PAG. 4 ESPRESSIONE NEL METODO PAG. 5 ESPRESSIONE: TECNICAMENTE PARLANDO PAG. 11 ESPRESSIONE DI CREATIVITÀ PAG. 14 GIOCARE CON… ESPRESSIONE! PAG. 15 L’ESPRESSIONE IN…ATTIVITÀ PAG. 18 ACCENDERE…L’ESPRESSIONE! Supplemento al n. 17 di SCOUT D'EUROPA – Dicembre 2010- Rivista mensile - Sped. in a.p. art.2 comma 20/c legge 662/96 - filiale di Padova - ISSN 1127-0667 INDICE: Scout d’ Europa Circolare per le Capo Riparto 8. Il fuoco si conclude con la parola del Capo, una breve verifica della giornata, un pensiero dell'Assistente o una riflessione, una preghiera e un canto (tipo "Signor fra le tende schierati"). 9. La giusta durata di un fuoco varia, a seconda dell’occasione, da un minimo di quarantacinque minuti a un massimo di un’ora e mezza (per esempio quello conclusivo del campo). 10. Al termine spegnere accuratamente il fuoco con molta acqua. Foglio di Collegamento per Capo Riparto – Anno scout 2010/2011 Supplemento al n. 17 di Scout d’Europa – Dicembre 2010 TRE CARATTERISTICHE IMPORTANTI PER UN BUON FUOCO: o Preparazione o Catturare l’attenzione o Stile Rivista mensile della ASSOCIAZIONE ITALIANA GUIDE E SCOUTS D'EUROPA CATTOLICI Riflettore Non è difficile costruirne uno, questi possono limitare la scena e dare più luce all’espressione, sperando che non ci sia troppo vento! Occorre un palo della lunghezza di circa 1,20 metri del diametro non molto grande (5 cm andrà più che bene), una candela e un cartone che farà da base e da paravento. Il paravento e la base di cartone sono uniti insieme, e sono legati al palo verticale tramite due pezzi di cordino che bucano il paravento e si legano saldamente dietro il palo; nella base di cartone è inserito un chiodo per sostenere la candela. Prima del fuoco serale si posizionano ben fermi riflettori nel terreno. Le guide hanno così costruito i loro riflettori. Tuttavia è stato notato che due piccoli accorgimenti avrebbero migliorato la qualità della luce: il primo è che una candela più grande dura di più e resiste meglio ai colpi di vento, il secondo miglioramento consiste nel mettere intorno al paravento della carta di alluminio in modo che la luce venga realmente riflessa sulla scena. Per un ottima performance è necessario un numero di almeno 4 riflettori. Migliorare le tecniche di espressione durante un fuoco da campo non solo rende il fuoco più piacevole e facile da seguire, ma anche sviluppa la preparazione e la mente delle nostre guide. Direttore Responsabile: GIUSEPPE LOSURDO Direzione, Redazione, Amministrazione Via Anicia 10 - 00153 Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 17404 del 29/9/78 ISSN 1127-0667 Sped. in a.p. art.2 comma 20/c legge 662/96 filiale di Padova - Stampa T. Zaramella real. Graf. Caselle di Selvazzano (PD) Scenografia Per migliorarsi ancora di più durante una espressione si può preventivamente costruire la scena o meglio la scenografia. E’ facile infatti trovare dei luoghi dove posizionare il fuoco che si aprono in mezzo ad una radura, è quindi facile essere circondati da alberi. Per creare una scena che poi si può modificare a piacere della squadriglia che la sera animerà il fuoco bastano infatti due alberi, un telone, un cordino e la fantasia delle guide. Qualche anno fa è stato decorato un telone e posto tra due alberi marginalmente al fuoco, quella era una scenografia. 2 19 6. ACCENDERE…L’ESPRESSIONE! ESPRESSIONE “Una forma speciale di spettacolo è il fuoco da campo. Naturalmente lo si fa durante il campo, ma uno ogni tanto durante l’inverno è un gran divertimento” B.P. da Taccuino Carissime capo Riparto, eccoci di nuovo qui, con un lavoro, tratto dalle tesine di Arianna del gruppo Bisuschio 1° e Maria Chiara del gruppo Crotone 1°. Entrambe hanno voluto approfondire il tema dell‟espressione: uno degli strumenti educativi più efficaci del nostro metodo, che svolge un ruolo fondamentale nell‟azione educativa delle ragazze, aiutando noi Capo a conoscere meglio le guide e fornendoci una chiave di lettura importante della loro personalità e del loro carattere. Il fuoco di bivacco riprende la tradizione degli esploratori, degli uomini di frontiera, dei cow boys, che a sera, a conclusione di una giornata di attività, di avventura, di lavoro, si ritrovavano insieme per un momento di distensione, di buonumore, di messa in comune di esperienze e per prendere nuovo slancio per la giornata seguente. Le sere al campo sono animate dai fuochi di bivacco e da campo, ma è utile alternarli con giochi notturni, veglie alle stelle, veglie notturne, Via Crucis, Via Lucis, ecc. Il fuoco pur essendo un momento di allegria, spensieratezza, non è confusione. Come ogni attività deve essere preparato prima, non improvvisato. E’ utile, quindi, seguire dei piccoli accorgimenti per una buona riuscita, una sorta di decalogo: 1. «Anche la recitazione dovrebbe costituire parte dell’educazione di ogni ragazzo ad esprimere sé stesso. A scuola io venni incoraggiato a recitare moltissimo, e da allora non ho fatto altro che ringraziare la mia buona stella. Recitare mi dava il piacere e la felicità di poter rendere felici gli altri in momenti in cui ne avevano bisogno! “ Mettere il fuoco, o i fuochi, in modo che il fumo non disturbi nessuno (per fare ciò bisogna osservare bene la direzione predominante del vento), e decidere il posto per il deposito legna; da- Suggerimenti per l’educatore scout- 2. 3. 4. 5. 6. 7. Questo elaborato vuole essere un pratico aiuto per tutte noi, insegnandoci come utilizzare al meglio il metodo espressivo e rivelandoci le sue infinite potenzialità! Non dimentichiamoci però che il metodo ci viene incontro anche con le specialità, che danno la possibilità alle Guide di esprimersi al meglio nei campi dell‟espressione che preferiscono e per cui sono più portate! Inoltre il gioco, come ci ricorda BP, è il primo grande educatore nell‟ambiente scout, e può esserci di aiuto per sviluppare le tecniche inerenti all‟espressione! Buona “Espressione” a tutti. Preparare la pira e una buona riserva di legna già spezzata; La chiamata al fuoco può avvenire con un segnale od un canto caratteristico; Il tono deve seguire per tre quarti un crescendo di gioia, di ritmo e di allegria, per divenire più raccolto verso la fine, in modo da creare l'atmosfera adatta per gli interventi conclusivi del Capo e dell'Assistente; La fiamma deve seguire lo stesso andamento con punti di maggior luminosità nei momenti dei numeri di espressione (bruciando appena prima legna fine si ottiene l’effetto desiderato), e il fuoco va alimentato senza disturbare. Scegliere un filo conduttore o un tema che lega, (chi lo guida può anche mettersi in costume); Curare la distanza tra un numero di espressione e l’altro alternandoli con canti, bans, giochi…curando che il materiale necessario per i vari numeri sia preparato in precedenza e tenuto a portata di mano; La Pattuglia di Distretto Guide Nord-Ovest 18 3 “LA SERATA DEGLI OSCAR” - ATTIVITA’ IN ALTA SQ. (Bisuschio 1) 1.ESPRESSIONE NEL METODO “Cari Scouts, se avete visto la commedia Peter Pan vi ricorderete che …” Così comincia l’ultimo discorso di Baden Powell agli scouts.” E’ significativo come B.P. faccia riferimento ad una nota commedia per ragazzi per iniziare un discorso cosi’ importante. B.P. era convinto che in ogni essere umano esista un innato bisogno di esprimersi attraverso l'arte. L’arte drammatica, la commedia, hanno sempre affascinato B.P. Nel “metodo” l’espressione scout e’ parte integrante per la formazione del ragazzo. L’espressione scout mira ad aiutare la ragazza a diventare padrona dei suoi mezzi, a realizzare il meglio di sé, ad avvicinarsi a ciò che vuole essere come donna completa. L’espressione svolge un ruolo fondamentale nell’educazione delle ragazze, si potrebbe dire che espressione ed educazione etimologicamente parlando indicano una azione educativa molto simile: e – ducare ( = condurre fuori) e – sprimere (= togliere fuori) azione dell’educatore sul ragazzo azione del ragazzo su se stesso Per conoscere la ragazza e poterla educare l'educatore deve osservarla e seguirla mentre si esprime. Espressione è tutto ciò per cui una persona si esteriorizza; i gesti e le parole, i movimenti della fisionomia, gli scatti di impazienza e gli scoppi d'ira, le grida dopo una emozione, il modo di tenere le mani, di sedersi, di camminare……Per il capo intanto, osservare le guide mentre provano i diversi compiti, seri, comici o caricaturali, mentre manifestano le loro preferenze o criticano le prove altrui, è un modo sicuro per conoscerne il carattere. Una guida timida o che teme il ridicolo, può riuscire a nascondere questa sua debolezza in qualunque altra attività, ma quando le viene chiesto di rappresentare un ruolo brillante non può fare a meno di tradirsi oppure riesce a vincersi anche in questa occasione ed allora l'intento educativo è raggiunto. Ma una vera conoscenza di sé la si ottiene solo completandola con la conoscenza degli altri. Ed è attraverso la paziente osservazione dei caratteri diversi ed opposti, attraverso l'analisi dell'ira, dell'eccitazione, del nervosismo o della disperazione, che la guida può giungere alla conoscenza esatta delle altre ragazze e dei vari sentimenti. Quando riuscirà ad imitarli, a farli propri vivendoli, allora sarà sicura di comprenderli, di conoscerli esattamente. Attraverso l'espressione drammatica la ragazza si abitua a mettersi nei panni degli altri, ed il suo contatto personale ne viene arricchito e completato. 4 In occasione del campo invernale abbiamo proposto all’alta squadriglia, essendo delle guide ad alto livello anche nella tecnica, un bivacco un po’ particolare incentrato sull’espressione; per dare la possibilità di divertirci e nello stesso tempo conoscere i vari aspetti da curare nella messa in scena di uno spettacolo. Sfruttando un tema come quello degli “oscar”, che premiano varie categorie, abbiamo assegnato alle guide diverse scene tratte da film, con l’indicazione di curare per ogni scena un aspetto in particolare. Per ogni categoria abbiamo preparato un foglio con il titolo e un breve dialogo, tratti dai film, da consegnare alle guide specificando per ogni scena l’aspetto sul quale dovevano lavorare. FILM “Come farsi lasciare in 10 giorni” “La maledizione della prima luna” “Aladin” “Un cowboy col velo da sposa” ASPETTO DA CURARE recitazione Scenografia Costumi messa in scena CATEGORIA Miglior Miglior Miglior Miglior “The Blues Brothers” Danza Miglior colonna sonora attrice scenografia costume regia Inserendo i costumi e la scenografia è così possibile in parallelo affiancare anche un’attività manuale, dando delle indicazioni, come, per esempio, utilizzare solo materiale di recupero. Per quanto riguarda la categoria “Miglior regia” il lavoro è incentrato sullo studio della messa in scena, quale scelta “registica” adottare per rappresentare una situazione particolare. In questo caso si è trattato di un dialogo tra due sorelle gemelle. Abbiamo pensato di proporre anche la danza attraverso la categoria “miglior colonna sonora”. Al posto del dialogo è stata data una canzone tratta dal film -noi abbiamo usato “Think” di Aretha Franklin- come base per una scena da ballare…Se il testo dovesse essere in inglese, come nel nostro caso, ritorna utile la traduzione per avere più chiaro il significato della canzone; è inoltre un aiuto per dare anche un senso al pezzo ballato. Naturalmente, vista la complessità di questa attività e per renderla al meglio, occorre lasciare alle guide più tempo che per la preparazione di una normale scenetta. In più potrebbe essere un modo diverso per lanciare una sfida di espressione tra le sq., assegnando i punti in base all’originalità, la chiarezza e la scena nel suo complesso. 17 2.ESPRESSIONE: TECNICAMENTE PARLANDO… Gruppi: Narratore = Maria Chiara (A.C.R.) Discepoli = Simona (A.C.R.) e Carola (Scolta in Servizio) Gesù = Ornella (C.R.) Cieco = Francesca (Guì) Coro 1 = Sq. Aquile Coro 2 = Sq. Rondini Coro 3= Sq. Gabbiani La lettura del brano è stata così suddivisa Narratore: Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: Discepoli: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse Esistono diverse tecniche che permettono di esprimersi davanti agli altri: la recitazione, il mimo, il coro parlato, il canto,…ognuna si sofferma e da maggior importanza a un mezzo specifico, di cui noi disponiamo, per comunicare un messaggio o delle sensazioni. In alcune, infatti, predomina la forza comunicativa della gestualità, in altre quella della voce, dell’espressione del viso o delle parole. L’arte nasce dall’intimo ma e’ con i mezzi che si può affinare. E’ bene quindi conoscere ogni tecnica per avere così la possibilità, ogni volta, di scegliere qual è meglio utilizzare in base non solo ai nostri gusti, ma soprattutto alla situazione. Le tecniche di espressione hanno una sola limitazione: la fantasia della guida. Oltre alle solite tecniche, ogni ragazza può inventarne una o aggiungere delle varianti a quelle già esistenti. Non necessariamente espressione è sinonimo di scena teatrale, ma espressione è anche il disegno, la pittura, la decorazione, il canto, la musica, la danza, i giochi (soprattutto quelli di movimento), le tecniche di espressione comprendono anche la realizzazione di audiovisivi e oserei dire anche la fotografia! Attraverso la fotografia la guida osserva e immortala delle scene per lei importanti. La fotografia come la pittura sviluppa anche la creatività artistica della guida. cieco?». Narratore: Rispose Gesù Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo» Narratore: Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Gesù: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Narratore: Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: Coro 1: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?» Coro 2: «È lui» Coro 3: «No, ma gli assomiglia». Narratore: Ed egli diceva: Cieco: «Sono io!». Narratore: Allora gli chiesero: Coro 1, Coro 2, Coro 3: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Cieco: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi Le tecniche di espressione più comunemente usate sono riportate in questo schema, ogni tecnica richiede dei requisiti per far si che l’attività di espressione riesca bene, ed ogni attività di espressione ben riuscita permette alle guide di sviluppare delle qualità. Tecnica Requisiti Qualità da Sviluppare Recitazione Buona dizione Attenzione a non volgere le spalle al pubblico Caratterizazione dei personaggi Organizzazione Ognuno il proprio ruolo Non deve essere lunga Dominio di sé Spirito d’osservazione Equilibrio nell’inventare storie Fantasia Mimica Movimenti gestuali marcati e netti Cura dell’espressione del volto Deve essere breve Capacità di cogliere l’essenziale Capacità di concentrazione E’ grazia, essere in pace con se stessi e con gli altri e mi ha detto: Va' a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Coro 1, Coro 2, Coro 3: «Dov'è questo tale?». Cieco: «Non lo so». Narratore: Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: Cieco: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Coro 1: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato» Coro 2: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». 16 5 Coro Parlato Danza Quadri statici Ombre Cinesi Letture ritmate di un testo Letture a gruppi di persone Può avere un sottofondo musicale oppure fatto di suoni vocali Volume della voce modulato Movimenti semplici e coordinati Andare a tempo Devono essere statici (le immagine colgono l’elemento saliente della parte del racconto) Guidati da un narratore Non deve vedersi il cambio di scena Le posizioni devono essere molto marcate e stabili Ci può essere un sottofondo musicale Il narratore è fuori campo Le ombre devono essere ben proiettate Possono essere realizzate con tutto il corpo, con le mani o con sagome di cartone Può esserci un sottofondo musicale Il narratore deve essere fuori campo Una volta che il puzzle è completo, passate allo “smontaggio”: cioè una alla volta, partendo dall’ultima guida che si è posizionata, fatele uscire dal quadro così che tutte abbiano un’idea di quello che hanno realizzato. Una variante è non dichiarare prima il tema, ma lasciare libertà di scelta alla guida che inizia a posizionarsi, le altre dovranno intuire di conseguenza. E’ poi divertente confrontarsi, a volte il tema pensato dalla prima non corrisponde al risultato finale, e si creano così quadri inaspettati. Senso del ritmo Capacità di adattarsi agli altri Intonazione delle letture • C’ERA UNA VOLTA… Un divertente gioco per mettere alla prova le capacità recitative e di…sintesi! Assegnate a ogni squadriglia una favola classica come Cenerentola, Biancaneve e i sette nani, Cappuccetto Rosso…con il compito di rappresentarla sotto forma di scenetta. Non occorre molto tempo per la preparazione, lasciate giusto cinque minuti per accordarsi su chi fa cosa e poi, a turno, ogni squadriglia dovrà mettere in scena la favola scelta. Ora inizia il gioco, perché le sq. dovranno riproporre più volte la favola, ma con una difficoltà: ogni volta voi capo darete un tempo preciso entro il quale la scena dovrà svolgersi e concludersi senza perdere però il senso, ma lasciando i punti, le battute salienti e togliendo tutto il resto. Si dovrà arrivare a farla in pochissimo, dopo un minuto passate a trenta secondi e perché no a quindici. Ricordate che allo scadere del tempo, che la scenetta sia finita oppure no, bisogna fermarsi per forza. Questo potrebbe essere un punto a sfavore in un eventuale sfida di espressione tra squadriglie. Armonia di movimenti Coordinamento La capacità di individuare i punti focali di un racconto Capacità di esprimersi col corpo Ordine Senso artistico • IMPROVVISA…MENTE! Ogni guida deve presentarsi con un gesto anche utilizzando tutto il corpo. Dopo averli ripetuti tutti a giro qualche volta per memorizzarli, ciascuna guida sfruttando la propria fantasia ed immaginazione deve pensare a una mini storia combinando insieme alcuni gesti delle altre, ne bastano anche quattro. Lei sarà la narratrice della storia e al punto giusto darà il via anche ai gesti. Costanza nel ricercare quei movimenti che meglio rendono attraverso le forme Ordine Compostezza nei movimenti 5.L’ESPRESSIONE 5.L’ESPRESSIONE IN…ATTIVITA’ VEGLIA D’ARMI – Crotone 1 6 Durante una veglia d’armi, il Riparto Cassiopea ha avuto modo di riflettere su “Con l’aiuto di Dio”. La riflessione ha voluto mettere in luce che nonostante il nostro impegno nel mantenere la promessa, senza l’aiuto di Dio non potremmo riuscire a veder bene, a mantener fede all’impegno preso e che ogni dono che abbiamo viene da Lui. Così nella veglia d’armi è stato proposto un brano del vangelo [Giov 9,116] ed il Riparto è stato suddiviso a seconda del ruolo nello svolgimento del coro parlato. 15 Le tecniche non finiscono qui. Approfondiamone alcune e conosciamone altre. 4.GIOCARE CON…”ESPRESSIONE”! Vi propongo quindi, qui di seguito, alcuni giochi che potreste utilizzare in riparto, divertenti, ma nello stesso tempo dei buoni esercizi di espressione. • L’AVVOCATO Le guide sono sedute in cerchio, al centro del quale vi è l’avvocato dell’accusa. All’inizio questo ruolo può essere ricoperto dalle capo. Questo gioco è un buon esercizio per parlare in pubblico in maniera decisa, senza titubare, sicuri di sé e delle proprie parole, ma anche di fantasia: perché non si deve mai rimanere senza parole. Sono quindi indispensabili queste caratteristiche per la buona riuscita del gioco. L’avvocato dell’accusa inizierà a porre domande a tutti gli imputati senza dar loro tregua e su qualsiasi argomento gli venga in mente (può anche inventarsi un caso su cui discutere e accusare gli imputati); ma a rispondere non sarà la guida a cui è rivolta la domanda, bensì quella alla sua sinistra, cioè il suo “legale”, la sua “difesa”! Sarà lei a rispondere a tutte le domande, fino a quando l’accusa non cambierà imputato. Chi è titubante nel rispondere o lo fa quando non ricopre la carica di difensore viene eliminata. L’accusa ha quindi il compito di trarre in inganno gli incolpati, cambiando continuamente il soggetto delle sue accuse o incalzandoli con le domande, per eliminarli. • PUZZLE Lo scopo è quello di formare una “foto”, un quadro statico a tema. Dopo aver scelto un tema (città, circo, mare, ufficio…) una alla volta le guide dovranno assumere, all’interno dello spazio prestabilito, una precisa posa che riconduca a una persona, oggetto, situazione… che può avvenire nell’ambiente deciso. Lo dovranno però fare incastrandosi l’un l’altra, come appunto i pezzi di un puzzle, cioè inserendosi nel quadro solo collegando la propria posizione con un’altra. Ad esempio se il tema scelto è il parco e una guida si mette in piedi come per lanciare una palla, un incastro potrebbe essere un’altra che si mette di fronte nella posizione di parare oppure, per assurdo, come se avesse ricevuto una pallonata in faccia. Quindi largo alla fantasia perché si possono creare quadri anche buffi. 14 PANTOMIMA: Una piccola storia raccontata attraverso tecniche di mimo. Rappresentazione più buffonesca, legata a un genere divertente. Adatta in particolare ai fuochi di bivacco. GIOCO DEI MIMI Oltre al classico gioco, proponete una sfida tra squadriglie in cui, a turno, una guida per squadriglia estrarrà un bigliettino. Qui vi troverà scritto quello che dovrà mimare: dai film, alle professioni, alle canzoni, agli animali…ma anche oggetti come la pentola, lo spazzolino da denti, i nodi scout, le lettere…in cui devono cercare non di mimare il gesto collegato a questi oggetti, ma proprio assumere con il corpo la loro forma. • • • SCENETTA: La più classica espressione della recitazione. Infatti è quanto più si avvicina a una vera rappresentazione teatrale. Si tratta di una narrazione scenica attraverso la parola, il gesto, o combinandoli con il canto, la danza….che si avvale di un testo, scritto o improvvisato, e ha appunto un intento narrativo. Questa tecnica dà la possibilità alle guide di esprimersi in modo completo non solo, come già detto, attraverso tutto quello che comporta la recitazione, ma anche nell’aspetto manuale: l’utilizzo di costumi e scenografie completano la scena. Grazie al suo intento narrativo, la scenetta può essere divertente, seria quindi utilizzabile, in base a quello che vuole comunicare, in momenti diversi: fuochi di bivacco, veglie… Ricordate che la scenetta nasce proprio per essere un “mini-spettacolo”, deve essere breve e chiara qualunque sia il tema trattato; circa 5 minuti sono sufficienti. Si possono considerare delle forme di scenetta anche quelle rappresentazioni che hanno delle caratteristiche specifiche come: MUSICAL: Poche battute recitate, il resto è cantato. Si possono cambiare le parole di canzoni conosciute oppure fare un “puzzle” di canzoni, usando, cioè, frasi di canzoni diverse che messe insieme danno i dialoghi tra i personaggi SCENETTA NUMERICA: E’ una variante molto divertente: le parole che si dicono possono essere solo numeri. Un ottimo esercizio di voce e intonazione perché i sentimenti, le intenzioni in questo caso non possono contare sulla parola ma, sul tono, il calore, l’enfasi con cui verranno detti i numeri. Si può sfruttare il suono di un numero che si avvicina per assonanza a quello di qualche parola (es. Tre-re, nove-no,), oppure la simbologia di alcuni numeri che riconducono immagini precise (es. 3 è la perfezione, 77 le gambe delle donne, quindi invece di fischiare alla vista di una bella donna si potrà dire..SETTANTASETTE con la stessa cadenza del fischio), oppure giocare con combinazioni di numeri (es. 1 2 3 mi può dare l’idea, in base alla velocità con cui sono detti, del camminare, correre..), o ancora in tutta la scenetta abbinare sempre lo stesso gesto a un numero, in modo che diventi un “tormentone” nel senso positivo del termine… 7 RAPPRESENTAZIONE SACRA: Particolare attenzione va data all’espressione di testi sacri. A volte durante le veglie di preghiera, o la via crucis o altri momenti di raccoglimento, diamo il compito alle singole squadriglie di animare parte di queste attività. Capita spesso che le ragazze si trovino in difficoltà nel dover scegliere la tecnica di animazione più appropriata e la regia adatta. Innanzitutto bisogna ricordare loro che occorre stile quando si esegue un’attività di espressione, ma ne occorre ancora di più quando soggetto dell’espressione è un Testo Sacro. Non esiste una tecnica standard per esprimere testi sacri, ma è importante scegliere la tecnica in base al contesto in cui si opera (fuoco serale, riunione, veglia, momenti di preghiera…). La preparazione della marionetta prevede l’utilizzo di un seghetto. Una volta tagliati su misura il corpo, la testa e le braccia, è necessario scartavetrare ogni lato e smussare ogni angolo per un risultato estetico migliore. Su ogni estremità articolata va fissato un chiodo ad occhiello, questi si articolano bene tra loro e permettono alla marionetta un movimento più sciolto. Infine è necessario decorare il volto della marionetta e crearne i vestiti. In una occasione particolare, le guide hanno creato i vestiti delle marionette per un’attività di espressione, che aveva per soggetto i costumi tipici calabresi. Infine basta legare dello spago alle estremità: testa e mani. Questo tipo di attività proposto alle guide ha molteplici scopi: sviluppare il senso pratico della guida, farla entrare in contatto con strumenti particolari riscoprendo il valore di creare da sola i propri giocattoli e i propri oggetti. Porge alla guida l’opportunità di conoscere varie tecniche di realizzazione usando il legno e permette di ragionare sulla tecnica più giusta da utilizzare; Sviluppa la curiosità della guida per le tradizioni popolari, mettendola nella condizione di dover realizzare un tipico vestito calabrese in miniatura per la marionetta. Infine le guide sono riuscite ad economizzare i materiali usando vecchie pedane di legno, facilmente reperibili nei negozi ortofrutticoli o al mercato. Inoltre le guide hanno ben pensato di aggiungere dei pesetti di piombo, di quelli che si usano per la pesca, sulle mani della marionetta, in modo da essere agevolate nei movimenti. Il lavoro delle guide è durato per circa 3 riunioni di squadriglia, ma alla fine il risultato era lodevole tanto da poter attribuire ad alcune di loro la specialità di marionettista. QUADRI STATICI: I quadri statici hanno bisogno di una narrazione Come aiutare le guide guide a migliorarsi nell’attività di espressione? SCENOGRAF…ETTA: E’ una semplice scenetta, ma viene dato in dotazione un foglio di carta grande es. 100x7O cm, che dovrà essere utilizzato come unico elemento di scenografia e parte fondamentale e immancabile della scenetta. In questo modo le guide dovranno sfruttarlo al meglio possibile: disegnando su entrambe le facciate per avere due sfondi diversi, oppure ritagliando dei buchi per testa, occhi, mani…se si vuole per esempio inscenare un albero parlante…oppure illuminando da dietro i buchi per rappresentare un cielo stellato… • scorrevole e disinvolta, che riesca a catturare l’attenzione del pubblico. E’ una tecnica che utilizza dei “fermi immagine”, commentati dalla voce di un narratore o dei personaggi che non sono presenti nella scena. Si cercano nel testo l’immagine o le immagini più significative, che riassumono il messaggio principale che si vuole comunicare. in modo da far risaltare con un solo scatto, quasi come fosse una fotografia, la scena della quale il narratore parla. Queste devono essere poi rappresentate tramite dei gesti, delle espressioni “fisse”: rimanendo cioè immobili in scena, tenendo le posizioni stabilite. Bisogna fare particolare attenzione sia alla scelta del gesto, che deve essere chiaro e preciso perché lo spettatore possa capire subito cosa si vuole trasmettere, sia alle voce\i che intervengono. Sono loro infatti che devono dare “vita” alle immagini! In questo caso e’ utile anche curare i costumi perché danno maggior risalto alla scena…il risultato e’ proprio come trovarsi di fronte a dei quadri. Nel quadro statico oltretutto occorre una certa coordinazione tra il narratore, gli attori del quadro e i registi che alzano e abbassano il telone. Se bene organizzato il quadro statico può rappresentare la migliore tecnica per l’espressione di un Testo Sacro. Ancora una volta B.P. ci viene in aiuto per rispondere a questa domanda. “E’ utile incoraggiare ogni forma di recitazione: saggi di imitazioni, rappresentazioni improvvisate, anche tipo ‘processi’ ecc. sono ottime per allenamento (alla padronanza di se) e nello stesso tempo utili quando, specialmente di sera si è costretti a rimanere al chiuso.” Utile è tutto ciò che può arricchire la fantasia e l’esperienza delle guide, narrando in riunione di riparto o dando compito in squadriglia di leggere delle storie poi da rappresentare in forma scenica, sviluppando l’osservazione di comportamenti animali, di persone che svolgono attività di tipo manuale, di costumi storici e folcloristici, ecc… Il metodo ci viene incontro anche con le specialità, che danno la possibilità alle guide di esprimersi al meglio nei campi dell’espressione che preferiscono e per cui sono più portate; come regista, attore, marionettista, musicista, canto, danza… Anche il gioco può esserci di aiuto per sviluppare le doti espressive. Alcuni giochi possono essere infatti validi esercizi di preparazione all’espressione drammatica, perché utilizzano l’osservazione e la capacità di concentrazione. Le danze e i bans hanno pure una validità notevole per l’acquisto di sicurezza, grazia, padronanza dei movimenti da parte delle guide. VARIANTE: E’ possibile usare questa tecnica anche con l’ausilio di un telo e un faro (come per le ombre cinesi) creando in questo modo dei “quadricinesi”. 8 13 CORO PARLATO: Consiste in un numero di parlato puro, recitato da cinque o più lettori, oppure direttamente letto su un testo. Il vantaggio della tecnica è quello di necessitare solo del testo. I soggetti dei cori parlati possono essere testi di poesie, brani comici… da recitare con riprese di voci da una guida alle altre, disposte in semicerchio od in linea, leggermente staccate tra loro ma con pochissimi movimenti di mimica, per introdurre il dialogo e riempire le pause. Tuttavia occorre una buona coordinazione tra i gruppi di coro e una certa enfasi nella narrazione. Materiale: • • • • • • • • • Matita Cartoncino bristol Compasso Righello Forbici Colla Elastico piatto Spillatrice Pennarelli e colori a tempera Importante in questo caso è la tonalità, cioè il timbro di voce della guida che attacca la prima battuta e sul quale devono accordarsi le voci di tutte le altre. Si crea un’alternanza di voci e battute singole o all’unisono che, se unite a un buon ritmo, danno un senso di musicalità, come fosse un canto, un coro. Per questo il nome “Coro parlato”. Realizzazione: • 1. Misurare la larghezza della propria fronte da un orecchio all’altro, tagliare un quadrato di cartoncino che abbia per lato la misura ottenuta (è la distanza A). Tracciare l’asse verticale XY e dividere orizzontalmente il cartoncino in tre parti uguali, segnando i punti B e C. • 2. B indicherà l’altezza degli occhi e C quella della bocca. Seguite le misure indicate come nel disegno per tracciare con l’aiuto del compasso la sagoma degli occhi, della bocca e dell’intera maschera. Incidete la sagoma del naso e sollevate le alette. Preparate a parte il naso e incollatelo alle alette. • 3. Rinforzate con una striscia di cartoncino lo spazio tra naso e bocca e la distanza D-E all’altezza in cui fisserete con la spillatrice l’elastico. • 4. Finite la maschera dandole una ESPRESSIONE dipingendola con colori più o meno vivaci a seconda dell’uso che ne farete. MARIONETTE. MARIONETTE (Sq. Aquile- Crotone 1) Un requisito per preparare un buon coro parlato è la dizione. Nell’ espressione la dizione occupa uno dei posti più importanti. Essa è la parte fondamentale della recitazione. Il pubblico vuole sentire perfettamente e seguire ciò che viene detto sulla scena. La dizione è formata da quattro componenti: • • • • • Materiali: • • • • • • • • E’ una delle tecniche meno usate in Riparto, ma che comunque può dare grandi risultati se bene interpretato. Inoltre la preparazione di un numero di espressione in coro parlato non rimane fine a se stessa, ma aiuta la ragazza a sviluppare una buona padronanza del linguaggio e soprattutto a migliorare la dizione. E’ importantissimo per una ragazza di 11 anni imparare a parlare bene e correttamente la lingua italiana, è ancora più importante per la ragazza di 16 anni saperla insegnare alle più piccole! Questo obbiettivo è facilmente raggiungibile con la preparazione di un coro parlato. assi di legno chiodini con occhiello stoffa spago carta vetrata martello pirografo (o pennarelli) seghetto Voce Pronuncia Intonazione Distribuzione delle pause Quando si sceglie un coro parlato per interpretare un testo sacro occorre far ricorso ad una lettura espressiva. Le regole di una lettura espressiva seguono quelle della buona dizione, inoltre è opportuno ricordare che il significato di una frase letta cambia a seconda di dove il lettore fa cadere l’accento oratorio. Esempio: Perché non leggi a messa? Perché non leggi a messa? Perché non leggi a messa? 12 Si ricerca la causa Si esprime meraviglia Si esprime un rimprovero 9 • Per evitare una lettura monotona e a cantilena occorre spezzare i versi che si leggono in modo da poter rispettare la punteggiatura e dare le giuste pause e la giusta enfasi. varie parti. Una potente fonte di luce proietta le ombre direttamente sul telo con l'effetto di ingigantirle e rendere animate le figure. Dunque il coro parlato è l'applicazione più completa e più scout della dizione. Si devono curare le sagome che devono essere semplici e facilmente riconducibili ai personaggi e, come per i burattini, le voci che devono caratterizzare i vari personaggi. Anche questa tecnica necessita di un buon narratore e di una coordinazione tra gli attori per muovere i personaggi nella scena. BURATTINI Vantano una lunga tradizione nel mondo dell’arte. Tutt’oggi e’ una nota forma di spettacolo teatrale che prende il nome di “teatro dei burattini”; in cui uno o più animatori, i burattinai, danno vita ai personaggi tramite particolari pupazzi, detti appunto burattini. Nella tradizione il burattino è composto da testa e mani di legno fissate ad un camiciotto sul quale viene posto il vestito. L'animatore per muoverlo lo inguanta dandogli vita. Lo spettacolo dei burattini è generalmente rappresentato all'interno di un casotto di legno, detto castello. Tutto ciò non ci deve impedire di realizzare uno spettacolo di burattini. Anzi potrebbe essere lo spunto per lanciare in riparto un’interessante attività manuale. Senza avere grande esperienza o pretese si possono costruire dei burattini anche in modo più semplice. Infatti il termine burattino sta genericamente ad indicare anche tutti gli oggetti animati ‘dal sotto’, dove l'animatore è nascosto, mentre la marionetta viene animata ‘da sopra’, con dei fili. Esistono diverse tecniche che sfruttano soprattutto materiali di recupero; bottiglie di plastica, palline di gomma piuma, calzini, lana, bottoni, scampoli di stoffa...e fantasia, e’ tutto ciò che occorre per ottenere dei simpatici burattini da animare in un castello –sempre costruito dalle guide con del cartone o compensato… Manca solo una storia, inventata o rivisitata, e il teatro di burattini sarà pronto per animare fuochi di bivacco, feste di gruppo o, perché no, degli spettacoli per autofinanziamento. Non va dimenticata l’importanza della recitazione e della giusta voce da dare ai personaggi. In questo caso può essere “sopra le righe” cioè esagerata, perché deve uscire il carattere; ci si può divertire anche a dare particolari o strane inflessioni dialettali o della voce, difetti di pronuncia ecc… Divertente variante Utilizzare come burattini i piedi o le mani. Basta Tecnica adatta sia a momenti gioiosi che più riflessivi come fuochi di bivacco o chiacchierate. 3.ESPRESSIONE DI CREATIVITA’ L’attività teatrale impegna i ragazzi anche manualmente, con la costruzione di marionette, burattini, dei costumi, delle scene coreografiche, che si possono attuare anche all’aperto e non necessariamente in un teatro (ad esempio in preparazione di un fuoco di bivacco) impegnando così tutti i componenti di una squadriglia. Nessuno dei componenti della squadriglia deve pensare che vi sono ruoli più o meno importanti, semmai diversi e comunque tutti complementari. Perciò non si deve sottovalutare nessun compito, da quello della recitazione a quello di tenere in piedi fisicamente la scenografia o farne parte (come albero, statua…). Quante volte nei grandi giochi mettiamo in mezzo una prova di abilità manuale? Quante volte le guide creano delle maschere per un numero di espressione? La costruzione di una maschera potrebbe risultare spesso banale, ma anche per questa è necessaria la conoscenza di una tecnica, soprattutto per avvicinare le guide più piccole all’abilità manuale e all’espressione. BP in Suggerimenti per l’Educatore Scout inserisce l’abilità manuale tra i quattro punti dell’educazione scout, che definisce “essenziali alla formazione della vita sociale”. Ne consegue che l’abilità manuale non è solo un’opportunità, ma un elemento centrale, irrinunciabile del metodo scout. MASCHERE (Crotone 1) “vestirli” da personaggi (si possono usare le calze o i guanti come base colorata) e il gioco è fatto. Un po’ scomodo stare sdraiate per terra dietro un telo e cercare di muovere bene i piedi ma…è la parte più divertente e il risultato è davvero simpatico. • OMBRE CINESI E’ un tipo di espressione simile a quella dei burattini, con la differenza che le figure non si vedono direttamente ma, come dice il nome stesso, appaiono solo le loro ombre. Lo spettatore si pone davanti a un telo bianco semi-trasparente dietro il quale si manovrano le figure e si recitano le 10 11