ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA
Ufficio stampa
Rassegna
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29 maggio 2008
Responsabile :
Claudio Rao (tel. 06/32.21.805 – e-mail:[email protected])
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ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA
SOMMARIO
Pag. 3 AVVOCATI: Avvocati, un dialogo bipartisan (italia oggi)
Pag. 5 AVVOCATI: Legali, nuova stagione - di Antonio Giorgino - Vicepresidente
dell'Organismo unitario dell'Avvocatura italiana e componente del Consiglio
giudiziario presso la Corte d’Appello di Bari (italia oggi)
Pag. 6 AVVOCATI: L’italiano De Rossi alla vicepresidenza (il sole 24 ore)
Pag. 7 AVVOCATI: L'Anf incontra il governo ombra del Pd (mondo professionisti)
Pag. 8 RIFORME GIUSTIZIA: Intercettazioni, si studia la stretta (il sole 24 ore)
Pag. 9 RIFORME GIUSTIZIA: Giustizia, ecco le richieste dei magistrati al governo
(la repubblica)
Pag.10 RIFORME GIUSTIZIA: Giustizia/Buongiorno: amnistia e immunità
parlamentare non a odg (apcom)
Pag.11 SICUREZZA: Berselli: Ddl arriva in tempi brevi, ma ora avanti con Dl (apcom)
Pag.12 SICUREZZA: Torna reato il rifiuto dei test su alcol e droghe (il sole 24 ore)
Pag.14 MAGISTRATI: Rifiuti, la rivolta delle toghe "Superprocura incostituzionale"
(la repubblica)
Pag.15 PARLAMENTO: Enrico Costa Capogruppo del PdL nella Commissione
Giustizia (www.targatocn.it)
Pag.16 PROFESSIONI: Finalmente è ufficiale il riconoscimento delle nuove professioni
di Pierluigi Mantini - Responsabile professioni Pd (mondo professionisti)
Pag.17 STUDI LEGALI: Mappare le competenze - di Giovanna Stumpo (italia oggi)
Pag.19 CONCILIAZIONI: Doppio invito a conciliare (italia oggi)
Pag.20 ANTITRUST: L'impegno che piace all'impresa (italia oggi)
Pag.21 EUROPA: Lobbisti europei sotto lo stretto controllo della Commissione
(italia oggi)
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ITALIA OGGI
RIFORME/ Tra gli obiettivi della categoria processi più veloci e riordino della professione
Avvocati, un dialogo bipartisan
Va bene Alfano. Ma mano tesa anche al ministro ombra
Dialogo bipartisan in modo da arrivare a convergenze necessarie sulla velocizzazione del processo
civile e penale, la maggiore produttività degli uffici giudiziari e la riforma della professione. Gli
avvocati scelgono il dialogo a 360 gradi, tanto con la maggioranza che con l'opposizione, sperando così
di allargare le chance di vedere realizzate in questa legislatura le sospirate riforme organiche della
giustizia e dell'avvocatura, per la maggior parte rimaste disattese negli ultimi anni.
Così martedì scorso, nel giorno in cui il nuovo guardasigilli, Angelino Alfano, ha presentato le linee del
suo programma al Csm, e in attesa di incontrare il ministro nei prossimi giorni, i rappresentanti dei
legali sono stati ricevuti dal ministro ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia.
«Alfano ha detto cose rassicuranti, anche se ancora siamo sul generico», spiega Michelina Grillo,
presidente dell'Oua, l'organismo unitario dell'avvocatura. «Speriamo di vederlo presto per
parlare di provvedimenti concreti, provvedimenti dei quali intanto abbiamo discusso con il
governo ombra, dal momento che l'opposizione intende presentare alcuni disegni di legge
importanti sui quali far convergere anche il consenso della maggioranza». Una filosofia riassunta
bene anche da Valter Militi, presidente dei giovani avvocati dell'Aiga, secondo il quale «la scelta del Pd
di ispirarsi al modello anglosassone, attraverso la costituzione di un governo ombra, semplifica il
dialogo sulle questioni centrali del paese e sulla questione giustizia, per la quale c'è bisogno di una forte
assunzione di responsabilità da parte di governo e opposizione per operare riforme organiche e rifuggire
da interventi estemporanei e contrapposizioni di ruolo».
I legali hanno apprezzato la rassicurazione da parte di Tenaglia sulla necessità di andare avanti sulla
riforma della professione secondo linee condivise anche dall'avvocatura. E quindi l'apertura alla
revisione dell'accesso per sfoltire i grandi numeri, al riconoscimento delle peculiarità della professione
e alle riserve di competenze, e magari un approccio più cauto alle liberalizzazioni, in tema di tariffe e
pubblicità. Un atteggiamento aperto al dialogo che a Grillo è suonata, se non proprio come
un'autocritica, almeno come «un esame di coscienza» da parte del centro-sinistra
sull'incompletezza e imprecisione di alcune norme delle leggi Bersani. Soprattutto per quanto
riguarda i giovani. «Liberalizzare completamente tariffe e pubblicità va a scapito degli studi piccoli e
dei giovani, magari costretti a lavorare sottocosto, e non sempre in grado di pagarsi la pubblicità, al
contrario delle grandi law firm», commenta infatti Militi. Che in tema di società professionali avverte il
Pd: «piuttosto che pensare alle società di capitali come strumento di crescita, i giovani vanno aiutati
favorendo il loro ingresso nel mercato professionale, creando un forte collegamento tra università,
ordini ed imprese, e prevedendo agevolazioni per chi voglia specializzarsi o associarsi».
Apprezzamento per Tenaglia anche da parte di Bruno Sazzini, segretario dell'Associazione nazionale
forense, che però sottolinea che «non risulta chiara la prospettiva del governo ombra in materia di
riforma della professione quando si fa esplicito riferimento alla distinzione tra la figura dell'avvocato
“nella causa” e quella dell'avvocato consulente».
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Riallacciato il dialogo su questi temi caldi con il Pd, e ottimisti sull'attenzione che il Pdl ha sempre
mostrato per le prerogative dei professionisti, i legali sperano che si arrivi a una riforma condivisa da
portare a casa in tempi brevi.
Più articolato il giudizio sul programma giustizia. Tenaglia ha insistito, tra l'altro, sulla necessità di
razionalizzare il processo civile; aumentare la produttività degli uffici tramite figure di giudicemanager, un premio ai distretti che impiegano le pratiche migliori e il completamento del processo
telematico; riformare la magistratura onoraria. Tutte idee sulle quali i legali si trovano in sintonia, e che
riecheggiano grossomodo anche nel programma presentato da Alfano, del quale gli avvocati
apprezzano anche l'accento sullo «smaltimento dei processi penali e civili riprendendo le riforme dei
codici elaborate dalle commissioni istituite all'epoca da Castelli», o attraverso il potenziamento delle
adr.
Qualche ombra nella prima uscita pubblica del nuovo ministro semmai si intravede, come spiega
ancora Grillo, in quella che sembra una «marcia indietro» sulla separazione delle carriere, e nel
timore che le risorse e gli stanziamenti previsti rimangano lettera morta. «In questi giorni si parla
di un taglio di 20 milioni di euro alla giustizia per finanziare l'Ici, non vorremmo che la giustizia
sia avvertita come priorità solo dal ministro e non da tutto l'esecutivo», insiste Grillo.
Apprezzamento per le aperture dimostrate da Tenaglia in materia di modernizzazione della macchina
giudiziaria anche dall'Anf, che però sottolinea «con un certo rammarico l'assenza di un simile momento
di confronto durante la scorsa legislatura, quando il Pd era forza di governo». Teresa Pittelli
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ITALIA OGGI
L'intervento
Legali, nuova stagione
di Antonio Giorgino - Vicepresidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura italiana e
componente del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di Bari
Con l'istituzione dei nuovi consigli giudiziari e la previsione del loro ruolo nell'assetto di autogoverno
della magistratura, secondo la previsione legislativa di cui al dlgs 25/06 così come modificato dalla
legge 111/2007, gli avvocati sono stati chiamati a farne parte secondo i criteri di cui all'articolo 8 della
suddetta legge.
Nella programmazione degli incontri di studio per l'anno 2008 il Csm ha ritenuto, con delibera adottata
all'unanimità il 15/05/2008, di organizzare due incontri di studio nel giugno prossimo a Roma fra tutti i
componenti dei consigli giudiziari per garantire «un'adeguata offerta formativa comune tra magistrati di
nomine elettive, di avvocati e di professori universitari designati».
Si tratta di un importante e storico segnale che apre una stagione nuova nei rapporti tra magistrati e
avvocati, soggetti indispensabili della giurisdizione, che certamente realizzerà quella sintonia
nell'organizzazione e nel migliore funzionamento e controllo dell'andamento degli uffici giudiziari.
È diffusa convinzione, infatti, che il cittadino ha diritto di ottenere quel servizio o prodotto sociale che è
la resa di giustizia, di qualità accettabile: servizio dato in tempi ragionevoli da un'organizzazione nella
quale confluisce l'impegno paritario dei diversi soggetti della giurisdizione con i propri doveri e le
proprie responsabilità.
L'iniziativa encomiabile del Csm va in questa direzione ed ecco perché l'Avvocatura italiana ritiene,
senza retorica, che si sia aperta «una nuova stagione».
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IL SOLE 24 ORE
ORDINI DEI LEGALI UE
L’italiano De Rossi alla vicepresidenza
È italiano il nuovo vicepresidente della Federazione degli Qrdini europei, l’organizzazione che riunisce
i Consigli locali degli avvocati dei Paesi Ue. Guido De Rossi, ex presidente degli Ordini degli avvocati
di Foggia, ora alla guida dell’unione degli Ordini forensi pugliesi, è stato nominato la settimana scorsa
a Istanbul. Nel 2010 diventerà automaticamente presidente dell’organismo europeo che ha sede a
Strasburgo.
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MONDO PROFESSIONISTI
L'Anf incontra il governo ombra del Pd
L’Associazione nazionale forense ha incontrato oggi il ministro ombra della Giustizia per il Partito
Democratico, on. Lanfranco Tenaglia. L’ Anf ha espresso apprezzamento per le aperture dimostrate in
materia di modernizzazione della macchina giudiziaria, pur sottolineando con un certo rammarico
l’assenza di un simile momento di confronto durante la scorsa legislatura, quando il Pd era forza di
governo. La delegazione dell’Anf, composta dal segretario Bruno Sazzini e dai membri del direttivo,
Ester Perifano e Ferdinando De Simone, ha rimarcato in particolare la convergenza di intenti su alcuni
dei temi cari all’Associazione, tra questi l’urgenza di rilanciare e portare a compimento il processo
telematico e la necessita di tutelare e motivare la professionalità del personale amministrativo. L’on.
Tenaglia ha inoltre apprezzato la proposta avanzata dall’ Anf in materia di modifica del sistema di
pagamento del difensore d’ufficio. Positivo anche il commento del segretario Sazzini per il quale,
tuttavia, “non è risultata chiara la prospettiva del Governo ombra in materia di riforma della professione
forense quando, in particolare, si fa esplicito riferimento alla distinzione tra la figura dell’avvocato
“nella causa” e quella dell’avvocato “consulente”.
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IL SOLE 24 ORE
Giustizia. Alfano incontra l’Anm
Intercettazioni, si studia la stretta
È cominciato il conto alla rovescia sulla stretta del Governo alle intercettazioni telefoniche. Ieri il
ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dato ufficialmente l’incarico ai suoi collaboratori (tra i
quali Augusta Iannini, appena nominata capo dell’ufficio legislativo) di predisporre uno schema di
disegno di legge,sulla falsariga di quello presentato, nel 2005, dal Governo Berlusconi. Il premier
vorrebbe accelerare i tempi. «Ma la materia è troppo delicata per pensare di farcela in tre giorni spiegano in ambienti vicini al Presidente del Consiglio - ci vorranno almeno tre settimane». Sui tempi,
Alfano non si sbilancia. Ieri si è limitato a dire che «la riforma è prevista dal programma del Pdl», che
«il Governo intende presentarla» e che «non conterrà restrizioni per i reati più gravi», ma un giro di vite
per chi viola la legge, perché «vogliamo che finisca il cattivo costume di vedere registrate e lasciate agli
atti telefonate che nulla hanno a che fare con le indagini per poi vederle, per giunta, pubblicate sui
giornali». Forse non ci saranno i anni di galera annunciati da Berlusconi in campagna elettorale, ma le
pene saranno comunque severissime per chi ordina e fa intercettazioni abusive e per chi ne pubblica il
contenuto. Come per la sicurezza, anche per le intercettazioni, dunque, non si parte da zero. Ieri Alfano
ne ha parlato per un’ora con Berlusconi e Niccolò Ghedini (deputato Pdl nonché avvocato del premier),
a Palazzo Grazioli. Tra le misure allo studio, c’è anche quella per evitare che i magistrati ricorrano
all’«escamotage» della «iper-rubricazione» dei reati su cui indagano allo scopo di far scattare
l’intercettazione, nonché quella di affidare a un collegio il potere di autorizzare la misura.
Di dettagli, però, Alfano non ha parlato. Nemmeno negli incontri avuti ieri; prima con una delegazione
del Pd, guidata da Lanfranco Tenaglia («Le intercettazioni non sono una priorità e comunque
bisognerebbe ripartire dal Ddl Mastelia approvato da un ramo del Parlamento», ha detto il ministro
ombra), poi con l’Anm e infine con i penalisti. I magistrati ricevuti a via Arenula (con Alfano c’erano i
due sottosegretari Caliendo e Casellati, il capo di gabinetto Nebbioso e la Iannini) hanno registrato
«positivamente» la disponibilità al confronto del ministro, che li ha rassicurati sul fatto che «non c’è
necessità — riferiscono — di toccare l’assetto costituzionale del Csm e nemmeno di separare le
carriere». Alfano ha solo ribadito che il Governo punta a «una più marcata distinzione tra le funzioni di
giudice e di Pm». «Anche il ministro - osserva il presidente dell’Anm, Luca Palamara - è consapevole
che non è tempo di riforma dei giudici, ma della giustizia. Noi gli abbiamo consegnato un pacchetto di
proposte concrete a costo zero riguardanti, tra l’altro, la revisione della geografia giudiziaria,
accorpando i Tribunali più piccoli; la sostituzione delle notifiche cartacee con quelle via mail; una
revisione delle impugnazioni e la riduzione dei riti nel civile. A breve ci farà sapere che cosane pensa».
L’Anm ha invece espresso alcune critiche sui decreti sui rifiuti e sulla sicurezza, con riferimento alla
competenza assegnata a una Superprocura e all’introduzione del reato di clandestinità. Anche i penalisti
hanno consegnato le loro proposte al ministro, rilevando un clima «positivo». Donatella Stasio
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LA REPUBBLICA
Giustizia, ecco le richieste dei magistrati al governo
ROMA - I rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati hanno consegnato al ministro della
Giustizia alcune proposte di riforma. Nell'incontro il ministro Alfano non ha parlato di separazione
delle carriere, argomento sensibile per la magistratura, sostenendo che non "è tempo di riforme della
magistratura, ma della Giustizia".
L'Anm ha formulato una serie di proposte tese soprattutto a migliorare le condizioni del sistema
giudiziario, che soffre di lacune amministrative e di difficoltà burocratiche.
Le schede dell'Anm fanno proposte di riforme e avanzano riserve su alcuni interventi del governo,
come ad esempio il recente decreto sui rifiuti in Campania.
Ecco i punti più importanti contenuti nelle schede dell'Anm che Repubblica pubblica in esclusiva.
1) Il ricorso delle notifiche degli atti processuali penali via "posta elettronica certificata".
2) Il timore che il decreto legge varato dal governo in materia di rifiuti in Campania istituisca una sorta
di pubblico ministero e giudice straordinario per il reato in materia ambientale, fatto vietato dalla
Costituzione.
3) La possibilità di inviare magistrati di prima nomina a funzioni requirenti o giudicanti monocratiche
penali negli uffici giudiziari del Meridione, in deroga al divieto imposto dal precedente governo.
4) Va ridefinito l'istituto della prescrizione dei reati.
La facoltà da parte del pm o del giudice, al fine di decongestionare i carichi penali, di pervenire a
soluzioni di non punibilità in caso di fatti connotati "da una marginale offensività".
Anche l'Unione delle Camere Penali ha consegnato un documento al ministro Alfano.
Alberto Custodero
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APCOM
Giustizia/Buongiorno: amnistia e immunità parlamentare non a odg
Possibile intervenire su ricorso in Cassazione
Roma, 29 mag. (Apcom) - La giustizia "è moribonda con prospettive di resurrezione. Io credo che la
giustizia ha talmente tempi lunghi che diventa ingiusta con tutti, anche con il condannato, messo in
carcere dopo anni e anni dal fatto". Lo afferma in un'intervista Giulia Bongiorno, presidente della
commissione Giustizia della Camera. Bongiorno assicura che non è all'odg l'amnistia, né il tema
dell'immunità parlamentare, mentre si dice a favore della separazione delle carriere dei magistrati.
La deputata del Pdl condivide la creazione di una sezione disciplinare esterna al Csm e composta da
una minoranza di magistrati: "La riforma del Csm va affrontata a tutto campo".
Quanto all'ipotesi di eliminare l'Appello, Bongiorno esprime contrarietà: "Assolutamente no, la
scommessa è ridurre i tempi, ma non le garanzie". Al massimo, aggiunge, "si potrebbe intervenire sul
ricorso in Cassazione, a volte proposto solo per perdere tempo, ma non credo che sia questo il primo
problema da affrontare".
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APCOM
Sicurezza/Berselli: Ddl arriva in tempi brevi, ma ora avanti con Dl
"Convinto che da Pd ci sarà collaborazione". Domani audizioni
Roma, 28 mag. (Apcom) - "Il ddl sulla sicurezza arriverà in tempi brevi, intanto si va avanti con l'esame
del decreto legge che sarà su un binario parallelo ma non congiunto". Il presidente della commissione
Giustizia del Senato, Filippo Berselli, fa il punto della situazione al termine della prima riunione delle
commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia che oggi hanno iniziato l'esame del dl
sicurezza.
"Non abbiamo mai pensato - ha spiegato Berselli - di rallentare l'iter del dl per attendere il ddl. Oggi
abbiamo registrato una sostanziale disponibilità del Pd e sono convinto che ci sarà un'ampia
collaborazione anche perchè molti provvedimenti contenuti nel decreto facevano parte del pacchetto
Amato".
, a cominciare dalle 11, ci saranno le audizioni del capo della Polizia Antonio Manganelli, del direttore
del Dap Ettore Ferrara e di quello del Dipartimento per le libertà civili Mario Morcone. La prossima
riunione, ha concluso Berselli, sarà martedì alle 14.30 con la possibilità di una seduta notturna per
giungere alla conclusione della discussione generale.
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IL SOLE 24 ORE
Sicurezza. Il decreto legge mette fine a 10 mesi di depenalizzazione
Torna reato il rifiuto dei test su alcol e droghe
Per il Governo l’emergenza è sul fronte degli stupefacenti
Torna reato il rifiuto di sottoporsi ai test sull’assunzione di alcol o stupefacenti. Da martedì, con
l’entrata in vigore del decreto legge che dispone una prima serie di misure urgenti in materia di
sicurezza, la resistenza all’effettuazione della verifica sulle condizioni di lucidità può costare molto cara
all’automobilista: scatterà un’ammenda da i.5oo a 6mila euro e l’arresto da 3 mesi a un anno. Un
ritorno al passato rispetto al regime precedente che puniva la condotta solo sul piano amministrativo.
Inasprimento da verificare. L’inasprimento nasce però da una convinzione in parte infondata. Che
l’assenza di un deterrente sul piano penale abbia di fatto condotto alla materiale impossibilità di
contestare il reato, previsto dal Codice della strada, di guida sotto l’effetto di stupefacenti. Una
situazione che, chiarisce la relazione al decreto legge, rappresenta la diretta conseguenza della
depenalizzazione: diventa di fatto impossibile per le Forze dell’ordine accertare la circostanza che la
persona controllata è sotto l’effetto di stupefacenti e molto arduo provare, senza il pericolo di
contestazioni difensive, l’assoggettamento a alcol. Dopo solo un anno così, finisce in soffitta la
depenalizzazione introdotta con il decreto Bianchi nell’estate scorsa (Dl 117/07). Che però, alla prima
prova dei fatti, non sembrava avere avuto effetti dirompenti. Almeno sul fronte della guida in
condizioni di ebbrezza. A periodo di confronto omogeneo (si veda «Il Sole 24 Ore del lunedì» del 12
maggio), infatti, se la crescita in valore assoluto dei rifiuti c’era stata, questa perdeva di rilevanza alla
luce dell’aumento sensibile dei controlli. Tra il 4 agosto2007, data di entrata in vigore del decreto
Bianchi, e il 31 marzo 2008, infatti, i dati della Polizia Stradale segnalano sì un aumento dei rifiuti da
617 a 1.059 (alcol) e da 184 a 390 (stupefacenti). Dove però l’aumento dei controlli sull’abuso di
bevande alcoliche ha portato a un rapporto tra totale dei rifiuti e verifiche complessive dello 0,13 per
cento.
Il nodo stupefacenti. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda gli stupefacenti. Qui infatti i rifiuti
si sono più che raddoppiati con solo il 10% dicasi in cui il rifiuto a sottoporsi al test ha portato anche
alla denuncia per guida sotto droghe. Una diversità,,poi, che trova eco anche nelle sentenze della Corte
di cassazione che, più volte, ha affermato che l’influsso di alcol può essere accertato anche con
l’impiego di altri indici e non solo con la soggezione al test. La stessa Corte però ha ricordato che, per
quanto riguardagli stupefacenti in genere, è assai difficile individuare un test di sufficiente attendibilità.
Lo stesso passaggio dall’area penale a quella amministrativa sancito dal decreto Bianchi non è che
avesse poi reso più tenue l’apparato delle sanzioni. Fino a lunedì, infatti, chi rifiutava il test veniva
sottoposto a una sanzione pecuniaria di almeno 2.500 euro, oltre al fermo amministrativo dell’auto e
alla sospensione della patente da 6 mesi a 2 anni.
Tribunali in attesa. Sul fronte dell’organizzazione degli uffici giudiziari, intanto, non si segnalano
ancora situazioni di emergenza soprattutto per la natura del decreto legge. Un primo bilancio è ancora
prematuro e sarà possibile solo tra qualche mese. Le norme penali, di segno peggiorativo, infatti, non
sono certo retroattive, ed è il caso della trasgressione all’ordine di espulsione del prefetto per Io
straniero che ha ricevuto una condanna superiore ai 2 anni di carcere (in precedenza erano 10) oppure
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dell’inasprimento delle pene in caso di omicidio colposo, approvato soprattutto per colpire più
duramente i pirati della strada. Quelle di procedura come l’incentivo al rito immediato e a quello
direttissimo sono comunque sottoposte alla discrezionalità del pubblico ministero che può decidere di
proseguire comunque le indagini senza andare subito in dibattimento.
AI Senato è polemica. Infine, sui versante del cammino parlamentare, ieri al Senato è iniziata la
discussione del testo con l’opposizione che si è divisa. Idv e Udc hanno abbandonato i lavori
parlamentai per protestare contro l’inerzia del Governo che non ha ancora presentato il disegno di legge
sulla sicurezza come promesso per assicurarne un esame congiunto con il decreto. Alfredo Mantovano,
sottosegretario all’Interno, ha garantito che il provvedimento è stato rallentato dalla necessità, tra
l’altro, di individuare le fonti di copertura finanziaria adeguata, ma che l’intenzione del Governo è di
approvare al più presto anche i decreti legislativi che completano il pacchetto sicurezza. Giovanni Negri
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LA REPUBBLICA
Dura polemica al Csm: le nuove norme non aiutano le indagini
A Chiaiano lanciati tre petardi contro la polizia
Rifiuti, la rivolta delle toghe
"Superprocura incostituzionale"
NAPOLI - La Procura di Napoli fa quadrato contro il decreto Berlusconi: le nuove norme, secondo i
magistrati, non aiutano le indagini sui rifiuti, anzi rischiano di ostacolarle, sollevano perplessità di
carattere costituzionale e renderanno "possibile smaltire in discarica", solo nella regione Campania, "un
rifiuto normativamente considerato pericoloso in qualsiasi paese europeo".
Un documento di quattro cartelle, firmato da 75 magistrati su 107, è stato inviato ieri all'attenzione del
Csm per chiedere di esprimere parere negativo sulla riforma. Questo mentre, dinanzi agli ultimi
sviluppi investigativi, i sindaci di alcuni comuni interessati dal piano varato per uscire dalla crisi
chiedono ulteriori accertamenti sulla tossicità. "Alla luce di quanto sta accadendo è giusto verificare
cosa sia stato versato nella discarica"; afferma Palmiro Cornetta, sindaco di Serre. E il clima resta teso a
Chiaiano, dove ieri sera sono stati lanciati tre petardi collegati a bombolette di gas contro la polizia.
Ma a far riflettere è soprattutto la mobilitazione dei magistrati. La riforma, scrivono i pm di Napoli,
"non sembra assecondare e sostenere lo sforzo profuso dal nostro ufficio e dagli altri uffici inquirenti
campani" nelle indagini che hanno "cercato di contrastare fenomeni illegali di vario tipo, anche
riguardanti le infiltrazioni della criminalità camorristica nel settore dei rifiuti, di individuare gravi
degenerazioni amministrative e di contenere e ridurre il danno arrecato all'ambiente, al territorio e alla
salute dei cittadini".
In calce al documento, le firme di veterani dell'ufficio come il pm di Calciopoli, Giuseppe Narducci, o
di sostituti impegnati in prima fila nelle indagini anticamorra come Marco Del Gaudio, Antonello
Ardituro e Sergio Amato. Hanno firmato i procuratori aggiunti Sandro Pennasilico, Franco Roberti e
Aldo De Chiara, ma anche i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, titolari dell'indagine sulla gestione
dei rifiuti che da martedì mattina tiene agli arresti domiciliari 25 persone fra le quali l'ex vice di Guido
Bertolaso, Marta Di Gennaro, l'amministratore delegato di Fibe, Massimo Malvagna, imprenditori e
dirigenti della struttura commissariale.
La nota parte proprio nel giorno in cui il capo dei pm del capoluogo campano, Giandomenico Lepore,
ha incontrato in via Arenula il ministro della Giustizia, Angelino Alfano per discutere dei profili
organizzativi della riforma che, nei fatti, istituisce una procura regionale e un tribunale specializzato in
materia di rifiuti. Il Guardasigilli ha difeso il progetto: "Quella dei rifiuti - ha detto il ministro - è
un'emergenza globale, per la quale abbiamo assunto misure che riattribuiscono competenze, soprattutto
al procuratore di Napoli. Vogliamo evitare che ci siano pressioni sui magistrati territoriali".
Ma i sostituti non condividono questa impostazione. E scrivono: "Viene dilatato il potere di gestione
del procuratore capo e il rischio che si prospetta è quello di vedere cancellata l'indipendenza interna e
l'autonomia professionale dei sostituti". I magistrati parlano poi di "enormi perplessità destate
dall'attribuzione alla Procura di Napoli in via retroattiva" delle indagini pendenti presso gli altri uffici
della regione. E non manca un passaggio sulla parte nella quale il decreto "assicura una deroga a
principi generali in materia di gestione dei rifiuti", vale a dire la materia al centro dell'inchiesta di
queste ore. "Solo in Campania - rilevano i pm - posto che nelle altre regioni vige il divieto assoluto,
sarà possibile smaltire in discarica un rifiuto normativamente considerato pericoloso in qualsiasi paese
europeo". Dario Del Porto
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Enrico Costa Capogruppo del PdL nella Commissione Giustizia
Con il ruolo di Capogruppo coordinerà altri 19 deputati del Popolo delle Libertà nella Commissione
Giustizia della Camera. Si tratta del parlamentare monregalese Enrico Costa cui è stato conferito ieri
l’incarico. “E' motivo di grande soddisfazione, – commenta Costa – è impegnativo, ma stimolante: la
Commissione, infatti, è il punto di riferimento a livello parlamentare delle politiche che la Pdl
intenderà perseguire in materia di Giustizia. L’esperienza offertami nella scorsa Legislatura dall’On.
Pecorella che mi ha preceduto nella veste di capogruppo, mi sarà indubbiamente da esempio. La
Commissione Giustizia - osserva – non svolge solo attività legislativa, ma assolve anche ad un ruolo di
indirizzo, di controllo e conoscitivo in svariate materie: dal diritto civile a quello penale, nel diritto
amministrativo, tributario, in ordine all’ordinamento giudiziario ed allo stato giuridico ed economico
dei magistrati ordinari e amministrativi.
La Giustizia- conclude Costa - è ovviamente all’ordine del giorno per le tante emergenze che
caratterizzano a tuttora il nostro Ordinamento. Due interventi ad oggi restano prioritari: l’esame del
pacchetto sicurezza e l’adozioni di provvedimenti tesi a sveltire e rendere più efficace la giustizia
civile, in particolare abbreviandone i tempi”. P. L.
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MONDO PROFESSIONISTI
Finalmente è ufficiale il riconoscimento delle nuove professioni
di Pierluigi Mantini - Responsabile professioni Pd
Con la pubblicazione del decreto attuativo sulla G.U. è ormai ufficiale la procedura di riconoscimento
delle associazioni professionali in Italia. È una parte importante delle politiche del lavoro, attuata per
iniziativa delle forze del PD nella scorsa legislatura, perché esistono molti nuovi profili professionali
nell’informatica, nella comunicazione, nel campo finanziario e tributario, nel turismo, nel fitness, nel
settore immobiliare e in molti altri campi dell’economia della conoscenza e dei servizi, che meritano di
essere riconosciuti e responsabilizzati dinanzi al mercato e alla società. Si è affermato così, accanto ad
ordini e collegi, il secondo pilastro delle nuove professioni, adeguando all’evoluzione della realtà il
sistema italiano delle professioni. Naturalmente occorre completare il quadro complessivo della riforma
delle professioni precisando che non può esserci abuso di titolo e definendo gli assetti delle
competenze. Tuttavia il PD ritiene che oggi si sia compiuto un passaggio di grande rilievo per la
modernizzazione delle professioni italiane.
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ITALIA OGGI
Il management dello studio legale
Mappare le competenze
di Giovanna Stumpo
In ogni organizzazione produttiva lo sviluppo di una strategia vincente richiede di individuare le
variabili più importanti del business e di monitorarle nel loro andamento.
Nel contesto azienda si parla in proposito di Pam - Performance analysis management (i.e. gestione
dell'analisi delle prestazioni) ossia di un metodo di analisi e controllo, in grado di rappresentare in
maniera oggettiva la prestazionalità delle variabili strategiche dell'organizzazione, attraverso l'esame di
dati e delle informazioni, con riferimento anche agli effetti economici e finanziari correlati al loro
sviluppo. Tanto nel contesto manifatturiero che in quello del terziario gli elementi principali correlati
alla «produttività» che è utile individuare e tenere sotto controllo attengono in particolare a: utilizzo
degli impianti e delle strumentazioni; efficienza dei processi (i.e. rapporto tra attività effettive e attività
pianificate); rendimento delle persone/produttività del lavoro; diseconomie/scarto.
Alla base della realizzazione di un sistema di Pam è quindi, da un lato-, la scelta da parte
dell'organizzazione di quelli che sono gli indicatori di processo, comportamentali, di performance
economio-finanziaria ecc., che consentono di controllare le variabili di cui sopra, verso il
raggiungimento di determinati obiettivi dati; d'altro lato, la scelta di dare corso a quel processo che
attiene al controllo di gestione, mediante il quale il management sia sempre in condizione di: avere un
quadro completo dello stato attuale (status quo); disporre di dati concreti, precisi, misurabili e
tempizzati; individuare gli elementi positivi, a fronte di criticità attuali (e loro cause) e potenziali;
definire «mappe di miglioramento» per gestire adeguatamente gli elementi negativi/ potenziare gli
elementi positivi.
Nel contesto legale il ricorso a metodi e strumenti utili alla realizzazione del Pam sono rari e di scarsa
diffusione; e vi è scarsa consapevolezza del fatto che, di tutte le variabili dette, quella principale da
monitorare è certamente data dalla componente umana, stante che solo attraverso la misurazione
oggettiva di «chi fa (o meglio è capace di fare) cosa e quando», che si ha al contempo la misura della
«prestazionalità» globale. In ambiente legale vi è cioè scarsa consapevolezza del fatto che la (misura
della) capacità dello Studio (di rispondere in modo efficiente ed efficacemente alle esigenze e
aspettative dei suoi pubblici) è fortemente condizionata dalla (misura della) capacità delle persone di
cui si compone internamente o cui ricorre esternamente, di realizzare i processi e le attività di sviluppo
del lavoro, e si trascura di considerare che proprio in un contesto in cui la realizzazione delle
prestazioni è fortemente «permeata» dalla componente umana, e più che mai utile riflettere
sull'importanza di misurare le capacità delle persone, analizzando anche sempre con cognizione di
causa i cambiamenti che, nel tempo, si realizzano a livello di aree/attività, ruoli, responsabilità,
comportamenti.
Come fare per agire sulla (misura) della prestazionalità globale, partendo da quella individuale?
Il primo passo utile consistere nel mappare le competenze di Studio.
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Quello della competenza è infatti un concetto complesso che attiene alla capacità della persona di
compiere una determinata attività attraverso il possesso e la messa in atto di saperi, capacità, abilità,
comportamenti ed esperienze. A livello strutturale «la competenza» si compone di alcuni elementi di
base (anche noti come le 3 C) che consistono sostanzialmente in:
- conoscenze connesse alla posizione (ossia il sapere = tecniche e metodologie utilizzate nello
svolgimento dei processi lavorativi acquisibili prevalentemente con formazione, periodi di tutoring/
affiancamento, svolgimento pratico-lavorativo, esperienze ecc.);
- capacità implicate dalla posizione ricoperta (il saper fare = capacità di svolgere determinate attività,
operazioni o processi, anche non possedendo la piena conoscenza delle tecniche e delle metodologie di
lavoro);
- comportamenti attesi dalla posizione (il saper essere = comportamenti e modalità del comportamento,
anche espressivi di valori e motivazioni messi in atto nel corso dell'attività lavorativa).
Stilare il bilancio delle competenze di Studio significa cioè tracciare il profilo delle persone di cui si
compone la struttura sotto il profilo delle loro conoscenze (di discipline o argomenti specifici) delle
loro capacità (di eseguire un determinato compito intellettivo o fisico) e loro attitudini comportamentali
(motivazioni, bisogni o spinte interiori che normalmente inducono un individuo ad agire verso
determinati obiettivi; atteggiamenti, valori, concetto di sé, fiducia in sé). Ossia fruire di dati e
informazioni utili a realizzare interventi mirati, di più ampio respiro, in termini di: migliore utilizzo
delle risorse; risorse umane (più) preparate e motivate; ricerca della soddisfazione del personale;
incentivazione alla produttività. (riproduzione riservata)
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ITALIA OGGI
Da Milano arriva un progetto per guidare i cittadini e gli utenti
Doppio invito a conciliare
Formazione, magistrati e avvocati in campo
Guidare cittadini e utenti nella conoscenza e nell'utilizzo della conciliazione in alternativa al giudizio e
all'arbitrato. Parte proprio in questi giorni il primo seminario informativo per professionisti del progetto
Conciliamo nato a marzo scorso nel distretto della Corte d'appello di Milano: il fine è quello di informare gli
stessi addetti ai lavori e formarli in vista di quella terza via che non prende né la strada del giudizio né quella
dell'arbitrato. L'iniziativa pilota prevede che prima di promuovere una causa civile, sia data alle parti ampia
informazione sulla possibilità di avviare un tentativo di conciliazione stragiudiziale ricorrendo ai servizi forniti
dagli organismi di conciliazione territoriali. Invito, questo, che potrà ripetersi dal giudice anche in corso di causa.
Dieci e oltre i promotori: l'associazione per lo sviluppo delle agenzie di conciliazione, la camera arbitrale
nazionale e internazionale di Milano, la camera di conciliazione dei commercialisti, i collegi dei periti e dei
ragionieri e gli ordini di avvocati, consulenti del lavoro e commercialisti milanesi. Ma la maggior novità riguarda
magistrati e avvocati a cui per la prima volta un progetto di questo tipo assegna un ruolo di assoluta preminenza
nella sperimentazione: sia prima sia durante la causa, è infatti loro il compito di prospettare alle parti la soluzione
alternativa offerta dalla conciliazione stragiudiziale. Per cominciare, il progetto mette a disposizione del
potenziale interessato tutta una serie di strumenti: un opuscolo informativo sulla conciliazione con caratteristiche,
utilità e modalità di attivazione del servizio, la lista degli Organismi di conciliazione aderenti alla
sperimentazione tra i quali scegliere liberamente il centro cui rivolgersi e un modulo per l'attivazione del
servizio. Se il cliente acconsente l'avvocato, direttamente o tramite uno degli organismi di conciliazione,
trasmette con raccomandata il modulo alla controparte la quale entro 15 giorni dal ricevimento è chiamata ad
aderire o meno all'esperimento del tentativo di conciliazione.
Una volta che la controparte aderisce al tentativo di conciliazione, le parti si rivolgeranno all'organismo prescelto
di comune accordo e potranno così accedere alla conciliazione con o senza l'assistenza degli avvocati.
Se il tentativo di conciliazione ha successo, le parti firmano l'accordo transattivo raggiunto; viceversa, se dovesse
fallire le parti daranno atto di tale fallimento nel primo atto introduttivo del giudizio. L'intervento del giudice si
inquadra invece nelle novità del codice di procedura civile che non prevede più l'obbligatorietà da parte del
magistrato di tentare una conciliazione giudiziale: la nuova disciplina dà infatti autonomo rilievo alla comune
intenzione delle parti di procedere sia al tentativo di conciliazione giudiziale sia stragiudiziale.
Può quindi prevedersi che ciascun difensore, alla prima udienza, dichiari a verbale se è intenzione del proprio
assistito procedere a un tentativo di conciliazione giudiziale ovvero di conciliazione stragiudiziale ricorrendo in
questo caso agli organismi di conciliazione aderenti al progetto di sperimentazione. Analogamente può
prevedersi che il giudice istruttore, utilizzando i poteri di direzione del processo, inserisca nel decreto di
differimento della prima udienza previsto dall'art. 168-bis, quinto comma del cpc, uno specifico invito ai
difensori a rendere tale dichiarazione a verbale nella prima udienza. A seconda del tenore della dichiarazione
delle difese, il giudice istruttore avrà quindi due possibili scelte: fissare direttamente l'udienza ex art. 185 cpc in
base al quale esperire il tentativo di «conciliazione giudiziale» o rinviare la trattazione della causa ad altra
udienza entro un lasso di tempo che consenta alle parti di esperire il tentativo di «conciliazione stragiudiziale»,
avvalendosi di uno degli organismi di conciliazione aderenti alla sperimentazione, liberamente scelto dalle parti
medesime. In ogni caso è comunque fatta salva per il giudice istruttore la facoltà di disporre la comparizione
personale delle parti al fine di rinnovare il tentativo di conciliazione e magari invitare le parti comparse a un
tentativo di conciliazione stragiudiziale che sarà esercitata quando il giudice istruttore ritenga che le loro
posizioni consiglino la soluzione transattiva della lite. Marzia Paolucci
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ITALIA OGGI
Al centro di un convegno a Treviso l'istituto che punta a tagliare costi legali e risarcimenti
L'impegno che piace all'impresa
Proposte d'accordo all'Antitrust nel 45% delle infrazioni
L'istituto degli impegni mette d'accordo Antitrust e imprese. Rappresenta infatti un'occasione per il
Garante di risparmiare sul contenzioso amministrativo e velocizzare le pratiche, per le aziende di non
incorrere in sanzioni, di ridurre parte rilevante dei costi legali e di diminuire il rischio di azioni
risarcitorie. Insomma, l'introduzione della possibilità di risoluzione dei procedimenti di infrazione per
comportamenti anticoncorrenziali contenuta nel decreto Bersani del luglio 2006, come mostrano i
numeri, piace a entrambi: in quasi due anni le imprese hanno proposto impegni nel 45% dei casi di
infrazione, con una minore propensione nei procedimenti relativi a intese (29%) e una maggiore per i
casi di abusi (60%). Mentre il tasso di accettazione finale degli impegni da parte dell'Antitrust, una
volta pubblicati per le valutazione dei terzi interessati, è, a oggi, pari al 100%, escludendo i casi in cui il
garante è ancora impegnato nel loro esame. È quanto è emerso, tra l'altro, nel corso dell'ottava edizione
del convegno di Treviso «Antitrust fra diritto nazionale e diritto comunitario», che si è svolto il 22 e 23
maggio scorsi, ospitato dalla Fondazione Cassamarca e organizzato dalla Unione degli avvocati europei
(Uae) e dalla Associazione italiana della tutela della concorrenza (Lidc). Si tratta di un appuntamento di
incontro biennale degli esperti del diritto antitrust italiani, europei e internazionali. I numeri sull'utilizzo
dell'istituto degli impegni sono stati commentati da Paolo Buccirossi, direttore del Lear (Laboratorio di
economia, antitrust e regolamentazione), che ha evidenziato come in Italia il ricorso alle decisioni con
impegni sia stato molto elevato. Linea confermata anche dagli interventi di Carla Rabitti Bedogni,
componente dell'Autorità e del segretario generale della stessa, Luigi Fiorentino, che hanno illustrato
gli orientamenti del garante nell'applicazione della nuova disciplina conseguente alla modernizzazione
introdotta, a livello comunitario, dal regolamento Ce n. 1/2003 e recepita, a livello nazionale, dal
decreto Bersani. Rabitti Bedogni ha definito l'istituto come il «punto di congiunzione tra l'interesse
dell'amministrazione a un uso efficiente delle proprie risorse e l'interesse delle imprese di non essere
destinatarie di un provvedimento dell'accertamento dell'infrazione». Mentre Fiorentino ha rilevato come
l'Autorità abbia cercato di «imprimere, fin dall'inizio, un approccio sostanzialistico e consumer
oriented, in conformità a quella che ha ritenuto essere la ratio del nuovo istituto introdotto dalla riforma
Bersani». Qualche voce dissonante sul punto è pervenuta invece dagli esponenti del mondo
professionale, economisti e avvocati, il cui ruolo verrebbe decisamente ridotto da queste nuove
procedure. Nel corso del convegno sono stati poi affrontati tutti i temi di attualità e interesse per gli
studiosi e gli esperti del settore, riservando una particolare attenzione agli ultimi sviluppi e orientamenti
nell'applicazione delle norme di diritto antitrust nell'era post modernizzazione e alla crescente
importanza del private enforcement, anche alla luce della recente introduzione nell'ordinamento italiano
della class action e della pubblicazione da parte della Commissione europea del Libro bianco in materia
di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie. Al convegno
hanno partecipato giuristi di impresa, rappresentanti di aziende di tutti i settori nonché avvocati
specialisti provenienti da vari paesi europei e dagli Stati Uniti. Gabriele Ventura
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ITALIA OGGI
Via libera al codice di condotta
Lobbisti europei sotto lo stretto controllo della Commissione
Lobbisti europei sotto lo stretto controllo della Commissione Ue. Ieri l'esecutivo Ue ha varato un codice
di condotta per i circa quindicimila lobbisti che ogni giorno gravitano intorno alle istituzioni
comunitarie. L'iniziativa fa parte di un progetto lanciato nel 2006 dalla Commissione Ue con l'intento di
far chiarezza nell'intero processo legislativo europeo. L'esecutivo ha poi deciso, il 21 marzo 2007, di
istituire un registro pubblico dei rappresentanti dei gruppi d'interesse che lavorano a Bruxelles e la
creazioni di un codice di deontologia comune per le lobby. La registrazione, nelle intenzioni
dell'esecutivo Ue, sarà volontaria, ma dovrà rispettare regole precise sulle informazioni da fornire. In
cambio l'esecutivo invierà loro, prioritariamente, documenti di consultazione nei settori di loro
interesse. Per raggiungere questo obiettivo, gli studi di consulenza dovranno dichiarare il fatturato
risultante dalle attività di lobbying e la parte relativa a ciascun cliente. Sette le regole che tutti i
rappresentanti di interessi dovranno rispettare, compresa quella di non «cercare di ottenere in modo
disonesto informazioni o decisioni» e di «non incitare il personale dell'Ue a infrangere le regole e le
norme di comportamento». Il codice va di pari passo con l'attuazione di un registro dei lobbisti, che sarà
lanciato il prossimo 23 giugno. Qualcosa di simile, in realtà già esisteva. Dal 1992 la Commissione ha
adottato una politica di autoregolamentazione. Il Parlamento europeo, invece, ha introdotto dal 1996 un
registro obbligatorio per tutti i soggetti che chiedono di essere accreditati e ne dà pubblico accesso
attraverso il proprio sito. Il Parlamento Ue ha già accolto in Plenaria, la proposta del commissario
all'Antifrode, Siim Kallas, specificando però che il registro sia obbligatorio, e non volontario come
invece aveva suggerito inizialmente. E ha chiesto inoltre che il registro sia comune per Parlamento,
Consiglio e Commissione. L'obiettivo è di fare in modo che le nuove regole siano in vigore entro le
elezioni europee del giugno 2009. da Bruxelles Sabina Pignataro
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Rassegna stampa - Ordine degli Avvocati di Trani