POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L.
353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1
COMMA 1, DCB TRENTO RIVISTA PER AMMINISTRATORI
E DIPENDENTI DELLA COOPERAZIONE TRENTINA www.cooperazionetrentina.it
.
carta ecologica
n °
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FRANCESCO ATTARDI
Casse Rurali,
pilastro di vivibilità
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RISTO3
Riapre il Glenda
>14
FUSIONI
Nuova Cassa
in Valsugana
>19
LIBRI
Altro che privilegi!
ALFREDO WEISS
La mia lunga marcia
nella cooperazione
CASSE RURALI
TRENTINE
Continuiamo
a dare credito
>43
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CASSA RURALE DI ALDENO E CADINE - AGENZIA1 - VIA VERDI - TRENTO
Progettiamo e arrediamo spazi di lavoro su misura
delle vostre esigenze, proponendo soluzioni sempre
innovative, funzionali e di grande impatto estetico.
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G I U G N O
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EDITORIALE
CULTURA COOPERATIVA
03
Racconti
Credito, sei punti per fare chiarezza
­­­­Periodico della Federazione
Trentina della Cooperazione
Trento, Via Segantini, 10 - Tel. 0461.898111
www.cooperazionetrentina.it
[email protected]
Direttore responsabile
Walter Liber
Coordinatrice
Dirce Pradella
Comitato di Redazione
Corrado Corradini, Franco de Battaglia, Carlo
Dellasega, Silvia De Vogli, Michele Dorigatti, Cesare
Dossi, Egidio Formilan, Cristina Galassi, Walter
Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella,
Bernardino Santoni, Paolo Tonelli, Vincenzo Visetti.
Hanno collaborato
Enrico Bertolotti, Carlo Borzaga, Silvia De Vogli,
Michele Dorigatti, Umberto Folena.
04-09 Continuiamo a dare credito:
Per ogni 100 euro di raccolta 99 tornano
a famiglie e imprese per sostenere
gli investimenti. Il sistema del credito
cooperativo trentino tiene duro, in un
momento difficile con risparmi stagnanti
e sofferenze in aumento.
Servizi per le associate
10-11 Emergenza gioco:
Giocare d’azzardo sta diventando un
vero e proprio problema sociale e una
nuova forma di patologia. I numeri e le
considerazioni di don Luigi Ciotti.
Scuola
L’esperto risponde
NEWSCOOP
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13
Produzione e lavoro: crescono fatturato
e dipendenti
14 Risto3: ecco il nuovo Glenda
15 Servizi per disoccupati
16 L’ Alleanza Italiana diventa operativa
17 Slipegada, vince la Rurale di Fiemme
18 Don Guetti parla ai giovani
19 Una Rurale per tre in Valsugana
21 Il conto corrente in una carta
22 Sait, via libera dei soci al nuovo statuto
24 Rigotti presidente del Gruppo Mezzacorona
26 Autonomia e solidarietà, beni di tutti
27 Evelina, esclusiva Melinda
28 Fc Pinzolo, oltre 2 mila soci
29 Fc Giudicarie, supermercato
più grande a Tione
Progettazione grafica
Cooperativa Nuove Arti Grafiche
Abbonamenti
34 Famiglie Cooperative, le statistiche passano dalla cassa
35 Coop agricole, bilanci sotto la lente
L'iniziativa
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38
4
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Una Fondazione per Don Guetti
Imparare un mestiere
Agevolazioni Irap per chi finanzia le Apt
Storie di impresa
Il telaio di Anita resiste alla Cina
Arte idee territorio
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I colori di Chiara
Libri
42
43
Vademecum dell’amministratore della Bcc
Altro che privilegi!
OPINIONI
Idee per il futuro
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Giovani, un nuovo progetto
per rafforzare la rete
Economia
46
L’Europa riconosce la diversità cooperativa
Orizzonti
47
Siate morali, vi conviene
La porta aperta
48
Cooperativa ARCHIMEDE - www.archimede.nu
Stampa tipografica
32
La mia lunga marcia nella cooperazione
IN PRIMO PIANO
Ma allora è possibile!
22
24
Costo singola copia: € 3
Abbonamento annuale (11 numeri): € 30
Abbonamento semestrale (5 numeri): € 15
Promozione 2010
Paga i primi 10 abbonamenti a prezzo pieno
(30 euro, fermo da molti anni) e i restanti solo
la metà.
Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento
n. 26 Registro stampa di data 09.10.1950
Casse Rurali,
continuiamo
a dare
credito
Consolida,
servizi per
disoccupati
Sait,
ok al nuovo
statuto
Rigotti
presidente
di
Mezzacorona
Le banche si chiudono in difesa?
Cooperfidi opera dal 1980 a favore della Cooperazione
e dell’Agricoltura del Trentino. Eroga garanzie, che
agevolano l’accesso al credito bancario, aiutando i
Soci a reperire i finanziamenti alle migliori condizioni
di mercato. Possono associarsi Cooperative di ogni
settore e Aziende Agricole, con sede in Trentino.
se sei socio, sei TrAnquillo.
Trento, via Vannetti 1 www. cooperfidi.it tel. 0461260417
Apertura al pubblico lunedì / venerdì 8.30 - 12.30 e 14.30 - 17.00.
Gradito l’appuntamento.
EDITORIALE
Credito,
sei punti per
fare chiarezza
Non c’è dubbio che il tempo in cui
viviamo è duro e difficile. Reso particolarmente tormentato dalla necessità di cambiamento di molti dei
“fondamentali” che hanno segnato
la bussola del nostro agire negli ultimi 150 anni. E quando vengono
fasi come questa, che richiedono di
aguzzare l’ingegno oltre il normale,
a molti viene abbastanza naturale cercare scorciatoie, capri
espiatori, nemici. Tutto è teso, spesso inconsapevolmente,
a non fare fatica, sostanzialmente a evitare di imboccare la
strada della riflessione seria e dell’analisi spietata.
Così, fra gli altri, assistiamo ad attacchi alla cieca contro il
sistema bancario e nello sventagliamento delle mitragliatrici,
vengono colpite anche le Casse Rurali. Intendiamoci! Non
affermiamo di essere la perfezione organizzata o “unti”. Per
cui errori, omissioni, previsioni errate ne abbiamo fatti e ne
faremo ancora. Ma essi appartengono per l’appunto all’errore e non alla volontà di servire unicamente il bene delle
nostre “banche” a scapito delle “cooperative”. A parte il fatto
che non abbiamo banchieri da arricchire in quanto i nostri
proprietari sono sostanzialmente la cittadinanza essendo i
soci oltre 130.000 persone.
Ma cerchiamo di evidenziare alcune questioni fra le più
ricorrenti che si sentono in giro:
1)Le Casse Rurali hanno acquistato denaro dalla Banca
Europea e ne hanno investito una parte in Titoli di Stato
Italiani. Se non avessero fatto così non sarebbe ripartita
la fiducia dei mercati, non sarebbe sceso lo spread con la
Germania, non sarebbero scesi i tassi di interesse. Le famiglie e gli imprenditori avrebbero avuto oneri maggiori.
2)Non hanno distribuito tutto perché al massimo fra tre
anni devono restituire il prestito alla BCE e alla scadenza
questi soldi devono essere nella loro disponibilità altrimenti crisi della Cassa, bilancio o in perdita o con poco
utile, patrimonio contenuto, niente prestiti.
3)La massa dei crediti emessi nel 2011 è aumentata rispetto
all’anno precedente nonostante gli incagli e le sofferenze
aumentino. Rischiamo per il bene dei nostri territori.
4)Le Casse Rurali continuano a tendere a produrre utili
non per una gara sciagurata ma perché senza utile non si
rafforza il patrimonio ed è al patrimonio che, secondo le
regole dettate dalle autorità deputate, è legata la facoltà di
prestare denaro e il volume dei prestiti. Va ricordato che
il patrimonio è “indisponibile” cioè, in ultima istanza, è
della comunità.
5)Le Casse Rurali, in questo momento, non sempre hanno
i tassi più bassi praticati sul nostro territorio. Non possiamo competere con chi cerca di penetrare nuovi mercati.
Inoltre su 100 euro che vengono raccolti 99 li prestiamo
senza parlare del sano equilibrio della gestione di tesoreria.
Abbiamo il dovere e la responsabilità di muoverci prudentemente. Se dovessero venire tempi ancora più difficili
non possiamo fallire e scomparire in qualche paradiso esotico. Noi siamo qui adesso e pensiamo di esserci anche fra
ulteriori cento anni.
6)Ancora una volta per garantire una certa massa di liquidità è dovuta intervenire la Provincia. Essa ha fatto il suo
dovere attraverso Cassa del Trentino, apportando una
certa quantità di denaro, a fianco dell’intervento nostro,
a sostegno dell’economia locale. Questo denaro dovrà,
ovviamente, essere restituito. Ricordiamo che le Casse
Rurali si sono fatte carico di circa l’85% degli interventi
sulla manovra anticrisi.
E restando nel tema vi partecipiamo una grossa preoccupazione. Le autorità competenti dettano anche i criteri che
guidano l’intera vita delle banche. Questi parametri, insieme
ad altri provvedimenti, tendendo sempre più a omologare
tutte le banche, piccole e grandi, ci spingono verso la perdita
delle nostre identità territoriali. Insomma rischiamo che il
fondamento sul quale si sono rette la Casse Rurali per 120
anni venga stravolto. Esso è costituito in modo significativo
dal “buon senso” del padre di famiglia, del contadino, della
persona “normale”. Esso agisce sul controllo sociale dei nostri
paesi e sulla conoscenza reciproca fra la gente. Noi pensiamo
che vada rivendicata con forza la nostra storia e vada posta
grande attenzione su una linea di tendenza che allontana
dal controllo e dalla gestione popolare il destino stesso delle
persone e delle famiglie.
Le visioni elitarie e tecnicistiche sono esattamente il contrario della visione umanistica e fiduciosa della cooperazione.
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Casse Rurali,
continuiamo
a dare credito
Per ogni euro raccolto, 99 centesimi vengono impiegati sul territorio.
Negli ultimi tre anni i prestiti sono cresciuti dell’11.5%.
Le Casse Rurali hanno finanziato l’88% degli importi richiesti.
Ma la mutualità ha bisogno di reciprocità.
di Walter Liber
C’è la crisi, e “dagli!” alle banche. Con l’acuirsi delle
difficoltà delle famiglie e delle imprese, aumenta
anche il malessere verso chi invece dovrebbe allargare
i cordini della borsa e mettere a disposizione quei
soldi che l’economia e la finanza hanno fatto mancare. Nel girone infernale dei responsabili di questa crisi
le banche hanno avuto dall’inizio un posto in prima
fila. Quelle giganti che hanno avvelenato il mondo
con titoli tossici partendo dagli Stati Uniti, e via via
anche tutte le altre, grandi e piccole. L’attacco alle
banche non ha risparmiato nemmeno le nostre piccole Casse Rurali, che banche non si sono mai volute
chiamare, proprio per marcare una differenza sostanziale con gli altri istituti di credito. Il presidente di
una grandissima banca (Dieter Rampl di Unicredit,
per non fare nomi), ha affermato di recente che per
lui “l’unica cosa che conta è fare buoni risultati per la
banca”. Perfino ovvio.
E le Casse Rurali? Hanno una missione diversa:
occuparsi del territorio dove operano, delle famiglie
e delle imprese che conoscono una a una. Pur senza
distogliere l’attenzione dalla sostenibilità delle operazioni che fanno e sull’efficienza, che sono poi la loro
(e vostra, cari soci e clienti) assicurazione sul futuro.
In molti dicono che si sono concentrate troppo su
questo secondo aspetto.
Le Casse rispondono invece che fanno tutto il possibile e anche parecchio di più, prendendosi anche i
rischi: nell’ultimo anno, tanto per dire, le “sofferenze” sono aumentate del 30%, anche se restano molto
al di sotto rispetto ad altre zone d’Italia.
Ma le Rurali possono fare di più? Certo, ma serve reciprocità, un “patto” di solidarietà con i soci e i clienti.
Poichè le banche, e anche le Casse, prestano i soldi
dei risparmiatori, occorre sostenere la raccolta. E se
non ne entrano, non ne escono, a meno di andarli a
prendere altrove con costi molto alti.
Un solo dato: ogni cento euro che entrano sotto
forma di raccolta, 99 vengono impiegati in prestiti
alle famiglie e alle imprese (con una leggera prevalenza
delle prime sulle seconde). Ben l’88% degli importi
richiesti sono stati finanziati.
Le Rurali ascoltano le preoccupazioni dalla voce
dei soci e clienti e le condividono pienamente.
Conoscono le loro difficoltà e spesso non possono
far trapelare le proprie. Fare banca oggi è diventato un mestiere molto complesso e sorvegliatissimo.
Muoversi tra la raccolta di risparmio (in calo) e la
richiesta di credito (in aumento) è diventato uno
slalom tra i molti paletti posti dal legislatore proprio
per garantire la sostenibilità delle operazioni bancarie. Un complesso di norme - uguale per la grande
banca multinazionale come per la piccola Cassa - che
alla fine rende la strada più lunga e tortuosa. Tanto
che non tutti i clienti riescono ad arrivare in fondo.
Nonostante questo le Casse Rurali non si stancano
di applicare il buon senso, che non deve mai essere
sostituito da una fredda sequenza di indici economici.
In Italia per definizione siamo tutti allenatori di
calcio. Recentemente siamo diventati anche tutti
banchieri. Proprio per evitare di finire nel tritacarne
dei luoghi comuni, vorremmo provare a spiegare
quello che hanno fatto le Casse e quello che fanno
oggi per sostenere le famiglie e l’economia del nostro
territorio.
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La fotografia del credito cooperativo in Trentino
CASSE RURALI TRENTINE
2011
2010
Casse Rurali
Sportelli
Soci
Dipendenti *
Raccolta diretta
Raccolta indiretta (titoli in ammin. e risparmio gestito)
Raccolta complessiva
Crediti alla clientela *
Patrimonio
Sofferenze
Impieghi/Raccolta diretta
Sofferenze/impieghi
46
383
120.348
3.014
12.598
3.667
16.265
13.310
1.688
317
96,85%
2,60%
Var. % 2010-2011
45
380
122.656
3.031
12.445
3.834
16.278
13.356
1.731
417
98,43%
3,40%
-2,2%
-0,8%
1,9%
0,6%
-1,2%
4,6%
0,1%
0,3%
2,5%
31,5%
Fonte: Osservatorio della Cooperazione Trentina. Dati in milioni di euro.
Dato comprende anche Cassa Centrale Banca e Mediocredito - Trentino
*
La verità sul sostegno
alle imprese e famiglie
Operazione Bce, un aiuto
per “oliare” il sistema
Nonostante il periodo sia particolarmente difficile,
le Casse Rurali nell’ultimo triennio (ovvero a crisi
conclamata) hanno aumentato i prestiti dell’8%, passando da 11,3 a 12,2 miliardi di euro (l’incremento
è stato di 916 milioni di euro). Nello stesso periodo,
i finanziamenti alle famiglie sono cresciuti del 10%
(388 milioni in più) e quelli alle imprese artigiane
sono aumentati del 14,5% (da 3 a 3,5 miliardi di
euro). L’ammontare dei crediti erogati a fine 2011
dal sistema del credito cooperativo trentino (che
comprende anche Cassa Centrale Banca e la ricaduta
trentina di Mediocredito) è stato di 13,3 miliardi
di euro, in crescita dello 0,3% rispetto al 2010. Un
aumento meno sostenuto rispetto a quello degli anni
scorsi sia per la minore domanda da parte di famiglie e
imprese, sia per una più attenta valutazione del merito creditizio da parte delle Casse, vista anche l’elevata
rischiosità del credito.
Le Rurali, dunque, fanno la loro parte e si assumono anche i rischi. In questo momento nel sistema
delle Casse ci sono partite “incagliate” per più di un
miliardo di euro. Sono cresciute del 20% solo negli
ultimi dodici mesi. Se aggiungiamo anche le partite
in sofferenza (cresciute del 31%), arriviamo al 12%
del totale. Dunque non si può certo rimproverare alle
Casse Rurali di essere troppo prudenti…
Per una volta facciamo anche un confronto con quello che succede fuori di qui. Appena pochi giorni fa il
Governatore della Banca d’Italia Visco ha denunciato
che i prestiti alle imprese in Italia si sono contratti a
dicembre di 20 miliardi di euro: e nel 2012 ci si aspetta anche peggio. Giudicate voi.
Sullo Stato italiano si è abbattuta da qualche mese una
tempesta speculativa che nessuno poteva prevedere.
Anticipato dai giudizi negativi delle agenzie di rating,
il “mercato” internazionale ed europeo sul finire del
2011 ha deciso di disfarsi dei titoli di Stato italiani
ed ha cominciato a venderli. Questo ha provocato un
rialzo dei rendimenti, con spostamento dei risparmi
su questo tipo di investimento.
Così le banche si sono ritrovate a corto di liquidità,
cioè quel denaro che serve per sostenere i finanziamenti alle imprese e alle famiglie. Inoltre, i titoli di
Stato in possesso delle banche italiane, quelli che
all’occorrenza avrebbero dovuto trasformarsi in riserva di liquidità, sono risultati presto poco vendibili,
visto l’improvviso calo del loro valore.
Se vogliamo dirla tutta, il sistema bancario internazionale ha corso il serio rischio di vedere inceppati i meccanismi che ogni giorno producono milioni e milioni
di operazioni per miliardi di euro. Occorreva reagire.
La Bce, immettendo liquidità nel sistema, ha agito
da buon meccanico che lubrifica gli ingranaggi di un
motore chiamato mercato internazionale bancario.
Le banche hanno acquistato titoli di Stato con lo
scopo di contribuire ad abbassare lo “spread”, e quindi
i rendimenti, e riportare il sistema in equilibrio. Cosa
puntualmente accaduta. Ma il miglioramento della
liquidità dovuto all’abbassamento dei rendimenti
dei titoli di Stato comporta vantaggi per tutti, principalmente per le famiglie e le imprese che possono
ottenere prestiti a tassi sostenibili.
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Attardi: "Siete
pilastro di vivibilità"
Intervista al comandante regionale della Guardia di Finanza
sul ruolo delle Casse Rurali Trentine.
di Franco de Battaglia
Le Casse Rurali non sono soltanto uno “strumento”
per muovere l’economia del Trentino. Sono anche un
presidio civile e sociale che consente uno sviluppo ordinato: danno benessere, ma anche sicurezza ad una
comunità. Costituiscono una difesa contro pratiche
illegali che poi crescono su se stesse come metastasi
pericolose: si inizia con il gioco e si arriva all’usura, ci
si indebita con qualche “finanziaria” privata e si finisce
col cedere l’azienda a chi ricicla denaro. Il sistema delle
Casse, con la sua “capillare” diffusione sul territorio e
la conoscenza diretta dei clienti, laddove per le altre
banche il cliente è diventato un numero (incoraggiato
quasi a non farsi neppure vedere allo sportello) rendono le Rurali una presenza che va “oltre” l’economia,
uno dei pilastri di quella “vivibilità” di cui il Trentino
va giustamente orgoglioso, e che è tanto apprezzata
da chi viene a risiedere sul suo territorio. Si tratta di
una vivibilità da preservare e difendere, perché non è
scontata. Si tratta, anche per le Casse Rurali, di esserne
consapevoli, di impedire che eventuali “razionalizzazioni” le trascinino sulla china delle altre banche. Occorrerà, ad esempio, fare attenzione ad ulteriori fusioni, portate spesso a trasferire il controllo della Cassa
dalla comunità di appartenenza agli imprenditori più
forti della zona.
grande porto) Attardi ha invitato i trentini ad essere
consapevoli delle due “marce in più” che hanno: con
l’Autonomia, che consente il rientro sul territorio del
90 per cento delle imposte pagate (più si pagano lealmente le imposte, più crescono le risorse che il Trentino può impiegare a sostegno dell’economia) e con
il sistema delle Casse Rurali che origina un credito
diffuso e frenano il denaro “furbo”. E’ un discorso da
approfondire.
Generale Attardi, sulla crisi qual è la sua impressione
dall’osservatorio di Trento e Bolzano, ai confini con il
mondo tedesco?
Che la crisi nel Trentino ha fatto meno danni che altrove.
Perché?
Per tre ragioni. Perché il sistema del credito è forte e
articolato; perché la Provincia ha supplito con la sua
presenza a molte situazioni di criticità; e perché le
piccole e medie imprese sono state molto brave a dare
prova di flessibilità, a diversificare scelte e investimenti, anche nel settore turistico, che resta ricco di potenzialità.
Si avvertono però, anche nel Trentino, problemi
di liquidità.
Certamente. Anche perché in molti casi si registrano
mancati pagamenti da parte dei clienti. Di qui l’esigenza che questi “buchi” vengano colmati, suppliti da
interventi creditizi appropriati. Vuol dire “capire” le situazioni. L’invito è a non avere l’occhio del burocrate
nel finanziare imprese che creano benessere e lavoro.
Lo spunto per queste riflessioni viene da un colloquio
con un protagonista dell’economia e al tempo stesso
della sicurezza del Trentino, il generale Francesco Attardi, comandante regionale (Trento e Bolzano) della
Guardia di Finanza. Di origine siciliana, di educazione romana, con vaste esperienze nei settori (comunicazioni e stampa) e nei territori più delicati (da capitano aveva la responsabilità di Civitavecchia e del suo
Il bilancio della Provincia è generoso.
La tutela della piccola e media impresa resta centrale.
Ma ritengo che il Trentino debba studiare attentamen-
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IN PRIMO PIANO | continuiamo a dare credito
te nuove situazioni che si stanno profilando. Proprio
perché le due province di Trento e Bolzano sono una
sorta di “cuscinetto” mitteleuropeo, diventa attraente
per molte imprese anche nazionali posizionarsi qui,
per operare in una zona di confine. Hanno vantaggi
che altrove non avrebbero. Un esempio recente è l’Arval, noleggio di vetture, che ha trasferito al sua sede da
Firenze a Trento.
sa di essere conosciuto con i suoi problemi e questo
gli evita la tentazione di rivolgersi magari a qualche
finanziaria privata.
Che sono a volte, per così dire, “borderline”.
Alcune sì. A volte escono dall’ambito del proprio ruolo, o consigliano investimenti rischiosi. Ciò è tanto più
frequente in Trentino e in Alto Adige, province vicine
all’Austria che è diventata la vera cassaforte europea.
L’Austria e il Lichtenstein difendono tenacemente il
loro segreto bancario. Sono molti i capitali che finiscono in Austria.
Anche per questo è importante che le tasse vengano
pagate.
Nel Trentino c’è una consapevolezza diffusa sulla necessità di fare il proprio dovere verso il fisco. Il livello
di mancata consegna degli scontrini è, diciamo così,
fisiologico, dal 17 al 22 per cento, laddove in alcuni
quartieri di grandi città, Napoli ad esempio, quattro
scontrini su cinque non vengono consegnati. Nel
Trentino c’è un’economia sana con “sacche” di evasione. Sacche non generalizzate. Anche gli artigiani,
in genere, rilasciano le ricevute: aiuta la politica dei
contributi provinciali per le ristrutturazioni o i rinnovamenti energetici, che spingono ad avere tutta la
documentazione in regola.
E il “boom” del commercio dell’oro?
E’ un bene rifugio. Ricordo quando ero ad Arezzo,
una città dove si lavora tanto oro. C’era molto traffico
in nero. Sì, l’oro si presta al “nero”.
E il gioco, la sua diffusione incentivata e proliferata?
Può portare l’usura. In parte sta tornando l’usura.
Non la grande usura, che colpisce a volte il commercio: la presenza delle Casse Rurali la frena, la blocca.
Ma la piccola usura che è poi fonte di moltiplicazione di criminalità, di trasgressioni. Chi gioca in genere
perde e allora si rivolge a chi gli presta duemila, tremila euro, un’usura di bassa lega, però presente. Ma
oltre all’usura il gioco si presta al riciclaggio, non tanto
da parte della malavita organizzata, che dal Trentino
è ancora lontana, ma di rivoli dalle disparate provenienze. E’ un segnale da non sottovalutare. Anche per
questo è positivo che la coscienza sociale della gente si
sia risvegliata.
Però anche nel Trentino è cresciuto moltissimo il numero di telefonate al 117 della Finanza per segnalare
casi di evasione. E’ una nuova forma di invidia sociale?
O di delazione?
Assolutamente no. La delazione è un’altra cosa. Presuppone un contesto di conflittualità “cattiva”, di
danneggiamento voluto, di vendetta. No. Il cittadino
trentino, piuttosto è consapevole che l’evasione è una
criticità che danneggia l’economia “reale” e “leale”. Le
segnalazioni sono aumentate perché è cresciuta la consapevolezza dei danni che l’evasione comporta. Se tutti pagassero le tasse tutti potrebbero pagarne di meno.
Il fatto è che la gente non ne può più dei “falsi poveri”,
dei “furbetti” che dicono di non aver nulla e girano
con il macchinone. Queste ostentazioni sono avvertite come un’offesa verso chi le tasse le paga. Oggi c’è un
consenso pubblico nei nostri confronti – di Guardia
di Finanza – che prima non si avvertiva. C’è una volontà, nella gente, di costruire un’economia più matura e sana. Più pulita.
Il Generale Francesco Attardi, Comandante Regionale della Guardia di Finanza
Quanto possono contribuire a questo le Casse Rurali?
Dai risultati dell’Osservatorio sul Credito che è stato
istituito presso il Commissariato del Governo è emerso che la diffusione e la vicinanza delle Casse agli operatori e ai risparmiatori contribuisce a dare un senso di
fiducia, di “calma” al sistema economico. L’operatore
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La buona
Cassa Rurale
Casse Rurali, Federazione e Cassa Centrale Banca, con il
supporto scientifico di Euricse, hanno definito un profilo condiviso sul significato di essere oggi una “buona
Cassa Rurale”. E lo hanno fatto selezionando una serie
di indicatori chiave in grado di misurare ma anche di
raccontare la differenza di una banca di credito cooperativo rispetto agli altri tipi di banche. Gli indicatori,
infatti, sono stati divisi in tre macroaree: sostenibilità
economico-finanziaria, governance e compliance, e
carattere locale e cooperativo.
Una buona Cassa Rurale deve anzitutto essere una
buona banca, e quindi essere in grado di operare con
successo sul mercato; ma deve anche distinguersi dalle
altre per i valori che la animano e per il forte legame
con il territorio in cui opera (da cui la scelta di misurare
il carattere locale e cooperativo). La buona governance
poi sta a cavallo di queste due macro-aree, in quanto
contribuisce sia alla sostenibilità economico finanziaria sia all’adesione ai valori che caratterizzano le Rurali
in particolare. Ciascuna di queste tre macro-aree si articola poi in dimensioni più specifiche, ciascuna delle
quali è misurata da un indice sintetico. Così, ad esempio, l’area della sostenibilità economico-finanziaria
si articola in sei dimensioni (liquidità, redditività,
efficienza, rischiosità, patrimonio, struttura), con sei
indici specifici a misura. Ogni dimensione a sua volta
è composta da una serie di singoli indicatori, per arrivare ad una struttura a “piramide” articolata su più
livelli. La buona Cassa Rurale è così valutata in base
a tre macro-aree, divise in tredici dimensioni, a loro
volta composte da un totale di 50 indicatori singoli.
Lo scopo di questo grande lavoro di definizione degli
indici e di valutazione delle Casse Rurali è quello di
mettere a disposizione di ciascuna uno strumento, sintetico ma efficace, che possa dare indicazioni affidabili
su quali sono le aree di miglioramento rispetto a dei
benchmark di riferimento.
Questo lavoro propone dunque uno strumento innovativo per almeno due aspetti: da un lato perché prende in esame tutti gli aspetti che distinguono una Cassa
Rurale dagli altri tipi di banca, fornendo una valutazione a tutto tondo che misuri anche il carattere locale
e cooperativo oltre alla dimensione economico-finanziaria. In secondo luogo perché racchiude in sé una
valutazione di tipo normativo, che non si limita cioè a
misurare le banche rispetto alla media del sistema ma
indica chiaramente degli obiettivi a cui tendere. Tutto
ciò nell’ottica di fornire a ogni Cassa, qualora lo desideri, un punto di riferimento per valutare la propria
performance e uno stimolo a migliorarsi.
Come tutte le innovazioni, anche questo sistema deve
essere testato sul campo e affinato nel tempo, anche
grazie al feedback delle Casse che lo vorranno utilizzare, per far sì che gli indicatori selezionati si attaglino
sempre più al modello ideale.
Punti forti
Dall’analisi degli indici ottenuti emergono quali sono
i punti di forza e di debolezza del sistema. Delle 13
dimensioni analizzate tre rappresentano le eccellenze:
il patrimonio, la compliance ed il rapporto con il sistema. Il patrimonio costituisce uno degli elementi di
stabilità e sviluppo più importanti per una banca: ri8
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IN PRIMO PIANO | continuiamo a dare credito
spetto ai benchmark definiti dal modello, l’83% delle
Casse raggiunge pienamente o si avvicina strettamente all’obiettivo massimo. La compliance esprime la
conformità della banca nel rispetto di regole e norme
al fine di evitare rischi di incorrere in sanzioni e danni
di reputazione: anche in questa dimensione l’obiettivo è raggiunto dal 74% delle Casse. Il rapporto con
il sistema misura la concorrenza interna e l’adesione
delle Casse alle politiche di gruppo: in questo caso il
65% delle Rurali raggiunge l’obiettivo massimo.
Buoni anche i risultati per quanto riguarda i rapporti
con il territorio, con i dipendenti (formazione, politiche di conciliazione, ferie, malattie) e la governance
(struttura e composizione del consiglio di amministrazione, partecipazione dei soci all’assemblea).
Occhio ai rischi
Le dimensioni che presentano qualche criticità sono
la rischiosità ed il rapporto con i soci. La rischiosità
della banca fa riferimento al credito in difficoltà o
in sofferenza ed è legata strettamente all’andamento
congiunturale dell’economia, che da diversi trimestri
è in peggioramento. Il rapporto con i soci va invece
a misurare l’attrattività della formula cooperativa nei
confronti dei giovani (meno di 35 anni), la presenza
di strumenti di comunicazione per soci, la presenza di
club, consulta soci, ecc. Qui la ricerca individua aree di
miglioramento (d.p.).
Tempo di lettura: 4’05’’
Possiamo sentirci fuori pericolo?
I prossimi mesi, fino all’estate, saranno decisivi per il futuro della nostra
economia e dell’euro. Se la Grecia
si salva dal fallimento e lo spread
si attesta su valori accettabili, che
permettano di rifinanziare il debito
pubblico con tassi meno onerosi, lo
scenario economico potrà migliorare
e si potrà ripristinare un discreto
clima di fiducia. Diversamente, se
l’euro prende fuoco, con una espressione coniata dagli economisti, la
situazione è destinata a precipitare,
con conseguenze gravi per l’Italia,
che rappresenta uno degli anelli
più deboli del sistema. L’analisi è di
Claudio Picozza, esperto di economia
e banche, docente dell’Università La
Sapienza di Roma, che ha incontrato
alcuni rappresentanti della cooperazione di credito e della Federazione.
Da dieci anni - ha ricordato Picozza
- la nostra moneta è l’euro. La storia
insegna che dopo un decennio gli
accordi monetari si consolidano o si
rompono. Siamo quindi ad una svolta. In circolazione esiste una massa
di 887 miliardi di euro, il 20 per cento
in più dei dollari. Ogni anno cittadini e
imprese dell’area euro risparmiano
25 miliardi in cambi. “Tornare indietro
sarebbe molto difficile”, ha commentato l’esperto. “Far saltare l’euro
vorrebbe dire mettere in discussione
la stessa natura e l’esistenza dell’Unione Europea. Senza euro si ritornerebbe alle dogane e ai dazi come nel
dopoguerra”.
Il debito pubblico è un problema che
non tocca solo l’Italia, dove ha raggiunto il volume di 2.489 miliardi di
dollari. La Francia è più o meno allo
stesso livello, negli Usa ammonta
a sei volte tanto. Entro giugno sono
in scadenza nel nostro Paese 300
miliardi di euro di titoli; se i tassi
scenderanno sarà una buona notizia
per i nostri conti pubblici.
Sul fronte della liquidità il 2012
presenta uno scenario più sereno
rispetto all’anno scorso dopo che la
Bce ha assegnato 900 miliardi di euro
all’1 per cento alle banche. Il costo
del denaro è ai minimi storici: fissato
all’1% dalla Bce, allo 0,25% negli Usa,
quasi nullo in Giappone. Anche il
rischio inflazione nelle maggiori economie mondiali si mantiene basso,
complice il costo dei beni importati
da Cina e India che è contenuto. “A
differenza degli anni ’80 l’inflazione
non rappresenta oggi un problema
per effetto dell’eccesso di offerta”, ha
spiegato Picozza.
Possiamo sentirci fuori pericolo? è
stato chiesto al relatore. Posto che
fare previsioni è molto difficile, la crisi
che è nata dalla finanza, si è trasferita
alle banche e nel passaggio successivo all’economia reale, deve tornare
alla finanza. “Fino a quando non si
chiude questo cerchio rimane il pericolo”, ha concluso Picozza (c.c.).
Claudio Picozza, docente dell'Università
La Sapienza di Roma
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Gioco
e non penso più
di Umberto Folena
Gheorghie Regalie, 22 anni, era stato a lungo un lavoratore esemplare. Ogni mese inviava regolarmente
il bonifico a casa, in Romania, e la sua famiglia era
orgogliosa del figlio emigrato in Italia. Un giovanotto con la testa sulle spalle. Ma quella sera di capodanno, il 31 dicembre 2011, in quel bar di Palermo dove
andava con gli amici dopo il lavoro, era disperato. Il
videopoker gli aveva succhiato mille euro, l’intero
stipendio. Gheorghie aveva pensato allora di sottrarsi
all’incubo rubando a un connazionale altri 400 euro,
per giocarseli e cercare la rivincita. Il giorno dopo
aveva perso pure quelli, tutti, fino all’ultimo centesimo.
Gheorghie sarà trovato impiccato a un albero di
Villa Bonanno, a due passi dalla Questura, da un
giardiniere del parco. Suicida perché convinto di
non avere vie d’uscita dal gorgo in cui era finito…
Già, come c’era finito? Si comincia a giocare per
mille motivi diversi. Distrazione, passatempo, sfida,
curiosità. Per molti, il gioco rimane quello. Per alcuni, diventa un’ossessione. Una malattia. Ludopatia,
la chiamano. O Gap, “Gioco d’azzardo patologico”.
Un laccio che ti stringe sempre più stretto, ti soffoca
e ti impedisce di ragionare. I sintomi, spiegano gli
specialisti, sono molto simili a quelli dei tossicomani,
assuefazione e dipendenza inclusi.
Il Gap non travolge tutti. Ma tra quanti ne restano prigionieri, ben uno su cinque tenta il suicidio.
Soltanto chi è affetto da disturbi depressivi e schizofrenia manifesta una tendenza al suicidio superiore
alla loro.
Una vera emergenza, dunque. Ma i suicidi dei
giocatori affetti da Gap sono soltanto l’aspetto
più doloroso ed eclatante di un fenomeno ben più
complesso e con altri e numerosi abissi di disagio,
dolore e disperazione, talmente diffuso che nessuno,
ragionevolmente, può chiamarsene fuori come se la
cosa non lo riguardasse. Può non riguardarci la terza
impresa economica nazionale? Questo infatti è il
gioco d’azzardo ­regolare e clandestino ­secondo il
dossier “Azzardopoli” curato da Libera, nata 17 anni
fa allo scopo di sollecitare la società civile nella lotta
alle mafie e promuovere legalità e giustizia, e che oggi
collega circa 1.500 tra associazioni, gruppi, scuole
e realtà di base, con il coordinamento di don Luigi
Ciotti.
Le cifre. Il fatturato 2011 dei giochi legali ammonta
a 76,1 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti, «mantenendoci prudenti», una decina di miliardi del
gioco illegale. Una cifra enorme. Significa che gli italiani, neonati compresi, spendono a testa, in media,
1.260 euro all’anno tra videopoker, slot machine,
gratta e vinci, sale bingo e così via. I «dipendenti da
gioco d’azzardo», coloro cioè che giocano più di tre
volte alla settimana spendendo ben più di 1.260 euro
all’anno, sono 800 mila; almeno 1 milione 200 mila
sono gli italiani a rischio di Gap.
Il fenomeno è letteralmente esploso negli ultimi
anni, e di recente ha dovuto prenderne atto anche
l’Istat, che ha inserito Gratta e vinci e «giochi a base
ippica» (il burocratese colpisce ancora) nel paniere
per il calcolo dell’inflazione. Nel 2002 gli italiani
spesero 17,32 miliardi, saliti a 61 nel 2010 e a più di
76 nel 2011. Non a caso. Dal 2002 il gioco d’azzardo
è «un affare di Stato gestito legalmente dai monopoli di Stato», secondo la denuncia di Margherita
Miotto, capogruppo Pd in commissione Affari sociali
della Camera, che lo scorso 3 febbraio ha presenta-
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IN PRIMO PIANO | emergenza gioco
to una proposta di indagine conoscitiva sul gioco
d’azzardo («fenomeno che sta diventando un vero e
proprio problema sociale e una nuova forma di patologia»), certo non estranea al Rapporto di Libera.
Ma non basta. La criminalità ha annusato l’affare e
vi si è tuffata, non solo con il gioco illegale. Nel 2010
sono stati sequestrati ben 3.746 videogiochi irregolari, ma non è questo il dato più inquietante. Le
mafie riescono a riclicare denaro sporco acquistando
dai normali giocatori i biglietti vincenti di Lotto,
Superenalotto e Gratta e vinci, con la complicità
dei rivenditori che segnalano i vincitori. Pagano
un sovrapprezzo dal 5 al 10 per cento: al vincitore
conviene e, annota il Dossier di Libera, «dal punto
di vista strettamente giuridico l’escamotage è praticamente inattaccabile». Sono i clan a riscuotere la
vincita. In questo modo «riescono a giustificare il
possesso di grandi patrimoni ed eludere i sequestri».
La metà dei profitti dei clan, però, deriva dalle macchinette: le scollegano dalla rete telematica che consente il controllo da parte dello Stato, svincolandole
dal pagamento del 12 per cento in tasse e facendo
impennare i guadagni. Il Dossier individua con
certezza 41 clan coinvolti nel gioco d’azzardo, ma è
certo che siano molti di più.
Per finire, aumenta fatalmente la piaga dell’usura. Le
persone più in difficoltà, nell’impossibilità di ottenere ulteriori prestiti dalle banche, vengono avvicinati
nelle sale giochi. A quel punto, dall’abisso è quasi
impossibile risalire. E alcuni, i più fragili, vedono l’unica via d’uscita in una corda da stringersi al collo,
all’alba dell’anno nuovo, in un parco di Palermo.
Come Gheorghie.
I NUMERI DEL FONOMENO
76,1 miliardi di euro
fatturato mercato legale del gioco 2011
17,3 miliardi di euro
fatturato mercato legale del gioco 2002
1.260 euro
spesa annua pro capite
10 miliardi circa
fattura mercato illegale
400.000
slot machine in Italia
3.746
videogiochi illegali sequestrati nel 2010
47%
giovani under 19 che giocano denaro
294
le sale gioco presenti nella sola provincia di Roma
41
i clan mafiosi che si spartiscono la torta del mercato illegale del gioco
Il caso virtuoso
Il consiglio di amministrazione del Sait, all'unanimità, ha deciso
di non affittare ad una sala giochi un locale in città affianco ad un
supermercato Coop Trentino. Per motivi etici, pur con un'entrata
minore, il locale continuerà ad essere un bar.
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Produzione e lavoro:
crescono fatturato
e dipendenti
Il tempo del “piccolo è bello” è finito. Parola di Renzo Cescato,
presidente di Consorzio Lavoro Ambiente, intervenuto al convegno dei soci organizzato per tracciare le linee strategiche
su cui concentrarsi nei prossimi anni.
Le cooperative aderenti a CLA sono ottimamente patrimonializzate, tanto da poter competere senza soggezione con
le altre imprese. “Ma in generale – ha spiegato Cescato
– soffrono ancora di dimensioni troppo esigue per reggere
una concorrenza sempre più agguerrita, per partecipare da
protagonisti ai grandi progetti che disegneranno il Trentino
del futuro e per andare anche oltre i confini provinciali. Chi
non ce la fa da solo dovrà allearsi, unirsi, cercare sinergie”.
In questi anni Consorzio Lavoro Ambiente ha supportato le
cooperative associate nella gestione di progetti ambiziosi e
domani continuerà a fare la propria parte, offrendo coordinamento, progettazione, assistenza. Continuerà a promuovere
nuovi progetti, a fare da traino alle cooperative piccole e
grandi, “ma non può sostituirsi ad esse”.
D’accordo con Cescato anche Carlo Zini, coordinatore di settore dell’Alleanza delle Cooperative Italiane. “Ogni cooperativa, per restare impresa e svilupparsi, deve porsi il problema
delle dimensioni – ha affermato –. Sul panorama nazionale
c’è molta vivacità in questo senso”.
Per crescere diventa fondamentale la collaborazione con
cooperative di altri settori, puntando su relazioni sul territorio,
reti di imprese, filiere. Nel caso della cooperazione questo
può avvenire in una logica intercooperativa, con il settore
della produzione e lavoro che collabora, ad esempio, con il
consumo o l’agricoltura per la logistica, o con il credito per la
gestione di project financing, sia per la parte procedurale che
di finanziamento. Il direttore del consorzio Melchiorre Lino
Orler ha messo in luce un quadro in controtendenza rispetto
al trend sia provinciale che nazionale, soprattutto dal punto di
vista dell’occupazione. Infatti, se negli ultimi tre anni di crisi
in Trentino poco meno di 12mila persone sono rimaste senza
lavoro, il numero di dipendenti di questo comparto della cooperazione trentina, che riunisce 46 cooperative, è passato nel
decennio 2000-2010 da 2.300 a 4.450, riuscendo a mantenere
il trend positivo di crescita anche nell’ultimo triennio. “Dati
che ci dimostrano – ha affermato Carlo Dellasega, direttore
della Federazione –come, anche in un periodo di crisi come
quello attuale, voi abbiate saputo fare grandi cose, offrendo
lavoro e opportunità a tante persone”. Un plauso a questo
momento di confronto coi i soci, in linea con gli indirizzi del
nuovo Patto di Sistema è arrivato anche dal presidente della
Cooperazione Trentina, Diego Schelfi: “Il CLA – ha commentato – è un esempio di buona cooperazione, di una realtà
che partendo dal basso ha saputo crescere e sostenere sia
le persone che il territorio, dimostrando equilibrio, capacità
di fare sistema e intercooperazione”. Opinione condivisa
dal presidente della Provincia Lorenzo Dellai. “L’idea nata
durante l’incontro che ho avuto con il cda della Cooperazione
Trentina di proporre un percorso di ‘stati generali’ dell’autonomia – ha aggiunto – nasce dall’esigenza di compiere
lo stesso percorso di confronto che avete intrapreso voi
all’interno mondo cooperativo. Le vostre assemblee, le vostre
iniziative dei prossimi mesi saranno una parte di questi ‘stati
generali’”.
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RISTO 3
1.000 dipendenti
380 soci
6.500.000 pasti
Riapre il Glenda (tutto nuovo)
All’inizio di febbraio ha riaperto al pubblico il ristorante self ‘Glenda’ gestito
dalla cooperativa Risto3 presso il centro
commerciale Bren Center. I locali sono
stati chiusi per due mesi per consentire
una totale ristrutturazione degli spazi
che ha introdotto alcune significative
novità. “Siamo particolarmente soddisfatti del risultato – spiega il direttore
della cooperativa Stefano Raffaelli –
perché è il frutto di una progettazione
partecipata, direi cooperativa, partita
sentendo le esigenze dei clienti con
un questionario e sviluppandole con
il contributo di tutte le persone che
lavorano in quel ristorante, dal cuoco ai
tecnici fino agli esperti progettisti della
cooperativa”.
Ecco quindi che sono state eliminate le
bottigliette di plastica ed introdotte le
bibite analcoliche alla spina a volontà
(con un risparmio di 500 bottiglie e
100 lattine al giorno a tutto vantaggio
dell’ambiente), è stata aggiunta una
terza cassa, la cucina a vista, ampliato
il buffet di verdura fresca e cotta e
ampliata l’area di servizio. Il ristorante
è molto più arioso, luminoso e moderno, con uno stile essenziale e lineare,
arricchito da stampe sui muri bianchi
a ricordare agli ospiti che vengono
utilizzati prodotti biologici (la pasta, per
esempio) che si possono richiedere
carni alla griglia, che è stato scelto
un prezzo fisso per i primi, uno per i
secondi, uno dei i contorni e uno per i
dessert. Semplice e chiaro. Per il caffè
è stato poi introdotto un sistema self di
alta qualità, con un angolo dedicato e
due postazioni.
Nelle stampe sono gli stessi dipendenti
della cooperativa ‘ad averci messo la
faccia’, posando davanti al fotografo.
Una scelta di valorizzazione interna e,
soprattutto, di realtà: nel ristorante trovi
ad accoglierti e a cucinare gli stessi volti ritratti nelle pubblicità: chiari, semplici
e onesti.
Foto Archivio Ufficio Stampa PAT.
Un camper per misurare la vista
E’ partito da Malè il viaggio dell’unità mobile
oftalmica proposta dalla cooperativa sociale Irifor
del Trentino. Si tratta di un camper attrezzato ad
ambulatorio oculistico che consente visite specialistiche itineranti sul territorio. Il camper
è a disposizione di tutti i cittadini per effettuare
screening con esame della vista gratuiti e consentirà una distribuzione capillare della diagnosi
precoce delle principali malattie oculari causa di
ipovisione e cecità.
Ferdinando Ceccato, presidente di Irifor, ha
espresso soddisfazione per questo importante
traguardo: "La cooperativa sociale fondata nel
2008 si è posta subito come primo obiettivo quello
di realizzare un Centro provinciale di prevenzione
e riabilitazione destinato a persone cieche, ipovedenti e pluriminorati. Il Centro è stato inaugurato
lo scorso ottobre in via della Malvasia a Trento e
per completare il ciclo di prevenzione e riabilitazione, abbiamo deciso di acquistare questa Unità
mobile, con il fondamentale aiuto della Provincia
autonoma di Trento, attraverso la quale effettuare
visite oculistiche gratuite sul territorio".
Guarda il servizio su
www.coooperazione.tv
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Per Informazioni
Centro risorse
presso "Punto di Comunità" di Consolida
via Rienza, 22 a Trento
www.cooperazionesocialetrentina.it
tel 0461/235723
SERVIZI PER DISOCCUPATI
Consolida ha vinto la gara dell'Agenzia del Lavoro
e ha aperto il nuovo Centro Risorse dedicato a chi è in cerca di lavoro
“Grande soddisfazione, ma anche piena
consapevolezza che Il più bello e il più
difficile ci aspetta, come sempre, da
domani”. Questi le parole con le quali
Silvano Deavi e lo staff di Consolida
hanno accolto la notizia di aver vinto
la gara per la gestione del “Centro
risorse” indetta dall'Agenzia del lavoro.
Una gara pensata per offrire supporto,
attraverso personale specializzato, ai
Centri per l’Impiego di tutto il Trentino
nell’erogazione dei servizi al lavoro per
disoccupati. “La scelta di partecipare
e la preparazione della gara sono stati
– spiega il presidente Deavi – inevitabilmente fonte di fatica e tensione,
ma anche occasione per un'ulteriore
maturazione di alcune consapevolezze. Quando era uscito il bando alcuni
ci avevano detto: ‘non è cosa per voi’.
Se alla fine ci siamo spesi è perché
l’iniziativa si colloca pienamente nella
direzione intrapresa negli ultimi anni
dalla cooperazione sociale: dare risposte ai ‘grandi numeri’ creati dalla crisi e
non solo, senza per questo rinunciare
all’attenzione alle esigenze dei singoli”.
La scelta ha pagato visto che Consolida ha superato gli altri 6 concorrenti
grazie alla migliore offerta tecnica,
nonostante il prezzo presentato fosse
più alto. “Questo non significa – precisa
Deavi – che non siamo consapevoli di
alcuni nostri limiti, per esempio avere
nel sistema ottimi operatori, spesso
però senza i titoli di studio richiesti
dal bando. Ma siamo altresì consci dei
nostri punti di forza: l’esperienza ormai
ultradecennale nella filiera dei servizi al
lavoro, gli strumenti di intervento ormai
consolidati, la rete di collaborazioni
instaurata con altre organizzazione del
settore anche a livello nazionale come
quella con Mestieri, la società cooperativa per il lavoro del consorzio italiano
Cgm”.
I SERVIZI
Consolida offrirà supporto ai Centri per l'impiego sia per i servizi di
accoglienza, orientamento formativo e
informativo, sia nella gestione di corsi
di formazione. Queste attività – che fino
a pochi mesi fa erano garantite, almeno
in parte, da consulenti e collaboratori
dell’Agenzia del Lavoro – saranno
rivolte in generale ai disoccupati, con
una particolare attenzione a giovani
inoccupati, ai disoccupati di lungo
periodo, alle persone con problemi di
tipo sociale o individuale o disabilità,
alle donne in reinserimento lavorativo.
"L'avvio del progetto – afferma Giusi
Valenti direttrice del Centro Risorse
– sarà occasione anche per sperimentare attività inedite per l’Agenzia
del Lavoro, per esempio nel campo
dell’informazione attraverso rassegne
stampa ragionate e newsletter dedicate
rispettivamente a lavoratori e ai datori
di lavoro. Cureremo anche incontri
informativi nelle scuola e sul territorio".
Consolida inoltre ha proposto alcuni
servizi aggiuntivi come l’attivazione di
esperienze di accompagnamento in
azienda per disabili e giovani oppure
iniziative di aggiornamento e formazione comuni per operatori pubblici e della
cooperazione sociale (s.d.v.).
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Il Trentino è la seconda regione in Italia per produzione di energia “pulita”:
con le sue centrali idroelettriche produce una quantità
di energia superiore al proprio fabbisogno effettivo.
L'Alleanza Cooperativa
Italiana diventa operativa
Da sinistra Poletti, Marino e Altieri
complessivi dell’Alleanza.
Nel corso dei lavori, l’Alleanza si è espressa sull’azione
governativa. “Al Governo Monti, abbiamo dato credito.
Fondamentale, adesso, lavorare per la crescita proseguendo
su una strada che già vede elementi positivi quali: l’ACE,
che incentiva la capitalizzazione delle imprese; la deduzione
integrale, dal reddito imponibile, dell’IRAP relativa alle spese
per il personale, l’incremento del Fondo centrale di garanzia
per le piccole e medie imprese; la concessione della garanzia
alla PMI fino all’80% dell’operazione; le agevolazioni sulle
ristrutturazioni edilizie e sulla riqualificazione energetica.
La riforma delle pensioni presenta aspetti meno condivisibili,
ma è importante avere chiuso la lunga fase delle riforme
previdenziali a puntate. Un plauso merita il Governo perché
fa senza mezze misure, contro l’evasione fiscale”.
Quanto al mercato del lavoro, questa la posizione dell’Aci:
“L’art. 18, sembra diventato l’eterno pretesto per non fare
niente. Per la crescita dell’occupazione servono il riavvio
dello sviluppo la competitività, la qualità dell’offerta e la
stabilità delle imprese. Cinque gli obiettivi che proponiamo:
un mercato del lavoro più efficiente e la riforma degli ammortizzatori sociali; riordinare la giungla contrattuale; alzare
i redditi iniziali, estendere la previdenza complementare,
diffondere soluzioni sanitarie integrative; superare i disincentivi alla crescita dimensionale delle imprese; fare i conti con
l’indicazione europea sui meccanismi di ingresso e di uscita
dal mercato del lavoro”.
Luigi Marino, presidente di Confcooperative, è stato nominato
presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane e sarà
affiancato da due copresidenti: Giuliano Poletti, presidente
Legacoop, e Rosario Altieri, presidente Agci. Questa la prima
novità emersa dalla due giorni di Napoli dell’Aci. È stato
inoltre costituito l’Ufficio di presidenza, al quale vengono attribuiti
compiti finora svolti dai presidenti delle tre Organizzazioni, e confermato il “Comitato esecutivo”,
costituito, oltre che dall’ufficio di
presidenza, da 24 componenti (8
per ciascuna associazione) e da
un rappresentante per ciascuna
delle associazioni dei rispettivi
organismi sulle pari opportunità
di genere.
Per il Trentino è entrato in comitato esecutivo Diego Schelfi, presidente della Cooperazione
Trentina. All’organismo spetta il compito di fissare gli orientamenti politico-organizzativi verificandone periodicamente
l’attuazione e di dare indicazioni unitarie alle articolazioni
settoriali ed orizzontali delle tre Associazioni cooperative.
Infine la “consulta” diventa “assemblea” in quanto avrà poteri
di decisione e di elezione dei dirigenti. All’organismo, composto da 90 rappresentanti delle associazioni (30 ciascuna),
spetta di decidere sulle strategie generali in ordine ai compiti
Il Trentino
realizzera'
il Padiglione
Italia a
Floriade 2012
Il Trentino parteciperà a Floriade 2012, l’Esposizione internazionale dedicata
a floricoltura, orticoltura e sostenibilità ambientale che si terrà in Olanda da
aprile ad ottobre, e che attirerà circa due milioni e mezzo di visitatori. Dopo
aver verificato, attraverso una missione operativa in Abruzzo, le capacità
tecnologiche e produttive del Trentino nel campo dell'edilizia in legno, il
Commissariato generale di Governo per la partecipazione italiana all’Expo,
ha chiesto al Trentino di realizzare un’area espositiva improntata a criteri
costruttivi innovativi e sostenibili. La struttura – che avrà una superficie di 400
mq su due piani più circa 500 mq di spazio verde intorno – conterrà ambienti
in legno confortevoli, sicuri e piacevoli, con un'attenzione particolare al
risparmio energetico e all’ambiente. Il padiglione avrà la certificazione Arca,
primo sistema di certificazione degli edifici e dei prodotti in legno in Italia,
recentemente lanciato da Trentino Sviluppo.
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SLIPEGADA
1.184 partecipanti alle gare
44gruppi (Tra Casse Rurali e enti collegati)
1.200 partecipanti alla cena di gala
Slipegada,
vince la
Rurale di Fiemme
Successo della Cassa Rurale di
Fiemme davanti a Cassa Centrale
Banca e a Cassa Rurale Val di
Fassa-Agordino. E’ il podio della
Slipegada 2012. E’ stata disputata sulle
nevi di San Martino di Castrozza
ed è stata animata da amministratori
e collaboratori delle Casse Rurali
Trentine e degli organismi collegati.
Le nevi primierotte di San Martino di
Castrozza hanno ospitato la trentunesima Slipegada. Occasione tradizionale per chiamare a raccolta, con sci
e ciaspole ai piedi, amministratori e
collaboratori delle Casse Rurali Trentine
e degli organismi legati e collegati agli
istituti di credito cooperativo.
Tre giorni, da venerdì sera a domenica, dedicate al sano agonismo (non
esasperato ma pur sempre orientato a
far primeggiare la propria squadra) e a
momenti di sana convivialità, occasione di incontro e di conoscenza per chi
opera (anzi co-opera) all’interno del
movimento cooperativo, ma anche per
cementare rapporti di conoscenza e di
amicizia.
Alla fine la classifica ha proiettato in
cima al podio (ed è la sesta volta nelle
ultime sette edizioni) la Cassa Rurale
di Fiemme che ha vinto la “sfida” con i
cugini fassani che hanno chiuso al terzo
posto. Tra loro Cassa Centrale Banca,
tornata a respirare aria di primato.
Cooperazione con 12 mila 466 punti.
“Ancora prima del risultato personale e
di squadra – ha osservato il presidente
della Cooperazione Trentina, Diego
Schelfi – la Slipegada è imperdibile occasione per vivere in amicizia un intero
fine settimana sulla neve”.
Settimo posto per Phoenix Informatica
Bancaria che ha chiuso la tre giorni davanti a Cassa Rurale Valli di Primiero e
Vanoi (istituto ospitante) e Cassa Rurale
di Pergine.
Ad archiviare la 31esima edizione è
stata la tradizionale pioggia di bollicine
per un finale spumeggiante. E già si
pensa alla prossima.
Non succedeva dal 2009 quando aveva
chiuso al terzo posto.
Il linguaggio dei numeri, particolarmente familiare per chi lavora nel
mondo del credito e del risparmio,
caratterizza la classifica finale: Cassa
Rurale di Fiemme ha totalizzato 22 mila
570 punti, Cassa Centrale Banca 21
mila 061, Cassa Rurale Val di Fassa e
Agordino 18 mila 606 punti.
Quarto posto per la Cassa Rurale di Rovereto (vincitrice dell’edizione scorsa)
con 17 mila 599 punti. Quinta piazza per
Cassa Rurale di Trento con 16 mila 689
punti. Sesta la Cassa Rurale Lavis-Valle
di Cembra con 14 mila 414 punti.
Settima la Federazione Trentina della
Foto di gruppo dei primi tre classificati
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CR MEZZOCORONA
1.904 soci
28 dipendenti
1 sportello
110 anni
Don Guetti parla ai giovani
E’ stata una serata originale quella
organizzata dalla Cassa Rurale di Mezzocorona per presentare il nuovo libro di
don Marcello Farina "E per un uomo la
terra, Lorenzo Guetti, curato di campagna". Sì perché l’autore ha dialogato e
si è confrontato con i numerosi iscritti al
Club Giovani Soci dell’istituto, che hanno
posto delle interessanti domande che
hanno consentito di cogliere ancora più
profondamente la rilevanza e l’attualità
dell’insegnamento di don Guetti e dei
valori che hanno guidato tenacemente
la sua vita. L’autore è stato introdotto
dal giornalista Paolo Ghezzi, direttore
editoriale della casa editrice Il Margine
i
n
bre
che ha pubblicato l’opera e ha parlato
davanti ad pubblico di oltre 200 persone,
tra le quali numerosi presidenti e direttori delle cooperative limitrofe, nonché la
vicepresidente della Federazione Marina
Mattarei e il suo direttore generale Carlo
Dellasega.
L’iniziativa ha aperto il ricco calendario
di appuntamenti proposti dall’istituto di
credito presieduto da Sandro Pancher
(in piedi nella foto) per festeggiare
degnamente i 110 anni dalla fondazione,
che si schiuderà in autunno con l’inaugurazione della nuova sede presso il
compendio di Palazzo Martini, una delle
più antiche dimore della borgata.
v e
Cuore
solidale in Pinè
Nuove regole
per la pubblicità
Lavis,
carnevale riciclone
La Cassa Rurale Pinetana Fornace e
Seregnano ha premiato i vincitori del
concorso “Cuore Solidale”, riservato alle
realtà associazionistiche. Per l’ambito
locale è stato premiato il progetto del
“Lions Club Valsugana” di Baselga di Pinè
a favore di ciechi e ipovedenti. Tre i progetti
nazionali ed extranazionali premiati: per la
costruzione di una scuola elementare nel
villaggio di Randepu (Nepal); “Diritto alla
salute dei bambini con gravi patologie di
La Paz (Bolivia)” e “Scuola di formazione,
domestica, taglio, cucito nel Burundi”.
La Cassa Rurale Rabbi e Caldes ha indetto
e presentato alle associazioni il nuovo Regolamento per la gestione della pubblicità
e della beneficenza, contenente le novità
che caratterizzeranno il rapporto tra banca
della comunità e associazioni di volontariato. Sostanzialmente cosa si dovrà fare
per richiedere il contributo. “Siamo una
Cassa Rurale al servizio del territorio –
spiegano i vertici – e intendiamo rinnovare
il nostro ruolo di partner alle espressioni
che quotidianamente contribuiscono ad
arricchirlo socialmente e culturalmente”.
“Carnevale Riciclone” a Lavis: un modo
intelligente per vivere il periodo carnascialesco non risparmiando sul divertimento,
ma sulle risorse naturali. La giornata del
giovedì grasso è stata dedicata a questo
modo differente di vivere il carnevale. La
sfilata dei carri ma anche gli altri momenti
della giornata hanno visto impegnate dalle
settecento alle ottocento persone. I carri
in sfilata lungo le vie del centro storico
sono stati sette, preceduti e seguiti da tre
gruppi. Sponsor: Cassa Rurale Lavis-Valle
di Cembra.
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CR VALSUGANA
E TESINO
6.000 soci
21 sportelli
48 mln patrimonio
Una Rurale
per tre in Valsugana
Primi passi in Valsugana verso la costituzione di un polo della cooperazione di credito che diverrà punto di riferimento per
la popolazione residente in 13 Comuni,
più altri 6 nelle vicine province di Vicenza
e Belluno. L’operazione, che interessa le
Casse Rurali Centro Valsugana, Bassa
Valsugana e Castel Tesino, ha ottenuto
l’approvazione dei consigli di amministrazione. Ora il progetto sarà sottoposto alla
discussione e al voto dei soci, che saranno
convocati in tre distinte assemblee. Dopo
l’approvazione, si prevede che la fusione
potrà diventare operativa entro l’estate.
La sede legale della nuova società, che
dovrebbe assumere la denominazione di
Cassa Rurale Valsugana e Tesino, sarà a
B
or
s
Strigno (nella foto). Il consiglio di amministrazione sarà composto dal presidente,
da due vicepresidenti e da 10 consiglieri.
La società che nascerà dalla fusione delle
tre Casse Rurali avrà una base di oltre 6
mila soci. La rete di uffici al servizio del
pubblico sarà costituita da 21 sportelli, di
cui 7 localizzati fuori provincia. L’organico
sarà composto da 86 dipendenti.
Aggregando i dati registrati al 31 dicembre
2011, la nuova Cassa Rurale potrà contare
su una raccolta complessiva pari a 560
milioni ed erogherà crediti per 375 milioni.
Il patrimonio complessivo (capitale sociale
più riserve) ammonterà a 48 milioni.
La popolazione servita nei soli Comuni
trentini sarà di 12 mila 500 abitanti.
e
d
i
s
t
Baselga di Pinè
Malè
Sono 69 i giovani premiati
quest’anno dalla Cassa
Rurale Pinetana Fornace e
Seregnano. Tra i diplomati
e i laureati ben 9 potranno
affrontare il mercato del
lavoro con un 110 e lode in
tasca. “Questa serata – ha
detto la presidente Emanuela Giovannini – è un’occasione per
chiamare a raccolta i soci, in un clima informale, familiare.
Per una Cassa Rurale esiste un valore più importante di altri,
è il valore dello stare insieme, del creare comunità”.
Sono 61 gli studenti premiati dalla
Cassa Rurale Rabbi e Caldes per i buoni
risultati conseguiti nel percorso di studio,
dal diploma alla laurea. I premi sono
stati consegnati dal presidente, Claudio
Valorz, e dal direttore Claudio Tonelli che
si sono complimentati con i giovani e con
le loro famiglie. Al termine della serata lo
spettacolo “Un prete a cavallo: Padre Eusebio Chini detto Kino” rappresentato dal
Gruppo Musicale Artegiovane di Tione.
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ud
i
o
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Il conto corrente
in una carta
Per approfondimenti
www.carteprepagate.cc
Cassa Centrale Banca ha affinato
ulteriormente la propria gamma
di prodotti, attraverso l’offerta
della nuova carta-conto
Ricarica Evo. Il nuovo progetto
è stato presentato alle Casse
Rurali Trentine a metà febbraio, con un
incontro particolarmente partecipato.
Ricarica Evo è un prodotto innovativo
sotto diversi aspetti. Anzitutto perché
in una carta, per la prima volta, sono
riuniti più servizi: è un conto corrente,
che consente di accreditare lo stipendio,
inviare e ricevere bonifici, pagare le
bollette, domiciliare le utenze, ma è
anche un bancomat, che permette di
prelevare e pagare in Italia e all’estero,
nonché una carta di credito, che offre
la possibilità di acquisti sicuri online
grazie al Pan virtuale e al codice di
sicurezza stampati direttamente
sul retro della card. Infine, è una
carta prepagata, sulla quale si può
accreditare fino ad un massimo
di 30.000 euro, gestendo il proprio
denaro direttamente dal sito www.
carteprepagate.cc, ma anche attraverso
gli sms, gli atm o il classico sportello
della Cassa Rurale.
Un nuovo strumento di inclusione
finanziaria, a costi decisamente minori
rispetto ad un conto corrente: il canone
mensile di 1 euro è azzerabile a fine
mese (in base alla giacenza media) ed il
prodotto è esente da imposta di bollo.
“Abbiamo sviluppato questa soluzione
– hanno spiegato i manager di Cassa
Centrale Banca responsabili del
progetto Giuseppe Armani e Cristian
Springhetti – pensando ai
giovani e ai migranti come
proposta di primo servizio
bancario base, accessibile
7 giorni su 7 in una logica
multicanale che consente la
gestione anche via web, sms,
atm. Ma abbiamo pensato
anche alle famiglie, come
prodotto complementare al
conto corrente, una sorta di
secondo conto light, con le
caratteristiche di economicità e In piedi Giuseppe Armani, seduti Lorenza Zanol
e Cristian Springhetti di Cassa Centrale Banca.
sicurezza garantita per l’utilizzo
in rete”. Innovativo anche
il design della carta (studiato dalla
cooperativa Archimede), sviluppato in
Le Casse Rurali hanno scelto di affiancare
verticale a differenza delle altre carte
la rete WiFi ai canali di comunicazione
di credito o prepagate che solitamente
tradizionali per interagire con la clientela,
utilizzano l’orientamento orizzontale.
attraverso una partnership con FreeLuna,
Ricarica Evo, già da qualche mese,
la più estesa e capillare rete di connessione
è presente non solo sul web, con un
wireless gratuita d’Italia con più di 1600 hot
video che ne anticipa le principali
spot installati sul territorio nazionale. Due gli
caratteristiche, ma anche in tutto
obiettivi: offrire agli operatori nuovi strumenti
il Trentino grazie al progetto “Alta
di valorizzazione del territorio e delle loro
Quota”. E’ stato individuato un canale
attività; secondo proporre un canale pubblipubblicitario innovativo per diffondere
citario per gestire una serie di informazioni
la conoscenza del prodotto e del
via web che possano raggiungere in modo
marchio, ovvero le località sciistiche
puntuale e mirato un target di riferimento
provinciali con cartelloni e banner nelle
specifico per la promozione di prodotti delle
posizioni di maggior passaggio al fine di Rurali. Nel debutto a Pinzolo e a Madonna
incrementare la visibilità del prodotto.
di Campiglio sono stati installati 100 hot spot
Una carta di nuova generazione,
WiFi nelle hall degli alberghi, nei ristoranti e
ricaricabile, flessibile, economica
nei pressi degli esercizi pubblici di entrambe
e completa. Una scelta comoda,
le stazioni turistiche. La risposta non si è fatta
evoluta, da cui il nome, appunto, ‘Evo’,
attendere: nel mese di gennaio più di trenta
prossimamente disponibile presso le
attività commerciali hanno aderito all’iniziatiCasse Rurali.
va e oltre mezzo migliaio di utenti ha iniziato
a utilizzare la nuova rete.
Nuovi canali web
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100.000 soci
2.700 dipendenti
448 mln fatturato 2010
Sait, via libera
dei soci al nuovo statuto
Dopo oltre tre ore di dibattito, l’assemblea straordinaria del
consorzio della cooperazione di consumo Sait ha approvato il
nuovo statuto che contiene una serie di importanti modifiche
riguardanti i vincoli nel rapporto tra il consorzio e le sue
associate.
L’appuntamento è il traguardo finale di un percorso cominciato nella scorsa primavera con l’assemblea della Federazione che ha approvato le “linee guida” per un nuovo patto
associativo, ed è proseguito con il convegno di Sait a Milano
Marittima e l’assemblea dello scorso 4 novembre, che all’unanimità ha condiviso la necessità di introdurre nuove regole
del “patto mutualistico”. Infine gli incontri comprensoriali di
informazione con le Famiglie Cooperative svolti sul territorio
nelle scorse settimane.
All’assemblea hanno espresso voto negativo quattro cooperative su 82 registrate: i presidenti delle Famiglie Cooperative
di Aldeno e Mattarello Luciano Maistri, di Fiavé e Cavrasto
Crescenzio Zambotti, la vicepresidente della Famiglia Cooperativa di Carisolo Romea Alberti e il presidente di Albiano
e Lases Roberto Gilli. Astenuta la Famiglia Cooperativa di
Campitello di Fassa. Altri rilievi venuti dal dibattito hanno
riguardato soprattutto i tempi a disposizione per il confronto
nelle cooperative considerati troppo ristretti (Giuliano Beltrami, Mario Ventura, Cesare Ciola).
Piena approvazione dell’iniziativa è stata espressa da molti
presidenti, tra cui Mario Ioppi (Valda), Romedio Menghini
(Malè), Mario de Zordo (consigliere di Fiemme), Graziella
Berti (Castelli d’Anaunia), Lorenzo Schelfi (Monte Baldo),
Adriano Orsi (Sav), Marina Mattarei (Sole e Rabbi), Giorgio
Fiorini (Trento Sviluppo), Franco Brighenti (consigliere Alto
Garda), Bruno Spagnolli (Isera).
Limitati rilievi con voto contrario su un singolo articolo, il
numero 30, sono stati espressi da Mario Ventura e Giuliano
Beltrami (con loro anche Gilli e Maistri, astenuto Mauro Rizzi
di Campitello). Esso riguarda l’ineleggibilità alla carica di
amministratore di dipendenti o collaboratori del Consorzio.
Divieto che perdura per tre anni anche dopo cessazione del
rapporto di lavoro.
Due le modifiche più rilevanti all’esame dell’assemblea: l’allungamento dei tempi di recesso del socio dal consorzio e la
sospensione temporanea della facoltà di recesso, connessa
alla durata degli investimenti già deliberati dal consorzio.
“La proposta - ha spiegato il presidente del Sait, Renato Dalpalù - rappresenta un’equa mediazione, rispettosa da un lato
del principio della ‘porta aperta’, caratteristica delle cooperative, e dall’altro dell’assunzione di responsabilità sociale, con
riferimento al particolare momento che stiamo vivendo. La
gestione di una società con oltre trecento milioni di fatturato
ha bisogno di una responsabilità particolare da parte dei soci.
Il consorzio fa la sua parte, sia in termini imprenditoriali che
solidaristici. Dal 1994 il Fondo di sviluppo e solidarietà ha
erogato 22 milioni di euro in 174 interventi, al tasso medio
dell’1,5%. Coopersviluppo ha investito 7,5 milioni tra capitale e
finanziamenti. Questo è una sistema che funziona e che deve
restare coeso”. Dalpalù ha escluso che ci sia mai stato un
rischio di “esodo” di cooperative. “Negli ultimi vent’anni sono
entrate 21 nuove società e ne sono uscite 2”.
In chiusura, il presidente della Cooperazione Trentina Diego
Schelfi ha apprezzato il livello di partecipazione al dibattito,
ricordando che il Sait è il primo consorzio che inserisce nel
proprio statuto le “linee guida” approvate dall’assemblea
dei soci della Federazione nella primavera scorsa. Tra le
modifiche introdotte, anche la possibilità che il presidente e il
direttore della Federazione possano partecipare ai consigli di
amministrazione del consorzio.
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76 Famiglie Cooperative
360 punti di vendita (+28 dettaglio Sait +2 Superstore)
Un dovere
di responsabilità sociale
Le modifiche allo statuto sono state motivate
con la necessità da parte del Sait di poter
contare su un maggior grado di stabilità nel
rapporto mutualistico con i soci: il rispetto
nei confronti del consorzio non è altro che
un dovere di responsabilità nei confronti di
ogni altra Famiglia Cooperativa.
Con queste finalità, quindi, l’articolo 10 contiene la previsione della cessazione del rapporto mutualistico alla chiusura del secondo
esercizio successivo a quello in corso alla
data di comunicazione del recesso (quindi
minino due anni). Tale maggiore durata
assicura al consorzio il tempo necessario
per cercare di sostituire, con nuove adesioni,
l’apporto che viene a mancare da parte del
socio receduto, tutelando quindi il resto della
compagine sociale.
L’articolo 24 introduce la facoltà del consiglio
di amministrazione di proporre all’assemblea una deliberazione di sospensione
temporanea della facoltà di recesso, per un
determinato periodo di tempo, connesso
con la durata degli oneri che la deliberazione di nuove operazioni implica per la
società. Questa norma vuole assicurare che
i soci, che abbiano deliberato positivamente
sull’assunzione, da parte del consorzio, di
oneri pluriennali per investimenti giudicati di
generale interesse, non facciano mancare,
per il periodo necessario, il loro sostegno. In
correlazione con questa disposizione, l’articolo 10 richiama un regolamento specifico
degli effetti della deliberazione assembleare di sospensione dal diritto di recesso,
attribuendo ai soci dissenzienti o assenti il
potere di recedere.
Tempo di lettura: 4’35’’
Renato Dalpalù, presidente del Sait
Marcialonga, sponsor cooperativi
Non solo rifornimento per il fisico ma ristoro anche per lo spirito. La cooperazione di consumo è partner della Marcialonga. Quest’anno con una proposta in
più, in collaborazione con “Gli Strani Elementi”, gruppo nato nel 2011, formato
da sette ragazzi della Comunità di San Patrignano a San Vito di Pergine.
Il gruppo si è esibito in due occasioni: alla Minimarcialonga con uno spettacolo
dedicato ai più piccini e, il giorno seguente, a Cavalese, in zona arrivo della gara
dei grandi.
Sono specializzati in diverse attività di animazione: giocoleria, scultura di palloncini, trucca bimbi, sputafuoco, magia, burattini e spettacoli vari e attività laboratoriali. Obiettivo: promuovere il diritto d’ascolto di cui sono titolari tutti i bambini. Questo ha permesso di far confluire il percorso di animazione all’interno
di una logica di prevenzione. Nella crescita di ciascun bambino è fondamentale
porre ascolto ai suoi bisogni, alle sue emozioni e alle sue richieste di aiuto.
Tra gli altri sponsor cooperativi della manifestazione Cavit, Melinda, Trentingrana e Casse Rurali Trentine.
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1500 soci
2.800 ettari vigneto in Trentino (+1.000 in Sicilia)
40.000 visitatori all’anno alla Cittadella del vino
Rigotti presidente del
Dopo 40 anni Guido
Conci lascia la massima carica
Luca Rigotti
Presidente
di Mezzocorona
importanti realizzazioni e successi.
E’ un Gruppo competitivo e solido, dunque, quello che viene
affidato a Rigotti, 48 anni, consigliere della Mezzacorona sca
dal 1989 e vicepresidente dal 1998, attuale presidente della
Nosio spa e impegnato già da anni in numerosi organismi a
livello provinciale e nazionale sia della cooperazione che del
settore vino in particolare.
Assemblea storica per la cooperativa agricola Mezzacorona:
dopo 40 anni di presidenza, infatti, Guido Conci ha passato il
testimone al suo vice Luca Rigotti. Autore della trasformazione di Mezzacorona da piccola cantina di borgata a una delle
principali aziende italiane del settore, Conci ha creato nella
sua lunga cavalcata di quattro decenni un'azienda vocata
all'innovazione e ha portato avanti grandi progetti, tra cui il
più famoso è stato la "Cittadella del Vino".
In collaborazione con l'amministratore delegato Fabio Rizzoli,
Conci ha guidato la crescita di Mezzacorona fin dalla fusione
del 1970 tra la Cantina Sociale (fondata nel 1904) e la Lega
fra Viticoltori (fondata nel 1911), prima unione di due società
cooperative in Italia. Da allora in avanti le tappe più significative sono state l'acquisizione della società di importazione
americana Prestige Wine Imports (1985), l'entrata nel Gruppo
Italiano Vini (1987), la fusione per incorporazione della terza
cantina cooperativa del paese di Mezzocorona, la Cantina
Produttori (1988), l'inaugurazione della nuova sede in via IV
Novembre (1989), l'acquisizione dell'area Samatec e il lancio
del progetto della "Cittadella del Vino" (1993), la partnership
con le Cantine Sociali di Salorno (1994) e di Ala (1995),
l'inaugurazione della Cantina Rotari (1997), la creazione della Nosio spa dalla preesistente Nosio srl
(1998), l'inaugurazione della Cantina di vinificazione (2000), l'avvio del Progetto Sicilia (2001),
il Centenario dell'azienda e l'inaugurazione
della Cittadella del Vino (2004), l'acquisizione
della Bavaria gmbh, importatore
in Germania dei vini del Gruppo
Mezzacorona (2006), l'inaugurazione del magazzino frutta della
Mezzacorona (2009). Proprio nel
2009, Mezzacorona è stata eletta
"Cantina Europea dell'anno"
dalla prestigiosa rivista americana Wine Enthusiast, il sigillo
per Conci di una carriera di
Bilancio in crescita
Ai tantissimi soci presenti in assemblea è stato tracciato un
quadro positivo della cooperativa, nonostante la grave crisi
che ha colpito negli ultimi anni il settore vitivinicolo e la difficile situazione finanziaria dell'Europa e dell'Italia in particolare.
In un anno durissimo per l'economia italiana, Mezzacorona
ha rappresentato un punto di riferimento e di stabilità per
tutto il sistema vitivinicolo trentino garantendo ai soci una
significativa remunerazione e piene garanzie occupazionali, senza alcuna richiesta di ammortizzatori sociali. Piena
fedeltà quindi alla missione aziendale, quella di garantire
un giusto reddito ai soci, di salvaguardare le produzioni di
qualità e di valorizzare i marchi. Emerge quindi un bilancio
estremamente lusinghiero, che dimostra come l’agricoltura
possa essere un settore capace di dare ancora risposte concrete al territorio creando valori aggiunti importanti.
Nel 2011 il Gruppo ha terminato la lunga stagione degli
investimenti infrastrutturali, mediamente 30/40 milioni di
euro investiti ogni anno in strutture produttive dal rilevante
impatto anche sull'indotto del territorio trentino. Dopo questa
fase necessaria di rafforzamento, gli sforzi aziendali saranno
concentrati nello sviluppo commerciale. Già oggi il Gruppo
esporta in oltre 60 Paesi del mondo ricavando dall’export il
79% del volume di affari, con una forte presenza negli Stati
Uniti e in tutta l’area tedesca. Ora gli obiettivi principali sono
in primis la Cina, gli altri Paesi dell'Estremo Oriente, la Russia e, in prospettiva, anche il Brasile.
Uva: 92 euro al quintale
Mezzacorona sca, holding capogruppo, ha liquidato in
media 92 euro al quintale per l’uva rispetto ai 90 del 2010. La
remunerazione complessiva ai soci è stata pari a 40,3 milioni,
confermando Mezzacorona ancora una volta come il primo
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48 mln di bottiglie vendute (2,5 mln di Rotari)
79% del fatturato deriva da export
60 Paesi al mondo bevono vini Mezzacorona
Gruppo Mezzacorona
produttore viticolo italiano in valore. L’utile netto di esercizio
è stato di 1,2 milioni (1,4 nel 2010). Il patrimonio netto ha
superato i 58,7 milioni.
Nel complesso, il Gruppo ha sviluppato un fatturato consolidato di 148,6 milioni (erano 144,8 nel 2010), record storico
assoluto. L’utile netto di Gruppo ha raggiunto 1,7 milioni, con
un patrimonio netto consolidato di 86,6 milioni, in ulteriore
aumento. Il cash-flow generato si è attestato sulla cifra di 12
milioni. I collaboratori sono 410.
Quanto alle mele, la liquidazione ai soci è stata mediamente
di 36 euro al quintale contro i 26,5 dell'anno precedente. Tutta
l’annata è stata improntata ad un progetto di riorganizzazione
complessiva delle strutture produttive, del personale e degli
indirizzi tecnici di campagna. Nell’agosto 2009 è stato inaugurato il nuovo magazzino frutta di Mezzacorona ed è stato
lanciato il marchio “Valentina”.
Nosio spa, obiettivo
quotazione al Mac
Nonostante la grave crisi del settore vitivinicolo, anche il
bilancio della controllata Nosio spa (subholding del Gruppo
per la commercializzazione e gli investimenti) presenta dati
positivi. Aumentano il fatturato (da 98,9 a 99,6 milioni) e il
patrimonio. Resta stabile l’utile lordo a 3,8 milioni, con un
aumento della tassazione per 1,5 milioni che ha stretto l’utile
netto a 2,3 milioni. Il dividendo deliberato per i 452 azionisti è
stato di 7 euro per azione pari all'anno precedente.
All’assemblea, il presidente Rigotti e l’amministratore Claudio Rizzoli hanno presentato le linee-guida per lo sviluppo
Di Vino
in Vino
della società sia a livello gestionale che commerciale, con un
impegnativo programma di rafforzamento delle vendite sui
mercati attuali ed una forte accelerazione sui nuovi mercati,
specie nell'Estremo Oriente.
Il cda ha ottenuto ampio mandato per il progetto di aumento di capitale e per verificare la
possibilità della quotazione al MAC
(Mercato Alternativo dei Capitali)
di Borsa Italiana. Si tratterebbe di
approdare al quarto livello della
Borsa italiana, quello degli scambi
possibili solo per gli investitori istituzionali, “un plus per una maggiore trasparenza di valutazione delle
nostre azioni – ha spiegato Rigotti
– un altro scalino raggiunto nel
nostro progetto di coinvolgimento
dei soci per rendere più dinamica
e aggressiva sui mercati la nostra
società. Siamo già un emittente
diffuso in mercato regolamentato,
i soci potranno continuare a fare
compravendita di azioni presso di noi, ma le nostre azioni se la quotazione sarà realizzata - potranno essere intermediate alla Borsa di Milano ed avere una quotazione certificata.
Il mandato dell'assemblea al Cda è di un anno, vedremo se
sarà possibile giungere a questo nuovo ambizioso obiettivo”.
Tempo di lettura: 5’55’
Ottimo successo per il corso di avvicinamento al vino organizzato dalla Cantina Mori
Colli Zugna in collaborazione con la Scuola Europea Sommelier. Quattro incontri, ambientati nell’enoteca “More del Gelso” a Mori. Un’autentica chicca per gli amanti della
vite e del vino ma anche per chi vuole saperne di più sul nettare di bacco. “Un ciclo di
incontri – spiegano il presidente Flavio Chizzola e il direttore Luciano Tranquillini – per
conoscere meglio l’affascinante mondo del vino dall’origine fino alla tavola”. Le serate
comprendevano una parte teorica alla quale è seguita una degustazione con abbinamento gastronomico. Il corso è stato curato da Massimilano Grussu, fiduciario per il
Trentino della Scuola Europea Sommelier.
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Stretta di mano tra
Luca Rigotti
e Guido Conci
nuovo e past president
di Mezzacorona
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FEDERAZIONE 24.780 capi di cui 22.800 vacche da latte
ALLEVATORI 1.068 aziende socie
15 mln volume di affari
Autonomia e solidarietà, beni di tutti
Il mondo zootecnico cooperativo ha
risposto compatto all’invito che il presidente della Provincia Lorenzo Dellai
aveva fatto al consiglio di amministrazione della Cooperazione Trentina
di aprire il dibattito sul ruolo dell’autonomia. “E’ una preziosa occasione
di riflessione – ha spiegato alla sala
gremita il presidente della Federazione
Allevatori Silvano Rauzi – su un tema
che interessa ciascuno di noi”.
Con questa iniziativa “avete dimostrato
che, riflettere sulla nostra Autonomia,
– ha spiegato Dellai – non riguarda solo
il ceto politico. Avete fatto una parte di
quel percorso che ho chiamato Stati
generali dell’Autonomia. Ciascuno sarà
chiamato a riflettere perché l’Autonomia è come un giardino: deve essere
amato ma anche fatto conoscere e
comunicato ai giovani e ai nuovi trentini
perché diventino anche loro portatori
della nostra cultura. Inoltre, bisogna
mantenerlo e rinnovarlo. Tutto questo
vuol dire ragionare sulla nostra Autonomia ed è un compito che riguarda
tutti noi”.
Prima delle parole di Dellai, era intervenuto il professor Gianfranco Cerea,
dell’Università di Trento, proponendo un
quadro completo sulla storia dell’Autonomia. “Non c’è regione in Italia che
della Federazione Allevatori. ”Sono
davvero felice per la risposta data dai
soci – ha concluso Rauzi –. Oggi gli
aspetti positivi della nostra zootecnia
sono tre. Il primo è la tenacia, la volontà
di resistere anche da parte dei giovani
che modernizzano aziende e strutture.
Il secondo è legato all’attenzione che la
Provincia ha sempre riservato al mondo zootecnico. Il terzo è la Cooperazione
che permette di avere una zootecnia
forte e strutturata” (d.n.).
– è stato detto – abbia registrato un
progresso economico come il Trentino”.
I motivi sono tre: ragioni politicheistituzionali (avere l’Autonomia ci ha
avvantaggiati), il capitale umano (le
persone hanno più risorse economiche) e risorse finanziarie. Un esempio
virtuoso perché, il Trentino, è tra le
pochissime realtà nel nostro Paese ad
avere un bilancio positivo. Inoltre ha il
tasso di disoccupazione (3,9%) più basso
d’Europa.
Anche la riflessione di don Marcello
Farina è stata seguita con molta attenzione dagli allevatori. E’ stata dedicata
a don Lorenzo Guetti, il fondatore del
movimento cooperativo, e all’ultimo
libro scritto dallo stesso don Farina “E
per un uomo la terra”. “La sensibilità di
base di don Guetti – è stato osservato
- era attenta anche all’educazione alla
democrazia di tutta la popolazione a cominciare dal basso, dai più poveri, dalla
popolazione legata alla terra e abituata
sempre a obbedire”.
C’è stato tempo e spazio per la solidarietà, con la proiezione di un filmato
prodotto in occasione della consegna
delle 48 manze e manzette di razza
Rendena alla popolazione della Bosnia
Erzegovina, progetto curato da Gianbattista Rigoni Stern, con la partnership
Comunica con un click
La Federazione ha aderito alle iniziative formative proposte dalla Camera di Commercio per lo sviluppo e il rafforzamento delle tecnologie digitali nelle relazioni fra
imprese e pubblica amministrazione, in particolare posta elettronica certificata e
firma digitale. Le cooperative che lo desiderano potranno comunicare l’adesione
all’attività formativa e trovare ulteriori informazioni collegandosi al sito della Federazione www.cooperazionetrentina.it o al sito di Accademia d’Impresa
www.accademiadimpresa.it cliccando sull’apposito link “Posta Elettronica
Certificata e Firma digitale”. Per ulteriori informazioni potete contattare la Segreteria Soci (0461/898225).
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Scopazzi
Nel 2000erano colpite il 4%delle Golden
Nel 2011sono colpite lo 0,23%delle Golden
Evelina,
esclusiva Melinda
Circa 600 frutticoltori hanno partecipato alla
tradizionale giornata tecnica organizzata dalla
Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige
in collaborazione con Melinda. Dalla varietà Evelina
all’esperienza della coltivazione biologica, dalle
strutture di sostegno dei nuovi impianti frutticoli
alla carta dei suoli come strumento di gestione del
territorio, dal problema “bostrico” che nel 2011 ha
interessato numerosi frutteti delle Valli del Noce
al risultato del monitoraggio scopazzi. Queste
le principali tematiche affrontate dai tecnici del
Centro Trasferimento Tecnologico che hanno fornito
anche quest’anno al mondo frutticolo importanti
suggerimenti ed indicazioni pratiche per affrontare
la nuova annata agricola.
Per approfondimenti
www.iasma.it
ARRIVA EVELINA
I tecnici hanno parlato di Evelina, una varietà che può risultare interessante per la
Valle di Non sia per le sue caratteristiche
agronomiche adatte ai nostri ambienti, sia
perché la sua diffusione può permettere di
arricchire l’assetto varietale di Melinda. Si
tratta di una mutazione di Pinova con delle
caratteristiche distintive di colorazione
e brillantezza tali da averne permesso
la registrazione europea come varietà a
sé stante. La pianta mostra una buona e
costante produttività che si aggira attorno
ai 650-700 quintali ad ettaro. L’ambiente
adatto è rappresentato da terreni con
buon franco di coltivazione, buona fertilità
e buona esposizione e la varietà si adatta
a gran parte delle zone della Val di Non
ma riesce a sviluppare meglio le sue
caratteristiche nelle zone di medioa/alta
collina. La gestione agronomica è piuttosto simile a quella della Golden sia per
quanto riguarda la concimazione, la potatura che per il diradamento. Le principali
problematiche fitosanitarie sono l’oidio e i
marciumi da conservazione; c’è invece da
sottolineare la sua bassa sensibilità alla
ticchiolatura che potrebbe permettere una
riduzione dei trattamenti soprattutto nel
periodo estivo.
SCOPAZZI SOTTO CONTROLLO
L’indagine ha interessato 311 ettari in
provincia di Trento di cui 148 nelle valli del
Noce. La situazione generale è complessivamente soddisfacente. Sul portainnesto M9, che interessa ormai l’84 % degli
impianti, dopo aver aggiunto punte del
4% su Golden nei primi anni 2000, la percentuale nel 2011 si attesta mediamente
attorno allo 0,23% sulla stessa varietà.
COLTIVAZIONE BIOLOGICA
Sono stati presentati due esempi molto
positivi di coltivazione con metodo biologico nelle realtà di Biolago di Vervò e
Bioluc di Denno. La prima è nata come
cooperativa nel 2001 ed è stata trasformata in società agricola semplice nel
2006. Attualmente è formata da 26 soci
proprietari di circa 23 ettari coltivati a melo
con metodo biologico. La Bioluc, seguendo lo stesso processo, è oggi costituita da
7 soci che fanno capo ad una superficie
di circa 2,5 ettari. Positivi i risultati sia sul
fronte quantitativo che qualitativo con una
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produzione media di 50 – 60 ton/ettaro. La
resa economica è stata comunque più che
soddisfacente per tutte le varietà. Anche
la difesa fitosanitaria ha fornito risultati
positivi.
BOSTRICI DEL MELO
Nel 2011 la forte presenza e diffusione
di bostrico ha portato ad impostare
un’attività di studio e sperimentazione.
Dall’indagine è emerso che la popolazione
è in realtà costituita da diverse specie. Si è
visto inoltre che l’inizio del volo avviene già
in marzo dopo alcuni giorni con temperature superiori ai 14-16 gradi e che l’entità
della presenza è condizionata dall’andamento meteorologico del periodo. E’ inoltre stato evidenziato che l’alcol, pur non
essendo un attrattivo specifico, è quello
che permette la cattura di un maggior
numero di insetti. Interventi con prodotti
insetticidi al momento non sembrano
essere efficaci. Si ripropone la cattura con
trappole ad alcol e verrà inoltre sperimentata in una zona del comune di Nanno di
circa 20 ettari una nuova trappola caricata
con l’alcol.
NEWSCOOP
FC PINZOLO
25 milioni fatturato
117 collaboratori
15 punti vendita
Pinzolo, oltre 2 mila soci
Bastano pochi dati per comprendere l’andamento positivo
dell’esercizio commerciale della Famiglia Cooperativa di
Pinzolo: i soci hanno superato quota
2.000, le vendite i 25 milioni (+ 2,6%) e
l’utile i 159 mila euro. Nella sua relazione
il presidente, Mauro Cominotti (a sinistra
nella foto), ha ripercorso i momenti
e ricordato i numeri principali che
hanno caratterizzato l’esercizio iniziato
il 1° ottobre del 2010 e concluso il 30
settembre 2011. E’ proseguito il cammino
di modernizzazione della rete di punti
vendita: ha fatto tappa in via Dolomiti di
Brenta, a Madonna di Campiglio. Il negozio
di Pramagnan è stato ampliato nella
superficie di vendita e potenziato nell’offerta commerciale. Il
bilancio è stato illustrato da Giuseppe Fedrizzi, responsabile
del Settore Famiglie Cooperative della Federazione. I soci
oggi sono 2.004. Ed essere socio conviene. “Mediamente – ha
osservato il direttore Carlo Gualdi (a destra nella foto) – il
socio della nostra cooperativa ha acquistato con uno sconto
del 7,3% tenuto conto anche del ristorno”.
Gualdi è a capo di uno staff di 117 collaboratori che arrivano a
quota 165 considerati gli “stagionali”. “La nostra Cooperativa
– ha aggiunto – è amica dell’ambiente: sono stati portati a
termine importanti progetti di energia pulita nelle strutture
di Spiazzo, Giustino e Sant’Antonio di Mavignola con impianti
fotovoltaici che produrranno 167 mila kwh”.
La rete commerciale della Famiglia conta quindici punti
vendita a servizio delle comunità di Bocenago, Giustino, Javrè,
Madonna di Campiglio, Massimeno, Pinzolo, Plan di Campo
Carlo Magno, Sant’Antonio di Mavignola, Spiazzo Rendena.
L’anteprima all’assemblea era stata affidata alla premiazione
di sette soci con oltre mezzo secolo di fedeltà alla cooperativa
di consumo: Lina Caola, Giovanni Ferrari, Camillo Binelli,
Agostino Maffei, Giacomino Bonapace, Bruno Burrini, Ettore
Dal Pont. Inoltre sono stati estratti a sorte quindici buoni
acquisti ognuno del valore di 100 euro riservati ai soci presenti
in assemblea.
Risparmia e vinci un viaggio
Coop campione del mondo
Atto conclusivo, alla sede di Sait, del concorso “Risparmia e
vinci fantastici viaggi” promosso dalla
cooperazione di consumo con la rete
di negozi “Famiglia Cooperativa”,
“Coop Trentino”, “Coop Alto Adige
Sudtirol”, “Coop Konsum”. La fortuna
ha premiato quattordici consumatori. In particolare la signora Gina
Giarolli di Malè che si è aggiudicata
una vacanza di otto giorni in Cina. Un
concorso durato dal 1° al 24 dicembre
scorsi. Oltre 180 mila le cartoline
compilate dai consumatori “. Un numero – ha osservato il presidente di
Sait, Renato Dalpalù – che dimostra il gradimento espresso
dai consumatori a questa iniziativa”.
“Coop Norvegia” è sponsor ufficiale dei Campionati del
Mondo di Sci Nordico 2013 in Val di Fiemme. Coop Norvegia
divide le spese della sponsorizzazione con la consociata
italiana, Coop Italia. Le due organizzazioni Coop avranno
una zona separata Coop accessibile presso lo stadio, per
presentare il cibo e la cultura dei due paesi.
Questa è la prima volta che Coop Norvegia unisce la propria
forza a quella di consociate internazionali nell’ambito delle
sponsorizzazioni, potrebbe dunque essere l'inizio di una
collaborazione futura.
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NEWSCOOP
FC GIUDICARIE
10 mln fatturato
10 punti vendita
49 collaboratori
Fc Giudicarie,
supermercato
più grande a Tione
I soci della Famiglia Cooperativa Giudicarie hanno approvato
all’unanimità il bilancio che presenta vendite per circa 10
milioni di euro ed utile di 400 mila euro.
Il presidente (confermato) Renzo Salvaterra (in piedi nella
foto), il direttore Oreste Bonenti (seduto nella foto) e il
presidente del collegio sindacale, Mauro Cominotti hanno
parlato dei risultati economici, di quanto è stato realizzato
dalla cooperativa nei mesi scorsi ma hanno focalizzato la loro
attenzione anche sul futuro più vicino. “Tra i progetti di domani
– spiega il direttore - il principale appartiene all’ampliamento
del supermercato di Tione. Obiettivo: raggiungere i mille
metri di superficie. Il via ai lavori dovrebbe essere dato nella
primavera del 2012. Conclusione prevista a inizio 2013. Il
progetto non comporterà la chiusura del negozio. Il disagio
per soci e clienti sarà limitato al massimo”.
Quarantanove i collaboratori impegnati nei dieci punti vendita
della cooperativa di consumo: Tione (due supermercati e
un negozio di vicinato), Bolbeno, Coltura, Montagne, Preore,
Ragoli, Zuclo, Saone, dove è attivo anche il salumificio della
Cooperativa.
Un dato interessante appartiene al primo trimestre del nuovo
esercizio: da ottobre a dicembre 2011 le vendite della Famiglia
Giudicarie hanno fatto segnare un incremento del 3,23% nel
confronto con lo stesso dato dell’anno prima.
ia
In
memor
Insieme per la Locride
Sait ha acquistato le 26 opere d’arte realizzate dagli insegnanti
e studenti dell’Istituto per le Arti di Trento e Rovereto che
hanno dato vita alla mostra itinerante “Insieme per la Locride”.
Il denaro per l’acquisto delle opere è stato donato
all’Associazione don Milani di Gioiosa Jonica (centro diurno
per i minori), A tour concluso le opere saranno definitivamente
esposte all’interno della sede del Sait. “Abbiamo sostenuto
quest’iniziativa – ha detto il presidente Renato Dalpalù –
perché mette in relazione i formatori, gli insegnanti, con le
nuove generazioni”. Presente alla presentazione dell’iniziativa
anche l’arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan.
“Questa esperienza dimostra il senso di solidarietà, di
condivisione, dell’essere famiglia unica che cresce. Inoltre
esprime il valore del dono disinteressato e gratuito, frutto del
gemellaggio tra Trentino e Calabria che dura da molti anni”.
Sergio Tomio
Ermete Bergamo
Ha legato il suo nome al credito cooperativo e,
in particolare, alla Cassa Rurale di Olle di cui è
stato presidente per diversi decenni. Era uomo
di poche parole ma era animato da una attenzione costante al territorio e alle comunità locali
servite ogni giorno dall’istituto di credito.
A poche settimane dal suo addio non aveva voluto mancare, nella “sua” Olle, alla cerimonia di
inaugurazione del punto vendita della Famiglia
Cooperativa. Una dimostrazione ulteriore del
suo essere cooperatore.
E’ stato presidente per vent’anni della Cassa
Rurale di Nanno (prima che la stessa si unisca
alla consorella di Tassullo). Il suo ruolo di guida
è stato contraddistinto da equilibrio, disponibilità
e passione, ottenendo dai concittadini un giudizio
ottimo per le sue doti umane, forte equilibrio
nelle scelte e capacità di ascolto dei bisogni della
sua comunità. Tra gli altri incarichi anche quello
di presidente della locale Associazione Combattenti e Reduci.
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CULTURA COOPERATIVA | storie di impresa
Nuovi
sconti per le
cooperative
Essere socio della Cooperazione Trentina conviene, scopri tutti i vantaggi:
www.cooperazionetrentina.it - [email protected] - 0461.898701 / 702
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CULTURA COOPERATIVA | storie di impresa
Auto
Telefonia fissa
Sconti dall’11 al 26% per l’acquisto di Seat, Volkswagen, Audi e Skoda a
seconda del modello. Per Bmw supera il 20%. Vantaggi resi possibili grazie
agli accordi con Dorigoni Auto di Trento e Bmw Italia.
Info:
Per Seat, VW, Audi, Skoda: 335/269062
Per Bmw: 348/4055794
Gestione del personale
Sconti sulle telefonate dal fisso grazie all’accordo con ICN Italia che garantisce tariffe convenienti, soprattutto nelle telefonate verso l’estero, dove il
risparmio raggiunge anche il 50%.
Info:
Per ICN Italia: 0461/923630 e 335/6389219
Telefonia mobile e rete unica
Sconti medi del 30% per le telefonate da cellulare grazie alla convenzione
con Vodafone Business. L’accordo prevede anche ribassi su molti altri servizi, come apparecchi, accessori e altro.
Info: 049/7805246, 346/1488120 o 049/7805123, 348/0089168
Sconti tra il 30 e il 45% per l’acquisto di sistemi per migliorare e automatizzare la gestione del personale. E’ possibile scegliere tra due pacchetti, a
seconda del numero di dipendenti, che comprendono software e terminali di
rilevazione presenze Zucchetti e una serie di servizi correlati, grazie all’accordo con Deltaservizi.
Info: 348/0177458
Buoni pasto
Stampanti e fotocopiatrici
Sconti sull’acquisto o noleggio di sistemi multifunzione a colori e in bianco/
nero, grazie all’accordo con Konica Minolta e Xerox.
Info:
Per Konica Minolta: 339/2092390
Per Xerox: 0461/950898 o 338/7651828
Sconti mensili e ribasso sul valore della tessera. Questi i vantaggi della convenzione con Bluticket, che offre alle cooperative la possibilità di scegliere il
valore, le regole di utilizzo e il circuito di locali entro cui i dipendenti potranno
usare il buono.
Info: 02/3454191
Luce e gas
Sistemi telefonici VoIP
Sconti sull’acquisto di sistemi VoIP grazie all’accordo con‘Telefonia AltoAdige’.
Le soluzioni proposte si integrano con i centralini esistenti, così come alla rete
Gsm ed ai sistemi Wifi e danno la possibilità di collegare più sedi utilizzando
la rete dati preesistente, abbattendo i costi di chiamata.
Info: 348/4258353
Affrancatrici e imbustatrici
Sconti su luce e gas per le cooperative socie della Federazione. Un’offerta
alla quale hanno già aderito oltre 230 associate, per un totale di 25 GWh, a
dimostrazione della convenienza delle tariffe proposte.
Info: 0461/362225
Sconti dal 10 al 30% per l’acquisto o noleggio di sistemi per affrancare e
imbustare corrispondenza e comunicazioni varie grazie all’accordo firmato
dalla Federazione con Pitney Bowes.
Info: 02/950091 o 340/1783394
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CULTURA COOPERATIVA
La mia lunga marcia
nella cooperazione
di Alfredo Weiss
Comincio a respirare cooperazione fin dalla giovanissima età. Sono
figlio di una famiglia contadina.
Mio padre è un allevatore, socio e
consigliere del Caseificio Sociale di
Vigo di Fassa.
Frequento la scuola di preparazione sociale a Trento, a Villa
Belfonte. La base culturale me la
costruisco in quegli anni. Peccato
che, il corso di studi, non ottenga
il riconoscimento pubblico. Manca
il diploma ma quanto ho acquisito
nessuno me lo può togliere. Non
mi limito a questo. Trascorro due
anni in Olanda. Studio urbanistica
commerciale e le tipologie di centro commerciale di paese, di rione
e di città. Bagaglio di conoscenza
utile anche per mutuarne il modello in terra ladina.
Il periodo formativo anticipa il mio
ingresso nel mondo della Cooperazione Trentina. Sono un ragazzo.
La mia qualifica: apprendista commesso della Famiglia Cooperativa
San Giovanni di Vigo di Fassa. Il
lavoro mi piace. Undici anni dopo
mi viene affidato l’incarico di direttore. Una dozzina di anni più
tardi, sul finire dei Settanta, viene
costruito il “Fassa Coop Center”.
Una struttura di notevoli dimensioni tanto da diventare la seconda
azienda più grande della valle. Ieri
e oggi.
Per oltre un quarto di secolo dedico a questa realtà tutte le mie
energie personali e professionali.
E’ la mia seconda famiglia. Il nomignolo che mi viene affibbiato è
“no pose” (non posso). Quando mi
invitano a qualche serata, a qualche
giornata di festa, quella è la mia risposta. Ho tanto da fare. Ho messo
in assoluta priorità il lavoro. E, per
tutto il resto, “no pose”.
Sono fortunato perché trovo un
territorio in forte crescita economica. Anche l’inflazione a due
numeri permette di pagare con
maggiore facilità i mutui accesi per
realizzare la struttura. Coniugare il
risultato economico con una forte
integrazione con il territorio è tra
i miei obiettivi. Sostanzialmente
Fassa Coop anticipa quello che,
oggi, fanno le Casse Rurali. Contribuisce molto alle attività sportive, sociali, culturali del territorio
valligiano.
Non mancano i motivi di rammarico. Il primo: non riuscire a creare
una cooperativa di consumo di tutta la valle. Concretizzare le fusioni
con Canazei, Campitello e Moena
sarebbe stato un grande risultato.
Le condizioni non sono mature
e non si può forzare la mano. Il
progetto deve essere condiviso. Il
secondo: l’uscita da Sait negli anni
Novanta. Fassa Coop svolge attività principalmente rivolta al settore
alberghiero. Non riusciamo a raggiungere l’intesa commerciale con
il consorzio nel settore ingrosso
perché, come si dice in gergo, siamo “fuori campione”.
Nel 1996 appendo al chiodo il
camice di gerente di Famiglia Cooperativa e vado in pensione. Non
sono più “uomo di Famiglia” ma
non abbandono la Cooperazione.
Cinque anni prima, nel 1991, ero
stato eletto presidente della Marcialonga.
Prende così il via il secondo, personalissimo, capitolo della mia esperienza cooperativa. Marcialonga
mi impegna un centinaio di giorni l’anno. Nessun amministratore
riceve compensi. E’ un impegno
volontaristico espresso anche dalle 1200 persone che indossano la
giacca di volontario.
La soddisfazione di questi ultimi
anni è aver visto Marcialonga crescere. Questo perché, sembrerà
paradossale, Marcialonga si è rinnovata tornando all’antico, grazie
al passo classico. A fine gennaio
dalla piana di Moena prendono il
via oltre settemila fondisti.
L’aspetto sportivo viaggia di pari
passo con l’indotto economico
garantito alle due valli. Lo spirito
ideale si muove assieme allo spirito
pratico. L’indotto nei sette giorni
dell’evento si aggira sui cinque milioni di euro. Le due valli diventano famose nel mondo perché Marcialonga è l’evento delle due valli e
uno dei principali del Trentino.
Fondamentali sono le dirette tele-
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CULTURA COOPERATIVA | racconti
visive: moltiplicatore formidabile
per diffondere in Italia e nel mondo l’immagine dei nostri territori.
Sono tre le ore di diretta Rai ma
anche delle televisioni nazionali
di Canada, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Repubblica Ceca,
Grecia, Messico.
Per una intera mattinata le valli
di Fiemme e di Fassa diventano il
palcoscenico sciistico del mondo.
La Marcialonga è seconda solo alla
“mitica” Vasaloppet. A volte espone a sforzi indicibili. Quest’anno
abbiamo prodotto 200 mila metri
cubi di neve. La tecnologia aiuta
come le quindici amministrazioni
comunali. Anche lì c’è cooperazione, perché si opera insieme per il
bene comune. Questa cultura della solidarietà e della sussidiarietà
la trovi principalmente in luoghi
di montagna dove la gente doveva
unirsi per vivere. E questo fa parte
del nostro vivere.
A volte mi chiedo: per quale ragione il Trentino, le valli di Fiemme e
di Fassa riescono a organizzare la
Marcialonga oppure i Campionati
del Mondo di sci nordico? Sono
convinto faccia parte della specificità di un territorio severo dove la
gente ha dovuto adattare la montagna, plasmare la montagna, per
lavorare e per vivere. Quando il terreno è severo da un punto di vista
del vivere, dell’ambiente, la gente
scopre che solo stando assieme
può avere una vita migliore. Ecco
perché sostengo che il Trentino,
territorio non ricco dal punto di
vista della produzione, ha costretto la gente a creare un profondo
legame solidaristico e la gente ha
trasformato questa necessità in opportunità.
C’è un’altra cosa di cui sono orgoglioso. Assieme ad Angelo
Corradini, segretario generale di
Marcialonga, abbiamo ideato il
marketing territoriale. Siamo stati
capaci di mettere assieme la gran
fondo di sci con un gruppo di
sponsor espressione del territorio:
Casse Rurali Trentine, Melinda,
Cavit, Trentingrana, ma anche Itas
e Coop Trentino. Abbiamo dovu-
to dire no ad altre offerte, anche
allettanti, di sponsor nazionali. Ma
questo avrebbe significato rompere
con il mondo del Trentino. Abbiamo deciso di continuare anche
avendo meno soldi. Ma lasciare
la strada certa per quella non altrettanto certa ci pareva rischioso
e, soprattutto, poco riconoscente
nei confronti di chi è stato nostro
compagno di viaggio fin dalla prima ora.
Tempo di lettura: 5’05’’
Racconto scritto da
Diego Nart
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CULTURA COOPERATIVA | servizi alle associate
Famiglie Cooperative,
le statistiche
passano dalla cassa
E’ diventato per la maggior parte automatico il processo
che porta alla formazione di utili statistiche delle vendite
nelle Famiglie Cooperative trentine. Fino a tutto il 2011
ciascuna società ogni mese doveva compilare manualmente una tabella per la Federazione con le vendite per
reparto, che poi veniva rielaborata per produrre report per
le Famiglie Cooperative e aggregati di settore. Oggi, sem-
plicemente con il ‘bip’ che segnala il passaggio dei prodotti
alla cassa, tutta questa mole di dati viene registrata e resa
disponibile alle Famiglie Cooperative via web (sul portale
della Federazione) con una serie molto più dettagliata e
approfondita di dati (ad esempio sulla tipologia dei clienti
soci e non soci).
Questo, in estrema sintesi, è il risultato di un grande lavoro
di ammodernamento e integrazione che ha prodotto da
inizio anno un servizio innovativo per le imprese del commercio cooperativo, svolto in stretto collegamento con il
Settore consumo della Federazione guidato da Giuseppe
Fedrizzi. Un obiettivo individuato con il piano strategico
di sviluppo dell’ente di via Segantini e portato a termine
nei tempi preventivati.
Sul sito della Federazione (area servizi, sezione osservatorio), inoltre, ogni Famiglia può visualizzare i propri dati
di bilancio (classificati secondo diversi criteri), e di soci
e dipendenti suddivisi per sesso e provenienza. Il tutto
con una profondità storica che parte dal 2004. Sempre
accedendo attraverso il portale, ogni società di consumo
trova poi la rielaborazione dei dati sulle vendite suddivisa
per reparto (vanno integrati a mano, sempre attraverso il
sito, soltanto le fatture extra-cassa o i reparti speciali non
rilevati automaticamente, tra cui il biologico, l’abbigliamento, la farmacia e le scorte agrarie). La novità forse più
rilevante è la possibilità di confrontare i propri risultati con
l’aggregato di settore, quello della propria zona territoriale
o classe dimensionale. Nella sezione ‘Osservatorio’ sono
poi disponibili report con i totali di sistema, e il confronto
con le annate o mensilità precedenti. Non solo. Per ciascun reparto è possibile valutare l’efficacia delle politiche
commerciali e promozionali, capire quali sono i margini
prodotti, comprendere quanta parte delle vendite viene
riferita ai soci e quanta agli altri clienti.
Dal portale si accede anche al controllo di gestione, per
le Famiglie Cooperative che beneficiano del servizio.
L’Osservatorio e il controllo di gestione, infatti, sono stati
integrati in un’unica interfaccia, in modo da essere comodamente consultabili.
L’intera procedura, dunque, è più veloce e consente un
grado di analisi, confronto e approfondimento prima
impensabile. Per il futuro, poi, sono allo studio aggiunte
di informazioni, grazie all’inserimento di un filtro che
permetta di cogliere i canali di vendita e di elaborare dati
utili sulle linee di prezzo.
Per informazioni si possono contattare Daniele Lucchini
del Settore Consumo (0461/898325) della Federazione
e Luisa Stringari dell’Osservatorio della Cooperazione
Trentina (0461/898545). Per problemi relativi a password e accesso, invece, è disponibile l’Ufficio Informatica
sempre dell’ente di via Segantini (d.p.).
Tempo di lettura: 2’50’’
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CULTURA COOPERATIVA | servizi alle associate
Coop
agricole,
bilanci
sotto la lente
Questa pesante crisi congiunturale
impone una attenzione ancora maggiore da parte di amministratori e
dirigenti di impresa nel momento
della scelta degli investimenti. Le conseguenze economiche, finanziarie e
patrimoniali, infatti, vanno esaminate
al meglio, per soppesare le decisioni
con la massima cautela. Per fare questo occorre disporre di strumenti di
analisi di bilancio approfonditi, che
offrano un grado di indagine efficace
e realistico della salute dell’azienda.
Per le cooperative, in particolare, questo studio deve essere minuzioso e
specifico, perché i risultati non vengono giudicati in base all’utile generato,
ma alla capacità di remunerazione dei
soci. Gli indici standard, dunque, non
riescono a cogliere e misurare questi
aspetti.
Partendo da queste considerazioni il settore cooperative agricole
della Federazione Trentina della
Cooperazione ha messo a disposizione delle associate uno strumento
nuovo ed innovativo, costruito su
misura per analizzare i bilanci delle
cooperative, in particolare quelle di
conferimento. Si tratta dell’analisi di
andamento aziendale basata su una
riclassificazione degli ultimi quattro
bilanci dell’associata, secondo il criterio della pertinenza gestionale.
Il servizio è stato strutturato con il
supporto specialistico di Alessandro
Berti, docente di Economia degli
intermediari finanziari dell’Università di Urbino ed è stato offerto nel
2011 in prima battuta a cantine sociali
e cooperative ortofrutticole. L’analisi
riguarda sia gli aspetti economici che
quelli finanziari e patrimoniali e sarà
aggiornata ogni anno ed allargata ad
altri settori.
Analisi economica
Riclassificando il conto economico,
gli esperti hanno cercato di comprendere la capacità della cooperativa di
generare ricavi e la sua attitudine a
mantenere nel tempo il proprio equilibrio, continuando contemporaneamente a remunerare in modo adeguato i soci conferitori.
Quest’analisi è stata orientata, in
primo luogo, a comprendere la formula competitiva, per capire i legami
tra la struttura dei costi aziendali e
la generazione dei ricavi, e quindi il
grado di elasticità attraverso al leva
operativa.
Analisi finanziaria
L’obiettivo di questa analisi è quello
di verificare la capacità di rimborso
e di autofinanziamento della cooperativa, per comprendere se l’andamento futuro possa essere equilibrato
ed armonico. L’autofinanziamento
è il processo di accantonamento di
risorse finanziarie (utili non prelevati)
destinate agli investimenti aziendali o
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al
rimborso
dell’indebitamento.
Il
metodo
utilizzato dagli
esperti è quello
dell’analisi per flussi,
a seguito della verifica
dell’andamento e della
dimensione del capitale circolante netto operativo, anche
in rapporto al fatturato. Il capitale circolante netto operativo è
infatti una variabile molto importante, poiché misura l’ammontare di
risorse che compongono e finanziano
l’attività operativa di una azienda ed
è un indicatore utilizzato allo scopo
di verificare l’equilibrio finanziario
dell’impresa nel breve termine.
Infine il lavoro di analisi ha realizzato un rendiconto finanziario per
variazione dei saldi patrimoniali. Tale
metodo ha consentito di misurare
anche in senso dinamico il processo
di autofinanziamento aziendale, l’impiego e la raccolta di capitali. Tutti
elementi che, incrociati debitamente,
danno agli osservatori gli elementi
necessari per una approfondita indagine patrimoniale (d.p.).
Tempo di lettura: 2’55’’
CULTURA COOPERATIVA | l’iniziativa
Una Fondazione
per don Guetti
Nell’Anno Internazionale delle Cooperative sta per
nascere la “Fondazione don Lorenzo Guetti”. A Cavrasto è stata presentata ai rappresentanti di cooperative, enti e associazioni della “culla della Cooperazione”.
“Se uniamo le radici di don Lorenzo Guetti alla voglia
di fare, allo spirito di appartenenza – ha osservato Diego Schelfi, il presidente della Cooperazione Trentina
– daremo il via ad una grande cosa. Naturalmente, da
parte nostra, c’è l’accompagnamento forte e convinto
a questa iniziativa”.
La “Fondazione don Lorenzo Guetti” è una istituzione culturale. Obiettivo: valorizzare la figura e l’opera
del fondatore del movimento cooperativo trentino,
ma anche il territorio dove l’idea guettiana è diventata
realtà e il tessuto sociale ed economico del Trentino
dove questo modello ha messo radici forti.
L’assemblea legislativa provinciale ha votato la legge
che istituisce questa Fondazione. Successivamente la
Giunta Provinciale ha impegnato risorse economiche
per consentirne l’avvio. Sono state illustrate le caratteristiche di questa realtà per intraprendere un percorso
partecipato e condiviso con gli enti locali e le cooperative della valle.
Importante anche la ricerca curata, a quattro mani, da
Giorgio Corradi e Luca Iori nell’ambito del “Progetto
Incipit” della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella. Lo studio ha elaborato contenuti, attività istituzionali, organi sociali, consiglio di amministrazione e
altri elementi distintivi della Fondazione. “Don Guetti possedeva una forte capacità imprenditoriale – è
stato spiegato – ma era attento anche ai bisogni della
gente comune. Se una persona aveva un problema andava da don Guetti”.
Se studiamo “la storia del Trentino e della sua Autonomia – ha osservato il consigliere provinciale Ro-
berto Bombarda – vediamo emergere il parallelismo
tra Alcide Degasperi e don Lorenzo Guetti. Gli studi
evidenziano una statura di gigante per il curato del
Bleggio. Se noi riconosciamo a don Guetti la figura
di gigante credo che, egli, meriti lo stesso livello di
studio, di divulgazione perché don Guetti è un patrimonio del Trentino e non solo delle Giudicarie, del
Bleggio e del Lomaso”.
L’idea della Fondazione don Guetti “è un investimento sul futuro, il tassello di un mosaico importante per
il Trentino – ha concluso Lorenzo Dellai, presidente
della Provincia Autonoma di Trento – Essa può diventare uno strumento per rafforzare la rete tra le tante
realtà del territorio per il suo sviluppo professionale ed
economico”.
La costituzione ufficiale è prevista nei mesi di marzoaprile. Inizio attività: nel corso della primavera. Tra gli
appuntamenti: il 120esimo di fondazione della prima
Cassa Rurale del Trentino, a Quadra di Bleggio. “Nasce modesta e senza pretese ma sembra animata a fare
sul serio quello che farà”. Così don Guetti centoventi
anni fa. Parole che sembrano adattarsi alla nascente
“Fondazione don Lorenzo Guetti” (d.n.).
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CULTURA COOPERATIVA | scuola
Imparare
un mestiere
Al Centro di formazione professionale Enaip di Cles
si impara a fare. Si impara a fare un mestiere, quello
dell’elettricista e del meccanico e lo si impara facendo
pratica, preparati e guidati dagli insegnanti, nei laboratori di officina e attraverso gli stage formativi presso
le aziende del territorio.
Coerentemente con la metodologia dell’imparare facendo in sinergia col territorio, il CFP promuove da
tre anni la creazione, da parte degli allievi, delle Associazioni cooperative scolastiche.
Dopo una fase di preparazione in cui gli allievi hanno
studiato la storia, i valori e le modalità di funzionamento delle imprese cooperative in Trentino, si sono
costituite anche quest’anno con l’aiuto dell’Ufficio
educazione della Federazione e la Cassa Rurale di
Tuenno – Val di Non, ben quattro Acs: Coop New
Energy e Coopernico per gli elettrici, Skenchwork e
Technocoop per i meccanici.
I soci delle quattro Acs, affiancati da un gruppo di lavoro a cui hanno dato il nome NECST (dalle iniziali
delle quattro Acs) sono impegnati ad offrire servizi
utili per tutta la comunità scolastica. Per la gestione
di eventi interni alla scuola, i ragazzi proseguiranno la
proficua collaborazione iniziata lo scorso anno con la
Famiglia Cooperativa Castelli d'Anaunia, al cui direttore avevano realizzato lo scorso anno un’interessante intervista e che oggi è ancora più vicina grazie alla
recente apertura del negozio Coop in centro storico
a Cles, a pochi passi dalla scuola. Al termine dell’attività, i ragazzi del NECST avranno l’occasione di presentare la loro esperienza all’assemblea dei soci della
Famiglia Cooperativa.
In quanto alle fiere di primavera, che si svolgeranno
a scuola e sul territorio, i giovani soci sono impegnati
a progettare e realizzare dei prodotti da presentare ai
visitatori che diano mostra delle loro competenze professionali ed organizzative. Tra questi un portachiavi
con il logo del NECST e del CFP Enaip Cles.
Lo scopo delle attività è capire a fondo la storia e la
realtà economica della Val di Non attraverso il fare
insieme, tra soci e con le imprese cooperative locali,
per conseguire degli utili che andranno in parte ad
ammortizzare le spese per il viaggio d’istruzione dei
soci e, in parte, saranno destinati a progetti di solidarietà.
Giochi
cooperativi
Coop
Campus
Il progetto “Giochi cooperativi a scuola” propone un percorso rivolto alle classi I e II della scuola primaria. Si tratta di
scoprire e riflettere sulle capacità e sulle emozioni, proprie
e altrui, attraverso giochi e semplici attività di gruppo. Il criterio pedagogico su cui si fonda la proposta è quello dell’apprendimento attraverso l’esperienza, attivando la capacità
di risolvere problemi. La promozione di atteggiamenti e
comportamenti cooperativi sarà sostenuta non solo nel
momento dell’intervento proposto, ma anche attraverso
l’assunzione di compiti di responsabilità durante la vita scolastica. Inoltre si propone la crescita cognitiva attraverso la
discussione con gli altri.
Coop Campus è un nuovo progetto sperimentale di educazione cooperativa scolastica che prevede un soggiorno
gratuito al "Vezzena Camp" per tre giorni. Il percorso, rivolto agli alunni delle classi terze della scuola primaria, vuole
supportare e stimolare bambini e insegnanti a impegnarsi
nell’attività di cooperazione scolastica. Si tratta di un’iniziativa proposta dal Centro per la formazione continua e l'aggiornamento del personale insegnante di Rovereto, tramite
Consolida, in collaborazione con l'Ufficio educazione cooperativa della Federazione e con il sostegno della Pat. Maggiori info su www.coopeduca.it e su www.vezzenacamp.it.
Tempo di lettura: 2’
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CULTURA COOPERATIVA | l’esperto risponde
Agevolazioni Irap
per chi finanzia le Apt
Per inviare quesiti si può scrivere all’indirizzo: [email protected].
Accantonata l’idea di attivare uno specifico
tributo per il turismo a carico degli operatori
della filiera e non ritenendo sensato
reintrodurre la vecchia imposta di soggiorno
(tutta a carico dei turisti), la Provincia ha
individuato una “via trentina” per favorire
l’autofinanziamento di Aziende per il
turismo e Consorzi Pro-loco, oggi ancora
sovvenzionati in via maggioritaria con risorse
pubbliche.
Da Piazza Dante, infatti, è arrivata una
nuova detrazione fiscale, rivolta a tutte
le imprese (di qualsiasi comparto) che
investono nella promozione turistica, con
la finalità di ridurre l’onere a carico di Apt
e Pro Loco, ma anche e soprattutto per
accrescere e possibilmente rendere stabile la
collaborazione tra i mondi dell’economia
che dal turismo ritraggono beneficio e
vantaggi (anche economici) e chi nel turismo
vive ed opera.
“Sono convinto – dice l’assessore provinciale
Tiziano Mellarini, promotore dell’iniziativa
– che questi sgravi fiscali potranno costituire
una grande opportunità da cogliere per
accrescere il ruolo e l’incidenza dei privati
in queste organizzazioni territoriali, attori
fondamentali per costruire un prodotto
turistico competitivo, a tutto vantaggio dello
sviluppo del nostro turismo e dell’indotto
che ne consegue”.
Chi potrà
beneficiare della
detrazione fiscale?
La finanziaria provinciale prevede
un’agevolazione sull’IRAP dovuta dalle
imprese operanti in provincia di Trento
per premiare quelle che contribuiscono
volontariamente al finanziamento delle
Apt e delle Pro Loco o che partecipano
finanziariamente a progetti di marketing
territoriale.
Che agevolazioni
sono previste?
L’azienda beneficia per i periodi di imposta
2012 e 2013 di una detrazione dell’IRAP
dovuta alla Provincia pari al 50% di
quanto versato, con un tetto massimo
dello 0,46% della base imponibile IRAP.
La prima applicazione della detrazione
avverrà nel 2013, in sede di dichiarazione
dei redditi 2012. I finanziamenti rilevanti
sono tuttavia tutti quelli effettuati a partire
dal 1° gennaio 2012. Va aggiunto che se il
finanziamento all’Apt è un costo inerente
l’attività dell’impresa (e lo è nella generalità
dei casi), il contribuente potrà portare tutto
il finanziamento in deduzione dalla base
imponibile dell’imposta sui redditi. Questo
significa che, in caso di contribuente IRES, il
risparmio fiscale del finanziamento dell’Apt
potrà arrivare fino ad un massimo del 50%
(IRAP) + 27,50% (IRES), riducendo
l’esborso reale a carico del contribuente – nei
casi più favorevoli – a meno di un quarto di
quanto versato all’APT.
Quali tipi di
finanziamenti
danno diritto alla
detrazione?
I finanziamenti erogati quali atti di liberalità
o quali contributi in conto esercizio a
favore dell’Apt (o Consorzio Pro loco) e
quelli erogati a fronte della partecipazione a
progetti di marketing territoriale realizzati
dall’Apt (o Consorzio Pro loco), inseriti
nel programma annuale di attività dell’ente.
Sono esclusi dall’agevolazione i semplici
corrispettivi per diretta prestazione di
servizi svolti dall’Apt a beneficio del singolo
operatore.
La soglia minima del finanziamento sarà
individuata dalla Giunta provinciale, sentiti
gli operatori, anche differenziandola per
categoria economica (es. ricettività, impianti
a fune, servizi ai turisti 1000 euro all’anno;
altri contribuenti: 500).
Tempo di lettura: 2’50’’
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CULTURA COOPERATIVA | storie di impresa
Il telaio di Anita
resiste alla Cina
di Corrado Corradini
Per più di 20 anni, fino al momento della pensione nel 2007, Emanuele Prantil è stato l’anima della Confezioni Anita, cooperativa di Priò
in valle di Non. Prantil collabora ancora con la
cooperativa, “a livello di amicizia”, precisa, “mi
preme che vadano avanti”.
La società è nata a fine 1984 sulle ceneri di
un’azienda di confezioni, che produceva anche
scarponi. Prantil, che era il responsabile della
produzione, si trovò improvvisamente senza
il lavoro, assieme a lui altri 17 dipendenti. “La
situazione era tragica - ricorda -. Perso il posto,
non avevamo più soldi e qualcuno di noi aveva
una famiglia da mantenere. La mia preoccupazione era accresciuta dal fatto che avevo firmato
in banca per garantire i debiti dell’azienda”.
I lavoratori non si sono persi d’animo. I vecchi
clienti della società liquidata sono stati contattati per verificare la possibilità di ricevere nuove
commesse. “Non sapevo niente di mercato e di
tecniche di vendita - dice Prantil - ma un tentativo andava fatto, era in gioco il nostro futuro”. I
riscontri sono stati incoraggianti; alcune società,
soprattutto in Austria, Svizzera e Germania, si
sono dichiarate interessate. Così è nata l’idea
della cooperativa, che ha rilevato i macchinari
dalla vecchia proprietà. La Cassa Rurale di
Taio (oggi d’Anaunia), che aveva acquisito
l’immobile dal fallimento, lo ha affittato alla
neonata cooperativa.
All’inizio il lavoro era garantito per 3 o 4 soci.
“Chi aveva la cassa integrazione è entrato in
cooperativa in un secondo momento”, ricorda
l’ex presidente. In poco tempo la Confezioni
Anita è stata in grado, con un contributo della
Provincia e l’aiuto di Cooperfidi, di acquistare
la proprietà di metà sede. Per rilevare la seconda
metà sono passati altri quattro anni. “Volevamo
fare il passo conforme alla gamba e avevamo un
paura maledetta dei debiti”, commenta Prantil.
Per i primi anni la produzione si è concentrata
sulle borse per sport invernali, su ghette e zaini
da montagna. Questi articoli hanno perso il loro
peso nel fatturato della cooperativa quando la
concorrenza dei produttori esteri è diventata
insostenibile. “Con quello che entrava in cassa
non riuscivamo nemmeno a coprire i costi”, dice
l’ex presidente. La produzione si è così spostata
sul settore della protezione civile e della sanità,
che richiedeva borsoni e zaini per il pronto
intervento. La domanda c’era ed alimentava
buoni bilanci. Una commessa della protezione
civile del Friuli ha tenuto impiegati i dipendenti
dell’Anita per quattro mesi. I soci sono diventati
15. Nel 2008 il fatturato ha raggiunto il valore di
560 mila euro.
La crisi si è affacciata a Priò nella seconda parte
del 2010. “Colpa dei cinesi - argomenta Prantil e del taglio dei fondi per la protezione civile”. La
cooperativa ha reagito investendo nell’acquisto
di una macchina per il taglio molto tecnologica
costata 146 mila euro. “Parte del nostro lavoro
- dice il fondatore delle Confezioni Anita - è
ora guidata dal computer. Siamo un po’ meno
artigiani e un po’ più informatici”.
Il calo del fatturato, che nel 2011 si è aggirato
sui 400 mila euro, ha costretto la cooperativa a
ricorrere alla cassa integrazione, che coinvolge
tutti i dipendenti due giorni alla settimana.
Prantil si mantiene però fiducioso: “Debiti non
ce ne sono, abbiamo qualche riserva, stiamo
lavorando per allargare il nostro mercato. Nei
momenti di difficoltà la cooperativa è rimasta
sempre unita”.
Tempo di lettura: 2’58’’
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Emanuele Prantil, già presidente della cooperativa
Confezioni Anita
4 linee
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CULTURA COOPERATIVA | arte idee territorio
Il Sait per l’arte
e la Locride
Acquistate 26 opere dei giovani
dell’Istituto d’Arte Vittoria.
Il ricavato andrà all’Associazione
don Milani di Gioiosa Jonica
Il Sait è un pilastro dei sistema commerciale trentino
non solo perché distribuisce prodotti alle cooperative,
o perché mette scatolette sugli scaffali, ma perché è
consapevole che “comperare”, come la gente fa nei negozi, è una scelta di cultura, di territorio, di relazioni
innanzitutto.
E’ in questa visione che si inquadra l’iniziativa più
recente del Sait: l’acquisto di 26 dipinti di altrettanti studenti dell’Istituto d’Arte Vittoria (guidati da
quell’artista e vero “preside” che è Silvio Cattani, ché
non si limita a fare il “dirigente”, ma indirizza e soprattutto motiva di idee e di volontà i suoi studenti) per
donarne poi il ricavato all’Associazione don Milani
(un Centro diurno per i minori) di Gioiosa Jonica,
in Calabria. L’iniziativa, sostenuta dal presidente del
Sait Renato Dalpalù e dal direttore Luigi Pavana, ha due
aspetti. Il primo è di sostegno alla cultura diffusa.
La gente spende più tempo nei supermercati che nei
musei o nelle chiese. A ben guardare anche i supermercati possono diventare “location” per proposte d’arte.
Il Sait non rimpiangerà di aver acquistato i 26 dipinti
dei giovani, di esporli nella sua sede, di farli conoscere
in una serie di “vernissage” nel Trentino.
Il secondo aspetto, e su questo ha insistito l’arcivescovo Luigi Bressan, presente all’iniziativa, è un ulteriore
stringersi di legami – quasi un gemellaggio progressivo – fra il Trentino e la Locride, in terra di Calabria.
I rapporti sono iniziati con monsignor Bregantini,
con le esperienze cooperative di produzione “pulita”,
senza mafie, e si estendono ora al mondo giovanile.
Sono legami da rafforzare in confronti e aiuti reciproci, di bellezza, di solidarietà. Un cammino che il Sait e
i giovani della scuola d’arte possono compiere insieme
(f.d.b.).
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CULTURA COOPERATIVA | libri
Vademecum dell' amministratore della Bcc
L’agile libretto della collana ‘Strumenti Pocket’ di Ecra (la casa editrice delle Bcc
italiane) offre molti spunti interessanti per chi si accinge ad amministrare una
Cassa Rurale, i giovani consiglieri in particolare. L’autore analizza in modo sintetico ed efficace la composizione, le funzioni e le responsabilità dei vari organi
coinvolti: l’assemblea, il consiglio di amministrazione, la vigilanza, l’esecutivo.
Nel testo viene anche proposta una panoramica generale del movimento, della
sua architettura, del suo sistema di protezione e della sua storia. Il linguaggio è
volutamente semplice, perché la pubblicazione risulti un manuale facile da leggere
e da consultare, senza considerazioni teoriche o dottrinali. La prefazione è firmata
da Alessandro Azzi, presidente di Federcasse.
Autore
Editore
Prezzo
Pagine
Tempo lettura: 40"
Domenico Manzo
Ecra
14 euro
140
Trent’anni di storia tra mele e pedali
E’ il libro dedicato alle prime venti edizioni del “Trofeo Melinda” e alle dieci del Circuito degli
Assi di Nanno. Idea organizzativa di Marco Brentari che ha saputo maturare nel tempo: da
kermesse ambientata lungo le stradine di campagna fiancheggiate dai meli in fiore a corsa in
linea che, in pochi anni, è riuscita a diventare traguardo ambito per i professionisti dello sport
del pedale e prezioso test per il cittì della nazionale italiana impegnato a osservare gli “azzurrabili” per il campionato del mondo. Nella settantina di pagine molte sono le immagini che riflettono i volti dei tantissimi big che hanno onorato questa corsa e, molte volte, l’hanno vinta.
Autore
Editore
Prezzo
Marco Brentari, Franco Lancetti, Giacomo Santini
Melinda
Pagine
66
Tempo lettura: 35’’
Misurare la differenza
Il manuale risponde ad un’esigenza molto sentita nel mondo del credito cooperativo: quella di conoscere in una forma più compiuta il proprio lavoro, avendo
indicatori misurati che ne rilevino la differenza. Gli indicatori proposti nel testo
vengono raggruppati in tre dimensioni: buona banca, buona cooperativa, buon
attore di territorio. Nell’ultimo trentennio sono stati prodotti bilanci sociali, bilanci di missione, rendiconti sociali, rapporti di performance ambientale, bilanci
integrati tra ciclo economico, risultati sociali e impatto ambientale. Tutti strumenti che rispondono alla stessa esigenza di trovare misure ‘giuste’. Questo libro
offre una risposta nuova e integrata con tutte le esperienze finora compiute.
Autore
Editore
Prezzo
Pagine
Claudia Gonnella e Alessandro Messina
Ecra
19 euro
222
Tempo lettura: 35"
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CULTURA COOPERATIVA | libri
Altro che privilegi
di Michele Dorigatti*
I pregiudizi sono duri a morire. Marco Reggio,
giornalista e responsabile dell’Ufficio Stampa
di Federcasse, si è cimentato nell’ardua impresa di andare “contro-corrente”, dando
alle stampe un istant book, cioè un piccolo
libro dedicato ad un tema non nuovo, per
la verità, ma sempre di grande attualità. Il
titolo è già un programma: “Altro che privilegi. Tutta la verità sul trattamento fiscale delle
cooperative. E non solo”, con prefazione del prof.
Giulio Sapelli. In realtà, le 135 paginette evidenziano una realtà socio-economica, quella
cooperativa, che dispone di numeri poderosi
(83 mila imprese, 12 milioni di soci, 1,5 milioni di addetti, 130 miliardi di fatturato, leader
di mercato in numerosi settori, 8% della ricchezza
ogni anno prodotta in Italia). Malgrado questo
le istituzioni politiche, economiche ed accademiche continuano a considerare il movimento
cooperativo e mutualistico un fenomeno residuale, parassitario e privilegiato, sia da un punto
di vista politico che fiscale, nonostante questa
crisi che non passa, per dirla con l’ultimo libro del
prof. Mario Deaglio, abbia messo in buca il capitalismo neoliberalista.
Secondo un luogo comune (questo sì, fondato), in
Italia a pagare le tasse sono i lavoratori dipendenti
e i pensionati. Dovremmo però aggiungere a queste due categorie, virtuose o incapaci di sfuggire al
fisco, anche le imprese cooperative, come dimostra
l’accurata analisi di Reggio. Tanta opinione
pubblica è fermamente convinta del contrario: nel mondo degli affari, si sente ripetere, le
coop sono avvantaggiate perché non pagano
le tasse. Che rispondere? Primo: gli evasori
italiani, e tra loro una buona fetta dell’imprenditorialità capitalistica, hanno superato i 270
miliardi di euro. Una cifra mostruosa, sottratta all’erario pubblico, che rappresenta circa un
quinto del prodotto interno lordo (precisamente
il 19,2%). Il consiglio è dunque di cercare altrove. Secondo: come è noto (e molto strano), circa
metà dei bilanci delle imprese italiane preferiscono
chiudere in pareggio, mettendosi così nelle condi-
zioni di non pagare tasse. La contabilità creativa alla
Tremonti ha fatto tanti proseliti. Nel mondo reale (e
non nel mondo mistificato) le cooperative pagano le
tasse, come e più di altre imprese. Iva, Irap, Ires, imposta di registro e imposta di bollo sono correttamente e
pienamente assolte. Nelle cooperative gli utili, realizzati e dichiarati, (e non nascosti nelle pieghe opache
dei bilanci) vengono collocati per legge in un fondo
intergenerazionale, unico strumento a disposizione
per patrimonializzare le aziende. L’unica (e ultima)
“agevolazione” di cui godono le imprese cooperative, impossibilitate ad arricchire la propria base sociale tramite dividendi annuali, riguarda l’intassabilità
degli utili destinati per legge a riserva indivisibile e
indisponibile. L’ultimo governo Berlusconi nella spasmodica ricerca di entrate sicure è riuscito, se possibile,
ad aumentare l’aggravio fiscale del 7%. Al netto della
scarsa abilità comunicativa mostrata dalla cooperazione, questo libro, che aspettavamo da tempo, segna
un punto a favore della cooperazione. Ma, non illudiamoci, la partita sarà dura; ci vorrà del tempo, delle campagne di informazione e comunicazione, delle
idee chiare, perché “è più facile spezzare un atomo che
un pregiudizio”. Parola di Albert Einstein.
Tempo di lettura: 2’53’’
* Ufficio studi e intercooperazione della Federazione
Trentina della Cooperazione
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OPINIONI
IDEE PER
IL FUTURO
Giovani, un nuovo
progetto per
rafforzare la rete
di Enrico Bertolotti, presidente Associazione Giovani Cooperatori Trentini*
L’Associazione Giovani Cooperatori Trentini, che da poco presiedo, si pone obiettivi fondamentali per concorrere a preservare e
mettere a disposizione delle future
generazioni il ‘patrimonio cooperativo’, inteso come eredità economica, sociale e morale. Promuoviamo la conoscenza del movimento
cooperativo e dei suoi valori tra i
giovani e contribuiamo alla loro
formazione civile e culturale; favoriamo il ricambio generazionale
nella governance delle cooperative,
nonché la costituzione di nuove
cooperative. Infine ci occupiamo
della diffusione in chiave moderna
dei valori della cooperazione.
Questi sono obbiettivi di cruciale
importanza sia per noi giovani che
per il movimento stesso, affinché
esso possa rigenerarsi di nuova
linfa e noi possiamo coglierne il
valore e le opportunità. La nostra
sfida, quindi, è quella di riuscire a
coinvolgere i giovani, quotidianamente “bombardati” da una miriade di informazioni e di stimoli.
Per questo il progetto a cui stiamo
lavorando da tempo è quello di
realizzare una solida organizzazione fra i giovani trentini, una rete
attraverso la quale raggiungere
risultati che altrimenti sarebbero
insperati.
Attualmente in Provincia sono
attivi 7 club giovani soci (Val di
Ledro, Val di Non, Val di Fiemme, Pinè, Trento, Mezzocorona e
Mori) e altre associazioni similari,
nate grazie al sostegno economico
ed organizzativo delle Casse Rurali del loro territorio. Questi gruppi
organizzano eventi sia di carattere
formativo/informativo che ludico,
in completa autonomia; le iniziative già realizzate sono tantissime,
ed hanno ricevuto un riscontro
estremamente positivo da parte
degli iscritti dei rispettivi territori.
Il ruolo della nostra Associazione
vorrebbe essere quello di anello
di congiunzione fra i giovani
cooperatori organizzati nei gruppi
territoriali e la Federazione Trentina della Cooperazione. Molti
passi in questa direzione sono già
stati fatti, come l’organizzazione
di Olimpicoop, un evento sportivo per i soci di tutti i gruppi in
Provincia, che si è svolto per due
edizioni a Ledro riscuotendo un
gran successo di partecipazione e
gradimento.
In queste occasioni, oltre che in
appositi incontri, i rappresentanti
dei diversi club hanno avuto modo
di conoscersi meglio e di portare
avanti questo progetto, arrivando
alla progressiva elezione di alcuni
di loro all’interno del Direttivo
dell’Associazione. Attualmente,
infatti, fanno parte del Direttivo
rappresentanti dei club di Ledro, Mezzocorona, Trento e dei
giovani dipendenti della Rurale di
Rovereto. Ora siamo impegnati
nel favorire ed incentivare da un
lato la nascita di nuove esperienze di questo genere, e dall’altro
nell’allargamento di queste realtà
agli altri settori della Cooperazio45
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ne del territorio di riferimento.
Siamo attivi, inoltre, all’interno
del PAE (Piano d’Ambito Economico), un tavolo a cui partecipano tutte le associazioni junior
di categoria della Provincia e che
coinvolge nelle proprie attività
molti giovani. L’azione prioritaria
del tavolo è quella di promuovere
la cultura del fare impresa nelle
giovani generazioni, attraverso
la condivisione delle esperienze
e delle peculiarità delle diverse
categorie; la nostra Associazione,
all’interno di questo percorso, cerca di mettere in luce un
importante punto di forza della
cooperazione, ossia la sua trasversalità. Oltre alla possibilità di fare
impresa in forma cooperativa,
infatti, c’è un più ampio modo di
essere cooperatori. Tutti gli attori
economici (artigiani, albergatori,
industriali, ecc.), infatti, possono
essere cooperatori, essendo ad
esempio soci di una Cassa Rurale
o di una Famiglia Cooperativa,
alimentando così quel circolo virtuoso che da decenni contribuisce
al benessere sociale ed economico
del nostro territorio.
Il calendario delle attività dell’Associazione per il 2012 è ricco di
attività; tutti coloro che volessero
conoscerci più da vicino ed essere
informati sugli eventi in programma, possono inviare una mail con
i propri dati ed una breve presentazione all’indirizzo: giovani.
[email protected].
Tempo di lettura: 3’23’’
OPINIONI
ECONOMIA
L’Europa riconosce la
diversità cooperativa
Nel corso degli ultimi anni sono state da più parti sottoposte agli organismi comunitari competenti diverse richieste di esprimersi sulla compatibilità con il
diritto dell’Unione Europea delle agevolazioni fiscali
concesse dalla normativa italiana alle cooperative, in
particolare alle cooperative a mutualità prevalente,
che svolgono cioè la loro attività prevalentemente con
soci, rispettando il vincolo alla distribuzione di utili.
Ovviamente una dichiarazione di incompatibilità con
il diritto comunitario significherebbe l’obbligo di
eliminare ogni agevolazione fiscale. La questione si sta
trascinando da qualche anno tra gli uffici di Bruxelles,
senza che le autorità comunitarie abbiano ancora
preso una posizione definitiva. Qualche anno fa la
Commissione Europea aveva predisposto un parere
secondo cui buona parte delle agevolazioni fiscali
concesse allora alle cooperative erano da considerarsi
incompatibili con la normativa comunitaria e quindi
aiuti di Stato. Il parere è poi stato ritirato, ma è stato
comunque utilizzato con grande – e sospetta – tempestività dall’allora governo Berlusconi per tassare
parzialmente gli utili non distribuiti di buona parte
delle cooperative italiane, con la sola esclusione delle
cooperative sociali. Negli successivi la Commissione,
pur non decidendo ad esprimersi, non è sembrata
comunque intenzionata a modificare la propria convinzione.
Ora nel dibattito si inserisce una voce nuova, quella
della Corte di Giustizia europea che con sentenza
dell’8 settembre 2011 ha risposto ad una questione
postale dalla nostra Corte di Cassazione e riferita alla
compatibilità con il diritto europeo delle agevolazioni fiscali in favore della cooperative di produzione
e lavoro. La sentenza ha carattere generale ed è di
grande interesse per tutte le cooperative italiane e, più
in generale, per tutti i soggetti che gestiscono attività
imprenditoriali senza scopo di lucro. La Corte infatti,
pur riconoscendo che le agevolazioni fiscali hanno
natura di aiuti di stato, esclude che nel caso in questione essi siano aiuti vietati e perciò incompatibili con il
diritto comunitario perché giustificati da una diversità
strutturale tra impresa cooperativa e altre forme di
impresa: il fatto che l’impresa cooperativa così come
regolata dall’ordinamento italiano non ha scopo di
lucro. Questa specificità giustifica e rende legittimo,
secondo la Corte europea, un trattamento differenziato e più favorevole delle cooperative rispetto alle
imprese che perseguono finalità lucrative.
Si tratta di una sentenza importante per diverse ragioni, ma soprattutto perché riconosce una diversità
strutturale, cioè riferita agli obiettivi perseguiti, tra
cooperative e altre forme di impresa. Al di là dei profili
più tecnici, che involgono principalmente questioni
giuridiche, si può così sostenere che questa sentenza
costituisce una tappa fondamentale verso il completo
riconoscimento da parte delle istituzioni comunitarie,
e nel diritto comunitario, della specifica e distinta
identità delle imprese cooperative rispetto al modello
tradizionale, e sinora dominante nei discorsi europei,
dell’impresa capitalistica con finalità lucrative. Una
diversità che potrà essere usata d’ora in poi non solo
per difendere la agevolazioni in essere, ma anche per
chiederne di nuove, sia per le cooperative che per altre
forme di imprenditorialità a fini sociali. E per chiederle non solo a livello nazionale ma anche e livello
comunitario.
Tempo di lettura: 3’
* professore alla Facoltà di economia dell’Università di Trento e presidente di Euricse
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di Carlo Borzaga *
OPINIONI
ORIZZONTI
Siate morali,
vi conviene
di Umberto Folena
«Le semplici verità morali del debito
e del dovere di ripagarlo sono state del
tutto dimenticate e ignorate negli ultimi
dieci anni. (…)
Ciò a cui stiamo assistendo, sia
in Europa che in America, è una
demoralizzazione della vita economica.
I debiti non sono più considerati come
doveri a cui far fronte ma come beni da
commerciare.
E il loro costo viene trasmesso alle
generazioni future, cioè ai nostri figli,
che noi dovremmo proteggere, e che
faranno bene a disprezzarci per aver
rubato ciò che è loro».
Roger Scruton,
“Lettera Internazionale”, gennaio 2012.
Roger Vernon Scruton, cittadino britannico, 68 anni,
è filosofo, giornalista, romanziere, avvocato e compositore. Viene considerato un conservatore, ma la frase
qui a fianco ­e l’intero suo intervento su “Lettera” ­è
assai difficile da iscrivere nel “conservatorismo”, perché è un attacco al cuore della dittatura o idolatria
del dio Mercato, tanto cara al pensiero, o meglio alla
prassi di “destra”. Chi richiama il mercato ai princìpi,
ai valori, all’etica non è forse iscritto nella “sinistra”? È
la riprova di come tanti schemi siano più che logori e
tornino utili soltanto ai pigri che faticano a orientarsi
dentro la complessità, e quindi la semplificano a proprio uso e consumo.
Scruton non rimpiange la socialdemocrazia e i pesanti
e diffusi interventi statali nell’economia. Ma fa cominciare il disastro attuale con la «rivoluzione thatcheriana». Per forza, è inglese. Noi forse parleremmo di craxismo e Milano da bere. Gli americani di reaganismo.
Scruton è caustico. La parola capitalismo, connotata
negativamente poiché evocava alienazione e sfruttamento, fu sostituita con mercato: «L’economia, ci
fu detto, non aveva niente a che fare con il profitto
e con lo sfruttamento, ma con la libertà. Il mercato
non era una necessità sociale, ma un bene morale».
E, come tale, non poteva essere messo in discussione.
E lo Stato? «Non più il tutore del bene comune ma
il grande ficcanaso, lo scroccone che lucrava su tutti i
nostri contratti, il ladro che si portava via i guadagni
degli onesti lavoratori per distribuirli alle sue clientele
viziate».
Il mercato, dunque. Non più necessità sociale, ma bene
morale. Una sorta di divinità che non poteva tollerare
un’etica e una morale indipendenti, al di sopra di lei.
E così si arriva al Duemila e al baratro, con lo Stato
al servizio delle ragioni immarcescibili del mercato, delle grandi
imprese, delle grandi banche. Un
atteggiamento che ci spacciano per
logico e normale, ma Scruton definisce criminale: «Bernard Madoff
ha creato un fondo che prendeva
denaro in prestito da una persona
per pagare gli interessi sul debito di un’altra persona, e così via
all’infinito. E per questo è stato
mandato in prigione per il resto dei
suoi giorni. Quando operò sono gli
Stati a fare la stessa cosa, descrivono le loro azioni come “responsabili” e “compassionevoli”».
Il “morale” Scruton è il residuo di
una remota era geologica, un fossile obsoleto, oppure l’avanguardia
di un futuro prossimo? «Potreste
obiettare–conclude–che saggezza
economica e saggezza morale sono
due cose diverse. A me sembra che
il senso morale sia emerso negli
esseri umani proprio perché ha
mostrato di tornare a loro vantaggio, almeno sul lungo termine». Il
mercato divinizzato può arrecare
grandi vantaggi subito, ma alla fine
porta alla rovina. La morale, invece, non soltanto è buona in sé, ma
fa bene.
Tempo di lettura: 2’55’’
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OPINIONI
LA PORTA APERTA
Ma allora
è possibile!
di Franco de Battaglia
L’ultima domenica di gennaio il Paladolomiti ha
ospitato l’assemblea dei soci della Famiglia Cooperativa di Pinzolo, che ha registrato passaggi e momenti
importanti, all’insegna dell’unità. Ma allora - viene
da dire, dopo i confronti e le polemiche, le voglie di
separatezza, i contrasti di sistema che hanno avuto
proprio Pinzolo come epicentro - allora è possibile!
Allora è possibile che si registri concordia, che il “cooperare” tenga unita una comunità, avvantaggiandola anche nelle spese per il suo
vivere. Allora è possibile che
fra tanti ipermercati e centri
commerciali, colonizzatori e
accentratori, venga mantenuta
una presenza locale forte nel
commercio, un orgoglio, anche, di lavorare per sé e la propria terra.
Alcuni dati meritano di essere
sottolineati. La cooperativa di Pinzolo registra, innanzitutto, una base sociale in continua crescita, che
ha raggiunto le 2004 unità. Essere e sentirsi “soci”,
non clienti o consumatori: questo fa la differenza.
Poi un giro d’affari aumentato (in un anno di crisi)
del 2,58 per cento, con uno sconto medio ai soci, tenuto conto anche del ristorno, del 7,3 per cento. La
cooperazione non è quindi soltanto parole, enunciazioni astratte. E’ un sistema che può ottenere questi
risultati per i “soci”, anche nei paesi minori perché le
Famiglie fanno egregiamente la loro parte e le realtà
grandi, di sistema come il Sait, fanno da riferimento.
Pinzolo poi è un “test” interessantissimo, perché la
cooperativa da un lato serve una clientela (numerosa,
ma sofisticata) di turisti, dall’altro presidia paesi minori, che nessun supermercato avrebbe
interesse a servire. E’ facile dire: “Pinzolo ha
tanti turisti”. Ma esistono, come concorrenti,
altri grossi supermercati e negozi eccellenti.
La Cooperativa, in realtà, attira i turisti non
solo con i suoi prodotti, ma con il “fascino” di
una proposta commerciale diversa, puntando
su una sua specialità anche di “location” (i tre
piani, la differenziazione
e il “mix” dei prodotti)
che si distingue dall’indistinto camerone di tanti
ipermercati. A Pinzolo si
avverte, anche dal logo
(giustamente non uniformato), che la Cooperativa
è un valore aggiunto locale, non l’appendice di un
supermercato nazionale. E poi c’è l’orgoglio
di essere l’impresa che crea più lavoro: uno
staff di 117 collaboratori fissi, che arrivano a
165 con gli stagionali. I giovani della Rendena
si fanno le ossa nel lavoro cooperativo. Non
è poco. Ma questo meccanismo di successo è
possibile solo se si resta uniti, se si fa sistema.
Allora sarà possibile resistere anche alle “liberalizzazioni” (che aumentano i costi, non li
diminuiscono) e alle invasioni di mercato.
Pinzolo mostra
che essere “soci”
e un’unione di sistema
possono vincere
ogni concorrenza
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MARKETING SAIT
ANNO
INTERNAZIONALE
DELLA COOPERAZIONE
2012
International
Year of
Cooperatives
L’associazione
Donne in
Cooperazione è
nata nell’ottobre
2005 e conta 230
socie e soci.
Essi appartengono
al mondo dei
dipendenti, dei soci e
degli amministratori:
donne e uomini
del movimento,
appartenenti a tutti
i settori d’attività e
all’intero territorio
provinciale.
LA COO
ON
D
E
H
C
N
A
È
PERAZIONE
Le donne rappresentano circa la metà dei soci e dei dipendenti
del sistema cooperativo trentino, ma solo il 12% dei presidenti
di cooperativa è donna. Un patrimonio di risorse da valorizzare
per riuscire a far crescere meglio il nostro territorio dal punto
di vista economico ma anche sociale. Per raggiungere questo
obiettivo è attiva l’Associazione Donne in Cooperazione.
Visita il sito www.cooperazionetrentina.it/donne.
NA
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