IL CORPO LA MENTE LA MUSICA Info: Conservatorio Statale di musica “Cesare Pollini” - Padova wwww.conservatoriopollini.it - tel. 049 8750648 [email protected] Conservatorio Statale di musica “Francesco Vanezze” - Rovigo wwww.conservatoriorovigo.it - tel. 0425 22273 CUR Consorzio Universitario Rovigo - Rovigo www.universitarovigo.com - tel. 0425 398511 Giornate di studio 2013 Rovigo 22 febbraio ore 14.00-18.30 Consorzio Universitario viale Porta Adige, 45 - Sala Rigolin Musica & didattica Padova 23 febbraio ore 09.30-18.00 Auditorium Conservatorio “C. Pollini” via Carlo Cassan, 17 da Dieter Schnebel, Musik zum lesen MEDICINA NEUROSCIENZE INGEGNERIA PSICOLOGIA Alla memoria del Presidente del Conservatorio di Rovigo prof. Ilario Bellinazzi che ha sostenuto e promosso il nascere del progetto per un’integrazione tra Medicina e Musica all’interno del quale queste due “Giornate di studio” indicano il vasto e luminoso orizzonte che si sta schiudendo. Le due “Giornate di studio” organizzate dai Conservatori di Musica di Padova e Rovigo coinvolgono importanti studiosi di diverse discipline, per entrare nel mondo della musica attraverso l’indagine sull’insieme delle relazioni fra corpo e mente. Molte ricerche di questi ultimi anni, verificando come musica e cervello funzionino bene insieme e siano stimolo a loro volta alle risposte motorie, hanno permesso di dimostrare non solo che la musica è una forma di comunicazione particolare che permette la trasmissione di emozioni e stati d’animo, ma anche che essa può costituire l’elemento di unione tra la mente e il corpo, sviluppando le peculiarità e le capacità di entrambi: un linguaggio che, partendo da elementi di carattere emotivo e cognitivo, permette di ottenere dall’individuo ogni sua possibile capacità ed espressività corporea o perfino di superarne i limiti. Il Conservatorio di Padova ha una lunga tradizione nella didattica per portatori di handicap, legata all’acquisizione della sezione staccata per ciechi dell’Istituto Configliachi (precedentemente sezione del Conservatorio di Venezia), a partire dal 1981, annoverando così tra i suoi docenti e i suoi studenti alcuni non-vedenti e ipo-vedenti. Da questa tradizione è nato dall’a.a. 2001-02 il Triennio sperimentale di “Scrittura musicale Braille e supporti didattici per disabili”, successivamente trasformato in “Metodologie e tecniche musicali per le disabilità” e divenuto corso accademico ordinamentale approvato dal Ministero dell’Università e della Ricerca a partire dall’a.a. 2011-12. L’attenzione rivolta inizialmente in particolare ai non-vedenti e all’insegnamento della scrittura musicale Braille, al fine di consentire loro una certa autonomia nella lettura della musica e quindi nella pratica della musica attiva, è stata dunque estesa più in generale al concetto di “favorire l’approccio alla musica nel sostegno e integrazione di soggetti disabili”. In queste due giornate i Conservatori di Padova e Rovigo, in collaborazione con l’Università di Padova e il CUR di Rovigo (fautore di un importante progetto di Medicina e Musica), promuovono il confronto fra discipline apparentemente lontane, quali ingegneria e psicologia, o medicina, neuroscienze e arti musicali performative. Si parlerà di musica con riferimenti alla salute, al movimento, alla memoria, al linguaggio, alle disabilità, ma anche ai criteri didattici ed educativi. Con l’augurio e la certezza che tutti i contribuiti porteranno a futuri ulteriori sviluppi nella ricerca nonché nel miglioramento della didattica dei nostri Conservatori e dell’attenzione alle peculiarità di ogni studente, esprimiamo i nostri più sinceri ringraziamenti a quanti intervengono in qualsiasi forma per la migliore realizzazione di questa importante iniziativa. Vincenzo Soravia Direttore del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo Maria Nevilla Massaro Direttore del Conservatorio “C. Pollini” di Padova Relatori In questi ultimi dieci anni le ricerche e gli studi di neurofisiologia applicati alla musica e ai comportamenti musicali sono andati via via assumendo contorni sempre più precisi e interessanti sia sotto il profilo della conoscenza dei processi mentali che stanno alla base dei comportamenti musicali, sia delle importanti implicazioni che una formazione musicale apporta allo sviluppo di abilità non musicali sia sul piano logico matematico sia su quello linguistico. Le ricerche proprio su questo aspetto si sono intensificate tanto nell’area della riabilitazione, quanto in quella della didattica: educazione e formazione musicale sia generale, sia rivolta a soggetti con bisogni speciali. Si fa così meno distante lo spazio che, nell’ambito degli studi specializzati, è sempre stato percepito tra educazione musicale e formazione musicale strumentale, essendo i due momenti tra loro non solo contigui ma soprattutto complementari e bisognosi entrambi di musicisti altamente specializzati La conoscenza dei processi mentali che sottintendono alle abilità di riconoscere, memorizzare, richiamare, creare ed eseguire un brano musicale, ci permette di individuare possibili strategie didattiche utili sia allo sviluppo delle abilità motorie fini, sia a mantenere uno stato di salute fisica. Nelle due giornate di studi saranno affrontati i temi che più coinvolgono l’insegnamento musicale in questi ultimi anni nei quali è fortemente cambiata sia la domanda di educazione e formazione musicale, sia gli obiettivi si sono diversificati tra programmi di integrazione e recupero, formazione strumentale tradizionale, e individuazione e supporto di talenti particolari. L’esperienza venezuelana è un laboratorio eccezionale di soluzioni a situazioni estremamente degradate che hanno trovato nella musica un centro motivazionale per dare risposte alla propria identità sia individuale sia collettiva. Vedere la musica non solo come fine della formazione, ma anche come mezzo per raggiungere nuovi obiettivi sociali e culturali significa, oggi, dare maggiori e più organiche risposte alla diversa e sempre maggiore richiesta di operatori specializzati. La didattica della musica e dello strumento si confronta dunque con le recenti scoperte neuropsicologiche: capire come il cervello analizza l’informazione musicale e come viene programmata la risposta motoria necessaria all’esecuzione musicale potrà permettere all’insegnante di pianificare, adattare e personalizzare con maggiore precisione i metodi di insegnamento. Naturale conclusione sono poi alcuni momenti musicali: in particolare, la rappresentazione della Geneviève de Brabant, di Erik Satie, grazie all’adattamento musicale di Luciano Borin e la regia di Pino Costalunga, coinvolgerà numerosi interpreti giovani e giovanissimi. Angela Chiofalo, Francesco Facchin Andrea Apostoli Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (AIGAM), Roma Conservatorio Statale di Musica, Padova Eckart Altenmüller Institute for Music Physiology and Musicians Medicine Hannover University of Music, Drama and Media Giuliano Avanzini Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico Carlo Besta, Milano Elena Flaugnacco S.C. di Neuropsichiatria Infantile I.R.C.C.S. Burlo Garofolo, Trieste Sergio Canazza Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (D.E.I.) - Università di Padova Lucia Colombo Dipartimento di Psicologia Generale (D.P.G.) - Università di Padova Stefano Galletti Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa Università di Padova Luisa Lopez Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile Villaggio Eugenio Litta, Grottaferrata, Roma Consulente Scientifica della Fondazione Mariani per il progetto Neuroscienze e Musica Maria Majno Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia Fondazione Mariani per la Neurologia Infantile, Milano Stefano Masiero Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa Università di Padova Katie Overy IMHSD, University of Edinburgh Pietro Pietrini Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica Università di Pisa Antonio Rodà Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (D.E.I.) - Università di Padova Sabina Trainito Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa Università di Padova Valerij Voskobojnikov Roma, RAI Università di Camerino, Associazione culturale “Heinrich Neuhaus” Serena Zanolla Dipartimento di matematica e informatica (D.I.M.I.) - Università di Udine SABATO 23 Febbraio VENERDÌ 22 Febbraio ROVIGO sede del C.U.R. viale Porta Adige, 45 - Sala Rigolin 14.00 registrazione dei partecipanti 14.30 saluti autorità concert break Francesco Dirignani, Veronica Rodella: flauti (*) Angela Chiofalo: presentazione dei lavori 15.00 Vincenzo Soravia: introduzione chair: Pasquale Bongiorno 15.30 Pietro Pietrini La memoria nei processi di apprendimento 16.00 Luisa Lopez Le basi neurobiologiche del tempo e del ritmo 16.30 coffee break 17.00 Elena Flaugnacco Dislessia e musica 17.30 Stefano Masiero, Sabina Trainito e Stefano Galletti Musica e salute la postura e le sue alterazioni 18.00 Alba Rosito, Elio Orio: presentazione progetto C.U.R. 18.15 conclusioni: “Idee a confronto tra gli esperti” concert break Elisa Spremulli: violino (**) Alberto Baldo: violoncello (**) PADOVA Auditorium del Conservatorio statale di Musica “Cesare Pollini” - Via Carlo Cassan, 17 9.30 concert break Marcel Tournier: Au Matin (Etude de concert) Giorgia Bragante: arpa (*) Pietro Mascagni: Intermezzo dalla Cavalleria rusticana Veronica La Malfa: flauto (**) Giorgia Bragante: arpa (*) 9.30 saluti autorità Angela Chiofalo: presentazione dei lavori chair: Francesco Facchin 10.00 Eckart Altenmüller Apollos gift and Curse: Music as a stimulator of brain plasticity and bodily adaptations 10.30 Maria Majno Influsso individuale e sociale dell’educazione musicale collettiva: la strategia del “Sistema” 11.00 coffee break 11.30 Lucia Colombo Musica, linguaggio e processi cognitivi 12.00 Katie Overy Music Intervention Programmes 12.30 conclusioni: “Idee a confronto tra gli esperti” 13.15 pranzo chair: Alessandro Martini Competenze cerebrali musicali e linguistiche: analogie e differenze 14.30 Giuliano Avanzini 15.00 Andrea Apostoli L’Audiation e la Music Learning Theory di E. E. Gordon 15.30 Valerij Voskobojnikov L’istruzione musicale nel Paese dei Soviet 16.00 Sergio Canazza, Antonio Rodà, Serena Zanolla La Stanza LogoMotoria: Un ambiente interattivo e multimediale per la didattica aumentata tecnologicamente 16.30 tea break 17.00 conclusioni finali: “Idee a confronto tra gli esperti” Talento, educazione, formazione musicale, conclusioni 18.30 concert (*) Classe di flauto M° Gabriella Melli (**) Classe di violoncello M° Luca Simoncini (*) Classe di Arpa M° Maria Cristina Fogagnolo (**) Classe di Flauto M° Claudio Montafia Abstract Andrea Apostoli L’Audiation e la Music Learning Theory di E. E. Gordon La Music Learning Theory di E. E. Gordon si fonda sul presupposto che la musica si possa apprendere secondo processi analoghi a quelli con cui si apprende il linguaggio. Non si tratta di un “metodo” e nemmeno di una “teoria dell’insegnamento”, ma di una ‘teoria dell’apprendimento’ da cui scaturisce una pratica educativa che ne applica i principii fondamentali. La Music Learning Theory dunque esprime sia un modello di apprendimento che un modello di insegnamento: «Il modello di apprendimento ha un fondamento teorico, mentre quello di insegnamento un fondamento pratico, a sua volta basato sul modello di apprendimento: entrambi hanno per oggetto un processo e non un prodotto». (Gordon 1997). I due aspetti appaiono così profondamente legati che la MLT può definirsi come ‘teoria e prassi dell’apprendimento musicale’. Per meglio approfondire e comprendere le modalità di apprendimento musicale sarà utile mettere in primo piano alcune caratteristiche che questo, secondo la MLT, ha in comune con l’apprendimento linguistico. La MLT descrive il formarsi di quattro vocabolari sequenziali anche per la musica: il vocabolario ascoltato, quello cantato, quello letto e quello scritto Il termine ‘audiation’ è un neologismo che indica la capacità di sentire e comprendere nella propria mente musica ciò che non è fisicamente presente. Si esercita l’audiation dei suoni soltanto dopo averli percepiti a livello uditivo. La capacità di audiation rende dunque possibile organizzare i suoni ascoltati in sequenze di significato musicale e, al tempo stesso, di anticipare mentalmente quelli che seguiranno, consentendo al soggetto di ascoltare o di fare musica con comprensione. Possiamo dunque affermare che «Il suono in sé non è musica. Esso diventa musica soltanto attraverso l’audiation, quando, come nel linguaggio, gli si attribuisce significato nella propria mente» (Gordon 2003) Eckart Altenmüller Apollos gift and Curse: Music as a stimulator of brain plasticity and bodily adaptations Performing music at a professional level is probably the most complex of human accomplishments. Music, as a sensory stimulus, is highly complex and structured along several dimensions. Moreover, making music requires the integration of multimodal sensory and motor information and precise monitoring of the performance via auditory feedback. In the context of classical music, musicians are forced to reproduce highly controlled movements almost perfectly with a high reliability. These specialized sensory-motor skills require extensive training periods over many years, starting in early infancy and passing through stages of increasing physical and strategic complexities. The superior skills of musicians are mirrored in plastic adaptations of the brain on different time. At one extreme, years of musical experience, especially in those musicians who begin training early in life, might lead to an increase in gray and white matter volume in several brain regions, including sensory-motor and auditory areas, the cerebellum and the anterior portion of the corpus callosum. These anatomical alterations appear to be confined to a critical period. The fact that in several of the studies a correlation was found between the extent of the anatomical differences and the age at which the musical training commenced strongly argues against the possibility that these differences are pre-existing and the cause for rather than the result of practicing music. There is a dark side to the increasing specialisation and prolonged training of modern musicians, namely loss of control and degradation of skilled hand movements, a disorder referred to as musicians’ cramp or focal dystonia. The first historical record, from 1830, appears in the diaries of the ambitious pianist and composer Robert Schumann. As was probably the case for Schumann, prolonged practice and pain syndromes due to overuse can precipitate dystonia, which is developed by about 1% of professional musicians and usually ends their career. Neuroimaging studies point to dysfunctional (or maladaptive) neuroplasticity as its cause. Support for this theory comes from a functional brain imaging study performed in musicians with focal dystonia. Compared to healthy musicians, the dystonics showed a fusion of the digital representations in the somatosensory cortex, reflected in the decreased distance between the representation of the index finger and the little finger when compared to healthy control musicians. Such a fusion and blurring of receptive fields of the digits may well result in a loss of control, since skilled motor actions are necessarily bound to intact somatosensory feedback input. Considering 1) the historical advent of the disorder in the nineteenth century with rapidly increasing technical demands imposed on musicians, 2) the epidemiological data with biomechanical load as a risk factor, and 3) neurobiological findings of the blurring of hand representations, one is tempted to state that focal dystonia finally marks the natural limits of a process of refinement of manual dexterity over a million years. Giuliano Avanzini Interazione tra competenze cerebrali musicali e linguistiche Musica e linguaggio sono attività precipuamente umane attestate in tutte le culture conosciute, esse hanno in comune il fatto di essere sistemi di comunicazione basati su suoni gerarchicamente organizzati secondo una struttura sintattica parzialmente comune ad entrambi. Le interazioni tra dominio linguistico e musicale sono evidenziate da varie considerazioni, ad esempio la capacità solo umana di riconoscere melodie trasposte è essenziale per riconoscere parole pronunciate da parlanti diversi (con diversa frequenza fondamentale). è inoltre dimostrato che la formazione musicale facilita l’acquisizione dei suoni di un’altra lingua (es. suoni del cinese mandarino da parte di parlanti inglese). Lo studio dell’organizzazione cerebrale delle competenze musicali ha richiesto l’elaborazione di protocolli sperimentali atti ad analizzare la qualità musicale del materiale utilizzato discriminandola dalla più generica natura di materiale acustico. Come per tutte le funzioni cognitive la rappresentazione cerebrale delle competenze musicali è complessa e impegna solo in parte i sistemi implicati nella attività integrativa che è alla base del linguaggio. Una scoperta relativamente inattesa è il ruolo dell’area di Broca, classicamente considerata area del linguaggio nella organizzazione del discorso musicale. Si ritiene oggi che la funzione dell’area di Broca debba esser vista in modo più ampio come sede di processi di organizzazione sintattica essenziali per il linguaggio, per la musica e, sulla base di osservazioni recenti, anche per la programmazione motoria. Sorge a questo punto spontanea la domanda se: una esperienza particolarmente consolidata in un dominio possa migliorare le prestazioni negli altri. Numerosi dati dimostrano che la pra- tica musicale può migliorare notevolmente la programmazione motoria anche in condizioni di patologia neurologica (es. nella malattia di Parkinson). Inoltre è dimostrato che l’esercizio musicale può notevolmente migliorare i risultati della rieducazione in bambini con ritardo di acquisizione del linguaggio. Elena Flaugnacco Musica e dislessia La dislessia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento che si manifesta con una difficoltà specifica e persistente nell’apprendimento della lettura, nonostante l’intelligenza, la condizione socio-culturale e l’istruzione ricevuta dal bambino siano adeguate. Non è ancora chiaro quale sia il meccanismo preciso sottostante la cattiva “rappresentazione fonologica” tipica del bambino con dislessia, tuttavia molti autori concordano nel riportare tale deficit a una disfunzione uditiva legata all’elaborazione temporale. E’ stato infatti dimostrato che i bambini con dislessia presentano difficoltà importanti nella discriminazione della durata, del ritmo, dei cambiamenti acustici rapidi e del tempo d’attacco del suono, compiti che fanno ipotizzare la presenza di una cattiva elaborazione temporale (Tallal, 1980; Overy, 2003; Goswami, 2010; Kraus, 2012). Considerato che il linguaggio, come la musica, è una sequenza di suoni organizzati temporalmente e che le capacità percettive in ambito musicale correlano con le abilità fonologiche e le abilità di lettura, numerosi autori hanno ipotizzato che un trattamento riabilitativo basato sulla musica possa apportare dei benefici nella lettura. Rispetto a questo tipo di beneficio linguistico derivato dalla musica, Aniruddh Patel (2011) propone l’ipotesi OPERA. In base a questa ipotesi la musica porterebbe ad una plasticità adattiva della rete neurale coinvolta nell’elaborazione del linguaggio soddisfando le seguenti condizioni fondamentali: Overlap, Precision, Emotion, Repetition, Attention. Dopo aver trattato quanto finora riportato in letteratura, saranno presentati i risultati della Ricerca Ritmo e Musica per Riabilitare i Disturbi di Lettura, finanziata dalla Fondazione Mariani e realizzata dall’IRCCS Burlo Garofolo, dal Villaggio Eugenio Litta e dal Centro per la Salute del Bambino. Sergio Canazza - Antonio Rodà - Serena Zanolla La Stanza LogoMotoria: Un ambiente interattivo e multimediale per la didattica aumentata tecnologicamente La relazione descrive un sistema, sviluppato al Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (Università di Padova), che consente di trasformare qualsiasi spazio fisico (aula, palestra) in un Ambiente Interattivo Multimodale per l’apprendimento, veicolando i contenuti disciplinari di singole lezioni, unità didattiche o interi corsi curricolari (e.g. inglese, musica, italiano come seconda lingua per i figli d’immigrati di prima generazione). Il sistema permette di adattare la metodologia didattica alle abilità di apprendimento individuali per mezzo dell’analisi dei movimenti e dei gesti del corpo dell’utente all’interno dello spazio sensibile e di elaborare in tempo reale i contenuti audiovisivi. Particolare attenzione viene rivolta all’analisi dell’espressività del gesto per l’informazione emotiva e affettiva che mette in campo: lo spazio diventa un veicolo di contenuti, attivati proprio dal movimento del bambino. Si tratta di un sistema enattivo Hardware /Software che, mediante strumenti di video-tracking e di analisi della voce, risponde alle azioni dell’utente generando feedback video e audio (verbale e non-verbale). La Stanza Logo-Motoria può essere utilizzata sia per migliorare e arricchire l’esperienza di apprendimento di tutti i bambini sia per favorire l’inclusione dei bambini con disabilità sensoriali, fisiche o cognitive. I campi di applicazione del sistema includono anche i disturbi specifici dell’apprendimento e le difficoltà di pianificazione motoria e di coordinamento. Lucia Colombo Musica, linguaggio e processi cognitivi La domanda come il cervello elabori la musica ha stimolato numerose ricerche basate su tecniche comportamentali, neuropsicologiche e di neuroimmagine che hanno indagato i processi di base coinvolti nell’elaborazione e nell’apprendimento musicale, le aree cerebrali attivate e i deficit derivanti da lesioni cerebrali. Una parte di queste ricerche, in particolare, ha esplorato processi, quali la percezione uditiva, che sono usati sia nel parlato che nella musica. Vista la somiglianza di aspetti percettivi ed espressivi nell’elaborazione linguistica e musicale, due contrastanti posizioni sono emerse, una che sostiene la modularità di linguaggio e musica (Peretz e collaboratori), la seconda che, accentuando le somiglianze, ipotizza una condivisione di risorse neurali (Patel e Iverson, 2007; Slevc e Miyake,2006; Wong et al., 2007). Nella presentazione saranno considerati studi che indagano i processi cognitivi coinvolti nell’elaborazione musicale e/o linguistica in soggetti che hanno ricevuto una formazione musicale e strumentale rispetto a dei soggetti di controllo, mostrando differenze potenzialmente rilevanti per le possibili implicazioni sia a livello teorico, sia per l’apprendimento e la formazione musicale. Luisa Lopez Le basi neurobiologiche del tempo e del ritmo La performance musicale unisce in sé caratteristiche trasversali a tutti i sistemi della fisiologia umana: pianificazione e controllo motorio, controllo del feedback uditivo proprio e degli altri, visione e controllo del movimento e dello spartito, attenzione, memoria, emozione e ovviamente anche respirazione e controllo neurovegetativo. Una buona performance musicale richiede osservazione, percezione, apprendimento del codice e lettura/decodifica, e ripetizione. In questo schema non possono mancare la motivazione e l’emozione, fra loro intimamente legate. L’attività del musicista ci fornisce un modello eccellente di pratica a lungo termine e quindi della plasticità sia strutturale che funzionale del cervello. Sappiamo che esistono periodi critici per lo sviluppo delle funzioni, e in particolare il training musicale iniziato in epoca precoce costituisce un buon esempio di come la plasticità neuronale possa forgiare il cervello. In uno studio di sincronizzazione sensorimotoria in adulti, tutti musicisti, coloro che avevano iniziato il training più precocemente mostrano una performance migliore, mentre non mostrano differenze cognitive o di memoria uditiva. Quindi esisterebbero periodi maggiormente sensibili al training musicale per l’acquisizione di competenze specifiche legate al ritmo e alla sincronizzazione. Quello che Altenmüller definisce “il training mentale” ovvero la semplice osservazione o perfino l’immaginazione dell’attività musicale produce attivazione delle aree cerebrali deputate alla performance stessa. In queste stesse regioni si verificano dei cambiamenti adattivi dopo giorni dedicati al solo training mentale. Il tempo rappresenta il confine acustico dell’inviluppo temporale dei suoni. Nella musica il tempo scaturisce dalle stesse informazioni che contribuiscono all’informazione sul timbro, si riferisce alla durata del suono e al raggruppamento percettivo che chiamiamo ritmo. A differenza delle varie sensazioni che generalmente colpiscono il nostro sistema nervoso, che sono legate ad una specifica modalità sensoriale, la percezione del tempo/ritmo è di fatto amodale e si basa su come l’informazione proveniente dal sensorio viene integrata correttamente per guidare il comportamento. Tuttavia, secondo molti autori fra cui Jessica Grahn e Devin McAuley, ci sarebbe una specializzazione uditiva soprattutto per la percezione degli elementi periodici, che si dimostra presente e dominante anche quando confrontata con ritmi e periodicità presentate visivamente. Ma sappiamo che suonare musica non è solo un’attività motoria, e la sincronizzazione non avviene solo in funzione di un compito di precisione, altrimenti la pratica musicale non sarebbe distinta da altre pratiche di allenamento motorio intensivo, come lo sport o la dattilografia. La performance musicale coinvolge molte aree cerebrali ed è il risultato di un altissimo livello di specializzazione. L’effetto del fare musica è forse l’elemento interessante perché è un fattore di apprendimento, per dirla con Nina Kraus, “Gli effetti dell’esperienza musicale sui processi uditivi sottocorticali sono pervasivi e si estendono oltre la musica ai domini del linguaggio e dell’emozione” Maria Majno Influsso individuale e sociale dell’educazione musicale collettiva: la strategia del “Sistema” Il fenomeno di “El Sistema” – il progetto di educazione musicale collettiva gratuita con dominante connotazione sociale fondato da José Antonio Abreu nel 1975 in Venezuela – coinvolge ormai oltre 60 Paesi su tutti i continenti. L’avvio del progetto in Italia, voluto e appoggiato dal M° Claudio Abbado, ha condotto ad approfondire l’analisi della situazione nel nostro Paese, anche in relazione a una rete europea di “Sistemi” diversificati secondo i contesti. In questa luce verranno presentati i capisaldi, i procedimenti, i risultati, le sfide e le speranze per gli sviluppi futuri. Va anzitutto evidenziato che il Sistema non è un “metodo”, bensì una strategia che coniuga il contributo alla formazione della persona, e lo sviluppo di una società migliore. Dal terreno di grave disagio sociale che vi ha dato origine, ha tratto la sua missione di integrazione e inclusione; ai criteri primari di accessibilità e uguaglianza si aggiunge il perseguimento dell’eccellenza musicale, reso possibile dall’estensione un’iniziativa che tocca ormai con esemplare intensità centinaia di migliaia di ragazzi. Sul piano formativo, un insieme di principi inconsueti, che trovano applicazione nella competenza di docenti flessibili verso un ripensamento delle metodiche tradizionali: la pratica musicale d’insieme precede rigorosamente quella individuale, è il repertorio che detta l’approccio agli aspetti tecnici, e quel che si è imparato è immediatamente trasferibile a chi ancora deve apprendere, in una “piramide” che è ad un tempo il modello e la realizzazione del Sistema. Gli effetti si esplicano nell’ascolto molti complessi affermati, e d’altra parte nelle riprove di valori quali solidarietà, tenacia, rispetto, costruiti sulla migliore autostima di chi sa contribuire col suo impegno a un risultato migliore. Le sfide sono quelle dell’affermazione capillare, di una sensibilizzazione crescente, di una convinzione contagiosa, per stabilizzare il produttivo entusiasmo dei singoli – bambini, famiglie, insegnanti, artisti, esponenti istituzionali – verso la speranza di una sostenibilità a livello comunitario e pubblico, ove il livello artistico rinforza l’evidenza dei benefici sociali. consideration needs to be given to the musical aims, musical methods and musical outcomes, as well as the behavioural and neurological research questions and methods - especially when working with patients or with participants with special education needs. Stefano Masiero - Stefano Galletti Musica e salute: la postura e le sue alterazioni Verso la metà degli anni ‘70 il sistema dell’organizzazione dell’istruzione musicale in Russia (e nell’insieme nell’URSS) viene composto da alcuni gradi: Il primo grado, il più basso, è rappresentano dalle scuole musicali infantili della durata di sette anni. L’ottavo anno veniva offerto a coloro che avevano intenzione di entrare subito nel Liceo musicale. Da un lato si offriva l’istruzione musicale in generale, accessibile a tutti (praticamente a tutti gli interessati), dall’altro le scuole musicali fungevano da “grande vaglio” attraverso il quale si setacciavano tutti i bambini dotati. Il secondo grado veniva rappresentato dai licei musicali. Qui si preparavano i musicisti-professionisti con l’istruzione media. Dopo il diploma del liceo lo studente aveva diritto o di iscriversi al conservatorio oppure di iniziare a lavorare in qualità di insegnante della scuola musicale infantile o di direttore di un coro ecc. Il terzo grado dell’istruzione musicale era costituito dal conservatorio, che poi ha subito una serie di modifiche. Tra queste un tipo particolare di istruzione superiore, quello di profilo didattico, resosi indispensabile dopo la guerra. In queste facoltà di indirizzo didattico si preparavano insegnanti di musica in tutte le scuole, dal momento che era nata l’idea di inserire la musica come una delle materie principali. L’iniziativa fu allargata soprattutto con l’inserimento dell’idea del compositore Dmitrij Kabalevskij, quella cioè di dare ai bambini di tutte le scuole le basi della cultura musicale come parte della cultura generale. Purtroppo con la fine dell’URSS e con l’arrivo delle difficoltà economiche nel periodo della perestrojka, anche le basi dell’istruzione musicale ne hanno risentito. Per prime venivano chiuse le scuole musicali prive del sostegno finanziario. Invece crebbe subito la richiesta dei bambini prodigio che nelle nuove condizioni dell’economia di mercato divennero oggetto di merce. Più tardi fu sottoscritta la Convenzione di Bologna e la situazione pian piano si è stabilizzata. Gli adattamenti posturali, le frequenti ripetizioni e la precisione propri dell’attività musicale, il conseguente sovraccarico statico dei muscoli e delle articolazioni e lo stress psicosociale predispongono i musicisti a disturbi muscolo-scheletrici (Playing-Related Musculo-Skeletal Disorders - PRMD). Pur essendo frequenti fin dai primi anni di apprendimento, i PRMD sono spesso misconosciuti o trascurati dai musicisti, giungendo all’attenzione del medico solo tardivamente e imponendo in alcuni casi la sospensione o l’interruzione dell’attività musicale, con impatto notevole sugli aspetti fisici, psicologici e finanziari del musicista. I PRMD più comuni includono la sindrome dell'outlet toracico, tendinopatie, distonie, neuropatie da compressione e rachialgie. Una maggiore prevalenza si osserva nei musicisti classici, in particolare per gli strumenti voluminosi. Ciascuno strumento è associato al rischio di un determinato PRMD: per i fiati è più colpita la mano, per gli strumenti a corda il gomito e il rachide, per le percussioni l’arto superiore e la colonna vertebrale. L’iperlassità ligamentosa è tipica dei musicisti con effetto ambivalente: vantaggioso nelle sedi coinvolte nell’attività, svantaggioso sulle strutture a distanza. L’approccio riabilitativo si basa sulla valutazione globale dei fattori di rischio del paziente finalizzata alla prevenzione primaria e alla diagnosi precoce. Fondamentale è l’approccio da parte di un team multidisciplinare basato sulla centralità del musicista-paziente nel progetto riabilitativo. La prevenzione si giova dell’insegnamento di posture e tecniche corrette durante l’attività musicale, (riscaldamento muscolare, pause di lavoro) ma anche nelle ADL (Activities of Daily Life), grazie alla terapia occupazionale abbinato ad un esercizio fisico eseguito con costanza. La terapia riabilitativa si avvale degli stessi presidi propri degli altri disturbi muscolo-scheletrici, su alcuni dei quali (agopuntura, mesoterapia, esercizio terapeutico, onde d’urto) sono in corso studi di efficacia sui PRMD. In conclusione, la prevenzione e la riabilitazione dei disturbi muscolo-scheletrici sono fondamentali per i musicisti, che dovrebbero essere educati fin dall’inizio della carriera all’autoconsapevolezza del proprio corpo e quindi all’apprendimento di gestualità adeguate. Katie Overy Music Intervention Programmes There is increasing research evidence to suggest that musical training can have a positive impact on brain and behaviour. This talk will examine several recent studies in this area with a focus on the type of music intervention programmes used, from instrumental training to group clapping games. I will argue that when discussing and designing research in this area, special Valerij Voskobojnikov L’istruzione musicale nel Paese dei Soviet “i sabati del conservatorio” Café-Chantant et encore Satie, Weill, Rota Note di regia Erik Satie (1866-1925) Geneviève de Brabant (1899/1900) Libretto di Lord Cheminot (Patrice Contamine de Latour) La Geneviève de Brabant Elaborazione, orchestrazione e direzione Luciano Borin Maestro del coro Francesco Facchin Adattamento Testi e Regia Pino Costalunga – Glossateatro Vicenza Cantattori: Michele Anoè, Gloria Bettini, Giacomo Cecconato, Oscar Chellin, Paola Mantese, Martina Mariani, Massimo Milan, Laura Morbiato, Chiara Patronella, Davide Podda, Giovanni Zilio Voci Bianche del corso di Pratica Vocale Infantile e della Musica d’insieme della Scuola di Didattica della Musica Pianoforte a 4 mani: Paola Allegra Rohrbach, Matteo Bortolazzi, Elena Briseghella, Sean Daniels, Veronica Gazzetta, Alessandro Guadagni, Sofia Bruna Marini, Sofia Schiavon (*) Akkordo Ensemble: (**) Gloria Ammendola flauto - Chiara Pittarella Clarinetto Enrico Toffano fagotto - Gian Marco Stevani violino - Giovanni Pedrazzoli violino Stefania Bottin viola - Claudia Cecchinato violoncello Alessandro Moro contrabbasso Carlo Tosato percussioni Maestri preparatori: Angela Chiofalo (*), Cecilia Franchini (**) Kurt Weill (1900-1950) Anstatt dass song (Canzone della luna sopra Soho) da Die Dreigrosscheneoper (L’opera da tre soldi) di Bertolt Brecht (arrangiamento di Marcello Tonolo) Nino Rota (1911-1979) Cadillac da La dolce vita di Federico Fellini (arrangiamento di Pietro Tonolo) Pollini Jazz Ensemble, Marcello Tonolo direttore: Ludovico Rinco tromba - Giacomo Gasparotti, Luca Ardini, Mattia Soloperto, Lorenzo De Luca sax Laura Babetto, Christian Kuppelwieser piano - Emanuale Ruggiero chitarra; Marco Storti, Antonio Scalera basso - Andrea Cecchetto, Andrea Davì batteria (Prima: Parigi, Théâtre de Champs-Elysées, 17 maggio 1926) La “Geneviève de Brabant” è una di quelle storie di vite di santi che tanta fortuna hanno avuto a partire dal teatro di stampo religioso medioevale (La Sacra Rappresentazione) fino al teatro delle compagnie di giro a struttura familiare (i cosiddetti Carri di Tespi) del primo dopoguerra italiano, perché in questa opera è sempre prevalso, fin dall’inizio, l’ aspetto di “fiaba”, cioè di “saga popolare”, che quello di racconto morale ed agiografico. Ecco allora che la avventurosa vicenda della principessa tradita da un perfido attendente di corte, condannata a morte e poi abbandonata in un bosco con un bambino in seno, aiutata da una cerva pietosa, ritrovata dal marito dopo la scoperta dell’inganno, ha sempre attirato l’attenzione di autori che al genere popolare si sono spesso indirizzati e ispirati. Fra questi è appunto Erik Satie che nel 1899 scrisse l’operina musicale “Geneviève de Brabant”, forse concepita da lui già come opera per marionette, ma che diventò comunque un testo ed una partitura soprattutto per teatro di burattini nelle successive messe in scena. Musica improntata ad una casta semplicità che mescola atmosfere da cabaret con le sinuose ed ironiche “trovate” del Satie più maturo con il risultato di insinuare nella leggenda medioevale un effetto di ‛straniamento’ che attenua le durezze dell’assunto originale, conferendogli una dimensione di quotidianità senza tempo, segnata da una dolce compostezza. Ecco allora sintetizzato anche il punto di partenza della nostra messa in scena: uno spettacolo che strizza l’occhio a quel continuo alternarsi di serietà e gioco che è sempre stata la caratteristica del teatro popolare, che pesca nella tradizione del teatro delle marionette e soprattutto nei modi di recitare delle maschere della Commedia dell’Arte: un insieme di frizzi e lazzi, di trovate comiche e pantomime, un “calcare la mano” gioioso sul testo, un procedere divertente e leggero, che rende lo spettacolo un divertimento per grandi e piccoli. Pino Costalunga Note Comitato Scientifico: Andrea Beghi, Sergio Canazza, Angela Chiofalo, Francesco Facchin, Stefano Masiero Con il patrocinio Provincia di Padova Comune di Padova Provincia di Rovigo Comune di Rovigo In collaborazione con DIPARTIMENTO DI NEUROSCIENZE: SCIENZE NEUROLOGICHE, PSICHIATRICHE, SENSORIALI RICOSTRUTTIVE E RIABILITATIVE UNIVERSITà DEGLI STUDI DI PADOVA Centenario 2012 Con il contributo CESARE POLLINI 1858-1912 Manifestazioni per il centenario 2012 Grafica e Stampa: Grafiche Turato - Rubano (PD) - www.graficheturato.it