La disseminazione di strumenti
di ricerca archivistici nel web
Strumenti di comunicazione
• Gli strumenti di ricerca archivistici,
indipendentemente dalla loro tipologia e dalle
loro caratteristiche specifiche, sono innanzitutto
strumenti di comunicazione.
• A prescindere da ogni valutazione di ordine
metodologico il lavoro sotteso alla loro complessa
elaborazione è “filosoficamente” finalizzato a
sostenere e agevolare l’individuazione e la
comprensione del materiale documentario
conservato negli archivi
I problemi di fondo
• peculiarità degli oggetti della descrizione
• esigenze di utenti non sempre e non
necessariamente consapevoli della
complessità
• effettiva fruibilità, in termini di visibilità,
reperibilità e “usabilità”
Il web come strumento di
comunicazione archivistica
• Lo strumento di comunicazione per eccellenza
che è il web diviene assolutamente funzionale a
garantire un’efficace circolazione
dell’informazione archivistica codificata di cui gli
strumenti di ricerca sono portatori
• La rete può divenire l’habitat naturale e per certi
versi ineludibile per gli strumenti di ricerca
archivistici
• Il web come opportunità strategica per ovviare ai
deficit comunicativi che in senso ampio hanno da
sempre penalizzato il lavoro archivistico
Il web avvicina agli archivi
• Il processo di delocalizzazione digitale degli strumenti
non penalizza ma anzi incentiva la frequentazione fisica
degli archivi, conferendo loro una visibilità ed una
familiarità che nel contesto tradizionale non sono forse
mai esistiti, malgrado i grandi sforzi di mediazione da
sempre sostenuti dagli archivisti.
• Soprattutto in un contesto come quello italiano dove,
per una serie di motivi, la disponibilità di fonti primarie
on line è ancora limitata, il web non è una tecnologia
che allontana gli utenti dagli archivi reali, ma anzi li
incoraggia a frequentarli
Evoluzioni
• Il significato di “strumento di ricerca” nel contesto digitale
• Tipologie e finalità nuove rispetto ai paradigmi cui siamo abituati a
fare riferimento.
• La “contaminazione” digitale influenza e potenzia la metodologia
archivistica, almeno sul fronte comunicativo
• Chiunque abbia provato a illustrare ad utenti non specializzati il
sistema di relazioni che costituisce l’archivio muovendo ad esempio
da una sua rappresentazione cartacea bidimensionale non potrà
nascondere il sollievo provato a svolgere lo stesso compito
appoggiandosi su una restituzione digitale e, per certi versi,
tridimensionale, dello strumento descrittivo capace di rendere
immediatamente percepibile la profondità strutturale e il potenziale
informativo delle relazioni tra gli oggetti della descrizione.
Le descrizioni prima delle soluzioni
• A prescindere da ogni altra considerazione resta
comunque il fatto che senza adeguati strumenti
descrittivi gli archivi rimangono conglomerati di
informazioni inanimate e di difficile utilizzazione,
qualunque sia l’uso che di queste informazioni si
vorrà fare.
• Necessità di descrivere gli archivi nella loro
fisicità, indipendentemente dai mezzi impiegati.
• Il digitale nelle sue molteplici declinazioni è solo
un veicolo più potente, non una scorciatoia.
Archivi e archivi nascosti
• “Libraries, archives, and cultural institutions
hold millions of items that have never been
adequately described. These items are all but
unknown to, and unused by, the scholars those
organizations aim to serve (…). Reducing
archival backlogs and exposing once-hidden
collections will likely require that archives
revamp their workflows, but software can play
a role in making archives more efficient and
their collections more visible”. Lisa Spiro
Opportunità
• La scelta digitale e telematica genera insomma
almeno due opportunità
• recuperare il pregresso descrittivo (che è
comunque imponente), contribuendo a dargli
maggiore visibilità
• incentivare descrizioni e riordini di quanto è
ancora davvero “nascosto” nei diversi depositi.
Gli strumenti del futuro
• Quali possono essere gli “inventari” degli
archivi informatici o almeno di quella parte di
archivi informatici che riusciremo a conservare
nel tempo.
• Un tema di grande interesse e complessità
intorno al quale con ogni probabilità si dovrà
ridefinire gran parte del bagaglio tecnico e
culturale della disciplina archivistica, con
conseguenze che al momento forse non
sappiamo neppure immaginare
Standard e comunicazione
• Nell’ambito dei processi di descrizione
archivistica la dimensione comunicativa è
stata a suo tempo enfatizzata dagli standard di
descrizione e assume un rilievo ancora
maggiore quando si parla di descrizioni
archivistiche sul web e della loro
rappresentazione
Eterogenità e bisogno di
normalizzazione
• Forti e diversificate peculiarità della descrizione archivistica, che si
traducono nella eterogeneità degli strumenti e dei modelli di
rappresentazione generati nel tempo e nello spazio, quasi sempre
senza prestare troppa attenzione ad una visione d’insieme.
• La tradizione descrittiva italiana, per quanto non siano mancati in
passato tentativi di sintesi anche di un certo interesse, si è
avvicinata solo di recente al concetto di costruzione di quel finding
aids system che sembra uno dei contributi più significativi che
scaturisce da una valutazione attenta delle linee guida ICA per la
normalizzazione degli strumenti di corredo.
• In questo senso un tentativo interessante di lettura sinottica degli
strumenti di ricerca relative agli archivi di Stato italiani è l’ Atlante
storico degli archivi italiani e in particolare la sua rappresentazione
entro una tavola diacronica.
Le linee guida ICA
• “Uno degli aspetti innovativi delle Guidelines è
l’affermazione del concetto di finding aid system,
cioè della realizzazione di sistemi in cui ogni
strumento (dalle tradizionali descrizioni di fondi
alle liste d’autorità, gli indici, i tesauri, ecc.) sia
progettato in raccordo con gli altri così da
completarsi, accrescersi e supportarsi
reciprocamente, al fine di rendere
completamente accessibili in tutti i loro dettagli e
tutti i loro aspetti, i fondi conservati” (Francesca
Ricci)
Sistemi e particolarismi
• Storicamente invece il concetto di strumento di
corredo archivistico e in particolare quello di
inventario nascono, si sviluppano e si
perfezionano in un contesto culturale e all'interno
di modelli di comunicazione che non conoscono
le potenzialità integrative e le urgenze
comunicative che sono tipiche di questo tipo di
approccio e risultano enfatizzate dalla rete,
privilegiando piuttosto approcci fortemente legati
allo specifico sostrato archivistico e istituzionale
di riferimento
Particolarismi e peculiarità
informative
• L'intenso dibattito del secolo scorso,
incardinato intorno alle denominazioni, alle
finalità, alla struttura e alla definizione dei
contenuti informativi sta lì a dimostrarcelo e
ad imporci un’attenta riflessione in merito
quando si valutino le modalità di restituzione
web dei “vecchi” strumenti di ricerca che non
sacrifichi queste peculiarità (che costituiscono
esse stesse valore informativo) al nuova
format comunicativo.
I codici comunicativi del web e i
valori informativi degli inventari
• Su un altro versante sta invece la constatazione che Internet e il
web, indipendentemente dagli specifici domini cui si applicano,
sono governati da codici comunicativi altrettanto peculiari, che
influenzano inevitabilmente i modelli di trasmissione dei contenuti
informativi che essi veicolano.
• Non è esattamente la stessa cosa pensare ad un inventario cartaceo
in una sala di studio o alla sua trasposizione on line
• Ma, al tempo stesso l'inventario on line, soprattutto se frutto di una
trasposizione, non deve dimenticare la sua origine culturale e
scientifica.
• I contenuti informativi possono essere in ultima analisi gli stessi ma
cambiano – anche in ragione dei profili genericamente culturali
degli utenti – le strategie di interrogazione e lettura, si modificano i
tempi, crescono le aspettative.
La rete non esaurisce la ricerca
• La rete, intesa come ambiente di pubblicazione e
consultazione di strumenti di corredo, èsolo uno dei
“luoghi” della comunicazione archivistica, per quanto
conosca una sempre più massiccia frequentazione.
• Gran parte della ricerca archivistica continua a
svilupparsi nelle sedi fisiche che le sono più consuete,
supportata da strumenti altrettanto “fisici” e consueti.
• Quando ci affacciamo - anche con entusiasmo – alle
opportunità del web non dobbiamo dimenticare
questo dato quantitativo
• Le tipologie degli strumenti di ricerca tra
analogico e digitale
Modelli diriferimento
•
•
•
Sulla natura, le tipologie, le finalità e le denominazioni degli strumenti di accesso
come è noto l'archivistica si è interrogata a lungo. A più riprese si è tornati sulla
questione, sia dal punto di vista concettuale e metodologico che da quello che
potremmo definire applicativo. Sotto questo punto di vista la tradizione descrittiva
italiana è solida e circostanziata e può fare affidamento su altrettanto solidi e
circostanziati punti di riferimento. Al tempo stesso il panorama italiano è
caratterizzato da una forte eterogeneità dei modelli descrittivi, naturale
conseguenza della specificità istituzionale e archivistica dei contesti di produzione
cui alludevamo sopra
Per una sintesi del dibattito, anche in una prospettiva “storica” e per uno stato
dell’arte aggiornato si veda P. Carucci, M. Guercio, Manuale di archivistica, Roma,
Carocci, 2008 pp. 91 – 124.
Al di là dei molti esempi concreti in termini di inventari pubblicati resta di sicura
rilevanza in questo senso la circolare 39/1966 che fissa appunto le norme da
seguire per la pubblicazione degli inventari sia sotto il profilo dell’organizzazione
della struttura che sotto quello della normalizzazione dei contenuti (cfr. Circolare
Ministero dell’Interno n. 39/1966, Direzione generale degli Archivi di Stato, Ufficio
Studi e Pubblicazioni)..
Il pregresso
• Nella loro eterogeneità tipologica, qualitativa e
quantitativa questi strumenti rappresentano un capace
serbatoio da cui attingere le risorse da trasferire sul
web, il cosiddetto “pregresso” che descrive una mole
davvero significativa di fondi archivistici, allo stato
attuale solo in parte individuabili compiutamente
attraverso il web.
• Nella maggior parte dei casi questi strumenti sono
cartacei, prodotti all’interno di un intervallo
cronologico molto ampio, talvolta manoscritti, talvolta
dattiloscritti, talvolta stampati ma disponibili anche
come file di word processor, talvolta infine pubblicati a
stampa.
Le banche dati di descrizioni
archivistiche
•
•
•
•
In misura crescente esistono poi banche dati di descrizioni archivistiche che a loro
volta possono aver generato elenchi, guide o inventari destinati alla consultazione
cartacea ovvero possono essere interrogate ricorrendo a diverse tipologie di
sistemi di restituzione digitale.
Nel caso in cui le banche dati siano state esportate in formati per la stampa si
rientra sostanzialmente nella fattispecie degli strumenti analogici e i problemi
maggiori sono quelli di eventuali successivi aggiornamenti della banca dati che
imporranno (o che dovrebbero imporre) l’inevitabile allineamento del prodotto
cartaceo.
Nel caso invece in cui le banche dati non prevedano output cartacei ma siano
gestite, utilizzate e conservate solo in ambiente digitale la principale
preoccupazione è innanzitutto quella di garantire a questi oggetti un’adeguata
conservazione e un’attenta gestione.
Questo non solo per ovvie ragioni di obsolescenza ma anche per la tendenza (che
emerge dal confronto con la dimensione pratica) a rimaneggiare, ritoccare e in
definitiva non stabilizzare le banche dati, con il risultato talvolta di disallinearle
rispetto alla realtà degli archivi che descrivono.
I software per la produzione di
banche dati
• Nella fase attuale gran parte dei lavori di censimento e
riordino si sviluppa utilizzando software di descrizione
il cui prodotto finale è proprio una banca dati
• Quando gli interventi si dispieghino in seno a progetti
che tengano conto delle problematiche di
aggiornamento e conservazione l’uso dei software è
comunque positivo ed anzi propedeutico ad una più
semplice utilizzazione dei risultati anche tramite il web
• Quando invece il controllo sistematico sulle banche
dati prodotte è più debole, i rischi reali di dispersione o
di cattiva gestione devono sempre essere messi in
conto.
L’esigenza di linee guida
• Nella dinamica situazione attuale un compito precipuo
dell’amministrazione archivistica dovrebbe essere quello
della pubblicazione di circostanziati (e diffusi) criteri
qualitativi sulle modalità complessive di organizzazione e
gestione degli interventi, cui magari subordinare anche
eventuali finanziamenti.
• Di fatto questo avviene però solo in alcune realtà, mentre
in molti casi le indicazioni sono assai meno solide e
affidabili.
• La carenza di coordinamento oltre che sulla qualità si
riflette poi anche sulle modalità di restituzione dei prodotti,
incoraggiando per certi versi il proliferare di ambienti e
strumenti non di rado in competizione tra loro.
I “nuovi” strumenti
• Fin qui ci siamo preoccupati di dar conto del passato,
del presente (e in qualche misura anche del futuro)
degli strumenti archivistici che potremmo definire
“consolidati”.
• Resta invece da aggiungere qualcosa sugli strumenti di
ricerca figli della crescente disponibilità tecnologica e
telematica in particolare.
• In questa direzione si possono individuare due
categorie essenziali e per certi versi complementari: i
siti web archivistici e i sistemi informativi archivistici.
I siti web archivistici
• Per un sito web la definizione di strumento di corredo
archivistico è sostanzialmente impropria, almeno alla
luce dei canoni secondo i quali questa espressione è
stata tradizionalmente (e correttamente) recepita
• Il sito web archivistico è infatti un collettore di
informazioni più o meno strutturate, finalizzate alla
comunicazione archivistica anche di alto livello
scientifico e solo in questo senso diviene uno
strumento di accesso e valorizzazione, soprattutto
quando i suoi contenuti siano costruiti in maniera
organica a sostegno e nel rispetto delle molteplici
esigenze degli utenti.
I SIA
• I sistemi informativi archivistici nelle loro articolate
declinazioni (geografiche, tematiche, tipologiche)
rappresentano in tutto e per tutto nuovi strumenti di
corredo, per certi versi assimilabili alle tradizionali guide ma
nella sostanza assolutamente innovativi.
• Accanto a sistemi informativi che potremmo definire “puri”
ne esistano altri (in particolare certi tipi di sistemi tematici)
che combinano le funzionalità “tradizionali” degli strumenti
archivistici, cioè quelli di rappresentazione esterna di
oggetti cui il ricercatore poi arriverà con altri mezzi e in altri
luoghi, con quelle innovative rese possibili proprio dall'uso
del digitale, a partire dalla riproduzione degli strumenti di
ricerca analitici e, soprattutto, degli oggetti descritti.
Digitalizzazione di fonti primarie
• La costituzione di vere e proprie digital library
archivistiche rappresenta un’esigenza avvertita
come prioritaria da buona parte della
comunità degli utenti e a cui si dovrà tentare
di dare risposta nel prossimo futuro, sia pure
nella consapevolezza delle complessità che la
digitalizzazione di fonti archivistiche porta con
sé
• La qualità e la quantità degli inventari on line
Valutare l’offerta
• Oggetto della nostra indagine saranno tutti gli
strumenti di descrizione che sia pure con modelli
piuttosto diversificati, si spingono in verticale
attraverso la struttura dei fondi fino ad
individuare le singole unità.
• La precisazione è dovuta in quanto, come
vedremo, in rete ci si imbatte in una gamma
piuttosto ampia di strumenti di questo genere
che solo in parte corrispondono appunto al
concetto che a lungo abbiamo avuto di inventario
archivistico.
Quantità e qualità
• Il numero degli inventari in rete è in crescita costante e
ammonta ormai a cifre che per quanto difficilmente
quantificabili sono nell’ordine delle migliaia.
• Ciò che invece lascia ancora a desiderare, malgrado il
problema sia stato individuato ormai da tempo e nessuno
più lo ignori, è il livello di visibilità e di integrazione delle
singole componenti informative in un sistema complessivo.
• Se guardiamo agli inventari e non ci limitiamo alle
descrizioni dei livelli alti, alla gran mole di contenitori
apparentemente disponibili non sembra innanzitutto
corrispondere una soddisfacente ricaduta in termini
applicativi, quantitativi e qualitativi sul piano dei contenuti
Visibilità e reperibilità
• Il principale problema al riguardo, anche dando per
accettabile il dato quantitativo, è, appunto quello di
garantire visibilità e reperibilità agli inventari
disseminati sul web.
• All’interno di un modello conservativo come quello
italiano, tenacemente fedele al policentrismo della
conservazione, l’unica garanzia in questo senso sembra
risiedere nell’efficacia dell’interazione tra le risorse
locali (che potremmo definire anche analitiche) e
quelle centrali (che potremmo invece definire nazionali
o, se vogliamo, “sintetiche”).
Cooperazione
• La capacità che i diversi sistemi hanno di “vedersi” e di
cooperare riveste un ruolo decisivo per rispondere in
maniera efficace alle richieste degli utenti
• A questo riguardo occorre tornare a ribadire l’importanza
dell’interazione tra sistemi centrali intesi come ambienti di
raccordo, di visione di insieme, e sistemi locali, intesi invece
come approfondimento “verticale” e analitico
• Magari cercando di evitare, nella progettazione
complessiva, sovrapposizioni e fenomeni di
incomunicabilità tra i diversi soggetti che operano su questi
temi (regioni, soprintendenze, province, reti di comuni).
SAN
• Se si valutano questi aspetti è allora facile comprendere
quanto forti siano le aspettative suscitate dalle posizioni
assunte da qualche tempo dalla Direzione generale degli
archivi e ribadite in occasione della seconda conferenza
nazionale degli archivi.
• Si è imboccata con decisione la strada della cooperazione
tra i diversi soggetti sotto la bandiera di uno slogan
incoraggiante come “Fare sistema”.
• La volontà di fare sistema passa inevitabilmente dalla
costruzione del sistema dei sistemi, cioè di quel SAN
(Sistema Archivistico Nazionale) di cui si è in attesa da anni
Si veda al riguardo <
http://www.conferenzanazionalearchivi.it/>.
Un prezioso strumento di sintesi
• Per quanto concerne gli archivi di Stato e le
Soprintendenze archivistiche una preziosa risorsa
relativa agli strumenti di ricerca non editi è quella
resa disponibile dall’ICAR nella sezione biblioteca
digitale del suo sito. Pur senza indulgere a
particolari raffinatezze tecnologiche i due file pdf
cui si accede da queste pagine offrono una
efficace sguardo di insieme sui diversi strumenti
disseminati sul web con soluzioni diverse dalle
rispettive istituzioni
L’architettura complessiva
• Stando ai dati di cui ad oggi disponiamo la situazione è ancora molto
fluida. Se guardiamo al sistema dall’alto possiamo intanto prendere atto,
in attesa del SAN, dell’esistenza dei grandi sistemi centrali (SIAS, SIUSA,
Guida) che, ognuno con le sue caratteristiche, costituiscono in qualche
modo lo scheletro dell’intero edificio ed un inevitabile punto di
riferimento, almeno laddove il loro popolamento e la loro utilizzazione sia
quantitativamente significativa.
• A prescindere da ogni altra considerazione tali sistemi non possono quindi
essere ignorati da chi progetta “dal basso” e ogni ipotesi di restituzione di
descrizioni archivistiche deve o dovrebbe tenerne conto.
• I sistemi informativi centrali costituiscono il reticolato di riferimento per la
costruzione di un modello di ricerca archivistica digitale ma, per loro
natura, soddisfano solo parzialmente le esigenze di utenti che vogliano
entrare davvero nel merito dei contenuti informativi dei singoli fondi
I sistemi
• Coerentemente a quanto detto fin qui il punto
di partenza non può essere che l’analisi di ciò
che al riguardo offrono i sistemi informativi
centrali, lasciando da parte la Guida generale
che non offre contenuti informativi rilevanti ai
fini del nostro tipo di ricerca, se non laddove
individua l’esistenza di strumenti di corredo
cui però non è poi possibile accedere
direttamente
SIAS
• In SIAS compare innanzitutto un nutrito catalogo degli
strumenti di ricerca che individua e descrive, in
un’ottica appunto catalografica, quelli disponibili nei
diversi istituti ma risulta di un’utilità relativa quando si
ragioni in termini di ricerca on – line.
• SIAS, come è noto, dispone poi di un modulo inventario
che consente agli istituti di “trascrivere” in formato
digitale i propri strumenti di ricerca.
• In questa forma a marzo 2011 tramite SIAS sono stati
pubblicati nella sezione inventari on line circa 400
“inventari” da parte di 46 istituti archivistici
“Inventari”…
• Le virgolette nel parlare degli strumenti di corredo
pubblicati in SIAS come di inventari sono d’obbligo perché
spesso ciò che SIAS restituisce non si allinea esattamente al
concetto più compiuto che abbiamo di inventario
• Questo può dipendere da molti fattori, dalla qualità degli
strumenti che si è deciso di pubblicare ai modelli descrittivi,
conservativi e organizzativi tipici degli specifici contesti
geografici e archivistici.
• Molti di questi strumenti fanno riferimento a fondi o a
porzioni di fondi di dimensioni relativamente contenute e in
diversi casi si è privilegiato l’immissione on line di
descrizioni dei fondi diplomatici.
Siti web degli istituti
• Restando sul terreno degli archivi di Stato bisogna poi prendere in
considerazione la disponibilità di inventari sui siti web dei singoli
istituti, secondo strategie di pubblicazione piuttosto diversificate e
tutto sommato rarefatte
• Uso del web da parte degli istituti piuttosto diversificato e in
qualche caso abbastanza estemporaneo, ancora segnato da ampie
lacune e in qualche caso decisamente poco allineato agli standard
qualitativi (e normativi) cui ormai siamo abituati in altri contesti
• In linea generale il web archivistico per quanto in crescita sembra,
soprattutto nel caso italiano, ancora fermo a modelli per certi versi
arcaici o comunque molto rigidi, caratterizzati da un basso livello di
interazione tra l'ambiente telematico e gli utenti
Scelte diversificate
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Scelte diversificate per la restituzione.
Si può dire che tutte le soluzioni possibili sono rappresentate
Alcuni istituti scelgono il pdf (Catania, Milano, Treviso),
Altri optano per pagine in html di diversa complessità di strutturazione e qualità di
restituzione (Ancona, Prato, Firenze).
In altri casi, ad esempio Siena, si adotta il modello XML/EAD.
C’è poi chi propende per una massiccia digitalizzazione statica come Venezia.
In diversi casi si assiste anche a soluzioni ibride, che combinano diversi modelli di
restituzione.
Non mancano neppure soluzioni che prevedono la generazione di “nuovi”
strumenti di accesso piuttosto che la trasposizione di vecchi inventari. Ecco quindi
che ci si imbatte in diverse banche dati di descrizioni archivistiche (Milano,
Piacenza) o in sistemi informativi cui si agganciano le descrizioni delle unità (Roma,
Cagliari). I
n qualche caso - e anche qui secondo soluzioni di volta in volta diverse - agli
strumenti sono associate le riproduzioni digitali come per esempio nel caso di
Firenze, di Prato (archivio Datini)
SIUSA
• Lasciando il mondo sostanzialmente circoscritto e
più facilmente monitorabile degli archivi di Stato,
occorre ora andare a verificare cosa offra in
termini di strumenti di ricerca l’altro grande
sistema centrale
• SIUSA è un altro punto di accesso sotto molti
punti di vista privilegiato, che consente di
allargare l’ottica al panorama molto più articolato
degli archivi vigilati, uscendo dal “recinto” certo
molto ampio ma più stabilmente delineato degli
archivi di Stato.
Catalogo e inventari on line
• Come SIAS anche SIUSA dispone di un modulo catalografico che
descrive gli strumenti di ricerca esistenti e nei casi in cui sia
possibile rinvia alla consultazione dello strumento che può risiedere
fisicamente nel sistema stesso ovvero come più spesso accade
essere collocato in risorse esterne.
• Più recentemente è stata inoltre creata una nuova componente del
sistema informativo che nel momento in cui scriviamo è ancora in
qualche modo “nascosta”. La si raggiunge infatti solo passando dalle
schede descrittive degli inventari che vi sono pubblicati ma le
caratteristiche del modulo lasciano presagire che sia destinato ad
ampliamenti e sviluppi futuri La sezione Inventari on line di cui si
tratta ed è raggiungibile a
<http://siusa.archivi.beniculturali.it/inventari/inventories>
costituisce una componente autonoma del sistema, come si deduce
anche dall’impostazione grafica rispetto a quella Inventari on line
cui attualmente si accede dalla home page di SIUSA.
SIUSA e gli inventari
• Come SIAS anche SIUSA dispone di un modulo catalografico che descrive
gli strumenti di ricerca esistenti
• La sezione inventari on line disponibile nel portale descrive gli inventari
realmente disponibili sia all’interno che all’esterno del sistema
• Più recentemente è stata inoltre creata una nuova componente del
sistema informativo che nel momento in cui scriviamo è ancora in qualche
modo “nascosta”. La si raggiunge infatti solo passando dalle schede
descrittive degli inventari che vi sono pubblicati ma le caratteristiche del
modulo lasciano presagire che sia destinato ad ampliamenti e sviluppi
futuri
• La sezione Inventari on line di cui si tratta ed è raggiungibile a
<http://siusa.archivi.beniculturali.it/inventari/inventories> costituisce una
componente autonoma del sistema, come si deduce anche
dall’impostazione grafica rispetto a quella Inventari on line cui
attualmente si accede dalla home page di SIUSA.
Possibili sviluppi
• Un efficace sviluppo di questa componente
aggiuntiva di SIUSA potrebbe rivelarsi di
decisiva importanza in vista della definizione
di progetti di pubblicazione di inventari in
quegli ambiti territoriali che non hanno
l’opportunità di creare autonomi sistemi
informativi.
I numeri di SIUSA
• Tornando però a ciò che è attualmente disponibile in SIUSA, il
numero maggiore di inventari, per quanto percentualmente basso
rispetto alla quantità di soggetti produttori e conservatori che
rientrano nella sfera della vigilanza, si può recuperare passando
invece dalle schede descrittive degli strumenti di corredo che come
dicevamo rinviano in massima parte a risorse esterne.
• Al momento gli inventari qui descritti e resi disponibili sono 115,
alcuni dei quali però, come già detto, restituiti attraverso l’apposito
modulo SIUSA.
• Dei restanti ben 71 sono relativi alla regione Lazio, in massima parte
pubblicati nell’ambito del progetto Rinasco e altri 16 riguardano
l’Umbria e il progetto .DOC.
• In misura minore sono presenti poi su SIUSA inventari relativi a
Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia, Calabria, Trentino e
Abruzzo.
Prospettive
•
•
•
Questi numeri davvero piuttosto esigui vanno letti come provvisori e
auspicabilmente in crescita e non esauriscono (né sostanzialmente possono
esaurire) la realtà delle risorse disponibili per gli archivi vigilati, i cui strumenti
sono presenti in misura ben più significativa anche in altri sistemi descrittivi.
Il problema che si pone in prospettiva è allora sempre il solito: capire se è possibile
attraverso SIUSA - o più verosimilmente attraverso l’erigendo SAN - realizzare un
punto di accesso e monitoraggio di tutte le risorse ovvero se ci si deve arrendere
alla deregulation e sperare – dal punto di vista dell’utente – nell’efficacia dei
motori di ricerca generalisti.
La questione non è banale perché non sono banali i numeri e la complessità del
quadro conservativo. Quello che è certo è che se esiste una ragionevole speranza
di tenere sotto controllo tale complessità questa risiede nella costruzione di un
sistema federato di risorse locali compatibile con SIUSA e/o con le sue evoluzioni.
Lo dimostrano già, del resto, i casi di Lazio, Lombardia, Umbria ed Emilia Romagna,
dove una diversificata ma sostanzialmente rigorosa e attenta programmazione
locale crea condizioni assolutamente favorevoli ad un accesso più efficace agli
inventari.
I vantaggi di una rete di sistemi
• La costruzione di sistemi locali – a ben guardare neppure troppo
dispendiosa se se ne considerano le possibili ricadute positive- è
quindi la prima risposta davvero sostenibile da fornire.
• L’esistenza di sistemi locali dotati di opportuni comitati scientifici e
redazionali garantisce infatti non solo una maggiore visibilità agli
inventari ma anche un più alto e affidabile livello qualitativo dei
dati, soprattutto in termini di manutenzione delle risorse. Lo
dimostra quanto avviene con alcuni inventari descritti da SIUSA e
pubblicati al di fuori di sistemi archivistici strutturati, spesso sui siti
dei rispettivi soggetti produttori o conservatori.
• Indipendentemente dalla qualità e dalle scelte operate in sede di
restituzione, il problema principale che si manifesta al riguardo è
proprio quello del mantenimento costante dell’accessibilità della
risorsa.
SIUSA e i progetti tematici: alcuni
esempi
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•
•
•
Proseguendo nella valutazione dell’offerta di SIUSA bisogna poi segnalare
l’apporto, stavolta non indifferente, di alcuni progetti che orbitano intorno al
sistema delle soprintendenze.
Il progetto “Ecclesiae Venetae” descrive fino al livello di unità 520 complessi
archivistici, per un totale di oltre 60.000 unità, utilizzando le risorse descrittive
messe a disposizione da SIUSA
Il progetto “Archivi di personalità. Censimento dei fondi toscani tra ‘800 e ‘900”
rende invece disponibili 59 inventari, individuati in questo caso in risorse esterne
pubblicate in massima parte sui siti degli archivi storici dell’Unione Europea e
dell’Istituto Vieusseux.
Altro progetto tematico è il “Censimento degli archivi inquisitoriali” che però si
ferma, coerentemente ai suoi fini, al livello di guida.
Vanno infine segnalati i “percorsi tematici” che in sostanza filtrano risorse
disponibili a livello generale nel sistema sulla base appunto di istanze tematiche
progettuali. A questo riguardo sono attualmente disponibili “Gli archivi
dell’architettura contemporanea” da cui si può accedere a un certo numero di
inventari di architetti e “Carte da legare” censimento degli archivi degli ex ospedali
psichiatrici.
Una valutazione
• In definitiva, quindi, SIUSA ha nella sua
progettazione e nei suoi recenti sviluppi buona
parte dei requisiti per porsi come punto di
riferimento in merito alla disseminazione di
inventari archivistici sul web
• Resta tutto sommato piuttosto basso però il
popolamento del sistema, fatte salve alcune
eccellenze, e, con ogni probabilità, restano
ancora da sviluppare in pieno le politiche
complessive che rendano davvero centrale
questo tipo di risorsa.
Fuori dai sistemi: le soprintendenze
• Mano a mano che ci allontana dal centro e da sistemi archivistici più
facilmente monitorabili diventa d’altra parte sempre più complesso
tentare di controllare la granularità e la profondità del web archivistico
• In questo senso si possono intanto prendere in considerazione i siti di
alcune soprintendenze archivistiche.
• Fino a qualche tempo fa assolutamente deficitari, oggi, almeno in alcuni
casi, questi siti cominciano a svolgere un ruolo importante a sostegno
dell’attività degli uffici e, sia pure in misura diseguale, si avviano a
diventare strumenti di riferimento non solo per quanto riguarda aspetti
“gestionali” più direttamente collegati al profilo istituzionale ma anche per
il supporto che offrono alla ricerca
• Alcune soprintendenze con soluzioni e livello di dettaglio diversi, si
prendono cura di fornire accesso o quanto meno visibilità ad una parte
degli inventari archivistici disponibili sul loro territorio di competenza.
Emilia Romagna
• Il sito della Soprintendenza Emilia Romagna si pone come strumento di
mediazione e sintesi in relazione all’attività istituzionale ma con
un’attenzione particolare alle esigenze della ricerca.
• Nella sezione Servizi e risorse è possibile consultare “Siusa Emilia
Romagna” un’altra applicazione tematica, o, meglio, geografica, di SIUSA.
Al momento in questa porzione di sistema informativo, oltre alle
descrizioni dei livelli alti, ereditati e filtrati dal SIUSA nazionale (e relativi a
882 soggetti produttori e a 204 soggetti conservatori), è possibile anche
consultare le schede descrittive di cinque inventari, peraltro pubblicati
nell’ambito del progetto IBC Archivi, di cui ci occuperemo più avanti. Il
dato quantitativo rispetto agli inventari ancora non è certamente
significativo ma l’impostazione conferita al progetto e la collaborazione
con IBC lasciano intravedere significativi margini di sviluppo.
• Altro progetto tematico sviluppato dalla soprintendenza emiliana
utilizzando la declinazione geografica e tematica del SIUSA centrale è
ArchiviaMO
Lazio
• Un’altra Soprintendenza piuttosto attiva su questo versante
è quella del Lazio, che si muove sia in direzione di
collaborazioni istituzionali, come con la Regione Lazio nel
caso del progetto Rinasco, sia sviluppando una propria
progettualità e dandole le relativa visibilità sul web. A
questa seconda categoria appartengono ad esempio gli
inventari pubblicati on line nell’ambito del progetto “Archivi
privati di architettura nel Lazio”. Sempre sul sito della
Soprintendenza laziale vanno poi segnalate la Guida agli
archivi economici di Roma e del Lazio e la Guida all’archivio
cartaceo e fotografico del CAI di Roma, cui si aggiungono
infine gli elenchi degli inventari archivi privati disponibili
presso la sede dell’ufficio
Piemonte
• Un caso su cui ci siamo già soffermati per altri
motivi è quello del Piemonte che, per quanto
riguarda gli inventari, ha di recente varato il
“Progetto inventari on line” di cui si ha traccia
nella sezione omonima del sito attraverso la
quale al momento si risale ad un elenco di
strumenti che non sono però direttamente
consultabili on line.
I progetti “locali”
• Esaurita sia pure in maniera piuttosto
sommaria l’analisi dei principali punti di
accesso messi a disposizione
dall’Amministrazione archivistica, converrà
passare all’esame di alcuni dei principali
progetti che si sviluppano su base territoriale,
di solito regionale
RINASCO
• RINASCO si è posto l’obiettivo di pubblicare in
linea gli inventari degli archivi comunali del Lazio,
resi disponibili all’interno di un portale
decisamente ben realizzato e ricco di risorse che
contestualizzano la restituzione dei singoli
strumenti anche dal punto di vista tecnologico,
supportando il tutto con adeguate funzionalità di
ricerca. Rinasco consente di accedere a un
numero molto considerevole di inventari dei
comuni delle cinque province laziali: le assenze
sembrano davvero molto contenute.
.DOC
• Altro progetto dedicato esclusivamente alla pubblicazione di
inventari è .DOC della regione Umbria
• Attraverso .DOC ad oggi è possibile consultare gli inventari di oltre
200 fondi archivistici, conservati in massima parte presso gli archivi
comunali ma anche in altre istituzioni culturali umbre. Il progetto
umbro in termini di restituzione si presenta per certi versi meno
raffinato di quello laziale ed è in parte penalizzato da funzionalità di
ricerca non particolarmente efficaci e da perfomance non
particolarmente brillanti nei tempi di restituzione che
sembrerebbero suggerire adeguati aggiustamenti delle soluzioni
tecnologiche adottate, in modo da renderle adeguate alla quantità
e alla qualità dei dati.
• Interessante in .DOC, a conferma di quanto dicevamo nelle pagine
introduttive, il processo archivistico di revisione e messa in
sicurezza di un cospicuo numero di banche dati precedentemente
realizzate in Sesamo
IBC Archivi
• Altro progetto importante, sia pure con caratteristiche
abbastanza diverse dai precedenti, è IBC Archivi della
Regione Emilia Romagna
• In questo caso ci troviamo di fronte ad un portale che
rende disponibili una molteplicità di risorse e che, per
quanto riguarda i modelli di descrizione archivistica, è
impostato secondo logiche molto vicine a quelle di un
vero e proprio sistema informativo.
• Per quanto ci riguarda però va segnalata la sezione
“inventari on line”, dove è possibile consultare un
cospicuo numero di inventari di fondi archivistici
conservati presso gli archivi vigilati della regione.
Lombardia Beni Culturali
• Un progetto “di lungo corso” che prevede una sezione Archivi storici
(erede di PLAIN).
• Il portale lombardo è un ambiente di più ampio respiro, costruito
anche in obbedienza a logiche di integrazione delle descrizioni
archivistiche nel quadro del sistema complessivo dei beni culturali
regionali. Il portale è ricco di informazioni e di “suggestioni” e, per
così dire, non pone al centro della sua attenzione gli inventari in
senso stretto ma restituisce e rielabora sistemi di descrizioni
archivistiche integrandoli in percorsi tematici e geografici.
• Gli orizzonti si allargano alla “metabolizzazione” delle descrizioni in
un contesto decisamente più ampio di quello strettamente
archivistico. In sostanza insomma questo tipo di risorsa punta molto
sui contesti e sulla loro integrazione nel quadro complessivo dei
beni culturali caratterizzandosi per un forte rigore “filologico”.
Trentino
• Nel portale Trentino cultura trova posto la sezione dedicata
agli archivi, che pone in forte evidenza il tema degli
strumenti di ricerca, a partire dalla disponibilità di un
elenco degli inventari da cui è possibile accedere agli
strumenti on line. Sono disponibili circa 270 “inventari” che
tendono a identificarsi con i soggetti conservatori e/o
aggregatori dei fondi al cui interno si “annidano” però
descrizioni di un numero ben più cospicuo di fondi
archivistici
• Si tratta in massima parte di archivi comunali e parrocchiali.
Anche nel caso trentino sono poi disponibili riproduzioni di
fondi pergamenacei piuttosto consistenti (quasi 6.000
unità), come per esempio quelle che provengono dagli
archivi di enti pubblici.
Toscana
• Altro progetto da segnalare è indubbiamente quello denominato
“Recupero e diffusione degli inventari degli archivi storici comunali
toscani” che fin dal nome tradisce la sua vocazione, molto vicina al fulcro
del nostro interesse.
• Il progetto dopo aver conosciuto qualche battuta d’arresto è ripartito
recentemente e propone, oltre agli inventari, molteplici chiavi di accesso
all’insieme delle descrizioni archivistiche.
• Al momento si pubblicano 9 inventari ma, al di là dei numeri del caso
toscano sembra interessante l’approccio che, pur nel rispetto del prodotto
culturale originale, sfrutta la logica del sistema informativo per descrivere
come entità autonome i singoli fondi archivistici
• Nello specifico per il momento il progetto toscano si rivela probabilmente
più interessante per il modello che propone che per il dato quantitativo
ancora decisamente contenuto, soprattutto pensando alla realtà toscana,
tradizionalmente molto ricca di inventari di questa tipologia.
Sistemi tematici
• Non bisogna dimenticare che una significativa
quantità di strumenti di ricerca di analiticità
piuttosto differenziata è distribuita anche in
sistemi informativi che potremmo definire
“tematici”, per molti versi più difficili da
tenere sotto controllo. A questo livello i rischi
di omissione sono proporzionali
all’articolazione delle risorse e alla dinamicità
con cui esse evolvono.
Alcuni esempi
• Da questo livello in poi diventa oggettivamente
molto complicato dar conto della disseminazione
di risorse descrittive sul web: ci sono quelle rese
disponibili da soggetti economici come la Guida
agli archivi storici della Camera di commercio o i
siti dedicati ad importanti archivi di impresa da
istituzioni culturali come l’Istituto per la storia del
movimento di liberazione in Italia (INSMLI) e
ancora da istituzioni culturali, come l’Istituto
Vieusseux o l’Accademia dei Georgofili, la
Fondazione Feltrinelli
Fuori dai sistemi
• Resta allora da fare solo una ulteriore precisazione,
sottolineando come al di là del velleitario tentativo di
sistematizzazione sviluppato qui esista una notevole
mole di risorse descrittive analitiche “sparse sul web”,
cioè nella maggior parte dei casi rintracciabili solo nei
siti dei soggetti produttori o conservatori ma non
inseriti in alcuna rete strutturata
• In questi casi l’unica possibilità è quella di augurare
buona fortuna al ricercatore che si immerge nelle
acque abbastanza agitate (ma forse neppure troppo)
dei motori di ricerca.
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Evoluzione strumenti di ricerca