L’ECO DI BERGAMO MARTEDÌ 20 GENNAIO 2009 le lettere Invitiamo i lettori a spedirci lettere brevi. Le esigenze di spazio sono tali da costringerci ad intervenire sui personali o comunque lesivi della dignità delle persone. Se esplicitamente richiesta, verrà rispettata la testi troppo lunghi. Oltre che firmate in modo leggibile, le lettere devono indicare l’indirizzo completo del volontà del mittente di mantenere l’anonimato. Le lettere anonime saranno cestinate. I nostri indirizzi somittente e, preferibilmente, un recapito telefonico. Non pubblicheremo lettere che contengono attacchi no: «L’Eco di Bergamo», viale Papa Giovanni XXIII, 118, 24121 Bergamo; e-mail: [email protected]. RECLAMO L’aeroporto e il disagio dei rumori ■ Egregio direttore, le scrivo in merito all’aeroporto di Orio al Serio. Abito nel quartiere Malpensata e purtroppo devo prendere atto dell’inquinamento acustico e atmosferico dell’aeroporto cittadino. Decolli ad ogni ora del giorno e della notte non permettono una vita normale. Capita spesso di sentire nel cuore della notte rumorosissimi decolli: ne ho contati personalmente e di recente ben quattro tra l’1 e le 2 del mattino! Mi chiedo se è questo il tipo di servizio che l’aeroporto dà ai suoi cittadini. Tutte le sere dopo le 23 si succedono, uno dietro l’altro, almeno 5 decolli. Spesso anche dopo la mezzanotte. È mai possibile che non si pensi che a quell’ora la gente ha il diritto di dormire? In altri aeroporti italiani, Malpensa per esempio, dopo le 22 i decolli vengono sospesi fino al mattino successivo alle 7,30. Non vorrei entrare sull’argomento dei rischi che tutti i decolli sulla città comportano. Mi auguro che mai nessun aeroplano abbia problemi in questo delicato momento del volo. Potrebbe rivelarsi un’enorme catastrofe nel centro cittadino. Evento questo da non escludere statisticamente. Ma in Italia siamo abituati a correre ai ripari solo dopo che l’evento infausto si verifica, senza mai cercare di prevenire. Ci vorrebbe soltanto un po’ di buon senso per capire che l’aeroporto di Orio è troppo vicino alla città e che un suo sviluppo indiscriminato e senza regole arrecherà danni a tutta la comunità cittadina. Purtroppo gli interessi economici nel nostro Paese vengono prima di tutto. Ora, si sa che tra gli azionisti della Sacbo, società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio, ci sono il Comune e la Provincia di Bergamo. Non vi sembra questo un conflitto di interessi in netto contrasto con la salute e la tutela dei cittadini? Difficilmente queste due istituzioni rinuncerebbero ai lauti dividendi che vengono elargiti ogni fine anno da Sacbo! Purtroppo chi ne fa le spese è la maggioranza dei cittadini di Bergamo. Ci sono esempi di sviluppo sostenibile e virtuoso in vari settori economici che vanno a vantaggio della maggioranza dei cittadini e non solo di pochi. Al Comune di Bergamo e alla Provincia vorrei chiedere: si può provare una buona volta a guardare più in là del proprio tornaconto economico e fare davvero gli interessi di tutti i cittadini? MARCO STORANI L’OMAGGIO TARDIVO Jan Palach? Capanna sa chi ringraziare ■ Egregio direttore, ho letto che una delegazione di ex appartenenti a quello che fu il movimento studentesco, guidati da Mario Capanna, ha reso omaggio a Jan Palach, il giorno 16 gennaio, quarantesimo anniversario del suo sacrificio per la libertà in piazza San Venceslao a Praga. Come scrive Dario Fertilio sul Corriere, Capanna e i suoi amici, pardon compagni, del movimento studentesco, furono allora troppo «distratti» per rendersi conto del valore e del significato del sacrificio di Jan Palach: erano troppo presi dalle manifestazioni a favore di Mao, dalla lotta al capitalismo, dalla lettura dei testi di Marx. Molti altri a sinistra fecero anche peggio, definendo Palach un provocatore fascista. Quasi tutta la sinistra comunque, se condannò la brutale repressione sovietica, lo fece con prudenza e con molti se e ma, le condanne chiare e nette furono l’eccezione. Non era facile ammettere che per il comunismo era impossibile un’evoluzione pacifica verso la socialdemocrazia. Che Capanna e i suoi amici abbiano ritenuto ora di fare quel gesto di omaggio, che mai e poi mai avrebbero fatto allora, non può Che delusione la mostra di Bellini a Roma possibile la lettura del peraltro modesto «libretto di istruzioni» che viene consegnato all’atto del pagamento del biglietto di ingresso; buio che se valorizza le opere esposte, produce però il lamentato «effetto diapositiva» con una luminosità che spesso rende la loro visione meno... intima e raccolta come si converrebbe. Per carità, lungi da me voler passare da iconoclasta: sono infatti ben lieto di aver perso una giornata di sci per ammirare capolavori che al di fuori della mostra non mi sarebbe mai stato possibile apprezzare insieme ad altri che, grazie ad una confessata passione per quanto è legato alla Serenissima, non mi stancherei di vedere, così come sono lontane dai miei interessi le dispute fra storici dell’arte (anche se confesso, forse per età, di preferire ancora Roberto Longhi a Mauro Lucco...), dispute che lascio agli addetti ai lavori e che nulla tolgono alla eccezionalità dell’evento oggetto di questa mia. Grazie per l’attenzione, con una notazione finale di orgoglio campanilistico: fra tutte le opere esposte, quelle appartenenti alla nostra Carrara sono tra le più affascinanti (anche se curiosamente neglette nel ricordato libretto di istruzioni...). Egregio direttore, avevo letto con interesse ma con comprensibile preoccupazione la recensione, a firma di Simone Facchinetti, della mostra, in fase di chiusura alle Scuderie del Quirinale, dedicata a Giovanni Bellini (pubblicata il 31 dicembre scorso con il titolo «Bellini a Roma, un’occasione sprecata», ndr): preoccupazione mitigata dalla personale conoscenza del vostro esperto, portato talora ad una valutazione critica non sempre condivisibile e dalla costante - notevole quando non eccellente - qualità delle esposizioni organizzate nella sede ricordata, ma aggravata dalla circostanza di avere privilegiato la discesa a Roma a fronte di una giornata sulle nevi, abbondanti e soprattutto perfette per un attento fuoripista, delle nostre montagne. A visita compiuta, fra l’altro in compagnia di amici di sicura competenza, perché professionalmente impegnati nella storia dell’arte e nella conservazione e restauro del nostro patrimonio artistico, devo purtroppo confermare in buona parte le osservazioni critiche di Simone Facchinetti. In effetti, mentre ricordo a Simone che la posizione delle pale di altare in mostra è funzione della dimensione dei locali espositivi, sicché il mancato rispetto cronologico delle stesse trova una plausibile giustificazione logistica, devo ammettere che raramente mi è capitato di visitare una mostra tanto priva di apparati didattici, importanti soprattutto atteso il lunghissimo periodo in cui si situano le molte decine di opere esposte: esposizione, tra l’altro, che avviene in una condizione di buio quasi assoluto che rende im- avv. Ettore Tacchini (nella foto, particolare della «Madonna con il Bambino» di Giovanni Bellini, Bergamo, Accademia Carrara) lita sono una attività sostenibile? A parte un discorso ambientalista sulla sostenibilità, quante società gestrici di tali impianti possono di fatto dimostrare bilanci in attivo negli ultimi anni? In un articolo su «L’Eco» si parla di «valenze funzionali» relativamente alla «stagione turistica/agrituristica estiva» per i nuovi impianti. Manco da qualche mese, ma mi sembra che la stagione agrituristica dalle nostre parti sia un sogno più che una realtà. Insomma, non voglio fare polemica, poi qui ho già parecchi problemi da risolvere. Dico solo che il comprensorio raccontato come il mezzo per il rilancio del turismo mi sembra piuttosto una scusa per dare un po’ di fiato all’edilizia (nuove case in quota no, ma sotto?) che, sempre a mio parere si intende, continua a farla da padrona rispetto alle esigenze della comunità. MARCO GIUDICI IL RINGRAZIAMENTO Neurochirurgia dei Riuniti Che dedizione ■ Egregio direttore, desidero esprimere il mio ringraziamento a tutto il personale dell’Unità operativa del reparto di Neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, al suo primario dott. Franco Biroli e a tutti i suoi validi assistenti, infermieri e soprattutto al reparto di Terapia intensiva. Un particolare grazie di cuore al dott. Orazio Santolocito per aver effettuato un intervento perfettamente riuscito ed essere stato per tutta la famiglia un punto di riferimento, sempre gentile e disponibile. Un grazie per la vostra professionalità, umanità e dedizione alla professione medica. GIOVANNA NORIS Bergamo IL CASO DI VERTOVA che farmi piacere. Se però ora Capanna può permettersi di cambiare idea e di esprimerla liberamente lo deve a coloro che, in quegli anni lontani, tennero alta la bandiera della libertà e non si assoggettarono al comunismo. Cattolici, liberali, riformisti, uomini di destra, col loro voto e a volte con un impegno personale, coraggioso e anticonformista, riuscirono a impedire che in Italia andassero al potere partiti di ispirazione marxista, la stessa cui faceva riferimento Mario Capanna. Mi sembrerebbe opportuno che Capanna dicesse grazie a coloro che allora, tra mille difficoltà e a volte anche rischiando di persona, impedirono a Capanna stesso e ai suoi amici di prevalere. Così almeno ora hanno avuto la possibilità di cambiare idea. mento «Tram delle Valli - Prove di viaggio», pubblicato giovedì 15 gennaio, per sottolineare, anche a titolo di esperto in tecnica dei trasporti, che la replica di Teb alle osservazioni della rappresentante del Carroccio in Consiglio comunale è puntuale, precisa e validissima dal punto di vista tecnico/gestionale. Apporterei solo una piccola modifica alle modalità di percorso della tramvia in corrispondenza degli attraversamenti stradali: come succede nelle più avanzate realizzazioni a livello europeo (vedasi ad esempio la tramvia in sede propria della città di Nizza - Francia), il tram si deve sempre fermare prima di attraversare il percorso veicolare/pedonale: infatti il semaforo posto sulla linea tramviaria è permaCARLO SAFFIOTI nentemente in posizione «blocco tramvia» (simbolo: «barra orizzontale»). Il congegno è tale che, solo in situazione di arresto totaCOME GESTIRE LA SICUREZZA le della vettura (velocità = 0), scatta il segnale «via libera tramvia» (simbolo: «barra verticale»), e quindi ne consente la ripartenza, essendo sul «rosso» i semafori posti sul percorso di attraversamento veicolare/pedonale. Comunque la regola per il conduttore è quella di viaggiare «a vi■ Spettabile redazione, mi riferisco al servizio sull’argo- sta», diversamente dal condutto- Tram fermi agli incroci stradali re di un treno. Inoltre è assolutamente indispensabile collocare bene in vista, in corrispondenza di ogni incrocio, un cartello segnaletico indicante: «Pericolo: tramvia». ING . EGIDIO A. PESSINA Bergamo IL PROGETTO / 1 Le nuove piste impoveriranno le Orobie ■ Spettabile redazione sono una ragazza di 13 anni e vorrei dire la mia sul progetto dei nuovi impianti sciistici che collegheranno Lizzola, Spiazzi e Colere. Quest’estate sono stata a visitare i luoghi dove verranno costruite le nuove piste: paesaggi stupendi, flora fantastica, coloratissima e profumata... una vetta che si raggiunge con il sudore della fronte, ma che vale vera- mente la pena! Mi sembra impossibile che certe oasi di pace e armonia possano venire devastate, distrutte, rovinate da gente che dice di volere il bene della montagna. Questo non è il bene della montagna, non è qualcosa che la gente vuole e non è nemmeno l’unica via per sviluppare e ampliare il turismo sulle Orobie! Il turismo dovrebbe puntare sulla bellezza delle montagne non sulla loro distruzione! Conosco i rischi che il progetto porterà se tutto questo verrà messo in atto: verrà distrutta un’area naturalistica di importanza europea non solo nazionale... Se le previsioni sul riscaldamento globale sono esatte, avremo meno precipitazioni nevose e si dovrà ricorrere ad un innevamento artificiale in un’area priva di acqua: gli ideatori non pensano a questo? Il paesaggio verrà irrimediabilmente rovinato ed esteticamente sarà inguardabile! Gli effetti negativi sono molti e tutti a nostro danno. Come può il Parco delle Orobie, predisposto per salvaguardare il patrimonio naturale, non fermare tutto questo? Soprattutto dopo aver proposto un incontro sulla biodiversità del patrimonio floristico e faunistico delle no- stre valli... Vorrebbe dire che conosce i rischi del progetto, ma non fa niente per fermarlo. Vi prego di pubblicare questa lettera perché tutti sappiano e incomincino a fare qualcosa: vorrei poter salire ancora sulle montagne e vedere la natura, non la rovinosa mano dell’uomo! MARTA IL PROGETTO / 2 Comprensorio sciistico? Solo una scusa ■ Spettabile redazione, sono un bergamasco delle valli (Clusone) momentaneamente in Sud Sudan per una organizzazione non governativa impegnata negli aiuti umanitari. Seguo comunque con interesse l’evolversi del progetto per il comprensorio sciistico delle Orobie e mi permetto le seguenti osservazioni. I fondi arrivano in gran parte dalla Comunità Europea che ha chiesto alle autorità locali di presentare un progetto per il turismo sostenibile: gli impianti di risa- IL DIBATTITO Il crocifisso nei luoghi pubblici e la novella di Chesterton Egregio direttore, ho letto che il presidente del gruppo Forza Italia al Comune di Milano, Giulio Gallera, non sarebbe d’accordo con la proposta dell’assessore Cadeo di rimettere tutti i crocifissi nei locali del Comune, in quanto «Palazzo Marino è un luogo istituzionale e, pertanto, laico per definizione. Deve rappresentare tutti, cattolici e laici: mettere un crocifisso lì dentro non sarebbe corretto». Gallera deve essere stato allevato negli Anni Settanta e ciò che tanti, come lui, hanno assorbito in quell’epoca ci viene rilasciato lentamente nella vita di tutti i giorni. Se Gallera vuole continuare a essere votato dagli elettori di Forza Italia deve rappresentarli nei loro convin- cimenti, altrimenti passeranno alla Lega dove c’è l’ottimo Matteo Salvini. C’è un passaggio, un anello importante nella catena del ragionamento logico, che se non si capisce porta alle posizioni di Gallera. Lo scrittore inglese Chesterton raccontava (nel suo libro «La sfera e la croce») di un tale che cominciò col bandire il crocifisso da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri… Poi avrebbe voluto abbattere le croci che si alzavano lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente s’arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la croce e l’agitò nell’aria, in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera, la fol- lia lo ghermì di botto: s’era fermato, fumando la pipa, di fronte a una lunghissima palizzata. Ma egli credette di vedere, come in un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci legate l’uno all’altra… Tutte le cose che lo circondavano avevano ormai l’aspetto del simbolo maledetto: tutto era ormai fatto di croci. L’indomani lo trovarono nel fiume. Si inizia con lo spezzare la croce, ma si finisce con il distruggere il mondo e odiare se stessi. Il Novecento sta tutto racchiuso dentro questo paradosso terribile. Quindi... Michele Jacobelli Bergamo Che bravi! Ma l’Hospice rischia lo stop ■ Egregio direttore, desidero esprimere attraverso queste poche righe il nostro più sentito ringraziamento a tutto il personale dell’Hospice di Vertova per l’umanità, dedizione professionalità dimostrata nell’accompagnare alla Casa del Signore il nostro Angelo. Rimarrà indelebile nella nostra mente la familiarità, competenza, disponibilità ed il conforto riservatoci durante la degenza di nostro padre. A tutti gli operatori un plauso ed un grande grazie. Ci piacerebbe poi che il nostro giornale sempre attento a cogliere l’evolversi dei tempi e vista la stretta attualità della problematica stimolasse qualche approfondimento presso i cosiddetti «addetti ai lavori» circa il tema delle strutture dedite ad accogliere i malati terminali (Hospice). Ritengo che come noi, molti lettori per semplice curiosità o alle prese con casi legati a patologie gravi, gradirebbero conoscere le logiche d’istituzione di strutture pubbliche in grado di accogliere tali pazienti quando i normali ospedali si dichiarano «non più competenti…», il loro numero, l’ubicazione, la disponibilità in tutta la nostra provincia di posti letto in relazione a comprensori e territori «disagiati», le (lunghe) liste d’attesa. Nel caso dell’Hospice Vertova, che – almeno per quanto riguarda la qualità del servizio erogato – contribuirebbe non poco a migliorare l’immagine di una «sanità in rinnovamento», i criteri sottostanti il mancato accreditamento da parte della Regione al Servizio sanitario nazionale di tale centro che, come riportato recentemente anche da «L’Eco», rischia di chiudere entro aprile per mancanza di finanziamenti, con buona pace per chi predica la lungimiranza e la necessità di avere lo sguardo rivolto al futuro... FAMIGLIA PELLICIOLI 39