Il Giornale del Pilo Albertelli di Roma - Mag/Giu 2011 - Numero 5 - Anno IV
Memorie e confidenze della "Volpe Argentata"
Intervista a Mario Fiorentini
L
’incontro con il Prof. Mario Fiorentini si è svolto il 17
Maggio 2011 alle ore 10.30, presso la sua abitazione romana, dando esito alla promessa pronunciata dallo studioso durante la sua visita all’Albertelli in occasione
dell’intitolazione dell’aula di scienze al giovane partigiano
Giorgio Marincola. I brani che seguono costituiscono uno
spezzone limitato, seppur significativo, dell’intervento di Fiorentini, di cui sarà presto disponibile sul sito dell’istituto una
ben più corposa versione in video, a cura di Giorgia Currà (II
B), autrice delle riprese.
Cosa sarebbe stato Mario Fiorentini senza Lucia Ottobrini, la
fedele e coraggiosa compagna di sempre?
Certamente non il matematico che sono diventato. Lucia per
me è stata la Provvidenza. La mia Lucia è diventata operaia a
sedici anni e non ha avuto la possibilità di frequentare la scuola: è diventata colta leggendo libri, non studiando sui banchi
di scuola. Anche io sono un autodidatta, se lei non m’avesse
sostenuto, sia economicamente che psicologicamente, io non
avrei potuto proseguire i miei studi, laurearmi e arrivare alla
cattedra universitaria di matematica. Lei è stata, ed è, essenziale. La storia di Lucia sembra un romanzo. Ha trascorso
l'infanzia e l'adolescenza in Alsazia dove il padre, >>
Palazzo delle
Esposizioni, ore
21.00
pag. 8
La Convergenza
pag. 7
L Eden dei
Subsonica
pag. 17
Gene sharp: il generatore
di rivolte
pag. 10
Maggio/Giugno 2011
molisano, era emigrato e aveva sposato una tedesca; perciò
parla bene il tedesco e il francese, un po’ meno l’italiano.
Con la Resistenza in Italia lei lasciò il paese per far ritorno
alla sua terra d’origine, non parlava che tedesco e qualche
parole in dialetto. Lucia visse un forte dissidio (lei partigiana, madre filotedesca).
Senza di lei non sarei una persona civile: lei si occupa di
me e mi cura amorevolmente e quotidianamente. Ci siamo
accettati sempre per quello che eravamo, per questo conviviamo amandoci da 66 anni [lo hanno confessato entrambi
in momenti differenti, e in assenza l’uno dell’altra n.d.r.].
E’ il destino che ci ha fatti incontrare. La mia Lucia dice di
me: “Mario è un aquilone; io tengo i fili e lo riporto giù.”
Sì, è esattamente così…
Professore, com’è possibile che un partigiano, ed eroe della
Resistenza, come lei abbia avuto un brillante futuro nel
campo della geometria applicata? Le risparmio la domanda
su come si diventa eroi, ma quella su com’è arrivato a diventare un genio della matematica a noi studenti del liceo
classico, tradizionalmente avversi ai numeri, ce lo deve svelare. Può consigliarci un metodo?
Innanzitutto, preferisco svincolarmi dalla definizione di
“eroe” per quanto riguarda il periodo della Resistenza.
Escludo l’eroismo per quanto riguarda la mia attività di
partigiano. Il termine eroe si può associare alla mia persona
solo riferendosi a un’affermazione di Lucio Lombardo Radice professore di matematica. Quando vinsi il concorso per
la cattedra di geometria e matematica a Ferrara, io mi ero
preparato da autodidatta senza spinte o raccomandazioni, e
lui, per telefono nel recepire la notizia mi disse: “Mario,
per quello che tu hai fatto, le tribolazioni subite, tu devi
aver avuto una Volontà Eroica…”
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Anno IV - Numero 5
In piena celebrazione unitaria le propongo lo stesso quesito che ho già esposto a Giancarlo De Cataldo in occasione
dell’uscita del suo libro I Traditori. La Questione Meridionale, il secolare distacco tra governanti e governati, il
settarismo leghista sono segnali che non forniscono l’idea
di un’Unità consolidata. Non crede che l’Italia possa ritornare ai particolarismi preunitari, o addirittura, a essere
divisa in 4-5 staterelli sovrani?
Il problema dell’Italia divisa (vedi Bossi, o Miglio, il teorico
del federalismo leghista) non riguarda, a mio parere, solo
la penisola in quanto in Europa è in corso una trasformazione decisiva: si tende a passare dall’Europa delle nazioni
all’Europa delle regioni a causa di importanti processi economici. Come sarà fra 20 anni? Questo non possiamo che
immaginarlo in un’Italia mercato comune, o globale che
dir si voglia, seppur organizzata in situazioni di federalismo. Quello che io chiedo e sostengo è che ognuno dovrebbe contribuire a renderla migliore, questa Italia,
facendo sì che la sua Unità si concretizzi…
Da bambina - avevo 9 anni - al Cinema Tibur di San Lorenzo ho assistito allo spettacolo di Ascanio Celestini “Radio Clandestina” e grazie a quel grande affabulatore ho
preso coscienza del fatto che Roma e i romani hanno pagato durante l’occupazione tedesca un altissimo tributo di
sangue alla barbarie nazifascista. Può ricordarci tra i molti
caduti oggi nel dimenticatoio un episodio di quel periodo
che l’ha particolarmente impressionata?
Ricorderò la storia di Paolo Petrucci, già da me narrata nel
numero 4 (2010) di “Historia Magistra”, rivista di storia
critica diretta da Angelo D’Orsi. Il Pietrucci (Trieste 1917 Roma 1944), nel 1941 fu chiamato alle armi e spedito in
Africa come ufficiale di complemento dei Granatieri di
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Sardegna, appena laureato in Lettere antiche. Rimpatriato
per malattia, il giovane, al momento dell'armistizio si trovava nella Capitale. Durante l’occupazione nazista di Roma, assieme agli amici Paolo Buffa e Aldo Sanna, assunto
il nome di battaglia di “Pietro Paolucci”, partì verso il Sud
per promuovere la costituzione di un corpo di “Volontari
per la libertà”. Vistosi nell’impossibilità di portare a compimento questo ardito progetto, Petrucci, con Buffa e Giaime Pintor, decise di tornare a Roma per organizzare i
gruppi partigiani nel Lazio. Durante tale attività i giovani
antifascisti finirono su un campo minato. Pintor perse la
vita su una mina; gli altri decisero di tornare indietro. Do-
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po due settimane Petrucci e Buffa furono paracadutati su
Monte Rotondo, da dove raggiunsero l’abitazione della
comunista Enrica Filippini, della quale furono ospiti per
quasi un mese, e dove ebbero la possibilità di organizzare
azioni di propaganda antinazista. Il 14 febbraio 1944 le SS
irruppero nell'abitazione della Filippini e vi arrestarono la
padrona di casa, Cornelio e Vera Michelin-Salomon, Paolo Buffa e “Pietro Paolucci”. Nonostante Petrucci fosse
stato assolto al processo, anche grazie allo stratagemma
del nome, i tedeschi lo fecero rinchiudere a Regina Coeli,
dal quale uscì soltanto per essere trucidato alle Fosse
Ardeatine.
Breve nota biografica di Mario Fiorentini (MF)
N
ato a Roma il 7 novembre 1918, matematico e docente universitario, pluridecorato al valor militare, MF era
ancora studente quando cominciò a svolgere
attività clandestina in “Giustizia e Libertà” e nel
Partito Comunista alla fine degli anni Trenta.
Diede vita, con altri antifascisti romani, alla
formazione “Arditi del Popolo”. Il 9 settembre
1943 MF prese parte ai combattimenti contro i
tedeschi a Porta San Paolo e nell'ottobre formò
e diresse i Gap centrali “Antonio Gramsci” e
“Carlo Pisacane”, con il nome di battaglia di
“Giovanni”, operando nella IV Zona di Roma.
In questo ruolo partecipò a numerose azioni, tra
cui quelle di via Rasella e al carcere di Regina
Coeli. Dopo la liberazione di Roma, si fece
paracadutare al Nord. Operò in Liguria, Emilia,
Lombardia e Piemonte, come ufficiale di collegamento dell’OSS, il servizio segreto americano.
È stato decorato con tre medaglie d'argento al
valor militare e tre croci di guerra al merito, e
con la medaglia della Special Force (GB) e la
medaglia Donovan dell’OSS (Usa). Autodidatta, nel dopoguerra
iniziò, sostenuto dalla moglie, Lucia Ottobrini (un’antifascista
conosciuta durante la clandestinità), gli studi liceali, e poi quelli
universitari. MF è così diventato docente di Geometria Superiore all'Università di Ferrara. I suoi studi di matematica sono
stati ripresi e approfonditi in tutto il mondo e hanno fatto
dell'ex partigiano un matematico di fama internazionale.
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Un'esperienza indimenticabile
Una giornata alle fosse Ardeatine
I
l 24 del mese di Marzo la
mia classe ed io ci siamo
recati in visita scolastica
alle Fosse Ardeatine. Quel
giorno ricorreva anche il sessantaseiesimo
anniversario
dell’eccidio e vi era la cerimonia ufficiale con il Presidente
della Repubblica Italiana,
Giorgio Napolitano. A molti è
nota questa tragedia che io
cercherò di raccontare in questo articolo attraverso le varie
testimonianze
raccolte.
Sull’autobus, mentre ci recavamo sul luogo, abbiamo
incontrato un signore di 81
anni, parente, fratello, figlio
delle vittime della guerra. La
sorella era morta il 19 Luglio
del 1943, durante il primo
bombardamento di Roma; la
madre era stata mitragliata il
giorno dopo da un aereo americano mentre cercava di
mettere insieme un pasto con
quel poco che c’era; il padre
era stato arrestato i primi di
Marzo, dopo aver partecipato
ad una lotta alla stazione
Termini di Roma, essendo lui
ferroviere. Questo signore ha
raccontato anche che sono
morti molti ragazzi della no-
stra età, che senz’altro avevano ben altre preoccupazioni che facebook, piuttosto che la versione di
greco, o il compito di matematica. Purtroppo,
l’eccidio non si è consumato solo alle Fosse
Ardeatine, ma nello stesso anno al Forte Bravetta
vi sono state altre 77 vittime. Venivano uccise due
o tre persone al giorno tra cui Don Giuseppe Morosini, un importante presbitero e partigiano italiano. Man mano che li uccidevano, li seppellivano al
disotto dei feretri delle salme già inumate, per nascondere i cadaveri, al Cimitero del Verano. Vi sono state anche 16 vittime fucilate in un porcile al
quattordicesimo chilometro della via Cassia, tra cui
l’onorevole Bruno Buozzi, sindacalista ed esponente del Partito Socialista Italiano. Tra le 330
vittime delle Fosse Ardeatine sono morti settantasette ebrei, dodici carabinieri, due presidi di scuola,
e, per noi primo tra tutti, un insigne professore,
nonché partigiano, da cui deriva il nome della nostra prestigiosa scuola: Pilo Albertelli. Ebbene, quel
giorno siamo stati così fortunati da incontrare
anche il Prof. Fernando Di Giacinto alunno di Pilo Albertelli e
insegnante di lettere. Lui ci ha
raccontato che Albertelli era un
uomo molto “equilibrato e coraggioso” poiché parlava di argomenti molto rischiosi a quel
tempo e che era un “trascinatore” nel senso che era “ uno che
sapeva cercare e trovare le ragioni dell’esistenza”, cosa molto rara e difficile. Il professor Di
Giacinto ha fatto il partigiano
all’età di diciotto anni nelle
Marche, di nascosto dalla famiglia e dandosi alla macchia e
giungendo a Macerato dove fu
organizzato un villaggio per
fornire i partigiani di armi e
materiali da guerra. Lui ci ha
detto che gli fu consegnata una
mitragliatrice con la quale si ripromise di non sparare mai e ci
ha riferito che anche lui era un
obiettore di coscienza quando
non lo si poteva essere: durante
il fascismo se avesse confessato
lo avrebbero fucilato immediatamente. Infine, dopo aver espresso il desiderio di parlare di Pilo
Albertelli con il Presidente emerito Azeglio Ciampi, poiché lo
conoscevano entrambi, ci ha
congedati con un epigramma
greco di Simonide per i morti
alle Termopili:
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« των εν Θερμοπύλαι̋ θανόντων
ευκλεη̋ μεν α τυχα, καλο̋ δ'ο ποτμο̋,
βωμο̋ δ'ο ταφο̋, προ γοων δε μναστι̋, ο δ'οικτο̋ επαινο̋·
εταφιον δε τοιουτον ουτ'ευρω̋
ουθ'ο πανδαμάτωρ αμαυρωσει χρονο̋.
ανδρων αγαθων οδε σηκο̋ οικέταν ευδοξιαν
Eλλαδο̋ ειλετο· ερμαρτυρει δε και Λεωνιδα̋,
Σπαρτα̋ βασιλευ̋, αρετα̋ μεγαν λελοιπω̋
κοσμον αεναόν τε κλεο̋. »
Credo che personalità come queste siano dei patrimoni culturali viventi per tutta l’umanità e che, pertanto, noi giovani
dobbiamo fare di tutto per divulgare il più possibile queste testimonianze in modo che ne si potrà usufruire anche tra
molti anni.
SuperNan
Viaggio nell’arte dello sberleffo
D
opo Ecce Gnomo (2006) e
il grande sfottò de Il Giulivo (dedicato al bonario
Premier-mortadella, 2008) il temuto Nico Pillinini torna ad
imperversare con la sua matita
maligna e pungente nel mondo
dell’editoria. Dopo tre anni di pur
laborioso silenzio, periodo in cui
ha puntualmente continuato a
pubblicare una vignetta al giorno
sul Corriere del Giorno, con la fedele casa editrice Dedalo, il disegnatore tarantino si rilancia sul suo
argomento preferito: la satira
contro l’intera corte del PDL. Ricomincia così il viaggio-documentario (preceduto da illustre
prefazione a cura del Museo della
Satira) attraverso la marcia politica
italiana, dal terremoto in Abruzzo,
al G8, agli epicentri (Bari e la villa
di Arcore) dello scandalo delle
escort e della droga, fino alle
“scappatelle” del premier a Palazzo
Grazioli e al bavaglio della stampa
partendo da dove si era rimasti con
il precedente volume: la molle caduta di Prodi. E’ quindi appropriato
il
titolo
della
post-prefazione che precede l’inizio del libro vero e proprio: “Dalla
vignetta agli schiaffoni”, dato che
Pillinini, con tanta materia prima
in mano (sembra che il Berlusca le sue trovate per dar scandalo se le studi alla mattina), non risparmia né schiaffettini di sfida
come a pagina 33 con “Berlusconi è tornato,
la satira ringrazia”, né veri e propri ceffoni
all’immagine pubblica del premier (ne è un
esempio un’altra vignetta dove un Silvio in
piedi sulle rovine dell’Aquila è sovrastato
dal titolo “Catastrofe su catastrofe”). Ultimi
avvisi per chi desidera farsi due risate o per i
berlusconiani più fedeli (che rischierebbero
un attacco di fegato), Pillinini mostra il Premier esattamente come lo vedono i suoi numerosi detrattori: basso, calvo (trapianto
più, trapianto meno), sempre in doppio
petto e con un ghigno non dissimile da
quello del Gatto del Cheshire di Alice nel
paese delle meraviglie che a volte volge più
all’ira (a sentire i discorsi di Travaglio e tipi
simili), a volte più al sorriso.
Detto tutto su questo libro, obbligatorio per chi voglia informarsi
divertendosi su scena e retroscena
della politica italiana, non resta
che il piccolo commento giornalistico: godetevi questo nuovo volume della saga di SuperNan, non
importa che siate politicamente
più mancini o di destra poiché il
“Basilisco” Nico Pillinini sfotte
dovunque ve ne sia possibilità e
bisogno e non è infrequente nei
suoi libri trovare anche vignette
anticlericali o di politica estera,
brevi intervalli alla serie di
schiaffoni che il disegnatore regala ai politici dei vari partiti.
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Colazione iperenergetica
Nuove tecnologie al servizio della tavola e del pianeta
C
onoscete
la
leggenda metropolitana secondo cui
con tre limoni si accende
una lampadina? Ebbene
possiamo cominciare a non
considerarla più tale da
quando
qualcuno
ha
pensato di produrre veramente elettricità con la
frutta. Il qualcuno (o meglio, il primo a mettere in
pratica l’idea) si chiama
Vittorio
Schincaglia,
l’”Archimede di Vado” come lo chiamano dalle sue
parti che, a 66 anni e col
solo diploma di terza media
(coadiuvato dalla laurea ad
honorem conquistata sul
campo), dirige l’equipe del
Politecnico di Torino
addetta allo sviluppo delle
tecnologie solari. Il prima-
veril pomo che codesto cervellone ha affermato di aver riscoperto in chiave produttiva, è invece un po’ meno appariscente del nostro vivace limone: è il mirtillo, quella specie di
bacca dal gusto un po’ particolare la cui marmellata, pur ottima per il primo pasto giornaliero, rimane in genere solitaria
nello scaffale delle conserve. La molecola del mirtillo infatti,
come quella di tutte le piante, produce energia dalla luce del
sole attraverso il processo della fotosintesi, ma i suoi atomi, al
contrario di quelli di altri frutti, si muovono più veloci delle
particelle del silicio, comunemente usato per i pannelli solari. Così, ha spiegato lo scienziato a un articolista de “La
Stampa”,
tutta quella
marmellata che altrimenti
andrebbe persa, ovviamente diluita in una speciale soluzione, potrà
costituire forse un giorno
non troppo lontano, il film
(ovvero la parte esterna)
dei pannelli fotovoltaici di
nuova
generazione.
Attualmente il progetto è
ancora in fase sperimentale presso i laboratori
dell’università del capoluogo piemontese per
cercare di arginare il
principale difetto del
materiale, la deperibilità,
ma presto, dato che si è già
riusciti a produrre una
cella da 1,5 watt di 20cm
per 20, chissà che non ci si
trovi a mangiare a colazione pane e pannello solare.
A scuola con l' U.N.E.S.C.O.
I
l 12 maggio scorso alcune classi del Liceo Ginnasio Statale Pilo Albertelli, insieme ad altre tre scuole
del Lazio, hanno partecipato a una conferenza organizzata dall’U.N.E.S.C.O per il progetto “A scuola
con l’U.N.E.S.C.O”, accolto a braccia aperte da queste quattro scuole associate con questa organizzazione internazionale. Alla conferenza, durante la quale ci sarebbe dovuto essereun rinfresco, che alla fine
non è stato organizzato e che ci ha costretti, nostro malgrado, a dover andare a prendere un gelato da Giolitti, hanno partecipato le classi VD, IID, IIC, IE, IA e IB del Liceo Albertelli, il Liceo Psicopedagogico
Anco Marzio di Ostia, il Liceo Classico Francesco Vivona e il Liceo Scientifico Stanislao Cannizzaro, assieme alle rappresentanze dell’U.N.E.S.C.O (il presidente Giovanni Puglisi e il Vicepresidente Maria Adelaide Frabotta), dell’Istituto Dante Alighieri e del Dipartimento Del Turismo di Roma (architetto Caterina
Ferraro Pelle). Dopo un breve saluto del Presidente Puglisi, le scuole presenti hanno mostrato il progetto
che stanno realizzando. Il nostro liceo ha esposto il progetto sul Rione Esquilino, mostrando i vari luoghi
interni del quartiere, partendo dal Liceo Albertelli, passando per Fassi e concludendo con Piazza Vittorio
Emanuele II. Le presentazioni della nostra scuola, preparate in Power-Point, hanno mostrato il buon
rapporto con l’informatica degli alunni del liceo e hanno suscitato la meraviglia e la commozione del Vicepresidente dell’U.N.E.S.C.O, Maria Adelaide Frabotta, nata nel rione presentato ed ex-alunna della scuola
media Daniele Manin e del Liceo Albertelli. Infine l’architetto Ferraro Pelle ha invitato tutti alla conferenza che si terrà il prossimo settembre, in occasione della quale verranno esposti ai rappresentati
dell’U.N.E.S.C.O i progetti in lingua inglese.
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La Convergenza
Mafia e politica nella Seconda Repubblica
“
A chi fa il suo dovere”.
Cioè “alle minoranze
istituzionali, civili e talora politiche che non si arrendono e
che hanno finora impedito che sul
pennone della Repubblica sventoli
bandiera bianca”. A queste persone è
dedicato “La Convergenza-Mafia e
Politica nella Seconda Repubblica”,
un saggio di 300 pagine edito da Melampo nel novembre 2010 e scritto
dal prof. Nando dalla Chiesa. Già il
nome dell’autore è sinonimo di garanzia dato che la persona che quel
nome e cognome definiscono ha
combattuto ,e tuttora combatte, le
associazioni criminali sia da professore universitario che da scrittore, sia
da uomo politico che da privato
cittadino. Dopo questa premessa sull’
autore occorre addentrarsi subito nei
meandri del libro, scritto con lessico
semplice, diretto, efficace, che punta
a spiegare e a raccontare la situazione
italiana senza ornamenti stilistici o
artifici retorici.“La Convergenza”
punta, nelle sue 300 pagine, a individuare e spiegare le convergenze tra
Mafia e Politica, iniziate (o continuate ) nella Seconda Repubblica,
che, descritta agli albori come
distacco totale dalla Prima troppo
corrotta, non può sostenere di aver
rappresentato e di rappresentare tuttora quell’allontanamento dalle vecchie
cattive abitudini. Il libro comincia con
l’apologo del cretino e l’apologo del mito del bue del filosofo greco Teofrasto,
apparentemente staccati dal resto della
trattazione, ma in realtà indispensabili
per comprendere le dinamiche delle
organizzazioni criminali. Il prof. dalla
Chiesa continua, poi, ricostruendo la
storia delle tre principali organizzazio-
ni criminali italiane (mafia, camorra e
‘ndrangheta) ponendo come crocevia
la data del 1989 (Caduta del Muro di
Berlino): è lì che cambiano i rapporti,
che si fa necessaria una nuova trattativa. Il libro si accinge così a trattare gli
anni della Svolta, della Trattativa, le richieste del boss Riina al Parlamento
Italiano e gli attentati a Roma, Firenze
e Milano fino ad arrivare al 1994, anno
dal quale alla guida del Paese si
alternano nove governi di cui l’autore
analizza i provvedimenti o i comportamenti che hanno portato vantaggio
alle organizzazioni criminali. Il libro
entra poi in una sezione più economica e sociologica e termina con il Decalogo dell’ Antimafia redatto dal
Professore stesso, un elenco di dieci
comportamentida tenereal fine di
combattere con forza le organizzazioni
criminali. L'intera trattazione è
arricchita da riferimenti documentati,
da una corposa bibliografia e da testimonianze personali dell’autore. Si
tratta di un libro scomodo, rivoluzionario, di denuncia, e per questo poco
pubblicizzato. Non fa sconti a nessuno:
né a governi di destra né a quelli di sinistra, né al Nord né tantomeno al
Sud.
Portal 2
I
l mercato attuale dei videogiochi
non è certo una passeggiata. Non
solo i programmatori si trovano di
fronte ad aspettative sempre più alte,
ma l'ingovernabile frenesia delle uscite
e i tempi di sviluppo sempre più stretti
rendono difficile creare esperienze
capaci di distinguersi dalle pile di scatole che si accatastano sugli scaffali dei
negozi. A volte, però, le idee migliori
nascono in piccolo per espandersi a dismisura dopo aver stuzzicato il desiderio di esperienze interessanti che i
giocatori stanno lentamente sacrifi-
cando all'altare delle saghe annuali e
dei remake in HD. È questo il caso di
Portal, geniale puzzle-FPS affacciatosi
sul mercato come semplice comparsa
(per quanto succosa) all'interno della
mai troppo lodata Orange Box, o come
piccola perla scaricabile da finire in
una notte e rigiocare mille e mille volte
per il puro piacere di farlo. Dopo aver
constatato il successo riscosso in tutto il
mondo dal concetto del gioco in questione, i ragazzi di Valve si sono trovati
di fronte al difficile compito di far crescere il proprio bambino prodigio per
trasformarlo in un gioco completo,
ricco e meritevole di un disco, una
confezione, un libretto di istruzioni e
una campagna marketing tutti per sé.
Visto il fardello di aspettative che si
portava dietro, infatti, Portal 2 non poteva certo essere sviluppato semplicemente creando nuovi test basati sulle
stesse dinamiche del capitolo precedente! Per non deludere gli esigenti
fan del primo episodio era necessario
curare ogni singolo dettaglio,
ampliando le ottime basi del gioco originale e arricchendole con la giusta
Maggio/Giugno 2011
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dose di elementi inediti. Considerando che stiamo parlando di Valve, eravamo certi che ci saremmo trovati fra le mani l'ennesimo capolavoro, ma
dobbiamo ammettere che Portal 2 è andato ben oltre le nostre aspettative, rivelandosi semplicemente uno dei giochi più belli, geniali e completi degli
ultimi anni. Di cosa aveva bisogno Portal per crescere? Di una maggior longevità? Fatto! Di una trama più ricca? Ok! Della varietà di ambientazioni? Sicuro! Di nuovi elementi di gameplay da affiancare all'uso dei portali e della
fisica? Chiaro! In Portal 2 non si percorreranno unicamente i corridoi dei laboratori accompagnati dai commenti sarcastici di GLaDOS. gli sviluppatori
hanno studiato attentamente la situazione e si sono impegnati per fare ben
più del semplice compitino, tirando fuori dal cilindro un'esperienza che, per
quanto ci riguarda, meriterebbe di occupare un posto speciale nel cuore di
ogni giocatore. Prima di descrivere la novità più ovvia di Portal 2, ovvero la
modalità multiplayer, vogliamo soffermarci sul single player visto che, sotto
alcuni punti di vista, ha saputo stupirci più della divertentissima co-op fra le
versioni robotiche di Stanlio e Ollio. I primi minuti di gioco, sono caratterizzati da un umorismo eccezionale, capace di accompagnare il giocatore
verso una serie di test utili a rispolverare le dinamiche principali del caro
vecchio Portal. La prima manciata di stanze dev'essere affrontata con l'ausilio
di un solo portale, visto che la Portal Gun dedicata alla seconda apertura vie-
Anno IV - Numero 5
ne scovata solo dopo che GLaDOS getta
la protagonista (la stessa del primo capitolo) all'interno di una nuova area di test. Nonostante l'incredibile umorismo e
l'ottimo lavoro di design fatto dal team,
comunque, la prima ora del single player
di Portal 2 non presenta particolari novità, tanto da spingere quasi a pensare di
avere fra le mani il classico sequel privo
di carattere.
Palazzo delle esposizioni, ore 21.00
C
i sono andato perché era
gratis, partiamo da questo. Sono certo che altrimenti il
pensiero di assistere a un concerto di
questo genere non avrebbe mai
neanche potuto sfiorare il più recondito anfratto del mio cervello da classicista. Sono per sonorità diverse, io.
Tonde, armoniche, dolci. "Scusi
quanto dura?" "Cinquantacinque minuti". Un'iniezione di fiducia: allora ce
la posso fare, finisce anche prima del
previsto. Roba che per poco non mi
strozzavo con la pizza per correre qui,
e sono già dieci minuti che guardo con
insospettabile ansia il palco vuoto. Ma
dov'è? Eccolo lì, il crucco, glielo si
legge in faccia. Brinda con tre amiche
in bicchieri di plastica trasparenti. E
intanto gli "strumenti" giacciono privi
di vita, in un groviglio di cavi.
Alla buon'ora.
...
Non so, forse hanno contribuito le
strepitose poltrone grigie in similpelle,
o il lucido alluminio del tavolo che
aveva davanti: mi sembra la partenza
del Millennium Falcon, sai quando
Ian Solo ingrana l'iperguida e schizza
via in mezzo a mille fasci di luci?
Ecco.
Il pilota si mette alla guida e i motori
partono, prima cauti, poi sempre più
stridenti, audaci. Schiacciato contro lo
schienale mi sento sotto un fuoco
spietato, continuo. Sono esposto, a
nudo. Le note, i suoni si fanno più
crudi. Il pilota danza, curvo sulla
console, rapito dai raptus isterici delle
manopole. Comincio ad acquistare
tranquillità, lascio che le dita
graffianti mi passino dentro, al setaccio. Sono entrato puritano della
classica, esco fanatico dell'elettronica.
Quello che ho sentito, o che ho visto,
ho toccato, era una mistura di sensi, è
il nuovo canto del terzo millennio, la
sinfonia della metropoli. Nell'arte
occorre coraggio, che si sia artisti o
semplici fruitori. Questo ho percepito,
questo mi teneva inchiodato alla sedia:
il coraggio di note nuove, sussurri e fischi. Ad ogni epoca le sue forme
d'arte, ad ogni epoca la sua musica. Bisogna rischiare qualcosa, spesso ne vale
anche la pena... Si scopre un linguaggio
diverso, fra contemporanei, ed è doveroso ascoltarlo. Precludersi questi
mondi, asserragliarsi tra i confortanti
pentagrammi dei soliti noti sarebbe
come pretendere di andare al supermercato e parlare latino. Lo si può
studiare, a volte apprezzare, perché no,
anche azzardare qualche citazione. Ma
se non parli l'italiano hai toppato di
qualche secolo di troppo. Tutto perché
era gratis, pensate un po'. Marc Weiser... E chi lo sentirà più? Ma questa
notte ci siamo intesi. Allora torno a casa soddisfatto, orgoglioso del mio coraggio e della ricompensa che ne ho
tratta. Mi siedo e faccio partire il cd,
traccia due. Notturno op. 9, n. 2...Chopin. E ora lo capisco anche di più.
Maggio/Giugno 2011
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Anno IV - Numero 5
Gatta... ci cova!
Eccoci di
nuovo qui! Oggi iniziamo la nostra
passeggiata da una chiesa lungo Corso Vittorio
Emanuele II, Sant’Andrea della Valle che attribuisce il nome alla piazza antistante. Questa chiesa, risalente alla metà del ‘600
vanta la cupola più grande di Roma (dopo il “cuppolone”, naturalmente)
realizzata da Carlo Maderno, autore anche della facciata, poi decorata da Carlo
Rainaldi che, poco convinto della stabilità della chiesa, fece scolpire maliziosamente
solo sul frontone sinistro un angelo con un’ala accostata alla schiena e l’altra spiegata e rasente la parete, come un puntello. Ma la vera ragione per cui manca l’angelo sul frontone
opposto è che il primo fu aspramente criticato e così, lo scultore - alcuni dicono Giacomo Antonio Fancelli, altri Ercole Ferrata - si rifiutò di scolpire il secondo. La mordace satira popolare
commentò poi per bocca di Pasquino:
Continuando su Corso Vittorio, che diventa via del Plebiscito dopo Torre Argentina, ci si trova davanti a Palazzo Grazioli, oggi residenza romana del Presidente del consiglio e dei ministri, imponente palazzo nobiliare.
Alla sua destra, un piccolo vicoletto, via della Gatta, prende il nome da una statuetta a grandezza naturale di una
micia posta su di un cornicione dell’angolo tergale del palazzo. L’animaletto, che per essere sincera sembra più una
lontra che un felino, faceva parte del grande tempio egiziano di Iside e Serapide che si trovava in quella zona. La
leggenda vuole che gli occhi della gatta indichino il luogo dove è nascosto un grande tesoro: nei secoli nessun fortunato Indiana Jones è riuscito nell’impresa e il rinomato patrimonio aspetta paziente un possessore. Sulla sinistra si
apre una viuzza, via Santo Stefano del Cacco che prende il nome dalla chiesa dove è conservata una statua di una divinità cinocefala, probabilmente proveniente dallo stesso tempio da cui proviene la gatta, che il popolo riconobbe come “macacco” di cui l’abbreviazione cacco. All’imbocco di questa strada un piedone di marmo calzato da un sandalo
fa la sua maestosa apparizione sopra un piedistallo. Si tratta del resto di una statua facente parte dell’Arco di Carmigliano mai ritrovata, l’unico pezzo, per l’appunto questo piede, fu riportato alla luce nel XVII secolo nella via dove
ancora oggi si trova. Proseguendo sempre dritti si approda alla piazza che ospita la grande chiesa di Sant’Ignazio, risalente al ‘500, che sorge proprio dove in precedenza si levava il tempio egizio di cui abbiamo già detto. All’interno
si resta stupiti alla vista della finta cupola di padre Andrea Pozzo che va osservata dal disco di marmo indicato sul
pavimento, altrimenti ci apparirà uno strano e distorto gioco di prospettive e linee. Un altro affresco su cui porre
la nostra attenzione è quello che prende tutto il soffitto, trasformandolo in un cielo degno di quello di
Hogwarts. Al centro campeggia Sant’Ignazio che ci guarda da una nuvola, mentre attorno a lui vari angeli e
putti, si poggiano delicatamente alla nuvola. La chiesa era celebre anche perché tramite una sfera che
scendeva su un palo sopra la facciata, dava il segnale al cannone del Gianicolo. Riscendendo via del Caravita, verso via del Corso, e ci troviamo via Lata, dove una particolare fontanella offre acqua fresca. Si
tratta della fontanella del facchino, una delle statue parlanti di Roma assieme a Pasquino - la più celebre - situata dietro Piazza Navona; Marforio ora nei musei capitolini; Madama Lucrezia in
piazzetta San Marco; Abate Luigi al lato di Sant’Andrea della Valle. Su questi personaggi venivano appese satire politiche, spesso anche sotto forma di dialoghi dove le statue si rispondevano tra loro. Si dice che questa fontanella sia dedicata a un certo Abbondio
Rizio che una lapide ai suoi piedi ricorda così:
10
Maggio/Giugno 2011
Anno IV - Numero 5
Gene Sharp: l’ispiratore di rivolte.
E
sistono eroi di cui la gente
non si interessa. Eroi che
rimangono nell’ombra e
non pretendono nemmeno di
uscirci. Eroi che il caso non ha
deciso di rendere immortali. Ma
nonostante tutto esistono. Uno di
questi è chiamato Gene Sharp,
ora un ottantatreenne di Boston
che lavora nell’Albert Einstein
Institution, fondato da lui stesso
nel 1983. Da molto tempo ormai i
suoi scritti sulle forme di rivolta
non violenta, in particolare
“From
dictatorship
to
democracy”, pubblicato nel 1993,
ispirano e influenzano molti dei
capi di rivoluzione in vari angoli
del mondo. Infatti, proprio i suoi
saggi sono stati alla base della
Rivolta 8888 in Birmania, di
quella in Bosnia, in Serbia, in
Estonia,
in
Zimbabwe
e
addirittura anche quelle più
recenti in Tunisia e in Egitto.
Ahmed Maher, uno degli
strateghi del movimento egiziano
6 Aprile, ha detto che, mentre i
vari
leader
del
gruppo
consideravano “idee folli” per
abbattere il governo, analizzando
la storia del movimento serbo
Otpor, si sono fortunatamente
imbattuti in Gene Sharp. Così
come Dalia Ziada, un’attivista egiziana che ha
partecipato al seminario tenuto qualche hanno
fa al Cairo dall’International center on
nonviolent conflict, durante il quale sono state
lette le “198 tecniche di azione non violenta”
di Sharp, afferma che molti di quelli che
hanno partecipato ai corsi, hanno poi
contribuito alle rivolte di Tunisia ed Egitto.
Spiega, inoltre, che alcuni militanti hanno
tradotto in arabo brani estratti dalle opere di
Sharp e sono stati molto influenzati dalla sua
idea di “attaccare i dittatori nei loro punti
deboli”. E ancora, Peter Ackerman, studioso
che ha contribuito a fondare l’”International
center on nonviolent conflict”, fu alunno di
Sharp e parla del suo mentore come della
personificazione della “forza delle idee”.
Naturalmente, come tutti gli eroi, c’è chi lo
ama e chi lo detesta. Nel 2008 Sharp, insieme
al senatore dell’Arizona John
McCain e al finanziere George
Soros, è comparso in un video di
propaganda iraniano che lo
accusava di essere l’agente della
Cia
“responsabile
delle
infiltrazioni dell’America in altri
paesi”. -Nella giungla leggevamo
le opere di Gene Sharp a lume di
candela. Quell’uomo ha avuto
delle intuizioni straordinarie
sulla società e sulle dinamiche
del potere sociale – ha detto al
contrario
l’ex
colonnello
statunitense Robert L. Helvey, il
quale
collaborava
come
consulente dell’opposizione in
un campo di ribelli birmani,
dentro il quale lo stesso Sharp è
riuscito ad entrare per protestare
di persona, e stavolta non solo
attraverso le sue idee. La politica
di Sharp è semplice: analizzando
l’esperienza di rivoluzionari
come Gandhi, ha concluso che le
proteste pacifiche sono le più
efficaci, e questo non solo per
ragioni morali, ma anche perché
“se si usa la violenza, si scelgono
le armi che il nemico sa usare
meglio”. “Gandhi ce l’ha
insegnato: se il popolo non ha
paura della dittatura, la dittatura
è nei guai”.
Nestlè: mettiamo l'acqua in borsa
I
l presidente della multinazionale
alimentare svizzera Nestlè, Peter
Brabeck, ha dichiarato all’agenzia
di stampa “Reuters” l’intenzione di
creare una borsa per l’acqua. La ragione della proposta, ha spiegato
l’imprenditore, sta nel voler salvaguardare l’uso del cosiddetto “Oro
blu” grazie ai criteri della domanda e
dell’offerta, evitando che la gente la
sprechi. Però, secondo il Monastero
del bene comune di Verona, in realtà,
quella espressa da Brabeck è una scusa
per poter annullare la concorrenza
nell’utilizzo dell’acqua nella regione
di Alberta, in Canada, dove si
fronteggiano gli imprenditori agricoli
della grande azienda alimentare con
le società petrolifere che si occupano
della estrazione del combustibile dalla
sabba bituminosa. L’azienda elvetica
ha anche l’appoggio del governo loca-
le, che ha approvato una norma di
distinzione fra possesso della terra e
dell’acqua. Inoltre, Rosa Lembo, presidente del Comitato Italiano per il
contratto mondiale sull’acqua, sostiene che un bene così importante non
possa essere oggetto di speculazione
ed in tal senso ha richiamato anche
l’attenzione del popolo italiano sul referendum che avrà luogo il 12 e il 13
Giugno prossimi e che riguarda la pri-
Maggio/Giugno 2011
vatizzazione dell’acqua in Italia.
L’ONU, sottolinea la dirigente, ha
riconosciuto l’acqua come un diritto umano e quindi rappresenta
una sciocchezza avanzare una proposta come quella della Nestlè.
Della stessa opinione è Riccardo
Petrella, presidente dell’Istituto
europeo di ricerca sulle politiche
sull’acqua (di cui fa parte, peraltro,
il Monastero del bene comune di
Verona), che evidenzia l’ipocrisia
della giustificazione usata dal presidente della società e dei suoi sostenitori che, ad avviso di Petrella,
sono gli stessi che hanno provocato la penuria di questa risorsa
grazie alle varie strategie economiche messe in atto, spesso economicamente aggressive e poco
rispettose dell’ambiente. Quanto
avvenuto è molto più importante
di quanto si pensi: spesso l’uomo
moderno occidentale crede che
tutto ciò che gli accade introno e
che non è alla portata della sua
capacità di comprensione, non lo
riguardi. Questo perché la nostra
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società non c’è un concetto di solidarietà, né
un ruolo civile abbastanza forte. Le parole di
diritto e libertà sono spesso confuse: la prima
con l’indifferenza verso i propri doveri, la seconda con l’egoismo. Questa, si sa bene in Italia, dove l’ingratitudine verso le conquiste
sociali del passato non sono tenute in considerazione, e questo vale, ad esempio, per le
norme dello Statuto dei Lavoratori, così come
per la stessa Costituzione. Questa stessa Nazione- nella quale, attualmente, gli stessi abitanti
non si riconoscono- sarà chiamata a chiedere
con o specifico referendum se l’acqua sia un
bene pubblico o da privatizzare. Si spera, di
conseguenza, che questa possa diventare
un’occasione per i cittadini di rendersi pienamente autonomi rispetto a scelte da cui di-
Anno IV - Numero 5
pende la loro vita futura e che i
dirigenti politici facciano la propria parte, incoraggiando questo
percorso di autonomia, creando,
così, i presupposti per il formarsi
di una vera democrazia partecipativa in Italia. Un esempio di
questo modello di cittadinanza
partecipativa è la campagna di
boicottaggio condotta contro la
multinazionale svizzera nel 1994
nel nostro Paese dopo lo scandalo
della produzione e distribuzione
di latte in polvere per l’alimentazione dei neonati del Terzo
mondo che ha causato gravi problemi alla salute, poiché il latte
artificiale non fornisce gli anticorpi necessari alla difesa
dell’organismo, proprietà di cui,
invece, è ricco il latte materno.
Sulla base di questa esperienza, è
importante che il cittadino si
renda responsabilmente conto di
che cosa avviene nel mondo, soprattutto nell’epoca della globalizzazione, dove qualsiasi evento
ha ricadute sulla politica.
12 e 13 giugno, Referendum: inutile dirlo, o no?
O
rmai tutti sanno cosa verrà stabilito dall’esito del voto, ma forse non tutti hanno riflettuto sui futuri
effetti. Fra le altre cose, si deciderà se reintrodurre o meno il nucleare come fonte di elettricità. Ho sentito affermare da alcuni che il fatto di essere una delle rare Nazioni senza centrali faccia di noi uno Stato
arretrato. Forse chi dice così non è a conoscenza di quanto segue: edificando una termonucleare ora, saremmo
entro il 2020 membri di un ridottissimo numero di Paesi con reattori attivi all’interno del territorio. Quasi tutte
le centrali funzionanti oggi, infatti, sono state elaborate tra il 1960 e il 1970, e sono sorte tra il 1970 e il 1980.
Questo sarà causa dello smantellamento delle stesse entro il decennio. Quarant’anni (una volta trenta) è infatti il
ciclo massimo in cui una termonucleare rimane attiva. Diversi studiosi del settore annunciano che, eliminate tali
reattori, sarà finito il loro “momento”, in Italia come all’estero, in quanto l’utilizzarle cesserà di essere conveniente, a livello economico e non. C’è chi invita a non lasciarsi influenzare dalle emozioni, osservando i recenti
avvenimenti di Fukushima. L’avversione nei confronti di tale fonte di elettricità non è tuttavia data soltanto dal
timore di una fatale disfunzione della centrale (teoria tra l’altro non così remota) ma da altri “effetti collaterali”,
tra cui la creazione di scorie radioattive, ora come ora ineliminabili. Quale sorte attenderebbe tali veleni in Italia?
Finirebbero interrati o inabissati? I rifiuti tossici delle termonucleari chiuse sono ancora attivi e costano. L’uranio
usato come combustibile all’interno dei reattori (U235) necessita di 740 milioni di anni soltanto affinché dimezzi
la propria radioattività. Come ritenere realizzabile un contenitore tanto resistente? I carburanti fossili non dureranno all’infinito, verissimo, ma ormai ci si orienta verso fonti rinnovabili. Il nucleare, contrariamente a quanto
alcuni affermano, non è rinnovabile. Infatti, nonostante sia teoricamente verosimile riutilizzare alcuni degli scarti
delle reazioni, l’azione stessa è tanto rischiosa da non essere messa in atto. Qualsiasi sia l’idea, serve il voto di
tutti, e non soltanto in materia di nucleare: se non si arriva all’affluenza del 50%+1 degli aventi diritto, il referendum viene annullato, nonostante il costo elevatissimo, lasciando inascoltate molte voci.
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Anno IV - Numero 5
Settimana Azzurra
“
Settimana azzurra, settimana che
cattura”. Non è un semplice
tentativo di rima ma lo slogan che
meglio può riassumere l’esperienza della SETTIMANA AZZURRA, stage sportivo svoltosi a
Policoro dal 2 al 6 Maggio che ha visto la partecipazione di 10 studenti del nostro liceo (prevalentemente del Ginnasio) accompagnati dalla
prof.ssa Giuseppina Corpolongo e dal prof.
Fernando Vantaggiato i quali hanno coordinato il
progetto sin dall’inizio dell’anno scolastico. È
stata realmente una settimana coinvolgente nella
quale sono stati sempre presenti il contatto con la
natura, lo sport e il divertimento. Non è certamente necessario descrivere il divertimento ed il
senso di libertà che si provano a praticare sports in ambienti naturali come -ad esempio- sfrecciare (o passeggiare )
con la bicicletta in mezzo ai boschi compiendo oltre che l’attività di bici semplice anche l’attività di orienteering
addentrandosi nei sentieri per poi ritornare al punto di partenza o al Circolo Velico, fulcro di tutte le attività della
settimana. Come navigare a bordo di una barca a vela sulle acque del Mar Ionio o pagaiare in canoe singole/doppie
sulle acque lucenti o ancora giocare sulla spiaggia a beach soccer e beach volley. Ma il fattore che ha reso ancora
migliori e più significative queste attività è stato lo stare insieme, il partecipare tutti insieme e la condivisione da
parte di tutti delle medesime attività. Tutti gli “albertelliani” andavano in bici in quel momento, come in barca a vela in un altro e – altro fattore che ha reso significativa l’esperienza- sempre con i professori che hanno condiviso
ogni attività –dalla bici alla canoa passando per vela e equitazione – con gli alunni partecipanti. Tanto sport(vela,canoa,equitazione,bicicletta,beach soccer e beach volley,ping-pong e basket), tanto divertimento (le serate passate a
ballare nella discoteca del Circolo) ma anche tanto intimismo e tanto spazio per le emozioni (provate -ad esempioad ammirare il fluttuare delle onde del mare sia di giorno sia di notte o a ballare- l’ultima sera- sulla spiaggia accanto
al falò e sotto le stelle affiancate- per qualche momento-dai fuochi d’artificio). Tutto ciò è la Settimana Azzurra.
Un’esperienza aperta a tutti, sportivi e meno sportivi, un’esperienza culturale (c’è stato spazio anche per la visita ai
Sassi di Matera e al Bosco Naturale di Pantano
che vanta piante rarissime come il ginepro
“coccolone” oltre che varie specie di animali)
un’esperienza,in poche parole, positiva. Si spera
quindi che il nostro Liceo prosegua nel tempo
quest’esperienza (avendo lasciato anche un buon
ricordo dato che è stato premiato dagli organizzatori con una coppa e delle medaglie per la
garbatezza, la partecipazione attiva e il rispetto
che i suoi alunni/partecipanti hanno mostrato) e
che sempre più numerosi gli “albertelliani” sperimentino in prima persona quanto è
coinvolgente e interessante un’esperienza come
la settimana azzurra.
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L'Onda del progressive
L
a prima cosa che ci viene spontaneo chiedere è da quanto tempo suonate insieme? Dopo una breve discussione
10 The Wave nasce nel 2010 quando Giorgio
arrivano tutti quanti a questa conclusione: Il progetto del gruppo
(batteria) Fabrizio (chitarra) e Cristiano (basso), accomunati dalla loro passione per il progressive rock, decidono
di mettere su un gruppo del medesimo genere. Giorgio decide di contattare Alessio (tastiera), con il quale aveva partecipato già ad altri progetti, il quale, dopo un po’ di insistenza, si lascia convincere. La vera fortuna del gruppo è stata quella
di avere tra gli amici Federico (voce), un ragazzo con una grandissima passione per la musica e una gran voce, anche se
non ne era consapevole. Convinto Federico a studiare canto, il progetto prende un’ottima piega, portando i ragazzi a
suonare in molti locali e ad avere sempre più seguito…
Vedendoli così uniti ci è sembrato normale chiedergli quali fossero i loro progetti e i loro sogni: a rispondere per primo è Federico, che dice: ”Divertirci, ma fondamentalmente anche
crescere sia individualmente sia musicalmente e magari un
giorno chissà…” , Alessio aggiunge: “sarebbe un ottimo traguardo arrivare alla registrazione di una Demo...”
Dopodiché passiamo alla domanda successiva: cosa vi ha spinto a
suonare?
Alessio: “La passione per la musica, l’amicizia e l’intesa tra i vari
membri del gruppo”
Federico vuole aggiungere: ”Anche la voglia di dimostrare che la
musica non è solo uno strumento per arrivare al successo e
affermarsi nella società, ma è prima di tutto un modo per dare
vita alle proprie passioni e - ridendo - per scroccare una birra al
pub!”
E perché avete scelto proprio questo genere, il progressive?
Giorgio: “Molto probabilmente la scelta deriva dal fatto che Fabrizio e Alessio provengono da una formazione classica e il progressive è il connubio tra classica e rock… E poi è figo!”
Quali difficoltà può incontrare un gruppo emergente?
Cristiano: “Il problema principale è quello di portare tanta gente
alle serate, far apprezzare tutti i pezzi proposti e scegliere bene le
cover.” Federico sottolinea: "E fra queste attvità, ancor più
complicato è comporli!”
Un incoraggiamento a tutti gli studenti del Pilo...
Alessio: "In bocca al lupo!"
Federico: "Uniti è compatti fino all’esame!
Scherzo, dateve finché siete in tempo!"
Cristiano: "Fate sega ogni giorno in cui potete ed
evitate la Sapienza..."
Giorgio: "Se volete mettere su un gruppo fatelo
con i vostri migliori amici, c’è più sintonia, ma...
state LONTANO dai miei! (sghignazzando).
Fabrizio: "Coltivate le vostre passioni e non sottovalutate la musica. Mai!"
Le stelle danzanti
C
osì Gabriele D'Annunzio scriveva a Benito Mussolini
l’11 Settembre 1919, iniziava l'impresa di Fiume. Fosse stato per me, mai mi sarei avvicinato ad un libro riguardante questo fatto storico, vuoi perché la storia
contemporanea di certo non è la mia disciplina preferita, vuoi
perché la mia ideologia è diametralmente opposta, nel tempo,
nel concetto e nello spazio a quella dei giovani fiumani. Però
il caso ha voluto che io mi trovassi tra le mani questo volume,
Le Stelle Danzanti, scritto da Gabriele Marconi che è, come
suggerisce il sottotitolo, il romanzo dell’impresa fiumana. Un
po’ per sfida e un po’ per desiderio di conoscenza mi sono
messo a leggere questo romanzo, con molti pregiudizi per la
testa, lo confesso, e alla fine sono caduto anche io vittima
del vortice di emozioni della vicenda. Perché protagonisti
di questo romanzo non sono né D’Annunzio né HostVenturi, ma due giovani che hanno stretto amicizia dalle
solide radici al fronte. La storia comincia il 5 Novembre
1918 a Trieste quando i due giovani vanno a trovare in
ospedale Daria, una crocerossina per la quale si erano
infatuati, ferita durante il conflitto. Tornati a casa, i duesono però segnati dalla guerra e non riescono a riprendere
una vita normale. Marco, bergamasco e figlio dell’aristocra-
Maggio/Giugno 2011
zia, ha un pesante litigio con il padre e
lascia la casa natia. Giulio, romano di San
Lorenzo, decide di emigrare in Argentina, ma a Napoli è vittima di alcuni eventi
fortuiti e riesce a cavarsi d’impaccio solo
grazie all’aiuto di un giovane ufficiale di
marina con cui si reca a Fiume. Nel
frattempo però, anche Marco e Daria
hanno fatto la sua stessa scelta e i tre giovani si ritrovano a Fiume uniti come un
tempo. E qui la storia e la finzione si uniscono. Alla fine della Grande Guerra i
trattati di pace stabilirono che Fiume restasse in mano alla Jugoslavia ma un manipolo di volontari con a capo
D’Annunzio , in nome di un’istanza di
rivendicazione nazionale, occupò Fiume
senza che le truppe Italiane di stanza
opponessero resistenza all’improvvisato
esercito. L’Italia viveva anni di grave crisi e instabilità interna. Migliaia di
soldati, come i nostri protagonisti,
rientrarono in patria e si accorgerono di
non avere avuto alcun beneficio dagli
anni passati al fronte: non c’era lavoro, la
fame e la povertà dilagavano e le spinte
rivoluzionarie e nazionaliste cominciavano a farsi sentire. L’intenzione di
D’Annunzio era quella di spingere il governo italiano a ribadire la sua volontà di
acquisire i territori istriani ma nessuna
delle forze politiche allora più
importanti, tra le quali anche Mussolini,
prese in seria considerazione l’impresa.
Da subito, per contro, la città diventò
meta di una serie di eccentrici pellegrini:
anarchici, socialisti, sbandati di guerra,
14
ex-aviatori, poeti, artisti e soprattutto
tanti giovani come Marco e Giulio che
vedevano in Fiume il seme di qualche cosa di nuovo. E i due, insieme a uno stuolo
di variopinti e dinamici personaggi saranno al centro di queste vicende e
combatteranno con il grido interiore di
“O Italia, o morte”.
Ho avuto il piacere di incontrare Gabriele
Marconi presso i locali della nostra scuola
per capire qualche cosa di più di questo libro …
Allora signor Marconi anzitutto le 5W su
questo romanzo. Chi, cosa, quando, dove
e perché ?
Vedi, io dirigo insieme ad un amico un
mensile di cultura politica (Area ndr).
Facciamo una riunione di redazione. Dieci anni fa era l’ottantesimo anniversario
dell’impresa fiumana e io non ne sapevo
molto come del resto tutti quelli che
hanno studiato solo a scuola e che magari
non avevano fatto storia all’università.
Giano Accame, che era uno dei nostri
maestri, propose di fare un focus, il nostro
approfondimento
mensile,
sull’impresa fiumana. Io cominciai a documentarmi e a leggere articoli di collaboratori che ne sapevano qualche cosa.
Mi entusiasmai per l’impresa, per lo spirito rivoluzionario e i giovani e mi resi
conto che c’era materia per mille romanzi
e cento film e così è nato Le Stelle
Danzanti. Sapevo dove arrivare ma non
conoscevo la strada, ho semplicemente lasciato che i personaggi e le storie prendessero vita da soli.
Come sono nati i due protagonisti?
Giulio e Marco hanno un ispirazione precisa, in particolare Marco è ispirato ad un
mio carissimo amico e alla fine c’è molto
di me e di lui in questi personaggi. Ovviamente il tutto filtrato dalla rete narrativa.
Passioni e ideali ma anche sesso e amore il
tutto condito da un linguaggio molto vivace. Romanzo di giovani per i giovani?
Sì, è un romanzo rivolto soprattutto ai
giovani. Il linguaggio moderno l’ho scelto
per fare immedesimare. C’è un parlato
quotidiano che è quello di quel periodo
come il nostro in questo periodo e poi
Marco e Giulio sono l’inizio dei giovani
come li conosciamo noi...
Giulio, Marco e Daria sono protagonisti di
un triangolo amoroso, per colpa di un
malinteso c’è una lotta tra amore e amicizia. Chi vince?
Anno IV - Numero 5
L’amicizia viene sempre prima.
E lei cosa sceglie tra amore e amicizia?
Amicizia, l’ho sempre fatto.
I giovani si sa, sono molto passionali. Una
passione che può essere traviata da abili
demagoghi …
Secondo me in quel momento no.
L’impresa fiumana nasce come istanza di
rivendicazione nazionale. Come sogno da
parte dei fiumani di unificarsi. Molti studenti arrivavano a Fiume da tutta Europa
e si formò un laboratorio rivoluzionario
in senso esplosivo. D’Annunzio aveva la
visione di un futuro possibile che mise in
atto nella carta del Carnaro. La capacità
di volare dell’artista si fuse con quella dei
ragazzi in una perfetta simbiosi. L’impresa di Fiume deve essere guardata come
un faro per indicar una rotta possibile...
Come un faro sì, ma anche come un fuoco di paglia lasciato a consumarsi da solo.
Fiume è un simbolo. Non è una cosa
circoscritta ad una città e diventa simbolo
di un sentimento. Le rivoluzioni non le
fanno i popoli ma le fanno le avanguardie
e quella di fiume era un’avanguardia.
L’entusiasmo non può essere calcolato in
base alla possibilità di riuscita. Parti e vai
seguendo il cuore e poi avviene la razionalizzazione. Tutti avevano tutto da
perdere, e da guadagnare solo un sogno.
Il sogno del fascismo?
Sì, ma del fascismo del ’19, libertario e
rivoluzionario. Fiume non è il prodromo del fascismo e viene solo in parte assimilato come istanza e in parte
enfatizzato dal fascismo.
Parliamoci chiaro, siamo di fronte ad un
romanzo di parte?
E’ di parte perché mostra quello che
erano quei sentimenti dal mio punto di
vista, non è di parte come svolgersi delle
vicende storiche.
Alla fine questo romanzo mi ha lasciato
un po’ con l’amaro in bocca. De Cataldo
ha affermato che anche se il suo ethòs
non coincide con il nostro questo non
deve precluderci la possibilità di leggere
un bel libro. Mi sento di concordare con
questa definizione, è un libro che anche
io non sconsiglierei. A proposito, che
effetto le ha fatto la recensione di De
Cataldo?
Mi ha fatto molto piacere, lui è anche
romanista, come me (ride). Sicuramente
una bella recensione...
15
Maggio/Giugno 2011
Anno IV - Numero 5
One Nation, One Donation
D
al 2004 il 14 giugno viene
festeggiata la Giornata
mondiale del donatore di
sangue, proclamata dalla Organizzazione mondiale della sanità.
Questa data è stata scelta poiché
giorno di nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni
e co-scopritore del fattore Rhesus
(RH). E per quest’anno lo slogan
ufficiale, coniato dal ministero
della salute argentino è “più
sangue, più vita” che campeggia a
caratteri cubitali anche sul manifesto ideato dall’AVIS (Associazione
Volontari Italiani Sangue). A livello
nazionale, sono davvero numerose
le iniziative organizzate per sensibilizzare la popolazione alla donazione. Da segnalare in particolare il
ritorno di "One Nation, One Donation", un appuntamento ormai
divenuto tradizionale con Radio
Deejay e il Trio Medusa, organizzato con la collaborazione delle
Associazioni del CIVIS . Attraverso
collegamenti telefonici diretti con
centri di raccolta fissi e mobili di
numerose città italiane, i tre
conduttori del programma "Chiamate Roma Triuno Triuno" daranno spazio alle tante voci di
donatori e volontari, veri protagonisti di questa giornata. In particolare a Roma le donazioni potranno
essere effettuate presso la sede di
Radio Deejay in Via Cristoforo Colombo, 90.
Il sangue intero viene donato tramite una semplice procedura che
prevede l’inserimento di un piccolo
ago, come quello per fare le analisi,
in una vena del braccio. Ovviamente la procedura è indolore, sicura e rapida. Bastano infatti una
manciata di minuti, massimo un
quarto d’ora, per portare a termine
il prelievo di 450 ml ca. di sangue e
per poter godere, dopo le procedure, di una buona colazione offerta
dall’associazione donatori. Il sangue
andare fieri, queste donazioni riscuotono davvero un grande
successo e vedono una numerosa
partecipazione di tutte le componenti della scuola. Donare il
sangue è un atto di estremo senso
civico: è come donare la vita stessa.
Da sempre infatti sangue e vita sono concetti che vanno di pari passo e l’associazione è ovvia e
facilmente sperimentabile: se
perdo sangue mi indebolisco e se
ne perdo troppo muoio. Prima che
raccolto viene poi diviso nelle sue componenti la scienza ne chiarisse funzioni e
(globuli rossi, globuli bianchi e buffy-coat ossia struttura, il sangue era protagonileucociti e piastrine). Oltre alla donazione di sta di una ritualità specifica. Forma
sangue intero è possibile donare solamente alcuni tipica del sacrificio alla divinità era
emocomponenti come il plasma e/o le piastrine infatti l'effusione del sangue di un
che possono essere donati con una frequenza animale. Presso gli antichi Ebrei
maggiore rispetto alla canonica donazione di ad esempio, con il sangue degli
sangue intero. Ogni volta che si dona il sangue animali si ungevano le statue e le
viene poi eseguito poi un screening completo per figure divine come a voler trale malattie emotrasmissibili (Epatite B, C, HIV e smettere loro la potenza vitale
Sifilide) e un esame emocromocitometrico e per i dell'animale. Ancora gli Ebrei credonatori periodici sono anche previste altre tipo- devano che la nefeš (anima)
logie di esami svolti annualmente come l’ecg. s'identificasse con il sangue. Come
Donare il sangue permette quindi di controllare potere vivificante e sede di energia
periodicamente il proprio stato di salute, un mo- il sangue è usato anche nel ritualitivo in più per farlo. Dipaniamo poi alcuni dubbi smo funebre per sorreggere le aniburocratici che potrebbero sorgere nel sentire me dei morti nella loro nuova vita
parlare di diverse e numerose associazioni di do- di ombre, o per placarli, o per nunatori . Tutte queste associazioni aderiscono al trirli. Nel cristianesimo poi il
CIVIS (Coordinamento Interassociativo Vo- sangue di Cristo assurge a simbolo
lontari Italiani del Sangue) fondato a Perugia nel del sacrificio della croce e diventa
1995 che riunisce appunto le quattro principali segno di redenzione. Insomma il
associazioni e federazioni di donatori di sangue sangue è per l'uomo, che lo possievolontari operanti sull'intero territorio nazionale de nella sua integrità, segno effica(AVIS, FIDAS, Fratres e CRI). E a proposito di ce di energia e di potenza e quindi
FIDAS è opportuno, doveroso e oserei dire obbli- di vita.
gatorio citare un’associazione di donatori ad essa Dopo questa digressione dai toni
federata: l’associazione donatori “Carla Sandri”. misterici, dopo aver fatto l’ennesiAuspico al fatto che in tutti i lettori questo nome mo e sempre necessario appello e
faccia suonare un campanello, anche remoto, dopo aver occupato una decina di
nella mente in quanto l’associazione “Carla minuti del vostro tempo non mi
Sandri” è l’associazione di donatori che opera resta che fare i complimenti e dire
presso la nostra scuola e che organizza ogni anno un sincero grazie a tutti gli
con la coordinazione della professoressa Rita albertelliani donatori e lanciare
Renzi alcune giornate per la donazione del uno sguardo di biasimo e rimprosangue rivolte ai docenti, agli studenti, ai familiari vero a quanti potendo non donae a tutto il personale della scuola. E ogni anno, e no. Perdincibacco donate il
questa è una cosa di cui dovremmo davvero sangue, donate LA VITA!
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Anno IV - Numero 5
I KamaLeOnti
L
a Compagnia Teatrale KamaLeOnti è una Compagnia di recente formazione. Prima che
nella realtà, ha preso vita nei miei sogni
molti anni fa e, più precisamente, da
quando ho iniziato a frequentare con
Salvatore Cardone il corso di teatro che
viene offerto gratuitamente agli studenti da quello che era il mio Liceo, e
che ora è il vostro. Ho frequentato quel
corso durante tutti gli anni del liceo e,
se devo dirla tutta, col senno di poi,
confesso che non è stato per me un
corso finalizzato all’attività di “attrice”
in senso stretto, quanto ad affinare la
mia creatività di “regista”. Osservavo
infatti con perizia come si muoveva e
ascoltavo con attenzione i consigli che
dava quel suddetto signore. Tutto ciò
che ho accumulato in una formazione
di cinque anni, ha trovato la forza di riversarsi sul piano fattuale appena un
anno fa.Dopo essermi diplomata e dopo
aver iniziato l’università ho avvertito
forte in me la mancanza di qualcosa...ecco! Il Teatro!
Grazie alle esperienze fatte negli anni
precedenti ho conosciuto tante persone
che avevano e hanno la mia stessa passione, perciò, per realizzare il mio sogno, la prima cosa che ho messo in atto
è stata la “condivisione del sogno” con
altre persone che si fossero dimostrate
portatrici di quel Fuoco Sacro che solo
una vera Passione può dare. Così, dopo
qualche passaparola e qualche messaggio su Facebook, ecco che qualche
schizzetto di materia esce dalla mia testa per andarsi a posare sul bianco foglio della storia. Il 2 maggio 2010 Nasce
la Compagnia Teatrale Autogestita,
ovverosia, la C.T.A. . La composizione
iniziale lasciava tuttavia a desiderare
dal momento che, come al solito in
queste situazioni, la maggior parte dei
componenti erano donne e tutto era
stato preso molto alla leggera, perfino
da me. Solo più tardi, intorno agli ultimi mesi dello stesso anno, la Compagnia ha trovato nei suoi componenti
definitivi, una struttura solida che
ha conferito al gruppo quell’affiatamento del quale io mi sono sempre
compiaciuta. Insieme alla stabilità,
la Compagnia, intensificando le riunioni in una modesta saletta
tutt’altro che idonea al fine che si
proponeva di raggiungere, trovò,
nello stesso periodo, anche il nome
definitivo di “KamaLeOnti” , termine evidentemente esistente, ma
che, opportunamente modificato,
rievocava un episodio divertente
della vita della stessa Compagnia. Il
testo scelto è stato, dopo qualche
discussione, IL FANTASMA DI
CANTERVILLE, il racconto di
Oscar Wilde. Dopo mesi di lavoro
sulla sceneggiatura, sulla regia, sulla
messa in scena...e dopo qualche
difficoltà burocratica [che in Italia è
impossibile non incontrare, ahimè]
, la Compagnia ha dispiegato le ali
presentandosi, in occasione del primo anniversario, il 9 maggio 2011,
al Liceo Pilo Albertelli con la
rappresentazione di un TRAILER
della durata di circa 20 minuti.
Questo piccolo assaggio volevo fosse inteso come una sorta di lancio
pubblicitario. Dopo poco i KamaLeOnti hanno spiccato il volo, nella
Sala Convegni di Ciampino il 28 e 29
Maggio 2011. Per quanto sia ancora
recente l’esperienza del debutto, posso
già analizzarla e pesarla sulla mia mano. Oltre che la realizzazione di quel
famigerato sogno di cui vi parlavo, è
stata la conferma per tutti che siamo
un gruppo affiatato, efficace, simpatico, comunicativo e originale...e che, in
quanto tale, CE LA SI PUO’ FARE! La
sorpresa più grande è stata trovare
Salvatore Cardone e Shanna Rossi, seduti in platea alla nostra PrimissimaPrima. Entrambi, nei commenti che
mi hanno riportato dopo lo spettacolo,
erano entusiasti di vedere come, da
una mia iniziativa, possa esser venuta
su una Compagnia stabile, che “fa sul
serio” e che non ha paura e ,anzi ha
voglia, di farsi conoscere, di mettersi
alla prova e misurarsi anche con coraggiose interpretazioni del testo, che
grazie alla freschezza e alla passione
che l’intero gruppo comunica, risultano vincenti. Come Capo [carismatico
più che fattuale] del gruppo mi rendo
conto che il lavoro da fare è tanto, sia
individualmente che collettivamente.
Allo stesso tempo, però, mi volto,
guardo alle mie spalle e vedo che
qualche gradino è già stato fatto,
anche laddove le speranze di riuscire
erano nulle o pressocchè nulle. Sono
dell’idea che i giovani, e in special modo i giovani artisti, vadano sostenuti e
incoraggiati a emergere dalla marea
nera che inesorabilmente si fa avanti e
inghiotte le nostre menti, tramutandole in accessorie e fastidiose clausole di un’apparenza, purtroppo
elevata a sostrato. È per questo che
chiedo, a coloro che abbiano trovato
nella lettura di questo articolo qualche
verità e qualche segno della passione
enorme che mi porto dentro da
sempre e che motiva ogni mio sacrificio, di sostenere questa giovane
Compagnia.
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Anno IV - Numero 5
L'Eden dei Subsonica
S
ono tornati e come
ogni volta non hanno
tradito le attese, i
Subsonica non si smentiscono mai: la loro musica è un
continuo reinventarsi senza
mai essere monotona o ripetitiva. Il nuovo disco
“EDEN” è uscito l’8 marzo a
quattro anni dall’ultimo lavoro in studio “L’ECLISSI”
ed è composto da 12 brani.
L’album, il sesto della band
torinese, non ha un filo
conduttore e non è neanche
inseribile in un genere musicale ben definito, ma si può
senza alcun dubbio affermare che sia il più pop tra gli
album dei Subsonica. Nel
disco precedente erano presenti atmosfere cupe e pesanti che vengono in un
certo qual modo superate in
EDEN, sembra quasi che i
Subsonica cerchino uno spiraglio di luce al quale
aggrapparsi. Il primo singolo
“ISTRICE” è una malinconica ballata, che sta avendo un
enorme successo: il ritornello “chi ci ricorderà? chi
ti farà ridere? per chi ti
smarrirai?...” è uno dei più
trasmessi su tutte le radio,
anche
quelle
più
commerciali, non a caso è il
pezzo più pop dell’album. Il
video di ISTRICE è stato
censurato dalle tv perché
troppo violento ed è visibile
solo su YouTube. Il secondo
singolo “IL DILUVIO” al
contrario è un’esplosione di
potenza ed energia, forse il
pezzo più nello stile dei
Subsonica e sicuramente il
brano
più
trascinante
dell’album. Il tema è quello delle manifestazioni di piazza
e dei cortei giovanili dei quali i subsonica mettono in luce
le due facce della medaglia: quella positiva, in quanto ti
portano ad opporti contro “la ginnastica dell’obbedienza”
e quella negativa perché a volte spinti ”dal diluvio di ogni
adolescenza” si va in piazza senza neanche sapere il
perché. Tra le canzoni più interessanti dell’album ci sono
“Il prodotto interno lurido” e ”Benzina ogoshi”, il cui testo è stato scritto e composto direttamente dai fan del
gruppo attraverso il sito internet della band. I Subsonica
non sono il solito gruppo italiano che produce musica
melodica sempre uguale e ripetitiva per raggiungere il
successo: l’originalità è sempre stata la caratteristica
fondamentale della band e
anche per questo motivo è
stata spesso criticata, perché
forse I’Italia non è il luogo
adatto
alle
libere
sperimentazioni nel campo
musicale. Il punto di forza
della band sono sicuramente
le esibizioni live dove riescono ad esprimersi a pieno e a
coinvolgere il pubblico,
l”EDEN TOUR” sta avendo
un enorme successo facendo
il tutto esaurito quasi
ovunque: a Roma dopo
l’ottimo risultato del primo
concerto al Palalottomatica
(biglietti introvabili anche
molte settimane prima
dell’evento), i Subsonica
hanno fissato un nuovo
concerto per il 30 giugno. La
band ha anche partecipato al
concertone
del
primo
maggio e all’evento musicale
organizzato per il sindaco di
Milano, Pisapia. Il disco è
stato accettato piuttosto positivamente dalla critica, nonostante qualcuno abbia
storto il naso per le nuove
sonorità espresse nell’ultimo
lavoro. Le vendite stanno
andando molto bene anche
oltre le aspettative. Forse
quello che manca a quest’album è la potenza di brani come “Abitudine”, uno
dei più grandi successi della
band, ma in generale questo
disco dà un segnale
importante: la musica italiana può anche andare oltre i
canoni abbastanza monotoni
espressi fino ad ora dalle
band moderne e fare qualcosa di innovativo avendo allo
stesso tempo successo.
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Scatti da matti!
I maturandi
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L'Addio dei maturandi
fulminante, qualche figuraccia imperdonabile. Tutto ciò fa parte delle grandi storie, e questa lo è stata. Ora è solo
tempo di attendere per il brindisi finale, quando il confine tra "alunno" e "ex-alunno" sarà meno chiaro, quando, nonostante la "maturazione" appena avvenuta, ci sarà qualche minuto per guardarti dietro e emozionarti un po', prima
di rimetterti in marcia, verso altre, altrettanto straordinarie, mete.
La Posta del Pilo
amiamo, ma sì dai. Ma forse siamo
Chiara Lori e Ilar Fort Picca IV G
non sbavate troppo dietro Dario To- pazzi di te. Ma forse sei la nostra
acqua. Lo sai, senz'acqua non si vive
massi e Giacomo Cuonzo II B
quindi moriremmo disidratati d'amoDj Renda ora anche Elena drummer! re. Sei la stella che illumina il nostro
cammino, una luce immensa che
Ruote panoramiche smontare per ro- abbaglia i nostri animi e acceca i noteare all'infinito mentre scapperemo stri occhi. scegli chi tra noi due merita il tuo amore, siamo più vicini a te
lontano con le lucciole che fanno
strada. Prenderemo treni sempre in di quanto pensi e ti saremo vicini
ritardo diretti da nessuna parte a ve- per sempre. Travis & David P.s.
locità costante infinita, poi arrivere- ovviamente questi non sono i nostri
veri nomi, ma soprannomi per tutelamosu isole che non esistono e
re la nostra privacy.
costruiremo castelli di carte che
qualche tornado soffierà via. Stelle
comete che diventeranno cadenti e Dario Tomassi: hai un c**o scolpito
avremo desideri duraturi come la lo- che parla da solo e ogni volta che
ro coda. Guarda il cielo, quello vero. passi attizzi in una maniera assurda!
Eugenio Fanti: incrocio i tuoi occhi
Ama me, quella - credo- giusta.
e mi rendo conto che non c’è nulla
di più meraviglioso di te! Edoardo
per Supergirl Niki V E: Ma forse ti
Cascarino: sei talmente stupendo
che è impossibile descriverti!
P.S. Però purtroppo siete tutti
irraggiungibili… Edoardo Tittarelli,
possibile che non hai mai uno
sguardo per me??? By J.B. <3
Rettile, facciamo pace, che dici? Ju.
L.
A John Calboth: ho saputo che
nell’ultima settimana hai composto
700 poesie. Meraviglioso!
Ho letto “Io cerco me stesso” e l’ho
apprezzata con tutto il mio cuore
perché anch’io ho cercato me
stessa… ma non l’ho ancora trovata!
E con voi se ne va un pezzetto di
me.
M
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L'Addio dei maturandi
>> che ti hanno condotto al liceo per mano, e hanno
visto concretamente l’attuarsi di questo processo finiscono per instaurare un rapporto umano con gli studenti e perché no anche per accompagnarli in
discoteca. Quindi eccomi qui a pochi giorni dall’inizio
della fine a scrivere a voi, miei compagni di avventure
del III A. Voi con i quali sono cresciuta, voi ai quali assocerò sempre la mia adolescenza fatta di sorrisi, di lacrime, poche per fortuna, scherzi, arrabbiature,
improvvisazioni di canzoni scritte in pomeriggi troppo
assolati per studiare e con le menti troppo occupate a
pensare a divertirsi. Voi che avete visto il mio english
che si “improvava” finalmente. Voi che avete condiviso con me i compiti in classe dell’ultima ora, i temi
consegnati allo scadere della quarta ora, le lezioni di religione in cui si dice tutto anche se sembra non si
giunga mai a una conclusione. Voi che avete “osato”
nelle lezioni di educazione fisica. Voi con cui ci stiamo
sentendo in storia o in filosofia? Voi che è eppesilon o
ippeselon? Voi che continuate a dire che oggi si offrono Reali e Di Crosta. Voi che Ascer sempre nei nostri
cuori. Voi sconvolti dell’addio improvviso di Canarezza senza un motivo né un perché. Voi che ancora ridete pensando a dove si trovi la Spagna. Voi con cui ci
siamo gavettonati, buttati nelle fontane. Voi vestiti bene per le serate all’opera, per le feste di 18. Voi con
tutti i camposcuola, i 100 giorni che proprio 100 non
erano, con i Capodanno, con i sabati sera. Voi con i
“che rate”, con i balletti improvvisati, con le canzoni
stonate. Voi con le macchine e le piccole libertà, con le
partite a zombie, i film strappalacrime, i pranzi fuori.
Voi che mi avete riportato a casa sotto la pioggia, con
il freddo. Voi che vi siete fermati a parlare per ore di
tutto, di niente. Voi che nonostante il motorino mezzo
rotto e le gambe doloranti siete corsi sotto casa mia.
Voi con i cinque minuti di pausa dopo ogni ora doppia,
voi con la giustificazione di massa. Voi che adesso
forse vi state commuovendo, voi che mi avete sempre
fatto tornare il sorriso e mi avete capita. Voi che ci siete sempre stati e voi che vi siete aggiunti. Voi, questo
pochi lo ammetto, a cui basta un gesto, uno sguardo e
niente più. Voi a cui ho dato affetto, amicizia e un po’
di me. E proprio a voi chiedo di condividere con me
un’ultima cosa. Quando finirete di leggere questo mio
crescendo Rossiniano rientrando in classe dalla ricreazione, mentre salirete le scale del cortile o mentre starete seduti ai vostri banchi cercando di fuggire la
stanchezza delle ultime ore, guardatevi intorno e
pensate a due nomi, due soli nomi che nel bene e nel
bene sono stati il vostro Liceo. A quel punto vi
accorgerete che tutto questo non è altro che una fine
senza fin.
ultima stazione
S
crivere un addio alla scuola
quando una parte di me si sta
chiedendo se e quando
l'avventura albertelliana sia veramente iniziata. Sembra la solita
vecchia frase da dire, ma 5 anni passano, volano, se ne vanno via senza
che davvero tu te ne accorga, e
quando inizi a sentirti un po' "a casa
tua" tra quelle mura è già ora di andare via, di cambiare aria, di "maturare", di diventare adulto a tutti gli
effetti.E' una sensazione strana, trovarsi a 2 settimane dalla fine
dell'anno scolastico, per la prima
volta senza conti alla rovescia da tenere, senza gavettoni da preparare,
senza epiche giornate in spiaggia da
programmare, senza i sorrisi e l'aria
di tensione-trattino-grande-speranza
che illuminava ogni viso a pochi
giorni da quella sospirata campanella.
Tutto ciò sostituito da facce che
sembrano di "veterani di lunga data",
che si stanno solo "facendo la galera",
senza riuscire a vedere perfettamente
la fine del tunnel. Perchè questa
"maturità" va vista un po' come un
atto di fede: sai che tutto finirà, che ti
lascerà grandi ricordi, ma nel
frattempo devi sopportare un po' la
tensione, un po' gli inevitabili litigi
che si verranno a creare, un po' la repulsione che ti viene fuori per i pomeriggi assolati che passi sui libri, tra
la preoccupazione, la scelta dell'argomento per la tesina, in cui va a finire
che rinunci sempre alle cose che tieni.Ma "maturare" è anche questo: bisogna imparare a affrontare qualche
difficoltà senza piagnucolare troppo.
...E magari ripensare ai bei ricordi
che ti stai lentamente lasciando alle
spalle. E' come tornare in treno da
un lungo viaggio: sei già entrati nella
stazione, ma non sai quando questo
treno si fermerà. E, per quanto
snervante sia stato questo viaggio "di
ritorno", sai benissimo che, non
appena arriverai a casa, non farai a
tempo a vedere qualche foto che sarai assalito dalla malinconia... E la lacrimuccia uscirà, uscirà eccome.
Comunque vada quest'ultimo, fatidico mese, è stato un grande viaggio.
Momenti che ti resteranno dentro,
grandi vittorie e grandi delusioni, risate e pianti, periodi di entusiasmo e
di sopportazione quotidiana, voti
belli, voti brutti, qualche sguardo
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Anno IV - Numero 5
L'Addio dei maturandi
C
he ginnasio significasse palestra l’ho imparato senza bisogno del vocabolario il 7
settembre di 5 anni fa quando, senza fiato, mi
ritrovai in cima ai 118 gradini ( Si, li ho contati sul
serio, grazie Michela per il sostegno) che mi
avrebbero separato dalla mia classe per due anni a
quella parte. Del mio primo giorno di scuola ricordo
di come ero rimasta sorpresa di ritrovarmi in una
classe vuota, fin quando non ho capito di essere
entrata in 5 A e non in 4 come avrei dovuto. Il
punto è che il Liceo classico ti mette alla prova subito e non solo fisicamente, ma anche mentalmente;
voglio dire, dove mai si è visto che gli anni iniziano
dal quarto e finiscono al terzo? E ricordo anche di
essere entrata nella classe giusta quando di fronte al
mio “Buongiorno classe!” ricevetti come risposta una cinquantina di occhi che mi guardavano con fare
interrogativo. Alla fine quegli occhi sono diventati via via sempre più familiari catapultati anche loro in questa “palestra” che ci ha fatto stare ore intere in piedi alla cattedra a ripetere esasperati tutte le particolarità di
tutte le declinazioni, tutti gli aoristi III irregolari, tutti i rotacismi, le labiali cadute, le nasali sostituite. Che ci
ha fatto sopportare le situazioni climatiche più impervie come il freddo vento di gennaio obbedendo
all’imperativo categorico dell’”Open the windows!”. Che ci ha messo a dura prova al ritmo martellante della
bacchettina nera di plastica, dell’evidenziatore rosa ( che ora ci saluta dall’Australia), del lucchetto malefico.
Che ha fatto rivoltare nella tomba il povero Alessandro Manzoni sentendo l’espressività con cui veniva decantato il suo romanzo “Oh la notte, no, no, la notte”. Che ci ha costretti a memorizzare il numero di barboni di New York e i semi resi da una pianta di grano annualmente nell’antico Egitto. Che ci ha fatto odiare
quella matita rossa e blu, soprattutto la parte blu. Che ci ha portati a inneggiare al sei meno come ad un bellissimo voto. Che ci ha fatti diventare un po’ più studenti e che dopo i sorrisi, le lacrime per gli accenti e gli spiriti sbagliati, le versioni senza senso, che però se lette nel modo giusto il senso ce l’avevano eccome, ci ha
condotti finalmente al liceo. Inutile negare come tutto cambi. Per prima cosa le rampe di scale diminuiscono. Il libro di inglese è interamente scritto in inglese. Geografia è soppiantata da filosofia. Lo studio è più
interessante, utile e ogni piccolo sacrificio fatto per memorizzare le grammatiche greca e latina dà a poco a
poco i suoi frutti. Ma non voglio stare qui a parlare di come gli studi condotti in questi cinque anni mi abbiano aperto la mente e di come, da brava studentessa del classico, mi facciano sentire orgogliosamente parte di
quell’elitè di intellettuali che stanno lentamente scomparendo. Voglio invece dire di come il Liceo mi abbia
fatto capire che in realtà la scuola non sono i freddi libri che si hanno davanti quanto le persone che si
incontrano sul proprio cammino e dopo due anni di rapporti ci si comincia forse a rendere conto davvero di
ciò. I professori nuovi si trovano davanti a persone più mature di quelle matricole intimorite e altri, >>
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L'Addio dei maturandi
O
gni giorno è stato diverso in questi cinque anni,
ogni giorno si sono susseguite prove su prove, a
livello didattico e di rapporti con i compagni.
Compagni... Un bel modo di definirli, perchè questo sono
stati: mi hanno accompagnato quotidianamente in un
viaggio che a volte si è dimostrato a difficile, ma da cui
esco più combattiva, cresciuta e consapevole che mi
mancherà. Ancora non riesco a credere che sia "finita",
questa che per me rappresentava una sicurezza, un punto
fermo, rispetto all'ignoto che mi aspetta. Ma è giusto così.
E' bello così. Mi mancherà la succursale del Pilo, il bar di
via Farini, e quel caffè e quella sigaretta fumata tra un ripasso della lezione e tante tante risate- Grazie al Pilo che
mi ha dato la possibilità di fare viaggi meravigliosi: in
Grecia, in Svezia, ad Istanbul, a San Pietroburgo; che mi
ha fatto assistere a stupendi spettacoli a teatro, a lezioni
interessanti ma anche a molte lezioni soporifere; e cosa
P
enso che una classe come il
III E non ci sia mai stata
all'Albertelli;
non
è
un'affermazione esagerata, ma il risultato di un percorso durato cinque
anni. E' difficile parlare della mia classe, che non è mai stata "tradizionale".
Dal quarto ginnasio, da quella porta
sono entrati (e in molti casi anche
usciti) una miriade di compagni e professori che nessun altro abbia mai avuto. Il continuo cambiamento, in un
primo momento, ci ha indeboliti, ma,
arrivati a un mese dai fatidici esami,
siamo diventati davvero una forza! E'
come se in tutti questi anni, alunno
dopo alunno, professore dopo professore, noi fossimo stati un gruppo in
evoluzione, che non aveva una forma
definita ma che invece adesso è più
potente che mai! Ora sì che sembriamo una classe a tutti gli effetti... Dopo
essere stati "orfani" di qualche professore, adesso non ci possiamo proprio
lamentare; con i nostri attuali docenti
si è instaurato un bel rapporto e tutto
ciò è il frutto di anni e anni diespe-
più importante mi ha fatto conoscere tante persone,
tutte diverse... E le più belle sono diventate i miei amici, che spero continueranno ad accompagnarmi nel futuro. In bocca al lupo a tutti gli albertelliani per questa
fine di anno scolastico... Soprattutto ai maturandi come
me! Ciao, Pilo.
rienza. Ma i veri atleti di questa lunga
ed intensìa maratona sono loro: i miei
carissimi compagni!!! Anche il
rapporto tra di noi è sbocciato lentamente, ma ora la nostra unione e la
nostra sintonia sono davvero invincibili! Mi mancheranno tantissimo le risate e i "disegnini" di Mauro, le
battute "doppio senso" di Fabrizia, gli
adorabili scherzi di Luca alias Ceres,
l'eleganza di Francesca, la solarità di
Irene, l'estrema gentilezza di Domitilla (scusami per tutte le gomme che
ti ho scroccato), il caratterino di
Beatrice, la parlantina di Giulia P. Ma
mi mancheranno anche le entrate a
qualsiasi ora di Eddy, le chiacchierate
in bagno con Angela, l'ironia di
Giorgia, l'intelligenza di Cecilia... Una
cosa che mi mancherà moltissimo sarà girarmi e vedere Luisa e Livia che
mangiano i Pavesini in qualsiasi momento, non importa che stiano sostenendo un'interrogazione o una
simulazione di terza prova, loro
mangiano comunque i loro Pavesini,
è una certezza! Mi mancherà vedere
Marco N. entrare ogni santo giorno
con il foglietto del ritardo in mano
anche quando arriva puntuale, mi
mancherà infondere ansia a Giulia L.
prima di un'interrogazione, mi
mancherà vedere il cestino pieno di
bicchieri di caffè bevuti da Giampaolo (da quando c'è lui a scuola la
macchinetta del caffè è una miniera
d'oro), mi mancherà chiedere: "Sai
tutto?" a Niccolò, mi mancheranno i
"bulli" dell'ultimo banco Gabriele e
Marco S., mi mancherà vedere Celine
prendere appunti anche quando la
classe è in delirio, e soprattutto mi
mancherà la mia quinquiennale
compagna di banco Laura, che mi ha
sopportato e supportato per tutto
questo tempo. E naturalmente mi
mancheranno anche loro, i professori! Mi mancherà proprio tutto di questa classe così speciale; manca solo un
piccolo passo per tagliare il traguardo
e concludere finalmente la nostra
corsa: l'esame di maturità. In bocca al
lupo a tutte le terze dell'Albertelli, e
naturalmente, al III E!
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O
rmai siamo agli sgoccioli, poche settimane ancora e tutto sarà finito. La paura per gli esami, le
“note di classe”, i ritardi, le giustificazioni, saranno quasi un vago ricordo. Certo, questa è solo una
magra consolazione, perché ciò che verrà dopo sarà
molto più duro. Il liceo è soltanto l’inizio di un lungo
processo di studio e di formazione che caratterizzerà
tutta la nostra vita. Però, se ci ripenso, questi cinque anni
sembrano davvero volati via: solo quando le cose giungono al termine ne assumi piena coscienza, non quando le
vivi. Questi anni non sono stati soltanto un periodo di
studio e apprendimento, sono anche serviti a farci crescere, ad insegnarci giusti valori, a renderci più responsabili,
a prepararci a diventare maturi. L’esame appunto è la
prova per vedere se, avendo imparato a dipendere
sempre meno dagli altri, siamo in grado di muoverci da
soli. Il liceo però è IL liceo; sono i diciotto anni, sono i
compagni veri quelli che non scorderai mai, sono le
persone che incontri lì per la prima volta e con le quali
forse legherai per il resto della tua vita, sono le “cotte”, il
campo scuola. Forse l’addio al liceo è difficile da
accettare e da credere perché inizi a renderti conto che
ora dovrai andare avanti con le tue gambe, dovrai cavartela da solo, ormai sei un adulto, una parola ancora
forse troppo grande per noi. Detto ciò, credo proprio
che lascerò con malinconia questa scuola, soprattutto
perché ho avuto la fortuna di trovare una classe davvero unita e di conoscere persone fantastiche!
I
l liceo è un’esperienza fantastica: cinque anni passati dentro la stessa
scuola, e quando esci non sei più la stessa persona che è entrata. Sono stato contento di essermi iscritto all’Albertelli, perché anche se
all’inizio non ne ero convinto a causa della lontananza da casa, ho capito
che è stata proprio la scuola che ha fatto per me, e dove ho incontrato
compagni che – ne sono sicuro – mi staranno vicini per il resto della vita.
Non dimenticherò mai le prime parole che la professoressa Ciacciarelli
rivolse a noi quattordicenni impauriti: “Questa non è una scuola, questa
è una caserma”. Potete immaginare le nostre reazioni. Come non dimenticherò mai che quel canguro nel corridoio degli animali imbalsamati: quando sono arrivato aveva ancora l’orecchio al suo posto –
penzolante, certo, ma almeno non a terra. Dopo innumerevoli interrogazioni di grammatica, compiti in classe e un viaggio di istruzione in Sicilia, eccoci approdare al liceo, che sembrava a tutti un mondo nuovo…
anche se in realtà non ci siamo mai spostati dal piano del ginnasio! La
classe originaria ormai era dimezzata, ma l’arrivo di nuovi compagni non
ha fatto altro che rendermi felice; mentre le persone si aggiungevano alla
nostra classe, il tempo passava, e in un batter di ciglio ci siamo ritrovati in terzo liceo, pronti (?) a sostenere quello
che probabilmente sarà uno deglie esami più importanti della nostra vita. E’ inutile mentire: quest’esame mi spaventa e in fondo sono felice e anche un po’ malinconico al pensiero che presto la mia esperienza al Pilo Albertelli
volgerà al termine; dovrò lasciare questi corridoi che mi hanno aiutato a crescere, proiettandomi in un mondo che
mi è parso sempre infinitamente lontano e che, invece, si fa sempre più vicino.
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quiz patriottico
Ausonia, Esperia, Enotria… con questi nomi, che
probabilmente non vi dicono nulla, era conosciuta
L’Italia dagli antichi; eppure, sicuramente non vi
risulterà nuovo l’epiteto con cui gli antichi coloni
greci denominavano il Bel Paese…
definizioni
1) Fu federalista prima che si realizzasse
l’Unità d’Italia.
2) Nome del secondo Re italiano.
3) L’ultima acclamata apparizione pubblica
del Duce (luogo).
4) Fu una delle tre capitali.
5) Dove sbarcarono i 300 (non quelli di
Leonida!!!).
6) Movimento politico fondamentale sia per
la conquista dell’indipendenza sia per la
Resistenza.
7) Primo Presidente della Repubblica.
8) “Mormorava calmo e placido al
passaggio/Dei fanti il giorno 24 Maggio.”
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Anno IV - Numero 5
Un saluto ai redattori
che ci lasceranno...
C
ari lettori di Ondanomala, articolisti occasionali o
ferventi collaboratori, studenti o professori,
albertelliani nuovi e “stagionati”,
un altro anno è prossimo alla fine, tra compiti in classe e
interrogazioni e si sente ormai aria di vacanza, dopo questi
circa nove mesi passati, pur con qualche interruzione,
dentro la nostra ultracentenaria scuola. In questo lungo lasso di tempo noi della redazione, senza dimenticare il prezioso contributo dei vari reporter che hanno fatto pervenire
i loro pezzi al giornalino, abbiamo cercato di valorizzare al
meglio i lavori di tutti, scusandoci per eventuali imprecisioni o mancate pubblicazioni, sperando di regalare una felice
giornata ai nostri compagni almeno una volta ogni due mesi.
Come alla fine di un bel libro dunque, un volume ideale
che raccolga tutte le riflessioni e i colpi di genio di quest’anno, è arrivato il momento di dedicare qualche pagina ai
ringraziamenti, dovuti riconoscimenti alle persone più o
meno straordinarie che ne hanno reso possibile la pubblicazione e che, purtroppo, non potranno più sostenere il nostro giornale, giunti come sono alla fine della loro
permanenza all’Albertelli.
Grazie quindi al nostro Paolo Marzioli che, fino a pochi numeri fa, era l’inappuntabile impaginatore di OndanomalA,
sempre efficiente e pignolo al punto giusto, costretto poi,
per cause di forza maggiore, a lasciare l’attività e dedicarsi
allo studio a tempo pieno; grazie poi anche a Lorenzo
Raffio, anche lui membro del III C, al quale la scuola deve il
suo nuovo, elegante sito e voi lettori la mail del giornalino
alla quale inviate i vostri articoli. Nella sezione D è infine
da ringraziare l’impegno e la passione di Giuliano Toshiro
Yajima , sempre pronto a colmare gli occasionali “buchi”
nel numero successivo con un nuovo, appassionante articolo da aggiungere a quelli puntualmente inviati.
Grazie a tutti, ragazzi, e in bocca al lupo!
Maggio/Giugno 2011
26
Anno IV - Numero 5
Di catene carboniose
è fatto il mondo
Di catene carboniose è fatto il mondo,
si muovono, cambiano,
sono sempre le stesse.
Quello che mi appartenne ora
Ti appartiene.
Quello che a te apparteneva ora
lo posseggo.
Ora sono aria.
Sono anidride.
La foglia mi trasforma.
Torno mio,
torno tuo.
In un ciclo infinito.
Eternità
Non cementarti nelle tenebre della tua
stanza:
dalle compresse ferite della serranda
sta filtrando l'Eternità...
...che danzi la tua mano nel carosello
delle strade...
Sudati Sudoku
Direttrice:
Cecilia Lugi - II B
Impaginazione e grafica:
Cecilia Lugi - II B
Sito Web:
Lorenzo Raffio - III C
Redazione:
Ilaria Catanzaro - I E
Giorgio Colletti - II F
Davide Galeotti - V A
Andreas Iacarella - II D
Paolo Marzioli - III C
Gianmarco Perrone - II A
Marcello Pieri - II B
Lorenzo Raffio - III C
Claudia Severa - I E
Flavia Tiburzi - II B
Valeria Tiburzi - I C
Toshiro Yajima - II D
Hanno collaborato:
Vanessa Baglioni
Flavia Berardi - III B
Michele Bianchi - III A
Paolo Bianchi - I A
Federico Costantini - III F
Giulio Francisci - I E
Caterina Gatta - I C
Arianna Gulino - III E
Adriano Mamone - IV A
Gianluca Murano - II B
Giulia Parenti - V B
Francesca Pasqualone - I B
Maurizio Renda - III F
Isabella Tristano - III A
Arianna Turchini - V E
Nova Express
Ragazze del III D
Maggio/Giugno 2011
Anno IV - Numero 5
27
Nel Pilo Albertelli Fiaba
Nel liceo Pilo Albertelli
un tale tormentava i bidelli,
l'anonimo importunatore
era in realtà un professore
che con la storia e la filosofia
portava i suoi studenti alla follia.
a.
Tra urla e risate
diceva una marea di str****te
e gli alunni dell'aula accanto
di lui odiavano il canto.
Con le sue eccentriche storielle
provocava riso a crepapelle.
Nonostante l'invadenza
era apprezzata la sua presenza.
E' inutile provare a recriminare,
se lui è convinto di una cosa non c'è un ca**o da fare.
Tuttavia a scuola è il migliore,
è il Valente, "Buon giorno professore!!!"
Mi guardo allo
specchio e dico...
Errori… quanti errori…
Un passato di corruzione, malvagità e di oscurità…
Oggi non si direbbe.
Sei cresciuto prima… a 15 anni ne avevi 30 e adesso…
Ti avvicini alla frontiera della verità… e sai che hai
mentito a te stesso da sempre.
Sei sporco.
Pena o disgusto?
Cosa dovremmo provare vedendoti in questo stato…
Ora che cerchi te stesso?
Sai che è troppo tardi… vuoi vivere ciò che non hai
vissuto quando potevi…
Quando era il tempo giusto…
Sei come ti disse una tua cara amica…
Un romantico folle che combatte i mulini a vento…
Il tempo degli amori cortesi è finito come anche quello
degli amori spontanei…
Ora sei nel futuro dominato dai giovani del buio…
dove si vive e si ama per mera necessità e mai per
davvero…
e si odia per sfizio senza esclusione di colpi.
… che parte avrai in questo futuro? ...
C
’era una volta,
tanto tempo fa,
in un regno
molto lontano un
saggio sovrano che governando una terra in
tumulto riuscì a riportarvi la pace. Ogni
angolo di quel lontano reame iniziò a rifiorire di un
nuovo splendore.
Le arti rinacquero e la terrà fu talmente tanto feconda che in ogni dove fiorivano alberi da frutto e
nascevano nuovi germogli. I fiumi, brillanti, portarono un’acqua che mai era stata così limpida e
splendente. Tuttavia, in quel regno, che sotto
quell’illuminato sovrano aveva conosciuto la pace,
un nemico insidioso incominciò ad avvelenare il
cuore degli uomini.
Resi schiavi della stessa abbondanza ognuno incominciò a desiderare per sè il maggior numero di
ricchezze possibili. Le persone diventarono avide.
Alla morte dell’illuminato regnante tutto il mondo
cadde in una profonda crisi, la natura stessa venne
contaminata da quell’orrida piaga che affliggeva gli
animi di tutti gli uomini. Essa smise di dare frutti. La
peste e ogni tipo di malattia conosciuta e non dilagarono in ogni dove. Il mondo che tanto roseo era
diventato era di nuovo caduto in disgrazia, ma questa volta nessuno sarebbe stato in grado di fermare
questa parabola discente perché troppo impegnato a
salvare il salvabile e ad accumulare l’accumulabile.
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Sosteneteci anche voi!
Ricordatevi di mandare i
vostri lavori
alla nostra e-mail
OndanomalA WANTS YOU!
Liber
Il dark side del
giornale del Pilo
Albertelli di Roma
mente
Frizzi, lazzi, poesie da ridere, comicità da
piangere. Apparenti scemenze, latenti
genialità: liberate la mente!
ipse dixit
Maieutica - Il duro mestiere dell'ostetrica
Prof.ssa R. esasperata: "Socrate era un dilettante in confronto a
me. Quest'interrogazione è divantata un parto
plurigemellare!"
storia e filosofia
CON
NONCICLOPEDIA
Stessa Prof.ssa : "Capito? Voi dovete studiare Storia anche
perchè pure i monumenti vi infinocchiano!"
Il Rigorismo Kantiano. Critica della Ragion Pratica
Prof.ssa R: Cosa intendiamo per rigore morale?
Defla (dalle retrovie): "Er cucchiaio, prof!"
Prof.ssa R : =.=' ...
errata corrige
Ci scusiamo con i lettori per una
mancanza nel numero precedente. Nell'articolo di Andreas Iacarella in memoria dei personaggi
dimenticati del Risorgimento è
stato omesso il nome di Cristina
Trivulzio, scrittrice e patriota
(1808-1871).
L'addio dei maturandi
(Idioti delle pubblicità nel loro grande
contributo al pensiero kantiano)
(Nintendaro su Enrico VIII)
(I cinesi che lo stavano aspettando)
(Raffaello si pavoneggia vantando
conoscenze importanti)
pagg 24-20
(Dante dopo Fiorentina - Juve 3 - 0)
(George W. Bush a Virgilio conclusa la
lettura delle "Georgiche
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