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DAI FRUTTETI PIEMONTESI
Una nuova macchina ideata in Germania
Il diradamento meccanico del melo
diventa una concreta possibilità
L
a qualità dei frutti intesa come forma e pezzatura
sono pre-requisiti commerciali indispensabili per
qualificare produzioni di primo piano nel panorama frutticolo regionale. Su melo, tali requisiti possono essere ottenuti con un’operazione di diradamento
selettivo effettuato precocemente a partire dall’inizio
fioritura. L’operazione deve necessariamente essere
effettuata con fitoregolatori di sintesi, non essendo
possibile gestire solo manualmente l’operazione in
tempi tecnici adeguati e con costi contenuti. Sino al
2008 la molecola di riferimento era il carbaryl, e la
sua revoca nell’ambito della revisione UE per le registrazioni degli agrofarmaci ha reso il diradamento
un’operazione decisamente più problematica. Le molecole attualmente disponibili, quali ad esempio la 6benziladenina, l’acido α-naftalenacetico, la sua amide e l’ethephon non consentono infatti di affrontare il
problema in modo altrettanto semplice (un solo prodotto valido per tutte le varietà come avveniva con il
carbaryl) e con costanza di risultati paragonabile alla
molecola tradizionale. La loro efficacia è altamente
influenzata dalle condizioni meteorologiche, e non è
facile prevedere la percentuale di diradamento per
ogni impianto e per ogni annata.
Una nuova possibilità si è presentata quest’anno
con l’introduzione di una macchina diradante che
sembra poter assolvere in buona parte questo gravoso
compito, svolgendo un’azione diradante efficace ed
economicamente vantaggiosa, nel rispetto delle normative e dell’ambiente. Si tratta di una macchina
ideata in Germania da un produttore biologico nei
primi anni ‘90. L’intento del frutticoltore era quello di
trovare una tecnica con cui si potesse risparmiare lavoro, senza l’utilizzo di sostanze chimiche e che fosse
il più indipendente possibile dalle condizioni meteorologiche. Rispetto al prototipo iniziale, la macchina
ha già subito molte trasformazioni che l’hanno migliorata e ne hanno agevolato l’utilizzo, rendendola ad
oggi oggetto d’interesse a livello internazionale. Sperimentata in Italia solo nelle aree melicole del Nord-Est,
nel 2009 è stata oggetto di un’ampia sperimentazione
nel comprensorio frutticolo del Piemonte. La sperimentazione, realizzata ad opera del Creso, ha interessato più di venti meleti con le varietà maggiormente
rappresentate nell’areale produttivo del basso Piemonte.
La macchina diradante Darwin
La macchina Darwin è applicata all’impianto di
sollevamento anteriore della trattrice o attraverso una
piastra di adattamento al gancio traino, qualora la trattrice non sia dotata dell’impianto di sollevamento anteriore. Dal punto di vista strutturale è costituita da
un’asse verticale detto mandrino rotante inclinabile in
modo che si possa adattare al meglio alla forma dell’albero o alla pendenza del terreno. Sul mandrino sono installate le barre porta fili disponibili con 9 o 18 fili ciascuna, in materiale plastico stampato ad iniezione, per un totale di oltre 300 fili della lunghezza di 60
cm. Durante l’avanzamento i fili, comunemente chiamati fruste, “spazzolano” la chioma della pianta asportando singoli fiori o interi mazzetti fiorali. L’efficacia
dell’azione diradante può essere modificata agendo
sulla velocità di avanzamento del trattore, sulla velocità di rotazione del mandrino e inclinando l’asta del
rotore.
La sperimentazione
5 La macchina diradante Darwin durante l’intervento.
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Le prove dimostrative si sono svolte su appezzamenti di Gala, Golden, Brookfield, Fuji e Red con una
velocità di avanzamento della trattrice compresa tra 6
e 8 km/h ed una velocità di rotazione del mandrino
compresa tra 180 e 260 giri/min e sono state svolte in
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Industria
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I risultati delle prove
In tutte le prove svolte, la macchina ha avuto un
buon effetto diradante e nella maggior parte dei casi si
è osservato un miglioramento nei calibri alla raccolta.
La produzione per pianta nelle tesi a diradamento
meccanico è stata in alcuni casi inferiore alla tesi
aziendale (Fig.1); tuttavia, la maggior presenza di calibri interessanti si è quasi sempre concretizzata in un
maggior ricavo a ettaro, determinando al tempo stesso
una riduzione nei costi di raccolta. Il diradamento
meccanico ha permesso inoltre di ridurre sensibilmente l’entità del diradamento manuale, limitando
quest’operazione, in molti casi, ad un a semplice rifinitura (Fig. 2).
In alcuni appezzamenti si è testata l’efficienza diradante della 6-benziladenina applicata successivamente
al passaggio meccanico. Questa strategia ha sortito, in
alcuni casi, un’efficacia eccessiva ed è quindi da valutare (Fig. 2). Il passaggio stesso con la macchina diradante sembra infatti predisporre la pianta all’emissione
di etilene, potenzialmente favorendo un ulteriore “diradamento” dovuto all’abscissione naturale dei frutti giovani presenti.
La velocità di avanzamento del trattore è risultata
essere una variabile importantissima, in grado di influire forse ancor più del numero di giri del rotore sull’entità del diradamento. In linea generale, la velocità di
avanzamento consigliabile è di 7-8 km/h, in quanto
una velocità di 6 km/h provoca un diradamento eccessivo. Ad una velocità di avanzamento di 7 km/h, la velocità di rotazione del mandrino consigliabile è di
180-200 giri/min, mentre ad una velocità di avanzamento di 8km/h, la velocità di rotazione del mandrino
può essere aumentata a 200-250 giri/min. Nella maggior parte dei casi, la macchina Darwin ha diradato
con la stessa efficacia sia la parte esterna che la parte
interna della pianta, risultando invece in un sottodiradamento della porzione interna della pianta qualora le
piante presentassero uno spessore maggiore. In alcuni
casi si è osservato uno squilibrio nel diradamento nei
due lati del filare, per cui, quando ciò si verifica, è opportuno variare i parametri di velocità e rotazione tra
le due esposizioni della fila (est/ovest o nord/sud).
Per quanto riguarda l’epoca d’intervento, si consiglia di intervenire alla piena fioritura (80% di fiori aperti), evitando invece interventi più tardivi, i quali hanno
mostrato dare origine in alcuni casi a malformazioni
dei frutti.
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kg
epoca di piena fioritura. Gli appezzamenti sono stati
monitorati da personale tecnico dall’intervento fino
alla raccolta, al fine di valutare tutti i possibili vantaggi e svantaggi derivanti dall’impiego della macchina.
In primo luogo, è stata effettuata una valutazione immediata del danno apportato alla pianta dal passaggio
della macchina, controllando la presenza di rami rotti
e mazzetti fogliari danneggiati. Si è poi proceduto a rilevare: il numero di fiori rimasti per ogni mazzetto fiorale e la loro distribuzione in pianta (interno/esterno,
parte basale/parte apicale), l’entità del diradamento
manuale ed il tempo impiegato per tale operazione, la
produzione ottenuta in termini di quantità e pezzatura. Alla raccolta è stata inoltre prestata attenzione alla
presenza di frutti danneggiati dal passaggio della macchina.
Industria
Industria
220 giri/min - 8 km/h
250 giri/min - 8 km/h
250 giri/min - 7 km/h
Industria
Aziendale
5 Fig. 1 - Produzione per pianta suddivisa per classe di pezzatura. Appezzamento
di Brookfield, diradamento meccanico effettuato il 10 aprile, 80% dei fiori aperti.
Le tesi sono espresse in termini di: velocità di rotazione del mandrino (giri/minuto)
e velocità di avanzamento della trattrice (km/h). In tutte le tesi è stato effettuato
anche un diradamento manuale.
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220 giri/min
7 km/h
220 giri/min
7 km/h + BA*
210 giri/min
8 km/h
210 giri/min
8 km/h + BA*
BA*
Testimone
* applicazione del diradante 6-benziladenina
5 Fig. 2 - Numero medio di frutti diradati manualmente. Appezzamento di Brookfield,
diradamento meccanico effettuato il 14 aprile, 80% dei fiori aperti. Le tesi sono
espresse in termini di: velocità di rotazione del mandrino (giri/minuto) e velocità
di avanzamento della trattrice (km/h). L’entità del diradamento meccanico
è inversamente proporzionale al numero di frutti diradati manualmente.
Sebbene subito dopo il passaggio della macchina
Darwin le piante non si presentassero in condizioni ottimali, i danni erano limitati perlopiù alle foglie della
rosetta, e sono stati comunque danni di breve durata.
Già dopo 2 o 3 settimane la differenza fra “trattato” e
“non trattato” risultava infatti poco visibile.
Una soluzione interessante…
Il diradamento meccanico è quindi una soluzione
davvero interessante per il melo. Per un effetto ottimale, è consigliabile far seguire al passaggio meccanico
una rifinitura manuale, la quale sarà comunque di entità ridotta e quindi poco onerosa. Chiaramente questa
tecnica presenta anche alcuni limiti, primo tra tutti la
necessità di disporre di piante aventi forme di allevaFRUTTICOLTURA - n. 4 - 2010
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Le caratteristiche dell’operazione
Vantaggi:
• Con le limitazioni e le incertezze sui prodotti diradanti che si devono oggigiorno fronteggiare, questa tecnica rappresenta una reale alternativa al chimico.
• Per il biologico risulta unʼottima opportunità vista la mancanza di prodotti per ridurre il carico dei frutti se non il
solo diradamento manuale.
• ll tempo necessario per il passaggio della macchina va da 1,2 a 1,5 ore/ha, per cui il costo dellʼintervento risulta molto contenuto se paragonato al diradamento manuale o allʼExtinction manuale (200-300 ore/ha).
• Il diradamento meccanico non esclude una rifinitura manuale, la quale risulta comunque meno onerosa in
quanto i tempi richiesti per il tradizionale passaggio manuale vengono ridotti di oltre il 50%.
• Il diradamento meccanico è altresì applicabile ad impianti giovani (2-3 anni) e/o deboli, i quali reagiscono con
una maggiore spinta vegetativa senza compromettere lo sviluppo degli impianti stessi.
Limiti:
• Questa tecnica di diradamento non è generalizzabile a tutti gli impianti in quanto necessita di piante aventi forme di allevamento in parete. Nel caso di forme in volume, è necessario adattare la forma della pianta attraverso una progressiva e razionale potatura.
• Il diradamento meccanico non è proponibile quando il piano di campagna è eccessivamente sconnesso o in
pendenza, in quanto la velocità di percorrenza della trattrice e la distanza dalle piante deve essere mantenuta
costante.
• Su piante molto vigorose un diradamento particolarmente intenso può dare origine a ricacci.
• La convenienza economica allʼacquisto è giustificabile solo in aziende di certe dimensioni oppure con un utilizzo
collettivo.
• Le traversine di appoggio dei rami basali possono impedire di avvicinare sufficientemente la macchina al filare;
piante non saldamente legate ai fili possono intralciare lʼoperazione.
• Una cima poco sviluppata (es. gruppo Red) può rompersi o essere sovra-diradata.
■
volume, si deve adattare la pianta attraverso una progressiva e razionale potatura. Senza una forma in parete si dirada poco all’interno della chioma, con il rischio di favorire una maggiore allegagione e una riduzione di pezzatura. Si sconsiglia vivamente di utilizzare la macchina su impianti di melo gestiti rigorosamente con il metodo “taille longue” in quanto gli effetti su questa tipologia di gestione sono sovente negativi.
Si consiglia invece di utilizzare questa tecnica su impianti con forme di allevamento a due assi (Bibaum) in
quanto la tipologia di ramificazione presente si presta
in modo favorevole al buon esito del passaggio meccanico.
Riguardo ad una valutazione sulla convenienza
economica, c’è da dire che il suo acquisto, non proponibile per un’azienda di piccole dimensioni, può risultare conveniente se si ipotizza un uso collettivo (cooperativa o aziende associate).
… anche per le drupacee
5 Esito del passaggio con la macchina diradante Darwin.
mento in parete. Un elevato spessore della pianta rende difficile un diradamento meccanico omogeneo tra
interno ed esterno pianta, per cui, nel caso di forme in
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Questa tecnica è stata concepita per il diradamento del melo ma può essere efficacemente utilizzata anche sulle drupacee, come hanno dimostrato
le prove condotte dal Creso nel 2009. Nonostante
decenni di sperimentazione a livello internazionale,
il diradamento delle drupacee è ancora oggi un’operazione esclusivamente manuale, costituendo per i
frutticoltori una importante voce di costo, con elevata incidenza sul costo di produzione finale. L’impiego della macchina Darwin sembra pertanto rappresentare su queste specie una novità davvero rivoluzionaria.
Graziano Vittone1 e Laura Asteggiano1
1
Creso - Consorzio di Ricerca e Sperimentazione
per l’Ortofrutticoltura Piemontese, Manta (CN)
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Il diradamento meccanico del melo diventa una concreta