per davvero. Cossa… me
butto in acqua in Sacheta? Col delfin?!
Il suo successo più bello come terapeuta?
Ogni volta che qualcuno sta meglio.
Ma il più più più?
Sì, è vero: era una risposta molto anglo
sassone. E allora cerco di spiegarmi meglio: sento di avere un successo ogni mattina che mi alzo e posso assistere qualcuno, bambini, adulti e vecchi. Perché, vede,
ai bambini immigrati tutti dicono “ma che
bel” ma poi da grandi gli dicono “extracomunitario!”. Lo stesso accade con i malati:
ai bambini si prestano mille attenzioni,
ma i vecchi si trascurano. E allora, per me,
è una grande gioia vedere accendersi un
barlume di luce in un novantenne che
ha fatto una seduta di terapia. Oppure
anche qualcuno che mi dice: “ciò, la sarà
anche un insegnante internazionale ma
xe sei volte che vegno qua e gò sempre
mal de schena”. Capisce quello che voglio
dire? E’ che bisogna esser sempre aperti
agli stimoli, domandarsi: “dov’è che io e
lui ancora non vediamo? Perché le stesse
cose che faccio aiutano altri ma questa
persona, invece, no?”
Le piace insegnare?
Insegno in tutto il mondo e la risposta è
“sì, mi piace”. E mi viene facile. E se ti viene
facile vuol dire che è una cosa tua. Nel ’95
ho introdotto la terapia cranio-sacrale in
Italia, da allora ho avuto 4000 allievi. La
gioia è offrire l’opportunità di provare lo
stesso effetto che ho io quando applico
questa tecnica: “posso farlo! Posso offrirlo
a chi ha bisogno”.
Le tecniche di base sono semplicissime.
Poi si sta una vita per svilupparle.
Luciano Comida
Libri
Una primavera difficile
di Boris Pahor
2009, Emanuela
Zandonai editore
(collana I fuochi)
€ 18,00
2009, 333 pagine
Traduttore Mirella
Urdih Merkù
Una primavera difficile
Ci sono libri perfetti. Perfetti in tutto, persino nell’immagine che li
accompagna. Una primavera difficile è uno di questi.
La piccola, ottima, Zandonai ha fatto un lavoro splendido fin
dalla copertina, affidando a una fotografia di Alessandra Spranzi,
Cose che accadono #44, la chiave di questa storia. Aprite il libro a
rovescio, in modo da cogliere insieme sia la prima che la quarta
di copertina, e vedrete due mani d’uomo che stringono un ramo
di ciliegio. Le nocche bianche, la pelle tesa, la piega severa del
polso, indicano che l’uomo non regge soltanto, bensì potrebbe
da un momento all’altro spezzare. Ma perché un uomo dovrebbe
accanirsi su un quieto simbolo della primavera?
Se una sola azzeccatissima immagine pone così bene
la domanda, trecento pagine di parole di straordinario
incanto offrono la risposta. Ricominciare a vivere,
germogliare da sé, è duro, per niente comodo, per
niente ovvio. È comprensibile allora che si desideri di
spaccarla, quella primavera ostinata, quasi beffarda,
che torna dopo ogni inverno, anche dopo il più gelido
e pieno d’orrore; quella primavera invadente di vita,
petulante di profumi e dolcezza.
Tutto il romanzo non racconta altro che questo: di
quanto sia difficile tornare a vivere. E Boris Pahor
descrive questo riaddestramento alla vita con una
scrittura appassionata e delicatissima, profondamente
romantica, generosa e commovente ma mai
eccessiva, concreta e lucente.
È il maggio 1945. Radko Suban, intellettuale sloveno
reduce da là, trascorre alcuni mesi in un sanatorio
alle porte di Parigi. Ma non deve guarire soltanto
dalla tubercolosi. Il suo, come quello di tutti quelli
che sono tornati, è un percorso di guarigione
molto più impegnativo. Fin dal suo arrivo in treno, Radko
deve riconfrontarsi con la vita, accettarla, accettare l’idea
che il mondo consueto (quello conosciuto prima) sia ancora
possibile. Affacciato al finestrino, con occhi stanchi e increduli,
comincia a raccogliere impressioni di ciò che incredibilmente
è esistito anche mentre lui non c’era, anche mentre una parte
dell’umanità moriva nello strazio assurdo e indicibile dei campi di
concentramento.
[…] quelle rare casette erano dimore umane su una terra non
inquinata, e il reduce le osservava con calma e riflessiva curiosità.
Cercava in esse i segni della storia umana, l’immagine della vita che
i veri uomini avevano continuato a vivere durante la sua assenza.
C’è in Radko una lacerazione quasi insanabile. Lui prima della
Germania e lui dopo la Germania – chissà se questi due uomini si
sarebbero mai incontrati. Spesso, proprio nei momenti in cui la
vita fisica lo chiama più lietamente, i ricordi tornano a là, alla
desolazione dei campi.
Il corsivo, si sa, è usato per mettere una particolare enfasi su
un termine. Indica al lettore che legga mentalmente, o ancor
meglio a voce alta, che su quella parola dovrà fermarsi un istante,
darle accento diverso, peso maggiore... In questo romanzo, la
parola che spesso appare in corsivo è, appunto, là. Ciò che era ed
avveniva là, si riaffaccia senza sosta alla mente di Radko.
“Là tagliavano i capelli alle ragazze e alle donne prima di gettarle
nelle fauci del fuoco…”
“La capacità di non farsi toccare personalmente dagli eventi era
senz’altro un retaggio di là…”
“Ma che merito ho io per ciò che mi succede, rispetto a quelli che ho
lasciato là?”
“Persino l’oggetto più rozzo era quasi virgineo e morbido in
confronto con gli oggetti di là”
“Si ripeteva che stava camminando a Parigi, davanti ai negozi, che
non era più là…”
Ogni volta (e accade spesso) che compare questo là, corsivo e
nefasto, è come se la pagina si squarciasse. Racchiuso in una
sillaba dal suono paradossalmente leggero e musicale, eccolo,
tutto il passato di mostruosità da cui non ci si può liberare.
Né sarebbe giusto, liberarsene. La memoria andrà tutelata, la
testimonianza incessantemente resa. Radko (Boris…) questo già
lo sa. Bisogna pensare sin da oggi al domani e dare testimonianza
di ciò che si è vissuto affinché la gente legga nero su bianco tutto ciò
che è successo.
Tuttavia, anche la vita va riaccolta, a braccia larghe. Che senso
avrebbe altrimenti essere sopravvissuto, per poi restarsene tra
le ombre? Radko sa, e saprà sempre di più, di dover dominare i
fantasmi del ricordo e non permettere loro di decidere come doveva
comportarsi.
Nella progressiva riconquista della normalità, lo aiuta il corpo. Per
i cinque sensi che risuscitano tutto è delizioso e sorprendente. Il
gusto si risveglia col sapore della marmellata. Si mise a mangiarla
spalmata sul pane, poi direttamente col cucchiaio, come se bevesse
un succo vitale che entrava direttamente nel sangue. Il tatto si
ridesta tra le lenzuola pulite a contatto con il lino bianco. L’olfatto
si delizia degli odori del bosco. Tutto riaggancia Radko alla vera
esistenza, quella minima, così infinitamente importante.
Non è un processo immediato. Occorre lento esercizio
quotidiano per uscire da là, per trovare un equilibrio stabile e
fecondo, non troppo lancinante, tra flashback di morte e fiducia
nel futuro, tra delusione e speranza, tra senso di colpa tipico dei
sopravvissuti e legittima gioia di chi esulta della propria salvezza.
Occorre, soprattutto (e questo non è un tema nuovo nei romanzi
di Pahor, in cui l’amore sempre è la chiave che consente la svolta),
il sentimento profondo e nuovo per una donna.
Radko, che porta nel cuore il ricordo di un altro amore vissuto
a Trieste, in quella che sembra un’altra vita, da principio non si
accorge nemmeno di lei, della nuova infermiera che si sostituisce
all’altra nel dargli il termometro. Eppure, piano piano, Arlette
Dubois, dai capelli biondi, l’aria trasognata e i piccoli piedi,
che somiglia a una falena che si avventa ostinata sul fuoco, gli
entrerà sotto la pelle. Radko la percepisce giusta per lui. La sua
irresponsabilità pareva fatta apposta per chi non si era ancora
liberato delle nebbie della morte.
Come tutto il resto, nemmeno una storia d’amore in questa
primavera può essere semplice. Ci sono insicurezza, distacco,
riavvicinamento, passione, lontananza, gelosia, perdono. Ma
c’è infine il lampo che fa vedere con chiarezza che una nuova
antichità era possibile, la realizzazione di un’umanità semplice e
senza maschera. La donna e l’amore che risveglia in noi sono la
garanzia che l’umanità , nonostante tutto, potrà ricominciare da
capo.
Luisella Pacco
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12 Konrad febbraio 2010
I contatti linguistici italiano-croati
in Dalmazia
Poco tempo fa è stato pubblicato a Spalato (Split) dalla locale
Sezione Dante Alighieri un libro intitolato I contatti linguistici
italiano-croati in Dalmazia che indubbiamente va segnalato per
diverse ragioni. Ne è autrice Ljerka Simunkovic, docente di Filologia romanza e di Grammatica storica della lingua italiana presso
l’Ateneo spalatino e zaratino.
Nella prefazione il prof.A. Sorella dell’Università di Chieti –
Pescara, afferma: ”E’ un libro che consiglierei a tutti, studiosi e
studenti, linguisti e storici, italiani e croati, per
un’appassionante e sintetica rilettura delle tappe
della costruzione di una comune civiltà adriatica,
sviluppatasi per secoli, anche durante il dominio
veneziano, con il contributo di italiani innamorati
del suolo dalmata e di croati innamorati della
civiltà italiana…”
La pubblicazione contiene una gran mole di dati,
frutto di esperienza didattica e di assidue ricerche pluriennali nei ricchi archivi italiani e croati,
soprattutto di Venezia, Zara (Zadar) e Spalato
ed è volutamente bilingue, in modo da renderla
accessibile ad un pubblico più vasto.
L’autrice fa notare come la Dalmazia abbia assunto nei tempi diverse configurazioni geografiche, raggiungendo la sua massima estensione
nell’epoca romana, quando divenne nell’anno
9 d.C. provincia romana confinante con l’Istria
orientale a nord e l’Albania a sud, evento storico
di fondamentale importanza, che ebbe conseguenze importantissime in campo culturale e
linguistico.
Già a partire dal Medioevo si costituisce un plurilinguismo articolato in ben quattro lingue: latino, dalmatico, croato e italiano.
Dal latino volgare e sotto l’influsso della lingua illirica si sviluppò
nelle città una nuova lingua neolatina, detta il dalmatico che
tuttavia si estinse già nel XV secolo.
Nell’amministrazione pubblica fu usata prima la lingua latina, poi
il veneziano e successivamente l’italiano Nell’entroterra, invece, a
partire dall’VIII secolo la lingua parlata era il croato e nella diocesi
di Nona (Nin) si celebrava la liturgia in slavo antico.
Per motivi di spazio dobbiamo sorvolare sulle complicate vicende storiche che ebbero luogo in questa regione. Ricordiamo,
però, che Venezia all’inizio del Quattrocento venne in possesso
definitivamente del territorio dalmata e giunse a confinare
coll’Impero Ottomano.
“Durante i quasi quattro secoli della dominazione sulla Dalmazia,
la Repubblica di Venezia… non si ingerì in modo consistente
nella vita quotidiana locale, nelle usanze e nella lingua” così recita
il libro. Infatti, molte opere della letteratura croata sono state
pubblicate a Venezia, tra cui anche il primo romanzo. Inoltre:
”Durante il governo della Serenissima, la lingua parlata entro le
pareti domestiche era il croato; il latino e l’italiano erano le lingue
della cultura e dell’amministrazione e all’italiano spettava anche
il ruolo di essere la lingua del commercio…”
13 Konrad febbraio 2010
Dal 1740 il governo veneto cominciò a stampare dei proclami
bilingui italo-croati (raccolti e pubblicati in un volume dall’autrice) destinati ai cittadini ed agli abitanti dei villaggi dell’entroterra
che, esposti nei luoghi pubblici, miravano a diffondere ogni
specie di informazione, nella consapevolezza che, la maggior
parte della popolazione conosceva solo il croato. Lo stesso fu
fatto anche per le isole del Levante dove i proclami ovviamente
erano in italiano e in greco.
Il bilinguismo ed il trilinguismo si ritrovano tra molti letterati
dalmati: tra gli altri l’umanista spalatino Marko Marulic – Marcus
Marulus (1450-1524), padre della letteratura croata, che scrisse in
latino, croato e italiano ed il grande Nicolò Tommaseo.
Nella seconda parte del libro dedicata esclusivamente all’analisi
dei contatti linguistici italo-croati vengono presi in esame dettagliatamente i prestiti ed i calchi linguistici di origine italiana con
un approccio globale e rigorosi criteri scientifici.
All’interferenza linguistica romanzo-slava in Dalmazia sono già
state dedicate in passato numerose opere di insigni storici, dialettologi e linguisti. Le loro opere insieme alle fonti storiche “parlano
dell’esistenza di un bilinguismo e di un biculturalismo sul territorio delle città e delle isole della Dalmazia sviluppatisi attraverso
contatti diretti tra la popolazione romanza e quella slava.”
Ampia analisi viene dedicata al cosiddetto dialetto veneto-dalmata (chiamato anche lingua franca, veneziano orientale, veneziano colonia, veneziano de là de mar) - ricco di elementi croati - il cui
lessico era già stato raccolto dallo studioso spalatino L.Miotto nel
suo Dizionario del dialetto veneto-dalmata pubblicato nel 1984.
“Bisogna sottolineare che l’influsso veneziano e italiano è evidente nella terminologia non solo nella vita pubblica e sociale, ma
anche in quella privata. I prestiti si sono inseriti perfettamente
nelle parlate locali della Dalmazia e si può affermare che hanno
arricchito la lingua croata di queste parlate locali.” Infatti, molti
prestiti sono presenti nel campo del commercio e delle arti,
dell’archittettura e dell’edilizia, nella terminologia culinaria,
militare, marinaresca e della pesca ecc… Non potendo essere
classificati cronologicamente essi vengono registrati per campi
semantici.
Qui la studiosa riporta numerosi esempi mettendo a frutto le sue
laboriose pluriennali ricerche effettuate sul territorio e negli archivi. Il libro è correlato da diverse riproduzioni di stampe antiche
che illustrano il contenuto dei singoli capitoli.
Quello che colpisce in questo saggio, oltre alla profonda e vasta
preparazione professionale e culturale ed il criterio rigorosamente scientifico, è l’approccio obiettivo e scevro da pregiudizi,
impensabile fino a pochi anni fa, quando il passato veneziano in
Dalmazia era un tema difficile da affrontare con serenità ed apertura mentale. Il lavoro rappresenta, da un lato, un valido contributo alla valorizzazione e alla conservazione del ricco patrimonio
culturale comune alle due sponde dell’Adriatico e, dall’altro, si
inserisce nella lunga tradizione di studi linguistici che da decenni
appassionano gli eminenti studiosi della Dalmazia.
Livio Prodan
alimentazione
La digestione dei cibi
Se la conosci, non ti uccide!
Forse il sottotitolo è eccessivo, però il nostro intento vorrebbe
essere quello di porre l’attenzione su questo processo biologico
che – se non gestito correttamente – può portare a gravi disturbi. Ci riferiamo a bruciori vari, coliti, spasmi, stitichezza, gastriti,
ulcere, diverticoliti e tanti altri problemi che riguardano lo
stomaco e soprattutto l’intestino, per i quali la nostra medicina è
in difficoltà a trovare soluzioni valide e definitive, e i medicinali
proposti servono più che altro a gestire i sintomi piuttosto che a
risolvere le vere cause.
La digestione è il processo grazie
al quale i cibi della natura vengono smontati in modo da rendere
disponibili i vari fattori nutritivi,
come le proteine, gli zuccheri, i
grassi, le vitamine e i sali minerali.
Appare quindi evidente una prima
considerazione: un cibo non
digerito è inutile per l’organismo.
Non basta quindi mangiare per
essere sicuri di approvvigionarsi
delle varie sostanze necessarie
al corpo, bisogna anche digerire
correttamente i cibi.
Purtroppo, quasi mai ci possiamo
accorgere se la digestione di un
pasto è andata o meno a buon
fine. Raramente infatti si crea un
blocco tale nello stomaco da farci
stare veramente male, con magari
vomito o diarrea.
Esistono però un’infinità di segnali
che indicano una digestione
andata a male, segnali che sono
più tenui e per questo spesso
vengono ignorati. Ad esempio,
l’aria nella pancia e soprattutto
nell’intestino è indicatrice del fatto che i cibi stanno fermentando
(e quindi non sono stati digeriti). Quel gonfiore tipico del ventre
(che sembra quasi un pallone) e che non è grasso, ma solo
aria interna che gonfia, significa che i cibi stanno fermentando
liberando gas.
Altro segnale importante sono le feci. Ogni madre di buon senso
esamina sempre le feci del suo bambino quando gli cambia il
pannolino per vedere se ha digerito le pappe. Purtroppo, smessi
i pannolini, questa intelligente analisi viene abbandonata. Invece, dovremmo sempre controllare come andiamo di corpo.
Una cattiva digestione si traduce in feci maleodoranti, dure, difficili da espellere (bisogna spingere). L’uso della carta igienica ha
raggiunto dimensioni tali da essere diventato un business; basta
vedere i reparti dei supermercati e quanti miliardi vengono spesi
nella pubblicità di un prodotto di cui non possiamo più fare a
meno. La stitichezza è ormai divenuta cronica, tanto che andare
di corpo una volta al giorno sembra già un ottimo risultato,
quando invece si dovrebbe andare indicativamente tante volte
quanti sono i pasti della giornata, quindi almeno 2-3 sedute al
giorno!
Altri segnali importanti di una cattiva digestione sono l’acidità
di stomaco, l’alito pesante, il sudore di odore pungente, tutti
indicatori spiacevoli che tentiamo di sopprimere in tutti i modi.
Tutti questi segnali sono un primo livello di allarme che la
digestione non sta avvenendo come dovrebbe. Se ignorati o
trascurati, la situazione peggiorerà. Una digestione andata a
male significa cibo che fermenta e che di conseguenza diviene
fortemente acido. Questa acidità rovina piano piano le pareti
dello stomaco e soprattutto quelle dell’intestino che sono più
delicate. Appariranno presto le prime infiammazioni, sotto forma di bruciori, che successivamente si trasformeranno in coliti,
diverticoliti (l’infiammazione dei diverticoli) ulcere duodenali
e nello stomaco, tutte situazioni estremamente pericolose per
la salute. In questi casi i farmaci sul mercato abbondano ma
raramente sono efficaci in termini di vera guarigione. Falliscono non tanto perché non funzionano, quanto perché se non
si interviene prima sull’alimentazione ogni ulteriore rimedio è
inefficace. Un medico attento dovrebbe prima verificare come e
cosa mangia il proprio paziente, correggere gli errori più gravi, e
controllare nel tempo i miglioramenti. Solo nei casi più gravi sarà
necessaria l’integrazione con farmaci.
La nostra personale esperienza conferma che la stragrande
maggioranza di persone mangia in modo scorretto, mettendo
insieme cibi che dovrebbero essere consumati separatamente,
ha abitudini alimentari disastrose (come ad esempio mangiare
la frutta a fine pasto), è convinta di cose che non hanno nessun
fondamento scientifico, non sa riconoscere certi cibi (considera
ad esempio il pomodoro una verdura e lo usa come salsa per
condire la pasta), e come ‘dolce’, si lamenta dei propri disturbi!
Il prossimo mese approfondiremo il tema delle combinazioni
alimentari, ossia come abbinare i cibi in modo che siano digeribili. Vedremo quali sono i principali errori che facciamo ‘a tavola’,
e tracceremo almeno alcuni principi di base per una corretta
alimentazione che potranno essere utili a tutti.
Nadia e Giacomo Bo
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14 Konrad febbraio 2010
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il padre tradito
“Per la prima volta sento, nella chimica, citare la forza vitale...”
Di Justus von Liebig (1803-1873) ho sempre sentito parlare. A scuola
di Agraria lo descrivono come il “padre” della moderna agricoltura.
La “bibbia” dei futuri sacerdoti dei campi è il celebre “Trattato di
chimica organica” da lui steso e dato al mondo nel 1840. In quel
testo, da nessuno mai contestato, ci sono i fondamenti della chimica
organica, come da lui concepiti, ed il raggruppamento dei composti
scoperti. Fino ad allora la chimica pura, inorganica, aveva fatto passi
da gigante e solo un gigante come lui poteva mettere al passo l’organica con l’inorganica.
Dal suo lavoro discende
la chimica applicata
all’agricoltura odierna e
i disastri attuali vengono
visti come effetti collaterali dell’applicazione di
dette teorie.
Ma è proprio così? Nel
1997 mi trovavo presso il
monastero di Montebello, presso Urbino, ospite
della storica fondazione
“Alce Nero” presieduta da
Gino Girolomoni, grande
anima del bio italiano.
Colà vengo in contatto
con uno scritto sconvolgente del Liebig, il suo
testamento spirituale,
che recita:
Justus von Liebig
15 Konrad febbraio 2010
“Confesso volentieri che
l’impiego dei concimi
chimici era fondato su
delle supposizioni che
non esistono nella realtà.
Questi concimi dovevano
portare una rivoluzione
completa in agricoltura.
Il concime di stalla doveva essere completamente escluso e tutte le
materie minerali, asportate dai raccolti, sostituite con dei concimi
chimici. Il concime doveva permettere di coltivare su uno stesso campo,
senza discontinuità e senza esaurimento, sempre la stessa pianta, il
trifoglio, il grano ecc., secondo la volontà e i bisogni dell’agricoltore.
Avevo peccato contro la saggezza del Creatore e ho ricevuto la dovuta
punizione. Ho voluto portare un miglioramento alla Sua opera e nella
mia cecità ho creduto che nel meraviglioso concatenamento delle leggi
che uniscono la vita alla superficie della terra, rinnovandola continuamente, un anello era stato dimenticato, che io povero verme impotente,
dovevo fornire”.
(Liebig: Die Spitze meines Lebens, 1865).
Resto sconvolto in quanto non credevo che un genio tale potesse
ritrattare in maniera così evidente il suo lavoro ma in realtà aveva
ragione e per chi, come me aveva potuto conoscere di prima mano
i due metodi agricoli, convenzionale e biodinamico, l’evidenza era
provata. Cosa era successo, cosa avesse realmente scritto in quel
“Trattato” andava assolutamente indagato. Solo risalendo la fonte
sai dove il fiume nasce e di conseguenza mi metto alla ricerca di
questo libro.
Il problema è che non lo trovo. Nessuna biblioteca delle facoltà di
Agraria, nessun Istituto tecnico, nessuna sezione agricola o scientifica delle biblioteche del nord Italia ne possedeva una copia. Strano,
molto strano. E’ come dire che un seminarista venga ordinato prete
senza aver studiato la Bibbia. Impossibile eppure è così.
Oggi vengono ordinati periti agrari e agronomi ragazzi che andranno per i campi senza aver la minima conoscenza del pensiero esatto
del loro “Padre scientifico”;
aberrante… e i risultati si vedono nello sbandamento di molti di
loro che, se si adeguano, continuano a predicare litanie senza né
capo né coda ai contadini in preda alla “ Sindrome di Stoccolma”
dell’industria agrochimica, oppure diventano funzionali al sistema
imboscandosi nella Scuola superiore e all’Università per creare
nuovi venditori di fumo.
Tanti altri di disperdono, limitando i danni, alcuni passano da Beano
e cominciano a pensarci su. Ma il testo ancora non lo trovavo… fino
alla primavera scorsa quando, sul giornale locale, venne data notizia
del riordino della biblioteca privata del Notaio Pietro Someda in un
paesotto agricolo vicino casa mia nel cuore del Medio-Friuli, Mereto
di Tomba. Ci vado più per la mia passione per biblioteche e musei
che per la convinzione di fare bingo. Eppure sentivo che ci andavo
con gioia e non solamente per il buon rapporto che legava il luogo,
la proprietà a me ben conosciuta. Entro in questa casa, trovo la
Ricercatrice che aveva riordinato il lascito di ben 7.000 volumi, apro
i tre cataloghi, comincio a scorrere e trovo un “Giusto Liebig”. Il titolo
“Trattato di chimica organica”. Noto “stampato a Milano nel 1944…
no, è il 1844! Salto dalla sedia, chiedo alla catalogatrice se è vero.
Mi conferma. Me lo indica. Finalmente sono di fronte al pensiero
esatto del “padre” della chimica organica. Il libro è stato stampato
quattro anni dopo l’uscita originale e dunque non può essere stato
manipolato.
Freno la mia emozione e chiedo di poterlo consultare con calma ed
attenzione durante la settimana. Quel luogo è magico, ma il via vai
di visitatori non lo accetto per un incontro così privato e intimo con
il pensiero di un Gigante della scienza che aveva avuto il coraggio di
rinnegare se stesso per amore della Verità.
La settimana dopo avverto la figlia Agnese, ben contenta di
accogliere un estimatore della raccolta paterna, e lo estraggo dallo
scaffale. La sua vetustà si vede. E’ legato con due spaghi e si vede
che è stato letto e studiato. Ha 166 anni ma la stampa è ottima e la
lettura piacevole nell’italiano del Manzoni.
Lo apro e leggo la presentazione del traduttore; è un inno alla
grandezza del Liebig. Le prime due pagine della “Prefazione” danno
atto alla scienza antica e di chi lo ha preceduto della sua formazione
intellettuale e avverte l’imponderabilità di certe reazioni. Come a
dire che molto ci è ancora sconosciuto.
Ma è nell’ ”Introduzione” che il Liebig dimostra la sua grandezza
sintetizzando in sole quattro righe l’intero trattato esordendo così:
“La chimica organica tratta delle materie che si producono negli organi
per l’azione della forza vitale, e delle decomposizioni che esse provan
sotto l’influenza di altre sostanze. ”.
Per la prima volta sento, nella chimica, citare la “forza vitale” e lo
farà per ben 25 volte intuendo leggi fondamentali del vivente che
Rudolf Steiner, 84 anni dopo, renderà chiare e operative attraverso
l’agricoltura biodinamica. L’anello mancante l’ho trovato ed oggi si
può spiegare il fallimento di questo modello agricolo e la possibilità
di rimediare. Come, lo vedremo il mese prossimo.
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Tre brillanti europei: tra arguzia e speranza
Il Riccio, Io, loro e Lara e Soul Kitchen
Una portinaia che legge Tolstoj citando Anna Karenina, una
bambina che pianifica il suicidio nel giorno del tredicesimo
compleanno, un raffinato signore giapponese che guarda film
d’epoca e si diletta di cucina: le vite di Renée Michel, Paloma
Josse e Kakuro Ozu sono i pilastri del film francese Il Riccio, che
la regista esordiente Mona Acache trae dal bestseller di Muriel
Barbery L’eleganza del riccio. Come spesso accade, la scrittrice ripudia sdegnosa la versione cinematografica, ma ciò non
inficia la qualità del bel film. Ambientato nella lussuosa dimora
borghese tipicamente parigina dove abitano alcune famiglie, la
cui noia mortale è alleviata solo dalla presenza dei propri gatti,
Il riccio racconta le affinità elettive: persone con intelligenza
superiore alla media possono riconoscersi e amarsi pur appartenendo a ceti sociali diversi? La portinaia Renée (Josiane Balasko)
appare in tutto e per tutto conforme al suo ruolo: grassa, sciatta,
scorbutica e teledipendente. Nessuno la degna di uno sguardo,
come fosse parte dell’arredamento, ma in realtà Renée possiede
una stanza segreta zeppa di libri rari, dove si rifugia ogni volta
che può. L’unica ad accorgersene è la ragazzina Paloma (Garance
Le Guillermic), talmente disgustata dal conformismo familiare da
progettare il suicidio, perché “da adulta non vuole diventare un
pesce rosso dentro una boccia di vetro“. L’isolamento di Renée
viene rotto dall’arrivo di un nuovo inquilino, il ricchissimo giapponese Kakuro Ozu (Togo Igawa): una corte discreta che si sviluppa fino a un vero e proprio amore. Recitazione splendida, ottima
fotografia e alcuni simpatici intermezzi realizzati con cartoni
animati in bianco e nero fanno di questo film un piccolo capolavoro, una favola gentile che getta una luce di speranza sul futuro
del genere umano. E da Parigi passiamo ad Amburgo con Soul
Kitchen, felice storia multietnica piena di sapori piccanti diretta
dal regista turco Fatih Akin, nato ad Amburgo nel 1973 e giunto
al suo ottavo lungometraggio. Dopo aver ricevuto nel 2004 l’Orso
d’Oro al Festival di Berlino per il drammatico La sposa turca ed
essere stato premiato a Cannes nel 2007 col pessimista Ai confini
del Paradiso, Akin cambia completamente registro e torna
all’allegria scanzonata già presente in opere precedenti come
July (2000) e Solino (2002), due film splendidi ma purtroppo mai
distribuiti in Italia. In Soul Kitchen, un cuoco greco, Zinos (Adam
Busdoukos), gestisce ad Amburgo un infimo ristorante denominato Soul Kitchen. La clientela abituale sono rozzi tracannatori di
birra che ingurgitano piatti surgelati o preconfezionati. Attorno a
Zinos ruotano l’ambiziosa e viziata fidanzata Nadine (giornalista
rampante in partenza per la Cina), il fratello Illias (ladruncolo in
libertà vigilata col vizio del gioco), la cameriera Lucia (aspirante
artista che vive in un appartamento occupato abusivamente), il
losco ex-compagno di scuola Neumann (che vuole comprare il
locale per una sporca speculazione edilizia). Le cose si complicano quando Zinos fa uno sforzo eccessivo e si procura un’ernia
al disco che gli impedisce di lavorare. Malattia provvidenziale
perché lo costringe ad assumere un cuoco geniale anche se fuori
di testa e con un caratteraccio e la brutta abitudine di piantare
il coltello sui tavoli dei clienti insoddisfatti. Inutile dilungarsi
nella descrizione della trama: basti dire che il film è pieno di
buona cucina, ottima musica e non manca nemmeno il lieto
fine, in un’eccellente prova della vitalità del cinema europeo, a
dimostrare che il successo commerciale può arridere anche a
opere spiritose e intelligenti. Rimaniamo in tema umoristico e
passiamo all’Italia con l’ultimo film di Carlo Verdone: Io, loro e
Lara. Stavolta l’attore-regista romano veste i panni di un prete
missionario in crisi spirituale che abbandona l’Africa perché non
si sente più all’altezza della situazione. “Più che la protezione di
Dio, nei posti dai quali provengo ci vorrebbe un buon sistema di
protezione civile” sbotta con i superiori in Vaticano, che decidono di mandarlo in vacanza a tempo indeterminato. Purtroppo
il buon don Carlo torna a casa ma trova la famiglia fracassata: il
padre generale in congedo ha sposato Olga, badante moldava
con la quale fa sesso giorno e notte. Il fratello cocainomane si è
dato alla finanza spericolata, la sorella contestatrice è diventata una borghese conformista madre di adolescenti ipocriti. La
morte improvvisa e inaspettata della badante provoca l’arrivo di
Lara, figlia di Olga a cui il vecchio ha lasciato in comodato tutto
l’appartamento, provocando le ire dei figli che si sentono buggerati, convinti che lei sia un’imbrogliona. Si vedrà che si sbagliano
di grosso. Carlo Verdone in questo film riserva la cattiveria per i
caratteri di contorno: al centro c’è l’etica del suo don Carlo, che
non è perfetto ma sa bene cosa è giusto e cosa no. Ed è proprio
questo a rendere Io, loro e Lara una delle opere meno incisive di
Verdone, che si allontana dal grottesco degli altri preti che aveva
interpretato per arrivare a una figura talmente scialba da essere
quasi impalpabile. Brava e bella come sempre Laura Chiatti, mentre Anna Bonaiuto e Angela Finocchiaro sono ridotte al ruolo di
semplici macchiette. Un film piccolo piccolo che strizza l’occhio al
grosso pubblico e avrà certamente un buon successo commerciale, ma probabilmente verrà ricordato come uno dei punti più
bassi della carriera di Carlo Verdone.
Gianni Ursini
Aiuto! Arrivano gli alieni buoni!
I Terrestri invasori condannati senza appello nel film Avatar di James Cameron
AVATAR è un bellissimo film di science fiction, ambientato interamente in un pianeta alieno al di
fuori del sistema solare, come lo era l’ormai mitico Pianeta proibito di Fred McLeod Wilcox (1956).
Dal punto di vista politico io sono pacifista, antimilitarista e scrivo per un mensile ambientalista di
nome KONRAD. AVATAR è tutte queste cose contemporaneamente. Sarei pazzo a parlarne male.
Tuttavia... ho sempre nutrito una sana diffidenza per i film dove i caratteri dei personaggi sono tagliati con l’accetta. Anche la trama è di una semplicità disarmante. Nulla a che fare con capolavori
come Solaris e 2001 Odissea nello Spazio. In AVATAR non esistono mezze misure, come nei vecchi
film di science fiction degli anni ‘50. O si sta con i buoni, oppure si fa parte dell’esercito dei cattivi.
Niente zone grigie, e niente prigionieri. Solo che questa volta la situazione è rovesciata: i cattivi
siamo noi. Ogni comunicazione fra terrestri e nativi è impossibile, e funziona solo il linguaggio
della violenza. Il personaggio del colonnello Quaritch (Steve Lang) sprizza antipatia da tutti i pori.
Il mondo dei nativi Na’vi è pieno di pace e d’amore, mentre gli invasori umani pensano solo al
denaro ed alla distruzione. Si salva solo una pattuglia di scienziati illuminati che tenta di trovare
la strada del dialogo, ma non ci riesce, ed alla fine molti ci lasciano la pelle a cominciare dal loro
capo, la dottoressa Grace Augustine, interpretata da una splendida Sigourney Weaver. La vittoria
finale dei Na’vi arriva all’ultimo istante per intervento superiore (divino ?) da parte dell’intelligenza collettiva che controlla il pianeta, e gli umani vengono scacciati. Pandora non li vuole. Avevano
trovato il Paradiso, e se ne devono tornare nel loro inferno, in una Terra devastata e sfruttata,
con guerre civili spaventose e rivolte sanguinose in ogni sua parte. Da questo punto di vista,
AVATAR può essere visto anche come una metafora del mondo attuale, e devo dire che si tratta di
16 Konrad febbraio 2010
Teatri di confine
Buon 2010 ai lettori. Un anno che, teatralmente, si apre con una buona notizia: nonostante le nubi fosche che
si erano addensate sul Teatro Stabile Sloveno, è stata presentata subito dopo le feste la nuova stagione. E in
un periodo di tagli selvaggi le proposte sono molte e varie: si va da un Cechov d’annata (‘Ah, l’amore’) a Fausto
Paravidino e il suo ‘La malattia della famiglia M’ (a proposito, perché Paravidino è scomparso dagli altri teatri
regionali?), sino a ‘Sugar - A qualcuno piace caldo’ del Teatro di Lubiana. (S.C.)
Cochi e Renato
al Rossetti
Arrostendo
Orson Welles
Sarà pure ‘Una coppia infedele’, come recita il titolo dello
spettacolo visto al Rossetti mercoledì 13 gennaio, ma funziona.
Cochi e Renato hanno cominciato a calcare le scene del Derby
di Milano nei lontani anni ‘60, sono giunti al successo grazie
alle trasmissioni RAI degli anni ‘70 (una su tutte: ‘Il poeta e il
contadino’) e, dopo un periodo di separazione, si sono riuniti
a metà dei ‘90. Con la loro comicità surreale hanno segnato
un’epoca e, anche a Trieste, il pubblico li ha accolti con affetto.
Ad accompagnarli nell’esecuzione dei brani noti e meno noti si è
prodigata una band eccezionale, i ‘Goodfellas’, che ha presentato
anche dei pezzi di propria composizione, fornendo ritmo allo
spettacolo.
Quando si apre il sipario, una gigantesca gallina sul fondale
preannuncia la canzone omonima, che infatti arriva subito.
Il tema offre diversi spunti alla coppia, a partire da un uovo
gigantesco che Renato recupera da un baule. Nel frattempo
fioccano le prime battute sui
politici nostrani di destra e di
sinistra, messi alla berlina più
volte durante lo spettacolo. Al
repertorio storico si alternano
sketch e brani di nuovo conio,
come ‘L’aeroporto di Malpensa’
(che è ‘fatto a mano’) o ‘La
nebbia in val Padana’ che inonda
(veramente!) la platea dopo
la pausa tra primo e secondo
tempo. Con l’esecuzione di ‘E la
vita, la vita’ si susseguono i bis,
che comprendono ‘Come porti
i capelli bella bionda’ e ‘L’uselin
dela comare’, cantati entrambi
con divertita partecipazione dal
pubblico. (S.C.)
Basta un accappatoio bianco a Giuseppe Battiston per
trasformarsi in Orson Welles. Ma non tragga in inganno la
somiglianza fisica tra l’attore italiano e il regista americano
autore di film che sono entrati nella storia del cinema come
‘Quarto potere’: in ‘Orson Welles’ Roast’, spettacolo diretto da
De Vita Conti e andato in scena alla sala Bartoli del Rossetti
martedì 19 gennaio, emerge la giusta miscela di cuore, ironia
ed esperienza. Senza questi elementi, non sarebbe bastata
la pronuncia inglesizzata e la mimesi fisica per restituire al
pubblico la complessa personalità del celebre cineasta. In effetti
lo stesso Battiston ha affermato che il suo è stato un omaggio
affettuoso, oltre che un modo per ‘arrostire’ Orson Welles
secondo le regole anglosassoni dell’elogio al contrario, il ‘roast’ a
cui fa riferimento il titolo. Ed è un omaggio pienamente riuscito.
Il cibo, per Orson Welles, è di importanza capitale. Per questo
compaiono quasi subito sulla scena, composta da alcuni
grandi bauli metallici, un triplo panino imbottito e una
melanzana. Il panino, ahimè, finirà spiaccicato sul muro in un
accesso di collera, mentre la melanzana servirà a Battiston
per raccontare un paio di eventi chiave dell’autobiografia
di Welles, diventando prima bambolina trapunta di spilli e
poi astronave aliena. Il primo oggetto richiama una storica
versione teatrale del Macbeth in salsa vodoo, con ben duecento
persone sul palco, mentre il secondo si riferisce alla famosa
trasmissione radiofonica dell’ottobre 1938, quando il giovane
Orson interpretò ‘La guerra dei mondi’, storia fantascientifica
di un’invasione extraterrestre, scatenando il panico in buona
parte degli Stati Uniti. Grazie a quell’exploit si aprirono per il
regista le porte di Hollywood. Eppure ciò che Welles amava
veramente, forse ancor più del cinema, era la magia e il suo
alter ego Battiston lo dimostra con alcuni trucchi, uno dei quali
fa riapparire il panino precedentemente spiaccicato. Tanto, ‘la
gente crede a tutto’.
Stefano Crisafulli
una condanna senza appello. Non a caso i portavoce del Pentagono lo hanno già
definito un film anti-americano. L’unico modo per entrare nel Paradiso di Pandora
è quello di abbandonare le proprie spoglie umane ed essere disposti a trasformarsi
in qualcosa d’altro, come fa il marine paraplegico Jake Sully (Sam Worthington)
che diventa il migliore alleato degli alieni Na’vi i quali a dire il vero, a parte la pelle
blu e la statura spropositata, ricordano molto i pellerossa che abitavano il continente americano nel secolo diciottesimo. Il regista James Cameron da ragazzino
doveva essere un vero e proprio divoratore di romanzi e racconti di fantascienza.
Alcuni dicono che si sia ispirato addirittura ad una serie di romanzi di fantascienza
sovietica dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij, naturalmente inediti in Italia. Altri
parlano di un film di animazione di Guido Manuli uscito nel 2001 ed intitolato Aida
degli Alberi. Non credo che simili accuse nuoceranno troppo alla carriera di James
Cameron. Per sua fortuna lui ha avuto la possibilità di realizzare i propri sogni
attraverso il cinema, dandoci in seguito la possibilità di condividerli con lui. AVATAR
per gli stupefacenti effetti speciali deve molto agli studi neozelandesi della WETA,
ed il film varrebbe la pena di essere visto anche solo per quelli, ma io volutamente
non ho parlato molto della splendida ricostruzione del pianeta alieno che in certe
parti ricorda molto i fondali marini ed in altre i quadri di Magritte. E nemmeno
delle spettacolari scene di battaglia aerea rese splendidamente dalla proiezione in
3D. Finalmente ho visto alcune sequenze di un film girato in stereoscopia dove la
tridimensionalità non è solo un’aggiunta al tutto, ma è perfettamente funzionale
alla struttura della narrazione. In conclusione credo che AVATAR nonostante alcuni
limiti sia un film importante che unisce lo spettacolo alla riflessione politica e che
mi sento di consigliare a tutti coloro nel cui petto batte ancora un cuore di sinistra
(G.U.)
17 Konrad febbraio 2010
ORIRI
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el tran de barcola
Inaugurata al Museo Ferroviario di Trieste
una mostra dedicata al 40° anniversario della linea 6
Shalom
Gianni al Museo
Nel 1969, sopravvivevano a
Trieste tre tram: la linea 9 (da
San Giovanni a Campo Marzio)
e il tram n° 6 (da San Giovanni a
Barcola) e la ben nota trenovia
di Opicina. La 6 fece l’ultima
corsa il 30 dicembre 1969, la
9 fu chiusa il 31 marzo 1970 e
l’unico superstite è il tram di
Opicina ancora in dis/funzione
(con mille e un problemi) nel
2010.
Il 30 dicembre 2009, al Museo
Ferroviario di Trieste in Campo
Marzio, si è aperta una interessante mostra su queste vicende di grande attualità. Per la dismissione dei tram e filobus, oggi tanto rimpianti, furono escogitate
un mucchio di ragioni in apparenza perfettamente logiche e
razionali: l’avvento impetuoso della motorizzazione privata, le
difficoltà economiche dell’azienda di trasporto pubblico cittadino (Acegat), la particolare conformazione delle strade cittadine
(eccezionalmente tortuose, con molte parti assai ripide) suggerirono fin dal 1964 all’Azienda, in accordo col Comune di Trieste,
un piano per portare tutto il trasporto pubblico su gomma. Da
quel momento in poi le cose procedettero molto velocemente:
il 2 maggio ‘66 le linee 3 e 9 furono unificate e vennero ritirate
per sempre le caratteristiche carrozze a rimorchio. Subito dopo,
in rapida successione, tutti i tram e filobus furono sostituiti con
autobus che secondo i responsabili dell’Azienda erano molto più
efficaci ed economici perché avevano maggiore possibilità di
movimento e potevano essere condotti da un solo autista. Nel
novembre ‘68, al momento delle celebrazioni per il cosiddetto
“cinquantennale della Prima Redenzione“, l’allora Presidente
della Repubblica Giuseppe Saragat in visita a Trieste poté vedere
Gianni Ursini
Tzaddi, XVIII lettera
dell’alfabeto ebraico
La lettera Tzaddi rappresenta giustizia
ed umiltà, il suo valore numerico è 90.
Anche questa lettera ha una doppia
configurazione grafica.
ZADIK sta per ZADIK, Il Giusto, riferendosi al Signore, che è chiamato ZADIK
VEYASHAR il Giusto e Retto - Deuteronomio 32:4. La vera giustizia esiste solo in D-o ed è Sua parte
integrante. Il termine ZADIK (giusto) è anche usato per definire
l’uomo che emula la giustizia di D-o, conducendo una vita intrisa
di integrità e verità. Non tutti i tzaddikim sono sempre giusti.
Quando Abramo implorò e cerco di parlare con D-o per salvare
Sodoma grazie ai giusti che in essa vivevano, la parola è scritta
ZADIKIM (giusti), senza la seconda YOD (Genesi 18:14). Questo
indica che i giusti che vivevano in Sodoma non erano giusti in
assoluto, ma solo confrontati con la popolazione locale.
Sebbene la via di mezzo sia prescritta per molti casi, nel caso
dell’umiltà ci è insegnato di andare all’estremo: (sii molto molto
di spirito umile) (Avot 4:4)
18 Konrad febbraio 2010
la circolazione pubblica già quasi completamente su gomma. La
cosa fu magnificata dalle autorità cittadine come un esempio di
città proiettata verso il futuro, la “Grande Trieste degli anni ’70“,
come recitava la propaganda democristiana dell’epoca. Intanto
però le fabbriche venivano chiuse e gli storici cantieri navali
smantellati. A quel tempo, pochissimi parlavano di ecologia e difesa dell’ambiente e le risorse energetiche parevano inesauribili.
Quando nel 1973 i Paesi Arabi chiusero i rubinetti del petrolio
provocando la politica dell’austerity, era troppo tardi: la maggior
parte dei tram e filobus erano stati ceduti a Milano, Firenze,
Torino o Roma dove continuarono per molti anni il loro servizio.
(ndr: per poi ritrovarli a S.Francisco tuttora in uso!) Invece da noi
restò un unico filobus, sussidiario della 19 fino all’aprile ’75.
La mostra, in una ventina di pannelli con decine di foto, plastici
e vetture originali, illustra la vita del tram 6: dalle origini nel
1883 con le carrozze trainate da cavalli fino all’ultima corsa delle
vetture elettriche il 30 dicembre 1969. Un grazie al lavoro volontario dei soci SAT del Museo Ferroviario, tra cui ricordo il dott.
Andrea Di Matteo, Franco Gioseffi, Loris Cosmini, Antonio Zugan,
Vittorio Pascale e Fulvio Forti e ad appassionati come Giampaolo
Ielussig, Bruno Pieri e Fulvio Zetto. A cura del Comune di Trieste
è stato stampato un libro, un calendario e una serie di cartoline
acquistabili nel book shop comunale di piazza Unità. Per gli
appassionati filatelici è disponibile un annullo postale reperibile
alla Posta di piazza Vittorio Veneto.
La mostra è visitabile durante i giorni di apertura del museo in
via Giulio Cesare 1: mercoledì, sabato e domenica dalle 9 alle 13.
Per visite guidate, telefonare allo 040 3794185 – fax 040 312756.
E’ di pochi giorni fa la notizia della convenzione tra l’Associazione Dopolavoro Ferroviario e l’amministrazione comunale
cittadina per la gestione del Museo Ferroviario, che entra così
ufficialmente a fare parte del circuito dei civici musei triestini.
La lettera ZADIK rappresenta giustizia e umiltà.
Ogni ebreo ha l’obbligo di donare MACHAZIT ASHEKEL (mezzo
shekel) al Tabernacolo, a fine di espiazione. La ZADIK in mezzo
alla parola mezzo indica ZEDAKA’ (beneficenza).
La lettera sen Sefer Yetzirà viene associata al significato intrinseco del mangiare e alla sua rettificazione, viene posta in relazione
allo Tzadik, il giusto, a proposito del quale è detto: mangia per
nutrire la sua anima. Molto importante è per un ebreo mangiare kasher, si dice che l’ebreo dal cibo permesso trae forza ed
energia Divina. Raggiungere l’autocontrollo nel magiare i cibi
concessi e non quelli proibiti, sapendo in che modo farlo senza
esagerare, è una meta fondamentale per la tradizione ebraica,
raccomandata sia dalla tradizione orale, sia dalla Cabalà.
Il fatto di mangiare kasher potrebbe sembrare oggi fuori dal
tempo ma in realtà nasconde un pensiero molto importante che
ci fa riflettere sull’importanza delle cose che possiamo raggiungere, anche perché al giorno d’oggi tutti noi possiamo acquistare qualsiasi tipologia di cibo. Molti cibi per noi sono proibiti ed
alcuni, a prima vista, non si capisce il motivo della proibizione.
Per esempio si pensa che il maiale sia proibito in quanto in
Israele faceva molto caldo e non si poteva mangiarlo, ma che
dire del coniglio? o del cavallo? Non tutto quello che il Signore
ha creato per noi è a nostra disposizione e quindi dobbiamo in
qualche modo capire che il disegno Divino è molto più alto del
nostro pensiero terreno.
Anche questa puntata è finita spero che sia stato tutto chiaro
aspetto vostri suggerimenti e domande a presto e Shalom, se
avete dei dubbi non esitate a scrivermi cercherò di rispondervi.
Davide Casali
turismo responsabile
nella torino dei “matti”
Caffè Basaglia
Spazzi: le camere
di Cenerentola
Incontro Enzo Di Dio al Caffè Basaglia, in via Mantova 34, a
Torino. “Ero un operaio dell’Azienda del Gas, vengo chiamato a
ricoprire la carica di segretario regionale della Cgil Energia, Luce,
Gas; ricopro cariche in organi nazionali. Ad un certo punto mi
sento utilizzato contro ciò che pensavo. Rientro in azienda, volevano farmi fare l’impiegato, mi sono messo la tuta e ho ripreso a
fare gli scavi in strada. Ero rimasto orfano di attività, cercavo di
fare qualcosa di concreto in termini di solidarietà per riempire
quel pezzo che ti manca dentro, perché pensi e non fai niente”.
E’ così che assieme ad altri, con lo psichiatra Ugo Zamburro,
venne deciso di creare una struttura per il reinserimento sociale
dei malati psichici.
Il primo atto, nel novembre del 2006, fu l’ospitalità offerta a ventidue ragazzi provenienti dal Darfur che dormivano all’addiaccio
nel parco del Valentino; dopo pochi mesi furono tutti aiutati a
trovar un lavoro.
Una convenzione regola l’inclusione sociale dei malati del Centro
Diurno del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl 4. Il Caffè pro-
muove l’autonomia dei pazienti creando opportunità di lavoro
che generino retribuzione e ruolo sociale. Ventidue pazienti
retribuiti e cinquanta volontari gestiscono il ristorante, seguono
le attività culturali (teatro, cinema, musica, mostre), mantengono
i contatti con le scuole, aderiscono alla rete di commercio equo
e solidale, organizzano progetti di solidarietà per paesi dell’America Latina. Marisela Ortiz Rivera, in prima linea nella lotta al
femminicidio a Ciudad Juarez (Messico), è stata più volte ospite
del Basaglia, di cui è madrina.
E tutto questo autofinanziandosi, “vorremmo rimanere senza il
denaro pubblico, perché alla fine qualcuno te lo fa pagare”.
Il Caffè è bello ed accogliente, il cibo molto buono, i prezzi contenuti e l’ambiente acquista ancora maggior fascino dall’essere
stato la sede degli studi cinematografici Pastrone, dove all’inizio
del secolo scorso furono girate alcune scene di “Cabiria”, uno tra i
primi kolossal italiani.
Info: 011 19708848 - www.caffebasaglia.org
Del film, “Si Può Fare” del regista Giulio Manfredonia, con Claudio
Bisio, mi parla Chiara Marinelli a Spazzi, la Locanda degli Arrivati, in via Virle 21. Ispirato alla nascita delle cooperative sociali
degli anni ottanta per dare impiego alle persone dimesse dagli
ospedali psichiatrici in seguito alla Legge Basaglia e ad una di
esse in particolare, la cooperativa “Noncello” di Pordenone, il
film “rispecchia molto lo spirito di quegli anni e la motivazione
politica con cui uno si metteva a fare questo mestiere. Oggi le
condizioni sono meno favorevoli dal punto di vista sociale ed i
rapporti con l’ente pubblico si sono indeboliti”.
Ideata dalle cooperative Progetto Muret e Luci sulla Città e
dall’associazione Arcobaleno, anche Spazzi come il Basaglia opera per l’inserimento sociale di persone con problemi psichiatrici.
Si inizia con percorsi di avvicinamento al lavoro, di verifica delle
abilità e se uno non è ancora in grado di andare a lavorare può
occuparsi del gruppo di acquisto o delle attività di segreteria. La
struttura impiega novanta lavoratori, di cui un terzo svantaggiati.
Al pianterreno della palazzina c’è il self service, il ristorante, la
caffetteria, l’emporio del gusto, gli spazi per le attività culturali;
al primo piano il centro documentazione, la sala riunioni, la sede
della rivista “Segn/Ali”, che “vuole dare voce a tutti coloro i quali
sono legati…al mondo della psichiatria” ; al secondo piano sorprende l’originalità con cui sono state arredate le sei camere della
foresteria. Con la collaborazione di un artista e di un architetto un
gruppo di persone con problemi di disagio mentale ha dato vita
ad un laboratorio artistico e le “stanze da favola” sono state allestite come un’opera d’arte. Si può scegliere di soggiornare nella
stanza del Principe Azzurro piuttosto che in quella di Topo Gigio,
di Lady D, di Cenerentola, di Marylin o della Bella Addormentata.
E loro si fanno chiamare “matti”, dice Chiara Marinelli, per andare
a toccare e superare i pregiudizi, lo stigma che ancora ci sono.
Info: 011 4330331, 011 4337136 - www.spazzi.org
Giuliano Prandini - testimonial Cta
Dichiarazione universale dei diritti umani in russo
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e
devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”
19 Konrad febbraio 2010
L’ormai familiare primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani viene proposto da questo numero di Konrad
in lingua russa scritta in caratteri cirillici (derivati da Cirillo che insieme al fratello Metodio inventò e diffuse questa scrittura
che ancor oggi porta il suo nome).
Forte di decine di dialetti, il cirillico viene usato da 257 milioni di russi e da 160 milioni di altre etnie in Serbia, Macedonia e
Bulgaria.
Edoardo Triscoli
Trasporti e Ambiente
Divagazioni sul trasporto pubblico
Il 26 ottobre 2009 il “Sole 24 Ore” ha pubblicato il rapporto
sull’ecosistema urbano, nel quale buona parte viene dedicata al
trasporto urbano. Il responsabile per le aree urbane di Legambiente
Alberto Fiorillo sostiene che l’Italia è un Paese immobile sulla
strada della mobilità. Citando il grande architetto Le Corbusier,
che affermava “La strada è morta”, Fiorillo osserva che ad ucciderla sono stati la crescita indisciplinata della città, l’espansione
edilizia informe che si è mangiata gli spazi liberi e ha svuotato la
strada – la piazza – delle persone e della funzione sociale
di spazio di aggregazione. La strada, continua Fiorillo, è morta e
sepolta sotto un continuo smottamento di automobili, un ingarbugliato nodo urbano che quasi nessun sindaco è riuscito a
sciogliere. E se guardiamo alle statistiche del rapporto, risulta
che la città più virtuosa in tema di ambiente, che riguarda anche
lo spazio riservato ai pedoni, è la piccola Verbania. All’ultimo posto, per traffico e rifiuti, Catania, che attende il completamento
della metropolitana, mentre in alcuni casi gli autobus registrano
ritardi alle fermate anche più di un’ora e mezza.
Altro punto dolente: la densità automobilistica nelle città. In
media 64 veicoli ogni 100 abitanti: il doppio rispetto a capitali
come Londra Parigi e Berlino. In testa Aosta con la bellezza di
208 automobili ogni 100 abitanti! L’abnorme numero di auto ad
A pesca su
Aosta sembra si possa spiegare con le agevolazioni fiscali di cui
gode la Val d’Aosta. Il territorio più virtuoso è quello di Venezia
per ragioni intuitive (ma si dovrebbe calcolare quanti mezzi a
motore infestano le acque del Canal Grande). Per il trasporto
pubblico locale, sempre al di sotto delle legittime aspettative,
tra le metropoli primeggia Roma, con 537 passeggeri trasportati
all’anno per abitante. In genere, ricorda il rapporto di Legambiente, più le città sono grandi, maggiore è il ricorso al mezzo
pubblico, con l’eccezione della piccola e virtuosa Siena.
Ma nella competizione fra la rotaia e la strada, fra tram e metropolitane e bus, c’è chi come la giornalista Valentina Conte, sulla
“Repubblica” del 4 settembre 2008, ci spiega come sarà il bus del
futuro: pulito, hi –tech e veloce. Non più, dice la Conte, bestioni
persi nel traffico, sporchi, affollati, mai puntuali. E con i cittadini
costretti a prendere gli autobus come si prendono le medicine
indigeste e obbligatorie. Ora nei prossimi anni avremo mezzi da
favola silenziosi e sopratutto belli da vedere e poco inquinanti.
A finanziare l’iniziativa è proprio Bruxelles, con uno stanziamento di 26 milioni di Euro messi a disposizione dell’Associazione
internazionale del trasporto pubblico (Uitp) che rappresenta
3.100 aziende, industrie e operatori della mobilità in tutto il
mondo e alla quale spetta il compito di coordinare la ricerca e la
costruzione dei prototipi di bus.
Ma come sarà l’autobus del futuro? Il direttore del progetto
Umberto Guida afferma che il nuovo mezzo consumerà di meno
(fino al 25%), avrà più passeggeri (15% in più) e sarà più veloce
(dai 15 ai 18 chilometri per ora). E ancora: porte larghe e livellate
ai marciapiedi per facilitare i passeggeri.
Vetture di grandi dimensioni e luminose, ampia cabina guida,
schermi per le informazioni. E poi altre meraviglie che non so
se sia lecito sognare, come, ad esempio, la guida ottica, che
consente al bus di guidarsi quasi da solo grazie al sensore che
dialoga con i punti direzionali collocati in strada. O come il
semaforo intelligente, che diventa verde quando l’autobus si
avvicina. E ancora: i freni intelligenti che non sprecano l’energia
del bus fermo e la passano a una batteria a idrogeno, utile per la
ripartenza. Ultima parte del sogno (e poi mi risveglio invitandovi
a fare altrettanto): tempi e ritardi del bus via sms e poi, per finire,
modularità dei bus, costruiti in modo componibile, come pezzi
di Lego da mischiare e combinare. Insomma, afferma il direttore
del progetto, un “serpentone innocuo, da strizzare o allungare
quando serve”.
Di tutte queste belle e avveniristiche informazioni, lascio l’intera
responsabilità ai loro autori.
Sergio Franco
www.youtube.com/?v=Sls5ixhK_AU
Chi e quando ha inventato
il rock’n roll?
Pensateci su ma la risposta che darete è sbagliata.
Perché il rock’n roll non fu creato negli anni ‘50 e nemmeno alla fine dei ‘40.
Ma addirittura nel 1929, da un certo Tampa Red. A Chicago, questo venticinquenne chitarrista
nero inventò dal nulla la tipicissima scala del rock’n roll e lo stomp-time (strumenti che quasi si
fermano per segnare solo pochi accordi base). Ascoltare per credere i due pezzi che vi propongo:
“I’m Gonna Get High” e soprattutto il sorprendente secondo brano “It’s Tight Like That”
(che parte a 3’10’’).
dott. Majaron Leonarda
Bilanciamento craniosacrale - Cromopuntura
Test intolleranze alimentari - Fiori di Bach
Dieta Psicosomatica
20 Konrad febbraio 2010
Associazione Regionale
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Centro Trattamento e Formazione
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Architettura sostenibile
Lo STUDIO 4A nasce a Sistiana dalla volontà di quattro architetti decisi ad unire le proprie forze e le rispettive esperienze, maturate in diversi
anni di lavoro, in un unico obiettivo comune, ossia quello di promuovere un giusto e contemporaneo modo di costruire, con una particolare
attenzione alle prestazioni energetiche nell’edilizia e all’impatto ambientale delle costruzioni. Lo studio può contare sulla presenza di tre Esperti
ed un Certificatore e Consulente Esperto “CasaClima”, fermamente convinti dell’importanza della divulgazione del sapere tecnico, soprattutto al
fruitore finale, fino ad oggi sempre tenuto all’oscuro delle reali soluzioni per ottenere una casa sana, confortevole ed energeticamente efficiente.
E’ proprio attraverso la formazione e l’informazione del cittadino, che si realizza una cultura di base tale da poter trasformare la semplice domanda di una nuova casa in una matura e consapevole richiesta di un edificio finalmente efficiente, rispettoso della vita del nostro pianeta.
Pedalando
Con questo numero si apre una rubrica che ci auguriamo vi
accompagnerà, in modo piacevole e stimolante per tutto il 2010.
Si tratteranno temi di interesse attuale che guideranno il lettore
a risolvere e chiarire i molti dubbi che nascono da un continuo
surplus di informazioni (da fonti più o meno attendibili), riguardanti gli edifici a basso consumo energetico, la loro sostenibilità
ambientale e i materiali più consoni da utilizzare per ottimizzare
costi/benefici ed evitare spiacevoli sorprese. Il tutto sarà trattato
in modo non prettamente tecnico con l’intento di segnare un
percorso percorribile anche dai non addetti ai lavori.
L’energia più pulita è quella che non consumiamo, è questo il
concetto che dovrebbe guidare tutti gli interventi edilizi odierni.
La direttiva europea 2001/91/CE infatti introduce il concetto
di efficienza energetica, identificando il settore edilizio quale
responsabile del 40% dei consumi energetici globali, derivanti da
riscaldamento di acqua calda sanitaria e consumo di energia elettrica. Le nostre abitazioni, da quelle storiche fino a quelle costruite
fino ad oggi, consumano per il riscaldamento mediamente 210
21 Konrad febbraio 2010
kWh/mq anno, pari a 21 litri mq anno di gasolio o 26,25 mc di gas
metano, con un notevole costo economico gestionale e un forte
impatto ambientale causato dalla produzione di CO2. Attraverso
un’attenta progettazione, sensibile agli argomenti di cui sopra, è
facilmente raggiungibile l’obiettivo di ridurre enormemente i consumi arrivando ad un edificio i cui consumi possono raggiungere
tranquillamente i 40 kWh/mq anno, riducendo logicamente in
modo proporzionale i costi gestionali per il riscaldamento e il suo
impatto ambientale.
Nel momento in cui riusciremo ad avere un edificio che non
disperda più energia riscaldando inutilmente l’ambiente esterno,
potremo pensare di giovarci delle fonti di energia sostenibili e
rinnovabili senza dover investire cifre troppo onerose per la realizzazione degli impianti.
Sperando di avervi già interessato e stimolato la vs curiosità a
ragionamenti ecosostenibili, vi diamo appuntamento al prossimo
mese.
Studio Architettura 4A
L’aria nelle ruote
Quante invenzioni geniali sono divenute oggetto di uso comune. Si cominciò rivestendo le ruote dei carri con la gomma, perché l’automobile e la sua cugina altrettanto tecnologica, ovvero
la bicicletta, avevano posto nuove necessità di motricità. Andavano veloci, per i tempi, e soprattutto non venivano trascinate
ma fornivano la propria spinta! Una novità incredibile, che fino a
quel momento solo il treno aveva proposto. Per un po’, cerchi di
gomma sui cerchi veri e propri risolsero tranquillamente il problema. Fino a che John Boys Dunlop, nel 1888, fornì il triciclo del
figlio di una tecnica inventata da tale Thompson nel 1845 e che
nessuno si era filato: una camera d’aria sotto strati di gomma. Il
ragazzo sul triciclo smise di ballonzolare e le frenate erano più
brevi. Un’epoca era
iniziata.
Era iniziato il periodo delle grandi
fortune di questo
sistema, comfort,
trazione e sicurezza, ma a ciò si associavano anche le
tragedie: forature,
camere pizzicate,
lunghe camminate
in mezzo al niente.
Fino ad oggi, dove
all’apice della diffusione delle camere
d’aria e derivati,
si sono imposti i
seguenti sistemi:
Copertone e camera d’aria: il 97% delle bici sul pianeta le monta.
In occidente i copertoni si sono evoluti con strati antiforatura
che hanno quasi debellato il problema, e carcasse che aumentano la trazione. Più trame per centimetro ha la carcassa ed è più
resistente e leggera, e maggiore è la tenuta di strada. Quasi tutta
la gomma oramai è sintetica.
Tubolare: presente su bici da corsa e mtb di altissimo livello, o
su bici da corsa anziane che un tempo dominavano le scene.
Si tratta di una camera d’aria dotata di battistrada e incollata
direttamente sul cerchio. Ha una trazione ancora maggiore del
copertone, tiene pressioni elevatissime e garantisce ampie lodi
all’Altissimo nel caso di foratura e sostituzione.
Tubeless: come la vostra automobile, mtb e qualche rara bici da
strada hanno un copertone che assieme al cerchio crea una camera d’aria stagna. Molto resistente alle forature se accoppiato
con un lattice liquido che scorre all’interno, si adatta a pressioni
bassissime per marciare su terreni molto sconnessi.
Chiarita questa differenza, alcuni utili consigli ai profani. Prima di
tutto, le gomme si usurano. Sembra pazzesco, ma chi cambia le
gomme dell’auto, pensa che quelle della bici siano eterne e gira
con crepe pazzesche nel battistrada. Non è solo una questione
di forature, perché si tratta dell’unica cosa che vi tiene attaccati
al suolo in discesa, in curva o in frenata. Una cosa che accelera l’agonia delle gomme è il freddo, una bici all’aperto deve
cambiare le gomme una volta l’anno almeno perché il butile
(gomma sintetica) si asciuga. Una bici che la notte sta al coperto
o al riparo permette di far vivere le gomme molto a lungo.
Se andate in giro in città o fuori, dovete sempre avere qualcosa
con voi per risolvere il problema delle forature: oggi esistono
bombolette gonfia e ripara che in pochi minuti tappano un
buco, mentre una pompa è piccola e sta ovunque. Sul momento
non ci si pensa, ma quando si sgonfiano le gomme ci si accorge
che la bici è diventato un pesante carretto accessorio, una lunga
passeggiata vi aspetta. E, questa è grossa reggetevi al tavolo, le
gomme vanno gonfiate! Almeno una volta ogni due settimane!
Scandalo e abominio, qualunque camera d’aria ha un fattore di
perdita costante, che è maggiore quanto più sono economici
camere e copertoni, e girare senz’aria vuol dire danni e spese.
Non dannatevi con la pompetta d’emergenza, ma immolate al
malvagio dio del consumo una ventina di euro per una pompa
da pavimento. Non avete idea della differenza che può fare alla
mattina prima di andare al lavoro.
Un ultimo avviso: le camere come i copertoni hanno misure
precise, quindi se fate da voi (il che è molto istruttivo) leggete
sul fianco i dati prima di recarvi ad acquistare i ricambi.
Massimo Amodeo
colonna vertebrale
Le terapie fisiche servono
per i dolori alla colonna?
TecarTerapia®; Magnetoterapia, Ultrasuoni, Tens, Laser,
Elettrostimolazioni,Correnti Faradiche…
Un mondo di apparecchi che sulla carta sembrano
la cura di ogni dolore.
Le terapie fisiche rappresentano l’insieme degli strumenti utilizzati in
fisioterapia, che si servono realmente
della somministrazione diretta nel corpo
umano di energie.
Questi strumenti sono utilizzati all’interno
del trattamento riabilitativo al fine di ridurre il sintomo doloroso e il gonfiore, o
per stimolare la rigenerazione dei tessuti.
Esse includono una vasta gamma di
energie, che vengono applicate al corpo
umano sotto forma di:
energia luminosa (laser)
energia elettrica (tecarterapia, tens,
diadinamiche, interferenziali, onde di
Kots, ionoforesi…)
energia meccanica (ultrasuoni)
energia magnetica (magnetoterapia)
energia elettromagnetica (radarterapia)
Sono emesse da macchinari sofisticati e
sicuri, alimentati da corrente elettrica, che
viene trasformata nelle sovracitate forme.
APPROFONDIMENTO:
Ciascuna di queste terapie, ha efficace e
risultati più o meno evidenti e dimostrati
scientificamente, bisogna però dire che
ognuna di queste terapie ha il suo ristretto campo di applicazione nel quale esplica i maggiori effetti. Non bisogna dunque
trascurare la fase di scelta e diagnosi
iniziale, l’esperienza e la valutazione sono
determinanti per decidere al meglio quale e se utilizzare qualcuna di queste forme
di terapia fisica per il problema specifico
in corso.
Ognuna di queste forme di energia hai il
suo specifico effetto biologico: stimolante, drenante, decontratturante, calcificante, fibrinolitico, vaso dilatante, antalgico
o antinfiammatorio.
Ecco perché la scelta deve essere presa
in base ad una minuziosa valutazione
del caso. Quando si parla di colonna vertebrale poi, il problema non è quasi mai
singolo, ma in genere è multifattoriale:
in genere ci sono componenti posturali,
di gestione della vita quotidiana, storici,
legati all’attività sportiva, legate al tipo di
dolore e sintomi, alla durata ed alla fase
in cui si viene valutati e molti altri aspetti
legati alla statica, dinamica e funzionalità
della colonna. Il 70% delle lombalgie
infatti non ha un’unica componente o
struttura come origine del problema e
del sintomo, dunque si capisce come la
scelta della terapia fisica più efficace da
utilizzare sia cruciale.
22 Konrad febbraio 2010
COSA DICE LA LETTERATURA SCIENTIFICA IN MERITO?
I più autorevoli database scientifici non
segnalano nessuna di queste terapie
come veramente efficace se non per
un sollievo momentaneo dai sintomi,
insomma, il dolore viene diminuito ma se
non si scava alla radice alla sua origine e
non si fa qualcosa per evitare che ritorni,
sovente in tempo breve il problema si ripresenta. Solo recentemente infatti è stato scoperto che le terapie di tipo “passivo”
(ossia le terapie che il paziente subisce
senza un intervento o coinvolgimento
diretto da parte sua) hanno risultati scarsi
o nulli e non esistono studi significativi a
supporto di nessuna terapia fisica se non
associata ad altre forme di riabilitazione.
Esistono buone evidenze invece per
quanto riguarda alcune terapie fisiche se
in associazione (sempre se opportunamente scelte) alla riabilitazione funzionale, agli esercizi attivi, all’autotrattamento
attivo da parte del paziente, e ad altre forme di riabilitazione come la riabilitazione
multidisciplinare. Da questi studi si evince
come l’associazione di terapie fisiche
opportunamente scelte, con un programma di esercizi, trattamenti attivi specifici
siano più efficace in termini di riduzione
del dolore e di durata dell’efficacia rispetto a ciascuna di queste terapie se fatta
separatamente. La terapia “passiva” darà
il sollievo dal sintomo e permetterà di
lavorare da subito in modo da recuperare
la forza, la mobilità, la coordinazione ed
il controllo muscolare corretto della zona
lombare tramite gli esercizi ed il lavoro
“attivo”. A tal proposito va ricordato infatti
che come per la scelta della terapia fisica
più opportuna, così anche per l’individuazione di un programma di autotrattamento attivo o di una riabilitazione
funzionale specifica bisogna comunque
essere valutati attentamente nello specifico funzionale. Ecco che all’interno della
valutazione, quando il problema viene indagato a partire dall’origine per arrivare al
sintomo, le terapie, sia attive che passive
più opportune possono essere individuate ed il piano di trattamento completo
potrà così essere delineato.
Marco Segina
genitori: i migliori
procuratori sportivi
“Faccia fare a suo figlio uno sport all’aria aperta, possibilmente
scelga uno sport di squadra, così si rafforza fisicamente e contemporaneamente impara anche a vincere la timidezza.”
Di questo genere potrebbe essere la prescrizione medica per un
ragazzino in età scolare, fisicamente e socialmente bisognoso.
La via del calcio è così indicata!
Chi vive il calcio dilettantistico dall’esterno resta affascinato
dall’immagine di questo nuvolo di bambini che rincorre una
palla, mentre si allenano o fanno la partita. A prima vista c’è tutto quello che serve per farli crescere sani, forti e con una buona
dose di autostima. Ma le cose cambiano se avviciniamo la lente
d’ingrandimento a questa realtà, dove fino alla categoria allievi
(stiamo parlando di giovani di 15 anni) non devono farsi classifiche, o almeno questo è quanto stabilisce la “Federazione italiana
Gioco Calcio”. Invece le classifiche si fanno e si strumentalizzano
da parte delle società sportive, dei genitori e dei giocatori stessi
(ricordo che stiamo parliamo di ragazzini dai sei anni in su).
Benvenuti nell’arena del calcio dilettantistico!
Non è certo responsabilità del medico, che si trova a curare quel
ragazzo, ora cresciuto, per trauma a seguito di una violenza subita, durante la partita, da un calciatore della squadra avversaria.
Nel Centro Benessere Taoista
continuano i corsi di Tao Yoga Posturale
Le posture del Tao Yoga coinvolgono tutto le parti
del corpo. Esercitando si tonificano i muscoli, si
combatte la cellulite, le articolazioni saranno più
sciolte, la colonna vertebrale e l’intero sistema
scheletrico più elastico, Con la respirazione,
la meditazione e la visualizzazione andiamo ad
interagire sugli organi interni, le ghiandole, il
sistema nervoso centrale, periferico, volontario, e
involontario, mantenendo l’organismo in perfetta
salute. Inoltre liberano grandi risorse energetiche
tramite il rilassamento fisico mentale
23 Konrad febbraio 2010
Confucio
Tao Yoga Posturale
orario corsi
Lunedì 19 / 20
corso base
Martedì 19 / 20
corso avanzato
Giovedì 13 / 14
corso avanzato
18 / 19
corso base
19 / 20
intermedio
Tao Curativo per la terza età
Le tecniche del Tao Curativo comprende gli esercizi
interni per la salute, sono esercizi di facile apprendimento
e forniscono consigli pratici e di uso immediato. Il loro
scopo e quello di stimolare tutto il corpo, portando un
incremento dell’energia a livello cerebrale stimolando
così ogni cellula del proprio corpo per sentirsi rinvigoriti,
cosi più partecipi e gioiosi nella vita.
Tao Curativo
orario corsi
Martedì 9.30 / 10.30 e 10.30 / 11.30
Bencich
Bencich Anita
Anita
scuola
di
pensiero
Bencich
Anitataoista
scuola di pensiero
taoista
massaggio tradizionale cinese
massaggio
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ditradizionale
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cell. 339.3204963
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Via Torrebianca, 43 cell.
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Trieste ◾ fax 040.638323
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web: www.bencichanita.it ◾ mail: [email protected]
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p.iva 01011310321
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spazio a cura dell’inserzionista
Chi segue accuratamente la tradizione
e la modifica per adattarla
ai tempi attuali, può essere
considerato un Maestro.
Quando si entra nel mondo del calcio dilettantistico delle dinamiche relazionali e dei bisogni personali, si perde completamente il controllo, il giovane si proietta mentalmente tra le alte sfere
del calcio che riempie le domeniche con programmi tv e giornali
specializzati, cominciando così, dapprima per scherzo, e poi
sempre più seriamente, a credere di potercela fare ad entrare in
questo mondo dorato.
Ora l’importante è vincere!
Ecco allora che genitori, profeti del successo del campione
casalingo, cominciano a costruire, come il titolo di un noto libro,
delle “realtà inventate” che vanno nella direzione da loro voluta.
Così, i genitori entrano, rapidamente, nel ruolo di “procuratore”
del proprio genio calcistico, e orologio alla mano, calcolano i minuti di partita che l’allenatore fa fare al proprio figlio, e criticano
le sue scelte sul ruolo che gli assegna. Durante la partita urlano
al figlio la posizione da tenere in campo, e quando serve, non
risparmiano anche l’indicazione su come entrare forte sull’avversario. La fantasia dei comportamenti genitoriali è tanta e varia
che rimando il lettore a godersela sul posto. E’ sufficiente recarsi
in qualsiasi campo sportivo dilettantistico durante una partita,
non importa se giocano bambini di sei anni o ragazzi di quindici,
lo spettacolo è identico.
Ma allora dove stiamo mandando i nostri figli?
Come sempre, le regole ci sono ma nessuno le rispetta. La federazione sportiva stabilisce e contempla tutte le variabili, vuole
che il calcio sia uno sport sano e formativo. Il giovane dovrebbe
essere “protetto” da ambienti insani, invece si schiva un problema (ad esempio droga o criminalità) e si inciampa su un altro
(doping o violenza). Il calcio può e ha gli strumenti per formare
un ragazzo ma è necessaria una sinergia tra società sportiva e
genitori, e invece i relativi interessi sembrano prescindere dal
benessere dell’atleta. È sempre una questione di soldi!
Questo potrebbe essere il prossimo argomento.
Francesco Strano
cinofilia
Parlare da cani - Il gioco
Solo per questo argomento tre numeri del nostro mensile non
basterebbero ma cercherò di essere il più breve possibile.
Il momento ludico per il cane è certamente importante tanto
quanto mangiare e riprodursi. Infatti, anche tra i lupi c’è almeno
un momento della giornata dedicato a questa attività.
Noi esseri umani associamo alla parola gioco il divertimento invece per gli animali non è così, soprattutto per i cuccioli, l’attività
ludica è l’anticamera della vita reale. Insomma, è la palestra per
fare esperienza senza subire traumi fisici o psichici troppo forti.
Durante il gioco i cuccioli testano quella che io chiamo “presenza
scenica”, scoprono con giochi di forza chi potrà esser un vero
leader.
Un’altra parte dell’attività ludica è riservata alle tecniche di caccia insegnate dalla madre, oppure apprese direttamente dalle
lotte intraprese con i propri coetanei.
Da questo punto di vista forse qualche lampadina si sarà accesa
in voi e vi avrà fatto meditare su qualche gioco fatto con il vostro
CHIEDI ALL’ESPERTO
[email protected]
Luisa chiede: Perché il mio cane impazzisce letteralmente per la
pallina e quasi ignora tutti gli altri oggetti?
Il cane è un predatore e come tale adora cacciare. La pallina una
volta lanciata, soprattutto su di una superficie irregolare, compie dei
movimenti improvvisi e molto rapidi pertanto se la paragoniamo ad
una preda, risulta molto ammiccante al contrario di altri oggetti che,
anche se lanciati, una volta toccato terra si fermano.
cucciolo, intendo tutti quei comportamenti che configurino
la competizione. Competere con il proprio cane è un’arma a
doppio taglio. Infatti, se questo servirà a rafforzare il carattere in
un soggetto con basso carisma, molto spesso questo gioco fatto
senza le dovute conoscenze, sviluppa ad esempio possessività
che poi può portare anche ad aggressività.
Abbiamo passato migliaia d’anni a disinibire il morso al cane ma
poi inconsapevolmente lo incentiviamo, certo che siamo proprio
degli incoerenti! Quello che voglio sottolineare è l’importanza
del gioco e quindi l’assoluta necessità per un proprietario di
rivolgersi ad un professionista. Un altro aspetto del gioco consta
nella reale instaurazione della leadership. Per fare un esempio
concreto: pensate a quante volte avete visto il vostro cane
portarvi un suo gioco e voi, con grande fierezza lo avete preso,
magari competendo un po’ per entrarne in possesso, poi l’avete
lanciato e, come ciliegina sulla torta, il vostro peloso se l’è ripreso e con altrettanta fierezza si è allontanato da voi con il gioco
in bocca. Dal nostro punto di vista ci scappa pure un “che bravo
il mio cane che mi porta le cose!... e chi se ne frega se poi si è
preso la pallina e se ne è andato per i fatti suoi, ho altro da fare...”
Partendo dal presupposto che è molto facile cadere nell’obbedienza dimenticando il vero significato del gioco, dal punto di
vista del cane, ci sarà la convinzione di essere lui il detentore
della scelta. Infatti è il cane che ha iniziato il gioco con un oggetto di suo possesso, ha deciso dove e come lasciarvi quell’oggetto dandovi la suggestione di essere al centro della scena ma
poi, perfettamente conscio della possibilità di non rientrarvi in
possesso, ha ben pensato di tenerlo per sè tenendovi a distanza
e quindi privandovi della possibilità di rientrare in possesso
dell’oggetto stesso… Ora, chi è secondo voi il leader?
Poco fa ho scritto “un suo gioco”: la distinzione tra gli oggetti
ludici è molto importante. Infatti è corretto lasciare al cane due o
massimo tre oggetti a disposizione, ma questi non faranno mai
parte dell’interazione con il peloso, saranno a suo uso e nulla
più. Se ce li porterà noi lo dovremo ignorare.
Sarà nostra cura, invece, riporre in un luogo a lui inaccessibile
diversi giochi che tireremo fuori a nostro piacimento per poter
svolgere l’attività, avendo cura di non portare mai il cane ad
assuefazione della stessa, come ad esempio tirare una pallina
per mezz’ora di fila.
Giovanni Tius
Associazione Cinofila “TOUCH PET”
Errata corrige
L’articolo “Parlare da cani – le prime regole”, apparso su Konrad n. 152
del dicembre 2009 – gennaio 2010, conteneva alcuni errori. Si riportano di seguito le frasi corrette:
“…ci dovremo ricordare che la pipì, salvo non ci siano delle patologie
particolari, viene fatta al risveglio, dopo mangiato o bevuto ma anche a
seguito di una forte emozione, mentre per le feci dovremo stare attenti
al risveglio e dopo mangiato.”
“Molto semplice, il cane apprende principalmente per associazione,
ovvero questo uguale a quello …”
Konrad si scusa con l’autore ed i lettori. La versione on-line del giornale
riporta in ogni caso il testo dell’articolo debitamente corretto.
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24 Konrad febbraio 2010
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Il passaggio - Accettare
Immagine tratta dal
film “Coraline e la porta
magica”
Questa volta non vi parlerò di toelettatura, mi sono decisa, dopo molte esitazioni, a toccare un argomento che non tutti amano affrontare e che, spesso, coglie impreparati.
Il nostro amico sta per lasciarci: la paura si fa sentire; la paura di vederlo soffrire, di non riuscire a mantenere la calma; la paura dell’ignoto. Cosa succederà? Quando succederà? Siamo abituati a programmare
tutto, a scrivere tutto sulla nostra agenda; ad avere orari, scadenze precise. Ma ci sono ancora alcuni
eventi che non possiamo programmare, prevedere. E questo ci fa paura.
In questo momento possiamo scegliere di esserci. Scegliere di sostenerlo, dargli una piccola spinta.
Dargli un aiuto ad andare verso l’ignoto con serenità.
Pensando che, per chi si trova lì, sulla soglia, forse non è più così tanto ignoto. Questo potrà cambiare
la qualità della nostra vita e dare un senso quasi magico al rapporto che abbiamo avuto con il nostro
compagno.
Se non ci sentiamo pronti, possiamo farci aiutare. Abbiamo molte possibilità. Io uso, in base alla situazione, uno, o alcuni dei sistemi che ho imparato in questi anni. Il più conosciuto è il Reiki. Possiamo dargli
tanto amore, anche se non è cosciente; accarezzarlo, parlandogli con garbo. E’ l’intenzione che dà forza
a tutto questo. L’intenzione di stare con lui, di accompagnarlo sul serio. Essere presenti con presenza, esserci davvero. Lasciando da parte la paura di non sentirsi all’altezza, di non farcela a sopportare il dolore. Accettando di farci
coinvolgere possiamo scoprire quanto siamo coraggiosi, accettando di dargli affetto in quel momento lo faremo sentire protetto e
considerato e gli daremo la forza e la calma necessarie in quell’istante così importante, forse il più importante di tutta la vita.
Accettare la morte significa accettare la vita, accettare che tutto cambia, che tutto continua ad esistere.
Lasciar andare è un atto d’amore. Un’opportunità di crescita, che ci aiuta ad essere più forti e sempre diversi; le cose cambiano, le
persone, gli animali cambiano, crescono e a volte ci lasciano. Possiamo accettarlo.
Federica Veos
ndr: per approfondire l’argomento: “Amici fino in fondo” di Stefano Cattinelli – Ed. Aam Terranuova
Adozioni:
il buon cuore non basta
AVODERM – ORIJEN – TRAINER – VET
LINE – EXCLUSION – ALMO – LIFE – SILVER
SCHESIR – AMì – HUNTER – ANIMAL FARM
EAGLE PACK – ANIMONDA – NATURE'S
HARVEST - NATURE DIET – DRN – CANINA
INTERPET – SHERLEY'S – BEAPHAR – ICF
VETEM – PET'S – MARSHALL
ORLUX – VERSELE – VITAKRAFT – FIORY
GIMBORN – TRIXIE – WITTE MOLLEN
DUPLA – XTRAVITAL – REED SEA – JBL
ZOOMED – ROWA – HOBBY – JUWELL
25 Konrad febbraio 2010
Il 2009 è stato un anno positivo per quanto riguarda le adozioni dei cani abbandonati.
Grazie alla campagna di informazione coadiuvata da alcuni organi di stampa, l’associazione “Il Capofonte ONLUS” è riuscita nel corso dell’anno a trovare una nuova famiglia a
ben 88 cani, già rinchiusi nei canili o in procinto di essere trasferiti a causa della rinuncia
dei proprietari.
Il successo della nostra attività deve essere
attribuito sia all’impegno dei volontari, sia
alla collaborazione con il personale del
canile sanitario il quale, con la disponibilità
dimostrata, ha permesso di facilitare parte
degli affidi.
A tal proposito ricordo che il buon esito
delle adozioni è determinato dalla conoscenza diretta dell’animale con il futuro
proprietario e dalle esigenze di entrambi.
E’ pertanto assolutamente sconsigliabile
procedere ad incaute adozioni di cani
adulti effettuate tramite internet, che non
permettono un’adeguata conoscenza del carattere e dello stato di salute del cane,
caratteristiche che potrebbero rivelarsi problematiche con conseguenze traumatiche
per animali già duramente provati. Ci appelliamo al buon senso dei cittadini, sottolineando l’importanza che l’animale non venga considerato come un qualsiasi oggetto
(compro a scatola chiusa…): aiutare un cane proveniente da un canile deve essere una
scelta ponderata ed intelligente, non basata esclusivamente sull’emotività. Deve essere
l’inizio di un rapporto affettivo reciproco e duraturo. Si ricorda a coloro che un cane lo
posseggono già, l’obbligatorietà di iscrizione del proprio animale all’anagrafe canina
entro il terzo mese di vita; nel caso di cani adulti, non ancora iscritti, il termine massimo
previsto è di 30 giorni dall’inizio di detenzione dell’animale.
E’ altresì obbligatoria la vaccinazione antirabbica pre-contagio nei cani sopra i tre mesi
di età non ancora vaccinati o nel caso di cani adulti vaccinati da più di 11 mesi.
Per effettuare l’iscrizione all’anagrafe canina e la vaccinazione antirabbica sono operativi due ambulatori veterinari dell’ASS n°1 Triestina: il primo in Via Molino a Vento n°121,
con orario dal lunedì a venerdì dalle 8 alle 10 ed il pomeriggio di martedì dalle ore 14
alle 15; il secondo si trova sull’altipiano in Località Prosecco Stazione n° 20, aperto al
pubblico dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 12,30 ed il pomeriggio di mercoledì dalle
13,30 alle 14,30.
Mariagrazia Beinat
Presidente dell’Associazione di volontariato
Il Capofonte ONLUS
Per vedere i cani disponibili per le adozioni consultare
il sito www.ilcapofonte.it Per aiutare l’associazione “Il Capofonte”
nella campagna di adozione dei cani abbandonati:
c/c postale n° 94147162, causale “cani”.
Brevi
NADIR, sguardi dal buio
La soffitta di “Mimì”
Sabato 6 febbraio alle 18.30 allo Spazio Villlas (via de Pastrovich 5, Parco di san Giovanni a
Trieste) l’Associazione Nadir Pro inaugura la mostra fotografica “Ali Mihali. Sguardi dal buio”
di Marco Spanò.
Albania, estate 2003, un gruppo di volontari partecipa ad un progetto internazionale che
prevede un soggiorno estivo di riabilitazione per i pazienti dell’ospedale psichiatrico Ali
Mihali di Valona, a dimostrazione della possibilità di un reinserimento sociale di persone
ritenute non più recuperabili. Il reportage fotografico descrive le condizioni di vita all’interno di quel manicomio in cui si trovano internati quasi trecento pazienti. Immagini in
bianco e nero che colpiscono per la durezza e l’umanità al tempo stesso. La mostra, aperta
fino al 5 marzo da martedì a sabato e dalle 17 alle 20 è ad ingresso libero e si inserisce
nell’ambito della rassegna NADIR | nodi appunti domande immagini riflessi, ciclo di mostre
fotografiche sull’istituzione manicomiale.
Il progetto, inaugurato il 16 gennaio e che si concluderà il 5 marzo 2010, vuole raccontare
storie di diritti negati e di istituzioni totalizzanti, ma anche di trasformazioni possibili e di
piccole vittorie, rappresentare la lotta all’esclusione attraverso i protagonisti. Lo fa posando
lo sguardo su due differenti realtà manicomiali la Grecia e l’Albania e, oltre il mare, un
comune elemento: il processo di trasformazione avviato in Italia dalla riforma basagliana
che ha portato alla chiusura dei manicomi. A trenta anni dalla morte di Franco Basaglia e
nell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione, i fotografi Alex Majoli, Antonella
Pizzamiglio e Marco Spanò legano con un filo invisibile le due sponde di questo mare.
E’ ancora possibile visitare “Leros” di Alex Majoli, fotografo Magnum che nel 1994 realizza
un reportage fotografico sul manicomio dell’isola greca di Leros, fino al 5 febbraio allo
Spazio Villas e fino al 13 febbraio al Teatrino nel Parco culturale di San Giovanni di Trieste.
Il secondo incontro riguarda ancora Leros, ma con la prospettiva di Antonella Pizzamiglio,
che già nell’89 era riuscita a documentare quello che veniva considerato il peggior manicomio del mondo, “Leros. Anche il Nulla ha un nome” fino al 27 febbraio allo Spazio Rosa
nel Parco di San Giovanni. La rassegna NADIR, realizzata con il contributo della Provincia
di Trieste e dell’Azienda per i Servizi Sanitari N. 1 “Triestina”, dal 30 gennaio al 13 febbraio
si concentra al Teatro Miela di Trieste con una collettiva dei tre autori arricchita anche da
installazioni video.
Per informazioni e approfondimenti:
http://nadirpro.wordpress.com
[email protected]
tel. 329 4414521
26 Konrad febbraio 2010
Cronache di due... funerali...
Sempre sullo stesso libretto di medicina-musica trovato in soffitta
alcuni mesi or sono, mi hanno colpito le cronache di due... funerali...
argomento non sempre allegro, ma comunque interessante e ricco
di notizie. il primo:
IL FUNERALE DI MOZART - Il 7 dicembre (1791) a Vienna, venne celebrato un funerale di terza classe, del costo di 8 fiorini e 56 kreutzer,
una somma ridicola! Il corpo di Mozart fu esposto nella casa dove
era morto. Venne poi trasportato nella cattedrale di Santo Stefano,
dove venne benedetto nella grande navata davanti un pulpito
chiamato Cappella del Crocifisso. Il funerale anche se estremamente semplice, era il meno costoso tra quelli disponibili, ma contrariamente alle apparenze non fu un funerale di un povero. Assieme
a lui vi erano altri defunti morti quel giorno e benedetti assieme
a lui dal sacerdote, e tutti assieme portati nel cimitero di S.Marco.
Mozart fu sepolto in una fossa comune profonda ben 2,25 metri,
insieme con i vicini del suo quartiere morti quel giorno. I cadaveri
vennero sepolti in due strati, ciascuno coperto da calce; la fossa fu
poi riaperta per seppellire un altro strato di cadaveri. Le tombe resteranno senza nome. Tra coloro che accompagnavano il funerale
c’erano Süssmayr e Salieri. Costanza (la moglie), non era presente,
probabilmente a causa della flebite o della disperazione. Gli amici
assistettero alla benedizione del corpo, ma non accompagnarono
Mozart quando fu portato insieme agli agli altri defunti a San
Marco attraverso il sobborgo della Landstrasse. Si disse che fosse a
causa del brutto tempo, ma recenti ricerche hanno dimostrato che
la giornata, inizialmente nebbiosa, si trasformò in un cielo sereno
grazie a un leggero vento venuto dal nord, e il suo funerale finì in
maniera affrettata e anonima ma con un bel sole!
IL FUNERALE DI BEETHOVEN - I funerali di Beethoven furono un
importante evento pubblico, si dice che alla cerimonia abbiamo
partecipato da venti a trentamila persone. I musicisti più eminenti,
tra i quali era Schubert che reggeva i cordoni della bara, e altri
personaggi pubblici si recarono sul letto di morte e alla camera ardente e hanno lasciato dei curiosi e strani resoconti sull’avvenimento, come questo di Franz von Hartmann. “… Il 29 marzo del 1827
contemplai il corpo del divino Beethoven, morto due giorni prima,
alle sei di sera. Appena entrato nella sua stanza, che è grande e trasandata, fui commosso dal suo aspetto desolato... Non era ancora
stato eretto nessun catafalco e lui giaceva sul materasso del suo
letto. Gli era stata distesa sopra una coperta e un vecchio venerando... lo scoprì per me. Così vidi quel magnifico viso, che non avevo
mai potuto vedere in vita. Intorno a lui spirava una tale celestiale
dignità, nonostante i patimenti che si diceva avesse sofferto, che
non riuscivo a staccarmi. Me ne andai emozionato e solo dabbasso
potei piangere per non aver chiesto all’anziano signore una ciocca
dei suoi capelli. Al cimitero di Waehring, Grillparzer pronunciò il
discorso funebre. “Le spine della vita lo ferirono profondamente”,
disse il poeta di Melusina, “ma come un naufrago si aggrappa alla
riva, egli si gettò nelle tue braccia, sorella sublime della bontà e
della verità, consolatrice del dolore, Arte che scendi dall’alto... Chi
verrà dopo di lui non continuerà, dovrà ricominciare, perché questo
precursore ha terminato l’opera sua dove finiscono i limiti dell’arte”.
“Un forestiero”, racconta ll biografo Specht, “mentre passava
l’interminabile corteo, chiese a una vecchietta del popolo chi fosse il
defunto per il quale si era mossa tanta gente “Bisogna che lei venga
ben da lontano”, rispose la donna “altrimenti saprebbe che è morto
il Generale dei musicanti”.
Severino Zannerini
Gli UFO esistono: ecco le prove
Un’eccezionale esclusiva per Konrad
Fermo restando che i mangiapane a ufo, cioè a sbafo, esistono,
è argomento tuttora controverso se i nostri cieli siano solcati o
meno da astronavi extraterrestri.
In compenso possiamo provare a mettere un po’ d’ordine
nel marasma di idee, di leggende e di teorie che proliferano
sull’argomento. Qualcosa si può fare perfino a tavolino, armati di
un comune dizionario, senza scomodare ufologi, progetto SETI,
NASA, contattisti e complottisti.
Sarà capitato a tutti almeno una volta di trovarsi al classico
festino, o a una bevuta tra amici, ed esaurite le tartine e i soliti
discorsi a un certo punto scatta il minuto filosofico. “Ma tu credi
agli UFO?”
Frammento di
astronave aliena (in
realtà è un cristallo
di bismuto, metallo
presente nella tavola
degli elementi ed anche
in alcune supposte)
Un UFO fotografato dal
sottoscritto nel bosco
del Farneto. A quale
categoria apparterrà?
Un UFO travestito da
nuvola o una nuvola
travestita da UFO?
27 Konrad febbraio 2010
Una domanda che personalmente, da filosofo della domenica,
trovo piuttosto imbarazzante, più che se mi fossero chiesti a un
colloquio di lavoro particolari sulla mia vita sessuale o sullo stato
del mio apparato gastrointestinale.
UFO, recita lo Zingarelli, è l’acronimo di “Unidentified Flying
Object”, ovverosia “oggetto volante non identificato”. Negli ultimi
anni in Italia, come in altri paesi di lingua neolatina, è entrata in
uso la sigla OVNI, “Oggetto Volante Non Identificato”.
UFO o OVNI che dir si voglia è un termine, ci tengo a
sottolinearlo, assolutamente neutro. Vuol dire semplicemente
che in cielo è stato avvistato un oggetto, una luce, un qualcosa
di cui non si è riuscita a definire la natura. Un UFO può essere un
pallone aerostatico, la luce di un faro che si proietta nelle nuvole,
un corpo celeste mai visto prima, un fulmine globulare. Un UFO
può essere, perché no, anche un’astronave carica di turisti alieni
in vacanza. Perché escluderlo?
Questi sono solo alcuni tra i milioni di esempi che potrei citare,
anche se tutti inscrivibili in una manciata di possibilità logiche
diverse.
Per questo quando mi viene posta la fatidica domanda “Ma tu
credi agli UFO” mi piacerebbe capire se l’altro mi sta parlando di:
1) oggetti o luci avvistate nel cielo, delle più svariate origini,
naturali o artificiali, terrestri o extraterrestri, concrete o
immaginarie su cui, caso per caso, bisogna indagare. Questa è la
definizione più vasta e onnicomprensiva (o OVNIcomprensiva?)
secondo la quale ogni oggetto volante, fosse anche un aereo
o un uccello, un palloncino o un’astronave proveniente
dalle Pleiadi può essere definito UFO, finché non capiamo
di cosa si tratti. Faccio notare, riprendendo in mano la logica
e il dizionario, come il giorno in cui avremo le prove che
quell’astronave delle Pleiadi da noi fotografata sopra l’autogrill
è veramente un’astronave pleiadiana, non potrà più essere
definita UFO, proprio perché è stata identificata;
2) avvistamenti da parte di testimoni, non sempre supportati
da riscontri obiettivi. In questa categoria possiamo trovare: 2.1)
illusioni ottiche e sensoriali; 2.2) visioni di tipo allucinatorio; 2.3)
prodotti dell’inconscio collettivo, come ipotizzato da Jung; 2.4)
dicerie, imbrogli, invenzioni di mitomani;
3) avvistamenti confermati da strumenti come radar, macchine
fotografiche, eccetera, oppure che lasciano tracce e reperti di
vario genere;
4) i classici “dischi volanti”, una tipologia molto di moda,
soprattutto dagli anni ‘40 in poi, che nell’immaginario popolare
rappresentano gli UFO per antonomasia. Gli altrettanto classici
“sigari volanti” si vedono ora molto meno, forse anche in seguito
alle pressanti campagne antifumo intergalattiche. Possiamo
distinguere tra: 4.1) dischi volanti di origine extraterrestre; 4.2)
dischi volanti di origine terrestre, cioè velivoli militari segreti;
5) oggetti, luci e globi di energia provenienti da altri mondi o
dimensioni;
6) astronavi pilotate da alieni in carne e ossa (o in tentacoli e
gelatina). A sua volta questa ipotesi si può scindere in: 6.1) piloti
alieni provenienti dal sistema solare, e cioè i classici marziani
o venusiani; 6.2) visitatori di altre stelle o galassie 6.3) esseri di
altre dimensioni, che può voler dire a sua volta: 6.3.1) abitanti di
una “quarta dimensione” dello spaziotempo o di qualche strano
mondo parallelo, a cui, almeno in linea di principio, si possa
dare una spiegazione di tipo “fisico”; 6.3.2) esseri disincarnati,
assimilabili ad angeli, spiriti o dei, appartenenti a mondi
metafisici.
Sottolineo come questa classificazione sia estremamente
empirica e personale, e vuole essere solo una vaga panoramica
della miriade di significati che ruotano attorno alla parola UFO.
In fondo tutto questo discorso non era che una scusa, una scusa
per incitare alla pulizia mentale. Non so se avremo mai una
risposta univoca e universalmente accettata al problema UFO,
così come riguardo temi altrettanto scottanti che si pongono i
filosofi e gli annoiati frequentatori dei festini, come “pensi che
esista la vita dopo la morte?” (frase che contiene di per sé un
paradosso), oppure “perché c’è il male?” o “credi che ci sia un
Dio?”.
Domande fondamentali, utilissime per digerire noccioline e
tramezzini, e persino per affrontare la vita. Interrogativi millenari,
che chissà mai se riceveranno risposta.
In ogni caso penso che imparare a porci le domande giuste nel
modo giusto possa essere un ottimo punto di partenza.
Francesco Gizdic
[email protected]
[email protected]
www.apnu.net
Per informazioni
e per iniziare un sostegno:
348 9035858
Appuntamenti di fabbraio
su www.konradnews.it i vostri annunci di marzo entro il 20 febbraio
Trieste
1 lunedì
ingresso libero
Meditazione sui cuori gemelli
Per migliorare il benessere psicofisico sviluppando
la calma interiore. Questa meditazione è una forma
di servizio per la terra: aiuta a guarire il pianeta
benedicendolo con amorevole gentilezza, pace e gioia.
Incontri gratuiti, ogni lunedì alle 20,30 presso l’Ass.
Alma, via Tor San Pietro n.16. Info 340 6858339.
1 lunedì
ingresso libero
Geografie del disagio.
Geografie del disagio.Il caso Veneto. Conversazione
con Francesco Vallerani alle ore 17.30 al WWF sez.
di Trieste in via Rittmeyer 6, 1 p. Il Veneto ha il triste
primato della regione nella quale lo sviluppo sfrenato
ha lasciato più danni sul territorio. Vallerani, geografo
dell’Università di Venezia, autore di molti libri su questi
temi, è con noi per parlare di ecomostri e comitati
ovunque sorti in difesa del territorio.
1-8-15-22 lunedì
ingresso libero
Meditazione di luce per la terra
Un invito di cuore a tutti e a chi si chiede il perchè dei
cambiamenti in atto, dove stiamo andando, perchè
siamo qui ora? Meditazione di Luce per il Passaggio
della Terra e dell’ Umanità, guidata da Arleen, in
connessione con altri gruppi e rete di luce del pianeta;
l’ incontro sarà introdotto da una breve spiegazione
a titolo informativo, e dopo la meditazione seguirà
un aggiornamento sull’ Ascensione, la situazione
attuale del passaggio di frequenza e cambiamento
di coscienza della Terra. Ogni lunedì alle 20.30
presso Assoc. LAM-Il Sentiero, in p.zza Benco 4.
Partecipazione libera. Info ArtLight 347 2154583,
[email protected]
2 martedì
ingresso libero
Olos - l’anima della terra
Proiezione seguita da dibattito condotto dal regista, il
dott. Nitamo Montecucco (Club di Budapest - Italia) e
dal dott. Fabio Burigana (AMeC). Teatro Miela, Piazza
degli Abruzzi n.3, Trieste. Ore 20. Info AMeC 040
3499050; [email protected]
2 martedì
ingresso libero
La danzaterapia
Introduzione alla Danzaterapia. Conferenza con
Mariella Zorzet, danzamovimentoterapeuta A.P.I.D. alle
ore 18 a L’Arnia in piazza Goldoni 5. Info 040 660805.
4 giovedì
ingresso libero
Un mondo di emozioni
Le emozioni influenzano le nostre azioni. Conferenza
introduttiva al corso con il dott Andrea Catanese, alle
ore 21, presso l’Ass Metamorfosys, via Milano 18, terzo
piano. Info 339 7832686.
4 giovedì
ingresso libero
Il cane: cura e igiene
Conferenza a cura del Gilros, con Massimo Visintin e
Costantino Di Iorio, alle ore 17.45 alla Farmacia Alla
Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.
farmaciaallaborsa.it
7 domenica
ingresso libero
Apertura centro visite
Il Centro didattico naturalistico di Basovizza
(Basovizza, 224 Trieste) è aperto dalle ore 9 alle 17.
Oltre agli spazi espositivi permanenti sulla natura del
Carso, alle ore 10.30 ci sarà l’inaugurazione della
mostra di quadri “Ambienti del Carso” di Luciano
Plehan. Durante i giorni feriali il Centro visite è aperto
dalle 9 alle 13. L’ingresso è libero. Info 040 3773677.
9 martedì
ingresso libero
Elaborazione del lutto
La Società Antroposofica organizza un incontro con
il gruppo di sostegno per l’elaborazione del lutto,
seguendo il testo “Confrontarsi con la morte” Ed.
Novalis in via Mazzini 30, I p - ore 18.15-19.45.
Info 339 7809778, [email protected],
www.rudolfsteiner.it
9 martedì
ingresso libero
La Finanza Etica
La Finanza Etica in tempo di crisi. Conferenza conil
Prof. Franco Delben, Presidente del comitato etico di
Etica SGR, alle ore 18 a L’Arnia in piazza Goldoni 5.
Info 040 660805.
9 martedì
ingresso libero
Progetto depurativo e antiossidante
Con il quale riacquistare energia e affrontare le
patologie primaverili. Incontro con la dottoressa Silene
Piscanec medico chirurgo-medicina olistica, alle ore
17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa
12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it
9 martedì
ingresso libero
10 mercoledì
ingresso libero
Respiro e rilassamento.
Serata gratuita di sperimentazione di Bioenergetica
e di antiche tecniche orientali di lavoro su mentecorpo collegate al respiro. Ass. Espande, ore 20.30, v.
Coroneo 15. Info 380 7385996, www.trieste.espande.it.
Mal di collo e mal di schiena
a partire dalle 17,30 Incontro aperto al pubblico con
il Dott. Ft.Zarattini; Domande e Risposte sui problemi
della colonna: indicazioni alle principali terapie mediche
e fisioterapiche; i concetti RAM® e DBC®. Massimo
15 partecipanti. Via Genova 21 presso Poliambulatorio
Fisiosan (Centro Rieducazione Colonna Vertebrale). Info
e prenotazioni 040 3478678, [email protected], www.crcv.it
10 mercoledì
ingresso libero
Claudio Rigon presenta il suo libro
Alle ore 17,30, alla libreria Minerva, lo scrittore
vicentino Claudio Rigon presenta il suo libro “I fogli del
Capitano Michel” (Einaudi, giugno 2009), una storia
raccontata sulla base di foglietti ingialliti, scritti quasi
cent’anni fa, nel 1916, all’ombra dell’Ortigara.
11 giovedì
ingresso libero
Punto vegetariani
Incontro mensile con Susanna Beira e Marco Bertali
delegati di zona dell’Associazione Vegetariana
Italiana e soci LAV e AMeC. Dalle 17 alle 18.30-punto
informativo Banca Etica-via Donizetti 5/a.
11 giovedì
ingresso libero
Sos-cervello
Campagna sociale di psicofarmaco-vigilanza. Incontro
mensile condotto dal dr Marco Bertali-dalle 18.45 alle
20.15-Punto informativo Banca Etica-via Donizetti 5/a.
Info www.sos-cervello.it
11 giovedì
ingresso libero
12 venerdì
ingresso libero
La nascita di una madre e di un padre
Supporto per il bambino e per la puerpera da parte del
massaggio e dell’Ayurveda. Conferenza con il dottor
Giuseppe De Felice psicologo e psicoterapeuta e di
Tiziana Roselli terapista ayurvedica, alle ore 17.45 alla
Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040
367967, www.farmaciaallaborsa.it
Oltre la Donna la Dea
Presentazione gratuita ore 20 sui 5 incontri che
seguiranno. Riconoscere i poteri e i doni che la Donna
ha ricevuto dalla Madre Terra (Pachamama) attraverso
l’AnticaCultura Andina. (insegnamenti ricevuti dal
curanderos H.H. Mamani) Ass. G. Arcobaleno via S.
Francesco 34. Info 335 6499025.
12 venerdì
ingresso libero
L’esperto in farmacia. Omeopatia
Domande e risposte con la dottoressa Maria Luisa
Tognon, alle ore 17.30 alla Farmacia Alla Borsa
in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.
farmaciaallaborsa.it
13 sabato
L’arte di aiutare
Quando aiutare, come aiutare? Corso teorico-pratico
basato sugli Ordini dell’Aiuto di B.Hellinger padre
delle Costellazioni familiari. Relatore dott.ssa De Vido
Doriana. Sede Pordenone. Info Istituto Tesis 0434
72782, 329 2399184.
13 sabato
Danza del ventre
Sono aperte le iscrizioni ai nuovi corsi di danza del
ventre. In questo corso verranno curati gli aspetti
terapeutici della danza, oltre agli aspetti tecnici
e coreografici. Info 338 8122835 Myriam, www.
danzadelventremyriam.it - via Machiavelli 17.
13 sabato
ingresso libero
13 sabato
ingresso libero
13 sabato
ingresso libero
15 lunedì
ingresso libero
15 lunedì
ingresso libero
15 lunedì
ingresso libero
16 martedì
ingresso libero
16 martedì
ingresso libero
La scuola Waldorf: nido e materna
Alle ore 15-18, in via Beccaria 6, presso l’Associazione
Pedagogica Steineriana, incontro sul tema: aspetti
peculiari della pedagogia Waldorf. I genitori potranno
sperimentare alcune attività didattico-artistiche rivolte
ai bambini del primo settennio. L’incontro è rivolto agli
adulti. Info 334 9090316, [email protected]
Signoraggio bancario
“Signore e signori s’ignora il signoraggio”
l’associazione P.ri.m.it (programma per la riforma
monetaria italiana) organizza un incontro pubblico sul
signoraggio bancario, alle ore 18 al New Age Center in
via Nordio 4.
L’esperto in farmacia. Erboristeria
Domande e risposte con Walter Pansini erborista, alle
ore 10.30 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della
Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it
Come rendere magica la nostra vita.
Esperienze pratiche per ritrovare fermezza e calma
interiore. Conferenza alle ore 20 all’Ass. Leviedelblu
in via San Francesco 15. Info Federica Veos 340
7342794, Patrizia Giraldi 340 2244189,
[email protected]
L’esperto. Psicologia e fiori di Bach
Domande e risposte con la dottoressa Donatella
De Colle. Ore 17.30 alla Farmacia Alla Borsa in
piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.
farmaciaallaborsa.it
La gestione dei rifiuti a Trieste
Si differenzia o no? Conversazione con Fabio Gemiti
alle ore 18 al WWF sez. di Trieste in via Rittmeyer 6,
1 p. Ogni giorno, a Trieste, quando diligentemente
collochiamo i nostri rifiuti nei diversi contenitori
della raccolta differenziata ci chiediamo: ma serve a
qualcosa questo gesto ecologico o l’inceneritore brucia
poi tutto? Gemiti, chimico, esperto del settore rifiuti del
WWF regionale, ci racconta cosa c’è dopo il bottino.
Lo sviluppo dell’essere umano
La presa di coscienza della nostra vera essenza è
l’elemento fondamentale per allinearci ad un universo
che tende per sua natura all’evoluzione. Conferenza
alle ore 18 all’Assoc. L’Arnia in piazza Goldoni 5. Info
347 9775427 Giorgio Berdon.
Combatti i radicali liberi!
Sono fonte di invecchiamento fisico e psicologico!
Conferenza con il dottor Francesco Strano psicologo e
del dottor Umberto Cavedon farmacista, alle ore 17.45
alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info
040 367967, www.farmaciaallaborsa.it
Erboristeria
Parafarmacia
Dott.ssa Alberti Calcedonia
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Via Timeus, 3 - 34125 Trieste - Tel. 040 371045
16 martedì
ingresso libero
17 mercoledì
ingresso libero
Rebirthing: la nascita interiore
Introduzione al percorso di 6 incontri sul respiro per
dare il via ad una nuova nascita per riscopririci nei
confronti di noi stessi e degli altri. Ass. Espande,
ore 20.30, v. Coroneo 15. Info 380 7385996,
www.trieste.espande.it.
Colonna vertebrale, postura, e sport!
conferenza aperta al pubblico con domande e risposte
degli esperti sulla colonna vertebrale: perchè la
colonna “degenera?” perché certe patologie? Quale
nesso trovano con il proprio stile di vita? Indicazioni
alle principali terapie mediche, attività fisiche e
metodiche Fisioterapiche. Relatori: Dott. Ft. Francesco
Zarattini, Dott. Ft. Marco Segina dalle 18 alle 19.30
presso la sala conferenze del centro commerciale Torri
d’Europa, via Svevo-Trieste. Info e prenotazioni
040 3478678, [email protected]
17 mercoledì
Immersione nel suono del gong
Evento con il Gongmaster Max Piazza. Gong Planetari,
Campane Tibetane e di Cristallo. Il suono primordiale
OM del Gong entra nel tuo corpo massaggia
ogni cellula, tutto il tuo Essere viene rinvigorito e
armonizzato, alle ore 20.30. Info Claudia 347 3319227,
[email protected]
18 giovedì
ingresso libero
Relazione anima, corpo e sintomo
Conferenza introduttiva al corso del 6 marzo con
il dott Andrea Catanese alle ore 21 presso l’Ass
Metamorfosys, via Milano 18, 3° piano. Info 339
7832686.
e nel quotidiano. Tema di approfondimento: le “altre”
dimensioni, i corpi sottili e i Mondi di Luce; uno sguardo
sul futuro: modelli di vita, possibilità, nella nuova Terra
e L’ Umanità galattica; il Suono, il Linguaggio d’ oro,
nuovi codici DNA. Conferenza a cura di Arleen, alle ore
20.30 presso Assoc. LAM-Il Sentiero, p.zza Benco 4.
Info ArtLight 347 2154583, [email protected]
19 venerdì
La salute e i 4 elementi
Conferenza UNINT Magna Fraternitas Universalis alle
ore 19.30 in via Mazzini 30, 3° piano. Info 333 423602.
20 sabato
Ascensione e trasformazione planetaria
Una Guida all’Ascensione: Trasformazione Planetaria e
Risveglio ai mondi di Luce. I sintomi del cambiamento,
come vivere al meglio i passaggi di trasformazione
in atto, nel corpo, nell’ anima, nella vita quotidiana;
l’importanza e l’uso del Respiro; Nutrimento fisico e dei
piani sottili; Incontrare sè stessi, la Co-creazione, i nostri
talenti, le nostre potenzialità; Le Armoniche dell’Essere,
i Suoni di Luce, risonanza corporea e cellulare; Nuovo
sistema dei chakra, codice DNA e riprogrammazione
cellulare; il potere del Verbo e il Linguaggio di Luce;
La Via del Cuore, Rinascere in Bellezza e nella Gioia!
Pratiche e meditazioni adatte a tutti. 3° Seminario
pratico applicato a cura di Arleen, dalle ore 16 alle 20
presso Assoc. LAM-Il Sentiero, in p.zza Benco 4. Info
ArtLight 347 2154583, [email protected]
20 sabato
ingresso libero
21 domenica
19 venerdì
ingresso libero
21 domenica
Approfondimento su Astanga Yoga
Alle ore 18.30 conversazione di approfondimento sugli
otto percorsi dello yoga interdipendenti per sviluppare
ascolto attenzione consapevolezza nella pratica e negli
avvenimenti della vita, con la dott. Rosatea Semolini
insegnante dell’associazione Joytinat Yoga Ayurveda
via Felice Venezian 20. Info www.joytinat-trieste.org
19 venerdì
ingresso libero
2012 anno di luce, la via del cuore
8° parte: Cosa accadrà nel 2012? I grossi cambiamenti
a livello individuale, sociale e planetario; segnali del
risveglio di coscienza e spirituale, del passaggio di
frequenza, già in atto; questa meravigliosa opportunità
di ascensione in 4° e 5° dimensione per la Terra e
l’ Umanità, attesa con gioia in seno alla Fratellanza
Galattica di Luce. Messaggi di condivisione per vivere
al meglio questi momenti di trasformazione interiore
ingresso libero
Fumetti e cartoni animati per stimolare
la creatività. Incontro con Alenka Deklic e Leonardo
Calvo alla Scuola Arte Sintesi Fond. ELIC, in via
Mazzini 30, 5°p. ore 16-17.30 Info 333 4784293.
18 giovedì
L’esperto. Allattamento materno
Domande e risposte con Antonella Chiurco, consulente
professionale IBCLC, alle ore 10.30 alla Farmacia Alla
Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.
farmaciaallaborsa.it
ingresso libero
Euritmia come parola visibile
L’insegnante B. Berden guiderà il corso di Euritmia
ad Opicina presso l’Ass. Mitija Cuk via di Prosecco
131/133, ore 10-12. Organizza L’Ass.Agricoltura
Biodinamica. Info 333 7864810.
Un mondo di emozioni
seminario esperienziale dalle ore 9 alle 13 per il
rilascio delle emozioni che bloccano la nostra vita e
la possibilità di migliorarla. Per info e iscrizioni 339
7832686 dott Andrea Catanese.
22 lunedì
ingresso libero
22 lunedì
ingresso libero
Mal di schiena e discopatie
Come affrontare le difficoltà con un approccio olistico.
Incontro tenuto dalla dott.ssa Giulia Ghietti alle ore 18
in via Mazzini 30, III piano. Info 339 6908654, www.
lagrottadicristallo.ilcannocchiale.it
Sinergie di corpo e mente
Serata di meditazione guidata con Gianni Speranza
alle 20 da Sinergie Associaz. in via Lazzaretto Vecchio
9. Richiesti abiti comodi e puntualità.
Info 339 1998074.
23 martedì
ingresso libero
23 martedì
ingresso libero
23 martedì
ingresso libero
23 martedì
ingresso libero
26 venerdì
ingresso libero
26 venerdì
ingresso libero
26 venerdì
ingresso libero
Yoga e respiro
Hatha Yoga e benessere, attraverso il respiro - incontro
dimostrativo-pratico gratuito con Giuliana. I partecipanti
sono invitati a portarsi tuta e calzini. 0re 18 presso
L’arnia, piazza Goldoni 5.
Ictus. Prospettive riabilitative
e supporti famigliari a livello psicologico. Incontro a
cura della dottoressa Elisabetta Maresio, psicologa
alle ore 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della
Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it
Rebirthing: la nascita interiore
Un uso cosciente del respiro per essere più vitali,
abbassare il livello di stress, aumentare la sensibilità, e
irrobustire il nostro sistema psicofisico. Presentazione
del percorso di 6 incontri all’Ass. Espande, ore 20.30, v.
Coroneo 15. Info 380 7385996, www.trieste.espande.it.
Coltivare l’arte per nutrire lo spirito
Conferenza dell’artista Leonardo Calvoore alle ore
19.30 alla Scuola Superiore d’Arte della UNINT della
Magna Fraternitas Universalis in via Mazzini 30, 5°p.
Info 333 4784293.
Ass. agricoltura biodinamica
“Le api: Testa della Grande Madre” relatore Michele
Codogno - ore 20 presso la Società Antroposofica di
Trieste in via Mazzini 30, I p. Info 333 7864810, 040
280533, www.rudolfsteiner.it
L’esperto in farmacia. Omeopatia
Domande e risposte con la dottoressa Silene Piscanec
medico chirurgo-medicina olistica, alle ore 18.15 alla
Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040
367967, www.farmaciaallaborsa.it
Astrologia tradizionale e cosmobiologia
moderna. Conferenza con il dr Guido Marottaore alle
ore 19.30 alla Scuola Superiore di Cosmobiologia
dell’UNINT della Magna Fraternitas Universalis in via
Mazzini 30, 3°p. Info 333 4236902.
27 sabato
Intensivo di radicamento e centratura
Gruppo di meditazione e tecniche energetiche condotto
da Alessandro Severi, dalle 14 alle 18 presso Ass.
Metamorfosys in Via Milano 18, per i soci contributo €
15. Info 335 5737321.
28 domenica
Scuola del Vedere - Accademia Belle Arti
Arte tessile creativa, workshop diretto dalla fiber
artist Giuliana Balbi, secondo premio alla mostra del
tessile creativo in Francia. Dal 2 marzo ogni martedì,
12 lezioni: dall’arazzo all’opera d’arte personalizzata.
[email protected], Trieste via Ciamician 9.
"Visioni di Pace". Ciclo di film.
La rassegna, gestita dal Centro Universitario Studi e Ricerche per la Pace di Trieste
(CUSRP) in collaborazione con il Circolo Cinematografico Lumière di Trieste, è rivolta all’ambiente universitario e culturale della città. Trieste ha vissuto attraverso
i conflitti bellici, e i relativi strascichi, profonde e traumatiche tensioni, nazionali e
politiche, che a fatica si stanno superando.
Alla proiezione dei film seguirà un dibattito con esperti di livello nazionale e internazionale:
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“Il giardino dei limoni” (Israele, Germania, Francia, 2008), sulla distruzione delle
risorse economiche nella Palestina occupata con Diana Carminati (storica, Univ. di
Torino)
“Uomini contro” (Italia, 1970), sul tema della I Guerra Mondiale, con Bruna Bianchi
(storica, Univ. di Venezia)
“Sesso e potere” (USA, 1997), sulla propaganda bellica con Eva Ciuk (giornalista)
“Il segreto di Esma” (Bosnia, 2006), sulle violenza verso le donne nella guerra in
Jugoslavia con Melita Richter (sociologa di Zagabria) e Patrizia Romito (docente di
Psicologia, Univ. di Trieste)
“Terra di nessuno” (Italia, Belgio, Gran Bretagna, 2001), sulla guerra in Bosnia con
Martin Turk (aiuto regista del film, Lubiana) e Daniel Ruiz (funzionario ONU in Bosnia e ricercatore).
“L'ultima spiaggia” (USA, 1959), sul tema dell'olocausto nucleare con Angelo Baracca (fisico, Univ. di Firenze).
Le proiezioni, si terranno ogni lunedì, a partire dal 15 febbraio 2010, nell'Aula Magna Universitaria di Androna Baciocchi (laterale di via Lazzaretto Vecchio).
Ulteriori informazioni: sito del CUSRP: http://www2.units.it/~cusrp/
vedi annuncio
del 2 febbraio
Appuntamenti di febbraio
su www.konradnews.it i vostri annunci di marzo entro il 20 febbraio
Trieste
28 domenica
ingresso libero
Festa allo spazio giochi La Mela d’Oro
Presso lo spazio-gioco LaMeladOro in v.Beccaria
6 dalle 16 alle 18: conoscere e sperimentare con i
vostri bambini alcune attività didattico-artistiche della
pedagogia steineriana. Giochi, filastrocche e una
gustosa merenda in compagnia delle nostre maestre.
Per bambini in età da nido e materna. Info 334
9090316, [email protected]
Incontri con Legambiente
Puoi trovarci ogni mercoledì dalle 18 alle 20 nella
sede di via Donizetti, 5/a (presso il punto informativo
dei soci di Trieste della Banca Popolare Etica).
Circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste. Info
040 577013, 366 3430369, fax 040 9890553, info@
legambientetrieste.it - Segui le nostre iniziative su
www.legambientetrieste.it
Allattare al seno in serenità
Allo Studio THERAPEIA in viale XX settembre 24,
la dr.Antonella Chiurco, Consulente professionale in
allattamento materno (IBCLC) organizza dei percorsi
formativi pre e post partum per affrontare l’allattamento
al seno con tutte le competenze utili ed il sostegno
necessari. Info 338 9058904.
Società Antroposofica di Trieste
Ogni martedì 20-21.30 studio sul testo di R. Steiner
“Apocalisse ed agire”.Ogni sabato 17.30-19 studio sul
testo “Il Vangelo di Giovanni” di R.Steiner. Le attività
sono gratuite presso la sede via Mazzini 30, I p. Info
339 7809778, [email protected], www.
rudolfsteiner.it
Ass. agricoltura biodinamica
Ogni mercoledì 20-21.30 incontro con la Sezione di
Biodinamica di Trieste e Gorizia sul testo di W.Cloos
“L’anima della terra nell’alchimia delle stagioni” e
“L’eterico” di E. Marti presso la sede via Mazzini 30, I p.
Info 333 7864810.
Artlight: il canto, il suono, la voce
L’uso del suono e della voce quale mezzo riequilibrante
del benessere psicofisico; Ricerca del proprio Suono
fondamentale o tonica individuale; Effetti e uso
consapevole delle scale e intervalli musicali; Risonanza
corporea e organi interni; Gestualità, voce e corpo;
Canti, stili, espressione; Armonizzazione dei chakra e
dei corpi sottili; I Suoni creatori di luce, forme e colori;
Il Canto Armonico e Overtones. Lezioni individuali,
frequenza e orari personalizzati; a richiesta si
organizzano corsi, laboratori e seminari di gruppo. Info
ArtLight 347 2154583, [email protected]
Associazione Culturale Mamaya
Aperte le iscrizioni per il nuovo corso di percussioni
africane livello principianti a Trieste. Info 349 5720522,
328 0219963, [email protected], www.mamaya.it
Corsi teorico pratici di restauro ligneo
Il Laboratorio D’Eliso & Tomè organizza, presso la
propria sede, corsi amatoriali di restauro del mobile e
dei manufatti lignei. Potete visitarci in via Alfieri 10\a, a
Trieste. Info 040 763116, www.restaurodelisotome.it
Il Linguaggio dei Tarocchi
Con lo studio degli Arcani analizzeremo assieme, le
immagini, i numeri e il loro significato, percorrendo così
le tappe obbligatorie di ogni esistenza. Info consulti e
corsi 347 1098771.
Laboratori formativi in yoga per giovani
In marzo inizia un master biennale, patrocinato da
comune e provincia, su attività formativa in yoga per
giovani guidato da docenti universitari ed insegnanti di
yoga all’associazione Joytinat Yoga Ayurveda. Info 040
3220384, segreteria lun-mer-ven 18/20 www.joytinattrieste.org. Ultime iscrizioni.
Danza sensibile con Claude Coldy
Sab 13/3 (14-20), dom 14/3 (10-17). Acconto 40€ sul
ccp.61794566 intestato Giulio Budini causale “DS”
IBAN:IT 04 G 07601 02200 000061794566 e conferma
entro l’8/3. Info 329 0662422, [email protected],
www.danzasensibile.net
Associazione Enosis:
yoga integrale
Lezioni di Yoga Integrale secondo la Tradizione Antica.
Lunedì alle ore 20, martedì ore 13.15, mercoledì ore
20, giovedì ore 19. Lezione di prova gratuita. Presso il
centro Yoga & Ayurveda, via Filzi 6. Info 340 2768293,
328 4717996, www.associazione-enosis.it
Gorizia
8 lunedì
ingresso libero
9 martedì
ingresso libero
10 mercoledì
ingresso libero
Sintomi e chakra
La lettura del sintomo dal punto di vista energetico.
Presentazione alle ore 20.30 all’Ass. Delfino Blu in via
7 Giugno 8 a Ronchi dei Leg. Info 334 6728109, inizio
corso di 8 incontri 11 febbraio.
Rebirthing: la nascita interiore
Un uso cosciente del respiro ci aiuta ad essere più
vitali, ma anche ad abbassare il livello di stress, ad
aumentare la sensibilità e irrobustire il nostro sistema
psicofisico. Conferenza di Massimo Bucher, ore
18, Libreria Ubik, corso Verdi 119 Gorizia. Info 340
4194486, www.trieste.espande.it.
12 venerdì
Kinesiologia armonica
“Il nostro corpo CONOSCE, conosce bene le soluzioni.
Come parlare con lui” Le incredibili risorse della
Kinesiologia armonica... Incontro con la Dott.ssa
Denny Tusulin, terapeuta ed insegnante in discipline di
trasformazione e crescita personale. Ass. Delfino Blu,
via 7 Giugno 8. Ronchi dei Leg. Info 349 2840064.
14 domenica
Giornata di meditazione e giochi
Attraverso meditazioni e giochi vivremo una giornata
dedicata a noi stessi. Mediante il gioco scopriremo la
bellezza della fiducia. Alle ore 9.30-18 presso l’Ass.
Delfino Blu a Ronchi dei Legionari. Info 349 2840064.
20 sabato
Il canto della voce
Seminario di consapevolezza sulla voce tenuto da
Antonella Grusovin organizzato da ASD Studio in via
Marega 26, a Lucinico. Orario 10-13 - 14.30-17.30. Info
347 4284359, 392 9964632.
Lavorare serena-mente
Nell’ambiente lavorativo ci sono conflitti interpersonali
che causano problemi. Durante la presentazione
conosceremo gli elementi che caratterizzano i
conflitti e quali strumenti utilizzare per gestirli in modo
costruttivo. Incontro con Simonetta Marenzi couseling.
Associazione Delfino Blu Ronchi dei Leg.
Info 333 3495255.
Impianti elettrici a basso inquinamento
elettromagnetico - biointerruttori
PACIO IMPIANTI ELETTRICI
di Michele Paccione
Trieste - Via della Guardia, 14A
Tel. 040 3481208 - Fax. 040 3472773 - cell. 337 543834
Mal di schiena ed attività fisica?
Come, quando, e perché farla! Incontro aperto al
pubblico con il Dott. Ft. Marco Segina; dalle 17:30
in Via Genova 21 presso Poliambulatorio Fisiosan
(Centro Rieducazione Colonna Vertebrale). Domande e
Risposte sull’attività fisica più idonea da svolgere con il
mal di schiena: Pilates? Yoga? Pesi? quale scegliere?
in base a cosa scegliere? Il rinforzo muscolare DBC®
nelle instabilità e nelle rachialgie croniche o ricorrenti.
Massimo 15 partecipanti. Info e prenotazioni 040
3478678, [email protected], www.crcv.it
28 domenica
Giornata di costellazioni familiari
Corso pratico per coloro che desiderano risolvere
i propri problemi familiari, di coppia, di salute,
professionali e di vita. Ronchi dei Legionari, ass.ne Il
Delfino Blu. Info 0432 728071, Giacomo Bo.
Satya Istituto di Yoga organizza
Rebirthing: la nascita interiore
Il respiro è un enorme potenziale che spesso non
usiamo. Respirare è dare il via ad una nuova nascita
per riscoprirci nei confronti di noi stessi e degli altri.
Conferenza con Massimo Bucher, ore 20.30, v.
Acquedotto 8, Brazzano (Cormons). Info 340 4194486,
www.trieste.espande.it
24 mercoledì
24 mercoledì
corsi di Yoga Hatha-Raja il lunedì dalle ore 9 alle 10.30
e il martedì dalle ore 17.30 alle 19. Inizio lunedì 11
gennaio 2010. corso di qi gong (ginnastica tradizionale
cinese) il giovedì, dalle ore 17.30 alle ore 18.30, inizio
giovedì 14 gennaio 2010. I corsi si svolgono presso la
palestra SPAZIO via Marega, 26 Lucinico.
Info 0481 32990.
Satya Istituto di Yoga organizza:
corsi di Yoga Hatha-Raja, ogni lunedì e mercoledì dalle
ore 18 alle ore 19.30 e dalle ore 20 alle ore 21.30,
ed ogni giovedì mattina dalle ore 9.30 alle ore 11, a
Ronchi dei Legionari presso la Palestra Corpo Libero
via Roma 15; inizio lunedì 11 gennaio 2010.
Info 0481 777737, Anna 0481 32990.
2° corso wildlife gardening
Il 19 febbraio inizia la 2° edizione aggiornata del Corso
di giardinaggio ecosostenibile. 5 incontri + escursione
orario 19-20.30. Coop. Rogos Centro visite Gradina–
Doberdò del Lago (GO).
Info e iscrizioni 333 4056800, [email protected],
www.riservanaturalegradina.com.
Pordenone
13 sabato
L’ arte di aiutare
Corso teorico-pratico basato sugli Ordini dell’Aiuto di
B.Hellinger padre delle Costellazioni familiari. Relatore
dott.ssa De Vido Doriana. Info Istituto Tesis 0434
72782, 329 2399184.
22 lunedì
ingresso libero
Sintomi e chakra
La lettura del sintomo dal punto di vista energetico,
condotto da Sandro Passeri alle ore 21 presso
Consform via Ponte Meduna 13 a Zoppola.
Info 334 6728109.
27 sabato
Giornata di costellazioni familiari
Corso pratico rivolto a coloro che desiderano risolvere i
propri problemi familiari, professionali, di salute e di vita
in generale. Negozio Gaia, via S. Giuliano 35.
Info 0432 728071, Giacomo Bo.
Costellazioni familiari: serate a tema
Durante le serate viene trattato il tema delle relazioni
interpersonali secondo il metodo delle Costellazioni
Familiari. Oltre alla rappresentazione dei casi personali
è prevista una parte illustrativa teorica. Date: 13/02
L’Irretimento; 27/02 La Madre e il Padre. Relatore dott.
ssa De Vido Doriana. Sede: Ass.ne Il Soffio. Info 0434
72782, 329 2399184.
Riflessologia Plantare
BEATRICE ZACCARON
Riflessologa
Via Fabio Severo, 33 - Trieste
Tel. 040 826320 - Cell. 334 3104980
13-14 sabato e domenica
Udine
3 mercoledì
Corso di rebirthing
Inizia un ciclo di 9 sedute serali di Rebirthing, potente
tecnica di respirazione per sciogliere i blocchi
energetici ed emotivi. Ass.ne La Bioteca, via Villa Glori
41 Info 0432 728071, Giacomo Bo.
4 giovedì
Corsi di tango argentino 2010
A febbraio iniziano ad Udine, Trieste e Pordenone i
nuovi corsi di Tango Argentino. Insegneremo lo stile
ballato nelle tipiche Milongas di Buenos Aires. Info 331
7505705, [email protected]
4 e 18 giovedì
La forza delle costellazioni familiari
Riconoscere nel sistema familiare l’origine nascosta
dei legami che ci impediscono di vivere pienamente noi
stessi e gli altri. Ore 20.30, via Canova 13 a Feletto.
Info Mario Franchi 335 5977306, www.ilmutamento.it
4 e 23 giovedì e martedì
Serate Diksha
Esplorazione di temi inerenti la crescita interiore
con trasmissione di oneness diksha indirizzata alla
dissoluzione dei blocchi nelle aree relative. Ore 20,30
Circolo Colibri, V. Petrarca 10. Info 339 2414528.
5 venerdì
ingresso libero
Curare i disturbi alimentari con lefiabe
Curare i disturbi alimentari con le fiabe per nutrirsi di
infinito. Conferenza con la dott.ssa Piera Giacconi,
formatrice, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41.
11 giovedì
ingresso libero
12 venerdì
ingresso libero
12 venerdì
ingresso libero
Serata aperta di costellazioni familiari
Per coloro che desiderano conoscere e sperimentare
in prima persona questo straordinario metodo di
risoluzione delle dinamiche familiari. Ass.ne Waira, via
S. Rocco 2 - ore 20.30. Info 0432 728071, Giacomo Bo.
Radioestesia e capacità extrasensoriali
L’arte di stimolare l’intuizione al fine di scoprire ciò che,
grazie ai nostri sensi, “registriamo” ma non cogliamo
direttamente. Con Valter Maestra alle ore 20.30 presso
l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a.
Info Valter 329 2303459.
Apriamoci al sentire attraverso il cuore
Conferenza esperienziale: il Reiki oltre le parole come
introduzione al Seminario di attivazione al primo livello
del 27-28 Febbraio, a cura di L. Orso (Reiki Master).
Ore 20.40 all’Ass. Gem in via Canova 13 a Feletto
U.(UD). Info 0432 574002, www.nutrivita.it
12 venerdì
ingresso libero
Il metodo cranio sacrale:
Il metodo cranio sacrale: cosa ci insegna l’embrione.
Conferenza con la dott.ssa Leonarda Majeron,
operatrice cranio sacrale, alle ore 20.30 alla Bioteca in
via Villa Glori 41.
13 sabato
Conoscersi attraverso il Movimento®
“Svelare la forza e la flessibilità della colonna
vertebrale” seminario con il Metodo Feldenkrais®. V.le
Venezia 12, ore 14.30 – 18.30. Per info sul seminario e
tutte le altre attività dell’associazione
www.grmfeldenkrais.it.
13 sabato
Pranayama, la scienza del respiro
Giornata esperenziale di studio e Meditazione con il Dr.
Ricchetti, alla Bioteca in via Villa Glori 41, UD.
Info 335 6083781.
13 sabato
L’arte di aiutare
Corso teorico-pratico basato sugli Ordini dell’Aiuto di
B.Hellinger padre delle Costellazioni familiari. Relatore
dott.ssa De Vido Doriana. Sede Pordenone. Info
Istituto Tesis 0434 72782, 329 2399184.
Seminario di costellazioni familiari
Corso completo per coloro che desiderano fare un
lavoro approfondito sui propri problemi familiari,
professionali, di salute e di vita in generale. Ass.ne
Waira, via S. Rocco 2. Info 0432 728071, Giacomo Bo.
13-14 sabato e domenica
San Valentino workshop
Sab 13 Spiritualità e sessualità - L’energia sessuale
come Via alla Consapevolezza, all’Unità e all’Amore.
Dom 14 Fiamme gemelle - Riunificare la Famiglia
d’Anima e gli aspetti del Sé. Seminario con Stefano
Senni, alle ore 10 a Feletto Umberto (UD) via San Paolo
21. Info e iscrizioni 349 2131617, [email protected]
14 domenica
ingresso libero
Shiva Ratri, cerimonia in onore di Shiva
Cerimonia di tradizione Hindu, alle ore 17. Dedicata
alla Divinità Shiva, onorata dai praticanti Yoga.
Partecipazione della comunità Indiana di Udine,
collaborazione preziosa dei Bhajan Sisters & Brothers
e, da confermarsi, di Swami Nirvanananda. Ritualità,
Mantra, condivisone di buffet indiano. Abbigliamento
comodo, se desiderate, in abiti tradizionali.
Gradito cenno di partecipazione. Presso Diabasi
in viale Tricesimo 103. Info Gianna 340 2233994,
[email protected]
14 domenica
Amore difficile: il rischio dell’impegno
Impegnarsi nell’amore sembra rischioso, ma l’amore
non è la borsa: Non crolla mai. Un’intensa giornata
di lavoro con le Costellazioni Familiari a Feletto
9,30/17,30 Info Mario Franchi 335 5977306,
www.ilmutamento.it
18 giovedì
ingresso libero
19 venerdì
ingresso libero
19 venerdì
ingresso libero
Serata aperta di costellazioni familiari
Prova questo straordinario metodo per risolvere i
problemi della vita. Serata dimostrativa pratica aperta
a tutti. Ass.ne Waira, via S. Rocco 2 - ore 20.30 Info
Giacomo Bo, www.lecostellazionifamiliari.net
Il seme dell’Inka
Aprire l’aura ad una cascata di energia fine, “digerire”
le energie pesanti e altro ancora. Con V. Maestra e A.
Pittin alle ore 20.30 presso l’Ass. Waira in via S. Rocco
2/a. Info Valter 329 2303459.
Col benestare del corpo,
Col benestare del corpo, come darsi il permesso di
stare bene. Conferenza con il dott. Renzo Nimis,
esperto olisticoalle alle ore 20.30 alla Bioteca in via
Villa Glori 41.
20 sabato
ingresso libero
Piramidi in Friuli?
Mura megalitiche, piramidi e templi alla madre terra nei
pressi di Cividale. Un contributo per integrare la storia
conosciuta del Friuli. Con Valter Maestra alle ore 18.15
presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a.
Info Valter 329 2303459.
20-21 sabato e domenica
Seminario di meditazione
Ritiro di meditazione sul tema “Il maschile e il femminile
dentro di noi” condotto dal maestro Thanavaro presso
l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Un’esperienza che
consentirà ai partecipanti di prendere contatto con
la parte più profonda dell’essere tramite tecniche di
meditazione Vipassana provenienti dalla tradizione
buddhista. Iscrizioni entro il 13/02.
Info Valter 329 2303459.
26 venerdì
ingresso libero
Siamo vegetariani o carnivori?
I pro e i contro delle 2 scelte dietetiche. Come
approfittare della primavera per risvegliare “l’istinto”
verso il cibo giusto per noi. Con Ilaria Forte – Medico
esperto in omeopatia, omotossicologia, naturopatia e
Giuliana Cossettini – Naturopata. Ore 20.40. Presso
Ass. GEM, via Canova 13 - Feletto U.(UD). Info 0432
574002, www.nutrivita.it
ESERCIZIO FARMACEUTICO
dott. Marco Esposito
FARMACI SENZA OBBLIGO DI RICETTA
OMEOPATIA - ERBORISTERIA
ARTICOLI SANITARI
Misurazione della pressione, glicemia e colesterolo.
Convenzionato A.S.S. per alimenti per celiaci
Trieste - via Giulia, 61/a - tel 040 5708329
26 venerdì
Radioestesia e geobiologia
Inizio dei corsi tenuti da Valter Maestra alle ore 20.30
presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a.
Info Valter 329 2303459.
26 venerdì
ingresso libero
26 venerdì
ingresso libero
27 sabato
ingresso libero
Shiatsu elementare serata dimostrativa
Il tuo benessere per l’altrui benessere. Alle 20.30
presso i locali di Via Molin Nuovo a Cavalicco/
Tavagnacco, avrà luogo una serata ad ingresso libero,
di introduzione al Corso Amatoriale di Shiatsu di 30
ore che avrà inizio martedì 9 marzo dalle 20 a cura
dell’Associazione Culturale Shen Dao di Udine. Il
corso si articolerà in dodici incontri settimanali ogni
martedì dalle 20 alle 22.30 ed è indirizzato a chiunque
desideri avvicinarsi da principiante a questa disciplina.
Dispensa ed attestato finale. Info 340 3391607, 338
2992639, shendao.blogspot.com
Il sostegno medico olistico
Il sostegno medico olistico nel paziente oncologico.
Conferenza con il dott. Eugenio Sclauzero, medico,
alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41.
Psicosomatica e corpi sottili
I sintomi parlano: comprendere cosa ha provocato
l’allontanamento dalla condizione di salute e
benessere. Con Valter Maestra alle ore 17.45 presso
l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Info Valter 329
2303459.
27 sabato
Seminario con iniziazione ad Ilahinoor
Energia proveniente dalla tradizione sufi e dall’antico
Egitto, può essere abbinata ad altre tecniche
(trattamenti energetici, massaggi) che ne verranno
potenziate. Circolo Colibrì, V. Petrarca 10. Info 339
2414528, [email protected]
27-28 sabato e domenica
Weekend intensivo di Power Vinyasa Yoga
in una struttura adeguata un appuntamento dedicato
alla conoscenza e all’approfondimento del power
vinyasa yoga, disciplina per il corpo e per la mente
adatta a tutti che collega le posizioni yoga con
passaggi fluidi e dinamici favorendo l’aumento della
flessibilità e l’allungamento muscolare. Info 334
3629943, [email protected]
Corso sui chakra
Impara a conoscere le energie dei tuoi chakra
attraverso un lavoro mirato su di essi e la meditazione,
imparando così a guarire te stesso. Corso dal 20 al 21
marzo all’associazione Malaak di Udine in via Maniago
4. Info 338 9293182, 331 7692442.
Corso creativo incondizionato (3 giorni)
L’influenza negativa del controllo e le potenzialità
dell’essere sè stessi. Corso al Centro EtoBioPsicologia
in via 24 Maggio 21 a Cervignano. Info/costi: Dr. C.
Scoppetta 349 8606782, www.etobiopsicologia.it
Associazione Culturale Kreattività
Sul sito www.kreattivita.it trovi le nostre attività
on-line per tutti (concorsi fotografici e letterari) e le
agevolazioni per gli iscritti.
Escursioni
28 domenica
I Luoghi alti - in Friuli Venezia Giulia
Escursione a Cividale del Friuli: analisi dell’ipogeo
celtico ma anche di piramidi e mura megalitiche sotto
la guida del radioestesista Valter Maestra. Info e
adesioni 329 2303459 Valter.
La Bottega delle Spezie
erboristeria
dott. Manuela Zippo
spezie e tè dal mondo - cioccolate selezionate
integratori alimentari - fitocosmesi
via combi 12 - trieste - tel. 040 303555
nat_spaziocorti
Trieste, via Corti 2 (vicino a Piazza Venezia) tel. 040 9990006
orario: da martedì a sabato 10-13 e 15.30-19.30
fuori orario su appuntamento
[email protected] - www.natdesign.it
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febbraio 2010