Festa degli oratori a Baganzola. E per i 50 anni, la Casa della Gioventù dedicata a don Rolli. La beatificazione dell’universitario ed economista di fine Ottocento che unì fede e cultura Sabato 5 maggio consacrazione e inaugurazione della Chiesa avventista del settimo giorno 12 15 euro 1,65 anno XCIII 14 POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA GIORNALE LOCALE DIOCESI DI PARMA 16 4 M A G G I O 2 012 Perquale città n questo momento delicato della vita della nostra città, ci sembra importante ripercorrere alcune parole chiave,indicate dal Vescovo , che ne disegnano il profilo e contemporaneamente tracciano il compito di chi la vuole servire, anche attraverso l’impegno politico. I Città etica che si fa carico delle persone, che sa tenere il passo dell’ultimo e guardare in avanti per stimolare vie nuove di sviluppo, di integrazione o interazione, che sa sempre riconoscere il bene e il male e chiamarlo con il nome giusto. Consapevoli che la giustizia è tale se sa prendersi carico delle persone e non diventa impietosa. Nella Bibbia c’è scritto che non si può prendere in pegno la parte superiore della macina, e se si prende il mantello deve essere restituito alla sera, perché il povero ha solo quello per coprirsi. Città costituita da una trama di relazioni e di incontri e che ha la sua forza nella tenuta di questa trama, sempre a rischio di cedere e di sfilacciarsi se questi nodi non sono rafforzati, rifatti, rinnovati. C’è un’immagine pasquale molto efficace: la rete non si rompe quando viene innalzata sulla barca e contiene 153 grossi pesci, segno della comunità cristiana, ma anche della comunità civile. Indica la città aperta non solo ad accogliere, ma a fare spazio a chi fatica a vivere, anche a chi ha idee nuove, ai giovani, a chi vuole mettere su famiglia e generare… Fare spazio significa fare programmi, distribuire risorse, fare scelte. Città cosciente di dovere ritrovare un patrimonio comune per vincere solitudine e povertà con relazioni vere e leali per una speranza “humile” e creativa. Ci sono valori, tradizioni e scelte che hanno fatto Parma e vanno oggi rivitalizzati, rinnovati, resi fruibili per l’oggi. Città aperta con una coscienza coerente che declina questo su soggetti irrinunciabili: la famiglia e i figli, i giovani, i deboli. Parole che rimandano ad una visione della persona,costituita ad immagine e somiglianza di Dio, della vita, sacra dal concepimento fino alla morte naturale, della famiglia, del benecomune. Parole che richiedono, come più volte richiamato dal nostro Vescovo «il porre delle gerarchie di importanza, il fare anche scelte forti, impegnandoci addirittura – se necessario – ad eliminare alcune cose tradizionali e di lustro, per mettere le nostre risorse in questo quadro di valori». Maria Cecilia Scaffardi AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA Agente Generale: CAVARRETTA DOTT. GAETANO Borgo XX Marzo, 18/d - Parma Tel. 0521.289580 - Fax 0521.200467 E mail: [email protected] AGENZIA CERTIFICATA SISTEMA QUALITÀ ISO 9001: 2000 R i p ar ti r e d a l s i n da c o LEGGI IL SETTIMANALE DELLA TUA DIOCESI Ogni venerdì in edicola e nelle parrocchie Domenica 6 e lunedì 7 maggio Parma si reca alle urne per scegliere il primo cittadino del dopo-Vignali. Dieci candidati in competizione. 4-7 9 771825 290006 Avventista 20016 Toniolo ISSN 1825-2907 Anspi L’OPINIONE • In preparazione del VII incontro mondiale delle Famiglie D al 30 maggio al 3 giugno avrà luogo a Milano il VII incontro mondiale delle Famiglie col Santo Padre. Un evento che per volontà di Giovanni Paolo II, si ripete ogni tre anni, in città del mondo di volta in volta diverse. Diverso è pure il tema che caratterizza ciascuno degli incontri. Quello di quest’anno è: “La Famiglia, il Lavoro e la Festa”. Un trinomio molto ben legato e consequenziale, sintesi dello svilupparsi e del ritmarsi quotidiano della vita e delle relazioni interne ed esterne alla famiglia ed espressione dell’importanza e del valore del lavoro e del saper fare e vivere la festa, richiamo del significato ultimo della creazione. voci Innanzitutto, la Famiglia. La Famiglia intesa e considerata come “intima comunità di vita e di amore” (come la concepisce e la presenta la costituzione conciliare Gaudium et Spes, al n. 48), “la cui missione è quella di custodire, rivelare e comunicare l’amore quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa” (Familiaris Consortio n. 17). La Famiglia è il luogo dove giornalmente si costruisce una comunità di persone, si sperimentano i successi e le difficoltà della relazione interpersonale e dell’attività educativa; si fanno i conti con i problemi economici o di lavoro, ma dove ognuno si sente accolto per quello che è e dove il metro di giudizio non è quanto guadagni, quanta salute hai, quanto sei perfetto fisicamente, quanto successo hai avuto, bensì quanto sei prezioso per me, quanto ci vogliamo bene. E, lo sappiamo, il bene è diffusivo e permeante nella comunità! La Famiglia è una risorsa anche di natura economica in quanto non misura e non fa pagare il tempo di cura e di educazione che dedica e rivolge alle persone, neanche a quelle ester- 2 ne (volontariato ed impegno sociale). Perché sa vivere il perdono ed insegnare l’accoglienza. Perché è il luogo di formazione umana delle nuove generazioni; perché è culla della vita, perché si prende cura dei più deboli, amandoli e rispettandone il valore e la dignità e così facendo riduce – in misura significativa – il fabbisogno di spesa e di strutture dello Stato e/o delle Amministrazioni locali. Poi, il Lavoro. Condizione di vita connaturale alla natura umana. Partecipazione alla creazione ed impiego dei talenti di intelligenza, operosità, creatività, industriosità ricevuti nel giardino di Eden: “il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”. (Gen 2, 15). Fiducia da parte di Dio (che si fida del coltivatore) che diviene compito per l’umanità. Ed anche espressione della dignità e delle potenzialità di ciascuno di noi. Ed ancora, la Festa. Non si tratta semplicemente del “riposo” dopo la fatica del lavoro e dopo lo stress della settimana. Per noi cristiani il fare Festa ed il viverla ha un’origine ben più radicale e meravigliosa: la resurrezione di Cristo. La vera Festa nasce di lì: il Signore è veramente risorto! Questo è l’annuncio ed il saluto che si scambiavano i primi discepoli. “Senza domenica non possiamo vivere!” è l’altra affer- La realtà che siamo chiamati ad evangelizzare Se confrontiamo quanto sopra detto con la situazione odierna certamente ci accorgiamo della distanza che c’è tra il “dire ed il fare”. Non c’è coincidenza fra i valori e la realtà; c’è tanto cammino da compiere verso l’unitarietà fra lavoro e festa; ci sono situazioni di difficoltà di relazione familiare e di disoccupazione; la festa è negata dall’apertura dei negozi e dei centri commerciali; i turni di lavoro impediscono di avere momenti di vera comunione familiare … Come cristiani siamo chiamati - come peraltro sempre: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15) – alla conversione: ad orientare di nuovo i valori ed i comportamenti al disegno originario del Padre. Un cammino che la diocesi ha compiuto utilizzando le schede di catechesi predisposte per la preparazione dell’evento. Nelle singole parrocchie ed in particolare negli incontri tenutisi al Centro Diocesano di Spiritualità Coniugale a Monticelli Terme in ciascuna delle prime domeniche del mese, da ottobre ad oggi. Cammino che ha avuto un momento centrale e particolarmente significativo, presieduto dal Vescovo, domenica 18 marzo al santuario della Sacra Famiglia a Soragna. Un cammino che intendiamo concludere (meglio sarebbe dire rafforzare e rinvigorire) con la presenza alla Messa celebrata da Benedetto XVI, domenica 3 giugno (vedi box a parte). Due auspici 1 — Che questo evento “mondiale” abbia un riverbero ed una ricaduta “locale”: le nostre comunità parrocchiali (ed ancor prima ciascuna famiglia) possano e sappiano riscoprire la fecondità pastorale ed educativa che viene da questo trinomio, da un’armonica integrazione fra intimità familiare, operosità solidale e festa comunitaria. 2 — Che l’evento possa rappresentare un’ulteriore occasione di riflessione e di decisione affinché nel nostro Paese venga attuata una reale ed autentica politica in favore della famiglia fondata sul matrimonio e vengano prese misure legislative che ne riconoscano e ne valorizzino la dignità e il ruolo, il fattivo e positivo apporto al benessere comune. Il nostro Paese ha assolutamente bisogno di recuperare il valore della fecondità, della generatività, della solidarietà, della sussidiarietà. La famiglia è il primo luogo di creazione e di testimonianza di questi valori; il lavoro per tutti è la prima condizione di armonia e di uguaglianza di diritti; poter far festa (del e nel cuore) è un desiderio che niente dovrebbe sopire. Perché la gloria di Dio è l’uomo vivente! Giorgio Delsante VIAGGIO A MILANO Sono ancra aperte le iscrizioni per il viaggio diocesano delle famiglie a Milano, domenica 3 giugno, per partecipare alla Santa Messa presieduta dal Papa. Il programma prevede il partenza alle 5,30 dal parcheggio scambiatore nord. Alle 10 ci sarà la Santa Messa presso il Parco Nord – Aeroporto di Bresso (si resterà in piedi per il tempo dell’attesa e della celebrazione). Alle 12,30, infine, pranzo al sacco e rientro a Parma. Il costo del viaggio, con pullman riservato, è di 15 euro a persona. Le prenotazioni devono pervenire presso l’ufficio diocesano Famiglia (0521.380522 o uffi[email protected]) entro e non oltre giovedì 10 maggio. Testimonianza dal viaggio missionario in Albania “S 4 MAGGIO 2012 mazione fondamentale delle prime comunità cristiane. Prime comunità che vivevano la Festa come incontro, come preghiera e lode comunitaria, come condivisione del pane eucaristico e delle risorse economiche, come gioia del ritrovarsi per una comune professione di fede. e il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna …” Leggiamo queste parole nel Vangelo di Giovanni (Gv12,20-33) il primo giorno di viaggio con destinazione Albania. Saranno le lodi della mattina seguite dalla lettura del Vangelo ad aprire le nostre giornate verso l’Albania ed in Albania. Questa volta siamo un bel gruppetto, giovani e vecchi, insieme per l’ottavo viaggio di solidarietà proposto dai Laici Missionari della Carità di Parma e realizzati con l’appoggio dell’associazione di volontariato “Di mano in mano” ONLUS. Il viaggio nei miei pensieri e sentimenti sarà scandito dal brano di Vangelo che apre questo breve racconto. La provocazione è grande: Come può Dio, il Dio della vita, dell’amore, della carità, della misericordia dichiarare che solo la morte può portare la vita? Come è possibile capire chi dice che l’odio per la propria vita terrena è necessario per conquistare la vita eterna? Parole forti che vanno interpretate, ma non cambiate. Questo è il testo e questo è il messaggio. Siamo tutti esperti nel copiaincolla, ma con il Vangelo non si può. Non posseggo risposte avvincenti per spiegare un brano di Vangelo così “duro”, ma voglio provare a tradurre sensazioni e sentimenti perché queste parole che hanno aiutato me a trovare equilibrio e pace dove la ragione si rifiutava di accettare la realtà, possano dare conforto anche ad altri. Come capire o almeno accettare la durissima realtà della casa di accoglienza di Scutari dove oltre 70 bambini gravemente ammalati ed infermi trascorrono le loro giornate. Alcuni sono arrivati piccolissimi, tanti moriranno in DIOCESI DI PARMA «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». (Gaudium et spes, 1) quel luogo. Molti di loro sono bloccati in un lettino, non possono mangiare, parlare, lavarsi, dipendono dalle suore, dai volontari e dalle donne che vi lavorano per ogni piccola cosa. Dov’è la ragione in tutto questo? Dov’è il Dio della vita piena e abbondante per tutti? Il silenzio, la preghiera e la condivisione allentano l’angoscia, ma i conti iniziano a tornare solo se abbiamo la forza, come dice Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945 teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo) di aggrapparci alla Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi In redazione: Francesco Dradi, Alessandro Ronchini. Pagina Fedi: Laura Caffagnini. Fotografie: Erick Ceresini (copertina), Anspi, Ufficio catechistico. Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Francesco Bonini, Giorgio Campanini, Caritas diocesana, Gianfranco Carrera, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Umberto Cocconi, Vincenzo Corrado, Giorgio Delsante, Mario Scaffardi, Aluisi Tosolini. croce e non di cercare di capirla. Ed i conti tornano nell’amore infinito delle suore della Carità verso queste piccole creature indifese. Ed i conti tornano nei sorrisi e negli occhi vispi, nei piccoli movimenti della testa, nella gioia che prende forma in ogni modo, quando ti avvicini e l’incontro si trasforma in baci, abbracci, carezze … Ed i conti tornano nelle parole di Bartolomè de las Casas (1484 –1566 vescovo cattolico spagnolo), il quale ripeteva spesso: “ Del più piccolino e del più dimenticato Dio ha freschissima e viva memoria”. E tornano soprattutto nella relazione pura, bella, sincera, unica che i bambini di Scutari ci hanno donato con il loro essere aggrappati alla croce. Per i bambini, per le suore, i conti tornano … e per noi? Questo viaggio in Albania, l’ottavo, ma è come se fosse il primo, gli incontri, le relazioni, le suore della Carità, il Vangelo, i bambini sono tanti segni che portano in un’unica direzione: Fare bella la nostra vita e non avere paura di morire alle cose inutili, al prestigio, all’arrivismo, all’individualismo, all’egoismo, al conto in banca, al potere dei più buoni e … rinascere alla vita piena di amore, solidarietà, accoglienza, ospitalità, altruismo, solo così avremo meritato quei sorrisi. In direzione ostinata e contraria alle proposte del tutto facile e subito, del tanto così fanno tutti, dei grandi fratelli di turno, abbiamo la possibilità di incontrare la profondità del messaggio evangeli- Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo, 1 (Palazzo del Vescovado) - Tel. 0521.230451 - Fax 0521.206265 - E-mail: [email protected] - [email protected]. 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Ringrazio Mario, volontario dell’associazione “Di mano in mano” ed amico fraterno. Ringrazio tutte le persone incontrate e ringrazio i bambini di Scutari per i sorrisi e per averci definitivamente convinti che la gioia non si vende, non si compra … si regala. Gianfranco Carrera Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 € C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma. Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona Tel. 0372.498248 ASSOCIATO Federazione Italiana Settimanali Cattolici ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 2 maggio, alle 18,30 Tiratura: 1.840 copie. InnestàtiinCristo TEMPO DI PASQUA V domenica - anno B In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Atelalode,Signore,nellagrandeassemblea U ALLEGORIA • Diverse sono le chiavi di lettura dell’immagine usata da Gesù e che rimandano a passi del Primo Testamento. Atti degli apostoli 9,26-31 In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. Salmo 21 A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea. Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano; il vostro cuore viva per sempre! Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra; davanti a te si prostreranno tutte le famiglie dei popoli. A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere. Ma io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!». 1a lettera di Giovanni 3,18-24 T utto il brano è unitario, è un blocco da leggere insieme per cui se noi lo spezzassimo in due e leggessimo da sola l’allegoria della vite e dei tralci senza il seguito sbaglieremmo di molto e rischieremmo di non capire il senso. Basta osservare come parole e temi ricorrono dall’inizio alla fine: la parola Padre, i verbi rimanere, portare frutto. Ma è anche vero che il brano letto si divide in due parti, anche se non separabili; nella prima parte abbiamo un’allegoria, un paragone; nella seconda parte la spiegazione del paragone. Il processo è verso la concretizzazione, per cui si pongono due domande: «Devo rimanere in Cristo, ma in concreto che cosa significa? devo rimanere per portare frutti, ma quali sono i frutti?». Un primo modo di leggere l’allegoria è di collocarla sul suo sfondo letterario e tradizionale. Gesù, usando l’immagine della vigna, della vite, del vignaiolo, dei tralci, dei frutti, utilizza un’immagine ricca di risonanza dentro la cultura dove Lui agiva e operava. L’immagine era già nota e quindi suscitava molti ricordi. C’è tutta una tradizione profetica i cui testi principali sono: Isaia 5, 1-7; Ger 2, 21; Ez. 15, 1-6; 17; 19; Salmo 80. Di nuovo c’è una vigna, di nuovo riparte la storia; la speranza è compiuta, una vite c’è. Il Cristo si presenta come il compimento della speranza; però c’è qualcosa che il salmista non avrebbe immaginato, perchè è un compimento al di là delle attese prevedibili; c’è un’originalità nell’uso che Gesù fa di questa immagine classica. Gesù sottolinea che Lui è una struttura di riferimento. Nel v. 5, versetto centrale, si dice: Io sono la vite voi i tralci; ma questo versetto fa riferimento al v.1 Io sono la vite ed il Padre mio è il vignaiolo. Una vite che viene da Dio, legata al Padre, una vite che si tramuta in tralci che siamo noi. Questo è il centro della spiritualità del Cristo: sentirsi legato al Padre, dono del Padre per essere un dono ai fratelli, per essere un dono agli uomini. Nell’A.T la vigna era la comunità, nel N.T non è la comunità, è il Cristo. C’è il Cristo che finalmente è all’altezza della situazione; questa è la nostra salvezza, nella misura in cui siamo legati a Lui, in dipendenza da Lui e sulle sue spalle. Se c’è qualcosa di buono al mondo è perchè c’è Gesù Cristo. Noi siamo tralci, Lui è la vite, Lui il tronco che non viene mai meno. Nando Bonati AIRO-CATSAIRO Il senso primo del verbo airo è: alzare, prendere, raccogliere, eliminare, distruggere, (è il verbo gridato dalla folla contro Gesù - Gv 19, 15 - ); con l’aggiunta della preposizione catà acquista un valore positivo: è un eliminare che però ha un senso, uno scopo. Parlando di una vite, è quanto mai azzeccato dire tagliare e potare: c’è un eliminare che ha dentro uno scopo. Giovanni è solito giocare sulle parole: uno che guarda all’esterno non capisce la differenza del gesto dell’agricoltore: vede semplicemente uno che taglia! Ma l’agricoltore sa che c’è un tagliare per il fuoco e c’è un tagliare per i frutti! Il gesto è lo stesso, lo scopo è diverso! Quando in Giovanni troviamo “puro” possiamo tranquillamente tradurre “potato”. Il discepolo è potato (puro) dalla Parola, per la Parola che ha ascoltato. E’ la storia di Gesù: se la guardi da una parte è la storia di un fallito, di uno annullato nel modo peggiore; se la guardi da un’altra parte vedi in lui il frutto di un amore che vince la morte: il dono di Dio. Gli eventi della mia vita, tagli o potature? miliato e percosso, vicino alla morte, il povero ha gridato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Salmo 21,2). E YHWH ha ascoltato, «non ha disprezzato né disdegnato l’afflizione del povero» (25)! Ora è tempo di annunciare il suo Nome nell’assemblea (23), ora è giusto offrire sacrifici di lode a Colui che lo ha liberato, invitando i più poveri del popolo (’anawiym, 26b) al banchetto sacro: mangeranno e saranno saziati coloro che cercano YHWH, e gioiranno insieme ricevendo da Lui la vita (27). Liberato, egli deve raccontare, ma non solo ai fratelli (23): l’annuncio giunge ai confini del mondo (28), in ogni luogo e in ogni tempo. Da una generazione all’altra corre la voce della giustizia di YHWH (32). Ora, un solo motivo per vivere (30e): parlare di Lui, servire Lui, annunciare che Egli agisce (31-32)! Un passaggio: dopo la prova sopportata dal servo fedele, viene il tempo della fraternità e della lode. È il passaggio pasquale: per la sofferenza di Cristo, innocente e giusto, Dio instaura il suo regno (29). «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli» (Gv 15,8). In Cristo Risorto inizia così una nuova vita, che porta frutto nella fedeltà al suo comando: amore in tutti! Vive il nostro cuore per sempre: le tue parole in noi nello Spirito che ci hai dato. Vive il nostro cuore per sempre: parliamo apertamente, amiamo nella fedeltà. - Vive il nostro cuore per sempre: crediamo nel tuo Nome per essere tuoi discepoli. - Vive il nostro cuore per sempre: ci amiamo gli uni gli altri, portiamo molto frutto. «Ecco l’opera del Signore!» (32c) -. Parola Giovanni 15,1-8 3 Liliana Castagneti Parole e giorni vignaiolo”; c’è quel ‘vera’ che è un tratto fondamentalmente polemico; cioè rivendica a Cristo un’esclusività; altrove, gli altri, non possono essere vite. In questa allegoria è accennata la tematica del giudizio, sfruttando proprio il particolare di Ezechiele: se il tralcio rimane e porta frutto bene, se non porta frutto è reciso. Si può dire che il giudizio è all’interno della comunità, cioè il filo del giudizio passa anche all’interno della comunità cristiana: se uno non è legato a Cristo viene reciso. Anche coloro che fanno parte della comunità cristiana possono essere tralci sterili; quindi, chiaramente, il giudizio è all’interno. Tu, vera vite piantata nelle nostre terre; io, tralcio fragile che solo in Te ha possibilità di frutto. Sono un ribelle alla mia potatura: per questo i miei frutti sono scarsi. Sento pregnante l’invito a rimanere in Te: perché Tu sei dimora ed io colui che in te dimora, Tu sei la vita ed io colui che riceve vita, Tu sei il mio Signore ed io senza di Te sono nulla. Lontano da Te, staccato da Te, come il tralcio staccato dalla vite, spesso ho fatto esperienza di morte: perché allora, continuiamo ad essere così estranei? Spirito Santo, Spirito di libertà, insegnami a dimorare nell’amore del Padre; e sull’esempio del Figlio, la vera vite, fa che non tema le potature. Visita noi, tua vigna, Signore, vigna che tu ami di amore sponsale. Solo la gioia che viene da te è la nostra gioia, solo la pace che viene da te è la nostra pace. Nella tua chiamata è nascosta la nostra risposta: solo perché Tu chiami possiamo rispondere. La tua volontà sia la nostra Perché portiamo frutto in ogni stagione. 4 MAGGIO 2012 N oi siamo vite nella misura in cui siamo dipendenti da, uniti da Cristo. La Chiesa è vite nella misura in cui è dipendente da Cristo. Questa idea della dipendenza è veramente importante ed è un’idea applicata alla comunità, che nel Prologo Giovanni l’aveva già applicata all’intera realtà esistente: «Senza di Lui niente esiste di ciò che esiste». Tutto attraverso di Lui, niente senza di Lui. Quindi è un’applicazione alla comunità di una legge che è generale: «Se il mondo sta in piedi è nella misura in cui Cristo gli dà un senso». Gesù non si limita a di re “Io sono la vite e il Padre mio il vignaiolo”, ma dice “Io sono la vera vite ed il Padre mio è il 7 GIORNI in10 RIGHE È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 25 APRILE AL 1°MAGGIO 1/5 • Com’era prevedibile, gli striscioni sfilati nei cortei verso Piazza Garibaldi martedì scorso hanno sottolineato come l’avere un lavoro da cui astenersi per la Festa sia un lusso, tra precari, licenziati, esodati, posti a rischio. Da Rieti giunge il messaggio della leader Cgil Camusso ai giovani: «Le cose si possono cambiare. Non rassegnarsi all’idea di un declino inevitabile. Contrastarlo col lavoro e la creazione di lavoro». STRADE • Moto contro guardrail a Canossa, muore nocetano 35enne. Borgotaro-Bedonia, auto fuori strada. 74enne grave. BOTTO • San Pancrazio, auto-ariete contro filiale Cariparma. Acetilene per fare saltare il Bancomat. Bottino: 40mila euro. DROGA • Arrestato albanese (già accusato di omicidio in Albania) con 3 connazionali. 14 kg di marijuana e una pistola. MAFIE • Blitz all’alba, arrestato 39enne ’ndranghetista di Palmi (RC), condannato per furto. Viveva tra Neviano A. e Reggio. CHOC • Albareto, 84enne rapinato in casa da coppia. Minacciato di bastonate, legato, chiuso in bagno. Ora è ricoverato. DAL TETTO • Via Vasari, imprenditore 48enne sul lastrico per debiti di altre ditte, ospite al Centro Santi, chiede giustizia. MAGGIORE • Protesta di 12 ex addetti al trasporto interno (e con anzianità). 4 i delegati sindacali. Lenzuolata e catene. PATTO • Provincia, 1,68 milioni a sostegno del lavoro. 18 i firmatari, 5 i progetti, tra indennità e formazione permanente. AEROPORTO • Nuovo Ad, Anna Ivannikova. F. Rastelli direttore generale. Per nuovo sviluppo e nuova concessione Enac. EFSA • L’agenzia si apre alla città. La direttrice Laneélle: «Dal 2003, prodotti 2500 pareri. Costo: 70 cents/anno a cittadino». ELEZIONI COMUNALI Breve riepilogo di profili, programmi e liste a sostegno dei dieci candidati. Le differenti visioni e accenti su ambiente, sicurezza, partecipate e... debiti. mappe Chi sarà il primo cittadino? 4 Parma, stanca, al voto per il dopo-Vignali, tra conferme e novità WALLI BONVICINI La candidata • Wally Bonvicini, 60 anni, imprenditrice nel settore della moda. Non ha mai svolto attività politica in precedenza. Il programma • Verte principalmente sulle questioni economiche. Esemplificativa l’iniziativa “Chiediamo la soppressione di Equitalia a Parma”. Dello stesso tenore la proposta di chiudere Parma Gestione Entrate per addivenire ad una gestione interna comunale. Molti strali sono rivolti alle banche («credete vi stiano dissanguando? probabilmente non avete torto») ed è posta con forza la questione dell’anatocismo, cioè degli interessi calcolati sugli interessi, ai danni dei correntisti. Secondo la candidata il Comune di Parma potrebbe ottenere almeno 200 milioni dalle banche, facendo periziare i conti. Altro cavallo di battaglia è l’abolizione dei varchi elettronici e delle strisce blu per far rivivere il centro. La lista • Si chiama Buongiorno Italia! Siamo voi. Presenta 22 candidati e la maggioranza è originaria di fuori provincia. 4 MAGGIO 2012 ROBERTO GHIRETTI Il candidato • Ha 57 anni, manager nello sport, è titolare dell’omonimo Studio Ghiretti fondato dieci anni fa. Assessore “tecnico” allo sport della giunta Vignali dal febbraio 2009 al settembre 2011, quando si dimise assieme ad altri assessori di Parma Civica. Il programma • Molta attenzione all’ambiente (riqualificazione energetica edifici tra le priorità; inceneritore da «affamare» con raccolta differenziata condominiale) al sostegno alle imprese giovanili e al problema casa. Si è caratterizzato per un distacco dall’esperienza di Ubaldi (più volte ha esecrato il ponte nord e «la città da 400mila abitanti») e, in parte, da quella di Vignali, proponendosi come «unica alternativa ai soliti nomi». La lista • Parma Unita è il movimento fondato da Ghiretti nello scorso dicembre. Dallo spiccato carattere civico presenta in lista molti rappresentanti del mondo sportivo locale. Ha presentato in anteprima 4 assessori: il medico Gianfranco Beltrami, l’economista Luca Di Nella, la giornalista Katia Golini, l’ingegnere Paolo Scarpa. Doppie firme • Ad aumentare il disincanto c’è stato pure lo scandalo delle doppie firme, ossia di persone che avrebbero firmato per la presentazione di liste di due diversi candidati sindaco. Qualche errore può capitare ma non la falsifica- zione delle firme, su cui sta indagando la Procura, dopo la denuncia dell’ex pallavolista Claudio Galli che vistasi cassata la firma proGhiretti ha scoperto che il suo nome era già conteggiato a sostegno di Bocchi de La Destra. Falsamente, D omenica 6 e lunedì 7 maggio si vota per eleggere il sindaco e il consiglio comunale di Parma (le istruzioni per il voto a pag. 7). La lunga campagna elettorale (cominciata di fatto nell’autunno scorso, con le dimissioni del sindaco Vignali) ha sfiancato un po’ tutti, in particolare i cittadini. Stanchezza e scarso entusiasmo dovuti a un insieme di fattori: nessun argomento forte su cui discutere o appassionarsi (cinque anni fa c’era il progetto della metropolitana, oggi ci sono i debiti); nessuna promessa di nuova opera pubblica che possa solleticare l’immaginario (anzi, c’è ancora il buco della stazione da chiudere); facce note tra i candidati sindaco delle forze potenzialmente più attrattive e conosciute (Bernazzoli, Buzzi, Ghiretti, Ubaldi, Zorandi) con la freschezza delle novità limitata ai due movimenti contestatari, dagli indignados (Roberti) ai grillini (Pizzarotti), o agli outsider totali (Bocchi, Bonvicini, Spaggiari); il record di 10 candidati sindaco che deconcentra l’attenzione; temi nuovi assunti rapidamente da tutti, causa crisi e nuovo “sentiment” ambientale, (ad esempio: no al consumo di suolo, sottoscritto da tutti, con variazioni marginali tra i programmi); mancata polarizzazione tra due schieramenti e abbondanza di potenziali terzi incomodi. In tutto questo, però, agli elettori piacerebbe una sorpresa: un sindaco al primo turno o un ballottaggio imprevedibile. Accadrà? da qui la denuncia. A cui è seguito il suicidio di Pier Angelo Ablondi, consigliere provinciale della Lega Nord, che aveva vidimato le firme per La Destra in buona fede. Proprio un bigliettino lasciato da Ablondi con questo riferimento LILIANA SPAGGIARI La candidata • Ha 39 anni, è educatrice professionale, lavora per una cooperativa sociale in un centro riabilitativo per pazienti con sclerosi multipla. Il programma • Una particolare attenzione è stata rivolta alle situazioni di difficoltà lavorative sul territorio, con diversi interventi di «solidarietà ai lavoratori in lotta», sostenendo le battaglie della Fiom e poi «criticando apertamente un sistema che prevede di “aprire” al privato sociale, privato che per la maggioranza dei casi è rappresentato dalle grandi cooperative sociali» dichiarando che i servizi alla persona debbono rimanere «sotto il controllo pubblico». Altri punti di impegno sono il no all’inceneritore, l’adesione convinta alle giornate della laicità e la proposta di «creazione presso gli uffici comunali di un registro delle coppie di fatto». La lista • Il Partito Comunista dei Lavoratori è attivo da qualche anno e si presenta per la prima volta alle elezioni comunali. In lista vi sono 27 candidati. Curiosità: la campagna elettorale è stata fatta a bordo della prolet-mobile, vecchia automobile adattata per la propaganda. PRIAMO BOCCHI Il candidato • Ha 42 anni, è mediatore di formaggi. Fa politica da quando era ragazzo: prima nel Fronte della Gioventù, poi Msi, quindi An. Nel 2007 aderisce a La Destra. Il programma • Ha cercato di smarcarsi dal cliché tutto sicurezza che gli si attribuisce, senza mancare peraltro di difendere Casapound («ha il diritto di esistere») in polemica con la sinistra e puntando il dito sulla moschea «illegale» di via Campanini. Molta attenzione viene posta al rilancio di Parma valorizzando agroalimentare, cultura e turismo. In questo senso riflessioni su come riorganizzare la presenza delle piccole attività commerciali e di artigianato in Oltretorrente e in centro storico. E la proposta di ridurre l’Imu, sulla seconda casa, sugli immobili delle imprese e con agevolazioni per gli anziani. La lista • La Destra, alla sua prima volta alle elezioni comunali, presenta 32 candidati consiglieri di cui 16, la metà esatta, di età ricompresa tra 30 e 42 anni. («ho fatto un favore ad un amico» senza specificare nome né liste) ha scosso la città. Se fosse solo questo il motivo del suicidio non si saprà mai. Di certo il procuratore La Guardia ha detto che le doppie firme sono in tutte le liste ma non in numero così ampio da invalidare nessuna lista. I doppioni sarebbero centinaia e il record spetterebbe alla lista Buongiorno Italia della Bonvicini, ma su questo La Guardia è stato volutamente generico. Ogni firma doppia sarà controllata e in caso di falsificazione scatterà la denuncia per falso in atto pubblico, a carico dei vidimatori. Per questa vicenda si è dimesso dall’incarico di segretario provinciale de La Destra, Mario Bertoli. «O gnuno sta solo sul cuor della terra L’EX PARROCO MEDITA SULLA MORTE DEL 14ENNE derci felici. trafitto da un raggio di sole: «Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille ed è subito sera» anni come un giorno solo» (2a Lettera di Pietro 3,8) per cui “Ed è subito sera” scrive Salvatore Quasimodo. Prenil tempo, inteso come trascorrere delle ore conta ben podendo spunto da questa lirica ho voluto riflettere su quanto figge”, ossia “ferisce”, trasformando il co. Ciò che è importante è la capacità che abbiamo di “giocarè accaduto proprio in questi giorni nella nostra città. La mor“raggio” in una specie di dardo, porta- ci” la nostra esistenza “sul cuore della terra”, dove noi viviamo. te tragica di un ragazzo di soli quattordici anni: Sebastiano tore di morte. Proprio perché sei stato Oggi, prima che arrivi “subito la sera” anche per noi, si fa imAzzali. illuminato, hai acquisito la coscienza perante un appello di astrarsi dal “provvisorio” e di ricercare Con la stessa rapidità, con cui la giornata si conclude nella sedella tua dignità, ma nel contempo i tutto ciò che ci fa “essere figli di Dio e fratelli e sorelle tra noi”. ra, sopraggiunge fatalmente la fine della vita. La lunga notte tuoi occhi aprendosi alla luce hanno E’ ben poca la porzione di vita che viviamo, sta a noi decidere in questo caso giunge inaspettatamente mentre Sebastiano scoperto la caducità della vita. Al dila- se impiegarla davanti ad una play station o a chiacchierare con va a giocare con gli amici. E questo terribile fatto avvolge tut- tarsi dello spazio — “il cuor della terra” — corrisponde la con- un amico o correre dietro le vanità di questo mondo, o “cercati nelle tenebre come se fossimo un’unica comunità e ciò ri- trazione del tempo, ossia il suo precipitare, che lo riduce alla re il Regno di Dio e la sua giustizia” (Matteo 6,23). guardasse tutti. La stessa città di Parma è diventata come frazione di un attimo per cui “è subito sera”. Afferma Michele, un giovane amico di Seba: «sai perché noi un’unica famiglia, dove non c’è più l’anonimato o l’indiffe- Mi ha colpito questa frase dell’ultimo film “Il primo uomo” di adesso riusciamo ad andare avanti pur avendo una cicatrice renza, ma un unico intrecciarsi di storie e di abbracci. Gianni Amelio: «Ogni bambino contiene già i germi dell’uomo nel cuore? Perché sappiamo che tu prima di andare via hai daCon pochi versi Salvatore Quasimodo descrive la parabola che diventerà». Noi in Sebastiano abbiamo visto i germi del to tutto per noi... sappiamo che ti rivedremo prima o poi lassù della vita ossia la brevità dell’esistenza umana. Le parole so- suo essere adulto: la sua innocenza, la sua spensieratezza, la ... però quello che conta di più di tutto è che adesso tu stai in no essenziali: molte di queste iniziano con la lettera s (sta, so- sua voglia di fare tante cose, di non fermarsi mai, un’esube- un posto migliore dove tutti prima o poi andremo... non è un lo, sul, sole, subito, sera) e trasmettono una carica di profon- ranza a tutta pelle, il suo essere un passo più avanti di tutti, il addio, ma è un “a presto” perché spero di rivederti. Però per de emozioni. Il “raggio di sole” che colpisce “ognuno” è sim- suo carattere forte e determinato, capace di compiere missio- adesso è cosi». bolo di luce e di calore, e quindi della stessa vita, ma esso “tra- ni impossibili e sorprendenti, la sua voglia di vivere e di renUmberto Cocconi Sebastiano, “ed è subito sera” ROBERTA ROBERTI La candidata • Ha 47 anni, è insegnante di italiano alle superiori. Cofondatrice del coordinamento “La scuola siamo noi” contro le riforme di ridimensionamento delle scuole. E’ stata una delle protagoniste degli “indignados” in piazza nell’estate scorsa. Il programma • Il tentativo è quello di trasporre nelle urne i cavalli di battaglia delle proteste di piazza, reinterpretati alla voce “bene comune”: dalla volontà di trasparenza contro il sistema delle partecipate (su cui sono stati promossi incontri e denunce, in particolare su Spip) ai temi ambientali, dal no all’inceneritore all’autoproduzione di energia rinnovabile. In ultimo la difesa della Tep come azienda pubblica, con riaffidamento diretto del servizio. Le liste • Sono due: Parma Bene Comune (con 24 candidati) e Rifondazione Comunista. PBC è l’espressione diretta di quella parte degli “indignados” che ha deciso di provare la via elettorale (altri sono confluiti nel M5S). Rifondazione presenta come capilista la segretaria Paola Varesi e l’ex deputato Vittorio Parisi. ELVIO UBALDI Il candidato • Ha 65 anni, ex direttore Enaip, sindaco di Parma dal 1998 al 2007. Nell’ultimo mandato presidente del consiglio comunale. Il programma • Le attenzioni sono state rivolte a due ambiti: sociale ed imprese. Con questa chiave sono state impostate proposte per «asili aziendali, sostegno alla famiglia, anziani assistiti a casa o nel proprio quartiere, progetti di comunità» oppure la creazione dell’Agenzia Abitare. E dall’altro lato una marcata attenzione alle pmi. Nei dibattiti è ribadito il pensiero che la metropolitana, come l’inceneritore, era un’opera da fare. Netto e inequivocabile il distinguo da Vignali,suo ex delfino. Le liste • Sono tre: Civiltà Parmigiana è la formazione storica fondata da Ubaldi nel ’94; tra le sue file accoglie transfughi dal Pdl e, tra i nomi noti, Angelo Cornacchione presidente del Cna. L’Udc, che si riconferma alleato di ferro, e presenta come capilista l’ex assessore Giuseppe Pellacini e gli ex consiglieri Matteo Agoletti e Stefano Bianchi. C’è poi Parma moderata libera e solidale capeggiata dall’ex assessora Paola Colla, con 26 candidati. Il candidato • Ha 39 anni, project manager del settore informatica in una banca. E’ attivista del Movimento 5 Stelle dal 2009. Nel 2010 era in lista alle elezioni regionali Il programma • L’essenza che viene dichiarata alla base di tutto è la partecipazione e la trasparenza, e una delle risposte preferite ai quesiti su “cosa farà per...?” è «lo decideremo assieme ai cittadini», attraverso assemblee e incontri pubblici. La ricerca degli assessori? «Mandateci il vostro cv», purché abbiate fedina penale pulita. Tra i punti principali la chiusura dell’inceneritore con il raggiungimento del 90% di raccolta differenziata. E contro la crisi la filiera corta, specie per l’agroalimentare. Le liste • E’ l’esordio comunale per il Movimento 5 Stelle, fondato da Beppe Grillo quattro anni fa. In lista (presenti in 25) ci sono, rigorosamente, solo aderenti al M5S. Tra di loro diversi erano presenti tra gli “indignados” in piazza e molti sono attivi militanti “no termo” come Marco Vagnozzi e Nicoletta Paci. ANDREA ZORANDI Il candidato • Ha 54 anni, medico di medicina generale da vent’anni. E’ al bis come candidato sindaco per la Lega Nord (ci provò nel 2007), di cui è segretario provinciale dal 2008. Il programma • Due sono i punti fermi: prevenzione dei reati e rispetto della legalità. Il tema sicurezza, che quasi non occorre declinare, rimane il caposaldo di una campagna difficile, per le vicende nazionali e locali. Trasparenza e sostenibilità invece le parole d’ordine sui temi ambientali e delle infastrutture. Viene detto no ai varchi elettronici e all’inceneritore. Per il sociale si pensa a tante “Case della salute”, una in ogni quartiere. Sull’economia focalizzazione in particolare sulla vicenda di Banca Monte e su quella delle partecipate. La lista • I candidati della Lega Nord sono tutti attivisti e militanti, tra cui assessori e consiglieri in altri comuni ed Emiliano Occhi, presidente di Emiliambiente. La Lega Nord si presenta per la quinta volta in solitaria alle elezioni, dal suo esordio nel 1994. mappe Il candidato • Ha 54 anni è avvocato. Da giovane era nella Dc. Nel 1998 si iscrive a Forza Italia, nel 2002 entra in consiglio comunale e nel 2004 diventa vicesindaco di Ubaldi, ruolo che mantiene, fino all’ultimo, con Vignali. Il programma • Lo slogan scelto per la campagna, “A testa alta” spiega tutto dell’orgoglio di ripresentarsi come, di fatto, gli unici “continuisti” dell’amministrazione “dimissionata” dalle inchieste giudiziarie. Proposte concentrate su sicurezza e meno tasse (con la promessa di «abolire l’Imu entro cento giorni») e la difesa dei punti di forza della vecchia giunta, su tutti il Quoziente Parma, e il tentativo di spiegare che i debiti del Comune furono per investimenti e sono «contenuti». Le liste • Sono due: Pdl e Cantiere popolare (dell’ex ministro all’agricoltura Romano, con 26 candidati). Tra le fila del Pdl molti assenti illustri dell’amministrazione uscente. Solo tre i consiglieri uscenti ricandidati. Tra i nomi noti Andrea Aiello, segretario dell’ex sindaco Vignali. FEDERICO PIZZAROTTI 5 VINCENZO BERNAZZOLI Il candidato • Ha 56 anni, cooperatore e poi sindacalista, dal 1993 è politico a tempo pieno. In quell’anno fu eletto sindaco di Fontanellato (due mandati, fino al 2001). Dal 2000 vicepresidente della Provincia di cui è stato eletto presidente nel 2003, confermato nel 2009. E’ tuttora in carica. Il programma • Si è focalizzato sulla questione dei debiti (600 milioni) lasciati in eredità dalla precedente giunta, che renderà impraticabile fare nuove opere («fra tre anni la nuova Racagni»). Punta molto sull’agenda digitale. Attenzione alta alle nuove povertà e soprattutto al lavoro, «priorità assoluta». Le liste • Sono sette. Il Pd è la lista di riferimento con tanti nomi noti (capilista Nicola Dall’Olio e Lorenza Dodi, tra gli altri citiamo solo l’ex direttore di Vita Nuova, Giuseppe Bizzi). E poi: Idv, Altra Politica di Maria Teresa Guarnieri (con esponenti del Fli di Fini), Parma che cambia (Sel, Verdi e I mille), Pdci, Per Parma progressista socialista e laica, Consumatori pensionati. 4 MAGGIO 2012 PAOLO BUZZI Il quorum per il consiglio • Il nuovo consiglio comunale sarà ridotto rispetto al precedente: 32 consiglieri anziché 40, in ossequio ad una norma di risparmio introdotta l’anno scorso dal governo Berlusconi. Questa riduzione alza, di converso, l’asticella dei voti necessari da raccogliere per essere eletti in consiglio. Se nel 2007 il candidato Balestrieri restò fuori per un soffio dal consiglio con il 2,98% dei voti, oggi potrebbe non bastare il 3,5%. Anzi, per chi sarà all’opposizione, potrebbe essere necessario raggiungere il 3,8 se non il 4% tondo. Un po’ meno per chi sarà in maggioranza: potrebbe bastare il 3%, ma non è detto (questo chiaramente nell’ipotesi che a vincere sia un sindaco con una coalizione larga e non con una lista unica). La suddivisione degli scranni del consiglio vedrà 19 consiglieri di maggioranza e 13 di opposizione. I voti effettivi • Ma quanti voti sono necessari per raggiungere il 3,5%? Dipende dall’affluenza al voto. Gli elettori sono 142mila. Se si recasse alle urne il 74% come nel 2007, vorrebbe dire un’affluenza di 105mila votanti, che spurgati delle schede nulle o bianche, indicherebbero all’incirca in mille voti validi 1 punto percentuale. Dunque una lista per poter eleggere in consiglio almeno un membro (che in caso fosse in minoranza sarà il candidato sindaco) deve raggranellare almeno 3.500 voti. E quanti voti deve prendere un candidato consigliere per essere eletto? Nel 2007 l’ultimo eletto nell’unica lista di maggioranza prese 201 preferenze. Il 19esimo era a quota 226. Tendenzialmente si può dire che la quota è questa anche per il 2012 in caso di unica lista. Se invece si tratta di una coalizione, per essere eletti nella lista principale potrebbero essere necessari non meno di 250 voti. Il quorum sarà più alto per liste di supporto nella maggioranza (anche 400 preferenze per poter essere eletti, considerando una normale “gara” interna per le preferenze) e nell’opposizione (in caso di assegnazione di tre o più seggi dovrebbero servire almeno 300 voti personali). Il ridotto numero di candidati al consiglio (otto in meno) peraltro può agevolare una minor concorrenza per strappare voti allo stesso target elettorale. 6 4 MAGGIO 2012 RICERCA DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI ”COLASANTI” ALLA II G DEL ROMAGNOSI DAL 7 AL 10 MAGGIO. ATTESI IN 60MILA Abitare la città dimenticata In musica contro la violenza Cibus, espongono 2.300 aziende L’Ordine degli Architetti, assieme alla Fondazione Architetti di Parma e Piacenza, ha pubblicato un agile fascicolo dove mette in luce 39 edifici della città che sono dismessi o sottoutilizzati. La pubblicazione fa parte del percorso “Abitare la città dimenticata” che l’Ordine degli architetti ha intrapreso in questi mesi, intersecandolo con la campagna elettorale per sensibilizzare i politici sulla necessità del riuso del costruito, in particolare degli spazi vuoti. I 39 casi esposti, con foto e breve descrizione, sono molto vari: si va dai casi storici e discussi del complesso di S. Francesco e dell’Ospedale Vecchio ad altri caduti effettivamente nel dimenticatoio (ex ospedale Stuard, ex cinema Trento, ex cinema Lux) ad alcune provocazioni (ponte nord, appena realizzato ma di dubbio utilizzo) ad edifici che in realtà sono utilizzati. Numerose le ex chiese o conventi citati (S. Giacomo, S. Tiburzio, S. Giobbe, padri cappuccini, S. Luca Eremitani, S. Pietro d’Alcantara). La settima edizione del premio Colasanti-Lopez, istituito dalla Provincia nel 2005 per sensibilizzare i giovani sulla violenza contro le donne, è andata alla II G del Liceo classico Romagnosi, che ha realizzato tre brani musicali (“Chiediti perché”, “La nostra storia” e “Come un germoglio”) legati insieme dal tema del ricordo. Al secondo posto la III B del Liceo scientifico e musicale Bertolucci e al terzo la IV R del Liceo scientifico Marconi. Alle tre classi sul podio sono andati buoni regalo da spendere nei punti vendita LaFeltrinelli: ogni studente vincitore ha avuto un suo buono personale. Sette le classi partecipanti che hanno presentato un elaborato frutto della riflessione sul tema, condotta grazie a un percorso formativo-informativo condotto dall’Associazione Centro Antiviolenza di Parma e da L.A.M.P.I di musica (laboratorio artistico manageriale). I lavori sono stati giudicati di grande interesse soprattutto per la capacità di riflessione e di approfondimento che i ragazzi hanno dimostrato a fronte di un argomento spesso e perlopiù solo mediato dai mezzi d’informazione. La più importante vetrina dei prodotti alimentari italiani aprirà lunedì 7 maggio a Parma, per chiudersi giovedì 10. La 16a edizione di Cibus prevede l’arrivo di 60 mila visitatori e di migliaia di buyers stranieri che troveranno ad attenderli circa 2.300 aziende italiane espositrici, le aree collettive delle Regioni italiane, tanti convegni ed eventi. Cibus si conferma soprattutto orientato all’export, e Fiere di Parma, insieme a Federalimentare, hanno investito molto nell’ospitalità di operatori provenienti dall’estero. D’altronde, se i consumi alimentari nazionali ristagnano, l’export dell’industria alimentare è cresciuto del 10,3% nel 2011 e le previsioni per il 2012 sono buone. Cibus sarà inaugurato nella mattinata del 7 maggio dal Ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, ed ospiterà anche la assemblea annuale di Federalimentare che vedrà la partecipazione del Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e del nuovo presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. ELEZIONI COMUNALI I 207 seggi aperti domenica 6 (orario 8-22) e lunedì 7 maggio (orario 7-15). Dieci candidati sindaco in lizza, venti liste e quasi 600 candidati consiglieri Laparticolaritàdel“disgiunto”persceglieresindacoelistadiversi P I NUMERI 7 mette di votare un candidato sindaco e una lista di un altro schieramento: si può votare in questo modo tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ed un altro se- gno sul contrassegno di una lista di candidati consiglieri non collegata al candidato sindaco prescelto. In tal modo, il voto si intenderà attribuito sia al candidato sindaco sia alla diversa lista prescelta. Pervotarenecessarilatesseraelettoraleeundocumento Gli elettori sono 142.183 Idiciottennisono1.048,glieuropeicomunitari398 G li elettori saranno 142.183, di cui 66.861 maschi e 75.322 femmine. I diciottenni che voteranno per la prima volta saranno in totale 1.048 di cui 533 maschi e 515 femmine. I cittadini stranieri dei 27 paesi dell’Unione Europea (comunitari) possono votare alle amministrative in Italia purché si siano iscritti nelle liste aggiunte. Per queste elezioni a Parma voteranno 398 cittadini comunitari, di cui 110 maschi e 288 femmine. Gli elettori residenti all’estero sono complessivamente 4.251: possono esercitare il proprio diritto di voto unicamente nel seggio di iscrizione nel Comune di Parma. Non è previsto che possano votare all’estero. Per poter esprimere il proprio voto occorre presentarsi presso la sezione elettorale di iscrizione muniti di tessera elettorale personale e di carta d’identità o altro documento valido (es. patente, passaporto, libretto di pen- sione). Chi avesse smarrito la tessera elettorale può chiederne un duplicato presso il Duc o negli sportelli decentrati nei quartieri. Al Duc fino al 5 maggio orari 8.15-19. Domenica 6 maggio ore 8-22, lunedì 7 ore 7-17.30. Per il voto assistito (ciechi o altre malattie gravemente invalidanti) e il voto dei ricoverati esistono apposite modalità. Per ogni informazione necessaria il Comune ha attivato un numero verde gratuito: 800.977.917 L’elettore può anche esprimere un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendone il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome) sull’apposita riga po- sta alla destra del contrassegno della lista di appartenenza del candidato consigliere medesimo. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato a consigliere comunale e alla lista cui il can- didato stesso appartiene, anche al candidato alla carica di sindaco collegato con la lista medesima, a meno che l’elettore non si sia avvalso della facoltà di voto disgiunto (vedi punto precedente). I PRECEDENTI COL SISTEMA DIRETTO DaLavagettoaVignali A Parma si elegge il sindaco direttamente per la quinta volta. L’attuale sistema elettorale entrò in vigore nel 1994 e allora la spuntò al ballottaggio Stefano Lavagetto (Pds) che al primo turno ottenne 37mila voti pari al 31,3%. Distanziato di poco fu Angelo Busani (per Forza Italia) 34mila voti, 29,1%, mentre terzo incomodo fu Elvio Ubaldi (Civiltà parmigiana) che si fermò al 16% ma, partendo da quella posizione, nel 1998, si affermò con clamoroso successo, grazie alle divisioni nella sinistra. Al primo turno Ubaldi (alla guida di Cp e Fi) prese 32mila voti (31,1%) e superò Lavagetto (30,5%) giovandosi dell’exploit dell’“eretico” Mario Tommasini (18,9%). Nel 2002 l’unica elezione esauritasi al primo turno: Ubaldi si riconfermò subito, conquistando 57.448 voti pari al 52,2%. L’avversaria del centrosinistra, Albertina Soliani si fermò a 46mila voti pari al 41,9%, (peraltro il risultato più alto finora conseguito dal centrosinistra alle comunali). Nel 2007 il centrodestra anomalo vinse per la terza volta con Pietro Vignali che al primo turno prese 45mila voti (45,9%) contro Alfredo Peri del centrosinistra (37,5%) e Maria Teresa Guarnieri, fuoriuscita dalla maggioranza ubaldiana, al 7,5% . Dal 1994 è netto il calo dei votanti. La prima volta furono 124mila (85%), nel ’98 scesero a 108mila (75%), nel 2002 risalirono a 111mila (78%) per ridiscendere a 102mila (74%) nel 2007. 4 MAGGIO 2012 roponiamo a fianco il fac-simile della scheda elettorale che i cittadini di Parma troveranno nei seggi (si vota domenica 6 maggio dalle ore 8 alle 22 e lunedì 7 dalle ore 7 alle 15). L’elettore potrà esprimere il proprio voto in quattro modalità diverse: se si sostiene un’unica coalizione si può votarla tracciando un solo segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco: in tal modo, il voto si intenderà attribuito solo al predetto candidato sindaco; tracciando un solo segno sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere comunale collegate a taluno dei candidati alla carica di sindaco: il voto si intenderà attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco collegato; tracciando un segno sia su uno dei contrassegni di lista che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata: il voto si intenderà parimenti attribuito tanto al candidato sindaco che alla lista ad esso collegata; Il voto disgiunto invece per- mappe La scheda e le modalità di voto 8 4 MAGGIO 2012 Gli orari estivi delle Messe festive Quando suona la campana IN LINGUA STRANIERA DOMENICA 12.30 IN INGLESE — Santa Cristina IN FRANCESE — S. Maria della Pace 11.45 (IV domenica) IN TAGALOG (filippino) — Sant’Uldarico CATTEDRALE SABATO 18.30 Piazza Duomo BEATO FERRARI DOMENICA 8 (in Battistero) - 11 18.30 18.30 11 18.30 10 - 11.30 - 18.30 17.30 11.30 NEL DÌ DI FESTA • Gli orari, già attualmente in vigore, sono stati comunicati dalle singole comunità o ripresi dai siti delle parrocchie e dal sito diocesano www.diocesi.parma.it. Piazza Eugenia Picco, 1 BUON PASTORE Largo Coen, 7 CAPPUCCINE Via Farini, 73 7.30 - 17 CARMELITANE Via Montebello, 76 CORPUS DOMINI 18.30 8 - 11 18.30 (no lu/ag) 18.30 8 - 11 Piazzale Rolla, 3 CRISTO RISORTO Via Venezia, 80 17,30 10 Piccole Figlie: 17 Via Navetta, 35 MARIA IMMACOLATA 18 10 - 11.30 - 18 18.30 9 - 11 - 18.30(set/giu) lu/ag: 19.30 Via Casa Bianca, 35 Via Bixio, 113 SANT. CONFORTI (Saveriani) 18.30 10 Viale San Martino, 8 18.30 SAN FRANCESCO Ospedale Maggiore 18.30 SACRO CUORE 8.30 - 11.30 - 18.30 16.30 (Cappella S. Pio) 9.15 - 10.30 - 11.45 - 19 Piazzale Volta, 1 18 8.30 - 11 Cinghio Sud 9.45 (Antognano) 18.30 9 - 11 - 18.30 Via D’Azeglio S. ANTONIO 18.30 18 11 S. PELLEGRINO GAIANO 11.15 10 9.30 Via Carducci S. BENEDETTO 8 - 10 - 11.30 - 18.30 Piazzale San Benedetto, 3 S. BERNARDO 18.30 8.30 - 11 Via Prampolini, 25 S. CRISTINA 18.30 11 -18.30 S. CROCE Via Padre Onorio, 15 LESIGNANO BAGNI S. QUINTINO MAIATICO 18.30 10 - 11.30 - 18.30 Strada XXII Luglio, 34 8.30 - 10.30 - 18.30 Piazzale Santa Croce S. EVASIO 10.15 Via Colli, 12 S. GIOVANNI BATT. S. GIOVANNI EVAN. 18.30 10 - 11.30 19 10 - 12 - 19 18.30 10.15 - 12 Borgo San Giuseppe, 15 S. LAZZARO 18.30 7.30 - 9.30 - 11 - 17.30 Via Emilio Lepido, 11 S. LEONARDO 18.30 Via San Leonardo, 5 S. LUCA 16 8 - 10 - 11.15 - 18.30 lu/ag: 8 - 11.15 9 Via Goria, 2 18.30 Via Confalonieri Casati, 4 18.30 11.30 18.30 8.30 - 11 - 18.30 18 7.30 - 9.30 - 11.30 - 18 18 9.30 - 11 SS. TRINITA’ 19 Primi Vespri 11 Borgo SS. Trinità, 5 (no lu-ago-sett) S. TERESA S. TOMMASO 18.30 S. ULDARICO 16.30 STECCATA 18.30 SPIRITO SANTO 18 TRASFIGURAZIONE 8 - 9.30 - 11 - 16.30 MEZZANO INFERIORE 18 11.30 9 - 11.30 Santuario M. A.: 18 MOTECHIARUGOLO MONTICELLI TERME 18 7.30 - 10.30 - 18 NEVIANO ARDUINI 21 11.15 18.30 8 - 10 - 11.15 17 9,30 - 11 OZZANO TARO PALANZANO 11.30 PANOCCHIA 10.30 18.30 PONTETARO RICCO’ DOMENICA 8 - 11 11.30 MONCHIO DELLE CORTI 8 - 10 - 11.15 - 18.30 9 - 11 ALBERI 18 10 - 11.30 - 18.30 lu/ag: 10.30 - 18.30 Viale Villetta SABATO 16 (cim.) - 18.30 9.15 (cim.) - 11.30 MEDESANO PORPORANO 9.30 - 11 VILLETTA (Cimitero) MARORE NOCETO 9 - 11 - 18.30 12 S. VITALE 10 11 17 RAMIOLA 8.30 -11 8.15 - 11.15 ROCCABIANCA 16 11 SALA BAGANZA 17 9 - 11 - 18 S. ANDREA BAGNI 18 10.30 S. MICHELE TIORRE 18.30 8.30 - 11 S. PANCRAZIO 18.30 10 - 11.30 BAGANZOLA 19 8.30 - 11 S. POLO 18 8.30 - 11.15 BASILICAGOIANO 16 8.30 - 11 S. PROSPERO 18 8 - 11.30 S. SECONDO 18.30 7.30 - 10 BASILICANOVA BERCETO 19 (oratorio Piazza) 8 - 11 - 19 17 (Sant.) 8 - 11 - 17 (Sant.) SISSA 16.30 (casa di rip.) 8.45 - 11.15 17 8 - 11.15 9.30 - 11 - 18.30 luglio-agosto: 10.30 COLLECCHIO 18 8 - 10 - 11.15 - 18 COLORNO 18 7.30 - 10 - 11.30 - 17 8.30 - 10.30 - 18.30 CORCAGNANO 19.30 7.30 - 11 - 18.30 CORNIGLIO 17.30 11 TRAVERSETOLO 18 8 - 10 - 11.30 - 18 FELEGARA 18 11 TRECASALI 18 10 9.30 - 11 VARANO MELEGARI 17 11 8.30 - 11 VIAROLO/RONCO C.C. 16.30 11 19 11 11.30 FELINO 17 Strada del Quartiere 18.30 FOGNANO 18.30 9.30 - 11 19 10 - 19 Via Isola, 18 FONTANELLATO PARR. 18 FONTANELLATO SANT. 17.30 8 - 11 7 - 8.30 - 10 -11.30 16.30 - 18 - 21 SOLIGNANO 17 10 SORAGNA 18 10 - 11.30 SORBOLO 18 7.30 - 9.30 - 11 - 18 11 TIZZANO VICOFERTILE VIGATTO VIGHEFFIO 9 8 - 11 CARIGNANO Strada del Prato S. MARIA DEL QUARTIERE 11.30 8 - 11 8.30 - 11 10.30 Piazzale Pablo, 27 S. MARIA DEL PRATO 16 18 Str. Cavour, 11/a S. MARIA DELLA PACE SS. STIMMATE IN PROVINCIA 8 - 10 - 18 CALESTANO 21.15 S. LUCIA S. MARCO 17.30 Strada Repubblica, 76 Via Leoncavallo, 4 Piazzale San Giovanni, 1 S. GIUSEPPE S. SEPOLCRO Via Picedi Benettini, 14 Via Anna Frank, 11 18 MARIANO Piazza Steccata 18.30 8.30 - 11 MALANDRIANO 19 S. ROCCO Strada Repubblica 18.30 18.30 11.30 (Mattaleto) 17.30 S. PIETRO D’ALCAN. 7.30 - 9 - 11 - 18 10.30 LANGHIRANO Piazza Garibaldi Borgo Felino, 6 Strada Repubblica 17.30 GAIONE 18 S. PIETRO AP. Via Farini, 38 18.30 11.15 FONTEVIVO FORNOVO 18.30 10 FONTANELLE Via Lanfranco, 17 Via Garibaldi, 28 S. BARTOLOMEO Strada Repubblica, 99 S. PATRIZIO Via Sbravati, 6 Via Repubblica, 54 S. MICHELE 8 - 10 - 11.30 lug/ag: 8 - 10.30 Strada Università, 8 SS. ANNUNZIATA S. MARIA DEL ROSARIO 18.30 Strada Farnese, 3 OGNISSANTI Via Berzioli, 4 S. PAOLO Via Grenoble, 9 FAM. DI NAZARETH S. ANDREA Nella foto, la chiesa del Corpus Domini. messe IN CITTÀ 15.30 (una volta al mese) 8 - 11 10 4 MAGGIO 2012 IN POLACCO — Colorno 15.30 informa DOVE piazza Duomo 3, Parma telefono 0521.235928, 0521.234765; fax 0521.284111 e-mail: [email protected] CARITAS QUANDO La fame non va in ferie, come la povertà non va in ferie, cone la dignità della persona non va in ferie. La nostra e quella degli altri. Proprio alla luce di questa consapevolezza è stata lanciata questa campagna ai giovani, in occasione dei Martedì del Vescovo. Un modo, questo, non solo per raccogliere fondi (comunque sempre necessari), ma soprattutto per creare una sensibilità e per costruire legami tra iil mondo dei giovani e quello della Caritas: due mondi che sempre più devono dialogare ed incontrarsi. Mille gli euro raccolti. Anche l’iniziativa dei venerdì di quaresima, in santa Lucia, è stata devoluta per la Mensa: 1458, 24 gli euro raccoltti. A chi ha offerto e offre il proprio contributo, di denaro, di tempo, di energie, di preghiera. un grande grazie! 4 MAGGIO 2012 10 P overtà e diritti: un binomio fatto emergere in modo chiaro dall’ultimo rapporto curato da Fodazione Zancan e Caritas italiana, presentato la sera del 17 aprile a Parma, nel salone del Seminario Minore. In tanti, la maggior parte impegnati sul campo, hanno partecipato, seguendo in modo attento l’analisi di monsignor Pasini, corredata da numeri. Povertà e diritti: un binomio vero anche a Parma, dove non tutti i diritti fondamentali vengono tutelati: si pensi al diritto alla cura (farmaci in fascia C, anche se cosiderati salvavita; cure fisioterapiche dopo incidenti; cure dentistiche, occhiali...). Dati che fanno riflettere e pongono interrogativi su quale città vogliamo abitare e costruire. Città che, come Betlemme, è casa del pane che, impastato e sudato, è buono solo se condiviso e spezzato insieme. Proprio qui sta la differenza: tra chi si illude e si compiace di poter mangiare da solo e chi riconosce di aver bisogno degli altri. E magari, gli uni ignari degli altri, se - come ha esordito il Vescovo- a conclusione della serata, siamo avvolti da una ”cappa di individualismo”, che ci fa credere che se mi realizzo io, ne rimarrà per gli altri.. Una concezione individualista che sta ora arrivando al suo compimento tragico. Di qui la necessità di rimettere la persona, non l’individuo al centro, «Persona che è di per sè sociale, per cui il mio bene è bene degli altri e viceversa. E questo deve diventare criterio di scelta politica». Nella consapevolezza che «ogni ferita alla persona è ferita alla collettività. Quando si mina il valore della persona si lede la società e la diga scoppia». Attenti anche al fatto che «l’individualismo rende la persona più fragili verso chi vuole assoggettare». Mettere la persona al centro, prima delle cose, a livello politico e sociale, significa anche «porre attenzione, prima di fare delle cose che non sono legate alle necessità delle persone, altrimenti rischiamo di avere manufatti a cui dover dare una destinazione e poi avere 300 persone che ogni giorno non hanno da mangiare e vanno alle Mense dei poveri. C’è quel famoso quadro di valori degli interventi – a tutti i livelli – che va riscontrato: non tutte le cose hanno lo stesso valore». Dimenticando la persona come valore stiamo cambiando in peggio: ci sono dati oggettivi che ci inchiodano a precise responsabilità. Un modello di società che non è nostro. Ma non tutto è avvolto dalla nebbia. Incoraggiando il servizio della Caritas. monsignor Solmi ha parlato di «:punte di montagne che emergono dalla nebbia». Tra queste, la Mensa Caritas che con poco meno di 5 euro si offre la scelta del cibo (2 primi, 2 secondi, 2 contorni), per la dignità, che sempre più sta diventando una sorta di laboratorio di impenditoria della carità e dove «il cibo viene servito con precisione, con amore, con rispetto». O come l’ala del Seminario aperta per accogliere i rifugiati e per l’emergenza freddo. «Ci chiedevano ambienti per fini più redditizi. Abbiamo anticipato somme, aspettiamo contributi... tiriamo avanti. Sono le punte dei monti. Le punte stanno su perché sotto ci sono i monti... Ovvero Gente che vive le persone come significato vero e pieno». «Il volto dell’altro è legge morale, è criterio delle mie scelte di vita. Se lo considero mi fa andare a letto sereno la sera e mi inquieta serenamente per il giorno dopo». L a Caritas, a volte confusa con un’associazione di volontariato o un’agenzia di aiuti umanitari, è in realtà l’organismo pastorale della Cei che opera per diffondere – nella Chiesa e nell’intera società - la testimonianza della carità, la logica del servizio, l’amore preferenziale per i poveri e gli emarginati. Caritas Italiana nasce dopo il Concilio Vaticano II, ne è un frutto maturo e consapevole. Si colloca nel solco della ”Gaudium et Spes”, il grande documento sulla Chiesa nel mondo contemporaneo il cui celebre prologo vale la pena di ricordare: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo...». Il Concilio ha in mente una Chiesa che sta dentro la storia e cammina con la gente. Dentro questa Chiesa, la funzione della Caritas è prevalentemente pedagogica. Vale a dire che lavora per educare alla carità e alla solidarietà, per diffondere comportamenti e stili di vita improntati al dono di sé, al coinvolgimento verso il vicino di casa come sui grandi problemi del mondo: guerre, ingiustizie, sottosviluppo. L’intervento sulle povertà non prescinde mai dal- la conoscenza delle cause e dall’impegno a intervenire su di esse per rimuoverle. Si parte dalla convinzione che il gesto che conta sia quello che coinvolge, che apre ad ulteriori impegni, che porta a pagare di persona e a lavorare perché cambi l’intera società, perché siano eliminate quelle che papa Giovanni Paolo II ci ha insegnato a chiamare ”strutture di peccato”. Carità è quella che cambia il cuore e la vita. È il silenzioso lavoro di molti volontari in Italia e nel mondo, l’accompagnamento dei piccoli e dei poveri perché possano recuperare dignità di vita, l’impegno nelle zone devastate dalla guerra e dall’odio per ricostruire e riallacciare legami di pacificazione in un’ottica di giustizia, pace, liberazione, solidarietà e bene comune. Sulla base di questi presupposti dalle mille altre tragedie che si consumano nel mondo derivano per tutti noi lezioni di vita. Innanzitutto la pace e la solidarietà non possono essere standardizzate, chiuse in schemi assoluti, ma vanno costruite ogni giorno e ognuno di noi è chiamato a dare il suo apporto, anche denunciando situazioni e meccanismi che colpiscono i più deboli ed indifesi e mantenendo viva l’attenzione dell’opinione pubblica su questio- ni spesso rimosse o considerate marginali e che invece coinvolgono tanti fratelli in tutto il mondo. Per questo non possiamo e non dobbiamo fermarci alla pura e semplice emotività, che rischia di essere strumentale alla rimozione del ”povero” dal nostro quotidiano. C’é bisogno di accompagnare la ”generosità emotiva” per farla evolvere in almeno due direzioni: una è la conoscenza, nel senso di passare dalla percezione iniziale di un problema occasionalmente incontrato alla consapevolezza più ampia delle povertà del territorio e del mondo, alla domanda/ricerca sulle cause, al contatto personale e coinvolgente con coloro che vivono in situazione di bisogno, sofferenza, esclusione. L’altra direzione di crescita è la continuità: occorre alimentare la disponibilità, superare gesti ed impulsi occasionali ed episodici per stabilire contatti stabili, coltivare legami, collegarsi ad altre persone impegnate, costruire amicizie ed alleanze, accogliere e relazionarsi con l’altro rispettandone sempre dignità e valori. Solo così potremo costruire un territorio solidale e senza frontiere, dove vivere da fratelli e sorelle, figli di un unico Padre. In sei mesi 115 gli uomini accolti nel dormitoro Caritas, di cui 38 italiani Non solo posto letto o pasto FESTA NON DA SOLI • Per chi si trova in difficoltà, le feste hanno spesso il sapore amaro della solitudine, della nostalgia, del rimpianto.Il trovarsi insieme restituisce la voglia di festeggìare e anche, perchè no, di aprire un uovo di Pasqua, desiderosi di trovare una sopresa. La Mensa, in via Turchi, resta aperta tutti i giorni, accogliendo più di 100 persone per il pranzo di mezzogiorno e circa 70 alla sera. Importante la presenza e l’apporto dei volontari. Conclusal’emergenzafreddo:alcuneriflessioniedomande «D elle persone che hanno perso tutto, o molto, qui al Seminario Maggiore, in questa accoglienza riescono ancora a sperare», così mi diceva una sera dello scorso inverno un povero italiano, laureato in psicologia, di anni 54, senza tetto, senza lavoro, senza affetti, accolto solo dalla Caritas. Secondo un’antica credenza popolare il “clochard” è colui che ha scelto di vivere per strada facendo una sola richiesta alla società: accettare questa scelta come forma di riconoscimento della sua libertà. L’immaginario si frantuma nell’esatto momento in cui la persona senza dimora la incontri e comincia a parlarti di sè: un sè da ricomporre, spezzato e fratturato da un evento critico che sempre più spesso coincide non con l’eccezionalità di una storia particolarmente tragica, ma piuttosto con la normale e diffusa perdita di un lavoro stabile, di una garanzia di equilibrio per se stessi e per la propria famiglia. Eventi normali, non straordinari, che scatenano circuiti a catena: perdere la casa perchè la rata del mutuo non aspetta o l’affitto è troppo alto, perdere la moglie e i genitori o l’intera famiglia che non fa più da rete di protezione sociale, perdere gli amici che combattono anch’essi per dare un senso al moto perpetuo della propria vita. L’uomo e la donna senza dimora oggi non sono solo sulle panchine della stazione, ma spesso girano con un curriculum formato europeo salvato sulla pen drive. Il dormitorio Caritas in Seminario Maggiore dal 1 novembre 2011 al 1 maggio 2012 (in sei mesi) ha accolto 115 persone, di cui 38 italiane: le persone che non hanno una dimora ci sono, esistono, vivono e urlano – nel silenzio – il grottesco delle loro vite. Durante il freddo intenso di febbraio – meno 15° C – il dormitorio Caritas è arrivato ad accogliere 36 persone, alcune delle 11 GRAZIE, PROF! • All’insegna del grazie reciproco si è svolto, nei giorni scorsi il saluto degli insegnanti che, dall’aprile del 2011 ad oggi, si sono alternati per aiutare nell’apprendimento dei rudimenti della lingua italiana. Con l’aumento delle persone immigrate, provenienti da Lampedusa, nel corso dell’anno si è attivato un secondo corso di italiano. Nel dialogo che è seguito, si sono potuti apprezzare i risultati. Anche se c’è stato chi, per pigrizia o per timidezza, ha preferito parlare in inglese.Se la ”scuola” è finita e i ragazzi si apriranno ad esperienze formative anche in campo professionale, rimangono i bei legami costruiti. quali accompagnate la notte dalle unità di strada. Questo numero lascia una domanda cruciale: dov’è finita la città? Dov’è la comunità? E’ questa la società della libertà, della conquista collettiva dei diritti inalienabili e fondamentali per la dignità della persona? Quando parli dei poveri spesso ti senti rispondere: “c’è la Chiesa che aiuta, tocca ad altri intervenire, io cosa posso fare?”. Ormai nei dormitori non dobbiamo più parlare di povertà estrema, ma piuttosto di una condizione di impoverimento a cascata da cui, se non hai una rete di sostegno, ne esci con le ossa rotte. Tanti sono stati i momenti passati insieme in questi sei mesi al dormitorio Caritas, e sempre di più mi sono reso conto che il primo dono che il povero si attende da noi non è tanto un tetto, un letto o qualcosa da mangiare, quanto lo stabilirsi di un’amicizia, di una fraternità. Al dormitorio Caritas abbiamo cer- cato di costruire una vera e propria famiglia, attraverso la quale si possa conoscere quel calore umano e quell’amore di speciale predilezione di Dio per i piccoli: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.” (Mt 11,25). Con alcune persone accolte è stato possibile iniziare un cammino di “seconda accoglienza” per cercare insieme una via d’uscita dalla vita di strada: vi chiedo di accompagnarci con la preghiera. Simone Strozzi Chi sono i senza dimora La condizione della persona senza dimora: è una condizione acuta di sofferenza riguarda soggetti che provengono, in modo trasversale, da ogni livello della nostra stratificazione sociale si rappresenta sotto la forma di una radicale rottura rispetto all’appartenenza territoriale e alle reti sociali si presenta come un disagio complesso, che aggrega una molteplicità di fattori problematici, non in rapporto di causalità tra loro è tale che, se lasciata progredire nel tempo, subisce una evoluzione a carattere degenerativo è tale che, agli occhi di chi si propone di portare un aiuto, il senza dimora si manifesta come una persona incapace da sola di emanciparsi in una condizione di maggior benessere, anche se viene messa in contatto con valide opportunità nelle forme più acute compromette, per stadi progressivi, la capacità della persona di soddisfare livelli sempre più profondi nella scala dei bisogni: la condizione di sofferenza estrema può condurre alla morte. zoom Ilvoltodell’altro èleggemorale a cura della Caritas Diocesana Nondevevenirmenolafunzionepedagogica IN GITA • Per favorire il clima di famiglia, è stata organizzata domenica 22 aprile una gita a Siena, dove ha sede la Casa porvinciale della Figlie della Carità. Occasione di incontro tra gli ospiti del dormitorio e della mensa, ma anche di conoscenza con altre realtà caritative. Il gruppo di Parma infatti è stato ospitato dalle consorelle di suor Patrizia, alle quali va un grazie sincero. BELLEZZA • Da ospiti Caritas a turisti, protagonisti di una domenica diversa. Dove il bello della compagnia si è unito al bello dei monumenti. Momenti piacevoli di relax, immancabilmente ripresi dall’occhio vigile del fotografo. 4 MAGGIO 2012 zoom IL COMMENTO da lunedì a venerdì: ore 8.30-12.30 e 15-18 sabato: 8.30-12-30 LAVORARE NELLE EMERGENZE ComedaiVangeliemergeunafortefiguradi“pedagogista”inascoltodeglialtri Alla scuola di Gesù Maestro IncontriaBaganzolaperlaFestadeglioratori chiesa L a 30a edizione della Festa degli Oratori Anspi (circa 60 quelli attivi in diocesi) è stata decisamente positiva. Il tempo passa, ma lo spirito che permette ogni anno a ragazzi, giovani e adulti, di ritrovarsi insieme un fine settimana è sempre lo stesso. Quest’anno lo ha dimostrato il circolo san Pietro e Paolo di Baganzola, che ha ospitato incontridibattito e kermesse di arte varia. Ci soffermiamo sull’incontro formativo, proposto con due appuntamenti, guidati dal formatore Tondelli Giuseppe. Al mattino l’intervento è stato rivolto ai sacerdoti e ai responsabili di Circolo sul tema “L’arte educativa in Gesù e la comunione” e alla sera si è svolto il confronto dialogato per i genitori e gli educatori sul tema “Che sarà mai di questo bambino..?: la responsabilità educativa”. Argomenti tra loro interconnessi che hanno offerto spunti interessanti e occasioni di dibattito in campo educativo, a partire dalle fonti evangeliche che rappresentano sempre un ancoraggio solido, dai connotati fortemente pedagogici. Alla scuola di Gesù Maestro, la riflessione ha preso inizio dal Vangelo di Marco cap. 6,34 nei quali Gesù da vero grande pedagogista, si mette in ascolto attivo delle situazioni e nota le esigenze dell’uomo, si lascia coinvolgere dalle vicende e dalle persone, si mette in gioco e avvia un processo educativo in stile relazionale e maieutico. Davvero belli e forti questi tratti docenti in Gesù, che inducono anche gli educatori a percepire l’esigenza di lasciarci interpellare dalla storia, dalle esperienze e dai molteplici contesti della vita, nei quali si incarna e si impasta ogni nostra azione educativa. Noi stessi diventiamo, a nostra volta, luogo dell’educazione: il posto che ci affida il Signore è il luogo da cui partire per educarci ed educare secondo lo stile e i tratti della sua pedagogia. Gesù ha educato con le parole e con i silenzi, con i gesti ordinari e quelli straordinari, con la tenerezza e con i rimproveri, con la pazienza e con l’esigenza, con la fatica del lavoro e con la preghiera, nella compagnia delle amicizie e nella sua solitudine… ma sempre nutrendo grande amore e profonda fiducia verso gli uomini (i primi discepoli), persone semplici, spesso incolte, formate alla vita ma non ancora formate all’evangelizzazione. Pertanto il rapporto educativo di- venta per l’educatore, presbitero o laico, un vero cammino spirituale: se vogliamo educare occorre sempre più entrare in un cammino di maturità spirituale, poiché educare significa essenzialmente collaborare a un progetto di persona! Una educazione bella e piena dei figli — tema della serata — si sviluppa nel dinamismo umano e spirituale dei genitori, attraverso la loro preghiera, la loro unione a Gesù Maestro e il loro dialogo di coppia. Il Vangelo di Matteo, al capitolo 6, offre diversi spunti metodologici: esorta ad una azione educativa affrancata dalla pretesa dell’esito o della comprensione e gratificazione esterna, attenta a porre nell’opera educativa il centro della nostra vita in termini di tempo, energie, risorse e affetti, aperta alla “FIDUCIA” senza affanno o eccessiva ansia di prestazione, quella che Benedetto XVI definisce Speranza educativa. 12 Il grazie di Baganzola a don Rolli Intanti,il25aprile,perricordaredonLinoeimoltiinsegnamentichehalasciato ScopertaunalapidealcimiteroededicatalaCasadellaGioventù 4 MAGGIO 2012 U na bella giornata di sole ha fatto da cornice al compleanno così speciale della Casa della Gioventù di Baganzola. Diversi i momenti che hanno reso ancora più colorata questa giornata, non senza il sapore della commozione e soprattutto della gratitudine, oltre che di impegno per il domani. Primo appuntamento, al cimitero dove è stata scoperta e benedetta, durante il suono del Silenzio, la lapide in memoria di don Lino Rolli (presenti i suoi nipoti) e di quanti hanno collaborato con lui in questa impresa. Momento culminante: la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal Vescovo, presenti anche alcuni presbiteri della zona (don Brenno Tagliavini, don Anthony Dimkpa, vicario parrocchiale di san Pancrazio), a don Sergio Bellini, che svolse parte del suo ministero a Baganzola, insieme ad un bel numero di ministranti. Momento centrale, perchè nel rendimento di grazie del Cristo al Padre trovano spazio e prendono forma tutti i nostri grazie. Come ha sottolineato lo stesso monsignor Solmi: «grazie per l’amore di Dio che si fa presente e ci raggiunge in tanti modi diversi, in gesti piccoli, quotidiani». Un amore di cui la Casa della gioventuù diventa, in un qualche modo, sacramento. Grazie per il servizio presbiterale di don Lino Rolli che il Vescovo ha potuto conoscere attraverso le sue opere: in primis le persone, da lui formate, accompagnate; questo centro per iu giovani; la testimonianza dei volontari della sofferenza. Motivi di gratitudine che, proprio nella festa dell’evangelista Marco, tracciano strade di impegno. Marco, un giovane, che conosce le fasi altalenanti tipiche dell’età e che, per crescere, ha bisogno dell’adulto, del testimo- ne più anziano. Come i giovani per cui è stata pensata e voluta la Casa della Goventù; come i giovani, i ragazzi di oggi, che devono tornare a riempire gli spazi della parrocchia. Perchè la posa della lapide non rappresenti un momento celebrativo rivolto solo al passato. Il nome di don Lino Rolli, che ora svetta anche all’ingresso della Casa della Gioventù sia davvero un continuo monito ad andare avanti. Come lui stesso ha insegnato. Dopo un momento conviviale, condiviso con i presbiteri e alcuni dei protagonisti di ieri, il pomeriggio è stato dedicato ai protagonisti di oggi: giochi, merenda e una sfilata degli abiti di sposa degli anni ’50. Modi diversi perchè tutti i componenti della famiglia trovino posto e insieme ci si senta famiglia. Come a casa. Una mostra di foto e un numero speciale del giornalino parrocchiale hanno accompagnato questo evento, insieme alla pubblicazione di un libro, a cura di Ermanno Mazza, che racconta la storia della parrocchia, il cui ricavato va all’associazione Filodjiuta. DOMENICA 29 APRILE IN SAN BENEDETTO Cartoline dalle Olimpiadi (degli oratori) Si è svolta la scorsa domenica 29 aprile la prima edizione delle “Olimpiadi degli oratori”, l’iniziativa fortemente voluta dalla Diocesi e realizzata grazie alla collaborazione di Anspi, Eidé, Csi e Centro salesiano San Benedetto. Tanti i giovani e ragazzi partecipanti, che si sono sfidati in varie discipline, sia individuali che di squadra. E particolarmente sentita e partecipata la Messa, celebrata a fine mattinata dal vescovo Solmi e che ha visto la partecipazione di tutti i giovani atleti, accompagnati da parroci e dai loro educatori. E alla fine tanta, gioia, molto divertimento e l’arrivederci al prossimo anno. TANTE PIETRE CHE HANNO FATTO LA COMUNITÀ Baganzola, in ricordo degli amici di ieri Il 25 aprile, quando in una arcata del cimitero di Baganzola è stata posta e benedetta una targa a ricordo di don Lino Rolli e di quanti hanno collaborato insieme a lui per la realizzazione della Casa della Gioventù, mi sono chiesto quanti sentono come proprio questo ieri. Don Rolli, sacerdote pieno di vitalità pastorale e fisica, il quale - con un anticipo di circa quarant’anni rispetto alle civiche amministrazioni che ne hanno seguito l’esempio con i centri di aggregazione, ha avuto l’intuito di intravvedere l’importanza di un’opera del genere ed il coraggio di impegnarsi tenacemente per giungere alla sua costruzione. Non è stato il fondatore, come ci teneva a sottolineare, ma il coordinatore di tante forze buone. In realtà i protagonisti di questa pluriennale impresa, sono ben tanti. Se parto dal Comitato di costruzione, non posso dimenticare quelli coi quali ho vissuto quotidianamente insieme per infiniti spezzoni di giorni e di mesi. Mi rivedo vicino Athos Novarini, il gigante buono che, pur avendo una vita non facile, sapeva trasmettere con la sua proverbiale tendenza al buon umore, serenità ed amicizia autentica. Prezioso nei consigli, dati con umile ed amichevole perizia. E come si può dimenticare il mite Presidente, l’amico Lucio Zanni — stimato medico degli animali — la cui generosità nascosta ma senza confini ha favorio, insieme alla saggezza dei suoi suggerimenti, grandi passi avanti per l’erigenda Casa della Gioventù. Affiatatissimo ed affettuosamente legato a Gino il farmacista, deus ex machina per la proiezione dei films e nella impiantistica elettrica. Arruolato anche più volte nel corso della giornata, si affrettava ad intervenire. Gino ha provveduto ad allenare per la cabina di proiezione un bel gruppo di giovani, tra cui Elio, Pierino, Mauro, Giuseppe. Profonda stima per il signor Pietro Foglia, “principe del mattone”, il quale — a conoscenza delle difficoltà di crescita della Casa della Gioventù — mise a disposizione le proprie maestranze, che sono state risolutive. Né ci si può dimenticare della famiglia Salvarani: una loro notevole elargizione ha giustamente suggerito di dedicare il teatro a Maria Pia. E come scordarsi dei volontari della prima ora: tra gli altri Gianna, Marisa, Luisina, Tullio e Laura .., impegnati a rendere lucidi i vari locali e a preparare le vettovaglie per il giorno dell’inaugurazione. Splendidi nella loro elegante divisa di barman (rivedo Giovanni Vallara e con lui il sempre indaffarato Giuseppe Campanini). Ma i protagonisti di questa impresa non sono soltanto quelli citati, ma quelle decine e decine di parrocchiani che hanno dimostrato la loro adesione con gesti di autentica e commovente generosità. Ecco come la lapide diventa un libro sulle cui pagine bianche una folla di amici ha posto la sua firma. L’augurio è che la Casa della Gioventù si popoli di una forte presenza di fedeli collaboratori e di frequentatori entusiasti. (Mario Scaffardi) IL 13 MAGGIO A GAIANO MESSA COL VESCOVO I 30 anni della Casa della Carità Il giorno 13 maggio festeggeremo i 30 anni della Casa della Carità, Dono d’amore. Culmine della giornata: la concelebrazione eucaristica alle ore 20.30 presieduta dal Vescovo, durante la quale riceverà il sacramento della Cresima Anita Kaya Maria. Il 12 maggio, alle ore 21, nella chiesa di Giano, concerto vocale del vocincoro corale Verdi. Si sta preparando un libro per fare le storia di questi anni: chi ha memorie e ricordi significativi, li porti alle suore della Casa. CinquetappeperscoprirsipartedellaChiesalocale,conoscerneivarivoltieprepararsiadesserneprotagonisti Forza ragazzi, “C’è pesce per tutti”! Sabato28aprileiltradizionaleincontrotraicresimandidellaDiocesi ARRIVO • Che bello trovarsi insieme, in molti... Piccola immagine della Chiesa di Parma del futuro. NELLA CATTEDRALE • I pesci vengono gettati nella rete come segno della disponibilità a lasciarsi pescare dal Signore Gesù. A SAN GIOVANNI EVANGELISTA • Parola e pane di vita ci nutrono e sostengono il nostro cammino di adulti nella fede. chiesa INCONTRO CON IL VESCOVO • A colloquio, nel palazzo del Vescovado, con il nostro padre nella Fede. IN SEMINARIO MAGGIORE • In visita alla “fabbrica dei preti”:... Quanti si troveranno in questo luogo a seguire la chiamata del Signore. IN BATTISTERO • Da una fede battesimale a una fede adulta che impegna a essere testimoni di Gesù nel mondo. 13 DiCastell’Arquato,ordinatonel’44,dal1965vivevanellacomunitàdiChiaraLubich L’uomo futuro e il mondo digitale “Quello digitale è ormai il nostro nuovo contesto esistenziale”, come si legge negli Orientamenti Pastorali Cei, e l’educazione, la formazione e la famiglia saranno destinati a mutare profondamente con l’impatto delle nuove tecnologie. Di questo si parlerà lunedì 7 maggio alle 21 presso il Seminario Minore (Via Solferino, Parma) nell’ultimo appuntamento dei Lunedì della Diocesi. Relatrice sarà la prof.ssa Chiara Giaccardi, ordinaria di sociologia dei media presso l’università Cattolica di Milano, autrice di numerose pubblicazioni sulla materia, con particolare riferimento al mondo giovanile, che parlerà sul tema: “Sarà il mondo digitale a plasmare l’uomo futuro?”. AGENDA del VESCOVO MAGGIO Lunedì 7 Ore 21: I Lunedì della Diocesi. Mercoledì 9 Ore 11: Incontro con il Liceo Bertolucci; ore 15: Consiglio diocesano per gli affari economici. Giovedì 10 Ore 9,30: Incontro con i preti giovani; ore 18 a Fontanellato: Pellegrinag- gio Universitario. Venerdì 11 Incontro con i preti stranieri. Sabato 12 Ore 9,30: Consigli affari economici parrocchiali; ore 18 a Fontevivo: Cresime. Domenica 13 Ore 9,30 a Torrile: Cresime; ore 11 a S. Polo: Cresime; ore 16 a Fontanellato: S. messa in Santuario per il pellegrinaggio diocesano della sofferenza; ore 20,30 a Gaiano: anniversario della Casa della carità. • Monsignor Vescovo riceve in Vescovado, previo appuntamento. Tel. 0521.282319, email: [email protected] Don Gino, una vita nel Focolare RicordodidonRocca,scomparsolascorsasettimanaa91anni «C i troviamo qui oggi in tanti attorno al nostro carissimo don Gino che martedì 24 ha raggiunto la Casa del Padre, ma ben più numerose sono le persone che da ogni parte del mondo stanno manifestando in questi giorni la loro riconoscenza per la luce, l’amore delicato e intelligente, la sapienza e l’equilibrio con cui ha accompagnato ciascuno». Così Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, ha voluto ricordare don Gino Rocca durante i funerali presieduti a Loppiano dal vescovo Solmi. Nato il 15 gennaio 1921 a Bacedasco di Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, don Rocca entrò a 11 anni nel seminario di Parma spinto dal “desiderio di fare qualcosa per Gesù”. Terminati gli studi superiori, per la sua pronta intelligenza e i molti talenti, venne inviato dal Vescovo Colli a studiare all’Università Gregoriana di Roma. Nel giugno del 1944 viene ordinato sacerdote e gli vengono affidati l’insegnamento della Sacra Scrittura in seminario, una parrocchia e l’assistenza della Fuci. Ed è proprio in un incontro degli universitari che Danilo Zanzucchi gli parla di “una signorina proveniente da Trento, la quale parlava di Gesù in un modo totalmente nuovo”. Nel 1953 partecipa ad una delle prime Mariapoli sulle Dolomiti e incontra più volte Chiara Lubich. «Di quei primi incontri — raccontava — ricordo il nome nuovo che Chiara mi diede una mattina in cui le portai a casa la comunione perché era ammalata: mi chiamò “Cristoforo”, ossia portatore di Cristo; e poi mi diede come Parola di Vita: “È risorto, non è qui” (Lc, 24,6)”. E il 5 agosto, giorno della Madonna della neve, Chiara lo accoglie “come focolarino”. Nei primi anni ’60 don Gino sente il crescente desiderio — diceva — di «poter vivere la spiritualità dell’unità a tempo pieno, nei contenuti, nelle forme e nel metodo da essa richiesti». E ciò si realizza, paradossalmente, per l’aggravarsi della sua situazione di salute: da qualche anno, infatti, gli era stato diagnosticato un glaucoma e lui stesso così ne parla: «questa malattia è stata una prova intensa, ma anche la più grande opportunità per la mia vita, per rendermi davvero felice. Spogliato di tutto, anche dei miei studi, delle mie capacità, ho capito che la mia realizzazione stava nell’accettare quella misteriosa situazione in cui Dio mi aveva messo: se la voleva Lui, sarebbe andata bene anche a me». Per il progressivo aggravarsi della vista, viene esonerato dagli impegni in diocesi e nel 1965 arriva a Loppiano. In questi 46 anni don Gino si è donato senza sosta, illuminando, fino all’ultimo, con la vita, parola e sapienza il cammino di migliaia di giovani e adulti. A Loppiano don Gino ha sempre vissuto in un focolare dando il suo contributo anche alla vita concreta. Scrivendo a Chiara nel 1986, le confidava come il focolare gli apparisse sempre più nella sua “straordinaria bellezza” come la “culla per essenza di Gesù in mezzo”. 4 MAGGIO 2012 IL 7 MAGGIO ULTIMO “LUNEDÌ DELLA DIOCESI” FinalmentelaComunitàapreufficialmenteilsuoluogodicultoinviaDonDossettinellottoricevutodalComuneneglianni’90 Una casa di preghiera aperta ai bisogni della città Sabato5maggioconsacrazioneeinaugurazionedellaChiesaavventistadiParma fedi A 14 trent’anni dall’inizio di una laboriosa impresa, sabato 5 maggio sarà consacrata e inaugurata in via don Giuseppe Dossetti la Chiesa cristiana avventista del settimo giorno. Al primo momento, alle 9.30, parteciperanno le Chiese avventiste della regione, il presidente dell’ Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste (UICCA), Franco Evangelisti; i pastori precedenti — Vincenzo Castro, Michele Gaudio, Davide Ferraro — , Iole Ventura, vedova del compianto pastore Vito Dragone. L’inaugurazione, alle 16, vedrà anche la partecipazione di autorità civili e religiose. Si tratta di un momento tanto atteso, al quale mancherà purtroppo Neves Gianrossi, che avrebbe rappresentato il marito Gaetano Puglisi, scomparso nel 2001, il primo che mise mano alla grande opera. Fu infatti lui a richiedere nel 1979 al Comune di Parma un terreno dove costruire una sede per la chiesa. Terreno ottenuto nel 1995, a cui seguì la posa della prima pietra nel 1999, ma che nel 2001 fu abbandonato per la scoperta di resti archeologici e quindi permutato con un altro terreno in un’area in espansione. Il pastore Castro seguì la costruzione iniziata nel 2004 con i lavori di scavo del lotto tra via Budellungo e via Traversetolo. Un iter lungo e difficile, ma che finalmente 1l 10 novembre 2007 portò alla celebrazione del primo culto. La chiesa, la cui costruzione è stata finanziata dalla UICCA e dalla Chiesa avventista di Parma, ha 140 posti a sedere nell’aula e altri nel soppalco. E’ un edificio luminoso che ospita, oltre al culto, diverse attività: la Scuola del Sabato, il Laboratorio compiti, le attività degli scout AISA, le iniziative sociali dell’ADRA come la distribuzione di vestiario e di cibo agli indigenti, l’evangelizzazione e la promozione di uno stile di vita sano anche attraverso l’editoria avventista e altra. L’ospitalità della Chiesa, membro del Consiglio delle Chiese cristiane di Parma, riguarda anche diverse iniziative ecumeniche, tra cui un corso di danza ebraica. La consacrazione non riguarda tanto la chiesa, ci ha spiegato il pastore Daniele La Mantia, a Parma dal 2010, quanto la comunità: «è un richiamo all’impegno di ogni credente. Non rendiamo sacro un edificio, ma è la comunità avventista di Parma che si consacra al ser- vizio del Signore insieme agli strumenti che utilizzerà». Attraverso l’inaugurazione la Chiesa intende «rendere partecipe la comunità parmigiana del fatto che la chiesa avventista è presente sul territorio ed è disponibile al servizio». Il progetto del Laboratorio compiti — che accoglie bambini di diverse nazionalità — «affronta le problematiche interne alla famiglia, sostiene i bambini con difficoltà personali e promuove le relazioni tra di loro». All’orizzonte la chiesa ha un nuovo obiettivo: «vorremmo realizzare, attraverso finanziamenti dell’otto per mille e altri una struttura di servizio: una casa alloggio per familiari di pazienti ricoverati o un giardino dell’infanzia». La chiesa avventista oggi è una comunità multietnica con membri di America, Asia, Africa, est Europa. «Abbiamo settantuno iscritti, un numero maggiore sono i battezzati, centodieci, senza contare i bambini. Gli italiani sono un 45%, tra i nuovi ci sono membri ormai storici e recenti. La ricchezza di culture espressa dalla chiesa va da un recupero della cultura musicale e liturgica africana, fatta di movimento e percussioni, a uno stile anglosassone puritano. L’avventismo dell’est Europa è venato di rigore formale e austerità e risente dell’autoritarismo respirato in passato nel blocco sovietico. Quello africano è una combinazione tra la formazione avventista classica e la gioiosa cultura africana». Nonostante le molteplici differenze e «anche grazie alle attività di formazione ed evangelizzazione» la Chiesa avventista di Parma si presenta come una comunità coesa e fraterna, «ispirata — termina il pastore — a Gesù che passò beneficando tutti, come descritto negli Atti degli Apostoli. Una comunità che annuncia il vangelo con i fatti più che con le parole». LE PERSONE CHE FECERO L’IMPRESA L a nascita della chiesa cristiana avventista di Parma è legata all’attività di due pionieri: Fausto Melzi e la moglie Paola Gianrossi di La Spezia che racconta: «Dopo aver seguito a Firenze un corso di evangelizzazione laica per portare Gesù alle persone che non lo conoscevano, nel 1969 ci dirigemmo a Parma dove non c’erano avventisti. Mio marito lasciò le attività di musicista e radiotecnico per colportare, cioè diffondere l’editoria e la stampa avventista di tema sanitario, educativo e religioso. Andavamo di casa in casa, studiavamo insieme la Bibbia e pregavamo, ci occupavamo dei bambini del vicinato proponendo diverse attività. Iniziammo a incontrarci in casa nostra. Vivevamo di quello che guadagnavamo con i libri e potevamo contare anche sull’aiuto degli amici. La prima ad avvicinarsi e a battezzarsi è stata Bruna Codeluppi: frequentavo casa sua perché la madre si era abbonata a Vita e salute, la prima rivista in Italia su questi temi. Siamo stati a Parma fino all’80, poi partimmo per una nuova missione, ma dopo otto mesi mio marito morì. Non ho mai rimpianto la ricchezza che abbiamo lasciato per colportare, perché ho avuto gioie tanto grandi». Il primo pastore avventista a prendersi cura del gruppo di Parma fu Vito Dragone, che risiedette a Parma dall’80 all’86, ma era titolare di Cremona. La moglie, Iole Ventura, ricorda: «Fu una fortuna aver trovato casa a Parma perché siamo riusciti a curare il piccolo gruppo che si era costituito con il fratello Melzi e che abbiamo tanto amato. Quando mio marito andava a Cremona io seguivo le persone a casa nostra. Poi affittammo una sala in via Mordacci e in seguito fummo ospiti alla chiesa metodista fino a che non trovammo una sala in un condominio in via Nenni. Parma fu un’esperienza bellissima, anche per le attività ecumeniche che facevamo; conobbi Maria Vingiani del Sae una volta che venne a Parma, partecipai ad alcune sessioni di formazione alla Mendola, e ancora sono iscritta all’associazione». La costituzione della Chiesa fu formalizzata in via Nenni a fine anni ‘80. Il pastore Gaetano Puglisi nel 1987 avviò l’iter che, dopo i pastori Davide Ferraro e Michele Gaudio, fu seguito e realizzato dal pastore Vincenzo Castro che non è riuscito a inaugurare ufficialmente la chiesa durante la sua permanenza a Parma e con soddisfazione tornerà per parteciparvi. «Prima avevo seguito la costruzione della chiesa di Genova. A Parma ho avuto il privilegio di avere di fratelli competenti che mi hanno aiutato nelle faccende burocratiche e nei lavori e facilitato il compito. Mi auguro che la Chiesa possa svolgere un buon lavoro e offrire ai cittadini un riferimento spirituale e sociale nell’attesa che ci Signore ritorni». Laura Caffagnini CONGEDI Unadonnacoraggiosachehaespressolasuafedeattraversoleartieilservizio Neves, il sorriso della fiducia nella vita GliavventistidiParmahannosalutatolavedovadelpastorePuglisi 4 MAGGIO 2012 N ell’album ideale costituito dalle fotografie che documentano la vita della Chiesa cristiana avventista di Parma dagli anni ’80 a oggi, il sorriso di Neves Gianrossi (a destra, nella foto, con Ivana Castro), Nella per la famiglia — alla sua nascita, nel 1932, erano permessi solo nomi italiani — risplende. Così è apparso anche sul libretto preparato per la cerimonia funebre celebrata sabato 28 aprile nella chiesa di via don Dossetti — una settimana prima della sua inaugurazione —, aperta dalla sorella Bruna Codeluppi, nella quale hanno cantato la Corale avventista e la Corale Verdi di cui Neves era membro da oltre vent’anni. Neves se n’è andata, per una inesorabile e invalidante malattia diagnosticata recentemente, dopo una preparazione spirituale al passaggio in cui aveva chiesto di poter ancora servire la chiesa anche solo per un giorno, oppure di addormentarsi nel Signore. I suoi ultimi mesi ritirati a casa, senza mai un’assenza il sabato al culto, e i suoi anni in chiesa tra preghiera, direzione della corale, scout, attività sociali; alla Corale Verdi come fine corista e allieva: «ho imparato tante cose che non sapevo»; a casa dei figli per accudire i nipoti; nel suo appartamento a vestire amiche e amici con la sua abilità nel taglio e nel cucito, sono stati rievocati con gratitudine, dolore e speranza nella risurrezione dal pastore attuale Daniele La Mantia, dal precedente Vincenzo Castro, dal pastore Riccardo Orsucci, responsabile del distretto di Bologna e Parma; dai familiari, da sorelle e fratelli di chiesa che hanno potuto godere delle attenzioni e del sorriso di “Tabita”, in ebraico “gazzella”. Con il nome della generosa sorella della Chiesa di Giaffa, ricordata negli Atti degli Apostoli, il pastore ha ricordato Neves, «una colonna nella chiesa perché per le sue capacità e sensibilità era in grado di rispondere ai bisogni materiali, affettivi e spirituali della comunità. Neves ha vissuto un vangelo pratico. E’ stata la prima sorella di chiesa che ho conosciuto a Parma, un giorno in pieno agosto quando, mentre io e mia moglie Patrizia eravamo intenti a un disastroso trasloco, suonò alla porta per portarci il pranzo e così fece per tutti i giorni successivi». La prima parola biblica per il saluto a Neves è stato il Salmo 126 in cui l’esiliato “tornerà cantando canti di gioia”. Non a caso perché, come ha ricordato il pastore, mentre «la Parola è stata la luce che ha illuminato il suo sorriso», «il canto, tra cui quello della Parola di Dio, e la musica, sono stati la colonna sonora della sua vita». Neves esprimeva la fede anche attraverso altre arti. «Era un’artista completa: dipingeva, disegnava, danzava, leggeva poesia». Filo rosso della sua esistenza, la musica è stato anche il linguaggio condiviso con Gabriele, Giuliano, Gianmarco, Alessio. «Ho trasmesso l’amore per la musica a tutti i miei figli» ci ha detto un anno fa. «Quando si ritrovano suonano insieme. Mi incanto a guardarli». Alessio in particolare, al quale ha passato la direzione del coro per l’inaugurazione della chiesa, ha coltivato questo interesse. «Da piccolo ero affascinato dal pianoforte di mamma che mi ha fatto studiare musica da privatista, anche con sacrifici. Si sviluppò in me la passione per suonare e registrare. Nel 1995 a Parma fondammo il Gruppo Rainbow, lei ci ha dato la scintilla per migliorarci». Neves è stata «una mamma sempre presente, fino alla fine. Non è mai uscita fuori dalle righe, non l’ho mai sentita distante, anche se era arrabbiata non faceva pesare niente» prosegue il figlio nei ricordi. Una sorella amorevole, come ricorda il fratello Lanfranco che Neves prendeva in braccio mentre scappava sotto le gallerie durante i bombardamenti a La Spezia. Una moglie di pastore che ha condiviso i suoi trasferimenti — Ragusa, Asti, Roma, Pisa, Genova, Latina, Cremona, Parma — , le difficoltà del ministero, il mantenimento di quatto fi- gli con un solo stipendio, la loro cura ed educazione. Una guida spirituale che con il marito sapeva trasmettere gioia intorno a sé. Una suocera che ha offerto «l’esempio di una donna forte che affrontava coraggiosamente le sfide, che aveva un amore immenso per tutti», ha testimoniato la nuora Betti Lo Iacono. «Una donna silenziosa che compiva i fatti, una donna di humour, che viveva pienamente la vita» ha rievocato il pastore Vincenzo Castro. Un’amica aperta verso sorelle e fratelli di altre confessioni, presenti al funerale, che — ricorda Onelia Ravasini, come lei membro del Consiglio delle Chiese cristiane di Parma — «contribuiva con il marito al- la Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, partecipava gli incontri delle donne credenti alla Chiesa metodista e alla Giornata mondiale di preghiera». Una sorella di chiesa che ascoltava, comprendeva, consigliava, insegnava, sapendo da chi veniva la sua forza: «In chiesa vivo un’esperienza bellissima, mi sento felice. Quello che faccio è per dono di Dio». L’ultima parola di questo ricordo che vuole essere anche un saluto la prendiamo dal figlio Alessio: fiducia. Fiduciosa nella vita, fiduciosa nelle persone. Così era Neves Gianrossi, “la Nella”, “la nostra Tabita”, la donna del sorriso. L. C. COMMENTO qualità. Qualità della spesa, qualità del lavoro, qualità della classe dirigente. D’altra parte non c’è dubbio. Al di là delle sagge considerazioni, degli appelli pensosi, l’unica risposta alla protesta, che continua a serpeggiare in forme anche violente, e comunque al diffuso malcontento e alla esasperazione di molti, non può che venire dall’esempio dall’alto. Sono le classi dirigenti, e più in concreto la classe politica che devono sapere imprimere una sterzata. Ai tecnici al governo si sono aggiunti tre “supertecnici” incaricati proprio di qualificare l’allocazione delle risorse, di fare insomma in modo che le grandi risorse che, attraverso la leva fiscale, sono devolute allo Stato siano impiegate bene e possano fruttare, cioè moltiplicare la ricchezza comune. Il quadro politico è nervoso come il meteo di questa primavera. Il presidente della Repubblica si è ancora una volta speso per la riuscita di questo esperimento di governo tecnico, sostenuto da una maggioranza politicamente anomala, ma espressione di una solidarietà nazionale. Richiamandosi ai primi anni Cinquanta ha invocato la ripresa di «un clima di consapevolezza diffusa e di condivisa assunzione di responsabilità di fronte alle incognite che circondavano il futuro del Paese». L’unica certezza è che ormai manca meno di un anno alla scadenza della legislatura e per cominciare ad articolare, al di là delle misure fiscali, qualche riposta strutturale bisogna prima di tutto concentrarsi sull’obiettivo, farlo condividere da tutti i molteplici settori, interessi, corporazioni e gruppi, in cui questo Paese è segmentato ed articolato. Solo così ciascuno può essere disposto a concedere qualcosa e dunque a guardare al bene comune, pur mugugnando. Sennò vinceranno quelle forze centrifughe che stanno percorrendo un’Europa frastornata, aggiungendo incognite ad incognite. Francesco Bonini Lasuatestimonianzaèunasollecitazionealdialogofralaicatoegerarchia Toniolo, un beato laico che seppe unire fede e cultura, obbedienza e franchezza L a beatificazione di Giuseppe Toniolo, avvenuta domenica scorsa, è un avvenimento che non può essere lasciato passare sotto silenzio. Dopo una lunga stagione nella quale ad essere beatificati sono stati soprattutto ecclesiastici e religiosi, si è aperta — soprattutto grazie alla “riscoperta” conciliare della Chiesa “popolo di Dio” — una nuova fase della storia della Chiesa in cui gli onori degli altari si aprono anche a laici, uomini e donne, che hanno appassionatamente servito il Signore continuando a rimanere “nel mondo”. Fra questi santi laici, Giuseppe Toniolo assume una fisionomia peculiare non solo per essere stato un probo e delicato marito e padre di famiglia ma soprattutto per il suo profilo di intellettuale postosi coraggiosamente a servizio della Chiesa nella stagione del viruento anticlericalismo di fine Ottocento, quando per un cattolico accedere ad una cattedra universitaria era impresa pressocché proibitiva. Toniolo, invece, ha saputo conciliare pienamente la sua fedeltà alla Chiesa con un insegnamento svolto sempre con passione e grande professionalità, tali da meritargli la stima anche di quella componente anticlericale del mon- do accademico che nel suo tempo era fortemente presente nell’Università di Pisa. Toniolo può essere considerato un ideale “patrono” dei docenti universitari cattolici per il servizio reso alla cultura cristiana sia dalla cattedra sia come grande organizzatore sociale: un particolare ed importante aspetto della sua esemplarità è costituito dal suo rapporto con due pontefici, Leone XIII e Pio X, di cui è stato consigliere: un rapporto di “obbedienza in piedi”, fatto di sincero e convinto allineamento alle indicazioni della gerarchia ma nello stesso tempo di coraggiosa proposta di innovazioni (da una prudente apertura al concetto di “democrazia cristiana” alla “invenzione” di un’iniziativa, quella delle Settimane sociali, inizialmente guardata dalla gerarchia con qualche timore): un “consigliere” fedele ma nello stesso tempo schietto ed aperto, e proprio per questo stimato ed ascoltato. Il sociologo pisano può essere visto come il pioniere di quella “franchezza cristiana” non usuale nella Chiesa di allora (e forse, nonostante il Concilio, nemmeno nella Chiesa di oggi). Era, questo, l’aspetto della personalità di Toniolo che maggiormente colpì i contemporanei, a par- tire da quella contessina Elena da Persico che del maestro pisano stese una biografia intensa ed appassionata, intesa a cogliere soprattutto lo spessore umano e cristiano dell’uomo che pure, già nel titolo della biografia — “Prof. Giuseppe Toniolo” — veniva indicato soprattutto come maestro di pensiero e di vita). La beatificazione di una figura come questa — proprio nell’anno che celebra il cinquantenario dell’inizio del Concilio Vaticano II — rappresenta una forte sollecitazione, soprattutto da parte degli intellettuali, a quella difficile arte del dialogo laicatogerarchia nella quale Toniolo è stato esemplare maestro: di uomini come Toniolo, fedeli interpreti del magistero ma anche capaci di andare al di là di esso, come è avvenuto per la teorizzazione operata già nel 1900 della democrazia cristiana non solo come “azione benefica verso il popolo”, ma come impegno dei credenti per la costruzione del bene comune. E’ forse finito il tempo degli ”incontri ravvicinati” fra i pontefici e i loro consiglieri laici: ma dovrebbe ormai avviarsi, a cinquant’anni dal Concilio, la stagione di un sistematico e puntuale ascolto del laicato cattolico da parte della gerarchia, a tutti i livelli. La conciliazione che uomini come Toniolo hanno saputo operare, quella tra schiettezza e fedeltà, dovrebbe rappresentare un essenziale punto di riferimento per l’intera Chiesa e soprattutto per quelli che, al suo interno, sono chiamati a rendere il “servizio dell’intelligenza”. Giorgio Campanini L’OMELIA DEL CARD. DE GIORGI Unitalianochehaamato eservitolaChiesael’Italia «La vocazione alla santità è il traguardo di ogni altra vocazione nella Chiesa, dono della carità di Dio. E dono dell’amore di Dio all’Italia è stato Giuseppe Toniolo»: lo ha detto nell’omelia il card. Salvatore De Giorgi, rappresentante del Santo Padre nella beatificazione, avvenuta domenica 29 aprile nella basilica di San Paolo fuori le Mura. Toniolo, ha sottolineato il porporato, era convinto che «tutti indistintamente siamo chiamati alla santità» e che «i laici si santificano nel mondo», attraverso «l’esercizio del loro compito proprio». Secondo il nuovo beato, «chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi». Da qui la sua ferma decisione: «Voglio farmi santo». Il radicarsi in Dio fu l’anima del suo impegno cristiano nella famiglia, sulla cattedra e nella società: innanzitutto, considerò la famiglia il luogo primario della sua santificazione e della sua missione, offrendo un’affascinante testimonianza della dignità e della bellezza della famiglia. Insigne professore universitario, sulle cattedre di Padova, di Modena e di Pisa, seppe essere — ha precisato il card. De Giorgi — non solo il maestro qualificato dei giovani studenti, ma soprattutto il loro amico ed educatore nella ricerca della verità. E sulla promozione della cultura impegnò «i doni di una intelligenza non comune e di una lungimiranza quasi profetica, soprattutto circa la necessità, per il bene nel nostro Paese, di una presenza dei cattolici, nel sociale e nel politico, limpida, coerente, coraggiosa e unitaria, fondata sull’inscindibile rapporto tra fede e ragione, tra scienza e fede». Toniolo, pertanto, «si presenta a noi, come un italiano che ha amato e servito la Chiesa e l’Italia, da cristiano e cittadino esemplare: è questa la vera laicità». Si presenta a noi come uno di quei «cristiani con le braccia alzate verso Dio”, dei quali ha bisogno lo sviluppo integrale dell’uomo e della società, come il Papa ha auspicato nella enciclica Caritas in Veritate», nella quale «hanno trovato conferma e sviluppo non poche intuizioni innovative del beato, come la centralità della persona nel mondo del lavoro, l’insopprimibile fondamento etico dell’economia, la rilevanza antropologica della questione sociale, l’importanza del Vangelo nella costruzione della società, le istanze della giustizia distributiva, l’impegno per la pace». terra L e poche cose certe della Festa del lavoro appena trascorsa sono che i prezzi e la pressione fiscale continuano a salire e il lavoro continua a scarseggiare. Il presidente della Repubblica nella celebrazione al Quirinale ha ancora una volta snocciolato le cifre, che sono impietose. E lo stesso i sindacati, nella manifestazione a Rieti. Ma Giorgio Napolitano ha anche sottolineato i punti di forza del sistema-paese. Così l’atteggiamento giusto — e lo aveva detto nei giorni scorsi anche il presidente della Cei — è mettere a frutto le risorse. Con una idea ben chiara, forse l’unica certezza, che la crisi in atto non lascerà nulla come prima: «è l’Europa, sono le sue classi dirigenti, i suoi ceti popolari, i suoi cittadini che debbono predisporsi al cambiamento, perché il peso demografico ed economico del nostro continente si è ridotto nel mondo, e non sarà consentito agli europei di vivere al di sopra delle loro possibilità». Il punto è che, all’interno di un quadro non più espansivo, moltissimo c’è da fare per far sì che le risorse siano impiegate bene. La parola d’ordine dunque è: Sono stati resi pubblici i primi risultati del 15o Censimento generale della popolazione e delle abitazioni. Da un rapido sguardo si apprende che la popolazione residente in Italia — costituita dalle persone che vi hanno dimora abituale — è pari a 59.464.644 individui, dei quali 28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine. 150 anni fa, all’unità d’Italia, eravamo solo 22 milioni. La popolazione straniera abitualmente dimorante in Italia è quasi triplicata, passando da poco più di 1.300.000 (dato definitivo del Censimento 2001) a circa 3.770.000 (dato provvisorio). Un incremento di pari entità si registra anche nell’incidenza degli stranieri sul totale della popolazione, che sale da 23,4 a 63,4 stranieri per mille censiti. Un dato molto interessante riguarda la tipologia delle abitazioni. I primi risultati del 2011 mostrano che in Italia vi sono 71 mila famiglie che risiedono in “altri tipi di alloggio” (che per l’Istat significa: baracche, roulotte, tende, ecc.). Il rapporto di incidenza rispetto alle abitazioni occupate da residenti è nella media nazionale pari al 3 per mille, oscillando dal massimo di 3,4 per mille nell’Italia Meridionale al minimo di 2,5 per mille nell’Italia Nord Orientale. Si deve poi notare che il fenomeno ha subito nel corso del decennio un notevole incremento: gli altri tipi di alloggio occupati da residenti erano 23.336 nel 2001 e sono risultati essere 71.101 nel 2011. Per stare a casa nostra, nella Provincia di Parma ci sono 220.918 abitazioni e 585 famiglie abitano in baracche o roulotte. In comune di Parma il dato è 296. In Emilia Romagna 5227. Uno specchio che riflette con atrocità la povertà che aumenta ed attanaglia la società italiana. 15 4 MAGGIO 2012 LeparoledelpresidenteNapolitanoperilPrimoMaggio Dizionario delle globalizzazioni L’unica risposta è il buon esempio BARACCHE Aluisi Tosolini Difrontealleemergenze«occorreimpegnarsiperunacondivisaassunzionediresponsabilità» CATECHESI DI Durante l’udienza di mercoledì 2 maggio Benedetto XVI ha ricordato la figura di BENEDETTO XVI Santo Stefano e il suo discorso davanti al Sinedrio sulla dimora di Dio in Criso Gesù La comunione con Cristo dà ai martiri la forza di affrontare i persecutori terra C 4 MAGGIO 2012 16 ari fratelli e sorelle, nelle ultime Catechesi abbiamo visto come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e infondano luce per capire il presente. Oggi vorrei parlare della testimonianza e della preghiera del primo martire della Chiesa, santo Stefano, uno dei sette scelti per il servizio della carità verso i bisognosi. Nel momento del suo martirio, narrato dagli Atti degli Apostoli, si manifesta, ancora una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e la preghiera. Stefano viene condotto in tribunale, davanti al Sinedrio, dove viene accusato di avere dichiarato che «Gesù …distruggerà questo luogo, [il tempio], e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato» (At 6,14). Durante la sua vita pubblica, Gesù aveva effettivamente preannunciato la distruzione del tempio di Gerusalemme: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2,19). Tuttavia, come annota l’evangelista Giovanni, «egli parlava del tempio del suo corpo. Quando, poi, fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (Gv 2,21-22). Il discorso di Stefano davanti al tribunale, il più lungo degli Atti degli Apostoli, si sviluppa proprio su questa profezia di Gesù, il quale è il nuovo tempio, inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l’offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi. Stefano vuole dimostrare come sia infondata l’accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Egli rilegge così tutta la narrazione biblica, itinerario contenuto nella Sacra Scrittura, per mostra- Egli rilegge così tutta la narrazione biblica per mostrare che conduce al «luogo» della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. re che esso conduce al «luogo» della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo, in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. La meditazione sulla Sacra Scrittura gli permette così di comprendere la sua missione, la sua vita, il suo presente. In questo egli è guidato dalla luce dello Spirito Santo, dal suo rapporto intimo con il Signore, tanto che i membri del Sinedrio videro il suo volto «come quello di un angelo» (At 6,15). Tale segno di assistenza divina, richiama il volto raggiante di Mosè disceso dal Monte Sinai dopo aver incontrato Dio (cfr Es 34,29-35; 2 Cor 3,7-8). Nel suo discorso, Stefano parte dalla chiamata di Abramo, pellegrino verso la terra indicata da Dio e che ebbe in possesso solo a livello di promessa; passa poi a Giuseppe, venduto dai fratelli, ma assistito e liberato da Dio, per giungere a Mosè, che diventa strumento di Dio per liberare il suo popolo, ma incontra anche e più volte il rifiuto della sua stessa gente. In questi eventi narrati dalla Sacra Scrittura, della quale Stefano mostra di essere in religioso ascolto, emerge sempre Dio, che non si stanca di andare incontro all’uomo nonostante trovi spesso un’ostinata opposizione. E questo nel passato, nel presente e nel futuro. Quindi in tutto l’Antico Testamento egli vede la prefigurazione della vicenda di Gesù stesso, il Figlio di Dio fattosi carne, che – come gli antichi Padri – incontra ostacoli, rifiuto, morte. Stefano si riferisce quindi a Il discorso di Stefano davanti al tribunale, il più lungo degli Atti degli Apostoli, si sviluppa proprio su questa profezia di Gesù, il quale è il nuovo tempio, inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l’offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi. Stefano vuole dimostrare come sia infondata l’accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Giosuè, a Davide e a Salomone, messi in rapporto con la costruzione del tempio di Gerusalemme, e conclude con le parole del profeta Isaia (66,1-2): «Il cielo è il mio trono e la terra sgabello dei miei piedi. Quale casa potrete costruirmi, dice il Signore, e quale sarà il luogo del mio riposo? Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?» (At 7,49-50). Nella sua meditazione sull’agire di Dio nella storia della salvezza, evidenziando la perenne tentazione di rifiutare Dio e la sua azione, egli afferma che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il «luogo» del vero culto. Stefano non nega l’importanza del tempio per un certo tempo, ma sottolinea che «Dio non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo» (At 7,48). Il nuovo vero tempio in cui Dio abita è il suo Figlio, che ha assunto la carne umana, è l’umanità di Cristo, il Risorto che raccoglie i popoli e li unisce nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. L’espressione circa il tempio «non costruito da mani d’uomo», si trova anche nella teologia di san Paolo e della Lettera agli Ebrei: il corpo di Gesù, che Egli ha assunto per offrire se stesso come vittima sacrificale per espiare i peccati, è il nuovo tempio di Dio, il luogo della presenza del Dio vivente; in Lui Dio e uomo, Dio e il mondo sono realmente in contatto: Gesù prende su di sé tutto il peccato dell’umanità per Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il «luogo» del vero culto. Stefano non nega l’importanza del tempio per un certo tempo, ma sottolinea che «Dio non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo». portarlo nell’amore di Dio e per «bruciarlo» in questo amore. Accostarsi alla Croce, entrare in comunione con Cristo, vuol dire entrare in questa trasformazione. E questo è entrare in contatto con Dio, entrare nel vero tempio. La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo martirio è il compimento della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la sua meditazione sull’agire di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha trovato il suo pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce. Prima di morire, infatti esclama: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59), appropriandosi delle parole del Salmo 31 (v. 6) e ricalcando l’ultima espressione di Gesù sul Calvario: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46); e, infine, come Gesù, grida a gran voce davanti a coloro che lo stavano lapidando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,60). Notiamo che, se da un lato la preghiera di Stefano riprende quella di Gesù, diverso è il destinatario, perché l’invocazione è rivolta allo stesso Signore, cioè a Gesù che egli contempla glorificato alla destra del Padre: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio» (v. 55). Cari fratelli e sorelle, la testimonianza di santo Stefano ci offre alcune indicazioni per la nostra preghiera e la nostra vita. Ci possiamo chiedere: da dove questo primo martire cristiano ha tratto la forza per affrontare i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso? La risposta è semplice: dal suo rapporto con Dio, dalla sua comunione con Cristo, dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l’agire di Dio, che in Gesù Cristo è giunto al vertice. Anche la nostra preghiera dev’essere nutrita dall’ascolto della Parola di Dio, nella comunione con Gesù e la sua Chiesa. Un secondo elemento: santo Stefano vede preannunciata, nella storia del rapporto di amore tra Dio e l’uomo, la figura e la missione di Gesù. Egli - il Figlio di Dio – è il tempio «non fatto da mano d’uomo» in cui la presenza di Dio Padre si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne umana per portarci a Dio, per aprirci le porte del Cielo. La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra di Dio, di Gesù come Signore della nostra, della mia esistenza quotidiana. In Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche noi rivolgerci a Dio, prendere contatto reale con Dio con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono ad un Padre che li ama in modo infinito. Grazie. © Copyright 2012 Libreria Editrice Vaticana WOJTYLA BEATO, UN ANNO DOPO «M i rallegro per la vostra così numerosa presenza a Roma in occasione del primo anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II». Con queste parole, al termine dell’udienza generale, il Papa ha salutato i circa 7 mila fedeli polacchi presenti in piazza S. Pietro, tra i 20 mila partecipanti al consueto appuntamento del mercoledì. «La testimonianza della sua vita, l’insegnamento e l’amore per la patria rimangano la vostra particolare eredità», ha proseguito Benedetto XVI: «Rafforzati dalla sua celeste intercessione - ha concluso siate fedeli a Dio, alla Croce e al santo Vangelo». Un’emergenzainternazionalechedeveessereaffrontata C ontinuano a morire. Nuove stragi di cristiani fanno decine di vittime, in Africa, da ovest ad est. Si ripete lo stesso rituale fanatico e terroristico, l’assassinio di massa dei fedeli inermi e gioiosi che celebrano la messa. Il XXI secolo continua ad essere, come il XX, un’epoca di martirio per i cristiani e in particolare per i cattolici. C’è tutta una fascia subsahariana che ribolle, appunto dalla Nigeria alla Somalia ed al Kenia, mentre nei Paesi arabi della “primavera” il giudizio è ancora sospeso. E gli episodi di violenza e di morte percorrono anche l’Asia, dal Pakistan alla stessa India. Le reazioni ufficiali sono misurate: ne aveva parlato il Papa al Corpo diplomatico, all’inizio di quest’anno, dopo le stragi di Natale. Il segretario di Stato, di fronte ai morti di Kano, in Nigeria, e di Nairobi, in Kenia, ha affermato che “i cristiani, nelle trincee del mondo, nei Paesi africani, in Medio Oriente, sono un fattore di equilibrio e di riconciliazione, non di conflittualità. E quindi appare strano che ci sia un’intolleranza, un’aggressività così forte contro coloro che danno un contributo di riconciliazione, di pace, di giustizia e di solidarietà”. Il presidente della Cei ha invitato i fedeli colpiti a reagire con “forza” ma “senza volontà di vendetta”, senza cioè attizzare la spirale della violenza. Questo è il punto e una sorta di paradosso: accusati dalla propaganda jihadista di essere “crociati”, i cristiani sono di fatto i più inermi nel “conflitto di civiltà e di religioni” che una pervicace propaganda cerca di attizzare e prospetta con vio- lenza, contro l’evidenza delle cose. Il paradosso è sottolineato dal fatto che ci sono governi e stati che programmaticamente non applicano e misconoscono il principio della libertà religiosa, che, come sappiamo, è la base e il fondamento di ogni libertà, e i governi occidentali, in nome di questi stessi principi, sono restii a levare la propria voce a tutela. Così la sensazione è che i cristiani, in diverse regioni, restano abbandonati a loro stessi, ad una violenza che strumentalizza la religione per fini di identità e di affermazione politico-ideologica. Si tratta di una situazione intollerabile non tanto da un punto di vista confessionale, ma da quello della garanzia e della tutela della libertà. La questione delle stragi dei cristiani è ormai un’emergenza di politica internazionale e come tale deve essere messa in agenda. Sollevarla non collide con il pluralismo e la laicità delle istituzioni dei Paesi occidentali, ma diventa un atto di giustizia. Resta la realtà della testimonianza inerme e inconsapevole di tanti cristiani che pagano con la vita una verità che è bene ribadire: nel mondo, oggi, il cristianesimo è un presidio di libertà, una garanzia di pluralismo, una riserva di umanità, un pungolo al progresso. È comunque certo che le ragioni della libertà e della verità non si possono mai conculcare del tutto e che la violenza non può prevalere. Il sangue di questi nuovi martiri conferma con forza questo singolare paradosso, certificato da secoli di storia. OttoperMille: fondiperilbeneditutti D omenica 6 maggio 2012 si celebra la giornata di sensibilizzazione per le firme dell’Otto per mille alla Chiesa cattolica. Da un po’ di tempo i soldi della Chiesa sono entrati nell’attenzione generale, per dare l’idea che sono tanti, e quindi non ce n’è più bisogno. Un sindaco, molto poco informato, ha fatto votare al suo Consiglio comunale che tutti i soldi che verranno dall’Imu sui beni della Chiesa cattolica nel suo comune saranno destinati ai lavoratori che perdono il lavoro: o vive nella stratosfera o non vuole molto bene ai disoccupati. La realtà è che la Chiesa cerca di fare le sue cose con i mezzi che ha, lieta se i cristiani vogliono aiutarla “secondo le leggi e le usanze” a fare di più. Le menzogne diffuse e mai smentite, anzi sostenute con qualche caso verosimile, produrranno del danno certamente, se non si diffonderanno informazioni più esatte. La Giornata che abbiamo davanti è una occasione da non perdere. Mi permetto di invitare soprattutto i laici referenti nelle parrocchie a diffondere il materiale informativo inviato dal Servizio nazionale del Sovvenire, rivolgendosi almeno a coloro che vengono a Messa. Le firme dell’Otto per mille sono preziose per le finalità principali del servizio della Chiesa: il culto e la pastorale, la carità in Italia e all’estero, il sostentamento del clero, la nuova edilizia di culto, i beni culturali. Come si vede tutte queste opere riguardano il bene delle comunità, che va ben al di là degli appartenenti alla Chiesa cattolica, come nel caso della carità e dei beni culturali; ma anche i sacerdoti sono al servizio di tutti. Se non ci siamo svegliati di fronte alle campagne denigratorie orchestrate ad arte, aspetteremo a svegliarci quando le firme caleranno e verranno a mancare risorse quanto mai necessarie? Sia ben chiaro che non ci tengo affatto ad avere ragione, ma che almeno si possa dire che qualche campanello era suonato. + Claudio Stagni vescovo di Faenza-Modigliana Delegato regionale dell’Emilia Romagna per il Sovvenire Agenzia Sir L’incontrodellastampacattolicadedicatoall’emergenzadeitemieducativineivariambitidelquotidiano Una società a misura di famiglia è possibile 17 IlconvegnonazionaleFiscaFabrianoinvistadiFamily2012 S i svolge a Fabriano (Ancona), dal 3 al 5 maggio, il convegno nazionale della Fisc, Federazione cui fanno capo 185 testate cattoliche locali. In vista del VII Incontro mondiale delle famiglie a Milano, il tema scelto è “La vera emergenza educativa: la famiglia... nel lavoro, nella scuola, nello sport”. Una scelta che sottolinea l’impegno dei giornali Fisc a favore della famiglia, come spiega il presidente della Federazione, Francesco Zanotti. • Perché la famiglia rappresenta oggi “un’emergenza educativa”? Perché è nella famiglia che si giocano le carte migliori e spesso queste importanti opportunità vengono buttate all’aria. La crisi dei giovani è lo specchio della crisi che sta attraversando l’attuale generazione di adulti e genitori. C’è un giovanilismo in atto che porta schiere infinite di quarantenni e cinquantenni a ricercare di nuovo se stessi, come se il tempo trascorso fosse stato gettato al vento. I sacrifici affrontati sono stati mal sopportati e vengono rivissuti come una mancanza. In questo senso, i genitori si ritrovano smarriti e questo loro smarrimento viene trasmesso ai figli, ai quali cercano di evitare, sbagliando, ogni tipo di difficoltà. • È ancora possibile educare ed educarsi in fami- glia? Certamente, in uno scambio di arricchimento reciproco. Non si smette mai di educarsi. Ogni giorno è un’avventura nuova che ci cambia e ci fa crescere. Il confronto con i figli ci stimola a stare al passo con i tempi, ben saldi in ciò che vale. Non ci dobbiamo porre come amici dei nostri figli. Loro stessi non ce lo domandano. Dobbiamo porci, invece, come padri e madri autorevoli, testimoni entusiasti di un incontro che dà senso pieno ai nostri giorni. • Una recente indagine del Censis certifica che “il senso della famiglia” è tra i più importanti valori che oggi accomunano gli italiani. Nonostante ciò, a livello pubblico, cresce sempre più la di- sistima verso l’istituto familiare. Quali le cause? La famiglia ha ancora una forte valenza: è un ancoraggio sicuro in cui ci si sente sempre accolti. Ciò non significa che non esistano difficoltà nelle famiglie, ma questo non giustifica il continuo martellamento massmediale contrario all’istituzione-famiglia cui assistiamo da decenni. Da una cultura a misura di famiglia siamo passati a un individualismo esasperato che fa del singolo il centro di ogni interesse. Non si racconta mai l’altra faccia della verità, cioè la delusione cui pervengono quanti si ritrovano soli e delusi dopo una vita spesa a ricercare solo se stessi. • In questo periodo vengono chiesti grandi sacri- fici alle famiglie italiane per far fronte alla crisi... La famiglia rappresenta il più grande ammortizzatore sociale. Nonostante venga bastonata in ogni direzione, resta un baluardo indispensabile, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica. Eppure non viene sostenuta. Anzi, la famiglia viene spesso penalizzata. Basta pensare alla reintroduzione dei ticket sanitari che tengono conto del “reddito familiare lordo”, un parametro inesistente. È giunto il momento d’introdurre il reddito procapite, di cui si parla almeno da vent’anni. E di calcolare le tariffe per luce, acqua e gas sui componenti della famiglia. Non è giusto che un single paghi molto meno rispetto a chi ha figli. • Investire sulla famiglia, quindi, potrebbe essere una via privilegiata per uscire dalla crisi... La famiglia può costituire il primo ambito sul quale agire per uscire dalla crisi. Occorre puntare sulla natalità. Siamo un Paese vecchio, ripiegato su se stesso. Se non s’investe sulle future generazioni, non andremo da nessuna parte. Siamo tutti a difesa di privilegi accumulati negli anni, a cui nessuno vuole rinunciare, neppure in parte. Invece occorre investire sul futuro, cioè sui figli, quindi sulle famiglie. Francia e Germania da tem- po hanno adottato solide politiche familiari e hanno ottenuto risultati confortanti. Da noi, una tara culturale che identifica la questione famiglia con una faccenda cattolica impedisce da decenni passi decisi in questo senso. • Quale contributo di pensiero dei settimanali cattolici a favore della famiglia? Ogni settimana, e da decenni, i nostri giornali danno voce alla famiglia. E dico famiglia, al singolare, non a caso. E non aggiungo tradizionale. Esiste un solo tipo di famiglia, quella stabilita dalla Costituzione italiana. Famiglia spes- terra I cristiani continuano a morire MESSAGGIO DI MONS. STAGNI so ignorata dai mass media, oppure amplificata solo in casi negativi. Noi raccontiamo le straordinarie storie di quella santità del quotidiano di cui è ricchissimo il territorio e di cui papa Giovanni Paolo II ci ha insegnato a cogliere i segni ovunque. INFORTUNISTICA M. ZURINI - VECCHI Vincenzo Corrado ASSISTENZA LEGALE, MEDICO LEGALE E PERITALE CON RICOSTRUZIONI CINEMATICHE E MEDIACONCILIAZIONE • RECUPERO DANNI DI OGNI GENERE E RESPONSABILITÀ CIVILE MEDICA • COMPENSO STRAGIUDIZIALE A COSTO ZERO PER IL CLIENTE eccetto spese vive Viale dei Mille, 54/B - 43125 Parma Tel. 0521.921155 - Fax: 0521.618061 Cell. 348.5316022 e-mail: [email protected] 4 MAGGIO 2012 Aumentanointolleranzeepersecuzionimentrelevocidicondannasonopocheeflebili IN EVIDENZA Inesposizioneopereetecnichediverse.IncontroconlascultriceMariaGraziaPassini,cheesponeopereispirateallamontagna Le tante forme che assumono gli “Spiriti dell’arte” Finoal10maggioinS.Andreaunacollettivaorganizzatadagliartisticattolici “S piriti dell’arte” è il titolo della mostra che l’associazione Unione cattolica artisti italiani, sezione di Parma, ha organizzato nella storica sede, ex chiesa di sant’Andrea, in via Cavestro. Un modo, come spiegano i curatori, di valorizzare l’origine di questo luogo, evidenziando la dimensione spirituale dell’arte, nei suoi vari linguaggi. Questo è il filo rosso che accomuna i diversi artisti che espongono le loro opere: Noemi Bolzi, che dà forma all’interiorità della donna, Carlo Mori, che con occhio acuto legge ironicamente la nostra società, Paride Cevolani, illustratore raffinato, Luciano Palumbo, autodidatta, che dipinge la spiritualità dell’occidente, Marialena Zoli, che ci offre un percorso autobiogarfico, Rita Minelli, che dipinge ad olio su materiale di recupero; Maria Grazia Passini, che espone sculture. Come al momento dell’inaugurazione, una musica, che si alterna a COMEDOVEQUANDO SPIRITI DELL’ARTE Collettiva d’arte Galleria S. Andrea via Cavestro 6 - Parma FINO AL 10 MAGGIO 18 Ingresso gratuito per info: tel. 0521.228136 - 336.1973254 www.ucai-parma.it FUORI LE MURA - Roma - multisala cult Orari: Da martedì a sabato: 10-12 e 16-19 Domenica: 16-19 Lunedì chiuso testi poetici scelti dagli artisti stessi e ad immagini, aiuta a levare lo sguardo all’abside, che raffigura lo Spirito Santo, forza che muove il creato ed all’origine di ogni ispirazione. Sette artisti, diversi per età, per formazione, per provenienza, per percorsi culturali e artistici, ma uniti da una tensione interiore, che da vita ad una continua ricerca sia stilistica che di contenuti. Di questa molteplicità • TO ROME WITH LOVE 4 MAGGIO 2012 di Woddy Allen Puntuale come sempre, Woody Allen realizza il suo film annuale e questa volta l’attesa era tanta qui in Italia visto che la pellicola è ambientata a Roma. ”To Rome with love” si ispira, almeno nelle intenzioni del regista americano, al ”Decameron” di Boccaccio, con un personaggio/voce narrante che racconta quattro differenti storie che s’intrecciano nella città eterna. Il personaggio è un vigile che vediamo all’inizio del film dirigere il traffico con non troppa bravura, come l’inefficiente vigile di Alberto Sordi in una commedia con Vittorio De Sica, a Piazza Venezia su una fantomatica pedana posta al centro della piazza che, in realtà, non esiste più. Ma è una licenza poetica che Allen si prende anche perché tutto il film si muove secondo luoghi, idee, personaggi stereotipati riguardanti l’Italia, e Roma in particolare. Le quattro vicende raccontate sfiorano il ridicolo, con personaggi che sembrano macchiette e attori non all’altezza, tra cui, purtroppo, figura anche il nostro Roberto Benigni che, nonostante l’impegno, non riesce a risollevare la pochezza della trama della sua storia. Una pellicola che si disperde fra questi episodi, dunque, ognuno dei quali non contiene nessun tipo di profondità o rilevanza (neanche quello di Benigni che vorrebbe essere una critica al sistema massmediale contemporaneo che crea ”divi” dal nulla e sul nulla) e che non dice nulla di nuovo né su Roma né sui temi trattati. Quanto siamo lontani dall’inno d’amore che Allen ha fatto alla Francia e a Parigi in ”Midnight in Paris” solo pochi mesi fa. Qui sembra che Woody si sia preso solo una vacanza, sollecitato dai suoi produttori italiani, e c’è chi addirittura ha paragonato il film a una delle inutile commedie natalizie a episodi di Boldi e De Sica. Sir Per la prima volta nella storia cento originali e preziosi documenti (dall’VIII al XX secolo) scelti fra i tesori conservati nell’Archivio Segreto Vaticano valicano i confini della Città del Vaticano per essere esposti nelle sale dei Musei Capitolini nella mostra “Lux in arcana”, organizzata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano. La mostra è arricchita da allestimenti multimediali che permettono al visitatore di “rivivere” i documenti, che si animeranno con il racconto dei retroscena e dei personaggi coinvolti. La prestigiosa sede scelta per ospitare l’evento sottolinea il profondo legame fra la città di Roma e il Papato fin dall’età medioevale; alla sensibilità per le arti di Sisto IV si legano infatti le origini di entrambe le istituzioni coinvolte nell’evento, ma allo stesso tempo la storia custodita nell’Archivio Segreto Vaticano si intreccia con la storia dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero. • Fino al 9 settembre nei Musei Capitolini di Roma, Piazza del Campidoglio 1. Orari: dal martedì alla domenica ore 9- 20. Info: 06.0608. http://www.luxinarcana.o rg. di forme e di colori, colpisce l’occhio l’esposizione delle sculture, ad opera di Maria Grazia Passini, che incontriamo. Nativa di Fanano, paese dell’Appennino modenese, dove ha imparato ed ereditato un grande amore per i monti, vive a Parma. Una passione che ha coltivato, salendo per sentieri ripidi, non solo degli Appennini, ma anche delle Alpi e dei Monti di alta quota, in ascolto di ciò che la Montagna stessa le suggerisce e sembra confidarle in un dialogo, a volte silenzioso, a volte sofferto, ma sempe confidente. Così le diverse scalate hanno lasciato, inizialmente, in dipinti un’eco e un riflesso di quanto avevano “provocato” interiormente. Dipinti brevi poesie, dedicate “agli Amici che Lassù, dove la terra si fa cielo, hanno continuato a salire”. Passini è approdata ora alla fase della scultura: un passaggio ulteriore, che le permette uno scavo interiore, una consapevolezza di sé nuova. «In me va molto più alle radici. Terminate le opere sempre vengo presa da un senso di stupore e di meraviglia. E guardando, leggendo le opere, mi accorgo di conoscere aspetti di me profondi, di cui non ero consapevole». Come spinta da una forza interiore, le sue mani hanno così plasmato diverse mani. Come se i sentimenti, i vissuti, si esprimesse- ro nelle mani. Tutto concentrato lì, nelle mani. Mani nodose, mani, che sanno di fatica e di sudore; mani che si contorcono nel dolore o si uniscono nel grido di preghiera. Mani che ci parlano e sembrano portare e portarci la sofferenza dell’umanità. Ma anche le sue speranze. Sembra puntato verso ciascuno di noi l’indice di una mano che, espressione della montagna ferita, si rivolge all’essere umano: “Anche tu?”. Anche tu non mi rispetti, ti rivolti contro? Fermandosi davanti ad ogni scultura, quasi in contemplazione, possiamo leggere il nostro cammino, il cammino di ogni uomo e donna. Non per niente la prima scultura è intitolata: “Estremo grido”. Sotto una scritta, lapidaria: “Il tuo grido disperato lacera il mio cuore. Soffro con te”. Ma l’ultima scultura rappresentata si intitola: “Si rialzerà”, ad indicare un percorso di risurrezione. Che passa, inevitabilmente, attraverso momenti bui, per attraversarli con fatica ma con fiducia. Come quando si sale su di una montagna. M. C. S. Lacorsadeigiovanieuropei Sarajevo,l’assediopiùlungo.Samarcanda,ilfilmpiùinterculturale Si conclude la VII edizione del festival organistico internazionale “Fiori Musicali”, organizzato dall’Accademia Organistica di Parma: sabato 5 maggio alle 21 nella chiesa di Santa Cristina (str. Repubblica 23, Parma) l’ensemble rinascimentale “Le Miroir de Musique” propone “Theatrum instrumentorum. Viaggio nell’iconografia musicale”. Domenica 6 maggio in Cattedrale alle 21 “La vita di Cristo”: improvvisazioni organistiche di Rudolf Lutz sugli affreschi di Lattanzio Gambara. Ingresso libero; informazioni: 0521.218889, www.accademiaorganisticadiparma.it. Anspi di Sissa PITTURA ESTEMPORANEA PER RAGAZZI L’Anspi di Sissa organizza domenica 6 maggio, nel parco del santuario della Madonna delle Spine, la 45a Festa di pittura estemporanea per ragazzi/e dai tre ai quattordici anni. Iscrizioni gratuite dalle 9.30, consegna dei dipinti ore 13; dopo il pranzo al sacco, giochi insieme; alle 16 la Messa del giovane artista, seguita dalla premiazione. Info: 347.4067021. Famiglia Più A PROPOSITO DI FAMIGLIA Proseguono gli incontri del ciclo “A proposito di famiglia”, organizzato dall’associazione Famiglia Più. Venerdì 11 maggio alle 21, presso la sede di via Bixio 71, “La cultura degli altri”: conversazione con Aluisi Tosolini; dialoga con l’autore: Luca Fregoso. Tosolini, pedagogista e dirigente scolastico, è esperto di educazione interculturale. E’ autore fra l’altro, con Brunetto Salvarani, del libro “Bibbia, cultura, scuola”. Info: 0521.234396, segreteria @famigliapiu.it, www.famigliapiu.it. Anche Parma nella staffetta per la fratellanza RUN4YUNITY: INSIEME PER L’EUROPA Ritorna per la terza edizione “Insieme per l’Europa”, evento internazionale promosso da movimenti e comunità cristiane, inserito tra gli eventi della Festa dell’Europa (9-13 maggio). Oltre 150 città d’Europa, fra cui Parma, sabato 12 maggio saranno collegate in diretta con Bruxelles per un’iniziativa che si pone l’obiettivo di far riscoprire le radici cristiane del vecchio continente. L’appuntamento vede a Parma collaborare da diversi mesi rappresentanti del Movimento dei Focolari, Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento nello Spirito Santo e Associazione Teilhard de Chardin, promotori dell’iniziativa. Il 12 maggio a Parma ragazzi e adulti da tutta l’Emilia, attraverso riflessioni culturali e momenti ludici e artistici, si confronteranno su economia,integrazione fra i popoli, famiglia, ecologia, pace. Insieme per l’Europa si svolge in contemporanea con la staffetta mondiale Run4Unity: tra le 15 e le 16 nei diversi Paesi del mondo tanti ragazzi correranno nelle città per trasmettere Presentazione del libro, guardando all’oggi All’Istituto Saveriano I MARTEDÌ DELLA MISSIONE Ultimi due appuntamenti per i ”Martedì della Missione, organizzati da Missionari Saveriani e Centro missionario diocesano e dedicati quest’anno ad approfondire il tema generale “Guido Maria Conforti e la missione ieri e oggi”. Nella Sala conferenze dei missionari saveriani alle 21: martedì 8 maggio “Le direttive di Conforti ai missionari” (p. Ermanno Ferro sx) e “Il servizio al Vangelo nel nostro tempo” (Giorgio Campanini); martedì 15 maggio serata di musica e immagini su San Guido M. Conforti. Casa Santa Chiara ADORAZIONE NOTTURNA Nella chiesa di San Pietro d’Alcantara (Casa di accoglienza Santa Chiara, via Padre Onorio 15, Parma) mercoledì 9 maggio adorazione eucaristica notturna. Inizio alle 21 con la Santa messa; termine alle 6 di giovedì con la Santa Messa delle 5.30. A Fontanellato PELLEGRINAGGIO DEGLI UNIVERSITARI La Cappella Universitaria di Parma e la Consulta per la Pastorale Universitaria invitano tutti gli universitari al pellegrinaggio al Santuario mariano di Fontanellato, che si svolgerà giovedì 10 maggio. Programma: • per chi arriva con i mezzi propri: ritrovo in Santuario alle 21 per la recita del Santo Rosario, commentato dal Vescovo di Parma mons. Enrico Solmi e animato dalla Cappella musicale (coro e parte orchestrale) della diocesi di Crema; • per chi intende partecipare anche al pellegrinaggio a piedi da Pontetaro a Fontanellato, a cui sarà presente il Vescovo: ritrovo alle 17.45 (partenza ore 18) davanti alla chiesa di Pontetaro, in via Mari, 2 (da Parma a Pontetaro autobus n° 23/Noceto in via Mazzini o via D’Azeglio alle ore 17.12). Dopo l’incontro in Santuario, cena al sacco e festa insieme. Per chi avesse bisogno di un automezzo per Fontanellato sia per l’andata che per il ritorno: una corriera della Tep partirà alle 20 da piazzale Rondani (di fianco al Liceo Romagnosi), e al termine farà ritorno nel medesimo piazzale. Per ulteriori informazioni contattare l’Assistente spirituale della Cappella Universitaria, don Giorgio Schianchi (0521.207351; 331. 7522175). Assemblea con mons. Fasani AFFARI ECONOMICI E SOVVENIRE Sabato 12 maggio in Seminario Minore dalle 9.30 alle 12.30 si svolge l’incontro diocesano dei Consigli parrocchiali per gli affari economici e dei delegati di Sovvenire. E’ stato invitato a parlare monsignor Giampietro Fasani, già Economo della Conferenza episcopale italiana, ora parroco di Villafranca, sul tema: “La gestione amministrativa della parrocchia”. Sarà lasciato ampio spazio al dialogo con il relatore. Si raccomanda la puntualità. Tenda della Parola IL TEMPO DELL’ALLELUIA IN BATTISTERO Nel tempo pasquale il nostro cammino continua, confortati dal Soffio del Risorto, che apre i nostri cuori all’ascolto, sostiene e rafforza la nostra voce nella lode e nel canto dell’Alleluia! Nella vigilia della domenica, in Battistero, luogo di gioiosa il messaggio della pace e della fraternità universale. A Parma la staffetta partirà alle 15.15 da Ponte Verdi, Ponte di Mezzo e Ponte Caprazucca; alle 16 arrivo al Centro Congressi parco ex Eridania, dove è previsto il collegamento Internet con l’iniziativa centrale in cor- memoria per tutti noi, un’assemblea che si raduna a nome di tutti i nostri fratelli e sorelle della città e del mondo, in ascolto delle Scritture come la Chiesa ci insegna a leggerle nella liturgia della domenica: sabato 12 maggio alle 21 in Battistero. A Fontanellato PELLEGRINAGGIO DELLA SOFFERENZA Sarà il 45° pellegrinaggio della sofferenza, quello che si terrà al santuario di Fontanellato, domenica 13 maggio. Un’occasione in cui sono le membra più deboli a convergere e a rifugiarsi nell’abbraccio di Maria, per diventare saldi nella speranza, forti nella tribolazione e lieti nella speranza. Momento di comunione in cui la comunità tutta fa loro da corona, accogliendo il dono, la testimonianza che ci offrono, insieme ai loro perché e forse alle loro lacrime. Alle ore 15,45 la preghiera mariana; alle ore 16 la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo. Un pullman partirà da viale Toschi, alle ore 15. Aperte le iscrizioni CAMPI DIOCESANI AZIONE CATTOLICA Ogni sabato, dalle 10 alle 12, la segreteria del Centro diocesano di Azione Cattolica (vicolo Vescovado 1/a) è aperta per le iscrizioni ai campi estivi diocesani di Ac. Queste le date dei campi: 3a-5a elementare: 17-23 giugno a Bedonia; 3a-5a elementare: 24-30 giugno a Bedonia; 1a-2a media: 12-20 luglio Borca di Cadore (BL); 3a media-1a superiore: 16-23 luglio Macugnaga (VB); 2a-4a superiore: 23-30 luglio Macugnaga (VB). Per informazioni: www. azionecattolicaparma.com so a Bruxelles. Alle 18.30 il lancio messaggio finale. Informazioni: www.together4europe.org; Comitato locale Parma: insiemeper.parma @libero.it, Maria Concetta Libra 349.2317331 e Mauro Foschini 347.0578571. SULL’ASSEDIO DI SARAJEVO Nel ventesimo anniversario dell’assedio di Sarajevo, sabato 12 maggio alle 17 nella sala dei Vescovi (piazza Duomo 1) si terrà la presentazione del volume di autori vari “Sarajevo. Il libro dell’assedio”. All’incontro, promosso da Pax Christi e moderato da Corrado Truffelli, interverranno Piero Del Giudice, scrittore e giornalista; Gino Reggiani, docente di storia; Sara Chierici e Francesca Meneghetti del Gruppo Bosnia Erzegovina di Azione Cattolica; Luciano Mazzoni, coordinatore del Forum Interreligioso di Parma. L’iniziativa, a cui aderiscono Gruppo Bosnia Erzegovina di Azione Cattolica, Forum Interreligioso di Parma e Consorzio Solidarietà Sociale, si propone di sostenere le cooperative di giovani e donne nate a Sarajevo, Gerusalemme dei Balcani. Nell’occasione sarà possibile acquistare il volume, poi in vendita alla libreria Fiaccadori. L’incontro tra culture al cinema SAMARCANDA FILM FESTIVAL L’Officina Samarcanda, laboratorio di dialogo interculturale rivolto a ragazzi e ragazze, italiani e stranieri, in età compresa fra gli 11 e 15 anni, promosso da Caritas Diocesan e coordinato dalla Cooperativa Eidé in collaborazione con Kwa Dunìa e parrocchia Corpus Domini, invita al Samarcanda FilmFestival, che prosegue giovedì 17 maggio dalle 20.30 alle 22.30 nella sede di via Bandini 6 con “Il villaggio di cartone”, di Ermanno Olmi. E’ la storia di un vecchio prete che dà ricovero ad un gruppo di extracomunitari in una chiesa sconsacrata a cui toglie ogni arredo religioso. Scrive Olmi: «…Vorrei suggerire ai cattolici, e io sono tra questi di ricordarsi più spesso di essere anche cristiani. Il vero tempio è la comunità umana. Dobbiamo liberarci dagli orpelli, altrimenti siamo maschere, uomini di cartone…». Venerdì 25 maggio alle 21 in Seminario Minore (Parma, viale Solferino 25, ingresso auto da viale Conforti) è invece in programma “Benvenuti in Italia”, evento “Aspettando ottobre (africano)”: cinque cortometraggi scritti, girati e diretti da ragazze e ragazzi immigrati in Italia, prodotto dall’Archivio delle memorie migranti con il sostegno dell’Open Society Foundations e della Fondazione lettera27, in collaborazione con Asinitas e Circolo Gianni Bosio (2011). Alla proiezione sarà presente il giovane regista burkinabé Hamed Dera, protagonista di un episodio . memo RASSEGNA ORGANISTICA 19 Associazione donne ambientaliste GITA ALLE VILLE VENETE L’associazione Ada Onlus organizza la gita “I divini giardini”, domenica 27 maggio con partenza in pullman da Parma e rientro in serata. La meta è il Parco dei Colli Euganei in provincia di Padova. Visita guidata della Villa dei Vescovi, recentemente aperta al pubblico dal Fai, con affreschi del ’500 e bellissimo giardino e del parco di Villa Barbarigo, “Il più bel giardino d’Italia” e ”Il terzo più bel giardino d’Europa”. Info: 338.7915373. 4 MAGGIO 2012 ultimi appuntamenti di “Fiori musicali” 20 4 MAGGIO 2012