della diocesi di como
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXV - 26 febbraio 2011 - € 1,20
Europa
6
Vetrina
8
10 e 11
Como
Sondrio
17
Cristiani
perseguitati:
l’Ue intervenga!
Il 23 ottobre
Luigi Guanella
sarà santo
Il carcere guarda
al volontariato
comasco
Accordo
per la difesa
del territorio
e Chiese europee
L
riunite a Belgrado
hanno rivolto un appel-
on il sacerdote di
C
Fraciscio verrà canonizzato anche il fon-
na mattina al BassoU
ne per riflettere sul
rapporto tra due realtà
n programma ventiIprevenire
nove interventi per
e interveni-
lo. Prima risposta.
Editoriale
Luigi Guanella...
Lui, uno di noi!
datore dei Saveriani.
che possono aiutarsi.
29
re sul dissesto.
Maghreb in rivolta. Ora tocca a Gheddafi...
di Paolo Bustaffa
P
alazzo Apostolico Vaticano:
Aula del Concistoro, lunedì
21 febbraio 2011, ore 12.15.
Inavvertitamente lo sguardo
si sposta da questa sala, così ricca
d’arte e di memoria, alle montagne
della Valchiavenna e al lago di Como.
Il Papa ha appena nominato Luigi
Guanella che con Guido Maria
Conforti e Bonifacia Rodriguez de
Castro proclamerà santo domenica
23 ottobre. Ci sono cardinali e
vescovi, c’è mons. Diego Coletti. Con
loro un piccolo gruppo di religiosi,
religiose e laici. C’è un clima di
grande raccoglimento. Preghiere e
canti accompagnano le parole del
Papa e quelle, sempre in latino, del
card. Angelo Amato che presenta
le biografie dei tre nuovi santi. Nei
momenti di silenzio sembra di udire il
suono festoso di campane lontane che
confermano alla diocesi di Como la
bella notizia. C’è la consapevolezza di
vivere un momento storico. Anzi, c’è la
certezza di essere in un “frammento”
di eternità. è la santità, che oggi
prende il volto di un prete delle nostre
montagne, a far scorrere nella mente
e nel cuore pensieri totalmente altri.
Nell’Aula del Concistoro la comunione
dei santi si tocca con mano. Il vescovo
Diego è commosso: “Questo grande
dono alla Chiesa e in particolare alla
Chiesa di Como sarà certamente di
stimolo per la qualità della fede e
per la fecondità vocazionale”. Don
Mario Carrera, il postulatore, ha il
volto illuminato dalla gioia: “Il sogno
si è avverato, abbiamo tanto pregato
e ci siamo tanto impegnati perché la
santità di don Luigi irrompesse nella
storia e anche nella cronaca”. Più
bella ed eloquente che mai l’attualità
di questo prete, padre dei poveri,
profeta della carità, educatore dei
giovani, costruttore di speranza nelle
situazioni umane e sociali più fragili.
Nell’aula del Concistoro è tuttavia
don Luigi sacerdote ad “avere la
parola” per raccontare nel loro più
alto significato le opere compiute.
Parla di quel suo “sì” a Dio che si è
trasformato in un “sì” a ogni creatura
umana, soprattutto se debole e
abbandonata. Il suo amore per i più
fragili ha interrogato e interroga la
coscienza di chi non ha rinunciato
e non rinuncia a pensare. Mi chiedo
mentre ascolto la “Sententia Summi
Pontificis indicentis Canonizationum
diem” se il merito più grande di questo
prete della nostra Chiesa non sia stato
e non sia proprio quello di far nascere
domande su Dio nel cuore dell’uomo.
E quando nascono le grandi
domande nasce anche il desiderio
di cercare e incontrare le risposte. Di
cercare e incontrare la Risposta. In
questo don Luigi Guanella è stato ed
è educatore alla fede, alla speranza
e alla carità. Un dono grande in cui,
oggi in questa Aula alla presenza del
Papa, si raccolgono quelli di tutti
i preti della nostra diocesi. Doni
illuminati dalla luce di santità di uno
di loro, di uno di noi.
Anche
la Libia
in fiamme!
Si temeva che le proteste
popolari che hanno fatto
cadere i regimi di Ben Ali in
Tunisia e di Mubarak in Egitto
raggiungessero anche la
Libia del colonnello Gheddafi.
Così è stato. E la repressione
ordinata dal rais è stata
sanguinosa. La situazione desta
grande preoccupazione nel
nostro Paese, e la diplomazia
mondiale, pur con una ferma
condanna della violenza,
resta a guardare...
3
Quaresima 2011
13
Una sintesi del messaggio
di papa Benedetto XVI
Libretto Benedizione
delle famiglie 2011
Como
19
“A tuttarte”: musei e
creatività per Carnevale
Valli Varesine
28
La testimonianza
di Luca Galbiati dal Congo
Sondrio
32
Segnali di ripresa
per l’economia locale
Per prenotare:
031-263533
da lunedì a venerdì,
dalle ore 9.00 alle ore 18.00
Idee e opinioni
2 Sabato, 26 febbraio 2011
S
ono queste le parole che
mi sento ripetere in diversi
incontri con persone che
vorrebbero credere ma
che, proprio a causa di un certo
modo di parlare di Dio, non
riescono ad accettare “quel”
Dio. Occorre avere l’onestà,
almeno a me sembra, di mettere
in discussione un linguaggio (e
un contenuto) che non parlano
più. Anche quando si parla della
proposta cristiana, se ne parla
spesso più in termini critici che
positivi: più l’uomo è svalutato
e più Dio sarebbe accreditato!
E quando se ne parla in termini
positivi, si mette talmente
l’accento sull’impegno che
dovrebbe partire dall’uomo, da
dimenticare che l’uomo stesso è
dono e grazia. Così il linguaggio
spesso «ci tradisce»: svela ciò che
l’uomo pensa di sé e degli altri.
Applicata questa prospettiva
alla riflessione cristiana,
comprendiamo come, insistendo
su alcune parole piuttosto che su
di altre, noi veicoliamo - di fatto
- un’immagine di Dio piuttosto
✎ FUORI DAL CORO |
di Arcangelo Bagni
“Raccontaci il Dio di Gesù,
i nostri limiti li conosciamo già...”
che un’altra, un’immagine di
uomo piuttosto che un’altra. “Voi
cristiani - mi diceva una persona
provata dalla sofferenza - parlate
del vostro Dio ponendo sempre di
più l’accento su quello che l’uomo
deve fare per Dio. Raccontateci il
Dio di Gesù, forse Lui ha qualcosa
da dire anche a noi! Siete sempre
pronti a fare mille considerazioni
moralistiche su quello che
l’uomo non fa, ma di quanto Dio
ami l’uomo, di questo poco ci
dite. Sappiamo già a memoria
l’elenco dei peccati che facciamo,
da voi ci aspettiamo altro:
raccontateci Dio…”. Confesso che
più frequento persone “normali”
(non abituate a chissà quali
riflessioni, più o meno teologiche,
più o meno “cristiane”) e più
mi accorgo che tanto linguaggio
religioso “gira a vuoto”: gratifica
quanti si sentono al sicuro
all’ombra di un campanile o
all’interno di una sacrestia.
Riflessione forse esagerata,
ma non priva di fondamento.
E penso istintivamente ad
alcuni contenuti che una certa
predicazione sembra prediligere.
Il cristianesimo - si dice - invita
alla penitenza. E’ vero, ma
che cosa si intende? Parlare
di penitenza non rimanda né
a “sacrifici da fare” né a facce
tristi; significa, invece, la gioiosa
riscoperta della certezza che
soltanto donandosi ci si converte,
che soltanto spendendosi per gli
altri è possibile dare alla propria
vita un nuovo orizzonte. Altro
tema gettonato: la mortificazione.
Una certa spiritualità e una pietà
popolare si sono impadronite
di questa prospettiva e hanno
affermato che occorre, ogni
giorno, morire a se stessi,
rinunciare a qualcosa, fare opere
di mortificazione. Così più ci si
mortifica e più ci si sente vicini
ad una pienezza religiosa che
sta davanti. La mortificazione
diventa strada che porta alla
realizzazione della prospettiva
religiosa! Allora, tutto ciò che
umilia l’uomo diventa un modo
di piacere e di avvicinarsi a Dio.
Ma la prospettiva è un’altra: la
“mortificazione” non consiste
✎ Granaio / 3
COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola
E i due “bulletti”
vadano a Messa!
D
ue ragazzi, 15 e 16 anni, di Bassano
del Grappa (Vicenza), sono stati
condannati dal Tribunale dei
minori di Mestre per aver fatto i “bulletti”.
Il termine è di moda. Usiamolo dunque
al diminutivo per la giovane età, per
carità cristiana e per cercare di mitigare
i misfatti dei due: estorsioni, piccoli
furti, rapine, minacce, sempre ai danni
di coetanei e talvolta di bambini. Il
giudice minorile ha deciso di sospendere
il processo a loro carico per un anno.
Un anno di prova. Al termine del quale
i due “bulletti” dovranno dimostrare di
essersi ravveduti. Nel frattempo, per
prima cosa, dovranno chiedere scusa
alle loro vittime, poi fare volontariato,
ottenere buoni voti a scuola, sostenere
periodicamente colloqui con gli
psicologi del servizio sociale e andare
a Messa tutte le domeniche e le feste
comandate. Così la decisione del giudice.
E proprio quest’ultima imposizione,
il dover andare a Messa, ha suscitato
non poche polemiche, soprattutto in
ambito locale. Il sindaco di Bassano del
Grappa, Stefano Cimatti: “Sono sempre
stato favorevole a pene alternative, ma
Aforismi
■ Gómez Dávila
Si può spiegare
il mondo a partire
dall’uomo,
ma non l’uomo a
partire dal mondo.
L’uomo è una realtà
data, il mondo
un’ipotesi che
inventiamo.
Nicolás Gómez Dávila
(Cajicá 1913 - Bogotá 1994)
Scrittore e aforista colombiano
In margine a un testo implicito,
Adelphi 2001, pagina 94
Singolare decisione
di un giudice del
Tribunale dei minori di
Mestre: una penitenza
che magari farà bene...
la coercizione è cosa diversa. Non credo
che si possa imporre la fede come pena”.
L’arciprete Renato Tomasi: “Nessun
giudice o norma può imporre l’obbligo
di andare a Messa e in ogni caso chi
dovrebbe controllare la loro fede? Non
credo che i parroci possano farlo”. Con
tutto il rispetto per il primo cittadino e
l’arciprete, non siamo d’accordo sulla
conclusione delle loro valutazioni. Qui
non è questione di fede. Il giudice ha
imposto solo di andare a Messa, liberi
poi i due ragazzi di andarci con lo spirito
che vogliono. È indubbio, però, che la
Messa, anche per chi non ha fede, è pur
sempre un momento di meditazione,
di riflessione, di calma (per non dire
educazione) imposta; se vogliamo anche
I
giudizi positivi ed entusiasti
si sono sprecati in una
quasi totale unanimità. Ci
sarebbe stata addirittura una
telefonata di congratulazioni
del Capo dello Stato. Anche
Avvenire ha dedicato all’evento
un editoriale dal piglio - si
direbbe - garibaldino! Ed è
così: l’«omelia» di Roberto
Benigni al Festival di Sanremo
con l’«esegesi» dell’inno di
Mameli ha raggiunto milioni
di persone, in una sorta
di apoteosi della ritualità
laica, celebrata con enfasi
dal sacerdote della Nazione,
entrato a cavallo, reggendo
la bandiera, nel tempio dello
spettacolo più importante
dell’anno. Un successo
televisivo e un’ottima prova
di come la storia patria
possa essere veicolata dal
“piccolo Gorgia fluorescente”
(la definizione è del poeta
Giovanni Cristini) capace per
una sera di rinnovare i fasti del
“fuoco di Eraclito”, radunando
un popolo intero, formato
tanto nel fare qualcosa su se
stessi per piacere a Dio; essa
consiste, prima di tutto e
innanzitutto, nell’ascoltare la
Parola che mette in discussione
l’agire dell’uomo svelando
la profondità della sua
incredulità. Compiere “opere
di mortificazione” non significa
aggiungere gesti a gesti, opere ad
opere, ma assumere una diversa
logica con la quale condurre la
propria esistenza quotidiana:
non la logica del potere (che
affascina e seduce), non la
logica dell’autoconservazione
(che dà sicurezza e presunta
efficacia), ma la logica del
servizio (che invita ad aprirsi
agli altri, ad uscire da se stessi) e
la logica del dono (che apre alla
gratuità). Riflettendo con “non
credenti” mi accorgo che queste
prospettive non solo trovano
ascolto, ma domandano ulteriore
approfondimento! Parlandone
con tanti “credenti frequentanti”,
sembra di parlare del superfluo.
Ma che ne abbiamo fatto del
Vangelo?
di socialità, per quel partecipare insieme
con l’assemblea a un qualcosa comunque
di spiritualmente elevato che induce a più
alti pensieri. Beninteso, per giovani che
pensano a tutt’altro, quel dover star fermi
per mezzora, compunti, composti, in
religioso silenzio, sotto lo sguardo di altre
persone e magari dover ascoltare una
predica (osiamo sperare di quelle lunghe
e noiose, per maggiore effetto), ebbene,
tutto ciò può costituire, Dio mi perdoni!,
una penitenza. Ecco, ci siamo. Dove
voleva arrivare il giudice. Le penitenze –
questo tipo di penitenze – fanno sempre
bene. A tutti. Principalmente ai giovani
che amano fare i “bulletti”. E non è detto
che, dopo la penitenza, qualcosa non resti
dentro. Nella coscienza.
✎ Corsivo |
«Non appena rientrati a casa vostra, dovreste
prendere il Vangelo e, insieme a vostra
moglie e ai vostri figli, rileggere e meditare
quanto vi è stato detto... Di solito, prima che
il seme abbia avuto il tempo di mettere radici
ben salde nella nostra anima, un assalto
impetuoso di preoccupazioni terrene lo
investe e, sradicandolo del tutto, lo trascina
via dal nostro cuore. Se volete che ciò non
vi accada più, all’uscita da queste riunioni,
pensate che non vi è altra cosa più necessaria
della meditazione sugli insegnamenti ricevuti.
Sarebbe, infatti, una estrema ingratitudine e
sconsideratezza dedicare cinque o sei giorni
agli affari terreni e non dare un giorno, anzi
neppure una piccola parte di un giorno,
alle cose spirituali. Non vedete che i vostri
figli studiano e ripetono per tutto il giorno
quelle cose che hanno ascoltato a scuola?
Imitiamoli, dunque, perché se ogni giorno
noi versiamo l’acqua in un vaso bucato e non
mettiamo, nel conservare la parola di Dio nel
nostro cuore, la stessa cura che usiamo per
custodire l’oro e l’argento, non ricaveremo
alcun vantaggio da questi nostri incontri.
Quando un uomo riceve del denaro, lo ripone
con cura dentro un sacchetto e lo chiude con
il suo sigillo; noi, invece, dopo aver ascoltato
le parole di Dio, infinitamente più preziose
dell’oro e delle gemme, dopo aver ricevuto
i tesori dello Spirito Santo, non ci curiamo
affatto di tenerli custoditi nell’intimo della
nostra anima, ma lasciamo con indifferenza
che sfuggano dal nostro spirito e si perdano...
Per impedire che ciò avvenga, imponete a
voi stessi l’inviolabile legge di consacrare un
giorno della settimana, ma questo totalmente,
dapprima ad ascoltare e poi a meditare la
parola di Dio.
GIOVANNI CRISOSTOMO
Omelie sul vangelo di Matteo, V,1
di Agostino Clerici
A cavallo, all’Ariston,
è entrata... la retorica!
da giovani e anziani, attorno
ad un ideale camino. Tutto
vero. Ma... Una riflessione
amara resta sullo sfondo. è
mai possibile che nel nostro
Paese, quello la cui unità è
stata raggiunta non senza fatica
150 anni fa, non si dia una
via di mezzo tra la polemica
e la retorica? Perché quello
di Benigni è stato un perfetto
esercizio di retorica sull’inno
di Mameli e sulla gloria del
Risorgimento. Costruito bene,
adattato quanto basta al mezzo
televisivo, ma pur sempre
artificio retorico. Tutto bello,
tutto perfetto, tutto letto alla
luce dell’esito di un movimento
che è stato, invece, ben più
problematico. Citare insieme
Cavour, Mazzini, Vittorio
Emanuele II e Garibaldi, quasi
come compagni di “briscola”,
nasconde la verità storica
che nessuno di loro poteva
soffrire gli altri tre. L’inno di
Mameli cita anche “Iddio”, ma
l’esegesi di Benigni ha glissato
su questo nome che, invece,
è il collante della Nazione,
anche se non certo l’anima
dello Stato. Per quale motivo?
Semplice. Per mantenere pulita
la retorica del Risorgimento.
E se si può comprenderlo per
una esigenza di spettacolo e
di scenografia televisiva, non
è certo con la retorica che si
fa la storia nella scuola (visto
che qualcuno ha proposto
di trasformare in lezione lo
spettacolo di Benigni). Certo,
non si fa storia e nemmeno si
educano le giovani generazioni
con la polemica astiosa, che
alberga nei palazzi della
politica e nelle redazioni dei
giornali, e a cui abbiamo fatto
il callo. Tanto da rimanere
piacevolmente colpiti dalla
carezzevole retorica di Benigni,
vero e proprio vate sull’altare
della Patria. Non credo di
sminuire la performance del
toscanaccio, attribuendole
questo specifico genere
letterario e televisivo. Certo
è che, se vogliamo diventare
un popolo maturo, dobbiamo
sforzarci di trovare una via di
mezzo tra il sarcasmo irridente
che sembra aver conquistato
il Parlamento e la retorica di
maniera insediatasi all’Ariston
di Sanremo. La mezzoretta di
Benigni, tra l’altro, è costata
una fortuna. Ma, è risaputo,
l’unica gratuità che conosce la
retorica è quella delle parole!
Attualità
L
Il sacrificio di
padre Marek
“P
LIBIA
L’arresto del presunto
assassino del prete
polacco sembra
allontanare l’ipotesi di
un’aggressione legata
al fondamentalismo.
cattoliche locali hanno parlato di “diffusa
paura tra i fedeli e le famiglie”.
Le autorità di polizia tunisine nella
serata di lunedì 21 febbraio hanno
arrestato il presunto assassino di p.
Marek Rybinski. “Secondo l’inchiesta
ufficiale questa persona, che era il
factotum della casa missionaria, aveva
ricevuto tre mesi fa da p. Rybinski un
prestito di 2mila dinari, circa mille
euro, per comprare dei materiali
che servivano per alcuni lavori di
manutenzione da eseguire nella scuola”
spiega all’agenzia Fides mons. Maroun
Elias Nimeh Lahham, vescovo di Tunisi.
“El-Mestiri avrebbe speso la somma
non si sa bene per cosa. P. Rybinski,
vedendo che i materiali promessi non
erano stati acquistati, iniziò a chiedere
la restituzione della somma. Alla fine,
preso dal panico, l’uomo avrebbe ucciso il
missionario”. In un primo momento, visto
le modalità dell’omicidio - il missionario
è stato sgozzato - si era pensato ad
un’aggressione commessa da estremisti.
La Chiesa in Tunisia. In Tunisia la
presenza cattolica è stimata in circa 20
mila fedeli (su 10 milioni di persone),
i sacerdoti sono 35, dei quali 28 sono
religiosi, 126 le suore. Nel Paese
esiste una sola diocesi, Tunisi, con 6
parrocchie. I cattolici sono impegnati in
modo particolare nel campo educativo
ed assistenziale. Particolarmente
importante è l’ospedale “Saint Augustin”,
operante a Tunisi dal 1933.
e ultime notizie sono allarmanti.
Gheddafi è comparso in televisione
nella notte tra lunedì e martedì con
una breve apparizione, ma si è poi
rivolto alla Nazione in un lungo messaggio
nel pomeriggio di martedì per dire,
soprattutto, che non ha alcuna intenzione
di lasciare la guida del Paese. «Non sono un
presidente e non posso dimettermi» ha detto
il Colonnello, sottolineando di essere invece il
leader della rivoluzione e di voler rimanere,
«fino all’eternità, un combattente». «Resterò
a capo della rivoluzione fino alla morte,
morirò come un martire, come mio nonno»
ha aggiunto il raìs, lanciando una sorta
di guanto di sfida al popolo che da una
settimana contesta il suo potere durato più
di 40 anni. Intanto la repressione prosegue.
è ormai certo che il leader libico ha fatto uso
di forze mercenarie per sparare sulla folla.
Bombe sulla piazza a Tripoli avrebbero
provocato più di mille morti, ma è difficile
quantificare il numero delle vittime della
repressione. Secondo l’International
Federation for Human Rights (Ifhr), sono
circa una decina le città in mano agli insorti.
Oltre a Bengasi, dice Ifhr, i ribelli hanno
il controllo di Sirte e Torbruk, Misrata,
Khoms, Tarhounah, Zenten, Al-Zawiya e
Zouara. Il regime controllerebbe solo la
capitale Tripoli, dove i disordini continuano.
La pista dell’aeroporto di Bengasi è stata
distrutta dai bombardamenti e gli aerei
non possono decollare né atterrare, ne ha
dato notizia il ministro degli Esteri egiziano.
Preoccupante la situazione anche sul fronte
dell’approvigionamento energetico. Nel
primissimo pomeriggio di martedì Eni
confermava di aver chiuso il gasdotto di
GreenStream, che trasporta 9,2 miliardi di
metri cubi di gas Roma. Confermata da fonti
del governo italiano anche la notizia del
blocco dei terminali libici del petrolio.
La situazione è grave, la repressione feroce, le defezioni consistenti.
Quante vite umane ancora
prima delle fine di un regime?
E
alla fine la “Guida fraterna
della Rivoluzione” ha gettato
la maschera e si è rivelato
per quello che è: un dittatore
sanguinario e vile. Dopo aver fatto
sparare contro la folla nei giorni
scorsi, con un bilancio che secondo
tutte le fonti non ufficiali è intorno ai
200 morti, ieri notte ha presentato alla
tv libica non la sua faccia, ma quella
del figlio maggiore. Saif Gheddafi
ha parlato per quasi un’ora, come
se la televisione fosse sua, parlando
come si parla a dei bambini che si
sono comportati male, alternando la
dolcezza alla severità e alle minacce.
Ha accusato i media, le forze stranieri
e gli islamisti di falsare la verità. Ha
rimproverato la televisione libica di
non avere raccontato correttamente
le proteste della gente. Ha accusato
Al Jazeera, Al Arabjia e la BBC di
non dire la verità, spiegando con
dolcezza che i morti a Bengasi erano
‘solo’ 14 e non 84, come se fosse la
cosa più naturale di questo mondo.
Ha ammesso che l’esercito non
aveva fronteggiato correttamente
la situazione, ha riconosciuto con
garbo che erano necessarie riforme
e ha insistito a lungo sul rischio di
dividere il paese. Ha detto che il
merito di suo padre era stato quello
si unire e dare orgoglio alla nazione,
mentre le proteste porterebbero alla
frammentazione in piccoli emirati. Si
perderebbe la gestione del petrolio
che oggi “è la nostra ricchezza, ci
nutre e ci permette di avere le scuole”.
Con la divisione chi amministrerebbe
il petrolio? Chi garantirebbe che
i proventi dei giacimenti – che si
trovano in parte significativa a
Est, nella zona di Bengasi - siano
3
✎ Gheddafi in tv
Salesiano, ucciso in Tunisia
adre Marek Rybinski, 34anni,
membro della comunità dei
Salesiani di Manouba (15 km.
Da Tunisi), è stato ucciso nella mattinata
di venerdì 18 febbraio. Il suo corpo è
stato trovato, quasi decapitato, verso
mezzogiorno in un magazzino della
scuola non lontano da Tunisi dove era
incaricato della contabilità.
Nello stesso giorno l’arcivescovo di
Tunisi, mons. Maroun Lahham, ha
celebrato una messa in suffragio.
Affidiamo padre Marek alla tenerezza
di Dio e ci uniamo alla sofferenza
e alla preghiera dei suoi cari”. Con
questo stringato comunicato la curia
arcivescovile di Tunisi ha dato la notizia
della morte del religioso salesiano
Marek Rybinski, in Tunisia dal 2008. Nel
corso della celebrazione mons. Lahham
ha rivelato che la comunità salesiana
aveva ricevuto la scorsa settimana una
lettera con una croce uncinata che
diceva: “consegnate il vostro denaro,
sporchi ebrei, e andatevene”. Lo stesso
arcivescovo ha poi affermato che “le
forze dell’ordine hanno rafforzato la
protezione davanti alle chiese”. Fonti
Sabato, 26 febbraio 2011
distribuiti a anche in favore delle
popolazioni dell’Ovest – dove si trova
la capitale Tripoli? Poi è diventato più
severo: ripetendo ossessivamente che
la Libia non è l’Egitto né la Tunisia,
con lunghe pause nel discorso e
continui cambi di tono, ha detto che
i capi militari gli hanno raccontato
i fatti reali e che i manifestanti
erano solo teppisti in preda alla
droga e ha chiesto “Tocca a voi
scegliere: benessere o caos?”. Quindi
ha ammonito. “L’esercito è forte,
ristabiliremo l’ordine. La mia famiglia
ha cacciato gli italiani per rendere
indipendente il paese, ora non lo
lascerà nel caos”. In un delirio sempre
più incontenibile ha minacciato:
“L’esercito è con mio padre Muammar
Gheddafi, centinaia di migliaia di
persone sono con noi. Non lasceremo
il paese. Combatteremo sino
all’ultimo proiettile, sino all’ultimo
uomo”.
Che si può dire di un discorso così?
Sono le parole di chi ha paura,
una paura mortale. Il potere di
Gheddafi si basa sull’equilibrio di
poteri fra le ‘tribù’ che compongono
il paese, ottenuto pagandole col
petrolio. Come abbiamo già scritto
la situazione del potere in Libia è
analoga a quella costruita in Tunisia.
Tutta l’economia è nelle mani della
famiglia del rais, la democrazia
non esiste, la struttura di potere è
alimentata e garantita comprando
le persone col denaro. La stampa, a
differenza dell’Algeria non è libera e il
dibattito è impossibile. Ma nessuno
oggi può fermare il vento dei nuovi
media, nemmeno il blocco totale di
internet o le continue interruzioni
del segnale telefonico cellulare. Così
l’effetto domino del Maghreb ha
raggiunto la Libia ed è saltata la ‘pace’
con le tribù.
Da quanto si capisce, attraverso le
notizie frammentarie che arrivano dal
paese, le tribù della zona di Bengasi
hanno abbandonato Gheddafi e
altrettanto avrebbero fatto molti
militari. Per questo l’insistenza sul
pericolo di dividere il paese in tanti
piccoli emirati e il riferimento all’Est
ricco che non sarebbe più solidale
coll’Ovest povero. Il rais ha paura e
fa di tutto per tenersi stretto con la
paura almeno l’Ovest. Suo figlio ripete
mille volte che l’esercito è unito e non
parla di ‘proteste’ ma di ‘guerra civile’
perché evidentemente le defezioni
sono consistenti e la ‘inevitabile’
reazione dei Gheddafi troverebbe
i militari divisi fra i due campi, col
rischio di creare una vera guerra
interna, condizione che negli altri
paesi del Maghreb non è avvenuta.
La minaccia di colpire con le armi
fino all’ultimo uomo, dismettendo
definitivamente i vestiti di padre
affettuoso dei suoi sudditi, rivela il
terrore di lasciare il paese. Qualunque
destinazione renderebbe Gheddafi
vulnerabile al rancore di chi non gli
ha perdonato il passato, quando era il
principale finanziatore del terrorismo.
I toni melliflui e le minacce di Saif
sono insomma l’urlo disperato di chi
sente vicina la fine. La caduta del
rais è infatti inevitabile. Ciò che non
è prevedibile è la durata dell’agonia,
né quante vite ancora costerà.
Forse saranno ancora numerose.
Peseranno moralmente anche su
chi ieri accoglieva il rais con tutti gli
onori, offrendogli la legittimazione
politica che toglieva libertà e spazio
a qualunque opposizione interna.
Chi porta questa responsabilità ci
risparmi almeno oggi la penosa
immagine di chi cerca di attribuirsi
meriti insistenti, come il convincere il
rais alle riforme costituzionali o a farsi
‘responsabilmente’ da parte.
RICCARDO MORO
Italia
4 Sabato, 26 febbraio 2011
17 marzo 2011:
la festa turbata
Le polemiche non hanno fatto che acuire
sentimenti negativi, che non fanno bene
I
l 17 marzo, alla fine, la festa si farà.
Una festa nazionale per l’Unità d’Italia,
per celebrare la ricorrenza dei 150
anni. Intorno a questa festa ci sono
state polemiche di ogni tipo, che hanno
coinvolto i politici, naturalmente, ma anche
gli industriali e il mondo della scuola.
Con argomenti che si sono intrecciati
trasversalmente, dai temi propri dell’unità
nazionale a quelli legati al carico per le
aziende, e a quelli –stucchevoli, a volte – su
come sia meglio festeggiare con gli studenti:
un giorno in meno di scuola o lezioni mirate
sull’Unità? Alla fine il “braccio di ferro”
si è risolto in Consiglio dei ministri, non
senza problemi e spaccature. Tre ministri
– i leghisti Bossi, Calderoli e Maroni – non
hanno aderito e, per una festa dell’Unità
– quella del Paese –, la cosa fa riflettere.
Anche il ministro Gelmini, secondo fonti
di stampa, avrebbe espresso riserve, pur
allineandosi al voto finale del governo.
Di fronte al timore di oneri aggiuntivi
per la finanza pubblica e per le imprese
private è stato studiato l’escamotage di
sopprimere, di fatto, la festa del 4 novembre,
quella delle Forze armate: quest’anno
non sarà pagata come festività. Dietro la
questione economica si affaccia in realtà un
sentimento peraltro noto di crisi nel sentire
l’Unità nazionale. Le polemiche non hanno
fatto che acuire sentimenti negativi. Non
fanno bene, in un momento così difficile
per l’Italia come l’attuale, nel quale il Paese
si presenta quasi senza punti di riferimento,
con un mondo politico in gravissima crisi e
la sensazione di un sistema bloccato. Una
situazione nella quale si moltiplicano gli
appelli del Presidente della Repubblica
per evitare la conflittualità e, soprattutto,
per ridare slancio a un’Italia disorientata.
Un’Italia che avrebbe bisogno di esempi
di responsabilità, di superamento delle
posizioni conflittuali di parte, in una parola
di impegno evidente per il bene comune.
In questo frangente la Chiesa avverte
una volta di più, la responsabilità verso il
bene del Paese, non perdendo occasione
soprattutto di richiamare alla sensibilità
educativa, alle conseguenze che hanno
scelte e comportamenti pubblici. Da tempo
insiste per una rinnovata coscienza civile
e per un impegno politico disinteressato.
Per la festa dell’Unità si è mossa senza
tentennamenti: quel giorno ci sarà una
Messa presieduta dal cardinale Bagnasco a
Roma e il presidente Napolitano ha appena
ricordato “l’impegno, ribadito anche
dai cardinali Bertone e Bagnasco per la
partecipazione della Chiesa e in qualche
forma anche del Pontefice alle celebrazioni”.
Davvero non è poco. Soprattutto per chi
conosce la storia.
ALBERTO CAMPOLEONI
Mariano Crociata. Una riflessione del segretario CEI alla Commissione presbiterale.
”U
n prete mostra al più
alto grado la sua qualità
di cittadino attivo e
responsabile quanto
più e meglio è e fa il prete”. Questa
la “conclusione” di mons. Mariano
Crociata, segretario generale della Cei,
che il 17 febbraio ha tenuto un intervento
alla Commissione presbiterale italiana,
intitolato “Preti e cittadini”. Una
riflessione sulla “responsabilità civica
del prete” suggerita, spiega, da due
circostanze: gli argomenti “all’ordine
del giorno del Consiglio permanente
della Cei di fine gennaio e la prossima
celebrazione del centocinquantesimo
anniversario dell’Unità d’Italia”.
Dopo avere richiamato il divieto ai
preti, contenuto nel Codice di diritto
canonico, di assumere uffici pubblici
o incarichi all’interno di partiti
politici, mons. Crociata afferma che
non c’è incompatibilità tra ministero
presbiterale e impegno civico giacché
“non è escluso tutto ciò che sta prima e
oltre l’assunzione di un ufficio pubblico
e di un impegno partitico diretto”.
L’impegno civico è dunque, secondo il
presule, espressione di “responsabilità”
e del “diritto e dovere di cittadinanza,
verso cui, del resto, lo stesso magistero
non esita a incoraggiare”. “In un
equilibrio difficile ma possibile per
grazia - spiega il segretario Cei -, la
Chiesa vive la sua presenza nel tempo
proiettata e, in qualche modo, già
partecipe dell’eternità”. Essa non si può
ridurre “a una grandezza sociale e storica
tra le altre, ma non si può nemmeno
Preti
per la
città
L’efficacia politica della loro
presenza non deve diventare
strumento di divisione
all’interno della comunità,
nella difesa strenua dei
valori non negoziabili.
esonerare dal suo radicamento
storico-sociale e dal suo compito di
evangelizzazione e di santificazione”.
In tale prospettiva “si colloca, senza
riduzionismi sociologici ma con una
costitutiva apertura escatologica,
l’insegnamento sociale della Chiesa”.
“Ciò che la Chiesa cerca - chiarisce
mons. Crociata - non è diventare
una forza alternativa o una proposta
organizzativa specifica della società
rispetto ad altre, ma piuttosto
contribuire al bene intero della persona
e della società coinvolgendosi fino
in fondo ma, nello stesso tempo,
mantenendo una riserva critica che
non è opposizione all’uno o all’altro
sistema, bensì distanza sistematica da
ciò che non può mai assumere valore
assoluto”. Dopo avere sottolineato
“l’efficacia politica della presenza
pre-politica della Chiesa e dei suoi
pastori”, mons. Crociata si sofferma
sul “legittimo pluralismo della opzione
politica dei cattolici” sottolineando
l’importanza della “capacità dei preti di
non diventare strumento di divisione
e di contrapposizione all’interno della
comunità, ma al contrario segno di unità
attorno a ciò che ci costituisce come
Chiesa”, e quindi “ci deve vedere uniti
anche nell’ambito sociale e politico”.
Secondo il presule, “c’è uno spazio di
valori e di principi sul quale non può
non esserci concordia tra tutti i credenti
al di là delle appartenenze e delle
militanze” negli schieramenti politici.
Richiamando il n.15 della “Caritas in
Veritate”, il segretario Cei sottolinea
l’assoluta priorità e irrinunciabilità
dei “cosiddetti valori non negoziabili”
imperniati sul rispetto assoluto della vita
e della persona umana. “Non si vuole”
attribuire “minore dignità e importanza
all’etica sociale - chiarisce a conclusione
- si intende invece riconoscere che
quando si tratta della vita è in gioco
un bene la cui compromissione,
diversamente da altri beni, è irreversibile
e toccando il quale si infrange l’ultima
barriera dell’umano”.
Nota economica. Il bipolarismo si è dimostrato incapace di garantire stabilità e sviluppo.
Luci ed ombre nei risultati dell’industria del 2010
P
iantiamola con l’ipocrisia. La manifestazione di domenica 13 febbraio
non aveva l’obiettivo pubblicizzato,
ma quello di attaccare subdolamente Berlusconi. è legittimo combatterlo: non ha
onorato i programmi elettorali, ha disatteso
l’austerità e la sobrietà imposte dal suo alto
incarico. Non è lecito però contrabbandare
la richiamata manifestazione con i raduni
delle Figlie di Maria. Per rispetto della verità
debbo sottolineare che la diffusa amoralità
e lo scadimento dei costumi e degli stili di
vita, sui quali il Paese galleggia, non sono
originati dai presunti comportamenti del
Capo del governo, ma dalla divulgazione
della cultura e delle battaglie radicali, dal
femminismo integralista e dalla contestazione sessattottina, sulla quale il Paese galleggia. Mascherare le intenzioni è disdicevole, come, se provato, sarebbero i costumi
di Berlusconi. I cattolici pertanto dovrebbero: cambiare le scelte politiche; battersi per
dare alla Nazione un assetto politico diverso
e una cultura alternativa, in grado di indirizzare alla democrazia compiuta e alla ripresa
economica reale; elaborare regole disciplinanti e rigorose; varare riforme strutturali,
mirate alla riduzione dell’indebitamento;
riportare ordine e fiducia nella società civile e nelle relazioni industriali. Ripresa e
prospettive economiche reali diverranno
possibili con la normalizzazione del quadro
politico. Il bipolarismo si è dimostrato incapace di garantire stabilità, sviluppo e pace
sociale. L’Italia, nella classifica del G7, sullo
sviluppo dell’economia, si è collocata all’ultimo posto. I principali Paesi industrializzati hanno registrato una ripresa media pari
al 2,7%, mentre l’Italia ha segnato un incremento dell’1,3%. Aver ignorato l’importanza
delle politiche energetiche e aver bocciato
il nucleare, ha spinto ad approvvigionarsi
all’estero e ciò è costato, nello scorso anno,
51,7 miliardi di euro, ovvero 9,3 miliardi in
più del 2009, gravando sui costi della produzione industriale, rendendola così meno
competitiva. Nonostante tutto, l’industria
italiana ha chiuso il 2010 con il segno più
5,3%, secondo gli indici diffusi dall’Istat.
Un risultato con luci e ombre, ad esempio,
non riduce la disoccupazione, nasconde la
riduzione del 2% della produzione agricola e la fuga delle multinazionali dall’Italia
e con esse la possibilità di attuare una robusta politica di ricerca, attraverso la quale
riportare l’Italia fra i Paesi ad alto sviluppo
industriale. A peggiorare la situazione vi è
la politica della Fiom, sostenuta da parte
della sinistra, la quale continua ad ignorare
i mutati ritmi del mercato e i nuovi scenari
disegnati dalla mondializzazione. Risultati:
infrastrutture inadeguate, nessuna crescita
di posti di lavoro, delocazioni, investimenti
stranieri in fuga. Questa è l’Italia che chiede
aiuto. Cattolici, svegli!
GIANNI MUNARINI
Italia
Sabato, 26 febbraio 2011
Legge “fine vita”. Rinviato a dopo il 28 febbraio l’esame del disegno di legge sulle
dichiarazioni anticipate di trattamento, Intervista a Lucio Romano (Scienza & Vita).
Il diritto da difendere
”L
temporale tra la redazione
delle dichiarazioni e la
situazione clinica nella quale
dovrebbero essere poste in
atto non rischia di rendere le
Dat poco attuali?
“Senza dubbio. L’inattualità è
un’ulteriore criticità delle Dat,
perché la loro formulazione
è necessariamente astratta
rispetto alla situazione reale
di malattia in cui dovrebbero
essere applicate, così come
potrebbero crearsi palesi
contraddizioni tra quanto
riportato nelle Dat, il diritto
positivo e le norme di buona
pratica clinica. La legge in
discussione tenta di ovviare
attribuendo alle dichiarazioni
una validità non superiore ai
cinque anni, cosicché esse
possano essere periodicamente
riviste, sia in ragione dello
sviluppo dell’assistenza
medica, sia in ragione di
un’eventuale modifica delle
considerazioni etiche e
comportamentali di chi le ha
sottoscritte”.
a legge in
discussione
alla Camera
non sia motivo
di inutili o
fuorvianti contrapposizioni
ideologiche, ma possa costituire
uno strumento di condivisione
trasversale finalizzato al
riconoscimento e alla tutela
della dignità intrinseca di
ogni persona in situazione
di malattia o di gravissima
disabilità”. È l’auspicio espresso
da Lucio Romano, copresidente
nazionale dell’associazione
“Scienza & Vita”, a pochi giorni
dalla ripresa dell’esame presso
la Camera dei Deputati del
disegno di legge “Disposizioni in
materia di alleanza terapeutica,
di consenso informato e di
dichiarazioni anticipate di
trattamento”.
Quale la finalità del
provvedimento?
“Dare luogo ad una ratifica
delle dichiarazioni anticipate
di trattamento (Dat), che
dovrebbero contemperare
il rispetto della libertà della
persona con la tutela della vita
umana come diritto inviolabile e
indisponibile, ribadendo altresì
l’assoluto divieto di ogni forma di
eutanasia e di assistenza o aiuto
al suicidio. Questo rappresenta
l’aspetto fondamentale delle Dat,
che d’altra parte rispondono
anche all’esigenza di far sì
che il paziente sia tutelato
da eventuali comportamenti
arbitrari in caso di perdita
temporanea o definitiva della
capacità di intendere e di volere,
e di prolungare la relazione
medico-paziente promuovendo
l’esercizio dell’autonomia del
paziente stesso”.
Si tratta di principi già
consolidati nella buona
pratica clinica. Che cosa
aggiungono le Dat?
“L’esigenza di legiferare in
merito è stata dettata dalla
vicenda Englaro nella quale
un intervento in ambito
cosiddetto giudiziario ha fatto
L’esigenza di
legiferare in merito
è stata dettata
dalla vicenda di
Eluana Englaro.
sì che si potesse dar luogo alla
sospensione delle cure vitali alle
quali Eluana era sottoposta. Al
di là di questa vicenda, vorrei
individuare l’opportunità di una
legge, a condizione che venga
declinata con molta attenzione
onde evitare la ratifica di
procedimenti inquadrabili in
forme omissive di trattamento”.
Quale il suo giudizio sul testo
in discussione?
“Il provvedimento riafferma
l’indisponibilità della vita,
vieta ogni forma di eutanasia e
aiuto al suicidio e contiene un
esplicito riferimento al rifiuto
dell’accanimento terapeutico;
tuttavia richiede un’ulteriore
attenzione per quanto riguarda
il tema della vincolatività. Le
Dat devono assolutamente
non essere vincolanti. La
loro non vincolatività è in
perfetta sintonia con l’art. 9
della Convenzione di Oviedo,
secondo il quale i desideri
precedentemente espressi
nelle Dat saranno tenuti in
considerazione, ma non
possono essere assolutamente
ritenuti vincolanti per il medico.
Su questo punto il ddl presenta
alcune incongruenze”.
Quali altri aspetti ritiene
irrinunciabili o migliorabili?
“Le Dat non possono
assolutamente veicolare una
sospensione di trattamenti
che non siano terapie ma
espressione di cure, ossia di
sostegno vitale al paziente,
come l’alimentazione e
l’idratazione assistite, senza
le quali questi morirebbe per
Embrioni congelati:
quale il loro destino?
è stato questo il tema dell’incontro promosso a
Milano dall’Associazione medici cattolici.
”E
mbrioni soprannumerari:
quale il loro destino?”: è stato
questo il tema dell’incontro
promosso la sera di giovedì 17 febbraio a
Milano dall’Associazione medici cattolici
cittadina, con relatori Guido Ragni (nella
foto), presidente della Federazione italiana
società della riproduzione umana (Fissr), e
don Paolo Fontana, membro del Comitato
di etica della Fondazione Irccs Ca’ Granda
Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Quella degli “embrioni soprannumerari”
inazione e disidratazione. In
condizione di morte prevista
come imminente, il medico
può astenersi da trattamenti
straordinari e sproporzionati,
ma su tale aspetto occorre
essere molto vigili. Se in
una situazione agonica o
preagonica qualsiasi intervento
inquadrabile nell’ambito della
futilità può essere sospeso, deve
essere comunque assicurata
la cura evitando situazioni di
abbandono inquadrabili in un
atteggiamento di tipo omissivo.
Non tutte le malattie sono
guaribili ma tutte sono curabili;
occorre molta attenzione
perché oggi si gioca in maniera
impropria sui termini terapia
e cura come fossero sinonimi.
In realtà la cura contempla la
terapia, ma anche quando la
terapia non ha più motivo di
essere rimane l’obbligatorietà
della presa in carico del malato”.
La distanza psicologica e
è una questione di grande attualità. Al
momento dell’entrata in vigore della legge 40
del 2004 gli embrioni congelati erano 29.274.
Si parlò allora di “far west procreatico”, come
quegli stessi numeri così elevati attestavano.
Tra questi embrioni congelati è stato poi
effettuato un censimento, per stabilire
quelli che sono in attesa di futuro impianto
e quelli che invece sono da considerarsi “in
stato di abbandono”, per rinuncia scritta da
parte della coppia o della singola donna,
oppure per impossibilità a rintracciare la
coppia. In tal caso, la legislazione vigente
prevede che tali embrioni “orfani” siano
trasferiti dai Centri per la procreazione
medicalmente assistita (Pma) unicamente
alla “Banca nazionale” presso il Policlinico
di Milano. “L’ultimo dato ufficiale - dice
Guido Ragni - è del 21 giugno 2006 e parla di
2.527 embrioni appartenenti a 603 coppie.
Considerando che dal 2004, con la legge 40,
non si sono più congelati embrioni e si è
ricominciato dal 2009, la cifra presumibile
odierna dovrebbe essere di poche decine
di embrioni in più del totale all’anno 2006,
cioè circa 2.550”.
Il provvedimento
riafferma la
indisponibilità della
vita e vieta ogni
forma di eutanasia.
Come valuta la designazione
di un fiduciario?
“Ritengo particolarmente
delicato il profilo giuridico di
questa figura che nell’ambito
della legge rappresenta
l’unico soggetto legalmente
autorizzato ad interagire con
il medico impegnandosi ad
agire nell’esclusivo e migliore
interesse del paziente. Per
quanto si possa interpretare
in maniera rigorosa la volontà
del sottoscrittore delle Dat,
purtuttavia sotto il profilo
psicologico, etico ed emotivo,
il fiduciario può influenzare la
decisione finale”.
a cura di Giovanna
Pasqualin Traversa
La questione del futuro di questi embrioni
è molto complessa. “Dal punto di vista
scientifico - spiega Ragni - abbiamo la
certezza che fino a circa 10 anni possono
rimanere congelati senza danni. A mio
parere la decisione più etica sarebbe quella
di ‘donarli’ a coppie che vogliono un figlio e
che abbiano difficoltà a soddisfare tale loro
desiderio”. La Fissr in una recente presa di
posizione, inviata al ministro per la Salute,
ha sottolineato alcuni aspetti di fondo.
“Anzitutto si afferma che occorre limitare al
minimo l’invasività e la reiterazione degli
atti terapeutici. In secondo luogo, contenere
al massimo la creazione di embrioni in
eccesso, in terzo luogo di tutelare la salute
dei nascituri, in particolare limitando le
gravidanze multiple. Così facendo, tra l’altro,
si ottiene un notevole contenimento della
spesa sanitaria. Riteniamo che tale percorso
debba rimanere nell’ambito della legge 40,
tenendo conto anche delle istanze europee
che prevedono un innalzamento dei livelli
qualitativi di tutti i centri che utilizzano
cellule umane a scopo terapeutico”.
a cura di Luigi Crimella
5
Europa
6 Sabato, 26 febbraio 2011
Chiese d’Europa riunite a Belgrado. Le varie tradizioni cristiane unite nel chiedere
all’Ue di assumere una posizione chiara nella difesa della libertà religiosa.
Per tutti i cristiani perseguitati
U
na lettera alla
baronessa Catherine
Ashton, Alto
Rappresentante per
gli Affari Esteri e la Politica
di Sicurezza dell’Unione
Europea, per chiedere che
“la questione della difesa
della libertà religiosa e dei
cristiani nel mondo venga
inserita nell’ordine del giorno
dell’incontro dei Ministri degli
Esteri dell’Ue, in calendario
per il 21 febbraio”. Ad inviarla
sono state le Chiese d’Europa,
delle varie tradizioni cristiane
(cattolica, ortodosse,
protestanti, anglicane e
vecchio-cattoliche) al termine
dell’incontro annuale del
Comitato Congiunto del Ccee
(Consiglio delle Conferenze
episcopali europee) e Kek
(Conferenza delle Chiese
d’Europa) che si è svolto a
Belgrado dal 18 al 20 febbraio
sul tema del contributo dei
cristiani all’identità nazionale e
all’integrazione europea.
Cristiani perseguitati.
All’incontro di Belgrado, i
rappresentanti delle Chiese
d’Europa hanno parlato anche
di libertà religiosa affermando
che essa “rappresenta un
diritto e un valore che ogni
società democratica dovrebbe
essere pronta a difendere
e a promuovere”. In questo
spirito, i membri del Comitato
Congiunto hanno deciso di
redigere e inviare una lettera
alla Baronessa Catherine
Ashton nella quale hanno
anche chiesto che “venga
offerto un chiaro segnale
riguardante le decisioni
sulle politiche comuni che
dimostri l’impegno dell’Unione
europea nella difesa della
libertà religiosa per i fedeli
di tutte le religioni in tutto il
mondo”. “Il riferimento alla
persecuzione dei cristiani,
la cui urgenza appare
evidente davanti ai recenti
avvenimenti (in particolare
nel Medio Oriente e in Iraq)
– scrivono i responsabili
delle Chiese cristiane in Europa
- non può essere dimenticato o
seppellito da politiche astratte e
inconcludenti. I paesi occidentali
che hanno speciali rapporti
con aree in cui è attestata la
persecuzione dovrebbero
dimostrare il loro impegno
concreto nel difendere coloro
che sono perseguitati a motivo
della loro fede, di qualunque fede
si tratti”. Dedicato al tema del
contributo dei cristiani all’identità
nazionale e all’integrazione
europea, all’incontro – si legge
nel comunicato – “è emersa la
convinzione che ogni essere
umano è dotato di una dignità
non negoziabile. Tale dignità gli
deriva dall’essere stato creato
a immagine di Dio, che è essa
stessa una comunione di Persone”.
“Pertanto, la persona umana
non è limitata alla dimensione
individuale ma partecipa anche
intrinsecamente della dimensione
sociale”. Per questo motivo –
affermano i rappresentanti
delle Chiese cristiane - la libertà
religiosa non può significare
relegare la dimensione religiosa
alla vita privata”.
Una lettera comune al termine
del Comitato Congiunto
del Ccee (Consiglio delle
Conferenze episcopali europee)
e Kek (Conferenza delle Chiese
d’Europa) che si è svolto a
Belgrado dal 18 al 20 febbraio.
Ecumenismo. Tra i temi al
centro dell’incontro di Belgrado
l’ecumenismo. “Come cristiani
– si legge nel comunicato
finale - abbiamo un contributo
specifico da offrire in Europa, e
ci auguriamo che l’ecumenismo,
in quanto luogo d’incontro fra
tradizioni, comunità e singole
persone, possa continuare
a svilupparsi e testimoniare
l’impegno dei cristiani nel
mantenere sempre vivo l’amore
che ci spinge a seguire Gesù, per
poter diventare costruttori della
vera pace, che ha le sue radici nei
cuori dei popoli e delle nazioni”.
L’ecumenismo – affermano i
partecipanti – “va visto come uno
spazio d’incontro e di dialogo
tanto a livello personale che
fra le comunità che vogliono
intraprendere un cammino
verso un’unità più profonda,
un cammino che coinvolge
l’identità radicata in ognuno e
che ci permette di scoprire i doni
degli altri. Questo richiede una
continua conversione. Senza
tutto questo, l’unità della Chiesa
rimarrà sempre un’aspirazione
irrealistica”. Quest’anno ricorre
il 10° anniversario della firma
della Charta Oecumenica (22
aprile 2001). L’Istituto ecumenico
dell’Università di Friburgo
(Svizzera) organizzerà un
Convegno il 9 maggio prossimo
sul tema Comunione ecclesiale in
Europa.
Crisi economica e Rom. A
Belgrado si è parlato anche di
crisi economica sottolineando
come “senza la solidarietà e altri
valori che l’esperienza della fede
permette di scoprire e conservare,
l’Europa non potrà mai conseguire
uno sviluppo integrale. Sarebbe
corretto affermare che la crisi
economica ha posto i nostri
paesi di fronte alla sfida di dover
scegliere tra protezionismo e
solidarietà. Siamo convinti che
solo quando si è sicuri della
propria identità si è in grado di
riconoscere il valore dell’altro
e l’importanza dei legami che
promuovono l‘aiuto reciproco”.
L’Europa dunque ha bisogno
anche del contributo dei cristiani.
“La fede ci aiuta ad amare la
nostra identità e coloro a cui
apparteniamo e, allo stesso tempo,
apre i nostri cuori agli altri e ci
incoraggia ad intraprendere tutte
le iniziative necessarie per poter
andare incontro a chiunque è nel
bisogno”. Riguardo alla presenza
dei Rom nell’Europa orientale,
Ccee e Kek hanno deciso di
avviare un processo comune
di riflessione sulla situazione
dei Rom provenienti dai paesi
membri dell’UE (Slovacchia,
Ungheria, Romania e Bulgaria).
“Questo processo – dicono al Ccee
e alla Kek - sarà accompagnato
da esperti e sarà volto a
promuovere iniziative concrete
che permettano, da una parte,
una loro migliore integrazione nel
loro paese di origine e, dall’altra,
di modificare l’erronea percezione
che troppo spesso si ha di essi in
Europa”.
SIR EUROPA
❚❚ 21 febbraio, Bruxelles: la risposta dell’Europa sul tema della libertà religiosa
Un impegno a tutto campo, in attesa di passi concreti
L’
Unione europea tende le mani all’intera area mediterranea, così come agli altri paesi che in queste ore vedono le
piazze invase dalle popolazioni per chiedere libertà, democrazia, giustizia sociale. Allo stesso tempo i 27 spalancano gli
occhi su quanto sta accadendo in diverse regioni del mondo, in
cui le violenze contro le comunità cristiane e gli atti intimidatori
verso altre espressioni religiose si moltiplicano in un crescendo
che non può più essere ignorato. Il Consiglio affari esteri, svoltosi il 21 febbraio a Bruxelles, ha sancito questo impegno “a tutto
campo”. Su mandato dell’Unione europea, l’Alto rappresentante
per la politica estera, Catherine Ashton, è stata inviata il 22 febbraio al Cairo per una serie di colloqui con i rappresentanti delle autorità che stanno reggendo le sorti dell’Egitto dopo la fuga
del presidente Mubarak. Ashton – che di recente è stata anche
in Terra Santa e Tunisia - incontrerà quindi gli esponenti della
società civile e delle forze politiche. L’Ue moltiplica dunque le
attenzioni verso la sponda meridionale del Mediterraneo, così
come confermato dal Consiglio affari esteri, il quale ha affrontato
i casi più urgenti come quelli di Egitto, Libia, Tunisia. Il documento finale cita anche Bahrein e Yemen, esprimendo per tutti
questi paesi la necessità di un processo verso la democrazia,
la pace e lo sviluppo. Il Consiglio ha quindi approvato una
dichiarazione sulla libertà di religione nel mondo (accordo
che era mancato nella riunione del 31 gennaio) nella quale
si ribadisce che “l’Ue è fortemente impegnata nella promozione e tutela della libertà di religione o di credo, senza
alcuna discriminazione”.
Il Consiglio Ue “esprime profonda preoccupazione per il
crescente numero di manifestazioni di intolleranza basate sulla religione, come dimostrano la violenza e gli atti di
terrorismo perpetrati di recente in vari paesi contro i cristiani e i loro luoghi di culto, i pellegrini musulmani e di
altre comunità religiose”. A chiare lettere la dichiarazione
del Consiglio afferma che “tutte le persone appartenenti a comunità o minoranze religiose dovrebbero essere in
grado di praticare la propria religione e culto liberamente,
individualmente o in comunità, senza timore di essere il
bersaglio di intolleranza o di attacchi”. Il testo sulla libertà
di religione segnala ancora: “L’Ue e i suoi Stati membri proseguono l’impegno per concretizzare la libertà di religione
o di credo in tutte le regioni del mondo”, tema che “sarà trattato
nelle relazioni annuali sui diritti umani”. In questo senso l’Ue
continuerà il dialogo con i paesi partner, “proponendo la sua
cooperazione per promuovere la tolleranza religiosa e la tutela
dei diritti umani”. Il Consiglio invita infine l’Alto rappresentante ad adottare “misure e proposte concrete intese a rafforzare
l’azione dell’Ue in questo settore”. Il documento del Consiglio
affari esteri dell’Ue è stato accolto positivamente anche dalla
Commissione degli episcopati della Comunità europea che in
una nota parla di “passo nella giusta direzione”. “Buon senso e
volontà politica – sostiene la Comece - hanno permesso una
presa di posizione forte. Questa era necessaria per contrastare
i numerosi atti di terrorismo e di settarismo contro i cristiani in
tutto il mondo”. “La sicurezza e la sopravvivenza delle comunità cristiane, specie in Medio Oriente, richiedevano un’azione
concreta”. Ma la Comece ritiene che “il Consiglio dei ministri Ue
debba ora tradurre questa affermazione in azioni per garantire
ai cristiani e alle altre minoranze religiose in tutto il mondo il
necessario rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, compresa la libertà di religione”.
Europa
germania
Sabato, 26 febbraio 2011
7
spagna
ucraina
portogallo
irlanda
Rafforzare la lotta contro la
desertificazione
Nel 2010 più dichiarazioni a
favore della Chiesa cattolica
Entro due mesi il nuovo capo
della Chiesa greco-cattolica
Volontariato: una porta aperta
per l’umanizzazione sociale
I cappellani chiedono una
urgente riforma carceraria
Lo ha auspicato mons. Ludwig Schick,
presidente della Commissione per la
Chiesa universale della Conferenza
episcopale tedesca. “È compito di tutta
l’umanità” intervenire, ha affermato
l’arcivescovo, che ha partecipato al
convegno annuale del Consiglio di
amministrazione della “Fondazione
Giovanni Paolo II per il Sahel”.
Il numero delle dichiarazioni a favore
della Chiesa cattolica in Spagna
torna ad aumentare nel 2010. È
stato annunciato il 15 febbraio in
una conferenza stampa a Madrid per
presentare i dati delle assegnazioni
a favore della Chiesa nell’ultima
campagna delle Dichiarazioni dei
redditi.
Il card. Lubomyr Husar ha ufficialmente
annunciato che Benedetto XVI ha
accettato le sue dimissioni dalla carica
di arcivescovo maggiore della Chiesa
greco-cattolica ucraina. Il cardinale,
che oggi ha 77 anni, ha dichiarato:
“Non ho più abbastanza forze. Non
sono io la chiave, la chiave è la Chiesa,
l’obiettivo del nostro lavoro è servirla”.
Accogliendo una dichiarazione dei
ministri Ue, che ha proclamato il
2011 come Anno europeo delle
attività volontarie, il Consiglio
permanente della Conferenza
episcopale portoghese, riunito a
Fatima, ha emesso il 16 febbraio la
nota pastorale “Volontariato e nuova
coscienza sociale”.
I cappellani carcerari irlandesi hanno
chiesto nuovamente una “urgente
riforma del sistema carcerario”. Per
padre Claran Enright, responsabile della
cappellania del carcere di Arbour Hill,
manca la volontà politica di affrontare
il problema che è andato peggiorando
di anno in anno. Abusi e violenze
denunciati anche dal Consiglio d’Europa.
Diritti umani. La dichiarazione presentata da una ventina di
eurodeputati invita la Commissione a raccogliere informazioni
Sono 600.000 i detenuti nelle
carceri dell’Unione Europea
”I
problemi nelle carceri sono numerosi. Il tasso dei suicidi è
elevatissimo. E poi c’è un dato di fatto: le persone che, scontata la
pena, escono di prigione e tornano a delinquere sono sempre di più”.
Françoise Castex, eurodeputata francese, è una dei promotori della
Dichiarazione scritta. “Il 5% dei carcerati in Europa sono cittadini Ue detenuti
in uno Stato che non è il loro. Siamo sicuri che possano avere un trattamento
adeguato e godano degli stessi diritti che avrebbero nel loro Paese?”. Diana
Wallis, britannica, è vicepresidente dell’Eurocamera. Osserva: “Il mio Paese è
quello che ha il maggior numero di detenuti. I problemi sono tanti, ma occorre
garantire ai carcerati il rispetto dei loro diritti”. Stavros Lambrinidis, greco,
anch’egli vice presidente,
ricorda invece che “questo è
un argomento paneuropeo,
non solo nazionale, e
dobbiamo affrontarlo a
livello comunitario”. “In
un’epoca in cui si insiste
molto e giustamente sul
rispetto dei diritti umani aggiunge - noi dobbiamo
occuparci del fatto che ciò
avvenga anche all’interno
delle prigioni” dei 27 Paesi
dell’Unione.
I dati, Paese per Paese.
I dati forniti da Eurostat
fanno riflettere. Al 1°
settembre dello scorso
anno risultavano dietro le
sbarre oltre 83mila persone
(comprese quelle in attesa
di giudizio) in Inghilterra e Galles,
più 7.800 in Scozia e 1.500 nel Nord
Irlanda (i numeri sono rigorosamente
differenziati). In Germania si
contavano 73mila detenuti, come in
Spagna; 64mila in Francia, 58mila
in Italia. Situazione gravissima in
Polonia, con 84mila cittadini in
prigione. In altri casi le cifre, in
relazione alla popolazione, non sono
meno preoccupanti: Romania 26mila,
Repubblica ceca 20mila, fino alle
poche centinaia di Lussemburgo,
Malta o Cipro. Ma tra i Paesi candidati,
la Turchia si ritaglia un posto speciale,
con oltre 100mila persone in carcere.
“È chiaro che occorre sensibilizzare le
opinioni pubbliche europee”, spiega
Lambrinidis, “perché questa è una
vera e propria emergenza sociale
oltre che giudiziaria”. I deputati
sottolineano più volte i diversi aspetti
del fenomeno: sovraffollamento,
suicidi, soprusi, presenza crescente
di detenuti in attesa di giudizio,
numero esorbitante di immigrati da
Paesi terzi. E poi ci sono le donne,
talvolta madri con bambini piccoli.
Ma si parla anche di altri aspetti, fra i
quali la possibilità di un percorso di
redenzione e di inserimento sociale
dopo il periodo in prigione.
Un test di credibilità. “Questo
è un test di credibilità per tutta
l’Europa”, sottolinea il rappresentante
portoghese Carlos Coelho. “In
Europa ci siamo riempiti la bocca
dei diritti umani nel mondo e di
Guantanamo, ma la situazione in
certi istituti europei è gravissima. E
questo non è un problema da trattare
nei confini nazionali: quando si parla
di diritti umani non ci possono essere
frontiere”. Jan Philipp Albrecht,
europarlamentare tedesco, aggiunge:
“Bisogna anche guardare oltre la
situazione delle carceri è pensare
a una armonizzazione minimale
del diritto penale in tutta l’Unione”,
sottolineando le questioni legate
alla cooperazione transfrontaliera
delle forze di polizia, la cattura e la
carcerazione, i diritti degli imputati
durante il processo, specie quando
vengono giudicati all’estero.
✎ Libro verde
S
ono circa 600mila i detenuti
nell’Unione europea, il loro
numero è in costante aumento,
in quasi tutti gli Stati si registrano
condizioni di sovraffollamento
degli istituti di pena; inoltre le
condizioni di detenzione “differiscono
considerevolmente a
seconda degli Stati
membri”. Prende spunto
da queste considerazioni
l’iniziativa di una
ventina di eurodeputati
che ha presentato una
Dichiarazione scritta
intitolata “Violazione dei
diritti fondamentali dei
detenuti nell’Ue”.
I primi cinque firmatari
della Dichiarazione
sono Françoise Castex,
Jan Philipp Albrecht,
Carlos Coelho, Stavros
Lambrinidis, Diana
Wallis, in rappresentanza
dei principali gruppi
politici presenti in
Assemblea: nel corso
della sessione plenaria
di Strasburgo (14-17 febbraio) hanno
esposto la loro iniziativa, mediante
la quale invitano la Commissione che dovrà presentare a breve un Libro
verde sull’argomento - “a raccogliere
informazioni sulle condizioni di
detenzione in tutti gli Stati membri
e sui casi di violazione dei diritti
fondamentali dei detenuti, nel rispetto
del principio di sussidiarietà”. Si
richiedono quindi “norme minime
comuni di detenzione applicabili in
tutti gli Stati aderenti”, la creazione
di “meccanismi nazionali efficaci
e indipendenti di controllo delle
prigioni e dei centri di detenzione”.
Inoltre si “invita la Commissione a
insistere affinché l’Agenzia Ue per i
diritti fondamentali si attivi ai fini
della prevenzione delle violazioni
dei diritti fondamentali dei detenuti”.
Per diventare posizione ufficiale
dell’Assemblea, ed essere trasmessa
all’Esecutivo Barroso, la Dichiarazione
scritta deve raggiungere 369 firme di
eurodeputati entro il 16 maggio 2011.
SIR EUROPA
Il Parlamento contro i farmaci contraffatti
“I medicinali falsificati sono assassini silenziosi
perché possono contenere sostanze tossiche tali da
danneggiare la salute o addirittura uccidere coloro
che li assumono”: Marisa Matias, eurodeputata
portoghese, chiarisce il contenuto della nuova
normativa adottata dall’Assemblea Ue il 16 febbraio
intesa a “impedire l’ingresso di farmaci contraffatti
nella filiera farmaceutica legale”. Il provvedimento
copre anche le vendite via internet e introduce
dispositivi di sicurezza e misure di tracciabilità,
e sanzioni per i contraffattori. La deputata ha
spiegato: “Abbiamo assistito a una crescita
smisurata di questa attività criminale, con un
incremento, dal 2005, del 400% dei sequestri
di farmaci contraffatti. Proteggere la sicurezza
del paziente è l’obiettivo principale di questa
direttiva”. La relatrice ha stimato che l’1% dei
medicinali in vendita sono falsificati.
Notizie flash
■ J. M. Barroso
Stabilità dell’euro e
modifica del Trattato
”Gli Stati membri la cui moneta è l’euro
possono istituire un
meccanismo di
stabilità da attivare in
caso di necessità,
onde salvaguardare la
stabilità nell’intera
area dell’euro. La
concessione di qualsiasi assistenza
finanziaria necessaria nell’ambito di
detto meccanismo è subordinata a una
rigorosa condizionalità”: sarebbe
questa la formulazione del nuovo
paragrafo da introdurre nell’articolo
136 del Trattato di Lisbona che
consentirebbe la creazione di un
meccanismo permanente di stabilità
europea, da rendere operativo a partire
dal 2013, una volta che sarà esaurita la
funzione dell’attuale meccanismo
temporaneo. Lo ha chiarito nei giorni
scorsi la Commissione Ue e per questo
il presidente, José Manuel Barroso, ha
portato il 15 febbraio la posizione
dell’Esecutivo in aula a Strasburgo,
discutendone con gli eurodeputati.
“Questa decisione - ha affermato
Barroso - è di fondamentale importanza
per dimostrare che siamo fermamente
decisi a difendere la nostra moneta
comune e a garantire la stabilità
finanziaria di fronte a certi squilibri
economici osservati in alcuni Stati
membri, squilibri a cui dobbiamo porre
rimedio”. La formulazione proposta, ha
aggiunto il presidente, “ha una portata
limitata ed è conforme al nostro intento
di evitare che le competenze dell’Unione
vengano alterate. Spero che la modifica
del trattato possa essere adottata dal
Consiglio europeo il mese prossimo,
affinché il meccanismo europeo di
stabilità sia operativo nel 2013”.
■ Commissione
Undici “azioni” per i
diritti dei minori
Garantire una maggiore tutela ai diritti
dei minori: è l’obiettivo principale
del Programma che la Commissione
Ue ha presentato in settimana e che
comprende a questo fine 11 azioni
prioritarie, volte a dare applicazione,
per questo ambito, alla Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione. “I diritti
dei minori sono diritti fondamentali e
l’Ue e i 27 Stati membri devono fare
in modo che vengano tutelati e che la
loro azione sia improntata al principio
dell’interesse superiore del minore”,
ha spiegato la vice presidente Viviane
Reding. “Una giustizia a misura di
minore significa che a garantire il
rispetto dei diritti dei più giovani
sia anzitutto il sistema giudiziario,
quando le vittime o gli indagati sono
bambini o adolescenti oppure quando
nei divorzi non c’è accordo tra i
genitori sull’affidamento”. Inoltre, per
proteggere i minori che sono utenti
internet, la Commissione “intende
agire attivamente lottando contro il
ciberbullismo, il grooming, l’accesso a
contenuti nocivi online”. Per diffondere
una “maggior consapevolezza”, la
Commissione aprirà sul portale europa.
eu “uno sportello unico dei minori con
informazioni di facile fruizione sui loro
diritti e sulle politiche dell’Unione”.
8
Mondo
Sabato, 26 febbraio 2011
Notizie flash
■ Ecuador
Risarcimento record
per i danni ambientali
L
a multinazionale petrolifera Chevron
dovrà pagare un risarcimento di
9,5 miliardi di dollari per i danni
ambientali causati, dal 1960 al 1990,
in Ecuador dalla Texaco (società ora
assorbita dalla stessa Chevron). È una
sentenza storica quella pronunciata
lunedì 14 febbraio dal giudice della
corte ecuadoregna. Ad intentare
causa nel 1993 era stata l’ “Assemblea
de Afectados”, un’associazione che
raggruppava circa 30 mila indigeni. Per
quanto riguarda la cifra 5, 4 miliardi
andranno per la pulizia del suolo,
mentre i restanti sono da destinare
ad operazioni complementari. Da
aggiungere la richiesta di scuse
pubbliche da parte della compagnia.
La Chevron ha già dichiarato che farà
appello.
■ Cina-Colombia
Verso un nuovo
“canale” tra oceani
❚❚ Era dal 1979 che non accadeva. Scenari da dopo Mubarak
Due navi militari iraniane varcano Suez
M
entre il Medio Oriente e il Nord Africa continuano ad essere sconvolti dai
venti delle proteste, una notizia - passata sottotraccia - potrebbe lasciar trasparire
alcuni cambiamenti negli equilibri geopolitici del Mediterraneo in attesa di sapere quale
sarà il futuro di Paesi come Egitto, Tunisia e
Libia. La scorsa settimana l’Egitto ha autorizzato il passaggio di due navi da guerra iraniane – dirette in Siria – attraverso il canale di
Suez. La notizia è confermata da fonti militari
al Cairo e ha inasprito le tensioni in Medio
oriente, determinando un aumento nei prezzi del petrolio. Teheran precisa che le imbarcazioni – le prime a ricevere l’autorizzazione
al transito dal 1979 – non trasportano armi,
né materiale chimico o nucleare. Le navi da
guerra iraniane sono dirette in Siria, dove attraccheranno “per alcuni giorni” dopo aver attraversato il canale di Suez. L’agenzia ufficiale
Irna, citando l’ambasciatore iraniano in Siria
Ahmad Mousavi, aggiunge che il passaggio delle imbarcazioni è “un fatto di routine per il diritto internazionale”. Una volta
giunte a destinazione, dovrebbero essere
impegnate in esercitazioni. Al momento i
funzionari egiziani addetti al controllo del
canale di Suez non hanno chiarito i tempi e le modalità del passaggio delle navi
da guerra iraniane. Per poter percorrere
il canale è necessario ricevere l’autorizzazione da parte del Ministero della difesa
e del Ministero degli esteri del Cairo. L’Egitto è obbligato a dare il permesso per il
passaggio se il Paese di provenienza delle imbarcazioni non è in guerra col Cairo.
Se confermato, il passaggio delle navi militari iraniane attraverso il canale sarebbe
il primo dal 1979, l’anno della rivoluzione
islamica che ha consegnato il potere nelle mani degli ayatollah a Teheran. La decisione delle autorità egiziane ha acuito
la tensione in Medio oriente – già segnato da
rivolte di piazza in diversi Stati – e ha determinato un’impennata nei prezzi del greggio.
Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney
conferma che il governo americano “segue
da vicino la situazione” e aggiunge: l’Iran
non è fra le nazioni che possono vantare il
primato “nella regione per comportamento
responsabile”.
Il canale di Suez è lungo 190 km e consente
il trasporto di circa il 2,5% del greggio mondiale, secondo i dati riferiti da Goldman Sachs Group Inc. Il tratto ricopre un’importanza
strategica per il passaggio delle merci tra Asia
ed Europa e del traffico navale militare.
Nei giorni scorsi il Ministro israeliano degli
esteri Avigdor Lieberman ha definito una
“provocazione” il passaggio delle navi iraniane e ha aggiunto: Israele “non ignorerà per
sempre” gesti di questo tipo.
(fonte www.asianews.it)
Problemi internazionali. L’anarchia somala dietro gli attacchi
I
l presidente colombiano, Juan
Manuel Santos, ha annunciato
l’avvio di una serie di negoziati
con la Cina per la costruzione di un
canale alternativo a quello di Panama
per connettere l’oceano Atlantico al
Pacifico. Il progetto – per il momento
solo teorico – prevede la realizzazione
di un “canale secco” ovvero la
possibilità di collegare i due oceani
mediante un sistema di ferrovie.
L’iniziativa si colloca nell’ambito di
sempre più stretti legami commerciali
tra Cina e Colombia, il cui volume è
passato dai 10 milioni di dollari del
1980 ai 5 miliardi del 2010.
■ Tunisia
Voci su ricovero dell’ex
presidente Ben Alì
S
arebbe ricoverato e in coma a
Djebba, in Arabia Saudita, l’expresidente tunisino Ben Ali,
vittima di complicazioni cerebrali:
a riferirlo sono fonti militari e
governative di Riad, citate da agenzie
di stampa internazionali. Ali, destituito
il 14 gennaio dopo giorni di proteste
popolari, sarebbe stato ricoverato in
ospedale tra il 14 e il 15 febbraio sotto
falsa identità per motivi di sicurezza.
La Tunisia è stato il primo Paese
coinvolto nelle proteste.
■ Afghanistan
Scoperti importanti
giacimenti di minerali
I
n Afghanistan ci sono giacimenti
di terre rare, oro, rame, ferro
e altri minerali per oltre 3mila
miliardi di dollari. Lo ha annunciato
il ministro afghano delle miniere che
ha però sottolineato come le miniere
siano concentrate nella regione dell’
Helmand, tradizionale roccaforte dei
ribelli talebani. Questi giacimenti sono
noti almeno dalle ricerche compiute
dall’Unione Sovietica negli anni ’70,
anche se la loro estensione era stata
sottovalutata. Geologi Usa nel 2007
hanno stimato questi giacimenti pari
a 1,4 milioni di tonnellate. Finora
la ricerca si era concentrata sui
giacimenti di rame, ferro e petrolio.
Infatti il costo di estrazione delle terre
rare è elevato e la Cina le vendeva a
tutto il mondo a prezzo molto inferiore.
Ma dal 2009 la Cina – che produce il
97% di questi minerali - ha diminuito
in modo drastico le esportazioni. Questi
minerali sono essenziali nell’elettronica
e in molti settori, dai telefoni cellulari
agli autoveicoli ecologici.
Pirati del Corno d’Africa
L
’8 febbraio scorso il sequestro
Somalia. La mancanza di un governo ha dato
di una nave cargo italiana al
a spinte autonomiste con la nascita,
L’ 8 febbraio il sequestro spazio
largo delle coste somale ha
nel nord, di due repubbliche autonome - il
riportato – almeno per qualche
Puntland e il Somaliland che hanno propri
di una nave italiana.
giorno – l’attenzione dei media italiani
governi ma non godono del riconoscimento
sul problema della pirateria nel golfo
– e dall’altro l’affermazione
Un fenomeno che costa internazionale
di Aden, al largo del Corno d’Africa. Ad
delle Corti Islamiche rovesciate nel 2006
oltre due settimane di distanza non si
dall’invasione da parte dell’esercito etiope e
7 miliardi ogni anno
hanno ancora notizie del mercantile
dagli attacchi aerei statunitensi. Attualmente,
italiano, la Savina Caylyn, 266 metri
dopo il ritiro degli etiopi, in Somalia resta un
e nasce dall’anarchia
di lunghezza, e dei 22 uomini di
contingente di militari dell’Unione Africana
equipaggio, 5 italiani e 17 indiani. Un
che sostiene il governo di transizione,
del Paese africano
attacco atipico perché avvenuto ad
riconosciuto dall’ONU. Il governo controlla,
oltre 850 miglia dalle coste somale, in
però, solo alcune aree della capitale mentre
pieno Oceano Indiano, una distanza
in altre continuano i combattimenti. Gli
raramente raggiunta dai precedenti attacchi. Quello della
ultimi scontri risalgono ai primi di febbraio con la morte di 16
pirateria al largo del Corno d’Africa non è un problema nuovo.
persone nella sola Mogadiscio.
Nel corso del 2010 sono state 49 le navi attaccate con oltre mille Il legame tra instabilità del Paese e pirateria appare sempre
uomini presi in ostaggio. Secondo i dati forniti dalle Nazioni
più evidente. Alan Cole, incaricato per l’Africa orientale
Unite al 31 dicembre 2010 ancora 26 navi risultavano detenute.
dell’Ufficio ONU per la droga e il crimine ha commentato:
Nella maggioranza dei casi la situazione si risolve con il
“l’unico modo per risolvere il problema della pirateria è quello
pagamento di ingenti riscatti. Secondo un recente rapporto
di ricostruire il sistema giudiziario somalo. La pirateria esiste
dell’ONU ogni anno vengono pagati 200 milioni di dollari in
per la combinazione di un sistema giudiziario fallito ma anche
riscatti mentre complessivamente la pirateria nell’Oceano
per la devastazione economica del Paese”. La Somalia rimane
Indiano comporterebbe costi stimati annualmente in 7
uno dei Paesi più poveri del mondo. E’ di pochi giorni fa
miliardi di dollari. Ci sono anche Paesi, come gli Usa, che
l’appello di Marco Procaccini operatore umanitario: “Servono
hanno risposto ai sequestri con l’opzione militare ma i più
camion per il trasporto dell’acqua nella zone più remote,
preferiscono pagare. L’aumento del numero di attacchi ha
serve bonificare i pozzi contaminati, riaprire quelli in secco.
portato sempre più navi militari a pattugliare il golfo per
Serve cibo per chi non è riuscito a avere il raccolto. È urgente
proteggere le navi dirette al canale di Suez dove transita circa
portare aiuto ai pastori che hanno perso migliaia di animali,
l’8% del commercio mondiale. Nella zona è presente anche
è necessario contrastare le malattie che nascono quando
la EU NAVFOR una missione navale organizzata dall’Unione
manca l’acqua. Diarrea, colera, tifo, proliferano in mancanza
Europea a cui partecipa la fregata della Marina militare
di condizioni igieniche di base”. Una situazione che rischia di
italiana ‘Zeffiro’. La scorsa settimana, dopo giorni di ricerche,
degenerare con la siccità di questi mesi. Un contesto in cui
il cargo italiano è stato individuato da alcuni satelliti mentre
il giro d’affari garantito dai pirati – che da sempre hanno il
si dirige verso le coste somale. Ed è proprio alla Somalia che
sostegno di ampia parte della popolazione e di diversi politici
si deve guardare per cercare di inquadrare il fenomeno della
locali – rappresenta una linfa vitale per interi villaggi. Intanto
pirateria. Il Paese del Corno d’Africa, ex colonia italiana, si
la comunità internazionale continua a stare alla finestra e,
trova, infatti, dalla caduta del regime di Siad Barre nel 1991
soprattutto, alla larga dai problemi della Somalia, scegliondo di
in una situazione di anarchia fatta di instabilità, guerre civili
non affrontare alla radice la questione somala, ma limitandosi
e vuoti di potere. Nemmeno l’intervento delle forze ONU,
a potenziare i pattugliamenti nel golfo e pensando alla
all’interno dell’operazione Restore Hope, a partire dal 1992,
possibilità di imbarcare a protezione dei mercantili gruppi di
riuscì a riappacificare il Paese che, in questi vent’anni, è
militari auturizzati a sparare ad eventuali aggressori.
diventato il termine di traffici internazionali di ogni sorta: in
particolare di rifiuti tossici scaricati nel mare o sulle coste della
MICHELE LUPPI
Cultura
Unità d’Italia:
guadagni e
problematicità
Il cardinal Giacomo Biffi, in poche
pagine ben scritte, ci aiuta a celebrare un
anniversario sfuggendo ai limiti della retorica
C
e n’è anche per Alessandro
Manzoni, colpevole di
aver composto “uno degli
endecasillabi più brutti della
letteratura italiana: Liberi non sarem
se non siam uni”. Lo stile immediato
ed efficace è quello consueto con cui
di Agostino Clerici
ama procedere nei suoi scritti il card.
Giacomo Biffi, che non ha voluto
mancare di dire la sua in merito ad un
argomento di grande attualità, quale è l’anniversario dell’unità d’Italia. Ed
il libro appena pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena (L’unità d’Italia.
Centocinquant’anni 1861-2011, pagine 88, euro 8,00) si offre come un
“contributo di un cardinale a una rievocazione multiforme e problematica”.
Già: multiforme e problematica. La rievocazione prende avvio da Bologna
- la città ove il card. Biffi vive e di cui è stato arcivescovo dal 1984 al 2004 ove nel 1796 arrivano le truppe di Napoleone Bonaparte: “Prima di allora i
conquistatori - spagnoli o autriaci che fossero - non si erano mai permessi
di derubarci delle nostre opere d’arte. Cosa che invece i francesi fecero
sistematicamente”. E - aggiunge il card. Biffi - “per quel che se ne sa, nessuna
voce di vergogna o di rammarico è giunta poi fino a noi dalla Francia per
questo odioso comportamento”. Ma la novità portata dalle truppe di Napoleone
non si esaurisce qui: “quell’esercito di ladri
era anche, per così dire, un esercito di
missionari” e diffuse, insieme ai veleni della
Rivoluzione, anche il principio secondo cui
la sovranità risiede essenzialmente nella
Nazione. “Così il tema dell’unità d’Italia
cominciò a intrigare le menti e la voglia di
conseguirla affascinò a poco a poco molti
cuori”. Da questo antefatto si sviluppano
gli agili capitoletti del libro breve, in cui
la critica della retorica del Risorgimento
s’accompagna all’onesta riconoscenza per
alcuni indubbi guadagni storici. Segnaliamo
subito questi ultimi, onde evitare l’accusa di
evidenziare una problematicità polemica e
disincarnata a scapito di una verità storica
indubitabile. I “guadagni” del Risorgimento
sono tre: l’aver definitivamente liberato
l’Italia da ogni dominazione non italiana,
l’aver radunato tutti gli italiani nella realtà
politica di un solo Stato, la scomparsa del
potere temporale pontificio “che nessun
cattolico si sogna più di rimpiangere”. Ma
qualche sottolineatura deve essere fatta,
e il card. Biffi non se le lascia sfuggire.
Intanto è sbagliato quel tono di radicale
cambiamento che è sotteso allo stesso
termine che si usa per definire quel vasto
fenomeno che portò all’unità d’Italia:
“Risorgimento”. Come “a lasciar credere
che si sia trattato… di un passaggio dalla
tenebre alla luce” e che “prima del 1860
tutto è degenerazione e squallore; dopo il
1860 tutto riprende a fiorire”. Bastano pochi
accenni alla vitalità del Settecento per
dimostrare che l’Italia era nazione prima
ancora di diventare Stato. Anzi, una certa
vitalità culturale e scientifica sembra essersi
affievolità dopo l’unità politica. Il card. Biffi
cita un’acuta osservazione di Dostoevskij
e propone una pagina illuminante di
Solov’ev, che, dall’esterno, riconoscono
che gli italiani c’erano già prima dell’Italia
(in polemica con la famosa sentenza di
Massimo D’Azeglio, secondo cui “adesso
che abbiamo fatta l’Italia, dobbiamo
riuscire a dar vita agl’italiani”). Un secondo
aspetto di critica del Risorgimento riguarda
il misconoscimento dell’identità religiosa
cristiana che caratterizza la nostra Nazione
ben prima che nascesse lo Stato, e “ridurre
concettualmente la Nazione italiana entro
l’idea di quello Stato, che da un secolo
e mezzo costituisce, per così dire, il suo
rivestimento politico, è un equivoco più
o meno consapevole che potrebbe poi
determinare inconvenienti non da poco nel
modo di concepire la nostra vita associata”.
Presentato al Papa l’Annuario Pontificio 2011
I cattolici
nel mondo
A
umentano complessivamente
nel mondo i fedeli battezzati, i
vescovi, i sacerdoti diocesani,
i diaconi e i candidati al sacerdozio.
Aumentano, nello stesso tempo,
le circoscrizioni ecclesiastiche.
Diminuiscono i sacerdoti del clero
religioso e le religiose. Questo, in sintesi,
il quadro generale – con differenze tra
continente e continente –, come emerge
dall’Annuario Pontificio 2011 presentato
il 19 febbraio scorso a Benedetto XVI dal
cardinale Tarcisio Bertone, segretario
di Stato, e mons. Fernando Filoni,
sostituto alla Segreteria di Stato per gli
Affari generali. Il volume è stato curato
da mons. Vittorio Formenti, incaricato
dell’Ufficio centrale di statistica della
Chiesa, dal prof. Enrico Nenna e dagli
altri collaboratori del medesimo Ufficio.
La stampa è della Tipografia vaticana. Il
Papa ha ringraziato per l’omaggio e ha
espresso la sua gratitudine per quanti
hanno contribuito a realizzare questa
nuova edizione dell’Annuario. Dalla
lettura del volume si rileva in particolare
che nel 2010 sono state erette dal Papa
10 nuove sedi vescovili, 1 esarcato
9
Novità in libreria
■ Bernard Sesboüé
Breve storia della teologia
dello Spirito Santo (San Paolo)
Uno volume completo e accurato sulla
terza persona della Santissima Trinità,
aggiornato agli studi teologici più
recenti, redatto dal famoso teologo
gesuita francese, docente di teologia e di
patrologia (euro 8,00).
■ Giuseppe Di Luca
Quando le feste erano
cristiane (Città Nuova)
Il calendario occidentale
è scandito da ricorrenze
che hanno un’origine e
un significato cristiani,
attorno ai quali nel corso
del tempo si sono
costruite affascinanti
tradizioni – dall’uovo
pasquale all’albero
natalizio – e rituali che spesso distorcono
il senso originario. Un itinerario
suggestivo: partendo da una riflessione
sull’identità e sul significato della festa, si
recupera il senso della festa stessa
secondo la Bibbia. Quindi l’autore ne
analizza alcune dai primitivi significati di
fede agli attuali distorcimenti e
risignificazioni. (euro 6,00).
■ Comunità Caresto
Il perdono nella coppia,
oltre la colpa (Paoline)
È possibile perdonare?
Cos’è veramente il
perdono? Da dove esso
scaturisce? Può la
riconciliazione –
all’interno di una coppia
– restituire l’amore,
risanare le ferite e
riportare la festa? Il
volume ospita diciannove capitoli con
schede tematiche sul perdono nella coppia.
Le schede sono redatte secondo lo stile
proprio della Comunità di Caresto, che
privilegia il taglio più concreto che
speculativo (euro 10,00).
■ Gabriele Corini
Educati all’amore (Paoline)
Questo itinerario biblico
si costruisce intorno a
una domanda tutt’altro
che scontata: come
cristiani, crediamo
davvero all’amore?
L’Autore, attraverso il
metodo della lectio
divina, propone un
percorso in cui sono tracciate due
dimensioni dell’amore: la prima si riferisce
all’esperienza umana di amicizia, affetto,
solidarietà, la seconda invece indica la
dimensione teologale dell’amore, frutto
dello Spirito, che sperimenta il perdono e
il dono di sé (euro 12,50).
I fedeli battezzati
sono passati da 1.166
milioni nel 2008 a
1.181 nel 2009 con un
aumento percentuale
pari all’1,3%
apostolico e 1 vicariato apostolico. In
totale, nel mondo, le circoscrizioni
ecclesiastiche sono ora 2.956. A livello
planetario i fedeli battezzati sono
passati da 1.166 milioni nel 2008 a 1.181
nel 2009 con un aumento percentuale
pari all’1,3%. Il numero dei vescovi è
salito da 5.002 a 5.065. I sacerdoti, in
totale, sono aumentati negli ultimi dieci
anni passando da 405.178 nel 2000 a
410.593 nel 2009, con un incremento
percentuale dell’1,34% a livello
mondiale. In particolare, nel 2009, i
sacerdoti sono cresciuti dello 0,34%
rispetto al 2008, grazie all’incremento
del clero diocesano che ha compensato
la riduzione del clero religioso, ovunque
diminuito, tranne in Asia e in Africa . I
Sabato, 26 febbraio 2011
diaconi permanenti aumentano di oltre
il 2,5%, passando da 37.203 del 2008 a
38.155 del 2009, con incrementi elevati
in Asia (16%) e in Oceania (19%). In
flessione le religiose professe. Nel 2008
erano 739.068, ora sono 729.371. La
crisi quindi rimane, nonostante l’Africa
e l’Asia, dove invece sono in aumento.
Il numero dei candidati al sacerdozio
è cresciuto dello 0,82%, passando
da 117.024 unità nel 2008, a 117.978
nel 2009. Gran parte dell’aumento
è attribuibile ad Asia e Africa, con
ritmi di crescita del 2,39% e del 2,20%,
rispettivamente. L’Europa e l’America
hanno registrato una contrazione,
rispettivamente, dell’1,64% e 0,17%
nello stesso periodo.
■ G. I. Gargano
Clemente e Origene
ad Alessandria (San Paolo)
Il monaco camaldolese
Gargano ricostruisce il
quadro storico di un
crocevia importante come
Alessandria, sullo sfondo
del quale si stagliano
figure di notevole rilievo
spirituale e fervono i
“laboratori cristiani”
dell’epoca, che caratterizzano la città e
instaurano rapporti fecondi con il mondo
ebraico, con quello pagano e con i grandi
filosofi del retaggio greco (euro 19,00).
a cura di Agostino Clerici
10 Sabato, 26 febbraio 2011
Nuovi Santi
Canonizzazione il 23 ottobre. La data è stata ufficializzata da papa Benedetto XVI
lunedì 21 febbraio, durante il Concistoro Ordinario Pubblico in corso in Vaticano
In festa con il beato Guanella
L
unedì 21 febbraio, alle ore
12.00, si è tenuto a Roma,
nei palazzi Vaticani, il
Concistoro Ordinario Pubblico per
la canonizzazione del beato Luigi
Guanella, alla presenza, tra l’altro,
del vescovo di Como monsignor
Diego Coletti, accompagnato da
una delegazione della Diocesi,
e di rappresentanti dei Servi
della Carità, delle Figlie di Santa
Maria della Provvidenza (le due
congregazioni guanelliane) e dei
laici guanelliani. La celebrazione
è stata semplice e sobria. Dopo
la recita dell’Ora Sesta papa
Benedetto XVI ha indicato in
domenica 23 ottobre la data in
cui il beato sarà proclamato santo,
insieme con monsignor Guido
Maria Conforti, fondatore della
Pia Società di San Francesco
Saverio per le missioni estere
(Missionari Saveriani) e madre
Bonifacia Rodríguez de Castro,
fondatrice della Congregazione
delle Serve di San Giuseppe.
Grande è stata la gioia nella
famiglia Guanelliana e nella
Chiesa di Como. Tra le prime
reazioni festose all’arrivo della
notizia è stato il suono delle
campane nelle chiese delle Diocesi
e una solenne celebrazione
eucaristica di ringraziamento
presieduta dal superiore della Casa
Divina Provvidenza don Angelo
Gottardi proprio sull’altare che
poggia sull’urna del futuro santo
nel Santuario del Sacro Cuore
di Como. Una liturgia molto
partecipata e raccolta espressione,
dopo il tempo dell’attesa, di viva
commozione.
Ha dichiarato il postulatore
generale don Mario Carrera,
che vede così coronato un lungo
cammino: «In una stagione di
emergenza educativa, povertà
diffusa e sempre più marcata
globalizzazione, il proporre da
parte della Chiesa delle figure
espressive, che hanno saputo farsi
carico delle fragilità delle persone
e incarnare delle risposte concrete
a tali problematiche è rispondere
ad una crisi di fiducia nella stessa
vita e anche agli interrogativi che
■ Pellegrinaggio
La diocesi a Roma
per la canonizzazione
del beato Luigi Guanella
Il segretariato diocesano pellegrinaggi, in
collaborazione con l’Opera don Guanella,
propone un pellegrinaggio a Roma,
guidato dal vescovo monsignor Diego
Coletti, con tre possibilità di date:
- dal 19 al 24 ottobre (in pullman): sono
previsti, il primo giorno, la sosta, la visita
e il pernottamento ad Assisi; si prosegue
per Roma con un articolato programma
di visita e la partecipazione alla veglia di
preghiera del 22 ottobre, la canonizzazione
il 23, la Santa Messa di ringraziamento in
San Pietro la mattina del 24 ottobre;
- dal 21 al 24 ottobre (in pullman): vedi
il programma di Roma;
- dal 22 al 24 ottobre (in treno): vedi gli
ultimi tre giorni a Roma.
Sui prossimi numeri tutte le informazioni
utili su iscrizioni e costi.
Un percorso che, passo dopo
passo, ha seguito lo svolgersi
del cammino canonico: un
momento di grande gioia per un
santo concreto e molto attuale
la gente, ancora oggi, pone a Gesù. Attraverso dei
battezzati, i santi appunto, capaci di essere in sintonia
con il respiro di Dio, Gesù risponde agli uomini con
la compassione del Padre. Il santo, non è una statua
da collocare in una nicchia, ma è energia divina che
si diffonde nelle strade degli uomini. Don Guanella padre dei poveri, educatore appassionato e cittadino
del mondo - è stato un campione della fede che ha
lasciato in eredità ai suoi imitatori, preti, suore e
laici il compito di prendersi cura delle persone più
fragili, accompagnandoli nei momenti più delicati
della vita del nascere e del morire. L’evento della
canonizzazione del nostro Fondatore imprime, ai
nostri stili di vita un’accelerazione verso la santità
come adesione risoluta alla voce di Dio, nascosta nel
grido d’invocazione dei poveri. La santità è una mano
allungata in cerca di altre mani, è un passo spinto
a curare le fragilità dai mille volti: dalla povertà del
pane alla mancanza di speranze».
«Con grande gioia ed emozione abbiamo partecipato
questa mattina al Concistoro Ordinario Pubblico
- afferma il vescovo monsignor Diego Coletti -.
Uno dopo l’altro abbiamo seguito con trepidazione
i passi dell’articolato cammino che ha portato alla
canonizzazione del beato Luigi Guanella, figlio
della Chiesa di Como, primo santo dell’epoca
moderna della nostra diocesi, alla quale ora spetta
la felice e impegnativa responsabilità di custodire,
accrescere e far conoscere la bellezza
e la profondità del messaggio
guanelliano, fatto di atti concreti di
amore prima ancora che di parole.
È una felice coincidenza il fatto che
la canonizzazione di don Luigi cada
proprio all’inizio del decennio che
la Chiesa italiana dedica al tema
educativo, considerata proprio la
sua passione per quella che oggi
chiamiamo la “sfida educativa“.
Don Luigi è un esempio da seguire,
testimone di una carità autentica, di
una trasparenza di Vangelo vissuta
nell’attenzione gratuita nei confronti
dei fratelli. Questo è il tratto
distintivo della sua santità: essere
testimone credibile e coerente di una
Parola che ha annunciato vivendola.
E tutto questo lo ha fatto con
grandissima umanità. Un’umanità
da intendersi non solo come capacità
di ascolto e sensibilità nei confronti
degli altri. Ma anche come l’essere
stato persona consapevole delle
proprie risorse e dei propri limiti,
coinvolta in molteplici interessi,
pronta a rimboccarsi le maniche e a
sporcarsi le mani nella realizzazione
di moltissime attività. Per questo
è un testimone che ascoltiamo
volentieri: il suo è un messaggio
senza confini, attualissimo, vero. Un
grazie a tutti coloro che, in questi
anni, con grande impegno e amore
per don Guanella hanno collaborato
al corretto svolgimento del processo
di canonizzazione, e, soprattutto,
hanno pregato
con lui e per lui».
una vita pienamente vissuta in questi
luoghi, tra questa gente, ed è bello
condividere con la Chiesa Diocesana
la bella notizia. Sentiamo una grande
gioia ed insieme un grande impegno
e una grande responsabilità per
portare avanti nella nostra vita la
preziosa eredità spirituale di don
Guanella. La sua santità deve essere
un invito ad imitarlo nell’essere
tutti noi santi nel nostro quotidiano,
proprio in questa terra che lo ha
visto bambino, giovane sacerdote e
apostolo di carità».
Anche suor Anna Studioso,
Superiora Provinciale delle Figlie
di Santa Maria della Provvidenza si
unisce alla gioia: «Il riconoscimento
ecclesiale della santità di Don
Guanella è motivo di grande festa
per tutta la Famiglia Guanelliana. È
segno di speranza, in questo nostro
mondo così travagliato. Ci assicura
che è ancora vero e valido l’ideale
per cui il nostro Fondatore ha speso
tutta l’esistenza: ogni vita è preziosa
perché generata da quel Dio, Padre
Provvidente, che ama ciascuno
dei suoi figli come se fosse l’unico.
L’evento della canonizzazione
stimola non solo i Guanelliani,
ma ogni cristiano, a tenere alto lo
sguardo, a puntare verso la stessa
meta di Santità che ha affascinato e
attratto Don Luigi e gli ha insegnato
a scoprire la bellezza di Dio nel volto
del povero e dell’emarginato».
Don Remigio
Oprandi,
Superiore
Provinciale dei
Servi della Carità
ha sottolineato:
«Don Guanella
non è solamente
il nostro Padre, il
nostro Fondatore,
ma è anche frutto
delle nostre belle
montagne e
figlio della nostra
Chiesa Comense.
La santità di don
Guanella viene
da qui, dalla
concretezza di
Biografia
William Glisson
I guanelliani
Una vita
per i fratelli
Il riconoscimento del
miracolo negli Usa
La loro presenza
nel mondo
Luigi Guanella nacque a
Fraciscio, una frazione del
comune di Campodolcino
(Sondrio), in Valle Spluga, il 19
dicembre 1842 e morì a Como
il 24 ottobre 1915. Dopo gli
studi nel seminario diocesano di
Como fu consacrato sacerdote
il 26 maggio 1866. Per tre
anni è stato accanto a don
Bosco, poi a Como, iniziò la sua
grande opera al servizio dei più
poveri. Da quelle prime opere
lievitarono altre istituzioni
in Italia, in Svizzera e negli
Usa. Fondò due Congregazioni
religiose: le Figlie di santa
Maria della Provvidenza e i Servi
della Carità. Fu beatificato il 25
ottobre 1964 da Paolo VI, che
amava un’espressione abituale a
don Guanella: “È Dio che fa!”.
Con l’ufficializzazione della data ha avuto lieto epilogo
la causa di canonizzazione del beato nato a Fraciscio di
Campodolcino (So), apostolo della carità. Ricordiamo che
il miracolo attribuito alla sua intercessione è avvenuto
nel marzo 2002 a Springfield, un sobborgo della città di
Philadelphia (dove esiste un Centro di riabilitazione diretto
dall’Opera don Guanella) e ha riguardato la guarigione del
giovane William Glisson da un gravissimo trauma cranico
che non lasciava speranze riportato durante una caduta
mentre pattinava. Glisson giunse in coma all’ospedale.
Un’amica di famiglia, che lavora nel centro riabilitativo,
consegnò alla mamma di William due reliquie del beato: da
quel momento iniziò una rete di preghiera per ottenere il
miracolo. La guarigione fu prodigiosa e nel 2008 Glisson
si è sposato. Dopo il processo canonico nella Diocesi
statunitense, la documentazione è stata portata alla
Congregazione per le Cause dei Santi a Roma e dopo i
pareri favorevoli della Commissione medica (novembre
2009), della Consulta dei Teologi (gennaio 2010) e della
congregazione ordinaria dei Cardinali (aprile 2010), il
Santo Padre il 1 luglio 2010 ha firmato il Decreto.
La Congregazione dei “Servi
della Carità”, con le relative
Costituzioni, furono approvate in
via provvisoria il 10 luglio 1928
e definitivamente il 16 luglio
1935. Oggi è presente con circa
450 religiosi in 20 nazioni di
4 continenti, attiva nelle aree
dell’educazione, riabilitazione,
sanità e assistenza, promozione
culturale delle persone senza
istruzione di base. Ad oggi
la Congregazione conta 528
confratelli di cui: 317 sacerdoti,
34 fratelli, 8 chierici, 1 Vescovo.
Il ramo femminile, la
Congregazione delle Figlie di
Santa Maria della Provvidenza,
approvata dalla Santa Sede il 19
maggio 1917, è presente con
circa 700 religiose in 14 nazioni
di 3 continenti.
Nuovi Santi
Sabato, 26 febbraio 2011 11
“Tre santi, un unico grande disegno”
L
a diocesi di Como è in festa non solo per la notizia della
canonizzazione del beato Luigi Guanella, figlio della Chiesa di
Como, ma anche per la canonizzazione di un’altra grande figura del
cattolicesimo: mons. Guido Conforti, già vescovo di Parma e fondatore
della congregazione dei Missionari Saveriani. A proclamarlo beato, il 19
marzo 1996, fu Giovanni Paolo II. L’annuncio della sua canonizzazione ha
avuto echi anche in provincia di Como: a Tavernerio sorge una delle case
più importanti d’Italia della Congregazione parmense. Si tratta di Villa dei
Pini a Tavernerio. Un centro di animazione missionaria divenuto negli anni
un punto di riferimento per l’intera diocesi. La presenza dei missionari
saveriani a Como risale alla fine degli anni cinquanta quando don
Giorgio Brusadelli, allora direttore del quotidiano “L’Ordine”, segnalò alla
congregazione la possibilità di avere
a disposizione una struttura, Villa
dei Pini appunto, che dopo essere
stata per molti anni un sanatorio si
apprestava alla chiusura. Acquistata
la struttura a partire dal 1960
iniziarono i lavori di ristrutturazione.
La gioia è condivisa dagli otto
missionari saveriani originari della
nostra diocesi. Ecco come padre Lino
Maggioni, direttore della comunità
saveriana di Tavernerio, esprime la
sua gioia per la notizia.
“Per noi questa proclamazione
oltre alla grande gioia comporta la
responsabilità di dare dimensione
pubblica e visibilità alla figura
di mons. Conforti. I santi, infatti,
appartengono a tutti e a maggior
ragione un santo missionario,
appartiene al mondo intero. Noi
come famiglia saveriana (ottocento
missionari sparsi in quattro
continenti) siamo legati a lui perchè
ci guida a sognare una famiglia di
Dio che abbracci tutto il mondo. Nella
nostra storia sappiamo quanto il
Crocifisso l’abbia aiutato a fare questa
scelta. Era lo stesso san Guido Conforti
a dire guardando il Crocifisso: “Così
si ama”. Ammiriamo il coraggio con
cui ha aperto la missione in Cina
in un tempo in cui quella grande
nazione cominciava la rivolta contro il
colonialismo. Ammiriamo la fede per
cui ha visto il suo primo missionario
in Cina morire martire un anno dopo
il suo invio e il secondo lasciare il
sacerdozio. Ora sentiamo che è venuto
il momento di far vedere a tutti questa
santità. A rinforzare questa decisione
che abbiamo preso in questi giorni c’è
Guanella. Per questo anche il mondo
il fatto che San Guido diventerà santo
non credente ammira migliaia di
insieme al beato Guanella e assieme
uomini destinati al sovvenimento
a suor Bonifacia Rodríguez de Castro,
degli infermi, al capezzale dei
fondatrice della Congregazione delle
moribondi, nel pericolo stesso del
Serve di San Giuseppe. Mi pare di
contagio, all’istruzione dei fanciulli,
cogliere un legame tra queste tre figure.
al riscatto degli schiavi, a conforto
L’immagine che meglio la rappresenta
dei prigionieri, alla civilizzazione
è quella di un diamante di valore
dei barbari! Qualche volta scrive
incommensurabile. Il diamante
pagine piene di entusiasmo, dedica
della carità di Dio. Un diamante
monumenti, conia medaglie per
che riflette la luce in tre direzioni.
questi eroi della carità. Ma notatelo
Don Guanella riflette l’iridescenza
bene, fratelli e figlioli dilettissimi,
verso gli emarginati della società,
e fatelo notare ai dilettanti della
suor Rodriguez verso le donne che
carità: quelli sono grandi nell’amore
per prime hanno vissuto sulla loro
fraterno, che sono grandi nella pietà
pelle la lotta operai e mons. Conforti
verso Dio, grandi nel distacco dal
che manda l’iridescenza di Dio fino
mondo e di se stessi».
agli estremi confini della terra. Tre
A Como e dintorni ci sono due vie
giganti che hanno condiviso un stesso,
dedicate ai futuri Santi, ed è bello
difficile ma cruciale periodo storico:
che i comaschi abbiano così reso
il passaggio dal XIX al XX secolo. In
un visibile omaggio a questi due
vista del 23 ottobre Como si trova
grandi testimoni dell’amore di Dio
all’epicentro di questa canonizzazione
in un periodo così difficile della
perché almeno due santi sono
storia italiana come il passaggio tra
ricordati qui. Prima di tutto san
XIX e XX secolo. Ci piace pensare,
Luigi Guanella e poi san Guido. Noi
come è nell’immaginario collettivo,
missionari saveriani siamo a Como
che la via simboleggi il cammino, la
dal 1960. La nostra casa vuole essere
tensione verso la meta o l’incontro
un centro di animazione missionaria
verso cui si è diretti, l’essenza della
e di aiuto alla pastorale missionarietà
nostra dimensione di pellegrini.
della Chiesa di Como. La spiritualità
A Tavernerio, poco distante dalla
del Vescovo san Guido ci ricorda che
Casa saveriana Villa dei Pini, è stata
tutti siamo chiamati a portare la fede
recentemente individuata la “via G.
anche là dove la Chiesa è ancora a
M. Conforti – Missionario”. A Como,
crescita zero. A rinforzare, a tener viva
accanto alla Casa Divina Provvidenza,
nella Chiesa di Como questa idea
prima fondazione guanelliana,
perché il Concilio ha ribadito quanto
da oltre novant’anni c’è “via Luigi
san Guido diceva auspicava: Dio vuol
Guanella – sacerdote e filantropo
trasformare il mondo in un’unica
– 1842-1915”. Riteniamo, per i
famiglia, la famiglia dei suoi figli”.
motivi così efficacemente ricordati
Sui prossimi numeri vi terremo
da mons. Conforti, che, forse, nel
aggiornati sulle attività che la
secondo caso, non sia stato colto e
congregazione ha intenzione di
reso adeguatamente il senso della
promuovere nella nostra diocesi in
grandezza di don Guanella, santo di
vista della canonizzazione per far
vera carità.
conoscere meglio la figura di san
SILVIA FASANA
Guido Conforti e il suo carisma.
La gioia dei
missionari saveriani
della Comunità
di Tavernerio
testimoni
Santi nello stesso
giorno: Conforti
e Guanella, già in
vita, furono uniti
da un legame
di grande stima
Negli scritti
di Conforti
l’attenzione
all’esempio
del Guanella
G
li “scherzi” della Provvidenza…
Proprio la Provvidenza ha voluto
che don Luigi Guanella e mons.
Guido Maria Conforti venissero
canonizzati nello stesso giorno. Il primo,
umile sacerdote diocesano, schierato sul
fronte della solidarietà e dell’assistenza,
il secondo, vescovo di Parma, in quello
dell’evangelizzazione di popoli lontani,
ma entrambi impegnati a far conoscere
al mondo l’amore di Dio. I due si erano
incontrati, e come sosteneva Guanella,
era accaduto che «le anime sante si
conoscono tra loro e a vicenda e con
tutto il cuore si amano. La più grande
felicità è trovarsi due persone amiche e
aiutarsi nel grande affare della propria
santificazione».
Sappiamo che si erano conosciuti
tra il 1891 e il 1894, quando Conforti,
giovane sacerdote originario di Parma,
aveva affrontato un viaggio, all’epoca
lungo e disagevole, per recarsi a Como
a trovare mons. Andrea Ferrari, già
rettore del Seminario Diocesano da lui
frequentato. Il Vescovo Ferrari approfittò
dell’occasione per far conoscere al
suo pupillo un prete santo e scomodo
allo stesso tempo che lui stesso aveva
imparato ad apprezzare e stimare: don
Guanella. Conforti era stato vivamente
colpito dal sacerdote montanaro e dopo
molti anni così ricordava quell’incontro:
«Don Guanella, gloria fulgida del
sacerdozio cattolico, onorò altamente la
sua missione sacerdotale con la santità
della vita e con opere meravigliose di
carità… Ricordo d’averlo avvicinato,
parecchi anni or sono, e perdura in
me l’impressione gratissima che ne ho
riportato; l’impressione
che sogliono lasciare
i santi in quanti
hanno la fortuna di
trattare con essi. Più
che a pregare per lui,
mi sento inclinato
a raccomandarmi alle sue orazioni,
ritenendo che già sia in possesso di
quella gloria verace che non conosce
tramonto, riservata al servo buono e
fedele, che ha impiegata santamente
la giornata». Anche in una sua omelia
tenuta a Parma come Vescovo di
quella Diocesi il 15 agosto 1914,
Solennità dell’Assunzione della B.V.
Maria, parlando della carità e della
filantropia, citava don Guanella (che
sarebbe morto poco più di un anno
dopo) come esempio di carità autentica,
affiancandolo ai grandi campioni di
santità di tutti i tempi: «Io ammiro il
bene ovunque si trovi e qualunque sia il
nome che porti, ma non posso a meno
di fare rilevare a questo punto, costretto
dalla evidenza dei principi e dei fatti
testé accennati che sarà sempre grande,
immensa la distanza, che passa tra la
carità cristiana e la filantropia; sarà
sempre la distanza che intercede tra il
Cielo e la terra, tra il divino e l’umano.
La filantropia in qualche momento
fortunoso per l’individuo e per la patria
potrà ottenere atti più o meno generosi
di altruismo, ma non già il sacrificio della
intera vita che equivalga ad un lento
martirio sostenuto spontaneamente
con una dedizione sovrumana. La
filantropia potrà anche spremere dalla
borsa del facoltoso un obolo più o
meno abbondante a sollievo della altrui
miseria, non già indurlo all’abbandono
dì ogni cosa per sempre dedicarsi al
bene del prossimo… La filantropia non
potrà mai creare uomini dello stampo
del Lellìs, di Vincenzo de’ Paoli, di Carlo
Borromeo, di Cottolengo. del Bosco, del
Vita diocesana
12 Sabato, 19 febbraio 2011
Agenda
del Vescovo
Giovedì 24
A Como, mattino e pomeriggio, in
Vescovado, Consiglio Episcopale; a
Como, alle ore 20.45, presso la chiesa
di san Fedele, celebrazione della Santa
Messa per la fraternità di CL.
Da venerdì 25
a domenica 26
Visita pastorale alla Zona Bassa
Valtellina: parrocchia di Morbegno.
Lunedì 28
A Como, mattino e pomeriggio, in
Vescovado, Consiglio Episcopale.
Martedì 1° marzo
A Como, al mattino, in Seminario,
Consiglio Presbiterale; nel pomeriggio,
in Vescovado, Consiglio Episcopale.
Mercoledì 2
A Como, tutto il giorno, in Vescovado,
udienze e colloqui personali.
Giovedì 3
A Como, al mattino, in Vescovado,
Consiglio episcopale; nel pomeriggio,
udienze e colloqui personali; in
serata, incontro con i giovani della
Propedeutica.
Ecumenismo:
viaggio
in Ucraina
dal 27 aprile
al 1° maggio
La chiamata universale alla santità
N
ella domenica 20 febbraio, le letture bibliche ci hanno parlato “della volontà
di Dio di rendere partecipi gli uomini
della sua vita: ‘Siate santi, perché io, il
Signore, vostro Dio, sono santo’ - si legge nel Libro del Levitico. Con queste parole, e i precetti
che ne conseguono, il Signore invitava il popolo che si era scelto ad essere fedele all’alleanza
con Lui camminando sulle sue vie e fondava la
legislazione sociale sul comandamento ‘amerai il tuo prossimo come te stesso’”. Lo ha detto, domenica mattina, Benedetto XVI, prima
di recitare l’Angelus da piazza San Pietro. “Se
ascoltiamo, poi, Gesù, nel quale Dio ha assunto un corpo mortale per farsi prossimo di ogni
uomo e rivelare il suo amore infinito per noi –
ha aggiunto il Papa -, ritroviamo quella stessa
chiamata, quello stesso audace obiettivo. Dice,
infatti, il Signore: ‘Siate perfetti come è perfetto
il Padre vostro celeste’”. Ma, si è chiesto il Santo Padre, “chi potrebbe diventare perfetto? La
Sabato 5
Santa Messa e conferimento del
sacramento della Confermazione a
Valle di Colorina.
La riunione generale dei ministri straordinari
della Comunione Eucaristica per i quali
i rispettivi parroci e superiori delle case
religiose hanno inviato all’ Ordinario
Diocesano domanda di rinnovo per il triennio
2010/ 2013 si terrà:
- a Sondrio, presso l’Oratorio Sacro Cuore,
via Gianoli, domenica 20 marzo dalle ore
9.30 alle ore 12.30 (non è prevista la
partecipazione insieme alla Celebrazione
Eucaristica);
- a Como, presso l’Istituto Canossiano, via
Balestra 10, domenica 27 marzo dalle ore
14.00 alle ore 17.00.
Se qualche parroco, anche a motivo dei
numerosi avvicendamenti, non avesse ancora
inviato domanda di rinnovo per i propri
ministri è invitato a farlo al più presto
recapitando la domanda, scaricabile dal sito
diocesano, presso l’Ufficio per la Liturgia.
Si ricorda che è necessario inoltrare domanda
di rinnovo per tutti i ministri, anche per chi
avesse ricevuto il mandato nell’ultima parte
del triennio appena trascorso.
■ Adorazione
Movimento eucaristico
di Como: incontro
La prossima ora di adorazione, presso la
chiesa di santa Cecilia in Como, si terrà il
marzo a partire dalle ore 16.20.
nostra perfezione è vivere come figli di Dio
compiendo concretamente la sua volontà.
San Cipriano scriveva che ‘alla paternità di
Dio deve corrispondere un comportamento da figli di Dio, perché Dio sia glorificato
e lodato dalla buona condotta dell’uomo’”.
In che modo possiamo imitare Gesù? Egli
ci invita ad amare i nemici e a pregare per
quelli che ci perseguitano.
“Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore – ha chiarito il Papa - è capace di un nuovo inizio.
Riesce a compiere la volontà di Dio: realizzare una nuova forma di esistenza animata dall’amore e destinata all’eternità”.
Se siamo “consapevoli” di essere tempio
di Dio e che lo Spirito di Dio abita in noi,
e “la nostra vita ne viene profondamente
plasmata”, allora “la nostra testimonianza
diventa chiara, eloquente ed efficace. Un
Apostolato
della
preghiera:
ecco gli
incontri
di marzo
A Grandate, alle ore 9.30, Santa Messa
presso il Monastero delle Benedettine.
La riunione generale
dei ministri straordinari
della Comunione
sull’Ortodossia (a Como: il 17
marzo, alle ore 20.30, presso il
Centro Pastorale; a Morbegno: il
7 aprile, alle ore 20.45, presso
il Centro Giuseppe). Il viaggio
prevede la partenza da Milano
il 27 aprile (alle ore 13.30) e il
rientro il 1 maggio (alle ore 12.30).
Necessario passaporto (no visto).
Iscrizioni entro il 10 marzo presso
A.c. Como, telefono 031.265181,
[email protected]. Quota: 550 euro
(da versare all’iscrizione: 200 euro).
■ Benedetto XVI: l’Angelus di domenica 20 febbraio
Venerdì 4
■ Liturgia
L’Ufficio diocesano per
l’ecumenismo, in collaborazione con
Azione cattolica diocesana di Como,
organizza un pellegrinaggio a Kiev,
Pochayev e Leopoli alla scoperta
della vita e della spiritualità della
Chiesa ortodossa Ucraina, che ha
una significativa presenza a Como.
L’iniziativa nasce dall’invito dei
rappresentanti della comunità
Ortodossa Ucraina nella nostra
Diocesi. Il viaggio sarà preparato
da due incontri di approfondimento
autore medievale ha scritto: ‘Quando l’intero
essere dell’uomo si è, per così dire, mescolato all’amore di Dio, allora lo splendore della
sua anima si riflette anche nell’aspetto esteriore’, nella totalità della vita”. “Grande cosa è
l’amore – ha aggiunto facendo riferimento al
libro dell’Imitazione di Cristo –, un bene che
rende leggera ogni cosa pesante e sopporta
tranquillamente ogni cosa difficile. L’amore
aspira a salire in alto, senza essere trattenuto
da alcunché di terreno. Nasce da Dio e soltanto in Dio può trovare riposo”. Benedetto XVI
ha ricordato che il 22 febbraio si celebra la festa della Cattedra di San Pietro: “A lui, primo
degli Apostoli, Cristo ha affidato il compito di
Maestro e di Pastore per la guida spirituale del
Popolo di Dio, affinché esso possa innalzarsi
fino al Cielo”. Di qui l’invito a “tutti i Pastori ad
‘assimilare quel nuovo stile di vita che è stato
inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto
proprio dagli Apostoli’”.
Per l’Apostolato della Preghiera,
nel mese di marzo sono previsti i
seguenti incontri:
- mercoledì 2 marzo, alle ore
15.00: “Il sacerdozio comune dei
battezzati” , incontro formativo
per animatori e iscritti di Como e
parrocchie vicine (presso l’Istituto
Canossiano);
- giovedì 10 marzo, alle ore
15.30: Adorazione eucaristica,
in collaborazione con il M.I.T.E.
(presso la chiesa di S. Cecilia).
L’Associazione “Apostolato
della Preghiera” fu introdotta
ufficialmente nella diocesi di
Como agli inizi di febbraio del
1894 per iniziativa del vescovo
Andrea Ferrari e di don Luigi
Guanella, durante una festosa
celebrazione presso il santuario
del Sacro Cuore. Per conoscere
meglio le finalità e le iniziative
promosse dall’Associazione, si
può consultare il sito nazionale:
www.adp.it.
Parola fra noi
Domenica 27 febbraio
L
a ricchezza è un problema serio. Ammassarne per sé
significa sacrificare la propria vita alle cose, privare gli altri
del necessario, strapparci di mano il bene decisivo, la vita
eterna che consiste nel ricevere dal Padre e nel condividere
con i fratelli. Ancor più grave è la schiavitù del cuore sotto il
dominio delle ricchezze che
fanno da padrone. La radice
Is 49, 14-15;
dell’accumulo è l’ansia, la paura
che venga meno. A noi occorre
1Cor 4, 1-5;
la vita perché abbiamo paura
di morire e, pensando che le
sostanze la contengano, ne
Mt 6, 24-34
immagazziniamo quante più
figli del Padre e fratelli di tutti.
possibili. Eppure, più che la
E questo viene dalla fede. E
gioia, domina l’affanno, perché
tutto è dono, a cominciare dal
non viviamo da figli di Dio e
lavoro che ci procura il cibo e
da fratelli. È con la fede che
il vestito. Il lavoro è dono, non
si supera l’affanno, l’ansia, la
affanno. E quando al lavoro
paura perché se l’ansia di vita
segue la condivisione dei beni, è
è data dalla paura della morte
già vita eterna, paradiso. Torna
– e l’affanno è lo stile abituale
sei volte il verbo “preoccuparsi”,
di vivere – la vita è nell’essere
giornate
eucaristiche
“affannarsi”, forse a dire
che nella nostra vita c’è più
tormento che occupazione;
l’affanno è divisione,
smembramento, perdita
dell’unità, frammentazione.
Chi è diviso, in angoscia,
conosce la sua sorte che è la
morte, anticipata e percepita
già nell’affanno, nella paura:
è la vita di oggi. Con in più
l’illusione che si può scampare
accumulando. Invece, accade
come con la manna nel deserto:
se l’accumuli, marcisce.
Il Monastero delle Benedettine del Santissimo
Sacramento, in comunione con la parrocchia
di Grandate, celebra le Giornate Eucaristiche
dal 3 al 6 marzo, alla luce dell’esortazione
apostolica postsinodale “Verbum domini Parola di Dio ed Eucaristia” (n° 54 e 55).
Ecco il programma (il resto sul prossimo
numero). Giovedì 3 marzo, ore 7.30, Santa
Messa celebrata da mons. Enrico Bedetti; ore
9.30, concelebrazione eucaristica missionaria
dei Padri Saveriani e Comboniani; ore 16.15,
Santa Messa per i ragazzi celebrata dal
Gesù sta parlando della
giustizia più grande, quella che
i discepoli devono scegliere
e vivere rispetto a quella dei
farisei. È la giustizia dei piccoli
e dei poveri che, a saperli
guardare, somigliano agli uccelli
del cielo e ai gigli del campo. La
loro forza sta tutta nell’affidarsi
al Signore; da lui dipendono e
da lui accolgono ogni dono con
stupore e riconoscenza perché
sono tutti belli e buoni.
ANGELO SCEPPACERCA
prevosto di Grandate, don Daniele Andreani;
ore 17.00, concelebrazione dei Vespri,
omelia di don Ivan Salvadori, docente in
Seminario e assistente diocesano dell’Ac; ore
21.00, preghiera e adorazione dei giovani di
Grandate. Venerdì 4 marzo, ore 7.30, Santa
Messa celebrata da mons. Enrico Bedetti;
ore 9.30, celebrazione eucaristica presieduta
dal vescovo mons. Diego Coletti; ore 16.30,
adorazione dei Seminaristi; ore 17.00,
celebrazione dei Vespri con i Seminaristi,
omelia di don Ivan Salvadori.
Vita della Chiesa
MA
I
S
E
R
A
QU
Sabato, 26 febbraio 2011
13
Una sintesi del messaggio pubblicato da papa Benedetto XVI
Privo della luce della fede
l’uomo non ha più speranza.
«P
rivo della luce della
fede l’universo intero
finisce rinchiuso
dentro un sepolcro
senza futuro, senza speranza”. Lo
scrive il Papa nel Messaggio per la
Quaresima, diffuso il 22 febbraio,
nel quale Benedetto XVI ribadisce
che “Dio ha creato l’uomo per la
resurrezione e per la vita, e questa
verità dona la dimensione autentica
e definitiva alla storia degli uomini,
alla loro esistenza personale e al loro
vivere sociale, alla cultura, alla politica,
all’economia”.
Ripercorrendo i testi liturgici delle
domeniche di Quaresima, il Papa
sottolinea che nella quinta, in cui ci
viene proclamata la risurrezione di
Lazzaro, “siamo messi di fronte al
mistero ultimo della nostra esistenza”.
“La comunione con Cristo in questa
vita – spiega il Pontefice – ci prepara
a superare il confine della morte,
per vivere senza fine in Lui. La fede
nella risurrezione dei morti e la
speranza della vita eterna aprono il
nostro sguardo al senso ultimo della
nostra esistenza”. “Liberare il nostro
cuore dal peso delle cose materiali,
da un legame egoistico con la ‘terra’,
che ci impoverisce e ci impedisce di
essere disponibili e aperti a Dio e al
prossimo”. Questo l’invito rivolto dal
Papa ai fedeli a partire dal tema del
Messaggio, “Con Cristo siete sepolti
nel Battesimo, con lui siete anche
risorti” (Col 2,12).
Digiuno, elemosina
e preghiera.
“Attraverso le pratiche tradizionali
del digiuno, dell’elemosina e della
preghiera, espressioni dell’impegno
di conversione – prosegue Benedetto
XVI – la Quaresima educa a vivere in
modo sempre più radicale l’amore di
Cristo”. “Per il cristiano – puntualizza il
Santo Padre – il digiuno non ha nulla
di intimistico, ma apre maggiormente
a Dio e alle necessità degli uomini,
e fa sì che l’amore per Dio sia anche
amore per il prossimo”. La pratica del
digiuno, infatti, che “può avere diverse
motivazioni”, comporta per il cristiano
la capacità di “superare l’egoismo
per vivere nella logica del dono e
dell’amore”, imparando a “distogliere lo
sguardo dal nostro io, per riconoscere
Dio nei volti di tanti nostri fratelli”.
Quanto alla pratica dell’elemosina,
è “un richiamo al primato di
Dio e all’attenzione verso l’altro”,
allontanando “la tentazione dell’avere,
dell’avidità di denaro, che insidia il
primato di Dio nella nostra vita”.
“La bramosia del possesso –
spiega il Papa – provoca violenza,
prevaricazione e morte. L’idolatria
dei beni non solo allontana dall’altro,
ma spoglia l’uomo, lo rende infelice,
lo inganna, lo illude senza realizzare
ciò che promette, perché colloca le
cose materiali al posto di Dio, unica
fonte della via”. “Come comprendere
la bontà paterna di Dio se il cuore è
pieno di sé e dei propri progetti, con i
quali ci si illude di potersi assicurare
il futuro?”, si chiede il Santo Padre,
indicando come antidoto la pratica
dell’elemosina, cioè la “capacità di
condivisione”.
Infine, la preghiera, che “ci permette
di acquisire una nuova concezione
del tempo: senza la prospettiva
dell’eternità e della trascendenza esso
scandisce semplicemente i nostri passi
verso un orizzonte che non ha futuro”.
Le seduzioni del male
“Il diavolo è all’opera e non si stanca,
neppure oggi, di tentare l’uomo
che vuole avvicinarsi al Signore”,
ma “Cristo ne esce vittorioso, per
aprire anche il nostro cuore alla
speranza e guidarci a vincere le
seduzioni del male”. È il commento
del Papa alla prima domenica di
Quaresima, che ci ricorda come “la
fede cristiana implichi, sull’esempio
di Gesù e in unione con Lui, una
lotta ‘contro i dominatori di questo
mondo tenebroso’, come si legge
nella Lettera agli Efesini. Il Vangelo
della Trasfigurazione, che “anticipa
la risurrezione e annuncia la
divinizzazione dell’uomo”, ci esorta
nella seconda domenica di Quaresima
a “prendere le distanze dal rumore
del quotidiano per immergersi nella
presenza di Dio”, la cui Parola ci aiuta
a discernere “il bene dal male”. La
domanda di Gesù alla Samaritana,
nella terza domenica di Quaresima,
esprime per il Papa “la passione di
Dio per ogni uomo” e ci mostra che
“solo quest’acqua può estinguere
la nostra sete di bene, di verità e
di bellezza”, perché “irriga i deserti
dell’anima inquieta e insoddisfatta”.
Il miracolo della guarigione del
cieco nato, al centro della quarta
domenica di Quaresima, “è il segno
che Cristo, insieme alla vista, vuole
aprire il nostro sguardo interiore,
perché la nostra fede diventi sempre
più profonda e possiamo riconoscere
in Lui l’unico nostro Salvatore”.
“Lasciarci trasformare dall’azione
dello Spirito; orientare con decisione
la nostra esistenza secondo la volontà
di Dio; liberarci dal nostro egoismo,
superando l’istinto di dominio sugli
altri e aprendoci alla carità di Cristo”.
Questo l’itinerario di “conversione”
della Quaresima, che per il Papa
costituisce un “momento favorevole
per riconoscere la nostra debolezza,
accogliere, con una sincera revisione
di vita, la Grazia rinnovatrice del
sacramento della Penitenza”.
Iniziative Culturali Sacerdotali. Giornate di approfondimento l’1 e il 2 marzo a Urio
È
in programma l’1 e il 2 marzo,
presso il Centro Internazionale
per Convegni di Castello di Urio,
a Carate-Urio, un incontro di studio
per sacerdoti dal titolo “Identità e
sviluppi della fraternità sacramentale
dei presbiteri”. L’esigenza di nuove
modalità nell’impegno pastorale della
Chiesa nei confronti dei mutati contesti
culturali e sociali della nostra epoca,
insieme alla diminuzione del numero dei
presbiteri, stanno promuovendo nuovi
scenari nella organizzazione pastorale
delle realtà diocesane, che comportano,
da parte dei presbiteri, l’esigenza di uno
stile di vita più collaborativo e condiviso.
Nell’ascolto dello Spirito, questa realtà
può essere colta come una chiamata a
sviluppare quanto l’insegnamento del
Concilio Vaticano II ha evidenziato sulla
dimensione comunionale della vita e del
ministero dei sacerdoti e in particolare
sull’identità e sul significato della
fraternità sacerdotale. “Tutti i presbiteri,
costituiti nell’ordine del presbiterato
mediante l’ordinazione, sono uniti
tra di loro da un’intima fraternità
sacramentale; ma in modo speciale
essi formano un unico presbiterio nella
diocesi al cui servizio sono ascritti
sotto il proprio Vescovo. Infatti, anche
se si occupano di mansioni differenti,
sempre esercitano un unico ministero
sacerdotale in favore degli uomini”
(Presbyterorum ordinis, n. 8).
“L’unità dei presbiteri con il Vescovo e
tra di loro - ricordava Giovanni Paolo
II - non si aggiunge dall’esterno alla
natura propria del loro servizio, ma ne
Fraternità
sacerdotale
Presso il Castello di Urio
è in calendario un seminario
di studio per sacerdoti
dedicato a questo argomento
così importante per la vita
sacramentale dei presbiteri
esprime l’essenza in quanto è la cura di
Cristo sacerdote nei riguardi del Popolo
adunato dall’unità della Santissima
Trinità” (Pastores dabo vobis, n. 74).
Risulta dunque rilevante ’identificazione
e la maturazione, nello stile di vita
dei presbiteri, della radicale «forma
comunitaria» (ibidem, n. 17) che
è propria del ministero ordinato e
che si manifesta sia nella profonda
comunione gerarchica con il proprio
Vescovo, sia nella comunione specifica
che per il sacramento dell’Ordine
viene ad instaurarsi tra i membri del
presbiterio. In particolare, questa
relazione è chiamata a svilupparsi
secondo l’originalità propria della
“fraternità sacramentale”. “Ciascuno dei
presbiteri è dunque legato ai confratelli
col vincolo della carità, della preghiera
e della collaborazione nelle forme più
diverse, manifestando così quella unità
con cui Cristo volle che i suoi fossero
una sola cosa, affinché il mondo sappia
che il Figlio è stato inviato dal Padre”
(Presbyterorum ordinis, n. 8).
La riflessione sulla specificità della
fraternità sacerdotale intende favorire
l’identificazione della
genuina natura di questa dimensione
propria del ministero ordinato per
aiutare i presbiteri a sviluppare le
disposizioni spirituali e le virtù umane
necessarie per far crescere una fruttuosa
relazione fraterna con gli altri sacerdoti.
Con quanta insistenza l’Apostolo San
Giovanni predicava il “mandatum
novum”! “Amatevi gli uni gli altri!”. (…)
Lo sviluppo della corrispondenza dei
presbiteri al dono e compito - insito
nell’ordine sacro - della fraternità
sacramentale, comporterà una più
abbondante fecondità del ministero
sacerdotale per il bene di tutta la Chiesa.
L’incontro di Urio punta allo scambio di
reciproche esperienze. Il programma
della due-giorni prevede l’inizio con il
pranzo del 1° marzo e la conclusione
nel pomeriggio del 2. Info e iscrizioni,
telefonando al 349-8358575; e-mail:
[email protected].
Vita diocesana
14 Sabato, 26 febbraio 2011
Dal 25 al 27 febbraio la Visita del Vescovo alla parrocchia
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
gno
e
b
r
o
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La frazione di Arzo
FOTO DI massimo DEI CAS
Una realtà “felice”
grazie al lavoro di molti
I
I
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
l Comune di Morbegno dal
1938 comprende l’ex Comune
di Campovico, costituendo così
un’eccezione nella bassa Valtellina,
in quanto abbraccia entrambi i
versanti della valle. Ma Campovico
era e rimane Parrocchia, così come
Desco con Paniga, già sue frazioni,
in fase di continuo sviluppo ed
espansione demografica. Sul versante
opposto, invece, gli antichi abitati
hanno visto drasticamente ridursi il
numero dei residenti, così che le due
parrocchie di S. Matteo della Valle e
di S. Giovanni Battista in Arzo sono
state soppresse, e la prima aggregata
ad Albaredo. Arzo, da insediamento
contadino si è trasformato in luogo di
serena villeggiatura per i morbegnesi,
conservando caratteristiche rurali
assieme alle tradizioni religiose, come
le due feste di S. Giovanni Battista
ed Evangelista, con le processioni,
la confraternita, la cura del piccolo
cimitero, anche se le regolari funzioni
religiose vengono officiate soltanto
nella stagione estiva.
PAGINA A CURA DI
GIULIO PEROTTI
Le prossime tappe
■ Parrocchie
Il Vescovo Coletti
in Bassa Valtellina
fino al mese di giugno
D
al 19 al 20 marzo:
Campovico e Desco,
Piantedo; Dal 25 al 27
marzo: Caspano-Cevo, RoncagliaCivo e Mello; Dal 2 al 3 aprile:
Traona; Dall’ 8 al 10 aprile:
Buglio, Villapinta e Ardenno; Dal
6 al 7 maggio: Nuova Olonio;
Dal 20 al 22 maggio: Cercino,
Mantello, Cino; Dal 3 al 5 giugno:
Sirta, Campo Tartano, Tartano,
Talamona; Il 17 e 18 giugno: val
Masino (Biolo - Cataeggio e S.
Martino)
l solo dato numerico di oltre diecimila abitanti non rende l’idea della felice
complessità della parrocchia di Morbegno. Complessa per le sue numerose e
articolate strutture che abbracciano tutti i settori della pastorale, con le inevitabili
esigenze di coordinamento, e “felice” per la disponibilità delle singole persone, la
vitalità dei gruppi e delle associazioni.
Ne è concreta testimonianza la realizzazione del centro parrocchiale di S. Giuseppe,
inaugurato dal Vescovo nel marzo dello scorso anno, e che si aggiunge all’ormai
storica sede dell’oratorio S. Luigi
all’ombra della collegiata di S. Giovanni.
Il seminterrato della nuova chiesa nei
ma anche a un’assoluta novità che,
quartieri nord è stato trasformato in
oltre al dimezzamento della rilevante
una struttura polifunzionale dotata, tra
spesa, ha costituito un notevole passo
l’altro, di sala giochi con bar e servizi,
avanti nella costruzione di una sempre
cucina professionale, ma soprattutto di
più armoniosa comunità parrocchiale.
un ampio salone, capace di 350 posti
Un nutrito gruppo di professionisti,
a sedere (“aula ipogea”), provvisto di
tecnici, specialisti nei vari settori
tutte le più sofisticate tecnologie dei
dell’impiantistica, e operai appartenenti
moderni auditorium. Il tutto grazie,
a tutte le età, ha legalmente costituito
come di consueto, a generose offerte,
l’Associazione di volontari San Luigi
Gonzaga, prestando gratuitamente la
propria opera e presentandosi come
segno di continuità fra generazioni.
La stessa associazione ha provveduto
alla manutenzione straordinaria del
“vecchio” oratorio, in attesa che si possa
intervenire radicalmente per il necessario
adeguamento anche di questa struttura.
Le due sedi sono animate dalle consuete
attività parrocchiali che vanno dalla
pastorale dei bambini e dei giovani,
che coinvolge la maggior parte della
popolazione, alle iniziative delle diverse
associazioni, a partire dall’Azione
Cattolica, al più recente Movimento
Apostolico, ma anche agli Scout, al CSI.
Tradizionale per la Parrocchia un forte
impegno nel campo caritativo, che si
traduce in diversi modi e da diversi
gruppi e associazioni, dalla storica S.
Vincenzo, alla Caritas, al Centro Aiuto
alla Vita, all’ultima novità: la Casa di Lidia
destinata all’accoglienza temporanea
di famiglie in difficoltà, inaugurata dal
Vescovo la scorsa settimana. L’impegno
missionario è un’altra catteristica della
parrocchia: supportato da un dinamico
gruppo, tiene in particolare i contatti
coi missionari locali, sia sacerdoti che
fratelli laici o volontari. Non mancano
intelligenti iniziative di teatro, che unisce
il divertimento alla formazione, mentre in
campo musicale alla ultracinquantenaria
corale “M. E. Bossi” si è aggiunto con
successo il coro “Tempo di gioia”.
Le comunicazioni sono facilitate dal sito
internet www.parrocchiadimorbegno.
com, oltre che dai bollettini della
parrocchia (“Incontra la Parrocchia”)
e dell’oratorio (“Amici per la pelle”),
senza dimenticare uno dei più antichi (e,
perche no?, prestigiosi) periodici della
Valtellina, il mensile “Le Vie del Bene”,
nato nel 1926, che unisce alla cronaca
spicciola studi originali di storia e di arte.
Morbegno si mostra, quindi, anche come
parrocchia, una realtà dinamica, fondata
su solide tradizioni, aperta alle novità,
che con l’impegno della sua comunità,
guidata dal clero, spazia dal campo
strettamente religioso a quello caritativo,
educativo, culturale, educativo, e di cui si
è offerto, in queste righe, solo un piccolo
incompleto saggio.
Appunti tra storia e tradizioni
Da san Martino
a San Giuseppe
S
toria e tradizioni religiose di
Morbegno si riassumono nelle
sue chiese. Dalla più antica,
campestre, che raccoglieva già prima del
Duecento i contadini sparsi nei casolari
del fondovalle spesso paludoso e lungo
le pendici boscose del monte, non per
nulla dedicata all’evangelizzatore del
mondo rurale europeo, S. Martino. Alla
chiesa di S. Pietro, sorta nel Trecento
fra le case e le officine del neonato
borgo destinato in pochi decenni ad
assumere il ruolo storico di capoluogo
della bassa Valtellina. E’ la chiesa del
“Comune”, tanto da fornirgli lo stemma,
coi simboli delle chiavi (S. Pietro)
e della spada (S. Paolo, anche se è
tralasciato nell’usuale denominazione
della chiesa). Nel Quattrocento, “il
secolo della Madonna” nella storia
della religiosità europea, sorge la chiesa
dell’Assunta a cura della confraternita
dei Battuti, portabandiera di quella
riforma religiosa di cui si facevano
interpreti, insieme, gli ordini religiosi
“dell’osservanza”, assai presenti in
Valtellina durante quel secolo, e stanziati
a Morbegno col grandioso convento
dei Domenicani a fianco della chiesa
La chiesa più antica
risale al duecento e
raccoglieva i contadini
sparsi nei casolari
del fondovalle spesso
paludoso.
di S. Antonio. Il Cinquecento è, invece,
il secolo della riforma protestante, e
la sede parrocchiale, ceduta la chiesa
di S. Pietro ai “riformati”, si trasferisce
nella primitiva chiesa di S. Giovanni
Battista. Sopite le lotte confessionali, la
religiosità fastosa e trionfante, barocca e
controriformistica, unita alle ambizioni
autocelebrative della comunità locale,
porta alla costruzione dell’attuale
collegiata di S. Giovanni, definita nel
Settecento “prima in tutta la diocesi,
dopo la cattedrale”. E’ da questa chiesa,
assieme alle soccursali dell’Assunta e di
S. Pietro (assegnata alla confraternita
del SS. Sacramento), che si irradia e si
sviluppa quella forma di religiosità che
caratterizza l’intera comunità fino alla
metà del Novecento. Chiusi il monastero
femminile e i conventi dei Cappuccini
e dei Domenicani in età napoleonica,
nel corso dell’Ottocento si sviluppano
moderne forme di associazionismo con
finalità economiche e sociali, oltre che
religiose, mentre sussistono fino ai nostri
giorni tradizioni secolari come la vita
delle due confraternite col canto festivo
delle Lodi in latino, alcune processioni,
la novena “delle candeline” per Natale,
l’innalzamento del catafalco per la
Settimana santa.
Alla fine del Novecento la realizzazione,
nei nuovi quartieri cittadini, della
chiesa e del complesso parrocchiale di
S. Giuseppe, propone plasticamente il
rinnovato impegno della comunità, in
tutte le sue componenti, ad affrontare le
sfide del presente e del futuro.
Vita diocesana
Sabato, 26 febbraio 2011 15
itto Domenica 13 febbraio mons. Coletti è tornato a
B
l
e
d
e
l
Val
percorrere la strada che porta al passo S. Marco.
Il Vescovo Coletti a Bema
Visita
Pastorale
C
Diocesi Di como
’erano tutti i 130
bemini doc domenica
13 febbraio ad
accogliere il Vescovo di
Como monsignor Coletti
giunto in visita pastorale
nell’arroccato paese della
valle del Bitto (Feliciano
Ninguarda, vescovo
di Como di origine
morbegnese, vi contò,
nella sua famosa visita
pastorale in Valtellina
del 1589, 100 fuochi una
popolazione di circa
500 abitanti, ben più
numerosa dell’attuale).
Nel piazzale antistante
la chiesa del patrono
San Bartolomeo (edificio
risalente al sec. XVII ma
profondamente restaurato
tra il 1952 e il 1958),
Programma
■ Morbegno
Il programma della
Visita Pastorale
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Da venerdì 25 a domenica 27 febbraio
il Vescovo sarà in visita alla parrocchia
di S. Giovanni a Morbegno.
Di seguito vi proponiamo il programma
dettagliato della tre giorni.
Venerdì 25 febbraio
Dalle 10 alle 12, al cinema Iris di
Morbegno, il Vescovo incontrerà le
classi quinte delle scuole superiori.
Alle 14.45 visita alla Casa di riposo
Ambrosetti/Parravicini
Alle 16.00 incontro alle Acli in via
Beato Andrea.
Alle 18.00 S. Messa con Vespri alla
chiesa di S. Pietro.
Alle 21.00 incontro con le comunità
apostoliche di Morbegno, Albarebo,
Bema e Dazio. L’incontro si terrà
nell’aula Ipogea del complesso di S.
Giuseppe.
FOTO MASSIMO DEI CAS
Un borgo tra due Valli
Con la visita alla Comunità di Bema, domenica 13
febbraio, il Vescovo ha concluso l’ incontro con tutte
le comunità della Valle del Bitto. Il piccolo borgo di
Bema sorge a cavallo tra i due rami della Valle quello
di Gerola e quello di Albaredo. I più antichi documenti
scritti risalgono al duecento e testimoniano la presenza
dei grandi monasteri come quello di S. Abbondio di
Como e di San Dionigi di Milano. Da sempre il borgo e
con esso l’intera Valle sono state terra di emigrazione.
Attualmente i residenti stabili sono 144.
Una visita breve
ma intensa che ha visto la
partecipazione calorosa
della piccola comunità
formata da 144 abitanti.
la pro loco in costume
tipico, la protezione civile,
l’arciprete di Morbegno
don Andrea Salandi e don
Feliciano Rainoldi hanno
fatto gli onori di casa
prima dell’inizio della S.
Messa. Nella chiesa stipata
fino all’inverosimile il
vescovo Coletti si è sentito
decisamente abbracciato
dalla comunità bemina
alla quale ha consegnato
un’immagine del
crocifisso accompagnata
da una preghiera.
“Questo è il bancomat
che vi consegna il vostro
vescovo – ha spiegato
mons. Coletti – io recito
questa preghiera ogni
mattino e ogni sera e
vi invito a recitarla con
me adesso e per i giorni
a venire. Quando verrò
di nuovo a trovarvi la
reciteremo insieme”.
Novanta i residenti stabili
a Bema con la persona
più giovane che frequenta
la terza media: nessun
matrimonio e nessun
nuovo nato in questi anni,
segno di una tendenza
che rispecchia quella
nazionale. Nonostante ciò
Il racconto della Visita Pastorale alla piccola comunità
Appunti
dal passato...
“Dazio si adagia nel verde della
piana compresa tra la Còlmen
ed i maggenghi del Colino, a
568 metri di altezza sul livello
del mare...il paese da sempre
ospitò un populus bone indolis
ac morigeratus (brava gente di
buoni costumi).
Come sottolineava il Vescovo di
Como, mons. Battista Mugiasca
nel 1770”
Sabato 26 febbraio
Alle 8.30 lodi mattutine al Santuario
dell’Assunta.
Alle 10.00 incontro con la società
civile all’interno della Sala conferenze
della Banca Popolare di Sondrio.
Alle 15.30 celebrazione del Sacramento
della Cresima.
Ore 20.45 incontro con i giovani a San
Giuseppe. .
Domenica 27 febbraio
Ore 10.00 S. Messa per la comunità a
S. Giovanni.
Alle 14.30 incontro con i gruppi e le
associazioni.
Alle 16.00 momento di preghiera con
bambini, ragazzi e famiglie.
Ore 17.30 saluto.
Sono sospese tutte le S. Messe della
domenica mattina.
il paese, ridotto nei ranghi,
ma ancora ben vivo ed
orgoglioso della sua
identità, conta persino un
coro che ha ben animato
la S. Messa di domenica e
al quale il Vescovo, che si è
detto felice della calorosa
partecipazione, ha fatto i
complimenti.
Al termine della
cerimonia religiosa
l’incontro più conviviale
con la comunità nel
salone della pro loco
che per l’occasione ha
allestito un rinfresco. Qui
il vescovo ha ricevuto
in dono il dipinto della
chiesetta bemina di San
Rocco, bell’oratorio con
affreschi del ‘500 dedicato
al santo protettore degli
appestati che sta sul limite
sud-occidentale del paese.
Nella Costiera dei Cech,
una giornata a Dazio
D
azio ha accolto il suo Pastore con
immensa gioia e riconoscenza. La
giornata è cominciata alle ore 9
del mattino con la visita ai più anziani:
Giuseppe Brambilla di 89 anni, reduce
di guerra e Roncaioli Luigina di 95 anni
attorniata da figli e nipoti.
L’accoglienza ufficiale è iniziata alle
9:45 dalla protezione civile di Dazio, dal
Sindaco Mario Lazzari e da tutti giovani
del paese, dai più piccini fino ai ragazzi
delle scuole medie.
A seguire il Vescovo ha inaugurato
una nuova via intitolata a don Angelo
Martinelli parroco di Dazio dal 1949 al
2001. Successivamente mons. Diego ha
celebrato la Santa Messa domenicale
presso la parrocchia dedicata al secondo
Vescovo della diocesi di Como San
Provino. Il coro ha accompagnato
la liturgia intonando canti in latino.
Dopo la Messa la pro loco ha offerto un
rinfresco a tutta la comunità. Il pranzo si
è svolto presso l’albergo Coppa insieme
ai Sacerdoti e ai “fabbriceri”. I fedeli
hanno riconosciuto nel suo pastore una
figura umile e alla mano.
EMANUELE DE BIANCHI
In Missione
16 Sabato, 26 febbraio 2010
Materiali. Le proposte dell’Ufficio Missionario per l’animazione pastorale nella comunità
Quaresima: tempo di fraternità e missione
Ufficio Missionario in collaborazione con
L’
gli uffici pastorali, offre alla comunità diocesana l’opportunità di vivere nel tempo di
Quaresima e di Pasqua, un itinerario di conoscenza e di riflessione sulle missioni diocesane
in Camerun e in Perù.
Perché le missioni diocesane?
Dal 1999, anno in cui la missione di Santiago
del Estero in Argentina è stata riconsegnata alla
diocesi locale, l’iniziativa promossa in Quaresima ha sostenuto la missione diocesana in Camerun e alcuni progetti presentati dai missionari nativi della Diocesi. Quest’anno puntiamo
l’obiettivo sulle missioni diocesane, lasciando
spazio ad altri progetti nel corso dell’anno. Occorre prendere coscienza dell’impegno che ci
siamo assunti con l’apertura della missione in
Perù e con il sostegno, che continua da anni
con la missione in Camerun. Il tempo di Quaresima e di Pasqua sia tempo di conoscenza, di
riflessione e di sostegno spirituale e materiale
ai missionari e alle iniziative di evangelizzazione e di promozione umana condivise con
la diocesi di Maroua-Mokolo e di Carabayllo.
Sia tempo di verifica missionaria per le nostre
comunità: chiediamoci in che direzione vanno
le iniziative pastorali; domandiamoci se nella
comunità c’è spazio per i piccoli, i poveri, le
famiglie, gli anziani, le persone venute da altri paesi; prendiamo in considerazione alcune scelte prioritarie in missione (il percorso di
catecumenato, una vita più sobria, uno spazio maggiore dedicato all’ascolto della Parola) e proviamo a metterle in atto nelle nostre
parrocchie.
Proposte di animazione
L’ufficio missionario ha predisposto alcuni
strumenti per l’animazione:
Il sussidio per conoscere le missioni diocesane,
il volantino con i progetti, il cd con 100 foto delle missioni, la locandina, il salvadanaio-capanna da costruire, il cartoncino con una preghiera
per i missionari e la benedizione della mensa.
E’ la proposta narrativa delle missioni diocesane per conoscere ed essere coinvolti nell’avventura che i fidei donum vivono in prima persona,
ma che è parte del racconto e della storia che
tutta la diocesi è chiamata a vivere.
E’ la proposta di momenti celebrativi che preparano alla solennità della Pasqua e della Pentecoste (si veda l’itinerario predisposto dagli
Uffici di Curia “Gesù in persona si avvicinò e
camminava con loro”) per vivere rinnovati dal
dono dello Spirito l’annuncio del Vangelo.
E’ la proposta di gesti caritativi a sostegno dei
progetti di evangelizzazione e di promozione
umana delle missioni in Camerun e in Perù per
condividere le ricchezze che abbiamo con chi
è più povero.
Per la prenotazione del materiale, suggerimenti, richieste di incontri di animazione rivolgersi
all’ Ufficio Missionario: Tel e fax 031 242193
[email protected]
[email protected]
Ghana,
i dieci anni
della “Casa
del Padre mio”
Il racconto di Silvia, una ragazza che nel
periodo natalizio ha visitato la missione di
Abor in Ghana dove vive padre Giuseppe
Rabbiosi, nativo di Mellaloro (Sondrio)
“S
ilvia, che ne dici di andare in
Africa?”
“In Africa dove, mamma? Sharm?
Mauritius?”
“No, andrei in Ghana...”
Certo, mia mamma da un po’ stava
maturando la decisione di visitare la
missione di padre Giuseppe Rabbiosi,
ma da tempo rinviava la decisione forse
perché non voleva lasciare a casa me e
mio fratello Marco. Alla fine ho deciso di
accompagnare la mamma e insieme ci siamo
aggregate ad un gruppo di volontari che
stava organizzando una “missione” dal 20
dicembre al 15 gennaio.
Siamo partite senza dimenticare a casa la
nostra semplicità, il nostro amore, la voglia
di conoscere e vedere realtà diverse dalle
nostre. Il 20 dicembre, quindi, un lungo
respiro e via! Si parte: direzione Abor, Volta
Region, Ghana, West Africa. Ad Accra,
capitale del Ghana, ci aspettava Frank che
ci ha accompagnato presso la sede della
ONG “In My Father’s House”. Il giorno dopo
abbiamo iniziato a conoscere i collaboratori
nella missione, i bambini che lì sono ospitati
e i luoghi in cui avremmo vissuto le seguenti
3 settimane.
Giorno dopo giorno cresceva il numero di
nomi di persone e luoghi da ricordare che,
seppur difficili, tenevamo nel cuore.
Il 26 dicembre abbiamo vissuto una
giornata veramente speciale. Avevamo
in programma di riaccompagnare alcuni
bambini e ragazzi normalmente ospiti di
“In My Father’s House” ai propri villaggi
per le vacanze natalizie. Tra i bambini da
portare a casa c’erano anche Cobla e Giuly.
Appena arrivati al loro villaggio i due bimbi
sono scesi entusiasti dal pulmino, ma subito
dopo sono tornati indietro con le lacrime
agli occhi: la loro casa era vuota e nessuno
li aspettava. Fortunatamente, quando Frank
ha parlato con la gente del villaggio ha capito
L’associazione “In
my father’s house”,
nata nel 1991, per
volontà del missionario
valtellinese, ha sede
nella missione di
Abor e provvede alle
esigenze educative,
alimentari e sanitarie
di più di cento villaggi.
In Italia, si occupa
invece della raccolta di
fondi e materiali per
il Ghana, ma anche
all’organizzazione
di interventi in
loco di personale
specializzato,
specialmente medici e
infermieri
NELLA FOTO PADRE RABBIOSI IN GHANA.
SOTTO SILVIA DURANTE IL SUO VIAGGIO
che i parenti dei bambini
sarebbero tornati di lì
a poco, così abbiamo
potuto lasciarli in loro
custodia con tranquillità
e i bambini si sono
calmati.
Un’altra immagine che
non riesco a togliermi
dagli occhi è Prince,
un bambino di quattro
o cinque anni, che
abbiamo incontrato in
un villaggio sperduto.
Il bimbo non riusciva
a camminare e per
spostarsi doveva trascinare il sedere
spingendosi avanti. Penso sia l’unico
bambino ewe che non ho visto sorridere.
Una terza emozione grande, quel giorno, me
l’ha lasciata Quami, un altro bimbo che è
normalmente ospite presso “In My Father’s
House”. Voleva con tutto il cuore tornare
a casa per le vacanze, ma purtroppo era
malato e tornare a casa senza la possibilità
di una cura adeguata e continuativa poteva
essere rischioso.
La sera, quando siamo tornati alla sede di “In
My Father’s House”, ad Abor, ero veramente
distrutta, non fisicamente, ma per la carica
emotiva di tutte le situazioni strazianti che
avevo dovuto vivere.
Per la mia esperienza devo dire che gli
africani, sia adulti che ragazzi, valutano
più le persone delle cose e sono molto
accoglienti. I bimbi in particolare poi sono
molto rispettosi verso i più grandi.
Un altro aspetto che mi ha molto colpito è
la partecipazione ai momenti di preghiera:
tutti i bambini rispondono, cantano, ballano
e suonano pieni di vita. La penultima sera
i bambini di “In My Father’s House” hanno
organizzato una festicciola in cui ci hanno
coinvolto in suoni e balli.
✎ L’associazione
Alla fine degli anni ’90 i Comboniani
decidono che la missione di Abor (sudest del Ghana) è ormai pronta per essere
consegnata al clero locale. P. Giuseppe
Rabbiosi, comboniano originario di
Mellarolo (SO) e fino ad allora impegnato
nella missione di Abor, è consapevole
delle difficoltà economiche e logistiche
a cui la comunità locale sarebbe presto
andata incontro. Per dare continuità
all’intervento dei comboniani in quelle
terre, nel 2001 il missionario valtellinese
fonda l’organizzazione non governativa
“In my father’s house” e l’anno seguente
costituisce in Italia l’associazione “Nella casa
del Padre Mio”. “In my father’s house” ha
sede nella missione di Abor e provvede alle
esigenze educative (costruzione e gestione
di asili, scuole primarie e secondarie),
alimentari (progetti agricoli, allevamento di
bestiame, costruzione di pozzi) e sanitarie
(realizzazione di due cliniche) di più di cento
villaggi vicini. In Italia l’impegno principale
è rivolto alla raccolta di fondi e materiali per
il Ghana, ma anche all’organizzazione di
interventi in loco di personale specializzato
(soprattutto medici ed infermieri, di cui il
Ghana è carente). “In my father’s house” e
“Nella casa del Padre mio” sono segno di
speranza, dialogo e condivisione fraterna
tra l’Africa e l’Italia. Come spesso ripete P.
Giuseppe “il Buon Dio ci offre un numero
infinito di possibilità per poter essere
strumenti e testimoni del Suo vangelo e del
Suo Amore”. Per chi volesse saperne di più,
alcuni riferimenti utili:
Associazione “Nella casa del Padre mio” –
Onlus Via Al torrente 2, 23823 Colico (LC)
Tel /fax 0341.941111; info@casapadremio.
org
Manuela
Cronaca Como
lavoro in carcere
l’appello del direttore
La vecchia
P
aula bunker
verrà concessa
gratuitamente a
chi è disposto a
portare lavoro
in carcere
ortare il lavoro all’interno del Bassone.
E’ questo uno degli ultimi obiettivi
della direttrice Maria Grazia Bregoli che
lancia un appello alla società comasca:
“All’interno del carcere abbiamo liberato
la vecchia aula bunker. Si tratta di una
superficie di mille mq che metteremo a
disposizione di chiunque sia intenzionato
a portare la propria attività all’interno
del carcere dando lavoro ai detenuti. Da
parte nostra siamo disposti a concedere
gratuitamente l’uso dei locali”.
Parlando di reinserimento sociale dei
detenuti non poteva mancare il tema
del lavoro. Sono molte le realtà italiane
in cui all’interno dei carceri i detenuti
possono mettersi alla prova imparando
un mestiere che rappresenterà poi
un’ancora di salvezza una volta tornati
in libertà. Un contesto in cui il carcere
di Como è ancora indietro. Su un totale
di 600 persone detenute solo 60 hanno
ad oggi un lavoro. Questo nonostante
la legge incentivi il lavoro all’interno
delle strutture carcerarie.
“Il lavoro è qualcosa che accomuna
tutti – ha spiegato Francesca Paini,
presidente della Cooperativa Questa
generazione, attiva al Bassone -. Si
tratta di un dato trasversale perché il
lavoro è una esperienza di relazione, di
espressività. Un fattore di cambiamento
che la cooperazione può portare in
carcere”.
✎ La ricerca
AL BASSONE
Una giornata per
riflettere sul rapporto
tra due mondi troppo
distanti ma la cui
collaborazione può
arricchire la società
Il carcere
guarda al
volontariato
comasco
“D
obbiamo trovare la voglia
di parlare del carcere,
imparando a guardare a
questa realtà senza pregiudizi, perché
non sta a noi giudicare ma solo
all’autorità giudiziaria. Noi abbiamo,
invece, il dovere etico di accettare chi ha
sbagliato e vuole cambiare”. Con questo
invito Maria Grazie Bregoli ha dato il
via, sabato 19 febbraio, ad una giornata
particolare per la casa circondariale – Il
Bassone di Como. Una giornata in cui
le porte e, soprattutto, le mura della
struttura si sono aperte alla società civile,
al mondo del volontariato, agli studenti.
L’occasione è stata offerta dal Centro
Servizi del Volontariato di Como (CSV)
che ha scelto di presentare, proprio in
carcere, la ricerca realizzata nel corso del
2010 sui rapporti tra la Casa circondariale
e le realtà del volontariato. Un legame
cresciuto negli ultimi dieci anni
quando la nascita dell’UEPE (l’Ufficio
Esecuzione Penale Esterna) ha portato
all’introduzione nel nostro ordinamento,
Sabato, 26 febbraio 2011 17
per le pene inferiori a tre anni,
alla possibilità di usufruire a
misure alternative alla detenzione
che, nelle maggioranza dei casi,
consistono nello svolgere lavori
socialmente utili per enti pubblici
o realtà del volontariato. Ne è nato
un convegno intitolato “Oltre le mura,
verso percorsi di inclusione sociale”,
un’occasione in cui guardare alla realtà
del carcere comasco e, provare a capire,
se realmente riesce a rieducare i detenuti
che vi si trovano. Per capire l’importanza
della giustizia ripartiva e delle pene
alternative è sufficiente guardare al
dato della recidiva: il 75% dei detenuti
che scontano la pena in carcere torna a
delinquere entro cinque anni; un dato
che scende al 12% per i soggetti ammessi
a pene alternative. Il tutto all’interno di
un panorama delle carcerari italiano in
ebollizione. “La popolazione carceraria
italiana – ha spiegato il magistrato Maria
Luisa Lo Gatto – è passata da 26 mila
persone nel 1991 alle 70 mila di oggi. Nel
solo Bassone sono attualmente detenute
600 persone. Realtà che evidenziano
la scelta di promuovere politiche
repressive invece che politiche sociali”.
Contesti in cui, a detta della stessa
direttrice, “il carcere finisce per perdere
la sua funzione rieducativa”. Un altro
Tavola rotonda
dato allarmante è quello riguardante
i suicidi commessi in carcere in Italia:
nel 2010 sono stati 66, un suicidio ogni
5 giorni, mentre i tentativi sono stati
1134. “La giustizia – continua Villani –
parte dall’idea che la pena non sia un
qualcosa da scontare, ma rappresenti
un pezzo della vita di persone che
hanno sbagliato e per questo devono
riparare a quanto fatto, ma allo stesso
tempo diventa un modo per partecipare
alla gestione della sicurezza perché un
soggetto recuperato è una persona che
non commetterà più crimini”. Una logica
in cui il terzo settore svolge un ruolo
centrale perché rappresenta un ponte
tra dentro e fuori il carcere, non solo
durante il periodo della pena ma, spesso,
anche dopo. Un percorso non facile però,
soprattutto per le realtà del volontariato
che si trovano a gestire questo percorso
e necessitano un accompagnamento. Un
cammino che chiede la collaborazione
di diversi soggetti come magistrati,
avvocati, operatori dell’UEPE, istituzioni
pubbliche e terzo settore. Per questo
al convegno è nata la proposta di
costituire un tavolo - di cui il CSV si farà
promotore – con l’obiettivo di favorire la
collaborazione e la diffusione delle forme
alternative alla pena.
PAGINA A CURA DI MICHELE LUPPI
L’indagine si riferisce al periodo 20052010 e mostra uno scenario in cui il
terzo settore ha continuato a operare
con differenti attività all’interno e
all’esterno del carcere di Como. Sono
75 le organizzazioni, tra associazioni
e cooperative, attualmente coinvolte.
Un dato cresciuto notevolmente negli
ultimi anni: nel 2005 erano solo 26.
Una crescita che indica una maggior
consapevolezza della società civile
nei confronti del Bassone, nonostante
– a detta dei ricercatori - i continui
cambia alla direzione con (5 direttori
in 5 anni) non abbiano facilitatola
collaborazione tra istituzioni
carcerarie e associazioni. Il numero
dei detenuti coinvolti nelle attività,
così come nelle misure alternative
alla pena, rimane comunque basso.
Questo è dovuto alle particolarità
della Casa circondariale di Como
caratterizzata da alto turnover,
presenza di detenuti con pene brevi
o detenuti in assenza di giudizio
che quindi non possono essere
destinati a pene alternative. La
modalità di giustizia riparativa
più nota è il volontariato. Come
spiega Alessandra Bellandi, però
«le difficoltà maggiori che si sono
incontrate nella realizzazione di
questo tipo di intervento per le
associazioni è soprattutto nelle
dinamiche di relazioni tra le persone
in esecuzione penale e i membri
dell’organizzazione. In questo ambito
esiste una complessità che può creare
criticità. Per questo si rivela necessario
un accompagnamento specifico e per
questo le organizzazioni chiedono
supporto e formazione». Si è quindi
rilevato un forte interesse per questa
indagine e si ritiene quindi opportuno
ampliare gli interventi di supporto
con momenti di formazione, già
realizzati dal Csv nel corso di questi
anni, con il favorire il confronto tra
esperienze e tutoring individualizzati
alle organizzazioni nel momento della
accoglienza delle perone. L’indagine
“Oltre le mura”, è curata da Andrea
Aliverti, Alessandra Bellandi, Monica
Mordente, Luca Morici, Mauro
Oricchio e scaricabile dal sito www.
csv.como.it.
Rimettere al centro la persona: l’unico modo
per ridare al carcere la sua funzione rieducativa
Per scommettere sull’uomo
“N
on c’è nessuna sicurezza se non c’è
reinserimento sociale”. Parte da questa provocazione di Stefania Scarpinato, direttore dell’Ufficio Esecuzione Penale
Esterna di Como, la tavola rotonda a cui hanno
partecipato protagonisti del terzo settore, della magistratura e delle istituzioni carcerarie.
“Al centro del nostro servizio – continua Scarpinato – c’è la persona: la vittima, prima di tutto,
ma anche il condannato. Per farlo è necessario,
però, un cambio culturale”. Una nuova prospettiva che, secondo Giuseppe Sassi, presidente
della Camera Penale di Como e Lecco “deve
partire dalle scuole”. “Per questo – spiega – vedo positivamente il coinvolgimento nel progetto di alcune classi dell’Istituto Teresa Ciceri
di Como”.
Un’attività di sensibilizzazione culturale in cui
le realtà del volontariato sono coinvolte in prima persona.
“Cosa possiamo fare noi per questo
“pezzo” di società, anche se lo si continua ad escludere facendo perno sul problema della sicurezza?” si chiede Luisa
Seveso, presidente delle Acli di Como.
“Le ACLI – continua - tramite i propri
circoli cercano di tessere legami con la
società, con le persone che rischiano di
esserne escluse. Importante è far cadere
il muro delle cose non dette o dette in
modo distorto per centrare l’attenzione
sulla persona”. Troppo spesso, infatti, il
carcere finisce per essere un calderone
all’interno del quale vengono rinchiuse
tutte le persone considerate scomode
dalla società.
“E’ così che in carcere – spiega la direttrice Maria Grazia Bregoli – ci troviamo
ad avere a che fare con persone malate,
che dovrebbero essere curate diversa-
mente, tossicodipendenti e, sempre più
spesso stranieri. Oggi il 70% della popolazione carceraria è composta da stranieri. Questo non perché siano aumentati i crimini ma perché si sono aggravate le pene per reati, prima considerati
amministrativi, come la falsificazione
del permesso di soggiorno”.
In generale la direttrice ha sottolineato
l’esigenza di “avere il coraggio di scommettere sull’uomo”. “Come operatrice
– ha detto – chiedo alla società di osare perché ogni persona recuperata è un
vantaggio per l’intera società”. Un cammino che deve avere la collaborazione
di tutti.
“Una prospettiva - ha sottolineato
Adriano Sanpietro del CSV - alla cui luce pesa ancora di più l’assenza odierna
delle Istituzioni pubbliche del territorio.
18 Sabato, 26 febbraio 2011
ComoCronaca
la famiglia
protagonista
L
a Cisl di Como ha promosso,
per venerdì 25 febbraio, alle
ore 9.30, presso il Centro
Don Guanella di via T. Grossi,
a Como, il convegno dal titolo:
“La famiglia protagonista lavoro, fisco, welfare. Riflessioni
per una proposta a Como”.
Il programma della mattinata
prevede:
ore 9.30 prof. Luigi Campiglio,
prorettore Università Cattolica
che interverrà sul tema:
“Fiscalità locale e famiglia: verso
una prospettiva di giustizia
sociale”;
ore 10.15 interventi coordinati
da Melina Falsone, segretaria
provinciale Fnp cisl di Como:
- Gerardo Larghi, segretario
territoriale Cisl Como:
“L’esperienza del segretariato
sociale”
- Giovanni Gianbattista,
presidente Forum delle
associazioni familiari: “Un
cambiamento è necessario”;
- Maria Grazia Figini, dirigente
dell’ associazione Cometa di
Com: “Welfare e amministrazioni
pubbliche lariane”;
- Roberto Bernasconi,
responsabile Caritas Como :
“L’accoglienza come criterio di
sussidiarietà”;
- Stefano Bruni, sindaco comune
di Como: “Una proposta dell’ente
locale”;
ore 11.30 dibattito
ore 12.30 conclusioni ad opera
di Maurizio Petriccioli, segretario
confederale nazionale Cisl.
Artigianato. Oltre il 40% delle aziende comasche resta in difficoltà
L
a crisi economica del
di cig in deroga chieste
2008 ha influito con tutta
per la provincia di Como,
la sua pesantezza anche
527 sono state richieste da
sul mondo artigiano
aziende artigiane, e su 4137
comasco e purtroppo non
lavoratori interessati ben
ha ancora finito di produrre
3310 sono del comparto
suoi effetti negativi. Ciò
artigiano.
nonostante gli artigiani
Una certa preoccupazione
comaschi non demordono e
la sta destando il fatto
se ci sono state aziende che
che nel primo mese
han dovuto chiudere i battenti,
dell’anno sono aumentate
altre ne hanno approfittato
le richieste della cig in
per una ristrutturazione
deroga.
del loro sistema produttivo
Rispetto alle criticità che
e ora vedono il loro futuro
frenano la ripresa artigiana
con minore apprensione. è
il primo posto viene
in sintesi quanto ha detto
assegnato alla pressione
il neo presidente della
fiscale. Comparata a quella
Confartigianato Como, Marco
delle aziende straniere
Galimberti, nel corso della
concorrenti il divario
conferenza stampa di venerdì
gioca negativamente a
18 febbraio.
svantaggio delle aziende
Grazie ad un sondaggio svolto
nostrane.
sulle circa 6.000 aziende
Un secondo elemento
iscritte alla Confartigianato
di criticità è dato dalla
Como, risulta che per il 41,8%
eccessiva burocrazia.
delle aziende la situazione è
Per soddisfare a tutte le
ancora critica; il 31,5% ritiene
pratiche richieste in un
di essere ancora vittima della
anno alle aziende italiane
crisi, ma solo in modo parziale
occorrono 14 giorni
A fornire un quadro dell’attuale situazione un sondaggio rivolto sulle
perché sono riuscite a trovare
lavorativi a quelle francesi
in se stesse l’energia necessaria
5. Un’altra sofferenza è
circa 6mila realtà iscritte alla Confartigianato Como
per reagire segno di una realtà
data dalla crisi di liquidità.
artigiana ancora viva. Per il
Molti artigiani hanno dato
4,1% delle aziende la crisi è finalmente
urgente la necessità di interventi mirati
che le aziende artigiane del comasco
fondo a tutte le loro riserve finanziarie e
terminata: esse registrano una ripresa
sull’importazione, di determinare una
hanno nel complesso dimostrato una
per ottenere crediti le banche richiedono
consistente della produzione, degli affari
politica più efficace sui prezzi e attuare
buona capacità di tenuta occupazionale,
garanzie che spesso gli artigiani non
e della capacità occupazionale. C’è da
al più presto strumenti legislativi di
il che conferma la loro caratteristica di
riescono a offrire.
aggiungere un’altra nota positiva: il 18,5% protezione del made in Italy, come la
“protezione” delle professionalità vista
Un dito accusatore viene puntato anche
delle aziende ha evidenziato una parziale
legge “Reguzzoni-Versace”. Una certa
come risorsa fondamentale per l’impresa
verso i consumatori. Primo, perché
ripresa che fa ben sperare.
sofferenza la sta denunciando anche il
e patrimonio qualificante l’attività
spesso essi si rivolgono a coloro che
I comparti che sentono ancora la crisi
comparto costruzioni a seguito della
artigiana. I dati dicono che l’80% delle
lavorano in nero e svolgono una attività
sono il legno-arredo e il tessile. Per
riduzione del mercato immobiliare
aziende intervistate hanno dichiarato
artigiana senza la dovuta competenza,
il primo il futuro si presenta stabile,
privato.
di aver mantenuto lo stesso numero di
secondo, perché pur di usufruire un
attraversato però da venature pessimiste,
Il comparto invece che annuncia
addetti, l’11,4% di aver incrementato
servizio alla persona a basso costo non
in quanto non sta percependo segnali di
segnali di ottimismo è quello metal
l’occupazione di almeno una unità e solo
si presta la debita attenzione ai prodotti
ripresa; la tenuta è buona per quelli che
meccanico. C’è una discreta ripresa nel
l’8,7% è stato costretto a licenziare un
usati. La Confartigianato è convinta che
lavorano per l’estero, in modo particolare
lavoro, per qualcuno addirittura una
solo dipendente. La cassa integrazione
un consumatore attento può dare il suo
Russia e USA. Anche per il tessile la
ripresa consistente: il futuro sta quindi
guadagni in deroga nel 2010 ha permesso
valido contributo perché l’artigiano possa
crisi perdura, ciò è dovuto anche agli
assumendo connotazioni meno incerte
di evitare licenziamenti che avrebbero
più facilmente superare la sua crisi con
effetti del commercio tessile dei paesi
per un settore tra i più provati dalla crisi.
influito negativamente nel caso della
ricaduta benefica a vantaggio di tutti.
asiatici verso il mondo occidentale; si fa
Dal sondaggio sull’occupazione risulta
ripresa. I dati rilevati: su 659 domande
giuseppe corti
La crisi “morde” ancora
Villa Gallia
La segregazione
orizzontale:
un convegno
A
lcuni lavori sono,
ancora oggi, ritenuti
“naturalmente
femminili” ed altri
“naturalmente maschili”
secondo una logica determinata da fattori non solo produttivi, ma
anche sociali e culturali. Le Consigliere di Parità delle province di
Como, Mantova, Modena e Reggio Emilia hanno portato avanti una
ricerca per indagare il fenomeno della segregazione orizzontale,
facendo emergere a livello locale i settori occupazionali in cui le
donne risultano sottorappresentate. I risultati emersi verranno
discussi e commentati durante una tavola rotonda che si svolgerà
venerdì 25 febbraio, dalle ore 10.00, presso il salone di Villa Gallia,
a Como. Interverranno: Paola De Dominicis, consigliera di Parità
effettiva della Provincia di Como; la sen.Rita Ghedini; l’on.Paola
Pelino; Alessandro Fermi, assessore alle Politiche attive del lavoro
della Provincia di Como; sen. Isa Ferraguti e Grazia Cotti Porro,
già consigliere di Parità effettiva rispettivamente delle Provincie
di Modena e Mantova; Natalia Maramotti, assessore alle Pari
opportunità del Comune di Reggio Emilia. A moderare il dibattito
la giornalista Marina Caleffi.
Cassa integrazione
e licenziamenti
D
opo le informazioni relative all’aumento nell’utilizzo
della Cassa Integrazione (Como è risultata la provincia
lombarda in cui è cresciuto maggiormente il ricorso alla
cassa integrazione nell’anno 2010, rispetto al 2009, con 940.746
ore complessivamente autorizzate contro 703.111) c’è un altro
dato negativo che interessa la Provincia di Como: continuano a
crescere i licenziamenti.
La Commissione Provinciale
delle Politiche del Lavoro
è registrato un aumento
dell’Amministrazione Provinciale
complessivo del 16,32%
attraverso la sottocommissione
con un balzo più marcato, il
Mobilità ha infatti definito, nei giorni 47,37%, dell’incremento dei
scorsi, la lista di mobilità del mese di lavoratori licenziati da aziende
febbraio 2011.
con più di 15 dipendenti,
La lista risulta composta da 442
mentre si registra una leggera
nuovi iscritti di cui 196 provenienti
riduzione dei licenziati da
da aziende con più di 15 dipendenti,
aziende con meno di 15
239 provenienti da aziende con
dipendenti ( -0,83%). Se si
meno di 15 dipendenti e 7 frontalieri
raffronta il 1° bimestre del
che costituiscono l’1,6% del totale
2011 con lo stesso bimestre
della lista di febbraio. Rispetto
del 2010 i licenziamenti sono
al febbraio dell’anno scorso si
passati da 724 nel periodo
gennaio-febbraio 2010 a
822 nello stesso periodo di
quest’anno. Ciò significa che si
è registrato un incremento del
13,53% del totale dei lavoratori
licenziati nel primo bimestre
del 2011 che si articola con
un incremento del 13,05% nei
licenziamenti in aziende sopra
i 15 dipendenti, un aumento
del 13,2% nelle aziende con
meno di 15 dipendenti e, per
concludere, un + 44,44% per i
frontalieri.
ComoCronaca
a
Cultur
Anche i Civici di Como si mettono le maschere
per accogliere i bambini tra i 5 e gli 11 anni
A tuttarte! Musei
e creatività a Carnevale
A
Carnevale anche
i Musei Civici di
Como si mettono
maschere, lustrini
e pailettes per accogliere i
bambini tra i 5 e gli 11 anni
con simpatiche “mattinate a
tema” che permettano loro
di sperimentare molteplici
attività, divertendosi e
imparando sempre qualcosa
di nuovo e interessante.
L’iniziativa, che rientra
nelle proposte educative
dei Musei Civici di Como,
si chiama “A tuttarte!” ed
è già stata ampiamente
collaudata con grande
successo dal 2009. Spiega
■ Tavernerio
Navigando
nel sistema solare
Venerdì 25 febbraio, dalle ore 21.15,
presso il Centro Civico “Rosario
Livatino” di Tavernerio, in via
Risorgimento 21, il Gruppo Astrofili
Lariani organizza un incontro dal titolo
“Navigando nel Sistema Solare”, a
cura di Paolo Ostinelli, che proporrà
le ultime e più suggestive immagini
inviateci dalle sonde automatiche e
catturate dai più potenti telescopi a
Terra e nello spazio. L’ingresso è libero.
Per informazioni, la sede del Gruppo
Astrofili Lariani si trova in via
Risorgimento 21 a Tavernerio, presso
il Centro Civico “Rosario Livatino”;
tel. 328.0976491 (dal lunedì al
venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: info@
astrofililariani.org; sito web: www.
astrofililariani.org.
In via Grossi concerto
dei “Contrattempo”
laboratori.
L’orario di inizio è dalle
ore 8.00 alle 8.30; quello
di termine delle attività
è dalle 13.00 alle 13.30. Il
costo previsto è di 18 euro a
bambino (16 euro per fratelli
o se ci si iscrive a più di una
mattinata); il pagamento
deve essere eseguito prima
dell’inizio dell’attività.
La quota comprende gli
ingressi a tutte le strutture
museali, i materiali didattici
e la merenda. Il pranzo
al sacco è a carico dei
partecipanti.
L’iscrizione è obbligatoria
e deve essere effettuata a
partire da lunedì 28 febbraio
ed entro venerdì 4 marzo,
compilando un apposito
modulo da riconsegnare
alla Segreteria dei Servizi
Educativi dei Musei Civici
in piazza Medaglie d’Oro 1,
Gli appuntamenti
Ecco nel dettaglio le proposte:
Lunedì 7 marzo “Mi rifaccio il look...a Carnevale”
Maschere e costumi, pailettes e lustrini, fiocchi
e bottoni per creare nuovi vestiti da sfoggiare a
Carnevale. Allegri e colorati, diamo spazio alla nostra
fantasia con forbici, ago e filo!
Martedì 8 marzo “A Carnevale ogni ritratto vale”
Proviamo insieme a fare un ritratto prendendo
spunto dai quadri esposti in Pinacoteca, usando
anche materiali insoliti.
Mercoledì 9 marzo “Giochi d’oriente”
Pronti per un avventuroso viaggio nel tempo e nello
spazio fino ad arrivare in Mesopotamia, nella terra
fra i due fiumi? Ci trasformeremo in scribi e come gli
antichi abitanti di queste terre ci cimenteremo con
l’alfabeto cuneiforme e le tavolette di argilla.
dalle ore 9.30 alle 12.30, tutti
i giorni eccetto il sabato e la
domenica. Per informazioni,
tel. 031.252554 da lunedì
a venerdì dalle 9.30 alle
12.30; e-mail musei.civici@
comune.como.it.
SILVIA FASANA
❚❚ Una giornata a maggio
na giornata per celebrare automobilisti
virtuosi. A promuoverla, come da tradizione, sarà la prima decade di maggio,
l’Automobile Club di Como, con una cerimonia nel corso della quale saranno premiati: ladies del volante in possesso di patente di guida da almeno 40 anni, veterani del volante in
possesso di patente di guida da almeno 50 anni, pionieri del volante in possesso di patente
di guida da almeno 60 anni. Per poter accedere al riconoscimento i premiati dovranno
essere soci Aci e non essere incorsi in gravi infrazioni del Codice della Strada o in incidenti
stradali di particolare gravità. Chi è in posses-
so di questi
requisiti
potrà chiedere di ess ere ammesso alla premiazione esibendo presso
la Segreteria dell’Automobile Club Como
– viale Masia n. 79 – tel. 031/573433 int.
7, entro la data del 31 marzo 2011, la fotocopia della patente di guida da cui risulti l’anno di rilascio o, in mancanza, una
dichiarazione sottoscritta dall’interessato
attestante quanto sopra e la tessera ACI.
Nell’occasione saranno attribuiti partico-
Sabato 26 febbraio alle ore 21, presso
la coperativa sociale Arca - Centro
Filtro di via Tommaso Grossi, 4, a
Como, si svolgerà un concerto del
gruppo vocale “Contrattempo”. Si
tratta di un sestetto composto da due
voci femminili e quattro maschili,
che propone l’esecuzione di brani
musicali realizzati con le sole voci e
senza accompagnamento di strumenti
musicali. Il gruppo si è formato nel

2006 e il suo repertorio 
contempla
famose canzoni italiane e straniere e
noti canti gospel, tutti rielaborati con
arrangiamenti originali.
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
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Binago
Scoutismo, una
strada
di libertà
“Ci
vuole del coraggio
per educare,
ci vuole speranza e costanza,
Lavuole
Pro chiarezza
Loco di Binago
ci
di mete organizza,
e di mezzi. per
venerdì
25 febbraio,
allelaore
21, presso il
Ma
soprattutto
ci vuole
volontà
bar “Circolo”, di via Corridoni 1, a Binago,
di esigere da sé, prima, e dagli altri poi,
un caffè letterario dal titolo: “Scoutismo,
una
una totalità
una serietà
strada die libertà.
Un appuntamento per
senza
le quali
si trasmette
nulla”
conoscere
unanon
storia
e un metodo
fatto di
persone e di giovani che ancora credono
(Baden)
di poter lasciare il mondo migliore di come
l’hanno trovato. Interverranno Stefano
Novati, capo scout Agesci, e Alfredo
Ronchetti capo gruppo Como 3 (Agesci).
Ste
Alfr
Capo
ex Resp
venerdì 25 febbraio 201
L’Aci premia
automobilisti
virtuosi
U
Notizie flash
■ Como
Un’iniziativa
organizzata per
avvicinare, in maniera
informale, i più piccoli
al mondo dei musei
la responsabile dei servizi
educativi, Benedetta
Cappi: «Questa iniziativa
vuole essere un’occasione
per avvicinare, in modo
del tutto informale, i più
piccoli al Museo, facendolo
apparire ai loro occhi un
luogo attraente, familiare, in
grado di suscitare curiosità
ed emozioni. Un approccio
indispensabile per guidarli,
a partire dall’osservazione
delle nostre collezioni
museali, alla comprensione
del passato e alla scoperta
delle proprie radici culturali
attraverso il gioco e l’attività
manuale creativa».
La base delle attività
è come di consueto il
Museo Archeologico di
piazza Medaglie d’Oro, ma
tutte le strutture museali
comunali (Museo Storico,
Pinacoteca e Tempio
Voltiano) sono interessate
dall’organizzazione dei vari
Sabato, 26 febbraio 2011 19
c/o bar “Circolo” – via C
■ Como
Corso di massaggio
per bambini
lari riconoscimenti anche agli agenti delle forze dell’ordine ed ai benemeriti della strada
cioè, operatori di assistenza alla circolazione
stradale e, civili che si sono particolarmente
distinti nello svolgimento dei compiti di promozione di una corretta circolazione stradale, di prevenzione degli incidenti stradali e di
assistenza agli infortunati della strada ed agli
automobilisti in genere.
Mercoledì 2 marzo prenderà il via
un nuovo corso di massaggio per
bimbi presso lo Spazio Famiglia di
via Gramsci (civico 6). Quest’anno il
corso sarà gestito da un’educatrice
degli spazi gioco comunali, diplomata
Aimi (Associazione italiana massaggio
infantile) e sarà rivolto a sei bambini,
da 1 a 7 mesi, accompagnati dalla
mamma o dal papà. Per informazioni:
rivolgersi dal lunedì al venerdì dalle
8.30 alle 12.30 al numero di telefono
031-541555 e chiedere di Adriana
oppure mandare una mail a asilinido@
comune.como.it Il corso prevede sei
incontri (costo totale 60 euro).
ComoCronaca
20 Sabato, 26 febbraio 2011
Alcol e droghe: la via della prevenzione
S
arà il dott. Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como,
ad inaugurare la “due giorni” dedicata al tema delle dipendenze, in
città, iniziativa promossa dallo stesso Ordine e dell’Asl di Como. “Alcol
e droghe a Como: aspetti nuovi tra cura e prevenzione” il titolo della
serata di venerdì 25 febbraio, in Biblioteca Comunale, con inizio alle ore 21.
Accanto a lui la dott.ssa Raffaela Olandese, direttore del Dipartimento delle
Dipendenze ASL di Como, che proporrà una riflessione sulla diffusione di
sostanze nel contesto comasco e gli interventi messi in campo per prevenire
il fenomeno, e la dott.ssa Lisa
Impagliazzo, psicologa psicoterapeuta
del Dipartimento delle Dipendenze
ASL Como, che focalizzerà poi
l’attenzione sull’importanza del
ruolo degli adulti nella relazione con
gli adolescenti. A chiudere la serata
saranno il comandante De Cave e
l’Ispettore Gian Piero Pisani - Polizia
Stradale di Como che offriranno
il loro contributo sul rispetto delle
norme del Codice della strada e sui
pericoli della guida sotto effetto di
alcol e droghe.
«L’obiettivo che ci siamo prefissati con
queste due giornate – ci spiega il dott.
Spata – è fornire una informazione
corretta e approfondita rispetto ad
spazi a disposizione non lo permettono...»
una tematica di stringente attualità,
Un altro problema è dato dalle barriere
avvalendoci del contributo di
architettoniche: «Non sono pochi gli istituti
personale esperto. Con la serata
comaschi - continua Adria Bartolich - tra
di venerdì, aperta al pubblico,
cui alcuni anche di recente realizzazione,
intendiamo offrire alla popolazione
non debitamente attrezzati per l’accoglienza
l’occasione per mettere a fuoco
di studenti disabili».
argomenti di grande delicatezza, così
«Altra questione calda - è un fiume in piena
da rilanciare spunti di riflessione
la sindacalista - è data dalla normativa
anche in un’ottica preventiva.
legata alla gestione della sicurezza nei
Una serata informativa, dunque,
luoghi di lavoro. Le scuole spendono,
alla quale seguirà un convegno
in media, dalle 3 alle 5 mila euro annue
di taglio formativo, quello di
per consulenze, corsi di aggiornamento
sabato mattina, rivolto a medici
e varie iniziative sempre inerenti a
e operatori sanitari del nostro
questo tema. Somme pesanti, viste le
territorio su temi rispetto ai quale è
già risicate disponibilità di bilancio, che
opportuna e necessaria, per tutti noi,
contribuiscono, certo, nel tenere alta
un’informazione più accurata. In
l’attenzione sul fronte dei controlli, ma
entrambe le giornate non si parlerà
sottraggono, però, risorse per interventi
solo di droghe, che rappresentano
più urgenti e necessari. Occorrerebbe,
certo una voce importante sul
invece, una migliore sinergia con gli enti
fronte delle dipendenze, ma anche
locali al fine di ridimensionare le rilevazioni
di altri preoccupanti fenomeni
ed avviare le opere più urgenti. Ciò che
in espansione». Da un’indagine
manca è un coordinamento che permetta di
effettuata dal Dipartimento delle
stabilire, con chiarezza, le priorità d’azione,
Dipendenze dell’ASL di Como presso
e definire cosa si possa fare e cosa no. So
le scuole superiori emerge che il 40%
bene con quali difficoltà economiche, oggi,
degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha
gli enti locali sono costretti a fare i conti. Ma
provato almeno una sostanza illegale
appare sempre più urgente la necessità di
(cannabis e cocaina in particolare).
accantonare risorse per l’edilizia scolastica».
Rispetto al consumo di bevande
Altro tema dolente, che fa il paio con la
alcoliche un ragazzo su tre afferma
sicurezza, è la vigilanza. «La legge stabilisce
di ubriacarsi spesso il fine settimana
che gli studenti debbano, in ogni momento,
con elevato rischio di comportamenti
essere sotto il controllo di un adulto, che
violenti e incidenti stradali. In
ne ha la responsabilità. Un servizio spesso
provincia di Como ogni anno vengono
assolto, pensiamo all’alunno che deve
fermati dalle Forze dell’Ordine più
recarsi in bagno o che non si sente bene, dai
di 300 giovani tra i 14 e i 24 anni in
collaboratori scolastici (gli ex bidelli). Oggi
possesso di sostanze stupefacenti
nelle scuole queste figure sono in numero
per uso personale. Da uno studio
gravemente insufficiente (in alcuni casi
effettuato nel 2008 e nel 2009 dall’
anche uno solo per istituto) per garantire
ASL di Como, in collaborazione con
una vigilanza adeguata». Poi, come sempre,
l’Istituto di Ricerche Mario Negri,
c’è il probolema delle risorse. «Ce ne sono
nelle acque in ingresso al depuratore
poche, per tutti. Alcune scuole hanno
cittadino è emerso come il numero di
ricevuto contributi straordinari, inattesi, e
dosi di hashish ed eroina consumate
questo va bene. Ci si gestisce con quello che
dalla popolazione di Como sia
si ha. Il punto è che non devono accadere
superiore a quella di Milano. «Per
episodi come quelli che hanno riguardato
contrastare un fenomeno così
istituti importanti come il Caio Plinio o il
diffuso e complesso - prosegue Spata
Volta, che hanno rifiutato le iscrizioni di
- è di fondamentale importanza
alcuni alunni perchè le famiglie non hanno
intervenire preventivamente e
voluto pagare il contributo previsto all’atto
precocemente sui giovani anche
dell’iscrizione. Pur consapevole che questo
attraverso il coinvolgimento degli
contributo rappresenti una voce importante
adulti con responsabilità educative
nel bilancio della scuola, non è corretto
come genitori, insegnanti, operatori
farlo passare come una tassa obbligatoria,
o sanitarie quali i medici di famiglia
perchè così non è, com’è scorretto evitare di
e i pediatri». Sabato mattina 26
dire che si tratta di un obolo volontario, non
febbraio, a Villa Olmo, si tratterà di
certo un’imposta di scopo».
“Droghe: nuovi consumi e nuove
Ultime ciliegine su una torta un po’ rancida
dipendenze” dalle 8.30 alle 11.30.
anche «l’eccessivo numero di reggenze (19)
Nel corso della mattinata si spazierà
tra i dirigenti, aspetto che rende impossibile
dall’analisi del fenomeno sul
una ottimale organizzazione dell’attività
territorio provinciale agli aspetti più
scolastica nei diversi plessi. Per non parlare
specialistici clinici, laboratoristici e
della scarsa dignità attribuita anche alle ore
legali delle dipendenze da sostanze,
alternative alla religione, spesso usate come
fino ai nuovi consumi e alle
tappabuchi». Per chiudere una nota dolente
implicazioni del web. Interverranno
sulle immissioni in ruolo: «Lo scorso
la dott.ssa Raffaela Olandese, il dott.
anno in tutta la provincia hanno trovato
Marco Ferrari esperto farmacologo,
l’agognata assunzione, per quanto riguarda
il dott. Luca Ferlin biologo esperto
le superiori, soltanto 3 insegnanti. Occorre
in analisi tossicologiche, il prof.
riformare il sistema di reclutamento
Edoardo Colombo esperto sulle
per evitare di trovarci con situazioni di
nuove dipendenze da web, l’avv. Vito
precariato a vita». Un quadro preoccupante
Malcangi.
che invita alla massima attenzione.
M. Ga.
Sarà il dott.
Spata, presidente
dell’Ordine dei
Medici di Como ad
inaugurare la due
giorni dedicata a
queste tematiche
La scuola
comasca
ha la febbre
A tracciare un bilancio di primo quadrimestre
è la sindacalista della Cisl Adria Bartolich.
Molte le strutture non adeguate
è
una scuola comasca con la
febbre quella che si appresta a
superare il traguardo del primo
quadrimestre. A denunciarlo è
Adria Bartolich, segretario provinciale
Cisl Scuola Como, che ha evidenziato,
in un nutrito elenco, alcune delle più
evidenti criticità del settore.
«Il primo problema con il quale ci
troviamo a fare i conti - spiega la
sindacalista - riguarda i temi della
salute e della sicurezza. Uno sguardo
all’edilizia scolastica del nostro
territorio ci rivela un quadro a dir poco
infelice. Circa il 10% delle strutture
non è stato progettato per accogliere
studenti (si pensi al Liceo Giovio, nato
come maternità) e ciò comporta ovvi
problemi nella gestione degli spazi,
che spesso non sono adeguati o a
norma. Basti sapere che ogni alunno
dovrebbe avere a disposizione 2 m2,
misure oggi difficilmente rispettate. E
il recente innalzamento del numero
minimo di alunni per classe non ha
certo agevolato questa situazione. è
auspicabile che ci si rifiuti di realizzare
classi sovradimensionate quando gli
Edifici non progettati
per accogliere studenti,
barriere architettoniche,
scarsità di personale.
Sono soltanto
alcuni dei problemi
degli istituti lariani
di Marco Gatti
ComoCronaca
ATEM
Novità legislative, e nuove forme concorrenziali,
impongono di ripensare il modello organizzativo
Distribuzione Gas:
verso una nuova gara
A
l momento di
andare in stampa
potrebbe essersi
già tenuto (o
in procinto di tenersi)
il Consiglio Comunale
richiesto con urgenza
dalla Giunta dopo che la
settimana scorsa l’esecutivo
cittadino ha approvato la
deliberazione che valuta
l’opportunità di avviare
immediatamente le
procedure per l’affidamento,
tramite gara, del servizio
di distribuzione del gas nel
territorio comunale. Una
procedura che il sindaco
Bruni auspica molto celere
Notizie flash
■ Albate
Battito d’ali
a Carnevale
In occasione del Carnevale,
l’associazione “Battito d’Ali” propone per
sabato 5 marzo, dalle ore 14.30 alle ore
16.30, presso il centro civico “Cascina
Massèe”, Circoscrizione n.1 di Albate
(via S. Antonino 4), un laboratorio
creativo per bambini dai 5 ai 10 anni
per la realizzazione delle maschere
dei quattro elementi (acqua, aria,
terra, fuoco) con l’utilizzo di materiali
naturali e di recupero-riciclo. Le attività
saranno accompagnate da filastrocche
musicali animate dai bambini. È
richiesto un contributo di 5 euro per
bambino. Per informazioni ed iscrizioni:
Mariaester Cassinelli tel. 333.2018296;
Caterina Salemme tel. 340.5836309;
e-mail [email protected]; sito
Internet: www.battitodali.it.
■ Teatro
Panariello al Sociale
il 28 marzo
Alcuni provvedimenti
governativi rischiano
di ridurre della metà
gli incassi comunali.
E si corre ai ripari
in quanto, in tempi molto
brevi (magari anche il mese
prossimo) una serie di
provvedimenti governativi
potrebbero ridurre a poco
più della metà l’attuale
incasso pari a 450mila euro
annui che il Comune di
Como ricava dall’attuale
concessione pagata da
ACSM-Agam che eroga
il gas su tutto il territorio
comunale. Il settore della
distribuzione del gas è
regolato da un Decreto
del 2000, emanato in
attuazione di una Direttiva
della Comunità Europea, la
cui disciplina prevede che
l’affidamento del servizio
avvenga tramite gara. In
questo ambito, negli ultimi
anni, sono intervenute
nuove modificazioni per
garantire al settore delle
ditte fornitrici maggiore
concorrenza e livelli
minimi di qualità dei servizi
Sabato, 26 febbraio 2011 21
essenziali che prevedono
la creazione dei cosiddetti
“Atem”, ovvero gli ambiti
territoriali minimi nei cui
confini dovranno svolgersi
le gare di affidamento del
servizio di distribuzione.
Il termine ultimo per la
definizione degli ATEM è
fissato per il 31 dicembre
2012 e, quindi, successivo
alla scadenza naturale
dell’Amministrazione
Comunale ma la cosa
potrebbe diventare realtà in
tempi brevi.
Con questa mossa
l’esecutivo cittadino
intende anticipare le
mosse del governo al
fine di non vanificare
gli sforzi compiuti dalla
stessa amministrazione
nell’applicare i principi
comunitari di apertura al
mercato e di promozione
della concorrenza nonché
per ridurne l’impatto
economico e aumentare il
costo della concessione a
carico del futuro vincitore
della gara che potrebbe
raggiungere anche una
quota sicuramente
considerevole e pari ad
oltre un milione di euro.
L’aggiudicazione della
gara per la distribuzione
del gas nel territorio
comunale avverrà con
il criterio dell’offerta
economicamente più
vantaggiosa secondo criteri
di aggiudicazione tecnici
ed economici ed avrà
una durata di 12 anni. Il
nuovo gestore del servizio,
per tutto il periodo di
affidamento, dovrà, a sua
cura e spese, provvedere
European Traffic
Police Network
Ha fatto tappa a Como il progetto europeo
di controllo di persone e mezzi ai valichi
I
l progetto europeo
Tispol (European
Traffic Police Network)
ha fatto tappa la scorsa
settimana a Como. Le
forze di polizia cittadine
hanno infatti partecipato
ad un’azione coordinata,
durata tre giorni, durante
i quali l’attenzione nei
confronti dei mezzi e
delle persone al valico di
alla manutenzione
ordinaria e straordinaria
dell’impianto, nonché agli
eventuali potenziamenti
che si dovessero rendere
necessari per un corretto ed
efficiente svolgimento del
servizio di distribuzione del
gas; sarà tenuto a svolgere
un costante monitoraggio
della rete, anche a mezzo
di sistemi di telecontrollo
e ispezioni localizzate al
fine di garantire la rapida
individuazione di guasti o
fughe; compiere controlli
periodici circa la qualità
del gas distribuito nonché
dei livelli di odorizzazione;
nonché disporre e
aggiornare la cartografia
degli impianti e delle reti
presenti sul territorio
comunale.
l.cl.
confine di Chiasso Brogeda è stata portata
al massimo livello. Protagonisti di questa
azione congiunta, che ha avuto come
obiettivi il miglioramento della sicurezza
stradale e ferroviaria in tutta Europa,
sono stati anche gli agenti del reparto del
traffico della Polizia cantonale ticinese.
Concretamente si tratta di controlli molto
semplici, incentrati innanzitutto sullo stato
del conducente, valutando se il tempo
di riposo è stato adeguato, se ha bevuto
o ha fatto uso di farmaci “ricostituenti”, e
questo tramite i classici test alcolemici.
Successivamente viene effettuata una
valutazione del veicolo in transito. Il
controllo riguarda se tecnicamente è tutto
in ordine (soprattutto se il tachimetro, o le
altre apparecchiature di registrazione della
velocità o del chilometraggio, non sono
state manomesse).
Al valico autostradale di Brogeda,
ricordiamo, vengono controllati circa 13
mila veicoli pesanti all’anno: un dato molto
importante ma che rappresenta pur sempre
una minima parte del volume totale di
mezzi in circolazione tra Svizzera e Italia.
Dopo il grande successo di pubblico
e critica registrato in occasione del
debutto del 27 dicembre a Roma e
delle tappe successive, il nuovo e
atteso show di Giorgio Panariello,
“Panariello non esiste”, va in scena
al Teatro Sociale di Como il prossimo
28 marzo ore 21. In “Panariello non
esiste” Panariello riabbraccia alcuni tra
i suoi vecchi personaggi come il PR,
la Signora Italia, Merigo, il ricchissimo
Naomo, l’anziano e tenerissimo
Raperino e intrattiene il pubblico con
inediti monologhi ispirati all’attualità.
Nuovi personaggi come Il Vaia, il
commentatore da bar dei fatti della
vita e Luingi, il maestro di ballo fintobrasiliano, sono altre novità di questo
attesissimo spettacolo.
Lo showman sta lavorando da un anno
a “Panariello non esiste” (prodotto
e organizzato da F&P Group e
Bagnomaria), spettacolo totalmente
inedito scritto con l’ausilio di un
nuovo team autorale composto da
Sergio Rubino, Riccardo Cassini, Walter
Santillo ed Alessio Tagliento. Giorgio
Panariello ha curato la regia insieme
a Gaetano Triggiano, un performer
illusionista che è protagonista di
spettacoli di grandi illusioni in tutto
il mondo e che saprà dare allo show il
gusto dell’incanto e della meraviglia.
I biglietti in vendita al botteghino del
Teatro, sul sito www.teatrosocialecomo.
it e su www.ticketone.it costano:
platea 50+7,50 euro; palchi 45+6,75
euro; galleria parapetto 35+5,25 euro;
galleria ranghi 25 +3,75 euro.
«Si tratta, all’incirca, di una settimana di
traffico sulle strade» ha sottolineato in
proposito Marco Guscio, responsabile del
reparto del traffico della Polizia cantonale
ticinese. L’importanza di questi controlli
congiunti è inoltre reputata importante
in quanto, nello scorso anno, sono state
emesse ben 3.400 multe durante le verifiche
sul traffico pesante. La maggior parte delle
infrazioni ha riguardato il superamento
delle ore di guida consentite (ad esempio
un autotrasportatore fermato è stato trovato
al volante da ben 28 ore consecutive!)
ed il fatto che i tir sono risultati spesso
sovrappesi, oltre che in cattivo stato
tecnico, nonché talvolta inidonei al
trasporto di merci o sostanze pericolose. In
diminuzione, invece, i casi di guida sotto
l’influsso di alcol o sostanze stupefacenti.
Tispol, che la scorsa settimana ha
interessato circa 40 forze di polizia di tutto il
continente europeo, verrà ripetuta almeno
altre tre volte nel corso dell’anno e non avrà
come teatro d’azione sempre e solo il valico
autostradale di Brogeda.
l.cl.
22 Sabato, 26 febbraio 2011
ComoCronaca
pubblicazioni
Presentiamo
due libri realizzati
dall’associazione
culturale lariana
sul finire
dello scorso anno
In libreria
con la
Famiglia
Comasca
C
i sono due interessanti
pubblicazioni di cui non
abbiamo parlato da inserire in
libreria, nel catalogo 2010 della
Famiglia Comasca.
All’ormai tradizionale “tacuin”,
originale calendario che accompagnerà
i comaschi per l’intero 2011, sono
infatti da aggiungere due volumi che
arricchiscono la già nutrita bibliografia
dell’associazione comasca. Si tratta di:
“La Saga dei Doninelli, dalla Lombardia
al Guatemala”, di Consuelo De Aerenlud
e “Marinetti e il Lario” di Alberto
Longatti.
“La Saga dei Doninelli” è il frutto di
un’attività abbastanza recente avviata
dalla Famiglia Comasca. Un impegno,
come spiega il presidente, Piercesare
Bordoli nella presentazione del libro
rivolto “a quei comaschi che hanno
lasciato la loro terra per cercare fortuna
all’estero, a partire dalla seconda metà
dell’800”. Attenzione al territorio, ma
lo sguardo teso anche oltre l’orizzonte,
Piercesare Bordoli,
indomito presidente
della “Famiglia Comasca”
per mantenere vivo il legame con
figli del Lario che hanno messo
radici in altre parti del mondo. “I
contatti con i discendenti (terza
e quarta generazione) – spiega
Bordoli – avvengono in genere
attraverso internet e grazie agli
spazi che accordiamo sul nostro sito,
ma ne abbiamo anche incontrati nella
nostra sede. Fra questi l’autrice del libro,
già pubblicato nelle lingue inglese e
spagnolo…” È un diario di vita, “La Saga
dei Doninelli”, la storia di una famiglia
che parte da Erba, sul finire dell’800,
diretta in Guatemala. “I personaggi di
questo libro - scrive l’autrice - non sono
del tutto gradevoli, né del tutto eroici,
a meno che non sia eroico affrontare
le difficoltà della vita cercando di
mantenere la testa fuori dall’acqua.
In questo senso non solo i miei nonni
Antonio Doninelli e Angela Pozzi furono
eroi, lo furono anche i loro figli. Questa
è la storia di persone semplici chiamate
ad affrontare difficoltà di vario tipo e
risolverle”. È un viaggio che, come detto,
parte da Erba sul finire dell’800. Tutto
inizia davanti all’altare, una mattina
del 31 maggio 1881. Il matrimonio. I
figli: nove nati in Italia, di cui soltanto
sei sopravvivono allo loro infanzia. Poi
le difficoltà lavorative e il fascino del
richiamo dal “Nuovo mondo”.
Nel novembre del 1894 Antonio, allora
36enne, si imbarca così per il Guatemala,
portando con sé Fernando, 12 anni,
il suo figlio maggiore… è l’inizio di
un’avventura che merita d’essere letta
d’un fiato. Una delle innumerevoli storie
che hanno accompagnato milioni di
emigranti italiani all’estero in cerca di
fortuna.
“Marinetti e il Lario” (passiamo alla
seconda opera) “è - scrive Pier Cesare
Bordoli – un racconto vivacissimo e
seriamente documentato di che cosa
accadde a Como e dintorni nel secolo
scorso quando è transitato dalle nostre
parti quella specie di formidabile
compendio di energie fisiche e mentali
che fu Filippo Tommaso Marinetti,
geniale fondatore del futurismo. Non
è stata, la sua, una presenza casuale e
di poco conto. Ne restano le tracce, a
dimostrarlo. Solo che bisogna scoprirle,
queste tracce, ricostruirne la formazione,
spiegare perché ci sono e chi le ha
lasciate. L’autore l’ha fatto, guidandoci
per mano…” Il testo è una raccolta
di testimonianze, alcune della quali
pubblicate sulle pagine culturali del
quotidiano “La Provincia” in diverse
riprese, negli anni 1980, 1985, 1986 e
2009. Dagli scritti di Longatti la “prima
volta” lariana di Marinetti porta la data del
1902 quando il padre del futurismo, allora
esuberante 26enne, giunge nel comasco
per far visita a dei parenti. A quella visita
ne seguiranno altre, in anni successivi. Il
libro ne racconta i viaggi, le escursioni,
ma anche, attraverso essi, l’evoluzione
del pensiero futurista di Marinetti, vivace
protagonista di un’esistenza tumultuosa
condotta come portabandiera di un’arte
rivoluzionaria, il cui rapporto con il Lario
fu duraturo e profondo.
M. Ga.
Tre volumi. Un viaggio interessante dentro la storica azienda
F
laconi di vetro, un po’ di
alambicchi e qualche fornellino
per la lavorazione a caldo degli olii
necessari per la produzione delle
vernici e delle lacche era tutto quanto il
chimico-farmacista tedesco Christian
Lechler possedeva, quando a Stoccarda,
nell’agosto 1858, aveva deciso di metter
su un piccolo laboratorio artigianale
per la creazione di una nuova vernice
adatta ai materiali metallici impiegati
nella nascente industria dell’epoca,
automobilistica e non. Se la disponibilità
degli strumenti tecnici, e soprattutto
delle risorse finanziarie da investire,
era indiscutibilmente esigua, ampie e
innovative, per non dire rivoluzionarie,
erano invece le conoscenze nel campo
della chimica generale dell’ex farmacista
teutonico, così come granitica era la sua
certezza che solo utilizzando i pigmenti
da lui sperimentati sarebbe stato possibile
sostituire le obsolete lastre di ardesia,
refrattarie alla verniciatura, con nuove
lamiere zincate perfettamente laccate e
facilmente levigabili, venendo incontro
alle esigenze dell’industria moderna. Era
nata la “Lechler & Figlio”, un marchio
celeberrimo che appena due anni fa
ha festeggiato il 150° anniversario, e
che era destinato a svolgere un ruolo di
primo piano nello sviluppo produttivo
dell’economia lariana, da quando –
correva l’anno 1910, ragion per cui
ricorre ora il centenario anche della
Lechler italiana- Giuseppe Brizzolara,
Domenico La Regina e Alessandro Rizzi
acquistarono dalla proprietà tedesca la
filiale di Ponte Chiasso, nonché i diritti
Lechler, storia
di un marchio
La storia di un chimico
farmacista iniziata
150 anni fa, partita
da Stoccarda
e intrecciatasi
con il territorio comasco
e il marchio Lechler, dando vita alla
“Christian Lechler & Figlio Successori
fabbrica italiana di vernici e smalti”.
L’epopea della Lechler, minuziosamente
ricostruita passo dopo passo dai faticosi
esordi del suo fondatore (il quale per
due volte si vide bocciare la richiesta
di brevetto delle sue vernici dalla
Patentkommission incaricata di valutare
la proposta) all’affermazione sui mercati
internazionali della sua propaggine
comasca, è ora leggibile nella curatissima
opera in tre volumi (“Lechler. Storia
e racconti di un marchio”, Oemme
edizioni) realizzata da Agop Manoukian,
presidente della SPA omonima e
ricercatore storico di qualità, a giudicare
dal prodotto testuale che ha confezionato
e che presenta al pubblico. Ne è scaturita
infatti un’opera corposa e di ampio
respiro, ricca di interessi non solo per
il lettore che intende informarsi sulla
lunga vicenda dell’azienda, ma anche
per quello più genericamente orientato
verso la comprensione dei meccanismi
storici e funzionali che agiscono alla
base dell’interrelazione tra tecnologia e
scambio delle merci. Accanto all’aspetto
imprenditoriale ed economico, emerge
nel resoconto di Manoukian una costante
attenzione al dettaglio anche spicciolo
e alla dimensione per così dire “umana”
dei protagonisti, sullo sfondo delle
trasformazioni politiche e sociali anche
complesse che accompagnarono l’Italia
tra Otto e Novecento, e che sono riportate
in qualsiasi manuale scolastico di storia.
Oggi la Lechler è una grande azienda che
opera nel mercato internazionale delle
vernici e che, oltre alla sede centrale di
Como e al sito produttivo di Foligno,
vanta quattro filiali europee (Manchester,
Grenoble, Barcellona e Kassel). Gli effetti
della crisi si sono fatti sentire, soprattutto
nel settore delle commesse industriali,
ma l’azienda ha retto bene all’urto e gode
di ottima salute, con previsioni di crescita
per il 2011. Sarà improbabile tornare nel
breve termine alle prestazioni-record del
2008, ma la risalita è cominciata.
SALVATORE COUCHOUD
ComoCronaca
24 Sabato, 26 febbraio 2011
Preti patrioti. In questa puntata ci soffermeremo su alcune figure
di sacerdoti “periferici” protagonisti dei moti inusurrezionali
Il 1848 e i preti “di cintura”
L’
insurrezione del
1848 vide l’intensa
partecipazione dei
chierici del Seminario
teologico e di numerosi
sacerdoti. Se ne parlerà meglio
in una prossima puntata. In
questa ci limitiamo a citare
alcune figure di sacerdoti
“periferici”, con qualche
episodio particolare, di cui si ha
modo di precisare i contorni,
rispetto a versioni talvolta
erronee, con cui sono entrati
nella storiografia locale.
Già la fase di preparazione
del 1848 aveva visto due
sacerdoti – don Giuseppe
Butti, nativo di Cavallasca
e parroco di Drezzo, e don
Francesco Guerra, parroco
di Cavallasca – collaborare
alla propaganda antiaustriaca
(orchestrata a Lugano da
Giuseppe Mazzini e dai fratelli
Ciani), contrabbandando
libri e giornali proibiti, che
venivano stampati a Lugano
e a Capolago. Qui era attiva la
tipografia del Repetti, in cui
lavorava Luigi Dottesio (poi
arrestato nel 1851 a Maslianico
con stampe antiaustriache
e impiccato a Venezia). Lo
attestano le memorie del dottor
Fermo Coduri sui veterani
del 1848-49, che del parroco
di Drezzo scrive: “Il Butti,
essendo vicinissimo al confine
ci aiutava grandemente in
casi speciali. Egli di solito dal
confine Svizzero portava libri in
casa propria, quindi recandosi
parecchie volte a Como li
consegnava a Turri Felice e con
lui cooperò e fu di grande utilità
don Francesco Guerra, parroco
di Cavallasca. Ambedue prima
e dopo il 1848 furono buoni
e stimati patrioti. Il parroco
Butti poi nel 27 maggio 1859,
quando Garibaldi fece sosta
a Cavallasca, lo accompagnò
per degli accorciatoi facendogli
da guida verso S. Fermo. Il
grande uomo gli porse la mano
e stringendogliela fortemente
gli disse: “Vi saluto buon prete
patriota, faccio voto che i vostri
confratelli vi assomiglino
sempre”. E il povero curato menò
sempre gran vanto di questo
affettuoso saluto dell’Eroe dei due
Mondi.
Va detto che in casa Butti (ossia
Villa Imbonati, comprata dal padre
di don Giuseppe, che era il daziere
della pieve di Uggiate) Garibaldi
aveva posto il suo quartier generale
per dirigere la battaglia di San
Fermo. Ma più verosimilmente
l’episodio ricordato dal Coduri non
va riferito al 27 maggio, bensì al 2
giugno 1859, quando il generale,
che era nel Varesotto, fu richiamato
dai Comaschi (mandando come
messaggera la famosa marchesina
Giuseppina Raimondi), perché
temevano un rientro degli austriaci.
Infatti, una accreditata tradizione
locale (che chi scrive da ragazzino
ha udito dalla ultranovantenne
Ninetta Fagetti, nata al Parpöla
intorno al 1860, che riferiva i ricordi
della madre) narra che Garibaldi,
in marcia con i Cacciatori delle Alpi
da Trevano verso Drezzo, fece sosta
al crociale dei Mulini davanti alla
casa natia della Fagetti, e da lì fece
chiamare il parroco di Drezzo per
avere informazioni su eventuali
movimenti di truppe austriache
e per farsi guidare verso S. Fermo
da quella posizione, ai confini del
territorio di Trevano con quello di
Drezzo. Racconto che “quadra” con
quanto ricordato dal Coduri.
Tra i contrabbandieri di stampe
proibite, oppure guida di patrioti
che passavano clandestinamente il
confine svizzero, va probabilmente
annoverato anche don Giovanni
Caprera, cappellano di Casnate
(sostituto di don Antonio
Monzini, segretario del vescovo
Romanò) nativo di Uggiate (da
famiglia originaria di Torno qui
trapiantata), che nel 1846 risulta
indagato dalla polizia austriaca,
per sconfinamenti clandestini
in Svizzera dai suoi boschi
sopra Uggiate, in compagnia del
casnatese Carlo Primavesi.
Che il Primavesi fosse un patriota
è dimostrato dal fatto che nelle 5
giornate del 1848 si recò a Como
con una decina di giovanotti di
Casnate per dare man forte ai
rivoltosi. Egli stesso lasciò una
memoria su un episodio avvenuto
sopra: La chiesa
del Lazzaretto ad
Appiano, presso
la quale avvenne
la sparatoria
il 21 marzo 1848.
accanto: Don Giuseppe
Butti, parroco
di Drezzo
Già la fase di preparazione
ai moti aveva visto tra i suoi
protagonisti due religiosi,
don Giuseppe Butti, nativo
di Cavallasca e parroco
di Drezzo e don Francesco Guerra,
parroco di cavallasca
Geopolis 2011
il 21 marzo, in cui fu protagonista il
suo amico don Giovanni Caprera.
Avendo questi saputo che a Fino
davanti alla chiesa bivaccava una
compagnia di Croati, con quattro
usseri a cavallo, forse in ritirata o
forse intenzionata a portare rinforzi
a Como, radunò una schiera di
contadini armati di forche, tridenti,
e qualche fucile, per andare a
cacciarli; ma essi si erano già mossi
da Fino in direzione di Appiano.
Dovunque suonavano campane
a martello, e la comitiva degli
inseguitori si ingrossava sempre
più. Giunti oltre Appiano, presso
la chiesa del Lazzaretto, il capitano
che comandava la compagnia, che
conosceva il prete, perché era già
stato in servizio ad Uggiate, venne
a parlamentare: “Caprera, – gli
disse – voi siete sacerdote e quindi
non dovete mentire. È vero che a
Milano tutta quella guarnigione
ha ceduto? Se ciò è vero allora
retrocedo con voi ad Appiano, e
là davanti a quell’autorità cederò
le armi”. Al che il Caprera da
galantuomo rispose: “Si dice da
tutti ma non posso garantirne
la verità”. Durante il colloquio, i
contadini che l’attorniavano, chi
per appropriarsi un fucile, chi
un cavallo, si erano avvicinati
ai soldati. Nella mischia partì
incidentalmente un colpo, cui
seguì una scarica da parte dei
croati, che stese al suolo una
decina di quei poveri contadini,
alcuni morti sul colpo, poi sepolti
nel cimitero di Appiano; altri
feriti gravemente e deceduti in
seguito nelle loro case. Sappiamo
i nomi dei nove che persero la
vita: Introzzi Giuseppe, Pellegrini
Domenico e Luigi Bianchi di
Casnate, Rimoldi Giovanni
di Appiano, Rossini Battista e
Cappelletti Giovanni di Albate,
Volonté Abbondio, Balzaretti
Angelo e Cairoli Andrea di Fino.
“Dopo quella scarica così micidiale
– conclude il Primavesi – come
nebbia al vento, si sparpaglian
gl’inermi guerrier. E quel capitano
seguitando il suo cammino e
giunto a Varese è qui che depone
le armi coi suoi militi oppressi dal
viaggio e dalla fame”.
MARIO MASCETTI/2
Como tra decadenza e nuovo rinascimento.
Al via il nuovo ciclo di conferenze
Abitare bene la terra
I
l dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como e il
Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como - in collaborazione con l’Ufficio
Scolastico Territoriale di Como e il Politecnico di Milano Polo Regionale di Como – hanno promosso la dodicesima edizione del ciclo di conferenze “Geopolis 2011” GEOPOLIS
2011. Linee d’orizzonte della storia contemporanea”. Tema della XII edizione è: “Abitare
bene la terra. Como tra decadenza e nuovo
rinascimento: ridare entusiasmo ad una città in crisi. Linee d’orizzonte della storia contemporanea”. Il primo incontro ha avuto luogo
giovedì 24 febbraio, dal titolo: “Terra mobile:
la governance del territorio”, con Paolo Perulli Docente di sociologia economica Accademia di Architettura di Mendrisio-USI e Giacomo Castiglioni, Castiglioni Spa, Presidente
Univercomo. Ecco il calendario dei prossimi
appuntamenti. Tutti gli incontri si terranno alle ore 17.30 nella sala Assemblea di Confindustria Como (TRANNE
quello del 3 marzo, che si terrà presso
l’Aula Magna AM1 in via Castelnuovo
7 a Como).
Giovedì 3 marzo: “L’industria, il lavoro e le sue trasformazioni” con Andrea
Maria M. Fumagalli docente di economia politica Università di Pavia, docente di Teorie economiche alternative
Università Bocconi Milano e Antonio
Marino, giornalista. Incontro presso l’
Aula magna AM1 di via Castelnuovo 7.
Ad anticipare l’incontro la possibilità
di visite guidate al Museo della seta a
partire dalle 15.30.
giovedì 10 marzo: “Più ricchi e più poveri: rischi e opportunità di una città
lombarda nel mondo globalizzato” con
Mauro Magatti preside della facoltà di
Sociologia Università Cattolica Milano;
giovedì 24 marzo: “Una Bussola per
Como e dintorni: nuovi orizzonti di
sviluppo culturale ed economico” con
Dipak Pant docente di sistemi economici comparati e antropologia applicata Università Liuc Castellanza;
giovedì 31 marzo: Tavola rotonda sul
tema: “Como e il suo spirito - voci e volti di una comunità con Ambrogio Taborelli, presidente Confindustria Como;
Paolo De Santis, presidente Camera
di Commercio; Roberto Bernasconi,
direttore Caritas Diocesana, modera:
Claudio Fontana.
Tutti gli incontri sono ad ingresso libero. Per informazioni e iscrizioni: tel
031-234111 e-mail: gruppogiovani@
confindustriacomo.it.
ComoCronaca
La scomparsa di don Fettuccia
■ Giardini
Concorso
internazionale
Arrivederci
in cielo
don Domenico
S
acerdote dal 1945, è spirato
all’Istituto “Santa Croce” di
Como, dove risiedeva dal 2000, la
sera di lunedì 21 febbraio.
Altri potranno meglio e più diffusamente
scrivere di don Domenico Fettuccia. A
me, da poco più di un mese “cappellano”
dell’Istituto “Santa Croce”, è toccato in
sorte di accompagnarlo fin sulla soglia
dell’eternità e di affidarlo al buon Dio.
Nato a Vertemate nel 1921, l’estate
prossima avrebbe compiuto novant’anni.
Nonostante l’età, dimostrava di avere
un’invidiabile vitalità… La battuta
sempre pronta; la caratteristica risata.
Sapeva considerare con umorismo
anche gli acciacchi, in particolare
l’instabilità delle gambe. Chi però
pensasse a lui come ad un mite
vecchierello si sbaglierebbe di grosso. Il
carattere indomito che in gioventù (nella
seconda metà degli anni ’40 fino
A beneficiarne sarà
uno studente iscritto
alla Facoltà di
Lettere diplomatosi
a Como o a Lecco
Nato a Vertemate nel 1921
era stato ordinato a Lugano
nel 1945, quindi: parroco
di Montemezzo (1945-54),
parroco di Somana (195459), cappellano presso l’ist.
Somaini di S. Fermo (195972) e cappellano presso
l’ist. Canossa a Vertemate
(1972- 2000)
al 1954) gli aveva consentito di reggere la
poverissima parrocchia di Montemezzo,
adattandosi a fare il contadino, era
ancora quello. Ad esempio, se riteneva
di riuscire a far da solo una cosa, non
accettava l’aiuto di nessuno, a costo di
metterci un’ora anziché mezz’ora. E
Sabato, 26 febbraio 2011 25
respingeva con un po’ di ruvidezza gli
eventuali “buoni samaritani”, suore, preti
o laici che fossero: “Preferisco far da me”,
diceva, “altrimenti perdo l’autonomia”.
Parlava volentieri dei molti anni dedicati
all’insegnamento della Religione nella
scuola e penso che tanti ex-alunni si
ricordino di lui. Nelle ultime settimane il
suo stato di salute è andato peggiorando,
tanto che si è reso necessario un ricovero
all’ospedale Valduce. Rientrato a
“Santa Croce” ha dovuto malvolentieri
trasferirsi in una camera più “attrezzata”
della sua, a cui era “affezionatissimo”.
Assistito amorevolmente dal personale
e dalle Suore, è morto circondato dai
familiari, dopo una penosa agonia. Il
Signore gli conceda la pace eterna ed il
premio riservato ai servi buoni e fedeli.
Don Matteo Forni
Passerà attraverso l’indizione di
un concorso internazionale la
riqualificazione dei giardini a lago
di Como. Il bando sarà predisposto
dall’Amministrazione comunale
insieme alla Camera di Commercio,
all’Ordine degli Architetti e ad Ance
(Associazione nazionale costruttori
edili) e oltre ai giardini a lago
comprenderà la progettazione dell’area
intorno allo Stadio Sinigaglia. Il
concorso dovrà prevedere lo sviluppo di
una soluzione progettuale “preliminare”
di riqualificazione dei giardini a lago
all’interno di una più ampia soluzione
di riqualificazione generale di tutta
l’area che a partire dai giardini a lago,
ricomprende lo stadio e gli edifici
razionalisti limitrofi. Il progetto
vincitore sarà acquisito dal Comune
di Como e al professionista vincitore
potrà essere affidato l’incarico per lo
sviluppo della progettazione definitiva
ed esecutiva. Il Comune, da parte sua,
metterà a disposizione per l’area dei
giardini a lago un finanziamento di 2
milioni e 650mila euro. I contributi che
Camera di Commercio ed Ance si sono
resi disponibili ad erogare verranno
invece utilizzati per promuovere il
concorso e per premiare le migliori
soluzioni progettuali. Il protocollo
d’intesa che dovrà essere sottoscritto
stabilirà obiettivi, ruoli e conseguenti
impegni da assumere.
28° edizione Borsa di studio
Franco e Mario Terzoli
É
aperto il bando per accedere alla
ventottesima edizione della borsa di
studio “Franco e Mario Terzoli” per
l’anno accademico 2010-2011.
Fino all’anno scorso il riconoscimento
era rivolto a studenti di medicina, perché
intendeva ricordare Franco Terzoli, quinto
figlio dello storico preside Mario Terzoli
prematuramente scomparso per un
incidente stradale nel 1982. Da quest’anno
il Comitato organizzatore ha deciso che
la Borsa di studio sia assegnata, ad anni
alterni, anche ad uno studente di lettere
in memoria dello stesso Mario Terzoli,
scomparso nel 2010, grande uomo di
cultura, professore di lettere e già dirigente
scolastico tra l’altro, della Scuola Media
Puecher di Erba, dell’Istituto Magistrale
“Teresa Ciceri” di Como e soprattutto del
Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Erba.
Quest’anno la borsa è destinata proprio ad
uno studente iscritto alla Facoltà di Lettere
Mario
Terzoli
Lurate Caccivio
Milleproroghe
Le diverse
forme di affido
Navigazione Laghi.
Un po’ di respiro
“Le diverse forme di affido :
pomeriggi, week end , vacanze,
settimane...”, questo il titolo
dell’ultimo incontro promosso
dal Consorzio Servizi Sociali
dell’Olgiatese e da “La Grande
Casa” nell’ambito del percorso:
“Affido è... un modo di essere
famiglia”. L’appuntamento è il
3 marzo presso il Centro Socio
Educativo di via Monterotondo,
a Lurate Caccivio, e si articolerà
dalle 20.45 alle 22.30.
Tutti gli incontri sono stati
curati dal Servizio affidi
dell’Olgiatese: dott.ssa Valeria
Auteri, dott.ssa Simona Bianchi
e dott. Marco Fraccaroli.
Per informazioni: Servizio affidi
Olgiatese: tel. 346 7061516 348 2511283, tesserelatela@
lagrandecasa.it.
È
(primo anno escluso), che
abbia conseguito il diploma di
maturità in una scuola media
superiore delle attuali province
di Como e di Lecco.
La borsa di studio, dell’importo
di euro 800, è annuale e verrà
consegnata al vincitore entro
il mese di luglio 2011. Possono
concorrere gli studenti degli
anni successivi al primo, che
abbiano superato tutti gli
esami degli anni precedenti e
abbiano sostenuto, nell’anno
accademico 2009-2010, almeno
quattro quinti degli esami previsti dal
piano di studi, con una media di almeno
27/30. Nessuna votazione potrà essere
inferiore a 24/30. Saranno tenute in debita
considerazione le condizioni economiche
degli aspiranti. La domanda, corredata di
specifica documentazione, dovrà pervenire
stata una settimana concitata, la scorsa, per la
Navigazione Laghi. Prima i toni infuocati, da
parte della Cigl, con l’annuncio di uno sciopero
contro i pesanti tagli (14 milioni di euro) previsti in
Finanziaria per i laghi di Como, Maggiore e Garda.
Poi la votazione nel “decreto Milleproroghe” degli
emendamenti che avrebbero restituito ossigeno al
settore, e il conseguente annullamento dello sciopero.
“Esprimo soddisfazione per il recepimento, all’interno
del decreto Milleproroghe, dell’emendamento che
stanzia le risorse precedentemente tagliate dalla legge
di stabilità - il commento dell’on. comasca Chiara
Bragha - per la prosecuzione dei servizio di trasporto
pubblico lacuale, almeno nel prossimo biennio. La nostra
proposta che richiedeva di consentire alla navigazione
il reimpiego degli avanzi di gestione degli esercizi
finanziari precedenti, è stata assorbita dall’emendamento
presentato dalla maggioranza e ciò ha permesso di
assicurare per il prossimo biennio 12 milioni di euro.
Aperta la questione del reperimento delle risorse anche
dopo il 2012».
19 marzo
La Giornata
mondiale
della poesia
Patrizia Valduga, Vivian
Lamarque, Alberto Nessi,
Ryszard Krynicki e molti altri
poeti, esponenti della poesia
italiana ed europea, saranno
a Como sabato 19 marzo
in occasione della Giornata
Mondiale della Poesia,
in un evento organizzato
dall’Associazione Culturale “La
Casa della Poesia di Como”
con l’obiettivo di offrire una
giornata in cui la poesia sia
protagonista, ed emerga
come forma di espressione
privilegiata in grado di
promuovere il dialogo tra
diverse culture proprio perché
è un linguaggio universale. Info:
lacasadellapoesiadicomo@
gmail.com.
Franco Terzoli
entro il 30 aprile 2011 al Comitato.
Per maggiori informazioni e per il bando
completo con i documenti richiesti, ci si
può rivolgere a Rosella Spinelli, Istituto San
Vincenzo, via Roma 59, Albese con Cassano,
tel. 031.426341.
s.f.
Appuntamenti
Mostre in chiusura
nel fine settimana
Si concluderà il 27 febbraio la mostra dell’artista Giordano Redaelli, “Packaging Art: i segni
di un’epoca”, organizzata dal Rotaract Club
Como e allestita presso lo Spazio Natta.
L’iniziativa è inserita nell’ambito dei 365 giorni d’arte contemporanea, ovvero la programmazione artistica promossa dall’assessorato
alla Cultura del Comune di Como negli spazi
espositivi della città. Fulcro della “Packaging
Art” è una serie di collage di grandi dimensioni ispirati alla società del consumo. Sempre fino al 27 febbraio sarà visitabile presso il Chiostrino di Sant’Eufemia la mostra storica sul
Patto Roerich, il primo accordo al mondo sulla salvaguardia degli edifici artistici e scientifici e dei monumenti storici, firmato nel 1935
e da allora pietra miliare della cultura.
ComoCronaca
26 Sabato, 26 febbraio 2011
Altreconomia
la sobrietà
da... “leggere”
Una rivista nata nel novembre del 1999
dedicata ai temi della sostenibilità,
equità, partecipazione e solidariertà
P
agine ricche di consumi
responsabili e sostenibilità.
Altreconomia è un mensile nato
nel novembre del 1999. Da allora,
questa rivista unica nel suo genere si è data
l’obiettivo di dare visibilità e spazio a stili
di vita e iniziative produttive, commerciali
e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà,
equità, sostenibilità, partecipazione
e solidarietà. Tradotto: spazio per il
commercio equo e solidale, per le tematiche
ambientali, focus sulla finanza etica, sulla
cooperazione, sull’economia carceraria e
sull’economia “sociale”.
Il sistema economico mostra da tempo
tutti i suoi limiti: si fonda sullo spreco
Un appuntamento
delle risorse, postulando che si possano
mensile riservato ai temi aumentare i consumi all’infinito e
basando su questo assunto irrazionale il
del commercio equo,
proprio funzionamento. Le conseguenze
ambiente, finanza etica
sono evidenti: iniqua distribuzione delle
e molto altro ancora
ricchezze, devastazione ambientale,
benessere personale che si riduce sempre
più.
Eppure esiste tutto un variegato mondo,
fatto di cooperazione, sostenibilità e
solidarietà, che sa immaginare e dare prassi all’alternativa. È un mondo che ha
delle parole d’ordine: giustizia, filiera corta, efficienza, benvivere, saper fare,
condivisione, sostenibilità.
Ecco allora. La scelta editoriale della rivista va oltre l’informazione: si tratta
infatti di suggerire scelte, orientare consumi e comportamenti, favorire la
consapevolezza e la partecipazione agli avvenimenti locali e globali.
Oggi Altreconomia è edita da una cooperativa composta essenzialmente dai
lettori della rivista. I soci oggi sono quasi 500. Un esempio pressoché unico nel
panorama editoriale italiano, una straordinaria garanzia di indipendenza e
correttezza dell’informazione.
Anche per questo, Altreconomia è un piccolo “caso editoriale”, che vive solo
grazie ai suoi lettori: non ha mai ricevuto nessun tipo di finanziamento pubblico,
seleziona le pubblicità (al massimo il 10%
dell’impaginato) escludendo aziende e
realtà non adeguate alla linea editoriale, e
privilegiando realtà dell’economia solidale.
I mass media sono in rapida evoluzione: i
giornali tradizionali e gli ultimi nati, quelli
on line, moltiplicano la mole di notizie
a disposizione del pubblico. Ma si tratta
spesso di un’informazione omologata,
e ripetitiva: il risultato è l’aumentare del
“rumore di fondo” e una generale diffidenza
di chi legge o ascolta. “Altreconomia” punta
invece a stringere un patto informativo con i
lettori e a ridurre le distanze.
E il lettore di “Altreconomia” è sempre
più interessato a produzioni, tecnologie
e opzioni rispettose dell’ambiente e della
giustizia: dai prodotti per il risparmio etico,
a quelli biologici coerenti con l’ambiente e
la salute umana, a un modo di viaggiare che
sappia non “consumare” ma creare legami e
comprensioni con i luoghi e gli ambienti.
pagina a cura di confcooperative
unione provinciale di como
www.eurekacomo.it
.
Anche una casa editrice
Venti titoli
pubblicati l’anno
A
Dalle letture filosofiche di
ltreconomia è anche una casa
editrice che pubblica circa 20
Mancini alla privatizzazione
titoli l’anno. I saggi si occupano
dell’acqua, fino alle
delle tematiche legate all’economia
analisi socioeconomiche
solidale, le approfondiscono e
forniscono prospettive nuove,
di Tonino Perna. Questo
sistemiche. Dalle letture filosofiche di
ed altro nei libri pubblicati
Roberto Mancini alla privatizzazione
dell’acqua, fino alle analisi
da Altraeconomica
socioeconomiche di Tonino Perna
sul legame tra le grandi crisi economic-finanziarie e
Altreconomia non è solo rivista e libri. Sempre più
climatiche che stiamo vivendo. Le inchieste affrontano
il portale www.altreconomia.it è divenuto punto di
e ampliano le storie raccontate sulla rivista: dalla
riferimento per l’informazione indipendente e alternativa
cementificazione -il cancro che sta divorando il nostro
on line. Una sorta di “settimanale” digitale che ogni
Paese- all’economia al femminile, dal razzismo nei media
giorno pubblica notizie originali e approfondimenti, che
e nella società all’antimafia sociale, fatta di consumi
anticipano i temi del mensile, o aggiornano su vicende
critici e scelte economiche. Le biografie ricordano le vite
raccontate sulla rivista.
di quei grandi uomini che hanno fatto della pace, della
Il sito è pensato per gli utenti più “evoluti”, ai quali è
sostenibilità e della giustizia la loro ragione d’essere, come anche rivolta la versione digitale della rivista e dei libri.
Danilo Dolci, Alex Langer, Juan Gerardi. Infine, ci sono
Grazie a Internet il legami coi lettori è ancora più stretto.
le piccole guide: si chiama “Progetto Io Lo So Fare” ed è
L’esperimento più riuscito sotto questo aspetto si è tenuto
fatto di ormai una dozzina di titoli: dall’autoproduzione
a fine gennaio. In quell’occasione, l’ex magistrato Gerardo
al software libero, dai vestiti all’informazione, dalle
Colombo, l’economista Marco Arnone e l’avvocato
acque minerali alla biodiversità. Una collana fatta per
Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio Ambrosoli) si sono
riappropriarsi del sapere e della capacità di provvedere
riuniti nella redazione del giornale per partecipare a
con le nostre scelte ad essere più sostenibili. I libri di
una tavola rotonda sui “costi sociali” della corruzione.
Altreconomia sono venduti in tutte le librerie e nelle
L’incontro si è tenuto a porte chiuse ma è stato trasmesso
botteghe del commercio equo.
in diretta “streaming” sul sito di Altreconomia, al quale
sono rimaste collegate una media di 200 persone per tutta
la durata della tavola rotonda. Il successo è stato tale che
l’esperimento diventerà una prassi. Ma non solo. Ogni
mese i giornalisti di Altreconomia vengono interpellati
da radio e tv sui temi inerenti all’economia solidale.
Tra i vari appuntamenti, con scadenza settimanale,
Altreconomia interviene in diretta su Radio Marconi, per
discutere e commentare i fatti economici della settimana
e, come sempre, proporre letture e soluzioni originali.
Nello spazio di una decina di minuti, il mercoledì a
partire dalle 14.40, il direttore del mensile dialoga con
la giornalista della radio dando spazio spesso a notizie
di gran rilievo che però sfuggono ai media tradizionali.
Ogni puntata della trasmissione può essere ascoltata in
diretta anche sul sito della radio, www.radiomarconi.it
Per abbonarsi (costa solo 38 euro e si può fare in posta, in
banca o direttamente on line) e per mettersi in contatto
con la redazione (il telefono è 02-89919890 – segreteria@
altreconomia.it) si può fare un salto su www.altreconomia.it
ComoCronaca
Sabato, 26 febbraio 2011 27
Mandello. I tre lustri del locale Centro di Ascolto Caritas
S
abato 12 febbraio
2011 alle ore 10.00
presso la Sala riunioni
del Soccorso degli
Alpini di Mandello del Lario
un Convegno dal titolo
“Tessere rete per tessere
corresponsabilità” ha aperto
ufficialmente la serie di eventi
programmati per ricordare
il 15.mo anniversario della
fondazione del Centro di
Ascolto Caritas di Mandello,
Zona Pastorale Grigne.
L’occasione ha riunito sotto lo
stesso tetto, oltre ai relatori,
Patrizia Cappelletti, sociologa,
ricercatrice Università Cattolica
e Gigi Nalesso, formatore
e operatore della Caritas
Diocesana di Como, un nutrito
gruppo di rappresentanti
degli enti e associazioni che
operano sul territorio con
scopi di solidarietà sociale
e aiuto al bisogno. I relatori
hanno illustrato la necessità
e l’importanza ormai
irrinunciabile, del ‘fare rete’
perché ognuno si ricollochi
nel quadro in cui tutti siamo
chiamati a vivere. È un tempo
strano, molto diverso da quello
di 15 anni fa; non ci sono
più garanzie e punti fermi:
in Europa si contano circa
80 milioni di poveri; solo in
Italia i poveri hanno raggiunto
la preoccupante cifra di 2,5
milioni. La disoccupazione
giovanile è al 30% e, d’altro
canto, si assiste all’accumulo
della ricchezza in pochi
individui, che diventano
sempre più ricchi. Disagio
Psichico, eccesso di consumi,
dipendenze, debolezza delle
reti famigliari… Che cosa si
propone di fare Caritas ?
Caritas vuole promuovere
il passaggio dall’io al noi.
Caritas non può sostituirsi ai
soggetti chiamati in causa,
ma diventa loro partner. Ecco
quindi il ruolo centrale del
Centro di Ascolto Caritas,
la cui logica è: osservare,
discernere, agire. Si deve
passare dalla ‘concorrenza’
alla collaborazione, sia tra
e con i soggetti istituzionali
che tra e con gli altri soggetti
che operano per solidarietà
spontanea. Il Centro di Ascolto
deve essere facilitatore di rete.
La giornata del 12 febbraio si
è conclusa al Teatro comunale
Fabrizio De André di Mandello
del Lario dove, dopo il saluto
di Roberto Bernasconi,
Direttore Caritas Diocesana
Quindici
anni sul filo
della carità
Una serie
di iniziative ha
salutato questo
importante
traguardo.
L’attenzione
ai più deboli
Como, i numerosi presenti
hanno potuto assistere alla
rappresentazione “Identità
di carta” - della Compagnia
teatrale Itineraria.
Le celebrazioni si sono
concluse venerdì 18 febbraio
con l’inaugurazione e la
benedizione dei nuovi locali del
Centro di Ascolto, a cura del
vicario generale della Diocesi,
mons. Giuliano Zanotta, cui
ha fatto seguito, presso la sala
riunioni del Soccorso Alpini,
un interessante incontro con le
comunità della Zona Pastorale
Grigne dal titolo “Il centro
d’ascolto, ieri, oggi, domani”.
Ha aperto l’incontro Don
Pietro Mitta, vicario foraneo
della Zona Grigne e referente
Caritas zonale, che, nel dare
il benvenuto ai numerosi
presenti, ha voluto ringraziare,
una ad una, le volontarie del
Centro di Ascolto che tanto
entusiasmo profondono nella
loro ‘missione’. “Il Centro di
Ascolto Caritas di Mandello” ha
proseguito Don Pietro, “si è da
poco trasferito nella Casa della
Carità di P.zza della Vittoria 3,
a lato della Chiesa di San Zeno,
dove sono ubicati anche i due
monolocali per emergenza
abitativa. Questo rientra in un
ampio progetto diocesano che
tende a riunire, sotto lo stesso
tetto, ove possibile, i Centri di
ascolto, i locali di accoglienza
e possibilmente altri servizi,
sempre in ambito ‘Caritas’, a
Funicolare di Lanzo,
uniti per il recupero
A 34 anni dalla sua chiusura i comuni di
Valsolda e Lanzo Intelvi intenzionati al rilancio
I
l seme gettato due anni fa da tutti
i consiglieri regionali comaschi al
Pirellone (allora erano Gaffuri (PD),
Rinaldin (PDL) ed Arosio (Lega Nord)
sta iniziando a dare i suoi frutti. A 34 anni
dalla sua chiusura, i comuni di Valsolda
e Lanzo d’Intelvi vogliono far ripartire la
funicolare di Santa Margherita, struttura
che vide la sua ultima corsa effettuarsi nel
1977. Nei giorni scorsi le giunte municipali
dei due comuni comaschi hanno approvato
una delibera con la quale conferiscono
favore della comunità intera”.
“Il progetto della Casa della
Carità - ha aggiunto don Pietro
- sarà certamente motivo di
crescita per il Centro di Ascolto
e motivo di soddisfazione
per tutta la comunità, nella
consapevolezza che il territorio
è dotato di una ‘casa’ dove si
accoglie, si ascolta, si orienta
e si promuove la persona
umana.” Don Gianni Gatti che, fin dall’inizio degli anni
’90, quale referente Caritas
zonale, cominciò a sviluppare
l’idea della realizzazione di un
luogo di ascolto per le persone
in difficoltà - ha raccontato
come, dopo un periodo di
studio, riflessione e formazione
di persone adatte e disponibili
a svolgere tale missione, nel
1996 si aprì il Centro di Ascolto
di Mandello del Lario al
servizio della Zona Pastorale
Grigne. Il Centro di Ascolto,
ha ricordato don Gianni, è
lo strumento che, superando
all’Amministrazione provinciale di Como
il compito di avviare una trattativa con
la Regione Lombardia, proprietaria della
struttura.
La funicolare, costruita nel 1907 con il
contributo determinante della Banca
della Svizzera italiana, è stata inserita
tra le potenzialità del circuito turistico
insubrico, soprattutto per ciò che concerne
le potenzialità dei flussi che interessano
il lago di Lugano. Ed è proprio per motivi
turistici che si punta ad un rilancio. «Si
tratta di un’iniziativa positiva che segue
l’operazione “salvataggio” effettuata due
anni da noi consiglieri regionali comaschi
quando la Regione Lombardia voleva
vendere le due proprietà che rimangono
della stessa funicolare, ovvero le stazioni
a Lanzo e S. Margherita - ha sottolineato
in proposito Luca Gaffuri, riconfermato
nel frattempo consigliere regionale al
Pirellone per il PD -. Grazie allo stop che si
era imposto a tale transazione, i Comuni di
Lanzo e Valsolda hanno ora avviato questo
percorso che, speriamo, sia condiviso
anche dall’Amministrazione Provinciale
la logica dell’assistenza e
dell’assistenzialismo, si pone
il proposito di promuovere la
persona, perché questa ritrovi
fiducia in se stessa e negli altri,
prenda coscienza delle proprie
difficoltà ma anche delle
proprie capacità e riesca così a
migliorarsi. Centro di Ascolto
vuol dire : “La gioia di lavorare
per gli altri”. L’intervento di
Don Gatti è terminato con la
citazione della famosa frase di
San Vincenzo de’ Paoli: “Fate la
carità con l’amore e il rispetto
che solo vi può far perdonare il
pane che date in elemosina”.
Ha preso quindi la parola Gigi
Nalesso, formatore e operatore
Caritas, il quale, riprendendo il
filo del discorso iniziato sabato
12, esprime gratitudine alle
volontarie del Cda di Mandello
e la propria gioia nell’essere
presente a questo incontro.
Nalesso ha compiuto una
realistica disamina della società
dei consumi, dove l’importante
è avere e non essere. “Se non
hai non sei nessuno” e, da
qui, consumismo di mezzi,
consumismo della privacy
altrui, ricchezza di mezzi e
povertà di fini, povertà di
valori. Cosa fare per ricreare
dei rapporti umani autentici?
Secondo Gigi Nalesso, occorre
essere consapevoli dei nostri
limiti, delle nostre povertà,
occorre potenziare la qualità
dell’ascolto, dare ‘spazio’, dare
‘tempo’ a chi non riceve né
spazio né tempo da nessuno,
occorre far leva sulle risorse
intrinseche di ogni persona,
riscoprirle, farle emergere,
valorizzarle. Occorre costruire
dei veri rapporti interpersonali
dove Caritas è lo strumento
della carità, dove il Centro
di Ascolto e la comunità
‘partecipano’ e ricominciano a
parlarsi per trovare opportunità
nuove, per aiutare le persone
a rileggere in modo diverso la
loro situazione. Il direttore di
Caritas Diocesana di Como,
Roberto Bernasconi, ha chiuso
gli interventi con interessanti
cifre sull’andamento del Fondo
Diocesano Famiglia e Lavoro,
che è venuto incontro anche
alle necessità di famiglie della
nostra Zona Pastorale, con 20
famiglie aiutate per un totale
di 38.400 euro erogati. Il saluto
finale è stato di mons. Giuliano
Zanotta, vicario generale della
Diocesi.
Il centro di ascolto
di mandello
di Como dal consiglio regionale lombardo
così che al più presto la funicolare possa
essere riattivata almeno a fini turistici». La
funicolare Lanzo-Santa Margherita venne
inaugurata nel settembre del 1907, in piena
“Belle Epoque”. La stazione di partenza
era fissata sul lago di Lugano e permetteva
di raggiungere, in 18 minuti gli 884 metri
di altezza (si saliva sulle carrozze a quota
227 metri) del Belvedere di Lanzo Intelvi
sul Ceresio, sul Monte San Salvatore e sul
Monte Brè. Nel suo tragitto affrontava anche
pendenze che raggiungevano il 66%.
Nel 1977, come detto, la chiusura e soltanto
nel 1992 si ritornò a parlare di questo
impianto quando venne costituito il
Comitato promotore per il recupero della
funicolare.
Ora questo recupero potrebbe diventare
realtà anche se resta un ostacolo non
indifferente da superare: per la sua
ristrutturazione potrebbero occorrere
decine di milioni di euro e le possibilità
di raccogliere i fondi, al momento, sono
perlomeno incerte.
l.cl.
Valli Varesine
28 Sabato, 26 febbraio 2011
Racconti dall’Africa. Dal Congo ci scrive Luca Galbiati, dove si trova per seguire un
progetto dell’Avsi nella regione del Kivu: il suo testo ci offre uno spaccato interessante.
La ricchezza nella semplicità
L
uca Galbiati ci scrive
dal Congo, ove si trova
per seguire il progetto
Avsi nella regione del
Kivu; questo pezzo ci da uno
spaccato di vita africana.
IL PANE DI SAIDI
Saidi si muove con eleganza e
senza mai fare scatti o mosse
improvvise, sembra ragionare
prima di ogni piccolo gesto.
È un uomo alto e magro, è
difficile dire precisamente che
età abbia, forse perché faccio
ancora parecchia fatica a
definire l’età di queste persone;
i suoi anni saranno un po’
più di cinquanta. È lui che si
preoccupa della casa, ha una
premura eccezionale per fare in
modo che tutto funzioni bene,
che ogni cosa sia in ordine e
che noi ospiti possiamo stare
tranquilli ed avere il meno
possibile da fare. A volte mi
fermo a parlare con lui, la sua
voce calma e le sue parole
ragionate mi danno sicurezza e
infondono tranquillità. Spesso
gli faccio domande, sul suo
Paese o sul suo passato, lui
inizia a raccontare e costruisce
sulla mia domanda un pezzo
di storia, una parte della sua
vita o di vite che ha incrociato;
lo ascolto rapito e non lo
interrompo mai. Mi parla della
sua casa, di una moglie che
rispetta in modo eccezionale,
dei suoi figli che sta cercando
di fare studiare con i soldi che
guadagna qui, di due vacche
che ha potuto acquistare grazie
ad una signora da cui è stato a
servizio per anni, di una casa
grande e ordinata, in mezzo a
campi e piante da frutto. Cerco
di immaginare questo posto e
lo vedo come una fattoria posta
in un luogo naturale, puro e
solare.
Il sacrificio di Saidi è quello di
vivere qui e di rientrare a casa
solo un paio di volte all’anno,
anche se il viaggio sarebbe
di poco più di tre ore, ma per
lui spendere soldi per questo
sarebbe uno spreco ed un
problema. In tutto quello che
dice sembra avere sempre la
consapevolezza e la certezza
che il mondo va avanti senza
cambiamenti improvvisi e,
pare, senza meravigliarsi di
nulla; anche quando le persone
si sparano proiettili per avere
un pezzo di terra in più o si
uccidono a colpi di machete
per motivi di predominanza
di un’etnia rispetto all’altra.
Il mondo prosegue senza
stupore, senza voltarsi ed
insieme a lui la vita che scorre
nei corpi delle persone che lo
popolano.
Saidi ha provato questo sulla
sua pelle. Ha vissuto in Rwanda
durante il genocidio. Ha perso
parenti, fratelli e sorelle, ha
visto scene di morte e strazio
di corpi martoriati; scene di
cui a volte cerco di carpire un
segnale dai suoi occhi mentre
mi parla. Mi chiedo se anche
lui abbia ucciso, in mezzo
all’inferno di quei pochi mesi,
■ Canonica
Il 1° marzo l’annuncio
della Visita Pastorale
Alle ore 21.00 di martedì 1° marzo nella
chiesa di San Lorenzo a Canonica verrà
dato l’annuncio alla zona della prossima
visita pastorale che il vescovo Mons.
Coletti compirà in autunno in Valcuvia
e Valmerchirolo. la celebrazione sarà
presieduta dal Convisitatore e dal Delegato
Vescovile. l’invito alla partecipazione è
esteso oltre che al clero della zona anche
ai consacrati, ai membri dei consigli
pastorali zonale e parrocchiali, ai consigli
per gli affari economici, all’Azione
Cattolica e a tutti i collaboratori delle
varie parrocchie. Durante l’incontro ci
sarà la consegna e l’illustrazione del
sussidio per le parrocchie, della preghiera,
dell’icona e del canto appositamente
predisposti per la Visita pastorale, ed
inoltre, verrà annunciato il calendario
dettagliato della Visita Pastorale.
A.C.
di non molti anni fa, non lo
credo possibile, ma quello
che accade in un momento
particolare della vita di una
persona spesso è indecifrabile
dal resto dei suoi anni e ne pare
completamente slegato.
Saidi fa un pane buonissimo,
lo prepara con cura e lo cuoce,
osservando spesso il forno,
come se fosse lui stesso a
dare la giusta temperatura
all’impasto. Il suo pane è
morbido e leggero, è un pane
che sa di sofferenza, di dolore
e di fatica, ma masticandolo
piano si percepisce anche
il gusto della gioia di vivere,
della volontà di proseguire
nonostante tutto e di accettare
il destino con serenità. È un
pane che insegna che la vita
va vissuta giorno per giorno,
con entusiasmo e sapendo
cogliere le piccole gioie di una
parola, un sorriso o una stretta
di mano calorosa. Un proverbio
dice che “il pane di ieri è buono
domani”, forse questo oggi non
vale più, visto che la logica del
nostro tempo è che tutto va
comperato e consumato il più
presto possibile, senza attesa,
senza fatica e senza molta
soddisfazione, ma vale di certo
per il pane di Saidi. Dopo due o
tre giorni è ancora buonissimo
e lo si può consumare per
un’intera settimana.
Quando mangio il pane di
Saidi sento che l’Africa è un
cibo fragile, che non possiamo
dimenticare, ma anche un
cibo solido e nutriente, da cui
dobbiamo prendere esempio.
Saidi a volte si mette a riposare,
si sdraia per terra sul retro della
casa, la giacca sotto la testa e le
braccia conserte, ho provato a
dirgli che può usare un posto
più comodo, che può stare su
una poltrona in casa, ma lui
preferisce così.
Qualche volta faccio dei brevi
giri in auto con lui. Un giorno
eravamo fermi in mezzo al
traffico assurdo delle moto
e dei camion che si dirigono
senza regole verso il centro
città, ci siamo trovati davanti
ad una casa in costruzione.
Gli operai stavano gettando
la soletta del primo piano
della casa: tutto veniva fatto
a mano. Alcuni mischiavano
la sabbia al cemento, mentre
un altro gettava acqua in gran
quantità con secchi che gli
venivano riempiti e passati.
Con badili rozzi mischiavano
il materiale e riempivano
secchi, fusti di plastica tagliati
a metà, innaffiatoi, scatole
di plastica ed ogni genere di
contenitore recuperato in
chissà quali luoghi, questi
venivano trasferiti di mano
in mano tra la moltitudine di
donne e uomini che formavano
una catena umana dal luogo
di mescolamento, alla casa
in costruzione e poi su una
scala di legno artigianale che
portava al primo piano. Il
tutto si svolgeva tra risa, voci,
richiami, solleciti, tutti erano
coperti di schizzi di cemento
sulle braccia, il corpo e la
faccia, alcuni vestivano con
sacchi di cemento tagliati a mo
di maglietta. Era uno spettacolo
incredibile, fuori dal tempo
e da qualsiasi immagine già
vista. Io ammiravo a bocca
aperta quel grande movimento
e come si svolgeva il tutto, Saidi
rideva sul sedile accanto a me
e mi diceva che quello era un
buon lavoro, ben organizzato
e fatto con tecniche moderne;
per lui la costruzione di una
casa in mattoni e cemento è
già una grande conquista ed
innovazione.
È semplice Saidi, come il suo
pane e come l’Africa. Qui la vita
scorre secondo un ritmo molto
più naturale che altrove, il
lavoro, quando c’è, è semplice.
Le case sono semplici. Sono
semplici le chiese, il rito è festa,
non una regola da rispettare
o un impegno-dovere da
assecondare. La ricchezza
dell’Africa è la semplicità della
gente.
❚❚ Gemonio e Mombello
Due serate per
riflettere su
temi attuali
D
ue interessanti incontri si sono svolti
nella serata di venerdì 18 febbraio. Il
primo programmato dalla parrocchia
di Gemonio e dal Gruppo “Il Cerchio” si è
svolto presso il salone dell’oratorio gemoniese in piazza della Vittoria ed ha visto la partecipazione numerosa ed interessata di genitori ed educatori, intervenuti per la conferenza
dal titolo “L’importanza di educare i nostri
figli a vivere la sessualità in modo positivo”. A
parlare era Alberto Pellai che sulla base della propria esperienza e avvalendosi dell’aiuto di filmati ha accompagnato i presenti
nell’esame critico di alcune situazioni tipiche
dell’oggi nel campo della sessualità nell’adolescenza. Un incontro che andava a
toccare un argomento poco conosciuto,
molto delicato e attuale.
Il secondo incontro si è tenuto, invece,
presso il Teatro Franciscum di Mombello e ha visto la partecipazione della figlia
di santa Gianna Beretta Molla - Gianna
Emanuela Molla - venuta alla luce grazie
al sacrificio della madre. Durante l’incontro Gianna Emanuela ha raccontato ai
tanti presenti fatti e testimonianze sulla
vita della madre, così come lei li ha appresi dai familiari e dai racconti del papà
- morto lo scorso anno a 95 anni - e al quale
lei ha fatto assistenza continua negli ultimi
sette anni di vita. L’incontro era organizzato
dal Centro Aiuto alla Vita del Medio Verbano Onlus ed era abbinato alla mostra, già
esposta al Meeting di Rimini 2010, “Una vita
per la Vita” che presentava attraverso una
ventina di pannelli descrittivi la vita, le scelte,
la santità, e l’attualità di santa Gianna Beretta Molla. Una iniziativa che ha richiamato
molta gente anche dai paesi vicini, attratti dal
desiderio di sentir parlare e conoscere più da
vicino una santa dei nostri giorni.
A.C.
Sondrio Cronaca
Media Valtellina
Incontri a Verceia
Sondrio
Celebrazioni
per il Mercoledì
delle Ceneri
Salute mentale: serate
per stare bene insieme
Incontri per
la Zona Media
Valtellina
Il prossimo 9 marzo, presso
la Collegiata di Sondrio,
per la ricorrenza liturgica
del Mercoledì delle Ceneri,
sono previste le seguenti
celebrazioni:
- alle ore 7.15 e alle ore 9.00:
Santa Messa e imposizione
delle ceneri;
- alle ore 18.00: Santa Messa e
imposizione delle ceneri;
- alle ore 13.15: Liturgia della
Parola e imposizione delle
ceneri
Quest’ultima proposta è rivolta
in modo particolare a chi
lavora e, al mattino o alla sera,
non avrà tempo per recarsi a
Messa in uno dei giorni più
importanti del calendario
liturgico.
L’associazione “Navicella” di Morbegno, la
cooperativa “La Breva” di Traona e il Comune di
Verceia, con la Biblioteca e la Parrocchia di San
Fedele, promuovono il progetto “Star bene - Una
faccenda da condividere”. Tre serate per discorrere
insieme di comunità e benessere, con sede nella sala
della biblioteca di Verceia. Martedì 1 marzo alle
20.30, Teodoro Maranesi, direttore del Dipartimento
di Salute Mentale all’ospedale Sacco di Milano, terrà
la conferenza sul tema “Oltre i pregiudizi e la paura
per star bene insieme”; giovedì 10 alle ore 20.30, la
Cooperativa Novomillennio di Monza presenterà il
progetto “Stellapolare”, “Creare insieme occasioni
di agio nella comunità”; infine, lunedì 14 alle ore
20.30, l’Associazione Navicella proporrà di riflettere
su “Mettere in circolazione idee, pensieri, proposte,
collegamenti... di benessere”. Il progetto si concluderà
con il momento di festa insieme, “I fili della danza”.
Per informazioni telefonare allo 0342.611109, o allo
0343.39022. L’iniziativa rientra nel progetto Fare
assieme - parole e arte contro il pregiudizio.
Per la Zona Media Valtellina,
sono in programma, a Sondrio,
i seguenti incontri, tutti alle
ore 21.00: martedì 15 marzo,
presso l’Oratorio Sacro Cuore,
“Il Mistero visibile. Il volto di
Cristo nell’arte”, don Andrea
Straffi; martedì 22 marzo,
presso l’Oratorio Sacro
Cuore, “Passio Christi, Passio
Hominis. Immagini della croce
e del crocifisso”, don Andrea
Straffi; mercoledì 23 marzo,
presso la Sala Vitali, “Le
dispute teologiche tra cattolici
e riformati nella Rezia del tardo
Cinquecento”, interverranno
F. Valenti, G. Scaramellini,
don A. Bormolini e mons.
V. Modenesi. Sul prossimo
numero il resto del calendario.
Regione. Firmato l’Accordo di Programma con il Ministero
per opere in tutta la provincia a difesa di territorio e versanti
Ventinove interventi contro
il dissesto idrogeologico
V
entinove interventi per un totale di 12milioni 520mila euro
di investimenti. Sono le cifre presentate a Sondrio la scorsa
settimana, da Regione Lombardia, durante la sottoscrizione
dell’Accordo di Programma fra Ministero dell’Ambiente e
Pirellone in materia di interventi urgenti e di mitigazione del rischio
idrogeologico. Si tratta di un ampio piano di azioni che riguardano tutta
la Regione (per un totale di 162 interventi), per una spesa complessiva
di 225milioni di euro (77
dei quali provenienti dal
Ministero, il resto sono
disponibilità regionali).
La provincia di Sondrio è
la realtà lombarda dove
si apriranno più cantieri:
l’Accordo prevede la
loro conclusione – fatta
eccezione per qualche
proroga da riconoscere
alle opere più importanti
e impegnative – entro
tre anni. Lavori al via a
partire dalla prossima
primavera-estate,
considerata la necessità
di condizioni meteo e
ambientali ottimali, visto
che si andrà a intervenire
con infrastrutture
di consolidamento
dei versanti, posa di
paravalanghe, attività
di regimazione dei
corsi d’acqua. A
gestire l’operazione
un commissario
straordinario, Carlo
Maria Marino, geologo,
docente presso
l’Università di Milanola prevenzione della prevenzione
Bicocca e già presidente, per otto
– ha detto – perché è ormai
anni, di Arpa Lombardia, l’Agenzia
assodato che i problemi presenti
regionale per l’ambiente. «Sono
“a monte” prima o dopo hanno
un tecnico e non un burocrate –
ripercussioni serie “a valle”. Quindi
ha spiegato Marino –: per questo
è sì fondamentale intervenire con
è stata scelta la figura di un
le opere urgenti, ma ancora di
“commissario straordinario” e non
più servono la conservazione dei
di un “commissario prefettizio”.
Inoltre le mie competenze saranno versanti, il rispetto dell’agricoltura
di montagna e la manutenzione dei
diverse dall’omologo incarico
terrazzamenti, tutti preziosissimi
previsto per la Protezione Civile. Il
mio compito sarà quello di favorire presidi del territorio». Interessante
anche l’intervento dell’assessore
l’incontro fra enti locali, istituzioni
regionale a Urbanistica e Territorio
e imprese appaltatrici, per la
Daniele Belotti. «Valtellina e
realizzazione immediata e precisa
Valchiavenna – ha esordito –
delle opere e il coordinamento
sono ancora territori “sani” per
di tutti i soggetti coinvolti». Una
quanto riguarda la correttezza
particolare sottolineatura Marino
degli appalti. Ma dal momento
l’ha riservata alla conformazione
che i bandi vengono proposti
e all’idrogeologia della provincia
a livello regionale, sono state
di Sondrio. «Occorre assicurare
attivate rigorose procedure per evitare
infiltrazioni mafiose (con particolare
presenza di camorra e ‘ndrangheta)
nell’assegnazione di questi cantieri.
Il movimento terra negli ultimi
anni è diventato molto interessante
per le imprese malavitose al fine di
assicurare il riciclaggio
del denaro sporco. Ci
sono territori come
le province di Pavia e
Como dove purtroppo il
fenomeno è molto esteso,
tanto da aver creato una
sorta di monopolio da
parte di queste imprese,
che oltre ad assicurarsi
attività illecite, lavorano
male e danneggiano
le aziende oneste».
Come detto, i cantieri
interesseranno l’intera
provincia di Sondrio. Gli
interventi più urgenti,
però, che assorbiranno
da soli più della metà
del budget messo a
disposizione, saranno: in
Valmasino, opere di difesa
da crolli al ponte del Baffo
per 1 milione di euro;
a Bormio e Valdisotto,
opere di regimazione
idraulica alla confluenza
Frodolfo-Adda in località
Santa Lucia 800mila euro;
a Delebio, sistemazione
del movimento franoso in
località Canargo 400mila
euro; a Morbegno, sistemazioni di
pareti rocciose in località Paniga
e Campovico 500mila euro; a
Gerola Alta, realizzazione di opere
paravalanghe in località Fenile e
Pescegallo 1 milione di euro; in
Valfurva, realizzazione di soglie e
scogliere sul torrente Frodolfo a
Sant’Antonio e San Nicolò 300mila
euro; a Montagna in Valtellina e
Sondrio, sistemazione pareti rocciose
e scogliere in località Ponchiera, Ca’
Cincera e Ca’ Scherini 400mila euro; a
Madesimo, opere di consolidamento
del versante in Val Fabbro 400mila
euro; a Spriana, completamento
delle opere di difesa dalle
valanghe 1.505.000 euro; a Livigno,
sistemazione idraulica del torrente
Rin del Rino 680mila euro.
E.L.
Sabato, 19 febbraio 2011 29
Galleria Mondadizza
L’Anas comunica che, per l’avvio delle attività di riqualificazione e adeguamento degli
impianti tecnologici all’interno della galleria
“Mondadizza”, situata tra il km 84,536 e il km
86,020 della strada statale 38 “dello Stelvio”,
si rende necessario effettuare la chiusura totale del tunnel al transito veicolare – in entrambi i sensi di marcia – fino alle ore 23.00
di giovedì 7 aprile. Il traffico, per entrambe
le direzioni di marcia, verrà deviato lungo la
strada provinciale 27. La chiusura è stata concordata con la Prefettura di Sondrio e, tramite
l’Unità territoriale di Governo, con la Provincia ed i Comuni territorialmente interessati.
L’impresa si occuperà di indicare le limitazioni al traffico ed i percorsi alternativi.
Notizie flash
■ Asl Sondrio
Attenzione per gli utenti
per un falso funzionario
Nei giorni scorsi sono pervenute
all’Azienda Sanitaria Locale della provincia
di Sondrio alcune segnalazioni dalla
Bassa Valtellina e dal Tiranese di alcuni
assistiti contattati telefonicamente da
un certo dott. Cerri, qualificatosi come
medico dell’Asl e impegnato in una
campagna di vaccinazione antitetanica. Il
presunto funzionario, dopo aver richiesto
informazioni personali, invitava gli
assistiti a sottoporsi a un prelievo, ma
in presenza di domande e chiarimenti
da parte delle persone contattate
interrompeva la telefonata. «Al riguardo –
afferma il direttore generale dell’Asl Nicola
Mucci – si comunica la totale estraneità di
questa Azienda Sanitaria in merito a tali
episodi e si invitano pertanto gli utenti a
diffidare in caso di analoghe telefonate».
■ Sondrio
Incontri sull’impegno
sociale dei cristiani
L’Opera e gli Ex-allievi salesiani di
Sondrio, in collaborazione con le Acli,
Circolo centrale di Sondrio, promuovono
quattro incontri presso l’istituto salesiano
in piazza San Rocco 8. Il primo si terrà
venerdì 25 alle 20.30. Interverrà il
salesiano don Rossano Sala, docente di
teologia presso l’Istituto internazionale
di Torino, sul tema “Perché cristiano
è sinonimo di sociale? Fondamenti e
sviluppo dell’azione sociale cristiana”.
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla
segreteria provinciale delle Acli in via
C. Battisti 30, tel. 0342.213905, o alla
segreteria Ex-allievi Sondrio, piazza San
Rocco 8, tel. 0342.540611.
■ Ospedali
Alcuni chiarimenti
sui «punti nascita»
«Il presidio di Chiavenna rappresenta il
punto nascita della bassa Valle. Presso
gli ospedali di Sondrio e Sondalo sono
collocati gli altri due punti nascita». Così
è intervenuto nei giorni scorsi il direttore
dell’Aovv dopo la nascita di una bimba
presso il Pronto Soccorso di Morbegno.
«La presenza di tre punti di riferimento
per le future mamme del nostro territorio
è legata al numero dei parti – ribadisce
la direzione generale –. La rilevanza del
ruolo di Chiavenna è rimarcato dalle opere
poste in essere per la realizzazione di
nuove sale parto e nido. L’evento occorso
è stato eccezionale e ha assicurato tutta
l’assistenza necessaria a mamma e figlia».
Valchiavenna
30 Sabato, 26 febbraio 2011
Commercianti
Molto partecipata l’assemblea della scorsa
settimana per guardare oltre la crisi di oggi.
Uniti per il rilancio economico
R
iuniti per il rilancio. Assemblea partecipata, giovedì sera, quella dei soci
dell’Unione Commercio del mandamento valchiavennasco: i commercianti della valle hanno risposto numerosi, circa una
settantina i presenti, all’invito del presidente
mandamentale Davide Levi. «Quello di giovedì sera - ha spiegato Levi - è un buon punto di
partenza e rappresenta il primo di una serie
di incontri che l’associazione intende realizzare con i soci della Valchiavenna per mettere a fuoco necessità e richieste, e valutare le
iniziative da proporre nel mandamento. La
forte affluenza è sì un segno delle difficoltà
che sta attraversando il settore, ma soprattutto della voglia di impegnarsi per trovare insieme una soluzione». Sul tavolo, e qualcosa si era già capito nelle scorse settimane, la
proposta di varare un grande piano di attività
promozionali del territorio, da affidare a una
Kino Maraffio incanta
Villa di Chiavenna
■ Gordona
Successo per il coro
all’ospedale di Spino
Nei giorni scorsi il coro di Gordona
“Gurdones senza pretes” si è esibito
con successo all’ospedale di Spino,
nella val Bregaglia elvetica. Nato
nel 1902 in località Flin presso
Promontogno come ospedale e asilo
del Circolo di Bregaglia, la struttura ha
subito una prima importante modifica
negli anni della costruzione della
diga dell’Albigna nel 1956, quando
si rese necessaria la presenza di un
ospedale da campo per i lavoratori. In
quel periodo, a fine anni Cinquanta,
l’ospedale lavorò a pieno ritmo, mentre
negli anni Novanta ci fu la costruzione
dell’ala nuova.
menti». Levi ha, invece, ribadito l’importanza del settore commerciale per
l’economia della zona, sottolineando il
dato chiavennasco che parla di 845 persone addette nel comparto. «Per questo
abbiamo intenzione - ha spiegato - di
studiare delle iniziative atte al rilancio
dell’intera economia, portate avanti
non solo dal volontariato dei singoli
operatori, ma anche supportato da professionalità specifiche del settore, e di
concretizzarle in collaborazione con le
istituzioni locali. I risultati dipenderanno dalla voglia di partecipare e di intervenire anche economicamente dei
nostri operatori. Questo impegno, se
continuerà a essere in linea con quello manifestato nell’incontro, non potrà
che portare buoni frutti».
D. PRA.
La “Via Spluga”: il primo passo nel 2001
■ Storie
«Cosa ci ha colpito di Kino? Luca non
ha mai mollato, neanche nei momenti
più difficili». Agli studenti della scuola
media di Villa di Chiavenna sono
bastate poche parole per commentare
il filmato «Tutti mi chiamano Kino»,
la storia dello sciatore Luca Maraffio.
La presentazione si è tenuta la scorsa
settimana nella sala consiliare del
paese della Val Bregaglia. Il video
comincia con il racconto delle
prime esperienze da sportivo dopo
l’incidente sul lavoro di diciotto anni
fa e il durissimo confronto con la
disabilità. Poi ci sono le immagini
dell’attività svolta sulla neve con lo
sci sitting, sia come atleta dalle prime
discese a quelle di Vancouver, sia
come istruttore per ragazzi disabili.
Nel corso della stagione invernale
Maraffio insegna a sciare a centinaia
di ragazzi disabili, trasmettendo la
propria grinta a persone che devono
fare i conti con improvvise situazioni
di disabilità fisica. Proprio gli allievi
hanno descritto il maestro Kino con un
ritratto davvero convincente. Maraffio
davanti alla telecamera di Davide
Pesca ha interpretato alcune canzoni
scritte e suonate nel proprio crotto di
Posmotta a Villa. Alla presentazione,
oltre agli alunni, hanno preso parte la
preside della scuola media Bertacchi
Mariantonia Triaca e i responsabili
dell’associazione Valtellinasport
(Pietro Illarietti) e di Valchiavennalife
(Marco De Stefani e Laura Fagetti),
promotori dell’iniziativa insieme
all’amministrazione comunale e alla
biblioteca. Tutto lascia pensare che
Maraffìo tornerà a parlare con altri
studenti delle scuole della Valchiavenna
per raccontare la propria esperienza
sulla neve e nella vita quotidiana.
S.BAR.
società specializzata che studi le necessità della piazza commerciale. Una
proposta, ancora in termini generali,
che sembra aver incontrato l’interesse dei presenti. All’incontro ha partecipato anche il presidente dell’Unione
Marino Del Curto, per dare un segnale
dell’attenzione che l’associazione di categoria ha rispetto alle difficoltà, legate
al generalizzato calo dei consumi e alla
contrazione della spesa, che il mondo
del commercio del turismo e dei servizi
sta attraversando in tutta la provincia:
«Difficoltà che si registrano - ha sottolineato Del Curto - in tutti i mandamenti,
ragione per cui è intenzione della nostra associazione programmare altre
assemblee sul territorio per raccogliere direttamente dagli operatori le esigenze ed eventuali proposte e suggeri-
Accompagnerà tutta la campagna promozionale
del trekking della Via Spluga: è il logo che
celebra i dieci anni di attività del sentiero storico
culturale che collega Svizzera e Italia attraverso
il passo Spluga. Il 7 luglio del 2001 veniva
posato al passo il cippo che inaugurava l’inizio
della collaborazione tra i due paesi e l’inizio
di un tipo di turismo attento alla natura e alla
cultura dei luoghi. Migliaia gli escursionisti da
tutta Europa che hanno camminato lungo i 65
km del tracciato, con la voglia di riscoprire un
itinerario ricco di reminiscenze, per rivivere
le stesse emozioni che l’uomo, esploratore
solitario o pellegrino, militare, commerciante
o turista ha elaborato nei secoli, con la
volontà di recuperare quel modo di viaggiare
della prima metà dell’ Ottocento, alla scoperta
degli stessi luoghi, delle stesse sensazioni.
■ Un «Forrest Gump» torinese ospite in Valchiavenna
Gianluca: in cammino da dieci anni
U
n po’ Forrest Gump, ma consapevole di quello che sta facendo, e un po’
il protagonista di “Into The Wild”. Ma
senza le conseguenze drammatiche della
scelta di vivere in modo alternativo. Gianluca Ratta è arrivato in Valchiavenna, dove
si è fermato un paio di giorni ospitato dalla parrocchia di Novate Mezzola e dall’oratorio di San Luigi a Chiavenna. Una storia
che ha dell’incredibile quella del “camminatore solitario”. Da oltre 10 anni, infatti, il
39enne torinese ha fatto una scelta di vita
radicale. Abbandonato il lavoro e gli studi universitari si è semplicemente messo
in cammino. In 10 anni ha camminato per
quasi 1200 giorni coprendo una distanza di
39mila e 400 km, toccando gran parte degli Stati dell’arco alpino, percorrendo due
volte la Penisola e consumando 28 paia di
scarpe. Senza fermarsi praticamente mai.
Gran parte del viaggio è stato compiuto in
compagnia dell’affezionato cane husky
Shira. Ratta si è fermato in valle solo per
due giornate, anche se fermato non è
esattamente il termine giusto visto che
l’ha percorsa tutta due volte, per poi ripartire alla volta del passo del Maloja.
«Sto coltivando un sogno. Mi è sempre
piaciuto guardare le cartine geografiche
e anni fa ho deciso che non mi bastava
più e che quelle cartine volevo viverle,
camminandoci sopra». Via, dunque, con
lo stretto necessario per vivere montato
su un carrello e tanta voglia di esplorare posti nuovi. Ratta, peraltro molto ben
organizzato anche per pernottare all’addiaccio, si affida alla disponibilità di associazioni e enti per trovare ospitalità
lungo il suo cammino. Ad ogni tappa si
fa rilasciare un timbro da un ente per dimostrare di essere passato da quella località. «La mia scelta è di camminare in
solitaria con Shira, ma questo non significa
estraniarsi dal mondo. Ho conosciuto tante
persone, coltivato affetti, contattato realtà
diverse. Semplicemente lo faccio in modo
diverso dagli altri, vivendo giorno per giorno. Ho imparato a valutare le qualità delle persone a prescindere dal ruolo sociale
che hanno. Spesso ho incontrato diffidenza, ma ancor più spesso la voglia sincera di
ascoltare una storia». Ratta torna a casa, a
Torino, una volta all’anno. In coincidenza
con le festività di Natale. Il tempo di incontrare la famiglia e organizzare il prossimo
tragitto: «Lo scorso anno mi sono fermato
un po’ di più perché dovevo completare il
libro che narra di questi anni intitolato “Io
e Shira. A piedi con il mio cane ho scoperto
la libertà”». Quando si concluderà il viaggio
non si sa: «Non esiste una fine, perché non
bisogna smettere di sognare».
D.PRA.
■ A Chiavenna, presso l’oratorio di san Fedele
Una bella serata solidale per Haiti
U
na cena per aiutare la popolazione di
Haiti. A più di un anno dal terremoto
che nel gennaio del 2010 ha devastato il Paese dei Caraibi, sabato l’oratorio di
San Fedele ha accolto una serata di solidarietà con l’adesione di centodieci persone. Come avvenuto in tante altre occasioni, in passato, nel salone dell’oratorio,
i volontari hanno promosso un’iniziativa
finalizzata sia alla sensibilizzazione della
comunità, sia alla raccolta di fondi da devolvere in beneficenza.
Dopo la cena, preparata dall’equipe di
cuochi guidata da Quinto Strazzer, c’è stata la presentazione delle attività promosse
ad Haiti e in altre zone del Sud del mondo, a cominciare dal Sudan. Il compito di
illustrare i progetti della Caritas è toccato
al direttore dell’organizzazione a livello
diocesano, Roberto Bernasconi. In questo periodo complicato, secondo la Ca-
ritas, non vanno dimenticate le famiglie
in difficoltà nelle comunità della diocesi. «L’entusiasmo messo in campo dai volontari dell’oratorio nella promozione di
questa iniziativa e la pronta risposta della
comunità, sia a livello di partecipanti, sia
come sostenitori, rappresenta un segnale
positivo - ha spiegato don Giuseppe Paggi, parroco di San Fedele -. Grazie ai fondi
raccolti attraverso questa cena sarà possibile offrire un aiuto concreto alla popolazione del Paese devastato dal terremoto e,
in particolare, ai bambini. La situazione di
Haiti non trova più spazio sulle prime pagine dei giornali, ma è ancora necessario
dedicare una notevole attenzione ai problemi di una realtà dove periodicamente
si registrano nuovi allarmi, ad esempio la
diffusione di un’epidemia di colera nelle
scorse settimane».
S.BAR.
Sondrio Cronaca
Monia: il suo
libro per
raccontare
una storia di
disabilità...
Il circolo culturale dell’oratorio
di Delebio invita ad una serata di
presentazione del libro autobiografico
di Monia Della Zoppa, 36enne di
Traona, dal titolo: “Tutto quello che
vorreste sapere su Monia Della Zoppa...
e non avete mai osato chiedere”.
«Abbiamo deciso di aiutare Monia
nella pubblicazione di questo libro che
racconta i suoi primi 36 anni di vita –
spiegano i volontari della cooperativa
“Il Tralcio” – perchè Monia non ci vede
Sabato, 26 febbraio 2011 31
e per scriverlo ha impiegato cinque
anni, utilizzando il computer con un
particolare ausilio. Monia è una ragazza
determinata, frequenta il C.S.E.Centro Socio Educativo “Il Tralcio” e ci
sembra bello e utile far conoscere le
risorse, che i disabili considerati spesso
“pesi”, invece hanno e fanno fruttare».
Appuntamento giovedì 24 febbraio alle
ore 20.45 presso l’oratorio Giovanni
Paolo II a Delebio. Partecipa alla serata
il complesso musicale “I Tiramisù”
composto da ragazzi disabili del
C.D.D.-Centro Diurno Disabili di Prata
Camportaccio, gestito dalla cooperativa
Nisida e i ragazzi dell’associazione
“Il Tralcio”, che stanno seguendo
un progetto di musicoterapia ed
eseguiranno delle canzoni animate.
Monia Della Zoppa è rimasta disabile
in seguito ad una vaccinazione
obbligatoria effettuata a pochi mesi di
vita. Ha scritto il libro per raccontare e
far conoscere la sua storia.
michele fazioli
Il noto giornalista
della Televisione Svizzera
è intervenuto a Sondrio,
aprendo speranze al
ritorno del segnale Rtsi
in Valtellina e Valchiavenna
Bellezza e
insidie della
rivoluzione
mediatica
P
uò essere definito un inno
alla positività l’incontro
che il giornalista della
Radiotelevisione Svizzera di
lingua italiana, Michele Fazioli,
ha tenuto a Sondrio, venerdì 18
febbraio, presso la sala Besta della
Banca Popolare di Sondrio. Nel suo
brillante intervento, infatti, il relatore
si è soffermato in modo particolare
sulla consuetudine, ormai dominante
presso i mezzi di comunicazione di
massa, di enfatizzare ogni aspetto
negativo della società e di non
presentare mai il bene, perché «non
fa notizia». Il suo esordio è stato
naturalmente dedicato agli stretti
legami che hanno unito la Valtellina
alla Svizzera. «In ogni valtellinese
sonnecchia uno svizzero potenziale ha affermato con tono spiritoso (ma
non troppo) - e in ogni svizzero c’è
qualcosa di italiano, per la lingua,
la storia, la cultura e l’arte». Chi
ha (avuto) la fortuna di ricevere le
trasmissioni dei nostri vicini
conosce Michele Fazioli
soprattutto come conduttore
del programma Controluce,
nell’ambito del quale ha già
intervistato ben 372 personaggi.
«Questi incontri mi hanno arricchito
molto - ha dichiarato -, perché
spesso mi hanno rivelato aspetti
molto belli e sorprendenti delle varie
personalità che ho incontrato, da
Claudio Magris a Silvio Berlusconi,
a Marchionne ad Alberto Sordi».
E il relatore ha dato un saggio di
questa ricchezza, raccontando con
amabilità e con grande capacità
comunicativa una serie di aneddoti
che non si sarebbe mai finito di
ascoltare. Il tema dell’incontro
riguardava però le bellezze e le insidie
di quella rivoluzione mediatica
che negli ultimi cinquant’anni ha
portato più cambiamenti che nei
mille anni precedenti. Basti pensare
alla possibilità che noi abbiamo di
assistere in diretta allo svolgersi di
avvenimenti che avvengono in ogni
parte del mondo. È positivo tutto
ciò? si è chiesto il relatore. Per alcuni
aspetti, sì, perché la notizia in diretta
non è contaminabile, per altri, può
indurre abitudine nello spettatore e la
convinzione che sia reale solamente
ciò che appare in televisione. Lo stesso
avviene per un’altra caratteristica
della rivoluzione mediatica: la
proliferazione delle fonti, che ha
creato una vera e propria giungla
informativa. La pluralità è sempre
positiva, perché «è meglio avere tante
fonti piuttosto che una sola, ma, per
battere la concorrenza e conquistare
il pubblico, i vari mezzi fanno leva
sulla visceralità, trasformando la
comunicazione in una vera e propria
celebrazione del male». Non esiste
solo questo al mondo. «Nella vita reale
ci sono anche il desiderio di bene, la
nostalgia di felicità, il bene all’opera
ogni giorno… Nel giornalismo ci sono
troppi indignati speciali che sono
pronti a lanciare le prime pietre e a
montare campagne contro persone per
semplici sospetti. Quando poi questi
si dissolvono, la notizia viene relegata
in un trafiletto interno o addirittura
non viene data… Si crea nel pubblico
la convinzione che nel mondo
giornalistico tutto sia corretto, onesto e
chiaro, mentre il male stia interamente
«Salvambiente»
per le imprese
Unitre
Gli incontri a
Sondrio e Tirano
N
el 2010 furono tre le imprese artigiane della provincia di Sondrio beneficiarie di contributi per oltre 100mila euro per l’introduzione di innovazioni nei processi e prodotti a basso impatto ambientale e per il sostegno al risanamento ambientale nelle
attività d’impresa. Grazie al Bando Salvambiente, interamente finanziato dalla Regione Lombardia nell’ambito della Convenzione Artigianato, queste imprese hanno potuto
realizzare interventi importanti nell’ottica del rispetto dell’ambiente, grazie ai za che rivestono gli investimencontributi a fondo perduto fino al 25% ti per l’innovazione dei processi
della spesa sostenuta. Per l’edizione produttivi e dei prodotti legata
2011 del bando, riproposto nei mede- al tema dell’efficienza energetisimi termini, la Camera di Commercio, ca: questi contributi a fondo perche accoglierà le domande, approverà duto sono un incentivo imporla graduatoria ed erogherà i contribu- tante». La Regione, che mette a
ti, punta ad aumentare la percentuale disposizione 1 milione e 500midei finanziamenti destinati alle impre- la euro, e Unioncamere, condise della provincia di Sondrio, contan- videndo la strategia della Comdo sulla crescente attenzione ai temi missione europea per il 2020,
dell’ambiente. «Gli imprenditori – sot- intendono sostenere le imprese
tolinea il presidente Emanuele Berto- per conciliare le esigenze di prolini – sono consapevoli dell’importan- duttività e qualità con il rispetto
dall’altra parte: nella politica,
nell’economia, nei rapporti sociali…
Noi giornalisti abbiamo una
responsabilità enorme… In genere,
siamo un impasto di bene e di male.
A volte dominano in noi rancori
e frustrazioni, per cui andiamo
solo alla ricerca del male. Se però
amiamo la vita, se la consideriamo
un dono, dobbiamo guardare
anche al bene. Gli accenti del bene
vanno cercati con la stessa forza
con la quale sottolineiamo quelli
del male». Nel successivo dibattito,
le domande si sono focalizzate sul
fatto che, dopo l’introduzione del
digitale terrestre, nelle nostre zone
non si ricevono più le trasmissioni
della televisione della Svizzera
italiana, che erano molto seguite,
soprattutto per quanto riguarda i
programmi di approfondimento
e per lo stesso Telegiornale.
Michele Fazioli ha assicurato che
si sta lavorando intensamente per
risolvere alcuni problemi giuridici
di carattere internazionale e che tali
trasmissioni riprenderanno al più
presto.
CIRILLO RUFFONI
e la salvaguardia dell’ambiente.
Fino al 13 maggio le imprese e i
consorzi artigiani possono presentare le richieste di contributo,
in conto capitale e a fondo perduto, per finanziare progetti innovativi: per le singole imprese
è previsto un contributo del 25%,
fino a un massimo di 50mila euro, per i consorzi si arriva al 30%
ma sempre fino a 50mila euro.
Per accedere al bando l’impresa
deve effettuare un investimento
di almeno 15mila euro.
Questi gli appuntamenti
di Unitre Sondrio: lunedì
28 febbraio, ore 15.30,
Anna Bordoni Di Trapani,
docente di letteratura
italiana, introdurrà a “La
poesia di Montale, tra
realismo e metafisica”;
mercoledì 2 marzo ore 15.30, Gianluigi Garbellini, cultore di
storia e arte, parlerà di “Viaggiatori del passato sui passi della
Rezia”; giovedì 3 alle 20.45 (prenotazioni entro venerdì 25), nella
sede di Unitre si terrà la “Serata di Carnevale”; venerdì 4, ore
15.30, Edoardo Boncinelli, docente di fondamenti biologici
della conoscenza al San Raffaele di Milano, spiegherà “Come
la scienza ci renderà quasi immortali”; lunedì 7, ore 15.30,
Massimiliano David, archeologo all’Università di Bologna,
presenterà “Costantino imperatore cristiano o pagano? La voce
dell’archeologia”. Due gli incontri di inizio marzo all’Unitre di
Tirano: martedì 1, ore 15.00, il giornalista Luca Palestra illustrerà
“Un esempio di “federalismo storico” in una piccola comunità
valtellinese dei secoli XVII e XVIII”; venerdì 4, ore 15.00, in sede si
terrà l’incontro di musica a cura del socio Graziano Contessotto.
32 Sabato, 26 febbraio 2011
Sondrio Economia
Camera di Commercio. La «relazione congiunturale» del quarto trimestre 2010
evidenzia una situazione ancora incerta: gli imprenditori sono però aperti all’ottimismo.
Un futuro tutto da costruire.
I
n un contesto
internazionale rischiarato
da flebili segnali di
ripresa, con la crescita
di Paesi industrializzati quali
Germania e Stati Uniti che fa
il paio con quella più robusta
dei Paesi emergenti, ma con
evidenti squilibri che rendono
ancora indispensabile il
sostegno di politiche “ad hoc”
e lo spettro di una nuova crisi
finanziaria che incombe, in
Italia a preoccupare sono
il rallentamento del Pil e la
riduzione dell’occupazione,
soprattutto fra i giovani, con
il dato più alto dal 2004. Il
traino è rappresentato dalle
esportazioni, che hanno
bilanciato una domanda
interna in ulteriore flessione. E
se in Lombardia si registrano
dati positivi per la produzione
industriale, la provincia di
Sondrio – secondo la relazione
congiunturale del quarto
trimestre 2010 curata dalla
Camera di Commercio – è un
po’ meno isola, perfettamente
in linea con il resto del Paese.
La produzione industriale
segna un +2,8% rispetto alla
media annua, molto al di sotto
del +4,9% della Lombardia. Le
imprese attive sono diminuite
dello 0,35% rispetto al trimestre
precedente, ma in un anno
risultano 111 in meno.
Il presidente Emanuele
Bertolini esprime
soddisfazione per dati che,
finalmente, seppure ancora
incerti, sono indirizzati
verso un trend positivo che
rappresenta uno stimolo
importante per le imprese
locali. «Sono segnali che
hanno bisogno di conferme nei
prossimi mesi – sottolinea –,
ma ci consentono di guardare
al futuro con ottimismo,
spronandoci a investire per la
ripresa. Fra gli imprenditori
è tornata la fiducia: le loro
aspettative per il futuro
sono positive. Il successo
riscosso dai nostri bandi, in
particolare quello sui laureati
in impresa, evidenziano
A destare preoccupazione è la
realtà del dato occupazionale,
ancora in calo un po’ in tutti
i settori: la cassa integrazione
diminuisce progressivamente,
un dato in chiaro scuro che può
nascondere chiusure definitive
Panificatori
Più gusto
con meno sale
Sono ventiquattro i punti
vendita dei panificatori della
provincia di Sondrio che
aderiscono alla campagna
nazionale promossa dalla
Federazione Italiana
Panificatori e Pasticceri
(Fippa), e appoggiata anche
dall’Unione Regionale Panificatori Lombardia, per promuovere la
produzione di un tipo di pane con ridotto quantitativo di sale.
L’obiettivo è contribuire al miglioramento della salute dei cittadini.
È infatti risaputo che «il sale favorisce l’aumento della pressione
arteriosa, principale causa d’infarto e ictus. Abituarsi gradualmente
a consumare meno sale ha un effetto positivo sulla salute, riduce la
pressione arteriosa, migliora la funzionalità di cuore, vasi sanguigni
e rene, aumenta la resistenza delle ossa». L’iniziativa è caratterizzata
dallo slogan “Con meno sale nel pane c’è più gusto e… guadagni
in salute”. Il progetto prevede la produzione e la vendita di un solo
tipo di pane con una ridotta quantità di sale (-10%, che salirà a -15%
nel corso del 2012). Le adesioni sono ancora aperte. I panificatori
sono stati invitati a partecipare numerosi al progetto, considerando
anche la possibilità di produrre un pane completamente senza sale.
come gli imprenditori stiano
puntando sul miglioramento della
qualità del proprio organico per
avvalersi di nuove competenze e
professionalità».
A livello industriale, nel settore
manifatturiero, gli ordini segnano
un leggero rallentamento nella
componente interna, mentre
tengono le commesse estere
che rappresentano il 14,37%
del totale. Nell’ultimo periodo
aumentano gli indici relativi
a occupazione, produzione
industriale e tasso di utilizzo
degli impianti. La componente
interna fa aumentare il fatturato
totale, nonostante la riduzione
significativa del fatturato estero.
Saldo negativo per l’occupazione.
Le imprese artigiane del
settore manifatturiero vedono
aumentare la produzione
industriale, il tasso di utilizzo degli
impianti, gli ordini e il fatturato,
sia interni che esteri, il fatturato
totale. L’unico dato che registra
una diminuzione è l’occupazione:
da 108 a 105 addetti.
Per il commercio si registra un
lieve peggioramento, mentre
a livello tendenziale il dato è
meno negativo rispetto a quello
del trimestre precedente. Dati
positivi caratterizzano il settore
non alimentare. La dinamica
dell’occupazione nel settore del
commercio dà segno più.
Il settore dei servizi, invece,
registra dati ancora negativi,
compreso il tasso di occupazione.
Per quanto riguarda il turismo,
che risente della stagionalità,
gli ultimi dati si riferiscono al
terzo trimestre 2010: rispetto
allo stesso periodo dell’anno
precedente si rileva un aumento
del 4,3% sia negli arrivi che nelle
presenze. La clientela nel periodo
estivo si conferma in larghissima
maggioranza italiana (76%), ma gli
stranieri, in aumento, si fermano
di più: 5,7 giorni contro 3,8.
Nel quarto trimestre 2010
in provincia sono state
autorizzate 269.810 ore di cassa
integrazione, il 28,8% in meno
rispetto al periodo precedente.
La ripartizione non evidenzia
variazioni: 78,5% all’industria, 13%
per l’edilizia (contro l’11% del III
trimestre), 3,6% per commercio
e terziario (5% del totale nel
trimestre precedente). Dopo il
picco del 2009 ci si sta muovendo
verso una certa stabilizzazione e,
in questo senso, è significativo il
dato relativo alle ore di gestione
straordinaria della cassa
integrazione che, più di quella
ordinaria, è indicativa dello stato
di crisi delle aziende: la riduzione
è pari al 46% sul trimestre
precedente. In diminuzione
anche la cassa integrazione
guadagni in deroga, di cui
usufruiscono le aziende con
meno di 15 dipendenti.
Nel terzo trimestre 2010
aumentano importazioni ed
esportazioni: da 104 a 110,9
milioni di euro le prime, da
110,5 a 116,8 le seconde, anche
se entrambi i dati segnano
riduzioni rispetto al secondo
trimestre, comunque con trend
che evidenziano una ripresa. Da
notare come verso l’Asia si registri
un +47,5% delle esportazioni
rispetto allo stesso trimestre
del 2009, pari all’8% del totale
dell’export valtellinese.
Per quanto riguarda il credito,
diminuiscono sia il numero sia il
valore dei protesti in provincia di
Sondrio: 289 contro 328 per una
somma complessiva di 527.631
euro contro 651.335. Sul fronte
bancario aumentano depositi e
impieghi. In questa situazione,
con quali prospettive guardano
al futuro gli imprenditori
della provincia in un quadro
congiunturale internazionale
caratterizzato dall’incertezza?
Le aspettative degli industriali
sono positive, in linea con quelle
dei colleghi del resto della
Lombardia, ed è significativo il
dato relativo alla domanda estera,
dove le aspettative passano dal
13 al 30%. Per gli imprenditori del
settore artigiano manifatturiero
le aspettative su produzione,
domanda, interna ed estera, e
occupazione rimangono invece
negative, seppure per oltre il 90%
delle imprese intervistate non si
prevedono variazioni nei livelli
occupazionali.
“100 tetti”,
energia in casa
È
racchiusa in un cortometraggio di 15 minuti la filosofia
del progetto “100 tetti”: operare un cambiamento
culturale promuovendo lo sviluppo sostenibile attraverso
la conoscenza dei vantaggi delle fonti rinnovabili di energia;
stimolare la domanda invitando i cittadini a produrre in modo
autonomo la propria energia elettrica ricavandone anche dei
vantaggi economici; rafforzare
l’offerta offrendo occasioni di
confronto e formazione al settore
contenuti importanti con
del fotovoltaico. Il film sul “100
uno stile nuovo, leggero e
tetti” è nato “per gioco”, pensando
disponibile, alla portata di
che il modo migliore di raccontare
tutti». Il linguaggio scelto è
questa esperienza dovesse in
quello di una “infocomedy”
qualche modo far trasparire lo
dove i personaggi sono
spirito che ha animato il progetto:
in buona parte le stesse
un’attività che «ha messo insieme
persone che, a vario titolo,
tanti partner diversi e significativi
hanno avuto un ruolo anche
– spiegano i promotori –, ma dove
all’interno del progetto stesso:
le persone che lo hanno portato a
rappresentanti di istituzioni,
compimento non hanno mai perso
banche, associazioni di
la voglia di realizzare un’iniziativa
categoria, sindacati, ma anche
innovativa, volendo comunicare
semplici cittadini che hanno
aderito collocando sui propri
tetti un impianto fotovoltaico.
Il filmato è stato divulgato a
livello locale. I numeri di “100
tetti” sono di tutto rispetto:
100 tetti di piccola taglia, di
cui 65 installati direttamente;
300 contatti allo sportello
informativo; 10 serate
pubbliche per oltre 1000
presenze complessive; oltre
600mila euro di finanziamenti
dalle banche locali; formazione
di 25 professionisti del settore.
Sondrio Cronaca
incontro a morbegno
Aldo Bonomi ha chiuso
il ciclo di incontri della
scuola di formazione
sui temi socio politici
parlando di economia
civile e cultura del lavoro
Come
cambiano
il lavoro
e la società
A
concludere il secondo anno
della Scuola di Formazione
socio-politica promossa dalla
Diocesi di Como, è intervenuto
a Morbegno il sociologo Aldo Bonomi
sul tema “Economia civile e nuova
cultura del lavoro”. «Tutti noi, quando
pensiamo al lavoro, all’organizzazione
sociale, all’economia - ha esordito ci riferiamo ai lavoratori, al capitale
come impresa che dà lavoro e paga
i salari, e allo Stato, il quale con
il welfare e il sistema di garanzie
ridistribuisce risorse e diritti. Ebbene,
questo paradigma, valido dalla fine
della seconda guerra mondiale alla
fine del ‘900, non esiste più. Al suo
posto ci sono flussi di capitale che
impattano nei luoghi e li cambiano
dal punto di vista del lavoro,
dell’antropologia e della cultura».
Uno di questi è la finanza, tanto che
il fallimento della grande banca
americana Lehman Brothers si è
ripercosso negativamente anche sulle
nostre due banche locali, che nel
grande processo di aggregazione in
atto saranno inevitabilmente acquisite
da qualche altra più forte (non tutti gli
analisti concordano con quest’ultima
tesi, ndr.). Altri flussi sono le imprese
transnazionali, come la Fiat di
Marchionne, che prima di tutto è
un flusso finanziario, o le Internet
Company, come Sky di Murdoch, che
“atterrano” dove conviene loro per
costo del lavoro, opportunità, vincoli
ecologici e cultura imprenditoriale.
Un altro flusso sono le migrazioni,
che cambiano i paesi, costringendoli
a confrontarsi con diversi modelli
culturali, religiosi, antropologici.
Bonomi ha poi parlato di attualità
dell’inattualità, cioè del ritorno di
modalità di lavoro che sembravano
superate, come la “schiavitù” (la donna
immigrata costretta a prostituirsi, o
certe forme di tratta delle persone),
l’incremento di lavori servili, come
la badante e altri. Da questi ultimi
emerge l’estrema contraddizione del
nostro paese dove, pur essendo due
milioni i giovani disoccupati (pari al
29%, ma non studiano, né cercano
lavoro) soprattutto nel Meridione, c’è
una divisione etnica del lavoro, così
che per la raccolta del pomodoro a
Pachino (Siracusa), o uscire in mare
con la flotta peschereccia di Mazara
del Vallo (Trapani) si assumono
tunisini. Del resto, anche in Valtellina
la maggioranza dei mungitori e dei
mandriani sono stranieri. Un secondo
dato è il ritorno della servitù della
gleba come subfornitori, artigiani
e piccole imprese, che lavorano su
commessa delle grandi imprese. Un
terzo dato sono le corporazioni di
mestieri (le gilde medievali), richieste
soprattutto dai lavoratori autonomi
(il “popolo delle partite Iva”) che
nell’intelligenza, nel sapere, nelle
competenze aggiornate di continuo
hanno il proprio mezzo di produzione,
il know-how per essere riconosciuti e
Nuova modernità. Impossibile il ritorno al passato
La comunità operosa
contro l’incertezza
D
i fronte al grande
cambiamento portato
dalla modernità,
bisogna anzitutto
capire che è impossibile
ritornare al passato. «Da una
società con mezzi scarsi e fini
certi - ha spiegato Bonomi
- siamo passati ad una
con mezzi iperabbondanti
e fini incerti e, quindi, si
deve fronteggiare il senso
di incertezza per il futuro e
la paura del cambiamento.
Negli anni ‘50-’60 si è
costruito il benessere con il
sacrificio e il lavoro e i fini
principali erano la casa di
proprietà, far studiare i figli
e, infine, si sapeva come si
nasceva e come si moriva e
non si dibatteva né sull’utero
in affitto, né sull’eutanasia.
Oggi, invece, la tecnica
permette tantissime cose
nella totale incertezza
dei fini». Tutto ciò ha
provocato un’apocalisse
Nella società
stanno venendo
i meccanismi
della solidarietà:
attenzione alla
disoccupazione
dei più giovani.
culturale che va affrontata,
educando al cambiamento e
all’ipermodernità, lavorando
soprattutto su l’infelicità
senza desideri degli anziani,
che non si riconoscono nelle
innovazioni della tecnica,
della cultura, dei valori, ecc.,
e sull’infelicità desiderante
dei giovani, a cui sembra di
poter tutto e di avere tutto
disponibile (in Internet),
ma poi, quando tentano di
prendere qualcosa, dal lavoro
alla casa, tutto si allontana.
Da qui, la loro rabbia
sorda. In secondo luogo, i
cambiamenti provocano
sentimenti di incertezza e
paura e, quindi, una maggiore
solitudine, anche perché
la famiglia è in difficoltà, la
comunità originaria e le sue
figure di riferimento (parroco,
medico, maestra, ecc.) sono
venute meno: il paese è
“spaesato”.
Col dissolversi della
comunità nascono tre nuovi
comportamenti collettivi, di
cui preoccupante è la voglia
di fare comunità attraverso
il rancore. Per questo, la
società che si chiude contro
lo straniero in un sogno
nostalgico del passato, senza
albanesi e rom, domani senza
tunisini ed egiziani e, di volta
in volta, un nuovo capro
espiatorio. «In particolare,
mi ha preoccupato - ha
detto Bonomi - sentire il
ragionamento “L’è di nos, L’è
minga di nos” (è dei nostri,
non è dei nostri) persino
nelle parrocchie. Vuol dire
che sta venendo meno un
meccanismo di solidarietà
assai importante».
Un altro bacino di rancore è
il 29% di giovani disoccupati,
dato su cui bisogna lavorare
per non finire in una
situazione come l’Algeria e la
Tunisia. Un terzo bacino di
rancore da svuotare sono i sei
milioni di artigiani e piccoli
Sabato, 26 febbraio 2011 33
legittimati. Infine, c’è il lavoro normato
e salariato a tempo determinato
(o persino in affitto), o il classico
dipendente a vita. Ecco il quadro Istat
del nostro mercato del lavoro: 1) lavoro
individuale con autonomia direttiva
(5.400.000 tra dirigenti, consulenti,
ecc.); 2) lavoro individuale dipendente,
mediato da cooperative (970.000); 3)
lavoro individuale (6.500.000), con
lavoro dipendente, atipico e a termine
(2.500.000); 4) lavoro dipendente
classico (15.000.000), che però
diminuisce a favore degli altri lavori.
Inoltre, al posto dei grandi gruppi di
capitale del ‘900, ne troviamo altri
che rimandano al capitalismo delle
reti: tre banche (Mediobanca, Intesa
San Paolo e Unicredito), Enel, Eni,
Agnelli con una Fiat del tutto cambiata,
Finmeccanica, Fintecna, Tronchetti
Provera con Pirelli, Telecom. Poi ci
sono quelli che gestiscono le autostrade
(Gruppi Benetton e Gavio), 6.000 medie
imprese globalizzate-internazionalizzate
e 6.000.000 di capitalisti molecolari
tra artigiani, piccoli imprenditori,
commercianti, ecc.
Se questa è la situazione, le assegnazioni
del Fondo Famiglia e Lavoro della
diocesi di Milano, hanno mostrato come
vanno le cose per gli ultimi e quali sono
i problemi del lavoro e dei disoccupati,
distribuendo undici milioni di euro
per sostenere le famiglie e i lavoratori
in difficoltà. «È emerso - ha spiegato
Bonomi - che ad aver avuto accesso
al fondo sono migranti regolari (56%),
occupati nei lavori che noi rifiutiamo;
ci sono poi quei ceti medi (impiegati,
insegnanti, ecc., un 12% che credo vada
raddoppiato), che nessuno avrebbe
mai pensato che avessero bisogno di
chiedere un contributo. Sono coloro
che hanno superato la vergogna della
miseria e chiesto aiuto per comprare
i libri di scuola ai figli, o per pagare la
rata del mutuo. C’è anche da riflettere
sul dato che a chiedere il sostegno del
Fondo, oltre alle famiglie “regolari”
(marito e moglie con uno o due figli), più
del 40% erano monogenitori, di cui un
12% di donne sole con figli. Vuol dire che
l’attuale modernizzazione accelerata,
che ha cambiato le forme del produrre e
dei lavori, ha messo in crisi anche l’altro
tassello del welfare, la famiglia come
luogo di redistribuzione e di solidarietà
tra simili di sangue».
a cura di PIERANGELO MELGARA
imprenditori che non ce la fanno più.
«La gente è incattivita - ha concluso
- e lo si nota anche nelle crisi di
convivenza: non c’è più educazione
e tutti sono arrabbiatissimi, tesi,
nervosi».
Per fortuna, però, accanto a questo
«grumo rancoroso» c’è quella che
Bonomi chiama «la comunità di
cura», coloro che pensano ancora
un «minimo di cose cristianamente
compatibili». Altre componenti
fondamentali ne sono gli insegnanti,
se tengono fede alla funzione di
educare e di produrre inclusione, i
medici, gli infermieri, gli psichiatri
e tutti coloro - impresa sociale,
volontariato e associazionismo -,
che fanno professione di cura e di
inclusione. «Nonostante questa
modernità selvaggia che avanza ha osservato - per ora la comunità
di cura tiene, anche se la famiglia
non ce la fa più, perché è diventata
luogo della guerra civile molecolare,
luogo del conflitto tra generazioni
(ogni tre giorni viene ammazzata
una donna dentro i rapporti di
convivenza). Qualcosa non funziona
nei rapporti affettivi e la comunità
di cura non è più naturalmente data,
ma va costruita. E, poiché la cultura
rancorosa è egemone, per vincerla,
bisogna ricostruire un rapporto tra la
dimensione economica dell’impresa
in senso lato e la condizione della
cura che produce coesione sociale,
ad es. con imprese che nel loro ciclo
produttivo danno spazio all’impresa
sociale che si occupa degli ultimi e
dell’inclusione. Solo così riusciremo
ad abbassare il rancore, attraverso
una crescita includente, mentre fino
ad oggi la crescita è stata escludente».
Spettacoli
34 Sabato, 26 febbraio 2011
✎ il telecomando |
Scelti per voi
Operazione Valkiria
Un film di Bryan Singer. Con
Tom Cruise, Kenneth Branagh,
durata 120 min.
USA, Germania 2008.
Il film ricostruisce l’attentato
ad Hitler da parte di alcuni
ufficiali della Wehrmacht guidati
dal colonnello nazista Claus
Schenk von Stauffenberg. Pur
conoscendo in partenza l’esito
dell’operazione lo spettatore
viene coinvolto nelle motivazioni
e nella vita dei protagonisti di questa, poco conosciuta, pagina di
storia che potremmo chiamare di “resistenza” tedesca verso un
dittatore sempre più paranoico e spietato. Pur avendo un taglio
hollywoodiano con Tom Cruise “il film riesce a restituire il clima
di tensione in cui i congiurati si mossero. Il ritmo è piuttosto
serrato, grazie a un montaggio che nelle due ore di proiezione non
fa mai scendere il livello di attenzione nello spettatore, che pure sa
come andrà a finire.” (Gaetano Vallini, ‘L’Osservatore Romano’)
Mercoledì, 2 marzo. Ore 21:10, Rai 1.
T.F.
Domenica 27. F.d.Spirito. C5, 8,50.
Comunione e solitudine, convegno
di spiritualità ortodossa a Bose.
Racconti di vita, Rai3, 12,55, Storie
di senza fissa dimora. Le nebbie
di Avalon, It1,14,15. Miniserie
completa. Papa Giovanni, Tv2000,
15,00. Miniserie. Glory- uomini di
gloria, La7, 18,05. Film sulla guerra
di secessione americana, ottimo.
Atelier Fontana- le sorelle della
moda, Rai1,21,30. Miniserie sulle
donne che hanno vestito il jet set
romano. Domani l’ultima parte.
Presa diretta, Rai3, 21,30. Occhi
puntati su Lombardia e Lazio.
Speciale Tg1, Rai1, 23,40.
Lunedì 28. 150 anni: dalla
ricostruzione al boom, Rai Storia
21,00. Doc. L’infedele, La7, 21,10.
Attualità. Bobby, Rai3, 21,05.
Ottimo film drammatico su Bob
Kennedy. Correva l’anno, Rai3,
23,15. Donne e coraggio. 5 donne
contro la mafia.
Martedì 1. Come un delfino, C5,
21,10. Miniserie con R. Bova
campione di nuoto. Sognando
Beckam, Rai5, 21,00. Commedia
piacevole su squadra femminile
di calcio. Insider, dentro la verità,
Iris, 21,00. Storia vera di un ex
ricercatore di una multinazionale
del tabacco che dichiara a un
giornalista che alle sigarette viene
aggiunto un additivo per creare
assuefazione. Con Al Pacino.
Pininfarina- Ferrari, Rai Storia
21,00. Biografie. Ray, R4, 23,25.
Ottimo film biografico sul grande
Ray Charles.
Mercoledì 2. Come un delfino, C5,
21,10. Ultima parte. Operazione
Valkiria, Rai1, 21,10. (Vedi
box a lato). Rambo, R4, 21,10.
Film d’azione con Stallone.
L’importanza di chiamarsi
Ernest, Iris, 21,00.(domani 17,35)
Commedia raffinata inglese da un
testo di O. Wilde con R. Hverett.
La iene show, It1, 21,10. Sempre
pungenti.
Sanremo. Dopo la vittoria di Roberto Vecchioni
H
Sanremo no
Il primo passo falso del Festival è stato
l’inizio. La prima serata si è aperta con
Antonella Clerici che spiegava alla figlia
la magia di Sanremo. Assolutamente
intollerabile la presenza della bambina;
sperduta, annoiata dall’atmosfera,
la piccola non sapeva da che parte
guardare ed è rimasta immobile per
tutta la durata dello sproloquio materno.
Non si “usano” i bambini in televisione,
a maggior ragione quando si tratta di
servizio pubblico.
Tra i cantanti, bocciata Anna Tatangelo,
con una canzone sguaiata fin dal titolo
(“Bastardo”). Se non fosse la compagna
di Gigi D’Alessio, il suo successo sarebbe
molto inferiore a quello finora ottenuto.
Sempre fra le canzoni, infelice anche il
“Secondo tempo” di Max Pezzali, che si
ostina a cantare da teen-ager immaturo
anche a un’età ormai non più verde.
Sanremo sì
Il momento più alto, non soltanto
in termini di audience, è stato
l’appassionato monologo di Roberto
Benigni nella serata dedicata ai 150
anni dell’Unità d’Italia. Un tributo
commosso e accorato all’inno e alla
bandiera. Meritata la standing ovation
finale e comprensibile la commozione
che ha attraversato lui per primo e poi
tutto il pubblico, in teatro e a casa.
Luca (Bizzarri) e Paolo (Kessisoglu)
sono stati a loro modo mattatori. Partiti
in sordina e condizionati dall’emozione,
si sono progressivamente sciolti e
hanno lasciato il segno fin dalla prima
serata, con la parodia di “Ti supererò”. Il
verbo alternativo che hanno usato non
è fine e neppure a misura di famiglia,
ma il senso della canzone ha colto nel
segno dell’attualità politica e sociale.
Belen e la Canalis.
Complessivamente positiva anche la
presenza della pur discutibile Belen
Rodriguez, che nelle vesti di showgirl
ha mostrato di saper ballare e cantare,
sdrammatizzando con prontezza
i momenti in cui la tensione o gli
Giovedì 3. Splendore sull’erba, R4,
16,20. Film drammatico di E. Kazan
premio Oscar con N.Wood. La
lunga strada verso casa, Iris,21,00.
Film drammatico sull’apartheid
con W. Golberg. Raffaella Carrà,
Rai Storia 21,00. Documentario.
La storia siamo noi, Rai2, 23.35.
Ippolito Nievo, inchiesta sui mille.
Anche domani su Rai3 alle 23,05
Venerdì 4. Zelig, C5, 21,10. Varietà
con Bisio. Il grande talk, Tv2000,
21,40. Talk che analizza la tv. Dark
city, Rai4, 21,10. Ottimo film di
fantascienza. Michael Palin new
Europe, Rai5, 22,05. Documentario
BBC.
Sabato 5. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Tv Talk, Rai3, 14,50.
Papa Giovanni XXIII, Tv2000,
21,00. Fiction. Ulisse, Rai3, 21,30.
Antonio e Cleopatra. L’era glaciale,
It1, 21,10. Film d’animazione.
Impero, la politica estera dell’Italia
fascista, Rai Storia, 21,00. Tg2
dossier, Rai2, 23,35. Attualità.
■ 27 febbraio
Diamo i voti al festival
a vinto chi lo meritava e, nel
complesso, la kermesse è andata
bene. Con il successo di Roberto
Vecchioni (“Chiamami ancora amore”)
si archivia il Festiva di Sanremo 2011
all’insegna della buona musica,
dei buoni sentimenti e dei buoni
ascolti. Per un sintetico bilancio della
manifestazione, può essere utile una
triplice “schedatura” di personaggi ed
eventi: quelli che si sono guadagnati una
sostanziale bocciatura, quelli che hanno
meritato un giudizio positivo, quelli che
sono passati senza infamia e senza lode.
di Tiziano Raffaini
imprevisti le hanno provocato qualche
intoppo.
Sanremo così così
Non altrettanto positivo è il giudizio
su Elisabetta Canalis. Statuaria
e impacciata nonostante i vestiti
disegnati apposta per mettere in risalto
il suo fisico, la sua presenza non è stata
incisiva nemmeno nei balletti in cui
si è voluta esibire. Ha confermato il
motivo vero – e unico – per cui è stata
chiamata: è la compagna di George
Clooney.
Fuori dalla schedatura si deve
inquadrare la performance dell’eterno
ragazzo Gianni Morandi. Sorridente
e genuino, ma spesso goffo e fuori
tempo, ha rinunciato ai panni del bravo
presentatore per vestire quelli del
compagno d’avventura. Si è destreggiato
degnamente in un ruolo non suo,
ha reagito prontamente a qualche
intoppo di troppo, ha scelto uno stile
sottotraccia per lasciare spazio alla
musica. Ha il merito di non aver voluto
fare la star, a partire dalla scelta di un
albergo a tre stelle per il suo soggiorno
sanremese. In tempi di eccessi continui,
una piccola lezione di sobrietà non è
mai di troppo.
MARCO DERIU
A Lugano nuovo
appuntamento con
“Celebrating Liszt 2011”
scelti dalla raccolta
“Années de pèlerinage II: Italie”
Bdelrani
celebre compositore e pianista
ungherese Franz Liszt saranno i
protagonisti nel secondo concerto
proposto dalla rinomata rassegna
luganese “Celebrating Liszt 2011”:
un’interessante iniziativa della
International Piano Association
Switzerland in collaborazione con
RSI Rete Due che si propone di
approfondire e valorizzare l’opera
del compositore ungherese in
occasione del bicentenario dalla
nascita. Domenica 27 febbraio alle
ore 17 presso l’Auditorio Stelio
Molo di Lugano sarà possibile
ascoltare (anche in diretta
radiofonica) il pianista varesino
Roberto Plano nell’esecuzione
di un interessante e complesso
repertorio romantico, interamente
lisztiano, comprendente i pezzi
“Sposalizio”, “Venezia e Napoli”,
“Sonetto n°123 del Petrarca”
e “Reminiscenze da Norma” .
Roberto Plano è un ex-allievo della
prestigiosa International Piano
Academy Lake Como di Dongo che
si sta sempre più affermando in
campo internazionale.
Per ulteriori informazioni è
possibile visitare il sito
www.pianoassociation.ch .
ELENA OREGGIONI
commedia
azione
drammatico
animazione
cine-teatro
Another year
Sanctum
We want sex
L’orso Yoghi
A Maslianico e Lipomo
Gerri e Tom sono sposati da decenni
e hanno un figlio avvocato, Joe, che
conduce vita indipendente ma non ha
ancora una compagna.
In un sistema difficilmente accessibile
di grotte in Nuova Guinea due
speleologi si trovano di fronte alle
difficoltà di riemergere in superficie
dopo la morte di una loro collega.
La storia di Rita O’Grady, che nel
1968 guidò lo sciopero delle 187
operaie della fabbrica Ford nell’Essex
(Inghilterra) che pose le basi per la
legge sulla parità di diritti e di salario
tra uomo e donna.
I due famosi orsi creati da Hanna e
Barbera si alleano col loro storico
nemico, il Ranger Smith, per salvare il
parco dall’imminente chiusura imposta
dal sindaco Brown
Sabato 26 febbraio nella sala della
comunità di Maslianico ci sarà il film
“La solitudine dei numeri primi”.
Il film è in programmazione all’Astra
di Como dal 28 febbraio al 2 marzo.
Il film è in programma a Livigno
mercoledì 2 marzo.
Il film è in programma alla sala della
comunità di Chiavenna dal 26 al 28
febbraio.
A Sondrio dal 25 febbraio al 2 marzo.
Il film nelle sale della Comunità.
A Menaggio dal 25 febbraio al 1
marzo.
TEATRO: sabato 26 febbraio all’oratorio
di Lipomo andrà in scena lo sperracolo
teatrale “AAA Attico ristrutturato
vendesi”, commedia dialettale della
compagnia “Semm trua par cas”.
Lettere e Rubriche
PAROLE
PAROLE / 79
Masnada
Masnadiero
Dall’italiano medievale “servo de
macinada”. Nelle corti signorili
operavano diverse figure di
artigiani, distinti dai coltivatori
della “gleba”, cioè della terra. Tra di
essi si distinguevano i mugnai, che
disponevano di un certo numero di servi
(obbligati a risiedere nel feudo, servi
“della gleba”, appunto) la cui forza
muscolare azionava le macine da cereali,
da olio, da castagne, ecc. Non sempre,
infatti, c’erano torrenti o fiumi dove
Sabato, 26 febbraio 2011 35
collocare ruote da mulino, come ai piedi
delle Alpi o degli Appennini, oppure
zone ventose, dove costruire mulini a
vento, come nei Paesi Bassi. Nelle vaste
regioni di pianura la forza muscolare dei
servi era la fonte di energia necessaria,
insieme, a volte,con quella di animali,
asini in particolare. Quando il signore
della corte o del feudo aveva bisogno
di protezione (come, oggi, la scorta di
polizia pubblica o privata di personaggi
importanti in pericolo di agguati), si
Parrocchia e movimenti. Un parroco e una parrocchiana.
L’utilità dei carismi...
C
arissimo direttore, raccogliendo il
suo invito ad aprire un dialogo su
la Parrocchia e i Movimenti vorrei
dire che da quasi due anni sono parroco
di due piccole parrocchie e da tempo vivo
con altri sacerdoti la spiritualità dell’unità
del Movimento dei Focolari che – come
ha recentemente detto Benedetto XVI –
aiuta il sacerdote a vivere meglio la sua
vocazione in tutti i suoi aspetti. Dall’inizio
del mio ministero in queste parrocchie
mi sono preoccupato di privilegiare –
proponendo alcune iniziative - l’aspetto
formativo di approfondimento della vita
cristiana per tutte le età e in particolare
per le famiglie.
Tenendo presente la pastorale del
Vescovo presentata nelle tre sfide della
qualità della fede, della vera fraternità
e di una rinnovata immagine di Chiesa
per “ricollocare Gesù Cristo, la sua
Parola e la sua Persona viva, al centro
della fede e della vita”, aiutato anche
dalla presenza in parrocchia di persone
che vivono altri carismi (una famiglia
della Comunità Cattolica Shalom, una
famiglia di CL), non intendendo fare
alcuna discriminazione e con totale
apertura verso tutti, ho sentito di poter
proporre, in alcuni casi, iniziative
che mettessero i parrocchiani che lo
desideravano a contatto con la spiritualità
del Movimento.
Si sono visti frutti sia negli incontri per
M
artedì 15 febbraio
quando la città ha
ripreso le attività di tutti i
giorni feriali, così si leggeva su La
Provincia: “Violenza sessuale in via
Grossi. Aggredita all’ex dormitorio”.
E poi a seguire, due giorni dopo,
usciva un articolo sull’utilizzo da
parte di alcuni senza dimora degli
spazi all’ ex Ticosa. Allarmismo in
città, anche a Como c’è chi vive nel
disagio estremo! La ragazza vittima
della violenza, ammesso che la
magistratura comasca convalidi
l’arresto del ragazzo accusato,
poteva essere una tra le tante
quella sera a spasso con il moroso
o a casa con la sua famiglia.
Ma anche il suo presunto
aggressore, quella sera poteva non
essere a dormire all’ addiaccio
tra lenzuola e cartoni, ma in
un’abitazione dignitosa a riposare
le membra stanche prima di
un’altra giornata di lavoro.
Ma così non è andata, purtroppo,
e la cittadinanza solo ora apre gli
occhi e vede la realtà circostante,
filtrata però dalla paura per lo
straniero, per il povero.
Editrice de Il Settimanale
della Diocesi Soc. Coop. a r.l.
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e amministrazione):
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E-mail Segreteria
[email protected]
conto corrente postale
famiglie, sia in un incontro quindicinale
proposto per mettere a fuoco una Parola
di Dio e una comunicazione nella fede
vissuta, sia nella catechesi che – a detta
di molti genitori e degli stessi catechisti
direttamente impegnati – interessa i
bambini e i ragazzi e li porta a riscoprire
Gesù come amico e modello da imitare.
Per quanto riguarda la problematica
dei Movimenti nella Chiesa e nelle
parrocchie evidentemente non possono
essere imposti ma solo proposti,
senza tuttavia disconoscere – come
ribadito continuamente da tutti i Papi
cominciando da Paolo VI – l’utilità di
carismi che lo Spirito dona per il bene
della Chiesa in questo tempo. Lo Spirito
soffia oggi nella Chiesa in vari modi.
Credo sia bello accoglierlo e crescere
insieme.
d. E. M.
C
aro Direttore, vorrei poter dare
anch’io il mio contributo al dialogo
aperto da un parrocchiano che vuol
essere un normale cristiano. Sono nata
e vissuta in una piccola comunità della
nostra Diocesi dove ho cercato sempre
di camminare e di crescere nella fede
che ho ricevuto vivendo e donando il
mio servizio, secondo le necessità e le
mie possibilità. Ad un certo punto della
mia vita ho incontrato un movimento
ecclesiale, il Rinnovamento nello Spirito
Santo, che ha saputo dar risposta a tanti
miei bisogni e vi sono entrata a far parte
(ormai da quasi 20 anni). Nonostante
questa mia adesione, ritengo di essere
una semplice, normale cristiana in
quanto mi sforzo di vivere quelle cose
necessarie per “essere di Cristo”, come
Lui vuole. Non ho dato l’adesione ad
un’ideologia: io credo in una Persona,
Gesù, e questo movimento, attraverso la
riscoperta del dono del Suo Spirito, mi
ha aiutata ad entrare in una relazione più
profonda con Lui e con il Suo Corpo che è
la Chiesa. Non credo per questo di essere
una cristiana né diversa né speciale,
perché tutto quello che ho ricevuto e
vissuto è solo “grazia” di cui non ho alcun
merito ma a cui anche altri possono
attingere per meglio appartenere a Cristo.
Il tempo che io vivo con altri fratelli nella
preghiera, nella riflessione sulla Parola,
lasciando che il pensiero di Cristo prenda
possesso dei miei pensieri, il suo agire
e la sua Grazia modelli il mio modo di
fare e cambi il mio cuore, tutto questo
sicuramente porta frutto anche in chi mi
vive accanto in famiglia e nella comunità
di cui mi sento parte, che amo e che cerco
di servire in tutto quanto mi è possibile.
Anche il mio rapporto con i parroci che
si sono succeduti in parrocchia è sempre
stato buono: l’amore per Cristo ci porta
inevitabilmente ad amare coloro che lo
rappresentano e a superare nell’affetto
faceva accompagnare dalla “masnada” di
“servi de macinada”. Uomini muscolosi,
come è immaginabile, avvezzi a fatiche,
ubbidienti, certamente non delicati e
magari fieri di fare da scorta al signore,
come un drappello di “gorilla” dei
giorni nostri. Da qui il nome comune
“masnadiero”, uomo facente parte
della masnada, con una inflessione
piuttosto negativa, come “bravacci”
dell’Innominato manzoniano.
ATTILIO SANGIANI
e nella preghiera le piccole divergenze
umane che si possono creare. Per questo,
al parrocchiano che scrive, vorrei dire
fraternamente di continuare a frequentare
la sua comunità con tutta la famiglia perché,
non a caso, ma proprio a quel parroco
il Signore lo ha affidato e da lui riceverà
ogni bene se saprà accoglierlo e sostenerlo
con amore. Frequentare l’oratorio poi,
accompagnando i suoi bambini, potrà essere
l’occasione per iniziare un dialogo con lui,
ascoltare le sue ragioni ed esprimere le
proprie perplessità. Credo farà sicuramente
piacere anche al suo parroco trovare
attenzione e interesse tra i parrocchiani
perché in fondo lui è “sacerdote per voi” ma
è anche “fratello e cristiano con voi”. La cosa
che ritengo più importante (come diceva il
Santo Padre nel passato anno sacerdotale)
non è tanto guardare a quello che fà il prete,
ma è ringraziare il Signore per quello che
egli è: colui che rappresenta e vi dona Cristo
ogni giorno. Preghi inoltre con sua moglie e
i suoi bambini per lui e vedrà che le barriere
incominceranno a cadere da entrambi le
parti (in questi tempi di scarsità di sacerdoti
è una grande grazia poterlo avere). Voglio
inoltre sperare che queste barriere cadano
anche nei cuori di molti sacerdoti e fedeli
riguardo ai movimenti di cui sono certa sono
grazie suscitate dallo Spirito nella Chiesa per
venire incontro ai diversi bisogni dell’uomo
di oggi immerso in una grande confusione
e superficialità. Se lo Spirito ci fa dono
della varietà dei suoi carismi, nel rispetto
della sensibilità di ciascuno, perché non
approfittarne per dare più profondità alla
nostra fede, rinnovare la nostra fraternità
ed essere così tutti semplici cristiani più
credibili?
Ringrazio e saluto fraternamente.
✎ IN MARGINE AD UNA NOTIZIA... DATA MALE
C’è chi lavora tutti i giorni per la dignità
della vita, anche quella più disperata!
Fino a quando il disagio resta
lontano dalla nostra routine di
normalità, segregato ai margini
della città, fino a quando la
cittadinanza delega più o meno
consapevolmente la responsabilità
ai servizi sociali, fin quando i
poveri restano silenziosi, invisibili
a fare la guerra tra “loro” senza
coinvolgere “noi”, allora risulta più
facile non vedere, non sentire.
Ma arriva un momento in cui il
disagio esplode, urla, fa sentire
la propria voce con tutta la
carica di disperazione che lo
accompagna! Ci obbliga, per
così dire, a guardarlo in faccia e
non è piacevole vedere ciò che si
dipana di fronte ai nostri occhi.
Non sappiamo cosa sia veramente
n. 20059226 intestato a:
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Missaglia (Lc)
Registrazione Tribunale di Como
numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
successo in via Grossi, sarebbe
sbagliato dare giudizi anzi tempo,
ma ciò che più preme ora è
richiamare tutta la cittadinanza alla
responsabilità.
Prima che i giornali parlassero di
un cortile che diventa dormitorio
tutte le notti, quanti tra coloro che
lo sapevano, si sono avvicinati per
un gesto di solidarietà? Ciò che
desiderano coloro che chiamiamo
indistintamente emarginati, non
sono vestiti o denaro, ma uno
sguardo di riconoscimento, di
vera accoglienza poiché ciò che ci
ricorda la nostra natura di uomini
è uno sguardo che la trasmetta,
rigenerandola.
La Caritas diocesana con i suoi
operatori ed i suoi volontari,
lavora tutti i giorni per fare in
modo che la vita, anche quella più
disperata, sia vissuta con dignità.
Tutti i giorni, come formichine
laboriose, silenziose, invisibili,
ci si occupa di procurare cibo,
vestiti, momenti ricreativi, ascolto
ed amore fraterno. Ma non per
questo la città si può sentire
autorizzata a chiudere gli occhi
delegando, poiché chiunque
veda, si senta richiamato da una
sussulto del cuore. Allora forse
vale pena scomodare il Santo
Padre per citare quanto ha detto
all’Angelus, domenica 13 febbraio,
riferendosi in particolare modo
ai bambini Rom morti a Roma
in un rogo divampato nel loro
campo: “Una società più solidale
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Settimanali Cattolici) e
all’USPI (Unione Stampa
Periodica Italiana)
MARGHERITA QUAINI
e fraterna non avrebbe potuto
evitare tale tragico episodio?” e
ancora “Questa domanda vale per
tanti altri avvenimenti dolorosi
che avvengono nella nostra città!”.
In un celebre articolo, Zygmunt
Bauman ci ricorda che nel
momento in cui anche solo ci
chiediamo “Sono forse io il custode
di mio fratello?”, lì ha inizio ogni
forma di immoralità; certamente io
sono responsabile di mio fratello,
e sono e rimango un essere morale
fin tanto che non chiedo un motivo
speciale per esserlo. Che io lo
ammetta o no, sono responsabile di
mio fratello perchè il suo benessere
dipende da ciò che io faccio o che
mi astengo dal fare.
I VOLONTARI DELLA CARITAS
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