Indialogo.it
www.in-dialogo.it
Suppl. n° al n.1/2009 di “Incontri Con…”
Più dialogo con Indialogo
Indiocesi.it è diventato Indialogo.it. Un
cambiamento reso necessario dalla nascita del
giornale ufficiale della diocesi di Pinerolo con
un titolo più o meno simile, ma anche e soprattutto dalla volontà di allargare l’interesse e il
dialogo anche a persone che non hanno appartenenze ecclesiali o religiose, che vedono nel
titolo un freno a questo confronto.
È il passaggio dall’immagine di un territorio definito e delimitato ad un’immagine
di relazione incentrata sul dialogo e sul confronto, sempre intorno alla tematica religiosa
e prereligiosa, riferita soprattutto all’esperienza cattolica, ma aperta anche alle altre
confessioni e religioni e al mondo laico, che
già ora ci prestano attenzione.
Viviamo in un clima di grandi tensioni, non
solo politiche ma anche ecclesiali, dove è difficile avviare un confronto pacato tra posizioni diverse per ricercare il bene «possibile».
Eppure la complessità e la delicatezza delle
questioni in gioco esigono più che mai che si
attivi una riflessione a tutto campo, sgombra
da pregiudizi ideologici e dal rifiuto a priori
delle posizioni altrui. I temi del contendere
non riguardano solo l’economia, la politica,
il potere… ma anche questioni profonde che
interpellano radicalmente il modo di vedere la
vita umana dal suo sorgere fino al suo termine,
che toccano la coscienza dei singoli e dell’intera società, e a maggior ragione le persone
che hanno una sensibilità spirituale e religiosa.
È con la convinzione di dare un piccolo contributo alla cultura e al dialogo a partire dalla
tematica religiosa che iniziamo l’avventura di
Indialogo.it.
Antonio Denanni
Conferenza a Camaldoli di p. Alberto Maggi, biblista, sulla specificità del cristianesimo
Perchè scegliere Gesù?
«Il Dio proposto da Gesù, anzichè diminuire l’uomo lo potenzia, coopera per la sua felicità»
L’offerta religiosa è oggi vasta
più che mai: si va dalle religioni
tradizionali alle nuove mode
orientaleggianti, dalla proposta
di sistemi filosofici alle sètte più
stravaganti... Tutte assicurano che
l’accettazione dei loro insegnamenti,
e la pratica dei relativi precetti,
conducono alla salvezza (in un
paradiso o in un nirvana)[…]
C’è da chiedersi: nel panorama
religioso dell’epoca (e anche in
quello attuale) che cosa ha portato
Gesù di nuovo, che non sia già
stato detto dai grandi saggi e santi
dell’antichità? Che cosa ha insegnato
di nuovo che non sia già contenuto
nella Legge data da Dio a Mosè,
o formulato nei Libri Sacri delle
religioni?
Non il concetto di Dio-Padre, che
è una caratteristica primordiale della
storia dell’umanità e patrimonio
comune delle religioni, da Zeus a
Yahvé… Neanche per la salvezza
Gesù sembra proporre un cammino
originale. Quando gli chiedono
cosa si deve fare per ottenere la vita
eterna, Gesù risponde che non è a lui
che si devono rivolgere, perché già
Mosè ha indicato nei comandamenti
la via per la salvezza… La novità
On line per gli altri
del messaggio di Gesù non consiste
neanche
nell’invito
all’amore,
presente in tutte le religioni, da
quelle pagane a quella giudaica (Lv
19,18). […]
Allora, perché scegliere Gesù?
Questa domanda in passato
non si poneva. Cristo non si
sceglieva, ma veniva imposto,
senza altra alternativa che non
fosse la dannazione eterna. Per ben
quindici secoli, infatti, l’indiscusso
imperativo della Chiesa cattolica era
formulato con l’efficace e sintetico
In questo numero
www.saveriani.bs.it/cem/index_frame.htm Cem-mondialità, mensile di educazione
interculturale dei Saveriani.
www.tolerance.it “Accettare la diversità” è un progetto realizzato, tra gli altri, da Umberto Eco. Presenta percorsi di educazione all’accoglienza della diversità.
www.educare.it Rivista on line che ha come scopo la promozione di una cultura e di
una pratica educativa a tutti i livelli.
L’Abbazia di S.Maria
pag. 2
Credere senza appartenere
pag. 3
La parrocchia è per i poveri
pag. 4
Rivincita della mano invisibile pag. 6
L’acqua è dono di Dio
pag. 7
Cronaca bianca
pag. 8
Nuovo progetto di catechesi pag. 10
40 anni fa nasceva, primo in Italia, il documento sui matrimoni misti
Il Direttorio ecumenico della Diocesi di Pinerolo
“L’ecumenismo deve costituire la preoccupazione di ognuno e non solo di pochi specialisti”
I matrimoni interconfessionali,
vietati nel passato, si sono diffusi in questi ultimi decenni di
apertura religiosa trovando un
approccio più positivo a seguito
del dialogo ecumenico, anche se
le problematiche non sono del
tutto risolte.
La piccola diocesi di Pinerolo,
per via del dialogo con la componente protestante valdese, molto
numerosa nel territorio della diocesi, è stata nel periodo del post
Concilio un vero laboratorio di
esperienza ecumenica, capace
di offrire a tutta la Chiesa italiana
un’esperienza pastorale significativa, che è culminata quarant’anni fa, il 5 dicembre 1970,
nel “Direttorio ecumenico della
Periodico di cultura religiosa
realizzato in collaborazione con
l’Ufficio Irc/smi-sms e la Comm.
per l’Ecumenismo e il dialogo
della Diocesi di Pinerolo,
Via Vescovado 1, Pinerolo.
Dir. responsabile: Antonio Denanni
Anno 1, n. 1, Settembre 2010
Diocesi di Pinerolo”.
Una pratica ecumenica di
quegli anni, sottolineata nel documento e praticata in diverse
iniziative, è quella dell’”ecumenismo di base”: «A noi pare che
un’autentica linea ecumenica
oggi non possa passare se non
attraverso una diretta assunzione
della preoccupazione ecumenica
da parte delle parrocchie e dei
vari gruppi cristiani che vivono
in esse. Parlare di ecumenismo
di base non deve essere fonte di
equivoci. Il movimento ecumenico è un fatto di Chiese, che con
uno sforzo convergente tendono
all’incontro unitario in Cristo; e
quindi tutta la Chiesa cattolica,
nel suo insieme, vi si trova impe-
gnata. Ma proprio perché è un
fatto di tutta la Chiesa cattolica,
l’ecumenismo deve costituire
la preoccupazione di ogni suo
membro e non solo di pochi specialisti. Deve quindi sussistere un
impegno ecumenico di sacerdoti, religiosi e laici a tutti i livelli,
“ognuno secondo la propria capacità, tanto nella vita cristiana
di ogni giorno, quanto negli studi
teologici e storici”(Dec. Ec.5).
Naturalmente gruppi singoli e
persone non devono agire in
maniera avulsa dalla comunità
ecclesiale cui appartengono, ma
in intima comunione con essa,
astenendosi, secondo quanto insegna il Concilio, “da qualsiasi
leggerezza o zelo imprudente,
che possano nuocere al vero progresso dell’unità” (Dec. Ecum.,
n. 24 a), e non trascurando “di
esporre tutta intera la dottrina”
della propria Chiesa (Dec. Ec.,
n. 111 a): avendo, soprattutto,
un grande senso della Chiesa.
Indicare la necessità di un ecumenismo di base non significa,
per altro verso, sottovalutare
l’importanza di una discussione teologica fra le Chiese. La
discussione teologica è indubbiamente necessaria, oggi come
ieri; diversamente cadremmo
in un attivismo ecumenico poco
illuminato, che a lungo andare
danneggerebbe l’unità dei cristiani, anziché favorirla».
Direttorio Ecumenico, 5.12.1970
slogan “Extra Ecclesiam nulla
salus”, stabilendo autorevolmente
che “fuori della chiesa non esiste
salvezza”. […]
Non potendo più oggi rivendicare
l’esclusivo primato della salvezza,
la chiesa si trova a dover rispondere
all’interrogativo: Perché Cristo? […]
Le nuove generazioni sanno che tutte
le religioni conducono a Dio e quindi
alla salvezza (LG 16); perché mai si
dovrebbe scegliere proprio Gesù e il
suo impegnativo messaggio? […]
Il problema oggi si pone in quanto
i mutamenti culturali e sociali fan sì
che i bambini, già dall’asilo e dalle
scuole elementari, si trovino fianco
a fianco con bambini musulmani,
buddisti, confuciani, oppure bambini
che non sono stati battezzati.
Pertanto la domanda “perché
Cristo”, e non Mosè o Maometto, o
Budda, o nulla, attende una risposta
urgente.
Chi era Gesù
Chi era, o meglio chi non era,
questo carpentiere proveniente dalla
malfamata Nazaret di Galilea?
Due definizioni di Gesù, presenti
costantemente nei vangeli, aiutano a
comprendere chi fosse:
Segue a pag.2
Supplemento d‘anima
Ngugy Wa Thiong’o
Ngugy Wa Thiong’o è poeta, scrittore e drammaturgo
keniota, considerato uno dei
principali autori della letteratura africana. Nasce il 5 gennaio 1938 a Limuru, a pochi
chilometri da Nairobi. La sua
famiglia appartiene all’etnia Kikuyu. Frequenta la scuola missionaria locale, diventando cristiano. Al contempo frequenta il
movimento d’indipendenza Kikuyu, dove
prende coscienza che è necessario opporsi
al colonialismo con la forza della propria
cultura. Si laureerà nel 1964 all’università
di Makerere, a Kampala (Uganda) e proseguirà gli studi a Leeds, in Inghilterra.
Ngugy Wa Thiong’o, coinvolto emotivamente ed ideologicamente nel programma di rivolta Mau-Mau, nei suoi
scritti mostra di apprezzare tale movimento soprattutto per gli ideali di uguaglianza e libertà; l’obiettivo principale
della rivolta era, infatti, l’indipendenza
del Kenya e la promozione del socialismo
africano eliminando le discriminazioni
legate alla razza e al colore della pelle.
Segue a pag.2
Indiocesi.it
Pag. 2
Settembre 2010
Beati quelli che
volte si tratPennellate bibliche
sono nel pianto,
ta di cose
perché saranno
Quando gli infelici sono felici davvero di
consolati.(Mt.
poco conto:
5,4)
la sconfitta della squadra del cuore
Beati voi, che ora piange- ad esempio. Salendo un po’nella scate,
la delle motivazioni troviamo altre
perché riderete. (Lc. 6,21) ragioni sicuramente piu nobili: crisi
legate al lavoro, alla salute, agli afMolte pagine della Bib- fetti….
bia lasciano a bocca aperta perché
Ma possiamo trovare anche
non sono facilmente inquadrabili nel- quest’altra motivazione: esistono
la nostra logica, ma poche sono tanto persone che hanno ascoltato l’inseardite quanto le beatitudini. Questa gnamento evangelico “ama il prospoi: beati (cioè felici, beato significa simo tuo come te stesso” e l’hanno
appunto felice) quelli che piangono preso tanto seriamente da riuscire a
(cioè gli infelici), per cui risultano condividere in modo radicale il dolofelici gli infelici!! E chi ci capisce re altrui. Insomma c’è chi sa piangere
qualcosa?
con chi piange, sa accettare disagio e
Beh, Matteo afferma che la felicità sofferenza per sollevare il sofferente
starà nella consolazione futura, ma e sta male perché non riesce a far di
nel tempo non è mancato chi ha rim- più, ad aiutare in modo più efficace.
proverato proprio questo al cristianeCostoro hanno compreso appieno
simo di essere oppio, in quanto indur- cosa significa adorare Dio che è amorebbe a spostare tutta l’attenzione ad re come afferma san Giovanni: “Chi
un aldilà un po’ oscuro, trascurando non ama non ha conosciuto Dio, perl’aldiquà (eccezion fatta per ciò che ché Dio è amore” (1 Gv. 4,8) e come
riguarda il denaro e un po’ di pote- ci ha ricordato recentemente papa
re….)
Benedetto XVI con la sua enciclica
Tuttavia pensandoci su qualche spi- Deus Caritas est .
raglio che rende meno ostica la conDunque poiché hanno scoperto il
traddizione si potrebbe indovinare.
vero mistero dell’esistenza umana li
Tra i tanti motivi che inducono tri- possiamo davvero definire BEATI!
stezza, esiste tutta una casistica. A
Carlo Gonella
Perchè scegliere Gesù, segue da pag.1
Figlio di Dio e Figlio dell’uomo.
Gesù è Figlio di Dio in quanto manifestazione di un Dio in forma umana
(Ef 2,7).
Gesù è Figlio dell’Uomo in quanto
espressione dell’uomo nella pienezza
della condizione divina. (Nei vangeli,
il Figlio dell’uomo indica colui che
agisce in terra come Dio stesso (Mt
9,6), colui che rende presente il divino
nella storia umana, e per questo
rappresenta il massimo dell’umanità).
Entrambe le definizioni si
completano e presentano Gesù quale
l’Uomo-Dio, manifestazione visibile
del Dio invisibile.
Solo Gesù, l’unico figlio, per la sua
piena esperienza personale ed intima,
può rivelare e far conoscere chi è
Dio. Per questo occorre dimenticare
quel che si sapeva di Dio e imparare
invece da Gesù, “immagine del Dio
invisibile” (Col 1,15), che ne è l’unica
spiegazione.
Il punto di partenza non è Dio, ma
Gesù. […] Non Gesù è uguale a Dio,
ma Dio è uguale a Gesù. Unico criterio
di credibilità che Gesù offre per la
sua categorica affermazione sono le
opere. (Gv 14,11). E le opere di Gesù
sono tutte azioni rivolte all’uomo per
restituirgli la vita, per arricchirlo, per
liberarlo, donandogli dignità e libertà.
Con la parola e le opere, Gesù propone un’immagine di Dio che è completamente sconosciuta nel panorama
religioso contemporaneo, e segna il
passaggio dalla religione (intesa come
ciò che l’uomo deve fare per Dio),
alla fede (quel che Dio fa per l’uomo).
[…]
Segue da p.1 Durante gli anni di Makerere incontra le nuove letterature dell’Africa
e dei Caraibi, che lo segneranno per tutta la
vita: aveva incontrato finalmente un genere
di letteratura che analizzava il mondo a partire da un centro diverso dall’Europa.
Il libro della svolta letteraria e politica è
A Grain of Wheat (“Un chicco di grano”,
Poco tempo dopo, Ngugi rinnegò la propria
fede cristiana e l’uso della lingua inglese,
abbandonando anche il suo nome “coloniale” James Ngugi e adottando quello completamente kikuyu di Ngugi wa Thiong’o.
Successivamente iniziò a scrivere esclusivamente nella lingua nativa del suo popolo,
il gikuyu, e in swahili. A.D.
all’amore del Padre. Per questo Gesù
mai chiederà ai suoi obbedienza, e
neanche di obbedire a Dio, alle sue
leggi. All’obbedienza a Dio Gesù
contrapporrà l’assomiglianza al Padre,
all’osservanza della Legge la pratica
dell’amore. Mentre l’antica alleanza
si concludeva con l’imperativo “Siate
santi” (Lv 20,7), la nuova si apre con
l’invito “Siate misericordiosi” (Lc
6,36). La santità di Dio è una meta
irraggiungibile, la misericordia del
Padre è possibile.
L’immagine di Dio
Questa nuova alleanza tra il Padre
e gli uomini, proposta da Gesù,
era completamente sconosciuta nel
panorama religioso dell’epoca, poiché
con essa cambiava radicalmente non
solo il concetto di alleanza ma anche
l’immagine di Dio.
La nuova immagine proposta da Gesù
è infatti quella di un Dio a servizio
degli uomini (Mt 20,28; Mc 10,45;
Lc 2,27; Gv 13,1-16), un Dio che,
anziché togliere, dona e che, anziché
diminuire l’uomo, lo potenzia, un Dio
che anziché essere geloso della felicità
degli uomini, coopera perché questa
sia piena e traboccante (Gv 15,11).
In Gesù, Dio si manifesta come
colui che è a servizio degli uomini, e
Nel 940, Arduino III detto il
Glabro è signore della Marca di
Ivrea della quale fa parte la contea
di Torino che comprende anche il
Pinerolese.
Alla fine dell’anno mille (981995?) l’imperatore Ottone III
conferma al vescovo Amizone di
Torino 14 corti tra le quali quella
di Pinarolium.
Nel 1024 Olderico Manfredi
nipote di Arduino III è signore di
Pinerolo e fonda nel borgo piano
una collegiata di 4 preti che provvedono alle chiese di S. Donato
e S. Maurizio già esistenti. Nel
1035, alla morte del Manfredi, il
marchesato viene diviso tra le tre
figlie femmine e ad Adelaide viene assegnata la parte maggiore che
comprende anche il Pinerolese.
Nel 1046 la marchesa Adelaide
sposa in terze nozze Oddone, uno
dei figli del conte Umberto Biancamano, capostipite dei Savoia,
portandogli in dote varie terre del
Piemonte tra cui la “curtis” di Pinerolo.
Adelaide, alla morte del terzo marito, governa da sola per
trent’anni su gran parte del vasto
marchesato. Essa è legata agli
1967), romanzo nel quale Ngugi espresse
per la prima volta posizioni esplicitamente
rivoluzionarie. Nel libro, la difesa della proprietà collettiva della terra viene rappresentaata come strumento fondamentale di riscatto per il popolo kenyota. Anche in questo
caso l’ambientazione è il Kenya della ribellione Mau-Mau, descritta in toni quasi epici.
Pagine di storia religiosa del Pinerolese
Adelaide e l’abbazia di S. Maria - 1
ideali di riforma della Chiesa sostenuti da San Pier Damiani, ma
è anche astutissima sul piano politico. Con Matilde di Canossa è
tra le figure femminili più importanti del Medio Evo. Soggiorna
frequentemente nel pinerolese ed
è da queste presenze che nasce in
lei la volontà di dar vita a un monastero in queste nostre terre, sia
per rinvigorire la fede cristiana sia
per instaurare un potere locale che
non le sia ostile.
II borgo Verano all’imbocco
della Val Chisone in territorio
“Vici Pinaroli e quindi fuori dalla
«curtis»” era una zona coperta da
foreste, con abbondanza di acque
e abitata da poche famiglie. È
in quel luogo che 1’8 settembre
1064, nel castello torinese di Porta
Susa, la potente ed energica e pia
contessa Adelaide di Torino detta
le sue disposizioni per l’erezione
di un monastero, destinandovi i
monaci benedettini neri che provenivano dalla Sacra di S. Michele delle Chiuse, all’imbocco della
Val Susa.
Già in precedenza, nel 1044, la
contessa aveva donato tre mansi,
o case agricole, alla chiesa di San
Donato e altrettanti al Monastero
di Cavour. Successivamente, nel
1075, avverranno altre donazioni,
sparse qua e là.
Nel 1078 vengono aggregate
all’Abbazia le piccole chiese di
San Donato e San Maurizio e ancora, Adelaide, la sorella Immillae
e la nuora Agnese, nello stesso
anno donano al monastero, per intero e senza condizioni, la “curtis”
di Pinerolo e il suo castello, insieme a ogni diritto derivante dalle
terre e dai pascoli, dai mulini, dai
battitoi, da case, canali e dai mercati ivi esistenti.
Il vescovo Cuniberto di Torino,
al cui feudo vescovile apparteneva sino ad allora Pinerolo, dovette
cedere la sua autorità temporale e
spirituale all’abate e lo fece mal
volentieri, anche perché Papa
Gregorio VII aveva reso l’Abbazia soggetta direttamente alla
Santa Sede. Va ricordato che le
controversie tra il vescovo di To-
rino e gli abati di S. Maria furono
numerose e gli abati, non essendo
vescovi, avevano la necessità di
ricorrere al vescovo di Torino per
il conferimento della Cresima, per
l’ordinazione dei monaci e per le
cause ecclesiastiche di appello,
spesso però si rivolgevano ad altri
vescovi del Piemonte.
Perché venne scelta questa località per la fondazione di un’abbazia?
Quello che la storia ci dice è che
in quell’epoca, anno 1000, mancava ancora al fondo delle vallate
pinerolesi un centro urbano propulsore ed organizzatore. Il potere
laico della contessa Adelaide era
saldo ed autorevole, mentre il potere episcopale del vescovo di Torino, Cuniberto, era debole e poco
attento al territorio pinerolese. La
presenza di una nuova abbazia
all’imbocco della Val Chisone
significava il controllo dei passi
alpini e quindi gli accessi all’Italia. Si può quindi affermare che
pietà cristiana, desiderio di magnificenza, interessi economici,
politici e militari, furono nella
mente di Adelaide il motore della scelta.
Aurelio Bernardi
Con Gesù, l’uomo-Dio, viene
proposta una nuova relazione tra
gli uomini e il Padre. E proprio
rifacendosi al Padre, anziché ai
padri, Gesù ha potuto distaccarsi dal
mondo religioso e culturale giudaico,
nel quale era cresciuto ed era stato
educato, e dare inizio a un cambio
radicale e irreversibile non solo della
storia ma di ogni fenomeno religioso,
proponendo una nuova alleanza con il
Signore non più basata sull’ubbidienza
alla Legge di Dio, ma sull’accoglienza
dell’amore del Padre.
Con Gesù, Dio non governa più
gli uomini emanando leggi che essi
devono osservare, ma comunicando
loro la sua stessa capacità d’amore.
Mentre l’amore è una realtà interiore
all’uomo, la Legge sarà sempre un
codice di comportamento esterno. È
l’amore che crea e comunica vita, la
Legge non può farlo (Eb 7,19). […]
Se l’antica alleanza era basata
sull’ubbidienza
alla
legge
divina, la nuova sarà imperniata
sull’accoglienza e sull’assomiglianza
Segue a pag 11
Cultura
Pag. 3
Settembre 2010
Piergiorgio Grassi, sociologo della religione
Si diffonde in Europa il «credere senza appartenere»
Le religioni nuovamente protagoniste, a vario titolo, della scena pubblica
Nei primi anni
Ottan­ta è iniziata
una ri­trattazione
che ha coinvolto i
teorici della seco­
larizzazione.
L’errore intellet­
tuale sta nel fatto di aver fuso secolarizzazione
e plurali­smo, due fenomeni connessi ma ben distinti. La moder­
nizzazione
(l’urbanizzazione,
l’educazione di massa, i mo­derni
mass media...) genera pluralismo
inteso come coe­sistenza nelle società di diffe­renti visioni del mondo
e di sistemi di valore in un conte­sto
di pace civile che favorisce l’interazione. Tale pluralismo, che porta
alla moltiplicazio­ne delle scelte e
alla necessità di scelte, non spinge auto­maticamente a soluzioni di
stampo secolarizzante. Ma la­scia
possibilità di scelte reli­giose qualificate come quel­la di mantenersi nel
solco del­la propria tradizione.
Cambia semmai il modo in cui
la religione è mantenuta sia istituzionalmente sia nel­la coscienza
dell’uomo. «Ciò che è cambiato
non sempre è il contenuto della
fede, ma il come della fede».
Il plurali­smo e le sue dinamiche
so­ciali e culturali la rendono vulnerabile. La fede può ri­manere sostanzialmente in­variata, ma muta il
come del­la medesima. La certezza
di­venta più difficile da raggiun­gere
(«l’altro» come possibi­lità alternativa di vita è pre­sente nella coscienza di cia­scuno), spesso attraverso un
processo molto doloroso che sfocia
talvolta nel fondamen­talismo.
Un fenomeno che si va diffondendo in Europa è quello descritto
come «un credere senza appartenere» (ma ci può essere anche un
appartenere senza credere), secondo quanto osservato da Danièle
Hervieu-Léger a pro­posito della
situazione fran­cese: aumenta il numero del­le persone che si dicono
in­teressate alle questioni reli­giose,
ma che non si ricono­scono in nessuna chiesa.
Si tratta di forme di religiosità che
la stessa Hervieu-Léger chiama bricolage , con chiaro riferimento alle
costruzioni Lego.
Ciò nonostante, paradossal­mente,
le sfere pubbliche na­zionali vedono
aumentare l’influenza delle religioni stes­se nella formazione dell’opi­
nione pubblica su questioni «eti-
camente sensibili» (lega­lizzazione
dell’aborto, cure terminali, problemi bioetici della medicina
riprodutti­va...).
Nelle società del plura­lismo culturale e dei frequenti conflitti di
valore, nelle quali ci si misura con
quadri argo­mentativi complessi e
diffe­renziati, grande è l’incertezza
su quali siano le giuste intui­zioni
morali.
Le proposte del­le religioni trovano ampia ri­sonanza perché hanno as­sunto il ruolo di «comunità
dell’interpretazione».
A que­sto si aggiunge la presenza
di immigrati, provenienti da contesti premoderni, porta­tori di forme
religiose e di for­me di vita dissonanti da quel­le prevalenti. Sono
eventi che stanno mo­dificando in
profondità la co­scienza pubblica
europea, descritta da Habermas
come post-secolare perché ha perso
la certezza che la religione scompaia dal mondo per ef­fetto della modernizzazione e che sia necessario
fare i con­ti di nuovo e seriamente
con essa a livello politico.
Piergiorgio Grassi, Dialoghi,
marzo 2010
Sergio Givone, filosofo: “Non il dio dei filosofi, ma il Dio dell’amore”
Dio e ragione, il monito di Pascal
Non il Dio dei filosofi,
sosteneva Pascal, ma
il Dio che è amore e
tenerezza è il vero Dio.
Da una parte, dunque,
la filosofia e la ragione,
dall’altra la fede. Mentre la fede
attinge alla verità di Dio per una
via tutta sua, misteriosa e luminosa
come la certezza del cuore, la ragione
ha ben poco da dirci in proposito,
brancola nel buio, tutt’al più insegue
un fantasma. Eppure, nel momento
stesso in cui opera un taglio tanto
netto, Pascal reimposta il problema
filosofico di Dio con una radicalità
ignorata dalla tradizione metafisica e
da Cartesio in particolare.
Problema che resta filosofico: si
tratta pur sempre di pensare Dio.
E di rispondere alla domanda: che
cosa intendiamo con questo nome
e con gli infiniti altri con cui lo
designiamo? Che cosa significa
questa figura, la più grande che si
possa pensare, e soprattutto quella
che può apparire per un verso
necessaria e per l’altro superflua?
In margine al dialogo fra credenti e
non che «Avvenire» sta sollecitando,
va detto che c’è oggi chi dice,
all’interno di una tradizione risalente
all’empirismo e all’illuminismo,
che di Dio possiamo benissimo
fare a meno, non solo perché la
scienza non ne ha bisogno, ma
prima ancora perché non sapremmo
come definire tale concetto. E c’è
anche chi risponde, appellandosi
invece a una tradizione di stampo
idealistico, che Dio altro non è che
il logos scientifico e cioè la sostanza
razionale di tutte le cose.
Queste due posizioni sono speculari. In fondo poggiano sullo stesso
presupposto: che Dio sia tutt’uno
con la ragione. Per cui è inevitabile
trarre la conseguenza che se Dio è
la ragione, Dio non è Dio. Con ciò,
evidentemente, il problema posto da
Pascal è aggirato ed eluso.
Chiede Pascal: come posso pensare Dio, fermo restando che Dio non
è cosa della ragione ma del cuore?
Pensare Dio significa interrogarsi
sulla sua verità, sul senso che ha
per me credere o non credere, sulle
conseguenze per la mia vita di una
decisione da prendere in assenza
di prove ma impegnativa come
nessun’altra. A sua volta che Dio sia
cosa del cuore e non della ragione
significa che non posso dedurlo
ma neppure escluderlo su basi
puramente razionali.
Pascal in altre parole ci invita
a prendere atto dei limiti della
filosofia. Tanto da affermare che
«la vera filosofia si fa beffe della
filosofia».
Sergio Givone, Avvenire, 18.02.2010
Le 10 scoperte più
importanti del 2009
Secondo la rivista Science sono le seguenti 10 le
scoperte scientifiche più significative del 2009.
La ricostruzione dello scheletro di Ardipithecus,
vecchio di 4,4 milioni di anni, e del suo ambiente.
I meccanismi delle pulsar: Il Gamma-Ray Space Telescope “Fermi” ha consentito di identificare
un nuovo tipo di pulsar e di chiarire i meccanismi
delle loro particolari emissioni nello spettro dei
raggi gamma.
L’altra faccia della rapamicina: nei topi di
esperimento la somministrazione di rapamicina
consente, influendo su una via metabolica chiave
che coinvolge le proteine mitocondriali, un allungamento dal 9 al 14 per cento delle loro vita. E’
la prima volta che si ottiene un risultato di questo
tipo in un mammifero.
Le proprietà del grafene: I rapidissimi progressi
nella determinazione delle proprietà del grafene
hanno permesso di dimostrarne l’elevata conducibilità, aprendo la strada a una loro applicazione
nel campo dell’elettronica.
I recettori dello stress vegetale: La determinazione della struttura di molecole chiave per la loro
capacità di sopravvivere agli stress ambientali
apre la strada alla progettazione di vegetali in grado di resistere in condizioni di siccità, consentendo la coltivazione di piante “da biocombustibile”
in terreni marginali.
Il primo laser a raggi X: La messa a punto presso lo SLAC dello LCLS (Linac Coherent Light
Source) consente di ottenere “istantanee” di reazioni chimiche mentre esse sono in corso e di eseguire
sofisticati esperimenti in numerosi campi di ricerca.
Il ritorno della terapia genica: L’identificazione
di nuove strategie per l’applicazione delle terapie
geniche ha consentito importanti passi in avanti
in vista di una terapia per l’adrenoleucodistrofia,
l’amaurosi congenita di Leber e la SCID.
La prima volta dei monopoli: In alcuni esperimenti condotti su cristalli di “spin ice” i ricercatori sono riusciti a osservare i monopoli magnetici,
particelle dotate di un unico polo magnetico, e a
indurli a fluire come una corrente.
L’acqua sulla Luna: In ottobre, i sensori del satellite LCROSS (Lunar Crater Observation and
Sensing Satellite) sono riusciti a rilevare la presenza di acqua e ghiaccio nel materiale sollevato
dall’impatto sulla superficie lunare.
La riparazione dello Hubble: In maggio una
missione spaziale è riuscita a riparare e migliorare
le capacità di osservazione dello Hubble Space
Telescope dando nuova vita al decano dei telescopi spaziali.
Science, dicembre 2009
Progetto culturale
Pag. 4
Settembre 2010
La Parrocchia/ 1 - di Don Primo Mazzolari
La parrocchia è al servizio dei poveri
La Parrocchia oggi
è in crisi: un fatto che
nessuno sinceramente
può negare o fingere di
non vedere.
Don Primo Mazzolari,
nel suo prezioso libretto
“LA PARROCCHIA”
(del 1957), nato dalla sua esperienza pastorale “sul campo” come parroco di Bozzolo, traccia una strada
pecisa per il suo rinnovamento.
Capitolo 1°
La parrocchia a servizio dei poveri.
Una parrocchia senza poveri cos’è
mai?
Una casa senza bambini, forse anche
più triste.
Purtroppo ci siamo così abituati a
case senza bambini e a chiese senza
poveri, che abbiamo l’impressione di
starci bene.
I bambini scomodano, i poveri
scomodano.
Questo però non dice niente, né
ha molta attinenza col tema della
parrocchia. È soltanto un piccolo
sfogo del cuore per farlo mansueto
e ragionevole in un argomento poco
mansueto e per niente ragionevole.
La parrocchia, che fu ed è, e non
può non essere, la cellula della
Chiesa, oggi è in crisi. Non si tratta
di pessimismo o d’un modo di dire,
e un fatto, che nessuno sinceramente
può negare o fingere di non vedere.
Si può mettere quanto si vuole
l’accento - giustissimo e consolante
- sulle riprese, sui congressi, sulle
rifioriture religiose, che da qualche
anno si verificano in molti paesi,
ma nessuno potrà negare che ciò è
ancora troppo poco, terribilmente
troppo poco.
La crisi della parrocchia è un fatto
avvertito anche in quelle zone ove la
tradizione è tuttora viva.
In quelle depresse, poi, che sono
moltissime, la parrocchia è poco
più d’una memoria, cui è legato un
breve ripetersi di riti occasionali,
senza o con scarsissima influenza
sull’educazione
e
l’elevazione
dell’animo e del costume, che
seguono
ormai
indicazioni
prettamente materialistiche, anche se
non portano l’etichetta marxista.
Nella festa patronale d’un paese,
nella sagra più o meno mondana
d’una città, fra una luminaria e una
fiera, fra gli uragani dei mortaretti
e gli inviti delle bancarelle,
un’aliquota sufficiente a riempire la
parrocchia durante la Messa cantata
forse si trova ancora. Ma in quale
proporzione rimane sempre tale
aliquota con la folla che sganascia,
canta, rumoreggia, s’annoia fuori?
La Chiesa soffre di tutto questo;
e il Papa, nella sua pastorale
sollecitudine, più volte si è soffermato
sull’ “urgentissimo” problema di
“rifare” la parrocchia, specialmente
quella rurale e quella operaia.
Più che di una riforma organizzativa,
e di “aggiornamenti”, che, almeno
sin qui, han dato assai scarso
risultato, la parrocchia ha bisogno di
una nuova interpretazione dei suoi
valori, della sua funzione e della sua
strutturazione.
La parrocchia, soprattutto, deve
tornare ad essere una casa comune,
lo strumento efficiente di una carità
senza limiti, come senza limiti sono
i bisogni dei parrocchiani, dei vicini,
che sono pochi, dei lontani, che sono
molti.
Lo studio della parrocchia non
può essere soltanto illustrativo
o encomiastico o passatista, con
rimpianti su quello che non è più, che
non può più tornare, che non è bene
che torni.
Ne facciamo, per amor di Dio, spreco
di poesia.
La parrocchia ha la sua poesia. Ma
per avvertirne e gustarne la bellezza
ci vuole l’anima d’un Péguy, vale
a dire un’incantevole semplicità di
fede e di sentimento. La maggior
parte dei parrocchiani non ci arriva,
né vi possono essere portati con
rievocazioni di dubbio lirismo.
Il bello non è sempre a portata di
mano; né l’animo sempre trasparente
e lucido.
Inoltre, nella parrocchia - quella
vera, ben diversa da quella dei libri
e dei convegni - non tutto è bello.
Vi sono cose viste, udite, patite,
che colpiscono dolorosamente, e
disamorano anche i parrocchiani
meglio temprati: arresti, crisi,
decadenze, che non possono essere
vinte né da intelligenti rievocazioni,
né da sforzi di “aggiornamento”, né
da una fede ordinaria.
Fino a quando non avremo il
coraggio di parlare e di sopportare
così il discorso della parrocchia,
senza vederci un’irriverenza alla
tradizione e all’ordine stabilito, o
un gesto d’insubordinazione verso
i superiori, non risolveremo la crisi
della parrocchia.
La parrocchia è una meravigliosa e
insostituibile istituzione, ma chiede
di essere “rifatta” su misura delle
nuove, urgenti necessità.
Primo Mazzolari, La parrocchia,.
EDB (1, continua)
E. Bianchi: “Anche il mio nemico può essere il mio maestro”
Due paradigmi per cominciare: memoria e alterità. Cosa significano
insieme nella sua visione
del mondo e della storia?
«La memoria del nostro passato e
delle tradizioni culturali e religiose
che ci hanno plasmato è anche
richiamo all’apporto fornito dagli
“altri” che, a loro e nostra insaputa
o meno, hanno finito per forgiare
un’identità nuova, la nostra di oggi.
E questa, o permane dinamica, aperta
all’alterità, oppure si fossilizza».
Indica l’ascolto come scelta
fondante di ogni incontro. Ma
come riuscire a far prevalere
questo modello educativo ed etico?
«Ad ascoltare si impara ascoltando,
cioè lasciando spazio in noi alle
parole e al pensiero dell’altro.
Certo, in una società in cui si
sentono tante parole e rumori e
non ci si ascolta quando si parla o
si discute, questa è un’educazione
contro corrente, ma resta premessa
indispensabile a ogni tipo di dialogo.
Come posso interloquire se non sento
quello che l’altro mi dice? Senza
dimenticare che ascoltare, udire, ha la
stessa radice etimologica di ubbidire:
ascolto è anche obbedienza al fatto
che l’altro è là e mi interpella».
Quando parla del dialogo lei
afferma che il fine non è il consenso...
Un’idea di comunicazione differente
da quella cui siamo abituati, se
pensiamo soprattutto al confronto
politico. Quali elementi sono
necessari per dialogare veramente?
«Innanzitutto la consapevolezza
di essere parte di un’unica umanità,
la solidarietà tra esseri umani, la
convinzione che perfino il mio
nemico può essere il mio migliore
maestro, in quanto nel dialogo, anche
acceso, mi obbliga a far emergere il
meglio di me stesso per sostenere il
mio punto di vista e la rettitudine del
mio pensare e agire. Da un dialogo
autentico non si esce con il trionfo
di un pensiero unico, ma con una
riflessione più articolata, cosciente
dei propri limiti e della propria
fondatezza. E anche, con il rispetto
delle idee dell’altro».
T.Fabiani, L’Unità, 23 maggio 2010
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I nuovi preti
Il prete di celluloide
La figura del prete nel cinema di oggi
di Dario Edoardo Viganò
Nella difficile cornice entro la quale le società
contemporanee interpretano mode, creando e disfacendo cliché di riferimento, il cinema può offrire sguardi di ri-significazione sulla figura del
prete, contribuendo a ricollocare la sua immagine nell’immaginario sociale e all’interno delle singole società, con i loro punti di appoggio
culturali e le diverse modalità di comunicazione. Per queste ragioni, e molte altre, il volume
dedicato al “prete di celluloide” può diventare
uno strumento di interpretazione culturale e di
approfondimento cinematografico inconsueto,
curioso e utile. Ci sono tanti preti che hanno
“bucato” lo schermo nella storia del cinema, alcuni rimasti nella memoria e nel cuore.
Quale tipologia di sacerdote viene maggiormente presa in considerazione nel cinema di
questi recenti anni?
La storia del cinema ci ha raccontato molte volte e in molti modi la vita di un prete. Se
guardiamo al cinema italiano, ci ha raccontato
dei momenti particolari della vicenda di un sacerdote e penso anzitutto al momento in cui il
prete è l’uomo della Parola, al momento in cui
il prete predica dal pulpito: dei preti a volte noiosi, a volte impacciati, ma altre volte dei preti
che con passione vogliono intercettare la vita
concreta delle persone e, tra questi, ad esempio
come non ricordare il prete del film “Casomai”
di Alessandro D’Alatri. In altri momenti il
grande schermo ci ha raccontato il prete come
testimone del proprio tempo, come quel baluardo che sul territorio rimane ancora di salvezza,
sguardo per un futuro pieno di speranza. Pensiamo, ad esempio, al film “Alla luce del sole”
di Roberto Faenza, in cui questo prete - senza
grandi pretese, ma semplicemente e paradossalmente con l’unica forza della Parola di Dio
nel cuore e sulle labbra - ha saputo avviare la
rivoluzione che è la rivoluzione per la legalità.
D. - Quale, secondo lei, l’autore che maggiormente è riuscito ad interpretare sullo schermo
la bellezza e le difficoltà della vita sacerdotale?
R. - Credo che proprio il film “Il diario di un
curato di campagna” sia uno dei tratti meravigliosi e non perché è un dipinto irenico ed
ingenuo della vita di un Paese, anzi tutt’altro,
ci permette di conoscere le vicende di difficoltà, di solitudine. C’è, ad esempio - e per citare
soltanto un elemento - il fatto che è malato di
cancro e che si può cibare solo di vino e pane e
questo dice appunto la configurazione del prete
a Cristo. Questo mi sembra veramente un grande capolavoro della storia del cinema.
Dario Edoardo Viganò, Il prete di celluloide Nove sguardi d’autore, Cittadella, 2010
Focus
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F.Mazzei-V.Volpi: “La rivincita della «mano visibile»”
Il profondo
mutamento
di
questi ultimi anni
nella
concezione
del
capitalismo
è
certamente
dovuto al ripetersi
di recessioni e crisi, l’ultima
delle quali, a partire dal 2007,
andrebbe collocata in una fase
cruciale di transizione di un
processo pendolare che, in meno
di cent’anni, ha visto per ben tre
volte capovolto il rapporto tra
“mano invisibile” del Mercato e
“mano visibile” dello Stato.
L’ultima è una crisi sistemica,
che si inquadra, tra l’altro, in una
fase di trasformazione epocale
del sistema internazionale, con la
fine del predominio occidentale.
Il perno dell’economia mondiale,
infatti, si è da tempo spostato
in Estremo Oriente, nell’Asia
confuciana (Giappone, Cina e
Corea in primis).
Proprio da una lettura non
convenzionale dell’evoluzione
del rapporto tra Stato e mercato
in quest’area culturale e
geoeconomica, con l’emergere
e l’affermarsi di uno “Stato
sviluppista”, si possono trarre
elementi conoscitivi e spunti di
riflessione sul mutamento del
modello di sviluppo occidentale,
uscendo dalle secche, in cui si è
regolarmente caduti, nel passato
e nel presente, di un rapporto
meramente oppositivo tra Stato
e Mercato. [...]
È noto che nel mondo
confuciano
alla
logica
occidentale dell’«o...o» («essere
o non essere», tertium non
datur) si preferisce quella più
accomodante dell’«e...e» (Stato e
Mercato). Per gli estremorientali
il dilemma amletico non è poi un
così grande problema, proprio
perchè nel mondo sinico al posto
del dilemma può funzionare un
«tetralemma».
F. Mazzei e V. Volpi, La rivincita
della mano visibile. Il modello
economico asiatico e l’Occidente,
UBE, 2010
E. Galli della Loggia: “Le spalle al cristianesimo”
Dall’India alle Filippine, dall’Iraq al
Pakistan, si susseguono gli assassinii
di sacerdoti e di fedeli cristiani: perlopiù cattolici anche
se numerosi sono pure i protestanti.
Di fronte a queste uccisioni l’opinione pubblica occidentale ha una
reazione ormai scontata: gira la testa dall’altra parte. (…)
La reazione quasi inesistente
dell’opinione pubblica alle notizie
di uccisioni di cristiani non è niente altro che il frutto di fenomeni
profondi da lungo tempo all’opera
nelle nostre società, l’effetto di lenti
smottamenti ideologici che ne stanno cambiando il profilo ultramille-
nario.
Sotto i nostri occhi si sta consumando una gigantesca frattura storica: non vogliamo essere, non ci
sentiamo più delle società cristiane.
Non vogliono più esserlo non le
grandi maggioranze, ma soprattutto
le élite intellettuali. La critica della religione, infatti, è rimasta, alla
fine, il solo e vero denominatore
comune sopravvissuto alle infinite
vicissitudini della cultura moderna.
Dell’illuminismo, del marxismo,
del darwinismo, del freudismo e
di ogni altro «ismo» tutti gli snodi e gli assunti sono stati di volta
in volta smentiti, contraddetti e
abbandonati. Una sola cosa però,
comune ad ognuno di essi, è restata
come acquisto generale: l’idea che
la religione, e quindi innanzitutto il
cristianesimo, rappresenta la prima
«alienazione» dell’umanità premoderna, di cui i tempi nuovi esigono
che ci si sbarazzi.
È così accaduto che nelle società
occidentali — lo dico con sbigottimento di non credente — la religione sia diventata intellettualmente
impresentabile, e dunque sempre
meno rappresentata culturalmente.
E che anche perciò nelle nostre società (tranne forse gli Stati Uniti) il
cristianesimo, di fatto, non strutturi più alcun senso di appartenenza
realmente collettiva. Che esso sia,
debba obbligatoriamente essere, invece, un fatto solo privato.
Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 3.11.2008
Settembre 2010
Decaloghi moderni
Il Decalogo della comunicazione
di Bruno Ferrero
1. Senza comunicazione la famiglia muore.
Quando non ci si parla più, si finisce per non
avere più nulla da dirsi. Quando smettiamo di
guardarci, finiamo per non vederci più.
2. La comunicazione permette di conservare
uno degli elementi più importanti della vita
famigliare l’ammirazione e la stima per l’altro.
3. La comunicazione è un piacere. Essa apporta momenti deliziosi di cui la coppia e la
famiglia avrebbero proprio torto a privarsi.
4. Ma nello stesso tempo, è necessario constatare che dobbiamo tutti imparare a comunicare
e questo apprendimento richiede uno sforzo.
5.
Per comunicare bisogna prendersi il
tempo necessario. Fare attenzione agli ostacoli
esterni: fatica, stress, televisione…
6. E’ importante sviluppare le qualità indispensabili per comunicare: la coerenza, l’umiltà, la
semplicità, necessarie per concedere agli altri
il diritto di pensare, di sentire le cose liberamente.
7. Ricordarsi che la comunicazione ha due
chiavi: l’ascolto e la parola. Per comunicare
occorrono un buon emittente e un buon ricevente. Il ricevente sa ascoltare, l’emittente sa
parlare.
8. Comunicare è imparare a decodificare.
Quando una persona dice: “Per favore, ascoltami!”, che cosa dice se non: “Comprendimi!”.
9. Comunicare è anche dimostrare di aver
capito. Ascoltare non vuol dire tacere. Come è
difficile parlare quando non c’è risposta!
10. La vera comunicazione è “mettere in comune” il meglio di sé. Per i cristiani è molto di più:
è diventare specchio della comunicazione perfetta, totale, ineffabile della Santissima Trinità.
A. Vaccaro: “Nuove frontiere della medicina e delle superscienze. L’immortalità terrena”
L’intreccio possibile fra
spiritualità e tecnologia,
da Teilhard de Chardin a
Philip Dick, ha affascinato
teologi e scrittori e in tempi
recenti anche gli scienziati.
Fra cui i cosiddetti teorici
delle «filosfie dell’immortalità», una corrente di pensiero incentrata sulle grandi
scoperte della GNR Revolution (la combinazione di Genetica, Nanotecnologia e Robotica), che promette risultati fino a pochi
anni fa impensabili, ma che rischia di invadere la sfera fisica e spirituale dell’uomo.
Andrea Vaccaro, giova­ne studioso manda in libreria per i tipi delle Ed. Dehoniane
di Bologna il volu­me L’ultimo esorcismo.
Filosofie dell’immortalità terrena (pp. 158,
euro 14,60), in cui disegna un futuro un po’
inquietante ma su cui cerca di compiere
un’analisi serena e non demonizzante. Una
vera sfi­da per la teologia di oggi.
Che cosa si intende per filosofie dell’immortalità terrena?
«La filosofia dell’immortalità terrena è
lo stile di pensiero e di vita di coloro che
credono che, nell’arco di venti anni, il progresso scientifico e tecnologico condurrà a
vincere le cause di ogni malattia e dell’invecchiamento, in modo tale da permettere
all’uomo di restare in vita a oltranza, peraltro in uno stato di salute e giovinezza.
Ho sperimentato, per primo su me stesso,
che in prima audizione un tale messaggio
è quasi repellente e il mittente è liquidato
come uno squilibrato o uno a cui piace
scherzare. A guardare, però, le menti eccellenti che ci sono dietro, il movimento mondiale di ricerca, il tasso quotidiano delle
scoperte rilevanti, la prospettiva comincia
lievemente a mutare. Senza considerare gli
enormi finanziamenti che vi sono convogliati, perché la vita, oltre a essere un valore
sacro, è anche un ‘prodotto’ che si vende
bene. Su queste basi, i filosofi dell’immortalità terrena credono che saremo noi la
prossima generazione. Che questo diventi
davvero realtà,
poi, paradossalmente
è
irrilevante dal
punto di vista filosofico,
perché ciò che
conta è che
l’idea sia già
qui tra noi. Dio non era morto realmente
quando lo Zarathustra di Nietzsche ne proclamava l’epitaffio, eppure il nichilismo ha
permeato di sé un intero secolo». [...]
Lei accenna a un saccheggio della visione cri­stiana del paradiso o comunque
delle metafore religiose: in che senso?
«Quello che promettono i filosofi
dell’immortalità terrena ricalca in maniera
sorprendente ciò che i Pa­dri della Chiesa
descrivevano come lo stato dei beati in paradiso: bel­lezza senza difetto, forza senza
in­fermità, salute senza malattia, gio­vinezza
senza vecchiaia e, soprat­tutto, vita senza
morte. Quello che rende interessante e distingue que­sta filosofia rispetto agli approcci illuministici e positivistici è però, nella
maggioranza dei casi, un atteggia­mento
di non contrapposizione verso la religione.
Essi usano spes­sissimo i termini ‘trascendenza’ e ‘spiritualità’ e, i più accorti, leggo­
no questo percorso dell’umanità verso
l’infinito come un processo di conoscenza
e trasformazione in cui sono immersi, piuttosto che co­me un’autonoma e presuntuosa
deliberazione dell’essere umano».
Tecnognosi e tecnopaganesimo, tendenze cui lei accenna, possono essere
considerati alternativi a u­na concezione
cristiana dell’esi­stemza?
«Ecco, credo che sia centrale per il nostro
discorso il ruolo della spiri­tualità in questa
filosofia. Come detto, i filosofi dell’immortalità ter­rena affrontano ripetutamente la
questione della spiritualità, e non potrebbe
essere altrimenti dato che essi vedono bit o
pattern infor­mazionali laddove i materialisti ve­devano solo atomi. Avv 2.5.2009
Documenti
Pag. 6
Settembre 2010
La rete ecumenica per l’acqua per un impegno delle chiese cristiane per le risorse idriche
L’acqua, un dono fondamentale di Dio per tutti gli esseri viventi
Anche le Chiese cristiane, dopo i movimenti ecologisti, si mobilitano per la difesa dell’ambiente e del Creato
La rete ecumenica per l’acqua (Ecumenical Water Network - EWN) è una rete
internazionale di chiese e di organizzazioni
cristiane, il cui Segretariato si trova presso
il Consiglio ecumenico delle Chiese a
Ginevra. Il suo scopo è di promuovere la
conservazione, la gestione responsabile
e l’equa distribuzione dell’acqua per
tutti, basandosi sulla consapevolezza
che l’acqua è un dono di Dio e un diritto
umano fondamentale. Il suo scopo, oltre
che rendere testimonianza e aumentare la
consapevolezza, è di favorire uno scambio
di informazioni sulla crisi idrica globale.
Pubblichiamo un estratto del suo documento
fondativo “La rete ecumenica per l’acqua”.
La scarsità d’acqua fa parte dei pressanti
problemi ambientali del mondo d’oggi.
Un gran numero di persone non hanno
accesso all’acqua e mancano di servizi
igienico-sanitari adeguati. Crediamo che
l’acqua deve essere conservata e condivisa
per il bene di tutte le creature nel senso
più ampio. È quindi giusto parlare e agire
quando l’acqua che dà la vita è sotto
minaccia in modo pervasivo e sistematico.
Quali sono le ragioni della crisi?
Molti fattori sono responsabili. Per
citarne alcuni: un aumentato uso agricolo
e industriale non sostenibile di acqua, la
deforestazione e il degrado del territorio,
che modificano profondamente il
ciclo dell’acqua, il sovra-consumo e i
rifiuti, l’inquinamento e la crescita della
popolazione. Ma la crisi è aggravata
dal sistema economico dominante. Il
controllo pubblico e della comunità
sull’approvvigionamento dell’acqua è
drasticamente diminuito negli ultimi
decenni. Sempre di più l’acqua è trattata
come un oggetto commerciale, soggetto alle
condizioni di mercato. Molti casi possono
essere citati in cui la privatizzazione
delle risorse idriche ha privato i poveri
dell’accesso all’acqua.
Le chiese coinvolte nel dibattito e
nell’azione sui temi dell’acqua sono
guidate dalle seguenti convinzioni. L’acqua
è essenziale per tutte le forme di vita sul
pianeta: piante, animali ed esseri umani.
L’acqua è un dono fondamentale di Dio
per tutti gli esseri viventi. Le risorse idriche
devono quindi essere protette per l’intera
creazione. Gli esseri umani sono parte della
creazione. La società umana può esistere
solo all’interno del biosistema, la sua
sopravvivenza dipende dalla sopravvivenza
del tutto. La cura per l’insieme della
creazione deve essere la base per l’impegno
e l’azione delle chiese. Per quanto riguarda
la società umana, il nostro punto di partenza
è che l’accesso all’acqua è un diritto umano
fondamentale. Si tratta di una questione di
giustizia e di sostenibilità sociale e politica
in ogni società, che deve essere ordinata in
modo tale che tutti possano beneficiare del
dono dell’acqua.
Questo richiede:
• di stabilire il diritto all’acqua per tutti gli
uomini in maniera vincolante,
• di garantire il diritto all’acqua alle
generazioni future,
• di proteggere i diritti sulle acque locali
e nazionali dei popoli indigeni nel diritto
internazionale,
• di garantire i diritti delle donne relativi
all’acqua come diritti umani.
L’uso sostenibile e la gestione umana delle
risorse naturali come foreste, zone umide,
prati e territori agricoli è della massima
importanza per la disponibilità a lungo
termine dell’acqua. Necessaria per le
forme di vita, l’acqua deve essere trattata in
modo attento e sostenibile. L’acqua dolce è
scarsa. Solo 0.008% dell’acqua del pianeta
è disponibile per il consumo. L’acqua non
deve essere utilizzata sconsideratamente o
inquinata. L’acqua deve essere utilizzata in
modo efficiente: ad uso agricolo, industriale
e domestico. Dobbiamo gestire le nostre
risorse idriche, mantenendo lo sviluppo
economico e ambientale in equilibrio,
imparando dai buoni esempi nel mondo,
e adattandoli alle nostre condizioni locali.
Questo richiede:
• di proteggere le risorse idriche e i bacini
idrografici,
• di monitorare attentamente i sistemi di
approvvigionamento idrico,
• di ricircolare l’acqua,
• di sostenere le comunità locali nei loro
sforzi per un uso responsabile dell’acqua.
La protezione e il controllo delle risorse
idriche è una responsabilità pubblica
centrale. L’acqua è una condizione di
vita, l’approvvigionamento di acqua
deve essere gestita attraverso strutture
che rappresentano tutti i settori della
popolazione. Le chiese richiederanno
piani e misure globali per proteggere la
disponibilità di acqua. Il ruolo fondamentale dell’acqua per la vita, la sopravvivenza e la salute umana deve essere
riconosciuto dalle costituzioni nazionali.
Gli Stati hanno la responsabilità di creare
nel loro territorio le condizioni migliori
possibili per assicurare l’acqua a tutti.
Tale responsabilità comprende la protezione delle falde acquifere, misure contro
l’inquinamento e la salinizzazione, il rimboschimento, ecc. Le autorità pubbliche
sono responsabili della fornitura ade-guata
e la distribuzione equa dell’acqua.
Ciò richiede di:
• dichiarare, compito fondamentale dei governi, la garanzia del diritto all’acqua e
rendere gli Statinazione e le loro autorità
responsabili del rispetto, della tutela e della
realizzazione in corso ottimale del diritto
all’acqua. L’acqua non deve essere trattata
come un bene commerciale o una mercé di
CENTROCASA
• proteggere i diritti locali e nazionali
scambio.
L’acqua è un bene essenziale per la sull’acqua dei popoli indigeni sotto il diritto
vita, non dovrebbe essere soggetta alle nazionale e internazionale.
La questione dell’acqua trascende in molti
regole del profitto. Deve essere garantito
un sistema di prezzi abbordabili sotto modi i confini nazionali. Le soluzioni possono
la responsabilità pubblica. I costi per i essere trovate solo attraverso la solidarietà
consumatori devono essere reindirizzati internazionale. Dal momento che la politica
a vantaggio della comunità, piuttosto che delle acque trascende i confini regionali e
per il profitto privato. L’acqua è un bene nazionali, le nazioni hanno bisogno di quadri
sempre più scarso, deve essere usato con giuridici e accordi regionali e internazionali per
parsimonia. L’acqua deve essere posta sotto garantire un’azione concertata a livello comune.
la responsabilità pubblica per garantirne Le chiese devono promuovere la comprensione
l’accesso a tutti, anche ai settori poveri reciproca e l’azione comune da parte della
comunità delle nazioni. Quando l’acqua
della società senza potere d’acquisto.
scarseggia, può facilmente diventare una fonte
Ciò richiede di:
• tutelare l’acqua come un bene pubblico ap- di conflitto. Conservare le risorse idriche è
partenente all’umanità e a tutte le forme vita,
essenziale per la prevenzione dei conflitti.
• evitare che l’acqua venga mercificata e EWN su www.oikoumene.org/en/activities/ewn-home.html
degradata ad un bene
commerciabile,
• garantire che il diritto
umano all’acqua prevalga sulle politiche com- Criteri per registrarsi come ‘chiesa verde’
(iniziativa nata in Danimarca)
merciali internazionali;
in particolare, l’acqua (sipuòconsideraretalechiaderisceadalmeno12delle34proposte)
deve essere esclusa da Culti
tutti gli scambi bilaterali – preparare un culto all’anno sul tempo del creato
e multilaterali e accordi – tenere almeno un culto all’aria aperta
di investimento a tutti – focalizzare un culto all’anno sulla giustizia ambientale
i livelli. La pubblica – unire gli aspetti dell’ambiente e della giustizia in un culto
a m m i n i s t r a z i o n e – fare una colletta per progetti ambientali nel Sud del mondo
Informazione, educazione e diaconia
dell’acqua deve essere – predisporre un piano d’azione per il lavoro rispetto alla
trasparente, aperta cioè ‘chiesa verde’
al controllo del popolo. – includere nell’attività educativa gli aspetti dell’ambiente e della giustizia
– inserire questi temi nel materiale di presentazione della chiesa
Ciò richiede di:
• fornire a tutte le persone, – organizzare una serata tematica
a livello internazionale e – partecipare a progetti e organizzare bazars a favore del
nazionale, con un rimedio Sud del mondo
Acquisti della chiesa
giurisdizionale effettivo, – cercare di limitare l’estensione degli acquisti per la chiesa
la richiesta di adempi- – non disfarsi indiscriminatamente di vecchi oggetti
mento del diritto all’acqua. – usare prodotti del commercio equo e solidale
La responsabilità per la – acquistare cibo locale e biologico
gestione e la distribu- – usare detersivi ecologici
zione di acqua dovrebbe – usare pile ricaricabili
essere messa nelle mani, – acquistare beni con la certificazione ambientale ove possibile
Uso dell’energia
nel maggior grado possi- – monitorare i consumi energetici
bile, delle comunità di – dare priorità negli acquisti ai macchinari a risparmio energetico
base che dipendono da – usare lampadine a basso consumo
questa. Il principio di – ridurre la temperatura negli ambienti non in uso
sussidiarietà è essenziale – spegnere la luce nelle stanze non in uso
per il mantenimento e – sostituire ove possibile energia fossili con energie rinnovabili
la tutela delle risorse – spegnere i computer e altri strumenti quando non si usano
– usare sistemi automatici di risparmio ove possibile
idriche. Le Chiese e – limitare l’uso dell’acqua
le agenzie di chiesa, – piantare alberi
quindi, costantemente Trasporti
sosterranno e incorag- – predisporre rastrelliere per le biciclette, acquistarle per i
geranno il controllo delle funzionari e incoraggiarne l’uso
risorse idriche da parte – incoraggiare il car pooling per andare in chiesa
– preferire il treno all’aereo
delle comunità locali.
Rifiuti
Ciò richiede di:
• garantire che le persone – abolire l’usa e getta per le agapi
– usare carta riciclata
abbiano il diritto demo- – stampare la carta da ambo i lati
cratico per determinare e – dividere i rifiuti già in diversi contenitori nei locali ecclesiastici
decidere le strategie locali Da http://th-th.facebook.com/topic.php?uid=52734761399&topic=21039
e nazionali sull’acqua,
La Chiesa verde
Orizzonti aperti
Pag. 7
Al cuore della fede - 6
Secondo la Caritas in veritate di Benedetto XVI
La carità è amore ricevuto e donato
La carità è amore ricevuto e donato. Essa è « grazia » (cháris). La
sua scaturigine è l’amore sorgivo
del Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. È amore che dal Figlio
discende su di noi. È amore creatore, per cui noi siamo; è amore
redentore, per cui siamo ricreati.
Amore rivelato e realizzato da Cristo (cfr Gv 13,1) e « riversato nei
nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo » (Rm 5,5). Destinatari
dell’amore di Dio, gli uomini sono
costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti
della grazia, per effondere la carità
di Dio e per tessere reti di carità.
A questa dinamica di carità ricevuta e donata risponde la
dottrina sociale della Chiesa.
Essa è « caritas in veritate in re
sociali »: annuncio della verità
dell’amore di Cristo nella società.
Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende
sempre nuove della storia. È, a un
tempo, verità della fede e della ragione, nella distinzione e insieme
nella sinergia dei due ambiti cognitivi. Lo sviluppo, il benessere
sociale, un’adeguata soluzione
dei gravi problemi socio-economici che affliggono l’umanità,
hanno bisogno di questa verità
Bianco/Nero
Comportarsi onestamente è
il vero omaggio a Dio
Cristianesimo ed Ebraismo
Ebraismo e cristianesimo sono nati
entrambi
dall’intuizione
(i
credenti
dicono «rivelazione») avuta più di
tremila anni fa da Mosè sul Sinai.
Nel cuore delle due religioni risiede il
doppio comandamento di amare Dio e
di amare il prossimo da cui sia ebrei che
cristiani fanno scaturire la preoccupazione
per l’etica, la bontà, la giustizia e la libertà.
Certo, le parole usate non sono sempre le
stesse. Il cristianesimo tende ad unificare i
due comandamenti, l’ebraismo preferisce
osservarli distintamente. Ciascuna delle due
religioni interpreta a suo modo la presenza
di Dio nel mondo. Per l’ebraismo Dio si
“contrae” nella Legge. Per i cristiani Dio si
«contrae» nell’uomo, prendendo un corpo.
Da entrambe queste visioni scaturisce una
serie complessa di situazioni che spinge gli
ebrei ad un confronto continuo con il testo
della Torah, e obbliga i cristiani a misurarsi
con una presenza di Cristo che li impegna
a ripensare continuamente la natura di Dio.
Alla fin fine, però, le due religioni monoteiste
ritornano su un’unica affermazione: esiste
«l’altro». Dio e il prossimo, Dio o il prossimo:
questo è «l’altro». Da Mosè, ebrei e cristiani
hanno appreso la preminenza del codice
morale sulla fastosità e il chiasso rituale.
Comportarsi onestamente, rispettando gli
altri, è l’unico vero modo di rendere a Dio un
omaggio degno di Lui.
Settembre 2010
NOTE DI LETTURA
Il pane di ieri
di Andrea Balbo
Enzo Bianchi (1943), priore della
comunità monastica di Bose, è una
delle figure maggiormente conosciute della spiritualità cristiana odierna
in Italia. Questo suo piccolo volume,
pubblicato da Einaudi, non è un trattato teologico né un’esegesi biblica,
ma un gradevolissimo percorso condotto sul filo della memoria dallo
stesso autore, che rilegge la propria
esistenza di abitante del Monferrato.
Cresciuto nel dopoguerra, in un’epoca in cui la popolazione era ancora
molto povera, Bianchi non indulge a
nostalgie d’antan, ma osserva come,
Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 5
nella sua gioventù, si potesse godere
di molti benefici: il tempo, una vita
non isolata, ma ritmata dai riti della
Che cosa signi- Domande alla fede cattolica che fa diventare
veglia e della vendemmia, un pranzo
a cura di www.sancarlo.pcn.net
fica: Dio ci ha
l’uomo il corriconsumato insieme come momento
creati a sua immagine?
spondente creato di Dio.
culturale e di comunione e non solDire che Dio ci ha creati a sua
La dignità dell’uomo non è qualcosa
tanto come “acquisizione di carbuimmagine, significa che: Egli ha che si impone ai nostri occhi, non
rante” per il sostentamento. Certo,
voluto che ciascuno di noi manifesti è misurabile né qualificabile, essa
la vita contadina era dura e, lungi da
un aspetto del suo splendore infinito; sfugge ai parametri della ragione
facili entusiasmi per un inesistente
Egli ha un progetto su ciascuno di noi; scientifica o tecnica; ma la nostra
ciascuno di noi è destinato a entrare, civiltà, il nostro umanesimo, non
“stato di natura”, era anche gretta, a
per un itinerario che gli è proprio, hanno fatto progressi se non nella
volte cattiva, sovente ingiusta e crunell’eternità beata. Immagine di Dio misura in cui questa dignità è stata
dele. Eppure, in questo contesto non
la creatura è quindi proprio per il fatto più universalmente e più pienamente
veniva mai meno l’umanità profonda
che partecipa dell’immortalità, non riconosciuta a sempre più persone”
che portava ad accogliere i viandanper sua natura, ma come dono del (Card. Joseph Ratzinger, Discorso al
ti e lasciare sempre - come faceva la
Creatore.
Pontificio Consiglio per la Pastorale
Filippo Di Giacomo, l’Unità del 7 aprile 2010
madre dell’autore - il tavolo appaL’orientamento alla vita eterna è ciò della Salute, 28 novembre 1996).
recchiato con pane, vino, olio e sale,
perché fossero di “lezione e consolazione”. Il libro di Bianchi è un utiLa Basilica del Rosario di Pompei nasce apparentemente senza valore artistico, fre le opere a Pio X; processione
le ed efficace richiamo a far le cose
dal’avventura spirituale di Bartolo Lon- acquistata da un rigattiere e giunta a nel 50° dell’arrivo dell’immagicon calma, a riscoprire la dimensione
ne. Nelle cappelle, i misteri del
go, nato nel 1841 a Latiano in provincia Pompei su un carro di letame.
spirituale dei gesti quotidiani, che
Ma nel febbraio-marzo 1876 si ottengo- rosario ed altri soggetti, ad es.
di Brindisi e laureato in giurisprudenza
svelano insospettate prospettive
a Napoli nei primi anni dell’Italia unita. no guarigioni scientificamente inspiega- il transito di S. Giuseppe e S.
quando sono compiuti con rispetto
Nell’ambiente universitario, permeato di bili pregando davanti a quest’immagine, Michele Arcangelo.
e riflessione. Il priore di Bose fa i
positivismo e di anticlericalismo, il Lon- che diventa pertanto meta di devozione. Sull’altare maggiore, il famoconti con se stesso e ci insegna a
go si allontana dalla fede e approda allo Negli anni seguenti sorge la Basilica e so quadro, a suo tempo recomprendere la profonda analogia
spiritismo, che si propone come religione accanto istituti sociali ed educativi, tra staurato ed ora attribuito alla
fra il pane e la fede, in cui il pane
alternativa al cattolicesimo. In profonda cui, contro la scienza del tempo che ten- scuola di Luca Giordano: la
diventa il “simbolo di condivicrisi, cerca un contatto con la realtà che deva a ravvisare una propensione eredi- Madonna col Bambino e i
sione” se consumato insieme e
ha abbandonato e lo trova presso i Padri taria al crimine (Lombroso), quello per i santi Domenico e Cateriamato e compreso. Sotteso al
di S. Domenico Maggiore e i circoli spi- figli dei carcerati. Non a caso le nicchie na da Siena, che ricevono
dipanarsi del volume è il rirituali che fioriscono nella chiesa napo- dell’atrio ospitano le statue di testimoni la corona del rosario, i cui
chiamo a quell’etica condivisa
letana: convertito, inizia una vita di laico della carità che furono in relazione col misteri sono richiamati da
che, secondo Bianchi, doimpegnato che si concluderà nel 1926, Longo: Leonardo Murialdo, Francesca quindici tondi ai lati e sopra
vrebbe cercare di ricomanno della morte, e sarà riconosciuta con Cabrini, Luigi Guanella, Ludovico da l’immagine. In controfacciaporre le fratture tra crita, lo splendido organo
Casoria.
la beatificazione nel 1980.
stiani e non credenti, nella
La Basilica, centro della nuova Pompei, voluto dal Longo e alAmministratore della contessa Marianmemoria delle parole paona Farnarano ved. De Fusco, ne visita i presenta una facciata neoclassica a due lestito in soli novanta
line secondo le quali “non
terreni siti nella valle di Pompei, presso ordini, ionico l’inferiore, corinzio il su- giorni nel 1890.
di tutti è la fede”: rispetto
Nella volta della nala zona degli scavi, e vi scopre la miseria periore, che inquadra la loggia delle beper le diverse posizioni,
materiale e spirituale degli abitanti, alla nedizioni, impreziosita da due colonnine vata, Maria, al culmine
dialogo continuo, comdi granito rosso; sopra, la scritta PAX e la di figure bibliche e anquale cerca di porre rimedio.
Campanile
Santuario
Pompei
prensione dell’importanza
Nel 1875 vi fa predicare una missio- statua della Madonna del Rosario. A si- geliche, viene coronata
del
vivere democratico, tolne popolare, a conclusione della quale nistra, staccato, l’alto campanile a cinque regina, assunta a parteleranza
ed
ecumenismo
sono alcune
fa arrivare da Napoli un’immagine della ordini che svetta sulla pianura circostan- cipare la gloria di Dio Uno e Trino. Tra
parole
chiave
di
un
monaco
che, nei
le figure veterotestamentarie si notano
Madonna del Rosario: una povera tela, te, dedicato al Sacro Cuore.
L’interno maestoso ospita folle di Mosè col volto raggiante, Davide con suoi volumi più impegnativi, ha sapellegrini e un’intensa vita liturgica. l’arpa e profeti, a significare il cammino puto restituire il gusto di approfondiNella cupola, a due gironi, è affre- verso quel mistero di comunione fra Dio re le Scritture in lingua originale, e in
scato il paradiso; in direzione delle e gli uomini che si realizza in Cristo e as- questo piccolo libro ci regala un ascrociere, quattro medaglioni: Leone socia la creatura – Maria e tutti i credenti saggio di come centellinare il gusto
XIII emana un’enciclica sul rosa- – alla vita del Creatore.
di una vita autenticamente cristiana.
Franco Betteto
rio; B. Longo offre il modello della
Andrea Balbo
chiesa a Leone XIII; lo stesso of-
Il santuario di Pompei
Cronaca bianca
Pag. 8
Settembre 2010
La denuncia dell’economista Luca Ricolfi
Africa
Cose dell’altro mondo
In “missione speciale”
Oggi ero in “missione speciale”
a Marsabit. Ho accompagnato un
papà con il suo bimbo Down dalle
suore di Madre Teresa. Ha 7 anni,
ma ne dimostra non più di due. E’
nato di sette mesi, ma non è stato
messo nell’incubatrice, per paura e
ignoranza. E’ indietro nello sviluppo,
ma è carino… Sta in piedi, ma non
cammina, si limita a gattonare.
Riconosce il papà e i suoi fratelli,
batte le mani, ride, scappa lontano
dal fuoco, afferra bene la tazza per
bere. La mamma è morta due mesi
fa, incinta vicino al parto. Lui è il
penultimo, e ne ha altri quattro (due
fratelli e due sorelle) prima di lui. Il
padre gli vuole un gran bene, ma ha
chiesto aiuto… sperava che le suore
potessero prenderlo, magari per un
periodo di tempo. Ma lì a Marsabit
hanno solo orfani di entrambi i genitori
o comunque bambini che non hanno
nessuno. I bambini “diversamente
abili” come questo si trovano solo a
Nairobi, e se li porti lì non li puoi più
vedere.
Le suore, però, hanno promesso
un aiuto a casa, bisettimanale, con
cibo e ginnastica. Anch’io cercherò
di seguirlo un po’ di più, altri
impegni permettendo. Adesso poi è
pieno di pulci penetranti. Domani lo
portiamo al dispensario a farlo curare
e disinfettare bene. Devo far capire
al papà l’importanza dell’igiene,
dell’acqua, del mangiare bene per
questo bimbo. Sarà dura, perché fare
una “dieta speciale” per lui e lasciare
gli altri figli a guardare, non sarà
facile…Vedremo.
La sorellina grande, quando mi
vede, ride sempre. Si mette vicino a
me, mi carezza il braccio e mi tira i
peli. Poi mette il suo braccio vicino
al mio, e confronta i due colori
diversi, mi guarda con grandi occhi
e ride. Mistero! Non si capacita della
differenza!
La settimana scorsa, invece, sono
stata fuori, mandata dalla mia comunità
a Carghi, un villaggio nel mezzo del
deserto sassoso e spinoso, a metà
strada tra Marsabit e Loiyangalani.
Lì c’è una comunità cristiana, solo
da dicembre con un parroco fisso,
don Rinino, sacerdote fidei donum di
Alba, prima parroco qui a Karare. Sr
Serafina gli aveva promesso che mi
avrebbe mandata lì per una settimana,
più che altro per la compagnia e così
è stato.
Suor Claudia, missionaria della Consolata, Nairobi (Kenya)
I numeri delle associazioni umanitarie
«Le grandi istituzioni benefiche sovente preferiscono lanciare allarmi piuttosto che rivendicare risultati»
Con i numeri qualche volta si
esagera. E spesso si capisce anche perché: i governi amplificano
i risultati della lotta all’evasione
fiscale, per autoelogiarsi, le forze dell’ordine gonfiano il valore
della merce sequestrata, per dimostrare la propria efficienza.
Ci sono casi, però, in cui le ragioni dell’estremismo numerico sono
meno evidenti. Le grandi istituzioni planetarie che si occupano
dei mali del mondo, ad esempio,
spesso trovano più naturale amplificarli che ridimensionarli. È diffìcile sentire la Chiesa dire che i
poveri stanno diminuendo; o sentire la Fao (Food and Agriculture
Organization of the United Nations), che si occupa di fame nel
mondo, dire che le persone che
soffrono per la mancanza di cibo
sono in diminuzione. [...]
Perché le grandi istituzioni benefiche, a differenza dei governi,
preferiscono lanciare allarmi piuttosto che rivendicare risultati? [...]
Una risposta molto semplice è
che i governi vivono di consenso
elettorale, mentre le grandi istitu-
zioni benefiche vivono di sussidi,
privati e pubblici. Se vuoi massimizzare i voti, devi convincere
gli elettori che stai risolvendo con
successo un problema: non puoi
raccontare che il problema si sta
aggravando, perché sarebbe riconoscere una sconfitta. Se invece
vuoi massimizzare i sussidi, devi
convincere i cittadini (e i governi)
che il problema c’è, che è enorme,
e che sei tu il cavaliere senza macchia e senza paura che lo vuole
combattere: amplificare le cifre è
innanzitutto una strategia di fund
raising, di raccolta fondi.
Una seconda risposta è che spesso chi si sente paladino di una
buona causa più o meno consapevolmente pensa che ingigantirne
le dimensioni aiuti a sensibilizzare l’opinione pubblica, suscitando indignazione, rivolta morale,
protesta, partecipazione e lotta.
Succede alle grandi istituzioni benefiche, e qualche volta anche ai
personaggi pubblici politicamente
impegnati.
Luca Ricolfi, Illusioni italiche,
Mondadori 2010
Il mondo online&offline
di Zygmunt Bauman
Nella visione del mondo delle nuove generazioni le linee che separano
i mon­di virtuali, i giochi e il networking sociale, tendono a essere sfocate. Un
problema che non scaturisce necessariamente dall’avvento dell’elettronica. [...]
Nella ‘vita reale’, ogni passo ‘fa la
differenza’, una differenza che la­scia il
segno; dopo aver sofferto u­na sconfitta
o causato dei danni, non si può iniziare
un nuovo gioco ‘dallo stesso punto di
partenza’, come se niente fosse successo
nel round precedente. Mentre la storia
avanza protraendosi dall’infanzia all’età
adulta, questa stessa diffe­renza tra gioco e
realtà viene rico­nosciuta come ‘parte del
gioco’ e, pertanto, facilmente rimossa o
di­menticata. [...]
«Le nuove generazioni assuefatte
all’elettronica non tollerano più una realtà
senza il pulsante ‘cancella’»
«Diversamente dalla sua alternativa
offline, il mondo online rende infinita la
moltiplicazione dei contatti: ma per farlo
deve indebolire i legami e impoverire ogni
impegno»
Z.Bauman, Lo spettro dei barbari, 2010
Claudio e Laura Bastianutti
Due coniugi per i bambini in difficoltà
Claudio e Laura, coniugi e genitori, dare speranza a tanti bambini di fa- me di tragedie che hanno radici conel luglio del 2005 vivono una trage- miglie disgregate, orfani che hanno i muni alle loro.
dia che cambia radicalmente la loro genitori in carcere o per i quali il triSimona Bruera
vita. Le loro figlie Paola e Daniela, bunale ha disposto l’allontanamento
che si trovano a Sharm el-Sheikh in dalla famiglia d’origine. Accolgono
viaggio premio per la laurea di Paola, anche bambini profughi di guerra o
muoiono in un attentato terroristico. clandestini. Claudio e Laura hanno
Lo Stato offre loro un risarcimento risposto all’odio aiutando chi ne ha
di 400 mila euro. Quel denaro, i due bisogno, compresi quei bambini che
coniugi pensano di utilizzarlo per vivono il dramma della guerra, vittidonare un sorriso
Finestra per il Medio Oriente
a qualche bimbo
sfortunato. A Casarano, centro inLe lettere di Don Andrea Santoro 20 - La festa del Sacrificio
dustriale del basso
Ieri è terminata la festa musulmana del E stato un arricchimento reciproco. Avendo parlato
Salento dove viKurban Bayram (festa del sacrifìcio). del nostro impegno di digiuno e di carità verso i povono, creano una
Quattro giorni vissuti con gioia, con veri ho chiesto loro un aiuto nell’individuare alcune
casa famiglia che
scambio di visite tra famiglie e vicini di famiglie povere a cui portare loro stessi, da parte mia,
porta il nome delle
casa, per ricordare la fede di Abramo che dei generi alimentari, mantenendo la segretezza del
loro figlie, non per
non esita a donare suo figlio a Dio, tanto mittente. Lo hanno fatto con piacere. Con i bambini
riempire un vuoto si fida di Lui e lo mette in cima ai propri pensieri. dei vicini di casa ho fatto una piacevole passeggiache è incolmabi- L’animale che sacrificano rappresenta la parteci- ta, comprando zucchero filato, bevendo cose tipiche
le, ma per dare un pazione alla fede di Abramo. È scritto nel Corano locali, comprando piccole cianfrusaglie da festa paesegno concreto di che «Il contrassegno della comunità musulmana sta sana. Siamo saliti sulla rocca di Urta, con splendido
solidarietà. Dopo nel fatto che il suo sacrificio è il suo sangue» e che panorama sulla città, e abbiamo fatto un giro in barl’attentato Clau- «sale a Dio non la carne dell’animale ma la pietà e ca sul laghetto sacro di Abramo. Sprizzavano gioia.
dio aveva prova- il timore che è nel cuore del credente». Il sacrificio Alla preghiera della sera dell’ultimo giorno di festa
to un forte odio e coincide con il pellegrinaggio alla “Casa” cioè al sono andato in moschea, assistendo rispettoso alla
desiderio di ven- Santuario della Mecca, costruito, secondo i musul- preghiera e unendomi nel mio cuore con il pensiero
detta, poi capisce mani, da Abramo stesso. È interessante che la carne rivolto a Dio Padre e a Cristo Gesù suo Figlio. L’ho
che non era quella dell’animale sacrificato viene divisa in tre parti: per fatto per salutare l’imam (il capo della moschea),
la strada da segui- i poveri, per i propri parenti meno abbienti, per la per offrire a Dio la lode che sale a Lui dai suoi figli
re, che rispondere propria famiglia. E quindi non solo un atto di fede musulmani e per invocare la pace dei cuori. L’imam
con odio all’odio ma un atto di vera solidarietà, un gesto di comunione era in pellegrinaggio alla Mecca. Lo sostituiva il suo
non sarebbe ser- molto sentito. Una famiglia di amici musulmani me “vice” molto giovane e cordiale. Ho trovato nella
vito a nulla. I due ne ha portato un pezzettino come segno di amicizia. moschea il mio falegname. Mi ha riconosciuto e mi è
conugi decidono Coincidendo con gli inizi della quaresima io ho spie- venuto incontro sorridendo. Domani verrà a montare
di accogliere e gato il senso di questi quaranta giorni per i cristiani. una finestra e a fare altri piccoli lavori.
Perché vado in Turchia
Pag. 9
Religione&Scuola
Settembre 2010
CINEFORUM
Dal giornale degli studenti del Liceo “Porporato” di Pinerolo
La prima cosa bella
Regia di Paolo Virzì (2010)
I reality, dove l’ignoranza regna sovrana
Film per la catechesi e l’irc
“È sorta una nuova tipologia di mestiere, finalizzata all’apparire”
Bruno Michelucci è infelice. Insegnante di lettere a Milano si addormenta
È ormai da alcuni anni che accanto a impieghi rispet- del mondo d’oggi. Questi prototipi di ragazzi e ragazal parco, fa uso di droghe e prova senza tabilissimi come, per esempio, l’avvocato o il medico ze che diventano sempre più un modello di imitazione
riuscirci a lasciare una fidanzata troppo
è sorta una nuova tipologia di mestiere, finalizzata all’ soprattutto fra i giovani, infatti, non solo dimostrano
entusiasta. Lontano da Livorno, città natale, sopravvive ai ricordi di un’infanzia apparire e alla brama di denaro: il partecipante ai re- spesso di non avere una minima base culturale, ma
romanzesca e alla bellezza ingombrante ality show. C’è chi ama rinchiudersi dentro una casa, pian piano diventano vittime di un mondo lontano
di una madre estroversa, malata termi- chi preferisce l’aria aperta e quindi parte per un’ isola da quello reale, dove tutto è possibile, diventando
nale, ricoverata alle cure palliative. Va- dispersa nell’oceano, chi cerca di sfondare mostrando un mondo alla portata di tutti dove ci si può rifugiare
quando si è annoiati dalla vita comune.
leria, sorella spigliata di Bruno, è decisa le proprie doti canore oppure ballando. E poi c’è chi
a riconciliare il fratello col ha già sfondato, ma cerca di riportare a galla la sua
E allora perché questi programmi, appapassato e col genitore. Preci- fama da anni caduta nel dimenticatoio, chi, naturalrentemente illogici e insensati, riscuotono
pitatasi a Milano alla vigilia mente, mette in bella mostra il suo corpo
un così grande successo fra gli spettatori?
della dipartita della madre, e il suo quoziente intellettivo piuttosto
Sarà perché le reti televisive non offroconvince Bruno a seguirla a
no niente di meglio, sarà perché non
basso prendendo lezioni dai cosiddetti
Livorno, in un lungo viagesistono più i vecchi tempi in cui ci si sedeva
gio a ritroso nel tempo. Le “secchioni”: insomma di tutto e di più.
intorno ad un tavolo e si leggevano storie in
Basta
mettersi
comodamente
seduti
stazioni della sua “passione”
compagnia
di tutta la famiglia, sarà perché, tornain
poltrona,
accendere
la
televisione
per
farsi
un
rievocano la vita e le imprese di Anna,
ti a casa da una giornata stressante di lavoro o di
madre esuberante e bellissima, moglie paio di risate. Se poi si prova a seguire anche solo
di un padre possessivo e scostante, cro- per un istante la vita di questi “burattini” (mi piace studio, non si ha più voglia di occupare la mente legce e delizia degli uomini a cui si accom- immaginarli così, alle dipendenze di un vasto pubbli- gendo o guardando programmi impegnativi. O forse,
pagna senza concedersi e a dispetto del- co da cui sperano di ottenere quel voto fondamentale semplicemente, guardare qualcuno più stupido di noi
le comari e della provincia. Domestica, per la loro breve carriera mentre danno sfogo alla loro che si mostra ventiquattro ore su ventiquattro ad una
segretaria, ragioniera, figurante senza creatività inventando intriganti storie d’amore, appas- telecamera e al mondo intero ci fa sentire più intellimai successo, Anna passa attraverso i
sionate rivalità e disgrazie famigliari) si scopre una genti di quello che in realtà siamo.
marosi della vita col sorriso e
Selene Evangelisti, 4A Ginn
faccia abbastanza del’intenzione di essere soltanto
Onda d’urto, maggio 2010
solante
e
vergognosa
la migliore delle mamme. A un
di Erso Ramazzotti
giro di valzer dalla morte, spoMa dove guardano ormai
serà “chi la conosceva bene” e
quegli occhi spenti che hai?
accorderà Bruno alla vita.
Come è possibile affrontare qualsiasi problema
idee"),incuigliindividuisenzafermarsiagiudicare
La prima cosa bella nel film di Cos’è quel buio che li attraversa?
o
divergenza
in
modo
costruttivo,
vedendo
inizialmente propongono tutte le soluzioni
Virzì è proprio il personaggio di Hai tutta l’aria di chi
nell'altro
un
alleato
e
non
solo
un
nemico
da
possibili che riescono ad individuare, cercando
Anna che, libera e priva di pre- da un po’ di tempo oramai
evitare
o
combattere?
di individuare una soluzione soddisfacente, che
giudizi, vive in uno stato di pe- ha dato la sua anima per
Un'efficace mezzo è la comunicazione
gratifichi e rispetti entrambe le soggettività.
renne disponibilità nei confronti dispersa.
assertiva, che consiste nella «capacità del
Qualsiasi obiezione, opinione
della vita, offrendo agli uomini Non si uccide un dolore
soggetto di utilizzare in ogni contesto
diversa, va individuata e
quello che può e ai figli quello anestetizzando il cuore
relazionale modalità di comunicazione
riconosciuta come segnale
che sente. Dotata di un’auten- c’è una cosa che invece puoi fare
che rendano altamente probabili reazioni
che orienta la comunicazione,
ticità insolita e una femminilità se vuoi se vuoi se vuoi...
positive dell'ambiente e annullino o
come dimostrazione di un
impropria in un mondo di per- Parla con me, parlami di te
riducano la possibilità di reazioni
interesse, bisogno, esigenza
sone “normali”, Anna è insie- io ti ascolterò
negative». Così Libet e Lewinsohn
insoddisfatta e pertanto nel
me amata e invisa al figlio, che vorrei capire di più
Lo stile assertivo si
coglierla può essere valorizzata, al fine
ripudia il candore scandaloso quel malessere dentro che hai tu.
di trasformare un potenziale conflitto in
basa sul diritto di essere trattati
della madre e
con rispetto, di essere sé stessi
una opportunità di crescita.
Parla con me,
La comunicazione assertiva è un metodo di
trova rifugio Il cielo in una frase
tu provaci almeno un po’ e di essere liberi di credere nei propri valori.
Ciascuno
di
noi
ha
uno
spazio
personale
che
gli
interazione
con gli altri fondato su alcuni elementi
senza pace “Cerchiamo la felicità
dappertutto, tranne nell’unico non ti giudicherò
altri
debbono
rispettare,
ma
quando
ne
usciamo
quali:
nella fuga.
perché una colpa se c’è
per muoverci in pubblico, allora dobbiamo
• Un comportamento partecipe attivo e non
Rientrato posto in cui si trova, dentro
non si può dare solo a te.
rispettare i diritti degli altri. Un altro importante
"reattivo"
suo malgrado noi stessi” Un giovane
Parla con me
elemento
dello
stile
assertivo
è
il
senso
della
• Un atteggiamento responsabile, caratteriz-zato
nella vita di
Poi quando hai visto com’è
responsabilità
delle
proprie
azioni.
da piena fiducia in sé e negli altri
provincia come un adolescenanche il futuro per te
Se
qualsiasi
richiesta,
come
spesso
succede,
può
• Una piena e completa manifestazione di sé
te dopo l’ennesima evasione,
lo vedi come un mare in burrasca,
risultare
un
problema
per
l'altra
parte,
l'invito
è
ad
stessi, funzionale all'affermazione dei propri diritti
Bruno indaga un’unità difficile
che fa paura lo so
uscire
dai
soliti
pensieri
ripetitivi,
trasformando
la
senza la negazione di quelli altrui e senza ansie o
da trovare dentro i silenzi e il
io non ci credo però
visione
di
scarsità
in
una
visione
di
opportunità,
sensi di colpa
dolore compressoLa prima cosa
che
almeno
un
sogno
specialmente
se
si
passa
da
un
atteggiamento
• Un atteggiamento non censorio, avulso dall'uso
bella si appoggia su un coro di
competitivo
ad
un
atteggiamento
esplorativo
e
di etichette, stereotipi e pregiudizi
tu
non
l’abbia
in
tasca.
attori efficaci nel sapere stacreativo, capace di accogliere i vantaggi che un
• La capacità di comunicare i propri sentimenti
Ma
perché
quel
canto
asciutto?
re dentro e fuori i personaggi,
altro punto di vista può apportare.
in maniera chiara e diretta ma non minacciosa o
Non
tenerti
dentro
tutto.
finendo per dare forma a una
In molti casi può risultare utile effettuare un aggressiva.
Giulia Antonucci, 5A/S
C’è
una
cosa
che
invece
puoi
fare
felice e insieme scriteriata idea
brainstorming
(letteralmente
"una
tempesta
di
Onda
d’urto, maggio 2010
di famiglia. Dalla meravigliosa se vuoi se vuoi se vuoi…
inadeguatezza di Mastandrea Parla con me, tu dimmi che cosa c’è
deriva poi l’equilibrio tra ironia io ti risponderò,
e malinconia che è la cifra di se vuoi guarire però
una commedia colma di senti- prova un po’ a innamorarti di te.
menti e spoglia di sentimenta- Non negarti la bellezza di scoprire
lismi.
quanti amori coltivati puoi far fiorire
Walter Gambarotto
sempre se tu vuoi…
Parla con me
La comunicazione assertiva
In diocesi
Pag. 10
Settembre 2010
Don Mario Filippi all’assemblea diocesana dei catechisti
Per un nuovo progetto di catechesi
«Possiamo riassumere il tutto nella sottolineatura che occorre passare dalla catechesi al ‘primo annuncio’».
Tre sono i modelli principali di catechesi
che si sono succeduti nella storia della
Chiesa.
1. Il modello catecumenale
Dai testi del NT risulta che il cammino
per diventare cristiani è costituito da tre
momenti e precisamente:
- dalla predicazione,
- dalla fede/conversione,
- e dal sacramento (vedi At 2,37-42)
Rifacendosi a questi testi la Chiesa antica
ha sviluppato, nei primi 6/7 secoli, un
modello di iniziazione cristiana che va
sotto il nome di modello catecumenale e
che può essere sintetizzato nella celebre
espressione di Tertulliano: «Cristiani non
si nasce, si diventa». In questo periodo
di tempo si diventa cristiani da adulti
percorrendo un itinerario complesso,
multiforme e disteso nel tempo per
garantire la serietà della conversione.
Esso prevedeva quattro tappe:
- il pre-catecumenato: dedicato ad una
prima evangelizzazione e a un iniziale
orientamento a Cristo;
- il catecumenato: di circa tre anni
dedicato ad una formazione cristiana
integrale che costituiva la preparazione
remota al Battesimo;
- la preparazione immediata al Battesimo
nell’ultima Quaresima, che culminava
- nella celebrazione unitaria dei tre
Sacramenti della IC, nella notte di Pasqua:
Battesimo, Cresima, Eucaristia.
L’itinerario si concludeva con la
mistagogia nel tempo pasquale e nel tempo
successivo. La mistagogia era concepita
come il tempo prezioso nel quale si voleva
consolidare quello che i neo battezzati
avevano conosciuto (=la fase biblica
e di evangelizzazione), sperimentato
insieme (=fase comunitaria), calato nella
propria vita (=fase esistenziale), affinché
diventasse scelta quotidiana e impegno
effettivo nella propria vita di battezzati.
Come si vede, questo modello dà il primato all’annuncio del Vangelo; presuppone una decisa rottura con la vita
Musica e spiritualità
precedente (conversione) e la
comprensione del sacramento;
Lodate Dio con arte
considera la fede come dimendi Joram Gabbio
All’inizio del nuovo anno pastorale e litur- sione fondamentale; vede nella
dell’Eucaristia
gico può costituire un ottimo stimolo la lettura celebrazione
il vertice dell’iniziazione cridi Lodate Dio con arte (Venezia, Marcianum
stiana; fa capire che diventare
Press, 2010), volume di Papa Benedetto: raccristiani significa essere insericoglie scritti e pensieri di Ratzinger sul tema ti nel mistero di Cristo e della
dell’arte e in particolare sulla musica.
CHIESA.
Non è mistero che il Papa sia musicista va- 2. Modello medievale
lido ed appassionato; ancora oggi ama sedersi Nel Medioevo nasce la cosidal pianoforte e suonare; sono pertanto parole detta «societas christiana», in
d’un appassionato di musica, ma anche di un cui tutti sono cristiani e c’è come
musicista, nella scuola tedesca educato sin da una automatica identificazione
fra cittadino e cristiano. In
piccolo al canto.
Il titolo è senz’altro eloquente: più volte si questa società «non si può non
richiama l’importanza di una musica liturgi- nascere e non essere cristiani»:
ca certo attenta alle esigenze ed alle caratte- nascere e diventare cristiani era
ristiche del popolo di Dio, ma al tempo stes- la stessa cosa. Questa situazione
trasforma profondamente il
so confacente alla dignità delle funzioni che
modello di IC e fa nascere un
accompagna, e di cui è parte viva. Si deve
altro caratterizzato da alcuni
trattare di musica bella, perché se la musica trapassi:
deve trasformare, migliorare, “umanizzare” il - dal catecumenato degli adulti si
mondo, come può far ciò e rinunciare nel con- passa al Battesimo dei bambini;
tempo alla bellezza, che è tutt’uno con l’amore - vien meno il primato
ed è con esso la vera consolazione, il massimo dell’evangelizzazione e si passa
accostamento possibile al mondo della Resur- a quello della celebrazione del
rezione? Moniti ricchi e chiari per sacerdoti, sacramento che era l’unica cosa
animatori liturgici e Chiesa tutta, affinché la che poteva essere applicata ai
musica edifichi e innalzi la vita e, scrive il bambini;
Pontefice, ci rimandi alla realtà quotidiana per - passa in secondo piano la
“irrigarla” e farla germogliare, perché rechi partecipazione comunitaria;
- la catechesi è rimandata
frutti di bene e di pace.
necessariamente a dopo la
A stendere l’introduzione del volume non
celebrazione del Battesimo;
poteva essere che un maestro come Riccardo
- avviene la progressiva rottura
Muti, infaticabile nel richiamare la priorità, dell’unità celebrativa dei tre
urgente in Italia, di un’educazione assidua e sacramenti della IC: la Cresima
costante all’arte dei suoni. La sintonia di Be- viene rimandata alla visita
nedetto XVI e di Muti possa esser d’auspicio pastorale del Vescovo; la prima
per percorsi sempre nuovi e luminosi.
Comunione viene spostata
Joram Gabbio all’età della discrezione.
3. Modello Tridentino
Il modello tridentino nasce, come dice il
nome, dalla applicazione del Concilio di
Trento; prosegue sulla falsariga di quello
medioevale (anche perché continua il
contesto della «società cristiana»), ma è
caratterizzato dalla preoccupazione per
la formazione catechistica. Possiamo
riassumere questo modello con la
formula: «cristiani si nasce, ma per esserlo
davvero occorre “conoscere” la fede». In
tutte le parrocchie nasce la «scuola di
catechismo», un impianto catechistico
che, per molti aspetti, è ancora dominante
nelle parrocchie italiane.
Può essere descritto attraverso 3 cerchi
concentrici:
- il cerchio più interno è quello costituito
dalla catechesi sotto forma di catechismo
settimanale, che era connotato da cinque
inconfondibili caratteristiche: un maestro
– una classe – un libro – un metodo – l’obbligo della frequenza; un impianto chiaramente «scolastico»; un impianto tutt’altro
che semplicistico, che ha formato generazioni di ottimi cristiani e di santi;
- questa ora settimanale era a servizio di
un impianto di iniziazione, a sua volta
molto ben definito: rivolto ai piccoli
e tutto finalizzato a dare i sacramenti,
nell’ordine che conosciamo (Battesimo
subito dopo la nascita, Prima Confessione,
Prima Comunione, Cresima); e questo era
il secondo cerchio;
- questo impianto puerocentrico (=centrato
sui bambini) e sacramentalizzato (=tutto
mirato alla preparazione ai sacramenti)
era adeguato al modello di parrocchia che
era uscita dal Concilio di Trento e che durò
500 anni: vale a dire: la parrocchia intesa
come «cura animarum», cioè tutta protesa
ad offrire servizi religiosi per sostenere
e nutrire la fede che, tutto sommato, era
presente nei fedeli (terzo cerchio).
Non è difficile rendersi conto di tre aspetti
molto evidenti in questo impianto:
- un simile modello di inculturazione della
fede era efficace e andava a segno dentro
una cultura di cristianità, all’interno della
quale uno entrava per nascita; la fede era
un elemento costitutivo dell’appartenenza
sociologica; le famiglie vivevano e
trasmettevano questa fede nella loro vita
quotidiana, all’interno di una società il cui
calendario era a servizio della fede;
- un simile modello funziona sul
presupposto di una fede già in atto,
perché sociologicamente trasmessa; e
tutto l’impianto, ai suoi tre livelli, mirava
a sostenere e a nutrire questa fede già data;
- dentro questo quadro la catechesi,
o meglio il catechismo, aveva una
sua funzione specifica, ben precisa e
delimitata: era il momento conoscitivo
della fede; il tempo settimanale nel quale
si imparava a memoria quanto, in maniera
diffusa e in concreto, si viveva, e cioè:
a) ciò che bisognava credere (il Credo); b) quello che bisognava ricevere (i
Sacramenti); c) le cose che bisognava fare (i
Comandamenti); d) ciò che bisognava domandare a Dio (il
Segue a pag. 12
Passinpiazza
Le tre potenze
“…tre potenze hanno oggi il controllo e il
dominio del mondo: il numero, la forza, il
denaro…” Raoul Follerau
Il sig.X gestisce da anni un piccolo bar;
non è particolarmente intraprendente, ma
riesce a barcamenarsi tra tasse, stipendi dei
due dipendenti, qualche miglioria al locale, il
mantenimento dignitoso della famiglia.
Abita un soleggiato alloggio, semplice ma
carino, di cui paga scrupolosamente l’affitto.
La signora Z, sua proprietaria, vecchietta
quasi 90enne, è contenta di lui, l’affitto è di
poche centinaia di €, circa la metà se ne va
in tasse e in piccole spese di manutenzione;
anche la sua pensione è di poche centinaia di
€, ma le basta e per ora sta bene.
Ma … si avvicina un distruttivo uragano: al
sig.X viene imposto il pizzo, un po’ resiste,
un altro po’ paga, poi la cifra aumenta, le minacce si fanno più pesanti e lui non ce la fa
più. E’ fondamentalmente un debole (non si
può fargliene una colpa) e cede a un grave
ricatto: lo spaccio di droga. Un “caro amico” lo denuncia, vengono trovate le prove,
il locale messo sotto sequestro, il suo conto
corrente bloccato, lui in carcere e poco dopo
agli arresti domiciliari. La moglie riesce per
un po’ a far fronte alle spese col nuovo lavoro
che ha trovato, poi non ce la fa più, lo lascia,
per salvare almeno se stessa e i figli.
La signora Z non vede più i versamenti sul
suo conto, si preoccupa ma spera: le consigliano di sfrattare l’inquilino, ma lei non se
la sente di peggiorare la situazione di quello
che secondo lei è una vittima della malavita, non un delinquente comune e sa che lo
sfratto potrebbe farlo finire nuovamente in
carcere. La signora Z ha visto come si vive
in carcere in un servizio alla TV e non vuole
rendersi minimamente responsabile di una
cosa del genere. E poi lo sfratto ha un costo
troppo alto per lei, anche se le servono i soldi
di quell’affitto che non viene più pagato.
E’ forte la signora Z, ma questa volta si sente vittima due volte: della malavita, che ha
incastrato il sig,X, della giustizia, il cui iter
troppo lungo e le cui procedure complesse rischiano di far rimanere il sig.X nel suo alloggio chissà per quanti mesi ancora. E’ combattuta: stare ad aspettare e farsi mantenere
dal figlio? Fare lo sfratto e infierire anche lei
su quel “povero disgraziato”? Non sia mai,
né una cosa nè l’altra. C’è una via; lei, onesta cittadina, e il sig.X, delinquente secondo
la giustizia, scendono a patti: lui chiederà
al magistrato di spostare il domicilio, lei lo
appoggerà con un documento attestante le
pendenze a suo carico e la propria esigenza
di aver libero l’alloggio.
A questo punto i due sono legati da una unica
e medesima speranza: che il magistrato accolga la richiesta.
Dopo la quarta presentazione(e intanto passano i mesi), la richiesta viene accolta… il
sig.X e la signora Z esultano insieme: il sig.X
si sposterà dal padre, l’alloggio sarà libero e
la signora Z potrà essere riaffittare l’alloggio,
magari con più fortuna..
Ma dobbiamo davvero sperare solo nella
fortuna ?... o nella buona coscienza del magistrato di turno?... restano nella rete solo i
pesci piccoli?... o c’è una giustizia che garantisce l’onesto cittadino?
(Liberamente tratto da una testimonianza)
Maria Teresa Maloberti
In diocesi
Pag. 11
le (più volte
Nel territorio
Profili
restaurata) ridi Fenestrelle
Parrocchie del Pinerolese – 8
sale al 1686.
Il
territorio
paese vi
del
comuNel territorio di Fenestrelle Nel
sono
ancora
ne di Fenestrelle è suddiviso in due parrocchie: le tracce della chiesa dei gesuiti (caratSan Giusto, con sede in Mentoulles, e teristico il campaniletto) che qui ebbero
San Luigi IX con sede nel capoluogo. una missione nel corso del 1700. Presso
Cuore religioso della Valle è il priorato il forte si trova la cappella di San Carlo.
di San Giusto che ospita oggi l’archivio A Fenestrelle nel 1826 sorse il Piccolo
delle parrocchie dell’alta val Pragelato. Seminario, diventato in seguito Collegio
Vescovile e quindi GinIl priore, rappresentante del
nasio funzionante sino ai
prevosto di Oulx, era la guida
primi anni del 1900. Anche
spirituale di tutta la Valle del
i Cappuccini furono preChisone da Castel del Bosco
senti a Fenestrelle con una
a Sestriere. Prima del 1698
missione negli anni intorno
il suo territorio comprendeal 1630. La peste, che inva tutta la zona suddivisa in
fierì in quell’anno, portò
quell’anno in cinque parrocalla chiusura della loro
chie (Mentoulles, Fenestrelle,
casa che sorgeva all’iniBourcet, Villaretto, Castel del
zio del paese, dove ancora
Bosco). La primitiva chieoggi si incontra la “piazsa fu distrutta nel 1568; una
seconda fu eretta negli anni 1673-1674. za cappuccina”. Con la costruzione del
Restaurata nel 1771 fu colpita da una forte e la presenza notevole di militavalanga nel 1887. Nel 1892 si iniziò la ri, il paese conobbe uno sviluppo che
costruzione dell’attuale edificio consacra- lo rese il centro principale della valle.
to dal vescovo Rossi nel 1895. Nel terri- Durante l’episcopato del primo vescotorio sorgono le cappelle di Chambons, vo di Pinerolo (D’Orliè 1748-1794) le
Foundefau, Villecloze. A Chambons sino parrocchie di Fenestrelle e Mentoulagli anni intorno al 1970 risiedette un vi- les diedero alla diocesi undici preti.
cario che nel tempo ebbe anche l’incari- Fenestrelle festeggia nel capoluoco della vicaria del Puy eretta nel 1757. go San Luigi IX e al Puy sant’AnQuesta vicaria apparteneva al territo- na. Patrono di Mentoulles è san Giurio della parrocchia di Fenestrelle in cui sto martire di Oulx; a Chambons si
venne collocato un curato regio nel 1677. festeggia San Lorenzo, a Villecloze
La parrocchia fu ristabilita a pieno titolo Sant’Antonio e a Foundefau santa Teresa.
Giorgio Grietti
nel 1698. L’attuale chiesa di Fenestrel-
“Perchè scegliere Gesù” Segue da pag.2
per questo: non assorbe l’uomo, ma lo
potenzia; non chiede, ma offre; non esclude,
ma accoglie; non castiga, ma perdona. Il
servizio è l’attività che svela l’identità di
Gesù. […]
La condizione dell’uomo nei riguardi di
Dio, pertanto, non è più quella del servo
verso il suo Signore, ma quella del figlio
nei confronti di un Padre che lo invita a
raggiungere la condizione divina. E come
Gesù non è servo di
Dio, ma “figlio del Padre” (2 Gv 1,3),
ugualmente coloro che gli danno adesione
non saranno suoi servi (Gv 15,15) ma,
in quanto figli dello stesso Padre, fratelli
che con lui e come lui sono chiamati a
collaborare al progetto di Dio sull’umanità
(Mt 28,10).
L’unico culto che Dio richiede non è rivolto
a sé, ma è la pratica di un amore fedele agli
uomini. Dare culto al Padre è collaborare
alla sua azione creatrice comunicando vita
agli uomini. […]
Mentre la religione
dell’epoca presenta un Dio che discrimina
tra meritevoli e no del suo amore, e che
rifiuta la pioggia ai peccatori (Am 4,7; Ger
14,1-10), Gesù mostra un Padre “che fa
sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni,
e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt
5,45). La comunione con Dio non dipende
dai meriti e dagli sforzi dell’uomo, ma
dall’accoglienza di un amore che è dono
gratuito, e come tale va trasmesso (Mt
10,8).
Nessuna persona, qualunque sia la sua
condotta morale o religiosa può sentirsi
esclusa dall’amore del Padre. Il Padre di
Gesù non esclude nessuno dal suo amore,
perché Dio non guarda i meriti, o le virtù
delle persone, ma i loro bisogni e le loro
necessità. […].
È questa la buona notizia, annunciata e
vissuta dal Cristo, che può ancora essere
riproposta oggi a uomini e donne che
anelano alla pienezza della loro esistenza, e
trovano in Gesù, solo in Gesù, la risposta
alle loro aspettative (Mt 11,28).
Alberto Maggi, Perché Gesù, Camaldoli 2008
Hanno detto
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+WZ[W<WZQVW 8QVMZWTW<7
<MT! .I`! 16.7:5)<1+)<-4-.761)=..1+17+)6+-44-:1)
«Se voi avete il diritto di dividere il
mondo in italiani e stranieri, allora io
reclamo il diritto di dividere il mondo
in diseredati e oppressi da un lato,
privilegiati e oppressori dall’altro. Gli
uni sono la mia Patria, gli altri i miei
stranieri». (Don Lorenzo Milani)
Settembre 2010
Le sentinelle della “dottrina”
Nella nostra diocesi vi sono sempre stati vescovi che, nel loro
programma pastorale, hanno posto come priorità la promozione della catechesi e sono stati vigili sentinelle perché “la
dottrina”, come si diceva un tempo, fosse insegnata ovunque.
Ne cito alcuni: - Mons. Giovanni Battista D’Orlié, primo vescovo di Pinerolo, il quale pubblicò per la diocesi un
compendio del famoso catechismo di Bossuet. - Mons. Pietro Giuseppe Rey nel 1825 chiamò da Chambéry le prime
suore Giuseppine, perché, tra le altre attività apostoliche, si
dedicassero all’insegnamento del catechismo ai fanciulli e ai
ragazzi poveri della città. - Mons. Giovanni Battista Rossi,
esperto catecheta, scrisse numerosi libri di predicazione e
di sussidio per la catechesi. È stato apprezzato maestro in
Convegni sulla catechesi a livello nazionale. - Mons. Pietro
Giachetti fece preparare un sussidio destinato ai catechisti
per attuare una catechesi impregnata di spirito ecumenico.
Voglio poi onorare tutti i sacerdoti, in particolare i parroci, che attraverso la loro vita e il loro ministero hanno trasmesso la passione per il Vangelo, dedicandosi alla catechesi, talora accompagnata dal rapporto
con la scuola e dall’animazione cristiana della cultura.
Ne ricordo due: - Mons. Giulio Bonatto ha rivelato anche nei
suoi libri la capacità di trasmettere il mistero cristiano, con
sobrietà, incisività e ricchezza di immagini. - Mons. Giovanni
Barra ha svolto il suo ministero di catechista soprattutto nei
confronti dei giovani e degli universitari. Ha divulgato il pensiero cristiano con numerosissimi libri e ha insegnato a volare
alto nella vita quotidiana per mezzo della direzione spirituale.
C’è poi uno stuolo innumerevole di religiosi e religiose, laiche e laici, che nelle nostre parrocchie hanno fatto
catechismo. Nella nostra mente, ma soprattutto nel nostro cuore, sono impressi i nomi di persone che attraverso
le parole e la testimonianza hanno inciso profondamente
sul nostro cammino di fede. Il Signore li ricompensi per il
bene seminato. Davvero i loro nomi sono scritti in cielo!
Pier Giorgio Debernardi, vescovo
Dalla lettera pastorale 2009 “Siamo membra gli uni degli altri”
Breve sguardo
Dopo aver visto, precedentemente, come nacque la Visitazione, desideriamo puntare l’obiettivo sulla sua finalità: “Dare a
Dio figlie di orazione…” Un traguardo che si attua attraverso un
cammino vissuto dallo stesso Francesco di Sales e trasmesso alle
sue figlie.
Il Santo dichiarava esplicitamente che nulla in esso era frutto
della sua mente, ma tutto proveniva da Dio.
Ne diamo
alcuni cenni.
La spiritualità
della Visitazione
è quanto di più
semplice si possa
immaginare, ma
al tempo stesso
capace di condurre l’anima ad un
ardente amore di
Dio e dei fratelli.
In che modo Francesco ne propone
l’attuazione? Non
attraverso austerità
corporali (tipiche del suo tempo), ma impegnando lo spirito in
percorsi di dolcezza, amorevolezza, umiltà e cordialità.
È proprio questo ciò che ha intuito il “genio” del santo. L’alleggerimento delle austerità corporali deve, così, trovare riscontro
in un’accentuazione di impegno interiore che frenando la natura,
vivifica lo spirito.
Così amava dire Francesco: “Noi vogliamo costruire un grande
edificio, ossia innalzare in noi la dimora di Dio e questo esige
fondamenta solide e robuste, cioè profonda umiltà”.
Programma semplice, ma esigente, quindi affascinante! (continua)
Suore Visitandine
Monastero della Visitazione, Pinerolo
[email protected]
Parrocchie
Pag. 12
Dal bollettino della Parrocchia di Osasco
La festa patronale della “Natività di Maria Vergine”
Per la nostra comunità parrocchiale, la festa della
Natività assume un ruolo centrale all’interno dell’anno
liturgico poiché rappresenta la festa della nostra patrona
e protettrice. La devozione alla Madre del Cristo deve
rappresentare un punto di incontro per tutti noi che ci
affidiamo a Lei. La devozione a Maria per la comunità
osaschese ha radici antiche che
si sono concretizzate nel 1822
con la consacrazione della nuova
chiesa parrocchiale da parte di
Mons. Bigex, vescovo di Pinerolo.
Da allora tutti i parroci che sono
succeduti alla guida pastorale della
nostra comunità hanno contribuito
a mantenere viva la devozione a
Maria Vergine. In questi ultimi
anni abbiamo rivitalizzato la festa
patronale riscoprendo il gusto delle
cose antiche, in particolare l’unione
comunitaria nelle celebrazioni
eucaristiche e nella processione
Poesie
Via Crucis
di Pasqualino Ricossa
Pacata penombra nel tempio.
Poche presenze.
Luce dei vetri istoriati
Nuda la croce.
Rotte le voci.
“Santa Madre, deh voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore”.
Grezza la croce, pesante nel cammino.
Le spalle spellate, sudore di sangue,
L’uomo Dio come tanti.
La tragedia, la paura del nulla,
il timore della sconfitta.
Le stazioni, la passione.
La croce, simbolo rievocante.
“Per mezzo della croce hai redento il mondo”
Il volto nel sudario,
il Cireneo soccorritore,
la lancia nel costato,
il “perdona loro...”
il grido dolente di umanità.
Tutto, tutto per mia redenzione.
Nel silenzio ascolto la voce del cuore.
La croce staglia nuda,
già ha vinto la morte.
Brilla un raggio di luce
a confermare la speranza.
Pasqualino Ricossa
per le vie del paese con la statua di Maria Bambina.
La devota partecipazione all’eucarestia possa essere
in questa occasione frutto di rinascita spirituale
per la nostra comunità che comprenda sempre più
l’importanza della devozione a Maria e a suo Figlio
Gesù. Come già negli anni passati, in occasione della
festa patronale abbiamo attivato
la sottoscrizione a premi. E
anche questa un’occasione per
fare comunità contribuendo al
sostentamento della comunità
stessa e delle attività che
vengono svolte a favore di tutti
perché la parrocchia è della
comunità e tutti si devono sentire
accolti e nello stesso tempo
sostenere con preghiere, attività,
partecipazione
all’eucarestia
e offerte, la vita della nostra
parrocchia.
Voci dalla Parrocchia, sett. 2009
Un progetto di catechesi... Segue da p.10
Padre Nostro e le altre preghiere).
In poche parole il catechismo «quadripartito» inteso come
«dottrina cristiana».
Questo impianto è andato inevitabilmente sfaldandosi con il
venir meno del contesto culturale e sociologico che lo aveva reso
sensato ed efficace: la situazione di cristianità non esiste più.
In questi ultimi anni la catechesi (il cerchio più interno) ha dovuto
assumersi progressivamente tutto il compito della iniziazione,
che prima era svolto anche da altri attori: la famiglia, la comunità,
la scuola, la società nel suo insieme. Questo spiega come la
responsabilità delle catechiste e dei catechisti si sia gonfiata e
come si sia arrivati a caricare l’ora settimanale di catechismo
del compito di iniziare alla fede, compito che risultava quasi una
«missione impossibile».
Possiamo riassumere il tutto nella sottolineatura che occorre
passare dalla catechesi al «primo annuncio». Questa situazione
è molto ben espressa in un documento dell’UCR del Lazio
attraverso l’immagine evangelica della semina.
L’immagine della semina
«La nostra attuale situazione pastorale somiglia talvolta all’opera
di un agricoltore innamorato della propria terra: egli zappa,
concima, innaffia, spesso con grande dispendio di energie…, ma
nessuno si è preoccupato di seminare in quel campo e gli sforzi
risultano sterili! Se la catechesi corrisponde alla coltivazione,
il primo annuncio corrisponde alla semina; ed è tale semina a
mancare in gran parte della nostra pastorale ordinaria» (UCR del
Lazio: Linee per un progetto di primo annuncio).
Questo esempio così semplice dice bene il senso del primo
annuncio, che possiamo così riassumere : il passaggio dalla
fede pre-supposta alla fede proposta, da una catechesi che si
limita a nutrire una fede già in atto, a un annuncio che mira a
fare incontrare il Signore Gesù come bella notizia e a convertire
l’ordine delle proprie priorità.
Mario Filippi, dalla relazione all’Incontro di presentazione del «progetto
diocesano» ai catechisti, 7 maggio 2010
Settembre 2010
Caro giovane...
ecco chi sono i cristiani
Caro giovane, poiché desideri conoscere
più profondamente i cristiani con la
presente cercherò di accontentarti.
I cristiani non si distinguono dagli altri
uomini né per lingua, né per razza, né
per costumi. Non abitano città proprie,
non usano un linguaggio particolare né
sono originali nel loro modo di vivere. La
loro dottrina è semplice. Vivono in città
americane, europee, asiatiche ed africane,
cioè vivono dove sono nati. Naturalmente
si adeguano alla cultura locale mangiando,
bevendo e vestendo come gli altri.
Vivono nel loro paese come fossero
lì solo di passaggio. Accettano oneri
e cariche, ma con lo spirito dello
straniero, cioè in maniera distaccata.
Per loro ogni patria, compresa la propria, è
straniera, per cui considerano loro concittadini
gli immigrati, gli zingari ed i profughi.
È chiaro quindi che non amano la guerra.
Si innamorano: si fidanzano, si divertono
e lavorano come tutti gli altri . Si sposano,
ma non divorziano, concepiscono figli,
ma non abortiscono mai nemmeno per
salvare la propria vita. Pagano le tasse,
conducono una vita dignitosa, rifiutano il
lusso ed il consumismo e quando hanno
denaro in abbondanza lo condividono.
Si divertono, ma non vendono la loro
dignità. Si vestono con gusto ma non fanno
stravaganze, né mai offendono il pudore.
Bevono volentieri in compagnia, ma non si
ubriacano né si drogano. Ballano in casa o
in discoteca, ma rispettano il codice stradale,
perché sanno che la vita è un dono prezioso.
La domenica si divertono ma non
dimenticano mai di dare a Dio ciò che è di Dio.
Lavorano, studiano e cercano di fare carriera;
ma mai a danno del fratello, anzi, preferiscono
il bene altrui al proprio. Amano tutti anche
se non ricambiati e, quando subiscono
ingiustizie, ricorrono alla giustizia terrena
confidando sempre nella Giustizia di Dio.
Non temono di scendere in piazza
quando si tratta di difendere l’oppresso e di
combattere l’ingiustizia, perché sanno che,
così facendo, costruiscono il Regno di Dio.
In ogni occasione ascoltano in silenzio
Gesù, il grande ascoltatore del Padre, perché
sanno di essere creature quindi sempre
dipendenti dal Creatore che, fin dal grembo
della madre, fissa la via di ciascun uomo.
E’ bene tenere presente che questo
genere di vita così straordinario e così
ordinario, così difficile e così facile non
può essere realizzato con il semplice
sforzo umano. Occorre l’aiuto di chi ha
detto: “Senza dì me, non potete far nulla”.
Libera traduzione di Don Enrico Righi, della
“Lettera a Diogneto”.
Questo giornale è inviato
gratuitamente.
Chi vuole contribuire
alle spese di stampa
può utilizzare il
bollettino indicato
sotto. Grazie!!!
Indialogo.it, Periodico di Cultura religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio Irc/sms e la Comm. per l’Ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo, Direttore responsabile
Antonio Denanni, Autorizzazione n. 2 del 16.06.2010 del Tribunale di Pinerolo. Redazione c/o Antonio Denanni, Via Goito 20, 10064 Pinerolo, 0121397226. [email protected],
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