Regolamento per la visita al MuSe 1. Prima dell’ingresso al Museo, solo se il tempo lo permette, si riformano i gruppi dei 3 pullman e si danno alcune concise indicazioni sulla composizione dei temi nel museo e su come condurre poi la visita personale. Nel frattempo un rappresentante andrà a registrare il gruppo per l’ingresso al Museo. 2. Si entra insieme al gruppo del proprio colore e ci si reca al piano di partenza stabilito. 3. Nella visita ai piani si procede sempre salendo. Giunti all’ultimo piano si scende al piano più basso e si riprende a salire 4. Una volta iniziata la visita non si è più obbligati a stare in gruppo: la visita è personale 5. Per questioni organizzative si faccia riferimento al referente del proprio sottogruppo. 6. Alle 12:00, in ogni caso, si interrompe la visita e ci si avvia verso il luogo di raccolta, situato nella Hall all’ingresso. 7. Dalla Hall, alle 12:10, si parte tutti insieme per recarsi all’Oratorio di Santa Maria Maggiore per il pranzo. Riferimento Gruppo dentro al Museo Gr. 1A 1B 2A 2B 3A 3B Referente don Marco Scozzesi Laura Perico Stefano Fojadelli Salmaso Nadia Cristina Valeria Gamberoni Colore Rosso Giallo Nero Bianco Verde Blu N.B. Nessun Gruppo inizia la visita al piano n°0 Piano di partenza -1 +1 +2 +3 +4 +5 Dare al mondo un volto umano… la comune ricerca della verità Oggi non possiamo più fare a meno della scienza e della tecnologia se vogliamo descrivere l’universo in cui abitiamo. Eppure l’uomo, pur essendo strettamente legato alla natura nei suoi aspetti anche fisici, continua a rimanere un enigma pieno di interrogativi sempre nuovi. Appunto, chi è l’uomo? Certamente lo possiamo descrivere dai più diversi punti di vista scientifici, per esempio dalla complessità del suo cervello, dal suo DNA, dalle sue abilità psichiche o motorie, dalla chimica del suo organismo o dall’elettrochimica del suo apparato nervoso… eppure si capisce subito che tutto questo non basta per dire ciò che è umano dell’uomo. Tutti noi abbiamo coscienza di cosa vuol dire essere umani anche senza conoscere ciò dice la scienza in proposito. Per tutti noi è umano l’affetto che proviamo gli uni per gli altri, è umana la capacità di trasformare il mondo attraverso la conoscenza e la cultura, è umano il dialogare pacificamente gli uni con gli altri, sono umani i nostri legami famigliari,… l’umanità insomma è un termine che dice che esiste un modo del tutto speciale (quello dell’uomo, appunto) di stare al mondo nel quale tutti noi ci sentiamo a casa, ci riconosciamo a vicenda. Se incontrassimo un uomo crudele verso tutti, che non rispetta la sua famiglia, non dialoga con nessuno, non è interessato a costruire e a conoscere nulla, diremmo che quell’uomo non è ‘umano’! Il pensiero, la libertà, il linguaggio, le emozioni e gli affetti degli uomini, che sono certamente possibili grazie alla fisica del suo organismo, non possono però essere descritti solo scientificamente: per capire cos’è un uomo è necessario stare con lui, farne esperienza e provare ad esserlo anche noi. Si capisce allora perché, accanto alla scienza, per capire chi siamo e quale sia il nostro posto nel mondo, per capire la vita insomma, ci vogliano anche altri tipi di discorso: ci vogliono l’arte, la letteratura, la religione,… e ci vogliono alcune esperienze insostituibili: la fraternità, l’essere stati figli, la paternità e la maternità, la malattia, la sofferenza, e infine la morte. Per tenere insieme tutti questi discorsi e comunicarli, condividerli, gli uomini hanno costruito dei simboli: i monumenti, i riti religiosi, i libri della fede, i proverbi,… A proposito della possibilità, spesso intrapresa anche oggi nell’opinione pubblica, di una netta separazione tra scienza e fede, ci pare che non si possono del tutto separare i due ambiti. Infatti, anche la scienza, nonostante tutta la sua serietà e il suo rigore, deve procedere per ipotesi e per tentativi. In fondo anche per la scienza il mondo ha un aspetto misterioso, cioè che non si finisce mai di conoscere, esattamente come per la fede. E anche per la scienza, come per la fede, è necessario buttarsi, provare, avere fiducia per andare avanti. …Dopotutto non si è poi così distanti! Nei panni dello scienziato come in quelli del credente c’è sempre un uomo: ci sono cose che non si possono proprio scavalcare. Certo, è vero anche che i modi in cui una certa scienza e una certa religione si sono presentate ci hanno dato diversi buoni motivi per squalificarle: sono quella scienza e quella fede poco umili, che pensano di poter capire tutto del mondo e dell’uomo da sole, senza confrontarsi con gli altri modi di dire e di cercare la verità. Sono quelle espressioni scientifiche e religiose che hanno messo in pericolo l’uomo, che lo hanno reso meno libero, meno fraterno, meno amico del mondo e della natura. Fede e scienza sono effettivamente due modi sostanzialmente diversi di accostare il mondo e l'uomo; ma non due modi esclusivi. Per esempio è scorretto relegare la fede là dove non si riesce a spiegare la realtà con la razionalità scientifica. Non esistono due realtà: una per la fede e una per la scienza; la realtà è una sola, come uno solo è l’uomo che la guarda. Lo scienziato può benissimo essere credente e non ha senso per il credente rifiutare l’approccio scientifico. Potremo invece dire che la fede può essere per entrambi uno stimolo a utilizzare i mezzi a si estende dal fronte degli edifici fino a Via Sanseverino e oltre fino al fiume, e da Palazzo delle Albere fino a Via Monte Baldo. Si tratta di un grande prato attrezzato, da utilizzare in ogni sua parte per attività all’aria aperta.. Il sistema del costruito Gli edifici sono rappresentati essenzialmente in due tipologie. Edifici n linea, lungo l’asse della ferrovia, contenenti funzioni non residenziali , protetti acusticamente con accurate scelte tecnologiche di facciata sul fronte est costituendo essi stessi una barriera contro il rumore proveniente dalla ferrovia, per il resto del quartiere che si stende verso il parco. Edifici a corte, caratterizzati da diversi “tagli” che permettono di avere dalle strade scorci dei giardini condominiali interni, accolgono funzioni di tipo prevalentemente residenziale. Una maggiore libertà tipologica caratterizza i volumi destinati alle funzioni a più marcato interesse pubblico. Le 18 palazzine che caratterizzano questo intervento sono state realizzate prevalentemente in legno, con ingenti spessori di isolamento termico al fine di garantire l’efficienza energetica passiva dell’involucro. Un involucro ben isolato infatti permette di non disperdere l’energia che viene fornita nella stagione invernale all’edificio. Completano il tutto i vetri basso emissivi e le scelte compositive volte a favorire la ventilazione naturale degli ambienti. Il sistema delle coperture Oltre ai materiali scelti e alle tipologie edilizie altro elemento caratterizzante dell’intervento è costituito dal sistema delle coperture che deriva direttamente dall’immagine delle coperture della fabbrica preesistente. Prediligendo l’uso di strutture di legno ed acciaio, pur nella diversità delle funzioni, delle altezze e delle inclinazioni, esse andranno a formare un sistema semantico unico che si estenderà su tutto il costruito. Anche qui una maggiore libertà espressiva caratterizza i due “ poli “ culturali dell’intero intervento, il museo della scienza a nord ed il “polo sud” destinato ad accogliere un centro meeting polifunzionale ed altre attività di interesse collettivo Il sistema dell’acqua Un altro dei temi chiave del progetto è costituito dalla presenza dell’acqua nel parco, e sin dall’inizio della progettazione, uno degli obiettivi è stato quello di riavvicinare Trento al suo fiume. Il suo centro storico ne è stato privato sin dalla metà dell’Ottocento, quando i lavori di rettifica del tracciato dell’Adige, eseguiti dagli Austriaci per la costruzione della ferrovia e per la sistemazione di zone paludose, comportarono oltre ad un allontanamento fisico anche un aumento della pendenza media, della velocità dell’acqua e della variabilità del livello del fiume nelle diverse stagioni. Questo ha determinato il fatto che la prossimità del fiume all’area exMichelin attualmente è solo psicologica, dato che oggi il suo regime torrentizio, con piene impetuose, ne impedisce ogni utilizzo o beneficio. Da questa attenzione particolare alle tematiche e alle problematiche legate alla presenza del fiume nasce l’idea di inserire all’interno del progetto un sistema di canali che attraversando l’area da nord a sud alimenta i due grandi specchi d’acqua sui quali “galleggiano” i volumi che accolgono le funzioni a forte carattere pubblico. L’acqua svolge quindi più funzioni, da quella ludica e ricreativa, a quella tecnologica, con vasche a pelo libero che agiscono come bacini di accumulo per riserve idriche da utilizzare per irrigazione, antincendio o laminazione delle acque di raffreddamento prima della loro restituzione in Adige, fino a quella culturale, con percorsi di studio di temi scientifici, legati al Museo della Scienza, distribuiti lungo i canali. Il sistema del verde pubblico Il verde pubblico rappresenta il terzo grande tema di questo intervento. Il sistema connettivo costituito da filari di alberi che vanno a costituire l’ossatura del progetto sulle direttrici est-ovest diventa elemento trasversale unificante dei tre grandi protagonisti di questo intervento: la città esistente, il nuovo quartiere e il parco sul fiume. Oltre a piante ad alto fusto lungo le strade e i percorsi, il verde è costituito anche da alberature di media altezza, a formare boschetti con masse ombreggianti più dense e alberi monumentali esemplari, tra cui alcuni già esistenti sull’area. Questi ultimi due tipi di alberature sono inserite su un manto erboso che loro disposizione in modo coerente ad un certa visione (buona se il Vangelo è norma della fede) del mondo e della vita. La verità viene all’uomo in diverse forme: scienza, filosofia e fede cercano tutte, a modo loro, la verità. Questo perché le spiegazioni scientifiche, le indagini filosofiche, i simboli religiosi servono tutti a spiegare, con le diverse abilità e caratteristiche proprie dello sguardo umano, l’unica la parabola della vita sulla terra e nel cosmo. Sarebbe bello se la nostra riflessione contribuisse a maturare in noi una simpatia naturale per tutto ciò che è umano e a non cadere più nel facile rischio di demonizzare un aspetto della verità a scapito dell’altra. Certamente ognuno di noi non può sapere tutto o fare tutto e quindi continueremo ad avere le nostre preferenze e probabilmente sceglieremo di dedicare il massimo delle nostre energie solo in alcune direzioni. Eppure saremo uomini se conserveremo l’apertura di spirito verso tutte le espressioni umane del mondo, e soprattutto se anche noi, nel nostro campo, ci daremo da fare perché sia umano. Sarebbe bello se questa simpatia facesse poi anche lo sforzo di concretizzarsi in uno ‘stile’ del fare scienza o dell’essere credenti… Trento area ex-Michelin intervento di riqualificazione urbana Le Albere L’operazione in corso a Trento sull’area dove sorgeva lo stabilimento Michelin è un intervento di ricucitura urbanistica e di riqualificazione di un'area vasta da tempo abbandonata. Obiettivi dell’intervento sono il recupero del dialogo tra la città e il suo fiume, l'Adige, e la costruzione di una connessione con il vicino centro storico. Il complesso si sviluppa su una superficie di 11 ettari e comprende 300 appartamenti, 30mila metri quadrati per uffici e negozi, 2.000 posti auto, 30mila metri quadrati di piazze, strade, percorsi pedonali e ciclabili, una rete di canali e 5 ettari di parco pubblico. Inoltre da un lato del quartiere un centro culturale polifunzionale attualmente in costruzione e dall’altro lato il MUSE, nuovo Museo tridentino di scienze naturali, che ha aperto al pubblico nel mese di luglio. Elementi fondativi e guida dell’intero progetto sono: il rispetto della storia del luogo, le connessioni con la città, il centro storico e il fiume, la sostenibilità ambientale del costruito, la volontà di costruire uno spazio per l’uomo, l’incontro, la cultura. Altro elemento fondamentale per la costruzione del progetto è la comunicazione: il quartiere si colloca in un luogo-simbolo per la storia della città di Trento e dieci anni di dibattiti hanno accompagnato la realizzazione del progetto. In Luglio l’inaugurazione del Muse e l’apertura del quartiere sono stati presentati con un grande evento e una festa per l’intera città, che si riappropria di una porzione di territorio senza però dimenticare la storia del luogo che viene ripresa sia dalle forme architettoniche degli edifici sia in tutte le comunicazioni ufficiali tanto che il libro di presentazione del nuovo quartiere si apre con un capitolo dedicato alla storia della Michelin di Trento; lo stesso vale per il sito internet dedicato alla vendita delle nuove unità immobiliari che ha una sezione che illustra la storia dell’area e della fabbrica. L’intervento urbanistico nelle parole di Renzo Piano LA STORIA MOTORE DEL PROGETTO “Se c’è un terreno che ti vincola, perché schiacciato tra il fiume e la ferrovia, oppure perché ha una storia da evocare o un futuro da immaginare, non ti pone di fronte una barriera insuperabile, ma ti indica la strada da incontro, da spazi aperti e da spazi per il lavoro e per il commercio, nella quale sarà sempre possibile spostarsi a piedi in un ambiente mutevole. I principali assi viari est-ovest, che attraversano la massicciata della ferrovia sono rafforzati da due filari di alberi lungo tutto il loro sviluppo e hanno come approdo finale il parco e la sponda dell’Adige. A completamento di questa interconnessione sia fisica che visiva verranno realizzati dei nuovi sottopassi ferroviari sia carrabili che pedonali, già previsti dall’Amministrazione Comunale. La definizione dei volumi costruiti nasce dallo studio e dall’attenta analisi del centro storico di Trento, da come le differenti attività vanno ad occupare gli spazi urbani, alle proporzioni fra la larghezza delle strade e l’altezza dei fabbricati. Il progetto, infatti, privilegia una lettura orizzontale del rapporto tra i nuovi edifici e gli spazi aperti proprio grazie all’altezza degli edifici, i cui ritmi e scala dimensionale sono paragonabili a quelli della città storica e delle attività industriali preesistenti. Il nuovo quartiere si pone come l'estensione della città antica rivisitata in chiave moderna. Questo si traduce in materiali tradizionali, uso del legno, grande spazio al verde e all'acqua, viabilità interna pedonalizzata ed eco sostenibilità Il sistema dell’energia Un attento studio dei dettagli e delle tipologie di tamponamento, insieme a un'accurata scelta dei materiali isolanti, hanno permesso di innalzare le prestazioni degli edifici in termini di risparmio energetico e di contenimento della dispersione termica. Il tutto garantito dalla certificazione CasaClima per le residenze e della certificazione LEED per l’edificio che ospita il MUSE. L'intero complesso è servito da un'unica centrale di trigenerazione, capace di riscaldare e raffreddare tutti gli edifici: un sistema energetico centralizzato riduce l'impatto sull'ambiente e i costi di manutenzione. All'esterno, l'attenzione per l'ambiente e l'uso corretto di materiali e delle risorse è visibile in diverse soluzioni architettoniche. Legno per le facciate autoportanti, pietra locale per rivestimenti e percorsi, pannelli fotovoltaici su tutte le coperture, schermi di piante rampicanti sulle facciate est degli edifici a uffici. 2002 avviene la sottoscrizione dell'Accordo Quadro del PRUSST che apre le porte alla realizzazione dell'iniziativa. Seguono la collaborazione con l'architetto Renzo Piano, l'opera di demolizione, le valutazioni favorevoli da parte delle Istituzioni competenti e le concessioni edilizie per iniziare i lavori. La situazione urbanistica con cui si confronta il progetto è quella di un’area vicina al centro e alle vie di comunicazione ma di fatto isolata, stretta tra la ferrovia che la separa dal centro storico e dalla via Sanseverino che la separa dall’Adige. Il progetto identifica quindi un nuovo assetto urbanistico che prevede di addensare il costruito a est lungo la ferrovia e in continuità con il centro storico per poi alleggerire gli edifici e lasciare estendere fino alle rive dell’Adige - grazie anche all’interramento di una parte della via Sanseverino – un grande parco pubblico in diretta relazione con il fiume, intrecci di canali, e l’installazione di un mix di funzioni per attività commerciali, incontri sociali e culturali. “Il progetto – spiegano dallo studio Renzo Piano Building Workshop - privilegia una lettura orizzontale del rapporto tra i nuovi edifici e gli spazi aperti proprio grazie all’altezza degli edifici, i cui ritmi e scala dimensionale sono paragonabili a quelli della città storica e delle attività industriali preesistenti. L’intero nuovo quartiere sarà caratterizzato da edifici alti 4/5 piani con tipologia prevalentemente in linea o a corte, e con la presenza di due “oggetti speciali”, che funzioneranno da magneti aggreganti a tutte le ore del giorno, sia per gli abitanti del nuovo insediamento che per il resto della città”. Progetto: la nuova maglia urbana Il carattere del nuovo quartiere viene innanzi tutto definito dalla nuova maglia urbana, la quale è caratterizzata da una precisa gerarchia dimensionale di strade, percorsi, piazze e spazi aperti. L’accesso viabilistico all’area avviene da Via Sanseverino e da Via Monte Baldo. Il nuovo tessuto è alimentato anche da un traffico locale leggero, ristretto ai residenti, ai taxi e ai mezzi pubblici, oltre che da parecchi percorsi pedonali che si snodano fino all’interno delle corti di alcuni blocchi edilizi. L’esperienza del nuovo quartiere sarà quella di spazi ritmati da luoghi di percorrere” “Mettere piede in un’area industriale in disuso da anni trasmette inevitabilmente senso di abbandono, solitudine, un’infinita malinconia. Tutto è immobile e avvolto da un silenzio opprimente, perché la vita antica non c’è più e non c’è ancora quella che potrà essere in futuro.” LA CITTA’ LUOGO DI CULTURA “La ragione per cui mi interessano molto questo tipo di progetti è che sono fertilizzatori della città. Se la città ha un ruolo nobile come quello che ha sempre avuto nella storia dell’umanità è perché nelle città ci sono i luoghi di aggregazione: le chiese, le piazze i parchi, i ponti, gli edifici pubblici come le scuole , le università, gli ospedali. Luoghi di cultura. Una cultura non con la C maiuscola, ma la cultura di tutti, il sapere, l’incontrarsi, la musica, lo star bene. Quando ti trovi a fare un progetto che ha queste valenze è una festa, perché stai aggiungendo un elemento fecondante, un luogo di civiltà.” LA PERIFERIA “Il progetto di Trento rientra nel filone della riqualificazione delle periferie. O riusciremo a capire che le periferie vanno riqualificate e riconnesse al tessuto urbano o dovremo assistere al degrado generalizzato.” LA SOSTENIBILITA’ UN DOVERE DI OGGI: “Un’architettura che non sappia porsi in modo serio, coerente e rigoroso l’obiettivo della sostenibilità viene meno a un dovere oggi ineludibile e indifferibile.” IL VERDE COME PARTE DEL COSTRUITO: “Le Albere è un classico esempio di trasformazione dei brownfields, i terreni industriali dismessi, in greenfields, un terreno cementato che diventa in gran parte verde : l’opposto di quello che si è fatto per tanti anni nelle città”. Introduzione alla visita del quartiere Michelin Per circa settant’anni, dal 1926 al 1998, lo stabilimento trentino della Michelin ha dato occupazione a migliaia di operai al punto di essere identificato come la fabbrica della città: il complesso è stato il principale motore industriale del capoluogo, cuore di una provincia a lungo votata all’agricoltura. La fabbrica è stata un luogo di lavoro, di lotte sindacali e di storia, testimone di un secolo di mutamenti sociali e culturali. Lo stabilimento entra in produzione nel 1927 quale seconda unità operativa della Michelin Italiana. Si lavoravano le balle di cotone provenienti dall'Egitto per produrre tessuti e ritorti da utilizzare nella fabbricazione dei pneumatici. La mano d'opera impiegata, proveniente da Trento e dintorni, era prevalentemente femminile e ben presto raggiunse le 600-700 unità. L'attività dello stabilimento di Trento è continuata ininterrottamente fino al 1997 quando viene trasferito a Gardolo di Trento. In 70 anni di attività hanno operato nello stabilimento di via Sanseverino circa 6200 persone. Altro elemento storico fondamentale nell’area è il Palazzo Le Albere, che deve il suo nome al filare di pioppi che in origine accompagnavano l'ingresso della villa. Dapprima sede dei vescovi passa a casa di contadini quando si trova separato dal centro con la costruzione della ferrovia e acquisito dalla Provincia negli anni Sessanta, dal 1987 è una delle sedi del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART). Riqualificazione urbana Nel 1998 la città di Trento ha intrapreso un percorso di trasformazione e valorizzazione urbana. L'Amministrazione Comunale, a tutela dell’interesse della città, decide di intervenire sull’area mantenendo il suo ruolo di soggetto titolare della pianificazione escludendo un intervento interamente privato; viene costituita una società pubblico-privata composta da società locali del settore bancario, finanziario e assicurativo. Le richieste dell’amministrazione erano l’alta qualità urbanistica e architettonica, il collegamento con il centro storico e con il fiume. L'iter burocratico, finanziario e progettuale è iniziato con la presentazione al Ministero competente del Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST), l'acquisizione dell'area e il concorso di idee per la costruzione del nuovo paesaggio urbano. Nel