Attualità 3 Europa 5 Como 17 Colico 30 La sfida di Rebecca Kraiem La Serbia verso l’ingresso nell’UE Azzardo: una piaga che lascia il segno Impegno politico e stili di vita ’ impegno di una Lcercare nordafricana nel riragazzi dispersi l Consiglio europeo IPaese ha riconosciuto al balcanico lo sta- n crescita gli utenIprovincia ti presso i Sert della di Como. Uo- a FranceIto ntervista sco Gesualdi, sabaa Colico invitato dal fuggiti dalla Tunisia. tus di candidato. mini e donne over 45. Centro Missionario. 10 Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXVI - 10 marzo 2012 - € 1,20 Editoriale Donna riconosci la tua dignità! di don Angelo Riva F orse è solo una mia sensazione, che non ha riscontro nella realtà. O forse no, giudicate voi. Nell’ampio salone dell’Hair-Style della città (il parrucchiere, per intenderci) si conversa al femminile. Trafficando fra mariti, gossip, le prossime vacanze e le pulizie di primavera, salta fuori l’argomento dei figli. Fra molte “monopare” (= termine clinico che indica la donna che ha partorito una sola volta), spicca la presenza un po’ inquietante di una “pluripara”. Anzi, come dicono i medici, una “grande pluripara”, visto che la signora ha all’attivo ben sette parti, più un paio di aborti spontanei. D’improvviso l’aria si tinge di greve, e un moto di rigidità inarca la postura delle vocianti. Sotterraneamente – ma senza troppo turbare l’espressione dei visi, distesi in un gentile sorriso (che diamine, si conversa al femminile!) – si danno convegno pensieri un po’ malevoli nei riguardi di lei. Sottotraccia si avvia una tacita inchiesta: “come mai, questa, tutti ‘sti figli? un marito dominante? un’educazione vetero-cattolica? un parroco dalla dottrina troppo rigida (vedi che succede, a ronzargli troppo attorno!)?...o forse ha solo sbagliato ginecologo!...ma si rende conto che non siamo più nel Medioevo? che è scoccata l’ora dell’emancipazione femminile?”. A qualcuna, rovistando fra le reminiscenze scolastiche, verrebbe di scomodare Freud e la sua teoria del SuperEgo. Ma è il suo turno di andare sotto il “casco”, e tutto finisce lì. Con un bel sorriso, naturalmente. Fantasie? Può darsi. Ma ho l’impressione che troppo frettolosamente, oggi, nella coscienza comune, le madri generose di prole vengano ascritte nella categoria delle sprovvedute. O delle coatte. Se non delle imbecilli. Intendiamoci: movimento femminile e maternità responsabile sono conquiste importanti. Ma il Papa ci dice che mai la donna è tanto grande come quando è madre (Lettera sulla collaborazione fra l’uomo e la donna, n. 13). E allora, per favore, torniamo a guardare con ammirazione e stima, e magari anche con un pizzico di santa invidia, le “grandi pluripare”. Che tristezza, quella diffidenza! Noi, Paese della “crescita zero”, fanalino di coda in Europa. Cartolina per la festa della donna. Le Valli Varesine e il Pastore Iniziata lo scorso 22 novembre dal vicariato di Marchirolo la Visita Pastorale ha condotto il Vescovo, mercoledì 7 marzo, nel vicariato di Cittiglio, ultima tappa delle Valli Varesine. Il cammino del presule in diocesi riprenderà il prossimo mese di aprile presso il vicariato di Mandello. 13-15 Chiesa 12 Seminario di studio sul nuovo welfare a Como il 17 marzo Como 21 “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese” Acli a Congresso Livigno 33 I ragazzi del Centro Diurno Disabili a tu per tu con i profughi LIBRETTO DELLE BENEDIZIONI S La Giornata della donna pag 8 e 9 ono disponibili i libretti per la benedizione delle famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimi. È possibile effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031-263533 presso la segreteria del Settimanale, da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00. La famiglia: il lavoro e la festa 2 Sabato, 10 marzo 2012 Idee e opinioni Q ✎ L’opinione | uante volte –e in molti contesti- si sente affermare, partendo da qualche pagina evangelica, che l’uomo è peccatore, che il peccato dilaga, che non si può andare avanti così… E si esce di chiesa –o dall’incontro - con la sensazione di avere male impiegato il proprio tempo e di avere avuto, ancora una volta, la proposta di un Dio che “conta i peccati dell’uomo”. Eppure basterebbe una frequentazione minima dei vangeli per vedere come fin dall’inizio della sua vicenda pubblica Gesù è in mezzo ai peccatori poiché per questi è venuto. Di fronte al legalismo dei suoi contemporanei, preoccupati di ciò che si deve fare e delle prescrizioni da attuare, Gesù si colloca nella linea della denuncia profetica richiamando il valore fondamentale del cuore dell’uomo da cui proviene il bene e il male; e ricorda costantemente che alla radice del peccato sta un’errata idea tanto di Dio quanto dell’uomo. Gesù ha coscienza di Arcangelo Bagni La lieta notizia è l’amore di Dio, non il peccato degli uomini di compiere la missione per la quale è stato inviato dal Padre. Tutta la sua vita è una prova che Dio mantiene fede alla parola data: una parola che perdona e rigenera. Se Gesù si fa prossimo dei peccatori è per indicare ad essi un preciso invito alla conversione. Ma l’azione di Gesù che, di fronte al peccato, rivela l’ostinata misericordia di Dio, non viene compresa. Un rifiuto che si fa sempre più consistente: Gesù morirà solo e rigettato da tutti. Tuttavia egli non respinge nessuno, ma liberamente si consegna a Colui dal quale viene la sua missione. Attraverso il grido di Gesù morente, non è Dio stesso che dice la sua «ultima parola»: una parola che attesta - ancora una volta e in modo definitivo – l’ostinata forza del perdono? E che il peccato non è più l’ultima parola?Allora, nella prospettiva biblica, il senso del peccato diventa chiaro solo all’interno di un’esperienza di fede, di un amore che precede l’uomo e con il quale esso deve misurarsi. Solo se l’uomo guarda all’amore di Dio, manifestatoci in pienezza e definitivamente in Gesù, è in grado di cogliere realmente che cosa è peccato e qual è la sua radice. Se si confronta, invece, solo con se stesso, con i suoi ideali o propositi, potrà certamente scoprire tante mancanze, tante inadempienze, ma sarà lontano dalla prospettiva cristiana. Essa, infatti, ci rimanda alla relazione con il Dio dell’Alleanza: la radice del peccato sta nel rifiuto della Alleanza e della proposta di Gesù. Il peccato di fondo è sempre l’idolatria, intesa come una ricerca di sé che trova il suo alimento in una errata concezione di Dio che genera paura: la concezione di un Dio padrone la cui presenza limita la libertà dell’uomo, e la paura che, obbedendo al Signore, l’uomo perda la propria libertà. Così si fa strada nell’uomo l’autosufficienza, la pretesa di essere come Dio, capace di discernere il bene e il male. Il peccato è, in definitiva, un muoversi dell’uomo dal basso per tentare di impossessarsi del divino, come narra il racconto della torre di Babele. La salvezza, invece, è nella direzione opposta, quella seguita dal Cristo che «svuotò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». La riflessione biblica dice e descrive certamente la presenza del peccato nella vicenda umana. Ma non si limita a questo. Se così fosse il messaggio biblico non sarebbe «lieta notizia» ma notizia vecchia e scontata: da sempre sappiamo quanto grande sia il potere di male presente nell’uomo. Se la riflessione biblica parla di peccato lo fa innanzitutto per dire che esso è vinto da Gesù, che non è più l’ultima parola. Perché allora si sente tanto spesso parlare più del peccato dell’uomo che dell’amore ostinato e senza pentimenti di Dio? Perché paradossalmente si racconta più l’infedeltà dell’uomo che la fedeltà di Dio. Se così è, quale Dio? spigolature | di Milly Gualteroni La paura, una trappola di cui liberarsi L “ a paura degli «ero molto arrabbiato L’episodio dell’attivista uomini è una preoccupato perché “no-Tav” e del carabiniere eavevamo trappola” si legge un compagno in canzonato pone il tema in Proverbi (29,25). fin di vita e anche perché Questo verso della Bibbia mi sappiamo che spesso di una comunicazione è tornato alla mente mentre le ditte che lavorano in che solo nella mitezza ascoltavo l’intervista che questi ambienti non sono del dialogo può aprire il “cattivo ragazzo” con la così “pulite”», ha spiegato. reali spazi di confronto barba della Val di Susa ha Le televisioni non hanno, e relazione tra gli uomini rilasciato alla trasmissione via però, mostrato i tanti Internet “Servizio Pubblico” minuti di parole successivi alla frase di Michele Santoro. Lui si chiama Marco Bruno, ha violenta, che Marco ha riassunto così: «Ho iniziato 28 anni, è operaio in una cooperativa sociale per la molto male, ma quando ho visto nei suoi occhi la sua salvaguardia del territorio. La sua intervista riequilibra giovinezza uguale alla mia, quando ho visto che era il peso della bilancia tracollato a suo sfavore a causa un fratello della stessa età, ho cercato di fargli capire le delle violente parole rivolte al mite, ma bardato come nostre ragioni e ho concluso: noi non vogliamo odiare un truce guerriero, carabiniere, diffuse dai media. Ecco nessuno, vi vogliamo bene lo stesso, vogliamo solo vivere come Marco ha spiegato in diretta televisiva il suo in pace nella nostra terra» . comportamento. «Il mio gesto è un gesto che compio Le parole di Marco mostrano in progressione quel spesso», ha detto, «E’ il mio modo di vincere la paura. cruciale meccanismo psicologico che continuamente Quando mi trovo di fronte a centinaia di forze dell’ordine agisce nell’uomo: la paura e la reazione alla paura. La armate fino ai denti che ci circondano, mentre noi siamo paura, infatti, è l’emozione che innesca quel meccanismo seduti in pace e con le mani in alto, si scatena la paura…. ancestrale di difesa proprio dell’uomo (e degli animali) Mi viene spontaneo diventare canzonatorio, mi avvicino che gli scienziati chiamano reazione di “attacco o ai cordoni e provo a interagire con le forze dell’ordine, fuga”. Di fronte alla minaccia, sono due le reazione cerco di stabilire un dialogo con loro». istintivamente possibili, due risposte, innanzitutto, Le televisioni ci hanno, però, mostrato che Marco è biochimiche, guidate dal sistema nervoso simpatico: passato dalla provocazione pro-dialogo all’offesa e fuggire e sottrarsi al pericolo o affrontarlo in modo all’insulto ingiustificati. «E’ vero», ha riconosciuto, aggressivo. La reazione di Marco sembra essere stata quest’ultima: di fronte al guerriero, dall’aspetto che incute paura, ha affrontato il poliziotto aggredendolo con violente parole. La mitezza dell’altro e, soprattutto, il suo sguardo hanno aperto una via imprevista, riportando l’attivista no-tav al suo bisogno più profondo: il desiderio di dialogo, il desiderio di relazione. La quiete del carabiniere, benché bardato da combattente, ha sciolto la violenza scatenata dalla paura del ragazzo a mani nude. A tal punto da spingerlo a dichiarare la comune alleanza di fratelli d’età, anche se in quel momento sui due lati opposti della barricata. Quest’episodio sembra un racconto biblico, una parabola evangelica. La paura è la “trappola” che scatena la violenza, la mitezza, nonostante l’apparenza, il rimedio che riconduce alla comunione tra gli uomini. Come ha scritto Ermes Ronchi, a commento della parabola dei talenti (Matteo, 25, 14-30): “La pedagogia del Vangelo offre tre grandi regole di maturità: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura”. ◆ Stella Polaredi don angelo riva Adulti nella fede? Quando se ne sa più del Papa... B ello. Limpido come l’aria dopo un temporale estivo. Fresco come l’acqua di un ruscello di montagna. Luminoso come un raggio di sole che indora i nembi mattutini. Di cosa stiamo parlando? Del magistero di papa Benedetto XVI. Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto - o, peggio ancora, se ama attardarsi in stucchevoli paragoni col più istrionico e teatrale predecessore Giovanni Paolo II -, noi abbiamo un grandissimo Papa! Non li scrive sempre lui - è ovvio - i discorsi che fa, e quando questo accade lo si capisce subito: “ecclesiastese” in volgata corrente, argomenti di maniera, mosaici di citazioni. E sta bene. Ma quando prende in mano lui la penna, e comincia a vergare sul foglio bianco, ne escono sempre dei capolavori! Dove semplicità e profondità si sposano in modo mirabile. Mai banale. Sempre geniale. E alla portata anche della casalinga di Voghera. Una teologia humile, et pretiosa, et casta, proprio come san Francesco cantava dell’acqua di sorgente. Ennesimo esempio, il discorso che il Papa ha rivolto al clero di Roma. Una gemma cristallina, che invitiamo tutti a leggere. Fra le tante cose dette, una in particolare merita di essere ripresa. Commentando Ef 4,1-16, il Papa ha parlato dell’importanza di diventare adulti nella fede, per non essere più come fanciulli sballottati dalle onde. Talvolta, però, questa fede adulta viene fraintesa come “emancipata dal magistero della Chiesa”. E quando questo accade, “il risultato non è una fede adulta, il risultato è la dipendenza dalle onde del mondo, dalle opinioni del mondo, dalla dittatura dei mezzi di comunicazione, dall’opinione che tutti pensano e vogliono”. E’ chiaro quindi che esiste un modo giusto e un modo sbagliato di essere adulti nella fede - come esiste un modo sbagliato (da “lattanti”: 1 Cor 3,2) e un modo giusto di restare bambini: se non diventerete come bambini… -. Il modo sbagliato assume di solito la forma della sicumera di chi presume di saperne sempre di più di Santa Madre Chiesa. Anzi, costui pensa, presto o tardi la Chiesa finirà per pensarla come me: attualmente attardata (il peso dell’istituzione!) su posizioni difensive e di retroguardia, sorda e repressiva al murmure dello Spirito, la Chiesa non mancherà prima o poi di mettersi al (mio) passo. Come è accaduto - si aggiunge - diverse volte nella storia, su altrettanti punti dottrinali: vedi la libertà religiosa, l’autonomia della scienza, la morale sessuale (qui però pare che ci sia ancora qualche callosità da scrostare…). Mi chiedo: ma dov’è finita qui l’indeffettibilità della Chiesa, pure autorevolmente richiamata dal Concilio (cfr. Lumen gentium 12)? E che ne è del senso storico se - negli esempi citati - non si sa più distinguere fra verità dottrinale e storicità del suo accostamento da parte della Chiesa? Ho qui davanti a me un libro di Hans Kung che è tutto un programma già nel titolo (Salviamo la Chiesa, ed. Rizzoli), e di cui ho apprezzato soprattutto la prima riga: “questo è un libro che avrei preferito non scrivere” (p. 7). Peccato che sia rimasta solo un’intenzione. Perché se la fede adulta è questa, mi tengo ben stretta la mia fanciullezza. Attualità Sabato, 10 marzo 2012 3 Rebecca Kraiem. L’impegno di una donna nord-africana per conoscere il destino di centinaia di ragazzi scappati dalla Tunisia, giunti in Italia e di cui non si hanno notizie. Le mamme non aspettano... S i definisce una “combattente per la giustizia e i diritti” ed è una sorta di “pasionaria” tunisina in cerca di centinaia di ragazzi arrivati in Italia e scomparsi nel nulla. Rebecca Kraiem, 53 anni, tunisina, vive a Parma da 23 anni, in esilio dopo una storia di violenze subite durante il regime di Ben Ali. Velo nero e occhiali con lenti molto spesse, parla perfettamente l’italiano. Si è fatta portavoce di 850 famiglie tunisine, che non sanno più che fine hanno fatto i loro figli dopo aver attraversato il Mediterraneo sulle carrette del mare ed essere arrivati in Italia. Alcuni di loro sono stati riconosciuti nei servizi televisivi su Lampedusa e Linosa un anno fa, dopo la “rivoluzione dei gelsomini”. Una ventina hanno telefonato a casa appena arrivati. Poi, il nulla. Altri potrebbero essere morti in mare. Da due mesi Rebecca sta girando l’Italia, insieme ad una piccola delegazione tunisina, bussando a tutte le porte istituzionali e – inutilmente – nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), per sapere la verità. Organizza manifestazioni per avere notizie degli scomparsi. La incontriamo insieme allo zio di due ragazzi e a una donna tunisina con il velo rosa, lo sguardo mesto e la foto del figlio scomparso in mano. È in Italia da un mese e rappresenta 250 mamme di Tunisi che l’hanno incaricata di cercare i loro figli. Ogni tanto dice qualcosa in arabo chiedendo di tradurlo in italiano. Ma è Rebecca a portare avanti, da sola, questa ardua battaglia. «Mi considerano una ribelle, do fastidio perché danneggio l’immagine della Tunisia – dice con un sorriso fiero –. Ma io non ho paura di niente. Nel 2004 ho avuto un cancro al cervello e ce l’ho fatta. Non torno in Tunisia da 23 anni. Mi è arrivata la richiesta delle madri dei ragazzi e mi sono ripromessa di non tornare nel I l 6 marzo sono state consegnate le oltre 50mila firme per la petizione popolare sulla nuova legge della cittadinanza. Un’iniziativa che ha visto coinvolti anche molti organismi cattolici. Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale di Migrantes, che ha aderito alla campagna, spiega il perché dell’iniziativa, il significato dell’adesione, le prospettive. Si è conclusa la raccolta di firme della campagna “L’Italia sono anch’io”, che ha visto convergere laici e cattolici attorno alla riforma della legge della cittadinanza in Italia. In questi mesi, il tema della cittadinanza ha continuato a far discutere con ripetuti e autorevoli interventi. In particolare, si discute sulla proposta di riformare la legge italiana sulla cittadinanza (legge 91/1992) modificando i tempi attuali per la sua concessione (da 10 a 5 anni di permanenza nel nostro Paese), ma soprattutto estendendo la cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia da genitori che sono regolarmente nomi falsi. Per questo l’Italia non riesce a rintracciarli». Lei è in contatto con le mamme tunisine dei ragazzi scomparsi. Quanto dolore? «Il momento della giornata che mi angoscia di più è quando la sera iniziano le telefonate e mi chiedono: “Dove sono?”. È veramente doloroso perché io non ho nessuna risposta. Il governo italiano ci dice di portare le impronte. Il governo tunisino ci dice che non è nostro compito fare questa richiesta. Dicono che è ancora presto, che non sono ancora insediati, che ci vuole un altro anno. Ma le mamme non possono aspettare un altro anno. Io sono molto arrabbiata con Ennahda (il partito tunisino che ha vinto le elezioni - ndr) perché hanno usato questi ragazzi nella campagna elettorale. Hanno detto che erano dalla parte di queste famiglie, hanno promesso di aiutarci. Invece non hanno fatto nulla». Crede che la “primavera araba” porterà dei frutti per i Da due mesi la Kraiem sta girando la penisola insieme a una piccola delegazione tunisina. mio Paese finché non avrò risolto questa vicenda». Pensate che molti ragazzi tunisini siano arrivati in Italia. Che prove avete? «Abbiamo le prove – foto e video – che molti ragazzi tunisini sono arrivati a Lampedusa e Linosa. Ma non si sa che fine abbiano fatto. Siamo andati al ministero dell’Interno italiano e altre istituzioni. Stiamo lottando con tutte le nostre forze. Stiamo facendo presidi ovunque: a Genova, Milano, Palermo. Ci hanno detto che il solo modo per risolvere questo problema sono le impronte digitali, per fare un riscontro con i tunisini che sono passati nei Cie e che potrebbero aver dato nomi falsi. Da aprile dello scorso anno stiamo chiedendo al governo tunisino di metterci a disposizione le impronte digitali ma ci ha chiuso le porte in faccia. Non abbiamo ottenuto niente, anzi, ci hanno accusato di diffondere un’immagine negativa della Tunisia». Quali sono le vostre richieste? «Vogliamo che la Tunisia la smetta con questo atteggiamento e fornisca le impronte digitali all’Italia. Se i nostri ragazzi hanno commesso un reato, accettiamo la legge ma non vogliamo più stare all’oscuro di tutto. Al governo italiano chiediamo che ci dia una mano facendo pressione sulla Tunisia. Italiani, aiutateci!». Potrebbero essere in Europa? «No, sono in Italia. È probabile ✎ riflessioni | che siano nei Cie. Ci sono genitori di questi ragazzi che sono morti per la disperazione, perché hanno visto che il nostro governo si è lavato le mani. Ora deve muoversi». Oppure – purtroppo - morti in mare? «Di sicuro ci sono state delle tragedie in mare, per questo vogliamo le impronte digitali. Per riconoscere chi è arrivato e di cui abbiamo le prove. Possiamo almeno rintracciare loro e capire chi invece è morto. Anche se è dura non abbiamo problemi ad accettare la verità. Ma dobbiamo sapere». Anche l’Italia ha delle responsabilità? «No, non ha nessuna responsabilità. Perché se la Tunisia fornisce le impronte digitali abbiamo concluso la partita. Non do la colpa all’Italia perché i ragazzi sicuramente hanno dato dei di Giancarlo Perego Consegnate il 6 marzo le firme per una proposta di legge sulla cittadinanza: così cambia l’Italia. residenti. Nel frattempo, però, consola il dato statistico della percezione degli italiani, sia sulla proposta dell’estensione della cittadinanza che del diritto di voto amministrativo agli stranieri residenti in Italia, che viene dall’indagine dell’Osservatorio politico Cise (Centro italiano studi elettorali) dell’Università di Firenze. Il 71% degli italiani si dichiara “molto” o “abbastanza d’accordo” con l’affermazione secondo cui “i figli di immigrati, se nascono in Italia, dovrebbero ottenere automaticamente la cittadinanza italiana”. Un risultato, spiegano i ricercatori del Cise, abbastanza stabile rispetto alla precedente analisi (primavera 2011) e che disegna, secondo gli stessi ricercatori, il quadro di “un Paese inaspettato”, preferiremmo anche dire di “un Paese responsabile”, in merito ad alcune questioni politiche. Ma non solo il consenso alla cittadinanza ai figli di immigrati è alto, è ancora più alto il consenso al voto amministrativo agli immigrati: lo era già nell’aprile 2011 (76%); sale ulteriormente all’81% a dicembre. Le proposte di modifica della legge sulla cittadinanza, nei tempi e in alcuni contenuti, anzitutto non è estranea al contesto europeo con cui viene regolata la cittadinanza; riconosce – come già nella legge italiana d’inizio secolo sulla cittadinanza – tempi minori (da 10 a 5 anni) per la richiesta; soprattutto, è attenta da subito a costruire una città, a partire da un grande patrimonio, che è quello di una nuova vita umana, che gli stranieri lavoratori Si richiede la collaborazione del Paese di origine per favorire il riconoscimento. diritti delle donne? «Non ci credo, è una falsa democrazia. Mi prendo la responsabilità di questa dichiarazione. Le donne non sono presenti nei ruolichiave. Abbiamo la forza ma non vogliono che accediamo ai ruoli più importanti. Il ministero dell’Interno e il ministero degli Esteri tunisini mi hanno denunciato perché sto cercando i figli di queste donne. Io mi ritengo una combattente per la giustizia e i diritti, allora do fastidio. Preferiscono che stia a casa a fare il pane e lavare i panni». PATRIZIA CAIFFA e le loro famiglie portano al nostro Paese. Il riconoscimento della cittadinanza, e la nostra storia in emigrazione lo insegna, porta a non considerare gli stranieri solo come lavoratori, ma invita a valorizzare il ricongiungimento familiare, aiuta la città a valorizzare da subito una persona che nasce da genitori stranieri in Italia, che sarà presto studente, universitario poi, professionista, e che da subito non è considerato “diverso” nella costruzione della città, ma diversamente importante. In questo caso, la cittadinanza è un dono, un’opportunità per crescere e tutelare i figli di persone che da anni lavorano in Italia, assume la dimensione europea e transnazionale, e non viene percepita semplicemente e anacronisticamente come una medaglia al merito da aggiungere sul petto di un illustre sportivo o artista straniero che si è distinto nell’esercizio della sua professione in Italia. Cambia l’Italia e necessariamente cambiano gli italiani. Italia 4 Sabato, 10 marzo 2012 ■ Sulla Tav Le troppe ferite aperte e il dialogo indispensabile ● Il nostro è un Paese complicato dove tutto può diventare protesta ● Si rischia la paralisi, bloccati fra polemiche e continue lagnanze Grandi opere pubbliche: perchè sì, perchè no? N egli ultimi 30 km di territorio prima della Francia sembrano essersi riaperte tutte le ferite che l’Italia, in 40 anni, non è mai stata capace di cicatrizzare e, quindi, di far guarire. Le ferite, prima di tutto, di un tempo che speravamo non dovesse più tornare: il ragazzo che si gioca la vita sul traliccio sembra la citazione di Giangiacomo Feltrinelli, che la vita buttò via, sotto un altro traliccio, giusto il 14 marzo 1972. E con l’editore “rivoluzionario” sembrano tornare tutti i fantasmi di quegli anni: la giustizia “popolare”; l’intimidazione dei privati cittadini; il (falso) dibattito tra libertà d’espressione e mantenimento della legalità; i politici che saltano sul carro della protesta mettendo in imbarazzo, proprio come negli anni ’70, soprattutto il Pci (e oggi i suoi eredi del Pd). Sono tornati, anche gli infiltrati, i provocatori, i violenti di professione, che hanno trovato (o inventato?) un altro “giocattolo” per le loro consuete attività. E però il “No Tav” non è solo questo, anzi. Il treno è diventato il feticcio di tutti gli antagonismi presenti in questo Paese. Intorno a quegli scavi si è concentrata una mobilitazione senza precedenti, una rabbia diffusa e capillare che sembra investire, molto più che la Tav, il tema dell’appartenenza e della cittadinanza in questa Repubblica. Il vero successo dei “No Tav” consiste, ci pare, nell’aver dato forma mediatica al disagio e al disgusto che molti altri italiani provano nei confronti della politica, del Palazzo, delle innumerevoli caste che incombono sulle nostre teste e nelle nostre tasche. Loro sognano, senza prometterla, una società diversa. Si vuole fermare il treno perché in realtà si vorrebbe fermare il mondo, e scendere: anche se al momento si ottiene di uscire, più che altro, dalla razionalità e dalle logiche e dalle prassi delle democrazie rappresentative. Non è certo menando i giornalisti e insultando i Carabinieri che si dà prova di realismo né di intuito politico. E però quello del “fermare il mondo” è tema serissimo, soprattutto per i cattolici. A cominciare dal Papa, c’è oggi una critica quasi unanime a un modello di sviluppo socialmente sempre più ingiusto, economicamente squilibrato e instabile, divoratore di risorse naturali e stili sobri di vita. Il no al treno incrocia questi temi e intercetta queste sensibilità. Ma il risultato è un paradosso: per affermare il principio del “mondo nuovo” bisogna rinunciare alla legalità, e accettare come compagni di viaggio i violenti e i provocatori? Ci sono troppe parole, nella Tav. E ognuna di esse ha generato sempre nuove ambiguità. C’è un progetto di treno elaborato e portato avanti in passato senza cercare il vero coinvolgimento della gente locale: e ora si paga prima di tutto l’arroganza di chi – da Roma più che da Torino – non ha voluto investire sul confronto, il dialogo, la costruzione del consenso. Ben vengano le iniziative costruttive di confronto, come vuole il governo. Bisogna sperare di farcela. MARCO BONATTI ● è ancora troppo diffusa la mentalità che dice «sì purchè lontano da me» Q uesta è un’Italia in cui le cose sono più facili a dirsi che a farsi. E, parlando di grandi opere pubbliche, non intendiamo riferirci solo al mare che intercorre tra progetto e realizzazione, più o meno largo a seconda di molte variabili. È proprio l’Italia del 2012 un Paese difficile per la realizzazione di qualsivoglia lavoro di una certa entità. Che ci vuole a realizzare un rigassificatore al largo delle coste? Un tronco di ferrovia ad alta velocità? Una bretella autostradale? Un grande parcheggio cittadino o una tramvia di trasporto pubblico? Una centrale di energia “pulita”? Un nuovo stabilimento che porti occupazione? A prima vista, solo i soldi. Se ci sono quelli, cosa ostacola la realizzazione di opere più o meno unanimemente considerate utili? Se ci fate caso, abbiamo scartato a priori investimenti che dividono fortemente l’opinione pubblica, come una centrale nucleare o un inceneritore di rifiuti. Lo abbiamo fatto apposta: sono casi-limite. Ma una nuova linea ferroviaria che distolga traffico su gomma dalle strade; nuovi stoccaggi di gas che non lascino in balia di qualche satrapo straniero; la promozione di fonti di energia alternativa o del trasporto pubblico locale sono solitamente investimenti considerati “progressisti”, cioè che migliorano l’esistente. Vale fino ad un certo punto l’obiezione del “nimby” (acronimo per indicare la locuzione inglese: “not in my back yard”), di quella logica cioè che permetterebbe pure la costruzione della Torre di Babele, purché ben lontana dal nostro cortile. Meglio un tram elettrico davanti a casa, che dieci vecchi bus all’ora scatarranti polveri nere, per dire. Eppure, in Italia non si fa, o è quasi impossibile fare alcunché. Il groviglio di questioni che ogni novità comporta, soffoca la novità stessa o la paralizza per anni, decenni. Anzitutto torniamo ai soldi. Per molto tempo gli investimenti pubblici sono stati elencati nel cosiddetto “libro dei sogni”: un elenco lungo così che comprendeva tutto, ma proprio tutto quello che bisognerebbe fare nello Stivale. Nessuno escluso, quasi nessuno realizzato. Perché le risorse erano e sono quel che sono. Pare che si stia voltando pagina: risorse concentrate su pochi, fondamentali obiettivi. Perché siano realizzati, non solo pensati e progettati. Speriamo duri. Quindi passiamo ai soldi “privati”. Li agognano tutti, meglio ancora se abbondanti e “esteri”. Già, ma investire significa costruire, realizzare infrastrutture circostanti, inserirsi in un contesto – quello italiano – saturo di tutto. Così la multinazionale Ikea vorrebbe tanto espandersi sul nostro territorio, ma i niet che trova a livello locale la stanno spingendo a spostare altrove ingenti investimenti (e Ikea vende qui prodotti realizzati da una miriade di ditte italiane…). Qui sta il vero problema. L’Italia è duale. C’è una fetta d’Italia che è densamente urbanizzata. I terreni sono costosissimi; il territorio è zeppo di strade, ferrovie, canali, reti di metano ed elettricità, zone industriali a macchia di leopardo, abitazioni ovunque. Progettare una cinquantina di chilometri di autostrada in Lombardia o nel Veneto diventa un vero incubo, mentre i costi (espropri, burocrazia, tunnel e ponti, terrapieni e interramenti…) si trasformano nel secondo incubo. Diventa un’impresa pure allungare di qualche centinaio di metri una pista d’aeroporto, stante il fatto che da utenti vorremo decollare da piazza Duomo, e da residenti pretendiamo che gli scali siano costruiti in una landa desolata. C’è un’altra fetta d’Italia molto più vuota (e bisognosa). Ma facciamo tutti finta di non vedere che si preferisce investire in Albania o Vietnam, piuttosto che in Calabria. Pure lo Stato appare assai sfiduciato sulla realizzabilità di grandi opere al Sud: la Salerno-Reggio Calabria sta lì, come decennale monito a non fare, che è meglio. Mettiamoci poi gli interessi particolari (i vigneti pregiati che è orrendo espropriare; le pale eoliche che sono brutte di fronte alla spiaggia turistica; il parcheggio in centro che, alla prima buca, svela rovine etrusche; e non parliamo per carità dei tunnel…) e il quadro è completo. Quindi è comodo mettersi nei panni di chi è sempre contro, ma anche di chi la fa facile e si indigna perché “le cose non vengono mai fatte”. Qualche tempo fa un governo pensò di superare il tutto per via legislativa: certe grandi opere si fanno a prescindere da ogni vincolo – anche legislativo –, parere, opinione, permesso, via libera. Corsia privilegiata ex lege, insomma. Il tutto è finito in… area di sosta. Quindi rassereniamoci. La realtà è complessa, non c’è da scandalizzarsi. L’unica semplificazione efficace è… la valutazione caso per caso, il ponderare i pro e i contro, l’esaminare il rapporto costi/ benefici per la comunità locale come per l’interesse nazionale. Quindi decidere. Sarebbe bello dirvi che è facile, ma non lo è; è facile invece dire che, nella delicatezza e complessità di questi iter, è saggio non farsi trascinare (complici i mass media) da chi urla di più, da quelle minoranze per cui tutto è bianco o nero a prescindere, senza possibilità di sfumature e di confronto. (C’è una bella valle prealpina, un angolo di Italia ancora integro e ricco di pregiati vigneti. Ma c’è anche, nel fondovalle, uno storico cementificio che dà occupazione a buona parte della comunità locale, e che chiede di elevare una ciminiera di oltre 100 metri di altezza, pena il trasferimento del tutto a centinaia di chilometri. La tutela del paesaggio e dell’ambiente; la salvaguardia di un centinaio di posti di lavoro. Che scelta facciamo?). NICOLA SALVAGNIN L’intervento del cardinale Angelo Bagnasco alla London School of Economics su economia, uomo, società «è necessario un ritorno all’etica» «L’ uomo e il suo vero bene hanno un primato nell’attività economica, nell’organizzazione sociale e nella vita politica, perché il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità, ed è Dio il vero garante dello sviluppo dell’uomo», come scrive Benedetto XVI nella “Caritas in veritate”. Il concetto è stato espresso nei giorni scorsi dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel suo intervento, dal titolo “Un’economia per l’uomo e per la società”, tenuto a Londra presso la London School of Economics, su invito della Italian Society. Oggi, come suggerisce il Papa, «la questione sociale è diventata questione radicalmente antropologica: di qui la centralità di quell’insieme di valori fondativi e irrinunciabili che costituiscono la cosiddetta “etica della vita” e che sono la vita dal concepimento fino al tramonto naturale, la famiglia formata da un uomo e da una donna fondata sul matrimonio, la libertà di religione e di educazione». Valori non negoziabili «che costituiscono l’etica sociale nei suoi diversi aspetti. La cultura contemporanea, al contrario, è di matrice individualista, basata sull’etica della scelta e non sull’etica dei valori». Dalla seconda metà dell’Ottocento la Chiesa non ha mai cessato di intervenire in modo sistematico nelle questioni sociali. La globalizzazione e la grave crisi economico-finanziaria dimostrano che il «progresso invasivo e dominatore da una parte e la planetaria disparità sociale dall’altra hanno prodotto una forbice crescente tra ricchi e poveri, potenti e deboli che è arrivata a colpire anche i Paesi occidentali». Il sistema ha così cominciato a vacillare, a causa di una mentalità troppo economicistica. C’è «un lusso che non si vergogna davanti alla miseria più tragica e ci sono concentrazioni di potere nelle mani di pochi a fronte di masse che mancano quasi totalmente della possibilità di decidere e di agire con responsabilità propria. La cupidigia, facilitata e sollecitata da meccanismi finanziari e speculativi internazionali, ha creato voragini e illusioni, ha avvelenato il modo di pensare e di fare non solo di singoli ma anche di economie e Nazioni; ha spinto in un vortice virtuale che non poteva e non doveva durare». Analizzando i principali modelli economici (liberista, keynesiano e marxista), Bagnasco ha affermato con forza che «L’uomo non vive solo di economia. L’utile è uno scopo legittimo, ma non va mai separato dall’utilità sociale. La politica ha la responsabilità imprescindibile di una visione ideale ed etica, per garantire il quadro giuridico più adeguato allo sviluppo e per regolare i rapporti di tipo economico, avendo un progetto di società che risponda a quell’umanesimo integrale, aperto alla trascendenza e agli altri, che ha fatto l’Europa». Il cardinale ha concluso parlando della destinazione universale dei beni della terra; del “compito educativo”; del valore della sussidiarietà. (E.L.) Europa Sabato, 10 marzo 2012 serbia e ue L’8 marzo il premier italiano Monti ha fatto visita a Belgrado che pochi giorni fa ha ottenuto lo status di candidato all’ingresso nell’Unione Buon vento dai Balcani G iovedì 8 marzo il premier italiano Mario Monti ha fatto visita alla capitale della Serbia, Belgrado. E’ stata una visita importante perché segue l’accettazione da parte del Consiglio europeo dello Status di candidato all’adesione proprio per la Serbia. Un passo che arriva a pochi mesi dalle elezioni politiche serbe e che, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, ha tra i suoi obiettivi il rafforzamento del presidente Tadic, ledear del Partito Democratico, forza moderata ed europeista che rischia di essere sconfitto dai nazionalisti. Una decisione analoga era avvenuta alla vigilia delle elezioni del 2008 quando, a poche settimane dal voto, la Serbia firmò l’accordo di Associazione e Stabilizzazione che rappresenta il primo passo verso l’ingresso nell’Unione. Da allora sono stati fatti passi in avanti, in particolare l’arresto da parte della polizia serba dei ricercati dal Tribunale Penale Internazionale Mladic e Karadzic; condizione ritenuta essenziale per il prosieguo del dialogo, anche se resta da risolvere il nodo kosovaro. Il cammino verso l’Unione sembra, però, ancora lungo. Non mancano, infatti, Paesi che si oppongono all’argamento dell’Unione mettendo in guardia di fronte a nuove possibili “crisi greche”. Vi proponiamo la riflessione di Mauro Ungaro, esperto di balcani dell’Agenzia Sir. D ue notizie, apparentemente contrastanti, hanno segnato il quarto anniversario dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo. A Bruxelles, alla fine della scorsa settimana, i rappresentanti diplomatici di Belgrado e Pristina hanno raggiunto un’intesa sulla partecipazione kosovara ai Forum regionali e agli incontri sui Balcani promossi dall’Unione europea. Il testo riguarda anche l’applicazione operativa di accordi precedenti e questo dovrebbe permettere, fra l’altro, il superamento di quei contrasti sulla gestione integrata serbo-kosovara delle frontiere che, nei mesi scorsi, avevano portato a livelli molto pericolosi la tensione fra i due Stati. Da parte serba non si tratta di un riconoscimento ufficiale dell’indipendenza kosovara (che, peraltro, tale rimane ancora per 5 dei 27 Stati dell’Ue); è comunque significativo che nel documento licenziato ● La crescita del PIL ● Tra i Paesi in difficoltà europeo sarà pari a Grecia, Portogallo, zero nel corso del 2012 Italia e Spagna dalle due diplomazie venga citata espressamente la Risoluzione 1244/99 delle Nazioni Unite (che considera il Kosovo una Provincia serba) ma anche il parere della Corte internazionale di Giustizia del 2010 che riconosceva l’indipendenza del nuovo Stato. Un’ambivalenza che ha fatto gridare al tradimento le opposizioni ai due governi; significativo il fatto che le parti abbiano accettato in futuro, nei rispettivi documenti ufficiali, di non parlare più di “Repubblica del Kosovo” ma più genericamente di “Kosovo”. Belgrado, in questo modo, prosegue in quel cammino verso l’adesione all’Unione in cui il confronto col Kosovo rappresenta allo stato attuale – e dopo la consegna al Tribunale dell’Aja dei criminali di guerra ricercati per lungo tempo – il maggiore ostacolo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, in questi anni, non si è mai stancata di ripetere che condizione irrinunciabile per il proseguimento dei negoziati Ue/ Belgrado doveva essere lo smantellamento delle istituzioni serbe nel nord di quel Paese che non verrà d’ora in poi indicato nei documenti ufficiali. Il governo serbo, con questo accordo, attenua di fatto anche la portata politica del referendum organizzato da quattro municipalità del nord del Kosovo – zona a maggioranza serba – nonostante l’opposizione di Belgrado e non riconosciuto dalla comunità internazionale oltre che dal Kosovo. La quasi totalità dei votanti (il 99,74% del 75% di aventi diritto che si sono recati alle urne) ha espresso il proprio “no” alle istituzioni kosovare certificando se non una frattura almeno un deciso allontanamento da Belgrado. L’inflazione volata in quattro anni dal 13,6% a quasi il 24% è solo una delle manifestazioni più evidenti della crisi economica che ha colpito fortemente anche il Paese balcanico facendo aumentare notevolmente il numero degli euroscettici e dando nuovo vigore al mai sopito nazionalismo delle opposizioni al presidente Boris Tadic. Fondamentale sarà, a questo punto, il risultato delle elezioni legislative fissate, dopo lo scioglimento anticipato del Parlamento, per il prossimo 11 maggio. Un successo nazionalista avrebbe il significato di allontanare la Serbia dall’Ue e di riavvicinarla alla Russia, dando così compimento ad un disegno che il presidente Putin persegue ormai da lunghi anni. Lo storico annuncio dell’adesione della Croazia al “club” dei 27 a partire dal 1° luglio 2013 ha portato l’Unione ancora più nel cuore dei Balcani: Bruxelles è ora chiamata a proseguire nello sforzo di “presenza diplomatica” nella convinzione del ruolo fondamentale che l’intera area balcanica è chiamata giocare nel futuro sociale ed economico dell’Europa del terzo millennio. ● Piccoli segni di ripresa sono attesi nella seconda metà dell’anno Economia europea: continua la recessione L e Previsioni economiche intermedie, presentate a Bruxelles dalla Commissione europea nei giorni scorsi, confermano come la crisi a livello continentale non sia alle spalle. Nel 2012 il Pil resterà allo zero per cento nell’Unione a 27, mentre nell’area euro subirà addirittura una contrazione dello 0,3%. L’Esecutivo ha dunque tagliato ulteriormente le previsioni rispetto alla fine del 2011 di oltre mezzo punto percentuale: “Possiamo prevedere che solo nella seconda metà del 2012 si verificherà una modesta ripresa”, ha spiegato Olli Rehn, commissario agli affari economici e monetari, dopo aver presentato i dati su Prodotto interno lordo, rischi legati al contesto internazionale, inflazione (di poco superiore al 2%) e sentimento economico. Il politico finlandese indica quindi la necessità di perseguire “risposte globali” alla recessione che investe l’Ue nel suo complesso. E subito dopo stila cinque “conclusioni politiche” deducibili dalle Previsioni intermedie: anzitutto la necessità di stabilizzare la situazione greca (“il secondo piano di aiuti è stato varato, saranno cruciali le prossime settimane per la sua attuazione”); quindi il rafforzamento dei firewall finanziari (meccanismi anti crisi); terzo elemento, la stabilizzazione del settore finanziario e creditizio; quarto, il rafforzamento della governance economica a livello comunitario; quinto, ma non ultimo, l’urgenza di perseguire riforme nazionali per la crescita e il lavoro, argomento che sarà trattato ancora una volta al prossimo Consiglio europeo di inizio marzo. I DATI DEI PAESI UE “Lo stop inatteso della ripresa economica registrato alla fine del 2011 dovrebbe proseguire per tutta la prima metà del 2012. Il ritorno alla crescita, benché su livelli modesti, è tuttavia prevista per la seconda metà dell’anno”. Nel testo delle Previsioni economiche intermedie si specificano alcuni componenti della recessione tuttora in corso in Europa: se la crescita del Prodotto interno lordo è ferma allo 0,0% nell’Ue27, scende a -0,3% nei 17 paesi della moneta unica. Le situazioni peggiori sono quelle di Grecia (-4,4%), Portogallo (-3,3), Italia (-1,3), Spagna (-1,0), Paesi Bassi (-0,9). Segno positivo invece per Germania e Regno Unito (entrambe a 0,6%) e Francia (0,4); tutto sommato buone le performance di Polonia (2,5) e Lituania (2,3). Le valutazioni vanno oltre i numeri e le tabelle: se infatti si confermano in difficoltà profonda alcuni paesi già nell’occhio del ciclone per quanto riguarda il debito sovrano, nella lista degli Stati con un Pil recessivo appaiono i Paesi Bassi, tradizionalmente tra le economie più vivaci del continente. Anche i tradizionali “motori” del sistema-Ue, il commissario europeo all’economia olli rehn ha presentato a bruxelles i dati relativi alle previsioni economiche dei 27 paesi dell’unione pur restando sopra lo zero per cento, non riescono a risalire pienamente la china, e questo vale per Berlino, Londra e Parigi. Alcune realtà hanno assunto il peso della cronicità – ad esempio Spagna e Grecia -, altre si aggiungono alla lista delle economie sostanzialmente ferme o che procedono a marcia indietro: ciò vale, pur su piani differenti, per Italia, Belgio, Austria, Slovenia, Repubblica ceca. 5 6 Mondo Sabato, 10 marzo 2012 La sconfitta di Ahmadinejad non allontana il rischio di un intervento militare Domenica 2 marzo in Iran si sono tenute le elezioni per il rinnovo del parlamento. A vincere è stato il fronte conservatore dell’Ayatollah Ali Khamenei C opione rispettato in Iran dove, alle elezioni del 2 marzo per il rinnovo del Majlis, il Parlamento, il fronte conservatore, capeggiato dalla Guida suprema dello Stato, Ayatollah Ali Khamenei, ha stravinto con il 75% dei voti, dati ancora parziali, superando il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Alle precedenti elezioni del 2008 i due erano alleati contro il fronte riformista legato all’ex presidente Mohammad Khatami, alleanza disgregatasi dopo il voto presidenziale del giugno 2009, ma soprattutto quando, più di un anno fa, Ahmadinejad aveva cercato di allargare la sua influenza sui servizi segreti e sui circoli dei mullah. La percentuale di voto, quasi il 65%, nove punti in più rispetto a quattro anni fa, sbandierata dal ministero degli Interni, senza che nessuna verifica indipendente abbia potuto confermarla, ha fatto dire al regime che l’appello al boicottaggio delle urne invocato dall’opposizione riformista è rimasto inascoltato. Ma quale Iran è uscito dalle urne? Il Sir lo ha chiesto a Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, il Centro italiano per il Medio Oriente (www.cipmo.org). Cosa significa questa vittoria anche in vista delle presidenziali del 2013? “Credo che si andrà avanti in questa resa dei conti tra Khamenei e Ahmadinejad che vede silente l’opposizione, i cui leader in carcere, pare, siano stati contattati dallo stesso Khamenei che pensa ad una specie di alleanza con questa componente moderata proprio sulla testa di Ahmadinejad. Si tratta di una situazione opaca che non lascia trasparire alcuna certezza”. I riformisti hanno boicottato il voto. Si può parlare, anche per loro, di sconfitta? “La sconfitta c’era stata già nella precedente tornata elettorale del 2008. I riformisti sembrano attendere gli sviluppi della situazione e che queste sanzioni internazionali facciano effetto. Non c’è una sconfitta per chi non ha Marò arrestati Un appello al parlamento UE D ue maxi foto dei marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori sono esposte davanti all’emiciclo dell’Europarlamento di Bruxelles per richiamare l’attenzione dell’Europa su questa contesa internazionale. La vice presidente dell’Assemblea Ue, Roberta Angelilli, ha annunciato iniziative di mobilitazione per “far sentire la vicinanza ai militari italiani” e “prendere una posizione nei confronti di questa intollerabile vicenda”. partecipato alle elezioni ma gli appelli a boicottare il voto sono caduti nel vuoto e l’affluenza alle urne, più o meno forzata, c’è stata...”. I 9 punti percentuali in più rispetto al voto del 2009 possono essere considerati come un semaforo verde alla scelta nucleare e alla politica di autarchia e di sfida aperta contro Israele, Usa e Occidente in generale? “In Iran c’è un generale consenso verso la scelta nucleare e verso il rifiuto di imposizioni dall’esterno. In questo c’è unità di vedute tra Khamenei e Ahmadinejad. La pressione israeliana, che ha alzato i toni sulla questione del nucleare iraniano, con la minaccia di un intervento militare, potrebbe, inoltre, avere l’effetto di ricompattare il fronte interno”. I riformisti hanno invitato a boicottare il voto, ma con scarsi risultati. Forse aspettano gli sviluppi della situazione e le conseguenze delle sanzioni internazionali. Indipendentemente dagli esiti futuri il cammino verso il nucleare non sembra in discussione Cosa potrebbe cambiare in politica interna dopo questo voto? I dati parlano di una grave crisi economica e sociale... “A livello istituzionale potrebbe cambiare più di qualcosa. Sembra, infatti, che la Guida suprema Khamenei abbia intenzione di rendere non più elettiva la carica del presidente ma nominata, eliminando l’attuale stato di diarchia esistente tra queste due figure. La situazione, per il resto, è pesante. Nel bazar il malumore è diffuso, ma occorre tenere presente che l’Iran ha saputo resistere a tanti anni di guerra con l’Iraq, affrontando sacrifici ben più gravi e non mi attenderei a breve termine un collasso del Paese. Questo anche perché la minaccia di attacchi israeliani provoca l’aumento del prezzo del petrolio e, quindi, dei finanziamenti all’Iran che del greggio è uno dei maggiori esportatori. Un effetto perverso che forse non si tiene molto presente”. di Daniele Rocchi Cosa potrebbe cambiare nella politica estera iraniana, tesa a imporsi come potenza regionale? “Assisteremo probabilmente ai tentativi di rafforzare il controllo diretto sull’Iraq, a maggioranza sciita, e di sostenere le componenti sciite presenti nei Paesi dell’area del Golfo, compresa l’Arabia Saudita. Si registrano, tuttavia, segnali di indebolimento in Siria, dove il regime amico di Bashar al-Assad non è più forte come prima. Se gli oppositori di Assad dovessero, anche se non a breve termine, prevalere, l’arco sunnita si amplierebbe a danno di quello sciita. Questo indebolimento siriano, inoltre, sta avendo effetti anche in Libano dove il druso Jumblatt, da sempre ago della bilancia, è uscito dalla maggioranza tenuta dagli Hezbollah”. Si parla molto di un attacco israeliano a siti nucleari iraniani: lo ritiene possibile? “La leadership israeliana – e questo è un fatto reale – ritiene che ci sia una finestra di opportunità adesso, nei mesi che precedono le presidenziali Usa. Finestra che però potrebbe chiudersi nel caso in cui il programma nucleare iraniano superari il punto di non ritorno. La politica israeliana è sensibile alla minaccia iraniana di annientamento manifestato da Ahmadinejad. Ritengo, tuttavia, che la politica estera iraniana non sia irrazionale e i suoi leader ci penserebbero molte volte prima di scatenare un conflitto nucleare nell’area. Al momento si stanno confrontando due linee: quella di Netanyahu, che tende a influenzare la politica interna Usa favorendo di fatto i candidati repubblicani, sostenendo che non si può attendere oltre per attaccare l’Iran e quella di Obama che invece vuole dare ancora una chance alla diplomazia lasciando sempre aperta l’opzione militare. L’azione di Netanyahu potrebbe rappresentare un rischio, poiché, se Obama dovesse essere rieletto, il presidente Usa non sarebbe felice per l’interferenza israeliana nella politica Usa”. Internazionale Unicef Libano A Marsiglia il VI Forum mondiale dell’acqua Contro le mutilazioni genitali Le chiese aprono le porte ai profughi S E i terrà a Marsiglia dal 12 al 17 marzo il VI Forum mondiale dell’acqua. Nel fitto programma dei lavori del forum ufficiale al Palazzo dei congressi si prevedono una ventina di riunioni ad alto livello, circa 300 sessioni e incontri con la partecipazione di 140 delegazioni ministeriali, 80 ministri, 600 organizzazioni, 1300 giovani, e decine di rappresentanti aziendali. In parallelo si terrà il Forum alternativo mondiale dell’acqua (Fame), che si presenta come un’alternativa concreta all’appuntamento organizzato dalle società transazionali e dalla Banca mondiale. ducare e sensibilizzare le popolazioni locali contro le mutilazioni genitali femminili. A questo fine è indirizzato un programma dell’Unicef, sostenuto dalla Commissione Ue, che ha promosso progetti di educazione nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità locali in Egitto, Eritrea, Etiopia, Senegal e Sudan. In Senegal, ad esempio, “dove il 28% delle donne di età compresa fra 15 e 49 anni ha subito l’infibulazione”, in poco meno di un decennio oltre 5.300 comunità locali hanno rinunciato a tale pratica e “il Senegal potrebbe diventare il primo paese a dichiararne l’abbandono totale, probabilmente già nel 2015”. causa della violenza A persistente in Siria, la popolazione civile fugge verso il Libano. Secondo le Nazioni Unite, 2.000 nuovi rifugiati hanno attraversato la frontiera negli ultimi giorni. In questa fase, la comunità cristiana in Libano sta dando esempio di accoglienza e solidarietà. A raccontarlo all’agenzia Fides è padre Paul Karam, direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Libano. “Molte famiglie cristiane sono fuggite dalla Siria per la violenza o per l‘oppressione del regime. Vi sono famiglie che hanno parenti in Libano, e vogliono cambiare vita cercando lavoro. La risposta della Chiesa in Libano è stata di ospitarle nelle parrocchie, fornendo cibo e vestiario, assistendole a livello economico. Sappiamo che vi sono anche famiglie non cristiane specie nel Nord e che il governo libanese ha chiesto di accogliere i rifugiati”. Sulla crisi siriana, p. Karam spiega che “come Chiesa siamo contro la violenza. Per i cristiani il pericolo è uno scenario di tipo iracheno che li costringe a fuggire dal Paese. Il rischio è che a un regime dittatoriale se ne sostituisca uno di tipo islamista che imponga la Sharia”. Cultura Fondazione Lanza. Una ricerca nazionale censisce e spiega il ruolo delle novantasei Scuole di formazione socio-politica Sabato, 10 marzo 2012 7 ■ Crisi&Cultura C’è un senso di attesa rispetto agli intellettuali Cittadinanza responsabile: S far crescere la coscienza R ealtà in crescita sul territorio, principalmente promosse dalle Chiese locali e legate alla “crescente esigenza” di rinvenire “orientamenti valoriali” e “chiavi di comprensione delle dinamiche sociali ed economiche”. Sono le 96 iniziative censite dal primo rapporto della Fondazione Lanza dedicato alla formazione socio-politica, presentato al convegno nazionale Educare alla cittadinanza responsabile, promosso lo scorso fine settimana dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro e dal Servizio per il progetto culturale della Cei. Le scuole di formazione sociopolitica – ha affermato in apertura il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata – non hanno come scopo “la preparazione immediata di personale politico”, ma sono chiamate a far crescere la “coscienza” della “responsabilità di ogni credente”. dalla fede, per esercitare il giusto discernimento e operare le scelte opportune”. Accompagnare chi s’impegna sul territorio Chiudendo il convegno, il segretario generale della Cei ha nuovamente ricordato “l’esperienza diffusa di cattolici impegnati sul territorio Varietà dell’offerta formativa Cultura del bene comune “Abbiamo vitale bisogno di una cultura del bene comune e della responsabilità sociale collettiva”, ha rimarcato mons. Crociata, convinto “che fare formazione socio-politica in questi anni debba significare fornire gli strumenti di conoscenza e di giudizio, alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa ma in una precisa prospettiva”, cioè guardando oltre la crisi “per aiutare a immaginare e a cogliere in anticipo le condizioni del suo superamento”. Scopo delle scuole, ha precisato, non è la “preparazione immediata di un personale politico pronto a spendersi – per così dire – sul mercato del confronto istituzionale e della dialettica partitica”, “tuttavia esse rappresentano un passaggio, che si può rivelare perfino insostituibile, là dove chi si sente chiamato a servire la collettività nella forma dell’impegno politico” prende coscienza “dell’esigenza di far maturare la propria vocazione in un percorso ecclesiale che, nel quadro ordinario della vita cristiana, fornisca elementi specifici di conoscenza scientifica e di giudizio illuminato orientamenti valoriali e delle chiavi di comprensione delle dinamiche sociali ed economiche”, riporta il rapporto della Fondazione Lanza. “Sul totale dei 96 soggetti che abbiamo censito ben 57 sono sorti nel decennio 2000, dei quali 35 negli ultimi cinque anni”, ha sottolineato il segretario generale della Fondazione, Lorenzo Biagi. Le scuole, “principalmente emanazione delle diocesi”, sono “spesso realizzate in collaborazione con le associazioni cattoliche locali”. L’offerta formativa – ha proseguito Biagi – è “estremamente qualificata relativamente ai docenti coinvolti e alle tematiche affrontate”. a vari livelli” e il valore di un “accompagnamento che porti quel sostegno morale e spirituale necessari per chi ha scelto d’impegnarsi nella vita pubblica”. Il mondo cattolico, infatti, “ha viva coscienza della propria responsabilità verso il territorio e l’intero Paese”. Beninteso, ha però messo in guardia, “senza dividere la comunità, né renderla di parte”, con il rischio di “esporre la Chiesa a possibili e facili strumentalizzazioni”. Da ultimo, mons. Crociata ha richiamato la possibilità di elaborare “una proposta organica, che non escluda la varietà e creatività delle diverse iniziative, ma costruisca un modello ideale di riferimento, nella convinzione che la formazione richiede organicità, coerenza, metodo, tempi di maturazione, percorsi di esperienza…”. Una crescente esigenza Negli ultimi 4-5 anni “si è registrata una crescita nel numero delle scuole/ iniziative di formazione all’impegno sociale e politico”, segno della “crescente esigenza” di “rinvenire degli Vi è inoltre “un’ampia varietà”: si va da vere e proprie “scuole” con “percorsi triennali, biennali o annuali, ma con almeno 10 incontri”, a “percorsi che prevedono meno di 10 appuntamenti”, “attività curriculari degli Istituti di scienze religiose (Issr)” o “singoli appuntamenti”. “Una grande diversità dell’offerta formativa”, ha riscontrato il segretario della Fondazione Lanza, di fronte alla quale occorre però “cercare di comprendere e distinguere meglio un percorso che può essere considerato una vera e propria scuola, dai corsi di formazione e dai semplici incontri/conferenze di approfondimento”. Di “realtà molto variegata” dovuta alla “complessità del tessuto civile ed ecclesiale” ha parlato pure Francesco Bonini, docente alla Lumsa, segnalando l’importanza di “sostenere questo spontaneo rilancio”, mentre il sociologo Ivo Colozzi ha visto nella recente crescita di queste iniziative una risposta al “disagio dei cattolici” per lo stato “confusionale” in cui versa la politica. Tra le sollecitazioni del teologo morale don Walter Magnoni, infine, l’importanza di formare all’impegno socio-politico con “passione” e cercare la verità, tralasciando le “formule vuote che non aiutano perché prive di realismo o strumentali a progetti occulti”. FRANCESCO ROSSI ulle grandi questioni del nostro tempo “desidereremmo chiedere alla classe intellettuale del nostro Paese di voler accettare un libero confronto”. Al termine di una ampia considerazione sul rapporto tra autorità politica e processi economici, tra imperiosità del mercato e sovranità dei cittadini, il cardinale Angelo Bagnasco aveva espresso questo auspicio nella prolusione al primo Consiglio episcopale permanente del 2012. Il desiderio di un confronto non riguardava e non riguarda solo gli esperti di economia e di politica ma puntava e punta a un coinvolgimento di quanti per professione e per vocazione si dedicano allo studio, alla ricerca, alla elaborazione del pensiero. Nel tempo della crisi quel desiderio, che rimane vivo e attuale, riproponeva e ripropone una riflessione sul ruolo degli intellettuali: come è cambiato, come sta cambiando? Anche per gli intellettuali la crisi, proprio perché non solo economica, è un passaggio che mette alla prova una particolare responsabilità nella costruzione del bene comune e nello stesso tempo ne esige una nuova declinazione. Una crisi è anche tempo propizio per un colpo d’ala del pensare e del comunicare pensiero: un esercizio che non si stacca dalla crudezza della realtà ma neppure la subisce. Una voce più robusta degli intellettuali, che non dovrebbe mai essere fatta di slogan e di spettacolo, è più che mai attesa con la richiesta di prendere le distanze dalla logica del potere onnipervasivo dei media, nuovi o antichi che siano. è innegabile che ci sia una grande difficoltà oggi a riconoscersi come autorità morale in una cultura dell’immagine e dell’apparenza che vede crescere l’esibizionismo sotto i riflettori delle nuove corti. Ma questo è un motivo in più per reagire con slancio e passione per la verità. La gente del quotidiano, quella che cammina ogni giorno nel tunnel della crisi con la propria storia, con la propria saggezza e con la propria speranza avverte l’urgenza di un’alleanza culturale con quanti possono contribuire a liberare il presente e il futuro dalle oppressioni della paura, dell’egoismo, della rassegnazione. Ci sono esperienze e testimonianze, straordinarie nell’ordinario, che bussano alla porta degli intellettuali, oltre che a quella dei responsabili dell’economia e della politica, per chiedere di osare un volo ad alta quota proprio mentre sembra preferito il volo raso terra. Non si possono ignorare le attese e neppure la fatica di vivere e di pensare della gente, non si può trascurare un desiderio diffuso di quella novità che può dare significato e prospettiva ai sacrifici richiesti e necessari. C’è un appuntamento con la storia al quale, in modo particolare, gli intellettuali sono invitati. Per varcare insieme, nel tempo della crisi, la soglia della speranza e della fiducia. PAOLO BUSTAFFA Incontri interuniversitari. Primato spirituale o di diritto, ma sempre al servizio dell’uomo Sovranità della Chiesa e ordine internazionale “S i può discutere sul modo diverso di concepire la sovranità della Chiesa: spirituale, secondo il diritto canonico, o pari agli altri soggetti di diritto internazionale. Ma c’è un punto fermo: la sovranità non può essere esercitata se non al servizio dell’uomo”. Sono queste le parole con cui Paolo Mengozzi, avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, è intervenuto alla tavola rotonda su La Chiesa cattolica: la questione della sovranità, svoltasi a inizio settimana all’Università Cattolica di Milano. A dialogare con il giurista era presente il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e già segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati. L’incontro ha aperto il ciclo di appuntamenti interuniversitari su Sovranità della Chiesa e ordine internazionale promossi da Cattolica, Libera Università Maria SS. Assunta (Lumsa) e Università di Padova. “L’obiettivo – ha spiegato Ombretta Fumagalli Carulli, docente dell’Ateneo milanese – è promuovere una riflessione a più voci sui rapporti tra Chiesa e comunità politica, soprattutto in una fase in cui è in atto un ripensamento della sovranità statuale”. Il cardinal Tauran ha ribadito il carattere “spirituale” della sovranità della Santa Sede, sottolineando come non sia lecito per la Chiesa trasformarsi in entità politica. “Per prima cosa – ha precisato– è bene non confondere i termini Santa Sede, Chiesa cattolica e Stato del Vaticano. La Santa Sede è l’Istituzione suprema che esercita sovranità interna ed esterna”. Una sovranità spirituale che “prescinde da ogni dominio territoriale. Il primato “petrino” esisteva prima della nascita del diritto internazionale. Per questo il Papa, anche se privato di ogni sovranità territoriale, resta sovrano effettivo, indipendentemente da altri soggetti e poteri”. “La funzione spirituale – ha esposto Mengozzi – sebbene importante, tanto da essere alla base del prestigio di cui gode la Chiesa, è irrilevante dal punto di vista giuridico internazionale. La Santa Sede fa parte di organismi internazionali come le Nazioni Unite (dove gode dello status di osservatore permanente qualificato) e, con altri Stati, ha potuto firmare accordi come quello per la messa al bando delle mine anti-uomo o delle armi chimiche”. In questo scenario, secondo Tauran, “si opera per tutelare gli interessi della Chiesa universale, delle Istituzioni cattoliche e delle Chiese particolari”. Interessi che sono soprattutto gli interessi dell’uomo, con un’attenzione particolare alla libertà religiosa e ai diritti umani. “L’autorità morale della Santa Sede può contribuire alla moralizzazione della vita internazionale – ha ribadito Tauran –, mettendo in evidenza la priorità dell’etica sull’ideologia, la superiorità dello spirito sulla materia”. Un caso particolare è quello della Cina, dove c’è confusione sul concetto di sovranità. È fondamentale il dialogo – ha concluso Tauran – per far capire ai nostri amici cinesi che un Vescovo non è un prefetto, ma c’è una precisa visione sacramentale”. 8 Festa della Donna Sabato, 10 marzo 2012 ■ Donne&Islam Sarebbe possibile una giornata di festa? Secondo un’antica tradizione, le donne cristiane, in occasione di sant’Agata, hanno vissuto occasioni di festa e anche di preghiera. Realtà inimmaginabile nel mondo mussulmano. Non dico nei Paesi islamici, ma tra le donne mussulmane, oramai a milioni, residenti fra di noi Italia ed Europa, e da più generazioni. Ma una festa delle donne per l’Islam è assolutamente inconcepibile, a qualsiasi latitudine del globo. Perché? Quasi sempre la moglie di un mussulmano si ritrova, anche fra di noi, a vivere la medesima condizione di sudditanza, mancanza di rispetto ed inferiorità che si troverebbe a vivere in un paese islamico. Nonostante i tanti che dicono che il Corano ha dato dignità alla donna (ai tempi, e nella Penisola Arabica del tempo sicuramente sì), ma oggi? Oggi in cui al Corano tendono a rifarsi letteralmente la maggior parte delle correnti islamiche anche in Europa, quanto di vero c’è? Dice il Corano: “Gli uomini hanno una laurea (di vantaggio) su di loro”. La testimonianza della donna vale la metà di quella dell’uomo. Le donne ereditano la metà dei loro fratelli maschi. Un uomo può sposare due o tre o quattro donne. Se una donna diventa prigioniero in una guerra, il suo padrone musulmano è autorizzato a violentarla. Se una donna non è del tutto sottomessa al marito entrerà all’inferno. Le donne sono “campo da arare” per i loro mariti. Gli uomini si occupano delle donne. Le donne devono essere obbedienti ai loro mariti o essere ammonite (abusato verbalmente), bandite dal letto (abusato psicologicamente) e picchiate (abusi fisici). E in un Hadith, modi di dire che compongono la Sunna – la Tradizione islamica, che ha valore quasi quanto al Corano – si legge: «Poi ho visto il Fuoco (dell’Inferno), e non ho mai prima visto uno spettacolo orribile come questo, e ho visto che la maggioranza dei suoi abitanti erano donne. La gente ha chiesto: qual è il motivo per questo? L’apostolo di Allah rispose: a causa della loro ingratitudine». Scrive Patrizia Khadija Dal Monte, cristiana italiana convertita all’Islam: «Avere la salda convinzione dell’uguaglianza di ogni uomo e di ogni donna, un insegnamento morale derivante da una religione, spiritualità, o filosofia che ci portasse a trascurare la comune umanità degli uomini, a negare la dignità di alcuni o a stabilire delle distinzioni e una gerarchia ontologica tra gli esseri umani, tale insegnamento, affermiamo, deve essere attentamente esaminato, perché genera effetti gravi e pericolosi. È questa un’esigenza della fede, del cuore e dell’intelletto: in nome della nostra appartenenza primaria all’umanità, è necessario non negare mai la pari e comune dignità di ogni essere umano». Però, purtroppo, così non è, è solo una speranza. Sempre Patrizia Khadija Dal Monte scrive: «Per quasi vent’anni, circoli progressisti hanno usato il concetto di integrazione attribuendogli una connotazione molto positiva. “Integrare” significava accettare l’altro, promuovere la tolleranza nei confronti dei residenti o dei nuovi cittadini di origine immigrata, lottare per il loro riconoscimento e i loro diritti. Se è chiaro che il cantiere rimane immenso quanto a un’applicazione reale ed equa della legge, si deve però prendere atto anche che il panorama è fortemente cambiato negli ultimi anni. Il numero di cittadini europei di fede musulmana è aumentato e oggi conta milioni di persone. Quando si viene da altrove, quando non si è casa propria, quando la nostra immaginazione abbraccia i colori di un “là”, volere integrare ha certo un senso, e attiene a un atto politico dignitoso e coraggioso. Ma la storia fa il suo corso… Quando ormai sono da me, sulla mia terra, a casa mia, quando la mia lingua è la lingua di questo paese, quando i miei sogni sono qui… cosa vuol dire “integrare”? Integrare a cosa? Rispetto a chi?». Sono certo che le donne cristiane, abbiano una grandissima possibilità (incontrando le donne mussulmane all’uscita della scuola, nei loro bisogni, ascoltando le loro confidenze) di svolgere un enorme ruolo di integrazione. Però, è necessario volerlo! don ERNESTO TAIANA ● A colloquio con la storica e scrittrice Lucetta Scaraffia ● Il riconoscimento della donna nasce dalla cultura cristiana ● L’importante è che la donna mantenga la capacità di gratuità Una lettura della società e del ruolo delle donne L a “Festa internazionale della donna” nacque un secolo fa nel solco della tradizione socialista europea, nella Germania animata dai sussulti operai e nella Russia dei Zar, dove sobbollivano i germi della rivoluzione sovietica. La scelta della data, 8 marzo, arrivò dopo varie vicende, che videro anche il ruolo fondamentale dei similari guizzi paritari (specie in tema di lavoro e di diritto al voto) maturati negli Stati Uniti. Quel che più colpisce, guardando al contesto in cui la “Festa” vide la luce, è la differenza abissale che esiste fra quel passato e il presente che noi viviamo. Cento anni, per la storia millenaria dell’umanità, sono un lasso di tempo importante, ma non larghissimo. Eppure, fermandosi per un attimo a riflettere, raramente “ieri e oggi” ci appaiono così differenti, confermando, più che mai, la massima latina «Tempus fugit». Abbiamo parlato di 8 marzo con Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, scrittrice, editorialista, fra gli altri, di “Avvenire” e “Osservatore Romano”, studiosa della figura della donna sia nel pensiero cattolico sia nel movimento femminista. La “Festa della donna”, agli albori, aveva un deciso carattere ideologico. Che cosa vuol dire oggi festeggiare la donna? Ha ancora senso? O si limita a essere folklore (con le mimose e quant’altro), una giornata in cui si proclamano buone intenzioni di vera parità e riconoscimento della dignità del ruolo femminile che poi faticano a concretizzarsi? «Il fatto che l’8 marzo abbia una forte connotazione politica non è casuale: anche l’emancipazione delle donne deve essere letta all’interno del processo di modernizzazione, dell’allargamento della democrazia e del diritto alla soggettività individuale. Oggi però questa data ha perso tutta la sua carica simbolica ed eversiva, è solo una celebrazione come le altre». Che tipo di società italiana si sta delineando? Alcune delle riforme che si profilano all’orizzonte nel nostro Paese potrebbero penalizzare proprio le donne... Quanta fatica in più è richiesta loro e quanto sono fondamentali per tenere unito il tessuto sociale e per sviluppare gli orientamenti educativi loro affidati? «La crisi rende più pesante il ruolo delle donne, ma penso che un aumento di fatica toccherà tutti, se non altro per lo spostamento dell’età della pensione. Le donne sono più forti, e occupano un posto centrale nella vita sociale e nella trasmissione alle nuove generazioni, quindi il loro ruolo diventerà sempre più decisivo in un momento di trasformazione e di cambiamento quale quello che ci aspetta. Non è detto che C conciliare? si può... a questo corrisponda né un adeguato riconoscimento, né una rete di servizi di supporto. Proprio per questo le donne devono imparare a chiedere di più. Ma mi sembra che da questo punto di vista si stiano facendo passi importanti: basti vedere l’attenzione alle donne e alla maternità dimostrata dal ministro Elsa Fornero». Si parla di “quote rosa”; di obbligo di presenza di una certa percentuale di donne nei Cda delle società quotate in Borsa; di sfruttamento del corpo delle donne (non solo nell’odiosissima pratica della tratta di esseri umani ma anche nella comunicazione, nella pubblicità, nei programmi televisivi...); di norme contrattuali che parificano la gravidanza alla malattia o come buona causa sufficiente a motivare un licenziamento... Perché è così difficile rispettare le donne e riconoscere i loro diritti/doveri? «È difficile riconoscere i diritti delle donne come sempre quando un nuovo gruppo sociale chiede dei riconoscimenti. In particolare, nel caso delle donne, questi riconoscimenti toccano il vissuto di ogni famiglia, di ogni persona, e richiedono quindi anche un profondo cambiamento culturale, che non può essere troppo veloce. In realtà se guardiamo con occhio storico, la rivoluzione delle donne – se confrontata con altri grandi cambiamenti culturali – è stata vincente e veloce: non si poteva ribaltare completamente un assetto socio-culturale in un arco di tempo brevissimo. E senza vittime. In realtà le vittime di questa rivoluzione ci sono: i giovani maschi, che oggi sono così profondamente insicuri e apatici rispetto alle loro coetanee, i padri separati che vivono una situazione tutta negativa. Per quanto riguarda, poi, lo sfruttamento del corpo femminile, si deve ammettere che a questo contribuiscono le donne stesse: usare il loro corpo costituisce spesso una scorciatoia per inserirsi in ambienti di prestigio, per ottenere vantaggi sul lavoro e, naturalmente, soldi con facilità e non sono poche quelle che seguono questa strada tutta in discesa». La cronaca di questi giorni ci sta raccontando gravissimi episodi di stalking e di violenza di genere, ristina Mazzoleni, comasca, è Direttore Pianificazione, Controllo, Amministrazione e Affari Societari della Roma Calcio. Fa anche parte della Commissione Pari Opportunità dell’Unione Industriali del Lazio. La raggiungiamo telefonicamente nella capitale. è sabato mattina, ma lei è in ufficio. Le chiediamo cosa significhi portare un po’ di genio femminile in un mondo così complesso e prettamente maschile. «è senza dubbio un valore aggiunto, anche se non basta da solo ad assicurare la permanenza in un ambito lavorativo tanto difficile. Servono competenze culminati addirittura con l’omicidio (i dati Istat parlano di quasi 7 milioni di donne vittime, nella loro vita, di una forma di maltrattamento fisico; oltre un milione ha subito un abuso; oltre sei milioni hanno patito violenza psicologica): cosa ne pensa? «Questi fatti sono aumentati proprio quando è aumentata l’apatia maschile: la competizione fra i sessi ha preso e prende spesso le forme di una vera e propria guerra». La globalizzazione e le migrazioni creano uno stimolante melting pot... Il confronto fra culture diverse, fra occidente e oriente, è possibile oppure si prosegue su binari non solo paralleli ma divergenti? C’è una paura reciproca? Se è difficile alle nostre latitudini riconoscere la dignità della donna, come è possibile riuscire a stimolare un dibattito, una riflessione là dove la donna è ridotta in condizioni di schiavitù o è considerata una proprietà del clan maschile? «Il melting pot ci aiuta a capire che la religione cristiana ha giocato un ruolo fondamentale nello stimolare l’emancipazione delle donne: solo nei paesi di matrice culturale cristiana, infatti, se pure secolarizzati, si sono sviluppati, e con successo, movimenti autonomi di liberazione delle donne. È comunque molto difficile esportare la rivoluzione delle donne in altre culture proprio perché è così legata alla matrice cristiana, ma dobbiamo continuare a farlo: è l’unico modo che abbiamo per aiutare quelle donne. Dobbiamo però lasciarle libere di elaborare un loro femminismo, che tenga conto delle peculiarità culturali, mentre invece, spesso, siamo culturalmente imperialisti. Per esempio per quanto riguarda la sessualità e il controllo delle nascite». Chiudiamo con uno sguardo di speranza: le sembra di cogliere segnali significativi in tale direzione? «A me sembra che ci sia più di una speranza, e non solo nei paesi occidentali: stanno nascendo movimenti delle donne con caratteristiche proprie nei paesi islamici, per esempio. Abbiamo ottenuto moltissimo in breve tempo – in sostanza, nemmeno un secolo – e la strada sembra ormai tracciata ed è impossibile tornare indietro e non percorrerla fino in fondo. Ciò che più conta è il cambiamento di mentalità: ormai tutti criticano un governo, una giunta municipale, dove non ci sono donne, o un giornale dove le giornaliste non scrivono anche in prima pagina… Speriamo, però, che questo cambiamento non avvenga solo nel senso di una maschilizzazione delle donne: noi abbiamo bisogno della capacità di gratuità, cioè della differenza delle donne». pagine a cura di ENRICA LATTANZI e professionalità: il problema è che ci sono troppe riserve ad ammettere il riconoscimento di tali caratteristiche in una donna. Sono stati fatti dei progressi, ma la cultura è ancora troppo maschilista: le quote rosa in politica e in azienda sono un primo passo per favorire il cambiamento, ma poi serve altro, a partire dai compiti affidati, che non devono comportare discriminazioni su base personale. Alle donne è richiesto un surplus di sacrifici, ma sono tante a dimostrare che l’equilibrio tra famiglia e carriera è possibile. C’è la speranza di abbattere il “soffitto di cristallo”». Festa della Donna marina terragni I papi parlano del ruolo della donna Senza il femminile il mondo muore, ma si devono cogliere occasioni di crescita e sviluppo senza rinunciare a se stesse. M Q uando si indice una giornata, “Festa di” e si aggiunge una categoria di persone, è per sensibilizzare, per creare attenzione attorno a quelle persone. Anche la Giornata della donna si muove su questa linea, rilevando quanto la figura femminile sia subdolamente sfruttata, come non le siano date pari opportunità, come tanto manchi alla considerazione della donna secondo il piano di Dio. È certamente molto quel che manca. Ma, parafrasando un detto di Qoelet: su quel che manca non si può contare (cfr Qo 1,15). Si può contare invece sul molto che c’è, che la donna ha ricevuto in dono. Su quella “marcia in più” o quella “marcia specifica” che le viene dall’essere complementare all’opera creatrice di Dio. Un episodio riportato nel Libro dei dialoghi di san Gregorio Magno può illuminare (da questo testo abbiamo quello che si può conoscere della vita di san Benedetto): «Scolastica, sorella di san Benedetto, consacratasi a Dio fin dall’infanzia, era solita recarsi dal fratello una volta all’anno. L’uomo di Dio andava incontro a sempre di più, continuano a essere pensate come una risorsa illimitata e sempre disponibile, come welfare vivente. In presenza di nuovi tagli a servizi essenziali, le donne sopportano una fatica non più tollerabile. D’altro canto, sul tema dell’occupazione femminile si sta facendo molto poco, anche se la Banca d’Italia ha valutato in un +7/8 per cento minimo l’aumento del Pil che si verificherebbe se si raggiungessero gli obiettivi di Lisbona del 60 per cento di donne al lavoro, obiettivi dai quali ci stiamo addirittura allontanando». Lei ha scritto, riferendosi alla leggerezza con cui molte donne hanno pensato e pensano che libertà sia soprattutto scegliere di non avere figli, di «essere abbastanza arrabbiata per aver creduto a lungo, come tante altre, che la mia libertà fosse questo, perché magari oggi, anziché un solo figlio, come ogni emancipata che si rispetti – un figlio sudato, patteggiato, strappato al destino e adorato – magari ne avrei tre o quattro, e ho il sospetto che la cosa mi avrebbe reso piuttosto felice». C’è, inoltre, un senso di inadeguatezza che spesso investe le mamme che lavorano, sempre in bilico fra il bisogno-voglia-desiderio di accudire i propri piccoli e l’orgogliosa volontà di mantenere gli impegni presi. Ne vale la pena? «Vale la pena di fare un bambino? Certo che sì. Vale la pena di lottare sul lavoro? Temo che non ci sia scelta, se una non vuole perdere tutto quello che ha conquistato. Dove una donna trovi la forza per tutto questo non lo so. Quel che è certo, la stiamo trovando. Per quanto ancora?». Cosa ne pensa della violenza di genere, sempre più quotidiana? «Lottare per noi stesse, contro la violenza impressionante che registriamo sulle cronache di ogni giorno, è un modo per lottare per tutte le donne, anche coloro che appartengono ad altre culture, offrendo loro un modello di resilienza e di dignità». Si arriverà a un riconoscimento vero del ruolo e delle dignità femminile? Atteggiamento che forse manca nelle stesse donne... «Ne ho la certezza. Senza il femminile, il mondo muore. Non si deve smarrire la fiducia, e si devono saper cogliere le occasioni: com’è quella delle prossime elezioni politiche. Su questi temi, rappresentanza e potere, ho scritto il mio nuovo libro, “Un gioco da ragazze. Come le donne rifaranno l’Italia” (Rizzoli)». ■ Servono nuovi servizi di cura Per l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro Uno dei temi più dibattuti di questo periodo è la crescita. Una delle questioni più urgenti è quella della partecipazione al lavoro delle donne. Il mercato del lavoro italiano conta un basso tasso di occupate: nel 2010 lavorava solamente il 46,1% delle donne (in Europa solo a Malta il tasso è minore), e c’è un maggiore tasso di disoccupazione femminile 9,7% rispetto a quello maschile (nel resto d’Europa avviene il contrario). Sembra semplice essere d’accordo con gli economisti: facilitando la presenza femminile nel mercato del lavoro si potrà aumentare sia il tasso di occupazione femminile sia incentivare la crescita economica. Il carico dei compiti familiari per le donne è sempre più impegnativo. Risolvere il tema della conciliazione è fondamentale. Servono servizi di cura più attenti alla famiglia, ma altrettanto importante è la capacità di ridistribuire il carico dei compiti familiari tra i generi. ✎ riflessione | Giovanni Paolo II, autore della Lettera enciclica “Mulieris Dignitatem” dove mise in evidenza l’importanza del “genio femminile” per la vita del mondo, della Chiesa, della società, scrisse, nel 1995, una bellissima “Lettera alle Donne”. Significativo un passaggio di ringraziamento: «Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell’umanità. Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita. Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita. Grazie a te, donna-figlia e donnasorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza. Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del «mistero», alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità. Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta «sponsale», che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura. Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani». Anche Benedetto XVI, da cardinale Ratzinger, nel 2004, inviò una “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo”. Il testo è ricchissimo. Uno dei passaggi più significativi fa riferimento alla «capacità dell’altro» propria della donna, perché ella «conserva l’intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione». In un altro punto l’allora cardinale afferma: «La difesa e la promozione dell’uguale dignità e dei valori personali devono essere armonizzate con il riconoscimento della differenza». delle Monache benedettine di Grandate «Potè di più colei che più amò» lei, non molto fuori della porta, in un possedimento del monastero. Un giorno vi si recò secondo il solito, e il venerabile suo fratello le scese incontro con alcuni suoi discepoli. Trascorsero tutto il giorno nelle lodi di Dio e in santa conversazione. Sull’imbrunire presero insieme il cibo. Si trattennero ancora. a tavola e, col protrarsi dei santi colloqui, si era giunti a un’ora piuttosto avanzata. La pia sorella perciò lo supplicò, dicendo: “Ti prego, non mi lasciare per questa notte, ma parliamo fino al mattino delle gioie della vita celeste”. Egli le rispose: “Che cosa dici mai, sorella? Non posso assolutamente pernottare fuori del monastero”. Scolastica, udito il diniego del fratello, poggiò le mani con le dita intrecciate sulla tavola e piegò la testa sulle mani per pregare il Signore onnipotente. Quando levò il capo dalla mensa, scoppiò un tale uragano con lampi e tuoni e rovescio di pioggia, che 9 ■ Magistero Serve riflettere sulla «questione maschile». arina Terragni, giornalista del “Corriere della Sera”, scrittrice, è una delle voci più ascoltate del movimento femminista “laico”. Anche con lei abbiamo parlato di 8 marzo. Nel 2007 lei pubblicava “La scomparsa delle donne”: a che punto siamo? Ovvero: le donne ci sono ancora o sono scomparse? Appiattite, come lei paventava, nella ricerca di un’uguaglianza che di fatto non rispetta le differenze? O rispondenti ai troppi clichè materialisti? «Oggi l’attenzione va spostata dalle donne agli uomini di questo Paese, a una “questione maschile” composta di violenza, ossessione del dominio, occupazione del potere, avidità, disattenzione ai bisogni. Non tutti gli uomini sono così. Ma quelli così sono tutti uomini. Ci sono per fortuna anche molti uomini di buona volontà, che dovrebbero far sentire la loro voce, e il loro desiderio di camminare al fianco delle donne». L’indebolimento dell’indentità “altra” rispetto all’universo femminile, con i “maschi” contemporanei più insicuri e meno forti sul fronte valoriale, può contribuire a rendere più fragili anche le donne? «Finché il maschile sarà rappresentato come il “vincente”, ci saranno donne che vorranno omologarsi agli uomini per uscire dalla miseria della loro condizione. Si tratta di cambiare questo paradigma: di non rappresentare più un sesso come vincente sull’altro, e il rapporto tra i sessi come una guerra. Ma, come dicevo, oggi il pallino è in mano agli uomini». Come vede il rapporto donne-famiglialavoro nell’Italia di oggi? Soprattutto alla luce delle riforme che entreranno in vigore nei prossimi anni… «Il governo Monti allo stato attuale si presenta come molto deludente per quante avevano sperato in un cambio di marcia sul tema delle donne e della famiglia. Alle donne viene chiesto Sabato, 10 marzo 2012 né il venerabile Benedetto, né i monaci che l’accompagnavano, poterono metter piede fuori dalla soglia dell’abitazione, dove stavano seduti… (Tre giorni dopo questo incontro, Scolastica morì) Non fa meraviglia che Scolastica abbia avuto più potere del fratello. Siccome, secondo la parola di Giovanni, “Dio è amore”, fu molto giusto che potesse di più colei che più amò». San Benedetto ha scritto una Regola che ha attraversato i secoli e ancora forma generazioni di monaci e monache. Di santa Scolastica abbiamo solo queste poche righe riguardanti la sua vita, eppure in quel “poté di più colei che amò di più” c’è, concretizzato in un episodio, quello che può essere considerato anche la sintesi della Regola di san Benedetto: “Nulla anteporre all’amore di Cristo” (RB 4,21), perché Cristo non ha anteposto nulla alla nostra salvezza, ma ha dato se stesso per amore nostro. Questa è la potenzialità propria della donna: far fronte alle diverse situazioni con l’amore, anche quando l’amore sembra partire da una condizione di svantaggio. L’amore è creativo, intuitivo, intraprendente (pensiamo alla presenza di Maria, la Madre di Gesù, alle nozze di Cana). L’amore sa accogliere, sa suscitare, sa dare fiducia, non demorde (pensiamo alla Cananea che chiede la guarigione della figlia), sa dare tutto, (pensiamo alla vedova che gettò nel tesoro del tempio tutto quanto aveva per vivere). Gesù, nel Vangelo di Giovanni, per parlare della sofferenza legata alla sua morte, usa un paragone tutto femminile, ma molto eloquente per legare indissolubilmente l’amore al dare la vita: “La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo”(Gv 16,21). L’amore va fino in fondo: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Questo è anche delle donne. Pensiamo alle tre che erano rimaste a vedere dove era stata messa la salma di Gesù dopo la sua morte (cfr Mc 15,40). Basta! Umanamente era tutto finito. Eppure il loro amore sembrava volesse mettere anche sulla parola “fine” delle “rifiniture”; qualcosa di perfettamente inutile, gratuito (secondo quella che è sempre la logica dell’amore). Erano andate a casa a preparare gli aromi per ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino (l’amore non sopporta ritardi) si erano avviate con gli aromi in mano… Così è accaduto che delle donne, (già vicine per natura alle sorgenti della vita psicofisica), si siano trovate anche - loro per prime - a constatare con stupore l’irrompere della vita risorta dagli abissi della morte, all’alba di quel primo giorno dopo il sabato. Vita diocesana 10 Sabato, 10 marzo 2012 Agenda del Vescovo Indicazioni dal Consiglio Presbiterale di martedì 6 marzo. intento di edificazione della Chiesa e di evangelizzazione missionaria. Sotto questo aspetto, si è fatto riferimento alla famosa affermazione del cardinal Colombo, secondo il quale “l’Azione Cattolica dovrebbe essere facoltativa per i laici e obbligatoria [nel senso della sua promozione] per i preti”. Dal 7 all’11 marzo Visita pastorale: Caravate, Cittiglio, Brenta, Gemonio. 12, 13, 14 marzo A Como, in Vescovado, udienze e colloqui personali. 15 marzo A Como, al mattino, in Vescovado, Consiglio Episcopale. 17 marzo A Como, al mattino, colloqui; a Nuova Olonio, nel pomeriggio, Consiglio pastorale diocesano. Nomine e provvedimenti Don Andrea Del Giorgio è nominato assistente ecclesiastico delle Acli della provincia di Como. Casa per campi-scuola Ad Arnoga-Valdidentro-Val Viola, dal 16 luglio, è disponibile, in regime di autogestione, una casa per gruppi oratoriali e per campi-scuola. Info: don Vito Morcelli, telefono 338-7121383. ■ Diocesi a Lourdes Dall’8 al 14 ottobre pellegrini con il Vescovo «Ritorniamo a Lourdes!». È questo l’invito del vescovo monsignor Diego Coletti in vista del pellegrinaggio diocesano in programma dall’8 al 14 ottobre 2012. Aggiunge il Vescovo: «Mi piacerebbe che la nostra Chiesa diocesana fosse presente e “illustrata” – direbbe Paolo VI – in tutte le chiamate e i carismi che la edificano; mi piacerebbe essere a Lourdes con tutti coloro che possono: sacerdoti, religiosi e religiose, famiglie, giovani e ragazzi, anziani e ammalati. Facciamo del pellegrinaggio un evento di grazia, un’occasione di preghiera e di vita secondo lo Spirito, una possibilità per esprimere comunione e appartenenza ecclesiale». La diocesi non sarà a Lourdes da sola. «Andiamo insieme alla famiglia guanelliana – prosegue ancora monsignor Coletti –, per rendere grazie e per prepararci a concludere l’anno che si è aperto con la canonizzazione di San Luigi Guanella. E ritorniamo a Lourdes anche con l’Unitalsi: accogliamone il carisma, sosteniamo la sua attività, incoraggiamone l’impegno, facciamola conoscere». «Il Segretariato Pellegrinaggi Diocesano – spiega don Giovanni Illia – sta inviando a sacerdoti e parrocchie le prima indicazioni sul pellegrinaggio. I preti che intendono svolgere il servizio di guide, o si offrono quali capi gruppo sia a livello parrocchiale che vicariale, sono invitati a due incontri: il 13 marzo e il 29 maggio alle ore 10.00 presso il Centro Pastorale card. Ferrari di Como. La finalità di questi incontri è condividere alcune riflessioni e studiare insieme un percorso di preparazione». I sacerdoti o i laici che danno la propria disponibilità a svolgere il servizio di guida e di capi gruppo possono indicare la loro partecipazione al Segretariato Pellegrinaggi Diocesano che è aperto i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 031-3312232; segretariatopellegrinaggidiocesano@ diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni allo 031-986225 o 349-3507156. Gli stessi riferimenti valgono per tutte le informazioni. Azione Cattolica fra presente e futuro L’ incontro del Consiglio Presbiterale – martedì 6 marzo, in Seminario – ha dedicato i lavori a una riflessione sul senso e sul valore dell’Azione Cattolica nella vita della Chiesa diocesana. La discussione, che ha fatto emergere luci ed ombre, non è approdata a conclusioni definitive, però ha offerto interessanti spunti di riflessione, che saranno ulteriormente approfonditi dal Consiglio Pastorale Diocesano. è emerso, da una parte, il ruolo estremamente benefico e incisivo che l’Azione Cattolica potrebbe esercitare sulla vita e sulla pastorale della Chiesa in questo delicato frangente storico. Il calo numerico dei preti, il conseguente tourbillon della rotazione dei parroci alla guida delle comunità, l’avvio di una pastorale integrata – chiamata a un rinnovato slancio missionario secondo lo stile “catecumenale” – sono tutti motivi per i quali una presenza forte e articolata dell’Azione Cattolica in Diocesi sarebbe quanto mai auspicabile. Storicamente, infatti, si riconosce a questa associazione la capacità e il compito di una corresponsabilità organica con i pastori della Chiesa nella conduzione della pastorale. Una corresponsabilità radicata in un preciso mandato associativo, nutrita da una profonda spiritualità di respiro ecclesiale, e quindi in grado di assorbire e ammortizzare i disagi e i contraccolpi che inevitabilmente accompagnano questa stagione di profondi cambiamenti ecclesiali. Da questo punto di vista, il carisma dell’Azione Cattolica non è affatto concorrenziale rispetto a quello di altri gruppi e movimenti che, esprimendo l’inesauribile vitalità dello Spirito di Cristo, si collocano però su un differente livello di collaborazione e di servizio alla Chiesa diocesana (un livello più carismatico e meno istituzionale). Non concorrenzialità, quindi, ma complementarietà, nel comune Seconda edizione per il testo sul «Rito delle Esequie» A questo livello, però, si situano le difficoltà riscontrate nella concreta realtà della nostra Diocesi. Non avendo origine carismatica, ma istituzionale, l’Azione Cattolica dovrebbe essere responsabilmente suscitata dall’istituzione, cioè dai parroci – e anzitutto dal Vescovo –, con la generosa e competente disponibilità dei fedeli laici. Ma la domanda radicale, che si pone a questo punto, è quanto i parroci sono disposti a credere e a investire nell’Azione Cattolica, a cominciare da una adeguata opera di conoscenza e sperimentazione durante gli anni formativi del Seminario. Ancor di più, però, ci si chiede quanto i fedeli laici, che notoriamente scarseggiano nelle fila delle nostre parrocchie, e sempre più si ritagliano percorsi differenti di spiritualità e di fraternità cristiana, sono ancora disposti a lasciarsi affascinare e quindi ingaggiare dall’ideale dell’Associazione. Il discorso riguarda particolarmente le nuove generazioni, per le quali la questione dell’appeal, cioè della forza di fascinazione di una proposta cristiana – normalmente legata a un carisma e a un fondatore – è oggigiorno assolutamente centrale. Altra criticità che si riscontra è quella del parallelismo fra i cammini formativi (molto ricchi) offerti dall’Associazione e quelli legati alle proposte diocesane. Un parallelismo che, nell’auspicio di tutti, non dovrebbe suscitare confusione, ma una positiva sinergia. Proprio sul versante della formazione, infatti, a livello parrocchiale, vicariale e diocesano, l’Azione Cattolica è portatrice di una ricchezza che non deve andare dispersa, ma deve essere messa a frutto per il bene di tutta la nostra Chiesa diocesana. don ANGELO RIVA è disponibile presso le librerie Paoline di Como e Sondrio e presso la “Piccolo Principe” di Morbegno la seconda edizione del “Rito delle esequie”, predisposto dalla Conferenza episcopale italiana. Il testo liturgico, obbligatorio in Italia dal 2 novembre 2012, risponde alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti. Il volume, edito dalla Libreria editrice vaticana, offre una più ampia e articolata proposta rituale e fornisce, in appendice, alcune indicazioni circa la cremazione dei corpi. Il tutto nel solco dell’impegno nell’applicazione della riforma liturgica conciliare. La nuova pubblicazione in lingua italiana del Rito delle esequie segue alla prima edizione del 1974 sulla base di quella tipica del 1969. ■ Il Vangelo della domenica: 11 marzo - III di Quaresima «Nel Tempio» (Gv 2, 13-25) Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». (...). Prima Lettura: Es 20, 1-17 Seconda Lettura: 1Cor 1, 22-25 Dopo il silenzio del deserto e la luce del Tabor, la Parola ci invita ad addentrarci nel Tempio di Gerusalemme. Leggendo con un po’ di attenzione il brano, viene spontaneo farsi una domanda: perché Gesù se la prende così tanto con i cambia valute e i venditori di animali per i sacrifici? Dopo tutto il loro era un servizio prezioso: cambiavano le monete agli stranieri permettendogli di acquistare gli animali per il sacrificio e impedendo di introdurre nel tempio monete con l’immagi- ne dell’imperatore. Allora: cosa fa arrabbiare così tanto Gesù da spingerlo addirittura a fabbricarsi una frusta per scacciare dal tempio i commercianti? Il Rabbì di Nazareth, in questo gesto apparentemente folle o esagerato, è animato dal desiderio che la casa del Padre non diventi un luogo di mercato, un bazar del sacro, un religioso tavolo di scambi tra domanda e offerta. Quello che manda su tutte le furie Gesù è l’imbruttimento del volto del Padre proposto da una certa logica di mercanteggio del sacro. Il Rabbì di Nazareth si arrabbia con chi propone un rimpicciolimento del volto di Dio. Egli non è un funzionario da corrompere o un venditore da tener buono con una abbondante donazione. Con Dio, insomma, non si può mercanteggiare. Da un Dio da piegare alla mia volontà con sacrifici e preghiere, al volto del Padre che mi ama e anticipa ogni mio desiderio: questa è la conversione più urgente. don ROBERTO SEREGNI Famiglia Sabato, 10 marzo 2012 11 Verso il Family 2012. Prosegue il cammino di preparazione per l’Incontro di Milano C ontinuiamo il percorso di preparazione al VII Incontro Mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno 2012) con gli spunti di riflessione ripresi dal sussidio ufficiale del Pontificio Consiglio per la Famiglia: “La famiglia: il lavoro e la festa”. Le catechesi proposte dal sussidio, a partire dalla Parola di Dio e dall’ascolto del magistero della Chiesa, invitano famiglie e gruppi a confrontarsi con domande puntuali e a prendere impegni precisi. In questo numero presentiamo alcuni spunti dalle catechesi 5,6,7 che riguardano il rapporto tra famiglia e lavoro. Diversi temi ritornano e si intrecciano nelle tre catechesi: il valore del lavoro per l’uomo, il giusto equilibrio nei tempi del lavoro e delle relazioni, l’educazione dei figli, il rapporto con il creato, la solidarietà tra le famiglie e nelle comunità. Le parole chiave “Dono e responsabilità” sono quelle che guidano la famiglia in questo percorso.. Il lavoro e la festa nella famiglia Nel racconto della Genesi possiamo leggere l’opera creatrice di Dio come modello e fondamento del lavoro dell’uomo. Dio crea con amore mediante la sua parola e contempla con gioia la sua opera; così l’uomo che lavora non deve essere ridotto a schiavo, a cui è tolta la parola e la possibilità di gioire del suo lavoro. Le condizioni di lavoro devono promuovere la dignità dell’uomo: adeguate forme di previdenza e protezione sociale devono permettergli di formare una famiglia, di generare e crescere figli, di affrontare malattie e difficoltà. Dio chiama l’uomo a collaborare alla sua opera: nel lavoro l’uomo realizza se stesso e si santifica, compie un atto di giustizia cooperando al bene comune, trasforma la terra rendendo il mondo più abitabile e accogliente, nel rispetto del creato. Il settimo giorno della creazione ci mostra che il riposo è indispensabile per cogliere il senso del lavoro umano, riconoscendo con gratitudine la sua origine nell’opera di Dio creatore. Il riposo consente di coltivare relazioni gratuite, a partire da quelle familiari. Per questo è indispensabile vincere la sfida di ritrovare Il lavoro: sfida per la famiglia Il cristiano riconosce il valore del lavoro ma coglie anche le deformazioni che in esso sono introdotte dal peccato. Il lavoro è strumento per costruire la comunione, non è il fine della vita, altrimenti diventa un idolo: c’è il rischio di essere abbagliati dalla logica del profitto economico, di illudersi di appagare nel lavoro ogni desiderio e di sacrificare per questo le relazioni, trascurando il tempo dedicato alla famiglia e a Dio. Non bisogna smarrire l’orizzonte dell’amore di Dio che dà senso alle scelte anche faticose della famiglia. Possiamo chiederci: quali sono i frutti del nostro lavoro? Come li condividiamo all’interno e all’esterno della famiglia? ANTONELLO SIRACUSA Lavoro e famiglia Soprattutto in epoca di crisi è importante riflettere sull’equilibrio che deve esistere con occupazione e festa un giusto equilibrio tra tempi del lavoro e della famiglia. Emergono alcune domande: il lavoro entra in conflitto con i nostri legami coniugali e familiari? Nelle nostre comunità vi è attenzione ai problemi del lavoro e dell’economia? Si cercano strade per sostenere le famiglie nelle difficoltà che incontrano in quest’ambito? Il lavoro: risorsa per la famiglia Uomo e donna sono entrambi chiamati ad esprimere la propria responsabilità e mettere a frutto le proprie capacità nel lavoro. Per questo è fondamentale che i coniugi progettino insieme l’organizzazione della propria vita professionale e domestica; che la società favorisca la possibilità di una libera scelta lavorativa per l’uomo e per la donna; che i coniugi condividano i compiti educativi e collaborino nei lavori domestici. Nel lavoro la famiglia trasmette modelli di virtù: laboriosità, riconoscenza, speranza. Le fatiche e i sacrifici che i genitori affrontano nel lavoro trovano senso, perché permettono di provvedere alle necessità della famiglia, ma anche di soccorrere gli altri, vicini e lontani, nei loro bisogni, riconoscendo che tutto ciò che abbiamo ricevuto è grazia. Siamo invitati a riflettere: quale relazione intercorre tra il nostro essere lavoratori e la nostra vocazione di coniugi e genitori? Quale ruolo educativo possono svolgere la famiglia e la parrocchia nel formare i giovani al valore della laboriosità e della responsabilità sociale? ■ Approfondire Tanti strumenti per prepararsi all’evento Le catechesi preparatorie sui temi del lavoro possono essere integrate con gli spunti offerti dal secondo volume della collana “In famiglia – Strumenti interattivi per la catechesi del VII Incontro mondiale delle famiglie”. Per ogni catechesi i temi trattati vengono ampliati con riflessioni, riferimenti al catechismo dei giovani YouCat, testi biblici, suggerimenti per la lettura, proposte per la discussione, testimonianze, opere artistiche, canzoni, film, progetti per l’economia e la società, preghiere per la famiglia, giochi per i più piccoli, domande per la coppia e il gruppo. Contenuti interessanti si trovano anche su www. family2012.com: nella sezione “Materiali” ci sono, tra gli altri, i video “Stili di vita”, e “Filmfamily”, 11 schede film per la catechesi e la riflessione. La sezione “Per i più piccoli” comprende giochi e proposte per i bambini. Le altre sezioni propongono esperienze e iniziative da tutta l’Italia e novità sulla preparazione dell’evento. Testimonianza. Marco e Anna raccontano Impegno per conciliare tutto... M arco, impiegato nell’ufficio tecnico di una azienda di piccola-media industria, e la moglie Anna, educatrice in un Centro Diurno per disabili, sposati da 10 anni, con tre figli, ci parlano della loro esperienza. «Il lavoro – racconta Marco – è un aspetto importante nella vita ma, per quanto mi riguarda, non ho mai ricercato la realizzazione personale solo in questo ambito. Ho tanti interessi: impegni in parrocchia, sociali, sportivi. Dopo il diploma di perito elettrotecnico, non potendo proseguire gli studi come mi sarebbe piaciuto, ho svolto qualche lavoretto in attesa del servizio militare; in seguito ho iniziato a lavorare come operaio turnista in un’azienda artigianale locale, occupandomi di collaudi, produzione e assemblaggio di schede elettroniche per il mercato delle caldaie a gas. Nel 1999 l’azienda viene acquisita da una multinazionale che opera nel settore e nei dieci anni successivi mi specializzo nel lavoro passando da operaio a impiegato tecnico: mi occupo della documentazione, programmazione e manutenzione dei macchinari. Nel 2009 ecco la prima crisi che investe la nostra azienda: la multinazionale decide di chiudere e delocalizzare a Est; per fortuna, dopo pochi mesi, imprenditori italiani acquistano dalla multinazionale stabilimento e relativa produzione: la crisi si risolve con un passaggio di proprietà». «è stato un periodo difficile – interviene Anna – perché avevamo due bambini piccoli (3 e 4 anni) e in quel periodo avevano problemi di salute; ero da poco rientrata al lavoro a part-time (sono educatrice in un Centro Diurno per Disabili) e l’unica “certezza lavorativa” era la garanzia del mio lavoro a tempo indeterminato (sono stata fra le ultime fortunate ad essere assunta con questa modalità contrattuale) con la possibilità di tornare a tempo pieno. Dopo la nascita dei figli ci eravamo posti il problema della gestione dei bambini non volendo affidarla completamente ad altri: nonni o baby-sitter. Il part-time che mi ha permesso di conciliare famiglia e lavoro... per una mamma è un buon compromesso. Anche per me il lavoro è sempre stato importante e prima della nascita dei bimbi mi coinvolgeva molto: anche a casa mi confrontavo spesso con Marco sulle questioni del lavoro, che io ho sempre vissuto in modo diverso da lui. Questo perché non interagisco solo con i colleghi, ma soprattutto con i ragazzi. È richiesta una notevole empatia, che ti spinge a instaurare un rapporto quasi familiare. Non è quindi insolito che io racconti a loro dei miei bambini e di ciò che accade nella mia famiglia. Ora il mio atteggiamento è un po’ cambiato perché c’è più separazione tra lavoro e famiglia. La professione mantiene comunque un ruolo importante come realizzazione personale, ma quando torno a casa mi dedico tutta alla mia famiglia. Infatti, con il terzo figlio, stavamo pensando ad un’aspettativa…». «Però - aggiunge Marco – un’altra crisi si fa sentire nella mia azienda... problemi legati alla mancanza di liquidità che sta mettendo in difficoltà tutto il sistema produttivo italiano. Speriamo che la situazione si possa risolvere, ma ritengo che anche se rimanessi a casa senza lavoro, avremmo comunque uno stipendio sicuro in famiglia come minimo necessario per vivere dignitosamente. E l’attesa di un’altra occupazione non sarebbe motivo di frustrazione perché, come dicevo prima, ho da sempre coltivato varie esperienze nel volontariato, nello sport o negli hobby. Credo e spero che questa crisi economica possa essere l’occasione per riscoprire l’essenziale ed eliminare il superfluo, per restituire il giusto valore alle cose e darci una misura più reale di cosa sia la vera povertà, pensiamo al cosiddetto “terzo mondo”. Purtroppo non ci sembra di notare ravvedimenti da parte delle istituzioni socio-politiche e cambiamenti significativi del modello attuale. Anche nel mondo del lavoro c’è poca solidarietà tra gli stessi lavoratori, ognuno pensa a se stesso e a mantenere i propri “privilegi”. Come cristiani ci interroghiamo poi su come la Chiesa si pone rispetto a tutto questo: da un lato ci sono molte iniziative che vanno incontro alle situazioni di disagio o di nuova povertà, ma dall’altro ci piacerebbe vedere maggior trasparenza nella gestione del denaro da parte degli organi ecclesiastici». «A questo proposito – completa Anna – ci siamo posti il problema, da genitori, di come trasmettere ai nostri figli il valore del lavoro e del denaro. Non è facile in questa società consumistica ma cerchiamo di far capire loro l’importanza dell’uso corretto di ciò che hanno a disposizione, siano essi giochi o altro, contrastando la logica del voglio-ottengo o del tutto dovuto». MAGDA ed ENZO GUSMEROLI Vita diocesana 12 Sabato, 10 marzo 2012 A Como il 17 marzo. Iniziativa promossa dagli Uffici di pastorale per Lavoro e Famiglia N on è solo crisi, è in atto un cambiamento. «Le persistenti difficoltà che anche l’Italia sperimenta oggi non sono frutto di fatalità … A quali valori vogliamo ispirare il nostro futuro?». Sono le parola con cui il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana apre il documento “La Chiesa Italiana e le prospettive del Paese”. Sono frasi di grande attualità. Sembrano scritte da pochi mesi, in realtà la loro stesura risale al 23 ottobre 1981, l’anno della pubblicazione della magistrale enciclica sul lavoro di Giovanni Paolo II “Laborem Exercens”, i cui contenuti sono di grande interesse ancor oggi. A cinque anni dalla pubblicazione del citato documento, la Conferenza Episcopale italiana ritenne necessario pubblicare un documento successivo: esso pone un’ampia riflessione sul cambiamento in atto in quegli anni. Intitolano la nota pastorale: “Chiesa e lavoratori nel cambiamento”. I Vescovi Italiani così scrivono: «Trasformazioni rapide e complesse stanno ridisegnando il volto della nostra epoca (n.1)… Il cambiamento, spesso fonte di disorientamento e di incertezza per tante persone, non avvenga contro l’uomo, ma possa essere vissuto come ulteriore e propizia occasione di giustizia, di pace, di autentica umanizzazione (n. 3)». Parole importanti per il momento presente. Non è qui il luogo in cui elencare i cambiamenti che silenziosamente stavano e stanno cambiando il volto dell’economia e della società. Basta solo ricordare che un agente, di non secondaria importanza, che ha contribuito al cambiamento in atto, è l’economia guidata dalla finanza; questa alla fine ha provocato i danni di cui oggi stiamo pagando le conseguenze. Si disse nel 2008: è una crisi di cui presto vedremo la fine. In realtà non si trattava di una crisi a tempo, ma di un tratto del cambiamento già in atto da parecchi anni, come i documenti citati ci richiamano, di un cambiamento tutt’ora in corso e che sta dando assetti nuovi alle modalità di lavoro, alla gestione dell’economia, al vivere sociale. I Vescovi Italiani, a conclusione della Nota pastorale del 1986, indicano tre ambiti urgenti di impegno: il rapporto tra etica ed economia; le nuove povertà che Si tratta di una vera e propria mobilitazione che coinvolge associazioni cristiane e i vescovi dell’Ue nella nota pastorale “Chiesa e lavoratori nel cambiamento” l’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro e l’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia hanno organizzato un seminario, che si terrà al mattino di sabato 17 marzo presso la Sala Scacchi della Camera di Commercio di Como (in via Parini 6), nel corso del quale saranno messe a confronto le esperienze in atto, per pensarne altre rispondenti ai bisogni delle famiglie e che possono essere attuate nello spirito della solidarietà e di sussidiarietà dai vari soggetti sociali, tra cui anche le parrocchie. Scopo del seminario Seminario di studio sul nuovo welfare L’appuntamento è a partire dalle ore 9.00, e fino alle ore 13.00, presso la Sala Scacchi della Camera di Commercio derivano dal lavoro che cambia e che manca; le corresponsabilità delle parti sociali. E così concludono il terzo ambito: «la solidarietà sembra la misura etica che per la società civile può espletare tutte le esigenze della giustizia e dell’efficienza e per i credenti traduce efficacemente in pratica gli obblighi della carità evangelica. Una solidarietà che sola può radunare fruttuosamente intorno allo stesso tavolo i soggetti protagonisti della società che cambia (n.30)». Una solidarietà strutturata Il VII Incontro mondiale delle famiglie “La famiglia, il lavoro e la festa”, che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimi, dà l’occasione non solo di vivere un grande evento mondiale – dove le famiglie provenienti da tutto il mondo potranno ritrovarsi per vivere momenti comuni di fraternità, di studio e di riflessione sulla famiglia oggi nel suo rapporto con il lavoro –, ma dà anche alle parrocchie locali l’opportunità di incontrare la famiglia, le famiglie, sia nel loro vissuto relazionale familiare, sia nell’intreccio con le dinamiche lavorative, economiche e sociali del territorio in cui vivono. La nostra diocesi, a seguito dell’esperienza maturata in questi anni, grazie al Fondo diocesano di solidarietà “Famiglia lavoro”, ha ritenuto opportuno concentrare la sua attenzione, in preparazione all’evento mondiale di Milano, sulle difficoltà economiche che le famiglie incrociano a seguito della crisi del lavoro, difficoltà che ricadono sulla educazione dei figli, sulla cura dei propri anziani, sulle incertezze generate dalla malattia, sulle spese da sostenere per l’abitazione. Negli anni passati lo stato italiano si era dotato di una struttura di welfare capace di sostenere le famiglie quando non erano in grado autonomamente a far fronte economicamente ai propri bisogni. Oggi, data la ristrettezza delle risorse statali, ristrettezza che stando alle previsioni sarà di lungo periodo, è necessario pensare a soggetti operatori di welfare diversi da quelli tradizionali e a nuove modalità di attuazione. Raccogliendo la sollecitazione espressa dai Vescovi Italiani Non appaia fuori luogo che due Uffici pastorali diocesani organizzino il seminario “Verso un nuovo welfare locale e plurale: una risposta alla crisi dello stato sociale”, nel corso del quale saranno presentate differenti modalità di attuazione di welfare. A fronte dei bisogni di una famiglia, la solidarietà si esplica con una duplice modalità: una consistente in un intervento di sostegno immediato, l’altro con un intervento strutturato capace di accompagnare la famiglia per il tempo necessario, fino quando il bisogno che morde la famiglia sia annullato. Inoltre è importante anche per i membri delle parrocchie conoscere quali sono i soggetti di welfare che operano sul territorio, cosa fanno, come poter collaborare con loro. Il seminario di sabato 17 marzo avrà inizio alle ore 9.00 (per concludersi intorno alle ore 13.00) e vivrà di tre momenti. Il primo di riflessione sulla necessità di un welfare aggiornato, capace di interagire con i bisogni famigliari emergenti in modo tempestivo. Il secondo momento, in cui Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia, e Johnny Dotti, presidente dell’associazione “Welfare Italia”, informeranno sui nuovi soggetti di welfare. E il terzo momento in cui saranno illustrate da Angelo De Filippo, Giacomo Castiglioni, Daniela de Donati, Fabio Porro esperienze di attuazione di welfare sul nostro territorio. don GIUSEPPE CORTI Ufficio diocesano Pastorale sociale e del lavoro Un movimento europeo a difesa del riposo nelle festività Robert Zollitsch Tempo per ascoltare... Gli europei hanno bisogno di «tempo per ascoltare e respirare» e di più riposo domenicale: l’ha affermato mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca. «La domenica deve essere protetta, come “Giorno del Signore” e come tempo della famiglia e degli amici, per il giusto equilibrio tra vita e lavoro». è necessario porre un freno alla «tendenza alla produzione e al consumo continuo», che spesso comporta un carico supplementare soprattutto per le donne. «Una società senza pause è asociale, contraria alla famiglia e alla salute». “I n questi tempi di crisi economica e finanziaria, durante la quale sempre più diritti economici e sociali sono messi sotto pressione, la domenica libera dal lavoro è una dimostrazione chiara e visibile che le persone e la società non dipendono solo da lavoro ed economia”. Con questa premessa il movimento European Sunday Alliance, che si prefigge di mantenere liberi i giorni festivi dalle attività produttive e professionali (salvo quelle legate a servizi necessari o pubblici), ha vissuto domenica 4 marzo una giornata di mobilitazione. L’intento espresso dai promotori – fra cui numerose sigle cattoliche di diverse nazioni - è quello di segnalare l’importanza della domenica come giorno di riposo, da dedicare a se stessi, alla famiglia, alla comunità. La Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea, che da lungo tempo si è impegnata per la domenica senza lavoro, ha rilanciato su www. comece.org la giornata del 4 marzo. Del movimento fanno parte associazioni, sindacati, Chiese, che sottolineano: “Noi crediamo che tutti i cittadini dell’Ue abbiano diritto di beneficiare di orari di lavoro dignitosi che, per una questione di principio, escludano il lavoro tardo serale, notturno, durante le festività pubbliche e le domeniche. Solo i servizi essenziali dovrebbero essere operativi la domenica”. Nel documento intitolato “Invito all’azione”, European Sunday Alliance afferma ancora: “Oggi le leggi e le pratiche esistenti devono proteggere maggiormente la salute, la sicurezza e la dignità di tutti e dovrebbero promuovere con più decisione la riconciliazione della vita professionale con quella familiare”. Importante anche la giornata del 5 marzo, denominata Giornata europea per la parità retributiva (la Commissione Ue calcola che le donne guadagnino mediamente, a parità di mansioni e responsabilità, il 16,4% in meno dei colleghi uomini). Sono argomenti diversi ma convergenti sul fatto che una maggiore tutela del lavoratore e un accresciuto rispetto per le esigenze personali e familiari, renderebbero la vita di milioni di persone qualitativamente migliore, a vantaggio della tenuta della famiglia e della società. (E.L.) Visita pastorale semplicità on è facile descrivere in poche righe N i contenuti, le impressioni e le che questa Visita Pastorale ha e familiarità emozioni suscitato, per questo riassumo il tutto in due parole: semplicità e familiarità. Perché queste sono state, a mio avviso, le caratteristiche peculiari. In ogni S. Messa o incontro a cui ho assistito mi sono sempre trovata dinnanzi un Vescovo che, sebbene gli argomenti trattati fossero seri e impegnativi, con il sorriso, il senso dell’umorismo e qualche battuta dialettale ha messo, credo, ognuno dei presenti a proprio agio, favorendo il dialogo e il reciproco scambio di idee. Seppure in tono amichevole, questa visita è stata densa di incontri che hanno interessato ogni aspetto sociale (lavoro, scuola, istituzioni, catechismo, ammalati, famiglie). Al suo termine mi chiedo: “questa visita pastorale accrescerà la mia fede?“ Ancora non lo so, ma sarà motivo di riflessione e di impegno. Ed ora ecco le testimonianze di chi, nel proprio paese, ha vissuto questa straordinaria esperienza di autentica condivisione. Alcune istantanee della visita nella comunità di Canonica L’ L’incontro a Cassano incontro a Cassano ha avuto inizio con la lettura del documento redatto dai membri del consiglio pastorale parrocchiale, che delineava il cammino pastorale di questi anni. Il dialogo ha preso il via proprio da una loro sottolineatura: la difficoltà di far partecipi i bambini e i ragazzi alla vita della parrocchia o, meglio ancora, della comunità pastorale. Il consiglio del nostro Vescovo è stato quello di far sì che i ragazzi trovino nell’ambiente parrocchiale un luogo dove sentirsi a casa, accolti e sorretti nel loro cammino di fede ma anche aiutati a vivere l’aggregazione, ormai soppiantata dal modello “virtuale” che tende a farli isolare dal mondo circostante. Ruolo determinante, ha continuato Mons. Coletti, dev’essere svolto comunque dalla famiglia, che risente anch’essa, purtroppo, del ritmo frenetico a cui è sottoposta; questo a scapito della comunicazione e del dialogo al proprio interno. A conclusione dell’incontro, Mons. Coletti ci ha lasciato un compito: prendere dimestichezza con la Bibbia perché solo attraverso la conoscenza approfondita della Parola di Dio troveremo la guida necessaria per orientare più facilmente e al meglio la nostra vita e quella di chi ci è vicino. ferrera impressioni da rancio Domenica 26 febbraio si è conclusa con l’arrivo a Ferrera la visita pastorale del nostro Vescovo Diego Coletti. Alle ore 16.30 ha incontrato la comunità ed alle ore 17.30 ha celebrato la S. Messa coadiuvato dai parroci della nostra comunità pastorale. Alle ore 19.00 ha salutato presso la nostra casa parrocchiale le coppie di fidanzati che stanno frequentando il percorso fidanzati ed i gruppi famiglia della nostra comunità. Domenica 26 febbraio 2012 il Vescovo Diego ha visitato la nostra parrocchia. La visita pastorale, nel nostro vicariato, ha suscitato ovunque buone impressioni. Io immaginavo che il Vescovo fosse una persona autoritaria e seria, invece ho scoperto una persona disponibile e anche spiritosa. Durante la S.Messa ha tenuto un’omelia interessante, usando parole ed esempi semplici, suscitando l’interesse dei presenti. Con i bambini e con noi ragazzi ha tenuto un atteggiamento scherzoso, come fosse un nonno; insieme abbiamo cantato e anche ballato. Quando è salito in macchina per andarsene, l’ho salutato con dispiacere perché era diventato un amico e già un po’ mi manca. Luigi (ragazzo) “I parrocchiani di Ferrera sono rimasti impressionati molto positivamente dalla figura di mons. Coletti; infatti pensavano di trovarsi davanti una autorità solenne e distante dalla gente ed invece, hanno trovato “uno di noi”, che con la spontaneità, l’entusiasmo e la simpatia che lo contraddistinguono ha comunicato e trasmesso la gioia di credere alla parola di Dio e di avere speranza nel Vangelo. È riuscito perfino ad accattivarsi persone cosiddette lontane dalla Chiesa che al termine dell’incontro e della S. Messa hanno avuto solo parole di entusiasmo e di soddisfazione per quello che hanno visto, conosciuto ed ascoltato”. “Il vescovo Diego, con la sua simpatia Comunità pastorale Sabato, 10 marzo 2012 13 Il racconto della Visita continua a pagina 28... ■ Cavona S abato 25 febbraio Il Nostro Vescovo Diego ritorna nella nostra piccola comunità, dopo esserci stato circa un mese prima in occasione del Rosario Vocazionale. Nel ritornarvi ci ricorda quale prezioso dono per la nostra parrocchia, la nostra comunità pastorale e per tutti e 3 i vicariati di zona è il Santuario della Vergine di Loreto eretto proprio al centro del nostro piccolo paese. Dopo un breve momento di preghiera, durante il quale il Vescovo ha ricordato la centralità delle virtù teologali, fede, speranza e carità, nella vita del cristiano, è inizato il momento di vera e propria conoscenza. Introdotto da una breve presentazione con la quale la comunità si è raccontata, il Vescovo ci ha aiutato ad addentrarci nella nostra difficoltà di interazione , con le altre parrocchie e tra gli stessi gruppi presenti localmente. Il Vescovo ci ha suggerito di leggere i primi 4 capitoli della lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi dove si affronta il problema della divisione per imparare a coltivare nello spirito dell’ascolto della parola di Dio quel desiderio di unità e di amore che aiuta ad appianare le divergenze. Arrivederci a presto nostro caro Pastore! e semplicità, si è dimostrato capace di raggiungere il cuore di ogni persona, anche dei giovani come me. Le sue parole mi hanno donato lo spirito giusto per vivere al meglio questo tempo di Quaresima e sono state un’occasione per riflettere sugli aspetti più importanti della vita cristiana.” Alessia (giovane) Domenica 26 febbraio con il Vescovo Diego, un primo passo per affrontare il cammino “dal deserto della Quaresima al giardino della Pasqua” con le idee chiare e l’incedere sicuro. La conoscenza e l’esperienza sono i riferimenti; la conoscenza delle sacre scritture che ci rende consapevoli e liberi di scegliere, l’esperienza per tradurre in comportamento la Parola. Durante la messa, il vescovo Diego, attraverso la voce fresca e l’innocenza del piccolo Mattia, ha proposto quale riflessione la parte finale della prima orazione: “Concedi ai tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.” E’ stato bello tornare in famiglia, al lavoro, alla quotidianità, con una nuova volontà di splendere come figli della luce sul cammino che lo Spirito Santo ha tracciato per ognuno di noi. Franca e Luigi L’incontro con la comunità pastorale di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera Scoprendo il bello dell’altro S abato 24 febbraio, la Comunità Pastorale delle parrocchie di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera, ha accolto in visita pastorale mons. Diego Coletti, Vescovo di Como. Il Vescovo ha solennemente celebrato la S. Messa nella chiesa arcipretale di Canonica alla quale é seguito un incontro con la comunità apostolica nella sala polivalente del comune di Cuveglio. Mons. Coletti ha parlato dell’importanza fondamentale dell’essere Comunità Pastorale, riconoscendo quali sono le difficoltà e le fatiche, ma soprattutto sottolineando i pregi e la bellezza dell’essere comunità allargata, ribadendo che ognuno di noi ha un ruolo chiave, é “parte attiva” nell’edificazione della comunità se saprà guardare a quell’Amore che tutto unisce. Ci auguriamo che questo prezioso incontro diventi per noi motivo di riflessione e condi- visione per saper crescere e impegnarci sempre di più nell’unità, nella fraternità e nella comunione tra di noi. Di seguito vi proponiamo le riflessioni di una giovane presente all’incontro. Ho avuto l’impressione di essere di fronte ad una persona che, nonostante la sua cultura, si faceva “piccolo” per essere uno tra noi, adattando il linguaggio al “pubblico” che aveva davanti a sé. Ho sentito la sua vicinanza, il suo volerci conoscere per quello che siamo, la sua volontà ad abbattere le barriere tra noi e lui. Tanti sono i messaggi che ci ha lasciato; uno però è quello che maggiormente porto con me: l’impegno ad essere un “cristiano che si vede!”. L’impegno cioè di comunicare l’essere cri- stiano attraverso le espressioni di amore, di carità e di gioia nella famiglia, nel lavoro, negli ambiti di vita; insomma, l’importanza che sui nostri volti, nei nostri sorrisi, nella nostra accoglienza si “veda” che siamo cristiani. Ho vissuta questa visita come una “ventata d’aria fresca”, come uno stimolo a rinnovarci come Comunità, ad allargare il cuore agli altri. Il Vescovo ha sicuramente potuto notare le barriere, le fatiche, ma anche la bellezza e le ricchezze della nostra Comunità. Il mio augurio è che possiamo sempre più imparare da lui a scorgere il bene, il bello che c’è nell’ “altro” intorno a noi, mettendo in secondo piano giudizi e rancori, che ancora ostacolano il nostro essere unica Comunità, seppur composta da 6 parrocchie differenti. 14 Sabato, 10 marzo 2012 Visita pastorale Cittiglio, crocevia della Valcuvia Mercoledì 7 marzo il Vescovo ha iniziato la Visita al vicariato di Cittiglio. L’8 marzo l’incontro con la comunità C ittiglio è il paese più popoloso della Valcuvia avendo – seppur di poco – superato i 4.000 abitanti. Si è sviluppato nell’area posta all’incrocio tra la Valcuvia (intesa qui come valle del torrente Boesio che scende da Cuvio e raggiunge il Lago Maggiore a Laveno) e la zona collinare che degrada verso Gavirate e Milano. In antichità l’abitato era suddiviso in quattro nuclei separati tra loro: Cittiglio alto e San Giulio – lungo l’omonimo torrente – era l’insediamento principale; San Biagio nato su una collina intorno alla chiesa dedicata al santo e ad un antico castello; Fracce e, sulla montagna verso Brenta, la frazione Cascine. Con l’urbanizzazione recente le aree rurali che separavano in passato questi nuclei storici sono state edificate e oggi il paese si presenta come un agglomerato continuo di edifici che occupano sia la conoide del san Giulio (il torrente che scenda da Vararo) sia il pendio che sale verso Brenta. Antichi documenti risalenti alla seconda metà del XII secolo ci testimoniano l’esistenza di una comunità dipendente dalla pieve di Cuvio (Canonica) raccolta intorno alla parrocchiale di San Giulio, un’antica chiesa che venne successivamente venduta e sostituita con un nuovo edificio sacro. La storia di Cittiglio è legata anche alle vicende della nobile famiglia Luini che qui aveva la sua dimora. Fu questa famiglia che promosse nel XVII secolo l’edificazione della nuova grande chiesa parrocchiale e ne curò l’abbellimento e la decorazione con pregevoli opere sia pittoriche che lignee come l’altar maggiore, il maestoso organo e il pulpito, tutti attribuiti al famoso intagliatore Bernardino Castelli (Articolo di don G. Binda su Terra e Gente 2009). La dimora della famiglia Luini venne a costituire nel XIX secolo – a seguito di lascito testamentario dell’ultimo discendente della famiglia – il nucleo iniziale dell’ospedale che da allora è diventato servizio essenziale e distintivo non solo per Cittiglio, ma par l’intero territorio circostante. Ancora oggi la presenza di questa struttura sanitaria – ammodernata di recente dalla Regione Lombardia – costituisce un presidio importante per la popolazione e continua ad essere un polo occupazionale significativo per la zona. L’arrivo della ferrovia Nord a fine Ottocento da Laveno per Varese, Como e Milano e i collegamenti stradali con Luino e la Valcuvia hanno confermato la vocazione di crocevia storico per questo paese, vocazione confermata ancora oggi. A partire dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso alla popolazione originaria si aggiunsero ad ondate Brenta La parrocchia dei santi Vito e Modesto L a parrocchia dedicata ai santi Vito e Modesto risulta documentata nella Valcuvia, grazie ad alcune tracce archivistiche risalenti al XV secolo. Infatti alla data del 1437 troviamo un documento che ci attesta un lascito perchè la comunità di Brenta possa eleggere, con propria scelta, un proprio parroco; facoltà che verrà poi esercitata almeno fino agli inizi del 1600, poi sarà il vescovo di Como ad indicare il nome del parroco. La chiesa parrocchiale riedificata nell’800 nel centro dell’abitato in posizione elevata, forse nei pressi di una fortificazione altomedioevale, è stata recentemente dotata di un ascensore che permette ai portatori di handicap ed agli anziani di accedere facilmente alla chiesa. All’interno un organo ottocentesco, purtroppo in non buone condizioni, ed alcuni altari di notevole interesse. Tra questi uno con affresco realizzato pochi anni fa dal comasco Bogani, dedicato a don Guanella, santo cui la comunità è particolarmente legata, grazie anche alla presenza di suore guanelliane che gestiscono la locale scuola dell’infanzia. Nel territorio anche la chiesa dei santi Quirico e Giolitta, un tempo parrocchiale, dove si rilevano, soprattutto nel campanile, tracce architettoniche romaniche e caratterizzata dalla presenza di un piccolo affresco dedicato alla Vergine, nota come Madonna di San Quirico o delle Grazie, che da sempre attira la devozione popolare di tutta la Valcuvia. Ogni anno in settembre, in occasione della ricorrenza della Natività di Maria, viene celebrata una festa che richiama gente da tutta la zona. Ogni venticinque anni questa festa viene riproposta in maniera molto più solenne e partecipata con una lunga processione che scende fino al centro del paese di Brenta. successive nuove famiglie provenienti dal Veneto, dal Polesine, da Ferrara e, da ultimo, dal sud, soprattutto dal paese di Camerota (SA) che venne a costituire un nucleo numericamente significativo tanto da giustificare nel 2006 il gemellaggio tra i due comuni. Più di recente – come nel resto della zona - si è sviluppata l’immigrazione extraeuropea formata soprattutto da nord africani, ucraini e peruviani. Nei decenni passati, oltre che in ospedale e in ferrovia la popolazione ha trovato occupazione nelle fabbriche del circondario: le storiche ceramiche di Laveno; la conceria Fraschini, la IGNIS (oggi Whirpool) di Cassinetta; la USAG e altre attività manifatturiere di Gemonio; la Mascioni di Cuvio, la INDA di Caravate, tutte attività un tempo fiorenti, ma oggi o chiuse o ridimensionate. Il lavoro in Svizzera mantiene ancora un ruolo marginalmente importante per l’occupazione globale anche se non ha più il dinamismo del XX secolo. Sul fronte scolastico a Cittiglio sono presenti le scuole primarie di 1° e 2° grado e la scuola dell’infanzia statale (un tempo parrocchiale e poi ente morale), mancano – come in tutta la Valcuvia – le scuole superiori: per questo gli studenti sono costretti a spostarsi e generano un notevole flusso pendolare soprattutto verso Gavirate, Varese e Intra (VB). Dal punto di vista sociale la popolazione è in costante mutamento essendoci un significativo flusso di famiglie neo residenti in paese che spesso, però, faticano ad inserirsi nel contesto storico-sociale del paese. Parallelamente va segnalato il sempre maggior peso che viene ad assumere la popolazione anziana con le conseguenti problematiche innescate da questa situazione. Dal punto di vista ecclesiale la Chiesa locale svolge la sua funzione di presenza spirituale con i suoi sacerdoti, garantendo il servizio liturgico (anche in ospedale), il mantenimento delle tradizioni e la formazione cristiana, anche se la partecipazione alle iniziative parrocchiali è andata scemando negli anni. Nonostante questo la parrocchia svolge, comunque, un ruolo importante sotto l’aspetto educativo e caritativo; con l’oratorio - struttura storica fondata nel 1911 ed oggi aderente all’associazione “NOI” – che raccoglie ragazzi e famiglie e, in estate, organizza il GREST; con la Caritas che attivamente e concretamente è impegnata nell’aiuto ai soggetti più bisognosi del paese. Da ricordare anche il bel gruppo UNITALSI, i volontari che si impegnano per le missioni anche attraverso la promozione del mercato equo e solidale. Dal 1988 opera in sintonia con la parrocchia il “Gruppo Amici di San Biagio”, impegnato nella raccolta fondi per il restauro dell’antica chiesa romanica dedicata al santo. Accanto a questi gruppi parrocchiali il paese è ravvivato anche da un fiorente associazionismo (Pro Loco – Alpini – Prot. Civile – Sorriso di Michela, ecc.) che collabora insieme per la promozione di svariate iniziative. Dalla visita del Vescovo tutta la Comunità attende parole di incoraggiamento per una ripresa delle attività e un rinnovato entusiasmo pastorale. A.C. Vararo, una comunità vivace D al 1986 la parrocchia di Cittiglio ha assorbito anche la vicina parrocchia montana di Vararo soppressa con le modifiche legislative di quegli anni. Vararo è un piccolo borgo posto in una bella conca prativa a circa 700 metri di quota. Un tempo era un comune autonomo con alcune centinaia di abitanti, ma nel corso del XIX secolo si è progressivamente spopolato sino anche a perdere nel 1927 l’autonomia amministrativa con l’aggregazione a Cittiglio. I artigianale per la lavorazione residenti hanno toccato il loro della lana) e delle bellezze minimo quantitativo agli inizi degli tipiche del luogo (visita al Rosaio anni ’90, ma successivamente e escursionismo nei dintorni). anche a Vararo si sono avute delle L’ultimo parroco residente nascite e l’inserimento di nuove (don Ludovico Cadario) ha famiglie giovani che hanno dato lasciato Vararo negli anni ’50 origine ad una comunità vivace che e da allora la cura spirituale vuole essere oggi protagonista della della parrocchia è stata affidata propria realtà e del proprio futuro. al parroco di Cittiglio che oggi È per questo che proprio in questi garantisce una celebrazione ultimi mesi sono sorte in paese festiva e il mantenimento ben due nuove associazioni (Pra delle due feste del borgo: a Cumun e Vivi Vararo) impegnate luglio (madonna Ausiliatrice) nel rilancio del borgo attraverso e ad agosto la patronale di iniziative culturali e promozione San Bernardo. L’impegno dei prodotti (allevamento di capre della parrocchia è forte nel con agriturismo e un laboratorio sostegno e nella collaborazione con le iniziative che vengono portate avanti a favore del paese e dell’aggregazione della popolazione. Da sottolineare e ricordare che la ex parrocchia di Vararo estende – ora come un tempo - la sua giurisdizione anche sulla località Casere che è un piccolo nucleo abitato ad ovest della valle, posto, però, in comune di Laveno Mombello. Mons. Vescovo salirà a Vararo domenica mattina e troverà ad accoglierlo tutti gli abitanti lusingati per la sua venuta e ansiosi di condividere col Pastore l’entusiasmo dei loro impegni a favore del paese. Visita pastorale “C iN PREGHIERA ASPETTANDO IL VESCOVO onferma nella fede i tuoi fratelli” è stato il titolo guida della veglia di preghiera che il Vicariato di Cittiglio ha organizzato nella chiesa parrocchiale di Gemonio la sera di venerdì 2 marzo scorso in preparazione alla Visita Pastorale che il Vescovo Diego Coletti ha programmato alle quattro parrocchie di Brenta, Caravate, Gemonio e Cittiglio dal 7 all’11 marzo. Numerosa la presenza di fedeli alla serata che è stata guidata da don Silvio Bernasconi, mentre la riflessione è stata presentata da don Paolo Bettonagli, parroco di Brenta e Caravate. Le letture tratte dalle lettere di S. Paolo a Timoteo e dal libro di Ezechiele hanno portato spunti di riflessione ai fedeli che hanno intervallato con salmi e canti i quattro momenti in cui era stata suddivisa la veglia. Il Vangelo del Buon Pastore è stato, Sabato, 10 marzo 2012 invece, il brano guida da cui don Paolo ha preso spunto per sottolineare e per dare senso pieno ed ecclesiale alla venuta del Vescovo in questo lembo occidentale della diocesi di Como. Perché il Vescovo viene a visitarci? Innanzitutto per conoscerci ed incontrare tutti – ha spiegato don Paolo – perché tutti siamo figli di Dio; per esortarci e incoraggiarci perché possiamo continuare a progettare il cammino di 15 fede delle nostre comunità nel sostegno e nel perdono reciproco. Ma anche – ha proseguito don Paolo – per invogliarci a riscoprire l’unità del popolo di Dio attraverso la collaborazione tra le nostre varie realtà parrocchiali. Ecco perché dobbiamo accogliere il Vescovo Diego con disponibilità e col pensiero di poter costruire qualcosa di solido per noi e per le nostre comunità. A.C. Il Vescovo Coletti visiterà la parrocchia sabato 10 marzo. Alle 15 l’incontro con la Comunità Apostolica San Pietro, nel cuore di Gemonio L a chiesa di san Pietro testimonia la diffusione del cristianesimo a Gemonio fin dall’epoca altomedioevale . Per secoli la cura pastorale di quella antica comunità fu affidata ai canonici della Pieve di Cuvio, non sappiamo fino a quando. Per avere notizie certe sulla parrocchia di Gemonio dobbiamo arrivare al 1578, anno della prima visita pastorale documentata, quella di mons. Giovanni Francesco Bonomi. Veniamo così a sapere che in tale data esisteva ormai anche un’altra chiesa, dedicata a san Rocco (probabilmente una semplice cappella) costruita sulla collina dove il paese cominciava ad espandersi. I gemoniesi erano 400, affidati al sacerdote Cesare Franzino. Qualche decennio più tardi, nel 1627, nella visita pastorale di mons. Lazzaro Carafino, la chiesa di san Rocco veniva ormai identificata come parrocchiale, “per comodità del Popolo”. La parrocchia di Gemonio continuò comunque ad essere intitolata, come ancora oggi, a san Pietro. La chiesa parrocchiale, ripetutamente ampliata e rinnovata, è dalla fine dell’800 intitolata anche alla Madonna Addolorata, rappresentata sull’altare in un bel gruppo statuario realizzato da Bernardino Castelli nel 1699. Le feste patronali di Gemonio sono perciò la festa di san Pietro, quella di san Rocco, quella dell’Addolorata. Nella chiesa di san Pietro, molto amata ed apprezzata non solo dai gemoniesi, si celebra una messa alla domenica, quasi tutti i matrimoni della parrocchia e si allestisce, nel tempo di Natale, un grande presepio che viene visitato da molte persone. Attualmente è in fase di completamento un’operazione di restauro conservativo su tutti gli affreschi. Dal secolo scorso la popolazione gemoniese ha avviato un notevole processo di trasformazione, grazie alle numerose attività industriali sorte nel paese e alla conseguente immigrazione. Tale processo è stato ulteriormente caratterizzato, in questo primo scorcio di secolo, da una spiccata mobilità della popolazione, che oggi conta circa tremila abitanti, tra cui 57 provenienti da paesi comunitari e 239 da paesi extracomunitari (dati risalenti al 31.10.2011). Ne consegue una certa tendenza alla dispersione e alla frammentazione, alla quale però continua ad ovviare una parte consistente della comunità, coinvolta, secondo i diversi ministeri, in numerose attività di accoglienza e carità, di formazione e di evangelizzazione. La visita. Mercoledì 7 marzo ✎ La comunità dei Passionisti La comunità di Caravate “Passionisti” cioè i frati della “Congregazione della SS .Croce e Passione ICaravate di N.S. Gesù Cristo” fondati da S. Paolo della Croce nel 1741 hanno a un loro convento. Arrivano qui nel 1904 partendo dal convento di P arrocchia di antica formazione, una delle prime della Valcuvia attestata con la presenza di un sacerdote o parroco, fin dal sec. XIII. Parrocchia di importanza nel territorio della Valcuvia tanto che fino a metà ottocento ebbe la prerogativa, unica in diocesi, di avere ben tre parroci nella sua comunità che officiavano alternativamente, e per questo detti “porzionari” o “proporzionari”. La chiesa parrocchiale è dedicata ai Santi Giovanni Battista e Maurizio, edificata su uno sperone roccioso sopra l’abitato in base al disegno dell’Ingegnere nobile Lorenzo Bernago, nella frazione Castello, iniziata nel 1831 accorpando altre due chiese lì presenti. L’edificio venne restaurato pochi decenni fa. All’interno un organo ottocentesco, opera datata 1849 di “Franzetti e figli”, organari valcuviani trasferiti a Intra, sulla sponda piemontese del Verbano; per questo strumento è in corso un importante intervento di restauro che si è completato in questi giorni. Nel territorio della parrocchia anche l’oratorio di Sant’Agostino posto lungo la strada principale ed edificato a metà ottocento a ricordo della nobildonna Gertrude Beolchi, grande benefattrice (fondò anche l’ospedale di Cuggiono) e che andò a sostituire l’antica chiesa, pure dedicata a Sant’Agostino e costruita nel secolo XI, ora di proprietà comunale e recentemente restaurata, ma non officiata; altra chiesa è quella della Beata Vergine detta del Sasso, di origine medioevale, in località Fornazza posta accanto al convento dei padri passionisti ed in occasione dell’ultimo Giubileo riconosciuta come “chiusa giubilare”; per quell’occasione sono stati eseguiti importanti lavori di restauro. Sul territorio anche la Chiesa di Santa Lucia, progettata dall’Architetto Luciano Baldessari, espressione notevole d’arte sacra moderna, costruita negli anni sessanta quale cappella annessa a Villa Letizia, ex Casa di Riposo per ciechi. Ancora degna di nota la presenza sull’alto della collina della chiesa romanica di S.Clemente che, pur in territorio di Caravate, è di pertinenza della parrocchia di Sangiano, un tempo di Leggiuno, quindi della confinante diocesi di Milano; ben nota - soprattutto nel medioevo - come meta di pellegrinaggi provenienti da molte zone anche lontane del circondario. Cameri (NO) dove si erano insediati nel 1886, nel corso di una lunga ricerca per trovare un luogo dove insediarsi e formare una nuova comunità religiosa che possa servire quelle diocesi, dove le loro predicazioni e soprattutto le loro “missioni popolari” sono molto richieste ed apprezzate. Qui in località Fornazze c’è la chiesa S.Maria del Sasso, di antiche origini che ha proprio accanto una serie di fatiscenti fabbricati rustici, e un tempo, nel 1500 anche sede di un convento di eremiti agostiniani. Il luogo in quegli anni è per di più in vendita e loro lo acquistano dai proprietari, le famiglie Tinelli e Besozzi; nel corso degli anni effettuano una lunga serie di lavori e di ampliamenti, che pur con alterne fortune e spesso con qualche contrasto anche col clero locale lo portano ad essere punto di riferimento di varie diocesi; infatti Caravate può definirsi baricentrica rispetto alle diocesi di Como, Milano, Novara e Lugano. Curioso poi il fatto che don Guanella pensò a questo luogo, prima dei passionisti, per edificare la sua comunità. Sappiamo infatti che nel 1878, di ritorno dall’esperienza con don Bosco a Torino, si ferma a Caravate a salutare lo zio, don Lorenzo Trussoni - Campodolcino 1830/Caravate 1883, qui parroco dal 1872 al 1883, con lui si confida e i due, insieme, salgono anche a S. Maria del Sasso per verificare se quel luogo ed i suoi edifici adiacenti possano essere adatti a realizzare le aspettative del futuro santo… sappiamo che andò diversamente. E che questo fosse un luogo che concilia il rapporto e la riconciliazione con Dio se ne è accorto anche lo scrittore Piero Chiara, luinese di nascita e di vita, laico e miscredente, che in un suo romanzo “Una spina nel cuore”, ricorda il richiamo al perdono ed alla confessione dei peccati che proprio questo specifico luogo favorisce, facendolo oggetto di una pagina di quel suo romanzo. Oggi la casa di Caravate è utilizzata come Casa per esercizi ed è punto di riferimento spirituale per tanti fedeli che qui si recano sia per avere una guida spirituale che per accogliere il perdono divino. G.po In Missione 16 Sabato, 10 marzo 2012 Una giovane di Tavernola in missione nel Paese asiatico STORIE La crescita cala ma resta ai vertici mondiali Vi racconto la “mia” Cina Francesca Colombo è una giovane di Tavernola che ha deciso di passare un anno di volontariato e servizio in Cina. Vive con un gruppo di ragazzine disabili abbandonate dalle famiglie. Le abbiamo chiesto di raccontarci un po’ della “sua” Cina. dice ai suoi apostoli poco prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Questa frase per me si è concretizzata nel cercare di spendermi al meglio delle mie capacità per i giovani e per i ragazzi che ho incontrato in questi anni dentro e fuori dall’oratorio. Poco alla volta però si è fatta strada l’idea di poter essere dono anche oltre i confini di Tavernola e il desiderio di partire per un’esperienza in missione è diventato sempre più vivo. Un desiderio che ogni volta che cercavo di accantonare tornava prepotentemente a farsi strada, un desiderio che aveva la necessità di essere verificato per non diventare un amaro rimpianto. Spesso non si capisce il bisogno di andare così lontano quando di occasioni per essere dono e per spendere i propri talenti ce ne sono tante anche qui in Italia, a Como, persino con le persone che ci vivono accanto ogni giorno, di questo ne sono perfettamente consapevole anche io, ma c’è un Amore, una passione, che ti scombussola tutta l’anima, che mette a soqquadro tutti i piani della tua vita e che ti mette nel cuore questo desiderio grande di partire, questo desiderio che idea di partire per un’esperienza non può essere ignorato se si vuole all’estero non è nata da un realmente e con tutta onestà cercare la giorno all’altro, ma è stato il propria felicità. frutto di un cammino, condiviso Quindi eccomi qui in una grande per lungo tempo con i giovani e i ragazzi capitale asiatica, dove certo l’essere dell’oratorio di Tavernola. Ed è proprio missionari assume un senso e delle dalla parrocchia di Tavernola, dove sono modalità completamente nuove, dove nata e cresciuta, che provengo. per le difficoltà linguistiche e non solo Il mio nome è Francesca Colombo, ma deve essere la propria vita a parlare di sulla patente che ho appena conseguito Vangelo. Ho messo a diposizione un trovate scritto Fang Huì En, ho studiato anno, ormai sono trascorsi già quattro al Setificio, poi mi sono laureata in mesi, per vivere al servizio in una casachimica e ho conseguito il dottorato, famiglia dove abitano una giovane ho vissuto delle esperienze di post-doc ragazza italiana consacrata, che, aiutata all’università di Padova e al da una ragazza locale, Politecnico di Milano, prima condivide la propria vita di approdare nel mondo con tre ragazzine disabili del lavoro in un laboratorio abbandonate. Qui si di ricerca e sviluppo della condivide la vita quotidiana provincia di Milano. fatta di semplicità e di Il 59,2% della popolazione si dichiara non religiosa anche Il cammino, che citavo servizio, impegnandosi perché la Repubblica Popolare di Cina è ufficialmente atea, prima, è iniziato quando anche nello studio infatti lo stato applica l’ateismo di stato. L’intreccio di seriamente e faticosamente della lingua, arduo, ma elementi mistici buddhisti e taoisti con il confucianesimo ho deciso di cercare nella affascinante, il tutto senza (che è un codice morale e non una religione) e altri mia vita qualcosa, Qualcuno mai far mancare il tempo riti e credenze popolari viene a formare una sorta di che potesse dare un senso per la preghiera insieme “credenza” predominante. La principale religione formale profondo al mio esistere. alle bimbe e tra di noi, è il buddhismo (6%). Vi sono comunque minoranze Questo cammino mi ha scoprendo così la bellezza musulmane e cristiane. Nel 1957 il Partito comunista creò portata giorno dopo giorno della fraternità, vissuta, l’Associazione patriottica cattolica cinese, per tenere sotto a scoprire tanti tasselli di però, mettendo al centro controllo il fenomeno religioso cattolico. L’AP non è in un mosaico che si andava Chi guida il cammino, comunione con Roma, in teoria è indipendente. In realtà costruendo e che ancora oggi perché altrimenti nulla il PCC decide chi può essere ordinato sacerdote o vescovo, è in cantiere, questo cammino varrebbe affannarsi tanto. controlla i corsi di catechismo per bambini e adulti e quali ha avuto per me come parola devono essere i temi trattati. (b.m.) chiave quel “date loro voi stessi da mangiare” che Gesù FRANCESCA L’ La Chiesa in Cina Nel Paese i preti stranieri non possono celebrare la messa in presenza di cinesi Notizie flash ■ Economica Al World Economic Forum della scorsa settimana a Davos (Svizzera), la Cina afferma che la sua crescita per il 2012 sarà dell’8,5%, in discesa rispetto al 9,2 del 2011. Il gigante dell’economia mondiale vive un momento di crisi e le difficoltà economiche internazionali si stanno ripercuotendo anche in Asia. In particolare a colpire il Paese è la diminuzione delle esportazioni verso l’Europa (conseguenza anch’essa della crisi economica). L’altra faccia della medaglia di una nazione che tiene le redini del mondo sono i suoi quasi 22 milioni di abitanti rurali che vivono al di sotto del livello della povertà. ■ Ambiente Le conseguenze sull’inquinamento Secondo dati diffusi dall’Agenzia olandese della valutazione ambientale (Netherlands Environmental Assessment Agency), la Cina ha superato gli Stati Uniti come maggior inquinatore al mondo. In media, un cittadino cinese produce circa un quarto dell’anidride carbonica prodotta da un cittadino americano (un divario dovuto principalmente all’arretratezza in Cina delle zone rurali, che ospitano ancora una percentuale consistente della popolazione). Le cause principali del vertiginoso aumento delle emissioni di gas a effetto serra in Cina sono il boom industriale e l’esplosione del consumo energetico e della rapida urbanizzazione a esso connessi, nonché il fatto che l’energia sia generata principalmente dalla combustione di carbone. La Cina ha investito massicciamente nelle centrali a carbone, di cui è uno dei principali produttori al mondo. Il carbone tuttavia è altamente inquinante: a parità di peso, produce più anidride carbonica degli altri combustibili fossili. (b.m) La sottile linea tra la Chiesa ufficiale e quella sotterranea Appunti cinesi Affreschi da Oriente Iniziamo con questa pagina un viaggio in Cina, Paese di cui sentiamo sempre più spesso parlare per la impressionante crescita economica, ma che rimane ai più sconosciuto da un punto di vista sociale, culturale e religioso. Grazie ad una giovane comasca presente a Pechino ci faremo aiutare a capire qualcosa di più su questa nazione che assomiglia, per vastità e diversità, ad un intero continente. Abbiamo chiamato questa rubrica appunti cinesi perché non abbiamo la pretesa di essere esaurienti ma vogliamo lasciarvi dei semplici e colorati affreschi della Cina. È strano essere in un posto dove i preti stranieri non possono celebrare la Messa in presenza di cinesi, anzi dove i preti stranieri non possono neanche essere qui in veste ufficiale, dove i cattolici cinesi non hanno altri luoghi per incontrarsi se non la Messa, perché qualsiasi tipo di aggregazione è vietata. Oggi siamo stati a Messa in un’altra chiesa, dalla parte opposta di Pechino rispetto a dove abitiamo. E’ strano sapere che ogni parola che viene detta in quella circostanza dal prete è misurata, è controllata, perché alla Messa sono sempre presenti dei membri del partito che sovraintendono. Però a questi cattolici cinesi fanno credere solo quello che fa comodo e che non dà troppo fastidio! Beitan e Nantan sono le due cattedrali e in una delle due risiede il vescovo di Pechino. C’è una sottile linea che divide la Chiesa ufficiale, diciamo così “riconosciuta” dalla Chiesa cosiddetta “di sotto”, e le due spesso si confondono, non si capisce bene nemmeno la posizione del vescovo. La scorsa settimana, nel sud, ci sono stati delle tensioni tra il governo e lo stato del pope, in pratica è stato ordinato un vescovo indicato dal partito, ma non dal vaticano. Ovviamente i cattolici cinesi non sanno nulla di tutto ciò, in realtà sanno poco o nulla anche di quello che succede a livello politico e istituzionale nel Paese. Vicino alla Xitan, la chiesa ad Ovest della città, ci sono due o tre micro casette dove vivono i preti che tra poco saranno abbattute e verrà costruito un palazzo dove i preti potranno… affittare un appartamento! Viste le recenti tensioni tra la Cina e il vaticano a diversi preti stranieri, che erano momentaneamente fuori dal Paese, è stato impedito di ritornare in Cina e sono stati annullati i visti. Como Cronaca I possibili approdi in provincia per chi cerca aiuto C he cosa fare, a chi rivolgersi in caso si evidenzino sintomi di ossessione nel gioco? Sul territorio della provincia di Como esiste una rete di possibile assistenza e accompagnamento, messa in campo dall’Asl, ma anche da associazioni e realtà del privato sociale. Tra queste c’è anche un gruppo di auto aiuto che si riunisce ogni lunedì sera in via Tommaso Grossi, aperto a chiunque abbia avuto problemi in questo ambito e che risponde al numero 338-1271215. patologia In crescita gli utenti presso i Sert della provincia di Como. Uomini e donne, in genere sopra i 45 anni, in cerca di fortuna Azzardo: una piaga che lascia il segno U na metastasi che sta, lentamente, penetrando il tessuto sociale del nostro Paese. Il convegno su “Gioco d’azzardo e usura”, tenutosi la scorsa settimana a Genova, e le dure parole del card. Angelo Bagnasco, che lo ha definito «una vera e propria emergenza» hanno riportato luce su un fenomeno troppo a lungo sottovalutato. A far da eco all’intervento del Cardinale, sul finire della scorsa settimana anche quelle del ministro per la cooperazione e integrazione Andrea Riccardi. Esponente del governo che non ha nascosto la volontà di ragionare sulla possibilità di introdurre dei limiti alla massiccia campagna di spot che, negli ultimi anni ha, senza dubbio, contribuito ad alimentare il fenomeno. Dura anche la posizione espressa in merito dalla Regione Lombardia, nella persona dell’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale Giulio Boscagli: «Lo Stato sostiene il gioco d’azzardo e alle Regioni tocca sopportare il costo delle cure per la dipendenza da gioco». «In Lombardia – ha continuato Boscagli - sono oltre 1.000 le persone che si sono rivolte ai nostri servizi contro le dipendenze per uscire dal tunnel del gioco, un numero molto significativo, che ci spinge a pensare alla realizzazione di strutture specifiche per queste nuove patologie. L’aumento dei controlli sui gestori, approvato di recente, è un fatto positivo ma non può far dimenticare la gravità del fenomeno». Nella nostra regione, secondo i dati di FederSerd, il gioco sembra coinvolgere soprattutto soggetti di fascia economica medio bassa. Le preferite sono le slot machine, con una spesa variabile dalle 100 alle 1000 euro la settimana, con punte di denaro “bruciato” superiori alle 10 mila euro. Ma quando il gioco da sociale diventa patologico che cosa accade? Ci aiuta a capirlo la dott. Raffaella Olandese, responsabile del Dipartimento Dipendenze dell’Asl di Como, importante punto di osservazione sul dilatarsi di questa metastasi anche in provincia di Como. «Abbiamo iniziato ad occuparci del problema nel 2003-2004, con l’avvio di un progetto presso il Sert di Appiano Gentile. Da lì abbiamo incominciato a leggere il fenomeno con maggiore attenzione per comprendere se esistesse o meno a Como una domanda di aiuto o di assistenza in merito». Qualche numero? «Da allora al 2010 abbiamo preso in carico circa 120 persone. Solo nel 2010 sono state 55, e una quarantina nel primo semestre del 2011». Cifre significative? «Al di là dei numeri delle persone assistite nei nostri Sert, che possono apparire relativamente contenuti, pur essendo in progressiva crescita, la realtà ci dice della presenza di un sommerso diffuso, che investe tutte le fasce e i ceti sociali». Sulla base delle vostre utenze avete redatto una sorta di identikit del giocatore? «Le persone che arrivano ai nostri Sert sono, nel 90% dei casi, di età superiore ai 45 anni, appartenenti a tutte le fasce sociali, anche se in prevalenza operai, pensionati e disoccupati. Per quanto riguarda la componente femminile numerose sono le casalinghe». Quali sono i giochi classificabili come più a rischio? «Sono quelli in cui è prevista una Sabato, 10 marzo 2012 17 Da segnalare anche il “Centro studi sinergie”, di via Volta, a Como, tel. 031-302107, disponibile il mercoledì pomeriggio, con il quale è possibile effettuare un primo contatto, un colloquio di orientamento, per poi venire indirizzati verso i servizi di cura. Per quanto riguarda i Sert territoriali i numeri sono i seguenti: Appiano Gentile: 031-931385; Como: 031590641; Erba: 031-640921; Mariano Comense: 031-755418; Menaggio: 0344-369159. rapida sequenza nel puntare e nello scommettere. In sostanza tanto più è rapida questa sequenza tanto più il gioco diventa pericoloso, favorendo il passaggio del soggetto da una dimensione di gioco “sociale” - circoscritta nei confini del personale divertimento, con argini e limiti anche di spesa - ad una fase patologica, in cui si va rincorrendo spasmodicamente la vincita, con un atteggiamento di carattere ossessivo». Quale tipologia di giochi rientra in questa fascia? «In base agli utenti che hanno accesso ai nostri servizi emergono in particolar modo le slot machine, i gratta e vinci, le scommesse. Il tutto facilmente accessibile nelle tabaccherie e nei bar. In misura molto minore abbiamo utenti provenienti da Case da gioco. Ciò anche perché negli anni queste Case, molto diffuse oltre confine ma presenti anche in Italia, hanno messo in atto forme di promozione del gioco responsabile, andando ad escludere, laddove intercettati, giocatori problematici. Regolamento, questo, molto ferreo in Svizzera che porta ad interdire al gioco, sull’intero territorio, chi manifesta evidenti forme di patologia. Per le Case appare infatti più conveniente avere a che fare con giocatori “sociali”. Quando il gioco diventa invece ossessione e il giocatore finisce sul lastrico significa perdere della clientela». Quanto la facilità di accesso e la pubblicità martellante degli ultimi anni hanno, secondo lei, contribuito nel far crescere questo fenomeno? «Moltissimo. Esistono pubblicità che dovrebbero configurarsi come messaggi di prevenzione al gioco, ed invece ne esortano la pratica. Ricordiamo che il gioco d’azzardo ha origini antichissime, circa il 3000 a.C. è stato illegale fino ai primi del ‘900, poi, soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, è stato progressivamente legalizzato. Pensiamo al gioco del lotto, alle scommesse sportive, alle sale Bingo… Ed ecco che, pian piano, è affiorata anche la patologia». pagina a cura di marco gatti Gioco: indotto da 76 miliardi L ’ ebbrezza del gioco d’azzardo ha fortemente penetrato il nostro tempo. Com’è possibile agire, allora, per tornare a porre degli argini alla sua diffusione incontrollata? è ancora la dott. Olandese ad aiutarci. «Il fenomeno va letto sotto due aspetti. Da un lato esiste un’offerta che gli Stati hanno legalizzato e strutturato per fare cassa, per monetizzare. In Italia Un “demone” da cui il gioco d’azzardo rappresenta si guarisce, dopo una la terza industria del Paese, avendo portato a raccogliere lunga terapia che qualcosa come 76 miliardi coinvolge la famiglia di euro. Dall’altro esiste una domanda, sempre crescente, compito di impartire la svolta insita nella nostra società che, decisiva. Vista questa situazione la in situazioni di particolare nostra valutazione è che se lo Stato difficoltà come quella che guadagna somme così importanti stiamo vivendo, tende a porre a fronte di questa attività, almeno fiducia non più nelle proprie che si preveda, in proporzione, di capacità per uscire dalla crisi, investire una percentuale di questi quanto nell’affidarsi ad un introiti per promuovere interventi pensiero magico di vincita. di prevenzione, informazione, Relegando alla fortuna il educazione e cura. Attività sempre più indispensabili perché non ci si ammali di gioco e che oggi vengono esercitate in misura ancora troppo contenuta e limitata. Si pensi che il gioco d’azzardo ancora non rientra tra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), come invece avviene per la dipendenza da droghe o da alcol, per cui è prevista assistenza gratuita. Occorre invece che il gioco d’azzardo sia riconosciuto a tutti gli effetti come una vera dipendenza, anche se la patologia investe solo l’1,2% del totale dei giocatori». Come avviene l’accesso ai Sert? «Il più delle volte è mediato dai familiari, che si rendono conto che la persona che è loro accanto ha un problema, che i soldi spariscono, che il familiare ruba il denaro. A quel punto la famiglia si muove e cerca aiuto». Si guarisce dall’ossessione del gioco? «Certamente sì, così come si può guarire da qualsiasi altra patologia di dipendenza, attraverso un percorso serio e approfondito, con programmi terapeutici che in genere hanno un taglio psicosociale, della durata superiore ad un anno, e che devono coinvolgere il contesto familiare, impedendo la possibilità di accesso al denaro. Occorre che la persona accetti che si sviluppi un programma di contenimento del suo problema. Il più delle volte non c’è bisogno di una comunità terapeutica, anche se in alcuni casi si manifesta l’evidenza di percorsi pur non lunghi come quelli del tossicodipendente (per il quale si può parlare anche di tre anni di comunità terapeutica) ma della durata di circa sei mesi in strutture apposite». Como Cronaca 18 Sabato, 10 marzo 2012 Salute. I dati, diffusi dall’Asl, riguardano il territorio della provincia di Como 2 6 aprile 2007 e 14 aprile 2008. Ai più il significato di queste due date non apparirà certo scontato però questi due giorni rappresentano altrettanti momenti importanti per la storia recente di Como. Nel primo caso, quasi cinque anni fa l’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente, certificò la presenza di amianto, in aria ed in terra, nel sedime dell’ex tinto-stamperia Ticosa il cui simbolo più evidente, il famigerato “corpo a C” era stato abbattuto appena tre mesi prima. Un anno dopo, invece, la data fa riferimento alla scoperta di un carico di materiale di scarico contente ancora amianto proveniente dall’ex sedime della ditta Lechler a Ponte Chiasso a bordo di un mezzo della Perego Strade diretto a Novara. Episodio che portò ad una vasta indagine dove emerse un traffico illecito di rifiuti pericolosi che invece di essere conferiti in discariche specializzate venivano tritati e riutilizzati per realizzare asfalto. Due esempi di come l’amianto, la popolare fibra messa al bando per motivi sanitari in Italia dal 1992 ma largamente utilizzata nei decenni precedenti nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti, è stato al centro di episodi di cronaca anche nella nostra città. L’attenzione nei confronti dell’absesto in genere e soprattutto del cosiddetto eternit, ovvero cemento/amianto dal nome che richiamava la suggestione di materiale eterno nonché economico, è tornata prepotentemente alla ribalta qualche settimana fa in seguito alla storica sentenza che ha condannato i vertici dell’azienda Eternit di Casale Monferrato per i danni e le conseguenze su centinaia di lavoratori che hanno contratto malattie letali lavorando quotidianamente a stretto contatto con tali fibre pericolosissime per le vie respiratorie anche se le autorità sanitarie hanno evidenziato come il picco di mortalità per coloro che sono stati a contatto con l’amianto per condizioni ambientali è previsto fra il 2015 ed il 2020. Tornando alla sentenza del Amianto: 4000 edifici da bonificare Secondo l’Azienda sanitaria locale appaiono sempre più frequenti gli abbandoni di eternit Tribunale sul caso di Casale bisogna sottolineare come questa ha riportato d’attualità il problema “amianto” in città dove, nell’ultimo periodo, tale sostanza ha fatto notizia solo negli odiosi e irresponsabili ritrovamenti di frammenti di coperture abbandonati abusivamente in vari punti del territorio comunale. Le stime sulla presenza di amianto nel territorio regionale parlano di 3 milioni di metri cubi di eternit; si tratta di dati individuati tramite un lavoro dell’ARPA con foto aeree in zone campione del territorio su incarico dell’ASL. Si teme, comunque, che questa stima sia sottostimata in quanto tale rilevamento ha permesso di individuare solo l’amianto presente sui tetti e non le altre situazioni che si basano sull’autodenuncia che, in parte, frena i cittadini timorosi di incorrere in obblighi. Per quanto riguarda il comasco l’ASL ha censito in 3.839 gli immobili in cui è presente amianto dei quali 273 sono edifici pubblici o aperti al pubblico, 1.420 stabilimenti produttivi e 2.146 altri immobili, residenziali o meno. Nel 2010 e nei primi sei mesi dello scorso anno gli esperti dell’ASL hanno effettuato 64 “azioni di vigilanza”, ovvero perlustrazioni per verificare lo stato dell’amianto presente negli edifici. Tali rilevamenti hanno quindi permesso di fotografare un’emergenza diffusa in quanto la pericolosità della sostanza è proporzionale al suo deterioramento. Bisogna infatti considerare che le ultime lastre di amianto prodotte risalgono al 1992: oggi hanno quindi vent’anni. In gran parte le lastre di eternit sono più vecchie. Venti e trent’anni sono il tempo di deterioramento dei tetti. Non è un caso che la legge regionale in materia (il PRAL, ovvero Piano Regionale Amianto Lombardia promulgato nel 2005) indichi nel 2016 la data entro la quale eliminare tutto l’amianto presente. La bonifica dei manufatti in amianto prevede tre metodi: la rimozione con smaltimento, il metodo più corretto e definitivo; l’incapsulamento che consiste nel trattamento dei manufatti in cemento/amianto con prodotti penetranti e ricoprenti tendenti a costituire una pellicola protettiva; il confinamento che consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Indicativamente i costi di bonifica per l’eternit, escluso il caso di sostituzione del tetto, si aggirano sui 15 euro a mq. Per ragioni di contenimento dei costi si sta inoltre diffondendo la pratica della bonifica dei tetti e la loro sostituzione con coperture fotovoltaiche che, oltre ai benefici del conto energia, dovrebbero godere di una politica di sostegno e di ulteriori incentivi da parte regionale. Come sottolineato, il problema amianto rientra tra i casi di competenza regionale. Attualmente in Consiglio Regionale le discussioni riguardano la possibilità di eseguire integrazioni soprattutto per ciò, la legge disciplina negli aspetti sanitari ed ambienti. In particolare i progetti di legge presentati, dal punto di vista sanitario, prendono in considerazione le conseguenze della presenza di questa sostanza: i danni che arreca alla salute, gli effetti che stanno interessando i cittadini per la presenza di amianto nell’ambiente; una politica di sostegno in alcune zone del territorio a favore dei malati e delle loro famiglie dotando Comuni e strutture sanitarie di finanziamenti adeguati. Per quanto riguarda l’impatto ambientale l’obiettivo è quello di promuovere azioni virtuose con incentivi alla bonifica degli edifici. Regione Lombardia, inoltre, intende promuovere un dettagliato censimento a livello provinciale, nonché un’azione di pianificazione e di programmazione, per l’individuazione di siti di smaltimento a discarica in aree idonee e di affrontare la sperimentazione di nuove tecnologie alternative alla discarica stessa (processi di vetrificazione, incenerimento/ trattamento al plasma, procedure simili alla cottura delle ceramiche…praticamente trattamenti ad elevate temperature). Luigi Clerici Ha preso il via un interessante corso aperto alla popolazione. Ancora tre gli appuntamenti La cucina del CortoBio a Como L a Cooperativa Sociale Corto Circuito, in collaborazione con l’Associazione L’isola che c’è, organizza e promuove a Como dal 7 marzo al 27 marzo 2012 La cucina del CortoBio corso di cucina atipico per imparare a cucinare prodotti del territorio in modo semplice, gustoso e… senza scarti! Un corso di cucina per single e per famiglie creato per mostrare e (di)mostrare quanto possa essere semplice organizzare un pasto quotidiano senza dimenticare freschezza, qualità e anche etica. Il corso è strutturato in quattro incontri (il primo ha già avuto luogo, dedicato alla pasta, il 7 marzo) a cadenza bisettimanale, nei quali saranno presentati antipasti, primi, secondi e dolci, tutto preparato con ingredienti il più possibili a km e impatto 0. Le prossime lezioni: • Martedì 13 marzo: La cucina naturale: i cereali • Mercoledì 21 marzo: La cucina impatto zero: le verdure • Martedì 27 marzo: La cucina della tradizione: i formaggi Durante gli appuntamenti, curati da due gasisti del “circuito” amanti e esperti di cucina, saranno consegnate delle dispense monotematiche e sarà presentata una mini guida degli utensili per una buona cucina naturale, rispettosa dell’ambiente e della salute. Il corso sarà realizzato presso la Scuola Steineriana (Como-Trecallo, V. Mirabello 7) in orario 20.30-23.00. è possibile anche seguire una singola serata (costo 25 euro). Il costo dell’intero percorso è di 95 euro. L’iscrizione è obbligatoria. “La cucina del CortoBio” è organizzata all’interno dei corsi “Con le mie mani”, pensati per re-imparare a fare e non solo acquistare, riprendendosi la propria indipendenza economica e creativa, producendo poi, da soli, in famiglia o con amici, i beni di cui si necessita. Gli altri corsi in programma sono: “Il pane e i prodotti da forno”, “Il formaggio”, “L’orto biologico”, “Le conserve”, “La cosmesi”, “L’erboristeria” e “La Scartoria” (creare vestiti su misura e accessori a partire da scarti e materiali alternativi). Si ricorda che Corto Circuito è una Cooperativa Sociale che consorzia produttori e consumatori locali coinvolti in un percorso di collaborazione nell’ambito dell’economia solidale, della filiera corta e del consumo responsabile. La Cooperativa ha lo scopo di rendere accessibile e sostenibile, in termini educativi e di formazione, ma anche logistici e di distribuzione, il consumo responsabile sul territorio. Como Cronaca Sabato, 10 marzo 2012 19 la mostra Nel 25° anniversario della scomparsa del religioso la Fondazione a lui dedicata ha allestito, presso il Broletto, un percorso fotografico Padre Ambrosoli: da Como a Kalongo Ambrosoli, nipote del missionario e presidente della fondazione – è quello di far riscoprire al territorio di Como questa figura e, soprattutto, l’eredità spirituale che ci ha lasciato”. Per questo nella sala del Broletto è stata raccolta una serie di fotografie che raccontano la storia del “Memorial Hospital” e della scuola di ostetricia “St. Mary Midwifery School”, oltre a illustrare i progetti intrapresi grazie ai tanti volontari e religiosi che nel tempo hanno lavorato a favore dell’Ospedale. Nato nel 1923 a Ronago dopo una laurea in medicina e chirurgia a Milano e la specializzazione a Londra in malattie tropicali, il giovane Ambrosoli entra nell’ordine dei Comboniani con il sogno di partire per l’Africa e dedicare la propria esistenza ai più poveri. La storia personale di padre Ambrosoli e dei suoi collaboratori finisce, però, per intrecciarsi con la storia recente dell’Uganda e, soprattutto, con le violenze che hanno sconvolto per quasi vent’anni il nord del Paese. Una vera e propria guerra civile scoppiata, all’inizio del 1987, tra il Lord Resistance Army (Lra) e l’esercito ugandese. “Proprio all’inizio di quell’anno – racconta la nipote Giovanna Ambrosoli, vicepresidente della Fondazione – le autorità ordinarono l’evacuazione immediata dell’Ospedale. R esterà aperta per tutto il mese di marzo al Broletto di Como la mostra “Da Como a Kalongo sulle orme di padre Giuseppe Ambrosoli”, organizzata in occasione del venticinquesimo anniversario della morte di padre Ambrosoli, medico e missionario comboniano – per cui è in corso la causa di beatificazione – morto a Lira in Uganda il 27 marzo 1987. Soprannominato “Medico della carità”, padre Ambrosoli ha operato in Uganda dal 1957 contribuendo alla trasformazione di un piccolo dispensario nel villaggio di Kalongo, nell’arcidiocesi di Gulu (nord del Paese), in un ospedale che assiste ogni anno 40 mila pazienti. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ambrosoli, è stata inaugurata sabato 3 marzo alla presenza del sindaco di Como, Stefano Bruni, del vescovo Diego Coletti e di padre Egidio Tocalli che raccolse a Kalongo l’eredità di padre Ambrosoli, guidando l’ospedale ugandese fino al 2009. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Roberto Insubria: il 9 marzo si parla di Tangentopoli in S. Abbondio V a in scena Tangentopoli all’Università dell’Insubria. Venerdì 9 marzo, alle ore 14.30, presso il Chiostro di San’Abbondio, a Como, sarà proiettato il film “Repubblica Nostra” di Daniele Incalcaterra. A seguire si aprirà un dibattito sul tema: “Mani pulite” vent’anni dopo cui prenderanno parte Piercamillo Davigo: magistrato del pool di Mani Pulite, consigliere della Suprema Corte di Cassazione; Paolo Biondani, giornalista de “L’Espresso”; Giovanni Angelo Lodigiani, docente di Mediazione penale nell’Università Padre Giuseppe fu costretto a scappare a Lira dove, poche settimane dopo, provato dalla fatica e dalla sofferenza, morirà”. L’ospedale di Kalongo verrà riaperto due anni dopo, nel 1989, sotto la guida di padre Tocalli. Per sostenere le esigenze dell’Ospedale, dotato di sette reparti per un totale di 345 posti letto, nel 1998 i Missionari Comboniani e la famiglia del missionario comasco, decidono di dare vita alla Fondazione dr Ambrosoli Memorial Hospital. “L’obiettivo – spiega la vicepresidente – era quello di non far mancare il sostegno alla struttura che è arrivata a servire un bacino di 400 mila persone. Un impegno divenuto sempre più importante negli ultimi anni, quando la stabilizzazione della situazione politica del Paese ha portato al ritiro di molte Ong presenti al tempo dell’emergenza e, di conseguenza, a una riduzione dei contributi”. Attualmente nell’ospedale operano 320 persone, tra medici e infermieri, tutti ugandesi. “Una realtà come questa – continua la nipote di Ambrosoli – ha bisogno ogni anno di oltre un milione di euro per la gestione. Cifra che copriamo per l’8% grazie ai contributi dei pazienti, per il 20% grazie a finanziamenti del governo ugandese e per la parte restante da finanziatori privati. Per questo è importante mantenere vivo il contatto con il territorio”. dell’Insubria, e Michele Rusca, avvocato del Canton Ticino. «L’iniziativa è nata con l’obiettivo di far conoscere agli studenti una vicenda che ha segnato profondamente la storia giudiziaria e politica italiana - spiega la prof.ssa Grazia Mannozzi - Negli anni ‘90 i nostri studenti erano bambini e vogliamo mostrare loro uno spaccato della realtà di quel periodo, sia attraverso la visione delle immagini del film, sia attraverso le parole di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona». Visitando la mostra è possibile acquistare il volume che raccoglie tutti gli scatti oltre ad una serie di testi e riflessioni sulla figura di padre Ambrosoli. Tra questi anche quello di mons. Coletti che scrive: “Accolgo con riconoscenza questa iniziativa che ci aiuta a conoscere meglio e a recuperare la storia di padre Ambrosoli, la cui testimonianza va ad affiancarsi alle altre figure di beati e santi della carità (non solo quelli per i quali esiste un riconoscimento ufficiale della Chiesa, ma anche le tante altre persone che in silenzio e umiltà quotidianamente sono accanto ai propri fratelli) di cui la nostra Chiesa è ricca”. Nella prefazione il vescovo ricorda l’epitaffio che padre Giuseppe volle sulla sua sepoltura, proprio a Kalongo, tra la sua gente: “Dio è amore, c’è un prossimo che soffre e io sono il suo servitore”. “Un programma di vita – conclude mons. Coletti – che auguro a tutti, a partire da me stesso, diventi anche un po’ nostro”. Conclusa la fase diocesana, il materiale relativo alla causa di beatificazione di padre Ambrosoli è attualmente al vaglio della Santa Sede. La mostra è aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 14 alle 18; sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 18. MICHELE LUPPI Notizie flash ■ Ucid Conviviale il 12 marzo con il prof. Dario Narducci ❚❚ S. Pietro in Atrio Sguardo alle architetture industriali N ella chiesa di San Pietro in Atrio a Como (via Odescalchi) è in corso, sino al 1° aprile, la mostra di Daniela Gullotta: “Visioni – uno sguardo sulle storiche architetture industriali lombarde”, a cura di Vittoria Coen. L’esposizione comprende una decina di lavori di medie e grandi dimensioni realizzati recentemente dalla giovane artista con tecnica mista su tela applicata su legno, che hanno per filo conduttore l’osservazione di alcuni esempi di architettura industriale che Daniela Gullotta ha preso in esame nel territorio lombardo. L’architettura è il perno della ricerca dell’artista, sia essa architettura moderna sia, come nel caso della sua mostra a Londra del luglio 2011, l’architettura classica delle antiche rovine descritte da Piranesi. Partendo dalla fotografia come primo spunto, Daniela Gullotta impreziosisce il suo lavoro con i toni cangianti di luci e colori che ci riportano ad atmosfere quasi irreali, lunari, in un universo in cui è assente la presenza umana. Spesso si tratta di luoghi dismessi connotati fortemente nella struttura e che ci portano indietro, quasi istintivamente, al loro possibile eventuale utilizzo. Una malinconia struggente avvolge queste particolari atmosfere fatte di archi, vetrate infrante, calcinacci a terra, dove luci, bagliori, contrasti cromatici sembrano voler ridare vita ai luoghi restituendo loro una dignità, in quanto opera dell’uomo. Daniela Gullotta vive e lavora a Londra e a Bologna. La mostra è aperta nei seguenti orari: lunedìvenerdì: 14.30.-19.00 – sabato e domenica: 10.00-13.00/15.00-19.00. (al.ci) L’Unione cristiana imprenditori e dirigenti di Como (Ucid) ricorda che lunedì 12 marzo, alle ore 19.30, presso l’albergo ristorante “Palace Hotel” di Como, in Viale Lungo Lario Trieste 16, avrà luogo la tradizionale conviviale. Sarà possibile ascoltare il prof. Dario Narducci, docente di Chimica Fisica presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano Bicocca, che interverrà sul tema: “Gechi, foglie di loto e altre nanotecnologie”. Il prof. Narducci ripercorrerà brevemente la storia della microelettronica fino ai giorni nostri e poi introdurrà in modo discorsivo le nanotecnologie, discutendo i risultati già ottenuti e ragguagliandoci sulle ragionevoli prospettive per il futuro. Per gli invitati non soci è richiesto il contributo di 40 euro. Como Cronaca 20 Sabato, 10 marzo 2012 Cinque passi. Le proposte della Cisl e del Progetto S. Francesco C inque passi per lo sviluppo e contro le mafie. A proporli, ai candidati del futuro governo della città di Como, sono la Cisl e il Progetto San Francesco. «L’idea – spiega Gerardi Larghi, segretario generale della Cisl di Como – è quella di sottoporre ai candidati una nuova strategia di responsabilità sociale e di coesione istituzionale per uscire dalla crisi e per difendere il bene comune, le tradizioni e le capacità di innovare. Dal nostro punto di vista per sbloccare l’attuale situazione di stagnazione e di recessione serve una nuova strategia di governo che coinvolga i tre fuochi della governance del territorio: la politica, le imprese e il mondo del lavoro con il sindacato. Noi siamo convinti che una politica ben fatta sia in grado di coniugare sviluppo e quindi recuperare occupazione, professionalità e, allo stesso tempo, garantire che ogni opera avvenga nel rispetto delle norme». «Serve un’intesa territoriale - continua Larghi - che permetta, nell’edilizia pubblica e privata, il superamento di un patto di stabilità che rischia di generare malaffare, costringendo i Comuni all’indizione di gare al massimo ribasso, favorendo, in questo modo, il rischio di possibili infiltrazioni. Se i Comuni riusciranno ad applicare quanto proponiamo potranno superare i limiti del patto di stabilità, rilanciare nuova occupazione sul proprio territorio e garantire ai propri cittadini l’affermazione ed il rispetto della legalità». Quali, allora, le proposte della Cisl? Finalizzare le risorse “liberate” al Un momento del posizionamento della nuova targa dedicata a giovanni Falcone e alle vittime delle mafie lo scorso febbraio tutto nella direzione delle piccole e medie opere di pubblico interesse, in special modo all’housing sociale, alle manutenzioni urbane, al consolidamento del paesaggio e delle aree naturali soggette a vincolo idrogeologico. 3 L’impiego delle risorse pubbliche individuate e da sbloccare come “urgenti” dovranno essere finalizzate attraverso un progetto territoriale di sostenibilità economica e sociale, elaborato e sottoscritto dai soggetti sociali protagonisti, amministrazioni, imprese e sindacati. Per lo sviluppo e contro le mafie Alcuni suggerimenti ai candidati al futuro governo del Comune capoluogo. Spunti di riflessione sulla crisi in atto e su come uscirne pagamento dei crediti delle piccole e medie imprese territoriali, e contemporaneamente indirizzando le nuove commissioni, ex lecitazioni private o gare pubbliche a tre precisi impegni: 1 I lavori dovranno occupare innanzi tutto gli esuberi, i cassaintegrati e i giovani in ingresso per una quota non inferiore al 35%. Questo ad ogni livello dell’opera. 2 Gli impegni dovranno andare innanzi E poi due suggerimenti concreti per scongiurare il rischio di infiltrazioni mafiose in gare e appalti, impegnando tutti all’applicazione di un codice etico cooperativo tra le parti sociali. 4 Obbligo di iscrizione alle white list presso le Prefetture delle imprese che intendono recuperare i crediti e partecipare a nuovi lavori. Premialità fiscale crescente e assistenza legale e bancaria per le imprese che denunciano i ricatti mafiosi, le estorsioni e le pressioni usuraie. 5 Invito alle Amministrazioni aocali a scegliere l’offerta economica maggiormente vantaggiosa come iniziale criterio per assegnare i lavori, amplificando la parte dei migliorativi in essa contenuta. Tale disciplina “a monte” contribuirà al progresso civile e alla congruità sociale degli interventi, recuperando la centralità del bene comune oltre che economico. Iter parlamentare. Verso il cambiamento della legge 147/97 Frontalieri: opportunità per i disoccupati over 50 Approvate alla Camera alcune proposte di modifica avanzate dalle organizzazioni sindacali italiane e ticinesi per i disoccupati over 50 U n passaggio importante per il “popolo” di frontalieri che, dal Comasco, Varesotto e Verbano, ogni mattina varca il confine elvetico per il lavoro quotidiano. La Camera dei Deputati ha approvato, la scorsa settimana, la modifica della legge 147/97, che, se confermata al Senato, offrirà maggiore “respiro” ai frontalieri disoccupati colpiti dalla crisi. Oggi sono circa 52 mila i frontalieri impiegati in Svizzera, di questi circa 20 mila provenienti dalla provincia di Como. Ad illustrarci meglio le novità previste nella legge è Carlo Maderna, responsabile dei Frontalieri per la Cisl di Como. «Le novità introdotte riguardano il prolungamento del periodo di riscossione dell’assegno di disoccupazione, passato da 12 a 18 mesi per i frontalieri di età compresa tra cinquanta e cinquantacinque anni, e a 24 mesi per coloro che hanno un’età pari o superiore a cinquantasei anni. Un passaggio importante fortemente voluto dai sindacati CISL, OCST e SYNA e proposto ai parlamentari dei nostri territori. Fino ad oggi, infatti, l’uniformità dei 12 mesi di disoccupazione anche per gli over 50 rappresentava un periodo troppo risicato per permettere di trovare un nuovo lavoro, viste le attuali notevoli difficoltà di ricollocamento. Il secondo aspetto è che, visto che la legge Svizzera prevede che per poter accedere alla disoccupazione sia necessario avere 12 mesi di versamento di contributi nell’arco degli ultimi 24 e che in Svizzera la malattia non è pagata e non c’è, pertanto, versamento contributivo durante la sua durata, ad essere penalizzati erano in particolar modo coloro che si trovavano ad avere lunghi periodi di malattia o infortunio, non potendo far valere i periodi di versamento precedenti la malattia. La nostra richiesta, passata al Senato, è stata proprio quella che si neutralizzasse questo periodo, e si potessero conteggiare anche periodi precedenti la malattia. Non è, invece, passata la richiesta che avevamo avanzato di rendere automatica, una volta riconosciuta dall’Inps la disoccupazione come frontaliere, l’iscrizione alle liste di mobilità presso il Centro per l’impiego.Iscrizione che rende il lavoratore più “appetibile” per le aziende, per le quali attingere a queste liste significa poter beneficiare di sgravi contributivi. Automatismo che, invece, non è passato. Dovrà pertanto essere il lavoratore ad esercitare questo diritto». In quali settori sono maggiormente impiegati i frontalieri italiani in Svizzera, e quali sono i settori più in difficoltà? «Gli ambiti di maggior impiego per gli italiani sono edilizia, sanità e terziario. Sulla base dei dati di cui disponiamo ci risultano maggiormente in difficoltà il commercio e il terziario». Soddisfazione per questo primo passaggio al Senato della normativa è arrivato anche dal fronte sindacale elvetico, nella persona di Gilberto Bosisio, OCST, il sindacato dell’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese. Bosisio esiste qualche dato relativo alla disoccupazione frontaliera in Svizzera? «Nel 2011 abbiamo gestito complessivamente circa 2000 domande». Come nasce la richiesta di prolungamento dell’indennità per gli over 50? «Il cammino è partito da noi qualche anno fa, nell’ambito di una riunione svoltasi a Lavena Ponte Tresa con dei lavoratori frontalieri anziani licenziati da alcune fabbriche del luganese, alla presenza anche di alcuni amministratori comunali. Lì iniziò a maturare la riflessione sulla necessità di adoperarsi per il prolungamento dell’indennità di disoccupazione. Allo scopo di supportare questa richiesta effettuammo una verifica sui dati allora a nostra disposizione, nel 2009. Prendemmo in considerazione 450 domande gestite in quattro mesi. Da questo campione emerse che il 40% era composto da persone che avevano passato i 50 anni. Una verifica non scientifica che, però, ci ha fornito la conferma che la strada da percorrere era quella giusta. Da lì abbiamo incominciato a muoverci, prendendo contatto con alcuni parlamentari: da Volontè (Pd) a Molteni Lega), a Narducci (parlamentare, quest’ultimo, eletto in Svizzera)». Quali gli ambiti che vi risultano più sofferenti oltre confine per i frontalieri? «Il settore secondario, artigianato e fabbriche, in cui la presenza frontaliera è molto forte, è quello che manifesta maggiori difficoltà. In questi ambiti ci salva il fatto che le ditte puntano ancora alla disoccupazione parziale, attivando le pratiche per ottenere un sostegno dallo Stato e non essere costretti licenziare. Tiene invece l’edilizia. Anche il settore alberghiero appare in difficoltà, pur essendo in esso più contenuta la presenza frontaliera». pagina a cura di MARCO GATTI Como Cronaca Sabato, 10 marzo 2012 21 Domenica 11 marzo. 25° appuntamento provinciale dopo un’intensa fase preparatoria. Lo slogan: “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese” Le Acli a Congresso L e Acli di Como celebrano domenica 11 marzo il loro 25° congresso provinciale. Arriviamo a questo appuntamento dopo una positiva e intensa fase di coinvolgimento dei circoli e delle diverse esperienze delle ACLI: abbiamo incontrato ed ascoltato tanti aclisti, abbiamo registrato un forte sentimento di appartenenza al movimento ed una diffusa comprensione dei nodi problematici di fondo della nostra esperienza associativa. Quello che si presenta è uno spaccato della società civile che ha capacità, competenze ed entusiasmo per fare la propria parte nelle trasformazioni sociali, economiche e politiche. In questi ultimi anni le ACLI comasche hanno operato con particolare attenzione per migliorare le relazioni con i soggetti del territorio ed in particolare con le organizzazioni della società civile e di Terzo Settore. Nonostante le difficoltà siamo determinati a proseguire nell’individuare insieme strategie comuni d’intervento sulle politiche che riguardano le persone e le famiglie più deboli della società perché questo è il modo con cui decliniamo le nostre fedeltà. Abbiamo consolidato, attraverso anche forme aggregative nuove, il nostro essere “artefici di democrazia partecipativa e buona economia” come recita il titolo del nostro congresso. Ci siamo impegnati e continueremo a farlo come movimento che promuove cittadinanza attiva e solidale, che vuole stare sul territorio perché è lì che sentiamo il bisogno di contribuire a dare risposta a nuove domande di socialità. Le nostre imprese sociali, e in particolare il Patronato, il Caf e l’Enaip, hanno avviato un processo di riorganizzazione e ricollocamento strategico nei processi di cambiamento del welfare e del lavoro. Le nostre cooperative sempre più guardano con occhi attenti e competenze sociali innovative il mondo che le circonda per individuare nuove e più adeguate strategie di risposta. Siamo cresciuti anche dal punto di vista quantitativo e siamo diventati più complessi: un sistema che genera solidarietà, crea lavoro e responsabilità civile. Da sempre le Acli comasche hanno cercato di essere quel laboratorio del sociale dove si sperimenta, si esplorano nuove vie, anche se qualche volta sono solo sentieri, si sbaglia e si riprova. Questo sia in rapporto ai processi in atto nel mondo del lavoro, del welfare, della formazione, dei servizi, ma soprattutto per l’impegno volto alla crescita ed alla valorizzazione del soggetto famiglia nella società e per il continuo ed incessante lavoro per la pace, la giustizia, la solidarietà. La crisi che l’Italia sta vivendo in questi tempi difficili non è soltanto politica ed economica. È in crisi innanzitutto il significato del nostro stare insieme. Per questo, “rigenerare le comunità” è il presupposto di qualsiasi cambiamento successivo. Un’organizzazione come la nostra, profondamente radicata nel territorio, con molteplici spazi di condivisione e di incontro con le persone, è chiamata a svolgere in questi luoghi un compito difficile ma assolutamente fondamentale: non solo gestire attività o servizi, ma offrire senso, interpretazioni della realtà, ragioni di convivenza, prospettive di futuro. “Ricostruire il Paese” è un compito senz’altro ambizioso, ma è anche una responsabilità cui nessun cittadino o soggetto sociale può sottrarsi. Ogni quattro anni le Acli si convocano a congresso, sia a livello provinciale, sia regionale infine a livello nazionale per raccogliere e convogliare tutti gli spunti, le analisi, le riflessioni che gli ambiti territoriali hanno sollecitato. Il Congresso rappresenta il momento centrale nella nostra vita democratica: rinnova gli organi dell’associazione e ha il compito di verificare l’attività svolta e di indicare gli obiettivi strategici per il mandato successivo. Il convegno dello scorso 18 febbraio al Cardinal Ferrari ha ufficialmente dato avvio al nostro congresso. “Well-Fare. Fare bene il bene” era il titolo di questo evento che abbiamo voluto come momento di approfondimento delle tematiche congressuali, in particolare quelle riguardanti il nostro rapporto con la società e l’economia. Abbiamo voluto sottolineare come l’aumento delle disuguaglianze, l’inadeguata remunerazione del lavoro e il conseguente aumento dell’indebitamento delle famiglie, la subordinazione della politica alla finanza, siano tutti i sintomi inequivocabili di una crisi, profonda ed epocale, che sta creando cambiamenti strutturali nella composizione della società, che sta portando all’impoverimento economico ed alla perdita di rappresentanza politica di fasce intermedie della popolazione, da quelle più popolari, ma anche del ceto medio. La presenza del Presidente Nazionale, Andrea Olivero, è stata occasione di introduzione e arricchimento del nostro dibattito. Il nostro Vescovo, previsto tra i protagonisti dell’incontro non ha potuto partecipare per la contemporanea celebrazione a Roma del Concistoro, ci ha comunque inviato un caldo saluto e un invito a “riconoscerci nel Vangelo e nella Dottrina Sociale della Chiesa per entrare da laici nel mondo, oggi così povero di opportunità, attraverso la porta del lavoro”. La partecipazione numerosa e attenta, di aclisti e amici di altre organizzazioni sociali ci ha dato conferma della necessità di condividere questa riflessione con la Chiesa e il mondo associativo laico per individuare azioni comuni che riportino il welfare ad essere motore di sviluppo della società. L’incontro è stato caratterizzato da tre interventi che hanno affrontato il tema partendo dall’esperienza dei nostri servizi storici e della cooperazione aclista. Giuseppe Foresti (Direttore Regionale Patronato), Giuseppe Longhi (Vice Direttore Regionale ENAIP) e Giovanni Fregeni (già presidente delle Acli di Bergamo e presidente del Consorzio Cooperative Sociali R.I.B.E.S. Gli interventi conclusivi sono stati svolti dal delegato del nostro Vescovo, Mons. Flavio Feroldi, e dal Presidente Nazionale del movimento Le conclusioni di Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum del Terzo Settore ripartivano dal titolo del nostro congresso non per caso, ma perché dobbiamo contribuire a trasformare tutta l’economia in economia civile, anzi civica, ad impegnarci per costruire un welfare non accessorio, ma fine del nostro stare insieme, operare affinché i nostri servizi divengano sempre più luoghi competenti di senso e di elaborazione. Siamo in una fase di ricostruzione morale in cui è necessario rimettere insieme il sistema economico. Per questo dobbiamo rigenerare socialità partendo dal basso, dalle nostre comunità. Da qui ripartiamo per vivere il nostro congresso come uno spazio prezioso di discernimento comunitario, un tempo per leggere insieme “i segni dei tempi” che possiamo cogliere da questi anni difficili che siamo chiamati a vivere per far maturare le scelte di futuro della nostra associazione. Luisa Seveso Presidente Acli Como ❚❚ 300 fra dipendenti e collaboratori, 5300 soci Da 60 anni un sistema rodato ed efficiente L e ACLI nascono a Como nel 1945 per iniziativa della Chiesa come patto associativo tra lavoratori, tra gente semplice, tra cristiani che vogliono testimoniare la fede nel mondo del lavoro e dare concretezza alla solidarietà. Le Acli, Associazioni cristiane lavoratori italiani, sono un’associazione di laici cristiani che, attraverso una rete di circoli, servizi, imprese, progetti ed associazioni specifiche, contribuisce da più di 60 anni a tessere i legami della società, favorendo forme di partecipazione e di democrazia. Giuridicamente, le Acli si presentano come una “associazione di promozione sociale”: un sistema diffuso e organizzato sul territorio che promuove il lavoro e i lavoratori, educa ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare quanti si trovano in condizione di emarginazione o a rischio di esclusione sociale. Come soggetto autorevole della società civile organizzata, le Acli sono protagoniste nel mondo del cosiddetto “terzo settore”: il volontariato, il non profit, l’impresa sociale. Il sistema ACLI ha oltre 300 fra dipendenti e collaboratori, un centinaio di volontari, 5.300 soci ACLI suddivisi in 29 circoli, 10 circoli Unione Sportiva ACLI con un totale di circa 500 soci. I cittadini che si rivolgono ai servizi ed al- le imprese sociali del movimento sono oltre 50.000 all’anno. Le ACLI sviluppano attività di coinvolgimento e di aggregazione, progetti di integrazione ed iniziative di sviluppo di comunità attraverso i propri circoli (presenze sul territorio), le associazioni tematiche e specifiche (di famiglie, anziani, frontalieri, colf e badanti), l’organizzazione di volontariato (AVAL), l’organizzazione di solidarietà internazionale (IPSIA), il centro interculturale (ArcoIris). Le ACLI sono attivamente presenti in vari ambiti, attraverso i propri servizi e le proprie imprese sociali, per rispondere ai bisogni ed alle esigenze della gente: • formazione e politiche attive del lavoro attraverso l’Enaip, Ente Acli Istruzione Professionale; • assistenza in campo previdenziale, assistenziale e sociosanitario, sportello immigrati e sportello lavoro, sportello mondo colf attraverso il Patronato; • supporto alle famiglie attraverso il Consultorio Giuridico della Famiglia; • assistenza fiscale per la compilazione della dichiarazione dei redditi e degli indicatori della situazione economica (ISEE) attraverso ACLI Service srl; • ristorazione collettiva e scolastica e catering attraverso la Cooperativa ACLIChef; • accoglienza ed ospitalità, servizi socio-assistenziali per anziani attraverso la Cooperativa ACLI Solidarietà e Servizi; • animazione per minori e famiglie, ascolto, orientamento al lavoro, formazione e prevenzione per i giovani, sviluppo di comunità, integrazione scolastica e sociale attraverso la Cooperativa “Questa Generazione”; • turismo sociale per famiglie, anziani e disabili attraverso la Cooperativa Acliturismo. • il risparmio sociale per i soci attraverso la cooperativa Caleidoscopio. Como Cronaca 22 Sabato, 10 marzo 2012 Turismo. Filmato promozionale Sei minuti: Como si presenta al mondo S Il documento, promosso da Palazzo Cernezzi, è stato realizzato dallo Studio Rocker ei minuti dedicati alla città di Como. È la durata del video, prodotto dall’assessorato al Turismo del Comune di Como, e già visibile sul sito www.comoturism.it, che sarà utilizzato come biglietto da visita per la promozione della città nel mondo. Il documento, visibile in italiano o in inglese (ma sono in preparazione anche traduzioni in tedesco, cinese e russo) condensa in pochi minuti il fascino e le bellezze di una città, scrigno d’arte e cultura, regalando suggestive immagini dei suoi monumenti, del suo lago e delle montagne circostanti. «Il filmato – spiega l’assessore al Turismo del Comune di Como Francesco Scopelliti – è la giusta conclusione di “bella” mostra nel corridoio della un cammino compiuto in questi anni Stazione S. Giovanni, la “Card” dall’Amministrazione cittadina sul turistica (realizzata grazie ad una fronte turistico. Un cammino condotto importante sinergia tra partner), cercando di rendere la città più il sito comotourism.it sono solo accogliente e a misura di turista» alcuni dei tasselli di un puzzle «Tra le numerose attività messe in che si è composto in questi anni. campo in questi anni – prosegue Con il coinvolgimento di svariati Scopelliti – si è cercato di concentrare soggetti istituzionali e non, con l’attenzione sulla dimensione la partecipazione delle guide dell’accoglienza. L’assenza di un turistiche si è cercato di creare organizzato sistema di promozione, le condizioni perché il turista si prima del mio arrivo, ci ha imposto la trovasse ben accolto, e perché messa in campo di rinnovate energie se ne andasse con il desiderio su questo fronte. E i risultati sono di ritornare. Alla fine di questo stati premianti: l’apertura di infopercorso ci sembrava, però, point, la distribuzione di materiale mancasse qualcosa. Da qui la scelta informativo, la sostituzione delle vecchie di realizzare un filmato breve ma immagini turistiche che facevano diretto». Un biglietto da visita per Como nel mondo, insomma. Il filmato accompagnerà Como nelle classiche fiere turistiche previste in Europa e nel mondo, ma sarà anche messo in circolazione attraverso il canale televisivo Holiday (in onda su satellite: www. holidaycomo.it.), su youtube e in qualche rete privata. Allo studio anche l’attivazione di una postazione per la sua proiezione continua, sotto il Broletto, nelle ore serali primaverili ed estive. Il video è stato realizzato dallo Studio Rocket srl con il contributo di Dino Morabito, Patrizia Coratella e Serena Tagliabue. ❚❚ Biblioteca comunale. Mostra dal 15 marzo S. Colombano. Abate d’Europa G iovedì 15 marzo alle ore 17.00, presso la Biblioteca Comunale di Como (piazzetta Lucati 1) si terrà l’inaugurazione della mostra documentaria “San Colombano. Abate d’Europa», curata dall’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa e proposta in città dall’Associazione Iubilantes in sinergia con la nuova Associazione Rete dei Cammini. L’iniziativa intende ricordare il santo monaco irlandese, uno dei creatori della comune identità europea, nel 1400° anno del suo passaggio dalle terre lariane e lombarde verso Bobbio, dove fondò l’omonima Abbazia, e presentare il vasto ed interessantissimo quadro del Cammino di san Colombano, potenziale itinerario culturale europeo. Il saluto e l’introduzione saranno curati dagli Enti promotori, la Biblioteca Comunale e l’Associazione Iubilantes. Seguiranno, ad inquadrare il ruolo storico di San Colombano “abate d’Europa” gli interventi di Mauro Steffenini, Presidente del- 25 marzo A Pavia con Mondo Turistico L Culturale “Mondo Turistico”, in ’associazione collaborazione con l’agenzia Karis, organizza per domenica 25 marzo una visita guidata alla città e alla Certosa di Pavia. L’appuntamento è fissato per le ore 8.00 a Como, in Largo Spluga (vicino a Villa Olmo); da qui si partirà con pullman privato verso la città lombarda, dove si dedicherà la mattinata alla visita del centro storico, accompagnati da guida locale. Dopo il pranzo presso un ristorante tipico, nel pomeriggio seguirà la visita guidata alla Certosa di Pavia. L’arrivo a Como è previsto in serata. La quota di partecipazione è di 57 euro per i soci, di 62 euro per i non soci (con minimo 40 partecipanti); di 67 euro per i soci, di 72 euro per i non soci (con minimo 25 partecipanti), compresi: i trasferimenti in pullman privato, l’assistenza di accompagnatore autorizzato, l’ingresso e visita guidata della Certosa e del centro di Pavia, il pranzo in ristorante, l’organizzazione tecnica e il materiale informativo. È esclusa l’assicurazione medico&bagaglio (al costo di 3 euro a persona). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie tassativamente entro il 16 marzo): Karis Events tour operator culturale, via San Gottardo, 49 - 6828 Balerna (CH); cell. +39 349 6913491; e-mail: [email protected]. Il programma dettagliato è pubblicato nel sito www.mondoturistico.it. (s.fa.) la Associazione Amici di San Colombano per l’Europa, e di Mons. Pietro Pratolongo, Direttore dell’Ufficio Cultura e Referente del Progetto Culturale CEI della Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, nonché Docente al Seminario Diocesano di Liturgia e Filosofia. Nell’ambito della mostra sono previsti due ulteriori interessanti momenti di approfondimento sul tema. Venerdì 23 marzo, alle ore 21.00, sempre presso l’Auditorium della Biblioteca Comunale di Como, Iubilantes proporrà un interessante ed insolito approfondimento sul contesto storico e culturale di quel lontano inizio VII secolo, in cui si inseriscono il probabile passaggio di Colombano dalle terre lariane e la importante opera di cristianizzazione compiuta da Agrippino, tredicesimo vescovo di Como. Il quadro storico generale di quel complesso inizio del secolo VII sarà delineato dal prof. Virginio Longoni; esempi e rifles- sioni sulla singolare diffusione del culto di San Colombano lungo le più antiche vie di traffico del nostro territorio saranno invece affidati alla ricercatrice Silvia Papetti che presenterà “La chiesa di San Colombano di Postalesio. Una testimonianza della diffusione del culto colombaniano in provincia di Sondrio”. Sabato 24 marzo, alle ore 16.00 è prevista infine una visita guidata alla mostra a cura di Mauro Steffenini, presidente dell’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa. La mostra rimarrà aperta fino a sabato 31 marzo negli orari della Biblioteca Comunale (lunedì, martedì, giovedì, venerdì dalle 9.30 alle 19.00; mercoledì dalle 9.00 alle 18.00; sabato dalle 14.00 alle 19.00). Tutte le manifestazioni sono ad ingresso libero e gratuito. In occasione dell’inaugurazione e degli incontri sarà possibile acquistare il catalogo della mostra, prodotto dall’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa. (s.fa.) Sulle tracce di S. Francesco nelle lagune L’ associazione culturale Iubilantes propone per il suo “Viaggio di maggio” una tre-giorni (25-26-27 maggio 2012) a Venezia “Sulle tracce di San a San Bernardino Francesco nelle lagune”. da Siena, L’itinerario intende seguire le dall’altra al monumentale tracce della presenza francescana a complesso della Basilica e Venezia, dalla sua prima comparsa del convento dei Frari, luogo agli inizi del secolo XIII nelle lagune privilegiato di splendori nella romita isola di San Francesco aristocratici e di religiosità “di del Deserto fino alla straordinaria stato”. Un’occasione speciale, architettura cinquecentesca della per scoprire una Venezia non chiesa sansoviniana e palladiana di “turistica”, in collaborazione San Francesco della Vigna. Le tappe con ANISA (Associazione intermedie sono costituite da una Nazionale Insegnanti Storia parte dalla chiesa di San Giobbe, che dell’Arte) per l’educazione rimanda ai movimenti pauperistici e all’arte - Sezione di Venezia. Il programma completo è scaricabile dal sito internet: www.iubilantes.it – Programmi 2012. Per informazioni e prenotazioni (entro il 15 marzo): Iubilantes, Via G. Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; fax 031.2281470 e-mail: iubilantes@iubilantes. it; sito internet: www. iubilantes.eu. (s.fa.) Como Cronaca Sabato, 10 marzo 2012 23 Convegno. La realtà di “Villa San Benedetto” di Albese con Cassano P aura, ansia, angoscia, Ricerca in Psichiatria panico e fobie, e (FoRiPsi). Si tratta poi ancora stress, comunque solo di una delle inquietudine e nevrosi innumerevoli benemerenze sono indiscutibilmente di cui la “Villa San la spia di un disagio che Benedetto Menni” di Albese ingloba un ampio reticolo con Cassano è autorizzata di malesseri psichici e a fregiarsi, avvezza com’è a comportamentali caratteristici ricevere riconoscimenti e del nostro tempo, ma che non certificazioni per la qualità essendo equivalenti sarebbe dei servizi da ogni angolo opportuno distinguere con del mondo. Per attenersi rigorosa accuratezza sul alle ultime e più autorevoli piano scientifico, evitando attestazioni, risale al giugno di farli bollire in un unico dello scorso anno il rinnovo calderone linguistico e dell’Accreditamento nozionistico. E’ quanto internazionale “Joint emerso dal convegno “Piccole Commission International” paure”, tenutosi il 29 febbraio (JCI), riservato appunto nei locali della biblioteca a quelle strutture che comunale di Erba, che ha si segnalano per la avuto come protagonisti i funzionalità e l’efficacia dottori Giampaolo Perna, delle iniziative poste in Daniela Caldirola e Tatiana opera. “La nostra missione Torti, esperti nella diagnosi si fonda sull’esigenza di e nella terapia dei disturbi riconoscere e promuovere emotivi e da tempo in la centralità della persona servizio presso la Casa di malata o in condizioni Cura “Villa San Benedetto” di fragilità - dichiara il di Albese con Cassano, direttore generale di Villa uno dei centri più vitali e San Benedetto Mario Ansia, angoscia, panico, fobie, stress, inquietudine, nevrosi. Lo specchio Sesana - sensibilizzando dinamici nel trattamento delle sintomatologie legate al tema il contesto sociale in cui di un disagio profondo. Se n’è parlarlato a Erba il 29 febbraio scorso delle grandi e piccole fobie operiamo e valorizzando del quotidiano. “La paura la competenza e la è un’emozione primaria, professionalità di tutti i quindi una risposta psicofisica che si della paura è quello di attivare i reale emergenza”. Per contrastare la collaboratori”. Centralità della persona attiva di fronte a un pericolo esterno”, ha comportamenti necessari per reagire alla recrudescenza del fenomeno, che negli e servizi di qualità che rendono la Casa, spiegato al pubblico Giampaolo Perna, stimolazione innescata dalla situazione ultimi tempi - anche per la sofferenza appartenente alla Congregazione delle un’esperienza pregressa al San Raffaele di pericolo, essa è utile, positiva e determinata dalla crisi economica Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di di Milano e attualmente primario del persino benefica, come del resto lo e dall’incertezza del futuro che vi si Gesù fondata nel 1881 da San Benedetto Dipartimento di Neuropsichiatria presso sono anche l’ansia e il panico, che fanno accompagna -sta assumendo proporzioni Menni, una delle principali realtà Villa San Benedetto, tra i più accreditati parte del medesimo meccanismo di veramente allarmanti in tutte o quasi assistenziali e sanitarie del territorio ricercatori in ambito internazionale difesa predisposto dalla natura per tutte le classi sociali, dalle parti di Albese lombardo. E non solo, dal momento per quanto riguarda le patologie della le specie viventi. Il problema insorge con Cassano si è pensato di varare il che la fondazione è oggi attiva in sfera emotiva e autore di saggi di solido quando paura, ansia e panico diventano progetto “Fidans”, autentica “officina quattro continenti e venticinque paesi, impianto scientifico, ma non del tutto vere e proprie patologie, cioè reazioni aperta” di studi, riflessioni e interventi con oltre duecento centri operativi per “addetti ai lavori”, come “Le emozioni emotive esagerate, incontrollate e sulla prevenzione e la lotta ai disturbi e una “copertura” di ventimila posti della mente” (2004), “Psicofitness” immotivate, nel qual caso danno luogo da stress, finalizzata alla promozione complessivi. Cifre ragguardevoli sotto (2007), La formula dell’intelligenza” alle fobie propriamente dette, vale a dire del benessere mentale in accordo con le ogni profilo, a testimonianza di un (2008) e il recentissimo “Fobie” (2011). all’ansia generalizzata e agli attacchi indicazioni elaborate dalla Fondazione successo consolidato e di lunga durata. “Se dunque il significato biologico di panico senza preavviso e senza Internazionale per il Sostegno della SALVATORE COUCHOUD Oltre le paure... è Laura Bordoli la candidata sindaco del Pdl S arà Laura Bordoli la candidata alla poltrona di sindaco di Como per il Centro Destra in vista delle prossime elezioni amministrative. Le primarie in seno al Pdl svoltesi lo scorso fine settimana, che hanno portato al voto 3405 comaschi, l’hanno vista affermarsi su Sergio Gaddi, con oltre 400 voti di vantaggio: 1943 contro i 1483 di Gaddi. È lei, dunque, il candidato scelto dalla base di centro destra per concorrere alla poltrona di sindaco, così come qualche mese fa la base del centro sinistra aveva optato per Mario Lucini come sua guida. “Ringrazio tutti i cittadini – il suo commento “a caldo”. È stato un grosso risultato per noi e per il partito. Hanno votato moltissime persone senza tessera e questo dimostra il risveglio della cittadinanza”.Tra gli altri candidati alla conduzione della città, al momento noti, anche il leghista Alberto Mascetti, Mario Pastore (Fli), Donato Supino (Federazione delle Sinistre), Salvatore Ferrara (Forza Nuova) e gli esponenti di liste civiche: Pietro Vierchowod – ex giocatore del Como - il notaio Francesco Peronese, Alessandro Rapinese, Emanuele Lionetti e Roberta Marzorati o, in alternativa a quest’ultima, Mario Molteni. Sabato 10 marzo Visita a Brienno, SS. Nazario e Celso, con “Mondo Turistico” L’ Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per sabato 10 marzo una visita guidata alla parrocchiale dei SS. Nazario e Celso e alla chiesa della Madonna del Ronco a Brienno. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Brienno, sul sagrato della chiesa dei SS. Nazario e Celso, lungo la vecchia Via Regina che attraversa il paese (possibilità di parcheggio nei pressi della galleria sud). Brienno è uno degli splendidi paesi che si specchiano nel ramo sud occidentale del Lario, un vecchio nucleo di case abbarbicate alla roccia che, a luglio 2011 ha subito il disastro di ben sette frane. A Brienno, oltre ai caratteristici vicoli antichi, si trova una parrocchiale ricca di storia e di opere d’arte, la chiesa di S. Vittore (forse la più antica del Lario) e la chiesa della Madonna del Ronco, posta in splendida posizione panoramica vicino al Cimitero. La visita guidata partirà della parrocchiale poi continuerà, attraverso il paese, fino alla Madonna del Ronco. La quota di partecipazione è di almeno 8 euro; la somma raccolta sarà devoluta al “Comitato di soccorso per Brienno”. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 0344.30060; 339.4163108; e-mail: [email protected]. Como Cultura Sabato, 10 marzo 2012 25 Due vescovi longobardi di Como: Gausoaldo e Adeodato Grazie agli studi di Giampiero Bognetti qualche novità sull’ordine cronologico con cui sono registrati i due presuli N ella serie tradizionale sono il ventitreesimo e il ventiquattresimo, dopo i vescovi santi, i primi con nomi germanici: primo sarebbe stato Deusdedit, parente del re Liutprando,che l’avrebbe favorito con la donazione della Corte di Bellinzona, nel 721, e poi con quella delle ossa dei Santi Proto e Giacinto martiri, da lui deposte in S.Carpoforo. Dopo di lui sarebbe venuto Gausoaldo. Ma ora grazie agli studi di Giampiero Bognetti, che ha “letto” e spiegato l’epitaffio di Gausoaldo e tutte le sue implicazioni, si è propensi ad invertire l’ordine cronologico dei due vescovi. Gausoaldo, che infatti ebbe una parte significativa nel Sinodo che pose fine alla penosa questione dei Tre Capitoli negli ultimi anni del settimo secolo, verrebbe prima. Nell’epitaffio si può leggere tra l’altro che questo vescovo precedette o guidò i confratelli nell’Urbe dell’Apostolo per confermare il “dogma”, cioè per ratificare di fronte al pontefice le risultanze del Sinodo di Pavia tenuto nel 698. Si legge pure che era nato da nobile famiglia, figlio di un personaggio dal nome che sembra longobardo (ma in questo punto la lapide è mutila), e che entrò a far parte del clero su impulso dei parenti. Se c’è una differenza fortissima di qualità formale e sostanziale tra questo epitaffio e quello ben noto del predecessore Agrippino, di circa cent’anni prima, ce n’è pure tra questo e quello dell’ immediato successore Deusdedit. Qui si trova addirittura lo svarione grammaticale (un genitivo singolare) e il testo è ridotto anche sul piano dell’impianto retorico: rimane la buona sostanza, cioè che questo vescovo (“sacer procerus”), anche lui, ha creato un’istituzione per i poveri, in cui si osservi la regola della pura devozione per i frequentanti. E’ possibile che si trattasse di un chierico longobardo altolocato, forse legato alla Corte regia di Pavia: certo procurò a Como le reliquie dei due santi martiri romani, Proto e Giacinto, che avrebbero segnato nei secoli seguenti la storia culturale della città, anche sul piano tradizionale e figurativo. Mario Longatti Epitaffio di Gausoaldo vescovo di Como I santi Proto e Giacinto nell’altare trecentesco della Cattedrale (incisione del 1620) Quando l’altare era ancora intatto 26 Sabato, 10 marzo 2012 Como Cronaca Caritas Vertemate e Minoprio La spesa, nel segno della carità I Un percorso di formazione l tutto è partito da una proposta avanzata qualche mese fa da don e un’iniziativa concreta, Ezio Morcelli al gruppo Caritas con la raccolta di cibo, della comunità pastorale formata a sostegno del servizio dalle parrocchie di Vertemate e Minoprio (accompagnato dal curioso di distribuzione alimentare Il prossimo appuntamento è in nome “Teominprimaverteo”) di dei Frati di Cermenate. pensare a iniziative da realizzarsi in programma venerdì 9 marzo, alle ore Quaresima, nel solco della funzione La raccolta domenica 25 21, in oratorio a Minoprio. Relatrice pedagogica che Paolo VI inserì nel sarà Daniela Roveda, coordinatrice del mandato della Caritas. Il risultato è stata l’organizzazione Centro di Ascolto Caritas di Lomazzo. Si approfondiranno di tre serate, il 2, 9 e 16 marzo, in grado di mettere a fuoco compiti del Centro di Ascolto, al quale fanno riferimento temi di stringente attualità, come lo scollamento fra la le parrocchie della ex zona pastorale Bassa Comasca, uno Caritas e le proprie comunità, e l’esigenza di maggior degli strumenti più importanti della Caritas diocesana. collaborazione fra le diverse dimensioni di cui ciascuna Ultimo appuntamento in programma venerdì 16 marzo, comunità è composta (temi dibattuti alla recente XI sempre alle ore 21, in oratorio a Vertemate. Relatore sarà Assemblea Diocesana della Caritas del 18 febbraio frate Andrea Bizzozero, padre guardiano dei Frati Minori scorso). Spunti da cui partire per poi muovere verso di Cermenate. L’intervento si collegherà al progetto che il argomenti più focalizzati, come il Centro di Ascolto di gruppo Caritas ha inteso proporre il 25 marzo per aiutare Lomazzo e l’attività svolta dai Frati Minori di Cermenate il servizio di distribuzione alimentare da tempo gestito in collaborazione con il Centro di ascolto stesso. Il tutto dalla Fraternità francescana di Cermenate. Di che cosa collegato ad un progetto che si completerà domenica 25 si tratta? I poveri ci vivono accanto, sono sempre più marzo. Il primo incontro, che ha avuto luogo lo scorso prossimi a ciascuno di noi! La crisi economica che stiamo venerdì 2 marzo, ha avito come relatore Luigi Nalesso, vivendo colpisce anche attraverso la perdita del posto di operatore della Caritas diocesana. Quale il ruolo della lavoro. Per molte famiglie questo significa la perdita di Caritas in questi difficili tempi di crisi? Perché dovremmo ogni certezza, il piombare in una situazione in cui anche modificare il nostro stile di vita? Sono gli interrogativi ai provvedere al cibo diventa problematico. Lo dimostra quali si è cercato di dare risposta nel corso della serata. l’aumento costante delle razioni alimentari distribuite dai Frati Minori di Cermenate: nel 2010 sono stati distribuiti 7388 pacchi alimentari. «È indispensabile assicurare la continuazione del servizio – spiegano alcuni volontari di “Teominprimaverteo” - contribuendo a rifornire costantemente la distribuzione alimentare gestita dai Frati. Alcune parrocchie della nostra zona lo stanno facendo da tempo. Per questo abbiamo deciso di farci coinvolgere in prima persona e di coinvolgere le nostre comunità. Abbiamo pertanto deciso di chiedere a tutti di fare la spesa per chi ne ha più bisogno. Serve latte a lunga conservazione, zucchero, scatolame (legumi, tonno), pasta, riso, olio di oliva, salsa di pomodoro. Domenica 25 marzo sarà possibile portare la spesa, nell’orario delle Sante Messe, presso le chiese di Vertemate e Minoprio. I prodotti raccolti verranno inscatolati e subito consegnati, a cura del gruppo Caritas con l’aiuto dei ragazzi della catechesi, al convento di Cermenate. Domenica 1 aprile daremo conto dei risultati ottenuti. Contiamo e speriamo nella partecipazione di tutti». Un servizio prezioso, nel segno della carità, per contrastare la crisi. Per informazioni: Luigi Gatti, 031900335; Angela 031-887191. ❚❚ Gli scorsi 3 e 4 marzo. Numerosi i fedeli presenti Tanta fede a Maccio per la Madonna delle Armi S ono stati due giorni di intensa partecipazione, quelli trascorsi al Santuario della Santissima Trinità Misericordia di Maccio, con l’arrivo dalla Calabria della “Madonna delle Armi”. Il 3 e 4 marzo scorsi una moltitudine di fedeli, arrivati da tutta la Lombardia, e dalle regioni del nord, ha preso parte alle celebrazioni eucaristiche in onore della Madonna proveniente dal Santuario di Cerchiara. Sono arrivati anche dall’estero: c’era pure una famiglia di “cerchiaresi” provenienti dall’Inghilterra per la devozione alla “Madonna Delle Armi”. Per molti è stata anche l’occasione per salutare amici che magari non si vedevano da tanto tempo, perché impossibilitati dall’età o dalla malattia, a recarsi nei propri luoghi d’origine. Certamente è stata una decisione coraggiosa, quella di padre Domenico Cirigliano, rettore del Santuario di Cerchiara, a portare nella Diocesi di Como la Madonna delle Armi, a testimonianza che la Madonna vuole sempre bene ai suoi figli “ovunque dispersi”. E sono tanti i fedeli provenienti dalla Calabria, che vivono stabilmente da diversi decenni nella nostra provincia e nella nostra regione. Il pellegrinaggio, organizzato dalla “Fondazione Santa Maria delle Armi” in occasione dei solenni fe- steggiamenti per il trentacinquesimo anniversario del ritrovamento della Sacra effige della Madonna Delle Armi - a seguito di un furto avvenuto nel 1977 - ha previsto anche la presenza nella chiesa parrocchiale di San Raffaele Arcangelo nel quartiere di Trullo in Roma. L’evento si è concluso mercoledì 7 in Vaticano con la benedizione del Santo Padre. E’ stato commovente vedere tanta gente, uomini, donne, e tanti giovani che si asciugavano le lacrime davanti alla pietra che porta l’effige achirotipa della Madonna con in braccio Gesù Bambino. Tanti conoscevano già la “Madonna delle Armi” per essersi recati al Santuario situato sul monte Sellaro, alle pendici del massiccio del Pollino, che dal 1450 custodisce questa effige. Molti, che l’hanno vista per la prima volta, sono rimasti colpiti dall’immagine sacra su quella pietra che nessuna mano umana avrebbe potuto mai realizzare. Ma è anche la consapevolezza che la Madonna manifesta la sua presenza nei modi e nei luoghi più impensati alla mente umana. Ottima l’organizzazione di questa “due giorni” voluta e gestita da un comitato appositamente costituito, presieduto dall’ing. Pietro De Paola, (che non ha potuto essere presente a causa della morte del cogna- to), al quale è andato un vivo ringraziamento. La disponibilità del parroco del Santuario di Maccio e dell’amministrazione comunale di Villa Guardia a collaborare con il comitato, Lucino Rinnovamento nello Spirito Santo S i avvisa che l’adorazione eucaristica “Roveto Ardente” promosssa dai gruppi “Rinnovamento nello Spirito” e rinviata a causa della neve, si terrà sabato 10 marzo alle ore 20,45 presso la chiesa parrocchiale S. Giorgio di Lucino. hanno consentito una perfetta gestione di tutte le celebrazioni. Ma ciò che più è emerso, è stato il vedere tantissime persone accomunate dalla fede, prova ne è la massiccia presenza alle Celebrazioni Eucaristiche. Partecipata e seguita la processione per le vie del paese alle ore 15,00 di domenica 4 e la Santa Messa solenne che ne è seguita alle 16.00 presieduta da mons. Flavio Feroldi e concelebrata dai sacerdoti della parrocchia di Maccio e dal rettore del Santuario, padre Domenico Cirigliano. Come ci ha ricordato il “cerchiarese” Tonino De Paola, che vive a Ferrara, dove svolge la professione di medico, “più che l’incontro di tanti calabresi, sparsi per le regioni del nord Italia, si tratta dell’espressione di una fede per la Madonna (ovunque e comunque si manifesti), e della Chiesa di Cristo, che è, e rimane radicata in tanta gente, prova ne è la presenza qui a Maccio”. Le presenze alle celebrazioni sono state molto numerose tant’è che si stima abbiano partecipato alla S. Messa delle ore 18.00 di sabato dalle 400 alle 500 persone, mentre alla Santa Messa di Domenica pomeriggio erano più 800 le persone in chiesa e più di un centinaio erano ancora fuori, sul sacrato. Francesco Mascolo Santuario del Soccorso di Ossuccio Pellegrinaggio delle Merlettaie I l gruppo “Amici del Tombolo!” di Griante organizza, per domenica 18 marzo, il 15° pellegrinaggio delle Merlettaie al Santuario della Madonna del Soccorso di Ossuccio. Il programma prevede: ore 10.15 ritrovo presso la Prima Cappella e saluti, ore 10.30 salita del Sacro Monte, ore 11.20 S.Messa al Santuario con offerta dei pizzi e benedizione dei tomboli, ore 12.30 pranzo tradizionale presso la Trattoria al Santuario. Il celebre santuario barocco è preceduto da 14 cappelle contenenti le figurazioni dei Misteri del Rosario. La Prima Cappella, l’Annunciazione, raffigura la casa della Madonna in stile lombardo del ‘600 e oltre a un letto con lenzuola bordate di merletto vi è affrescato anche un tombolo con pizzo: per questo il Gruppo ‘Amici del Tombolo’ di Griante ha scelto la Madonna del Soccorso quale sua patrona ed organizza annualmente questo appuntamento di preghiera.È sempre gradita l’offerta di un pizzo, per canestri o banco-vendita pro restauri. Anche quest’anno verrà realizzato un ricordo della giornata: un “Fusello profumato” disponibile dietro un’offerta minima di 4 euro cadauno. Il ricavato andrà a favore dell’associazione no-profit “Amici dei Bambini e delle Mamme di Makoua”, fondata dal francescano P. Arcangelo Zucchi da Mandello Lario (recentemente scomparso). È gradita comunicazione del numero dei partecipanti. Per la prenotazione del pranzo è necessario comunicarne il numero esatto entro giovedì. Per ulteriori informazioni ed iscrizioni tel. 0344-40288. Approfondimenti Sabato, 10 marzo 2012 27 Cento anni fa nasceva don Ghetti “Baden” Fu tra i principali animatori dello scoutismo lombardo nel dopoguerra. Si guadagnò il soprannome di “Vescovo di Codera” D on Andrea Ghetti, un prete milanese di grande spiritualità e spirito di sacrificio, che con la nostra Diocesi ha avuto un particolare rapporto legato al movimento scout per il quale ha dedicato con tantissimo amore grandi energie. Nasce a Milano l’11 marzo 1912, nel pieno della guerra italo-turca. Siamo dunque al centenario. Proprio all’inizio della adolescenza incontra lo Scoutismo, allora nei primi anni di vita in Italia. Entra nel Reparto dell’ASCI Milano XI. Passato appena un anno, a maggio del 1928, la scure della dittatura fascista si leva per uccidere questo movimento che aveva il Era nato a Milano l’11 torto di formare persone libere. Di fronte a questa situazione, il Papa Pio XI chiese marzo 1912. Con alla associazione scoutistica cattolica di le Aquile Randagie autosciogliersi. Era molto più dignitoso che essere sciolti per una legge iniqua da un segnò una delle pagine regime totalitario. In quell’ora dolorosa, epiche della storia ci fu a Milano un gruppo di Capi guidati del roverismo da Giulio Cesare Uccellini che proposero di continuare clandestinamente le attività scout. Furono le Aquile Randagie. E tra i primi ci fu Andrea Ghetti con suo fratello Vittorio. Si apriva un cammino non privo di difficoltà che continuò fino alla liberazione, al termine della Seconda Guerra Mondiale. Intanto Andrea frequenta l’Università e si laurea in filosofia il 30 ottobre 1935, senza indossare, come era obbligatorio, la camicia nera fascista. Insieme, però, aveva individuato la sua strada: diventare prete. Fu ordinato nel marzo 1939 e venne destinato subito al Collegio Volta di Lecco. In questa città incontrò don Teresio Ferraroni, professore, educatore, animatore di movimenti. Un altro prete milanese “combattente”: sarà anima delle Acli e dello Scoutismo femminile. Poi don Ghetti passò a Milano, insegnante di storia e filosofia al Collegio San Carlo e di religione al Liceo Manzoni, dove, tra gli alunni, c’era Diego Coletti. A Milano fu attivissimo con le Aquile Randagie. La fortuna gli fece conoscere uno degli angoli più incantevoli del lago di Como: Colico, Montecchio Sud. Nascosto. Un vero paradiso naturale; un territorio ancora “vergine”. Un succedersi di prati, di boschi, di pozze dove sui bordi, d’estate spuntano le ninfee. Un grande terreno disteso sulla riva del Lago, riparato sul lato della strada statale 36 da un “muraglione” naturale. Appartenente alla famiglia Osio-Nogara, un cui figlio era alunno di Baden, che ospitò le Aquile Randagie. Un angolo sicuro per le attività clandestine. Fu come un seme le cui radici attecchirono in profondità. Colico divenne il terreno di campo per eccellenza dello Scoutismo Cattolico Italiano. Da lì volgendo lo sguardo a Nord, ci si incontra con la Val Chiavenna. Appena alzati gli occhi ecco apparire la Val Codera. Le Aquile Randagie scoprirono la Val Codera e la fecero scoprire ed amare da tutta l’Italia scout. Lassù si vissero attività memorabili che continuarono nel tempo e lo sono ancora ai nostri giorni. Nacquero nei bivacchi delle Aquile Randagie alcuni fra i canti scout più dolci e forti. Finita la guerra, don Ghetti – il cui “totem” era “Baden” –quasi omaggio al fondatore - si dedicò con tutta l’anima alla rinascita dello Scoutismo, a Milano, in Lombardia, in tutta Italia. Scout, fu prete scout. A Lui si deve in particolare la fisionomia dell’’ultima parte del cammino formativo scout: il Roverismo per giovani dopo i sedici anni. Così come un grandissimo impegno perché il messaggio scout si fondesse con il messaggio cristiano vivendo a fondo la ecclesialità. Fino al 1960 fu assistente regionale della Associazione. Divenuto parroco di Santa Maria del Suffragio a Milano ritenne la cura del suo gruppo, il Milano 1. Grande attenzione dedicò ai campi scuola per i Capi e inventò i Campi scuola per gli Assistenti ecclesiastici scout che sempre portò a Codera. Per questa Valle, dove si sale solo a piedi, che ha conosciuto tanta povertà, don Ghetti ha nutrito un affetto tutto particolare. Conosceva tutta la gente, attento ai problemi, che affrontava con a fianco il fratello Vittorio, medico. Ci fu qualcuno che lo soprannominò “il vescovo di Codera!”. Baden morì in Francia, a Tours, il 5 agosto 1980, mentre era al campo – “in Route” – con il suo Clan di rover, in seguito a un incidente automobilistico. La Famiglia scout lo ricorda con riconoscenza. don Titino Pastorale universitaria. Abolire il valore legale della laurea? Che cosa ne pensate? Dite la vostra Liberalizzare? Perché no? N Il governo Monti intende abolire il valore legale della laurea. Quali prospettive si aprono? Pubblichiamo, a cura dell’Equipe di Pastorale universitaria un primo intervento sulla questione sperando che possa essere il primo fra tanti. Basta scrivere all’indirizzo della pastorale. Forza! ufficiouniversita@ diocesidicomo.it, www.facebook.com/home.php Don Andrea Messaggi e l’equipe di Pastorale Universitaria egli ultimi giorni l’università è tornata al centro del dibattito pubblico. A suscitare un rinnovato interesse è stata soprattutto la proposta avanzata all’interno dell’esecutivo Monti di abolire il valore legale della laurea. Non che si tratti di una proposta nuova, tant’è che il primo ad avanzarla fu Luigi Einaudi, che già nel 1947 scriveva: «Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogni ordine di scuole, dalle elementari alle universitarie, noi non avremo mai libertà di insegnamento; avremo insegnanti occupati a ficcare nella testa degli scolari il massimo numero di quelle nozioni sulle quali potrà cadere l’interrogazione al momento degli esami di stato. Nozioni e non idee; appiccicature mnemoniche e non eccitamenti alla curiosità scientifica ed alla formazione morale dell’individuo. (…) Sono vissuto per quasi mezzo secolo nella scuola; ed ho imparato che quei pezzi di carta che si chiamano diplomi di laurea, certificati di licenza valgono meno della carta su cui sono scritti. Per alcuni il giovane vale assai di più di quel che sta scritto sui pezzo di carta od, almeno, del pregio che l’opinione pubblica vi attribuisce; ma “legalmente” l’un pezzo di carta è simile ad ogni altro e la loro contemplazione non giova a chi deve fare una scelta tra coloro che offrono se stessi agli impieghi ed alle professioni» (da Scritti di sociologia e politica in onore di Luigi Sturzo, 1947). Come metteva già bene in luce Einaudi, tutto quello che va nella direzione di introdurre una maggiore libertà nel nostro sistema universitario italiano, spesso troppo ingessato da una burocrazia inutile (e costosa), imbrigliato da mille lacci e lacciuoli è da guardare con attenzione e con interesse. Certo, l’abolizione del valore legale del titolo di studio non risolverà come per magia i problemi dei nostri atenei; così come non sono ancora ben chiare le modalità per attuare un simile provvedimento. Sul punto, un tema centrale per non rendere vane queste spinte riformiste è rappresentato dalla messa in opera di un adeguato ed efficace sistema di valutazione dei nostri atenei (ed in questo l’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca, potrà giocare un ruolo fondamentale). La prospettiva tracciata appare ancor più interessante se raffrontata alla situazione del nostro Paese, dove abbiamo grandi poli universitari (decine di migliaia di studenti iscritti, numerosi corsi di laurea presenti nell’offerta formativa, eccetera) e atenei invece di piccole dimensioni; università che possono puntare ad essere dei centri di eccellenza a livello internazionale ed altre invece che sono comunque in grado di fornire una buona formazione didattica di base (solo per qualche esempio, dal punto di vista della popolazione studentesca più del 55% delle università italiane ha meno di 20.000 studenti e solo sei università hanno più di 60.000 studenti: la Sapienza di Roma conta circa 130.000 iscritti e quella del Molise non arriva a 10.000). Muoversi nella direzione di una differenziazione del nostro sistema universitario (come auspicato tra l’altro da un recente studio della Fondazione Agnelli) significa infatti innanzitutto prendere atto di un dato della realtà, senza inventarsi nulla. Le nostre università, infatti, sono già diverse tra loro: ognuna di esse ha le sue peculiari caratteristiche, con i propri punti di forza e di debolezza. Una liberalizzazione anche nel mondo universitario, quindi? Perché no? Porre in essere strumenti di differenziazione, valorizzando le capacità e le risorse di ciascuno dovrebbe essere un primo modo per innescare quel circolo virtuoso da tante parti invocato. Vi potranno così essere dipartimenti che avranno come mission di perseguire l’eccellenza della ricerca e dell’insegnamento, altri che privilegeranno la ricerca applicata e le funzioni di impresa, università che vorranno misurarsi e competere a livello globale per conquistare i primi posti nei ranking internazionali e altre più strettamente legate al territorio. Ciascuno dovrà essere valutato sul terreno sul quale ha scelto di misurarsi. Questo potrebbe essere l’inizio di un percorso volto ad innescare un “circolo virtuoso” che, in un gioco al rialzo, responsabilizzi da una parte le nostre università a dare “il loro meglio” e dall’altra metta al centro gli studenti che, come già avviene oggi sempre più di frequente, non potranno più accontentarsi di una scelta a buon mercato (per comodità, vicinanza…), ma saranno spinti a scegliere dove effettivamente quel corso di studi che vogliono intraprendere è fatto meglio. A questo punto occorre vedere se alle parole seguiranno dei provvedimenti concreti. Francesco Magni, presidente del CLDS (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio) 28 Sabato, 10 marzo 2012 Valli Varesine Canonica Valli del Verbano. Stanziati 318 mila euro La Regione Lombardia per il dissesto idrogeologico A Cittiglio l’intervento riguarderà la zona sovrastante la località Ghetto U Cittiglio: P. Civile al lavoro opo la pausa natalizia e l’impegno nei giorni del “grande D freddo” con interventi d’emergenza per liberare alcune zone del paese dalla neve, la squadra di protezione civile di Cittiglio riprende la propria attività di presidio ed intervento sul territorio comunale andando a completare alcuni interventi avviati in autunno e lasciati in “stand-by” nei primi due mesi del 2012. Proprio la scorsa settimana, infatti, i volontari disponibili, si sono ritrovati per due uscite nella parte bassa del torrente San Giulio – il corso d’acqua che attraversa tutta Cittiglio, scendendo dalla valle di Vararo, per poi gettarsi nel fiume Boesio – e terminare la pulizia delle sponde dalle sterpaglie e dalle piante che negli anni erano cresciute nell’alveo, ostruendo in parte il letto del torrente e determinando un potenziale rischio idraulico in caso di eventuali piene. Con il lavoro di due mezze giornate gli uomini della protezione civile hanno provveduto a decespugliare rovi ed arbusti e ad abbattere le piante troppo invasive in modo da pulire completamente il corso d’acqua che oggi risulta essere libero da ogni sorta di intoppo vegetale. Un bel lavoro che testimonia l’importanza di avere sul territorio volontari attenti alle situazioni e sensibili alle esigenze del paese e del suo territorio. n finanziamento di 318.500 euro assegnato dalla Regione Lombardia alla Comunità Montana Valli del Verbano e da una compartecipazione dei Comuni interessati pari a 57.500 Euro permetterà di intervenire tra breve lungo il pendio meridionale del Sasso del Ferro in Comune di Cittiglio (Zona cascate) e sui versanti lungo il rio delle Pianelle a Gavirate. Lo stanziamento si inserisce nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) che prevede una misura specifica per la prevenzione e sistemazione del dissesto idrogeologico. A Cittiglio l’intervento interesserà la zona sovrastante la località Ghetto, dove il nubifragio dello scorso 5 agosto 2011 aveva causato notevoli danni con frane e trasporto a valle di grossi quantitativi di detriti. I lavori si concentreranno lungo la strada consorziale delle Fontanelle e consisteranno nel taglio della vegetazione morta, rimozione del materiale e consolidamento del fondo con posa di soglie in pietrame. Saranno anche ripristinate le murature cadute lungo la strada realizzati argini in pietrame e ricavate aree di contenimento sfruttando la morfologia del terreno in loco. I lavori saranno eseguiti secondo i dettami delle opere di ingegneria naturalistica con l’obiettivo di evitare il rischio di accumulo di detriti naturali sui versanti che generano a lor volta problemi alla viabilità forestale e allo scorrere delle acque. “Interventi come questi – sottolineano in comunità montana - sono necessari e doverosi per tutelare la montagna e la fragilità del suo ambiente naturale”. A.C. La scomparsa di don Sergio Croci L unedì 5 marzo, è morto in ospedale a Varese, dove era stato ricoverato d’urgenza durante la notte, don Sergio Croci, sacerdote operante nell’unità pastorale di Canonica – Duno – Rancio – Cassano – Ferrera. Dopo un malore occorso nella serata di domenica ed un primo ricovero a Cittiglio don Sergio era stato trasportato a Varese per intervento chirurgico dal quale, però, non si è più ripreso. Era nato a Bedero Valcuvia il 25 settembre 1946 e ordinato sacerdote a Como nel 1972. Come incarichi era stato vicario ad Abbadia Lariana (1972 – 82), a Cadorago sino al 1985 e, successivamente, in val d’Intelvi e in Valtellina. Dal 2006 al 2009 è stato parroco di Brinzio e Cabiaglio per poi trasferirsi come collaboratore a Canonica dove ha assunto servizio nell’unità Pastorale che unisce le parrocchie del fondovalle. Ha sempre sofferto per problemi di salute, ma il ricordo che lascia è legato al suo sorriso bonario e all’accoglienza che riservava a chi incontrava, con cui scambiava sempre volentieri un saluto e due parole conviviali. Disponibile alle varie necessità pastorali, ha svolto il suo ministero sacerdotale sino all’ultimo, avendo celebrato tutte le S. Messe che gli erano state affidate per la mattina di domenica 4 marzo. Non è riuscito, invece, a celebrare l’ultima messa della sera perché già non stava bene. In ospedale ha voluto ricevere l’estrema unzione e, subito dopo, ha ringraziato i confratelli sacerdoti che nel frattempo erano accorsi – per la loro vicinanza. Un grazie detto col cuore ma anche con discrezione, quasi volesse scusarsi con loro per il disturbo procurato. Il Rito funebre è stato celebrato in San Lorenzo a Canonica mercoledì mattina dal vescovo Coletti attorniato da tanti altri sacerdoti della valle e alla presenza di tanta gente che ha voluto essere ancora una volta vicina a don Sergio per dirgli, nella preghiera, un Grazie riconoscente. (a.c.) Testimonianze. Dal vicariato di Canonica L’incontro con famiglie e fidanzati N ell’ultimo giorno della sua Visita Pastorale, il Vescovo ha chiesto di incontrare il “Gruppo Famiglia” e i fidanzati che stanno seguendo il percorso di preparazione al matrimonio. Dopo aver ascoltato le brevi presentazioni dei due gruppi, mons. Coletti, con la simpatia e la “vivacità” che lo contraddistinguono, ha fatto due brevi discorsi. Il primo per spiegare le ragioni che hanno portato la Diocesi a volere un “percorso di preparazione al matrimonio” e non più un “corso prematrimoniale”: il desiderio di permettere alle coppie di fidanzati di interrogarsi sulla scelta che si apprestano a fare in modo serio, per far sì che la coppia di sposi sia il più possibile pronta a vivere “bene” il matrimonio, perché, a detta dello stesso Vescovo: ”non vi meritate nulla di meno!”. Il secondo lo ha rivolto alle famiglie, esortandole a continuare il percorso iniziato, consapevoli dell’importanza che rivestono nella società e nella Chiesa e sempre più consci che solo confrontandosi e “stando insieme”, in un clima di semplicità e convivialità, si possono superare le sfide che la società di oggi impone. Poche parole semplici, ma sentite, che personalmente mi hanno convinto ancora di più dell’importanza del cammino fin qua compiuto e delle scelte fatte, felice della vicinanza (almeno spirituale) e dell’affetto di questa grande “guida”. Solo un rammarico: vedere il Vescovo dispiaciuto per non potersi fermare a condividere la cena con tutti noi a causa di alcuni impegni che lo aspettavano in Diocesi. Ma, come si dice, sarà per la prossima volta… Il racconto della visita pastorale anche a pagina 13 Incontro con il mondo del lavoro I l Vescovo mons. Diego Coletti ha incontrato venerdì 20 gennaio 2012 gli imprenditori del nostro vicariato presso la Modecor, azienda leader di decorazioni per pasticceria, gelateria, panetteria e industrie dolciarie, a Cuvio. Diversi i rappresentanti delle imprese che hanno partecipato all’incontro in cui hanno avuto modo di conoscere personalmente il Vescovo con il quale ci sono stati diversi scambi di opinione circa i temi ricorrenti sulle problematiche del lavoro. Ecco alcune testimonianze: Silvana dello “Studio Stalletti s.r.l.” di Rancio Valcuvia: “Ho partecipato all’incontro del vescovo Mons. Diego Coletti con il mondo del lavoro in qualità di rappresentante di una piccola azienda dei nostri paesi. L’incontro si è svolto in modo molto pratico e in termini di concretezza, partendo dalle realtà lavorative di ognuno, verso le quali mons. Diego ha mostrato interesse, oltre a conoscenze precise delle problematiche attuali che sconvolgono alcuni settori. Nello specifico è stato interessante cogliere nelle parole del Vescovo e dei partecipanti l’importanza del valore umano e sociale del lavoro; anche se l’aspetto che più mi ha interessato è stata l’attenzione volta al mondo giovanile e alla preparazione auspicata per loro perché i giovani possano essere costruttori fattivi e fruitori dei cambiamenti lavorativi che inevitabilmente si stanno verificando”. Sondrio Cronaca Sabato, 10 marzo 2012 29 Sondrio. La scorsa settimana la filosofa, docente presso l’Ateneo del San Raffaele, è intervenuta nel capoluogo valtellinese in merito a un argomento delicato e dibattuto La De Monticelli sul «fine vita». «N essuno può decidere per me sulla fine della mia vita». Con questa frase esplicita Roberta De Monticelli ha sintetizzato il senso della sua riflessione riguardo al disegno di legge sulla Dichiarazione anticipata di trattamento, il cosiddetto Testamento biologico. La filosofa, docente di Filosofia della persona presso l’Università Vita - Salute San Raffaele di Milano, ne ha parlato durante la conferenza che si è svolta lo scorso 19 febbraio, a Sondrio. Organizzato dalle Associazioni Siro Mauro e Rigoberta Menchù, l’incontro è stato innanzitutto l’occasione per presentare il suo ultimo libro: “La questione civile”, il cui filo conduttore è stato da lei riassunto nella frase di Immanuel Kant riportata nell’introduzione “Se la giustizia scompare, non ha più alcun valore che uomini vivano sulla terra”. Nel corso della conferenza, De Monticelli ha ripercorso la trama del suo saggio, per definire i concetti filosofici di giustizia, libertà e bellezza, attraverso il pensiero di Platone, Aristotele, Immanuel Kant, Simon Weil, Norberto Bobbio. Tutto questo per argomentare la sua denuncia della «catastrofe etica» che segna il nostro Paese, in un degrado civile concretamente visibile nello «sfregio del paesaggio, cui hanno concorso le amministrazioni di ogni colore». La dissipazione del patrimonio comune, ha spiegato De Monticelli, è anch’essa questione di giustizia, perché è una lesione dei diritti di tutti. La filosofa ha ricordato che in Kant il diritto è concepito come l’insieme delle condizioni che consentono alla libertà di ognuno di accordarsi alla libertà degli altri, con lo scopo di consentire a ognuno la sua “fioritura”. Con i necessari limiti, dunque, che ognuno deve porre alla propria libertà. Che ne è stato in questo senso della giustizia e della libertà in Italia? Segnato da «abusi, soprusi, corruzione, prescrizioni, opportunismo, disonestà, con una rappresentanza politica che ha saputo svendere la legalità e i diritti in cambio dei favori, in un sistema che ha visto il fallimento dei partiti, rivolti non più a un’azione di governo, ma solo all’organizzazione del consenso», il nostro Paese non può apparire che ingiusto e illiberale. E se una «parte ha vissuto nella perfetta omologazione con la maggioranza politica che ha votato», un’altra parte «ha distolto gli occhi, ha taciuto rimuovendo la sofferenza». Ne è conseguita «la depressione che produce insensibilità e indifferenza», in una «virtuale morte dell’anima». Ecco, dunque, la necessità di un risveglio che può avvenire solo se recuperiamo il senso dell’indignazione, che è «diverso dalla rabbia e dal rancore, perché è la reazione emotiva a un torto non tanto fatto a se stessi, quanto fatto a chiunque». Indignarsi vuol dire «ribellarsi a questo degrado rimettendo il cittadino e la sua coscienza al centro della vita sociale». è la necessità inderogabile per contrastare «l’erosione di speranza, di coraggio, di slancio creativo che riduce in cenere i nostri giorni» e che, forse, «riduce anche la crescita del nostro Pil». Come ha scritto Albert Einstein, ha ricordato la filosofa, «il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare». La “Dichiarazione di fine vita”, De Monticelli l’ha inquadrata nella visione del diritto fondato sui concetti di libertà e giustizia di matrice kantiana. Ne deriva quello che lei ha definito il «carattere liberticida» del disegno di legge Calabrò, attualmente fermo in parlamento, che mette lacci al testamento biologico fino al punto di renderlo inerte, invalidando il diritto alla libertà che ognuno ha di decidere riguardo alla fine della propria esistenza terrena. Perché se «il diritto alla vita deve essere tutelato, altra cosa è trasformarlo, per legge, in dovere, altra cosa è essere costretti contro la propria volontà». La nostra Costituzione, ha ricordato la filosofa, ammette il diritto morale e giuridico di rifiutare i trattamenti sanitari, quando si è in condizioni di poter scegliere. Il Testamento biologico deve, dunque, porsi a garanzia di questa stessa possibilità. A questo ragionamento, la Chiesa pone un’obiezione fondata sul riconoscimento che la “vita resta del Creatore” e che, dunque, il principio di autodeterminazione non può essere accettato. De Monticelli risponde che tale obiezione non può diventare materia di legge in uno stato laico, perché è una “verità” non accessibile a chiunque, ma solo a chi condivide una certa tradizione teologica, che va “da Maritain a Il punto di vista della filosofa è di grande spessore culturale e civile, ma vede solo un pezzo del problema. Nessuno, e men che meno la bioetica cattolica, mette in discussione la sacralità della libertà di scelta individuale, nel fine-vita o in qualsiasi altro momento del suo arco temporale: non vorremmo, però, che l’insistenza monocorde sulla libertà di autodeterminazione finisca per azzerare tutti gli altri fattori rilevanti in campo, a cominciare dalla dignità della vita umana – anche quando è debole, malata, anziana, disabile – e dal dovere di solidarietà che incombe sulla comunità civile nei confronti di chi versa in queste condizioni. Allo stesso modo è più che giusto, di fronte alla vertiginosa crescita del potere tecnologico della medicina, allertare la vigilanza contro il rischio dell’accanimento terapeutico: purché questo non diventi il salvacondotto per sdoganare forme più o meno larvate di abbandono terapeutico, cioè di eutanasia (omissiva). Allo stesso modo il diritto (costituzionale) di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, anche proporzionato, non equivale affatto al dovere (morale) di rimanere inerti e fintamente rispettosi (o addirittura collaboranti) di fronte al proposito di chi – certo per solitudine, disperazione o eccesso di dolore fisico – intende rinunciare a vivere. Come si vede, le dimensioni del problema sono ben più ampie di quelle prospettate dalla De Monticelli. In tal senso è assai sbrigativo definire “liberticida” il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico, in discussione al Parlamento; per quanto sul suo conto si possano legittimamente nutrire alcuni dubbi (che contiamo di esprimere in un prossimo intervento su queste pagine). Da ultimo: basta con questa trita e stucchevole contrapposizione fra “etica laica” ed “etica cattolica”! Uno schema culturale vecchio di due secoli, da cui proprio non riusciamo a staccarci! L’inviolabilità della vita umana è un valore “laico”, prima che “cattolico”. Così pure è “laico” rifiutare un argomento perché non convince – e ne ha uno migliore –, ma non perché proviene da una tradizione teologica o religiosa. Chiedo aiuto ad Habermas. E prima ancora a Voltaire. don ANGELO RIVA La situazione di Sondrio C’è un calo nei matrimoni I matrimoni sono in calo a Sondrio. Lo dimostrano i dati diffusi dai quotidiani locali nei giorni scorsi e che, dal 2009, mostrano anche un graduale aumento dei riti civili rispetto alle celebrazioni religiose. Nel 2009 i matrimoni in città sono stati 85, 44 civili e 41 religiosi; nel 2010 si è scesi a 69, con 39 in comune e 30 in chiesa; 60 matrimoni in totale nel 2011 con 39 civili e 21 religiosi. Dei 39 riti civili dello scorso anno, 29 sono stati celebrati dal vicesindaco Michele Iannotti che ha offerto un commento della situazione. «Mi pare che il dato più significativo sia la diminuzione generalizzata dei matrimoni – evidenzia –, perché al di là che i riti civili abbiano superato quelli religiosi è il totale che è in netto calo. Immagino che dipenda dal fatto che i giovani rimangono sempre più tempo in famiglia anche a causa delle difficoltà economiche. Scegliere di sposarsi non avendo un lavoro fisso (per quelli che ce l’hanno) o una casa non è così semplice». Ad osservare la situazione è intervenuto anche l’arciprete, monsignor Marco Zuabiani. «Il calo del numero dei matrimoni – spiega il sacerdote – dipende in generale da tre fattori dei quali il primo è certamente il calo demografico. Se ormai da anni nascono meno persone, è ovvio che ce ne siano meno che possano sposarsi. Il secondo motivo è quello della crisi economica per la quale i giovani faticano ad avere una casa e un posto di lavoro che offra sicurezza per il futuro. Non meno importante anche il terzo motivo che è, oggi, l’aumento delle convivenze proposte dalla società come un valore». Per quanto riguarda l’inversione di tendenza nella scelta tra matrimonio religioso e civile, col prevalere di quest’ultima possibilità, don Marco non fatica a trovare un motivo. «Il cambiamento dipende – afferma – da una disaffezione dalla vita cristiana. Le nostre comunità, che sono composte da bambini e anziani, vivono un abbandono della fascia giovanile». Ma i motivi sono anche altri, di carattere sociale. «Certamente è venuta meno – spiega l’arciprete – una scelta di sposarsi fatta solo per tradizione o per compiacere i familiari, ma è aumentata la consapevolezza di una scelta che è impegnativa». In questo senso, don Marco tiene a ricordare i percorsi di preparazione al matrimonio cristiano attivati dalla Diocesi. «Il valore fondamentale di questi percorsi – precisa – è il contatto con la comunità cristiana per sottolineare il valore comunitario del Paolo VI ad Angelo Scola». Diverrebbe, dunque, imposizione ingiusta e illiberale se applicata anche a chi non la condivide. MILLY GUALTERONI ■ Regoledo Quaresimale 2012 matrimonio come sacramento». C’è poi un altro aspetto che a volte emerge tra le difficoltà che si presentano per la scelta del matrimonio in chiesa, ovvero l’idea che comporti delle grandi spese. «I sacramenti sono gratuiti – ricorda don Marco – e basta un’offerta, non ci sono tariffe. Quello che costa semmai è il contorno». E molte volte è proprio la cornice che fa scegliere agli sposi il luogo del matrimonio. Per quelli religiosi, infatti, la “location” preferita è la chiesa della Sassella, dove è permesso sposarsi alle coppie delle parrocchie di Sondrio, in quanto – spiega l’arciprete – «si tratta di una chiesa dove normalmente si celebra l’Eucaristia domenicale. Gli sposi indubbiamente la scelgono perché risponde alle esigenze di grandezza e bellezza per la celebrazione. È ovvio che ci si preferisca sposare in una chiesa più piccola e raccolta dove gli invitati non si disperdono come in una grande quale la Collegiata». Anche tra chi sceglie il rito civile ci sono luoghi preferiti: l’80% opta per villa Quadrio, mentre sono meno gettonati la stüa del sindaco, Palazzo Pretorio e castello Masegra, il cui uso prevede il versamento di un contributo. ALBERTO GIANOLI I vicariati di Colico, Morbegno e Talamona, propongono una serie di incontri comuni per il Quaresimale che si svolgeranno presso la sala teatro “Beato Piergiorgio Frassati” di Regoledo con inizio alle ore 20.45. Il prossimo incontro si svolgerà mercoledì 14 marzo: “La chiamata dei discepoli e la giornata di Cafarnao” (Mc 1,16-39). Relatore: don Marco Cairoli. ■ Sondrio Missionari martiri Sabato 24 marzo, alle ore 21.00 nella cappella dell’Istituto “Pio XII”, si svolgerà la veglia di preghiera in occasione della ventesima Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri da tema “Amando fino alla fine”. ■ Valmalenco Formazione catechisti «Come si diventa cristiani oggi e la nostra catechesi»: questo il tema che sarà affrontato il 25 marzo a Chiesa Valmalenco su proposta del Vicariato di Sondrio. Il programma prevede: accoglienza alle ore 9.00 e lancio del tema, Santa Messa alle ore 10.00, incontro con don Battista Rinaldi, pranzo offerto dalla parrocchia, laboratorio e preghiera conclusiva alle ore 16.00. Iscrizioni entro il 18 marzo telefonando a don Ferruccio (333.4211260) o a suor Imelda (0342.453728). L’iniziativa è aperta anche agli altri Vicariati. Sondrio Cronaca 30 Sabato, 10 marzo 2012 Colico. Sabato 10 marzo Francesco Gesualdi, del “Centro Nuovi Modelli di Sviluppo”, apre il percorso di formazione promosso dal Centro Missionario Diocesano per sensibilizzare sui temi del consumo critico e responsabile. Impegno politico e stili di vita “C’ come la necessità di consumare prodotti migliori. Manca, invece, una visione politica più ampia. Per questo è necessario un salto di qualità con il passaggio da una dimensione individuale ad una collettiva. Questo lo si riscontra anche nell’incapacità dei vari gruppi e movimenti, spesso legati ad ambiti ristretti, di lavorare insieme ed incidere concretamente nelle scelte che riguardano le grandi questioni internazionali, dall’economia all’ambiente”. è solo una strada per poter continuare a vivere bene o, forse, addirittura meglio, avendo a disposizione meno: è la strada della condivisione, della solidarietà, del riscoprirsi comunità a partire dalla famiglia, dai gruppi, dalle parrocchie”. È questa la ricetta contro la crisi di Francesco Gesualdi, anima del Centro Nuovo Modelli di Sviluppo, che sabato 10 marzo porterà la sua testimonianza all’oratorio di Colico, alle 15.30, nell’incontro “Impegno politico e stili di vita per un futuro di civiltà”. L’appuntamento, rivolto in particolare ai gruppi missionari della diocesi, è promosso dal Centro Missionario Diocesano. Allievo di don Milani alla scuola di Barbiana, Gesualdi, è oggi uno scrittore impegnato nella sensibilizzazione dei singoli e, soprattutto, delle comunità verso nuovi stili di vita orientati al consumo critico e alla maggior sobrietà. Da anni vive in una piccola comunità (formata da tre famiglie) nel comune di Vecchiano, in provincia di Pisa, dove è attivo un centro di documentazione che si occupa di squilibri sociali e ambientali. In vista dell’incontro di Colico gli abbiamo rivolto alcune domande. Che senso ha oggi parlare di nuovi modelli di sviluppo? “Di fronte all’attuale crisi, che non è solo finanziaria ma anche sociale ed ambientale, appare chiara l’esigenza di ripensare l’intero sistema in cui viviamo. Questi sono interrogativi che toccano la vita famigliare, chiamata ad adottare nuovi stili di vita, ma anche la società nel suo insieme. Una società che non deve mirare tanto alla crescita quanto a riscoprire il senso del limite”. Guardando al modo in cui si cerca di uscire dalla crisi, non si nota un Suore di Mese T orna a vivere la Casa di Riposo, a Mese, dell’Istituto Pie Figlie della Sacra Famiglia di Mese. Dopo una lenta ma progressiva riduzione del numero degli ospiti e le preoccupazioni espresse dalla Madre superiora Serena Dell’Anna, in una lettera aperta, pubblicata sul notiziario edito dall’associazione “Amici Casa Sacra Famiglia di don Primo Lucchinetti”, che esprimevano incertezza sul futuro della Casa presente all’interno dell’Istituto, la collaborazione intrapresa con l’associazione “Il Focolare di Santa Maria di Loreto” di Lanzo d’Intelvi (Como) ha ridato vigore all’assistenza degli ospiti presenti all’interno della Casa, che oggi raggiunge il numero cambio di prospettiva. C’è il rischio di sbattere nuovamente contro il muro? “Certamente, gli organismi internazionali, come l’Unione Europea, si stanno dimostrando incapaci di far fronte alla crisi perché mancano degli strumenti politici e finanziari per intervenire. è necessario ristrutturare il modo di produrre e di consumare per garantire a tutti il diritto di vivere dignitosamente”. In che modo? “Le strade da perseguire sono molte: penso in particolare per quanto riguarda la produzione alla green economy con lo sviluppo dell’energie rinnovabili, la prospettiva del riciclo e del riutilizzo. Penso all’adozione di strumenti critici di consumo, alla riscoperta delle economie locali, ma più in generale credo si debba ripensare alla concezione stessa del lavoro, andando verso forme di riduzione e ridistribuzione degli orari e limite autorizzato dall’Asl per la struttura e ha altre richieste in lista d’attesa. Due erano le alternative prospettate da suor Serena: trovare una nuova forma di gestione per continuare nell’opera avviata dal fondatore della casa don Primo Lucchinetti o chiudere, dato che le Suore di Mese, devono oggi fare i conti con un’età media avanzata e la carenza di nuove vocazioni. Di fronte a questa necessità la Congregazione, mediante l’intervento della Curia di Como, ha preso contatti con realtà associative esterne, competenti nella condizione di case di riposo, siglando poi una convenzione sperimentale per l’anno in corso con l’Associazione “Il Focolare”. «Dopo i primi incontri con le Suore abbiamo avviato una prima collaborazione. La casa si è riempita in poco tempo e a metà dicembre avevamo già raggiunto il numero dei carichi di lavoro. Dall’altra parte occorre pensare a forme di fiscalità progressive per far fronte ad una società sempre più diseguale e a riqualificare la spesa pubblica, oltre gli sprechi”. A Colico incontrerà gruppi che sono attivi nelle nostre parrocchie. Quale contributo può arrivare in questo senso dalle comunità cristiane? “È necessario prima di tutto fare maggior informazione, portando all’attenzione i problemi che la gente vive ogni giorno. Pensiamo ad una questione attuale come quella dell’immigrazione: credo che tutti siano concordi nel ritenere che ciascuno deve avere il diritto di vivere nel proprio Paese, nella propria casa. È una questione di giustizia su cui i cristiani non possono che essere concordi, ma poco sappiamo dei motivi che spingono queste persone a partire, sulle ingiustizie che, spesso, stanno alla base di questi fenomeni. Bisogna partire da qui per aiutare le persone ad uscire dai luoghi comuni, introducendo riflessioni più ampie sugli squilibri esistenti al mondo e riscoprendo il senso di giustizia”. Alcune di queste posizioni sono sostenute da anni da diversi gruppi: penso al commercio equo-solidale, ai Gruppi di Acquisto Solidale ecc. A volte, però, si ha la sensazione che queste realtà si chiudano in se stesse, siano in sostanza autoreferenziali e non riescano a produrre un reale cambiamento… “Il rischio di chiudersi in una nicchia esiste e credo sia dovuto principalmente alla mancanza di consapevolezza politica. Spesso ho la sensazione che molte delle persone che partecipano a questi gruppi lo facciano semplicemente per rispondere a problemi personali, Lei sottolinea l’importanza di riscoprire la condivisione. È realmente questa la strada? “Se siamo in dieci e abbiamo dieci litri di benzina è meglio metterli in una macchina sportiva da due posti o in un pulmino da dieci? In un periodo di difficoltà, in cui le risorse a nostra disposizione diminuiscono, se vogliamo vivere tutti bene – un benessere che non si misura solo con i consumi ma sia un benessere affettivo, spirituale ed intellettuale – è necessario imparare a condividere, diventando più solidali. Questo vale per tutti i livelli: dalla famiglia agli enti locali, fino al sistema globale”. MICHELE LUPPI limite di 25 ospiti», spiega Gianluca Mazzoleni direttore dell’associazione Il Focolare. È stata quindi posta in essere una convenzione, sentite tutte le autorità competenti, che ha portato anche all’assunzione di personale residente in loco. «Il nostro staff è composto da 16 dipendenti tra infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali e personale ausiliario, coordinati dalla caposala Mara Guidi, oltre ad un consulente dell’associazione, tutti molto motivati». «Abbiamo rinnovato, conclude Mazzoleni sulla vicenda casa di Riposo, alcuni ambienti e provveduto all’acquisto di materiale infermieristico. Gli ospiti della Casa di Riposo dislocati nell’edificio su tre piani, ricevono poi le attenzioni e il sollievo delle suore, che conducono vita religiosa nel Convento e continuano l’assistenza secondo lo spirito originario della loro Congregazione» - conclude Mazzoleni. DAVIDE TARABINI Sondrio Cronaca Sabato, 10 marzo 2012 31 Mostra sulle Madonne vestite: continua il successo L’apertura dell’esposizione è stata prolungata e si sono svolti diversi incontri per conoscere i dettagli della ricerca di Francesca Bormetti. La scorsa settimana un incontro sugli abiti delle Madonne e sui loro tessuti. L o studio e la mostra sulle Madonne vestite stanno riscuotendo davvero un grande interesse, tanto che l’apertura dell’esposizione di Sondrio è stata prolungata per altre due settimane. Nel frattempo proseguono le iniziative correlate, perché varie comunità di Cirillo Ruffoni (Chiuro, Ponte, Gerola, Poschiavo…) hanno desiderato conoscere nei dettagli, dall’autrice Francesca Bormetti e dagli studiosi locali, le vicende che hanno riguardato le loro statue; altre parrocchie lo faranno in seguito. Il fenomeno stesso, inoltre, presenta numerose sfaccettature, il cui approfondimento non finisce mai di rivelare aspetti sorprendenti, soprattutto se a guidare l’analisi sono degli esperti come Piera Antonelli (al lavoro nella foto in alto), Gianluca Bovenzi e Chiara Francina. Nell’incontro che i tre relatori hanno tenuto martedì 28 febbraio, nel Salone dei Balli del Credito Valtellinese, l’attenzione si è focalizzata sugli abiti delle Madonne e sui loro tessuti. «Quando sono venuta al museo – ha esordito la restauratrice Piera Antonelli – sono rimasta affascinata dalla bellissima atmosfera che vi regnava, perché le statue avevano portato dai loro paesi quell’alone di venerazione che le ha sempre circondate. Il mio compito è stato quello di attuare gli interventi più necessari per l’esposizione al pubblico, dato che alcuni manufatti non erano mai stati né puliti, né restaurati. Il lavoro è avvenuto nei locali del museo; solo tre pezzi sono stati portati a Milano per dei restauri conservativi». La relatrice ha quindi illustrato nei particolari i lavori da lei compiuti sui vari abiti per togliere la polvere, per distendere le pieghe dei tessuti, per «far rinvenire i pizzi», per lavare le sottovesti. Solo in alcuni casi, come per il particolarissimo vestito di lana della statua di Madonna dei Monti, è stato necessario intervenire con il rattoppo di buchi o la riparazione di parti mancanti. Il rapporto fra i tessuti utilizzati per gli abiti civili e per i paramenti liturgici è sempre stato molto stretto, come ha illustrato Gianluca Bovenzi. Anzi, per comprendere il carattere degli abiti usati per le Madonne bisogna partire proprio dalla moda e dalle consuetudini del tempo. Ciò vale soprattutto per un vestito, come quello di Delebio (nella foto a sinistra), che era stato effettivamente utilizzato da una nobildonna del Settecento e poi donato alla Vergine. Allora si richiedeva un girovita molto stretto (l’abito di Delebio è di soli 43 cm!). Per ottenere simili misure, le donne dovevano ingabbiarsi in busti strettissimi, perchè (si pensava) non doveva essere l’abito ad adattarsi al corpo, ma proprio il contrario; non si mirava quindi alla comodità, ma all’effetto spettacolare che il vestito produceva. In alcuni casi, invece, come per le statue di Pedesina e di Caspano, gli abiti e i ricami sono stati realizzati esclusivamente per la Vergine. Sul rapporto fra sacro e profano ha sviluppato ulteriori considerazioni Chiara Francina, che lavora per la Fondazione Antonio Ratti di Como, un’istituzione sorta come efficienza energetica: un convegno di ersaf Venerdì 9 marzo alla Camera di Commercio di Sondrio. Sondrio Castel Masegra è di proprietà del Comune M ercoledì 7 marzo, con una storica firma presso la sede dell’Agenzia del Demanio a Milano, è stato siglato l’accordo con il quale lo Stato si impegna a cedere al Comune di Sondrio la proprietà di Castel Masegra. Si tratta di una cessione storica, la prima di questo tipo in Lombardia e una delle poche in tutta Italia. L e nuove opportunità del fondo Kyoto e la riqualificazione energetica degli edifici in montagna saranno al centro del convegno “Riqualificare edifici in montagna: efficienza energetica e sviluppo locale”, che si terrà venerdì 9 marzo dalle ore 10 presso la Camera di Sondrio Conoscere il Brasile attraverso padre Giorgio L’ Associazione “Sondrio – São Mateus: A dança da Vida”, nata per sostenere il gemellaggio del Comune di Sondrio con São Mateus, propone un incontro pubblico per raccontare l’esperienza di padre Giorgio Callegari, domenicano, protagonista degli ultimi drammatici e complessi decenni della storia brasiliana. Durante la serata – che si terrà a Sondrio venerdì 16 marzo alle ore 21 presso la Sala Vitali del Credito Valtellinese – porteranno la loro testimonianza: Umberta Colella Tommasi, autrice del libro La rabbia e il coraggio. Frei Giorgio Callegari. In cammino tra i popoli dell’America Latina (Venezia, Marcianum Press 2012), Anna Maria Maresca Gabrieli, dell’associazione Amici della “Colonia Venezia” e l’attrice Mira Andriolo, che leggerà brani del diario di padre Giorgio. Il domenicano Giorgio Callegari è stato un esempio di generosità e coraggio. Recatosi in Brasile nel 1966, poco dopo l’instaurazione della dittatura, si è subito profondamente immerso nella durissima realtà di quel periodo, scontando con la prigione, la tortura e la persecuzione la sua fedeltà al Vangelo. semplice collezione di tessuti antichi e diventata poi museo e prestigioso centro di studi. Fino al Settecento, per i paramenti liturgici venivano usati i medesimi tessuti impiegati nella confezione degli abiti civili. Il criterio della scelta era la preziosità, con la differenza che, in ambito religioso, il lusso non era sinonimo di sfoggio, ma era indice di devozione e di rispetto per le cose sacre. Con il movimento neogotico dell’Ottocento si è avuta invece una ripresa dei simboli utilizzati nel Medioevo, in particolare del colore bianco, simbolo della purezza, utilizzato per l’abito della Madonna e successivamente per i vestiti delle spose. L’eco suscitata dalla mostra, si diceva, è stata notevole. Lo dimostra non solo l’episodio curioso che un negozio di Milano ha esposto dei manichini chiaramente ispirati a quelli delle nostre Madonne, ma soprattutto il fatto che Banca Intesa, nei suoi annuali interventi a favore dell’arte, ha deciso di promuovere il restauro completo del vestito della statua di Torre (nella foto sotto). È la prima volta che l’attenzione di questa banca viene rivolta ad un oggetto d’arte valtellinese. Commercio di via Piazzi 23 a Sondrio. Organizzato dall’Ersaf nell’ambito del progetto AlpHouse, l’incontro vedrà la partecipazione delle Regione Lombardia e Veneto e della Regione Autonoma Valle d’Aosta e sarà occasione di un interessante scambio di esperienze. In rappresentanza della nostra provincia, Angelo Bongio di Confartigianato Sondrio presenterà “Il progetto RACEM, Rete Artigiana per la Casa Efficiente in Montagna”, e Gianfilippo Colasanto dell’associazione Eco Energy, “Un Polo per l’efficienza energetica in Valtellina”. È possibile scaricare il programma e iscriversi alla mattinata compilando il modulo sul sito www.ersaf.lombardia.it. In contemporanea, fino al 9 marzo, presso la Galleria del Palazzo della Provincia, si tiene la mostra “Ripensare l’architettura alpina tradizionale: idee e progetti di riqualificazione energetica”, che resta aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.00 Pi. Me. Sondrio Sondrio - Mossini Un ciclo di incontri sul Libro di Giobbe Un pranzo per sostenere padre Gianni Nobili L a Libreria San Paolo di Sondrio propone un ciclo di incontri biblici a partire da venerdì 9 marzo. A confronto con il Libro di Giobbe il tema degli appuntamenti nel corso dei quali sarà proposta una lettura guidata a cura di don Battista Rinaldi. Gli incontri si svolgeranno, come detto, a partire da venerdì 9 e proseguiranno il 16, il 23 e il 30 marzo, con inizio alle ore 18, presso la casa delle Suore di Santa Croce in via Cesare Battisti 29. Per informazioni è possibile rivolgersi alla Libreria nella sede di via Piazzi, oppure contattare lo 0342.213567. L’ Associazione “Dukorere hamwe - lavoriamo insieme” domenica 11 marzo organizza un pranzo per padre Gianni Nobili, missionario comboniano a Bondo, in Congo. Alle ore 12.30, nei locali della parrocchia San Carlo di Mossini verrà servito il pasto che costituirà un’occasione per coordinare ed organizzare la cooperazione con padre Gianni. I fondi raccolti (il costo dell’iscrizione al pranzo è di 15 euro per gli adulti e di 10 euro per bambini fino a 14 anni) verranno devoluti interamente al sacerdote, da destinare per le necessità e le emergenze. Si parlerà della Missione in Congo e verranno proiettate delle diapositive. Per partecipare è necessaria la prenotazione telefonando a Fides (340.0049153), Ivana (338.6189125), Mariangela (342.1380161) o Giancarlo (347.8546950) Chi desidera approfondire la conoscenza delle attività di padre Gianni può visitare il sito web www.panespezzato.it. Sondrio Cronaca 32 Sabato, 10 marzo 2012 Berbenno. Nei giorni scorsi, l’alpinista Oreste Forno ha presentato nel suo paese natale il suo ultimo libro: “L’Altra Montagna - Quella che porta più in alto delle cime”. Sulle cime per cercare Dio O reste Forno, uno dei più forti alpinisti valtellinesi di ogni tempo, nei giorni scorsi ha presentato anche nel paese natale di Berbenno in Valtellina il suo ultimo libro, L’Altra Montagna - Quella che porta più in alto delle cime. Con la semplicità che lo distingue, ha proiettato e confrontato due filmati: uno, riguardante la salita all’Everest, conquistato – dopo il drammatico soccorso al compagno Fausto De Stefani, colpito da edema cerebrale – da Leopold Sulovsky e da Battistino Bonali il 17 maggio 1991, salendo la temibile parete nord per il Great Couloir. Nel secondo, L’Altra Montagna, ha raccontato l’itinerario che l’ha condotto dalla montagna classica degli alpinisti a quella scoperta negli ultimi anni come rispondendo a una chiamata. Con immagini stupende ha rievocato le imprese che lo videro protagonista dapprima sulle Alpi, poi sempre più in alto e più lontano, obbedendo a quel pungolo interiore che lo spingeva a dover compiere imprese che gli dessero il gusto dell’affermazione di sé, di essere più bravo degli altri, come lui stesso ha dichiarato. Nell’83 è in Alaska sul McKinley; nell’84 sul Peak Lenin nel Pamir russo; nell’85 sullo Shisha Pangma, dove cade in un crepaccio, vede la morte in faccia, ma è salvato dai compagni; l’anno successivo scala le più alte vette delle Ande, discendendole con gli sci; nell’88, realizza il sogno del primo ottomila sul Cho Oyu; dopo altre imprese minori, nel ‘91 guida la memorabile spedizione sull’Everest. Al ritorno, sposa Ombretta. Seguono nuove affascinanti scalate, come quella sull’inviolata parete ovest del Makalu, ma ormai Oreste sente che quel modo di andare in montagna non è più il suo: «Tutto – scrive Oreste Forno – sembrava essere stato preparato apposta per me. Per dirmi che anch’io avrei potuto cercare Dio nelle bellezze del Creato... Era come se Dio mi stesse tendendo la sua mano». ■ Morbegno Un incontro con IRFF Giovani in Moldavia Il progetto IRFF Giovani in Moldavia, un’opportunità significativa per i giovani di vivere un’esperienza all’estero attraverso l’IRFF, Associazione che opera sul territorio della provincia di Sondrio e all’estero, raggiunge la sua terza edizione. L’iniziativa, nata dal progetto “Io ci sono!”, promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato L.A.VO.P.S. di Sondrio, nel 2010, che proponeva esperienze di volontariato all’estero ai giovani, ha visto quattro giovani nel 2010, poi cinque nel 2011 raggiungere la Moldavia. Allo scopo di promuovere queste attività di incontro tra giovani di diverse nazioni, IRFF organizza un incontro pubblico dal titolo “Un’esperienza per crescere!”, che si terrà venerdì 9 marzo alle 20.30 presso il Museo Civico di storia naturale. richiede sforzi sovrumani ed ha visto morire già troppi alpinisti, tra cui amici molto cari. Nel ‘96 guida un’ultima spedizione al Lila Peak, ma non raggiunge la vetta: è troppo pericoloso e a trattenerlo è il pensiero del figlio che sta per nascere. Si accontenta di salire ai piedi della cima per fotografare il K2. «Avevo provato l’ebbrezza dell’alta quota, la rarefazione dell’aria quando si superano gli 8000 metri – scrive ora nel prologo – ero stato alpinista e “leader” in diverse spedizioni. Sulle montagne più alte avevo lottato duramente, imparato ad amare la fatica, a vincere la paura; avevo sofferto, gioito, pianto, trovato l’amicizia e perso chi credevo amico. Ormai ero convinto che la montagna mi avesse dato tutto: invece non mi aveva ancora dato la cosa più importante». Ora il suo modo di andare in montagna è cambiato: non sale più per il gusto della conquista della vetta e dell’avventura, o per suscitare ammirazione, ma per «Cercare Dio sulle cime». E questo richiede una modalità differente: «la cima non poteva più essere quella “toccata e fuga” che aveva caratterizzato la mia vita d’alpinista, bensì un posto in cui fermarmi ad aspettare, ad ascoltare. Solo in quel modo, con la luce dei tramonti, la solitudine della sera, il mistero delle stelle che avrebbero vegliato su di me, la notte e l’aurora di un nuovo giorno, Dio mi si sarebbe rivelato. Lo speravo e allo stesso tempo ero pieno di fiducia». Tutto era cominciato una bella mattina del luglio 2002 alle cascate dell’Acqua Fraggia, dove aveva incontrato un gruppo di suore che cantando ringraziavano Dio per la bellezza incomparabile del luogo: tutto «sembrava essere stato preparato apposta per me. Per dirmi che anch’io avrei potuto cercare Dio nelle bellezze del Creato... Era come se Dio mi stesse tendendo la sua mano». È il principio del cammino attraverso cui, di ascensione in ascensione sulle montagne di casa, avviene anche l’ascensione del suo spirito con un profondo cambiamento interiore. Non più l’orgoglio, anche comprensibile, delle grandi conquiste, ma la capacità sempre più raffinata di guardarsi dentro nella solitudine degli spazi infiniti delle vette, sospeso tra cielo e terra, negli ultimi bagliori dei tramonti, nell’incanto delle notti stellate, nell’accendersi delle albe. Nel silenzio e nella quiete di questa vastità, tutto parla di Dio e del suo amore e la contemplazione si scioglie nella preghiera che aveva dimenticato da decenni. Ora le insidie e i pericoli della montagna non hanno il sapore della sfida, ma fanno affiorare nell’anima le figure dei figli – «Pensai per un momento alla loro fragilità, al loro bisogno d’amore e al diritto di avere un padre, e li immaginai come fiori sbocciati a primavera che, improvvisamente, possono cadere nel gelo di un ritorno dell’inverno» –, il dolore di Ombretta e, molti anni prima, quello dei suoi genitori al vederlo partire, senza sapere quando e se sarebbe tornato. Ma ciò che più colpisce è il coraggio con cui Forno si scopre davanti al lettore, quasi in una confessione, per renderlo partecipe del decisivo incontro con quel Dio che sempre gli è rimasto accanto, persino quando lui lo aveva rinnegato. Vinte anche le ultime resistenze, eccolo riconoscere che tutto è dono, «dono di Chi, dall’alto – commenta nella Prefazione il vescovo Busti –, ti sa indicare la strada della vera vita e la percorre silenzioso al tuo fianco. Tutto, allora, viene ad assumere il proprio, vero significato: dalle persone di famiglia che danno corpo all’amore più pervasivo e profondo, alla scoperta della natura come abitazione di pace per tutti, alla passione per il silenzio che si fa parola di verità, alla fraternità paziente capace di comporre diversità e ingiustizie». a cura di PIERANGELO MELGARA ■ L’europarlamentare valtellinese in Israele Discorso di Provera alla Knesset M issione in Israele per il vicepresidente della Commissione affari esteri del Parlamento europeo, Fiorello Provera, che lo scorso giovedì 1 marzo ha avuto l’onore di parlare alla Knesset, il parlamento israeliano. Durante il suo viaggio, accompagnato da un rappresentante del governo regionale della Samaria, nella zona centrale del Paese, Provera si è recato presso l’abitazione nella quale proprio un anno fa furono trucidati i cinque membri della famiglia Vogel, i genitori e i tre figli, da due terroristi islamici: una strage che ha colpito duramente il popolo ebraico. Nel suo discorso a Gerusalemme Provera si è soffermato sui rapporti tra l’Unione europea e Israele, sui quali pesano antichi pregiudizi che boicottano e discriminano ingiustamente un Paese all’avanguardia in campo medico, scientifico, tecnologico e agricolo. Nell’occasione ha presentato ai parlamentari israeliani la neonata Fondazione per l’Europa della Libertà e del- la Democrazia, di cui è stato eletto presidente: «Attraverso questa fondazione vorremmo lavorare insieme per migliorare la cooperazione in Europa – ha detto Provera –. Le porte sono aperte: siamo pronti ad ascoltarvi e ad affrontare con voi la sfida di far riconoscere Israele quale alleato dell’Unione europea». L’europarlamentare ha concluso il suo discorso con un riferimento diretto alla minaccia di un nuovo Olocausto che viene dall’Iran, a torto sottovalutata, che il popolo d’Israele non può ignorare, nonostante abbia già pagato un prezzo troppo alto. Durante la visita, Provera ha incontrato i maggiori esponenti politici dello Stato d’Israele: il presidente della Knesset, Reuven Rivlin, il ministro degli Interni, Eli Yshai, il ministro dell’Informazione e della Diaspora, Yuli Edelstein, il viceministro degli Esteri, Danny Ayalon, la deputata Lia Shemtov, il governatore della Regione della Samaria, Gershon Mesika, i capi della tribù beduina Al Krinawi. Sondrio Cronaca tre giorni biblica per i vicariati di grosio e tirano Un gruppo di giovani ha vissuto tre intense giornate a Teglio, con la guida di don Roberto e don Michele. G li universitari ed i giovani lavoratori dei Vicariati di Tirano e di Grosio hanno trascorso le giornate dal 2 al 4 marzo in ritiro, presso il convento delle Suore Angeliche di S. Paolo a Teglio. Hanno voluto accogliere una proposta impegnativa per prepararsi alla Pasqua di quest’anno, dedicando un intero fine settimana alla lettura, ascolto e meditazione della Passione Sabato, 10 marzo 2012 33 secondo il Vangelo di Giovanni, affrontato in tre momenti, uno per giornata. Il sabato sera è stato proiettato il film di Benigni La tigre e la neve, come riflessione sulla “follia” dell’amore pieno ed incondizionato, ad esemplificazione del rapporto fra Gesù e la Chiesa. La presentazione della Parola, curata da don Roberto Seregni, vicario di Tirano, e da don Michele Gini, diacono nella stessa Parrocchia, era seguita da momenti di riflessione personale e di condivisione. I giovani hanno così vissuto momenti intensi, di contemplazione del volto di Dio attraverso la Parola. Le riflessioni proposte non miravano a cogliere i risvolti etici del Vangelo, ma a ritrovare il Padre, andare al cuore. Il ritiro, chiamato Tre giorni Biblica, è stato proposto dalla Commissione Giovanile Intervicariale ed è stato condotto da don Roberto e don Michele con uno stile adatto ad un gruppo di giovani: accanto alla serietà ed impegno necessari per un incontro con Dio, non sono mancati momenti di svago e divertimento. (Lu. S.) Livigno. Gli ospiti del Centro Diurno Disabili hanno realizzato un’intervista ai quattro profughi dalla Libia che il Comune del piccolo Tibet accoglie dallo scorso giugno. Dalla Libia alla scoperta della neve I “giornalisti” speciali del Centro Diurno Disabili di Livigno Chiara, Flavia, Nella e Daniele hanno realizzato un’intervista a Daouda, Toumani, Ali e Moussa, i quattro ragazzi profughi dalla Libia che il comune di Livigno accoglie da giugno 2011. Le prime domande sono state rivolte da Chiara: Perché siete scappati? Daouda: «Io mi chiamo Daouda e ho vent’anni, il mio paese d’origine è il Mali. Mio padre era in Libia a lavorare ed io l’ho contattato perché volevo farlo tornare a casa, ero preoccupato, ma lui non ha accettato di rientrare in Mali e mi ha mandato dei soldi affinché io finissi gli studi. Io quei soldi li ho usati per raggiungerlo in Libia. È stato questo il motivo per cui ho lasciato il mio paese. Siamo arrivati in Italia dalla Libia, ma i nostri paesi d’ origine sono il Mali e il Senegal». Chi vi ha aiutato quando siete arrivati in Italia? Toumani: «Io mi chiamo Toumani, ho trentasei anni e vengo dal Mali. Dalla Libia siamo approdati sull’isola di Lampedusa, lì il primo aiuto ci è venuto dalla Croce Rossa poi siamo stati trasferiti a Taranto, in un centro di prima accoglienza. Siamo partiti dalla Libia su un’imbarcazione ed eravamo circa 260 persone; io non ho viaggiato con loro tre ma abbiamo fatto tutti lo stesso percorso, ci siamo incontrati a Taranto. In base ai comuni Italiani che hanno dato disponibilità siamo stati successivamente distribuiti ed è così che siamo arrivati a Livigno». Nel vostro Paese c’é ancora la guerra? Toumani e Daouda: «In Mali adesso la situazione è difficile: i disordini in Libia hanno creato problemi anche nel nostro paese; c’è una sorta di guerriglia provocata dai Tuareg; ma noi non siamo partiti per la guerra, ma per cercare un lavoro». Moussa e Ali: «In Senegal tra venti giorni ci saranno le elezioni ed è un appuntamento molto atteso perché attualmente c’è un presidente che è al potere da troppi anni, la gente è stanca di lui ma lui vuole rimanere al potere e tutto questo provoca parecchi disordini». Perchè è scoppiata la guerra in Libia? «Noi ci trovavamo in Libia perché lavoravamo lì e non saremmo partiti se non fossero scoppiati tutti quei disordini, L frontalieri: importanti novità nostri paesi sono stati colonizzati dalla Francia, ma la nostra lingua madre è un’altra, parliamo quattro dialetti diversi». Qual è la vostra religione e come la vivete a Livigno? «Siamo tutti e quattro di religione musulmana. Qui a Livigno non c’è una moschea dove poter pregare insieme, ma ogni giorno ognuno di noi prega per conto suo». Douda: «Il venerdì per noi musulmani è giorno di festa, come per voi cattolici la domenica. Il nostro Dio è Allah». avevamo un lavoro e saremmo rimasti. Le ragioni per cui è scoppiata la guerra in Libia sono legate al presidente Gheddafi, un dittatore che voleva rimanere al potere ma la gente ha iniziato a ribellarsi. Anche i militari hanno preso posizione e c’è stato un disordine generale, non si capiva più niente, non avevamo più nessuna sicurezza e siamo stati obbligati a partire». Il ruolo di intervistatrice passa a Flavia: Come siete arrivati a Livigno? «La Polizia e la Croce Rossa, che ci assistevano a Taranto, ci hanno destinati a Livigno. Abbiamo raggiunto Milano in treno e lì, in modo casuale, la Polizia, che compilava i moduli, tra i comuni che avevano dato la loro disponibilità ci ha mandati qui a Livigno. Era 15 giugno dello scorso anno». Vi piace stare a Livigno? Toumani: «Stiamo bene qui, ci vorrebbero i documenti in regola, il permesso di soggiorno è l’unica cosa che ci manca». Daouda: «Il problema che abbiamo in questo momento è che non possiamo lavorare, ma questo non dipende da noi, siamo stati accolti ma non abbiamo il diritto di cercare un lavoro. Questo dopo un po’ di tempo diventa pesante, soprattutto d’inverno che non abbiamo la possibilità di fare dei piccoli lavoretti come abbiamo fatto quest’estate». Cosa fate durante il giorno? Avete conosciuto qualcuno qui a Livigno? «Da quando è arrivata la neve siamo poco impegnati; durante l’estate a proposta di legge che garantisce le tutele salariali per i frontalieri che hanno perso il lavoro, lo scorso 1° marzo, ha ottenuto il via libera di Montecitorio ed ora è pronta per essere esaminata a Palazzo Madama. Nei mesi scorsi la Lega Nord aveva lavorato con gli altri partiti per definire il testo unificato approvato ieri. «Per il nostro movimento si tratta di una grande vittoria – ha sottolineato il parlamentare valtellinese Jonny Crosio –, il giusto abbiamo fatto del volontariato, ma ora non abbiamo nulla da fare. Passiamo le nostre giornate davanti alla televisione, oppure facciamo delle uscite con gli sci grazie a dei volontari che hanno dato la loro disponibilità. Qui a Livigno abbiamo conosciuto Domenico Pedrana con il quale abbiamo trascorso molto del nostro tempo libero, Sandra Basso, nostra referente del Comune e della Croce Rossa attenta ad ogni nostra esigenza e necessità, e Lorenzo Zini del gruppo missionario parrocchiale». Vi piacciono le cose che mangiate qui? «Qui mangiamo bene e tanto: non ci fanno mancare nulla!». Daniele: Quali sono i cibi tipici del vostro paese? «I cibi tipici sono il mais, il riso, la polenta di mais e di miglio e la pasta di arachidi. Il piatto che ci manca di più è la polenta di miglio, che qui non riusciamo a trovare». Daouda: «Le nostre abitudini alimentari rispetto alle vostre sono diverse, ma apprezziamo anche i vostri cibi. In Senegal, come in Mali, l’alimento principale è la polenta di mais o di miglio con la salsa di arachidi. Ci sono degli alimenti che ci mancano, come i fagioli, mentre i piselli li troviamo anche qui». Avevate mai visto la neve prima di venire a Livigno? «No, è stata la prima volta, l’avevamo vista solamente in televisione». Come mai parlate francese? «Parliamo la lingua francese perché i riconoscimento nei confronti di lavoratori che sopportano il disagio di doversi spostare oltreconfine: la tutela in materia di disoccupazione è un diritto che non si può mettere in discussione. L’obiettivo è stato raggiunto soltanto parzialmente per noi, perché ora c’è la necessità di rendere strutturale il dispositivo per non dover intervenire ogni anno con provvedimenti urgenti». Nello specifico, i lavoratori tra i 50 e i 55 anni potranno contare sull’indennità di disoccupazione per Nella: Qual è la vostra situazione lavorativa attuale? «Al momento non stiamo lavorando perché il nostro status di profughi non ce lo permette; stiamo aspettando i documenti di soggiorno e poi potremo cercare un lavoro». Chi avete lasciato in Africa? Toumani: «In Africa ho lasciato mio padre e mio fratello, mia madre non c’è più». Ali: «Al mio paese ho lasciato mio padre, mia madre, mio fratello, mia moglie e mio figlio che ha 2 anni». Daouda: «Sono il maggiore della mia famiglia, ho tanti fratelli piccoli che mi aspettano a casa; mio padre è in Libia a lavorare, mentre mia madre è in Mali». Moussa: «Ho una moglie e un figlio di 4 anni in Senegal». Quando pensate di poterli rivedere? «è tutto nelle mani di Dio». Cosa vi manca di più del vostro paese? Toumani: «La prima cosa a cui penso è la mia famiglia, in particolare a mio padre che non vedo da ben sei anni». Ali: «Mi manca la mia famiglia e ciò che mi preoccupa è la lontananza ed il fatto di non poterli aiutare economicamente». Moussa: «Penso molto a mia moglie e mi spiace di non essere in grado di mandarle dei soldi». Daouda: «Qui mangiamo e dormiamo e pensiamo a ciò che potremo fare per aiutare la nostra famiglia». Ringraziamo Lorenzo che ci ha fatto da interprete. Da quest’incontro è nata una collaborazione tra il Centro Diurno Disabili e Daouda, Ali e Moussa, i quali danno la loro disponibilità e il loro tempo negli spazi e nelle attività del Centro. Il laboratorio di giornalismo ne è felice! 18 mesi mesi, anziché per un anno come avviene oggi, mentre per gli ultracinquantaseienni si arriverà fino a 24 mesi. Ulteriori garanzie sono previste per i lavoratori che, nei due anni precedenti il licenziamento, sono rimasti assenti per malattia o infortunio: questi periodi saranno considerati neutri. Per quanti non potranno far valere i periodi di versamento dell’AVS si potrano quindi considerare anche periodi antecedenti. Soddisfazione è stata espressa anche dai sindacati: «Il Syna e la Cisl – hanno scritto in un comunicato – esprimono grande soddisfazione per questo risultato, considerando che le modifiche sono state pensate, approfondite e proposte ai Parlamentari dai Sindacati Ocsi, Cisl e Syna e sostenute dalla petizione firmata da migliaia di lavoratori frontalieri a fine 2009. Un grazie ai Parlamentari e ai frontalieri – conclude il comunicato –. Attendiamo ora l’approvazione definitiva del Senato Italiano». Spettacoli 34 Sabato, 10 marzo 2012 ✎ il telecomando | Scelti per voi La bottega dell’orefice Domenica 11. F.d. S., C5, 8,50. Calcutta. A sua immagine, Rai1, 10,30. Gioventù bruciata, R4, 15,05. Capolavoro con James Dean. Tempesta di ghiaccio, Iris, 21,00. Film drammatico di Ang Lee sul disagio giovanile. North Countrystoria di Josey.R4, 21,30. Un buon film sull’emancipazione femminile. 52° premio Tv, Rai1, 21,30. Presa diretta, Rai3, 21,30. FukushimaItalia. I passi del silenzio, Tv2000, 20,30. Doc su un monastero. Viaggio nell’odio. Rai storia, 21,00. Islamophobia. Ester, Tv2000, 21,45. Film tv. Cosmo, Rai3, 23,50. Ritorna il bel programma di attualità con Barbara Serra. Oggi si parla di gioco d’azzardo. Lunedì 12. Provaci ancora prof. 4, Rai1, 21,10. L’ultimo re di Scozia, Iris, 21,05. Ottimo film sul dittatore ugandese Idi Amin. L’anticamera dell’inferno, Rai storia, 21,00. Documentario. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con Lerner. Martedì 13. Chi trova un amico trova un tesoro, R4, 21,10. Film commedia con T. Hill e Bud Spencer. Provaci ancora prof. 4 Rai1, 21,10. Fiction. La bottega dell’orefice, Tv2000, 21,25. Film con O. Hussei. Vedi scheda. Thelma e Louise, Rai movie, 21,00. Film drammatico di R. Scott. Un amaro inno alla libertà femminile. Cose di questo mondo, Rai5, 21,15. Film di Winterbotton sul viaggio di 2 giovani afghani per arrivare in Europa. Ottimo Mercoledì 14. Viaggio d’estate, Rai movie, 21,00. Film con R. Zelwegger, donna tradita alla ricerca di un uomo che si prenda cura di lei. Viaggio a…, R4, 21,10. 4° appuntamento tra fede e ragione. Tentazioni d’amore, La5, 21,10. Una commedia sull’amicizia e l’amore. L’era spaziale, Rai5, 21,15. Missioni fallite. Giovedì 15. Ero sposo di guerra, La7, 14,05. Divertentissima commedia con Cary Grant ufficiale francese che sposa tenente americana. Il giovane Montalbano, Rai1, 21,10. Ferito a morte. Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità. Dalla e De Gregori, Rai storia, 21,00. Doc. Venerdì 16. Nella valle di Elah, Rai movie 21,00. Un ex agente della polizia indaga sulla morte del figlio reduce dall’Iraq. Denuncia della crisi di valori della società americana. Robinson, Rai3, 21,05. Attualità con L. Costamagna. Cuore di tuono, Iris, 21,05. Bel film d’azione nel mondo degli indiani d’America. Zelig, C5, 21,10. Varietà. La voce dell’amore, La5, 21,10. Film drammatico con M. Streep. Sabato 17. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv Talk, Rai3,14,55. Ulisse, Rai 3, 21,10. La conquista dei colori. Racconti incantati, It1, 21,10. Film per famiglie. Abramo, Tv2000, 21,20. Film biblico, 1° parte. drammatico avventura oratori War horse Hugo Cabret Altre sale della comunità S o l o Na ne t t e, u na no n na anticonformista, comprende lo spaesamento del nipote James, un diciassettenne decisamente inquieto che cerca di scappare dal mondo con cui taglia tutti i ponti. Ultimo film di Steven Spielberg, racconta la storia Joey, puledro esuberante, cresciuto libero e selvaggio nella campagna inglese, che finisce per essere il cavallo di un giovane capitano inglese durante la prima guerra mondiale. Film di Martin Scorsese, tratto dal romanzo vincitore della medaglia Randolph Caldecott del 2008, racconta di un ragazzo orfano che vive nascosto tra le mura di un’affollata stazione ferroviaria di Parigi occupandosi di orologi. Sabato 10 marzo all’oratorio di Maslianico andrà in scena il film “Sherlock Holmes 2”. Nella Sala delloratorio di Lipomo, domenica 11 marzo, il film di animazione “Alvin Superstar 3”. Il film nella sala della comunità di Sondrio dal 9 al 14 marzo. Il film della sala della comunità di Menaggio dal 9 al 13 marzo. Il film in scena a Livigno il 14, 16 e 17 marzo. di M. Anderson 1987 (110 minuti). Il film di Michael Anderson ha il pregio di dare vita ai personaggi dell’opera teatrale di Wojtyla in modo semplice ed efficace. Andrea Occhipinti, Jo Champa,Ben Cross e Burt Lancaster sono ottimi interpreti di una vicenda che vive dell’intreccio di tre storie d’amore ( diverse tra di loro) vissute tra lo scoppio della seconda guerra mondiale e gli anni sessanta. Sarà la guerra a fare la differenza. Un bell’affresco sul matrimonio vissuto come vocazione, dove l’amore umano è misteriosamente , ma concretamente, il prolungamento dell’amore di Dio per l’umanità. Certo l’uomo non sempre riesce facilmente a porsi in ascolto della voce di Dio che anzi talvolta sembra quasi svanire dall’orizzonte umano (la guerra, la morte, il dolore) ma l’amore è un linguaggio ed una forza universale che porta sempre l’ anelito divino. Marted’ 13 marzo, ore 21.25, TV2000 Commedia Posti in piedi in paradiso Ultimo film di Verdone racconta la vicenda di tre padri separati che vivono in grandi difficoltà economiche a causa della separazione dalle rispettive mogli, e che decidono di dividere un appartamento per far fronte insieme alle spese e all’affitto. Il film all’Astra di Como dall’8 all’11 marzo. di Tiziano Raffaini drammatico Un giorno questo dolore ti sarà utile Sempre a Lipomo sabato 10 marzo andrà in scena la commedia dialettale “La man in del foeugh”. Lettere e Rubriche PAROLE PAROLE / 116 Lotto D a antiche lingue germaniche:“hlaut”, compreso il francone “hlot”, nel senso di “sorte” ma anche di “parte da sorteggiare”, come nelle divisioni ereditarie. In commercio “lotto” significa un blocco di merce in vendita. Anche il gioco del “lotto”, alla origine di quasi tutti i giochi di azzardo, ha la stessa derivazione. Si narra che Camillo Benso, Conte di Cavour, si era opposto alla proposta di introdurre il monopolio statale del gioco Sabato, 10 marzo 2012 35 del lotto, qualificandolo “tassa sugli stupidi”. Quanto aveva ragione! Però oggi le finanze statali non potrebbero rinunciare al gettito delle tasse sul lotto e sugli altri giochi leciti. Quanto agli illeciti , largamente gestiti dalla criminalità organizzata,ne appare molto difficile il contrasto. Non si contano le persone contagiate dalla passione irrefrenabile di “giocare”, affidando alla sorte una assai improbabile “svolta” nella loro economia,mentre è assai più probabile un disastro personale e famigliare. In agguato ci sono gli “strozzini”, che volteggiano come avvoltoi nei dintorni delle case da gioco. Gli usurai non sono da meno. Fiutano il bisogno di chi si è indebitato per giochi o per speculazioni malriuscite,e conducono alla rovina aziende, famiglie, persone. Come non vedere che l’unica strada pulita e sicura è il biblico “sudore della fronte”? Attilio Sangiani ❚❚ Una donna prodigatasi a favore dei malati di lebbra Lo straordinario esempio della beata Marianne Cope I l morbo di Hansen è tutt’altro che sradicato, anche se in lenta diminuzione. Dagli ultimi dati della “World Health Organization” i casi dichiarati di lebbra erano in Africa circa 50.000, nelle Americhe circa 40.000, nel Sud-Est dell’Asia circa 200.000, nel Mediterraneo orientale circa 5.000, nel Pacifico occidentale circa 10.000, mentre un dato confortante nel senso che dal 2001 ad oggi c’è stata una regressione del male: da 750.000 a circa 400.000. La giusta soddisfazione di questi ultimi risultati non deve fare venire meno l’impegno che richiede una migliore e costante collaborazione tra Organismi internazionali, Nazioni, ONG per programmi mirati sia per la prevenzione, sia per la cura delle persone a rischio o già malate di lebbra. Fra le tante figure di spicco che hanno donato la vita per i malati del morbo di Hansen ci ha particolarmente colpita quella di suor Marianne Cope. Così infatti si esprime il card. Josè Saraviva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a nome del Santo Padre, durante la solenne beatificazione nella basilica di San Pietro il 14 maggio 2005: “Un’opera d’arte della grazia divina fu la vita della beata Marianne Cope, che porta in sé il profumo e la bellezza del francescanesimo della prima ora. Il suo servizio per i malati di lebbra richiama alla mente la toccante esperienza di San Francesco d’Assisi, di cui la beata fu non deleghiamo il protagonismo della nostra vita C aro Direttore, debbo dirle con tutta sincerità che la dottrina sociale ha sempre suscitato in me una lettura di grande interesse, anche dal punto di vista pedagogico, in quanto attraverso essa siamo in grado di fedele discepola”. La vita di Marianne Cope è da collegare alla sua opera caritativa svolta a favore dei malati di lebbra insieme con padre Damiano de Venster in Molokai nelle isole Hawaii. “Nell’invito del Vescovo di Honolulu che stava cercando suore di buona volontà per assistere i malati nell’isola Molokai, lei, suor Marianne, ravvisò la voce di Cristo e, come Isaia, non esitò a rispondere: Eccomi, manda me!”. La sua risposta a servire i lebbrosi è il frutto di una maturazione tra le suore del Terz’Ordine di San Francesco ed il Postulatore della Causa di canonizzazione, il francescano P. Ernesto Piacentini, l’ha definita l’eroina di Molokai per il suo coraggioso servizio a favore di questi fratelli sofferenti. In quell’isola i lebbrosi vivevano segregati dal resto del mondo, Non vi erano medici che li curassero, erano lasciati al loro destino e abbandonati. Padre Damiano, che aveva scelto di vivere tra loro, non era più in grado di sopportare tale drammatica situazione e l’arrivo di Madre Marianna l’8 novembre 1883 fu accolto come un segno prodigioso del cielo e segnerà una svolta nella cura di tali infelici. Sporcizia, sangue, rifiuti si trovavano dappertutto e loro iniziarono questo eroico impegno con il lavare le fetide piaghe e fasciare ferite inguaribili. Non c’erano né cibo, né cure e l’umile suora con padre Damiano iniziò a separare i malati dai loro figli ancora sani ed evitare il propagarsi formarci una visione della società nella quale facciamo parte e per la quale siamo chiamati ad esprimere e a sviluppare le nostre idee come liberi cittadini. Un aspetto che rientra nei parametri della nostra Costituzione. Purtroppo, da diverso tempo, le cose in questo settore non vanno nella giusta direzione, la crisi dei valori ha coinvolto in primo piano tutto l’apparato politico, causando molte fratture anche nelle istituzioni, e creando una sorta di sfiducia nei cittadini. Si è passati, senza volerlo, allo sciagurato scambio dei ruoli tra lo stato sociale,come avremmo dovuto fare, a quello assistenziale. del male. E lentamente con i primi risultati clinici positivi segnò pure il recupero morale e umano, specie delle donne, vittime di soprusi e di violenze da parte di esseri privi di speranza. Il suo esempio trascinò anche altre anime a seguirla nella consacrazione a Dio e le vocazioni fiorirono in quel luogo di dolore e di disperazione per l’esempio di vita di P. Damiano e di madre Marianne Cope, eletta Superiora provinciale, diventando poi un centro specializzato di cura e uno strumento di salvezza. Lei rimase accanto a P. Damiano fino alla sua morte che avvenne il 15 aprile 1889 e continuerà poi come guida e responsabile in tale missione di recupero degli hanseniani. Nessuna suora contrasse mai, pur immerse ogni giorno nella cura dei corpi malati, la lebbra. Le autorità di Honolulu riconobbero gli altissimi meriti di suor Marianne nella cura ai lebbrosi e le conferirono la “Croce dell’Ordine regale di Kapiolani” e lei seppe sempre testimoniare il suo ardente amore di Dio e la sua grande carità verso gli ultimi con l’entusiasmo e lo slancio dei “piccoli” del Vangelo. Si spegnerà il 9 agosto 1918 a Kalaupapa all’età di anni 80 e con padre Damiano la veneriamo sugli altari per quella straordinaria azione di carità e di amore tra i sofferenti di Molokai. Gianni Moralli E tutto ciò ha causato danni alla qualità di vita di coloro che per ragioni fisiche o psichiche non sono in grado di essere produttivi. Si è danneggiato la cultura del bisogno per trarre ulteriori vantaggi nell’ambito assistenziale. Perciò, ora è doveroso pensare ad una graduale e decisiva trasformazione della socialità umana, sulla base di una diversa concezione e incisiva dottrina della persona, in modo da sentirsi liberi ma anche autentici protagonisti della propria vita e del progetto che Dio ha su di noi. GIANNI NOLI ❚❚ L’informatore giuridico / 128 Lettere al direttore posta Viale Cesare Battisti,8 22100 Como fax 031.3109325 mail [email protected] a cura di VITTORIO RUSCONI Novità in tema di conti correnti U na delle novità introdotte dalla riforma Monti ha per oggetto il nuovo regime di tassazione del conto titoli e delle rendite. Si tratta di una piccola tassa patrimoniale entrata in vigore all’inizio del presente anno. Tale patrimoniale è partita nella misura dell’1-1,5 per mille e sostituisce il cosiddetto superbollo che era stato introdotto lo scorso luglio dall’ex ministro Tremonti. La nuova imposta prevede un prelievo proporzionale dello 0,10% annuo a partire dal 2012, con un importo minimo pari ad € 34,20 ed un limite massimo di € 1.200,00, e dello 0,15% dal 2013. L’oggetto dell’imposta non riguarda solo quanto è inserito nel deposito titoli, ma ha per oggetto tutti i prodotti finanziari, compresi i fondi comuni e le polizze, detenuti in banca o presso le SIM, le assicurazioni, ecc., ad eccezione dei fondi pensione e delle polizze sanitarie. Gli istituti di credito saranno tenuti a comunicare i prodotti e gli strumenti di investimento, con cadenza periodica (mensile, trimestrale o annuale) dove la base di calcolo Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: del prelievo sarà il valore dello strumento sul mercato. La novità dell’imposta consiste nel fatto che essa non è fissa, ma calcolata in percentuale sul valore totale del portafoglio. Sempre dall’1 gennaio 2012 trova applicazione la norma in base a cui tutte le rendite finanziarie (cedole, dividendi, plusvalenze) verranno tassate con un’aliquota del 20%, ad esclusione dei titoli di Stato. Inoltre il bollo colpirà anche i buoni fruttiferi postali, ad eccezione dei buoni il cui valore non superi i cinquemila euro. Sempre dall’1 gennaio 2012 viene abolito il cosiddetto “prelievo Prodi” sugli interessi di conti correnti, depositi, obbligazioni e proventi di fondi e polizze assicurative costituite in garanzia da persone fisiche o enti non commerciali a favore di finanziamenti concessi a imprese residenti. Per quanto concerne i conti deposito liberi e vincolati, gli stessi, oltre a beneficiare sull’abbassamento dal 27 al 20% dell’aliquota di tassazione degli interessi offerti Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI alla clientela, potrebbero essere esentati dalla mini patrimoniale della nuova manovra. ********************* In tema di prelievi e versamenti su conto corrente bancario il Ministero dell’economia e della Finanza è intervenuto a specificare che il limite degli € 999,99, relativo all’importo massimo utilizzabile per le transazioni in contanti, non vale per tali operazioni. Pertanto, indipendentemente da quanto affermano gli istituti di credito (alcuni di essi continuano a richiedere ai loro correntisti la sottoscrizione di un modello con l’intento di acquisire le informazioni necessarie per comprendere come il denaro prelevato sarebbe stato impiegato), non è previsto alcun limite e, per quanto riguarda gli enti ecclesiastici, qualora la banca richieda la destinazione delle somme in caso di prelevamento, sarà sufficiente far riportare che trattasi di somme destinate al proprio ambito religioso, per le necessità di culto e di religione. Vittorio Rusconi (Unione Stampa Periodica Italiana) Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. 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