Festa degli oratori a
Baganzola. E per i 50
anni, la Casa della
Gioventù dedicata
a don Rolli.
La beatificazione
dell’universitario ed
economista di fine
Ottocento che unì
fede e cultura
Sabato 5 maggio
consacrazione e
inaugurazione della
Chiesa avventista
del settimo giorno
12
15
euro 1,65
anno XCIII
14
POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA
GIORNALE
LOCALE
DIOCESI DI PARMA
16
4 M A G G I O 2 012
Perquale
città
n questo momento delicato della vita della nostra città, ci sembra importante ripercorrere alcune parole chiave,indicate
dal Vescovo , che ne disegnano il profilo e contemporaneamente tracciano il compito di chi la
vuole servire, anche attraverso l’impegno politico.
I
Città etica che si fa carico delle persone, che sa
tenere il passo dell’ultimo e guardare in avanti
per stimolare vie nuove di sviluppo, di integrazione o interazione, che sa sempre riconoscere
il bene e il male e chiamarlo con il nome giusto.
Consapevoli che la giustizia è tale se sa prendersi carico delle persone e non diventa impietosa. Nella Bibbia c’è scritto che non si può
prendere in pegno la parte superiore della macina, e se si prende il mantello deve essere restituito alla sera, perché il povero ha solo quello per coprirsi.
Città costituita da una trama di relazioni e
di incontri e che ha la sua forza nella tenuta di
questa trama, sempre a rischio di cedere e di
sfilacciarsi se questi nodi non sono rafforzati,
rifatti, rinnovati. C’è un’immagine pasquale
molto efficace: la rete non si rompe quando viene innalzata sulla barca e contiene 153 grossi
pesci, segno della comunità cristiana, ma anche della comunità civile. Indica la città aperta
non solo ad accogliere, ma a fare spazio a chi fatica a vivere, anche a chi ha idee nuove, ai giovani, a chi vuole mettere su famiglia e generare… Fare spazio significa fare programmi, distribuire risorse, fare scelte.
Città cosciente di dovere ritrovare un patrimonio comune per vincere solitudine e povertà
con relazioni vere e leali per una speranza “humile” e creativa. Ci sono valori, tradizioni e scelte che hanno fatto Parma e vanno oggi rivitalizzati, rinnovati, resi fruibili per l’oggi.
Città aperta con una coscienza coerente che
declina questo su soggetti irrinunciabili:
la famiglia e i figli, i giovani, i deboli.
Parole che rimandano ad una visione della persona,costituita ad immagine e somiglianza di
Dio, della vita, sacra dal concepimento fino alla morte naturale, della famiglia, del benecomune. Parole che richiedono, come più volte
richiamato dal nostro Vescovo «il porre delle
gerarchie di importanza, il fare anche scelte forti, impegnandoci addirittura – se necessario –
ad eliminare alcune cose tradizionali e di lustro, per mettere le nostre risorse in questo quadro di valori».
Maria Cecilia Scaffardi
AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA
Agente Generale:
CAVARRETTA DOTT. GAETANO
Borgo XX Marzo, 18/d - Parma
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e nelle parrocchie
Domenica 6 e lunedì 7 maggio Parma si
reca alle urne per scegliere il primo
cittadino del dopo-Vignali.
Dieci candidati in competizione.
4-7
9 771825 290006
Avventista
20016
Toniolo
ISSN 1825-2907
Anspi
L’OPINIONE • In preparazione del VII incontro mondiale delle Famiglie
D
al 30 maggio al 3
giugno avrà luogo
a Milano il VII incontro mondiale delle Famiglie col Santo Padre. Un
evento che per volontà di
Giovanni Paolo II, si ripete
ogni tre anni, in città del
mondo di volta in volta diverse.
Diverso è pure il tema che
caratterizza ciascuno degli
incontri. Quello di quest’anno è: “La Famiglia, il
Lavoro e la Festa”.
Un trinomio molto ben legato e consequenziale, sintesi dello svilupparsi e del ritmarsi quotidiano della vita e delle relazioni interne ed esterne alla famiglia ed
espressione dell’importanza e del valore del
lavoro e del saper fare e vivere la festa, richiamo del significato ultimo della creazione.
voci
Innanzitutto, la Famiglia.
La Famiglia intesa e considerata come “intima comunità di vita e di amore” (come la concepisce e la presenta la costituzione conciliare Gaudium et Spes, al n. 48), “la cui missione
è quella di custodire, rivelare e comunicare l’amore quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa” (Familiaris Consortio
n. 17).
La Famiglia è il luogo dove giornalmente si costruisce una comunità di persone, si sperimentano i successi e le difficoltà della relazione interpersonale e dell’attività educativa; si
fanno i conti con i problemi economici o di lavoro, ma dove ognuno si sente accolto per
quello che è e dove il metro di giudizio non è
quanto guadagni, quanta salute hai, quanto
sei perfetto fisicamente, quanto successo hai
avuto, bensì quanto sei prezioso per me,
quanto ci vogliamo bene. E, lo sappiamo, il bene è diffusivo e permeante nella comunità!
La Famiglia è una risorsa anche di natura economica in quanto non misura e non fa pagare il tempo di cura e di educazione che dedica
e rivolge alle persone, neanche a quelle ester-
2
ne (volontariato ed impegno sociale). Perché
sa vivere il perdono ed insegnare l’accoglienza. Perché è il luogo di formazione umana delle nuove generazioni; perché è culla della vita, perché si prende cura dei più deboli, amandoli e rispettandone il valore e la dignità e così facendo riduce – in misura significativa – il
fabbisogno di spesa e di strutture dello Stato
e/o delle Amministrazioni locali.
Poi, il Lavoro.
Condizione di vita connaturale alla natura
umana. Partecipazione alla creazione ed impiego dei talenti di intelligenza, operosità,
creatività, industriosità ricevuti nel giardino
di Eden: “il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e
lo custodisse”. (Gen 2, 15).
Fiducia da parte di Dio (che si fida del coltivatore) che diviene compito per l’umanità. Ed
anche espressione della dignità e delle potenzialità di ciascuno di noi.
Ed ancora, la Festa.
Non si tratta semplicemente del “riposo” dopo la fatica del lavoro e dopo lo stress della settimana. Per noi cristiani il fare Festa ed il viverla ha un’origine ben più radicale e meravigliosa: la resurrezione di Cristo.
La vera Festa nasce di lì: il Signore è veramente risorto! Questo è l’annuncio ed il saluto che
si scambiavano i primi discepoli. “Senza domenica non possiamo vivere!” è l’altra affer-
La realtà che
siamo chiamati ad
evangelizzare
Se confrontiamo quanto sopra detto con la situazione odierna certamente ci accorgiamo
della distanza che c’è tra il “dire ed il fare”. Non
c’è coincidenza fra i valori e la realtà; c’è tanto cammino da compiere verso l’unitarietà fra
lavoro e festa; ci sono situazioni di difficoltà
di relazione familiare e di disoccupazione; la
festa è negata dall’apertura dei negozi e dei
centri commerciali; i turni di lavoro impediscono di avere momenti di vera comunione
familiare …
Come cristiani siamo chiamati - come peraltro sempre: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15) – alla conversione: ad orientare
di nuovo i valori ed i comportamenti al disegno originario del Padre.
Un cammino che la diocesi ha compiuto utilizzando le schede di catechesi predisposte
per la preparazione dell’evento. Nelle singole
parrocchie ed in particolare negli incontri tenutisi al Centro Diocesano di Spiritualità Coniugale a Monticelli Terme in ciascuna delle
prime domeniche del mese, da ottobre ad oggi. Cammino che ha avuto un momento centrale e particolarmente significativo, presieduto dal Vescovo, domenica 18 marzo al santuario della Sacra Famiglia a Soragna.
Un cammino che intendiamo concludere
(meglio sarebbe dire rafforzare e rinvigorire)
con la presenza alla Messa celebrata da Benedetto XVI, domenica 3 giugno (vedi box a parte).
Due auspici
1 — Che questo evento “mondiale” abbia un
riverbero ed una ricaduta “locale”: le nostre
comunità parrocchiali (ed ancor prima ciascuna famiglia) possano e sappiano riscoprire la fecondità pastorale ed educativa che viene da questo trinomio, da un’armonica integrazione fra intimità familiare, operosità solidale e festa comunitaria.
2 — Che l’evento possa rappresentare un’ulteriore occasione di riflessione e di decisione
affinché nel nostro Paese venga attuata una
reale ed autentica politica in favore della famiglia fondata sul matrimonio e vengano prese misure legislative che ne riconoscano e ne
valorizzino la dignità e il ruolo, il fattivo e positivo apporto al benessere comune. Il nostro
Paese ha assolutamente bisogno di recuperare il valore della fecondità, della generatività,
della solidarietà, della sussidiarietà. La famiglia è il primo luogo di creazione e di testimonianza di questi valori; il lavoro per tutti è la
prima condizione di armonia e di uguaglianza di diritti; poter far festa (del e nel cuore) è un
desiderio che niente dovrebbe sopire.
Perché la gloria di Dio è l’uomo vivente!
Giorgio Delsante
VIAGGIO A MILANO
Sono ancra aperte le iscrizioni per il
viaggio diocesano delle famiglie a Milano, domenica 3 giugno, per partecipare
alla Santa Messa presieduta dal Papa.
Il programma prevede il partenza alle
5,30 dal parcheggio scambiatore nord.
Alle 10 ci sarà la Santa Messa presso il
Parco Nord – Aeroporto di Bresso (si resterà in piedi per il tempo dell’attesa e
della celebrazione). Alle 12,30, infine,
pranzo al sacco e rientro a Parma.
Il costo del viaggio, con pullman riservato, è di 15 euro a persona. Le prenotazioni devono pervenire presso l’ufficio
diocesano Famiglia (0521.380522 o uffi[email protected]) entro e non oltre giovedì 10 maggio.
Testimonianza dal viaggio missionario in Albania
“S
4 MAGGIO 2012
mazione fondamentale
delle prime comunità cristiane.
Prime comunità che vivevano la Festa come incontro, come preghiera e
lode comunitaria, come
condivisione del pane
eucaristico e delle risorse
economiche, come gioia
del ritrovarsi per una comune professione di fede.
e il chicco di grano
caduto in terra,
non muore, rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto. Chi
ama la propria vita, la perde e
chi odia la propria vita in
questo mondo, la conserverà
per la vita eterna …”
Leggiamo queste parole nel
Vangelo
di
Giovanni
(Gv12,20-33) il primo giorno
di viaggio con destinazione
Albania. Saranno le lodi della mattina seguite dalla lettura del Vangelo ad aprire le
nostre giornate verso l’Albania ed in Albania.
Questa volta siamo un bel
gruppetto, giovani e vecchi,
insieme per l’ottavo viaggio
di solidarietà proposto dai
Laici Missionari della Carità
di Parma e realizzati con l’appoggio dell’associazione di
volontariato “Di mano in
mano” ONLUS.
Il viaggio nei miei pensieri e
sentimenti sarà scandito dal
brano di Vangelo che apre
questo breve racconto. La
provocazione è grande: Come può Dio, il Dio della vita,
dell’amore, della carità, della
misericordia dichiarare che
solo la morte può portare la
vita?
Come è possibile capire chi
dice che l’odio per la propria
vita terrena è necessario per
conquistare la vita eterna?
Parole forti che vanno interpretate, ma non cambiate.
Questo è il testo e questo è il
messaggio.
Siamo tutti esperti nel copiaincolla, ma con il Vangelo
non si può. Non posseggo risposte avvincenti per spiegare un brano di Vangelo così
“duro”, ma voglio provare a
tradurre sensazioni e sentimenti perché queste parole
che hanno aiutato me a trovare equilibrio e pace dove la
ragione si rifiutava di accettare la realtà, possano dare
conforto anche ad altri.
Come capire o almeno accettare la durissima realtà della
casa di accoglienza di Scutari dove oltre 70 bambini gravemente ammalati ed infermi trascorrono le loro giornate. Alcuni sono arrivati piccolissimi, tanti moriranno in
DIOCESI DI PARMA
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
(Gaudium et spes, 1)
quel luogo. Molti di loro sono bloccati in un lettino, non
possono mangiare, parlare,
lavarsi, dipendono dalle suore, dai volontari e dalle donne che vi lavorano per ogni
piccola cosa.
Dov’è la ragione in tutto questo? Dov’è il Dio della vita
piena e abbondante per tutti?
Il silenzio, la preghiera e la
condivisione allentano l’angoscia, ma i conti iniziano a
tornare solo se abbiamo la
forza, come dice Dietrich
Bonhoeffer (1906 - 1945 teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al
Nazismo) di aggrapparci alla
Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi
In redazione: Francesco Dradi, Alessandro Ronchini.
Pagina Fedi: Laura Caffagnini.
Fotografie: Erick Ceresini (copertina), Anspi, Ufficio catechistico.
Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Francesco Bonini, Giorgio Campanini, Caritas diocesana, Gianfranco Carrera, Liliana Castagneti,
Erick Ceresini, Umberto Cocconi, Vincenzo Corrado, Giorgio Delsante, Mario Scaffardi, Aluisi Tosolini.
croce e non di cercare di capirla.
Ed i conti tornano nell’amore
infinito delle suore della Carità verso queste piccole
creature indifese.
Ed i conti tornano nei sorrisi
e negli occhi vispi, nei piccoli movimenti della testa, nella gioia che prende forma in
ogni modo, quando ti avvicini e l’incontro si trasforma in
baci, abbracci, carezze …
Ed i conti tornano nelle parole di Bartolomè de las Casas
(1484 –1566 vescovo cattolico spagnolo), il quale ripeteva spesso: “ Del più piccolino
e del più dimenticato Dio ha
freschissima e viva memoria”.
E tornano soprattutto nella
relazione pura, bella, sincera,
unica che i bambini di Scutari ci hanno donato con il loro
essere aggrappati alla croce.
Per i bambini, per le suore, i
conti tornano … e per noi?
Questo viaggio in Albania,
l’ottavo, ma è come se fosse il
primo, gli incontri, le relazioni, le suore della Carità, il
Vangelo, i bambini sono tanti segni che portano in un’unica direzione:
Fare bella la nostra vita e non
avere paura di morire alle cose inutili, al prestigio, all’arrivismo, all’individualismo, all’egoismo, al conto in banca,
al potere dei più buoni e … rinascere alla vita piena di
amore, solidarietà, accoglienza, ospitalità, altruismo,
solo così avremo meritato
quei sorrisi.
In direzione ostinata e contraria alle proposte del tutto
facile e subito, del tanto così
fanno tutti, dei grandi fratelli
di turno, abbiamo la possibilità di incontrare la profondità del messaggio evangeli-
Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo, 1 (Palazzo del Vescovado) - Tel. 0521.230451 - Fax 0521.206265 - E-mail: [email protected]
- [email protected].
Pubblicità e diffusione: William Tedeschi - Tel. 0521.230451 - Cell.
338.4074037 - Fax 0521.206265 - Email: [email protected] .
Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti.
Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562.
Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
co, la bellezza di una relazione vera, la serenità necessaria per guardare negli occhi
la fatica e la sofferenza.
Una dedica ed alcuni ringraziamenti per i miei compagni
di viaggio:
Dedico il viaggio con le sue
fatiche e le cose belle alle due
piccole della compagnia, Irene e Benedetta.
Ringrazio Alessandro e Francesco perché con loro mi
sento a casa. Ringrazio Giusi
per i suoi talenti, per il cuore
grande, per i sorrisi ed i pianti. Ringrazio Adolfo, la nostra
guida paziente e saggia per
averci accompagnato ancora
una volta alla scoperta del
grande mondo di Madre Teresa. Ringrazio Mario, volontario dell’associazione “Di
mano in mano” ed amico fraterno. Ringrazio tutte le persone incontrate e ringrazio i
bambini di Scutari per i sorrisi e per averci definitivamente convinti che la gioia
non si vende, non si compra
… si regala.
Gianfranco Carrera
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ASSOCIATO
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Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 2 maggio, alle 18,30
Tiratura: 1.840 copie.
InnestàtiinCristo
TEMPO DI PASQUA
V domenica - anno B
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono
la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio
che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio
che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi
siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può
portare frutto da se stesso se non rimane nella vite,
così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e
lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,
chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è
glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Atelalode,Signore,nellagrandeassemblea
U
ALLEGORIA •
Diverse sono le
chiavi di lettura
dell’immagine
usata da Gesù e
che rimandano a
passi del Primo
Testamento.
Atti degli apostoli 9,26-31
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di
lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli
apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in
Gerusalemme, predicando apertamente nel nome
del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua
greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando
vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa
e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la
Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel
timore del Signore e, con il conforto dello Spirito
Santo, cresceva di numero.
Salmo 21
A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».
1a lettera di Giovanni 3,18-24
T
utto il brano è unitario, è un blocco da leggere insieme
per cui se noi lo spezzassimo in due e leggessimo da sola l’allegoria della vite e dei tralci senza il seguito sbaglieremmo di molto e rischieremmo di non capire il senso.
Basta osservare come parole e temi ricorrono dall’inizio alla fine: la parola Padre, i verbi rimanere, portare frutto.
Ma è anche vero che il brano letto si divide in due parti, anche
se non separabili; nella prima parte abbiamo un’allegoria, un
paragone; nella seconda parte la spiegazione del paragone. Il
processo è verso la concretizzazione, per cui si pongono due
domande: «Devo rimanere in Cristo, ma in concreto che cosa
significa? devo rimanere per portare frutti, ma quali sono i frutti?».
Un primo modo di leggere l’allegoria è di collocarla sul suo
sfondo letterario e tradizionale. Gesù, usando l’immagine della vigna, della vite, del vignaiolo, dei tralci, dei frutti, utilizza
un’immagine ricca di risonanza dentro la cultura dove Lui agiva e operava. L’immagine era già nota e quindi suscitava molti ricordi. C’è tutta una tradizione profetica i cui testi principali sono: Isaia 5, 1-7; Ger 2, 21; Ez. 15, 1-6; 17; 19; Salmo 80.
Di nuovo c’è una vigna, di nuovo riparte la storia; la speranza
è compiuta, una vite c’è. Il Cristo si presenta come il compimento della speranza; però c’è qualcosa che il salmista non
avrebbe immaginato, perchè è un compimento al di là delle attese prevedibili; c’è un’originalità nell’uso che Gesù fa di questa immagine classica.
Gesù sottolinea che Lui è una struttura di riferimento. Nel v. 5,
versetto centrale, si dice: Io sono la vite voi i tralci; ma questo
versetto fa riferimento al v.1 Io sono la vite ed il Padre mio è il
vignaiolo. Una vite che viene da Dio, legata al Padre, una vite
che si tramuta in tralci che siamo noi. Questo è il centro della
spiritualità del Cristo: sentirsi legato al Padre, dono del Padre
per essere un dono ai fratelli, per essere un dono agli uomini.
Nell’A.T la vigna era la comunità, nel N.T non è la comunità, è
il Cristo. C’è il Cristo che finalmente è all’altezza della situazione; questa è la nostra salvezza, nella misura in cui siamo legati a Lui, in dipendenza da Lui e sulle sue spalle. Se c’è qualcosa di buono al mondo è perchè c’è Gesù Cristo. Noi siamo
tralci, Lui è la vite, Lui il tronco che non viene mai meno.
Nando Bonati
AIRO-CATSAIRO
Il senso primo del verbo airo è: alzare, prendere, raccogliere, eliminare, distruggere, (è il verbo gridato dalla folla contro Gesù - Gv 19, 15 - ); con l’aggiunta della preposizione
catà acquista un valore positivo: è un eliminare che
però ha un senso, uno scopo. Parlando di una vite, è
quanto mai azzeccato dire
tagliare e potare: c’è un
eliminare che ha dentro
uno scopo. Giovanni è solito giocare sulle parole:
uno che guarda all’esterno
non capisce la differenza
del gesto dell’agricoltore:
vede semplicemente uno
che taglia! Ma l’agricoltore
sa che c’è un tagliare per il
fuoco e c’è un tagliare per
i frutti! Il gesto è lo stesso,
lo scopo è diverso! Quando in Giovanni troviamo
“puro” possiamo tranquillamente tradurre “potato”.
Il discepolo è potato (puro)
dalla Parola, per la Parola
che ha ascoltato. E’ la storia di Gesù: se la guardi da
una parte è la storia di un
fallito, di uno annullato nel
modo peggiore; se la guardi da un’altra parte vedi in
lui il frutto di un amore che
vince la morte: il dono di
Dio. Gli eventi della mia vita, tagli o potature?
miliato e percosso,
vicino alla morte, il
povero ha gridato:
«Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato?»
(Salmo 21,2). E YHWH ha
ascoltato, «non ha
disprezzato né disdegnato
l’afflizione del povero» (25)!
Ora è tempo di annunciare
il suo Nome nell’assemblea
(23), ora è giusto offrire
sacrifici di lode a Colui che
lo ha liberato, invitando i
più poveri del popolo
(’anawiym, 26b) al
banchetto sacro:
mangeranno e saranno
saziati coloro che cercano
YHWH, e gioiranno insieme
ricevendo da Lui la vita (27).
Liberato, egli deve
raccontare, ma non solo ai
fratelli (23): l’annuncio
giunge ai confini del mondo
(28), in ogni luogo e in ogni
tempo. Da una generazione
all’altra corre la voce della
giustizia di YHWH (32). Ora,
un solo motivo per vivere
(30e): parlare di Lui, servire
Lui, annunciare che Egli
agisce (31-32)! Un
passaggio: dopo la prova
sopportata dal servo fedele,
viene il tempo della
fraternità e della lode. È il
passaggio pasquale: per la
sofferenza di Cristo,
innocente e giusto, Dio
instaura il suo regno (29).
«In questo è glorificato il
Padre mio: che portiate
molto frutto e diventiate
miei discepoli» (Gv 15,8). In
Cristo Risorto inizia così
una nuova vita, che porta
frutto nella fedeltà al suo
comando: amore in tutti! Vive il nostro cuore per
sempre: le tue parole in noi
nello Spirito che ci hai dato. Vive il nostro cuore per
sempre: parliamo
apertamente, amiamo nella
fedeltà. - Vive il nostro cuore
per sempre: crediamo nel tuo
Nome per essere tuoi
discepoli. - Vive il nostro
cuore per sempre: ci amiamo
gli uni gli altri, portiamo
molto frutto. «Ecco l’opera
del Signore!» (32c) -.
Parola
Giovanni 15,1-8
3
Liliana Castagneti
Parole e giorni
vignaiolo”; c’è quel ‘vera’ che
è un tratto fondamentalmente polemico; cioè rivendica a
Cristo un’esclusività; altrove,
gli altri, non possono essere
vite.
In questa allegoria è accennata la tematica del giudizio,
sfruttando proprio il particolare di Ezechiele: se il tralcio
rimane e porta frutto bene, se
non porta frutto è reciso. Si
può dire che il giudizio è all’interno della comunità, cioè
il filo del giudizio passa anche
all’interno della comunità
cristiana: se uno non è legato
a Cristo viene reciso. Anche
coloro che fanno parte della
comunità cristiana possono
essere tralci sterili; quindi,
chiaramente, il giudizio è all’interno.
Tu, vera vite piantata nelle nostre terre;
io, tralcio fragile che solo in Te
ha possibilità di frutto.
Sono un ribelle
alla mia potatura:
per questo i miei frutti sono
scarsi.
Sento pregnante l’invito
a rimanere in Te:
perché Tu sei dimora ed io colui
che in te dimora,
Tu sei la vita ed io colui che riceve vita,
Tu sei il mio Signore ed io senza
di Te sono nulla.
Lontano da Te, staccato da Te,
come il tralcio
staccato dalla vite,
spesso ho fatto esperienza di
morte: perché allora, continuiamo ad essere così estranei?
Spirito Santo,
Spirito di libertà,
insegnami a dimorare
nell’amore del Padre;
e sull’esempio del Figlio,
la vera vite,
fa che non tema le potature.
Visita noi, tua vigna, Signore,
vigna che tu ami di amore
sponsale.
Solo la gioia che viene da te è la
nostra gioia,
solo la pace che viene da te è
la nostra pace.
Nella tua chiamata è nascosta
la nostra risposta:
solo perché Tu chiami
possiamo rispondere.
La tua volontà sia la nostra
Perché portiamo frutto in ogni
stagione.
4 MAGGIO 2012
N
oi siamo vite nella
misura in cui siamo
dipendenti da, uniti
da Cristo. La Chiesa è vite nella misura in cui è dipendente
da Cristo. Questa idea della
dipendenza è veramente importante ed è un’idea applicata alla comunità, che nel
Prologo Giovanni l’aveva già
applicata all’intera realtà esistente: «Senza di Lui niente
esiste di ciò che esiste». Tutto
attraverso di Lui, niente senza
di Lui. Quindi è un’applicazione alla comunità di una
legge che è generale: «Se il
mondo sta in piedi è nella misura in cui Cristo gli dà un
senso».
Gesù non si limita a di re “Io
sono la vite e il Padre mio il vignaiolo”, ma dice “Io sono la
vera vite ed il Padre mio è il
7 GIORNI in10 RIGHE
È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 25 APRILE AL 1°MAGGIO
1/5 • Com’era prevedibile, gli striscioni
sfilati nei cortei verso
Piazza Garibaldi
martedì scorso hanno
sottolineato come
l’avere un lavoro da
cui astenersi per la
Festa sia un lusso, tra
precari, licenziati,
esodati, posti a rischio. Da Rieti giunge
il messaggio della
leader Cgil Camusso
ai giovani: «Le cose si
possono cambiare.
Non rassegnarsi
all’idea di un declino
inevitabile. Contrastarlo col lavoro e la
creazione di lavoro».
STRADE • Moto contro guardrail a Canossa, muore nocetano 35enne. Borgotaro-Bedonia, auto fuori strada. 74enne grave.
BOTTO • San Pancrazio, auto-ariete contro filiale Cariparma. Acetilene per fare saltare il Bancomat. Bottino: 40mila euro.
DROGA • Arrestato albanese (già accusato di omicidio in Albania) con 3 connazionali. 14 kg di marijuana e una pistola.
MAFIE • Blitz all’alba, arrestato 39enne ’ndranghetista di Palmi (RC), condannato per furto. Viveva tra Neviano A. e Reggio.
CHOC • Albareto, 84enne rapinato in casa da coppia. Minacciato di bastonate, legato, chiuso in bagno. Ora è ricoverato.
DAL TETTO • Via Vasari, imprenditore 48enne sul lastrico per debiti di altre ditte, ospite al Centro Santi, chiede giustizia.
MAGGIORE • Protesta di 12 ex addetti al trasporto interno (e con anzianità). 4 i delegati sindacali. Lenzuolata e catene.
PATTO • Provincia, 1,68 milioni a sostegno del lavoro. 18 i firmatari, 5 i progetti, tra indennità e formazione permanente.
AEROPORTO • Nuovo Ad, Anna Ivannikova. F. Rastelli direttore generale. Per nuovo sviluppo e nuova concessione Enac.
EFSA • L’agenzia si apre alla città. La direttrice Laneélle: «Dal 2003, prodotti 2500 pareri. Costo: 70 cents/anno a cittadino».
ELEZIONI
COMUNALI
Breve riepilogo di profili, programmi e liste a sostegno dei dieci candidati.
Le differenti visioni e accenti su ambiente, sicurezza, partecipate e... debiti.
mappe
Chi sarà il primo cittadino?
4
Parma, stanca, al voto per il dopo-Vignali, tra conferme e novità
WALLI BONVICINI
La candidata • Wally Bonvicini, 60 anni,
imprenditrice nel settore della moda.
Non ha mai svolto attività politica in precedenza.
Il programma • Verte principalmente
sulle questioni economiche. Esemplificativa l’iniziativa “Chiediamo la soppressione di Equitalia a Parma”. Dello stesso
tenore la proposta di chiudere Parma Gestione Entrate per addivenire ad una gestione interna comunale.
Molti strali sono rivolti alle banche («credete vi stiano dissanguando? probabilmente non avete torto») ed è
posta con forza la questione dell’anatocismo, cioè degli interessi calcolati sugli interessi, ai danni dei correntisti. Secondo la candidata il
Comune di Parma potrebbe ottenere almeno 200 milioni dalle banche, facendo periziare i conti.
Altro cavallo di battaglia è l’abolizione dei varchi elettronici e delle
strisce blu per far rivivere il centro.
La lista • Si chiama Buongiorno Italia! Siamo voi. Presenta 22 candidati e la maggioranza è originaria di fuori provincia.
4 MAGGIO 2012
ROBERTO GHIRETTI
Il candidato • Ha 57 anni, manager nello sport, è titolare dell’omonimo Studio
Ghiretti fondato dieci anni fa. Assessore
“tecnico” allo sport della giunta Vignali
dal febbraio 2009 al settembre 2011,
quando si dimise assieme ad altri assessori di Parma Civica.
Il programma • Molta attenzione all’ambiente (riqualificazione energetica
edifici tra le priorità; inceneritore da «affamare» con raccolta differenziata condominiale) al sostegno alle imprese giovanili e al problema casa. Si è caratterizzato per un distacco dall’esperienza di Ubaldi (più volte ha esecrato il ponte nord e «la città da
400mila abitanti») e, in parte, da quella di Vignali, proponendosi come «unica alternativa ai soliti nomi».
La lista • Parma Unita è il movimento fondato da Ghiretti nello scorso dicembre. Dallo spiccato carattere civico presenta in lista molti
rappresentanti del mondo sportivo locale. Ha presentato in anteprima 4 assessori: il medico Gianfranco Beltrami, l’economista Luca Di
Nella, la giornalista Katia Golini, l’ingegnere Paolo Scarpa.
Doppie firme • Ad aumentare il disincanto c’è stato
pure lo scandalo delle doppie firme, ossia di persone
che avrebbero firmato per
la presentazione di liste di
due diversi candidati sindaco. Qualche errore può
capitare ma non la falsifica-
zione delle firme, su cui sta
indagando la Procura, dopo la denuncia dell’ex pallavolista Claudio Galli che
vistasi cassata la firma proGhiretti ha scoperto che il
suo nome era già conteggiato a sostegno di Bocchi
de La Destra. Falsamente,
D
omenica 6 e lunedì 7
maggio si vota per
eleggere il sindaco e
il consiglio comunale di
Parma (le istruzioni per il
voto a pag. 7). La lunga
campagna elettorale (cominciata di fatto nell’autunno scorso, con le dimissioni
del sindaco Vignali) ha
sfiancato un po’ tutti, in particolare i cittadini. Stanchezza e scarso entusiasmo
dovuti a un insieme di fattori: nessun argomento forte
su cui discutere o appassionarsi (cinque anni fa c’era il
progetto della metropolitana, oggi ci sono i debiti);
nessuna promessa di nuova
opera pubblica che possa
solleticare l’immaginario
(anzi, c’è ancora il buco della stazione da chiudere);
facce note tra i candidati
sindaco delle forze potenzialmente più attrattive e
conosciute
(Bernazzoli,
Buzzi, Ghiretti, Ubaldi, Zorandi) con la freschezza delle novità limitata ai due movimenti contestatari, dagli
indignados (Roberti) ai grillini (Pizzarotti), o agli outsider totali (Bocchi, Bonvicini, Spaggiari); il record di 10
candidati sindaco che deconcentra l’attenzione; temi
nuovi assunti rapidamente
da tutti, causa crisi e nuovo
“sentiment” ambientale,
(ad esempio: no al consumo
di suolo, sottoscritto da tutti, con variazioni marginali
tra i programmi); mancata
polarizzazione tra due
schieramenti e abbondanza
di potenziali terzi incomodi.
In tutto questo, però, agli
elettori piacerebbe una sorpresa: un sindaco al primo
turno o un ballottaggio imprevedibile. Accadrà?
da qui la denuncia. A cui è
seguito il suicidio di Pier
Angelo Ablondi, consigliere provinciale della Lega
Nord, che aveva vidimato le
firme per La Destra in buona fede. Proprio un bigliettino lasciato da Ablondi
con questo riferimento
LILIANA SPAGGIARI
La candidata • Ha 39 anni, è educatrice
professionale, lavora per una cooperativa
sociale in un centro riabilitativo per pazienti con sclerosi multipla.
Il programma • Una particolare attenzione è stata rivolta alle situazioni di difficoltà
lavorative sul territorio, con diversi interventi di «solidarietà ai lavoratori in lotta»,
sostenendo le battaglie della Fiom e poi
«criticando apertamente un sistema che
prevede di “aprire” al privato sociale, privato che per la maggioranza dei casi è rappresentato dalle grandi cooperative sociali» dichiarando che i servizi
alla persona debbono rimanere «sotto il controllo pubblico». Altri punti di impegno sono il no all’inceneritore, l’adesione convinta alle giornate della laicità e la proposta di «creazione presso gli uffici comunali
di un registro delle coppie di fatto».
La lista • Il Partito Comunista dei Lavoratori è attivo da qualche anno
e si presenta per la prima volta alle elezioni comunali. In lista vi sono
27 candidati. Curiosità: la campagna elettorale è stata fatta a bordo
della prolet-mobile, vecchia automobile adattata per la propaganda.
PRIAMO BOCCHI
Il candidato • Ha 42 anni, è mediatore di
formaggi. Fa politica da quando era ragazzo: prima nel Fronte della Gioventù,
poi Msi, quindi An. Nel 2007 aderisce a
La Destra.
Il programma • Ha cercato di smarcarsi
dal cliché tutto sicurezza che gli si attribuisce, senza mancare peraltro di difendere Casapound («ha il diritto di esistere») in polemica con la sinistra e puntando il dito sulla moschea «illegale» di via
Campanini.
Molta attenzione viene posta al rilancio di Parma valorizzando agroalimentare, cultura e turismo. In questo senso riflessioni su come riorganizzare la presenza delle piccole attività commerciali e di artigianato in Oltretorrente e in centro storico. E la proposta di ridurre l’Imu,
sulla seconda casa, sugli immobili delle imprese e con agevolazioni
per gli anziani.
La lista • La Destra, alla sua prima volta alle elezioni comunali, presenta 32 candidati consiglieri di cui 16, la metà esatta, di età ricompresa tra 30 e 42 anni.
(«ho fatto un favore ad un
amico» senza specificare
nome né liste) ha scosso la
città. Se fosse solo questo il
motivo del suicidio non si
saprà mai.
Di certo il procuratore La
Guardia ha detto che le
doppie firme sono in tutte
le liste ma non in numero
così ampio da invalidare
nessuna lista. I doppioni
sarebbero centinaia e il record spetterebbe alla lista
Buongiorno Italia della
Bonvicini, ma su questo La
Guardia è stato volutamente generico.
Ogni firma doppia sarà
controllata e in caso di falsificazione scatterà la denuncia per falso in atto
pubblico, a carico dei vidimatori. Per questa vicenda
si è dimesso dall’incarico di
segretario provinciale de La
Destra, Mario Bertoli.
«O
gnuno sta solo sul cuor della terra
L’EX PARROCO MEDITA SULLA MORTE DEL 14ENNE derci felici.
trafitto da un raggio di sole:
«Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille
ed è subito sera»
anni come un giorno solo» (2a Lettera di Pietro 3,8) per cui
“Ed è subito sera” scrive Salvatore Quasimodo. Prenil tempo, inteso come trascorrere delle ore conta ben podendo spunto da questa lirica ho voluto riflettere su quanto
figge”, ossia “ferisce”, trasformando il co. Ciò che è importante è la capacità che abbiamo di “giocarè accaduto proprio in questi giorni nella nostra città. La mor“raggio” in una specie di dardo, porta- ci” la nostra esistenza “sul cuore della terra”, dove noi viviamo.
te tragica di un ragazzo di soli quattordici anni: Sebastiano
tore di morte. Proprio perché sei stato Oggi, prima che arrivi “subito la sera” anche per noi, si fa imAzzali.
illuminato, hai acquisito la coscienza perante un appello di astrarsi dal “provvisorio” e di ricercare
Con la stessa rapidità, con cui la giornata si conclude nella sedella tua dignità, ma nel contempo i tutto ciò che ci fa “essere figli di Dio e fratelli e sorelle tra noi”.
ra, sopraggiunge fatalmente la fine della vita. La lunga notte
tuoi occhi aprendosi alla luce hanno E’ ben poca la porzione di vita che viviamo, sta a noi decidere
in questo caso giunge inaspettatamente mentre Sebastiano
scoperto la caducità della vita. Al dila- se impiegarla davanti ad una play station o a chiacchierare con
va a giocare con gli amici. E questo terribile fatto avvolge tut- tarsi dello spazio — “il cuor della terra” — corrisponde la con- un amico o correre dietro le vanità di questo mondo, o “cercati nelle tenebre come se fossimo un’unica comunità e ciò ri- trazione del tempo, ossia il suo precipitare, che lo riduce alla re il Regno di Dio e la sua giustizia” (Matteo 6,23).
guardasse tutti. La stessa città di Parma è diventata come frazione di un attimo per cui “è subito sera”.
Afferma Michele, un giovane amico di Seba: «sai perché noi
un’unica famiglia, dove non c’è più l’anonimato o l’indiffe- Mi ha colpito questa frase dell’ultimo film “Il primo uomo” di adesso riusciamo ad andare avanti pur avendo una cicatrice
renza, ma un unico intrecciarsi di storie e di abbracci.
Gianni Amelio: «Ogni bambino contiene già i germi dell’uomo nel cuore? Perché sappiamo che tu prima di andare via hai daCon pochi versi Salvatore Quasimodo descrive la parabola che diventerà». Noi in Sebastiano abbiamo visto i germi del to tutto per noi... sappiamo che ti rivedremo prima o poi lassù
della vita ossia la brevità dell’esistenza umana. Le parole so- suo essere adulto: la sua innocenza, la sua spensieratezza, la ... però quello che conta di più di tutto è che adesso tu stai in
no essenziali: molte di queste iniziano con la lettera s (sta, so- sua voglia di fare tante cose, di non fermarsi mai, un’esube- un posto migliore dove tutti prima o poi andremo... non è un
lo, sul, sole, subito, sera) e trasmettono una carica di profon- ranza a tutta pelle, il suo essere un passo più avanti di tutti, il addio, ma è un “a presto” perché spero di rivederti. Però per
de emozioni. Il “raggio di sole” che colpisce “ognuno” è sim- suo carattere forte e determinato, capace di compiere missio- adesso è cosi».
bolo di luce e di calore, e quindi della stessa vita, ma esso “tra- ni impossibili e sorprendenti, la sua voglia di vivere e di renUmberto Cocconi
Sebastiano, “ed è subito sera”
ROBERTA ROBERTI
La candidata • Ha 47 anni, è insegnante
di italiano alle superiori. Cofondatrice
del coordinamento “La scuola siamo noi”
contro le riforme di ridimensionamento
delle scuole. E’ stata una delle protagoniste degli “indignados” in piazza nell’estate scorsa.
Il programma • Il tentativo è quello di
trasporre nelle urne i cavalli di battaglia
delle proteste di piazza, reinterpretati alla voce “bene comune”: dalla volontà di
trasparenza contro il sistema delle partecipate (su cui sono stati promossi incontri e denunce, in particolare
su Spip) ai temi ambientali, dal no all’inceneritore all’autoproduzione di energia rinnovabile. In ultimo la difesa della Tep come azienda
pubblica, con riaffidamento diretto del servizio.
Le liste • Sono due: Parma Bene Comune (con 24 candidati) e Rifondazione Comunista. PBC è l’espressione diretta di quella parte degli
“indignados” che ha deciso di provare la via elettorale (altri sono confluiti nel M5S). Rifondazione presenta come capilista la segretaria
Paola Varesi e l’ex deputato Vittorio Parisi.
ELVIO UBALDI
Il candidato • Ha 65 anni, ex direttore Enaip,
sindaco di Parma dal 1998 al 2007. Nell’ultimo mandato presidente del consiglio comunale.
Il programma • Le attenzioni sono state rivolte a due ambiti: sociale ed imprese. Con
questa chiave sono state impostate proposte per «asili aziendali, sostegno alla famiglia, anziani assistiti a casa o nel proprio
quartiere, progetti di comunità» oppure la
creazione dell’Agenzia Abitare. E dall’altro
lato una marcata attenzione alle pmi. Nei dibattiti è ribadito il pensiero che la metropolitana, come l’inceneritore, era
un’opera da fare. Netto e inequivocabile il distinguo da Vignali,suo ex delfino.
Le liste • Sono tre: Civiltà Parmigiana è la formazione storica fondata da
Ubaldi nel ’94; tra le sue file accoglie transfughi dal Pdl e, tra i nomi noti,
Angelo Cornacchione presidente del Cna. L’Udc, che si riconferma alleato
di ferro, e presenta come capilista l’ex assessore Giuseppe Pellacini e gli ex
consiglieri Matteo Agoletti e Stefano Bianchi. C’è poi Parma moderata libera e solidale capeggiata dall’ex assessora Paola Colla, con 26 candidati.
Il candidato • Ha 39 anni, project manager del settore informatica in una banca.
E’ attivista del Movimento 5 Stelle dal
2009. Nel 2010 era in lista alle elezioni regionali
Il programma • L’essenza che viene dichiarata alla base di tutto è la partecipazione e la trasparenza, e una delle risposte preferite ai quesiti su “cosa farà per...?”
è «lo decideremo assieme ai cittadini»,
attraverso assemblee e incontri pubblici.
La ricerca degli assessori? «Mandateci il
vostro cv», purché abbiate fedina penale pulita. Tra i punti principali la chiusura dell’inceneritore con il raggiungimento del 90% di raccolta differenziata. E contro la crisi la filiera corta, specie per l’agroalimentare.
Le liste • E’ l’esordio comunale per il Movimento 5 Stelle, fondato da
Beppe Grillo quattro anni fa. In lista (presenti in 25) ci sono, rigorosamente, solo aderenti al M5S. Tra di loro diversi erano presenti tra gli
“indignados” in piazza e molti sono attivi militanti “no termo” come
Marco Vagnozzi e Nicoletta Paci.
ANDREA ZORANDI
Il candidato • Ha 54 anni, medico di medicina generale da vent’anni. E’ al bis come candidato sindaco per la Lega Nord
(ci provò nel 2007), di cui è segretario
provinciale dal 2008.
Il programma • Due sono i punti fermi:
prevenzione dei reati e rispetto della legalità. Il tema sicurezza, che quasi non
occorre declinare, rimane il caposaldo di
una campagna difficile, per le vicende
nazionali e locali.
Trasparenza e sostenibilità invece le parole d’ordine sui temi ambientali e delle infastrutture. Viene detto no
ai varchi elettronici e all’inceneritore. Per il sociale si pensa a tante
“Case della salute”, una in ogni quartiere. Sull’economia focalizzazione in particolare sulla vicenda di Banca Monte e su quella delle partecipate.
La lista • I candidati della Lega Nord sono tutti attivisti e militanti, tra
cui assessori e consiglieri in altri comuni ed Emiliano Occhi, presidente di Emiliambiente. La Lega Nord si presenta per la quinta volta
in solitaria alle elezioni, dal suo esordio nel 1994.
mappe
Il candidato • Ha 54 anni è avvocato. Da
giovane era nella Dc. Nel 1998 si iscrive a
Forza Italia, nel 2002 entra in consiglio
comunale e nel 2004 diventa vicesindaco
di Ubaldi, ruolo che mantiene, fino all’ultimo, con Vignali.
Il programma • Lo slogan scelto per la
campagna, “A testa alta” spiega tutto dell’orgoglio di ripresentarsi come, di fatto,
gli unici “continuisti” dell’amministrazione “dimissionata” dalle inchieste giudiziarie. Proposte concentrate su sicurezza e meno tasse (con la promessa di «abolire l’Imu entro cento
giorni») e la difesa dei punti di forza della vecchia giunta, su tutti il
Quoziente Parma, e il tentativo di spiegare che i debiti del Comune furono per investimenti e sono «contenuti».
Le liste • Sono due: Pdl e Cantiere popolare (dell’ex ministro all’agricoltura Romano, con 26 candidati). Tra le fila del Pdl molti assenti illustri dell’amministrazione uscente. Solo tre i consiglieri uscenti ricandidati. Tra i nomi noti Andrea Aiello, segretario dell’ex sindaco
Vignali.
FEDERICO PIZZAROTTI
5
VINCENZO BERNAZZOLI
Il candidato • Ha 56 anni, cooperatore e
poi sindacalista, dal 1993 è politico a tempo pieno. In quell’anno fu eletto sindaco
di Fontanellato (due mandati, fino al
2001). Dal 2000 vicepresidente della Provincia di cui è stato eletto presidente nel
2003, confermato nel 2009. E’ tuttora in
carica.
Il programma • Si è focalizzato sulla
questione dei debiti (600 milioni) lasciati in eredità dalla precedente giunta, che
renderà impraticabile fare nuove opere
(«fra tre anni la nuova Racagni»). Punta molto sull’agenda digitale.
Attenzione alta alle nuove povertà e soprattutto al lavoro, «priorità
assoluta».
Le liste • Sono sette. Il Pd è la lista di riferimento con tanti nomi noti (capilista Nicola Dall’Olio e Lorenza Dodi, tra gli altri citiamo solo
l’ex direttore di Vita Nuova, Giuseppe Bizzi). E poi: Idv, Altra Politica
di Maria Teresa Guarnieri (con esponenti del Fli di Fini), Parma che
cambia (Sel, Verdi e I mille), Pdci, Per Parma progressista socialista e
laica, Consumatori pensionati.
4 MAGGIO 2012
PAOLO BUZZI
Il quorum per il consiglio •
Il nuovo consiglio comunale
sarà ridotto rispetto al precedente: 32 consiglieri anziché
40, in ossequio ad una norma di risparmio introdotta
l’anno scorso dal governo
Berlusconi. Questa riduzione
alza, di converso, l’asticella
dei voti necessari da raccogliere per essere eletti in consiglio. Se nel 2007 il candidato Balestrieri restò fuori per
un soffio dal consiglio con il
2,98% dei voti, oggi potrebbe
non bastare il 3,5%. Anzi, per
chi sarà all’opposizione, potrebbe essere necessario raggiungere il 3,8 se non il 4%
tondo.
Un po’ meno per chi sarà in
maggioranza: potrebbe bastare il 3%, ma non è detto
(questo chiaramente nell’ipotesi che a vincere sia un
sindaco con una coalizione
larga e non con una lista unica).
La suddivisione degli scranni
del consiglio vedrà 19 consiglieri di maggioranza e 13 di
opposizione.
I voti effettivi • Ma quanti
voti sono necessari per raggiungere il 3,5%? Dipende
dall’affluenza al voto. Gli
elettori sono 142mila. Se si
recasse alle urne il 74% come
nel 2007, vorrebbe dire un’affluenza di 105mila votanti,
che spurgati delle schede
nulle o bianche, indicherebbero all’incirca in mille voti
validi 1 punto percentuale.
Dunque una lista per poter
eleggere in consiglio almeno
un membro (che in caso fosse in minoranza sarà il candidato sindaco) deve raggranellare almeno 3.500 voti.
E quanti voti deve prendere
un candidato consigliere per
essere eletto? Nel 2007 l’ultimo eletto nell’unica lista di
maggioranza prese 201 preferenze. Il 19esimo era a quota 226. Tendenzialmente si
può dire che la quota è questa anche per il 2012 in caso
di unica lista. Se invece si
tratta di una coalizione, per
essere eletti nella lista principale potrebbero essere necessari non meno di 250 voti.
Il quorum sarà più alto per liste di supporto nella maggioranza (anche 400 preferenze
per poter essere eletti, considerando una normale “gara”
interna per le preferenze) e
nell’opposizione (in caso di
assegnazione di tre o più seggi dovrebbero servire almeno 300 voti personali). Il ridotto numero di candidati al
consiglio (otto in meno) peraltro può agevolare una minor concorrenza per strappare voti allo stesso target
elettorale.
6
4 MAGGIO 2012
RICERCA DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI
”COLASANTI” ALLA II G DEL ROMAGNOSI
DAL 7 AL 10 MAGGIO. ATTESI IN 60MILA
Abitare la città dimenticata
In musica contro la violenza
Cibus, espongono 2.300 aziende
L’Ordine degli Architetti, assieme alla Fondazione Architetti di Parma e Piacenza, ha pubblicato un agile fascicolo dove mette in luce 39 edifici della città che sono
dismessi o sottoutilizzati. La pubblicazione fa parte del
percorso “Abitare la città dimenticata” che l’Ordine degli
architetti ha intrapreso in questi mesi, intersecandolo
con la campagna elettorale per sensibilizzare i politici
sulla necessità del riuso del costruito, in particolare degli spazi vuoti.
I 39 casi esposti, con foto e breve descrizione, sono molto vari: si va dai casi storici e discussi del complesso di S.
Francesco e dell’Ospedale Vecchio ad altri caduti effettivamente nel dimenticatoio (ex ospedale Stuard, ex cinema Trento, ex cinema Lux) ad alcune provocazioni (ponte nord, appena realizzato ma di dubbio utilizzo) ad edifici che in realtà sono utilizzati. Numerose le ex chiese o
conventi citati (S. Giacomo, S. Tiburzio, S. Giobbe, padri
cappuccini, S. Luca Eremitani, S. Pietro d’Alcantara).
La settima edizione del premio Colasanti-Lopez, istituito dalla Provincia nel 2005 per sensibilizzare i giovani sulla violenza
contro le donne, è andata alla II G del Liceo classico Romagnosi, che ha realizzato tre brani musicali (“Chiediti perché”,
“La nostra storia” e “Come un germoglio”) legati insieme dal tema del ricordo. Al secondo posto la III B del Liceo scientifico e
musicale Bertolucci e al terzo la IV R del Liceo scientifico Marconi. Alle tre classi sul podio sono andati buoni regalo da spendere nei punti vendita LaFeltrinelli: ogni studente vincitore ha
avuto un suo buono personale.
Sette le classi partecipanti che hanno presentato un elaborato
frutto della riflessione sul tema, condotta grazie a un percorso
formativo-informativo condotto dall’Associazione Centro Antiviolenza di Parma e da L.A.M.P.I di musica (laboratorio artistico manageriale). I lavori sono stati giudicati di grande interesse soprattutto per la capacità di riflessione e di approfondimento che i ragazzi hanno dimostrato a fronte di un argomento
spesso e perlopiù solo mediato dai mezzi d’informazione.
La più importante vetrina dei prodotti alimentari italiani
aprirà lunedì 7 maggio a Parma, per chiudersi giovedì 10.
La 16a edizione di Cibus prevede l’arrivo di 60 mila visitatori e di migliaia di buyers stranieri che troveranno ad attenderli circa 2.300 aziende italiane espositrici, le aree collettive delle Regioni italiane, tanti convegni ed eventi.
Cibus si conferma soprattutto orientato all’export, e Fiere
di Parma, insieme a Federalimentare, hanno investito
molto nell’ospitalità di operatori provenienti dall’estero.
D’altronde, se i consumi alimentari nazionali ristagnano,
l’export dell’industria alimentare è cresciuto del 10,3% nel
2011 e le previsioni per il 2012 sono buone.
Cibus sarà inaugurato nella mattinata del 7 maggio dal
Ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, ed ospiterà anche la assemblea annuale di Federalimentare che
vedrà la partecipazione del Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e del nuovo presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.
ELEZIONI
COMUNALI
I 207 seggi aperti domenica 6 (orario 8-22) e lunedì 7 maggio (orario 7-15).
Dieci candidati sindaco in lizza, venti liste e quasi 600 candidati consiglieri
Laparticolaritàdel“disgiunto”persceglieresindacoelistadiversi
P
I NUMERI
7
mette di votare un candidato sindaco e una lista di un
altro schieramento: si può
votare in questo modo tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ed un altro se-
gno sul contrassegno di una
lista di candidati consiglieri
non collegata al candidato
sindaco prescelto. In tal
modo, il voto si intenderà
attribuito sia al candidato
sindaco sia alla diversa lista
prescelta.
Pervotarenecessarilatesseraelettoraleeundocumento
Gli elettori sono 142.183
Idiciottennisono1.048,glieuropeicomunitari398
G
li elettori saranno
142.183, di cui 66.861
maschi e 75.322 femmine. I diciottenni che voteranno per la prima volta saranno in totale 1.048 di cui
533 maschi e 515 femmine. I
cittadini stranieri dei 27 paesi dell’Unione Europea (comunitari) possono votare alle amministrative in Italia
purché si siano iscritti nelle
liste aggiunte. Per queste elezioni a Parma voteranno 398
cittadini comunitari, di cui
110 maschi e 288 femmine.
Gli elettori residenti all’estero
sono
complessivamente
4.251: possono esercitare il
proprio diritto di voto unicamente nel seggio di iscrizione nel Comune di Parma.
Non è previsto che possano
votare all’estero.
Per poter esprimere il proprio voto occorre presentarsi
presso la sezione elettorale di
iscrizione muniti di tessera
elettorale personale e di carta d’identità o altro documento valido (es. patente,
passaporto, libretto di pen-
sione). Chi avesse smarrito la
tessera elettorale può chiederne un duplicato presso il
Duc o negli sportelli decentrati nei quartieri. Al Duc fino al 5 maggio orari 8.15-19.
Domenica 6 maggio ore 8-22,
lunedì 7 ore 7-17.30.
Per il voto assistito (ciechi o
altre malattie gravemente invalidanti) e il voto dei ricoverati esistono apposite modalità. Per ogni informazione
necessaria il Comune ha attivato un numero verde gratuito: 800.977.917
L’elettore può anche esprimere un voto di preferenza
per un candidato alla carica di consigliere comunale,
scrivendone il nominativo
(solo il cognome o, in caso
di omonimia, il cognome e
nome) sull’apposita riga po-
sta alla destra del contrassegno della lista di appartenenza del candidato consigliere medesimo. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo
candidato a consigliere comunale e alla lista cui il can-
didato stesso appartiene,
anche al candidato alla carica di sindaco collegato
con la lista medesima, a
meno che l’elettore non si
sia avvalso della facoltà di
voto disgiunto (vedi punto
precedente).
I PRECEDENTI COL SISTEMA DIRETTO
DaLavagettoaVignali
A Parma si elegge il sindaco direttamente
per la quinta volta. L’attuale sistema elettorale entrò in vigore nel 1994 e allora la
spuntò al ballottaggio Stefano Lavagetto
(Pds) che al primo turno ottenne 37mila
voti pari al 31,3%. Distanziato di poco fu
Angelo Busani (per Forza Italia) 34mila voti, 29,1%, mentre terzo incomodo fu Elvio
Ubaldi (Civiltà parmigiana) che si fermò
al 16% ma, partendo da quella posizione,
nel 1998, si affermò con clamoroso successo, grazie alle divisioni nella sinistra. Al
primo turno Ubaldi (alla guida di Cp e Fi)
prese 32mila voti (31,1%) e superò Lavagetto (30,5%) giovandosi dell’exploit dell’“eretico” Mario Tommasini (18,9%). Nel
2002 l’unica elezione esauritasi al primo
turno: Ubaldi si riconfermò subito, conquistando 57.448 voti pari al 52,2%. L’avversaria del centrosinistra, Albertina Soliani si fermò a 46mila voti pari al 41,9%,
(peraltro il risultato più alto finora conseguito dal centrosinistra alle comunali). Nel
2007 il centrodestra anomalo vinse per la
terza volta con Pietro Vignali che al primo
turno prese 45mila voti (45,9%) contro Alfredo Peri del centrosinistra (37,5%) e Maria Teresa Guarnieri, fuoriuscita dalla
maggioranza ubaldiana, al 7,5% .
Dal 1994 è netto il calo dei votanti. La prima volta furono 124mila (85%), nel ’98 scesero a 108mila (75%), nel 2002 risalirono a
111mila (78%) per ridiscendere a 102mila
(74%) nel 2007.
4 MAGGIO 2012
roponiamo a fianco il
fac-simile della scheda elettorale che i cittadini di Parma troveranno
nei seggi (si vota domenica
6 maggio dalle ore 8 alle 22
e lunedì 7 dalle ore 7 alle
15). L’elettore potrà esprimere il proprio voto in quattro modalità diverse: se si
sostiene un’unica coalizione si può votarla tracciando
un solo segno sul rettangolo contenente il nominativo
del candidato alla carica di
sindaco: in tal modo, il voto
si intenderà attribuito solo
al predetto candidato sindaco; tracciando un solo segno sul contrassegno di una
delle liste di candidati alla
carica di consigliere comunale collegate a taluno dei
candidati alla carica di sindaco: il voto si intenderà attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco collegato;
tracciando un segno sia su
uno dei contrassegni di lista
che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata: il voto si intenderà parimenti attribuito tanto al
candidato sindaco che alla
lista ad esso collegata;
Il voto disgiunto invece per-
mappe
La scheda e le modalità di voto
8
4 MAGGIO 2012
Gli orari estivi delle Messe festive
Quando suona la campana
IN LINGUA STRANIERA
DOMENICA
12.30
IN INGLESE — Santa Cristina
IN FRANCESE — S. Maria della Pace
11.45 (IV domenica)
IN TAGALOG (filippino) — Sant’Uldarico
CATTEDRALE
SABATO
18.30
Piazza Duomo
BEATO FERRARI
DOMENICA
8 (in Battistero) - 11
18.30
18.30
11
18.30
10 - 11.30 - 18.30
17.30
11.30
NEL DÌ DI FESTA •
Gli orari, già
attualmente in vigore,
sono stati comunicati
dalle singole comunità
o ripresi dai siti delle
parrocchie e dal sito
diocesano
www.diocesi.parma.it.
Piazza Eugenia Picco, 1
BUON PASTORE
Largo Coen, 7
CAPPUCCINE
Via Farini, 73
7.30 - 17
CARMELITANE
Via Montebello, 76
CORPUS DOMINI
18.30
8 - 11
18.30 (no lu/ag)
18.30
8 - 11
Piazzale Rolla, 3
CRISTO RISORTO
Via Venezia, 80
17,30
10
Piccole Figlie: 17
Via Navetta, 35
MARIA IMMACOLATA
18
10 - 11.30 - 18
18.30
9 - 11 - 18.30(set/giu)
lu/ag: 19.30
Via Casa Bianca, 35
Via Bixio, 113
SANT. CONFORTI (Saveriani) 18.30
10
Viale San Martino, 8
18.30
SAN FRANCESCO
Ospedale Maggiore
18.30
SACRO CUORE
8.30 - 11.30 - 18.30
16.30 (Cappella S. Pio)
9.15 - 10.30 - 11.45 - 19
Piazzale Volta, 1
18
8.30 - 11
Cinghio Sud 9.45 (Antognano)
18.30
9 - 11 - 18.30
Via D’Azeglio
S. ANTONIO
18.30
18
11
S. PELLEGRINO
GAIANO
11.15
10
9.30
Via Carducci
S. BENEDETTO
8 - 10 - 11.30 - 18.30
Piazzale San Benedetto, 3
S. BERNARDO
18.30
8.30 - 11
Via Prampolini, 25
S. CRISTINA
18.30
11 -18.30
S. CROCE
Via Padre Onorio, 15
LESIGNANO BAGNI
S. QUINTINO
MAIATICO
18.30
10 - 11.30 - 18.30
Strada XXII Luglio, 34
8.30 - 10.30 - 18.30
Piazzale Santa Croce
S. EVASIO
10.15
Via Colli, 12
S. GIOVANNI BATT.
S. GIOVANNI EVAN.
18.30
10 - 11.30
19
10 - 12 - 19
18.30
10.15 - 12
Borgo San Giuseppe, 15
S. LAZZARO
18.30
7.30 - 9.30 - 11 - 17.30
Via Emilio Lepido, 11
S. LEONARDO
18.30
Via San Leonardo, 5
S. LUCA
16
8 - 10 - 11.15 - 18.30
lu/ag: 8 - 11.15
9
Via Goria, 2
18.30
Via Confalonieri Casati, 4
18.30
11.30
18.30
8.30 - 11 - 18.30
18
7.30 - 9.30 - 11.30 - 18
18
9.30 - 11
SS. TRINITA’
19 Primi Vespri
11
Borgo SS. Trinità, 5
(no lu-ago-sett)
S. TERESA
S. TOMMASO
18.30
S. ULDARICO
16.30
STECCATA
18.30
SPIRITO SANTO
18
TRASFIGURAZIONE
8 - 9.30 - 11 - 16.30
MEZZANO INFERIORE
18
11.30
9 - 11.30
Santuario M. A.: 18
MOTECHIARUGOLO
MONTICELLI TERME
18
7.30 - 10.30 - 18
NEVIANO ARDUINI
21
11.15
18.30
8 - 10 - 11.15
17
9,30 - 11
OZZANO TARO
PALANZANO
11.30
PANOCCHIA
10.30
18.30
PONTETARO
RICCO’
DOMENICA
8 - 11
11.30
MONCHIO DELLE CORTI
8 - 10 - 11.15 - 18.30
9 - 11
ALBERI
18
10 - 11.30 - 18.30
lu/ag: 10.30 - 18.30
Viale Villetta
SABATO
16 (cim.) - 18.30 9.15 (cim.) - 11.30
MEDESANO
PORPORANO
9.30 - 11
VILLETTA (Cimitero)
MARORE
NOCETO
9 - 11 - 18.30
12
S. VITALE
10
11
17
RAMIOLA
8.30 -11
8.15 - 11.15
ROCCABIANCA
16
11
SALA BAGANZA
17
9 - 11 - 18
S. ANDREA BAGNI
18
10.30
S. MICHELE TIORRE
18.30
8.30 - 11
S. PANCRAZIO
18.30
10 - 11.30
BAGANZOLA
19
8.30 - 11
S. POLO
18
8.30 - 11.15
BASILICAGOIANO
16
8.30 - 11
S. PROSPERO
18
8 - 11.30
S. SECONDO
18.30
7.30 - 10
BASILICANOVA
BERCETO
19 (oratorio Piazza) 8 - 11 - 19
17 (Sant.)
8 - 11 - 17 (Sant.)
SISSA
16.30 (casa di rip.) 8.45 - 11.15
17
8 - 11.15
9.30 - 11 - 18.30
luglio-agosto: 10.30
COLLECCHIO
18
8 - 10 - 11.15 - 18
COLORNO
18
7.30 - 10 - 11.30 - 17
8.30 - 10.30 - 18.30
CORCAGNANO
19.30
7.30 - 11 - 18.30
CORNIGLIO
17.30
11
TRAVERSETOLO
18
8 - 10 - 11.30 - 18
FELEGARA
18
11
TRECASALI
18
10
9.30 - 11
VARANO MELEGARI
17
11
8.30 - 11
VIAROLO/RONCO C.C.
16.30
11
19
11
11.30
FELINO
17
Strada del Quartiere
18.30
FOGNANO
18.30
9.30 - 11
19
10 - 19
Via Isola, 18
FONTANELLATO PARR.
18
FONTANELLATO SANT. 17.30
8 - 11
7 - 8.30 - 10 -11.30
16.30 - 18 - 21
SOLIGNANO
17
10
SORAGNA
18
10 - 11.30
SORBOLO
18
7.30 - 9.30 - 11 - 18
11
TIZZANO
VICOFERTILE
VIGATTO
VIGHEFFIO
9
8 - 11
CARIGNANO
Strada del Prato
S. MARIA DEL QUARTIERE
11.30
8 - 11
8.30 - 11
10.30
Piazzale Pablo, 27
S. MARIA DEL PRATO
16
18
Str. Cavour, 11/a
S. MARIA DELLA PACE
SS. STIMMATE
IN PROVINCIA
8 - 10 - 18
CALESTANO
21.15
S. LUCIA
S. MARCO
17.30
Strada Repubblica, 76
Via Leoncavallo, 4
Piazzale San Giovanni, 1
S. GIUSEPPE
S. SEPOLCRO
Via Picedi Benettini, 14
Via Anna Frank, 11
18
MARIANO
Piazza Steccata
18.30
8.30 - 11
MALANDRIANO
19
S. ROCCO
Strada Repubblica
18.30
18.30
11.30 (Mattaleto)
17.30
S. PIETRO D’ALCAN.
7.30 - 9 - 11 - 18
10.30
LANGHIRANO
Piazza Garibaldi
Borgo Felino, 6
Strada Repubblica
17.30
GAIONE
18
S. PIETRO AP.
Via Farini, 38
18.30
11.15
FONTEVIVO
FORNOVO
18.30
10
FONTANELLE
Via Lanfranco, 17
Via Garibaldi, 28
S. BARTOLOMEO
Strada Repubblica, 99
S. PATRIZIO
Via Sbravati, 6
Via Repubblica, 54
S. MICHELE
8 - 10 - 11.30
lug/ag: 8 - 10.30
Strada Università, 8
SS. ANNUNZIATA
S. MARIA DEL ROSARIO
18.30
Strada Farnese, 3
OGNISSANTI
Via Berzioli, 4
S. PAOLO
Via Grenoble, 9
FAM. DI NAZARETH
S. ANDREA
Nella foto, la chiesa
del Corpus Domini.
messe
IN CITTÀ
15.30 (una volta al mese)
8 - 11
10
4 MAGGIO 2012
IN POLACCO — Colorno
15.30
informa
DOVE
piazza Duomo 3, Parma
telefono 0521.235928,
0521.234765;
fax 0521.284111
e-mail:
[email protected]
CARITAS
QUANDO
La fame non va in ferie, come la povertà non va in ferie, cone la dignità della persona non va in ferie. La nostra e quella degli altri. Proprio alla luce di questa consapevolezza è stata lanciata questa campagna ai giovani, in occasione dei Martedì del Vescovo. Un modo, questo, non solo per raccogliere fondi (comunque
sempre necessari), ma soprattutto per creare una sensibilità e per costruire legami tra iil mondo dei giovani e quello della Caritas: due mondi che sempre più devono dialogare ed incontrarsi. Mille gli euro raccolti.
Anche l’iniziativa dei venerdì di quaresima, in santa Lucia, è stata devoluta per la Mensa: 1458, 24 gli euro
raccoltti. A chi ha offerto e offre il proprio contributo, di denaro, di tempo, di energie, di preghiera. un grande grazie!
4 MAGGIO 2012
10
P
overtà e diritti: un binomio fatto emergere in modo chiaro dall’ultimo rapporto curato da Fodazione Zancan e Caritas italiana, presentato la sera del 17 aprile a Parma, nel salone del
Seminario Minore. In tanti, la maggior parte impegnati sul campo,
hanno partecipato, seguendo in modo attento l’analisi di monsignor
Pasini, corredata da numeri.
Povertà e diritti: un binomio vero anche a Parma, dove non tutti i diritti fondamentali vengono tutelati: si pensi al diritto alla cura (farmaci in fascia C, anche se cosiderati salvavita; cure fisioterapiche
dopo incidenti; cure dentistiche, occhiali...).
Dati che fanno riflettere e pongono interrogativi su quale città vogliamo abitare e costruire. Città che, come Betlemme, è casa del pane che, impastato e sudato, è buono solo se condiviso e spezzato insieme.
Proprio qui sta la differenza: tra chi si illude e si compiace di poter
mangiare da solo e chi riconosce di aver bisogno degli altri. E magari, gli uni ignari degli altri, se - come ha esordito il Vescovo- a conclusione della serata, siamo avvolti da una ”cappa di individualismo”,
che ci
fa credere che se mi realizzo io, ne rimarrà per gli altri..
Una concezione individualista che sta ora arrivando al suo compimento tragico.
Di qui la necessità di rimettere la persona, non l’individuo al centro,
«Persona che è di per sè sociale, per cui il mio bene è bene degli altri e viceversa. E questo deve diventare criterio di scelta politica».
Nella consapevolezza che
«ogni ferita alla persona è ferita alla collettività.
Quando si mina il valore della persona si lede la società e la diga
scoppia».
Attenti anche al fatto che «l’individualismo rende la persona più fragili verso chi vuole assoggettare».
Mettere la persona al centro, prima delle cose, a livello politico e sociale, significa anche «porre attenzione, prima di fare delle cose che
non sono legate alle necessità delle persone, altrimenti rischiamo di
avere manufatti a cui dover dare una destinazione e poi avere 300
persone che ogni giorno non hanno da mangiare e vanno alle Mense dei poveri.
C’è quel famoso quadro di valori degli interventi – a tutti i livelli – che
va riscontrato: non tutte le cose hanno lo stesso valore».
Dimenticando la persona come valore stiamo cambiando in peggio: ci sono dati oggettivi che ci inchiodano a precise responsabilità.
Un modello di società che non è nostro.
Ma non tutto è avvolto dalla nebbia. Incoraggiando il servizio della
Caritas. monsignor Solmi ha parlato di «:punte di montagne che
emergono dalla nebbia».
Tra queste, la Mensa Caritas che con poco meno di 5 euro si offre la
scelta del cibo (2 primi, 2 secondi, 2 contorni), per la dignità, che
sempre più sta diventando una sorta di laboratorio di impenditoria
della carità e dove «il cibo viene servito con precisione, con amore,
con rispetto». O come l’ala del Seminario aperta per accogliere i
rifugiati e per l’emergenza freddo.
«Ci chiedevano ambienti per fini più redditizi.
Abbiamo anticipato somme, aspettiamo contributi... tiriamo avanti.
Sono le punte dei monti. Le punte stanno su perché sotto ci sono i
monti... Ovvero
Gente che vive le persone come significato vero e pieno».
«Il volto dell’altro è legge morale, è criterio delle mie scelte di vita. Se
lo considero mi fa andare a letto sereno la sera e mi inquieta serenamente per il giorno dopo».
L
a Caritas, a volte confusa con un’associazione di volontariato o un’agenzia di aiuti umanitari, è in realtà l’organismo pastorale della Cei che opera per diffondere – nella Chiesa e nell’intera società - la testimonianza della carità, la logica del servizio, l’amore
preferenziale per i poveri e gli emarginati. Caritas Italiana nasce dopo il Concilio Vaticano
II, ne è un frutto maturo e consapevole. Si colloca nel solco della ”Gaudium et Spes”, il grande documento sulla Chiesa nel mondo contemporaneo il cui celebre prologo vale la pena
di ricordare: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo,
dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo...». Il
Concilio ha in mente una Chiesa che sta dentro la storia e cammina con la gente.
Dentro questa Chiesa, la funzione della Caritas
è prevalentemente pedagogica. Vale a dire che
lavora per educare alla carità e alla solidarietà,
per diffondere comportamenti e stili di vita improntati al dono di sé, al coinvolgimento verso
il vicino di casa come sui grandi problemi del
mondo: guerre, ingiustizie, sottosviluppo. L’intervento sulle povertà non prescinde mai dal-
la conoscenza delle cause e dall’impegno a intervenire su di esse per rimuoverle.
Si parte dalla convinzione che il gesto che conta sia quello che coinvolge, che apre ad ulteriori impegni, che porta a pagare di persona e
a lavorare perché cambi l’intera società, perché siano eliminate quelle che papa Giovanni
Paolo II ci ha insegnato a chiamare ”strutture di
peccato”. Carità è quella che cambia il cuore e
la vita.
È il silenzioso lavoro di molti volontari in Italia
e nel mondo, l’accompagnamento dei piccoli e
dei poveri perché possano recuperare dignità
di vita, l’impegno nelle zone devastate dalla
guerra e dall’odio per ricostruire e riallacciare
legami di pacificazione in un’ottica di giustizia,
pace, liberazione, solidarietà e bene comune.
Sulla base di questi presupposti dalle mille altre tragedie che si consumano nel mondo derivano per tutti noi lezioni di vita. Innanzitutto
la pace e la solidarietà non possono essere
standardizzate, chiuse in schemi assoluti, ma
vanno costruite ogni giorno e ognuno di noi è
chiamato a dare il suo apporto, anche denunciando situazioni e meccanismi che colpiscono i più deboli ed indifesi e mantenendo viva
l’attenzione dell’opinione pubblica su questio-
ni spesso rimosse o considerate marginali e
che invece coinvolgono tanti fratelli in tutto il
mondo.
Per questo non possiamo e non dobbiamo fermarci alla pura e semplice emotività, che rischia di essere strumentale alla rimozione del
”povero” dal nostro quotidiano.
C’é bisogno di accompagnare la ”generosità
emotiva” per farla evolvere in almeno due direzioni: una è la conoscenza, nel senso di passare dalla percezione iniziale di un problema
occasionalmente incontrato alla consapevolezza più ampia delle povertà del territorio e
del mondo, alla domanda/ricerca sulle cause,
al contatto personale e coinvolgente con coloro che vivono in situazione di bisogno, sofferenza, esclusione. L’altra direzione di crescita è
la continuità: occorre alimentare la disponibilità, superare gesti ed impulsi occasionali ed
episodici per stabilire contatti stabili, coltivare
legami, collegarsi ad altre persone impegnate,
costruire amicizie ed alleanze, accogliere e relazionarsi con l’altro rispettandone sempre dignità e valori.
Solo così potremo costruire un territorio solidale e senza frontiere, dove vivere da fratelli e
sorelle, figli di un unico Padre.
In sei mesi 115 gli uomini accolti nel dormitoro Caritas, di cui 38 italiani
Non solo posto letto o pasto
FESTA NON DA SOLI • Per chi si trova in difficoltà, le feste
hanno spesso il sapore amaro della solitudine, della
nostalgia, del rimpianto.Il trovarsi insieme restituisce la
voglia di festeggìare e anche, perchè no, di aprire un uovo
di Pasqua,
desiderosi di trovare una sopresa.
La Mensa, in via Turchi, resta aperta tutti i giorni,
accogliendo più di 100 persone per il pranzo di
mezzogiorno e circa 70 alla sera. Importante la presenza e
l’apporto dei volontari.
Conclusal’emergenzafreddo:alcuneriflessioniedomande
«D
elle persone che hanno perso tutto, o molto, qui al Seminario
Maggiore, in questa accoglienza
riescono ancora a sperare», così mi
diceva una sera dello scorso inverno un povero italiano, laureato in
psicologia, di anni 54, senza tetto,
senza lavoro, senza affetti, accolto
solo dalla Caritas.
Secondo un’antica credenza popolare il “clochard” è colui che ha
scelto di vivere per strada facendo
una sola richiesta alla società: accettare questa scelta come forma
di riconoscimento della sua libertà.
L’immaginario si frantuma nell’esatto momento in cui la persona
senza dimora la incontri e comincia a parlarti di sè: un sè da ricomporre, spezzato e fratturato da un
evento critico che sempre più spesso coincide non con l’eccezionalità
di una storia particolarmente tragica, ma piuttosto con la normale e
diffusa perdita di un lavoro stabile,
di una garanzia di equilibrio per se
stessi e per la propria famiglia.
Eventi normali, non straordinari,
che scatenano circuiti a catena:
perdere la casa perchè la rata del
mutuo non aspetta o l’affitto è troppo alto, perdere la moglie e i genitori o l’intera famiglia che non fa
più da rete di protezione sociale,
perdere gli amici che combattono
anch’essi per dare un senso al moto perpetuo della propria vita.
L’uomo e la donna senza dimora
oggi non sono solo sulle panchine
della stazione, ma spesso girano
con un curriculum formato europeo salvato sulla pen drive. Il dormitorio Caritas in Seminario Maggiore dal 1 novembre 2011 al 1
maggio 2012 (in sei mesi) ha accolto 115 persone, di cui 38 italiane: le
persone che non hanno una dimora ci sono, esistono, vivono e urlano – nel silenzio – il grottesco delle
loro vite. Durante il freddo intenso
di febbraio – meno 15° C – il dormitorio Caritas è arrivato ad accogliere 36 persone, alcune delle
11
GRAZIE, PROF! • All’insegna del grazie reciproco si è svolto,
nei giorni scorsi il saluto degli insegnanti che, dall’aprile del
2011 ad oggi, si sono alternati per aiutare
nell’apprendimento dei rudimenti della lingua italiana. Con
l’aumento delle persone immigrate, provenienti da
Lampedusa, nel corso dell’anno si è attivato un secondo
corso di italiano. Nel dialogo che è seguito, si sono potuti
apprezzare i risultati. Anche se c’è stato chi, per pigrizia o
per timidezza, ha preferito parlare in inglese.Se la ”scuola”
è finita e i ragazzi si apriranno ad esperienze formative
anche in campo professionale, rimangono i bei legami
costruiti.
quali accompagnate la notte dalle
unità di strada. Questo numero lascia una domanda cruciale: dov’è
finita la città? Dov’è la comunità?
E’ questa la società della libertà,
della conquista collettiva dei diritti inalienabili e fondamentali per la
dignità della persona? Quando
parli dei poveri spesso ti senti rispondere: “c’è la Chiesa che aiuta,
tocca ad altri intervenire, io cosa
posso fare?”.
Ormai nei dormitori non dobbiamo più parlare di povertà estrema,
ma piuttosto di una condizione di
impoverimento a cascata da cui, se
non hai una rete di sostegno, ne
esci con le ossa rotte.
Tanti sono stati i momenti passati
insieme in questi sei mesi al dormitorio Caritas, e sempre di più mi
sono reso conto che il primo dono
che il povero si attende da noi non
è tanto un tetto, un letto o qualcosa da mangiare, quanto lo stabilirsi di un’amicizia, di una fraternità.
Al dormitorio Caritas abbiamo cer-
cato di costruire una vera e propria
famiglia, attraverso la quale si possa conoscere quel calore umano e
quell’amore di speciale predilezione di Dio per i piccoli: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.”
(Mt 11,25).
Con alcune persone accolte è stato
possibile iniziare un cammino di
“seconda accoglienza” per cercare
insieme una via d’uscita dalla vita
di strada: vi chiedo di accompagnarci con la preghiera.
Simone Strozzi
Chi sono i senza dimora
La condizione della persona senza
dimora:
è una condizione acuta di sofferenza
riguarda soggetti che provengono,
in modo trasversale, da ogni livello
della nostra stratificazione sociale
si rappresenta sotto la forma di una
radicale rottura rispetto all’appartenenza territoriale e alle reti sociali
si presenta come un disagio complesso, che aggrega una molteplicità di fattori problematici, non in
rapporto di causalità tra loro
è tale che, se lasciata progredire nel
tempo, subisce una evoluzione a
carattere degenerativo
è tale che, agli occhi di chi si propone di portare un aiuto, il senza
dimora si manifesta come una persona incapace da sola di emanciparsi in una condizione di maggior
benessere, anche se viene messa in
contatto con valide opportunità
nelle forme più acute compromette, per stadi progressivi, la capacità
della persona di soddisfare livelli
sempre più profondi nella scala dei
bisogni: la condizione di sofferenza estrema può condurre alla morte.
zoom
Ilvoltodell’altro
èleggemorale
a cura della Caritas Diocesana
Nondevevenirmenolafunzionepedagogica
IN GITA • Per favorire il clima di famiglia, è stata
organizzata domenica 22 aprile una gita a Siena, dove ha
sede la Casa porvinciale della Figlie della Carità. Occasione
di incontro tra gli ospiti del dormitorio e della mensa, ma
anche di conoscenza con altre realtà caritative. Il gruppo di
Parma infatti è stato ospitato dalle consorelle di suor
Patrizia, alle quali va un grazie sincero.
BELLEZZA • Da ospiti Caritas a turisti, protagonisti di una
domenica diversa. Dove il bello della compagnia si è unito al
bello dei monumenti. Momenti piacevoli di relax,
immancabilmente ripresi dall’occhio vigile del fotografo.
4 MAGGIO 2012
zoom
IL COMMENTO
da lunedì a venerdì:
ore 8.30-12.30 e 15-18
sabato:
8.30-12-30
LAVORARE NELLE EMERGENZE
ComedaiVangeliemergeunafortefiguradi“pedagogista”inascoltodeglialtri
Alla scuola di Gesù Maestro
IncontriaBaganzolaperlaFestadeglioratori
chiesa
L
a 30a edizione della Festa
degli Oratori Anspi (circa 60
quelli attivi in diocesi) è stata decisamente positiva. Il tempo
passa, ma lo spirito che permette
ogni anno a ragazzi, giovani e
adulti, di ritrovarsi insieme un fine settimana è sempre lo stesso.
Quest’anno lo ha dimostrato il
circolo san Pietro e Paolo di Baganzola, che ha ospitato incontridibattito e kermesse di arte varia.
Ci soffermiamo sull’incontro formativo, proposto con due appuntamenti, guidati dal formatore
Tondelli Giuseppe. Al mattino
l’intervento è stato rivolto ai sacerdoti e ai responsabili di Circolo sul tema “L’arte educativa in
Gesù e la comunione” e alla sera
si è svolto il confronto dialogato
per i genitori e gli educatori sul tema “Che sarà mai di questo bambino..?: la responsabilità educativa”. Argomenti tra loro interconnessi che hanno offerto spunti interessanti e occasioni di dibattito
in campo educativo, a partire dalle fonti evangeliche che rappresentano sempre un ancoraggio
solido, dai connotati fortemente
pedagogici.
Alla scuola di Gesù Maestro, la riflessione ha preso inizio dal Vangelo di Marco cap. 6,34 nei quali
Gesù da vero grande pedagogista,
si mette in ascolto attivo delle situazioni e nota le esigenze dell’uomo, si lascia coinvolgere dalle vicende e dalle persone, si mette in gioco e avvia un processo
educativo in stile relazionale e
maieutico.
Davvero belli e forti questi tratti
docenti in Gesù, che inducono
anche gli educatori a percepire l’esigenza di lasciarci interpellare dalla storia, dalle esperienze e dai
molteplici contesti della vita, nei
quali si incarna e si impasta ogni
nostra azione educativa.
Noi stessi diventiamo, a nostra volta, luogo dell’educazione: il posto
che ci affida il Signore è il luogo da
cui partire per educarci ed educare
secondo lo stile e i tratti della sua
pedagogia.
Gesù ha educato con le parole e
con i silenzi, con i gesti ordinari e
quelli straordinari, con la tenerezza
e con i rimproveri, con la pazienza
e con l’esigenza, con la fatica del lavoro e con la preghiera, nella compagnia delle amicizie e nella sua
solitudine… ma sempre nutrendo
grande amore e profonda fiducia
verso gli uomini (i primi discepoli), persone semplici, spesso incolte, formate alla vita ma non ancora
formate all’evangelizzazione.
Pertanto il rapporto educativo di-
venta per l’educatore, presbitero o
laico, un vero cammino spirituale:
se vogliamo educare occorre sempre più entrare in un cammino di
maturità spirituale, poiché educare significa essenzialmente collaborare a un progetto di persona!
Una educazione bella e piena dei
figli — tema della serata — si sviluppa nel dinamismo umano e spirituale dei genitori, attraverso la loro preghiera, la loro unione a Gesù
Maestro e il loro dialogo di coppia.
Il Vangelo di Matteo, al capitolo 6,
offre diversi spunti metodologici:
esorta ad una azione educativa affrancata dalla pretesa dell’esito o
della comprensione e gratificazione esterna, attenta a porre nell’opera educativa il centro della nostra vita in termini di tempo, energie, risorse e affetti, aperta alla “FIDUCIA” senza affanno o eccessiva
ansia di prestazione, quella che Benedetto XVI definisce Speranza
educativa.
12 Il grazie di Baganzola a don Rolli
Intanti,il25aprile,perricordaredonLinoeimoltiinsegnamentichehalasciato
ScopertaunalapidealcimiteroededicatalaCasadellaGioventù
4 MAGGIO 2012
U
na bella giornata di sole ha fatto da cornice al
compleanno così speciale della Casa della Gioventù
di Baganzola. Diversi i momenti che hanno reso ancora
più colorata questa giornata,
non senza il sapore della commozione e soprattutto della
gratitudine, oltre che di impegno per il domani.
Primo appuntamento, al cimitero dove è stata scoperta e benedetta, durante il suono del
Silenzio, la lapide in memoria
di don Lino Rolli (presenti i
suoi nipoti) e di quanti hanno
collaborato con lui in questa
impresa.
Momento culminante: la celebrazione dell’Eucaristia,
presieduta dal Vescovo, presenti anche alcuni presbiteri della zona (don Brenno Tagliavini, don
Anthony Dimkpa, vicario parrocchiale di san Pancrazio), a don Sergio Bellini, che svolse parte del suo ministero a Baganzola, insieme ad un bel numero di ministranti. Momento centrale, perchè nel rendimento
di grazie del Cristo al Padre trovano spazio e prendono forma tutti i nostri grazie. Come ha sottolineato lo
stesso monsignor Solmi: «grazie per l’amore di Dio
che si fa presente e ci raggiunge in tanti modi diversi,
in gesti piccoli, quotidiani». Un amore di cui la Casa
della gioventuù diventa, in un qualche modo, sacramento. Grazie per il servizio presbiterale di don Lino
Rolli che il Vescovo ha potuto conoscere attraverso le
sue opere: in primis le persone, da lui formate, accompagnate; questo centro per iu giovani; la testimonianza dei volontari della sofferenza. Motivi di
gratitudine che, proprio nella festa dell’evangelista
Marco, tracciano strade di impegno. Marco, un giovane, che conosce le fasi altalenanti tipiche dell’età e
che, per crescere, ha bisogno dell’adulto, del testimo-
ne più anziano. Come i giovani
per cui è stata pensata e voluta
la Casa della Goventù; come i
giovani, i ragazzi di oggi, che devono tornare a riempire gli spazi della parrocchia. Perchè la
posa della lapide non rappresenti un momento celebrativo
rivolto solo al passato. Il nome
di don Lino Rolli, che ora svetta
anche all’ingresso della Casa
della Gioventù sia davvero un
continuo monito ad andare
avanti. Come lui stesso ha insegnato. Dopo un momento conviviale, condiviso con i presbiteri e alcuni dei protagonisti di ieri, il pomeriggio è stato dedicato ai protagonisti di oggi: giochi, merenda e una sfilata degli abiti di sposa degli anni ’50. Modi diversi
perchè tutti i componenti della famiglia trovino posto e insieme ci si senta famiglia. Come a casa.
Una mostra di foto e un numero speciale del giornalino parrocchiale hanno accompagnato questo
evento, insieme alla pubblicazione di un libro, a cura di Ermanno Mazza, che racconta la storia della
parrocchia, il cui ricavato va all’associazione Filodjiuta.
DOMENICA 29 APRILE IN SAN BENEDETTO
Cartoline dalle Olimpiadi (degli oratori)
Si è svolta la scorsa
domenica 29 aprile
la prima edizione
delle “Olimpiadi
degli oratori”, l’iniziativa fortemente
voluta dalla Diocesi e realizzata grazie alla collaborazione di Anspi,
Eidé, Csi e Centro
salesiano San Benedetto.
Tanti i giovani e
ragazzi partecipanti, che si sono sfidati in varie discipline,
sia individuali
che di squadra.
E particolarmente sentita e
partecipata la
Messa, celebrata a fine mattinata dal vescovo
Solmi e che ha visto
la partecipazione di
tutti i giovani atleti,
accompagnati da
parroci e dai loro
educatori.
E alla fine tanta,
gioia, molto divertimento e l’arrivederci al prossimo anno.
TANTE PIETRE CHE HANNO FATTO LA COMUNITÀ
Baganzola, in ricordo degli amici di ieri
Il 25 aprile, quando in una arcata del cimitero di Baganzola è stata posta
e benedetta una targa a ricordo di don Lino Rolli e di quanti hanno collaborato insieme a lui per la realizzazione della Casa della Gioventù, mi sono chiesto quanti sentono come proprio questo ieri. Don Rolli, sacerdote pieno di vitalità pastorale e fisica, il quale - con un anticipo di circa
quarant’anni rispetto alle civiche amministrazioni che ne hanno seguito
l’esempio con i centri di aggregazione, ha avuto l’intuito di intravvedere
l’importanza di un’opera del genere ed il coraggio di impegnarsi tenacemente per giungere alla sua costruzione. Non è stato il fondatore, come
ci teneva a sottolineare, ma il coordinatore di tante forze buone. In realtà
i protagonisti di questa pluriennale impresa, sono ben tanti. Se parto dal
Comitato di costruzione, non posso dimenticare quelli coi quali ho vissuto
quotidianamente insieme per infiniti spezzoni di giorni e di mesi.
Mi rivedo vicino Athos Novarini, il gigante buono che, pur avendo una vita non facile, sapeva trasmettere con la sua proverbiale tendenza al buon
umore, serenità ed amicizia autentica. Prezioso nei consigli, dati con umile ed amichevole perizia. E come si può dimenticare il mite Presidente, l’amico Lucio Zanni — stimato medico degli animali — la cui generosità
nascosta ma senza confini ha favorio, insieme alla saggezza dei suoi suggerimenti, grandi passi avanti per l’erigenda Casa della Gioventù. Affiatatissimo ed affettuosamente legato a Gino il farmacista, deus ex machina
per la proiezione dei films e nella impiantistica elettrica. Arruolato anche
più volte nel corso della giornata, si affrettava ad intervenire. Gino ha
provveduto ad allenare per la cabina di proiezione un bel gruppo di giovani, tra cui Elio, Pierino, Mauro, Giuseppe. Profonda stima per il signor
Pietro Foglia, “principe del mattone”, il quale — a conoscenza delle difficoltà di crescita della Casa della Gioventù — mise a disposizione le proprie maestranze, che sono state risolutive. Né ci si può dimenticare della
famiglia Salvarani: una loro notevole elargizione ha giustamente suggerito di dedicare il teatro a Maria Pia. E come scordarsi dei volontari della
prima ora: tra gli altri Gianna, Marisa, Luisina, Tullio e Laura .., impegnati a rendere lucidi i vari locali e a preparare le vettovaglie per il giorno dell’inaugurazione. Splendidi nella loro elegante divisa di barman (rivedo
Giovanni Vallara e con lui il sempre indaffarato Giuseppe Campanini). Ma
i protagonisti di questa impresa non sono soltanto quelli citati, ma quelle decine e decine di parrocchiani che hanno dimostrato la loro adesione con gesti di autentica e commovente generosità. Ecco come la lapide
diventa un libro sulle cui pagine bianche una folla di amici ha posto la sua
firma. L’augurio è che la Casa della Gioventù si popoli di una forte presenza di fedeli collaboratori e di frequentatori entusiasti. (Mario Scaffardi)
IL 13 MAGGIO A GAIANO MESSA COL VESCOVO
I 30 anni della Casa della Carità
Il giorno 13 maggio festeggeremo i 30 anni della Casa della Carità, Dono
d’amore.
Culmine della giornata: la concelebrazione eucaristica alle ore 20.30 presieduta dal Vescovo, durante la quale riceverà il sacramento della Cresima Anita Kaya Maria.
Il 12 maggio, alle ore 21, nella chiesa di Giano, concerto vocale del vocincoro corale Verdi. Si sta preparando un libro per fare le storia di questi anni: chi ha memorie e ricordi significativi, li porti alle suore della Casa.
CinquetappeperscoprirsipartedellaChiesalocale,conoscerneivarivoltieprepararsiadesserneprotagonisti
Forza ragazzi, “C’è pesce per tutti”!
Sabato28aprileiltradizionaleincontrotraicresimandidellaDiocesi
ARRIVO • Che bello trovarsi insieme, in
molti... Piccola immagine della Chiesa
di Parma del futuro.
NELLA CATTEDRALE • I pesci vengono gettati nella
rete come segno della disponibilità a lasciarsi pescare
dal Signore Gesù.
A SAN GIOVANNI EVANGELISTA • Parola e pane di
vita ci nutrono e sostengono il nostro cammino di
adulti nella fede.
chiesa
INCONTRO CON IL VESCOVO • A colloquio, nel
palazzo del Vescovado, con il nostro padre nella
Fede.
IN SEMINARIO
MAGGIORE • In
visita alla
“fabbrica dei
preti”:... Quanti si
troveranno in
questo luogo a
seguire la
chiamata del
Signore.
IN BATTISTERO • Da una fede battesimale a una fede adulta che impegna a essere
testimoni di Gesù nel mondo.
13
DiCastell’Arquato,ordinatonel’44,dal1965vivevanellacomunitàdiChiaraLubich
L’uomo futuro e il mondo digitale
“Quello digitale è ormai il nostro nuovo contesto esistenziale”, come si
legge negli Orientamenti Pastorali Cei, e l’educazione, la formazione e la
famiglia saranno destinati a mutare profondamente con l’impatto delle
nuove tecnologie.
Di questo si parlerà lunedì 7 maggio alle 21 presso il Seminario Minore
(Via Solferino, Parma) nell’ultimo appuntamento dei Lunedì della Diocesi. Relatrice sarà la prof.ssa Chiara Giaccardi, ordinaria di sociologia dei
media presso l’università Cattolica di Milano, autrice di numerose pubblicazioni sulla materia, con particolare riferimento al mondo giovanile,
che parlerà sul tema: “Sarà il mondo digitale a plasmare l’uomo futuro?”.
AGENDA
del VESCOVO
MAGGIO
Lunedì 7
Ore 21: I Lunedì della Diocesi.
Mercoledì 9
Ore 11: Incontro con il Liceo Bertolucci;
ore 15: Consiglio diocesano per gli
affari economici.
Giovedì 10
Ore 9,30: Incontro con i preti giovani;
ore 18 a Fontanellato: Pellegrinag-
gio Universitario.
Venerdì 11
Incontro con i preti stranieri.
Sabato 12
Ore 9,30: Consigli affari economici
parrocchiali;
ore 18 a Fontevivo: Cresime.
Domenica 13
Ore 9,30 a Torrile: Cresime;
ore 11 a S. Polo: Cresime;
ore 16 a Fontanellato: S. messa in
Santuario per il pellegrinaggio diocesano della sofferenza;
ore 20,30 a Gaiano: anniversario
della Casa della carità.
• Monsignor Vescovo riceve in Vescovado, previo appuntamento.
Tel. 0521.282319, email: [email protected]
Don Gino, una vita nel Focolare
RicordodidonRocca,scomparsolascorsasettimanaa91anni
«C
i troviamo qui oggi in
tanti attorno al nostro
carissimo don Gino che
martedì 24 ha raggiunto la Casa del
Padre, ma ben più numerose sono le
persone che da ogni parte del mondo stanno manifestando in questi
giorni la loro riconoscenza per la luce, l’amore delicato e intelligente, la
sapienza e l’equilibrio con cui ha accompagnato ciascuno». Così Maria
Voce, presidente del Movimento dei
focolari, ha voluto ricordare don Gino Rocca durante i funerali presieduti a Loppiano dal vescovo Solmi.
Nato il 15 gennaio 1921 a Bacedasco
di Castell’Arquato, in provincia di
Piacenza, don Rocca entrò a 11 anni
nel seminario di Parma spinto dal
“desiderio di fare qualcosa per Gesù”. Terminati gli studi superiori, per
la sua pronta intelligenza e i molti talenti, venne inviato dal Vescovo Colli a studiare all’Università Gregoriana di Roma. Nel giugno del 1944 viene ordinato sacerdote e gli vengono
affidati l’insegnamento della Sacra
Scrittura in seminario, una parrocchia e l’assistenza della Fuci. Ed è
proprio in un incontro degli universitari che Danilo Zanzucchi gli parla
di “una signorina proveniente da
Trento, la quale parlava di Gesù in
un modo totalmente nuovo”. Nel
1953 partecipa ad una delle prime
Mariapoli sulle Dolomiti e incontra
più volte Chiara Lubich. «Di quei
primi incontri — raccontava — ricordo il nome nuovo che Chiara mi
diede una mattina in cui le portai a
casa la comunione perché era ammalata: mi chiamò “Cristoforo”, ossia portatore di Cristo; e poi mi diede come Parola di Vita: “È risorto,
non è qui” (Lc, 24,6)”. E il 5 agosto,
giorno della Madonna della neve,
Chiara lo accoglie “come focolarino”.
Nei primi anni ’60 don Gino sente il
crescente desiderio — diceva — di
«poter vivere la spiritualità dell’unità
a tempo pieno, nei contenuti, nelle
forme e nel metodo da essa richiesti». E ciò si realizza, paradossalmente, per l’aggravarsi della sua situazione di salute: da qualche anno,
infatti, gli era stato diagnosticato un
glaucoma e lui stesso così ne parla:
«questa malattia è stata una prova
intensa, ma anche la più grande opportunità per la mia vita, per rendermi davvero felice. Spogliato di tutto,
anche dei miei studi, delle mie capacità, ho capito che la mia realizzazione stava nell’accettare quella misteriosa situazione in cui Dio mi aveva messo: se la voleva Lui, sarebbe
andata bene anche a me».
Per il progressivo aggravarsi della vista, viene esonerato dagli impegni in
diocesi e nel 1965 arriva a Loppiano.
In questi 46 anni don Gino si è donato senza sosta, illuminando, fino
all’ultimo, con la vita, parola e sapienza il cammino di migliaia di giovani e adulti. A Loppiano don Gino
ha sempre vissuto in un focolare
dando il suo contributo anche alla
vita concreta. Scrivendo a Chiara nel
1986, le confidava come il focolare
gli apparisse sempre più nella sua
“straordinaria bellezza” come la
“culla per essenza di Gesù in mezzo”.
4 MAGGIO 2012
IL 7 MAGGIO ULTIMO “LUNEDÌ DELLA DIOCESI”
FinalmentelaComunitàapreufficialmenteilsuoluogodicultoinviaDonDossettinellottoricevutodalComuneneglianni’90
Una casa di preghiera aperta ai bisogni della città
Sabato5maggioconsacrazioneeinaugurazionedellaChiesaavventistadiParma
fedi
A
14
trent’anni dall’inizio
di una laboriosa impresa, sabato 5 maggio sarà consacrata e inaugurata in via don Giuseppe
Dossetti la Chiesa cristiana
avventista del settimo giorno. Al primo momento, alle
9.30, parteciperanno le
Chiese avventiste della regione, il presidente dell’
Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste
(UICCA), Franco Evangelisti; i pastori precedenti —
Vincenzo Castro, Michele
Gaudio, Davide Ferraro — ,
Iole Ventura, vedova del
compianto pastore Vito
Dragone. L’inaugurazione,
alle 16, vedrà anche la partecipazione di autorità civili
e religiose. Si tratta di un
momento tanto atteso, al
quale mancherà purtroppo
Neves Gianrossi, che avrebbe rappresentato il marito
Gaetano Puglisi, scomparso
nel 2001, il primo che mise
mano alla grande opera. Fu
infatti lui a richiedere nel
1979 al Comune di Parma
un terreno dove costruire
una sede per la chiesa. Terreno ottenuto nel 1995, a cui
seguì la posa della prima
pietra nel 1999, ma che nel
2001 fu abbandonato per la
scoperta di resti archeologici e quindi permutato con
un altro terreno in un’area in
espansione. Il pastore Castro seguì la costruzione iniziata nel 2004 con i lavori di
scavo del lotto tra via Budellungo e via Traversetolo. Un
iter lungo e difficile, ma che
finalmente 1l 10 novembre
2007 portò alla celebrazione
del primo culto. La chiesa, la
cui costruzione è stata finanziata dalla UICCA e dalla Chiesa avventista di Parma, ha 140 posti a sedere
nell’aula e altri nel soppalco.
E’ un edificio luminoso che
ospita, oltre al culto, diverse
attività: la Scuola del Sabato, il Laboratorio compiti, le
attività degli scout AISA, le
iniziative sociali dell’ADRA
come la distribuzione di vestiario e di cibo agli indigenti, l’evangelizzazione e la
promozione di uno stile di
vita sano anche attraverso
l’editoria avventista e altra.
L’ospitalità della Chiesa,
membro del Consiglio delle
Chiese cristiane di Parma,
riguarda anche diverse iniziative ecumeniche, tra cui
un corso di danza ebraica.
La consacrazione non riguarda tanto la chiesa, ci ha
spiegato il pastore Daniele
La Mantia, a Parma dal
2010, quanto la comunità:
«è un richiamo all’impegno
di ogni credente. Non rendiamo sacro un edificio, ma
è la comunità avventista di
Parma che si consacra al ser-
vizio del Signore insieme agli
strumenti che utilizzerà». Attraverso l’inaugurazione la
Chiesa intende «rendere
partecipe la comunità parmigiana del fatto che la chiesa avventista è presente sul
territorio ed è disponibile al
servizio». Il progetto del Laboratorio compiti — che accoglie bambini di diverse
nazionalità — «affronta le
problematiche interne alla
famiglia, sostiene i bambini
con difficoltà personali e
promuove le relazioni tra di
loro». All’orizzonte la chiesa
ha un nuovo obiettivo: «vorremmo realizzare, attraverso finanziamenti dell’otto
per mille e altri una struttura di servizio: una casa alloggio per familiari di pazienti ricoverati o un giardino dell’infanzia».
La chiesa avventista oggi è
una comunità multietnica
con membri di America,
Asia, Africa, est Europa. «Abbiamo settantuno iscritti, un
numero maggiore sono i battezzati, centodieci, senza
contare i bambini. Gli italiani sono un 45%, tra i nuovi ci
sono membri ormai storici e
recenti. La ricchezza di culture espressa dalla chiesa va
da un recupero della cultura
musicale e liturgica africana,
fatta di movimento e percussioni, a uno stile anglosassone puritano. L’avventismo
dell’est Europa è venato di rigore formale e austerità e risente dell’autoritarismo respirato in passato nel blocco
sovietico. Quello africano è
una combinazione tra la formazione avventista classica
e la gioiosa cultura africana».
Nonostante le molteplici
differenze e «anche grazie
alle attività di formazione ed
evangelizzazione» la Chiesa
avventista di Parma si presenta come una comunità
coesa e fraterna, «ispirata —
termina il pastore — a Gesù
che passò beneficando tutti,
come descritto negli Atti degli
Apostoli. Una comunità che
annuncia il vangelo con i
fatti più che con le parole».
LE PERSONE CHE FECERO L’IMPRESA
L
a nascita della chiesa cristiana avventista di Parma è legata all’attività di due pionieri: Fausto Melzi e la moglie
Paola Gianrossi di La Spezia che racconta: «Dopo aver seguito a Firenze un corso di evangelizzazione laica per portare Gesù alle persone che non lo conoscevano, nel 1969 ci dirigemmo a Parma dove non c’erano avventisti. Mio marito
lasciò le attività di musicista e radiotecnico per colportare,
cioè diffondere l’editoria e la stampa avventista di tema sanitario, educativo e religioso. Andavamo di casa in casa, studiavamo insieme la Bibbia e pregavamo, ci occupavamo dei
bambini del vicinato proponendo diverse attività. Iniziammo a incontrarci in casa nostra. Vivevamo di quello che guadagnavamo con i libri e potevamo contare anche sull’aiuto
degli amici. La prima ad avvicinarsi e a battezzarsi è stata
Bruna Codeluppi: frequentavo casa sua perché la madre si
era abbonata a Vita e salute, la prima rivista in Italia su questi temi. Siamo stati a Parma fino all’80, poi partimmo per
una nuova missione, ma dopo otto mesi mio marito morì.
Non ho mai rimpianto la ricchezza che abbiamo lasciato per
colportare, perché ho avuto gioie tanto grandi».
Il primo pastore avventista a prendersi cura del gruppo di
Parma fu Vito Dragone, che risiedette a Parma dall’80 all’86,
ma era titolare di Cremona. La moglie, Iole Ventura, ricorda: «Fu una fortuna aver trovato casa a Parma perché siamo riusciti a curare il piccolo gruppo che si era costituito con
il fratello Melzi e che abbiamo tanto amato. Quando mio
marito andava a Cremona io seguivo le persone a casa nostra. Poi affittammo una sala in via Mordacci e in seguito
fummo ospiti alla chiesa metodista fino a che non trovammo
una sala in un condominio in via Nenni. Parma fu un’esperienza bellissima, anche per le attività ecumeniche che facevamo; conobbi Maria Vingiani del Sae una volta che venne
a Parma, partecipai ad alcune sessioni di formazione alla
Mendola, e ancora sono iscritta all’associazione». La costituzione della Chiesa fu formalizzata in via Nenni a fine anni ‘80. Il pastore Gaetano Puglisi nel 1987 avviò l’iter che,
dopo i pastori Davide Ferraro e Michele Gaudio, fu seguito e realizzato dal pastore Vincenzo Castro che non è riuscito a inaugurare ufficialmente la chiesa durante la sua permanenza a Parma e con soddisfazione tornerà per parteciparvi. «Prima avevo seguito la costruzione della chiesa di
Genova. A Parma ho avuto il privilegio di avere di fratelli
competenti che mi hanno aiutato nelle faccende burocratiche
e nei lavori e facilitato il compito. Mi auguro che la Chiesa
possa svolgere un buon lavoro e offrire ai cittadini un riferimento spirituale e sociale nell’attesa che ci Signore ritorni».
Laura Caffagnini
CONGEDI
Unadonnacoraggiosachehaespressolasuafedeattraversoleartieilservizio
Neves, il sorriso della fiducia nella vita
GliavventistidiParmahannosalutatolavedovadelpastorePuglisi
4 MAGGIO 2012
N
ell’album ideale costituito dalle fotografie che documentano
la vita della Chiesa cristiana
avventista di Parma dagli anni ’80 a oggi, il sorriso di Neves Gianrossi (a destra, nella
foto, con Ivana Castro), Nella
per la famiglia — alla sua nascita, nel 1932, erano permessi solo nomi italiani — risplende.
Così è apparso anche sul libretto preparato per la cerimonia funebre celebrata sabato 28 aprile nella chiesa di
via don Dossetti — una settimana prima della sua inaugurazione —, aperta dalla sorella Bruna Codeluppi, nella
quale hanno cantato la Corale avventista e la Corale Verdi
di cui Neves era membro da
oltre vent’anni.
Neves se n’è andata, per una
inesorabile e invalidante malattia diagnosticata recentemente, dopo una preparazione spirituale al passaggio in
cui aveva chiesto di poter ancora servire la chiesa anche
solo per un giorno, oppure di
addormentarsi nel Signore.
I suoi ultimi mesi ritirati a casa, senza mai un’assenza il sabato al culto, e i suoi anni in
chiesa tra preghiera, direzione della corale, scout, attività
sociali; alla Corale Verdi come fine corista e allieva: «ho
imparato tante cose che non
sapevo»; a casa dei figli per
accudire i nipoti; nel suo appartamento a vestire amiche
e amici con la sua abilità nel
taglio e nel cucito, sono stati
rievocati con gratitudine, dolore e speranza nella risurrezione dal pastore attuale Daniele La Mantia, dal precedente Vincenzo Castro, dal
pastore Riccardo Orsucci, responsabile del distretto di Bologna e Parma; dai familiari,
da sorelle e fratelli di chiesa
che hanno potuto godere delle attenzioni e del sorriso di
“Tabita”, in ebraico “gazzella”.
Con il nome della generosa
sorella della Chiesa di Giaffa,
ricordata negli Atti degli Apostoli, il pastore ha ricordato
Neves, «una colonna nella
chiesa perché per le sue capacità e sensibilità era in grado
di rispondere ai bisogni materiali, affettivi e spirituali della
comunità. Neves ha vissuto
un vangelo pratico. E’ stata la
prima sorella di chiesa che ho
conosciuto a Parma, un giorno in pieno agosto quando,
mentre io e mia moglie Patrizia eravamo intenti a un disastroso trasloco, suonò alla porta per portarci il pranzo e così
fece per tutti i giorni successivi».
La prima parola biblica per il
saluto a Neves è stato il Salmo
126 in cui l’esiliato “tornerà
cantando canti di gioia”. Non
a caso perché, come ha ricordato il pastore, mentre «la Parola è stata la luce che ha illuminato il suo sorriso», «il canto, tra cui quello della Parola
di Dio, e la musica, sono stati
la colonna sonora della sua
vita». Neves esprimeva la fede anche attraverso altre arti.
«Era un’artista completa: dipingeva, disegnava, danzava,
leggeva poesia». Filo rosso
della sua esistenza, la musica
è stato anche il linguaggio
condiviso con Gabriele, Giuliano, Gianmarco, Alessio.
«Ho trasmesso l’amore per la
musica a tutti i miei figli» ci ha
detto un anno fa. «Quando si
ritrovano suonano insieme.
Mi incanto a guardarli». Alessio in particolare, al quale ha
passato la direzione del coro
per l’inaugurazione della
chiesa, ha coltivato questo interesse. «Da piccolo ero affascinato dal pianoforte di
mamma che mi ha fatto studiare musica da privatista,
anche con sacrifici. Si sviluppò in me la passione per
suonare e registrare. Nel 1995
a Parma fondammo il Gruppo Rainbow, lei ci ha dato la
scintilla per migliorarci».
Neves è stata «una mamma
sempre presente, fino alla fine.
Non è mai uscita fuori dalle righe, non l’ho mai sentita distante, anche se era arrabbiata non faceva pesare niente»
prosegue il figlio nei ricordi.
Una sorella amorevole, come
ricorda il fratello Lanfranco
che Neves prendeva in braccio mentre scappava sotto le
gallerie durante i bombardamenti a La Spezia. Una moglie di pastore che ha condiviso i suoi trasferimenti — Ragusa, Asti, Roma, Pisa, Genova, Latina, Cremona, Parma
— , le difficoltà del ministero,
il mantenimento di quatto fi-
gli con un solo stipendio, la
loro cura ed educazione. Una
guida spirituale che con il
marito sapeva trasmettere
gioia intorno a sé. Una suocera che ha offerto «l’esempio di
una donna forte che affrontava coraggiosamente le sfide,
che aveva un amore immenso
per tutti», ha testimoniato la
nuora Betti Lo Iacono. «Una
donna silenziosa che compiva
i fatti, una donna di humour,
che viveva pienamente la vita» ha rievocato il pastore
Vincenzo Castro. Un’amica
aperta verso sorelle e fratelli
di altre confessioni, presenti
al funerale, che — ricorda
Onelia Ravasini, come lei
membro del Consiglio delle
Chiese cristiane di Parma —
«contribuiva con il marito al-
la Settimana di preghiera per
l’Unità dei cristiani, partecipava gli incontri delle donne
credenti alla Chiesa metodista
e alla Giornata mondiale di
preghiera». Una sorella di
chiesa che ascoltava, comprendeva, consigliava, insegnava, sapendo da chi veniva
la sua forza: «In chiesa vivo
un’esperienza bellissima, mi
sento felice. Quello che faccio è
per dono di Dio».
L’ultima parola di questo ricordo che vuole essere anche
un saluto la prendiamo dal figlio Alessio: fiducia. Fiduciosa nella vita, fiduciosa nelle
persone. Così era Neves
Gianrossi, “la Nella”, “la nostra Tabita”, la donna del sorriso.
L. C.
COMMENTO
qualità. Qualità della spesa,
qualità del lavoro, qualità
della classe dirigente.
D’altra parte non c’è dubbio. Al di là delle sagge considerazioni, degli appelli
pensosi, l’unica risposta alla protesta, che continua a
serpeggiare in forme anche
violente, e comunque al
diffuso malcontento e alla
esasperazione di molti, non
può che venire dall’esempio dall’alto. Sono le classi
dirigenti, e più in concreto
la classe politica che devono sapere imprimere una
sterzata.
Ai tecnici al governo si sono aggiunti tre “supertecnici” incaricati proprio di
qualificare l’allocazione
delle risorse, di fare insomma in modo che le grandi
risorse che, attraverso la leva fiscale, sono devolute allo Stato siano impiegate bene e possano fruttare, cioè
moltiplicare la ricchezza
comune.
Il quadro politico è nervoso come il meteo di questa
primavera. Il presidente
della Repubblica si è ancora una volta speso per la
riuscita di questo esperimento di governo tecnico,
sostenuto da una maggioranza politicamente anomala, ma espressione di
una solidarietà nazionale.
Richiamandosi ai primi anni Cinquanta ha invocato la
ripresa di «un clima di consapevolezza diffusa e di
condivisa assunzione di responsabilità di fronte alle
incognite che circondavano
il futuro del Paese». L’unica
certezza è che ormai manca
meno di un anno alla scadenza della legislatura e per
cominciare ad articolare, al
di là delle misure fiscali,
qualche riposta strutturale
bisogna prima di tutto concentrarsi sull’obiettivo, farlo
condividere da tutti i molteplici settori, interessi, corporazioni e gruppi, in cui
questo Paese è segmentato
ed articolato. Solo così ciascuno può essere disposto
a concedere qualcosa e
dunque a guardare al bene
comune, pur mugugnando.
Sennò vinceranno quelle
forze centrifughe che stanno percorrendo un’Europa
frastornata, aggiungendo
incognite ad incognite.
Francesco Bonini
Lasuatestimonianzaèunasollecitazionealdialogofralaicatoegerarchia
Toniolo, un beato laico che seppe unire
fede e cultura, obbedienza e franchezza
L
a beatificazione di Giuseppe Toniolo, avvenuta domenica scorsa, è
un avvenimento che non può
essere lasciato passare sotto
silenzio. Dopo una lunga stagione nella quale ad essere
beatificati sono stati soprattutto ecclesiastici e religiosi, si
è aperta — soprattutto grazie
alla “riscoperta” conciliare
della Chiesa “popolo di Dio”
— una nuova fase della storia
della Chiesa in cui gli onori
degli altari si aprono anche a
laici, uomini e donne, che
hanno appassionatamente
servito il Signore continuando a rimanere “nel mondo”.
Fra questi santi laici, Giuseppe Toniolo assume una fisionomia peculiare non solo per
essere stato un probo e delicato marito e padre di famiglia ma soprattutto per il suo
profilo di intellettuale postosi
coraggiosamente a servizio
della Chiesa nella stagione
del viruento anticlericalismo
di fine Ottocento, quando per
un cattolico accedere ad una
cattedra universitaria era impresa pressocché proibitiva.
Toniolo, invece, ha saputo
conciliare pienamente la sua
fedeltà alla Chiesa con un insegnamento svolto sempre
con passione e grande professionalità, tali da meritargli la
stima anche di quella componente anticlericale del mon-
do accademico che nel suo
tempo era fortemente presente nell’Università di Pisa.
Toniolo può essere considerato un ideale “patrono” dei
docenti universitari cattolici
per il servizio reso alla cultura cristiana sia dalla cattedra
sia come grande organizzatore sociale: un particolare ed
importante aspetto della sua
esemplarità è costituito dal
suo rapporto con due pontefici, Leone XIII e Pio X, di cui
è stato consigliere: un rapporto di “obbedienza in piedi”,
fatto di sincero e convinto allineamento alle indicazioni
della gerarchia ma nello stesso tempo di coraggiosa proposta di innovazioni (da una
prudente apertura al concetto di “democrazia cristiana”
alla “invenzione” di un’iniziativa, quella delle Settimane
sociali, inizialmente guardata dalla gerarchia con qualche timore): un “consigliere”
fedele ma nello stesso tempo
schietto ed aperto, e proprio
per questo stimato ed ascoltato. Il sociologo pisano può
essere visto come il pioniere
di quella “franchezza cristiana” non usuale nella Chiesa
di allora (e forse, nonostante
il Concilio, nemmeno nella
Chiesa di oggi). Era, questo,
l’aspetto della personalità di
Toniolo che maggiormente
colpì i contemporanei, a par-
tire da quella contessina Elena da Persico che del maestro
pisano stese una biografia intensa ed appassionata, intesa
a cogliere soprattutto lo spessore umano e cristiano dell’uomo che pure, già nel titolo
della biografia — “Prof. Giuseppe Toniolo” — veniva indicato soprattutto come maestro di pensiero e di vita).
La beatificazione di una figura come questa — proprio
nell’anno che celebra il cinquantenario dell’inizio del
Concilio Vaticano II — rappresenta una forte sollecitazione, soprattutto da parte
degli intellettuali, a quella difficile arte del dialogo laicatogerarchia nella quale Toniolo
è stato esemplare maestro: di
uomini come Toniolo, fedeli
interpreti del magistero ma
anche capaci di andare al di
là di esso, come è avvenuto
per la teorizzazione operata
già nel 1900 della democrazia
cristiana non solo come
“azione benefica verso il popolo”, ma come impegno dei
credenti per la costruzione
del bene comune.
E’ forse finito il tempo degli
”incontri ravvicinati” fra i
pontefici e i loro consiglieri
laici: ma dovrebbe ormai avviarsi, a cinquant’anni dal
Concilio, la stagione di un sistematico e puntuale ascolto
del laicato cattolico da parte
della gerarchia, a tutti i livelli.
La conciliazione che uomini
come Toniolo hanno saputo
operare, quella tra schiettezza
e fedeltà, dovrebbe rappresentare un essenziale punto
di riferimento per l’intera
Chiesa e soprattutto per quelli che, al suo interno, sono
chiamati a rendere il “servizio
dell’intelligenza”.
Giorgio Campanini
L’OMELIA DEL CARD. DE GIORGI
Unitalianochehaamato
eservitolaChiesael’Italia
«La vocazione alla santità è il traguardo di ogni altra vocazione nella Chiesa, dono della carità di Dio. E dono dell’amore di Dio all’Italia è stato Giuseppe Toniolo»: lo ha
detto nell’omelia il card. Salvatore De Giorgi, rappresentante del Santo Padre nella beatificazione, avvenuta domenica 29 aprile nella basilica di San Paolo fuori le Mura.
Toniolo, ha sottolineato il porporato, era convinto che
«tutti indistintamente siamo chiamati alla santità» e che
«i laici si santificano nel mondo», attraverso «l’esercizio del
loro compito proprio». Secondo il nuovo beato, «chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non
sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi». Da qui la sua ferma decisione: «Voglio farmi santo». Il radicarsi in Dio fu l’anima del suo impegno cristiano nella famiglia, sulla cattedra e nella società: innanzitutto, considerò la famiglia il luogo primario
della sua santificazione e della sua missione, offrendo
un’affascinante testimonianza della dignità e della bellezza della famiglia. Insigne professore universitario, sulle cattedre di Padova, di Modena e di Pisa, seppe essere —
ha precisato il card. De Giorgi — non solo il maestro qualificato dei giovani studenti, ma soprattutto il loro amico
ed educatore nella ricerca della verità. E sulla promozione della cultura impegnò «i doni di una intelligenza non
comune e di una lungimiranza quasi profetica, soprattutto circa la necessità, per il bene nel nostro Paese, di una
presenza dei cattolici, nel sociale e nel politico, limpida,
coerente, coraggiosa e unitaria, fondata sull’inscindibile
rapporto tra fede e ragione, tra scienza e fede».
Toniolo, pertanto, «si presenta a noi, come un italiano che
ha amato e servito la Chiesa e l’Italia, da cristiano e cittadino esemplare: è questa la vera laicità». Si presenta a noi
come uno di quei «cristiani con le braccia alzate verso Dio”,
dei quali ha bisogno lo sviluppo integrale dell’uomo e della società, come il Papa ha auspicato nella enciclica Caritas in Veritate», nella quale «hanno trovato conferma e sviluppo non poche intuizioni innovative del beato, come la
centralità della persona nel mondo del lavoro, l’insopprimibile fondamento etico dell’economia, la rilevanza antropologica della questione sociale, l’importanza del Vangelo nella costruzione della società, le istanze della giustizia distributiva, l’impegno per la pace».
terra
L
e poche cose certe
della Festa del lavoro
appena trascorsa sono che i prezzi e la pressione fiscale continuano a salire e il lavoro continua a
scarseggiare.
Il presidente della Repubblica nella celebrazione al
Quirinale ha ancora una
volta snocciolato le cifre,
che sono impietose. E lo
stesso i sindacati, nella manifestazione a Rieti. Ma
Giorgio Napolitano ha anche sottolineato i punti di
forza del sistema-paese.
Così l’atteggiamento giusto
— e lo aveva detto nei giorni scorsi anche il presidente della Cei — è mettere a
frutto le risorse. Con una
idea ben chiara, forse l’unica certezza, che la crisi in
atto non lascerà nulla come
prima: «è l’Europa, sono le
sue classi dirigenti, i suoi
ceti popolari, i suoi cittadini che debbono predisporsi al cambiamento, perché
il peso demografico ed economico del nostro continente si è ridotto nel mondo, e non sarà consentito
agli europei di vivere al di
sopra delle loro possibilità».
Il punto è che, all’interno di
un quadro non più espansivo, moltissimo c’è da fare
per far sì che le risorse siano impiegate bene. La parola d’ordine dunque è:
Sono stati resi pubblici i primi risultati del 15o
Censimento generale della popolazione e delle abitazioni. Da un rapido sguardo si apprende che la popolazione residente in Italia — costituita dalle persone che vi hanno dimora abituale — è pari a 59.464.644 individui, dei quali
28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine. 150
anni fa, all’unità d’Italia, eravamo solo 22 milioni. La popolazione straniera abitualmente dimorante in Italia è quasi triplicata, passando da
poco più di 1.300.000 (dato definitivo del Censimento 2001) a circa 3.770.000 (dato provvisorio). Un incremento di pari entità si registra anche nell’incidenza degli stranieri sul totale della popolazione, che sale da 23,4 a 63,4 stranieri
per mille censiti.
Un dato molto interessante riguarda la tipologia
delle abitazioni. I primi risultati del 2011 mostrano che in Italia vi sono 71 mila famiglie che
risiedono in “altri tipi di alloggio” (che per l’Istat
significa: baracche, roulotte, tende, ecc.). Il rapporto di incidenza rispetto alle abitazioni occupate da residenti è nella media nazionale pari al 3 per mille, oscillando dal massimo di 3,4
per mille nell’Italia Meridionale al minimo di
2,5 per mille nell’Italia Nord Orientale. Si deve
poi notare che il fenomeno ha subito nel corso
del decennio un notevole incremento: gli altri
tipi di alloggio occupati da residenti erano
23.336 nel 2001 e sono risultati essere 71.101 nel
2011.
Per stare a casa nostra, nella Provincia di Parma
ci sono 220.918 abitazioni e 585 famiglie abitano in baracche o roulotte. In comune di Parma
il dato è 296. In Emilia Romagna 5227.
Uno specchio che riflette con atrocità la povertà
che aumenta ed attanaglia la società italiana.
15
4 MAGGIO 2012
LeparoledelpresidenteNapolitanoperilPrimoMaggio
Dizionario delle globalizzazioni
L’unica risposta è il buon esempio
BARACCHE
Aluisi Tosolini
Difrontealleemergenze«occorreimpegnarsiperunacondivisaassunzionediresponsabilità»
CATECHESI DI Durante l’udienza di mercoledì 2 maggio Benedetto XVI ha ricordato la figura di
BENEDETTO XVI Santo Stefano e il suo discorso davanti al Sinedrio sulla dimora di Dio in Criso Gesù
La comunione con Cristo dà ai martiri
la forza di affrontare i persecutori
terra
C
4 MAGGIO 2012
16
ari fratelli e sorelle,
nelle ultime Catechesi abbiamo visto
come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della
Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e
infondano luce per capire il
presente. Oggi vorrei parlare della testimonianza e
della preghiera del primo
martire della Chiesa, santo
Stefano, uno dei sette scelti
per il servizio della carità
verso i bisognosi. Nel momento del suo martirio,
narrato dagli Atti degli Apostoli, si manifesta, ancora
una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e
la preghiera.
Stefano viene condotto in
tribunale, davanti al Sinedrio, dove viene accusato di
avere dichiarato che «Gesù
…distruggerà questo luogo,
[il tempio], e sovvertirà le
usanze che Mosè ci ha tramandato» (At 6,14). Durante la sua vita pubblica, Gesù
aveva
effettivamente
preannunciato la distruzione del tempio di Gerusalemme: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo
farò risorgere» (Gv 2,19).
Tuttavia, come annota l’evangelista Giovanni, «egli
parlava del tempio del suo
corpo. Quando, poi, fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che
aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla
parola detta da Gesù» (Gv
2,21-22).
Il discorso di Stefano davanti al tribunale, il più lungo degli Atti degli Apostoli,
si sviluppa proprio su questa profezia di Gesù, il quale è il nuovo tempio, inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l’offerta che fa di
se stesso sulla croce, i sacrifici antichi. Stefano vuole
dimostrare come sia infondata l’accusa che gli viene
rivolta di sovvertire la legge
di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell’alleanza tra Dio
e l’uomo. Egli rilegge così
tutta la narrazione biblica,
itinerario contenuto nella
Sacra Scrittura, per mostra-
Egli rilegge così
tutta la narrazione
biblica per
mostrare che
conduce al «luogo»
della presenza
definitiva di Dio,
che è Gesù Cristo.
In questa
prospettiva Stefano
legge anche il suo
essere discepolo di
Gesù, seguendolo
fino al martirio.
re che esso conduce al «luogo» della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo,
in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In
questa prospettiva Stefano
legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. La meditazione sulla Sacra Scrittura
gli permette così di comprendere la sua missione, la
sua vita, il suo presente. In
questo egli è guidato dalla
luce dello Spirito Santo, dal
suo rapporto intimo con il
Signore, tanto che i membri
del Sinedrio videro il suo
volto «come quello di un
angelo» (At 6,15). Tale segno di assistenza divina, richiama il volto raggiante di
Mosè disceso dal Monte Sinai dopo aver incontrato
Dio (cfr Es 34,29-35; 2 Cor
3,7-8).
Nel suo discorso, Stefano
parte dalla chiamata di
Abramo, pellegrino verso la
terra indicata da Dio e che
ebbe in possesso solo a livello di promessa; passa
poi a Giuseppe, venduto
dai fratelli, ma assistito e liberato da Dio, per giungere
a Mosè, che diventa strumento di Dio per liberare il
suo popolo, ma incontra
anche e più volte il rifiuto
della sua stessa gente. In
questi eventi narrati dalla
Sacra Scrittura, della quale
Stefano mostra di essere in
religioso ascolto, emerge
sempre Dio, che non si
stanca di andare incontro
all’uomo nonostante trovi
spesso un’ostinata opposizione. E questo nel passato,
nel presente e nel futuro.
Quindi in tutto l’Antico Testamento egli vede la prefigurazione della vicenda di
Gesù stesso, il Figlio di Dio
fattosi carne, che – come gli
antichi Padri – incontra
ostacoli, rifiuto, morte. Stefano si riferisce quindi a
Il discorso di Stefano davanti al
tribunale, il più lungo degli Atti degli
Apostoli, si sviluppa proprio su questa
profezia di Gesù, il quale è il nuovo
tempio, inaugura il nuovo culto, e
sostituisce, con l’offerta che fa di se
stesso sulla croce, i sacrifici antichi.
Stefano vuole dimostrare come sia
infondata l’accusa che gli viene rivolta
di sovvertire la legge di Mosè e illustra
la sua visione della storia della
salvezza, dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Giosuè, a Davide e a Salomone, messi in rapporto
con la costruzione del tempio di Gerusalemme, e conclude con le parole del profeta Isaia (66,1-2): «Il cielo
è il mio trono e la terra sgabello dei miei piedi. Quale
casa potrete costruirmi, dice il Signore, e quale sarà il
luogo del mio riposo? Non
è forse la mia mano che ha
creato tutte queste cose?»
(At 7,49-50). Nella sua meditazione sull’agire di Dio
nella storia della salvezza,
evidenziando la perenne
tentazione di rifiutare Dio e
la sua azione, egli afferma
che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio
stesso si è reso presente in
modo unico e definitivo:
Gesù è il «luogo» del vero
culto. Stefano non nega
l’importanza del tempio
per un certo tempo, ma sottolinea che «Dio non abita
in costruzioni fatte da mano d’uomo» (At 7,48). Il
nuovo vero tempio in cui
Dio abita è il suo Figlio, che
ha assunto la carne umana,
è l’umanità di Cristo, il Risorto che raccoglie i popoli
e li unisce nel Sacramento
del suo Corpo e del suo
Sangue. L’espressione circa
il tempio «non costruito da
mani d’uomo», si trova anche nella teologia di san
Paolo e della Lettera agli
Ebrei: il corpo di Gesù, che
Egli ha assunto per offrire
se stesso come vittima sacrificale per espiare i peccati, è il nuovo tempio di
Dio, il luogo della presenza
del Dio vivente; in Lui Dio e
uomo, Dio e il mondo sono
realmente in contatto: Gesù prende su di sé tutto il
peccato dell’umanità per
Dio stesso si è reso
presente in modo
unico e definitivo:
Gesù è il «luogo»
del vero culto.
Stefano non nega
l’importanza del
tempio per un
certo tempo, ma
sottolinea che
«Dio non abita in
costruzioni fatte
da mano
d’uomo».
portarlo nell’amore di Dio e
per «bruciarlo» in questo
amore. Accostarsi alla Croce, entrare in comunione
con Cristo, vuol dire entrare in questa trasformazione. E questo è entrare in
contatto con Dio, entrare
nel vero tempio.
La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo
martirio è il compimento
della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la
sua meditazione sull’agire
di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha
trovato il suo pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce. Prima di
morire, infatti esclama: «Signore Gesù, accogli il mio
spirito» (At 7,59), appropriandosi delle parole del
Salmo 31 (v. 6) e ricalcando
l’ultima espressione di Gesù sul Calvario: «Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito» (Lc 23,46); e, infine,
come Gesù, grida a gran voce davanti a coloro che lo
stavano lapidando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,60). Notiamo che, se da un lato la
preghiera di Stefano riprende quella di Gesù, diverso è
il destinatario, perché l’invocazione è rivolta allo
stesso Signore, cioè a Gesù
che egli contempla glorificato alla destra del Padre:
«Ecco, contemplo i cieli
aperti e il Figlio dell’uomo
che sta alla destra di Dio» (v.
55).
Cari fratelli e sorelle, la testimonianza di santo Stefano ci offre alcune indicazioni per la nostra preghiera e
la nostra vita. Ci possiamo
chiedere: da dove questo
primo martire cristiano ha
tratto la forza per affrontare
i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso?
La risposta è semplice: dal
suo rapporto con Dio, dalla
sua comunione con Cristo,
dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l’agire di Dio, che in Gesù
Cristo è giunto al vertice.
Anche la nostra preghiera
dev’essere nutrita dall’ascolto della Parola di Dio,
nella comunione con Gesù
e la sua Chiesa.
Un secondo elemento: santo Stefano vede preannunciata, nella storia del rapporto di amore tra Dio e
l’uomo, la figura e la missione di Gesù. Egli - il Figlio
di Dio – è il tempio «non
fatto da mano d’uomo» in
cui la presenza di Dio Padre
si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne
umana per portarci a Dio,
per aprirci le porte del Cielo. La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra
di Dio, di Gesù come Signore della nostra, della mia
esistenza quotidiana. In
Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche
noi rivolgerci a Dio, prendere contatto reale con Dio
con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono
ad un Padre che li ama in
modo infinito. Grazie.
© Copyright 2012
Libreria Editrice Vaticana
WOJTYLA BEATO, UN ANNO DOPO
«M
i rallegro per la
vostra così numerosa presenza a Roma in occasione del
primo anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo
II». Con queste parole, al termine dell’udienza generale, il
Papa ha salutato i circa 7 mila
fedeli polacchi presenti in
piazza S. Pietro, tra i 20 mila
partecipanti al consueto appuntamento del mercoledì. «La testimonianza della sua vita, l’insegnamento e l’amore per la patria rimangano la vostra particolare eredità», ha proseguito Benedetto XVI:
«Rafforzati dalla sua celeste intercessione - ha concluso siate fedeli a Dio, alla Croce e al santo Vangelo».
Un’emergenzainternazionalechedeveessereaffrontata
C
ontinuano a morire.
Nuove stragi di cristiani fanno decine
di vittime, in Africa, da ovest ad est. Si ripete lo stesso
rituale fanatico e terroristico, l’assassinio di massa dei
fedeli inermi e gioiosi che
celebrano la messa.
Il XXI secolo continua ad
essere, come il XX, un’epoca di martirio per i cristiani
e in particolare per i cattolici. C’è tutta una fascia subsahariana che ribolle, appunto dalla Nigeria alla Somalia ed al Kenia, mentre
nei Paesi arabi della “primavera” il giudizio è ancora sospeso. E gli episodi di
violenza e di morte percorrono anche l’Asia, dal Pakistan alla stessa India.
Le reazioni ufficiali sono
misurate: ne aveva parlato
il Papa al Corpo diplomatico, all’inizio di quest’anno,
dopo le stragi di Natale. Il
segretario di Stato, di fronte ai morti di Kano, in Nigeria, e di Nairobi, in Kenia,
ha affermato che “i cristiani, nelle trincee del mondo,
nei Paesi africani, in Medio
Oriente, sono un fattore di
equilibrio e di riconciliazione, non di conflittualità.
E quindi appare strano che
ci sia un’intolleranza,
un’aggressività così forte
contro coloro che danno
un contributo di riconciliazione, di pace, di giustizia e
di solidarietà”. Il presidente
della Cei ha invitato i fedeli colpiti a reagire con “forza” ma “senza volontà di
vendetta”, senza cioè attizzare la spirale della violenza.
Questo è il punto e una sorta di paradosso: accusati
dalla propaganda jihadista
di essere “crociati”, i cristiani sono di fatto i più inermi
nel “conflitto di civiltà e di
religioni” che una pervicace propaganda cerca di attizzare e prospetta con vio-
lenza, contro l’evidenza
delle cose. Il paradosso è
sottolineato dal fatto che ci
sono governi e stati che
programmaticamente non
applicano e misconoscono
il principio della libertà religiosa, che, come sappiamo, è la base e il fondamento di ogni libertà, e i
governi occidentali, in nome di questi stessi principi,
sono restii a levare la propria voce a tutela. Così la
sensazione è che i cristiani,
in diverse regioni, restano
abbandonati a loro stessi,
ad una violenza che strumentalizza la religione per
fini di identità e di affermazione politico-ideologica.
Si tratta di una situazione
intollerabile non tanto da
un punto di vista confessionale, ma da quello della garanzia e della tutela della libertà.
La questione delle stragi
dei cristiani è ormai un’emergenza di politica internazionale e come tale deve
essere messa in agenda.
Sollevarla non collide con il
pluralismo e la laicità delle
istituzioni dei Paesi occidentali, ma diventa un atto
di giustizia.
Resta la realtà della testimonianza inerme e inconsapevole di tanti cristiani
che pagano con la vita una
verità che è bene ribadire:
nel mondo, oggi, il cristianesimo è un presidio di libertà, una garanzia di pluralismo, una riserva di
umanità, un pungolo al
progresso. È comunque
certo che le ragioni della libertà e della verità non si
possono mai conculcare
del tutto e che la violenza
non può prevalere. Il sangue di questi nuovi martiri
conferma con forza questo
singolare paradosso, certificato da secoli di storia.
OttoperMille:
fondiperilbeneditutti
D
omenica 6 maggio 2012 si celebra la giornata di
sensibilizzazione per le firme dell’Otto per mille alla Chiesa cattolica.
Da un po’ di tempo i soldi della Chiesa sono entrati nell’attenzione generale, per dare l’idea che sono tanti, e
quindi non ce n’è più bisogno. Un sindaco, molto poco
informato, ha fatto votare al suo Consiglio comunale
che tutti i soldi che verranno dall’Imu sui beni della
Chiesa cattolica nel suo comune saranno destinati ai
lavoratori che perdono il lavoro: o vive nella stratosfera o non vuole molto bene ai disoccupati.
La realtà è che la Chiesa cerca di fare le sue cose con i
mezzi che ha, lieta se i cristiani vogliono aiutarla “secondo le leggi e le usanze” a fare di più.
Le menzogne diffuse e mai smentite, anzi sostenute
con qualche caso verosimile, produrranno del danno
certamente, se non si diffonderanno informazioni più
esatte. La Giornata che abbiamo davanti è una occasione da non perdere.
Mi permetto di invitare soprattutto i laici referenti nelle parrocchie a diffondere il materiale informativo inviato dal Servizio nazionale del Sovvenire, rivolgendosi almeno a coloro che vengono a Messa. Le firme dell’Otto per mille sono preziose per le finalità principali
del servizio della Chiesa: il culto e la pastorale, la carità
in Italia e all’estero, il sostentamento del clero, la nuova edilizia di culto, i beni culturali.
Come si vede tutte queste opere riguardano il bene delle comunità, che va ben al di là degli appartenenti alla
Chiesa cattolica, come nel caso della carità e dei beni
culturali; ma anche i sacerdoti sono al servizio di tutti.
Se non ci siamo svegliati di fronte alle campagne denigratorie orchestrate ad arte, aspetteremo a svegliarci
quando le firme caleranno e verranno a mancare risorse quanto mai necessarie? Sia ben chiaro che non ci
tengo affatto ad avere ragione, ma che almeno si possa
dire che qualche campanello era suonato.
+ Claudio Stagni
vescovo di Faenza-Modigliana
Delegato regionale dell’Emilia Romagna per il Sovvenire
Agenzia Sir
L’incontrodellastampacattolicadedicatoall’emergenzadeitemieducativineivariambitidelquotidiano
Una società a misura di famiglia è possibile
17
IlconvegnonazionaleFiscaFabrianoinvistadiFamily2012
S
i svolge a Fabriano (Ancona), dal 3 al 5 maggio,
il convegno nazionale
della Fisc, Federazione cui
fanno capo 185 testate cattoliche locali. In vista del VII Incontro mondiale delle famiglie a Milano, il tema scelto è
“La vera emergenza educativa: la famiglia... nel lavoro,
nella scuola, nello sport”. Una
scelta che sottolinea l’impegno dei giornali Fisc a favore
della famiglia, come spiega il
presidente della Federazione,
Francesco Zanotti.
• Perché la famiglia rappresenta oggi “un’emergenza educativa”?
Perché è nella famiglia che si
giocano le carte migliori e
spesso queste importanti opportunità vengono buttate all’aria. La crisi dei giovani è lo
specchio della crisi che sta attraversando l’attuale generazione di adulti e genitori. C’è
un giovanilismo in atto che
porta schiere infinite di quarantenni e cinquantenni a ricercare di nuovo se stessi, come se il tempo trascorso fosse stato gettato al vento. I sacrifici affrontati sono stati mal
sopportati e vengono rivissuti come una mancanza. In
questo senso, i genitori si ritrovano smarriti e questo loro
smarrimento viene trasmesso ai figli, ai quali cercano di
evitare, sbagliando, ogni tipo
di difficoltà.
• È ancora possibile educare ed educarsi in fami-
glia?
Certamente, in uno scambio
di arricchimento reciproco.
Non si smette mai di educarsi. Ogni giorno è un’avventura nuova che ci cambia e ci fa
crescere. Il confronto con i figli ci stimola a stare al passo
con i tempi, ben saldi in ciò
che vale. Non ci dobbiamo
porre come amici dei nostri
figli. Loro stessi non ce lo domandano. Dobbiamo porci,
invece, come padri e madri
autorevoli, testimoni entusiasti di un incontro che dà senso pieno ai nostri giorni.
• Una recente indagine
del Censis certifica che
“il senso della famiglia” è
tra i più importanti valori che oggi accomunano
gli italiani. Nonostante
ciò, a livello pubblico,
cresce sempre più la di-
sistima verso l’istituto familiare. Quali le cause?
La famiglia ha ancora una
forte valenza: è un ancoraggio sicuro in cui ci si sente
sempre accolti. Ciò non significa che non esistano difficoltà nelle famiglie, ma questo non giustifica il continuo
martellamento massmediale
contrario all’istituzione-famiglia cui assistiamo da decenni. Da una cultura a misura di
famiglia siamo passati a un
individualismo esasperato
che fa del singolo il centro di
ogni interesse. Non si racconta mai l’altra faccia della verità, cioè la delusione cui pervengono quanti si ritrovano
soli e delusi dopo una vita
spesa a ricercare solo se stessi.
• In questo periodo vengono chiesti grandi sacri-
fici alle famiglie italiane
per far fronte alla crisi...
La famiglia rappresenta il più
grande ammortizzatore sociale. Nonostante venga bastonata in ogni direzione, resta un baluardo indispensabile, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica. Eppure non viene sostenuta. Anzi, la famiglia viene
spesso penalizzata. Basta
pensare alla reintroduzione
dei ticket sanitari che tengono conto del “reddito familiare lordo”, un parametro inesistente. È giunto il momento
d’introdurre il reddito procapite, di cui si parla almeno da
vent’anni. E di calcolare le tariffe per luce, acqua e gas sui
componenti della famiglia.
Non è giusto che un single
paghi molto meno rispetto a
chi ha figli.
• Investire sulla famiglia,
quindi, potrebbe essere
una via privilegiata per
uscire dalla crisi...
La famiglia può costituire il
primo ambito sul quale agire
per uscire dalla crisi. Occorre
puntare sulla natalità. Siamo
un Paese vecchio, ripiegato
su se stesso. Se non s’investe
sulle future generazioni, non
andremo da nessuna parte.
Siamo tutti a difesa di privilegi accumulati negli anni, a cui
nessuno vuole rinunciare,
neppure in parte. Invece occorre investire sul futuro, cioè
sui figli, quindi sulle famiglie.
Francia e Germania da tem-
po hanno adottato solide politiche familiari e hanno ottenuto risultati confortanti. Da
noi, una tara culturale che
identifica la questione famiglia con una faccenda cattolica impedisce da decenni passi decisi in questo senso.
• Quale contributo di
pensiero dei settimanali
cattolici a favore della famiglia?
Ogni settimana, e da decenni, i nostri giornali danno voce alla famiglia. E dico famiglia, al singolare, non a caso.
E non aggiungo tradizionale.
Esiste un solo tipo di famiglia,
quella stabilita dalla Costituzione italiana. Famiglia spes-
terra
I cristiani continuano a morire
MESSAGGIO DI MONS. STAGNI
so ignorata dai mass media,
oppure amplificata solo in casi negativi. Noi raccontiamo
le straordinarie storie di quella santità del quotidiano di
cui è ricchissimo il territorio e
di cui papa Giovanni Paolo II
ci ha insegnato a cogliere i segni ovunque.
INFORTUNISTICA
M. ZURINI - VECCHI
Vincenzo Corrado
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4 MAGGIO 2012
Aumentanointolleranzeepersecuzionimentrelevocidicondannasonopocheeflebili
IN EVIDENZA
Inesposizioneopereetecnichediverse.IncontroconlascultriceMariaGraziaPassini,cheesponeopereispirateallamontagna
Le tante forme che assumono gli “Spiriti dell’arte”
Finoal10maggioinS.Andreaunacollettivaorganizzatadagliartisticattolici
“S
piriti dell’arte” è il titolo della mostra che l’associazione Unione cattolica artisti italiani, sezione di
Parma, ha organizzato nella storica sede, ex
chiesa di sant’Andrea, in via Cavestro. Un
modo, come spiegano i curatori, di valorizzare l’origine di questo luogo, evidenziando
la dimensione spirituale dell’arte, nei suoi
vari linguaggi. Questo è il filo rosso che accomuna i diversi artisti che espongono le loro opere: Noemi Bolzi, che dà forma all’interiorità della donna, Carlo Mori, che con
occhio acuto legge ironicamente la nostra
società, Paride Cevolani, illustratore raffinato, Luciano Palumbo, autodidatta, che dipinge la spiritualità dell’occidente, Marialena Zoli, che ci offre un percorso autobiogarfico, Rita Minelli, che dipinge ad olio su materiale di recupero; Maria Grazia Passini, che
espone sculture. Come al momento dell’inaugurazione, una musica, che si alterna a
COMEDOVEQUANDO
SPIRITI DELL’ARTE
Collettiva d’arte
Galleria S. Andrea
via Cavestro 6 - Parma
FINO AL 10 MAGGIO
18
Ingresso gratuito
per info: tel. 0521.228136 - 336.1973254
www.ucai-parma.it
FUORI LE MURA
- Roma -
multisala
cult
Orari:
Da martedì a sabato: 10-12 e 16-19
Domenica: 16-19
Lunedì chiuso
testi poetici scelti dagli artisti stessi e ad immagini, aiuta a levare lo sguardo all’abside,
che raffigura lo Spirito Santo, forza che muove il creato ed all’origine di ogni ispirazione.
Sette artisti,
diversi per
età, per formazione,
per provenienza, per
percorsi culturali e artistici, ma uniti da una
tensione interiore, che
da vita ad
una continua ricerca
sia stilistica
che di contenuti.
Di questa
molteplicità
• TO ROME WITH LOVE
4 MAGGIO 2012
di Woddy Allen
Puntuale come sempre, Woody Allen realizza il suo film
annuale e questa volta l’attesa era tanta qui in Italia visto che la pellicola è ambientata a Roma. ”To Rome with
love” si ispira, almeno nelle intenzioni del regista americano, al ”Decameron” di Boccaccio, con un personaggio/voce narrante che racconta quattro differenti
storie che s’intrecciano nella città eterna. Il personaggio
è un vigile che vediamo all’inizio del film dirigere il traffico con non troppa bravura, come l’inefficiente vigile di
Alberto Sordi in una commedia con Vittorio De Sica, a
Piazza Venezia su una fantomatica pedana posta al centro della piazza che, in realtà, non esiste più. Ma è una
licenza poetica che Allen si prende anche perché tutto
il film si muove secondo luoghi, idee, personaggi stereotipati riguardanti l’Italia, e Roma in particolare.
Le quattro vicende raccontate sfiorano il ridicolo, con
personaggi che sembrano macchiette e attori non all’altezza, tra cui, purtroppo, figura anche il nostro Roberto Benigni che, nonostante l’impegno, non riesce a
risollevare la pochezza della trama della sua storia.
Una pellicola che si disperde fra questi episodi, dunque, ognuno dei quali non contiene nessun tipo di
profondità o rilevanza (neanche quello di Benigni che
vorrebbe essere una critica al sistema massmediale
contemporaneo che crea ”divi” dal nulla e sul nulla) e
che non dice nulla di nuovo né su Roma né sui temi
trattati. Quanto siamo lontani dall’inno d’amore che Allen ha fatto alla Francia e a Parigi in ”Midnight in Paris”
solo pochi mesi fa. Qui sembra che Woody si sia preso
solo una vacanza, sollecitato dai suoi produttori italiani, e c’è chi addirittura ha paragonato il film a una delle inutile commedie natalizie a episodi di Boldi e De Sica.
Sir
Per la prima volta nella
storia cento originali e
preziosi documenti (dall’VIII al XX secolo) scelti
fra i tesori conservati nell’Archivio Segreto Vaticano
valicano i confini della
Città del Vaticano per essere esposti nelle sale dei
Musei Capitolini nella
mostra “Lux in arcana”,
organizzata in occasione
del IV Centenario dalla
fondazione dell’Archivio
Segreto Vaticano.
La mostra è arricchita da
allestimenti multimediali
che permettono al visitatore di “rivivere” i documenti, che si animeranno con il
racconto dei retroscena e
dei personaggi coinvolti.
La prestigiosa sede scelta
per ospitare l’evento sottolinea il profondo legame
fra la città di Roma e il Papato fin dall’età medioevale; alla sensibilità per le arti di Sisto IV si legano infatti le origini di entrambe
le istituzioni coinvolte nell’evento, ma allo stesso
tempo la storia custodita
nell’Archivio Segreto Vaticano si intreccia con la
storia dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero.
• Fino al 9 settembre nei
Musei Capitolini di Roma,
Piazza del Campidoglio 1.
Orari: dal martedì alla domenica ore 9- 20. Info:
06.0608.
http://www.luxinarcana.o
rg.
di forme e di colori, colpisce l’occhio l’esposizione delle sculture, ad opera di Maria
Grazia Passini, che incontriamo. Nativa di
Fanano, paese dell’Appennino modenese,
dove ha imparato ed ereditato un grande
amore per i monti, vive a Parma. Una passione che ha coltivato, salendo per sentieri
ripidi, non solo degli Appennini, ma anche
delle Alpi e dei Monti di alta quota, in ascolto di ciò che la Montagna stessa le suggerisce e sembra confidarle in un dialogo, a volte silenzioso, a volte sofferto, ma sempe confidente. Così le diverse scalate hanno lasciato, inizialmente, in dipinti un’eco e un riflesso di quanto avevano “provocato” interiormente. Dipinti brevi poesie, dedicate
“agli Amici che Lassù, dove la terra si fa cielo, hanno continuato a salire”. Passini è approdata ora alla fase della scultura: un passaggio ulteriore, che le permette uno scavo
interiore, una consapevolezza di sé nuova.
«In me va molto più alle radici. Terminate le
opere sempre vengo presa da un senso di
stupore e di meraviglia. E guardando, leggendo
le
opere, mi accorgo di conoscere
aspetti di me
profondi, di
cui non ero
consapevole». Come
spinta
da
una forza interiore, le
sue
mani
hanno così
plasmato diverse mani.
Come se i
sentimenti, i
vissuti,
si
esprimesse-
ro nelle mani. Tutto concentrato lì, nelle mani. Mani nodose, mani, che sanno di fatica e
di sudore; mani che si contorcono nel dolore o si uniscono nel grido di preghiera. Mani che ci parlano e sembrano portare e portarci la sofferenza dell’umanità. Ma anche
le sue speranze. Sembra puntato verso ciascuno di noi l’indice di una mano che,
espressione della montagna ferita, si rivolge
all’essere umano: “Anche tu?”. Anche tu non
mi rispetti, ti rivolti contro?
Fermandosi davanti ad ogni scultura, quasi
in contemplazione, possiamo leggere il nostro cammino, il cammino di ogni uomo e
donna. Non per niente la prima scultura è
intitolata: “Estremo grido”. Sotto una scritta,
lapidaria: “Il tuo grido disperato lacera il mio
cuore. Soffro con te”. Ma l’ultima scultura
rappresentata si intitola: “Si rialzerà”, ad indicare un percorso di risurrezione. Che passa, inevitabilmente, attraverso momenti bui,
per attraversarli con fatica ma con fiducia.
Come quando si sale su di una montagna.
M. C. S.
Lacorsadeigiovanieuropei
Sarajevo,l’assediopiùlungo.Samarcanda,ilfilmpiùinterculturale
Si conclude la VII edizione del festival organistico internazionale “Fiori Musicali”, organizzato dall’Accademia Organistica di Parma: sabato 5 maggio alle 21 nella chiesa di Santa Cristina (str. Repubblica 23, Parma) l’ensemble
rinascimentale “Le Miroir de Musique” propone “Theatrum instrumentorum. Viaggio
nell’iconografia musicale”. Domenica 6 maggio in Cattedrale alle 21 “La vita di Cristo”: improvvisazioni organistiche di Rudolf Lutz sugli
affreschi di Lattanzio Gambara.
Ingresso libero; informazioni: 0521.218889,
www.accademiaorganisticadiparma.it.
Anspi di Sissa
PITTURA ESTEMPORANEA PER RAGAZZI
L’Anspi di Sissa organizza domenica 6 maggio, nel parco del santuario della Madonna
delle Spine, la 45a Festa di pittura estemporanea per ragazzi/e dai tre ai quattordici anni.
Iscrizioni gratuite dalle 9.30, consegna dei dipinti ore 13; dopo il pranzo al sacco, giochi insieme; alle 16 la Messa del giovane artista, seguita dalla premiazione. Info: 347.4067021.
Famiglia Più
A PROPOSITO DI FAMIGLIA
Proseguono gli incontri del ciclo “A proposito
di famiglia”, organizzato dall’associazione Famiglia Più. Venerdì 11 maggio alle 21, presso
la sede di via Bixio 71, “La cultura degli altri”:
conversazione con Aluisi Tosolini; dialoga con
l’autore: Luca Fregoso. Tosolini, pedagogista
e dirigente scolastico, è esperto di educazione
interculturale. E’ autore fra l’altro, con Brunetto Salvarani, del libro “Bibbia, cultura,
scuola”. Info: 0521.234396, segreteria @famigliapiu.it, www.famigliapiu.it.
Anche Parma nella staffetta per la fratellanza
RUN4YUNITY: INSIEME PER L’EUROPA
Ritorna per la terza edizione “Insieme per
l’Europa”, evento internazionale promosso da
movimenti e comunità cristiane, inserito tra
gli eventi della Festa dell’Europa (9-13 maggio). Oltre 150 città d’Europa, fra cui Parma,
sabato 12 maggio saranno collegate in diretta con Bruxelles per un’iniziativa che si pone
l’obiettivo di far riscoprire le radici cristiane
del vecchio continente.
L’appuntamento vede a Parma collaborare da
diversi mesi rappresentanti del Movimento
dei Focolari, Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento nello Spirito Santo e Associazione
Teilhard de Chardin, promotori dell’iniziativa.
Il 12 maggio a Parma ragazzi e adulti da tutta
l’Emilia, attraverso riflessioni culturali e momenti ludici e artistici, si confronteranno su
economia,integrazione fra i popoli, famiglia,
ecologia, pace.
Insieme per l’Europa si svolge in contemporanea con la staffetta mondiale Run4Unity: tra
le 15 e le 16 nei diversi Paesi del mondo tanti
ragazzi correranno nelle città per trasmettere
Presentazione del libro, guardando all’oggi
All’Istituto Saveriano
I MARTEDÌ
DELLA MISSIONE
Ultimi due appuntamenti
per i ”Martedì della Missione, organizzati da Missionari Saveriani e Centro missionario diocesano e dedicati
quest’anno ad approfondire
il tema generale “Guido Maria Conforti e la missione ieri e oggi”.
Nella Sala conferenze dei
missionari saveriani alle 21:
martedì 8 maggio “Le direttive di Conforti ai missionari”
(p. Ermanno Ferro sx) e “Il
servizio al Vangelo nel nostro
tempo” (Giorgio Campanini); martedì 15 maggio serata di musica e immagini su
San Guido M. Conforti.
Casa Santa Chiara
ADORAZIONE
NOTTURNA
Nella chiesa di San Pietro
d’Alcantara (Casa di accoglienza Santa Chiara, via Padre Onorio 15, Parma) mercoledì 9 maggio adorazione
eucaristica notturna.
Inizio alle 21 con la Santa
messa; termine alle 6 di giovedì con la Santa Messa delle 5.30.
A Fontanellato
PELLEGRINAGGIO
DEGLI UNIVERSITARI
La Cappella Universitaria di
Parma e la Consulta per la
Pastorale Universitaria invitano tutti gli universitari al
pellegrinaggio al Santuario
mariano di Fontanellato, che
si svolgerà giovedì 10 maggio.
Programma:
• per chi arriva con i mezzi
propri: ritrovo in Santuario
alle 21 per la recita del Santo
Rosario, commentato dal Vescovo di Parma mons. Enrico
Solmi e animato dalla Cappella musicale (coro e parte
orchestrale) della diocesi di
Crema;
• per chi intende partecipare
anche al pellegrinaggio a
piedi da Pontetaro a Fontanellato, a cui sarà presente il
Vescovo: ritrovo alle 17.45
(partenza ore 18) davanti alla chiesa di Pontetaro, in via
Mari, 2 (da Parma a Pontetaro autobus n° 23/Noceto in
via Mazzini o via D’Azeglio
alle ore 17.12).
Dopo l’incontro in Santuario,
cena al sacco e festa insieme.
Per chi avesse bisogno di un
automezzo per Fontanellato
sia per l’andata che per il ritorno: una corriera della Tep
partirà alle 20 da piazzale
Rondani (di fianco al Liceo
Romagnosi), e al termine
farà ritorno nel medesimo
piazzale.
Per ulteriori informazioni
contattare l’Assistente spirituale della Cappella Universitaria, don Giorgio Schianchi (0521.207351; 331.
7522175).
Assemblea con mons. Fasani
AFFARI ECONOMICI
E SOVVENIRE
Sabato 12 maggio in Seminario Minore dalle 9.30 alle
12.30 si svolge l’incontro diocesano dei Consigli parrocchiali per gli affari economici e dei delegati di Sovvenire.
E’ stato invitato a parlare
monsignor Giampietro Fasani, già Economo della Conferenza episcopale italiana, ora
parroco di Villafranca, sul tema: “La gestione amministrativa della parrocchia”.
Sarà lasciato ampio spazio al
dialogo con il relatore. Si raccomanda la puntualità.
Tenda della Parola
IL TEMPO DELL’ALLELUIA
IN BATTISTERO
Nel tempo pasquale il nostro
cammino continua, confortati dal Soffio del Risorto, che
apre i nostri cuori all’ascolto,
sostiene e rafforza la nostra
voce nella lode e nel canto
dell’Alleluia!
Nella vigilia della domenica,
in Battistero, luogo di gioiosa
il messaggio della pace e della fraternità universale. A Parma la staffetta partirà alle 15.15
da Ponte Verdi, Ponte di Mezzo e Ponte Caprazucca; alle 16 arrivo al Centro Congressi
parco ex Eridania, dove è previsto il collegamento Internet con l’iniziativa centrale in cor-
memoria per tutti noi, un’assemblea che si raduna a nome di tutti i nostri fratelli e
sorelle della città e del mondo, in ascolto delle Scritture
come la Chiesa ci insegna a
leggerle nella liturgia della
domenica: sabato 12 maggio alle 21 in Battistero.
A Fontanellato
PELLEGRINAGGIO
DELLA SOFFERENZA
Sarà il 45° pellegrinaggio della sofferenza, quello che si
terrà al santuario di Fontanellato, domenica 13 maggio.
Un’occasione in cui sono le
membra più deboli a convergere e a rifugiarsi nell’abbraccio di Maria, per diventare saldi nella speranza, forti nella tribolazione e lieti
nella speranza. Momento di
comunione in cui la comunità tutta fa loro da corona,
accogliendo il dono, la testimonianza che ci offrono, insieme ai loro perché e forse
alle loro lacrime.
Alle ore 15,45 la preghiera
mariana; alle ore 16 la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo. Un pullman partirà da viale Toschi,
alle ore 15.
Aperte le iscrizioni
CAMPI DIOCESANI
AZIONE CATTOLICA
Ogni sabato, dalle 10 alle 12,
la segreteria del Centro diocesano di Azione Cattolica
(vicolo Vescovado 1/a) è
aperta per le iscrizioni ai
campi estivi diocesani di Ac.
Queste le date dei campi:
3a-5a elementare: 17-23 giugno a Bedonia;
3a-5a elementare: 24-30 giugno a Bedonia;
1a-2a media: 12-20 luglio Borca di Cadore (BL);
3a media-1a superiore: 16-23
luglio Macugnaga (VB);
2a-4a superiore: 23-30 luglio
Macugnaga (VB).
Per informazioni: www. azionecattolicaparma.com
so a Bruxelles. Alle 18.30 il lancio messaggio finale.
Informazioni: www.together4europe.org; Comitato locale Parma: insiemeper.parma @libero.it, Maria Concetta Libra 349.2317331 e
Mauro Foschini 347.0578571.
SULL’ASSEDIO DI SARAJEVO
Nel ventesimo anniversario dell’assedio di Sarajevo, sabato 12 maggio alle 17 nella sala dei
Vescovi (piazza Duomo 1) si terrà la presentazione del volume di autori vari “Sarajevo. Il libro dell’assedio”. All’incontro, promosso da
Pax Christi e moderato da Corrado Truffelli,
interverranno Piero Del Giudice, scrittore e
giornalista; Gino Reggiani, docente di storia;
Sara Chierici e Francesca Meneghetti del
Gruppo Bosnia Erzegovina di Azione Cattolica; Luciano Mazzoni, coordinatore del Forum
Interreligioso di Parma. L’iniziativa, a cui aderiscono Gruppo Bosnia Erzegovina di Azione
Cattolica, Forum Interreligioso di Parma e
Consorzio Solidarietà Sociale, si propone di
sostenere le cooperative di giovani e donne
nate a Sarajevo, Gerusalemme dei Balcani.
Nell’occasione sarà possibile acquistare il volume, poi in vendita alla libreria Fiaccadori.
L’incontro tra culture al cinema
SAMARCANDA FILM FESTIVAL
L’Officina Samarcanda, laboratorio di dialogo
interculturale rivolto a ragazzi e ragazze, italiani e stranieri, in età compresa fra gli 11 e 15
anni, promosso da Caritas Diocesan e coordinato dalla Cooperativa Eidé in collaborazione
con Kwa Dunìa e parrocchia Corpus Domini,
invita al Samarcanda FilmFestival, che prosegue giovedì 17 maggio dalle 20.30 alle 22.30
nella sede di via Bandini 6 con “Il villaggio di
cartone”, di Ermanno Olmi. E’ la storia di un
vecchio prete che dà ricovero ad un gruppo di
extracomunitari in una chiesa sconsacrata a
cui toglie ogni arredo religioso. Scrive Olmi:
«…Vorrei suggerire ai cattolici, e io sono tra
questi di ricordarsi più spesso di essere anche
cristiani. Il vero tempio è la comunità umana.
Dobbiamo liberarci dagli orpelli, altrimenti
siamo maschere, uomini di cartone…».
Venerdì 25 maggio alle 21 in Seminario Minore (Parma, viale Solferino 25, ingresso auto
da viale Conforti) è invece in programma
“Benvenuti in Italia”, evento “Aspettando ottobre (africano)”: cinque cortometraggi scritti,
girati e diretti da ragazze e ragazzi immigrati in
Italia, prodotto dall’Archivio delle memorie
migranti con il sostegno dell’Open Society
Foundations e della Fondazione lettera27, in
collaborazione con Asinitas e Circolo Gianni
Bosio (2011). Alla proiezione sarà presente il
giovane regista burkinabé Hamed Dera, protagonista di un episodio .
memo
RASSEGNA ORGANISTICA
19
Associazione donne ambientaliste
GITA ALLE VILLE VENETE
L’associazione Ada Onlus organizza la gita “I
divini giardini”, domenica 27 maggio con partenza in pullman da Parma e rientro in serata.
La meta è il Parco dei Colli Euganei in provincia di Padova. Visita guidata della Villa dei Vescovi, recentemente aperta al pubblico dal Fai,
con affreschi del ’500 e bellissimo giardino e
del parco di Villa Barbarigo, “Il più bel giardino d’Italia” e ”Il terzo più bel giardino d’Europa”. Info: 338.7915373.
4 MAGGIO 2012
ultimi appuntamenti di “Fiori musicali”
20
4 MAGGIO 2012
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