Il cancro
della cervice
n. 6
AIMaC è grata a
(British Association of Cancer United Patients and
their families and friends, www;cancerbacup.org.uk) per aver concesso in esclusiva
l'utilizzazione di questo libretto e per aver consentito al Comitato Scientifico di
adeguarne il contenuto alla realtà del Servizio Sanitario Nazionale, alla cultura, alle
abitudini e ai rapporti medico-infermiere-paziente del nostro Paese.
Per la revisione del testo AIMaC è grata a:
Dott. Francesco Raspagliesi
Responsabile dell’Unità Operativa di Oncologia Ginecologica
Istituto Nazionale Tumori di Milano
Questa pubblicazione è stata realizzata nell’ambito del Progetto “L’informazione e il
sostegno psicologico ai malati oncologici e alle loro famiglie” in collaborazione con
l’Istituto Nazionale Tumori di Milano grazie al sostegno del Ministero della Salute.
IL CANCRO DELLA CERVICE
Cos’è, come combatterlo
Titolo originale dell'opera: Understanding Cancer of the Cervix
Tutti i diritti sono riservati.
La riproduzione e la trasmissione in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico,
comprese fotocopie, registrazioni o altro tipo di sistema di memorizzazione o consultazione dei dati
sono assolutamente vietate senza previo consenso di AIMaC come convenuto da CancerBACUP.
INDICE
Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5
Che cos’è il cancro? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .6
La cervice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7
Come si sviluppa il cancro della cervice? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .8
CIN e HPV . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .9
Fattori di rischio per l’insorgenza del cancro della cervice . . . . . . . . . .10
Il trattamento della CIN . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .11
Quali sono i sintomi del cancro della cervice? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .12
Come si formula la diagnosi? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .13
Tipi di cancro della cervice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .18
Ulteriori esami . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .18
Stadiazione e grading del cancro della cervice . . . . . . . . . . . . . . . . . . .22
Quali sono i tipi di trattamento usati? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .24
La chirurgia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .28
La radioterapia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .30
La chemioterapia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .34
In che modo il cancro della cervice può ripercuotersi
sulla mia vita sessuale e sulla fertilità? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .36
Ricerca - Studi clinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .38
I vostri sentimenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .40
A chi parlare e che cosa dire . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .44
Parlare ai bambini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .44
Che cosa potete fare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .45
Chi può esservi d’aiuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .47
INTRODUZIONE
L’obiettivo di questo libretto, che ha carattere puramente informativo, è
proprio quello di aiutarvi a saperne di più sul carcinoma della cervice
uterina (noto anche come carcinoma del collo uterino o della portio), e
speriamo possa riuscire a rispondere, almeno in parte, alle domande più
comuni relative a diagnosi e trattamento di questa forma di tumore.
Non siamo in grado di consigliarvi quale sia il trattamento migliore per il
vostro caso, in quanto l’unico a poterlo fare è il vostro medico curante, che
è a conoscenza di tutta la vostra storia clinica.
Se, dopo aver letto il nostro libretto, riterrete che vi sia stato utile, fatelo
leggere ai vostri familiari e ai vostri amici che potrebbero anch’essi
ricavarne notizie preziose. Anch’essi desiderano essere informati in modo
che possano aiutarvi a far fronte a qualunque problema.
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CHE COS’È IL CANCRO?
Gli organi e i tessuti che formano il nostro corpo sono costituiti da
tantissimi mattoncini che prendono il nome di cellule. Il cancro è una
malattia delle cellule. Benché le cellule che costituiscono le varie parti
dell’organismo abbiano aspetto, caratteristiche e funzioni differenti la
maggior parte delle cellule si riproducono nello stesso modo. Di norma,
la divisione delle cellule avviene in maniera ordinata e controllata, ma se,
per un qualsiasi motivo, questo processo impazzisce, le cellule
continueranno comunque a dividersi, formando un agglomerato che si
definisce tumore. I tumori possono essere benigni e maligni.
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Cellule normali
Cellule tumorali
Per quanto riguarda il tumore benigno, le cellule non si diffondono ad altre
parti dell’organismo e, quindi, non sono cancerose. Tuttavia, se
continuano a crescere nel sito originale, possono diventare un problema in
quanto esercitano pressione contro gli organi o le strutture adiacenti.
Al contrario, il tumore maligno è costituito da cellule che hanno la capacità
di diffondersi al di là del sito originale e se non si attua un trattamento
opportuno, queste possono invadere e distruggere i tessuti circostanti. A
volte le cellule migrano dalla sede della lesione primitiva e si diffondono
ad altri organi attraverso il circolo ematico o il sistema linfatico. Quando
raggiungono un nuovo sito, le cellule possono continuare a dividersi,
dando così origine ad un nuovo tumore, che si definisce ‘secondario’ o
‘metastatico’.
I medici sono in grado di stabilire se un tumore è benigno o maligno
esaminando un piccolo campione di cellule (biopsia) al microscopio.
È importante rendersi conto del fatto che il cancro non è un’unica malattia
con un’unica causa e un unico tipo di terapia. Esistono oltre 200 tipi diversi
di cancro, ognuno con un suo nome e un suo trattamento.
LA CERVICE
La cervice è la parte inferiore dell’utero e spesso è indicata come collo
dell’utero. L’utero è un organo muscolare, a forma di pera, che si trova al
di sopra della vagina ed al centro della pelvi che è la parte più bassa della
cavità addominale. La mucosa che riveste internamente l’utero (detta
endometrio) si modifica ogni mese fino a sfaldarsi e distaccarsi, dando
origine all’emorragia che prende il nome di mestruazione. Le mestruazioni
s’interrompono temporaneamente quando s’instaura una gravidanza e
terminano con la fine della vita feconda, ossia con la menopausa. In
prossimità della cervice ed all’interno della pelvi sono localizzati diversi
linfonodi, o linfoghiandole. Si tratta di ghiandole di piccole dimensioni,
non più grandi di un fagiolo, che fanno parte del sistema linfatico, una rete
di ghiandole presenti in tutto l’organismo e collegate tra loro da vasi sottili
- detti appunto vasi linfatici - attraverso i quali scorre un fluido incolore,
la linfa. La funzione del sistema linfatico è quella di difendere l’organismo
contro le aggressioni provenienti dall’ambiente esterno (batteri, virus ecc.)
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tuba di Falloppio
ovaio
ovaio
utero
cervice
canale cervicale
vagina
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La posizione della cervice rispetto agli altri organi riproduttivi.
COME SI SVILUPPA IL CANCRO DELLA CERVICE?
Il cancro della cervice si sviluppa da un lento processo di trasformazione
delle cellule che rivestono la cervice. In questo lasso di tempo, esse
subiscono una serie di modificazioni progressive, per effetto delle quali da
normali diventano atipiche, ma non ancora cancerose, dando origine ad
una condizione di displasia (vecchia terminologia) o neoplasia
intraepiteliale cervicale (nuova terminologia), più comunemente nota
con l’acronimo di CIN, di cui si riconoscono tre diversi gradi:
Vecchia terminologia
Displasia Lieve
Displasia Media
Displasia Grave
Carcinoma in situ
Nuova terminologia
CIN I
CIN II
CIN III
CIN III
La presenza di una CIN impone la necessità di un controllo medico
specialistico per evitare che tale lesione preneoplastica evolva verso una
forma di tumore. È importante sottolineare, tuttavia, che la maggior parte
delle donne affette da CIN non svilupperà un carcinoma della cervice
uterina.
La maggior parte delle donne si sottopone periodicamente a striscio
cervico-vaginale o Pap test. Lo scopo di quest’esame, basato sull’analisi
microscopica delle cellule presenti sulla superficie del collo dell’utero, è
quello di prevenire il costituirsi di un carcinoma cervicale individuando
tempestivamente le modificazioni cellulari che caratterizzano la CIN.
CIN and HPV
La CIN è, di solito, la conseguenza di un’infezione virale causata dal
papillomavirus umano (HPV), un virus molto comune che può infettare
le cellule che rivestono il tratto basso genitale femminile (cervice, vagina,
vulva, perineo, periano) e maschile (pene, scroto, perineo, periano), e
anche il cavo orale (tonsille e base della lingua). Il papillomavirus è
definito un onco-DNAvirus, ossia un virus con potenziale oncogeno, che
penetra negli strati basali della cute e delle mucose, ma che non va in
circolo nel sangue e quindi, non crea infezione di carattere generale.
L’infezione si trasmette principalmente tramite i rapporti sessuali. La
maggior parte delle donne che hanno rapporti sessuali non protetti (senza
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10
profilattico) verrà a contatto prima o poi con il virus, ma nella maggior
parte dei casi il sistema immunitario riuscirà a debellare l’infezione senza
che la donna si renda conto di avere avuto il virus. Il profilattico non
protegge completamente dall’infezione, poiché il virus è in un certo senso
ubiquitario e altamente infettante, perciò anche in un solo contatto
l’infezione può essere trasmessa.
Esistono più di 100 tipi di HPV, ognuno identificato con un numero (es.
HPV 16, 21, 24, ecc.). Alcuni tipi possono causare la comparsa di condilomi
genitali, mentre altri possono generare le lesioni cellulari che
caratterizzano la CIN. Non esistono antibiotici per le infezioni virali;
pertanto la persistenza o meno dell’infezione dipende dall’‘efficienza del
sistema immunitario della donna. Tuttavia la presenza dell’infezione non
condiziona certamente la comparsa della CIN, così come in pochissime
donne la CIN evolverà verso il carcinoma.
L’insorgenza della CIN dipende dal tipo di HPV – soltanto alcuni tipi, ad
esempio 16, 18, 31 e 33 (definiti ceppi virali ‘ad alto rischio’) – sembrano
maggiormente in grado di generare le lesioni cellulari tipiche della CIN
FATTORI DI RISCHIO PER L’INSORGENZA DEL
CANCRO DELLA CERVICE
Molte donne hanno sentito parlare dei fattori che possono aumentare il
rischio di ammalarsi di carcinoma cervicale, quali, ad esempio, l’età del
primo rapporto sessuale e la molteplicità dei partner. È vero che tali fattori
accrescono il rischio di contrarre l’infezione virale, ma anche molte donne
che non hanno tali fattori di rischio possono contrarre l’infezione da
papillomavirus umano e sviluppare una lesione precancerosa e quindi un
carcinoma Se vi trovate in questa situazione, dovreste sapere che non avete
alcun motivo per biasimarvi.
Anche un sistema immunitario indebolito può favorire l’evoluzione della
CIN in carcinoma. La capacità dell’organismo di resistere alle infezioni può
essere indebolita dal tabagismo, da una dieta insufficiente (carente
soprattutto di vitamina A) e da altre infezioni, quali, ad esempio, l’HIV, il
virus che provoca l’AIDS.
L’uso a lungo termine (oltre 10 anni) della pillola anticoncezionale può
accrescere leggermente il rischio di sviluppare un carcinoma della cervice,
ma per la maggior parte delle donne i vantaggi della protezione
anticoncezionale sono di gran lunga superiori al rischio connesso all’uso
degli anticoncezionali.
Il papillomavirus umano è considerato la causa necessaria, ma non
sufficiente per lo sviluppo di un carcinoma della cervice uterina. Vari cofattori, alcuni noti altri no, sono necessari perché il papillomavirus
promuova la trasformazione della cellula in senso neoplastico. Il cancro
della cervice non è infettivo, non si trasmette ad altri e non è causato da
alterazioni genetiche che possono essere trasmesse di madre in figlia,
quindi non è ereditario.
IL TRATTAMENTO DELLA CIN
Nelle lesioni diagnosticate al Pap test (v. pag. 13) come displasia lieve o
CIN 1 le modificazioni cellulari possono regredire spontaneamente, per
cui in tali casi non è prescritto di norma alcun trattamento, ma sarà
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sufficiente sottoporsi a controlli periodici (Pap test, colposcopia, test
virologico) a distanza di 6 mesi, sorvegliando la lesione o la presenza del
DNA virale fino alla scomparsa.
Le donne in cui più strisci cervico-vaginali risultino anomali ad indicare che
l’infezione persiste, o con displasia di grado moderato o severo (CIN 2 o
3) devono essere sottoposte alla colposcopia (v. pag. 15). Solo una
minoranza di lesioni cervicali (CIN 2-3) evolverà verso il carcinoma, ma è
importante che le modificazioni cellulari siano accertate tempestivamente.
Per tale motivo la CIN 2-3 è di solito sottoposta a terapie in grado di
rimuovere o distruggere tutte le cellule atipiche. Ciò è possibile mediante
procedure chirurgiche in grado di asportare tali lesioni, quali la
conizzazione con ansa termica (LEEP, v. pag. 16) oppure la conizzazione
con laser (v. pag. 16). Entrambe queste tecniche sono ambulatoriali e si
eseguono in anestesia locale.
QUALI SONO I SINTOMI DEL CANCRO
DELLA CERVICE?
Il sintomo più ricorrente del cancro della cervice è una perdita ematica
vaginale anomala, che si verifica, per esempio, nell’intervallo tra due
mestruazioni o dopo un rapporto sessuale. Spesso si riscontrano anche
secrezione di liquido biancastro dalla vagina (leucorrea) e fastidio durante
il coito. Le donne in età postmenopausale, ossia che non hanno più le
mestruazioni, possono notare la ricomparsa di nuove perdite ematiche
vaginali. Naturalmente, esistono molte altre condizioni patologiche che
possono determinare questa sintomatologia, ma la cosa fondamentale è
che, senza falsi pudori o imbarazzo, consultiate subito il vostro medico.
Quanto prima sarà effettuato il controllo e si giungerà ad una diagnosi,
migliori saranno le probabilità di successo del trattamento, che in
un’elevata percentuale di casi porterà a completa guarigione.
COME SI FORMULA LA DIAGNOSI?
Normalmente l’iter diagnostico comincia dal ginecologo, che vi visiterà e vi
prescriverà gli esami del caso. È probabile che il ginecologo ritenga
opportuno farvi ricoverare in ospedale sia per effettuare tali esami che per
un consulto specialistico e/o per il trattamento.
Striscio cervico-vaginale o Pap test
Prima di eseguire lo striscio cervico-vaginale o Pap test (dal nome di
Papanicolau, che mise a punto il sistema di classificazione), l’infermiera vi
aiuterà a sistemarvi sulla poltrona ginecologica. Il ginecologo allargherà le
pareti vaginali con uno strumento detto speculum; quindi, striscerà una
spatola di legno sul collo dell’utero in modo da prelevarne un campione di
cellule, che fisserà poi su un vetrino. Il campione sarà, quindi, esaminato
al microscopio e si potranno rilevare eventuali alterazioni. Il Pap test può
risultare a volte leggermente fastidioso, ma la sua esecuzione richiede solo
pochi minuti.
In tempi recenti, la classificazione dei reperti citologici è stata più volte
modificata per dare modo ai clinici di avere le idee chiare sul significato
delle anomalie citologiche. Nel 1998 è stato approvato negli Stati Uniti il
sistema di classificazione Bethesda System (TBS), oggi largamente
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utilizzato anche in Italia, che distingue tra lesioni di “alto grado” (HSIL),
che tendono ad aggravarsi, e lesioni di “basso grado” (LSIL), che tendono
a regredire o a rimanere stabili. Nel 2001, questo sistema di classificazione
è stata riveduto e corretto ed è tuttora applicato, per cui oggi la
classificazione del Pap test prevede le seguenti categorie principali:
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• reperto negativo: assenza di alterazioni morfologiche riferibili a lesione
intraepiteliale o maligna
• reperto anormale:
- reperto di cellule squamose atipiche di significato indeterminato
(ASC-US; SC-HG))
- reperto di cellule ghiandolari atipiche di significato indeterminato
(AGCUS)
- reperto di alterazioni cellulari riferibili a lesione intraepiteliale di
basso grado (SIL di basso grado) (HPV/CIN1)
- reperto di alterazioni cellulari riferibili a lesione intraepiteliale di
alto grado (SIL di alto grado) (CIN2, CIN3)
- reperto di cellule tumorali maligne di tipo squomocellulare
- reperto di cellule tumorali maligne di tipo ghiandolare
In base all’esito del Pap test, che rimane fondamentalmente un test di
screening, il vostro medico potrà decidere di richiedere ulteriori
accertamenti, tra cui il test virologico su prelievo citologico, che accerta la
presenza del DNA virale e il tipo di papillomavirus, la colposcopia, un
esame ottico che mette in evidenza la lesione, la caratterizza in lesione di
grado minore o maggiore e ne descrive caratteristiche e estensione. La
colposcopia permette la biopsia mirata della lesione più significativa e
fornisce à indicazioni sulla scelta più appropriata del trattamento.
Citologia in fase liquida
È un’altra procedura utilizzata per prelevare campioni citologici dalla
cervice. È simile al Pap test, ma il prelievo è effettuato utilizzando un
apposito spazzolino, che delicatamente ‘gratta’ le cellule dalla cervice. Il
materiale prelevato è, quindi, immerso in un liquido e inviato in
laboratorio per essere esaminato al microscopio.
Colposcopia
Se lo striscio cervico-vaginale o la citologia in fase liquida rilevano la
presenza di cellule atipiche, il ginecologo potrà decidere di sottoporvi a
colposcopia per effettuare una biopsia. Si tratta di una tecnica endoscopica
che si esegue presso l’ambulatorio per pazienti esterni dell’ospedale.
La colposcopia consente al ginecologo di visualizzare l’immagine
ingrandita delle lesioni del collo dell’utero per mezzo di uno strumento, il
colposcopio, simile ad un piccolo microscopio, permettendogli di eseguire
una biopsia nel punto che giudica di maggiore interesse.
Prima di procedere all’esame, l’infermiera vi aiuterà a sistemarvi sulla
poltrona ginecologica. Come con il Pap test, il ginecologo allargherà le
pareti vaginali con uno strumento detto speculum; quindi, passerà con un
tampone una soluzione di acido acetico sulla cervice per evidenziare più
chiaramente le lesioni cervicali. Con l’ausilio di una fonte luminosa il
medico osserverà mediante il colposcopio l’intera cervice, quindi preleverà
un piccolo campione di cellule superficiali (biopsia) per l’esame istologico.
La colposcopia può causare qualche fastidio, ma non richiede che qualche
minuto. Nei giorni successivi potreste avere un leggero sanguinamento.
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LEEP
Questa procedura chirurgica utilizza un’ansa metallica per rimuovere l’area
della cervice in cui sono localizzate le cellule atipiche. Il pezzo operatorio
è, quindi, inviato al laboratorio per l’esame al microscopio. La LEEP si
esegue di solito in anestesia locale. La procedura si basa sull’impiego di un
generatore di energia, a cui è collegato un sottile filo metallico conformato
ad ansa, che funziona come un bisturi preciso e rapido, in grado di
rimuovere il tessuto anormale in modo efficace e senza dolore. Potreste
accusare un leggero fastidio, ma le reazioni sono soggettive. Di solito
noterete un leggero sanguinamento o una perdita per qualche giorno
dopo il trattamento e non dovrete fare uso di tamponi né avere rapporti
sessuali per un mese.
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Conizzazione
La conizzazione è una procedura chirurgica in grado di asportare un cono
di tessuto cervicale in modo da poter effettuare un esame istologico
completo ed esteso a tutte le parti della cervice. Nella maggior parte dei
casi tale piccolo intervento si effettua in anestesia locale, ma in alcuni casi
si preferisce un’anestesia generale, per cui sarà necessaria una breve
degenza in ospedale
La conizzazione può essere eseguita con bisturi tradizionale o con laser.
Nei tumori molto superficiali (carcinoma in situ, carcinoma microinvasivo),
la conizzazione è in grado di asportare tutta la lesione e, quindi, di
costituire di per sé un trattamento radicale. Se il carcinoma è più esteso, la
conizzazione ha, comunque, un ruolo importante nel precisare la diagnosi
istologica e, quindi, nel programmare al meglio la strategia terapeutica.
Anche se è normale avere lievi perdite ematiche per qualche giorno dopo
l’intervento, dovreste riposare evitando di svolgere un’attività fisica
impegnativa e astenervi dai rapporti sessuali per 4 settimane, in modo da
consentire alla cervice di cicatrizzare completamente.
L’elaborazione del referto istologico da parte dell’anatomopatologo dopo
la conizzazione richiede un certo tempo. È bene che prendiate accordi con
il medico curante su quando e come vi saranno date ulteriori
comunicazioni sull’eventuale necessità di essere sottoposte ad altri esami o
trattamenti.
Questo periodo di attesa è un momento difficile e stressante per la maggior
parte delle donne ed è consigliabile cercare sostegno dalla famiglia o dagli
amici nei primi dieci giorni successivi alla conizzazione. Il referto istologico
è importante in quanto fornisce al ginecologo le informazioni necessarie
circa il tipo di tumore di cui siete portatrici.
17
utero
area di
biopsia
cervice
vagina
Conizzazione
TIPI DI CARCINOMA DELLA CERVICE
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Due sono i tipi fondamentali di carcinoma della cervice:
- il carcinoma a cellule squamose, che si sviluppa dalle cellule piatte
che ricoprono la superficie esterna della cervice uterina; rappresenta la
forma più diffusa;
- l’adenocarcinoma, che si sviluppa dalle cellule ghiandolari che
rivestono il canale cervicale (endocervice). Avendo origine dall’interno
del canale cervicale, la diagnosi dell’adenocarcinoma con il pap test può
essere più difficile.
Altre forme meno comuni sono:
il carcinoma adenosquamoso,
il carcinoma a cellule chiare
il carcinoma a cellule piccole.
Le procedure che abbiamo descritto evidenzieranno il tipo di carcinoma
cervicale da cui siete affette. Il referto istologico può fornire anche altre
informazioni importanti, quali il grado di aggressività delle cellule tumorali
e se i vasi linfatici o sanguigni mostrano segni di invasione. Alcune di
queste informazioni, insieme ai reperti clinici ottenuti dal medico e ai
risultati degli ulteriori accertamenti cui sarete sottoposte, influiranno sui
consigli che vi saranno dati circa la modalità di trattamento più adatta al
vostro caso.
ULTERIORI ESAMI
Se gli esami a cui siete state sottoposte dimostrano che avete un carcinoma
cervicale, il vostro medico curante potrebbe ritenere opportuno
approfondire gli accertamenti per verificare se la malattia si è diffusa. In
questo modo egli potrà stabilire più agevolmente qual è il trattamento
migliore per il vostro caso. L’approfondimento diagnostico potrà
comprendere i seguenti esami, ma non necessariamente tutti.
Analisi del sangue
Il prelievo di sangue serve per controllare lo stato delle cellule ematiche e
la funzionalità dei reni e del fegato. Tali esami si eseguono di routine, ma
non danno informazioni relative al tumore.
Radiografia del torace
Permette di evidenziare le condizioni del cuore e dei polmoni.
Visita in narcosi
La stadiazione dei tumori del collo dell’utero si effettua mediante la visita
ginecologica, che, pertanto, ha una grande importanza. Per tale motivo e
allo scopo di eseguire la visita nelle migliori condizioni senza provocare
dolore alla donna, si effettua spesso in narcosi. Nella stessa occasione è
possibile esplorare anche la vescica e la porzione inferiore del colon e del
retto per verificare se il tumore si è diffuso a questi organi.
Il medico studierà la vescica per mezzo di un cistoscopio, un tubo flessible
di fibra ottica, dotato all’estremità di un apparato illuminante. Questo
strumento consente di eseguire delle biopsie, ossia di prelevare dei
campioni di cellule, nel caso dovesse riscontrare la presenza di lesioni
sospette.
Per studiare il colon e il retto utilizzerà un altro strumento, che si chiama
proctosigmoidoscopio. Anche in questo caso potrà eseguire delle biopsie.
L’esame sarà completato dalla biopsia dell’endometrio, la mucosa che
riveste l’utero. In questo caso il medico utilizzerà un altro strumento,
l’isteroscopio, che introdurrà delicatamente nell’utero per prelevare un
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campione di cellule da inviare al laboratorio. È abbastanza normale
accusare lievi perdite per un paio di giorni dopo l’esame.
TAC
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La TAC è una tecnica radiologica che permette di ottenere tante
inquadrature dello stesso organo su piani successivi. Le immagini così
prodotte sono inviate ad un computer, che le elabora per dare poi il
quadro dettagliato del tumore, evidenziandone dimensioni e posizione.
Prima di procedere all’esame vi sarà fatto bere un liquido speciale
radiopaco, che si evidenzia ai raggi X. Immediatamente prima di iniziare
l’esame, sarà inserito in vagina un tampone, mentre l’infermiere/a
introdurrà delicatamente attraverso l’ano una sostanza radiopaca. Questi
due preparati garantiscono la migliore visualizzazione delle lesioni da parte
della scansione tomografica. Una volta che sarete state sistemate nella
corretta posizione sul lettino, si procederà all’esame. Questa tecnica è di
Esecuzione della TAC
per sé indolore, ma dovrete rimanere sdraiate e immobili per circa 10-30
minuti. La maggior parte delle persone è in grado di tornare a casa una
volta terminato l’esame.
Risonanza magnetica nucleare (RMN)
È una procedura diagnostica simile alla TAC, ma usa i campi magnetici
anziché i raggi X per dare una serie di immagini in sezione trasversale delle
strutture interne dell’organo oggetto della prova.
Durante lo svolgimento dell’esame dovrete rimanere sdraiate
perfettamente immobili sul lettino, che sarà fatto scorrere all’interno di un
cilindro metallico aperto sia in cima che in fondo. Tutto l’esame dura circa
30 minuti. La procedura in sé non è dolorosa, ma stare sdraiate all’interno
del cilindro può rendere claustrofobici. La RMN è, inoltre, molto
rumorosa, ma vi saranno consegnate delle cuffiette da indossare per
attutire il rumore. Inoltre molti centri sono dotati di impianto stereofonico
per irradiare musica e distrarvi. Se lo desidererete, potrete portare con voi
qualcuno che vi faccia compagnia mentre si esegue la RMN.
Prima di entrare nel cilindro dovrete rimuovere tutti gli oggetti metallici
che indossate. I portatori di pacemaker e di alcuni tipi di clip chirurgiche
non possono essere sottoposti a RMN a causa dei campi magnetici.
L’elaborazione del referto potrà richiedere diversi giorni e prima che
lasciate l’ospedale vi sarà fissato un appuntamento per la visita di controllo.
Il tempo di attesa del risultato sarà chiaramente per voi un periodo di
grande ansia e potrà forse giovarvi parlare delle vostre preoccupazioni con
un caro amico o con un parente.
Ecografia pelvica
Dovrete bere molto prima dell’esame in modo che la vescica sia piena e si
possa avere un’immagine più chiara. Una volta che sarete sdraiate nella
21
giusta posizione sul lettino, sull’addome vi sarà spalmato un sottile strato
di gel e un piccolo strumento, simile ad un microfono, che emette gli
ultrasuoni, sarà passato su tutta la zona. Le riflessioni degli ultrasuoni
saranno convertite in immagini per mezzo di un computer. L’ecografia è
una metodica indolore che dura solo pochi minuti.
In alternativa, una sonda potrà essere inserita nella vagina per visualizzare
dall’interno la pelvi. Questa procedura non è dolorosa, dura solo pochi
minuti e può essere effettuata a vescica vuota.
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STADIAZIONE E GRADING DEL CANCRO
DELLA CERVICE
Stadiazione
La stadiazione è un parametro di riferimento per il medico, che indica le
dimensioni del tumore e la sua eventuale diffusione a distanza. La
stadiazione è importante per decidere il trattamento più appropriato per il
vostro caso.
Il carcinoma della cervice è classificato secondo i seguenti stadi:
• stadio 1: il tumore è circoscritto alla cervice;
• stadio 2: il tumore ha invaso le strutture adiacenti come la porzione
superiore della vagina, i tessuti che tengono l’utero al centro della pelvi
(parametri), ma non ha raggiunto la pelvi (la parte bassa dell’addome
in cui è contenuto l’organo);
• stadio 3: il tumore ha invaso le strutture adiacenti quali la porzione
inferiore della vagina, i linfonodi adiacenti o i tessuti ai margini della
regione pelvica. In alcuni casi il tumore che ha invaso la pelvi può
comprimere uno degli ureteri (i canali attraverso i quali l’urina
defluisce dai reni alla vescica). In questo caso l’urina, non potendo
defluire, si accumula nei reni.
I tumori cervicali di stadio 2 o 3 si definiscono tumori localmente
avanzati.
• stadio 4: il tumore ha invaso la vescica o l’intestino o la zona posteriore
alla pelvi. Questo stadio comprende i tumori che hanno invaso i
polmoni, il fegato o le ossa, anche se sono casi rari.
Se il tumore si ripresenta dopo il trattamento iniziale, si parla di
carcinoma recidivante (o ricorrente).
Grading
Il grading è un parametro di riferimento che descrive l’aspetto delle cellule
neoplastiche al microscopio. Fa capire al medico quanto rapida potrebbe
essere la crescita del tumore. I tumori cervicali possono essere classificati
secondo tre gradi:
- grado 1, o basso: questi tumori presentano cellule neoplastiche molto
simili alle cellule cervicali normali, sono di solito sono a crescita lenta e
non hanno tendenza a metastatizzare, ossia a diffondersi a distanza;
- grado 2, o moderato;
- grado 3, o alto: questi tumori presentano cellule molto atipiche, tendono
a crescere molto rapidamente e a metastatizzare.
23
QUALI SONO I TIPI DI TRATTAMENTO USATI?
Chirurgia, radioterapia e chemioterapia possono essere usate per il
trattamento del carcinoma cervicale sia da sole che in combinazione. La
scelta del trattamento dipenderà soprattutto dall’esito della stadiazione.
Tumori in stadio iniziale
24
In questi casi, la chirurgia rappresenta spesso il trattamento principale per
queste lesioni in cui il tumore è localizzato solo alla cervice.
In questi casi la radioterapia assicura gli stessi risultati, ma con effetti
collaterali più pesanti. Per tale motivo, la chirurgia rimane di solito la prima
scelta.
In alcuni casi, la radioterapia si attua dopo la chirurgia nel caso in cui il
medico tema di non essere riuscito ad asportare tutte le cellule
neoplastiche. In altri casi si può usare in combinazione con la
chemioterapia. In questi casi si parla di terapia collaterale o
chemioradioterapia.
La chemioterapia si attua a volte prima della chirurgia allo scopo di ridurre
le dimensioni del tumore e facilitarne l’asportazione, ma soprattutto si
somministra in combinazione con la radioterapia dopo la chirurgia.
Tumori localmente avanzati
Se il tumore si è diffuso oltre la cervice e non può essere curato con la
chirurgia soltanto, la radioterapia rappresenta di norma il trattamento di
elezione. Di solito si associa alla chemioterapia.
Tumori metastatizzati e recidivanti
La chemioterapia può essere attuata per le pazienti che sono affette da
tumori che hanno invaso altri organi oppure nei casi di recidiva, in cui il
tumore si ripresenta dopo la radioterapia. In questi casi la chemioterapia
ha lo scopo di ridurre le dimensioni del tumore e di controllare la malattia,
alleviando i sintomi, con la speranza di prolungare la sopravvivenza
assicurando una buona qualità della vita. Questo tipo di trattamento si
definisce palliativo.
Pianificazione del trattamento
Nella maggior parte degli ospedali un’équipe multidisciplinare composta
da vari specialisti si prenderà cura di voi per pianificare il piano di
trattamento migliore per il vostro caso. L’équipe comprenderà anche un
chirurgo specializzato nel trattamento delle neoplasie ginecologiche, un
oncologo clinico (specialista in chemioterapia e radioterapia) ed
eventualmente anche uno dei seguenti specialisti:
•
•
•
•
•
infermiere specializzato
dietista
fisioterapista
terapista occupazione
psicologo o counsellor.
Il medico elaborerà il piano di trattamento tenendo conto di vari fattori
quali età della paziente, le sue condizioni generali, il tipo e le dimensioni
del tumore, il suo aspetto al microscopio e la sua eventuale diffusione al di
fuori della cervice.
Se due trattamenti sono ugualmente efficaci per il tipo e lo stadio del
tumore da cui siete affette, il medico vi offrirà la possibilità di scegliere. A
volte è molto difficile prendere una decisione. Se vi è offerta una possibilità
di scelta, assicuratevi di avere avuto tutte le informazioni sulle diverse
25
opzioni disponibili, su che cosa comporta ognuna di esse e su quali sono
gli effetti collaterali cui potrebbero dare adito, in modo che possiate
decidere qual è il trattamento giusto per voi.
Non abbiate timore di chiedere domande su qualunque aspetto che non vi
è chiaro o che vi preoccupa. Potrebbe essere utile discutere dei pro e
contro di ogni trattamento con l’oncologo di fiducia, il medico di base o
anche il personale di AIMaC.
Può essere utile predisporre una lista di domande che desiderate porre e
farsi accompagnare da un amico o parente.
Alcune donne si sentono tranquillizzate se possono avere il parere di un
altro medico che le aiuti a decidere sul trattamento. La maggior parte dei
medici sarà ben lieta di farvi il nome di un altro specialista per sentire un
secondo parere, se ciò vi può aiutare.
26
Il consenso informato
Primo di sottoporvi a qualunque trattamento il medico che vi segue vi
spiegherà dettagliatamente lo scopo e le modalità del trattamento e le
conseguenze che questo avrà, quindi vi chiederà di firmare un apposito
modulo di consenso, con il quale autorizzate il personale sanitario ad
attuare tutte le procedure richieste. Nessun trattamento potrà essere
attuato senza il vostro consenso, e prima di firmare l’apposito modulo
dovrete avere ricevuto tutte le informazioni necessarie su:
•
•
•
•
tipo e portata del trattamento consigliato;
vantaggi e svantaggi del trattamento;
eventuali alternative terapeutiche disponibili;
rischi o effetti collaterali significativi del trattamento.
Se le informazioni che avete ricevuto non sono chiare, non abbiate timore
di chiedere di ripetervi le spiegazioni. Alcuni trattamenti oncologici sono
complessi, per cui i medici sono abituati a spiegare le modalità di
trattamento più volte finché i pazienti hanno compreso pienamente in che
cosa consistono e che cosa comportano.
Se pensate di non essere in grado di decidere subito, potrete sempre
chiedere che vi sia lasciato un po’ di tempo per riflettere. Potrete anche
decidere di non sottoporvi ad alcun trattamento; in questo caso il medico
vi spiegherà che cosa potrebbe succedere a seguito di questa decisione.
Vantaggi e svantaggi del trattamento
Molte pazienti sono spaventate al pensiero di doversi sottoporre a un
trattamento a causa degli effetti collaterali cui lo stesso potrebbe dare
adito. È vero che i trattamenti potrebbero causare degli effetti collaterali,
ma questi di solito possono essere facilmente controllati con appositi
farmaci. Alcune pazienti vogliono sapere che cosa potrebbe succedere nel
caso decidessero di non sottoporsi ad alcun trattamento.
Il trattamento può essere attuato per motivi diversi e i potenziali vantaggi
dipenderanno da fattori legati al singolo caso. Nelle pazienti affette da
carcinoma cervicale in stadio iniziale, la chirurgia si sceglie per la
possibilità di guarire dalla malattia. A volte, si può decidere di attuare
anche altri trattamenti per ridurre il rischio di recidiva.
Con i tumori di stadio 4, il trattamento può servire solo a controllare la
malattia, migliorare i sintomi e, quindi, la qualità della vita. Tuttavia, per
alcune pazienti il trattamento non avrà alcun effetto sulla malattia e ne
avranno gli effetti collaterali senza averne alcun beneficio.
Se vi è stato prospettato un trattamento mirato a curare la malattia, decidere
di accettarlo non sarà difficile. Se, invece, non esiste una possibilità di cura
e il trattamento può essere attuato per controllare la malattia per un certo
periodo di tempo, sarà può difficile decidere che cosa fare.
27
In queste circostanze, prendere una decisione in merito al trattamento è
sempre difficile, e potreste volerne discutere in dettaglio con il vostro
medico curante se desiderate sottoporvi al trattamento. Se, invece, non
volete sottoporvi a un trattamento, sarà possibile offrirvi un trattamento di
supporto (palliativo) con medicinali in grado di tenere i sintomi sotto
controllo.
LA CHIRURGIA
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Il trattamento chirurgico del carcinoma cervicale prevede, di solito,
l’asportazione dell’utero (isterectomia radicale), dei parametri, di una
piccola porzione della vagina e dei linfonodi. Questa è la forma di
intervento più risolutivo. Ad esso si oppone il trattamento conservativo che prende il nome di conizzazione (v. pag. 16) - nei casi in cui le cellule
tumorali non si siano diffuse oltre le cellule superficiali della cervice
oppure nei casi in cui la diffusione sia minima.
Potrebbe essere necessario asportare anche le ovaie (overiectomia), ma
l’orientamento è conservatore, soprattutto nei casi di pazienti in età
riproduttiva, in quanto la loro asportazione comporta una menopausa
precoce. Qualora l’ovariectomia dovesse essere indispensabile, i sintomi
della menopausa si possono prevenire sostituendo gli ormoni con
compresse o creme (trattamento di sostituzione ormonale). Il vostro
medico curante avrà cura di esaminare a fondo con voi tutti i dettagli al
riguardo.
Dopo l’intervento
Dopo l’intervento sarete incoraggiate ad alzarvi e a camminare quanto
prima possibile. Questa è una fase importante della convalescenza, e anche
se sarete costrette a stare a letto, l’infermiere/a vi spronerà a eseguire
esercizi regolari con le gambe e esercizi di respirazione profonda.
Quando sarete riportate in reparto dopo l’intervento, sarete sottoposte a
infusione per endovena (somministrazione goccia a goccia) di liquidi e sali
minerali fino a che non sarete in grado di mangiare e bere. I tubi di
drenaggio applicati alla ferita per evitare l’accumulo di liquidi in eccesso
saranno rimossi nell’arco di qualche giorno dall’intervento. In questo
modo le ferite rimargineranno perfettamente.
Dopo l’intervento vi saranno somministrati regolarmente degli analgesici,
che sono molto efficaci per il controllo del dolore. Qualora il sintomo
algico dovesse persistere, informate al più presto la caposala in modo che
il preparato adottato fino a quel momento sia sostituito con altri fino a che
s’individuerà quello più efficace nel vostro caso.
Molte donne sono in grado di fare ritorno a casa circa 6-10 giorni dopo
l’intervento, una volta che i punti o le graffe siano stati rimossi. Se pensate
che potreste avere dei problemi una volta tornate a casa, per esempio se
vivete da sole o dovete salire diverse rampe di scale, informate la caposala
o l’assistente sociale fin dal momento del ricovero, affinché possano
organizzare il modo in cui aiutarvi prima che siate dimesse.
Anche se non avrete più le mestruazioni o non potrete più avere bambini,
potrete riprendere l’attività sessuale non appena vi sentirete pronte. Il
vostro medico curante vi consiglierà probabilmente di aspettare almeno
quattro settimane per dare modo alle ferite di cicatrizzare perfettamente.
Molte donne hanno bisogno di più tempo prima che siano in grado di
riprendere l’attività sessuale. Questa è una parte fondamentale della
convalescenza, per cui non abbiate timore di parlarne con il vostro medico.
AIMaC ha pubblicato un libretto, Sessualità e Cancro, che potrebbe darvi
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consigli preziosi da questo punto di vista.
Dopo un intervento di isterectomia, è bene evitare un’attività fisica
impegnativa o sforzi fisici eccessivi - per esempio sollevare pesi - per circa
tre mesi. Nelle settimane immediatamente successive all’intervento alcune
donne provano fastidio a guidare un veicolo e può essere una buona idea
aspettare qualche tempo prima di sedersi di nuovo al volante.
Alcune donne hanno bisogno di più tempo per superare i postumi
dell’intervento chirurgico. Se avete dei problemi, potrebbe essere utile
parlarne con qualcuno che non sia direttamente coinvolto nella vostra
malattia. AIMaC sarà lieta di darvi tutti i consigli che richiederete e potrà
anche mettervi in contatto con un consulente o con un gruppo di sostegno
operanti nella vostra regione in modo che abbiate l’opportunità di parlare
con altre donne che hanno vissuto esperienze analoghe alla vostra.
Prima che siate dimesse, vi sarà dato un appuntamento presso il centro per
pazienti esterni per una visita di controllo. Questo sarà il momento per
discutere con il vostro medico eventuali problemi che si dovessero
presentare dopo il trattamento chirurgico. Sappiate, comunque, che
qualora accusaste sintomi o ci fosse qualcosa che vi preoccupi prima della
data stabilita per la visita di controllo, potrete sempre telefonare al medico
che vi ha seguito in ospedale o all’infermiere/a del reparto presso cui siete
state curate.
LA RADIOTERAPIA
La radioterapia consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per
distruggere le cellule tumorali, cercando al tempo stesso di danneggiare il
meno possibile le cellule normali. Il carcinoma della cervice può essere
trattato sia con la radioterapia esterna che con quella interna, e spesso
anche con una combinazione di entrambe. In passato, la radioterapia della
zona pelvica comportava a volte delle complicazioni, ma i progressi
compiuti sia nell’elaborazione del piano di trattamento sia nelle tecniche
stesse hanno ridotto sempre più le possibilità di complicazioni.
La radioterapia può essere effettuata, a volte, sia prima che dopo la
chirurgia, nel caso in cui il medico tema di non essere riuscito ad asportare
tutte le cellule tumorali. In altri casi si può usare da sola come trattamento
di elezione del carcinoma cervicale.
Il radioterapista, il medico che pianifica il trattamento, vi potrà aiutare a
risolvere qualsiasi problema dovesse presentarsi.
Pianificazione del trattamento
Affinché possiate trarre il massimo beneficio dalla radioterapia, questa deve
essere pianificata molto attentamente. In occasione delle prime visite al
reparto di radioterapia vi faranno probabilmente sdraiare sotto una
macchina detta simulatore che effettuerà una radiografia della zona da
irradiare. Prima di procedere alla procedura, vi sarà inserito in vagina un
tampone, mentre vi sarà introdotto delicatamente attraverso l’ano un
liquido radiopaco che metterà in evidenza le zone anomale. Questa
procedura serve a dare immagini radiografiche il più chiare possibile.
Radioterapia esterna (o transcutanea)
Consiste nell’erogare le radiazioni ad alta energia sul tumore. Si effettua di
solito nei giorni feriali presso il reparto per pazienti esterni dell’ospedale.
Il tipo e la durata del trattamento dipenderanno dalle dimensioni del
tumore e dalla sua localizzazione.
La pianificazione del trattamento costituisce una fase molto importante
della radioterapia e ci potrebbero volere più visite prima che il
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radioterapista sia soddisfatto del risultato. Sulla cute saranno tracciati dei
segni per mostrare al tecnico di radiologia, che eseguirà il trattamento, il
punto esatto sul quale le radiazioni dovranno essere erogate. La zona
evidenziata dovrà rimanere quanto più possibile asciutta per tutta la durata
del trattamento in modo da evitare che si irriti.
Prima di eseguire il trattamento, il tecnico di radiologia vi posizionerà
correttamente sul lettino e verificherà che siate comode. Durante la
sessione di trattamento rimarrete sole nella sala, ma potrete comunicare
con il tecnico che controllerà lo svolgimento della procedura dalla stanza
a fianco. La radioterapia non è dolorosa, ma dovrete rimanere
assolutamente immobili per diversi minuti fino a che la sessione di
trattamento non sarà terminata. La radioterapia non vi rende radioattive e
potrete stare a contatto con altre persone, compresi i bambini, senza alcun
pericolo né per voi né per costoro.
Radioterapia interna (o intracavitaria o curieterapia)
Il materiale radioattivo è posto in appositi applicatori che sono introdotti
in vagina a mo’ di tamponi in anestesia. Gli applicatori rimangono in situ
per uno-due giorni ed erogano un’alta dose di radiazione sulla cervice e
sull’area circostante. Alcune volte si possono usare impianti contenenti una
dose più elevata di radioattività, che però sono lasciati in situ solo per
qualche ora.
Benché la dose di radioattività erogata con la radioterapia intracavitaria sia
relativamente più bassa, sarete probabilmente sistemate in una camera
singola, in una zona appartata del reparto, e protette da schermi al piombo
in modo che la dose di radioattività per visitatori e personale paramedico
sia quanto più bassa possibile. Per evitare che il tampone si sposti, dovrete
rimanere a letto per tutto il tempo che sarà lasciato in vagina. Un catetere
sarà posto in vescica in quanto la radiazione può rendere la minzione più
frequente della norma. Queste precauzioni possono farvi sentire isolate,
ma saranno rispettate solo per un paio di giorni e una volta che l’impianto
sarà stato rimosso non rimarrà alcuna traccia di radioattività.
Effetti collaterali
L’irradiazione della pelvi può causare effetti collaterali quali senso di
nausea, stanchezza, diarrea e sensazione di bruciore alla minzione. È
importante che beviate molti liquidi e rispettiate una dieta sana per tutta la
durata del trattamento radioterapico. Se non avete voglia di mangiare
potrete integrare la dieta con minestre o bevande ipercaloriche delle quali
troverete ampia scelta nella maggior parte delle farmacie. Nel corso del
trattamento dovrete riposare quanto più possibile, soprattutto se abitate
lontano dal centro di radioterapia e dovrete percorrere ogni giorni molti
chilometri per raggiungerlo.
La maggior parte degli effetti collaterali può essere trattata agevolmente
con delle compresse che il radioterapista non avrà alcuna difficoltà a
prescrivervi. Gli effetti collaterali dovrebbero scomparire gradualmente
una volta concluso il ciclo di trattamento
Purtroppo, la radioterapia per il trattamento del carcinoma cervicale
comporta l’irradiazione delle ovaie, con conseguente instaurazione della
menopausa. Ciò vuol dire che dovrete affrontare gli effetti collaterali
associati alla menopausa, vale a dire vampate di calore, secchezza della cute
e senso di ansia e depressione. Alcune donne accusano diminuzione della
libido, ossia hanno un ridotto interesse per il sesso, e avvertono anche
secchezza della vagina. A volte la radioterapia può causare anche la stenosi
vaginale, ossia il progressivo restringimento delle pareti della vagina, con
conseguente dolore durante il coito.
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La maggior parte dei radioterapisti e dei ginecologi previene tali effetti
collaterali attuando terapie di sostituzione ormonale a base di compresse o
di presidi per via transcutanea (cerotti). Tali terapie possono essere iniziate in
corso di trattamento oppure subito dopo la sua conclusione e il ginecologo
vi aiuterà a scegliere il preparato e la dose più adatta al vostro caso.
Se vi sentite depresse, potrebbe giovarvi parlare dei vostri problemi con un
consulente esperto, sia in ospedale che nella vostra regione.
AIMaC ha pubblicato un libretto e un DVD sulla radioterapia, nei quali
potrete trovare informazioni utili sulle modalità di attuazione e sugli effetti
collaterali cui può dare adito la terapia radiante.
LA CHEMIOTERAPIA
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La chemioterapia consiste nell’impiego di particolari farmaci anticancro,
detti citotossici o antiblastici, per distruggere le cellule tumorali. Tali
farmaci hanno l’effetto di inibire la crescita e la divisione delle cellule
neoplastiche.
I farmaci sono comunemente somministrati per endovena, ossia
s’iniettano direttamente in vena. I farmaci tendono a ridurre
temporaneamente il numero dei globuli bianchi nel sangue. Se la conta
dei globuli è bassa, sarete più soggette alle infezioni e vi stancherete
facilmente. Durante il ciclo di chemioterapia sarete sottoposte
periodicamente a esami del sangue e, se necessario, a emotrasfusioni o a
trattamento con antibiotici.
Altri effetti collaterali possono comprendere nausea, vomito e caduta dei
capelli. Alcuni farmaci possono anche irritare la bocca e provocare piccole
ulcere. Effettuare regolarmente degli sciacqui è importante e l’infermiere/a
vi insegnerà a farli correttamente. Se non avete voglia di mangiare, potrete
sostituire i pasti con bevande o minestre nutritive. Esiste una vasta gamma
di bevande nutritive in commercio e potrete acquistarle nella maggior
parte delle farmacie.
Anche se gli effetti collaterali possono essere duri da sopportare, comunque
scompariranno alla conclusione del trattamento e i capelli ricresceranno
con sorprendente rapidità. Non tutti i farmaci, inoltre, causano effetti
collaterali e il vostro medico saprà dirvi a quali problemi potreste andare
eventualmente incontro con il trattamento che avrà scelto per voi.
Rispetto al passato, nausea e vomito non rappresentano più un problema
grazie all’efficacia di alcuni appositi farmaci detti antiemetici.
AIMaC ha pubblicato un libretto e un DVD sulla chemioterapia, nei quali
potrete trovare informazioni utili sulle modalità di attuazione e sugli effetti
collaterali di questo trattamento. Potrete richiedere ad AIMaC anche singoli
libretti su come affrontare i problemi alimentari o connessi con la
sessualità e la caduta dei capelli.
Follow-up
Concluso il trattamento, dovrete sottoporvi a controlli periodici che
comprenderanno visite mediche e alcuni esami strumentali (radiografie o
ecografie, TAC/RMN). Questi controlli durano spesso diversi anni. Se nel
periodo d’intervallo tra un controllo e l’altro avete dei problemi o se gli
effetti collaterali del trattamento persistono o se notate sintomi nuovi,
informate immediatamente l’oncologo che vi ha in cura.
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IN CHE MODO IL CANCRO DELLA CERVICE
PUÒ RIPERCUOTERSI SULLA MIA VITA SESSUALE
E SULLA FERTILITÀ?
I trattamenti per il carcinoma cervicale possono ripercuotersi sulla vita
sessuale, ma molti dei cambiamenti che ciò implica possono essere
prevenuti o trattati.
Sintomi menopausali
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Se avete subito un’isterectomia con ovariectomia, oppure se siete state
sottoposte a irradiazione della pelvi, accuserete i sintomi della menopausa
(se non li avete ancora avuti): vampate di calore, secchezza della cute,
secchezza della vagina e anche depressione, ansia e diminuzione della
libido. Il medico potrà alleviare molti di questi sintomi prescrivendovi
creme o pillole a base di preparati ormonali, che avranno lo scopo di
sostituire gli ormoni che avrebbero dovuto secernere le ovaie.
Se il problema è la secchezza vaginale, il medico potrà consigliarvi l’uso di
creme o di gel lubrificanti, che voi o il vostro partner applicherete
direttamente sul pene o sulla vagina prima o durante l’atto sessuale.
La radioterapia pelvica può provocare la stenosi, ossia il restringimento,
della vagina, il che può rendere la penetrazione difficile o dolorosa. In
questo caso potrebbe essere sufficiente mantenere i muscoli vaginali il più
elastici che sia possibile. Creme a base di ormoni che il medico potrà
prescrivervi da applicare sulle pareti della vagina possono essere di
sollievo, ma avere rapporti sessuali regolari o l’uso di un dilatatore vaginale
rappresentano spesso il trattamento più facile e più efficace. I dilatatori
vaginali sono normalmente di plastica e gli infermieri/e del reparto o il
medico ginecologo potranno fornirvene uno. Il dilatatore deve essere
introdotto in vagina con delicatezza e periodicamente in modo che questa
possa gradualmente dilatarsi, prevenendone al tempo stesso l’ulteriore
restringimento. Gli infermieri/e o il medico ginecologo vi insegneranno ad
usare il dilatatore e saranno in grado di rispondere a tutte le vostre
domande. Sono abituati a parlare di questi problemi, per cui non dovete
sentirvi in imbarazzo.
Molte donne pensano che i dilatatori siano utilissimi per rendere la vagina
più elastica dopo la radioterapia, anche se hanno un partner regolare. I
dilatatori possono essere utili per quelle donne che hanno
temporaneamente perso ogni interesse per il sesso in seguito ai sintomi
menopausali o che sono nervose all’idea di avere di nuovo rapporti sessuali
subito dopo il trattamento o che non hanno un partner regolare.
Molte donne si sentono nervose all’idea di avere dei rapporti sessuali
subito dopo il trattamento del tumore, ma non c’è alcun pericolo. Il sesso
non aggraverà la diagnosi, né il vostro partner potrà ‘prendere’ il cancro da
voi. Molte donne spesso hanno bisogno di prendersi più tempo durante
l’atto sessuale per facilitare la dilatazione delle pareti vaginali. Se il partner
si dilunga nei preliminari e procede con molta delicatezza, ciò può servire
a far distendere la vagina. Rapporti sessuali delicati e regolari restituiranno
elasticità e tonicità alla vagina e sarete in grado di riprendere la normale
attività sessuale nel giro di poche settimane dalla conclusione della
radioterapia.
AIMaC ha pubblicato un libretto dal titolo Sessualità e cancro dedicato
ai problemi connessi con la sfera sessuale dopo un trattamento
antitumorale, che saremo lieti di inviarvi se lo richiederete.
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Fertilità
Le pazienti più giovani e coloro che speravano di avere dei figli o di
completare la pianificazione familiare possono essere particolarmente
sconvolte se sono state isterectomizzate o se la radioterapia ha danneggiato
le ovaie.
Effetti emozionali
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Anche le donne in età postmenopausale possono avvertire un acuto senso
di perdita dopo un intervento di isterectomia. Alcune pensano che
l’asportazione dell’utero le abbia private della loro femminilità e si vedono,
quindi, sminuite in questo senso.
Può giovarvi prendervi tutto il tempo che volete per piangere per i bambini
che avreste potuto avere e non avrete più oppure per esprimere tutto il
vostro dolore in quanto la perdita dell’utero è avvertita come un lutto.
RICERCA - STUDI CLINICI
La ricerca di nuove modalità di trattamento del carcinoma cervicale
prosegue a ritmo incalzante. Quando si mette a punto un nuovo
trattamento, esso è sottoposto a diverse fasi di studio per verificarne
l’efficacia. Si comincia con gli studi di laboratorio, che alcune volte possono
comprendere anche prove in provetta sulle cellule tumorali. Se
quest’attività di ricerca dimostra che il trattamento potrebbe essere efficace
nella cura dei tumori, si passerà alla fase in cui il trattamento è
sperimentato sui pazienti, ossia agli studi clinici.
Gli studi clinici possono essere di fase 1, 2 o 3. I primi studi sono di fase 1
e il loro scopo è:
• stabilire il dosaggio sicuro del trattamento;
• individuare gli effetti collaterali che il trattamento può causare;
• identificare i tipi di tumore per i quali è più efficace.
Se gli studi di fase 1 dimostrano che il nuovo trattamento è sicuro ed
efficace, si passa agli studi di fase 2 e 3, i quali devono rispondere ad una
serie di domande:
• Il nuovo trattamento è più efficace dei trattamenti attualmente
disponibili?
• La sua efficacia aumenta se è somministrato insieme ai trattamenti
attualmente disponibili?
• Come si differenzia rispetto ai migliori trattamenti standard attualmente
disponibili?
Gli studi clinici durano a lungo, di solito passano anni dal momento della
scoperta del nuovo trattamento, cui i mass media dedicano spesso molto
spazio, fino al momento in cui il suo vero valore è stabilito definitivamente.
Vi potrebbe essere chiesto di partecipare ad uno studio clinico. Ciò può
avere diversi vantaggi: avrete la possibilità di contribuire al progresso della
scienza medica e sarete tenuti sotto rigorosa sorveglianza per tutta la
durata dello studio.
È importante sottolineare che alcuni trattamenti inizialmente molto
promettenti si rivelano spesso meno efficaci dei trattamenti attualmente
disponibili oppure causano effetti collaterali che sono superiori ai benefici.
Nell’ambito di una ricerca, vi potrebbe essere chiesto il permesso di
conservare dei campioni istologici o di sangue da utilizzare in altri studi
miranti a stabilire le origini dei tumori.
Anche dopo aver accettato di prendere parte a uno studio, avrete sempre
la possibilità di ritirarvi in qualsiasi momento, qualora cambiaste idea. La
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vostra decisione non influirà in alcun modo sull’atteggiamento del medico
oncologo nei vostri confronti. Se decidete di non partecipare allo studio
oppure di ritirarvi prima che sia concluso, sarete trattati con il migliore
trattamento standard anziché con il nuovo trattamento con il quale è
messo a confronto nello studio.
I VOSTRI SENTIMENTI
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La maggior parte delle persone si sente distrutta quando apprende di avere
il cancro. Stati d’animo profondamente diversi si alternano determinando
confusione e frequenti sbalzi di umore. Le reazioni variano da soggetto a
soggetto e ciò rientra nella norma. Non esiste un modo giusto o sbagliato
di sentire. Questi sentimenti fanno parte del processo che molte persone
attraversano nel tentativo di ottenere il controllo sulla malattia. Partner,
parenti e amici spesso hanno bisogno quanto voi di aiuto e sostegno per
riuscire a dominare i propri sentimenti.
Shock e incredulità
‘Non posso crederci’, ‘Non può essere vero’
Spesso è questa la reazione immediata di fronte alla diagnosi di cancro. Vi
sentirete inebetite, incapaci di credere a ciò che sta accadendo e di
esprimere una qualsiasi emozione. Forse sarete in grado di assorbire solo
una minima quantità di informazioni, per cui continuerete a chiedere le
stesse cose all’infinito, oppure le stesse cose dovranno esservi ripetute
continuamente. Il bisogno di farsi ripetere le stesse cose è una reazione
comune allo shock.
Rifiuto
‘Va tutto bene’, ‘Non ho il cancro’
Per molte pazienti, non voler sapere nulla sulla malattia o volerne parlare
il meno possibile è il miglior modo di reagire alla situazione. In questo
momento non volete sapere nulla di più di quanto avete appreso. Anche i
vostri familiari potrebbero reagire nello stesso modo, e a volte sembrano
ignorare come vi sentite, dicendo, per esempio ‘Non essere sciocca, non
c’è nulla di cui tu debba preoccuparti’. Avere l’opportunità di esternare tali
sentimenti può essere di per sé utile.
Rabbia
‘Perché proprio a me?’, ‘Perché proprio adesso?’
Dietro la rabbia possono celarsi altri sentimenti quali paura e tristezza.
Potreste sentirvi arrabbiate, impazienti o irritate con coloro che vi sono più
vicino o con i medici e gli infermieri/e che si prendono cura di voi e
addirittura potreste arrivare a prendervela anche con il vostro dio. Si tratta
comunque di una reazione assolutamente normale ed è segno di quanto
siate sconvolte per la malattia. Coloro che vi vogliono bene non
dovrebbero pensare che ce l’avete con loro. Se voi, o la vostra famiglia, non
ce la fate a tenere sotto controllo questi sentimenti, potrebbe aiutarvi
parlare con qualcuno che non sia direttamente coinvolto con la vostra
malattia.
Biasimo e senso di colpa
‘Se non avessi ... ciò non sarebbe mai successo’
A volte i malati biasimano se stessi o gli altri per la loro malattia, cercando
di trovare i motivi per cui avrebbe dovuto succedere proprio a loro. Ciò si
può spiegare con il fatto che sovente ci sentiamo meglio se conosciamo le
41
ragioni per cui qualcosa è successo. Siccome, però, è raro che i medici
sappiano esattamente che cosa ha causato il cancro, non c’è motivo per cui
dobbiate biasimarvi.
La relazione tra il carcinoma della cervice e l’attività sessuale ha spinto
molte donne ad imputare la malattia a loro stesse o ai loro partner. È
importante che teniate presente che la vita sessuale è solo uno dei molti
fattori associati al carcinoma cervicale. Anzi, solo una minima percentuale
di donne che hanno uno qualsiasi dei fattori di rischio riconosciuti
svilupperà la malattia.
Risentimento
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‘Per te va tutto bene, non devi sopportare tutto quello che sto passando io’
Comprensibilmente, vi sentirete piene di risentimento e starete malissimo
perché voi avete il cancro mentre gli altri stanno bene. Anche i parenti a
volte possono essere risentiti per i cambiamenti che la malattia del proprio
congiunto ha comportato nella loro vita. Di solito aiuta esternare questi
sentimenti in modo che possano essere discussi. Reprimere il risentimento
può rendere collerici e indurre sensi di colpa.
Paura ed incertezza
‘Il cancro recidiverà?’, ‘Il trattamento avrà effetto?’
Cancro è una parola spaventosa circondata da paure e miti. Paure e fantasie
sono spesso peggiori della realtà. La paura dell’ignoto può essere
terrificante, per cui saperne di più sulla malattia può spesso servire a
ridimensionarla. Potreste essere preoccupate per il vostro futuro e per
l’eventualità che il cancro possa recidivare, ossia tornare all’attacco. Queste
paure possono a volte assumere la forma di incubi.
Un’altra paura comune è quella per cui il cancro fa soffrire. Molti malati di
cancro non accusano dolore oppure questo è modesto, ma nei casi in cui
il sintomo algico è forte si possono somministrare molti analgesici di
moderna concezione che riescono molto bene a controllarlo.
Richiudersi in se stessi e isolarsi
‘Per favore, lasciatemi sola’
A volte durante la malattia avrete voglia di essere lasciate sole per
riordinare pensieri e sentimenti. Questo atteggiamento può essere difficile
da accettare per i vostri familiari e amici che vorrebbero condividere con
voi un momento così difficile. Se vi rendete conto che la situazione
comunque vi pesa e temete di non farcela, non esitate a parlarne con il
vostro medico che potrà offrirvi un aiuto professionale.
Senso di perdita
Le donne affette da carcinoma della cervice devono affrontare sia gli aspetti
fisici che quelli emotivi della malattia. Dopo un’isterectomia molte donne
si sentono sollevate al pensiero che l’intervento è finito, ma una volta che
si sono ristabilite sul piano fisico avvertono il senso di perdita della
sessualità. Una donna può pensare che, non avendo più l’utero, abbia
perso una parte della sua identità di donna e può temere che ciò si
ripercuota sulla vita sessuale. Tuttavia, col tempo e a mano a mano che
accetterà la sua nuova condizione, si renderà conto che non c’è motivo per
cui non possa riprendere la normale attività sessuale.
Esternare i propri sentimenti può spesso servire a chiarire i propri pensieri
e dare agli altri l’opportunità di capire come vi sentite. Potrebbe giovarvi
parlare ad un consulente esperto o a qualcuno che abbia vissuto la vostra
stessa esperienza.
Alcune malate considerano un fallimento il fatto di non riuscire a farcela da
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sole, ma una volta che gli altri capiscono come vi sentite potranno esservi
di maggiore aiuto.
A CHI PARLARE E CHE COSA DIRE
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Per alcune famiglie è difficile parlare di cancro oppure condividere i propri
sentimenti. La prima reazione che hanno molti familiari di fronte a questa
drammatica realtà è che sarebbe opportuno non dire alla malata che ha il
cancro, in quanto nutrono il timore che non sappia affrontare la situazione.
Se si decide di non rivelare alla malata la verità, la famiglia deve creare una
copertura e nascondere tutte le notizie. Può essere molto difficile
mantenere segreti di questo genere all’interno della famiglia, e si può
correre il rischio di isolare la malata e di ingigantire le sue paure. Molte
malate sospettano la diagnosi, anche se la verità è stata loro taciuta.
A volte i familiari e gli amici si sentono a disagio di fronte alla malata di
cancro in quanto non sanno cosa dire. Spesso non dovete parlare della
malattia, ma semplicemente stare lì ed ascoltare. Anche se non ve ne
rendete conto, ciò è già molto per la malata, che parlerà nel momento in
cui si sentirà pronta a farlo.
PARLARE AI BAMBINI
Decidere cosa dire ai bambini sul cancro è difficile. Fino a che punto
potrete spingervi dipende dall’età e dal loro grado di maturità. I bambini
molto piccoli sono in grado di capire gli eventi immediati. Non si rendono
conto della malattia ed è sufficiente spiegare loro in parole molto semplici
perché la madre o un’amica è dovuta andare all’ospedale.
Ai più grandicelli si potrà raccontare la storia delle cellule buone e delle
cellule cattive. Tutti i bambini devono essere continuamente tranquillizzati
circa il fatto che non hanno alcuna colpa per la malattia. A dieci anni, la
maggior parte dei bambini è in grado di afferrare spiegazioni abbastanza
complesse.
Per gli adolescenti può essere abbastanza difficile affrontare la situazione,
in quanto si sentono riportati con la forza in famiglia proprio nel momento
in cui stavano per spiccare il volo e conquistare l’indipendenza. Le
femmine, in particolare, potrebbero temere che la malattia della madre
possa essere trasmessa loro.
Un approccio schietto, onesto è di solito il modo migliore con tutti i
bambini. Ascoltate le loro paure e non lasciatevi sfuggire il minimo
cambiamento nel loro comportamento. Questo può essere il loro modo di
esprimere i sentimenti che provano. Può essere meglio cominciare con il
dare solo qualche notizia e costruire gradualmente il quadro della vostra
malattia. In ogni caso, a prescindere dall’età, non teneteli all’oscuro di ciò
che sta succedendo. La paura di cosa possa trattarsi può essere di gran
lunga peggiore della realtà.
CHE COSA POTETE FARE
Molte donne si sentono impotenti quando è loro comunicato che hanno il
cancro e pensano che non c’è niente che possano fare tranne che affidarsi
ai medici e agli ospedali. Non è affatto così. Ci sono molte cose che voi, e
la vostra famiglia, potete fare in questo frangente.
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Obiettivi pratici e positivi
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A volte potreste non essere in grado di fare cose che davate, invece, per
scontate. Tuttavia, non appena comincerete a sentirvi meglio, ponetevi
degli obiettivi facili da raggiungere e formate gradualmente la fiducia in voi
stessi. Procedete lentamente, una cosa alla volta.
Molti parlano di ‘lotta contro la malattia’. È una reazione sana e potrete
farlo interessandovi alla vostra malattia, per esempio programmando una
dieta sana, ben bilanciata, oppure imparando tecniche di rilassamento che
potrete mettere in pratica a casa. (Contattate AIMaC per ulteriori
informazioni al riguardo.)
Molte malate si sentono meglio se svolgono regolarmente qualche
esercizio fisico. Il tipo di esercizio che effettuerete e quanto sarà
impegnativo dipende da ciò a cui siete abituate e da come vi sentite.
Ponetevi degli obiettivi realistici e aumentate il carico di lavoro
gradualmente.
Essere informate sulla malattia
Se voi e i vostri familiari sapete che cos’è la malattia e in cosa consiste il
trattamento, vi sentirete più preparate ad affrontare la situazione. In questo
modo almeno avrete un’idea di ciò contro cui state lottando.
Perché le informazioni abbiano valore, però, devono venire da una fonte
attendibile per evitare che inducano paure inutili e dannose. Informazioni
mediche personali dovrebbero esservi date dal vostro medico oncologo
che conosce la vostra storia medica. Come già ricordato, può essere utile
presentarsi alla visita con un elenco di domande che avete in mente di
chiedere oppure farsi accompagnare da un’amica che vi ricordi poi che
cosa è stato detto.
CHI PUÒ ESSERVI D’AIUTO?
La cosa più importante da ricordare è che ci sono delle persone disponibili
ad aiutare voi e la vostra famiglia. Spesso è più facile parlare con qualcuno
che non è direttamente coinvolto nella vostra malattia. Potrebbe esservi
utile parlare con un consulente che è specializzato su come dare sostegno
e consigli.
Il personale AIMaC sarà sempre disponibile a discutere con voi di qualsiasi
problema potrà mettervi in contatto con un gruppo di sostegno per i
malati di cancro operante nella vostra regione.
Diverse sono le persone in grado di dare sostegno in questi frangenti.
Alcuni malati trovano conforto nella fede. Dal punto di vista pratico può
essere utile informarsi circa le indennità e i servizi sociali a cui i malati di
cancro hanno diritto. I medici di famiglia possono darvi indicazioni in
questo senso.
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La Collana del Girasole
1. Non so cosa dire
14. Cancro e terapie complementari
2. La chemioterapia
15. La caduta dei capelli
3. La radioterapia
16. Il cancro avanzato
4. Il cancro del colon-retto
17. Il linfoma di Hodgkin
5. Il cancro della mammella
18. I linfomi non-Hodgkin
6. Il cancro della cervice
19. Il cancro dell’ovaio
7. Il cancro del polmone
20. Il cancro dello stomaco
8. Il cancro della prostata
21. Che cosa dico ai miei figli?
9. Il melanoma
22. I tumori cerebrali
10. Sessualità e cancro
23. Il cancro del fegato
11. I diritti del malato di cancro
24. La resezione epatica
12. Il linfedema
25. La terapia e il controllo del dolore
13. La dieta e il malato di cancro
26. Il cancro del rene
3a edizione
Finito di stampare nel mese di settembre 2005
dalla tipografia La Nuova MDM - Roma
Grafica: ArtWork - Alessandria
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Il cancro della cervice Il cancro della cervice