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2011 MAGGIO n. 5
Il beato Giovanni Paolo II
Un papa “fuori serie”, un cuore missionario
I
l mese di maggio, dedicato
dalla pietà popolare alla Madonna, quest’anno
è caratterizzato
dalla figura di
Giovanni Paolo II, a tutti
noto per la
sua devozione
mariana. A soli sei
anni dalla morte, è
dichiarato “beato”:
non perché Papa, ma
perché ogni cristiano
può trovare in lui un
modello di vita cristiana e l’ispirazione
per vivere da vero
discepolo di Gesù.
Il 1° maggio 2011
rimarrà nella memoria della
chiesa per l’enorme folla giunta a
Roma da tutto il mondo per partecipare a questa festa, su quella
stessa piazza San Pietro dove era
stata celebrata la nascita al cielo
di quest’uomo “venuto da lontano”, chiamato dalla Provvidenza
a reggere la chiesa e a traghettarla nel terzo millennio.
Ha dato speranza ai popoli
La vita di papa Wojtyla è stata una lunga giornata di lavoro
conclusasi ai primi vespri della
seconda domenica di Pasqua
(2 aprile 2005), da lui dedicata
alla misericordia di Dio Padre.
I ventisette anni del suo servizio pontificale hanno segnato la
storia della chiesa e la storia del
mondo. Come missionario del
p. GABRIELE FERRARI, sx
vangelo, ha visitato tutti i popoli
della chiesa sostenendo, incoraggiando e indicando a tutti la
via della missione.
Non c’è da meravigliarsi che
non tutti siano d’accordo su tutto
quello che il Papa ha fatto, visto
che nessuno, neppure un “beato”
è perfetto! Tutti però riconosciamo che la sua beatificazione
risponde a quel sensus fidelium
(senso ecclesiale) per il quale
il popolo cristiano ha sentito la
grandezza e la santità di papa
Wojtyla, un papa straordinario,
fuori serie per molti aspetti, che è
stato segno di novità e di speranza per la chiesa e per il mondo.
Come un ulivo verdeggiante
Di lui, in questa sede, vorremmo ricordare due aspetti che
SPOT: FAVOREVOLI O CONTRARI ?
La chiesa nucleare e l’acqua santa
p. MARCELLO STORGATO, sx
I
l principio è chiaro: la
scienza e la tecnica devono essere a servizio dell’umanità e del progresso. Bisogna poi
vedere, caso per caso, le applicazioni e le conseguenze concrete dall’inizio alla fine del
processo, inclusi gli effetti collaterali e indesiderati.
Sul nucleare a uso civile i vertici della chiesa vaticana - e anche italiana - sembrano essersi
schierati decisamente in favore, fino a farne propaganda. Su
L’Osservatore Romano e su Avvenire è apparso di frequente
a piena pagina lo spot lanciato dal Forum nucleare italiano
(www.forumnucleare.it) a metà
dicembre 2010. Eppure in Vaticano la sala Nervi è completamente “solare”, grazie al dono
di un’impresa germanica!
Precedentemente, all’inizio
del 2010, in molti settimanali diocesani era stato diffuso
l’opuscolo “Energia per il futuro”: quasi un “catechismo”
della chiesa sul nucleare, sponsorizzato dall’Enel. Il blitz aveva suscitato sorpresa e reazioni
comprensibili, anche da parte
delle riviste missionarie.
E il referendum di 24 anni fa?
Non è una novità che la chiesa non si basi sul voto popolare e non vada dietro alle “mode” sociali. Rivendica invece il
ruolo di “istruire e formare le
coscienze”, anche sul nucleare
pacifico. Ma qualche sospetto
mi viene: come mai tanto entusiasmo e ottimismo? È proprio
tutto bello, tutto facile, tutto
risolto? Non siamo di fronte a
una pubblicità ingannevole?
“Oggi, quella del nucleare è
un’energia pulita e conveniente, in termini economici e ambientali”, recita il presidente
del Forum, Chicco Testa, che
vorrebbe fornire a tutti “informazioni chiare, complete e certe sotto il profilo scientifico”.
Lo spot è una partita a scacchi in cui due postazioni si affrontano: favorevoli e contrari,
bianchi e neri. In realtà il giocatore è unico, con il dilemma
del sì e del no. E dal 24 febbraio
2011, sullo spot appare anche
una dichiarazione: “Noi siamo
favorevoli. E tu?”. Immagino
che chiunque adotti lo spot (a
pagamento) adotti anche la dichiarazione finale (gratuita)...
L’onda delle emozioni gioca brutti scherzi, viene detto
e ripetuto. Chernobyl e Fukushima non sono “emozioni”.
Possiamo chiudere gli occhi di
fronte al rischio certo, ma l’inquinamento durerà per secoli e i morti sono per sempre.
Le scorie intanto vanno a finire nei paesi poveri dell’Asia
e dell’Africa, in campi a cielo
aperto o sepolti nei campi o
sommersi nell’oceano.
L’onda dello tsunami del
2006, ad esempio, ha fatto riemergere sulle spiagge della Somalia una massa di rifiuti industriali, chimici e nucleari, incluso
uranio radioattivo, provenienti
dall’Europa. L’Africa è ormai la
nostra miniera e la nostra discarica. Questo e tanti altri aspetti - che non sono dettagli - devono essere presi in considerazione dai vertici della chiesa,
quando vogliono “formare le
coscienze”: i popoli poveri hanno gli stessi doveri e diritti dei
popoli benestanti. O no?
E la questione dell’acqua? è
un bene essenziale alla vita. I
gruppi missionari hanno aderito al movimento “Acqua bene
per tutti”. Hanno preso posizione contro la commercializzazione e lo sfruttamento economico delle risorse idriche. Gli interessi privati difficilmente vanno
d’accordo con le giuste esigenze dei popoli per l’acqua pulita
e a portata di mano per tutti.
Apprezziamo ancora il cantico - ingenuo e sincero - del Poverello d’Assisi per “nostra sora
acqua e nostro frate sole”: doni del Creatore universale. Non
vorremmo dover pagare an■
che... l’acqua santa!
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sono oggi - e pensiamo lo siano
anche per il futuro - un messaggio per la chiesa e per la missione. Il primo aspetto è la granitica fede in Dio che lo ha animato
e fatto vivere in un tempo carico
di tensioni, nella persecuzione e
nella prova. Una fede in Dio di
cui il nostro tempo ha bisogno
di vedere i testimoni. Quelli che
l’hanno conosciuto da vicino,
sono unanimi nel dire che la
radice del suo coraggio nel proclamare ovunque il messaggio
cristiano e della sua affabilità,
disinvolta e amichevole, era la
sua fede in Dio.
Papa Wojtyla era forte come
una quercia massiccia, ben radicato nella fiducia in Dio, come
“un ulivo verdeggiante nella casa del nostro Dio”, come dice un
salmo. Bastava vederlo pregare
per capire che egli viveva di Dio
e da lui traeva la forza per affrontare le asperità che la vita gli
ha sempre riservato. Non è certo
un caso che la sua forza interiore
facesse paura, a suo tempo, anche al governo polacco.
Ha compreso
il mondo d’oggi
Il secondo aspetto è l’attenzione e la grande simpatia per
il mondo del suo tempo. Un
aspetto legato al primo, perchè
la capacità di Giovanni Paolo II
di comprendere il mondo, di vederne i tratti positivi e anche i limiti, e di immaginarne i rimedi,
non poteva venirgli che da una
saggezza e da un’intelligenza
coraggiosa, attinte nell’unione
con Dio.
A Giovanni Paolo II viene
ascritto anche il merito della caduta dell’impero sovietico, che
egli probabilmente non si era
proposto, ma che molti osservatori attribuiscono alla sua presenza sulla sede di Pietro. Ciò che è
certo è che papa Wojtyla ha saputo cogliere e interpretare attese
e speranze di quelle popolazioni
oppresse, che i politici non hanno
saputo neppure riconoscere.
Ha stimato laici e missionari
Da questa attenzione al mondo viene anche la sua simpatia per i laici che egli, secondo
le indicazioni del concilio, ha
chiamato a partecipare in prima
persona alla vita della chiesa e
la sua concezione della missione, vasta e aggiornata, che egli
ci ha consegnato nell’enciclica
Redemptoris missio.
Nell’ultimo capitolo di
quest’enciclica, dove parla della spiritualità missionaria, papa
Wojtyla afferma che il missionario deve essere un santo e ne
traccia un ritratto che si direbbe
il suo auto ritratto: “Il missionario è spinto dallo zelo per le anime che si ispira alla stessa carità
di Cristo, fatta di attenzione e
tenerezza, compassione e accoglienza, disponibilità e interesse
per i problemi della gente”.
Nel cuore del “beato” Giovanni Paolo II batteva un cuore missionario, aperto a tutti. Ci auguriamo che questo stesso cuore
batta in coloro che sono mandati
a portare al mondo il messaggio
della speranza cristiana.
■
Papa Wojtyla, “venuto da lontano” al centro della cristianità,
ha saputo portare il vangelo di
Cristo fino ai confini della terra.
Nella foto, in Africa nel 1988.
2011 maggio n.
ANNO 64°
5
2
Il mio cuore sta ad Acoyotla
3
Wojtyla, missionario del mondo
4/5
Vite in emergenza
6
Pausa missionaria a Parma
Conforti, il buon pastore di Ravenna
Laici collaboratori e corresponsabili
“Non posso rimanere prigioniero in Vaticano”
Sud/nord notizie: Ottawa 12 anni dopo
2011 MAGGIO
m i s sion e e spirito
missione E CONFORTI
diacono Manini è richiamato in
Italia ma, sconvolto dagli eventi,
lascia l’istituto missionario…
San Guido riflette e comprende che il rilancio del suo istituto
non deve nutrirsi solo dello spirito romantico - “salpare i mari,
salvare un’anima e poi morire” -,
ma deve pensare anche all’eventualità del martirio. Le vocazioni
missionarie, infatti, esigono miracoli di fede.
Pausa nel suo istituto a Parma
Un altro appuntamento con il Crocifisso
fine del 1904, concluA llasa l’esperienza
di Raven-
na, mons. Conforti torna a Parma. Depone la porpora e riveste
l’abito del prete. In tutto agisce
come fanno i santi. Le allarmanti condizioni di salute erano valse a fermare per sempre la sua
ascesa nella gerarchia. Ma san
Guido sente le cose in altro modo: la malattia è una pausa provvidenziale per pensare a far crescere il suo istituto missionario.
Le vocazioni sono importanti
Il clima familiare di Parma è
per lui come la carezza di Dio
che lo incoraggia a districare
problemi che, durante la sua assenza, si erano ingigantiti. Primo
fra tutti, la crisi delle vocazioni
che - guarda caso - si era aperta quando in Italia si è venuto a
sapere che p. Caio Rastelli era
morto giovanissimo in Cina.
Per due anni san Guido era
stato costretto a seguire da lontano le vicende del ritorno in famiglia di molti dei suoi giovani
aspiranti alla vita missionaria.
Gli atri del nuovo istituto risuonavano, vuoti; il numero di vocazioni che Parma avrebbe potuto offrire al seminario missionario si era esaurito. Bisognava arredare l’animazione vocaziona-
2
le di strategie nuove; muoversi
in orizzonti più vasti.
Le vocazioni sono un fattore
importante per un istituto missionario e san Guido aveva messo le
vocazioni al centro di incessanti preghiere fin dal giorno in cui
aveva posto la prima pietra del nascente istituto. Aveva cercato bravi educatori per preparare i giovani alla vita missionaria, e aveva scelto p. Caio Rastelli, il primo
saveriano a essere ordinato prete,
e il diacono Odoardo Manini.
I primi due saveriani in Cina
Ma poi egli prende un’altra
strada, quando giunge a Parma
il vescovo Francesco Fogolla, un
missionario dalla barba folta, che
infiamma la gente con i racconti della sua missione in Cina. San
Guido e il vescovo Fogolla si incontrano e trovano un punto di accordo: la partenza per la missione
proprio dei due saveriani che aveva scelto per la formazione.
Così il Fogolla era ripartito
per l’Oriente portando con sé i
due giovani saveriani. Due mesi
di viaggio; due anni per imparare la lingua cinese. Terminata la
preparazione, p. Rastelli è destinato a una missione tra i monti,
mentre il diacono Manini segue
un corso in medicina.
p. LINO MAGGIONI, sx
Tutto sembra procedere bene.
Sembra realizzarsi il sogno di san
Guido di garantire ai suoi missionari uno stile di vita simile a quello degli apostoli, lasciando ogni
cosa per seguire Gesù. Tra loro,
tutto doveva essere regolato dalla legge dell’amore, dalla qualità
dei rapporti vicendevoli; mettendo in conto anche la sofferenza.
I terribili eventi cinesi
Ma, come spesso avviene nella vita, i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. Quel Crocifisso che gli aveva già parlato
aspettava san Guido a un nuovo
appuntamento: sperimentare come l’amore cresce quando viene insidiato e oltraggiato; credere che Dio salva gli uomini non
con la sua onnipotenza, ma nella
debolezza della croce.
All’improvviso, su tutto il territorio cinese divampa la violenza contro gli europei a causa
della cosiddetta guerra dell’oppio che gli inglesi conducevano
da sessant’anni. Le missioni sono rase al suolo e ci sono massacri dappertutto. La missione dove vivono i due saveriani è un
epicentro della rivolta. Padre
Caio Rastelli riesce a salvarsi
oltre la grande muraglia cinese,
ma muore di tifo in Mongolia. Il
“Tu nutri gli uccelli del cielo...”
Nei giorni di estrema fragilità,
san Guido compone le preghiere
che i suoi missionari recitano ancora oggi. Una di queste riprende le parole di Gesù, “Signore,
che nutri gli uccelli del cielo e
vesti i gigli del campo, noi ti raccomandiamo i bisogni dell’umile nostra congregazione”.
Questa preghiera può aiutare
tutti noi a non arrenderci mai; a
saper ricominciare da capo, in un
mondo che ha perso i grandi valori; a supplicare Dio perché non
si stanchi di suscitare ovunque
uomini e donne in grado di superare ogni sorta di prove, per trasmettere anche ai nostri giovani
ragioni di vita e di speranza. ■
INTENZIONE MISSIONARIA
E PREGHIERA DEL MESE
• Il Signore doni alla chiesa in Cina di perseverare nella fedeltà
al vangelo e di crescere nell’unità.
• Gli operatori nei mezzi di comunicazione rispettino sempre la
verità, la solidarietà e la dignità di ogni persona.
Conforti: “Signore, ti raccomandiamo i bisogni dei nostri missionari”.
2011 MAGGIO
V ITA S AV ERIA NA
Il mio cuore sta ad Acoyotla
“Nostra Signora di Guadalupe” in Messico
facile trasferire in paN onroleèscritte
le emozioni che
si vivono nella vita quotidiana,
che si sperimentano ogni giorno
nel lavoro missionario. Nel passaggio dalla mente alla penna, si
perdono i colori, i fiori, gli odori
di questo vero paradiso terrestre.
Descrivere la mia esperienza
missionaria ad Acoyotla nella
sua totalità diventa difficile. Accontentatevi del mio entusiasmo
e della mia gioia per comprenderne la profondità.
Una comunità... mondiale
Cosa fanno i saveriani ad Acoyotla, la missione “Nostra Signora di Guadalupe” sulle alture nel
golfo del Messico? Tutto quello
che un prete può fare in una parrocchia, aggiungendoci tutto quel
più che la missione richiede. Siamo tre saveriani di tre continenti:
una comunità mondiale.
C’è il messicano p. Angel
Morales, il braccio pratico della
missione, che con decisa saggezza ci coordina come rettore di
comunità. C’è il diacono indonesiano Agus Bernardus, artista
e musicista, che rende bella la
nostra preghiera e dà freschezza
alle nostre liturgie.
E ci sono io salernitano, parroco della missione, che organizzo
le attività pastorali e formative,
orientando le nostre comunità alla
missione evangelizzatrice. Cerco
sempre di convincere e coinvolgere i laici e catechisti, che sono
il vero motore della nostra attività pastorale missionaria.
Il Signore ci accompagna
Il Signore accompagna il nostro lavoro: si vede dalla forza
che ci dà per affrontare il costante e, a volte, difficile lavoro
pastorale. Non mancano infatti
situazioni scoraggianti. Ma il Signore ci precede: si vede nella fede e nella speranza delle persone
che incontriamo e serviamo ogni
giorno nelle visite alle comunità,
e soprattutto nel generoso donarsi
di tanti catechisti e coordinatori.
Dopo quattro anni di esperienze belle, ma anche di errori
commessi, è sempre meraviglioso vivere e sperimentare ogni
giorno le splendide sorprese che
la Provvidenza mette sui nostri
passi. Gli incantevoli scenari
della natura (fiori, monti, fiumi...), ma soprattutto la gente co-
LAICATO SAVERIANO
Collaboratori e corresponsabili
p. ALFONSO APICELLA, sx
raggiosa e paziente, danno a noi
missionari l’energia per perseverare nel servizio e per continuare
a esclamare nella nostra povera
preghiera: “Quanto è grande il
Signore che ci ha benedetti con
ogni benedizione spirituale nei
cieli e sulla terra!”.
Siamo venuti qui per evangelizzare, ma poiché il Signore
ci ha inviato in un paese ricco
spiritualmente, culturalmente e
umanamente, la cosa migliore
che possiamo fare insieme - la
gente e noi - è far crescere e
fortificare la nostra fede e darne
ragione agli altri.
Il mio primo dovere
Come posso continuare a essere utile nella parrocchia missionaria di Acoyotla? Ora lo so: qualsiasi cosa è utile, ma soprattutto
ho il dovere di essere un santo
sacerdote; uomo che aiuta, uomo
che ascolta, capace di affetto e di
pazienza. Questo mi aiuterà a essere un buon missionario (parlo
per me, naturalmente!).
La gente che incontriamo
PADRE REMO CARDIN:
IL PRATICONE
CONIUGI ANDREOLI
Abbiamo partecipato per una breve testimonianza al corso di formazione per animatori missionari organizzato dal
SUAM, sul tema: “Laici: da collaboratori a corresponsabili”.
Di fronte a una platea di addetti ai lavori, quasi tutti religiosi o religiose, missionari con tanti anni di missione, ci siamo
sentiti a casa, tra amici. Erano con noi i nostri due angioletti,
Miriam e Francesco che, stranamente, non hanno smontato
la sala e sono rimasti quieti.
Abbiamo raccontato con il cuore qualcosa che per noi è veramente importante: il tema della corresponsabilità nella missione. Insieme per la stessa e unica missione: religiosi, religiose e laici, ciascuno con la propria dignità e scelta vocazionale, ma tutti accomunati dallo stesso desiderio di vivere e annunciare la missione.
Spesso i due aspetti si confondono e, nella confusione, rischia di confondersi anche il ruolo a cui sono chiamati i laici nella chiesa. Per fortuna l’etimologia delle parole ci aiuta.
“Collaborare” deriva infatti da cum-laborare, ossia lavorare
insieme; è pertanto un’attività che richiama il fare. “Corresponsabilità” deriva da responsabile, ossia capace di risposta; nel nostro caso, rispondere insieme (con) a una chiamata. Dunque è un’azione che richiama più l’essere, da cui ovviamente deriva poi anche un fare.
Parlando di queste cose, abbiamo ricordato che per noi,
laici saveriani, corresponsabilità significa anche e soprattutto
famiglia, come elemento centrale di una spiritualità che vede proprio nella dimensione comunitaria la forma più credibile di annuncio.
Abbiamo raccontato l’esperienza vissuta al “Tabor”: la proposta di un percorso di discernimento, promossa dai saveriani
e rivolta ai giovani, per un tempo di riflessione sulla propria vita, aperta a ogni tipo di vocazione cristiana, alla luce della fede
e della missione. Per noi è stata una grazia. Ci ha dato la possibilità di sperimentare che oggi la sfida della corresponsabilità, non solo è possibile, ma è anche entusiasmante perché, più
di ogni altra forma di annuncio, è capace di parlare con l’eloquenza della vita.
Papà e mamma Andreoli
È un’esperienza di miscon Francesco, manca
sione fatta insieme, metl’ultima arrivata Miriam
tendo ciascuno i propri carismi, per un aiuto reciproco...; in una parola, è “fare famiglia”. E annunciare
che la missione è possibile
proprio a partire da questo, perché in fondo - come
ci ricorda Gesù - l’annuncio
è proprio questo: “Da come vi amerete, sapranno
che siete miei discepoli”.
Padre Alfonso Apicella, saveriano salernitano,
parroco nella missione di Acoyotla in Messico:
i bambini accorrono per la benedizione
ogni giorno è uguale a tante altre persone del mondo, con le
stesse necessità materiali, forse
peggiorate dalle ingiustizie e
dalla situazione sociale in cui è
costretta a vivere. Ma ha grandi
sogni e desideri e ha bisogno di
amore. Noi tutti, voi e io, possiamo collaborare personalmente:
chi desidera venire qui - o anche
a distanza - per fare qualcosa che
colmi alcuni bisogni, chi desidera contribuire al loro benessere
donando qualcosa di sé e di suo
è il benvenuto.
Ma prima di tutto ricordiamo
che l’esperienza più bella di missione che possiamo fare è questa: non dimenticarci che ogni
essere umano merita la nostra
attenzione; che il benessere spirituale e materiale deve essere il
primo obiettivo da promuovere e
perseguire per tutti gli uomini e
le donne, degni di questo nome.
Io ringrazio Dio per avermi
concesso di incontrare la gente della missione di Acoyotla, e
ho la certezza che mi donerà la
forza e la capacità di fare ancora
qualcosa di buono per loro. In■
sieme a voi tutti.
in Italia per cure. La sua stanza
a Parma era piena di attrezzi di
ogni genere, e... guai a toccare! Ora troverà qualcosa da migliorare anche in paradiso, san
Pietro permettendo!
■
co, la meravigliosa isola a sud
ovest della Sardegna, dalla
quale era partito da ragazzo e
alla quale era rimasto sempre
affezionato. La sua gente l’ha
accolto con devozione, come
un “padre spirituale”, pieno di
saggezza e di umanità.
Alla sorella monaca che gli
telefonava da Roma, p. Bruno
diceva: “Che soddisfazione vivere i miei ultimi giorni accanto alla tomba del beato Conforti!”. San Guido ha certamente
accolto questo suo figlio devoto tra le sue braccia con il bacio
della pace eterna.
■
PADRE BRUNO ORRù,
SARDO AMERICANO
Padre Remo Cardin
Suzzara 21.1.1925 - Parma 12.3.2011
Il 12 marzo, nella casa madre
dei saveriani a Parma, si è spento p. Remo Cardin. Saveriano
mantovano di Suzzara, aveva
86 anni ed era in cura dal 1984.
Entrato studente nell’istituto
di Vicenza all’età di 13 anni,
quando rettore era il servo di
Dio p. Pietro Uccelli, era diventato saveriano a 19 anni e ordinato sacerdote a Piacenza a 28
anni, nel 1953.
La sua attività missionaria si
è svolta in Brasile, dal 1958 al
1984, prima al sud, ma soprattutto in Amazzonia, nella nuova zona di Abaetetuba assegnata ai saveriani. Padre Remo era
nel gruppo “pionieri”, assieme
a p. Lanciotti, p. Facchinello e
p. Occhio. “Territori immensi,
difficoltà enormi, grande povertà, abitazioni primitive, anime abbandonate...”: in questo
ambiente hanno lavorato i saveriani della “prima ora”.
Uomo pratico e concreto, in
Amazzonia p. Remo era conosciuto come “il ciclone tecnico”; ma la salute compromessa lo aveva costretto a tornare
Entrato nella scuola saveriana di Tortolì (Nuoro) nel 1949,
a vent’anni diventa saveriano,
ma i superiori lo mandano negli Stati Uniti a studiare teologia. Ordinato sacerdote a Milwaukee nel 1963, padre Bruno
Orrù è trattenuto a Holliston
per insegnare agli aspiranti
missionari e dirigere il centro
missionario saveriano fino al
1976. L’anno seguente può finalmente raggiungere l’Indonesia, dedicandosi all’evangelizzazione e alla formazione dei
giovani indonesiani per la vita
missionaria e religiosa. È stato
anche consigliere per 15 anni,
godendo della fiducia di tutti.
Operato di tumore a novembre
2010, da febbraio p. Bruno Orrù era in cura a Parma, dove è
spirato il mattino del 31 marzo
2011, a 75 anni compiuti.
Dopo l’Eucaristia nel santuario “Conforti” a Parma, la
salma è tornata a Sant’Antio-
Padre Bruno Orrù
S. Antioco 18.8.1935
Parma 31.3.2011
A MAKENI CHIESA
DEDICATA A SAN GUIDO
Il 20 marzo 2011, nella città di Makeni in Sierra Leone,
mons. Giorgio Biguzzi ha benedetto la nuova chiesa dedicata a san Guido Conforti, fondatore dei saveriani, accogliendo oltre mille fedeli accorsi per
la cerimonia. La sala parrocchiale adibita per la preghiera, costruita per iniziativa del
compianto p. Nicoliello, era ormai troppo angusta per la comunità cristiana; sarà ora utilizzata per la catechesi e gli incontri comunitari. Alla costruzione della nuova chiesa hanno contribuito benefattori di
Senigallia, Mantova, Vicenza e
anche di Parma, città natale di
san Conforti.
La benedizione della nuova
chiesa ha preceduto di pochi
giorni la ricorrenza dei 50 anni di indipendenza della Sierra
Leone (27 aprile 1961 - 2011).
San Guido voglia benedire
questa nazione dove i suoi figli missionari non si sono risparmiati, fino a dare la vita
per il vangelo.
■
3
2011 MAGGIO
WOJTYLA: MISSIONARIO AI CONFINI DEL MONDO
LE SFIDE
la missione crea la pace
Cantiere aperto a tutti per il bene comune
Paolo II era un uomo di pace e i richiami afG iovanni
finché tutte le guerre nel mondo venissero scongiurate
hanno contraddistinto il suo Pontificato, coinvolgendo nella
preghiera comune anche i rappresentanti delle altre religioni.
“Non muri, ma ponti!”
Papa Wojtyla andava dritto al problema per indicare la soluzione con uno “slogan” chiaro e radicale, senza compromessi. Inutile e dannoso mettersi a giocare con il fuoco. Meglio
chiamare le cose con il proprio nome, nello stile del vangelo.
Così all’Angelus di domenica 16 novembre 2003, dopo gli
atti terroristici in Iraq e in Turchia e l’avvio della costruzione
del muro israeliano.
“Nessuno può abbandonarsi alla tentazione dello scoramento o della ritorsione: il rispetto della vita, la solidarietà internazionale, l’osservanza della legge devono prevalere sull’odio e
sulla violenza. Rinnovo la mia ferma condanna per ogni azione terroristica compiuta. Debbo al tempo stesso rilevare che,
purtroppo, in Medio Oriente il dinamismo della pace sembra
essersi fermato. La costruzione di un muro tra il popolo israeliano e quello palestinese è vista da molti come un nuovo
ostacolo sulla strada verso una pacifica convivenza. In realtà,
non di muri ha bisogno la Terra Santa, ma
di ponti! Senza riconciliazione degli animi, non ci può essere
pace. I responsabili
abbiano il coraggio di
riprendere il dialogo e
il negoziato, liberando
così la strada verso un
Medio Oriente riconciliato nella giustizia
e nella pace”.
Giovanni Paolo II
al muro del pianto
a Gerusalemme, nel 2000
Cadano i muri, si
aprano le porte!
Un altro muro era
già crollato: il muro di
Berlino (9 novembre
1989). Qualcuno afferma che papa Wojtyla ne sia l’artefice.
Se non proprio così,
ne è stato certamente
un protagonista entusiasta, per un evento
a lungo sperato e atteso. Un
muro in meno e tante porte
aperte.
Davanti a una sterminata folla di tedeschi il 23 giugno 1996
Giovanni Paolo II pronuncia
queste parole: “Das neue Haus
Europa, von dem wir sprechen... La nuova casa Europa
ha bisogno di una Berlino libera e di una Germania libera.
Ha soprattutto bisogno di aria
per respirare, di finestre aperte, attraverso le quali lo spirito
della pace e della libertà possa
entrare. L’Europa ha quindi bisogno di uomini convinti, che
aprano le porte, di uomini che
tutelino la libertà mediante la
solidarietà e la responsabilità.
Non solo la Germania, ma anche tutta l’Europa ha bisogno
per questo del contributo indispensabile dei cristiani”.
“Ho parlato a lui come a un fratello al quale ho perdonato”. Non sapremo mai cosa si
siano detti, dentro la cella del carcere la vittima e l’attentatore che aveva sparato per ucciderlo. Ma proprio perché aveva perdonato, papa Wojtyla ha avuto il coraggio di chiedere alla chiesa un atto di coerenza: “s’inginocchi dinanzi a Dio e implori il perdono per
i peccati passati e presenti dei suoi figli”. In varie circostanze e luoghi il papa aveva chiesto perdono, ma l’atto pubblico e liturgico è avvenuto il 12 marzo 2000, prima domenica
di quaresima dell’Anno Santo. È un atto profondamente evangelico e missionario.
“Per il legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto. Riconoscere le deviazioni del passato
serve a risvegliare le nostre coscienze di fronte ai compromessi del presente, aprendo a
ciascuno la strada della conversione. Perdoniamo e chiediamo perdono!
Chiediamo perdono per le divisioni che sono intervenute tra i cristiani, per l’uso della
violenza che alcuni di essi hanno fatto nel servizio alla verità, e per gli atteggiamenti di
diffidenza e ostilità assunti talora nei confronti dei seguaci di altre religioni. Confessiamo, a maggior ragione, le nostre responsabilità di cristiani per i mali di oggi: ateismo,
indifferenza religiosa, secolarismo, relativismo etico, violazioni del diritto alla vita, disinteresse verso la povertà di molti Paesi. Per ciascuno di noi che, con i suoi comportamenti
ha contribuito a deturpare il volto della chiesa, chiediamo umilmente perdono.
Mentre confessiamo le nostre colpe, perdoniamo le colpe commesse
dagli altri nei nostri confronti. Nel
corso della storia innumerevoli volte i cristiani hanno subito angherie,
prepotenze, persecuzioni a motivo
della loro fede. La chiesa di oggi e
di sempre si sente impegnata a purificare la memoria di quelle tristi vicende da ogni sentimento di rancore o di rivalsa. Dall’accoglienza del
perdono divino scaturisce l’impegno
al perdono dei fratelli e alla riconciliazione reciproca.
4
M
Papa Wojtyla abbraccia Maha
Ghosananda, in Cambogia
“Mai più la guerra!”
Affacciato al balcone, papa Wojtyla parla ai fedeli riuniti
in piazza San Pietro, invitandoli a pregare per la pace. Era il
2003, nel pieno della crisi irachena. Il presidente Usa aveva
incaricato James Nicholson, ambasciatore presso il Vaticano,
di organizzare un convegno per “convincere” il papa della legittimità della “guerra preventiva”. Ovviamente papa Wojtyla
non si è fatto arruolare.
“Voglio ricordare che l’uso della forza rappresenta l’ultimo
ricorso, dopo aver esaurito ogni altra soluzione pacifica. Ecco
perché - di fronte alle tremende conseguenze che un’operazione militare internazionale avrebbe per le popolazioni dell’Iraq
e per l’equilibrio dell’intera regione del Medio Oriente, nonché
per gli estremismi che potrebbero derivarne - dico a tutti: c’è
ancora tempo per negoziare; c’è ancora spazio per la pace; non
è mai troppo tardi per comprendersi e per continuare a trattare.
Riflettere sui propri doveri, impegnarsi in fattivi negoziati non
significa umiliarsi, ma lavorare con responsabilità per la pace”
(Angelus, 16 marzo 2003).
Poi ha aggiunto: “Io appartengo a quella generazione che ha
vissuto la seconda guerra mondiale ed è sopravvissuta. Ho il
dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che
non hanno avuto questa esperienza: “Mai più la guerra!”. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile
la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa
responsabilità”.
PERDONIAMO E CHIEDIAMO PERDONO
NEL MONDO
“NON POSSO RIMANERE PRIGIONIERO IN VATICANO”
La sfida del dialogo per la pace
Il 27 ottobre 1986, Assisi era affollata di leader religiosi dai tanti colori per
la giornata mondiale di preghiera per
la pace: un’altra “invenzione geniale”
di papa Wojtyla.
“Per la prima volta nella storia ci
siamo riuniti da ogni parte, chiese cristiane e religioni mondiali, in questo
luogo sacro per testimoniare davanti
al mondo, ciascuno secondo la propria
convinzione, la qualità trascendente
della pace. La forma e il contenuto
delle nostre preghiere sono molto differenti, ma abbiamo scoperto che c’è
qualcosa che ci unisce. È questa la
ragione per cui ciascuno di noi prega
per la pace...
La pace è un cantiere aperto a tutti, è
una responsabilità universale: essa passa attraverso mille piccoli atti della vita
quotidiana. A seconda del loro modo
quotidiano di vivere con gli altri, gli uomini scelgono a favore della pace o contro la pace... Ciò che abbiamo fatto oggi
ad Assisi, dobbiamo continuare a farlo
ogni giorno della nostra vita. Il mondo
non può fare a meno della preghiera.
In questo spirito, invitiamo i leader
mondiali a prender atto della nostra umile implorazione a Dio per la pace. Ma
chiediamo pure ad essi di riconoscere le
loro responsabilità e di dedicarsi con rinnovato impegno al compito della pace, a
porre in atto le strategie della pace con
coraggio e lungimiranza”.
■
IL GRANDE PAPA DEI POPOLI
a cura di p. MARCELLO STORGATO, sx
olto è stato scritto e detto su papa Giovanni Paolo II,
un papa che ha detto e scritto moltissimo nel suo lungo
pontificato (dal 1978 al 2005). Noi non abbiamo niente da aggiungere, se non ricordare volentieri una qualità che ci appartiene come carisma specifico: la missione evangelica nel mondo. Proprio in questa qualità, il papa polacco è stato innovativo: ha saputo cogliere i segni dei tempi per indicare le vie
nuove nell’annuncio del vangelo alle genti, per continuare a
rispondere fedelmente alla missione di “andare e predicare il
vangelo di Cristo fino agli estremi confini della terra”.
Papa Benedetto XVI riassume la forte personalità del suo
predecessore con queste semplici parole: “I due cardini della sua vita e del suo ministero sono stati la preghiera e lo zelo missionario. È stato un grande contemplativo e un grande
apostolo di Cristo. Dio lo ha scelto per introdurre la chiesa nel
terzo millennio. Con il suo esempio, lui ci ha guidati tutti in
questo pellegrinaggio e continua ad accompagnarci dal cielo” (9 aprile 2011).
All’inizio del pontificato, parlando ai giornalisti, aveva detto: “Il papa non può rimanere prigioniero del Vaticano. Io voglio andare da tutti... voglio attraversare la soglia di ogni casa”. E noi missionari ci siamo sentiti all’unisono con lui, perché
ha avuto il coraggio di prevedere i nuovi spazi di evangelizzazione, indicandone spesso anche i cammini e i metodi, per
“aprire le porte a Cristo”, missionario del Padre presso l’umanità che ha bisogno di salvezza.
In queste pagine richiamiamo solo alcuni aspetti, parole e gesti che hanno caratterizzato “lo zelo missionario” di papa Wojtyla e che ci restano come preziosa eredità. Parole e gesti di un pastore che ha preceduto il suo gregge, indicando la direzione giu■
sta per continuare la missione in questo XXI secolo.
Cristo e il suo vangelo sono per tutti
quattro continenti “missionari” dell’Asia, Oceania,
N eiAfrica
e America latina, popolati di gioventù povera
ma piena di speranza, papa Wojtyla ha dimostrato di essere
al di sopra del mondo occidentale e delle sue scelte, spesso
motivate da interessi e stratagemmi. Ha dimostrato di essere
dovunque “il papa dei popoli”. Riportiamo solo alcune “tappe” dei suoi numerosi viaggi missionari.
Foto archivio MS
L’EUROPA
LA CROCE ANNUNCIA IL VANGELO
il vangelo “sempre e dovunque” è stata la
A nnunciare
caratteristica di papa Wojtyla. L’occidente oggi ha un
disagio tra i cittadini, che si sentono moralmente sconcertati
di fronte ai gravi e diffusi fenomeni di malcostume, mentre
restano aperti seri interrogativi sull’equilibrio e sull’armonia
tra i poteri dello Stato. In questo contesto diventa per molti
difficile cogliere le superiori ragioni del bene comune e accettare i necessari sacrifici che esso domanda...”.
Alla chiesa italiana: “È il tempo della missione”
All’imponente convegno ecclesiale di Palermo (20-24
novembre 1995) sul tema, “Il vangelo della carità per una
nuova società in Italia”, nei cinque “ambiti” prescelti per
la riflessione, la missione era stata dimenticata (nonostante le proposte e proteste dei missionari). Prevaleva allora la
“svolta ruiniana” del cosiddetto “progetto culturale”, nel tentativo di conservare
l’eredità cristiana nel confronto con la
cultura diffusa.
È stato proprio Giovanni Paolo II ad
aver riportato la missione al centro della
chiesa italiana a convegno. Nel suo discorso (23 novembre) ha lanciato con grande coraggio una sfida tanto affascinante
quanto sconvolgente: “Siamo qui per dare
nuovo impulso all’evangelizzazione. Il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell’esistente, ma della missione.
È il tempo di proporre, di nuovo e prima
di tutto, Gesù Cristo, il centro del vangelo.
Ci spingono a ciò l’amore indiviso di Dio
e dei fratelli, la passione per la verità, la
simpatia e la solidarietà verso ogni persona
che cerca Dio e che, comunque, è cercata
da Lui... È a partire da qui che si può e si
deve costruire nuova cultura. Questo è il
principale contributo che, come cristiani,
possiamo dare al rinnovamento della società in Italia”.
È stata una sfida profetica e quanto mai
attuale, a cui la chiesa italiana ha fatto e fa
ancora fatica ad adeguarsi pastoralmente e
a muoversi nella giusta direzione. Di passaggio, vale la pena ricordare che anche
mons. Guido Conforti, 70 anni prima a Palermo, aveva rivolto l’appello sull’urgenza
missionaria alla chiesa italiana riunita per
il congresso Eucaristico (6 sett. 1924).
Altrettanto impressionante è la chiara
percezione del papa sulla situazione italiana in generale: “Serpeggia un profondo
Europa: una nuova evangelizzazione
La chiesa ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il
vangelo di cristo. Questa unica missione si è svolta in forme
diverse e modi nuovi nel volgersi della storia. Per il tempo attuale, specialmente per l’Europa e l’Occidente, papa Wojtyla
ha coniato un’espressione apposta: “nuova evangelizzazione”.
L’ha lanciata in Polonia, al santuario della Santa Croce di Mogila, il 9 giugno 1979.
“Anche se cambiano i tempi e al posto
dei campi è sorto un complesso industriaGiovanni Paolo II
le, là dove s’innalza la croce, c’è il segno
aggrappato alla croce
che è iniziata l’evangelizzazione. Una
all’inizio del 2000,
nuova croce innalzata è il segno che torna
anno santo
ad essere annunciato il vangelo. È iniziata
una nuova evangelizzazione, quasi si trattasse di un secondo annuncio, anche se in
realtà è sempre lo stesso”.
“Nuova evangelizzazione” è il compito
della chiesa oggi nelle nazioni di antica
cristianizzazione. In Christifideles laici
affermava: “Interi paesi e nazioni, dove la
religione e la vita cristiana erano un tempo
fiorenti, sono ora messi a dura prova e talvolta radicalmente trasformati dal continuo
diffondersi di indifferentismo, secolarismo
e ateismo. Il benessere economico e il consumismo ispirano e sostengono una vita
vissuta «come se Dio non esistesse»... E
anche la fede cristiana, se pure sopravvive
in alcune sue manifestazioni tradizionali e
ritualistiche, tende a essere sradicata dai
momenti più significativi dell’esistenza...
Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una
forza di autentica libertà. Certamente urge
dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che vivono in queste nazioni”
(n. 34). Da questa intuizione è nato il nuovo
“pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione”, istituito da papa
Benedetto il 21 settembre 2010.
■
La missione per i popoli dell’occidente
bisogno urgente di vangelo e la chiesa deve diventare missionaria e dedicarsi nuovamente al “primo annuncio”.
Asia: il “piccolo gregge” del Bangladesh
In Bangladesh papa Wojtyla è stato solo poche ore, prima
tappa del lungo viaggio missionario in Asia, verso Singapore,
Fiji, Nuova Zelanda, Australia e Seychelles, dal 18 novembre
al 1 dicembre 1986. Ha voluto visitare un “piccolo gregge”,
che ha risposto riempiendo lo stadio della capitale, senza gli
schiamazzi che sogliono accompagnare i movimenti della
gente in Bangladesh.
In prima fila c’erano anche musulmani, hindu e buddhisti,
con i quali i missionari hanno buoni rapporti di dialogo. Il
papa non ha fatto grandi discorsi: si è immerso nella folla,
salutando e benedicendo sorridente, e il popolo dei fedeli ha
risposto sorridendo e acclamando. Ma il gesto dell’ordinazione di 19 sacerdoti bengalesi ha commosso tutti i presenti.
Il “peer Chisti”, ospite musulmano di Jessore, ha esclamato:
“Ho visto un gesto stupendo: 19 giovani cristiani che hanno
scelto di dedicare tutta la vita alla missione cristiana. Voi cristiani in Bangladesh siete pochi; ma noi musulmani 19 giovani
così non riusciamo a trovarli tra le decine di milioni di abitanti
che vivono in questa nazione. Ne parlerò ai musulmani in tutte
le occasioni, perché voi cristiani ci date un grande esempio di
dedizione a Dio e all’umanità”.
Oceania: gli aborigeni, la terra e il vangelo
L’incontro con gli aborigeni dell’Australia, il 29 novembre
1986, ha offerto a papa Wojtyla l’opportunità - oltre che per
prendere in braccio un bel koala (vedi foto) - per dimostrare
il giusto apprezzamento per le culture aborigene, nel rispetto
della terra e delle tradizioni. La missione ha infatti sempre
avuto un rapporto privilegiato per le culture, veicolo essenziale dell’evangelizzazione.
“Per migliaia di
anni la vostra cultura fu lasciata libera
di svilupparsi senza
interferenze di gente
venuta da fuori, in
contatto spirituale
con la terra e i suoi
animali, i fiumi e le
colline. Non avete
rovinato la terra, non
l’avete sfruttata, non
l’avete esaurita per
poi abbandonarla. Vi
siete resi conto che la
vostra terra era legata alla sorgente della
vita.
Il vangelo di Cristo
parla tutte le lingue;
apprezza e abbraccia
tutte le culture; le sostiene in tutte le cose umane e le purifica. Introducete questo
vangelo nel vostro modo di parlare; lasciate che porti nuova
forza alle vostre storie e alle vostre cerimonie. La chiesa vi
invita a esprimere la parola viva di Gesù nei modi che parlano
alla vostra mente e al vostro cuore di aborigeni”.
Africa: contro tutte le forme di schiavitù
Alla “casa degli schiavi”, nell’isola di Gorée in Senegal,
papa Wojtyla sostò a lungo sull’uscio della porta che dà
sull’oceano Atlantico, verso il continente America. Era il 22
febbraio 1992. “Qui si vede soprattutto l’ingiustizia. Il grido
delle generazioni esige che noi ci liberiamo per sempre da
questo dramma, perché le sue radici sono in noi, nella natura
umana, nel peccato. Sono venuto per rendere omaggio a tutte
le vittime sconosciute, non si sa esattamente chi e quante.
Uomini, donne e bambini neri sono stati condotti in questo piccolo luogo, strappati dalla loro terra e dai loro cari,
per esservi venduti come mercanzia. Quest’isola rimane nella
memoria e nel cuore di tutta la diaspora nera. Occorre che si
confessi in tutta verità e in umiltà questo peccato dell’uomo
contro l’uomo, questo peccato dell’uomo contro Dio”.
2011 MAGGIO
Ma il papa pensa anche al
presente e al futuro dell’Africa: “Noi dobbiamo opporci
a nuove forme di schiavitù,
spesso insidiose, come la
prostituzione organizzata.
L’Africa di oggi soffre duramente della sottrazione di
forze vive e delle sue risorse.
Perciò l’aiuto di cui sente il
bisogno le è giustamente dovuto, affinché superi le sue
tragiche difficoltà”.
America: Castro
in giacca e cravatta
Ci teneva molto Fidel Casto alla visita del papa polacco, tanto da invitarlo personalmente e far precedere alla
visita la liberazione di 106
detenuti, scelti dalla lista di
260 che il card. Sodano gli
aveva consegnato. Un gesto
La “porta degli schiavi”
di distensione che, insieme a in Senegal
giacca e cravatta al posto alla
solita divisa, voleva dargli un look più umanitario. E il 21
gennaio 1998, il generale mostrò grande affetto per l’ospite,
che gli chiedeva maggiore libertà.
“Condivido con voi la mia profonda convinzione che il
messaggio del vangelo conduce all’amore, alla dedizione, al
sacrificio e al perdono. Perciò voglio dirvi: non abbiate paura
di aprire il vostro cuore a Cristo, lasciate che Egli entri nella
vostra vita, nelle vostre famiglie, nella società, affinché tutto
venga rinnovato... Questa terra possa offrire a tutti un clima di
libertà, di fiducia reciproca, di giustizia sociale e di pace duratura. Possa Cuba aprirsi al mondo e possa il mondo aprirsi
a Cuba, affinché questo popolo possa guardare al futuro con
speranza.
■
IL PAPA DEI GIOVANI,
IL PAPA DI TUTTI
Papa Karol vanta anche un altro primato, un altro
merito: quello di aver inventato la GMG, la giornata
mondiale della gioventù. L’aveva annunciata a sorpresa la domenica delle Palme del 1984; la prima è stata
celebrata il 23 marzo, due anni dopo, a Roma. A molti era sembrata “pura pazzia”; invece era quello che i
giovani s’aspettavano, senza saperlo; e sono accorsi,
per sentire una parola vera e coerente con il vangelo.
“Non accontentatevi di esperienze banali; non date credito a chi ve le propone. Abbiate fiducia nella vita e aprite il cuore a Cristo... Nessuno è straniero nella
chiesa. Anzi senza di voi, essa si sente come una famiglia senza figli. Essa ha bisogno di tutti voi, della vostra presenza, delle vostre critiche costruttive. Ha bisogno soprattutto della vostra attiva partecipazione
all’annuncio del vangelo, con lo stile e la vivacità tipici della vostra età”.
“Siate testimoni di Cristo anzitutto tra i vostri coetanei, in famiglia e nei quartieri, a scuola e nell’università, nei posti di lavoro e nei luoghi dello sport e del sano divertimento. Recate speranza e conforto dove c’è
scoraggiamento e sofferenza. Ognuno di voi si renda
disponibile per accogliere e aiutare chi vuole avvicinarsi alla fede e alla chiesa”.
Un saluto benedicente per tutti
Vivete nella fede, trasmettetela ai figli, testimoniatela nella vita, amate la chiesa, vivete in essa e per essa,
fate spazio nel cuore a tutti gli uomini, perdonatevi a
vicenda, costruite ambienti di pace ovunque siete.
Ai non credenti dico: cercate Dio, Egli sta cercando
voi. E ai sofferenti dico: abbiate fiducia, Cristo vi darà
la forza di far fronte al dolore. Ai giovani: spendete
bene la vita, è un tesoro unico. A tutti: la grazia di Dio
vi accompagni ogni giorno.
E salutatemi i vostri bambini, appena si svegliano.
Come vorrei che questo mio «buon giorno» fosse per
loro presentimento di una buona vita, a consolazione
vostra e mia, e di tutta la chiesa!
Il vostro “papa Karol”
5
2011 MAGGIO
il m on do in casa
SUD/NORD NOTIZIE
Africa bollente
● Costa d’Avorio: l’opinione.
Jean Djoman, responsabile della
Caritas ivoriana, fa il punto dopo l’arresto dell’ex presidente
Laurent Gbgabo. “Anche se gli
abitanti hanno ripreso a uscire di
casa, dopo giorni di ‘isolamento’
forzato, il clima rimane pesante a
causa dell’insicurezza diffusa in
alcuni quartieri ‘caldi’ della capitale. Per fortuna è ripresa l’erogazione di acqua ed elettricità. La
prima cosa da fare è scongiurare
emergenze sanitarie; servono medicine e cibo al più presto. L’augurio è che il passaggio di poteri avvenga nella calma: è giunta
l’ora di riconciliare gli ivoriani e
di rimboccarsi le maniche per ricostruire il Paese dopo tanta sofferenza e anni difficili”.
● Libia: futuro incerto. Per Lu-
cio Caracciolo, direttore della rivista “Limes”, la guerra in Libia nasce da tre fattori paralleli e
convergenti. “Il primo è un tentativo di colpo di Stato nato all’interno del regime con base in Cirenaica. Il secondo è l’interesse
specifico di Sarkozy a spodestare il colonnello e il terzo è stata
la rivolta spontanea di Bengasi.
Di sicuro, per ora, c’è solo la divisione territoriale della Libia. Il
rischio è che il conflitto continui,
la Libia potrebbe sparire dai titoli
dei giornali ed essere condannata
a una continua instabilità”.
Vite in emergenza
pagina a cura di DIEGO PIOVANI
● Libia / 2: tacciano le armi. Le
chiese cristiane di Tripoli chiedono “un immediato e incondizionato cessate il fuoco a tutte le
parti coinvolte, perché la guerra
non è la soluzione dei problemi”.
Mons. Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, afferma:
“Siamo profondamente rattristati
dai tragici eventi accaduti di recente che stanno lacerando il Paese con continue sofferenze, paure e angosce per il suo popolo.
Dialogo e riconciliazione devono essere la strada maestra per
portare la pace. Per questo, appoggiamo ogni sforzo e iniziativa volta a trovare una soluzione
pacifica. Continueremo a pregare in solidarietà con tutti i musulmani libici che lottano per la pace e la giustizia del loro Paese”.
Tunisia: il dovere di accogliere. Mons. Maroun Elias Lahham, arcivescovo di Tunisi, in
un’intervista ha dichiarato. “I tunisini hanno il diritto di costruirsi un futuro migliore, soprattutto in questo periodo drammatico. Dopo le rivolte sociali che
hanno provocato la caduta del
presidente Ben Ali, l’economia
è ferma. Prima della crisi la disoccupazione era al 20%; adesso il dato va aggiornato al rialzo.
La speranza per i prossimi mesi
è che una nuova stabilità politica favorisca lo svolgimento delle
●
elezioni e una ripresa. Nel frattempo l’Italia e l’Unione Europea dovrebbero guardare ai migranti come a esseri umani che
soffrono. Non sono rifugiati costretti a scappare da regimi dittatoriali o da guerre, ma persone
che sanno cos’è la fame”.
■
Meglio di ieri?
● Ottawa: 12 anni dopo. Una
campagna per convincere gli Stati Uniti ad aderire al Trattato di
Ottawa per la messa al bando delle mine anti-uomo ha caratterizzato il 12° anniversario dell’entrata in vigore della convenzione.
Per Sylvie Brigot, direttrice della
Campagna internazionale contro
le mine, “è assurdo che gli Stati Uniti continuino a mantenere un’arma tanto orribile”. Aderendo al Trattato, gli Stati Uniti
manderebbero un segnale forte
agli altri 38 Stati che non lo hanno ancora fatto tra cui Cina, India, Pakistan e Russia.
Da quando è in vigore il Trattato, oltre 45 milioni di ordigni sono stati resi inoffensivi. Dopo l’Afghanistan, la Colombia è stato nel
2010 il Paese con il maggior numero di vittime di mine al mondo.
Brasile: record di soia. Trentadue chilometri di camion pieni di soia fermi in fila sulla strada per il porto di Paranaguà. È
●
MISSIONI NOTIZIE
Martiri della fede
● Sud Sudan: la sfida. Il 9 luglio
il sud Sudan diventerà uno stato
indipendente. Ma già ora deve
fronteggiare un massiccio rientro
di sudanesi dal nord. Il timore è
che il presidente Al Bashir, incriminato dal Tribunale dell’Aja per
crimini contro l’umanità in Darfur, attui una radicale islamizzazione. Quando il nord, in prevalenza musulmano, si sarà separato dal sud dove vive la maggior
parte dei non islamici, potrebbe
adottare una linea dura nei confronti delle minoranze.
Intanto, suor Angelina, religiosa 37enne della diocesi di Tombura-Yambio, il 17 gennaio è
stata uccisa dai ribelli dell’LRA
mentre portava aiuti sanitari ai
rifugiati del sud. I vescovi hanno espresso l’intenzione di incontrare le autorità per discutere sulla costruzione di una pace
duratura nella regione.
● Corea
del nord: senza libertà. Diritti umani calpestati, libertà di religione negata, oltre
50mila cristiani in campi di prigionia per la loro fede, vittime
di un sistema giudiziario basato sull’ideologia del regime: è il
quadro della situazione in Corea
del Nord che, secondo il Rap-
6
Il “monumento ai profughi”
di cala Maluk, a Lampedusa (da Flickr)
porto 2011 dell’ong “Open Doors”, è l’ultimo Paese in fatto di
rispetto della libertà di coscienza
e di religione.
I cittadini coreani
o stranieri che incappano in sentenze a loro avverse sono spediti
in campi di prigionia e sottoposti a torture e a trattamenti crudeli e disumani.
Nonostante la difficile situazione, si calcola che attualmente i cristiani in Corea siano circa 400mila, il 2% della popolazione: persone che, in segreto,
mantengono accesa nel cuore la
■
fiamma della fede.
Idee nuove
● Nuovo
sito per le Pom! È on
line il nuovo sito dei segretariati internazionali delle pontificie
opere missionarie, che illustra
origine, scopo, organizzazione
e spiritualità delle quattro ope-
Invitiamo i lettori, dotati di computer e internet, a consultare la MISNA (Agenzia missionaria di informazione) per allargare la mente al mondo intero: www.misna.org
Visitate anche il nostro sito www.saverianibrescia.com per leggere tutte
le notizie, le testimonianze e le proposte del nostro mensile, comprese le
edizioni locali e la versione in formato pdf.
Infine, segnaliamo il rinnovato sito della Direzione generale dei saveriani: www.saveriani.com
re (Propagazione della fede, San
Pietro apostolo, Infanzia missionaria, Unione missionaria). Una
sezione è dedicata agli eventi annuali come, ad esempio, la giornata missionaria. Nella sezione “Papi e missione” si possono trovare per ogni pontefice (da
Pio XI a Benedetto XVI) encicliche, esortazioni apostoliche,
messaggi e discorsi. Il nuovo sito dei segretariati generali delle
Pom è www.ppomm.va
Congo RD: Centro per ragazze di strada. È stato inaugurato a Kinshasa il nuovo “Centro Anuarite” per il recupero delle ragazze di strada. Il progetto,
promosso tra gli altri da “Opera
don Guanella”, interesserà in tre
anni circa mille ragazze tra i 6 e
i 18 anni. Si occuperà di ragazze
madri e dei loro bambini e interverrà a favore dei bisogni primari come salute, alfabetizzazione
e scolarizzazione. Nel progetto
sono impegnati 20 educatori e
infermieri. Il Centro è dedicato
alla beata Anuarite Nengapeta,
la religiosa congolese molto conosciuta dalla popolazione.
●
Verso il sinodo 2012. Sono
stati presentati i Lineamenta del
sinodo dei vescovi, che si svolgerà dal 7 al 28 ottobre 2012 sul
tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. I Lineamenta sono
divisi in tre capitoli. Nel primo
si descrive la nascita del concetto di nuova evangelizzazione e
la sua diffusione, indicando sei
●
il risultato del raccolto record di
quest’anno che ha mandato in tilt
la catena d’esportazione. Il governo brasiliano ha promesso lavori di ristrutturazione per rendere moderne le infrastrutture portuali, ma per il momento sembra
più interessato a costruire dighe
idroelettriche, una delle quali,
la “Belo Monte” in Amazzonia,
dovrebbe occupare un’area dove
sorgono 66 comuni, undici riser-
ve indigene e dove vivono complessivamente 40mila persone
obbligate a trasferirsi. Accanto
alla popolazione si sono schierati anche i missionari contro questo faraonico progetto.
E perfino la Corte interamericana dei diritti umani ha chiesto lo
“stop” alla costruzione, che oltre
al danno ambientale, causerebbe
enormi sofferenze umane mai calcolate dagli economisti.
■
MESSAGGIO DALLE CHIESE
LA VITA PER UNA PACE UMANA
don NANDINO CAPOVILLA
Il coordinatore nazionale di “Pax Christi Italia” ricorda Vittorio Arrigoni, il volontario ucciso a Gaza il 15 aprile 2011.
“Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza
di testimoni oculari dei crimini contro l’inerme popolazione civile ora
per ora, minuto per minuto”. Così ripetevi durante l’operazione ‘Piombo fuso’, unico italiano rimasto lì, tra la tua gente, tra i volti straziati
dei bambini. Così mi hai ripetuto pochi mesi fa prima di abbracciarmi: io
obbedivo all’ultimatum dei militari al valico di Heretz che mi ordinavano di uscire dalla Striscia, ma tu restavi. Questa era la tua vita: rimanere.
Sei rimasto con gli ultimi, caro Vittorio, e i tuoi occhi sono stati chiusi da
un odio assurdo, così in contrasto, così lontano dall’affetto e dalla solidarietà della gente di Gaza, da tutta la gente di Gaza che è un pezzo
di Palestina tenuto sotto embargo e martoriato.
Immaginiamo i tuoi amici e compagni palestinesi ancora una volta
senza una voce che porti fuori da quella grande prigione la loro disperazione, testimonianza della loro umanità ferita e umiliata. La gente
di Palestina non dimenticherà il tuo amore per lei. Hai speso la tua
vita per una pace giusta, disarmata, umana fino in fondo. Anche a noi
mancherà la tua “bocca-scucita” che irrompeva durante gli incontri per
dire: “Restiamo umani!”. Tu raccontavi quell’inferno con la tua vita, 24
ore su 24. Perché eri lì, vedevi, sentivi, vivevi con loro. Vedevi crimini che
a noi nessuno raccontava. E restavi con loro.
Abbracciamo la tua famiglia a cui vorremmo sussurrare che la tua è
stata una vita piena perché donata ai fratelli e che tutto l’amore che hai
saputo testimoniare rimarrà saldo e forte, come la voglia di vivere dei
bambini di Gaza. Ci inchiniamo a te, Vittorio. Ora sappiamo che i martiri sono purtroppo e semplicemente quelli che non smettono di amare
mai, costi quel che costi.
scenari che interpellano la chiesa ed esigono un’adeguata risposta: secolarizzazione, fenomeno
migratorio, mezzi di comunicazione, economia, politica, ricerca scientifica.
Il secondo capitolo ricorda
che lo scopo dell’evangelizzazione è l’annuncio del vangelo
e la trasmissione della fede. Il
terzo propone la riflessione sui
sacramenti che introducono alla fede e all’iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia.
■
Una storia speciale
● Filippine: suore coraggiose.
Le Filippine sono il quarto Paese con il più alto numero di prostituzione minorile. Questa piaga molto grave riguarda ragazze tra i 15 e i 20 anni, ma spesso
sono coinvolte anche bambine di
soli 8 anni. Nell’arcidiocesi di
Cebu, per contrastare la povertà
dalle sue radici, le suore di “Maria Immacolata Regina del Paradiso” si recano negli stessi villaggi dove gli sfruttatori reclutano le ragazze con la promessa di
un buon lavoro in città. Cercano
di sottrarle alla prostituzione offrendo il loro aiuto.
Quando sono in missione,
camminano in coppia e non portano l’abito religioso. Una delle due entra in un bar per avvicinarle, l’altra rimane fuori per
segnalare eventuali pericoli. Se
riescono a fare amicizia con la
minorenne che vuole sottrarsi al
giro della tratta, sanno già dove
indirizzarla: un centro dove può
essere ospitata.
Le suore hanno
anche trasformato il loro istituto di Cebu nella “Casa dell’amore”; qui offrono un riparo, cibo,
istruzione, assistenza sanitaria,
formazione professionale alle ex
prostitute e ai loro bambini. ■
2011 MAGGIO
D IA L O G O E SO LID A RIETÀ
lettere al direttore
p. Marcello Storgato
MISSIONARI SAVERIANI
Via Piamarta 9 - 25121 Brescia
E-Mail: [email protected]
Pagina web: saveriani.bs.it/missionari_giornale
IN CERCA DI... MISSIONE
Caro direttore,
sono un laico interessato alle missioni estere. Ho avuto già in passato diverse esperienze di missione in America latina. Attualmente frequento una parrocchia e sono seguito spiritualmente da un sacerdote
missionario. Mi interessa sapere il percorso formativo per essere laico
missionario saveriano. A tal proposito vorrei saperne di più, per ora
anche attraverso un contatto telefonico. Uniti nella preghiera,
Paolo, Palermo - via e-mail
Sarei interessata ad avere informazioni circa l’attività svolta da padre Rinaldi in Congo. Mi piacerebbe in particolare sapere se è possibile partecipare per brevi periodi all’attività missionaria a Kinshasa.
È possibile contattare il missionario via e-mail? Grazie,
Cynthia, Verona - via e-mail
Ho 33 anni e ho avuto più di una volta il piacere di trascorrere una
giornata di formazione missionaria nel vostro centro. Mi piacerebbe lavorare con voi, fare qualcosa per essere ancora più immersa nel
grande mondo missionario. Ho un diploma in servizi sociali e sono
iscritta al primo anno di scienze dell’educazione a Bergamo. In attesa
di una cordiale risposta, ringrazio, Monica, Capriolo BS - via e-mail
Desideravo fare un viaggio in Congo insieme a qualche missionario
partente. Bene, ho trovato la compagnia della saveriana suor Janaina
fino a Bukavu, dove vive p. Sebastiano Amato da 35 anni. Ho visto il suo
modo di lavorare, la forza e il coraggio delle donne, l’ospitalità della
gente, il sorriso dei bambini che facevano a gara per prendermi la mano, per le viuzze del villaggio di Panzi… Sono felicissima di questo mio
viaggio e non vedo l’ora di tornarci. Grazie a tutti i missionari,
Gisela, Ragusa - via e-mail
Cari amici e amiche,
che bello ricevere messaggi come questi, da persone che sono già
impegnate in tante attività nel proprio ambiente di vita in Italia, ma
che... cercano missione. Ci sono già tanti giovani che, dopo una buona preparazione, vanno in missione per una “breve esperienza”: li accompagniamo a vedere, conoscere e capire la missione in prima persona. Tornano commossi e tanti s’impegnano a cambiare sopratutto il
loro stile di vita, per essere più sobri e solidali con i poveri del mondo. Come loro, altre persone - giovani e mature - si prestano a vivere
con spirito missionario la loro vita, con la preghiera, l’informazione e
qualche attività di sostegno o di sensibilizzazione.
Altre persone, invece, sentono il desiderio di dedicare alla missione
qualche anno della loro vita, per essere “utili” agli altri e soprattutto perché si rendono conto che dando qualcosa di sé alla missione, ricevono il
centuplo di felicità e di pace interiore, insieme a sofferenze e privazioni,
proprio come ha promesso Gesù a chi lascia tutto per il vangelo.
“Immergersi nel grande mondo missionario”, sentire “l’interesse per
le missioni estere”, come scrivono Monica e Paolo, è una cosa davvero stupenda: un segno della predilezione di Cristo
che, passando accanto a noi, ci osserva e ci chiama ad amare
di più. Chi cerca trova... la missione!
p. Marcello, sx
SOLIDARIETà “SAN GUIDO”
TRE PROGETTI SPECIALI
Riproponiamo i tre piccoli progetti, proposti dal
superiore generale dei saveriani, per condividere
la gioia e l’impegno missionario in memoria di san
Guido Conforti.
San Guido 1 / progetto organizzativo
Un contributo libero a sostegno delle spese organizzative per dare l’occasione di partecipare al
rito della canonizzazione del Conforti a 3 testimoni dalle 15 nazioni dove lavorano i saveriani.
• Responsabile del progetto è p. Rino Benzoni, superiore generale
San Guido 2 / progetto chiesa
Nel quartiere alluvionato e povero di Manila-Marikina (Filippine),
i saveriani desiderano costruire la chiesa di quartiere dedicata a san
Guido Conforti, per un preventivo di 35.000 euro.
• Responsabile del progetto è p. Emanuele Borelli,
parroco di Marikina
San Guido 3 / progetto sociale
Nell’area devastata dall’eruzione del vulcano Merapi, in Indonesia, i saveriani vogliono costruire un centro di formazione professionale per dare un futuro ai giovani del luogo, per un costo di
25.000 euro
• Responsabile del progetto è p. Rodolfo Ciroi, animatore a Giava
Per contribuire, utilizzare il ccp che ricevete con “Missionari Saveriani”, oppure come indicato a lato in “Piccoli progetti”.
I MISSIONARI SCRIVONO
Da Taipei: un invito alla gioia di generare figli nella chiesa
Quest’anno abbiamo sette nuovi fratelli e sorelle
che entrano nella chiesa e 4 bambini: gioia grande!
E il 13 marzo nella cattedrale di Taipei abbiamo
vissuto con gioia il rito di iscrizione di circa 200
catecumeni. Uno per uno, accompagnati da padrini e madrine, si sono presentati al vescovo che li
ha salutati e incoraggiati. Mi sembrava il momento in cui Dio in persona usciva da dietro le quinte e
mostrava ai nostri occhi, sempre un po’ increduli,
Padrini e madrine
i suoi capolavori; sembrava dicesse: “Vedi questa
con i 300 catecumeni
nella cattedrale di Taipei,
persona? Mi ci sono voluti 10 anni; e questa 30, e
il 13 marzo 2011:
questa alcuni mesi... E quante altre ce ne sarebbero
commovente!
state se vi foste fidati un po’ di più delle ispirazioni
dello Spirito Santo!”.
In vari mi hanno detto che al vescovo scendevano le lacrime... Mi ha colpito una ragazza occidentale, accompagnata dalla sua zelante madrina cinese, che ha dovuto venire fino a Taiwan per incontrare Gesù. E
pensate che a Hong Kong quest’anno i catecumeni sono 3.400: incredibile!
Vorrei che questa breve informazione - insieme ad altri grandi numeri della chiesa missionaria - apparisse
su Misna e sui siti cattolici, sui settimanali diocesani e sui bollettini parrocchiali, e vedere se anche in Italia
in tanti nasce la passione di scoprire se a qualcuno per caso interessa Cristo e la fede, se si può partire nelle
parrocchie con il catecumenato degli adulti, magari con i cosiddetti “stranieri”... E magari l’anno prossimo
nelle nostre cattedrali non ci saranno solo pochi, ma centinaia e migliaia di catecumeni adulti.
Non sarebbe questa la voce più vera di speranza in Italia? Beh, sono solo piccoli sogni di un pomeriggio
domenicale... Grazie!
p. Fabrizio Tosolini, sx - Taiwan
Nuovi discepoli di Cristo nelle missioni saveriane
Nella veglia Pasquale, la chiesa missionaria genera nuovi discepoli di Cristo con i sacramenti
dell’iniziazione. Anche i missionari saveriani hanno dato il loro piccolo apporto, soprattutto nelle
missioni dell’Africa, con 4.116 nuovi cristiani: 1.416 in RD Congo; 1.109 in Burundi; 773 in Camerun e Ciad; 500 in Mozambico; 318 in Sierra Leone.
In confronto, l’Asia non ha numeri così alti: solo 414 battesimi di catecumeni, tra Bangladesh,
Filippine, Giappone, Indonesia e Taiwan. A nome di tutti i saveriani che si dedicano all’evangelizzazione in Asia, scrive dal Giappone p. Pier Giorgio Manni: “A Pasqua abbiamo accolto nella
chiesa 56 nuovi fedeli. Inviamo il nostro fraterno saluto e ringraziamento a tutti i confratelli
che nel mondo seminano speranza e raccolgono copiosi frutti del lavoro apostolico”.
Una duplice morte prova la famiglia Da Silva, in Brasile
Il 6 aprile, per problemi respiratori, è morto p. José Pedro Da Silva, un saveriano brasiliano di 65 anni affetto dal morbo di Parkinson. Giovane di 21 anni,
aveva scelto di diventare saveriano ed era stato ordinato sacerdote nel 1974.
Di ritorno dal funerale di p. Pedro, il 9 aprile in un incidente stradale ha perso
la vita anche sua sorella Anna Maria, mentre il marito e il figlio con il fratello
e la cognata, nella stessa macchina, hanno subito ferite di varia entità.
I saveriani di Curitiba sono stati molto vicini alla famiglia Da Silva in questi giorni di grande prova e sofferenza. Padre José Pedro era stato missionario
in Indonesia, e aveva svolto ruoli importanti in Brasile, nella pastorale parrocchiale e nella formazione degli aspiranti missionari brasiliani. Era stato anche
superiore dei saveriani in Brasile. Dal Paradiso continuerà a infondere coraggio alla sua duplice famiglia - quella naturale e la famiglia saveriana - per continuare a vivere e annunciare il vangelo di Cristo.
p. Diego Pelizzari, sx- Brasile
Il saveriano brasiliano
p. José Pedro Da Silva,
a sinistra, con p. Guarnieri
solidarietÀ
MESSICO, ACOYOTLA:
CENTRO COMUNITARIO “CONFORTI”
Nella missione messicana di Acoyotla è urgente riparare il centro catechistico dedicato a “Guido Conforti”. La
struttura ha più di vent’anni. Verrebbe voglia di abbatterla e costruirne una nuova, ma il costo sarebbe troppo
alto. È possibile ripararla, bonificando le pareti e sistemando il tetto che gocciola, mettendo porte e finestre
nuove, costruendo i bagni e le docce con una nuova rete idrica. Dobbiamo anche ristrutturare gli ambienti, fornendoli del necessario per la catechesi e la formazione
dei catechisti: banchi, sedie e lavagne, microfoni e telo
per proiezioni. Anche l’entrata va sistemata, perché sia
un luogo accogliente.
Per effettuare questi lavori, la spesa preventivata è
di € 15.000. Ci rivolgiamo alla vostra generosità per un aiuto,
individualmente o in
gruppo. Per completare la sistemazione
del centro ci vorranno quattro mesi di lavoro, tempo permettendo. (Per sapere cosa facciamo noi saveriani ad Acoyotla, potete leggere il racconto a pagina 3). Grazie
per quanto farete per
aiutarci. Il Signore vi ricompensi largamente.
p. Alfonso Apicella, sx
I numerosi catechisti della
grande missione di Acoyotla,
in Messico, al centro
catechistico “Conforti”
piccoli progetti
4/2011 - MESSICO
Centro “Conforti” di Acoyotla
Nella vasta missione messicana di Acoyotla
i saveriani sono impegnati nella promozione
umana e nell’evangelizzazione, con l’ausilio
indispensabile di catechisti e coordinatori.
Occorre riparare e sistemare il centro catechistico “Guido Conforti”, per un investimento
di euro 15.000. Grazie per l’aiuto.
• Responsabile del progetto è il saveriano
p. Alfonso Apicella.
3/2011 - BANGLADESH
Centro del dialogo
I saveriani in Bangladesh sono impegnati nel dialogo tra le religioni: cristiani, musulmani e hindu si incontrano al “centro del
dialogo”di Khulna. Vogliono coinvolgere nel
dialogo anche i giovani universitari, stampando e diffondendo informazioni utili. Chiedono un sostegno di 10.000 euro annuali.
• Responsabile del progetto è il saveriano
p. Mimmo Pietanza.
Chi desidera partecipare alla realizzazione di questi progetti, può utilizzare l’accluso Conto corrente
postale, oppure può inviare l’offerta direttamente
al C/c.p. 00204438, intestato a:
Procura delle Missioni Saveriane,
Viale S. Martino 8 - 43100 PARMA
oppure bonifico bancario su C/c 000072443526
CARIPR&PC - Ag. 6, via Farini 71, 43100 Parma
IBAN  IT86 P062 3012 7060 0007 2443 526
Si prega di specificare l’intenzione
e il numero di Progetto sul C/c.p. Grazie.
2011 MAGGIO
ALZANO
24022 ALZANO L. BG - Via A. Ponchielli, 4
Tel. 035 513343 - Fax 035 511210
E-mail: [email protected] - C/c. postale 233247
La devozione del Conforti a Maria
Imitiamo le grandi virtù di nostra Madre
Conforti, fondatore
M ons.
dei saveriani, da giovane
dovette superare un ostacolo notevole. Per una forma di epilessia che lo portava a svenimenti e
comportamenti da sonnambulo,
il giovane Guido non fu ordinato sacerdote con i suoi compagni
nel 1887. Il problema era serio e
non c’erano medicine adeguate.
Fu la beata Adorni, fondatrice
delle “ancelle dell’Immacolata”,
a consigliargli di recarsi al santuario Mariano di Fontanellato,
poco lontano da Parma, per chiedere la grazia di guarire. Nel giro
di poco tempo le crisi cessarono
e il 22 settembre 1888 Conforti
fu ammesso all’ordinazione.
la Vergine Maria. Alla Madonna
si collegano anche le tappe importanti della sua vita da vescovo: la nomina ad arcivescovo di
Ravenna (maggio 1902) e l’ingresso come vescovo a Parma
(Annunciazione 1908).
Egli pose la sua prima visita pastorale alla diocesi di Parma sotto la protezione della
Vergine. Ne annunciò l’apertura l’8 dicembre 1908, solennità
dell’Immacolata, convinto che
Maria fosse “la stella propizia,
il genio grazioso” che l’avrebbe
accompagnato e da cui prendere ispirazione durante il percorso concluso quattro anni dopo (8
dicembre 1912).
Maria accompagna
san Guido
Il novello sacerdote era così
convinto che fosse stata la Madonna a guarirlo, che decise di
celebrare la sua prima Messa a
Fontanellato, per soddisfare il
suo debito di riconoscenza verso
Maria, capolavoro di Dio
Possiamo ben comprendere
come il Conforti fosse particolarmente devoto alla Madonna,
poiché era intervenuta in maniera così determinante nella sua vita. Questa devozione si deduce
anche dalle sue omelie e dai suoi
a cura di p. MARINO BETTINSOLI, sx
scritti. Egli parla della Madonna in molte circostanze, in particolare nel congresso Mariano
svoltosi a Parma (17-24 maggio
1925) e concluso nel santuario
di Fontanellato.
Per Conforti, Maria è: “la più
eletta delle creature, la più augusta delle regine e la più tenera delle madri”. Maria è “capolavoro della divina Onnipotenza;
è una creazione nuova della sapienza e dell’amore di Dio; è il
compendio delle meraviglie del
mondo soprannaturale. Fra tutte
le creature - non vi è dubbio la Vergine Madre fu la copia fedele del Verbo incarnato; doveva quindi in tutto e per tutto assomigliarsi a lui… Come Gesù,
anche Maria ha sempre fatto la
volontà di Dio”.
La Regina delle missioni
È Maria che conduce l’umanità intera verso suo Figlio; perciò
è la Madre che ci ama e ci orienta verso Gesù, che prima di mo-
Grazie, ma io resto qui...
Missionario in Giappone più di prima
visto di sicuro le imA vrete
magini agghiaccianti del
terribile terremoto e dello tsunami con onde alte oltre dieci
metri, che hanno colpito quattro
province della costa del Pacifico,
seminando morte e distruzione.
Per fortuna la zona colpita non è
tra le più popolate della nazione:
le province del nord sono fredde
e i giapponesi amano il sole. Se
il terremoto e lo tsunami avessero colpito altrove, per esempio
nella zona di Tokyo e Nagoya,
sarebbe stata un’ecatombe. Considerata la grande estensione della zona colpita, è difficile avere
un’immagine precisa dei disastri.
Ogni giorno ci sono nuove scosse di terremoto piuttosto forti
che seminano il terrore.
8
Tra sofferenza e pericoli
Ho ricevuto dall’Italia diverse
telefonate con l’invito a lasciare
il Giappone. Sono un missionario venuto in questo Paese per
condividere la vita dei giapponesi e trasmettere loro la fede in
Gesù. Che figura farei se nella
tragedia me ne andassi via? I
criteri di comportamento dei
missionari non sono quelli del
mondo. Anche solo per coerenza
con quella che è la mia missione
in questa nazione, me ne sto qui
a condividere la sofferenza e i
pericoli di questa terra.
Tra l’altro, io vivo a Osaka,
una zona molto distante da quella del terremoto, dello tsunami e
delle centrali atomiche di Fukushima; inoltre, i venti in questa
stagione spirano costantemente
verso il Pacifico, per cui nella
zona dove abito il rischio non
è alto.
La vita più forte dei disastri
Tra le tante cose che vedo,
una mi colpisce in particolare:
la gente cerca cibo, coperte,
benzina, un posto per ripararsi,
Padre Silvano Da Roit, saveriano
bergamasco, missionario in Giappone
Al santuario mariano di Fontanellato san Guido Conforti ha celebrato
la prima Messa, ringraziando la Madonna per la grazia della guarigione
p. SILVANO DA ROIT, sx
ma non solo; cerca soprattutto
l’altare di famiglia, le tavolette
degli antenati, le fotografie dei
loro cari, qualche ricordo. Cerca
motivi per continuare a vivere,
cerca speranza.
Un uomo, che ha perso la
moglie e la figlia di quattordici
mesi, era in ginocchio ai piedi
di un piccolo alberello di pesco,
piantato quando era nata la bambina. Quell’alberello non è stato
spazzato via dallo tsunami e ha
quattro gemme: è un segno che
dà speranza e forza di vivere ai
giapponesi. Nonostante tutto, la
vita va avanti ed è più forte dei
disastri.
Diamo una mano solidale
Nell’asilo parrocchiale abbiamo aperto subito una sottoscrizione per mandare soldi e aiuti attraverso la Caritas giapponese; tanti
hanno risposto generosamente.
Anche nella chiesa di Kumatori
abbiamo pregato per le vittime
e iniziato una raccolta fondi per
aiutare in qualche modo.
Vi chiedo di pregare per il popolo giapponese. La presenza
dei missionari in Giappone sia
segno dell’amore di Dio per tante persone. Speriamo che la capacità organizzativa di questo
popolo sappia farsi onore per alleviare le sofferenze concrete di
■
tanta gente.
rire sulla croce la innalza a Madre dell’umanità intera: “Donna ecco tuo figlio” (Gv. 19,26).
“Maria ci ama perché vede in
noi l’opera della grazia, perché
scorge le anime nostre irrorate dal sangue della Vittima divina, perché riconosce in noi il
suo Gesù”.
In intimo rapporto con la Trinità, Maria è orientata al Figlio
Gesù; è Madre di Dio, Madre
nostra, nuova Eva, arca di alleanza e, naturalmente, Regina
delle missioni. Infatti, ai suoi figli missionari san Guido scrive:
“Alimentate la vostra vita spirituale con una tenera devozione
alla Vergine Immacolata, Regina delle missioni”.
Imitiamo la Madre
San Guido ci insegna che la
vera devozione a Maria consiste nel nostro continuo tentativo
di imitarla: “La devozione no-
stra a Maria si manifesti attraverso le nostre opere. Dobbiamo
sforzarci d’imitare quelle virtù
di cui essa ci ha lasciato esempi così luminosi, specialmente
l’umiltà, la purezza, la pazienza,
la carità”.
“Maria ha unito la contemplazione più sublime all’operosità più intensa; sorretta da queste due ali, ha raggiunto il più alto grado di perfezione possibile
a una creatura. Il vangelo di lei
dice che considerava ogni fatto
e ogni detto del Figlio e lo assimilava in cuor suo, traducendo
poi tutto in azione. Tale dovrebbe essere la vita dell’apostolo di
Cristo: una vita di intenso lavoro
e di stretta unione con Dio”.
In ciascuno di noi ci sia il desiderio di amare Maria come nostra Madre, non solo con la preghiera e altre forme di devozione, ma soprattutto cercando di
vivere come lei ha vissuto. ■
PROGRAMMA DEL PELLEGRINAGGIO
22-24 ottobre: a Roma per san Guido Conforti
Come già annunciato in aprile, in occasione della canonizzazione del
fondatore Guido Conforti, i saveriani di Alzano organizzano un pellegrinaggio a Roma dal 22 al 24 ottobre 2011. Ecco il programma.
Sabato 22 ottobre
ore 5,30 - partenza in pullman, pranzo personale in autogrill
ore 16,00 - veglia di preghiera in Aula Nervi in Vaticano
Domenica 23 ottobre
ore 10,00 - solenne celebrazione in San Pietro
ore 13.00 - pranzo personale e pomeriggio libero
Lunedì 24 ottobre
ore 9,00 - Messa di ringraziamento in San Paolo fuori le mura
ore 11,30 - partenza per il rientro - pranzo personale in autogrill in
serata - arrivo a Bergamo
La quota di partecipazione individuale è di € 220,00 - comprende
viaggio in pullman, alloggio presso istituti religiosi in camera a due
letti con bagno, mezza pensione, acqua minerale ai pasti, assicurazione medica, vitto e alloggio autista...
Ci auguriamo che molti amici e lettori desiderino venire a Roma per
questo grande evento, così importante
per la famiglia saveriana e per la chiesa
intera.
Iscrivetevi subito
(entro fine maggio),
telefonando allo 035
513343, dove potrete
avere tutte le informazioni utili al pellegrinaggio. Vi aspettiamo!
2011 MAGGIO
BRESCIA
25121 BRESCIA BS - Via Piamarta, 9
Tel. 030 3772780 - Fax 030 3772781
E-mail: [email protected] - C/c. postale 216259
Un missionario pioniere
A tu per tu con p. Gianni Abeni
P
ubblichiamo la prima parte
di una lunga intervista a p.
Gianni Abeni, saveriano bresciano classe 1943, originario della
Noce, che a fine marzo è tornato
in Camerun, dopo un piccolo intervento alla mano destra e una
serie di utili controlli medici.
a Parma il 27 settembre 1970.
Desideravo partire subito per la
missione; invece i superiori mi
hanno chiesto di venire a Brescia, dove nel frattempo i saveriani avevano preso “casa”. Mi
sono fermato per sei anni, girando tra valli e pianura.
Come hai conosciuto i
saveriani?
Alle scuole elementari della
Noce, ho avuto due maestre - Ermerina Ferrari e Marina Bonetti
- che ci parlavano spesso delle
missioni, entusiasmandoci. Mi
hanno presentato al centro missionario di Brescia e ho conosciuto
p. Sguazzi, saveriano cremonese,
quando i saveriani non erano ancora a Brescia. Devo ringraziare
le maestre, perché sono la dimostrazione che certi valori e ideali
s’imparano fin da bambini.
Com’era S. Cristo negli
anni ’70?
Nella casa, che aveva già la
fisionomia attuale, c’era ancora
molto da fare, dal punto di vista
materiale (aule, riscaldamento...) e organizzativo (formare
gli apostolini, suscitare nuove
vocazioni, animare i giovani).
Però con p. Renato Trevisan
abbiamo lavorato sodo: io facevo il ministro degli esteri e lui
quello degli interni. L’economo
p. Carlo Mantoni era il riferimento principale per tutti. Avevamo la scuola media con tre
classi, un distaccamento della
“Mompiani”.
Il primo incarico a Brescia!
Sono stato ordinato sacerdote
a cura di DIEGO PIOVANI
Prima missione il Burundi…
Sono partito nel 1977 e mi
sono trovato con altri due saveriani bresciani: p. Pierino Zoni
di Cigole, già sacerdote diocesano, e p. Battista Maestrini di
Padergnone. Eravamo tre crape
dure, ma funzionavamo bene. Il
Burundi è stato il primo amore
e non lo dimenticherò mai. Lì
ho conosciuto i fidei donum bresciani che erano a Kiremba, dove
c’era già un grande ospedale. In
missione però non c’è distinzione tra religiosi e diocesani: siamo
tutti missionari, tutti di una sola
famiglia. Purtroppo, per la difficile situazione politica, il 1° novembre 1981 siamo stati espulsi.
Ed è stato un brutto colpo.
Ed ecco il Camerun!
I saveriani stavano pensando
di aprire una nuova missione in
Africa: hanno scelto il Ciad. Ma
per andare in Ciad bisognava passare per Douala in Camerun, dove
Moschee sì, moschee no
Un interessante dibattito a San Cristo
l’atmosfera elettrica
C’ era
delle grandi occasioni la
sera dell’8 aprile nella sala gremita dei saveriani a Brescia per
la presentazione del libro, “La
guerra delle moschee” del sociologo Stefano Allievi, il più
autorevole studioso dell’immigrazione islamica in Italia.
Il motivo era comprensibile:
da un lato il consueto tema “caldo” della presenza pubblica dei
musulmani nella società italiana; dall’altro, la partecipazione
di due agguerriti interlocutori:
Fabio Rolfi, vice sindaco di
Brescia, e don Fabio Corazzina,
parroco di Santa Maria in Silva
in città.
Il prete e il leghista
“Che c’è di strano?”, ci si potrebbe chiedere. In fondo si trattava di una discussione attorno
8
alle tesi di un libro. Niente di
più normale, se non fosse per la
circostanza che il vice-sindaco
Rolfi appartiene alla Lega nord.
E qui sta la novità: non era mai
capitato - ha testimoniato l’autore, reduce da presentazioni e
incontri in tutta Italia - che esponenti del Carroccio accettassero
il confronto su un tema così
controverso, capace di polarizzare i sentimenti dell’opinione
pubblica. Aspetto ancor più significativo è che nell’occasione
sia stato presente un esponente
politico che ricopre un’importante carica come amministratore locale.
La discussione, accesa ma
sempre rispettosa dei tempi e del
civile confronto, ha affrontato a
largo raggio una spinosa questione: la sempre più frequente
richiesta da parte dei musulmani
Da sinistra, don Fabio Corazzina, Federico Tagliaferri, Fabio Rolfi e Stefano Allievi,
durante l’incontro dell’8 aprile, a San Cristo
FEDERICO TAGLIAFERRI
di vedere riconosciuto il proprio
diritto (garantito dalla Costituzione italiana) alla realizzazione
di luoghi di culto.
Pluralismo in Europa
In realtà questo era solo un
aspetto di una questione più vasta: la presenza ormai numerosa
e stabile di musulmani in Europa
e la nascita (ancora debole e incerta) di un “islam europeo”. Si
tratta di un fenomeno che, a sua
volta, rappresenta solamente un
tassello di una “rivoluzione” più
vasta: il progressivo affermarsi
del pluralismo religioso nel nostro continente, processo storico
irreversibile di cui le società europee faticano a prendere atto e
a considerarne le conseguenze a
lungo termine.
Ecco il perché - ci ricorda
l’autore - di tanti timori, di tanta
ostilità, di tante strumentalizzazioni della “questione islam”
nella vita politica. Ed ecco perché, l’efficacia dell’azione di
governo nella tutela delle minoranze resta la migliore cartina
di tornasole del livello di salute
della democrazia.
Al termine del dibattito, sono
state moltissime le domande da
parte del pubblico, a dimostrazione della qualità dell’iniziativa
e dello straordinario interesse di
un tema sempre aperto e in piena
■
evoluzione.
Padre Gianni Abeni nella redazione di “Missionari Saveriani”,
prima di ripartire per la missione in Camerun
c’era una realtà molto dura. Per
cui ci hanno chiesto di fermarci a
Douala. E io ho avuto l’onore di
essere il primo saveriano a mettere piede in Camerun-Ciad.
Cosa facevi in quella missione?
Mi trovavo in una zona di quasi 200mila abitanti, di cui 25mila erano cristiani. Ho intrapreso
un’opera di primo annuncio.
Douala è la città industriale del
Camerun, con molte fabbriche,
e arriva tanta gente dall’interno
del Paese. Prima arriva la gente,
poi forse, i servizi necessari...
E il Ciad?
Dopo tre anni in Camerun mi
hanno chiesto di aprire la missione del Ciad a Bongor. Era il
1985. Qui ho vissuto la mia più
bella esperienza missionaria. I
problemi erano diversi da Burundi e Camerun. Il Ciad è un Paese
molto povero, attraversato da
tensioni politiche. La gente però
è aperta e ci vuole bene. Abbiamo lavorato per la promozione
umana (pozzi, ambulatori di villaggio…), organizzando varie
cooperative agricole, anche con
l’aiuto di alcuni volontari. Non
si può fare missione se non c’è
sviluppo umano. Ho svolto questo lavoro nella stessa zona per
12 anni, in 70 villaggi.
Perché la missione in Spagna?
Nel 1997 dovevamo lasciare la
missione di Bongor per spostarci
in un’altra zona. Così i superiori
hanno pensato bene di mandarmi
in Spagna. Era un altro mondo,
un’altra lingua, un altro modo di
fare missione. Questa parentesi
è durata quasi sette anni. Ero a
Murcia, nel sud della Spagna,
dove vive una comunità saveriana. Eravamo in un condominio
con due appartamenti. Ho svolto
animazione tra i giovani, per sensibilizzarli alla missione e portare una proposta vocazionale. In
sei anni ho fatto 17 campi missionari in Galizia, incontrando
migliaia di giovani.
■
(continua…)
PROGRAMMA DEL PELLEGRINAGGIO
22-24 ottobre: a Roma per san Guido Conforti
Come già annunciato in aprile, in occasione della canonizzazione del
fondatore Guido Conforti, i saveriani di Brescia organizzano un pellegrinaggio a Roma dal 22 al 24 ottobre 2011. Ecco il programma.
Sabato 22 ottobre
Mattino - partenza da Brescia; pranzo libero lungo la strada
16,00 - veglia di preghiera in sala Nervi, Vaticano
Sera
- Cena e pernottamento in albergo
Domenica 23 ottobre
10,00 - solenne celebrazione in San Pietro
13,00 - pranzo in ristorante
Pomeriggio - libero, rientro in albergo e cena
Sera - musical su san Conforti, in fraternità internazionale
Lunedì 24 ottobre
9,00 - Messa di ringraziamento a San Paolo
visita della basilica e dell’abazia
12.00 - pranzo in ristorante
Pomeriggio - partenza per Brescia
Quota di partecipazione: € 300 a persona (supplemento di € 70 per
camera singola).
La quota comprende: viaggio in pullman, sistemazione in albergo
con trattamento di mezza pensione, due pranzi in ristorante, assicurazione sanitaria, kit del pellegrino.
È richiesto un anticipo di € 50 entro fine maggio 2011.
Per informazioni e prenotazioni:
p. Marco Vigolo - Tel. 030 3772780; e-mail: [email protected]
2011 MAGGIO
CAGLIARI
08015 MACOMER NU - Via Toscana, 9
Tel. 340 0840200
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Missionario grande in umanità
Padre Bruno Orrù ha amato e incantato tutti
Padre Abis, superiore dei saveriani in Indonesia, ricorda il
conterraneo e compagno di missione p. Bruno Orrù, deceduto a
Parma il 31 marzo 2011.
P
rima di iniziare una riunione con i saveriani che lavorano nell’isola di Sumatra per
coordinare le varie attività missionarie, ho voluto scaricare la
posta elettronica e ho trovato un
messaggio urgente del superiore
generale p. Rino Benzoni, che
scriveva da Roma. L’ho aperto
subito e ho letto.
Il messaggio del superiore
“Caro p. Fernando, ho appena
ricevuto la notizia della morte
del nostro caro confratello p.
Bruno Orrù e voglio avvisarti
subito, perché so che sentite in
modo particolare questa “partenza”. Avevo visto p. Bruno domenica scorsa: alternava momenti
di lucidità a momenti di assenza. L’ho ringraziato per la lettera
che mi aveva scritto alcuni mesi
prima, parlandomi della sua malattia: esprimeva tutta la sua fede
e l’accettazione del progetto di
Dio su di lui. Mi ha detto: «È
quello che pensavo e di cui sono
convinto anche adesso».
Condoglianze a tutti i confratelli dell’Indonesia. Con p. Bruno se ne va una colonna di questa missione, avendo svolto vari
incarichi con competenza ed entusiasmo. Siamo certi che continuerà a intercedere per voi e per
noi tutti presso il Padre celeste,
in compagnia del nostro santo
fondatore e di tutti i confratelli
che hanno fatto la storia di questa nostra missione. Rinnoviamo
la nostra fiducia nel Signore, p.
Rino Benzoni”.
Eucaristia in suffragio
Subito ho girato il messaggio
p. FERNANDO ABIS, sx
a tutti i confratelli sparsi nelle
isole dell’Indonesia, chiedendo
loro di raccogliersi in preghiera:
“La gioia dell’incontro futuro
possa lenire il dolore del distacco. Chi di noi riuscirà a colmare
il vuoto nel servizio, nell’entusiasmo e nella esemplarità di colui che ci ha lasciato? Uniamoci
in preghiera e celebriamo l’Eucaristia, specialmente nei luoghi
dove p. Bruno ha lavorato ed è
stato accolto con amore dagli
amati fedeli”.
E così abbiamo fatto. Da venerdì 1° aprile a venerdì 8, è stata celebrata la santa Messa tutti
i giorni e in luoghi diversi: nella
casa saveriana assieme a un centinaio di amici; a S. Maria Regina e a a San Matius a Bintaro
(Jakarta); al centro della scuola
internazionale, dove egli andava
spesso; in cattedrale a Padang,
presieduta dall’attuale parroco
suo successore; con il vescovo
Ritiro spirituale a Cagliari
Il pellegrinaggio a Cabras e a Roma
I
l 29 marzo abbiamo organizzato a Cagliari il ritiro
delle delegate e degli amici, in
preparazione alla Pasqua. Ha tenuto la meditazione il rettore p.
Virginio Simoncelli: “Seguiamo
Gesù crocefisso morto e risorto
per entrare nella vita eterna”. La
croce è un libro che parla: tutto
è partito dalla croce, ma non è
tutto finito con la morte di Cristo; anzi, tutto è rinato con la sua
resurrezione.
Abbiamo augurato la buona
Pasqua a chi sta vivendo la quaresima della sofferenza, uniti dal
reciproco ricordo nella preghiera per i presenti e per gli assenti.
Abbiamo pregato Gesù perché ci
sostenga nella speranza e ci illumini nel cammino della vita.
Aiutiamo
le giovani vocazioni
La quaresima è il tempo li-
turgico in cui si rivive la passione, la morte e la resurrezione
di Gesù nei riti e nelle pratiche
religiose. La chiesa ci invita alla conversione del cuore e della
mente, alla carità per la condivisione con i fratelli nel bisogno.
Durante il ritiro sono stati distribuiti i biglietti della tradizionale sottoscrizione, il cui ricavato
quest’anno andrà alla missione
in Colombia. In particolare, sosterremo i giovani aspiranti missionari, segno della nostra partecipazione alla missione universale della chiesa, portata avanti
anche dai saveriani sardi, come
fratel Gigi Pinna che lavora in
Colombia e p. Mario Mula che
vi ha lavorato.
Come già annunciato, il 19
maggio organizziamo il pellegrinaggio presso la chiesa San
Giovanni Sinis a Cabras di Oristano. È una delle prime chiese
Padre Dino Marconi a capotavola
durante il pranzo che ha concluso
il ritiro con le delegate di Cagliari
8
p. DINO MARCONI, sx
cristiane in Sardegna e anche noi
andremo alla ricerca dei primi
segni dell’arrivo del cristianesimo nell’isola. Un pullman parte
alle ore 8,15 da Cagliari in piazza Matteotti davanti alla stazione. Lungo la superstrada Carlo
Felice, le fermate sono a Monastir, San Sperate, Villasor, Sanluri, Sardara, Uras. Per favore,
confermare la partecipazione!
A Roma per
san Guido Conforti
Durante l’incontro quaresimale, abbiamo ricordato che il 23
ottobre a Roma papa Benedetto
XVI proclamerà santo il nostro
fondatore Guido Conforti, vescovo di Parma. L’evento Romano si sviluppa in tre giornate:
sabato con la veglia di preghiera
e lo spettacolo in aula Nervi;
domenica con la solenne celebrazione presieduta dal Papa in
San Pietro e la serata di fraternità internazionale; lunedì con
la celebrazione Eucaristica, la
professione perpetua e il mandato missionario ai laici saveriani
nella basilica di San Paolo.
Per questa importante occasione, i saveriani della Sardegna
stanno organizzando un pellegrinaggio a Roma. Per informazioni e prenotazioni, chiedere a
p. Dino Marconi (340 0840200)
per la zona di Cagliari e a p. Giuseppe Marzarotto (338 5023723)
per la zona di Macomer.
■
Il compianto p. Bruno Orrù con alcuni giovani amici indonesiani
a Duri, prima parrocchia di p.
Bruno; a Bintaro.
Tanta fede e grazia
Padre Bruno è stato un vero
dono che ha incantato tutti. Mi
dispiace non averlo conosciuto
meglio; eppure ci siamo sempre
sentiti vicini, pur lavorando in
missioni diverse e lontane. Ogni
volta che abbiamo avuto modo
di incontrarci, ci siamo scambiati
qualche parola in lingua sarda.
I giorni della malattia e i mesi
che l’hanno preceduta mi hanno
messo in condizione di affrontare con lui prove molto gravi.
Più anziano di me di quasi otto
anni, si è rimesso ai miei giudizi
e consigli, alle mie esortazioni e
decisioni, in un modo tale da farmi cogliere quanta umanità, fede
e grazia ci fossero in lui.
La sua umanità gli ha creato
ansie e sofferenze, e la sua fede
gli ha dato il coraggio di vivere
ogni evento accettando la croce.
Era benvoluto da tutti e la sua
vita di grazia ha fatto di lui un
esempio e una testimonianza:
che la via verso Dio è fonte di
luce e di serenità.
Chi prenderà il suo posto?
I trentaquattro anni di missione ci fanno rimpiangere la sua
assenza da questa terra equatoriale e i molteplici suoi servizi
verso i lebbrosi, i cinesi, le coppie di “vita cristiana”, i fedeli di
Padang, i novizi, i saveriani...
qui in Indonesia, e prima ancora
negli Stati Uniti.
Ma non aveva finito, e noi ne
continuiamo l’opera, contando
molto anche sulle sue preghiere. Ci occorrerebbe qualcuno
per sostituirlo. Chi verrà? Intanto, confidiamo sulle preghiere di
molti. Sono presente spiritualmente a tutti i suoi famigliari e
concittadini di Sant’Antioco, in
Sardegna: “A ddu conosci in su
■
xelu”.
IN MASCHERA E SENZA MASCHERA
Settimane di animazione con i giovani
p. DINO MARCONI, sx
In preparazione alla canonizzazione di Guido Conforti nei centri
giovanili saveriani stiamo portando avanti l’animazione giovanile ispirandoci alla spiritualità missionaria del nostro santo fondatore. A Macomer abbiamo animato una settimana per i giovanissimi a carnevale
e a Cagliari una settimana per gli universitari all’inizio della quaresima. Possiamo dire che siamo passati dal ballo in maschera del carnevale, al ballo senza maschera della
quaresima.
La settimana di vita comunitaria
per gli universitari a Cagliari, dal 9
al 16 marzo, si è svolta con vari incontri di animazione per la missione
vicina o lontana, con lo stesso cuore
aperto ovunque e verso chiunque.
È iniziata con la Messa delle ceneri
con don Carlo Rotondo alla RSA di
Flumini di Quartu, ambiente che ricorda la fragilità della vita.
Nella comunità “La Collina” di
Serdiana, abbiamo pregato per
scoprire la vita nuova che Gesù è
venuto a portare aiutando i deboli
e i poveri, amati da Dio Padre. Alla Madonna della Strada la via crucis ci ha preparato alla via lucis della risurrezione, per celebrare la Pasqua ravvivando la speranza.
Il pomeriggio di domenica, i 12
universitari (sei ragazzi e sei ragazze) sono saliti a Terra Mala nel monastero “Casa di Nazareth”, per
sentire la brezza leggera dello Spirito di Dio che a volte viene dal mare o dalle colline.
2011 MAGGIO
CREMONA
26100 CREMONA CR - Via Bonomelli, 81
Tel. 0372 456267 - Fax 0372 39699
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00272260
Maria, regina dei poveri
In Bangladesh, il vangelo tra i “fuori casta”
P
enso sia doveroso aggiornarvi sui lavori di costruzione della chiesa e della scuola nella missione di Chuknagar. Senza
la vostra preziosa collaborazione,
cari amici e benefattori cremonesi, il sogno dei “fuori casta” non
si sarebbe mai realizzato.
Speravo di inaugurare la chiesa per Pasqua, solennizzando
l’evento con il battesimo di un
centinaio di catecumeni, ma i
lavori di muratura, intonaco e
decorazione portano via molto
tempo e così dovremo spostare la
data a Natale. Anche la struttura
esterna della scuola è stata completata. Ora bisogna riempirla e
questo comporta tanto lavoro.
Nella scuola, oltre alle aule, troveranno posto anche una piccola
biblioteca, una stanza per computer e una sala per incontri che
diventerà punto di riferimento
per tutti i rishi della zona.
Accanto alla costruzione, proseguono le altre attività della
missione. In un certo senso, la
mia attività invece di diminuire
con l’avanzare dell’età, aumenta. Grazie a Dio, nonostante i
ripetuti incidenti di percorso, la
salute mi sorregge...
Annuncio e promozione
Il primo annuncio si concretizza soprattutto con il catecumenato e con la promozione
umana, attraverso le scuole nei
villaggi, interventi in situazioni
di particolare disagio e assistenza ai malati. Per esempio, l’anno scorso abbiamo condotto una
battaglia per cercare di eliminare il matrimonio delle ragazze
in tenera età, una piaga ancora
diffusa nella società bengalese,
soprattutto tra i “fuori casta”.
Con una cerimonia semplice, a
cui ha partecipato anche il superiore del Bangladesh p. Mimmo
Pietanza, abbiamo ripreso l’attività del catecumenato stabilendo
per ogni gruppo il cammino da
percorrere. Al termine della cerimonia, ai battezzati è stata con-
p. ANTONIO GERMANO, sx
segnata la preghiera del Padre
Nostro, sintesi sublime di vita
cristiana vissuta. Ai catecumeni,
invece, sono stati consegnati i
dieci comandamenti, che rappresentano il punto di partenza per
un cambiamento di vita.
L’importanza della scuola
In campo scolastico, abbiamo
avuto l’incontro programmatico
con i maestri, a cui è affidata la
conduzione delle scuole nei vari
villaggi. I maestri sono 43 e sono tutti “fuori casta”; per questo
devono sentirsi impegnati nella
promozione umana e sociale del
loro gruppo.
In Bangladesh l’anno scolastico inizia a gennaio. Perciò mi
sono recato in tutti i villaggi per
coinvolgere il più possibile i genitori nell’educazione dei figli.
L’istruzione è la leva della loro
liberazione e promozione sociale. La missione è un punto di
riferimento anche per coloro che
sono senza terra e senza lavoro.
Dalla “Casa della speranza”
Gesù, il più grande amico dei malati
Padre Gabriele è un saveriano
sardo, missionario in Bangladesh
dal 1973. Dirige la “Casa della
speranza” per persone con handicap, in ambiente musulmano.
Ringraziamo per averci scritto.
avuto un anno frenetico,
H osenza
riuscire a program-
mare un po’ di tempo libero per
scrivere. Me ne vergogno, mentre dico a me stesso che... “devo
darmi una calmata!”. Chissà che
con l’aiuto delle vostre preghiere non riesca finalmente a convertirmi. Raccontare ora tutte le
avventure di un anno, quando
già sarebbe difficile raccontare
quelle di un giorno, è un’impre-
8
sa eroica. Mi limito allora a due
sole notizie.
Un brutto episodio
Tre mesi fa, uno dei miei disabili è morto bevendo il liquido
che si usa nei campi per diserbare
il riso. Nel 2009 un altro caso era
accaduto, ma questo ha cause diverse: non è stato provocato dalla depressione e dal rifiuto della
disabilità. Proshanto - questo è
il suo nome, che significa “Pacifico” - era un giovane hindu e
frequentava il liceo. Era andato
a casa per qualche giorno di vacanza, ha litigato con un fratello
e per la rabbia ha preso il veleno,
morendo tra atroci dolori.
Il suicidio è frequente in Bangladesh, anche
per motivi banali. Basta
poco: un cattivo risultato scolastico, un’incomprensione, un rimprovero dei genitori o il loro
rifiuto a spendere soldi
per comprare un vestito
o il telefonino che la TV
reclamizza. II suicidio è
“la vendetta”, la protesta estrema, l’ultima!
Padre Gabriele Spiga
con alcuni ospiti
della Casa della speranza
Una bella notizia
Aira è una ragazza
musulmana cieca e
poliomielitica. Aveva
una gamba rattrappita,
p. GABRIELE SPIGA, sx
più corta di 10 centimetri. Le ho
trovato il rimedio con due stampelle, e così ha smesso di camminare ondeggiando come una
storpia. Per la cecità, ho pregato
il Signore che mi ispirasse qualche rimedio, perché non si sentisse inutile e non si annoiasse.
Così mi è venuto in mente di
inventare degli strumenti con cui
Aira, nonostante la cecità, potesse fare delle buste di plastica di
varie misure e sacchetti di carta
che si usano al mercato per dare
la merce ai clienti. Per questi sacchetti si ricicla qualunque foglio
di carta, compresi quelli di quaderno usati dai bambini a scuola.
Ora finalmente Aira è felice, con
un sorriso che incanta tutti. Si
sta… “arricchendo” (le sue buste
di carta usate al mercato si vendono a 40 rupie al chilo, meno
di mezzo euro!). E pazienza se il
traguardo di un chilo per settimana è ancora lontano… La ragazza
ora può anche sposarsi, perché sa
lavorare e guadagnare.
Un’altra bella notizia: grazie
al buon Dio, sono riuscito a inventare qualcosa per migliorare
la tecnica, l’efficienza e la comodità delle “carrozzine” su cui
i disabili passano tutta la loro vita. Risultato: tanta gioia per loro e anche per me, e spero anche
per Gesù, il più grande amico dei
■
poveri e dei malati!
“Maria, Regina dei poveri”, in lingua bengalese “ Doridroder
Rani”: così sta scritto sulle fondamenta ai quattro angoli della
chiesa di Chuknagar in Bangladesh, insieme a una croce e a un
rosario. I lavori sono ancora in corso, ma si spera di inaugurarla
per il prossimo Natale. Mi piace molto questo titolo dato alla Madonna: Regina dei missionari, Regina dei poveri, prega per noi!
A quest’opera straordinaria hanno contribuito anche molti benefattori cremonesi. Spero di celebrare i miei cinquant’anni di
sacerdozio proprio nella nuova chiesa dedicata alla “Regina dei
poveri”. Lì ho lavorato da giovane missionario. Ecco cosa scrive
p. Antonio che lì lavora da oltre 30 anni.
p. Sandro Parmiggiani, sx
Padre Iulius alla chitarra, nuovo acquisto
della missione di Chuknagar,
in Bangladesh, dove lavora
p. Antonio Germano (a destra)
Ogni anno cerchiamo di venire
incontro alle tante richieste di
aiuto. Il nostro obiettivo è che i
beneficiari riescano a diventare
autonomi.
Un punto di riferimento
Tra l’altro, quest’anno, nella missione c’è stato anche un
cambio di guardia. Al posto di
p. Melecio, saveriano messicano
che è rimasto con me circa due
anni, è arrivato l’indonesiano
lulius che ha appena terminato
il corso di lingua bengalese. Così la missione di Chuknagar sta
diventando un luogo di tirocinio
per i giovani missionari, che poi
saranno assegnati altrove.
Rinnovando il mio grazie, a
nome della piccola comunità cristiana di Chuknagar, saluto tutti
chiedendo un ricordo nella pre■
ghiera.
Pellegrinaggio a Roma: 23 ottobre
Cari amici, in occasione della canonizzazione di mons. Conforti, nostro fondatore, i saveriani di Cremona organizzano un pellegrinaggio dal 22 al 24 ottobre, in collaborazione con l’ufficio
diocesano pellegrinaggi. Chi desidera partecipare deve telefonare al più presto al numero 0372 456267 o 347 0463535, dando
la propria adesione. In seguito sarete contattati per conoscere
le modalità di pagamento (circa € 300 a persona) e il luogo di
raduno/partenza.
LA MADONNA DELLA STRADA
mons. CARLO PEDRETTI
Ricordo la preghiera alla “Madonna della strada” che mons. Conforti, umile alunno alla scuola di sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, aveva imparato a pregare.
“Maria, Madonna della strada, hai camminato sui monti della Giudea
portando sollecita Gesù e la sua gioia. Hai camminato da Nazareth a
Betlemme dove è nato il tuo Bambino, il Signore nostro. Hai camminato
sulle strade dell’esilio per salvare il Figlio dell’Altissimo. Hai camminato
sulla via del Calvario per diventare nostra Madre. Continua a camminare
accanto ai missionari del tuo Figlio, che sulle strade del mondo vogliono
come te portare a tutte le genti Gesù, il suo vangelo, la sua gioia”.
Così pregava il fondatore dei saveriani, inviando ai suoi missionari
in Cina una copia della Madonna della strada, a lui offerta dal pittore
Ulisse Passani. Per due volte, in apertura e chiusura, torna la parola
“gioia”, per inneggiare al sentimento più profondo che prova il missionario ritmando il suo passo sulle vie del mondo.
Un sentimento, che torna insistente anche nell’ultima sua lettera
pastorale alla diocesi di Parma, intitolata “La Madre di Dio e Madre nostra”, del 15 febbraio 1931, suo ultimo anno di vita. La lettera
termina “con un fervido voto: Maria regni sempre sopra di noi con
il suo amore materno e soprattut­to con il profumo delle sue virtù”
(Conforti, Lettere Pastorali, p.700).
Un voto e un augurio che io, prete diocesano anziano ma sempre
“giovanile”, pre­sento a voi tutti, in questa vigilia di una festa attesa e desiderata: quella della canonizzazione del santo fondatore dei
saveriani.
2011 MAGGIO
DESIO
20033 DESIO MB - Via Don Milani, 2
Tel. 0362 625035 - Fax 0362 624274
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00358200
Davvero un bel successo!
La mostra sull’Amazzonia chiude il 16 maggio
I
missionari saveriani di
Desio ospitano fino al
prossimo 16 maggio una mostra
interessante, coinvolgente e che
ha già visto la partecipazione di
molti visitatori. Soprattutto, c’è
stato il coinvolgimento di numerosi volontari, desiderosi di mettere a disposizione le loro competenze e risorse per un progetto
nuovo e ambizioso.
Ospitare una mostra presso un
centro missionario è una sfida:
potrebbe non attirare nessuno
oppure coinvolgere tante persone. “Amazzonia: vita e culture
lungo il grande fiume” ha già
ottenuto ottimi risultati per vari
motivi. Anzitutto per il lavoro di
chi ha realizzato questa mostra a
Brescia e l’ha fatta arrivare fino
a Desio e poi, per il contributo
prezioso di volontari disponibili. Infine, per la disponibilità di
tante persone che sono accorse
numerose all’inaugurazione del
18 marzo, quando c’è stata la
presentazione di Anna Casella
Paltrinieri, docente di antropologia culturale alla facoltà di
scienze dell’educazione presso
l’università Cattolica di Milano.
Un viaggio quasi reale
Prima di entrare nella sala che
ospita la mostra, il visitatore è
accolto da alcuni dipinti che lo
aiutano a calarsi nel contesto
Amazzonico, iniziando il viaggio immaginario verso la meta
oltre oceano.
Si inizia, quindi, la mostra vera e propria attraverso un lento
viaggio controcorrente, lungo i
fiumi della grande foresta pluviale. Da subito appare l’immagine di un fiume violentato
dall’inquinamento ma con anco-
PAOLA D’AMBROSIO
ra colori forti e accesi, un habitat
per specie animali sorprendenti.
Il grande fiume accompagna all’incontro con gli abitanti dell’Amazzonia, con le loro
aspirazioni e desideri, spesso
in forte contrasto. Gli oggetti
esposti aiutano a illustrare la vita degli indio, degli estrattori di
caucciù, degli abitanti dei fiumi,
dei cercatori d’oro e diamanti,
dei discendenti degli schiavi neri rifugiatisi nella foresta, degli
agricoltori e dei pescatori.
Tra foresta e artigianato
Accanto al percorso del grande fiume, la stanza della foresta
accompagna il visitatore in un
mondo diverso. Qui rami e fronde avvolgono l’ambiente e i rumori di sottofondo assicurano un
coinvolgimento che affascina, e
per certi versi inquieta, il visita-
Per riaccendere la speranza
Giappone: iniziative per tenere su il morale
Padre Claudio continua a
tenerci informati sul Giappone colpito dal triplice disastro
dell’11 marzo, ore 14 e 46.
S
peranza - in giapponese
“Kibou”: è il titolo del
giornalino che gira tra le migliaia di persone rifugiate nel centro di assistenza. Il giornalino è
stato ideato da una ragazza di 14
anni, rimasta orfana. Cerca di
coinvolgere i compagni e ridare
speranza a tutte le persone del
paese qui concentrate. Un ragazzo di 16 anni ha fatto richiesta
per entrare nella scuola dei vigili
del fuoco, per prendere il posto
del padre che il giorno dello tsunami ha perso la vita nel tentativo di salvare qualche anziano
del paese.
Nello stesso centro, un giovane universitario studente di
8
architettura ha riunito i bambini
e ha dato forma ai loro sogni,
inventando con loro un plastico
fatto di cartone, dove i bambini,
inserendo piccole sagome di case, strade, giardini, piante e fiori,
hanno ricostruito la loro nuova
città con tutto quello che di bello
possono immaginare.
Giovani e anziani insieme
A questi ragazzi appartiene il
futuro dei paesi colpiti dal disastro. Ma anche gli anziani non
son da meno. Incollati alla piccola tv, hanno assistito alla partita
di baseball che vedeva la squadra del liceo del distretto giocarsi
l’accesso alle finali. La squadra
ha perso, ma il commento degli
anziani era di orgoglio, perché
i ragazzi “si sono fatti onore
offrendo il meglio di sé” in una
situazione così difficile.
p. CLAUDIO CODENOTTI, sx
Fra tutte le generazioni, dai
nonni ai bambini dell’asilo, c’è
questo reciproco orgoglio e fiducia. Guai ad abbattersi! Il proprio scoraggiamento avrebbe ripercussione negativa sugli altri:
questo sembra essere il pensiero
di ciascuno.
A questi buoni sentimenti si
cerca di dare forza in vari modi:
i programmi alla tv, le grandi organizzazioni e ditte, le associazioni di volontariato eccetera.
Un modo interessante per far
giungere alla gente il messaggio
che non è sola, e che insieme ci
si darà da fare per far risorgere i
paesi distrutti.
Chi riceve e chi dona...
Nel frattempo, arriva la notizia che lo Stato si addosserà tutte
le spese della ricostruzione, facendo pesare al minimo l’onere
finanziario sui distretti colpiti.
Questo vuol dire che tutto il paese sarà coinvolto nei sacrifici
che si dovranno fare.
Saranno tempi duri quelli a
venire, ma saranno questi a ritemprare il giusto orgoglio dei
cittadini, con l’augurio che non
venga mai meno questo spirito
di solidarietà anche nei confronti
di altri paesi o popoli in necessità. La presenza solidale e la simpatia riversata da parte di tutto
il mondo darà certamente frutto,
aiutando i giapponesi a capire
che vicendevolmente e contemporaneamente si è sempre beneficati e benefattori.
■
tore. Il percorso della mostra prosegue
verso l’uscita, dove
si possono incontrare ancora alcuni abitanti dell’Amazzonia
e i volti dei missionari che per questa
grande e affascinante terra hanno perso
la vita: p. Giovanni
Calleri (Consolata),
p. Ezechiele Ramini (comboniano),
p. Salvatore Deiana
(saveriano), Marçal
de Souza Tupã-Y
(indio), Chico Mendez, p. Augusto Gianola (Pime), sr. Do- Visitatori all’inaugurazione della mostra sull’Amazzonia,
rothy Stang (Nostra allestita dai saveriani di Desio e aperta fino al 16 maggio
Signora di Namur).
Oltre alla mostra, sono allestiti
cui p. Paolo Andreolli, saverialaboratori di “Artesania” amazno, vive da qualche anno e in cui
zonica, ovvero di “artigianato
è necessaria una ristrutturazione
manuale”: si tratta di bracciali
del centro di formazione della
prodotti in telai con l’uso di fili
vasta parrocchia missionaria.
e perline. I laboratori sono riAffrettatevi a visitare la movolti soprattutto alle classi che
stra, mancano pochi giorni. Alvisitano la mostra durante la
tri due importanti appuntamenti
settimana, ma anche a chi desiaccompagnano questa bella inidera cimentarsi in questa attività
ziativa. La sera del 13 maggio è
(contributo di 2 euro).
prevista una conferenza dal titolo “Esperienze di missione: laiSolidarietà
ci e consacrati insieme per servie appuntamenti
re”, con gli interventi di p. Luigi
Il ricavato dei laboratori e le
Anzalone e della saveriana Marofferte raccolte arriveranno colucia De Costa. Il 14 e 15 magmunque a quella terra lontana: in
gio, con la tradizionale festa dei
particolar modo a São Felix do
popoli, si concluderà anche l’avXingu, un comune brasiliano in
ventura Amazzonica.
■
22-24 ottobre: pellegrinaggio a Roma
Vi invitiamo al gioioso pellegrinaggio a Roma, dalla mattina
del 22 alla sera del 24 ottobre, per la canonizzazione del beato
Conforti, fondatore dei saveriani. La quota, tutto compreso, è di
€ 280 in camera singola, di € 240 in camera doppia. Non sono
compresi i pasti in autogrill e il pranzo di domenica dopo la canonizzazione in Piazza San Pietro. L’anticipo è di € 100.
Per prenotazioni: da lunedì a sabato, dalle 14.30 alle 19.30
presso la portineria dei saveriani, via Don Milani, 2 - Desio, entro
il 31 maggio; tel. 345 8214264.
14-15 maggio: festa dei popoli
p. ROSARIO GIANNATTASIO, sx
Con l’incontro di venerdì 13 maggio alle 20.45, che ha come relatori p. Luigi Anzalone e Marlucia de Costa, verrà aperta ufficialmente la
“Festa dei popoli 2011: incontro di vita e culture”. Tutte le iniziative di
animazione missionaria e culturale sono frutto del lavoro congiunto
dei saveriani, dei laici, di adulti e giovani di Desio, e seguono gli “assi
portanti” del dialogo tra culture diverse, per aprirci a un incontro autentico, al di là di barriere e pregiudizi. Per tutte e due le giornate sono previsti banchetti delle varie associazioni impegnate nel mondo.
Lo scopo è diventare sempre più con-cittadini del mondo, alla luce del grande ideale saveriano, “fare del mondo una sola famiglia”,
nell’anno della canonizzazione di mons. Conforti, nostro fondatore.
Ecco il programma dei due giorni.
Sabato 14 maggio
19,00: apertura stand gastronomico, tradizionale ed etnico
21,00: Reggae People Band, musica reggae
Domenica 15 maggio
10,30: Celebrazione Eucaristica all’aperto
12,00: Stand gastronomico, tradizionale ed etnico
14,30: Spazio bambini: giochi, favole, danze e animazione
17,00: Gesto della Pace
18,00: Esibizione di capoeira e batukada (Angola)
19,00: Estrazione premi del “Gesto di solidarietà”
21,00: Giù il cappello: musica folk
2011 MAGGIO
FRIULI
33100 UDINE UD - Via Monte S. Michele, 70
Tel. 0432 471818 - E-mail: [email protected]
- C/c. postale 210336
Notizie dal Friuli e dintorni
Padre Iurigh in Ciad, addii e ricorrenze
P
adre Denis Iurigh è arrivato in Ciad il 16 marzo,
dopo aver lasciato la sua comunità di Bolzano e San Giovanni
al Natisone (UD). Da un clima
ancora invernale, anche se non
proprio rigido, è passato direttamente a quello “estivo” - e quasi
permanente a 45º - della sua prima e nuova missione dell’Africa
sub-sahariana.
Padre Denis Iurigh da metà marzo
è missionario in Ciad
“Mandi e un grazie
di cuore”
Dai primi contatti con i suoi
cari, ora un po’ più lontani, emerge la grande gioia di trovarsi in
quella terra, che ha desiderato
vedere e toccare personalmente.
S’impegnerà a portare la “Parola
che salva” a tanti fratelli e sorelle che non la conoscono ancora,
per proclamarla con la sua stessa
vita e il buon esempio. Tutti siamo chiamati a fare lo stesso, come un’omelia che tutti possiamo
predicare con “l’eloquenza dei
fatti”, diceva il nostro fondatore
Guido Conforti, prossimo a essere proclamato “santo”.
Un buon numero di famigliari,
parrocchiani, amici e confratelli
saveriani hanno accompagnato p.
Denis la sera di venerdì 25 febbraio all’abazia di Rosazzo per la
veglia di preghiera. Mons. Pietro
Brollo gli ha consegnato il Crocifisso e il vangelo da portare in
missione. Tutti poi hanno partecipato domenica 27 febbraio alla
sua Messa di saluto nella chiesa
di San Giovanni al Natisone.
Noi tutti lo accompagniamo
p. MARCO MARANGONE, sx
quotidianamente con la preghiera
e la generosità, perché possa realizzare in Ciad il disegno d’amore
che il Signore ha iniziato in lui.
Un “mandi e grazie di vero cuore”
a tutti coloro che sono vicini a p.
Denis e ai missionari saveriani.
Nozze d’oro dei Turco
Domenica 13 febbraio abbiamo festeggiato le nozze d’oro di
Delie e Tite Turco, di Talmassons (UD), genitori di p. Alfredo
(missionario in Usa) e Faustino
(missionario in Congo). Ci siamo
riuniti attorno alla mensa dell’Eucaristia e a quella della “torta”.
È stata un’occasione… d’oro
per ringraziare il Signore per
i primi cinquant’anni di vita
coniugale e per chiedergli che
continui ad accompagnarli con
la sua benedizione. Per il loro
secondo viaggio di nozze, hanno
fatto visita ad alcune comunità
saveriane d’Italia.
Ricordiamo i nostri cari
Nelle ultime settimane ci hanno
lasciato per raggiungere la casa
del Padre alcuni famigliari di sa-
Immagine perfetta di Cristo
Da Maria impariamo a vivere e a morire
C
hi è più grande ed eccellente di Maria? Coloro
che sono destinati alla gloria
celeste sono pure predestinati a
essere innanzitutto copie fedeli dell’Uomo-Dio. Fra tutte le
creature, la Vergine Madre fu la
copia fedele del Verbo incarnato;
doveva quindi in tutto e per tutto
assomigliare a Lui, anche nella
gloria del trionfo. Per questo,
dopo aver pagato essa pure il tributo all’umana fragilità, risorse
a vita nuova, fu assunta in cielo
e proclamata Regina degli angeli
e degli uomini.
8
Copia fedele
dell’Uomo-Dio
Noi pure, fratelli e figlioli dilettissimi, raggiungeremo
quella gloria e quella felicità, se
sull’esempio della Madre nostra
ci sforzeremo di perfezionare in
noi stessi la somiglianza nostra
con Cristo, primogenito degli
eletti. Copia fedele dell’UomoDio nelle umiliazioni e nelle
pene della vita, la doveva essere nella gloria del sepolcro. Il
corpo di Cristo non ha veduto la
corruzione. Così doveva essere
del corpo di Maria. L’ha preservata immune dal peccato, ha vo-
luto che fosse Vergine e Madre
insieme. Non doveva vedere la
corruzione del peccato.
Copia fedele dell’UomoDio, nell’esercizio delle più
elette virtù, doveva essere a lui
copia fedele anche nella gloria della risurrezione. Copia
fedele dell’Uomo-Dio in tutte
le vicende della vita, lo doveva pure essere nella gloria del
trionfo in cielo. Il titolo di Regina che l’adorna non l’ha resa
dimentica delle nostre miserie.
Ma soprattutto impariamo da
Lei a vivere e a morire. Non ci
è dubbio per la sua eccelsa di-
mons. GUIDO CONFORTI
gnità, ma anche per il corredo
delle sue eccelse virtù.
Al di sopra degli angeli
La sua purità: Maria fu la più
pura, la più santa delle creature;
paragonata alla luce, risulta superiore. La sua umiltà: con ragione
il poeta la salutò “umile ed alta
più che creatura”. Di nessuno più
che di Maria si avverarono le parole del vangelo: “chi si umilia
sarà esaltato”. Viene salutata Madre di Dio e si chiama ancella; e
il sublime canto del Magnificat
potrebbe chiamarsi il cantico
dell’umiltà. La sua obbedienza:
come Gesù, Maria ha sempre fatta la volontà di Dio.
La vita di Gesù si compendia
in queste parole: “Io faccio sempre le cose che gli sono gradite”;
e quella di Maria nelle altre: “Avvenga di me quello che hai detto”.
Perché Gesù fu obbediente fino
alla morte, gli fu dato un Nome
che è sopra ogni nome; e perché
Maria fu sottomessa in tutto al divino volere, è stata esaltata al di
sopra dei cori angelici. La sua carità, l’amore che Maria ebbe per il
suo Dio fu così grande che viene
meno al paragone l’amore dei più
■
ardenti serafini.
Delie e Tite Turco, genitori di p. Alfredo e p. Faustino, hanno celebrato le nozze
d’oro alla presenza di figli, parenti e amici… Auguri!
veriani friulani. Sono suor Alma,
sorella di p. Ernesto Tomè, missionario in Burundi; Ines, nonna materna di p. Pierfrancesco
Agostinis, missionario in Congo; Silvano, fratello di p. Carlo
Treppo; Neva, mamma di p. Fabio D’Agostina, missionario in
Mozambico; Ida Bassi, cognata
del defunto p. Giovanni Battista
Collini; Maria Romilda, mamma
di p. Emilio Iurman, direttore del
museo cinese a Parma.
Preghiamo il Signore perché
conceda loro la gioia di contemplare il suo volto.
Ricordiamo i missionari
Domenica 13 marzo si
è celebrata nella casa dei
saveriani di Udine la Messa
per ricordare p. Roberto Dal
Forno, in occasione del terzo
anniversario della sua prematura partenza per la casa del Padre.
Più di trenta di persone, tra confratelli, famigliari di saveriani e
amici delle missioni, hanno accompagnato la sorella e i nipoti
di p. Roberto nella preghiera di
suffragio al Signore della vita.
Domenica 20 marzo (giorno
del suo 79º compleanno), nella chiesa parrocchiale di Forni
di Sopra (UD), si è celebrata la
Messa del trigesimo della scomparsa di p. Renzo Bon, parroco
di quella comunità dal 1999 fino al 20 febbraio di quest’anno.
Vi hanno partecipato quattro sacerdoti della forania di Ampezzo,
due saveriani e un buon numero
di parrocchiani e amici, accompagnati dal coro a voci bianche della
comunità parrocchiale. Abbiamo
ricordato p. Renzo e abbiamo ringraziato la comunità che gli ha voluto bene per il
suo amore costante e gene■
roso.
Il compianto
e indimenticabile p. Roberto
Dal Forno che
ci ha lasciato
tre anni fa
PELLEGRINAGGIO A ROMA:
IL PROGRAMMA
Cari amici, vi invitiamo a partecipare al pellegrinaggio a Roma in
occasione della canonizzazione di mons. Conforti, in programma da
venerdì 21 a lunedì 24 ottobre.
Venerdì 21 ottobre - partenza alle 5 da Tolmezzo (Casello autostradale); alle 6 da Piazza Primo Maggio a Udine; alle 6,45 al Casello autostradale di Porpetto. Sosta a Loreto con visita al santuario e
pranzo. Arrivo in Hotel a Fiano Romano (Roma Nord) previsto per le
19.30. Cena e pernottamento.
Sabato 22 ottobre - visita a Roma (S. Giovanni in Laterano e
Santa Maria Maggiore) con pranzo al sacco dato dall’Hotel. Pomeriggio in Aula Nervi: veglia di preghiera e spettacolo. Cena in Hotel.
Domenica 23 ottobre - In San Pietro: liturgia della canonizzazione con il Papa. Pranzo al sacco a Roma e pomeriggio di spettacolo,
in festosa fraternità. Cena in Hotel.
Lunedì 24 ottobre - In San Paolo: Celebrazione di ringraziamento, professioni perpetue e mandato missionario ai laici saveriani. Pranzo in Hotel. Partenza e rientro a Udine in serata.
La quota di partecipazione individuale è di € 260 (€ 50 in più per
stanza singola). Per prenotazioni e informazioni, rivolgersi ai saveriani (0432 471818) oppure a p. Beppe Marano (339 8955482) o a don
Vittorino Ghenda (333 5975680). Iscrivetevi il prima possibile e passate parola!
2011 MAGGIO
MACOMER
08015 MACOMER NU - Via Toscana, 9
Tel. 0785 70120 - Fax 0785 70706
E-mail: [email protected] - C/c. postale 207084
Missionario grande in umanità
Padre Bruno Orrù ha amato e incantato tutti
Padre Abis, superiore dei saveriani in Indonesia, ricorda il
conterraneo e compagno di missione p. Bruno Orrù, deceduto a
Parma il 31 marzo 2011.
P
rima di iniziare una riunione
con i saveriani che lavorano
nell’isola di Sumatra per coordinare le varie attività missionarie,
ho voluto scaricare la posta elettronica e ho trovato un messaggio
del superiore generale p. Rino
Benzoni, che scriveva da Roma.
L’ho aperto subito e ho letto.
Il messaggio del superiore
“Caro p. Fernando, ho appena
ricevuto la notizia della morte
del nostro caro confratello p.
Bruno Orrù e voglio avvisarti
subito, perché so che sentite in
modo particolare questa “partenza”. Avevo visto p. Bruno domenica scorsa: alternava momenti
di lucidità a momenti di assenza. L’ho ringraziato per la lettera
che mi aveva scritto alcuni mesi
prima, parlandomi della sua malattia: esprimeva tutta la sua fede
e l’accettazione del progetto di
Dio su di lui. Mi ha detto: «È
quello che pensavo e di cui sono
convinto anche adesso».
Condoglianze a tutti i confratelli dell’Indonesia. Con p. Bru-
p. FERNANDO ABIS, sx
no se ne va una colonna di questa missione, avendo svolto vari
incarichi con competenza ed entusiasmo. Siamo certi che continuerà a intercedere per voi e per
noi tutti presso il Padre celeste,
in compagnia del nostro santo
fondatore e di tutti i confratelli
che hanno fatto la storia di questa nostra missione. Rinnoviamo
la nostra fiducia nel Signore, p.
Rino Benzoni”.
Eucaristia in suffragio
Subito ho girato il messaggio a
tutti i confratelli sparsi nelle isole
dell’Indonesia, chiedendo loro
di raccogliersi in preghiera: “La
Ritiro spirituale a Macomer
Il pellegrinaggio a Cabras e a Roma
L
a tradizione monastica ci
ha lasciato il libro dell’Imitazione di Cristo da cui ho preso
la frase: “Seguire Gesù morto e
crocifisso, per entrare con lui nella vita”. È stato il tema per il ritiro del 31 marzo a Macomer con
amici e delegate missionarie.
Due domande e riflessioni
Padre Roberto Salvadori ha
sviluppato il tema sottolineando
l’importanza del verbo “seguire”
per la vita cristiana: desidero seguire Gesù nel cammino della vita? A chi voglio somigliare quando mi propongo di seguire Gesù?
- Alle folle che lo seguono in
modo superficiale?
- A Pietro, un tipo entusiasta e
pronto a tutto, ma anche molto debole?
- Alla peccatrice perdonata, che
piange sui piedi di Gesù?
- A Maria Maddalena che ha il
coraggio di andare al sepolcro e
crede contro tutto e contro tutti?
La seconda riflessione riguardava la domanda: a quale Gesù
penso? Al bambino Gesù che mi
commuove come un nipotino? A
Gesù che fa i miracoli? In realtà,
8
dobbiamo pensare a Gesù crocefisso, scandalo per i giudei,
stoltezza per i pagani, ma potenza di Dio che sulla croce salva
tutti. Diceva san Guido Conforti:
“la croce è un libro che parla”.
Tutto è partito dalla croce, ma
non tutto è finito con la morte di
Cristo; anzi, tutto è rinato con la
sua resurrezione.
Pellegrinaggio sardo
a Cabras
Come già annunciato, il 19
maggio organizziamo il pellegrinaggio presso la chiesa San
Giovanni Sinis a Cabras di Oristano. È una delle prime chiese
cristiane in Sardegna e anche noi
andremo alla ricerca dei primi
segni dell’arrivo del cristianesimo nell’isola. Un pullman parte
alle ore 8,15 da Cagliari in piazza
Matteotti; l’altro pullman parte
da Macomer. Lungo la superstrada Carlo Felice, le fermate sono
nel vari paesi, a richiesta dei pellegrini partecipanti. Per favore,
confermare la partecipazione!
In quell’occasione si fa il
sorteggio della sottoscrizione a
premi, a sostegno degli aspiranti
p. DINO MARCONI, sx
missionari in Colombia, dove lavora fr. Gigi Pinna e ha lavorato
p. Mario Mula.
A Roma per
san Guido Conforti
Durante l’incontro quaresimale, abbiamo ricordato che il 23
ottobre a Roma papa Benedetto
XVI proclamerà santo il nostro
fondatore Guido Conforti, vescovo di Parma. L’evento Romano si sviluppa in tre giornate:
sabato con la veglia di preghiera
e lo spettacolo in aula Nervi;
domenica con la solenne celebrazione presieduta dal Papa in
San Pietro e la serata di fraternità internazionale; lunedì con
la celebrazione Eucaristica, la
professione perpetua e il mandato missionario ai laici saveriani
nella basilica di San Paolo.
Per questa importante occasione, i saveriani della Sardegna
stanno organizzando un pellegrinaggio a Roma. Per informazioni e prenotazioni, chiedere a
p. Dino Marconi (340 0840200)
per la zona di Cagliari e a p. Giuseppe Marzarotto (338 5023723)
per la zona di Macomer.
■
Il ritiro quaresimale delle delegate e degli amici di Macomer si è concluso con un pranzo festoso
Il compianto p. Bruno Orrù con alcuni giovani amici indonesiani
gioia dell’incontro futuro possa
lenire il dolore del distacco. Chi
di noi riuscirà a colmare il vuoto
nel servizio, nell’entusiasmo e
nella esemplarità di colui che ci
ha lasciato? Uniamoci in preghiera e celebriamo l’Eucaristia, specialmente nei luoghi dove p. Bruno ha lavorato ed è stato accolto
con amore dagli amati fedeli”.
E così abbiamo fatto. Da venerdì 1° aprile a venerdì 8, è stata celebrata la santa Messa tutti
i giorni e in luoghi diversi: nella
casa saveriana assieme a un centinaio di amici; a S. Maria Regina e a a San Matius a Bintaro
(Jakarta); al centro della scuola
internazionale, dove egli andava
spesso; in cattedrale a Padang,
presieduta dall’attuale parroco
suo successore; con il vescovo
a Duri, prima parrocchia di p.
Bruno; a Bintaro.
Tanta fede e grazia
Padre Bruno è stato un vero
dono che ha incantato tutti. Mi
dispiace non averlo conosciuto
meglio; eppure ci siamo sempre
sentiti vicini, pur lavorando in
missioni diverse e lontane. Ogni
volta che abbiamo avuto modo
di incontrarci, ci siamo scambiati
qualche parola in lingua sarda.
I giorni della malattia e i mesi
che l’hanno preceduta mi hanno
messo in condizione di affron-
tare con lui prove molto gravi.
Più anziano di me di quasi otto
anni, si è rimesso ai miei giudizi
e consigli, alle mie esortazioni e
decisioni, in un modo tale da farmi cogliere quanta umanità, fede
e grazia ci fossero in lui.
La sua umanità gli ha creato
ansie e sofferenze, e la sua fede
gli ha dato il coraggio di vivere
ogni evento accettando la croce.
Era benvoluto da tutti e la sua
vita di grazia ha fatto di lui un
esempio e una testimonianza:
che la via verso Dio è fonte di
luce e di serenità.
Chi prenderà il suo posto?
I trentaquattro anni di missione ci fanno rimpiangere la sua
assenza da questa terra equatoriale e i molteplici suoi servizi
verso i lebbrosi, i cinesi, le coppie di “vita cristiana”, i fedeli di
Padang, i novizi, i saveriani...
qui in Indonesia, e prima ancora
negli Stati Uniti.
Ma non aveva finito, e noi ne
continuiamo l’opera, contando
molto anche sulle sue preghiere. Ci occorrerebbe qualcuno
per sostituirlo. Chi verrà? Intanto, confidiamo sulle preghiere di
molti. Sono presente spiritualmente a tutti i suoi famigliari e
concittadini di Sant’Antioco, in
Sardegna: “A ddu conosci in su
■
xelu”.
UNA SETTIMANA (STRA)ORDINARIA
ANTONIO & Co
A fine gennaio un gruppo di giovanissimi di Macomer ha trascorso
una settimana con i saveriani, cercando di conciliare i nostri vari impegni quotidiani. La mattina, dopo la preghiera delle lodi, tutti i ragazzi frequentavano la scuola. Al ritorno, alcuni cucinavano secondo
i turni prestabiliti e poi pranzavamo tutti insieme. Un caffè al volo, e
ci si divideva: chi restava a casa per lavare i piatti, chi andava a fare
servizio al progetto “Handicap”.
Dalle 17 alle 19 ci riunivamo a studiare, mantenendo anche i nostri
impegni extra scolastici. Dopo cena c’era l’incontro con i missionari:
ognuno esprimeva il proprio parere sulla giornata trascorsa; poi, dopo la preghiera dei salmi, tutti andavamo a letto.
Una sera sono state invitate le nostre famiglie per la cena, cucinata dai figli. È stato bello: finito di mangiare, genitori e figli hanno
cantato e ballato! Nel pomeriggio di sabato ragazzi e missionari sono andati a visitare il monastero e a parlare con i monaci di San Pietro di Sores.
L’ultimo giorno, alla Messa domenicale, sono venute anche le famiglie. Padre Roberto ha letto ai genitori le impressioni dei ragazzi raccolte durante la settimana. Dopo il pranzo, siamo tornati a casa tutti
entusiasti. Certamente quest’esperienza ha lasciato il segno e la speranza di ripeterla presto.
Antonio, Alessandro, Umberto, Liliana, Chiara, Elisa, Angelica,
Francesca, Alessandra, Veronica, Valentina, Emanuela, Chiara
2011 MAGGIO
MARCHE
60129 ANCONA AN - Via del Castellano, 40
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E-mail: [email protected] - C/c. postale 330605
DIARIO DELLA COMUNITà
Come “restare nella speranza”
Veglia per i missionari martiri a Collemarino
carro trainato da buoi
U ntrasporta
verso la piazza,
tra gli scherni della gente, tre cristiani condannati a morte. Uno
di loro intona l’inno allo Spirito
Santo, “Veni Creator Spiritus”.
Una raffica di pallottole annienta i loro corpi, ma non gli ideali
di giustizia.
Il 24 marzo nella chiesa di
S. Pio X a Collemarino con i
saveriani, i laici saveriani, don
Roberto Peccetti e don Isidoro Lucconi, abbiamo ricordato
nella meditazione e nella preghiera proprio i “testimoni” cristiani, i martiri, uomini e donne
che hanno offerto la loro vita.
Le chiese di Pakistan, India,
Iraq… ci testimoniano con forza e coraggio come vivono la
loro fede fino al sacrificio della propria vita. Il martirio oggi
aiuta il cristianesimo a ritrovare
la capacità di sollevare domande importanti.
Perché vegliare?
Vegliare è restare svegli con
il corpo e con la fede. Gesù al
Getsemani, nel momento più
difficile della sua vita terrena,
consapevole dell’imminente arresto, cominciò a provare tristezza e angoscia: “La mia anima è
triste fino alla morte; restate qui
e vegliate con me”.
Tutta la fragilità umana si
esprime nelle sue preghiere: “Padre mio, se è possibile, passi via
da me questo calice! Però non
come voglio io, ma come vuoi
tu!”. Gesù vive le nostre difficoltà, le comprende così tanto
che ci indica come affrontarle:
“Lo spirito è pronto, ma la carne
è debole. Vegliate e pregate, per
non entrare in tentazione” (Mt
26,36-46).
“Rimango al mio posto”
Durante la serata, il titolo della
veglia - “Restare nella speranza”
- ha assunto due significati. Prima, abbiamo visto alcuni spezzoni del film “Uomini di Dio”,
che racconta un avvenimento
accaduto nel 1996 durante la
guerra civile algerina nel monastero di Tiberin. Tra le montagne
ILARIA BASTIANELLI
di Maghreb otto monaci trappisti
francesi vivono, pregano, aiutano la popolazione musulmana
dalla quale sono apprezzati. La
violenza bussa anche alle porte
dell’eremo nella notte di Natale,
il paese è in preda all’odio. Tutti
gli stranieri, e in primo luogo i
religiosi, sono invitati a partire dal paese. I monaci devono
decidere se restare o scappare.
Scelgono di rimanere al proprio
posto e affrontare il martirio.
Poi, abbiamo ascoltato la lettera dal Giappone di p. Daniele Sarzi Sartori, che ci ha fatto
riflettere sull’essere cristiani là
dove viviamo: “Mi trovavo a
Tokyo al momento del terremoto. Tutta la gente era riversata
per le strade, con fili e pali, pareti e colonne che sembravano
diventati leggeri come piume
al vento. Cerco di stare all’erta
il più possibile, ma ora sento di
dover restare fermo al mio posto
ad accogliere qualche fratello in
più del solito”.
La speranza è la virtù per la
quale aspettiamo con fiducia da
è bello vivere con... stile
Facciamo scattare “l’operazione zaino”
P
adre Adriano Sella è un
saveriano dinamico! Ha
studiato e lavorato in Brasile. Da
qualche anno è “fermo” in Italia.
Si fa per dire “fermo”, perché percorre in lungo e in largo la penisola per far conoscere le soluzioni
ai problemi del mondo di oggi.
Sembrerà sconcertante, ma queste
soluzioni sono alla portata di tutti
e potrebbero risolvere i problemi
alla radice se noi, normali cittadini, le mettessimo in pratica!
Si chiamano “nuovi stili di vita”. Padre Sella il 25 marzo è stato a Jesi, proprio per proporceli.
Ad ascoltarlo eravamo in molti:
cittadini, rappresentanti di associazioni e gruppi parrocchiali, laici saveriani, amici dei saveriani.
8
Stop all’iper-consumismo
Non possiamo continuare con
il sistema di vita attuale: se tutti
vivessero come noi, occorrerebbero altri cinque pianeti! Nel
Nord Africa sono scoppiate le
rivolte del pane, perché chi vive
nella miseria chiede di arrivare a
un tenore di vita decente. Siamo
noi a dover abbassare il nostro
livello di vita. Lo stile di Cristo
era completamente nuovo: i suoi
contemporanei allontanavano gli
ultimi; Gesù invece li faceva avvicinare!
Dobbiamo cambiare le scelte della nostra vita quotidiana,
perché solo se i cambiamenti
partono dal basso arrivano fino
ai vertici! Dai governi vengono
promesse ma nessun cambiamento, per i troppi interessi economici. Dal basso sono partiti
percorsi che hanno fatto molta
strada, come il commercio equo
e solidale. Noi cittadini abbiamo
Padre Adriano Sella, promotore
dell’iniziativa “Nuovi stili di
vita”, indossa un paio d’occhiali
con montatura in legno per
non inquinare l’ambiente
I. BASTIANELLI
un grande potenziale. Dobbiamo
solo diventare cittadini attivi nelle scelte, solidali e responsabili,
autentici cristiani.
Liberiamoci del superfluo
Non abbiamo molto tempo:
siamo sempre di corsa, abbiamo così tanto accelerato i ritmi
che stiamo scoppiando. Quel
poco tempo libero lo dedichiamo al consumo! Siamo vittime
dell’ora anzi, del secondo! Perciò dobbiamo diventare protagonisti del nostro tempo attraverso
la lentezza. La sobrietà felice ci
aiuta a riscoprire l’essenziale. La
televisione ci rende necessario il
superfluo, e per comprarcelo aumentiamo le ore di lavoro!
Possiamo fare l’operazione
zaino: liberiamoci di ciò che è
superfluo e dannoso, che non ci
permette di dare qualità e bellezza alla vita. La sobrietà non
è privazione; è l’arte dello scultore: toglie, libera, alleggerisce,
per dare forma e bellezza. Così
gli oggetti sono al nostro servizio, senza essere noi schiavi degli oggetti! Così diamo importanza al bene di tutti e diamo
spazio alle relazioni solidali. ■
Dio il soccorso della
sua grazia in questa
vita e la felicità eterna nell’altra. La paura
non intacchi la nostra
fiducia in Cristo.
Vino rosso
e lenzuolo bianco
Poi, davanti all’altare sono stati posti
una ciotola di vetro riempita di vino rosso e
un lenzuolo bianco. Ci
siamo bagnati le mani
nel vino rosso, simbolo del sangue versato
da Cristo e dai martiri,
e le abbiamo asciugate
nel lenzuolo bianco,
affinché il sangue verAlla veglia dei missionari martiri a Collemarino, una
sato non vada dimen- ciotola di vino rosso per lavarsi la mani e un lenzuolo
ticato ma offerto per bianco per asciugarle; un gesto per simboleggiare che
il sangue versato dai martiri non vada disperso
tutti e per sempre.
Grazie all’esempio
zio degli altri, di accogliere nelle
dei martiri, la nostra fede tiepida
nostre case e comunità i nuovi
si riscalda. Spesso non riusciapoveri di oggi, coloro che hanno
mo a riconoscere il Signore negli
perso il senso della vita, che non
avvenimenti della vita; anzi fughanno un lavoro, che hanno pergiamo nei momenti di prova e
so tutto, o che si trovano da noi
sofferenza, credendo che ci abbia
come in terra straniera.
abbandonato. Non abbiamo il coSignore, perdona il nostro egoiraggio di essere poveri e semplici
smo e rendici più accoglienti! ■
e nemmeno di metterci a servi-
23 ottobre: vi invitiamo a Roma
Desideriamo organizzare un pellegrinaggio a Roma per partecipare alla canonizzazione del grande vescovo e missionario
Guido Conforti, durante la prossima giornata missionaria mondiale: 23 ottobre 2011.
Invitiamo le persone interessate a mettersi subito in contatto
con Roberta Brasili, al telefono 333 4484527;
e-mail: [email protected]
LA MADONNA DELLA STRADA
mons. CARLO PEDRETTI
Ricordo la preghiera alla “Madonna della strada” che mons. Conforti,
umile alunno alla scuola di sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio,
aveva imparato a pregare.
“Maria, Madonna della strada,
hai camminato sui monti della Giudea portando sollecita Gesù e la sua
gioia. Hai camminato da Nazareth a
Betlemme dove è nato il tuo Bambino, il Signore nostro. Hai camminato sulle strade dell’esilio per salvare
il Figlio dell’Altissimo. Hai camminato sulla via del Calvario per diventare nostra Madre. Continua a camminare accanto ai missionari del tuo Figlio, che sulle strade del mondo vogliono come te portare a tutte le
genti Gesù, il suo vangelo, la sua gioia”.
Così pregava il fondatore dei saveriani, inviando ai suoi missionari
in Cina una copia della Madonna della strada, a lui offerta dal pittore Ulisse Passani. Per due volte, in apertura e chiusura, torna la parola
“gioia”, per inneggiare al sentimento più profondo che prova il missionario ritmando il suo passo sulle vie del mondo.
Un sentimento, che torna insistente anche nell’ultima sua lettera
pastorale alla diocesi di Parma, intitolata “La Madre di Dio e Madre
nostra”, del 15 febbraio 1931, suo ultimo anno di vita. La lettera termina “con un fervido voto: Maria regni sempre sopra di noi con il suo
amore materno e soprattut­to con il profumo delle sue virtù” (Conforti, Lettere Pastorali, p.700).
Un voto e un augurio che io, prete diocesano anziano ma sempre
“giovanile”, pre­sento a voi tutti, in questa vigilia di una festa attesa e desiderata: quella della canonizzazione del santo fondatore dei
saveriani.
2011 MAGGIO
PARMA
43123 PARMA PR - Viale S. Martino, 8
Tel. 0521 920511 - Fax 0521 920502
E-mail: [email protected] - C/c. postale 153437
C’è qualcosa in più nella vita
Una riflessione a... briglie sciolte
Simon è un giovane della Sierra Leone; ha sentito il fascino
della vita missionaria e sta ora
studiando teologia a Parma, per
prepararsi al sacerdozio. Ci regala una riflessione personale,
che apprezziamo.
L
a Pasqua è passata e nella
vita c’è qualcosa in più.
C’è qualcosa in più quando Gesù
Cristo nel vangelo ha rifiutato le
tentazioni di questo mondo per
scegliere il regno di Dio.
C’è qualcosa in più quando il
nostro fondatore, il santo Guido
Conforti, si è consacrato con i
voti di castità, povertà, obbedienza e missione, per annunciare il vangelo dove il Cristo
non è ancora conosciuto per la
gloria di Dio e la salvezza del
suo popolo.
Servitori del vangelo
C’è qualcosa in più quando i primi missionari saveriani
sono partiti per la Cina, inviati
da mons. Conforti, pochi anni
dopo aver fondato l’istituto per
le missioni estere a Parma. C’è
qualcosa in più anche quando i primi missionari saveriani
dall’Italia sono arrivati nella diocesi di Makeni in Sierra Leone,
sessant’anni orsono.
Da allora, continuano a essere
presenti al servizio della povera gente: impegnati a predicare
il vangelo, nella giustizia, nella
pace, negli ospedali, nelle scuole, nell’università, nella formazione, nel dialogo interreligioso,
grazie soprattutto alla loro testimonianza di vita.
È una testimonianza viva, presente in tutti i paesi dove vivono
SIMON K. KOROMA, sx
e lavorano: Congo e Burundi,
Camerun e Ciad, Mozambico e
Sierra Leone; Indonesia e Giappone, Filippine e Bangladesh,
Taiwan e Cina; Colombia e Messico, Brasile sud e Amazzonia;
Stati Uniti d’America e Gran
Bretagna, Spagna e Italia.
Il mondo, una sola famiglia
C’è qualcosa in più quando
alcune persone sono state uccise
per il regno di Dio come i martiri, i santi, e tutti coloro che non
sono ancora ufficialmente beatificati dalla chiesa, ma che hanno
donato la propria vita per servire
l’umanità.
C’è qualcosa in più quando
abbiamo visto in Italia tanti amici e benefattori che sostengono
le attività missionarie e aiutano tante persone bisognose nel
Sfida di perdono e di amore
Il sangue dei martiri seme di nuovi cristiani
Pierre è uno studente saveriano arrivato a Parma dal Congo.
In Italia ha scoperto cose belle,
che vorrebbe fossero vissute anche dalla chiesa e dalla società
in Africa.
quando vivo in Italia,
D alontano
dalla mia terra,
ogni 24 marzo partecipo alla
veglia di preghiera per i missionari martiri. Nell’anniversario dell’uccisione in Salvador
di mons. Oscar Romero, molte
comunità diocesane in Italia si
radunano nelle cattedrali, assieme al vescovo, per un incontro
di preghiera che è una sfida per i
cristiani e per tutto il mondo, soprattutto quando nel mondo viene usata la violenza. È una sfida
di perdono e di amore, perché
noi siamo tutti fratelli. Ho visto
che in Italia si cerca di vivere
questa sfida.
Perché non la facciamo
anche noi in Africa?
Mi sono ricordato nel frattempo che nella diocesi di Goma dalla quale provengo (RD
Congo), non ho mai vissuto un
momento così intenso di preghiera con i martiri missionari.
Solo nell’anniversario del martirio dell’arcivescovo Christophe
Munzihirwa i cristiani di Bukavu
pregano insieme e in processione. Mi sono chiesto: come mai
noi in Congo non preghiamo in
comunione con i tanti testimoni
che hanno subito violenza e che
vivono in mezzo a noi? La domanda l’ho fatta a me stesso e ad
altri. Non avendo ricevuto risposte soddisfacenti, ho cercato di
8
L’albero dei martiri
PIERRE SHAMAVU, sx
rispondere io stesso con alcune
considerazioni personali.
Forse noi temiamo che celebrare un martire con la preghiera
comporti, magari in modo velato e inconsapevole, una voglia di
vendetta. Non sarebbe cristiano.
Forse pensiamo che il sangue di
un testimone si debba consumare da solo sul suolo dove è stato
versato. Così evitiamo di convocare un’assemblea, perché la
voglia di raccogliere e onorare
il suo sangue potrebbe sembrare
uno spreco della sua testimonianza. O forse non sentiamo il
bisogno di commemorare nessuno, perché ci sta già fortemente
a cuore e viviamo il suo ricordo
nel silenzio...
Il silenzio dell’azione
Ogni volta che entro nella cattedrale di Parma per la veglia di
preghiera per i missionari martiri, ricordo le parole dello scrittore guineano Sikhe Camara: “Se
la nostra assemblea vuole fare
rumore (suonando un tocco di
campana per ogni nome di martire), questo diventi il più sordo
dei silenzi, quello dell’azione
quotidiana, dell’azione paziente
e ininterrotta, dell’azione che si
fa senza rumore al ritmo dinamico del tempo, del nostro tempo,
al passo di ciò che è possibile e
necessario”.
Gesù, mite e umile di cuore, abbi pietà di noi, abbi pietà
dell’umanità intera e di questo
nostro mondo, per il quale tu hai
■
dato la vita.
mondo intero.
C’è qualcosa in più quando
abbiamo visto la bella testimonianza dei nostri missionari anziani e malati, nella casa madre
di Parma e nelle altre comunità,
impegnati nell’apostolato della
preghiera e della sofferenza, ancora a servizio del vangelo con
umiltà e nella debolezza.
C’è qualcosa in più ogni
volta che qualcuno comincia a
pensare alla pace e alla giustizia, a impegnarsi per il bene di
tutti, senza guardare ai confini
dei propri interessi, per “fare il
mondo una sola famiglia…’’,
come mons. Conforti sognava
e voleva.
Il regno di Dio dovunque
Ho sempre ammirato le persone
che pensano ai poveri e agli emarginati, ai malati e ai moribondi, ai
vecchi e ai bambini, ai giovani e
agli orfani, alle vedove e ai sofferenti nello spirito. Ammiro anche
coloro che pensano alla giustizia
e alla pace, con il coraggio di andare avanti facendo il bene e facendo ritrovare la dignità umana
alle persone. Ammiro coloro che
cercano di stare con gli altri nonostante la diversità, collaborando a
impegnarsi tutti insieme per raggiungere un obiettivo comune.
Nella vita c’è qualcosa di più
Simon Koroma, studente saveriano della
Sierra Leone, autore di questa bella
riflessione, in versione invernale davanti
alla statua del Conforti in Casa madre
dei soldi e del potere, della celebrità e dell’interesse egoistico, delle divisioni e delle guerre, dell’indifferenza e del tribalismo... C’è il
regno di Dio, che deve risplendere
dovunque e in tutti. “Venga il tuo
■
regno, Signore!”.
23 ottobre: a Roma per san Guido Conforti
Come già annunciato in aprile, in occasione della canonizzazione di mons. Conforti, i saveriani di Parma organizzano un
pellegrinaggio a Roma dal 22 al 24 ottobre 2011 (quota € 270).
Per informazioni, rivolgersi a p. Giuseppe Pettenuzzo (tel. 0521
920511 o 347 3715424).
Anche la diocesi di Parma organizza il pellegrinaggio per la
durata di due soli giorni (quota € 180). Per informazioni e prenotazioni, rivolgersi al sig. Alberto Arena (0521 1852840) oppure alla propria parrocchia.
IL FESTIVAL
DELLA CANZONE MISSIONARIA
THIAGO RODRIGUES, sx
Si è tenuto a Parma, presso l’auditorium Toscanini, la terza edizione del festival della canzone missionaria, il cui tema era: “Custodire
il creato per coltivare la pace”. Erano presenti tredici cori che hanno
cantato il loro sogno di un mondo nuovo, rispondendo all’invito del
centro missionario, dei saveriani e dei laici Fabrizio e Rosanna, organizzatori del festival.
La serata è stata condotta in modo splendido da Monica e Francesco. Ogni tre canzoni c’era un momento di riflessione, una “pillola di
saggezza” distribuita dal diacono Pietro del gruppo diocesano “Giustizia e pace”, il quale ha presentato temi importanti come l’acqua, il
cibo, il risparmio, le armi, la finanzia etica.
Il festival ha proposto tanti brani diversi tra loro. Siamo partiti con
Madreterra, una canzone in dialetto parmigiano, passando per La legge della vita del Gen rosso, fino al Cantico delle creature di san Francesco. Gli interpreti erano i cori parrocchiali di Santa Maria del Rosario (Langhirano), Spirito Santo, Trasfigurazione, Stimmate, S. Maria
della Steccata; ma anche cori misti come il San Bernardo, che riunisce
i giovani della diocesi, e il coro ecumenico, composto dalle varie chiese cristiane presenti a Parma.
C’erano anche i giovani della scuola San Benedetto, il gruppo Mission, la fraternità Francesca di Betania e gli studenti saveriani, che
hanno portato la canzone “Psaume de la creation”. Alcuni canti erano stati composti dai partecipanti stessi, come La vie est belle del nostro studente Pierre.
È stata una bella serata di festa in famiglia: abbiamo gustato la gioia di stare insieme, cantando ad alta voce, perché vogliamo “custodire il creato per coltivare la pace”.
2011 MAGGIO
PIACENZA
25121 BRESCIA BS - Via Piamarta, 9
Tel. 030 3772780 - Fax 030 3772781
E-mail: [email protected] - C/c. postale 216259
San Guido Conforti prega per noi
L’idea che mi sono fatto del nostro fondatore
A
invocare il nostro fondatore come “santo”, mi
fa un certo bell’effetto. È santo
come Francesco Saverio, nostro
patrono, come sant’Antonino e
san Colombano, patroni della
diocesi di Piacenza-Bobbio, come san Cataldo, del paese in cui
sono cresciuto...
Un evento che non avevo preventivato. La mia paura è che,
una volta messo sugli altari, non
pensiamo a quello che ci ha insegnato per la nostra vita e a quello
che ancora desidera insegnarci.
E invece la chiesa lo proclama
“santo” proprio nel mese missionario, il 23 ottobre, giornata
missionaria mondiale. Infatti san
Guido ha qualcosa da dire alla
comunità cristiana di oggi, proprio in merito alla missione.
Ho letto Conforti
con i giovani
Si tratta, quindi, di un fatto
ecclesiale che va oltre i saveriani, ma che allo stesso tempo ha
ancora molto da dire anche a noi
missionari, nonostante pensiamo
di conoscere il nostro fondatore
e di aver imparato a memoria la
sua “lettera testamento” durante l’anno di noviziato! Personalmente devo riconoscere che
se non fossi stato formatore di
aspiranti saveriani in Brasile,
non avrei avuto occasione di
approfondire la spiritualità del
Conforti.
Negli ultimi dieci anni, mi sono trovato a rileggere, insieme ai
giovani in formazione, le Costituzioni saveriane e le conferenze che mons. Conforti teneva ai
suoi novizi. Anzi, le ho addirittura tradotte in portoghese. Insomma, dieci anni passati insieme ai giovani mi hanno aiutato
a capire la mia impreparazione
a dire le cose più importanti sul
fondatore della congregazione
p. LUIGI ANZALONE, sx
a cui loro facevano dono della
propria esistenza.
Il sogno realizzato
con tenacia
Rientrato in Italia solo l’anno scorso, ho sentito dire che lo
storico don Angelo Manfredi
ha impiegato più di sette anni a
raccogliere in un volume la storia di san Guido Conforti. Tutto
ciò mi libera dalla presunzione
di voler aggiungere chissà cosa
alla sua persona e alla sua santità. Ciononostante, vorrei ricordare alcune verità su di lui,
assimilate vivendo nella nostra
famiglia missionaria. Lo faccio
con la schiettezza e la semplicità
che mi sembrano caratteristiche
della tradizione saveriana.
A chi, come me, è passato da
un seminario diocesano ai saveriani, la prima cosa che ha colpito di san Guido Conforti è che
sia stato vescovo di Parma per
Vita consacrata alla missione
L’idea che mi sono fatto del nostro fondatore / 2
C
he bisogno ha un vescovo
di farsi religioso? Spesso
succede il contrario. Anche oggi, quando un religioso diventa
vescovo, subito si libera almeno
del voto di povertà, per amministrare la chiesa locale. Conforti, invece, scelse proprio il
giorno in cui veniva consacrato
vescovo per pronunciare i voti
di obbedienza, povertà, castità e
missione per tutta la vita.
8
La “virgola saveriana”
A questa volontà si aggiungono
le lunghe pressioni dall’alto, che
ha dovuto superare per ottenere
l’approvazione del suo istituto
dalle autorità vaticane. Avrebbe
potuto evitare queste difficoltà,
se non avesse insistito perché i
suoi missionari potessero vivere
la stessa missione degli apostoli
i quali, per seguire Gesù, hanno
lasciato casa, famiglia, libertà.
L’istituto saveriano mantiene viva la celebre frase del vescovo
fondatore: “La vita apostolica,
congiunta alla professione dei
voti religiosi, costituisce per sé
quanto di più perfetto si possa
concepire secondo il vangelo”.
Ancora oggi i saveriani sono
consapevoli che la “vita consacrata” è fondamentale per vivere
in pienezza la missione. Certamente nella storia e nella chiesa
di ieri e di oggi, i modi di servire
il regno di Dio sono vari e tutti
legittimi: il vescovo Conforti ha
inteso mettere solo una “virgola”,
la “virgola saveriana”, piccola e
umile: la consacrazione della vita, unita alla missione. Oh santa
testardaggine e tenacia di un “vescovo consacrato”, che ci ha dato
le radici evangeliche a cui i saveriani attingono, per non smarrire
l’identità: vite consacrate, total-
p. L. ANZALONE, sx
mente consegnate alla missione.
Il volto umano
di san Guido
I santi non sono solo intercessori, ma danno grande visibilità a un
modello di santità. San Guido ha
trasmesso ai suoi saveriani quello
che cercava di mettere in pratica
lui stesso, tutti i giorni. Nella regola fondamentale, ad esempio,
ha scritto: “Il saveriano deve avere
un carattere costante, forte, attento agli altri, cordiale, equilibrato
e di buon senso; operosità, intraprendenza e creatività, capacità di
solidarietà, amore della giustizia,
schiettezza, discrezione e senso
dei limiti; volontà di crescere, di
apprendere, di migliorarsi, visione della vita carica di speranza,
senso di gioiosa realizzazione
nella propria vocazione”.
Sono parole che tagliano anche la storia dei nostri giorni,
perché il problema vero sta nel
modo con cui si gestiscono i rapporti interpersonali. Io ero partito missionario in Amazzonia nel
lontano 1975. Ricordo che allora
ero fiero della consapevolezza di
andare a convertire gli altri. Oggi, dopo tanti anni di esperienza
missionaria, il Signore ha cominciato a farmi capire che il primo
pagano da convertire rimango
ancora io. Il Signore mi ha concesso questa grazia per intercessione di san Guido Conforti. ■
Padre Luigi Anzalone, autore di questa interessante riflessione su
mons. Conforti, dal 23 ottobre “san Guido”
ben 25 anni. Vescovo all’inizio
del XX secolo, con tanti problemi da risolvere: la penuria di
clero, l’ignoranza religiosa della
gente, l’insorgere delle ideologie... Eppure con tutti quegli
impegni, egli è riuscito con forte
determinazione a dare seguito al
sogno coltivato “fin dagli anni
più verdi”: realizzare, accanto al
seminario della diocesi, il seminario per le missioni estere: una
congregazione di missionari.
Quella lunga “via crucis”...
Nel mio percorso personale,
ho incontrato alcune difficoltà
a conciliare due seminari così
uguali e cosi diversi. Ricordo,
ad esempio, che quando decisi
di lasciare il seminario della mia
diocesi per entrare nel noviziato
dei saveriani, dovetti percorrere
tutte le quattordici stazioni del-
la via crucis, prima in casa mia,
per “convincere” i miei genitori
che non ne volevano sapere di
lasciarmi partire, e poi tutte le
volte che bussavo alla porta del
padre spirituale del seminario
diocesano; senza dimenticare il
rettore, il vice rettore e… mons.
vescovo. Sempre per “convincerli” a lasciarmi andare missionario!
Era il 1964, in pieno concilio
Vaticano II. Ricordo ancora le
difficoltà che il mio vescovo mi
parava davanti: “La diocesi ha
bisogno di buoni preti, le parrocchie hanno bisogno, le lingue dei
paesi di missione sono difficili da
imparare…”. Immaginate voi lo
stupore che ho provato sentendo
parlare di mons. Conforti come
pastore buono che ha per “suo
■
gregge” il mondo intero!
(continua a lato)
LA MADONNA DELLA STRADA
mons. CARLO PEDRETTI
Ricordo la preghiera alla “Madonna della strada” che mons. Conforti,
umile alunno alla scuola di sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, aveva imparato a pregare.
“Maria, Madonna della strada,
hai camminato sui monti della Giudea portando sollecita Gesù e la sua
gioia. Hai camminato da Nazareth a
Betlemme dove è nato il tuo Bambino, il Signore nostro. Hai camminato sulle strade dell’esilio per salvare
il Figlio dell’Altissimo. Hai camminato sulla via del Calvario per diventare nostra Madre. Continua a camminare accanto ai missionari del tuo Figlio, che sulle strade del mondo vogliono come te portare a tutte le
genti Gesù, il suo vangelo, la sua gioia”.
Così pregava il fondatore dei saveriani, inviando ai suoi missionari
in Cina una copia della Madonna della strada, a lui offerta dal pittore Ulisse Passani. Per due volte, in apertura e chiusura, torna la parola
“gioia”, per inneggiare al sentimento più profondo che prova il missionario ritmando il suo passo sulle vie del mondo.
Un sentimento, che torna insistente anche nell’ultima sua lettera
pastorale alla diocesi di Parma, intitolata “La Madre di Dio e Madre
nostra”, del 15 febbraio 1931, suo ultimo anno di vita. La lettera termina “con un fervido voto: Maria regni sempre sopra di noi con il suo
amore materno e soprattut­to con il profumo delle sue virtù” (Conforti, Lettere Pastorali, p.700).
Un voto e un augurio che io, prete diocesano anziano ma sempre
“giovanile”, pre­sento a voi tutti, in questa vigilia di una festa attesa e desiderata: quella della canonizzazione del santo fondatore dei
saveriani.
2011 MAGGIO
PIEMONTE
e liguria
20033 DESIO MI - Via Don Milani, 2
Tel. 0362 630591 - Fax 0362 301980
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00358200
Dal diario africano / 5
Arrivederci! L’Africa rimane nel cuore
12 novembre, la
D omenica
signora Valeria e il marito
Emilio partono per Bujumbura.
Prendono l’aereo per l’Italia.
Noi, invece, proseguiamo il nostro safari africano. Il mattino
presto ci rechiamo alla missione di Kamanyola. La voce dei
megafoni, piazzati sulla Rover
annunciano l’arrivo del missionario. Le campane del grazioso
campanile suonano a festa. La
chiesa è colma: circa tremila fedeli e rituale africano con canti e
danze. Il caldo è soffocante, e la
Messa dura due ore. All’uscita, la
solita distribuzione di bonbon e
toscanelli. Se non stiamo attenti,
ci toglierebbero anche i vestiti.
Incontri e ancora incontri
Al ritorno, ci fermiamo ad ammirare il monumento (è proibito
fare foto, ma p. Oliviero riesce lo
stesso!) che ricorda il 25° anni-
versario della vittoria del generale
Mobutu sui ribelli che si opponevano al Mouvement Populaire de
la Rèvolution. Ci sono stati centinaia di morti. Il monumento è stato costruito dai coreani del nord
con il marmo di Carrara.
Sulle colline di Kamanyola
un’impresa francese sta costruendo con gli aiuti internazionali un grande acquedotto per oltre 20mila persone. Siamo ospiti
della casa di un insegnante:
omaggio di bevande e pietanze
africane, compresa la manioca.
Buona. Incontriamo una bambina africana con la pelle bianca,
capelli biondi e occhi azzurri,
figlia di genitori neri. È albina,
un fatto assai raro.
Parata militare e malaria
Per tre giorni ci occupiamo di
giardinaggio, fino a venerdì 17
novembre quando in Zaire è il
CONIUGI FERRO
giorno di festa delle forze armate. Nella capitale Kinshasa c’è
la parata militare alla presenza
del maresciallo Mobutu. Questo avvenimento, però, ci porta
anche la malaria: febbre quasi a
40 con brividi, sudori e vomito.
Per quattro giorni stiamo a letto.
Le premurose cure delle suore
dell’ambulatorio ci salvano.
Prima di cadere in catalessi, riusciamo ad assistere a una
rappresentazione teatrale, tenuta
dalle donne di Luvungi in lingua
swahili. Non capiamo una parola, ma i loro gesti espressivi ci
fanno comprendere quello che
vogliono esprimere.
Al mercato della carne
Dopo altri tre giorni nell’orto
a piantare i pomodori, seminati
15 giorni prima, con il prezzemolo e i peperoni prepariamo il
“bagnetto valsesiano” (la salsa
MISSIONE E PREGHIERA / 14
Maria, Maestra di vita santa
Impariamo da lei, come figli e discepoli
di maggio, mese di
M ese
Maria! Mese caro al po-
polo cristiano e quest’anno in
modo particolare, perché illuminato dalla radiosa luce pasquale,
tutto inondato dalla grazia della
vita nuova: vita nuova dei catecumeni che nella veglia pasquale
ricevono il battesimo; vita nuova dei bambini che per la prima
volta ricevono la Comunione;
vita nuova dei ragazzi che con la
Confermazione dichiarano il loro desiderio di essere ardenti testimoni della fede; vita nuova di
tutti i cristiani che, al termine del
cammino quaresimale, con corale professione di fede rinnovano
le promesse battesimali, dichiarando la volontà di rinunciare a
satana e alle sue seduzioni.
8
Giovanni Paolo II beato
Tanti motivi per rendere grazie al Signore per i suoi doni!
Ma egli ce ne ha riservato uno
del tutto inedito: la beatificazione - ad appena sei anni dalla sua
morte - di Giovanni Paolo II, il
papa “venuto da lontano”, ma
entrato nel cuore degli uomini
del mondo intero. È stato il papa
dei giovani, ma anche il papa dei
sofferenti, il papa dal forte pensiero teologico, ma anche della
delicata pietà mariana, il papa
che ha fatto del mondo intero la
sua “parrocchia”, amata ed evangelizzata con lo zelo missionario
di Paolo, visitata e custodita con
la sollecitudine di Maria.
Ripercorrendo il suo immenso
magistero, non si può non essere colpiti dal
messaggio
fondamentale
che lo attraversa tutto,
dal primo
grido tonante:
“Non abbiate
paura! Aprite,
anzi, spalancate le porte
a Cristo!”, fino all’ultima
esortazione:
“Prendete il
largo, gettate
le reti!”. Tutto
in lui è stato
M. ANNA MARIA CàNOPI, osb
[email protected]
anelito e invito alla santità vera,
alla santità eroica, nel desiderio
di far giungere la luce di Cristo
fino agli estremi confini della
terra, nelle tenebre del mondo e
nelle profondità dei cuori.
Garanzia di divina fedeltà
Così nella bella enciclica missionaria, Redemptionis missio,
afferma con forza: “La chiamata alla missione deriva di per sé
dalla chiamata alla santità… Occorre suscitare un nuovo ardore
di santità in tutta la comunità
cristiana” (n. 90). E la strada più
sicura per questo è la “via mariana”. Guardando a Maria comprendiamo che la santità non è
la realizzazione di un progetto
umano con sforzi ed espedienti
umani, ma opera del divino Vasaio che modella la creta con le
sue mani - con la sua grazia - e
dà a ogni vaso un tocco originale, che lo rende unico e inconfondibile tra tutti gli altri.
Maria, con la sua meravigliosa avventura di grazia, è la prova
e la garanzia della divina fedeltà.
È lei, infatti, il primo capolavoro di santità uscito dalle mani di
Dio; ma l’ultimo e definitivo capolavoro, nel quale il divino Artista esplicherà tutte le potenzialità creative del suo cuore, sarà la
chiesa, famiglia dei popoli salvati dall’amore, di cui la Vergine è
■
Primizia, Madre e Regina.
Beniamino e Antonietta Ferro hanno avuto la gioia di vivere un safari in Zaire,
nei luoghi dov’era missionario il figlio p. Oliviero
verde). Poi con padre Oliviero
ci rechiamo al mercato, distante 20 chilometri. C’è bisogno di
fare acquisti di carne. Si sceglie
una mucca, che viene presa per
le gambe e le corna, messa a terra e sgozzata con un machete, in
barba a tutte le forme d’igiene.
Squartata la vacca, acquistiamo
i due quarti posteriori: 40 chili di
carne per 30.000 zaire, l’equivalente di 90.000 lire italiane.
Mercoledì 22 è tempo di valigie da preparare per la partenza
del giorno dopo. Paghiamo 15
dollari a testa per l’imbarco in
aereo perché così sono le leggi
africane: appena ti muovi, paghi.
Tanti bei ricordi
Ricordiamo quel poco che abbiamo visto: la miseria dei bambini, le case di fango, le donne
trattate dai mariti come animali
da soma, le strade impossibili,
le lunghe Messe seguite devotamente da migliaia di persone.
In mezzo a tutto questo, lavorano i missionari e le missionarie.
I “maschietti” fra la gente, le
“femminucce” negli ambulatori
e negli atelier. Sono laggiù, come disse san Paolo, a “combattere la buona battaglia”. Preghiamo il Signore perché mandi tanti
operai nella sua vigna.
Venerdì 24 novembre termina
felicemente il nostro peregrinare. Abbiamo descritto, solo in
parte e con semplicità, quello
che abbiamo visto. Un’ultima
riflessione: come fanno i missionari a svolgere la loro opera
nel mondo povero? Dietro di
loro c’è un esercito formato da
migliaia di benefattori e di amici
che mandano aiuti in nome della
fraternità cristiana.
Kwa heri. Arrivederci, Africa!
■
22-24 ottobre: pellegrinaggio a Roma
Vi invitiamo al gioioso pellegrinaggio a Roma, dalla mattina
del 22 alla sera del 24 ottobre, per la canonizzazione del beato
Conforti, fondatore dei saveriani. La quota, tutto compreso, è di
€ 280 in camera singola, di € 240 in camera doppia. Non sono
compresi i pasti in autogrill e il pranzo di domenica dopo la canonizzazione in Piazza San Pietro. L’anticipo è di € 100.
Per prenotazioni: da lunedì a sabato, dalle 14.30 alle 19.30
presso la portineria dei saveriani, via Don Milani, 2 - Desio, entro il 31 maggio; tel. 345 8214264.
LA MADONNA DELLA STRADA
mons. CARLO PEDRETTI
Ricordo la preghiera alla “Madonna della strada” che mons. Conforti, umile alunno alla scuola di sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, aveva imparato a pregare.
“Maria, Madonna della strada, hai camminato sui monti della Giudea portando sollecita Gesù e la sua gioia. Hai camminato da Nazareth a Betlemme dove è nato il tuo Bambino, il Signore nostro. Hai
camminato sulle strade dell’esilio per salvare il Figlio dell’Altissimo.
Hai camminato sulla via del Calvario per diventare nostra Madre. Continua a camminare accanto ai missionari del tuo Figlio, che sulle strade del mondo vogliono come te portare a tutte le genti Gesù, il suo
vangelo, la sua gioia”.
Così pregava il fondatore dei saveriani, inviando ai suoi missionari
in Cina una copia della Madonna della strada, a lui offerta dal pittore Ulisse Passani. Per due volte, in apertura e chiusura, torna la parola
“gioia”, per inneggiare al sentimento più profondo che prova il missionario ritmando il suo passo sulle vie del mondo.
Un sentimento, che torna insistente anche nell’ultima sua lettera
pastorale alla diocesi di Parma, intitolata “La Madre di Dio e Madre
nostra”, del 15 febbraio 1931, suo ultimo anno di vita. La lettera termina “con un fervido voto: Maria regni sempre sopra di noi con il suo
amore materno e soprattut­to con il profumo delle sue virtù” (Conforti, Lettere Pastorali, p.700).
Un voto e un augurio che io, prete diocesano anziano ma sempre
“giovanile”, pre­sento a voi tutti, in questa vigilia di una festa attesa e desiderata: quella della canonizzazione del santo fondatore dei
saveriani.
2011 MAGGIO
PUGLIA
74122 LAMA TA - Via Tre Fontane, 15
Tel. 099 7773186 - Fax 099 7772558
E-mail: [email protected] - C/c. postale 10423747
500 mamme in prigione a Bukavu
Solo per visitare e consolare i carcerati
E
rano in tante! Un vero
plotone in marcia dalla
parrocchia di Cahi, in periferia,
verso il centro della città di Bukavu, fino alla prigione centrale.
Si erano preparate da tempo con
una raccolta di vestiti, di cibo e
sapone. Provenivano dalle piccole comunità cristiane di quartiere. In questa quaresima, il 30
marzo, hanno voluto compiere
un’opera di misericordia: visitare i carcerati.
Una marcia
di quattro chilometri
I carcerati di Bukavu sono più
di mille tra uomini adulti, una
trentina di ragazzi e una ventina di mamme. “C’è di tutto”, mi
dice suor Anastasie, figlia della
Misericordia, che da un paio di
anni frequenta la prigione e ha
collaborato a questo evento. “Ci
sono assassini, stupratori, disertori e criminali. Alcuni sono
accusati di imbrogli, altri hanno
debiti che fanno fatica a restituire, altri ancora sono vittime di
prepotenti signori facoltosi. E
sono pochissimi quelli che han-
no avuto l’aiuto di un avvocato
per comporre il proprio dossier
da presentare al giudice”.
Le 500 mamme hanno sfilato
per quattro chilometri con i loro vestiti pieni di colori. Hanno
cominciato con una preghiera
chiedendo a Dio la benedizione su questo evento. Madeleine
ha insistito: “Solo l’amore può
fermare la violenza nella nostra
città; solo la misericordia può tiSuor Anastasie
a colloquio
con un detenuto nel carcere
di Bukavu
p. NICOLA COLASUONNO, sx
rare fuori da un cuore violento la
richiesta del perdono e l’inizio di
una vita nuova!”.
Pentole con chili di amore
È stato questo lo scopo della
marcia delle mamme, che si sono
dirette proprio in un luogo dove
si concentrano male e violenza.
Appena un centinaio sono entrate per la distribuzione del cibo: a
turno le guardie hanno aperto le
12 celle della prigione, sei metri
quadrati ciascuna, che ammassa
circa 250 prigionieri.
“Li abbiamo trattati come nostri figli”, esclama commossa la
signora Gaudiosa, che è scesa
dalla montagna di fronte alla parrocchia il giorno prima, per poter
preparare fagioli e riso. “In ogni
pentola abbiamo aggiunto non
un pizzico, ma chili di amore per
questi sfortunati di Bukavu”.
Solo la misericordia salva
In verità, in questa città di
600mila abitanti, capoluogo del
Sud Kivu, regione della repubblica democratica del Congo al
confine con il Ruanda, in questi
Io... me la immagino così Un inno a Maria, la Donna e la Madre
pensiamo alla MaQ uando
donna, la immaginiamo
sempre come Madre di Dio, Immacolata, Regina degli angeli e
dei santi. La vediamo costantemente accanto a Gesù o ai piedi della croce, la veneriamo nei
grandi santuari come Fatima,
Lourdes, Pompei, Medjugorje
o nelle tante chiese e cappelle a
lei dedicate sparse in Italia e nel
mondo.
Mi piace notare che l’Italia comincia e finisce con un
santuario: entrando in Italia
dall’Austria o dalla Slovenia incontriamo il santuario di Monte
Lussari e nel tacco dell’Italia,
nel “finibus terrae” in Puglia,
troviamo il santuario di Santa
Maria di Leuca.
8
Una bellezza straordinaria
Ma perché pensiamo raramente a quella splendida ragazza che
è stata Maria di Nazareth? Insieme a Gioacchino e Anna, Maria
ha certamente trascorso una fanciullezza bella, protetta e tanto
amata.
A volte, sul volto di una persona si scorgono i segni della sua
bontà interiore. Quale straordinaria bellezza doveva trasparire
dal volto e nello sguardo di Ma-
ria, tempio immacolato di Dio?
Giuseppe era tanto innamorato
di lei da nascondere il segreto di
questa “ragazza madre”; tanto
innamorato da accettare senza
condizioni di fare da padre putativo al figlio di Maria.
Per ogni donna una nuova vita
è fonte di una gioia difficile da
descrivere; ma per Maria la sua
maternità è stata anche causa di
tanti, se non proprio “guai”, certamente disagi e preoccupazioni: far nascere il Figlio di Dio in
p. CARLO PRIMOSIG, sx
una stalla, abbandonare la casa, i
parenti e gli amici, fuggire dalla
sua terra e rifugiarsi in un paese
straniero in cerca di sicurezza...
Preghiera e sacrificio a Dio
Pensiamo alle giornate di Maria nella casa di Nazareth. Doveva provvedere a due uomini
senza l’aiuto di una figlia, senza
gli elettrodomestici moderni:
andare al pozzo per attingere
l’acqua, macinare il grano, impastare e cuocere il pane, fare
il bucato, filare il lino e la lana,
tessere le tuniche e i mantelli per
Gesù e Giuseppe…; e Maria tesseva cosi bene che, come ci racconta il vangelo, i soldati romani
non hanno avuto il coraggio di
tagliare la tunica del Crocifisso,
ma l’hanno tirata a sorte.
Senza dubbio, più di qualche
volta, il fumo avrà fatto lacrimare gli occhi di Maria mentre soffiava sul fuoco che non voleva
ardere. Facciamo bene a pensare
più spesso a lei, donna occupata
nelle faccende domestiche. Per
lei, Immacolata e Madre di Dio,
tutto ciò che faceva era preghiera e sacrifico a Dio, perché faceva ogni cosa con grandissimo
amore. Imitiamola nella nostra
■
vita quotidiana.
Le mamme di Bukavu in
processione da Cahi verso il
carcere per portare aiuto materiale e conforto ai prigionieri
ultimi vent’anni a causa della
guerra si sono riversate migliaia
e migliaia di persone venute dalle altre parti della regione, dove
ci sono ancora episodi di violenza per opera dei guerriglieri locali. Tanti fanno fatica a trovare
un lavoro e la fame è sempre una
cattiva consigliera, che spinge al
furto e a rapine anche a mano
armata.
“Ormai li conosco per nome
- dice suor Anastasie - almeno
i cattolici che vengono a Messa la domenica. Posso assicurare
che ci sono state delle vere trasformazioni nei cuori di questa
gente. Alcuni mi hanno chiesto
di essere aiutati ad abbandonare
odio e rancore per cominciare un
cammino di perdono senza vendetta”. Aveva ragione Madeleine
nell’insistere che solo la miseri■
cordia salverà Bukavu!
Manduria e dintorni: il punto
Rientrando a casa, da una strada sopraelevata, si vedono le
navi della base militare di Taranto. Ho intravisto anche la nave
passeggeri che ha “scaricato” i 1.700 profughi, ma la città non
è stata coinvolta nell’operazione. Nessuno si è accorto del loro
passaggio e nessuno ne parla.
A Bari, invece, dove sono stato per il mini convegno CEM, abbiamo parlato della presenza dei rifugiati a Manduria. Mi hanno riferito che la situazione è stata gestita male, senza coinvolgere il territorio. Il compito è stato affidato a un’agenzia esterna (chissà chi c’è dietro?). Ciò ha di fatto escluso ogni possibile
interessamento di associazioni e organismi di assistenza e volontariato... Non hanno lasciato entrare neanche l’ASL!
In questo contesto, la chiesa non ha potuto fare nulla. Certo
avrebbe potuto alzare la voce per manifestare il dissenso di fronte al modo di trattare un’emergenza che si è spesso trasformata in tragedia! Ma perché questa mancanza di cooperazione e
coinvolgimento? Perché questi misteri? E intanto in mare si continua a morire!
p. Piero Pierobon, sx
A ROMA PER CONFORTI:
IL PROGRAMMA
Come sapete, i saveriani di Taranto organizzano un pellegrinaggio
per la canonizzazione di mons. Conforti, prevista per domenica 23 ottobre. Ecco il programma.
Sabato 22 ottobre - ore 5: partenza da Taranto per Roma. Pranzo libero lungo il percorso; ore 14.30: ingresso in Aula Nervi per veglia di preghiera e spettacolo. In serata trasferimento in hotel, cena
e pernottamento.
Domenica 23 ottobre - In piazza S. Pietro per la celebrazione
Eucaristica. Segue pranzo in ristorante. Nel pomeriggio probabile festa di fraternità saveriana internazionale. Serata libera.
Lunedì 24 ottobre - Dopo colazione, trasferimento alla basilica
di San Paolo per la celebrazione Eucaristica di ringraziamento. Ore 11:
partenza per Tivoli, visita a Villa D’Este e pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio partenza per il rientro a Taranto; arrivo in tarda
serata.
La quota di partecipazione è di € 210: comprende viaggio ed escursioni in pullman, sistemazione in hotel in camere doppie o triple con
servizi interni, pasti come da programma, sacca del pellegrino, Iva e
tasse (supplemento di € 32 per camera singola).
Per informazioni e prenotazioni (entro fine maggio), rivolgersi ai
missionari saveriani, in via Tre Fontane 15 - Taranto: tel. 099 7773186;
e-mail: [email protected]
2011 MAGGIO
REGGIO
CALABRIA
89135 GALLICO SUPERIORE RC - Via Rimembranze
Santuario Madonna della Grazia
Tel. 0965 370304 - Fax 0965 373137 - E-mail: [email protected] - C/c. postale 10444891
Il terremoto visto dai bambini
“In Giappone da più di quattro anni”
Dal Giappone abbiamo ricevuto questa bella lettera del saveriano brasiliano p. Michel Da
Rocha, che è stato a Gallico tra
il 2004 e il 2005 per l’anno pastorale di formazione.
S
ono nella terra del “Sol
Levante” da quasi quattro
anni e mezzo e sto bene. Il tempo però passa davvero in fretta.
Per i primi due anni sono stato a Kumamoto, in una parrocchia dove il mio impegno principale, che mi occupava tutta la
giornata, era lo studio della lingua giapponese.
Da due anni e mezzo, invece, mi trovo nella parrocchia
di Miyazaki, che è stata praticamente la mia prima vera destinazione.
In parrocchia e all’asilo
Abito con p. Alessandro Turco, saveriano friulano di 53 anni.
Sono il suo collaboratore, ossia il
vice parroco. Questo mi dà l’occasione di organizzare i gruppi
della Bibbia, di entrare in contatto con i giovani e anche di andare a visitare i malati. Sono attività che svolgo volentieri, perché
mi danno l’opportunità di esercitare la lingua giapponese e mi
aiutano a instaurare un rapporto con la gente. Sono anche vice
direttore della scuola materna. Il
nostro asilo ha 60 bambini, e io
sto con loro, parlo con i genitori,
aiuto le maestre e sono disponibile per qualsiasi evenienza.
Un vero toccasana
Parlando della situazione del
p. MICHEL DA ROCHA, sx
terremoto e dello tsunami con
i conseguenti problemi nucleari nella centrale atomica di Fukushima, posso dire che lavorare in una parrocchia a cui è collegato un asilo, di questi giorni è
quanto mai un toccasana alle ferite del cuore procurate da questo dramma.
Il volto sorridente e vivace dei
bambini, che pur conoscendo ciò
che è accaduto e pregando per le
vittime, non si rendono conto della portata di tale tragedia, danno
a tutti - famiglie, mastre e anche
a me - la certezza che la vita continua in modo rinnovato e altrettanto consapevole del suo valore, pur nella precarietà e debolezza che caratterizza il nostro essere
creature. I bambini hanno innata
la capacità di guardare avanti sen-
500 mamme in prigione a Bukavu
Solo per visitare e consolare i carcerati
E
rano in tante! Un vero
plotone in marcia dalla
parrocchia di Cahi, in periferia,
verso il centro della città di Bukavu, fino alla prigione centrale.
Si erano preparate con una raccolta di vestiti, di cibo e sapone. In questa quaresima, il 30
marzo, hanno voluto compiere
un’opera di misericordia: visitare i carcerati.
Una marcia di quattro
chilometri
I carcerati di Bukavu sono più
di mille tra uomini adulti, ragazzi
e mamme. “C’è di tutto”, mi dice
suor Anastasie, figlia della Misericordia, che da un paio di anni
frequenta la prigione. “Ci sono
assassini, stupratori, disertori e
criminali. Alcuni sono accusati
8
di imbrogli, altri hanno debiti
che fanno fatica a restituire, altri
ancora sono vittime di prepotenti signori facoltosi. E sono pochissimi quelli che hanno avuto
l’aiuto di un avvocato”.
Le 500 mamme hanno sfilato
per quattro chilometri con i loro vestiti pieni di colori. Hanno
cominciato con una preghiera
chiedendo a Dio la benedizione su questo evento. Madeleine
ha insistito: “Solo l’amore può
fermare la violenza nella nostra
città; solo la misericordia può tirare fuori da un cuore violento la
richiesta del perdono e l’inizio di
una vita nuova!”.
Pentole con chili di amore
È stato questo lo scopo della
marcia delle mamme, dirette in
Le mamme di Bukavu in
processione da Cahi verso il
carcere per portare aiuto materiale e conforto ai prigionieri
p. NICOLA COLASUONNO, sx
un luogo dove si concentrano
male e violenza. Appena un centinaio sono entrate per distribuire
il cibo: a turno le guardie hanno
aperto le 12 celle della prigione,
sei metri quadrati ciascuna, che
ammassa circa 250 prigionieri.
“Li abbiamo trattati come nostri figli”, esclama commossa la
signora Gaudiosa, che è scesa dalla montagna il giorno prima, per
poter preparare fagioli e riso. “In
ogni pentola abbiamo aggiunto
non un pizzico, ma chili di amore
per questi sfortunati di Bukavu”.
Solo la misericordia salva
In verità, in questa città di
600mila abitanti, capoluogo
del Sud Kivu, al confine con il
Ruanda, in questi ultimi vent’anni a causa della guerra si sono
riversate migliaia e migliaia di
persone venute dalle altre parti
della regione, dove ci sono ancora episodi di violenza per opera
dei guerriglieri locali. Tanti fanno fatica a trovare un lavoro e la
fame è sempre una cattiva consigliera, che spinge al furto e a
rapine anche a mano armata.
“Ormai li conosco per nome
- dice suor Anastasie - almeno
i cattolici che vengono a Messa la domenica. Posso assicurare
che ci sono state delle vere trasformazioni nei cuori di questa
gente. Alcuni mi hanno chiesto
di essere aiutati ad abbandonare
odio e rancore per cominciare un
cammino di perdono senza vendetta”. Aveva ragione Madeleine
nell’insistere che solo la miseri■
cordia salverà Bukavu!
Padre Michel Da Rocha consegna alcuni doni
ai bambini dell’asilo di Miyazaki, in Giappone, di cui è
direttore; anche lui ha vissuto il terremoto dell’11 marzo
za il peso enorme del passato, e lo
sanno trasmettere a coloro che si
lasciano coinvolgere da loro.
Esempi di coraggio
e speranza
Ogni sera, prima di andare a
dormire, ho l’occasione di pregare e riflettere. Il mattino seguente mi sento rinnovato nelle
forze e nello spirito, sia perché il
giorno inizia con la preghiera del
mattino, nella quale tutto ritrova significato, anche quello che
stiamo vivendo ora, sia perché il
pensiero va all’accoglienza dei
bambini dell’asilo e dei genitori che li accompagnano. Questo
per me è una sfida alla capacità di trasmettere motivazioni ulteriori di incoraggiamento e di
speranza.
Sono tanti i racconti dei testimoni su ciò che alcune vittime hanno fatto prima di essere
travolti dallo tsunami e che sono un esempio straordinario di
dedizione e sacrificio per i loro
compaesani, compagni di lavo-
ro, anziani, alunni, malati.
Un’anima da ritrovare
Ancor più edificanti sono le testimonianze che parlano di nuove
famiglie che stanno nascendo in
questi centri di raccolta degli sfollati. Giovani che hanno perso i genitori e si fanno carico degli anziani rimasti soli. Mamme che non
sanno se i loro figli sono ancora
vivi, e consolano, curano e dormono vicini a quelli rimasti soli. Di
questi esempi se ne contano a decine. Sembra proprio che il Giappone voglia ripartire da questo
dramma per ritrovare la propria
anima nella vita stressante e competitiva di questi ultimi decenni.
Non c’è che da esserne felici.
Saluto tutti i saveriani e gli
amici della comunità, del santuario Madonna della Grazia e della
parrocchia di San Giuseppe e tutti coloro che mi hanno conosciuto. Dio ci aiuti sempre a trovare
le motivazioni giuste per andare
avanti, anche in mezzo alla tri■
stezza e allo sgomento.
LA MADONNA DELLA STRADA
mons. CARLO PEDRETTI
Ricordo la preghiera alla “Madonna della strada” che mons. Conforti, umile alunno alla scuola di sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, aveva imparato a pregare.
“Maria, Madonna della strada, hai camminato sui monti della Giudea portando sollecita Gesù e la sua gioia. Hai camminato da Nazareth a Betlemme dove è nato il tuo Bambino, il Signore nostro. Hai
camminato sulle strade dell’esilio per salvare il Figlio dell’Altissimo.
Hai camminato sulla via del Calvario per diventare nostra Madre. Continua a camminare accanto ai missionari del tuo Figlio, che sulle strade del mondo vogliono come te portare a tutte le genti Gesù, il suo
vangelo, la sua gioia”.
Così pregava il fondatore dei saveriani, inviando ai suoi missionari
in Cina una copia della Madonna della strada, a lui offerta dal pittore Ulisse Passani. Per due volte, in apertura e chiusura, torna la parola
“gioia”, per inneggiare al sentimento più profondo che prova il missionario ritmando il suo passo sulle vie del mondo.
Un sentimento, che torna insistente anche nell’ultima sua lettera
pastorale alla diocesi di Parma, intitolata “La Madre di Dio e Madre
nostra”, del 15 febbraio 1931, suo ultimo anno di vita. La lettera termina “con un fervido voto: Maria regni sempre sopra di noi con il suo
amore materno e soprattut­to con il profumo delle sue virtù” (Conforti, Lettere Pastorali, p.700).
Un voto e un augurio che io, prete diocesano anziano ma sempre
“giovanile”, pre­sento a voi tutti, in questa vigilia di una festa attesa e desiderata: quella della canonizzazione del santo fondatore dei
saveriani.
2011 MAGGIO
ROMA
00165 ROMA RM - Via Aurelia, 287
Tel. 06 39366929 - Fax 06 39366925
E-mail: [email protected] - C/c. postale 45206000
San Guido Conforti prega per noi
L’idea che mi sono fatto del nostro fondatore
A
invocare il nostro fondatore come “santo”, mi fa un
certo bell’effetto. È santo come
Francesco Saverio, nostro patrono, come san Pietro e san Paolo,
patroni della diocesi e città di
Roma, come san Cataldo, del
paese in cui sono cresciuto...
Un evento che non avevo preventivato. La mia paura è che,
una volta messo sugli altari,
non pensiamo a quello che ci
ha insegnato per la nostra vita
e a quello che ancora desidera
insegnarci. E invece la chiesa
lo proclama “santo” proprio nel
mese missionario, il 23 ottobre,
giornata missionaria mondiale.
Infatti san Guido ha qualcosa
da dire alla comunità cristiana
di oggi, proprio in merito alla
missione.
Ho letto Conforti
con i giovani
Si tratta, quindi, di un fatto
ecclesiale che va oltre i saveriani, ma che allo stesso tempo ha
ancora molto da dire anche a noi
missionari, nonostante pensiamo
di conoscere il nostro fondatore
e di aver imparato a memoria la
sua “lettera testamento” durante l’anno di noviziato! Personalmente devo riconoscere che
se non fossi stato formatore di
aspiranti saveriani in Brasile,
non avrei avuto occasione di
approfondire la spiritualità del
Conforti.
Negli ultimi dieci anni, mi sono trovato a rileggere, insieme ai
giovani in formazione, le Costituzioni saveriane e le conferenze che mons. Conforti teneva ai
suoi novizi. Anzi, le ho addirittura tradotte in portoghese. Insomma, dieci anni passati insieme ai giovani mi hanno aiutato
a capire la mia impreparazione
a dire le cose più importanti sul
fondatore della congregazione
p. LUIGI ANZALONE, sx
a cui loro facevano dono della
propria esistenza.
Il sogno realizzato
con tenacia
Rientrato in Italia solo l’anno scorso, ho sentito dire che lo
storico don Angelo Manfredi
ha impiegato più di sette anni a
raccogliere in un volume la storia di san Guido Conforti. Tutto
ciò mi libera dalla presunzione
di voler aggiungere chissà cosa
alla sua persona e alla sua santità. Ciononostante, vorrei ricordare alcune verità su di lui,
assimilate vivendo nella nostra
famiglia missionaria. Lo faccio
con la schiettezza e la semplicità
che mi sembrano caratteristiche
della tradizione saveriana.
A chi, come me, è passato da
un seminario diocesano ai saveriani, la prima cosa che ha colpito di san Guido Conforti è che
sia stato vescovo di Parma per
Vita consacrata alla missione
L’idea che mi sono fatto del nostro fondatore / 2
C
he bisogno ha un vescovo
di farsi religioso? Spesso
succede il contrario. Anche oggi, quando un religioso diventa
vescovo, subito si libera almeno
del voto di povertà, per amministrare la chiesa locale. Conforti, invece, scelse proprio il
giorno in cui veniva consacrato
vescovo per pronunciare i voti
di obbedienza, povertà, castità e
missione per tutta la vita.
8
La “virgola saveriana”
A questa volontà si aggiungono
le lunghe pressioni dall’alto, che
ha dovuto superare per ottenere
l’approvazione del suo istituto
dalle autorità vaticane. Avrebbe
potuto evitare queste difficoltà,
se non avesse insistito perché i
suoi missionari potessero vivere
la stessa missione degli apostoli
i quali, per seguire Gesù, hanno
lasciato casa, famiglia, libertà.
L’istituto saveriano mantiene viva la celebre frase del vescovo
fondatore: “La vita apostolica,
congiunta alla professione dei
voti religiosi, costituisce per sé
quanto di più perfetto si possa
concepire secondo il vangelo”.
Ancora oggi i saveriani sono
consapevoli che la “vita consacrata” è fondamentale per vivere
in pienezza la missione. Certamente nella storia e nella chiesa
di ieri e di oggi, i modi di servire
il regno di Dio sono vari e tutti
legittimi: il vescovo Conforti ha
inteso mettere solo una “virgola”,
la “virgola saveriana”, piccola e
umile: la consacrazione della vita, unita alla missione. Oh santa
testardaggine e tenacia di un “vescovo consacrato”, che ci ha dato
le radici evangeliche a cui i saveriani attingono, per non smarrire
l’identità: vite consacrate, total-
p. L. ANZALONE, sx
mente consegnate alla missione.
Il volto umano
di san Guido
I santi non sono solo intercessori, ma danno grande visibilità a un
modello di santità. San Guido ha
trasmesso ai suoi saveriani quello
che cercava di mettere in pratica
lui stesso, tutti i giorni. Nella regola fondamentale, ad esempio,
ha scritto: “Il saveriano deve avere
un carattere costante, forte, attento agli altri, cordiale, equilibrato
e di buon senso; operosità, intraprendenza e creatività, capacità di
solidarietà, amore della giustizia,
schiettezza, discrezione e senso
dei limiti; volontà di crescere, di
apprendere, di migliorarsi, visione della vita carica di speranza,
senso di gioiosa realizzazione
nella propria vocazione”.
Sono parole che tagliano anche la storia dei nostri giorni,
perché il problema vero sta nel
modo con cui si gestiscono i rapporti interpersonali. Io ero partito missionario in Amazzonia nel
lontano 1975. Ricordo che allora
ero fiero della consapevolezza di
andare a convertire gli altri. Oggi, dopo tanti anni di esperienza
missionaria, il Signore ha cominciato a farmi capire che il primo
pagano da convertire rimango
ancora io. Il Signore mi ha concesso questa grazia per intercessione di san Guido Conforti. ■
Padre Luigi Anzalone, autore di questa interessante riflessione su
mons. Conforti, dal 23 ottobre “san Guido”
ben 25 anni. Vescovo all’inizio
del XX secolo, con tanti problemi da risolvere: la penuria di
clero, l’ignoranza religiosa della
gente, l’insorgere delle ideologie... Eppure con tutti quegli
impegni, egli è riuscito con forte
determinazione a dare seguito al
sogno coltivato “fin dagli anni
più verdi”: realizzare, accanto al
seminario della diocesi, il seminario per le missioni estere: una
congregazione di missionari.
Quella lunga “via crucis”...
Nel mio percorso personale,
ho incontrato alcune difficoltà
a conciliare due seminari così
uguali e cosi diversi. Ricordo,
ad esempio, che quando decisi
di lasciare il seminario della mia
diocesi per entrare nel noviziato
dei saveriani, dovetti percorrere
tutte le quattordici stazioni del-
la via crucis, prima in casa mia,
per “convincere” i miei genitori
che non ne volevano sapere di
lasciarmi partire, e poi tutte le
volte che bussavo alla porta del
padre spirituale del seminario
diocesano; senza dimenticare il
rettore, il vice rettore e… mons.
vescovo. Sempre per “convincerli” a lasciarmi andare missionario!
Era il 1964, in pieno concilio
Vaticano II. Ricordo ancora le
difficoltà che il mio vescovo mi
parava davanti: “La diocesi ha
bisogno di buoni preti, le parrocchie hanno bisogno, le lingue dei
paesi di missione sono difficili da
imparare…”. Immaginate voi lo
stupore che ho provato sentendo
parlare di mons. Conforti come
pastore buono che ha per “suo
■
gregge” il mondo intero!
(continua a lato)
LA MADONNA DELLA STRADA
mons. CARLO PEDRETTI
Ricordo la preghiera alla “Madonna della strada” che mons. Conforti,
umile alunno alla scuola di sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, aveva imparato a pregare.
“Maria, Madonna della strada,
hai camminato sui monti della Giudea portando sollecita Gesù e la sua
gioia. Hai camminato da Nazareth a
Betlemme dove è nato il tuo Bambino, il Signore nostro. Hai camminato sulle strade dell’esilio per salvare
il Figlio dell’Altissimo. Hai camminato sulla via del Calvario per diventare nostra Madre. Continua a camminare accanto ai missionari del tuo Figlio, che sulle strade del mondo vogliono come te portare a tutte le
genti Gesù, il suo vangelo, la sua gioia”.
Così pregava il fondatore dei saveriani, inviando ai suoi missionari
in Cina una copia della Madonna della strada, a lui offerta dal pittore Ulisse Passani. Per due volte, in apertura e chiusura, torna la parola
“gioia”, per inneggiare al sentimento più profondo che prova il missionario ritmando il suo passo sulle vie del mondo.
Un sentimento, che torna insistente anche nell’ultima sua lettera
pastorale alla diocesi di Parma, intitolata “La Madre di Dio e Madre
nostra”, del 15 febbraio 1931, suo ultimo anno di vita. La lettera termina “con un fervido voto: Maria regni sempre sopra di noi con il suo
amore materno e soprattut­to con il profumo delle sue virtù” (Conforti, Lettere Pastorali, p.700).
Un voto e un augurio che io, prete diocesano anziano ma sempre
“giovanile”, pre­sento a voi tutti, in questa vigilia di una festa attesa e desiderata: quella della canonizzazione del santo fondatore dei
saveriani.
2011 MAGGIO
ROMAGNA
48125 S. PIETRO in VINCOLI RA - Via Angaia, 7
Tel. 0544 551009 - Fax 0544 551811
E-mail: [email protected] - C/c. postale 13591482
La settimana santa in Messico
Storie di fede e tante tradizioni popolari
L
a Pasqua è passata da poco. Mi viene voglia di raccontarvi qualcosa di ciò che ho
vissuto in questi anni di missione
in Messico durante la settimana
santa. I cattolici messicani ogni
anno rivivono e rappresentano
alcuni degli avvenimenti della
Pasqua di Cristo in vari modi.
L’asinello… fuggitivo
La celebrazione comincia con
la domenica delle Palme. Prima
della Messa, c’è una breve processione: la gente si raccoglie
davanti alla chiesa e il celebrante, dopo la lettura del vangelo,
benedice abbondantemente le
palme. Ce ne sono di tutte le forme: alcune hanno proprio le foglie di palma, altre sono lavorate
in modo più o meno artistico.
Con le palme o altri rami verdi,
canti e preghiere accompagniamo nella processione Gesù, rappresentato da un giovane vestito
di bianco, montato su un asinello
o su un mulo. Ricordo che una
volta l’asinello è scappato, qualcuno se ne era impossessato e la
parrocchia dovette rimborsare la
perdita al padrone dell’animale.
Tradizioni e...
nuove tentazioni
Cerchiamo di vivere tutti i
giorni della settimana santa con
un certo silenzio e con sobrietà,
in un clima quasi di raccoglimento. Ma tutto questo viene dimenticato e la celebrazione cristiana passa in secondo piano di
fronte alla tradizione di trascorrere la settimana al mare. È una
delle tentazioni per allontanare
la gente dalle antiche pratiche
religiose...
Per il giovedì santo non ci sono novità rispetto alla tradizione
universale della liturgia. Durante
la Messa della “Cena del Signore”, si fa sempre la lavanda dei
piedi di dodici uomini, vestiti
come gli apostoli. In alcune zo-
Due parrocchie in visita
Venite a trovarci nella casa rinnovata
D
opo circa cinque mesi di
cantiere, la casa dei saveriani di San Pietro in Vincoli è
tornata agibile e rinnovata. Abbiamo ripreso anche l’accoglienza dei vari gruppi, che hanno
trovato ospitalità per un giorno
di ritiro durante la quaresima.
A marzo il primo gruppo è arrivato da Roncadello di Forlì; il
secondo - con più di 200 persone
- era dalla parrocchia di San Paolo, sempre a Forlì. L’occasione
del ritiro era la prima confessione
dei bambini in preparazione alla
Comunione. È sempre un momento importante per la vita del
battezzato e per la famiglia l’incontro con il sacerdote che dona
il perdono e fa sentire l’amore di
Dio a chi si avvicina a questo sacramento per la prima volta.
I genitori parlano al cuore
In un incontro separato, ho
cercato di spiegare ai genitori presenti come debbano sta-
re vicini ai loro bambini nella
preghiera, nel raccoglimento
e nell’attesa. Essi sono i primi
responsabili dell’educazione
religiosa dei propri figli. Nessuno meglio di loro li conosce
nel profondo dell’animo. Con
la grazia del sacramento del
matrimonio è possibile educarli
già in famiglia agli atti della penitenza. Mamma e papà possono parlare “cuore a cuore” con
il loro bambino della sua prima
confessione e rivivere con lui
questa esperienza religiosa.
Con l’aiuto di alcuni audiovisivi, ho parlato ai genitori del
senso del peccato, che significa
percepire che un determinato
comportamento può essere contrario a Dio e quindi contrario
alla nostra natura di persone
create per amare. Ma può essere
peccato anche dire “no” ai fratelli, in quanto figli e figlie dei
Dio Padre e membri della stessa
grande famiglia cristiana.
p. CARLUCCIO MONGARDI, sx
p. LINO SGARBOSSA, sx
Il senso del peccato
Ho insistito anche sulla dimensione missionaria implicita
nel peccato. Si tratta di dare uno
sguardo alla realtà del mondo,
alle guerre, alla situazione dei
migranti e dei rifugiati. A un genitore tutto ciò è utile per riuscire
a indicare ai loro bambini come
sentirsi corresponsabili del male
e allo stesso tempo responsabili di
un cambiamento nel mondo e nella società. È triste constatare che
in nazioni tradizionalmente cristiane si sia perso il senso di Dio
e quindi il senso del peccato.
Le due giornate si sono concluse con la celebrazione Eucaristica, la celebrazione del sacramento della Riconciliazione dei
bambini e l’abbraccio dei genitori ai loro figli, espressione
dell’abbraccio di Dio Padre che
perdona. È seguita una breve festa e la celebrazione di gioia nel
nostro accogliente e primaverile
parco, dimostrazione della gioia
del Padre che riceve il figlio nella sua casa.
■
I bambini di Roncadello e della parrocchia di San Paolo in Forlì (quest’ultimi con la veste bianca) insieme ai loro genitori e catechisti hanno scelto la casa dei saveriani a San Pietro in Vincoli per una giornata di ritiro e la celebrazione della prima confessione
8
La statua di Gesù con la croce portata in processione:
solo uno dei tanti modi per celebrare la settimana santa in Messico
ne si è tornati all’antica usanza
di preparare eleganti sepolcri del
Signore, che la gente visita nelle
varie chiese. È pratica più comune dedicare alcune ore di adorazione a Gesù nell’Eucaristia,
incrementando la diffusa adorazione perpetua del Santissimo.
Crocifisso con occhi aperti
Il giorno più pieno di celebrazioni è il venerdì santo. Si
comincia con la via crucis, con
rappresentazioni a ogni stazione. Vi partecipa tanta gente che
prega, canta, si commuove, sopportando il caldo quando il rito
avviene verso mezzogiorno.
Più tardi si vive il rito liturgico della lettura della Passione,
dell’adorazione della croce e
della Comunione. Importante e
significativa in molti luoghi è la
processione del silenzio, a volte
con gente incappucciata e a piedi scalzi. In tante parrocchie il
sacerdote tiene un’omelia sulle
“sette parole” di Gesù in croce.
Il sabato, la gente si raduna
per ascoltare e partecipare a un
discorso di condoglianze a Maria
per il dolore della morte di Gesù.
Questo rito avviene anche dopo
alcuni giorni dalla morte di una
persona ed è acompagnato da
canti pieni di tristeza e commozione. Può sembrare che la fede
della gente si fermi sul Crocifisso, che domina sull’altare di tutte
le chiese. Però credo che sia un
Cristo vivo, come diceva un anziano indio: “Questo Crocifisso
non mi piace, perché ha gli occhi
chiusi”. Infatti, perfino l’immagine del Cristo morto in molte chiese ha siempre gli occhi aperti.
Una risurrezione tardiva
Altre celebrazioni caratteristiche sono quelle di alcuni gruppi
indio, como gli huicholes e raramuri della Tarahumara, che
oltre alla preghiera, ai canti, ai
riti cristiani, fanno lunghe danze
e bevute di tesguino prodotto dal
mais. Anche la loro è una grande
unione comunitaria e un’espressione di vita.
Proprio per questa presenza di
vita, di amore e di festa durante i giorni della settimana santa,
la celebrazione della Pasqua e la
resurrezione di Cristo sembrano
avere meno rilevanza. Forse perché nella storia di questi popoli e
nell’esperienza della loro vita, la
risurrezione, lo svegliarsi a una
vita nuova non avviene così presto, come invece la liturgia cri■
stiana crede e celebra.
A ROMA PER MONS. CONFORTI
Come abbiamo già annunciato in aprile, anche i saveriani di San
Pietro in Vincoli organizzano il pellegrinaggio a Roma, per la canonizzazione
del fondatore
mons. Conforti, arcivescovo
di Ravenna,
prevista per il
23 ottobre in San Pietro a Roma.
Padre Giuseppe Nardo ha preso l’incarico organizzativo e sta studiando, in collaborazione con la Proloco di San Pietro in Vincoli, la soluzione migliore. Vi invitiamo a prenotarvi al più presto chiamando il
nostro numero 0544 551009, anche per conoscere il tragitto, gli orari
e la rata di partecipazione al grande evento.
In parallelo, anche la diocesi di Ravenna sta organizzando un
viaggio a Roma per l’occasione, che però è previsto nella sola giornata di domenica 23 ottobre. Per informazioni, rivolgersi in diocesi al tel. 0543 32620.
2011 MAGGIO
SALERNO
84135 SALERNO SA - Via Fra G. Acquaviva, 4
Tel. 089 792051 - Fax 089 796284
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00205849
Volti e storie s’incontrano
Due testimonianze da condividere
L
a sera del 12 marzo, volti
e storie si sono incontrati
nella casa dei saveriani a Salerno. L’occasione era l’appuntamento interculturale, nell’ambito
della mostra chiusa il 7 maggio,
che quest’anno trattava il tema:
“Ti racconto una storia, c’era un
volto”. Amici da diverse parti del
mondo sono stati nostri ospiti.
Dopo il saluto iniziale del rettore
p. Benigno e di Massimiliano, curatore della mostra, è stato il turno
di Benjamin, studente saveriano
del Congo RD, che ci ha trasmesso
l’emozione del griot, il tradizionale cantastorie africano. Ci ha fatto
incontrare personaggi sofferenti e
tristi, a causa della guerra ancora
in atto in quella nazione.
La storia di Benjamin:
riconciliarsi con la vita
Una coppia di persone anziane insieme al nipote una sera ac-
p. OLIVIERO FERRO, sx
colgono con paura due persone
che bussano alla porta. Dopo un
momento di esitazione, li fanno
entrare dando loro la possibilità di riscaldarsi e rifocillarsi. È
l’occasione per raccontare, anzi
per ricominciare a parlare.
“La guerra - racconta l’anziano - ha causato molti morti, tra
cui nostro figlio e la sua sposa.
Molti bambini sono stati rapiti
per diventare soldati e schiavi
dei ribelli. Anche il nipote Samuel ha vissuto questa triste
esperienza… Dopo un lungo
viaggio riusciamo a parlare al
capo dei ribelli, supplicandolo di
lasciarlo andare”. Così avviene:
Samuel è al sicuro e con un unico obiettivo: diventare come il
nonno, uomo per l’umanità. Ha
però un desiderio: rivedere la figlia del capo ribelle, Nadia, che
considera come una sorella.
Gli ospiti si propongono per
farli incontrare. Il nonno ha capito
che il capo dei ribelli, pur facendo
del male, almeno gli ha restituito
il nipote. Non vuole vendicarsi.
E come per magia, dopo qualche
giorno, anche Nadia entra a far
parte della loro famiglia.
Dopo tanta sofferenza, la felicità ritorna. Non occorre disperare,
perché c’è sempre una luce che
brilla. Accogliendo i due ospiti
sconosciuti, quella sera i due anziani si sono riconciliati con la vita, vedendola nel volto degli altri.
La storia di Santa:
l’amore della verità
Presentata dall’amica Gilda
Ricci, ha raccontato la sua storia anche Santa Rossi. Si parte
dall’ospedale “Cardarelli” di
Napoli, dove il compagno Nicola è in attesa di un trapianto di
organi. Un tale sussurra a Santa
che, per fare più in fretta, avreb-
Esperienze di spiritualità
L’inverno dei “senza fissa dimora”
è
stata una forte esperienza di spiritualità con le
persone più emarginate della
società. Si può sintetizzare così
il progetto di accoglienza notturna che per il secondo anno
varie parrocchie e associazioni
di Salerno, in collaborazione
con i saveriani, hanno portato
avanti nel periodo invernale.
Nostro obiettivo è riconoscere la dignità di queste persone
che molto spesso sono messe ai
margini della società, sono ri-
fiutate e considerate un peso. In
questo modo vogliamo iniziare
a sentirci responsabili della loro
situazione e della loro sorte.
Come cristiani, abbiamo il
dovere morale di prenderci cura
di queste persone. È un processo di integrazione che inizia dai
bisogni fondamentali dell’uomo: un letto dove dormire e un
luogo dove provvedere alla cura della propria persona; ma è
anche un momento di confronto
con culture differenti, essendo
Ritiro sul Tabor di Ravello
FRANCESCA CONDORELLI
I
l 19 e 20 marzo il gruppo
“missione giovani” ha vissuto un ritiro spirituale a Ravello, con due giorni di riflessione
personale: come Gesù e i discepoli, anche noi siamo saliti sul
monte Tabor.
Abbiamo meditato il brano
della trasfigurazione di Gesù
(Mt 17,1-9). Gli spunti di riflessione sono stati tanti: la riscoperta della solitudine intesa come
silenzio e comunione con Dio,
la consapevolezza della sua presenza nella nostra vita, gli strumenti che aiutano a metterci in
Alcuni dei giovani che hanno partecipato
al ritiro di Ravello con p. Simone Piccolo
8
be dovuto versare una somma
ingente e l’organo sarebbe arrivato, grazie alla… camorra. Da
quel momento, entra in questa
nuova avventura.
Un mondo strano e triste la circonda, e per avere un po’ di colore in mezzo a tanto buio, inizia a
dipingere. Aveva bisogno di fare
qualcosa: l’attesa la costringeva
a vivere ciò che non si aspettava. Dipinge donne che hanno la
bocca tappata... Nicola nel frattempo muore, ma Santa continua
a dipingere. Nelle mostre, dove
espone i suoi quadri, parla della
sua esperienza e incontra altre
persone che si sono affidate alla camorra per gli stessi motivi.
Perché nessuno denuncia?
Santa si rivolge a politici e a
persone importanti. Non si tira
indietro e comincia a studiare il
problema. Scopre che dal 1999
c’è una legge di “silenzio-assenso” sul trapianto di organi, ma
che è decaduta. Finalmente nel
2010, in una trasmissione televisiva vengono presentate delle
persone che volevano vendere
gli organi. Il problema esce allo scoperto: alcuni trafficanti
sono bloccati, ma altri resistono
nell’ombra. È stato anche costituito un osservatorio nazionale
sul commercio degli organi, ma
se ne parla ancora poco. Le persone che scompaiono possono
diventare “pezzi di ricambio”.
Due volti, due storie tra le tante che incontriamo ogni giorno.
Tocca a noi guardarci in profondità e condividere ideali e preoccupazioni con altre persone. Anche dietro il nostro volto c’è una
storia. La mostra ci ha aiutato a
■
capirla.
GIOVANNI SAVIELLO
i nostri ospiti in maggioranza
stranieri, senza limitarsi solo
all’assistenza.
Il pregiudizio verso queste
persone è superato grazie alla conoscenza delle loro storie
e alla condivisione, non sempre
facile, delle diverse problematiche che essi vivono e affrontano
ogni giorno. Pensiamo che questa esperienza sia importante per
la nostra città. Vuole testimoniare la disponibilità e la capacità di
accoglienza nei confronti dei poveri e dei migranti, spesso consi■
derati solo un problema.
atteggiamento di serenità e contemplazione. Anche la confessione e la veglia ci hanno aiutato
a creare il clima di adorazione
e silenzio che difficilmente si
riesce a trovare nelle nostre vite
piene di impegni.
Il secondo giorno abbiamo
continuato con la meditazione
proposta da Olivia su come mettere in pratica le riflessioni del
primo giorno, ovvero come “essere luce” per gli altri. Ci sono
stati proposti esempi di problematiche molto attuali: l’immigrazione, gli sprechi, il consumismo, l’atteggiamento da tenere
con chi è in difficoltà. Dopo un
bel dibattito, abbiamo concluso
con la Messa e il pranzo.
Sono stati due giorni intensi di
preghiera, di spiritualità e di fraternità. Del resto, è sempre bello
passare insieme un po’ di tempo
per riflettere e confrontarsi a vi■
cenda.
In questo modo la 2ª F della scuola elementare “Lanzalone-Posidonia”
ha rappresentato la mostra “Volti e storie”, allestita dai saveriani di Salerno
A ROMA PER SAN GUIDO CONFORTI
Cari amici, ecco il programma del pellegrinaggio a Roma in occasione della canonizzazione di mons. Conforti, prevista per domenica 23 ottobre. Si possono scegliere due o tre giorni, a seconda delle esigenze.
Due giorni pieni
Sabato 22 ottobre
Ore 8.00 - Partenza da Salerno, dalla casa dei Saveriani. A Roma, sistemazione in camere doppie e triple. Pranzo libero.
Ore 14.30 - Veglia di preghiera in sala Nervi. Ritorno in albergo e cena.
Domenica 23 ottobre
Dopo colazione, trasferimento in piazza S. Pietro: Messa di canonizzazione; pranzo al ristorante (a 200 m dal Vaticano). Partenza per
Salerno.
La quota di partecipazione per due giorni (mezza pensione e viaggio) è di € 110 a persona.
Tre giorni pieni
Domenica 23 pomeriggio - spettacolo dei giovani salernitani sul
Conforti. Cena in albergo.
Lunedì 24 ottobre
Dopo colazione, Messa a San Paolo; pranzo in albergo e poi partenza.
La quota di partecipazione per tre giorni (mezza pensione e viaggio) è di € 200 a persona.
Il termine ultimo per le iscrizioni è il 15 giugno 2011.
Per informazioni, telefonare a p. Oliviero (331 7600154) o p. Simone (349 1314499)
Referenti zonali sono:
Eboli-Olevano-Agropoli: Sabatino (339 5240072)
Vallo: Vicario generale (0974 4142)
Cava: Saveriane (089 443759)
Salerno città: Annapaola (334 6231827)
Baronissi-Montoro-Coperchia: Mirella (347 9999577)
Se qualcuno desidera contribuire anche per il viaggio di coloro che
vengono a Roma dalle missioni saveriane, lo ringraziamo di cuore.
2011 MAGGIO
22038 TAVERNERIO CO - Via Urago, 15
Tel. 031 426007 - Fax 031 360304
E-mail: [email protected]
C/c. postale 267229; Banca Raiffeisen, Chiasso C/c.p. 69-452-6
TAVERNERIO
San Guido Conforti prega per noi
L’idea che mi sono fatto del nostro fondatore
A
invocare il nostro fondatore come “santo”, mi fa un
certo bell’effetto. È santo come
Francesco Saverio, nostro patrono, come sant’Abbondio, patrono
della diocesi di Como, come san
Martino, patrono della parrocchia
di Tavernerio, come san Cataldo,
del paese in cui sono cresciuto...
Un evento che non avevo preventivato. La mia paura è che,
una volta messo sugli altari, non
pensiamo a quello che ci ha insegnato per la nostra vita e a quello
che ancora desidera insegnarci.
E invece la chiesa lo proclama
“santo” proprio nel mese missionario, il 23 ottobre, giornata
missionaria mondiale. Infatti san
Guido ha qualcosa da dire alla
comunità cristiana di oggi, proprio in merito alla missione.
Ho letto Conforti
con i giovani
Si tratta, quindi, di un fatto
ecclesiale che va oltre i saveriani, ma che allo stesso tempo ha
ancora molto da dire anche a noi
missionari, nonostante pensiamo
di conoscere il nostro fondatore
e di aver imparato a memoria la
sua “lettera testamento” durante l’anno di noviziato! Personalmente devo riconoscere che
se non fossi stato formatore di
aspiranti saveriani in Brasile,
non avrei avuto occasione di
approfondire la spiritualità del
Conforti.
Negli ultimi dieci anni, mi sono trovato a rileggere, insieme ai
giovani in formazione, le Costituzioni saveriane e le conferenze che mons. Conforti teneva ai
suoi novizi. Anzi, le ho addirittura tradotte in portoghese. Insomma, dieci anni passati insieme ai giovani mi hanno aiutato
a capire la mia impreparazione
a dire le cose più importanti sul
fondatore della congregazione
p. LUIGI ANZALONE, sx
a cui loro facevano dono della
propria esistenza.
Il sogno realizzato
con tenacia
Rientrato in Italia solo l’anno scorso, ho sentito dire che lo
storico don Angelo Manfredi
ha impiegato più di sette anni a
raccogliere in un volume la storia di san Guido Conforti. Tutto
ciò mi libera dalla presunzione
di voler aggiungere chissà cosa
alla sua persona e alla sua santità. Ciononostante, vorrei ricordare alcune verità su di lui,
assimilate vivendo nella nostra
famiglia missionaria. Lo faccio
con la schiettezza e la semplicità
che mi sembrano caratteristiche
della tradizione saveriana.
A chi, come me, è passato da
un seminario diocesano ai saveriani, la prima cosa che ha colpito di san Guido Conforti è che
sia stato vescovo di Parma per
Vita consacrata alla missione
L’idea che mi sono fatto del nostro fondatore / 2
C
he bisogno ha un vescovo
di farsi religioso? Spesso
succede il contrario. Anche oggi, quando un religioso diventa
vescovo, subito si libera almeno
del voto di povertà, per amministrare la chiesa locale. Conforti, invece, scelse proprio il
giorno in cui veniva consacrato
vescovo per pronunciare i voti
di obbedienza, povertà, castità e
missione per tutta la vita.
8
La “virgola saveriana”
A questa volontà si aggiungono
le lunghe pressioni dall’alto, che
ha dovuto superare per ottenere
l’approvazione del suo istituto
dalle autorità vaticane. Avrebbe
potuto evitare queste difficoltà,
se non avesse insistito perché i
suoi missionari potessero vivere
la stessa missione degli apostoli
i quali, per seguire Gesù, hanno
lasciato casa, famiglia, libertà.
L’istituto saveriano mantiene viva la celebre frase del vescovo
fondatore: “La vita apostolica,
congiunta alla professione dei
voti religiosi, costituisce per sé
quanto di più perfetto si possa
concepire secondo il vangelo”.
Ancora oggi i saveriani sono
consapevoli che la “vita consacrata” è fondamentale per vivere
in pienezza la missione. Certamente nella storia e nella chiesa
di ieri e di oggi, i modi di servire
il regno di Dio sono vari e tutti
legittimi: il vescovo Conforti ha
inteso mettere solo una “virgola”,
la “virgola saveriana”, piccola e
umile: la consacrazione della vita, unita alla missione. Oh santa
testardaggine e tenacia di un “vescovo consacrato”, che ci ha dato
le radici evangeliche a cui i saveriani attingono, per non smarrire
l’identità: vite consacrate, total-
p. L. ANZALONE, sx
mente consegnate alla missione.
Il volto umano
di san Guido
I santi non sono solo intercessori, ma danno grande visibilità a un
modello di santità. San Guido ha
trasmesso ai suoi saveriani quello
che cercava di mettere in pratica
lui stesso, tutti i giorni. Nella regola fondamentale, ad esempio,
ha scritto: “Il saveriano deve avere
un carattere costante, forte, attento agli altri, cordiale, equilibrato
e di buon senso; operosità, intraprendenza e creatività, capacità di
solidarietà, amore della giustizia,
schiettezza, discrezione e senso
dei limiti; volontà di crescere, di
apprendere, di migliorarsi, visione della vita carica di speranza,
senso di gioiosa realizzazione
nella propria vocazione”.
Sono parole che tagliano anche la storia dei nostri giorni,
perché il problema vero sta nel
modo con cui si gestiscono i rapporti interpersonali. Io ero partito missionario in Amazzonia nel
lontano 1975. Ricordo che allora
ero fiero della consapevolezza di
andare a convertire gli altri. Oggi, dopo tanti anni di esperienza
missionaria, il Signore ha cominciato a farmi capire che il primo
pagano da convertire rimango
ancora io. Il Signore mi ha concesso questa grazia per intercessione di san Guido Conforti. ■
Padre Luigi Anzalone, autore di questa interessante riflessione su
mons. Conforti, dal 23 ottobre “san Guido”
ben 25 anni. Vescovo all’inizio
del XX secolo, con tanti problemi da risolvere: la penuria di
clero, l’ignoranza religiosa della
gente, l’insorgere delle ideologie... Eppure con tutti quegli
impegni, egli è riuscito con forte
determinazione a dare seguito al
sogno coltivato “fin dagli anni
più verdi”: realizzare, accanto al
seminario della diocesi, il seminario per le missioni estere: una
congregazione di missionari.
Quella lunga “via crucis”...
Nel mio percorso personale,
ho incontrato alcune difficoltà
a conciliare due seminari così
uguali e cosi diversi. Ricordo,
ad esempio, che quando decisi
di lasciare il seminario della mia
diocesi per entrare nel noviziato
dei saveriani, dovetti percorrere
tutte le quattordici stazioni del-
la via crucis, prima in casa mia,
per “convincere” i miei genitori
che non ne volevano sapere di
lasciarmi partire, e poi tutte le
volte che bussavo alla porta del
padre spirituale del seminario
diocesano; senza dimenticare il
rettore, il vice rettore e… mons.
vescovo. Sempre per “convincerli” a lasciarmi andare missionario!
Era il 1964, in pieno concilio
Vaticano II. Ricordo ancora le
difficoltà che il mio vescovo mi
parava davanti: “La diocesi ha
bisogno di buoni preti, le parrocchie hanno bisogno, le lingue dei
paesi di missione sono difficili da
imparare…”. Immaginate voi lo
stupore che ho provato sentendo
parlare di mons. Conforti come
pastore buono che ha per “suo
■
gregge” il mondo intero!
(continua a lato)
PELLEGRINAGGIO A ROMA:
IL PROGRAMMA
Cari amici, abbiamo organizzato un pellegrinaggio per partecipare alla canonizzazione del fondatore dei saveriani, mons. Guido Conforti, prevista domenica 23 ottobre. Gli chiederemo di svelare anche
a noi il segreto che dà forza alla sua santità, per fare di questo nostro
mondo una sola famiglia: la famiglia di Dio, nella quale i genitori trasmettono ai figli il gusto della vita buona del vangelo, e gli adulti intrecciano tra loro rapporti positivi. Ecco il programma.
Sabato 22 ottobre
Ore 5,30 - Partenza dalla casa dei saveriani di Tavernerio (CO),
in via Urago 15
Sosta a Orvieto per il pranzo; visita alla basilica
e partenza per Roma
Ore 17,30 - Arrivo a Roma e sistemazione in albergo
Ore 19,00 - Santa Messa a cui segue la cena
Domenica 23 ottobre
Ore 7,30 - Dopo colazione, partenza per S. Pietro per la Messa di canonizzazione. Seguono pranzo e pomeriggio libero
Ore 20,00 - Cena e visita notturna alla città in pullman
Lunedì 24 ottobre
Ore 6,30 - Dopo colazione, partenza per S. Paolo per la Messa
di ringraziamento
Ore 12,00 - Pranzo e ritorno a Tavernerio in serata
La quota di partecipazione è di € 320 da versare al momento
dell’iscrizione. Sono disponibili alcune stanze triple e quadruple. I posti sono limitati: iscrivetevi quanto prima, contattando fratel Domenico
Vignato: tel. 031 426007; e-mail: [email protected]
Per gli amici svizzeri: chi desidera partecipare sarà ospitato a Tavernerio la notte di venerdì 21 ottobre. Se il numero dei partecipanti arriva a 30 persone, possiamo organizzare un pullman dalla Svizzera.
2011 MAGGIO
VICENZA
36100 VICENZA VI - Viale Trento, 119
Tel. 0444 288399 - Fax 0444 288376
E-mail: [email protected] - C/c. postale 13616362
Le ripartenze di mons. Conforti
I saveriani del nord-est s’incontrano a Vicenza
degli aspetti più rileU no
vanti della vita di mons.
Conforti è la sua capacità di riprendere con coraggio un progetto valido agli occhi di Dio,
anche dopo un apparente fallimento. Il primo intervento di
don Angelo Manfredi al nostro
incontro ha messo in luce proprio questo aspetto della vita
del fondatore: “Le ripartenze di
Guido Conforti”.
La grazia di Maria
e l’amicizia
Ogni uomo sperimenta dei fallimenti. Portare croci anche pesanti è un po’ la storia di tanti santi. Scoprire cosa ha retto
nei momenti di crisi, individuare i punti di riferimento che non
hanno fatto mai perdere di vista
la meta, è interessante e proficuo
anche per noi.
Una prima difficoltà della sua
vita orientata al sacerdozio sono
stati i problemi di salute, sperimentati tra i diciotto e i ventidue
anni. Erano perdite di coscienza
(probabili forme epilettiche) che
a volte si superano con la fine
dell’adolescenza. Le cause però erano ignote e la chiamata al
sacerdozio e alla vita missionaria erano a rischio. La crisi dura
cinque anni. Lui la supera con la
preghiera intensa e fiduciosa.
La devozione alla Madonna,
venerata a Fontanellato, a cui si
lega con voto, ne testimonia per
lui l’efficacia. La guarigione per
Guido è una “grazia di Maria”.
Ma oltre la preghiera e l’abbandono alla volontà di Dio, gli è
stata aiuto l’esperienza dell’amicizia: ha sentito il sostegno dei
compagni di seminario. Conforti infatti non è mai stato un solitario; ha avuto amici e ha coltivato l’amicizia.
Un’obbedienza attiva
Nel compimento delle sue
aspirazioni missionarie ha però continuato ad avere ostacoli.
Il suo vescovo Miotti lo elegge
“canonico” nel tentativo di bloccare il suo progetto: è un giova-
p. AMEDEO GHIZZO, sx
ne prete, di famiglia benestante, che poteva mettere a disposizione i suoi beni per i seminaristi poveri e non per la creazione
di un seminario per le missioni.
Miotti muore: il permesso glielo concede il successore mons.
Magani.
Vive l’ostacolo alla sua vocazione missionaria nella virtù dell’obbedienza, esercitata in
modo non passivo: rimane sereno e sorridente, senza insidiose
ambizioni e lamentele. Mai sarà
vittimista. Nel fondo del suo animo rimane la convinzione che,
se cambieranno le circostanze,
potrà tornare al progetto originario, come provvidenzialmente di fatto è avvenuto.
La crisi di Ravenna
Una seconda prova è stato il
suo ministero episcopale a Ravenna (1902-1904), che Conforti ha accettato, con molta sofferenza, per pura obbedienza a papa Leone XIII. In diocesi trova
una situazione religiosa disastra-
Le ripartenze di mons. Conforti / 2
I saveriani del nord-est s’incontrano a Vicenza
1907 viene chiesto a
N elmons.
Conforti di regge-
re la diocesi di Parma. Di nuovo
una croce pesante. I primi anni,
fino al 1911, sono caratterizzati da tensioni sociali molto acute in questo territorio. È impossibile girare nei paesi. Ogni parola del vescovo è carica di significato e di implicazioni; guai a
sbagliare. Contemporaneamente
viene mandato un visitatore apostolico nel seminario della diocesi, per controllare infiltrazioni
di “modernismo”.
8
Il lato umano delle persone
In seminario ci sono dei superiori incapaci. Conforti prende
però le difese del suo clero anche se la curia Romana la pensa
diversamente. Si fida di alcuni
preti amici, ascolta e condivide.
Mette a fuoco convinzioni spirituali scaturite dalla meditazione
del Crocifisso ed esercita la carità pastorale con autorevolezza
di vescovo.
Nel 1918 si ripetono atti di
stampo anticlericale. Un suo
gesto è interpretato come “patriottico” e così la sua parola,
enfatizzata dalla stampa, è letta in controtendenza alle parole
del Papa. Conforti ne è desolato perché la sua fedeltà al vicario di Cristo è totale e non vuole
certo rattristarlo contraddicendo
la sua opposizione alla guerra. Il
suo amore alla chiesa viene prima d’ogni altro.
Negli scontri politici del 1922,
in piena crisi fascista, il suo intervento salva Parma da una sicura carneficina. Nella sua attività sociale e religiosa egli cerca
sempre prima il lato umano delle
persone, per favorire un dialogo
costruttivo.
Mons. Conforti di ritorno
dalla visita ai saveriani in Cina
p. A. GHIZZO, sx
Un’autorevole mitezza
La sintesi della sua spiritualità
viene alla luce durante il viaggio
in Cina (quattro mesi nel 192829), anche questo segnato da
contrasti e ombre, ma anche da
tanti aspetti positivi. Il viaggio
tra i suoi missionari non ha risolto le tensioni che erano sorte
tra loro. La sua reazione è quella di affrontarli con “senso di responsabilità e mitezza”.
Pratica e raccomanda di praticare l’esame di coscienza, la
meditazione e la “direzione
spirituale”, come strumenti per
perseverare e crescere nella vita spirituale. La spiritualità del
Conforti è aperta all’universale: vede Cristo in tutto, anche
nelle inclinazioni umane e culturali, perché in missione tutto
serve.
Sul finire della sua vita si accentuano il suo amore per Cristo
e la meditazione della Croce, la
preghiera e l’obbedienza al Papa.
Coglie con fede il valore dei sacramenti, incluso quello del sacerdozio che gli impone doveri
e poteri, oltre che una grazia da
valorizzare a beneficio degli altri.
Cura la dimensione spirituale della sua vita, sempre pronto a “riplasmare” i suoi progetti e continua a dare importanza all’amici■
zia e ai rapporti umani.
Dal 14 al 16 marzo, 23 saveriani provenienti dalle comunità
di Ravenna, Udine e Zelarino si sono riuniti a Vicenza e con p.
Carlo Pozzobon, per tre giornate di fraternità, concludendo con
la Messa nel santuario di Monte Berico. La nostra attenzione si
è concentrata su mons. Conforti “santo”. Vogliamo conoscerlo
meglio, seguire il suo esempio di santità, prepararci alla festa,
organizzare il pellegrinaggio a Roma, e farlo conoscere al popolo di Dio. Ci ha aiutato don Angelo Manfredi di Lodi, autore della biografia del Conforti.
p. Mario Giavarini, sx
Mons. Conforti
e il suo biografo,
don Angelo
Manfredi
ta, un clero ambizioso e attaccato al denaro. Ha che fare con sacerdoti difficili, che non collaborano e lo isolano.
Contemporaneamente fallisce la prima spedizione di due
missionari in Cina. Il suo istituto, fondato a Parma nel 1895, è
ancora troppo “bambino”. Decide allora di presentare al Papa le
sue dimissioni. È consapevole
della delicatezza di questo suo
gesto. Ci si aspetta che un pastore non abbandoni mai il suo
gregge; la sua appare una fuga
da Ravenna.
Appare qui la grande virtù della “mitezza”. Non pone in campo
infatti nessuna difesa dall’accusa
di ritirarsi. Egli ha le sue ragioni
di coscienza che affronta con lucidità al “cospetto di Dio”, dopo
essersi consultato con i suoi padri
spirituali. Considera i pochi anni
di vita che forse gli rimangono e
vuole dedicarli a consolidare il
suo istituto missionario.
■
(continua a lato)
PELLEGRINAGGIO A ROMA:
IL PROGRAMMA
Cari amici, come già annunciato in aprile, i saveriani di Vicenza organizzano un pellegrinaggio di tre giorni a Roma in occasione della
canonizzazione di mons. Guido Conforti, prevista il 23 ottobre. Ecco
il programma.
Sabato 22 ottobre
Mattino: Ritrovo in casa dei saveriani e partenza in pullman. Pranzo libero lungo la strada. A Roma sistemazione all’Hotel Portamaggiore (tel. 06 7027927).
Pomeriggio: veglia di preghiera in sala Nervi. Cena e pernottamento in hotel.
Domenica 23 ottobre
Dopo colazione, trasferimento in piazza S. Pietro per la Messa di canonizzazione. Pranzo in hotel.
Pomeriggio: visita facoltativa alla basilica di S. Pietro. Musical dei
giovani di Salerno su san Conforti.
Cena e pernottamento in hotel.
Lunedì 24 ottobre
Dopo colazione, trasferimento in basilica di S. Paolo per la celebrazione del mandato missionario. Pranzo in hotel.
Pomeriggio: partenza per il rientro a Vicenza, con arrivo in serata.
La quota individuale di partecipazione è di € 250 (viaggio, hotel a
3 stelle, pensione completa dalla cena del 1° giorno al pranzo del 3°
giorno, tassa di circolazione, assicurazione sanitaria).
Per camera singola, supplemento di € 50; per camera a tre letti, riduzione di € 25.
Per informazioni e prenotazioni, chiamate il numero 0444 288399,
cell. 320 6017323, oppure e-mail: [email protected]
2011 MAGGIO
ZELARINO
30174 ZELARINO VE - Via Visinoni, 16
Tel. 041 907261 - Fax 041 5460410
E-mail: [email protected] - C/c. postale 228304
Le ripartenze di mons. Conforti
I saveriani del nord-est s’incontrano a Vicenza
degli aspetti più rileU no
vanti della vita di mons.
Conforti è la sua capacità di riprendere con coraggio un progetto valido agli occhi di Dio,
anche dopo un apparente fallimento. Il primo intervento di
don Angelo Manfredi al nostro
incontro ha messo in luce proprio questo aspetto della vita
del fondatore: “Le ripartenze di
Guido Conforti”.
La grazia di Maria
e l’amicizia
Ogni uomo sperimenta dei fallimenti. Portare croci anche pesanti è un po’ la storia di tanti santi. Scoprire cosa ha retto
nei momenti di crisi, individuare i punti di riferimento che non
hanno fatto mai perdere di vista
la meta, è interessante e proficuo
anche per noi.
Una prima difficoltà della sua
vita orientata al sacerdozio sono
stati i problemi di salute, sperimentati tra i diciotto e i ventidue
anni. Erano perdite di coscienza
(probabili forme epilettiche) che
a volte si superano con la fine
dell’adolescenza. Le cause però erano ignote e la chiamata al
sacerdozio e alla vita missionaria erano a rischio. La crisi dura
cinque anni. Lui la supera con la
preghiera intensa e fiduciosa.
La devozione alla Madonna,
venerata a Fontanellato, a cui si
lega con voto, ne testimonia per
lui l’efficacia. La guarigione per
Guido è una “grazia di Maria”.
Ma oltre la preghiera e l’abbandono alla volontà di Dio, gli è
stata aiuto l’esperienza dell’amicizia: ha sentito il sostegno dei
compagni di seminario. Conforti infatti non è mai stato un solitario; ha avuto amici e ha coltivato l’amicizia.
Un’obbedienza attiva
Nel compimento delle sue
aspirazioni missionarie ha però continuato ad avere ostacoli.
Il suo vescovo Miotti lo elegge
“canonico” nel tentativo di bloccare il suo progetto: è un giova-
p. AMEDEO GHIZZO, sx
ne prete, di famiglia benestante, che poteva mettere a disposizione i suoi beni per i seminaristi poveri e non per la creazione
di un seminario per le missioni.
Miotti muore: il permesso glielo concede il successore mons.
Magani.
Vive l’ostacolo alla sua vocazione missionaria nella virtù dell’obbedienza, esercitata in
modo non passivo: rimane sereno e sorridente, senza insidiose
ambizioni e lamentele. Mai sarà
vittimista. Nel fondo del suo animo rimane la convinzione che,
se cambieranno le circostanze,
potrà tornare al progetto originario, come provvidenzialmente di fatto è avvenuto.
Dal 14 al 16 marzo, 23 saveriani provenienti dalle comunità
di Ravenna, Udine e Zelarino si sono riuniti a Vicenza e con p.
Carlo Pozzobon, per tre giornate di fraternità, concludendo con
la Messa nel santuario di Monte Berico. La nostra attenzione si
è concentrata su mons. Conforti “santo”. Vogliamo conoscerlo
meglio, seguire il suo esempio di santità, prepararci alla festa,
organizzare il pellegrinaggio a Roma, e farlo conoscere al popolo di Dio. Ci ha aiutato don Angelo Manfredi di Lodi, autore della biografia del Conforti.
p. Franco Lizzit, sx
ta, un clero ambizioso e attaccato al denaro. Ha che fare con sacerdoti difficili, che non collaborano e lo isolano.
Contemporaneamente fallisce la prima spedizione di due
missionari in Cina. Il suo istituto, fondato a Parma nel 1895, è
ancora troppo “bambino”. Decide allora di presentare al Papa le
sue dimissioni. È consapevole
della delicatezza di questo suo
gesto. Ci si aspetta che un pastore non abbandoni mai il suo
gregge; la sua appare una fuga
da Ravenna.
Appare qui la grande virtù della “mitezza”. Non pone in campo
infatti nessuna difesa dall’accusa
di ritirarsi. Egli ha le sue ragioni
di coscienza che affronta con lucidità al “cospetto di Dio”, dopo
essersi consultato con i suoi padri
spirituali. Considera i pochi anni
di vita che forse gli rimangono e
vuole dedicarli a consolidare il
suo istituto missionario.
■
(continua a lato)
La crisi di Ravenna
Una seconda prova è stato il
suo ministero episcopale a Ravenna (1902-1904), che Conforti ha accettato, con molta sofferenza, per pura obbedienza a papa Leone XIII. In diocesi trova
una situazione religiosa disastra-
Le ripartenze di mons. Conforti / 2
I saveriani del nord-est s’incontrano a Vicenza
1907 viene chiesto a
N elmons.
Conforti di regge-
re la diocesi di Parma. Di nuovo
una croce pesante. I primi anni,
fino al 1911, sono caratterizzati da tensioni sociali molto acute in questo territorio. È impossibile girare nei paesi. Ogni parola del vescovo è carica di significato e di implicazioni; guai a
sbagliare. Contemporaneamente
viene mandato un visitatore apostolico nel seminario della diocesi, per controllare infiltrazioni
di “modernismo”.
8
Il lato umano delle persone
In seminario ci sono dei superiori incapaci. Conforti prende
però le difese del suo clero anche se la curia Romana la pensa
diversamente. Si fida di alcuni
preti amici, ascolta e condivide.
Mette a fuoco convinzioni spirituali scaturite dalla meditazione
del Crocifisso ed esercita la carità pastorale con autorevolezza
di vescovo.
Nel 1918 si ripetono atti di
stampo anticlericale. Un suo
gesto è interpretato come “patriottico” e così la sua parola,
enfatizzata dalla stampa, è letta in controtendenza alle parole
del Papa. Conforti ne è desolato perché la sua fedeltà al vicario di Cristo è totale e non vuole
certo rattristarlo contraddicendo
la sua opposizione alla guerra. Il
suo amore alla chiesa viene prima d’ogni altro.
Negli scontri politici del 1922,
in piena crisi fascista, il suo intervento salva Parma da una sicura carneficina. Nella sua attività sociale e religiosa egli cerca
sempre prima il lato umano delle
persone, per favorire un dialogo
costruttivo.
Mons. Conforti di ritorno
dalla visita ai saveriani in Cina
p. A. GHIZZO, sx
Un’autorevole mitezza
La sintesi della sua spiritualità
viene alla luce durante il viaggio
in Cina (quattro mesi nel 192829), anche questo segnato da
contrasti e ombre, ma anche da
tanti aspetti positivi. Il viaggio
tra i suoi missionari non ha risolto le tensioni che erano sorte
tra loro. La sua reazione è quella di affrontarli con “senso di responsabilità e mitezza”.
Pratica e raccomanda di praticare l’esame di coscienza, la
meditazione e la “direzione
spirituale”, come strumenti per
perseverare e crescere nella vita spirituale. La spiritualità del
Conforti è aperta all’universale: vede Cristo in tutto, anche
nelle inclinazioni umane e culturali, perché in missione tutto
serve.
Sul finire della sua vita si accentuano il suo amore per Cristo
e la meditazione della Croce, la
preghiera e l’obbedienza al Papa.
Coglie con fede il valore dei sacramenti, incluso quello del sacerdozio che gli impone doveri
e poteri, oltre che una grazia da
valorizzare a beneficio degli altri.
Cura la dimensione spirituale della sua vita, sempre pronto a “riplasmare” i suoi progetti e continua a dare importanza all’amici■
zia e ai rapporti umani.
Sabato 2 aprile sacerdoti e laici provenienti da Trieste, Conegliano, Treviso, Vicenza, Chioggia e Carpi, si sono dati appuntamento nella casa saveriana di Zelarino. Molti s’incontravano per
la prima volta, ma c’erano compagni di seminario dei saveriani
p. Venturini, p. Menin e p. Mantovani. Li unisce la spiritualità
francescana, condividendo aspirazioni e progetti. Si sono trovati
bene sia a pregare sia in sala da pranzo... Abbiamo condiviso la
gioia della canonizzazione del Conforti e ci hanno donato un
segnalibro con i ricami di Burano.
PELLEGRINAGGIO A ROMA:
IL PROGRAMMA
Cari amici, come annunciato, i saveriani di Zelarino organizzano un
pellegrinaggio a Roma, per la canonizzazione di mons. Guido Conforti, prevista domenica 23 ottobre. Ecco il programma.
Sabato 22 ottobre
Mattino: Partenza dai saveriani di Zelarino. Pranzo e sistemazione
a Roma presso Oasi San Giuseppe (tel. 06 660391) in via del Fontanile Arenato 277.
Ore 15,00: in sala Nervi, veglia e presentazione dei santi Guido Conforti, Luigi Guanella e Bonifacia de Castro
Ore 19,30: Cena e pernottamento.
Domenica 23 ottobre
Mattino: Celebrazione della canonizzazione a S. Pietro
Pomeriggio: Visita guidata alla città e festa di fraternità, con musical dei giovani di Salerno
Lunedì 24 ottobre 2011
Ore 9,00: Celebrazione di ringraziamento a San Paolo con il mandato missionario
Ore 12,00: Pranzo e ritorno, con arrivo a Zelarino in serata
La quota di partecipazione individuale è di € 230 in camera doppia
(camera singola supplemento di € 30).
Per informazioni e prenotazioni, chiamare i saveriani di Zelarino al
numero 041 907261.
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