MINISTERO DELL’AMBIENTE
AREA MARINA PROTETTA PROMONTORIO DI PORTOFINO
Progetto di studio per la valutazione e valorizzazione delle emergenze
naturalistiche dell’Area Naturale Marina Protetta del Promontorio di
Portofino
PARTE II: Valutazione dell’impatto antropico sul sistema costiero, con
particolare riferimento alle attività consentite all’interno dell’area (pesca
professionale e sportiva, turismo nautico)
RELAZIONE FINALE
GENNAIO 2004
Responsabile: Prof. Riccardo Cattaneo-Vietti
URL-CoNISMa - Università degli Studi di Genova – Dipteris
Dr. Simone Bava, Università degli Studi di Genova – Dipteris
Alessia Agostini, tesista Università degli Studi di Genova – Dipteris
Hanno partecipato gli studenti del Corso di Laurea in Scienze Ambientali – Università
di Genova:
Susanna Baiardo
Ottavia Benedicenti
Michelangelo De Barbieri
Alessio Lanzone
Tommaso Magro
Chiara Occhi
Stefania Pesce
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Indice
2. Introduzione
I principali problemi ambientali dell’AMP di Portofino
2.1 La pesca professionale
2.1.1 Le attività di pesca tradizionali
La pesca del rossetto
La Tonnarella di Camogli
La Mugginara
2.1.2 Prodotto ittico sbarcato
2.1.3 Risultati questionari volontari sulla pesca professionale
2.1.4 Età dei pescatori professionisti
2.1.5 Confronti storici
2.2 La pesca sportiva nell’AMP di Portofino
2.2.1 Regolamentazione dell’attività di pesca sportiva
2.2.2 Analisi dei dati
Traina
Bolentino
2.2.3 Conclusioni
2.3 Censimento delle attrezzature della pesca sportiva e professionale perse
in mare
2.3.1 Analisi dei danni arrecati nella zona B dall’attività di pesca attraverso conteggi in
situ
2.4 Il diporto nautico
2.4.1 Introduzione
2.4.2 Risultati
Nautica da diporto nell’Agosto 2003
Nautica da diporto nel settembre 2003
2.4.3 Conclusioni
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2. Introduzione
Nella gestione dell’AMP di Portofino è molto importante valutare quale sia il peso
dell’impatto antropico sull’area, tenendo conto che le attività economiche che da sempre vi si
svolgono coinvolgono migliaia di persone che attingono in misura diversa alle sue risorse
naturali.
A Portofino, Camogli, Santa Margherita L., la crescita del flusso turistico appare costante nel
tempo per l’importanza e l’interesse internazionale di queste località: regolare questo flusso è
determinante per una corretta gestione di un’AMP e, con il tempo, si dovrà cercare d’avere
presenze meglio distribuite nell’arco dell’anno, invece di concentrarle nel periodo compreso
tra giugno ed settembre come è accaduto fino ad ora. Ciò è possibile in quanto il flusso
turistico in Liguria (Fig. 2.1) è piuttosto costante nell’anno per cui si può ipotizzare una
maggiore fruizione dell’AMP anche in periodo invernale, di norma meno favorevole, come
già avviene, ad esempio, per le attività subacquee.
La fruizione di un’AMP implica una serie di problematiche di tipo ambientale e socioeconomico che vanno valutate attentamente. Alcune, per Portofino, sono irrilevanti, altre di
notevole importanza dal punto di conservazionista. Trovare il giusto equilibrio tra protezione
e fruizione rimane la sfida principale nella gestione di un’AMP.
I principali problemi ambientali dell’AMP di Portofino
Il turismo di massa e le attività nautiche, la pesca professionale e da diporto, le immersioni
subacquee (Fig. 2.2), seppur regolamentate, hanno certamente determinato, negli ultimi 30
anni, un deterioramento nella qualità delle acque dell’AMP di Portofino ed un
impoverimento delle sue cenosi sia bentoniche che ittiche.
Tra le cause di questo degrado possiamo ricordare il progressivo apporto di TSM (materiale
totale in sospensione) nella colonna d’acqua dovuto sia agli apporti fluviali del fiume Entella
che alle discariche degli insediamenti urbani. Tutto ciò determina un intorbidamento delle
acque, un’attenuazione della penetrazione della luce ed un’alterazione nella struttura dei
sedimenti.
La sinergia tra queste diverse forme d’aggressione legate allo sviluppo antropico della fascia
costiera (inquinamento, infangamento, turismo, pesca) ha avuto un effetto negativo sulla
struttura delle comunità bentoniche dell’AMP, che per bellezza e ricchezza, rappresentano
uno dei siti marini più spettacolari e caratteristici del Mediterraneo.
Il problema del calpestamento (trampling) di biocenosi di pregio nella zona emersa (piano
sopralitorale) o di marea (piano mesolitorale e infralitorale superiore) nell’AMP di Portofino
è praticamente inesistente in quanto la maggior parte del Promontorio è difesa
dall’inaccessibilità della sua costa (Fig. 2.3). La fascia costiera è raggiungibile da terra in
pochissimi punti (Punta Chiappa, Ca’ dell’Oro, Baia di S. Fruttuoso, Punta del Faro di
Portofino, Aurora, Baia di Paraggi e pochi altri siti nella zona C del lato est), e anche per i
rari turisti che arrivano dal mare, la difficoltà di camminare sulla puddinga e al tempo stesso
la limitata estensione della fascia a trottoir, costituita dalla melobesia Lithophyllum
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lychenoides che sul Promontorio non raggiunge le dimensioni d’altre zone del Mediterraneo,
la protegge dal danneggiamento.
La fascia a Cystoseira non è praticamente a rischio da calpestio umano perchè è abbastanza
robusta a questo tipo di sollecitazioni meccaniche (dovendo resistere a sollecitazioni da moto
ondoso la popolazione è caratterizzata da una buona elasticità e resistenza) e perché l’impatto
è limitato a pochissime persone nel solo periodo estivo (come avviene, per esempio, a Punta
Chiappa).
Tra gli habitat più a rischio appare invece a Portofino, la biocenosi coralligena che, solo
grazie al fatto di svilupparsi in profondità, è stata in tempi molto recenti colpita da fenomeni
regressivi. Quest’ambiente subisce (o ha subito, prima dell’istituzione dell’AMP) una
notevole pressione dalle attività di pesca effettuate con attrezzi da posta (reti da posta,
palamiti di fondo e nasse) e da traino (strascico), in quanto zone di notevole interesse per la
pesca. Tutta quest’attività provoca alla struttura della comunità danni fisici notevoli in quanto
favorisce un aumento della torbidità e della risospensione e la distruzione delle concrezioni
biogeniche. Questo ha portato a processi di disequilibrio floro-faunistico, con variazioni in
abbondanza di alcune specie algali o la proliferazione di organismi demolitori, in particolare
spugne perforanti (clionidi).
Le attività di pesca professionale consentite nell’AMP sono art igianali nel vero senso della
parola, praticate con piccole imbarcazioni e con metodi antichi, anche se il numero delle
barche da pesca che operano in questo limitato tratto di costa è relativamente alto (86 unità).
La pesca sportiva, permessa in zona B ai soli residenti (per un totale di 120 permessi di cui
40 riservati a 2 circoli di pesca sportiva) ed in zona C anche ai non residenti, sempre grazie
ad un permesso a pagamento, ha certamente un impatto sulla fauna ittica, impatto che è in
fase di valutazione.
I circoli di pesca sportiva autorizzati per la pesca sono l’Associazione Pesca Sportiva
"Porticciolo" (con sede in Via Isola 1, Camogli) e l’Associazione Pescatori Dilettanti
Sanmargheritesi (con sede in Via Trieste, S. Margherita Ligure).
Il Consorzio, preoccupato per le numerose catture della cernia (Epinephelus marginatus),
ritornata a popolare le acque del Promontorio in gran numero, oggi la tutela con una speciale
normativa inserita nel regolamento. pagamento (libera e gratuita invece ai residenti nei tre
comuni, almeno fino al 2003).
Finora non si ha nessuna certezza sul fatto che tale regola sia rispettata dai pescatori,
considerando che la cernia bruna è già protetta nell’intero territorio nazionale fino al
raggiungimento dei 5 kg, taglia prossimo alla prima maturità sessuale (legge praticamente
trascurata in tutt’Italia, vista la scarsità di controlli e l’alta qualità delle carni di questo
serranide).
Un serio danno biologico, fino ad oggi sottovalutato, sono le lacerazioni provocate da attrezzi
da pesca (lenze e tremagli) dell’epidermide di molte specie sessili a crescita lenta, come le
gorgonie; lacerazioni che favoriscono fenomeni di necrosi e successivo insediamento di
epibionti che, nel tempo, portano alla morte della colonia stessa. Questi tipi di pesca,
considerati molto selettivi ed ammessi nell’AMP, in realtà, causano frequente d’abrasioni e,
sebbene non esistano dati statistici in proposito, il loro impatto sulle popolazioni sessili dei
fondi duri può essere notevole.
Anche il turismo subacqueo, divenuto di massa alla fine degli anni ‘80, è fonte di danni
notevoli. A Portofino si calcola che si immergano oltre 60.000 subacquei/anno. Il subacqueo,
non educato, provoca un degrado di tipo meccanico in quanto è propenso a toccare, rompere
e prelevare gli organismi più appariscenti (spugne, corallo, gorgonie, briozoi, molluschi,
stelle e ricci di mare), spesso solo per souvenir, se non per approvvigionamento d’attività
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acquariofile. La raccolta di materiale biologico ad opera di subacquei dilettanti è proibita per
legge, ma è necessario applicare severamente queste norme di tutela, esattamente come è
stato fatto, con successo, in montagna per difendere la flora spontanea.
Altra fonte di preoccupazione nella tutela dei fondali portofinesi è il turismo nautico ed in
particolare il danno meccanico provocato degli ancoraggi effettuati dalla nautica da diporto
tenuto conto che in Liguria esistono oltre 15.000 posti barca.. Nel periodo estivo si assiste ad
un’altissima concentrazione di barche intorn o al Promontorio (mediamente 180-200 tra
imbarcazioni e natanti al giorno) che rappresenta una delle mete estive preferite non solo per
la Liguria. Oggi, con la regolamentazione degli ormeggi ed il divieto d’ancoraggio lungo il
fronte meridonale del Promontorio, certamente l’ambiente più sensibile, gli effetti negativi
dovrebbero diminuire.
Il problema dell’impatto da reflui urbani diretti, per la zona B dell’AMP esiste solo per il
piccolo centro abitato di S. Fruttuoso, che è costituito da 50 residenti, ma che sommati ai
numerosi turisti che arrivano quotidianamente con i battelli di linea, necessita una soluzione.
Ora è stato parzialmente risolto con la costruzione di un piccolo impianto di trattamento
primario e condotta che dovrebbe disperdere i reflui senza che ritornino indietro all’interno
della Baia, creando problemi con la balneazione nelle due piccole spiagge presenti
Per quanto riguardo l’impatto da reflui urbani, le zone C sono nettamente diversificate.
La zona C occidentale è interessata solo dal piccolo insediamento di Punta Chiappa,
frequentato quasi esclusivamente durante la stagione estiva: l’impatto può considerarsi
irrilevante anche se lungo la fascia mareale di quest’area si possono sviluppare alghe verdi
(Enteromorpha intestinalis e Ulva rigida), indicatrici d’alte concentrazioni di nutrienti,
accompagnate da Mytilus galloprovincialis.
La zona C orientale ha un’alta concentrazione urbana, ospitando l’abitato di Portofino e di
Paraggi ed un susseguirsi d’abitazioni lungo la costa. L’impatto ambientale in questa zona
può considerarsi, in un ambito di AMP, significativo.
E’importante infine segnalare che, sia nell’area antistante Camogli che in quella antistante
Santa Margherita L., sono stati immerse, negli anni ’80, due barriere artificiali costituite, in
gran parte, da zattere lignee dismesse dal Porto di Genova.
Mentre per quanto riguarda la barriera immersa davanti a Camogli non si hanno dati certi ed
è probabilmente ormai nascosta dalla sedimentazione, quella posta al centro del Golfo
Marconi (Golfo del Tigullio) fu immersa nel dicembre 1980 ed è costituita da 11 chiatte
poste a 30-40 metri di profondità. Nel giugno 1981 e nel novembre 1983 ne furono aggiunte
rispettivamente tre e due e, successivamente, furono immersi altri materiali di varia origine e
composizione, fino a coprire una superficie stimata intorno ai 2,1 kmq. Questa barriera
interessa circa 6 kmq di fondali del Golfo Marconi.
Non si hanno notizie certe riguardo l’effetto di tali strutture.
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2.1. La pesca professionale
Nonostante il Mar Ligure produca solo il 5 % della produzione nazione di prodotti ittici, delle
540 specie presenti in Mediterraneo, 350 sono presenti in Mar Ligure, grazie alla notevole
varietà di ambienti che presenta questo mare.
In totale, nelle tre marinerie di Camogli, Portofino e Santa Margherita sono presenti 107
unità da pesca, 21 delle quali pescherecci a strascico, che non possono operare all’interno
dell’AMP (dati Capitaneria di Porto 2003).
All’interno dei tre Comuni dell’AMP le licenze della p iccola pesca non sono distribuite in
modo omogeneo: le 86 unità della piccola pesca sono rispettivamente suddivise con 47 a
Camogli, 35 a Santa Margherita L. e solo 4 a Portofino. Nel diagramma a torta (Fig. 2.4) è
rappresentata la percentuale delle unità di piccola pesca iscritte nei tre uffici marittimi.
Nel porto di Camogli le licenze per gli attrezzi della piccola pesca più abbondanti sono quelle
per gli attrezzi da posta fissa; al secondo posto quelle per i palangari (Fig. 2.5).
La marineria di Portofino è costituita solo da 4 unità da pesca con licenze da pesca per gli
attrezzi da posta fissa e palangari (Fig. 2.6).
La flotta della piccola pesca di S. Margherita L. è anch’essa dominata, per la tipologia degli
attrezzi da pesca, dagli attrezzi da posta fissa (Fig. 2.7). Inoltre vi sono anche 21 pescherecci
a strascico, che non potendo operare nei confini dell’AMP non sono stati volontariamente
inseriti nell’elaborazione.
Nella Fig. 2.8 viene riportata la distribuzione delle licenze di piccola pesca professionale ai
residenti dei tre Comuni: è evidente l’importanza della marineria di Camogli rispetto a tutte
le altre.
Anche se dal punto di vista quantitativo il numero delle licenze per la pesca con i palangari è
molto alto in tutte e tre le marinerie, la loro importanza in ambito AMP potrebbe essere non
molto significativa in quanto quest’attrezzo è utilizzato solo da alcuni pescatori in alcune
stagioni dell’anno e per la maggior parte delle volte è utilizzato su fondi a naselli, in zone
esterne all’A MP.
Particolarmente vulnerabile alla pesca con i palamiti di fondo ed alla pesca con i filaccioni,
quando calati in zona di falesia, rimane comunque la cernia bruna, specie quantitativamente
molto aumentata sia nelle acque dell’AMP che in quelle dei fond ali liguri per cause ancora
non accertate e che, sebbene protetta, varrebbe la pena di tutelare maggiormente.
La cernia bruna, infatti, pur spuntando al mercato prezzi molto alti (prossimi ai 30 euro/kg),
rappresenta un esempio di quanto una specie possa renda di più se sfruttata come risorsa per
il turismo subacqueo, piuttosto come prodotto ittico. Infatti, la cernia bruna è sicuramente
una delle specie bandiera più ricercate, il cui incontro da notevole soddisfazione al
subacqueo ed ovviamente al fotografo subacqueo o cineoperatore sub (categorie in grande
aumento).
Da tempi immemorabili, le zone di pesca sono suddivise tra le tre marinerie di Camogli,
Portofino e S. Margherita L. in modo vantaggioso per Camogli, che possiede la flotta più
numerosa ed opera nelle acque dell’AMP dal confine di ponente fino a Punta del Faro,
mentre i colleghi di S. Margherita operano nel tratto compreso tra il Covo di Nord Est e
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Punta del Faro sul versante levantino dell’AMP ed all’interno perciò della meno fruttuosa
zona C.
I pescatori di Camogli dispongono inoltre di postazioni fisse di pesca ai piccoli e medi
pelagici (mugginara e tonnarella), entrambe situate in zona C in prossimità di Porto
Pidocchio e Punta Chiappa. Esse costituiscono alcuni esempi di pesca artigianale tra i più
interessanti d’Italia.
2.1.1 Le attività di pesca tradizionali
Nell’AMP di Portofino si svolgono alcune attività di pesca fortemente tradizionali, alcune
delle quali ormai uniche in Italia che, in un ambito di corretta grestione, vanno valutate e, se
possibile, sorrette.
La pesca del rossetto
A Portofino si pesca stagionalmente un piccolo gobide chiamato “rossetto” (Aphia minuta)
che con il bianchetto, rappresenta, da tempo immemorabile, un’importante risorsa invernale
per la piccola pesca costiera ligure.
Questa pesca è effettuata in acque costiere poco profonde (0-40 m) con imbarcazioni di
dimensioni ridotte (normalmente tra i 4 e i 6 m), utilizzando la sciabica a maglia fine (Fig.
2.9). Bisogna sottolineare che il rossetto è pescato sia in fase giovanile che adulta, anche se
le dimensioni massime di quest’ultima corrispondono a quelle del novellame del pesce
azzurro (bianchetti). La pesca del rossetto, è consentita solo dal mese di novembre fino a
primavera per un periodo di soli 60 giorni (in quanto Pesca Speciale la concessione di pesca
varia di anno in anno), ed un chilogrammo di quest’autentica leccornia varia sui mercati
liguri dai 45 ai 55 Euro.
Il bianchetto, invece, è costituito da giovanili di sardina e acciuga; i giovanili di acciuga sono
disponibili nel mese di settembre, periodo in cui non è consentita la pesca con la sciabica per
bianchetti, perciò è pescato solo il bianchetto di sardina (Sardina pilchardus). La pesca del
bianchetto è concessa dal mese di gennaio a marzo (sotto concessione di soli 60 giorni, decisi
d’anno in anno, con alcune eccezioni sullo specchio temporale per i compartimenti marittimi
di Taranto e Crotone).
Sul Promontorio di Portofino viene pescato anche un altro piccolo pesce dal ciclo di vita
annuale e di dimensioni molto ridotte, il bianchetto di fondo (il gobidae Crystallogobius
linearis), pescato in Italia in pochissimi luoghi.
Durante la pesca mirata alle specie bersaglio del rossetto e del bianchetto di fondo, le catture
accidentali di forme giovanili è decisamente limitata; si arriva allo 0,06% per loliginidi e allo
0,04% per il Lepidopus caudatus. Infatti, quando le due specie bersaglio sono disponibili in
buona quantità, il risultato delle cale è dato esclusivamente dal rossetto o dal bianchetto di
fondo. Limitate catture accessorie si hanno solo quando i pregiati gobidi iniziano a
scarseggiare. Infine, per quel che concerne l’impatto di quest’attività di pesca sui fondali
costieri possiamo ritenere che non vengano arrecati danni alle biocenosi del fondo ed in
particolare alle praterie di fanerogame marine, se la sciabica viene utilizzata correttamente
(Relini et al. 1996).
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I pescatori a sciabica a maglia fine lamentavano, nella primavera 2003, il fatto di aver perso
alcuni siti di cala per colpa delle boe fisse d’ormeggio delle barche dei subacquei, dei parchi
boa per l’ormeggio regolamentato dei natanti e delle imbarcazioni da diporto e per la
costruzione del recente scarico fognario nella Baia di S. Fruttuoso. Oggigiorno, invece,
l’intera zona B è stata interdetta alla pesca con sciabica a maglia fine, partecipando a creare
ulteriore scontento nella categoria dei pescatori, poiché si sono visti portare via la maggior
parte delle zone di cala, e rischieranno perciò in futuro di entrare in conflitto con i pescatori
di Recco, per la spartizione delle cale a ponente (fuori dall’AMP).
La Tonnarella di Camogli
Agli inizi del XX secolo lungo le coste tirreniche fioriva l’attività delle tonnare e delle
tonnarelle, le prime realizzate soprattutto per la cattura del tonno, le seconde, più piccole,
dedicate alla pesca del pesce di passo. Con il passare degli anni, questa tradizionale attività
di pesca è andata lentamente spegnendosi e, tra le tonnarelle in attività sopravvive oggi in
Italia solo quella di Camogli, inserita nell’AMP di Portofino dove ravviva una delle più
antiche tradizioni pescherecce della Liguria.
Si hanno notizie della presenza della tonnarella in questa zona sin dagli inizi del XVII secolo,
attraverso alcuni decreti del Senato della Repubblica di Genova che imponevano
l’assegnazione alla comunità di una parte del pescato. Nel 1937 per mantenere in attività la
tonnara, che era stata messa in opera la prima volta nel 1802, alcuni pescatori si
organizzarono in cooperativa con particolari limitazioni: i soci, tra l’altro, dovevano avere
una discendenza camoglina sia da parte di madre che di padre.
La tonnarella di Camogli, costruita annualmente con reti tessute in fibra di cocco, è adibita
alla cattura del pesce di passo ed è l’unica tonnar a ancora in opera delle 4-5 che erano
presenti in Liguria negli anni passati.
Posta a ridosso di Punta Chiappa, nell’area C di ponente, è attiva da aprile ad ottobre,
periodo in cui vengono effettuate tre levate: prima dell’alba, in mattinata e al tramonto .
Le principali specie catturate durante l’estate sono le ricciole, i boniti, le palamite, le boghe,
le menole, i sugarelli, le occhiate, gli sgombri e le salpe, sempre più di rado i tunnidi di
maggior pregio.
Qualche volta nella tonnara finiscono anche i grandi pelagici predatori che seguono i banchi
di pesce azzurro: famosa è la cattura, nel 1954, di un grande squalo bianco di circa 1000 kg
in peso (Fig. 2.10). La cattura di squalo martello della specie Sphyrna mokarran nel 1969
risultò essere la prima segnalazione per il Mar Mediterraneo. Degne di nota sono anche le
catture di Istioforidi della specie Tetrapturus albidus (volgarmente marlin bianco), di un
marlin (Makaira indica) di 180 kg e 2,6 m di lunghezza alla forca, il 23.9.1986 (Orsi Relini
& Costa, 1986) e di alcuni esemplari di tartarughe, la più famosa delle quali un grosso
esemplare della rara tartaruga liuto (Dermochelys coriacea). Anche se le catture di grossi
elasmobranchi sono decisamente diminuite negli ultimi anni, nell’estate 2003 è stato
catturato uno squalo volpe della specie Alopias vulpinus del peso di circa 200 kg.
Nel periodo estivo, con la tonnarella sono impiegati 12 persone fisse che effettuano la “leva”
tre volte al giorno. Essa opera da aprile a fine settembre-primi di ottobre.
Purtroppo nel settembre 2003, a causa di una libecciata, le reti di cocco che costituiscono le
camere della tonnarella sono andate distrutte, determinando un’anticipata interruzione delle
attività proprio nel momento di passo dei sub-adulti delle ricciole (principale target in quanto
raggiunge un valore di 12 euro/kg). Il danno è probabilmente imputabile al precoce
deterioramento delle cime di cocco dovuto alla persistenza di alte ed anomali temperature
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delle acque durante il periodo estivo che hanno facilitato la degradazione batterica delle fibre
naturali.
L’uso di più robuste e non biodegradabili fibre di nylon, tentato anni fa da parte dei pescatori
della Cooperativa Pescatori di Camogli, non fu felice in quanto la struttura si rivelò molto
meno produttiva in termini di pescato. Ciò si spiega con il fatto che la corda di cocco naturale
(al contrario del nylon), favorendo una rapida colonizzazione da parte degli organismi
epibentonici (fouling), agisce da attrattore per gli anelli più alti della rete trofica.
La Mugginara
In un particolare tratto della costa tra Porto Pidocchio e Punta Chiappa, la conformazione del
fondale, l'andamento delle correnti e la possibilità di avere una postazione panoramica
permette ancor oggi la pratica di una tecnica di pesca particolare "la mugginara", impiegata,
a memoria d'uomo, da almeno duecento anni. Nel secolo scorso esistevano più poste dove
veniva praticata questa attività, che era regolamentata con un turno di 2 giornate di pesca tra
22 equipaggi.
La mugginara è una rete a "trappola" con cui si pratica una pesca a vista: si tratta di una sorta
di tonnarella in miniatura: una rete di circa 50 x 30 m viene calata tra la costa e due barche
ancorate a formare una camera, regolata di giorno in giorno, a seconda dell'inte
nsità della
corrente da cavi che partono da terra e dai natanti. La rete viene calata giornalmente con
l'arrivo dei due natanti; fissi in posto permangono le due ancore, a 50 m e 45 m di profondità,
ed i cavi a terra, fissati in occhielli e a ferri presenti sugli scogli da almeno cento anni.
Dall'alto della scogliera si effettua la guardia. In caso di avvistamento di un banco di pesce il
guardiano avverte gli altri due pescatori, pronti a salpare la rete dal gozzo. La rete è posta in
bando nella colonna d'a
cqua e non tocca il fondo, dove rischierebbe di incagliarsi,
pregiudicando l'azione di pesca. Il recupero della rete avviene a mano, senza l'impiego di
mezzi meccanici, in pochi minuti: si tratta di un attrezzo realizzato con un filato leggero e
maglie da 54 mm. La stagione di pesca di regola si svolge da aprile ai primi di agosto, con
alcune cale anche nei mesi di settembre ed ottobre dall'alba alle prime ore del pomeriggio. Le
specie oggetto di pesca sono soprattutto i muggini (famiglia dei Mugillidae), da cui deriva il
nome dell'attrezzo, e le riccioleSeriola
(
dumerili) specie pelagiche che transitano sottocosta.
La balneazione ed altre attività ricreative esercitate nell'area limitrofe di Punta Chiappa
hanno sempre trovato un naturale equilibrio con l'
attività di pesca: il guardiano della rete che
aspetta l'arrivo del banco di pesce si adopera ad allontanare ogni forma di disturbo che possa
pregiudicare la propria attività, finché questo è possibile. Infatti nei giorni festivi spesso
l'azione di pescaermina
t
circa alle 10, con la rimozione dell'attrezzo, quando la pressione di
natanti da diporto e bagnanti diventa insostenibile; al contrario nelle giornate di "tempo
coperto" all'inizio della settimana questa può prolungarsi sino alle 16.00. Si sottoline
a che la
presenza della mugginara costituisce una sorta di zona cuscinetto, sorvegliata, tra l'area
adibita a balneazione e Porto Pidocchio dove fanno scalo i battelli che collegano Camogii a
S. Fruttuoso.
La mugginara si colloca ad una distanza di almeno 200 m dalla tonnara. Questi due attrezzi
convivono da sempre, pur essendo in competizione per la cattura dalla ricciola. All'inizio del
secolo quando c'erano 22 equipaggi di mugginara, alcuni padroni controllavano
personalmente l'impianto della tonnara, pe
r verificare che il pedale (lo sbarramento
principale costa - largo) fosse calato secondo le consuetudini locali, lasciando un tratto libero
per il passaggio dei pesci per le poste della mugginara.
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Il protocollo della Convenzione di Barcellona relativo alle aree protette include tra le finalità
da perseguire, tramite le misure di protezione, il mantenimento di antiche tradizioni di pesca
che siano ecocompatibili.
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2.1.2 Prodotto ittico sbarcato
Dei 107 pescherecci immatricolati nei tre porti dell’AMP d i Portofino, 21 sono pescherecci a
strascico, e non possono praticare attività di pesca all’interno dell’AMP.
Purtroppo per motivi di privacy non è stato possibile consultare i dati relativi al prodotto
sbarcato da ogni barca da pesca, perciò non è possibile stimare, con certezza, quante delle
188 tonnellate sbarcate nell’anno solare 2002 siano state catturate dalla piccola pesca e
quante dalla pesca a strascico (prodotto sicuramente proveniente da zone esterne all’AMP,
poiché lo strascico è interdetto all’ interno dell’AMP) (dati Capitaneria di Porto, 2003).
Inoltre, le stime dei prodotti sbarcati divise per i 3 porti sono da considerarsi una sottostima,
poiché buona parte del pescato di pregio viene venduto direttamente dal pescatore senza il
rilascio di nessuna ricevuta fiscale.
Dobbiamo, ancora, segnalare la completa mancanza di collaborazione da parte della
Capitaneria di Porto di Santa Margherita L. e da parte dei pescatori professionisti interpellati.
Invece le Capitanerie di Porto di Genova, Camogli e Portofino, quando possibile, hanno
collaborato dandoci un grande aiuto.
In Fig. 2.11 sono rappresentati gli andamenti degli sbarcati nell’anno 2002 nelle tre
marinerie.
Santa Margherita L. è nettamente al primo posto in quantità di sbarcato (oltre 120 t/anno): dei
21 pescherecci a strascico presenti nelle tre marinerie, 19 sono, infatti, immatricolati in
questo porto.
I pescherecci a strascico presentano rendimenti di pesca per unità d’imbarcazione ben più alti
rispetto agli operatori della piccola pesca. Non sono, tuttavia, più alti se si calcola lo sforzo
di pesca (come potenza motore o consumo di gasolio) e si tiene conto che sui pescherecci a
strascico sono imbarcate almeno 2-3 persone, mentre sulle imbarcazioni della piccola pesca
si opera per la maggior parte da soli.
La pesca a strascico, praticata con imbarcazioni più grandi e con motorizzazioni più potenti,
è però meno vincolata alle condizioni meteo, come accade invece alla pesca artigianale
(tipica di Camogli). E’ questo il motivo per cui a Ca mogli è evidente un calo sulla quantità di
sbarcato nei mesi di gennaio, marzo, novembre e dicembre (fig. 2.11 bis), quando le
condizioni del mare non consentono di lavorare tutti i giorni sotto costa.
In Tab. 2.1 sono rappresentate le potenze dei propulsori delle barche da pesca nei tre porti
dell’AMP. E’ possibile notare che, per quanto riguarda la potenza media dei propulsori,
primeggia Santa Margherita L. la cui marineria è costituita principalmente da motobarche a
strascico anche se di minori dimensioni rispetto alla flotta presente nella Liguria occidentale
(San Remo ed Imperia)
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Tab. 2.1: Potenza dei propulsori dei motopescherecci delle tre marinerie di Camogli,
Portofino e Santa Margherita L.
N°
imbarcazioni
Camogli
HP
KW
Potenza media piccola pesca
47
62,40
44,80
Potenza media pescherecci a strascico
2
250,30
183,99
Potenza media totale
49
74,14
53,23
4
31,25
22,96
Portofino
Potenza media piccola pesca
S. Margherita L.
Potenza media piccola pesca
35
50,98
34,03
Potenza media pescherecci a strascico
19
226,17
149,82
Potenza media totale
54
118,07
79,86
Il totale dei prodotti ittici sbarcati nel 2002 viene suddiviso a seconda di categorie
commerciali: i pesci sono di gran lunga il prodotto più importante, seguiti dai molluschi e dai
crostacei, meno abbondanti, ma molto pregiati (Tab. 2.2).
Tab. 2.2: Prodotto ittico sbarcato nel 2002 (kg) diviso in categorie nei tre porti di Camogli,
Portofino e S. Margherita L.
Sbarcati 2002
CAMOGLI
PORTOFINO
S. MARGHERITA
TOTALE
PESCI
59,550
2,187
78,496
140,233
MOLLUSCHI CROSTACEI
2,300
0
491
56
36,181
8,656
38,972
8,712
TOTALE (kg)
61,850
2,733
123,333
187,916
Nelle Tab. 2.3, 2,.4, 2.5, sono rappresentati, rispettivamente, i prodotti sbarcati a Camogli,
Portofino e S. Margherita Ligure, per l’anno 2002.
- 12 -
Tab. 2.3: sbarcati, per qualità di prodotto, della flotta della piccola pesca di Camogli (anno 2002).
GEN
PESCI
ALICI O ACCIUGHE
SARDE O SARDINE
SGOMBRI
BOGHE O BOBE
CAPONI E SCORFANI
CEFALI E MUGGINI
MENDOLE O MENOLE
ORATE
PAGELLI
PALAMITE
SARAGHI
SUGARELLI O SURI
TRIGLIE
ALTRE SPECIE
TOTALE PESCI
MOLLUSCHI
POLPI
SEPPIE
TOTANI
TOTALE MOLLUSCHI
CROSTACEI
ARAGOSTE ED ASTICI
GAMBERI BIANCHI
GAMBERI ROSSI
PANNOCCHIE
SCAMPI
ALTRE SPECIE
TOTALE CROSTACEI
TOTALE GENERALE
FEB
300
200
400
MAR
APR
MAG
200
400
1000
350
600
300
800
1200
300
700
250
GIU
2700
200
100
LUG
AGO
150
200
SET
400
500
1000
200
200
150
OTT
200
200
NOV
200
DIC
TOTALE
200
200
150
500
500
500
300
3200
1200
4300
200
500
200
2000
1000
1900
1300
3000
500
3000
300
150
350
3700
1850
7300
1200
7400
1650
5100
1500
4900
200
6250
1200
7400
2200
3600
200
1800
3400
200
200
150
150
200
100
200
150
200
150
150
100
300
200
200
150
150
300
200
150
200
150
150
300
2300
3500
4500
3200
3850
7450
5400
5100
6550
7600
3750
3700
62000
- 13 -
7400
200
59550
GEN
PESCI
SGOMBRI
BOGHE O BOBE
CAPONI E SCORFANI
CEFALI E MUGGINI
CERNIE
MERLUZZI O NASELLI
OMBRINE E CORVINE
ORATE
PAGELLI
PALAMITE
RANE PESCATRICI
ROMBI ED ALTRI TELEOSTEI PIATTI
SARAGHI
SOGLIOLE
SPIGOLE
SUGARELLI O SURI
TRIGLIE
ALTRE SPECIE
TOTALE PESCI
MOLLUSCHI
CALAMARI
POLPI
SEPPIE
TOTALE MOLLUSCHI
CROSTACEI
ARAGOSTE ED ASTICI
ALTRE SPECIE
TOTALE CROSTACEI
TOTALE GENERALE
FEB
15
18
3
8
22
45
8
32
MAR
30
61
3
28
APR
MAG
39
48
5
8
46
35
6,5
3
7
49,5
GIU
30
3
7
LUG
44
23
18
4
AGO
SET
24
OTT
NOV
35
27
15
25
18
26
0,6
7
18
42
29,5
26
27
36
22
18
7
44
59
21
31
3
2,2
26
5
14,5
8,4
3
8,2
18
30
16,1
24
26
21
19
69
231 302,2
76,8
209
20
248
25
16
27
4
4
22 46,5
29
135 233,5 143,1
63,5
59
63,5
59
15
6
21
34
DIC TOTALE
8
41
18
23
16
8
6
96
13
33
12
58
212
12
50
135
71
205
38
38
38
38
173
243
30
3
36
2,5
2,5
267 368,2
15 12,5
4
6
19 18,5
287 287,5
3
1
4
4
143
2
4,5
6
16,5
22
3
32
27
147
3,5
1,5
5
32
4
72
2
1,5
4,5
4
6,5
5,5
28,5 153,6
183
22
38
149 2233,8
58
16
74
56
223 2568,8
Tab. 2.4: sbarcati, per qualità di prodotto, della flotta della piccola pesca di Portofino (anno 2002).
- 14 -
490,5
GEN
FEB
MAR
APR
MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC
TOTALE
PESCI
ALICI O ACCIUGHE
18
17
18
20
18
15
18
20
19
17
10
12
SARDE O SARDINE
SGOMBRI
44
46
52
54
50
48
50
46
46
40
38
42
BOGHE O BOBE
222
215
223
220
215
210
212
204
212
208
205
210
CAPONI E SCORFANI
376
372
405
400
410
400
397
380
368
360
354
358
19
19
1214
1200
1268
1270
1265
1268
1270
1280
1240
1238
1228
1248
69
72
77
80
78
80
75
70
83
82
79
75
586
543
605
610
600
590
595
590
570
568
565
567
318
312
360
354
355
350
354
350
314
310
295
298
31
10
5
8
10
7
10
6
8
9
9
9
344
326
382
380
378
375
380
396
384
374
364
354
CEFALI E MUGGINI
MERLUZZI O NASELLI
PAGELLI
POTASSOLI O MELU'
PESCI SPADA
RANE PESCATRICI
SOGLIOLE
SUGARELLI O SURI
TRIGLIE
812
799
810
800
805
800
798
804
812
805
795
788
ALTRE SPECIE
2362
2415
2515
2510
2515
2500
2510
2460
2450
1440
2400
2429
TOTALE PESCI
6415
6349
6720
6706
6699
6643
6669
6606
6506
6451
6342
6390
175
178
180
182
180
175
174
170
154
150
152
155
POLPI
1232
1436
1495
1500
1505
1500
1502
1510
1514
1440
1438
1438
SEPPIE
246
244
240
243
240
245
250
254
250
238
228
224
MOSCARDINI
863
430
838
840
842
840
838
842
862
842
828
838
TOTANI
209
212
200
195
200
210
212
209
214
205
205
209
86
110
120
130
133
138
142
139
144
138
139
142
2811
2610
3073
3090
3100
3108
3118
3124
3138
3013
2990
3006
78496
MOLLUSCHI
CALAMARI
ALTRE SPECIE
TOTALE MOLLUSCHI
36181
CROSTACEI
ARAGOSTE ED ASTICI
12
16
8
10
8
8
5
7
5
6
7
10
GAMBERI BIANCHI
96
104
100
104
100
102
100
103
108
115
115
121
GAMBERI ROSSI
89
86
75
80
82
80
78
79
82
87
89
91
PANNOCCHIE
112
101
120
115
118
115
120
119
124
134
139
141
SCAMPI
343
310
340
355
350
360
363
365
362
363
367
369
42
38
43
50
48
49
50
48
52
54
52
54
TOTALE CROSTACEI
694
655
686
714
706
714
716
721
733
759
769
789
8656
TOTALE GENERALE
9920
9614
10479
10510
10505
10465
10503
10451
10377
10223
10101
10182
123330
ALTRE SPECIE
Tab. 2.5: sbarcati, per qualità di prodotto, della flotta della piccola pesca di Portofino (anno
2002).
- 15 -
La maggioranza dei crostacei e dei molluschi è sbarcata a Santa Margherita L. in quanto
bersagli principali della pesca a strascico, anche se stupisce che a Camogli non si sbarchi
nemmeno un kg di crostacei in un anno.
Sui questionari della Capitaneria di Porto, consegnati mensilmente da ogni pescatore, sono
segnalati come polpi i principali molluschi catturati: in realtà si tratta di cefalopodi ottopodi
in generale, nella fattispecie moscardini (Eledone spp.) e qualche raro polpo (Octopus
vulgaris).
Tra i crostacei vanno annoverati il gambero bianco (Parapenaeus longirostris), i gamberi
rossi (Aristeus antennatus e il più raro per la Liguria Aristeomorpha foliacea) e
l’inequivocabile scampo ( Nephrops norvegicus). Raramente queste specie finiscono nelle
statistiche in quando direttamente vendute ai ristoranti.
2.1.3 Risultati questionari volontari sulla pesca professionale
La difficoltà di ottenere dati ufficiali ci ha indotto a preparare un questionario (Tab. 2.6)
relativo alle attività di pesca professionale per valutare le tecniche di pesca utilizzate sul
Promontorio, i giorni di effettiva pesca, le specie alieutiche catturate con maggior frequenza,
il livello d’istruzione di ogni operatore, per cercare di capire se le nuove generazioni
continuino o meno a praticare lo stesso mestiere dei genitori ed infine se e come sono
cambiate le attività di pesca dopo l’istituzione del AMP.
I questionari sono stati consegnati alle Capitanerie di Porto che si sono offerte di partecipare
all’iniziativa e alle principali Cooperative di pesca, nella speranza che gli operatori del
settore partecipassero volontariamente a questo censimento anonimo.
La collaborazione dei pescatori è stata nulla e si deve solo alla disponibilità del Com.
Roberto Reale (LOCAMARE di Camogli) se è stato possibile ottenere 5 risposte, relative ad
altrettante imbarcazioni. (tra l’altro solo in modo parziale, su 48 imbarcazioni da pesca
presenti a Camogli).
Non è stato possibile ottenere dati sull’ età dei pescatori e sul numero di lavoratori imbarcati
per unità da pesca o per marineria. Purtroppo i pescatori, che per legge sono obbligati a
registrare i dati personali presso le Capitanerie dei Comuni dove risiedono, sono abilitati ad
operare nelle acque nazionali e quindi è praticamente impossibile identificare i pescatori che
operano sottocosta senza un’indagine ad personam. Inoltre, non esistendo nessuna forma di
rinnovo annuale o di cancellazione dai registri in caso di decesso o di cambio dell’att ività
lavorativa, i dati disponibili presso le Capitanerie sono poco aggiornati e inaffidabili.
L’unico modo per raccogliere informazioni è stato quello di passare attraverso le singole
cooperative o consorzi, ma, in generale, è stata riscontrata scarsa collaborazione da parte
degli operatori del settore.
In sintesi, analizzando le 5 risposte ottenute è possibile sottolineare che:
I pescatori lavorano tutti su gozzi genovesi, tranne uno che utilizza una pilotina.
Il tonnellaggio medio delle cinque imbarcazioni è 1.94 t, mentre la l.f.t. media risulta
essere pari a 7.37 m.
Nell’anno 2002, il numero di giornate di pesca/anno medio è stato di 134 giorni
lavorativi. Praticando tecniche di pesca simili, sono abbastanza omogenei nella stima
dei giorni lavorativi.
Per quanto riguarda le tipologie di pesca si apprende che:
- 16 -
Due pescatori su cinque dichiarano di utilizzare filaccioni, uno per pescare gronchi,
l’altro ricciole.
Altrettanti utilizzano palamiti di fondo, tra questi uno ne ricava principalmente
saraghi, mormore e orate. In verità essendo l’intera AMP costituita principalmente di
substrato duro sembra strano che si catturino tante mormore, o che comunque
costituiscano un bersaglio mirato, soprattutto da parte dei pescatori di Camogli, che
hanno a disposizione i ricchi fondali rocciosi della zona B.
Tutti utilizzano tremagli, alcuni specificano di usarli per triglie o capponi.
Solo due fanno uso di nasse.
Tre su cinque armano la barca a sciabica per pescare bianchetti e rossetti.
Solo uno usa la piccola rete derivante ferrettara.
Uno di questi partecipa anche alle attività di pesca della mugginara, per muggini e
ricciole.
Nessuno di questi pescatori lavora in tonnarella.
Tre su cinque pescano nella colonna d’acqua.
Tutti dichiarano di pescare generalmente con reti a circuizione.
Infine tutti, all’unanimità, dichiarano che con l’istituzione dell’AMP la tecnica di pesca non è
cambiata, ma viene praticata molto meno a causa dei divieti ed impedimenti (boe, cavi, ecc)
installati dall’AMP che, secondo loro, costituiscono pericolo permanente per la navigazione e
la pesca.
- 17 -
Tab. 2.6. Questionario sulla piccola pesca nell’AMP di Portofino
AMP del Promontorio di Portofino
Conisma - Università degli Studi di Genova
Questionario sulle attività di pesca
Età…..
Comune di nascita e residenza….
Livello d’istruzione: ….
Il figlio fa il pescatore ? SI NO
Tipo di barca……………………. Stazza (tsl)………..LFT (m)…..Potenza (HP)….
Tipologia di pesca
Filaccioni …………….. Specie: …………..
Palamiti di fondo………Specie: ………..
Palamiti derivanti………Specie:…………
Tremagli……………… Specie…………
Altre reti da posta fissa (barracuda e reti composte, ad imbrocco, ecc.) …………Specie……
Nasse…………………Specie………….
Sciabica ……....Stagione dell’anno:………………….Specie………
Ferrettara ……. Stagione dell’anno :………………….Specie………
Mugginara …… Stagione dell’anno:………………… Specie………
Tonnarella …… Stagione dell’anno:………………….Specie ………
Pesca nella colonna d’acqua: SI
NO
Pesca a circuizione………..Specie………….
N° giornate di pesca/anno
Con la creazione dell’AMP è cambiata la sua tecnica di pesca ? se SI, come
Osservazioni………………………………………………………………….
- 18 -
2.1.4 Età dei pescatori professionisti
In seguito alle difficoltà di ottenere dati tramite il questionario, sono state condotte interviste
dirette effettuate in banchina nel mese d’agosto 2003 ad alcuni operatori della piccola pesca
nel Comprensorio marittimo di Camogli.
I pescatori professionisti che hanno voluto dichiarare la propria età sono 16 (e rappresentano
la quasi totalità dei pescatori attivi a Camogli), insieme a nome e cognome, in modo da non
incorrere in errori di censimento.
Per motivi di privacy, come è stato richiesto dai pescatori stessi, siamo obbligati a tenere
riservati i dati personali.
L’analisi delle classi d’età per l’anno 2003 indica il grup po più numeroso quello compreso
fra i 50 ed i 60 anni e che gli over-70 raggiungono un significativo 12,5 %. (Tab. 2.7; Fig.
2.12).
Tab. 2.7. Classi d’età del pescatore professionista di Camogli (dati 2003).
Classe d’età del pescatore di Camogli
26-30
31-40
41-50
51-60
61-70
71-80
percentuale
12,5
6,25
6,25
31,25
12,5
12,5
L’età media degli operatori attivi della piccola pesca nel comune di Camogli è di 56 anni,
dato in linea con l’età media del pescatore ligure. Trattandosi di un lavoro “duro” , il fatto che
l’età media del pescatore sia così elevata non lascia buoni presagi per il futuro di questa
professione.
2.1.5 Confronti storici
Disponiamo di pochi dati attendibili riguardo al numero e alle tipologie di barche da pesca
che operavano nelle acque dell’AMP prima dell’istituzione del parco. Disponiamo, invece, di
dati del censimento UNIMAR 2001, messoci gentilmente a disposizione dai colleghi romani.
I dati rilevati dal Consorzio UNIMAR, sono stati rilevati nel giugno-settembre 2001,
nell’a mbito del progetto: Rilevamento e caratterizzazione della flotta peschereccia che
opera in aree marine protette.
Da un confronto con i dati sulle imbarcazioni da pesca forniteci dalle Capitanerie di Porto è
possibile notare una grande differenza in numero, così abbiamo deciso di verificare sul
campo quante imbarcazioni fossero veramente presenti nei porti dei tre Comuni del parco.
Questa stima effettuata da osservatori muniti di binocolo nei tre porti, in orari diversi di
giorni differenti, probabilmente sottostima le unità da pesca che per esempio sono a operare
in un altro tratto di mare pur essendo immatricolate nei tre porti, o che per esempio sono
ferme in cantiere ad effettuare le annuali attività di carenaggio o manutenzione. D’altra parte,
non disponendo di nessun tipo di collaborazione da parte dei pescatori locali, è risultato
l’unico modo per stimare verosimilmente il numero di imbarcazioni che effettivamente opera
nelle acque dell’AMP Portofino. Svolgendo tale attività durante tutto settembre, ot tobre e
novembre, in orari e giorni differenti, le possibilità di aver censito in porto gran parte delle
- 19 -
imbarcazioni, soprattutto durante le giornate di mare cattivo, sono abbastanza alte. In tabella
2.8 sono rappresentati i numeri di matricola delle imbarcazioni censite in ciascun porto dai
nostri osservatori, e in figura 2.13 è rappresentato l’istogramma del numero di imbarcazioni
censito nell’autunno 2003 confrontato con quelle censite dal consorzio UNIMAR nell’estate
2001; è possibile notare un discreto aumento delle imbarcazioni che operano nelle acque del
parco, a solo due anni di distanza.
Tab. 2.8. numeri di matricola delle imbarcazioni della piccola pesca censite nell’autunno
2003.
CENSIMENTO 2003
PORTOFINO
CAMOGLI
1
15GE
00640
1
03GE
0551
2
15GE
00655
2
03GE
0612
3
15GE
00663
3
03GE
0912
4
15GE
00667
4
03GE
0964
4
5
03GE
0966
S. MARGHERITA
6
03GE
0978
1
02GE
2350
7
03GE
0995
2
02GE
2625
8
03GE
0997
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
02GE
2966
3262
3305
3322
3329
3333
3354
3370
3371
3428
3433
13
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
03GE
03GE
03GE
03GE
03GE
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03GE
03GE
03GE
03GE
03GE
03GE
03GE
03GE
1013
1018
1021
1039
1044
1049
1052
1057
1059
1060
1061
1064
1065
1066
1073
1077
1078
1080
1084
27
- 20 -
2.2 La pesca sportiva nell’AMP di Portofino
2.2.1 Regolamento dell’attività di pesca sportiva
Gli articoli 21-25 del regolamento dell’AMP di Portofino dettano le disposizioni che
regolano l’attività di pesca sportiva nelle zone B e C.
Due sono le tipologie di utenze: i pescatori residenti nei tre Comuni facenti parte del
territorio dell’AMP, S. Margherita L., Portofino e Camogli e quelli non residenti. A i primi è
consentita la pesca sia in zona B (la cosidetta pesca scientifica) che C, ai secondi solo in
zona C, entrambi però con autorizzazione del Consorzio di gestione dell’AMP.
Sono specificati altresì dal regolamento, il numero e le dimensione degli ami utilizzati per la
pesca con bolentino e lenza in generale, le limitazioni nell’uso della canna da fermo e con
mulinello, ecc.
Per particolari tipi di pesca, palangari, traina e nattelli, il numero di autorizzazioni rilasciate
non può superare le 120, da suddividersi in 80 nominali e 40 alle associazioni di pesca
sportiva.
All’atto della richiesta dell’autorizzazione viene consegnato un libretto, da compilare
obbligatoriamente, nel quale il pescatore deve specificare le ore e il sito di pesca, il tipo di
pesca effettuata, la classificazione del pescato e il suo peso.
Il monitoraggio dei dati della pesca sportiva è molto importante al fine di individuare e
garantire una gestione sostenibile della risorsa: attualmente l’organizzazione del libretto è in
fase d’aggiornamento per migliorare le caratteristiche di acquisizione dei dati.
2.2.2 Analisi dei dati
I dati analizzati si riferiscono alla seconda metà del 2000 e alla prima metà del 2001 e sono
stati raccolti attraverso l’analisi dei libretti compilati dai pescatori stessi. A causa della
registrazione, in molti casi, non corretta, molti dati sono incongruenti o incompleti, ma
nonostante ciò riteniamo che i risultati siano, per buona parte, rappresentativi e attendibili.
In Tab. 2.7 vengono riportati i numeri relativi alle uscite di pesca come riportate sui libretti di
pesca analizzati, divisi per tipologia di pesca, in cui si evince che la traina ed il bolentino
sono quelle maggiormente praticate e tali da fornire una quantità di dati considerevole su cui
effettuare alcune considerazioni.
Tipologia di pesca
Traina
Bolentino
Lenza per cefalopodi
Canna di superficie
TOTALE
2000
2001
21
1
0
0
216
47
5
14
22
289
Tab. 2.7. Uscite di pesca sportiva analizzate per il 2000 ed il 2001.
- 21 -
Suddividendo, inoltre, la costa dell’AMP, da Camogli a Santa Margherita L., in zone di breve
lunghezza (Fig. 2.14) è stato facile individuare quali siano le zone maggiormente frequentate
dalla pesca sportiva.
Traina
Tecnica di pesca che si effettua in pochi metri e in molti casi in poche decine di centimetri
d'acqua, e ciò la rende praticabile anche con imbarcazioni o gommoni equipaggiati con
piccoli fuoribordo. La barca va equipaggiata soltanto con alcuni portacanna. Le aree da
prendere maggiormente in considerazione sono le scogliere a picco sul mare, le praterie di
posidonia con zone di sabbia mista roccia, ed i tratti di costa sabbiosa dove frange l'onda.
Su questo tipo di pesca sono stati elaborati i dati sulla frequenza delle uscite in mare nei
diversi mesi e nelle diverse zone.
L’attività di pesca alla traina si concentra nei mesi primaverili -estivi con un picco in maggiogiugno e sfrutta maggiormente la zona B, in particolar modo la zona che va da San Fruttuoso
a Punta del Faro di Portofino (Fig. 2.15).
Per quanto riguarda il pescato, le occhiate sono risultate essere le prede più abbondanti (83%)
(Fig. 2.16).
Bolentino
Il bolentino è fondamentalmente costituto da due elementi: la lenza madre e il finale di lenza.
La prima rappresenta la quasi totalità del filo immerso durante la pesca ed è destinata a
sostenere il secondo che, sempre in nylon, è la parte pescante dell'attrezzo e reca un corpo di
lenza, i braccioli muniti di ami e il piombo necessario per raggiungere il fondale. Il tutto è
avvolto intorno alla bobina del mulinello oppure ad un telaietto di plastica o a tavolette di
sughero, di polistirolo o di legno. I piombi utilizzati sono in genere importanti in peso, e cioè
di peso uguale o superiore ai 100g.
In questo caso, il serrano (Fig. 2.17) è la preda più frequente, seguita da donzelle, pagari e
sugarelli.
Riguardo allo sforzo di pesca, data la mancanza di una quantità di dati rappresentativa
relativa all’anno 2000, è possibile notare (Fig. 2.18 - Fig. 2.19 – Fig. 2.20) come nel solo
anno 2001 siano ancora i mesi di maggio e giugno a registrare una maggiore affluenza di
pescatori sportivi nell’AMP che si concentrano, per la pesca al bolentino, in particolar modo
nella zona che va dall’Olivetta a Cala degli Inglesi.
2.2.3 Conclusioni
I dati raccolti indicano che la zona di Punta del Faro di Portofino è la meta preferita per i
pescatori sportivi locali e che in tutta la zona dell’AMP sono le occhiate e i serrani, a
seconda della tipologia di pesca, le due specie ittiche maggiormente interessate dall’attività
di pesca la quale si concentra, per le situazioni di mare, di tempo e di cattura più favorevoli,
nei mesi da aprile a luglio.
Per quanto riguarda l’aspetto più tecnico della raccolta dei dati siamo andati incontro a
qualche difficoltà dovuta alla mancata o errata compilazione dei libretti da parte dei
pescatori, che nella maggior parte dei casi non specificavano la quantità del pescato, le
dimensioni dei pesci e approssimavano largamente le ore e le zone di pesca.
- 22 -
2.3 Censimento delle attrezzature della pesca sportiva e professionale perse
in mare
Durante i campionamenti riguardanti le cenosi bentoniche sono stati riscontrati molti attrezzi
da pesca o frammenti di essi, tanto che la voce “ lenze di nylon e ami” compare addirittura
nei taxa del riconoscimento fotografico. Le asperità del fondale del Promontorio, infatti,
ostacolano notevolmente le attività di pesca con lenza, favorendo l’incoccio e la perdita delle
attrezzature o di parte di esse.
Ricordiamo che la pesca sportiva è concessa nella sola zona C ai residenti dei tre comuni ed
ai pescatori in possesso del permesso di pesca. Nella zona B la pesca sportiva è concessa
solo ai possessori di licenza di pesca scientifica.
Per avere una valutazione, almeno qualitativa del fenomeno, sono stati effettuati transetti
subacquei ad hoc per rilevare la presenza e le tipologie di attrezzature da pesca perse.
Sono stati scelti come siti pilota le due punte estreme di Punta del Faro di Portofino e Punta
Chiappa (Fig. 2.11), in quanto su queste 2 punte insiste maggiormente la pesca sportiva che,
tra l’altro, delimitano la zona B dalla C.
Anche a detta dei i principali Diving Center (interviste informali), questi due siti sono
drammaticamente pieni di attrezzi da pesca persi, sopratutto lenze e filaccioni, in quanto le
reti da posta fissa perse all’interno dell’AMP sono immediatamente salpate dai subacquei
stessi.
I fondali di Punta del Faro di Portofino erano stati sottoposti, nella primavera 2003, a pulitura
dalle lenze su libera iniziativa di alcuni Diving Center, perché l’alta quantità di lenze perse in
questo sito, oltre a danneggiare notevolmente la popolazione del gorgonaceo Paramuricea
clavata, non dava una buona impressione al cliente-subacqueo. Durante quest’operazione
volontaria di pulizia sono stati raccolti diverse centinaia di monofili di nylon, derivanti
principalmente dalla pesca a bolentino e alla traina (la maggior parte aveva come affondatore
pesi superiori ai 100 grammi o esca artificiale).
I transetti sono stati effettuati con una rondella metrica in modo da avere una stima dello
spazio percorso, da 0 metri fino alla profondità di 40 metri, limite dell’immersione sportiva.
In entrambi i siti, il transetto è stato condotto cercando di rimanere perpendicolari a costa, e
di osservare una zona laterale dell’ampiezza totale di 4 metri. Arrivati sul fondo la risalita è
stata effettuata a poca distanza dal transetto di discesa, in modo che non si sovrapponessero.
Durante l’esplorazione sono state prelevate le lenze che era possibile rimuovere, cercando di
non asportare le lenze che erano già troppo epibiontate da organismi bentonici, aiutandoci
con un paio di forbici. Successivamente le lenze asportate sono state misurate in terra. Le
lenze già epibiontate e inglobate all’interno di organismi bentonici, come per esempio grossi
poriferi, briozoi, ammassi di alghe rosse incrostanti, etc., sono state lasciate in loco, e la loro
lunghezza è stata stimata a occhio, o sono state rimosse solo in parte.
A Punta del Faro di Portofino, il 18 novembre 2003, è stato effettuato in zona C un transetto
di discesa della lunghezza di 87 m, percorso in un tempo di 13 minuti, mentre il transetto di
salita dalla profondità di 40 metri è stato percorso in 12 minuti per una lunghezza di 79 m
lineari(Fig. 2.21, Fig. 2.22).
- 23 -
L’ immersione è stata effettuata in coppia, raccogliendo tutti gli attrezzi da pesca che si
vedevano per l’intero tempo di immersione, da 0 a 40 metri di profondità.
Sono stati rinvenuti una polpara, un’esca artificiale da traina (tipo Rapala) a forma di pes ce e
2,050 g di piombi (in totale 25 in numero), che equivalgono ad una resa di 20,5 gr di piombo
ogni minuto di immersione pro capite.
In totale sono stati perciò esplorati 664 metri quadrati di parete, poiché la larghezza di ogni
transetto era di 4 m. In totale sono stati rinvenuti 138,5 metri di lenza di differenti spessori e
materiali. Il numero di ami rinvenuti è uguale a 13, tutti di dimensione medio-grande. Per
ogni metro lineare di parete esplorata sono stati rinvenuti 0,83 metri di lenza persa.
Una seconda immersione è stata condotta dal versante della zona B, effettuando un percorso
di raccolta in coppia per un tempo totale di 60 minuti fino alla profondità di 40 metri.
Qui sono stati rinvenuti una polpara, una totanara da traina (tipo Rapala) e 14 piombi per un
totale di 2300 grammi (compreso un piombo da traina). Qui la resa è stata di 19,15 grammi di
piombo per minuto d’immersione pro capite.
A Punta Chiappa è stata effettuata un’immersione in coppia il 1 agosto 2003 in zona C, fino
alla profondità di 40 metri, della durata di 60 minuti.
Il transetto di discesa è stato percorso in 10 minuti ed è risultato lungo 50 metri, mentre in
transetto di risalita è risultato lungo 70 metri ed è stato percorso in 15 minuti.
Considerando che l’ampiezza del transetto era di 4 m, la superficie totale esplorata è stata di
480 mq.
Sono stati rinvenuti 38 metri di lenze che corrispondono a 0,32 metri di lenza ogni metro di
parete lineare. Sono stati rinvenuti 6 ami, di cui uno armato su cavetto d’acciaio del ti po in
uso per la pesca ai gronghi.
Qui sono stati raccolti 2 bombarde, una totanara e 24 piombi (peso totale 2.250 g),
corrispondenti a 18,75 g/minuti/pro capite (Fig. 2.23, Fig. 2.24).
Una seconda esplorazione a Punta Chiappa, questa volta dal versante della zona B è stata
effettuata in coppia il 17 ottobre 2003, per un tempo totale d’immersione di 85 minuti, fino
alla profondità di 40 metri.
In questa esplorazione sono stati rinvenuti un 1 esca artificiale da traina del tipo cucchiaino,
una bombarda e 65 piombi (peso totale 3400 g), con una resa di 20 g/minuto/procapite.
Durante un immersione per effettuare dei campionamenti fotografici è stato rinvenuto anche
un’affondatore a sfera del peso di 7 kg, del tipo in uso per la traina col pesce vivo ed 1 pezzo
di tremaglio della lunghezza di 8 m alla profondità di 18 m, entrambi a pochi metri a levante
di Punta Chiappa. Nel tremaglio, che è stato recuperato per evitare che continuasse a pescare
è stata rinvenuta e liberata una Maja squinado di circa 1 kg.
In figura 2.25 e figura 2.26 sono raffigurati alcuni dei differenti attrezzi da pesca rinvenuti
smarriti sul fondo divisi per categorie.
- 24 -
Tab. 2.8 Attrezzature di pesca sportiva e professionale ritrovate a Punta Chiappa e a Punta
del Faro in 4 immersioni.
Punta del Faro 18/11/03; campione 1
50 minuti (prof. max. 40 m)
Polpara
1 esca artificiale. Traina a forma di pesce (Rapala)
piombi artigianali (peso inferiore a 100 gr)
piombi a oliva (peso inferiore a 100 gr)
piombi a goccia (peso inferiore a 100 gr)
piombi a saponetta (100 gr)
piombi a saponetta (150 gr)
piombi a goccia (peso uguale o superiore a 100 gr)
piombi a oliva (100 gr)
piombi a sfera (100 gr)
piombi a sfera (peso inferiore ai 100 gr)
piombi artigianali (peso superiore o uguale a 100 gr)
piombi industriali di forma varia (peso uguale o superiore a
100gr)
peso totale 2050 gr (25 piombi)
Punta del Faro 18/11/03, campione 2
60 minuti (prof. max. 40 m)
Polpara
1 totanara a Traina (Rapala)
piombi a goccia ( 750 gr)
piombi a oliva (peso inferiore a 100 gr)
piombi a goccia (peso inferiore a 100 gr)
piombi a saponetta (150 gr)
piombi a sfera (100 gr)
piombi artigianali (peso superiore o uguale a 100 gr)
piombi a goccia (peso 750 gr) per palamito
piombo affondatore per traina (300 gr)
peso totale 2300 gr (14 piombi)
- 25 -
1
1
1
1
6
2
1
5
1
3
2
1
2
1
1
1
4
3
1
1
2
1
1
Punta Chiappa 01/08/03; campione 3
60 minuti (prof. max. 40 m)
totanara tradizionale
bombarda (15 gr)
bombarda (10 gr)
piombi a goccia ( 750 gr)
girella grossa
pasturatore piombato (100 gr)
piombi artigianali (peso inferiore a 100 gr)
piombi a saponetta (50 gr)
piombi a oliva (30 gr)
piombi a goccia (peso inferiore a 100 gr)
piombo tipo temolino (50 gr)
piombo tipo temolino (30 gr)
piombi a saponetta (150 gr)
piombi a goccia (peso uguale o superiore a 100 gr)
piombi a sfera (100 gr)
piombi artigianali (peso superiore o uguale a 100 gr)
piombi industriali di forma varia (peso uguale o maggiore a 100gr)
peso totale 2250 gr (24 piombi)
Punta Chiappa 01/08/03; campione 4
85 minuti (prof. max. 40 m)
artificiale tipo cucchiaino
piombi a goccia ( 750 gr)
bombarda (15 gr)
piombo tipo temolino (30 gr)
piombi a saponetta (inferiore a 100 gr)
piombi a goccia (peso inferiore a 100 gr)
piombi artigianali (peso inferiore a 100 gr)
piombi a sfera (peso inferiore ai 100 gr)
piombi a oliva (peso inferiore a 100 gr)
piombi a saponetta (100 gr)
piombi a goccia (peso uguale o superiore a 100 gr)
piombi a oliva (100 gr)
piombi a sfera (100 gr)
piombi artigianali (peso superiore o uguale a 100 gr)
piombi industriali di forma varia (peso uguale o maggiore a 100
gr)
peso totale 3400 gr (65 piombi)
Un affondatore da traina del peso di 7 kg
Un pezzo di tremaglio lungo 8 metri
- 26 -
1
1
1
1
1
1
1
2
1
4
1
3
1
2
1
2
1
1
1
2
5
2
12
7
6
8
1
6
1
3
4
7
In Fig. 2.27 è rappresentato l’istogramma dei metri di lenza rinvenuti nelle due località prese
in studio alle differenti batimetrie. E’ possibile notare che a Punta del Far o sono state
rinvenute più lenze ed il picco massimo di monofilo è stato raggiunto intorno ai 30 metri di
profondità, mentre a Punta Chiappa il massimo è stato raggiunto a cavallo dei 20 metri.
I dati raccolti sono molto indicativi e sottostimati in quanto i subacquei stessi che
frequentano questi siti tendono a raccogliere gli attrezzi da pesca abbandonati più vistosi e
costosi (per esempio, un pescetto Rapala è più attrattivo di un piombo in uso per la pesca al
bolentino) ed inoltre i Divings stessi organizzano giornate di raccolta delle lenze (come è per
esempio accaduto in primavera a Punta del Faro). E’ comunque possibile concludere che la
pesca più praticata sia quella a fondo da riva, effettuata con canna da lancio munita di
mulinello che certamente per le modalità con cui si svolge provoca una perdita consistente di
lenze.
Punta Chiappa è il punto di confine tra la zona B (teoricamente più ricca di pesce) e la zona
C, più facilmente accessibile a piedi, grazie al sentiero che arriva da S. Rocco di Camogli, ed
è anche facilmente raggiungibile col battello di linea che arriva da Camogli. Per questo è
molto frequentata dai cannisti, i quali con estrema facilità possono ottenere un permesso di
pesca per la zona C. Inoltre i controlli da parte delle autorità competenti sui pescatori da terra
sono, per ora, inesistenti.
Le altre tecniche di pesca sono ugualmente effettuate nelle due località, spicca solo la pesca
con la bombarda alle aguglie a Punta Chiappa e la pesca ai polpi effettuata con la polpara a
Punta Chiappa.
- 27 -
2.3.1 Analisi dei danni arrecati nella zona B dall’attività di pesca attraverso conteggi in
situ
In letteratura esistono lavori riguardanti impatti antropici di tipo meccanico (effetto della
pesca, del trampling (effetto del camminamento sui substrati rocciosi), o delle immersioni
subacquee di neofiti), ma la maggior parte si riferiscono ad ambienti tropicali. In
Mediterraneo, l’impatto delle immersioni subacquee è stato stimato sui briozoi massivi del
genere Pentapora, che però in acque oligotrofe come quelle di Portofino, non raggiungono le
dimensioni e l’abbondanza di altre zone (per esempio come avviene nelle acque delle Isole di
Portovenere, La Spezia sotto l’influsso diretto del fiume Magra).
Nel settembre 2003 è stato riscontrato un ulteriore caso di mortalità di massa, dopo i
precedenti ed in particolare quello gravissimo del 1999 (Bavestrello & Boero, 1986; Cerrano
et al., 2000), dovuti probabilmente all’aumento della temperatura dell’acqua. Anche nel
2003, sono stati riscontati fenomeni di moria da parte di molti organismi marini, quali alcune
demosponge, Petrosia ficiformis, l’antozoo zoantideo Parazoanthus axinellae, i gorgonacei
Paramuricea clavata ed Eunicella cavolinii; sia all’interno della zona di tutela parziale,
generale, che totale.
Come nei precedenti fenomeni di mortalità di massa saranno state sicuramente interessate
anche altre specie, di cui non è sempre facile rendersene conto, trattandosi di organismi
sciafili, di taglia ridotta o comunque criptici, e sovente presenti a profondità non sempre
facilmente investigabili da parte del ricercatore subacqueo.
Queste morie già documentate negli anni passati, stanno aumentando in frequenza, e perciò
rendono sempre più difficili, se non impossibili, le stime di danno meccanico da parte
d’attrezzi da pesca sugli organismi sessili che sono anche i più sensibili a fenomeni di
mortalità di massa.
Per valutare gli effetti delle lenze abbandonate si è scelto, come specie target, il gorgonaceo
Paramuricea clavata che rappresenta uno degli organismi bentonici più spettacolari del
Promontorio e, probabilmente, di tutto il Mediterraneo occidentale. Lungo il versante
meridionale, questa gorgonia raggiunge, tra i 30 ed i 50 m di profondità (presenti anche sui
più rari substrati rocciosi fino ai 90 m) dimensioni notevoli (anche oltre un metro d’altezza
della colonia) e densità di popolazione di oltre 20 colonie/m2.
Negli ultimi anni, sia in seguito alle morie che hanno colpito i popolamenti portofinesi che
per l’azione delle lenze di nylon abbandonate sul fondo che provocano lacerazioni
difficilmente rimarginabili, questa popolazione mostra evidenti segni di sofferenza (Fig. 2.28.
Fig. 2.28 bis). Danneggiando meccanicamente il cenenchima, infatti, il sottostante sclerasse
viene velocemente colonizzato da organismi epibionti che non permettono praticamente più
la ricrescita del cenenchima su di esso, o che comunque la rallentano notevolmente.
La raccolta di dati sperimentali su questa specie bandiera non permette di distinguere
univocamente quale delle due cause sopra citate (la moria del 1999 e 2003, e l’impatto da
pesca) abbia come effetto la presenza di organismi epibionti al di sopra delle colonie. Infatti
gli esemplari di Paramuricea clavata che si trovano all’interno della zona A, a tutela totale,
che dovrebbero non aver subito alcun impatto dalla pesca perché vietata tassativamente
all’interno di essa dal 1999, presentano ugualmente un’alta percentuale di cormo epibiontato.
Anche all’interno della zona A di Ca’ dell’Oro sono ancora abbondanti gli attrezzi da pesca
- 28 -
persi per colpa del fatto che il nylon e gli altri materiali utilizzati per la pesca sono per nulla
o comunque lentamente degradabili.
- 29 -
2.4 Il diporto nautico
2.4.1 Introduzione
La nautica da diporto rappresenta in Liguria un comparto economico di grande importanza.
Nella tab. 2.9 sono riportati i posti barca distribuiti lungo la penisola.
E’ facile verificare come la Liguria ospiti (con circa 16.000 posti barca, oltre il 16 % della
disponibilità nazionale) la seconda flotta da diporto italiana, dopo l’Alto Adriatico. E’
evidente che gran parte di tale flotta graviti, almeno per un breve periodo dell’anno, nelle
acque di Portofino. Resta quindi indispensabile monitorare tale frequentazione e valutarne gli
effetti.
Tab. 2.9. Disponibilità di posti barca in Italia
Settore
Alto Adriatico
Mar Ligure
Sardegna sett.
miglia costa
Posti
barca/Settore
Postibarca/mn
%
126
134
215
18289
15758
10563
145
118
49
18,8
16,2
10,9
45,9
totale
Medio Adriatico
Alto Tirreno (Toscana)
204
200
9952
9427
49
47
10,2
9,7
Medio Tirreno
(Campania)
Medio Tirreno (Lazio)
Sardegna merid.
Sicilia occ.
Puglia adriatica
Puglia ionica
Sicilia orient.
Calabria tirrenica
Calabria ionica
156
141
215
215
234
75
215
131
190
7225
6104
4751
4247
3895
1168
3054
1310
1462
46
43
22
20
17
16
14
10
8
7,4
6,3
4,9
4,4
4,0
1,2
3,1
1,3
1,5
TOTALE
2451
97205
43
Durante i mesi di luglio, agosto e settembre 2003 sono stati raccolti dati relativi alla nautica
da diporto che frequenta le acque dell’AMP grazie all’impegno di diversi studenti del Corso
di Laurea in Scienze Ambientali dell’Università di Genova e alla collaborazione del sig. Luca
Candio dell’AMP Portofino.
- 30 -
I dati saranno utili anche per definire le ulteriori delimitazioni delle zone C, che entreranno in
vigore dal gennaio 2004: nella zona di riserva parziale non sarà, infatti, più possibile per le
barche (sia natanti che imbarcazioni), effettuare l'ancoraggio, ma solo l'ormeggio ad appositi
gavitelli (gialli per natanti, arancione per imbarcazioni).
Il monitoraggio è stato condotto settimanalmente in due uscite, una infrasettimanale ed una
nel week-end, alternando opportunamente il sabato e la domenica, ipotizzando che ci sarebbe
stato un differente afflusso di turisti e di barche nei differenti giorni della settimana.
Una scheda di raccolta dati è riportata (come esempio) in Tab. 2.10.
Per una più facile individuazione dei siti di maggiore concentrazione delle barche, è stata
utilizzata la carta dell'
AMP, divisa in 18 settori (Fig.2.11).
Le giornate di monitoraggio sono state organizzate in due uscite al giorno di tre ore circa
ciascuna, una al mattino ed una al pomeriggio.
A seconda della maggiore o minore affluenza di barche, si è ritenuto opportuno lavorare in
due modi diversi: nei giorni in cui vi era una maggiore presenza di natanti ed imbarcazioni, la
nostra attività si limitava al conteggio, zona per zona, del numero di barche, mentre nei giorni
di minore afflusso, si è svolta anche un’attività d i informazione sull'esistenza dell'AMP di
Portofino e sulle sue limitazioni.
Il grado di accoglienza riservatoci dalle persone intervistate può essere definito
soddisfacente, anche se in alcuni casi abbiamo rilevato una certa reticenza a fornire le
informazioni richieste.
- 31 -
Zona Tipo di scafo
Residenti Comune di residenza Porto di
provenienza
Nol. Conoscenza dell’AMP
1
Nat Imb. Remi
*
No
Rapallo
Rapallo
SI
1
*
No
Rapallo
Rapallo
SI
1
*
No
Rapallo
Rapallo
1
*
No
Rapallo
Rapallo
1
*
No
Torino
Chiavari
SI
1
*
No
Chiavari
1
*
No
S.M.L.
SI
S.M.L.
SI
1
*
No
2
*
No
Rapallo
Rapallo
SI
3
*
Si
S.M.L.
Rapallo
SI
3
*
No
Rapallo
S.M.L.
3
*
Si
Camogli
S.M.L.
3
*
No
Rapallo
Lavagna
SI
No
Milano
Rapallo
SI
Rapallo
Rapallo
SI
3
*
4
*
No
5
*
No
5
*
No
Rapallo
Rapallo
SI
5
*
Si
Portofino
Portofino
SI
5
*
No
Zoagli
Zoagli
SI
5
*
No
Zoagli
Zoagli
SI
5
*
No
5
*
No
Portofino
5
*
No
S.M.L.
SI
9
*
No
Camogli
SI
Ora di inizio rilevamento : …11.20………..
Rilevatore/i : Chiara, Michelangelo, Ottavia
*
Ora di fine rilevamento : …13.20……..
Giorno : …30.. / …07…. / …2003…
Tab. 2.10: esempio di scheda utilizzata per il censimento.
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SI
2.4.2 Risultati
Il censimento è iniziato il 30 luglio 2003 e terminato il 16 settembre 2003. In questo
periodo sono state effettuate 8 uscite, con un orario variabile tra le nove del mattino e le
cinque del pomeriggio.
Tab: 2.11: Orari e date delle uscite.
giorno
Dalle
alle
30/7/03
3/8/03
13/8/03
24/8/03
3/9/03
6/9/03
10/9/03
16/9/03
9:00
10:00
9:00
10:00
9:00
9:00
9:00
14:00
18:00
18:00
17:00
16:30
17:00
17:00
17:00
17:00
In questo periodo sono state contate 1409 barche, suddivise tra remi/vela (canoe e piccoli
catamarani), natanti e imbarcazioni. Successivamente abbiamo diviso i dati in due periodi,
uno che va dal 30/7/03 al 24/8/03, corrispondente al mese di agosto, con un totale di 1025
barche e un secondo periodo tra il 3/9/03 e il 16/9/03, corrispondente al mese di settembre,
con un totale di 384 barche.
Tab: 2.12: Totale barche
remi/vela
Natanti
imbarcazioni
Agosto
Settembre
Totale
36
702
287
1,025
0
209
175
384
36
911
462
1,409
.
Quando e` stato possibile sono stati intervistati i diportisti, per ottenere informazioni sul tipo
di turista e sulla sua conoscenza dei regolamenti vigenti all’interno dell’AMP.
Su un totale di 1409 barche è stato possibile intervistare 147 diportisti, di cui 115 per il mese
d’agosto e 59 nel mese di settembre.
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Le interviste, insieme al tipo di barca ed al sito prescelto dal diportista, hanno fornito dati
importanti per valutare le caratteristiche del diportista che raggiunge l’AMP, in quali comuni
risiede, quali sono le sue conoscenze del posto che sta visitando, quali i porti turistici che
influiscono maggiormente sull’area dell’AMP, quali le zone più frequentate da imbarcazioni
e natanti.
Nautica da diporto nell’agosto 2003
In agosto, le uscite sono state 4, di cui 2 infrasettimanali e 2 nei week-end per registrare,
rispettivamente, il picco minimo e il picco massimo dell’affluenza all’interno dell’area
marina protetta.
Nel mese di agosto abbiamo contato a parità di uscite un numero maggiore d’imbarcazioni,
più che doppio rispetto il mese di settembre, dato un maggior afflusso turistico ipotizzabile
ad agosto rispetto che a settembre.
Le interviste ai diportisti sono state effettuate solo in 2 giornate, mentre nelle altre 2
occasioni l’elevato numero di imbarcazioni ha reso impossibile una raccolta dati mirata e le
barche sono state semplicemente contate.
Ad agosto si registra una maggiore affluenza di diportisti non residenti, rispetto ai residenti
nei 3 comuni appartenenti all’area marina (S. Margherita L., Camogli e Portofino) (Fig.
2.29), mentre i principali porti di provenienza (Fig. 2.30) sono Santa Margherita, Rapallo,
Portofino e Camogli, situati nelle vicinanze dell’AMP.
Dalla Fig. 2.31 emerge che in agosto, i natanti, più numerosi delle imbarcazioni, si
distribuiscono soprattutto nelle zone laterali, che corrispondono alle Zone C di riserva
parziale: in proporzione poche imbarcazioni frequentano Cala degli Inglesi e San Fruttuoso.
Inoltre, su un totale di 155 diportisti intervistati, 80 sono a conoscenza dell’esistenza
dell’AMP e del suo regolamento (Fig. 2.32).
Nautica da diporto nel settembre 2003
Anche in settembre le uscite sono state 4. Inoltre è stato possibile effettuare 3 giornate di
interviste mirate perché il numero dei diportisti è sensibilmente diminuito, soprattutto nei
giorni infrasettimanali ed in particolare è diminuita la percentuale dei diportisti non residenti
(Fig. 2.33). In questo mese il principale porto di provenienza è Santa Margherita L.
(Fig.2.34), seguita da Rapallo, Portofino e Camogli. Alcune imbarcazioni provengono dai
porti di Genova, Lavagna, Arenzano e Nizza.
Come nel mese d’agosto, le imbarcazioni sono distribuite soprattutto all’interno delle zone
laterali, corrispondenti alla zona C di riserva parziale (Fig. 2.35).
Su 58 diportisti intervistati, 18 erano a conoscenza dell’esistenza dell’AMP e del suo
regolamento (Fig. 2.36).
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2.4.3 Conclusioni
In base ai dati raccolti, si può mettere in evidenza che, ad agosto, la maggiore affluenza si e’
registrata nelle zone C di riserva parziale dove le restrizioni sono minori.
In particolare nell’area intorno a Paraggi (zone n° 1, 2, 3, 4, 5) e ad ovest di Punta Chiappa
(zone n° 15,16,17,18). Nella zona B sembra più frequentata Punta Carega, probabilmente
perchè a ridosso della Baia di S. Fruttuoso..
Lo stesso vale per settembre ad esclusione delle zone 3 (Paraggi) e 15 (Punta Chiappa) della
zona C, mentre nelle zone più centrali, la presenza di imbarcazioni è diminuita notevolmente.
Mediamente si può sostenere che durante l’estate circa 120 -180 imbarcazioni e natanti
ormeggiano giornalmentenell’AMP.
I principali porti di provenienza sono S. Margherita, Rapallo, Portofino, Camogli. A seguire
Lavagna, Chiavari e Genova. Questi sarebbero, dunque, i porti ideali in cui situare punti di
informazione sull’AMP.
Per quanto riguarda la provenienza è interessante notare come solo in agosto sia maggiore la
presenza di diportisti non residenti, suggerendo che un’azione d’informazione e
sensibilizzazione dovrebbe essere abbastanza facile, anche se il dato relativo al grado di
conoscenza dell’AMP da parte dei fruitori stessi e dei residenti in particolare (oscilla tra il 24
ed il 34 % il numero degli intervistati che ha dichiarato di conoscere l’AMP) è, a dir poco,
sconcertante.
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Valutazione dell`impatto antropico sul sistema costiero, con