Indialogo.it www.in-dialogo.it Suppl. n° al n.1/2009 di “Incontri Con…” Più dialogo con Indialogo Indiocesi.it è diventato Indialogo.it. Un cambiamento reso necessario dalla nascita del giornale ufficiale della diocesi di Pinerolo con un titolo più o meno simile, ma anche e soprattutto dalla volontà di allargare l’interesse e il dialogo anche a persone che non hanno appartenenze ecclesiali o religiose, che vedono nel titolo un freno a questo confronto. È il passaggio dall’immagine di un territorio definito e delimitato ad un’immagine di relazione incentrata sul dialogo e sul confronto, sempre intorno alla tematica religiosa e prereligiosa, riferita soprattutto all’esperienza cattolica, ma aperta anche alle altre confessioni e religioni e al mondo laico, che già ora ci prestano attenzione. Viviamo in un clima di grandi tensioni, non solo politiche ma anche ecclesiali, dove è difficile avviare un confronto pacato tra posizioni diverse per ricercare il bene «possibile». Eppure la complessità e la delicatezza delle questioni in gioco esigono più che mai che si attivi una riflessione a tutto campo, sgombra da pregiudizi ideologici e dal rifiuto a priori delle posizioni altrui. I temi del contendere non riguardano solo l’economia, la politica, il potere… ma anche questioni profonde che interpellano radicalmente il modo di vedere la vita umana dal suo sorgere fino al suo termine, che toccano la coscienza dei singoli e dell’intera società, e a maggior ragione le persone che hanno una sensibilità spirituale e religiosa. È con la convinzione di dare un piccolo contributo alla cultura e al dialogo a partire dalla tematica religiosa che iniziamo l’avventura di Indialogo.it. Antonio Denanni Conferenza a Camaldoli di p. Alberto Maggi, biblista, sulla specificità del cristianesimo Perchè scegliere Gesù? «Il Dio proposto da Gesù, anzichè diminuire l’uomo lo potenzia, coopera per la sua felicità» L’offerta religiosa è oggi vasta più che mai: si va dalle religioni tradizionali alle nuove mode orientaleggianti, dalla proposta di sistemi filosofici alle sètte più stravaganti... Tutte assicurano che l’accettazione dei loro insegnamenti, e la pratica dei relativi precetti, conducono alla salvezza (in un paradiso o in un nirvana)[…] C’è da chiedersi: nel panorama religioso dell’epoca (e anche in quello attuale) che cosa ha portato Gesù di nuovo, che non sia già stato detto dai grandi saggi e santi dell’antichità? Che cosa ha insegnato di nuovo che non sia già contenuto nella Legge data da Dio a Mosè, o formulato nei Libri Sacri delle religioni? Non il concetto di Dio-Padre, che è una caratteristica primordiale della storia dell’umanità e patrimonio comune delle religioni, da Zeus a Yahvé… Neanche per la salvezza Gesù sembra proporre un cammino originale. Quando gli chiedono cosa si deve fare per ottenere la vita eterna, Gesù risponde che non è a lui che si devono rivolgere, perché già Mosè ha indicato nei comandamenti la via per la salvezza… La novità On line per gli altri del messaggio di Gesù non consiste neanche nell’invito all’amore, presente in tutte le religioni, da quelle pagane a quella giudaica (Lv 19,18). […] Allora, perché scegliere Gesù? Questa domanda in passato non si poneva. Cristo non si sceglieva, ma veniva imposto, senza altra alternativa che non fosse la dannazione eterna. Per ben quindici secoli, infatti, l’indiscusso imperativo della Chiesa cattolica era formulato con l’efficace e sintetico In questo numero www.saveriani.bs.it/cem/index_frame.htm Cem-mondialità, mensile di educazione interculturale dei Saveriani. www.tolerance.it “Accettare la diversità” è un progetto realizzato, tra gli altri, da Umberto Eco. Presenta percorsi di educazione all’accoglienza della diversità. www.educare.it Rivista on line che ha come scopo la promozione di una cultura e di una pratica educativa a tutti i livelli. L’Abbazia di S.Maria pag. 2 Credere senza appartenere pag. 3 La parrocchia è per i poveri pag. 4 Rivincita della mano invisibile pag. 6 L’acqua è dono di Dio pag. 7 Cronaca bianca pag. 8 Nuovo progetto di catechesi pag. 10 40 anni fa nasceva, primo in Italia, il documento sui matrimoni misti Il Direttorio ecumenico della Diocesi di Pinerolo “L’ecumenismo deve costituire la preoccupazione di ognuno e non solo di pochi specialisti” I matrimoni interconfessionali, vietati nel passato, si sono diffusi in questi ultimi decenni di apertura religiosa trovando un approccio più positivo a seguito del dialogo ecumenico, anche se le problematiche non sono del tutto risolte. La piccola diocesi di Pinerolo, per via del dialogo con la componente protestante valdese, molto numerosa nel territorio della diocesi, è stata nel periodo del post Concilio un vero laboratorio di esperienza ecumenica, capace di offrire a tutta la Chiesa italiana un’esperienza pastorale significativa, che è culminata quarant’anni fa, il 5 dicembre 1970, nel “Direttorio ecumenico della Periodico di cultura religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio Irc/smi-sms e la Comm. per l’Ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo, Via Vescovado 1, Pinerolo. Dir. responsabile: Antonio Denanni Anno 1, n. 1, Settembre 2010 Diocesi di Pinerolo”. Una pratica ecumenica di quegli anni, sottolineata nel documento e praticata in diverse iniziative, è quella dell’”ecumenismo di base”: «A noi pare che un’autentica linea ecumenica oggi non possa passare se non attraverso una diretta assunzione della preoccupazione ecumenica da parte delle parrocchie e dei vari gruppi cristiani che vivono in esse. Parlare di ecumenismo di base non deve essere fonte di equivoci. Il movimento ecumenico è un fatto di Chiese, che con uno sforzo convergente tendono all’incontro unitario in Cristo; e quindi tutta la Chiesa cattolica, nel suo insieme, vi si trova impe- gnata. Ma proprio perché è un fatto di tutta la Chiesa cattolica, l’ecumenismo deve costituire la preoccupazione di ogni suo membro e non solo di pochi specialisti. Deve quindi sussistere un impegno ecumenico di sacerdoti, religiosi e laici a tutti i livelli, “ognuno secondo la propria capacità, tanto nella vita cristiana di ogni giorno, quanto negli studi teologici e storici”(Dec. Ec.5). Naturalmente gruppi singoli e persone non devono agire in maniera avulsa dalla comunità ecclesiale cui appartengono, ma in intima comunione con essa, astenendosi, secondo quanto insegna il Concilio, “da qualsiasi leggerezza o zelo imprudente, che possano nuocere al vero progresso dell’unità” (Dec. Ecum., n. 24 a), e non trascurando “di esporre tutta intera la dottrina” della propria Chiesa (Dec. Ec., n. 111 a): avendo, soprattutto, un grande senso della Chiesa. Indicare la necessità di un ecumenismo di base non significa, per altro verso, sottovalutare l’importanza di una discussione teologica fra le Chiese. La discussione teologica è indubbiamente necessaria, oggi come ieri; diversamente cadremmo in un attivismo ecumenico poco illuminato, che a lungo andare danneggerebbe l’unità dei cristiani, anziché favorirla». Direttorio Ecumenico, 5.12.1970 slogan “Extra Ecclesiam nulla salus”, stabilendo autorevolmente che “fuori della chiesa non esiste salvezza”. […] Non potendo più oggi rivendicare l’esclusivo primato della salvezza, la chiesa si trova a dover rispondere all’interrogativo: Perché Cristo? […] Le nuove generazioni sanno che tutte le religioni conducono a Dio e quindi alla salvezza (LG 16); perché mai si dovrebbe scegliere proprio Gesù e il suo impegnativo messaggio? […] Il problema oggi si pone in quanto i mutamenti culturali e sociali fan sì che i bambini, già dall’asilo e dalle scuole elementari, si trovino fianco a fianco con bambini musulmani, buddisti, confuciani, oppure bambini che non sono stati battezzati. Pertanto la domanda “perché Cristo”, e non Mosè o Maometto, o Budda, o nulla, attende una risposta urgente. Chi era Gesù Chi era, o meglio chi non era, questo carpentiere proveniente dalla malfamata Nazaret di Galilea? Due definizioni di Gesù, presenti costantemente nei vangeli, aiutano a comprendere chi fosse: Segue a pag.2 Supplemento d‘anima Ngugy Wa Thiong’o Ngugy Wa Thiong’o è poeta, scrittore e drammaturgo keniota, considerato uno dei principali autori della letteratura africana. Nasce il 5 gennaio 1938 a Limuru, a pochi chilometri da Nairobi. La sua famiglia appartiene all’etnia Kikuyu. Frequenta la scuola missionaria locale, diventando cristiano. Al contempo frequenta il movimento d’indipendenza Kikuyu, dove prende coscienza che è necessario opporsi al colonialismo con la forza della propria cultura. Si laureerà nel 1964 all’università di Makerere, a Kampala (Uganda) e proseguirà gli studi a Leeds, in Inghilterra. Ngugy Wa Thiong’o, coinvolto emotivamente ed ideologicamente nel programma di rivolta Mau-Mau, nei suoi scritti mostra di apprezzare tale movimento soprattutto per gli ideali di uguaglianza e libertà; l’obiettivo principale della rivolta era, infatti, l’indipendenza del Kenya e la promozione del socialismo africano eliminando le discriminazioni legate alla razza e al colore della pelle. Segue a pag.2 Indiocesi.it Pag. 2 Settembre 2010 Beati quelli che volte si tratPennellate bibliche sono nel pianto, ta di cose perché saranno Quando gli infelici sono felici davvero di consolati.(Mt. poco conto: 5,4) la sconfitta della squadra del cuore Beati voi, che ora piange- ad esempio. Salendo un po’nella scate, la delle motivazioni troviamo altre perché riderete. (Lc. 6,21) ragioni sicuramente piu nobili: crisi legate al lavoro, alla salute, agli afMolte pagine della Bib- fetti…. bia lasciano a bocca aperta perché Ma possiamo trovare anche non sono facilmente inquadrabili nel- quest’altra motivazione: esistono la nostra logica, ma poche sono tanto persone che hanno ascoltato l’inseardite quanto le beatitudini. Questa gnamento evangelico “ama il prospoi: beati (cioè felici, beato significa simo tuo come te stesso” e l’hanno appunto felice) quelli che piangono preso tanto seriamente da riuscire a (cioè gli infelici), per cui risultano condividere in modo radicale il dolofelici gli infelici!! E chi ci capisce re altrui. Insomma c’è chi sa piangere qualcosa? con chi piange, sa accettare disagio e Beh, Matteo afferma che la felicità sofferenza per sollevare il sofferente starà nella consolazione futura, ma e sta male perché non riesce a far di nel tempo non è mancato chi ha rim- più, ad aiutare in modo più efficace. proverato proprio questo al cristianeCostoro hanno compreso appieno simo di essere oppio, in quanto indur- cosa significa adorare Dio che è amorebbe a spostare tutta l’attenzione ad re come afferma san Giovanni: “Chi un aldilà un po’ oscuro, trascurando non ama non ha conosciuto Dio, perl’aldiquà (eccezion fatta per ciò che ché Dio è amore” (1 Gv. 4,8) e come riguarda il denaro e un po’ di pote- ci ha ricordato recentemente papa re….) Benedetto XVI con la sua enciclica Tuttavia pensandoci su qualche spi- Deus Caritas est . raglio che rende meno ostica la conDunque poiché hanno scoperto il traddizione si potrebbe indovinare. vero mistero dell’esistenza umana li Tra i tanti motivi che inducono tri- possiamo davvero definire BEATI! stezza, esiste tutta una casistica. A Carlo Gonella Perchè scegliere Gesù, segue da pag.1 Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Gesù è Figlio di Dio in quanto manifestazione di un Dio in forma umana (Ef 2,7). Gesù è Figlio dell’Uomo in quanto espressione dell’uomo nella pienezza della condizione divina. (Nei vangeli, il Figlio dell’uomo indica colui che agisce in terra come Dio stesso (Mt 9,6), colui che rende presente il divino nella storia umana, e per questo rappresenta il massimo dell’umanità). Entrambe le definizioni si completano e presentano Gesù quale l’Uomo-Dio, manifestazione visibile del Dio invisibile. Solo Gesù, l’unico figlio, per la sua piena esperienza personale ed intima, può rivelare e far conoscere chi è Dio. Per questo occorre dimenticare quel che si sapeva di Dio e imparare invece da Gesù, “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), che ne è l’unica spiegazione. Il punto di partenza non è Dio, ma Gesù. […] Non Gesù è uguale a Dio, ma Dio è uguale a Gesù. Unico criterio di credibilità che Gesù offre per la sua categorica affermazione sono le opere. (Gv 14,11). E le opere di Gesù sono tutte azioni rivolte all’uomo per restituirgli la vita, per arricchirlo, per liberarlo, donandogli dignità e libertà. Con la parola e le opere, Gesù propone un’immagine di Dio che è completamente sconosciuta nel panorama religioso contemporaneo, e segna il passaggio dalla religione (intesa come ciò che l’uomo deve fare per Dio), alla fede (quel che Dio fa per l’uomo). […] Segue da p.1 Durante gli anni di Makerere incontra le nuove letterature dell’Africa e dei Caraibi, che lo segneranno per tutta la vita: aveva incontrato finalmente un genere di letteratura che analizzava il mondo a partire da un centro diverso dall’Europa. Il libro della svolta letteraria e politica è A Grain of Wheat (“Un chicco di grano”, Poco tempo dopo, Ngugi rinnegò la propria fede cristiana e l’uso della lingua inglese, abbandonando anche il suo nome “coloniale” James Ngugi e adottando quello completamente kikuyu di Ngugi wa Thiong’o. Successivamente iniziò a scrivere esclusivamente nella lingua nativa del suo popolo, il gikuyu, e in swahili. A.D. all’amore del Padre. Per questo Gesù mai chiederà ai suoi obbedienza, e neanche di obbedire a Dio, alle sue leggi. All’obbedienza a Dio Gesù contrapporrà l’assomiglianza al Padre, all’osservanza della Legge la pratica dell’amore. Mentre l’antica alleanza si concludeva con l’imperativo “Siate santi” (Lv 20,7), la nuova si apre con l’invito “Siate misericordiosi” (Lc 6,36). La santità di Dio è una meta irraggiungibile, la misericordia del Padre è possibile. L’immagine di Dio Questa nuova alleanza tra il Padre e gli uomini, proposta da Gesù, era completamente sconosciuta nel panorama religioso dell’epoca, poiché con essa cambiava radicalmente non solo il concetto di alleanza ma anche l’immagine di Dio. La nuova immagine proposta da Gesù è infatti quella di un Dio a servizio degli uomini (Mt 20,28; Mc 10,45; Lc 2,27; Gv 13,1-16), un Dio che, anziché togliere, dona e che, anziché diminuire l’uomo, lo potenzia, un Dio che anziché essere geloso della felicità degli uomini, coopera perché questa sia piena e traboccante (Gv 15,11). In Gesù, Dio si manifesta come colui che è a servizio degli uomini, e Nel 940, Arduino III detto il Glabro è signore della Marca di Ivrea della quale fa parte la contea di Torino che comprende anche il Pinerolese. Alla fine dell’anno mille (981995?) l’imperatore Ottone III conferma al vescovo Amizone di Torino 14 corti tra le quali quella di Pinarolium. Nel 1024 Olderico Manfredi nipote di Arduino III è signore di Pinerolo e fonda nel borgo piano una collegiata di 4 preti che provvedono alle chiese di S. Donato e S. Maurizio già esistenti. Nel 1035, alla morte del Manfredi, il marchesato viene diviso tra le tre figlie femmine e ad Adelaide viene assegnata la parte maggiore che comprende anche il Pinerolese. Nel 1046 la marchesa Adelaide sposa in terze nozze Oddone, uno dei figli del conte Umberto Biancamano, capostipite dei Savoia, portandogli in dote varie terre del Piemonte tra cui la “curtis” di Pinerolo. Adelaide, alla morte del terzo marito, governa da sola per trent’anni su gran parte del vasto marchesato. Essa è legata agli 1967), romanzo nel quale Ngugi espresse per la prima volta posizioni esplicitamente rivoluzionarie. Nel libro, la difesa della proprietà collettiva della terra viene rappresentaata come strumento fondamentale di riscatto per il popolo kenyota. Anche in questo caso l’ambientazione è il Kenya della ribellione Mau-Mau, descritta in toni quasi epici. Pagine di storia religiosa del Pinerolese Adelaide e l’abbazia di S. Maria - 1 ideali di riforma della Chiesa sostenuti da San Pier Damiani, ma è anche astutissima sul piano politico. Con Matilde di Canossa è tra le figure femminili più importanti del Medio Evo. Soggiorna frequentemente nel pinerolese ed è da queste presenze che nasce in lei la volontà di dar vita a un monastero in queste nostre terre, sia per rinvigorire la fede cristiana sia per instaurare un potere locale che non le sia ostile. II borgo Verano all’imbocco della Val Chisone in territorio “Vici Pinaroli e quindi fuori dalla «curtis»” era una zona coperta da foreste, con abbondanza di acque e abitata da poche famiglie. È in quel luogo che 1’8 settembre 1064, nel castello torinese di Porta Susa, la potente ed energica e pia contessa Adelaide di Torino detta le sue disposizioni per l’erezione di un monastero, destinandovi i monaci benedettini neri che provenivano dalla Sacra di S. Michele delle Chiuse, all’imbocco della Val Susa. Già in precedenza, nel 1044, la contessa aveva donato tre mansi, o case agricole, alla chiesa di San Donato e altrettanti al Monastero di Cavour. Successivamente, nel 1075, avverranno altre donazioni, sparse qua e là. Nel 1078 vengono aggregate all’Abbazia le piccole chiese di San Donato e San Maurizio e ancora, Adelaide, la sorella Immillae e la nuora Agnese, nello stesso anno donano al monastero, per intero e senza condizioni, la “curtis” di Pinerolo e il suo castello, insieme a ogni diritto derivante dalle terre e dai pascoli, dai mulini, dai battitoi, da case, canali e dai mercati ivi esistenti. Il vescovo Cuniberto di Torino, al cui feudo vescovile apparteneva sino ad allora Pinerolo, dovette cedere la sua autorità temporale e spirituale all’abate e lo fece mal volentieri, anche perché Papa Gregorio VII aveva reso l’Abbazia soggetta direttamente alla Santa Sede. Va ricordato che le controversie tra il vescovo di To- rino e gli abati di S. Maria furono numerose e gli abati, non essendo vescovi, avevano la necessità di ricorrere al vescovo di Torino per il conferimento della Cresima, per l’ordinazione dei monaci e per le cause ecclesiastiche di appello, spesso però si rivolgevano ad altri vescovi del Piemonte. Perché venne scelta questa località per la fondazione di un’abbazia? Quello che la storia ci dice è che in quell’epoca, anno 1000, mancava ancora al fondo delle vallate pinerolesi un centro urbano propulsore ed organizzatore. Il potere laico della contessa Adelaide era saldo ed autorevole, mentre il potere episcopale del vescovo di Torino, Cuniberto, era debole e poco attento al territorio pinerolese. La presenza di una nuova abbazia all’imbocco della Val Chisone significava il controllo dei passi alpini e quindi gli accessi all’Italia. Si può quindi affermare che pietà cristiana, desiderio di magnificenza, interessi economici, politici e militari, furono nella mente di Adelaide il motore della scelta. Aurelio Bernardi Con Gesù, l’uomo-Dio, viene proposta una nuova relazione tra gli uomini e il Padre. E proprio rifacendosi al Padre, anziché ai padri, Gesù ha potuto distaccarsi dal mondo religioso e culturale giudaico, nel quale era cresciuto ed era stato educato, e dare inizio a un cambio radicale e irreversibile non solo della storia ma di ogni fenomeno religioso, proponendo una nuova alleanza con il Signore non più basata sull’ubbidienza alla Legge di Dio, ma sull’accoglienza dell’amore del Padre. Con Gesù, Dio non governa più gli uomini emanando leggi che essi devono osservare, ma comunicando loro la sua stessa capacità d’amore. Mentre l’amore è una realtà interiore all’uomo, la Legge sarà sempre un codice di comportamento esterno. È l’amore che crea e comunica vita, la Legge non può farlo (Eb 7,19). […] Se l’antica alleanza era basata sull’ubbidienza alla legge divina, la nuova sarà imperniata sull’accoglienza e sull’assomiglianza Segue a pag 11 Cultura Pag. 3 Settembre 2010 Piergiorgio Grassi, sociologo della religione Si diffonde in Europa il «credere senza appartenere» Le religioni nuovamente protagoniste, a vario titolo, della scena pubblica Nei primi anni Ottanta è iniziata una ritrattazione che ha coinvolto i teorici della seco larizzazione. L’errore intellet tuale sta nel fatto di aver fuso secolarizzazione e pluralismo, due fenomeni connessi ma ben distinti. La moder nizzazione (l’urbanizzazione, l’educazione di massa, i moderni mass media...) genera pluralismo inteso come coesistenza nelle società di differenti visioni del mondo e di sistemi di valore in un contesto di pace civile che favorisce l’interazione. Tale pluralismo, che porta alla moltiplicazione delle scelte e alla necessità di scelte, non spinge automaticamente a soluzioni di stampo secolarizzante. Ma lascia possibilità di scelte religiose qualificate come quella di mantenersi nel solco della propria tradizione. Cambia semmai il modo in cui la religione è mantenuta sia istituzionalmente sia nella coscienza dell’uomo. «Ciò che è cambiato non sempre è il contenuto della fede, ma il come della fede». Il pluralismo e le sue dinamiche sociali e culturali la rendono vulnerabile. La fede può rimanere sostanzialmente invariata, ma muta il come della medesima. La certezza diventa più difficile da raggiungere («l’altro» come possibilità alternativa di vita è presente nella coscienza di ciascuno), spesso attraverso un processo molto doloroso che sfocia talvolta nel fondamentalismo. Un fenomeno che si va diffondendo in Europa è quello descritto come «un credere senza appartenere» (ma ci può essere anche un appartenere senza credere), secondo quanto osservato da Danièle Hervieu-Léger a proposito della situazione francese: aumenta il numero delle persone che si dicono interessate alle questioni religiose, ma che non si riconoscono in nessuna chiesa. Si tratta di forme di religiosità che la stessa Hervieu-Léger chiama bricolage , con chiaro riferimento alle costruzioni Lego. Ciò nonostante, paradossalmente, le sfere pubbliche nazionali vedono aumentare l’influenza delle religioni stesse nella formazione dell’opi nione pubblica su questioni «eti- camente sensibili» (legalizzazione dell’aborto, cure terminali, problemi bioetici della medicina riproduttiva...). Nelle società del pluralismo culturale e dei frequenti conflitti di valore, nelle quali ci si misura con quadri argomentativi complessi e differenziati, grande è l’incertezza su quali siano le giuste intuizioni morali. Le proposte delle religioni trovano ampia risonanza perché hanno assunto il ruolo di «comunità dell’interpretazione». A questo si aggiunge la presenza di immigrati, provenienti da contesti premoderni, portatori di forme religiose e di forme di vita dissonanti da quelle prevalenti. Sono eventi che stanno modificando in profondità la coscienza pubblica europea, descritta da Habermas come post-secolare perché ha perso la certezza che la religione scompaia dal mondo per effetto della modernizzazione e che sia necessario fare i conti di nuovo e seriamente con essa a livello politico. Piergiorgio Grassi, Dialoghi, marzo 2010 Sergio Givone, filosofo: “Non il dio dei filosofi, ma il Dio dell’amore” Dio e ragione, il monito di Pascal Non il Dio dei filosofi, sosteneva Pascal, ma il Dio che è amore e tenerezza è il vero Dio. Da una parte, dunque, la filosofia e la ragione, dall’altra la fede. Mentre la fede attinge alla verità di Dio per una via tutta sua, misteriosa e luminosa come la certezza del cuore, la ragione ha ben poco da dirci in proposito, brancola nel buio, tutt’al più insegue un fantasma. Eppure, nel momento stesso in cui opera un taglio tanto netto, Pascal reimposta il problema filosofico di Dio con una radicalità ignorata dalla tradizione metafisica e da Cartesio in particolare. Problema che resta filosofico: si tratta pur sempre di pensare Dio. E di rispondere alla domanda: che cosa intendiamo con questo nome e con gli infiniti altri con cui lo designiamo? Che cosa significa questa figura, la più grande che si possa pensare, e soprattutto quella che può apparire per un verso necessaria e per l’altro superflua? In margine al dialogo fra credenti e non che «Avvenire» sta sollecitando, va detto che c’è oggi chi dice, all’interno di una tradizione risalente all’empirismo e all’illuminismo, che di Dio possiamo benissimo fare a meno, non solo perché la scienza non ne ha bisogno, ma prima ancora perché non sapremmo come definire tale concetto. E c’è anche chi risponde, appellandosi invece a una tradizione di stampo idealistico, che Dio altro non è che il logos scientifico e cioè la sostanza razionale di tutte le cose. Queste due posizioni sono speculari. In fondo poggiano sullo stesso presupposto: che Dio sia tutt’uno con la ragione. Per cui è inevitabile trarre la conseguenza che se Dio è la ragione, Dio non è Dio. Con ciò, evidentemente, il problema posto da Pascal è aggirato ed eluso. Chiede Pascal: come posso pensare Dio, fermo restando che Dio non è cosa della ragione ma del cuore? Pensare Dio significa interrogarsi sulla sua verità, sul senso che ha per me credere o non credere, sulle conseguenze per la mia vita di una decisione da prendere in assenza di prove ma impegnativa come nessun’altra. A sua volta che Dio sia cosa del cuore e non della ragione significa che non posso dedurlo ma neppure escluderlo su basi puramente razionali. Pascal in altre parole ci invita a prendere atto dei limiti della filosofia. Tanto da affermare che «la vera filosofia si fa beffe della filosofia». Sergio Givone, Avvenire, 18.02.2010 Le 10 scoperte più importanti del 2009 Secondo la rivista Science sono le seguenti 10 le scoperte scientifiche più significative del 2009. La ricostruzione dello scheletro di Ardipithecus, vecchio di 4,4 milioni di anni, e del suo ambiente. I meccanismi delle pulsar: Il Gamma-Ray Space Telescope “Fermi” ha consentito di identificare un nuovo tipo di pulsar e di chiarire i meccanismi delle loro particolari emissioni nello spettro dei raggi gamma. L’altra faccia della rapamicina: nei topi di esperimento la somministrazione di rapamicina consente, influendo su una via metabolica chiave che coinvolge le proteine mitocondriali, un allungamento dal 9 al 14 per cento delle loro vita. E’ la prima volta che si ottiene un risultato di questo tipo in un mammifero. Le proprietà del grafene: I rapidissimi progressi nella determinazione delle proprietà del grafene hanno permesso di dimostrarne l’elevata conducibilità, aprendo la strada a una loro applicazione nel campo dell’elettronica. I recettori dello stress vegetale: La determinazione della struttura di molecole chiave per la loro capacità di sopravvivere agli stress ambientali apre la strada alla progettazione di vegetali in grado di resistere in condizioni di siccità, consentendo la coltivazione di piante “da biocombustibile” in terreni marginali. Il primo laser a raggi X: La messa a punto presso lo SLAC dello LCLS (Linac Coherent Light Source) consente di ottenere “istantanee” di reazioni chimiche mentre esse sono in corso e di eseguire sofisticati esperimenti in numerosi campi di ricerca. Il ritorno della terapia genica: L’identificazione di nuove strategie per l’applicazione delle terapie geniche ha consentito importanti passi in avanti in vista di una terapia per l’adrenoleucodistrofia, l’amaurosi congenita di Leber e la SCID. La prima volta dei monopoli: In alcuni esperimenti condotti su cristalli di “spin ice” i ricercatori sono riusciti a osservare i monopoli magnetici, particelle dotate di un unico polo magnetico, e a indurli a fluire come una corrente. L’acqua sulla Luna: In ottobre, i sensori del satellite LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite) sono riusciti a rilevare la presenza di acqua e ghiaccio nel materiale sollevato dall’impatto sulla superficie lunare. La riparazione dello Hubble: In maggio una missione spaziale è riuscita a riparare e migliorare le capacità di osservazione dello Hubble Space Telescope dando nuova vita al decano dei telescopi spaziali. Science, dicembre 2009 Progetto culturale Pag. 4 Settembre 2010 La Parrocchia/ 1 - di Don Primo Mazzolari La parrocchia è al servizio dei poveri La Parrocchia oggi è in crisi: un fatto che nessuno sinceramente può negare o fingere di non vedere. Don Primo Mazzolari, nel suo prezioso libretto “LA PARROCCHIA” (del 1957), nato dalla sua esperienza pastorale “sul campo” come parroco di Bozzolo, traccia una strada pecisa per il suo rinnovamento. Capitolo 1° La parrocchia a servizio dei poveri. Una parrocchia senza poveri cos’è mai? Una casa senza bambini, forse anche più triste. Purtroppo ci siamo così abituati a case senza bambini e a chiese senza poveri, che abbiamo l’impressione di starci bene. I bambini scomodano, i poveri scomodano. Questo però non dice niente, né ha molta attinenza col tema della parrocchia. È soltanto un piccolo sfogo del cuore per farlo mansueto e ragionevole in un argomento poco mansueto e per niente ragionevole. La parrocchia, che fu ed è, e non può non essere, la cellula della Chiesa, oggi è in crisi. Non si tratta di pessimismo o d’un modo di dire, e un fatto, che nessuno sinceramente può negare o fingere di non vedere. Si può mettere quanto si vuole l’accento - giustissimo e consolante - sulle riprese, sui congressi, sulle rifioriture religiose, che da qualche anno si verificano in molti paesi, ma nessuno potrà negare che ciò è ancora troppo poco, terribilmente troppo poco. La crisi della parrocchia è un fatto avvertito anche in quelle zone ove la tradizione è tuttora viva. In quelle depresse, poi, che sono moltissime, la parrocchia è poco più d’una memoria, cui è legato un breve ripetersi di riti occasionali, senza o con scarsissima influenza sull’educazione e l’elevazione dell’animo e del costume, che seguono ormai indicazioni prettamente materialistiche, anche se non portano l’etichetta marxista. Nella festa patronale d’un paese, nella sagra più o meno mondana d’una città, fra una luminaria e una fiera, fra gli uragani dei mortaretti e gli inviti delle bancarelle, un’aliquota sufficiente a riempire la parrocchia durante la Messa cantata forse si trova ancora. Ma in quale proporzione rimane sempre tale aliquota con la folla che sganascia, canta, rumoreggia, s’annoia fuori? La Chiesa soffre di tutto questo; e il Papa, nella sua pastorale sollecitudine, più volte si è soffermato sull’ “urgentissimo” problema di “rifare” la parrocchia, specialmente quella rurale e quella operaia. Più che di una riforma organizzativa, e di “aggiornamenti”, che, almeno sin qui, han dato assai scarso risultato, la parrocchia ha bisogno di una nuova interpretazione dei suoi valori, della sua funzione e della sua strutturazione. La parrocchia, soprattutto, deve tornare ad essere una casa comune, lo strumento efficiente di una carità senza limiti, come senza limiti sono i bisogni dei parrocchiani, dei vicini, che sono pochi, dei lontani, che sono molti. Lo studio della parrocchia non può essere soltanto illustrativo o encomiastico o passatista, con rimpianti su quello che non è più, che non può più tornare, che non è bene che torni. Ne facciamo, per amor di Dio, spreco di poesia. La parrocchia ha la sua poesia. Ma per avvertirne e gustarne la bellezza ci vuole l’anima d’un Péguy, vale a dire un’incantevole semplicità di fede e di sentimento. La maggior parte dei parrocchiani non ci arriva, né vi possono essere portati con rievocazioni di dubbio lirismo. Il bello non è sempre a portata di mano; né l’animo sempre trasparente e lucido. Inoltre, nella parrocchia - quella vera, ben diversa da quella dei libri e dei convegni - non tutto è bello. Vi sono cose viste, udite, patite, che colpiscono dolorosamente, e disamorano anche i parrocchiani meglio temprati: arresti, crisi, decadenze, che non possono essere vinte né da intelligenti rievocazioni, né da sforzi di “aggiornamento”, né da una fede ordinaria. Fino a quando non avremo il coraggio di parlare e di sopportare così il discorso della parrocchia, senza vederci un’irriverenza alla tradizione e all’ordine stabilito, o un gesto d’insubordinazione verso i superiori, non risolveremo la crisi della parrocchia. La parrocchia è una meravigliosa e insostituibile istituzione, ma chiede di essere “rifatta” su misura delle nuove, urgenti necessità. Primo Mazzolari, La parrocchia,. EDB (1, continua) E. Bianchi: “Anche il mio nemico può essere il mio maestro” Due paradigmi per cominciare: memoria e alterità. Cosa significano insieme nella sua visione del mondo e della storia? «La memoria del nostro passato e delle tradizioni culturali e religiose che ci hanno plasmato è anche richiamo all’apporto fornito dagli “altri” che, a loro e nostra insaputa o meno, hanno finito per forgiare un’identità nuova, la nostra di oggi. E questa, o permane dinamica, aperta all’alterità, oppure si fossilizza». Indica l’ascolto come scelta fondante di ogni incontro. Ma come riuscire a far prevalere questo modello educativo ed etico? «Ad ascoltare si impara ascoltando, cioè lasciando spazio in noi alle parole e al pensiero dell’altro. Certo, in una società in cui si sentono tante parole e rumori e non ci si ascolta quando si parla o si discute, questa è un’educazione contro corrente, ma resta premessa indispensabile a ogni tipo di dialogo. Come posso interloquire se non sento quello che l’altro mi dice? Senza dimenticare che ascoltare, udire, ha la stessa radice etimologica di ubbidire: ascolto è anche obbedienza al fatto che l’altro è là e mi interpella». Quando parla del dialogo lei afferma che il fine non è il consenso... Un’idea di comunicazione differente da quella cui siamo abituati, se pensiamo soprattutto al confronto politico. Quali elementi sono necessari per dialogare veramente? «Innanzitutto la consapevolezza di essere parte di un’unica umanità, la solidarietà tra esseri umani, la convinzione che perfino il mio nemico può essere il mio migliore maestro, in quanto nel dialogo, anche acceso, mi obbliga a far emergere il meglio di me stesso per sostenere il mio punto di vista e la rettitudine del mio pensare e agire. Da un dialogo autentico non si esce con il trionfo di un pensiero unico, ma con una riflessione più articolata, cosciente dei propri limiti e della propria fondatezza. E anche, con il rispetto delle idee dell’altro». T.Fabiani, L’Unità, 23 maggio 2010 Centro Formazione Professionale Sede di Pinerolo Via Regis, 34 - Pinerolo tel. 0121.76675 - [email protected] www.engimpinerolo.it I nuovi preti Il prete di celluloide La figura del prete nel cinema di oggi di Dario Edoardo Viganò Nella difficile cornice entro la quale le società contemporanee interpretano mode, creando e disfacendo cliché di riferimento, il cinema può offrire sguardi di ri-significazione sulla figura del prete, contribuendo a ricollocare la sua immagine nell’immaginario sociale e all’interno delle singole società, con i loro punti di appoggio culturali e le diverse modalità di comunicazione. Per queste ragioni, e molte altre, il volume dedicato al “prete di celluloide” può diventare uno strumento di interpretazione culturale e di approfondimento cinematografico inconsueto, curioso e utile. Ci sono tanti preti che hanno “bucato” lo schermo nella storia del cinema, alcuni rimasti nella memoria e nel cuore. Quale tipologia di sacerdote viene maggiormente presa in considerazione nel cinema di questi recenti anni? La storia del cinema ci ha raccontato molte volte e in molti modi la vita di un prete. Se guardiamo al cinema italiano, ci ha raccontato dei momenti particolari della vicenda di un sacerdote e penso anzitutto al momento in cui il prete è l’uomo della Parola, al momento in cui il prete predica dal pulpito: dei preti a volte noiosi, a volte impacciati, ma altre volte dei preti che con passione vogliono intercettare la vita concreta delle persone e, tra questi, ad esempio come non ricordare il prete del film “Casomai” di Alessandro D’Alatri. In altri momenti il grande schermo ci ha raccontato il prete come testimone del proprio tempo, come quel baluardo che sul territorio rimane ancora di salvezza, sguardo per un futuro pieno di speranza. Pensiamo, ad esempio, al film “Alla luce del sole” di Roberto Faenza, in cui questo prete - senza grandi pretese, ma semplicemente e paradossalmente con l’unica forza della Parola di Dio nel cuore e sulle labbra - ha saputo avviare la rivoluzione che è la rivoluzione per la legalità. D. - Quale, secondo lei, l’autore che maggiormente è riuscito ad interpretare sullo schermo la bellezza e le difficoltà della vita sacerdotale? R. - Credo che proprio il film “Il diario di un curato di campagna” sia uno dei tratti meravigliosi e non perché è un dipinto irenico ed ingenuo della vita di un Paese, anzi tutt’altro, ci permette di conoscere le vicende di difficoltà, di solitudine. C’è, ad esempio - e per citare soltanto un elemento - il fatto che è malato di cancro e che si può cibare solo di vino e pane e questo dice appunto la configurazione del prete a Cristo. Questo mi sembra veramente un grande capolavoro della storia del cinema. Dario Edoardo Viganò, Il prete di celluloide Nove sguardi d’autore, Cittadella, 2010 Focus Pag. 5 F.Mazzei-V.Volpi: “La rivincita della «mano visibile»” Il profondo mutamento di questi ultimi anni nella concezione del capitalismo è certamente dovuto al ripetersi di recessioni e crisi, l’ultima delle quali, a partire dal 2007, andrebbe collocata in una fase cruciale di transizione di un processo pendolare che, in meno di cent’anni, ha visto per ben tre volte capovolto il rapporto tra “mano invisibile” del Mercato e “mano visibile” dello Stato. L’ultima è una crisi sistemica, che si inquadra, tra l’altro, in una fase di trasformazione epocale del sistema internazionale, con la fine del predominio occidentale. Il perno dell’economia mondiale, infatti, si è da tempo spostato in Estremo Oriente, nell’Asia confuciana (Giappone, Cina e Corea in primis). Proprio da una lettura non convenzionale dell’evoluzione del rapporto tra Stato e mercato in quest’area culturale e geoeconomica, con l’emergere e l’affermarsi di uno “Stato sviluppista”, si possono trarre elementi conoscitivi e spunti di riflessione sul mutamento del modello di sviluppo occidentale, uscendo dalle secche, in cui si è regolarmente caduti, nel passato e nel presente, di un rapporto meramente oppositivo tra Stato e Mercato. [...] È noto che nel mondo confuciano alla logica occidentale dell’«o...o» («essere o non essere», tertium non datur) si preferisce quella più accomodante dell’«e...e» (Stato e Mercato). Per gli estremorientali il dilemma amletico non è poi un così grande problema, proprio perchè nel mondo sinico al posto del dilemma può funzionare un «tetralemma». F. Mazzei e V. Volpi, La rivincita della mano visibile. Il modello economico asiatico e l’Occidente, UBE, 2010 E. Galli della Loggia: “Le spalle al cristianesimo” Dall’India alle Filippine, dall’Iraq al Pakistan, si susseguono gli assassinii di sacerdoti e di fedeli cristiani: perlopiù cattolici anche se numerosi sono pure i protestanti. Di fronte a queste uccisioni l’opinione pubblica occidentale ha una reazione ormai scontata: gira la testa dall’altra parte. (…) La reazione quasi inesistente dell’opinione pubblica alle notizie di uccisioni di cristiani non è niente altro che il frutto di fenomeni profondi da lungo tempo all’opera nelle nostre società, l’effetto di lenti smottamenti ideologici che ne stanno cambiando il profilo ultramille- nario. Sotto i nostri occhi si sta consumando una gigantesca frattura storica: non vogliamo essere, non ci sentiamo più delle società cristiane. Non vogliono più esserlo non le grandi maggioranze, ma soprattutto le élite intellettuali. La critica della religione, infatti, è rimasta, alla fine, il solo e vero denominatore comune sopravvissuto alle infinite vicissitudini della cultura moderna. Dell’illuminismo, del marxismo, del darwinismo, del freudismo e di ogni altro «ismo» tutti gli snodi e gli assunti sono stati di volta in volta smentiti, contraddetti e abbandonati. Una sola cosa però, comune ad ognuno di essi, è restata come acquisto generale: l’idea che la religione, e quindi innanzitutto il cristianesimo, rappresenta la prima «alienazione» dell’umanità premoderna, di cui i tempi nuovi esigono che ci si sbarazzi. È così accaduto che nelle società occidentali — lo dico con sbigottimento di non credente — la religione sia diventata intellettualmente impresentabile, e dunque sempre meno rappresentata culturalmente. E che anche perciò nelle nostre società (tranne forse gli Stati Uniti) il cristianesimo, di fatto, non strutturi più alcun senso di appartenenza realmente collettiva. Che esso sia, debba obbligatoriamente essere, invece, un fatto solo privato. Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 3.11.2008 Settembre 2010 Decaloghi moderni Il Decalogo della comunicazione di Bruno Ferrero 1. Senza comunicazione la famiglia muore. Quando non ci si parla più, si finisce per non avere più nulla da dirsi. Quando smettiamo di guardarci, finiamo per non vederci più. 2. La comunicazione permette di conservare uno degli elementi più importanti della vita famigliare l’ammirazione e la stima per l’altro. 3. La comunicazione è un piacere. Essa apporta momenti deliziosi di cui la coppia e la famiglia avrebbero proprio torto a privarsi. 4. Ma nello stesso tempo, è necessario constatare che dobbiamo tutti imparare a comunicare e questo apprendimento richiede uno sforzo. 5. Per comunicare bisogna prendersi il tempo necessario. Fare attenzione agli ostacoli esterni: fatica, stress, televisione… 6. E’ importante sviluppare le qualità indispensabili per comunicare: la coerenza, l’umiltà, la semplicità, necessarie per concedere agli altri il diritto di pensare, di sentire le cose liberamente. 7. Ricordarsi che la comunicazione ha due chiavi: l’ascolto e la parola. Per comunicare occorrono un buon emittente e un buon ricevente. Il ricevente sa ascoltare, l’emittente sa parlare. 8. Comunicare è imparare a decodificare. Quando una persona dice: “Per favore, ascoltami!”, che cosa dice se non: “Comprendimi!”. 9. Comunicare è anche dimostrare di aver capito. Ascoltare non vuol dire tacere. Come è difficile parlare quando non c’è risposta! 10. La vera comunicazione è “mettere in comune” il meglio di sé. Per i cristiani è molto di più: è diventare specchio della comunicazione perfetta, totale, ineffabile della Santissima Trinità. A. Vaccaro: “Nuove frontiere della medicina e delle superscienze. L’immortalità terrena” L’intreccio possibile fra spiritualità e tecnologia, da Teilhard de Chardin a Philip Dick, ha affascinato teologi e scrittori e in tempi recenti anche gli scienziati. Fra cui i cosiddetti teorici delle «filosfie dell’immortalità», una corrente di pensiero incentrata sulle grandi scoperte della GNR Revolution (la combinazione di Genetica, Nanotecnologia e Robotica), che promette risultati fino a pochi anni fa impensabili, ma che rischia di invadere la sfera fisica e spirituale dell’uomo. Andrea Vaccaro, giovane studioso manda in libreria per i tipi delle Ed. Dehoniane di Bologna il volume L’ultimo esorcismo. Filosofie dell’immortalità terrena (pp. 158, euro 14,60), in cui disegna un futuro un po’ inquietante ma su cui cerca di compiere un’analisi serena e non demonizzante. Una vera sfida per la teologia di oggi. Che cosa si intende per filosofie dell’immortalità terrena? «La filosofia dell’immortalità terrena è lo stile di pensiero e di vita di coloro che credono che, nell’arco di venti anni, il progresso scientifico e tecnologico condurrà a vincere le cause di ogni malattia e dell’invecchiamento, in modo tale da permettere all’uomo di restare in vita a oltranza, peraltro in uno stato di salute e giovinezza. Ho sperimentato, per primo su me stesso, che in prima audizione un tale messaggio è quasi repellente e il mittente è liquidato come uno squilibrato o uno a cui piace scherzare. A guardare, però, le menti eccellenti che ci sono dietro, il movimento mondiale di ricerca, il tasso quotidiano delle scoperte rilevanti, la prospettiva comincia lievemente a mutare. Senza considerare gli enormi finanziamenti che vi sono convogliati, perché la vita, oltre a essere un valore sacro, è anche un ‘prodotto’ che si vende bene. Su queste basi, i filosofi dell’immortalità terrena credono che saremo noi la prossima generazione. Che questo diventi davvero realtà, poi, paradossalmente è irrilevante dal punto di vista filosofico, perché ciò che conta è che l’idea sia già qui tra noi. Dio non era morto realmente quando lo Zarathustra di Nietzsche ne proclamava l’epitaffio, eppure il nichilismo ha permeato di sé un intero secolo». [...] Lei accenna a un saccheggio della visione cristiana del paradiso o comunque delle metafore religiose: in che senso? «Quello che promettono i filosofi dell’immortalità terrena ricalca in maniera sorprendente ciò che i Padri della Chiesa descrivevano come lo stato dei beati in paradiso: bellezza senza difetto, forza senza infermità, salute senza malattia, giovinezza senza vecchiaia e, soprattutto, vita senza morte. Quello che rende interessante e distingue questa filosofia rispetto agli approcci illuministici e positivistici è però, nella maggioranza dei casi, un atteggiamento di non contrapposizione verso la religione. Essi usano spessissimo i termini ‘trascendenza’ e ‘spiritualità’ e, i più accorti, leggo no questo percorso dell’umanità verso l’infinito come un processo di conoscenza e trasformazione in cui sono immersi, piuttosto che come un’autonoma e presuntuosa deliberazione dell’essere umano». Tecnognosi e tecnopaganesimo, tendenze cui lei accenna, possono essere considerati alternativi a una concezione cristiana dell’esistemza? «Ecco, credo che sia centrale per il nostro discorso il ruolo della spiritualità in questa filosofia. Come detto, i filosofi dell’immortalità terrena affrontano ripetutamente la questione della spiritualità, e non potrebbe essere altrimenti dato che essi vedono bit o pattern informazionali laddove i materialisti vedevano solo atomi. Avv 2.5.2009 Documenti Pag. 6 Settembre 2010 La rete ecumenica per l’acqua per un impegno delle chiese cristiane per le risorse idriche L’acqua, un dono fondamentale di Dio per tutti gli esseri viventi Anche le Chiese cristiane, dopo i movimenti ecologisti, si mobilitano per la difesa dell’ambiente e del Creato La rete ecumenica per l’acqua (Ecumenical Water Network - EWN) è una rete internazionale di chiese e di organizzazioni cristiane, il cui Segretariato si trova presso il Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra. Il suo scopo è di promuovere la conservazione, la gestione responsabile e l’equa distribuzione dell’acqua per tutti, basandosi sulla consapevolezza che l’acqua è un dono di Dio e un diritto umano fondamentale. Il suo scopo, oltre che rendere testimonianza e aumentare la consapevolezza, è di favorire uno scambio di informazioni sulla crisi idrica globale. Pubblichiamo un estratto del suo documento fondativo “La rete ecumenica per l’acqua”. La scarsità d’acqua fa parte dei pressanti problemi ambientali del mondo d’oggi. Un gran numero di persone non hanno accesso all’acqua e mancano di servizi igienico-sanitari adeguati. Crediamo che l’acqua deve essere conservata e condivisa per il bene di tutte le creature nel senso più ampio. È quindi giusto parlare e agire quando l’acqua che dà la vita è sotto minaccia in modo pervasivo e sistematico. Quali sono le ragioni della crisi? Molti fattori sono responsabili. Per citarne alcuni: un aumentato uso agricolo e industriale non sostenibile di acqua, la deforestazione e il degrado del territorio, che modificano profondamente il ciclo dell’acqua, il sovra-consumo e i rifiuti, l’inquinamento e la crescita della popolazione. Ma la crisi è aggravata dal sistema economico dominante. Il controllo pubblico e della comunità sull’approvvigionamento dell’acqua è drasticamente diminuito negli ultimi decenni. Sempre di più l’acqua è trattata come un oggetto commerciale, soggetto alle condizioni di mercato. Molti casi possono essere citati in cui la privatizzazione delle risorse idriche ha privato i poveri dell’accesso all’acqua. Le chiese coinvolte nel dibattito e nell’azione sui temi dell’acqua sono guidate dalle seguenti convinzioni. L’acqua è essenziale per tutte le forme di vita sul pianeta: piante, animali ed esseri umani. L’acqua è un dono fondamentale di Dio per tutti gli esseri viventi. Le risorse idriche devono quindi essere protette per l’intera creazione. Gli esseri umani sono parte della creazione. La società umana può esistere solo all’interno del biosistema, la sua sopravvivenza dipende dalla sopravvivenza del tutto. La cura per l’insieme della creazione deve essere la base per l’impegno e l’azione delle chiese. Per quanto riguarda la società umana, il nostro punto di partenza è che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Si tratta di una questione di giustizia e di sostenibilità sociale e politica in ogni società, che deve essere ordinata in modo tale che tutti possano beneficiare del dono dell’acqua. Questo richiede: • di stabilire il diritto all’acqua per tutti gli uomini in maniera vincolante, • di garantire il diritto all’acqua alle generazioni future, • di proteggere i diritti sulle acque locali e nazionali dei popoli indigeni nel diritto internazionale, • di garantire i diritti delle donne relativi all’acqua come diritti umani. L’uso sostenibile e la gestione umana delle risorse naturali come foreste, zone umide, prati e territori agricoli è della massima importanza per la disponibilità a lungo termine dell’acqua. Necessaria per le forme di vita, l’acqua deve essere trattata in modo attento e sostenibile. L’acqua dolce è scarsa. Solo 0.008% dell’acqua del pianeta è disponibile per il consumo. L’acqua non deve essere utilizzata sconsideratamente o inquinata. L’acqua deve essere utilizzata in modo efficiente: ad uso agricolo, industriale e domestico. Dobbiamo gestire le nostre risorse idriche, mantenendo lo sviluppo economico e ambientale in equilibrio, imparando dai buoni esempi nel mondo, e adattandoli alle nostre condizioni locali. Questo richiede: • di proteggere le risorse idriche e i bacini idrografici, • di monitorare attentamente i sistemi di approvvigionamento idrico, • di ricircolare l’acqua, • di sostenere le comunità locali nei loro sforzi per un uso responsabile dell’acqua. La protezione e il controllo delle risorse idriche è una responsabilità pubblica centrale. L’acqua è una condizione di vita, l’approvvigionamento di acqua deve essere gestita attraverso strutture che rappresentano tutti i settori della popolazione. Le chiese richiederanno piani e misure globali per proteggere la disponibilità di acqua. Il ruolo fondamentale dell’acqua per la vita, la sopravvivenza e la salute umana deve essere riconosciuto dalle costituzioni nazionali. Gli Stati hanno la responsabilità di creare nel loro territorio le condizioni migliori possibili per assicurare l’acqua a tutti. Tale responsabilità comprende la protezione delle falde acquifere, misure contro l’inquinamento e la salinizzazione, il rimboschimento, ecc. Le autorità pubbliche sono responsabili della fornitura ade-guata e la distribuzione equa dell’acqua. Ciò richiede di: • dichiarare, compito fondamentale dei governi, la garanzia del diritto all’acqua e rendere gli Statinazione e le loro autorità responsabili del rispetto, della tutela e della realizzazione in corso ottimale del diritto all’acqua. L’acqua non deve essere trattata come un bene commerciale o una mercé di CENTROCASA • proteggere i diritti locali e nazionali scambio. L’acqua è un bene essenziale per la sull’acqua dei popoli indigeni sotto il diritto vita, non dovrebbe essere soggetta alle nazionale e internazionale. La questione dell’acqua trascende in molti regole del profitto. Deve essere garantito un sistema di prezzi abbordabili sotto modi i confini nazionali. Le soluzioni possono la responsabilità pubblica. I costi per i essere trovate solo attraverso la solidarietà consumatori devono essere reindirizzati internazionale. Dal momento che la politica a vantaggio della comunità, piuttosto che delle acque trascende i confini regionali e per il profitto privato. L’acqua è un bene nazionali, le nazioni hanno bisogno di quadri sempre più scarso, deve essere usato con giuridici e accordi regionali e internazionali per parsimonia. L’acqua deve essere posta sotto garantire un’azione concertata a livello comune. la responsabilità pubblica per garantirne Le chiese devono promuovere la comprensione l’accesso a tutti, anche ai settori poveri reciproca e l’azione comune da parte della comunità delle nazioni. Quando l’acqua della società senza potere d’acquisto. scarseggia, può facilmente diventare una fonte Ciò richiede di: • tutelare l’acqua come un bene pubblico ap- di conflitto. Conservare le risorse idriche è partenente all’umanità e a tutte le forme vita, essenziale per la prevenzione dei conflitti. • evitare che l’acqua venga mercificata e EWN su www.oikoumene.org/en/activities/ewn-home.html degradata ad un bene commerciabile, • garantire che il diritto umano all’acqua prevalga sulle politiche com- Criteri per registrarsi come ‘chiesa verde’ (iniziativa nata in Danimarca) merciali internazionali; in particolare, l’acqua (sipuòconsideraretalechiaderisceadalmeno12delle34proposte) deve essere esclusa da Culti tutti gli scambi bilaterali – preparare un culto all’anno sul tempo del creato e multilaterali e accordi – tenere almeno un culto all’aria aperta di investimento a tutti – focalizzare un culto all’anno sulla giustizia ambientale i livelli. La pubblica – unire gli aspetti dell’ambiente e della giustizia in un culto a m m i n i s t r a z i o n e – fare una colletta per progetti ambientali nel Sud del mondo Informazione, educazione e diaconia dell’acqua deve essere – predisporre un piano d’azione per il lavoro rispetto alla trasparente, aperta cioè ‘chiesa verde’ al controllo del popolo. – includere nell’attività educativa gli aspetti dell’ambiente e della giustizia – inserire questi temi nel materiale di presentazione della chiesa Ciò richiede di: • fornire a tutte le persone, – organizzare una serata tematica a livello internazionale e – partecipare a progetti e organizzare bazars a favore del nazionale, con un rimedio Sud del mondo Acquisti della chiesa giurisdizionale effettivo, – cercare di limitare l’estensione degli acquisti per la chiesa la richiesta di adempi- – non disfarsi indiscriminatamente di vecchi oggetti mento del diritto all’acqua. – usare prodotti del commercio equo e solidale La responsabilità per la – acquistare cibo locale e biologico gestione e la distribu- – usare detersivi ecologici zione di acqua dovrebbe – usare pile ricaricabili essere messa nelle mani, – acquistare beni con la certificazione ambientale ove possibile Uso dell’energia nel maggior grado possi- – monitorare i consumi energetici bile, delle comunità di – dare priorità negli acquisti ai macchinari a risparmio energetico base che dipendono da – usare lampadine a basso consumo questa. Il principio di – ridurre la temperatura negli ambienti non in uso sussidiarietà è essenziale – spegnere la luce nelle stanze non in uso per il mantenimento e – sostituire ove possibile energia fossili con energie rinnovabili la tutela delle risorse – spegnere i computer e altri strumenti quando non si usano – usare sistemi automatici di risparmio ove possibile idriche. Le Chiese e – limitare l’uso dell’acqua le agenzie di chiesa, – piantare alberi quindi, costantemente Trasporti sosterranno e incorag- – predisporre rastrelliere per le biciclette, acquistarle per i geranno il controllo delle funzionari e incoraggiarne l’uso risorse idriche da parte – incoraggiare il car pooling per andare in chiesa – preferire il treno all’aereo delle comunità locali. Rifiuti Ciò richiede di: • garantire che le persone – abolire l’usa e getta per le agapi – usare carta riciclata abbiano il diritto demo- – stampare la carta da ambo i lati cratico per determinare e – dividere i rifiuti già in diversi contenitori nei locali ecclesiastici decidere le strategie locali Da http://th-th.facebook.com/topic.php?uid=52734761399&topic=21039 e nazionali sull’acqua, La Chiesa verde Orizzonti aperti Pag. 7 Al cuore della fede - 6 Secondo la Caritas in veritate di Benedetto XVI La carità è amore ricevuto e donato La carità è amore ricevuto e donato. Essa è « grazia » (cháris). La sua scaturigine è l’amore sorgivo del Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. È amore che dal Figlio discende su di noi. È amore creatore, per cui noi siamo; è amore redentore, per cui siamo ricreati. Amore rivelato e realizzato da Cristo (cfr Gv 13,1) e « riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo » (Rm 5,5). Destinatari dell’amore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità. A questa dinamica di carità ricevuta e donata risponde la dottrina sociale della Chiesa. Essa è « caritas in veritate in re sociali »: annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società. Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia. È, a un tempo, verità della fede e della ragione, nella distinzione e insieme nella sinergia dei due ambiti cognitivi. Lo sviluppo, il benessere sociale, un’adeguata soluzione dei gravi problemi socio-economici che affliggono l’umanità, hanno bisogno di questa verità Bianco/Nero Comportarsi onestamente è il vero omaggio a Dio Cristianesimo ed Ebraismo Ebraismo e cristianesimo sono nati entrambi dall’intuizione (i credenti dicono «rivelazione») avuta più di tremila anni fa da Mosè sul Sinai. Nel cuore delle due religioni risiede il doppio comandamento di amare Dio e di amare il prossimo da cui sia ebrei che cristiani fanno scaturire la preoccupazione per l’etica, la bontà, la giustizia e la libertà. Certo, le parole usate non sono sempre le stesse. Il cristianesimo tende ad unificare i due comandamenti, l’ebraismo preferisce osservarli distintamente. Ciascuna delle due religioni interpreta a suo modo la presenza di Dio nel mondo. Per l’ebraismo Dio si “contrae” nella Legge. Per i cristiani Dio si «contrae» nell’uomo, prendendo un corpo. Da entrambe queste visioni scaturisce una serie complessa di situazioni che spinge gli ebrei ad un confronto continuo con il testo della Torah, e obbliga i cristiani a misurarsi con una presenza di Cristo che li impegna a ripensare continuamente la natura di Dio. Alla fin fine, però, le due religioni monoteiste ritornano su un’unica affermazione: esiste «l’altro». Dio e il prossimo, Dio o il prossimo: questo è «l’altro». Da Mosè, ebrei e cristiani hanno appreso la preminenza del codice morale sulla fastosità e il chiasso rituale. Comportarsi onestamente, rispettando gli altri, è l’unico vero modo di rendere a Dio un omaggio degno di Lui. Settembre 2010 NOTE DI LETTURA Il pane di ieri di Andrea Balbo Enzo Bianchi (1943), priore della comunità monastica di Bose, è una delle figure maggiormente conosciute della spiritualità cristiana odierna in Italia. Questo suo piccolo volume, pubblicato da Einaudi, non è un trattato teologico né un’esegesi biblica, ma un gradevolissimo percorso condotto sul filo della memoria dallo stesso autore, che rilegge la propria esistenza di abitante del Monferrato. Cresciuto nel dopoguerra, in un’epoca in cui la popolazione era ancora molto povera, Bianchi non indulge a nostalgie d’antan, ma osserva come, Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 5 nella sua gioventù, si potesse godere di molti benefici: il tempo, una vita non isolata, ma ritmata dai riti della Che cosa signi- Domande alla fede cattolica che fa diventare veglia e della vendemmia, un pranzo a cura di www.sancarlo.pcn.net fica: Dio ci ha l’uomo il corriconsumato insieme come momento creati a sua immagine? spondente creato di Dio. culturale e di comunione e non solDire che Dio ci ha creati a sua La dignità dell’uomo non è qualcosa tanto come “acquisizione di carbuimmagine, significa che: Egli ha che si impone ai nostri occhi, non rante” per il sostentamento. Certo, voluto che ciascuno di noi manifesti è misurabile né qualificabile, essa la vita contadina era dura e, lungi da un aspetto del suo splendore infinito; sfugge ai parametri della ragione facili entusiasmi per un inesistente Egli ha un progetto su ciascuno di noi; scientifica o tecnica; ma la nostra ciascuno di noi è destinato a entrare, civiltà, il nostro umanesimo, non “stato di natura”, era anche gretta, a per un itinerario che gli è proprio, hanno fatto progressi se non nella volte cattiva, sovente ingiusta e crunell’eternità beata. Immagine di Dio misura in cui questa dignità è stata dele. Eppure, in questo contesto non la creatura è quindi proprio per il fatto più universalmente e più pienamente veniva mai meno l’umanità profonda che partecipa dell’immortalità, non riconosciuta a sempre più persone” che portava ad accogliere i viandanper sua natura, ma come dono del (Card. Joseph Ratzinger, Discorso al ti e lasciare sempre - come faceva la Creatore. Pontificio Consiglio per la Pastorale Filippo Di Giacomo, l’Unità del 7 aprile 2010 madre dell’autore - il tavolo appaL’orientamento alla vita eterna è ciò della Salute, 28 novembre 1996). recchiato con pane, vino, olio e sale, perché fossero di “lezione e consolazione”. Il libro di Bianchi è un utiLa Basilica del Rosario di Pompei nasce apparentemente senza valore artistico, fre le opere a Pio X; processione le ed efficace richiamo a far le cose dal’avventura spirituale di Bartolo Lon- acquistata da un rigattiere e giunta a nel 50° dell’arrivo dell’immagicon calma, a riscoprire la dimensione ne. Nelle cappelle, i misteri del go, nato nel 1841 a Latiano in provincia Pompei su un carro di letame. spirituale dei gesti quotidiani, che Ma nel febbraio-marzo 1876 si ottengo- rosario ed altri soggetti, ad es. di Brindisi e laureato in giurisprudenza svelano insospettate prospettive a Napoli nei primi anni dell’Italia unita. no guarigioni scientificamente inspiega- il transito di S. Giuseppe e S. quando sono compiuti con rispetto Nell’ambiente universitario, permeato di bili pregando davanti a quest’immagine, Michele Arcangelo. e riflessione. Il priore di Bose fa i positivismo e di anticlericalismo, il Lon- che diventa pertanto meta di devozione. Sull’altare maggiore, il famoconti con se stesso e ci insegna a go si allontana dalla fede e approda allo Negli anni seguenti sorge la Basilica e so quadro, a suo tempo recomprendere la profonda analogia spiritismo, che si propone come religione accanto istituti sociali ed educativi, tra staurato ed ora attribuito alla fra il pane e la fede, in cui il pane alternativa al cattolicesimo. In profonda cui, contro la scienza del tempo che ten- scuola di Luca Giordano: la diventa il “simbolo di condivicrisi, cerca un contatto con la realtà che deva a ravvisare una propensione eredi- Madonna col Bambino e i sione” se consumato insieme e ha abbandonato e lo trova presso i Padri taria al crimine (Lombroso), quello per i santi Domenico e Cateriamato e compreso. Sotteso al di S. Domenico Maggiore e i circoli spi- figli dei carcerati. Non a caso le nicchie na da Siena, che ricevono dipanarsi del volume è il rirituali che fioriscono nella chiesa napo- dell’atrio ospitano le statue di testimoni la corona del rosario, i cui chiamo a quell’etica condivisa letana: convertito, inizia una vita di laico della carità che furono in relazione col misteri sono richiamati da che, secondo Bianchi, doimpegnato che si concluderà nel 1926, Longo: Leonardo Murialdo, Francesca quindici tondi ai lati e sopra vrebbe cercare di ricomanno della morte, e sarà riconosciuta con Cabrini, Luigi Guanella, Ludovico da l’immagine. In controfacciaporre le fratture tra crita, lo splendido organo Casoria. la beatificazione nel 1980. stiani e non credenti, nella La Basilica, centro della nuova Pompei, voluto dal Longo e alAmministratore della contessa Marianmemoria delle parole paona Farnarano ved. De Fusco, ne visita i presenta una facciata neoclassica a due lestito in soli novanta line secondo le quali “non terreni siti nella valle di Pompei, presso ordini, ionico l’inferiore, corinzio il su- giorni nel 1890. di tutti è la fede”: rispetto Nella volta della nala zona degli scavi, e vi scopre la miseria periore, che inquadra la loggia delle beper le diverse posizioni, materiale e spirituale degli abitanti, alla nedizioni, impreziosita da due colonnine vata, Maria, al culmine dialogo continuo, comdi granito rosso; sopra, la scritta PAX e la di figure bibliche e anquale cerca di porre rimedio. Campanile Santuario Pompei prensione dell’importanza Nel 1875 vi fa predicare una missio- statua della Madonna del Rosario. A si- geliche, viene coronata del vivere democratico, tolne popolare, a conclusione della quale nistra, staccato, l’alto campanile a cinque regina, assunta a parteleranza ed ecumenismo sono alcune fa arrivare da Napoli un’immagine della ordini che svetta sulla pianura circostan- cipare la gloria di Dio Uno e Trino. Tra parole chiave di un monaco che, nei le figure veterotestamentarie si notano Madonna del Rosario: una povera tela, te, dedicato al Sacro Cuore. L’interno maestoso ospita folle di Mosè col volto raggiante, Davide con suoi volumi più impegnativi, ha sapellegrini e un’intensa vita liturgica. l’arpa e profeti, a significare il cammino puto restituire il gusto di approfondiNella cupola, a due gironi, è affre- verso quel mistero di comunione fra Dio re le Scritture in lingua originale, e in scato il paradiso; in direzione delle e gli uomini che si realizza in Cristo e as- questo piccolo libro ci regala un ascrociere, quattro medaglioni: Leone socia la creatura – Maria e tutti i credenti saggio di come centellinare il gusto XIII emana un’enciclica sul rosa- – alla vita del Creatore. di una vita autenticamente cristiana. Franco Betteto rio; B. Longo offre il modello della Andrea Balbo chiesa a Leone XIII; lo stesso of- Il santuario di Pompei Cronaca bianca Pag. 8 Settembre 2010 La denuncia dell’economista Luca Ricolfi Africa Cose dell’altro mondo In “missione speciale” Oggi ero in “missione speciale” a Marsabit. Ho accompagnato un papà con il suo bimbo Down dalle suore di Madre Teresa. Ha 7 anni, ma ne dimostra non più di due. E’ nato di sette mesi, ma non è stato messo nell’incubatrice, per paura e ignoranza. E’ indietro nello sviluppo, ma è carino… Sta in piedi, ma non cammina, si limita a gattonare. Riconosce il papà e i suoi fratelli, batte le mani, ride, scappa lontano dal fuoco, afferra bene la tazza per bere. La mamma è morta due mesi fa, incinta vicino al parto. Lui è il penultimo, e ne ha altri quattro (due fratelli e due sorelle) prima di lui. Il padre gli vuole un gran bene, ma ha chiesto aiuto… sperava che le suore potessero prenderlo, magari per un periodo di tempo. Ma lì a Marsabit hanno solo orfani di entrambi i genitori o comunque bambini che non hanno nessuno. I bambini “diversamente abili” come questo si trovano solo a Nairobi, e se li porti lì non li puoi più vedere. Le suore, però, hanno promesso un aiuto a casa, bisettimanale, con cibo e ginnastica. Anch’io cercherò di seguirlo un po’ di più, altri impegni permettendo. Adesso poi è pieno di pulci penetranti. Domani lo portiamo al dispensario a farlo curare e disinfettare bene. Devo far capire al papà l’importanza dell’igiene, dell’acqua, del mangiare bene per questo bimbo. Sarà dura, perché fare una “dieta speciale” per lui e lasciare gli altri figli a guardare, non sarà facile…Vedremo. La sorellina grande, quando mi vede, ride sempre. Si mette vicino a me, mi carezza il braccio e mi tira i peli. Poi mette il suo braccio vicino al mio, e confronta i due colori diversi, mi guarda con grandi occhi e ride. Mistero! Non si capacita della differenza! La settimana scorsa, invece, sono stata fuori, mandata dalla mia comunità a Carghi, un villaggio nel mezzo del deserto sassoso e spinoso, a metà strada tra Marsabit e Loiyangalani. Lì c’è una comunità cristiana, solo da dicembre con un parroco fisso, don Rinino, sacerdote fidei donum di Alba, prima parroco qui a Karare. Sr Serafina gli aveva promesso che mi avrebbe mandata lì per una settimana, più che altro per la compagnia e così è stato. Suor Claudia, missionaria della Consolata, Nairobi (Kenya) I numeri delle associazioni umanitarie «Le grandi istituzioni benefiche sovente preferiscono lanciare allarmi piuttosto che rivendicare risultati» Con i numeri qualche volta si esagera. E spesso si capisce anche perché: i governi amplificano i risultati della lotta all’evasione fiscale, per autoelogiarsi, le forze dell’ordine gonfiano il valore della merce sequestrata, per dimostrare la propria efficienza. Ci sono casi, però, in cui le ragioni dell’estremismo numerico sono meno evidenti. Le grandi istituzioni planetarie che si occupano dei mali del mondo, ad esempio, spesso trovano più naturale amplificarli che ridimensionarli. È diffìcile sentire la Chiesa dire che i poveri stanno diminuendo; o sentire la Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations), che si occupa di fame nel mondo, dire che le persone che soffrono per la mancanza di cibo sono in diminuzione. [...] Perché le grandi istituzioni benefiche, a differenza dei governi, preferiscono lanciare allarmi piuttosto che rivendicare risultati? [...] Una risposta molto semplice è che i governi vivono di consenso elettorale, mentre le grandi istitu- zioni benefiche vivono di sussidi, privati e pubblici. Se vuoi massimizzare i voti, devi convincere gli elettori che stai risolvendo con successo un problema: non puoi raccontare che il problema si sta aggravando, perché sarebbe riconoscere una sconfitta. Se invece vuoi massimizzare i sussidi, devi convincere i cittadini (e i governi) che il problema c’è, che è enorme, e che sei tu il cavaliere senza macchia e senza paura che lo vuole combattere: amplificare le cifre è innanzitutto una strategia di fund raising, di raccolta fondi. Una seconda risposta è che spesso chi si sente paladino di una buona causa più o meno consapevolmente pensa che ingigantirne le dimensioni aiuti a sensibilizzare l’opinione pubblica, suscitando indignazione, rivolta morale, protesta, partecipazione e lotta. Succede alle grandi istituzioni benefiche, e qualche volta anche ai personaggi pubblici politicamente impegnati. Luca Ricolfi, Illusioni italiche, Mondadori 2010 Il mondo online&offline di Zygmunt Bauman Nella visione del mondo delle nuove generazioni le linee che separano i mondi virtuali, i giochi e il networking sociale, tendono a essere sfocate. Un problema che non scaturisce necessariamente dall’avvento dell’elettronica. [...] Nella ‘vita reale’, ogni passo ‘fa la differenza’, una differenza che lascia il segno; dopo aver sofferto una sconfitta o causato dei danni, non si può iniziare un nuovo gioco ‘dallo stesso punto di partenza’, come se niente fosse successo nel round precedente. Mentre la storia avanza protraendosi dall’infanzia all’età adulta, questa stessa differenza tra gioco e realtà viene riconosciuta come ‘parte del gioco’ e, pertanto, facilmente rimossa o dimenticata. [...] «Le nuove generazioni assuefatte all’elettronica non tollerano più una realtà senza il pulsante ‘cancella’» «Diversamente dalla sua alternativa offline, il mondo online rende infinita la moltiplicazione dei contatti: ma per farlo deve indebolire i legami e impoverire ogni impegno» Z.Bauman, Lo spettro dei barbari, 2010 Claudio e Laura Bastianutti Due coniugi per i bambini in difficoltà Claudio e Laura, coniugi e genitori, dare speranza a tanti bambini di fa- me di tragedie che hanno radici conel luglio del 2005 vivono una trage- miglie disgregate, orfani che hanno i muni alle loro. dia che cambia radicalmente la loro genitori in carcere o per i quali il triSimona Bruera vita. Le loro figlie Paola e Daniela, bunale ha disposto l’allontanamento che si trovano a Sharm el-Sheikh in dalla famiglia d’origine. Accolgono viaggio premio per la laurea di Paola, anche bambini profughi di guerra o muoiono in un attentato terroristico. clandestini. Claudio e Laura hanno Lo Stato offre loro un risarcimento risposto all’odio aiutando chi ne ha di 400 mila euro. Quel denaro, i due bisogno, compresi quei bambini che coniugi pensano di utilizzarlo per vivono il dramma della guerra, vittidonare un sorriso Finestra per il Medio Oriente a qualche bimbo sfortunato. A Casarano, centro inLe lettere di Don Andrea Santoro 20 - La festa del Sacrificio dustriale del basso Ieri è terminata la festa musulmana del E stato un arricchimento reciproco. Avendo parlato Salento dove viKurban Bayram (festa del sacrifìcio). del nostro impegno di digiuno e di carità verso i povono, creano una Quattro giorni vissuti con gioia, con veri ho chiesto loro un aiuto nell’individuare alcune casa famiglia che scambio di visite tra famiglie e vicini di famiglie povere a cui portare loro stessi, da parte mia, porta il nome delle casa, per ricordare la fede di Abramo che dei generi alimentari, mantenendo la segretezza del loro figlie, non per non esita a donare suo figlio a Dio, tanto mittente. Lo hanno fatto con piacere. Con i bambini riempire un vuoto si fida di Lui e lo mette in cima ai propri pensieri. dei vicini di casa ho fatto una piacevole passeggiache è incolmabi- L’animale che sacrificano rappresenta la parteci- ta, comprando zucchero filato, bevendo cose tipiche le, ma per dare un pazione alla fede di Abramo. È scritto nel Corano locali, comprando piccole cianfrusaglie da festa paesegno concreto di che «Il contrassegno della comunità musulmana sta sana. Siamo saliti sulla rocca di Urta, con splendido solidarietà. Dopo nel fatto che il suo sacrificio è il suo sangue» e che panorama sulla città, e abbiamo fatto un giro in barl’attentato Clau- «sale a Dio non la carne dell’animale ma la pietà e ca sul laghetto sacro di Abramo. Sprizzavano gioia. dio aveva prova- il timore che è nel cuore del credente». Il sacrificio Alla preghiera della sera dell’ultimo giorno di festa to un forte odio e coincide con il pellegrinaggio alla “Casa” cioè al sono andato in moschea, assistendo rispettoso alla desiderio di ven- Santuario della Mecca, costruito, secondo i musul- preghiera e unendomi nel mio cuore con il pensiero detta, poi capisce mani, da Abramo stesso. È interessante che la carne rivolto a Dio Padre e a Cristo Gesù suo Figlio. L’ho che non era quella dell’animale sacrificato viene divisa in tre parti: per fatto per salutare l’imam (il capo della moschea), la strada da segui- i poveri, per i propri parenti meno abbienti, per la per offrire a Dio la lode che sale a Lui dai suoi figli re, che rispondere propria famiglia. E quindi non solo un atto di fede musulmani e per invocare la pace dei cuori. L’imam con odio all’odio ma un atto di vera solidarietà, un gesto di comunione era in pellegrinaggio alla Mecca. Lo sostituiva il suo non sarebbe ser- molto sentito. Una famiglia di amici musulmani me “vice” molto giovane e cordiale. Ho trovato nella vito a nulla. I due ne ha portato un pezzettino come segno di amicizia. moschea il mio falegname. Mi ha riconosciuto e mi è conugi decidono Coincidendo con gli inizi della quaresima io ho spie- venuto incontro sorridendo. Domani verrà a montare di accogliere e gato il senso di questi quaranta giorni per i cristiani. una finestra e a fare altri piccoli lavori. Perché vado in Turchia Pag. 9 Religione&Scuola Settembre 2010 CINEFORUM Dal giornale degli studenti del Liceo “Porporato” di Pinerolo La prima cosa bella Regia di Paolo Virzì (2010) I reality, dove l’ignoranza regna sovrana Film per la catechesi e l’irc “È sorta una nuova tipologia di mestiere, finalizzata all’apparire” Bruno Michelucci è infelice. Insegnante di lettere a Milano si addormenta È ormai da alcuni anni che accanto a impieghi rispet- del mondo d’oggi. Questi prototipi di ragazzi e ragazal parco, fa uso di droghe e prova senza tabilissimi come, per esempio, l’avvocato o il medico ze che diventano sempre più un modello di imitazione riuscirci a lasciare una fidanzata troppo è sorta una nuova tipologia di mestiere, finalizzata all’ soprattutto fra i giovani, infatti, non solo dimostrano entusiasta. Lontano da Livorno, città natale, sopravvive ai ricordi di un’infanzia apparire e alla brama di denaro: il partecipante ai re- spesso di non avere una minima base culturale, ma romanzesca e alla bellezza ingombrante ality show. C’è chi ama rinchiudersi dentro una casa, pian piano diventano vittime di un mondo lontano di una madre estroversa, malata termi- chi preferisce l’aria aperta e quindi parte per un’ isola da quello reale, dove tutto è possibile, diventando nale, ricoverata alle cure palliative. Va- dispersa nell’oceano, chi cerca di sfondare mostrando un mondo alla portata di tutti dove ci si può rifugiare quando si è annoiati dalla vita comune. leria, sorella spigliata di Bruno, è decisa le proprie doti canore oppure ballando. E poi c’è chi a riconciliare il fratello col ha già sfondato, ma cerca di riportare a galla la sua E allora perché questi programmi, appapassato e col genitore. Preci- fama da anni caduta nel dimenticatoio, chi, naturalrentemente illogici e insensati, riscuotono pitatasi a Milano alla vigilia mente, mette in bella mostra il suo corpo un così grande successo fra gli spettatori? della dipartita della madre, e il suo quoziente intellettivo piuttosto Sarà perché le reti televisive non offroconvince Bruno a seguirla a no niente di meglio, sarà perché non basso prendendo lezioni dai cosiddetti Livorno, in un lungo viagesistono più i vecchi tempi in cui ci si sedeva gio a ritroso nel tempo. Le “secchioni”: insomma di tutto e di più. intorno ad un tavolo e si leggevano storie in Basta mettersi comodamente seduti stazioni della sua “passione” compagnia di tutta la famiglia, sarà perché, tornain poltrona, accendere la televisione per farsi un rievocano la vita e le imprese di Anna, ti a casa da una giornata stressante di lavoro o di madre esuberante e bellissima, moglie paio di risate. Se poi si prova a seguire anche solo di un padre possessivo e scostante, cro- per un istante la vita di questi “burattini” (mi piace studio, non si ha più voglia di occupare la mente legce e delizia degli uomini a cui si accom- immaginarli così, alle dipendenze di un vasto pubbli- gendo o guardando programmi impegnativi. O forse, pagna senza concedersi e a dispetto del- co da cui sperano di ottenere quel voto fondamentale semplicemente, guardare qualcuno più stupido di noi le comari e della provincia. Domestica, per la loro breve carriera mentre danno sfogo alla loro che si mostra ventiquattro ore su ventiquattro ad una segretaria, ragioniera, figurante senza creatività inventando intriganti storie d’amore, appas- telecamera e al mondo intero ci fa sentire più intellimai successo, Anna passa attraverso i sionate rivalità e disgrazie famigliari) si scopre una genti di quello che in realtà siamo. marosi della vita col sorriso e Selene Evangelisti, 4A Ginn faccia abbastanza del’intenzione di essere soltanto Onda d’urto, maggio 2010 solante e vergognosa la migliore delle mamme. A un di Erso Ramazzotti giro di valzer dalla morte, spoMa dove guardano ormai serà “chi la conosceva bene” e quegli occhi spenti che hai? accorderà Bruno alla vita. Come è possibile affrontare qualsiasi problema idee"),incuigliindividuisenzafermarsiagiudicare La prima cosa bella nel film di Cos’è quel buio che li attraversa? o divergenza in modo costruttivo, vedendo inizialmente propongono tutte le soluzioni Virzì è proprio il personaggio di Hai tutta l’aria di chi nell'altro un alleato e non solo un nemico da possibili che riescono ad individuare, cercando Anna che, libera e priva di pre- da un po’ di tempo oramai evitare o combattere? di individuare una soluzione soddisfacente, che giudizi, vive in uno stato di pe- ha dato la sua anima per Un'efficace mezzo è la comunicazione gratifichi e rispetti entrambe le soggettività. renne disponibilità nei confronti dispersa. assertiva, che consiste nella «capacità del Qualsiasi obiezione, opinione della vita, offrendo agli uomini Non si uccide un dolore soggetto di utilizzare in ogni contesto diversa, va individuata e quello che può e ai figli quello anestetizzando il cuore relazionale modalità di comunicazione riconosciuta come segnale che sente. Dotata di un’auten- c’è una cosa che invece puoi fare che rendano altamente probabili reazioni che orienta la comunicazione, ticità insolita e una femminilità se vuoi se vuoi se vuoi... positive dell'ambiente e annullino o come dimostrazione di un impropria in un mondo di per- Parla con me, parlami di te riducano la possibilità di reazioni interesse, bisogno, esigenza sone “normali”, Anna è insie- io ti ascolterò negative». Così Libet e Lewinsohn insoddisfatta e pertanto nel me amata e invisa al figlio, che vorrei capire di più Lo stile assertivo si coglierla può essere valorizzata, al fine ripudia il candore scandaloso quel malessere dentro che hai tu. di trasformare un potenziale conflitto in basa sul diritto di essere trattati della madre e con rispetto, di essere sé stessi una opportunità di crescita. Parla con me, La comunicazione assertiva è un metodo di trova rifugio Il cielo in una frase tu provaci almeno un po’ e di essere liberi di credere nei propri valori. Ciascuno di noi ha uno spazio personale che gli interazione con gli altri fondato su alcuni elementi senza pace “Cerchiamo la felicità dappertutto, tranne nell’unico non ti giudicherò altri debbono rispettare, ma quando ne usciamo quali: nella fuga. perché una colpa se c’è per muoverci in pubblico, allora dobbiamo • Un comportamento partecipe attivo e non Rientrato posto in cui si trova, dentro non si può dare solo a te. rispettare i diritti degli altri. Un altro importante "reattivo" suo malgrado noi stessi” Un giovane Parla con me elemento dello stile assertivo è il senso della • Un atteggiamento responsabile, caratteriz-zato nella vita di Poi quando hai visto com’è responsabilità delle proprie azioni. da piena fiducia in sé e negli altri provincia come un adolescenanche il futuro per te Se qualsiasi richiesta, come spesso succede, può • Una piena e completa manifestazione di sé te dopo l’ennesima evasione, lo vedi come un mare in burrasca, risultare un problema per l'altra parte, l'invito è ad stessi, funzionale all'affermazione dei propri diritti Bruno indaga un’unità difficile che fa paura lo so uscire dai soliti pensieri ripetitivi, trasformando la senza la negazione di quelli altrui e senza ansie o da trovare dentro i silenzi e il io non ci credo però visione di scarsità in una visione di opportunità, sensi di colpa dolore compressoLa prima cosa che almeno un sogno specialmente se si passa da un atteggiamento • Un atteggiamento non censorio, avulso dall'uso bella si appoggia su un coro di competitivo ad un atteggiamento esplorativo e di etichette, stereotipi e pregiudizi tu non l’abbia in tasca. attori efficaci nel sapere stacreativo, capace di accogliere i vantaggi che un • La capacità di comunicare i propri sentimenti Ma perché quel canto asciutto? re dentro e fuori i personaggi, altro punto di vista può apportare. in maniera chiara e diretta ma non minacciosa o Non tenerti dentro tutto. finendo per dare forma a una In molti casi può risultare utile effettuare un aggressiva. Giulia Antonucci, 5A/S C’è una cosa che invece puoi fare felice e insieme scriteriata idea brainstorming (letteralmente "una tempesta di Onda d’urto, maggio 2010 di famiglia. Dalla meravigliosa se vuoi se vuoi se vuoi… inadeguatezza di Mastandrea Parla con me, tu dimmi che cosa c’è deriva poi l’equilibrio tra ironia io ti risponderò, e malinconia che è la cifra di se vuoi guarire però una commedia colma di senti- prova un po’ a innamorarti di te. menti e spoglia di sentimenta- Non negarti la bellezza di scoprire lismi. quanti amori coltivati puoi far fiorire Walter Gambarotto sempre se tu vuoi… Parla con me La comunicazione assertiva In diocesi Pag. 10 Settembre 2010 Don Mario Filippi all’assemblea diocesana dei catechisti Per un nuovo progetto di catechesi «Possiamo riassumere il tutto nella sottolineatura che occorre passare dalla catechesi al ‘primo annuncio’». Tre sono i modelli principali di catechesi che si sono succeduti nella storia della Chiesa. 1. Il modello catecumenale Dai testi del NT risulta che il cammino per diventare cristiani è costituito da tre momenti e precisamente: - dalla predicazione, - dalla fede/conversione, - e dal sacramento (vedi At 2,37-42) Rifacendosi a questi testi la Chiesa antica ha sviluppato, nei primi 6/7 secoli, un modello di iniziazione cristiana che va sotto il nome di modello catecumenale e che può essere sintetizzato nella celebre espressione di Tertulliano: «Cristiani non si nasce, si diventa». In questo periodo di tempo si diventa cristiani da adulti percorrendo un itinerario complesso, multiforme e disteso nel tempo per garantire la serietà della conversione. Esso prevedeva quattro tappe: - il pre-catecumenato: dedicato ad una prima evangelizzazione e a un iniziale orientamento a Cristo; - il catecumenato: di circa tre anni dedicato ad una formazione cristiana integrale che costituiva la preparazione remota al Battesimo; - la preparazione immediata al Battesimo nell’ultima Quaresima, che culminava - nella celebrazione unitaria dei tre Sacramenti della IC, nella notte di Pasqua: Battesimo, Cresima, Eucaristia. L’itinerario si concludeva con la mistagogia nel tempo pasquale e nel tempo successivo. La mistagogia era concepita come il tempo prezioso nel quale si voleva consolidare quello che i neo battezzati avevano conosciuto (=la fase biblica e di evangelizzazione), sperimentato insieme (=fase comunitaria), calato nella propria vita (=fase esistenziale), affinché diventasse scelta quotidiana e impegno effettivo nella propria vita di battezzati. Come si vede, questo modello dà il primato all’annuncio del Vangelo; presuppone una decisa rottura con la vita Musica e spiritualità precedente (conversione) e la comprensione del sacramento; Lodate Dio con arte considera la fede come dimendi Joram Gabbio All’inizio del nuovo anno pastorale e litur- sione fondamentale; vede nella dell’Eucaristia gico può costituire un ottimo stimolo la lettura celebrazione il vertice dell’iniziazione cridi Lodate Dio con arte (Venezia, Marcianum stiana; fa capire che diventare Press, 2010), volume di Papa Benedetto: raccristiani significa essere insericoglie scritti e pensieri di Ratzinger sul tema ti nel mistero di Cristo e della dell’arte e in particolare sulla musica. CHIESA. Non è mistero che il Papa sia musicista va- 2. Modello medievale lido ed appassionato; ancora oggi ama sedersi Nel Medioevo nasce la cosidal pianoforte e suonare; sono pertanto parole detta «societas christiana», in d’un appassionato di musica, ma anche di un cui tutti sono cristiani e c’è come musicista, nella scuola tedesca educato sin da una automatica identificazione fra cittadino e cristiano. In piccolo al canto. Il titolo è senz’altro eloquente: più volte si questa società «non si può non richiama l’importanza di una musica liturgi- nascere e non essere cristiani»: ca certo attenta alle esigenze ed alle caratte- nascere e diventare cristiani era ristiche del popolo di Dio, ma al tempo stes- la stessa cosa. Questa situazione trasforma profondamente il so confacente alla dignità delle funzioni che modello di IC e fa nascere un accompagna, e di cui è parte viva. Si deve altro caratterizzato da alcuni trattare di musica bella, perché se la musica trapassi: deve trasformare, migliorare, “umanizzare” il - dal catecumenato degli adulti si mondo, come può far ciò e rinunciare nel con- passa al Battesimo dei bambini; tempo alla bellezza, che è tutt’uno con l’amore - vien meno il primato ed è con esso la vera consolazione, il massimo dell’evangelizzazione e si passa accostamento possibile al mondo della Resur- a quello della celebrazione del rezione? Moniti ricchi e chiari per sacerdoti, sacramento che era l’unica cosa animatori liturgici e Chiesa tutta, affinché la che poteva essere applicata ai musica edifichi e innalzi la vita e, scrive il bambini; Pontefice, ci rimandi alla realtà quotidiana per - passa in secondo piano la “irrigarla” e farla germogliare, perché rechi partecipazione comunitaria; - la catechesi è rimandata frutti di bene e di pace. necessariamente a dopo la A stendere l’introduzione del volume non celebrazione del Battesimo; poteva essere che un maestro come Riccardo - avviene la progressiva rottura Muti, infaticabile nel richiamare la priorità, dell’unità celebrativa dei tre urgente in Italia, di un’educazione assidua e sacramenti della IC: la Cresima costante all’arte dei suoni. La sintonia di Be- viene rimandata alla visita nedetto XVI e di Muti possa esser d’auspicio pastorale del Vescovo; la prima per percorsi sempre nuovi e luminosi. Comunione viene spostata Joram Gabbio all’età della discrezione. 3. Modello Tridentino Il modello tridentino nasce, come dice il nome, dalla applicazione del Concilio di Trento; prosegue sulla falsariga di quello medioevale (anche perché continua il contesto della «società cristiana»), ma è caratterizzato dalla preoccupazione per la formazione catechistica. Possiamo riassumere questo modello con la formula: «cristiani si nasce, ma per esserlo davvero occorre “conoscere” la fede». In tutte le parrocchie nasce la «scuola di catechismo», un impianto catechistico che, per molti aspetti, è ancora dominante nelle parrocchie italiane. Può essere descritto attraverso 3 cerchi concentrici: - il cerchio più interno è quello costituito dalla catechesi sotto forma di catechismo settimanale, che era connotato da cinque inconfondibili caratteristiche: un maestro – una classe – un libro – un metodo – l’obbligo della frequenza; un impianto chiaramente «scolastico»; un impianto tutt’altro che semplicistico, che ha formato generazioni di ottimi cristiani e di santi; - questa ora settimanale era a servizio di un impianto di iniziazione, a sua volta molto ben definito: rivolto ai piccoli e tutto finalizzato a dare i sacramenti, nell’ordine che conosciamo (Battesimo subito dopo la nascita, Prima Confessione, Prima Comunione, Cresima); e questo era il secondo cerchio; - questo impianto puerocentrico (=centrato sui bambini) e sacramentalizzato (=tutto mirato alla preparazione ai sacramenti) era adeguato al modello di parrocchia che era uscita dal Concilio di Trento e che durò 500 anni: vale a dire: la parrocchia intesa come «cura animarum», cioè tutta protesa ad offrire servizi religiosi per sostenere e nutrire la fede che, tutto sommato, era presente nei fedeli (terzo cerchio). Non è difficile rendersi conto di tre aspetti molto evidenti in questo impianto: - un simile modello di inculturazione della fede era efficace e andava a segno dentro una cultura di cristianità, all’interno della quale uno entrava per nascita; la fede era un elemento costitutivo dell’appartenenza sociologica; le famiglie vivevano e trasmettevano questa fede nella loro vita quotidiana, all’interno di una società il cui calendario era a servizio della fede; - un simile modello funziona sul presupposto di una fede già in atto, perché sociologicamente trasmessa; e tutto l’impianto, ai suoi tre livelli, mirava a sostenere e a nutrire questa fede già data; - dentro questo quadro la catechesi, o meglio il catechismo, aveva una sua funzione specifica, ben precisa e delimitata: era il momento conoscitivo della fede; il tempo settimanale nel quale si imparava a memoria quanto, in maniera diffusa e in concreto, si viveva, e cioè: a) ciò che bisognava credere (il Credo); b) quello che bisognava ricevere (i Sacramenti); c) le cose che bisognava fare (i Comandamenti); d) ciò che bisognava domandare a Dio (il Segue a pag. 12 Passinpiazza Le tre potenze “…tre potenze hanno oggi il controllo e il dominio del mondo: il numero, la forza, il denaro…” Raoul Follerau Il sig.X gestisce da anni un piccolo bar; non è particolarmente intraprendente, ma riesce a barcamenarsi tra tasse, stipendi dei due dipendenti, qualche miglioria al locale, il mantenimento dignitoso della famiglia. Abita un soleggiato alloggio, semplice ma carino, di cui paga scrupolosamente l’affitto. La signora Z, sua proprietaria, vecchietta quasi 90enne, è contenta di lui, l’affitto è di poche centinaia di €, circa la metà se ne va in tasse e in piccole spese di manutenzione; anche la sua pensione è di poche centinaia di €, ma le basta e per ora sta bene. Ma … si avvicina un distruttivo uragano: al sig.X viene imposto il pizzo, un po’ resiste, un altro po’ paga, poi la cifra aumenta, le minacce si fanno più pesanti e lui non ce la fa più. E’ fondamentalmente un debole (non si può fargliene una colpa) e cede a un grave ricatto: lo spaccio di droga. Un “caro amico” lo denuncia, vengono trovate le prove, il locale messo sotto sequestro, il suo conto corrente bloccato, lui in carcere e poco dopo agli arresti domiciliari. La moglie riesce per un po’ a far fronte alle spese col nuovo lavoro che ha trovato, poi non ce la fa più, lo lascia, per salvare almeno se stessa e i figli. La signora Z non vede più i versamenti sul suo conto, si preoccupa ma spera: le consigliano di sfrattare l’inquilino, ma lei non se la sente di peggiorare la situazione di quello che secondo lei è una vittima della malavita, non un delinquente comune e sa che lo sfratto potrebbe farlo finire nuovamente in carcere. La signora Z ha visto come si vive in carcere in un servizio alla TV e non vuole rendersi minimamente responsabile di una cosa del genere. E poi lo sfratto ha un costo troppo alto per lei, anche se le servono i soldi di quell’affitto che non viene più pagato. E’ forte la signora Z, ma questa volta si sente vittima due volte: della malavita, che ha incastrato il sig,X, della giustizia, il cui iter troppo lungo e le cui procedure complesse rischiano di far rimanere il sig.X nel suo alloggio chissà per quanti mesi ancora. E’ combattuta: stare ad aspettare e farsi mantenere dal figlio? Fare lo sfratto e infierire anche lei su quel “povero disgraziato”? Non sia mai, né una cosa nè l’altra. C’è una via; lei, onesta cittadina, e il sig.X, delinquente secondo la giustizia, scendono a patti: lui chiederà al magistrato di spostare il domicilio, lei lo appoggerà con un documento attestante le pendenze a suo carico e la propria esigenza di aver libero l’alloggio. A questo punto i due sono legati da una unica e medesima speranza: che il magistrato accolga la richiesta. Dopo la quarta presentazione(e intanto passano i mesi), la richiesta viene accolta… il sig.X e la signora Z esultano insieme: il sig.X si sposterà dal padre, l’alloggio sarà libero e la signora Z potrà essere riaffittare l’alloggio, magari con più fortuna.. Ma dobbiamo davvero sperare solo nella fortuna ?... o nella buona coscienza del magistrato di turno?... restano nella rete solo i pesci piccoli?... o c’è una giustizia che garantisce l’onesto cittadino? (Liberamente tratto da una testimonianza) Maria Teresa Maloberti In diocesi Pag. 11 le (più volte Nel territorio Profili restaurata) ridi Fenestrelle Parrocchie del Pinerolese – 8 sale al 1686. Il territorio paese vi del comuNel territorio di Fenestrelle Nel sono ancora ne di Fenestrelle è suddiviso in due parrocchie: le tracce della chiesa dei gesuiti (caratSan Giusto, con sede in Mentoulles, e teristico il campaniletto) che qui ebbero San Luigi IX con sede nel capoluogo. una missione nel corso del 1700. Presso Cuore religioso della Valle è il priorato il forte si trova la cappella di San Carlo. di San Giusto che ospita oggi l’archivio A Fenestrelle nel 1826 sorse il Piccolo delle parrocchie dell’alta val Pragelato. Seminario, diventato in seguito Collegio Vescovile e quindi GinIl priore, rappresentante del nasio funzionante sino ai prevosto di Oulx, era la guida primi anni del 1900. Anche spirituale di tutta la Valle del i Cappuccini furono preChisone da Castel del Bosco senti a Fenestrelle con una a Sestriere. Prima del 1698 missione negli anni intorno il suo territorio comprendeal 1630. La peste, che inva tutta la zona suddivisa in fierì in quell’anno, portò quell’anno in cinque parrocalla chiusura della loro chie (Mentoulles, Fenestrelle, casa che sorgeva all’iniBourcet, Villaretto, Castel del zio del paese, dove ancora Bosco). La primitiva chieoggi si incontra la “piazsa fu distrutta nel 1568; una seconda fu eretta negli anni 1673-1674. za cappuccina”. Con la costruzione del Restaurata nel 1771 fu colpita da una forte e la presenza notevole di militavalanga nel 1887. Nel 1892 si iniziò la ri, il paese conobbe uno sviluppo che costruzione dell’attuale edificio consacra- lo rese il centro principale della valle. to dal vescovo Rossi nel 1895. Nel terri- Durante l’episcopato del primo vescotorio sorgono le cappelle di Chambons, vo di Pinerolo (D’Orliè 1748-1794) le Foundefau, Villecloze. A Chambons sino parrocchie di Fenestrelle e Mentoulagli anni intorno al 1970 risiedette un vi- les diedero alla diocesi undici preti. cario che nel tempo ebbe anche l’incari- Fenestrelle festeggia nel capoluoco della vicaria del Puy eretta nel 1757. go San Luigi IX e al Puy sant’AnQuesta vicaria apparteneva al territo- na. Patrono di Mentoulles è san Giurio della parrocchia di Fenestrelle in cui sto martire di Oulx; a Chambons si venne collocato un curato regio nel 1677. festeggia San Lorenzo, a Villecloze La parrocchia fu ristabilita a pieno titolo Sant’Antonio e a Foundefau santa Teresa. Giorgio Grietti nel 1698. L’attuale chiesa di Fenestrel- “Perchè scegliere Gesù” Segue da pag.2 per questo: non assorbe l’uomo, ma lo potenzia; non chiede, ma offre; non esclude, ma accoglie; non castiga, ma perdona. Il servizio è l’attività che svela l’identità di Gesù. […] La condizione dell’uomo nei riguardi di Dio, pertanto, non è più quella del servo verso il suo Signore, ma quella del figlio nei confronti di un Padre che lo invita a raggiungere la condizione divina. E come Gesù non è servo di Dio, ma “figlio del Padre” (2 Gv 1,3), ugualmente coloro che gli danno adesione non saranno suoi servi (Gv 15,15) ma, in quanto figli dello stesso Padre, fratelli che con lui e come lui sono chiamati a collaborare al progetto di Dio sull’umanità (Mt 28,10). L’unico culto che Dio richiede non è rivolto a sé, ma è la pratica di un amore fedele agli uomini. Dare culto al Padre è collaborare alla sua azione creatrice comunicando vita agli uomini. […] Mentre la religione dell’epoca presenta un Dio che discrimina tra meritevoli e no del suo amore, e che rifiuta la pioggia ai peccatori (Am 4,7; Ger 14,1-10), Gesù mostra un Padre “che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). La comunione con Dio non dipende dai meriti e dagli sforzi dell’uomo, ma dall’accoglienza di un amore che è dono gratuito, e come tale va trasmesso (Mt 10,8). Nessuna persona, qualunque sia la sua condotta morale o religiosa può sentirsi esclusa dall’amore del Padre. Il Padre di Gesù non esclude nessuno dal suo amore, perché Dio non guarda i meriti, o le virtù delle persone, ma i loro bisogni e le loro necessità. […]. È questa la buona notizia, annunciata e vissuta dal Cristo, che può ancora essere riproposta oggi a uomini e donne che anelano alla pienezza della loro esistenza, e trovano in Gesù, solo in Gesù, la risposta alle loro aspettative (Mt 11,28). Alberto Maggi, Perché Gesù, Camaldoli 2008 Hanno detto /:=887+-:=<<1[ZT +WZ[W<WZQVW 8QVMZWTW<7 <MT! .I`! 16.7:5)<1+)<-4-.761)=..1+17+)6+-44-:1) «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri». (Don Lorenzo Milani) Settembre 2010 Le sentinelle della “dottrina” Nella nostra diocesi vi sono sempre stati vescovi che, nel loro programma pastorale, hanno posto come priorità la promozione della catechesi e sono stati vigili sentinelle perché “la dottrina”, come si diceva un tempo, fosse insegnata ovunque. Ne cito alcuni: - Mons. Giovanni Battista D’Orlié, primo vescovo di Pinerolo, il quale pubblicò per la diocesi un compendio del famoso catechismo di Bossuet. - Mons. Pietro Giuseppe Rey nel 1825 chiamò da Chambéry le prime suore Giuseppine, perché, tra le altre attività apostoliche, si dedicassero all’insegnamento del catechismo ai fanciulli e ai ragazzi poveri della città. - Mons. Giovanni Battista Rossi, esperto catecheta, scrisse numerosi libri di predicazione e di sussidio per la catechesi. È stato apprezzato maestro in Convegni sulla catechesi a livello nazionale. - Mons. Pietro Giachetti fece preparare un sussidio destinato ai catechisti per attuare una catechesi impregnata di spirito ecumenico. Voglio poi onorare tutti i sacerdoti, in particolare i parroci, che attraverso la loro vita e il loro ministero hanno trasmesso la passione per il Vangelo, dedicandosi alla catechesi, talora accompagnata dal rapporto con la scuola e dall’animazione cristiana della cultura. Ne ricordo due: - Mons. Giulio Bonatto ha rivelato anche nei suoi libri la capacità di trasmettere il mistero cristiano, con sobrietà, incisività e ricchezza di immagini. - Mons. Giovanni Barra ha svolto il suo ministero di catechista soprattutto nei confronti dei giovani e degli universitari. Ha divulgato il pensiero cristiano con numerosissimi libri e ha insegnato a volare alto nella vita quotidiana per mezzo della direzione spirituale. C’è poi uno stuolo innumerevole di religiosi e religiose, laiche e laici, che nelle nostre parrocchie hanno fatto catechismo. Nella nostra mente, ma soprattutto nel nostro cuore, sono impressi i nomi di persone che attraverso le parole e la testimonianza hanno inciso profondamente sul nostro cammino di fede. Il Signore li ricompensi per il bene seminato. Davvero i loro nomi sono scritti in cielo! Pier Giorgio Debernardi, vescovo Dalla lettera pastorale 2009 “Siamo membra gli uni degli altri” Breve sguardo Dopo aver visto, precedentemente, come nacque la Visitazione, desideriamo puntare l’obiettivo sulla sua finalità: “Dare a Dio figlie di orazione…” Un traguardo che si attua attraverso un cammino vissuto dallo stesso Francesco di Sales e trasmesso alle sue figlie. Il Santo dichiarava esplicitamente che nulla in esso era frutto della sua mente, ma tutto proveniva da Dio. Ne diamo alcuni cenni. La spiritualità della Visitazione è quanto di più semplice si possa immaginare, ma al tempo stesso capace di condurre l’anima ad un ardente amore di Dio e dei fratelli. In che modo Francesco ne propone l’attuazione? Non attraverso austerità corporali (tipiche del suo tempo), ma impegnando lo spirito in percorsi di dolcezza, amorevolezza, umiltà e cordialità. È proprio questo ciò che ha intuito il “genio” del santo. L’alleggerimento delle austerità corporali deve, così, trovare riscontro in un’accentuazione di impegno interiore che frenando la natura, vivifica lo spirito. Così amava dire Francesco: “Noi vogliamo costruire un grande edificio, ossia innalzare in noi la dimora di Dio e questo esige fondamenta solide e robuste, cioè profonda umiltà”. Programma semplice, ma esigente, quindi affascinante! (continua) Suore Visitandine Monastero della Visitazione, Pinerolo [email protected] Parrocchie Pag. 12 Dal bollettino della Parrocchia di Osasco La festa patronale della “Natività di Maria Vergine” Per la nostra comunità parrocchiale, la festa della Natività assume un ruolo centrale all’interno dell’anno liturgico poiché rappresenta la festa della nostra patrona e protettrice. La devozione alla Madre del Cristo deve rappresentare un punto di incontro per tutti noi che ci affidiamo a Lei. La devozione a Maria per la comunità osaschese ha radici antiche che si sono concretizzate nel 1822 con la consacrazione della nuova chiesa parrocchiale da parte di Mons. Bigex, vescovo di Pinerolo. Da allora tutti i parroci che sono succeduti alla guida pastorale della nostra comunità hanno contribuito a mantenere viva la devozione a Maria Vergine. In questi ultimi anni abbiamo rivitalizzato la festa patronale riscoprendo il gusto delle cose antiche, in particolare l’unione comunitaria nelle celebrazioni eucaristiche e nella processione Poesie Via Crucis di Pasqualino Ricossa Pacata penombra nel tempio. Poche presenze. Luce dei vetri istoriati Nuda la croce. Rotte le voci. “Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore”. Grezza la croce, pesante nel cammino. Le spalle spellate, sudore di sangue, L’uomo Dio come tanti. La tragedia, la paura del nulla, il timore della sconfitta. Le stazioni, la passione. La croce, simbolo rievocante. “Per mezzo della croce hai redento il mondo” Il volto nel sudario, il Cireneo soccorritore, la lancia nel costato, il “perdona loro...” il grido dolente di umanità. Tutto, tutto per mia redenzione. Nel silenzio ascolto la voce del cuore. La croce staglia nuda, già ha vinto la morte. Brilla un raggio di luce a confermare la speranza. Pasqualino Ricossa per le vie del paese con la statua di Maria Bambina. La devota partecipazione all’eucarestia possa essere in questa occasione frutto di rinascita spirituale per la nostra comunità che comprenda sempre più l’importanza della devozione a Maria e a suo Figlio Gesù. Come già negli anni passati, in occasione della festa patronale abbiamo attivato la sottoscrizione a premi. E anche questa un’occasione per fare comunità contribuendo al sostentamento della comunità stessa e delle attività che vengono svolte a favore di tutti perché la parrocchia è della comunità e tutti si devono sentire accolti e nello stesso tempo sostenere con preghiere, attività, partecipazione all’eucarestia e offerte, la vita della nostra parrocchia. Voci dalla Parrocchia, sett. 2009 Un progetto di catechesi... Segue da p.10 Padre Nostro e le altre preghiere). In poche parole il catechismo «quadripartito» inteso come «dottrina cristiana». Questo impianto è andato inevitabilmente sfaldandosi con il venir meno del contesto culturale e sociologico che lo aveva reso sensato ed efficace: la situazione di cristianità non esiste più. In questi ultimi anni la catechesi (il cerchio più interno) ha dovuto assumersi progressivamente tutto il compito della iniziazione, che prima era svolto anche da altri attori: la famiglia, la comunità, la scuola, la società nel suo insieme. Questo spiega come la responsabilità delle catechiste e dei catechisti si sia gonfiata e come si sia arrivati a caricare l’ora settimanale di catechismo del compito di iniziare alla fede, compito che risultava quasi una «missione impossibile». Possiamo riassumere il tutto nella sottolineatura che occorre passare dalla catechesi al «primo annuncio». Questa situazione è molto ben espressa in un documento dell’UCR del Lazio attraverso l’immagine evangelica della semina. L’immagine della semina «La nostra attuale situazione pastorale somiglia talvolta all’opera di un agricoltore innamorato della propria terra: egli zappa, concima, innaffia, spesso con grande dispendio di energie…, ma nessuno si è preoccupato di seminare in quel campo e gli sforzi risultano sterili! Se la catechesi corrisponde alla coltivazione, il primo annuncio corrisponde alla semina; ed è tale semina a mancare in gran parte della nostra pastorale ordinaria» (UCR del Lazio: Linee per un progetto di primo annuncio). Questo esempio così semplice dice bene il senso del primo annuncio, che possiamo così riassumere : il passaggio dalla fede pre-supposta alla fede proposta, da una catechesi che si limita a nutrire una fede già in atto, a un annuncio che mira a fare incontrare il Signore Gesù come bella notizia e a convertire l’ordine delle proprie priorità. Mario Filippi, dalla relazione all’Incontro di presentazione del «progetto diocesano» ai catechisti, 7 maggio 2010 Settembre 2010 Caro giovane... ecco chi sono i cristiani Caro giovane, poiché desideri conoscere più profondamente i cristiani con la presente cercherò di accontentarti. I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per lingua, né per razza, né per costumi. Non abitano città proprie, non usano un linguaggio particolare né sono originali nel loro modo di vivere. La loro dottrina è semplice. Vivono in città americane, europee, asiatiche ed africane, cioè vivono dove sono nati. Naturalmente si adeguano alla cultura locale mangiando, bevendo e vestendo come gli altri. Vivono nel loro paese come fossero lì solo di passaggio. Accettano oneri e cariche, ma con lo spirito dello straniero, cioè in maniera distaccata. Per loro ogni patria, compresa la propria, è straniera, per cui considerano loro concittadini gli immigrati, gli zingari ed i profughi. È chiaro quindi che non amano la guerra. Si innamorano: si fidanzano, si divertono e lavorano come tutti gli altri . Si sposano, ma non divorziano, concepiscono figli, ma non abortiscono mai nemmeno per salvare la propria vita. Pagano le tasse, conducono una vita dignitosa, rifiutano il lusso ed il consumismo e quando hanno denaro in abbondanza lo condividono. Si divertono, ma non vendono la loro dignità. Si vestono con gusto ma non fanno stravaganze, né mai offendono il pudore. Bevono volentieri in compagnia, ma non si ubriacano né si drogano. Ballano in casa o in discoteca, ma rispettano il codice stradale, perché sanno che la vita è un dono prezioso. La domenica si divertono ma non dimenticano mai di dare a Dio ciò che è di Dio. Lavorano, studiano e cercano di fare carriera; ma mai a danno del fratello, anzi, preferiscono il bene altrui al proprio. Amano tutti anche se non ricambiati e, quando subiscono ingiustizie, ricorrono alla giustizia terrena confidando sempre nella Giustizia di Dio. Non temono di scendere in piazza quando si tratta di difendere l’oppresso e di combattere l’ingiustizia, perché sanno che, così facendo, costruiscono il Regno di Dio. In ogni occasione ascoltano in silenzio Gesù, il grande ascoltatore del Padre, perché sanno di essere creature quindi sempre dipendenti dal Creatore che, fin dal grembo della madre, fissa la via di ciascun uomo. E’ bene tenere presente che questo genere di vita così straordinario e così ordinario, così difficile e così facile non può essere realizzato con il semplice sforzo umano. Occorre l’aiuto di chi ha detto: “Senza dì me, non potete far nulla”. Libera traduzione di Don Enrico Righi, della “Lettera a Diogneto”. Questo giornale è inviato gratuitamente. Chi vuole contribuire alle spese di stampa può utilizzare il bollettino indicato sotto. Grazie!!! Indialogo.it, Periodico di Cultura religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio Irc/sms e la Comm. per l’Ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo, Direttore responsabile Antonio Denanni, Autorizzazione n. 2 del 16.06.2010 del Tribunale di Pinerolo. Redazione c/o Antonio Denanni, Via Goito 20, 10064 Pinerolo, 0121397226. [email protected], Editore “Alzani”, Via Grandi 5, Pinerolo. Abbonamento o sostegno: c/c postale n. 17814104, Tipografia Alzani, Via Grandi 5, 10064 Pinerolo (causale: Indialogo)