Attualità
3
Europa
5
Como
17
Colico
30
La sfida
di Rebecca
Kraiem
La Serbia
verso l’ingresso
nell’UE
Azzardo:
una piaga che
lascia il segno
Impegno
politico
e stili di vita
’ impegno di una
Lcercare
nordafricana nel riragazzi dispersi
l Consiglio europeo
IPaese
ha riconosciuto al
balcanico lo sta-
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di Como. Uo-
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fuggiti dalla Tunisia.
tus di candidato.
mini e donne over 45.
Centro Missionario.
10
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXVI - 10 marzo 2012 - € 1,20
Editoriale
Donna riconosci
la tua dignità!
di don Angelo Riva
F
orse è solo una mia sensazione, che
non ha riscontro nella realtà. O forse
no, giudicate voi. Nell’ampio salone
dell’Hair-Style della città (il parrucchiere,
per intenderci) si conversa al femminile.
Trafficando fra mariti, gossip, le prossime
vacanze e le pulizie di primavera, salta
fuori l’argomento dei figli. Fra molte
“monopare” (= termine clinico che indica
la donna che ha partorito una sola volta),
spicca la presenza un po’ inquietante di una
“pluripara”. Anzi, come dicono i medici, una
“grande pluripara”, visto che la signora ha
all’attivo ben sette parti, più un paio di aborti
spontanei. D’improvviso l’aria si tinge di
greve, e un moto di rigidità inarca la postura
delle vocianti. Sotterraneamente – ma
senza troppo turbare l’espressione dei visi,
distesi in un gentile sorriso (che diamine, si
conversa al femminile!) – si danno convegno
pensieri un po’ malevoli nei riguardi di lei.
Sottotraccia si avvia una tacita inchiesta:
“come mai, questa, tutti ‘sti figli? un marito
dominante? un’educazione vetero-cattolica?
un parroco dalla dottrina troppo rigida (vedi
che succede, a ronzargli troppo attorno!)?...o
forse ha solo sbagliato ginecologo!...ma si
rende conto che non siamo più nel Medioevo?
che è scoccata l’ora dell’emancipazione
femminile?”. A qualcuna, rovistando fra
le reminiscenze scolastiche, verrebbe di
scomodare Freud e la sua teoria del SuperEgo. Ma è il suo turno di andare sotto il
“casco”, e tutto finisce lì. Con un bel sorriso,
naturalmente.
Fantasie? Può darsi. Ma ho l’impressione che
troppo frettolosamente, oggi, nella coscienza
comune, le madri generose di prole vengano
ascritte nella categoria delle sprovvedute.
O delle coatte. Se non delle imbecilli.
Intendiamoci: movimento femminile e
maternità responsabile sono conquiste
importanti. Ma il Papa ci dice che mai la
donna è tanto grande come quando è madre
(Lettera sulla collaborazione fra l’uomo e la
donna, n. 13). E allora, per favore, torniamo a
guardare con ammirazione e stima, e magari
anche con un pizzico di santa invidia, le
“grandi pluripare”. Che tristezza, quella
diffidenza! Noi, Paese della “crescita zero”,
fanalino di coda in Europa. Cartolina per la
festa della donna.
Le Valli Varesine
e il Pastore
Iniziata lo scorso 22
novembre dal vicariato di
Marchirolo la Visita Pastorale
ha condotto il Vescovo,
mercoledì 7 marzo, nel
vicariato di Cittiglio, ultima
tappa delle Valli Varesine.
Il cammino del presule in
diocesi riprenderà il prossimo
mese di aprile presso
il vicariato di Mandello.
13-15
Chiesa
12
Seminario
di studio sul nuovo
welfare a Como
il 17 marzo
Como
21
“Rigenerare
comunità per
ricostruire il Paese”
Acli a Congresso
Livigno
33
I ragazzi del
Centro Diurno
Disabili a tu per
tu con i profughi
LIBRETTO DELLE BENEDIZIONI
S
La Giornata della donna
pag 8 e 9
ono disponibili i libretti per la benedizione
delle famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo.
Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al
3 giugno prossimi. È possibile effettuare le proprie
prenotazioni telefonando allo 031-263533 presso la
segreteria del Settimanale, da lunedì a venerdì dalle
ore 9.00 alle ore 18.00.
La famiglia:
il lavoro e la festa
2 Sabato, 10 marzo 2012
Idee e opinioni
Q
✎ L’opinione |
uante volte –e in molti
contesti- si sente
affermare, partendo da
qualche pagina evangelica,
che l’uomo è peccatore, che il
peccato dilaga, che non si può
andare avanti così… E si esce
di chiesa –o dall’incontro - con
la sensazione di avere male
impiegato il proprio tempo e di
avere avuto, ancora una volta, la
proposta di un Dio che “conta
i peccati dell’uomo”. Eppure
basterebbe una frequentazione
minima dei vangeli per vedere
come fin dall’inizio della sua
vicenda pubblica Gesù è in
mezzo ai peccatori poiché per
questi è venuto. Di fronte al
legalismo dei suoi contemporanei,
preoccupati di ciò che si deve fare
e delle prescrizioni da attuare,
Gesù si colloca nella linea della
denuncia profetica richiamando
il valore fondamentale del cuore
dell’uomo da cui proviene il bene
e il male; e ricorda costantemente
che alla radice del peccato sta
un’errata idea tanto di Dio quanto
dell’uomo. Gesù ha coscienza
di Arcangelo Bagni
La lieta notizia è l’amore di Dio,
non il peccato degli uomini
di compiere la missione per la
quale è stato inviato dal Padre.
Tutta la sua vita è una prova che
Dio mantiene fede alla parola
data: una parola che perdona e
rigenera. Se Gesù si fa prossimo
dei peccatori è per indicare
ad essi un preciso invito alla
conversione. Ma l’azione di Gesù
che, di fronte al peccato, rivela
l’ostinata misericordia di Dio,
non viene compresa. Un rifiuto
che si fa sempre più consistente:
Gesù morirà solo e rigettato da
tutti. Tuttavia egli non respinge
nessuno, ma liberamente si
consegna a Colui dal quale viene
la sua missione. Attraverso il grido
di Gesù morente, non è Dio stesso
che dice la sua «ultima parola»:
una parola che attesta - ancora
una volta e in modo definitivo –
l’ostinata forza del perdono? E
che il peccato non è più l’ultima
parola?Allora, nella prospettiva
biblica, il senso del peccato
diventa chiaro solo all’interno
di un’esperienza di fede, di un
amore che precede l’uomo e con
il quale esso deve misurarsi. Solo
se l’uomo guarda all’amore di
Dio, manifestatoci in pienezza
e definitivamente in Gesù, è in
grado di cogliere realmente che
cosa è peccato e qual è la sua
radice. Se si confronta, invece,
solo con se stesso, con i suoi ideali
o propositi, potrà certamente
scoprire tante mancanze, tante
inadempienze, ma sarà lontano
dalla prospettiva cristiana. Essa,
infatti, ci rimanda alla relazione
con il Dio dell’Alleanza: la
radice del peccato sta nel rifiuto
della Alleanza e della proposta
di Gesù. Il peccato di fondo è
sempre l’idolatria, intesa come
una ricerca di sé che trova il
suo alimento in una errata
concezione di Dio che genera
paura: la concezione di un Dio
padrone la cui presenza limita la
libertà dell’uomo, e la paura che,
obbedendo al Signore, l’uomo
perda la propria libertà. Così si fa
strada nell’uomo l’autosufficienza,
la pretesa di essere come Dio,
capace di discernere il bene e il
male. Il peccato è, in definitiva,
un muoversi dell’uomo dal basso
per tentare di impossessarsi del
divino, come narra il racconto
della torre di Babele. La salvezza,
invece, è nella direzione opposta,
quella seguita dal Cristo che
«svuotò se stesso facendosi
obbediente fino alla morte e alla
morte di croce». La riflessione
biblica dice e descrive certamente
la presenza del peccato nella
vicenda umana. Ma non si limita a
questo. Se così fosse il messaggio
biblico non sarebbe «lieta notizia»
ma notizia vecchia e scontata: da
sempre sappiamo quanto grande
sia il potere di male presente
nell’uomo. Se la riflessione biblica
parla di peccato lo fa innanzitutto
per dire che esso è vinto da Gesù,
che non è più l’ultima parola.
Perché allora si sente tanto
spesso parlare più del peccato
dell’uomo che dell’amore ostinato
e senza pentimenti di Dio? Perché
paradossalmente si racconta più
l’infedeltà dell’uomo che la fedeltà
di Dio. Se così è, quale Dio?
spigolature | di Milly Gualteroni
La paura, una trappola
di cui liberarsi
L
“
a paura degli
«ero molto arrabbiato
L’episodio dell’attivista
uomini è una
preoccupato perché
“no-Tav” e del carabiniere eavevamo
trappola” si legge
un compagno in
canzonato pone il tema
in Proverbi (29,25).
fin di vita e anche perché
Questo verso della Bibbia mi
sappiamo che spesso
di una comunicazione
è tornato alla mente mentre
le ditte che lavorano in
che solo nella mitezza
ascoltavo l’intervista che
questi ambienti non sono
del
dialogo
può
aprire
il “cattivo ragazzo” con la
così “pulite”», ha spiegato.
reali spazi di confronto
barba della Val di Susa ha
Le televisioni non hanno,
e relazione tra gli uomini
rilasciato alla trasmissione via
però, mostrato i tanti
Internet “Servizio Pubblico”
minuti di parole successivi alla frase
di Michele Santoro. Lui si chiama Marco Bruno, ha
violenta, che Marco ha riassunto così: «Ho iniziato
28 anni, è operaio in una cooperativa sociale per la
molto male, ma quando ho visto nei suoi occhi la sua
salvaguardia del territorio. La sua intervista riequilibra
giovinezza uguale alla mia, quando ho visto che era
il peso della bilancia tracollato a suo sfavore a causa
un fratello della stessa età, ho cercato di fargli capire le
delle violente parole rivolte al mite, ma bardato come
nostre ragioni e ho concluso: noi non vogliamo odiare
un truce guerriero, carabiniere, diffuse dai media. Ecco
nessuno, vi vogliamo bene lo stesso, vogliamo solo vivere
come Marco ha spiegato in diretta televisiva il suo
in pace nella nostra terra» .
comportamento. «Il mio gesto è un gesto che compio
Le parole di Marco mostrano in progressione quel
spesso», ha detto, «E’ il mio modo di vincere la paura.
cruciale meccanismo psicologico che continuamente
Quando mi trovo di fronte a centinaia di forze dell’ordine agisce nell’uomo: la paura e la reazione alla paura. La
armate fino ai denti che ci circondano, mentre noi siamo
paura, infatti, è l’emozione che innesca quel meccanismo
seduti in pace e con le mani in alto, si scatena la paura….
ancestrale di difesa proprio dell’uomo (e degli animali)
Mi viene spontaneo diventare canzonatorio, mi avvicino
che gli scienziati chiamano reazione di “attacco o
ai cordoni e provo a interagire con le forze dell’ordine,
fuga”. Di fronte alla minaccia, sono due le reazione
cerco di stabilire un dialogo con loro».
istintivamente possibili, due risposte, innanzitutto,
Le televisioni ci hanno, però, mostrato che Marco è
biochimiche, guidate dal sistema nervoso simpatico:
passato dalla provocazione pro-dialogo all’offesa e
fuggire e sottrarsi al pericolo o affrontarlo in modo
all’insulto ingiustificati. «E’ vero», ha riconosciuto,
aggressivo. La reazione di Marco sembra essere stata
quest’ultima: di fronte al guerriero, dall’aspetto che
incute paura, ha affrontato il poliziotto aggredendolo con
violente parole. La mitezza dell’altro e, soprattutto, il suo
sguardo hanno aperto una via imprevista, riportando
l’attivista no-tav al suo bisogno più profondo: il desiderio
di dialogo, il desiderio di relazione. La quiete del
carabiniere, benché bardato da combattente, ha sciolto
la violenza scatenata dalla paura del ragazzo a mani
nude. A tal punto da spingerlo a dichiarare la comune
alleanza di fratelli d’età, anche se in quel momento sui
due lati opposti della barricata.
Quest’episodio sembra un racconto biblico, una
parabola evangelica. La paura è la “trappola” che scatena
la violenza, la mitezza, nonostante l’apparenza, il
rimedio che riconduce alla comunione tra gli uomini.
Come ha scritto Ermes Ronchi, a commento della
parabola dei talenti (Matteo, 25, 14-30): “La pedagogia
del Vangelo offre tre grandi regole di maturità: non avere
paura, non fare paura, liberare dalla paura”.
◆ Stella Polaredi don angelo riva
Adulti nella fede? Quando se ne sa più del Papa...
B
ello. Limpido come l’aria dopo un temporale estivo. Fresco come l’acqua di un
ruscello di montagna. Luminoso come
un raggio di sole che indora i nembi mattutini. Di cosa stiamo parlando? Del magistero di
papa Benedetto XVI.
Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto - o,
peggio ancora, se ama attardarsi in stucchevoli
paragoni col più istrionico e teatrale predecessore
Giovanni Paolo II -, noi abbiamo un grandissimo
Papa! Non li scrive sempre lui - è ovvio - i discorsi
che fa, e quando questo accade lo si capisce subito: “ecclesiastese” in volgata corrente, argomenti
di maniera, mosaici di citazioni. E sta bene. Ma
quando prende in mano lui la penna, e comincia a vergare sul foglio bianco, ne escono sempre
dei capolavori! Dove semplicità e profondità si
sposano in modo mirabile. Mai banale. Sempre
geniale. E alla portata anche della casalinga di Voghera. Una teologia humile, et pretiosa, et casta,
proprio come san Francesco cantava dell’acqua
di sorgente.
Ennesimo esempio, il discorso che il Papa ha rivolto al clero di Roma. Una gemma cristallina, che
invitiamo tutti a leggere. Fra le tante cose dette,
una in particolare merita di essere ripresa. Commentando Ef 4,1-16, il Papa ha parlato dell’importanza di diventare adulti nella fede, per non
essere più come fanciulli sballottati dalle onde.
Talvolta, però, questa fede adulta viene fraintesa
come “emancipata dal magistero della Chiesa”. E
quando questo accade, “il risultato non è una fede
adulta, il risultato è la dipendenza dalle onde del
mondo, dalle opinioni del mondo, dalla dittatura
dei mezzi di comunicazione, dall’opinione che tutti
pensano e vogliono”.
E’ chiaro quindi che esiste un modo giusto e un
modo sbagliato di essere adulti nella fede - come esiste un modo sbagliato (da “lattanti”: 1 Cor
3,2) e un modo giusto di restare bambini: se non
diventerete come bambini… -. Il modo sbagliato
assume di solito la forma della sicumera di chi
presume di saperne sempre di più di Santa Madre
Chiesa. Anzi, costui pensa, presto o tardi la Chiesa
finirà per pensarla come me: attualmente attardata (il peso dell’istituzione!) su posizioni difensive
e di retroguardia, sorda e repressiva al murmure
dello Spirito, la Chiesa non mancherà prima o poi
di mettersi al (mio) passo. Come è accaduto - si
aggiunge - diverse volte nella storia, su altrettanti
punti dottrinali: vedi la libertà religiosa, l’autonomia della scienza, la morale sessuale (qui però
pare che ci sia ancora qualche callosità da scrostare…). Mi chiedo: ma dov’è finita qui l’indeffettibilità della Chiesa, pure autorevolmente richiamata
dal Concilio (cfr. Lumen gentium 12)? E che ne è
del senso storico se - negli esempi citati - non si
sa più distinguere fra verità dottrinale e storicità
del suo accostamento da parte della Chiesa? Ho
qui davanti a me un libro di Hans Kung che è tutto
un programma già nel titolo (Salviamo la Chiesa,
ed. Rizzoli), e di cui ho apprezzato soprattutto la
prima riga: “questo è un libro che avrei preferito
non scrivere” (p. 7). Peccato che sia rimasta solo
un’intenzione. Perché se la fede adulta è questa,
mi tengo ben stretta la mia fanciullezza.
Attualità
Sabato, 10 marzo 2012
3
Rebecca Kraiem. L’impegno di una donna nord-africana per conoscere il destino di
centinaia di ragazzi scappati dalla Tunisia, giunti in Italia e di cui non si hanno notizie.
Le mamme non aspettano...
S
i definisce una
“combattente per la
giustizia e i diritti” ed
è una sorta di “pasionaria”
tunisina in cerca di centinaia
di ragazzi arrivati in Italia e
scomparsi nel nulla. Rebecca
Kraiem, 53 anni, tunisina, vive
a Parma da 23 anni, in esilio
dopo una storia di violenze
subite durante il regime di
Ben Ali. Velo nero e occhiali
con lenti molto spesse, parla
perfettamente l’italiano. Si è
fatta portavoce di 850 famiglie
tunisine, che non sanno più
che fine hanno fatto i loro
figli dopo aver attraversato il
Mediterraneo sulle carrette
del mare ed essere arrivati
in Italia. Alcuni di loro sono
stati riconosciuti nei servizi
televisivi su Lampedusa e
Linosa un anno fa, dopo la
“rivoluzione dei gelsomini”.
Una ventina hanno telefonato
a casa appena arrivati. Poi, il
nulla. Altri potrebbero essere
morti in mare. Da due mesi
Rebecca sta girando l’Italia,
insieme ad una piccola
delegazione tunisina, bussando
a tutte le porte istituzionali e –
inutilmente – nei Cie (Centri di
identificazione ed espulsione),
per sapere la verità. Organizza
manifestazioni per avere
notizie degli scomparsi. La
incontriamo insieme allo zio
di due ragazzi e a una donna
tunisina con il velo rosa, lo
sguardo mesto e la foto del
figlio scomparso in mano. È in
Italia da un mese e rappresenta
250 mamme di Tunisi che
l’hanno incaricata di cercare
i loro figli. Ogni tanto dice
qualcosa in arabo chiedendo
di tradurlo in italiano. Ma è
Rebecca a portare avanti, da
sola, questa ardua battaglia.
«Mi considerano una ribelle,
do fastidio perché danneggio
l’immagine della Tunisia – dice
con un sorriso fiero –. Ma io
non ho paura di niente. Nel
2004 ho avuto un cancro al
cervello e ce l’ho fatta. Non
torno in Tunisia da 23 anni.
Mi è arrivata la richiesta delle
madri dei ragazzi e mi sono
ripromessa di non tornare nel
I
l 6 marzo sono state consegnate
le oltre 50mila firme per la
petizione popolare sulla
nuova legge della cittadinanza.
Un’iniziativa che ha visto coinvolti
anche molti organismi cattolici.
Monsignor Giancarlo Perego,
direttore generale di Migrantes, che
ha aderito alla campagna, spiega il
perché dell’iniziativa, il significato
dell’adesione, le prospettive.
Si è conclusa la raccolta di firme
della campagna “L’Italia sono
anch’io”, che ha visto convergere
laici e cattolici attorno alla riforma
della legge della cittadinanza in
Italia. In questi mesi, il tema della
cittadinanza ha continuato a far
discutere con ripetuti e autorevoli
interventi. In particolare, si discute
sulla proposta di riformare la legge
italiana sulla cittadinanza (legge
91/1992) modificando i tempi
attuali per la sua concessione
(da 10 a 5 anni di permanenza
nel nostro Paese), ma soprattutto
estendendo la cittadinanza ai
minori stranieri nati in Italia da
genitori che sono regolarmente
nomi falsi. Per questo l’Italia
non riesce a rintracciarli».
Lei è in contatto con le
mamme tunisine dei ragazzi
scomparsi. Quanto dolore?
«Il momento della giornata che
mi angoscia di più è quando
la sera iniziano le telefonate
e mi chiedono: “Dove sono?”.
È veramente doloroso perché
io non ho nessuna risposta.
Il governo italiano ci dice
di portare le impronte. Il
governo tunisino ci dice che
non è nostro compito fare
questa richiesta. Dicono che
è ancora presto, che non sono
ancora insediati, che ci vuole
un altro anno. Ma le mamme
non possono aspettare un
altro anno. Io sono molto
arrabbiata con Ennahda (il
partito tunisino che ha vinto le
elezioni - ndr) perché hanno
usato questi ragazzi nella
campagna elettorale. Hanno
detto che erano dalla parte
di queste famiglie, hanno
promesso di aiutarci. Invece
non hanno fatto nulla».
Crede che la “primavera
araba” porterà dei frutti per i
Da due mesi la
Kraiem sta girando
la penisola insieme
a una piccola
delegazione tunisina.
mio Paese finché non avrò
risolto questa vicenda».
Pensate che molti ragazzi
tunisini siano arrivati in
Italia. Che prove avete?
«Abbiamo le prove – foto
e video – che molti ragazzi
tunisini sono arrivati a
Lampedusa e Linosa. Ma non
si sa che fine abbiano fatto.
Siamo andati al ministero
dell’Interno italiano e altre
istituzioni. Stiamo lottando con
tutte le nostre forze. Stiamo
facendo presidi ovunque: a
Genova, Milano, Palermo. Ci
hanno detto che il solo modo
per risolvere questo problema
sono le impronte digitali, per
fare un riscontro con i tunisini
che sono passati nei Cie e che
potrebbero aver dato nomi
falsi. Da aprile dello scorso
anno stiamo chiedendo al
governo tunisino di metterci
a disposizione le impronte
digitali ma ci ha chiuso le
porte in faccia. Non abbiamo
ottenuto niente, anzi, ci
hanno accusato di diffondere
un’immagine negativa della
Tunisia».
Quali sono le vostre richieste?
«Vogliamo che la Tunisia
la smetta con questo
atteggiamento e fornisca le
impronte digitali all’Italia.
Se i nostri ragazzi hanno
commesso un reato,
accettiamo la legge ma non
vogliamo più stare all’oscuro
di tutto. Al governo italiano
chiediamo che ci dia una
mano facendo pressione sulla
Tunisia. Italiani, aiutateci!».
Potrebbero essere in Europa?
«No, sono in Italia. È probabile
✎ riflessioni |
che siano nei Cie. Ci sono
genitori di questi ragazzi che
sono morti per la disperazione,
perché hanno visto che il
nostro governo si è lavato le
mani. Ora deve muoversi».
Oppure – purtroppo - morti in
mare?
«Di sicuro ci sono state delle
tragedie in mare, per questo
vogliamo le impronte digitali.
Per riconoscere chi è arrivato
e di cui abbiamo le prove.
Possiamo almeno rintracciare
loro e capire chi invece è
morto. Anche se è dura non
abbiamo problemi ad accettare
la verità. Ma dobbiamo
sapere».
Anche l’Italia ha delle
responsabilità?
«No, non ha nessuna
responsabilità. Perché se la
Tunisia fornisce le impronte
digitali abbiamo concluso
la partita. Non do la colpa
all’Italia perché i ragazzi
sicuramente hanno dato dei
di Giancarlo Perego
Consegnate il 6 marzo le firme per una proposta
di legge sulla cittadinanza: così cambia l’Italia.
residenti. Nel frattempo, però,
consola il dato statistico della
percezione degli italiani, sia sulla
proposta dell’estensione della
cittadinanza che del diritto di
voto amministrativo agli stranieri
residenti in Italia, che viene
dall’indagine dell’Osservatorio
politico Cise (Centro italiano
studi elettorali) dell’Università
di Firenze. Il 71% degli italiani si
dichiara “molto” o “abbastanza
d’accordo” con l’affermazione
secondo cui “i figli di immigrati,
se nascono in Italia, dovrebbero
ottenere automaticamente la
cittadinanza italiana”. Un risultato,
spiegano i ricercatori del Cise,
abbastanza stabile rispetto alla
precedente analisi (primavera
2011) e che disegna, secondo gli
stessi ricercatori, il quadro di “un
Paese inaspettato”, preferiremmo
anche dire di “un Paese
responsabile”, in merito ad alcune
questioni politiche. Ma non solo il
consenso alla cittadinanza ai figli di
immigrati è alto, è ancora più alto
il consenso al voto amministrativo
agli immigrati: lo era già nell’aprile
2011 (76%); sale ulteriormente
all’81% a dicembre. Le proposte
di modifica della legge sulla
cittadinanza, nei tempi e in alcuni
contenuti, anzitutto non è estranea
al contesto europeo con cui viene
regolata la cittadinanza; riconosce
– come già nella legge italiana
d’inizio secolo sulla cittadinanza –
tempi minori (da 10 a 5 anni) per
la richiesta; soprattutto, è attenta
da subito a costruire una città, a
partire da un grande patrimonio,
che è quello di una nuova vita
umana, che gli stranieri lavoratori
Si richiede
la collaborazione
del Paese di origine
per favorire il
riconoscimento.
diritti delle donne?
«Non ci credo, è una falsa
democrazia. Mi prendo la
responsabilità di questa
dichiarazione. Le donne
non sono presenti nei ruolichiave. Abbiamo la forza ma
non vogliono che accediamo
ai ruoli più importanti. Il
ministero dell’Interno e il
ministero degli Esteri tunisini
mi hanno denunciato perché
sto cercando i figli di queste
donne. Io mi ritengo una
combattente per la giustizia
e i diritti, allora do fastidio.
Preferiscono che stia a casa a
fare il pane e lavare i panni».
PATRIZIA CAIFFA
e le loro famiglie portano al nostro
Paese. Il riconoscimento della
cittadinanza, e la nostra storia
in emigrazione lo insegna, porta
a non considerare gli stranieri
solo come lavoratori, ma invita a
valorizzare il ricongiungimento
familiare, aiuta la città a valorizzare
da subito una persona che nasce
da genitori stranieri in Italia, che
sarà presto studente, universitario
poi, professionista, e che da
subito non è considerato “diverso”
nella costruzione della città,
ma diversamente importante.
In questo caso, la cittadinanza
è un dono, un’opportunità
per crescere e tutelare i figli di
persone che da anni lavorano
in Italia, assume la dimensione
europea e transnazionale, e non
viene percepita semplicemente
e anacronisticamente come una
medaglia al merito da aggiungere
sul petto di un illustre sportivo o
artista straniero che si è distinto
nell’esercizio della sua professione
in Italia. Cambia l’Italia e
necessariamente cambiano gli
italiani.
Italia
4 Sabato, 10 marzo 2012
■ Sulla Tav
Le troppe ferite aperte
e il dialogo indispensabile
● Il nostro è un Paese
complicato dove tutto
può diventare protesta
● Si rischia la paralisi,
bloccati fra polemiche
e continue lagnanze
Grandi opere pubbliche:
perchè sì, perchè no?
N
egli ultimi 30 km di territorio prima
della Francia sembrano essersi riaperte
tutte le ferite che l’Italia, in 40 anni,
non è mai stata capace di cicatrizzare e,
quindi, di far guarire. Le ferite, prima di
tutto, di un tempo che speravamo non
dovesse più tornare: il ragazzo che si gioca
la vita sul traliccio sembra la citazione di
Giangiacomo Feltrinelli, che la vita buttò
via, sotto un altro traliccio, giusto il 14
marzo 1972. E con l’editore “rivoluzionario”
sembrano tornare tutti i fantasmi di quegli
anni: la giustizia “popolare”; l’intimidazione
dei privati cittadini; il (falso) dibattito
tra libertà d’espressione e mantenimento
della legalità; i politici che saltano sul
carro della protesta mettendo in imbarazzo,
proprio come negli anni ’70, soprattutto
il Pci (e oggi i suoi eredi del Pd). Sono
tornati, anche gli infiltrati, i provocatori, i
violenti di professione, che hanno trovato
(o inventato?) un altro “giocattolo” per le
loro consuete attività. E però il “No Tav”
non è solo questo, anzi. Il treno è diventato
il feticcio di tutti gli antagonismi presenti
in questo Paese. Intorno a quegli scavi
si è concentrata una mobilitazione senza
precedenti, una rabbia diffusa e capillare
che sembra investire, molto più che la Tav, il
tema dell’appartenenza e della cittadinanza
in questa Repubblica. Il vero successo dei
“No Tav” consiste, ci pare, nell’aver dato
forma mediatica al disagio e al disgusto che
molti altri italiani provano nei confronti
della politica, del Palazzo, delle innumerevoli
caste che incombono sulle nostre teste e
nelle nostre tasche. Loro sognano, senza
prometterla, una società diversa. Si vuole
fermare il treno perché in realtà si vorrebbe
fermare il mondo, e scendere: anche se al
momento si ottiene di uscire, più che altro,
dalla razionalità e dalle logiche e dalle prassi
delle democrazie rappresentative. Non è
certo menando i giornalisti e insultando i
Carabinieri che si dà prova di realismo né di
intuito politico. E però quello del “fermare
il mondo” è tema serissimo, soprattutto per
i cattolici. A cominciare dal Papa, c’è oggi
una critica quasi unanime a un modello di
sviluppo socialmente sempre più ingiusto,
economicamente squilibrato e instabile,
divoratore di risorse naturali e stili sobri di
vita. Il no al treno incrocia questi temi e
intercetta queste sensibilità. Ma il risultato
è un paradosso: per affermare il principio
del “mondo nuovo” bisogna rinunciare alla
legalità, e accettare come compagni di
viaggio i violenti e i provocatori? Ci sono
troppe parole, nella Tav. E ognuna di esse
ha generato sempre nuove ambiguità. C’è
un progetto di treno elaborato e portato
avanti in passato senza cercare il vero
coinvolgimento della gente locale: e ora
si paga prima di tutto l’arroganza di chi
– da Roma più che da Torino – non ha
voluto investire sul confronto, il dialogo,
la costruzione del consenso. Ben vengano
le iniziative costruttive di confronto, come
vuole il governo. Bisogna sperare di farcela.
MARCO BONATTI
● è ancora troppo diffusa
la mentalità che dice «sì
purchè lontano da me»
Q
uesta è un’Italia in cui le cose
sono più facili a dirsi che a farsi.
E, parlando di grandi opere
pubbliche, non intendiamo riferirci
solo al mare che intercorre tra progetto
e realizzazione, più o meno largo a
seconda di molte variabili. È proprio
l’Italia del 2012 un Paese difficile per la
realizzazione di qualsivoglia lavoro di
una certa entità.
Che ci vuole a realizzare un
rigassificatore al largo delle coste?
Un tronco di ferrovia ad alta velocità?
Una bretella autostradale? Un grande
parcheggio cittadino o una tramvia di
trasporto pubblico? Una centrale di
energia “pulita”? Un nuovo stabilimento
che porti occupazione?
A prima vista, solo i soldi. Se ci sono
quelli, cosa ostacola la realizzazione
di opere più o meno
unanimemente considerate
utili? Se ci fate caso,
abbiamo scartato a priori
investimenti che dividono
fortemente l’opinione
pubblica, come una centrale
nucleare o un inceneritore
di rifiuti. Lo abbiamo fatto
apposta: sono casi-limite.
Ma una nuova linea
ferroviaria che distolga
traffico su gomma dalle
strade; nuovi stoccaggi
di gas che non lascino in
balia di qualche satrapo
straniero; la promozione di
fonti di energia alternativa
o del trasporto pubblico
locale sono solitamente
investimenti considerati
“progressisti”, cioè che
migliorano l’esistente.
Vale fino ad un certo punto l’obiezione
del “nimby” (acronimo per indicare
la locuzione inglese: “not in my back
yard”), di quella logica cioè che
permetterebbe pure la costruzione della
Torre di Babele, purché ben lontana dal
nostro cortile. Meglio un tram elettrico
davanti a casa, che dieci vecchi bus
all’ora scatarranti polveri nere, per dire.
Eppure, in Italia non si fa, o è quasi
impossibile fare alcunché. Il groviglio
di questioni che ogni novità comporta,
soffoca la novità stessa o la paralizza per
anni, decenni.
Anzitutto torniamo ai soldi. Per molto
tempo gli investimenti pubblici sono
stati elencati nel cosiddetto “libro
dei sogni”: un elenco lungo così che
comprendeva tutto, ma proprio tutto
quello che bisognerebbe fare nello
Stivale. Nessuno escluso, quasi nessuno
realizzato. Perché le risorse erano e sono
quel che sono.
Pare che si stia voltando pagina: risorse
concentrate su pochi, fondamentali
obiettivi. Perché siano realizzati, non
solo pensati e progettati.
Speriamo duri. Quindi passiamo ai
soldi “privati”. Li agognano tutti, meglio
ancora se abbondanti e “esteri”. Già, ma
investire significa costruire, realizzare
infrastrutture circostanti, inserirsi in
un contesto – quello italiano – saturo
di tutto. Così la multinazionale Ikea
vorrebbe tanto espandersi sul nostro
territorio, ma i niet che trova a livello
locale la stanno spingendo a spostare
altrove ingenti investimenti (e Ikea
vende qui prodotti realizzati da una
miriade di ditte italiane…).
Qui sta il vero problema. L’Italia è duale.
C’è una fetta d’Italia che è densamente
urbanizzata. I terreni sono costosissimi;
il territorio è zeppo di strade, ferrovie,
canali, reti di metano ed elettricità,
zone industriali a macchia di leopardo,
abitazioni ovunque. Progettare una
cinquantina di chilometri di autostrada
in Lombardia o nel Veneto diventa un
vero incubo, mentre i costi (espropri,
burocrazia, tunnel e ponti, terrapieni
e interramenti…) si trasformano nel
secondo incubo. Diventa un’impresa
pure allungare di qualche centinaio di
metri una pista d’aeroporto, stante il
fatto che da utenti vorremo decollare
da piazza Duomo, e da residenti
pretendiamo che gli scali siano costruiti
in una landa desolata.
C’è un’altra fetta d’Italia molto più vuota
(e bisognosa). Ma facciamo tutti finta
di non vedere che si preferisce investire
in Albania o Vietnam, piuttosto che
in Calabria. Pure lo Stato appare assai
sfiduciato sulla realizzabilità di grandi
opere al Sud: la Salerno-Reggio Calabria
sta lì, come decennale monito a non
fare, che è meglio.
Mettiamoci poi gli interessi particolari
(i vigneti pregiati che è orrendo
espropriare; le pale eoliche che sono
brutte di fronte alla spiaggia turistica;
il parcheggio in centro che, alla prima
buca, svela rovine etrusche; e non
parliamo per carità dei tunnel…) e il
quadro è completo.
Quindi è comodo mettersi nei panni di
chi è sempre contro, ma anche di chi la
fa facile e si indigna perché “le cose non
vengono mai fatte”. Qualche
tempo fa un governo pensò
di superare il tutto per via
legislativa: certe grandi opere
si fanno a prescindere da ogni
vincolo – anche legislativo –,
parere, opinione, permesso,
via libera. Corsia privilegiata
ex lege, insomma. Il tutto è
finito in… area di sosta.
Quindi rassereniamoci. La
realtà è complessa, non c’è
da scandalizzarsi. L’unica
semplificazione efficace è…
la valutazione caso per caso,
il ponderare i pro e i contro,
l’esaminare il rapporto costi/
benefici per la comunità
locale come per l’interesse
nazionale. Quindi decidere.
Sarebbe bello dirvi che è
facile, ma non lo è; è facile
invece dire che, nella delicatezza e
complessità di questi iter, è saggio
non farsi trascinare (complici i mass
media) da chi urla di più, da quelle
minoranze per cui tutto è bianco o
nero a prescindere, senza possibilità di
sfumature e di confronto.
(C’è una bella valle prealpina, un
angolo di Italia ancora integro e ricco
di pregiati vigneti. Ma c’è anche, nel
fondovalle, uno storico cementificio
che dà occupazione a buona parte
della comunità locale, e che chiede
di elevare una ciminiera di oltre 100
metri di altezza, pena il trasferimento
del tutto a centinaia di chilometri. La
tutela del paesaggio e dell’ambiente; la
salvaguardia di un centinaio di posti di
lavoro. Che scelta facciamo?).
NICOLA SALVAGNIN
L’intervento del cardinale Angelo Bagnasco alla London School of Economics su economia, uomo, società
«è necessario un ritorno all’etica»
«L’
uomo e il
suo vero
bene hanno
un primato nell’attività
economica,
nell’organizzazione
sociale e nella vita
politica, perché il primo
capitale da salvaguardare
e valorizzare è l’uomo,
la persona, nella
sua integrità, ed è Dio il vero garante dello sviluppo
dell’uomo», come scrive Benedetto XVI nella “Caritas
in veritate”. Il concetto è stato espresso nei giorni scorsi
dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel
suo intervento, dal titolo “Un’economia per l’uomo e per
la società”, tenuto a Londra presso la London School of
Economics, su invito della Italian Society. Oggi, come
suggerisce il Papa, «la questione sociale è diventata
questione radicalmente antropologica: di qui la centralità
di quell’insieme di valori fondativi e irrinunciabili che
costituiscono la cosiddetta “etica della vita” e che sono
la vita dal concepimento fino al tramonto naturale, la
famiglia formata da un uomo e da una donna fondata
sul matrimonio, la libertà di religione e di educazione».
Valori non negoziabili «che costituiscono l’etica sociale
nei suoi diversi aspetti. La cultura contemporanea, al
contrario, è di matrice individualista, basata sull’etica
della scelta e non sull’etica dei valori». Dalla seconda
metà dell’Ottocento la Chiesa non ha mai cessato di
intervenire in modo sistematico nelle questioni sociali.
La globalizzazione e la grave crisi economico-finanziaria
dimostrano che il «progresso invasivo e dominatore da
una parte e la planetaria disparità sociale dall’altra hanno
prodotto una forbice crescente tra ricchi e poveri, potenti
e deboli che è arrivata a colpire anche i Paesi occidentali».
Il sistema ha così cominciato a vacillare, a causa di una
mentalità troppo economicistica. C’è «un lusso che non
si vergogna davanti alla miseria più tragica e ci sono
concentrazioni di potere nelle mani di pochi a fronte di
masse che mancano quasi totalmente della possibilità
di decidere e di agire con responsabilità propria. La
cupidigia, facilitata e sollecitata da meccanismi finanziari
e speculativi internazionali, ha creato voragini e illusioni,
ha avvelenato il modo di pensare e di fare non solo di
singoli ma anche di economie e Nazioni; ha spinto in un
vortice virtuale che non poteva e non doveva durare».
Analizzando i principali modelli economici (liberista,
keynesiano e marxista), Bagnasco ha affermato con
forza che «L’uomo non vive solo di economia. L’utile è
uno scopo legittimo, ma non va mai separato dall’utilità
sociale. La politica ha la responsabilità imprescindibile
di una visione ideale ed etica, per garantire il quadro
giuridico più adeguato allo sviluppo e per regolare
i rapporti di tipo economico, avendo un progetto di
società che risponda a quell’umanesimo integrale, aperto
alla trascendenza e agli altri, che ha fatto l’Europa».
Il cardinale ha concluso parlando della destinazione
universale dei beni della terra; del “compito educativo”;
del valore della sussidiarietà. (E.L.)
Europa
Sabato, 10 marzo 2012
serbia e ue
L’8 marzo il premier
italiano Monti ha fatto
visita a Belgrado che
pochi giorni fa ha ottenuto
lo status di candidato
all’ingresso nell’Unione
Buon
vento
dai
Balcani
G
iovedì 8 marzo il premier italiano
Mario Monti ha fatto visita alla
capitale della Serbia, Belgrado. E’
stata una visita importante perché
segue l’accettazione da parte del Consiglio
europeo dello Status di candidato
all’adesione proprio per la Serbia. Un
passo che arriva a pochi mesi dalle elezioni
politiche serbe e che, secondo quanto
riferiscono fonti diplomatiche, ha tra i suoi
obiettivi il rafforzamento del presidente
Tadic, ledear del Partito Democratico,
forza moderata ed europeista che rischia
di essere sconfitto dai nazionalisti. Una
decisione analoga era avvenuta alla
vigilia delle elezioni del 2008 quando, a
poche settimane dal voto, la Serbia firmò
l’accordo di Associazione e Stabilizzazione
che rappresenta il primo passo verso
l’ingresso nell’Unione. Da allora sono stati
fatti passi in avanti, in particolare l’arresto
da parte della polizia serba dei ricercati dal
Tribunale Penale Internazionale Mladic e
Karadzic; condizione ritenuta essenziale
per il prosieguo del dialogo, anche se resta
da risolvere il nodo kosovaro.
Il cammino verso l’Unione sembra,
però, ancora lungo. Non mancano,
infatti, Paesi che si oppongono
all’argamento dell’Unione
mettendo in guardia di fronte a
nuove possibili “crisi greche”.
Vi proponiamo la riflessione
di Mauro Ungaro, esperto di balcani
dell’Agenzia Sir.
D
ue notizie, apparentemente
contrastanti, hanno segnato il
quarto anniversario dell’autoproclamata
indipendenza del Kosovo.
A Bruxelles, alla fine della scorsa settimana,
i rappresentanti diplomatici di Belgrado e
Pristina hanno raggiunto un’intesa sulla
partecipazione kosovara ai Forum regionali
e agli incontri sui Balcani promossi
dall’Unione europea. Il testo riguarda
anche l’applicazione operativa di accordi
precedenti e questo dovrebbe permettere,
fra l’altro, il superamento di quei contrasti
sulla gestione integrata serbo-kosovara
delle frontiere che, nei mesi scorsi, avevano
portato a livelli molto pericolosi la tensione
fra i due Stati.
Da parte serba non si tratta di un
riconoscimento ufficiale dell’indipendenza
kosovara (che, peraltro, tale rimane ancora
per 5 dei 27 Stati dell’Ue); è comunque
significativo che nel documento licenziato
● La crescita del PIL
● Tra i Paesi in difficoltà
europeo sarà pari a
Grecia, Portogallo,
zero nel corso del 2012
Italia e Spagna
dalle due diplomazie venga citata
espressamente la Risoluzione 1244/99 delle
Nazioni Unite (che considera il Kosovo una
Provincia serba) ma anche il parere della
Corte internazionale di Giustizia del 2010
che riconosceva l’indipendenza del nuovo
Stato. Un’ambivalenza che ha fatto gridare
al tradimento le opposizioni ai due governi;
significativo il fatto che le parti abbiano
accettato in futuro, nei rispettivi documenti
ufficiali, di non parlare più di “Repubblica
del Kosovo” ma più genericamente di
“Kosovo”.
Belgrado, in questo modo, prosegue in
quel cammino verso l’adesione all’Unione
in cui il confronto col Kosovo rappresenta
allo stato attuale – e dopo la consegna al
Tribunale dell’Aja dei criminali di guerra
ricercati per lungo tempo – il maggiore
ostacolo. La cancelliera tedesca Angela
Merkel, in questi anni, non si è mai stancata
di ripetere che condizione irrinunciabile
per il proseguimento dei negoziati Ue/
Belgrado doveva essere lo smantellamento
delle istituzioni serbe nel nord di quel Paese
che non verrà d’ora in poi indicato nei
documenti ufficiali.
Il governo serbo, con questo accordo,
attenua di fatto anche la portata politica
del referendum organizzato da quattro
municipalità del nord del Kosovo – zona
a maggioranza serba – nonostante
l’opposizione di Belgrado e non riconosciuto
dalla comunità internazionale oltre che
dal Kosovo. La quasi totalità dei votanti
(il 99,74% del 75% di aventi diritto che si
sono recati alle urne) ha espresso il proprio
“no” alle istituzioni kosovare certificando
se non una frattura almeno un deciso
allontanamento da Belgrado.
L’inflazione volata in quattro anni dal
13,6% a quasi il 24% è solo una delle
manifestazioni più evidenti della crisi
economica che ha colpito fortemente
anche il Paese balcanico facendo
aumentare notevolmente il numero degli
euroscettici e dando nuovo vigore al mai
sopito nazionalismo delle opposizioni al
presidente Boris Tadic. Fondamentale sarà,
a questo punto, il risultato delle elezioni
legislative fissate, dopo lo scioglimento
anticipato del Parlamento, per il prossimo
11 maggio. Un successo nazionalista
avrebbe il significato di allontanare la
Serbia dall’Ue e di riavvicinarla alla Russia,
dando così compimento ad un disegno
che il presidente Putin persegue ormai da
lunghi anni.
Lo storico annuncio dell’adesione della
Croazia al “club” dei 27 a partire dal 1°
luglio 2013 ha portato l’Unione ancora
più nel cuore dei Balcani: Bruxelles è ora
chiamata a proseguire nello sforzo di
“presenza diplomatica” nella convinzione
del ruolo fondamentale che l’intera area
balcanica è chiamata giocare nel futuro
sociale ed economico dell’Europa del terzo
millennio.
● Piccoli segni di ripresa
sono attesi nella
seconda metà dell’anno
Economia europea:
continua la recessione
L
e Previsioni economiche
intermedie, presentate a
Bruxelles dalla Commissione
europea nei giorni scorsi,
confermano come la crisi a livello
continentale non sia alle spalle.
Nel 2012 il Pil resterà allo zero per
cento nell’Unione a 27, mentre
nell’area euro subirà addirittura una
contrazione dello 0,3%.
L’Esecutivo ha dunque tagliato
ulteriormente le previsioni rispetto
alla fine del 2011 di oltre mezzo
punto percentuale: “Possiamo
prevedere che solo nella seconda
metà del 2012 si verificherà una
modesta ripresa”, ha spiegato
Olli Rehn, commissario agli
affari economici e monetari,
dopo aver presentato i dati su
Prodotto interno lordo, rischi
legati al contesto internazionale,
inflazione (di poco superiore al
2%) e sentimento economico. Il
politico finlandese indica quindi
la necessità di perseguire “risposte
globali” alla recessione che investe
l’Ue nel suo complesso. E subito
dopo stila cinque “conclusioni
politiche” deducibili dalle Previsioni
intermedie: anzitutto la necessità
di stabilizzare la situazione greca
(“il secondo piano di aiuti è stato
varato, saranno cruciali le prossime
settimane per la sua attuazione”);
quindi il rafforzamento dei firewall
finanziari (meccanismi anti crisi);
terzo elemento, la stabilizzazione
del settore finanziario e creditizio;
quarto, il rafforzamento della
governance economica a livello
comunitario; quinto, ma non ultimo,
l’urgenza di perseguire riforme
nazionali per la crescita e il lavoro,
argomento che sarà trattato ancora
una volta al prossimo Consiglio
europeo di inizio marzo.
I DATI DEI PAESI UE
“Lo stop inatteso della ripresa
economica registrato alla fine del
2011 dovrebbe proseguire per
tutta la prima metà del 2012. Il
ritorno alla crescita, benché su
livelli modesti, è tuttavia prevista
per la seconda metà dell’anno”. Nel
testo delle Previsioni economiche
intermedie si specificano alcuni
componenti della recessione
tuttora in corso in Europa: se la
crescita del Prodotto interno lordo
è ferma allo 0,0% nell’Ue27, scende
a -0,3% nei 17 paesi della moneta
unica. Le situazioni peggiori sono
quelle di Grecia (-4,4%), Portogallo
(-3,3), Italia (-1,3), Spagna (-1,0),
Paesi Bassi (-0,9). Segno positivo
invece per Germania e Regno
Unito (entrambe a 0,6%) e Francia
(0,4); tutto sommato buone le
performance di Polonia (2,5) e
Lituania (2,3).
Le valutazioni vanno oltre i numeri
e le tabelle: se infatti si confermano
in difficoltà profonda alcuni paesi
già nell’occhio del ciclone per
quanto riguarda il debito sovrano,
nella lista degli Stati con un Pil
recessivo appaiono i Paesi Bassi,
tradizionalmente tra le economie
più vivaci del continente. Anche i
tradizionali “motori” del sistema-Ue,
il commissario
europeo
all’economia
olli rehn ha
presentato a
bruxelles i
dati relativi
alle previsioni
economiche
dei 27 paesi
dell’unione
pur restando sopra lo zero per cento,
non riescono a risalire pienamente
la china, e questo vale per Berlino,
Londra e Parigi. Alcune realtà hanno
assunto il peso della cronicità –
ad esempio Spagna e Grecia -,
altre si aggiungono alla lista delle
economie sostanzialmente ferme
o che procedono a marcia indietro:
ciò vale, pur su piani differenti,
per Italia, Belgio, Austria, Slovenia,
Repubblica ceca.
5
6
Mondo
Sabato, 10 marzo 2012
La sconfitta
di Ahmadinejad
non allontana
il rischio di un
intervento militare
Domenica 2 marzo in Iran si sono tenute
le elezioni per il rinnovo del parlamento.
A vincere è stato il fronte conservatore
dell’Ayatollah Ali Khamenei
C
opione rispettato in Iran dove, alle
elezioni del 2 marzo per il rinnovo
del Majlis, il Parlamento, il fronte
conservatore, capeggiato dalla Guida
suprema dello Stato, Ayatollah Ali Khamenei,
ha stravinto con il 75% dei voti, dati ancora
parziali, superando il presidente Mahmoud
Ahmadinejad. Alle precedenti elezioni del 2008
i due erano alleati contro il fronte riformista
legato all’ex presidente Mohammad Khatami,
alleanza disgregatasi dopo il voto presidenziale
del giugno 2009, ma soprattutto quando, più
di un anno fa, Ahmadinejad aveva cercato di
allargare la sua influenza sui servizi segreti e
sui circoli dei mullah. La percentuale di voto,
quasi il 65%, nove punti in più rispetto a quattro
anni fa, sbandierata dal ministero degli Interni,
senza che nessuna verifica indipendente
abbia potuto confermarla, ha fatto dire al
regime che l’appello al boicottaggio delle urne
invocato dall’opposizione riformista è rimasto
inascoltato. Ma quale Iran è uscito dalle urne? Il
Sir lo ha chiesto a Janiki Cingoli, direttore del
Cipmo, il Centro italiano per il Medio Oriente
(www.cipmo.org).
Cosa significa questa vittoria anche in vista
delle presidenziali del 2013?
“Credo che si andrà avanti in questa resa
dei conti tra Khamenei e Ahmadinejad che
vede silente l’opposizione, i cui leader in
carcere, pare, siano stati contattati dallo stesso
Khamenei che pensa ad una specie di alleanza
con questa componente moderata proprio sulla
testa di Ahmadinejad. Si tratta di una situazione
opaca che non lascia trasparire alcuna certezza”.
I riformisti hanno boicottato il voto. Si può
parlare, anche per loro, di sconfitta?
“La sconfitta c’era stata già nella precedente
tornata elettorale del 2008. I riformisti
sembrano attendere gli sviluppi della situazione
e che queste sanzioni internazionali facciano
effetto. Non c’è una sconfitta per chi non ha
Marò arrestati
Un appello al
parlamento UE
D
ue maxi foto dei marò italiani
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti in India con
l’accusa di aver ucciso due pescatori sono esposte davanti all’emiciclo
dell’Europarlamento di Bruxelles
per richiamare l’attenzione dell’Europa su questa contesa internazionale. La vice presidente dell’Assemblea Ue, Roberta Angelilli, ha
annunciato iniziative di mobilitazione per “far sentire la vicinanza
ai militari italiani” e “prendere una
posizione nei confronti di questa intollerabile vicenda”.
partecipato alle elezioni ma gli
appelli a boicottare il voto sono
caduti nel vuoto e l’affluenza alle
urne, più o meno forzata, c’è stata...”.
I 9 punti percentuali in più rispetto
al voto del 2009 possono essere
considerati come un semaforo
verde alla scelta nucleare e alla
politica di autarchia e di sfida
aperta contro Israele, Usa e
Occidente in generale?
“In Iran c’è un generale consenso
verso la scelta nucleare e verso il
rifiuto di imposizioni dall’esterno.
In questo c’è unità di vedute tra
Khamenei e Ahmadinejad. La pressione
israeliana, che ha alzato i toni sulla questione
del nucleare iraniano, con la minaccia di un
intervento militare, potrebbe, inoltre, avere
l’effetto di ricompattare il fronte interno”.
I riformisti
hanno invitato
a boicottare il
voto, ma con
scarsi risultati.
Forse aspettano
gli sviluppi della
situazione e le
conseguenze
delle sanzioni
internazionali.
Indipendentemente
dagli esiti futuri
il cammino
verso il nucleare
non sembra in
discussione
Cosa potrebbe cambiare in politica interna
dopo questo voto? I dati parlano di una grave
crisi economica e sociale...
“A livello istituzionale potrebbe cambiare
più di qualcosa. Sembra, infatti, che la Guida
suprema Khamenei abbia intenzione di rendere
non più elettiva la carica del presidente ma
nominata, eliminando l’attuale stato di diarchia
esistente tra queste due figure. La situazione,
per il resto, è pesante. Nel bazar il malumore è
diffuso, ma occorre tenere presente che l’Iran
ha saputo resistere a tanti anni di guerra con
l’Iraq, affrontando sacrifici ben più gravi e non
mi attenderei a breve termine un collasso del
Paese. Questo anche perché la minaccia di
attacchi israeliani provoca l’aumento del prezzo
del petrolio e, quindi, dei finanziamenti all’Iran
che del greggio è uno dei maggiori esportatori.
Un effetto perverso che forse non si tiene molto
presente”.
di Daniele Rocchi
Cosa potrebbe cambiare nella politica estera
iraniana, tesa a imporsi come potenza
regionale?
“Assisteremo probabilmente ai tentativi
di rafforzare il controllo diretto sull’Iraq,
a maggioranza sciita, e di sostenere le
componenti sciite presenti nei Paesi dell’area
del Golfo, compresa l’Arabia Saudita. Si
registrano, tuttavia, segnali di indebolimento in
Siria, dove il regime amico di Bashar al-Assad
non è più forte come prima. Se gli oppositori di
Assad dovessero, anche se non a breve termine,
prevalere, l’arco sunnita si amplierebbe a danno
di quello sciita. Questo indebolimento siriano,
inoltre, sta avendo effetti anche in Libano
dove il druso Jumblatt, da sempre ago della
bilancia, è uscito dalla maggioranza tenuta dagli
Hezbollah”.
Si parla molto di un attacco israeliano a siti
nucleari iraniani: lo ritiene possibile?
“La leadership israeliana – e questo è un
fatto reale – ritiene che ci sia una finestra di
opportunità adesso, nei mesi che precedono le
presidenziali Usa. Finestra che però potrebbe
chiudersi nel caso in cui il programma nucleare
iraniano superari il punto di non ritorno. La
politica israeliana è sensibile alla minaccia
iraniana di annientamento manifestato da
Ahmadinejad. Ritengo, tuttavia, che la politica
estera iraniana non sia irrazionale e i suoi
leader ci penserebbero molte volte prima di
scatenare un conflitto nucleare nell’area. Al
momento si stanno confrontando due linee:
quella di Netanyahu, che tende a influenzare
la politica interna Usa favorendo di fatto i
candidati repubblicani, sostenendo che non
si può attendere oltre per attaccare l’Iran e
quella di Obama che invece vuole dare ancora
una chance alla diplomazia lasciando sempre
aperta l’opzione militare. L’azione di Netanyahu
potrebbe rappresentare un rischio, poiché, se
Obama dovesse essere rieletto, il presidente Usa
non sarebbe felice per l’interferenza israeliana
nella politica Usa”.
Internazionale
Unicef
Libano
A Marsiglia il VI
Forum mondiale
dell’acqua
Contro le
mutilazioni
genitali
Le chiese aprono
le porte ai profughi
S
E
i terrà a Marsiglia dal 12
al 17 marzo il VI Forum
mondiale dell’acqua. Nel fitto
programma dei lavori del
forum ufficiale al Palazzo dei
congressi si prevedono una
ventina di riunioni ad alto
livello, circa 300 sessioni e
incontri con la partecipazione
di 140 delegazioni
ministeriali, 80 ministri, 600
organizzazioni, 1300 giovani,
e decine di rappresentanti
aziendali. In parallelo si terrà
il Forum alternativo mondiale
dell’acqua (Fame), che si
presenta come un’alternativa
concreta all’appuntamento
organizzato dalle società
transazionali e dalla Banca
mondiale.
ducare e sensibilizzare le
popolazioni locali contro le
mutilazioni genitali femminili.
A questo fine è indirizzato
un programma dell’Unicef,
sostenuto dalla Commissione
Ue, che ha promosso progetti di
educazione nelle famiglie, nelle
scuole, nelle comunità locali in
Egitto, Eritrea, Etiopia, Senegal e
Sudan. In Senegal, ad esempio,
“dove il 28% delle donne di
età compresa fra 15 e 49 anni
ha subito l’infibulazione”, in
poco meno di un decennio
oltre 5.300 comunità locali
hanno rinunciato a tale
pratica e “il Senegal potrebbe
diventare il primo paese a
dichiararne l’abbandono totale,
probabilmente già nel 2015”.
causa della violenza
A
persistente in Siria, la
popolazione civile fugge verso
il Libano. Secondo le Nazioni
Unite, 2.000 nuovi rifugiati
hanno attraversato la frontiera
negli ultimi giorni. In questa
fase, la comunità cristiana in Libano sta dando esempio di
accoglienza e solidarietà. A raccontarlo all’agenzia Fides è
padre Paul Karam, direttore delle Pontificie Opere Missionarie
in Libano. “Molte famiglie cristiane sono fuggite dalla Siria per
la violenza o per l‘oppressione del regime. Vi sono famiglie che
hanno parenti in Libano, e vogliono cambiare vita cercando
lavoro. La risposta della Chiesa in Libano è stata di ospitarle
nelle parrocchie, fornendo cibo e vestiario, assistendole a
livello economico. Sappiamo che vi sono anche famiglie non
cristiane specie nel Nord e che il governo libanese ha chiesto
di accogliere i rifugiati”. Sulla crisi siriana, p. Karam spiega
che “come Chiesa siamo contro la violenza. Per i cristiani il
pericolo è uno scenario di tipo iracheno che li costringe a
fuggire dal Paese. Il rischio è che a un regime dittatoriale se ne
sostituisca uno di tipo islamista che imponga la Sharia”.
Cultura
Fondazione Lanza. Una ricerca nazionale censisce e spiega
il ruolo delle novantasei Scuole di formazione socio-politica
Sabato, 10 marzo 2012
7
■ Crisi&Cultura
C’è un senso di attesa
rispetto agli intellettuali
Cittadinanza responsabile: S
far crescere la coscienza
R
ealtà in crescita sul territorio,
principalmente promosse
dalle Chiese locali e legate alla
“crescente esigenza” di rinvenire
“orientamenti valoriali” e “chiavi di
comprensione delle dinamiche sociali
ed economiche”. Sono le 96 iniziative
censite dal primo rapporto della
Fondazione Lanza dedicato alla
formazione socio-politica, presentato
al convegno nazionale
Educare alla cittadinanza
responsabile, promosso
lo scorso fine settimana
dall’Ufficio per i problemi
sociali e il lavoro e dal
Servizio per il progetto
culturale della Cei. Le
scuole di formazione sociopolitica – ha affermato
in apertura il segretario
generale della Cei, mons.
Mariano Crociata – non
hanno come scopo “la
preparazione immediata
di personale politico”,
ma sono chiamate a far
crescere la “coscienza”
della “responsabilità di ogni
credente”.
dalla fede, per esercitare il giusto
discernimento e operare le scelte
opportune”.
Accompagnare
chi s’impegna sul territorio
Chiudendo il convegno, il segretario
generale della Cei ha nuovamente
ricordato “l’esperienza diffusa di
cattolici impegnati sul territorio
Varietà
dell’offerta formativa
Cultura del bene comune
“Abbiamo vitale bisogno di una cultura
del bene comune e della responsabilità
sociale collettiva”, ha rimarcato mons.
Crociata, convinto “che fare formazione
socio-politica in questi anni debba
significare fornire gli strumenti di
conoscenza e di giudizio, alla luce
dell’insegnamento sociale della Chiesa
ma in una precisa prospettiva”, cioè
guardando oltre la crisi “per aiutare
a immaginare e a cogliere in anticipo
le condizioni del suo superamento”.
Scopo delle scuole, ha precisato, non
è la “preparazione immediata di un
personale politico pronto a spendersi
– per così dire – sul mercato del
confronto istituzionale e della dialettica
partitica”, “tuttavia esse rappresentano
un passaggio, che si può rivelare
perfino insostituibile, là dove chi si
sente chiamato a servire la collettività
nella forma dell’impegno politico”
prende coscienza “dell’esigenza di far
maturare la propria vocazione in un
percorso ecclesiale che, nel quadro
ordinario della vita cristiana, fornisca
elementi specifici di conoscenza
scientifica e di giudizio illuminato
orientamenti valoriali e delle chiavi di
comprensione delle dinamiche sociali
ed economiche”, riporta il rapporto
della Fondazione Lanza. “Sul totale
dei 96 soggetti che abbiamo censito
ben 57 sono sorti nel decennio 2000,
dei quali 35 negli ultimi cinque anni”,
ha sottolineato il segretario generale
della Fondazione, Lorenzo Biagi. Le
scuole, “principalmente emanazione
delle diocesi”, sono “spesso
realizzate in collaborazione
con le associazioni
cattoliche locali”. L’offerta
formativa – ha proseguito
Biagi – è “estremamente
qualificata relativamente
ai docenti coinvolti e alle
tematiche affrontate”.
a vari livelli” e il valore di un
“accompagnamento che porti quel
sostegno morale e spirituale necessari
per chi ha scelto d’impegnarsi nella
vita pubblica”. Il mondo cattolico,
infatti, “ha viva coscienza della propria
responsabilità verso il territorio e
l’intero Paese”. Beninteso, ha però
messo in guardia, “senza dividere
la comunità, né renderla di parte”,
con il rischio di “esporre la Chiesa a
possibili e facili strumentalizzazioni”.
Da ultimo, mons. Crociata ha
richiamato la possibilità di elaborare
“una proposta organica, che non
escluda la varietà e creatività delle
diverse iniziative, ma costruisca un
modello ideale di riferimento, nella
convinzione che la formazione richiede
organicità, coerenza, metodo, tempi di
maturazione, percorsi di esperienza…”.
Una crescente esigenza
Negli ultimi 4-5 anni “si è registrata
una crescita nel numero delle scuole/
iniziative di formazione all’impegno
sociale e politico”, segno della
“crescente esigenza” di “rinvenire degli
Vi è inoltre “un’ampia
varietà”: si va da vere
e proprie “scuole” con
“percorsi triennali, biennali
o annuali, ma con almeno
10 incontri”, a “percorsi
che prevedono meno di
10 appuntamenti”, “attività
curriculari degli Istituti di
scienze religiose (Issr)” o
“singoli appuntamenti”. “Una grande
diversità dell’offerta formativa”,
ha riscontrato il segretario della
Fondazione Lanza, di fronte alla quale
occorre però “cercare di comprendere
e distinguere meglio un percorso che
può essere considerato una vera e
propria scuola, dai corsi di formazione
e dai semplici incontri/conferenze di
approfondimento”. Di “realtà molto
variegata” dovuta alla “complessità del
tessuto civile ed ecclesiale” ha parlato
pure Francesco Bonini, docente alla
Lumsa, segnalando l’importanza di
“sostenere questo spontaneo rilancio”,
mentre il sociologo Ivo Colozzi ha
visto nella recente crescita di queste
iniziative una risposta al “disagio dei
cattolici” per lo stato “confusionale” in
cui versa la politica. Tra le sollecitazioni
del teologo morale don Walter
Magnoni, infine, l’importanza di
formare all’impegno socio-politico
con “passione” e cercare la verità,
tralasciando le “formule vuote che
non aiutano perché prive di realismo o
strumentali a progetti occulti”.
FRANCESCO ROSSI
ulle grandi questioni del nostro
tempo “desidereremmo chiedere alla
classe intellettuale del nostro Paese
di voler accettare un libero confronto”. Al
termine di una ampia considerazione sul
rapporto tra autorità politica e processi
economici, tra imperiosità del mercato e
sovranità dei cittadini, il cardinale Angelo
Bagnasco aveva espresso questo auspicio
nella prolusione al primo Consiglio
episcopale permanente del 2012. Il
desiderio di un confronto non riguardava e
non riguarda solo gli esperti di economia
e di politica ma puntava e punta a un
coinvolgimento di quanti per professione
e per vocazione si dedicano allo studio,
alla ricerca, alla elaborazione del pensiero.
Nel tempo della crisi quel desiderio, che
rimane vivo e attuale, riproponeva e
ripropone una riflessione sul ruolo degli
intellettuali: come è cambiato, come sta
cambiando? Anche per gli intellettuali la
crisi, proprio perché non solo economica,
è un passaggio che mette alla prova una
particolare responsabilità nella costruzione
del bene comune e nello stesso tempo ne
esige una nuova declinazione. Una crisi è
anche tempo propizio per un colpo d’ala
del pensare e del comunicare pensiero: un
esercizio che non si stacca dalla crudezza
della realtà ma neppure la subisce. Una
voce più robusta degli intellettuali, che
non dovrebbe mai essere fatta di slogan
e di spettacolo, è più che mai attesa con
la richiesta di prendere le distanze dalla
logica del potere onnipervasivo dei media,
nuovi o antichi che siano. è innegabile
che ci sia una grande difficoltà oggi a
riconoscersi come autorità morale in una
cultura dell’immagine e dell’apparenza
che vede crescere l’esibizionismo sotto i
riflettori delle nuove corti. Ma questo è
un motivo in più per reagire con slancio
e passione per la verità. La gente del
quotidiano, quella che cammina ogni
giorno nel tunnel della crisi con la propria
storia, con la propria saggezza e con
la propria speranza avverte l’urgenza di
un’alleanza culturale con quanti possono
contribuire a liberare il presente e il futuro
dalle oppressioni della paura, dell’egoismo,
della rassegnazione. Ci sono esperienze e
testimonianze, straordinarie nell’ordinario,
che bussano alla porta degli intellettuali,
oltre che a quella dei responsabili
dell’economia e della politica, per chiedere
di osare un volo ad alta quota proprio
mentre sembra preferito il volo raso
terra. Non si possono ignorare le attese
e neppure la fatica di vivere e di pensare
della gente, non si può trascurare un
desiderio diffuso di quella novità che può
dare significato e prospettiva ai sacrifici
richiesti e necessari. C’è un appuntamento
con la storia al quale, in modo particolare,
gli intellettuali sono invitati. Per varcare
insieme, nel tempo della crisi, la soglia
della speranza e della fiducia.
PAOLO BUSTAFFA
Incontri interuniversitari. Primato spirituale o di diritto, ma sempre al servizio dell’uomo
Sovranità della Chiesa e ordine internazionale
“S
i può discutere sul modo diverso di
concepire la sovranità della Chiesa:
spirituale, secondo il diritto canonico, o pari agli altri soggetti di diritto internazionale. Ma c’è un punto fermo: la sovranità non può essere esercitata se non al servizio
dell’uomo”. Sono queste le parole con cui Paolo Mengozzi, avvocato generale della Corte
di Giustizia dell’Unione Europea, è intervenuto alla tavola rotonda su La Chiesa cattolica:
la questione della sovranità, svoltasi a inizio
settimana all’Università Cattolica di Milano. A
dialogare con il giurista era presente il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e già
segretario della Santa Sede per i rapporti con
gli Stati. L’incontro ha aperto il ciclo di appuntamenti interuniversitari su Sovranità della
Chiesa e ordine internazionale promossi da
Cattolica, Libera Università Maria SS. Assunta (Lumsa) e Università di Padova. “L’obiettivo – ha spiegato Ombretta Fumagalli Carulli,
docente dell’Ateneo milanese – è promuovere
una riflessione a più voci sui rapporti tra Chiesa
e comunità politica, soprattutto in una fase in
cui è in atto un ripensamento della sovranità
statuale”. Il cardinal Tauran ha ribadito il carattere “spirituale” della sovranità della Santa
Sede, sottolineando come non sia lecito per la
Chiesa trasformarsi in entità politica. “Per prima cosa – ha precisato– è bene non confondere
i termini Santa Sede, Chiesa cattolica e Stato del
Vaticano. La Santa Sede è l’Istituzione suprema
che esercita sovranità interna ed esterna”. Una
sovranità spirituale che “prescinde da ogni dominio territoriale. Il primato “petrino” esisteva prima della nascita del diritto internazionale. Per questo il Papa, anche se privato di ogni
sovranità territoriale, resta sovrano effettivo,
indipendentemente da altri soggetti e poteri”.
“La funzione spirituale – ha esposto Mengozzi
– sebbene importante, tanto da essere alla base
del prestigio di cui gode la Chiesa, è irrilevante
dal punto di vista giuridico internazionale. La
Santa Sede fa parte di organismi internazionali
come le Nazioni Unite (dove gode dello status
di osservatore permanente qualificato) e, con
altri Stati, ha potuto firmare accordi come quello per la messa al bando delle mine anti-uomo
o delle armi chimiche”. In questo scenario, secondo Tauran, “si opera per tutelare gli interessi
della Chiesa universale, delle Istituzioni cattoliche e delle Chiese particolari”. Interessi che
sono soprattutto gli interessi dell’uomo, con
un’attenzione particolare alla libertà religiosa
e ai diritti umani. “L’autorità morale della Santa
Sede può contribuire alla moralizzazione della
vita internazionale – ha ribadito Tauran –, mettendo in evidenza la priorità dell’etica sull’ideologia, la superiorità dello spirito sulla materia”.
Un caso particolare è quello della Cina, dove c’è
confusione sul concetto di sovranità. È fondamentale il dialogo – ha concluso Tauran – per
far capire ai nostri amici cinesi che un Vescovo
non è un prefetto, ma c’è una precisa visione
sacramentale”.
8
Festa della Donna
Sabato, 10 marzo 2012
■ Donne&Islam
Sarebbe possibile
una giornata di festa?
Secondo un’antica tradizione, le donne
cristiane, in occasione di sant’Agata,
hanno vissuto occasioni di festa e anche
di preghiera. Realtà inimmaginabile nel
mondo mussulmano. Non dico nei Paesi
islamici, ma tra le donne mussulmane,
oramai a milioni, residenti fra di noi
Italia ed Europa, e da più generazioni.
Ma una festa delle donne per l’Islam è
assolutamente inconcepibile, a qualsiasi
latitudine del globo. Perché? Quasi sempre
la moglie di un mussulmano si ritrova,
anche fra di noi, a vivere la medesima
condizione di sudditanza, mancanza di
rispetto ed inferiorità che si troverebbe a
vivere in un paese islamico. Nonostante
i tanti che dicono che il Corano ha dato
dignità alla donna (ai tempi, e nella
Penisola Arabica del tempo sicuramente sì),
ma oggi? Oggi in cui al Corano tendono a
rifarsi letteralmente la maggior parte delle
correnti islamiche anche in Europa, quanto
di vero c’è?
Dice il Corano: “Gli uomini hanno una
laurea (di vantaggio) su di loro”. La
testimonianza della donna vale la metà di
quella dell’uomo. Le donne ereditano la
metà dei loro fratelli maschi. Un uomo può
sposare due o tre o quattro donne. Se una
donna diventa prigioniero in una guerra,
il suo padrone musulmano è autorizzato a
violentarla. Se una donna non è del tutto
sottomessa al marito entrerà all’inferno.
Le donne sono “campo da arare” per i
loro mariti. Gli uomini si occupano delle
donne. Le donne devono essere obbedienti
ai loro mariti o essere ammonite (abusato
verbalmente), bandite dal letto (abusato
psicologicamente) e picchiate (abusi fisici).
E in un Hadith, modi di dire che
compongono la Sunna – la Tradizione
islamica, che ha valore quasi quanto al
Corano – si legge: «Poi ho visto il Fuoco
(dell’Inferno), e non ho mai prima visto
uno spettacolo orribile come questo, e ho
visto che la maggioranza dei suoi abitanti
erano donne. La gente ha chiesto: qual è
il motivo per questo? L’apostolo di Allah
rispose: a causa della loro ingratitudine».
Scrive Patrizia Khadija Dal Monte, cristiana
italiana convertita all’Islam: «Avere la salda
convinzione dell’uguaglianza di ogni uomo
e di ogni donna, un insegnamento morale
derivante da una religione, spiritualità,
o filosofia che ci portasse a trascurare la
comune umanità degli uomini, a negare
la dignità di alcuni o a stabilire delle
distinzioni e una gerarchia ontologica
tra gli esseri umani, tale insegnamento,
affermiamo, deve essere attentamente
esaminato, perché genera effetti gravi e
pericolosi. È questa un’esigenza della fede,
del cuore e dell’intelletto: in nome della
nostra appartenenza primaria all’umanità, è
necessario non negare mai la pari e comune
dignità di ogni essere umano». Però,
purtroppo, così non è, è solo una speranza.
Sempre Patrizia Khadija Dal Monte scrive:
«Per quasi vent’anni, circoli progressisti
hanno usato il concetto di integrazione
attribuendogli una connotazione molto
positiva. “Integrare” significava accettare
l’altro, promuovere la tolleranza nei
confronti dei residenti o dei nuovi cittadini
di origine immigrata, lottare per il loro
riconoscimento e i loro diritti. Se è chiaro
che il cantiere rimane immenso quanto a
un’applicazione reale ed equa della legge,
si deve però prendere atto anche che il
panorama è fortemente cambiato negli
ultimi anni. Il numero di cittadini europei
di fede musulmana è aumentato e oggi
conta milioni di persone. Quando si viene
da altrove, quando non si è casa propria,
quando la nostra immaginazione abbraccia
i colori di un “là”, volere integrare ha
certo un senso, e attiene a un atto politico
dignitoso e coraggioso. Ma la storia fa il
suo corso… Quando ormai sono da me,
sulla mia terra, a casa mia, quando la mia
lingua è la lingua di questo paese, quando
i miei sogni sono qui… cosa vuol dire
“integrare”? Integrare a cosa? Rispetto a
chi?».
Sono certo che le donne cristiane, abbiano
una grandissima possibilità (incontrando
le donne mussulmane all’uscita della
scuola, nei loro bisogni, ascoltando le loro
confidenze) di svolgere un enorme ruolo di
integrazione. Però, è necessario volerlo!
don ERNESTO TAIANA
● A colloquio con la
storica e scrittrice
Lucetta Scaraffia
● Il riconoscimento
della donna nasce
dalla cultura cristiana
● L’importante è che
la donna mantenga
la capacità di gratuità
Una lettura della società
e del ruolo delle donne
L
a “Festa internazionale della
donna” nacque un secolo fa nel
solco della tradizione socialista
europea, nella Germania animata
dai sussulti operai e nella Russia dei
Zar, dove sobbollivano i germi della
rivoluzione sovietica. La scelta della
data, 8 marzo, arrivò dopo varie vicende,
che videro anche il ruolo fondamentale
dei similari guizzi paritari (specie
in tema di lavoro e di diritto al voto)
maturati negli Stati Uniti. Quel che più
colpisce, guardando al contesto in cui
la “Festa” vide la luce, è la differenza
abissale che esiste fra quel passato e il
presente che noi viviamo. Cento anni,
per la storia millenaria dell’umanità,
sono un lasso di tempo importante, ma
non larghissimo. Eppure, fermandosi
per un attimo a riflettere, raramente
“ieri e oggi” ci appaiono così differenti,
confermando, più che mai, la massima
latina «Tempus fugit». Abbiamo parlato
di 8 marzo con Lucetta
Scaraffia, docente di
Storia contemporanea alla
Sapienza di Roma, scrittrice,
editorialista, fra gli altri, di
“Avvenire” e “Osservatore
Romano”, studiosa della
figura della donna sia nel
pensiero cattolico sia nel
movimento femminista.
La “Festa della donna”, agli
albori, aveva un deciso
carattere ideologico.
Che cosa vuol dire oggi
festeggiare la donna?
Ha ancora senso? O si
limita a essere folklore
(con le mimose e
quant’altro), una giornata
in cui si proclamano buone
intenzioni di vera parità
e riconoscimento della dignità del
ruolo femminile che poi faticano a
concretizzarsi?
«Il fatto che l’8 marzo abbia una forte
connotazione politica non è casuale:
anche l’emancipazione delle donne
deve essere letta all’interno del processo
di modernizzazione, dell’allargamento
della democrazia e del diritto alla
soggettività individuale. Oggi però
questa data ha perso tutta la sua carica
simbolica ed eversiva, è solo una
celebrazione come le altre».
Che tipo di società italiana si sta
delineando? Alcune delle riforme
che si profilano all’orizzonte nel
nostro Paese potrebbero penalizzare
proprio le donne... Quanta fatica in
più è richiesta loro e quanto sono
fondamentali per tenere unito il
tessuto sociale e per sviluppare gli
orientamenti educativi loro affidati?
«La crisi rende più pesante il ruolo delle
donne, ma penso che un aumento di
fatica toccherà tutti, se non altro per lo
spostamento dell’età della pensione.
Le donne sono più forti, e occupano un
posto centrale nella vita sociale e nella
trasmissione alle nuove generazioni,
quindi il loro ruolo diventerà sempre
più decisivo in un momento di
trasformazione e di cambiamento quale
quello che ci aspetta. Non è detto che
C
conciliare?
si può...
a questo corrisponda né un adeguato
riconoscimento, né una rete di servizi di
supporto. Proprio per questo le donne
devono imparare a chiedere di più. Ma
mi sembra che da questo punto di vista
si stiano facendo passi importanti: basti
vedere l’attenzione alle donne e alla
maternità dimostrata dal ministro Elsa
Fornero».
Si parla di “quote rosa”; di obbligo di
presenza di una certa percentuale di
donne nei Cda delle società quotate
in Borsa; di sfruttamento del corpo
delle donne (non solo nell’odiosissima
pratica della tratta di esseri umani
ma anche nella comunicazione, nella
pubblicità, nei programmi televisivi...);
di norme contrattuali che parificano
la gravidanza alla malattia o come
buona causa sufficiente a motivare un
licenziamento... Perché è così difficile
rispettare le donne e riconoscere i loro
diritti/doveri?
«È difficile riconoscere i diritti delle
donne come sempre quando un
nuovo gruppo sociale chiede dei
riconoscimenti. In particolare, nel caso
delle donne, questi riconoscimenti
toccano il vissuto di ogni famiglia, di
ogni persona, e richiedono quindi anche
un profondo cambiamento culturale, che
non può essere troppo veloce. In realtà
se guardiamo con occhio storico, la
rivoluzione delle donne – se confrontata
con altri grandi cambiamenti culturali –
è stata vincente e veloce: non si poteva
ribaltare completamente un assetto
socio-culturale in un arco di tempo
brevissimo. E senza vittime. In realtà le
vittime di questa rivoluzione ci sono:
i giovani maschi, che oggi sono così
profondamente insicuri e apatici rispetto
alle loro coetanee, i padri separati che
vivono una situazione tutta negativa. Per
quanto riguarda, poi, lo sfruttamento del
corpo femminile, si deve ammettere che
a questo contribuiscono le donne stesse:
usare il loro corpo costituisce spesso una
scorciatoia per inserirsi in ambienti di
prestigio, per ottenere vantaggi sul lavoro
e, naturalmente, soldi con facilità e non
sono poche quelle che seguono questa
strada tutta in discesa».
La cronaca di questi giorni ci sta
raccontando gravissimi episodi
di stalking e di violenza di genere,
ristina Mazzoleni, comasca, è Direttore
Pianificazione, Controllo, Amministrazione
e Affari Societari della Roma Calcio. Fa
anche parte della Commissione Pari Opportunità
dell’Unione Industriali del Lazio. La raggiungiamo
telefonicamente nella capitale. è sabato mattina,
ma lei è in ufficio. Le chiediamo cosa significhi
portare un po’ di genio femminile in un mondo
così complesso e prettamente maschile. «è senza
dubbio un valore aggiunto, anche se non basta
da solo ad assicurare la permanenza in un ambito
lavorativo tanto difficile. Servono competenze
culminati addirittura con l’omicidio
(i dati Istat parlano di quasi 7 milioni
di donne vittime, nella loro vita, di
una forma di maltrattamento fisico;
oltre un milione ha subito un abuso;
oltre sei milioni hanno patito violenza
psicologica): cosa ne pensa?
«Questi fatti sono aumentati proprio
quando è aumentata l’apatia maschile:
la competizione fra i sessi ha preso e
prende spesso le forme di una vera e
propria guerra».
La globalizzazione e le migrazioni
creano uno stimolante melting pot...
Il confronto fra culture diverse,
fra occidente e oriente, è possibile
oppure si prosegue su binari non solo
paralleli ma divergenti? C’è una paura
reciproca? Se è difficile alle nostre
latitudini riconoscere la dignità della
donna, come è possibile riuscire a
stimolare un dibattito, una riflessione
là dove la donna è ridotta in condizioni
di schiavitù o è considerata
una proprietà del clan
maschile?
«Il melting pot ci aiuta
a capire che la religione
cristiana ha giocato un ruolo
fondamentale nello stimolare
l’emancipazione delle donne:
solo nei paesi di matrice
culturale cristiana, infatti, se
pure secolarizzati, si sono
sviluppati, e con successo,
movimenti autonomi di
liberazione delle donne. È
comunque molto difficile
esportare la rivoluzione
delle donne in altre culture
proprio perché è così legata
alla matrice cristiana, ma
dobbiamo continuare a farlo:
è l’unico modo che abbiamo
per aiutare quelle donne. Dobbiamo
però lasciarle libere di elaborare un
loro femminismo, che tenga conto delle
peculiarità culturali, mentre invece,
spesso, siamo culturalmente imperialisti.
Per esempio per quanto riguarda la
sessualità e il controllo delle nascite».
Chiudiamo con uno sguardo di
speranza: le sembra di cogliere segnali
significativi in tale direzione?
«A me sembra che ci sia più di
una speranza, e non solo nei paesi
occidentali: stanno nascendo movimenti
delle donne con caratteristiche proprie
nei paesi islamici, per esempio. Abbiamo
ottenuto moltissimo in breve tempo –
in sostanza, nemmeno un secolo – e
la strada sembra ormai tracciata ed
è impossibile tornare indietro e non
percorrerla fino in fondo. Ciò che più
conta è il cambiamento di mentalità:
ormai tutti criticano un governo,
una giunta municipale, dove non ci
sono donne, o un giornale dove le
giornaliste non scrivono anche in prima
pagina… Speriamo, però, che questo
cambiamento non avvenga solo nel
senso di una maschilizzazione delle
donne: noi abbiamo bisogno della
capacità di gratuità, cioè della differenza
delle donne».
pagine a cura
di ENRICA LATTANZI
e professionalità: il problema è che ci sono
troppe riserve ad ammettere il riconoscimento
di tali caratteristiche in una donna. Sono stati
fatti dei progressi, ma la cultura è ancora troppo
maschilista: le quote rosa in politica e in azienda
sono un primo passo per favorire il cambiamento,
ma poi serve altro, a partire dai compiti affidati,
che non devono comportare discriminazioni su
base personale. Alle donne è richiesto un surplus
di sacrifici, ma sono tante a dimostrare che
l’equilibrio tra famiglia e carriera è possibile. C’è
la speranza di abbattere il “soffitto di cristallo”».
Festa della Donna
marina terragni
I papi parlano
del ruolo della donna
Senza il femminile il mondo
muore, ma si devono cogliere
occasioni di crescita e sviluppo
senza rinunciare a se stesse.
M
Q
uando si indice una
giornata, “Festa di” e si
aggiunge una categoria
di persone, è per sensibilizzare,
per creare attenzione attorno a
quelle persone. Anche la Giornata
della donna si muove su questa
linea, rilevando quanto la figura
femminile sia subdolamente
sfruttata, come non le siano date
pari opportunità, come tanto
manchi alla considerazione della
donna secondo il piano di Dio. È
certamente molto quel che manca.
Ma, parafrasando un detto di
Qoelet: su quel che manca non si
può contare (cfr Qo 1,15).
Si può contare invece sul molto
che c’è, che la donna ha ricevuto
in dono. Su quella “marcia in più”
o quella “marcia specifica” che le
viene dall’essere complementare
all’opera creatrice di Dio.
Un episodio riportato nel Libro
dei dialoghi di san Gregorio
Magno può illuminare (da questo
testo abbiamo quello che si
può conoscere della vita di san
Benedetto): «Scolastica, sorella di
san Benedetto, consacratasi a Dio
fin dall’infanzia, era solita recarsi
dal fratello una volta all’anno.
L’uomo di Dio andava incontro a
sempre di più, continuano a essere
pensate come una risorsa illimitata
e sempre disponibile, come welfare
vivente. In presenza di nuovi tagli a
servizi essenziali, le donne sopportano
una fatica non più tollerabile. D’altro
canto, sul tema dell’occupazione
femminile si sta facendo molto poco,
anche se la Banca d’Italia ha valutato
in un +7/8 per cento minimo l’aumento
del Pil che si verificherebbe se si
raggiungessero gli obiettivi di Lisbona
del 60 per cento di donne al lavoro,
obiettivi dai quali ci stiamo addirittura
allontanando».
Lei ha scritto, riferendosi alla
leggerezza con cui molte donne hanno
pensato e pensano che libertà sia
soprattutto scegliere di non avere figli,
di «essere abbastanza arrabbiata per
aver creduto a lungo, come tante altre,
che la mia libertà fosse questo, perché
magari oggi, anziché un solo figlio,
come ogni emancipata che si rispetti –
un figlio sudato, patteggiato, strappato
al destino e adorato – magari ne avrei
tre o quattro, e ho il sospetto che la
cosa mi avrebbe reso piuttosto felice».
C’è, inoltre, un senso di inadeguatezza
che spesso investe le mamme che
lavorano, sempre in bilico fra il
bisogno-voglia-desiderio di accudire i
propri piccoli e l’orgogliosa volontà di
mantenere gli impegni presi. Ne vale
la pena?
«Vale la pena di fare un bambino?
Certo che sì. Vale la pena di lottare sul
lavoro? Temo che non ci sia scelta, se
una non vuole perdere tutto quello che
ha conquistato. Dove una donna trovi la
forza per tutto questo non lo so. Quel che
è certo, la stiamo trovando. Per quanto
ancora?».
Cosa ne pensa della violenza di genere,
sempre più quotidiana?
«Lottare per noi stesse, contro la
violenza impressionante che registriamo
sulle cronache di ogni giorno, è un
modo per lottare per tutte le donne,
anche coloro che appartengono ad altre
culture, offrendo loro un modello di
resilienza e di dignità».
Si arriverà a un riconoscimento vero
del ruolo e delle dignità femminile?
Atteggiamento che forse manca nelle
stesse donne...
«Ne ho la certezza. Senza il femminile,
il mondo muore. Non si deve smarrire
la fiducia, e si devono saper cogliere le
occasioni: com’è quella delle prossime
elezioni politiche. Su questi temi,
rappresentanza e potere, ho scritto il mio
nuovo libro, “Un gioco da ragazze. Come
le donne rifaranno l’Italia” (Rizzoli)».
■ Servono nuovi servizi di cura
Per l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro
Uno dei temi più dibattuti di questo periodo è la crescita. Una delle questioni più
urgenti è quella della partecipazione al lavoro delle donne. Il mercato del lavoro
italiano conta un basso tasso di occupate: nel 2010 lavorava solamente il 46,1%
delle donne (in Europa solo a Malta il tasso è minore), e c’è un maggiore tasso di
disoccupazione femminile 9,7% rispetto a quello maschile (nel resto d’Europa avviene
il contrario). Sembra semplice essere d’accordo con gli economisti: facilitando
la presenza femminile nel mercato del lavoro si potrà aumentare sia il tasso di
occupazione femminile sia incentivare la crescita economica. Il carico dei compiti
familiari per le donne è sempre più impegnativo. Risolvere il tema della conciliazione
è fondamentale. Servono servizi di cura più attenti alla famiglia, ma altrettanto
importante è la capacità di ridistribuire il carico dei compiti familiari tra i generi.
✎ riflessione |
Giovanni Paolo II, autore della Lettera
enciclica “Mulieris Dignitatem” dove
mise in evidenza l’importanza del “genio
femminile” per la vita del mondo,
della Chiesa, della società, scrisse,
nel 1995, una bellissima “Lettera alle
Donne”. Significativo un passaggio di
ringraziamento: «Il grazie al Signore
per il suo disegno sulla vocazione e la
missione delle donna nel mondo, diventa
anche un concreto e diretto grazie alle
donne, a ciascuna donna, per ciò che
essa rappresenta nella vita dell’umanità.
Grazie a te, donna-madre, che ti fai
grembo dell’essere umano nella gioia e
nel travaglio di un’esperienza unica, che
ti rende sorriso di Dio per il bimbo che
viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi
passi, sostegno della sua crescita, punto di
riferimento nel successivo cammino della
vita. Grazie a te, donna-sposa, che unisci
irrevocabilmente il tuo destino a quello
di un uomo, in un rapporto di reciproco
dono, a servizio della comunione e della
vita. Grazie a te, donna-figlia e donnasorella, che porti nel nucleo familiare e
poi nel complesso della vita sociale le
ricchezze della tua sensibilità, della tua
intuizione, della tua generosità e della tua
costanza. Grazie a te, donna-lavoratrice,
impegnata in tutti gli ambiti della vita
sociale, economica, culturale, artistica,
politica, per l’indispensabile contributo che
dai all’elaborazione di una cultura capace
di coniugare ragione e sentimento, ad una
concezione della vita sempre aperta al
senso del «mistero», alla edificazione di
strutture economiche e politiche più ricche
di umanità. Grazie a te, donna-consacrata,
che sull’esempio della più grande delle
donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato,
ti apri con docilità e fedeltà all’amore di
Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità
a vivere nei confronti di Dio una risposta
«sponsale», che esprime meravigliosamente
la comunione che Egli vuole stabilire
con la sua creatura. Grazie a te, donna,
per il fatto stesso che sei donna! Con
la percezione che è propria della tua
femminilità tu arricchisci la comprensione
del mondo e contribuisci alla piena verità
dei rapporti umani». Anche Benedetto
XVI, da cardinale Ratzinger, nel 2004,
inviò una “Lettera ai vescovi della Chiesa
cattolica sulla collaborazione dell’uomo e
della donna nella Chiesa e nel mondo”. Il
testo è ricchissimo. Uno dei passaggi più
significativi fa riferimento alla «capacità
dell’altro» propria della donna, perché
ella «conserva l’intuizione profonda che
il meglio della sua vita è fatto di attività
orientate al risveglio dell’altro, alla sua
crescita, alla sua protezione». In un altro
punto l’allora cardinale afferma: «La difesa
e la promozione dell’uguale dignità e dei
valori personali devono essere armonizzate
con il riconoscimento della differenza».
delle Monache benedettine di Grandate
«Potè di più colei che più amò»
lei, non molto fuori della porta, in
un possedimento del monastero. Un
giorno vi si recò secondo il solito,
e il venerabile suo fratello le scese
incontro con alcuni suoi discepoli.
Trascorsero tutto il giorno nelle lodi
di Dio e in santa conversazione.
Sull’imbrunire presero insieme il
cibo. Si trattennero ancora. a tavola
e, col protrarsi dei santi colloqui,
si era giunti a un’ora piuttosto
avanzata. La pia sorella perciò lo
supplicò, dicendo: “Ti prego, non
mi lasciare per questa notte, ma
parliamo fino al mattino delle gioie
della vita celeste”. Egli le rispose:
“Che cosa dici mai, sorella? Non
posso assolutamente pernottare
fuori del monastero”. Scolastica,
udito il diniego del fratello, poggiò
le mani con le dita intrecciate sulla
tavola e piegò la testa sulle mani
per pregare il Signore onnipotente.
Quando levò il capo dalla mensa,
scoppiò un tale uragano con lampi
e tuoni e rovescio di pioggia, che
9
■ Magistero
Serve riflettere
sulla «questione
maschile».
arina Terragni, giornalista del
“Corriere della Sera”, scrittrice, è
una delle voci più ascoltate del
movimento femminista “laico”. Anche
con lei abbiamo parlato di 8 marzo.
Nel 2007 lei pubblicava “La scomparsa
delle donne”: a che punto siamo?
Ovvero: le donne ci sono ancora
o sono scomparse? Appiattite,
come lei paventava, nella ricerca
di un’uguaglianza che di fatto non
rispetta le differenze? O rispondenti ai
troppi clichè materialisti?
«Oggi l’attenzione va spostata dalle
donne agli uomini di questo Paese, a
una “questione maschile” composta
di violenza, ossessione del dominio,
occupazione del potere, avidità,
disattenzione ai bisogni. Non tutti gli
uomini sono così. Ma quelli così sono
tutti uomini. Ci sono per fortuna anche
molti uomini di buona volontà, che
dovrebbero far sentire la loro voce, e il
loro desiderio di camminare al fianco
delle donne».
L’indebolimento dell’indentità “altra”
rispetto all’universo femminile, con i
“maschi” contemporanei più insicuri
e meno forti sul fronte valoriale, può
contribuire a rendere più fragili anche
le donne?
«Finché il maschile sarà rappresentato
come il “vincente”, ci saranno donne
che vorranno omologarsi agli uomini
per uscire dalla miseria della loro
condizione. Si tratta di cambiare questo
paradigma: di non rappresentare più
un sesso come vincente sull’altro, e il
rapporto tra i sessi come una guerra. Ma,
come dicevo, oggi il pallino è in mano
agli uomini».
Come vede il rapporto donne-famiglialavoro nell’Italia di oggi? Soprattutto
alla luce delle riforme che entreranno
in vigore nei prossimi anni…
«Il governo Monti allo stato attuale si
presenta come molto deludente per
quante avevano sperato in un cambio
di marcia sul tema delle donne e della
famiglia. Alle donne viene chiesto
Sabato, 10 marzo 2012
né il venerabile Benedetto, né i
monaci che l’accompagnavano,
poterono metter piede fuori dalla
soglia dell’abitazione, dove stavano
seduti… (Tre giorni dopo questo
incontro, Scolastica morì) Non fa
meraviglia che Scolastica abbia
avuto più potere del fratello.
Siccome, secondo la parola di
Giovanni, “Dio è amore”, fu molto
giusto che potesse di più colei che
più amò».
San Benedetto ha scritto una
Regola che ha attraversato i secoli
e ancora forma generazioni di
monaci e monache. Di santa
Scolastica abbiamo solo queste
poche righe riguardanti la sua vita,
eppure in quel “poté di più colei
che amò di più” c’è, concretizzato
in un episodio, quello che può
essere considerato anche la sintesi
della Regola di san Benedetto:
“Nulla anteporre all’amore di
Cristo” (RB 4,21), perché Cristo
non ha anteposto nulla alla nostra
salvezza, ma ha dato se stesso
per amore nostro. Questa è la
potenzialità propria della donna:
far fronte alle diverse situazioni
con l’amore, anche quando
l’amore sembra partire da una
condizione di svantaggio. L’amore
è creativo, intuitivo, intraprendente
(pensiamo alla presenza di Maria,
la Madre di Gesù, alle nozze di
Cana). L’amore sa accogliere, sa
suscitare, sa dare fiducia, non
demorde (pensiamo alla Cananea
che chiede la guarigione della
figlia), sa dare tutto, (pensiamo
alla vedova che gettò nel tesoro
del tempio tutto quanto aveva per
vivere).
Gesù, nel Vangelo di Giovanni, per
parlare della sofferenza legata alla
sua morte, usa un paragone tutto
femminile, ma molto eloquente per
legare indissolubilmente l’amore
al dare la vita: “La donna, quando
partorisce, è afflitta, perché è
giunta la sua ora; ma quando ha
dato alla luce il bambino, non si
ricorda più dell’afflizione per la
gioia che è venuto al mondo un
uomo”(Gv 16,21). L’amore va fino
in fondo: “avendo amato i suoi che
erano nel mondo, li amò sino alla
fine” (Gv 13,1). Questo è anche
delle donne. Pensiamo alle tre che
erano rimaste a vedere dove era
stata messa la salma di Gesù dopo
la sua morte (cfr Mc 15,40).
Basta! Umanamente era tutto finito.
Eppure il loro amore sembrava
volesse mettere anche sulla parola
“fine” delle “rifiniture”; qualcosa
di perfettamente inutile, gratuito
(secondo quella che è sempre la
logica dell’amore). Erano andate
a casa a preparare gli aromi per
ungere il corpo di Gesù. Di buon
mattino (l’amore non sopporta
ritardi) si erano avviate con gli
aromi in mano… Così è accaduto
che delle donne, (già vicine per
natura alle sorgenti della vita
psicofisica), si siano trovate anche
- loro per prime - a constatare
con stupore l’irrompere della vita
risorta dagli abissi della morte,
all’alba di quel primo giorno dopo
il sabato.
Vita diocesana
10 Sabato, 10 marzo 2012
Agenda
del Vescovo
Indicazioni dal Consiglio Presbiterale di martedì 6 marzo.
intento di edificazione della Chiesa e
di evangelizzazione missionaria. Sotto
questo aspetto, si è fatto riferimento
alla famosa affermazione del cardinal
Colombo, secondo il quale “l’Azione
Cattolica dovrebbe essere facoltativa per
i laici e obbligatoria [nel senso della sua
promozione] per i preti”.
Dal 7 all’11 marzo
Visita pastorale: Caravate, Cittiglio,
Brenta, Gemonio.
12, 13, 14 marzo
A Como, in Vescovado, udienze e
colloqui personali.
15 marzo
A Como, al mattino, in Vescovado,
Consiglio Episcopale.
17 marzo
A Como, al mattino, colloqui; a Nuova
Olonio, nel pomeriggio, Consiglio
pastorale diocesano.
Nomine e provvedimenti
Don Andrea Del Giorgio è nominato
assistente ecclesiastico delle Acli della
provincia di Como.
Casa per campi-scuola
Ad Arnoga-Valdidentro-Val Viola,
dal 16 luglio, è disponibile, in regime
di autogestione, una casa per gruppi
oratoriali e per campi-scuola. Info: don
Vito Morcelli, telefono 338-7121383.
■ Diocesi a Lourdes
Dall’8 al 14 ottobre
pellegrini con il Vescovo
«Ritorniamo a Lourdes!». È questo l’invito
del vescovo monsignor Diego Coletti in
vista del pellegrinaggio diocesano in
programma dall’8 al 14 ottobre 2012.
Aggiunge il Vescovo: «Mi piacerebbe che
la nostra Chiesa diocesana fosse presente
e “illustrata” – direbbe Paolo VI – in tutte
le chiamate e i carismi che la edificano;
mi piacerebbe essere a Lourdes con tutti
coloro che possono: sacerdoti, religiosi e
religiose, famiglie, giovani e ragazzi, anziani
e ammalati. Facciamo del pellegrinaggio
un evento di grazia, un’occasione di
preghiera e di vita secondo lo Spirito, una
possibilità per esprimere comunione e
appartenenza ecclesiale». La diocesi non
sarà a Lourdes da sola. «Andiamo insieme
alla famiglia guanelliana – prosegue ancora
monsignor Coletti –, per rendere grazie e
per prepararci a concludere l’anno che si è
aperto con la canonizzazione di San Luigi
Guanella. E ritorniamo a Lourdes anche
con l’Unitalsi: accogliamone il carisma,
sosteniamo la sua attività, incoraggiamone
l’impegno, facciamola conoscere». «Il
Segretariato Pellegrinaggi Diocesano –
spiega don Giovanni Illia – sta inviando a
sacerdoti e parrocchie le prima indicazioni
sul pellegrinaggio. I preti che intendono
svolgere il servizio di guide, o si offrono
quali capi gruppo sia a livello parrocchiale
che vicariale, sono invitati a due incontri:
il 13 marzo e il 29 maggio alle ore 10.00
presso il Centro Pastorale card. Ferrari
di Como. La finalità di questi incontri è
condividere alcune riflessioni e studiare
insieme un percorso di preparazione». I
sacerdoti o i laici che danno la propria
disponibilità a svolgere il servizio di
guida e di capi gruppo possono indicare
la loro partecipazione al Segretariato
Pellegrinaggi Diocesano che è aperto i
mercoledì non festivi dalle ore 9.30
alle ore 12.00; telefono 031-3312232;
segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni
allo 031-986225 o 349-3507156. Gli stessi
riferimenti valgono per tutte le informazioni.
Azione Cattolica
fra presente e futuro
L’
incontro del Consiglio
Presbiterale – martedì 6 marzo,
in Seminario – ha dedicato i
lavori a una riflessione sul senso e sul
valore dell’Azione Cattolica nella vita
della Chiesa diocesana. La discussione,
che ha fatto emergere luci ed ombre,
non è approdata a conclusioni definitive,
però ha offerto interessanti spunti di
riflessione, che saranno ulteriormente
approfonditi dal Consiglio Pastorale
Diocesano.
è emerso, da una parte, il ruolo
estremamente benefico e incisivo che
l’Azione Cattolica potrebbe esercitare
sulla vita e sulla pastorale della Chiesa
in questo delicato frangente storico. Il
calo numerico dei preti, il conseguente
tourbillon della rotazione dei parroci
alla guida delle comunità, l’avvio di
una pastorale integrata – chiamata a un
rinnovato slancio missionario secondo
lo stile “catecumenale” – sono tutti
motivi per i quali una presenza forte
e articolata dell’Azione Cattolica in
Diocesi sarebbe quanto mai auspicabile.
Storicamente, infatti, si riconosce
a questa associazione la capacità e
il compito di una corresponsabilità
organica con i pastori della Chiesa
nella conduzione della pastorale.
Una corresponsabilità radicata in un
preciso mandato associativo, nutrita
da una profonda spiritualità di respiro
ecclesiale, e quindi in grado di assorbire
e ammortizzare i disagi e i contraccolpi
che inevitabilmente accompagnano
questa stagione di profondi
cambiamenti ecclesiali. Da questo punto
di vista, il carisma dell’Azione Cattolica
non è affatto concorrenziale rispetto a
quello di altri gruppi e movimenti che,
esprimendo l’inesauribile vitalità dello
Spirito di Cristo, si collocano però su un
differente livello di collaborazione e di
servizio alla Chiesa diocesana (un livello
più carismatico e meno istituzionale).
Non concorrenzialità, quindi, ma
complementarietà, nel comune
Seconda
edizione
per il
testo sul
«Rito delle
Esequie»
A questo livello, però, si situano le
difficoltà riscontrate nella concreta
realtà della nostra Diocesi. Non
avendo origine carismatica, ma
istituzionale, l’Azione Cattolica dovrebbe
essere responsabilmente suscitata
dall’istituzione, cioè dai parroci – e
anzitutto dal Vescovo –, con la generosa
e competente disponibilità dei fedeli
laici. Ma la domanda radicale, che si
pone a questo punto, è quanto i parroci
sono disposti a credere e a investire
nell’Azione Cattolica, a cominciare
da una adeguata opera di conoscenza
e sperimentazione durante gli anni
formativi del Seminario. Ancor di più,
però, ci si chiede quanto i fedeli laici,
che notoriamente scarseggiano nelle
fila delle nostre parrocchie, e sempre
più si ritagliano percorsi differenti di
spiritualità e di fraternità cristiana, sono
ancora disposti a lasciarsi affascinare
e quindi ingaggiare dall’ideale
dell’Associazione. Il discorso riguarda
particolarmente le nuove generazioni,
per le quali la questione dell’appeal,
cioè della forza di fascinazione di una
proposta cristiana – normalmente
legata a un carisma e a un fondatore –
è oggigiorno assolutamente centrale.
Altra criticità che si riscontra è quella
del parallelismo fra i cammini formativi
(molto ricchi) offerti dall’Associazione
e quelli legati alle proposte diocesane.
Un parallelismo che, nell’auspicio
di tutti, non dovrebbe suscitare
confusione, ma una positiva sinergia.
Proprio sul versante della formazione,
infatti, a livello parrocchiale, vicariale e
diocesano, l’Azione Cattolica è portatrice
di una ricchezza che non deve andare
dispersa, ma deve essere messa a frutto
per il bene di tutta la nostra Chiesa
diocesana.
don ANGELO RIVA
è disponibile presso le librerie
Paoline di Como e Sondrio e
presso la “Piccolo Principe” di
Morbegno la seconda edizione del
“Rito delle esequie”, predisposto
dalla Conferenza episcopale italiana.
Il testo liturgico, obbligatorio
in Italia dal 2 novembre 2012,
risponde alla diffusa esigenza
pastorale di annunciare il Vangelo
della risurrezione di Cristo in un
contesto culturale ed ecclesiale
caratterizzato da significativi
mutamenti. Il volume, edito
dalla Libreria editrice vaticana,
offre una più ampia e articolata
proposta rituale e fornisce, in
appendice, alcune indicazioni
circa la cremazione dei corpi.
Il tutto nel solco dell’impegno
nell’applicazione della riforma
liturgica conciliare. La nuova
pubblicazione in lingua italiana
del Rito delle esequie segue alla
prima edizione del 1974 sulla
base di quella tipica del 1969.
■ Il Vangelo della domenica: 11 marzo - III di Quaresima
«Nel Tempio» (Gv 2, 13-25)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù
salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e,
là seduti, i cambiamonete. Allora fece una
frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del
tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra
il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò
i banchi, e ai venditori di colombe disse:
«Portate via di qui queste cose e non fate
della casa del Padre mio un mercato!». I
suoi discepoli si ricordarono che sta scritto:
«Lo zelo per la tua casa mi divorerà». (...).
Prima Lettura:
Es 20, 1-17
Seconda Lettura:
1Cor 1, 22-25
Dopo il silenzio del deserto e la luce del
Tabor, la Parola ci invita ad addentrarci nel
Tempio di Gerusalemme.
Leggendo con un po’ di attenzione il brano, viene spontaneo farsi una domanda:
perché Gesù se la prende così tanto con i
cambia valute e i venditori di animali per i
sacrifici? Dopo tutto il loro era un servizio prezioso: cambiavano le monete agli
stranieri permettendogli di acquistare gli
animali per il sacrificio e impedendo di introdurre nel tempio monete con l’immagi-
ne dell’imperatore.
Allora: cosa fa arrabbiare così tanto Gesù da spingerlo addirittura a fabbricarsi una frusta per scacciare dal tempio i
commercianti?
Il Rabbì di Nazareth, in questo gesto apparentemente folle o esagerato, è animato dal desiderio che la casa del Padre non
diventi un luogo di mercato, un bazar del
sacro, un religioso tavolo di scambi tra domanda e offerta.
Quello che manda su tutte le furie Gesù è
l’imbruttimento del volto del Padre proposto da una certa logica di mercanteggio del
sacro. Il Rabbì di Nazareth si arrabbia con
chi propone un rimpicciolimento del volto
di Dio. Egli non è un funzionario da corrompere o un venditore da tener buono
con una abbondante donazione. Con Dio,
insomma, non si può mercanteggiare.
Da un Dio da piegare alla mia volontà con
sacrifici e preghiere, al volto del Padre
che mi ama e anticipa ogni mio desiderio:
questa è la conversione più urgente.
don ROBERTO SEREGNI
Famiglia
Sabato, 10 marzo 2012
11
Verso il Family 2012. Prosegue il cammino di preparazione per l’Incontro di Milano
C
ontinuiamo il percorso di
preparazione al VII Incontro
Mondiale delle famiglie (Milano,
30 maggio – 3 giugno 2012) con gli spunti
di riflessione ripresi dal sussidio ufficiale
del Pontificio Consiglio per la Famiglia:
“La famiglia: il lavoro e la festa”. Le
catechesi proposte dal sussidio, a partire
dalla Parola di Dio e dall’ascolto del
magistero della Chiesa, invitano famiglie
e gruppi a confrontarsi con domande
puntuali e a prendere impegni precisi.
In questo numero presentiamo alcuni
spunti dalle catechesi 5,6,7 che riguardano
il rapporto tra famiglia e lavoro. Diversi
temi ritornano e si intrecciano nelle tre
catechesi: il valore del lavoro per l’uomo,
il giusto equilibrio nei tempi del lavoro
e delle relazioni, l’educazione dei figli, il
rapporto con il creato, la solidarietà tra le
famiglie e nelle comunità. Le parole chiave
“Dono e responsabilità” sono quelle che
guidano la famiglia in questo percorso..
Il lavoro e la festa
nella famiglia
Nel racconto della Genesi possiamo
leggere l’opera creatrice di Dio come
modello e fondamento del lavoro
dell’uomo. Dio crea con amore mediante
la sua parola e contempla con gioia la
sua opera; così l’uomo che lavora non
deve essere ridotto a schiavo, a cui è
tolta la parola e la possibilità di gioire
del suo lavoro. Le condizioni di lavoro
devono promuovere la dignità dell’uomo:
adeguate forme di previdenza e protezione
sociale devono permettergli di formare
una famiglia, di generare e crescere figli,
di affrontare malattie e difficoltà. Dio
chiama l’uomo a collaborare alla sua
opera: nel lavoro l’uomo realizza se stesso
e si santifica, compie un atto di giustizia
cooperando al bene comune, trasforma
la terra rendendo il mondo più abitabile e
accogliente, nel rispetto del creato.
Il settimo giorno della creazione ci
mostra che il riposo è indispensabile
per cogliere il senso del lavoro umano,
riconoscendo con gratitudine la sua
origine nell’opera di Dio creatore. Il riposo
consente di coltivare relazioni gratuite, a
partire da quelle familiari. Per questo è
indispensabile vincere la sfida di ritrovare
Il lavoro: sfida
per la famiglia
Il cristiano riconosce il valore del lavoro
ma coglie anche le deformazioni che in
esso sono introdotte dal peccato. Il lavoro
è strumento per costruire la comunione,
non è il fine della vita, altrimenti diventa
un idolo: c’è il rischio di essere abbagliati
dalla logica del profitto economico, di
illudersi di appagare nel lavoro ogni
desiderio e di sacrificare per questo le
relazioni, trascurando il tempo dedicato
alla famiglia e a Dio. Non bisogna smarrire
l’orizzonte dell’amore di Dio che dà senso
alle scelte anche faticose della famiglia.
Possiamo chiederci: quali sono i frutti
del nostro lavoro? Come li condividiamo
all’interno e all’esterno della famiglia?
ANTONELLO SIRACUSA
Lavoro e famiglia
Soprattutto in epoca di crisi è importante riflettere
sull’equilibrio che deve esistere con occupazione e festa
un giusto equilibrio tra tempi del lavoro e
della famiglia.
Emergono alcune domande: il lavoro
entra in conflitto con i nostri legami
coniugali e familiari? Nelle nostre
comunità vi è attenzione ai problemi
del lavoro e dell’economia? Si cercano
strade per sostenere le famiglie
nelle difficoltà che incontrano in
quest’ambito?
Il lavoro: risorsa
per la famiglia
Uomo e donna sono entrambi chiamati
ad esprimere la propria responsabilità
e mettere a frutto le proprie capacità
nel lavoro. Per questo è fondamentale
che i coniugi progettino insieme
l’organizzazione della propria vita
professionale e domestica; che la società
favorisca la possibilità di una libera scelta
lavorativa per l’uomo e per la donna; che i
coniugi condividano i compiti educativi e
collaborino nei lavori domestici.
Nel lavoro la famiglia trasmette modelli
di virtù: laboriosità, riconoscenza,
speranza. Le fatiche e i sacrifici che i
genitori affrontano nel lavoro trovano
senso, perché permettono di provvedere
alle necessità della famiglia, ma anche
di soccorrere gli altri, vicini e lontani, nei
loro bisogni, riconoscendo che tutto ciò
che abbiamo ricevuto è grazia.
Siamo invitati a riflettere: quale
relazione intercorre tra il nostro
essere lavoratori e la nostra vocazione
di coniugi e genitori? Quale ruolo
educativo possono svolgere la famiglia
e la parrocchia nel formare i giovani
al valore della laboriosità e della
responsabilità sociale?
■ Approfondire
Tanti strumenti per
prepararsi all’evento
Le catechesi preparatorie sui temi del
lavoro possono essere integrate con
gli spunti offerti dal secondo volume
della collana “In famiglia – Strumenti
interattivi per la catechesi del VII
Incontro mondiale delle famiglie”. Per
ogni catechesi i temi trattati vengono
ampliati con riflessioni, riferimenti
al catechismo dei giovani YouCat,
testi biblici, suggerimenti per la
lettura, proposte per la discussione,
testimonianze, opere artistiche,
canzoni, film, progetti per l’economia
e la società, preghiere per la famiglia,
giochi per i più piccoli, domande
per la coppia e il gruppo. Contenuti
interessanti si trovano anche su www.
family2012.com: nella sezione
“Materiali” ci sono, tra gli altri, i video
“Stili di vita”, e “Filmfamily”, 11 schede
film per la catechesi e la riflessione. La
sezione “Per i più piccoli” comprende
giochi e proposte per i bambini. Le
altre sezioni propongono esperienze e
iniziative da tutta l’Italia e novità sulla
preparazione dell’evento.
Testimonianza. Marco e Anna raccontano
Impegno per
conciliare tutto...
M
arco, impiegato nell’ufficio tecnico
di una azienda di piccola-media
industria, e la moglie Anna,
educatrice in un Centro Diurno per
disabili, sposati da 10 anni, con tre figli,
ci parlano della loro esperienza.
«Il lavoro – racconta Marco – è un aspetto
importante nella vita ma, per quanto
mi riguarda, non ho mai ricercato la
realizzazione personale solo in questo
ambito. Ho tanti interessi: impegni in
parrocchia, sociali, sportivi. Dopo il
diploma di perito elettrotecnico, non
potendo proseguire gli studi come mi
sarebbe piaciuto, ho svolto qualche
lavoretto in attesa del servizio militare;
in seguito ho iniziato a lavorare come
operaio turnista in un’azienda artigianale
locale, occupandomi di collaudi,
produzione e assemblaggio di schede
elettroniche per il mercato delle caldaie
a gas. Nel 1999 l’azienda viene acquisita
da una multinazionale che opera nel
settore e nei dieci anni successivi mi
specializzo nel lavoro passando da
operaio a impiegato tecnico: mi occupo
della documentazione, programmazione
e manutenzione dei macchinari. Nel
2009 ecco la prima crisi che investe la
nostra azienda: la multinazionale decide
di chiudere e delocalizzare a Est; per
fortuna, dopo pochi mesi, imprenditori
italiani acquistano dalla multinazionale
stabilimento e relativa produzione: la crisi
si risolve con un passaggio di proprietà».
«è stato un periodo difficile – interviene
Anna – perché avevamo due bambini
piccoli (3 e 4 anni) e in quel periodo
avevano problemi di salute; ero da poco
rientrata al lavoro a part-time (sono
educatrice in un Centro Diurno per
Disabili) e l’unica “certezza lavorativa”
era la garanzia del mio lavoro a tempo
indeterminato (sono stata fra le ultime
fortunate ad essere assunta con questa
modalità contrattuale) con la possibilità
di tornare a tempo pieno. Dopo la nascita
dei figli ci eravamo posti il problema
della gestione dei bambini non volendo
affidarla completamente ad altri: nonni
o baby-sitter. Il part-time che mi ha
permesso di conciliare famiglia e lavoro...
per una mamma è un buon compromesso.
Anche per me il lavoro è sempre stato
importante e prima della nascita dei
bimbi mi coinvolgeva molto: anche a casa
mi confrontavo spesso con Marco sulle
questioni del lavoro, che io ho sempre
vissuto in modo diverso da lui. Questo
perché non interagisco solo con i colleghi,
ma soprattutto con i ragazzi. È richiesta
una notevole empatia, che ti spinge a
instaurare un rapporto quasi familiare.
Non è quindi insolito che io racconti a loro
dei miei bambini e di ciò che accade nella
mia famiglia. Ora il mio atteggiamento
è un po’ cambiato perché c’è più
separazione tra lavoro e famiglia. La
professione mantiene comunque un ruolo
importante come realizzazione personale,
ma quando torno a casa mi dedico tutta
alla mia famiglia. Infatti, con il terzo figlio,
stavamo pensando ad un’aspettativa…».
«Però - aggiunge Marco – un’altra crisi si
fa sentire nella mia azienda... problemi
legati alla mancanza di liquidità che sta
mettendo in difficoltà tutto il sistema
produttivo italiano. Speriamo che
la situazione si possa risolvere, ma
ritengo che anche se rimanessi a casa
senza lavoro, avremmo comunque uno
stipendio sicuro in famiglia come minimo
necessario per vivere dignitosamente.
E l’attesa di un’altra occupazione non
sarebbe motivo di frustrazione perché,
come dicevo prima, ho da sempre
coltivato varie esperienze nel volontariato,
nello sport o negli hobby. Credo e spero
che questa crisi economica possa essere
l’occasione per riscoprire l’essenziale ed
eliminare il superfluo, per restituire il
giusto valore alle cose e darci una misura
più reale di cosa sia la vera povertà,
pensiamo al cosiddetto “terzo mondo”.
Purtroppo non ci sembra di notare
ravvedimenti da parte delle istituzioni
socio-politiche e cambiamenti significativi
del modello attuale. Anche nel mondo
del lavoro c’è poca solidarietà tra gli stessi
lavoratori, ognuno pensa a se stesso e
a mantenere i propri “privilegi”. Come
cristiani ci interroghiamo poi su come la
Chiesa si pone rispetto a tutto questo: da
un lato ci sono molte iniziative che vanno
incontro alle situazioni di disagio o di
nuova povertà, ma dall’altro ci piacerebbe
vedere maggior trasparenza nella
gestione del denaro da parte degli organi
ecclesiastici».
«A questo proposito – completa Anna – ci
siamo posti il problema, da genitori, di
come trasmettere ai nostri figli il valore del
lavoro e del denaro. Non è facile in questa
società consumistica ma cerchiamo di far
capire loro l’importanza dell’uso corretto
di ciò che hanno a disposizione, siano essi
giochi o altro, contrastando la logica del
voglio-ottengo o del tutto dovuto».
MAGDA ed ENZO GUSMEROLI
Vita diocesana
12 Sabato, 10 marzo 2012
A Como il 17 marzo. Iniziativa promossa dagli Uffici di pastorale per Lavoro e Famiglia
N
on è solo crisi, è in atto
un cambiamento. «Le
persistenti difficoltà che
anche l’Italia sperimenta oggi
non sono frutto di fatalità … A
quali valori vogliamo ispirare il
nostro futuro?». Sono le parola
con cui il Consiglio Permanente
della Conferenza Episcopale
Italiana apre il documento “La
Chiesa Italiana e le prospettive
del Paese”. Sono frasi di grande
attualità. Sembrano scritte da
pochi mesi, in realtà la loro
stesura risale al 23 ottobre 1981,
l’anno della pubblicazione della
magistrale enciclica sul lavoro
di Giovanni Paolo II “Laborem
Exercens”, i cui contenuti sono
di grande interesse ancor oggi. A
cinque anni dalla pubblicazione
del citato documento, la
Conferenza Episcopale italiana
ritenne necessario pubblicare
un documento successivo: esso
pone un’ampia riflessione sul
cambiamento in atto in quegli
anni. Intitolano la nota pastorale:
“Chiesa e lavoratori nel
cambiamento”. I Vescovi Italiani
così scrivono: «Trasformazioni
rapide e complesse stanno
ridisegnando il volto della nostra
epoca (n.1)… Il cambiamento,
spesso fonte di disorientamento
e di incertezza per tante persone,
non avvenga contro l’uomo,
ma possa essere vissuto come
ulteriore e propizia occasione
di giustizia, di pace, di autentica
umanizzazione (n. 3)». Parole
importanti per il momento
presente.
Non è qui il luogo in cui
elencare i cambiamenti che
silenziosamente stavano e
stanno cambiando il volto
dell’economia e della società.
Basta solo ricordare che un
agente, di non secondaria
importanza, che ha contribuito
al cambiamento in atto, è
l’economia guidata dalla finanza;
questa alla fine ha provocato i
danni di cui oggi stiamo pagando
le conseguenze. Si disse nel 2008:
è una crisi di cui presto vedremo
la fine. In realtà non si trattava di
una crisi a tempo, ma di un tratto
del cambiamento già in atto da
parecchi anni, come i documenti
citati ci richiamano, di un
cambiamento tutt’ora in corso e
che sta dando assetti nuovi alle
modalità di lavoro, alla gestione
dell’economia, al vivere sociale.
I Vescovi Italiani, a conclusione
della Nota pastorale del 1986,
indicano tre ambiti urgenti di
impegno: il rapporto tra etica ed
economia; le nuove povertà che
Si tratta di una vera e
propria mobilitazione
che coinvolge
associazioni cristiane
e i vescovi dell’Ue
nella nota pastorale “Chiesa e
lavoratori nel cambiamento”
l’Ufficio diocesano di pastorale
sociale e del lavoro e l’Ufficio
diocesano per la pastorale della
famiglia hanno organizzato un
seminario, che si terrà al mattino
di sabato 17 marzo presso la
Sala Scacchi della Camera di
Commercio di Como (in via
Parini 6), nel corso del quale
saranno messe a confronto le
esperienze in atto, per pensarne
altre rispondenti ai bisogni
delle famiglie e che possono
essere attuate nello spirito della
solidarietà e di sussidiarietà dai
vari soggetti sociali, tra cui anche
le parrocchie.
Scopo del seminario
Seminario
di studio sul
nuovo welfare
L’appuntamento è
a partire dalle ore
9.00, e fino alle
ore 13.00, presso
la Sala Scacchi
della Camera
di Commercio
derivano dal lavoro che cambia e
che manca; le corresponsabilità
delle parti sociali. E così
concludono il terzo ambito: «la
solidarietà sembra la misura
etica che per la società civile
può espletare tutte le esigenze
della giustizia e dell’efficienza
e per i credenti traduce
efficacemente in pratica gli
obblighi della carità evangelica.
Una solidarietà che sola può
radunare fruttuosamente intorno
allo stesso tavolo i soggetti
protagonisti della società che
cambia (n.30)».
Una solidarietà strutturata
Il VII Incontro mondiale delle
famiglie “La famiglia, il lavoro
e la festa”, che si terrà a Milano
dal 30 maggio al 3 giugno
prossimi, dà l’occasione non
solo di vivere un grande evento
mondiale – dove le famiglie
provenienti da tutto il mondo
potranno ritrovarsi per vivere
momenti comuni di fraternità,
di studio e di riflessione sulla
famiglia oggi nel suo rapporto
con il lavoro –, ma dà anche alle
parrocchie locali l’opportunità di
incontrare la famiglia, le famiglie,
sia nel loro vissuto relazionale
familiare, sia nell’intreccio
con le dinamiche lavorative,
economiche e sociali del
territorio in cui vivono.
La nostra diocesi, a seguito
dell’esperienza maturata in
questi anni, grazie al Fondo
diocesano di solidarietà
“Famiglia lavoro”, ha ritenuto
opportuno concentrare la sua
attenzione, in preparazione
all’evento mondiale di Milano,
sulle difficoltà economiche che
le famiglie incrociano a seguito
della crisi del lavoro, difficoltà
che ricadono sulla educazione
dei figli, sulla cura dei propri
anziani, sulle incertezze generate
dalla malattia, sulle spese da
sostenere per l’abitazione.
Negli anni passati lo stato
italiano si era dotato di una
struttura di welfare capace di
sostenere le famiglie quando non
erano in grado autonomamente
a far fronte economicamente
ai propri bisogni. Oggi, data
la ristrettezza delle risorse
statali, ristrettezza che stando
alle previsioni sarà di lungo
periodo, è necessario pensare
a soggetti operatori di welfare
diversi da quelli tradizionali e a
nuove modalità di attuazione.
Raccogliendo la sollecitazione
espressa dai Vescovi Italiani
Non appaia fuori luogo che
due Uffici pastorali diocesani
organizzino il seminario “Verso
un nuovo welfare locale e
plurale: una risposta alla crisi
dello stato sociale”, nel corso
del quale saranno presentate
differenti modalità di attuazione
di welfare. A fronte dei bisogni
di una famiglia, la solidarietà
si esplica con una duplice
modalità: una consistente
in un intervento di sostegno
immediato, l’altro con un
intervento strutturato capace di
accompagnare la famiglia per il
tempo necessario, fino quando il
bisogno che morde la famiglia sia
annullato. Inoltre è importante
anche per i membri delle
parrocchie conoscere quali sono
i soggetti di welfare che operano
sul territorio, cosa fanno, come
poter collaborare con loro.
Il seminario di sabato 17
marzo avrà inizio alle ore
9.00 (per concludersi intorno
alle ore 13.00) e vivrà di tre
momenti. Il primo di riflessione
sulla necessità di un welfare
aggiornato, capace di interagire
con i bisogni famigliari
emergenti in modo tempestivo.
Il secondo momento, in cui
Giuseppe Guzzetti, presidente
della Fondazione Cariplo, Gigi
Petteni, segretario generale della
Cisl Lombardia, e Johnny Dotti,
presidente dell’associazione
“Welfare Italia”, informeranno
sui nuovi soggetti di welfare.
E il terzo momento in cui
saranno illustrate da Angelo De
Filippo, Giacomo Castiglioni,
Daniela de Donati, Fabio Porro
esperienze di attuazione di
welfare sul nostro territorio.
don GIUSEPPE CORTI
Ufficio diocesano Pastorale
sociale e del lavoro
Un movimento europeo a
difesa del riposo nelle festività
Robert Zollitsch
Tempo per ascoltare...
Gli europei hanno bisogno di «tempo
per ascoltare e respirare» e di più
riposo domenicale: l’ha affermato
mons. Robert Zollitsch, presidente
della Conferenza episcopale tedesca.
«La domenica deve essere protetta,
come “Giorno del Signore” e come
tempo della famiglia e degli amici,
per il giusto equilibrio tra vita e
lavoro». è necessario porre un freno
alla «tendenza alla produzione e
al consumo continuo», che spesso
comporta un carico supplementare
soprattutto per le donne. «Una
società senza pause è asociale,
contraria alla famiglia e alla salute».
“I
n questi tempi di crisi economica e
finanziaria, durante la quale sempre
più diritti economici e sociali sono
messi sotto pressione, la domenica libera
dal lavoro è una dimostrazione chiara e
visibile che le persone e la società non
dipendono solo da lavoro ed economia”.
Con questa premessa il movimento
European Sunday Alliance, che si
prefigge di mantenere liberi i giorni festivi
dalle attività produttive e professionali
(salvo quelle legate a servizi necessari o
pubblici), ha vissuto domenica 4 marzo
una giornata di mobilitazione. L’intento
espresso dai promotori – fra cui numerose
sigle cattoliche di diverse nazioni - è quello
di segnalare l’importanza della domenica
come giorno di riposo, da dedicare a
se stessi, alla famiglia, alla comunità. La
Comece, Commissione degli episcopati
della Comunità europea, che da lungo
tempo si è impegnata per la domenica
senza lavoro, ha rilanciato su www.
comece.org la giornata del 4 marzo. Del
movimento fanno parte associazioni,
sindacati, Chiese, che sottolineano: “Noi
crediamo che tutti i cittadini dell’Ue
abbiano diritto di beneficiare di orari di
lavoro dignitosi che, per una questione
di principio, escludano il lavoro tardo
serale, notturno, durante le festività
pubbliche e le domeniche. Solo i servizi
essenziali dovrebbero essere operativi
la domenica”. Nel documento intitolato
“Invito all’azione”, European Sunday
Alliance afferma ancora: “Oggi le leggi e
le pratiche esistenti devono proteggere
maggiormente la salute, la sicurezza e la
dignità di tutti e dovrebbero promuovere
con più decisione la riconciliazione della
vita professionale con quella familiare”.
Importante anche la giornata del 5 marzo,
denominata Giornata europea per la
parità retributiva (la Commissione
Ue calcola che le donne guadagnino
mediamente, a parità di mansioni e
responsabilità, il 16,4% in meno dei
colleghi uomini). Sono argomenti diversi
ma convergenti sul fatto che una maggiore
tutela del lavoratore e un accresciuto
rispetto per le esigenze personali e familiari,
renderebbero la vita di milioni di persone
qualitativamente migliore, a vantaggio della
tenuta della famiglia e della società. (E.L.)
Visita pastorale
semplicità on è facile descrivere in poche righe
N i contenuti,
le impressioni e le
che questa Visita Pastorale ha
e familiarità emozioni
suscitato, per questo riassumo il tutto
in due parole: semplicità e familiarità.
Perché queste sono state, a mio avviso,
le caratteristiche peculiari. In ogni S.
Messa o incontro a cui ho assistito mi
sono sempre trovata dinnanzi un Vescovo
che, sebbene gli argomenti trattati
fossero seri e impegnativi, con il sorriso,
il senso dell’umorismo e qualche battuta
dialettale ha messo, credo, ognuno dei
presenti a proprio agio, favorendo il
dialogo e il reciproco scambio di idee.
Seppure in tono amichevole, questa
visita è stata densa di incontri che hanno
interessato ogni aspetto sociale (lavoro,
scuola, istituzioni, catechismo, ammalati,
famiglie). Al suo termine mi chiedo:
“questa visita pastorale accrescerà la mia
fede?“ Ancora non lo so, ma sarà motivo
di riflessione e di impegno. Ed ora ecco le
testimonianze di chi, nel proprio paese, ha
vissuto questa straordinaria esperienza di
autentica condivisione.
Alcune istantanee della visita nella comunità di Canonica
L’
L’incontro a Cassano
incontro a Cassano ha avuto inizio
con la lettura del documento redatto
dai membri del consiglio pastorale
parrocchiale, che delineava il cammino
pastorale di questi anni. Il dialogo ha preso
il via proprio da una loro sottolineatura: la
difficoltà di far partecipi i bambini e i ragazzi
alla vita della parrocchia o, meglio ancora,
della comunità pastorale. Il consiglio del
nostro Vescovo è stato quello di far sì che i
ragazzi trovino nell’ambiente parrocchiale un
luogo dove sentirsi a casa, accolti e sorretti
nel loro cammino di fede ma anche aiutati a
vivere l’aggregazione, ormai soppiantata dal
modello “virtuale” che tende a farli isolare
dal mondo circostante. Ruolo determinante,
ha continuato Mons. Coletti, dev’essere
svolto comunque dalla famiglia, che risente
anch’essa, purtroppo, del ritmo frenetico
a cui è sottoposta; questo a scapito della
comunicazione e del dialogo al proprio
interno. A conclusione dell’incontro, Mons.
Coletti ci ha lasciato un compito: prendere
dimestichezza con la Bibbia perché solo
attraverso la conoscenza approfondita della
Parola di Dio troveremo la guida necessaria
per orientare più facilmente e al meglio la
nostra vita e quella di chi ci è vicino.
ferrera
impressioni da rancio
Domenica 26 febbraio si è
conclusa con l’arrivo a Ferrera
la visita pastorale del nostro
Vescovo Diego Coletti. Alle
ore 16.30 ha incontrato la
comunità ed alle ore 17.30
ha celebrato la S. Messa
coadiuvato dai parroci della
nostra comunità pastorale. Alle
ore 19.00 ha salutato presso
la nostra casa parrocchiale le
coppie di fidanzati che stanno frequentando il percorso fidanzati ed i gruppi
famiglia della nostra comunità.
Domenica 26 febbraio 2012 il Vescovo
Diego ha visitato la nostra parrocchia.
La visita pastorale, nel nostro vicariato,
ha suscitato ovunque buone impressioni.
Io immaginavo che il Vescovo fosse una
persona autoritaria e seria, invece ho
scoperto una persona disponibile e anche
spiritosa. Durante la S.Messa ha tenuto
un’omelia interessante, usando parole ed
esempi semplici, suscitando l’interesse dei
presenti.
Con i bambini e con noi ragazzi ha tenuto
un atteggiamento scherzoso, come fosse
un nonno; insieme abbiamo cantato e
anche ballato.
Quando è salito in macchina per
andarsene, l’ho salutato con dispiacere
perché era diventato un amico e già un
po’ mi manca.
Luigi (ragazzo)
“I parrocchiani di Ferrera sono rimasti impressionati molto positivamente
dalla figura di mons. Coletti; infatti pensavano di trovarsi davanti una autorità
solenne e distante dalla gente ed invece, hanno trovato “uno di noi”, che
con la spontaneità, l’entusiasmo e la simpatia che lo contraddistinguono
ha comunicato e trasmesso la gioia di credere alla parola di Dio e di avere
speranza nel Vangelo. È riuscito perfino ad accattivarsi persone cosiddette
lontane dalla Chiesa che al termine dell’incontro e della S. Messa hanno avuto
solo parole di entusiasmo e di soddisfazione per quello che hanno visto,
conosciuto ed ascoltato”.
“Il vescovo Diego, con la sua simpatia
Comunità pastorale
Sabato, 10 marzo 2012
13
Il racconto della Visita
continua a pagina 28...
■ Cavona
S
abato 25
febbraio Il
Nostro Vescovo
Diego ritorna nella
nostra piccola
comunità, dopo
esserci stato
circa un mese
prima in occasione
del Rosario
Vocazionale.
Nel ritornarvi ci
ricorda quale prezioso dono per la nostra
parrocchia, la nostra comunità pastorale e
per tutti e 3 i vicariati di zona è il Santuario
della Vergine di Loreto eretto proprio al
centro del nostro piccolo paese.
Dopo un breve momento di preghiera,
durante il quale il Vescovo ha ricordato
la centralità delle virtù teologali, fede,
speranza e carità, nella vita del cristiano,
è inizato il momento di vera e propria
conoscenza.
Introdotto da una breve presentazione con
la quale la comunità si è raccontata, il
Vescovo ci ha aiutato ad addentrarci nella
nostra difficoltà di interazione , con le altre
parrocchie e tra gli stessi gruppi presenti
localmente.
Il Vescovo ci ha suggerito di leggere i primi
4 capitoli della lettera di S. Paolo Apostolo
ai Corinzi dove si affronta il problema della
divisione per imparare a coltivare nello
spirito dell’ascolto della parola di Dio quel
desiderio di unità e di amore che aiuta ad
appianare le divergenze.
Arrivederci a presto nostro caro Pastore!
e semplicità, si è dimostrato capace di
raggiungere il cuore di ogni persona,
anche dei giovani come me. Le sue
parole mi hanno donato lo spirito giusto
per vivere al meglio questo tempo di
Quaresima e sono state un’occasione per
riflettere sugli aspetti più importanti della
vita cristiana.”
Alessia (giovane)
Domenica 26 febbraio con il Vescovo
Diego, un primo passo per affrontare il
cammino “dal deserto della Quaresima al
giardino della Pasqua” con le idee chiare
e l’incedere sicuro.
La conoscenza e l’esperienza sono i
riferimenti; la conoscenza delle sacre
scritture che ci rende consapevoli e liberi
di scegliere, l’esperienza per tradurre in
comportamento la Parola.
Durante la messa, il vescovo Diego,
attraverso la voce fresca e l’innocenza
del piccolo Mattia, ha proposto quale
riflessione la parte finale della prima
orazione: “Concedi ai tuoi fedeli di
crescere nella conoscenza del mistero di
Cristo e di testimoniarlo con una degna
condotta di vita.”
E’ stato bello tornare in famiglia, al lavoro,
alla quotidianità, con una nuova volontà
di splendere come figli della luce sul
cammino che lo Spirito Santo ha tracciato
per ognuno di noi.
Franca e Luigi
L’incontro con la comunità pastorale di Canonica,
Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera
Scoprendo il bello dell’altro
S
abato 24 febbraio, la Comunità Pastorale
delle parrocchie di Canonica, Cavona,
Duno, Rancio, Cassano e Ferrera, ha accolto in visita pastorale mons. Diego Coletti,
Vescovo di Como. Il Vescovo ha solennemente
celebrato la S. Messa nella chiesa arcipretale di
Canonica alla quale é seguito un incontro con
la comunità apostolica nella sala polivalente
del comune di Cuveglio.
Mons. Coletti ha parlato dell’importanza fondamentale dell’essere Comunità Pastorale, riconoscendo quali sono le difficoltà e le fatiche, ma soprattutto sottolineando i pregi e la
bellezza dell’essere comunità allargata, ribadendo che ognuno di noi ha un ruolo chiave,
é “parte attiva” nell’edificazione della comunità se saprà guardare a quell’Amore che tutto unisce.
Ci auguriamo che questo prezioso incontro
diventi per noi motivo di riflessione e condi-
visione per saper crescere e impegnarci
sempre di più nell’unità, nella fraternità
e nella comunione tra di noi.
Di seguito vi proponiamo le riflessioni
di una giovane presente all’incontro.
Ho avuto l’impressione di essere di fronte
ad una persona che, nonostante la sua
cultura, si faceva “piccolo” per essere uno
tra noi, adattando il linguaggio al “pubblico” che aveva davanti a sé. Ho sentito
la sua vicinanza, il suo volerci conoscere
per quello che siamo, la sua volontà ad
abbattere le barriere tra noi e lui.
Tanti sono i messaggi che ci ha lasciato; uno però è quello che maggiormente porto con me: l’impegno ad essere un
“cristiano che si vede!”.
L’impegno cioè di comunicare l’essere cri-
stiano attraverso le espressioni di amore,
di carità e di gioia nella famiglia, nel lavoro, negli ambiti di vita; insomma, l’importanza che sui nostri volti, nei nostri
sorrisi, nella nostra accoglienza si “veda”
che siamo cristiani.
Ho vissuta questa visita come una “ventata d’aria fresca”, come uno stimolo a
rinnovarci come Comunità, ad allargare il cuore agli altri. Il Vescovo ha sicuramente potuto notare le barriere, le fatiche, ma anche la bellezza e le ricchezze
della nostra Comunità. Il mio augurio
è che possiamo sempre più imparare da
lui a scorgere il bene, il bello che c’è nell’
“altro” intorno a noi, mettendo in secondo piano giudizi e rancori, che ancora
ostacolano il nostro essere unica Comunità, seppur composta da 6 parrocchie
differenti.
14 Sabato, 10 marzo 2012
Visita pastorale
Cittiglio,
crocevia
della
Valcuvia
Mercoledì 7 marzo il Vescovo ha
iniziato la Visita al vicariato di Cittiglio.
L’8 marzo l’incontro con la comunità
C
ittiglio è il paese più popoloso
della Valcuvia avendo – seppur di
poco – superato i 4.000 abitanti.
Si è sviluppato nell’area posta
all’incrocio tra la Valcuvia (intesa qui
come valle del torrente Boesio che scende
da Cuvio e raggiunge il Lago Maggiore a
Laveno) e la zona collinare che degrada
verso Gavirate e Milano. In antichità
l’abitato era suddiviso in quattro nuclei
separati tra loro: Cittiglio alto e San
Giulio – lungo l’omonimo torrente – era
l’insediamento principale; San Biagio
nato su una collina intorno alla chiesa
dedicata al santo e ad un antico castello;
Fracce e, sulla montagna verso Brenta, la
frazione Cascine. Con l’urbanizzazione
recente le aree rurali che separavano in
passato questi nuclei storici sono state
edificate e oggi il paese si presenta come
un agglomerato continuo di edifici che
occupano sia la conoide del san Giulio
(il torrente che scenda da Vararo) sia il
pendio che sale verso Brenta. Antichi
documenti risalenti alla seconda metà
del XII secolo ci testimoniano l’esistenza
di una comunità dipendente dalla pieve
di Cuvio (Canonica) raccolta intorno
alla parrocchiale di San Giulio, un’antica
chiesa che venne successivamente
venduta e sostituita con un nuovo edificio
sacro. La storia di Cittiglio è legata anche
alle vicende della nobile famiglia Luini
che qui aveva la sua dimora. Fu questa
famiglia che promosse nel XVII secolo
l’edificazione della nuova grande chiesa
parrocchiale e ne curò l’abbellimento
e la decorazione con pregevoli opere
sia pittoriche che lignee come l’altar
maggiore, il maestoso organo e il pulpito,
tutti attribuiti al famoso intagliatore
Bernardino Castelli (Articolo di don G.
Binda su Terra e Gente 2009). La dimora
della famiglia Luini venne a costituire
nel XIX secolo – a seguito di lascito
testamentario dell’ultimo discendente
della famiglia – il nucleo iniziale
dell’ospedale che da allora è diventato
servizio essenziale e distintivo non solo
per Cittiglio, ma par l’intero territorio
circostante. Ancora oggi la presenza di
questa struttura sanitaria – ammodernata
di recente dalla Regione Lombardia –
costituisce un presidio importante per
la popolazione e continua ad essere un
polo occupazionale significativo per la
zona. L’arrivo della ferrovia Nord a fine
Ottocento da Laveno per Varese, Como
e Milano e i collegamenti stradali con
Luino e la Valcuvia hanno confermato
la vocazione di crocevia storico per
questo paese, vocazione confermata
ancora oggi. A partire dalla fine degli anni
’50 del secolo scorso alla popolazione
originaria si aggiunsero ad ondate
Brenta
La parrocchia dei
santi Vito e Modesto
L
a parrocchia dedicata ai santi Vito
e Modesto risulta documentata
nella Valcuvia, grazie ad alcune
tracce archivistiche risalenti al XV
secolo. Infatti alla data del 1437 troviamo un documento che ci attesta un
lascito perchè la comunità di Brenta possa eleggere, con propria scelta, un
proprio parroco; facoltà che verrà poi esercitata almeno fino agli inizi del
1600, poi sarà il vescovo di Como ad indicare il nome del parroco. La chiesa
parrocchiale riedificata nell’800 nel centro dell’abitato in posizione elevata,
forse nei pressi di una fortificazione altomedioevale, è stata recentemente
dotata di un ascensore che permette ai portatori di handicap ed agli anziani
di accedere facilmente alla chiesa. All’interno un organo ottocentesco,
purtroppo in non buone condizioni, ed alcuni altari di notevole interesse.
Tra questi uno con affresco realizzato pochi anni fa dal comasco Bogani,
dedicato a don Guanella, santo cui la comunità è particolarmente legata,
grazie anche alla presenza di suore guanelliane che gestiscono la locale
scuola dell’infanzia. Nel territorio anche la chiesa dei santi Quirico e
Giolitta, un tempo parrocchiale, dove si rilevano, soprattutto nel campanile,
tracce architettoniche romaniche e caratterizzata dalla presenza di un
piccolo affresco dedicato alla Vergine, nota come Madonna di San Quirico o
delle Grazie, che da sempre attira la devozione popolare di tutta la Valcuvia.
Ogni anno in settembre, in occasione della ricorrenza della Natività di
Maria, viene celebrata una festa che richiama gente da tutta la zona. Ogni
venticinque anni questa festa viene riproposta in maniera molto più solenne
e partecipata con una lunga processione che scende fino al centro del paese
di Brenta.
successive nuove famiglie
provenienti dal Veneto, dal
Polesine, da Ferrara e, da
ultimo, dal sud, soprattutto dal
paese di Camerota (SA) che
venne a costituire un nucleo
numericamente significativo
tanto da giustificare nel 2006 il
gemellaggio tra i due comuni.
Più di recente – come nel resto
della zona - si è sviluppata
l’immigrazione extraeuropea
formata soprattutto da nord
africani, ucraini e peruviani.
Nei decenni passati, oltre
che in ospedale e in ferrovia
la popolazione ha trovato
occupazione nelle fabbriche
del circondario: le storiche
ceramiche di Laveno;
la conceria Fraschini, la IGNIS (oggi
Whirpool) di Cassinetta; la USAG e altre
attività manifatturiere di Gemonio; la
Mascioni di Cuvio, la INDA di Caravate,
tutte attività un tempo fiorenti, ma
oggi o chiuse o ridimensionate. Il
lavoro in Svizzera mantiene ancora un
ruolo marginalmente importante per
l’occupazione globale anche se non
ha più il dinamismo del XX secolo.
Sul fronte scolastico a Cittiglio sono
presenti le scuole primarie di 1° e 2°
grado e la scuola dell’infanzia statale (un
tempo parrocchiale e poi ente morale),
mancano – come in tutta la Valcuvia – le
scuole superiori: per questo gli studenti
sono costretti a spostarsi e generano un
notevole flusso pendolare soprattutto
verso Gavirate, Varese e Intra (VB). Dal
punto di vista sociale la popolazione è
in costante mutamento essendoci un
significativo flusso di famiglie neo residenti
in paese che spesso, però, faticano ad
inserirsi nel contesto storico-sociale
del paese. Parallelamente va segnalato
il sempre maggior peso che viene ad
assumere la popolazione anziana con
le conseguenti problematiche innescate
da questa situazione. Dal punto di vista
ecclesiale la Chiesa locale svolge la sua
funzione di presenza spirituale con i suoi
sacerdoti, garantendo il servizio liturgico
(anche in ospedale), il mantenimento
delle tradizioni e la formazione cristiana,
anche se la partecipazione alle iniziative
parrocchiali è andata scemando negli
anni. Nonostante questo la parrocchia
svolge, comunque, un ruolo importante
sotto l’aspetto educativo e caritativo; con
l’oratorio - struttura storica fondata nel
1911 ed oggi aderente all’associazione
“NOI” – che raccoglie ragazzi e famiglie
e, in estate, organizza il GREST; con la
Caritas che attivamente e concretamente
è impegnata nell’aiuto ai soggetti più
bisognosi del paese. Da ricordare anche
il bel gruppo UNITALSI, i volontari che
si impegnano per le missioni anche
attraverso la promozione del mercato
equo e solidale. Dal 1988 opera in sintonia
con la parrocchia il “Gruppo Amici di San
Biagio”, impegnato nella raccolta fondi
per il restauro dell’antica chiesa romanica
dedicata al santo. Accanto a questi
gruppi parrocchiali il paese è ravvivato
anche da un fiorente associazionismo
(Pro Loco – Alpini – Prot. Civile – Sorriso
di Michela, ecc.) che collabora insieme
per la promozione di svariate iniziative.
Dalla visita del Vescovo tutta la Comunità
attende parole di incoraggiamento per
una ripresa delle attività e un rinnovato
entusiasmo pastorale.
A.C.
Vararo, una
comunità vivace
D
al 1986 la parrocchia di Cittiglio ha assorbito anche la
vicina parrocchia montana di Vararo soppressa con le
modifiche legislative di quegli anni. Vararo è un piccolo
borgo posto in una bella conca prativa a circa 700 metri di quota.
Un tempo era un comune autonomo con alcune centinaia di
abitanti, ma nel corso del XIX secolo si è progressivamente
spopolato sino anche a perdere nel
1927 l’autonomia amministrativa
con l’aggregazione a Cittiglio. I
artigianale per la lavorazione
residenti hanno toccato il loro
della lana) e delle bellezze
minimo quantitativo agli inizi degli
tipiche del luogo (visita al Rosaio
anni ’90, ma successivamente
e escursionismo nei dintorni).
anche a Vararo si sono avute delle
L’ultimo parroco residente
nascite e l’inserimento di nuove
(don Ludovico Cadario) ha
famiglie giovani che hanno dato
lasciato Vararo negli anni ’50
origine ad una comunità vivace che e da allora la cura spirituale
vuole essere oggi protagonista della della parrocchia è stata affidata
propria realtà e del proprio futuro.
al parroco di Cittiglio che oggi
È per questo che proprio in questi
garantisce una celebrazione
ultimi mesi sono sorte in paese
festiva e il mantenimento
ben due nuove associazioni (Pra
delle due feste del borgo: a
Cumun e Vivi Vararo) impegnate
luglio (madonna Ausiliatrice)
nel rilancio del borgo attraverso
e ad agosto la patronale di
iniziative culturali e promozione
San Bernardo. L’impegno
dei prodotti (allevamento di capre
della parrocchia è forte nel
con agriturismo e un laboratorio
sostegno e nella collaborazione
con le iniziative che vengono
portate avanti a favore del
paese e dell’aggregazione della
popolazione. Da sottolineare e
ricordare che la ex parrocchia
di Vararo estende – ora come
un tempo - la sua giurisdizione
anche sulla località Casere che
è un piccolo nucleo abitato ad
ovest della valle, posto, però, in
comune di Laveno Mombello.
Mons. Vescovo salirà a Vararo
domenica mattina e troverà
ad accoglierlo tutti gli abitanti
lusingati per la sua venuta
e ansiosi di condividere col
Pastore l’entusiasmo dei loro
impegni a favore del paese.
Visita pastorale
“C
iN PREGHIERA
ASPETTANDO IL VESCOVO
onferma nella fede i tuoi
fratelli” è stato il titolo
guida della veglia di preghiera
che il Vicariato di Cittiglio
ha organizzato nella chiesa
parrocchiale di Gemonio la
sera di venerdì 2 marzo scorso
in preparazione alla Visita
Pastorale che il Vescovo Diego
Coletti ha programmato alle
quattro parrocchie di Brenta,
Caravate, Gemonio e Cittiglio
dal 7 all’11 marzo. Numerosa
la presenza di fedeli alla serata
che è stata guidata da don
Silvio Bernasconi, mentre la
riflessione è stata presentata
da don Paolo Bettonagli,
parroco di Brenta e Caravate.
Le letture tratte dalle lettere
di S. Paolo a Timoteo e dal
libro di Ezechiele hanno
portato spunti di riflessione ai
fedeli che hanno intervallato
con salmi e canti i quattro
momenti in cui era stata
suddivisa la veglia. Il Vangelo
del Buon Pastore è stato,
Sabato, 10 marzo 2012
invece, il brano guida da cui
don Paolo ha preso spunto per
sottolineare e per dare senso
pieno ed ecclesiale alla venuta
del Vescovo in questo lembo
occidentale della diocesi di
Como. Perché il Vescovo viene
a visitarci? Innanzitutto per
conoscerci ed incontrare tutti
– ha spiegato don Paolo –
perché tutti siamo figli di Dio;
per esortarci e incoraggiarci
perché possiamo continuare
a progettare il cammino di
15
fede delle nostre comunità
nel sostegno e nel perdono
reciproco. Ma anche – ha
proseguito don Paolo – per
invogliarci a riscoprire l’unità
del popolo di Dio attraverso
la collaborazione tra le nostre
varie realtà parrocchiali. Ecco
perché dobbiamo accogliere il
Vescovo Diego con disponibilità
e col pensiero di poter
costruire qualcosa di solido per
noi e per le nostre comunità.
A.C.
Il Vescovo Coletti visiterà la parrocchia sabato 10 marzo. Alle 15 l’incontro con la Comunità Apostolica
San Pietro, nel cuore di Gemonio
L
a chiesa di san Pietro
testimonia la diffusione
del cristianesimo a
Gemonio fin dall’epoca
altomedioevale . Per secoli
la cura pastorale di quella
antica comunità fu affidata
ai canonici della Pieve di
Cuvio, non sappiamo fino a
quando. Per avere notizie certe
sulla parrocchia di Gemonio
dobbiamo arrivare al 1578, anno
della prima visita pastorale
documentata, quella di mons.
Giovanni Francesco Bonomi.
Veniamo così a sapere che in
tale data esisteva ormai anche
un’altra chiesa, dedicata a san
Rocco (probabilmente una
semplice cappella) costruita
sulla collina dove il paese
cominciava ad espandersi. I
gemoniesi erano 400, affidati
al sacerdote Cesare Franzino.
Qualche decennio più tardi,
nel 1627, nella visita pastorale
di mons. Lazzaro Carafino,
la chiesa di san Rocco veniva
ormai identificata come
parrocchiale, “per comodità
del Popolo”. La parrocchia di
Gemonio continuò comunque
ad essere intitolata, come
ancora oggi, a san Pietro.
La chiesa parrocchiale,
ripetutamente ampliata e
rinnovata, è dalla fine dell’800
intitolata anche alla Madonna
Addolorata, rappresentata
sull’altare in un bel gruppo
statuario realizzato da
Bernardino Castelli nel 1699. Le
feste patronali di Gemonio sono
perciò la festa di san Pietro,
quella di san Rocco, quella
dell’Addolorata.
Nella chiesa di san Pietro, molto
amata ed apprezzata non solo
dai gemoniesi, si celebra una
messa alla domenica, quasi tutti
i matrimoni della parrocchia
e si allestisce, nel tempo di
Natale, un grande presepio che
viene visitato da molte persone.
Attualmente è in fase di
completamento un’operazione
di restauro conservativo su tutti
gli affreschi.
Dal secolo scorso la
popolazione gemoniese ha
avviato un notevole processo
di trasformazione, grazie alle
numerose attività industriali
sorte nel paese e alla
conseguente immigrazione. Tale
processo è stato ulteriormente
caratterizzato, in questo
primo scorcio di secolo, da
una spiccata mobilità della
popolazione, che oggi conta
circa tremila abitanti, tra
cui 57 provenienti da paesi
comunitari e 239 da paesi
extracomunitari (dati risalenti
al 31.10.2011). Ne consegue una
certa tendenza alla dispersione
e alla frammentazione, alla
quale però continua ad ovviare
una parte consistente della
comunità, coinvolta, secondo i
diversi ministeri, in numerose
attività di accoglienza e
carità, di formazione e di
evangelizzazione.
La visita. Mercoledì 7 marzo
✎ La comunità dei Passionisti
La comunità
di Caravate
“Passionisti” cioè i frati della “Congregazione della SS .Croce e Passione
ICaravate
di N.S. Gesù Cristo” fondati da S. Paolo della Croce nel 1741 hanno a
un loro convento. Arrivano qui nel 1904 partendo dal convento di
P
arrocchia di antica formazione,
una delle prime della Valcuvia
attestata con la presenza di un
sacerdote o parroco, fin dal sec.
XIII. Parrocchia di importanza nel
territorio della Valcuvia tanto che fino
a metà ottocento ebbe la prerogativa,
unica in diocesi, di avere ben tre parroci
nella sua comunità che officiavano
alternativamente, e per questo detti
“porzionari” o “proporzionari”. La chiesa
parrocchiale è dedicata ai Santi Giovanni
Battista e Maurizio, edificata su uno
sperone roccioso sopra l’abitato in base
al disegno dell’Ingegnere nobile Lorenzo
Bernago, nella frazione Castello, iniziata
nel 1831 accorpando altre due chiese
lì presenti. L’edificio venne restaurato
pochi decenni fa. All’interno un organo
ottocentesco, opera datata 1849 di
“Franzetti e figli”, organari valcuviani
trasferiti a Intra, sulla sponda piemontese
del Verbano; per questo strumento è in
corso un importante intervento di restauro
che si è completato in questi giorni. Nel
territorio della parrocchia anche l’oratorio
di Sant’Agostino posto lungo la strada
principale ed edificato a metà ottocento
a ricordo della nobildonna Gertrude
Beolchi, grande benefattrice (fondò
anche l’ospedale di Cuggiono) e che andò
a sostituire l’antica chiesa, pure dedicata
a Sant’Agostino e costruita nel secolo XI,
ora di proprietà comunale e recentemente
restaurata, ma non officiata; altra chiesa
è quella della Beata Vergine detta del
Sasso, di origine medioevale, in località
Fornazza posta accanto al convento
dei padri passionisti ed in occasione
dell’ultimo Giubileo riconosciuta come
“chiusa giubilare”; per quell’occasione
sono stati eseguiti importanti lavori di
restauro. Sul territorio anche la Chiesa
di Santa Lucia, progettata dall’Architetto
Luciano Baldessari, espressione notevole
d’arte sacra moderna, costruita negli
anni sessanta quale cappella annessa a
Villa Letizia, ex Casa di Riposo per ciechi.
Ancora degna di nota la presenza sull’alto
della collina della chiesa romanica di
S.Clemente che, pur in territorio di
Caravate, è di pertinenza della parrocchia
di Sangiano, un tempo di Leggiuno, quindi
della confinante diocesi di Milano; ben
nota - soprattutto nel medioevo - come
meta di pellegrinaggi provenienti da molte
zone anche lontane del circondario.
Cameri (NO) dove si erano insediati nel 1886, nel corso di una lunga ricerca
per trovare un luogo dove insediarsi e formare una nuova comunità religiosa
che possa servire quelle diocesi, dove le loro predicazioni e soprattutto le
loro “missioni popolari” sono molto richieste ed apprezzate. Qui in località
Fornazze c’è la chiesa S.Maria del Sasso, di antiche origini che ha proprio
accanto una serie di fatiscenti fabbricati rustici, e un tempo, nel 1500 anche
sede di un convento di eremiti agostiniani. Il luogo in quegli anni è per di più
in vendita e loro lo acquistano dai proprietari, le famiglie Tinelli e Besozzi;
nel corso degli anni effettuano una lunga serie di lavori e di ampliamenti, che
pur con alterne fortune e spesso con qualche contrasto anche col clero locale
lo portano ad essere punto di riferimento di varie diocesi; infatti Caravate
può definirsi baricentrica rispetto alle diocesi di Como, Milano, Novara e
Lugano. Curioso poi il fatto che don Guanella pensò a questo luogo, prima
dei passionisti, per edificare la sua comunità. Sappiamo infatti che nel 1878,
di ritorno dall’esperienza con don Bosco a Torino, si ferma a Caravate a
salutare lo zio, don Lorenzo Trussoni - Campodolcino 1830/Caravate 1883,
qui parroco dal 1872 al 1883, con lui si confida e i due, insieme, salgono anche
a S. Maria del Sasso per verificare se quel luogo ed i suoi edifici adiacenti
possano essere adatti a realizzare le aspettative del futuro santo… sappiamo
che andò diversamente. E
che questo fosse un luogo
che concilia il rapporto e la
riconciliazione con Dio se ne è
accorto anche lo scrittore Piero
Chiara, luinese di nascita e
di vita, laico e miscredente,
che in un suo romanzo “Una
spina nel cuore”, ricorda il
richiamo al perdono ed alla
confessione dei peccati che
proprio questo specifico luogo
favorisce, facendolo oggetto
di una pagina di quel suo
romanzo. Oggi la casa di
Caravate è utilizzata come
Casa per esercizi ed è punto
di riferimento spirituale per
tanti fedeli che qui si recano
sia per avere una guida
spirituale che per accogliere il
perdono divino.
G.po
In Missione
16 Sabato, 10 marzo 2012
Una giovane di Tavernola in missione nel Paese asiatico
STORIE
La crescita cala ma
resta ai vertici mondiali
Vi racconto la “mia” Cina
Francesca Colombo è una giovane di
Tavernola che ha deciso di passare
un anno di volontariato e servizio in
Cina. Vive con un gruppo di ragazzine
disabili abbandonate dalle famiglie. Le
abbiamo chiesto di raccontarci un po’
della “sua” Cina.
dice ai suoi apostoli poco prima della
moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Questa frase per me si è concretizzata
nel cercare di spendermi al meglio delle
mie capacità per i giovani e per i ragazzi
che ho incontrato in questi anni dentro
e fuori dall’oratorio.
Poco alla volta però si è fatta strada
l’idea di poter essere dono anche oltre
i confini di Tavernola e il desiderio di
partire per un’esperienza in missione
è diventato sempre più vivo. Un
desiderio che ogni volta che cercavo di
accantonare tornava prepotentemente
a farsi strada, un desiderio che aveva la
necessità di essere verificato per non
diventare un amaro rimpianto.
Spesso non si capisce il bisogno
di andare così lontano quando di
occasioni per essere dono e per
spendere i propri talenti ce ne sono
tante anche qui in Italia, a Como,
persino con le persone che ci vivono
accanto ogni giorno, di questo ne sono
perfettamente consapevole anche io,
ma c’è un Amore, una passione, che ti
scombussola tutta l’anima, che mette a
soqquadro tutti i piani della tua vita e
che ti mette nel cuore questo desiderio
grande di partire, questo desiderio che
idea di partire per un’esperienza
non può essere ignorato se si vuole
all’estero non è nata da un
realmente e con tutta onestà cercare la
giorno all’altro, ma è stato il
propria felicità.
frutto di un cammino, condiviso
Quindi eccomi qui in una grande
per lungo tempo con i giovani e i ragazzi
capitale asiatica, dove certo l’essere
dell’oratorio di Tavernola. Ed è proprio
missionari assume un senso e delle
dalla parrocchia di Tavernola, dove sono
modalità completamente nuove, dove
nata e cresciuta, che provengo.
per le difficoltà linguistiche e non solo
Il mio nome è Francesca Colombo, ma
deve essere la propria vita a parlare di
sulla patente che ho appena conseguito
Vangelo. Ho messo a diposizione un
trovate scritto Fang Huì En, ho studiato
anno, ormai sono trascorsi già quattro
al Setificio, poi mi sono laureata in
mesi, per vivere al servizio in una casachimica e ho conseguito il dottorato,
famiglia dove abitano una giovane
ho vissuto delle esperienze di post-doc
ragazza italiana consacrata, che, aiutata
all’università di Padova e al
da una ragazza locale,
Politecnico di Milano, prima
condivide la propria vita
di approdare nel mondo
con tre ragazzine disabili
del lavoro in un laboratorio
abbandonate. Qui si
di ricerca e sviluppo della
condivide la vita quotidiana
provincia di Milano.
fatta di semplicità e di
Il 59,2% della popolazione si dichiara non religiosa anche
Il cammino, che citavo
servizio, impegnandosi
perché la Repubblica Popolare di Cina è ufficialmente atea,
prima, è iniziato quando
anche nello studio
infatti lo stato applica l’ateismo di stato. L’intreccio di
seriamente e faticosamente
della lingua, arduo, ma
elementi mistici buddhisti e taoisti con il confucianesimo
ho deciso di cercare nella
affascinante, il tutto senza
(che è un codice morale e non una religione) e altri
mia vita qualcosa, Qualcuno
mai far mancare il tempo
riti e credenze popolari viene a formare una sorta di
che potesse dare un senso
per la preghiera insieme
“credenza” predominante. La principale religione formale
profondo al mio esistere.
alle bimbe e tra di noi,
è il buddhismo (6%). Vi sono comunque minoranze
Questo cammino mi ha
scoprendo così la bellezza
musulmane e cristiane. Nel 1957 il Partito comunista creò
portata giorno dopo giorno
della fraternità, vissuta,
l’Associazione patriottica cattolica cinese, per tenere sotto
a scoprire tanti tasselli di
però, mettendo al centro
controllo il fenomeno religioso cattolico. L’AP non è in
un mosaico che si andava
Chi guida il cammino,
comunione con Roma, in teoria è indipendente. In realtà
costruendo e che ancora oggi
perché altrimenti nulla
il PCC decide chi può essere ordinato sacerdote o vescovo,
è in cantiere, questo cammino
varrebbe affannarsi tanto.
controlla i corsi di catechismo per bambini e adulti e quali
ha avuto per me come parola
devono essere i temi trattati. (b.m.)
chiave quel “date loro voi
stessi da mangiare” che Gesù
FRANCESCA
L’
La Chiesa in Cina
Nel Paese i preti
stranieri non
possono celebrare
la messa in
presenza di cinesi
Notizie flash
■ Economica
Al World Economic Forum della scorsa
settimana a Davos (Svizzera), la Cina
afferma che la sua crescita per il 2012
sarà dell’8,5%, in discesa rispetto al
9,2 del 2011. Il gigante dell’economia
mondiale vive un momento di crisi e
le difficoltà economiche internazionali
si stanno ripercuotendo anche in Asia.
In particolare a colpire il Paese è la
diminuzione delle esportazioni verso
l’Europa (conseguenza anch’essa della
crisi economica).
L’altra faccia della medaglia di una
nazione che tiene le redini del mondo
sono i suoi quasi 22 milioni di abitanti
rurali che vivono al di sotto del livello
della povertà.
■ Ambiente
Le conseguenze
sull’inquinamento
Secondo dati diffusi dall’Agenzia
olandese della valutazione ambientale
(Netherlands Environmental Assessment
Agency), la Cina ha superato gli Stati
Uniti come maggior inquinatore al
mondo. In media, un cittadino cinese
produce circa un quarto dell’anidride
carbonica prodotta da un cittadino
americano (un divario dovuto
principalmente all’arretratezza in Cina
delle zone rurali, che ospitano ancora
una percentuale consistente della
popolazione). Le cause principali del
vertiginoso aumento delle emissioni di
gas a effetto serra in Cina sono il boom
industriale e l’esplosione del consumo
energetico e della rapida urbanizzazione
a esso connessi, nonché il fatto che
l’energia sia generata principalmente
dalla combustione di carbone. La
Cina ha investito massicciamente
nelle centrali a carbone, di cui è uno
dei principali produttori al mondo.
Il carbone tuttavia è altamente
inquinante: a parità di peso, produce
più anidride carbonica degli altri
combustibili fossili. (b.m)
La sottile linea tra la Chiesa
ufficiale e quella sotterranea
Appunti cinesi
Affreschi da Oriente
Iniziamo con questa pagina un
viaggio in Cina, Paese di cui sentiamo
sempre più spesso parlare per la
impressionante crescita economica,
ma che rimane ai più sconosciuto da
un punto di vista sociale, culturale
e religioso. Grazie ad una giovane
comasca presente a Pechino ci
faremo aiutare a capire qualcosa di
più su questa nazione che assomiglia,
per vastità e diversità, ad un intero
continente. Abbiamo chiamato questa
rubrica appunti cinesi perché non
abbiamo la pretesa di essere esaurienti
ma vogliamo lasciarvi dei semplici e
colorati affreschi della Cina.
È
strano essere in un posto dove i preti
stranieri non possono celebrare la
Messa in presenza di cinesi, anzi
dove i preti stranieri non possono neanche
essere qui in veste ufficiale, dove i cattolici
cinesi non hanno altri luoghi per incontrarsi
se non la Messa, perché qualsiasi tipo di
aggregazione è vietata.
Oggi siamo stati a Messa in un’altra chiesa,
dalla parte opposta di Pechino rispetto a
dove abitiamo. E’ strano sapere che ogni
parola che viene detta in quella circostanza
dal prete è misurata, è controllata, perché
alla Messa sono sempre presenti dei
membri del partito che sovraintendono.
Però a questi cattolici cinesi fanno credere
solo quello che fa comodo e che non dà
troppo fastidio!
Beitan e Nantan sono le due cattedrali e in
una delle due risiede il vescovo di Pechino.
C’è una sottile linea che divide la Chiesa
ufficiale, diciamo così “riconosciuta” dalla
Chiesa cosiddetta “di sotto”, e
le due spesso si confondono,
non si capisce bene nemmeno
la posizione del vescovo. La
scorsa settimana, nel sud, ci
sono stati delle tensioni tra il
governo e lo stato del pope,
in pratica è stato ordinato un
vescovo indicato dal partito, ma
non dal vaticano. Ovviamente i
cattolici cinesi non sanno nulla
di tutto ciò, in realtà sanno
poco o nulla anche di quello
che succede a livello politico e
istituzionale nel Paese.
Vicino alla Xitan, la chiesa ad
Ovest della città, ci sono due o
tre micro casette dove vivono i
preti che tra poco saranno abbattute e verrà
costruito un palazzo dove i preti potranno…
affittare un appartamento!
Viste le recenti tensioni tra la Cina e il
vaticano a diversi preti stranieri, che erano
momentaneamente fuori dal Paese, è stato
impedito di ritornare in Cina e sono stati
annullati i visti.
Como Cronaca
I possibili
approdi
in provincia
per chi
cerca
aiuto
C
he cosa fare, a chi rivolgersi
in caso si evidenzino sintomi
di ossessione nel gioco? Sul
territorio della provincia di Como
esiste una rete di possibile assistenza
e accompagnamento, messa in campo
dall’Asl, ma anche da associazioni e
realtà del privato sociale. Tra queste
c’è anche un gruppo di auto aiuto
che si riunisce ogni lunedì sera in via
Tommaso Grossi, aperto a chiunque
abbia avuto problemi in questo ambito e
che risponde al numero 338-1271215.
patologia
In crescita gli utenti
presso i Sert della
provincia di Como.
Uomini e donne,
in genere sopra i 45
anni, in cerca di fortuna
Azzardo:
una piaga
che lascia
il segno
U
na metastasi che sta,
lentamente, penetrando il
tessuto sociale del nostro
Paese. Il convegno su “Gioco
d’azzardo e usura”, tenutosi la scorsa
settimana a Genova, e le dure parole
del card. Angelo Bagnasco, che lo ha
definito «una vera e propria emergenza»
hanno riportato luce su un fenomeno
troppo a lungo sottovalutato. A far da
eco all’intervento del Cardinale, sul
finire della scorsa settimana anche
quelle del ministro per la cooperazione
e integrazione Andrea Riccardi.
Esponente del governo che non ha
nascosto la volontà di ragionare sulla
possibilità di introdurre dei limiti
alla massiccia campagna di spot che,
negli ultimi anni ha, senza dubbio,
contribuito ad alimentare il fenomeno.
Dura anche la posizione espressa in
merito dalla Regione Lombardia, nella
persona dell’assessore alla Famiglia,
Conciliazione, Integrazione e Solidarietà
Sociale Giulio Boscagli: «Lo Stato
sostiene il gioco d’azzardo e alle
Regioni tocca sopportare il costo
delle cure per la dipendenza
da gioco». «In Lombardia – ha
continuato Boscagli - sono oltre
1.000 le persone che si sono
rivolte ai nostri servizi contro le
dipendenze per uscire dal tunnel del
gioco, un numero molto significativo,
che ci spinge a pensare alla realizzazione
di strutture specifiche per queste nuove
patologie. L’aumento dei controlli sui
gestori, approvato di recente, è un fatto
positivo ma non può far dimenticare la
gravità del fenomeno».
Nella nostra regione, secondo i dati di
FederSerd, il gioco sembra coinvolgere
soprattutto soggetti di fascia economica
medio bassa. Le preferite sono le slot
machine, con una spesa variabile dalle
100 alle 1000 euro la settimana, con
punte di denaro “bruciato” superiori
alle 10 mila euro. Ma quando il gioco
da sociale diventa patologico che
cosa accade? Ci aiuta a capirlo la dott.
Raffaella Olandese, responsabile del
Dipartimento Dipendenze dell’Asl
di Como, importante punto di
osservazione sul dilatarsi di questa
metastasi anche in provincia di Como.
«Abbiamo iniziato ad occuparci del
problema nel 2003-2004, con l’avvio di
un progetto presso il Sert di Appiano
Gentile. Da lì abbiamo incominciato
a leggere il fenomeno con maggiore
attenzione per comprendere se esistesse
o meno a Como una domanda di aiuto o
di assistenza in merito».
Qualche numero?
«Da allora al 2010 abbiamo preso in
carico circa 120 persone. Solo nel 2010
sono state 55, e una quarantina nel
primo semestre del 2011».
Cifre significative?
«Al di là dei numeri delle persone
assistite nei nostri Sert, che possono
apparire relativamente contenuti, pur
essendo in progressiva crescita, la realtà
ci dice della presenza di un sommerso
diffuso, che investe tutte le fasce e i ceti
sociali».
Sulla base delle vostre utenze avete
redatto una sorta di identikit del
giocatore?
«Le persone che arrivano ai nostri Sert
sono, nel 90% dei casi, di età superiore
ai 45 anni, appartenenti a tutte le fasce
sociali, anche se in prevalenza operai,
pensionati e disoccupati. Per quanto
riguarda la componente femminile
numerose sono le casalinghe».
Quali sono i giochi classificabili come
più a rischio?
«Sono quelli in cui è prevista una
Sabato, 10 marzo 2012 17
Da segnalare anche il “Centro studi
sinergie”, di via Volta, a Como, tel.
031-302107, disponibile il mercoledì
pomeriggio, con il quale è possibile
effettuare un primo contatto, un
colloquio di orientamento, per poi venire
indirizzati verso i servizi di cura.
Per quanto riguarda i Sert territoriali
i numeri sono i seguenti: Appiano
Gentile: 031-931385; Como: 031590641; Erba: 031-640921; Mariano
Comense: 031-755418; Menaggio:
0344-369159.
rapida sequenza nel puntare e nello
scommettere. In sostanza tanto
più è rapida questa sequenza tanto
più il gioco diventa pericoloso,
favorendo il passaggio del soggetto
da una dimensione di gioco “sociale”
- circoscritta nei confini del
personale divertimento, con argini
e limiti anche di spesa - ad una fase
patologica, in cui si va rincorrendo
spasmodicamente la vincita, con
un atteggiamento di carattere
ossessivo».
Quale tipologia di giochi
rientra in questa fascia?
«In base agli utenti che hanno
accesso ai nostri servizi emergono
in particolar modo le slot machine,
i gratta e vinci, le scommesse. Il
tutto facilmente accessibile nelle
tabaccherie e nei bar. In misura
molto minore abbiamo utenti
provenienti da Case da gioco. Ciò
anche perché negli anni queste
Case, molto diffuse oltre confine
ma presenti anche in Italia, hanno
messo in atto forme di promozione
del gioco responsabile, andando
ad escludere, laddove intercettati,
giocatori problematici. Regolamento,
questo, molto ferreo in Svizzera che
porta ad interdire al gioco, sull’intero
territorio, chi manifesta evidenti
forme di patologia. Per le Case
appare infatti più conveniente avere
a che fare con giocatori “sociali”.
Quando il gioco diventa invece
ossessione e il giocatore finisce
sul lastrico significa perdere della
clientela».
Quanto la facilità di accesso e
la pubblicità martellante degli
ultimi anni hanno, secondo
lei, contribuito nel far crescere
questo fenomeno?
«Moltissimo. Esistono pubblicità
che dovrebbero configurarsi come
messaggi di prevenzione al gioco,
ed invece ne esortano la pratica.
Ricordiamo che il gioco d’azzardo ha
origini antichissime, circa il 3000 a.C.
è stato illegale fino ai primi del ‘900,
poi, soprattutto nel corso dell’ultimo
decennio, è stato progressivamente
legalizzato. Pensiamo al gioco del
lotto, alle scommesse sportive, alle
sale Bingo… Ed ecco che, pian piano,
è affiorata anche la patologia».
pagina a cura
di marco gatti
Gioco: indotto
da 76 miliardi
L
’
ebbrezza del gioco d’azzardo ha fortemente penetrato il
nostro tempo. Com’è possibile agire, allora, per tornare
a porre degli argini alla sua diffusione incontrollata? è
ancora la dott. Olandese ad aiutarci. «Il fenomeno va letto
sotto due aspetti. Da un lato esiste un’offerta che gli Stati hanno
legalizzato e strutturato per fare
cassa, per monetizzare. In Italia
Un “demone” da cui
il gioco d’azzardo rappresenta
si guarisce, dopo una
la terza industria del Paese,
avendo portato a raccogliere
lunga terapia che
qualcosa come 76 miliardi
coinvolge la famiglia
di euro. Dall’altro esiste una
domanda, sempre crescente,
compito di impartire la svolta
insita nella nostra società che,
decisiva. Vista questa situazione la
in situazioni di particolare
nostra valutazione è che se lo Stato
difficoltà come quella che
guadagna somme così importanti
stiamo vivendo, tende a porre
a fronte di questa attività, almeno
fiducia non più nelle proprie
che si preveda, in proporzione, di
capacità per uscire dalla crisi,
investire una percentuale di questi
quanto nell’affidarsi ad un
introiti per promuovere interventi
pensiero magico di vincita.
di prevenzione, informazione,
Relegando alla fortuna il
educazione e cura. Attività sempre
più indispensabili perché non ci si
ammali di gioco e che oggi vengono
esercitate in misura ancora troppo
contenuta e limitata. Si pensi che
il gioco d’azzardo ancora non
rientra tra i LEA (Livelli Essenziali
di Assistenza), come invece avviene
per la dipendenza da droghe o da
alcol, per cui è prevista assistenza
gratuita. Occorre invece che il gioco
d’azzardo sia riconosciuto a tutti gli
effetti come una vera dipendenza,
anche se la patologia investe solo
l’1,2% del totale dei giocatori».
Come avviene l’accesso ai Sert?
«Il più delle volte è mediato dai
familiari, che si rendono conto che
la persona che è loro accanto ha un
problema, che i soldi spariscono,
che il familiare ruba il denaro.
A quel punto la famiglia si muove
e cerca aiuto».
Si guarisce dall’ossessione
del gioco?
«Certamente sì, così come
si può guarire da qualsiasi
altra patologia di dipendenza,
attraverso un percorso serio e
approfondito, con programmi
terapeutici che in genere hanno
un taglio psicosociale, della durata
superiore ad un anno, e che
devono coinvolgere il contesto
familiare, impedendo la possibilità
di accesso al denaro. Occorre che
la persona accetti che si sviluppi
un programma di contenimento
del suo problema. Il più delle volte
non c’è bisogno di una comunità
terapeutica, anche se in alcuni casi
si manifesta l’evidenza di percorsi
pur non lunghi come quelli del
tossicodipendente (per il quale si
può parlare anche di tre anni di
comunità terapeutica) ma della
durata di circa sei mesi in strutture
apposite».
Como Cronaca
18 Sabato, 10 marzo 2012
Salute. I dati, diffusi dall’Asl, riguardano il territorio della provincia di Como
2
6 aprile 2007 e 14
aprile 2008. Ai più il
significato di queste
due date non apparirà
certo scontato però questi
due giorni rappresentano
altrettanti momenti importanti
per la storia recente di Como.
Nel primo caso, quasi cinque
anni fa l’ARPA, l’Agenzia
regionale per la protezione
dell’Ambiente, certificò la
presenza di amianto, in aria
ed in terra, nel sedime dell’ex
tinto-stamperia Ticosa il
cui simbolo più evidente, il
famigerato “corpo a C” era
stato abbattuto appena tre
mesi prima. Un anno dopo,
invece, la data fa riferimento
alla scoperta di un carico
di materiale di scarico
contente ancora amianto
proveniente dall’ex sedime
della ditta Lechler a Ponte
Chiasso a bordo di un mezzo
della Perego Strade diretto a
Novara. Episodio che portò
ad una vasta indagine dove
emerse un traffico illecito di
rifiuti pericolosi che invece di
essere conferiti in discariche
specializzate venivano tritati
e riutilizzati per realizzare
asfalto. Due esempi di come
l’amianto, la popolare fibra
messa al bando per motivi
sanitari in Italia dal 1992
ma largamente utilizzata
nei decenni precedenti
nell’edilizia, nell’industria e
nei trasporti, è stato al centro
di episodi di cronaca anche
nella nostra città. L’attenzione
nei confronti dell’absesto
in genere e soprattutto del
cosiddetto eternit, ovvero
cemento/amianto dal
nome che richiamava la
suggestione di materiale
eterno nonché economico,
è tornata prepotentemente
alla ribalta qualche settimana
fa in seguito alla storica
sentenza che ha condannato
i vertici dell’azienda Eternit
di Casale Monferrato per i
danni e le conseguenze su
centinaia di lavoratori che
hanno contratto malattie letali
lavorando quotidianamente
a stretto contatto con tali
fibre pericolosissime per
le vie respiratorie anche se
le autorità sanitarie hanno
evidenziato come il picco di
mortalità per coloro che sono
stati a contatto con l’amianto
per condizioni ambientali è
previsto fra il 2015 ed il 2020.
Tornando alla sentenza del
Amianto:
4000 edifici
da bonificare
Secondo l’Azienda
sanitaria locale
appaiono sempre
più frequenti
gli abbandoni
di eternit
Tribunale sul caso di Casale
bisogna sottolineare come
questa ha riportato d’attualità
il problema “amianto” in città
dove, nell’ultimo periodo, tale
sostanza ha fatto notizia solo
negli odiosi e irresponsabili
ritrovamenti di frammenti
di coperture abbandonati
abusivamente in vari punti del
territorio comunale. Le stime
sulla presenza di amianto nel
territorio regionale parlano
di 3 milioni di metri cubi
di eternit; si tratta di dati
individuati tramite un lavoro
dell’ARPA con foto aeree in
zone campione del territorio
su incarico dell’ASL. Si teme,
comunque, che questa stima
sia sottostimata in quanto
tale rilevamento ha permesso
di individuare solo l’amianto
presente sui tetti e non le
altre situazioni che si basano
sull’autodenuncia che, in
parte, frena i cittadini timorosi
di incorrere in obblighi. Per
quanto riguarda il comasco
l’ASL ha censito in 3.839 gli
immobili in cui è presente
amianto dei quali 273 sono
edifici pubblici o aperti al
pubblico, 1.420 stabilimenti
produttivi e 2.146 altri
immobili, residenziali o meno.
Nel 2010 e nei primi sei mesi
dello scorso anno gli esperti
dell’ASL hanno effettuato
64 “azioni di vigilanza”,
ovvero perlustrazioni per
verificare lo stato dell’amianto
presente negli edifici. Tali
rilevamenti hanno quindi
permesso di fotografare
un’emergenza diffusa in
quanto la pericolosità della
sostanza è proporzionale al
suo deterioramento. Bisogna
infatti considerare che le
ultime lastre di amianto
prodotte risalgono al 1992:
oggi hanno quindi vent’anni.
In gran parte le lastre di eternit
sono più vecchie. Venti e
trent’anni sono il tempo di
deterioramento dei tetti. Non è
un caso che la legge regionale
in materia (il PRAL, ovvero
Piano Regionale Amianto
Lombardia promulgato nel
2005) indichi nel 2016 la data
entro la quale eliminare tutto
l’amianto presente.
La bonifica dei manufatti
in amianto prevede tre
metodi: la rimozione con
smaltimento, il metodo
più corretto e definitivo;
l’incapsulamento che
consiste nel trattamento dei
manufatti in cemento/amianto
con prodotti penetranti e
ricoprenti tendenti a costituire
una pellicola protettiva; il
confinamento che consiste
nell’installazione di una
barriera a tenuta che separi
l’amianto dalle aree occupate
dell’edificio. Indicativamente
i costi di bonifica per l’eternit,
escluso il caso di sostituzione
del tetto, si aggirano sui 15
euro a mq. Per ragioni di
contenimento dei costi si
sta inoltre diffondendo la
pratica della bonifica dei tetti
e la loro sostituzione con
coperture fotovoltaiche che,
oltre ai benefici del conto
energia, dovrebbero godere
di una politica di sostegno e
di ulteriori incentivi da parte
regionale.
Come sottolineato, il problema
amianto rientra tra i casi
di competenza regionale.
Attualmente in Consiglio
Regionale le discussioni
riguardano la possibilità
di eseguire integrazioni
soprattutto per ciò, la legge
disciplina negli aspetti sanitari
ed ambienti. In particolare i
progetti di legge presentati,
dal punto di vista sanitario,
prendono in considerazione
le conseguenze della presenza
di questa sostanza: i danni che
arreca alla salute, gli effetti che
stanno interessando i cittadini
per la presenza di amianto
nell’ambiente; una politica di
sostegno in alcune zone del
territorio a favore dei malati
e delle loro famiglie dotando
Comuni e strutture sanitarie
di finanziamenti adeguati.
Per quanto riguarda l’impatto
ambientale l’obiettivo è quello
di promuovere azioni virtuose
con incentivi alla bonifica degli
edifici. Regione Lombardia,
inoltre, intende promuovere
un dettagliato censimento a
livello provinciale, nonché
un’azione di pianificazione
e di programmazione, per
l’individuazione di siti di
smaltimento a discarica in
aree idonee e di affrontare
la sperimentazione di nuove
tecnologie alternative alla
discarica stessa (processi di
vetrificazione, incenerimento/
trattamento al plasma,
procedure simili alla cottura
delle ceramiche…praticamente
trattamenti ad elevate
temperature).
Luigi Clerici
Ha preso il via un interessante corso aperto alla popolazione. Ancora tre gli appuntamenti
La cucina del CortoBio a Como
L
a Cooperativa Sociale Corto Circuito,
in collaborazione con l’Associazione
L’isola che c’è, organizza e promuove
a Como dal 7 marzo al 27 marzo 2012
La cucina del CortoBio corso di cucina
atipico per imparare a cucinare prodotti
del territorio in modo semplice, gustoso
e… senza scarti! Un corso di cucina per
single e per famiglie creato per mostrare e
(di)mostrare quanto possa essere semplice
organizzare un pasto quotidiano senza
dimenticare freschezza, qualità e anche
etica. Il corso è strutturato in quattro
incontri (il primo ha già avuto luogo, dedicato alla pasta, il 7 marzo) a cadenza
bisettimanale, nei quali saranno presentati antipasti, primi, secondi e dolci,
tutto preparato con ingredienti il più possibili a km e impatto 0. Le prossime
lezioni:
• Martedì 13 marzo: La cucina naturale: i cereali
• Mercoledì 21 marzo: La cucina impatto zero: le verdure
• Martedì 27 marzo: La cucina della
tradizione: i formaggi
Durante gli appuntamenti, curati da due
gasisti del “circuito” amanti e esperti di
cucina, saranno consegnate delle dispense
monotematiche e sarà presentata una
mini guida degli utensili per una buona
cucina naturale, rispettosa dell’ambiente e
della salute. Il corso sarà realizzato presso
la Scuola Steineriana (Como-Trecallo,
V. Mirabello 7) in orario 20.30-23.00. è
possibile anche seguire una singola serata
(costo 25 euro). Il costo dell’intero percorso
è di 95 euro. L’iscrizione è obbligatoria.
“La cucina del CortoBio” è organizzata
all’interno dei corsi “Con le mie mani”,
pensati per re-imparare a fare e non solo
acquistare, riprendendosi la propria
indipendenza economica e creativa,
producendo poi, da soli, in famiglia o
con amici, i beni di cui si necessita. Gli
altri corsi in programma sono: “Il pane e
i prodotti da forno”, “Il formaggio”, “L’orto
biologico”, “Le conserve”, “La cosmesi”,
“L’erboristeria” e “La Scartoria” (creare
vestiti su misura e accessori a partire da
scarti e materiali alternativi).
Si ricorda che Corto Circuito è una
Cooperativa Sociale che consorzia
produttori e consumatori locali coinvolti in
un percorso di collaborazione nell’ambito
dell’economia solidale, della filiera corta e
del consumo responsabile. La Cooperativa
ha lo scopo di rendere accessibile e
sostenibile, in termini educativi e di
formazione, ma anche logistici e di
distribuzione, il consumo responsabile sul
territorio.
Como Cronaca
Sabato, 10 marzo 2012 19
la mostra
Nel 25° anniversario della
scomparsa del religioso
la Fondazione
a lui dedicata ha allestito,
presso il Broletto,
un percorso fotografico
Padre
Ambrosoli:
da Como
a Kalongo
Ambrosoli, nipote del missionario
e presidente della fondazione
– è quello di far riscoprire al
territorio di Como questa figura
e, soprattutto, l’eredità spirituale
che ci ha lasciato”. Per questo
nella sala del Broletto è stata
raccolta una serie di fotografie
che raccontano la storia del “Memorial
Hospital” e della scuola di ostetricia “St.
Mary Midwifery School”, oltre a illustrare i
progetti intrapresi grazie ai tanti volontari
e religiosi che nel tempo hanno lavorato a
favore dell’Ospedale.
Nato nel 1923 a Ronago dopo una laurea
in medicina e chirurgia a Milano e la
specializzazione a Londra in malattie
tropicali, il giovane Ambrosoli entra
nell’ordine dei Comboniani con il sogno
di partire per l’Africa e dedicare la propria
esistenza ai più poveri. La storia personale
di padre Ambrosoli e dei suoi collaboratori
finisce, però, per intrecciarsi con la storia
recente dell’Uganda e, soprattutto, con
le violenze che hanno sconvolto per
quasi vent’anni il nord del Paese. Una
vera e propria guerra civile scoppiata,
all’inizio del 1987, tra il Lord Resistance
Army (Lra) e l’esercito ugandese. “Proprio
all’inizio di quell’anno – racconta la nipote
Giovanna Ambrosoli, vicepresidente
della Fondazione – le autorità ordinarono
l’evacuazione immediata dell’Ospedale.
R
esterà aperta per tutto il mese
di marzo al Broletto di Como
la mostra “Da Como a Kalongo
sulle orme di padre Giuseppe
Ambrosoli”, organizzata in occasione del
venticinquesimo anniversario della morte
di padre Ambrosoli, medico e missionario
comboniano – per cui è in corso la causa
di beatificazione – morto a Lira in Uganda
il 27 marzo 1987. Soprannominato
“Medico della carità”, padre Ambrosoli ha
operato in Uganda dal 1957 contribuendo
alla trasformazione di un piccolo
dispensario nel villaggio di Kalongo,
nell’arcidiocesi di Gulu (nord del Paese),
in un ospedale che assiste ogni anno 40
mila pazienti. La mostra, organizzata dalla
Fondazione Ambrosoli, è stata inaugurata
sabato 3 marzo alla presenza del sindaco
di Como, Stefano Bruni, del vescovo
Diego Coletti e di padre Egidio Tocalli
che raccolse a Kalongo l’eredità di padre
Ambrosoli, guidando l’ospedale ugandese
fino al 2009.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato Roberto
Insubria:
il 9 marzo
si parla
di Tangentopoli
in S. Abbondio
V
a in scena Tangentopoli all’Università
dell’Insubria. Venerdì 9 marzo, alle
ore 14.30, presso il Chiostro di
San’Abbondio, a Como, sarà proiettato il film
“Repubblica Nostra” di Daniele Incalcaterra. A
seguire si aprirà un dibattito sul tema: “Mani
pulite” vent’anni dopo cui prenderanno parte
Piercamillo Davigo: magistrato del pool di
Mani Pulite, consigliere della Suprema Corte
di Cassazione; Paolo Biondani, giornalista
de “L’Espresso”; Giovanni Angelo Lodigiani,
docente di Mediazione penale nell’Università
Padre Giuseppe fu costretto a scappare a
Lira dove, poche settimane dopo, provato
dalla fatica e dalla sofferenza, morirà”.
L’ospedale di Kalongo verrà riaperto due
anni dopo, nel 1989, sotto la guida di
padre Tocalli. Per sostenere le esigenze
dell’Ospedale, dotato di sette reparti
per un totale di 345 posti letto, nel 1998
i Missionari Comboniani e la famiglia
del missionario comasco, decidono di
dare vita alla Fondazione dr Ambrosoli
Memorial Hospital. “L’obiettivo – spiega
la vicepresidente – era quello di non
far mancare il sostegno alla struttura
che è arrivata a servire un bacino di 400
mila persone. Un impegno divenuto
sempre più importante negli ultimi
anni, quando la stabilizzazione della
situazione politica del Paese ha portato
al ritiro di molte Ong presenti al tempo
dell’emergenza e, di conseguenza, a una
riduzione dei contributi”. Attualmente
nell’ospedale operano 320 persone, tra
medici e infermieri, tutti ugandesi. “Una
realtà come questa – continua la nipote
di Ambrosoli – ha bisogno ogni anno di
oltre un milione di euro per la gestione.
Cifra che copriamo per l’8% grazie ai
contributi dei pazienti, per il 20% grazie a
finanziamenti del governo ugandese e per
la parte restante da finanziatori privati.
Per questo è importante mantenere vivo il
contatto con il territorio”.
dell’Insubria, e Michele Rusca, avvocato
del Canton Ticino. «L’iniziativa è nata con
l’obiettivo di far conoscere agli studenti una
vicenda che ha segnato profondamente la
storia giudiziaria e politica italiana - spiega
la prof.ssa Grazia Mannozzi - Negli anni ‘90
i nostri studenti erano bambini e vogliamo
mostrare loro uno spaccato della realtà di
quel periodo, sia attraverso la visione delle
immagini del film, sia attraverso le parole
di chi quegli anni li ha vissuti in prima
persona».
Visitando la mostra è possibile acquistare
il volume che raccoglie tutti gli scatti
oltre ad una serie di testi e riflessioni
sulla figura di padre Ambrosoli. Tra
questi anche quello di mons. Coletti che
scrive: “Accolgo con riconoscenza questa
iniziativa che ci aiuta a conoscere meglio e
a recuperare la storia di padre Ambrosoli,
la cui testimonianza va ad affiancarsi alle
altre figure di beati e santi della carità
(non solo quelli per i quali esiste un
riconoscimento ufficiale della Chiesa, ma
anche le tante altre persone che in silenzio
e umiltà quotidianamente sono accanto
ai propri fratelli) di cui la nostra Chiesa è
ricca”. Nella prefazione il vescovo ricorda
l’epitaffio che padre Giuseppe volle sulla
sua sepoltura, proprio a Kalongo, tra la
sua gente: “Dio è amore, c’è un prossimo
che soffre e io sono il suo servitore”. “Un
programma di vita – conclude mons.
Coletti – che auguro a tutti, a partire da
me stesso, diventi anche un po’ nostro”.
Conclusa la fase diocesana, il materiale
relativo alla causa di beatificazione di
padre Ambrosoli è attualmente al vaglio
della Santa Sede.
La mostra è aperta al pubblico dal
martedì al venerdì dalle 14 alle 18;
sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.30 e
dalle 14 alle 18.
MICHELE LUPPI
Notizie flash
■ Ucid
Conviviale il 12
marzo con il prof.
Dario Narducci
❚❚ S. Pietro in Atrio
Sguardo alle
architetture
industriali
N
ella chiesa di San Pietro in Atrio a Como (via Odescalchi) è in corso, sino al
1° aprile, la mostra di Daniela Gullotta:
“Visioni – uno sguardo sulle storiche architetture industriali lombarde”, a cura di Vittoria Coen.
L’esposizione comprende una decina di lavori di medie e grandi dimensioni realizzati recentemente dalla giovane artista con tecnica
mista su tela applicata su legno, che hanno
per filo conduttore l’osservazione di alcuni
esempi di architettura industriale che Daniela Gullotta ha preso in esame nel territorio
lombardo.
L’architettura è il perno della ricerca dell’artista, sia
essa architettura moderna sia, come nel
caso della sua mostra a Londra del luglio
2011, l’architettura classica delle antiche
rovine descritte da Piranesi.
Partendo dalla fotografia come primo
spunto, Daniela Gullotta impreziosisce
il suo lavoro con i toni cangianti di luci e
colori che ci riportano ad atmosfere quasi
irreali, lunari, in un universo in cui è assente la presenza umana.
Spesso si tratta di luoghi dismessi connotati fortemente nella struttura e che ci
portano indietro, quasi istintivamente, al loro possibile eventuale utilizzo.
Una malinconia struggente avvolge queste
particolari atmosfere fatte di archi, vetrate
infrante, calcinacci a terra, dove luci, bagliori, contrasti cromatici sembrano voler ridare
vita ai luoghi restituendo loro una dignità, in
quanto opera dell’uomo.
Daniela Gullotta vive e lavora a Londra e a
Bologna.
La mostra è aperta nei seguenti orari: lunedìvenerdì: 14.30.-19.00 – sabato e domenica:
10.00-13.00/15.00-19.00. (al.ci)
L’Unione cristiana imprenditori e
dirigenti di Como (Ucid) ricorda che
lunedì 12 marzo, alle ore 19.30,
presso l’albergo ristorante “Palace
Hotel” di Como, in Viale Lungo Lario
Trieste 16, avrà luogo la tradizionale
conviviale. Sarà possibile ascoltare
il prof. Dario Narducci, docente di
Chimica Fisica presso il Dipartimento
di Scienza dei Materiali dell’Università
di Milano Bicocca, che interverrà sul
tema: “Gechi, foglie di loto e altre
nanotecnologie”. Il prof. Narducci
ripercorrerà brevemente la storia della
microelettronica fino ai giorni nostri
e poi introdurrà in modo discorsivo le
nanotecnologie, discutendo i risultati
già ottenuti e ragguagliandoci sulle
ragionevoli prospettive per il futuro.
Per gli invitati non soci è richiesto il
contributo di 40 euro.
Como Cronaca
20 Sabato, 10 marzo 2012
Cinque passi. Le proposte della Cisl e del Progetto S. Francesco
C
inque passi per lo sviluppo e contro
le mafie. A proporli, ai candidati
del futuro governo della città di
Como, sono la Cisl e il Progetto
San Francesco. «L’idea – spiega Gerardi
Larghi, segretario generale della Cisl di
Como – è quella di sottoporre ai candidati
una nuova strategia di responsabilità
sociale e di coesione istituzionale per
uscire dalla crisi e per difendere il bene
comune, le tradizioni e le capacità di
innovare. Dal nostro punto di vista
per sbloccare l’attuale situazione di
stagnazione e di recessione serve una
nuova strategia di governo che coinvolga
i tre fuochi della governance del territorio:
la politica, le imprese e il mondo del
lavoro con il sindacato. Noi siamo
convinti che una politica ben fatta sia
in grado di coniugare sviluppo e quindi
recuperare occupazione, professionalità
e, allo stesso tempo, garantire che ogni
opera avvenga nel rispetto delle norme».
«Serve un’intesa territoriale - continua
Larghi - che permetta, nell’edilizia
pubblica e privata, il superamento
di un patto di stabilità che rischia di
generare malaffare, costringendo i
Comuni all’indizione di gare al massimo
ribasso, favorendo, in questo modo,
il rischio di possibili infiltrazioni. Se i
Comuni riusciranno ad applicare quanto
proponiamo potranno superare i limiti
del patto di stabilità, rilanciare nuova
occupazione sul proprio territorio e
garantire ai propri cittadini l’affermazione
ed il rispetto della legalità». Quali, allora,
le proposte della Cisl?
Finalizzare le risorse “liberate” al
Un momento del posizionamento
della nuova targa dedicata a
giovanni Falcone e alle vittime
delle mafie lo scorso febbraio
tutto nella direzione delle piccole e
medie opere di pubblico interesse, in
special modo all’housing sociale, alle
manutenzioni urbane, al consolidamento
del paesaggio e delle aree naturali soggette
a vincolo idrogeologico.
3 L’impiego delle risorse pubbliche
individuate e da sbloccare come
“urgenti” dovranno essere finalizzate
attraverso un progetto territoriale
di sostenibilità economica e sociale,
elaborato e sottoscritto dai soggetti sociali
protagonisti, amministrazioni, imprese e
sindacati.
Per lo sviluppo
e contro le mafie
Alcuni suggerimenti
ai candidati al futuro
governo del Comune
capoluogo. Spunti
di riflessione sulla crisi
in atto e su come uscirne
pagamento dei crediti delle piccole
e medie imprese territoriali, e
contemporaneamente indirizzando le
nuove commissioni, ex lecitazioni private
o gare pubbliche a tre precisi impegni:
1 I lavori dovranno occupare innanzi tutto
gli esuberi, i cassaintegrati e i giovani in
ingresso per una quota non inferiore al
35%. Questo ad ogni livello dell’opera.
2 Gli impegni dovranno andare innanzi
E poi due suggerimenti concreti per
scongiurare il rischio di infiltrazioni
mafiose in gare e appalti, impegnando
tutti all’applicazione di un codice etico
cooperativo tra le parti sociali.
4 Obbligo di iscrizione alle white list presso
le Prefetture delle imprese che intendono
recuperare i crediti e partecipare a nuovi
lavori. Premialità fiscale crescente e
assistenza legale e bancaria per le imprese
che denunciano i ricatti mafiosi, le
estorsioni e le pressioni usuraie.
5 Invito alle Amministrazioni aocali a
scegliere l’offerta economica maggiormente
vantaggiosa come iniziale criterio per
assegnare i lavori, amplificando la parte
dei migliorativi in essa contenuta. Tale
disciplina “a monte” contribuirà al
progresso civile e alla congruità sociale
degli interventi, recuperando la centralità
del bene comune oltre che economico.
Iter parlamentare. Verso il cambiamento della legge 147/97
Frontalieri: opportunità
per i disoccupati over 50
Approvate alla Camera
alcune proposte
di modifica avanzate dalle
organizzazioni sindacali
italiane e ticinesi per
i disoccupati over 50
U
n passaggio importante per il
“popolo” di frontalieri che, dal
Comasco, Varesotto e Verbano,
ogni mattina varca il confine
elvetico per il lavoro quotidiano. La
Camera dei Deputati ha approvato, la
scorsa settimana, la modifica della legge
147/97, che, se confermata al Senato,
offrirà maggiore “respiro” ai frontalieri
disoccupati colpiti dalla crisi. Oggi
sono circa 52 mila i frontalieri impiegati
in Svizzera, di questi circa 20 mila
provenienti dalla provincia di Como.
Ad illustrarci meglio le novità
previste nella legge è Carlo Maderna,
responsabile dei Frontalieri per la
Cisl di Como. «Le novità introdotte
riguardano il prolungamento del
periodo di riscossione dell’assegno
di disoccupazione, passato da 12 a 18
mesi per i frontalieri di età compresa
tra cinquanta e cinquantacinque anni,
e a 24 mesi per coloro che hanno un’età
pari o superiore a cinquantasei anni.
Un passaggio importante fortemente
voluto dai sindacati CISL, OCST e SYNA
e proposto ai parlamentari dei nostri
territori. Fino ad oggi, infatti, l’uniformità
dei 12 mesi di disoccupazione anche
per gli over 50 rappresentava un periodo
troppo risicato per permettere di trovare
un nuovo lavoro, viste le attuali notevoli
difficoltà di ricollocamento. Il secondo
aspetto è che, visto che la legge Svizzera
prevede che per poter accedere alla
disoccupazione sia necessario avere 12
mesi di versamento di contributi nell’arco
degli ultimi 24 e che in Svizzera la
malattia non è pagata e non c’è, pertanto,
versamento contributivo durante la sua
durata, ad essere penalizzati erano in
particolar modo coloro che si trovavano
ad avere lunghi periodi di malattia o
infortunio, non potendo far valere i
periodi di versamento precedenti la
malattia. La nostra richiesta, passata
al Senato, è stata proprio quella che
si neutralizzasse questo periodo, e si
potessero conteggiare anche periodi
precedenti la malattia. Non è, invece,
passata la richiesta che avevamo
avanzato di rendere automatica,
una volta riconosciuta dall’Inps la
disoccupazione come frontaliere,
l’iscrizione alle liste di mobilità presso
il Centro per l’impiego.Iscrizione che
rende il lavoratore più “appetibile” per le
aziende, per le quali attingere a queste
liste significa poter beneficiare di sgravi
contributivi. Automatismo che, invece,
non è passato. Dovrà pertanto essere il
lavoratore ad esercitare questo diritto».
In quali settori sono maggiormente
impiegati i frontalieri italiani in
Svizzera, e quali sono i settori più in
difficoltà?
«Gli ambiti di maggior impiego per gli
italiani sono edilizia, sanità e terziario.
Sulla base dei dati di cui disponiamo ci
risultano maggiormente in difficoltà il
commercio e il terziario».
Soddisfazione per questo primo
passaggio al Senato della normativa
è arrivato anche dal fronte sindacale
elvetico, nella persona di Gilberto Bosisio,
OCST, il sindacato dell’Organizzazione
Cristiano Sociale Ticinese.
Bosisio esiste qualche dato relativo
alla disoccupazione frontaliera
in Svizzera?
«Nel 2011 abbiamo gestito
complessivamente circa 2000 domande».
Come nasce la richiesta
di prolungamento dell’indennità
per gli over 50?
«Il cammino è partito da noi qualche
anno fa, nell’ambito di una riunione
svoltasi a Lavena Ponte Tresa con dei
lavoratori frontalieri anziani licenziati
da alcune fabbriche del luganese, alla
presenza anche di alcuni amministratori
comunali. Lì iniziò a maturare la
riflessione sulla necessità di adoperarsi
per il prolungamento dell’indennità di
disoccupazione. Allo scopo di supportare
questa richiesta effettuammo una verifica
sui dati allora a nostra disposizione, nel
2009. Prendemmo in considerazione
450 domande gestite in quattro mesi.
Da questo campione emerse che il 40%
era composto da persone che avevano
passato i 50 anni. Una verifica non
scientifica che, però, ci ha fornito la
conferma che la strada da percorrere era
quella giusta. Da lì abbiamo incominciato
a muoverci, prendendo contatto con
alcuni parlamentari: da Volontè (Pd) a
Molteni Lega), a Narducci (parlamentare,
quest’ultimo, eletto in Svizzera)».
Quali gli ambiti che vi risultano più
sofferenti oltre confine per i frontalieri?
«Il settore secondario, artigianato e
fabbriche, in cui la presenza frontaliera
è molto forte, è quello che manifesta
maggiori difficoltà. In questi ambiti
ci salva il fatto che le ditte puntano
ancora alla disoccupazione parziale,
attivando le pratiche per ottenere un
sostegno dallo Stato e non essere costretti
licenziare. Tiene invece l’edilizia. Anche
il settore alberghiero appare in difficoltà,
pur essendo in esso più contenuta la
presenza frontaliera».
pagina a cura
di MARCO GATTI
Como Cronaca
Sabato, 10 marzo 2012 21
Domenica 11 marzo. 25° appuntamento provinciale dopo un’intensa fase
preparatoria. Lo slogan: “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese”
Le Acli a Congresso
L
e Acli di Como celebrano
domenica 11 marzo
il loro 25° congresso
provinciale. Arriviamo
a questo appuntamento dopo
una positiva e intensa fase di
coinvolgimento dei circoli e
delle diverse esperienze delle
ACLI: abbiamo incontrato ed
ascoltato tanti aclisti, abbiamo
registrato un forte sentimento di
appartenenza al movimento ed
una diffusa comprensione dei
nodi problematici di fondo della
nostra esperienza associativa.
Quello che si presenta è uno
spaccato della società civile che
ha capacità, competenze ed
entusiasmo per fare la propria
parte nelle trasformazioni
sociali, economiche e politiche.
In questi ultimi anni le ACLI
comasche hanno operato
con particolare attenzione
per migliorare le relazioni
con i soggetti del territorio
ed in particolare con le
organizzazioni della società
civile e di Terzo Settore.
Nonostante le difficoltà siamo
determinati a proseguire
nell’individuare insieme
strategie comuni d’intervento
sulle politiche che riguardano le
persone e le famiglie più deboli
della società perché questo è
il modo con cui decliniamo
le nostre fedeltà. Abbiamo
consolidato, attraverso anche
forme aggregative nuove,
il nostro essere “artefici di
democrazia partecipativa
e buona economia” come
recita il titolo del nostro
congresso. Ci siamo impegnati
e continueremo a farlo come
movimento che promuove
cittadinanza attiva e solidale,
che vuole stare sul territorio
perché è lì che sentiamo
il bisogno di contribuire
a dare risposta a nuove
domande di socialità. Le
nostre imprese sociali, e in
particolare il Patronato, il Caf
e l’Enaip, hanno avviato un
processo di riorganizzazione
e ricollocamento strategico
nei processi di cambiamento
del welfare e del lavoro. Le
nostre cooperative sempre più
guardano con occhi attenti e
competenze sociali innovative
il mondo che le circonda
per individuare nuove e più
adeguate strategie di risposta.
Siamo cresciuti anche dal punto
di vista quantitativo e siamo
diventati più complessi: un
sistema che genera solidarietà,
crea lavoro e responsabilità
civile. Da sempre le Acli
comasche hanno cercato di
essere quel laboratorio del
sociale dove si sperimenta, si
esplorano nuove vie, anche se
qualche volta sono solo sentieri,
si sbaglia e si riprova. Questo
sia in rapporto ai processi in
atto nel mondo del lavoro, del
welfare, della formazione, dei
servizi, ma soprattutto per
l’impegno volto alla crescita ed
alla valorizzazione del soggetto
famiglia nella società e per il
continuo ed incessante lavoro
per la pace, la giustizia, la
solidarietà.
La crisi che l’Italia sta vivendo
in questi tempi difficili non è
soltanto politica ed economica.
È in crisi innanzitutto il
significato del nostro stare
insieme. Per questo, “rigenerare
le comunità” è il presupposto
di qualsiasi cambiamento
successivo. Un’organizzazione
come la nostra, profondamente
radicata nel territorio, con
molteplici spazi di condivisione
e di incontro con le persone,
è chiamata a svolgere in
questi luoghi un compito
difficile ma assolutamente
fondamentale: non solo gestire
attività o servizi, ma offrire
senso, interpretazioni della
realtà, ragioni di convivenza,
prospettive di futuro.
“Ricostruire il Paese” è un
compito senz’altro ambizioso,
ma è anche una responsabilità
cui nessun cittadino o
soggetto sociale può sottrarsi.
Ogni quattro anni le Acli si
convocano a congresso, sia a
livello provinciale, sia regionale
infine a livello nazionale per
raccogliere e convogliare
tutti gli spunti, le analisi,
le riflessioni che gli ambiti
territoriali hanno sollecitato.
Il Congresso rappresenta il
momento centrale nella nostra
vita democratica: rinnova gli
organi dell’associazione e ha il
compito di verificare l’attività
svolta e di indicare gli obiettivi
strategici per il mandato
successivo. Il convegno dello
scorso 18 febbraio al Cardinal
Ferrari ha ufficialmente dato
avvio al nostro congresso.
“Well-Fare. Fare bene il bene”
era il titolo di questo evento
che abbiamo voluto come
momento di approfondimento
delle tematiche congressuali, in
particolare quelle riguardanti
il nostro rapporto con la
società e l’economia. Abbiamo
voluto sottolineare come
l’aumento delle disuguaglianze,
l’inadeguata remunerazione del
lavoro e il conseguente aumento
dell’indebitamento delle
famiglie, la subordinazione
della politica alla finanza, siano
tutti i sintomi inequivocabili
di una crisi, profonda ed
epocale, che sta creando
cambiamenti strutturali nella
composizione della società, che
sta portando all’impoverimento
economico ed alla perdita di
rappresentanza politica di fasce
intermedie della popolazione,
da quelle più popolari, ma
anche del ceto medio.
La presenza del Presidente
Nazionale, Andrea Olivero, è
stata occasione di introduzione
e arricchimento del nostro
dibattito. Il nostro Vescovo,
previsto tra i protagonisti
dell’incontro non ha
potuto partecipare per la
contemporanea celebrazione
a Roma del Concistoro, ci
ha comunque inviato un
caldo saluto e un invito a
“riconoscerci nel Vangelo e
nella Dottrina Sociale della
Chiesa per entrare da laici nel
mondo, oggi così povero di
opportunità, attraverso la porta
del lavoro”.
La partecipazione numerosa
e attenta, di aclisti e amici di
altre organizzazioni sociali
ci ha dato conferma della
necessità di condividere questa
riflessione con la Chiesa e il
mondo associativo laico per
individuare azioni comuni
che riportino il welfare ad
essere motore di sviluppo
della società. L’incontro è stato
caratterizzato da tre interventi
che hanno affrontato il tema
partendo dall’esperienza dei
nostri servizi storici e della
cooperazione aclista. Giuseppe
Foresti (Direttore Regionale
Patronato), Giuseppe Longhi
(Vice Direttore Regionale
ENAIP) e Giovanni Fregeni (già
presidente delle Acli di Bergamo
e presidente del Consorzio
Cooperative Sociali R.I.B.E.S.
Gli interventi conclusivi sono
stati svolti dal delegato del
nostro Vescovo, Mons. Flavio
Feroldi, e dal Presidente
Nazionale del movimento
Le conclusioni di Andrea
Olivero, presidente nazionale
delle Acli e portavoce del
Forum del Terzo Settore
ripartivano dal titolo del nostro
congresso non per caso, ma
perché dobbiamo contribuire
a trasformare tutta l’economia
in economia civile, anzi civica,
ad impegnarci per costruire
un welfare non accessorio, ma
fine del nostro stare insieme,
operare affinché i nostri servizi
divengano sempre più luoghi
competenti di senso e di
elaborazione. Siamo in una fase
di ricostruzione morale in cui è
necessario rimettere insieme il
sistema economico. Per questo
dobbiamo rigenerare socialità
partendo dal basso, dalle nostre
comunità.
Da qui ripartiamo per vivere
il nostro congresso come
uno spazio prezioso di
discernimento comunitario, un
tempo per leggere insieme “i
segni dei tempi” che possiamo
cogliere da questi anni difficili
che siamo chiamati a vivere per
far maturare le scelte di futuro
della nostra associazione.
Luisa Seveso
Presidente Acli Como
❚❚ 300 fra dipendenti e collaboratori, 5300 soci
Da 60 anni un sistema rodato ed efficiente
L
e ACLI nascono a Como nel 1945 per iniziativa della Chiesa come patto associativo tra lavoratori, tra gente semplice, tra
cristiani che vogliono testimoniare la fede
nel mondo del lavoro e dare concretezza alla solidarietà.
Le Acli, Associazioni cristiane lavoratori
italiani, sono un’associazione di laici cristiani che, attraverso una rete di circoli, servizi,
imprese, progetti ed associazioni specifiche,
contribuisce da più di 60 anni a tessere i legami della società, favorendo forme di partecipazione e di democrazia.
Giuridicamente, le Acli si presentano come
una “associazione di promozione sociale”:
un sistema diffuso e organizzato sul territorio
che promuove il lavoro e i lavoratori, educa
ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare
quanti si trovano in condizione di emarginazione o a rischio di esclusione sociale.
Come soggetto autorevole della società civile organizzata, le Acli sono protagoniste
nel mondo del cosiddetto “terzo settore”: il
volontariato, il non profit, l’impresa sociale.
Il sistema ACLI ha oltre 300 fra dipendenti e collaboratori, un centinaio di volontari,
5.300 soci ACLI suddivisi in 29 circoli, 10 circoli Unione Sportiva ACLI con un totale di
circa 500 soci.
I cittadini che si rivolgono ai servizi ed al-
le imprese sociali del movimento sono oltre
50.000 all’anno.
Le ACLI sviluppano attività di coinvolgimento e di aggregazione, progetti di integrazione
ed iniziative di sviluppo di comunità attraverso i propri circoli (presenze sul territorio), le associazioni tematiche e specifiche
(di famiglie, anziani, frontalieri, colf e badanti), l’organizzazione di volontariato (AVAL),
l’organizzazione di solidarietà internazionale (IPSIA), il centro interculturale (ArcoIris).
Le ACLI sono attivamente presenti in vari
ambiti, attraverso i propri servizi e le proprie
imprese sociali, per rispondere ai bisogni ed
alle esigenze della gente:
• formazione e politiche attive del lavoro attraverso l’Enaip, Ente Acli Istruzione
Professionale;
• assistenza in campo previdenziale, assistenziale e sociosanitario, sportello immigrati e sportello lavoro, sportello mondo colf
attraverso il Patronato;
• supporto alle famiglie attraverso il Consultorio Giuridico della Famiglia;
• assistenza fiscale per la compilazione della
dichiarazione dei redditi e degli indicatori
della situazione economica (ISEE) attraverso
ACLI Service srl;
• ristorazione collettiva e scolastica e catering
attraverso la Cooperativa ACLIChef;
• accoglienza ed ospitalità, servizi socio-assistenziali per anziani attraverso la Cooperativa ACLI Solidarietà e Servizi;
• animazione per minori e famiglie, ascolto,
orientamento al lavoro, formazione e prevenzione per i giovani, sviluppo di comunità, integrazione scolastica e sociale attraverso la
Cooperativa “Questa Generazione”;
• turismo sociale per famiglie, anziani e disabili attraverso la Cooperativa Acliturismo.
• il risparmio sociale per i soci attraverso la
cooperativa Caleidoscopio.
Como Cronaca
22 Sabato, 10 marzo 2012
Turismo. Filmato promozionale
Sei minuti: Como
si presenta al mondo
S
Il documento, promosso
da Palazzo Cernezzi,
è stato realizzato
dallo Studio Rocker
ei minuti dedicati alla città di Como. È la durata del video, prodotto
dall’assessorato al Turismo del Comune di Como, e già visibile sul
sito www.comoturism.it, che sarà utilizzato come biglietto da visita
per la promozione della città nel mondo. Il documento, visibile
in italiano o in inglese (ma sono in preparazione anche traduzioni in
tedesco, cinese e russo) condensa in pochi minuti il fascino e le bellezze
di una città, scrigno d’arte e cultura, regalando suggestive immagini
dei suoi monumenti, del suo lago e delle montagne circostanti. «Il
filmato – spiega l’assessore al Turismo del Comune di Como Francesco
Scopelliti – è la giusta conclusione di
“bella” mostra nel corridoio della
un cammino compiuto in questi anni
Stazione S. Giovanni, la “Card”
dall’Amministrazione cittadina sul
turistica (realizzata grazie ad una
fronte turistico. Un cammino condotto
importante sinergia tra partner),
cercando di rendere la città più
il sito comotourism.it sono solo
accogliente e a misura di turista»
alcuni dei tasselli di un puzzle
«Tra le numerose attività messe in
che si è composto in questi anni.
campo in questi anni – prosegue
Con il coinvolgimento di svariati
Scopelliti – si è cercato di concentrare
soggetti istituzionali e non, con
l’attenzione sulla dimensione
la partecipazione delle guide
dell’accoglienza. L’assenza di un
turistiche si è cercato di creare
organizzato sistema di promozione,
le condizioni perché il turista si
prima del mio arrivo, ci ha imposto la
trovasse ben accolto, e perché
messa in campo di rinnovate energie
se ne andasse con il desiderio
su questo fronte. E i risultati sono
di ritornare. Alla fine di questo
stati premianti: l’apertura di infopercorso ci sembrava, però,
point, la distribuzione di materiale
mancasse qualcosa. Da qui la scelta
informativo, la sostituzione delle vecchie
di realizzare un filmato breve ma
immagini turistiche che facevano
diretto». Un biglietto da visita per
Como nel mondo, insomma.
Il filmato accompagnerà Como
nelle classiche fiere turistiche
previste in Europa e nel mondo, ma
sarà anche messo in circolazione
attraverso il canale televisivo
Holiday (in onda su satellite: www.
holidaycomo.it.), su youtube
e in qualche rete privata. Allo
studio anche l’attivazione di una
postazione per la sua proiezione
continua, sotto il Broletto, nelle ore
serali primaverili ed estive.
Il video è stato realizzato dallo
Studio Rocket srl con il contributo
di Dino Morabito, Patrizia Coratella
e Serena Tagliabue.
❚❚ Biblioteca comunale. Mostra dal 15 marzo
S. Colombano. Abate d’Europa
G
iovedì 15 marzo alle ore 17.00, presso
la Biblioteca Comunale di Como (piazzetta Lucati 1) si terrà l’inaugurazione
della mostra documentaria “San Colombano. Abate d’Europa», curata dall’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa
e proposta in città dall’Associazione Iubilantes
in sinergia con la nuova Associazione Rete dei
Cammini. L’iniziativa intende ricordare il santo
monaco irlandese, uno dei creatori della comune identità europea, nel 1400° anno del suo
passaggio dalle terre lariane e lombarde verso
Bobbio, dove fondò l’omonima Abbazia, e presentare il vasto ed interessantissimo quadro
del Cammino di san Colombano, potenziale
itinerario culturale europeo. Il saluto e l’introduzione saranno curati dagli Enti promotori, la Biblioteca Comunale e l’Associazione
Iubilantes. Seguiranno, ad inquadrare il ruolo
storico di San Colombano “abate d’Europa” gli
interventi di Mauro Steffenini, Presidente del-
25 marzo
A Pavia con Mondo Turistico
L
Culturale “Mondo Turistico”, in
’associazione
collaborazione con l’agenzia Karis, organizza per
domenica 25 marzo una visita guidata alla città e alla
Certosa di Pavia.
L’appuntamento è fissato per le ore 8.00 a Como, in Largo Spluga
(vicino a Villa Olmo); da qui si partirà con pullman privato verso
la città lombarda, dove si dedicherà la mattinata alla visita del
centro storico, accompagnati da guida locale. Dopo il pranzo
presso un ristorante tipico, nel pomeriggio seguirà la visita
guidata alla Certosa di Pavia. L’arrivo a Como è previsto in serata.
La quota di partecipazione è di 57 euro per i soci, di 62 euro per
i non soci (con minimo 40 partecipanti); di 67 euro per i soci, di
72 euro per i non soci (con minimo 25 partecipanti), compresi: i
trasferimenti in pullman privato, l’assistenza di accompagnatore
autorizzato, l’ingresso e visita guidata della Certosa e del
centro di Pavia, il pranzo in ristorante, l’organizzazione
tecnica e il materiale informativo. È esclusa l’assicurazione
medico&bagaglio (al costo di 3 euro a persona).
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie tassativamente
entro il 16 marzo): Karis Events tour operator culturale, via San
Gottardo, 49 - 6828 Balerna (CH); cell. +39 349 6913491; e-mail:
[email protected]. Il programma dettagliato è pubblicato nel
sito www.mondoturistico.it. (s.fa.)
la Associazione Amici di San Colombano
per l’Europa, e di Mons. Pietro Pratolongo,
Direttore dell’Ufficio Cultura e Referente
del Progetto Culturale CEI della Diocesi di
Massa Carrara-Pontremoli, nonché Docente al Seminario Diocesano di Liturgia e Filosofia. Nell’ambito della mostra sono previsti
due ulteriori interessanti momenti di approfondimento sul tema. Venerdì 23 marzo,
alle ore 21.00, sempre presso l’Auditorium
della Biblioteca Comunale di Como, Iubilantes proporrà un interessante ed insolito
approfondimento sul contesto storico e culturale di quel lontano inizio VII secolo, in
cui si inseriscono il probabile passaggio di
Colombano dalle terre lariane e la importante opera di cristianizzazione compiuta
da Agrippino, tredicesimo vescovo di Como. Il quadro storico generale di quel complesso inizio del secolo VII sarà delineato
dal prof. Virginio Longoni; esempi e rifles-
sioni sulla singolare diffusione del culto di San
Colombano lungo le più antiche vie di traffico
del nostro territorio saranno invece affidati alla ricercatrice Silvia Papetti che presenterà “La
chiesa di San Colombano di Postalesio. Una testimonianza della diffusione del culto colombaniano in provincia di Sondrio”.
Sabato 24 marzo, alle ore 16.00 è prevista infine
una visita guidata alla mostra a cura di Mauro
Steffenini, presidente dell’Associazione Amici
di San Colombano per l’Europa.
La mostra rimarrà aperta fino a sabato 31 marzo negli orari della Biblioteca Comunale (lunedì, martedì, giovedì, venerdì dalle 9.30 alle
19.00; mercoledì dalle 9.00 alle 18.00; sabato
dalle 14.00 alle 19.00). Tutte le manifestazioni
sono ad ingresso libero e gratuito.
In occasione dell’inaugurazione e degli incontri sarà possibile acquistare il catalogo della
mostra, prodotto dall’Associazione Amici di
San Colombano per l’Europa. (s.fa.)
Sulle tracce
di S. Francesco
nelle lagune
L’
associazione culturale Iubilantes propone per il
suo “Viaggio di maggio” una
tre-giorni (25-26-27 maggio
2012) a Venezia “Sulle tracce di San
a San Bernardino
Francesco nelle lagune”.
da Siena,
L’itinerario intende seguire le
dall’altra al monumentale
tracce della presenza francescana a
complesso della Basilica e
Venezia, dalla sua prima comparsa
del convento dei Frari, luogo
agli inizi del secolo XIII nelle lagune
privilegiato di splendori
nella romita isola di San Francesco
aristocratici e di religiosità “di
del Deserto fino alla straordinaria
stato”. Un’occasione speciale,
architettura cinquecentesca della
per scoprire una Venezia non
chiesa sansoviniana e palladiana di
“turistica”, in collaborazione
San Francesco della Vigna. Le tappe
con ANISA (Associazione
intermedie sono costituite da una
Nazionale Insegnanti Storia
parte dalla chiesa di San Giobbe, che dell’Arte) per l’educazione
rimanda ai movimenti pauperistici e
all’arte - Sezione di Venezia.
Il programma completo è
scaricabile dal sito internet:
www.iubilantes.it – Programmi
2012.
Per informazioni e
prenotazioni (entro il 15
marzo): Iubilantes, Via
G. Ferrari 2, Como; tel.
031.279684; fax 031.2281470
e-mail: iubilantes@iubilantes.
it; sito internet: www.
iubilantes.eu. (s.fa.)
Como Cronaca
Sabato, 10 marzo 2012 23
Convegno. La realtà di “Villa San Benedetto” di Albese con Cassano
P
aura, ansia, angoscia,
Ricerca in Psichiatria
panico e fobie, e
(FoRiPsi). Si tratta
poi ancora stress,
comunque solo di una delle
inquietudine e nevrosi
innumerevoli benemerenze
sono indiscutibilmente
di cui la “Villa San
la spia di un disagio che
Benedetto Menni” di Albese
ingloba un ampio reticolo
con Cassano è autorizzata
di malesseri psichici e
a fregiarsi, avvezza com’è a
comportamentali caratteristici
ricevere riconoscimenti e
del nostro tempo, ma che non
certificazioni per la qualità
essendo equivalenti sarebbe
dei servizi da ogni angolo
opportuno distinguere con
del mondo. Per attenersi
rigorosa accuratezza sul
alle ultime e più autorevoli
piano scientifico, evitando
attestazioni, risale al giugno
di farli bollire in un unico
dello scorso anno il rinnovo
calderone linguistico e
dell’Accreditamento
nozionistico. E’ quanto
internazionale “Joint
emerso dal convegno “Piccole
Commission International”
paure”, tenutosi il 29 febbraio
(JCI), riservato appunto
nei locali della biblioteca
a quelle strutture che
comunale di Erba, che ha
si segnalano per la
avuto come protagonisti i
funzionalità e l’efficacia
dottori Giampaolo Perna,
delle iniziative poste in
Daniela Caldirola e Tatiana
opera. “La nostra missione
Torti, esperti nella diagnosi
si fonda sull’esigenza di
e nella terapia dei disturbi
riconoscere e promuovere
emotivi e da tempo in
la centralità della persona
servizio presso la Casa di
malata o in condizioni
Cura “Villa San Benedetto”
di fragilità - dichiara il
di Albese con Cassano,
direttore generale di Villa
uno dei centri più vitali e
San Benedetto Mario
Ansia, angoscia, panico, fobie, stress, inquietudine, nevrosi. Lo specchio Sesana - sensibilizzando
dinamici nel trattamento delle
sintomatologie legate al tema
il contesto sociale in cui
di un disagio profondo. Se n’è parlarlato a Erba il 29 febbraio scorso
delle grandi e piccole fobie
operiamo e valorizzando
del quotidiano. “La paura
la competenza e la
è un’emozione primaria,
professionalità di tutti i
quindi una risposta psicofisica che si
della paura è quello di attivare i
reale emergenza”. Per contrastare la
collaboratori”. Centralità della persona
attiva di fronte a un pericolo esterno”, ha
comportamenti necessari per reagire alla
recrudescenza del fenomeno, che negli
e servizi di qualità che rendono la Casa,
spiegato al pubblico Giampaolo Perna,
stimolazione innescata dalla situazione
ultimi tempi - anche per la sofferenza
appartenente alla Congregazione delle
un’esperienza pregressa al San Raffaele
di pericolo, essa è utile, positiva e
determinata dalla crisi economica
Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di
di Milano e attualmente primario del
persino benefica, come del resto lo
e dall’incertezza del futuro che vi si
Gesù fondata nel 1881 da San Benedetto
Dipartimento di Neuropsichiatria presso
sono anche l’ansia e il panico, che fanno
accompagna -sta assumendo proporzioni Menni, una delle principali realtà
Villa San Benedetto, tra i più accreditati
parte del medesimo meccanismo di
veramente allarmanti in tutte o quasi
assistenziali e sanitarie del territorio
ricercatori in ambito internazionale
difesa predisposto dalla natura per tutte
le classi sociali, dalle parti di Albese
lombardo. E non solo, dal momento
per quanto riguarda le patologie della
le specie viventi. Il problema insorge
con Cassano si è pensato di varare il
che la fondazione è oggi attiva in
sfera emotiva e autore di saggi di solido
quando paura, ansia e panico diventano
progetto “Fidans”, autentica “officina
quattro continenti e venticinque paesi,
impianto scientifico, ma non del tutto
vere e proprie patologie, cioè reazioni
aperta” di studi, riflessioni e interventi
con oltre duecento centri operativi
per “addetti ai lavori”, come “Le emozioni
emotive esagerate, incontrollate e
sulla prevenzione e la lotta ai disturbi
e una “copertura” di ventimila posti
della mente” (2004), “Psicofitness”
immotivate, nel qual caso danno luogo
da stress, finalizzata alla promozione
complessivi. Cifre ragguardevoli sotto
(2007), La formula dell’intelligenza”
alle fobie propriamente dette, vale a dire
del benessere mentale in accordo con le
ogni profilo, a testimonianza di un
(2008) e il recentissimo “Fobie” (2011).
all’ansia generalizzata e agli attacchi
indicazioni elaborate dalla Fondazione
successo consolidato e di lunga durata.
“Se dunque il significato biologico
di panico senza preavviso e senza
Internazionale per il Sostegno della
SALVATORE COUCHOUD
Oltre le paure...
è Laura Bordoli la candidata sindaco del Pdl
S
arà Laura Bordoli la candidata alla poltrona di sindaco di
Como per il Centro Destra in vista delle prossime elezioni
amministrative. Le primarie in seno al Pdl svoltesi lo scorso fine
settimana, che hanno portato al voto 3405 comaschi, l’hanno vista
affermarsi su Sergio Gaddi, con oltre 400 voti di vantaggio: 1943
contro i 1483 di Gaddi. È lei, dunque, il candidato scelto dalla base
di centro destra per concorrere alla poltrona di sindaco, così come
qualche mese fa la base del centro sinistra aveva optato per Mario
Lucini come sua guida. “Ringrazio tutti i cittadini – il suo commento
“a caldo”. È stato un grosso risultato per noi e per il partito. Hanno
votato moltissime persone senza tessera e questo dimostra il risveglio
della cittadinanza”.Tra gli altri candidati alla conduzione della città,
al momento noti, anche il leghista Alberto Mascetti, Mario Pastore
(Fli), Donato Supino (Federazione delle Sinistre), Salvatore Ferrara
(Forza Nuova) e gli esponenti di liste civiche: Pietro Vierchowod –
ex giocatore del Como - il notaio Francesco Peronese, Alessandro
Rapinese, Emanuele Lionetti e Roberta Marzorati o, in alternativa a
quest’ultima, Mario Molteni.
Sabato 10 marzo
Visita a Brienno, SS. Nazario
e Celso, con “Mondo Turistico”
L’
Associazione Culturale “Mondo Turistico”
organizza per sabato 10 marzo una visita
guidata alla parrocchiale dei SS. Nazario e Celso
e alla chiesa della Madonna del Ronco a Brienno.
L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Brienno,
sul sagrato della chiesa dei SS. Nazario e Celso,
lungo la vecchia Via Regina che attraversa il paese
(possibilità di parcheggio nei pressi della galleria sud).
Brienno è uno degli splendidi paesi che si specchiano
nel ramo sud occidentale del Lario, un vecchio nucleo
di case abbarbicate alla roccia che, a luglio 2011
ha subito il disastro di ben sette frane. A Brienno,
oltre ai caratteristici vicoli antichi, si trova una
parrocchiale ricca di storia e di opere d’arte, la chiesa
di S. Vittore (forse la più antica del Lario) e la chiesa
della Madonna del Ronco, posta in splendida posizione
panoramica vicino al Cimitero. La visita guidata partirà
della parrocchiale poi continuerà, attraverso il paese, fino alla Madonna del Ronco. La quota
di partecipazione è di almeno 8 euro; la somma raccolta sarà devoluta al “Comitato di
soccorso per Brienno”. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel.
0344.30060; 339.4163108; e-mail: [email protected].
Como Cultura
Sabato, 10 marzo 2012 25
Due vescovi
longobardi
di Como:
Gausoaldo
e Adeodato
Grazie agli studi di Giampiero
Bognetti qualche novità sull’ordine
cronologico con cui sono
registrati i due presuli
N
ella serie tradizionale
sono il ventitreesimo e il
ventiquattresimo, dopo i
vescovi santi, i primi con
nomi germanici: primo sarebbe
stato Deusdedit, parente del re
Liutprando,che l’avrebbe favorito
con la donazione della Corte di
Bellinzona, nel 721, e poi con quella
delle ossa dei Santi Proto e Giacinto
martiri, da lui deposte in S.Carpoforo.
Dopo di lui sarebbe venuto
Gausoaldo. Ma ora grazie agli studi
di Giampiero Bognetti, che ha “letto”
e spiegato l’epitaffio di Gausoaldo e
tutte le sue implicazioni, si è propensi
ad invertire l’ordine cronologico dei
due vescovi. Gausoaldo, che infatti
ebbe una parte significativa nel
Sinodo che pose fine alla penosa
questione dei Tre Capitoli negli ultimi
anni del settimo secolo, verrebbe
prima. Nell’epitaffio si può leggere tra
l’altro che questo vescovo precedette
o guidò i confratelli nell’Urbe
dell’Apostolo per confermare il
“dogma”, cioè per ratificare di fronte
al pontefice le risultanze del Sinodo
di Pavia tenuto nel 698. Si legge pure
che era nato da nobile famiglia, figlio
di un personaggio dal nome che
sembra longobardo (ma in questo
punto la lapide è mutila), e che
entrò a far parte del clero su impulso
dei parenti. Se c’è una differenza
fortissima di qualità formale e
sostanziale tra questo epitaffio e
quello ben noto del predecessore
Agrippino, di circa cent’anni prima,
ce n’è pure tra questo e quello dell’
immediato successore Deusdedit.
Qui si trova addirittura lo svarione
grammaticale (un genitivo singolare)
e il testo è ridotto anche sul piano
dell’impianto retorico: rimane la
buona sostanza, cioè che questo
vescovo (“sacer procerus”), anche
lui, ha creato un’istituzione per i
poveri, in cui si osservi la regola della
pura devozione per i frequentanti.
E’ possibile che si trattasse di un
chierico longobardo altolocato, forse
legato alla Corte regia di Pavia: certo
procurò a Como le reliquie dei due
santi martiri romani, Proto e Giacinto,
che avrebbero segnato nei secoli
seguenti la storia culturale della
città, anche sul piano tradizionale e
figurativo.
Mario Longatti
Epitaffio di Gausoaldo vescovo di Como
I santi Proto e Giacinto nell’altare trecentesco della Cattedrale (incisione del 1620) Quando l’altare era ancora intatto
26 Sabato, 10 marzo 2012
Como Cronaca
Caritas Vertemate e Minoprio
La spesa, nel
segno della carità
I
Un percorso di formazione
l tutto è partito da una proposta
avanzata qualche mese fa da don
e un’iniziativa concreta,
Ezio Morcelli al gruppo Caritas
con la raccolta di cibo,
della comunità pastorale formata
a sostegno del servizio
dalle parrocchie di Vertemate e
Minoprio (accompagnato dal curioso
di distribuzione alimentare Il prossimo appuntamento è in
nome “Teominprimaverteo”) di
dei Frati di Cermenate.
pensare a iniziative da realizzarsi in
programma venerdì 9 marzo, alle ore
Quaresima, nel solco della funzione
La raccolta domenica 25 21, in oratorio a Minoprio. Relatrice
pedagogica che Paolo VI inserì nel
sarà Daniela Roveda, coordinatrice del
mandato della Caritas. Il risultato è stata l’organizzazione
Centro di Ascolto Caritas di Lomazzo. Si approfondiranno
di tre serate, il 2, 9 e 16 marzo, in grado di mettere a fuoco
compiti del Centro di Ascolto, al quale fanno riferimento
temi di stringente attualità, come lo scollamento fra la
le parrocchie della ex zona pastorale Bassa Comasca, uno
Caritas e le proprie comunità, e l’esigenza di maggior
degli strumenti più importanti della Caritas diocesana.
collaborazione fra le diverse dimensioni di cui ciascuna
Ultimo appuntamento in programma venerdì 16 marzo,
comunità è composta (temi dibattuti alla recente XI
sempre alle ore 21, in oratorio a Vertemate. Relatore sarà
Assemblea Diocesana della Caritas del 18 febbraio
frate Andrea Bizzozero, padre guardiano dei Frati Minori
scorso). Spunti da cui partire per poi muovere verso
di Cermenate. L’intervento si collegherà al progetto che il
argomenti più focalizzati, come il Centro di Ascolto di
gruppo Caritas ha inteso proporre il 25 marzo per aiutare
Lomazzo e l’attività svolta dai Frati Minori di Cermenate
il servizio di distribuzione alimentare da tempo gestito
in collaborazione con il Centro di ascolto stesso. Il tutto
dalla Fraternità francescana di Cermenate. Di che cosa
collegato ad un progetto che si completerà domenica 25
si tratta? I poveri ci vivono accanto, sono sempre più
marzo. Il primo incontro, che ha avuto luogo lo scorso
prossimi a ciascuno di noi! La crisi economica che stiamo
venerdì 2 marzo, ha avito come relatore Luigi Nalesso,
vivendo colpisce anche attraverso la perdita del posto di
operatore della Caritas diocesana. Quale il ruolo della
lavoro. Per molte famiglie questo significa la perdita di
Caritas in questi difficili tempi di crisi? Perché dovremmo
ogni certezza, il piombare in una situazione in cui anche
modificare il nostro stile di vita? Sono gli interrogativi ai
provvedere al cibo diventa problematico. Lo dimostra
quali si è cercato di dare risposta nel corso della serata.
l’aumento costante delle razioni alimentari distribuite dai
Frati Minori di Cermenate: nel 2010 sono stati distribuiti
7388 pacchi alimentari. «È indispensabile assicurare la
continuazione del servizio – spiegano alcuni volontari
di “Teominprimaverteo” - contribuendo a rifornire
costantemente la distribuzione alimentare gestita dai
Frati. Alcune parrocchie della nostra zona lo stanno
facendo da tempo. Per questo abbiamo deciso di farci
coinvolgere in prima persona e di coinvolgere le nostre
comunità. Abbiamo pertanto deciso di chiedere a tutti di
fare la spesa per chi ne ha più bisogno. Serve latte a lunga
conservazione, zucchero, scatolame (legumi, tonno),
pasta, riso, olio di oliva, salsa di pomodoro. Domenica
25 marzo sarà possibile portare la spesa, nell’orario delle
Sante Messe, presso le chiese di Vertemate e Minoprio. I
prodotti raccolti verranno inscatolati e subito consegnati,
a cura del gruppo Caritas con l’aiuto dei ragazzi della
catechesi, al convento di Cermenate. Domenica 1 aprile
daremo conto dei risultati ottenuti. Contiamo e speriamo
nella partecipazione di tutti».
Un servizio prezioso, nel segno della carità, per
contrastare la crisi. Per informazioni: Luigi Gatti, 031900335; Angela 031-887191.
❚❚ Gli scorsi 3 e 4 marzo. Numerosi i fedeli presenti
Tanta fede a Maccio per la Madonna delle Armi
S
ono stati due giorni di intensa partecipazione, quelli trascorsi al Santuario della
Santissima Trinità Misericordia di Maccio, con l’arrivo dalla Calabria della “Madonna
delle Armi”. Il 3 e 4 marzo scorsi una moltitudine di fedeli, arrivati da tutta la Lombardia, e
dalle regioni del nord, ha preso parte alle celebrazioni eucaristiche in onore della Madonna
proveniente dal Santuario di Cerchiara. Sono
arrivati anche dall’estero: c’era pure una famiglia di “cerchiaresi” provenienti dall’Inghilterra per la devozione alla “Madonna Delle Armi”.
Per molti è stata anche l’occasione per salutare amici che magari non si vedevano da tanto
tempo, perché impossibilitati dall’età o dalla
malattia, a recarsi nei propri luoghi d’origine.
Certamente è stata una decisione coraggiosa,
quella di padre Domenico Cirigliano, rettore
del Santuario di Cerchiara, a portare nella Diocesi di Como la Madonna delle Armi, a testimonianza che la Madonna vuole sempre bene
ai suoi figli “ovunque dispersi”. E sono tanti i
fedeli provenienti dalla Calabria, che vivono
stabilmente da diversi decenni nella nostra
provincia e nella nostra regione. Il pellegrinaggio, organizzato dalla “Fondazione Santa
Maria delle Armi” in occasione dei solenni fe-
steggiamenti per il trentacinquesimo anniversario del ritrovamento della Sacra effige della
Madonna Delle Armi - a seguito di un furto
avvenuto nel 1977 - ha previsto anche la presenza nella chiesa parrocchiale di San Raffaele Arcangelo nel quartiere di Trullo in Roma.
L’evento si è concluso mercoledì 7 in Vaticano
con la benedizione del Santo Padre. E’ stato
commovente vedere tanta gente, uomini, donne, e tanti giovani che si asciugavano le lacrime
davanti alla pietra che porta l’effige achirotipa
della Madonna con in braccio Gesù Bambino.
Tanti conoscevano già la “Madonna delle Armi” per essersi recati al Santuario situato sul
monte Sellaro, alle pendici del massiccio del
Pollino, che dal 1450 custodisce questa effige.
Molti, che l’hanno vista per la prima volta, sono rimasti colpiti dall’immagine sacra su quella pietra che nessuna mano umana avrebbe
potuto mai realizzare. Ma è anche la consapevolezza che la Madonna manifesta la sua
presenza nei modi e nei luoghi più impensati
alla mente umana. Ottima l’organizzazione di
questa “due giorni” voluta e gestita da un comitato appositamente costituito, presieduto
dall’ing. Pietro De Paola, (che non ha potuto
essere presente a causa della morte del cogna-
to), al quale è andato un vivo ringraziamento. La disponibilità del parroco del Santuario
di Maccio e dell’amministrazione comunale
di Villa Guardia a collaborare con il comitato,
Lucino
Rinnovamento
nello Spirito
Santo
S
i avvisa che l’adorazione
eucaristica “Roveto
Ardente” promosssa dai
gruppi “Rinnovamento nello
Spirito” e rinviata a causa della
neve, si terrà sabato 10 marzo
alle ore 20,45 presso la chiesa
parrocchiale S. Giorgio di Lucino.
hanno consentito una perfetta gestione di tutte le celebrazioni. Ma ciò che più è emerso, è
stato il vedere tantissime persone accomunate dalla fede, prova ne è la massiccia presenza alle Celebrazioni Eucaristiche. Partecipata
e seguita la processione per le vie del paese
alle ore 15,00 di domenica 4 e la Santa Messa
solenne che ne è seguita alle 16.00 presieduta
da mons. Flavio Feroldi e concelebrata dai sacerdoti della parrocchia di Maccio e dal rettore del Santuario, padre Domenico Cirigliano.
Come ci ha ricordato il “cerchiarese” Tonino
De Paola, che vive a Ferrara, dove svolge la professione di medico, “più che l’incontro di tanti
calabresi, sparsi per le regioni del nord Italia,
si tratta dell’espressione di una fede per la Madonna (ovunque e comunque si manifesti), e
della Chiesa di Cristo, che è, e rimane radicata in tanta gente, prova ne è la presenza qui
a Maccio”. Le presenze alle celebrazioni sono
state molto numerose tant’è che si stima abbiano partecipato alla S. Messa delle ore 18.00 di
sabato dalle 400 alle 500 persone, mentre alla
Santa Messa di Domenica pomeriggio erano
più 800 le persone in chiesa e più di un centinaio erano ancora fuori, sul sacrato.
Francesco Mascolo
Santuario del Soccorso di Ossuccio
Pellegrinaggio delle Merlettaie
I
l gruppo “Amici del Tombolo!” di Griante organizza, per domenica 18 marzo, il
15° pellegrinaggio delle Merlettaie al Santuario della Madonna del Soccorso di
Ossuccio. Il programma prevede: ore 10.15 ritrovo presso la Prima Cappella e
saluti, ore 10.30 salita del Sacro Monte, ore 11.20 S.Messa al Santuario con offerta
dei pizzi e benedizione dei tomboli, ore 12.30 pranzo tradizionale presso la Trattoria
al Santuario. Il celebre santuario barocco è preceduto da 14 cappelle contenenti le
figurazioni dei Misteri del Rosario. La Prima Cappella, l’Annunciazione, raffigura la
casa della Madonna in stile lombardo del ‘600 e oltre a un letto con lenzuola bordate
di merletto vi è affrescato anche un tombolo con pizzo: per questo il Gruppo ‘Amici del
Tombolo’ di Griante ha scelto la Madonna del Soccorso quale sua patrona ed organizza
annualmente questo appuntamento di preghiera.È sempre gradita l’offerta di un
pizzo, per canestri o banco-vendita pro restauri. Anche quest’anno verrà realizzato
un ricordo della giornata: un “Fusello profumato” disponibile dietro un’offerta
minima di 4 euro cadauno. Il ricavato andrà a favore dell’associazione no-profit
“Amici dei Bambini e delle Mamme di Makoua”, fondata dal francescano P. Arcangelo
Zucchi da Mandello Lario (recentemente scomparso). È gradita comunicazione del
numero dei partecipanti. Per la prenotazione del pranzo è necessario comunicarne il
numero esatto entro giovedì. Per ulteriori informazioni ed iscrizioni tel. 0344-40288.
Approfondimenti
Sabato, 10 marzo 2012 27
Cento anni fa
nasceva don
Ghetti “Baden”
Fu tra i principali animatori dello scoutismo
lombardo nel dopoguerra. Si guadagnò
il soprannome di “Vescovo di Codera”
D
on Andrea Ghetti, un prete
milanese di grande spiritualità
e spirito di sacrificio, che con
la nostra Diocesi ha avuto un
particolare rapporto legato al movimento
scout per il quale ha dedicato con
tantissimo amore grandi energie.
Nasce a Milano l’11 marzo 1912, nel pieno
della guerra italo-turca. Siamo dunque
al centenario. Proprio all’inizio della
adolescenza incontra lo Scoutismo, allora
nei primi anni di vita in Italia. Entra nel
Reparto dell’ASCI Milano XI. Passato
appena un anno, a maggio del 1928, la
scure della dittatura fascista si leva per
uccidere questo movimento che aveva il
Era nato a Milano l’11
torto di formare persone libere. Di fronte
a questa situazione, il Papa Pio XI chiese
marzo 1912. Con
alla associazione scoutistica cattolica di
le Aquile Randagie
autosciogliersi. Era molto più dignitoso che
essere sciolti per una legge iniqua da un
segnò una delle pagine
regime totalitario. In quell’ora dolorosa,
epiche della storia
ci fu a Milano un gruppo di Capi guidati
del roverismo
da Giulio Cesare Uccellini che proposero
di continuare clandestinamente le attività
scout. Furono le Aquile Randagie. E tra
i primi ci fu Andrea Ghetti con suo fratello Vittorio. Si apriva un cammino non
privo di difficoltà che continuò fino alla liberazione, al termine della Seconda
Guerra Mondiale. Intanto Andrea frequenta l’Università e si laurea in filosofia
il 30 ottobre 1935, senza indossare, come era obbligatorio, la camicia nera
fascista. Insieme, però, aveva individuato la sua strada: diventare prete. Fu
ordinato nel marzo 1939 e venne destinato subito al Collegio Volta di Lecco. In
questa città incontrò don Teresio Ferraroni, professore, educatore, animatore
di movimenti. Un altro prete milanese “combattente”: sarà anima delle Acli e
dello Scoutismo femminile. Poi don Ghetti passò a Milano, insegnante di storia
e filosofia al Collegio San Carlo e di religione al Liceo Manzoni, dove, tra gli
alunni, c’era Diego Coletti. A Milano fu attivissimo con le Aquile Randagie. La
fortuna gli fece conoscere uno degli angoli più incantevoli del lago di Como:
Colico, Montecchio Sud. Nascosto. Un vero
paradiso naturale; un territorio ancora
“vergine”. Un succedersi di prati, di boschi,
di pozze dove sui bordi, d’estate spuntano
le ninfee. Un grande terreno disteso sulla
riva del Lago, riparato sul lato della strada
statale 36 da un “muraglione” naturale.
Appartenente alla famiglia Osio-Nogara, un
cui figlio era alunno di Baden, che ospitò
le Aquile Randagie. Un angolo sicuro per
le attività clandestine. Fu come un seme
le cui radici attecchirono in profondità.
Colico divenne il terreno di campo per
eccellenza dello Scoutismo Cattolico
Italiano. Da lì volgendo lo sguardo a Nord,
ci si incontra con la Val Chiavenna. Appena
alzati gli occhi ecco apparire la Val Codera.
Le Aquile Randagie scoprirono la Val
Codera e la fecero scoprire ed amare da
tutta l’Italia scout. Lassù si vissero attività
memorabili che continuarono nel tempo e
lo sono ancora ai nostri giorni. Nacquero
nei bivacchi delle Aquile Randagie alcuni
fra i canti scout più dolci e forti. Finita
la guerra, don Ghetti – il cui “totem” era
“Baden” –quasi omaggio al fondatore - si
dedicò con tutta l’anima alla rinascita dello
Scoutismo, a Milano, in Lombardia, in tutta
Italia. Scout, fu prete scout. A Lui si deve in
particolare la fisionomia dell’’ultima parte
del cammino formativo scout: il Roverismo
per giovani dopo i sedici anni. Così come un
grandissimo impegno perché il messaggio
scout si fondesse con il messaggio cristiano
vivendo a fondo la ecclesialità.
Fino al 1960 fu assistente regionale della
Associazione. Divenuto parroco di Santa
Maria del Suffragio a Milano ritenne la
cura del suo gruppo, il Milano 1. Grande
attenzione dedicò ai campi scuola per i Capi
e inventò i Campi scuola per gli Assistenti
ecclesiastici scout che sempre portò a
Codera. Per questa Valle, dove si sale solo a
piedi, che ha conosciuto tanta povertà, don
Ghetti ha nutrito un affetto tutto particolare.
Conosceva tutta la gente, attento ai
problemi, che affrontava con a fianco il
fratello Vittorio, medico. Ci fu qualcuno che
lo soprannominò “il vescovo di Codera!”.
Baden morì in Francia, a Tours, il 5 agosto
1980, mentre era al campo – “in Route” –
con il suo Clan di rover, in seguito a un
incidente automobilistico.
La Famiglia scout lo ricorda con
riconoscenza.
don Titino
Pastorale universitaria. Abolire il valore legale
della laurea? Che cosa ne pensate? Dite la vostra
Liberalizzare? Perché no?
N
Il governo Monti
intende abolire il valore
legale della laurea.
Quali prospettive si
aprono? Pubblichiamo,
a cura dell’Equipe di
Pastorale universitaria
un primo intervento
sulla questione sperando
che possa essere il
primo fra tanti. Basta
scrivere all’indirizzo della
pastorale. Forza!
ufficiouniversita@
diocesidicomo.it,
www.facebook.com/home.php
Don Andrea Messaggi
e l’equipe di Pastorale
Universitaria
egli ultimi giorni l’università è tornata
al centro del dibattito pubblico. A
suscitare un rinnovato interesse è stata
soprattutto la proposta avanzata all’interno
dell’esecutivo Monti di abolire il valore legale della laurea. Non che si tratti di
una proposta nuova, tant’è che il primo ad avanzarla fu Luigi Einaudi, che già
nel 1947 scriveva: «Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati
rilasciati da ogni ordine di scuole, dalle elementari alle universitarie, noi non
avremo mai libertà di insegnamento; avremo insegnanti occupati a ficcare
nella testa degli scolari il massimo numero di quelle nozioni sulle quali potrà
cadere l’interrogazione al momento degli esami di stato. Nozioni e non idee;
appiccicature mnemoniche e non eccitamenti alla curiosità scientifica ed alla
formazione morale dell’individuo. (…) Sono vissuto per quasi mezzo secolo
nella scuola; ed ho imparato che quei pezzi di carta che si chiamano diplomi
di laurea, certificati di licenza valgono meno della carta su cui sono scritti. Per
alcuni il giovane vale assai di più di quel che sta scritto sui pezzo di carta od,
almeno, del pregio che l’opinione pubblica vi attribuisce; ma “legalmente”
l’un pezzo di carta è simile ad ogni altro e la loro contemplazione non giova
a chi deve fare una scelta tra coloro che offrono se stessi agli impieghi ed alle
professioni» (da Scritti di sociologia e politica in onore di Luigi Sturzo, 1947).
Come metteva già bene in luce Einaudi, tutto quello che va nella direzione
di introdurre una maggiore libertà nel nostro sistema universitario italiano,
spesso troppo ingessato da una burocrazia inutile (e costosa), imbrigliato
da mille lacci e lacciuoli è da guardare con attenzione e con interesse. Certo,
l’abolizione del valore legale del titolo di studio non risolverà come per magia i
problemi dei nostri atenei; così come non sono ancora ben chiare le modalità
per attuare un simile provvedimento. Sul punto, un tema centrale per non
rendere vane queste spinte riformiste è rappresentato dalla messa in opera
di un adeguato ed efficace sistema di valutazione dei nostri atenei (ed in
questo l’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e
della Ricerca, potrà giocare un ruolo fondamentale). La prospettiva tracciata
appare ancor più interessante se raffrontata alla situazione del nostro Paese,
dove abbiamo grandi poli universitari (decine di migliaia di studenti iscritti,
numerosi corsi di laurea presenti nell’offerta formativa, eccetera) e atenei
invece di piccole dimensioni; università che possono puntare ad essere dei
centri di eccellenza a livello internazionale ed altre invece che sono comunque
in grado di fornire una buona formazione didattica di base (solo per qualche
esempio, dal punto di vista della popolazione studentesca più del 55% delle
università italiane ha meno di 20.000 studenti e solo sei università hanno più
di 60.000 studenti: la Sapienza di Roma conta circa 130.000 iscritti e quella del
Molise non arriva a 10.000). Muoversi nella direzione di una differenziazione
del nostro sistema universitario (come auspicato tra l’altro da un recente
studio della Fondazione Agnelli) significa infatti innanzitutto prendere atto di
un dato della realtà, senza inventarsi nulla. Le nostre università, infatti, sono
già diverse tra loro: ognuna di esse ha le sue peculiari caratteristiche, con i
propri punti di forza e di debolezza. Una liberalizzazione anche nel mondo
universitario, quindi? Perché no? Porre in essere strumenti di differenziazione,
valorizzando le capacità e le risorse di ciascuno dovrebbe essere un primo
modo per innescare quel circolo virtuoso da tante parti invocato. Vi potranno
così essere dipartimenti che avranno come mission di perseguire l’eccellenza
della ricerca e dell’insegnamento, altri che privilegeranno la ricerca applicata
e le funzioni di impresa, università che vorranno misurarsi e competere
a livello globale per conquistare i primi posti nei ranking internazionali e
altre più strettamente legate al territorio. Ciascuno dovrà essere valutato sul
terreno sul quale ha scelto di misurarsi. Questo potrebbe essere l’inizio di un
percorso volto ad innescare un “circolo virtuoso” che, in un gioco al rialzo,
responsabilizzi da una parte le nostre università a dare “il loro meglio” e
dall’altra metta al centro gli studenti che, come già avviene oggi sempre più di
frequente, non potranno più accontentarsi di una scelta a buon mercato (per
comodità, vicinanza…), ma saranno spinti a scegliere dove effettivamente
quel corso di studi che vogliono intraprendere è fatto meglio. A questo punto
occorre vedere se alle parole seguiranno dei provvedimenti concreti.
Francesco Magni, presidente del CLDS
(Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio)
28 Sabato, 10 marzo 2012
Valli Varesine
Canonica
Valli del Verbano. Stanziati 318 mila euro
La Regione Lombardia
per il dissesto idrogeologico
A Cittiglio l’intervento
riguarderà la zona
sovrastante la località Ghetto
U
Cittiglio: P. Civile al lavoro
opo la pausa natalizia e l’impegno nei giorni del “grande
D
freddo” con interventi d’emergenza per liberare alcune zone
del paese dalla neve, la squadra di protezione civile di Cittiglio
riprende la propria attività di presidio ed intervento sul territorio
comunale andando a completare alcuni interventi avviati in
autunno e lasciati in “stand-by” nei primi due mesi del 2012.
Proprio la scorsa settimana, infatti, i volontari disponibili, si sono
ritrovati per due uscite nella parte bassa del torrente San Giulio
– il corso d’acqua che attraversa tutta Cittiglio, scendendo dalla
valle di Vararo, per poi gettarsi nel fiume Boesio – e terminare
la pulizia delle sponde dalle sterpaglie e dalle piante che negli
anni erano cresciute nell’alveo, ostruendo in parte il letto del
torrente e determinando un potenziale rischio idraulico in caso
di eventuali piene. Con il lavoro di due mezze giornate gli uomini
della protezione civile hanno provveduto a decespugliare rovi ed
arbusti e ad abbattere le piante troppo invasive in modo da pulire
completamente il corso d’acqua che oggi risulta essere libero
da ogni sorta di intoppo vegetale. Un bel lavoro che testimonia
l’importanza di avere sul territorio volontari attenti alle
situazioni e sensibili alle esigenze del paese e del suo territorio.
n finanziamento
di 318.500 euro
assegnato dalla
Regione Lombardia alla
Comunità Montana Valli
del Verbano e da una
compartecipazione dei
Comuni interessati pari
a 57.500 Euro permetterà
di intervenire tra
breve lungo il pendio
meridionale del Sasso
del Ferro in Comune di
Cittiglio (Zona cascate)
e sui versanti lungo il rio
delle Pianelle a Gavirate.
Lo stanziamento si
inserisce nell’ambito
del Programma di
Sviluppo Rurale
(PSR) che prevede
una misura specifica
per la prevenzione
e sistemazione del
dissesto idrogeologico.
A Cittiglio l’intervento
interesserà la zona
sovrastante la
località Ghetto, dove
il nubifragio dello
scorso 5 agosto 2011
aveva causato notevoli
danni con frane e
trasporto a valle di
grossi quantitativi
di detriti. I lavori si
concentreranno lungo
la strada consorziale
delle Fontanelle e
consisteranno nel taglio
della vegetazione morta,
rimozione del materiale
e consolidamento del
fondo con posa di soglie
in pietrame. Saranno
anche ripristinate le
murature cadute lungo
la strada realizzati argini
in pietrame e ricavate
aree di contenimento
sfruttando la morfologia
del terreno in loco. I
lavori saranno eseguiti
secondo i dettami delle
opere di ingegneria
naturalistica con
l’obiettivo di evitare il
rischio di accumulo
di detriti naturali sui
versanti che generano
a lor volta problemi
alla viabilità forestale
e allo scorrere delle
acque. “Interventi come
questi – sottolineano
in comunità montana
- sono necessari e
doverosi per tutelare la
montagna e la fragilità
del suo ambiente
naturale”.
A.C.
La scomparsa
di don Sergio Croci
L
unedì 5 marzo, è morto in ospedale a
Varese, dove era stato ricoverato d’urgenza
durante la notte, don Sergio Croci, sacerdote
operante nell’unità pastorale di Canonica –
Duno – Rancio – Cassano – Ferrera. Dopo un
malore occorso nella serata di domenica ed un
primo ricovero a Cittiglio don Sergio era stato
trasportato a Varese per intervento chirurgico dal
quale, però, non si è più ripreso.
Era nato a Bedero Valcuvia il 25 settembre 1946
e ordinato sacerdote a Como nel 1972.
Come incarichi era stato vicario ad Abbadia
Lariana (1972 – 82), a Cadorago sino al 1985 e,
successivamente, in val d’Intelvi e in Valtellina.
Dal 2006 al 2009 è stato parroco di Brinzio e
Cabiaglio per poi trasferirsi come collaboratore
a Canonica dove ha assunto servizio nell’unità
Pastorale che unisce le parrocchie del fondovalle.
Ha sempre sofferto per problemi di salute, ma il
ricordo che lascia è legato al suo sorriso bonario
e all’accoglienza che riservava a chi incontrava,
con cui scambiava sempre volentieri un saluto
e due parole conviviali. Disponibile alle varie
necessità pastorali, ha svolto il suo ministero
sacerdotale sino all’ultimo, avendo celebrato
tutte le S. Messe che gli erano state affidate
per la mattina di domenica 4 marzo. Non è
riuscito, invece, a celebrare l’ultima messa della
sera perché già non stava bene. In ospedale
ha voluto ricevere l’estrema unzione e, subito
dopo, ha ringraziato i confratelli sacerdoti che nel frattempo erano accorsi – per la loro
vicinanza. Un grazie detto col cuore ma anche
con discrezione, quasi volesse scusarsi con loro
per il disturbo procurato. Il Rito funebre è stato
celebrato in San Lorenzo a Canonica mercoledì
mattina dal vescovo Coletti attorniato da tanti
altri sacerdoti della valle e alla presenza di tanta
gente che ha voluto essere ancora una volta
vicina a don Sergio per dirgli, nella preghiera, un
Grazie riconoscente. (a.c.)
Testimonianze. Dal vicariato di Canonica
L’incontro con
famiglie e fidanzati
N
ell’ultimo giorno della sua Visita Pastorale, il
Vescovo ha chiesto di incontrare il “Gruppo
Famiglia” e i fidanzati che stanno seguendo
il percorso di preparazione al matrimonio. Dopo
aver ascoltato le brevi presentazioni dei due gruppi,
mons. Coletti, con la simpatia e la “vivacità” che lo
contraddistinguono, ha fatto due brevi discorsi. Il primo
per spiegare le ragioni che hanno portato la Diocesi a
volere un “percorso di preparazione al matrimonio”
e non più un “corso prematrimoniale”: il desiderio di
permettere alle coppie di fidanzati di interrogarsi sulla
scelta che si apprestano a fare in modo serio, per far sì
che la coppia di sposi sia il più possibile pronta a vivere
“bene” il matrimonio, perché, a detta dello stesso Vescovo:
”non vi meritate nulla di meno!”. Il secondo lo ha rivolto
alle famiglie, esortandole a continuare il percorso iniziato,
consapevoli dell’importanza che rivestono nella società e
nella Chiesa e sempre più consci che solo confrontandosi
e “stando insieme”, in un clima di semplicità e convivialità,
si possono superare le sfide che la società di oggi impone.
Poche parole semplici, ma sentite, che personalmente
mi hanno convinto ancora di più dell’importanza del
cammino fin qua compiuto e delle scelte fatte, felice
della vicinanza (almeno spirituale) e dell’affetto di questa
grande “guida”. Solo un rammarico: vedere il Vescovo
dispiaciuto per non potersi fermare a condividere la cena
con tutti noi a causa di alcuni impegni che lo aspettavano
in Diocesi. Ma, come si dice, sarà per la prossima volta…
Il racconto
della visita
pastorale
anche a
pagina 13
Incontro
con il mondo
del lavoro
I
l Vescovo mons. Diego
Coletti ha incontrato
venerdì 20 gennaio
2012 gli imprenditori del
nostro vicariato presso
la Modecor, azienda
leader di decorazioni per
pasticceria, gelateria,
panetteria e industrie
dolciarie, a Cuvio.
Diversi i rappresentanti
delle imprese che hanno
partecipato all’incontro in
cui hanno avuto modo di
conoscere personalmente
il Vescovo con il quale
ci sono stati diversi
scambi di opinione circa
i temi ricorrenti sulle
problematiche del lavoro.
Ecco alcune
testimonianze:
Silvana dello “Studio
Stalletti s.r.l.” di Rancio
Valcuvia:
“Ho partecipato
all’incontro del vescovo
Mons. Diego Coletti con
il mondo del lavoro in
qualità di rappresentante
di una piccola azienda
dei nostri paesi.
L’incontro si è svolto in
modo molto pratico e in
termini di concretezza,
partendo dalle realtà
lavorative di ognuno,
verso le quali mons.
Diego ha mostrato
interesse, oltre a
conoscenze precise delle
problematiche attuali
che sconvolgono alcuni
settori.
Nello specifico è stato
interessante cogliere
nelle parole del Vescovo
e dei partecipanti
l’importanza del valore
umano e sociale del
lavoro; anche se l’aspetto
che più mi ha interessato
è stata l’attenzione
volta al mondo giovanile
e alla preparazione
auspicata per loro
perché i giovani possano
essere costruttori
fattivi e fruitori dei
cambiamenti lavorativi
che inevitabilmente si
stanno verificando”.
Sondrio Cronaca
Sabato, 10 marzo 2012 29
Sondrio. La scorsa settimana la filosofa, docente presso l’Ateneo del San Raffaele,
è intervenuta nel capoluogo valtellinese in merito a un argomento delicato e dibattuto
La De Monticelli sul «fine vita».
«N
essuno può decidere per me
sulla fine della mia vita». Con
questa frase esplicita Roberta
De Monticelli ha sintetizzato il senso
della sua riflessione riguardo al disegno
di legge sulla Dichiarazione anticipata
di trattamento, il cosiddetto Testamento
biologico. La filosofa, docente di Filosofia
della persona presso l’Università Vita
- Salute San Raffaele di Milano, ne ha
parlato durante la conferenza che si è
svolta lo scorso 19 febbraio, a Sondrio.
Organizzato dalle Associazioni Siro Mauro
e Rigoberta Menchù, l’incontro è stato
innanzitutto l’occasione per presentare
il suo ultimo libro: “La questione civile”,
il cui filo conduttore è stato da lei
riassunto nella frase di Immanuel Kant
riportata nell’introduzione “Se la giustizia
scompare, non ha più alcun valore che
uomini vivano sulla terra”.
Nel corso della conferenza, De Monticelli
ha ripercorso la trama del suo saggio, per
definire i concetti filosofici di giustizia,
libertà e bellezza, attraverso il pensiero
di Platone, Aristotele, Immanuel Kant,
Simon Weil, Norberto Bobbio. Tutto
questo per argomentare la sua denuncia
della «catastrofe etica» che segna il nostro
Paese, in un degrado civile concretamente
visibile nello «sfregio del paesaggio, cui
hanno concorso le amministrazioni
di ogni colore». La dissipazione del
patrimonio comune, ha spiegato De
Monticelli, è anch’essa questione di
giustizia, perché è una lesione dei diritti di
tutti. La filosofa ha ricordato che in Kant
il diritto è concepito come l’insieme delle
condizioni che consentono alla libertà
di ognuno di accordarsi alla libertà degli
altri, con lo scopo di consentire a ognuno
la sua “fioritura”. Con i necessari limiti,
dunque, che ognuno deve porre alla
propria libertà.
Che ne è stato in questo senso della
giustizia e della libertà in Italia?
Segnato da «abusi, soprusi, corruzione,
prescrizioni, opportunismo, disonestà,
con una rappresentanza politica che
ha saputo svendere la legalità e i diritti
in cambio dei favori, in un sistema che
ha visto il fallimento dei partiti, rivolti
non più a un’azione di governo, ma solo
all’organizzazione del consenso», il nostro
Paese non può apparire che ingiusto e
illiberale. E se una «parte ha vissuto nella
perfetta omologazione con la maggioranza
politica che ha votato», un’altra parte «ha
distolto gli occhi, ha taciuto rimuovendo
la sofferenza». Ne è conseguita «la
depressione che produce insensibilità
e indifferenza», in una «virtuale morte
dell’anima».
Ecco, dunque, la necessità di un risveglio
che può avvenire solo se recuperiamo il
senso dell’indignazione, che è «diverso
dalla rabbia e dal rancore, perché è la
reazione emotiva a un torto non tanto
fatto a se stessi, quanto fatto a chiunque».
Indignarsi vuol dire «ribellarsi a questo
degrado rimettendo il cittadino e la sua
coscienza al centro della vita sociale». è
la necessità inderogabile per contrastare
«l’erosione di speranza, di coraggio, di
slancio creativo che riduce in cenere i
nostri giorni» e che, forse, «riduce anche
la crescita del nostro Pil». Come ha scritto
Albert Einstein, ha ricordato la filosofa,
«il mondo è quel disastro che vedete, non
tanto per i guai combinati dai malfattori,
ma per l’inerzia dei giusti che se ne
accorgono e stanno lì a guardare».
La “Dichiarazione di fine vita”, De
Monticelli l’ha inquadrata nella visione
del diritto fondato sui concetti di libertà
e giustizia di matrice kantiana. Ne deriva
quello che lei ha definito il «carattere
liberticida» del disegno di legge Calabrò,
attualmente fermo in parlamento, che
mette lacci al testamento biologico fino
al punto di renderlo inerte, invalidando
il diritto alla libertà che ognuno ha di
decidere riguardo alla fine della propria
esistenza terrena. Perché se «il diritto
alla vita deve essere tutelato, altra cosa è
trasformarlo, per legge, in dovere, altra
cosa è essere costretti contro la propria
volontà». La nostra Costituzione, ha
ricordato la filosofa, ammette
il diritto morale e giuridico di
rifiutare i trattamenti sanitari,
quando si è in condizioni di
poter scegliere. Il Testamento
biologico deve, dunque,
porsi a garanzia di questa
stessa possibilità. A questo
ragionamento, la Chiesa pone
un’obiezione fondata sul
riconoscimento che la “vita resta
del Creatore” e che, dunque, il
principio di autodeterminazione
non può essere accettato. De
Monticelli risponde che tale
obiezione non può diventare
materia di legge in uno stato laico, perché
è una “verità” non accessibile a chiunque,
ma solo a chi condivide una certa
tradizione teologica, che va “da Maritain a
Il punto di vista della filosofa è di grande spessore culturale e civile, ma vede solo un
pezzo del problema. Nessuno, e men che meno la bioetica cattolica, mette in discussione
la sacralità della libertà di scelta individuale, nel fine-vita o in qualsiasi altro momento
del suo arco temporale: non vorremmo, però, che l’insistenza monocorde sulla libertà
di autodeterminazione finisca per azzerare tutti gli altri fattori rilevanti in campo, a
cominciare dalla dignità della vita umana – anche quando è debole, malata, anziana,
disabile – e dal dovere di solidarietà che incombe sulla comunità civile nei confronti
di chi versa in queste condizioni. Allo stesso modo è più che giusto, di fronte alla
vertiginosa crescita del potere tecnologico della medicina, allertare la vigilanza contro
il rischio dell’accanimento terapeutico: purché questo non diventi il salvacondotto
per sdoganare forme più o meno larvate di abbandono terapeutico, cioè di eutanasia
(omissiva). Allo stesso modo il diritto (costituzionale) di rifiutare qualsiasi trattamento
sanitario, anche proporzionato, non equivale affatto al dovere (morale) di rimanere
inerti e fintamente rispettosi (o addirittura collaboranti) di fronte al proposito di chi –
certo per solitudine, disperazione o eccesso di dolore fisico – intende rinunciare a vivere.
Come si vede, le dimensioni del problema sono ben più ampie di quelle prospettate
dalla De Monticelli. In tal senso è assai sbrigativo definire “liberticida” il disegno di
legge Calabrò sul testamento biologico, in discussione al Parlamento; per quanto sul suo
conto si possano legittimamente nutrire alcuni dubbi (che contiamo di esprimere in un
prossimo intervento su queste pagine). Da ultimo: basta con questa trita e stucchevole
contrapposizione fra “etica laica” ed “etica cattolica”! Uno schema culturale vecchio di
due secoli, da cui proprio non riusciamo a staccarci! L’inviolabilità della vita umana è
un valore “laico”, prima che “cattolico”. Così pure è “laico” rifiutare un argomento perché
non convince – e ne ha uno migliore –, ma non perché proviene da una tradizione
teologica o religiosa. Chiedo aiuto ad Habermas. E prima ancora a Voltaire.
don ANGELO RIVA
La situazione di Sondrio
C’è un calo
nei matrimoni
I
matrimoni sono in calo a Sondrio.
Lo dimostrano i dati diffusi dai
quotidiani locali nei giorni scorsi e
che, dal 2009, mostrano anche un
graduale aumento dei riti civili rispetto
alle celebrazioni religiose. Nel 2009
i matrimoni in città sono stati 85, 44
civili e 41 religiosi; nel 2010 si è scesi
a 69, con 39 in comune e 30 in chiesa;
60 matrimoni in totale nel 2011 con 39
civili e 21 religiosi. Dei 39 riti civili dello
scorso anno, 29 sono stati celebrati dal
vicesindaco Michele Iannotti che ha
offerto un commento della situazione.
«Mi pare che il dato più significativo
sia la diminuzione generalizzata dei
matrimoni – evidenzia –, perché al di là
che i riti civili abbiano superato quelli
religiosi è il totale che è in netto calo.
Immagino che dipenda dal fatto che i
giovani rimangono sempre più tempo
in famiglia anche a causa delle difficoltà
economiche. Scegliere di sposarsi
non avendo un lavoro fisso (per quelli
che ce l’hanno) o una casa non è così
semplice». Ad osservare la situazione
è intervenuto anche l’arciprete,
monsignor Marco Zuabiani. «Il calo
del numero dei matrimoni – spiega il
sacerdote – dipende in generale da tre
fattori dei quali il primo è certamente
il calo demografico. Se ormai da anni
nascono meno persone, è ovvio che ce
ne siano meno che possano sposarsi.
Il secondo motivo è quello della crisi
economica per la quale i giovani faticano
ad avere una casa e un posto di lavoro
che offra sicurezza per il futuro. Non
meno importante anche il terzo motivo
che è, oggi, l’aumento delle convivenze
proposte dalla società come un valore».
Per quanto riguarda l’inversione di
tendenza nella scelta tra matrimonio
religioso e civile, col prevalere di
quest’ultima possibilità, don Marco
non fatica a trovare un motivo. «Il
cambiamento dipende – afferma – da
una disaffezione dalla vita cristiana. Le
nostre comunità, che sono composte
da bambini e anziani, vivono un
abbandono della fascia giovanile». Ma
i motivi sono anche altri, di carattere
sociale. «Certamente è venuta meno
– spiega l’arciprete – una scelta di
sposarsi fatta solo per tradizione
o per compiacere i familiari, ma è
aumentata la consapevolezza di una
scelta che è impegnativa». In questo
senso, don Marco tiene a ricordare i
percorsi di preparazione al matrimonio
cristiano attivati dalla Diocesi. «Il valore
fondamentale di questi percorsi – precisa
– è il contatto con la comunità cristiana
per sottolineare il valore comunitario del
Paolo VI ad Angelo Scola». Diverrebbe,
dunque, imposizione ingiusta e illiberale
se applicata anche a chi non la condivide.
MILLY GUALTERONI
■ Regoledo
Quaresimale 2012
matrimonio come sacramento».
C’è poi un altro aspetto che a volte
emerge tra le difficoltà che si presentano
per la scelta del matrimonio in chiesa,
ovvero l’idea che comporti delle grandi
spese. «I sacramenti sono gratuiti –
ricorda don Marco – e basta un’offerta,
non ci sono tariffe. Quello che costa
semmai è il contorno». E molte volte
è proprio la cornice che fa scegliere
agli sposi il luogo del matrimonio. Per
quelli religiosi, infatti, la “location”
preferita è la chiesa della Sassella,
dove è permesso sposarsi alle coppie
delle parrocchie di Sondrio, in quanto
– spiega l’arciprete – «si tratta di una
chiesa dove normalmente si celebra
l’Eucaristia domenicale. Gli sposi
indubbiamente la scelgono perché
risponde alle esigenze di grandezza e
bellezza per la celebrazione. È ovvio che
ci si preferisca sposare in una chiesa più
piccola e raccolta dove gli invitati non si
disperdono come in una grande quale la
Collegiata».
Anche tra chi sceglie il rito civile ci sono
luoghi preferiti: l’80% opta per villa
Quadrio, mentre sono meno gettonati
la stüa del sindaco, Palazzo Pretorio e
castello Masegra, il cui uso prevede il
versamento di un contributo.
ALBERTO GIANOLI
I vicariati di Colico, Morbegno e Talamona,
propongono una serie di incontri comuni
per il Quaresimale che si svolgeranno presso
la sala teatro “Beato Piergiorgio Frassati”
di Regoledo con inizio alle ore 20.45. Il
prossimo incontro si svolgerà mercoledì
14 marzo: “La chiamata dei discepoli e la
giornata di Cafarnao” (Mc 1,16-39). Relatore:
don Marco Cairoli.
■ Sondrio
Missionari martiri
Sabato 24 marzo, alle ore 21.00 nella
cappella dell’Istituto “Pio XII”, si svolgerà
la veglia di preghiera in occasione della
ventesima Giornata di preghiera e digiuno
in memoria dei missionari martiri da tema
“Amando fino alla fine”.
■ Valmalenco
Formazione catechisti
«Come si diventa cristiani oggi e la
nostra catechesi»: questo il tema che sarà
affrontato il 25 marzo a Chiesa Valmalenco
su proposta del Vicariato di Sondrio. Il
programma prevede: accoglienza alle ore
9.00 e lancio del tema, Santa Messa alle ore
10.00, incontro con don Battista Rinaldi,
pranzo offerto dalla parrocchia, laboratorio
e preghiera conclusiva alle ore 16.00.
Iscrizioni entro il 18 marzo telefonando a
don Ferruccio (333.4211260) o a suor Imelda
(0342.453728). L’iniziativa è aperta anche
agli altri Vicariati.
Sondrio Cronaca
30 Sabato, 10 marzo 2012
Colico. Sabato 10 marzo Francesco Gesualdi, del “Centro Nuovi Modelli di Sviluppo”,
apre il percorso di formazione promosso dal Centro Missionario Diocesano
per sensibilizzare sui temi del consumo critico e responsabile.
Impegno politico e stili di vita
“C’
come la necessità di consumare
prodotti migliori. Manca, invece,
una visione politica più ampia.
Per questo è necessario un salto
di qualità con il passaggio da
una dimensione individuale
ad una collettiva. Questo lo si
riscontra anche nell’incapacità
dei vari gruppi e movimenti,
spesso legati ad ambiti ristretti,
di lavorare insieme ed incidere
concretamente nelle scelte che
riguardano le grandi questioni
internazionali, dall’economia
all’ambiente”.
è solo una
strada
per poter
continuare a vivere bene o,
forse, addirittura meglio,
avendo a disposizione
meno: è la strada della
condivisione, della
solidarietà, del riscoprirsi
comunità a partire dalla
famiglia, dai gruppi, dalle
parrocchie”. È questa la
ricetta contro la crisi di
Francesco Gesualdi,
anima del Centro Nuovo
Modelli di Sviluppo, che
sabato 10 marzo porterà
la sua testimonianza
all’oratorio di Colico,
alle 15.30, nell’incontro
“Impegno politico e stili
di vita per un futuro di
civiltà”. L’appuntamento,
rivolto in particolare ai
gruppi missionari della
diocesi, è promosso
dal Centro Missionario
Diocesano. Allievo di
don Milani alla scuola di
Barbiana, Gesualdi, è oggi
uno scrittore impegnato
nella sensibilizzazione
dei singoli e, soprattutto,
delle comunità verso
nuovi stili di vita orientati
al consumo critico e
alla maggior sobrietà. Da anni vive in
una piccola comunità (formata da tre
famiglie) nel comune di Vecchiano, in
provincia di Pisa, dove è attivo un centro
di documentazione che si occupa di
squilibri sociali e ambientali.
In vista dell’incontro di Colico gli
abbiamo rivolto alcune domande.
Che senso ha oggi parlare di nuovi
modelli di sviluppo?
“Di fronte all’attuale crisi, che non è
solo finanziaria ma anche sociale ed
ambientale, appare chiara l’esigenza di
ripensare l’intero sistema in cui viviamo.
Questi sono interrogativi che toccano
la vita famigliare, chiamata ad adottare
nuovi stili di vita, ma anche la società
nel suo insieme. Una società che non
deve mirare tanto alla crescita quanto a
riscoprire il senso del limite”.
Guardando al modo in cui si cerca
di uscire dalla crisi, non si nota un
Suore
di Mese
T
orna a vivere la Casa di Riposo,
a Mese, dell’Istituto Pie Figlie
della Sacra Famiglia di Mese.
Dopo una lenta ma progressiva
riduzione del numero degli ospiti
e le preoccupazioni espresse dalla
Madre superiora Serena Dell’Anna,
in una lettera aperta, pubblicata sul
notiziario edito dall’associazione
“Amici Casa Sacra Famiglia di don
Primo Lucchinetti”, che esprimevano
incertezza sul futuro della Casa
presente all’interno dell’Istituto,
la collaborazione intrapresa con
l’associazione “Il Focolare di Santa
Maria di Loreto” di Lanzo d’Intelvi
(Como) ha ridato vigore all’assistenza
degli ospiti presenti all’interno della
Casa, che oggi raggiunge il numero
cambio di prospettiva. C’è il rischio di
sbattere nuovamente contro il muro?
“Certamente, gli organismi
internazionali, come l’Unione Europea,
si stanno dimostrando incapaci di
far fronte alla crisi perché mancano
degli strumenti politici e finanziari per
intervenire. è necessario ristrutturare
il modo di produrre e di consumare
per garantire a tutti il diritto di vivere
dignitosamente”.
In che modo?
“Le strade da perseguire sono molte:
penso in particolare per quanto riguarda
la produzione alla green economy con
lo sviluppo dell’energie rinnovabili, la
prospettiva del riciclo e del riutilizzo.
Penso all’adozione di strumenti critici di
consumo, alla riscoperta delle economie
locali, ma più in generale credo si
debba ripensare alla concezione stessa
del lavoro, andando verso forme di
riduzione e ridistribuzione degli orari e
limite autorizzato dall’Asl per la
struttura e ha altre richieste in
lista d’attesa.
Due erano le alternative
prospettate da suor Serena:
trovare una nuova forma
di gestione per continuare
nell’opera avviata dal fondatore
della casa don Primo Lucchinetti
o chiudere, dato che le Suore di
Mese, devono oggi fare i conti con
un’età media avanzata e la carenza
di nuove vocazioni. Di fronte a
questa necessità la Congregazione,
mediante l’intervento della Curia di
Como, ha preso contatti con realtà
associative esterne, competenti nella
condizione di case di riposo, siglando
poi una convenzione sperimentale per
l’anno in corso con l’Associazione “Il
Focolare”.
«Dopo i primi incontri con le
Suore abbiamo avviato una prima
collaborazione. La casa si è riempita
in poco tempo e a metà dicembre
avevamo già raggiunto il numero
dei carichi di lavoro. Dall’altra parte
occorre pensare a forme di fiscalità
progressive per far fronte ad una
società sempre più diseguale e a
riqualificare la spesa pubblica, oltre
gli sprechi”.
A Colico incontrerà gruppi
che sono attivi nelle nostre
parrocchie. Quale contributo
può arrivare in questo senso
dalle comunità cristiane?
“È necessario prima di tutto fare
maggior informazione, portando
all’attenzione i problemi che la
gente vive ogni giorno. Pensiamo
ad una questione attuale come
quella dell’immigrazione: credo
che tutti siano concordi nel
ritenere che ciascuno deve avere
il diritto di vivere nel proprio
Paese, nella propria casa. È una
questione di giustizia su cui i
cristiani non possono che essere
concordi, ma poco sappiamo
dei motivi che spingono queste
persone a partire, sulle ingiustizie
che, spesso, stanno alla base di questi
fenomeni. Bisogna partire da qui per
aiutare le persone ad uscire dai luoghi
comuni, introducendo riflessioni più
ampie sugli squilibri esistenti al mondo e
riscoprendo il senso di giustizia”.
Alcune di queste posizioni sono
sostenute da anni da diversi gruppi:
penso al commercio equo-solidale,
ai Gruppi di Acquisto Solidale ecc.
A volte, però, si ha la sensazione
che queste realtà si chiudano
in se stesse, siano in sostanza
autoreferenziali e non riescano a
produrre un reale cambiamento…
“Il rischio di chiudersi in una
nicchia esiste e credo sia dovuto
principalmente alla mancanza di
consapevolezza politica. Spesso
ho la sensazione che molte delle
persone che partecipano a questi
gruppi lo facciano semplicemente
per rispondere a problemi personali,
Lei sottolinea l’importanza di riscoprire
la condivisione. È realmente questa la
strada?
“Se siamo in dieci e abbiamo dieci litri di
benzina è meglio metterli in una macchina
sportiva da due posti o in un pulmino
da dieci? In un periodo di difficoltà,
in cui le risorse a nostra disposizione
diminuiscono, se vogliamo vivere tutti bene
– un benessere che non si misura solo con
i consumi ma sia un benessere affettivo,
spirituale ed intellettuale – è necessario
imparare a condividere, diventando più
solidali. Questo vale per tutti i livelli: dalla
famiglia agli enti locali, fino al sistema
globale”.
MICHELE LUPPI
limite di 25 ospiti», spiega Gianluca
Mazzoleni direttore dell’associazione
Il Focolare. È stata quindi posta in
essere una convenzione, sentite
tutte le autorità competenti, che
ha portato anche all’assunzione di
personale residente in loco. «Il nostro
staff è composto da 16 dipendenti tra
infermieri, fisioterapisti, assistenti
sociali e personale ausiliario,
coordinati dalla caposala Mara Guidi,
oltre ad un consulente dell’associazione, tutti molto motivati».
«Abbiamo rinnovato, conclude
Mazzoleni sulla vicenda casa
di Riposo, alcuni ambienti e
provveduto all’acquisto di materiale
infermieristico. Gli ospiti della Casa
di Riposo dislocati nell’edificio su tre
piani, ricevono poi le attenzioni e il
sollievo delle suore, che conducono
vita religiosa nel Convento e
continuano l’assistenza secondo
lo spirito originario della loro
Congregazione» - conclude Mazzoleni.
DAVIDE TARABINI
Sondrio Cronaca
Sabato, 10 marzo 2012 31
Mostra sulle
Madonne vestite:
continua il successo
L’apertura dell’esposizione è stata prolungata
e si sono svolti diversi incontri per conoscere i
dettagli della ricerca di Francesca Bormetti.
La scorsa settimana
un incontro sugli abiti
delle Madonne e sui loro
tessuti.
L
o studio e la mostra sulle Madonne
vestite stanno riscuotendo davvero
un grande interesse, tanto che
l’apertura dell’esposizione di
Sondrio è stata prolungata per altre due
settimane. Nel frattempo proseguono le
iniziative correlate, perché varie comunità
di Cirillo Ruffoni
(Chiuro, Ponte, Gerola, Poschiavo…)
hanno desiderato conoscere nei dettagli,
dall’autrice Francesca Bormetti e dagli
studiosi locali, le vicende che hanno riguardato le loro statue; altre parrocchie lo
faranno in seguito. Il fenomeno stesso, inoltre, presenta numerose sfaccettature, il
cui approfondimento non finisce mai di rivelare aspetti sorprendenti, soprattutto
se a guidare l’analisi sono degli esperti come Piera Antonelli (al lavoro nella foto
in alto), Gianluca Bovenzi e Chiara Francina. Nell’incontro che i tre relatori
hanno tenuto martedì 28 febbraio, nel Salone dei Balli del Credito Valtellinese,
l’attenzione si è focalizzata sugli abiti delle Madonne e sui loro tessuti. «Quando
sono venuta al museo – ha esordito la restauratrice Piera Antonelli – sono rimasta
affascinata dalla bellissima atmosfera che vi regnava, perché le statue avevano
portato dai loro paesi quell’alone di venerazione che le ha sempre circondate. Il
mio compito è stato quello di attuare gli interventi più necessari per l’esposizione
al pubblico, dato che alcuni manufatti non erano mai stati né puliti, né restaurati.
Il lavoro è avvenuto nei locali del museo;
solo tre pezzi sono stati portati a Milano
per dei restauri conservativi». La relatrice
ha quindi illustrato nei particolari i lavori
da lei compiuti sui vari abiti per togliere
la polvere, per distendere le pieghe dei
tessuti, per «far rinvenire i pizzi», per
lavare le sottovesti. Solo in alcuni casi,
come per il particolarissimo vestito di lana
della statua di Madonna dei Monti, è stato
necessario intervenire con il rattoppo di
buchi o la riparazione di parti mancanti.
Il rapporto fra i tessuti utilizzati per gli
abiti civili e per i paramenti liturgici è
sempre stato molto stretto, come ha
illustrato Gianluca Bovenzi. Anzi, per
comprendere il carattere degli abiti usati
per le Madonne bisogna partire proprio
dalla moda e dalle consuetudini del tempo.
Ciò vale soprattutto per un vestito, come
quello di Delebio (nella foto a sinistra),
che era stato effettivamente utilizzato
da una nobildonna del Settecento e poi
donato alla Vergine. Allora si richiedeva un
girovita molto stretto (l’abito di Delebio è
di soli 43 cm!). Per ottenere simili misure,
le donne dovevano ingabbiarsi in busti
strettissimi, perchè (si pensava) non doveva
essere l’abito ad adattarsi al corpo, ma
proprio il contrario; non si mirava quindi
alla comodità, ma all’effetto spettacolare
che il vestito produceva. In alcuni casi,
invece, come per le statue di Pedesina e
di Caspano, gli abiti e i ricami sono stati
realizzati esclusivamente per la Vergine. Sul
rapporto fra sacro e profano ha sviluppato
ulteriori considerazioni Chiara Francina,
che lavora per la Fondazione Antonio
Ratti di Como, un’istituzione sorta come
efficienza energetica:
un convegno di ersaf
Venerdì 9 marzo
alla Camera di
Commercio di
Sondrio.
Sondrio
Castel Masegra
è di proprietà
del Comune
M
ercoledì 7 marzo,
con una storica
firma presso la sede
dell’Agenzia del Demanio a
Milano, è stato siglato l’accordo
con il quale lo Stato si impegna
a cedere al Comune di Sondrio
la proprietà di Castel Masegra.
Si tratta di una cessione storica,
la prima di questo tipo in
Lombardia e una delle poche
in tutta Italia.
L
e nuove opportunità del fondo Kyoto
e la riqualificazione energetica
degli edifici in montagna saranno
al centro del convegno “Riqualificare
edifici in montagna: efficienza energetica
e sviluppo locale”, che si terrà venerdì
9 marzo dalle ore 10 presso la Camera di
Sondrio
Conoscere il Brasile
attraverso padre Giorgio
L’
Associazione “Sondrio – São Mateus: A dança
da Vida”, nata per sostenere il gemellaggio del
Comune di Sondrio con São Mateus, propone
un incontro pubblico per raccontare l’esperienza di
padre Giorgio Callegari, domenicano, protagonista
degli ultimi drammatici e complessi decenni della
storia brasiliana. Durante la serata – che si terrà a
Sondrio venerdì 16 marzo alle ore 21 presso la Sala
Vitali del Credito Valtellinese – porteranno la loro
testimonianza: Umberta Colella Tommasi, autrice
del libro La rabbia e il coraggio. Frei Giorgio Callegari.
In cammino tra i popoli dell’America Latina (Venezia,
Marcianum Press 2012), Anna Maria Maresca Gabrieli,
dell’associazione Amici della “Colonia Venezia” e
l’attrice Mira Andriolo, che leggerà brani del diario di
padre Giorgio. Il domenicano Giorgio Callegari è stato
un esempio di generosità e coraggio. Recatosi in Brasile
nel 1966, poco dopo l’instaurazione della dittatura, si è
subito profondamente immerso nella durissima realtà di
quel periodo, scontando con la prigione, la tortura e la
persecuzione la sua fedeltà al Vangelo.
semplice collezione di tessuti antichi e
diventata poi museo e prestigioso centro
di studi. Fino al Settecento, per i paramenti
liturgici venivano usati i medesimi tessuti
impiegati nella confezione degli abiti civili.
Il criterio della scelta era la preziosità, con la
differenza che, in ambito religioso, il lusso
non era sinonimo di sfoggio, ma era indice
di devozione e di rispetto per le cose sacre.
Con il movimento neogotico dell’Ottocento
si è avuta invece una ripresa dei simboli
utilizzati nel Medioevo, in particolare
del colore bianco, simbolo della purezza,
utilizzato per l’abito della Madonna e
successivamente per i vestiti delle spose.
L’eco suscitata dalla mostra, si diceva,
è stata notevole. Lo dimostra non solo
l’episodio curioso che un negozio di Milano
ha esposto dei manichini chiaramente
ispirati a quelli delle nostre Madonne, ma
soprattutto il fatto che Banca Intesa, nei
suoi annuali interventi a favore dell’arte, ha
deciso di promuovere il restauro completo
del vestito della statua di Torre (nella foto
sotto). È la prima volta che l’attenzione di
questa banca viene rivolta ad un oggetto
d’arte valtellinese.
Commercio di via Piazzi 23 a Sondrio.
Organizzato dall’Ersaf nell’ambito del
progetto AlpHouse, l’incontro vedrà la
partecipazione delle Regione Lombardia
e Veneto e della Regione Autonoma
Valle d’Aosta e sarà occasione di un
interessante scambio di esperienze. In
rappresentanza della nostra provincia,
Angelo Bongio di Confartigianato
Sondrio presenterà “Il progetto RACEM,
Rete Artigiana per la Casa Efficiente
in Montagna”, e Gianfilippo Colasanto
dell’associazione Eco Energy, “Un Polo
per l’efficienza energetica in Valtellina”.
È possibile scaricare il programma e
iscriversi alla mattinata compilando il
modulo sul sito www.ersaf.lombardia.it.
In contemporanea, fino al 9 marzo,
presso la Galleria del Palazzo della
Provincia, si tiene la mostra “Ripensare
l’architettura alpina tradizionale: idee e
progetti di riqualificazione energetica”,
che resta aperta tutti i giorni dalle ore
8.30 alle ore 19.00
Pi. Me.
Sondrio
Sondrio - Mossini
Un ciclo di
incontri sul
Libro di Giobbe
Un pranzo per sostenere
padre Gianni Nobili
L
a Libreria San Paolo di
Sondrio propone un
ciclo di incontri biblici a
partire da venerdì 9 marzo. A
confronto con il Libro di Giobbe
il tema degli appuntamenti nel
corso dei quali sarà proposta
una lettura guidata a cura di
don Battista Rinaldi.
Gli incontri si svolgeranno,
come detto, a partire da
venerdì 9 e proseguiranno il 16,
il 23 e il 30 marzo, con inizio
alle ore 18, presso la casa delle
Suore di Santa Croce in via
Cesare Battisti 29.
Per informazioni è possibile
rivolgersi alla Libreria nella
sede di via Piazzi, oppure
contattare lo 0342.213567.
L’
Associazione “Dukorere hamwe - lavoriamo insieme” domenica 11 marzo
organizza un pranzo per padre Gianni Nobili, missionario comboniano a Bondo,
in Congo. Alle ore 12.30, nei locali della parrocchia San Carlo di Mossini verrà servito il
pasto che costituirà un’occasione per coordinare ed organizzare la cooperazione con
padre Gianni.
I fondi raccolti (il costo dell’iscrizione al pranzo è di 15 euro per gli adulti e di 10 euro per
bambini fino a 14 anni) verranno devoluti
interamente al sacerdote, da destinare per
le necessità e le emergenze. Si parlerà della
Missione in Congo e verranno proiettate delle
diapositive.
Per partecipare è necessaria la prenotazione telefonando a Fides (340.0049153), Ivana
(338.6189125), Mariangela (342.1380161) o
Giancarlo (347.8546950)
Chi desidera approfondire la conoscenza delle attività di padre Gianni può visitare il sito
web www.panespezzato.it.
Sondrio Cronaca
32 Sabato, 10 marzo 2012
Berbenno. Nei giorni scorsi, l’alpinista Oreste Forno ha presentato nel suo paese
natale il suo ultimo libro: “L’Altra Montagna - Quella che porta più in alto delle cime”.
Sulle cime per cercare Dio
O
reste Forno, uno dei
più forti alpinisti
valtellinesi di ogni
tempo, nei giorni
scorsi ha presentato anche nel
paese natale di Berbenno in
Valtellina il suo ultimo libro,
L’Altra Montagna - Quella che
porta più in alto delle cime. Con
la semplicità che lo distingue,
ha proiettato e confrontato
due filmati: uno, riguardante la
salita all’Everest, conquistato –
dopo il drammatico soccorso al
compagno Fausto De Stefani,
colpito da edema cerebrale
– da Leopold Sulovsky e da
Battistino Bonali il 17 maggio
1991, salendo la temibile parete
nord per il Great Couloir.
Nel secondo, L’Altra Montagna,
ha raccontato l’itinerario che
l’ha condotto dalla montagna
classica degli alpinisti a quella
scoperta negli ultimi anni come
rispondendo a una chiamata.
Con immagini stupende ha
rievocato le imprese che lo
videro protagonista dapprima
sulle Alpi, poi sempre più in
alto e più lontano, obbedendo
a quel pungolo interiore che
lo spingeva a dover compiere
imprese che gli dessero il
gusto dell’affermazione di sé,
di essere più bravo degli altri,
come lui stesso ha dichiarato.
Nell’83 è in Alaska sul
McKinley; nell’84 sul Peak
Lenin nel Pamir russo;
nell’85 sullo Shisha Pangma,
dove cade in un crepaccio,
vede la morte in faccia, ma
è salvato dai compagni;
l’anno successivo scala le
più alte vette delle Ande,
discendendole con gli sci;
nell’88, realizza il sogno del
primo ottomila sul Cho Oyu;
dopo altre imprese minori,
nel ‘91 guida la memorabile
spedizione sull’Everest. Al
ritorno, sposa Ombretta.
Seguono nuove affascinanti
scalate, come quella sull’inviolata parete ovest del Makalu,
ma ormai Oreste sente che
quel modo di andare in
montagna non è più il suo:
«Tutto – scrive Oreste Forno –
sembrava essere stato preparato
apposta per me. Per dirmi che
anch’io avrei potuto cercare
Dio nelle bellezze del Creato...
Era come se Dio mi stesse
tendendo la sua mano».
■ Morbegno
Un incontro con IRFF
Giovani in Moldavia
Il progetto IRFF Giovani in Moldavia,
un’opportunità significativa per i
giovani di vivere un’esperienza all’estero
attraverso l’IRFF, Associazione che opera
sul territorio della provincia di Sondrio
e all’estero, raggiunge la sua terza
edizione. L’iniziativa, nata dal progetto
“Io ci sono!”, promosso dal Centro di
Servizio per il Volontariato L.A.VO.P.S.
di Sondrio, nel 2010, che proponeva
esperienze di volontariato all’estero ai
giovani, ha visto quattro giovani nel
2010, poi cinque nel 2011 raggiungere
la Moldavia.
Allo scopo di promuovere queste attività
di incontro tra giovani di diverse
nazioni, IRFF organizza un incontro
pubblico dal titolo “Un’esperienza per
crescere!”, che si terrà venerdì 9 marzo
alle 20.30 presso il Museo Civico di
storia naturale.
richiede sforzi sovrumani ed ha
visto morire già troppi alpinisti,
tra cui amici molto cari. Nel ‘96
guida un’ultima spedizione al Lila
Peak, ma non raggiunge la vetta:
è troppo pericoloso e a trattenerlo
è il pensiero del figlio che sta per
nascere. Si accontenta di salire ai
piedi della cima per fotografare
il K2. «Avevo provato l’ebbrezza
dell’alta quota, la rarefazione
dell’aria quando si superano gli
8000 metri – scrive ora nel prologo
– ero stato alpinista e “leader”
in diverse spedizioni. Sulle
montagne più alte avevo lottato
duramente, imparato ad amare
la fatica, a vincere la paura; avevo
sofferto, gioito, pianto, trovato
l’amicizia e perso chi credevo
amico. Ormai ero convinto che la
montagna mi avesse dato tutto:
invece non mi aveva ancora dato
la cosa più importante».
Ora il suo modo di andare in
montagna è cambiato: non sale
più per il gusto della conquista
della vetta e dell’avventura, o
per suscitare ammirazione, ma
per «Cercare Dio sulle cime». E
questo richiede una modalità
differente: «la cima non poteva
più essere quella “toccata e fuga”
che aveva caratterizzato la mia
vita d’alpinista, bensì un posto
in cui fermarmi ad aspettare, ad
ascoltare. Solo in quel modo, con
la luce dei tramonti, la solitudine
della sera, il mistero delle stelle
che avrebbero vegliato su di me,
la notte e l’aurora di un nuovo
giorno, Dio mi si sarebbe rivelato.
Lo speravo e allo stesso tempo ero
pieno di fiducia».
Tutto era cominciato una bella
mattina del luglio 2002 alle cascate
dell’Acqua Fraggia, dove aveva
incontrato un gruppo di suore
che cantando ringraziavano Dio
per la bellezza incomparabile del
luogo: tutto «sembrava essere
stato preparato apposta per me.
Per dirmi che anch’io avrei potuto
cercare Dio nelle bellezze del
Creato... Era come se Dio mi stesse
tendendo la sua mano». È il principio del cammino attraverso cui,
di ascensione in ascensione sulle
montagne di casa, avviene anche
l’ascensione del suo spirito con un
profondo cambiamento interiore.
Non più l’orgoglio, anche comprensibile, delle grandi conquiste,
ma la capacità sempre più
raffinata di guardarsi dentro nella
solitudine degli spazi infiniti delle
vette, sospeso tra cielo e terra,
negli ultimi bagliori dei tramonti,
nell’incanto delle notti stellate,
nell’accendersi delle albe.
Nel silenzio e nella quiete di
questa vastità, tutto parla di Dio e
del suo amore e la contemplazione
si scioglie nella preghiera che
aveva dimenticato da decenni.
Ora le insidie e i pericoli della
montagna non hanno il sapore
della sfida, ma fanno affiorare
nell’anima le figure dei figli –
«Pensai per un momento alla loro
fragilità, al loro bisogno d’amore
e al diritto di avere un padre, e li
immaginai come fiori sbocciati a
primavera che, improvvisamente,
possono cadere nel gelo di un
ritorno dell’inverno» –, il dolore
di Ombretta e, molti anni prima,
quello dei suoi genitori al vederlo
partire, senza sapere quando e se
sarebbe tornato.
Ma ciò che più colpisce è il
coraggio con cui Forno si scopre
davanti al lettore, quasi in
una confessione, per renderlo
partecipe del decisivo incontro
con quel Dio che sempre gli
è rimasto accanto, persino
quando lui lo aveva rinnegato.
Vinte anche le ultime resistenze,
eccolo riconoscere che tutto è
dono, «dono di Chi, dall’alto –
commenta nella Prefazione il
vescovo Busti –, ti sa indicare la
strada della vera vita e la percorre
silenzioso al tuo fianco. Tutto,
allora, viene ad assumere il
proprio, vero significato: dalle
persone di famiglia che danno
corpo all’amore più pervasivo
e profondo, alla scoperta della
natura come abitazione di pace
per tutti, alla passione per il
silenzio che si fa parola di verità,
alla fraternità paziente capace di
comporre diversità e ingiustizie».
a cura
di PIERANGELO MELGARA
■ L’europarlamentare valtellinese in Israele
Discorso di Provera alla Knesset
M
issione in Israele per il vicepresidente della Commissione affari esteri del
Parlamento europeo, Fiorello Provera,
che lo scorso giovedì 1 marzo ha avuto l’onore di parlare alla Knesset, il parlamento
israeliano. Durante il suo viaggio, accompagnato
da un rappresentante del governo regionale della
Samaria, nella zona centrale del Paese, Provera
si è recato presso l’abitazione nella quale proprio un anno fa furono trucidati i cinque membri della famiglia Vogel, i genitori e i tre figli, da
due terroristi islamici: una strage che ha colpito
duramente il popolo ebraico.
Nel suo discorso a Gerusalemme Provera si è
soffermato sui rapporti tra l’Unione europea e
Israele, sui quali pesano antichi pregiudizi che
boicottano e discriminano ingiustamente un
Paese all’avanguardia in campo medico, scientifico, tecnologico e agricolo. Nell’occasione ha
presentato ai parlamentari israeliani la neonata Fondazione per l’Europa della Libertà e del-
la Democrazia, di cui è stato eletto presidente:
«Attraverso questa fondazione vorremmo lavorare insieme per migliorare la cooperazione in
Europa – ha detto Provera –. Le porte sono aperte: siamo pronti ad ascoltarvi e ad affrontare con
voi la sfida di far riconoscere Israele quale alleato dell’Unione europea». L’europarlamentare
ha concluso il suo discorso con un riferimento
diretto alla minaccia di un nuovo Olocausto che
viene dall’Iran, a torto sottovalutata, che il popolo d’Israele non può ignorare, nonostante abbia
già pagato un prezzo troppo alto.
Durante la visita, Provera ha incontrato i maggiori esponenti politici dello Stato d’Israele: il presidente della Knesset, Reuven Rivlin, il ministro
degli Interni, Eli Yshai, il ministro dell’Informazione e della Diaspora, Yuli Edelstein, il viceministro degli Esteri, Danny Ayalon, la deputata Lia
Shemtov, il governatore della Regione della Samaria, Gershon Mesika, i capi della tribù beduina Al Krinawi.
Sondrio Cronaca
tre giorni biblica per i
vicariati di grosio e tirano
Un gruppo
di giovani ha
vissuto tre
intense giornate
a Teglio, con la
guida di don
Roberto e don
Michele.
G
li universitari ed i giovani lavoratori
dei Vicariati di Tirano e di Grosio
hanno trascorso le giornate dal 2 al
4 marzo in ritiro, presso il convento delle
Suore Angeliche di S. Paolo a Teglio. Hanno
voluto accogliere una proposta impegnativa
per prepararsi alla Pasqua di quest’anno,
dedicando un intero fine settimana alla
lettura, ascolto e meditazione della Passione
Sabato, 10 marzo 2012 33
secondo il Vangelo di Giovanni,
affrontato in tre momenti, uno per
giornata. Il sabato sera è stato
proiettato il film di Benigni La tigre e
la neve, come riflessione sulla “follia”
dell’amore pieno ed incondizionato,
ad esemplificazione del rapporto fra
Gesù e la Chiesa. La presentazione
della Parola, curata da don Roberto
Seregni, vicario di Tirano, e da don
Michele Gini, diacono nella stessa
Parrocchia, era seguita da momenti di
riflessione personale e di condivisione.
I giovani hanno così vissuto momenti
intensi, di contemplazione del volto di
Dio attraverso la Parola. Le riflessioni
proposte non miravano a cogliere i
risvolti etici del Vangelo, ma a ritrovare
il Padre, andare al cuore. Il ritiro,
chiamato Tre giorni Biblica, è stato
proposto dalla Commissione Giovanile
Intervicariale ed è stato condotto da
don Roberto e don Michele con uno
stile adatto ad un gruppo di giovani:
accanto alla serietà ed impegno
necessari per un incontro con Dio,
non sono mancati momenti di svago e
divertimento. (Lu. S.)
Livigno. Gli ospiti del Centro Diurno Disabili hanno realizzato un’intervista ai quattro
profughi dalla Libia che il Comune del piccolo Tibet accoglie dallo scorso giugno.
Dalla Libia alla scoperta della neve
I
“giornalisti” speciali del Centro
Diurno Disabili di Livigno Chiara,
Flavia, Nella e Daniele hanno
realizzato un’intervista a Daouda,
Toumani, Ali e Moussa, i quattro ragazzi
profughi dalla Libia che il comune di
Livigno accoglie da giugno 2011.
Le prime domande sono state rivolte da
Chiara: Perché siete scappati?
Daouda: «Io mi chiamo Daouda e ho
vent’anni, il mio paese d’origine è il
Mali. Mio padre era in Libia a lavorare
ed io l’ho contattato perché volevo farlo
tornare a casa, ero preoccupato, ma lui
non ha accettato di rientrare in Mali e mi
ha mandato dei soldi affinché io finissi
gli studi. Io quei soldi li ho usati per
raggiungerlo in Libia. È stato questo il
motivo per cui ho lasciato il mio paese.
Siamo arrivati in Italia dalla Libia, ma
i nostri paesi d’ origine sono il Mali e il
Senegal».
Chi vi ha aiutato quando siete arrivati
in Italia?
Toumani: «Io mi chiamo Toumani,
ho trentasei anni e vengo dal Mali.
Dalla Libia siamo approdati sull’isola
di Lampedusa, lì il primo aiuto ci è
venuto dalla Croce Rossa poi siamo stati
trasferiti a Taranto, in un centro di prima
accoglienza. Siamo partiti dalla Libia
su un’imbarcazione ed eravamo circa
260 persone; io non ho viaggiato con
loro tre ma abbiamo fatto tutti lo stesso
percorso, ci siamo incontrati a Taranto.
In base ai comuni Italiani che hanno dato
disponibilità siamo stati successivamente
distribuiti ed è così che siamo arrivati a
Livigno».
Nel vostro Paese c’é ancora la guerra?
Toumani e Daouda: «In Mali adesso
la situazione è difficile: i disordini in
Libia hanno creato problemi anche nel
nostro paese; c’è una sorta di guerriglia
provocata dai Tuareg; ma noi non siamo
partiti per la guerra, ma per cercare un
lavoro».
Moussa e Ali: «In Senegal tra venti
giorni ci saranno le elezioni ed è un
appuntamento molto atteso perché
attualmente c’è un presidente che è al
potere da troppi anni, la gente è stanca di
lui ma lui vuole rimanere al potere e tutto
questo provoca parecchi disordini».
Perchè è scoppiata la guerra in Libia?
«Noi ci trovavamo in Libia perché
lavoravamo lì e non saremmo partiti se
non fossero scoppiati tutti quei disordini,
L
frontalieri:
importanti
novità
nostri paesi sono stati colonizzati dalla
Francia, ma la nostra lingua madre
è un’altra, parliamo quattro dialetti
diversi».
Qual è la vostra religione e come la
vivete a Livigno?
«Siamo tutti e quattro di religione
musulmana. Qui a Livigno non c’è una
moschea dove poter pregare insieme,
ma ogni giorno ognuno di noi prega per
conto suo».
Douda: «Il venerdì per noi musulmani è
giorno di festa, come per voi cattolici la
domenica. Il nostro Dio è Allah».
avevamo un lavoro e saremmo rimasti.
Le ragioni per cui è scoppiata la guerra in
Libia sono legate al presidente Gheddafi,
un dittatore che voleva rimanere al
potere ma la gente ha iniziato a ribellarsi.
Anche i militari hanno preso posizione
e c’è stato un disordine generale, non
si capiva più niente, non avevamo più
nessuna sicurezza e siamo stati obbligati
a partire».
Il ruolo di intervistatrice passa a Flavia:
Come siete arrivati a Livigno?
«La Polizia e la Croce Rossa, che ci
assistevano a Taranto, ci hanno destinati
a Livigno. Abbiamo raggiunto Milano
in treno e lì, in modo casuale, la Polizia,
che compilava i moduli, tra i comuni
che avevano dato la loro disponibilità ci
ha mandati qui a Livigno. Era 15 giugno
dello scorso anno».
Vi piace stare a Livigno?
Toumani: «Stiamo bene qui, ci
vorrebbero i documenti in regola, il
permesso di soggiorno è l’unica cosa che
ci manca».
Daouda: «Il problema che abbiamo in
questo momento è che non possiamo
lavorare, ma questo non dipende da
noi, siamo stati accolti ma non abbiamo
il diritto di cercare un lavoro. Questo
dopo un po’ di tempo diventa pesante,
soprattutto d’inverno che non abbiamo
la possibilità di fare dei piccoli lavoretti
come abbiamo fatto quest’estate».
Cosa fate durante il giorno? Avete
conosciuto qualcuno qui a Livigno?
«Da quando è arrivata la neve siamo
poco impegnati; durante l’estate
a proposta di legge che
garantisce le tutele salariali
per i frontalieri che hanno
perso il lavoro, lo scorso 1°
marzo, ha ottenuto il via libera di
Montecitorio ed ora è pronta per
essere esaminata a Palazzo Madama.
Nei mesi scorsi la Lega Nord aveva
lavorato con gli altri partiti per
definire il testo unificato approvato
ieri. «Per il nostro movimento si
tratta di una grande vittoria –
ha sottolineato il parlamentare
valtellinese Jonny Crosio –, il giusto
abbiamo fatto del volontariato, ma ora
non abbiamo nulla da fare. Passiamo le
nostre giornate davanti alla televisione,
oppure facciamo delle uscite con gli sci
grazie a dei volontari che hanno dato la
loro disponibilità. Qui a Livigno abbiamo
conosciuto Domenico Pedrana con
il quale abbiamo trascorso molto del
nostro tempo libero, Sandra Basso, nostra
referente del Comune e della Croce
Rossa attenta ad ogni nostra esigenza
e necessità, e Lorenzo Zini del gruppo
missionario parrocchiale».
Vi piacciono le cose che mangiate qui?
«Qui mangiamo bene e tanto: non ci
fanno mancare nulla!».
Daniele: Quali sono i cibi tipici del
vostro paese?
«I cibi tipici sono il mais, il riso, la
polenta di mais e di miglio e la pasta di
arachidi. Il piatto che ci manca di più è la
polenta di miglio, che qui non riusciamo
a trovare».
Daouda: «Le nostre abitudini alimentari
rispetto alle vostre sono diverse, ma
apprezziamo anche i vostri cibi. In
Senegal, come in Mali, l’alimento
principale è la polenta di mais o di miglio
con la salsa di arachidi. Ci sono degli
alimenti che ci mancano, come i fagioli,
mentre i piselli li troviamo anche qui».
Avevate mai visto la neve prima di
venire a Livigno?
«No, è stata la prima volta, l’avevamo
vista solamente in televisione».
Come mai parlate francese?
«Parliamo la lingua francese perché i
riconoscimento nei confronti di
lavoratori che sopportano il disagio
di doversi spostare oltreconfine: la
tutela in materia di disoccupazione
è un diritto che non si può mettere
in discussione. L’obiettivo è stato
raggiunto soltanto parzialmente
per noi, perché ora c’è la necessità
di rendere strutturale il dispositivo
per non dover intervenire ogni
anno con provvedimenti urgenti».
Nello specifico, i lavoratori tra i
50 e i 55 anni potranno contare
sull’indennità di disoccupazione per
Nella: Qual è la vostra situazione
lavorativa attuale?
«Al momento non stiamo lavorando
perché il nostro status di profughi non
ce lo permette; stiamo aspettando i
documenti di soggiorno e poi potremo
cercare un lavoro».
Chi avete lasciato in Africa?
Toumani: «In Africa ho lasciato mio
padre e mio fratello, mia madre non c’è
più».
Ali: «Al mio paese ho lasciato mio padre,
mia madre, mio fratello, mia moglie e
mio figlio che ha 2 anni».
Daouda: «Sono il maggiore della mia
famiglia, ho tanti fratelli piccoli che mi
aspettano a casa; mio padre è in Libia a
lavorare, mentre mia madre è in Mali».
Moussa: «Ho una moglie e un figlio di 4
anni in Senegal».
Quando pensate di poterli rivedere?
«è tutto nelle mani di Dio».
Cosa vi manca di più del vostro paese?
Toumani: «La prima cosa a cui penso è la
mia famiglia, in particolare a mio padre
che non vedo da ben sei anni».
Ali: «Mi manca la mia famiglia e ciò che
mi preoccupa è la lontananza ed il fatto
di non poterli aiutare economicamente».
Moussa: «Penso molto a mia moglie e mi
spiace di non essere in grado di mandarle
dei soldi».
Daouda: «Qui mangiamo e dormiamo
e pensiamo a ciò che potremo fare per
aiutare la nostra famiglia».
Ringraziamo Lorenzo che ci ha fatto
da interprete. Da quest’incontro è nata
una collaborazione tra il Centro Diurno
Disabili e Daouda, Ali e Moussa, i quali
danno la loro disponibilità e il loro tempo
negli spazi e nelle attività del Centro. Il
laboratorio di giornalismo ne è felice!
18 mesi mesi, anziché per un anno
come avviene oggi, mentre per gli
ultracinquantaseienni si arriverà
fino a 24 mesi. Ulteriori garanzie
sono previste per i lavoratori
che, nei due anni precedenti il
licenziamento, sono rimasti assenti
per malattia o infortunio: questi
periodi saranno considerati neutri.
Per quanti non potranno far valere
i periodi di versamento dell’AVS si
potrano quindi considerare anche
periodi antecedenti. Soddisfazione è
stata espressa anche dai sindacati:
«Il Syna e la Cisl – hanno scritto in
un comunicato – esprimono grande
soddisfazione per questo risultato,
considerando che le modifiche
sono state pensate, approfondite
e proposte ai Parlamentari dai
Sindacati Ocsi, Cisl e Syna e
sostenute dalla petizione firmata da
migliaia di lavoratori frontalieri a
fine 2009. Un grazie ai Parlamentari
e ai frontalieri – conclude il
comunicato –. Attendiamo ora
l’approvazione definitiva del Senato
Italiano».
Spettacoli
34 Sabato, 10 marzo 2012
✎ il telecomando |
Scelti per voi
La bottega dell’orefice
Domenica 11. F.d. S., C5, 8,50.
Calcutta. A sua immagine, Rai1,
10,30. Gioventù bruciata, R4, 15,05.
Capolavoro con James Dean.
Tempesta di ghiaccio, Iris, 21,00.
Film drammatico di Ang Lee sul
disagio giovanile. North Countrystoria di Josey.R4, 21,30. Un buon
film sull’emancipazione femminile.
52° premio Tv, Rai1, 21,30. Presa
diretta, Rai3, 21,30. FukushimaItalia. I passi del silenzio, Tv2000,
20,30. Doc su un monastero.
Viaggio nell’odio. Rai storia, 21,00.
Islamophobia. Ester, Tv2000, 21,45.
Film tv. Cosmo, Rai3, 23,50. Ritorna
il bel programma di attualità con
Barbara Serra. Oggi si parla di gioco
d’azzardo.
Lunedì 12. Provaci ancora prof. 4,
Rai1, 21,10. L’ultimo re di Scozia,
Iris, 21,05. Ottimo film sul dittatore
ugandese Idi Amin. L’anticamera
dell’inferno, Rai storia, 21,00.
Documentario. L’infedele, La7,
21,10. Attualità con Lerner.
Martedì 13. Chi trova un amico
trova un tesoro, R4, 21,10. Film
commedia con T. Hill e Bud
Spencer. Provaci ancora prof. 4
Rai1, 21,10. Fiction. La bottega
dell’orefice, Tv2000, 21,25. Film con
O. Hussei. Vedi scheda. Thelma
e Louise, Rai movie, 21,00. Film
drammatico di R. Scott. Un amaro
inno alla libertà femminile. Cose
di questo mondo, Rai5, 21,15. Film
di Winterbotton sul viaggio di 2
giovani afghani per arrivare in
Europa. Ottimo
Mercoledì 14. Viaggio d’estate,
Rai movie, 21,00. Film con R.
Zelwegger, donna tradita alla
ricerca di un uomo che si prenda
cura di lei. Viaggio a…, R4, 21,10. 4°
appuntamento tra fede e ragione.
Tentazioni d’amore, La5, 21,10.
Una commedia sull’amicizia e
l’amore. L’era spaziale, Rai5, 21,15.
Missioni fallite.
Giovedì 15. Ero sposo di guerra,
La7, 14,05. Divertentissima
commedia con Cary Grant ufficiale
francese che sposa tenente
americana. Il giovane Montalbano,
Rai1, 21,10. Ferito a morte.
Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità.
Dalla e De Gregori, Rai storia,
21,00. Doc.
Venerdì 16. Nella valle di Elah, Rai
movie 21,00. Un ex agente della
polizia indaga sulla morte del
figlio reduce dall’Iraq. Denuncia
della crisi di valori della società
americana. Robinson, Rai3, 21,05.
Attualità con L. Costamagna.
Cuore di tuono, Iris, 21,05. Bel film
d’azione nel mondo degli indiani
d’America. Zelig, C5, 21,10. Varietà.
La voce dell’amore, La5, 21,10. Film
drammatico con M. Streep.
Sabato 17. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv
Talk, Rai3,14,55. Ulisse, Rai 3, 21,10.
La conquista dei colori. Racconti
incantati, It1, 21,10. Film per
famiglie. Abramo, Tv2000, 21,20.
Film biblico, 1° parte.
drammatico
avventura
oratori
War horse
Hugo Cabret
Altre sale della comunità
S o l o Na ne t t e, u na no n na
anticonformista, comprende lo
spaesamento del nipote James, un
diciassettenne decisamente inquieto
che cerca di scappare dal mondo con
cui taglia tutti i ponti.
Ultimo film di Steven Spielberg,
racconta la storia Joey, puledro
esuberante, cresciuto libero e
selvaggio nella campagna inglese,
che finisce per essere il cavallo di un
giovane capitano inglese durante la
prima guerra mondiale.
Film di Martin Scorsese, tratto dal
romanzo vincitore della medaglia
Randolph Caldecott del 2008, racconta
di un ragazzo orfano che vive nascosto
tra le mura di un’affollata stazione
ferroviaria di Parigi occupandosi di
orologi.
Sabato 10 marzo all’oratorio di
Maslianico andrà in scena il film
“Sherlock Holmes 2”.
Nella Sala delloratorio di Lipomo,
domenica 11 marzo, il film di
animazione “Alvin Superstar 3”.
Il film nella sala della comunità di
Sondrio dal 9 al 14 marzo.
Il film della sala della comunità di
Menaggio dal 9 al 13 marzo.
Il film in scena a Livigno il 14, 16
e 17 marzo.
di M. Anderson 1987 (110 minuti).
Il film di Michael Anderson
ha il pregio di dare vita ai
personaggi dell’opera teatrale
di Wojtyla in modo semplice
ed efficace. Andrea Occhipinti,
Jo Champa,Ben Cross e Burt
Lancaster sono ottimi interpreti di
una vicenda che vive dell’intreccio
di tre storie d’amore ( diverse tra di loro)
vissute tra lo scoppio della seconda guerra mondiale e
gli anni sessanta. Sarà la guerra a fare la differenza. Un
bell’affresco sul matrimonio vissuto come vocazione, dove
l’amore umano è misteriosamente , ma concretamente,
il prolungamento dell’amore di Dio per l’umanità. Certo
l’uomo non sempre riesce facilmente a porsi in ascolto
della voce di Dio che anzi talvolta sembra quasi svanire
dall’orizzonte umano (la guerra, la morte, il dolore) ma
l’amore è un linguaggio ed una forza universale che porta
sempre l’ anelito divino.
Marted’ 13 marzo, ore 21.25, TV2000
Commedia
Posti in piedi in paradiso
Ultimo film di Verdone racconta la
vicenda di tre padri separati che vivono
in grandi difficoltà economiche a causa
della separazione dalle rispettive
mogli, e che decidono di dividere un
appartamento per far fronte insieme
alle spese e all’affitto.
Il film all’Astra di Como dall’8 all’11
marzo.
di Tiziano Raffaini
drammatico
Un giorno questo dolore ti
sarà utile
Sempre a Lipomo sabato 10 marzo
andrà in scena la commedia dialettale
“La man in del foeugh”.
Lettere e Rubriche
PAROLE
PAROLE / 116
Lotto
D
a antiche lingue
germaniche:“hlaut”, compreso il
francone “hlot”, nel senso di “sorte”
ma anche di “parte da sorteggiare”,
come nelle divisioni ereditarie. In
commercio “lotto” significa un blocco
di merce in vendita. Anche il gioco del
“lotto”, alla origine di quasi tutti i giochi
di azzardo, ha la stessa derivazione.
Si narra che Camillo Benso, Conte di
Cavour, si era opposto alla proposta di
introdurre il monopolio statale del gioco
Sabato, 10 marzo 2012 35
del lotto, qualificandolo “tassa sugli
stupidi”. Quanto aveva ragione! Però
oggi le finanze statali non potrebbero
rinunciare al gettito delle tasse sul
lotto e sugli altri giochi leciti. Quanto
agli illeciti , largamente gestiti dalla
criminalità organizzata,ne appare molto
difficile il contrasto. Non si contano
le persone contagiate dalla passione
irrefrenabile di “giocare”, affidando alla
sorte una assai improbabile “svolta”
nella loro economia,mentre è assai
più probabile un disastro personale
e famigliare. In agguato ci sono gli
“strozzini”, che volteggiano come
avvoltoi nei dintorni delle case da gioco.
Gli usurai non sono da meno. Fiutano
il bisogno di chi si è indebitato per
giochi o per speculazioni malriuscite,e
conducono alla rovina aziende, famiglie,
persone. Come non vedere che l’unica
strada pulita e sicura è il biblico “sudore
della fronte”?
Attilio Sangiani
❚❚ Una donna prodigatasi a favore dei malati di lebbra
Lo straordinario esempio della beata Marianne Cope
I
l morbo di Hansen è tutt’altro che sradicato, anche se in lenta diminuzione. Dagli ultimi dati della “World Health Organization” i casi dichiarati di lebbra erano in Africa circa
50.000, nelle Americhe circa 40.000, nel Sud-Est dell’Asia
circa 200.000, nel Mediterraneo orientale circa 5.000, nel Pacifico occidentale circa 10.000, mentre un dato confortante nel
senso che dal 2001 ad oggi c’è stata una regressione del male: da
750.000 a circa 400.000. La giusta soddisfazione di questi ultimi
risultati non deve fare venire meno l’impegno che richiede una
migliore e costante collaborazione tra Organismi internazionali,
Nazioni, ONG per programmi mirati sia per la prevenzione, sia
per la cura delle persone a rischio o già malate di lebbra. Fra
le tante figure di spicco che hanno donato la vita per i malati
del morbo di Hansen ci ha particolarmente colpita quella di
suor Marianne Cope. Così infatti si esprime il card. Josè Saraviva
Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a
nome del Santo Padre, durante la solenne beatificazione nella
basilica di San Pietro il 14 maggio 2005: “Un’opera d’arte della
grazia divina fu la vita della beata Marianne Cope, che porta
in sé il profumo e la bellezza del francescanesimo della prima
ora. Il suo servizio per i malati di lebbra richiama alla mente la
toccante esperienza di San Francesco d’Assisi, di cui la beata fu
non deleghiamo
il protagonismo
della nostra vita
C
aro Direttore,
debbo dirle con tutta sincerità che la
dottrina sociale ha sempre suscitato
in me una lettura di grande interesse,
anche dal punto di vista pedagogico, in
quanto attraverso essa siamo in grado di
fedele discepola”. La vita di Marianne Cope è da collegare alla
sua opera caritativa svolta a favore dei malati di lebbra insieme
con padre Damiano de Venster in Molokai nelle isole Hawaii.
“Nell’invito del Vescovo di Honolulu che stava cercando suore
di buona volontà per assistere i malati nell’isola Molokai, lei,
suor Marianne, ravvisò la voce di Cristo e, come Isaia, non esitò
a rispondere: Eccomi, manda me!”. La sua risposta a servire i lebbrosi è il frutto di una maturazione tra le suore del Terz’Ordine
di San Francesco ed il Postulatore della Causa di canonizzazione, il francescano P. Ernesto Piacentini, l’ha definita l’eroina di
Molokai per il suo coraggioso servizio a favore di questi fratelli
sofferenti. In quell’isola i lebbrosi vivevano segregati dal resto
del mondo, Non vi erano medici che li curassero, erano lasciati
al loro destino e abbandonati. Padre Damiano, che aveva scelto
di vivere tra loro, non era più in grado di sopportare tale drammatica situazione e l’arrivo di Madre Marianna l’8 novembre
1883 fu accolto come un segno prodigioso del cielo e segnerà
una svolta nella cura di tali infelici. Sporcizia, sangue, rifiuti si
trovavano dappertutto e loro iniziarono questo eroico impegno
con il lavare le fetide piaghe e fasciare ferite inguaribili. Non c’erano né cibo, né cure e l’umile suora con padre Damiano iniziò a
separare i malati dai loro figli ancora sani ed evitare il propagarsi
formarci una visione della società nella quale
facciamo parte e per la quale siamo chiamati
ad esprimere e a sviluppare le nostre idee
come liberi cittadini. Un aspetto che rientra
nei parametri della nostra Costituzione.
Purtroppo, da diverso tempo, le cose in questo
settore non vanno nella giusta direzione, la
crisi dei valori ha coinvolto in primo piano
tutto l’apparato politico, causando molte
fratture anche nelle istituzioni, e creando una
sorta di sfiducia nei cittadini.
Si è passati, senza volerlo, allo sciagurato
scambio dei ruoli tra lo stato sociale,come
avremmo dovuto fare, a quello assistenziale.
del male. E lentamente con i primi risultati clinici positivi segnò
pure il recupero morale e umano, specie delle donne, vittime
di soprusi e di violenze da parte di esseri privi di speranza. Il
suo esempio trascinò anche altre anime a seguirla nella consacrazione a Dio e le vocazioni fiorirono in quel luogo di dolore e
di disperazione per l’esempio di vita di P. Damiano e di madre
Marianne Cope, eletta Superiora provinciale, diventando poi
un centro specializzato di cura e uno strumento di salvezza.
Lei rimase accanto a P. Damiano fino alla sua morte che avvenne il 15 aprile 1889 e continuerà poi come guida e responsabile
in tale missione di recupero degli hanseniani. Nessuna suora
contrasse mai, pur immerse ogni giorno nella cura dei corpi malati, la lebbra. Le autorità di Honolulu riconobbero gli altissimi
meriti di suor Marianne nella cura ai lebbrosi e le conferirono
la “Croce dell’Ordine regale di Kapiolani” e lei seppe sempre
testimoniare il suo ardente amore di Dio e la sua grande carità
verso gli ultimi con l’entusiasmo e lo slancio dei “piccoli” del
Vangelo. Si spegnerà il 9 agosto 1918 a Kalaupapa all’età di anni
80 e con padre Damiano la veneriamo sugli altari per quella straordinaria azione di carità e di amore tra i sofferenti di Molokai.
Gianni Moralli
E tutto ciò ha causato danni alla qualità
di vita di coloro che per ragioni fisiche
o psichiche non sono in grado di essere
produttivi. Si è danneggiato la cultura
del bisogno per trarre ulteriori vantaggi
nell’ambito assistenziale. Perciò, ora è
doveroso pensare ad una graduale e decisiva
trasformazione della socialità umana, sulla
base di una diversa concezione e incisiva
dottrina della persona, in modo da sentirsi
liberi ma anche autentici protagonisti della
propria vita e del progetto che Dio ha su di
noi.
GIANNI NOLI
❚❚ L’informatore giuridico / 128
Lettere
al direttore
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a cura di VITTORIO RUSCONI
Novità in tema di conti correnti
U
na delle novità introdotte dalla riforma Monti ha
per oggetto il nuovo regime di tassazione del conto titoli e delle rendite.
Si tratta di una piccola tassa patrimoniale entrata
in vigore all’inizio del presente anno.
Tale patrimoniale è partita nella misura dell’1-1,5 per mille
e sostituisce il cosiddetto superbollo che era stato introdotto lo scorso luglio dall’ex ministro Tremonti.
La nuova imposta prevede un prelievo proporzionale dello 0,10% annuo a partire dal 2012, con un importo minimo
pari ad € 34,20 ed un limite massimo di € 1.200,00, e dello
0,15% dal 2013.
L’oggetto dell’imposta non riguarda solo quanto è inserito nel deposito titoli, ma ha per oggetto tutti i prodotti finanziari, compresi i fondi comuni e le polizze, detenuti in
banca o presso le SIM, le assicurazioni, ecc., ad eccezione
dei fondi pensione e delle polizze sanitarie.
Gli istituti di credito saranno tenuti a comunicare i prodotti e gli strumenti di investimento, con cadenza periodica
(mensile, trimestrale o annuale) dove la base di calcolo
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Registrazione Tribunale di Como
numero 24/76 del 23.12.1976
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del prelievo sarà il valore dello strumento sul mercato.
La novità dell’imposta consiste nel fatto che essa non
è fissa, ma calcolata in percentuale sul valore totale
del portafoglio.
Sempre dall’1 gennaio 2012 trova applicazione la norma in base a cui tutte le rendite finanziarie (cedole, dividendi, plusvalenze) verranno tassate con un’aliquota
del 20%, ad esclusione dei titoli di Stato.
Inoltre il bollo colpirà anche i buoni fruttiferi postali,
ad eccezione dei buoni il cui valore non superi i cinquemila euro.
Sempre dall’1 gennaio 2012 viene abolito il cosiddetto
“prelievo Prodi” sugli interessi di conti correnti, depositi, obbligazioni e proventi di fondi e polizze assicurative costituite in garanzia da persone fisiche o enti
non commerciali a favore di finanziamenti concessi a
imprese residenti.
Per quanto concerne i conti deposito liberi e vincolati,
gli stessi, oltre a beneficiare sull’abbassamento dal 27
al 20% dell’aliquota di tassazione degli interessi offerti
Direttore responsabile: Alberto Campoleoni
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Questo giornale è associato
alla FISC (Federazione
Italiana Settimanali
Cattolici) e all’USPI
alla clientela, potrebbero essere esentati dalla mini patrimoniale della nuova manovra.
*********************
In tema di prelievi e versamenti su conto corrente bancario
il Ministero dell’economia e della Finanza è intervenuto a
specificare che il limite degli € 999,99, relativo all’importo massimo utilizzabile per le transazioni in contanti, non
vale per tali operazioni.
Pertanto, indipendentemente da quanto affermano gli istituti di credito (alcuni di essi continuano a richiedere ai loro correntisti la sottoscrizione di un modello con l’intento
di acquisire le informazioni necessarie per comprendere
come il denaro prelevato sarebbe stato impiegato), non è
previsto alcun limite e, per quanto riguarda gli enti ecclesiastici, qualora la banca richieda la destinazione delle somme
in caso di prelevamento, sarà sufficiente far riportare che
trattasi di somme destinate al proprio ambito religioso, per
le necessità di culto e di religione.
Vittorio Rusconi
(Unione Stampa Periodica Italiana)
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