n. 153 febbraio 2010 distribuzione gratuita il mensile del vivere naturale marinella... sulle piste da sci animali come terapisti una primavera difficile appuntamenti di febbraio Naturalia Nuova apertura! a Santa Croce 340 (Trieste) Ci siamo trasferiti sulla strada provinciale Novo odprtje! Križ 340 (Trst) Preselili smo se na novo lokacijo ob pokrajinski cesti tel. 040 220409 orario no-stop 09-19 urnik 09-19 chiuso domenica e lunedì zaprto ob nedeljah in ponedeljkih konrad n. 153 febbraio 2010 Questo numero di Konrad è dedicato al lupo (Canis lupus) che, sterminato nei primi decenni del ’900, è ricomparso sul Carso triestino, provenendo dalla vicina Slovenia. Un piccolo gruppo si è sfamato più volte in un recinto di ovini, ma una più attenta gestione della pastorizia permetterebbe a questo splendido carnivoro di tornare a svolgere la sua essenziale funzione ecologica, che è quella di selezionare e controllare le popolazioni di ungulati selvatici (caprioli e cinghiali). Sempre che, naturalmente, si riesca a conservare una sufficiente naturalità di questo territorio, arrestandone l’urbanizzazione strisciante. D’altro canto, la presenza - e la paura - dei lupi può anche dissuadere qualcuno dal costruirsi la villetta in Carso. Un motivo di più per dire: bentornato lupo! SOMMARIO 4 5 6 7 Editoriale Marinella... Sulle piste da sci Un manifesto per gli alberi in città 8 Mega-ampliamento della cava di Devetachi 9 La cortina di ferro e la tutela del Carso Il paesaggio 11 Gli animali come terapisti 12 Una primavera difficile 13 I contatti linguistici italianocroati in Dalmazia 14 La digestione dei cibi 15 Il Padre tradito 16 Cinema 17 Teatri di confine 18 El tran de Barcola Shalom 19 Turismo responsabile nella Torino dei “matti” 20 Divagazioni sul trasporto pubblico 21 L’aria nelle ruote 22 Colonna vertebrale 23 Genitori: i migliori procuratori sportivi 24 Cinofilia 26 La soffitta di “mimì” 27 Gli UFO esistono: ecco le prove 27 Appuntamenti di febbraio Puoi scaricare Konrad in formato pdf dal sito: www.konradnews.it 3 Konrad febbraio 2010 Sostenete Konrad! Konrad esce da 22 anni grazie al lavoro rigorosamente volontario di tutti i suoi collaboratori (direttore compreso). Le spese di stampa sono coperte dagli introiti delle inserzioni pubblicitarie. Riusciamo così a stampare da 15.000 a 20.000 copie di ogni numero, che conta 32 pagine (di più per gli speciali). Avremmo però materiale e richieste per aumentare tiratura e pagine, ma gli introiti non ce lo permettono. Ci appelliamo quindi ai lettori affinché chi può ci aiuti, con donazioni a sostegno dell’Associazione Konrad, Trieste, via Corti 2/a, sul conto della Banca del Carso IBAN IT 92 O 08928 02204 010000027991 con la causale: “Sostegno mensile Konrad”. Grazie. Konrad Mensile di informazione di Naturalcubo s.n.c. Redatto dall’Associazione Konrad via Corti 2a - 34123 Trieste Fax 1782090961 [email protected] - www.konradnews.it Aut. Trib. di Udine n. 485 del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste 6 Direttore editoriale: Roberto Valerio Direttore responsabile: Dario Predonzan 9 11 14 Pubblicità: Alex Cibin cell. 340 4000934 [email protected] Hanno collaborato: Massimo Amodeo, Roberto Barocchi, Mariagrazia Beinat, Nadia e Giacomo Bo, Nicola Bressi, Davide Casali, Michele Colucci, Luciano Comida, Stefano Crisafulli, Sergio Franco, Graziano Ganzit, Francesco Gizdic, Luisella Pacco, Guido Pesante, Giuliano Prandini, Livio Prodan, Marco Segina, Claudio Siniscalchi, Francesco Strano, Giovanni Tius, Edoardo Triscoli, Gianni Ursini, Federica Veos, Severino Zannerini Grafica e stampa: Tip. Villaggio del Fanciullo - Opicina Trieste - [email protected] Stampato su carta riciclata Konrad non è responsabile della mancata pubblicazione degli annunci o di eventuali inesattezze. Konrad inoltre non si assume la responsabilità dei contenuti degli annunci e degli spazi pubblicitari. Il rinvenimento del giornale in luoghi non autorizzati non è di responsabilità dell’editore. è vietata la riproduzione e l’utilizzazione esterna del materiale qui pubblicato, salvo espressa autorizzazione scritta dell’Editore. Informativa sulla legge che tutela la privacy. In conformità della legge 675/96 sarà nostra cura inserire nell’archivio informatico della redazione i dati personali forniti, garantendone la massima riservatezza e utilizzandoli unicamente per l’invio del giornale. Ai sensi dell’art. 13 della legge 675/96 i dati potranno essere cancellati dietro semplice richiesta da inviare alla redazione. editoriale [email protected] nubi sul gas Sembrava spianata la strada per la costruzione del rigassificatore di GasNatural a Trieste-Zaule, dopo la firma dei ministri dell’ambiente e dei beni culturali sul decreto VIA favorevole lo scorso luglio. E invece no. Innanzitutto si è diffusa notevolmente l’informazione e conseguentemente la sensibilità sui rischi e le criticità del progetto. Non certo tra i politici, ma nella “società civile” sì: lo testimonia il grande interesse riscosso dall’inserto pubblicato nel numero di Konrad dello scorso settembre (20 mila copie distribuite). Non è casuale che, poco dopo, i vigili del fuoco della UIL abbiano riunito in un “tavolo tecnico” esperti e accademici di varia formazione, per produrre una serrata critica alle carenze e inesattezze degli studi di GasNatural, in particolare (ma non solo) sotto il profilo della sicurezza pubblica. La CGIL, invece, dopo quattro anni di assordante silenzio ha sollecitato la multinazionale spagnola affinché “spieghi pubblicamente i contenuti del progetto attraverso adeguate iniziative”. Oste, vieni a dirci quant’è buono il tuo vino! Dal canto suo, il Governo sloveno ha ribadito la nota posizione negativa, viste le risposte inadeguate di quello italiano alle obiezioni sugli impatti transfrontalieri del progetto. Sempre che gli sloveni alla fine non si facciano “comprare” dalla merce di scambio offerta reiteratamente dall’Italia: la collaborazione dell’ENEL al raddoppio della centrale nucleare di Krško. Sono stati poi presentati ben cinque ricorsi al TAR contro il citato decreto VIA: uno da WWF e Legambiente (cui si assocerà Italia Nostra), uno ciascuno dai Comuni di Muggia, Dolina e Capodistria e uno da Greenaction transnational. Continua anche l’indagine della Procura della Repubblica di Trieste sugli eventuali illeciti penali commessi (documenti manipolati, dati falsificati, ecc.), denunciati sia dagli ambientalisti, sia dai Comuni di Muggia e Dolina. Senza dimenticare i reclami alla Commissione Europea, ecc. Sono poi emerse nuove irregolarità nella procedura VIA. Il WWF, superando molte resistenze, ha ottenuto infatti nuovi documenti del ministero dell’ambiente e si è così scoperto, tra l’altro, che parecchie osservazioni degli ambientalisti – guarda caso proprio quelle che evidenziavano le manipolazioni ed i falsi negli studi di GasNatural - non sono mai state esaminate dal ministero, al quale sono “sfuggite” anche alcune clamorose lacune e incongruenze degli studi stessi (sui dragaggi previsti e nel contempo negati nella baia di Muggia, ecc.). Anche il progetto SNAM del gasdotto Trieste-Grado-Villesse, indispensabile per il funzionamento del rigassificatore, suscita allarme. Le integrazioni degli studi ambientali, presentate lo scorso novembre, sottovalutano infatti i rischi della risospensione del mercurio dai fondali marini, dovuta alla posa della tratta sottomarina del gasdotto e al movimento delle navi. Entrando nella catena alimentare il mercurio si concentrerebbe nei pesci, fino a superare i limiti di legge, con le conseguenze del caso. Pare ardua, quindi, una conclusione della VIA favorevole al progetto SNAM, senza il quale l’impianto di GasNatural non funziona. La battaglia si preannuncia perciò ancora lunga e dall’esito tutt’altro che scontato. Quali le risposte delle istituzioni a tutto ciò? Qualche smargiassata del sindaco di Trieste, mentre il solitamente protervo sottosegretario Menia si limita (come la Prestigiacomo) a una difesa d’ufficio di quanto fatto dal ministero dell’ambiente. Quasi tutto il mondo politico locale – soprattutto i favorevoli a GasNatural – comunque tace: incapace di entrare nel merito delle tante porcate emerse e privo dell’onestà intellettuale per ammettere di essersi fatto turlupinare dalla multinazionale spagnola. La Provincia di Trieste ha invece annunciato un’iniziativa di “approfondimento”: i cittadini formuleranno (quando? come? non si sa) quesiti e obiezioni sul progetto, che saranno poi girati ad un pool di esperti scelti (come? da chi? non si sa) tra le istituzioni scientifiche locali, i quali “tradurranno” il tutto in linguaggio tecnico. Poi la Provincia invierà il tutto a GasNatural, perché risponda. Non è previsto però che qualcuno super partes valuti le risposte. Eppure, visti i precedenti, servirebbe… Un’iniziativa, quanto meno, fuori tempo massimo, dato che la procedura VIA - conclusa come detto lo scorso luglio - è partita quattro anni fa(!). In tutto questo tempo la Provincia non è stata in grado neppure di esprimere un proprio parere sul rigassificatore (fa eccezione la presidente Bassa Poropat, favorevole, ma “a titolo personale”). Intanto GasNatural Rigassificazione Italia ha deciso lo spostamento della propria sede legale a Trieste, il che implica che qui la società pagherebbe circa 10 milioni di Euro/anno di tasse (nulla da fare invece per le royalties sperate dal sindaco Dipiazza), annunciando anche una campagna “pedagogica” di comunicazione sul progetto, che sarebbe dovuta cominciare in gennaio. L’attendiamo con ansia. Dario Predonzan SI PUò VINCERE L’editoriale qui sopra aggiunge altre informazioni, sullo stato della battaglia contro il rigassificatore, rispetto all’inserto apparso su Konrad del settembre 2009. Sono abbondanti, infatti, gli argomenti a sostegno dei ricorsi al TAR presentati da ambientalisti e Comuni ed è aperta anche l’indagine penale. E’ quindi possibile vincere, ma la battaglia sarà ancora lunga e, purtroppo, costosa. Konrad ha deciso di appoggiarla facendo appello ai propri lettori, affinché sostengano concretamente le iniziative di WWF e Legambiente, cui aderisce anche Italia Nostra. Si può contribuire finanziariamente con donazioni sul c.c.p. n. 12559340 intestato a: Legambiente Trieste - Circolo verdazzurro, via Donizetti 5/a, 34133 Trieste Per versamenti on-line il codice IBAN è: IT 64 I076 0102 2000 0001 2559 340 specificando sempre la causale: “Donazione pro spese azioni legali contro rigassificatore Trieste-Zaule”. Va ricordato che le donazioni ad associazioni riconosciute come ONLUS (qual è Legambiente) sono oneri per i quali è riconosciuta la detrazione d’imposta del 19% in sede di dichiarazione dei redditi (quadro E, Sezione I del modello 730). Chi fosse disposto a collaborare anche personalmente alle varie iniziative previste (raccolta di firme sulla petizione anti-rigassificatore, ecc.) può inoltre rivolgersi alle sedi delle associazioni suddette: WWF Trieste – via Rittmeyer 6, 34132 Trieste (riunioni ogni lunedì ore 18), e-mail: [email protected] Legambiente circolo verdazzurro – via Donizetti 5/a, 34133 Trieste (riunioni ogni mercoledì ore 18.30), e-mail: [email protected] Ampia documentazione sulla vicenda del rigassificatore di Trieste-Zaule (e sugli altri impianti energetici previsti nell’Alto Adriatico) è disponibile nei siti www.wwf.it/friuliveneziagiulia (sezione “documenti”, sottosezione “energia”) e www.legambientetrieste.it Importante anche lo studio di impatto ambientale - in dialetto triestino – sul rigassificatore, nel blog http://bora.la 4 Konrad febbraio 2010 marinella... L’Araba Fenice esiste davvero! è andata in scena, in forma di Concerto domenica 3 gennaio alla Sala de Banfield Tripcovich, l’Opera Marinella di Giuseppe Sinico, ma essendone sia il direttore dell’esecuzione e il revisore critico dell’Opera non posso certo fare la critica di me stesso... sarebbe eccessivo... mi limiterò perciò a raccontare come siamo giunti alla fine dell’impresa e alla esecuzione pubblica dell’Opera. Marinella è stato per me un sogno... realizzato... un lungo e faticoso percorso musicale-organizzativo iniziato nel 2003 quando, all’interno del Lions Club Trieste Host iniziai a parlare tra amici del Club e vicini di tavolo durante la cerimonia dello scambio del martello - tra il Presidente uscente Paolo Fragiacomo e l’entrante Carlo Aiello - dell’opera triestina per eccellenza. Ricordo che cercai di spiegare la trama e la storia dell’opera ingigantendone i personaggi... insomma cercando di far capire che forse si “poteva fare” e da subito trovai un grande interesse tra i vicini, ma si sa che a tavola è bello parlare, sognare, mangiare, ridere... e alla fine della cena tutto rimase sospeso, ma non per me però. Iniziai poco a poco Due momenti dell’Opera alla Sala De Banfield Tripcovich di Trieste diretta dal Maestro Severino Zannerini 5 Konrad febbraio 2010 lo studio della partitura manoscritta, piena di errori... trovai, per fortuna, Ilaria una giovane esperta di computer ed appassionata di musica, che iniziò a inserire nel programma di scrittura musicale via via la partitura che poi correggevo, e la Marinella cresceva e, con la musica completata, cominciai a immaginare una ipotetica esecuzione. L’occasione di presentò nell’estate 2007 al Museo Sartorio, con l’esecuzione, accompagnata al pianoforte, delle Arie di Marinella (Mariana Prizzon-soprano), Agnese/Donna Elvira (Guisela Zannerini Neri e successivamente Iulia Szabo), Francesco (Dax Velenich - tenore), Baccio (Giuliano Pelizon - baritono), Falco/Un Banditore (Giovanni Alberico Spiazzi) e i brani iniziali del Coro del Prologo tra i quali il celebre “Inno a S.Giusto”. Fu un grosso successo... confortante, pensai, andiamo avanti... e l’occasione arrivò l’anno successivo alla Chiesa Evangelica Luterana; altre aggiunta di Arie... e l’opera era vocalmente quasi completata, la compagnia sicura e pronta per il debutto. Ma mi mancava il Coro, ovvero un coro numeroso e pieno di vocalità Lirica. A Trieste non ne conoscevo, e così decisi di formarlo chiedendo la collaborazione del coro femminile “Clara Schumann” del coro “Città di Trieste” del “Petrarca”, di quello maschile di Buttrio, del Diapason, che uniti alle 50 voci dei Lions Singers mi sono trovato 95 belle, voci e il coro che cercavo. Il tallone d’Achille delle Opere in forma di Concerto “O da fermo” come dicevano i vecchi Maestri d’opera, è l’immobilità. Ricorro, - come già feci nel Sasso Pagano di Giulio Viozzi”, alla voce recitante, e Giorgio Sardot, con un testo appropriato riesce a rendere scorrevole la trama dell’Opera. E i costumi? Va bene in forma di concerto ma almeno i costumi! La fortuna si presenta nella persona di Silvia Bartole (soprano del Coro Lions), preziosa stilista e costumista, che in poco tempo e, sono sicuro, con tante nottate di lavoro...”. L’Opera ha in breve tempo i costumi adatti per numerosi ed importanti movimenti scenici. Ormai bastava aggiungere gli ultimi tasselli mancanti: la giovane e brava Orchestra di Fiati Ricmanje di Alioša Tavčar e i 6 ballerini delle scuole “Giselle” di Gorizia e Alexander di Monfalcone con la coreografia di Carlotta Tosoratti e si poteva “andare in scena”. Beh... prove su prove... e ancora prove... e avuta la disponibilità da parte del Comune della Sala de Banfield Tripcovich, la collaborazione della Fondazione Teatro Verdi, degli Amici della Lirica Giulio Viozzi e del Club Trieste Host... e preparando al meglio la gloriosa “Opera Giocosa” il 3 gennaio è arrivato. Non mi vergogno ad ammettere che non ho sempre dormito sonni tranquilli... ma già dalle prove d’assieme ho sentito il lievito crescere... e bene... e Marinella nascere, resuscitare direi da un lunghissimo sonno come un Principessa addormentata, e ho visto negli occhi lo stupore degli amici coristi quando hanno cominciato a rendersi conto di cosa stessero facendo... cioè stavano cantavano un’opera lirica e capivo le sentivo le loro emozioni e io... mi emozionavo con loro! Beh... il 3 gennaio il teatro esaurito, anzi rimasti fuori molti spettatori la bella atmosfera mi ha permesso di dirigere l’opera con tranquillità. Tra i presenti si notavano L’Ambasciatore d’Italia in Slovenia venuto appositamente da Lubiana, critici, amici, cantanti, e tanto tanto pubblico entusiasta e caloroso. Persino il Sovrintendete del “Verdi”, dott. Zanfagnin, nell’intervallo tra il primo e il secondo atto, si è affaccia in camerino, e mostrandomi due pollici alzati, come un gesto scaramantico augurale e pieno di entusiasmo esclama “Marinella, va! va!” Avanti anche il secondo e terzo atto al meglio. Una grande fatica ma piena di una leggera e palpabile felicità. I giorni successivi escono molte critiche positive, articoli di spettatori entusiasti, molte persone mi telefonano e chiedono la ripresa dell’opera, io, mantenendo una promessa, vado dal barbiere e... via la barba! E mi voglio godere un po’ di meritato riposo... senza Marinella. Severino Zannerini VerdiTrieste Teatro FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI-TRIESTE Con il Patrocinio Con il contributo deldello Comune Trieste Stato di Italiano e della Regione Opera FriuliGiocosa Venezia Giulia del Friuli Venezia Giulia in collaborazione Con il patrociniocon Fondazione Teatro Lirico del Comune di Trieste “Giuseppe Verdi” di Trieste Associazione Amici della Lirica “Giulio Viozzi” di Trieste Lions Club Trieste Host Trieste- -Sala Salade de Banfi Banfield Tripcovich Trieste eld Tripcovich Sabato 28 marzo 2009 Domenica 3 gennaio 2010ore ore 20.30 16.30 Domenica 29 marzo 2009 ore 11 IL PICCOLO MARINELLA Opera lirica in un prologo e tre atti su libretto di Pietro Welponer Musica di GIUSEPPE SINICO Prima esecuzione integrale dell’opera in tempi moderni, in forma di concerto (Revisione critica e trascrizione del M° Severino Zannerini) Personaggi ed interpreti PREZZI Platea A Platea B Platea C � 30,00 � 20,00 � 15,00 INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA Da martedì a venerdì: ore 8.30-12.30, 15.30-19; oppure 17-20.30 nei giorni di spettacolo serale; sabato ore 9-16. Biglietteria della Sala de Banfield Tripcovich aperta un’ora prima dello spettacolo. DOMENICA e LUNEDÌ CHIUSO Francesco Cappello DAX VELENICH Falco / Un banditore GIOVANNI ALBERICO SPIAZZI Marinella MARIANNA PRIZZON Baccio GIULIANO PELIZON Donna Elvira / Agnese IULIA SZABO Costumi di Silvia Bartole Narratore Giorgio Sardot Orchestra a fiati Ricmanje (Pihalni Orkester Ricmanje). Direttore: M° Aljosa Tavcar Partecipano la Scuola di Danze “Giselle” di Gorizia della Prof.ssa Carlotta Tosoratti e la A.S.D. Alexander Club di Monfalcone diretta dal M° Paolo Claudi Direttore Tel. +39 040 6722 111 Fax +39 040 6722 249 www.teatroverdi.trieste.com SEVERINO ZANNERINI Coro e orchestra dell’Opera Giocosa del Friuli Venezia Giulia sulle piste da sci La montagna sconvolta, la biodiversità sconfitta Nel numero di dicembre/gennaio di Konrad riflettevamo sulle politiche di spesa regionali. Lo facevamo sulla base della documentazione disponibile e dunque sulla base delle proposte giuntali di bilancio: il bilancio è stato, nel frattempo, approvato: rispetto a quelle previsioni – ed anche in seguito alle proteste montanti dal mondo delle associazioni ambientalisti e degli operatori – sono state apportate alcune correzioni migliorative: così il taglio al settore delle aree protette, della riserve naturali regionali e dei biotopi, dei beni paesaggistici raggiunge – appena! - il 45% dello stanziamento dell’anno scorso. Un dettaglio parziale sta nello specchietto che accompagna questo articolo. Bisogna aggiungere il fatto che le politiche regionali stanno azzerando la vigilanza sul territorio: l’assunzione di forestali dalle liste degli abilitati per concorso è stata bloccata, le guardie venatorie provinciali sono state Bilancio regionale 2010 Tabella di confronto (sintesi) 2009 2010 totale funzione “parchi riserve naturali, aree protette, beni ambientali e paesaggistici” 5.392.459 2.928.526 Parco Dolomiti Friulane 1.400.000 920.000 Parco Prealpi Giulie 1.140.000 740.000 -----------------------------------------------------------------------------------Prati stabili 110.000 0 -----------------------------------------------------------------------------------Studi faunistici 50.000 0 -----------------------------------------------------------------------------------Stazione biologica Isola della Cona 100.000 20.000 -----------------------------------------------------------------------------------Riserve naturali regionali (Piani di conservazione e sviluppo), SIC e ZPS (piani di gestione), acquisizione aree di particolare pregio naturalistico, attività didattica e promozionale, attività di studio e ricerca, attività di mantenimento e incremento della biodiversità 1.766.000 400.000 per avere un’idea degli ordini di grandezza generali, confrontiamo ora le assegnazioni di fondi (liberi) di bilancio ai vari settori regionali (in milioni di euro, approssimati) - sanità pubblica - affari istituzionali, economici e fiscali generali - sussidiarietà , devoluzione - protezione sociale - funzionamento della Regione - gestione del territorio - attività economiche: - infrastrutture, trasporti,telecomunicazioni - istruzione, formazione, ricerca - attività culturali, ricreative, sportive e, infine, - tutela ambientale e difesa del territorio (entro cui è compresa la funzione parchi, riserve ecc.) 6 Konrad febbraio 2010 2357 1649 537 385 339 233 202 113 93 54 36 di fatto equiparate a vigili urbani. Il 2010, anno mondiale della biodiversità, in Friuli Venezia Giulia comincia dunque pessimamente e con scelte in netta controtendenza rispetto a quelle che il contesto internazionale raccomanda: si può in piena coscienza affermare che la nostra regione non solo corre il rischio di veder disperso il proprio formidabile patrimonio naturalistico e paesaggistico - e dunque parte della propria stessa identità e del proprio vantaggio competitivo rispetto ad altre regioni italiane - ma sbarra altresì la strada alla riconversione sostenibile di interi settori economici come quelli turistico ed agricolo. Davvero mancavano risorse per fare di meglio? Già nello scorso numero si dava conto dei milioni di euro investiti nel potenziamento degli impianti di risalita e delle piste da discesa: nel frattempo è stata inaugurata (il 28 dicembre) la nuova funivia di Sella Nevea in direzione Sella Prevala al Canin: 17 milioni; da subito, sono partite le richieste per un casello autostradale di accesso (16 milioni di euro, che per ora la Regione non intenderebbe sborsare) e quelle per un parcheggio a da 3, ulteriori, milioni di euro, già stanziati: il parcheggio costerà più del totale delle risorse destinate al settore di protezione della natura. Sella Nevea merita attenzione non solo perché le novità più recenti la riguardano, come si è visto, ma perché rappresenta, a suo modo, un modello di intervento pubblico. In primo luogo l’intervento pubblico prescinde dal rispetto del territorio, anche quando questi presenti valori di eccellenza come attestato - ed è il caso - dalla presenza di un sito di Interesse Comunitario (SIC): se non si vogliono esaminare le impressionanti fotografie dell’intervento (edifici tecnici, piloni e strutture aeree, barriere paravalanghe, spianamenti del suolo ecc.) basterà ricordare infatti che gli uffici tecnici della Regione, pur oggetto di immaginabili pressioni, hanno emanato una secca valutazione ambientale di incidenza negativa: bene, la Giunta ha aggirato l’ostacolo decretando il pubblico interesse dell’opera: a quel punto la strada alle ruspe e agli sminamenti è stata aperta. D’altra parte, per fare due esempi, sul Lussari il Comune di Tarvisio progetta addirittura – in contrapposizione con la Sovrintendenza ai beni storici ed architettonici, - la “delocalizzazione” dello storico sentiero del pellegrino con tanto di spostamento fisico della via crucis, per far spazio a nuovi impianti; a Pramollo il villaggio turistico dovrebbe sorgere in corrispondenza di una IBA (Important Bird Area), due SIC e un biotopo regionale costituito a salvaguardia di una torbiera. In secondo luogo, a Sella Nevea si misura l’effetto di trascinamento dell’investimento sbagliato: il polo sciistico nasce verso la metà degli anni sessanta in un’area difficilmente accessibile (19 km di strada tortuosa) e a rischio valanghe (memorabile quella del 1976) e già alla fine anni settanta viene definito “indifendibile” da una commissione costituita all’uopo dalla Regione. A meno che, naturalmente, gli investimenti già fatti, non vengano difesi da altri, e sempre più massicci investimenti: così si impegnano ingenti quantitativi di denaro pubblico per un enorme piano antivalanghe, completato appena nel 2000, per ulteriori piste e ulteriori impianti di risalita (mentre altri, realizzati senza criterio, vengono abbandonati al degrado dopo l’abbattimento di ettari di bosco): l’ultimo, in ordine di tempo, è appunto la funivia di Sella Prevala; a questo punto, per rendere, eventualmente, redditizio l’investimento, ci vogliono, come detto, strada di accesso nuova, parcheggio, e in più un mega albergo. In terzo luogo, si conferma che il cuore dell’investimento in piste e impianti di risalita, di norma in perdita gestionale (specie se funivie), è rappresentato dalla possibilità di far fruttare l’investimento in seconde case: il polo sciistico di Sella Nevea, infatti, nasce in concomitanza con una massiccia e deturpante speculazione edilizia il cui valore di mercato è scivolato nel tempo, inesorabilmente, verso il basso: come osserva il presidente di Promotur, Vidoni, la realizzazione della nuova seggiovia, consentirà ora, appunto, di moltiplicare i valori immobiliari del villaggio turistico. Ma l’intreccio case/piste si conferma in tutte le realtà regionali: a Pramollo l’ipotesi di realizzazione di una seggiovia da Pontebba al passo non decolla se non c’è accordo sulla possibilità di edificare un villaggio in quota da 600 posti letto (più parcheggi, strutture commerciali ecc.); il comune di Sutrio prepara una operazione edilizia da centinaia di posti letto sullo Zoncolan; sul passo della Mauria una nuova pista viene progettata in funzione della ex colonia ODA, acquistata da un potente costruttore veneto e destinata ad un enorme ampliamento dimensionale. In quarto luogo, infine, la realizzazione degli impianti viene fatta senza una seria analisi di mercato: posto che gli skipass venduti in tutto il Friuli Venezia Giulia – regione non vocata allo sci da discesa, come ricordano le analisi regionali già a partire dagli anni ottanta – rappresentano meno di un quarto degli ski pass venduti dalla sola Val Gardena, ampliare l’offerta di un polo vuol dire, ispo facto, limitare lo sviluppo di un altro; non è casuale che all’inaugurazione del 28 dicembre sia mancato provocatoriamente il rappresentante politico dello Zoncolan e che sia partita una bordata di polemiche da parte di chi vorrebbe invece puntare su Pramollo (a sua volta contestato da quelli che si domandano che senso abbia portare con un gigantesco impianto di arroccamento da Pontebba, sciatori italiani sulle piste di Nassfeld che già fatturano, da sole, il doppio di quel che fatturano, tutte insieme, la piste friulane). Polemiche tutte interne alla destra politica, che non intaccano peraltro la sottostante logica sviluppista. E il centro sinistra? Tace e acconsente. Memorabile, direi, la fotografia di Illy e di Tondo abbracciati a Sella Nevea il 28 dicembre scorso, quasi ad immortalare la dominanza, in regione, di una unitaria e monolitica visione culturale a fronte di problemi che domanderebbero, come si è cercato di evidenziare, una riflessione ben altrimenti complessa ed articolata. Guido Pesante Terza e ultima puntata (le precedenti sono state pubblicate nei numeri di novembre e di dicembre/gennaio, consultabili on line). Monte Cavallo... UN MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ 7 Konrad febbraio 2010 Nel novembre scorso si è svolto a Trieste un convegno dal titolo: L’albero in città, semplice costo o grande risorsa? Lo scopo del convegno, organizzato dall’associazione orticola del FVG “Tra fiori e piante” e dal club Triestebella assieme al comitato per la salvaguardia degli alberi di piazza Libertà, era di discutere i metodi di gestione del verde pubblico e privato e in particolare i metodi di potatura spesso eccessivi. Il resoconto del convegno si trova nel sito www. sos-alberi-fvg.it. Il testo del manifesto è scaricabile da questo sito e dal sito www.triestebella.it. con le conseguenze di indebolire gli alberi e di conferirgli per lungo tempo un aspetto penoso ed esteticamente orrendo; 5. le potature siano fatte solo quando e nella misura in cui servono ad eliminare i rami secchi e malati o a ridurre (del minimo indispensabile) le chiome in eccessiva competizione tra loro o troppo vicine a muri, finestre e linee elettriche; 6. quando i filari sono troppo fitti, a meno che non si tratti di alberi storici, si preferisca diradarne il numero piuttosto che intervenire con radicali potature. MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ I partecipanti, relatori e pubblico, al convegno “L’albero in città, semplice costo o grande risorsa?” tenutosi il 27 novembre 2009 presso il Circolo della Stampa di Trieste. PREMESSO CHE gli alberi della città, come ogni essere vivente: hanno diritto a crescere sani e vivere felicemente la loro vita naturale; producono un godimento estetico e aggiungono valore alla bellezza e all’identità dei paesaggi urbani quando sono vitali, ma non quando sono trattati contro la loro natura; migliorano il microclima urbano tanto più quanto sono lasciati crescere secondo natura; quando sono grandi vanno considerati anche come elementi storici alla stregua degli edifici di valore storico–architettonico e perciò per quanto possibile devono essere conservati. ALBERI E GIARDINI STORICI 7. i grandi alberi, soprattutto nei giardini storici, siano conservati sino alla fine del loro naturale ciclo vitale e si eviti di tagliarli solo per dare spazio al traffico, così come non si consentirebbe di demolire edifici storici solo per allargare piazze o strade; 8. la piantagione altrove di nuovi alberi non sia considerata una compensazione all’eliminazione di alberi storici e tanto meno lo sia se i nuovi alberi vengono piantati su marciapiedi stretti privi dello spazio necessario al loro sviluppo; FORMULANO I SEGUENTI VOTI: PIANTAGIONE E TRATTAMENTO DEGLI ALBERI 1. gli alberi siano piantati a distanza fra loro e da muri e confini sufficiente al loro sviluppo, onde evitare di subire in seguito pesanti potature per ridurne le chiome; 2. si eviti di considerare gli alberi come semplici abbellimenti, piantandoli anche lungo marciapiedi stretti dove non possono svilupparsi adeguatamente; 3. siano evitate capitozzature per far crescere gli alberi dei viali a forma di candelabri, poiché tale metodo ne deturpa la forma naturale producendo dei falsi; 4. siano evitate radicali potature con l’eliminazione di rami secondari e la riduzione dei principali in moncherini, poiché tale barbaro trattamento comporta il pericolo di infezioni e marciumi, ritardando anche di mesi la produzione di foglie nel periodo vegetativo, CULTURA DEGLI ALBERI IN CITTÀ 9. le Amministrazioni pubbliche diano il buon esempio, inseriscano nei regolamenti del verde urbano norme sulle adeguate potature e sui corretti sesti di impianto e facciano opera di divulgazione presso i proprietari di giardini, per eliminare il pregiudizio che li porta, anche per emulazione di quanto vedono fare nei viali cittadini, a inutili ed eccessive potature. SOTTOSCRITTO DAI RELATORI AL CONVEGNO: Mariangela Barbiero presidente dell’associazione orticola del FVG “Tra Fiori e Piante” arch. Roberto Barocchi, presidente del club Triestebella prof. Francesco Ferrini docente ordinario di Arboricoltura urbana, impianto e gestione delle aree verdi, Università di Firenze, presidente della Società Italiana di Arboricoltura dott. Andrea Maroè, agronomo, specializzato in arboricoltura ornamentale, direttore del Servizio del Verde pubblico di Udine Giorgio Valvason, dendrologo, specialista nella cura e manutenzione degli alberi. APPROVATO PER ALZATA DI MANO DAL PUBBLICO DEL CONVEGNO mega-ampliamento della cava di devetachi Nell’Isontino un’altra aggressione al territorio carsico «… come sindaco e come cittadino, non sono proprio tanto d’accordo su questo risultato perché ho a cuore questo territorio. È stata una scelta sofferta e dolorosa, ma obbligata. Abbiamo preso questa decisione come amministrazione perché non arrivano risorse, vogliamo garantire la sopravvivenza dell’ente e dare uno sviluppo al territorio. Senza quei 120 mila euro a bilancio per la cava, il futuro della nostra comunità è a rischio e si va al dissesto finanziario. Alla bancarotta. Non sarebbe, quindi possibile la sopravvivenza di strutture scolastiche, servizi, associazioni, di realizzare opere pubbliche o fornire assistenza sociale. Il nostro ente verrebbe chiuso. La nostra comunità aggregata a un altro paese». Mappa aerea della zona con delimitato in rosso il perimetro del progetto di ampliamento della cava, in blu il perimetro dell’escavazione attualmente autorizzata Così il Sindaco di Doberdò del Lago, lo scorso 19 gennaio, ha giustificato con amarezza la decisione di ampliare – di più del doppio della superficie attuale – la cava di Devetachi. Circa quattro milioni di metri cubi di roccia da estrarre nel corso di 15 anni all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (Direttiva Europea Habitat) e Zona di Protezione Speciale (Direttiva Europea Uccelli), compromettendo un’area di 279.365 metri quadri (contro i 136.312 mq attualmente occupati dalla cava). Le Associazioni WWF Isontino e Ambiente 2000 hanno predisposto osservazioni sulla variante del piano regolatore comunale, nel tentativo di ridurre gli impatti sull’ambiente e sugli abitanti della zona: in tutto 46 rilievi, tutti respinti dal Consi- glio comunale. Due gli ordini di problemi. Da un lato il rilevante impatto sul pregiato ecosistema. «L’entità dell’impatto biologico sulla fauna è da considerarsi rilevante, la durata dell’impatto è di lungo termine e con un ambito di influenza ampio, cioè un eventuale impatto sulla fauna non sarà limitato all’area [della cava ndr], ma potrà estendersi al di fuori della stessa”, scrive il Servizio Valutazione d’Impatto Ambientale della Regione, che però alla fine ha dato ugualmente il via libera alla variante pro-cava. Anche l’impatto sulla vegetazione – aggiungiamo noi - si estenderà ben al di fuori dell’area di intervento, con la diffusione di specie avventizie (ailanto, senecio, ecc.), le quali andranno a intaccare la qualità del tipico bosco carsico - dominato da roverelle e carpini - che circonda Devetachi. Dall’altro lato preoccupa l’impatto sulla specie… umana. Gli abitanti della zona temono che il rumore (si pensi allo scoppio delle mine), le polveri (la zona è molto ventosa) e il traffico pesante, già oggi a livelli di guardia, possano aumentare di molto con il raddoppio della cava. Considerando 220 giornate lavorative all’anno si può stimare che transiterebbero su camion 1.212 metri cubi al giorno, con una frequenza di 15 camion all’ora, ovvero uno ogni 4 minuti. Uno ogni due minuti se si considera anche il viaggio di ritorno a vuoto, ai quali si aggiungeranno le autobotti che forniranno l’acqua. Al termine degli scavi si prevede la rinaturalizzazione del sito, che nella documentazione disponibile viene però solo accennata in termini generali e piuttosto approssimativi e – come misura di compensazione - è stato richiesto il ripristino di circa 20 ettari di landa carsica su un’area di competenza comunale attualmente a boscaglia, peraltro distante dalla cava. Ben più significativa sembra essere la «Convenzione per lo sviluppo dell’attività presso la Cava di Devetachi», sottoscritta dal Comune di Doberdò e dalla Società Granulati calcarei Redipuglia srl (Gruppo Grigolin, lo stesso del contestatissimo cementificio previsto a Torviscosa), che prevede la realizzazione di opere pubbliche per circa 4 milioni di euro, tra lavori stradali, restauro di scuole, biblioteche, strutture sportive e ricreative, uffici comunali, ecc. “Non poca cosa visti i tempi e le difficoltà delle amministrazioni pubbliche per la riduzione dei trasferimenti” si legge nella “Relazione tecnica” che accompagna il progetto. Sono comprensibili i chiari di luna di un Comune che non ha industrie, capannoni, centri commerciali, ma al contrario ha molte aree protette: la Riserva naturale regionale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa, il SIC-ZPS del Carso triestino e Goriziano, l’Area di reperimento Landa carsica. Una politica attenta al territorio dovrebbe garantire ai Comuni che ospitano aree protette maggiori trasferimenti. Ciò che non è accettabile è che per tenere i conti in ordine per alcuni anni e garantire servizi essenziali per i cittadini, l’Amministrazione comunale sia costretta a sacrificare pezzi di territorio carsico. Esauriti questi finanziamenti cosa si farà, si svenderà un altro pezzo di bosco? Alle urgenze del Comune si aggiungono le responsabilità della Regione. Una Legge regionale del 1986 prevede la redazione di un Piano Regionale per le Attività Estrattive (PRAE), che avrebbe dovuto definire dove, quanto, cosa scavare, attraverso una pianificazione di livello regionale che avrebbe anche dovuto preservare le aree più pregiate. Ad oggi il PRAE non c’è ancora (come manca il Piano paesaggistico e il Piano di gestione del SIC/ZPS del Carso): la Regione non svolge quindi il ruolo di pianificazione che le spetta e che avrebbe potuto e dovuto salvare il bosco di Devetachi. Non è però ancora detta l’ultima parola: approvata la Variante al Piano Regolatore, resta da fare il progetto, che dovrà essere sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale e d’Incidenza. Si può quindi sperare che una maggiore attenzione degli uffici regionali competenti - e la sensibilità dei cittadini - consenta di evitare quest’ennesima aggressione al territorio carsico. Claudio Siniscalchi ndr: interessante libro per conoscere e approfondire le caratteristiche floro-faunistiche del territorio trattato:”Il lago Vecchio e il lago di Doberdò” di Scarpa Alfio, Blasich Dario – Edizione della Laguna – 2005. Conosci i migliori prodotti bio? erboristeria Il 8 Konrad febbraio 2010 Fiore dell’arte di sanare del dott. Dario Blasich Ronchi dei Legionari (GO) - Via Carducci 21 - Tel. 0481 475545 Essenze, fiori di Bach, aura-soma, incensi, cristalli, fitocosmesi, miele, alimenti biologici, libri... la cortina di ferro e la tutela del carso Due anni fa cadeva quel tragico e artificioso confine tra Italia e Slovenia, di cui già molti hanno estesamente scritto e detto. Eppure, tra le recriminazioni del passato e le opportunità per il futuro, va sottolineato un aspetto peculiare, almeno per il confine che attraversava il Carso. Peculiare già per il fatto che si è forse trattato dell’unico aspetto veramente positivo, di questa invisibile barriera amministrativa. Il confine carsico fra Italia e Jugoslavia, ovvero “tra l’occidente democratico e la tirannide totalitaria” è stato di fatto il principale motivo di tutela del Carso. Tra gli anni ’50 e gli anni ’80 del secolo scorso hanno fatto da padrone le leggi della ricostruzione, del boom economico e dello yuppismo, mentre una moderna e diffusa coscienza ambientale, soprattutto supportata da leggi adeguate, era ancona ben al di là da venire. Senza nulla togliere a chi si oppose fieramente alla zona franca industriale sul Carso, il nostro splendido altopiano è stato tutelato da quell’odioso confine quasi quanto da un Parco Nazionale. Lungo la linea che tagliava il Carso per tutta la sua lunghezza e che veniva quotidianamente pattugliata dai temuti “Graniciari” (temuti spesso da entrambe le parti del confine, visto che venivano scelti sempre militari non sloveni) pochi potevano o volevano costruire o fare qualcosa. Me li ricordo i Graniciari, quando, ai tempi dell’adolescenza, con pochi amici coraggiosi (mia madre direbbe: “incoscienti”) andavamo fin a ridosso del confine. Confine in molte parti riconoscibile proprio, un metro più in là, dallo stretto sentierino delle pattuglie Jugoslave. Una mattina d’inverno, mentre i “panini de crudo” e la borraccia di Terrano riscaldavano la fredda cima del Monte Orsario, apparvero dalla nebbia, con lunghi cappotti, mitra e cane al guinzaglio. Mi sembrarono in bianco e nero, quasi imbarazzati, come usciti da un vecchio film e subito inghiottiti dalla coltre di nebbia che nascondeva Sesana. Ma questi erano tra i pochi incontri che in quelle zone si potevano fare allora con animali della nostra specie. Rari escursionisti, pochi fungaioli, qualche cacciatore. L’agricoltura e la zootecnia, ancor più presso il confine, erano quasi sparite. Di attività industriali o artigianali nemmeno l’ombra. Poca e presidiata viabilità. Anzi, antiche strade di collegamento (per Malchina, Gropada e altre) cadute in totale abbandono e ormai impercorribili. In compenso i boschi si rinfoltirono e sempre più spesso apparvero caprioli e gatti selvatici, picchi e scoiattoli, salamandre e nottole. Se oggi possiamo camminare presso il Monte Lanaro e in alcuni tratti ci sembra di trovarci in mezzo al Parco Nazionale d’Abruzzo; se alcune zone del Monte Carso o del Carso Isontino conservano peculiari (e “improduttive”) distese di macereti e ghiaioni; se a pochi passi da Trieste è possibile osservare così tante specie di animali che si spingono fino a ridosso della periferia: non lo si deve a un’attenta e oculata amministrazione dell’ambiente, ma al fatto che quel maledetto confine aveva involontariamente creato un’estesa zona di protezione ambientale. Costituendo una riserva integrale che funse da nucleo di riproduzione e rifugio per molte specie che si irradiarono poi negli ambienti circostanti. In quegli anni è stata una fortuna, perché altrimenti avremmo facilmente perso molto per un capannone o una monocoltura in più. La caduta del confine ci ha consegnato una fetta di Carso ancora in gran parte integra. Sapremo sfruttare quest’opportunità? L’economia non si costruisce solo con l’agroindustria, ma anche con la corretta gestione del paesaggio. In Germania, la vecchia frontiera tra Est e Ovest è diventata un meraviglioso itinerario turistico tra storia e natura; con opportunità per guide, agenzie, albergatori e ristoratori. Un esempio per chi non idolatra il PIL come l’unico pilastro della vita. Perché un ricco che non ha un bosco dove passeggiare, o un prato dove far correre i bambini, è in realtà molto, molto povero. Nicola Bressi il paesaggio Un paesaggio storico di grande valore molto visitato a Riomaggiore nelle Cinque Terre. In genere le mete turistiche devono il loro successo alla bellezza e tipicità dei loro paesaggi 9 Konrad febbraio 2010 Ma a cosa serve il paesaggio? I buoni paesaggi, che siano gradevoli e insieme identificativi dei luoghi di cui sono gli aspetti, sono necessari per il nostro benessere psichico così come dei cattivi paesaggi sono deprimenti: insomma, ci si vive male. Lo dimostra il fatto che quando andiamo in vacanza cerchiamo luoghi belli e le “camere con vista” degli alberghi sono più care delle camere che si affacciano su cortili interni, così come le “case con vista” costano molto di più, anche il doppio, delle case che si affacciano su paesaggi brutti o anonimi. Ma la qualità di un paesaggio influenza anche le nostre azioni. È nota la sindrome della finestra rotta sperimentata dai sociologi Kelling e Wilson negli anni ’80: in un quartiere degradato diminuiscono i freni inibitori e aumentano i casi di criminalità (ovviamente è vero anche il contrario: il degrado sociale contribuisce al degrado edilizio). Questi studi sono stati anche recentemente confermati con esperimenti dallo psicologo olandese Kee Keizer : la città brutta e sporca rende cattivi i cittadini. Un’altra prova di come il paesaggio influisca sulle nostre azioni è l’intervista fatta qualche anno fa dall’Istituto per la viticoltura di Conegliano a un campione di 40 persone. Fecero assaggiare a ognuno due bicchieri di vino, dicendo che un vino proveniva da in luogo bello e l’altro da un luogo privo di qualità, poi chiesero di dare un punteggio ai due vini. In realtà il vino dei due bicchieri era lo stesso, ma quasi tutti ci cascarono, persino dei viticoltori, dando al vino ritenuto proveniente da un luogo bello un punteggio molto più alto. Vedremo nei prossimi numeri come fare per avere buoni paesaggi. Roberto Barocchi www.ilpaesaggio.eu Delfini, cani, gatti, cavalli: gli animali come terapisti Intervista con Diego Maggio 11 Konrad febbraio 2010 Da piccolo, pensava di fare proprio il terapista? Non avevo la più pallida idea di cosa fare da grande. E com’è andata? A diciotto anni sono andato a vivere in Inghilterra. Per una decina di anni ho fatto l’insegnante di arti marziali e più tardi il massaggiatore sportivo. All’inizio per caso, perché mio figlio faceva il ciclista, poi professionalmente con campioni come Francesco Moser e Greg Lemond, primo americano a vincere il Tour de France. E in quell’ambiente ho scoperto l’osteopatia. Allora sono andato a studiarla e poi mi sono laureato. Nel frattempo mi sono specializzato in terapia cranio-sacrale, in America, come allievo del dottor Upledger, poi sono diventato insegnante internazionale di questa metodica. Una pet-teraphy cos’ha di diverso dalle altre terapie? Non cura le disfunzioni bio-meccaniche e i terapisti sono due, l’uomo e l’animale. Di solito è quello domestico, un cane, gatto o cavallo, un animale che ci rilassa e ci fa da complemento. Perché gli animali hanno una specie di energia pura, non viziata dalla mente, e dunque riescono a entrare in profonda simbiosi con le persone. Ogni terapia dovrebbe aiutarci a ritrovare il nostro benessere: non bastano gli arnesi giusti della scienza. Così, la petteraphy va proposta soprattutto nell’ambito dei bambini con patologie autistiche, psicomotorie o comportamentali. E la terapia con i delfini? Cos’ha di speciale? Da decenni, il delfino stimola investigazioni scientifiche molto sofisticate: è un alto mammifero. Lo ha mai visto e sentito dal vivo? Solo in video. Peccato, perché è una creatura davvero affascinante. Ha due suoni: scannerizzazione e sonarizzazione. Quando ha di fronte un corpo umano realizzano quasi una specie di tac. E i delfini, pur senza intervenire direttamente, si mettono quasi a disposizione delle persone, spingendole a modificarsi. Agiscono sul sintomo: forse aiutandole a vedere diversamente la malattia. E ciò la vignetta di Colucci Con i delfini alle Bahamas mette in atto un processo di guarigione. Capisce quello che voglio dire? Ma non spaventa, ritrovarsi in acqua alta, con un animale che pesa centinaia di chili? Stranamente, no. Il delfino ha un’energia sottile, che entra in risonanza con la nostra. Come accade con il cane o il gatto. Solo che il delfino è enorme, non è tuo ed è in acqua alta. Ma non fa paura. No. Stranamente no. Eppure sai benissimo che a cento metri dalla riva, nelle Hawai, 500 delfini che nuotano velocissimi verso di noi in acque profondissime potrebbero accopparci in tre secondi. Ma non ho mai visto nessuno spaventarsi. E’ strano ma è così. D’altra parte, con i delfini è tutto strano. Mi racconta un episodio? Ero alle Hawai, con la collega Trish Reagan, alla Captain Cook’s Bay. Lei in acqua danzava… non ho una parola più adatta… con un delfino. Di colpo comparve un grosso branco di delfini, velocissimi, verso di noi. Virarono a mezzo metro. Potevano travolgerci. Ma non provammo paura: le vibrazioni erano magnifiche. La terapia dove la fate? E come? Alle Bahamas, una piscina aperta sotto. Con i delfini che arrivano si condivide lo spazio, il suono: è un’esperienza potentissima e ognuno la vive e la rielabora a modo suo. Anche a distanza di mesi e mesi. Ci sono prospettive a Trieste? Solo per i triestini che potranno fare questo viaggio alle Bahamas. Altri posti in Italia… sono perplesso: non hanno la stessa apertura né presenza reale. E gli stessi delfinari… bisogna andare dove i delfini vivono per davvero. Cossa… me butto in acqua in Sacheta? Col delfin?! Il suo successo più bello come terapeuta? Ogni volta che qualcuno sta meglio. Ma il più più più? Sì, è vero: era una risposta molto anglo sassone. E allora cerco di spiegarmi meglio: sento di avere un successo ogni mattina che mi alzo e posso assistere qualcuno, bambini, adulti e vecchi. Perché, vede, ai bambini immigrati tutti dicono “ma che bel” ma poi da grandi gli dicono “extracomunitario!”. Lo stesso accade con i malati: ai bambini si prestano mille attenzioni, ma i vecchi si trascurano. E allora, per me, è una grande gioia vedere accendersi un barlume di luce in un novantenne che ha fatto una seduta di terapia. Oppure anche qualcuno che mi dice: “ciò, la sarà anche un insegnante internazionale ma xe sei volte che vegno qua e gò sempre mal de schena”. Capisce quello che voglio dire? E’ che bisogna esser sempre aperti agli stimoli, domandarsi: “dov’è che io e lui ancora non vediamo? Perché le stesse cose che faccio aiutano altri ma questa persona, invece, no?” Le piace insegnare? Insegno in tutto il mondo e la risposta è “sì, mi piace”. E mi viene facile. E se ti viene facile vuol dire che è una cosa tua. Nel ’95 ho introdotto la terapia cranio-sacrale in Italia, da allora ho avuto 4000 allievi. La gioia è offrire l’opportunità di provare lo stesso effetto che ho io quando applico questa tecnica: “posso farlo! Posso offrirlo a chi ha bisogno”. Le tecniche di base sono semplicissime. Poi si sta una vita per svilupparle. Luciano Comida Libri Una primavera difficile di Boris Pahor 2009, Emanuela Zandonai editore (collana I fuochi) € 18,00 2009, 333 pagine Traduttore Mirella Urdih Merkù Una primavera difficile Ci sono libri perfetti. Perfetti in tutto, persino nell’immagine che li accompagna. Una primavera difficile è uno di questi. La piccola, ottima, Zandonai ha fatto un lavoro splendido fin dalla copertina, affidando a una fotografia di Alessandra Spranzi, Cose che accadono #44, la chiave di questa storia. Aprite il libro a rovescio, in modo da cogliere insieme sia la prima che la quarta di copertina, e vedrete due mani d’uomo che stringono un ramo di ciliegio. Le nocche bianche, la pelle tesa, la piega severa del polso, indicano che l’uomo non regge soltanto, bensì potrebbe da un momento all’altro spezzare. Ma perché un uomo dovrebbe accanirsi su un quieto simbolo della primavera? Se una sola azzeccatissima immagine pone così bene la domanda, trecento pagine di parole di straordinario incanto offrono la risposta. Ricominciare a vivere, germogliare da sé, è duro, per niente comodo, per niente ovvio. È comprensibile allora che si desideri di spaccarla, quella primavera ostinata, quasi beffarda, che torna dopo ogni inverno, anche dopo il più gelido e pieno d’orrore; quella primavera invadente di vita, petulante di profumi e dolcezza. Tutto il romanzo non racconta altro che questo: di quanto sia difficile tornare a vivere. E Boris Pahor descrive questo riaddestramento alla vita con una scrittura appassionata e delicatissima, profondamente romantica, generosa e commovente ma mai eccessiva, concreta e lucente. È il maggio 1945. Radko Suban, intellettuale sloveno reduce da là, trascorre alcuni mesi in un sanatorio alle porte di Parigi. Ma non deve guarire soltanto dalla tubercolosi. Il suo, come quello di tutti quelli che sono tornati, è un percorso di guarigione molto più impegnativo. Fin dal suo arrivo in treno, Radko deve riconfrontarsi con la vita, accettarla, accettare l’idea che il mondo consueto (quello conosciuto prima) sia ancora possibile. Affacciato al finestrino, con occhi stanchi e increduli, comincia a raccogliere impressioni di ciò che incredibilmente è esistito anche mentre lui non c’era, anche mentre una parte dell’umanità moriva nello strazio assurdo e indicibile dei campi di concentramento. […] quelle rare casette erano dimore umane su una terra non inquinata, e il reduce le osservava con calma e riflessiva curiosità. Cercava in esse i segni della storia umana, l’immagine della vita che i veri uomini avevano continuato a vivere durante la sua assenza. C’è in Radko una lacerazione quasi insanabile. Lui prima della Germania e lui dopo la Germania – chissà se questi due uomini si sarebbero mai incontrati. Spesso, proprio nei momenti in cui la vita fisica lo chiama più lietamente, i ricordi tornano a là, alla desolazione dei campi. Il corsivo, si sa, è usato per mettere una particolare enfasi su un termine. Indica al lettore che legga mentalmente, o ancor meglio a voce alta, che su quella parola dovrà fermarsi un istante, darle accento diverso, peso maggiore... In questo romanzo, la parola che spesso appare in corsivo è, appunto, là. Ciò che era ed avveniva là, si riaffaccia senza sosta alla mente di Radko. “Là tagliavano i capelli alle ragazze e alle donne prima di gettarle nelle fauci del fuoco…” “La capacità di non farsi toccare personalmente dagli eventi era senz’altro un retaggio di là…” “Ma che merito ho io per ciò che mi succede, rispetto a quelli che ho lasciato là?” “Persino l’oggetto più rozzo era quasi virgineo e morbido in confronto con gli oggetti di là” “Si ripeteva che stava camminando a Parigi, davanti ai negozi, che non era più là…” Ogni volta (e accade spesso) che compare questo là, corsivo e nefasto, è come se la pagina si squarciasse. Racchiuso in una sillaba dal suono paradossalmente leggero e musicale, eccolo, tutto il passato di mostruosità da cui non ci si può liberare. Né sarebbe giusto, liberarsene. La memoria andrà tutelata, la testimonianza incessantemente resa. Radko (Boris…) questo già lo sa. Bisogna pensare sin da oggi al domani e dare testimonianza di ciò che si è vissuto affinché la gente legga nero su bianco tutto ciò che è successo. Tuttavia, anche la vita va riaccolta, a braccia larghe. Che senso avrebbe altrimenti essere sopravvissuto, per poi restarsene tra le ombre? Radko sa, e saprà sempre di più, di dover dominare i fantasmi del ricordo e non permettere loro di decidere come doveva comportarsi. Nella progressiva riconquista della normalità, lo aiuta il corpo. Per i cinque sensi che risuscitano tutto è delizioso e sorprendente. Il gusto si risveglia col sapore della marmellata. Si mise a mangiarla spalmata sul pane, poi direttamente col cucchiaio, come se bevesse un succo vitale che entrava direttamente nel sangue. Il tatto si ridesta tra le lenzuola pulite a contatto con il lino bianco. L’olfatto si delizia degli odori del bosco. Tutto riaggancia Radko alla vera esistenza, quella minima, così infinitamente importante. Non è un processo immediato. Occorre lento esercizio quotidiano per uscire da là, per trovare un equilibrio stabile e fecondo, non troppo lancinante, tra flashback di morte e fiducia nel futuro, tra delusione e speranza, tra senso di colpa tipico dei sopravvissuti e legittima gioia di chi esulta della propria salvezza. Occorre, soprattutto (e questo non è un tema nuovo nei romanzi di Pahor, in cui l’amore sempre è la chiave che consente la svolta), il sentimento profondo e nuovo per una donna. Radko, che porta nel cuore il ricordo di un altro amore vissuto a Trieste, in quella che sembra un’altra vita, da principio non si accorge nemmeno di lei, della nuova infermiera che si sostituisce all’altra nel dargli il termometro. Eppure, piano piano, Arlette Dubois, dai capelli biondi, l’aria trasognata e i piccoli piedi, che somiglia a una falena che si avventa ostinata sul fuoco, gli entrerà sotto la pelle. Radko la percepisce giusta per lui. La sua irresponsabilità pareva fatta apposta per chi non si era ancora liberato delle nebbie della morte. Come tutto il resto, nemmeno una storia d’amore in questa primavera può essere semplice. Ci sono insicurezza, distacco, riavvicinamento, passione, lontananza, gelosia, perdono. Ma c’è infine il lampo che fa vedere con chiarezza che una nuova antichità era possibile, la realizzazione di un’umanità semplice e senza maschera. La donna e l’amore che risveglia in noi sono la garanzia che l’umanità , nonostante tutto, potrà ricominciare da capo. Luisella Pacco Banca Etica nella regione Friuli Venezia Giulia Promotori finanziari Alice Pesiri - Via Donizetti 5/A, Trieste - tel. 040 638472 - 347 2690400 - [email protected] Dario Francescutto - Via S.Francesco 37 - Udine - tel. 0432 500744 - [email protected] Punti informativi Gorizia – Referente Rita Calligaris (Staranzano) tel. 348 7722120 - [email protected] Pordenone – c/o “L’altra metà”, Via della Motta - tel. 0434 524228 - [email protected] Trieste – Via Donizetti 5/A - tel. 040 638472 - [email protected] - www.bancaetica.org/trieste Udine – Via San Francesco, 37 - tel. 0432 500744 - www.bancaetica.org/udine Tolmezzo – c/o Comunità di Rinascita - Via G.Bonanni 15 - tel 0433 40461 12 Konrad febbraio 2010 I contatti linguistici italiano-croati in Dalmazia Poco tempo fa è stato pubblicato a Spalato (Split) dalla locale Sezione Dante Alighieri un libro intitolato I contatti linguistici italiano-croati in Dalmazia che indubbiamente va segnalato per diverse ragioni. Ne è autrice Ljerka Simunkovic, docente di Filologia romanza e di Grammatica storica della lingua italiana presso l’Ateneo spalatino e zaratino. Nella prefazione il prof.A. Sorella dell’Università di Chieti – Pescara, afferma: ”E’ un libro che consiglierei a tutti, studiosi e studenti, linguisti e storici, italiani e croati, per un’appassionante e sintetica rilettura delle tappe della costruzione di una comune civiltà adriatica, sviluppatasi per secoli, anche durante il dominio veneziano, con il contributo di italiani innamorati del suolo dalmata e di croati innamorati della civiltà italiana…” La pubblicazione contiene una gran mole di dati, frutto di esperienza didattica e di assidue ricerche pluriennali nei ricchi archivi italiani e croati, soprattutto di Venezia, Zara (Zadar) e Spalato ed è volutamente bilingue, in modo da renderla accessibile ad un pubblico più vasto. L’autrice fa notare come la Dalmazia abbia assunto nei tempi diverse configurazioni geografiche, raggiungendo la sua massima estensione nell’epoca romana, quando divenne nell’anno 9 d.C. provincia romana confinante con l’Istria orientale a nord e l’Albania a sud, evento storico di fondamentale importanza, che ebbe conseguenze importantissime in campo culturale e linguistico. Già a partire dal Medioevo si costituisce un plurilinguismo articolato in ben quattro lingue: latino, dalmatico, croato e italiano. Dal latino volgare e sotto l’influsso della lingua illirica si sviluppò nelle città una nuova lingua neolatina, detta il dalmatico che tuttavia si estinse già nel XV secolo. Nell’amministrazione pubblica fu usata prima la lingua latina, poi il veneziano e successivamente l’italiano Nell’entroterra, invece, a partire dall’VIII secolo la lingua parlata era il croato e nella diocesi di Nona (Nin) si celebrava la liturgia in slavo antico. Per motivi di spazio dobbiamo sorvolare sulle complicate vicende storiche che ebbero luogo in questa regione. Ricordiamo, però, che Venezia all’inizio del Quattrocento venne in possesso definitivamente del territorio dalmata e giunse a confinare coll’Impero Ottomano. “Durante i quasi quattro secoli della dominazione sulla Dalmazia, la Repubblica di Venezia… non si ingerì in modo consistente nella vita quotidiana locale, nelle usanze e nella lingua” così recita il libro. Infatti, molte opere della letteratura croata sono state pubblicate a Venezia, tra cui anche il primo romanzo. Inoltre: ”Durante il governo della Serenissima, la lingua parlata entro le pareti domestiche era il croato; il latino e l’italiano erano le lingue della cultura e dell’amministrazione e all’italiano spettava anche il ruolo di essere la lingua del commercio…” 13 Konrad febbraio 2010 Dal 1740 il governo veneto cominciò a stampare dei proclami bilingui italo-croati (raccolti e pubblicati in un volume dall’autrice) destinati ai cittadini ed agli abitanti dei villaggi dell’entroterra che, esposti nei luoghi pubblici, miravano a diffondere ogni specie di informazione, nella consapevolezza che, la maggior parte della popolazione conosceva solo il croato. Lo stesso fu fatto anche per le isole del Levante dove i proclami ovviamente erano in italiano e in greco. Il bilinguismo ed il trilinguismo si ritrovano tra molti letterati dalmati: tra gli altri l’umanista spalatino Marko Marulic – Marcus Marulus (1450-1524), padre della letteratura croata, che scrisse in latino, croato e italiano ed il grande Nicolò Tommaseo. Nella seconda parte del libro dedicata esclusivamente all’analisi dei contatti linguistici italo-croati vengono presi in esame dettagliatamente i prestiti ed i calchi linguistici di origine italiana con un approccio globale e rigorosi criteri scientifici. All’interferenza linguistica romanzo-slava in Dalmazia sono già state dedicate in passato numerose opere di insigni storici, dialettologi e linguisti. Le loro opere insieme alle fonti storiche “parlano dell’esistenza di un bilinguismo e di un biculturalismo sul territorio delle città e delle isole della Dalmazia sviluppatisi attraverso contatti diretti tra la popolazione romanza e quella slava.” Ampia analisi viene dedicata al cosiddetto dialetto veneto-dalmata (chiamato anche lingua franca, veneziano orientale, veneziano colonia, veneziano de là de mar) - ricco di elementi croati - il cui lessico era già stato raccolto dallo studioso spalatino L.Miotto nel suo Dizionario del dialetto veneto-dalmata pubblicato nel 1984. “Bisogna sottolineare che l’influsso veneziano e italiano è evidente nella terminologia non solo nella vita pubblica e sociale, ma anche in quella privata. I prestiti si sono inseriti perfettamente nelle parlate locali della Dalmazia e si può affermare che hanno arricchito la lingua croata di queste parlate locali.” Infatti, molti prestiti sono presenti nel campo del commercio e delle arti, dell’archittettura e dell’edilizia, nella terminologia culinaria, militare, marinaresca e della pesca ecc… Non potendo essere classificati cronologicamente essi vengono registrati per campi semantici. Qui la studiosa riporta numerosi esempi mettendo a frutto le sue laboriose pluriennali ricerche effettuate sul territorio e negli archivi. Il libro è correlato da diverse riproduzioni di stampe antiche che illustrano il contenuto dei singoli capitoli. Quello che colpisce in questo saggio, oltre alla profonda e vasta preparazione professionale e culturale ed il criterio rigorosamente scientifico, è l’approccio obiettivo e scevro da pregiudizi, impensabile fino a pochi anni fa, quando il passato veneziano in Dalmazia era un tema difficile da affrontare con serenità ed apertura mentale. Il lavoro rappresenta, da un lato, un valido contributo alla valorizzazione e alla conservazione del ricco patrimonio culturale comune alle due sponde dell’Adriatico e, dall’altro, si inserisce nella lunga tradizione di studi linguistici che da decenni appassionano gli eminenti studiosi della Dalmazia. Livio Prodan alimentazione La digestione dei cibi Se la conosci, non ti uccide! Forse il sottotitolo è eccessivo, però il nostro intento vorrebbe essere quello di porre l’attenzione su questo processo biologico che – se non gestito correttamente – può portare a gravi disturbi. Ci riferiamo a bruciori vari, coliti, spasmi, stitichezza, gastriti, ulcere, diverticoliti e tanti altri problemi che riguardano lo stomaco e soprattutto l’intestino, per i quali la nostra medicina è in difficoltà a trovare soluzioni valide e definitive, e i medicinali proposti servono più che altro a gestire i sintomi piuttosto che a risolvere le vere cause. La digestione è il processo grazie al quale i cibi della natura vengono smontati in modo da rendere disponibili i vari fattori nutritivi, come le proteine, gli zuccheri, i grassi, le vitamine e i sali minerali. Appare quindi evidente una prima considerazione: un cibo non digerito è inutile per l’organismo. Non basta quindi mangiare per essere sicuri di approvvigionarsi delle varie sostanze necessarie al corpo, bisogna anche digerire correttamente i cibi. Purtroppo, quasi mai ci possiamo accorgere se la digestione di un pasto è andata o meno a buon fine. Raramente infatti si crea un blocco tale nello stomaco da farci stare veramente male, con magari vomito o diarrea. Esistono però un’infinità di segnali che indicano una digestione andata a male, segnali che sono più tenui e per questo spesso vengono ignorati. Ad esempio, l’aria nella pancia e soprattutto nell’intestino è indicatrice del fatto che i cibi stanno fermentando (e quindi non sono stati digeriti). Quel gonfiore tipico del ventre (che sembra quasi un pallone) e che non è grasso, ma solo aria interna che gonfia, significa che i cibi stanno fermentando liberando gas. Altro segnale importante sono le feci. Ogni madre di buon senso esamina sempre le feci del suo bambino quando gli cambia il pannolino per vedere se ha digerito le pappe. Purtroppo, smessi i pannolini, questa intelligente analisi viene abbandonata. Invece, dovremmo sempre controllare come andiamo di corpo. Una cattiva digestione si traduce in feci maleodoranti, dure, difficili da espellere (bisogna spingere). L’uso della carta igienica ha raggiunto dimensioni tali da essere diventato un business; basta vedere i reparti dei supermercati e quanti miliardi vengono spesi nella pubblicità di un prodotto di cui non possiamo più fare a meno. La stitichezza è ormai divenuta cronica, tanto che andare di corpo una volta al giorno sembra già un ottimo risultato, quando invece si dovrebbe andare indicativamente tante volte quanti sono i pasti della giornata, quindi almeno 2-3 sedute al giorno! Altri segnali importanti di una cattiva digestione sono l’acidità di stomaco, l’alito pesante, il sudore di odore pungente, tutti indicatori spiacevoli che tentiamo di sopprimere in tutti i modi. Tutti questi segnali sono un primo livello di allarme che la digestione non sta avvenendo come dovrebbe. Se ignorati o trascurati, la situazione peggiorerà. Una digestione andata a male significa cibo che fermenta e che di conseguenza diviene fortemente acido. Questa acidità rovina piano piano le pareti dello stomaco e soprattutto quelle dell’intestino che sono più delicate. Appariranno presto le prime infiammazioni, sotto forma di bruciori, che successivamente si trasformeranno in coliti, diverticoliti (l’infiammazione dei diverticoli) ulcere duodenali e nello stomaco, tutte situazioni estremamente pericolose per la salute. In questi casi i farmaci sul mercato abbondano ma raramente sono efficaci in termini di vera guarigione. Falliscono non tanto perché non funzionano, quanto perché se non si interviene prima sull’alimentazione ogni ulteriore rimedio è inefficace. Un medico attento dovrebbe prima verificare come e cosa mangia il proprio paziente, correggere gli errori più gravi, e controllare nel tempo i miglioramenti. Solo nei casi più gravi sarà necessaria l’integrazione con farmaci. La nostra personale esperienza conferma che la stragrande maggioranza di persone mangia in modo scorretto, mettendo insieme cibi che dovrebbero essere consumati separatamente, ha abitudini alimentari disastrose (come ad esempio mangiare la frutta a fine pasto), è convinta di cose che non hanno nessun fondamento scientifico, non sa riconoscere certi cibi (considera ad esempio il pomodoro una verdura e lo usa come salsa per condire la pasta), e come ‘dolce’, si lamenta dei propri disturbi! Il prossimo mese approfondiremo il tema delle combinazioni alimentari, ossia come abbinare i cibi in modo che siano digeribili. Vedremo quali sono i principali errori che facciamo ‘a tavola’, e tracceremo almeno alcuni principi di base per una corretta alimentazione che potranno essere utili a tutti. Nadia e Giacomo Bo www.ricerchedivita.it solo Via San Giuliano, 35 - Pordenone tel./fax: 0434 28043 - [email protected] 14 Konrad febbraio 2010 SCOPRI A EREN Z DI LA FF prodotti biologici e biodinamici di qualità l’albero del pane trieste viale Miramare 27 tel. 040 421128 viale XX Settembre 39 tel. 040 636332 il padre tradito “Per la prima volta sento, nella chimica, citare la forza vitale...” Di Justus von Liebig (1803-1873) ho sempre sentito parlare. A scuola di Agraria lo descrivono come il “padre” della moderna agricoltura. La “bibbia” dei futuri sacerdoti dei campi è il celebre “Trattato di chimica organica” da lui steso e dato al mondo nel 1840. In quel testo, da nessuno mai contestato, ci sono i fondamenti della chimica organica, come da lui concepiti, ed il raggruppamento dei composti scoperti. Fino ad allora la chimica pura, inorganica, aveva fatto passi da gigante e solo un gigante come lui poteva mettere al passo l’organica con l’inorganica. Dal suo lavoro discende la chimica applicata all’agricoltura odierna e i disastri attuali vengono visti come effetti collaterali dell’applicazione di dette teorie. Ma è proprio così? Nel 1997 mi trovavo presso il monastero di Montebello, presso Urbino, ospite della storica fondazione “Alce Nero” presieduta da Gino Girolomoni, grande anima del bio italiano. Colà vengo in contatto con uno scritto sconvolgente del Liebig, il suo testamento spirituale, che recita: Justus von Liebig 15 Konrad febbraio 2010 “Confesso volentieri che l’impiego dei concimi chimici era fondato su delle supposizioni che non esistono nella realtà. Questi concimi dovevano portare una rivoluzione completa in agricoltura. Il concime di stalla doveva essere completamente escluso e tutte le materie minerali, asportate dai raccolti, sostituite con dei concimi chimici. Il concime doveva permettere di coltivare su uno stesso campo, senza discontinuità e senza esaurimento, sempre la stessa pianta, il trifoglio, il grano ecc., secondo la volontà e i bisogni dell’agricoltore. Avevo peccato contro la saggezza del Creatore e ho ricevuto la dovuta punizione. Ho voluto portare un miglioramento alla Sua opera e nella mia cecità ho creduto che nel meraviglioso concatenamento delle leggi che uniscono la vita alla superficie della terra, rinnovandola continuamente, un anello era stato dimenticato, che io povero verme impotente, dovevo fornire”. (Liebig: Die Spitze meines Lebens, 1865). Resto sconvolto in quanto non credevo che un genio tale potesse ritrattare in maniera così evidente il suo lavoro ma in realtà aveva ragione e per chi, come me aveva potuto conoscere di prima mano i due metodi agricoli, convenzionale e biodinamico, l’evidenza era provata. Cosa era successo, cosa avesse realmente scritto in quel “Trattato” andava assolutamente indagato. Solo risalendo la fonte sai dove il fiume nasce e di conseguenza mi metto alla ricerca di questo libro. Il problema è che non lo trovo. Nessuna biblioteca delle facoltà di Agraria, nessun Istituto tecnico, nessuna sezione agricola o scientifica delle biblioteche del nord Italia ne possedeva una copia. Strano, molto strano. E’ come dire che un seminarista venga ordinato prete senza aver studiato la Bibbia. Impossibile eppure è così. Oggi vengono ordinati periti agrari e agronomi ragazzi che andranno per i campi senza aver la minima conoscenza del pensiero esatto del loro “Padre scientifico”; aberrante… e i risultati si vedono nello sbandamento di molti di loro che, se si adeguano, continuano a predicare litanie senza né capo né coda ai contadini in preda alla “ Sindrome di Stoccolma” dell’industria agrochimica, oppure diventano funzionali al sistema imboscandosi nella Scuola superiore e all’Università per creare nuovi venditori di fumo. Tanti altri di disperdono, limitando i danni, alcuni passano da Beano e cominciano a pensarci su. Ma il testo ancora non lo trovavo… fino alla primavera scorsa quando, sul giornale locale, venne data notizia del riordino della biblioteca privata del Notaio Pietro Someda in un paesotto agricolo vicino casa mia nel cuore del Medio-Friuli, Mereto di Tomba. Ci vado più per la mia passione per biblioteche e musei che per la convinzione di fare bingo. Eppure sentivo che ci andavo con gioia e non solamente per il buon rapporto che legava il luogo, la proprietà a me ben conosciuta. Entro in questa casa, trovo la Ricercatrice che aveva riordinato il lascito di ben 7.000 volumi, apro i tre cataloghi, comincio a scorrere e trovo un “Giusto Liebig”. Il titolo “Trattato di chimica organica”. Noto “stampato a Milano nel 1944… no, è il 1844! Salto dalla sedia, chiedo alla catalogatrice se è vero. Mi conferma. Me lo indica. Finalmente sono di fronte al pensiero esatto del “padre” della chimica organica. Il libro è stato stampato quattro anni dopo l’uscita originale e dunque non può essere stato manipolato. Freno la mia emozione e chiedo di poterlo consultare con calma ed attenzione durante la settimana. Quel luogo è magico, ma il via vai di visitatori non lo accetto per un incontro così privato e intimo con il pensiero di un Gigante della scienza che aveva avuto il coraggio di rinnegare se stesso per amore della Verità. La settimana dopo avverto la figlia Agnese, ben contenta di accogliere un estimatore della raccolta paterna, e lo estraggo dallo scaffale. La sua vetustà si vede. E’ legato con due spaghi e si vede che è stato letto e studiato. Ha 166 anni ma la stampa è ottima e la lettura piacevole nell’italiano del Manzoni. Lo apro e leggo la presentazione del traduttore; è un inno alla grandezza del Liebig. Le prime due pagine della “Prefazione” danno atto alla scienza antica e di chi lo ha preceduto della sua formazione intellettuale e avverte l’imponderabilità di certe reazioni. Come a dire che molto ci è ancora sconosciuto. Ma è nell’ ”Introduzione” che il Liebig dimostra la sua grandezza sintetizzando in sole quattro righe l’intero trattato esordendo così: “La chimica organica tratta delle materie che si producono negli organi per l’azione della forza vitale, e delle decomposizioni che esse provan sotto l’influenza di altre sostanze. ”. Per la prima volta sento, nella chimica, citare la “forza vitale” e lo farà per ben 25 volte intuendo leggi fondamentali del vivente che Rudolf Steiner, 84 anni dopo, renderà chiare e operative attraverso l’agricoltura biodinamica. L’anello mancante l’ho trovato ed oggi si può spiegare il fallimento di questo modello agricolo e la possibilità di rimediare. Come, lo vedremo il mese prossimo. Graziano Ganzit Cucina vegetariana e prodotti biologici Cena giapponese venerdì 26 febbraio prenotate! 333 1070983 vendita dei nostri prodotti bio ogni mercoledì al mercato di Monfalcone Cinema Tre brillanti europei: tra arguzia e speranza Il Riccio, Io, loro e Lara e Soul Kitchen Una portinaia che legge Tolstoj citando Anna Karenina, una bambina che pianifica il suicidio nel giorno del tredicesimo compleanno, un raffinato signore giapponese che guarda film d’epoca e si diletta di cucina: le vite di Renée Michel, Paloma Josse e Kakuro Ozu sono i pilastri del film francese Il Riccio, che la regista esordiente Mona Acache trae dal bestseller di Muriel Barbery L’eleganza del riccio. Come spesso accade, la scrittrice ripudia sdegnosa la versione cinematografica, ma ciò non inficia la qualità del bel film. Ambientato nella lussuosa dimora borghese tipicamente parigina dove abitano alcune famiglie, la cui noia mortale è alleviata solo dalla presenza dei propri gatti, Il riccio racconta le affinità elettive: persone con intelligenza superiore alla media possono riconoscersi e amarsi pur appartenendo a ceti sociali diversi? La portinaia Renée (Josiane Balasko) appare in tutto e per tutto conforme al suo ruolo: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Nessuno la degna di uno sguardo, come fosse parte dell’arredamento, ma in realtà Renée possiede una stanza segreta zeppa di libri rari, dove si rifugia ogni volta che può. L’unica ad accorgersene è la ragazzina Paloma (Garance Le Guillermic), talmente disgustata dal conformismo familiare da progettare il suicidio, perché “da adulta non vuole diventare un pesce rosso dentro una boccia di vetro“. L’isolamento di Renée viene rotto dall’arrivo di un nuovo inquilino, il ricchissimo giapponese Kakuro Ozu (Togo Igawa): una corte discreta che si sviluppa fino a un vero e proprio amore. Recitazione splendida, ottima fotografia e alcuni simpatici intermezzi realizzati con cartoni animati in bianco e nero fanno di questo film un piccolo capolavoro, una favola gentile che getta una luce di speranza sul futuro del genere umano. E da Parigi passiamo ad Amburgo con Soul Kitchen, felice storia multietnica piena di sapori piccanti diretta dal regista turco Fatih Akin, nato ad Amburgo nel 1973 e giunto al suo ottavo lungometraggio. Dopo aver ricevuto nel 2004 l’Orso d’Oro al Festival di Berlino per il drammatico La sposa turca ed essere stato premiato a Cannes nel 2007 col pessimista Ai confini del Paradiso, Akin cambia completamente registro e torna all’allegria scanzonata già presente in opere precedenti come July (2000) e Solino (2002), due film splendidi ma purtroppo mai distribuiti in Italia. In Soul Kitchen, un cuoco greco, Zinos (Adam Busdoukos), gestisce ad Amburgo un infimo ristorante denominato Soul Kitchen. La clientela abituale sono rozzi tracannatori di birra che ingurgitano piatti surgelati o preconfezionati. Attorno a Zinos ruotano l’ambiziosa e viziata fidanzata Nadine (giornalista rampante in partenza per la Cina), il fratello Illias (ladruncolo in libertà vigilata col vizio del gioco), la cameriera Lucia (aspirante artista che vive in un appartamento occupato abusivamente), il losco ex-compagno di scuola Neumann (che vuole comprare il locale per una sporca speculazione edilizia). Le cose si complicano quando Zinos fa uno sforzo eccessivo e si procura un’ernia al disco che gli impedisce di lavorare. Malattia provvidenziale perché lo costringe ad assumere un cuoco geniale anche se fuori di testa e con un caratteraccio e la brutta abitudine di piantare il coltello sui tavoli dei clienti insoddisfatti. Inutile dilungarsi nella descrizione della trama: basti dire che il film è pieno di buona cucina, ottima musica e non manca nemmeno il lieto fine, in un’eccellente prova della vitalità del cinema europeo, a dimostrare che il successo commerciale può arridere anche a opere spiritose e intelligenti. Rimaniamo in tema umoristico e passiamo all’Italia con l’ultimo film di Carlo Verdone: Io, loro e Lara. Stavolta l’attore-regista romano veste i panni di un prete missionario in crisi spirituale che abbandona l’Africa perché non si sente più all’altezza della situazione. “Più che la protezione di Dio, nei posti dai quali provengo ci vorrebbe un buon sistema di protezione civile” sbotta con i superiori in Vaticano, che decidono di mandarlo in vacanza a tempo indeterminato. Purtroppo il buon don Carlo torna a casa ma trova la famiglia fracassata: il padre generale in congedo ha sposato Olga, badante moldava con la quale fa sesso giorno e notte. Il fratello cocainomane si è dato alla finanza spericolata, la sorella contestatrice è diventata una borghese conformista madre di adolescenti ipocriti. La morte improvvisa e inaspettata della badante provoca l’arrivo di Lara, figlia di Olga a cui il vecchio ha lasciato in comodato tutto l’appartamento, provocando le ire dei figli che si sentono buggerati, convinti che lei sia un’imbrogliona. Si vedrà che si sbagliano di grosso. Carlo Verdone in questo film riserva la cattiveria per i caratteri di contorno: al centro c’è l’etica del suo don Carlo, che non è perfetto ma sa bene cosa è giusto e cosa no. Ed è proprio questo a rendere Io, loro e Lara una delle opere meno incisive di Verdone, che si allontana dal grottesco degli altri preti che aveva interpretato per arrivare a una figura talmente scialba da essere quasi impalpabile. Brava e bella come sempre Laura Chiatti, mentre Anna Bonaiuto e Angela Finocchiaro sono ridotte al ruolo di semplici macchiette. Un film piccolo piccolo che strizza l’occhio al grosso pubblico e avrà certamente un buon successo commerciale, ma probabilmente verrà ricordato come uno dei punti più bassi della carriera di Carlo Verdone. Gianni Ursini Aiuto! Arrivano gli alieni buoni! I Terrestri invasori condannati senza appello nel film Avatar di James Cameron AVATAR è un bellissimo film di science fiction, ambientato interamente in un pianeta alieno al di fuori del sistema solare, come lo era l’ormai mitico Pianeta proibito di Fred McLeod Wilcox (1956). Dal punto di vista politico io sono pacifista, antimilitarista e scrivo per un mensile ambientalista di nome KONRAD. AVATAR è tutte queste cose contemporaneamente. Sarei pazzo a parlarne male. Tuttavia... ho sempre nutrito una sana diffidenza per i film dove i caratteri dei personaggi sono tagliati con l’accetta. Anche la trama è di una semplicità disarmante. Nulla a che fare con capolavori come Solaris e 2001 Odissea nello Spazio. In AVATAR non esistono mezze misure, come nei vecchi film di science fiction degli anni ‘50. O si sta con i buoni, oppure si fa parte dell’esercito dei cattivi. Niente zone grigie, e niente prigionieri. Solo che questa volta la situazione è rovesciata: i cattivi siamo noi. Ogni comunicazione fra terrestri e nativi è impossibile, e funziona solo il linguaggio della violenza. Il personaggio del colonnello Quaritch (Steve Lang) sprizza antipatia da tutti i pori. Il mondo dei nativi Na’vi è pieno di pace e d’amore, mentre gli invasori umani pensano solo al denaro ed alla distruzione. Si salva solo una pattuglia di scienziati illuminati che tenta di trovare la strada del dialogo, ma non ci riesce, ed alla fine molti ci lasciano la pelle a cominciare dal loro capo, la dottoressa Grace Augustine, interpretata da una splendida Sigourney Weaver. La vittoria finale dei Na’vi arriva all’ultimo istante per intervento superiore (divino ?) da parte dell’intelligenza collettiva che controlla il pianeta, e gli umani vengono scacciati. Pandora non li vuole. Avevano trovato il Paradiso, e se ne devono tornare nel loro inferno, in una Terra devastata e sfruttata, con guerre civili spaventose e rivolte sanguinose in ogni sua parte. Da questo punto di vista, AVATAR può essere visto anche come una metafora del mondo attuale, e devo dire che si tratta di 16 Konrad febbraio 2010 Teatri di confine Buon 2010 ai lettori. Un anno che, teatralmente, si apre con una buona notizia: nonostante le nubi fosche che si erano addensate sul Teatro Stabile Sloveno, è stata presentata subito dopo le feste la nuova stagione. E in un periodo di tagli selvaggi le proposte sono molte e varie: si va da un Cechov d’annata (‘Ah, l’amore’) a Fausto Paravidino e il suo ‘La malattia della famiglia M’ (a proposito, perché Paravidino è scomparso dagli altri teatri regionali?), sino a ‘Sugar - A qualcuno piace caldo’ del Teatro di Lubiana. (S.C.) Cochi e Renato al Rossetti Arrostendo Orson Welles Sarà pure ‘Una coppia infedele’, come recita il titolo dello spettacolo visto al Rossetti mercoledì 13 gennaio, ma funziona. Cochi e Renato hanno cominciato a calcare le scene del Derby di Milano nei lontani anni ‘60, sono giunti al successo grazie alle trasmissioni RAI degli anni ‘70 (una su tutte: ‘Il poeta e il contadino’) e, dopo un periodo di separazione, si sono riuniti a metà dei ‘90. Con la loro comicità surreale hanno segnato un’epoca e, anche a Trieste, il pubblico li ha accolti con affetto. Ad accompagnarli nell’esecuzione dei brani noti e meno noti si è prodigata una band eccezionale, i ‘Goodfellas’, che ha presentato anche dei pezzi di propria composizione, fornendo ritmo allo spettacolo. Quando si apre il sipario, una gigantesca gallina sul fondale preannuncia la canzone omonima, che infatti arriva subito. Il tema offre diversi spunti alla coppia, a partire da un uovo gigantesco che Renato recupera da un baule. Nel frattempo fioccano le prime battute sui politici nostrani di destra e di sinistra, messi alla berlina più volte durante lo spettacolo. Al repertorio storico si alternano sketch e brani di nuovo conio, come ‘L’aeroporto di Malpensa’ (che è ‘fatto a mano’) o ‘La nebbia in val Padana’ che inonda (veramente!) la platea dopo la pausa tra primo e secondo tempo. Con l’esecuzione di ‘E la vita, la vita’ si susseguono i bis, che comprendono ‘Come porti i capelli bella bionda’ e ‘L’uselin dela comare’, cantati entrambi con divertita partecipazione dal pubblico. (S.C.) Basta un accappatoio bianco a Giuseppe Battiston per trasformarsi in Orson Welles. Ma non tragga in inganno la somiglianza fisica tra l’attore italiano e il regista americano autore di film che sono entrati nella storia del cinema come ‘Quarto potere’: in ‘Orson Welles’ Roast’, spettacolo diretto da De Vita Conti e andato in scena alla sala Bartoli del Rossetti martedì 19 gennaio, emerge la giusta miscela di cuore, ironia ed esperienza. Senza questi elementi, non sarebbe bastata la pronuncia inglesizzata e la mimesi fisica per restituire al pubblico la complessa personalità del celebre cineasta. In effetti lo stesso Battiston ha affermato che il suo è stato un omaggio affettuoso, oltre che un modo per ‘arrostire’ Orson Welles secondo le regole anglosassoni dell’elogio al contrario, il ‘roast’ a cui fa riferimento il titolo. Ed è un omaggio pienamente riuscito. Il cibo, per Orson Welles, è di importanza capitale. Per questo compaiono quasi subito sulla scena, composta da alcuni grandi bauli metallici, un triplo panino imbottito e una melanzana. Il panino, ahimè, finirà spiaccicato sul muro in un accesso di collera, mentre la melanzana servirà a Battiston per raccontare un paio di eventi chiave dell’autobiografia di Welles, diventando prima bambolina trapunta di spilli e poi astronave aliena. Il primo oggetto richiama una storica versione teatrale del Macbeth in salsa vodoo, con ben duecento persone sul palco, mentre il secondo si riferisce alla famosa trasmissione radiofonica dell’ottobre 1938, quando il giovane Orson interpretò ‘La guerra dei mondi’, storia fantascientifica di un’invasione extraterrestre, scatenando il panico in buona parte degli Stati Uniti. Grazie a quell’exploit si aprirono per il regista le porte di Hollywood. Eppure ciò che Welles amava veramente, forse ancor più del cinema, era la magia e il suo alter ego Battiston lo dimostra con alcuni trucchi, uno dei quali fa riapparire il panino precedentemente spiaccicato. Tanto, ‘la gente crede a tutto’. Stefano Crisafulli una condanna senza appello. Non a caso i portavoce del Pentagono lo hanno già definito un film anti-americano. L’unico modo per entrare nel Paradiso di Pandora è quello di abbandonare le proprie spoglie umane ed essere disposti a trasformarsi in qualcosa d’altro, come fa il marine paraplegico Jake Sully (Sam Worthington) che diventa il migliore alleato degli alieni Na’vi i quali a dire il vero, a parte la pelle blu e la statura spropositata, ricordano molto i pellerossa che abitavano il continente americano nel secolo diciottesimo. Il regista James Cameron da ragazzino doveva essere un vero e proprio divoratore di romanzi e racconti di fantascienza. Alcuni dicono che si sia ispirato addirittura ad una serie di romanzi di fantascienza sovietica dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij, naturalmente inediti in Italia. Altri parlano di un film di animazione di Guido Manuli uscito nel 2001 ed intitolato Aida degli Alberi. Non credo che simili accuse nuoceranno troppo alla carriera di James Cameron. Per sua fortuna lui ha avuto la possibilità di realizzare i propri sogni attraverso il cinema, dandoci in seguito la possibilità di condividerli con lui. AVATAR per gli stupefacenti effetti speciali deve molto agli studi neozelandesi della WETA, ed il film varrebbe la pena di essere visto anche solo per quelli, ma io volutamente non ho parlato molto della splendida ricostruzione del pianeta alieno che in certe parti ricorda molto i fondali marini ed in altre i quadri di Magritte. E nemmeno delle spettacolari scene di battaglia aerea rese splendidamente dalla proiezione in 3D. Finalmente ho visto alcune sequenze di un film girato in stereoscopia dove la tridimensionalità non è solo un’aggiunta al tutto, ma è perfettamente funzionale alla struttura della narrazione. In conclusione credo che AVATAR nonostante alcuni limiti sia un film importante che unisce lo spettacolo alla riflessione politica e che mi sento di consigliare a tutti coloro nel cui petto batte ancora un cuore di sinistra (G.U.) 17 Konrad febbraio 2010 ORIRI Nascere in armonia Incontri multidisciplinari PRIMA E DOPO LA NASCITA Consulenze ostetriche Consulenze in allattamento al seno Tecniche corporee Musicoterapia Sostegno psicologico ed alla genitorialità Studio Integrato THERAPEIA Trieste - Viale XX Settembre, 24 Tel e fax 040 639122 el tran de barcola Inaugurata al Museo Ferroviario di Trieste una mostra dedicata al 40° anniversario della linea 6 Shalom Gianni al Museo Nel 1969, sopravvivevano a Trieste tre tram: la linea 9 (da San Giovanni a Campo Marzio) e il tram n° 6 (da San Giovanni a Barcola) e la ben nota trenovia di Opicina. La 6 fece l’ultima corsa il 30 dicembre 1969, la 9 fu chiusa il 31 marzo 1970 e l’unico superstite è il tram di Opicina ancora in dis/funzione (con mille e un problemi) nel 2010. Il 30 dicembre 2009, al Museo Ferroviario di Trieste in Campo Marzio, si è aperta una interessante mostra su queste vicende di grande attualità. Per la dismissione dei tram e filobus, oggi tanto rimpianti, furono escogitate un mucchio di ragioni in apparenza perfettamente logiche e razionali: l’avvento impetuoso della motorizzazione privata, le difficoltà economiche dell’azienda di trasporto pubblico cittadino (Acegat), la particolare conformazione delle strade cittadine (eccezionalmente tortuose, con molte parti assai ripide) suggerirono fin dal 1964 all’Azienda, in accordo col Comune di Trieste, un piano per portare tutto il trasporto pubblico su gomma. Da quel momento in poi le cose procedettero molto velocemente: il 2 maggio ‘66 le linee 3 e 9 furono unificate e vennero ritirate per sempre le caratteristiche carrozze a rimorchio. Subito dopo, in rapida successione, tutti i tram e filobus furono sostituiti con autobus che secondo i responsabili dell’Azienda erano molto più efficaci ed economici perché avevano maggiore possibilità di movimento e potevano essere condotti da un solo autista. Nel novembre ‘68, al momento delle celebrazioni per il cosiddetto “cinquantennale della Prima Redenzione“, l’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat in visita a Trieste poté vedere Gianni Ursini Tzaddi, XVIII lettera dell’alfabeto ebraico La lettera Tzaddi rappresenta giustizia ed umiltà, il suo valore numerico è 90. Anche questa lettera ha una doppia configurazione grafica. ZADIK sta per ZADIK, Il Giusto, riferendosi al Signore, che è chiamato ZADIK VEYASHAR il Giusto e Retto - Deuteronomio 32:4. La vera giustizia esiste solo in D-o ed è Sua parte integrante. Il termine ZADIK (giusto) è anche usato per definire l’uomo che emula la giustizia di D-o, conducendo una vita intrisa di integrità e verità. Non tutti i tzaddikim sono sempre giusti. Quando Abramo implorò e cerco di parlare con D-o per salvare Sodoma grazie ai giusti che in essa vivevano, la parola è scritta ZADIKIM (giusti), senza la seconda YOD (Genesi 18:14). Questo indica che i giusti che vivevano in Sodoma non erano giusti in assoluto, ma solo confrontati con la popolazione locale. Sebbene la via di mezzo sia prescritta per molti casi, nel caso dell’umiltà ci è insegnato di andare all’estremo: (sii molto molto di spirito umile) (Avot 4:4) 18 Konrad febbraio 2010 la circolazione pubblica già quasi completamente su gomma. La cosa fu magnificata dalle autorità cittadine come un esempio di città proiettata verso il futuro, la “Grande Trieste degli anni ’70“, come recitava la propaganda democristiana dell’epoca. Intanto però le fabbriche venivano chiuse e gli storici cantieri navali smantellati. A quel tempo, pochissimi parlavano di ecologia e difesa dell’ambiente e le risorse energetiche parevano inesauribili. Quando nel 1973 i Paesi Arabi chiusero i rubinetti del petrolio provocando la politica dell’austerity, era troppo tardi: la maggior parte dei tram e filobus erano stati ceduti a Milano, Firenze, Torino o Roma dove continuarono per molti anni il loro servizio. (ndr: per poi ritrovarli a S.Francisco tuttora in uso!) Invece da noi restò un unico filobus, sussidiario della 19 fino all’aprile ’75. La mostra, in una ventina di pannelli con decine di foto, plastici e vetture originali, illustra la vita del tram 6: dalle origini nel 1883 con le carrozze trainate da cavalli fino all’ultima corsa delle vetture elettriche il 30 dicembre 1969. Un grazie al lavoro volontario dei soci SAT del Museo Ferroviario, tra cui ricordo il dott. Andrea Di Matteo, Franco Gioseffi, Loris Cosmini, Antonio Zugan, Vittorio Pascale e Fulvio Forti e ad appassionati come Giampaolo Ielussig, Bruno Pieri e Fulvio Zetto. A cura del Comune di Trieste è stato stampato un libro, un calendario e una serie di cartoline acquistabili nel book shop comunale di piazza Unità. Per gli appassionati filatelici è disponibile un annullo postale reperibile alla Posta di piazza Vittorio Veneto. La mostra è visitabile durante i giorni di apertura del museo in via Giulio Cesare 1: mercoledì, sabato e domenica dalle 9 alle 13. Per visite guidate, telefonare allo 040 3794185 – fax 040 312756. E’ di pochi giorni fa la notizia della convenzione tra l’Associazione Dopolavoro Ferroviario e l’amministrazione comunale cittadina per la gestione del Museo Ferroviario, che entra così ufficialmente a fare parte del circuito dei civici musei triestini. La lettera ZADIK rappresenta giustizia e umiltà. Ogni ebreo ha l’obbligo di donare MACHAZIT ASHEKEL (mezzo shekel) al Tabernacolo, a fine di espiazione. La ZADIK in mezzo alla parola mezzo indica ZEDAKA’ (beneficenza). La lettera sen Sefer Yetzirà viene associata al significato intrinseco del mangiare e alla sua rettificazione, viene posta in relazione allo Tzadik, il giusto, a proposito del quale è detto: mangia per nutrire la sua anima. Molto importante è per un ebreo mangiare kasher, si dice che l’ebreo dal cibo permesso trae forza ed energia Divina. Raggiungere l’autocontrollo nel magiare i cibi concessi e non quelli proibiti, sapendo in che modo farlo senza esagerare, è una meta fondamentale per la tradizione ebraica, raccomandata sia dalla tradizione orale, sia dalla Cabalà. Il fatto di mangiare kasher potrebbe sembrare oggi fuori dal tempo ma in realtà nasconde un pensiero molto importante che ci fa riflettere sull’importanza delle cose che possiamo raggiungere, anche perché al giorno d’oggi tutti noi possiamo acquistare qualsiasi tipologia di cibo. Molti cibi per noi sono proibiti ed alcuni, a prima vista, non si capisce il motivo della proibizione. Per esempio si pensa che il maiale sia proibito in quanto in Israele faceva molto caldo e non si poteva mangiarlo, ma che dire del coniglio? o del cavallo? Non tutto quello che il Signore ha creato per noi è a nostra disposizione e quindi dobbiamo in qualche modo capire che il disegno Divino è molto più alto del nostro pensiero terreno. Anche questa puntata è finita spero che sia stato tutto chiaro aspetto vostri suggerimenti e domande a presto e Shalom, se avete dei dubbi non esitate a scrivermi cercherò di rispondervi. Davide Casali turismo responsabile nella torino dei “matti” Caffè Basaglia Spazzi: le camere di Cenerentola Incontro Enzo Di Dio al Caffè Basaglia, in via Mantova 34, a Torino. “Ero un operaio dell’Azienda del Gas, vengo chiamato a ricoprire la carica di segretario regionale della Cgil Energia, Luce, Gas; ricopro cariche in organi nazionali. Ad un certo punto mi sento utilizzato contro ciò che pensavo. Rientro in azienda, volevano farmi fare l’impiegato, mi sono messo la tuta e ho ripreso a fare gli scavi in strada. Ero rimasto orfano di attività, cercavo di fare qualcosa di concreto in termini di solidarietà per riempire quel pezzo che ti manca dentro, perché pensi e non fai niente”. E’ così che assieme ad altri, con lo psichiatra Ugo Zamburro, venne deciso di creare una struttura per il reinserimento sociale dei malati psichici. Il primo atto, nel novembre del 2006, fu l’ospitalità offerta a ventidue ragazzi provenienti dal Darfur che dormivano all’addiaccio nel parco del Valentino; dopo pochi mesi furono tutti aiutati a trovar un lavoro. Una convenzione regola l’inclusione sociale dei malati del Centro Diurno del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl 4. Il Caffè pro- muove l’autonomia dei pazienti creando opportunità di lavoro che generino retribuzione e ruolo sociale. Ventidue pazienti retribuiti e cinquanta volontari gestiscono il ristorante, seguono le attività culturali (teatro, cinema, musica, mostre), mantengono i contatti con le scuole, aderiscono alla rete di commercio equo e solidale, organizzano progetti di solidarietà per paesi dell’America Latina. Marisela Ortiz Rivera, in prima linea nella lotta al femminicidio a Ciudad Juarez (Messico), è stata più volte ospite del Basaglia, di cui è madrina. E tutto questo autofinanziandosi, “vorremmo rimanere senza il denaro pubblico, perché alla fine qualcuno te lo fa pagare”. Il Caffè è bello ed accogliente, il cibo molto buono, i prezzi contenuti e l’ambiente acquista ancora maggior fascino dall’essere stato la sede degli studi cinematografici Pastrone, dove all’inizio del secolo scorso furono girate alcune scene di “Cabiria”, uno tra i primi kolossal italiani. Info: 011 19708848 - www.caffebasaglia.org Del film, “Si Può Fare” del regista Giulio Manfredonia, con Claudio Bisio, mi parla Chiara Marinelli a Spazzi, la Locanda degli Arrivati, in via Virle 21. Ispirato alla nascita delle cooperative sociali degli anni ottanta per dare impiego alle persone dimesse dagli ospedali psichiatrici in seguito alla Legge Basaglia e ad una di esse in particolare, la cooperativa “Noncello” di Pordenone, il film “rispecchia molto lo spirito di quegli anni e la motivazione politica con cui uno si metteva a fare questo mestiere. Oggi le condizioni sono meno favorevoli dal punto di vista sociale ed i rapporti con l’ente pubblico si sono indeboliti”. Ideata dalle cooperative Progetto Muret e Luci sulla Città e dall’associazione Arcobaleno, anche Spazzi come il Basaglia opera per l’inserimento sociale di persone con problemi psichiatrici. Si inizia con percorsi di avvicinamento al lavoro, di verifica delle abilità e se uno non è ancora in grado di andare a lavorare può occuparsi del gruppo di acquisto o delle attività di segreteria. La struttura impiega novanta lavoratori, di cui un terzo svantaggiati. Al pianterreno della palazzina c’è il self service, il ristorante, la caffetteria, l’emporio del gusto, gli spazi per le attività culturali; al primo piano il centro documentazione, la sala riunioni, la sede della rivista “Segn/Ali”, che “vuole dare voce a tutti coloro i quali sono legati…al mondo della psichiatria” ; al secondo piano sorprende l’originalità con cui sono state arredate le sei camere della foresteria. Con la collaborazione di un artista e di un architetto un gruppo di persone con problemi di disagio mentale ha dato vita ad un laboratorio artistico e le “stanze da favola” sono state allestite come un’opera d’arte. Si può scegliere di soggiornare nella stanza del Principe Azzurro piuttosto che in quella di Topo Gigio, di Lady D, di Cenerentola, di Marylin o della Bella Addormentata. E loro si fanno chiamare “matti”, dice Chiara Marinelli, per andare a toccare e superare i pregiudizi, lo stigma che ancora ci sono. Info: 011 4330331, 011 4337136 - www.spazzi.org Giuliano Prandini - testimonial Cta Dichiarazione universale dei diritti umani in russo “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” 19 Konrad febbraio 2010 L’ormai familiare primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani viene proposto da questo numero di Konrad in lingua russa scritta in caratteri cirillici (derivati da Cirillo che insieme al fratello Metodio inventò e diffuse questa scrittura che ancor oggi porta il suo nome). Forte di decine di dialetti, il cirillico viene usato da 257 milioni di russi e da 160 milioni di altre etnie in Serbia, Macedonia e Bulgaria. Edoardo Triscoli Trasporti e Ambiente Divagazioni sul trasporto pubblico Il 26 ottobre 2009 il “Sole 24 Ore” ha pubblicato il rapporto sull’ecosistema urbano, nel quale buona parte viene dedicata al trasporto urbano. Il responsabile per le aree urbane di Legambiente Alberto Fiorillo sostiene che l’Italia è un Paese immobile sulla strada della mobilità. Citando il grande architetto Le Corbusier, che affermava “La strada è morta”, Fiorillo osserva che ad ucciderla sono stati la crescita indisciplinata della città, l’espansione edilizia informe che si è mangiata gli spazi liberi e ha svuotato la strada – la piazza – delle persone e della funzione sociale di spazio di aggregazione. La strada, continua Fiorillo, è morta e sepolta sotto un continuo smottamento di automobili, un ingarbugliato nodo urbano che quasi nessun sindaco è riuscito a sciogliere. E se guardiamo alle statistiche del rapporto, risulta che la città più virtuosa in tema di ambiente, che riguarda anche lo spazio riservato ai pedoni, è la piccola Verbania. All’ultimo posto, per traffico e rifiuti, Catania, che attende il completamento della metropolitana, mentre in alcuni casi gli autobus registrano ritardi alle fermate anche più di un’ora e mezza. Altro punto dolente: la densità automobilistica nelle città. In media 64 veicoli ogni 100 abitanti: il doppio rispetto a capitali come Londra Parigi e Berlino. In testa Aosta con la bellezza di 208 automobili ogni 100 abitanti! L’abnorme numero di auto ad A pesca su Aosta sembra si possa spiegare con le agevolazioni fiscali di cui gode la Val d’Aosta. Il territorio più virtuoso è quello di Venezia per ragioni intuitive (ma si dovrebbe calcolare quanti mezzi a motore infestano le acque del Canal Grande). Per il trasporto pubblico locale, sempre al di sotto delle legittime aspettative, tra le metropoli primeggia Roma, con 537 passeggeri trasportati all’anno per abitante. In genere, ricorda il rapporto di Legambiente, più le città sono grandi, maggiore è il ricorso al mezzo pubblico, con l’eccezione della piccola e virtuosa Siena. Ma nella competizione fra la rotaia e la strada, fra tram e metropolitane e bus, c’è chi come la giornalista Valentina Conte, sulla “Repubblica” del 4 settembre 2008, ci spiega come sarà il bus del futuro: pulito, hi –tech e veloce. Non più, dice la Conte, bestioni persi nel traffico, sporchi, affollati, mai puntuali. E con i cittadini costretti a prendere gli autobus come si prendono le medicine indigeste e obbligatorie. Ora nei prossimi anni avremo mezzi da favola silenziosi e sopratutto belli da vedere e poco inquinanti. A finanziare l’iniziativa è proprio Bruxelles, con uno stanziamento di 26 milioni di Euro messi a disposizione dell’Associazione internazionale del trasporto pubblico (Uitp) che rappresenta 3.100 aziende, industrie e operatori della mobilità in tutto il mondo e alla quale spetta il compito di coordinare la ricerca e la costruzione dei prototipi di bus. Ma come sarà l’autobus del futuro? Il direttore del progetto Umberto Guida afferma che il nuovo mezzo consumerà di meno (fino al 25%), avrà più passeggeri (15% in più) e sarà più veloce (dai 15 ai 18 chilometri per ora). E ancora: porte larghe e livellate ai marciapiedi per facilitare i passeggeri. Vetture di grandi dimensioni e luminose, ampia cabina guida, schermi per le informazioni. E poi altre meraviglie che non so se sia lecito sognare, come, ad esempio, la guida ottica, che consente al bus di guidarsi quasi da solo grazie al sensore che dialoga con i punti direzionali collocati in strada. O come il semaforo intelligente, che diventa verde quando l’autobus si avvicina. E ancora: i freni intelligenti che non sprecano l’energia del bus fermo e la passano a una batteria a idrogeno, utile per la ripartenza. Ultima parte del sogno (e poi mi risveglio invitandovi a fare altrettanto): tempi e ritardi del bus via sms e poi, per finire, modularità dei bus, costruiti in modo componibile, come pezzi di Lego da mischiare e combinare. Insomma, afferma il direttore del progetto, un “serpentone innocuo, da strizzare o allungare quando serve”. Di tutte queste belle e avveniristiche informazioni, lascio l’intera responsabilità ai loro autori. Sergio Franco www.youtube.com/?v=Sls5ixhK_AU Chi e quando ha inventato il rock’n roll? Pensateci su ma la risposta che darete è sbagliata. Perché il rock’n roll non fu creato negli anni ‘50 e nemmeno alla fine dei ‘40. Ma addirittura nel 1929, da un certo Tampa Red. A Chicago, questo venticinquenne chitarrista nero inventò dal nulla la tipicissima scala del rock’n roll e lo stomp-time (strumenti che quasi si fermano per segnare solo pochi accordi base). Ascoltare per credere i due pezzi che vi propongo: “I’m Gonna Get High” e soprattutto il sorprendente secondo brano “It’s Tight Like That” (che parte a 3’10’’). dott. Majaron Leonarda Bilanciamento craniosacrale - Cromopuntura Test intolleranze alimentari - Fiori di Bach Dieta Psicosomatica 20 Konrad febbraio 2010 Associazione Regionale Via San Lazzaro, 7 - Trieste Biodinamica Cranio Sacrale 347 6910549 www.bcstrieste.it Centro Trattamento e Formazione [email protected] Architettura sostenibile Lo STUDIO 4A nasce a Sistiana dalla volontà di quattro architetti decisi ad unire le proprie forze e le rispettive esperienze, maturate in diversi anni di lavoro, in un unico obiettivo comune, ossia quello di promuovere un giusto e contemporaneo modo di costruire, con una particolare attenzione alle prestazioni energetiche nell’edilizia e all’impatto ambientale delle costruzioni. Lo studio può contare sulla presenza di tre Esperti ed un Certificatore e Consulente Esperto “CasaClima”, fermamente convinti dell’importanza della divulgazione del sapere tecnico, soprattutto al fruitore finale, fino ad oggi sempre tenuto all’oscuro delle reali soluzioni per ottenere una casa sana, confortevole ed energeticamente efficiente. E’ proprio attraverso la formazione e l’informazione del cittadino, che si realizza una cultura di base tale da poter trasformare la semplice domanda di una nuova casa in una matura e consapevole richiesta di un edificio finalmente efficiente, rispettoso della vita del nostro pianeta. Pedalando Con questo numero si apre una rubrica che ci auguriamo vi accompagnerà, in modo piacevole e stimolante per tutto il 2010. Si tratteranno temi di interesse attuale che guideranno il lettore a risolvere e chiarire i molti dubbi che nascono da un continuo surplus di informazioni (da fonti più o meno attendibili), riguardanti gli edifici a basso consumo energetico, la loro sostenibilità ambientale e i materiali più consoni da utilizzare per ottimizzare costi/benefici ed evitare spiacevoli sorprese. Il tutto sarà trattato in modo non prettamente tecnico con l’intento di segnare un percorso percorribile anche dai non addetti ai lavori. L’energia più pulita è quella che non consumiamo, è questo il concetto che dovrebbe guidare tutti gli interventi edilizi odierni. La direttiva europea 2001/91/CE infatti introduce il concetto di efficienza energetica, identificando il settore edilizio quale responsabile del 40% dei consumi energetici globali, derivanti da riscaldamento di acqua calda sanitaria e consumo di energia elettrica. Le nostre abitazioni, da quelle storiche fino a quelle costruite fino ad oggi, consumano per il riscaldamento mediamente 210 21 Konrad febbraio 2010 kWh/mq anno, pari a 21 litri mq anno di gasolio o 26,25 mc di gas metano, con un notevole costo economico gestionale e un forte impatto ambientale causato dalla produzione di CO2. Attraverso un’attenta progettazione, sensibile agli argomenti di cui sopra, è facilmente raggiungibile l’obiettivo di ridurre enormemente i consumi arrivando ad un edificio i cui consumi possono raggiungere tranquillamente i 40 kWh/mq anno, riducendo logicamente in modo proporzionale i costi gestionali per il riscaldamento e il suo impatto ambientale. Nel momento in cui riusciremo ad avere un edificio che non disperda più energia riscaldando inutilmente l’ambiente esterno, potremo pensare di giovarci delle fonti di energia sostenibili e rinnovabili senza dover investire cifre troppo onerose per la realizzazione degli impianti. Sperando di avervi già interessato e stimolato la vs curiosità a ragionamenti ecosostenibili, vi diamo appuntamento al prossimo mese. Studio Architettura 4A L’aria nelle ruote Quante invenzioni geniali sono divenute oggetto di uso comune. Si cominciò rivestendo le ruote dei carri con la gomma, perché l’automobile e la sua cugina altrettanto tecnologica, ovvero la bicicletta, avevano posto nuove necessità di motricità. Andavano veloci, per i tempi, e soprattutto non venivano trascinate ma fornivano la propria spinta! Una novità incredibile, che fino a quel momento solo il treno aveva proposto. Per un po’, cerchi di gomma sui cerchi veri e propri risolsero tranquillamente il problema. Fino a che John Boys Dunlop, nel 1888, fornì il triciclo del figlio di una tecnica inventata da tale Thompson nel 1845 e che nessuno si era filato: una camera d’aria sotto strati di gomma. Il ragazzo sul triciclo smise di ballonzolare e le frenate erano più brevi. Un’epoca era iniziata. Era iniziato il periodo delle grandi fortune di questo sistema, comfort, trazione e sicurezza, ma a ciò si associavano anche le tragedie: forature, camere pizzicate, lunghe camminate in mezzo al niente. Fino ad oggi, dove all’apice della diffusione delle camere d’aria e derivati, si sono imposti i seguenti sistemi: Copertone e camera d’aria: il 97% delle bici sul pianeta le monta. In occidente i copertoni si sono evoluti con strati antiforatura che hanno quasi debellato il problema, e carcasse che aumentano la trazione. Più trame per centimetro ha la carcassa ed è più resistente e leggera, e maggiore è la tenuta di strada. Quasi tutta la gomma oramai è sintetica. Tubolare: presente su bici da corsa e mtb di altissimo livello, o su bici da corsa anziane che un tempo dominavano le scene. Si tratta di una camera d’aria dotata di battistrada e incollata direttamente sul cerchio. Ha una trazione ancora maggiore del copertone, tiene pressioni elevatissime e garantisce ampie lodi all’Altissimo nel caso di foratura e sostituzione. Tubeless: come la vostra automobile, mtb e qualche rara bici da strada hanno un copertone che assieme al cerchio crea una camera d’aria stagna. Molto resistente alle forature se accoppiato con un lattice liquido che scorre all’interno, si adatta a pressioni bassissime per marciare su terreni molto sconnessi. Chiarita questa differenza, alcuni utili consigli ai profani. Prima di tutto, le gomme si usurano. Sembra pazzesco, ma chi cambia le gomme dell’auto, pensa che quelle della bici siano eterne e gira con crepe pazzesche nel battistrada. Non è solo una questione di forature, perché si tratta dell’unica cosa che vi tiene attaccati al suolo in discesa, in curva o in frenata. Una cosa che accelera l’agonia delle gomme è il freddo, una bici all’aperto deve cambiare le gomme una volta l’anno almeno perché il butile (gomma sintetica) si asciuga. Una bici che la notte sta al coperto o al riparo permette di far vivere le gomme molto a lungo. Se andate in giro in città o fuori, dovete sempre avere qualcosa con voi per risolvere il problema delle forature: oggi esistono bombolette gonfia e ripara che in pochi minuti tappano un buco, mentre una pompa è piccola e sta ovunque. Sul momento non ci si pensa, ma quando si sgonfiano le gomme ci si accorge che la bici è diventato un pesante carretto accessorio, una lunga passeggiata vi aspetta. E, questa è grossa reggetevi al tavolo, le gomme vanno gonfiate! Almeno una volta ogni due settimane! Scandalo e abominio, qualunque camera d’aria ha un fattore di perdita costante, che è maggiore quanto più sono economici camere e copertoni, e girare senz’aria vuol dire danni e spese. Non dannatevi con la pompetta d’emergenza, ma immolate al malvagio dio del consumo una ventina di euro per una pompa da pavimento. Non avete idea della differenza che può fare alla mattina prima di andare al lavoro. Un ultimo avviso: le camere come i copertoni hanno misure precise, quindi se fate da voi (il che è molto istruttivo) leggete sul fianco i dati prima di recarvi ad acquistare i ricambi. Massimo Amodeo colonna vertebrale Le terapie fisiche servono per i dolori alla colonna? TecarTerapia®; Magnetoterapia, Ultrasuoni, Tens, Laser, Elettrostimolazioni,Correnti Faradiche… Un mondo di apparecchi che sulla carta sembrano la cura di ogni dolore. Le terapie fisiche rappresentano l’insieme degli strumenti utilizzati in fisioterapia, che si servono realmente della somministrazione diretta nel corpo umano di energie. Questi strumenti sono utilizzati all’interno del trattamento riabilitativo al fine di ridurre il sintomo doloroso e il gonfiore, o per stimolare la rigenerazione dei tessuti. Esse includono una vasta gamma di energie, che vengono applicate al corpo umano sotto forma di: energia luminosa (laser) energia elettrica (tecarterapia, tens, diadinamiche, interferenziali, onde di Kots, ionoforesi…) energia meccanica (ultrasuoni) energia magnetica (magnetoterapia) energia elettromagnetica (radarterapia) Sono emesse da macchinari sofisticati e sicuri, alimentati da corrente elettrica, che viene trasformata nelle sovracitate forme. APPROFONDIMENTO: Ciascuna di queste terapie, ha efficace e risultati più o meno evidenti e dimostrati scientificamente, bisogna però dire che ognuna di queste terapie ha il suo ristretto campo di applicazione nel quale esplica i maggiori effetti. Non bisogna dunque trascurare la fase di scelta e diagnosi iniziale, l’esperienza e la valutazione sono determinanti per decidere al meglio quale e se utilizzare qualcuna di queste forme di terapia fisica per il problema specifico in corso. Ognuna di queste forme di energia hai il suo specifico effetto biologico: stimolante, drenante, decontratturante, calcificante, fibrinolitico, vaso dilatante, antalgico o antinfiammatorio. Ecco perché la scelta deve essere presa in base ad una minuziosa valutazione del caso. Quando si parla di colonna vertebrale poi, il problema non è quasi mai singolo, ma in genere è multifattoriale: in genere ci sono componenti posturali, di gestione della vita quotidiana, storici, legati all’attività sportiva, legate al tipo di dolore e sintomi, alla durata ed alla fase in cui si viene valutati e molti altri aspetti legati alla statica, dinamica e funzionalità della colonna. Il 70% delle lombalgie infatti non ha un’unica componente o struttura come origine del problema e del sintomo, dunque si capisce come la scelta della terapia fisica più efficace da utilizzare sia cruciale. 22 Konrad febbraio 2010 COSA DICE LA LETTERATURA SCIENTIFICA IN MERITO? I più autorevoli database scientifici non segnalano nessuna di queste terapie come veramente efficace se non per un sollievo momentaneo dai sintomi, insomma, il dolore viene diminuito ma se non si scava alla radice alla sua origine e non si fa qualcosa per evitare che ritorni, sovente in tempo breve il problema si ripresenta. Solo recentemente infatti è stato scoperto che le terapie di tipo “passivo” (ossia le terapie che il paziente subisce senza un intervento o coinvolgimento diretto da parte sua) hanno risultati scarsi o nulli e non esistono studi significativi a supporto di nessuna terapia fisica se non associata ad altre forme di riabilitazione. Esistono buone evidenze invece per quanto riguarda alcune terapie fisiche se in associazione (sempre se opportunamente scelte) alla riabilitazione funzionale, agli esercizi attivi, all’autotrattamento attivo da parte del paziente, e ad altre forme di riabilitazione come la riabilitazione multidisciplinare. Da questi studi si evince come l’associazione di terapie fisiche opportunamente scelte, con un programma di esercizi, trattamenti attivi specifici siano più efficace in termini di riduzione del dolore e di durata dell’efficacia rispetto a ciascuna di queste terapie se fatta separatamente. La terapia “passiva” darà il sollievo dal sintomo e permetterà di lavorare da subito in modo da recuperare la forza, la mobilità, la coordinazione ed il controllo muscolare corretto della zona lombare tramite gli esercizi ed il lavoro “attivo”. A tal proposito va ricordato infatti che come per la scelta della terapia fisica più opportuna, così anche per l’individuazione di un programma di autotrattamento attivo o di una riabilitazione funzionale specifica bisogna comunque essere valutati attentamente nello specifico funzionale. Ecco che all’interno della valutazione, quando il problema viene indagato a partire dall’origine per arrivare al sintomo, le terapie, sia attive che passive più opportune possono essere individuate ed il piano di trattamento completo potrà così essere delineato. Marco Segina genitori: i migliori procuratori sportivi “Faccia fare a suo figlio uno sport all’aria aperta, possibilmente scelga uno sport di squadra, così si rafforza fisicamente e contemporaneamente impara anche a vincere la timidezza.” Di questo genere potrebbe essere la prescrizione medica per un ragazzino in età scolare, fisicamente e socialmente bisognoso. La via del calcio è così indicata! Chi vive il calcio dilettantistico dall’esterno resta affascinato dall’immagine di questo nuvolo di bambini che rincorre una palla, mentre si allenano o fanno la partita. A prima vista c’è tutto quello che serve per farli crescere sani, forti e con una buona dose di autostima. Ma le cose cambiano se avviciniamo la lente d’ingrandimento a questa realtà, dove fino alla categoria allievi (stiamo parlando di giovani di 15 anni) non devono farsi classifiche, o almeno questo è quanto stabilisce la “Federazione italiana Gioco Calcio”. Invece le classifiche si fanno e si strumentalizzano da parte delle società sportive, dei genitori e dei giocatori stessi (ricordo che stiamo parliamo di ragazzini dai sei anni in su). Benvenuti nell’arena del calcio dilettantistico! Non è certo responsabilità del medico, che si trova a curare quel ragazzo, ora cresciuto, per trauma a seguito di una violenza subita, durante la partita, da un calciatore della squadra avversaria. Nel Centro Benessere Taoista continuano i corsi di Tao Yoga Posturale Le posture del Tao Yoga coinvolgono tutto le parti del corpo. Esercitando si tonificano i muscoli, si combatte la cellulite, le articolazioni saranno più sciolte, la colonna vertebrale e l’intero sistema scheletrico più elastico, Con la respirazione, la meditazione e la visualizzazione andiamo ad interagire sugli organi interni, le ghiandole, il sistema nervoso centrale, periferico, volontario, e involontario, mantenendo l’organismo in perfetta salute. Inoltre liberano grandi risorse energetiche tramite il rilassamento fisico mentale 23 Konrad febbraio 2010 Confucio Tao Yoga Posturale orario corsi Lunedì 19 / 20 corso base Martedì 19 / 20 corso avanzato Giovedì 13 / 14 corso avanzato 18 / 19 corso base 19 / 20 intermedio Tao Curativo per la terza età Le tecniche del Tao Curativo comprende gli esercizi interni per la salute, sono esercizi di facile apprendimento e forniscono consigli pratici e di uso immediato. Il loro scopo e quello di stimolare tutto il corpo, portando un incremento dell’energia a livello cerebrale stimolando così ogni cellula del proprio corpo per sentirsi rinvigoriti, cosi più partecipi e gioiosi nella vita. Tao Curativo orario corsi Martedì 9.30 / 10.30 e 10.30 / 11.30 Bencich Bencich Anita Anita scuola di pensiero Bencich Anitataoista scuola di pensiero taoista massaggio tradizionale cinese massaggio scuola ditradizionale pensiero cinese taoista massaggio tradizionale cinese cell. cell. 339.3204963 339.3204963 Via Torrebianca, 43 cell. ◾ 34122 Trieste ◾ fax 040.638323 339.3204963 Via Torrebianca, 43 ◾ 34122 Trieste ◾ fax 040.638323 web: www.bencichanita.it ◾ mail: [email protected] web: www.bencichanita.it ◾ mail: Via Torrebianca, 43 ◾ 34122 [email protected] ◾ fax 040.638323 p.iva 01011310321 web: www.bencichanita.it ◾ mail: [email protected] p.iva 01011310321 p.iva 01011310321 spazio a cura dell’inserzionista Chi segue accuratamente la tradizione e la modifica per adattarla ai tempi attuali, può essere considerato un Maestro. Quando si entra nel mondo del calcio dilettantistico delle dinamiche relazionali e dei bisogni personali, si perde completamente il controllo, il giovane si proietta mentalmente tra le alte sfere del calcio che riempie le domeniche con programmi tv e giornali specializzati, cominciando così, dapprima per scherzo, e poi sempre più seriamente, a credere di potercela fare ad entrare in questo mondo dorato. Ora l’importante è vincere! Ecco allora che genitori, profeti del successo del campione casalingo, cominciano a costruire, come il titolo di un noto libro, delle “realtà inventate” che vanno nella direzione da loro voluta. Così, i genitori entrano, rapidamente, nel ruolo di “procuratore” del proprio genio calcistico, e orologio alla mano, calcolano i minuti di partita che l’allenatore fa fare al proprio figlio, e criticano le sue scelte sul ruolo che gli assegna. Durante la partita urlano al figlio la posizione da tenere in campo, e quando serve, non risparmiano anche l’indicazione su come entrare forte sull’avversario. La fantasia dei comportamenti genitoriali è tanta e varia che rimando il lettore a godersela sul posto. E’ sufficiente recarsi in qualsiasi campo sportivo dilettantistico durante una partita, non importa se giocano bambini di sei anni o ragazzi di quindici, lo spettacolo è identico. Ma allora dove stiamo mandando i nostri figli? Come sempre, le regole ci sono ma nessuno le rispetta. La federazione sportiva stabilisce e contempla tutte le variabili, vuole che il calcio sia uno sport sano e formativo. Il giovane dovrebbe essere “protetto” da ambienti insani, invece si schiva un problema (ad esempio droga o criminalità) e si inciampa su un altro (doping o violenza). Il calcio può e ha gli strumenti per formare un ragazzo ma è necessaria una sinergia tra società sportiva e genitori, e invece i relativi interessi sembrano prescindere dal benessere dell’atleta. È sempre una questione di soldi! Questo potrebbe essere il prossimo argomento. Francesco Strano cinofilia Parlare da cani - Il gioco Solo per questo argomento tre numeri del nostro mensile non basterebbero ma cercherò di essere il più breve possibile. Il momento ludico per il cane è certamente importante tanto quanto mangiare e riprodursi. Infatti, anche tra i lupi c’è almeno un momento della giornata dedicato a questa attività. Noi esseri umani associamo alla parola gioco il divertimento invece per gli animali non è così, soprattutto per i cuccioli, l’attività ludica è l’anticamera della vita reale. Insomma, è la palestra per fare esperienza senza subire traumi fisici o psichici troppo forti. Durante il gioco i cuccioli testano quella che io chiamo “presenza scenica”, scoprono con giochi di forza chi potrà esser un vero leader. Un’altra parte dell’attività ludica è riservata alle tecniche di caccia insegnate dalla madre, oppure apprese direttamente dalle lotte intraprese con i propri coetanei. Da questo punto di vista forse qualche lampadina si sarà accesa in voi e vi avrà fatto meditare su qualche gioco fatto con il vostro CHIEDI ALL’ESPERTO [email protected] Luisa chiede: Perché il mio cane impazzisce letteralmente per la pallina e quasi ignora tutti gli altri oggetti? Il cane è un predatore e come tale adora cacciare. La pallina una volta lanciata, soprattutto su di una superficie irregolare, compie dei movimenti improvvisi e molto rapidi pertanto se la paragoniamo ad una preda, risulta molto ammiccante al contrario di altri oggetti che, anche se lanciati, una volta toccato terra si fermano. cucciolo, intendo tutti quei comportamenti che configurino la competizione. Competere con il proprio cane è un’arma a doppio taglio. Infatti, se questo servirà a rafforzare il carattere in un soggetto con basso carisma, molto spesso questo gioco fatto senza le dovute conoscenze, sviluppa ad esempio possessività che poi può portare anche ad aggressività. Abbiamo passato migliaia d’anni a disinibire il morso al cane ma poi inconsapevolmente lo incentiviamo, certo che siamo proprio degli incoerenti! Quello che voglio sottolineare è l’importanza del gioco e quindi l’assoluta necessità per un proprietario di rivolgersi ad un professionista. Un altro aspetto del gioco consta nella reale instaurazione della leadership. Per fare un esempio concreto: pensate a quante volte avete visto il vostro cane portarvi un suo gioco e voi, con grande fierezza lo avete preso, magari competendo un po’ per entrarne in possesso, poi l’avete lanciato e, come ciliegina sulla torta, il vostro peloso se l’è ripreso e con altrettanta fierezza si è allontanato da voi con il gioco in bocca. Dal nostro punto di vista ci scappa pure un “che bravo il mio cane che mi porta le cose!... e chi se ne frega se poi si è preso la pallina e se ne è andato per i fatti suoi, ho altro da fare...” Partendo dal presupposto che è molto facile cadere nell’obbedienza dimenticando il vero significato del gioco, dal punto di vista del cane, ci sarà la convinzione di essere lui il detentore della scelta. Infatti è il cane che ha iniziato il gioco con un oggetto di suo possesso, ha deciso dove e come lasciarvi quell’oggetto dandovi la suggestione di essere al centro della scena ma poi, perfettamente conscio della possibilità di non rientrarvi in possesso, ha ben pensato di tenerlo per sè tenendovi a distanza e quindi privandovi della possibilità di rientrare in possesso dell’oggetto stesso… Ora, chi è secondo voi il leader? Poco fa ho scritto “un suo gioco”: la distinzione tra gli oggetti ludici è molto importante. Infatti è corretto lasciare al cane due o massimo tre oggetti a disposizione, ma questi non faranno mai parte dell’interazione con il peloso, saranno a suo uso e nulla più. Se ce li porterà noi lo dovremo ignorare. Sarà nostra cura, invece, riporre in un luogo a lui inaccessibile diversi giochi che tireremo fuori a nostro piacimento per poter svolgere l’attività, avendo cura di non portare mai il cane ad assuefazione della stessa, come ad esempio tirare una pallina per mezz’ora di fila. Giovanni Tius Associazione Cinofila “TOUCH PET” Errata corrige L’articolo “Parlare da cani – le prime regole”, apparso su Konrad n. 152 del dicembre 2009 – gennaio 2010, conteneva alcuni errori. Si riportano di seguito le frasi corrette: “…ci dovremo ricordare che la pipì, salvo non ci siano delle patologie particolari, viene fatta al risveglio, dopo mangiato o bevuto ma anche a seguito di una forte emozione, mentre per le feci dovremo stare attenti al risveglio e dopo mangiato.” “Molto semplice, il cane apprende principalmente per associazione, ovvero questo uguale a quello …” Konrad si scusa con l’autore ed i lettori. La versione on-line del giornale riporta in ogni caso il testo dell’articolo debitamente corretto. realizzazione e se r v izio a Auto ll’umanità Farmacia Alla Borsa Meditazione - Ser vizio so ciale i Y Corsi d oga e cucina v e g e t ariana Cene indiane per benefic en za Ananda Marga Organizzazione Umanitaria 24 Konrad febbraio 2010 Trieste - Piazza della Borsa, 12 tel. 040 367967 - www.farmaciaallaborsa.it Cordenons PN - Piazza San Pietro 10 Tel. 0434 931364 - Cell. 348 9035858 www.apnu.net Il passaggio - Accettare Immagine tratta dal film “Coraline e la porta magica” Questa volta non vi parlerò di toelettatura, mi sono decisa, dopo molte esitazioni, a toccare un argomento che non tutti amano affrontare e che, spesso, coglie impreparati. Il nostro amico sta per lasciarci: la paura si fa sentire; la paura di vederlo soffrire, di non riuscire a mantenere la calma; la paura dell’ignoto. Cosa succederà? Quando succederà? Siamo abituati a programmare tutto, a scrivere tutto sulla nostra agenda; ad avere orari, scadenze precise. Ma ci sono ancora alcuni eventi che non possiamo programmare, prevedere. E questo ci fa paura. In questo momento possiamo scegliere di esserci. Scegliere di sostenerlo, dargli una piccola spinta. Dargli un aiuto ad andare verso l’ignoto con serenità. Pensando che, per chi si trova lì, sulla soglia, forse non è più così tanto ignoto. Questo potrà cambiare la qualità della nostra vita e dare un senso quasi magico al rapporto che abbiamo avuto con il nostro compagno. Se non ci sentiamo pronti, possiamo farci aiutare. Abbiamo molte possibilità. Io uso, in base alla situazione, uno, o alcuni dei sistemi che ho imparato in questi anni. Il più conosciuto è il Reiki. Possiamo dargli tanto amore, anche se non è cosciente; accarezzarlo, parlandogli con garbo. E’ l’intenzione che dà forza a tutto questo. L’intenzione di stare con lui, di accompagnarlo sul serio. Essere presenti con presenza, esserci davvero. Lasciando da parte la paura di non sentirsi all’altezza, di non farcela a sopportare il dolore. Accettando di farci coinvolgere possiamo scoprire quanto siamo coraggiosi, accettando di dargli affetto in quel momento lo faremo sentire protetto e considerato e gli daremo la forza e la calma necessarie in quell’istante così importante, forse il più importante di tutta la vita. Accettare la morte significa accettare la vita, accettare che tutto cambia, che tutto continua ad esistere. Lasciar andare è un atto d’amore. Un’opportunità di crescita, che ci aiuta ad essere più forti e sempre diversi; le cose cambiano, le persone, gli animali cambiano, crescono e a volte ci lasciano. Possiamo accettarlo. Federica Veos ndr: per approfondire l’argomento: “Amici fino in fondo” di Stefano Cattinelli – Ed. Aam Terranuova Adozioni: il buon cuore non basta AVODERM – ORIJEN – TRAINER – VET LINE – EXCLUSION – ALMO – LIFE – SILVER SCHESIR – AMì – HUNTER – ANIMAL FARM EAGLE PACK – ANIMONDA – NATURE'S HARVEST - NATURE DIET – DRN – CANINA INTERPET – SHERLEY'S – BEAPHAR – ICF VETEM – PET'S – MARSHALL ORLUX – VERSELE – VITAKRAFT – FIORY GIMBORN – TRIXIE – WITTE MOLLEN DUPLA – XTRAVITAL – REED SEA – JBL ZOOMED – ROWA – HOBBY – JUWELL 25 Konrad febbraio 2010 Il 2009 è stato un anno positivo per quanto riguarda le adozioni dei cani abbandonati. Grazie alla campagna di informazione coadiuvata da alcuni organi di stampa, l’associazione “Il Capofonte ONLUS” è riuscita nel corso dell’anno a trovare una nuova famiglia a ben 88 cani, già rinchiusi nei canili o in procinto di essere trasferiti a causa della rinuncia dei proprietari. Il successo della nostra attività deve essere attribuito sia all’impegno dei volontari, sia alla collaborazione con il personale del canile sanitario il quale, con la disponibilità dimostrata, ha permesso di facilitare parte degli affidi. A tal proposito ricordo che il buon esito delle adozioni è determinato dalla conoscenza diretta dell’animale con il futuro proprietario e dalle esigenze di entrambi. E’ pertanto assolutamente sconsigliabile procedere ad incaute adozioni di cani adulti effettuate tramite internet, che non permettono un’adeguata conoscenza del carattere e dello stato di salute del cane, caratteristiche che potrebbero rivelarsi problematiche con conseguenze traumatiche per animali già duramente provati. Ci appelliamo al buon senso dei cittadini, sottolineando l’importanza che l’animale non venga considerato come un qualsiasi oggetto (compro a scatola chiusa…): aiutare un cane proveniente da un canile deve essere una scelta ponderata ed intelligente, non basata esclusivamente sull’emotività. Deve essere l’inizio di un rapporto affettivo reciproco e duraturo. Si ricorda a coloro che un cane lo posseggono già, l’obbligatorietà di iscrizione del proprio animale all’anagrafe canina entro il terzo mese di vita; nel caso di cani adulti, non ancora iscritti, il termine massimo previsto è di 30 giorni dall’inizio di detenzione dell’animale. E’ altresì obbligatoria la vaccinazione antirabbica pre-contagio nei cani sopra i tre mesi di età non ancora vaccinati o nel caso di cani adulti vaccinati da più di 11 mesi. Per effettuare l’iscrizione all’anagrafe canina e la vaccinazione antirabbica sono operativi due ambulatori veterinari dell’ASS n°1 Triestina: il primo in Via Molino a Vento n°121, con orario dal lunedì a venerdì dalle 8 alle 10 ed il pomeriggio di martedì dalle ore 14 alle 15; il secondo si trova sull’altipiano in Località Prosecco Stazione n° 20, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 12,30 ed il pomeriggio di mercoledì dalle 13,30 alle 14,30. Mariagrazia Beinat Presidente dell’Associazione di volontariato Il Capofonte ONLUS Per vedere i cani disponibili per le adozioni consultare il sito www.ilcapofonte.it Per aiutare l’associazione “Il Capofonte” nella campagna di adozione dei cani abbandonati: c/c postale n° 94147162, causale “cani”. Brevi NADIR, sguardi dal buio La soffitta di “Mimì” Sabato 6 febbraio alle 18.30 allo Spazio Villlas (via de Pastrovich 5, Parco di san Giovanni a Trieste) l’Associazione Nadir Pro inaugura la mostra fotografica “Ali Mihali. Sguardi dal buio” di Marco Spanò. Albania, estate 2003, un gruppo di volontari partecipa ad un progetto internazionale che prevede un soggiorno estivo di riabilitazione per i pazienti dell’ospedale psichiatrico Ali Mihali di Valona, a dimostrazione della possibilità di un reinserimento sociale di persone ritenute non più recuperabili. Il reportage fotografico descrive le condizioni di vita all’interno di quel manicomio in cui si trovano internati quasi trecento pazienti. Immagini in bianco e nero che colpiscono per la durezza e l’umanità al tempo stesso. La mostra, aperta fino al 5 marzo da martedì a sabato e dalle 17 alle 20 è ad ingresso libero e si inserisce nell’ambito della rassegna NADIR | nodi appunti domande immagini riflessi, ciclo di mostre fotografiche sull’istituzione manicomiale. Il progetto, inaugurato il 16 gennaio e che si concluderà il 5 marzo 2010, vuole raccontare storie di diritti negati e di istituzioni totalizzanti, ma anche di trasformazioni possibili e di piccole vittorie, rappresentare la lotta all’esclusione attraverso i protagonisti. Lo fa posando lo sguardo su due differenti realtà manicomiali la Grecia e l’Albania e, oltre il mare, un comune elemento: il processo di trasformazione avviato in Italia dalla riforma basagliana che ha portato alla chiusura dei manicomi. A trenta anni dalla morte di Franco Basaglia e nell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione, i fotografi Alex Majoli, Antonella Pizzamiglio e Marco Spanò legano con un filo invisibile le due sponde di questo mare. E’ ancora possibile visitare “Leros” di Alex Majoli, fotografo Magnum che nel 1994 realizza un reportage fotografico sul manicomio dell’isola greca di Leros, fino al 5 febbraio allo Spazio Villas e fino al 13 febbraio al Teatrino nel Parco culturale di San Giovanni di Trieste. Il secondo incontro riguarda ancora Leros, ma con la prospettiva di Antonella Pizzamiglio, che già nell’89 era riuscita a documentare quello che veniva considerato il peggior manicomio del mondo, “Leros. Anche il Nulla ha un nome” fino al 27 febbraio allo Spazio Rosa nel Parco di San Giovanni. La rassegna NADIR, realizzata con il contributo della Provincia di Trieste e dell’Azienda per i Servizi Sanitari N. 1 “Triestina”, dal 30 gennaio al 13 febbraio si concentra al Teatro Miela di Trieste con una collettiva dei tre autori arricchita anche da installazioni video. Per informazioni e approfondimenti: http://nadirpro.wordpress.com [email protected] tel. 329 4414521 26 Konrad febbraio 2010 Cronache di due... funerali... Sempre sullo stesso libretto di medicina-musica trovato in soffitta alcuni mesi or sono, mi hanno colpito le cronache di due... funerali... argomento non sempre allegro, ma comunque interessante e ricco di notizie. il primo: IL FUNERALE DI MOZART - Il 7 dicembre (1791) a Vienna, venne celebrato un funerale di terza classe, del costo di 8 fiorini e 56 kreutzer, una somma ridicola! Il corpo di Mozart fu esposto nella casa dove era morto. Venne poi trasportato nella cattedrale di Santo Stefano, dove venne benedetto nella grande navata davanti un pulpito chiamato Cappella del Crocifisso. Il funerale anche se estremamente semplice, era il meno costoso tra quelli disponibili, ma contrariamente alle apparenze non fu un funerale di un povero. Assieme a lui vi erano altri defunti morti quel giorno e benedetti assieme a lui dal sacerdote, e tutti assieme portati nel cimitero di S.Marco. Mozart fu sepolto in una fossa comune profonda ben 2,25 metri, insieme con i vicini del suo quartiere morti quel giorno. I cadaveri vennero sepolti in due strati, ciascuno coperto da calce; la fossa fu poi riaperta per seppellire un altro strato di cadaveri. Le tombe resteranno senza nome. Tra coloro che accompagnavano il funerale c’erano Süssmayr e Salieri. Costanza (la moglie), non era presente, probabilmente a causa della flebite o della disperazione. Gli amici assistettero alla benedizione del corpo, ma non accompagnarono Mozart quando fu portato insieme agli agli altri defunti a San Marco attraverso il sobborgo della Landstrasse. Si disse che fosse a causa del brutto tempo, ma recenti ricerche hanno dimostrato che la giornata, inizialmente nebbiosa, si trasformò in un cielo sereno grazie a un leggero vento venuto dal nord, e il suo funerale finì in maniera affrettata e anonima ma con un bel sole! IL FUNERALE DI BEETHOVEN - I funerali di Beethoven furono un importante evento pubblico, si dice che alla cerimonia abbiamo partecipato da venti a trentamila persone. I musicisti più eminenti, tra i quali era Schubert che reggeva i cordoni della bara, e altri personaggi pubblici si recarono sul letto di morte e alla camera ardente e hanno lasciato dei curiosi e strani resoconti sull’avvenimento, come questo di Franz von Hartmann. “… Il 29 marzo del 1827 contemplai il corpo del divino Beethoven, morto due giorni prima, alle sei di sera. Appena entrato nella sua stanza, che è grande e trasandata, fui commosso dal suo aspetto desolato... Non era ancora stato eretto nessun catafalco e lui giaceva sul materasso del suo letto. Gli era stata distesa sopra una coperta e un vecchio venerando... lo scoprì per me. Così vidi quel magnifico viso, che non avevo mai potuto vedere in vita. Intorno a lui spirava una tale celestiale dignità, nonostante i patimenti che si diceva avesse sofferto, che non riuscivo a staccarmi. Me ne andai emozionato e solo dabbasso potei piangere per non aver chiesto all’anziano signore una ciocca dei suoi capelli. Al cimitero di Waehring, Grillparzer pronunciò il discorso funebre. “Le spine della vita lo ferirono profondamente”, disse il poeta di Melusina, “ma come un naufrago si aggrappa alla riva, egli si gettò nelle tue braccia, sorella sublime della bontà e della verità, consolatrice del dolore, Arte che scendi dall’alto... Chi verrà dopo di lui non continuerà, dovrà ricominciare, perché questo precursore ha terminato l’opera sua dove finiscono i limiti dell’arte”. “Un forestiero”, racconta ll biografo Specht, “mentre passava l’interminabile corteo, chiese a una vecchietta del popolo chi fosse il defunto per il quale si era mossa tanta gente “Bisogna che lei venga ben da lontano”, rispose la donna “altrimenti saprebbe che è morto il Generale dei musicanti”. Severino Zannerini Gli UFO esistono: ecco le prove Un’eccezionale esclusiva per Konrad Fermo restando che i mangiapane a ufo, cioè a sbafo, esistono, è argomento tuttora controverso se i nostri cieli siano solcati o meno da astronavi extraterrestri. In compenso possiamo provare a mettere un po’ d’ordine nel marasma di idee, di leggende e di teorie che proliferano sull’argomento. Qualcosa si può fare perfino a tavolino, armati di un comune dizionario, senza scomodare ufologi, progetto SETI, NASA, contattisti e complottisti. Sarà capitato a tutti almeno una volta di trovarsi al classico festino, o a una bevuta tra amici, ed esaurite le tartine e i soliti discorsi a un certo punto scatta il minuto filosofico. “Ma tu credi agli UFO?” Frammento di astronave aliena (in realtà è un cristallo di bismuto, metallo presente nella tavola degli elementi ed anche in alcune supposte) Un UFO fotografato dal sottoscritto nel bosco del Farneto. A quale categoria apparterrà? Un UFO travestito da nuvola o una nuvola travestita da UFO? 27 Konrad febbraio 2010 Una domanda che personalmente, da filosofo della domenica, trovo piuttosto imbarazzante, più che se mi fossero chiesti a un colloquio di lavoro particolari sulla mia vita sessuale o sullo stato del mio apparato gastrointestinale. UFO, recita lo Zingarelli, è l’acronimo di “Unidentified Flying Object”, ovverosia “oggetto volante non identificato”. Negli ultimi anni in Italia, come in altri paesi di lingua neolatina, è entrata in uso la sigla OVNI, “Oggetto Volante Non Identificato”. UFO o OVNI che dir si voglia è un termine, ci tengo a sottolinearlo, assolutamente neutro. Vuol dire semplicemente che in cielo è stato avvistato un oggetto, una luce, un qualcosa di cui non si è riuscita a definire la natura. Un UFO può essere un pallone aerostatico, la luce di un faro che si proietta nelle nuvole, un corpo celeste mai visto prima, un fulmine globulare. Un UFO può essere, perché no, anche un’astronave carica di turisti alieni in vacanza. Perché escluderlo? Questi sono solo alcuni tra i milioni di esempi che potrei citare, anche se tutti inscrivibili in una manciata di possibilità logiche diverse. Per questo quando mi viene posta la fatidica domanda “Ma tu credi agli UFO” mi piacerebbe capire se l’altro mi sta parlando di: 1) oggetti o luci avvistate nel cielo, delle più svariate origini, naturali o artificiali, terrestri o extraterrestri, concrete o immaginarie su cui, caso per caso, bisogna indagare. Questa è la definizione più vasta e onnicomprensiva (o OVNIcomprensiva?) secondo la quale ogni oggetto volante, fosse anche un aereo o un uccello, un palloncino o un’astronave proveniente dalle Pleiadi può essere definito UFO, finché non capiamo di cosa si tratti. Faccio notare, riprendendo in mano la logica e il dizionario, come il giorno in cui avremo le prove che quell’astronave delle Pleiadi da noi fotografata sopra l’autogrill è veramente un’astronave pleiadiana, non potrà più essere definita UFO, proprio perché è stata identificata; 2) avvistamenti da parte di testimoni, non sempre supportati da riscontri obiettivi. In questa categoria possiamo trovare: 2.1) illusioni ottiche e sensoriali; 2.2) visioni di tipo allucinatorio; 2.3) prodotti dell’inconscio collettivo, come ipotizzato da Jung; 2.4) dicerie, imbrogli, invenzioni di mitomani; 3) avvistamenti confermati da strumenti come radar, macchine fotografiche, eccetera, oppure che lasciano tracce e reperti di vario genere; 4) i classici “dischi volanti”, una tipologia molto di moda, soprattutto dagli anni ‘40 in poi, che nell’immaginario popolare rappresentano gli UFO per antonomasia. Gli altrettanto classici “sigari volanti” si vedono ora molto meno, forse anche in seguito alle pressanti campagne antifumo intergalattiche. Possiamo distinguere tra: 4.1) dischi volanti di origine extraterrestre; 4.2) dischi volanti di origine terrestre, cioè velivoli militari segreti; 5) oggetti, luci e globi di energia provenienti da altri mondi o dimensioni; 6) astronavi pilotate da alieni in carne e ossa (o in tentacoli e gelatina). A sua volta questa ipotesi si può scindere in: 6.1) piloti alieni provenienti dal sistema solare, e cioè i classici marziani o venusiani; 6.2) visitatori di altre stelle o galassie 6.3) esseri di altre dimensioni, che può voler dire a sua volta: 6.3.1) abitanti di una “quarta dimensione” dello spaziotempo o di qualche strano mondo parallelo, a cui, almeno in linea di principio, si possa dare una spiegazione di tipo “fisico”; 6.3.2) esseri disincarnati, assimilabili ad angeli, spiriti o dei, appartenenti a mondi metafisici. Sottolineo come questa classificazione sia estremamente empirica e personale, e vuole essere solo una vaga panoramica della miriade di significati che ruotano attorno alla parola UFO. In fondo tutto questo discorso non era che una scusa, una scusa per incitare alla pulizia mentale. Non so se avremo mai una risposta univoca e universalmente accettata al problema UFO, così come riguardo temi altrettanto scottanti che si pongono i filosofi e gli annoiati frequentatori dei festini, come “pensi che esista la vita dopo la morte?” (frase che contiene di per sé un paradosso), oppure “perché c’è il male?” o “credi che ci sia un Dio?”. Domande fondamentali, utilissime per digerire noccioline e tramezzini, e persino per affrontare la vita. Interrogativi millenari, che chissà mai se riceveranno risposta. In ogni caso penso che imparare a porci le domande giuste nel modo giusto possa essere un ottimo punto di partenza. Francesco Gizdic [email protected] [email protected] www.apnu.net Per informazioni e per iniziare un sostegno: 348 9035858 Appuntamenti di fabbraio su www.konradnews.it i vostri annunci di marzo entro il 20 febbraio Trieste 1 lunedì ingresso libero Meditazione sui cuori gemelli Per migliorare il benessere psicofisico sviluppando la calma interiore. Questa meditazione è una forma di servizio per la terra: aiuta a guarire il pianeta benedicendolo con amorevole gentilezza, pace e gioia. Incontri gratuiti, ogni lunedì alle 20,30 presso l’Ass. Alma, via Tor San Pietro n.16. Info 340 6858339. 1 lunedì ingresso libero Geografie del disagio. Geografie del disagio.Il caso Veneto. Conversazione con Francesco Vallerani alle ore 17.30 al WWF sez. di Trieste in via Rittmeyer 6, 1 p. Il Veneto ha il triste primato della regione nella quale lo sviluppo sfrenato ha lasciato più danni sul territorio. Vallerani, geografo dell’Università di Venezia, autore di molti libri su questi temi, è con noi per parlare di ecomostri e comitati ovunque sorti in difesa del territorio. 1-8-15-22 lunedì ingresso libero Meditazione di luce per la terra Un invito di cuore a tutti e a chi si chiede il perchè dei cambiamenti in atto, dove stiamo andando, perchè siamo qui ora? Meditazione di Luce per il Passaggio della Terra e dell’ Umanità, guidata da Arleen, in connessione con altri gruppi e rete di luce del pianeta; l’ incontro sarà introdotto da una breve spiegazione a titolo informativo, e dopo la meditazione seguirà un aggiornamento sull’ Ascensione, la situazione attuale del passaggio di frequenza e cambiamento di coscienza della Terra. Ogni lunedì alle 20.30 presso Assoc. LAM-Il Sentiero, in p.zza Benco 4. Partecipazione libera. Info ArtLight 347 2154583, [email protected] 2 martedì ingresso libero Olos - l’anima della terra Proiezione seguita da dibattito condotto dal regista, il dott. Nitamo Montecucco (Club di Budapest - Italia) e dal dott. Fabio Burigana (AMeC). Teatro Miela, Piazza degli Abruzzi n.3, Trieste. Ore 20. Info AMeC 040 3499050; [email protected] 2 martedì ingresso libero La danzaterapia Introduzione alla Danzaterapia. Conferenza con Mariella Zorzet, danzamovimentoterapeuta A.P.I.D. alle ore 18 a L’Arnia in piazza Goldoni 5. Info 040 660805. 4 giovedì ingresso libero Un mondo di emozioni Le emozioni influenzano le nostre azioni. Conferenza introduttiva al corso con il dott Andrea Catanese, alle ore 21, presso l’Ass Metamorfosys, via Milano 18, terzo piano. Info 339 7832686. 4 giovedì ingresso libero Il cane: cura e igiene Conferenza a cura del Gilros, con Massimo Visintin e Costantino Di Iorio, alle ore 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www. farmaciaallaborsa.it 7 domenica ingresso libero Apertura centro visite Il Centro didattico naturalistico di Basovizza (Basovizza, 224 Trieste) è aperto dalle ore 9 alle 17. Oltre agli spazi espositivi permanenti sulla natura del Carso, alle ore 10.30 ci sarà l’inaugurazione della mostra di quadri “Ambienti del Carso” di Luciano Plehan. Durante i giorni feriali il Centro visite è aperto dalle 9 alle 13. L’ingresso è libero. Info 040 3773677. 9 martedì ingresso libero Elaborazione del lutto La Società Antroposofica organizza un incontro con il gruppo di sostegno per l’elaborazione del lutto, seguendo il testo “Confrontarsi con la morte” Ed. Novalis in via Mazzini 30, I p - ore 18.15-19.45. Info 339 7809778, [email protected], www.rudolfsteiner.it 9 martedì ingresso libero La Finanza Etica La Finanza Etica in tempo di crisi. Conferenza conil Prof. Franco Delben, Presidente del comitato etico di Etica SGR, alle ore 18 a L’Arnia in piazza Goldoni 5. Info 040 660805. 9 martedì ingresso libero Progetto depurativo e antiossidante Con il quale riacquistare energia e affrontare le patologie primaverili. Incontro con la dottoressa Silene Piscanec medico chirurgo-medicina olistica, alle ore 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it 9 martedì ingresso libero 10 mercoledì ingresso libero Respiro e rilassamento. Serata gratuita di sperimentazione di Bioenergetica e di antiche tecniche orientali di lavoro su mentecorpo collegate al respiro. Ass. Espande, ore 20.30, v. Coroneo 15. Info 380 7385996, www.trieste.espande.it. Mal di collo e mal di schiena a partire dalle 17,30 Incontro aperto al pubblico con il Dott. Ft.Zarattini; Domande e Risposte sui problemi della colonna: indicazioni alle principali terapie mediche e fisioterapiche; i concetti RAM® e DBC®. Massimo 15 partecipanti. Via Genova 21 presso Poliambulatorio Fisiosan (Centro Rieducazione Colonna Vertebrale). Info e prenotazioni 040 3478678, [email protected], www.crcv.it 10 mercoledì ingresso libero Claudio Rigon presenta il suo libro Alle ore 17,30, alla libreria Minerva, lo scrittore vicentino Claudio Rigon presenta il suo libro “I fogli del Capitano Michel” (Einaudi, giugno 2009), una storia raccontata sulla base di foglietti ingialliti, scritti quasi cent’anni fa, nel 1916, all’ombra dell’Ortigara. 11 giovedì ingresso libero Punto vegetariani Incontro mensile con Susanna Beira e Marco Bertali delegati di zona dell’Associazione Vegetariana Italiana e soci LAV e AMeC. Dalle 17 alle 18.30-punto informativo Banca Etica-via Donizetti 5/a. 11 giovedì ingresso libero Sos-cervello Campagna sociale di psicofarmaco-vigilanza. Incontro mensile condotto dal dr Marco Bertali-dalle 18.45 alle 20.15-Punto informativo Banca Etica-via Donizetti 5/a. Info www.sos-cervello.it 11 giovedì ingresso libero 12 venerdì ingresso libero La nascita di una madre e di un padre Supporto per il bambino e per la puerpera da parte del massaggio e dell’Ayurveda. Conferenza con il dottor Giuseppe De Felice psicologo e psicoterapeuta e di Tiziana Roselli terapista ayurvedica, alle ore 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it Oltre la Donna la Dea Presentazione gratuita ore 20 sui 5 incontri che seguiranno. Riconoscere i poteri e i doni che la Donna ha ricevuto dalla Madre Terra (Pachamama) attraverso l’AnticaCultura Andina. (insegnamenti ricevuti dal curanderos H.H. Mamani) Ass. G. Arcobaleno via S. Francesco 34. Info 335 6499025. 12 venerdì ingresso libero L’esperto in farmacia. Omeopatia Domande e risposte con la dottoressa Maria Luisa Tognon, alle ore 17.30 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www. farmaciaallaborsa.it 13 sabato L’arte di aiutare Quando aiutare, come aiutare? Corso teorico-pratico basato sugli Ordini dell’Aiuto di B.Hellinger padre delle Costellazioni familiari. Relatore dott.ssa De Vido Doriana. Sede Pordenone. Info Istituto Tesis 0434 72782, 329 2399184. 13 sabato Danza del ventre Sono aperte le iscrizioni ai nuovi corsi di danza del ventre. In questo corso verranno curati gli aspetti terapeutici della danza, oltre agli aspetti tecnici e coreografici. Info 338 8122835 Myriam, www. danzadelventremyriam.it - via Machiavelli 17. 13 sabato ingresso libero 13 sabato ingresso libero 13 sabato ingresso libero 15 lunedì ingresso libero 15 lunedì ingresso libero 15 lunedì ingresso libero 16 martedì ingresso libero 16 martedì ingresso libero La scuola Waldorf: nido e materna Alle ore 15-18, in via Beccaria 6, presso l’Associazione Pedagogica Steineriana, incontro sul tema: aspetti peculiari della pedagogia Waldorf. I genitori potranno sperimentare alcune attività didattico-artistiche rivolte ai bambini del primo settennio. L’incontro è rivolto agli adulti. Info 334 9090316, [email protected] Signoraggio bancario “Signore e signori s’ignora il signoraggio” l’associazione P.ri.m.it (programma per la riforma monetaria italiana) organizza un incontro pubblico sul signoraggio bancario, alle ore 18 al New Age Center in via Nordio 4. L’esperto in farmacia. Erboristeria Domande e risposte con Walter Pansini erborista, alle ore 10.30 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it Come rendere magica la nostra vita. Esperienze pratiche per ritrovare fermezza e calma interiore. Conferenza alle ore 20 all’Ass. Leviedelblu in via San Francesco 15. Info Federica Veos 340 7342794, Patrizia Giraldi 340 2244189, [email protected] L’esperto. Psicologia e fiori di Bach Domande e risposte con la dottoressa Donatella De Colle. Ore 17.30 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www. farmaciaallaborsa.it La gestione dei rifiuti a Trieste Si differenzia o no? Conversazione con Fabio Gemiti alle ore 18 al WWF sez. di Trieste in via Rittmeyer 6, 1 p. Ogni giorno, a Trieste, quando diligentemente collochiamo i nostri rifiuti nei diversi contenitori della raccolta differenziata ci chiediamo: ma serve a qualcosa questo gesto ecologico o l’inceneritore brucia poi tutto? Gemiti, chimico, esperto del settore rifiuti del WWF regionale, ci racconta cosa c’è dopo il bottino. Lo sviluppo dell’essere umano La presa di coscienza della nostra vera essenza è l’elemento fondamentale per allinearci ad un universo che tende per sua natura all’evoluzione. Conferenza alle ore 18 all’Assoc. L’Arnia in piazza Goldoni 5. Info 347 9775427 Giorgio Berdon. Combatti i radicali liberi! Sono fonte di invecchiamento fisico e psicologico! Conferenza con il dottor Francesco Strano psicologo e del dottor Umberto Cavedon farmacista, alle ore 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it Erboristeria Parafarmacia Dott.ssa Alberti Calcedonia Scopri le novità dell’Erbolario: per ogni acquisto un gentile omaggio New!!: vieni a trovarci su www.naturalfarma.it Via Timeus, 3 - 34125 Trieste - Tel. 040 371045 16 martedì ingresso libero 17 mercoledì ingresso libero Rebirthing: la nascita interiore Introduzione al percorso di 6 incontri sul respiro per dare il via ad una nuova nascita per riscopririci nei confronti di noi stessi e degli altri. Ass. Espande, ore 20.30, v. Coroneo 15. Info 380 7385996, www.trieste.espande.it. Colonna vertebrale, postura, e sport! conferenza aperta al pubblico con domande e risposte degli esperti sulla colonna vertebrale: perchè la colonna “degenera?” perché certe patologie? Quale nesso trovano con il proprio stile di vita? Indicazioni alle principali terapie mediche, attività fisiche e metodiche Fisioterapiche. Relatori: Dott. Ft. Francesco Zarattini, Dott. Ft. Marco Segina dalle 18 alle 19.30 presso la sala conferenze del centro commerciale Torri d’Europa, via Svevo-Trieste. Info e prenotazioni 040 3478678, [email protected] 17 mercoledì Immersione nel suono del gong Evento con il Gongmaster Max Piazza. Gong Planetari, Campane Tibetane e di Cristallo. Il suono primordiale OM del Gong entra nel tuo corpo massaggia ogni cellula, tutto il tuo Essere viene rinvigorito e armonizzato, alle ore 20.30. Info Claudia 347 3319227, [email protected] 18 giovedì ingresso libero Relazione anima, corpo e sintomo Conferenza introduttiva al corso del 6 marzo con il dott Andrea Catanese alle ore 21 presso l’Ass Metamorfosys, via Milano 18, 3° piano. Info 339 7832686. e nel quotidiano. Tema di approfondimento: le “altre” dimensioni, i corpi sottili e i Mondi di Luce; uno sguardo sul futuro: modelli di vita, possibilità, nella nuova Terra e L’ Umanità galattica; il Suono, il Linguaggio d’ oro, nuovi codici DNA. Conferenza a cura di Arleen, alle ore 20.30 presso Assoc. LAM-Il Sentiero, p.zza Benco 4. Info ArtLight 347 2154583, [email protected] 19 venerdì La salute e i 4 elementi Conferenza UNINT Magna Fraternitas Universalis alle ore 19.30 in via Mazzini 30, 3° piano. Info 333 423602. 20 sabato Ascensione e trasformazione planetaria Una Guida all’Ascensione: Trasformazione Planetaria e Risveglio ai mondi di Luce. I sintomi del cambiamento, come vivere al meglio i passaggi di trasformazione in atto, nel corpo, nell’ anima, nella vita quotidiana; l’importanza e l’uso del Respiro; Nutrimento fisico e dei piani sottili; Incontrare sè stessi, la Co-creazione, i nostri talenti, le nostre potenzialità; Le Armoniche dell’Essere, i Suoni di Luce, risonanza corporea e cellulare; Nuovo sistema dei chakra, codice DNA e riprogrammazione cellulare; il potere del Verbo e il Linguaggio di Luce; La Via del Cuore, Rinascere in Bellezza e nella Gioia! Pratiche e meditazioni adatte a tutti. 3° Seminario pratico applicato a cura di Arleen, dalle ore 16 alle 20 presso Assoc. LAM-Il Sentiero, in p.zza Benco 4. Info ArtLight 347 2154583, [email protected] 20 sabato ingresso libero 21 domenica 19 venerdì ingresso libero 21 domenica Approfondimento su Astanga Yoga Alle ore 18.30 conversazione di approfondimento sugli otto percorsi dello yoga interdipendenti per sviluppare ascolto attenzione consapevolezza nella pratica e negli avvenimenti della vita, con la dott. Rosatea Semolini insegnante dell’associazione Joytinat Yoga Ayurveda via Felice Venezian 20. Info www.joytinat-trieste.org 19 venerdì ingresso libero 2012 anno di luce, la via del cuore 8° parte: Cosa accadrà nel 2012? I grossi cambiamenti a livello individuale, sociale e planetario; segnali del risveglio di coscienza e spirituale, del passaggio di frequenza, già in atto; questa meravigliosa opportunità di ascensione in 4° e 5° dimensione per la Terra e l’ Umanità, attesa con gioia in seno alla Fratellanza Galattica di Luce. Messaggi di condivisione per vivere al meglio questi momenti di trasformazione interiore ingresso libero Fumetti e cartoni animati per stimolare la creatività. Incontro con Alenka Deklic e Leonardo Calvo alla Scuola Arte Sintesi Fond. ELIC, in via Mazzini 30, 5°p. ore 16-17.30 Info 333 4784293. 18 giovedì L’esperto. Allattamento materno Domande e risposte con Antonella Chiurco, consulente professionale IBCLC, alle ore 10.30 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www. farmaciaallaborsa.it ingresso libero Euritmia come parola visibile L’insegnante B. Berden guiderà il corso di Euritmia ad Opicina presso l’Ass. Mitija Cuk via di Prosecco 131/133, ore 10-12. Organizza L’Ass.Agricoltura Biodinamica. Info 333 7864810. Un mondo di emozioni seminario esperienziale dalle ore 9 alle 13 per il rilascio delle emozioni che bloccano la nostra vita e la possibilità di migliorarla. Per info e iscrizioni 339 7832686 dott Andrea Catanese. 22 lunedì ingresso libero 22 lunedì ingresso libero Mal di schiena e discopatie Come affrontare le difficoltà con un approccio olistico. Incontro tenuto dalla dott.ssa Giulia Ghietti alle ore 18 in via Mazzini 30, III piano. Info 339 6908654, www. lagrottadicristallo.ilcannocchiale.it Sinergie di corpo e mente Serata di meditazione guidata con Gianni Speranza alle 20 da Sinergie Associaz. in via Lazzaretto Vecchio 9. Richiesti abiti comodi e puntualità. Info 339 1998074. 23 martedì ingresso libero 23 martedì ingresso libero 23 martedì ingresso libero 23 martedì ingresso libero 26 venerdì ingresso libero 26 venerdì ingresso libero 26 venerdì ingresso libero Yoga e respiro Hatha Yoga e benessere, attraverso il respiro - incontro dimostrativo-pratico gratuito con Giuliana. I partecipanti sono invitati a portarsi tuta e calzini. 0re 18 presso L’arnia, piazza Goldoni 5. Ictus. Prospettive riabilitative e supporti famigliari a livello psicologico. Incontro a cura della dottoressa Elisabetta Maresio, psicologa alle ore 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it Rebirthing: la nascita interiore Un uso cosciente del respiro per essere più vitali, abbassare il livello di stress, aumentare la sensibilità, e irrobustire il nostro sistema psicofisico. Presentazione del percorso di 6 incontri all’Ass. Espande, ore 20.30, v. Coroneo 15. Info 380 7385996, www.trieste.espande.it. Coltivare l’arte per nutrire lo spirito Conferenza dell’artista Leonardo Calvoore alle ore 19.30 alla Scuola Superiore d’Arte della UNINT della Magna Fraternitas Universalis in via Mazzini 30, 5°p. Info 333 4784293. Ass. agricoltura biodinamica “Le api: Testa della Grande Madre” relatore Michele Codogno - ore 20 presso la Società Antroposofica di Trieste in via Mazzini 30, I p. Info 333 7864810, 040 280533, www.rudolfsteiner.it L’esperto in farmacia. Omeopatia Domande e risposte con la dottoressa Silene Piscanec medico chirurgo-medicina olistica, alle ore 18.15 alla Farmacia Alla Borsa in piazza Della Borsa 12. Info 040 367967, www.farmaciaallaborsa.it Astrologia tradizionale e cosmobiologia moderna. Conferenza con il dr Guido Marottaore alle ore 19.30 alla Scuola Superiore di Cosmobiologia dell’UNINT della Magna Fraternitas Universalis in via Mazzini 30, 3°p. Info 333 4236902. 27 sabato Intensivo di radicamento e centratura Gruppo di meditazione e tecniche energetiche condotto da Alessandro Severi, dalle 14 alle 18 presso Ass. Metamorfosys in Via Milano 18, per i soci contributo € 15. Info 335 5737321. 28 domenica Scuola del Vedere - Accademia Belle Arti Arte tessile creativa, workshop diretto dalla fiber artist Giuliana Balbi, secondo premio alla mostra del tessile creativo in Francia. Dal 2 marzo ogni martedì, 12 lezioni: dall’arazzo all’opera d’arte personalizzata. [email protected], Trieste via Ciamician 9. "Visioni di Pace". Ciclo di film. La rassegna, gestita dal Centro Universitario Studi e Ricerche per la Pace di Trieste (CUSRP) in collaborazione con il Circolo Cinematografico Lumière di Trieste, è rivolta all’ambiente universitario e culturale della città. Trieste ha vissuto attraverso i conflitti bellici, e i relativi strascichi, profonde e traumatiche tensioni, nazionali e politiche, che a fatica si stanno superando. Alla proiezione dei film seguirà un dibattito con esperti di livello nazionale e internazionale: • • • • • • “Il giardino dei limoni” (Israele, Germania, Francia, 2008), sulla distruzione delle risorse economiche nella Palestina occupata con Diana Carminati (storica, Univ. di Torino) “Uomini contro” (Italia, 1970), sul tema della I Guerra Mondiale, con Bruna Bianchi (storica, Univ. di Venezia) “Sesso e potere” (USA, 1997), sulla propaganda bellica con Eva Ciuk (giornalista) “Il segreto di Esma” (Bosnia, 2006), sulle violenza verso le donne nella guerra in Jugoslavia con Melita Richter (sociologa di Zagabria) e Patrizia Romito (docente di Psicologia, Univ. di Trieste) “Terra di nessuno” (Italia, Belgio, Gran Bretagna, 2001), sulla guerra in Bosnia con Martin Turk (aiuto regista del film, Lubiana) e Daniel Ruiz (funzionario ONU in Bosnia e ricercatore). “L'ultima spiaggia” (USA, 1959), sul tema dell'olocausto nucleare con Angelo Baracca (fisico, Univ. di Firenze). Le proiezioni, si terranno ogni lunedì, a partire dal 15 febbraio 2010, nell'Aula Magna Universitaria di Androna Baciocchi (laterale di via Lazzaretto Vecchio). Ulteriori informazioni: sito del CUSRP: http://www2.units.it/~cusrp/ vedi annuncio del 2 febbraio Appuntamenti di febbraio su www.konradnews.it i vostri annunci di marzo entro il 20 febbraio Trieste 28 domenica ingresso libero Festa allo spazio giochi La Mela d’Oro Presso lo spazio-gioco LaMeladOro in v.Beccaria 6 dalle 16 alle 18: conoscere e sperimentare con i vostri bambini alcune attività didattico-artistiche della pedagogia steineriana. Giochi, filastrocche e una gustosa merenda in compagnia delle nostre maestre. Per bambini in età da nido e materna. Info 334 9090316, [email protected] Incontri con Legambiente Puoi trovarci ogni mercoledì dalle 18 alle 20 nella sede di via Donizetti, 5/a (presso il punto informativo dei soci di Trieste della Banca Popolare Etica). Circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste. Info 040 577013, 366 3430369, fax 040 9890553, info@ legambientetrieste.it - Segui le nostre iniziative su www.legambientetrieste.it Allattare al seno in serenità Allo Studio THERAPEIA in viale XX settembre 24, la dr.Antonella Chiurco, Consulente professionale in allattamento materno (IBCLC) organizza dei percorsi formativi pre e post partum per affrontare l’allattamento al seno con tutte le competenze utili ed il sostegno necessari. Info 338 9058904. Società Antroposofica di Trieste Ogni martedì 20-21.30 studio sul testo di R. Steiner “Apocalisse ed agire”.Ogni sabato 17.30-19 studio sul testo “Il Vangelo di Giovanni” di R.Steiner. Le attività sono gratuite presso la sede via Mazzini 30, I p. Info 339 7809778, [email protected], www. rudolfsteiner.it Ass. agricoltura biodinamica Ogni mercoledì 20-21.30 incontro con la Sezione di Biodinamica di Trieste e Gorizia sul testo di W.Cloos “L’anima della terra nell’alchimia delle stagioni” e “L’eterico” di E. Marti presso la sede via Mazzini 30, I p. Info 333 7864810. Artlight: il canto, il suono, la voce L’uso del suono e della voce quale mezzo riequilibrante del benessere psicofisico; Ricerca del proprio Suono fondamentale o tonica individuale; Effetti e uso consapevole delle scale e intervalli musicali; Risonanza corporea e organi interni; Gestualità, voce e corpo; Canti, stili, espressione; Armonizzazione dei chakra e dei corpi sottili; I Suoni creatori di luce, forme e colori; Il Canto Armonico e Overtones. Lezioni individuali, frequenza e orari personalizzati; a richiesta si organizzano corsi, laboratori e seminari di gruppo. Info ArtLight 347 2154583, [email protected] Associazione Culturale Mamaya Aperte le iscrizioni per il nuovo corso di percussioni africane livello principianti a Trieste. Info 349 5720522, 328 0219963, [email protected], www.mamaya.it Corsi teorico pratici di restauro ligneo Il Laboratorio D’Eliso & Tomè organizza, presso la propria sede, corsi amatoriali di restauro del mobile e dei manufatti lignei. Potete visitarci in via Alfieri 10\a, a Trieste. Info 040 763116, www.restaurodelisotome.it Il Linguaggio dei Tarocchi Con lo studio degli Arcani analizzeremo assieme, le immagini, i numeri e il loro significato, percorrendo così le tappe obbligatorie di ogni esistenza. Info consulti e corsi 347 1098771. Laboratori formativi in yoga per giovani In marzo inizia un master biennale, patrocinato da comune e provincia, su attività formativa in yoga per giovani guidato da docenti universitari ed insegnanti di yoga all’associazione Joytinat Yoga Ayurveda. Info 040 3220384, segreteria lun-mer-ven 18/20 www.joytinattrieste.org. Ultime iscrizioni. Danza sensibile con Claude Coldy Sab 13/3 (14-20), dom 14/3 (10-17). Acconto 40€ sul ccp.61794566 intestato Giulio Budini causale “DS” IBAN:IT 04 G 07601 02200 000061794566 e conferma entro l’8/3. Info 329 0662422, [email protected], www.danzasensibile.net Associazione Enosis: yoga integrale Lezioni di Yoga Integrale secondo la Tradizione Antica. Lunedì alle ore 20, martedì ore 13.15, mercoledì ore 20, giovedì ore 19. Lezione di prova gratuita. Presso il centro Yoga & Ayurveda, via Filzi 6. Info 340 2768293, 328 4717996, www.associazione-enosis.it Gorizia 8 lunedì ingresso libero 9 martedì ingresso libero 10 mercoledì ingresso libero Sintomi e chakra La lettura del sintomo dal punto di vista energetico. Presentazione alle ore 20.30 all’Ass. Delfino Blu in via 7 Giugno 8 a Ronchi dei Leg. Info 334 6728109, inizio corso di 8 incontri 11 febbraio. Rebirthing: la nascita interiore Un uso cosciente del respiro ci aiuta ad essere più vitali, ma anche ad abbassare il livello di stress, ad aumentare la sensibilità e irrobustire il nostro sistema psicofisico. Conferenza di Massimo Bucher, ore 18, Libreria Ubik, corso Verdi 119 Gorizia. Info 340 4194486, www.trieste.espande.it. 12 venerdì Kinesiologia armonica “Il nostro corpo CONOSCE, conosce bene le soluzioni. Come parlare con lui” Le incredibili risorse della Kinesiologia armonica... Incontro con la Dott.ssa Denny Tusulin, terapeuta ed insegnante in discipline di trasformazione e crescita personale. Ass. Delfino Blu, via 7 Giugno 8. Ronchi dei Leg. Info 349 2840064. 14 domenica Giornata di meditazione e giochi Attraverso meditazioni e giochi vivremo una giornata dedicata a noi stessi. Mediante il gioco scopriremo la bellezza della fiducia. Alle ore 9.30-18 presso l’Ass. Delfino Blu a Ronchi dei Legionari. Info 349 2840064. 20 sabato Il canto della voce Seminario di consapevolezza sulla voce tenuto da Antonella Grusovin organizzato da ASD Studio in via Marega 26, a Lucinico. Orario 10-13 - 14.30-17.30. Info 347 4284359, 392 9964632. Lavorare serena-mente Nell’ambiente lavorativo ci sono conflitti interpersonali che causano problemi. Durante la presentazione conosceremo gli elementi che caratterizzano i conflitti e quali strumenti utilizzare per gestirli in modo costruttivo. Incontro con Simonetta Marenzi couseling. Associazione Delfino Blu Ronchi dei Leg. Info 333 3495255. Impianti elettrici a basso inquinamento elettromagnetico - biointerruttori PACIO IMPIANTI ELETTRICI di Michele Paccione Trieste - Via della Guardia, 14A Tel. 040 3481208 - Fax. 040 3472773 - cell. 337 543834 Mal di schiena ed attività fisica? Come, quando, e perché farla! Incontro aperto al pubblico con il Dott. Ft. Marco Segina; dalle 17:30 in Via Genova 21 presso Poliambulatorio Fisiosan (Centro Rieducazione Colonna Vertebrale). Domande e Risposte sull’attività fisica più idonea da svolgere con il mal di schiena: Pilates? Yoga? Pesi? quale scegliere? in base a cosa scegliere? Il rinforzo muscolare DBC® nelle instabilità e nelle rachialgie croniche o ricorrenti. Massimo 15 partecipanti. Info e prenotazioni 040 3478678, [email protected], www.crcv.it 28 domenica Giornata di costellazioni familiari Corso pratico per coloro che desiderano risolvere i propri problemi familiari, di coppia, di salute, professionali e di vita. Ronchi dei Legionari, ass.ne Il Delfino Blu. Info 0432 728071, Giacomo Bo. Satya Istituto di Yoga organizza Rebirthing: la nascita interiore Il respiro è un enorme potenziale che spesso non usiamo. Respirare è dare il via ad una nuova nascita per riscoprirci nei confronti di noi stessi e degli altri. Conferenza con Massimo Bucher, ore 20.30, v. Acquedotto 8, Brazzano (Cormons). Info 340 4194486, www.trieste.espande.it 24 mercoledì 24 mercoledì corsi di Yoga Hatha-Raja il lunedì dalle ore 9 alle 10.30 e il martedì dalle ore 17.30 alle 19. Inizio lunedì 11 gennaio 2010. corso di qi gong (ginnastica tradizionale cinese) il giovedì, dalle ore 17.30 alle ore 18.30, inizio giovedì 14 gennaio 2010. I corsi si svolgono presso la palestra SPAZIO via Marega, 26 Lucinico. Info 0481 32990. Satya Istituto di Yoga organizza: corsi di Yoga Hatha-Raja, ogni lunedì e mercoledì dalle ore 18 alle ore 19.30 e dalle ore 20 alle ore 21.30, ed ogni giovedì mattina dalle ore 9.30 alle ore 11, a Ronchi dei Legionari presso la Palestra Corpo Libero via Roma 15; inizio lunedì 11 gennaio 2010. Info 0481 777737, Anna 0481 32990. 2° corso wildlife gardening Il 19 febbraio inizia la 2° edizione aggiornata del Corso di giardinaggio ecosostenibile. 5 incontri + escursione orario 19-20.30. Coop. Rogos Centro visite Gradina– Doberdò del Lago (GO). Info e iscrizioni 333 4056800, [email protected], www.riservanaturalegradina.com. Pordenone 13 sabato L’ arte di aiutare Corso teorico-pratico basato sugli Ordini dell’Aiuto di B.Hellinger padre delle Costellazioni familiari. Relatore dott.ssa De Vido Doriana. Info Istituto Tesis 0434 72782, 329 2399184. 22 lunedì ingresso libero Sintomi e chakra La lettura del sintomo dal punto di vista energetico, condotto da Sandro Passeri alle ore 21 presso Consform via Ponte Meduna 13 a Zoppola. Info 334 6728109. 27 sabato Giornata di costellazioni familiari Corso pratico rivolto a coloro che desiderano risolvere i propri problemi familiari, professionali, di salute e di vita in generale. Negozio Gaia, via S. Giuliano 35. Info 0432 728071, Giacomo Bo. Costellazioni familiari: serate a tema Durante le serate viene trattato il tema delle relazioni interpersonali secondo il metodo delle Costellazioni Familiari. Oltre alla rappresentazione dei casi personali è prevista una parte illustrativa teorica. Date: 13/02 L’Irretimento; 27/02 La Madre e il Padre. Relatore dott. ssa De Vido Doriana. Sede: Ass.ne Il Soffio. Info 0434 72782, 329 2399184. Riflessologia Plantare BEATRICE ZACCARON Riflessologa Via Fabio Severo, 33 - Trieste Tel. 040 826320 - Cell. 334 3104980 13-14 sabato e domenica Udine 3 mercoledì Corso di rebirthing Inizia un ciclo di 9 sedute serali di Rebirthing, potente tecnica di respirazione per sciogliere i blocchi energetici ed emotivi. Ass.ne La Bioteca, via Villa Glori 41 Info 0432 728071, Giacomo Bo. 4 giovedì Corsi di tango argentino 2010 A febbraio iniziano ad Udine, Trieste e Pordenone i nuovi corsi di Tango Argentino. Insegneremo lo stile ballato nelle tipiche Milongas di Buenos Aires. Info 331 7505705, [email protected] 4 e 18 giovedì La forza delle costellazioni familiari Riconoscere nel sistema familiare l’origine nascosta dei legami che ci impediscono di vivere pienamente noi stessi e gli altri. Ore 20.30, via Canova 13 a Feletto. Info Mario Franchi 335 5977306, www.ilmutamento.it 4 e 23 giovedì e martedì Serate Diksha Esplorazione di temi inerenti la crescita interiore con trasmissione di oneness diksha indirizzata alla dissoluzione dei blocchi nelle aree relative. Ore 20,30 Circolo Colibri, V. Petrarca 10. Info 339 2414528. 5 venerdì ingresso libero Curare i disturbi alimentari con lefiabe Curare i disturbi alimentari con le fiabe per nutrirsi di infinito. Conferenza con la dott.ssa Piera Giacconi, formatrice, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. 11 giovedì ingresso libero 12 venerdì ingresso libero 12 venerdì ingresso libero Serata aperta di costellazioni familiari Per coloro che desiderano conoscere e sperimentare in prima persona questo straordinario metodo di risoluzione delle dinamiche familiari. Ass.ne Waira, via S. Rocco 2 - ore 20.30. Info 0432 728071, Giacomo Bo. Radioestesia e capacità extrasensoriali L’arte di stimolare l’intuizione al fine di scoprire ciò che, grazie ai nostri sensi, “registriamo” ma non cogliamo direttamente. Con Valter Maestra alle ore 20.30 presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Info Valter 329 2303459. Apriamoci al sentire attraverso il cuore Conferenza esperienziale: il Reiki oltre le parole come introduzione al Seminario di attivazione al primo livello del 27-28 Febbraio, a cura di L. Orso (Reiki Master). Ore 20.40 all’Ass. Gem in via Canova 13 a Feletto U.(UD). Info 0432 574002, www.nutrivita.it 12 venerdì ingresso libero Il metodo cranio sacrale: Il metodo cranio sacrale: cosa ci insegna l’embrione. Conferenza con la dott.ssa Leonarda Majeron, operatrice cranio sacrale, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. 13 sabato Conoscersi attraverso il Movimento® “Svelare la forza e la flessibilità della colonna vertebrale” seminario con il Metodo Feldenkrais®. V.le Venezia 12, ore 14.30 – 18.30. Per info sul seminario e tutte le altre attività dell’associazione www.grmfeldenkrais.it. 13 sabato Pranayama, la scienza del respiro Giornata esperenziale di studio e Meditazione con il Dr. Ricchetti, alla Bioteca in via Villa Glori 41, UD. Info 335 6083781. 13 sabato L’arte di aiutare Corso teorico-pratico basato sugli Ordini dell’Aiuto di B.Hellinger padre delle Costellazioni familiari. Relatore dott.ssa De Vido Doriana. Sede Pordenone. Info Istituto Tesis 0434 72782, 329 2399184. Seminario di costellazioni familiari Corso completo per coloro che desiderano fare un lavoro approfondito sui propri problemi familiari, professionali, di salute e di vita in generale. Ass.ne Waira, via S. Rocco 2. Info 0432 728071, Giacomo Bo. 13-14 sabato e domenica San Valentino workshop Sab 13 Spiritualità e sessualità - L’energia sessuale come Via alla Consapevolezza, all’Unità e all’Amore. Dom 14 Fiamme gemelle - Riunificare la Famiglia d’Anima e gli aspetti del Sé. Seminario con Stefano Senni, alle ore 10 a Feletto Umberto (UD) via San Paolo 21. Info e iscrizioni 349 2131617, [email protected] 14 domenica ingresso libero Shiva Ratri, cerimonia in onore di Shiva Cerimonia di tradizione Hindu, alle ore 17. Dedicata alla Divinità Shiva, onorata dai praticanti Yoga. Partecipazione della comunità Indiana di Udine, collaborazione preziosa dei Bhajan Sisters & Brothers e, da confermarsi, di Swami Nirvanananda. Ritualità, Mantra, condivisone di buffet indiano. Abbigliamento comodo, se desiderate, in abiti tradizionali. Gradito cenno di partecipazione. Presso Diabasi in viale Tricesimo 103. Info Gianna 340 2233994, [email protected] 14 domenica Amore difficile: il rischio dell’impegno Impegnarsi nell’amore sembra rischioso, ma l’amore non è la borsa: Non crolla mai. Un’intensa giornata di lavoro con le Costellazioni Familiari a Feletto 9,30/17,30 Info Mario Franchi 335 5977306, www.ilmutamento.it 18 giovedì ingresso libero 19 venerdì ingresso libero 19 venerdì ingresso libero Serata aperta di costellazioni familiari Prova questo straordinario metodo per risolvere i problemi della vita. Serata dimostrativa pratica aperta a tutti. Ass.ne Waira, via S. Rocco 2 - ore 20.30 Info Giacomo Bo, www.lecostellazionifamiliari.net Il seme dell’Inka Aprire l’aura ad una cascata di energia fine, “digerire” le energie pesanti e altro ancora. Con V. Maestra e A. Pittin alle ore 20.30 presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Info Valter 329 2303459. Col benestare del corpo, Col benestare del corpo, come darsi il permesso di stare bene. Conferenza con il dott. Renzo Nimis, esperto olisticoalle alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. 20 sabato ingresso libero Piramidi in Friuli? Mura megalitiche, piramidi e templi alla madre terra nei pressi di Cividale. Un contributo per integrare la storia conosciuta del Friuli. Con Valter Maestra alle ore 18.15 presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Info Valter 329 2303459. 20-21 sabato e domenica Seminario di meditazione Ritiro di meditazione sul tema “Il maschile e il femminile dentro di noi” condotto dal maestro Thanavaro presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Un’esperienza che consentirà ai partecipanti di prendere contatto con la parte più profonda dell’essere tramite tecniche di meditazione Vipassana provenienti dalla tradizione buddhista. Iscrizioni entro il 13/02. Info Valter 329 2303459. 26 venerdì ingresso libero Siamo vegetariani o carnivori? I pro e i contro delle 2 scelte dietetiche. Come approfittare della primavera per risvegliare “l’istinto” verso il cibo giusto per noi. Con Ilaria Forte – Medico esperto in omeopatia, omotossicologia, naturopatia e Giuliana Cossettini – Naturopata. Ore 20.40. Presso Ass. GEM, via Canova 13 - Feletto U.(UD). Info 0432 574002, www.nutrivita.it ESERCIZIO FARMACEUTICO dott. Marco Esposito FARMACI SENZA OBBLIGO DI RICETTA OMEOPATIA - ERBORISTERIA ARTICOLI SANITARI Misurazione della pressione, glicemia e colesterolo. Convenzionato A.S.S. per alimenti per celiaci Trieste - via Giulia, 61/a - tel 040 5708329 26 venerdì Radioestesia e geobiologia Inizio dei corsi tenuti da Valter Maestra alle ore 20.30 presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Info Valter 329 2303459. 26 venerdì ingresso libero 26 venerdì ingresso libero 27 sabato ingresso libero Shiatsu elementare serata dimostrativa Il tuo benessere per l’altrui benessere. Alle 20.30 presso i locali di Via Molin Nuovo a Cavalicco/ Tavagnacco, avrà luogo una serata ad ingresso libero, di introduzione al Corso Amatoriale di Shiatsu di 30 ore che avrà inizio martedì 9 marzo dalle 20 a cura dell’Associazione Culturale Shen Dao di Udine. Il corso si articolerà in dodici incontri settimanali ogni martedì dalle 20 alle 22.30 ed è indirizzato a chiunque desideri avvicinarsi da principiante a questa disciplina. Dispensa ed attestato finale. Info 340 3391607, 338 2992639, shendao.blogspot.com Il sostegno medico olistico Il sostegno medico olistico nel paziente oncologico. Conferenza con il dott. Eugenio Sclauzero, medico, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. Psicosomatica e corpi sottili I sintomi parlano: comprendere cosa ha provocato l’allontanamento dalla condizione di salute e benessere. Con Valter Maestra alle ore 17.45 presso l’Ass. Waira in via S. Rocco 2/a. Info Valter 329 2303459. 27 sabato Seminario con iniziazione ad Ilahinoor Energia proveniente dalla tradizione sufi e dall’antico Egitto, può essere abbinata ad altre tecniche (trattamenti energetici, massaggi) che ne verranno potenziate. Circolo Colibrì, V. Petrarca 10. Info 339 2414528, [email protected] 27-28 sabato e domenica Weekend intensivo di Power Vinyasa Yoga in una struttura adeguata un appuntamento dedicato alla conoscenza e all’approfondimento del power vinyasa yoga, disciplina per il corpo e per la mente adatta a tutti che collega le posizioni yoga con passaggi fluidi e dinamici favorendo l’aumento della flessibilità e l’allungamento muscolare. Info 334 3629943, [email protected] Corso sui chakra Impara a conoscere le energie dei tuoi chakra attraverso un lavoro mirato su di essi e la meditazione, imparando così a guarire te stesso. Corso dal 20 al 21 marzo all’associazione Malaak di Udine in via Maniago 4. Info 338 9293182, 331 7692442. Corso creativo incondizionato (3 giorni) L’influenza negativa del controllo e le potenzialità dell’essere sè stessi. Corso al Centro EtoBioPsicologia in via 24 Maggio 21 a Cervignano. Info/costi: Dr. C. Scoppetta 349 8606782, www.etobiopsicologia.it Associazione Culturale Kreattività Sul sito www.kreattivita.it trovi le nostre attività on-line per tutti (concorsi fotografici e letterari) e le agevolazioni per gli iscritti. Escursioni 28 domenica I Luoghi alti - in Friuli Venezia Giulia Escursione a Cividale del Friuli: analisi dell’ipogeo celtico ma anche di piramidi e mura megalitiche sotto la guida del radioestesista Valter Maestra. Info e adesioni 329 2303459 Valter. La Bottega delle Spezie erboristeria dott. Manuela Zippo spezie e tè dal mondo - cioccolate selezionate integratori alimentari - fitocosmesi via combi 12 - trieste - tel. 040 303555 nat_spaziocorti Trieste, via Corti 2 (vicino a Piazza Venezia) tel. 040 9990006 orario: da martedì a sabato 10-13 e 15.30-19.30 fuori orario su appuntamento [email protected] - www.natdesign.it