della diocesi di como Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXV - 26 febbraio 2011 - € 1,20 Europa 6 Vetrina 8 10 e 11 Como Sondrio 17 Cristiani perseguitati: l’Ue intervenga! Il 23 ottobre Luigi Guanella sarà santo Il carcere guarda al volontariato comasco Accordo per la difesa del territorio e Chiese europee L riunite a Belgrado hanno rivolto un appel- on il sacerdote di C Fraciscio verrà canonizzato anche il fon- na mattina al BassoU ne per riflettere sul rapporto tra due realtà n programma ventiIprevenire nove interventi per e interveni- lo. Prima risposta. Editoriale Luigi Guanella... Lui, uno di noi! datore dei Saveriani. che possono aiutarsi. 29 re sul dissesto. Maghreb in rivolta. Ora tocca a Gheddafi... di Paolo Bustaffa P alazzo Apostolico Vaticano: Aula del Concistoro, lunedì 21 febbraio 2011, ore 12.15. Inavvertitamente lo sguardo si sposta da questa sala, così ricca d’arte e di memoria, alle montagne della Valchiavenna e al lago di Como. Il Papa ha appena nominato Luigi Guanella che con Guido Maria Conforti e Bonifacia Rodriguez de Castro proclamerà santo domenica 23 ottobre. Ci sono cardinali e vescovi, c’è mons. Diego Coletti. Con loro un piccolo gruppo di religiosi, religiose e laici. C’è un clima di grande raccoglimento. Preghiere e canti accompagnano le parole del Papa e quelle, sempre in latino, del card. Angelo Amato che presenta le biografie dei tre nuovi santi. Nei momenti di silenzio sembra di udire il suono festoso di campane lontane che confermano alla diocesi di Como la bella notizia. C’è la consapevolezza di vivere un momento storico. Anzi, c’è la certezza di essere in un “frammento” di eternità. è la santità, che oggi prende il volto di un prete delle nostre montagne, a far scorrere nella mente e nel cuore pensieri totalmente altri. Nell’Aula del Concistoro la comunione dei santi si tocca con mano. Il vescovo Diego è commosso: “Questo grande dono alla Chiesa e in particolare alla Chiesa di Como sarà certamente di stimolo per la qualità della fede e per la fecondità vocazionale”. Don Mario Carrera, il postulatore, ha il volto illuminato dalla gioia: “Il sogno si è avverato, abbiamo tanto pregato e ci siamo tanto impegnati perché la santità di don Luigi irrompesse nella storia e anche nella cronaca”. Più bella ed eloquente che mai l’attualità di questo prete, padre dei poveri, profeta della carità, educatore dei giovani, costruttore di speranza nelle situazioni umane e sociali più fragili. Nell’aula del Concistoro è tuttavia don Luigi sacerdote ad “avere la parola” per raccontare nel loro più alto significato le opere compiute. Parla di quel suo “sì” a Dio che si è trasformato in un “sì” a ogni creatura umana, soprattutto se debole e abbandonata. Il suo amore per i più fragili ha interrogato e interroga la coscienza di chi non ha rinunciato e non rinuncia a pensare. Mi chiedo mentre ascolto la “Sententia Summi Pontificis indicentis Canonizationum diem” se il merito più grande di questo prete della nostra Chiesa non sia stato e non sia proprio quello di far nascere domande su Dio nel cuore dell’uomo. E quando nascono le grandi domande nasce anche il desiderio di cercare e incontrare le risposte. Di cercare e incontrare la Risposta. In questo don Luigi Guanella è stato ed è educatore alla fede, alla speranza e alla carità. Un dono grande in cui, oggi in questa Aula alla presenza del Papa, si raccolgono quelli di tutti i preti della nostra diocesi. Doni illuminati dalla luce di santità di uno di loro, di uno di noi. Anche la Libia in fiamme! Si temeva che le proteste popolari che hanno fatto cadere i regimi di Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto raggiungessero anche la Libia del colonnello Gheddafi. Così è stato. E la repressione ordinata dal rais è stata sanguinosa. La situazione desta grande preoccupazione nel nostro Paese, e la diplomazia mondiale, pur con una ferma condanna della violenza, resta a guardare... 3 Quaresima 2011 13 Una sintesi del messaggio di papa Benedetto XVI Libretto Benedizione delle famiglie 2011 Como 19 “A tuttarte”: musei e creatività per Carnevale Valli Varesine 28 La testimonianza di Luca Galbiati dal Congo Sondrio 32 Segnali di ripresa per l’economia locale Per prenotare: 031-263533 da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 Idee e opinioni 2 Sabato, 26 febbraio 2011 S ono queste le parole che mi sento ripetere in diversi incontri con persone che vorrebbero credere ma che, proprio a causa di un certo modo di parlare di Dio, non riescono ad accettare “quel” Dio. Occorre avere l’onestà, almeno a me sembra, di mettere in discussione un linguaggio (e un contenuto) che non parlano più. Anche quando si parla della proposta cristiana, se ne parla spesso più in termini critici che positivi: più l’uomo è svalutato e più Dio sarebbe accreditato! E quando se ne parla in termini positivi, si mette talmente l’accento sull’impegno che dovrebbe partire dall’uomo, da dimenticare che l’uomo stesso è dono e grazia. Così il linguaggio spesso «ci tradisce»: svela ciò che l’uomo pensa di sé e degli altri. Applicata questa prospettiva alla riflessione cristiana, comprendiamo come, insistendo su alcune parole piuttosto che su di altre, noi veicoliamo - di fatto - un’immagine di Dio piuttosto ✎ FUORI DAL CORO | di Arcangelo Bagni “Raccontaci il Dio di Gesù, i nostri limiti li conosciamo già...” che un’altra, un’immagine di uomo piuttosto che un’altra. “Voi cristiani - mi diceva una persona provata dalla sofferenza - parlate del vostro Dio ponendo sempre di più l’accento su quello che l’uomo deve fare per Dio. Raccontateci il Dio di Gesù, forse Lui ha qualcosa da dire anche a noi! Siete sempre pronti a fare mille considerazioni moralistiche su quello che l’uomo non fa, ma di quanto Dio ami l’uomo, di questo poco ci dite. Sappiamo già a memoria l’elenco dei peccati che facciamo, da voi ci aspettiamo altro: raccontateci Dio…”. Confesso che più frequento persone “normali” (non abituate a chissà quali riflessioni, più o meno teologiche, più o meno “cristiane”) e più mi accorgo che tanto linguaggio religioso “gira a vuoto”: gratifica quanti si sentono al sicuro all’ombra di un campanile o all’interno di una sacrestia. Riflessione forse esagerata, ma non priva di fondamento. E penso istintivamente ad alcuni contenuti che una certa predicazione sembra prediligere. Il cristianesimo - si dice - invita alla penitenza. E’ vero, ma che cosa si intende? Parlare di penitenza non rimanda né a “sacrifici da fare” né a facce tristi; significa, invece, la gioiosa riscoperta della certezza che soltanto donandosi ci si converte, che soltanto spendendosi per gli altri è possibile dare alla propria vita un nuovo orizzonte. Altro tema gettonato: la mortificazione. Una certa spiritualità e una pietà popolare si sono impadronite di questa prospettiva e hanno affermato che occorre, ogni giorno, morire a se stessi, rinunciare a qualcosa, fare opere di mortificazione. Così più ci si mortifica e più ci si sente vicini ad una pienezza religiosa che sta davanti. La mortificazione diventa strada che porta alla realizzazione della prospettiva religiosa! Allora, tutto ciò che umilia l’uomo diventa un modo di piacere e di avvicinarsi a Dio. Ma la prospettiva è un’altra: la “mortificazione” non consiste ✎ Granaio / 3 COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola E i due “bulletti” vadano a Messa! D ue ragazzi, 15 e 16 anni, di Bassano del Grappa (Vicenza), sono stati condannati dal Tribunale dei minori di Mestre per aver fatto i “bulletti”. Il termine è di moda. Usiamolo dunque al diminutivo per la giovane età, per carità cristiana e per cercare di mitigare i misfatti dei due: estorsioni, piccoli furti, rapine, minacce, sempre ai danni di coetanei e talvolta di bambini. Il giudice minorile ha deciso di sospendere il processo a loro carico per un anno. Un anno di prova. Al termine del quale i due “bulletti” dovranno dimostrare di essersi ravveduti. Nel frattempo, per prima cosa, dovranno chiedere scusa alle loro vittime, poi fare volontariato, ottenere buoni voti a scuola, sostenere periodicamente colloqui con gli psicologi del servizio sociale e andare a Messa tutte le domeniche e le feste comandate. Così la decisione del giudice. E proprio quest’ultima imposizione, il dover andare a Messa, ha suscitato non poche polemiche, soprattutto in ambito locale. Il sindaco di Bassano del Grappa, Stefano Cimatti: “Sono sempre stato favorevole a pene alternative, ma Aforismi ■ Gómez Dávila Si può spiegare il mondo a partire dall’uomo, ma non l’uomo a partire dal mondo. L’uomo è una realtà data, il mondo un’ipotesi che inventiamo. Nicolás Gómez Dávila (Cajicá 1913 - Bogotá 1994) Scrittore e aforista colombiano In margine a un testo implicito, Adelphi 2001, pagina 94 Singolare decisione di un giudice del Tribunale dei minori di Mestre: una penitenza che magari farà bene... la coercizione è cosa diversa. Non credo che si possa imporre la fede come pena”. L’arciprete Renato Tomasi: “Nessun giudice o norma può imporre l’obbligo di andare a Messa e in ogni caso chi dovrebbe controllare la loro fede? Non credo che i parroci possano farlo”. Con tutto il rispetto per il primo cittadino e l’arciprete, non siamo d’accordo sulla conclusione delle loro valutazioni. Qui non è questione di fede. Il giudice ha imposto solo di andare a Messa, liberi poi i due ragazzi di andarci con lo spirito che vogliono. È indubbio, però, che la Messa, anche per chi non ha fede, è pur sempre un momento di meditazione, di riflessione, di calma (per non dire educazione) imposta; se vogliamo anche I giudizi positivi ed entusiasti si sono sprecati in una quasi totale unanimità. Ci sarebbe stata addirittura una telefonata di congratulazioni del Capo dello Stato. Anche Avvenire ha dedicato all’evento un editoriale dal piglio - si direbbe - garibaldino! Ed è così: l’«omelia» di Roberto Benigni al Festival di Sanremo con l’«esegesi» dell’inno di Mameli ha raggiunto milioni di persone, in una sorta di apoteosi della ritualità laica, celebrata con enfasi dal sacerdote della Nazione, entrato a cavallo, reggendo la bandiera, nel tempio dello spettacolo più importante dell’anno. Un successo televisivo e un’ottima prova di come la storia patria possa essere veicolata dal “piccolo Gorgia fluorescente” (la definizione è del poeta Giovanni Cristini) capace per una sera di rinnovare i fasti del “fuoco di Eraclito”, radunando un popolo intero, formato tanto nel fare qualcosa su se stessi per piacere a Dio; essa consiste, prima di tutto e innanzitutto, nell’ascoltare la Parola che mette in discussione l’agire dell’uomo svelando la profondità della sua incredulità. Compiere “opere di mortificazione” non significa aggiungere gesti a gesti, opere ad opere, ma assumere una diversa logica con la quale condurre la propria esistenza quotidiana: non la logica del potere (che affascina e seduce), non la logica dell’autoconservazione (che dà sicurezza e presunta efficacia), ma la logica del servizio (che invita ad aprirsi agli altri, ad uscire da se stessi) e la logica del dono (che apre alla gratuità). Riflettendo con “non credenti” mi accorgo che queste prospettive non solo trovano ascolto, ma domandano ulteriore approfondimento! Parlandone con tanti “credenti frequentanti”, sembra di parlare del superfluo. Ma che ne abbiamo fatto del Vangelo? di socialità, per quel partecipare insieme con l’assemblea a un qualcosa comunque di spiritualmente elevato che induce a più alti pensieri. Beninteso, per giovani che pensano a tutt’altro, quel dover star fermi per mezzora, compunti, composti, in religioso silenzio, sotto lo sguardo di altre persone e magari dover ascoltare una predica (osiamo sperare di quelle lunghe e noiose, per maggiore effetto), ebbene, tutto ciò può costituire, Dio mi perdoni!, una penitenza. Ecco, ci siamo. Dove voleva arrivare il giudice. Le penitenze – questo tipo di penitenze – fanno sempre bene. A tutti. Principalmente ai giovani che amano fare i “bulletti”. E non è detto che, dopo la penitenza, qualcosa non resti dentro. Nella coscienza. ✎ Corsivo | «Non appena rientrati a casa vostra, dovreste prendere il Vangelo e, insieme a vostra moglie e ai vostri figli, rileggere e meditare quanto vi è stato detto... Di solito, prima che il seme abbia avuto il tempo di mettere radici ben salde nella nostra anima, un assalto impetuoso di preoccupazioni terrene lo investe e, sradicandolo del tutto, lo trascina via dal nostro cuore. Se volete che ciò non vi accada più, all’uscita da queste riunioni, pensate che non vi è altra cosa più necessaria della meditazione sugli insegnamenti ricevuti. Sarebbe, infatti, una estrema ingratitudine e sconsideratezza dedicare cinque o sei giorni agli affari terreni e non dare un giorno, anzi neppure una piccola parte di un giorno, alle cose spirituali. Non vedete che i vostri figli studiano e ripetono per tutto il giorno quelle cose che hanno ascoltato a scuola? Imitiamoli, dunque, perché se ogni giorno noi versiamo l’acqua in un vaso bucato e non mettiamo, nel conservare la parola di Dio nel nostro cuore, la stessa cura che usiamo per custodire l’oro e l’argento, non ricaveremo alcun vantaggio da questi nostri incontri. Quando un uomo riceve del denaro, lo ripone con cura dentro un sacchetto e lo chiude con il suo sigillo; noi, invece, dopo aver ascoltato le parole di Dio, infinitamente più preziose dell’oro e delle gemme, dopo aver ricevuto i tesori dello Spirito Santo, non ci curiamo affatto di tenerli custoditi nell’intimo della nostra anima, ma lasciamo con indifferenza che sfuggano dal nostro spirito e si perdano... Per impedire che ciò avvenga, imponete a voi stessi l’inviolabile legge di consacrare un giorno della settimana, ma questo totalmente, dapprima ad ascoltare e poi a meditare la parola di Dio. GIOVANNI CRISOSTOMO Omelie sul vangelo di Matteo, V,1 di Agostino Clerici A cavallo, all’Ariston, è entrata... la retorica! da giovani e anziani, attorno ad un ideale camino. Tutto vero. Ma... Una riflessione amara resta sullo sfondo. è mai possibile che nel nostro Paese, quello la cui unità è stata raggiunta non senza fatica 150 anni fa, non si dia una via di mezzo tra la polemica e la retorica? Perché quello di Benigni è stato un perfetto esercizio di retorica sull’inno di Mameli e sulla gloria del Risorgimento. Costruito bene, adattato quanto basta al mezzo televisivo, ma pur sempre artificio retorico. Tutto bello, tutto perfetto, tutto letto alla luce dell’esito di un movimento che è stato, invece, ben più problematico. Citare insieme Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II e Garibaldi, quasi come compagni di “briscola”, nasconde la verità storica che nessuno di loro poteva soffrire gli altri tre. L’inno di Mameli cita anche “Iddio”, ma l’esegesi di Benigni ha glissato su questo nome che, invece, è il collante della Nazione, anche se non certo l’anima dello Stato. Per quale motivo? Semplice. Per mantenere pulita la retorica del Risorgimento. E se si può comprenderlo per una esigenza di spettacolo e di scenografia televisiva, non è certo con la retorica che si fa la storia nella scuola (visto che qualcuno ha proposto di trasformare in lezione lo spettacolo di Benigni). Certo, non si fa storia e nemmeno si educano le giovani generazioni con la polemica astiosa, che alberga nei palazzi della politica e nelle redazioni dei giornali, e a cui abbiamo fatto il callo. Tanto da rimanere piacevolmente colpiti dalla carezzevole retorica di Benigni, vero e proprio vate sull’altare della Patria. Non credo di sminuire la performance del toscanaccio, attribuendole questo specifico genere letterario e televisivo. Certo è che, se vogliamo diventare un popolo maturo, dobbiamo sforzarci di trovare una via di mezzo tra il sarcasmo irridente che sembra aver conquistato il Parlamento e la retorica di maniera insediatasi all’Ariston di Sanremo. La mezzoretta di Benigni, tra l’altro, è costata una fortuna. Ma, è risaputo, l’unica gratuità che conosce la retorica è quella delle parole! Attualità L Il sacrificio di padre Marek “P LIBIA L’arresto del presunto assassino del prete polacco sembra allontanare l’ipotesi di un’aggressione legata al fondamentalismo. cattoliche locali hanno parlato di “diffusa paura tra i fedeli e le famiglie”. Le autorità di polizia tunisine nella serata di lunedì 21 febbraio hanno arrestato il presunto assassino di p. Marek Rybinski. “Secondo l’inchiesta ufficiale questa persona, che era il factotum della casa missionaria, aveva ricevuto tre mesi fa da p. Rybinski un prestito di 2mila dinari, circa mille euro, per comprare dei materiali che servivano per alcuni lavori di manutenzione da eseguire nella scuola” spiega all’agenzia Fides mons. Maroun Elias Nimeh Lahham, vescovo di Tunisi. “El-Mestiri avrebbe speso la somma non si sa bene per cosa. P. Rybinski, vedendo che i materiali promessi non erano stati acquistati, iniziò a chiedere la restituzione della somma. Alla fine, preso dal panico, l’uomo avrebbe ucciso il missionario”. In un primo momento, visto le modalità dell’omicidio - il missionario è stato sgozzato - si era pensato ad un’aggressione commessa da estremisti. La Chiesa in Tunisia. In Tunisia la presenza cattolica è stimata in circa 20 mila fedeli (su 10 milioni di persone), i sacerdoti sono 35, dei quali 28 sono religiosi, 126 le suore. Nel Paese esiste una sola diocesi, Tunisi, con 6 parrocchie. I cattolici sono impegnati in modo particolare nel campo educativo ed assistenziale. Particolarmente importante è l’ospedale “Saint Augustin”, operante a Tunisi dal 1933. e ultime notizie sono allarmanti. Gheddafi è comparso in televisione nella notte tra lunedì e martedì con una breve apparizione, ma si è poi rivolto alla Nazione in un lungo messaggio nel pomeriggio di martedì per dire, soprattutto, che non ha alcuna intenzione di lasciare la guida del Paese. «Non sono un presidente e non posso dimettermi» ha detto il Colonnello, sottolineando di essere invece il leader della rivoluzione e di voler rimanere, «fino all’eternità, un combattente». «Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirò come un martire, come mio nonno» ha aggiunto il raìs, lanciando una sorta di guanto di sfida al popolo che da una settimana contesta il suo potere durato più di 40 anni. Intanto la repressione prosegue. è ormai certo che il leader libico ha fatto uso di forze mercenarie per sparare sulla folla. Bombe sulla piazza a Tripoli avrebbero provocato più di mille morti, ma è difficile quantificare il numero delle vittime della repressione. Secondo l’International Federation for Human Rights (Ifhr), sono circa una decina le città in mano agli insorti. Oltre a Bengasi, dice Ifhr, i ribelli hanno il controllo di Sirte e Torbruk, Misrata, Khoms, Tarhounah, Zenten, Al-Zawiya e Zouara. Il regime controllerebbe solo la capitale Tripoli, dove i disordini continuano. La pista dell’aeroporto di Bengasi è stata distrutta dai bombardamenti e gli aerei non possono decollare né atterrare, ne ha dato notizia il ministro degli Esteri egiziano. Preoccupante la situazione anche sul fronte dell’approvigionamento energetico. Nel primissimo pomeriggio di martedì Eni confermava di aver chiuso il gasdotto di GreenStream, che trasporta 9,2 miliardi di metri cubi di gas Roma. Confermata da fonti del governo italiano anche la notizia del blocco dei terminali libici del petrolio. La situazione è grave, la repressione feroce, le defezioni consistenti. Quante vite umane ancora prima delle fine di un regime? E alla fine la “Guida fraterna della Rivoluzione” ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: un dittatore sanguinario e vile. Dopo aver fatto sparare contro la folla nei giorni scorsi, con un bilancio che secondo tutte le fonti non ufficiali è intorno ai 200 morti, ieri notte ha presentato alla tv libica non la sua faccia, ma quella del figlio maggiore. Saif Gheddafi ha parlato per quasi un’ora, come se la televisione fosse sua, parlando come si parla a dei bambini che si sono comportati male, alternando la dolcezza alla severità e alle minacce. Ha accusato i media, le forze stranieri e gli islamisti di falsare la verità. Ha rimproverato la televisione libica di non avere raccontato correttamente le proteste della gente. Ha accusato Al Jazeera, Al Arabjia e la BBC di non dire la verità, spiegando con dolcezza che i morti a Bengasi erano ‘solo’ 14 e non 84, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Ha ammesso che l’esercito non aveva fronteggiato correttamente la situazione, ha riconosciuto con garbo che erano necessarie riforme e ha insistito a lungo sul rischio di dividere il paese. Ha detto che il merito di suo padre era stato quello si unire e dare orgoglio alla nazione, mentre le proteste porterebbero alla frammentazione in piccoli emirati. Si perderebbe la gestione del petrolio che oggi “è la nostra ricchezza, ci nutre e ci permette di avere le scuole”. Con la divisione chi amministrerebbe il petrolio? Chi garantirebbe che i proventi dei giacimenti – che si trovano in parte significativa a Est, nella zona di Bengasi - siano 3 ✎ Gheddafi in tv Salesiano, ucciso in Tunisia adre Marek Rybinski, 34anni, membro della comunità dei Salesiani di Manouba (15 km. Da Tunisi), è stato ucciso nella mattinata di venerdì 18 febbraio. Il suo corpo è stato trovato, quasi decapitato, verso mezzogiorno in un magazzino della scuola non lontano da Tunisi dove era incaricato della contabilità. Nello stesso giorno l’arcivescovo di Tunisi, mons. Maroun Lahham, ha celebrato una messa in suffragio. Affidiamo padre Marek alla tenerezza di Dio e ci uniamo alla sofferenza e alla preghiera dei suoi cari”. Con questo stringato comunicato la curia arcivescovile di Tunisi ha dato la notizia della morte del religioso salesiano Marek Rybinski, in Tunisia dal 2008. Nel corso della celebrazione mons. Lahham ha rivelato che la comunità salesiana aveva ricevuto la scorsa settimana una lettera con una croce uncinata che diceva: “consegnate il vostro denaro, sporchi ebrei, e andatevene”. Lo stesso arcivescovo ha poi affermato che “le forze dell’ordine hanno rafforzato la protezione davanti alle chiese”. Fonti Sabato, 26 febbraio 2011 distribuiti a anche in favore delle popolazioni dell’Ovest – dove si trova la capitale Tripoli? Poi è diventato più severo: ripetendo ossessivamente che la Libia non è l’Egitto né la Tunisia, con lunghe pause nel discorso e continui cambi di tono, ha detto che i capi militari gli hanno raccontato i fatti reali e che i manifestanti erano solo teppisti in preda alla droga e ha chiesto “Tocca a voi scegliere: benessere o caos?”. Quindi ha ammonito. “L’esercito è forte, ristabiliremo l’ordine. La mia famiglia ha cacciato gli italiani per rendere indipendente il paese, ora non lo lascerà nel caos”. In un delirio sempre più incontenibile ha minacciato: “L’esercito è con mio padre Muammar Gheddafi, centinaia di migliaia di persone sono con noi. Non lasceremo il paese. Combatteremo sino all’ultimo proiettile, sino all’ultimo uomo”. Che si può dire di un discorso così? Sono le parole di chi ha paura, una paura mortale. Il potere di Gheddafi si basa sull’equilibrio di poteri fra le ‘tribù’ che compongono il paese, ottenuto pagandole col petrolio. Come abbiamo già scritto la situazione del potere in Libia è analoga a quella costruita in Tunisia. Tutta l’economia è nelle mani della famiglia del rais, la democrazia non esiste, la struttura di potere è alimentata e garantita comprando le persone col denaro. La stampa, a differenza dell’Algeria non è libera e il dibattito è impossibile. Ma nessuno oggi può fermare il vento dei nuovi media, nemmeno il blocco totale di internet o le continue interruzioni del segnale telefonico cellulare. Così l’effetto domino del Maghreb ha raggiunto la Libia ed è saltata la ‘pace’ con le tribù. Da quanto si capisce, attraverso le notizie frammentarie che arrivano dal paese, le tribù della zona di Bengasi hanno abbandonato Gheddafi e altrettanto avrebbero fatto molti militari. Per questo l’insistenza sul pericolo di dividere il paese in tanti piccoli emirati e il riferimento all’Est ricco che non sarebbe più solidale coll’Ovest povero. Il rais ha paura e fa di tutto per tenersi stretto con la paura almeno l’Ovest. Suo figlio ripete mille volte che l’esercito è unito e non parla di ‘proteste’ ma di ‘guerra civile’ perché evidentemente le defezioni sono consistenti e la ‘inevitabile’ reazione dei Gheddafi troverebbe i militari divisi fra i due campi, col rischio di creare una vera guerra interna, condizione che negli altri paesi del Maghreb non è avvenuta. La minaccia di colpire con le armi fino all’ultimo uomo, dismettendo definitivamente i vestiti di padre affettuoso dei suoi sudditi, rivela il terrore di lasciare il paese. Qualunque destinazione renderebbe Gheddafi vulnerabile al rancore di chi non gli ha perdonato il passato, quando era il principale finanziatore del terrorismo. I toni melliflui e le minacce di Saif sono insomma l’urlo disperato di chi sente vicina la fine. La caduta del rais è infatti inevitabile. Ciò che non è prevedibile è la durata dell’agonia, né quante vite ancora costerà. Forse saranno ancora numerose. Peseranno moralmente anche su chi ieri accoglieva il rais con tutti gli onori, offrendogli la legittimazione politica che toglieva libertà e spazio a qualunque opposizione interna. Chi porta questa responsabilità ci risparmi almeno oggi la penosa immagine di chi cerca di attribuirsi meriti insistenti, come il convincere il rais alle riforme costituzionali o a farsi ‘responsabilmente’ da parte. RICCARDO MORO Italia 4 Sabato, 26 febbraio 2011 17 marzo 2011: la festa turbata Le polemiche non hanno fatto che acuire sentimenti negativi, che non fanno bene I l 17 marzo, alla fine, la festa si farà. Una festa nazionale per l’Unità d’Italia, per celebrare la ricorrenza dei 150 anni. Intorno a questa festa ci sono state polemiche di ogni tipo, che hanno coinvolto i politici, naturalmente, ma anche gli industriali e il mondo della scuola. Con argomenti che si sono intrecciati trasversalmente, dai temi propri dell’unità nazionale a quelli legati al carico per le aziende, e a quelli –stucchevoli, a volte – su come sia meglio festeggiare con gli studenti: un giorno in meno di scuola o lezioni mirate sull’Unità? Alla fine il “braccio di ferro” si è risolto in Consiglio dei ministri, non senza problemi e spaccature. Tre ministri – i leghisti Bossi, Calderoli e Maroni – non hanno aderito e, per una festa dell’Unità – quella del Paese –, la cosa fa riflettere. Anche il ministro Gelmini, secondo fonti di stampa, avrebbe espresso riserve, pur allineandosi al voto finale del governo. Di fronte al timore di oneri aggiuntivi per la finanza pubblica e per le imprese private è stato studiato l’escamotage di sopprimere, di fatto, la festa del 4 novembre, quella delle Forze armate: quest’anno non sarà pagata come festività. Dietro la questione economica si affaccia in realtà un sentimento peraltro noto di crisi nel sentire l’Unità nazionale. Le polemiche non hanno fatto che acuire sentimenti negativi. Non fanno bene, in un momento così difficile per l’Italia come l’attuale, nel quale il Paese si presenta quasi senza punti di riferimento, con un mondo politico in gravissima crisi e la sensazione di un sistema bloccato. Una situazione nella quale si moltiplicano gli appelli del Presidente della Repubblica per evitare la conflittualità e, soprattutto, per ridare slancio a un’Italia disorientata. Un’Italia che avrebbe bisogno di esempi di responsabilità, di superamento delle posizioni conflittuali di parte, in una parola di impegno evidente per il bene comune. In questo frangente la Chiesa avverte una volta di più, la responsabilità verso il bene del Paese, non perdendo occasione soprattutto di richiamare alla sensibilità educativa, alle conseguenze che hanno scelte e comportamenti pubblici. Da tempo insiste per una rinnovata coscienza civile e per un impegno politico disinteressato. Per la festa dell’Unità si è mossa senza tentennamenti: quel giorno ci sarà una Messa presieduta dal cardinale Bagnasco a Roma e il presidente Napolitano ha appena ricordato “l’impegno, ribadito anche dai cardinali Bertone e Bagnasco per la partecipazione della Chiesa e in qualche forma anche del Pontefice alle celebrazioni”. Davvero non è poco. Soprattutto per chi conosce la storia. ALBERTO CAMPOLEONI Mariano Crociata. Una riflessione del segretario CEI alla Commissione presbiterale. ”U n prete mostra al più alto grado la sua qualità di cittadino attivo e responsabile quanto più e meglio è e fa il prete”. Questa la “conclusione” di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che il 17 febbraio ha tenuto un intervento alla Commissione presbiterale italiana, intitolato “Preti e cittadini”. Una riflessione sulla “responsabilità civica del prete” suggerita, spiega, da due circostanze: gli argomenti “all’ordine del giorno del Consiglio permanente della Cei di fine gennaio e la prossima celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia”. Dopo avere richiamato il divieto ai preti, contenuto nel Codice di diritto canonico, di assumere uffici pubblici o incarichi all’interno di partiti politici, mons. Crociata afferma che non c’è incompatibilità tra ministero presbiterale e impegno civico giacché “non è escluso tutto ciò che sta prima e oltre l’assunzione di un ufficio pubblico e di un impegno partitico diretto”. L’impegno civico è dunque, secondo il presule, espressione di “responsabilità” e del “diritto e dovere di cittadinanza, verso cui, del resto, lo stesso magistero non esita a incoraggiare”. “In un equilibrio difficile ma possibile per grazia - spiega il segretario Cei -, la Chiesa vive la sua presenza nel tempo proiettata e, in qualche modo, già partecipe dell’eternità”. Essa non si può ridurre “a una grandezza sociale e storica tra le altre, ma non si può nemmeno Preti per la città L’efficacia politica della loro presenza non deve diventare strumento di divisione all’interno della comunità, nella difesa strenua dei valori non negoziabili. esonerare dal suo radicamento storico-sociale e dal suo compito di evangelizzazione e di santificazione”. In tale prospettiva “si colloca, senza riduzionismi sociologici ma con una costitutiva apertura escatologica, l’insegnamento sociale della Chiesa”. “Ciò che la Chiesa cerca - chiarisce mons. Crociata - non è diventare una forza alternativa o una proposta organizzativa specifica della società rispetto ad altre, ma piuttosto contribuire al bene intero della persona e della società coinvolgendosi fino in fondo ma, nello stesso tempo, mantenendo una riserva critica che non è opposizione all’uno o all’altro sistema, bensì distanza sistematica da ciò che non può mai assumere valore assoluto”. Dopo avere sottolineato “l’efficacia politica della presenza pre-politica della Chiesa e dei suoi pastori”, mons. Crociata si sofferma sul “legittimo pluralismo della opzione politica dei cattolici” sottolineando l’importanza della “capacità dei preti di non diventare strumento di divisione e di contrapposizione all’interno della comunità, ma al contrario segno di unità attorno a ciò che ci costituisce come Chiesa”, e quindi “ci deve vedere uniti anche nell’ambito sociale e politico”. Secondo il presule, “c’è uno spazio di valori e di principi sul quale non può non esserci concordia tra tutti i credenti al di là delle appartenenze e delle militanze” negli schieramenti politici. Richiamando il n.15 della “Caritas in Veritate”, il segretario Cei sottolinea l’assoluta priorità e irrinunciabilità dei “cosiddetti valori non negoziabili” imperniati sul rispetto assoluto della vita e della persona umana. “Non si vuole” attribuire “minore dignità e importanza all’etica sociale - chiarisce a conclusione - si intende invece riconoscere che quando si tratta della vita è in gioco un bene la cui compromissione, diversamente da altri beni, è irreversibile e toccando il quale si infrange l’ultima barriera dell’umano”. Nota economica. Il bipolarismo si è dimostrato incapace di garantire stabilità e sviluppo. Luci ed ombre nei risultati dell’industria del 2010 P iantiamola con l’ipocrisia. La manifestazione di domenica 13 febbraio non aveva l’obiettivo pubblicizzato, ma quello di attaccare subdolamente Berlusconi. è legittimo combatterlo: non ha onorato i programmi elettorali, ha disatteso l’austerità e la sobrietà imposte dal suo alto incarico. Non è lecito però contrabbandare la richiamata manifestazione con i raduni delle Figlie di Maria. Per rispetto della verità debbo sottolineare che la diffusa amoralità e lo scadimento dei costumi e degli stili di vita, sui quali il Paese galleggia, non sono originati dai presunti comportamenti del Capo del governo, ma dalla divulgazione della cultura e delle battaglie radicali, dal femminismo integralista e dalla contestazione sessattottina, sulla quale il Paese galleggia. Mascherare le intenzioni è disdicevole, come, se provato, sarebbero i costumi di Berlusconi. I cattolici pertanto dovrebbero: cambiare le scelte politiche; battersi per dare alla Nazione un assetto politico diverso e una cultura alternativa, in grado di indirizzare alla democrazia compiuta e alla ripresa economica reale; elaborare regole disciplinanti e rigorose; varare riforme strutturali, mirate alla riduzione dell’indebitamento; riportare ordine e fiducia nella società civile e nelle relazioni industriali. Ripresa e prospettive economiche reali diverranno possibili con la normalizzazione del quadro politico. Il bipolarismo si è dimostrato incapace di garantire stabilità, sviluppo e pace sociale. L’Italia, nella classifica del G7, sullo sviluppo dell’economia, si è collocata all’ultimo posto. I principali Paesi industrializzati hanno registrato una ripresa media pari al 2,7%, mentre l’Italia ha segnato un incremento dell’1,3%. Aver ignorato l’importanza delle politiche energetiche e aver bocciato il nucleare, ha spinto ad approvvigionarsi all’estero e ciò è costato, nello scorso anno, 51,7 miliardi di euro, ovvero 9,3 miliardi in più del 2009, gravando sui costi della produzione industriale, rendendola così meno competitiva. Nonostante tutto, l’industria italiana ha chiuso il 2010 con il segno più 5,3%, secondo gli indici diffusi dall’Istat. Un risultato con luci e ombre, ad esempio, non riduce la disoccupazione, nasconde la riduzione del 2% della produzione agricola e la fuga delle multinazionali dall’Italia e con esse la possibilità di attuare una robusta politica di ricerca, attraverso la quale riportare l’Italia fra i Paesi ad alto sviluppo industriale. A peggiorare la situazione vi è la politica della Fiom, sostenuta da parte della sinistra, la quale continua ad ignorare i mutati ritmi del mercato e i nuovi scenari disegnati dalla mondializzazione. Risultati: infrastrutture inadeguate, nessuna crescita di posti di lavoro, delocazioni, investimenti stranieri in fuga. Questa è l’Italia che chiede aiuto. Cattolici, svegli! GIANNI MUNARINI Italia Sabato, 26 febbraio 2011 Legge “fine vita”. Rinviato a dopo il 28 febbraio l’esame del disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, Intervista a Lucio Romano (Scienza & Vita). Il diritto da difendere ”L temporale tra la redazione delle dichiarazioni e la situazione clinica nella quale dovrebbero essere poste in atto non rischia di rendere le Dat poco attuali? “Senza dubbio. L’inattualità è un’ulteriore criticità delle Dat, perché la loro formulazione è necessariamente astratta rispetto alla situazione reale di malattia in cui dovrebbero essere applicate, così come potrebbero crearsi palesi contraddizioni tra quanto riportato nelle Dat, il diritto positivo e le norme di buona pratica clinica. La legge in discussione tenta di ovviare attribuendo alle dichiarazioni una validità non superiore ai cinque anni, cosicché esse possano essere periodicamente riviste, sia in ragione dello sviluppo dell’assistenza medica, sia in ragione di un’eventuale modifica delle considerazioni etiche e comportamentali di chi le ha sottoscritte”. a legge in discussione alla Camera non sia motivo di inutili o fuorvianti contrapposizioni ideologiche, ma possa costituire uno strumento di condivisione trasversale finalizzato al riconoscimento e alla tutela della dignità intrinseca di ogni persona in situazione di malattia o di gravissima disabilità”. È l’auspicio espresso da Lucio Romano, copresidente nazionale dell’associazione “Scienza & Vita”, a pochi giorni dalla ripresa dell’esame presso la Camera dei Deputati del disegno di legge “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”. Quale la finalità del provvedimento? “Dare luogo ad una ratifica delle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), che dovrebbero contemperare il rispetto della libertà della persona con la tutela della vita umana come diritto inviolabile e indisponibile, ribadendo altresì l’assoluto divieto di ogni forma di eutanasia e di assistenza o aiuto al suicidio. Questo rappresenta l’aspetto fondamentale delle Dat, che d’altra parte rispondono anche all’esigenza di far sì che il paziente sia tutelato da eventuali comportamenti arbitrari in caso di perdita temporanea o definitiva della capacità di intendere e di volere, e di prolungare la relazione medico-paziente promuovendo l’esercizio dell’autonomia del paziente stesso”. Si tratta di principi già consolidati nella buona pratica clinica. Che cosa aggiungono le Dat? “L’esigenza di legiferare in merito è stata dettata dalla vicenda Englaro nella quale un intervento in ambito cosiddetto giudiziario ha fatto L’esigenza di legiferare in merito è stata dettata dalla vicenda di Eluana Englaro. sì che si potesse dar luogo alla sospensione delle cure vitali alle quali Eluana era sottoposta. Al di là di questa vicenda, vorrei individuare l’opportunità di una legge, a condizione che venga declinata con molta attenzione onde evitare la ratifica di procedimenti inquadrabili in forme omissive di trattamento”. Quale il suo giudizio sul testo in discussione? “Il provvedimento riafferma l’indisponibilità della vita, vieta ogni forma di eutanasia e aiuto al suicidio e contiene un esplicito riferimento al rifiuto dell’accanimento terapeutico; tuttavia richiede un’ulteriore attenzione per quanto riguarda il tema della vincolatività. Le Dat devono assolutamente non essere vincolanti. La loro non vincolatività è in perfetta sintonia con l’art. 9 della Convenzione di Oviedo, secondo il quale i desideri precedentemente espressi nelle Dat saranno tenuti in considerazione, ma non possono essere assolutamente ritenuti vincolanti per il medico. Su questo punto il ddl presenta alcune incongruenze”. Quali altri aspetti ritiene irrinunciabili o migliorabili? “Le Dat non possono assolutamente veicolare una sospensione di trattamenti che non siano terapie ma espressione di cure, ossia di sostegno vitale al paziente, come l’alimentazione e l’idratazione assistite, senza le quali questi morirebbe per Embrioni congelati: quale il loro destino? è stato questo il tema dell’incontro promosso a Milano dall’Associazione medici cattolici. ”E mbrioni soprannumerari: quale il loro destino?”: è stato questo il tema dell’incontro promosso la sera di giovedì 17 febbraio a Milano dall’Associazione medici cattolici cittadina, con relatori Guido Ragni (nella foto), presidente della Federazione italiana società della riproduzione umana (Fissr), e don Paolo Fontana, membro del Comitato di etica della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Quella degli “embrioni soprannumerari” inazione e disidratazione. In condizione di morte prevista come imminente, il medico può astenersi da trattamenti straordinari e sproporzionati, ma su tale aspetto occorre essere molto vigili. Se in una situazione agonica o preagonica qualsiasi intervento inquadrabile nell’ambito della futilità può essere sospeso, deve essere comunque assicurata la cura evitando situazioni di abbandono inquadrabili in un atteggiamento di tipo omissivo. Non tutte le malattie sono guaribili ma tutte sono curabili; occorre molta attenzione perché oggi si gioca in maniera impropria sui termini terapia e cura come fossero sinonimi. In realtà la cura contempla la terapia, ma anche quando la terapia non ha più motivo di essere rimane l’obbligatorietà della presa in carico del malato”. La distanza psicologica e è una questione di grande attualità. Al momento dell’entrata in vigore della legge 40 del 2004 gli embrioni congelati erano 29.274. Si parlò allora di “far west procreatico”, come quegli stessi numeri così elevati attestavano. Tra questi embrioni congelati è stato poi effettuato un censimento, per stabilire quelli che sono in attesa di futuro impianto e quelli che invece sono da considerarsi “in stato di abbandono”, per rinuncia scritta da parte della coppia o della singola donna, oppure per impossibilità a rintracciare la coppia. In tal caso, la legislazione vigente prevede che tali embrioni “orfani” siano trasferiti dai Centri per la procreazione medicalmente assistita (Pma) unicamente alla “Banca nazionale” presso il Policlinico di Milano. “L’ultimo dato ufficiale - dice Guido Ragni - è del 21 giugno 2006 e parla di 2.527 embrioni appartenenti a 603 coppie. Considerando che dal 2004, con la legge 40, non si sono più congelati embrioni e si è ricominciato dal 2009, la cifra presumibile odierna dovrebbe essere di poche decine di embrioni in più del totale all’anno 2006, cioè circa 2.550”. Il provvedimento riafferma la indisponibilità della vita e vieta ogni forma di eutanasia. Come valuta la designazione di un fiduciario? “Ritengo particolarmente delicato il profilo giuridico di questa figura che nell’ambito della legge rappresenta l’unico soggetto legalmente autorizzato ad interagire con il medico impegnandosi ad agire nell’esclusivo e migliore interesse del paziente. Per quanto si possa interpretare in maniera rigorosa la volontà del sottoscrittore delle Dat, purtuttavia sotto il profilo psicologico, etico ed emotivo, il fiduciario può influenzare la decisione finale”. a cura di Giovanna Pasqualin Traversa La questione del futuro di questi embrioni è molto complessa. “Dal punto di vista scientifico - spiega Ragni - abbiamo la certezza che fino a circa 10 anni possono rimanere congelati senza danni. A mio parere la decisione più etica sarebbe quella di ‘donarli’ a coppie che vogliono un figlio e che abbiano difficoltà a soddisfare tale loro desiderio”. La Fissr in una recente presa di posizione, inviata al ministro per la Salute, ha sottolineato alcuni aspetti di fondo. “Anzitutto si afferma che occorre limitare al minimo l’invasività e la reiterazione degli atti terapeutici. In secondo luogo, contenere al massimo la creazione di embrioni in eccesso, in terzo luogo di tutelare la salute dei nascituri, in particolare limitando le gravidanze multiple. Così facendo, tra l’altro, si ottiene un notevole contenimento della spesa sanitaria. Riteniamo che tale percorso debba rimanere nell’ambito della legge 40, tenendo conto anche delle istanze europee che prevedono un innalzamento dei livelli qualitativi di tutti i centri che utilizzano cellule umane a scopo terapeutico”. a cura di Luigi Crimella 5 Europa 6 Sabato, 26 febbraio 2011 Chiese d’Europa riunite a Belgrado. Le varie tradizioni cristiane unite nel chiedere all’Ue di assumere una posizione chiara nella difesa della libertà religiosa. Per tutti i cristiani perseguitati U na lettera alla baronessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea, per chiedere che “la questione della difesa della libertà religiosa e dei cristiani nel mondo venga inserita nell’ordine del giorno dell’incontro dei Ministri degli Esteri dell’Ue, in calendario per il 21 febbraio”. Ad inviarla sono state le Chiese d’Europa, delle varie tradizioni cristiane (cattolica, ortodosse, protestanti, anglicane e vecchio-cattoliche) al termine dell’incontro annuale del Comitato Congiunto del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa) che si è svolto a Belgrado dal 18 al 20 febbraio sul tema del contributo dei cristiani all’identità nazionale e all’integrazione europea. Cristiani perseguitati. All’incontro di Belgrado, i rappresentanti delle Chiese d’Europa hanno parlato anche di libertà religiosa affermando che essa “rappresenta un diritto e un valore che ogni società democratica dovrebbe essere pronta a difendere e a promuovere”. In questo spirito, i membri del Comitato Congiunto hanno deciso di redigere e inviare una lettera alla Baronessa Catherine Ashton nella quale hanno anche chiesto che “venga offerto un chiaro segnale riguardante le decisioni sulle politiche comuni che dimostri l’impegno dell’Unione europea nella difesa della libertà religiosa per i fedeli di tutte le religioni in tutto il mondo”. “Il riferimento alla persecuzione dei cristiani, la cui urgenza appare evidente davanti ai recenti avvenimenti (in particolare nel Medio Oriente e in Iraq) – scrivono i responsabili delle Chiese cristiane in Europa - non può essere dimenticato o seppellito da politiche astratte e inconcludenti. I paesi occidentali che hanno speciali rapporti con aree in cui è attestata la persecuzione dovrebbero dimostrare il loro impegno concreto nel difendere coloro che sono perseguitati a motivo della loro fede, di qualunque fede si tratti”. Dedicato al tema del contributo dei cristiani all’identità nazionale e all’integrazione europea, all’incontro – si legge nel comunicato – “è emersa la convinzione che ogni essere umano è dotato di una dignità non negoziabile. Tale dignità gli deriva dall’essere stato creato a immagine di Dio, che è essa stessa una comunione di Persone”. “Pertanto, la persona umana non è limitata alla dimensione individuale ma partecipa anche intrinsecamente della dimensione sociale”. Per questo motivo – affermano i rappresentanti delle Chiese cristiane - la libertà religiosa non può significare relegare la dimensione religiosa alla vita privata”. Una lettera comune al termine del Comitato Congiunto del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa) che si è svolto a Belgrado dal 18 al 20 febbraio. Ecumenismo. Tra i temi al centro dell’incontro di Belgrado l’ecumenismo. “Come cristiani – si legge nel comunicato finale - abbiamo un contributo specifico da offrire in Europa, e ci auguriamo che l’ecumenismo, in quanto luogo d’incontro fra tradizioni, comunità e singole persone, possa continuare a svilupparsi e testimoniare l’impegno dei cristiani nel mantenere sempre vivo l’amore che ci spinge a seguire Gesù, per poter diventare costruttori della vera pace, che ha le sue radici nei cuori dei popoli e delle nazioni”. L’ecumenismo – affermano i partecipanti – “va visto come uno spazio d’incontro e di dialogo tanto a livello personale che fra le comunità che vogliono intraprendere un cammino verso un’unità più profonda, un cammino che coinvolge l’identità radicata in ognuno e che ci permette di scoprire i doni degli altri. Questo richiede una continua conversione. Senza tutto questo, l’unità della Chiesa rimarrà sempre un’aspirazione irrealistica”. Quest’anno ricorre il 10° anniversario della firma della Charta Oecumenica (22 aprile 2001). L’Istituto ecumenico dell’Università di Friburgo (Svizzera) organizzerà un Convegno il 9 maggio prossimo sul tema Comunione ecclesiale in Europa. Crisi economica e Rom. A Belgrado si è parlato anche di crisi economica sottolineando come “senza la solidarietà e altri valori che l’esperienza della fede permette di scoprire e conservare, l’Europa non potrà mai conseguire uno sviluppo integrale. Sarebbe corretto affermare che la crisi economica ha posto i nostri paesi di fronte alla sfida di dover scegliere tra protezionismo e solidarietà. Siamo convinti che solo quando si è sicuri della propria identità si è in grado di riconoscere il valore dell’altro e l’importanza dei legami che promuovono l‘aiuto reciproco”. L’Europa dunque ha bisogno anche del contributo dei cristiani. “La fede ci aiuta ad amare la nostra identità e coloro a cui apparteniamo e, allo stesso tempo, apre i nostri cuori agli altri e ci incoraggia ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per poter andare incontro a chiunque è nel bisogno”. Riguardo alla presenza dei Rom nell’Europa orientale, Ccee e Kek hanno deciso di avviare un processo comune di riflessione sulla situazione dei Rom provenienti dai paesi membri dell’UE (Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria). “Questo processo – dicono al Ccee e alla Kek - sarà accompagnato da esperti e sarà volto a promuovere iniziative concrete che permettano, da una parte, una loro migliore integrazione nel loro paese di origine e, dall’altra, di modificare l’erronea percezione che troppo spesso si ha di essi in Europa”. SIR EUROPA ❚❚ 21 febbraio, Bruxelles: la risposta dell’Europa sul tema della libertà religiosa Un impegno a tutto campo, in attesa di passi concreti L’ Unione europea tende le mani all’intera area mediterranea, così come agli altri paesi che in queste ore vedono le piazze invase dalle popolazioni per chiedere libertà, democrazia, giustizia sociale. Allo stesso tempo i 27 spalancano gli occhi su quanto sta accadendo in diverse regioni del mondo, in cui le violenze contro le comunità cristiane e gli atti intimidatori verso altre espressioni religiose si moltiplicano in un crescendo che non può più essere ignorato. Il Consiglio affari esteri, svoltosi il 21 febbraio a Bruxelles, ha sancito questo impegno “a tutto campo”. Su mandato dell’Unione europea, l’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, è stata inviata il 22 febbraio al Cairo per una serie di colloqui con i rappresentanti delle autorità che stanno reggendo le sorti dell’Egitto dopo la fuga del presidente Mubarak. Ashton – che di recente è stata anche in Terra Santa e Tunisia - incontrerà quindi gli esponenti della società civile e delle forze politiche. L’Ue moltiplica dunque le attenzioni verso la sponda meridionale del Mediterraneo, così come confermato dal Consiglio affari esteri, il quale ha affrontato i casi più urgenti come quelli di Egitto, Libia, Tunisia. Il documento finale cita anche Bahrein e Yemen, esprimendo per tutti questi paesi la necessità di un processo verso la democrazia, la pace e lo sviluppo. Il Consiglio ha quindi approvato una dichiarazione sulla libertà di religione nel mondo (accordo che era mancato nella riunione del 31 gennaio) nella quale si ribadisce che “l’Ue è fortemente impegnata nella promozione e tutela della libertà di religione o di credo, senza alcuna discriminazione”. Il Consiglio Ue “esprime profonda preoccupazione per il crescente numero di manifestazioni di intolleranza basate sulla religione, come dimostrano la violenza e gli atti di terrorismo perpetrati di recente in vari paesi contro i cristiani e i loro luoghi di culto, i pellegrini musulmani e di altre comunità religiose”. A chiare lettere la dichiarazione del Consiglio afferma che “tutte le persone appartenenti a comunità o minoranze religiose dovrebbero essere in grado di praticare la propria religione e culto liberamente, individualmente o in comunità, senza timore di essere il bersaglio di intolleranza o di attacchi”. Il testo sulla libertà di religione segnala ancora: “L’Ue e i suoi Stati membri proseguono l’impegno per concretizzare la libertà di religione o di credo in tutte le regioni del mondo”, tema che “sarà trattato nelle relazioni annuali sui diritti umani”. In questo senso l’Ue continuerà il dialogo con i paesi partner, “proponendo la sua cooperazione per promuovere la tolleranza religiosa e la tutela dei diritti umani”. Il Consiglio invita infine l’Alto rappresentante ad adottare “misure e proposte concrete intese a rafforzare l’azione dell’Ue in questo settore”. Il documento del Consiglio affari esteri dell’Ue è stato accolto positivamente anche dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea che in una nota parla di “passo nella giusta direzione”. “Buon senso e volontà politica – sostiene la Comece - hanno permesso una presa di posizione forte. Questa era necessaria per contrastare i numerosi atti di terrorismo e di settarismo contro i cristiani in tutto il mondo”. “La sicurezza e la sopravvivenza delle comunità cristiane, specie in Medio Oriente, richiedevano un’azione concreta”. Ma la Comece ritiene che “il Consiglio dei ministri Ue debba ora tradurre questa affermazione in azioni per garantire ai cristiani e alle altre minoranze religiose in tutto il mondo il necessario rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, compresa la libertà di religione”. Europa germania Sabato, 26 febbraio 2011 7 spagna ucraina portogallo irlanda Rafforzare la lotta contro la desertificazione Nel 2010 più dichiarazioni a favore della Chiesa cattolica Entro due mesi il nuovo capo della Chiesa greco-cattolica Volontariato: una porta aperta per l’umanizzazione sociale I cappellani chiedono una urgente riforma carceraria Lo ha auspicato mons. Ludwig Schick, presidente della Commissione per la Chiesa universale della Conferenza episcopale tedesca. “È compito di tutta l’umanità” intervenire, ha affermato l’arcivescovo, che ha partecipato al convegno annuale del Consiglio di amministrazione della “Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel”. Il numero delle dichiarazioni a favore della Chiesa cattolica in Spagna torna ad aumentare nel 2010. È stato annunciato il 15 febbraio in una conferenza stampa a Madrid per presentare i dati delle assegnazioni a favore della Chiesa nell’ultima campagna delle Dichiarazioni dei redditi. Il card. Lubomyr Husar ha ufficialmente annunciato che Benedetto XVI ha accettato le sue dimissioni dalla carica di arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il cardinale, che oggi ha 77 anni, ha dichiarato: “Non ho più abbastanza forze. Non sono io la chiave, la chiave è la Chiesa, l’obiettivo del nostro lavoro è servirla”. Accogliendo una dichiarazione dei ministri Ue, che ha proclamato il 2011 come Anno europeo delle attività volontarie, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese, riunito a Fatima, ha emesso il 16 febbraio la nota pastorale “Volontariato e nuova coscienza sociale”. I cappellani carcerari irlandesi hanno chiesto nuovamente una “urgente riforma del sistema carcerario”. Per padre Claran Enright, responsabile della cappellania del carcere di Arbour Hill, manca la volontà politica di affrontare il problema che è andato peggiorando di anno in anno. Abusi e violenze denunciati anche dal Consiglio d’Europa. Diritti umani. La dichiarazione presentata da una ventina di eurodeputati invita la Commissione a raccogliere informazioni Sono 600.000 i detenuti nelle carceri dell’Unione Europea ”I problemi nelle carceri sono numerosi. Il tasso dei suicidi è elevatissimo. E poi c’è un dato di fatto: le persone che, scontata la pena, escono di prigione e tornano a delinquere sono sempre di più”. Françoise Castex, eurodeputata francese, è una dei promotori della Dichiarazione scritta. “Il 5% dei carcerati in Europa sono cittadini Ue detenuti in uno Stato che non è il loro. Siamo sicuri che possano avere un trattamento adeguato e godano degli stessi diritti che avrebbero nel loro Paese?”. Diana Wallis, britannica, è vicepresidente dell’Eurocamera. Osserva: “Il mio Paese è quello che ha il maggior numero di detenuti. I problemi sono tanti, ma occorre garantire ai carcerati il rispetto dei loro diritti”. Stavros Lambrinidis, greco, anch’egli vice presidente, ricorda invece che “questo è un argomento paneuropeo, non solo nazionale, e dobbiamo affrontarlo a livello comunitario”. “In un’epoca in cui si insiste molto e giustamente sul rispetto dei diritti umani aggiunge - noi dobbiamo occuparci del fatto che ciò avvenga anche all’interno delle prigioni” dei 27 Paesi dell’Unione. I dati, Paese per Paese. I dati forniti da Eurostat fanno riflettere. Al 1° settembre dello scorso anno risultavano dietro le sbarre oltre 83mila persone (comprese quelle in attesa di giudizio) in Inghilterra e Galles, più 7.800 in Scozia e 1.500 nel Nord Irlanda (i numeri sono rigorosamente differenziati). In Germania si contavano 73mila detenuti, come in Spagna; 64mila in Francia, 58mila in Italia. Situazione gravissima in Polonia, con 84mila cittadini in prigione. In altri casi le cifre, in relazione alla popolazione, non sono meno preoccupanti: Romania 26mila, Repubblica ceca 20mila, fino alle poche centinaia di Lussemburgo, Malta o Cipro. Ma tra i Paesi candidati, la Turchia si ritaglia un posto speciale, con oltre 100mila persone in carcere. “È chiaro che occorre sensibilizzare le opinioni pubbliche europee”, spiega Lambrinidis, “perché questa è una vera e propria emergenza sociale oltre che giudiziaria”. I deputati sottolineano più volte i diversi aspetti del fenomeno: sovraffollamento, suicidi, soprusi, presenza crescente di detenuti in attesa di giudizio, numero esorbitante di immigrati da Paesi terzi. E poi ci sono le donne, talvolta madri con bambini piccoli. Ma si parla anche di altri aspetti, fra i quali la possibilità di un percorso di redenzione e di inserimento sociale dopo il periodo in prigione. Un test di credibilità. “Questo è un test di credibilità per tutta l’Europa”, sottolinea il rappresentante portoghese Carlos Coelho. “In Europa ci siamo riempiti la bocca dei diritti umani nel mondo e di Guantanamo, ma la situazione in certi istituti europei è gravissima. E questo non è un problema da trattare nei confini nazionali: quando si parla di diritti umani non ci possono essere frontiere”. Jan Philipp Albrecht, europarlamentare tedesco, aggiunge: “Bisogna anche guardare oltre la situazione delle carceri è pensare a una armonizzazione minimale del diritto penale in tutta l’Unione”, sottolineando le questioni legate alla cooperazione transfrontaliera delle forze di polizia, la cattura e la carcerazione, i diritti degli imputati durante il processo, specie quando vengono giudicati all’estero. ✎ Libro verde S ono circa 600mila i detenuti nell’Unione europea, il loro numero è in costante aumento, in quasi tutti gli Stati si registrano condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena; inoltre le condizioni di detenzione “differiscono considerevolmente a seconda degli Stati membri”. Prende spunto da queste considerazioni l’iniziativa di una ventina di eurodeputati che ha presentato una Dichiarazione scritta intitolata “Violazione dei diritti fondamentali dei detenuti nell’Ue”. I primi cinque firmatari della Dichiarazione sono Françoise Castex, Jan Philipp Albrecht, Carlos Coelho, Stavros Lambrinidis, Diana Wallis, in rappresentanza dei principali gruppi politici presenti in Assemblea: nel corso della sessione plenaria di Strasburgo (14-17 febbraio) hanno esposto la loro iniziativa, mediante la quale invitano la Commissione che dovrà presentare a breve un Libro verde sull’argomento - “a raccogliere informazioni sulle condizioni di detenzione in tutti gli Stati membri e sui casi di violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, nel rispetto del principio di sussidiarietà”. Si richiedono quindi “norme minime comuni di detenzione applicabili in tutti gli Stati aderenti”, la creazione di “meccanismi nazionali efficaci e indipendenti di controllo delle prigioni e dei centri di detenzione”. Inoltre si “invita la Commissione a insistere affinché l’Agenzia Ue per i diritti fondamentali si attivi ai fini della prevenzione delle violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti”. Per diventare posizione ufficiale dell’Assemblea, ed essere trasmessa all’Esecutivo Barroso, la Dichiarazione scritta deve raggiungere 369 firme di eurodeputati entro il 16 maggio 2011. SIR EUROPA Il Parlamento contro i farmaci contraffatti “I medicinali falsificati sono assassini silenziosi perché possono contenere sostanze tossiche tali da danneggiare la salute o addirittura uccidere coloro che li assumono”: Marisa Matias, eurodeputata portoghese, chiarisce il contenuto della nuova normativa adottata dall’Assemblea Ue il 16 febbraio intesa a “impedire l’ingresso di farmaci contraffatti nella filiera farmaceutica legale”. Il provvedimento copre anche le vendite via internet e introduce dispositivi di sicurezza e misure di tracciabilità, e sanzioni per i contraffattori. La deputata ha spiegato: “Abbiamo assistito a una crescita smisurata di questa attività criminale, con un incremento, dal 2005, del 400% dei sequestri di farmaci contraffatti. Proteggere la sicurezza del paziente è l’obiettivo principale di questa direttiva”. La relatrice ha stimato che l’1% dei medicinali in vendita sono falsificati. Notizie flash ■ J. M. Barroso Stabilità dell’euro e modifica del Trattato ”Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare in caso di necessità, onde salvaguardare la stabilità nell’intera area dell’euro. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito di detto meccanismo è subordinata a una rigorosa condizionalità”: sarebbe questa la formulazione del nuovo paragrafo da introdurre nell’articolo 136 del Trattato di Lisbona che consentirebbe la creazione di un meccanismo permanente di stabilità europea, da rendere operativo a partire dal 2013, una volta che sarà esaurita la funzione dell’attuale meccanismo temporaneo. Lo ha chiarito nei giorni scorsi la Commissione Ue e per questo il presidente, José Manuel Barroso, ha portato il 15 febbraio la posizione dell’Esecutivo in aula a Strasburgo, discutendone con gli eurodeputati. “Questa decisione - ha affermato Barroso - è di fondamentale importanza per dimostrare che siamo fermamente decisi a difendere la nostra moneta comune e a garantire la stabilità finanziaria di fronte a certi squilibri economici osservati in alcuni Stati membri, squilibri a cui dobbiamo porre rimedio”. La formulazione proposta, ha aggiunto il presidente, “ha una portata limitata ed è conforme al nostro intento di evitare che le competenze dell’Unione vengano alterate. Spero che la modifica del trattato possa essere adottata dal Consiglio europeo il mese prossimo, affinché il meccanismo europeo di stabilità sia operativo nel 2013”. ■ Commissione Undici “azioni” per i diritti dei minori Garantire una maggiore tutela ai diritti dei minori: è l’obiettivo principale del Programma che la Commissione Ue ha presentato in settimana e che comprende a questo fine 11 azioni prioritarie, volte a dare applicazione, per questo ambito, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. “I diritti dei minori sono diritti fondamentali e l’Ue e i 27 Stati membri devono fare in modo che vengano tutelati e che la loro azione sia improntata al principio dell’interesse superiore del minore”, ha spiegato la vice presidente Viviane Reding. “Una giustizia a misura di minore significa che a garantire il rispetto dei diritti dei più giovani sia anzitutto il sistema giudiziario, quando le vittime o gli indagati sono bambini o adolescenti oppure quando nei divorzi non c’è accordo tra i genitori sull’affidamento”. Inoltre, per proteggere i minori che sono utenti internet, la Commissione “intende agire attivamente lottando contro il ciberbullismo, il grooming, l’accesso a contenuti nocivi online”. Per diffondere una “maggior consapevolezza”, la Commissione aprirà sul portale europa. eu “uno sportello unico dei minori con informazioni di facile fruizione sui loro diritti e sulle politiche dell’Unione”. 8 Mondo Sabato, 26 febbraio 2011 Notizie flash ■ Ecuador Risarcimento record per i danni ambientali L a multinazionale petrolifera Chevron dovrà pagare un risarcimento di 9,5 miliardi di dollari per i danni ambientali causati, dal 1960 al 1990, in Ecuador dalla Texaco (società ora assorbita dalla stessa Chevron). È una sentenza storica quella pronunciata lunedì 14 febbraio dal giudice della corte ecuadoregna. Ad intentare causa nel 1993 era stata l’ “Assemblea de Afectados”, un’associazione che raggruppava circa 30 mila indigeni. Per quanto riguarda la cifra 5, 4 miliardi andranno per la pulizia del suolo, mentre i restanti sono da destinare ad operazioni complementari. Da aggiungere la richiesta di scuse pubbliche da parte della compagnia. La Chevron ha già dichiarato che farà appello. ■ Cina-Colombia Verso un nuovo “canale” tra oceani ❚❚ Era dal 1979 che non accadeva. Scenari da dopo Mubarak Due navi militari iraniane varcano Suez M entre il Medio Oriente e il Nord Africa continuano ad essere sconvolti dai venti delle proteste, una notizia - passata sottotraccia - potrebbe lasciar trasparire alcuni cambiamenti negli equilibri geopolitici del Mediterraneo in attesa di sapere quale sarà il futuro di Paesi come Egitto, Tunisia e Libia. La scorsa settimana l’Egitto ha autorizzato il passaggio di due navi da guerra iraniane – dirette in Siria – attraverso il canale di Suez. La notizia è confermata da fonti militari al Cairo e ha inasprito le tensioni in Medio oriente, determinando un aumento nei prezzi del petrolio. Teheran precisa che le imbarcazioni – le prime a ricevere l’autorizzazione al transito dal 1979 – non trasportano armi, né materiale chimico o nucleare. Le navi da guerra iraniane sono dirette in Siria, dove attraccheranno “per alcuni giorni” dopo aver attraversato il canale di Suez. L’agenzia ufficiale Irna, citando l’ambasciatore iraniano in Siria Ahmad Mousavi, aggiunge che il passaggio delle imbarcazioni è “un fatto di routine per il diritto internazionale”. Una volta giunte a destinazione, dovrebbero essere impegnate in esercitazioni. Al momento i funzionari egiziani addetti al controllo del canale di Suez non hanno chiarito i tempi e le modalità del passaggio delle navi da guerra iraniane. Per poter percorrere il canale è necessario ricevere l’autorizzazione da parte del Ministero della difesa e del Ministero degli esteri del Cairo. L’Egitto è obbligato a dare il permesso per il passaggio se il Paese di provenienza delle imbarcazioni non è in guerra col Cairo. Se confermato, il passaggio delle navi militari iraniane attraverso il canale sarebbe il primo dal 1979, l’anno della rivoluzione islamica che ha consegnato il potere nelle mani degli ayatollah a Teheran. La decisione delle autorità egiziane ha acuito la tensione in Medio oriente – già segnato da rivolte di piazza in diversi Stati – e ha determinato un’impennata nei prezzi del greggio. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney conferma che il governo americano “segue da vicino la situazione” e aggiunge: l’Iran non è fra le nazioni che possono vantare il primato “nella regione per comportamento responsabile”. Il canale di Suez è lungo 190 km e consente il trasporto di circa il 2,5% del greggio mondiale, secondo i dati riferiti da Goldman Sachs Group Inc. Il tratto ricopre un’importanza strategica per il passaggio delle merci tra Asia ed Europa e del traffico navale militare. Nei giorni scorsi il Ministro israeliano degli esteri Avigdor Lieberman ha definito una “provocazione” il passaggio delle navi iraniane e ha aggiunto: Israele “non ignorerà per sempre” gesti di questo tipo. (fonte www.asianews.it) Problemi internazionali. L’anarchia somala dietro gli attacchi I l presidente colombiano, Juan Manuel Santos, ha annunciato l’avvio di una serie di negoziati con la Cina per la costruzione di un canale alternativo a quello di Panama per connettere l’oceano Atlantico al Pacifico. Il progetto – per il momento solo teorico – prevede la realizzazione di un “canale secco” ovvero la possibilità di collegare i due oceani mediante un sistema di ferrovie. L’iniziativa si colloca nell’ambito di sempre più stretti legami commerciali tra Cina e Colombia, il cui volume è passato dai 10 milioni di dollari del 1980 ai 5 miliardi del 2010. ■ Tunisia Voci su ricovero dell’ex presidente Ben Alì S arebbe ricoverato e in coma a Djebba, in Arabia Saudita, l’expresidente tunisino Ben Ali, vittima di complicazioni cerebrali: a riferirlo sono fonti militari e governative di Riad, citate da agenzie di stampa internazionali. Ali, destituito il 14 gennaio dopo giorni di proteste popolari, sarebbe stato ricoverato in ospedale tra il 14 e il 15 febbraio sotto falsa identità per motivi di sicurezza. La Tunisia è stato il primo Paese coinvolto nelle proteste. ■ Afghanistan Scoperti importanti giacimenti di minerali I n Afghanistan ci sono giacimenti di terre rare, oro, rame, ferro e altri minerali per oltre 3mila miliardi di dollari. Lo ha annunciato il ministro afghano delle miniere che ha però sottolineato come le miniere siano concentrate nella regione dell’ Helmand, tradizionale roccaforte dei ribelli talebani. Questi giacimenti sono noti almeno dalle ricerche compiute dall’Unione Sovietica negli anni ’70, anche se la loro estensione era stata sottovalutata. Geologi Usa nel 2007 hanno stimato questi giacimenti pari a 1,4 milioni di tonnellate. Finora la ricerca si era concentrata sui giacimenti di rame, ferro e petrolio. Infatti il costo di estrazione delle terre rare è elevato e la Cina le vendeva a tutto il mondo a prezzo molto inferiore. Ma dal 2009 la Cina – che produce il 97% di questi minerali - ha diminuito in modo drastico le esportazioni. Questi minerali sono essenziali nell’elettronica e in molti settori, dai telefoni cellulari agli autoveicoli ecologici. Pirati del Corno d’Africa L ’8 febbraio scorso il sequestro Somalia. La mancanza di un governo ha dato di una nave cargo italiana al a spinte autonomiste con la nascita, L’ 8 febbraio il sequestro spazio largo delle coste somale ha nel nord, di due repubbliche autonome - il riportato – almeno per qualche Puntland e il Somaliland che hanno propri di una nave italiana. giorno – l’attenzione dei media italiani governi ma non godono del riconoscimento sul problema della pirateria nel golfo – e dall’altro l’affermazione Un fenomeno che costa internazionale di Aden, al largo del Corno d’Africa. Ad delle Corti Islamiche rovesciate nel 2006 oltre due settimane di distanza non si dall’invasione da parte dell’esercito etiope e 7 miliardi ogni anno hanno ancora notizie del mercantile dagli attacchi aerei statunitensi. Attualmente, italiano, la Savina Caylyn, 266 metri dopo il ritiro degli etiopi, in Somalia resta un e nasce dall’anarchia di lunghezza, e dei 22 uomini di contingente di militari dell’Unione Africana equipaggio, 5 italiani e 17 indiani. Un che sostiene il governo di transizione, del Paese africano attacco atipico perché avvenuto ad riconosciuto dall’ONU. Il governo controlla, oltre 850 miglia dalle coste somale, in però, solo alcune aree della capitale mentre pieno Oceano Indiano, una distanza in altre continuano i combattimenti. Gli raramente raggiunta dai precedenti attacchi. Quello della ultimi scontri risalgono ai primi di febbraio con la morte di 16 pirateria al largo del Corno d’Africa non è un problema nuovo. persone nella sola Mogadiscio. Nel corso del 2010 sono state 49 le navi attaccate con oltre mille Il legame tra instabilità del Paese e pirateria appare sempre uomini presi in ostaggio. Secondo i dati forniti dalle Nazioni più evidente. Alan Cole, incaricato per l’Africa orientale Unite al 31 dicembre 2010 ancora 26 navi risultavano detenute. dell’Ufficio ONU per la droga e il crimine ha commentato: Nella maggioranza dei casi la situazione si risolve con il “l’unico modo per risolvere il problema della pirateria è quello pagamento di ingenti riscatti. Secondo un recente rapporto di ricostruire il sistema giudiziario somalo. La pirateria esiste dell’ONU ogni anno vengono pagati 200 milioni di dollari in per la combinazione di un sistema giudiziario fallito ma anche riscatti mentre complessivamente la pirateria nell’Oceano per la devastazione economica del Paese”. La Somalia rimane Indiano comporterebbe costi stimati annualmente in 7 uno dei Paesi più poveri del mondo. E’ di pochi giorni fa miliardi di dollari. Ci sono anche Paesi, come gli Usa, che l’appello di Marco Procaccini operatore umanitario: “Servono hanno risposto ai sequestri con l’opzione militare ma i più camion per il trasporto dell’acqua nella zone più remote, preferiscono pagare. L’aumento del numero di attacchi ha serve bonificare i pozzi contaminati, riaprire quelli in secco. portato sempre più navi militari a pattugliare il golfo per Serve cibo per chi non è riuscito a avere il raccolto. È urgente proteggere le navi dirette al canale di Suez dove transita circa portare aiuto ai pastori che hanno perso migliaia di animali, l’8% del commercio mondiale. Nella zona è presente anche è necessario contrastare le malattie che nascono quando la EU NAVFOR una missione navale organizzata dall’Unione manca l’acqua. Diarrea, colera, tifo, proliferano in mancanza Europea a cui partecipa la fregata della Marina militare di condizioni igieniche di base”. Una situazione che rischia di italiana ‘Zeffiro’. La scorsa settimana, dopo giorni di ricerche, degenerare con la siccità di questi mesi. Un contesto in cui il cargo italiano è stato individuato da alcuni satelliti mentre il giro d’affari garantito dai pirati – che da sempre hanno il si dirige verso le coste somale. Ed è proprio alla Somalia che sostegno di ampia parte della popolazione e di diversi politici si deve guardare per cercare di inquadrare il fenomeno della locali – rappresenta una linfa vitale per interi villaggi. Intanto pirateria. Il Paese del Corno d’Africa, ex colonia italiana, si la comunità internazionale continua a stare alla finestra e, trova, infatti, dalla caduta del regime di Siad Barre nel 1991 soprattutto, alla larga dai problemi della Somalia, scegliondo di in una situazione di anarchia fatta di instabilità, guerre civili non affrontare alla radice la questione somala, ma limitandosi e vuoti di potere. Nemmeno l’intervento delle forze ONU, a potenziare i pattugliamenti nel golfo e pensando alla all’interno dell’operazione Restore Hope, a partire dal 1992, possibilità di imbarcare a protezione dei mercantili gruppi di riuscì a riappacificare il Paese che, in questi vent’anni, è militari auturizzati a sparare ad eventuali aggressori. diventato il termine di traffici internazionali di ogni sorta: in particolare di rifiuti tossici scaricati nel mare o sulle coste della MICHELE LUPPI Cultura Unità d’Italia: guadagni e problematicità Il cardinal Giacomo Biffi, in poche pagine ben scritte, ci aiuta a celebrare un anniversario sfuggendo ai limiti della retorica C e n’è anche per Alessandro Manzoni, colpevole di aver composto “uno degli endecasillabi più brutti della letteratura italiana: Liberi non sarem se non siam uni”. Lo stile immediato ed efficace è quello consueto con cui di Agostino Clerici ama procedere nei suoi scritti il card. Giacomo Biffi, che non ha voluto mancare di dire la sua in merito ad un argomento di grande attualità, quale è l’anniversario dell’unità d’Italia. Ed il libro appena pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena (L’unità d’Italia. Centocinquant’anni 1861-2011, pagine 88, euro 8,00) si offre come un “contributo di un cardinale a una rievocazione multiforme e problematica”. Già: multiforme e problematica. La rievocazione prende avvio da Bologna - la città ove il card. Biffi vive e di cui è stato arcivescovo dal 1984 al 2004 ove nel 1796 arrivano le truppe di Napoleone Bonaparte: “Prima di allora i conquistatori - spagnoli o autriaci che fossero - non si erano mai permessi di derubarci delle nostre opere d’arte. Cosa che invece i francesi fecero sistematicamente”. E - aggiunge il card. Biffi - “per quel che se ne sa, nessuna voce di vergogna o di rammarico è giunta poi fino a noi dalla Francia per questo odioso comportamento”. Ma la novità portata dalle truppe di Napoleone non si esaurisce qui: “quell’esercito di ladri era anche, per così dire, un esercito di missionari” e diffuse, insieme ai veleni della Rivoluzione, anche il principio secondo cui la sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. “Così il tema dell’unità d’Italia cominciò a intrigare le menti e la voglia di conseguirla affascinò a poco a poco molti cuori”. Da questo antefatto si sviluppano gli agili capitoletti del libro breve, in cui la critica della retorica del Risorgimento s’accompagna all’onesta riconoscenza per alcuni indubbi guadagni storici. Segnaliamo subito questi ultimi, onde evitare l’accusa di evidenziare una problematicità polemica e disincarnata a scapito di una verità storica indubitabile. I “guadagni” del Risorgimento sono tre: l’aver definitivamente liberato l’Italia da ogni dominazione non italiana, l’aver radunato tutti gli italiani nella realtà politica di un solo Stato, la scomparsa del potere temporale pontificio “che nessun cattolico si sogna più di rimpiangere”. Ma qualche sottolineatura deve essere fatta, e il card. Biffi non se le lascia sfuggire. Intanto è sbagliato quel tono di radicale cambiamento che è sotteso allo stesso termine che si usa per definire quel vasto fenomeno che portò all’unità d’Italia: “Risorgimento”. Come “a lasciar credere che si sia trattato… di un passaggio dalla tenebre alla luce” e che “prima del 1860 tutto è degenerazione e squallore; dopo il 1860 tutto riprende a fiorire”. Bastano pochi accenni alla vitalità del Settecento per dimostrare che l’Italia era nazione prima ancora di diventare Stato. Anzi, una certa vitalità culturale e scientifica sembra essersi affievolità dopo l’unità politica. Il card. Biffi cita un’acuta osservazione di Dostoevskij e propone una pagina illuminante di Solov’ev, che, dall’esterno, riconoscono che gli italiani c’erano già prima dell’Italia (in polemica con la famosa sentenza di Massimo D’Azeglio, secondo cui “adesso che abbiamo fatta l’Italia, dobbiamo riuscire a dar vita agl’italiani”). Un secondo aspetto di critica del Risorgimento riguarda il misconoscimento dell’identità religiosa cristiana che caratterizza la nostra Nazione ben prima che nascesse lo Stato, e “ridurre concettualmente la Nazione italiana entro l’idea di quello Stato, che da un secolo e mezzo costituisce, per così dire, il suo rivestimento politico, è un equivoco più o meno consapevole che potrebbe poi determinare inconvenienti non da poco nel modo di concepire la nostra vita associata”. Presentato al Papa l’Annuario Pontificio 2011 I cattolici nel mondo A umentano complessivamente nel mondo i fedeli battezzati, i vescovi, i sacerdoti diocesani, i diaconi e i candidati al sacerdozio. Aumentano, nello stesso tempo, le circoscrizioni ecclesiastiche. Diminuiscono i sacerdoti del clero religioso e le religiose. Questo, in sintesi, il quadro generale – con differenze tra continente e continente –, come emerge dall’Annuario Pontificio 2011 presentato il 19 febbraio scorso a Benedetto XVI dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e mons. Fernando Filoni, sostituto alla Segreteria di Stato per gli Affari generali. Il volume è stato curato da mons. Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio centrale di statistica della Chiesa, dal prof. Enrico Nenna e dagli altri collaboratori del medesimo Ufficio. La stampa è della Tipografia vaticana. Il Papa ha ringraziato per l’omaggio e ha espresso la sua gratitudine per quanti hanno contribuito a realizzare questa nuova edizione dell’Annuario. Dalla lettura del volume si rileva in particolare che nel 2010 sono state erette dal Papa 10 nuove sedi vescovili, 1 esarcato 9 Novità in libreria ■ Bernard Sesboüé Breve storia della teologia dello Spirito Santo (San Paolo) Uno volume completo e accurato sulla terza persona della Santissima Trinità, aggiornato agli studi teologici più recenti, redatto dal famoso teologo gesuita francese, docente di teologia e di patrologia (euro 8,00). ■ Giuseppe Di Luca Quando le feste erano cristiane (Città Nuova) Il calendario occidentale è scandito da ricorrenze che hanno un’origine e un significato cristiani, attorno ai quali nel corso del tempo si sono costruite affascinanti tradizioni – dall’uovo pasquale all’albero natalizio – e rituali che spesso distorcono il senso originario. Un itinerario suggestivo: partendo da una riflessione sull’identità e sul significato della festa, si recupera il senso della festa stessa secondo la Bibbia. Quindi l’autore ne analizza alcune dai primitivi significati di fede agli attuali distorcimenti e risignificazioni. (euro 6,00). ■ Comunità Caresto Il perdono nella coppia, oltre la colpa (Paoline) È possibile perdonare? Cos’è veramente il perdono? Da dove esso scaturisce? Può la riconciliazione – all’interno di una coppia – restituire l’amore, risanare le ferite e riportare la festa? Il volume ospita diciannove capitoli con schede tematiche sul perdono nella coppia. Le schede sono redatte secondo lo stile proprio della Comunità di Caresto, che privilegia il taglio più concreto che speculativo (euro 10,00). ■ Gabriele Corini Educati all’amore (Paoline) Questo itinerario biblico si costruisce intorno a una domanda tutt’altro che scontata: come cristiani, crediamo davvero all’amore? L’Autore, attraverso il metodo della lectio divina, propone un percorso in cui sono tracciate due dimensioni dell’amore: la prima si riferisce all’esperienza umana di amicizia, affetto, solidarietà, la seconda invece indica la dimensione teologale dell’amore, frutto dello Spirito, che sperimenta il perdono e il dono di sé (euro 12,50). I fedeli battezzati sono passati da 1.166 milioni nel 2008 a 1.181 nel 2009 con un aumento percentuale pari all’1,3% apostolico e 1 vicariato apostolico. In totale, nel mondo, le circoscrizioni ecclesiastiche sono ora 2.956. A livello planetario i fedeli battezzati sono passati da 1.166 milioni nel 2008 a 1.181 nel 2009 con un aumento percentuale pari all’1,3%. Il numero dei vescovi è salito da 5.002 a 5.065. I sacerdoti, in totale, sono aumentati negli ultimi dieci anni passando da 405.178 nel 2000 a 410.593 nel 2009, con un incremento percentuale dell’1,34% a livello mondiale. In particolare, nel 2009, i sacerdoti sono cresciuti dello 0,34% rispetto al 2008, grazie all’incremento del clero diocesano che ha compensato la riduzione del clero religioso, ovunque diminuito, tranne in Asia e in Africa . I Sabato, 26 febbraio 2011 diaconi permanenti aumentano di oltre il 2,5%, passando da 37.203 del 2008 a 38.155 del 2009, con incrementi elevati in Asia (16%) e in Oceania (19%). In flessione le religiose professe. Nel 2008 erano 739.068, ora sono 729.371. La crisi quindi rimane, nonostante l’Africa e l’Asia, dove invece sono in aumento. Il numero dei candidati al sacerdozio è cresciuto dello 0,82%, passando da 117.024 unità nel 2008, a 117.978 nel 2009. Gran parte dell’aumento è attribuibile ad Asia e Africa, con ritmi di crescita del 2,39% e del 2,20%, rispettivamente. L’Europa e l’America hanno registrato una contrazione, rispettivamente, dell’1,64% e 0,17% nello stesso periodo. ■ G. I. Gargano Clemente e Origene ad Alessandria (San Paolo) Il monaco camaldolese Gargano ricostruisce il quadro storico di un crocevia importante come Alessandria, sullo sfondo del quale si stagliano figure di notevole rilievo spirituale e fervono i “laboratori cristiani” dell’epoca, che caratterizzano la città e instaurano rapporti fecondi con il mondo ebraico, con quello pagano e con i grandi filosofi del retaggio greco (euro 19,00). a cura di Agostino Clerici 10 Sabato, 26 febbraio 2011 Nuovi Santi Canonizzazione il 23 ottobre. La data è stata ufficializzata da papa Benedetto XVI lunedì 21 febbraio, durante il Concistoro Ordinario Pubblico in corso in Vaticano In festa con il beato Guanella L unedì 21 febbraio, alle ore 12.00, si è tenuto a Roma, nei palazzi Vaticani, il Concistoro Ordinario Pubblico per la canonizzazione del beato Luigi Guanella, alla presenza, tra l’altro, del vescovo di Como monsignor Diego Coletti, accompagnato da una delegazione della Diocesi, e di rappresentanti dei Servi della Carità, delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza (le due congregazioni guanelliane) e dei laici guanelliani. La celebrazione è stata semplice e sobria. Dopo la recita dell’Ora Sesta papa Benedetto XVI ha indicato in domenica 23 ottobre la data in cui il beato sarà proclamato santo, insieme con monsignor Guido Maria Conforti, fondatore della Pia Società di San Francesco Saverio per le missioni estere (Missionari Saveriani) e madre Bonifacia Rodríguez de Castro, fondatrice della Congregazione delle Serve di San Giuseppe. Grande è stata la gioia nella famiglia Guanelliana e nella Chiesa di Como. Tra le prime reazioni festose all’arrivo della notizia è stato il suono delle campane nelle chiese delle Diocesi e una solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento presieduta dal superiore della Casa Divina Provvidenza don Angelo Gottardi proprio sull’altare che poggia sull’urna del futuro santo nel Santuario del Sacro Cuore di Como. Una liturgia molto partecipata e raccolta espressione, dopo il tempo dell’attesa, di viva commozione. Ha dichiarato il postulatore generale don Mario Carrera, che vede così coronato un lungo cammino: «In una stagione di emergenza educativa, povertà diffusa e sempre più marcata globalizzazione, il proporre da parte della Chiesa delle figure espressive, che hanno saputo farsi carico delle fragilità delle persone e incarnare delle risposte concrete a tali problematiche è rispondere ad una crisi di fiducia nella stessa vita e anche agli interrogativi che ■ Pellegrinaggio La diocesi a Roma per la canonizzazione del beato Luigi Guanella Il segretariato diocesano pellegrinaggi, in collaborazione con l’Opera don Guanella, propone un pellegrinaggio a Roma, guidato dal vescovo monsignor Diego Coletti, con tre possibilità di date: - dal 19 al 24 ottobre (in pullman): sono previsti, il primo giorno, la sosta, la visita e il pernottamento ad Assisi; si prosegue per Roma con un articolato programma di visita e la partecipazione alla veglia di preghiera del 22 ottobre, la canonizzazione il 23, la Santa Messa di ringraziamento in San Pietro la mattina del 24 ottobre; - dal 21 al 24 ottobre (in pullman): vedi il programma di Roma; - dal 22 al 24 ottobre (in treno): vedi gli ultimi tre giorni a Roma. Sui prossimi numeri tutte le informazioni utili su iscrizioni e costi. Un percorso che, passo dopo passo, ha seguito lo svolgersi del cammino canonico: un momento di grande gioia per un santo concreto e molto attuale la gente, ancora oggi, pone a Gesù. Attraverso dei battezzati, i santi appunto, capaci di essere in sintonia con il respiro di Dio, Gesù risponde agli uomini con la compassione del Padre. Il santo, non è una statua da collocare in una nicchia, ma è energia divina che si diffonde nelle strade degli uomini. Don Guanella padre dei poveri, educatore appassionato e cittadino del mondo - è stato un campione della fede che ha lasciato in eredità ai suoi imitatori, preti, suore e laici il compito di prendersi cura delle persone più fragili, accompagnandoli nei momenti più delicati della vita del nascere e del morire. L’evento della canonizzazione del nostro Fondatore imprime, ai nostri stili di vita un’accelerazione verso la santità come adesione risoluta alla voce di Dio, nascosta nel grido d’invocazione dei poveri. La santità è una mano allungata in cerca di altre mani, è un passo spinto a curare le fragilità dai mille volti: dalla povertà del pane alla mancanza di speranze». «Con grande gioia ed emozione abbiamo partecipato questa mattina al Concistoro Ordinario Pubblico - afferma il vescovo monsignor Diego Coletti -. Uno dopo l’altro abbiamo seguito con trepidazione i passi dell’articolato cammino che ha portato alla canonizzazione del beato Luigi Guanella, figlio della Chiesa di Como, primo santo dell’epoca moderna della nostra diocesi, alla quale ora spetta la felice e impegnativa responsabilità di custodire, accrescere e far conoscere la bellezza e la profondità del messaggio guanelliano, fatto di atti concreti di amore prima ancora che di parole. È una felice coincidenza il fatto che la canonizzazione di don Luigi cada proprio all’inizio del decennio che la Chiesa italiana dedica al tema educativo, considerata proprio la sua passione per quella che oggi chiamiamo la “sfida educativa“. Don Luigi è un esempio da seguire, testimone di una carità autentica, di una trasparenza di Vangelo vissuta nell’attenzione gratuita nei confronti dei fratelli. Questo è il tratto distintivo della sua santità: essere testimone credibile e coerente di una Parola che ha annunciato vivendola. E tutto questo lo ha fatto con grandissima umanità. Un’umanità da intendersi non solo come capacità di ascolto e sensibilità nei confronti degli altri. Ma anche come l’essere stato persona consapevole delle proprie risorse e dei propri limiti, coinvolta in molteplici interessi, pronta a rimboccarsi le maniche e a sporcarsi le mani nella realizzazione di moltissime attività. Per questo è un testimone che ascoltiamo volentieri: il suo è un messaggio senza confini, attualissimo, vero. Un grazie a tutti coloro che, in questi anni, con grande impegno e amore per don Guanella hanno collaborato al corretto svolgimento del processo di canonizzazione, e, soprattutto, hanno pregato con lui e per lui». una vita pienamente vissuta in questi luoghi, tra questa gente, ed è bello condividere con la Chiesa Diocesana la bella notizia. Sentiamo una grande gioia ed insieme un grande impegno e una grande responsabilità per portare avanti nella nostra vita la preziosa eredità spirituale di don Guanella. La sua santità deve essere un invito ad imitarlo nell’essere tutti noi santi nel nostro quotidiano, proprio in questa terra che lo ha visto bambino, giovane sacerdote e apostolo di carità». Anche suor Anna Studioso, Superiora Provinciale delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza si unisce alla gioia: «Il riconoscimento ecclesiale della santità di Don Guanella è motivo di grande festa per tutta la Famiglia Guanelliana. È segno di speranza, in questo nostro mondo così travagliato. Ci assicura che è ancora vero e valido l’ideale per cui il nostro Fondatore ha speso tutta l’esistenza: ogni vita è preziosa perché generata da quel Dio, Padre Provvidente, che ama ciascuno dei suoi figli come se fosse l’unico. L’evento della canonizzazione stimola non solo i Guanelliani, ma ogni cristiano, a tenere alto lo sguardo, a puntare verso la stessa meta di Santità che ha affascinato e attratto Don Luigi e gli ha insegnato a scoprire la bellezza di Dio nel volto del povero e dell’emarginato». Don Remigio Oprandi, Superiore Provinciale dei Servi della Carità ha sottolineato: «Don Guanella non è solamente il nostro Padre, il nostro Fondatore, ma è anche frutto delle nostre belle montagne e figlio della nostra Chiesa Comense. La santità di don Guanella viene da qui, dalla concretezza di Biografia William Glisson I guanelliani Una vita per i fratelli Il riconoscimento del miracolo negli Usa La loro presenza nel mondo Luigi Guanella nacque a Fraciscio, una frazione del comune di Campodolcino (Sondrio), in Valle Spluga, il 19 dicembre 1842 e morì a Como il 24 ottobre 1915. Dopo gli studi nel seminario diocesano di Como fu consacrato sacerdote il 26 maggio 1866. Per tre anni è stato accanto a don Bosco, poi a Como, iniziò la sua grande opera al servizio dei più poveri. Da quelle prime opere lievitarono altre istituzioni in Italia, in Svizzera e negli Usa. Fondò due Congregazioni religiose: le Figlie di santa Maria della Provvidenza e i Servi della Carità. Fu beatificato il 25 ottobre 1964 da Paolo VI, che amava un’espressione abituale a don Guanella: “È Dio che fa!”. Con l’ufficializzazione della data ha avuto lieto epilogo la causa di canonizzazione del beato nato a Fraciscio di Campodolcino (So), apostolo della carità. Ricordiamo che il miracolo attribuito alla sua intercessione è avvenuto nel marzo 2002 a Springfield, un sobborgo della città di Philadelphia (dove esiste un Centro di riabilitazione diretto dall’Opera don Guanella) e ha riguardato la guarigione del giovane William Glisson da un gravissimo trauma cranico che non lasciava speranze riportato durante una caduta mentre pattinava. Glisson giunse in coma all’ospedale. Un’amica di famiglia, che lavora nel centro riabilitativo, consegnò alla mamma di William due reliquie del beato: da quel momento iniziò una rete di preghiera per ottenere il miracolo. La guarigione fu prodigiosa e nel 2008 Glisson si è sposato. Dopo il processo canonico nella Diocesi statunitense, la documentazione è stata portata alla Congregazione per le Cause dei Santi a Roma e dopo i pareri favorevoli della Commissione medica (novembre 2009), della Consulta dei Teologi (gennaio 2010) e della congregazione ordinaria dei Cardinali (aprile 2010), il Santo Padre il 1 luglio 2010 ha firmato il Decreto. La Congregazione dei “Servi della Carità”, con le relative Costituzioni, furono approvate in via provvisoria il 10 luglio 1928 e definitivamente il 16 luglio 1935. Oggi è presente con circa 450 religiosi in 20 nazioni di 4 continenti, attiva nelle aree dell’educazione, riabilitazione, sanità e assistenza, promozione culturale delle persone senza istruzione di base. Ad oggi la Congregazione conta 528 confratelli di cui: 317 sacerdoti, 34 fratelli, 8 chierici, 1 Vescovo. Il ramo femminile, la Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, approvata dalla Santa Sede il 19 maggio 1917, è presente con circa 700 religiose in 14 nazioni di 3 continenti. Nuovi Santi Sabato, 26 febbraio 2011 11 “Tre santi, un unico grande disegno” L a diocesi di Como è in festa non solo per la notizia della canonizzazione del beato Luigi Guanella, figlio della Chiesa di Como, ma anche per la canonizzazione di un’altra grande figura del cattolicesimo: mons. Guido Conforti, già vescovo di Parma e fondatore della congregazione dei Missionari Saveriani. A proclamarlo beato, il 19 marzo 1996, fu Giovanni Paolo II. L’annuncio della sua canonizzazione ha avuto echi anche in provincia di Como: a Tavernerio sorge una delle case più importanti d’Italia della Congregazione parmense. Si tratta di Villa dei Pini a Tavernerio. Un centro di animazione missionaria divenuto negli anni un punto di riferimento per l’intera diocesi. La presenza dei missionari saveriani a Como risale alla fine degli anni cinquanta quando don Giorgio Brusadelli, allora direttore del quotidiano “L’Ordine”, segnalò alla congregazione la possibilità di avere a disposizione una struttura, Villa dei Pini appunto, che dopo essere stata per molti anni un sanatorio si apprestava alla chiusura. Acquistata la struttura a partire dal 1960 iniziarono i lavori di ristrutturazione. La gioia è condivisa dagli otto missionari saveriani originari della nostra diocesi. Ecco come padre Lino Maggioni, direttore della comunità saveriana di Tavernerio, esprime la sua gioia per la notizia. “Per noi questa proclamazione oltre alla grande gioia comporta la responsabilità di dare dimensione pubblica e visibilità alla figura di mons. Conforti. I santi, infatti, appartengono a tutti e a maggior ragione un santo missionario, appartiene al mondo intero. Noi come famiglia saveriana (ottocento missionari sparsi in quattro continenti) siamo legati a lui perchè ci guida a sognare una famiglia di Dio che abbracci tutto il mondo. Nella nostra storia sappiamo quanto il Crocifisso l’abbia aiutato a fare questa scelta. Era lo stesso san Guido Conforti a dire guardando il Crocifisso: “Così si ama”. Ammiriamo il coraggio con cui ha aperto la missione in Cina in un tempo in cui quella grande nazione cominciava la rivolta contro il colonialismo. Ammiriamo la fede per cui ha visto il suo primo missionario in Cina morire martire un anno dopo il suo invio e il secondo lasciare il sacerdozio. Ora sentiamo che è venuto il momento di far vedere a tutti questa santità. A rinforzare questa decisione che abbiamo preso in questi giorni c’è Guanella. Per questo anche il mondo il fatto che San Guido diventerà santo non credente ammira migliaia di insieme al beato Guanella e assieme uomini destinati al sovvenimento a suor Bonifacia Rodríguez de Castro, degli infermi, al capezzale dei fondatrice della Congregazione delle moribondi, nel pericolo stesso del Serve di San Giuseppe. Mi pare di contagio, all’istruzione dei fanciulli, cogliere un legame tra queste tre figure. al riscatto degli schiavi, a conforto L’immagine che meglio la rappresenta dei prigionieri, alla civilizzazione è quella di un diamante di valore dei barbari! Qualche volta scrive incommensurabile. Il diamante pagine piene di entusiasmo, dedica della carità di Dio. Un diamante monumenti, conia medaglie per che riflette la luce in tre direzioni. questi eroi della carità. Ma notatelo Don Guanella riflette l’iridescenza bene, fratelli e figlioli dilettissimi, verso gli emarginati della società, e fatelo notare ai dilettanti della suor Rodriguez verso le donne che carità: quelli sono grandi nell’amore per prime hanno vissuto sulla loro fraterno, che sono grandi nella pietà pelle la lotta operai e mons. Conforti verso Dio, grandi nel distacco dal che manda l’iridescenza di Dio fino mondo e di se stessi». agli estremi confini della terra. Tre A Como e dintorni ci sono due vie giganti che hanno condiviso un stesso, dedicate ai futuri Santi, ed è bello difficile ma cruciale periodo storico: che i comaschi abbiano così reso il passaggio dal XIX al XX secolo. In un visibile omaggio a questi due vista del 23 ottobre Como si trova grandi testimoni dell’amore di Dio all’epicentro di questa canonizzazione in un periodo così difficile della perché almeno due santi sono storia italiana come il passaggio tra ricordati qui. Prima di tutto san XIX e XX secolo. Ci piace pensare, Luigi Guanella e poi san Guido. Noi come è nell’immaginario collettivo, missionari saveriani siamo a Como che la via simboleggi il cammino, la dal 1960. La nostra casa vuole essere tensione verso la meta o l’incontro un centro di animazione missionaria verso cui si è diretti, l’essenza della e di aiuto alla pastorale missionarietà nostra dimensione di pellegrini. della Chiesa di Como. La spiritualità A Tavernerio, poco distante dalla del Vescovo san Guido ci ricorda che Casa saveriana Villa dei Pini, è stata tutti siamo chiamati a portare la fede recentemente individuata la “via G. anche là dove la Chiesa è ancora a M. Conforti – Missionario”. A Como, crescita zero. A rinforzare, a tener viva accanto alla Casa Divina Provvidenza, nella Chiesa di Como questa idea prima fondazione guanelliana, perché il Concilio ha ribadito quanto da oltre novant’anni c’è “via Luigi san Guido diceva auspicava: Dio vuol Guanella – sacerdote e filantropo trasformare il mondo in un’unica – 1842-1915”. Riteniamo, per i famiglia, la famiglia dei suoi figli”. motivi così efficacemente ricordati Sui prossimi numeri vi terremo da mons. Conforti, che, forse, nel aggiornati sulle attività che la secondo caso, non sia stato colto e congregazione ha intenzione di reso adeguatamente il senso della promuovere nella nostra diocesi in grandezza di don Guanella, santo di vista della canonizzazione per far vera carità. conoscere meglio la figura di san SILVIA FASANA Guido Conforti e il suo carisma. La gioia dei missionari saveriani della Comunità di Tavernerio testimoni Santi nello stesso giorno: Conforti e Guanella, già in vita, furono uniti da un legame di grande stima Negli scritti di Conforti l’attenzione all’esempio del Guanella G li “scherzi” della Provvidenza… Proprio la Provvidenza ha voluto che don Luigi Guanella e mons. Guido Maria Conforti venissero canonizzati nello stesso giorno. Il primo, umile sacerdote diocesano, schierato sul fronte della solidarietà e dell’assistenza, il secondo, vescovo di Parma, in quello dell’evangelizzazione di popoli lontani, ma entrambi impegnati a far conoscere al mondo l’amore di Dio. I due si erano incontrati, e come sosteneva Guanella, era accaduto che «le anime sante si conoscono tra loro e a vicenda e con tutto il cuore si amano. La più grande felicità è trovarsi due persone amiche e aiutarsi nel grande affare della propria santificazione». Sappiamo che si erano conosciuti tra il 1891 e il 1894, quando Conforti, giovane sacerdote originario di Parma, aveva affrontato un viaggio, all’epoca lungo e disagevole, per recarsi a Como a trovare mons. Andrea Ferrari, già rettore del Seminario Diocesano da lui frequentato. Il Vescovo Ferrari approfittò dell’occasione per far conoscere al suo pupillo un prete santo e scomodo allo stesso tempo che lui stesso aveva imparato ad apprezzare e stimare: don Guanella. Conforti era stato vivamente colpito dal sacerdote montanaro e dopo molti anni così ricordava quell’incontro: «Don Guanella, gloria fulgida del sacerdozio cattolico, onorò altamente la sua missione sacerdotale con la santità della vita e con opere meravigliose di carità… Ricordo d’averlo avvicinato, parecchi anni or sono, e perdura in me l’impressione gratissima che ne ho riportato; l’impressione che sogliono lasciare i santi in quanti hanno la fortuna di trattare con essi. Più che a pregare per lui, mi sento inclinato a raccomandarmi alle sue orazioni, ritenendo che già sia in possesso di quella gloria verace che non conosce tramonto, riservata al servo buono e fedele, che ha impiegata santamente la giornata». Anche in una sua omelia tenuta a Parma come Vescovo di quella Diocesi il 15 agosto 1914, Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria, parlando della carità e della filantropia, citava don Guanella (che sarebbe morto poco più di un anno dopo) come esempio di carità autentica, affiancandolo ai grandi campioni di santità di tutti i tempi: «Io ammiro il bene ovunque si trovi e qualunque sia il nome che porti, ma non posso a meno di fare rilevare a questo punto, costretto dalla evidenza dei principi e dei fatti testé accennati che sarà sempre grande, immensa la distanza, che passa tra la carità cristiana e la filantropia; sarà sempre la distanza che intercede tra il Cielo e la terra, tra il divino e l’umano. La filantropia in qualche momento fortunoso per l’individuo e per la patria potrà ottenere atti più o meno generosi di altruismo, ma non già il sacrificio della intera vita che equivalga ad un lento martirio sostenuto spontaneamente con una dedizione sovrumana. La filantropia potrà anche spremere dalla borsa del facoltoso un obolo più o meno abbondante a sollievo della altrui miseria, non già indurlo all’abbandono dì ogni cosa per sempre dedicarsi al bene del prossimo… La filantropia non potrà mai creare uomini dello stampo del Lellìs, di Vincenzo de’ Paoli, di Carlo Borromeo, di Cottolengo. del Bosco, del Vita diocesana 12 Sabato, 19 febbraio 2011 Agenda del Vescovo Giovedì 24 A Como, mattino e pomeriggio, in Vescovado, Consiglio Episcopale; a Como, alle ore 20.45, presso la chiesa di san Fedele, celebrazione della Santa Messa per la fraternità di CL. Da venerdì 25 a domenica 26 Visita pastorale alla Zona Bassa Valtellina: parrocchia di Morbegno. Lunedì 28 A Como, mattino e pomeriggio, in Vescovado, Consiglio Episcopale. Martedì 1° marzo A Como, al mattino, in Seminario, Consiglio Presbiterale; nel pomeriggio, in Vescovado, Consiglio Episcopale. Mercoledì 2 A Como, tutto il giorno, in Vescovado, udienze e colloqui personali. Giovedì 3 A Como, al mattino, in Vescovado, Consiglio episcopale; nel pomeriggio, udienze e colloqui personali; in serata, incontro con i giovani della Propedeutica. Ecumenismo: viaggio in Ucraina dal 27 aprile al 1° maggio La chiamata universale alla santità N ella domenica 20 febbraio, le letture bibliche ci hanno parlato “della volontà di Dio di rendere partecipi gli uomini della sua vita: ‘Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo’ - si legge nel Libro del Levitico. Con queste parole, e i precetti che ne conseguono, il Signore invitava il popolo che si era scelto ad essere fedele all’alleanza con Lui camminando sulle sue vie e fondava la legislazione sociale sul comandamento ‘amerai il tuo prossimo come te stesso’”. Lo ha detto, domenica mattina, Benedetto XVI, prima di recitare l’Angelus da piazza San Pietro. “Se ascoltiamo, poi, Gesù, nel quale Dio ha assunto un corpo mortale per farsi prossimo di ogni uomo e rivelare il suo amore infinito per noi – ha aggiunto il Papa -, ritroviamo quella stessa chiamata, quello stesso audace obiettivo. Dice, infatti, il Signore: ‘Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste’”. Ma, si è chiesto il Santo Padre, “chi potrebbe diventare perfetto? La Sabato 5 Santa Messa e conferimento del sacramento della Confermazione a Valle di Colorina. La riunione generale dei ministri straordinari della Comunione Eucaristica per i quali i rispettivi parroci e superiori delle case religiose hanno inviato all’ Ordinario Diocesano domanda di rinnovo per il triennio 2010/ 2013 si terrà: - a Sondrio, presso l’Oratorio Sacro Cuore, via Gianoli, domenica 20 marzo dalle ore 9.30 alle ore 12.30 (non è prevista la partecipazione insieme alla Celebrazione Eucaristica); - a Como, presso l’Istituto Canossiano, via Balestra 10, domenica 27 marzo dalle ore 14.00 alle ore 17.00. Se qualche parroco, anche a motivo dei numerosi avvicendamenti, non avesse ancora inviato domanda di rinnovo per i propri ministri è invitato a farlo al più presto recapitando la domanda, scaricabile dal sito diocesano, presso l’Ufficio per la Liturgia. Si ricorda che è necessario inoltrare domanda di rinnovo per tutti i ministri, anche per chi avesse ricevuto il mandato nell’ultima parte del triennio appena trascorso. ■ Adorazione Movimento eucaristico di Como: incontro La prossima ora di adorazione, presso la chiesa di santa Cecilia in Como, si terrà il marzo a partire dalle ore 16.20. nostra perfezione è vivere come figli di Dio compiendo concretamente la sua volontà. San Cipriano scriveva che ‘alla paternità di Dio deve corrispondere un comportamento da figli di Dio, perché Dio sia glorificato e lodato dalla buona condotta dell’uomo’”. In che modo possiamo imitare Gesù? Egli ci invita ad amare i nemici e a pregare per quelli che ci perseguitano. “Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore – ha chiarito il Papa - è capace di un nuovo inizio. Riesce a compiere la volontà di Dio: realizzare una nuova forma di esistenza animata dall’amore e destinata all’eternità”. Se siamo “consapevoli” di essere tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in noi, e “la nostra vita ne viene profondamente plasmata”, allora “la nostra testimonianza diventa chiara, eloquente ed efficace. Un Apostolato della preghiera: ecco gli incontri di marzo A Grandate, alle ore 9.30, Santa Messa presso il Monastero delle Benedettine. La riunione generale dei ministri straordinari della Comunione sull’Ortodossia (a Como: il 17 marzo, alle ore 20.30, presso il Centro Pastorale; a Morbegno: il 7 aprile, alle ore 20.45, presso il Centro Giuseppe). Il viaggio prevede la partenza da Milano il 27 aprile (alle ore 13.30) e il rientro il 1 maggio (alle ore 12.30). Necessario passaporto (no visto). Iscrizioni entro il 10 marzo presso A.c. Como, telefono 031.265181, [email protected]. Quota: 550 euro (da versare all’iscrizione: 200 euro). ■ Benedetto XVI: l’Angelus di domenica 20 febbraio Venerdì 4 ■ Liturgia L’Ufficio diocesano per l’ecumenismo, in collaborazione con Azione cattolica diocesana di Como, organizza un pellegrinaggio a Kiev, Pochayev e Leopoli alla scoperta della vita e della spiritualità della Chiesa ortodossa Ucraina, che ha una significativa presenza a Como. L’iniziativa nasce dall’invito dei rappresentanti della comunità Ortodossa Ucraina nella nostra Diocesi. Il viaggio sarà preparato da due incontri di approfondimento autore medievale ha scritto: ‘Quando l’intero essere dell’uomo si è, per così dire, mescolato all’amore di Dio, allora lo splendore della sua anima si riflette anche nell’aspetto esteriore’, nella totalità della vita”. “Grande cosa è l’amore – ha aggiunto facendo riferimento al libro dell’Imitazione di Cristo –, un bene che rende leggera ogni cosa pesante e sopporta tranquillamente ogni cosa difficile. L’amore aspira a salire in alto, senza essere trattenuto da alcunché di terreno. Nasce da Dio e soltanto in Dio può trovare riposo”. Benedetto XVI ha ricordato che il 22 febbraio si celebra la festa della Cattedra di San Pietro: “A lui, primo degli Apostoli, Cristo ha affidato il compito di Maestro e di Pastore per la guida spirituale del Popolo di Dio, affinché esso possa innalzarsi fino al Cielo”. Di qui l’invito a “tutti i Pastori ad ‘assimilare quel nuovo stile di vita che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli’”. Per l’Apostolato della Preghiera, nel mese di marzo sono previsti i seguenti incontri: - mercoledì 2 marzo, alle ore 15.00: “Il sacerdozio comune dei battezzati” , incontro formativo per animatori e iscritti di Como e parrocchie vicine (presso l’Istituto Canossiano); - giovedì 10 marzo, alle ore 15.30: Adorazione eucaristica, in collaborazione con il M.I.T.E. (presso la chiesa di S. Cecilia). L’Associazione “Apostolato della Preghiera” fu introdotta ufficialmente nella diocesi di Como agli inizi di febbraio del 1894 per iniziativa del vescovo Andrea Ferrari e di don Luigi Guanella, durante una festosa celebrazione presso il santuario del Sacro Cuore. Per conoscere meglio le finalità e le iniziative promosse dall’Associazione, si può consultare il sito nazionale: www.adp.it. Parola fra noi Domenica 27 febbraio L a ricchezza è un problema serio. Ammassarne per sé significa sacrificare la propria vita alle cose, privare gli altri del necessario, strapparci di mano il bene decisivo, la vita eterna che consiste nel ricevere dal Padre e nel condividere con i fratelli. Ancor più grave è la schiavitù del cuore sotto il dominio delle ricchezze che fanno da padrone. La radice Is 49, 14-15; dell’accumulo è l’ansia, la paura che venga meno. A noi occorre 1Cor 4, 1-5; la vita perché abbiamo paura di morire e, pensando che le sostanze la contengano, ne Mt 6, 24-34 immagazziniamo quante più figli del Padre e fratelli di tutti. possibili. Eppure, più che la E questo viene dalla fede. E gioia, domina l’affanno, perché tutto è dono, a cominciare dal non viviamo da figli di Dio e lavoro che ci procura il cibo e da fratelli. È con la fede che il vestito. Il lavoro è dono, non si supera l’affanno, l’ansia, la affanno. E quando al lavoro paura perché se l’ansia di vita segue la condivisione dei beni, è è data dalla paura della morte già vita eterna, paradiso. Torna – e l’affanno è lo stile abituale sei volte il verbo “preoccuparsi”, di vivere – la vita è nell’essere giornate eucaristiche “affannarsi”, forse a dire che nella nostra vita c’è più tormento che occupazione; l’affanno è divisione, smembramento, perdita dell’unità, frammentazione. Chi è diviso, in angoscia, conosce la sua sorte che è la morte, anticipata e percepita già nell’affanno, nella paura: è la vita di oggi. Con in più l’illusione che si può scampare accumulando. Invece, accade come con la manna nel deserto: se l’accumuli, marcisce. Il Monastero delle Benedettine del Santissimo Sacramento, in comunione con la parrocchia di Grandate, celebra le Giornate Eucaristiche dal 3 al 6 marzo, alla luce dell’esortazione apostolica postsinodale “Verbum domini Parola di Dio ed Eucaristia” (n° 54 e 55). Ecco il programma (il resto sul prossimo numero). Giovedì 3 marzo, ore 7.30, Santa Messa celebrata da mons. Enrico Bedetti; ore 9.30, concelebrazione eucaristica missionaria dei Padri Saveriani e Comboniani; ore 16.15, Santa Messa per i ragazzi celebrata dal Gesù sta parlando della giustizia più grande, quella che i discepoli devono scegliere e vivere rispetto a quella dei farisei. È la giustizia dei piccoli e dei poveri che, a saperli guardare, somigliano agli uccelli del cielo e ai gigli del campo. La loro forza sta tutta nell’affidarsi al Signore; da lui dipendono e da lui accolgono ogni dono con stupore e riconoscenza perché sono tutti belli e buoni. ANGELO SCEPPACERCA prevosto di Grandate, don Daniele Andreani; ore 17.00, concelebrazione dei Vespri, omelia di don Ivan Salvadori, docente in Seminario e assistente diocesano dell’Ac; ore 21.00, preghiera e adorazione dei giovani di Grandate. Venerdì 4 marzo, ore 7.30, Santa Messa celebrata da mons. Enrico Bedetti; ore 9.30, celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Diego Coletti; ore 16.30, adorazione dei Seminaristi; ore 17.00, celebrazione dei Vespri con i Seminaristi, omelia di don Ivan Salvadori. Vita della Chiesa MA I S E R A QU Sabato, 26 febbraio 2011 13 Una sintesi del messaggio pubblicato da papa Benedetto XVI Privo della luce della fede l’uomo non ha più speranza. «P rivo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza”. Lo scrive il Papa nel Messaggio per la Quaresima, diffuso il 22 febbraio, nel quale Benedetto XVI ribadisce che “Dio ha creato l’uomo per la resurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia”. Ripercorrendo i testi liturgici delle domeniche di Quaresima, il Papa sottolinea che nella quinta, in cui ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, “siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza”. “La comunione con Cristo in questa vita – spiega il Pontefice – ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza”. “Liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la ‘terra’, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo”. Questo l’invito rivolto dal Papa ai fedeli a partire dal tema del Messaggio, “Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (Col 2,12). Digiuno, elemosina e preghiera. “Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione – prosegue Benedetto XVI – la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo”. “Per il cristiano – puntualizza il Santo Padre – il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo”. La pratica del digiuno, infatti, che “può avere diverse motivazioni”, comporta per il cristiano la capacità di “superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore”, imparando a “distogliere lo sguardo dal nostro io, per riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli”. Quanto alla pratica dell’elemosina, è “un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro”, allontanando “la tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita”. “La bramosia del possesso – spiega il Papa – provoca violenza, prevaricazione e morte. L’idolatria dei beni non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della via”. “Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro?”, si chiede il Santo Padre, indicando come antidoto la pratica dell’elemosina, cioè la “capacità di condivisione”. Infine, la preghiera, che “ci permette di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro”. Le seduzioni del male “Il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore”, ma “Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male”. È il commento del Papa alla prima domenica di Quaresima, che ci ricorda come “la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta ‘contro i dominatori di questo mondo tenebroso’, come si legge nella Lettera agli Efesini. Il Vangelo della Trasfigurazione, che “anticipa la risurrezione e annuncia la divinizzazione dell’uomo”, ci esorta nella seconda domenica di Quaresima a “prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio”, la cui Parola ci aiuta a discernere “il bene dal male”. La domanda di Gesù alla Samaritana, nella terza domenica di Quaresima, esprime per il Papa “la passione di Dio per ogni uomo” e ci mostra che “solo quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza”, perché “irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta”. Il miracolo della guarigione del cieco nato, al centro della quarta domenica di Quaresima, “è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore”. “Lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo”. Questo l’itinerario di “conversione” della Quaresima, che per il Papa costituisce un “momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del sacramento della Penitenza”. Iniziative Culturali Sacerdotali. Giornate di approfondimento l’1 e il 2 marzo a Urio È in programma l’1 e il 2 marzo, presso il Centro Internazionale per Convegni di Castello di Urio, a Carate-Urio, un incontro di studio per sacerdoti dal titolo “Identità e sviluppi della fraternità sacramentale dei presbiteri”. L’esigenza di nuove modalità nell’impegno pastorale della Chiesa nei confronti dei mutati contesti culturali e sociali della nostra epoca, insieme alla diminuzione del numero dei presbiteri, stanno promuovendo nuovi scenari nella organizzazione pastorale delle realtà diocesane, che comportano, da parte dei presbiteri, l’esigenza di uno stile di vita più collaborativo e condiviso. Nell’ascolto dello Spirito, questa realtà può essere colta come una chiamata a sviluppare quanto l’insegnamento del Concilio Vaticano II ha evidenziato sulla dimensione comunionale della vita e del ministero dei sacerdoti e in particolare sull’identità e sul significato della fraternità sacerdotale. “Tutti i presbiteri, costituiti nell’ordine del presbiterato mediante l’ordinazione, sono uniti tra di loro da un’intima fraternità sacramentale; ma in modo speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio sono ascritti sotto il proprio Vescovo. Infatti, anche se si occupano di mansioni differenti, sempre esercitano un unico ministero sacerdotale in favore degli uomini” (Presbyterorum ordinis, n. 8). “L’unità dei presbiteri con il Vescovo e tra di loro - ricordava Giovanni Paolo II - non si aggiunge dall’esterno alla natura propria del loro servizio, ma ne Fraternità sacerdotale Presso il Castello di Urio è in calendario un seminario di studio per sacerdoti dedicato a questo argomento così importante per la vita sacramentale dei presbiteri esprime l’essenza in quanto è la cura di Cristo sacerdote nei riguardi del Popolo adunato dall’unità della Santissima Trinità” (Pastores dabo vobis, n. 74). Risulta dunque rilevante ’identificazione e la maturazione, nello stile di vita dei presbiteri, della radicale «forma comunitaria» (ibidem, n. 17) che è propria del ministero ordinato e che si manifesta sia nella profonda comunione gerarchica con il proprio Vescovo, sia nella comunione specifica che per il sacramento dell’Ordine viene ad instaurarsi tra i membri del presbiterio. In particolare, questa relazione è chiamata a svilupparsi secondo l’originalità propria della “fraternità sacramentale”. “Ciascuno dei presbiteri è dunque legato ai confratelli col vincolo della carità, della preghiera e della collaborazione nelle forme più diverse, manifestando così quella unità con cui Cristo volle che i suoi fossero una sola cosa, affinché il mondo sappia che il Figlio è stato inviato dal Padre” (Presbyterorum ordinis, n. 8). La riflessione sulla specificità della fraternità sacerdotale intende favorire l’identificazione della genuina natura di questa dimensione propria del ministero ordinato per aiutare i presbiteri a sviluppare le disposizioni spirituali e le virtù umane necessarie per far crescere una fruttuosa relazione fraterna con gli altri sacerdoti. Con quanta insistenza l’Apostolo San Giovanni predicava il “mandatum novum”! “Amatevi gli uni gli altri!”. (…) Lo sviluppo della corrispondenza dei presbiteri al dono e compito - insito nell’ordine sacro - della fraternità sacramentale, comporterà una più abbondante fecondità del ministero sacerdotale per il bene di tutta la Chiesa. L’incontro di Urio punta allo scambio di reciproche esperienze. Il programma della due-giorni prevede l’inizio con il pranzo del 1° marzo e la conclusione nel pomeriggio del 2. Info e iscrizioni, telefonando al 349-8358575; e-mail: [email protected]. Vita diocesana 14 Sabato, 26 febbraio 2011 Dal 25 al 27 febbraio la Visita del Vescovo alla parrocchia Diocesi Di como Visita Pastorale gno e b r o m La frazione di Arzo FOTO DI massimo DEI CAS Una realtà “felice” grazie al lavoro di molti I I Diocesi Di como Visita Pastorale l Comune di Morbegno dal 1938 comprende l’ex Comune di Campovico, costituendo così un’eccezione nella bassa Valtellina, in quanto abbraccia entrambi i versanti della valle. Ma Campovico era e rimane Parrocchia, così come Desco con Paniga, già sue frazioni, in fase di continuo sviluppo ed espansione demografica. Sul versante opposto, invece, gli antichi abitati hanno visto drasticamente ridursi il numero dei residenti, così che le due parrocchie di S. Matteo della Valle e di S. Giovanni Battista in Arzo sono state soppresse, e la prima aggregata ad Albaredo. Arzo, da insediamento contadino si è trasformato in luogo di serena villeggiatura per i morbegnesi, conservando caratteristiche rurali assieme alle tradizioni religiose, come le due feste di S. Giovanni Battista ed Evangelista, con le processioni, la confraternita, la cura del piccolo cimitero, anche se le regolari funzioni religiose vengono officiate soltanto nella stagione estiva. PAGINA A CURA DI GIULIO PEROTTI Le prossime tappe ■ Parrocchie Il Vescovo Coletti in Bassa Valtellina fino al mese di giugno D al 19 al 20 marzo: Campovico e Desco, Piantedo; Dal 25 al 27 marzo: Caspano-Cevo, RoncagliaCivo e Mello; Dal 2 al 3 aprile: Traona; Dall’ 8 al 10 aprile: Buglio, Villapinta e Ardenno; Dal 6 al 7 maggio: Nuova Olonio; Dal 20 al 22 maggio: Cercino, Mantello, Cino; Dal 3 al 5 giugno: Sirta, Campo Tartano, Tartano, Talamona; Il 17 e 18 giugno: val Masino (Biolo - Cataeggio e S. Martino) l solo dato numerico di oltre diecimila abitanti non rende l’idea della felice complessità della parrocchia di Morbegno. Complessa per le sue numerose e articolate strutture che abbracciano tutti i settori della pastorale, con le inevitabili esigenze di coordinamento, e “felice” per la disponibilità delle singole persone, la vitalità dei gruppi e delle associazioni. Ne è concreta testimonianza la realizzazione del centro parrocchiale di S. Giuseppe, inaugurato dal Vescovo nel marzo dello scorso anno, e che si aggiunge all’ormai storica sede dell’oratorio S. Luigi all’ombra della collegiata di S. Giovanni. Il seminterrato della nuova chiesa nei ma anche a un’assoluta novità che, quartieri nord è stato trasformato in oltre al dimezzamento della rilevante una struttura polifunzionale dotata, tra spesa, ha costituito un notevole passo l’altro, di sala giochi con bar e servizi, avanti nella costruzione di una sempre cucina professionale, ma soprattutto di più armoniosa comunità parrocchiale. un ampio salone, capace di 350 posti Un nutrito gruppo di professionisti, a sedere (“aula ipogea”), provvisto di tecnici, specialisti nei vari settori tutte le più sofisticate tecnologie dei dell’impiantistica, e operai appartenenti moderni auditorium. Il tutto grazie, a tutte le età, ha legalmente costituito come di consueto, a generose offerte, l’Associazione di volontari San Luigi Gonzaga, prestando gratuitamente la propria opera e presentandosi come segno di continuità fra generazioni. La stessa associazione ha provveduto alla manutenzione straordinaria del “vecchio” oratorio, in attesa che si possa intervenire radicalmente per il necessario adeguamento anche di questa struttura. Le due sedi sono animate dalle consuete attività parrocchiali che vanno dalla pastorale dei bambini e dei giovani, che coinvolge la maggior parte della popolazione, alle iniziative delle diverse associazioni, a partire dall’Azione Cattolica, al più recente Movimento Apostolico, ma anche agli Scout, al CSI. Tradizionale per la Parrocchia un forte impegno nel campo caritativo, che si traduce in diversi modi e da diversi gruppi e associazioni, dalla storica S. Vincenzo, alla Caritas, al Centro Aiuto alla Vita, all’ultima novità: la Casa di Lidia destinata all’accoglienza temporanea di famiglie in difficoltà, inaugurata dal Vescovo la scorsa settimana. L’impegno missionario è un’altra catteristica della parrocchia: supportato da un dinamico gruppo, tiene in particolare i contatti coi missionari locali, sia sacerdoti che fratelli laici o volontari. Non mancano intelligenti iniziative di teatro, che unisce il divertimento alla formazione, mentre in campo musicale alla ultracinquantenaria corale “M. E. Bossi” si è aggiunto con successo il coro “Tempo di gioia”. Le comunicazioni sono facilitate dal sito internet www.parrocchiadimorbegno. com, oltre che dai bollettini della parrocchia (“Incontra la Parrocchia”) e dell’oratorio (“Amici per la pelle”), senza dimenticare uno dei più antichi (e, perche no?, prestigiosi) periodici della Valtellina, il mensile “Le Vie del Bene”, nato nel 1926, che unisce alla cronaca spicciola studi originali di storia e di arte. Morbegno si mostra, quindi, anche come parrocchia, una realtà dinamica, fondata su solide tradizioni, aperta alle novità, che con l’impegno della sua comunità, guidata dal clero, spazia dal campo strettamente religioso a quello caritativo, educativo, culturale, educativo, e di cui si è offerto, in queste righe, solo un piccolo incompleto saggio. Appunti tra storia e tradizioni Da san Martino a San Giuseppe S toria e tradizioni religiose di Morbegno si riassumono nelle sue chiese. Dalla più antica, campestre, che raccoglieva già prima del Duecento i contadini sparsi nei casolari del fondovalle spesso paludoso e lungo le pendici boscose del monte, non per nulla dedicata all’evangelizzatore del mondo rurale europeo, S. Martino. Alla chiesa di S. Pietro, sorta nel Trecento fra le case e le officine del neonato borgo destinato in pochi decenni ad assumere il ruolo storico di capoluogo della bassa Valtellina. E’ la chiesa del “Comune”, tanto da fornirgli lo stemma, coi simboli delle chiavi (S. Pietro) e della spada (S. Paolo, anche se è tralasciato nell’usuale denominazione della chiesa). Nel Quattrocento, “il secolo della Madonna” nella storia della religiosità europea, sorge la chiesa dell’Assunta a cura della confraternita dei Battuti, portabandiera di quella riforma religiosa di cui si facevano interpreti, insieme, gli ordini religiosi “dell’osservanza”, assai presenti in Valtellina durante quel secolo, e stanziati a Morbegno col grandioso convento dei Domenicani a fianco della chiesa La chiesa più antica risale al duecento e raccoglieva i contadini sparsi nei casolari del fondovalle spesso paludoso. di S. Antonio. Il Cinquecento è, invece, il secolo della riforma protestante, e la sede parrocchiale, ceduta la chiesa di S. Pietro ai “riformati”, si trasferisce nella primitiva chiesa di S. Giovanni Battista. Sopite le lotte confessionali, la religiosità fastosa e trionfante, barocca e controriformistica, unita alle ambizioni autocelebrative della comunità locale, porta alla costruzione dell’attuale collegiata di S. Giovanni, definita nel Settecento “prima in tutta la diocesi, dopo la cattedrale”. E’ da questa chiesa, assieme alle soccursali dell’Assunta e di S. Pietro (assegnata alla confraternita del SS. Sacramento), che si irradia e si sviluppa quella forma di religiosità che caratterizza l’intera comunità fino alla metà del Novecento. Chiusi il monastero femminile e i conventi dei Cappuccini e dei Domenicani in età napoleonica, nel corso dell’Ottocento si sviluppano moderne forme di associazionismo con finalità economiche e sociali, oltre che religiose, mentre sussistono fino ai nostri giorni tradizioni secolari come la vita delle due confraternite col canto festivo delle Lodi in latino, alcune processioni, la novena “delle candeline” per Natale, l’innalzamento del catafalco per la Settimana santa. Alla fine del Novecento la realizzazione, nei nuovi quartieri cittadini, della chiesa e del complesso parrocchiale di S. Giuseppe, propone plasticamente il rinnovato impegno della comunità, in tutte le sue componenti, ad affrontare le sfide del presente e del futuro. Vita diocesana Sabato, 26 febbraio 2011 15 itto Domenica 13 febbraio mons. Coletti è tornato a B l e d e l Val percorrere la strada che porta al passo S. Marco. Il Vescovo Coletti a Bema Visita Pastorale C Diocesi Di como ’erano tutti i 130 bemini doc domenica 13 febbraio ad accogliere il Vescovo di Como monsignor Coletti giunto in visita pastorale nell’arroccato paese della valle del Bitto (Feliciano Ninguarda, vescovo di Como di origine morbegnese, vi contò, nella sua famosa visita pastorale in Valtellina del 1589, 100 fuochi una popolazione di circa 500 abitanti, ben più numerosa dell’attuale). Nel piazzale antistante la chiesa del patrono San Bartolomeo (edificio risalente al sec. XVII ma profondamente restaurato tra il 1952 e il 1958), Programma ■ Morbegno Il programma della Visita Pastorale Diocesi Di como Visita Pastorale Da venerdì 25 a domenica 27 febbraio il Vescovo sarà in visita alla parrocchia di S. Giovanni a Morbegno. Di seguito vi proponiamo il programma dettagliato della tre giorni. Venerdì 25 febbraio Dalle 10 alle 12, al cinema Iris di Morbegno, il Vescovo incontrerà le classi quinte delle scuole superiori. Alle 14.45 visita alla Casa di riposo Ambrosetti/Parravicini Alle 16.00 incontro alle Acli in via Beato Andrea. Alle 18.00 S. Messa con Vespri alla chiesa di S. Pietro. Alle 21.00 incontro con le comunità apostoliche di Morbegno, Albarebo, Bema e Dazio. L’incontro si terrà nell’aula Ipogea del complesso di S. Giuseppe. FOTO MASSIMO DEI CAS Un borgo tra due Valli Con la visita alla Comunità di Bema, domenica 13 febbraio, il Vescovo ha concluso l’ incontro con tutte le comunità della Valle del Bitto. Il piccolo borgo di Bema sorge a cavallo tra i due rami della Valle quello di Gerola e quello di Albaredo. I più antichi documenti scritti risalgono al duecento e testimoniano la presenza dei grandi monasteri come quello di S. Abbondio di Como e di San Dionigi di Milano. Da sempre il borgo e con esso l’intera Valle sono state terra di emigrazione. Attualmente i residenti stabili sono 144. Una visita breve ma intensa che ha visto la partecipazione calorosa della piccola comunità formata da 144 abitanti. la pro loco in costume tipico, la protezione civile, l’arciprete di Morbegno don Andrea Salandi e don Feliciano Rainoldi hanno fatto gli onori di casa prima dell’inizio della S. Messa. Nella chiesa stipata fino all’inverosimile il vescovo Coletti si è sentito decisamente abbracciato dalla comunità bemina alla quale ha consegnato un’immagine del crocifisso accompagnata da una preghiera. “Questo è il bancomat che vi consegna il vostro vescovo – ha spiegato mons. Coletti – io recito questa preghiera ogni mattino e ogni sera e vi invito a recitarla con me adesso e per i giorni a venire. Quando verrò di nuovo a trovarvi la reciteremo insieme”. Novanta i residenti stabili a Bema con la persona più giovane che frequenta la terza media: nessun matrimonio e nessun nuovo nato in questi anni, segno di una tendenza che rispecchia quella nazionale. Nonostante ciò Il racconto della Visita Pastorale alla piccola comunità Appunti dal passato... “Dazio si adagia nel verde della piana compresa tra la Còlmen ed i maggenghi del Colino, a 568 metri di altezza sul livello del mare...il paese da sempre ospitò un populus bone indolis ac morigeratus (brava gente di buoni costumi). Come sottolineava il Vescovo di Como, mons. Battista Mugiasca nel 1770” Sabato 26 febbraio Alle 8.30 lodi mattutine al Santuario dell’Assunta. Alle 10.00 incontro con la società civile all’interno della Sala conferenze della Banca Popolare di Sondrio. Alle 15.30 celebrazione del Sacramento della Cresima. Ore 20.45 incontro con i giovani a San Giuseppe. . Domenica 27 febbraio Ore 10.00 S. Messa per la comunità a S. Giovanni. Alle 14.30 incontro con i gruppi e le associazioni. Alle 16.00 momento di preghiera con bambini, ragazzi e famiglie. Ore 17.30 saluto. Sono sospese tutte le S. Messe della domenica mattina. il paese, ridotto nei ranghi, ma ancora ben vivo ed orgoglioso della sua identità, conta persino un coro che ha ben animato la S. Messa di domenica e al quale il Vescovo, che si è detto felice della calorosa partecipazione, ha fatto i complimenti. Al termine della cerimonia religiosa l’incontro più conviviale con la comunità nel salone della pro loco che per l’occasione ha allestito un rinfresco. Qui il vescovo ha ricevuto in dono il dipinto della chiesetta bemina di San Rocco, bell’oratorio con affreschi del ‘500 dedicato al santo protettore degli appestati che sta sul limite sud-occidentale del paese. Nella Costiera dei Cech, una giornata a Dazio D azio ha accolto il suo Pastore con immensa gioia e riconoscenza. La giornata è cominciata alle ore 9 del mattino con la visita ai più anziani: Giuseppe Brambilla di 89 anni, reduce di guerra e Roncaioli Luigina di 95 anni attorniata da figli e nipoti. L’accoglienza ufficiale è iniziata alle 9:45 dalla protezione civile di Dazio, dal Sindaco Mario Lazzari e da tutti giovani del paese, dai più piccini fino ai ragazzi delle scuole medie. A seguire il Vescovo ha inaugurato una nuova via intitolata a don Angelo Martinelli parroco di Dazio dal 1949 al 2001. Successivamente mons. Diego ha celebrato la Santa Messa domenicale presso la parrocchia dedicata al secondo Vescovo della diocesi di Como San Provino. Il coro ha accompagnato la liturgia intonando canti in latino. Dopo la Messa la pro loco ha offerto un rinfresco a tutta la comunità. Il pranzo si è svolto presso l’albergo Coppa insieme ai Sacerdoti e ai “fabbriceri”. I fedeli hanno riconosciuto nel suo pastore una figura umile e alla mano. EMANUELE DE BIANCHI In Missione 16 Sabato, 26 febbraio 2010 Materiali. Le proposte dell’Ufficio Missionario per l’animazione pastorale nella comunità Quaresima: tempo di fraternità e missione Ufficio Missionario in collaborazione con L’ gli uffici pastorali, offre alla comunità diocesana l’opportunità di vivere nel tempo di Quaresima e di Pasqua, un itinerario di conoscenza e di riflessione sulle missioni diocesane in Camerun e in Perù. Perché le missioni diocesane? Dal 1999, anno in cui la missione di Santiago del Estero in Argentina è stata riconsegnata alla diocesi locale, l’iniziativa promossa in Quaresima ha sostenuto la missione diocesana in Camerun e alcuni progetti presentati dai missionari nativi della Diocesi. Quest’anno puntiamo l’obiettivo sulle missioni diocesane, lasciando spazio ad altri progetti nel corso dell’anno. Occorre prendere coscienza dell’impegno che ci siamo assunti con l’apertura della missione in Perù e con il sostegno, che continua da anni con la missione in Camerun. Il tempo di Quaresima e di Pasqua sia tempo di conoscenza, di riflessione e di sostegno spirituale e materiale ai missionari e alle iniziative di evangelizzazione e di promozione umana condivise con la diocesi di Maroua-Mokolo e di Carabayllo. Sia tempo di verifica missionaria per le nostre comunità: chiediamoci in che direzione vanno le iniziative pastorali; domandiamoci se nella comunità c’è spazio per i piccoli, i poveri, le famiglie, gli anziani, le persone venute da altri paesi; prendiamo in considerazione alcune scelte prioritarie in missione (il percorso di catecumenato, una vita più sobria, uno spazio maggiore dedicato all’ascolto della Parola) e proviamo a metterle in atto nelle nostre parrocchie. Proposte di animazione L’ufficio missionario ha predisposto alcuni strumenti per l’animazione: Il sussidio per conoscere le missioni diocesane, il volantino con i progetti, il cd con 100 foto delle missioni, la locandina, il salvadanaio-capanna da costruire, il cartoncino con una preghiera per i missionari e la benedizione della mensa. E’ la proposta narrativa delle missioni diocesane per conoscere ed essere coinvolti nell’avventura che i fidei donum vivono in prima persona, ma che è parte del racconto e della storia che tutta la diocesi è chiamata a vivere. E’ la proposta di momenti celebrativi che preparano alla solennità della Pasqua e della Pentecoste (si veda l’itinerario predisposto dagli Uffici di Curia “Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”) per vivere rinnovati dal dono dello Spirito l’annuncio del Vangelo. E’ la proposta di gesti caritativi a sostegno dei progetti di evangelizzazione e di promozione umana delle missioni in Camerun e in Perù per condividere le ricchezze che abbiamo con chi è più povero. Per la prenotazione del materiale, suggerimenti, richieste di incontri di animazione rivolgersi all’ Ufficio Missionario: Tel e fax 031 242193 [email protected] [email protected] Ghana, i dieci anni della “Casa del Padre mio” Il racconto di Silvia, una ragazza che nel periodo natalizio ha visitato la missione di Abor in Ghana dove vive padre Giuseppe Rabbiosi, nativo di Mellaloro (Sondrio) “S ilvia, che ne dici di andare in Africa?” “In Africa dove, mamma? Sharm? Mauritius?” “No, andrei in Ghana...” Certo, mia mamma da un po’ stava maturando la decisione di visitare la missione di padre Giuseppe Rabbiosi, ma da tempo rinviava la decisione forse perché non voleva lasciare a casa me e mio fratello Marco. Alla fine ho deciso di accompagnare la mamma e insieme ci siamo aggregate ad un gruppo di volontari che stava organizzando una “missione” dal 20 dicembre al 15 gennaio. Siamo partite senza dimenticare a casa la nostra semplicità, il nostro amore, la voglia di conoscere e vedere realtà diverse dalle nostre. Il 20 dicembre, quindi, un lungo respiro e via! Si parte: direzione Abor, Volta Region, Ghana, West Africa. Ad Accra, capitale del Ghana, ci aspettava Frank che ci ha accompagnato presso la sede della ONG “In My Father’s House”. Il giorno dopo abbiamo iniziato a conoscere i collaboratori nella missione, i bambini che lì sono ospitati e i luoghi in cui avremmo vissuto le seguenti 3 settimane. Giorno dopo giorno cresceva il numero di nomi di persone e luoghi da ricordare che, seppur difficili, tenevamo nel cuore. Il 26 dicembre abbiamo vissuto una giornata veramente speciale. Avevamo in programma di riaccompagnare alcuni bambini e ragazzi normalmente ospiti di “In My Father’s House” ai propri villaggi per le vacanze natalizie. Tra i bambini da portare a casa c’erano anche Cobla e Giuly. Appena arrivati al loro villaggio i due bimbi sono scesi entusiasti dal pulmino, ma subito dopo sono tornati indietro con le lacrime agli occhi: la loro casa era vuota e nessuno li aspettava. Fortunatamente, quando Frank ha parlato con la gente del villaggio ha capito L’associazione “In my father’s house”, nata nel 1991, per volontà del missionario valtellinese, ha sede nella missione di Abor e provvede alle esigenze educative, alimentari e sanitarie di più di cento villaggi. In Italia, si occupa invece della raccolta di fondi e materiali per il Ghana, ma anche all’organizzazione di interventi in loco di personale specializzato, specialmente medici e infermieri NELLA FOTO PADRE RABBIOSI IN GHANA. SOTTO SILVIA DURANTE IL SUO VIAGGIO che i parenti dei bambini sarebbero tornati di lì a poco, così abbiamo potuto lasciarli in loro custodia con tranquillità e i bambini si sono calmati. Un’altra immagine che non riesco a togliermi dagli occhi è Prince, un bambino di quattro o cinque anni, che abbiamo incontrato in un villaggio sperduto. Il bimbo non riusciva a camminare e per spostarsi doveva trascinare il sedere spingendosi avanti. Penso sia l’unico bambino ewe che non ho visto sorridere. Una terza emozione grande, quel giorno, me l’ha lasciata Quami, un altro bimbo che è normalmente ospite presso “In My Father’s House”. Voleva con tutto il cuore tornare a casa per le vacanze, ma purtroppo era malato e tornare a casa senza la possibilità di una cura adeguata e continuativa poteva essere rischioso. La sera, quando siamo tornati alla sede di “In My Father’s House”, ad Abor, ero veramente distrutta, non fisicamente, ma per la carica emotiva di tutte le situazioni strazianti che avevo dovuto vivere. Per la mia esperienza devo dire che gli africani, sia adulti che ragazzi, valutano più le persone delle cose e sono molto accoglienti. I bimbi in particolare poi sono molto rispettosi verso i più grandi. Un altro aspetto che mi ha molto colpito è la partecipazione ai momenti di preghiera: tutti i bambini rispondono, cantano, ballano e suonano pieni di vita. La penultima sera i bambini di “In My Father’s House” hanno organizzato una festicciola in cui ci hanno coinvolto in suoni e balli. ✎ L’associazione Alla fine degli anni ’90 i Comboniani decidono che la missione di Abor (sudest del Ghana) è ormai pronta per essere consegnata al clero locale. P. Giuseppe Rabbiosi, comboniano originario di Mellarolo (SO) e fino ad allora impegnato nella missione di Abor, è consapevole delle difficoltà economiche e logistiche a cui la comunità locale sarebbe presto andata incontro. Per dare continuità all’intervento dei comboniani in quelle terre, nel 2001 il missionario valtellinese fonda l’organizzazione non governativa “In my father’s house” e l’anno seguente costituisce in Italia l’associazione “Nella casa del Padre Mio”. “In my father’s house” ha sede nella missione di Abor e provvede alle esigenze educative (costruzione e gestione di asili, scuole primarie e secondarie), alimentari (progetti agricoli, allevamento di bestiame, costruzione di pozzi) e sanitarie (realizzazione di due cliniche) di più di cento villaggi vicini. In Italia l’impegno principale è rivolto alla raccolta di fondi e materiali per il Ghana, ma anche all’organizzazione di interventi in loco di personale specializzato (soprattutto medici ed infermieri, di cui il Ghana è carente). “In my father’s house” e “Nella casa del Padre mio” sono segno di speranza, dialogo e condivisione fraterna tra l’Africa e l’Italia. Come spesso ripete P. Giuseppe “il Buon Dio ci offre un numero infinito di possibilità per poter essere strumenti e testimoni del Suo vangelo e del Suo Amore”. Per chi volesse saperne di più, alcuni riferimenti utili: Associazione “Nella casa del Padre mio” – Onlus Via Al torrente 2, 23823 Colico (LC) Tel /fax 0341.941111; info@casapadremio. org Manuela Cronaca Como lavoro in carcere l’appello del direttore La vecchia P aula bunker verrà concessa gratuitamente a chi è disposto a portare lavoro in carcere ortare il lavoro all’interno del Bassone. E’ questo uno degli ultimi obiettivi della direttrice Maria Grazia Bregoli che lancia un appello alla società comasca: “All’interno del carcere abbiamo liberato la vecchia aula bunker. Si tratta di una superficie di mille mq che metteremo a disposizione di chiunque sia intenzionato a portare la propria attività all’interno del carcere dando lavoro ai detenuti. Da parte nostra siamo disposti a concedere gratuitamente l’uso dei locali”. Parlando di reinserimento sociale dei detenuti non poteva mancare il tema del lavoro. Sono molte le realtà italiane in cui all’interno dei carceri i detenuti possono mettersi alla prova imparando un mestiere che rappresenterà poi un’ancora di salvezza una volta tornati in libertà. Un contesto in cui il carcere di Como è ancora indietro. Su un totale di 600 persone detenute solo 60 hanno ad oggi un lavoro. Questo nonostante la legge incentivi il lavoro all’interno delle strutture carcerarie. “Il lavoro è qualcosa che accomuna tutti – ha spiegato Francesca Paini, presidente della Cooperativa Questa generazione, attiva al Bassone -. Si tratta di un dato trasversale perché il lavoro è una esperienza di relazione, di espressività. Un fattore di cambiamento che la cooperazione può portare in carcere”. ✎ La ricerca AL BASSONE Una giornata per riflettere sul rapporto tra due mondi troppo distanti ma la cui collaborazione può arricchire la società Il carcere guarda al volontariato comasco “D obbiamo trovare la voglia di parlare del carcere, imparando a guardare a questa realtà senza pregiudizi, perché non sta a noi giudicare ma solo all’autorità giudiziaria. Noi abbiamo, invece, il dovere etico di accettare chi ha sbagliato e vuole cambiare”. Con questo invito Maria Grazie Bregoli ha dato il via, sabato 19 febbraio, ad una giornata particolare per la casa circondariale – Il Bassone di Como. Una giornata in cui le porte e, soprattutto, le mura della struttura si sono aperte alla società civile, al mondo del volontariato, agli studenti. L’occasione è stata offerta dal Centro Servizi del Volontariato di Como (CSV) che ha scelto di presentare, proprio in carcere, la ricerca realizzata nel corso del 2010 sui rapporti tra la Casa circondariale e le realtà del volontariato. Un legame cresciuto negli ultimi dieci anni quando la nascita dell’UEPE (l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna) ha portato all’introduzione nel nostro ordinamento, Sabato, 26 febbraio 2011 17 per le pene inferiori a tre anni, alla possibilità di usufruire a misure alternative alla detenzione che, nelle maggioranza dei casi, consistono nello svolgere lavori socialmente utili per enti pubblici o realtà del volontariato. Ne è nato un convegno intitolato “Oltre le mura, verso percorsi di inclusione sociale”, un’occasione in cui guardare alla realtà del carcere comasco e, provare a capire, se realmente riesce a rieducare i detenuti che vi si trovano. Per capire l’importanza della giustizia ripartiva e delle pene alternative è sufficiente guardare al dato della recidiva: il 75% dei detenuti che scontano la pena in carcere torna a delinquere entro cinque anni; un dato che scende al 12% per i soggetti ammessi a pene alternative. Il tutto all’interno di un panorama delle carcerari italiano in ebollizione. “La popolazione carceraria italiana – ha spiegato il magistrato Maria Luisa Lo Gatto – è passata da 26 mila persone nel 1991 alle 70 mila di oggi. Nel solo Bassone sono attualmente detenute 600 persone. Realtà che evidenziano la scelta di promuovere politiche repressive invece che politiche sociali”. Contesti in cui, a detta della stessa direttrice, “il carcere finisce per perdere la sua funzione rieducativa”. Un altro Tavola rotonda dato allarmante è quello riguardante i suicidi commessi in carcere in Italia: nel 2010 sono stati 66, un suicidio ogni 5 giorni, mentre i tentativi sono stati 1134. “La giustizia – continua Villani – parte dall’idea che la pena non sia un qualcosa da scontare, ma rappresenti un pezzo della vita di persone che hanno sbagliato e per questo devono riparare a quanto fatto, ma allo stesso tempo diventa un modo per partecipare alla gestione della sicurezza perché un soggetto recuperato è una persona che non commetterà più crimini”. Una logica in cui il terzo settore svolge un ruolo centrale perché rappresenta un ponte tra dentro e fuori il carcere, non solo durante il periodo della pena ma, spesso, anche dopo. Un percorso non facile però, soprattutto per le realtà del volontariato che si trovano a gestire questo percorso e necessitano un accompagnamento. Un cammino che chiede la collaborazione di diversi soggetti come magistrati, avvocati, operatori dell’UEPE, istituzioni pubbliche e terzo settore. Per questo al convegno è nata la proposta di costituire un tavolo - di cui il CSV si farà promotore – con l’obiettivo di favorire la collaborazione e la diffusione delle forme alternative alla pena. PAGINA A CURA DI MICHELE LUPPI L’indagine si riferisce al periodo 20052010 e mostra uno scenario in cui il terzo settore ha continuato a operare con differenti attività all’interno e all’esterno del carcere di Como. Sono 75 le organizzazioni, tra associazioni e cooperative, attualmente coinvolte. Un dato cresciuto notevolmente negli ultimi anni: nel 2005 erano solo 26. Una crescita che indica una maggior consapevolezza della società civile nei confronti del Bassone, nonostante – a detta dei ricercatori - i continui cambia alla direzione con (5 direttori in 5 anni) non abbiano facilitatola collaborazione tra istituzioni carcerarie e associazioni. Il numero dei detenuti coinvolti nelle attività, così come nelle misure alternative alla pena, rimane comunque basso. Questo è dovuto alle particolarità della Casa circondariale di Como caratterizzata da alto turnover, presenza di detenuti con pene brevi o detenuti in assenza di giudizio che quindi non possono essere destinati a pene alternative. La modalità di giustizia riparativa più nota è il volontariato. Come spiega Alessandra Bellandi, però «le difficoltà maggiori che si sono incontrate nella realizzazione di questo tipo di intervento per le associazioni è soprattutto nelle dinamiche di relazioni tra le persone in esecuzione penale e i membri dell’organizzazione. In questo ambito esiste una complessità che può creare criticità. Per questo si rivela necessario un accompagnamento specifico e per questo le organizzazioni chiedono supporto e formazione». Si è quindi rilevato un forte interesse per questa indagine e si ritiene quindi opportuno ampliare gli interventi di supporto con momenti di formazione, già realizzati dal Csv nel corso di questi anni, con il favorire il confronto tra esperienze e tutoring individualizzati alle organizzazioni nel momento della accoglienza delle perone. L’indagine “Oltre le mura”, è curata da Andrea Aliverti, Alessandra Bellandi, Monica Mordente, Luca Morici, Mauro Oricchio e scaricabile dal sito www. csv.como.it. Rimettere al centro la persona: l’unico modo per ridare al carcere la sua funzione rieducativa Per scommettere sull’uomo “N on c’è nessuna sicurezza se non c’è reinserimento sociale”. Parte da questa provocazione di Stefania Scarpinato, direttore dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Como, la tavola rotonda a cui hanno partecipato protagonisti del terzo settore, della magistratura e delle istituzioni carcerarie. “Al centro del nostro servizio – continua Scarpinato – c’è la persona: la vittima, prima di tutto, ma anche il condannato. Per farlo è necessario, però, un cambio culturale”. Una nuova prospettiva che, secondo Giuseppe Sassi, presidente della Camera Penale di Como e Lecco “deve partire dalle scuole”. “Per questo – spiega – vedo positivamente il coinvolgimento nel progetto di alcune classi dell’Istituto Teresa Ciceri di Como”. Un’attività di sensibilizzazione culturale in cui le realtà del volontariato sono coinvolte in prima persona. “Cosa possiamo fare noi per questo “pezzo” di società, anche se lo si continua ad escludere facendo perno sul problema della sicurezza?” si chiede Luisa Seveso, presidente delle Acli di Como. “Le ACLI – continua - tramite i propri circoli cercano di tessere legami con la società, con le persone che rischiano di esserne escluse. Importante è far cadere il muro delle cose non dette o dette in modo distorto per centrare l’attenzione sulla persona”. Troppo spesso, infatti, il carcere finisce per essere un calderone all’interno del quale vengono rinchiuse tutte le persone considerate scomode dalla società. “E’ così che in carcere – spiega la direttrice Maria Grazia Bregoli – ci troviamo ad avere a che fare con persone malate, che dovrebbero essere curate diversa- mente, tossicodipendenti e, sempre più spesso stranieri. Oggi il 70% della popolazione carceraria è composta da stranieri. Questo non perché siano aumentati i crimini ma perché si sono aggravate le pene per reati, prima considerati amministrativi, come la falsificazione del permesso di soggiorno”. In generale la direttrice ha sottolineato l’esigenza di “avere il coraggio di scommettere sull’uomo”. “Come operatrice – ha detto – chiedo alla società di osare perché ogni persona recuperata è un vantaggio per l’intera società”. Un cammino che deve avere la collaborazione di tutti. “Una prospettiva - ha sottolineato Adriano Sanpietro del CSV - alla cui luce pesa ancora di più l’assenza odierna delle Istituzioni pubbliche del territorio. 18 Sabato, 26 febbraio 2011 ComoCronaca la famiglia protagonista L a Cisl di Como ha promosso, per venerdì 25 febbraio, alle ore 9.30, presso il Centro Don Guanella di via T. Grossi, a Como, il convegno dal titolo: “La famiglia protagonista lavoro, fisco, welfare. Riflessioni per una proposta a Como”. Il programma della mattinata prevede: ore 9.30 prof. Luigi Campiglio, prorettore Università Cattolica che interverrà sul tema: “Fiscalità locale e famiglia: verso una prospettiva di giustizia sociale”; ore 10.15 interventi coordinati da Melina Falsone, segretaria provinciale Fnp cisl di Como: - Gerardo Larghi, segretario territoriale Cisl Como: “L’esperienza del segretariato sociale” - Giovanni Gianbattista, presidente Forum delle associazioni familiari: “Un cambiamento è necessario”; - Maria Grazia Figini, dirigente dell’ associazione Cometa di Com: “Welfare e amministrazioni pubbliche lariane”; - Roberto Bernasconi, responsabile Caritas Como : “L’accoglienza come criterio di sussidiarietà”; - Stefano Bruni, sindaco comune di Como: “Una proposta dell’ente locale”; ore 11.30 dibattito ore 12.30 conclusioni ad opera di Maurizio Petriccioli, segretario confederale nazionale Cisl. Artigianato. Oltre il 40% delle aziende comasche resta in difficoltà L a crisi economica del di cig in deroga chieste 2008 ha influito con tutta per la provincia di Como, la sua pesantezza anche 527 sono state richieste da sul mondo artigiano aziende artigiane, e su 4137 comasco e purtroppo non lavoratori interessati ben ha ancora finito di produrre 3310 sono del comparto suoi effetti negativi. Ciò artigiano. nonostante gli artigiani Una certa preoccupazione comaschi non demordono e la sta destando il fatto se ci sono state aziende che che nel primo mese han dovuto chiudere i battenti, dell’anno sono aumentate altre ne hanno approfittato le richieste della cig in per una ristrutturazione deroga. del loro sistema produttivo Rispetto alle criticità che e ora vedono il loro futuro frenano la ripresa artigiana con minore apprensione. è il primo posto viene in sintesi quanto ha detto assegnato alla pressione il neo presidente della fiscale. Comparata a quella Confartigianato Como, Marco delle aziende straniere Galimberti, nel corso della concorrenti il divario conferenza stampa di venerdì gioca negativamente a 18 febbraio. svantaggio delle aziende Grazie ad un sondaggio svolto nostrane. sulle circa 6.000 aziende Un secondo elemento iscritte alla Confartigianato di criticità è dato dalla Como, risulta che per il 41,8% eccessiva burocrazia. delle aziende la situazione è Per soddisfare a tutte le ancora critica; il 31,5% ritiene pratiche richieste in un di essere ancora vittima della anno alle aziende italiane crisi, ma solo in modo parziale occorrono 14 giorni A fornire un quadro dell’attuale situazione un sondaggio rivolto sulle perché sono riuscite a trovare lavorativi a quelle francesi in se stesse l’energia necessaria 5. Un’altra sofferenza è circa 6mila realtà iscritte alla Confartigianato Como per reagire segno di una realtà data dalla crisi di liquidità. artigiana ancora viva. Per il Molti artigiani hanno dato 4,1% delle aziende la crisi è finalmente urgente la necessità di interventi mirati che le aziende artigiane del comasco fondo a tutte le loro riserve finanziarie e terminata: esse registrano una ripresa sull’importazione, di determinare una hanno nel complesso dimostrato una per ottenere crediti le banche richiedono consistente della produzione, degli affari politica più efficace sui prezzi e attuare buona capacità di tenuta occupazionale, garanzie che spesso gli artigiani non e della capacità occupazionale. C’è da al più presto strumenti legislativi di il che conferma la loro caratteristica di riescono a offrire. aggiungere un’altra nota positiva: il 18,5% protezione del made in Italy, come la “protezione” delle professionalità vista Un dito accusatore viene puntato anche delle aziende ha evidenziato una parziale legge “Reguzzoni-Versace”. Una certa come risorsa fondamentale per l’impresa verso i consumatori. Primo, perché ripresa che fa ben sperare. sofferenza la sta denunciando anche il e patrimonio qualificante l’attività spesso essi si rivolgono a coloro che I comparti che sentono ancora la crisi comparto costruzioni a seguito della artigiana. I dati dicono che l’80% delle lavorano in nero e svolgono una attività sono il legno-arredo e il tessile. Per riduzione del mercato immobiliare aziende intervistate hanno dichiarato artigiana senza la dovuta competenza, il primo il futuro si presenta stabile, privato. di aver mantenuto lo stesso numero di secondo, perché pur di usufruire un attraversato però da venature pessimiste, Il comparto invece che annuncia addetti, l’11,4% di aver incrementato servizio alla persona a basso costo non in quanto non sta percependo segnali di segnali di ottimismo è quello metal l’occupazione di almeno una unità e solo si presta la debita attenzione ai prodotti ripresa; la tenuta è buona per quelli che meccanico. C’è una discreta ripresa nel l’8,7% è stato costretto a licenziare un usati. La Confartigianato è convinta che lavorano per l’estero, in modo particolare lavoro, per qualcuno addirittura una solo dipendente. La cassa integrazione un consumatore attento può dare il suo Russia e USA. Anche per il tessile la ripresa consistente: il futuro sta quindi guadagni in deroga nel 2010 ha permesso valido contributo perché l’artigiano possa crisi perdura, ciò è dovuto anche agli assumendo connotazioni meno incerte di evitare licenziamenti che avrebbero più facilmente superare la sua crisi con effetti del commercio tessile dei paesi per un settore tra i più provati dalla crisi. influito negativamente nel caso della ricaduta benefica a vantaggio di tutti. asiatici verso il mondo occidentale; si fa Dal sondaggio sull’occupazione risulta ripresa. I dati rilevati: su 659 domande giuseppe corti La crisi “morde” ancora Villa Gallia La segregazione orizzontale: un convegno A lcuni lavori sono, ancora oggi, ritenuti “naturalmente femminili” ed altri “naturalmente maschili” secondo una logica determinata da fattori non solo produttivi, ma anche sociali e culturali. Le Consigliere di Parità delle province di Como, Mantova, Modena e Reggio Emilia hanno portato avanti una ricerca per indagare il fenomeno della segregazione orizzontale, facendo emergere a livello locale i settori occupazionali in cui le donne risultano sottorappresentate. I risultati emersi verranno discussi e commentati durante una tavola rotonda che si svolgerà venerdì 25 febbraio, dalle ore 10.00, presso il salone di Villa Gallia, a Como. Interverranno: Paola De Dominicis, consigliera di Parità effettiva della Provincia di Como; la sen.Rita Ghedini; l’on.Paola Pelino; Alessandro Fermi, assessore alle Politiche attive del lavoro della Provincia di Como; sen. Isa Ferraguti e Grazia Cotti Porro, già consigliere di Parità effettiva rispettivamente delle Provincie di Modena e Mantova; Natalia Maramotti, assessore alle Pari opportunità del Comune di Reggio Emilia. A moderare il dibattito la giornalista Marina Caleffi. Cassa integrazione e licenziamenti D opo le informazioni relative all’aumento nell’utilizzo della Cassa Integrazione (Como è risultata la provincia lombarda in cui è cresciuto maggiormente il ricorso alla cassa integrazione nell’anno 2010, rispetto al 2009, con 940.746 ore complessivamente autorizzate contro 703.111) c’è un altro dato negativo che interessa la Provincia di Como: continuano a crescere i licenziamenti. La Commissione Provinciale delle Politiche del Lavoro è registrato un aumento dell’Amministrazione Provinciale complessivo del 16,32% attraverso la sottocommissione con un balzo più marcato, il Mobilità ha infatti definito, nei giorni 47,37%, dell’incremento dei scorsi, la lista di mobilità del mese di lavoratori licenziati da aziende febbraio 2011. con più di 15 dipendenti, La lista risulta composta da 442 mentre si registra una leggera nuovi iscritti di cui 196 provenienti riduzione dei licenziati da da aziende con più di 15 dipendenti, aziende con meno di 15 239 provenienti da aziende con dipendenti ( -0,83%). Se si meno di 15 dipendenti e 7 frontalieri raffronta il 1° bimestre del che costituiscono l’1,6% del totale 2011 con lo stesso bimestre della lista di febbraio. Rispetto del 2010 i licenziamenti sono al febbraio dell’anno scorso si passati da 724 nel periodo gennaio-febbraio 2010 a 822 nello stesso periodo di quest’anno. Ciò significa che si è registrato un incremento del 13,53% del totale dei lavoratori licenziati nel primo bimestre del 2011 che si articola con un incremento del 13,05% nei licenziamenti in aziende sopra i 15 dipendenti, un aumento del 13,2% nelle aziende con meno di 15 dipendenti e, per concludere, un + 44,44% per i frontalieri. ComoCronaca a Cultur Anche i Civici di Como si mettono le maschere per accogliere i bambini tra i 5 e gli 11 anni A tuttarte! Musei e creatività a Carnevale A Carnevale anche i Musei Civici di Como si mettono maschere, lustrini e pailettes per accogliere i bambini tra i 5 e gli 11 anni con simpatiche “mattinate a tema” che permettano loro di sperimentare molteplici attività, divertendosi e imparando sempre qualcosa di nuovo e interessante. L’iniziativa, che rientra nelle proposte educative dei Musei Civici di Como, si chiama “A tuttarte!” ed è già stata ampiamente collaudata con grande successo dal 2009. Spiega ■ Tavernerio Navigando nel sistema solare Venerdì 25 febbraio, dalle ore 21.15, presso il Centro Civico “Rosario Livatino” di Tavernerio, in via Risorgimento 21, il Gruppo Astrofili Lariani organizza un incontro dal titolo “Navigando nel Sistema Solare”, a cura di Paolo Ostinelli, che proporrà le ultime e più suggestive immagini inviateci dalle sonde automatiche e catturate dai più potenti telescopi a Terra e nello spazio. L’ingresso è libero. Per informazioni, la sede del Gruppo Astrofili Lariani si trova in via Risorgimento 21 a Tavernerio, presso il Centro Civico “Rosario Livatino”; tel. 328.0976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: info@ astrofililariani.org; sito web: www. astrofililariani.org. In via Grossi concerto dei “Contrattempo” laboratori. L’orario di inizio è dalle ore 8.00 alle 8.30; quello di termine delle attività è dalle 13.00 alle 13.30. Il costo previsto è di 18 euro a bambino (16 euro per fratelli o se ci si iscrive a più di una mattinata); il pagamento deve essere eseguito prima dell’inizio dell’attività. La quota comprende gli ingressi a tutte le strutture museali, i materiali didattici e la merenda. Il pranzo al sacco è a carico dei partecipanti. L’iscrizione è obbligatoria e deve essere effettuata a partire da lunedì 28 febbraio ed entro venerdì 4 marzo, compilando un apposito modulo da riconsegnare alla Segreteria dei Servizi Educativi dei Musei Civici in piazza Medaglie d’Oro 1, Gli appuntamenti Ecco nel dettaglio le proposte: Lunedì 7 marzo “Mi rifaccio il look...a Carnevale” Maschere e costumi, pailettes e lustrini, fiocchi e bottoni per creare nuovi vestiti da sfoggiare a Carnevale. Allegri e colorati, diamo spazio alla nostra fantasia con forbici, ago e filo! Martedì 8 marzo “A Carnevale ogni ritratto vale” Proviamo insieme a fare un ritratto prendendo spunto dai quadri esposti in Pinacoteca, usando anche materiali insoliti. Mercoledì 9 marzo “Giochi d’oriente” Pronti per un avventuroso viaggio nel tempo e nello spazio fino ad arrivare in Mesopotamia, nella terra fra i due fiumi? Ci trasformeremo in scribi e come gli antichi abitanti di queste terre ci cimenteremo con l’alfabeto cuneiforme e le tavolette di argilla. dalle ore 9.30 alle 12.30, tutti i giorni eccetto il sabato e la domenica. Per informazioni, tel. 031.252554 da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 12.30; e-mail musei.civici@ comune.como.it. SILVIA FASANA ❚❚ Una giornata a maggio na giornata per celebrare automobilisti virtuosi. A promuoverla, come da tradizione, sarà la prima decade di maggio, l’Automobile Club di Como, con una cerimonia nel corso della quale saranno premiati: ladies del volante in possesso di patente di guida da almeno 40 anni, veterani del volante in possesso di patente di guida da almeno 50 anni, pionieri del volante in possesso di patente di guida da almeno 60 anni. Per poter accedere al riconoscimento i premiati dovranno essere soci Aci e non essere incorsi in gravi infrazioni del Codice della Strada o in incidenti stradali di particolare gravità. Chi è in posses- so di questi requisiti potrà chiedere di ess ere ammesso alla premiazione esibendo presso la Segreteria dell’Automobile Club Como – viale Masia n. 79 – tel. 031/573433 int. 7, entro la data del 31 marzo 2011, la fotocopia della patente di guida da cui risulti l’anno di rilascio o, in mancanza, una dichiarazione sottoscritta dall’interessato attestante quanto sopra e la tessera ACI. Nell’occasione saranno attribuiti partico- Sabato 26 febbraio alle ore 21, presso la coperativa sociale Arca - Centro Filtro di via Tommaso Grossi, 4, a Como, si svolgerà un concerto del gruppo vocale “Contrattempo”. Si tratta di un sestetto composto da due voci femminili e quattro maschili, che propone l’esecuzione di brani musicali realizzati con le sole voci e senza accompagnamento di strumenti musicali. Il gruppo si è formato nel 2006 e il suo repertorio contempla famose canzoni italiane e straniere e noti canti gospel, tutti rielaborati con arrangiamenti originali. Binago Scoutismo, una strada di libertà “Ci vuole del coraggio per educare, ci vuole speranza e costanza, Lavuole Pro chiarezza Loco di Binago ci di mete organizza, e di mezzi. per venerdì 25 febbraio, allelaore 21, presso il Ma soprattutto ci vuole volontà bar “Circolo”, di via Corridoni 1, a Binago, di esigere da sé, prima, e dagli altri poi, un caffè letterario dal titolo: “Scoutismo, una una totalità una serietà strada die libertà. Un appuntamento per senza le quali si trasmette nulla” conoscere unanon storia e un metodo fatto di persone e di giovani che ancora credono (Baden) di poter lasciare il mondo migliore di come l’hanno trovato. Interverranno Stefano Novati, capo scout Agesci, e Alfredo Ronchetti capo gruppo Como 3 (Agesci). Ste Alfr Capo ex Resp venerdì 25 febbraio 201 L’Aci premia automobilisti virtuosi U Notizie flash ■ Como Un’iniziativa organizzata per avvicinare, in maniera informale, i più piccoli al mondo dei musei la responsabile dei servizi educativi, Benedetta Cappi: «Questa iniziativa vuole essere un’occasione per avvicinare, in modo del tutto informale, i più piccoli al Museo, facendolo apparire ai loro occhi un luogo attraente, familiare, in grado di suscitare curiosità ed emozioni. Un approccio indispensabile per guidarli, a partire dall’osservazione delle nostre collezioni museali, alla comprensione del passato e alla scoperta delle proprie radici culturali attraverso il gioco e l’attività manuale creativa». La base delle attività è come di consueto il Museo Archeologico di piazza Medaglie d’Oro, ma tutte le strutture museali comunali (Museo Storico, Pinacoteca e Tempio Voltiano) sono interessate dall’organizzazione dei vari Sabato, 26 febbraio 2011 19 c/o bar “Circolo” – via C ■ Como Corso di massaggio per bambini lari riconoscimenti anche agli agenti delle forze dell’ordine ed ai benemeriti della strada cioè, operatori di assistenza alla circolazione stradale e, civili che si sono particolarmente distinti nello svolgimento dei compiti di promozione di una corretta circolazione stradale, di prevenzione degli incidenti stradali e di assistenza agli infortunati della strada ed agli automobilisti in genere. Mercoledì 2 marzo prenderà il via un nuovo corso di massaggio per bimbi presso lo Spazio Famiglia di via Gramsci (civico 6). Quest’anno il corso sarà gestito da un’educatrice degli spazi gioco comunali, diplomata Aimi (Associazione italiana massaggio infantile) e sarà rivolto a sei bambini, da 1 a 7 mesi, accompagnati dalla mamma o dal papà. Per informazioni: rivolgersi dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 al numero di telefono 031-541555 e chiedere di Adriana oppure mandare una mail a asilinido@ comune.como.it Il corso prevede sei incontri (costo totale 60 euro). ComoCronaca 20 Sabato, 26 febbraio 2011 Alcol e droghe: la via della prevenzione S arà il dott. Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como, ad inaugurare la “due giorni” dedicata al tema delle dipendenze, in città, iniziativa promossa dallo stesso Ordine e dell’Asl di Como. “Alcol e droghe a Como: aspetti nuovi tra cura e prevenzione” il titolo della serata di venerdì 25 febbraio, in Biblioteca Comunale, con inizio alle ore 21. Accanto a lui la dott.ssa Raffaela Olandese, direttore del Dipartimento delle Dipendenze ASL di Como, che proporrà una riflessione sulla diffusione di sostanze nel contesto comasco e gli interventi messi in campo per prevenire il fenomeno, e la dott.ssa Lisa Impagliazzo, psicologa psicoterapeuta del Dipartimento delle Dipendenze ASL Como, che focalizzerà poi l’attenzione sull’importanza del ruolo degli adulti nella relazione con gli adolescenti. A chiudere la serata saranno il comandante De Cave e l’Ispettore Gian Piero Pisani - Polizia Stradale di Como che offriranno il loro contributo sul rispetto delle norme del Codice della strada e sui pericoli della guida sotto effetto di alcol e droghe. «L’obiettivo che ci siamo prefissati con queste due giornate – ci spiega il dott. Spata – è fornire una informazione corretta e approfondita rispetto ad spazi a disposizione non lo permettono...» una tematica di stringente attualità, Un altro problema è dato dalle barriere avvalendoci del contributo di architettoniche: «Non sono pochi gli istituti personale esperto. Con la serata comaschi - continua Adria Bartolich - tra di venerdì, aperta al pubblico, cui alcuni anche di recente realizzazione, intendiamo offrire alla popolazione non debitamente attrezzati per l’accoglienza l’occasione per mettere a fuoco di studenti disabili». argomenti di grande delicatezza, così «Altra questione calda - è un fiume in piena da rilanciare spunti di riflessione la sindacalista - è data dalla normativa anche in un’ottica preventiva. legata alla gestione della sicurezza nei Una serata informativa, dunque, luoghi di lavoro. Le scuole spendono, alla quale seguirà un convegno in media, dalle 3 alle 5 mila euro annue di taglio formativo, quello di per consulenze, corsi di aggiornamento sabato mattina, rivolto a medici e varie iniziative sempre inerenti a e operatori sanitari del nostro questo tema. Somme pesanti, viste le territorio su temi rispetto ai quale è già risicate disponibilità di bilancio, che opportuna e necessaria, per tutti noi, contribuiscono, certo, nel tenere alta un’informazione più accurata. In l’attenzione sul fronte dei controlli, ma entrambe le giornate non si parlerà sottraggono, però, risorse per interventi solo di droghe, che rappresentano più urgenti e necessari. Occorrerebbe, certo una voce importante sul invece, una migliore sinergia con gli enti fronte delle dipendenze, ma anche locali al fine di ridimensionare le rilevazioni di altri preoccupanti fenomeni ed avviare le opere più urgenti. Ciò che in espansione». Da un’indagine manca è un coordinamento che permetta di effettuata dal Dipartimento delle stabilire, con chiarezza, le priorità d’azione, Dipendenze dell’ASL di Como presso e definire cosa si possa fare e cosa no. So le scuole superiori emerge che il 40% bene con quali difficoltà economiche, oggi, degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha gli enti locali sono costretti a fare i conti. Ma provato almeno una sostanza illegale appare sempre più urgente la necessità di (cannabis e cocaina in particolare). accantonare risorse per l’edilizia scolastica». Rispetto al consumo di bevande Altro tema dolente, che fa il paio con la alcoliche un ragazzo su tre afferma sicurezza, è la vigilanza. «La legge stabilisce di ubriacarsi spesso il fine settimana che gli studenti debbano, in ogni momento, con elevato rischio di comportamenti essere sotto il controllo di un adulto, che violenti e incidenti stradali. In ne ha la responsabilità. Un servizio spesso provincia di Como ogni anno vengono assolto, pensiamo all’alunno che deve fermati dalle Forze dell’Ordine più recarsi in bagno o che non si sente bene, dai di 300 giovani tra i 14 e i 24 anni in collaboratori scolastici (gli ex bidelli). Oggi possesso di sostanze stupefacenti nelle scuole queste figure sono in numero per uso personale. Da uno studio gravemente insufficiente (in alcuni casi effettuato nel 2008 e nel 2009 dall’ anche uno solo per istituto) per garantire ASL di Como, in collaborazione con una vigilanza adeguata». Poi, come sempre, l’Istituto di Ricerche Mario Negri, c’è il probolema delle risorse. «Ce ne sono nelle acque in ingresso al depuratore poche, per tutti. Alcune scuole hanno cittadino è emerso come il numero di ricevuto contributi straordinari, inattesi, e dosi di hashish ed eroina consumate questo va bene. Ci si gestisce con quello che dalla popolazione di Como sia si ha. Il punto è che non devono accadere superiore a quella di Milano. «Per episodi come quelli che hanno riguardato contrastare un fenomeno così istituti importanti come il Caio Plinio o il diffuso e complesso - prosegue Spata Volta, che hanno rifiutato le iscrizioni di - è di fondamentale importanza alcuni alunni perchè le famiglie non hanno intervenire preventivamente e voluto pagare il contributo previsto all’atto precocemente sui giovani anche dell’iscrizione. Pur consapevole che questo attraverso il coinvolgimento degli contributo rappresenti una voce importante adulti con responsabilità educative nel bilancio della scuola, non è corretto come genitori, insegnanti, operatori farlo passare come una tassa obbligatoria, o sanitarie quali i medici di famiglia perchè così non è, com’è scorretto evitare di e i pediatri». Sabato mattina 26 dire che si tratta di un obolo volontario, non febbraio, a Villa Olmo, si tratterà di certo un’imposta di scopo». “Droghe: nuovi consumi e nuove Ultime ciliegine su una torta un po’ rancida dipendenze” dalle 8.30 alle 11.30. anche «l’eccessivo numero di reggenze (19) Nel corso della mattinata si spazierà tra i dirigenti, aspetto che rende impossibile dall’analisi del fenomeno sul una ottimale organizzazione dell’attività territorio provinciale agli aspetti più scolastica nei diversi plessi. Per non parlare specialistici clinici, laboratoristici e della scarsa dignità attribuita anche alle ore legali delle dipendenze da sostanze, alternative alla religione, spesso usate come fino ai nuovi consumi e alle tappabuchi». Per chiudere una nota dolente implicazioni del web. Interverranno sulle immissioni in ruolo: «Lo scorso la dott.ssa Raffaela Olandese, il dott. anno in tutta la provincia hanno trovato Marco Ferrari esperto farmacologo, l’agognata assunzione, per quanto riguarda il dott. Luca Ferlin biologo esperto le superiori, soltanto 3 insegnanti. Occorre in analisi tossicologiche, il prof. riformare il sistema di reclutamento Edoardo Colombo esperto sulle per evitare di trovarci con situazioni di nuove dipendenze da web, l’avv. Vito precariato a vita». Un quadro preoccupante Malcangi. che invita alla massima attenzione. M. Ga. Sarà il dott. Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como ad inaugurare la due giorni dedicata a queste tematiche La scuola comasca ha la febbre A tracciare un bilancio di primo quadrimestre è la sindacalista della Cisl Adria Bartolich. Molte le strutture non adeguate è una scuola comasca con la febbre quella che si appresta a superare il traguardo del primo quadrimestre. A denunciarlo è Adria Bartolich, segretario provinciale Cisl Scuola Como, che ha evidenziato, in un nutrito elenco, alcune delle più evidenti criticità del settore. «Il primo problema con il quale ci troviamo a fare i conti - spiega la sindacalista - riguarda i temi della salute e della sicurezza. Uno sguardo all’edilizia scolastica del nostro territorio ci rivela un quadro a dir poco infelice. Circa il 10% delle strutture non è stato progettato per accogliere studenti (si pensi al Liceo Giovio, nato come maternità) e ciò comporta ovvi problemi nella gestione degli spazi, che spesso non sono adeguati o a norma. Basti sapere che ogni alunno dovrebbe avere a disposizione 2 m2, misure oggi difficilmente rispettate. E il recente innalzamento del numero minimo di alunni per classe non ha certo agevolato questa situazione. è auspicabile che ci si rifiuti di realizzare classi sovradimensionate quando gli Edifici non progettati per accogliere studenti, barriere architettoniche, scarsità di personale. Sono soltanto alcuni dei problemi degli istituti lariani di Marco Gatti ComoCronaca ATEM Novità legislative, e nuove forme concorrenziali, impongono di ripensare il modello organizzativo Distribuzione Gas: verso una nuova gara A l momento di andare in stampa potrebbe essersi già tenuto (o in procinto di tenersi) il Consiglio Comunale richiesto con urgenza dalla Giunta dopo che la settimana scorsa l’esecutivo cittadino ha approvato la deliberazione che valuta l’opportunità di avviare immediatamente le procedure per l’affidamento, tramite gara, del servizio di distribuzione del gas nel territorio comunale. Una procedura che il sindaco Bruni auspica molto celere Notizie flash ■ Albate Battito d’ali a Carnevale In occasione del Carnevale, l’associazione “Battito d’Ali” propone per sabato 5 marzo, dalle ore 14.30 alle ore 16.30, presso il centro civico “Cascina Massèe”, Circoscrizione n.1 di Albate (via S. Antonino 4), un laboratorio creativo per bambini dai 5 ai 10 anni per la realizzazione delle maschere dei quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco) con l’utilizzo di materiali naturali e di recupero-riciclo. Le attività saranno accompagnate da filastrocche musicali animate dai bambini. È richiesto un contributo di 5 euro per bambino. Per informazioni ed iscrizioni: Mariaester Cassinelli tel. 333.2018296; Caterina Salemme tel. 340.5836309; e-mail [email protected]; sito Internet: www.battitodali.it. ■ Teatro Panariello al Sociale il 28 marzo Alcuni provvedimenti governativi rischiano di ridurre della metà gli incassi comunali. E si corre ai ripari in quanto, in tempi molto brevi (magari anche il mese prossimo) una serie di provvedimenti governativi potrebbero ridurre a poco più della metà l’attuale incasso pari a 450mila euro annui che il Comune di Como ricava dall’attuale concessione pagata da ACSM-Agam che eroga il gas su tutto il territorio comunale. Il settore della distribuzione del gas è regolato da un Decreto del 2000, emanato in attuazione di una Direttiva della Comunità Europea, la cui disciplina prevede che l’affidamento del servizio avvenga tramite gara. In questo ambito, negli ultimi anni, sono intervenute nuove modificazioni per garantire al settore delle ditte fornitrici maggiore concorrenza e livelli minimi di qualità dei servizi Sabato, 26 febbraio 2011 21 essenziali che prevedono la creazione dei cosiddetti “Atem”, ovvero gli ambiti territoriali minimi nei cui confini dovranno svolgersi le gare di affidamento del servizio di distribuzione. Il termine ultimo per la definizione degli ATEM è fissato per il 31 dicembre 2012 e, quindi, successivo alla scadenza naturale dell’Amministrazione Comunale ma la cosa potrebbe diventare realtà in tempi brevi. Con questa mossa l’esecutivo cittadino intende anticipare le mosse del governo al fine di non vanificare gli sforzi compiuti dalla stessa amministrazione nell’applicare i principi comunitari di apertura al mercato e di promozione della concorrenza nonché per ridurne l’impatto economico e aumentare il costo della concessione a carico del futuro vincitore della gara che potrebbe raggiungere anche una quota sicuramente considerevole e pari ad oltre un milione di euro. L’aggiudicazione della gara per la distribuzione del gas nel territorio comunale avverrà con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa secondo criteri di aggiudicazione tecnici ed economici ed avrà una durata di 12 anni. Il nuovo gestore del servizio, per tutto il periodo di affidamento, dovrà, a sua cura e spese, provvedere European Traffic Police Network Ha fatto tappa a Como il progetto europeo di controllo di persone e mezzi ai valichi I l progetto europeo Tispol (European Traffic Police Network) ha fatto tappa la scorsa settimana a Como. Le forze di polizia cittadine hanno infatti partecipato ad un’azione coordinata, durata tre giorni, durante i quali l’attenzione nei confronti dei mezzi e delle persone al valico di alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, nonché agli eventuali potenziamenti che si dovessero rendere necessari per un corretto ed efficiente svolgimento del servizio di distribuzione del gas; sarà tenuto a svolgere un costante monitoraggio della rete, anche a mezzo di sistemi di telecontrollo e ispezioni localizzate al fine di garantire la rapida individuazione di guasti o fughe; compiere controlli periodici circa la qualità del gas distribuito nonché dei livelli di odorizzazione; nonché disporre e aggiornare la cartografia degli impianti e delle reti presenti sul territorio comunale. l.cl. confine di Chiasso Brogeda è stata portata al massimo livello. Protagonisti di questa azione congiunta, che ha avuto come obiettivi il miglioramento della sicurezza stradale e ferroviaria in tutta Europa, sono stati anche gli agenti del reparto del traffico della Polizia cantonale ticinese. Concretamente si tratta di controlli molto semplici, incentrati innanzitutto sullo stato del conducente, valutando se il tempo di riposo è stato adeguato, se ha bevuto o ha fatto uso di farmaci “ricostituenti”, e questo tramite i classici test alcolemici. Successivamente viene effettuata una valutazione del veicolo in transito. Il controllo riguarda se tecnicamente è tutto in ordine (soprattutto se il tachimetro, o le altre apparecchiature di registrazione della velocità o del chilometraggio, non sono state manomesse). Al valico autostradale di Brogeda, ricordiamo, vengono controllati circa 13 mila veicoli pesanti all’anno: un dato molto importante ma che rappresenta pur sempre una minima parte del volume totale di mezzi in circolazione tra Svizzera e Italia. Dopo il grande successo di pubblico e critica registrato in occasione del debutto del 27 dicembre a Roma e delle tappe successive, il nuovo e atteso show di Giorgio Panariello, “Panariello non esiste”, va in scena al Teatro Sociale di Como il prossimo 28 marzo ore 21. In “Panariello non esiste” Panariello riabbraccia alcuni tra i suoi vecchi personaggi come il PR, la Signora Italia, Merigo, il ricchissimo Naomo, l’anziano e tenerissimo Raperino e intrattiene il pubblico con inediti monologhi ispirati all’attualità. Nuovi personaggi come Il Vaia, il commentatore da bar dei fatti della vita e Luingi, il maestro di ballo fintobrasiliano, sono altre novità di questo attesissimo spettacolo. Lo showman sta lavorando da un anno a “Panariello non esiste” (prodotto e organizzato da F&P Group e Bagnomaria), spettacolo totalmente inedito scritto con l’ausilio di un nuovo team autorale composto da Sergio Rubino, Riccardo Cassini, Walter Santillo ed Alessio Tagliento. Giorgio Panariello ha curato la regia insieme a Gaetano Triggiano, un performer illusionista che è protagonista di spettacoli di grandi illusioni in tutto il mondo e che saprà dare allo show il gusto dell’incanto e della meraviglia. I biglietti in vendita al botteghino del Teatro, sul sito www.teatrosocialecomo. it e su www.ticketone.it costano: platea 50+7,50 euro; palchi 45+6,75 euro; galleria parapetto 35+5,25 euro; galleria ranghi 25 +3,75 euro. «Si tratta, all’incirca, di una settimana di traffico sulle strade» ha sottolineato in proposito Marco Guscio, responsabile del reparto del traffico della Polizia cantonale ticinese. L’importanza di questi controlli congiunti è inoltre reputata importante in quanto, nello scorso anno, sono state emesse ben 3.400 multe durante le verifiche sul traffico pesante. La maggior parte delle infrazioni ha riguardato il superamento delle ore di guida consentite (ad esempio un autotrasportatore fermato è stato trovato al volante da ben 28 ore consecutive!) ed il fatto che i tir sono risultati spesso sovrappesi, oltre che in cattivo stato tecnico, nonché talvolta inidonei al trasporto di merci o sostanze pericolose. In diminuzione, invece, i casi di guida sotto l’influsso di alcol o sostanze stupefacenti. Tispol, che la scorsa settimana ha interessato circa 40 forze di polizia di tutto il continente europeo, verrà ripetuta almeno altre tre volte nel corso dell’anno e non avrà come teatro d’azione sempre e solo il valico autostradale di Brogeda. l.cl. 22 Sabato, 26 febbraio 2011 ComoCronaca pubblicazioni Presentiamo due libri realizzati dall’associazione culturale lariana sul finire dello scorso anno In libreria con la Famiglia Comasca C i sono due interessanti pubblicazioni di cui non abbiamo parlato da inserire in libreria, nel catalogo 2010 della Famiglia Comasca. All’ormai tradizionale “tacuin”, originale calendario che accompagnerà i comaschi per l’intero 2011, sono infatti da aggiungere due volumi che arricchiscono la già nutrita bibliografia dell’associazione comasca. Si tratta di: “La Saga dei Doninelli, dalla Lombardia al Guatemala”, di Consuelo De Aerenlud e “Marinetti e il Lario” di Alberto Longatti. “La Saga dei Doninelli” è il frutto di un’attività abbastanza recente avviata dalla Famiglia Comasca. Un impegno, come spiega il presidente, Piercesare Bordoli nella presentazione del libro rivolto “a quei comaschi che hanno lasciato la loro terra per cercare fortuna all’estero, a partire dalla seconda metà dell’800”. Attenzione al territorio, ma lo sguardo teso anche oltre l’orizzonte, Piercesare Bordoli, indomito presidente della “Famiglia Comasca” per mantenere vivo il legame con figli del Lario che hanno messo radici in altre parti del mondo. “I contatti con i discendenti (terza e quarta generazione) – spiega Bordoli – avvengono in genere attraverso internet e grazie agli spazi che accordiamo sul nostro sito, ma ne abbiamo anche incontrati nella nostra sede. Fra questi l’autrice del libro, già pubblicato nelle lingue inglese e spagnolo…” È un diario di vita, “La Saga dei Doninelli”, la storia di una famiglia che parte da Erba, sul finire dell’800, diretta in Guatemala. “I personaggi di questo libro - scrive l’autrice - non sono del tutto gradevoli, né del tutto eroici, a meno che non sia eroico affrontare le difficoltà della vita cercando di mantenere la testa fuori dall’acqua. In questo senso non solo i miei nonni Antonio Doninelli e Angela Pozzi furono eroi, lo furono anche i loro figli. Questa è la storia di persone semplici chiamate ad affrontare difficoltà di vario tipo e risolverle”. È un viaggio che, come detto, parte da Erba sul finire dell’800. Tutto inizia davanti all’altare, una mattina del 31 maggio 1881. Il matrimonio. I figli: nove nati in Italia, di cui soltanto sei sopravvivono allo loro infanzia. Poi le difficoltà lavorative e il fascino del richiamo dal “Nuovo mondo”. Nel novembre del 1894 Antonio, allora 36enne, si imbarca così per il Guatemala, portando con sé Fernando, 12 anni, il suo figlio maggiore… è l’inizio di un’avventura che merita d’essere letta d’un fiato. Una delle innumerevoli storie che hanno accompagnato milioni di emigranti italiani all’estero in cerca di fortuna. “Marinetti e il Lario” (passiamo alla seconda opera) “è - scrive Pier Cesare Bordoli – un racconto vivacissimo e seriamente documentato di che cosa accadde a Como e dintorni nel secolo scorso quando è transitato dalle nostre parti quella specie di formidabile compendio di energie fisiche e mentali che fu Filippo Tommaso Marinetti, geniale fondatore del futurismo. Non è stata, la sua, una presenza casuale e di poco conto. Ne restano le tracce, a dimostrarlo. Solo che bisogna scoprirle, queste tracce, ricostruirne la formazione, spiegare perché ci sono e chi le ha lasciate. L’autore l’ha fatto, guidandoci per mano…” Il testo è una raccolta di testimonianze, alcune della quali pubblicate sulle pagine culturali del quotidiano “La Provincia” in diverse riprese, negli anni 1980, 1985, 1986 e 2009. Dagli scritti di Longatti la “prima volta” lariana di Marinetti porta la data del 1902 quando il padre del futurismo, allora esuberante 26enne, giunge nel comasco per far visita a dei parenti. A quella visita ne seguiranno altre, in anni successivi. Il libro ne racconta i viaggi, le escursioni, ma anche, attraverso essi, l’evoluzione del pensiero futurista di Marinetti, vivace protagonista di un’esistenza tumultuosa condotta come portabandiera di un’arte rivoluzionaria, il cui rapporto con il Lario fu duraturo e profondo. M. Ga. Tre volumi. Un viaggio interessante dentro la storica azienda F laconi di vetro, un po’ di alambicchi e qualche fornellino per la lavorazione a caldo degli olii necessari per la produzione delle vernici e delle lacche era tutto quanto il chimico-farmacista tedesco Christian Lechler possedeva, quando a Stoccarda, nell’agosto 1858, aveva deciso di metter su un piccolo laboratorio artigianale per la creazione di una nuova vernice adatta ai materiali metallici impiegati nella nascente industria dell’epoca, automobilistica e non. Se la disponibilità degli strumenti tecnici, e soprattutto delle risorse finanziarie da investire, era indiscutibilmente esigua, ampie e innovative, per non dire rivoluzionarie, erano invece le conoscenze nel campo della chimica generale dell’ex farmacista teutonico, così come granitica era la sua certezza che solo utilizzando i pigmenti da lui sperimentati sarebbe stato possibile sostituire le obsolete lastre di ardesia, refrattarie alla verniciatura, con nuove lamiere zincate perfettamente laccate e facilmente levigabili, venendo incontro alle esigenze dell’industria moderna. Era nata la “Lechler & Figlio”, un marchio celeberrimo che appena due anni fa ha festeggiato il 150° anniversario, e che era destinato a svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo produttivo dell’economia lariana, da quando – correva l’anno 1910, ragion per cui ricorre ora il centenario anche della Lechler italiana- Giuseppe Brizzolara, Domenico La Regina e Alessandro Rizzi acquistarono dalla proprietà tedesca la filiale di Ponte Chiasso, nonché i diritti Lechler, storia di un marchio La storia di un chimico farmacista iniziata 150 anni fa, partita da Stoccarda e intrecciatasi con il territorio comasco e il marchio Lechler, dando vita alla “Christian Lechler & Figlio Successori fabbrica italiana di vernici e smalti”. L’epopea della Lechler, minuziosamente ricostruita passo dopo passo dai faticosi esordi del suo fondatore (il quale per due volte si vide bocciare la richiesta di brevetto delle sue vernici dalla Patentkommission incaricata di valutare la proposta) all’affermazione sui mercati internazionali della sua propaggine comasca, è ora leggibile nella curatissima opera in tre volumi (“Lechler. Storia e racconti di un marchio”, Oemme edizioni) realizzata da Agop Manoukian, presidente della SPA omonima e ricercatore storico di qualità, a giudicare dal prodotto testuale che ha confezionato e che presenta al pubblico. Ne è scaturita infatti un’opera corposa e di ampio respiro, ricca di interessi non solo per il lettore che intende informarsi sulla lunga vicenda dell’azienda, ma anche per quello più genericamente orientato verso la comprensione dei meccanismi storici e funzionali che agiscono alla base dell’interrelazione tra tecnologia e scambio delle merci. Accanto all’aspetto imprenditoriale ed economico, emerge nel resoconto di Manoukian una costante attenzione al dettaglio anche spicciolo e alla dimensione per così dire “umana” dei protagonisti, sullo sfondo delle trasformazioni politiche e sociali anche complesse che accompagnarono l’Italia tra Otto e Novecento, e che sono riportate in qualsiasi manuale scolastico di storia. Oggi la Lechler è una grande azienda che opera nel mercato internazionale delle vernici e che, oltre alla sede centrale di Como e al sito produttivo di Foligno, vanta quattro filiali europee (Manchester, Grenoble, Barcellona e Kassel). Gli effetti della crisi si sono fatti sentire, soprattutto nel settore delle commesse industriali, ma l’azienda ha retto bene all’urto e gode di ottima salute, con previsioni di crescita per il 2011. Sarà improbabile tornare nel breve termine alle prestazioni-record del 2008, ma la risalita è cominciata. SALVATORE COUCHOUD ComoCronaca 24 Sabato, 26 febbraio 2011 Preti patrioti. In questa puntata ci soffermeremo su alcune figure di sacerdoti “periferici” protagonisti dei moti inusurrezionali Il 1848 e i preti “di cintura” L’ insurrezione del 1848 vide l’intensa partecipazione dei chierici del Seminario teologico e di numerosi sacerdoti. Se ne parlerà meglio in una prossima puntata. In questa ci limitiamo a citare alcune figure di sacerdoti “periferici”, con qualche episodio particolare, di cui si ha modo di precisare i contorni, rispetto a versioni talvolta erronee, con cui sono entrati nella storiografia locale. Già la fase di preparazione del 1848 aveva visto due sacerdoti – don Giuseppe Butti, nativo di Cavallasca e parroco di Drezzo, e don Francesco Guerra, parroco di Cavallasca – collaborare alla propaganda antiaustriaca (orchestrata a Lugano da Giuseppe Mazzini e dai fratelli Ciani), contrabbandando libri e giornali proibiti, che venivano stampati a Lugano e a Capolago. Qui era attiva la tipografia del Repetti, in cui lavorava Luigi Dottesio (poi arrestato nel 1851 a Maslianico con stampe antiaustriache e impiccato a Venezia). Lo attestano le memorie del dottor Fermo Coduri sui veterani del 1848-49, che del parroco di Drezzo scrive: “Il Butti, essendo vicinissimo al confine ci aiutava grandemente in casi speciali. Egli di solito dal confine Svizzero portava libri in casa propria, quindi recandosi parecchie volte a Como li consegnava a Turri Felice e con lui cooperò e fu di grande utilità don Francesco Guerra, parroco di Cavallasca. Ambedue prima e dopo il 1848 furono buoni e stimati patrioti. Il parroco Butti poi nel 27 maggio 1859, quando Garibaldi fece sosta a Cavallasca, lo accompagnò per degli accorciatoi facendogli da guida verso S. Fermo. Il grande uomo gli porse la mano e stringendogliela fortemente gli disse: “Vi saluto buon prete patriota, faccio voto che i vostri confratelli vi assomiglino sempre”. E il povero curato menò sempre gran vanto di questo affettuoso saluto dell’Eroe dei due Mondi. Va detto che in casa Butti (ossia Villa Imbonati, comprata dal padre di don Giuseppe, che era il daziere della pieve di Uggiate) Garibaldi aveva posto il suo quartier generale per dirigere la battaglia di San Fermo. Ma più verosimilmente l’episodio ricordato dal Coduri non va riferito al 27 maggio, bensì al 2 giugno 1859, quando il generale, che era nel Varesotto, fu richiamato dai Comaschi (mandando come messaggera la famosa marchesina Giuseppina Raimondi), perché temevano un rientro degli austriaci. Infatti, una accreditata tradizione locale (che chi scrive da ragazzino ha udito dalla ultranovantenne Ninetta Fagetti, nata al Parpöla intorno al 1860, che riferiva i ricordi della madre) narra che Garibaldi, in marcia con i Cacciatori delle Alpi da Trevano verso Drezzo, fece sosta al crociale dei Mulini davanti alla casa natia della Fagetti, e da lì fece chiamare il parroco di Drezzo per avere informazioni su eventuali movimenti di truppe austriache e per farsi guidare verso S. Fermo da quella posizione, ai confini del territorio di Trevano con quello di Drezzo. Racconto che “quadra” con quanto ricordato dal Coduri. Tra i contrabbandieri di stampe proibite, oppure guida di patrioti che passavano clandestinamente il confine svizzero, va probabilmente annoverato anche don Giovanni Caprera, cappellano di Casnate (sostituto di don Antonio Monzini, segretario del vescovo Romanò) nativo di Uggiate (da famiglia originaria di Torno qui trapiantata), che nel 1846 risulta indagato dalla polizia austriaca, per sconfinamenti clandestini in Svizzera dai suoi boschi sopra Uggiate, in compagnia del casnatese Carlo Primavesi. Che il Primavesi fosse un patriota è dimostrato dal fatto che nelle 5 giornate del 1848 si recò a Como con una decina di giovanotti di Casnate per dare man forte ai rivoltosi. Egli stesso lasciò una memoria su un episodio avvenuto sopra: La chiesa del Lazzaretto ad Appiano, presso la quale avvenne la sparatoria il 21 marzo 1848. accanto: Don Giuseppe Butti, parroco di Drezzo Già la fase di preparazione ai moti aveva visto tra i suoi protagonisti due religiosi, don Giuseppe Butti, nativo di Cavallasca e parroco di Drezzo e don Francesco Guerra, parroco di cavallasca Geopolis 2011 il 21 marzo, in cui fu protagonista il suo amico don Giovanni Caprera. Avendo questi saputo che a Fino davanti alla chiesa bivaccava una compagnia di Croati, con quattro usseri a cavallo, forse in ritirata o forse intenzionata a portare rinforzi a Como, radunò una schiera di contadini armati di forche, tridenti, e qualche fucile, per andare a cacciarli; ma essi si erano già mossi da Fino in direzione di Appiano. Dovunque suonavano campane a martello, e la comitiva degli inseguitori si ingrossava sempre più. Giunti oltre Appiano, presso la chiesa del Lazzaretto, il capitano che comandava la compagnia, che conosceva il prete, perché era già stato in servizio ad Uggiate, venne a parlamentare: “Caprera, – gli disse – voi siete sacerdote e quindi non dovete mentire. È vero che a Milano tutta quella guarnigione ha ceduto? Se ciò è vero allora retrocedo con voi ad Appiano, e là davanti a quell’autorità cederò le armi”. Al che il Caprera da galantuomo rispose: “Si dice da tutti ma non posso garantirne la verità”. Durante il colloquio, i contadini che l’attorniavano, chi per appropriarsi un fucile, chi un cavallo, si erano avvicinati ai soldati. Nella mischia partì incidentalmente un colpo, cui seguì una scarica da parte dei croati, che stese al suolo una decina di quei poveri contadini, alcuni morti sul colpo, poi sepolti nel cimitero di Appiano; altri feriti gravemente e deceduti in seguito nelle loro case. Sappiamo i nomi dei nove che persero la vita: Introzzi Giuseppe, Pellegrini Domenico e Luigi Bianchi di Casnate, Rimoldi Giovanni di Appiano, Rossini Battista e Cappelletti Giovanni di Albate, Volonté Abbondio, Balzaretti Angelo e Cairoli Andrea di Fino. “Dopo quella scarica così micidiale – conclude il Primavesi – come nebbia al vento, si sparpaglian gl’inermi guerrier. E quel capitano seguitando il suo cammino e giunto a Varese è qui che depone le armi coi suoi militi oppressi dal viaggio e dalla fame”. MARIO MASCETTI/2 Como tra decadenza e nuovo rinascimento. Al via il nuovo ciclo di conferenze Abitare bene la terra I l dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como e il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como - in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Como e il Politecnico di Milano Polo Regionale di Como – hanno promosso la dodicesima edizione del ciclo di conferenze “Geopolis 2011” GEOPOLIS 2011. Linee d’orizzonte della storia contemporanea”. Tema della XII edizione è: “Abitare bene la terra. Como tra decadenza e nuovo rinascimento: ridare entusiasmo ad una città in crisi. Linee d’orizzonte della storia contemporanea”. Il primo incontro ha avuto luogo giovedì 24 febbraio, dal titolo: “Terra mobile: la governance del territorio”, con Paolo Perulli Docente di sociologia economica Accademia di Architettura di Mendrisio-USI e Giacomo Castiglioni, Castiglioni Spa, Presidente Univercomo. Ecco il calendario dei prossimi appuntamenti. Tutti gli incontri si terranno alle ore 17.30 nella sala Assemblea di Confindustria Como (TRANNE quello del 3 marzo, che si terrà presso l’Aula Magna AM1 in via Castelnuovo 7 a Como). Giovedì 3 marzo: “L’industria, il lavoro e le sue trasformazioni” con Andrea Maria M. Fumagalli docente di economia politica Università di Pavia, docente di Teorie economiche alternative Università Bocconi Milano e Antonio Marino, giornalista. Incontro presso l’ Aula magna AM1 di via Castelnuovo 7. Ad anticipare l’incontro la possibilità di visite guidate al Museo della seta a partire dalle 15.30. giovedì 10 marzo: “Più ricchi e più poveri: rischi e opportunità di una città lombarda nel mondo globalizzato” con Mauro Magatti preside della facoltà di Sociologia Università Cattolica Milano; giovedì 24 marzo: “Una Bussola per Como e dintorni: nuovi orizzonti di sviluppo culturale ed economico” con Dipak Pant docente di sistemi economici comparati e antropologia applicata Università Liuc Castellanza; giovedì 31 marzo: Tavola rotonda sul tema: “Como e il suo spirito - voci e volti di una comunità con Ambrogio Taborelli, presidente Confindustria Como; Paolo De Santis, presidente Camera di Commercio; Roberto Bernasconi, direttore Caritas Diocesana, modera: Claudio Fontana. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero. Per informazioni e iscrizioni: tel 031-234111 e-mail: gruppogiovani@ confindustriacomo.it. ComoCronaca La scomparsa di don Fettuccia ■ Giardini Concorso internazionale Arrivederci in cielo don Domenico S acerdote dal 1945, è spirato all’Istituto “Santa Croce” di Como, dove risiedeva dal 2000, la sera di lunedì 21 febbraio. Altri potranno meglio e più diffusamente scrivere di don Domenico Fettuccia. A me, da poco più di un mese “cappellano” dell’Istituto “Santa Croce”, è toccato in sorte di accompagnarlo fin sulla soglia dell’eternità e di affidarlo al buon Dio. Nato a Vertemate nel 1921, l’estate prossima avrebbe compiuto novant’anni. Nonostante l’età, dimostrava di avere un’invidiabile vitalità… La battuta sempre pronta; la caratteristica risata. Sapeva considerare con umorismo anche gli acciacchi, in particolare l’instabilità delle gambe. Chi però pensasse a lui come ad un mite vecchierello si sbaglierebbe di grosso. Il carattere indomito che in gioventù (nella seconda metà degli anni ’40 fino A beneficiarne sarà uno studente iscritto alla Facoltà di Lettere diplomatosi a Como o a Lecco Nato a Vertemate nel 1921 era stato ordinato a Lugano nel 1945, quindi: parroco di Montemezzo (1945-54), parroco di Somana (195459), cappellano presso l’ist. Somaini di S. Fermo (195972) e cappellano presso l’ist. Canossa a Vertemate (1972- 2000) al 1954) gli aveva consentito di reggere la poverissima parrocchia di Montemezzo, adattandosi a fare il contadino, era ancora quello. Ad esempio, se riteneva di riuscire a far da solo una cosa, non accettava l’aiuto di nessuno, a costo di metterci un’ora anziché mezz’ora. E Sabato, 26 febbraio 2011 25 respingeva con un po’ di ruvidezza gli eventuali “buoni samaritani”, suore, preti o laici che fossero: “Preferisco far da me”, diceva, “altrimenti perdo l’autonomia”. Parlava volentieri dei molti anni dedicati all’insegnamento della Religione nella scuola e penso che tanti ex-alunni si ricordino di lui. Nelle ultime settimane il suo stato di salute è andato peggiorando, tanto che si è reso necessario un ricovero all’ospedale Valduce. Rientrato a “Santa Croce” ha dovuto malvolentieri trasferirsi in una camera più “attrezzata” della sua, a cui era “affezionatissimo”. Assistito amorevolmente dal personale e dalle Suore, è morto circondato dai familiari, dopo una penosa agonia. Il Signore gli conceda la pace eterna ed il premio riservato ai servi buoni e fedeli. Don Matteo Forni Passerà attraverso l’indizione di un concorso internazionale la riqualificazione dei giardini a lago di Como. Il bando sarà predisposto dall’Amministrazione comunale insieme alla Camera di Commercio, all’Ordine degli Architetti e ad Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e oltre ai giardini a lago comprenderà la progettazione dell’area intorno allo Stadio Sinigaglia. Il concorso dovrà prevedere lo sviluppo di una soluzione progettuale “preliminare” di riqualificazione dei giardini a lago all’interno di una più ampia soluzione di riqualificazione generale di tutta l’area che a partire dai giardini a lago, ricomprende lo stadio e gli edifici razionalisti limitrofi. Il progetto vincitore sarà acquisito dal Comune di Como e al professionista vincitore potrà essere affidato l’incarico per lo sviluppo della progettazione definitiva ed esecutiva. Il Comune, da parte sua, metterà a disposizione per l’area dei giardini a lago un finanziamento di 2 milioni e 650mila euro. I contributi che Camera di Commercio ed Ance si sono resi disponibili ad erogare verranno invece utilizzati per promuovere il concorso e per premiare le migliori soluzioni progettuali. Il protocollo d’intesa che dovrà essere sottoscritto stabilirà obiettivi, ruoli e conseguenti impegni da assumere. 28° edizione Borsa di studio Franco e Mario Terzoli É aperto il bando per accedere alla ventottesima edizione della borsa di studio “Franco e Mario Terzoli” per l’anno accademico 2010-2011. Fino all’anno scorso il riconoscimento era rivolto a studenti di medicina, perché intendeva ricordare Franco Terzoli, quinto figlio dello storico preside Mario Terzoli prematuramente scomparso per un incidente stradale nel 1982. Da quest’anno il Comitato organizzatore ha deciso che la Borsa di studio sia assegnata, ad anni alterni, anche ad uno studente di lettere in memoria dello stesso Mario Terzoli, scomparso nel 2010, grande uomo di cultura, professore di lettere e già dirigente scolastico tra l’altro, della Scuola Media Puecher di Erba, dell’Istituto Magistrale “Teresa Ciceri” di Como e soprattutto del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Erba. Quest’anno la borsa è destinata proprio ad uno studente iscritto alla Facoltà di Lettere Mario Terzoli Lurate Caccivio Milleproroghe Le diverse forme di affido Navigazione Laghi. Un po’ di respiro “Le diverse forme di affido : pomeriggi, week end , vacanze, settimane...”, questo il titolo dell’ultimo incontro promosso dal Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese e da “La Grande Casa” nell’ambito del percorso: “Affido è... un modo di essere famiglia”. L’appuntamento è il 3 marzo presso il Centro Socio Educativo di via Monterotondo, a Lurate Caccivio, e si articolerà dalle 20.45 alle 22.30. Tutti gli incontri sono stati curati dal Servizio affidi dell’Olgiatese: dott.ssa Valeria Auteri, dott.ssa Simona Bianchi e dott. Marco Fraccaroli. Per informazioni: Servizio affidi Olgiatese: tel. 346 7061516 348 2511283, tesserelatela@ lagrandecasa.it. È (primo anno escluso), che abbia conseguito il diploma di maturità in una scuola media superiore delle attuali province di Como e di Lecco. La borsa di studio, dell’importo di euro 800, è annuale e verrà consegnata al vincitore entro il mese di luglio 2011. Possono concorrere gli studenti degli anni successivi al primo, che abbiano superato tutti gli esami degli anni precedenti e abbiano sostenuto, nell’anno accademico 2009-2010, almeno quattro quinti degli esami previsti dal piano di studi, con una media di almeno 27/30. Nessuna votazione potrà essere inferiore a 24/30. Saranno tenute in debita considerazione le condizioni economiche degli aspiranti. La domanda, corredata di specifica documentazione, dovrà pervenire stata una settimana concitata, la scorsa, per la Navigazione Laghi. Prima i toni infuocati, da parte della Cigl, con l’annuncio di uno sciopero contro i pesanti tagli (14 milioni di euro) previsti in Finanziaria per i laghi di Como, Maggiore e Garda. Poi la votazione nel “decreto Milleproroghe” degli emendamenti che avrebbero restituito ossigeno al settore, e il conseguente annullamento dello sciopero. “Esprimo soddisfazione per il recepimento, all’interno del decreto Milleproroghe, dell’emendamento che stanzia le risorse precedentemente tagliate dalla legge di stabilità - il commento dell’on. comasca Chiara Bragha - per la prosecuzione dei servizio di trasporto pubblico lacuale, almeno nel prossimo biennio. La nostra proposta che richiedeva di consentire alla navigazione il reimpiego degli avanzi di gestione degli esercizi finanziari precedenti, è stata assorbita dall’emendamento presentato dalla maggioranza e ciò ha permesso di assicurare per il prossimo biennio 12 milioni di euro. Aperta la questione del reperimento delle risorse anche dopo il 2012». 19 marzo La Giornata mondiale della poesia Patrizia Valduga, Vivian Lamarque, Alberto Nessi, Ryszard Krynicki e molti altri poeti, esponenti della poesia italiana ed europea, saranno a Como sabato 19 marzo in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, in un evento organizzato dall’Associazione Culturale “La Casa della Poesia di Como” con l’obiettivo di offrire una giornata in cui la poesia sia protagonista, ed emerga come forma di espressione privilegiata in grado di promuovere il dialogo tra diverse culture proprio perché è un linguaggio universale. Info: lacasadellapoesiadicomo@ gmail.com. Franco Terzoli entro il 30 aprile 2011 al Comitato. Per maggiori informazioni e per il bando completo con i documenti richiesti, ci si può rivolgere a Rosella Spinelli, Istituto San Vincenzo, via Roma 59, Albese con Cassano, tel. 031.426341. s.f. Appuntamenti Mostre in chiusura nel fine settimana Si concluderà il 27 febbraio la mostra dell’artista Giordano Redaelli, “Packaging Art: i segni di un’epoca”, organizzata dal Rotaract Club Como e allestita presso lo Spazio Natta. L’iniziativa è inserita nell’ambito dei 365 giorni d’arte contemporanea, ovvero la programmazione artistica promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Como negli spazi espositivi della città. Fulcro della “Packaging Art” è una serie di collage di grandi dimensioni ispirati alla società del consumo. Sempre fino al 27 febbraio sarà visitabile presso il Chiostrino di Sant’Eufemia la mostra storica sul Patto Roerich, il primo accordo al mondo sulla salvaguardia degli edifici artistici e scientifici e dei monumenti storici, firmato nel 1935 e da allora pietra miliare della cultura. ComoCronaca 26 Sabato, 26 febbraio 2011 Altreconomia la sobrietà da... “leggere” Una rivista nata nel novembre del 1999 dedicata ai temi della sostenibilità, equità, partecipazione e solidariertà P agine ricche di consumi responsabili e sostenibilità. Altreconomia è un mensile nato nel novembre del 1999. Da allora, questa rivista unica nel suo genere si è data l’obiettivo di dare visibilità e spazio a stili di vita e iniziative produttive, commerciali e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà, equità, sostenibilità, partecipazione e solidarietà. Tradotto: spazio per il commercio equo e solidale, per le tematiche ambientali, focus sulla finanza etica, sulla cooperazione, sull’economia carceraria e sull’economia “sociale”. Il sistema economico mostra da tempo tutti i suoi limiti: si fonda sullo spreco Un appuntamento delle risorse, postulando che si possano mensile riservato ai temi aumentare i consumi all’infinito e basando su questo assunto irrazionale il del commercio equo, proprio funzionamento. Le conseguenze ambiente, finanza etica sono evidenti: iniqua distribuzione delle e molto altro ancora ricchezze, devastazione ambientale, benessere personale che si riduce sempre più. Eppure esiste tutto un variegato mondo, fatto di cooperazione, sostenibilità e solidarietà, che sa immaginare e dare prassi all’alternativa. È un mondo che ha delle parole d’ordine: giustizia, filiera corta, efficienza, benvivere, saper fare, condivisione, sostenibilità. Ecco allora. La scelta editoriale della rivista va oltre l’informazione: si tratta infatti di suggerire scelte, orientare consumi e comportamenti, favorire la consapevolezza e la partecipazione agli avvenimenti locali e globali. Oggi Altreconomia è edita da una cooperativa composta essenzialmente dai lettori della rivista. I soci oggi sono quasi 500. Un esempio pressoché unico nel panorama editoriale italiano, una straordinaria garanzia di indipendenza e correttezza dell’informazione. Anche per questo, Altreconomia è un piccolo “caso editoriale”, che vive solo grazie ai suoi lettori: non ha mai ricevuto nessun tipo di finanziamento pubblico, seleziona le pubblicità (al massimo il 10% dell’impaginato) escludendo aziende e realtà non adeguate alla linea editoriale, e privilegiando realtà dell’economia solidale. I mass media sono in rapida evoluzione: i giornali tradizionali e gli ultimi nati, quelli on line, moltiplicano la mole di notizie a disposizione del pubblico. Ma si tratta spesso di un’informazione omologata, e ripetitiva: il risultato è l’aumentare del “rumore di fondo” e una generale diffidenza di chi legge o ascolta. “Altreconomia” punta invece a stringere un patto informativo con i lettori e a ridurre le distanze. E il lettore di “Altreconomia” è sempre più interessato a produzioni, tecnologie e opzioni rispettose dell’ambiente e della giustizia: dai prodotti per il risparmio etico, a quelli biologici coerenti con l’ambiente e la salute umana, a un modo di viaggiare che sappia non “consumare” ma creare legami e comprensioni con i luoghi e gli ambienti. pagina a cura di confcooperative unione provinciale di como www.eurekacomo.it . Anche una casa editrice Venti titoli pubblicati l’anno A Dalle letture filosofiche di ltreconomia è anche una casa editrice che pubblica circa 20 Mancini alla privatizzazione titoli l’anno. I saggi si occupano dell’acqua, fino alle delle tematiche legate all’economia analisi socioeconomiche solidale, le approfondiscono e forniscono prospettive nuove, di Tonino Perna. Questo sistemiche. Dalle letture filosofiche di ed altro nei libri pubblicati Roberto Mancini alla privatizzazione dell’acqua, fino alle analisi da Altraeconomica socioeconomiche di Tonino Perna sul legame tra le grandi crisi economic-finanziarie e Altreconomia non è solo rivista e libri. Sempre più climatiche che stiamo vivendo. Le inchieste affrontano il portale www.altreconomia.it è divenuto punto di e ampliano le storie raccontate sulla rivista: dalla riferimento per l’informazione indipendente e alternativa cementificazione -il cancro che sta divorando il nostro on line. Una sorta di “settimanale” digitale che ogni Paese- all’economia al femminile, dal razzismo nei media giorno pubblica notizie originali e approfondimenti, che e nella società all’antimafia sociale, fatta di consumi anticipano i temi del mensile, o aggiornano su vicende critici e scelte economiche. Le biografie ricordano le vite raccontate sulla rivista. di quei grandi uomini che hanno fatto della pace, della Il sito è pensato per gli utenti più “evoluti”, ai quali è sostenibilità e della giustizia la loro ragione d’essere, come anche rivolta la versione digitale della rivista e dei libri. Danilo Dolci, Alex Langer, Juan Gerardi. Infine, ci sono Grazie a Internet il legami coi lettori è ancora più stretto. le piccole guide: si chiama “Progetto Io Lo So Fare” ed è L’esperimento più riuscito sotto questo aspetto si è tenuto fatto di ormai una dozzina di titoli: dall’autoproduzione a fine gennaio. In quell’occasione, l’ex magistrato Gerardo al software libero, dai vestiti all’informazione, dalle Colombo, l’economista Marco Arnone e l’avvocato acque minerali alla biodiversità. Una collana fatta per Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio Ambrosoli) si sono riappropriarsi del sapere e della capacità di provvedere riuniti nella redazione del giornale per partecipare a con le nostre scelte ad essere più sostenibili. I libri di una tavola rotonda sui “costi sociali” della corruzione. Altreconomia sono venduti in tutte le librerie e nelle L’incontro si è tenuto a porte chiuse ma è stato trasmesso botteghe del commercio equo. in diretta “streaming” sul sito di Altreconomia, al quale sono rimaste collegate una media di 200 persone per tutta la durata della tavola rotonda. Il successo è stato tale che l’esperimento diventerà una prassi. Ma non solo. Ogni mese i giornalisti di Altreconomia vengono interpellati da radio e tv sui temi inerenti all’economia solidale. Tra i vari appuntamenti, con scadenza settimanale, Altreconomia interviene in diretta su Radio Marconi, per discutere e commentare i fatti economici della settimana e, come sempre, proporre letture e soluzioni originali. Nello spazio di una decina di minuti, il mercoledì a partire dalle 14.40, il direttore del mensile dialoga con la giornalista della radio dando spazio spesso a notizie di gran rilievo che però sfuggono ai media tradizionali. Ogni puntata della trasmissione può essere ascoltata in diretta anche sul sito della radio, www.radiomarconi.it Per abbonarsi (costa solo 38 euro e si può fare in posta, in banca o direttamente on line) e per mettersi in contatto con la redazione (il telefono è 02-89919890 – segreteria@ altreconomia.it) si può fare un salto su www.altreconomia.it ComoCronaca Sabato, 26 febbraio 2011 27 Mandello. I tre lustri del locale Centro di Ascolto Caritas S abato 12 febbraio 2011 alle ore 10.00 presso la Sala riunioni del Soccorso degli Alpini di Mandello del Lario un Convegno dal titolo “Tessere rete per tessere corresponsabilità” ha aperto ufficialmente la serie di eventi programmati per ricordare il 15.mo anniversario della fondazione del Centro di Ascolto Caritas di Mandello, Zona Pastorale Grigne. L’occasione ha riunito sotto lo stesso tetto, oltre ai relatori, Patrizia Cappelletti, sociologa, ricercatrice Università Cattolica e Gigi Nalesso, formatore e operatore della Caritas Diocesana di Como, un nutrito gruppo di rappresentanti degli enti e associazioni che operano sul territorio con scopi di solidarietà sociale e aiuto al bisogno. I relatori hanno illustrato la necessità e l’importanza ormai irrinunciabile, del ‘fare rete’ perché ognuno si ricollochi nel quadro in cui tutti siamo chiamati a vivere. È un tempo strano, molto diverso da quello di 15 anni fa; non ci sono più garanzie e punti fermi: in Europa si contano circa 80 milioni di poveri; solo in Italia i poveri hanno raggiunto la preoccupante cifra di 2,5 milioni. La disoccupazione giovanile è al 30% e, d’altro canto, si assiste all’accumulo della ricchezza in pochi individui, che diventano sempre più ricchi. Disagio Psichico, eccesso di consumi, dipendenze, debolezza delle reti famigliari… Che cosa si propone di fare Caritas ? Caritas vuole promuovere il passaggio dall’io al noi. Caritas non può sostituirsi ai soggetti chiamati in causa, ma diventa loro partner. Ecco quindi il ruolo centrale del Centro di Ascolto Caritas, la cui logica è: osservare, discernere, agire. Si deve passare dalla ‘concorrenza’ alla collaborazione, sia tra e con i soggetti istituzionali che tra e con gli altri soggetti che operano per solidarietà spontanea. Il Centro di Ascolto deve essere facilitatore di rete. La giornata del 12 febbraio si è conclusa al Teatro comunale Fabrizio De André di Mandello del Lario dove, dopo il saluto di Roberto Bernasconi, Direttore Caritas Diocesana Quindici anni sul filo della carità Una serie di iniziative ha salutato questo importante traguardo. L’attenzione ai più deboli Como, i numerosi presenti hanno potuto assistere alla rappresentazione “Identità di carta” - della Compagnia teatrale Itineraria. Le celebrazioni si sono concluse venerdì 18 febbraio con l’inaugurazione e la benedizione dei nuovi locali del Centro di Ascolto, a cura del vicario generale della Diocesi, mons. Giuliano Zanotta, cui ha fatto seguito, presso la sala riunioni del Soccorso Alpini, un interessante incontro con le comunità della Zona Pastorale Grigne dal titolo “Il centro d’ascolto, ieri, oggi, domani”. Ha aperto l’incontro Don Pietro Mitta, vicario foraneo della Zona Grigne e referente Caritas zonale, che, nel dare il benvenuto ai numerosi presenti, ha voluto ringraziare, una ad una, le volontarie del Centro di Ascolto che tanto entusiasmo profondono nella loro ‘missione’. “Il Centro di Ascolto Caritas di Mandello” ha proseguito Don Pietro, “si è da poco trasferito nella Casa della Carità di P.zza della Vittoria 3, a lato della Chiesa di San Zeno, dove sono ubicati anche i due monolocali per emergenza abitativa. Questo rientra in un ampio progetto diocesano che tende a riunire, sotto lo stesso tetto, ove possibile, i Centri di ascolto, i locali di accoglienza e possibilmente altri servizi, sempre in ambito ‘Caritas’, a Funicolare di Lanzo, uniti per il recupero A 34 anni dalla sua chiusura i comuni di Valsolda e Lanzo Intelvi intenzionati al rilancio I l seme gettato due anni fa da tutti i consiglieri regionali comaschi al Pirellone (allora erano Gaffuri (PD), Rinaldin (PDL) ed Arosio (Lega Nord) sta iniziando a dare i suoi frutti. A 34 anni dalla sua chiusura, i comuni di Valsolda e Lanzo d’Intelvi vogliono far ripartire la funicolare di Santa Margherita, struttura che vide la sua ultima corsa effettuarsi nel 1977. Nei giorni scorsi le giunte municipali dei due comuni comaschi hanno approvato una delibera con la quale conferiscono favore della comunità intera”. “Il progetto della Casa della Carità - ha aggiunto don Pietro - sarà certamente motivo di crescita per il Centro di Ascolto e motivo di soddisfazione per tutta la comunità, nella consapevolezza che il territorio è dotato di una ‘casa’ dove si accoglie, si ascolta, si orienta e si promuove la persona umana.” Don Gianni Gatti che, fin dall’inizio degli anni ’90, quale referente Caritas zonale, cominciò a sviluppare l’idea della realizzazione di un luogo di ascolto per le persone in difficoltà - ha raccontato come, dopo un periodo di studio, riflessione e formazione di persone adatte e disponibili a svolgere tale missione, nel 1996 si aprì il Centro di Ascolto di Mandello del Lario al servizio della Zona Pastorale Grigne. Il Centro di Ascolto, ha ricordato don Gianni, è lo strumento che, superando all’Amministrazione provinciale di Como il compito di avviare una trattativa con la Regione Lombardia, proprietaria della struttura. La funicolare, costruita nel 1907 con il contributo determinante della Banca della Svizzera italiana, è stata inserita tra le potenzialità del circuito turistico insubrico, soprattutto per ciò che concerne le potenzialità dei flussi che interessano il lago di Lugano. Ed è proprio per motivi turistici che si punta ad un rilancio. «Si tratta di un’iniziativa positiva che segue l’operazione “salvataggio” effettuata due anni da noi consiglieri regionali comaschi quando la Regione Lombardia voleva vendere le due proprietà che rimangono della stessa funicolare, ovvero le stazioni a Lanzo e S. Margherita - ha sottolineato in proposito Luca Gaffuri, riconfermato nel frattempo consigliere regionale al Pirellone per il PD -. Grazie allo stop che si era imposto a tale transazione, i Comuni di Lanzo e Valsolda hanno ora avviato questo percorso che, speriamo, sia condiviso anche dall’Amministrazione Provinciale la logica dell’assistenza e dell’assistenzialismo, si pone il proposito di promuovere la persona, perché questa ritrovi fiducia in se stessa e negli altri, prenda coscienza delle proprie difficoltà ma anche delle proprie capacità e riesca così a migliorarsi. Centro di Ascolto vuol dire : “La gioia di lavorare per gli altri”. L’intervento di Don Gatti è terminato con la citazione della famosa frase di San Vincenzo de’ Paoli: “Fate la carità con l’amore e il rispetto che solo vi può far perdonare il pane che date in elemosina”. Ha preso quindi la parola Gigi Nalesso, formatore e operatore Caritas, il quale, riprendendo il filo del discorso iniziato sabato 12, esprime gratitudine alle volontarie del Cda di Mandello e la propria gioia nell’essere presente a questo incontro. Nalesso ha compiuto una realistica disamina della società dei consumi, dove l’importante è avere e non essere. “Se non hai non sei nessuno” e, da qui, consumismo di mezzi, consumismo della privacy altrui, ricchezza di mezzi e povertà di fini, povertà di valori. Cosa fare per ricreare dei rapporti umani autentici? Secondo Gigi Nalesso, occorre essere consapevoli dei nostri limiti, delle nostre povertà, occorre potenziare la qualità dell’ascolto, dare ‘spazio’, dare ‘tempo’ a chi non riceve né spazio né tempo da nessuno, occorre far leva sulle risorse intrinseche di ogni persona, riscoprirle, farle emergere, valorizzarle. Occorre costruire dei veri rapporti interpersonali dove Caritas è lo strumento della carità, dove il Centro di Ascolto e la comunità ‘partecipano’ e ricominciano a parlarsi per trovare opportunità nuove, per aiutare le persone a rileggere in modo diverso la loro situazione. Il direttore di Caritas Diocesana di Como, Roberto Bernasconi, ha chiuso gli interventi con interessanti cifre sull’andamento del Fondo Diocesano Famiglia e Lavoro, che è venuto incontro anche alle necessità di famiglie della nostra Zona Pastorale, con 20 famiglie aiutate per un totale di 38.400 euro erogati. Il saluto finale è stato di mons. Giuliano Zanotta, vicario generale della Diocesi. Il centro di ascolto di mandello di Como dal consiglio regionale lombardo così che al più presto la funicolare possa essere riattivata almeno a fini turistici». La funicolare Lanzo-Santa Margherita venne inaugurata nel settembre del 1907, in piena “Belle Epoque”. La stazione di partenza era fissata sul lago di Lugano e permetteva di raggiungere, in 18 minuti gli 884 metri di altezza (si saliva sulle carrozze a quota 227 metri) del Belvedere di Lanzo Intelvi sul Ceresio, sul Monte San Salvatore e sul Monte Brè. Nel suo tragitto affrontava anche pendenze che raggiungevano il 66%. Nel 1977, come detto, la chiusura e soltanto nel 1992 si ritornò a parlare di questo impianto quando venne costituito il Comitato promotore per il recupero della funicolare. Ora questo recupero potrebbe diventare realtà anche se resta un ostacolo non indifferente da superare: per la sua ristrutturazione potrebbero occorrere decine di milioni di euro e le possibilità di raccogliere i fondi, al momento, sono perlomeno incerte. l.cl. Valli Varesine 28 Sabato, 26 febbraio 2011 Racconti dall’Africa. Dal Congo ci scrive Luca Galbiati, dove si trova per seguire un progetto dell’Avsi nella regione del Kivu: il suo testo ci offre uno spaccato interessante. La ricchezza nella semplicità L uca Galbiati ci scrive dal Congo, ove si trova per seguire il progetto Avsi nella regione del Kivu; questo pezzo ci da uno spaccato di vita africana. IL PANE DI SAIDI Saidi si muove con eleganza e senza mai fare scatti o mosse improvvise, sembra ragionare prima di ogni piccolo gesto. È un uomo alto e magro, è difficile dire precisamente che età abbia, forse perché faccio ancora parecchia fatica a definire l’età di queste persone; i suoi anni saranno un po’ più di cinquanta. È lui che si preoccupa della casa, ha una premura eccezionale per fare in modo che tutto funzioni bene, che ogni cosa sia in ordine e che noi ospiti possiamo stare tranquilli ed avere il meno possibile da fare. A volte mi fermo a parlare con lui, la sua voce calma e le sue parole ragionate mi danno sicurezza e infondono tranquillità. Spesso gli faccio domande, sul suo Paese o sul suo passato, lui inizia a raccontare e costruisce sulla mia domanda un pezzo di storia, una parte della sua vita o di vite che ha incrociato; lo ascolto rapito e non lo interrompo mai. Mi parla della sua casa, di una moglie che rispetta in modo eccezionale, dei suoi figli che sta cercando di fare studiare con i soldi che guadagna qui, di due vacche che ha potuto acquistare grazie ad una signora da cui è stato a servizio per anni, di una casa grande e ordinata, in mezzo a campi e piante da frutto. Cerco di immaginare questo posto e lo vedo come una fattoria posta in un luogo naturale, puro e solare. Il sacrificio di Saidi è quello di vivere qui e di rientrare a casa solo un paio di volte all’anno, anche se il viaggio sarebbe di poco più di tre ore, ma per lui spendere soldi per questo sarebbe uno spreco ed un problema. In tutto quello che dice sembra avere sempre la consapevolezza e la certezza che il mondo va avanti senza cambiamenti improvvisi e, pare, senza meravigliarsi di nulla; anche quando le persone si sparano proiettili per avere un pezzo di terra in più o si uccidono a colpi di machete per motivi di predominanza di un’etnia rispetto all’altra. Il mondo prosegue senza stupore, senza voltarsi ed insieme a lui la vita che scorre nei corpi delle persone che lo popolano. Saidi ha provato questo sulla sua pelle. Ha vissuto in Rwanda durante il genocidio. Ha perso parenti, fratelli e sorelle, ha visto scene di morte e strazio di corpi martoriati; scene di cui a volte cerco di carpire un segnale dai suoi occhi mentre mi parla. Mi chiedo se anche lui abbia ucciso, in mezzo all’inferno di quei pochi mesi, ■ Canonica Il 1° marzo l’annuncio della Visita Pastorale Alle ore 21.00 di martedì 1° marzo nella chiesa di San Lorenzo a Canonica verrà dato l’annuncio alla zona della prossima visita pastorale che il vescovo Mons. Coletti compirà in autunno in Valcuvia e Valmerchirolo. la celebrazione sarà presieduta dal Convisitatore e dal Delegato Vescovile. l’invito alla partecipazione è esteso oltre che al clero della zona anche ai consacrati, ai membri dei consigli pastorali zonale e parrocchiali, ai consigli per gli affari economici, all’Azione Cattolica e a tutti i collaboratori delle varie parrocchie. Durante l’incontro ci sarà la consegna e l’illustrazione del sussidio per le parrocchie, della preghiera, dell’icona e del canto appositamente predisposti per la Visita pastorale, ed inoltre, verrà annunciato il calendario dettagliato della Visita Pastorale. A.C. di non molti anni fa, non lo credo possibile, ma quello che accade in un momento particolare della vita di una persona spesso è indecifrabile dal resto dei suoi anni e ne pare completamente slegato. Saidi fa un pane buonissimo, lo prepara con cura e lo cuoce, osservando spesso il forno, come se fosse lui stesso a dare la giusta temperatura all’impasto. Il suo pane è morbido e leggero, è un pane che sa di sofferenza, di dolore e di fatica, ma masticandolo piano si percepisce anche il gusto della gioia di vivere, della volontà di proseguire nonostante tutto e di accettare il destino con serenità. È un pane che insegna che la vita va vissuta giorno per giorno, con entusiasmo e sapendo cogliere le piccole gioie di una parola, un sorriso o una stretta di mano calorosa. Un proverbio dice che “il pane di ieri è buono domani”, forse questo oggi non vale più, visto che la logica del nostro tempo è che tutto va comperato e consumato il più presto possibile, senza attesa, senza fatica e senza molta soddisfazione, ma vale di certo per il pane di Saidi. Dopo due o tre giorni è ancora buonissimo e lo si può consumare per un’intera settimana. Quando mangio il pane di Saidi sento che l’Africa è un cibo fragile, che non possiamo dimenticare, ma anche un cibo solido e nutriente, da cui dobbiamo prendere esempio. Saidi a volte si mette a riposare, si sdraia per terra sul retro della casa, la giacca sotto la testa e le braccia conserte, ho provato a dirgli che può usare un posto più comodo, che può stare su una poltrona in casa, ma lui preferisce così. Qualche volta faccio dei brevi giri in auto con lui. Un giorno eravamo fermi in mezzo al traffico assurdo delle moto e dei camion che si dirigono senza regole verso il centro città, ci siamo trovati davanti ad una casa in costruzione. Gli operai stavano gettando la soletta del primo piano della casa: tutto veniva fatto a mano. Alcuni mischiavano la sabbia al cemento, mentre un altro gettava acqua in gran quantità con secchi che gli venivano riempiti e passati. Con badili rozzi mischiavano il materiale e riempivano secchi, fusti di plastica tagliati a metà, innaffiatoi, scatole di plastica ed ogni genere di contenitore recuperato in chissà quali luoghi, questi venivano trasferiti di mano in mano tra la moltitudine di donne e uomini che formavano una catena umana dal luogo di mescolamento, alla casa in costruzione e poi su una scala di legno artigianale che portava al primo piano. Il tutto si svolgeva tra risa, voci, richiami, solleciti, tutti erano coperti di schizzi di cemento sulle braccia, il corpo e la faccia, alcuni vestivano con sacchi di cemento tagliati a mo di maglietta. Era uno spettacolo incredibile, fuori dal tempo e da qualsiasi immagine già vista. Io ammiravo a bocca aperta quel grande movimento e come si svolgeva il tutto, Saidi rideva sul sedile accanto a me e mi diceva che quello era un buon lavoro, ben organizzato e fatto con tecniche moderne; per lui la costruzione di una casa in mattoni e cemento è già una grande conquista ed innovazione. È semplice Saidi, come il suo pane e come l’Africa. Qui la vita scorre secondo un ritmo molto più naturale che altrove, il lavoro, quando c’è, è semplice. Le case sono semplici. Sono semplici le chiese, il rito è festa, non una regola da rispettare o un impegno-dovere da assecondare. La ricchezza dell’Africa è la semplicità della gente. ❚❚ Gemonio e Mombello Due serate per riflettere su temi attuali D ue interessanti incontri si sono svolti nella serata di venerdì 18 febbraio. Il primo programmato dalla parrocchia di Gemonio e dal Gruppo “Il Cerchio” si è svolto presso il salone dell’oratorio gemoniese in piazza della Vittoria ed ha visto la partecipazione numerosa ed interessata di genitori ed educatori, intervenuti per la conferenza dal titolo “L’importanza di educare i nostri figli a vivere la sessualità in modo positivo”. A parlare era Alberto Pellai che sulla base della propria esperienza e avvalendosi dell’aiuto di filmati ha accompagnato i presenti nell’esame critico di alcune situazioni tipiche dell’oggi nel campo della sessualità nell’adolescenza. Un incontro che andava a toccare un argomento poco conosciuto, molto delicato e attuale. Il secondo incontro si è tenuto, invece, presso il Teatro Franciscum di Mombello e ha visto la partecipazione della figlia di santa Gianna Beretta Molla - Gianna Emanuela Molla - venuta alla luce grazie al sacrificio della madre. Durante l’incontro Gianna Emanuela ha raccontato ai tanti presenti fatti e testimonianze sulla vita della madre, così come lei li ha appresi dai familiari e dai racconti del papà - morto lo scorso anno a 95 anni - e al quale lei ha fatto assistenza continua negli ultimi sette anni di vita. L’incontro era organizzato dal Centro Aiuto alla Vita del Medio Verbano Onlus ed era abbinato alla mostra, già esposta al Meeting di Rimini 2010, “Una vita per la Vita” che presentava attraverso una ventina di pannelli descrittivi la vita, le scelte, la santità, e l’attualità di santa Gianna Beretta Molla. Una iniziativa che ha richiamato molta gente anche dai paesi vicini, attratti dal desiderio di sentir parlare e conoscere più da vicino una santa dei nostri giorni. A.C. Sondrio Cronaca Media Valtellina Incontri a Verceia Sondrio Celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri Salute mentale: serate per stare bene insieme Incontri per la Zona Media Valtellina Il prossimo 9 marzo, presso la Collegiata di Sondrio, per la ricorrenza liturgica del Mercoledì delle Ceneri, sono previste le seguenti celebrazioni: - alle ore 7.15 e alle ore 9.00: Santa Messa e imposizione delle ceneri; - alle ore 18.00: Santa Messa e imposizione delle ceneri; - alle ore 13.15: Liturgia della Parola e imposizione delle ceneri Quest’ultima proposta è rivolta in modo particolare a chi lavora e, al mattino o alla sera, non avrà tempo per recarsi a Messa in uno dei giorni più importanti del calendario liturgico. L’associazione “Navicella” di Morbegno, la cooperativa “La Breva” di Traona e il Comune di Verceia, con la Biblioteca e la Parrocchia di San Fedele, promuovono il progetto “Star bene - Una faccenda da condividere”. Tre serate per discorrere insieme di comunità e benessere, con sede nella sala della biblioteca di Verceia. Martedì 1 marzo alle 20.30, Teodoro Maranesi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale all’ospedale Sacco di Milano, terrà la conferenza sul tema “Oltre i pregiudizi e la paura per star bene insieme”; giovedì 10 alle ore 20.30, la Cooperativa Novomillennio di Monza presenterà il progetto “Stellapolare”, “Creare insieme occasioni di agio nella comunità”; infine, lunedì 14 alle ore 20.30, l’Associazione Navicella proporrà di riflettere su “Mettere in circolazione idee, pensieri, proposte, collegamenti... di benessere”. Il progetto si concluderà con il momento di festa insieme, “I fili della danza”. Per informazioni telefonare allo 0342.611109, o allo 0343.39022. L’iniziativa rientra nel progetto Fare assieme - parole e arte contro il pregiudizio. Per la Zona Media Valtellina, sono in programma, a Sondrio, i seguenti incontri, tutti alle ore 21.00: martedì 15 marzo, presso l’Oratorio Sacro Cuore, “Il Mistero visibile. Il volto di Cristo nell’arte”, don Andrea Straffi; martedì 22 marzo, presso l’Oratorio Sacro Cuore, “Passio Christi, Passio Hominis. Immagini della croce e del crocifisso”, don Andrea Straffi; mercoledì 23 marzo, presso la Sala Vitali, “Le dispute teologiche tra cattolici e riformati nella Rezia del tardo Cinquecento”, interverranno F. Valenti, G. Scaramellini, don A. Bormolini e mons. V. Modenesi. Sul prossimo numero il resto del calendario. Regione. Firmato l’Accordo di Programma con il Ministero per opere in tutta la provincia a difesa di territorio e versanti Ventinove interventi contro il dissesto idrogeologico V entinove interventi per un totale di 12milioni 520mila euro di investimenti. Sono le cifre presentate a Sondrio la scorsa settimana, da Regione Lombardia, durante la sottoscrizione dell’Accordo di Programma fra Ministero dell’Ambiente e Pirellone in materia di interventi urgenti e di mitigazione del rischio idrogeologico. Si tratta di un ampio piano di azioni che riguardano tutta la Regione (per un totale di 162 interventi), per una spesa complessiva di 225milioni di euro (77 dei quali provenienti dal Ministero, il resto sono disponibilità regionali). La provincia di Sondrio è la realtà lombarda dove si apriranno più cantieri: l’Accordo prevede la loro conclusione – fatta eccezione per qualche proroga da riconoscere alle opere più importanti e impegnative – entro tre anni. Lavori al via a partire dalla prossima primavera-estate, considerata la necessità di condizioni meteo e ambientali ottimali, visto che si andrà a intervenire con infrastrutture di consolidamento dei versanti, posa di paravalanghe, attività di regimazione dei corsi d’acqua. A gestire l’operazione un commissario straordinario, Carlo Maria Marino, geologo, docente presso l’Università di Milanola prevenzione della prevenzione Bicocca e già presidente, per otto – ha detto – perché è ormai anni, di Arpa Lombardia, l’Agenzia assodato che i problemi presenti regionale per l’ambiente. «Sono “a monte” prima o dopo hanno un tecnico e non un burocrate – ripercussioni serie “a valle”. Quindi ha spiegato Marino –: per questo è sì fondamentale intervenire con è stata scelta la figura di un le opere urgenti, ma ancora di “commissario straordinario” e non più servono la conservazione dei di un “commissario prefettizio”. Inoltre le mie competenze saranno versanti, il rispetto dell’agricoltura di montagna e la manutenzione dei diverse dall’omologo incarico terrazzamenti, tutti preziosissimi previsto per la Protezione Civile. Il mio compito sarà quello di favorire presidi del territorio». Interessante anche l’intervento dell’assessore l’incontro fra enti locali, istituzioni regionale a Urbanistica e Territorio e imprese appaltatrici, per la Daniele Belotti. «Valtellina e realizzazione immediata e precisa Valchiavenna – ha esordito – delle opere e il coordinamento sono ancora territori “sani” per di tutti i soggetti coinvolti». Una quanto riguarda la correttezza particolare sottolineatura Marino degli appalti. Ma dal momento l’ha riservata alla conformazione che i bandi vengono proposti e all’idrogeologia della provincia a livello regionale, sono state di Sondrio. «Occorre assicurare attivate rigorose procedure per evitare infiltrazioni mafiose (con particolare presenza di camorra e ‘ndrangheta) nell’assegnazione di questi cantieri. Il movimento terra negli ultimi anni è diventato molto interessante per le imprese malavitose al fine di assicurare il riciclaggio del denaro sporco. Ci sono territori come le province di Pavia e Como dove purtroppo il fenomeno è molto esteso, tanto da aver creato una sorta di monopolio da parte di queste imprese, che oltre ad assicurarsi attività illecite, lavorano male e danneggiano le aziende oneste». Come detto, i cantieri interesseranno l’intera provincia di Sondrio. Gli interventi più urgenti, però, che assorbiranno da soli più della metà del budget messo a disposizione, saranno: in Valmasino, opere di difesa da crolli al ponte del Baffo per 1 milione di euro; a Bormio e Valdisotto, opere di regimazione idraulica alla confluenza Frodolfo-Adda in località Santa Lucia 800mila euro; a Delebio, sistemazione del movimento franoso in località Canargo 400mila euro; a Morbegno, sistemazioni di pareti rocciose in località Paniga e Campovico 500mila euro; a Gerola Alta, realizzazione di opere paravalanghe in località Fenile e Pescegallo 1 milione di euro; in Valfurva, realizzazione di soglie e scogliere sul torrente Frodolfo a Sant’Antonio e San Nicolò 300mila euro; a Montagna in Valtellina e Sondrio, sistemazione pareti rocciose e scogliere in località Ponchiera, Ca’ Cincera e Ca’ Scherini 400mila euro; a Madesimo, opere di consolidamento del versante in Val Fabbro 400mila euro; a Spriana, completamento delle opere di difesa dalle valanghe 1.505.000 euro; a Livigno, sistemazione idraulica del torrente Rin del Rino 680mila euro. E.L. Sabato, 19 febbraio 2011 29 Galleria Mondadizza L’Anas comunica che, per l’avvio delle attività di riqualificazione e adeguamento degli impianti tecnologici all’interno della galleria “Mondadizza”, situata tra il km 84,536 e il km 86,020 della strada statale 38 “dello Stelvio”, si rende necessario effettuare la chiusura totale del tunnel al transito veicolare – in entrambi i sensi di marcia – fino alle ore 23.00 di giovedì 7 aprile. Il traffico, per entrambe le direzioni di marcia, verrà deviato lungo la strada provinciale 27. La chiusura è stata concordata con la Prefettura di Sondrio e, tramite l’Unità territoriale di Governo, con la Provincia ed i Comuni territorialmente interessati. L’impresa si occuperà di indicare le limitazioni al traffico ed i percorsi alternativi. Notizie flash ■ Asl Sondrio Attenzione per gli utenti per un falso funzionario Nei giorni scorsi sono pervenute all’Azienda Sanitaria Locale della provincia di Sondrio alcune segnalazioni dalla Bassa Valtellina e dal Tiranese di alcuni assistiti contattati telefonicamente da un certo dott. Cerri, qualificatosi come medico dell’Asl e impegnato in una campagna di vaccinazione antitetanica. Il presunto funzionario, dopo aver richiesto informazioni personali, invitava gli assistiti a sottoporsi a un prelievo, ma in presenza di domande e chiarimenti da parte delle persone contattate interrompeva la telefonata. «Al riguardo – afferma il direttore generale dell’Asl Nicola Mucci – si comunica la totale estraneità di questa Azienda Sanitaria in merito a tali episodi e si invitano pertanto gli utenti a diffidare in caso di analoghe telefonate». ■ Sondrio Incontri sull’impegno sociale dei cristiani L’Opera e gli Ex-allievi salesiani di Sondrio, in collaborazione con le Acli, Circolo centrale di Sondrio, promuovono quattro incontri presso l’istituto salesiano in piazza San Rocco 8. Il primo si terrà venerdì 25 alle 20.30. Interverrà il salesiano don Rossano Sala, docente di teologia presso l’Istituto internazionale di Torino, sul tema “Perché cristiano è sinonimo di sociale? Fondamenti e sviluppo dell’azione sociale cristiana”. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria provinciale delle Acli in via C. Battisti 30, tel. 0342.213905, o alla segreteria Ex-allievi Sondrio, piazza San Rocco 8, tel. 0342.540611. ■ Ospedali Alcuni chiarimenti sui «punti nascita» «Il presidio di Chiavenna rappresenta il punto nascita della bassa Valle. Presso gli ospedali di Sondrio e Sondalo sono collocati gli altri due punti nascita». Così è intervenuto nei giorni scorsi il direttore dell’Aovv dopo la nascita di una bimba presso il Pronto Soccorso di Morbegno. «La presenza di tre punti di riferimento per le future mamme del nostro territorio è legata al numero dei parti – ribadisce la direzione generale –. La rilevanza del ruolo di Chiavenna è rimarcato dalle opere poste in essere per la realizzazione di nuove sale parto e nido. L’evento occorso è stato eccezionale e ha assicurato tutta l’assistenza necessaria a mamma e figlia». Valchiavenna 30 Sabato, 26 febbraio 2011 Commercianti Molto partecipata l’assemblea della scorsa settimana per guardare oltre la crisi di oggi. Uniti per il rilancio economico R iuniti per il rilancio. Assemblea partecipata, giovedì sera, quella dei soci dell’Unione Commercio del mandamento valchiavennasco: i commercianti della valle hanno risposto numerosi, circa una settantina i presenti, all’invito del presidente mandamentale Davide Levi. «Quello di giovedì sera - ha spiegato Levi - è un buon punto di partenza e rappresenta il primo di una serie di incontri che l’associazione intende realizzare con i soci della Valchiavenna per mettere a fuoco necessità e richieste, e valutare le iniziative da proporre nel mandamento. La forte affluenza è sì un segno delle difficoltà che sta attraversando il settore, ma soprattutto della voglia di impegnarsi per trovare insieme una soluzione». Sul tavolo, e qualcosa si era già capito nelle scorse settimane, la proposta di varare un grande piano di attività promozionali del territorio, da affidare a una Kino Maraffio incanta Villa di Chiavenna ■ Gordona Successo per il coro all’ospedale di Spino Nei giorni scorsi il coro di Gordona “Gurdones senza pretes” si è esibito con successo all’ospedale di Spino, nella val Bregaglia elvetica. Nato nel 1902 in località Flin presso Promontogno come ospedale e asilo del Circolo di Bregaglia, la struttura ha subito una prima importante modifica negli anni della costruzione della diga dell’Albigna nel 1956, quando si rese necessaria la presenza di un ospedale da campo per i lavoratori. In quel periodo, a fine anni Cinquanta, l’ospedale lavorò a pieno ritmo, mentre negli anni Novanta ci fu la costruzione dell’ala nuova. menti». Levi ha, invece, ribadito l’importanza del settore commerciale per l’economia della zona, sottolineando il dato chiavennasco che parla di 845 persone addette nel comparto. «Per questo abbiamo intenzione - ha spiegato - di studiare delle iniziative atte al rilancio dell’intera economia, portate avanti non solo dal volontariato dei singoli operatori, ma anche supportato da professionalità specifiche del settore, e di concretizzarle in collaborazione con le istituzioni locali. I risultati dipenderanno dalla voglia di partecipare e di intervenire anche economicamente dei nostri operatori. Questo impegno, se continuerà a essere in linea con quello manifestato nell’incontro, non potrà che portare buoni frutti». D. PRA. La “Via Spluga”: il primo passo nel 2001 ■ Storie «Cosa ci ha colpito di Kino? Luca non ha mai mollato, neanche nei momenti più difficili». Agli studenti della scuola media di Villa di Chiavenna sono bastate poche parole per commentare il filmato «Tutti mi chiamano Kino», la storia dello sciatore Luca Maraffio. La presentazione si è tenuta la scorsa settimana nella sala consiliare del paese della Val Bregaglia. Il video comincia con il racconto delle prime esperienze da sportivo dopo l’incidente sul lavoro di diciotto anni fa e il durissimo confronto con la disabilità. Poi ci sono le immagini dell’attività svolta sulla neve con lo sci sitting, sia come atleta dalle prime discese a quelle di Vancouver, sia come istruttore per ragazzi disabili. Nel corso della stagione invernale Maraffio insegna a sciare a centinaia di ragazzi disabili, trasmettendo la propria grinta a persone che devono fare i conti con improvvise situazioni di disabilità fisica. Proprio gli allievi hanno descritto il maestro Kino con un ritratto davvero convincente. Maraffio davanti alla telecamera di Davide Pesca ha interpretato alcune canzoni scritte e suonate nel proprio crotto di Posmotta a Villa. Alla presentazione, oltre agli alunni, hanno preso parte la preside della scuola media Bertacchi Mariantonia Triaca e i responsabili dell’associazione Valtellinasport (Pietro Illarietti) e di Valchiavennalife (Marco De Stefani e Laura Fagetti), promotori dell’iniziativa insieme all’amministrazione comunale e alla biblioteca. Tutto lascia pensare che Maraffìo tornerà a parlare con altri studenti delle scuole della Valchiavenna per raccontare la propria esperienza sulla neve e nella vita quotidiana. S.BAR. società specializzata che studi le necessità della piazza commerciale. Una proposta, ancora in termini generali, che sembra aver incontrato l’interesse dei presenti. All’incontro ha partecipato anche il presidente dell’Unione Marino Del Curto, per dare un segnale dell’attenzione che l’associazione di categoria ha rispetto alle difficoltà, legate al generalizzato calo dei consumi e alla contrazione della spesa, che il mondo del commercio del turismo e dei servizi sta attraversando in tutta la provincia: «Difficoltà che si registrano - ha sottolineato Del Curto - in tutti i mandamenti, ragione per cui è intenzione della nostra associazione programmare altre assemblee sul territorio per raccogliere direttamente dagli operatori le esigenze ed eventuali proposte e suggeri- Accompagnerà tutta la campagna promozionale del trekking della Via Spluga: è il logo che celebra i dieci anni di attività del sentiero storico culturale che collega Svizzera e Italia attraverso il passo Spluga. Il 7 luglio del 2001 veniva posato al passo il cippo che inaugurava l’inizio della collaborazione tra i due paesi e l’inizio di un tipo di turismo attento alla natura e alla cultura dei luoghi. Migliaia gli escursionisti da tutta Europa che hanno camminato lungo i 65 km del tracciato, con la voglia di riscoprire un itinerario ricco di reminiscenze, per rivivere le stesse emozioni che l’uomo, esploratore solitario o pellegrino, militare, commerciante o turista ha elaborato nei secoli, con la volontà di recuperare quel modo di viaggiare della prima metà dell’ Ottocento, alla scoperta degli stessi luoghi, delle stesse sensazioni. ■ Un «Forrest Gump» torinese ospite in Valchiavenna Gianluca: in cammino da dieci anni U n po’ Forrest Gump, ma consapevole di quello che sta facendo, e un po’ il protagonista di “Into The Wild”. Ma senza le conseguenze drammatiche della scelta di vivere in modo alternativo. Gianluca Ratta è arrivato in Valchiavenna, dove si è fermato un paio di giorni ospitato dalla parrocchia di Novate Mezzola e dall’oratorio di San Luigi a Chiavenna. Una storia che ha dell’incredibile quella del “camminatore solitario”. Da oltre 10 anni, infatti, il 39enne torinese ha fatto una scelta di vita radicale. Abbandonato il lavoro e gli studi universitari si è semplicemente messo in cammino. In 10 anni ha camminato per quasi 1200 giorni coprendo una distanza di 39mila e 400 km, toccando gran parte degli Stati dell’arco alpino, percorrendo due volte la Penisola e consumando 28 paia di scarpe. Senza fermarsi praticamente mai. Gran parte del viaggio è stato compiuto in compagnia dell’affezionato cane husky Shira. Ratta si è fermato in valle solo per due giornate, anche se fermato non è esattamente il termine giusto visto che l’ha percorsa tutta due volte, per poi ripartire alla volta del passo del Maloja. «Sto coltivando un sogno. Mi è sempre piaciuto guardare le cartine geografiche e anni fa ho deciso che non mi bastava più e che quelle cartine volevo viverle, camminandoci sopra». Via, dunque, con lo stretto necessario per vivere montato su un carrello e tanta voglia di esplorare posti nuovi. Ratta, peraltro molto ben organizzato anche per pernottare all’addiaccio, si affida alla disponibilità di associazioni e enti per trovare ospitalità lungo il suo cammino. Ad ogni tappa si fa rilasciare un timbro da un ente per dimostrare di essere passato da quella località. «La mia scelta è di camminare in solitaria con Shira, ma questo non significa estraniarsi dal mondo. Ho conosciuto tante persone, coltivato affetti, contattato realtà diverse. Semplicemente lo faccio in modo diverso dagli altri, vivendo giorno per giorno. Ho imparato a valutare le qualità delle persone a prescindere dal ruolo sociale che hanno. Spesso ho incontrato diffidenza, ma ancor più spesso la voglia sincera di ascoltare una storia». Ratta torna a casa, a Torino, una volta all’anno. In coincidenza con le festività di Natale. Il tempo di incontrare la famiglia e organizzare il prossimo tragitto: «Lo scorso anno mi sono fermato un po’ di più perché dovevo completare il libro che narra di questi anni intitolato “Io e Shira. A piedi con il mio cane ho scoperto la libertà”». Quando si concluderà il viaggio non si sa: «Non esiste una fine, perché non bisogna smettere di sognare». D.PRA. ■ A Chiavenna, presso l’oratorio di san Fedele Una bella serata solidale per Haiti U na cena per aiutare la popolazione di Haiti. A più di un anno dal terremoto che nel gennaio del 2010 ha devastato il Paese dei Caraibi, sabato l’oratorio di San Fedele ha accolto una serata di solidarietà con l’adesione di centodieci persone. Come avvenuto in tante altre occasioni, in passato, nel salone dell’oratorio, i volontari hanno promosso un’iniziativa finalizzata sia alla sensibilizzazione della comunità, sia alla raccolta di fondi da devolvere in beneficenza. Dopo la cena, preparata dall’equipe di cuochi guidata da Quinto Strazzer, c’è stata la presentazione delle attività promosse ad Haiti e in altre zone del Sud del mondo, a cominciare dal Sudan. Il compito di illustrare i progetti della Caritas è toccato al direttore dell’organizzazione a livello diocesano, Roberto Bernasconi. In questo periodo complicato, secondo la Ca- ritas, non vanno dimenticate le famiglie in difficoltà nelle comunità della diocesi. «L’entusiasmo messo in campo dai volontari dell’oratorio nella promozione di questa iniziativa e la pronta risposta della comunità, sia a livello di partecipanti, sia come sostenitori, rappresenta un segnale positivo - ha spiegato don Giuseppe Paggi, parroco di San Fedele -. Grazie ai fondi raccolti attraverso questa cena sarà possibile offrire un aiuto concreto alla popolazione del Paese devastato dal terremoto e, in particolare, ai bambini. La situazione di Haiti non trova più spazio sulle prime pagine dei giornali, ma è ancora necessario dedicare una notevole attenzione ai problemi di una realtà dove periodicamente si registrano nuovi allarmi, ad esempio la diffusione di un’epidemia di colera nelle scorse settimane». S.BAR. Sondrio Cronaca Monia: il suo libro per raccontare una storia di disabilità... Il circolo culturale dell’oratorio di Delebio invita ad una serata di presentazione del libro autobiografico di Monia Della Zoppa, 36enne di Traona, dal titolo: “Tutto quello che vorreste sapere su Monia Della Zoppa... e non avete mai osato chiedere”. «Abbiamo deciso di aiutare Monia nella pubblicazione di questo libro che racconta i suoi primi 36 anni di vita – spiegano i volontari della cooperativa “Il Tralcio” – perchè Monia non ci vede Sabato, 26 febbraio 2011 31 e per scriverlo ha impiegato cinque anni, utilizzando il computer con un particolare ausilio. Monia è una ragazza determinata, frequenta il C.S.E.Centro Socio Educativo “Il Tralcio” e ci sembra bello e utile far conoscere le risorse, che i disabili considerati spesso “pesi”, invece hanno e fanno fruttare». Appuntamento giovedì 24 febbraio alle ore 20.45 presso l’oratorio Giovanni Paolo II a Delebio. Partecipa alla serata il complesso musicale “I Tiramisù” composto da ragazzi disabili del C.D.D.-Centro Diurno Disabili di Prata Camportaccio, gestito dalla cooperativa Nisida e i ragazzi dell’associazione “Il Tralcio”, che stanno seguendo un progetto di musicoterapia ed eseguiranno delle canzoni animate. Monia Della Zoppa è rimasta disabile in seguito ad una vaccinazione obbligatoria effettuata a pochi mesi di vita. Ha scritto il libro per raccontare e far conoscere la sua storia. michele fazioli Il noto giornalista della Televisione Svizzera è intervenuto a Sondrio, aprendo speranze al ritorno del segnale Rtsi in Valtellina e Valchiavenna Bellezza e insidie della rivoluzione mediatica P uò essere definito un inno alla positività l’incontro che il giornalista della Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana, Michele Fazioli, ha tenuto a Sondrio, venerdì 18 febbraio, presso la sala Besta della Banca Popolare di Sondrio. Nel suo brillante intervento, infatti, il relatore si è soffermato in modo particolare sulla consuetudine, ormai dominante presso i mezzi di comunicazione di massa, di enfatizzare ogni aspetto negativo della società e di non presentare mai il bene, perché «non fa notizia». Il suo esordio è stato naturalmente dedicato agli stretti legami che hanno unito la Valtellina alla Svizzera. «In ogni valtellinese sonnecchia uno svizzero potenziale ha affermato con tono spiritoso (ma non troppo) - e in ogni svizzero c’è qualcosa di italiano, per la lingua, la storia, la cultura e l’arte». Chi ha (avuto) la fortuna di ricevere le trasmissioni dei nostri vicini conosce Michele Fazioli soprattutto come conduttore del programma Controluce, nell’ambito del quale ha già intervistato ben 372 personaggi. «Questi incontri mi hanno arricchito molto - ha dichiarato -, perché spesso mi hanno rivelato aspetti molto belli e sorprendenti delle varie personalità che ho incontrato, da Claudio Magris a Silvio Berlusconi, a Marchionne ad Alberto Sordi». E il relatore ha dato un saggio di questa ricchezza, raccontando con amabilità e con grande capacità comunicativa una serie di aneddoti che non si sarebbe mai finito di ascoltare. Il tema dell’incontro riguardava però le bellezze e le insidie di quella rivoluzione mediatica che negli ultimi cinquant’anni ha portato più cambiamenti che nei mille anni precedenti. Basti pensare alla possibilità che noi abbiamo di assistere in diretta allo svolgersi di avvenimenti che avvengono in ogni parte del mondo. È positivo tutto ciò? si è chiesto il relatore. Per alcuni aspetti, sì, perché la notizia in diretta non è contaminabile, per altri, può indurre abitudine nello spettatore e la convinzione che sia reale solamente ciò che appare in televisione. Lo stesso avviene per un’altra caratteristica della rivoluzione mediatica: la proliferazione delle fonti, che ha creato una vera e propria giungla informativa. La pluralità è sempre positiva, perché «è meglio avere tante fonti piuttosto che una sola, ma, per battere la concorrenza e conquistare il pubblico, i vari mezzi fanno leva sulla visceralità, trasformando la comunicazione in una vera e propria celebrazione del male». Non esiste solo questo al mondo. «Nella vita reale ci sono anche il desiderio di bene, la nostalgia di felicità, il bene all’opera ogni giorno… Nel giornalismo ci sono troppi indignati speciali che sono pronti a lanciare le prime pietre e a montare campagne contro persone per semplici sospetti. Quando poi questi si dissolvono, la notizia viene relegata in un trafiletto interno o addirittura non viene data… Si crea nel pubblico la convinzione che nel mondo giornalistico tutto sia corretto, onesto e chiaro, mentre il male stia interamente «Salvambiente» per le imprese Unitre Gli incontri a Sondrio e Tirano N el 2010 furono tre le imprese artigiane della provincia di Sondrio beneficiarie di contributi per oltre 100mila euro per l’introduzione di innovazioni nei processi e prodotti a basso impatto ambientale e per il sostegno al risanamento ambientale nelle attività d’impresa. Grazie al Bando Salvambiente, interamente finanziato dalla Regione Lombardia nell’ambito della Convenzione Artigianato, queste imprese hanno potuto realizzare interventi importanti nell’ottica del rispetto dell’ambiente, grazie ai za che rivestono gli investimencontributi a fondo perduto fino al 25% ti per l’innovazione dei processi della spesa sostenuta. Per l’edizione produttivi e dei prodotti legata 2011 del bando, riproposto nei mede- al tema dell’efficienza energetisimi termini, la Camera di Commercio, ca: questi contributi a fondo perche accoglierà le domande, approverà duto sono un incentivo imporla graduatoria ed erogherà i contribu- tante». La Regione, che mette a ti, punta ad aumentare la percentuale disposizione 1 milione e 500midei finanziamenti destinati alle impre- la euro, e Unioncamere, condise della provincia di Sondrio, contan- videndo la strategia della Comdo sulla crescente attenzione ai temi missione europea per il 2020, dell’ambiente. «Gli imprenditori – sot- intendono sostenere le imprese tolinea il presidente Emanuele Berto- per conciliare le esigenze di prolini – sono consapevoli dell’importan- duttività e qualità con il rispetto dall’altra parte: nella politica, nell’economia, nei rapporti sociali… Noi giornalisti abbiamo una responsabilità enorme… In genere, siamo un impasto di bene e di male. A volte dominano in noi rancori e frustrazioni, per cui andiamo solo alla ricerca del male. Se però amiamo la vita, se la consideriamo un dono, dobbiamo guardare anche al bene. Gli accenti del bene vanno cercati con la stessa forza con la quale sottolineiamo quelli del male». Nel successivo dibattito, le domande si sono focalizzate sul fatto che, dopo l’introduzione del digitale terrestre, nelle nostre zone non si ricevono più le trasmissioni della televisione della Svizzera italiana, che erano molto seguite, soprattutto per quanto riguarda i programmi di approfondimento e per lo stesso Telegiornale. Michele Fazioli ha assicurato che si sta lavorando intensamente per risolvere alcuni problemi giuridici di carattere internazionale e che tali trasmissioni riprenderanno al più presto. CIRILLO RUFFONI e la salvaguardia dell’ambiente. Fino al 13 maggio le imprese e i consorzi artigiani possono presentare le richieste di contributo, in conto capitale e a fondo perduto, per finanziare progetti innovativi: per le singole imprese è previsto un contributo del 25%, fino a un massimo di 50mila euro, per i consorzi si arriva al 30% ma sempre fino a 50mila euro. Per accedere al bando l’impresa deve effettuare un investimento di almeno 15mila euro. Questi gli appuntamenti di Unitre Sondrio: lunedì 28 febbraio, ore 15.30, Anna Bordoni Di Trapani, docente di letteratura italiana, introdurrà a “La poesia di Montale, tra realismo e metafisica”; mercoledì 2 marzo ore 15.30, Gianluigi Garbellini, cultore di storia e arte, parlerà di “Viaggiatori del passato sui passi della Rezia”; giovedì 3 alle 20.45 (prenotazioni entro venerdì 25), nella sede di Unitre si terrà la “Serata di Carnevale”; venerdì 4, ore 15.30, Edoardo Boncinelli, docente di fondamenti biologici della conoscenza al San Raffaele di Milano, spiegherà “Come la scienza ci renderà quasi immortali”; lunedì 7, ore 15.30, Massimiliano David, archeologo all’Università di Bologna, presenterà “Costantino imperatore cristiano o pagano? La voce dell’archeologia”. Due gli incontri di inizio marzo all’Unitre di Tirano: martedì 1, ore 15.00, il giornalista Luca Palestra illustrerà “Un esempio di “federalismo storico” in una piccola comunità valtellinese dei secoli XVII e XVIII”; venerdì 4, ore 15.00, in sede si terrà l’incontro di musica a cura del socio Graziano Contessotto. 32 Sabato, 26 febbraio 2011 Sondrio Economia Camera di Commercio. La «relazione congiunturale» del quarto trimestre 2010 evidenzia una situazione ancora incerta: gli imprenditori sono però aperti all’ottimismo. Un futuro tutto da costruire. I n un contesto internazionale rischiarato da flebili segnali di ripresa, con la crescita di Paesi industrializzati quali Germania e Stati Uniti che fa il paio con quella più robusta dei Paesi emergenti, ma con evidenti squilibri che rendono ancora indispensabile il sostegno di politiche “ad hoc” e lo spettro di una nuova crisi finanziaria che incombe, in Italia a preoccupare sono il rallentamento del Pil e la riduzione dell’occupazione, soprattutto fra i giovani, con il dato più alto dal 2004. Il traino è rappresentato dalle esportazioni, che hanno bilanciato una domanda interna in ulteriore flessione. E se in Lombardia si registrano dati positivi per la produzione industriale, la provincia di Sondrio – secondo la relazione congiunturale del quarto trimestre 2010 curata dalla Camera di Commercio – è un po’ meno isola, perfettamente in linea con il resto del Paese. La produzione industriale segna un +2,8% rispetto alla media annua, molto al di sotto del +4,9% della Lombardia. Le imprese attive sono diminuite dello 0,35% rispetto al trimestre precedente, ma in un anno risultano 111 in meno. Il presidente Emanuele Bertolini esprime soddisfazione per dati che, finalmente, seppure ancora incerti, sono indirizzati verso un trend positivo che rappresenta uno stimolo importante per le imprese locali. «Sono segnali che hanno bisogno di conferme nei prossimi mesi – sottolinea –, ma ci consentono di guardare al futuro con ottimismo, spronandoci a investire per la ripresa. Fra gli imprenditori è tornata la fiducia: le loro aspettative per il futuro sono positive. Il successo riscosso dai nostri bandi, in particolare quello sui laureati in impresa, evidenziano A destare preoccupazione è la realtà del dato occupazionale, ancora in calo un po’ in tutti i settori: la cassa integrazione diminuisce progressivamente, un dato in chiaro scuro che può nascondere chiusure definitive Panificatori Più gusto con meno sale Sono ventiquattro i punti vendita dei panificatori della provincia di Sondrio che aderiscono alla campagna nazionale promossa dalla Federazione Italiana Panificatori e Pasticceri (Fippa), e appoggiata anche dall’Unione Regionale Panificatori Lombardia, per promuovere la produzione di un tipo di pane con ridotto quantitativo di sale. L’obiettivo è contribuire al miglioramento della salute dei cittadini. È infatti risaputo che «il sale favorisce l’aumento della pressione arteriosa, principale causa d’infarto e ictus. Abituarsi gradualmente a consumare meno sale ha un effetto positivo sulla salute, riduce la pressione arteriosa, migliora la funzionalità di cuore, vasi sanguigni e rene, aumenta la resistenza delle ossa». L’iniziativa è caratterizzata dallo slogan “Con meno sale nel pane c’è più gusto e… guadagni in salute”. Il progetto prevede la produzione e la vendita di un solo tipo di pane con una ridotta quantità di sale (-10%, che salirà a -15% nel corso del 2012). Le adesioni sono ancora aperte. I panificatori sono stati invitati a partecipare numerosi al progetto, considerando anche la possibilità di produrre un pane completamente senza sale. come gli imprenditori stiano puntando sul miglioramento della qualità del proprio organico per avvalersi di nuove competenze e professionalità». A livello industriale, nel settore manifatturiero, gli ordini segnano un leggero rallentamento nella componente interna, mentre tengono le commesse estere che rappresentano il 14,37% del totale. Nell’ultimo periodo aumentano gli indici relativi a occupazione, produzione industriale e tasso di utilizzo degli impianti. La componente interna fa aumentare il fatturato totale, nonostante la riduzione significativa del fatturato estero. Saldo negativo per l’occupazione. Le imprese artigiane del settore manifatturiero vedono aumentare la produzione industriale, il tasso di utilizzo degli impianti, gli ordini e il fatturato, sia interni che esteri, il fatturato totale. L’unico dato che registra una diminuzione è l’occupazione: da 108 a 105 addetti. Per il commercio si registra un lieve peggioramento, mentre a livello tendenziale il dato è meno negativo rispetto a quello del trimestre precedente. Dati positivi caratterizzano il settore non alimentare. La dinamica dell’occupazione nel settore del commercio dà segno più. Il settore dei servizi, invece, registra dati ancora negativi, compreso il tasso di occupazione. Per quanto riguarda il turismo, che risente della stagionalità, gli ultimi dati si riferiscono al terzo trimestre 2010: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si rileva un aumento del 4,3% sia negli arrivi che nelle presenze. La clientela nel periodo estivo si conferma in larghissima maggioranza italiana (76%), ma gli stranieri, in aumento, si fermano di più: 5,7 giorni contro 3,8. Nel quarto trimestre 2010 in provincia sono state autorizzate 269.810 ore di cassa integrazione, il 28,8% in meno rispetto al periodo precedente. La ripartizione non evidenzia variazioni: 78,5% all’industria, 13% per l’edilizia (contro l’11% del III trimestre), 3,6% per commercio e terziario (5% del totale nel trimestre precedente). Dopo il picco del 2009 ci si sta muovendo verso una certa stabilizzazione e, in questo senso, è significativo il dato relativo alle ore di gestione straordinaria della cassa integrazione che, più di quella ordinaria, è indicativa dello stato di crisi delle aziende: la riduzione è pari al 46% sul trimestre precedente. In diminuzione anche la cassa integrazione guadagni in deroga, di cui usufruiscono le aziende con meno di 15 dipendenti. Nel terzo trimestre 2010 aumentano importazioni ed esportazioni: da 104 a 110,9 milioni di euro le prime, da 110,5 a 116,8 le seconde, anche se entrambi i dati segnano riduzioni rispetto al secondo trimestre, comunque con trend che evidenziano una ripresa. Da notare come verso l’Asia si registri un +47,5% delle esportazioni rispetto allo stesso trimestre del 2009, pari all’8% del totale dell’export valtellinese. Per quanto riguarda il credito, diminuiscono sia il numero sia il valore dei protesti in provincia di Sondrio: 289 contro 328 per una somma complessiva di 527.631 euro contro 651.335. Sul fronte bancario aumentano depositi e impieghi. In questa situazione, con quali prospettive guardano al futuro gli imprenditori della provincia in un quadro congiunturale internazionale caratterizzato dall’incertezza? Le aspettative degli industriali sono positive, in linea con quelle dei colleghi del resto della Lombardia, ed è significativo il dato relativo alla domanda estera, dove le aspettative passano dal 13 al 30%. Per gli imprenditori del settore artigiano manifatturiero le aspettative su produzione, domanda, interna ed estera, e occupazione rimangono invece negative, seppure per oltre il 90% delle imprese intervistate non si prevedono variazioni nei livelli occupazionali. “100 tetti”, energia in casa È racchiusa in un cortometraggio di 15 minuti la filosofia del progetto “100 tetti”: operare un cambiamento culturale promuovendo lo sviluppo sostenibile attraverso la conoscenza dei vantaggi delle fonti rinnovabili di energia; stimolare la domanda invitando i cittadini a produrre in modo autonomo la propria energia elettrica ricavandone anche dei vantaggi economici; rafforzare l’offerta offrendo occasioni di confronto e formazione al settore contenuti importanti con del fotovoltaico. Il film sul “100 uno stile nuovo, leggero e tetti” è nato “per gioco”, pensando disponibile, alla portata di che il modo migliore di raccontare tutti». Il linguaggio scelto è questa esperienza dovesse in quello di una “infocomedy” qualche modo far trasparire lo dove i personaggi sono spirito che ha animato il progetto: in buona parte le stesse un’attività che «ha messo insieme persone che, a vario titolo, tanti partner diversi e significativi hanno avuto un ruolo anche – spiegano i promotori –, ma dove all’interno del progetto stesso: le persone che lo hanno portato a rappresentanti di istituzioni, compimento non hanno mai perso banche, associazioni di la voglia di realizzare un’iniziativa categoria, sindacati, ma anche innovativa, volendo comunicare semplici cittadini che hanno aderito collocando sui propri tetti un impianto fotovoltaico. Il filmato è stato divulgato a livello locale. I numeri di “100 tetti” sono di tutto rispetto: 100 tetti di piccola taglia, di cui 65 installati direttamente; 300 contatti allo sportello informativo; 10 serate pubbliche per oltre 1000 presenze complessive; oltre 600mila euro di finanziamenti dalle banche locali; formazione di 25 professionisti del settore. Sondrio Cronaca incontro a morbegno Aldo Bonomi ha chiuso il ciclo di incontri della scuola di formazione sui temi socio politici parlando di economia civile e cultura del lavoro Come cambiano il lavoro e la società A concludere il secondo anno della Scuola di Formazione socio-politica promossa dalla Diocesi di Como, è intervenuto a Morbegno il sociologo Aldo Bonomi sul tema “Economia civile e nuova cultura del lavoro”. «Tutti noi, quando pensiamo al lavoro, all’organizzazione sociale, all’economia - ha esordito ci riferiamo ai lavoratori, al capitale come impresa che dà lavoro e paga i salari, e allo Stato, il quale con il welfare e il sistema di garanzie ridistribuisce risorse e diritti. Ebbene, questo paradigma, valido dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine del ‘900, non esiste più. Al suo posto ci sono flussi di capitale che impattano nei luoghi e li cambiano dal punto di vista del lavoro, dell’antropologia e della cultura». Uno di questi è la finanza, tanto che il fallimento della grande banca americana Lehman Brothers si è ripercosso negativamente anche sulle nostre due banche locali, che nel grande processo di aggregazione in atto saranno inevitabilmente acquisite da qualche altra più forte (non tutti gli analisti concordano con quest’ultima tesi, ndr.). Altri flussi sono le imprese transnazionali, come la Fiat di Marchionne, che prima di tutto è un flusso finanziario, o le Internet Company, come Sky di Murdoch, che “atterrano” dove conviene loro per costo del lavoro, opportunità, vincoli ecologici e cultura imprenditoriale. Un altro flusso sono le migrazioni, che cambiano i paesi, costringendoli a confrontarsi con diversi modelli culturali, religiosi, antropologici. Bonomi ha poi parlato di attualità dell’inattualità, cioè del ritorno di modalità di lavoro che sembravano superate, come la “schiavitù” (la donna immigrata costretta a prostituirsi, o certe forme di tratta delle persone), l’incremento di lavori servili, come la badante e altri. Da questi ultimi emerge l’estrema contraddizione del nostro paese dove, pur essendo due milioni i giovani disoccupati (pari al 29%, ma non studiano, né cercano lavoro) soprattutto nel Meridione, c’è una divisione etnica del lavoro, così che per la raccolta del pomodoro a Pachino (Siracusa), o uscire in mare con la flotta peschereccia di Mazara del Vallo (Trapani) si assumono tunisini. Del resto, anche in Valtellina la maggioranza dei mungitori e dei mandriani sono stranieri. Un secondo dato è il ritorno della servitù della gleba come subfornitori, artigiani e piccole imprese, che lavorano su commessa delle grandi imprese. Un terzo dato sono le corporazioni di mestieri (le gilde medievali), richieste soprattutto dai lavoratori autonomi (il “popolo delle partite Iva”) che nell’intelligenza, nel sapere, nelle competenze aggiornate di continuo hanno il proprio mezzo di produzione, il know-how per essere riconosciuti e Nuova modernità. Impossibile il ritorno al passato La comunità operosa contro l’incertezza D i fronte al grande cambiamento portato dalla modernità, bisogna anzitutto capire che è impossibile ritornare al passato. «Da una società con mezzi scarsi e fini certi - ha spiegato Bonomi - siamo passati ad una con mezzi iperabbondanti e fini incerti e, quindi, si deve fronteggiare il senso di incertezza per il futuro e la paura del cambiamento. Negli anni ‘50-’60 si è costruito il benessere con il sacrificio e il lavoro e i fini principali erano la casa di proprietà, far studiare i figli e, infine, si sapeva come si nasceva e come si moriva e non si dibatteva né sull’utero in affitto, né sull’eutanasia. Oggi, invece, la tecnica permette tantissime cose nella totale incertezza dei fini». Tutto ciò ha provocato un’apocalisse Nella società stanno venendo i meccanismi della solidarietà: attenzione alla disoccupazione dei più giovani. culturale che va affrontata, educando al cambiamento e all’ipermodernità, lavorando soprattutto su l’infelicità senza desideri degli anziani, che non si riconoscono nelle innovazioni della tecnica, della cultura, dei valori, ecc., e sull’infelicità desiderante dei giovani, a cui sembra di poter tutto e di avere tutto disponibile (in Internet), ma poi, quando tentano di prendere qualcosa, dal lavoro alla casa, tutto si allontana. Da qui, la loro rabbia sorda. In secondo luogo, i cambiamenti provocano sentimenti di incertezza e paura e, quindi, una maggiore solitudine, anche perché la famiglia è in difficoltà, la comunità originaria e le sue figure di riferimento (parroco, medico, maestra, ecc.) sono venute meno: il paese è “spaesato”. Col dissolversi della comunità nascono tre nuovi comportamenti collettivi, di cui preoccupante è la voglia di fare comunità attraverso il rancore. Per questo, la società che si chiude contro lo straniero in un sogno nostalgico del passato, senza albanesi e rom, domani senza tunisini ed egiziani e, di volta in volta, un nuovo capro espiatorio. «In particolare, mi ha preoccupato - ha detto Bonomi - sentire il ragionamento “L’è di nos, L’è minga di nos” (è dei nostri, non è dei nostri) persino nelle parrocchie. Vuol dire che sta venendo meno un meccanismo di solidarietà assai importante». Un altro bacino di rancore è il 29% di giovani disoccupati, dato su cui bisogna lavorare per non finire in una situazione come l’Algeria e la Tunisia. Un terzo bacino di rancore da svuotare sono i sei milioni di artigiani e piccoli Sabato, 26 febbraio 2011 33 legittimati. Infine, c’è il lavoro normato e salariato a tempo determinato (o persino in affitto), o il classico dipendente a vita. Ecco il quadro Istat del nostro mercato del lavoro: 1) lavoro individuale con autonomia direttiva (5.400.000 tra dirigenti, consulenti, ecc.); 2) lavoro individuale dipendente, mediato da cooperative (970.000); 3) lavoro individuale (6.500.000), con lavoro dipendente, atipico e a termine (2.500.000); 4) lavoro dipendente classico (15.000.000), che però diminuisce a favore degli altri lavori. Inoltre, al posto dei grandi gruppi di capitale del ‘900, ne troviamo altri che rimandano al capitalismo delle reti: tre banche (Mediobanca, Intesa San Paolo e Unicredito), Enel, Eni, Agnelli con una Fiat del tutto cambiata, Finmeccanica, Fintecna, Tronchetti Provera con Pirelli, Telecom. Poi ci sono quelli che gestiscono le autostrade (Gruppi Benetton e Gavio), 6.000 medie imprese globalizzate-internazionalizzate e 6.000.000 di capitalisti molecolari tra artigiani, piccoli imprenditori, commercianti, ecc. Se questa è la situazione, le assegnazioni del Fondo Famiglia e Lavoro della diocesi di Milano, hanno mostrato come vanno le cose per gli ultimi e quali sono i problemi del lavoro e dei disoccupati, distribuendo undici milioni di euro per sostenere le famiglie e i lavoratori in difficoltà. «È emerso - ha spiegato Bonomi - che ad aver avuto accesso al fondo sono migranti regolari (56%), occupati nei lavori che noi rifiutiamo; ci sono poi quei ceti medi (impiegati, insegnanti, ecc., un 12% che credo vada raddoppiato), che nessuno avrebbe mai pensato che avessero bisogno di chiedere un contributo. Sono coloro che hanno superato la vergogna della miseria e chiesto aiuto per comprare i libri di scuola ai figli, o per pagare la rata del mutuo. C’è anche da riflettere sul dato che a chiedere il sostegno del Fondo, oltre alle famiglie “regolari” (marito e moglie con uno o due figli), più del 40% erano monogenitori, di cui un 12% di donne sole con figli. Vuol dire che l’attuale modernizzazione accelerata, che ha cambiato le forme del produrre e dei lavori, ha messo in crisi anche l’altro tassello del welfare, la famiglia come luogo di redistribuzione e di solidarietà tra simili di sangue». a cura di PIERANGELO MELGARA imprenditori che non ce la fanno più. «La gente è incattivita - ha concluso - e lo si nota anche nelle crisi di convivenza: non c’è più educazione e tutti sono arrabbiatissimi, tesi, nervosi». Per fortuna, però, accanto a questo «grumo rancoroso» c’è quella che Bonomi chiama «la comunità di cura», coloro che pensano ancora un «minimo di cose cristianamente compatibili». Altre componenti fondamentali ne sono gli insegnanti, se tengono fede alla funzione di educare e di produrre inclusione, i medici, gli infermieri, gli psichiatri e tutti coloro - impresa sociale, volontariato e associazionismo -, che fanno professione di cura e di inclusione. «Nonostante questa modernità selvaggia che avanza ha osservato - per ora la comunità di cura tiene, anche se la famiglia non ce la fa più, perché è diventata luogo della guerra civile molecolare, luogo del conflitto tra generazioni (ogni tre giorni viene ammazzata una donna dentro i rapporti di convivenza). Qualcosa non funziona nei rapporti affettivi e la comunità di cura non è più naturalmente data, ma va costruita. E, poiché la cultura rancorosa è egemone, per vincerla, bisogna ricostruire un rapporto tra la dimensione economica dell’impresa in senso lato e la condizione della cura che produce coesione sociale, ad es. con imprese che nel loro ciclo produttivo danno spazio all’impresa sociale che si occupa degli ultimi e dell’inclusione. Solo così riusciremo ad abbassare il rancore, attraverso una crescita includente, mentre fino ad oggi la crescita è stata escludente». Spettacoli 34 Sabato, 26 febbraio 2011 ✎ il telecomando | Scelti per voi Operazione Valkiria Un film di Bryan Singer. Con Tom Cruise, Kenneth Branagh, durata 120 min. USA, Germania 2008. Il film ricostruisce l’attentato ad Hitler da parte di alcuni ufficiali della Wehrmacht guidati dal colonnello nazista Claus Schenk von Stauffenberg. Pur conoscendo in partenza l’esito dell’operazione lo spettatore viene coinvolto nelle motivazioni e nella vita dei protagonisti di questa, poco conosciuta, pagina di storia che potremmo chiamare di “resistenza” tedesca verso un dittatore sempre più paranoico e spietato. Pur avendo un taglio hollywoodiano con Tom Cruise “il film riesce a restituire il clima di tensione in cui i congiurati si mossero. Il ritmo è piuttosto serrato, grazie a un montaggio che nelle due ore di proiezione non fa mai scendere il livello di attenzione nello spettatore, che pure sa come andrà a finire.” (Gaetano Vallini, ‘L’Osservatore Romano’) Mercoledì, 2 marzo. Ore 21:10, Rai 1. T.F. Domenica 27. F.d.Spirito. C5, 8,50. Comunione e solitudine, convegno di spiritualità ortodossa a Bose. Racconti di vita, Rai3, 12,55, Storie di senza fissa dimora. Le nebbie di Avalon, It1,14,15. Miniserie completa. Papa Giovanni, Tv2000, 15,00. Miniserie. Glory- uomini di gloria, La7, 18,05. Film sulla guerra di secessione americana, ottimo. Atelier Fontana- le sorelle della moda, Rai1,21,30. Miniserie sulle donne che hanno vestito il jet set romano. Domani l’ultima parte. Presa diretta, Rai3, 21,30. Occhi puntati su Lombardia e Lazio. Speciale Tg1, Rai1, 23,40. Lunedì 28. 150 anni: dalla ricostruzione al boom, Rai Storia 21,00. Doc. L’infedele, La7, 21,10. Attualità. Bobby, Rai3, 21,05. Ottimo film drammatico su Bob Kennedy. Correva l’anno, Rai3, 23,15. Donne e coraggio. 5 donne contro la mafia. Martedì 1. Come un delfino, C5, 21,10. Miniserie con R. Bova campione di nuoto. Sognando Beckam, Rai5, 21,00. Commedia piacevole su squadra femminile di calcio. Insider, dentro la verità, Iris, 21,00. Storia vera di un ex ricercatore di una multinazionale del tabacco che dichiara a un giornalista che alle sigarette viene aggiunto un additivo per creare assuefazione. Con Al Pacino. Pininfarina- Ferrari, Rai Storia 21,00. Biografie. Ray, R4, 23,25. Ottimo film biografico sul grande Ray Charles. Mercoledì 2. Come un delfino, C5, 21,10. Ultima parte. Operazione Valkiria, Rai1, 21,10. (Vedi box a lato). Rambo, R4, 21,10. Film d’azione con Stallone. L’importanza di chiamarsi Ernest, Iris, 21,00.(domani 17,35) Commedia raffinata inglese da un testo di O. Wilde con R. Hverett. La iene show, It1, 21,10. Sempre pungenti. Sanremo. Dopo la vittoria di Roberto Vecchioni H Sanremo no Il primo passo falso del Festival è stato l’inizio. La prima serata si è aperta con Antonella Clerici che spiegava alla figlia la magia di Sanremo. Assolutamente intollerabile la presenza della bambina; sperduta, annoiata dall’atmosfera, la piccola non sapeva da che parte guardare ed è rimasta immobile per tutta la durata dello sproloquio materno. Non si “usano” i bambini in televisione, a maggior ragione quando si tratta di servizio pubblico. Tra i cantanti, bocciata Anna Tatangelo, con una canzone sguaiata fin dal titolo (“Bastardo”). Se non fosse la compagna di Gigi D’Alessio, il suo successo sarebbe molto inferiore a quello finora ottenuto. Sempre fra le canzoni, infelice anche il “Secondo tempo” di Max Pezzali, che si ostina a cantare da teen-ager immaturo anche a un’età ormai non più verde. Sanremo sì Il momento più alto, non soltanto in termini di audience, è stato l’appassionato monologo di Roberto Benigni nella serata dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Un tributo commosso e accorato all’inno e alla bandiera. Meritata la standing ovation finale e comprensibile la commozione che ha attraversato lui per primo e poi tutto il pubblico, in teatro e a casa. Luca (Bizzarri) e Paolo (Kessisoglu) sono stati a loro modo mattatori. Partiti in sordina e condizionati dall’emozione, si sono progressivamente sciolti e hanno lasciato il segno fin dalla prima serata, con la parodia di “Ti supererò”. Il verbo alternativo che hanno usato non è fine e neppure a misura di famiglia, ma il senso della canzone ha colto nel segno dell’attualità politica e sociale. Belen e la Canalis. Complessivamente positiva anche la presenza della pur discutibile Belen Rodriguez, che nelle vesti di showgirl ha mostrato di saper ballare e cantare, sdrammatizzando con prontezza i momenti in cui la tensione o gli Giovedì 3. Splendore sull’erba, R4, 16,20. Film drammatico di E. Kazan premio Oscar con N.Wood. La lunga strada verso casa, Iris,21,00. Film drammatico sull’apartheid con W. Golberg. Raffaella Carrà, Rai Storia 21,00. Documentario. La storia siamo noi, Rai2, 23.35. Ippolito Nievo, inchiesta sui mille. Anche domani su Rai3 alle 23,05 Venerdì 4. Zelig, C5, 21,10. Varietà con Bisio. Il grande talk, Tv2000, 21,40. Talk che analizza la tv. Dark city, Rai4, 21,10. Ottimo film di fantascienza. Michael Palin new Europe, Rai5, 22,05. Documentario BBC. Sabato 5. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Tv Talk, Rai3, 14,50. Papa Giovanni XXIII, Tv2000, 21,00. Fiction. Ulisse, Rai3, 21,30. Antonio e Cleopatra. L’era glaciale, It1, 21,10. Film d’animazione. Impero, la politica estera dell’Italia fascista, Rai Storia, 21,00. Tg2 dossier, Rai2, 23,35. Attualità. ■ 27 febbraio Diamo i voti al festival a vinto chi lo meritava e, nel complesso, la kermesse è andata bene. Con il successo di Roberto Vecchioni (“Chiamami ancora amore”) si archivia il Festiva di Sanremo 2011 all’insegna della buona musica, dei buoni sentimenti e dei buoni ascolti. Per un sintetico bilancio della manifestazione, può essere utile una triplice “schedatura” di personaggi ed eventi: quelli che si sono guadagnati una sostanziale bocciatura, quelli che hanno meritato un giudizio positivo, quelli che sono passati senza infamia e senza lode. di Tiziano Raffaini imprevisti le hanno provocato qualche intoppo. Sanremo così così Non altrettanto positivo è il giudizio su Elisabetta Canalis. Statuaria e impacciata nonostante i vestiti disegnati apposta per mettere in risalto il suo fisico, la sua presenza non è stata incisiva nemmeno nei balletti in cui si è voluta esibire. Ha confermato il motivo vero – e unico – per cui è stata chiamata: è la compagna di George Clooney. Fuori dalla schedatura si deve inquadrare la performance dell’eterno ragazzo Gianni Morandi. Sorridente e genuino, ma spesso goffo e fuori tempo, ha rinunciato ai panni del bravo presentatore per vestire quelli del compagno d’avventura. Si è destreggiato degnamente in un ruolo non suo, ha reagito prontamente a qualche intoppo di troppo, ha scelto uno stile sottotraccia per lasciare spazio alla musica. Ha il merito di non aver voluto fare la star, a partire dalla scelta di un albergo a tre stelle per il suo soggiorno sanremese. In tempi di eccessi continui, una piccola lezione di sobrietà non è mai di troppo. MARCO DERIU A Lugano nuovo appuntamento con “Celebrating Liszt 2011” scelti dalla raccolta “Années de pèlerinage II: Italie” Bdelrani celebre compositore e pianista ungherese Franz Liszt saranno i protagonisti nel secondo concerto proposto dalla rinomata rassegna luganese “Celebrating Liszt 2011”: un’interessante iniziativa della International Piano Association Switzerland in collaborazione con RSI Rete Due che si propone di approfondire e valorizzare l’opera del compositore ungherese in occasione del bicentenario dalla nascita. Domenica 27 febbraio alle ore 17 presso l’Auditorio Stelio Molo di Lugano sarà possibile ascoltare (anche in diretta radiofonica) il pianista varesino Roberto Plano nell’esecuzione di un interessante e complesso repertorio romantico, interamente lisztiano, comprendente i pezzi “Sposalizio”, “Venezia e Napoli”, “Sonetto n°123 del Petrarca” e “Reminiscenze da Norma” . Roberto Plano è un ex-allievo della prestigiosa International Piano Academy Lake Como di Dongo che si sta sempre più affermando in campo internazionale. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito www.pianoassociation.ch . ELENA OREGGIONI commedia azione drammatico animazione cine-teatro Another year Sanctum We want sex L’orso Yoghi A Maslianico e Lipomo Gerri e Tom sono sposati da decenni e hanno un figlio avvocato, Joe, che conduce vita indipendente ma non ha ancora una compagna. In un sistema difficilmente accessibile di grotte in Nuova Guinea due speleologi si trovano di fronte alle difficoltà di riemergere in superficie dopo la morte di una loro collega. La storia di Rita O’Grady, che nel 1968 guidò lo sciopero delle 187 operaie della fabbrica Ford nell’Essex (Inghilterra) che pose le basi per la legge sulla parità di diritti e di salario tra uomo e donna. I due famosi orsi creati da Hanna e Barbera si alleano col loro storico nemico, il Ranger Smith, per salvare il parco dall’imminente chiusura imposta dal sindaco Brown Sabato 26 febbraio nella sala della comunità di Maslianico ci sarà il film “La solitudine dei numeri primi”. Il film è in programmazione all’Astra di Como dal 28 febbraio al 2 marzo. Il film è in programma a Livigno mercoledì 2 marzo. Il film è in programma alla sala della comunità di Chiavenna dal 26 al 28 febbraio. A Sondrio dal 25 febbraio al 2 marzo. Il film nelle sale della Comunità. A Menaggio dal 25 febbraio al 1 marzo. TEATRO: sabato 26 febbraio all’oratorio di Lipomo andrà in scena lo sperracolo teatrale “AAA Attico ristrutturato vendesi”, commedia dialettale della compagnia “Semm trua par cas”. Lettere e Rubriche PAROLE PAROLE / 79 Masnada Masnadiero Dall’italiano medievale “servo de macinada”. Nelle corti signorili operavano diverse figure di artigiani, distinti dai coltivatori della “gleba”, cioè della terra. Tra di essi si distinguevano i mugnai, che disponevano di un certo numero di servi (obbligati a risiedere nel feudo, servi “della gleba”, appunto) la cui forza muscolare azionava le macine da cereali, da olio, da castagne, ecc. Non sempre, infatti, c’erano torrenti o fiumi dove Sabato, 26 febbraio 2011 35 collocare ruote da mulino, come ai piedi delle Alpi o degli Appennini, oppure zone ventose, dove costruire mulini a vento, come nei Paesi Bassi. Nelle vaste regioni di pianura la forza muscolare dei servi era la fonte di energia necessaria, insieme, a volte,con quella di animali, asini in particolare. Quando il signore della corte o del feudo aveva bisogno di protezione (come, oggi, la scorta di polizia pubblica o privata di personaggi importanti in pericolo di agguati), si Parrocchia e movimenti. Un parroco e una parrocchiana. L’utilità dei carismi... C arissimo direttore, raccogliendo il suo invito ad aprire un dialogo su la Parrocchia e i Movimenti vorrei dire che da quasi due anni sono parroco di due piccole parrocchie e da tempo vivo con altri sacerdoti la spiritualità dell’unità del Movimento dei Focolari che – come ha recentemente detto Benedetto XVI – aiuta il sacerdote a vivere meglio la sua vocazione in tutti i suoi aspetti. Dall’inizio del mio ministero in queste parrocchie mi sono preoccupato di privilegiare – proponendo alcune iniziative - l’aspetto formativo di approfondimento della vita cristiana per tutte le età e in particolare per le famiglie. Tenendo presente la pastorale del Vescovo presentata nelle tre sfide della qualità della fede, della vera fraternità e di una rinnovata immagine di Chiesa per “ricollocare Gesù Cristo, la sua Parola e la sua Persona viva, al centro della fede e della vita”, aiutato anche dalla presenza in parrocchia di persone che vivono altri carismi (una famiglia della Comunità Cattolica Shalom, una famiglia di CL), non intendendo fare alcuna discriminazione e con totale apertura verso tutti, ho sentito di poter proporre, in alcuni casi, iniziative che mettessero i parrocchiani che lo desideravano a contatto con la spiritualità del Movimento. Si sono visti frutti sia negli incontri per M artedì 15 febbraio quando la città ha ripreso le attività di tutti i giorni feriali, così si leggeva su La Provincia: “Violenza sessuale in via Grossi. Aggredita all’ex dormitorio”. E poi a seguire, due giorni dopo, usciva un articolo sull’utilizzo da parte di alcuni senza dimora degli spazi all’ ex Ticosa. Allarmismo in città, anche a Como c’è chi vive nel disagio estremo! La ragazza vittima della violenza, ammesso che la magistratura comasca convalidi l’arresto del ragazzo accusato, poteva essere una tra le tante quella sera a spasso con il moroso o a casa con la sua famiglia. Ma anche il suo presunto aggressore, quella sera poteva non essere a dormire all’ addiaccio tra lenzuola e cartoni, ma in un’abitazione dignitosa a riposare le membra stanche prima di un’altra giornata di lavoro. Ma così non è andata, purtroppo, e la cittadinanza solo ora apre gli occhi e vede la realtà circostante, filtrata però dalla paura per lo straniero, per il povero. Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale famiglie, sia in un incontro quindicinale proposto per mettere a fuoco una Parola di Dio e una comunicazione nella fede vissuta, sia nella catechesi che – a detta di molti genitori e degli stessi catechisti direttamente impegnati – interessa i bambini e i ragazzi e li porta a riscoprire Gesù come amico e modello da imitare. Per quanto riguarda la problematica dei Movimenti nella Chiesa e nelle parrocchie evidentemente non possono essere imposti ma solo proposti, senza tuttavia disconoscere – come ribadito continuamente da tutti i Papi cominciando da Paolo VI – l’utilità di carismi che lo Spirito dona per il bene della Chiesa in questo tempo. Lo Spirito soffia oggi nella Chiesa in vari modi. Credo sia bello accoglierlo e crescere insieme. d. E. M. C aro Direttore, vorrei poter dare anch’io il mio contributo al dialogo aperto da un parrocchiano che vuol essere un normale cristiano. Sono nata e vissuta in una piccola comunità della nostra Diocesi dove ho cercato sempre di camminare e di crescere nella fede che ho ricevuto vivendo e donando il mio servizio, secondo le necessità e le mie possibilità. Ad un certo punto della mia vita ho incontrato un movimento ecclesiale, il Rinnovamento nello Spirito Santo, che ha saputo dar risposta a tanti miei bisogni e vi sono entrata a far parte (ormai da quasi 20 anni). Nonostante questa mia adesione, ritengo di essere una semplice, normale cristiana in quanto mi sforzo di vivere quelle cose necessarie per “essere di Cristo”, come Lui vuole. Non ho dato l’adesione ad un’ideologia: io credo in una Persona, Gesù, e questo movimento, attraverso la riscoperta del dono del Suo Spirito, mi ha aiutata ad entrare in una relazione più profonda con Lui e con il Suo Corpo che è la Chiesa. Non credo per questo di essere una cristiana né diversa né speciale, perché tutto quello che ho ricevuto e vissuto è solo “grazia” di cui non ho alcun merito ma a cui anche altri possono attingere per meglio appartenere a Cristo. Il tempo che io vivo con altri fratelli nella preghiera, nella riflessione sulla Parola, lasciando che il pensiero di Cristo prenda possesso dei miei pensieri, il suo agire e la sua Grazia modelli il mio modo di fare e cambi il mio cuore, tutto questo sicuramente porta frutto anche in chi mi vive accanto in famiglia e nella comunità di cui mi sento parte, che amo e che cerco di servire in tutto quanto mi è possibile. Anche il mio rapporto con i parroci che si sono succeduti in parrocchia è sempre stato buono: l’amore per Cristo ci porta inevitabilmente ad amare coloro che lo rappresentano e a superare nell’affetto faceva accompagnare dalla “masnada” di “servi de macinada”. Uomini muscolosi, come è immaginabile, avvezzi a fatiche, ubbidienti, certamente non delicati e magari fieri di fare da scorta al signore, come un drappello di “gorilla” dei giorni nostri. Da qui il nome comune “masnadiero”, uomo facente parte della masnada, con una inflessione piuttosto negativa, come “bravacci” dell’Innominato manzoniano. ATTILIO SANGIANI e nella preghiera le piccole divergenze umane che si possono creare. Per questo, al parrocchiano che scrive, vorrei dire fraternamente di continuare a frequentare la sua comunità con tutta la famiglia perché, non a caso, ma proprio a quel parroco il Signore lo ha affidato e da lui riceverà ogni bene se saprà accoglierlo e sostenerlo con amore. Frequentare l’oratorio poi, accompagnando i suoi bambini, potrà essere l’occasione per iniziare un dialogo con lui, ascoltare le sue ragioni ed esprimere le proprie perplessità. Credo farà sicuramente piacere anche al suo parroco trovare attenzione e interesse tra i parrocchiani perché in fondo lui è “sacerdote per voi” ma è anche “fratello e cristiano con voi”. La cosa che ritengo più importante (come diceva il Santo Padre nel passato anno sacerdotale) non è tanto guardare a quello che fà il prete, ma è ringraziare il Signore per quello che egli è: colui che rappresenta e vi dona Cristo ogni giorno. Preghi inoltre con sua moglie e i suoi bambini per lui e vedrà che le barriere incominceranno a cadere da entrambi le parti (in questi tempi di scarsità di sacerdoti è una grande grazia poterlo avere). Voglio inoltre sperare che queste barriere cadano anche nei cuori di molti sacerdoti e fedeli riguardo ai movimenti di cui sono certa sono grazie suscitate dallo Spirito nella Chiesa per venire incontro ai diversi bisogni dell’uomo di oggi immerso in una grande confusione e superficialità. Se lo Spirito ci fa dono della varietà dei suoi carismi, nel rispetto della sensibilità di ciascuno, perché non approfittarne per dare più profondità alla nostra fede, rinnovare la nostra fraternità ed essere così tutti semplici cristiani più credibili? Ringrazio e saluto fraternamente. ✎ IN MARGINE AD UNA NOTIZIA... DATA MALE C’è chi lavora tutti i giorni per la dignità della vita, anche quella più disperata! Fino a quando il disagio resta lontano dalla nostra routine di normalità, segregato ai margini della città, fino a quando la cittadinanza delega più o meno consapevolmente la responsabilità ai servizi sociali, fin quando i poveri restano silenziosi, invisibili a fare la guerra tra “loro” senza coinvolgere “noi”, allora risulta più facile non vedere, non sentire. Ma arriva un momento in cui il disagio esplode, urla, fa sentire la propria voce con tutta la carica di disperazione che lo accompagna! Ci obbliga, per così dire, a guardarlo in faccia e non è piacevole vedere ciò che si dipana di fronte ai nostri occhi. Non sappiamo cosa sia veramente n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: successo in via Grossi, sarebbe sbagliato dare giudizi anzi tempo, ma ciò che più preme ora è richiamare tutta la cittadinanza alla responsabilità. Prima che i giornali parlassero di un cortile che diventa dormitorio tutte le notti, quanti tra coloro che lo sapevano, si sono avvicinati per un gesto di solidarietà? Ciò che desiderano coloro che chiamiamo indistintamente emarginati, non sono vestiti o denaro, ma uno sguardo di riconoscimento, di vera accoglienza poiché ciò che ci ricorda la nostra natura di uomini è uno sguardo che la trasmetta, rigenerandola. La Caritas diocesana con i suoi operatori ed i suoi volontari, lavora tutti i giorni per fare in modo che la vita, anche quella più disperata, sia vissuta con dignità. Tutti i giorni, come formichine laboriose, silenziose, invisibili, ci si occupa di procurare cibo, vestiti, momenti ricreativi, ascolto ed amore fraterno. Ma non per questo la città si può sentire autorizzata a chiudere gli occhi delegando, poiché chiunque veda, si senta richiamato da una sussulto del cuore. Allora forse vale pena scomodare il Santo Padre per citare quanto ha detto all’Angelus, domenica 13 febbraio, riferendosi in particolare modo ai bambini Rom morti a Roma in un rogo divampato nel loro campo: “Una società più solidale Direttore responsabile: Agostino Clerici La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) MARGHERITA QUAINI e fraterna non avrebbe potuto evitare tale tragico episodio?” e ancora “Questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi che avvengono nella nostra città!”. In un celebre articolo, Zygmunt Bauman ci ricorda che nel momento in cui anche solo ci chiediamo “Sono forse io il custode di mio fratello?”, lì ha inizio ogni forma di immoralità; certamente io sono responsabile di mio fratello, e sono e rimango un essere morale fin tanto che non chiedo un motivo speciale per esserlo. Che io lo ammetta o no, sono responsabile di mio fratello perchè il suo benessere dipende da ciò che io faccio o che mi astengo dal fare. I VOLONTARI DELLA CARITAS Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, Lettere al direttore posta V.le Cesare Battisti,8 - Como fax 031.3109325 mail [email protected] rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale.