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2008 GIUGNO n. 6
Un grande africano amico
Il card. Gantin, uomo di statura elevata
Missione è sanità
I
l 13 maggio,
all’ospedale
“Pompidou” di Parigi, è morto il cardinale Bernardin Gantin.
Aveva 86 anni. Con lui
scompare una personalità di alto livello, una
delle più belle figure
cristiane dell’Africa
contemporanea, orgoglio del Benin e amico
dei missionari.
Chi scrive questo
breve profilo ha avuto
l’onore e la gioia di
conoscerlo e di essere trattato amichevolmente da quest’uomo,
alto fisicamente e ancor
più spiritualmente. Il card.
Gantin era una persona capace,
cordiale e alla mano. Attraversava la strada per salutarti e si
interessava di te, del tuo lavoro.
S’informava della nostra fami-
glia missionaria e dei saveriani
che conosceva personalmente.
Un “pezzo da novanta”
Metteva a loro agio i suoi interlocutori, pur essendo un… pezzo
da novanta della gerarchia romana. È stato il primo africano ad approdare alle più alte cariche della
curia, scalando silenziosamente
tutti i gradini, fino a diventare
decano del Collegio dei cardinali.
Ma era rimasto semplice e umile,
come un fanciullo africano.
Era nato in Benin (che allora
si chiamava Dahomey), figlio
di un dipendente delle ferrovie
coloniali francesi. Gantin significa “albero di ferro”: un nome
che gli calzava perfettamente,
perché era solido e massiccio
come una quercia. Era diventato
prete nel 1951, formato dai missionari d’Africa di Lione, cui
era rimasto affezionato. Spesso
dichiarava la sua riconoscenza
per i missionari di tutti i tempi e
di tutti i luoghi.
Dopo due anni di sacerdozio,
fu mandato a Roma per completare gli studi di teologia e diritto.
A 34 anni - uno dei più giovani
vescovi di allora - fu eletto ausiliare dell’arcivescovo di Cotonou
mons. Parisot, al quale succedette
il 5 gennaio 1960, come primo arcivescovo metropolita dell’Africa
francofona. La sua preoccupazione principale fu di consolidare la
chiesa locale, sollecitando la collaborazione dei missionari.
Africano a Roma
Paolo VI lo chiamò a Roma
nel 1971, come segretario della
Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, che proprio
allora cercava la sua nuova iden-
CON TANTO DI CAPPELLO...
Paolo Giuntella, giornalista e cristiano convinto
p. MARCELLO STORGATO, sx
lui se n’è andato,
A nche
chiamato dal Padre della
vita. L’abbiamo saputo dal Tg
della sera, giovedì 23 maggio. Il
giornalista Paolo Giuntella, che
abbiamo visto tante volte per i
suoi servizi dal Quirinale e al seguito del presidente, se n’è andato in dignitoso silenzio, appena 61 anni di vita, sempre molto
impegnata e mai chiassosa.
I giornali gli hanno dedicato
poche righe. Neppure l’Avvenire gli ha riservato lo spazio che
meritava; meglio L’Osservatore Romano, con una colonna
a firma di Pio Cerocchi, amico
dall’infanzia. Molto più spazio
è stato dato ad altri giornalisti e scrittori. Forse, Paolo era
“troppo cristiano” per ricevere
maggiore attenzione...
Ha scritto bene il presidente nel messaggio di cordoglio:
“il senso della missione lo ha
guidato in tutta la sua attività
professionale”. Paolo Giuntella
era così: un semplice cristiano
convinto. Un grande comunicatore e anche un eccellente
animatore missionario.
Ricordo l’incontro al palasport di Udine nel 1999, gremito di giovani. Arrivato il suo
turno, ha testimoniato il suo
affetto per la sposa Laura e per
i tre figli; poi è sceso in mezzo
al pubblico per sollecitare gli interventi dei giovani ed è riuscito
a coinvolgerli nell’entusiasmo
per la vita e la fede cristiana.
L’avevo poi invitato nel
2003 al Convegno missionario
dell’Emilia Romagna a Cesena,
sul tema “Fatti di pace”. Anche
lì Paolo è stato supersonico.
Con le sue profonde riflessioni
ha saputo coinvolgere la platea, come riesce a fare un testimone convinto e credibile.
Quei suoi cappelli strani. “Ti
fanno somigliare a un quacchero; ma quanti ne hai?”,
gli dicevo scherzando. E lui:
“I cappelli, come le mucche
di Mussolini, sembrano tanti,
semplicemente perché li alterno. È un modo diverso per caratterizzare i servizi”.
Riceveva “con piacere” questo nostro foglio mensile e seguiva sul sito internet le attività dei saveriani. Nel luglio del
2005 era morta la sorella Anna
Maria per tumore alle ossa. In
sua memoria, aveva versato
una somma alla missione in
Sierra Leone. Mi scriveva: “Era
stata molto colpita dai problemi dei bambini soldato e dalla
straordinaria esperienza di un
missionario saveriano”.
A fine anno inviava gli auguri agli amici, regalando un
suo “racconto di Natale”. Nel
2003, Paolo scrive di un Ammiraglio che arriva in paradiso.
Forse, scriveva già di se stesso,
o comunque, delle sue grandi
convinzioni di fede.
“L’Ammiraglio fu subito introdotto all’abbraccio con Dio. Non
pensava che fosse così immediato: era convinto che ci fosse una
grande fila. Avrebbe voluto sfogarsi, anche arrabbiarsi con Dio,
per quello che aveva sofferto e
per le fatiche, le ingiustizie e il
dolore che aveva visto sulla terra. Ma non gli vennero le parole, accoccolato in quell’abbraccio così caldo. Tutti i discorsi che
si era preparato, erano troppo
umani e incongrui per quel luogo. Gli riuscì solo a dire, «Signore, perché non sono riuscito ad
amare, almeno come avrei voluto?...». Ma si accorse che non
aveva proprio aperto bocca e
che Dio aveva ascoltato lo stesso
e gli aveva risposto. Senza parole, quell’abbraccio era la Parola.
Dio lo chiamò per nome e lo baciò; gli fece capire che era uno
■
dei suoi benamati”.
p. Gabriele Ferrari, sx
tità dopo il Concilio. Impegnato
al servizio della chiesa universale, non dimenticò mai la sua
terra d’origine, cui faceva regolarmente ritorno.
Aveva un occhio di particolare attenzione per la crescita della chiesa in Africa, specialmente
per quelle regioni dove essa
soffriva. Ricordo la sua sollecitudine per il Burundi in occasione della sanguinosa repressione
del 1972. Andò a visitare quella
chiesa per confermarla nel suo
dovere di avvocata dei più deboli. E continuò a informarsi anche quando fu trasferito ad altri
incarichi.
Infatti, a Roma si fece presto
conoscere meglio e stimare ancor di più. Fu chiamato a presiedere il Consiglio Cor Unum e la
Commissione giustizia e pace,
finché Paolo VI lo creò cardinale il 27 giugno 1977. Dopo l’improvvisa morte di papa Luciani
si era parlato di lui come “papabile”. Nell’aprile 1984 fu nominato prefetto della Congregazione per i vescovi, uno dei dicasteri più importanti. In quel ruolo,
toccò a lui firmare il decreto di
scomunica per mons. Lefebvre,
che egli conosceva bene.
Romano in Africa
Il 5 giugno 1993 fu eletto dai
cardinali decano del loro Collegio, un compito di grande prestigio che egli svolse fino all’ottantesimo anno di età, il 30 novembre 2002. In quell’occasione
il cardinale fece ritorno a casa,
per continuare a essere, dopo
Il card. Bernardin Gantin,
“albero di ferro”
30 anni d’assenza, “missionario romano in Africa”, come gli
piaceva dire, e per dare un aiuto
alla sua chiesa cui era rimasto
profondamente legato.
Certo, i suoi concittadini del
Benin e dell’Africa intera avrebbero voluto conservare più a lungo questo monumento di saggezza e di umanità che era il card.
Gantin, ma sorella morte è venuta
a trapiantare l’albero di ferro nel
giardino della casa del Padre.
Questa straordinaria figura di
cristiano d’Africa, patriarca saggio e fraterno, brillante per la sua
intelligenza e per la sua incredibile memoria, forte nella tempesta, ma delicato e umile, che non
sembrava tener conto del suo
rango di principe della chiesa,
non sarà dimenticata. E noi missionari saveriani, che egli stimava al di là dei nostri meriti, alla maniera africana gli diciamo:
“La terra d’Africa ti sia leggera,
eminenza!”.
■
Missione è sanità - Gesù è stato il
Medico dell’anima e del corpo: guariva da ogni infermità. La missione sanitaria è parte della missione
evangelica. Nella foto, fratel Bepi
Masolo, un entusiasta della missione medica in Bangladesh.
2008 giugno n.
ANNO 61°
6
2
Siamo usciti dall’inferno
3
Ponte di speranza in Bangladesh
4/5
La natura ci sconvolge
6
Il martirio della testimonianza
Anche il linguaggio sia non violento
Michele Galasso, laico saveriano
I medici italiani operano... miracoli
Tra gli straccivendoli del Cairo
2008 GIUGNO
m is s ion e e spirito
L’icona della missione
Parabole del regno dei cieli
Anche il linguaggio sia non violento
I
l vangelo di Matteo ha una
predilezione per le parabole: immagini prese dalla vita quotidiana per trasmettere un messaggio sapienziale, che trascende la realtà. Sono come un pacco sorpresa che ci mette davanti all’imprevisto della vita. Gesù
spesso narra storie, fa paragoni,
usa immagini, a partire dalla vita semplice del popolo per aprire un dialogo con la folla che lo
segue. La realtà narrata da Gesù
obbliga a fare un salto, ad andare
oltre, dentro l’insegnamento.
Matteo ci propone 23 parabole, di cui 9 sono solo sue, e 11
cominciano con “il regno dei
cieli...”. Perchè concentrare tante
parabole nel capitolo 13? Perché
parlare tanto di “regno dei cieli”?
Lo chiediamo all’evangelista.
La spiaggia e la casa. La nostra comunità aveva una forte tradizione giudaica. Per rispetto a coloro che non osavano
pronunciare il nome di Dio, abbiamo sostituito “regno di Dio”,
con “regno dei cieli”. Questo
non vuol dire stratosfera, perché il regno deve avvenire nella
storia. Il regno, infatti, è il cuore
della Buona Notizia.
Ci abbiamo riflettuto molto
e abbiamo scelto l’ambiente e
i destinatari della predicazione
del Maestro. Il capitolo 13, infatti, comincia in riva al mare alla
presenza della folla. Dalla spiaggia ci spostiamo poi in una casa,
dove sono presenti solo i discepoli e le discepole.
Sulla spiaggia sono narrate le
parabole dei terreni, del buon seme e della zizzania, del granello
di senapa e del lievito. In casa che è la comunità -, Gesù spiega
la parabola del buon seme e della zizzania e narra le parabole del
tesoro, della perla e della pesca.
Le parabole nascono dalla
vita del popolo: agricoltori, proprietari di campo, servi, casalinghe, pescatori, commercianti. Inizialmente Gesù rivolge il suo discorso a tutte le categorie di persone presenti, parlando di quello
che già conoscono, della loro vita
semplice; e così giunge al cuore.
Dalla moltitudine sorgono i
discepoli e le discepole: sono il
terreno buono dove il seme ha
fruttificato. Il campo è il luogo
dove è seminato il buon seme e
la zizzania; crescono insieme ed
è necessario lasciar crescere pri-
CARISMA è MISSIONE
ma di separare.
C’è un filo che percorre tutto il capitolo: il piccolo, a cui
non si dà valore. A quei tempi
la donna non aveva valore; nelle gerarchia dei beni veniva dopo gli animali. Ma Gesù afferma che il Regno dei cieli è come
una donna che fa il pane: un gesto banale, quotidiano. Gesù affida il Regno ai piccoli.
Ma, c’è un’altra sorpresa: anche il Regno dei cieli è una cosa piccola; è come un granello di senapa, il più piccolo fra i
semi. Il Regno è una realtà così
piccola, che si corre il rischio di
non darle valore; ma ha una forza che lo fa crescere e divenire
un albero le cui foglie curano, le
cui bacche danno sapore ai cibi,
i cui rami accolgono gli uccelli e
danno ombra ai viandanti.
I discepoli e le discepole che
hanno ascoltato le parabole sulla spiaggia s’incontrano poi in
casa. Vogliono capire la parabola del buon seme e della zizzania: il campo è la storia, è la vi-
L’albero e il minuscolo
seme di senapa
PER CONTINUARE A RIFLETTERE
Ti invito a fare un esercizio: scegli una categoria di persone di cui
conosci la vita e crea una parabola che sia un messaggio, una buona
notizia per loro: “Il regno dei cieli è come...
La missione CHIAMA
Il martirio della testimonianza
momenti. Decine di migliaia di
persone hanno abbandonato le
città per fuggire… Poi è stato il
turno del Camerun con le rivolte
popolari violente che hanno causato morti nelle maggiori città.
Quattro giovani saveriani appena arrivati si preparano a raggiungere le loro posizioni. Il
missionario non è un turista, le
ragioni della sua vita sono altre;
egli cerca un bene più grande,
anche a rischio della propria incolumità personale. Perché non
essere fieri di questi giovani che
rendono la nostra povera umanità un po’ più umana, e ringraziare Dio che esistono?”.
È un’esperienza forte dei nostri missionari. La leggo alla luce degli Atti degli apostoli: “Mi
sarete testimoni fino agli estremi confini della terra”. Una testimonianza impastata di martirio, legata al rischio e al sacrificio della vita per il Regno. Ma
Gesù risorto illumina la loro testimonianza anche nella sconfitta e nell’umiliazione.
Martirio significa testimonianza. Esprime la radicalità della scelta di Dio e la fiducia in lui, fino a consegnare interamente la vita nelle sue mani. “Chi vorrà salvare la propria
vita la perderà”. La radicalità è
dunque il contesto in cui fiorisce
il martirio - testimonianza fino a
versare il sangue.
Gesù è il testimone fedele.
Nell’amore, il Figlio di Dio non
è solo vittima, ma anche “dolore” per l’umanità. Egli ha vissuto la solidarietà con gli uomini
fino a condividere il senso dello
sgomento e l’angoscia del perché del dolore. La testimonianza - martirio è un frutto maturo della fede, un aspetto crudo
del vangelo che come cristiani
- discepoli di Gesù - tutti siamo
chiamati a vivere.
Gesù ce l’aveva detto: “Se
qualcuno vuole venire dietro a
me… prenda la sua croce” (Lc
9,23). Il suo Regno non è di questo mondo, e per goderlo con lui
bisogna attraversare molte tribolazioni. Questa rivelazione
del dolore, prevista dal vangelo,
porta nel nostro cuore meno entusiasmo, ma non impedisce che
si realizzi la promessa di Gesù,
“la vostra afflizione si cambierà
in gioia”. Crediamo nell’amore
Dipinto di Lino Maggioni, Kamenge
onvertirsi! Sì, il missionario legge, medita e prega la Parola anzitutto per convertirsi. Leggo nelle Costituzioni dei
missionari saveriani: “Sentiamo necessità di ascoltare, meditare
e pregare la Parola ogni giorno, sia personalmente che comunitariamente, per convertirci alla maniera di pensare e di agire di
Dio”. Questo è il primo obiettivo.
Ogni giorno meditiamo la Parola, anzitutto per convertire noi stessi. Infatti, “l’esperienza delle nostre quotidiane infedeltà all’amore
di Dio, rende necessario l’atteggiamento della conversione continua”. Convertirsi ogni giorno, perché la meta è sempre un passo
oltre: “Siate perfetti, siate misericordiosi come il Padre vostro!”.
Ogni cristiano è missionario. Ogni battezzato deve camminare
ogni giorno verso quell’oltre irraggiungibile, da perseguire con
un itinerario di continua conversione. Il battezzato entra nella
dinamica pasquale di morte al peccato e di vita verso uno stile
ogni giorno più evangelico. Bell’avventura questa di camminare
scoprendo a ogni passo panorami nuovi, scene di bellezza incomparabile; come camminare su un sentiero di montagna: a ogni
passo un nuovo spettacolo, una meraviglia!
Convertirsi è tipico della spiritualità del missionario, chiamato a
uscire dalla sua terra e cultura. Penso a Pietro che rifiuta di mangiare ciò che Dio ha purificato e si ferma perplesso sulla soglia di
casa del pagano Cornelio: è fatica entrare nello spazio dei peccatori. Così pensava.
Pietro deve cambiare rotta, convertirsi. Cornelio era “timorato di
Dio, faceva molte elemosine e pregava sempre” (Atti 10,2). Aveva
diritto di sapere che pregava Dio Padre; e Pietro aveva il dovere di
annunciargli il Figlio Gesù, venuto a togliere il peccato del mondo.
Una volta convertito, Pietro deve aiutare la comunità a convertirsi.
Anche la comunità cristiana è tentata di dividere il mondo fra buoni e cattivi, di tracciare uno steccato fra il bene e il male. Ma proprio
nel cuore di chi innalza queste barriere si annida l’impero del male:
“Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi, facciamo
di Lui un bugiardo e la sua Parola non è in noi” (1Gv 1,8.10).
Il missionario Gesù, dopo trent’anni di nascondimento e silenzio, si mescola tra le file dei peccatori chiedendo a Giovanni Battista il battesimo di penitenza. Non è solo umiltà; è un progetto
di vita; è disponibilità piena ad accogliere l’altro, che è sempre
immagine di Dio; è amore al fratello, anche al fratello che è caduto in errore.
Il pensiero di Dio è accoglienza e misericordia, pazienza e bontà, amore e dono gratuito. Proprio per questo il saveriano (e ogni
discepolo-missionario) sente la necessità di ascoltare, meditare e
pregare la Parola: “per convertirsi alla maniera di pensare e di
agire di Dio”.
■
pasta perché il Regno si realizzi.
È un messaggio che si ripete tre
volte, per dire che è la chiave di
lettura di tutto il capitolo.
I discepoli e le discepole in casa sono la comunità, che deve
stare nel mondo, nella storia: non
possono isolarsi, ma devono essere lievito che trasforma la storia in buon pane. Devono essere
come uno scriba o un padre di famiglia, che dal suo tesoro estrae
cose nuove e cose antiche. ■
La parabola del lievito sta al
centro e sembra essere la più importante. Un pizzico fa lievitare
tutta la farina e diventa pane saporoso. Sono i piccoli che si lasciano guidare dalla giustizia,
lievitano la storia e la conducono
al Regno. I piccoli, ai quali Gesù affida il Regno, devono vivere nel mondo insieme alla zizzania. È necessario essere dentro la
scrivono: “In Ciad abM ibiamo
vissuto dei brutti
p. ALFIERO CERESOLI, sx
2
tea FRiGERIO, mM
ASCOLTARE PER
CONVERTIRSI
C
ta - dice loro Gesù; il buon seme è il Regno; la zizzania è l’anti-regno. Si somigliano, possono
confondersi. È necessario lasciar
crescere, vedere i frutti, discernere, per poi separare.
La parabola della pesca rafforza questo messaggio. Chi vuole
servire il Regno può illudersi,
credendo che sia solo un affare
spirituale. Invece, il campo e la
pesca sono immagini di vita, che
cammina verso il Regno definitivo, costruito nella storia. E il
discepolo che comprende il mistero del Regno vende tutto per
comprarlo, come chi incontra
una perla preziosa, un tesoro.
Scelte radicali di servizio
INTENZIONE MISSIONARIA
E PREGHIERA DEL MESE
Ogni cristiano coltivi una
profonda e personale amicizia
con Cristo, così da poter comunicare la forza del suo amore
a ogni persona che incontra.
Lo Spirito Santo ci aiuti a comprendere sempre più che l’Eucaristia è il cuore della chiesa e
fonte dell’evangelizzazione.
Conforti: ”Il missionario deve essere copia fedele
di Cristo”.
p. siLVIO TURAZZI, sx
che abbraccia, come un arco, la
vita terrena e quella eterna. è la
via dei santi.
C’è anche il martirio del cuore che vedo, a volte, nei missionari che rientrano per una sosta,
spesso legata a motivi di salute.
È l’esperienza di madre Teresa di
Calcutta che si abbandona a Dio,
che non vede e non sente. Anche
Teresa di Lisieux scrive: “Gesù ha permesso che l’anima mia
fosse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del cielo, dolcissimo per me, non fosse più se
non lotta e tormento”.
La croce vissuta nel dono di sé
attraverso l’ascolto e l’impegno
per la verità, il perdono e la giustizia con i più deboli, è la testimonianza più forte della resurrezione di Gesù, un evento di speranza per tutti. Contemplando
Gesù sulla croce, vediamo l’amore nella sua forma più radicale.
Le occasioni per fare il suo
cammino sono abbondanti. Accogliamo l’invito del Papa ai
giovani: “Guardatevi attorno
con gli occhi di Cristo, ascoltate con le sue orecchie, intuite e
pensate con il suo spirito… Nutriti dalla preghiera, preparati nel
silenzio, scoprirete la vocazione
particolare che il Signore riserva
per voi. Abbracciatela con gioia.
Oggi i discepoli di Cristo siete
voi” (New York, aprile 2008).
Dall’interno della vita cristiana possiamo trovare il coraggio
e il sostegno per scelte radicali
di amicizia vera, di perdono e di
servizio. Gesù risorto invia anche noi dappertutto come suoi
testimoni e ci rassicura: “Io sono con voi sempre, tutti i giorni,
■
fino alla fine del mondo”.
2008 GIUGNO
V ITA SAV ERIANA
Siamo usciti dall’inferno
La vita è un miracolo... ogni giorno
C
ari amici, scriviamo per
dirvi che stiamo bene. Eravamo contenti di aver trovato
posto su quel volo per Kinshasa. Non potevamo immaginare quello che stava per succedere quel 15 aprile. È stato un attimo. In fase di decollo, poco prima di staccarsi da terra, un motore dell’aereo è scoppiato e ha
preso fuoco. Non c’era più pista
e siamo finiti giù dalla scarpata,
sopra uno dei quartieri più popolati di Goma.
Padre Pier: “la bambina
si è aggrappata a me”
I colpi sono stati molto violenti; la carlinga si è spezzata in
tre. Tutto è durato pochi secondi.
Quando l’aereo si è fermato, mi
sono accorto che eravamo avvolti nel fuoco. Ho pensato che
ormai dovevo solo aspettare la
morte, e già immaginavo il dolore delle persone care. Poi il panico, la gente che gridava “Gesù!
Gesù!”, il fuoco e il fumo...
Ricordo solo di essermi buttato nel vuoto: probabilmente nel
punto dove l’aereo si era spezzato. Nel fumo ho visto una persona che si infilava in una fessu-
ra davanti a me. L’ho seguita e
mi sono ritrovato nella parte anteriore dell’aereo.
Fuori, una bambina americana
piangeva e cercava i suoi genitori: si è aggrappata a me. Abbiamo
parlato in kiswahili e insieme abbiamo cercato i genitori e p. Pietro. La gente ci diceva di averli
visti uscire sulla strada, ma questo non cancellava i nostri dubbi. Abbiamo ritrovato i genitori
all’ospedale e, subito dopo, sulla
strada ho incontrato p. Giuseppe
che mi cercava e mi ha detto che
p. Pietro era già a casa nostra.
Padre Pietro: “mi hanno
estratto dal buco”
Siamo passati attraverso la
valle della morte. Tutto intorno
a noi e dentro l’aereo era fuoco
e fumo denso. Ero già scoraggiato: mi mancava il fiato a causa del fumo, e “fratello fuoco”
cominciava già ad accarezzarmi
al collo, alla testa e alle braccia.
Pensavo già a morire, ma non sapevo come, e se fosse vero. Poi
ho intravisto una sorgente di luce e sono saltato in avanti: da un
buco le persone a forza cercavano di uscire. Io ho fatto lo stesso
La fusoliera (spezzata in tre parti) dell’aereo caduto a Goma, in
Congo, su cui viaggiavano i saveriani p. Agostinis e p. Rinaldi
AGOSTINIS e RINALDI, sx
e sono riuscito a passare: alcune persone mi hanno tirato fuori, con il corpo graffiato.
Una volta fuori, ho corso un
po’ per paura che l’aereo esplodesse. Alla fine ho trovato una
moto-taxi e mi sono fatto portare a casa. Lì p. Tonino mi ha accompagnato al dispensario delle
suore in città e ho avuto soccorso, soprattutto ossigeno, perché
mi mancava il fiato. Poi hanno
curato le altre ferite lievi. Tutto
è passato, siamo vivi.
Tutti ci sono stati vicini
Oltre ai confratelli, anche le
mamme dei giovani saveriani di
Goma si sono precipitate ad assisterci e a coccolarci, come fossimo i loro figli. Con loro, abbiamo ringraziato il Signore. In silenzio, abbiamo ascoltato la loro
preghiera e lasciato che dicessero per noi quello che ancora non
riuscivamo a dire.
Sarebbero tante le cose da raccontare, da denunciare, da cambiare! Quanta sofferenza è scomparsa tra le fiamme e il fumo del
DC9: i passeggeri rimasti nel
ventre dell’aereo e un quartiere
distrutto, centinaia di feriti e oltre un centinaio di morti! L’impressione è di trovarsi in un paese dove il valore della vita dei
suoi abitanti non conta.
È tempo di scrivere la vita
Tanti hanno parlato di miracolo. Non ho dubbi che se siamo
ancora in vita, è perché il Signore ci ha riservato ancora qualcosa di buono da fare. Il giorno dopo l’incidente, sono uscito per comprare qualche vestito.
Mentre rientravo, il sole è uscito dalle nubi e tutto è cambiato:
i volti delle persone, il verde intenso, l’aria fresca… Ho avuto
l’impressione di essere appena
nato, di gustare la bellezza di essere ancora vivo.
Ogni giorno la vita è un miracolo: troppo spesso ce ne dimentichiamo o ce ne ricordiamo solo
quando la morte ci sfiora. Dentro
di me ho pensato solo che Dio, a
suo modo, trova il modo di svegliarci, di rilanciarci nella vita. È
il momento di girare pagina: dopo aver letto la morte e la paura, si tratta ora di scrivere la vita.
Non mancano le pagine bianche:
la missione ci aspetta, con la nostra gente, e tanti sogni… Il Signore ci ha accompagnato e con■
tinuerà a esserci vicino.
LAICATO SAVERIANO
Il testimone di un sogno
Michele Galasso, laico saveriano
A 51 anni, è morto il laico saveriano Michele Galasso, di Salerno. Ha vissuto pienamente il carisma missionario, nel martirio della sofferenza. Offriamo la nostra solidarietà alla sposa
Mirella e alla figlia Manuela, ai famigliari e ai laici saveriani.
Caro Michele, all’alba del primo mattino del mese dedicato a sua Madre, il Signore risorto ti ha chiamato accanto a
sé: “vieni, benedetto dal Padre mio!”.
Se è vero che il mondo cerca testimoni, possiamo dire che
tu, per noi e per quelli che ti hanno conosciuto, sei stato una
testimonianza concreta.
Testimone nella sofferenza. Quante volte sul tuo viso abbiamo visto le smorfie di dolore, che cercavi di
mascherare per evitare di far soffrire chi ti stava
accanto. Ci hai insegnato che si può portare la
croce dei dolori con dignità; che la vita è meravigliosa anche se vissuta con una spina nella carne. A noi resta il tuo sorriso, la tua espressione
di coraggio nell’affrontare la prova che il Signore
aveva riservato per te.
Testimone nel credere. Hai sempre creduto che
Cristo debba essere portato agli altri, fino agli
estremi confini della terra. E per questo hai sempre fatto missione, hai sempre raccontato a noi
tutti e a quelli che incontravi sul tuo cammino,
che il Signore è la vita che vince la morte. Tante volte lo hai cantato e suonato, con la gioia immensa che
veniva dal profondo del tuo cuore; quelle note e parole arriveranno anche all’orecchio di chi non ha potuto ascoltarti da vicino.
Testimone di passione. Abbiamo vivo il ricordo del tuo ultimo intervento nella nostra assemblea: è stato il tuo testamento spirituale. Ci hai detto che bisogna mettere tanta passione
nelle cose in cui si crede davvero. Tu lo hai sempre fatto. Innamorato e appassionato della vita, della sposa e della figlia, del
lavoro, di tutte le piccole cose che hai costruito intorno a te.
Innamorato e appassionato della missione vera, quella che ti
ha fatto donare Cristo agli altri con un semplice sorriso.
Testimone di un sogno. Sei stato il più fedele testimone
del sogno che condividiamo da anni: fare del mondo una famiglia. Lo pensavi e lo facevi davvero, cominciando da noi,
dai nostri figli e i nostri genitori. Abbiamo avuto la certezza, in questi giorni così tristi, che siamo una sola grande famiglia, pronta ad accogliere Mirella e Manuela, sorella e figlia di noi tutti, e con loro il mondo intero.
E tu sarai con noi, perché l’amore è più forte della morte.
Per questo motivo sei partito sereno e hai realizzato per primo il sogno di raggiungere la missione più difficile e bella:
quella che porta alla casa del Padre. Ciao Michele, ci rivedremo lì, insieme al Signore in cui crediamo. E saremo felici per
sempre, senza stampelle e senza affanni.
BURUNDI, TRE GENERAZIONI
Dal 21 al 24 aprile 2008,
quindici saveriani del Burundi si sono riuniti a Bujumbura
per l’assemblea capitolare, accompagnati da p. Girola e p.
Katindi della Direzione generale. Scrive p. Girola: “La sera,
mentre in un clima fraterno
ci scambiavamo le notizie di
famiglia, si udivano i colpi di
mortai, segni di una pace non
ancora raggiunta, malgrado
gli accordi stipulati tra le parti. I saveriani desiderano continuare a servire questo popolo
sull’esempio dei martiri p.
Maule Ottorino e p. Marchiol
Aldo e di Catina Gubert, che
riposano in terra burundese
assieme a p. Victor Ghirardi e
p. D’Alessandri Fiore”.
Il commento alla foto è di
p. Lino Maggioni: “Ecco i volti
dei cinque confratelli ai quali
abbiamo affidato il compito
di guidare il nostro cammino
nella chiesa del Burundi che
cresce e comincia a misurarsi
con i veri problemi del paese.
Ai missionari è chiesto di non
dimenticare la storia e, allo
stesso tempo, di aprire strade
dove ancora non sono passati,
preparare risposte che hanno il
sapore della sfida evangelica.
Perciò nella nuova direzione
sono rappresentate tre generazioni di missionari.
Padre Modesto, il nuovo
superiore, appartiene alla generazione di quelli che hanno
visto tutto. È arrivato in Burundi quando questo piccolo paese africano iniziava il cammino
verso la democrazia e la chiesa
inaugurava la prima diocesi. È
lui che, sulla tomba dei nostri
tre martiri, ha pronunciato un
discorso di responsabilità e di
riconciliazione alle autorità del
paese. Lui è sempre il più entusiasta di tutti.
Padre Mario, vice superiore,
rappresenta la generazione
dei saveriani espulsi dal paese, quando in Burundi si erano messi in testa di voler fare
senza i missionari. Nonostante tutto, ha voluto tornare per
aiutare la chiesa del Burundi a
tessere la vita pastorale delle
comunità parrocchiali.
Padre Rubén e padre Ignacio rappresentano la nuova
generazione. Hanno portato
in Burundi i colori e la fede del
popolo messicano. Sono giovani, attenti a cogliere le trasformazioni della missione.
Padre Pierino aveva lavorato in Burundi tanti anni fa. Poi
era stato dirottato in Camerun
Rubén Macías, Mario Pulcini, Modesto Todeschi, Ignacio Martinez e Pierino Zoni
e Ciad. Tra i saveriani è colui
che meglio può spiegare come
la chiesa e il Burundi stanno
crescendo”.
■
SAVERIANI SPERICOLATI
Oltre all’incidente aereo di
Goma del 15 aprile, in cui sono
stati coinvolti p. Agostinis e p.
Rinaldi, gli angeli custodi sono
stati particolarmente vigilanti sui saveriani. In Colombia,
tre confratelli di Buenaventura
hanno sbandato sotto la pioggia mentre si recavano all’incontro per riflettere su “Paolo,
apostolo delle genti”. La macchina è in fin di vita, ma i missionari sono incolumi.
In Camerun, il superiore p.
Armando Coletto è caduto dalla moto mentre andava a far visita ai confratelli nelle missioni:
niente di rotto, ma è stata necessaria un po’ di convalescenza. Invece a Bafoussam, p. Bruno Calderaro è caduto da un
albero ed è finito in ospedale
con due costole rotte. Cosa ci
faceva sull’albero? Forse voleva fare come... Zaccheo: vedere meglio Gesù!
Ma il caso più classico è capitato a p. Domenico Milani
all’interno della casa madre a
Parma. Aveva da poco compiuto gli 86 anni. Come suo solito, vestito in giacca e cravatta,
è montato in bici per percorrere i 200 metri dall’ufficio della
Procura al refettorio per il frugale pranzo. È caduto dalla bici e ha rotto il femore: ha fatto
tutto da solo. Per rimediare, gli
hanno messo una protesi. Angeli di Dio, nostri custodi...! ■
3
2008 GIUGNO
UN PONTE DI SPERANZA CON IL BANGLADESH
UNA VOCAZIONE
“C’è PIù GIOIA NEL DARE”
Nel cuore del dott. Franco Saracino
p. SILVANO GARELLO, sx
F
ranco Saracino, classe 1957, di professione infermiere
ortopedico, è sposato e ha quattro figli. È originario di
Fasano di Brindisi e tradisce nel volto il sole del suo meridione. Ma solo esplorando il suo cuore si riesce a capire perché,
a dir poco, si è lasciato affascinare dal Bangladesh.
Dopo il servizio militare, nel 1979, si era iscritto alla scuola infermieri di Parma. Da allora ha acquisito una notevole
esperienza nel preparare i gessi per gli infortunati che, spesso
in seguito a un incidente, senza poter tornare a casa, passano
dalla strada alla sala operatoria. Nemmeno lui sa dirci quanti
busti, quante gambe e quante braccia siano passate per le sue
mani per le necessarie ingessature.
Prima di tutto, i rapporti umani
Ma il bello del suo lavoro, secondo la sua testimonianza,
resta la tessitura di rapporti umani che egli sa instaurare con i
pazienti che i colleghi chirurghi gli affidano. Egli può certamente andar fiero del suo modesto contributo per ridare vitalità a chi è soggetto a trauma debilitanti, sia fisicamente che
psicologicamente.
Nel novembre del 1995, il professor Elio Rinaldi, direttore della clinica ortopedica di Parma, lo aveva lusingato con la
proposta di una trasferta umanitaria. “Non ti piacerebbe venire con il nostro gruppo in Bangladesh e mettere a disposizione, in modo gratuito, la tua competenza professionale? Nella
città di Khulna c’è un piccolo ospedale, gestito dai missionari saveriani e dalle suore di Maria Bambina. Lì assieme, potremmo fare miracoli, soprattutto per tanti bambini ridotti a
trascinarsi sulla strada a chiedere l’elemosina, camminando
Franco Saracino al lavoro all’ospedale “Santa Maria” di Khulna:
la miglior terapia è quella del sorriso!
a quattro zampe”.
Franco non aveva esperienza di viaggi all’estero, e tanto
meno degli ambienti ospedalieri del terzo mondo. La proposta
del prof. Rinaldi era una sfida al suo cuore: gli veniva richiesto un balzo di generosità. Come avrebbe potuto sopportare il
distacco dalla famiglia, o piuttosto, come avrebbe potuto coinvolgere la sua famiglia in questa avventura che veniva a rompere il ritmo del suo lavoro e delle sue vacanze?
Dal primo impatto al coinvolgimento
Arrivando in Bangladesh, il suo primo shock culturale è stato nel vedere la massa di persone che premevano all’ingresso dell’aeroporto. Il loro sguardo quasi perso, rivolto lontano,
gli aveva destato nel cuore la domanda: “Che cosa cerca tutta questa gente?”.
Da qualche anno, i vari gruppi medici possono disporre di
un’adeguata struttura ospedaliera, chiamata “Santa Maria“.
Ma agli inizi non era così. A Khulna, il gruppo di chirurghi e
infermieri erano ospitati - o forse si dovrebbe dire, erano accampati - presso le suore di madre Teresa, che gestiscono una
casa di accoglienza per i bambini abbandonati.
Qui, il signor Saracino, prendendosi cura dei piedi torti dei
bambini, ha imparato presto la comunicazione del sorriso. La sua sfida era quella di stabilire un ponte di speranza tra i bambini e i loro genitori, ansiosi di poterli vedere camminare.
Se l’esperienza del nostro infermiere ortopedico si è
protratta nell’arco di dieci anni, significa anche che
attorno a sé ha percepito una corrente di amore e di
riconoscenza della gente verso questi medici stranieri
che rispettano la vita di ogni persona, a prescindere dal
colore della pelle e dalla loro condizione sociale.
Andando a visitare qualche villaggio del Bangladesh,
egli ha avuto la gioia di essere stato riconosciuto e chiamato per nome: “dottor Franco!”. Molti dei suoi bambini ora
possono giocare a pallone e le bambine possono rincorrersi
come farfalle. Domani per loro non ci sarà più difficoltà ad
essere scelte come spose.
La solidarietà che fa miracoli
Egli ha raccolto un po’ di documentazione fotografica che
gli permette di incontrare i bambini delle scuole italiane, interessati al destino di tanti altri bambini meno fortunati. Non
parla loro solamente dei 1.500 bambini che sono passati per
le sue mani, ma anche del lavoro dei medici chirurghi e delle infermiere, dell’amorevolezza di suor Tecla e delle altre
suore, del servizio dei missionari saveriani, che hanno avuto
quest’idea geniale di permettere ad altri di partecipare alla loro missione di carità evangelica.
Dunque, anche in Bangladesh tanti dolori possono essere
trasformati in gioia. Da questo punto di vista, il Bangladesh
sta facendo tanta strada, superando gli handicap del suo passato e i contraccolpi della globalizzazione. Per fortuna che c’è
anche una globalizzazione della solidarietà. Come la solidarietà dei medici italiani che, per sei mesi all’anno, si succedono all’ospedale “Santa Maria”. È una solidarietà che ha intrecciato una catena di piccoli miracoli.
UN LAVORO AMMIREVOLE
p. ALFONSO OPRANDI, sx
Insieme ai compianti p. Italo Gaudenzi e fr. Giuseppe Masolo, p. Oprandi è stato uno
degli iniziatori dell’attività dei medici italiani in Bangladesh. Recentemente, accompagnando l’abate di Praglia in visita a p. Carlo Rubini, a Khulna ha incontrato l’equipe medica. Ci descrive qualche “bozzetto” della sua rapida visita.
Scrivo dalla casa dei saveriani a Khulna. Ieri, alla prima uscita con l’abate, siamo stati
a pranzo dalla famiglia nel cui pukur (laghetto) era caduta la signora Milvia (la scrittrice
dei due racconti in questa pagina), nella sua ultima visita in Bangladesh. Abbiamo perciò rievocato il famoso evento!
Questa mattina è arrivato p. Gabriele Spiga, che da tanti anni si dedica al recupero
degli handicappati nel suo centro “Casa della speranza”, non lontano da Satkhira. Sembra che l’abbia mandato il cielo apposta, per aggiustare la mia valigiona. Si era rotta la
chiave dentro e p. Gabriele ha riparato il guasto: ha tirato fuori il pezzo e ha fatto due
chiavi nuove.
Nel pomeriggio sono andato all’ospedale “Santa Maria”, dove sono al lavoro i nostri
medici italiani: l’equipe chirurgica del dott. Casiraghi e altri quattro dell’equipe ortopedica del prof. Rinaldi. Un ortopedico e tre fisioterapisti stanno seguendo tutti i pazienti operati tra novembre e dicembre dello scorso anno. Al centro d’assistenza dei
malati sta andando avanti un lavoro che nessuno può immaginare se non vede con i
propri occhi. È davvero una grande soddisfazione. Tra pazienti e accompagnatori, vi sono alloggiate oltre centotrenta persone.
Domani saranno a cena con noi saveriani tutti gli operatori sanitari dell’equipe. Sono
persone davvero eccezionali: si sacrificano molto per raggiungere l’obiettivo di operare quanti più malati possibile e di fare un buon lavoro. Il dott. Casiraghi mi ha detto che
quando vanno per strada, tutti li riconoscono e sono loro riconoscenti. È da tanti anni che
svolgono questo ammirevole lavoro.
Termino qui, perché attorno a me ci sono tante zanzare che non mi lasciano in pace...
4
2008 GIUGNO
La gioia di dare è davvero grande
Molti medici e infermieri, venendo
in Bangladesh, prendono l’occasione
per incontrare anche gli amici zingari
di don Renato Rosso, missionario fidei donum di Alba, conosciuto come
“il prete degli zingari” in Bangladesh
e India. Da un po’ di tempo, tutti questi
volontari italiani si forniscono da loro
di perle, per farne dono agli amici.
Ma il risvolto più interessante di
questa vicenda è nelle “perle” che questo servizio medico è riuscito a far nascere, come per incanto, nel mare di
dolore e di abbandono in cui vivono
tante persone che non possono permettersi le cure mediche più ordinarie.
Questo scambio di doni che si è realizzato attraverso la presenza di chirurghi, fisioterapisti e infermiere provenienti da varie parti d’Italia.
Anche questa è diventata un’altra
bella prova a favore della missione.
“C’è più gioia nel dare che nel ricevere”: è un detto di Gesù, che potrebbe
onorevolmente trovare posto anche nei
nostri ospedali italiani, per suscitare la
fantasia della carità, proprio là dove c’è
il rischio che una vocazione così alta
diventi solo un altro mestiere che garantisce un buon salario.
■
ALL’ESTERNO
I MEDICI ITALIANI OPERANO... MIRACOLI!
a cura di p. MARCELLO STORGATO, sx
abbiamo insistito nel proporre esperienze e riflessioni sulla Parola di Dio, in varie circostanze e da varie
Q uest’anno
nazioni, perché non esiste vera missione senza l’annuncio della “Buona Notizia”. Il vangelo di Cristo è il miglior
dono che Dio ha fatto all’umanità, e di cui l’umanità ha più bisogno. Tutti i cristiani sentono il dovere di dare gratuitamente quello che gratuitamente hanno ricevuto.
Anche queste due pagine sono interamente dedicate alla “Buona Notizia”: al vangelo della sanità. Gesù passava
nei villaggi della Palestina facendo bene a tutti, curando i malati e sanandoli da ogni infermità... Nella lunga storia
dell’evangelizzazione, sull’esempio di Cristo, i missionari e le missionarie hanno sempre privilegiato l’assistenza ai malati.
Il beato Conforti ha voluto che i saveriani avessero l’opportunità di prepararsi adeguatamente anche a questo servizio,
con corsi adeguati organizzati in collaborazione con i medici di Parma. Tanti si sono distinti come medici, chirurghi e
infermieri. La raccolta e selezione dei medicinali è ancora nella memoria di molti.
Ai nostri giorni anche questa “missione sanitaria” si è arricchita di nuove opportunità. I missionari continuano in vari
modi la loro opera di assistenza ai malati, ma hanno sollecitato e incoraggiato la collaborazione di tante persone - uomini e donne che servono i malati con professionalità.
In queste pagine riportiamo il bell’esempio di collaborazione tra saveriani e medici volontari, che si protrae da circa
vent’anni in Bangladesh. Una scintilla nell’Azienda Ospedaliera
di Parma ha sprigionato il fuoco della carità sanitaria. Ne
beneficiano tanti poveri malati del Bangladesh. E forse
più ancora i medici italiani. È una pagina di vangelo nel
■
mondo di oggi.
foto archivio MS / A. Bonifacio
La COLLABORAZIONE
UN ANGOLO DI CIELO
Collaborazione tra saveriani e medici
p. CARLOS GONZÁLEZ, sx
ultimi tre anni ho avuto l’opportunità di collaborare
N egli
nell’ospedale “Santa Maria”, nella città di Khulna, in-
sieme a p. Agustin Albor, che ne è l’incaricato responsabile.
Questa è infatti un’attività a carico dei saveriani. Collaborano
anche p. Giovanni Abbiati e altri, che aiutano per il trasporto
dei malati e la manutenzione della strumentazione ospedaliera. Fanno anche da interpreti, un ruolo molto importante per la
comunicazione tra pazienti del luogo e medici italiani.
A Dhaka, la capitale del Bangladesh, p. Alfio Coni tiene le fila
dell’organizzazione con i medici in Italia e per la parte burocratica con gli uffici governativi: traduce i documenti, chiede i dovuti permessi e l’iscrizione all’albo dei medici, mantiene i contatti
con l’ambasciata italiana, riceve i medici all’aeroporto...
La compassione per i malati
Il contatto con i malati è davvero una grande ricchezza, che
apre il cuore per compatire le pene e le sofferenze, per sostenere le speranze dei pazienti, che provengono da tutte le parti del paese, senza distinguere religione o classe sociale. Ma
il nostro obiettivo sono i più poveri e tra questi, i bambini e le
donne, che sono sempre gli ultimi nella scala dei valori della
società: non contano. Valgono come lo zero dopo il punto.
Si può dire che anche per noi missionari il servizio sociale
sul piano della sanità è una grande via per entrare in dialogo
con i fratelli e le sorelle che, come noi, vivono la loro fede nel
Creatore, anche se chiamiamo lo stesso Dio con nomi diversi.
ALL’INTERNO
ma, Cagliari, Sassari... Ci sono state anche visite singole a altri paesi come la Gran Bretagna e gli Usa.
Molte operazioni sono di chirurgia plastica, specialmente ai
bambini che hanno il labbro leporino o che hanno subito traumi per bruciature, o anche a chi ha gli arti atrofizzati (traumatologia) o chi soffre per difetti congeniti agli organi genitali.
“Un lavoro che ci riempie di gioia”
L’attività inizia a settembre e termina a fine marzo, un periodo in cui le temperature sono più sopportabili. Il clima tra
i malati e l’equipe dei medici e il personale infermieristico è
talmente buono da avere una caratteristica familiare. Un giorno un anziano musulmano mi ha detto: “Non so cosa c’è in
questo ospedale, ma mio nipotino qui è molto contento. Nonostante l’operazione, non si lamenta; i medici gli fanno carezze e giocano con lui; tutti voi ci trattate con rispetto e affetto.
Questo sembra un angolo di cielo!”.
In questo modo, attraverso queste esperienze che noi tutti
stiamo facendo e di cui ci arricchiamo, mi convinco sempre
più della varietà di emozioni e sentimenti della maggioranza
dei medici e delle infermiere che contribuiscono a questa attività. A volte sono talmente emozionati che si esprimono così: “Il lavoro con la gente bengalese ci riempie di pace e di
gioia. Ci basta vedere il volto sereno e sorridente dei pazienti
per sentirci ricompensati per quello che abbiamo fatto. Questa pace e gioia noi la portiamo dove ci chiedono di andare,
ma sempre ci resta l’inquietudine e la speranza di tornare ad
essere utili anche il prossimo anno”.
Sono molto contento per questa esperienza fatta nell’ospedale in questi ultimi tre anni. Mi auguro che si realizzino le speranze di tante persone che meritano di godere un po’ d’affetto
e... un angolo di cielo!
■
Dottori da tutte le parti d’Italia
Ogni anno arrivano nella città di Khulna medici di diverse specializzazioni che, nel periodo delle loro ferie, vengono
a offrire il loro servizio nel nostro ospedale. Provengono, si
può dire, da tutte le parti d’Italia. Innanzitutto da Parma (Ortopedia e Pediatria); qui la collaborazione tra l’università di
Medicina e l’istituto Saveriano è iniziata con mons. Conforti
e si è consolidata negli anni. Poi c’è Milano (Niguarda e Centro Oncologico Europeo), Genova (Gaslini), Como e Bologna (Maxillo facciali), Cantù, Bergamo, Pavia, Sondrio, RoTra un gesso e un intervento c’è anche il tempo di di giocare e sorridere (le tre fotografie in
pagina sono di F. Saracino, che ringraziamo)
IN SALA OPERATORIA
UNA PAGINA DI VANGELO
Un clima inconsueto all’ospedale
MILVIA O. FUMAGALLI
mi capita di vedere con gli occhi dell’imG eneralmente
maginazione quello che leggo. Durante il mio soggior-
no in Bangladesh invece mi è successo il contrario: una realtà
ben precisa mi ha richiamato, rendendole attuali e vive, alcune pagine del vangelo in cui Gesù è riconosciuto e ricercato
come il Medico, il Guaritore, il Salvatore dell’uomo.
È successo a Khulna quando ho visitato l’ospedale “Santa
Maria”, dove da tanti anni si avvicendano equipe chirurgiche
italiane per operare soprattutto bambini e adolescenti, affetti
da devastanti malformazioni, congenite o acquisite, che impediscono loro una decente qualità di vita.
Come un alveare affollato
Appena varcata la soglia del cancello verde, che preclude la
vista dell’interno a chi passa per la via, si apre come un’oasi,
abbastanza inconsueta nel contesto di un ospedale. Un grande spiazzo davanti al bianco edificio, con aiuole di fiori variopinti, panchine e soprattutto il brulicare di un alveare: uomini,
donne e bambini, in piedi o seduti in paziente attesa; medici,
suore e infermiere indaffarati fra barelle, carrozzine e lettucci,
dentro e fuori dalla sala operatoria e dalle sale di degenza; pazienti sdraiati o seduti al sole; bambini, in attesa di intervento
o convalescenti, distratti dal gioco…
C’è anche un artigiano che, con attrezzi rudimentali, adatta
e prepara supporti e scarpe ortopediche, rendendosi utile agli
altri e guadagnando qualcosa per sbarcare il lunario.
All’ora dei pasti la scena si anima ulteriormente: intorno al
carrello del cibo si stringe una piccola folla, che sciama poi
con il piatto colmo, sistemandosi a gruppi, sulle panchine e
i muretti, in cerchio sulle stuoie… Se le mamme o le nonne
accudiscono i
propri bimbi,
chi tra i malati è in grado di
farlo, aiuta gli
altri.
Mi viene naturale una trasposizione: in
uno spiazzo
erboso della
Palestina, folle
attirate da Gesù che prometteva una vita
nuova, hanno
condiviso il pane moltiplicato
dal suo amore;
in Bangladesh
una folla, attirata dalla notizia di una possibile guarigione, condivide il
cibo procurato
La riabilitazione è meno pesante se
da
una catena
come fisioterapista... c’è la mamma!
di solidarietà.
Disponibilità e umanità gratuita
Entrando nelle sale di degenza, mi accostavo ai pazienti con
un po’ di disagio: mi sembrava di invadere la loro privacy. Invece ho notato che tutti gradivano la mia attenzione e, non intendendoci a parole, me lo dicevano con il sorriso.
In chirurghi, anestesisti e infermiere ho trovato tanta disponibilità e umanità nello svolgere il loro lavoro massacrante,
sia per l’impegno (fino a dieci ore al giorno in sala operatoria, oltre all’attività ambulatoriale e terapia del dolore la sera
e nella notte), sia per il clima caldo e umido. Prestano la loro
opera gratuitamente a scapito di ferie. Alcuni ripetono questo
servizio, ogni anno senza eccezione, da quando hanno iniziato. In questo modo, non solo sentono di poter dare qualcosa,
ma sperimentano anche di ricevere tanto.
L’iniziativa, nata dal coraggio e dall’impegno di pochi, anno dopo anno, si è sviluppata come il granello di senapa dal
quale nasce una grande pianta e ora - senza pubblicità, se non
quella fornita dal tam tam e dal passaparola di chi ne ha beneficiato - è divenuta un punto di riferimento al quale accorrono
da tutto il Bangladesh. La calca che, all’arrivo dei dottori, si
ammassa all’ingresso e tenta di varcare il cancello, rimanda a
chi tra la folla cercava di arrivare a Gesù, per essere da lui toccato e sanato.
■
Anche il Signore era contento
MILVIA O. FUMAGALLI
il soggiorno a Khulna, ho vissuto un’esperienza
D urante
davvero inaspettata: mi è stata offerta la possibilità di
assistere a un intervento chirurgico. Ho accettato senza esitazione. Indossati zoccoli, camice, cuffia e mascherina, sono
entrata in sala operatoria. Erano le 11 di martedì 24 gennaio.
Doveva iniziare una operazione impegnativa su una giovane
donna che, a causa di un trauma da parto naturale, aveva subito la distruzione di uretra e vagina.
Il coraggio di chi ci crede
Mi è stato indicato dove stare, per seguire lo svolgimento dell’intervento senza intralciare il lavoro. Dal mio posto
di osservazione, mi sono guardata attorno: la sala operatoria mi sembrava bene attrezzata. Mi era stato raccontato come si erano svolte le operazioni, i primi anni: mancava quasi tutto, tranne il coraggio di chi, credendo in ciò che faceva,
iniziò stringendo i denti, superando difficoltà, vincendo stanchezze e fatiche.
I pionieri di Parma hanno parlato e coinvolto altri. La loro testimonianza è stata portata tra colleghi, familiari e amici,
anche con congressi, conferenze, mostre e cene; ha fatto conoscere, apprezzare e sostenere l’iniziativa in vari ambiti. Ora
ogni anno partono a turno equipe di specialisti volontari, occupando l’arco di sei mesi.
Se il servizio sul campo è il più importante e impegnativo,
non va comunque taciuta tutta la collaborazione di chi, rimanendo a casa, si dà da fare per favorire la riuscita delle “spedizioni”: i familiari che lasciano partire i loro congiunti, i dirigenti che concedono i permessi, i colleghi che non pongono
ostacoli, e tutti coloro che offrono denaro, attrezzature, medicinali, giocattoli…
C’è un grande coinvolgimento. È come un sassolino gettato
nell’acqua, che crea onde concentriche: a poco a poco si viene a creare un’attenzione, una mentalità nuova nelle persone.
Anche questo è un aspetto molto importante: è animazione,
educazione alla mondialità, missione. Così, pensavo, è la dinamica di ogni nostro gesto e parola: anche se in modo inconsapevole, provoca sempre un’eco positiva o negativa su quelli che ci circondano...
Dalle 11 del mattino alle 8 di sera
Inseguendo questi pensieri, osservavo i passaggi operatori, le segnalazioni acustiche e luminose dei monitor… L’intervento si è protratto fino a sera: alle 20, una dottoressa ultimava la sutura più superficiale, mentre i due chirurghi, stanchi ma soddisfatti, lasciavano la sala operatoria, gli anestesisti
provvedevano al risveglio della paziente e una delle strumentiste cominciava a riordinare.
Quando sono entrata al mattino, avevo intenzione di fermarmi
solo un poco; invece non sono riuscita a staccarmi da quello che
si stava svolgendo, coinvolta in quell’atmosfera concentrata e in
quel silenzio operoso, rotto solo da poche essenziali parole.
Lasciando la sala operatoria, ero contenta che alcuni, con
professionalità e abnegazione, avessero posto le premesse per
diminuire la sofferenza e il dolore nel mondo, a cui tornavo.
Anche il Signore non poteva che essere contento.
■
I NUMERI
assistenza ai malati
“Santa Maria” - Khulna
p. ALFIO CONI, sx
In questo prospetto generale, che va dal 1991 fino al
2008, troviamo il numero e la consistenza delle equipe,
la quantità di operazioni e visite compiute complessivamente ogni anno. I periodi di lavoro vanno da settembre a marzo nei settori di chirurgia pediatrica, ortopedica, ginecologica e maxillo facciale.
Anno
1991
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
Totali
Equipe e membri
uno 5 membri
due 17 membri
due 8 membri
due 19 membri
due 24 membri
cinque 46 membri
quattro 34 membri
quattro 44 membri
quattro 43 membri
quattro 43 membri
quattro 49 membri
quattro 46 membri
cinque 52 membri
quattro 45 membri
cinque 61 membri
sei 62 membri
tre 37 membri
64 equipe - 635 membri
Interventi
60
191
198
160
216
217
293
352
401
399
334
577
772
445
750
902
429
6.596
Visite
100
150
243
250
279
611
785
1.040
1.438
2.221
2.578
3.389
5.319
2.041
3.991
4.459
3.980
32.874
Notiamo la vastità del bene compiuto: nel 1991, i 5
membri di un’equipe hanno visitato 100 pazienti e fatto 60 interventi; nel 2007, 62 medici in 6 equipe hanno
visitato 4.459 pazienti e compiuto 902 interventi.
5
2008 GIUGNO
il mon d o in ca sa
SUD/NORD NOTIZIE
La natura ci sconvolge
Solidarietà ai
due popoli
pagina a cura di DIEGO PIOVANI
potrebbero essere più di 2
milioni. Dopo un periodo in
cui il governo non ha autorizzato voli umanitari e l’arrivo di operatori stranieri, le
autorità birmane hanno accettato una conferenza dei
Paesi donatori del sud-est
asiatico, per indirizzare al
meglio gli aiuti.
Più che lo Stato abbiamo
visto i “monaci” soccorrere
per primi; i monasteri sono
ancora pieni di sfollati senza tetto.
■
● Cina: terremoto sca-
la 8! Anche “Missionari Saveriani” esprime
solidarietà al popolo
cinese e al popolo birmano, dopo le calamità
naturali che hanno devastato le due nazioni
asiatiche.
In Cina, il bilancio
ufficiale dopo il terremoto del 12 maggio
parla di oltre 70mila
morti. La comunità cattolica cinese è in prima Un uomo ancora vivo tra le macerie del terremoto in Cina
linea fin dall’inizio delPrezzi impazziti
la tragedia e ora intensifica il suo sione sono state affidate alla Maimpegno spirituale e materiale donna le vittime del terremoto e ● Rivolte contro il carovita. Si
stanno allargando a macchia di
insieme alle altre confessioni re- i loro familiari.
leopardo in tutto il mondo le riligiose e a tanti cinesi che sono
● Birmania: ciclone “Nargis”.
volte contro il rialzo dei prezaccorsi come volontari.
Il 24 maggio è stata celebra- Non è ancora possibile avere un zi. Il primo ministro britannita una giornata di preghiera per bilancio definitivo delle vittime co Brown, ha esortato i Paela chiesa in Cina. Quel giorno si del ciclone “Nargis”. Si parla di si industrializzati a promuovefa memoria della Beata Vergine quasi 140mila tra morti e disper- re un’azione coordinata per ferMaria, venerata con grande de- si. Non si conosce nemmeno il mare l’inflazione globale. La
vozione nel santuario mariano di numero degli sfollati e delle per- questione sarà tra le priorità del
She-shan a Shangai. Nell’occa- sone colpite che, secondo l’Onu, prossimo G8 di luglio, in pro-
MISSIONI NOTIZIE
Ingiustizia è fatta!
● Suor Dorothy: i dubbi crescono. A Belém, è stato assolto Moura, il latifondista già condannato in un primo processo a
30 anni di carcere come mandante dell’omicidio di suor Dorothy Stang, avvenuto il 12 febbraio 2005. “È troppo facile condannare il sicario, un uomo povero, e assolvere il latifondista,
che ha molto più potere” ha detto
la presidente del “Comitato Dorothy Stang” Virginia Moraes.
Per una singolare coincidenza, la
sentenza è giunta nelle stesse ore
in cui tre vescovi e un sacerdote,
minacciati di morte nel Pará, denunciavano alla ‘Commissione
per l’Amazzonia’ della Camera
dei deputati di Brasilia l’esistenza di “un consorzio del crimine”
nello stato amazzonico.
“Chi prende posizione a favore degli esclusi in Amazzonia,
diventa automaticamente nemico dei “fazendeiros”, dei mercanti di legname o dei cercatori di diamanti… Dorothy Stang
è stata uccisa perché credeva in
un sogno diverso per l’Amazzonia, perché difendeva i progetti
di sviluppo sostenibile e lottava
per l’insediamento dei semplici
coloni che avevano bisogno di
coltivare e di vivere”. I vescovi del Brasile, preoccupati per
la sentenza d’assoluzione, hanno espresso solidarietà alla comunità di Anapu che continua la
missione di suor Dorothy.
● Yemen: terrorista chi si converte. Convertirsi dall’islam al
cristianesimo in Yemen è pericoloso. La fede cristiana è considerata addirittura “terrorismo”.
6
Secondo un convertito, i cristiani sarebbero 2.500: “S’incontrano una volta alla settimana nella
casa di un fedele straniero della
capitale; ci sono dei giovani che
diffondono il vangelo, ma lo fanno di nascosto perché la polizia
non lo permette”. Il rischio per i
convertiti è la pena di morte. ■
Diaologo è vita
Egitto: sentenza storica. Dodici cittadini di religione cristiana
copta, già forzatamente convertiti all’islam e infine tornati alla
fede di origine, potranno vedere
quest’ultima riportata nei loro documenti. È l’esito di una sentenza
“storica” del tribunale del Cairo,
una vittoria della libertà religiosa
in Egitto, dove è obbligatorio che
la carta d’identità specifichi la religione d’appartenenza.
●
● Bangladesh: incontro inatteso. Il 18 aprile, 40 musulmani
e 40 cristiani si sono incontrati
all’università di Dhaka per parlare della lettera aperta che 138
esperti musulmani hanno scritto
al Papa e della sua risposta. Nella giornata di studio, i relatori si
sono confrontati sul tema “Amare Dio e amare il prossimo”, sottolineando come i due atteggiamenti siano presenti in entrambe
le religioni.
Hanno constatato l’importanza di incoraggiare una migliore conoscenza fra musulmani e
cristiani a tutti i livelli. Il dialogo va trasformato in azioni concrete: coinvolgimento dei giovani, servizi verso i più vulnerabili della società, inserimento nei
testi scolastici di capitoli sulle
maggiori religioni del Paese per
Invitiamo i lettori, dotati di computer e internet, a consultare la MISNA (Agenzia missionaria di informazione mondiale) per allargare la mente al mondo intero: www.misna.org
Visitate anche il nostro sito www.saverianibs.it nel quale potete leggere tutte le notizie, le testimonianze e le proposte
del nostro mensile, comprese le edizioni locali e
la versione in formato pdf.
permettere ai bambini di acquisire una conoscenza almeno di
base. Solo così, si potrà evitare
la manipolazione delle religioni
a fini politici che spesso sfocia
nella violenza.
EMI: arriva p. Munari.
L’editrice missionaria italiana (EMI) ha cambiato direttore.
Dopo molti anni
di arduo lavoro, è andato “in
pensione” p. Ottavio Raimondo. Al suo
posto è arrivato p. Giovanni Munari, anch’egli
comboniano.
Padre Raimondo così
scrive nel suo ultimo editoriale:
“Per me, che l’ho accompagnata
nella sua nascita e poi per ben 21
dei suoi 35 anni di vita, l’EMI è
stata ed è l’espressione chiara e
ben definita della missione affidata da Cristo ai suoi discepoli.
Il dialogo è la ricchezza e la forza che ci ha motivato in questi
anni”. La redazione di “Missionari Saveriani” ringrazia p. Ottavio per il lavoro svolto e dà il
“benvenuto” a p. Giovanni. ■
●
Una storia speciale
Tra gli straccivendoli del
Cairo. Secondo una rivista francese, per due anni la donna preferita dai transalpini è stata la
suora novantanovenne Emmanuelle, al secolo Madelaine Cinquin. Suor Emmanuelle ha trascorso 22 anni tra gli straccivendoli del Cairo. Ora è in Francia,
ma la sua opera continua grazie
a suor Sara, ortodossa egiziana,
che racconta: “La prima volta
che ho incontrato suor Emmanuelle mi ha portata nel quartiere dove aveva iniziato un lavoro
●
gramma a Tokyo. È difficile credere che in un mese la crescita
demografica e la domanda di cibo abbiano portato al rapido rialzo dei prezzi. La speculazione
finanziaria respinge ogni regola
e le politiche sembrano incapaci
di dettare regole.
“Se la crisi attuale non è affrontata in modo adeguato può
scatenare altre crisi che colpiranno la crescita economica, il progresso sociale e anche la sicurezza politica del pianeta”, ha detto
il segretario generale dell’Onu,
Ban Ki-moon.
● Kenya: rivoluzione “verde”.
Per facilitare la ripresa e lo sviluppo dell’agricoltura, in crisi
per l’aumento dei prezzi e le violenze post-elettorali che hanno
messo in fuga migliaia di contadini, il governo e alcuni enti di
sostegno allo sviluppo in Africa hanno proposto un programma di credito e sussidi nel settore agricolo (oltre 34 milioni di
euro). Il programma offre prestiti fino a mille euro per l’acquisto
di semi, fertilizzanti e strumenti
agricoli da restituire con un tasso
del 10% annuo. Durante le violenze post-elettorali erano stati
distrutti quasi 4 milioni di sacchi
di mais.
■
Nuovi mercati
● India: conquista dell'Africa.
La competizione è ormai lanciata. Il continente africano è diventato la “terra di bengodi” per
i due colossi asiatici. Mentre la
Cina cerca di instaurare scambi
commerciali di ogni tipo con più
stati, l’India punta a sfruttare legami che vanno oltre l’economia
e che sono radicati nella storia.
Per il 2010, anno dei mondiali
di calcio in Sudafrica, è stato siglato un accordo di commercio
preferenziale che prevede investimenti indiani, soprattutto per
quanto riguarda le infrastrutture. Per l’India queste opportunità arrivano nel momento in cui
la sua economia sta vivendo un
boom che necessita di sbocchi e
mercati inesplorati.
L’apporto indiano alla tecnologia informatica e alla produzione
di farmaci generici a basso costo
attrae i Paesi che tentano di modernizzare la propria economia.
L’India sta sviluppando progetti di cooperazione allo sviluppo
insieme a istituzioni africane che
si occupano di istruzione e sanità. Le aree d’intervento si trovano in zone remote molto povere.
I piani hanno avuto anche il consenso dell’Onu.
■
PREGHIERA PER LA CINA
ALLA VERGINE DI SHE-SHAN
BENEDETTO XVI
Vergine Santa di She-Shan, verso cui guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina, veniamo oggi davanti a te per implorare la
tua protezione. Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna sulle strade della verità e dell’amore, affinché sia in
ogni circostanza fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.
Con il docile “sì” pronunciato a Nazaret tu consentisti all’eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale e di avviare così nella storia l’opera della Redenzione, alla quale cooperasti poi con solerte
dedizione, accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima,
fino all’ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l’uomo vivesse.
Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre di tutti coloro che accolgono nella fede il
tuo Figlio Gesù e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle. Madre della speranza, dona ai tuoi figli la capacità di discernere in
ogni situazione, fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.
Nostra Signora di She-Shan, sostieni l’impegno
di quanti in Cina continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché mai temano di parlare di
Gesù al mondo e del mondo a Gesù. Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto
tuo Figlio, presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d’amore. Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo
amore. Madre della Cina e dell’Asia, prega per
noi ora e sempre. Amen!
che solo una santa come lei poteva scegliere. Piansi per tre giorni
vedendo la gente che viveva come mai avrei immaginato: donne scheletrite, bambini seminudi
Olio su tela di Christian Puliac
e gli uomini in cerca di rifiuti.
Da allora restammo insieme 18
anni, impegnate giorno e notte a
cercare cibo e medicine, a sedare liti e rivolte. Vivevamo nella
stessa capanna, uguale a quella degli straccivendoli. I ritmi di
suor Emmanuelle erano ininterrotti, serrati; ci si fermava solo
per la preghiera, l’incontro con
Dio ci dava conforto”. Nel 1993
suor Emmanuelle è rientrata in
Francia, ma suor Sara, insieme
ad altre 35 consorelle, ha raccolto la sua eredità. “Suor Emmanuelle è una seconda Madre Teresa, la sua opera non morirà”, ha
detto suor Sara.
■
2008 GIUGNO
DIA L O G O E SO LIDARIETÀ
lettere al direttore
I MISSIONARI SCRIVONO
p. Marcello Storgato
MISSIONARI SAVERIANI
Via Piamarta 9 - 25121 Brescia
E-Mail: [email protected]
Pagina web: saveriani.bs.it/missionari_giornale
Un salernitano nel paese dei coyote, in Messico
PROVOCHIAMO “IMMONDIZIA”?
Cari amici,
per legge, devo pubblicare “il bilancio di esercizio” dell’anno 2007,
riguardante la nostra cooperativa CSAM con le sue varie attività.
Qui accanto, lascio lo spazio ai missionari che scrivono, per informare sulle loro attività e per ringraziare della vostra solidarietà.
Alcuni giorni fa, un frate parroco nel Trentino mi ha scritto per
E-mail queste poche parole: “Cancellate il mio indirizzo dal vostro
giornale. Non è richiesto, nessuno lo legge, viene buttato, provoca immondizia (sic!), e crea disturbo a chi deve buttarlo. Il parroco
Frangy”. Evidentemente, ho risposto al reverendo “Frangy” (fra Angelo) che avrei subito cancellato il suo indirizzo, ma assicurandogli
che, pur nel rispetto della sua libertà di espressione, la sua opinione
non rispondeva alla realtà.
Ringrazio ciascuno e tutti, cari amici, per l’affetto e la
costanza con cui ci seguite e leggete.
p. Marcello, sx
IL BILANCIO
C.S.A.M. R.I. 50127 - Bilancio d’esercizio al
31.12.2007 in forma abbr. ex art. 2435 bis C.C.
Stato Patrimoniale
ATTIVO
31.12.2007
31.12.2006
I. non richiamati
0
0
II. richiamati
0
0
33.167
33.167
24.887
22.129
A) CREDITI V/SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI:
TOTALE A)
B) IMMOBILIZZAZIONI:
I. immobilizzazioni immateriali
meno fondi di ammortamento
immobilizzazioni immateriali nette
II. immobilizzazioni materiali
meno fondi di ammortamento
immobilizzazioni materiali nette
III. immobilizzazioni finanziarie
8.280
11.038
777.843
738.205
715.788
689.112
62.054
49.093
5.165
5.165
75.499
65.296
I. rimanenze
431.696
373.298
II. crediti
464.447
434.389
IV. disponibilità liquide
174.313
243.876
1.070.456
1.051.563
TOTALE B)
C) ATTIVO CIRCOLANTE:
TOTALE C)
D) RATEI E RISCONTI ATTIVI
TOTALE PATRIMONIALE ATTIVO
PASSIVO
1.275
1.162
1.147.231
1.118.021
31.12.2007
31.12.2006
A) PATRIMONIO NETTO:
300
300
IV. riserva legale
I. capitale sociale
482.730
449.966
IX: utile (perdita) dell’esercizio
(15.704)
33.776
467.325
484.042
TOTALE A)
B) FONDI PER RISCHI ED ONERI
80.275
58.690
C) TFR RAPPORTO LAVORO SUBORDINATO
108.563
90.561
D) DEBITI
479.640
475.354
47.595
197.595
di cui esigibili oltre l’esercizio successivo
E) RATEI E RISCONTI PASSIVI
TOTALE PATRIMONIALE PASSIVO
Conto Economico
11.428
9.374
1.147.231
1.118.021
31.12.2007
31.12.2006
1.259.014
1.342.518
58.398
0
0
0
A) VALORE DELLA PRODUZIONE:
1. RICAVI DELLE VENDITE E DELLE PRESTAZIONI
2. VARIAZ. RIM. PRODOTTI IN CORSO DI LAV., SEMIL., FINITI
3. VARIAZIONE DEI LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE
4. INCREMENTI DI IMMOBILIZZAZIONI PER LAVORI INTERNI
0
0
198.430
263.722
0
0
1.515.842
1.606.240
6. PER MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE, CONSUMO, MERCI
449.498
428.147
7. PER SERVIZI
643.764
624.586
9. PER IL PERSONALE
318.813
382.726
247.201
310.260
9b) oneri sociali
51.545
50.130
9c) trattamento di fine rapporto
18.002
16.365
2.064
5.971
29.437
33.932
5. ALTRI RICAVI E PROVENTI
di cui contributi in c/esercizio
TOTALE A)
B) COSTI DELLA PRODUZIONE:
9a) stipendi
9e) altri costi
10. AMMORTAMENTI E SVALUTAZIONI
10a) ammortamento immobilizz. immateriali
10b) ammortamento immobilizz. materiali
6.393
5.527
23.044
28.406
11. VARIAZ. RIMAN. MAT. PRIME, SUSS., CONSUMO E MERCI
12. ACCANTONAMENTI PER RISCHI
14. ONERI DIVERSI DI GESTIONE
TOTALE B)
DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE (A-B)
28.724
0
25.567
45.713
2.448
1.487.225
1.526.131
28.618
80.109
2.756
952
C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI:
16. ALTRI PROVENTI FINANZIARI
16d) proventi finanziari diversi dai precedenti
2.756
952
17. INTERESSI PASSIVI E ALTRI ONERI FINANZIARI
2.472
2.576
283
(1.624)
20. PROVENTI
19.498
1.182
21. ONERI
23.396
2.777
TOTALE E) (20-21)
(3.898)
-1595
RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE (A-B+/-C+/-D+/-E)
25.003
76.890
22. IMPOSTE SUL REDDITO DELL’ESERCIZIO
40.707
43.114
23. RISULTATO DELL’ESERCIZIO
-15.704
33.776
23. UTILE (PERDITA) DELL’ESERCIZIO
-15.704
33.776
TOTALE C) (16-17)
E) PROVENTI ED ONERI STRAORDINARI:
Finalmente riesco a scrivere qualcosa per voi. Il ritardo non è dovuto a scarsa volontà, ma non ho facile accesso a internet e quando vado in città non sempre ho tempo per connettermi... Da luglio scorso sono a Acoyotla,
una missione saveriana in Messico. Il nome significa “Luogo del Coyote”: che
è una pianta e anche un animale. Vi assicuro che quando i coyote vengono in
paese sono davvero tanti e oltre a mangiare le gallinelle fanno abbastanza casino. La gente dice che il coyote ha uno sguardo ipnotico e attrae a sé le povere galline..., e guai a dire che non è vero! Una curiosità: anche gli straneri sono chiamati “coyotes”; chissà perché, ma credo sia chiaro.
Ad Acoyotla noi saveriani seguiamo la parrocchia, che è composta da 17
ranchos o comunità, alcune piccole e altre più grandi. Hanno nomi strani, legati alle caratteristiche del luogo: Amatitla, Chantasco, El Barco, Pueblo Nuevo, Texopich, Xalcuatla...
Sono con p. Angelo Milan e il congolese p. Willy Nkumbo. Io sono l’economo della comunità e della
parrocchia e ho l’incaricato della catechesi. Sto approfondendo la cultura messicana in generale e soprattutto la cultura Nahuatl, che spero di conoscere sempre meglio, perché è la cultura della gente tra cui vivo. Saluto tutti, augurando ogni bene.
p. Alfonso Apicella, sx - Messico
Una torta di 10 metri a Belém, in Amazzonia
Per la prima volta la nostra parrocchia di san Francesco Saverio ha ospitato, nel nuovo centro pastorale da poco inaugurato, i sacerdoti e i diaconi della diocesi di Belém, per una giornata di riflessione e
di spiritualità, guidata dall’arcivescovo mons. Orani. Tutti sono rimasti ammirati e felici per l’accoglienza simpatica e allegra. Così io cerco di usare tutte le occasioni per far conoscere meglio
la nostra identità missionaria e il nostro fondatore beato Conforti.
Ho celebrato il giubileo alla presenza dell’arcivescovo mons. Orani il 13 aprile, la domenica
del Buon Pastore. Oltre alla Messa solenne, ho fatto preparare un dolce di 10 metri, per averne per tutta la gente che vi ha partecipato. Penso sia stato anche un momento di animazione
missionaria saveriana nella città di Belém, dove siamo ancora poco conosciuti. Continuerò
l’animazione missionaria per il 50.mo di sacerdozio anche in Italia: l’8 giugno sarò ospite del tempio del Sacro Cuore a Parma; poi, il 13 luglio celebrerò a Cittadella (PD), la
mia comunità di origine. Accompagnatemi con la vostra preghiera.
p. Marcello Zurlo, sx - Amazzonia
Per il tetto sulle scuole, festa a Kitutu (RD Congo)
“Fare del mondo una sola famiglia” era il sogno del Conforti, fondatore dei saveriani. Sono con loro dal
lontano 1964, quando, lasciata la scuola alberghiera di Torino, bussai alla loro porta. Da allora ho messo
la mia vita a servizio di tutti, particolarmente dei più bisognosi. Hanno la precedenza i più poveri e i malati, che non hanno risorse per essere curati: sono nostri fratelli e sorelle, nostri genitori e figli.
Poi vengono i bambini e i giovani, che sono la
nostra speranza. Nelle nostra missione di Kitutu, gli
edifici scolastici sono stati “massacrati” dalle violenti guerre. In questi giorni, grazie ai vostri doni,
abbiamo acquistato migliaia di lamiere e viti. Sarà una festa quando i ragazzi delle scuole verranno a prenderle, accompagnati dai loro maestri. Così
avranno la loro scuola coperta da un tetto.
Voi, cari amici, quando inviate un dono ai missionari, fate un dono a tutti attraverso le nostre povere
mani. Un “grazie” a ciascuno. Vi assicuriamo tutta
la nostra amicizia e un particolare ricordo per voi e per i vostri defunti nella santa Messa.
p. Paolo Maran, sx - Congo
solidarietÀ
BANGLADESH: LAMPADA SCIALITICA
Dal 1992, noi missionari saveriani che lavoriamo in
Bangladesh, con l’aiuto di varie équipe specializzate di medici ospedalieri italiani, stiamo gestendo una
campagna per le operazioni chirurgiche in favore dei
più poveri, che soffrono per deformazioni congenite
o acquisite, specialmente bambini e donne.
Dal mese di ottobre fino alla fine di marzo, con
la pausa nel periodo natalizio, équipe di ortopedici,
estetistici (per maxillo facciali e bruciature), pediatri,
medici di chirurgia generale e ginecologi vengono in
Bangladesh per operare.
Nel 2007 ci sono state 778 operazioni chirurgiche,
con 71 medici e infermieri italiani che si sono avvicendati nell’ospedale da noi costruito e gestito dalle suore di Maria Bambina, a Khulna. Non è una vacanza,
perché operano dal mattino fino alla sera. Molte operazioni sono delicate e richiedono anche varie ore. Offrono una bella e potente testimonianza cristiana.
Per la prossima stagione chirurgica, vorremmo
procurare una nuova lampada scialitica che costerà circa 9.000 euro.
Quella utilizzata fino ad ora è troppo
piccola e non funziona bene. Perciò
vorremmo cambiarla con una più adeguata. Ringrazio
fin d’ora coloro che
vorranno sostenerci in questa grande
opera di servizio ai
poveri pazienti del
Bangladesh.
p. Mimmo
Pietanza, sx
piccoli progetti
3/2008 - BANGLADESH
Khulna, una lampada scialitica
In Bangladesh, ogni anno da ottobre a marzo, equipe di medici si susseguono nell’ospedale di Khulna, per compiere operazioni su
malati che altrimenti non avrebbero speranze
di miglioramento. Occorre una lampada scialitica più grande e adeguata (euro 9.000).
• Responsabile del progetto è il superiore
dei saveriani, p. Mimmo Pietanza.
• ••
2/2008 - AMAZZONIA
Belém, camionetta per i malati
In Amazzonia le suore missionarie aiutano
i malati più poveri e mendicanti, incoraggiate da p. Gugliotta, saveriano anziano e quasi non vedente. Chiedono un aiuto per acquistare una camionetta per servire meglio, per
un costo di 10.000 euro.
• Responsabile del progetto è il saveriano
p. Francesco Gugliotta (Potenza).
Chi desidera partecipare alla realizzazione di questi progetti, può utilizzare l’accluso Conto corrente
postale, oppure può inviare l’offerta direttamente
al C/c.p. 00204438, intestato a:
Procura delle Missioni Saveriane,
Viale S. Martino 8 - 43100 PARMA
oppure
bonifico bancario su C/c 000072443526
CARIPR&PC - Ag. 6, via Farini 71, 43100 Parma
IBAN  IT86 P062 3012 7060 0007 2443 526
Si prega di specificare l’intenzione
e il numero di Progetto sul C/c.p. Grazie.
2008 GIUGNO
ALZANO
24022 ALZANO L. BG - Via A. Ponchielli, 4
Tel. 035 513343 - Fax 035 511210
E-mail: [email protected] - C/c. postale 233247
Missionario tra i cristiani
Nelle Filippine, formiamo i futuri saveriani
saveriani siamo nelle
N oiFilippine
dalla fine del
1991. Non siamo molti: solo 11
missionari sacerdoti e una quindicina di studenti di teologia,
provenienti da varie nazioni,
tra cui due filippini. Il Capitolo
generale del 1989 aveva deciso
di aprire in Asia una comunità
internazionale per lo studio della teologia. Così p. Piergiorgio
Venturini, p. Vincenzo Salis e p.
Jorge Rosales arrivarono a Manila, accolti dal cardinale Sin.
Impegnati nella missione
Attualmente viviamo in quattro comunità concentrate a Quezon City, una delle aree metropolitane della Grande Manila. Due
si dedicano alla formazione: la
comunità teologica internazionale e quella del noviziato; la terza
è incaricata della parrocchia San
Francesco Saverio e la quarta è
nella casa della “delegazione” e
svolge varie attività.
Siamo tutti occupati nei settori
tipicamente “nostri”: l’attività di
animazione missionaria e vocazionale, la formazione dei nuovi missionari, la collaborazione
con la chiesa locale attraverso
varie attività pastorali e di promozione umana. Siamo anche
impegnati nei settori di giustizia
e pace e del dialogo interreligioso, i “nuovi” spazi dell’attività
missionaria.
Due sfide evangeliche
Sono due le sfide che la Provvidenza ci offre per un autentico
impegno evangelico e missionario nelle Filippine.
Anzitutto riconosciamo e promoviamo il ruolo della chiesa
locale, con le sue peculiarità, la
L’unione fa la forza
L’uragano dello Spirito a Trescore
I
l titolo descrive quello che
è successo dal 13 al 20
aprile nel vicariato di Trescore.
Cos’è successo di così importante da pubblicarlo su “Missionari
Saveriani”? Sulle 14 parrocchie
del vicariato in quella settimana
si è abbattuto un “uragano” dello
Spirito: un gruppo di 70 persone
sono andate in ogni angolo per
incontrare le persone che compongono le comunità ecclesiali
del vasto territorio.
Chi erano? Erano donne e uomini entusiasti delle loro vita di
fede e delle loro scelte di vita,
felici di condividere con tutti le
loro esperienze.
La settimana della vocazione
Chiariamo il mistero. Il vicariato di Trescore ha vissuto la settimana della vocazione, organizzata
dal Centro vocazionale diocesano. Hanno collaborato sacerdoti,
missionarie e missionari, religiosi
8
e religiose, laici e laiche consacrate, novizi e novizie, seminaristi e
diaconi, coppie di sposi e giovani
impegnati nel volontariato. Persone di diversa età ed estrazione
sociale, che però hanno in comune una cosa: hanno risposto alla
chiamata del Signore.
Sono persone che prendendo
sul serio il cristianesimo si sono
impegnate a seguire Gesù nel
servizio alla chiesa e all’umanità.
Seguendo la propria vocazione,
fanno tutti parte di quel magnifico
mosaico che è la chiesa di Cristo.
Uno accanto all’altro, collaborando e donando il meglio di sé per
il bene di tutti, ognuno dà il proprio contributo alla costruzione
del regno di Dio nel mondo.
Una settimana di incontri
È stata davvero una settimana
di grazie: abbiamo incontrato
bambini, adolescenti e giovani
nelle catechesi settimanali; con i
Incontro con i ragazzi all’oratorio di Entratico, durante la settimana della vocazione
p. EUGENIO PULCINI, sx
sua storia e cultura, il suo modo
di vivere, le sue energie e le sue
debolezze. Con questa chiesa
condividiamo il nostro carisma
missionario e cerchiamo di aiutarla a diventare essa stessa una
chiesa missionaria tra i popoli,
aperta verso l’umanità; una chiesa asiatica impegnata a portare
il vangelo in ogni pensiero e in
ogni fatica umana, in ogni cuore
e in ogni struttura; specialmente tra le moltitudini dei poveri e
degli oppressi, nello spirito del
vangelo.
Inoltre, le Filippine sono
l’unica nazione in Asia a maggioranza cristiana, per cui può
essere considerata un trampolino di lancio per tutte le nostre
missioni in Asia. Ci sono istituti
teologici e pastorali di buona
qualità che incoraggiano lo studio delle grandi religioni e cultu-
p. LEONARDO RAFFAINI, sx
catechisti abbiamo sottolineato il
loro ruolo come accompagnatori
nelle scelte di vita dei ragazzi; negli incontri serali abbiamo parlato
con gli adulti sulla loro responsabilità di testimoniare la fede in
famiglia e nella società; abbiamo
incoraggiato i gruppi missionari
che animano le comunità verso la
missione universale.
Abbiamo anche partecipato alla veglia dei giovani nella chiesa
di san Rocco a Cenate Sotto; abbiamo pregato con le suore francescane di clausura a Montello;
insieme alle comunità ecclesiali
abbiamo celebrato le festose liturgie domenicali.
Affidiamo il seme allo Spirito
Testimoni di tante vocazioni
diverse che lavorano insieme,
ognuno con il suo stile e carisma,
ma in comunione e armonia,
è stato davvero un’opera dello
Spirito. Non importava da dove
si veniva, l’età che uno aveva,
l’esperienza fatta, la strada percorsa... La cosa importante è essere parte di uno stesso progetto,
mostrare a tutti che la cosa più
bella è seguire Gesù e lasciarci
guidare da lui, essere suoi testimoni in mezzo all’umanità di oggi, spesso sbandata e indecisa.
Questa settimana è stata per tutti un momento di grazia: per noi
che l’abbiamo organizzata e realizzata e per tutte le persone che
abbiamo incontrato e sono state coinvolte. Ora lasciamo che lo
Spirito, il vero protagonista, faccia crescere il seme gettato. ■
Giovane famiglia filippina che fa parte del progetto di micro finanza “Salva il fratello”
re dell’Asia, per scoprire dove in
esse possiamo incontrare Dio e
annunciare il vangelo di Cristo.
Qui i nostri studenti si preparano
a diventare apostoli per l’Asia e
per il mondo, acquistando gli atteggiamenti necessari a un missionario in qualsiasi situazione si
trovi a vivere e lavorare.
Il progetto “Salva il fratello”
Come saveriani, anche nelle
Filippine cerchiamo di essere
in quelle zone dove maggiore è
il bisogno, formando comunità
cristiane nelle quali i programmi vengano scelti basandosi su
necessità concrete e in comunione con la chiesa locale. Sitio
Militar, un’area emarginata della parrocchia “Nostra Signora
del Perpetuo Soccorso”, è una di
queste comunità dove alcuni studenti saveriani svolgono attività
pastorale insieme ai sacerdoti
locali.
Da oltre tre anni stiamo portando avanti un progetto di micro
finanza con un gruppo di famiglie molto povere. Il progetto si
propone di aiutare ad avviare piccole attività che garantiscano una
rendita sufficiente a migliorare
le condizioni economiche delle
famiglie, in modo che possano
condurre una vita più decorosa.
Si chiama “Sagip kapwa - Salva
il fratello” e si basa sui principi
cristiani della carità, solidarietà e
compassione evangelica.
Anche nei suoi aspetti più pratici, il progetto viene portato avanti
“alla maniera del vangelo” invece che “alla maniera degli affari”,
nel continuo sforzo di aiutare i più
poveri della società. Insomma,
■
“aiutati che Dio t’aiuta!
(continua nel riquadro) UNA NAZIONE SCONCERTANTE
p. E. PULCINI, sx
Le Filippine sono un arcipelago con più di 7.000 isole, situate tra il
mare della Cina e l’immensità dell’oceano Pacifico. Siamo nel lontano
oriente! È un’area benedetta dal Creatore in molti modi. È purtroppo
anche una nazione di incredibili contrasti, dove si possono incontrare
lusso sfrenato e tecnologie avanzate insieme ad arretratezza, sfruttamento e corruzione endemica.
La maggioranza della popolazione vive in precarie condizioni economiche e sociali. Ciò spinge milioni di persone a emigrare, in cerca
di fortuna e di sicurezza economica per le proprie famiglie. Più del
10 per cento della popolazione filippina attiva adulta vive e lavora
all’estero. Si possono trovare filippini in ben 197 nazioni!
Ormai si parla di una vera e propria “cultura della migrazione” che
se a livello economico porta alcuni vantaggi alla nazione, a livello sociale determina gravi conseguenze per milioni di famiglie. La stessa
Conferenza episcopale filippina (CBCP) ha rilevato che di 15 milioni
di famiglie, 8 milioni subiscono le conseguenze di questo gigantesco
fenomeno migratorio.
P. Eugenio Pulcini, saveriano di Bergamo, responsabile della comunità di teologia a
Manila, nelle Filippine, con gli studenti Simone Piccolo e il camerunese André Semeni
2008 GIUGNO
BRESCIA
25121 BRESCIA BS - Via Piamarta, 9
Tel. 030 3772780 - Fax 030 3772781
E-mail: [email protected] - C/c. postale 216259
La premiazione della pace
Duecento studenti e tanta soddisfazione
S
abato 17 maggio non era
una “bella” giornata: nuvole e scrosci di pioggia hanno
accompagnato la mattinata. Ma
la chiesa di San Cristo era piena di giovani studenti, accompagnati da insegnanti, per la premiazione al Concorso “Giovani
e dialogo: una sfida, una continua ricerca”.
Tanti giovani in San Cristo
Prima ad arrivare è stata una
classe del liceo artistico Olivieri di Brescia: gli studenti hanno
approfittato per tracciare a matita gli archi, le colonne e i capitelli del chiostro. Poi, via via,
sono arrivati oltre 200 ragazzi,
accolti dai percussionisti senegalesi del “Siko group”, che ha
p. MARCELLO STORGATO, sx
fatto furore. I giovani studenti
non sono riusciti a rimanere fermi: battiti di mani, salti, entusiasmo... hanno accompagnato i ritmi africani.
Padre Gesuino, organizzatore e
responsabile dell’iniziativa, è visibilmente soddisfatto: quasi 500
gli elaborati pervenuti: molti sono esposti, con vivaci colori, su
La chiesa di San Cristo affollata di gioventù, sabato 17 maggio, per la premiazione al Concorso “Giovani e dialogo”: che soddisfazione!
Luci a San Cristo, finalmente!
Nove scatole tecnologiche a luce diffusa
R
oberto Vecchioni cantava
“Luci a San Siro”. E noi
potremmo prendere questa canzone e adattarla perfettamente
alla nostra realtà. Infatti, dopo
diversi anni di riunioni, intenzioni e discussioni, la chiesa di
San Cristo ha visto… una nuova
luce. Il 30 maggio scorso è stato inaugurato il nuovo impianto
d’illuminazione, tenuto a battesimo dal Convegno di “Missione Oggi” che si è tenuto il giorno successivo.
8
Un progetto ad hoc
Il progetto di un nuovo impianto d’illuminazione, adatto
alle caratteristiche del luogo e rispettoso delle norme di sicurezza, era stato commissionato dalla “Fondazione S. Cristo onlus”
allo studio dell’architetto Rossana Bettinelli.
La vecchia illuminazione, infatti, era stata realizzata durante i lavori di restauro della chiesa. Era provvisoria e inadatta al
luogo: cavi elettrici e portalampade “da cantiere”, lampadine a
luce fredda azzurrata e una resa
cromatica molto bassa…
Il nuovo impianto nella navata e nel presbiterio non è invasivo. Ha un impatto minimo, ma
permette la massima resa per il
godimento degli affreschi e per
l’utilizzo della chiesa per i diversi eventi. È possibile, in sostanza, ammirare la volta e le pareti
affrescate senza essere abbagliati. Allo stesso tempo, non si provoca danno agli affreschi.
Sono state predisposte nove
“scatole tecnologiche” che contengono tutto il necessario per illuminare gli affreschi e la sala.
L’intensità luminosa, anche verso il pavimento, è stata ridotta il
più possibile per evitare il riscal-
Un momento della premiazione della pace
a San Cristo, non ancora illuminata
dal nuovo impianto luci
cartelloni sotto il chiostro, per essere ammirati. Oltre ai premiati,
tutti i partecipanti hanno ricevuto
in dono l’abbonamento a “Missionari Saveriani” per un anno.
Ha poi annunciato le classi presenti alla premiazione: dalle Rinaldini, 28 Maggio, Pastori e Arici di Brescia alla Leopardi di Castelmella, alla Zammarchi di Castrezzato e alle ben cinque classi
dell’Olivieri... Altre classi concorrenti da Villanuova s/Clisi, Sarezzo, Gardone V/T e Gavardo non
hanno potuto essere presenti.
Il benvenuto agli studenti
Padre Rosario, rettore dei saveriani di Brescia, dà il benvenuto a tutti: “Siete al centro della
vostra città, nella chiesa di San
Cristo che testimonia la fede e la
cultura cristiana da oltre 500 anni. Brescia, ha avuto nei secoli
una lunga storia di eventi e intrecci culturali, che oggi continua. I colori dei volti che sono
qui oggi testimoniano l’inizio di
un’epoca nuova di fraternità tra
i popoli convenuti a Brescia. Sono lieto di offrire il benvenuto ai
popoli della terra che convivono in fraternità tra voi, studenti
e insegnanti impegnati nel dialogo formativo”.
Subito i senegalesi intonano il
canto della pace, invitando tutti
a partecipare al ritornello in lingua araba: “la pace sia con te;
con te sia la pace”
DIEGO PIOVANI
damento eccessivo e proteggere
così le decorazioni in affresco.
Lavoro da... professionisti
L’illuminazione è di due tipi:
diretta e indiretta. La prima è utilizzata come illuminazione generale; la seconda è diffusa, permette una visione uniforme della volta e delle pareti, “consentendo una
percezione completa e armoniosa
dell’edificio”. Sarà utilizzata anche come illuminazione di sicurezza in caso di emergenza.
Il progetto è stato presentato
nell’autunno scorso al sovrintendente dei beni culturali dottor Rinaldi, che dopo due sopralluoghi
lo ha approvato, dando il via libera all’installazione. L’azienda Flos
ha realizzato gli apparecchi per la
parte tecnica, mentre l’ingegner
Podestà si è occupato della parte
elettrica e dell’installazione.
Come tutte le cose delle “belle
arti”, anche questo progetto è costato… caro (circa 40.000 euro).
Per questo, confidiamo ancora
nella generosità di tanti amici.
I saveriani ringraziano i membri della Fondazione San Cristo
e tutti i professionisti che hanno
contribuito alla realizzazione di
questa importante opera e invitano tutti i lettori di “Missionari Saveriani” a visitare la chiesa
■
...illuminata.
Tre parole di pace
Padre Nicola, direttore della
rivista “Missione Oggi”, richiama il motivo del Concorso: per
celebrare i 50 anni di attività a
Brescia dei missionari saveriani. “Siamo davvero felici per la
vostra numerosa partecipazione
all’iniziativa sulla pace e il dialogo”. Poi invita a contribuire
personalmente alla pace, con tre
parole da praticare ogni giorno:
“Grazie! - Ti voglio bene! - Scusami!”. E ha concluso: “Grazie
per aver partecipato e per essere
venuti. Venite ancora!”.
Si spengono le luci: p. Fiorenzo aziona il computer. Sullo
schermo gigante appaiono le immagini e i suoni dei tre migliori elaborati in dvd al Concorso:
il primo premio va a “Insieme
per la pace” di Claudia e Diego
dell’istituto tecnico “Pastori”; il
secondo premio a “Testimoni di
dialogo”, classi II/B e III/A della “Zammarchi” di Castrezzato;
il terzo premio a “Guerra e pace”, di Carlo Francesco del liceo “Olivieri”. Padre Fiorenzo,
esperto direttore di “Videomission”, ha motivato i pregi dei
premiati e ha dato alcuni consigli pratici per migliorare tecniche e contenuti.
Ce ne ricorderemo...
La giovane concorrente Cristina (liceo “Olivieri”), ha letto
la spiegazione del suo disegno:
“Uomo, non chiamarmi amico;
dividi con me il pane, bevi alla
mia fonte. E chiamami fratello,
perché il tuo è il mio tempo; mio
è il tuo passato...”.
Concludiamo con l’invito di
Claudia e Diego, al termine del
loro documentario: “Speriamo
di avervi convinto. E ricordatevi di tutti i bambini e delle altre
persone rimaste sole, che oggi
cercano la felicità attraverso la
pace!”. Ce ne ricorderemo, per
...seminare la pace nel cuore di
ogni giovane.
■
SONO TORNATI IN MISSIONE
Padre Mario Pezzotti, dopo alcuni anni di servizio ai saveriani anziani e malati nella casa madre di Parma, è tornato in Amazzonia. Ha
salutato la sua comunità di Marone con la sua solita semplicità, per
mettersi a servizio degli indio kayapó, tra i quali egli aveva lavorato
a lungo e che considera il suo popolo di adozione. La missione tra gli
indigeni è stata scelta come una delle priorità dai missionari saveriani
del nord Brasile. Con lui, lavorano altri tre saveriani: un indonesiano,
un italiano, un messicano.
Anche padre Riccardo Tobanelli è tornato in Bangladesh. Era venuto a casa dopo aver ricevuto la notizia del papà infermo, ricoverato
all’ospedale. Le cure e soprattutto la vicinanza dei figli e della sposa
hanno aiutato a superare la crisi. Nel frattempo, p. Riccardo ha approfittato per potare gli alberi di ulivi, in una proprietà di Castrezzone presa in affido.
Prima di ripartire è venuto a salutarci. Papà Davide è tornato a casa
dall’ospedale e lui è tornato nella missione asiatica mercoledì 7 maggio. Nella foto, il ritrovo di “vecchi amici” alla trattoria del fratello per
un pranzo ...ecologico: i fratelli Raffaini p. Fiorenzo e p. Leonardo, p.
Adriano Armati, e i fratelli Tobanelli p. Riccardo e Maurizio.
2008 GIUGNO
CAGLIARI
08015 MACOMER NU - Via Toscana, 9
Tel. 340 0840200
E-mail: [email protected] - C/c. postale 207084
Una presenza che si rinnova
50 anni fa la “prima pietra” a Macomer
F
u il vescovo di Cagliari
mons. Piovella che nel
1923, incontrando il fondatore
dei saveriani al 7° Congresso
eucaristico nazionale a Genova,
fece al beato Conforti la proposta di aprire una casa saveriana
in Sardegna.
Padre Angelo Lampis ci ricorda che l’idea non si poté realizzare subito e il fondatore disse:
“Quello che ora non si può fare, si farà domani, coraggio…”.
Dopo oltre cinquant’anni, siamo
ancora a quel “domani”, per
portare avanti il nostro lavoro di
animazione missionaria e vocazionale in Sardegna con un nuovo stile.
Gli anni delle Casermette
Per i primi dodici anni, i saveriani sono stati ospiti nel “seminario sardo per le missioni
estere” di Tortolì, fondato da p.
Virgilio Mirto e continuato dai
saveriani dopo la sua tragica e
generosa morte.
Gli studenti, chiamati “apostolini”, furono poi trasferiti il
10 luglio 1950 presso la V e VI
Casermetta di Macomer. Ma dal
’52 al ’56 erano arrivati 25 ordini
di sfratto e per quattro anni i saveriani hanno cercato di esaminare varie proposte alternative.
Nel frattempo, dal 1952 al 1954,
gli apostolini furono mandati a
Nizza Monferrato; tra loro ricordiamo p. Giuseppe Tavera, ora
missionario in Gran Bretagna.
Il rettore p. Pasquale Lo Stocco
riuscì a ottenere dal Comando militare di Cagliari una proroga allo
sfratto del 30 aprile 1952. Padre
Morandi era arrivato alle Casermette di Macomer nel novembre
del 1956, al momento del recapito di un nuovo sfratto da parte del
ministero della difesa.
La generosità dei sardi
I saveriani allora non avevano niente in Sardegna e solo la
generosità dei sardi ha permesso
il mantenimento della scuola,
p. DINO MARCONI, sx
degli apostolini in formazione
e di affrontare i problemi con i
vari ministeri. La benefattrice
Mariantina Nughes Barria donò
il terreno per costruire una casa
nel rione S. Antonio, che allora
non esisteva. C’erano solo alcune casette nel verde, dove pascolavano le mucche.
Fra speranze, fatiche e dissidi,
fu costruita l’attuale casa di Macomer con a fianco il santuario
mariano, che non ha però avuto lo sviluppo che p. Morandi
desiderava, essendo stato trasformato nella parrocchia della
“Madonna Missionaria”.
La costruzione dell’istituto
iniziò il 29 giugno 1958 con la
benedizione e la posa della prima
pietra alla presenza delle autorità
e fu inaugurato il 6 aprile 1960.
Ci ricorda ancora p. Lampis:
“Macomer era ed è il crocevia tra
le province di Cagliari, Sassari e
Nuoro”. Allora, infatti, era stato
scelto dai politici come centro logistico industriale della provincia
Assunta Pinna è “ancella”
Hanno offerto due figli al Signore
I
l 6 aprile scorso nella casa
madre delle “ancelle della
Sacra Famiglia”, una congregazione religiosa nata in Sardegna,
si è consacrata al Signore con i
voti di castità, povertà e obbedienza suor Assunta Pinna.
È stato un momento significativo non solo per la famiglia
religiosa che l’ha accolta, ma anche per i saveriani con i quali la
giovane ha lavorato diversi anni
nell’animazione missionaria. Ho
voluto partecipare anch’io per
rappresentare in qualche modo
Luigi, il fratello di Assunta, missionario saveriano in Colombia.
Una grande gioia per tre
La celebrazione dell’Eucaristia con la professione religiosa è stata un momento davvero
commovente. La chiesa era stracolma. Erano presenti numerose
consorelle di Assunta, testimoni
di una grazia speciale in questi
tempi di grande scarsità di vocazioni. Ha presieduto l’Eucaristia
il vescovo emerito di Iglesias,
mons. Tarcisio Pillolla.
Vedere una giovane che consacra la propria vita al Signore
non è cosa di tutti i giorni! Molti
fedeli avevano gli occhi lucidi,
mentre Assunta, era raggiante!
Papà Salvatore e mamma Santina hanno accompagnato all’altare la figlia come una sposa,
perché fosse offerta a un marito
speciale: Cristo Gesù. Anche
loro erano raggianti di gioia e
sembravano davvero orgogliosi
del privilegio concesso loro da
Dio. Dei quattro figli, Salvatore
Assunta Pinna con i genitori
e p. Guglielmo Camera, dopo la
professione religiosa come “ancella”
della Sacra Famiglia di Cagliari
8
p. DINO MARCONI, sx
e Santina due li hanno offerti al
Signore.
Come la “casa di Betania”
Ho avuto la possibilità di incontrare molte volte la famiglia
Pinna. Con loro mi sono sempre
trovato come a casa mia. È una
specie di “casa di Betania” per
noi saveriani. In quella casa, i
missionari hanno imparato a pensare di più agli altri. La famiglia
Pinna ad Assemini è benvoluta da
tutti, perché ciò che loro hanno
appartiene anche agli altri. Sono
felici di condividere i frutti della
loro terra e del loro ...pollaio.
Nel 2004, all’inizio del suo
cammino vocazionale, Assunta
scriveva: “Lascio tutto perché
ho risposto alla chiamata del Signore per seguirlo e servirlo tra
le ancelle della Sacra Famiglia.
Sono grata al Signore per questo grande dono della vocazione
e condivido con voi questa mia
gioia, che è tanta!”.
Quando Assunta è arrivata a casa sua, vestita da suora,
il gruppo di amiche e amici era
là ad aspettarla e per lei hanno
esploso mortaretti e profuso una
quantità enorme di fiori. La vocazione di Assunta è un profumo della famiglia di Salvatore e
Santina! A noi la gioia di accompagnare questa nuova consacrata
■
con la preghiera.
29 giugno 1958: la posa della prima pietra della casa dei saveriani a Macomer
di Nuoro, un progetto che oggi
incontra serie difficoltà.
Unico centro, tanti legami
Padre Morandi ha avuto come collaboratori fratel Narciso
Guerini, il gigante buono perito
tragicamente in Congo, e p. Angelo Lampis, patriarca dei saveriani sardi, che girava per i paesi in cerca di delegate, “brave,
giovani e belle”, come ripeteva
spesso a p. Morandi. Molte sono già passate a contemplare la
bellezza eterna di Dio; qualche
novantenne sopravvive ancora.
Da quest’anno la casa di Macomer è diventata l’unica presenza
saveriana per l’intera Sardegna.
Come “missionari itineranti”,
continuiamo a mantenere i legami con i sacerdoti, le delegate, i
familiari e gli amici dei saveriani
in tutta l’isola. A Cagliari, avremo un appartamento per mantenere i contatti con tutti coloro
che finora hanno fatto riferimento alla casa di via Sulcis.
Il centro saveriano di Macomer è il fulcro dell’attività missionaria dei saveriani in Sardegna. Qui si svolgono le attività fondamentali per la gioventù: la formazione missionaria,
il discernimento vocazionale e
l’esperienza in missione.
■
Con le saveriane di Oristano
Una bella giornata di ringraziamento nella comunità delle
saveriane di Oristano. Il 22 maggio, nella parrocchia S. Giovanni Evangelista, insieme al vescovo mons. Sanna, sr. Caterina Albertini ha celebrato 50 anni di vita religiosa, mentre sr. Olivia
Lomelì e sr. Giovanna Marras hanno celebrato 25 anni di vita
religiosa.
I nostri auguri, con le parole della fondatrice madre Celestina: “La missione sgorga da un cuore posseduto dall’amore
di Gesù e dal desiderio ardente di irradiarlo e di comunicarlo a tutti”.
CAMPI ESTIVI IN SARDEGNA
Come già pubblicato nel numero di maggio, anche quest’anno ragazzi e giovani possono vivere una parte della loro estate in modo
missionario. Ecco le opportunità che gli animatori saveriani offrono a
ragazzi, adolescenti e giovani della Sardegna.
Campo “Mission-boys”
per ragazzi da 12 a 14 anni
“Missione: insieme si può”
dal 3 al 6 luglio, a Macomer
Campo “Ragazze sprint”
per ragazze da 12 a 14 anni
“Apri le ali alla vita”
dall’ 8 al 13 luglio, a Macomer
Campo giovanissimi
per ragazzi/e da 15 a 18 anni
“Missione: insieme si può”
dal 17 al 23 luglio, a Macomer
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
Gruppo “Missione giovani”
Campo missionario nazionale
per i/le giovani da 18 a 30 anni
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
Per informazioni, contattare:
p. Roby Salvadori, cell 340 4914261; E-mail: [email protected]
sr. Piera Grandi, tel. 0783 72758; E-mail: [email protected]
2008 GIUGNO
CREMONA
26100 CREMONA CR - Via Bonomelli, 81
Tel. 0372 456267 - Fax 0372 39699
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00272260
Gesù ha un cuore grande
La comunità del Sacro Cuore a Piracicaba
del tropico del
A ll’altezza
Capricorno, nell’interno
del Brasile, c’è la città di Piracicaba. Nella periferia sud, sorge la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria. Ha 40mila
abitanti: due terzi sono cattolici
e un terzo segue varie sette protestanti evangeliche.
È un’area in forte crescita: case povere, simili alle baracche
delle favelas, ma anche nuove lottizzazioni con centinaia di
casette - alveare da 18 a 36 metri quadrati, tutte in fila e tutte
uguali.
Gli incontri all’aperto
La parrocchia è affidata ai
missionari saveriani: p. Domenico Borotti, p. Mario Tognali e
p. Vincenzo Tonetto. Anch’io ho
lavorato lì per sei anni dal 2000
al 2006, prima di arrivare a Cremona. Ogni nuovo rione, abitato
perfino da mille famiglie, doveva diventare una nuova comunità cristiana. I nostri laici, a nome della parrocchia, portavano
a tutte le famiglie un volantino,
informando circa il luogo e l’ora
per un primo incontro.
Nel rione “Serra Verde” le riu-
Il nuovo salone in costruzione e, sullo sfondo, il vecchio capannone della comunità
del Sacro Cuore a Piracicaba
p. DANTE VOLPINI, sx
nioni e le Messe erano all’aperto, in un cortile o su una strada.
Alcune persone si erano rese disponibili per fare le letture bibliche, suonare la chitarra, cantare,
offrire lo spazio davanti casa per
una riunione, per una celebrazione o per una piccola kermesse. La nostra preoccupazione più
grande era proprio quella di trovare un terreno per le attività religiose e sociali della nuova comunità in formazione.
Un baraccone di legno
Si avvicinava la Pasqua del
2001. Insieme alla popolazione pregavamo il Signore perché ci aiutasse a trovare una soluzione. Il missionario incaricato delle trattative aveva fatto una
promessa al Sacro Cuore di Gesù: se all’epoca della sua festa,
due mesi dopo, si fosse presentata un’occasione propizia, avrebbe fatto il possibile perché quella
Missione giovani a Cremona
“Ho imparato ad avere più coraggio”
i gazebo e i giovaH onivisto
in piazza e ho accom-
pagnato una bella processione
animata dai giovani. Anche un
missionario della terza età come
me rimane coinvolto. Cosa sta
succedendo?
Un fermento nuovo scuote
Cremona. Si chiama “Missione
giovani”. Perché questo titolo?
Perché destinatari e protagonisti
sono i giovani. Piazza Duomo è
“occupata”: dipinti, totem, tendoni colorati, pannelli pieni di disegni e scritte, volantini, ragazzi e
8
ragazze che fermano le persone e
parlano di cose serie...
Missionari tra i coetanei
“È stato fantastico vedere un
brulicare di gente che ascoltava la nostra musica, che si fermava per dire due parole senza
conoscerci”. “Ho imparato ad
avere più coraggio, ad avere più
fiducia negli altri”. “Molti dei
giovani intervistati hanno detto
che vedono la chiesa solo come
un’istituzione, fatta di uomini,
regole e gerarchie”. “Il nostro
obiettivo è mostrare un modo alternativo di credere,
staccato da dogmi,
più accessibile e
comprensibile e,
quindi, più bello da
vivere. Sono fiduciosa e ottimista”.
Queste sono le
parole di alcuni
dei trenta giovani
che da mesi si sono
preparati alla sfida
di essere missionari in mezzo ai loro
coetanei.
La “Missione
giovani” è iniziata
sabato 26 aprile con
la Messa del vescovo mons. Dante
Lafranconi in catIl gazebo della “Missione giovani” in piazza Duomo, a
tedrale, seguita da
Cremona: la città è stata animata dall’entusiasmo missionario di molti giovani; di spalle, mons. Lafranconi
aperitivo e musiche
p. DANTE VOLPINI, sx
in piazza del Comune. Domenica
27 in piazza Stradivari, c’è stata
l’apertura: le tende dell’Agorà,
con animazione musicale e le
mostre su “La felicità” e “Uomo
e Dio: storia di una ricerca”.
Nuove speranze per la città
Venerdì 2 maggio è stato
il momento della preghiera a
sant’Abbondio e della processione serale fino in cattedrale
con preghiere e canti animati
dai giovani. Poi, “una luce nella notte”: i giovani, a due a due
per le vie della città, hanno invitato altri giovani a passare un
momento con Gesù presente
nell’Eucaristia, in duomo.
Sabato 3 maggio, la serata
“Cèrcati o cercàti, devi sapere
cosa vuoi per sapere dove andare”, animata da Francesco Sportelli, dai Doc, da un comico, da p.
Marano e dai giovani di Fidenza.
Domenica 4 maggio: mostre, musica e confronti e il pellegrinaggio
a Caravaggio con il vescovo. Poi
preghiere, dialoghi e altre iniziative, fino al 10 maggio.
Il vescovo mons. Dante, prendendo lo spunto dal capitolo 8
degli Atti degli apostoli, ha detto
che “l’evangelizzazione dei giovani a Cremona sta producendo
nuove testimonianze, nuove prese di coscienza, nuove adesioni
di fede e di coerenza cristiana e...
tante altre grazie che subito non
■
si vedono”.
P. Mario Tognali e p. Domenico Borrotti responsabili della parrocchia a Piracicaba,
insieme a p. Vincenzo Tonetto e p. Giuseppe Chiarelli
nuova comunità scegliesse il suo
nome. Nella settimana del Corpus Domini, ci dissero che il padrone di un’azienda edile stava
pensando di smontare il baraccone di legno e il terreno dove tenevano gli arnesi e i materiali per
le costruzioni delle case e che era
disposto a trattare con noi.
Stava passando la settimana
senza novità, ma nel primo pomeriggio di venerdì, giorno della Festa liturgica del Sacro Cuore, concludemmo la trattativa
per una cifra di 20.000 real (circa 8.000 euro). Combinammo
il pagamento in tre rate nei mesi successivi e ottenemmo che il
capannone rimanesse lì, con l’attacco della luce e dell’acqua a
nome della chiesa. Era un terreno di 740 metri quadrati, collocato proprio nel mezzo del rione.
La grazia del Sacro Cuore
Era questa la grande grazia
che il Sacro Cuore di Gesù aveva fatto a quella comunità. Ma
la grazia fu anche più grande e
completa. Quello stesso pomeriggio ci spiegarono che dietro
al terreno acquistato stava sorgendo un’altra lottizzazione per
250 case e che avremmo potuto acquistare alcuni lotti a condizioni favorevoli. Così, grazie a
qualche mediazione amichevole,
riuscimmo a comprare sei lotti,
pagando un prezzo vantaggioso.
Erano in tutto 1.800 metri quadrati, ben localizzati.
Negli anni seguenti, la comunità che aveva scelto il nome
di “Comunidade Sagrado Coração de Jesus” è cresciuta molto. Continuava a riunirsi nel vecchio capannone di legno, ma Gesù ha un cuore grande ed è capace di generare cuori grandi.
La comunità ha organizzato
serate di beneficenza e ha raccolto offerte. Grazie agli aiuti delle altre quindici comunità della parrocchia e alle donazioni di mattoni, siamo riusciti
a costruire prima una sala e poi
un bel salone di 19 per 22 metri.
Qui la comunità del Sacro Cuore organizza le sue attività liturgiche, catechetiche, caritative e
sociali per tutta la popolazione.
■
Grazie al Sacro Cuore!
SIGNORe, INSEGNACI A...
RAOUL FOLLEREAU
Signore insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare quelli che nessuno ama.
Signore, facci soffrire della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani, che muoiono di fame
senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo senza aver
meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà
di tutti i poveri del mondo
Abbi pietà dei lebbrosi,
ai quali Tu così spesso hai sorriso
quand’eri su questa terra;
pietà dei milioni di lebbrosi,
che tendono verso la tua misericordia
le mani senza dita,
le braccia senza mani…
E perdona a noi di averli, per una
irragionevole paura, abbandonati.
E non permettere più, Signore,
che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l’angoscia
della miseria universale,
e liberaci da noi stessi.
Raoul Follereau
Così sia.
2008 GIUGNO
DESIO
20033 DESIO MI - Via Don Milani, 2
Tel. 0362 630591 - Fax 0362 301980
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00358200
Vittorio e Tecla Ughetto a Londra durante
un viaggio di qualche anno fa
Papà Vittorio Ughetto
Capace di amare e perdonare
Tecla e il giovane
M amma
Enrico erano in chiesa
molto prima dell’inizio. Davanti al grande altare della chiesa
Sant’Elena, a Milano, hanno accolto l’abbraccio dei parrocchiani, familiari e amici. Tra loro, i
numerosi padri e studenti saveriani, venuti da Ancona, Brescia,
Desio, Parma, Parigi.
Tanti abbracci, tante emozioni; poche parole e molti gesti
d’affetto. Poi il grande portone
della chiesa si è aperto; l’organo
ha lanciato le note del “Canto
d’amore”; tutti si sono alzati
in piedi, per accogliere la
bara, ricoperta di fiori primaverili, accompagnata dal
figlio missionario.
Messa in
rito ambrosiano
Il signor Vittorio Ughetto, sposo di Tecla e papà di p.
Mario e di Enrico, è già nelle
braccia del Padre. Deceduto
il 13 aprile, dopo sofferenze e
a cura di p. M. STORGATO, sx
miato da questa terra.
Presiede la Messa il figlio p.
Mario, venuto da Parigi, dove studia lingua francese per
andare in Africa, dopo essere
stato animatore missionario tra i giovani
dell’Italia. Attorno a
lui, tanti confratelli
saveriani e i sacerdoti don Claudio di
S. Giuseppe della
Pace (zona Fiera) e
don Matteo vice parroco di S. Elena. La
Messa è in rito ambrosiano: subito il
rito di accoglienza
del fedele defunto,
con l’aspersione
dell’acqua che ricorda
il battesimo e con l’incenso della sofferenza,
necessaria per risorgere
a vita nuova.
Ecco come la sposa e i
figli ricordano la perIl signor Vittorio Ughetto, immerso nella lettura,
nella casa dei saveriani a Londra
sona cara.
cure che lasciavano sperare nella ripresa, è ora davanti all’altare
con la sua comunità, per la celebrazione dell’Eucaristia di com-
Quattro giorni di fraternità
Giovani aspiranti missionari al sud
I
n Italia le case di formazione per i giovani che
desiderano diventare saveriani
sono due: a Desio per il discernimento vocazionale e ad Ancona
per il noviziato.
Attualmente siamo cinque
giovani: Alessio di Lissone (MI)
e Gino di San Bonifacio (VR)
sono a Desio, con la guida di p.
Virginio Simoncelli; Simone di
Parma, Andrea di Viadana (MN)
e Javier di Soria (Spagna) sono
ad Ancona, con la guida di p.
Giovanni Matteazzi.
È tradizione che due volte
l’anno, in novembre e aprile, ci
incontriamo per stare fraternamente insieme e per comunicarci
le nostre esperienze formative.
Quest’anno, siccome non ave-
8
vamo mai visitato l’Italia “sotto
Roma”, abbiamo organizzato
una gita culturale nel sud Italia.
Partiti da Ancona il 25 aprile
all’alba, siamo tornati il 28 aprile al tramonto. Sono venuti con
noi anche due saveriani partenti
per il Giappone, che attualmente
sono ad Ancona per apprendere
la lingua italiana: padre Denny
dell’Indonesia e padre Felipe del
Messico. Con loro, i nove posti
del pulmino erano esauriti.
Abbiamo visitato le comunità
saveriane di Taranto e di Gallico
(Reggio Calabria). Siamo riconoscenti per l’ottima accoglienza fraterna che ci hanno offerto.
A Taranto è stata una toccata e
fuga; appena una sosta per la
Messa e il pranzo.
I cinque giovani di Desio e Ancona con i loro formatori p. Simoncelli
e p. Matteazzi, nella breve visita alla comunità saveriana di Taranto,
accolti dal rettore p. Berton e p. Primosig
SIMONE STROZZI
A Reggio Calabria ci siamo dati anche alla cultura, visitando la
città e i bronzi di Riace, databili
al V secolo a.C., in ottimo stato
di conservazione. Le due statue
- rinvenute nel 1972 nei pressi
di Riace, in provincia di Reggio
Calabria - sono considerate tra i
capolavori scultorei più significativi del periodo ellenico classico.
Dopo i bronzi, abbiamo percorso il lungo mare di Reggio Calabria, quello che il D’Annunzio
chiamava “il chilometro più bello
d’Italia”, con il famoso “gelato di
Cesare”, tappa obbligatoria per i
turisti, fino alla bella cittadina di
Scilla con la sua spiaggia. Ma un
forte acquazzone ci ha ricordato
che... l’estate era ancora lontana.
Abbiamo fatto anche un’incursione in Sicilia, con la bella
attraversata in traghetto sullo
Stretto, la visita al duomo di
Messina e, percorrendo l’incantevole costa sicula, abbiamo
fatto una breve visita a Taormina
con il suo teatro greco.
Sono stati quattro giorni di
fraternità. I chilometri percorsi
in pulmino non sono stati pochi,
ma i luoghi visti, la bellezza del
creato e soprattutto l’accoglienza dei confratelli e della gente
del sud ci hanno confermato ancora una volta la bontà del Signore, che ci ha donato la voca■
zione missionaria.
Testimonianza dei familiari
“Vittorio nasce a La Spezia il
10 novembre 1940, quinto di 6
figli. Trascorre i primi anni di vita immerso nella guerra, mentre
suo padre, ufficiale di Marina, è
costretto a spostamenti continui.
I pochi ricordi di guerra di Vittorio non sono tristi: quando c’era
la sirena, la mamma suonava il
piano e i bambini cantavano;
poi quando arrivavano gli aerei
si scendeva in cantina, dove i
vecchi pregavano e i bambini
giocavano tra loro.
Nel 1950 si trasferiscono tutti
a Genova, dove la famiglia trova finalmente un po’ di sicurezza economica. Vittorio continua
gli studi di perito radiotecnico.
Offre la sua opera in parrocchia,
è scout ed educatore dei lupetti. Durante un pellegrinaggio a
Lourdes, incontra Tecla, giovane crocerossina di Chiavari. Da
allora non ha più tempo per le
opere parrocchiali, ma solo per il
treno diretto Genova - Chiavari
e ritorno. Vittorio e Tecla si sposano nel 1964 e vanno ad abitare
a Milano. Dopo sette anni di attesa, nasce Mario e poi Enrico.
Tecla è maestra di scuola materna e Vittorio lavora nel campo
dell’informatica per diverse società. Vittorio trasmette la pas-
sione dell’informatica anche ai
figli, tanto da diventare un lavoro
per Enrico, con il quale lui stesso
collabora negli ultimi anni, e uno
strumento importante per l’animazione missionaria di Mario.
Ha sempre amato donare il
suo appoggio, affettivo e fattivo,
ai progetti dei figli e anche alle
comunità parrocchiali delle quali
la famiglia ha fatto parte. Senza
avere ruoli di primo piano, si è
sempre messo a disposizione,
insieme a Tecla, di cui si definiva lo “sguattero”, per dare una
mano nei piccoli ma essenziali
servizi come la cucina, l’accoglienza o l’amministrazione.
Il carattere affettuoso e accogliente lo ha reso un punto di riferimento importante per la sua
famiglia nei momenti più difficili. Alcuni nipoti lo sentivano
come un “secondo padre”.
Nonostante l’eccessivo silenzio nei rapporti tra persone e
l’irascibilità, per la quale alcuni amici dicevano che diventava
“Vittorio mannaro”, quello che di
lui ci resta è il suo servizio umile e la sua ostinata voglia di non
giudicare gli altri, la sua capacità
di amore tenero e fedele, di comprensione e di perdono”.
■
Tecla, Mario, Enrico
CAMPI ESTIVI PER I GIOVANI
Come già ricordato nel numero di maggio, anche quest’anno i giovani possono vivere una parte delle loro vacanze in modo missionario.
Ecco le opportunità che gli animatori saveriani offrono per l’estate.
Gruppo “Missione giovani”
Campo missionario nazionale
per i giovani e le giovani da 18 a 30 anni
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
“Tabor” per riflettere e pregare
settimana di spiritualità missionaria
per i giovani e le giovani da 18 a 30 anni
dal 23 al 30 agosto, con i saveriani di Ancona
al centro di discernimento vocazionale
Per informazioni, contattare:
p. Claudio Codenotti, cell 333 1716407; E-mail: [email protected]
sr. Lidia Vermi, tel. 02 29406786; E-mail: [email protected]
2008 GIUGNO
FRIULI
33100 UDINE UD - Via Monte S. Michele, 70
Tel. 0432 471818 - Fax 0432 44185
E-mail: [email protected] - C/c. postale 210336
Dall’indifferenza alla fede cristiana
Un’esperienza di conversione a Taipei
punto di vista storico e
D alliturgico,
la vigilia di Pa-
squa è il momento più adatto per
il battesimo degli adulti. Anche
quest’anno, la piccola parrocchia
di S. Francesco Saverio a Taipei
ha accolto due nuovi cristiani.
Condivido con voi il racconto
dell’esperienza di conversione
di una donna taiwanese che ha
ricevuto il battesimo la notte di
Pasqua.
Io e la mia fortuna
Prima di conoscere il cristianesimo, tutto quello che sapevo
mi era stato trasmesso dai miei
genitori, dalla scuola e dalla
società. Papà e mamma mi hanno insegnato che si lavora e si
lotta per sconfiggere la durezza
della vita. Fin da piccola, sono
cresciuta con la convinzione che
si è padroni di se stessi e che
in ogni situazione si è da soli e
senza aiuto. L’unico aiuto che si
può trovare è quello in se stessi
e nella fortuna.
Ero indifferente verso qualsiasi credo religioso. Non avrei mai
pensato che un giorno mi sarei
avvicinata alla religione cattolica
fino ad approfondirla. Da piccola,
qualche volta andavo al tempio
p. EDI FOSCHIATTO, sx
con mia madre per offrire incenso
alle varie divinità e per chiedere
prosperità per la famiglia.
Compiuti vent’anni, ho avuto
l’occasione di partecipare alle
lezioni di lettura della Bibbia
in inglese. Il mio obiettivo era
perfezionare la conoscenza della lingua, dato che sono laureata
in letteratura inglese. Le storie
dell’antico testamento e dei vangeli per me erano racconti di una
letteratura straniera; non riuscivano a scaldare il mio cuore.
Con gli occhi di Dio
Poi, piano piano, hanno ini-
“Va avanti per la sua strada”
Padre Pier Agostinis e l’incidente aereo
S
i sa che i missionari quando si trovano nel campo
di lavoro e devono spostarsi da
una parte all’altra sono sempre
a rischio. Questo può succedere
quando si va in jeep, in corriera,
in moto o anche via fiume o sul
mare. Ma eravamo ben lontani
dal pensare che due nostri giovani confratelli potessero trovarsi coinvolti in un grave incidente aereo e si salvassero per miracolo! Sono il friulano p. Pierfrancesco Agostinis e il toscano
p. Petro Rinaldi, ambedue missionari a Kinshasa.
Da Goma, dove avevano partecipato a una settimana di spiritualità missionaria insieme ad
altri giovani confratelli, stavano
per iniziare il loro viaggio di ritorno a Kinshasa, la capitale del
Congo, dove i due lavorano. Improvviso e inaspettato lo schianto, il fumo, il fuoco...
Mamma Nives, che vive a Luincis, piccola frazione di Ovaro,
ha vissuto momenti terribili fino
a quando non ha potuto sentire
la voce del figlio padre Pier che
la rassicurava. Ecco le sue considerazioni che ci ha fatto per telefono.
Ho ringraziato
il Signore
“Prima di tutto
ho tirato un grande sospiro di sollievo quando ho
saputo che mio
figlio non aveva
avuto serie conseguenze: praticamente non si
era fatto niente.
Subito dopo però ho ringraziato
il Signore che le
cose erano andate in questa maniera.
Certo, penso
alla paura che ha
passato, ai momenti che ha vissuto. Sapevo che doveva mettersi in viaggio e quando al telefono mi sono sentita chiamare dal
ministero degli Esteri, ho preso
subito una gran paura. Ma poi
mi hanno assicurato immediatamente che Pierfrancesco stava bene.
Certo, non potevo darmi pace: volevo sentire la sua voce
e avevo anche una gran voglia
di vederlo. Per questo ho tenu-
L’incendio dell’aereo caduto a Goma, in Congo,
su cui viaggiavano p. Agostinis e p. Rinaldi
8
p. DOMENICO MENEGUZZI, sx
Padre Pier Agostinis
con la mamma Nives
to d’occhio tutti i telegiornali per
vedere se lui appariva. Solo dopo alcuni giorni ho potuto leggere un reportage sul settimanale “Oggi”, che ha pubblicato anche una sua foto assieme a quella dell’amico missionario p. Pietro Rinaldi.
Lui dice che ormai “tutto è
passato”. A dire la verità, padre
Pier in missione ha vissuto tanti altri pericoli e problemi, ma è
sempre riuscito ad uscirne fuori.
Ora so che è arrivato bene a
Kinshasa con un aereo dell’Onu,
dopo aver raggiunto Bukavu
con un battello. Mio figlio Pier
è sereno e continua a sottolineare che “è una cosa ormai passata”. Del resto, lui ha sempre avuto una grande forza, un coraggio
non comune. Per questo motivo
non mi resta che ringraziare il Signore. Lui va avanti contento per
la sua strada. E quindi anche noi
dobbiamo rimanere sereni e con■
tinuare a pregare per lui”.
Mamma Nives
ziato a fare breccia. Ho
cominciato a riferire
l’esperienza di vita descritta nella Bibbia alla
mia stessa esperienza,
a portare quelle parole
vicino al mio cuore, specialmente le parabole del
vangelo e in particolare
quella della pecorella
smarrita...
Così sono stata costretta a guardarmi con
gli occhi di Dio. Prima
ero tutta incentrata su me
stessa, come se io fossi
dio. Sapere che Dio ci
ha creato per uno scopo
nella vita, mi ha fatto riflettere molto.
Mi sono accorta che
prima non sapevo niente.
Ero chiusa in me stessa e
nella mia ignoranza. Pensavo solamente di evitare
il dolore e la disperazioPadre Edi Foschiatto battezza una catecumena
ne. Ma questa mia perso- la notte di Pasqua, nella parrocchia S. Francesco
Saverio di Taipei, a Taiwan
na, che per 20 anni aveva
vissuto senza scopi nella
vita, ora scopre di essere amata. Sicuramente, è più grande quelPiena di gioia, allora, inizia a lo che ho ricevuto di ciò che ho
ringraziare Dio per aver trovato donato. Credo, però, che questo
questa pecorella smarrita, per sia il segreto di tutta la vita e non
aver usato un’infinita miseri- solo di un momento particolare,
cordia, per avermi abbracciata e di una tappa parziale. È per me
una nuova fase spirituale. Devo
condotta fino a lui.
dire che entrare in questa nuova
vita è come entrare nell’abbracIl secondo tempo della vita
Solo allora, con grande gioia, cio accogliente di Dio, ma vuol
ho trovato la fonte di me stessa, dire anche accettare i problemi
cioè, Dio! Mettere in pratica lo della vita.
Fin dall’inizio ho sperimentato
spirito di Gesù mi ha portato a
un profondo cambiamento. Mi la difficoltà: per accogliere quesembra quasi di non riconoscere sta fede e ricevere il battesimo ho
il mio passato: vivevo nella tri- dovuto affrontare l’opinione dei
stezza. Ora mi pare di aver sco- miei genitori che si sono opposti
con tutta la forza, specialmente
perto il calore della mia vita.
Ho iniziato ad accettare i miei durante l’ultimo periodo in cui mi
limiti e questo mi ha incorag- sono avvicinata al battesimo. Per
giato e dato forza nella vita. Ho fortuna, ho ricevuto anche l’aiuto
iniziato ad accettare e a donare di tante persone e continuo a tro■
amore, premura e attenzione. vare forza nella preghiera.
NELLA VALIGIA DEL MISSIONARIO
p. EDI FOSCHIATTO, sx
Ritornando in Italia per le vacanze, un missionario porta nella valigia del proprio cuore l’amicizia e l’affetto per i propri genitori, se ancora sono in vita, e tanti ricordi da condividere con le comunità cristiane, con i gruppi parrocchiali e con le persone amiche.
Approfitto di questa opportunità per condividere con voi la gioia
del lavoro missionario e le piccole soddisfazioni che ne derivano, per
grazia di Dio.
Ogni volta che si avvicina la santa notte della Pasqua, mi torna
nell’animo la curiosità di conoscere meglio la molla che scatta nelle persone durante il processo di avvicinamento alla religione cristiana, fino al punto di voler aderire alla chiesa cattolica. Ma
al di là della naturale curiosità, la domanda di ogni missionario è questa: come si
fa a essere missionari autentici e a donare
agli altri la fede in Dio?
L’esperienza maturata in questi anni mi
ha portato a puntare tutta l’attenzione
sulle persone. Si tratta di un’attenzione
particolare, personale. Ho potuto notare
la gioia nel profondo del cuore: una gioia difficile da descrivere e che io definisco
“il contatto con la grazia di Dio”. È certamente una gioia gratuita, che porta alla
sorpresa per la propria indegnità e al ringraziamento per l’immensa bontà di Dio.
Padre Edi Foschiatto
2008 GIUGNO
MACOMER
08015 MACOMER NU - Via Toscana, 9
Tel. 0785 70120 - Fax 0785 70706
E-mail: [email protected] - C/c. postale 207084
Una presenza che si rinnova
50 anni fa la “prima pietra” a Macomer
F
u il vescovo di Cagliari
mons. Piovella che nel
1923, incontrando il fondatore
dei saveriani al 7° Congresso
eucaristico nazionale a Genova,
fece al beato Conforti la proposta di aprire una casa saveriana
in Sardegna.
Padre Angelo Lampis ci ricorda che l’idea non si poté realizzare subito e il fondatore disse:
“Quello che ora non si può fare, si farà domani, coraggio…”.
Dopo oltre cinquant’anni, siamo
ancora a quel “domani”, per
portare avanti il nostro lavoro di
animazione missionaria e vocazionale in Sardegna con un nuovo stile.
Gli anni delle Casermette
Per i primi dodici anni, i saveriani sono stati ospiti nel “seminario sardo per le missioni
estere” di Tortolì, fondato da p.
Virgilio Mirto e continuato dai
saveriani dopo la sua tragica e
generosa morte.
Gli studenti, chiamati “apostolini”, furono poi trasferiti il
10 luglio 1950 presso la V e VI
Casermetta di Macomer. Ma dal
’52 al ’56 erano arrivati 25 ordini
di sfratto e per quattro anni i saveriani hanno cercato di esaminare varie proposte alternative.
Nel frattempo, dal 1952 al 1954,
gli apostolini furono mandati a
Nizza Monferrato; tra loro ricordiamo p. Giuseppe Tavera, ora
missionario in Gran Bretagna.
Il rettore p. Pasquale Lo Stocco
riuscì a ottenere dal Comando militare di Cagliari una proroga allo
sfratto del 30 aprile 1952. Padre
Morandi era arrivato alle Casermette di Macomer nel novembre
del 1956, al momento del recapito di un nuovo sfratto da parte del
ministero della difesa.
La generosità dei sardi
I saveriani allora non avevano niente in Sardegna e solo la
generosità dei sardi ha permesso
il mantenimento della scuola,
p. DINO MARCONI, sx
degli apostolini in formazione
e di affrontare i problemi con i
vari ministeri. La benefattrice
Mariantina Nughes Barria donò
il terreno per costruire una casa
nel rione S. Antonio, che allora
non esisteva. C’erano solo alcune casette nel verde, dove pascolavano le mucche.
Fra speranze, fatiche e dissidi,
fu costruita l’attuale casa di Macomer con a fianco il santuario
mariano, che non ha però avuto lo sviluppo che p. Morandi
desiderava, essendo stato trasformato nella parrocchia della
“Madonna Missionaria”.
La costruzione dell’istituto
iniziò il 29 giugno 1958 con la
benedizione e la posa della prima
pietra alla presenza delle autorità
e fu inaugurato il 6 aprile 1960.
Ci ricorda ancora p. Lampis:
“Macomer era ed è il crocevia tra
le province di Cagliari, Sassari e
Nuoro”. Allora, infatti, era stato
scelto dai politici come centro logistico industriale della provincia
Assunta Pinna è “ancella”
Hanno offerto due figli al Signore
I
l 6 aprile scorso nella casa
madre delle “ancelle della
Sacra Famiglia”, una congregazione religiosa nata in Sardegna,
si è consacrata al Signore con i
voti di castità, povertà e obbedienza suor Assunta Pinna.
È stato un momento significativo non solo per la famiglia
religiosa che l’ha accolta, ma anche per i saveriani con i quali la
giovane ha lavorato diversi anni
nell’animazione missionaria. Ho
voluto partecipare anch’io per
rappresentare in qualche modo
Luigi, il fratello di Assunta, missionario saveriano in Colombia.
Una grande gioia per tre
La celebrazione dell’Eucaristia con la professione religiosa è stata un momento davvero
p. DINO MARCONI, sx
commovente. La chiesa era stracolma. Erano presenti numerose
consorelle di Assunta, testimoni
di una grazia speciale in questi
tempi di grande scarsità di vocazioni. Ha presieduto l’Eucaristia
il vescovo emerito di Iglesias,
mons. Tarcisio Pillolla.
Vedere una giovane che consacra la propria vita al Signore
non è cosa di tutti i giorni! Molti
fedeli avevano gli occhi lucidi,
mentre Assunta, era raggiante!
Papà Salvatore e mamma Santina hanno accompagnato all’altare la figlia come una sposa,
perché fosse offerta a un marito
speciale: Cristo Gesù. Anche
loro erano raggianti di gioia e
sembravano davvero orgogliosi
del privilegio concesso loro da
Dio. Dei quattro figli, Salvatore
Assunta Pinna con i genitori
e p. Guglielmo Camera, dopo la
professione religiosa come “ancella”
della Sacra Famiglia di Cagliari
8
e Santina due li hanno offerti al
Signore.
Come la “casa di Betania”
Ho avuto la possibilità di incontrare molte volte la famiglia
Pinna. Con loro mi sono sempre
trovato come a casa mia. È una
specie di “casa di Betania” per
noi saveriani. In quella casa, i
missionari hanno imparato a pensare di più agli altri. La famiglia
Pinna ad Assemini è benvoluta da
tutti, perché ciò che loro hanno
appartiene anche agli altri. Sono
felici di condividere i frutti della
loro terra e del loro ...pollaio.
Nel 2004, all’inizio del suo
cammino vocazionale, Assunta
scriveva: “Lascio tutto perché
ho risposto alla chiamata del Signore per seguirlo e servirlo tra
le ancelle della Sacra Famiglia.
Sono grata al Signore per questo grande dono della vocazione
e condivido con voi questa mia
gioia, che è tanta!”.
Quando Assunta è arrivata a casa sua, vestita da suora,
il gruppo di amiche e amici era
là ad aspettarla e per lei hanno
esploso mortaretti e profuso una
quantità enorme di fiori. La vocazione di Assunta è un profumo della famiglia di Salvatore e
Santina! A noi la gioia di accompagnare questa nuova consacrata
■
con la preghiera.
29 giugno 1958: la posa della prima pietra della casa dei saveriani a Macomer
di Nuoro, un progetto che oggi
incontra serie difficoltà.
Unico centro, tanti legami
Padre Morandi ha avuto come collaboratori fratel Narciso
Guerini, il gigante buono perito
tragicamente in Congo, e p. Angelo Lampis, patriarca dei saveriani sardi, che girava per i paesi in cerca di delegate, “brave,
giovani e belle”, come ripeteva
spesso a p. Morandi. Molte sono già passate a contemplare la
bellezza eterna di Dio; qualche
novantenne sopravvive ancora.
Da quest’anno la casa di Macomer è diventata l’unica presenza
saveriana per l’intera Sardegna.
Come “missionari itineranti”,
continuiamo a mantenere i legami con i sacerdoti, le delegate, i
familiari e gli amici dei saveriani
in tutta l’isola. A Cagliari, avremo un appartamento per mantenere i contatti con tutti coloro
che finora hanno fatto riferimento alla casa di via Sulcis.
Il centro saveriano di Macomer è il fulcro dell’attività missionaria dei saveriani in Sardegna. Qui si svolgono le attività fondamentali per la gioventù: la formazione missionaria,
il discernimento vocazionale e
l’esperienza in missione.
■
Con le saveriane di Oristano
Una bella giornata di ringraziamento nella comunità delle
saveriane di Oristano. Il 22 maggio, nella parrocchia S. Giovanni Evangelista, insieme al vescovo mons. Sanna, sr. Caterina Albertini ha celebrato 50 anni di vita religiosa, mentre sr. Olivia
Lomelì e sr. Giovanna Marras hanno celebrato 25 anni di vita
religiosa.
I nostri auguri, con le parole della fondatrice madre Celestina: “La missione sgorga da un cuore posseduto dall’amore
di Gesù e dal desiderio ardente di irradiarlo e di comunicarlo a tutti”.
CAMPI ESTIVI IN SARDEGNA
Come già pubblicato nel numero di maggio, anche quest’anno ragazzi e giovani possono vivere una parte della loro estate in modo
missionario. Ecco le opportunità che gli animatori saveriani offrono a
ragazzi, adolescenti e giovani della Sardegna.
Campo “Mission-boys”
per ragazzi da 12 a 14 anni
“Missione: insieme si può”
dal 3 al 6 luglio, a Macomer
Campo “Ragazze sprint”
per ragazze da 12 a 14 anni
“Apri le ali alla vita”
dall’ 8 al 13 luglio, a Macomer
Campo giovanissimi
per ragazzi/e da 15 a 18 anni
“Missione: insieme si può”
dal 17 al 23 luglio, a Macomer
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
Gruppo “Missione giovani”
Campo missionario nazionale
per i/le giovani da 18 a 30 anni
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
Per informazioni, contattare:
p. Roby Salvadori, cell 340 4914261; E-mail: [email protected]
sr. Piera Grandi, tel. 0783 72758; E-mail: [email protected]
2008 GIUGNO
MARCHE
60129 ANCONA AN - Via del Castellano, 40
Tel. 071 895368 - Fax 071 2812639
E-mail: [email protected] - C/c. postale 330605
Papà Vittorio Ughetto
Capace di amare e perdonare
Tecla e il giovane
M amma
Enrico erano in chiesa
molto prima dell’inizio. Davanti al grande altare della chiesa
Sant’Elena, a Milano, hanno accolto l’abbraccio dei parrocchiani, familiari e amici. Tra loro, i
numerosi padri e studenti saveriani, venuti da Ancona, Brescia,
Desio, Parma, Parigi.
Tanti abbracci, tante emozioni; poche parole e molti gesti
d’affetto. Poi il grande portone
della chiesa si è aperto; l’organo
ha lanciato le note del “Canto
d’amore”; tutti si sono alzati in
piedi, per accogliere la bara, ricoperta di fiori primaverili, accompagnata dal figlio missionario.
Messa in rito ambrosiano
Il signor Vittorio Ughetto,
sposo di Tecla e papà di p. Mario
e di Enrico, è già nelle braccia
del Padre. Deceduto il 13 aprile,
dopo sofferenze e cure che lasciavano sperare nella ripresa, è
ora davanti all’altare con la sua
comunità, per la celebrazione
dell’Eucaristia di commiato da
questa terra.
Presiede la Messa il figlio p.
Mario, venuto da Parigi, dove
studia lingua francese per andare
in Africa, dopo essere stato animatore missionario tra i giovani
dell’Italia. Attorno a lui, tanti
confratelli saveriani e i sacerdoti don Claudio di S. Giuseppe
della Pace (zona Fiera) e don
Matteo vice parroco di S. Elena.
La Messa è in rito ambrosiano:
subito il rito di accoglienza del
fedele defunto, con l’aspersione
dell’acqua che ricorda il battesimo e con l’incenso della sofferenza, necessaria per risorgere a
vita nuova.
a cura di p. M. STORGATO, sx
Ecco come la sposa e i figli
ricordano la persona cara.
La testimonianza dei familiari
“Vittorio nasce a La Spezia il
10 novembre 1940, quinto di 6
figli. Trascorre i primi anni di vita immerso nella guerra, mentre
suo padre, ufficiale di Marina, è
costretto a spostamenti continui.
I pochi ricordi di guerra di Vittorio non sono tristi: quando c’era
la sirena, la mamma suonava il
piano e i bambini cantavano;
poi quando arrivavano gli aerei
si scendeva in cantina, dove i
vecchi pregavano e i bambini
giocavano tra loro.
Nel 1950 si trasferiscono tutti
a Genova, dove la famiglia trova
finalmente un po’ di sicurezza
economica. Vittorio continua
gli studi di perito radiotecnico.
Offre la sua opera in parrocchia,
SPAZIO GIOVANI
Scoprire Dio e noi stessi
Esercizi spirituali nella vita ordinaria
S
iamo una giovane coppia
di Ancona, sposata da due
anni. Abbiamo deciso di intraprendere il cammino spirituale
degli EVO, gli esercizi spirituali
nella vita ordinaria.
Siamo venuti a conoscenza di
questo cammino da alcuni amici.
Frequentando di tanto in tanto
la casa dei missionari saveriani
sulle colline di Ancona, siamo
capitati lì poco tempo prima che
gli esercizi iniziassero. Per curiosità, ma anche tanto assetati
di verità e di felicità, ci siamo
addentrati su questa strada.
8
profonda esperienza di Dio e di
se stesso. Un’esperienza che ha
cambiato profondamente la sua
vita e il suo modo di vedere Dio.
Infatti, Dio è sempre presente
nella nostra vita e agisce per portarla alla sua piena realizzazione,
ma solo con la piena disponibilità di ogni individuo.
Ci incontriamo due volte al
mese, il giovedì dopo cena. I
nostri incontri sono guidati da
padre Matteazzi, Alessandro
ed Erika. Il cammino si svolge
nell’arco di due anni. L’esperienza si fonda sulla necessità
di favorire l’integrazione tra la
fede e la vita di tutti i giorni, in
maniera tale che il nostro essere
cristiani si traduca in scelte di
vita concrete e coerenti.
FABIO e VERA
menti fondamentali: gli incontri
di gruppo quindicinali, per ricevere spunti di riflessione e nuovi strumenti di preghiera, per
confrontarci e condividere con
gli altri; la sosta di riflessione e
preghiera personale quotidiana,
che è il nucleo dell’esperienza;
infine, l’incontro personale con
la guida spirituale, per la verifica
del cammino compiuto.
È importante che gli EVO siano vissuti nella vita di ogni giorno. Infatti, è proprio nella vita
quotidiana che il rapporto di Dio
con ciascuno di noi si approfondisce sempre più. L’obiettivo di
Il giovedì, dopo cena
questi esercizi è quindi imparare
Gli esercizi spirituali sono il
a vivere con Cristo ogni situarisultato dell’esperienza di vita
zione della nostra vita, bella o
di sant’Ignazio di Loyola, un
brutta che sia, cercando di “inuomo che è riuscito a fissare in
teragire” con lui per capire cosa
un “metodo” il cammino interioSeguendo lo stile di Cristo
lui ci chiama a fare. Inoltre, imre che lo ha portato a fare una
Gli EVO si basano su tre mo- pariamo a conoscere a fondo noi
stessi, per riordinare la
nostra vita secondo lo
stile di Cristo.
Questo quadro generale è ben poco per descrivere cosa gli EVO
ci stanno dando. Potremmo aggiungere
soltanto che è stato e
continuerà a essere una
scoperta. Una scoperta
di Dio che è ovunque,
che vive dentro di noi,
che è solo Amore e che
non desidera altro che
Il gruppo degli Evo di Ancona, tra cui Vera e Fabio; seduti sul pavimento, Alessandro e p. Matteazzi la nostra felicità!
■
è scout ed educatore dei lupetti.
Durante un pellegrinaggio a Lourdes, incontra Tecla, giovane crocerossina di Chiavari. Da allora
non ha più tempo per le opere
parrocchiali, ma solo per il treno
diretto Genova - Chiavari e ritorno. Vittorio e Tecla si sposano
nel 1964 e vanno ad abitare
a Milano. Dopo sette
anni di attesa, nasce
Mario e poi Enrico.
Tecla è maestra di
scuola materna e Vittorio
lavora nel campo dell’informatica per diverse società. Vittorio trasmette la
passione dell’informatica
anche ai figli, tanto da diventare un lavoro per Enrico, con il quale lui stesso Il signor Vittorio Ughetto, immerso nella lettura,
nella casa dei saveriani a Londra
collabora negli ultimi anni,
e uno strumento importante per l’animazione missionaria ferimento importante per la sua
di Mario.
famiglia nei momenti più diffiHa sempre amato donare il cili. Alcuni nipoti lo sentivano
suo appoggio, affettivo e fattivo, come un “secondo padre”.
ai progetti dei figli e anche alle
Nonostante alcuni difetti, cocomunità parrocchiali delle quali me l’eccessivo silenzio nei rapla famiglia ha fatto parte. Senza porti tra persone e l’irascibilità,
avere ruoli di primo piano, si è per la quale alcuni amici dicevasempre messo a disposizione, no che diventava “Vittorio maninsieme a Tecla, di cui si defini- naro”, quello che di lui ci resta
va lo “sguattero”, per dare una è il suo servizio umile e la sua
mano nei piccoli ma essenziali ostinata voglia di non giudicare
servizi come la cucina, l’acco- gli altri, la sua capacità di amore
glienza o l’amministrazione.
tenero e fedele, di comprensione
Il carattere affettuoso e acco- e di perdono”.
■
gliente lo ha reso un punto di riTecla, Mario, Enrico
DIARIO DELLA COMUNITà
QUATTRO GIORNI DI FRATERNITà
SIMONE STROZZI
In Italia le case di formazione per i giovani che desiderano diventare saveriani sono due: a Desio per il discernimento vocazionale e ad
Ancona per il noviziato.
Attualmente siamo cinque giovani: Alessio di Lissone (MI) e Gino di
San Bonifacio (VR) sono a Desio, con la guida di p. Virginio Simoncelli;
Simone di Parma, Andrea di Viadana (MN) e Javier di Soria (Spagna)
sono ad Ancona, con la guida di p. Giovanni Matteazzi.
Due volte l’anno ci incontriamo per stare fraternamente insieme e
per comunicarci le nostre esperienze formative. Quest’anno, abbiamo
organizzato una gita culturale nel sud Italia. Sono venuti con noi anche due saveriani partenti per il Giappone: padre Denny dell’Indonesia e padre Felipe del Messico.
Abbiamo visitato le comunità saveriane di Taranto e di Gallico (Reggio Calabria). A Taranto è stata una toccata e fuga; appena una sosta
per la Messa e il pranzo. A Reggio Calabria ci siamo dati anche alla
cultura, visitando la città e i bronzi di Riace.
Abbiamo fatto anche un’incursione in Sicilia, con la bella attraversata in traghetto sullo Stretto, la visita al duomo di Messina e, percorrendo l’incantevole costa sicula, abbiamo raggiunto Taormina con il
suo splendido teatro greco.
Sono stati quattro giorni di fraternità. I luoghi visti, la bellezza del
creato e soprattutto l’accoglienza dei confratelli e della gente del sud
ci hanno confermato ancora una volta la bontà del Signore, che ci ha
donato la vocazione missionaria.
I 5 giovani di Desio e Ancona con i loro formatori p. Simoncelli e p. Matteazzi, nella
breve visita alla comunità saveriana di Taranto, accolti dal rettore p. Berton e p. Primosig
2008 GIUGNO
PARMA
43100 PARMA PR - Viale S. Martino, 8
Tel. 0521 990011 - Fax 0521 990002
E-mail: [email protected] - C/c. postale 153437
“Taglia, scolpisci, leviga...”
A Parma, una mostra sorprendente!
e illustrato artiN elcololungo
che il mensile di Par-
ma “Insieme dove?” di gennaio - febbraio 2007 ha dedicato
al nostro museo, l’autore scrive:
“…un luogo straordinario come
il museo d’arte cinese ed etnografico di Parma: straordinario
quanto ignorato dai nostri concittadini”. L’osservazione ha un
fondo di verità, che le statistiche
confermano.
Guardando alle provenienze
dei visitatori, mi accorgo che,
se si tolgono gli studenti delle
scuole, prevalgono coloro che
arrivano da fuori città. In verità, i visitatori parmensi ricordano che “tanti e tanti anni fa…”
ebbero l’occasione di visitare il
museo e dalla memoria riaffiora, con un po’ di vaghezza, qualche oggetto che ne colpì la fantasia giovanile.
L’idea permane in tante persone: un museo è una realtà che,
una volta visitata, si è vista per
sempre. In questi anni il museo
ha presentato diverse novità e
ha curato nuovi allestimenti, che
meritavano di essere visti. È così anche ora.
Nasce, muore e non torna
Questa volta vi presento una
piacevole sorpresa: una mostra che consente di guardare
all’Africa in maniera nuova e
rispettosa. La mostra si intitola: “Taglia, scolpisci, leviga. Il
sacro nell’arte della maschera e
della statuetta in Africa”. Il titolo
ha un sapore misterioso, perché
si rifà al racconto del mito delle
origini delle maschere e statuette africane: da chi e perché furono scolpite?
Secondo un antico mito africano, fin dai tempi lontani gli uomini avvertirono che “il disordine nel quale vivevano, aveva
creato molti mali e sofferenze di
ogni sorta: malattie, fame, omicidi, liti tra parenti, furti e stupri”.
Non basta! La triste condizione dell’uomo sulla terra era resa
ancor più grave dal fatto che egli
p. EMILIO IURMAN, sx
è condannato a una morte senza
via di scampo. Dice un canto del
popolo dinka del Sudan: “Quando Dio creò tutte le cose, egli
creò il sole e il sole nasce, muore e ritorna. Egli creò la luna e la
luna nasce, muore e ritorna. Egli
creò le stelle e le stelle nascono,
muoiono e ritornano. Egli creò
l’uomo e l’uomo nasce, muore e
non torna più”.
Le statuette “manga”
Vedendo questo, Ngoy il demiurgo, andò a trovare Nkulu,
l’Essere supremo, il quale gli
consegnò una statuetta e gli disse di farne fare molte simili. “Il
grande veggente cominciò a tagliare, scolpire, levigare. Insomma lavorò senza sosta giorno e
notte. Passò un certo tempo e
alla fine consegnò a Ngoy una
grande quantità di statuette di
forma e dimensioni varie. Ngoy
le portò all’Essere supremo che
le aveva chieste.
Come aveva promesso, l’Essere supremo soffiò l’energia
Olimpiadi di Pechino 2008
La forza della mente e la forza fisica
nostro museo cinese a
N elParma
c’è una copia fede-
le di una famosa terracotta chiamata “il cantastorie”. L’originale risale alla dinastia degli Han
Orientali (25-221 d.C.) e rappresenta, con il realismo tipico
di tutte le terrecotte cinesi, un
personaggio buffo che esercita il
mestiere dell’intrattenitore.
La statuetta esprime un coinvolgimento totale nel suo lavoro: su un corpo poco adatto
all’attività sportiva, il viso sprizza umorismo e bonomia, la mano destra brandisce la bacchetta con cui si appresta a percuotere il tamburo che regge sotto
l’ascella sinistra, il piede destro
è alzato, con goffaggine infantile, nel gesto di scalciare.
8
Cantastorie bene augurante
Gli affidiamo il compito di
rullare il suo tamburo per un felice inizio e svolgimento delle
olimpiadi di Pechino del prossimo agosto. La Cina è il primo
paese orientale ad ospitarle. Per
un museo che promuove l’intercultura ed è in gran parte “cinese”, ci pare importante richiamare questi XXIX giochi olimpici,
dato che la Cina è pur sempre il
primo amore dei saveriani.
Nonostante recenti polemiche
che li avvolgono, i giochi olim-
pici sono di per sé la festa di tutti i popoli, uniti nel nome dello
sport e della competizione pacifica. Con il loro intento di promuovere lo sport e di mettere alla prova le abilità fisiche dell’uomo, i giochi olimpici sono nati e
cresciuti in occidente. Sono uno
sviluppo quasi naturale del pensiero e della cultura greco - cristiana della valorizzazione - risurrezione del corpo, come parte
integrante della persona umana.
Competizione e incontro
Anche l’oriente conosce e pratica lo sport
e le competizioni fisiche, pur limitate a poche discipline. Tuttavia, a partire dalla
Cina e dal suo pensiero filosofico confuciano, si rivela una
tendenza tipica del pensiero
orientale: l’elemento corporeo va “superato” affinché
lo spirito raggiunga quella
perfezione morale cui tende
il gentiluomo, il letterato.
Le tipiche arti marziali
orientali, così popolari ora in occidente, sono nate su un secondo troncone del pensiero cinese:
quello dei monasteri buddhisti e
taoisti (basti citare il monastero
di Shaolin e i suoi monaci guerrieri dediti al kung-fu). Pur ricer-
p. E. IURMAN, sx
cando una straordinaria padronanza e adattabilità del corpo,
anche le arti marziali sottolineano, in qualche maniera, il predominio della forza della mente
sulla forza fisica.
Oriente e occidente possono
imparare molto, a vicenda, dal loro incontro. È così che vorremmo
fossero vissute le olimpiadi. Cantastorie, rulla il tuo tamburo! ■
Statuetta in terracotta del “cantastorie”,
copia della più famosa
degli Han Orientali (25-221 d.C.)
Una statuetta e una maschera della mostra “Taglia, scolpisci, leviga…”,
allestita al museo cinese dei saveriani di Parma
operante negli oggetti. Li chiamò “manga” che significa “ciò
che emana l’energia viva”… Da
quel giorno gli uomini ricorrono a questi oggetti energetici per
curare i loro mali, per mettersi in
contatto con il sacro e con il Genio primordiale, con i loro antenati e con gli esseri spirituali”.
Fascino e mistero
Queste parole sono tratte dal
libro che accompagna la mostra.
La suggestione creata da vari testi poetici e dalle didascalie si
propaga nella visione degli oggetti esposti: la maschera funebre, i feticci caricati di potenza
magica, gli oggetti di divinazione, la maschera ventrale, le statuette degli antenati scontenti
del loro rapporto con i discen-
denti… Insomma, una galleria
di oggetti ben scelti e carichi di
fascino misterioso, per ammirare e pensare.
Una colorata e sobria sequenza di foto di un’Africa che richiama all’oggi e alla quotidianità circonda gli oggetti esposti, rendendo un servizio alla conoscenza di questo continente e
della sua gente.
Insieme con la mostra, si possono naturalmente ammirare anche le altre esposizioni del museo. Orari per le visite: tutti i
giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15
alle 18 (anche la domenica, dalle
15 alle 18). Resta chiusa il mercoledì e la domenica mattina. Se
ne può godere un’anticipazione visitando il sito del museo:
www.museocineseparma.org ■
“SPECCHIO DELLE MIE BRAME...”
Nuovo allestimento museale a Parma
p. E. IURMAN, sx
Dal momento in cui, secondo il racconto biblico, l’uomo percepì la propria nudità, ha cercato di coprire il
proprio corpo, per pudore e per difesa dalle avversità del clima. Non solo.
In tutte le culture, gli uomini e le donne hanno usato il proprio corpo sia come biglietto da visita per presentarsi
agli altri e rendersi desiderabili e belli,
sia come tessera di riconoscimento per
potersi aggregare a un particolare gruppo di esseri a loro vicini o per
distinguersi da altri gruppi, percepiti come diversi.
Il nuovo allestimento di una sezione del museo dei saveriani a Parma parte da questa premessa per esplorare usi e costumi di alcuni popoli, in particolare:
- gli indio kayapò dell’Amazzonia, che fanno un uso estensivo della pittura del corpo (in foto);
- il popolo mentawaiano dell’Indonesia, che usa il tatuaggio;
- la Cina con l’eleganza dei suoi abiti di seta (in foto);
- alcune culture dell’Africa che praticano
la scarificazione.
Nonostante il titolo, l’allestimento non
vuole fare una classifica di eleganza umana. Intende solo curiosare dentro un’umanità fatta di corpi e di ricerca del bello, a
partire dalla propria immagine riflessa nello specchio con cui si apre l’allestimento e
che maliziosamente suggerisce: “Il più bello sei tu...”.
La mostra è visitabile nei prossimi mesi,
tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18
(anche la domenica, dalle 15 alle 18). Resta
chiusa il mercoledì e la domenica mattina.
2008 GIUGNO
PIACENZA
25121 BRESCIA BS - Via Piamarta, 9
Tel. 030 3772780 - Fax 030 3772781
E-mail: [email protected] - C/c. postale 216259
“Taglia, scolpisci, leviga...”
A Parma, una mostra sorprendente!
e illustrato artiN elcololungo
che il mensile di Par-
ma “Insieme dove?” di gennaio - febbraio 2007 ha dedicato
al nostro museo, l’autore scrive:
“…un luogo straordinario come
il museo d’arte cinese ed etnografico di Parma: straordinario
quanto ignorato dai nostri concittadini”. L’osservazione ha un
fondo di verità, che le statistiche
confermano.
Guardando alle provenienze
dei visitatori, mi accorgo che,
se si tolgono gli studenti delle
scuole, prevalgono coloro che
arrivano da fuori città. In verità, i visitatori parmensi ricordano che “tanti e tanti anni fa…”
ebbero l’occasione di visitare il
museo e dalla memoria riaffiora, con un po’ di vaghezza, qualche oggetto che ne colpì la fantasia giovanile.
L’idea permane in tante persone: un museo è una realtà che,
una volta visitata, si è vista per
sempre. In questi anni il museo
ha presentato diverse novità e
ha curato nuovi allestimenti, che
meritavano di essere visti. È così anche ora.
Nasce, muore e non torna
Questa volta vi presento una
piacevole sorpresa: una mostra che consente di guardare
all’Africa in maniera nuova e
rispettosa. La mostra si intitola: “Taglia, scolpisci, leviga. Il
sacro nell’arte della maschera e
della statuetta in Africa”. Il titolo
ha un sapore misterioso, perché
si rifà al racconto del mito delle
origini delle maschere e statuette africane: da chi e perché furono scolpite?
Secondo un antico mito africano, fin dai tempi lontani gli uomini avvertirono che “il disordine nel quale vivevano, aveva
creato molti mali e sofferenze di
ogni sorta: malattie, fame, omicidi, liti tra parenti, furti e stupri”.
Non basta! La triste condizione dell’uomo sulla terra era resa
ancor più grave dal fatto che egli
p. EMILIO IURMAN, sx
è condannato a una morte senza
via di scampo. Dice un canto del
popolo dinka del Sudan: “Quando Dio creò tutte le cose, egli
creò il sole e il sole nasce, muore e ritorna. Egli creò la luna e la
luna nasce, muore e ritorna. Egli
creò le stelle e le stelle nascono,
muoiono e ritornano. Egli creò
l’uomo e l’uomo nasce, muore e
non torna più”.
Le statuette “manga”
Vedendo questo, Ngoy il demiurgo, andò a trovare Nkulu,
l’Essere supremo, il quale gli
consegnò una statuetta e gli disse di farne fare molte simili. “Il
grande veggente cominciò a tagliare, scolpire, levigare. Insomma lavorò senza sosta giorno e
notte. Passò un certo tempo e
alla fine consegnò a Ngoy una
grande quantità di statuette di
forma e dimensioni varie. Ngoy
le portò all’Essere supremo che
le aveva chieste.
Come aveva promesso, l’Essere supremo soffiò l’energia
Olimpiadi di Pechino 2008
La forza della mente e la forza fisica
nostro museo cinese a
N elParma
c’è una copia fede-
le di una famosa terracotta chiamata “il cantastorie”. L’originale risale alla dinastia degli Han
Orientali (25-221 d.C.) e rappresenta, con il realismo tipico
di tutte le terrecotte cinesi, un
personaggio buffo che esercita il
mestiere dell’intrattenitore.
La statuetta esprime un coinvolgimento totale nel suo lavoro: su un corpo poco adatto
all’attività sportiva, il viso sprizza umorismo e bonomia, la mano destra brandisce la bacchetta con cui si appresta a percuotere il tamburo che regge sotto
l’ascella sinistra, il piede destro
è alzato, con goffaggine infantile, nel gesto di scalciare.
8
Cantastorie bene augurante
Gli affidiamo il compito di
rullare il suo tamburo per un felice inizio e svolgimento delle
olimpiadi di Pechino del prossimo agosto. La Cina è il primo
paese orientale ad ospitarle. Per
un museo che promuove l’intercultura ed è in gran parte “cinese”, ci pare importante richiamare questi XXIX giochi olimpici,
dato che la Cina è pur sempre il
primo amore dei saveriani.
Nonostante recenti polemiche
che li avvolgono, i giochi olim-
pici sono di per sé la festa di tutti i popoli, uniti nel nome dello
sport e della competizione pacifica. Con il loro intento di promuovere lo sport e di mettere alla prova le abilità fisiche dell’uomo, i giochi olimpici sono nati e
cresciuti in occidente. Sono uno
sviluppo quasi naturale del pensiero e della cultura greco - cristiana della valorizzazione - risurrezione del corpo, come parte
integrante della persona umana.
Competizione e incontro
Anche l’oriente conosce e pratica lo sport
e le competizioni fisiche, pur limitate a poche discipline. Tuttavia, a partire dalla
Cina e dal suo pensiero filosofico confuciano, si rivela una
tendenza tipica del pensiero
orientale: l’elemento corporeo va “superato” affinché
lo spirito raggiunga quella
perfezione morale cui tende
il gentiluomo, il letterato.
Le tipiche arti marziali
orientali, così popolari ora in occidente, sono nate su un secondo troncone del pensiero cinese:
quello dei monasteri buddhisti e
taoisti (basti citare il monastero
di Shaolin e i suoi monaci guerrieri dediti al kung-fu). Pur ricer-
p. E. IURMAN, sx
cando una straordinaria padronanza e adattabilità del corpo,
anche le arti marziali sottolineano, in qualche maniera, il predominio della forza della mente
sulla forza fisica.
Oriente e occidente possono
imparare molto, a vicenda, dal loro incontro. È così che vorremmo
fossero vissute le olimpiadi. Cantastorie, rulla il tuo tamburo! ■
Statuetta in terracotta del “cantastorie”,
copia della più famosa
degli Han Orientali (25-221 d.C.)
Una statuetta e una maschera della mostra “Taglia, scolpisci, leviga…”,
allestita al museo cinese dei saveriani di Parma
operante negli oggetti. Li chiamò “manga” che significa “ciò
che emana l’energia viva”… Da
quel giorno gli uomini ricorrono a questi oggetti energetici per
curare i loro mali, per mettersi in
contatto con il sacro e con il Genio primordiale, con i loro antenati e con gli esseri spirituali”.
Fascino e mistero
Queste parole sono tratte dal
libro che accompagna la mostra.
La suggestione creata da vari testi poetici e dalle didascalie si
propaga nella visione degli oggetti esposti: la maschera funebre, i feticci caricati di potenza
magica, gli oggetti di divinazione, la maschera ventrale, le statuette degli antenati scontenti
del loro rapporto con i discen-
denti… Insomma, una galleria
di oggetti ben scelti e carichi di
fascino misterioso, per ammirare e pensare.
Una colorata e sobria sequenza di foto di un’Africa che richiama all’oggi e alla quotidianità circonda gli oggetti esposti, rendendo un servizio alla conoscenza di questo continente e
della sua gente.
Insieme con la mostra, si possono naturalmente ammirare anche le altre esposizioni del museo. Orari per le visite: tutti i
giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15
alle 18 (anche la domenica, dalle
15 alle 18). Resta chiusa il mercoledì e la domenica mattina. Se
ne può godere un’anticipazione visitando il sito del museo:
www.museocineseparma.org ■
“SPECCHIO DELLE MIE BRAME...”
Nuovo allestimento museale a Parma
p. E. IURMAN, sx
Dal momento in cui, secondo il racconto biblico, l’uomo percepì la propria nudità, ha cercato di coprire il
proprio corpo, per pudore e per difesa dalle avversità del clima. Non solo.
In tutte le culture, gli uomini e le donne hanno usato il proprio corpo sia come biglietto da visita per presentarsi
agli altri e rendersi desiderabili e belli,
sia come tessera di riconoscimento per
potersi aggregare a un particolare gruppo di esseri a loro vicini o per
distinguersi da altri gruppi, percepiti come diversi.
Il nuovo allestimento di una sezione del museo dei saveriani a Parma parte da questa premessa per esplorare usi e costumi di alcuni popoli, in particolare:
- gli indio kayapò dell’Amazzonia, che fanno un uso estensivo della pittura del corpo (in foto);
- il popolo mentawaiano dell’Indonesia, che usa il tatuaggio;
- la Cina con l’eleganza dei suoi abiti di seta (in foto);
- alcune culture dell’Africa che praticano
la scarificazione.
Nonostante il titolo, l’allestimento non
vuole fare una classifica di eleganza umana. Intende solo curiosare dentro un’umanità fatta di corpi e di ricerca del bello, a
partire dalla propria immagine riflessa nello specchio con cui si apre l’allestimento e
che maliziosamente suggerisce: “Il più bello sei tu...”.
La mostra è visitabile nei prossimi mesi,
tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18
(anche la domenica, dalle 15 alle 18). Resta
chiusa il mercoledì e la domenica mattina.
2008 GIUGNO
PIEMONTE
e liguria
20033 DESIO MI - Via Don Milani, 2
Tel. 0362 630591 - Fax 0362 301980
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00358200
Papà Vittorio Ughetto
Capace di amare e perdonare
Tecla e il giovane
M amma
Enrico erano in chiesa
molto prima dell’inizio. Davanti al grande altare della chiesa
Sant’Elena, a Milano, hanno accolto l’abbraccio dei parrocchiani, familiari e amici. Tra loro, i
numerosi padri e studenti saveriani, venuti da Ancona, Brescia,
Desio, Parma, Parigi.
Tanti abbracci, tante emozioni; poche parole e molti gesti
d’affetto. Poi il grande portone
della chiesa si è aperto; l’organo ha lanciato le note del “Canto d’amore”; tutti si sono alzati
in piedi, per accogliere la bara,
ricoperta di fiori primaverili,
accompagnata dal figlio missionario.
Messa in
rito ambrosiano
Il signor Vittorio Ughetto,
sposo di Tecla e papà di p. Mario
e di Enrico, è già nelle braccia
del Padre. Deceduto il 13 aprile,
dopo sofferenze e cure che lasciavano sperare nella ripresa, è
ora davanti all’altare con la sua
comunità, per la celebrazione
dell’Eucaristia di commiato da
questa terra.
Presiede la Messa il figlio p.
Mario, venuto da Parigi, dove
studia lingua francese per andare
in Africa, dopo essere stato animatore missionario tra i giovani
dell’Italia. Attorno a lui, tanti
confratelli saveriani e i sacerdoti don Claudio di S. Giuseppe
della Pace (zona Fiera) e don
Matteo vice parroco di S. Elena.
La Messa è in rito ambrosiano:
subito il rito di accoglienza del
fedele defunto, con l’aspersione
dell’acqua che ricorda il battesimo e con l’incenso della sofferenza, necessaria per risorgere a
vita nuova.
Ecco come la sposa e i figli
ricordano la persona cara.
a cura di p. M. STORGATO, sx
Testimonianza dei familiari
“Vittorio nasce a La Spezia il
10 novembre 1940, quinto di 6
figli. Trascorre i primi anni di vita immerso nella guerra, mentre
suo padre, ufficiale di Marina, è
costretto a spostamenti continui.
I pochi ricordi di guerra di Vittorio non sono tristi: quando c’era
la sirena, la mamma suonava il
piano e i bambini cantavano;
poi quando arrivavano gli aerei
si scendeva in cantina, dove i
vecchi pregavano e i bambini
giocavano tra loro.
Nel 1950 si trasferiscono tutti
a Genova, dove la famiglia trova finalmente un po’ di sicurezza economica. Vittorio continua
gli studi di perito radiotecnico.
Offre la sua opera in parrocchia,
è scout ed educatore dei lupetti. Durante un pellegrinaggio a
Lourdes, incontra Tecla, giovane
crocerossina di Chiavari.
Da allora non ha più tempo
Fiori della speranza in Brasile
Non possiamo perdere il coraggio
I
l Brasile, nonostante qualche progresso, vive ancora una situazione complicata: cibo insufficiente, scarsa istruzione, igiene e abitazioni precarie,
trasporti costosi e insicuri... Senza alcuna prospettiva per il futuro è facile che si creino tensioni, che poi possono scoppiare in
mondo drammatico. Sono ancora milioni i bambini abbandonati e le prigioni sono sempre piene zeppe di carcerati maltrattati, che pensano solo a ribellarsi
e a fuggire.
La casa come un collegio
Ma in mezzo a questo mare di
melma crescono i fiori profumati di un popolo che ama la vita, si
intenerisce per i bambini, si innamora dei piccoli gesti di bontà che i poveri spesso fanno, ac-
cogliendosi, aiutandosi, rendendo meno penosa l’esistenza.
Conosco una giovane maestra
che vive da sola in città. Improvvisamente arrivano da lei tre fratelli e un cognato, in vista degli
esami di ammissione all’università. Dopo di loro, arriva una sorella con tre bambini per passare qualche giorno in città. Poi,
la mamma con un’altra sorella e
infine un’amica che chiedeva di
restare anche lei in casa sua per
studiare. Tutti hanno dormito e
mangiato là. La piccola casa si
era trasformata in un ...collegio!
Un giorno sono andato a visitare un vecchio malato, rannicchiato nella sua amaca. Una donna premurosa gli stava accanto.
Pensavo fosse la figlia; invece
era la nuora. II marito l’aveva
abbandonata, lasciandole tre fiPadre Masi tra Giorgio Fasolini e la sposa
Caterina, amici genovesi delle missioni
8
p. NICOLA MASI, sx
gli e il suocero anziano da curare. “Dio me l’ha dato - mi disse;
potevo buttarlo fuori? Lui ha bisogno e io lo curo, come se fosse mio padre!”.
“Cammineremo uniti...”
L’anno scorso sono stati cresimati 40 giovani. Li ammettiamo
solo a 17 anni, perché desideriamo che ricevano coscientemente il sacramento, assumano il loro impegno cristiano e continuino poi a lavorare nella comunità. Una ragazza, durante la Messa presieduta dal vescovo, ha voluto esprimere ciò che sentiva in
quel momento.
“Rinnovo il mio impegno a lavorare nella comunità, con piena fiducia in Dio, al quale chiedo di darmi forza e coraggio per
andare avanti. Signore, cammineremo uniti: tu appoggiandomi, e
io mettendomi a tua disposizione,
preparandomi sempre più per servire meglio il tuo popolo. Fammi tuo strumento perché venga il
tuo regno, un regno di amore e di
pace, di fraternità e di giustizia;
un regno nel quale tu, o Dio, sarai tutto di tutti. Amen!”.
Finché in Brasile ci sono persone così, non possiamo perdere il coraggio. Dio deve essere molto vicino a questo popolo tanto sofferente. Ed è per questo che fa germogliare e crescere
fiori bellissimi. Sono i fiori della
■
speranza.
per le opere parrocchiali, ma solo per il
treno diretto Genova
- Chiavari e ritorno.
Vittorio e Tecla si sposano nel 1964 e vanno
ad abitare a Milano.
Dopo sette anni di
attesa, nasce Mario e
poi Enrico.
Tecla è maestra di scuola materna
e Vittorio
lavora
nel campo
dell’informatica per diverse
società. Vittorio trasmette
la passione
dell’informatica anche ai
figli, tanto da
Il signor Vittorio Ughetto, immerso nella lettura,
nella casa dei saveriani a Londra
diventare un lavoro per Enrico,
con il quale lui stesso collabora di riferimento importante per
negli ultimi anni, e uno strumen- la sua famiglia nei momenti
to importante per l’animazione più difficili. Alcuni nipoti lo
sentivano come un “secondo
missionaria di Mario.
Ha sempre amato donare il padre”.
Nonostante l’eccessivo sisuo appoggio, affettivo e fattivo,
ai progetti dei figli e anche alle lenzio nei rapporti tra persone
comunità parrocchiali delle quali e l’irascibilità, per la quale alla famiglia ha fatto parte. Senza cuni amici dicevano che divenavere ruoli di primo piano, si è tava “Vittorio mannaro”, quello
sempre messo a disposizione, che di lui ci resta è il suo serviinsieme a Tecla, di cui si defini- zio umile e la sua ostinata vova lo “sguattero”, per dare una glia di non giudicare gli altri,
mano nei piccoli ma essenziali la sua capacità di amore tenero
servizi come la cucina, l’acco- e fedele, di comprensione e di
perdono”.
■
glienza o l’amministrazione.
Il carattere affettuoso e acTecla, Mario, Enrico
cogliente lo ha reso un punto
BRASILE, TERRA DI SACCHEGGIO
p. NICOLA MASI, sx
II problema del Brasile è economico e politico, ma è soprattutto
etico. L’economia di questo Paese grande e ricco è stata sfruttata
perché era considerata una “terra di saccheggio”.
Arrivarono in molti. Primi fra
tutti i portoghesi, poi i francesi, gli inglesi, gli olandesi; infine,
all’inizio del secolo passato, tedeschi, italiani, polacchi, giapponesi... Non erano interessati alla popolazione, ma a far fortuna, ad
arricchirsi e a tornarsene a casa. II
Brasile è stato preso d’assalto dalle multinazionali, che rimangono
là finché fa comodo.
II potere interno, più che difendere il cittadino, fa i suoi interessi e aumenta la corruzione, l’insicurezza, l’ingiustizia, la violenza. In questa situazione, nascono gli avventurieri politici, i salvatori della patria, che riempiono il popolo di
sogni e di speranze…
A rendere più drammatica la situazione è il deterioramento etico.
Ognuno cerca di arrangiarsi. Si moltiplicano le leggi, ma diminuiscono
gli esecutori. Comanda chi può. Vale il diritto del più forte, la legge
della foresta. II povero diventa sempre più povero e sempre più indifeso. E spesso, per sopravvivere, vive un suo codice parallelo.
Perfino in campo religioso la gente, che si dice in gran parte “cattolica”, ha le sue vie, la sua maniera di vivere, la sua religiosità. Inventa
la sua religione, intona i suoi canti e le sue danze; fa leggi per il suo
quartiere e arriva a farsi giustizia con le proprie mani, perché non riesce più a fidarsi di nessuno.
2008 GIUGNO
PUGLIA
74100 LAMA TA - Via Tre Fontane, 15
Tel. 099 7773186 - Fax 099 7772558
E-mail: [email protected] - C/c. postale 10423747
L'ANGOLO DEL SILENZIO / 18
Impariamo dal gatto di casa
Come e perché usare la “gatto-terapia”
S
appiamo tutto del gatto
come “atleta”. Conosciamo meno le eccezionali misure
di auto-terapia che il nostro scattante felino domestico pratica
istintivamente ogni volta che si
ammala. La cura del gatto è così
efficace che, applicata, sarebbe
vantaggiosa per tutti gli animali,
…uomo compreso.
Infatti, in base all’esperienza,
è noto che il gatto malato, in
situazione di emergenza fisica,
mostra una capacità di recupero
sorprendente e veloce. Si dice
che “il gatto guarisce presto perchè ha sette vite”. Non è vero!
Guarisce grazie al metodo rigoroso e intelligente con il quale
cura se stesso.
Massimo auto controllo
La terapia con cui il gatto malato si cura mi ha sempre incuriosito. Quando ero ragazzo, in
un ambiente di aperta campagna,
ho potuto osservare in casa mia
un gatto ferito alle gambe. Sembrava che dovesse morire da un
momento all’altro. Invece, dopo
pochi giorni l’ho rivisto muoversi dal suo letargo e in grado di
camminare. Il fatto mi ha stupito
e mi ha spinto, fin da allora, ad
approfondire il problema.
Poi, osservando altri casi
di gatti feriti gravemente, è
emersa abbastanza chiara
la definizione segreta della loro cura. Tutto sembra
consistere nell’enorme
potenziale di auto controllo che ha il felino
durante la malattia:
economizza
ogni caloria
ed energia
per convogliarla in favore della
parte malata.
p. ANGELO BERTON, sx
La cura produce un efficace e
veloce recupero fisico perché il
felino, appena si ammala, ha la
capacità reale di perdere momentaneamente la dimensione del
tempo e dello spazio. Si cala subito nel riposo e nell’oblio di sé, con
un’ammirabile compostezza. Riesce a voltar pagina, interrompendo lo stress quotidiano delle sue
normali abitudini esteriori,
finché la sua terapia
intensiva non gli restituisce, rigenerate,
tutte le parti lese del
suo corpo.
Aver cura di
se stessi
Chi ha insegnato al
gatto questi
accorgimenti curativi?
È un mistero
Quattro giorni di fraternità
Giovani aspiranti missionari al sud
I
n Italia le case di formazione
per i giovani che desiderano
diventare saveriani sono due: a Desio per il discernimento vocazionale e ad Ancona per il noviziato.
Attualmente siamo cinque
giovani: Alessio di Lissone (MI)
e Gino di San Bonifacio (VR)
sono a Desio, con la guida di p.
Virginio Simoncelli; Simone di
Parma, Andrea di Viadana (MN)
e Javier di Soria (Spagna) sono
ad Ancona, con la guida di padre
Giovanni Matteazzi.
È tradizione che due volte
l’anno, in novembre e aprile, ci
incontriamo per stare fraternamente insieme e per comunicarci
le nostre esperienze formative.
Quest’anno, siccome non ave-
8
vamo mai visitato l’Italia “sotto
Roma”, abbiamo organizzato
una gita culturale nel sud Italia.
Partiti da Ancona il 25 aprile
all’alba, siamo tornati il 28 aprile al tramonto. Sono venuti con
noi anche due saveriani partenti
per il Giappone, che attualmente
sono ad Ancona per apprendere
la lingua italiana: padre Denny
dell’Indonesia e padre Felipe del
Messico. Con loro, i nove posti
del pulmino erano esauriti.
Abbiamo visitato le comunità
saveriane di Taranto e di Gallico
(Reggio Calabria). Siamo riconoscenti per l’ottima accoglienza fraterna che ci hanno offerto.
A Taranto è stata una toccata e
fuga; appena una sosta per la
I cinque giovani di Desio e Ancona con i loro formatori p. Simoncelli
e p. Matteazzi, nella breve visita alla comunità saveriana di Taranto,
accolti dal rettore p. Berton e p. Primosig
SIMONE STROZZI
Messa e il pranzo.
A Reggio Calabria ci siamo dati anche alla cultura, visitando la
città e i bronzi di Riace, databili
al V secolo a.C., in ottimo stato
di conservazione. Le due statue
- rinvenute nel 1972 nei pressi
di Riace, in provincia di Reggio
Calabria - sono considerate tra i
capolavori scultorei più significativi del periodo ellenico classico.
Dopo i bronzi, abbiamo percorso il lungo mare di Reggio Calabria, quello che il D’Annunzio
chiamava “il chilometro più bello
d’Italia”, con il famoso “gelato di
Cesare”, tappa obbligatoria per i
turisti, fino alla bella cittadina di
Scilla con la sua spiaggia. Ma un
forte acquazzone ci ha ricordato
che... l’estate era ancora lontana.
Abbiamo fatto anche un’incursione in Sicilia, con la bella
attraversata in traghetto sullo
Stretto, la visita al duomo di
Messina e, percorrendo l’incantevole costa sicula, abbiamo
fatto una breve visita a Taormina
con il suo teatro greco.
Sono stati quattro giorni di
fraternità. I chilometri percorsi
in pulmino non sono stati pochi,
ma i luoghi visti, la bellezza del
creato e soprattutto l’accoglienza dei confratelli e della gente
del sud ci hanno confermato ancora una volta la bontà del Signore, che ci ha donato la voca■
zione missionaria.
della natura. Il gatto non fa come qualcuno di noi umani che,
ammalatosi, non sa sottrarsi alla
schiavitù delle sue occupazioni
quotidiane. Noi, invece di riposare accettando i limiti della
nostra natura, pretendiamo di
forzarla, rimanendo attaccati
oltre il lecito alle nostre abituali attività e fatiche. Pur davanti
all’evidenza dei fatti, cerchiamo
di insistere e strafare, dicendo:
“Perchè proprio adesso? Non
posso abbandonare il lavoro per
curarmi... Devo resistere..., devo
arrivare..., devo fare...”.
Così facendo, molti di noi
si sono tirati la zappa sui piedi
peggiorando la situazione, tanto
da essere costretti a soccombere
e abbandonare per sempre il lavoro, con il doppio rimpianto di
non aver fatto, a tempo dovuto,
la… cura del gatto.
Manuale della terapia
Ecco un semplice manuale terapeutico del nostro caro felino
domestico:
1. Appena cade ammalato, sa
passare subito dalla massima
attività a un riposo equilibrato;
evita di sprecare calorie durante
tutto il tempo della cura.
2. Sa accettare i suoi limiti con
realismo; rinuncia e dimentica
(non per pigrizia né per esagerato
protezionismo) la passione della
caccia, i salti e perfino il cibo.
3. Senza innervosirsi, resta
rigorosamente in un angolino,
aspettando tempi migliori.
4. Controlla il suo frenetico
istinto di movimento e usa tutte
le auto difese per sottoporsi, momento per momento, al sistema
curativo.
5. Non si preoccupa più di
niente e di nessuno; non gira
nemmeno la testa; se ti avvicini,
ti guarda con la coda dell’occhio. In lui tutto è programmato
istintivamente per risparmiare e
recuperare il massimo di energie
in favore della propria salute.
In conclusione, voglio solo
dire... Per non cadere in trappola
e dover fare la fine del topolino,
…imitate la cura del gatto! ■
Notizie della famiglia
Abbiamo ricevuto notizia della morte della signora Ranieri
Colomba, mamma del saveriano p. Domenico Pietanza, missionario in Bangladesh. Ringraziando Dio per il dono di 93 anni di
vita, resta tuttavia il dolore della separazione terrena.
Il figlio missionario non ha potuto partecipare fisicamente
alla Messa di commiato, celebrata nella chiesa di san Nicola a
Mola di Bari, sabato 17 maggio. La sua vicinanza spirituale è
stata certamente intensa, accanto ai fratelli e alle sorelle. Nella preghiera e con affetto fraterno, ci uniamo al dolore e al sacrificio della famiglia, mentre imploriamo la gioia eterna per
la mamma defunta.
CAMPI ESTIVI PER I GIOVANI
Come già ricordato nel numero di maggio, anche quest’anno i giovani possono vivere una parte delle loro vacanze in modo missionario.
Ecco le opportunità che gli animatori saveriani offrono per l’estate.
Per i giovanissimi, ragazzi e ragazze da 15 a 18 anni, sono previsti
cinque campi di formazione e lavoro per la missione, in varie zone di
Salerno e vicinanze. Tema comune per tutti i campi: “Missione: insieme si può”. Ecco le date e i luoghi:
• dal 18 al 22 giugno: a Lancusi - Baronissi (Salerno)
• dal 24 al 29 giugno: a Salerno città, zona est
• dal 2 al 6 luglio: a Olevano (Salerno)
• dall’8 al 13 luglio: a Salerno città, zona ovest
Tre giorni di formazione
“Missione nel cuore”
per i giovanissimi, 15 - 18 anni, dal 24 al 26 luglio,
a Salerno in casa dei missionari saveriani
Campi missionari per giovani speciali
Gruppo “Missione giovani”
per i giovani e le giovani da 18 a 30 anni
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
“Tabor” per riflettere e pregare
settimana di spiritualità missionaria
per i giovani e le giovani da 18 a 30 anni
dal 23 al 30 agosto, con i saveriani di Ancona
Per informazioni, contattare:
p. Alex Brai, cell 334 9718037; E-mail: [email protected]
sr. Francesca Mura, cell 328 7234433; E-mail: [email protected]
2008 GIUGNO
REGGIO
CALABRIA
89135 GALLICO SUPERIORE RC - Via Rimembranze
Santuario Madonna della Grazia
Tel. 0965 370304 - Fax 0965 373137 - E-mail: [email protected] - C/c. postale 10444891
Il libro del “martirio bianco”
Il sacrificio missionario di una vita breve
S
pesso la chiesa ha pianto e
onorato i suoi “martiri rossi”, coloro cioè che hanno subìto
morte violenta a causa della loro
fede in Dio. Sono tanti, dai profeti ai santi innocenti, compresi
tutti coloro che li seguirono, in
ogni tempo e luogo fino a oggi.
Di alcuni sono state scritte le
memorie, ma molti di più sono
anonimi; solo Dio sa quanti, e li
ha coronati adeguatamente.
La tomba dell’uomo bianco
Ma c’è un’altra schiera, forse
più numerosa, di apostoli che
hanno accettato il sacrificio di
una vita breve per portare il vangelo in luoghi malsani e difficili.
Uno di questi luoghi è la Sierra Leone, conosciuta in passato
come “la tomba dell’uomo bianco”. Tanti giovani missionari
vi si sono avventurati perché la
gente indigena potesse almeno
godere ...il paradiso nell’aldilà.
Il beato Conforti diceva: “La
vita apostolica, congiunta alla
professione dei voti religiosi,
costituisce per sé quanto di più
perfetto, secondo il vangelo, si
possa concepire… I voti sono
come una specie di martirio a
cui, se manca l’intensità dello
spasimo, supplisce la continuità
di tutta la vita”.
Le micidiali febbri tropicali
Il libretto souvenir scritto dai
padri dello Spirito Santo, per celebrare il centenario della missione da loro fondata, riporta una
lista impressionante di giovani
missionari che hanno subìto volontariamente il “martirio bianco” per amore del vangelo: una
vita breve, stroncata dalle infide
malattie tropicali.
La dedica del libro dice:
“Questo souvenir del centenario
è dedicato con gratitudine alla
fede ardente, allo zelo apostolico e al generoso spirito di sacrificio dei primi missionari”. Il
p. MARIO GUERRA, sx
vescovo Brosnahan, a conclusione dell’introduzione scrive:
“Il seme sparso nei cento anni
passati è stato bene irrigato dal
generoso sacrificio. Prego che il
futuro porti frutti degni di tanto
sacrificio nascosto”.
L’Africa dell’ottocento era un
pericolo mortale per chiunque si
avventurasse nel suo interno. Il
clima tropicale, caldo e umido,
favoriva il proliferare di miriadi
di insetti portatori di febbri ed
epidemie mortali. La medicina
curativa era ancora inadeguata, i
trasporti primitivi e lenti.
Il quarto tentativo di “santa
crociata” per l’evangelizzazione stabile dell’Africa occidentale fu opera dei “padri dello
Spirito Santo” e delle “suore di
S. Giuseppe di Cluny”, agli inizi del 1800. Due tentativi precedenti di gesuiti e francescani
erano finiti nell’annientamento
totale della missione, proprio
a causa delle febbri e malattie
tropicali.
L’infaticabile suor Javouhey
La fondatrice delle giuseppine di Cluny, madre Anne Marie
Javouhey, si era stabilita prima
a St. Lollis (Senegal) nel 1779,
e poi nell’isola di Goree nel
1818. Aveva visitato l’Africa
occidentale nel 1823, in spedizioni degne dei grandi viaggi apostolici, tra innumerevoli
pericoli di ogni tipo.
Essa meravigliò tutti per
la sua grande energia. Non è
mai indietreggiata di fronte a
un’azione che potesse migliorare la condizione della gente. Lavorò sopportando anche il fastidio dei severi abiti religiosi del
tempo, non idonei ai climi caldi
dell’Africa.
Alla richiesta del governatore
inglese a Freetown Sir Charles
McArthy, madre Anne Marie accettò la gestione dell’ospedale di
Bathust in Gambia e prese interesse alla Sierra Leone, dove arrivò
il 14 marzo 1823. Per vari mesi
lavorò all’ospedale con energia
sovrumana tra le vittime di “febbre gialla” e quasi ne rimase vittima lei stessa. Per varie settimane
giacque in condizioni disperate,
ma Dio la conservò per altre opere di carità. La sua guarigione fu
un vero miracolo e poté tornare in
Francia, triste di dover lasciare la
missione a cui si era dedicata con
■
tanta passione.
La chiesa di Sant’Andrea a Makeni,
in Sierra Leone, distrutta durante la
guerra civile; la croce piegata è simbolo di sofferenza, ma anche di speranza
Suor Javouhey
Quattro giorni di fraternità
Giovani aspiranti missionari al sud
I
n Italia le case di formazione
per i giovani che desiderano
diventare saveriani sono due: a Desio per il discernimento vocazionale e ad Ancona per il noviziato.
Attualmente siamo cinque
giovani: Alessio di Lissone (MI)
e Gino di San Bonifacio (VR)
sono a Desio, con la guida di p.
Virginio Simoncelli; Simone di
Parma, Andrea di Viadana (MN)
e Javier di Soria (Spagna) sono
ad Ancona, con la guida di padre
Giovanni Matteazzi.
È tradizione che due volte
l’anno, in novembre e aprile, ci
incontriamo per stare fraternamente insieme e per comunicarci
le nostre esperienze formative.
Quest’anno, siccome non ave-
8
vamo mai visitato l’Italia “sotto
Roma”, abbiamo organizzato
una gita culturale nel sud Italia.
Partiti da Ancona il 25 aprile
all’alba, siamo tornati il 28 aprile al tramonto. Sono venuti con
noi anche due saveriani partenti
per il Giappone, che attualmente
sono ad Ancona per apprendere
la lingua italiana: padre Denny
dell’Indonesia e padre Felipe del
Messico. Con loro, i nove posti
del pulmino erano esauriti.
Abbiamo visitato le comunità
saveriane di Taranto e di Gallico
(Reggio Calabria). Siamo riconoscenti per l’ottima accoglienza fraterna che ci hanno offerto.
A Taranto è stata una toccata e
fuga; appena una sosta per la
I cinque giovani di Desio e Ancona con i loro formatori p. Simoncelli
e p. Matteazzi, nella breve visita alla comunità saveriana di Taranto,
accolti dal rettore p. Berton e p. Primosig
SIMONE STROZZI
Messa e il pranzo.
A Reggio Calabria ci siamo dati anche alla cultura, visitando la
città e i bronzi di Riace, databili
al V secolo a.C., in ottimo stato
di conservazione. Le due statue
- rinvenute nel 1972 nei pressi
di Riace, in provincia di Reggio
Calabria - sono considerate tra i
capolavori scultorei più significativi del periodo ellenico classico.
Dopo i bronzi, abbiamo percorso il lungo mare di Reggio Calabria, quello che il D’Annunzio
chiamava “il chilometro più bello
d’Italia”, con il famoso “gelato di
Cesare”, tappa obbligatoria per i
turisti, fino alla bella cittadina di
Scilla con la sua spiaggia. Ma un
forte acquazzone ci ha ricordato
che... l’estate era ancora lontana.
Abbiamo fatto anche un’incursione in Sicilia, con la bella
attraversata in traghetto sullo
Stretto, la visita al duomo di
Messina e, percorrendo l’incantevole costa sicula, abbiamo
fatto una breve visita a Taormina
con il suo teatro greco.
Sono stati quattro giorni di
fraternità. I chilometri percorsi
in pulmino non sono stati pochi,
ma i luoghi visti, la bellezza del
creato e soprattutto l’accoglienza dei confratelli e della gente
del sud ci hanno confermato ancora una volta la bontà del Signore, che ci ha donato la voca■
zione missionaria.
LA CALABRIA CANTA
La luna ti guidi nella notte
La tua stella ti guida e fa brillare
i tuoi tristi occhi nella notte,
che con i suoi misteri t’inganna,
ancora una volta.
E tu sei triste per questo
e non ti accorgi
di ciò che accade intorno a te.
Quanta solitudine, ancora una volta,
e alla fine dei tuoi giorni
ti domanderai qual è la risposta
che tu cerchi da tanto tempo.
È dentro di te. Fa parte del tuo essere,
dei tuoi giorni più tristi e più belli.
Torna a viaggiare nel tempo
insieme a me, là dove lo spazio
è aperto a tutti coloro
che cercano la libertà.
E nel cerchio magico danzerai
con lei all’infinito.
E quando sei stanco ti domanderai
dov’è la risposta che cerchi da tempo.
È lì in quel vecchio armadio,
dimenticato dal tempo,
che torna nella tua mente
quando sei stanco.
È per questo che chiedo alla luna
che ti faccia luce nella notte,
quando non vedi, e quando cammini
nella notte, silenzio nel silenzio,
in questa notte così misteriosa.
2008 GIUGNO
ROMA
00165 ROMA RM - Via Aurelia, 287
Tel. 06 39366929 - Fax 06 39366925
E-mail: [email protected] - C/c. postale 45206000
Una giornata a “Buraco Quente”
Storie di miracoli quotidiani in Amazzonia
Padre Nicola Masi sta trascorrendo un periodo di riposo
a Priverno (LT), suo paese natale. Ci ha inviato questo “reportage” sulla missione in Amazzonia
e sulla situazione del Brasile.
L
a signora Adalgisa è venuta a chiamarmi. C’è una
donna nel “Buraco Quente” ridotta a un mucchio di ossa avvolte in pochi stracci. Stava là,
tutta accartocciata, con gli occhi sbarrati nel vuoto. Chissà
da quanto non mangiava! Sola,
in un bugigattolo di legno tutto
cadente. Non ha nessuno. O meglio, ha un figlio che purtroppo
è “viziato”: alcool e droga. Per
fortuna esistono al mondo anche
le Adalgise, donne di grande fede e di buon cuore.
Adalgisa e Joelson
Appena saputo di questa situazione, Adalgisa è corsa da me
per vedere cosa fare. Abbiamo
provveduto a comprare un’amaca e un lenzuolo nuovo, abbiamo
portato un piatto caldo. I vicini si
sono organizzati e, a turno, hanno cominciato a portare un po’ di
cibo a quella poveretta.
La signora Adalgisa è così. Visita con frequenza la “baixada”,
la zona bassa acquitrinosa della città. Là c’è pure il “Buraco
Quente” (Buco Caldo), una specie di favela fatta di casupole di
legno. È riuscita a far costruire
una cappella di legno dedicata
a “Gesù Misericordioso”. Ora
vuole mettere in piedi un baraccone per accogliere donne e ragazze e fare corsi di taglio, cucito, manicure e altri lavori femminili.
Joelson è un giovane sui venti anni. Vive accanto a una favela fatta di palafitte su terreno allagato. Si è fatto dare un terreno da suo padre e poi è andato a
p. NICOLA MASI, sx
battere alla porta di tanta gente.
Così ha potuto costruire un salone di legno dove i ragazzi possono giocare, ricevere lezioni scolastiche supplementari e lezioni
di catechismo. Accoglie anche la
gente per pregare, per fare novene e per leggere il vangelo.
Il destino dei poveri
All’inizio non ci credevo; ma
ho dovuto ricredermi. Per chi ha
fede si tratta di veri miracoli. È
Cristo che agisce e si rivela attraverso i piccoli e gli emarginati. Ma mentre gioiamo per questi fatti, restiamo tremendamente tristi per la situazione drammatica in cui vive la nostra gente. Molte zone sono infestate da
dengue e da topi.
Giorni fa Josian è stato ricoverato nel nostro piccolo ospedale:
leptospirosi. Per questa malattia
bisogna andare a Belém, capitale
dello Stato. Solo che nell’ospe-
Fiori della speranza in Brasile
Non possiamo perdere il coraggio
I
l Brasile, nonostante qualche progresso, vive ancora una situazione complicata: cibo insufficiente, scarsa istruzione, igiene e abitazioni precarie,
trasporti costosi e insicuri... Senza alcuna prospettiva per il futuro è facile che si creino tensioni, che poi possono scoppiare in
mondo drammatico. Sono ancora milioni i bambini abbandonati e le prigioni sono sempre piene zeppe di carcerati maltrattati, che pensano solo a ribellarsi
e a fuggire.
La casa come un collegio
Ma in mezzo a questo mare di
melma crescono i fiori profumati di un popolo che ama la vita, si
intenerisce per i bambini, si innamora dei piccoli gesti di bontà che i poveri spesso fanno, ac-
8
cogliendosi, aiutandosi, rendendo meno penosa l’esistenza.
Conosco una giovane maestra
che vive da sola in città. Improvvisamente arrivano da lei tre fratelli e un cognato, in vista degli
esami di ammissione all’università. Dopo di loro, arriva una sorella con tre bambini per passare qualche giorno in città. Poi,
la mamma con un’altra sorella e
infine un’amica che chiedeva di
restare anche lei in casa sua per
studiare. Tutti hanno dormito e
mangiato là. La piccola casa si
era trasformata in un ...collegio!
Un giorno sono andato a visitare un vecchio malato, rannicchiato nella sua amaca. Una donna premurosa gli stava accanto.
Pensavo fosse la figlia; invece
era la nuora. II marito l’aveva
abbandonata, lasciandole tre fi-
Mons. Giovenale, vescovo di Abaetetuba cambia la gomma forata
della sua auto: così vestono e lavorano i vescovi in Brasile…
p. NICOLA MASI, sx
gli e il suocero anziano da curare. “Dio me l’ha dato - mi disse;
potevo buttarlo fuori? Lui ha bisogno e io lo curo, come se fosse mio padre!”.
“Cammineremo uniti...”
L’anno scorso sono stati cresimati 40 giovani. Li ammettiamo
solo a 17 anni, perché desideriamo che ricevano coscientemente il sacramento, assumano il loro impegno cristiano e continuino poi a lavorare nella comunità. Una ragazza, durante la Messa presieduta dal vescovo, ha voluto esprimere ciò che sentiva in
quel momento.
“Rinnovo il mio impegno a lavorare nella comunità, con piena fiducia in Dio, al quale chiedo di darmi forza e coraggio per
andare avanti. Signore, cammineremo uniti: tu appoggiandomi, e
io mettendomi a tua disposizione,
preparandomi sempre più per servire meglio il tuo popolo. Fammi tuo strumento perché venga il
tuo regno, un regno di amore e di
pace, di fraternità e di giustizia;
un regno nel quale tu, o Dio, sarai tutto di tutti. Amen!”.
Finché in Brasile ci sono persone così, non possiamo perdere il coraggio. Dio deve essere molto vicino a questo popolo tanto sofferente. Ed è per questo che fa germogliare e crescere
fiori bellissimi. Sono i fiori della
■
speranza.
Padre Nicola Masi ha lavorato per molti anni nella favela alla periferia di Belém,
all’estuario del rio Amazzoni: la felicità dei bambini e del missonario
dale specializzato non c’è posto.
Bisogna aspettare che si liberi un
letto. È il destino dei poveri.
E poveri qui ce ne sono tanti. Un rapporto dell’Onu sui centri urbani nel mondo afferma che
nel 2005 i favelados nel Brasile erano 52.300.000, cioè il 28%
della popolazione.
Occorre lo sforzo di tutti
Ho vissuto per 18 anni in una
favela di Belém, in una palafitta.
So quindi cosa vuol dire. Il rapporto citato (“Lo stato delle città del mondo”, elaborato da Habitat), dice che “Le favelas non
sono solo una manifestazione di
abitazioni di basso livello, dove
mancano i servizi elementari e
il rispetto dei diritti umani. Esse
sono anche un sintomo di società urbane non funzionali, in cui
le disuguaglianze sono tollerate e proliferano liberamente”. Il
rapporto afferma che “le condizioni abitative colpiscono gravemente chi vive in favela: soffrono di più la fame, ricevono meno
educazione, hanno meno possibilità di conseguire un impiego,
sono più soggetti a malattie”.
Certo qualcosa si sta muovendo. Si parla di politiche di urbanizzazione, di risanamento di
base, di programmazione economica partecipativa, di borsafamiglia... Ma non basta la buona volontà di alcuni. Ci vuole lo
sforzo di tutti: della chiesa, dello stato, dei cittadini. E che il Signore ci aiuti!
■
BRASILE, TERRA DI SACCHEGGIO
p. NICOLA MASI, sx
II problema del Brasile è economico e politico, ma è soprattutto
etico. L’economia di questo Paese grande e ricco è stata sfruttata
perché era considerata una “terra
di saccheggio”.
Arrivarono in molti. Primi fra tutti i portoghesi, poi i francesi, gli inglesi, gli olandesi; infine, all’inizio
del secolo passato, tedeschi, italiani, polacchi, giapponesi... Non erano interessati alla popolazione,
ma a far fortuna, ad arricchirsi e a
tornarsene a casa. II Brasile è stato
preso d’assalto dalle multinazionali, che rimangono là finché fa comodo.
II potere interno, più che difendere il cittadino, fa i suoi interessi e aumenta la corruzione, l’insicurezza, l’ingiustizia, la violenza. In
questa situazione, nascono gli avventurieri politici, i salvatori della patria, che riempiono il popolo di sogni e di speranze…
A rendere più drammatica la situazione è il deterioramento etico.
Ognuno cerca di arrangiarsi. Si moltiplicano le leggi, ma diminuiscono
gli esecutori. Comanda chi può. Vale il diritto del più forte, la legge
della foresta. II povero diventa sempre più povero e sempre più indifeso. E spesso, per sopravvivere, vive un suo codice parallelo.
Perfino in campo religioso la gente, che si dice in gran parte “cattolica”, ha le sue vie, la sua maniera di vivere, la sua religiosità. Inventa
la sua religione, intona i suoi canti e le sue danze; fa leggi per il suo
quartiere e arriva a farsi giustizia con le proprie mani, perché non riesce più a fidarsi di nessuno.
2008 GIUGNO
ROMAGNA
48100 S. PIETRO in VINCOLI RA - Via Angaia, 7
Tel. 0544 551009 - Fax 0544 551811
E-mail: [email protected] - C/c. postale 13591482
Il nuovo “governo saveriano”
Capitolo regionale a S. Pietro in Vincoli
S
ono circa 150 i missionari
saveriani in Italia, distribuiti in 15 comunità, da Reggio
Calabria a Udine, da Ancona a
Parma, la loro sede principale, e
dove vive la metà dei confratelli:
dai più anziani e bisognosi di cure della casa madre ai più giovani che si preparano al sacerdozio
e studiano teologia.
La squadra direttiva
Confinati a San Pietro in Vincoli (Ravenna) dal 30 marzo al
12 aprile per il XIII Capitolo
regionale, i 26 delegati hanno
eletto i cinque componenti della
direzione italiana per i prossimi
quattro anni: p. Carlo Pozzobon
viene confermato superiore; p.
Ulisse Zanoletti, rettore della comunità teologica internazionale
di Parma, è vice superiore; consiglieri sono p. Rosario Giannattasio, rettore del centro di animazione saveriana di Brescia,
p. Alessandro Brai, animatore
giovanile a Salerno, e p. Virginio
Simoncelli, rettore della comunità di Desio (MI).
Le elezioni sono avvenute
martedì 8 aprile, nel pomeriggio,
alla presenza di p. Rino Benzoni,
superiore generale della famiglia
saveriana, e del suo vice p. Luigi
Menegazzo, arrivato direttamente dagli Stati Uniti, dove aveva
partecipato all’assemblea dei
saveriani che lì lavorano.
Gli obiettivi da consolidare
Eletto il “governo”, il Capitolo
ha pensato alla... “finanziaria”!
Si punta alla spiritualità come
incentivo per la crescita degli
investimenti nell’animazione vocazionale, nel progetto culturale
della missione, nella formazione
di base e permanente. “Ripartire dalla spiritualità per la nostra
missione in Italia” - è stato il tema tenuto costantemente presente nei lavori delle varie sessioni.
L’obiettivo è certamente
l’Italia, ma si viene da lontano:
nella nuova direzione c’è in realtà un concentrato di mondo:
dall’Amazzonia del trevigiano p.
Carlo e del bergamasco p. Ulisse,
alla Colombia del salernitano p.
Rosario; dal Congo del bergamasco p. Virginio, al Camerun del
sardo p. Alessandro. Lo “zaino”
missionario dei membri della direzione è pieno di esperienze e
le risorse apprese a contatto con
p. NICOLA COLASUONNO, sx
varie culture e popoli sono tutte da sfruttare per l’animazione
missionaria in Italia.
La visita del vescovo
Padre Pozzobon con queste parole riassume la linea che si vuole
seguire: “La prima animazione è
la nostra testimonianza di vita fraterna. E la seconda? L’accoglienza e l’attenzione che diamo a tutti
coloro che incontriamo sulle strade ancora da percorrere, annunciando il vangelo di Cristo”.
È stata molto gradita la visita
del vescovo di Forlì, mons. Lino Pizzi, ai saveriani partecipanti al Capitolo, nella mattinata del
9 aprile. Celebrando l’Eucaristia,
il vescovo ha incoraggiato la famiglia saveriana, e in particolare la comunità di San Pietro in
Vincoli, a essere una spinta per
la chiesa di Forlì. Ha molto apprezzato la nostra casa e la sua
funzionalità, anche per gli incontri dei gruppi giovanili. Il vescovo ha anche ricordato il discorso
e la fotografia del fondatore beato Guido Conforti al convegno
eucaristico missionario di Modena nel 1913, e ne ha ammirato lo
spirito e lo zelo missionario. ■
L’assemblea dei delegati saveriani riuniti per il Capitolo; nel
riquadro, p. Giuseppe Nardo, rettore e delegato della comunità
saveriana in Romagna.
Il vescovo di Forlì, mons. Lino Pizzi, ha parlato e celebrato
l’Eucaristia con i saveriani al Capitolo; lo vediamo tra i due “superiori”: a sinistra, p. Rino Benzoni (superiore generale), a destra, p. Carlo Pozzobon (rieletto superiore per l’Italia).
Stop a “Missionari Saveriani”
Aprendo la cassetta delle lettere
settimana fa, abbiaQ ualche
mo ricevuto una lettera,
indirizzata a “ Istituto Saveriano,
S. Pietro in Vincoli”. Vogliamo
condividerla con voi, amici lettori, insieme alla risposta del direttore di “Missionari Saveriani”.
8
Una lettera provocatoria
Oggetto: Richiesta di cessazione invio postale della vostra rivista
mensile “Missionari Saveriani”. I
motivi per la mia richiesta in oggetto essenzialmente sono due.
Primo, perché cambio la residenza tra non molto; quindi è
d’obbligo cessare l’invio. Secondo, perché non condivido l’idea
ossessionante del sig. Ratzinger
contro l’aborto “legale e ospedaliero”, che io ritengo sia uno dei
principali mezzi, in mancanza di
una cultura alternativa contraccettiva, per tentare di ridurre le ben
più gravi successive morti per fame o per guerre inutili e fratricide.
Fra i due mali, meglio scegliere
alla radice il minore. Senza una
pianificazione famigliare di piena responsabilità genitoriale, sarà
molto difficile vincere la fame nel
mondo. E i vostri lodevoli sforzi
vengono vanificati. Con i più cordiali saluti,
Lolli Luciano, Bologna
La risposta del direttore
Caro signor Luciano, è d’obbligo per noi rispettare la sua richiesta di non inviarle più “Missionari Saveriani”: è una sua
scelta, libera e non obbligata.
Chi cambia residenza, infatti, si
premura di informarci chiedendo
di aggiornare l’indirizzo per non
perdere neppure un numero del
nostro modesto mensile.
Per quanto riguarda il secondo
motivo, cioè la sua ossessionante idea a favore dell’aborto, cosa
vuole che le dica! Innanzitutto,
lei sa che a Ratzinger si addice il
titolo e il ruolo di “papa”, guida
della chiesa cattolica.
Condivido la sua preoccupazione per la sorte di tanti fratelli
e sorelle - anche bambini - che
muoiono “per fame e per guerra”. È uno scandalo che si protrae, nonostante i “lodevoli sforzi” dei missionari e di tanti altri
che si impegnano per lo sviluppo
e la pacificazione dei popoli.
Certo, la sua soluzione va “al-
la radice”: non far nascere chi
poi morirà per fame o per guerra.
Ma vede, signor Luciano, fame e
guerre non sono frutti del caso.
Ci sono responsabilità precise. E
poi, lei sa che gli aborti e le varie
pratiche anticoncezionali avvengono soprattutto nei paesi dove c’è
più abbondanza (ed egoismo!) e si
muore di... sprechi; nei paesi che
vivono la pace, ma promuovono
le guerre, con armi che uccidono
senza pietà genitori e figli che vorrebbero vivere in santa pace.
Piuttosto che continuare “la
strage degli innocenti”, possiamo
pensare anche ad altre soluzioni:
condividere il nostro benessere
scegliendo una vita più sobria e
rinunciando agli sprechi; ridurre
la produzione di armi, prevenire
le guerre e investire nella pace;
pagare meglio i prodotti del suolo e del sottosuolo...
Anche queste sono soluzioni
“radicali”: meno facili da attuare, ma certamente più umane,
eque e generose. Ci pensi, e
quando vorrà ricevere il nostro
mensile, ci faccia sapere il suo
nuovo recapito. Saluti fraterni,
p. Marcello Storgato, sx
Il Capitolo dei saveriani sarebbe stato più… indigesto senza
il tocco magico delle cuoche Tiziana (a sinistra) e Annalisa, che
hanno ristorato e ...preso per la gola tutti i partecipanti. Grazie
per il loro lavoro prezioso!
DEDICATO AI SAVERIANI
TONINO PIAZZA
Il signor Tonino di Faenza è un amico dei missionari saveriani di S.
Pietro in Vincoli. Dopo un incontro in casa nostra, ci ha fatto l’onore
di dedicarci questa poesia.
Aria di fede oggi da qui emana,
da questa bella casa saveriana,
da questi padri che ci hanno ospitato
per esaltare la gioia del creato,
per ribadir il concetto che la croce
senza il Cristo ivi appeso non ha voce,
ma è solo vaticinio di dolore,
di sofferenza, di vita senz’amore.
Apriamo i nostri cuori alla speranza,
viviamo la nostra fede con costanza,
vediamo nel fratello sofferente
il viso di Gesù sempre presente.
Sarà per noi valida garanzia
che abbiamo scelto ben la nostra via.
E con Saverio e Conforti, guide sicure
per la nostra vita e salvezza imperiture,
temprati dai carismi della chiesa,
per noi da sempre presidio e difesa,
sarà più agevole, pur in simbiosi col dolore,
finire nelle braccia di Cristo Salvatore.
S. Pietro in Vincoli, 17 marzo 2008
2008 GIUGNO
SALERNO
84135 SALERNO SA - Via Fra G. Acquaviva, 4
Tel. 089 792051 - Fax 089 796284
E-mail: [email protected] - C/c. postale 00205849
La regina di tutte le feste
Le famiglie dei saveriani insieme
del mese di maggio,
L’ inizio
con l’avvio della bella sta-
gione e la festa della mamma,
porta nella casa dei saveriani di
Salerno l’incontro con i genitori
e i familiari dei nostri missionari. È l’occasione per risentire voci e rivedere volti divenuti cari,
perché hanno condiviso con noi
la gioia del figlio e l’impegno
per la missione.
Educatori e benefattori
I nostri genitori, lo sappiamo
bene, sono i nostri primi e più
validi formatori, nella fede e
nei valori umani: la preghiera e
l’Eucaristia, la laboriosità e il sacrifico, la generosità e la solidarietà con i poveri, la semplicità e
la sobrietà, il calore umano e la
fedeltà al proprio dovere e alla
parola data, l’onestà e la coerenza, la gratuità nel servizio... Se
non avessimo avuto questo primo “seminario naturale”, come
avremmo potuto amare la vocazione speciale alla missione?
Noi abbiamo l’abitudine di ricordare e pregare regolarmente
per i nostri genitori e di considerarli fra i più insigni benefattori
Un momento della celebrazione
eucaristica nella festa
dei familiari 2008, a Salerno
Esperienze di vita...
Meeting giovani a Pompei
S
pesso noi giovani siamo
accusati di non partecipare alla vita religiosa, di ispirarci
a falsi ideali e di non capire il
vero valore della vita. Attraverso progetti come il Meeting dei
giovani, che si è tenuto a Pompei il 1° maggio 2008, si è voluto sensibilizzare l’animo degli
adolescenti e non solo...
Queste attività sono molto diverse da una semplice giornata
passata a scaldare la sedia; sono
piene di significati che vengono
trasmessi anche attraverso il divertimento.
Riflessione e allegria
La giornata fantastica è iniziata con la preghiera del mattino,
animata dai saveriani di Salerno e da noi giovani. L’inno del
Meeting, “Al centro dell’amo-
8
GIUDY, VALE e ALE
re”, spiega che non bisogna mai
abbattersi, neanche nei momenti
più difficili, poiché Dio è sempre
con noi. Non a caso, solo con
la fede, si possono superare gli
ostacoli più duri della vita; ed è
proprio questo il messaggio del
Meeting!
Ci sono state varie testimonianze. Ad esempio, quella di
Patricia, una suora di origine
brasiliana. Ha parlato della sua
gente che, nonostante le grandi
difficoltà, sofferenze e la forte
povertà, è sempre sorridente e
felice; non per superficialità,
come lei sottolineava, ma per la
grande fede che possiede.
Poi, c’è stato un momento musicale che ha unito noi giovani in
un lungo trenino, che ci ha messo in movimento verso la chiesa,
anticipando la marcia della pa-
Il gruppo dei giovani che hanno partecipato al “Meeting” di Pompei,
intorno al loro animatore p. Alex Brai
p. BENIGNO FRANCESCHETTI, sx
della nostra famiglia religiosa.
Nessuno, infatti, ha dato più di
loro. Un nostro missionario raccontava con commozione la testimonianza di una donna africana
che ricordava, con riconoscenza,
non solo la visita del missionario,
ma anche la visita della mamma
del loro missionario.
Questa festa ci dà l’opportunità
di comunicare i doni ricevuti e di
moltiplicare, in un certo senso, i
nostri familiari, che diventano genitori, fratelli e sorelle di tutti noi.
Tutti presenti!
I più fedeli, numerosi e vivaci sono senz’altro gli Apicella,
che hanno anche promosso a
tavola una raccolta di firme a
favore delle famiglie numerose. Ben vengano di nuovo le
famiglie numerose e certamente
torneranno a crescere anche le
vocazioni milionarie! I genitori
di p. Alex Brai sono arrivati addirittura due giorni prima dalla
Sardegna. C’erano i familiari di
ce. Il pomeriggio è stato pieno
di sorprese. Ci sono stati ospiti
anche famosi, come il cantante
Gigi Finizio e l’imitatrice Manuela Aureli.
La fede ci ha fatto riunire
Ma ciò che più ha dato una
scossa reale ai nostri cuori è stata la testimonianza di Silvia, una
giovane invalida. Queste le sue
parole prima di ricevere una risposta alle mille domande: “Dio,
a che gioco stai giocando? Perchè proprio a me?”. Noi, troppo
presi dalle superficialità della vita, pensiamo che ci è tutto dovuto. Silvia ci ha fatto comprendere che non è esattamente così, e
che dovremmo ringraziare ogni
momento Dio per ciò che abbiamo e per ciò che siamo.
Prima d’ora non avevamo
mai partecipato ai Meeting, ma
questa giornata creativa e significativa, ci ha dato la possibilità
di raccogliere in una giornata
di festa tanto entusiasmo e di
ascoltare la fede che ci unisce,
attraverso scambi di esperienze,
divertimento e momenti di preghiera, con tutti i grandi messaggi che abbiamo ricevuto.
Il Meeting, giornata di musica e divertimento, di riflessione
e preghiera, non va però inteso
come una semplice occasione di
aggregazione giovanile. È piuttosto “un’esperienza concreta di
fede e di cultura”, che resta impressa nello spirito e nel cuore di
■
noi giovani.
fratel Atzori da Napoli, i Nicoliello, i Marcelli, i Della Valle, i
Dell’Orto, i Gargano...
Dopo una cordiale accoglienza, ha presieduto la celebrazione
dell’Eucaristia p. Carlo Pozzobon, appena rieletto superiore dei
saveriani in Italia. Era presente
anche p. Rosario Giannattasio, di
passaggio nella nostra casa, anche
lui consigliere regionale insieme a
p. Alex Brai, il nostro animatore
vocazionale per i giovani.
Partecipavano per la prima volta a questa festa a Salerno il nuovo
rettore p. Benigno, il diacono Santos Henandèz, che ci ha allietato
con la sua chitarra, e p. Stefano
Della Pietra, arrivato da pochi mesi dal Congo per organizzare con
p. Alex l’attività con i giovani.
Con i missionari nel mondo
Abbiamo pensato ai nostri missionari, sparsi ai quattro angoli
della terra. Padre Carlo, commentando la Parola di Dio, ha
manifestato stima e riconoscenza
verso i familiari. Ci ha ricordato
che l’impegno per la missione
è affidato a ogni battezzato e ci
ha indicato a modello l’atteggiamento della Madonna, alla quale
rivolgiamo le nostre preghiere, in
particolare a maggio.
Dopo la celebrazione, c’è stato uno scambio di notizie sui saveriani in missione. È stato letto
il racconto di p. Pierfrancesco
Agostinis sull’incidente aereo di
Goma e la sua riflessione sulla
sofferenza del popolo congolese.
In seguito, p. Stefano ha proiettato le fotografie animate della
famiglia saveriana e delle attività della nostra comunità durante
l’anno.
Il pranzo con l’agape fraterna è stato il momento più adatto per fare quattro chiacchiere un
po’ con tutti e per vivere gioiosamente l’incontro fra noi. Ci siamo lasciati con la promessa di restituire quanto prima la visita, recandoci noi saveriani nelle abita■
zioni dei nostri familiari.
Cuoche e aiutanti sono state protagoniste della festa dei familiari:
grazie per il lavoro e per i piatti deliziosi!
ATTIVITà GIOVANILI A SALERNO
Come già ricordato nel numero di maggio, anche quest’anno i giovani possono vivere una parte delle loro vacanze in modo missionario.
Ecco le opportunità che gli animatori saveriani offrono per l’estate.
Per i giovanissimi, ragazzi e ragazze da 15 a 18 anni, sono previsti
cinque campi di formazione e lavoro per la missione, in varie zone di
Salerno e vicinanze. Tema comune per tutti i campi: “Missione: insieme si può”. Ecco le date e i luoghi:
• dal 18 al 22 giugno: a Lancusi - Baronissi (Salerno)
• dal 24 al 29 giugno: a Salerno città, zona est
• dal 2 al 6 luglio: a Olevano (Salerno)
• dall’8 al 13 luglio: a Salerno città, zona ovest
Tre giorni di formazione
“Missione nel cuore”
per i giovanissimi, 15 - 18 anni, dal 24 al 26 luglio,
a Salerno in casa dei missionari saveriani
Campi missionari per giovani speciali
Gruppo “Missione giovani”
per i giovani e le giovani da 18 a 30 anni
dal 30 luglio al 5 agosto, a Cagliari
“Tabor” per riflettere e pregare
settimana di spiritualità missionaria
per i giovani e le giovani da 18 a 30 anni
dal 23 al 30 agosto, con i saveriani di Ancona
Per informazioni, contattare:
p. Alex Brai, cell 334 9718037; E-mail: [email protected]
sr. Francesca Mura, cell 328 7234433; E-mail: [email protected]
2008 GIUGNO
22038 TAVERNERIO CO - Via Urago, 15
Tel. 031 426007 - Fax 031 360304
E-mail: [email protected]
C/c. postale 267229; Banca Raiffeisen, Chiasso C/c.p. 69-452-6
TAVERNERIO
“Ora mi sento... in gamba!”
In Brasile, vicino a chi è sfruttato
14 mesi sono “fuoD ariquasi
combattimento” a causa
di un incidente avuto in Brasile.
Un trattore ha investito la moto
su cui viaggiavo spezzandomi la
gamba. Dopo sei mesi di ospedale, sono tornato in Italia dove
mi hanno rifatto l’operazione alla tibia. Sono passati altri nove
mesi e finalmente con la gamba
...rifatta posso tornare in Brasile, di cui sento nostalgia. Il lungo periodo di immobilità mi ha
dato modo di riflettere sulla mia
vita passata.
Sono cresciuto con i poveri
La voglia di diventare saveriano la devo a p. Antenore Nardello, un saveriano reduce da Cina
e Indonesia, che a Caldogno ci
raccontava le sue avventure missionarie. Grazie a lui ho sviluppato anche sensibilità e interesse
per i poveri e i più deboli; una
sensibilità che mi ha sempre accompagnato durante il periodo
della formazione.
Ricordo che, insieme ai compagni liceali di Tavernerio, giravamo con un vecchio furgone
per le contrade comasche, raccogliendo tutto quello che poteva
essere venduto, per realizzare
il progetto di un missionario in
Congo. Durante la teologia a
Parma, invece, insegnavo catechismo nelle parrocchie e mi
occupavo delle persone che non
avevano una casa.
Dopo l’ordinazione sacerdotale sono stato destinato agli Stati
Uniti. A Chicago mi dedicai alla
pastorale dei neri, un problema
scottante per la dura e difficile
realtà in cui vivevano le popolazioni di colore nelle periferie
delle grandi città statunitensi.
p. DANILO LAGO, sx
La missione in Amazzonia
Nel 1982 si è aperta la porta per il Brasile; precisamente
quella di “Sendor José Porfirio”,
tipica cittadina sulle rive del fiume Xingu, affluente del rio delle
Amazzoni.
Qui ho iniziato la mia meravigliosa esperienza di lavoro. Avevamo circa 40 comunità sparse
lungo il fiume. Mi piaceva perché ero vicino alla povera gente,
soprattutto ai seringueiros, raccoglitori del latice per l’industria
del caucciù. La loro giornata,
specialmente durante il periodo
delle piogge, cominciava alle 4
del mattino per terminare alle 8
di sera!
La pratica del prestito li costringeva a una continua dipendenza dal padrone, dal quale ricevevano un “aiuto” per iniziare
a lavorare. Poi, però, dovevano
Non ci sentiamo mai soli
Quando il “porta a porta” funziona bene...
P. Luigi Zucchinelli e
p. Giuseppe Caretta con
due benefattrici dei
saveriani di Tavernerio;
le ringraziamo con affetto perché con la preghiera ci accompagnano
nella nostra missione.
possessavano della terra
vendergli il latice ai prezzi
con documenti falsi e
da lui stabiliti. Per loro
seminavano erba per
era impossibile riusciil pascolo. A quel
re a pagare il debito
punto, avevano
e dovevano tornare
bisogno di mal’anno dopo a lanodopera e così
vorare per sanare il
in poco tempo
debito precedente.
il numero degli
Il sistema era coabitanti è cresì ben studiato da
sciuto da 4mila
essere perfino aca 30mila, sparsi
cettato dai lavoper tutto il “muratori, che spesso
nicipio”.
consideravano il
Nella realtà
padrone come loro
amazzonica, un
benefattore, percontadino non riché alla fin fine li
esce a vivere con
aiutava a sopravpoche mucche.
vivere.
Prima o poi è
P e r r e n d e rcostretto a venli indipendenti
dere la sua terra
fondammo una
a qualche laticooperativa di
fondista, che
pescatori e agripoi lo costrincoltori. Il fiume
ge a lavorare
era ricco di
per lui come
pesce e con
l’agricoltura Padre Danilo Lago si è rimesso in forma ed operaio diè pronto a tornare in Brasile,
pendente.
si produceva
accanto a chi soffre ed è sfruttato
Abbiamo
il riso. Dopo
scoperto che
vent’anni la
le piantagioni di cacao sono
cooperativa funziona ancora.
un’ottima alternativa all’allevamento del bestiame. In meno
Una nuova esperienza…
Nel 1989 fui trasferito a Sao spazio si produce di più, si diFelix do Xingu. La foresta at- strugge meno e non si è costretti
torno era ricca di piante di mo- a vendere la terra ai latifondisti.
gano che, per il loro valore, cre- È nata una cooperativa e oggi
ava conflitti di proprietà tra gli sono più di mille le famiglie che
estrattori di mogano e i latifon- producono cacao.
Il nostro lavoro avviene all’indisti. La lotta fu feroce e senza
pietà: la violenza dominava in- terno delle comunità ecclesiali di
base. Oltre all’insegnamento relicontrastata.
Pulita la foresta dal ricco gioso, si educa la gente a difenlegname, i latifondisti s’im- dersi e a unirsi in cooperative. ■
LA NOSTRA VITA CON VOI
Con p. Caretta e il giovane fr. Feruglio,
il festeggiato p. Pilade Rossini:
sono 74 anni e te ne
auguriamo ancora tanti;
ma non correre troppo;
chi va piano, va lontano!
In casa dei signori
Adriano e Rosa
con alcuni
amici bergamaschi.
Grazie per
la vostra amicizia:
pace e bene!
8
Anche noi missionari abbiamo bisogno di nutrire e intensificare la
nostra vita spirituale con la meditazione e la celebrazione Eucaristica
quotidiana, l’adorazione al santissimo Sacramento ogni giovedì e il ritiro spirituale mensile.
Qualche volta per il ritiro
spirituale, partiamo da Tavernerio e andiamo in qualche
“luogo sacro”. Nella foto, siamo davanti al santuario della
Madonna del Bosco. Abbiamo
raccomandato alla Madre celeste tutti coloro che ci scrivono chiedendo una preghiera. La
Vergine Maria vi benedica!
2008 GIUGNO
VICENZA
36100 VICENZA VI - Viale Trento, 119
Tel. 0444 288399 - Fax 0444 288376
E-mail: [email protected] / [email protected] - C/c. postale 13616362
A Vicenza, il Mission Day 2008
Fabio ed Elisa, giovani sposi di Chiampo, il 3 ottobre
partiranno per l’Amazzonia e lavoreranno per alcuni
anni tra gli indio kayapó; al “Mission day” hanno
spiegato le ragioni della loro scelta
Quattrocento persone nella casa dei saveriani p. LUCIANO BICEGO, sx
Andrea Guglielmi,
D on
l’incaricato della pastorale
giovanile in diocesi a Vicenza, al
termine della giornata dei «giovani per la missione» ha dato un
suggerimento:
“Sarebbe utile diffondere le
esperienze vissute dai giovani nei loro viaggi missionari in
tutte le parrocchie della nostra
diocesi. È un limite raccontarle
solo nella giornata del Mission
Day”.
Tutti per nove, nove per tutti
Il 20 aprile la casa dei saveriani
a Vicenza veniva invasa da tanti
giovani. Già dal mattino si erano
dati appuntamento tutti coloro
che in questi anni sono stati in
missione, insieme a chi partirà nei
prossimi mesi. Nel pomeriggio si
sono aggiunti altri giovani che volevano conoscere gli obiettivi e le
modalità di questo percorso.
All’inizio dell’incontro, il vicario generale mons Lodovico Fu-
Anche l’edizione del “Mission day” 2008 è stata un successo! Più di quattrocento
giovani hanno ascoltato le testimonianze missionarie
rian ha sottolineato l’originalità
di questa iniziativa. Infatti, sono
nove le congregazioni con sede a
Vicenza che collaborano tra loro
per la partenza dei giovani verso i
paesi di missione: i verbiti, i religiosi di san Gaetano, i saveriani, i
sacerdoti fidei donum, le dorotee,
le orsoline, le suore della Divina
Volontà, le piccole sorelle del
vangelo e le carmelitane. Tutti insieme per comunicare una chiesa
che vuole incoraggiare i giovani
nei loro grandi ideali.
Bicchieri pronti a riempirsi
Durante il pomeriggio si sono
alternati al microfono diversi
giovani che hanno narrato le loro
esperienze e le ripercussioni dei
loro viaggi, brevi ma intensi. Fin
dal mattino eravamo tutti molto
euforici: una coppia di giovani
sposi ci ha informato della loro
scelta di partire, lasciando lavoro e affetti, per andare in Amazzonia dove sperano di rimanere
alcuni anni.
Giornata di emozioni e di fede
Le famiglie dei saveriani vicentini
P
er la comunità dei saveriani di Vicenza la prima
domenica di maggio riveste da
anni un’importanza particolare. In quella data abbiamo un
appuntamento con i genitori e i
parenti dei missionari saveriani
veneti che vivono attualmente in
comunità e che lavorano in varie
missioni sparse nel mondo.
Clima di festa e allegria
Si tratta di un incontro di famiglia per stare insieme, conoscersi
meglio, pregare e stare anche in
allegria per un buon pranzetto...
Quest’anno la partecipazione è
stata veramente numerosa: oltre
cento persone. Una bella giornata di sole ha favorito il clima festoso dell’incontro e l’atmosfera
molto familiare.
Era con noi padre Rino Benzoni, superiore generale dei
saveriani, che ha presieduto la
Messa concelebrata da tutti i saveriani sacerdoti della comunità.
Alla fine della Messa, p. Rino ci
ha informato brevemente della situazione dei missionari nei
vari paesi del mondo. Hanno
concelebrato con noi anche alcuni saveriani che si trovano in
Italia per vacanze o altri motivi:
p. Marcello Zurlo di Cittadella,
p. Danilo Lago di Caldogno e p.
Sergio Boscardin di Arzignano.
Il pranzo è stato servito dal
Gams, il gruppo amici dei missionari saveriani che ci offre
sempre un aiuto prezioso nelle
nostre varie attività.
Il regalo del Gams
Durante il pranzo, padre Marcello Zurlo, con l’entusiasmo
che lo contraddistingue, è intervenuto per parlarci della missione a Belém, nell’Amazzonia
brasiliana. Hanno poi parlato
p. MARIO GIAVARINI, sx
anche p. Danilo Lago, che sta recuperando la forma fisica dopo
l’incidente subito in missione, e
p. Sergio Boscardin, che si occupa dell’economia delle comunità
saveriane in Italia.
C’è stata anche una piccola
sorpresa: a ogni famiglia dei
presenti è stato consegnato un
quadro in tela rappresentante
la Madonna di Guadalupe, in
Messico, incorniciato e preparato dagli amici Gams. È stata una sorpresa molto gradita,
accolta con entusiasmo, anche
perché il superiore generale in
persona è intervenuto spontaneamente per narrarci la storia di
Guadalupe e per presentarci la
grande devozione che il popolo messicano ha verso la sacra
immagine.
Insomma, è stata una giornata
intensa di amicizia, di emozioni e
■
di fede.
Lara Testolin poi, partita lo
scorso anno, ci ha comunicato
che “la missione è un’esperienza
forte, che ti cambia dentro. Non
importa sapere dove si va, è l’incontro con una cultura diversa
che ti lascia un segno indelebile.
L’importante è avere una giusta
preparazione per essere come un
bicchiere vuoto che si riempie
dei valori dell’altro”.
Anna, giovane sposa e mamma, ci narra che dopo l’esperienza missionaria sentiva la voglia
di mettersi a servizio dei più poveri qui in Italia. Così, ha iniziato a insegnare al “Mezzanino” la
lingua italiana agli immigrati.
Imparare a dire “sì”
Emmanuela di Malo, che è
stata in Mozambico, ci ha confidato un cambiamento del suo
stile di vita dopo l’esperienza
missionaria: “Ho imparato a dire
sempre di sì e non mi sono mai
pentita. Tempo fa ho saputo dal
centro missionario diocesano di
una necessità che avevano alcuni
missionari veneti in Thailandia.
Si trattava di insegnare l’inglese per alcuni mesi ai bambini di
quella missione. Ho risposto subito sì, senza pensarci due volte.
Ringrazio i miei genitori che mi
hanno educata così”.
Alessandra, invece, è stata in
Sierra Leone. Al suo ritorno in
Italia sente il bisogno di lavorare
per le missioni visitate. Ma per
fare qualcosa bisogna lavorare… in rete. Perciò si unisce ad
altri 12 amici amanti delle missioni per sensibilizzare scuole e
realtà pubbliche. Questo gruppo,
armato di tanta buona volontà,
ha raccolto 15 tonnellate di tappi
di plastica per sovvenzionare un
pozzo in Congo.
In conclusione, non poteva
mancare la voce di una mamma
ruandese che, lavorando con i
missionari quando era in Africa,
aveva sempre creduto che l’Italia fosse il centro e la culla del
cristianesimo. Ma quando è arrivata qui si è accorta di quanto
fosse difficile inserirsi nel nostro mondo, perché non vedeva
traccia di quel cristianesimo che
aveva imparato: “Qui non ci si
saluta; ognuno fa per sé; non esi■
ste la comunità...”.
(continua nel riquadro)
ADESSO ASPETTIAMO ANCHE TE!
p. L. BICEGO, sx
A conclusione della bella giornata è stato proiettato un video di Vittorio Bicego, missionario laico. Vittorio, di Valdagno, era partito per
la Guinea Bissau con l’intenzione di aiutare un cugino missionario per
un mese. Ma poi, colpito dai problemi di quelle popolazioni, ha deciso di rimanere con loro fino alla fine.
Il discorso migliore per concludere il “Mission
day” 2008, poteva farlo solo don Arrigo Grendele, responsabile dell’ufficio missionario diocesano: “Voi giovani siete una parte di quella moltitudine di persone che nella nostra diocesi aiutano e sono sensibili alle missioni. Siete il pilastro che sostiene l’arcata del ponte che arriva fino in missione, dove quasi 1.500 persone di Vicenza lavorano accanto a popolazioni povere che
non conoscono ancora Gesù. A tutti dobbiamo
dire il nostro grazie perché con la nostra tipica
operosità possiamo fare tanto bene per la costruzione di un mondo di fratelli”.
Inizia il nuovo corso
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Il superiore generale p. Rino Benzoni ha celebrato l’Eucaristia con le famiglie dei saveriani vicentini
A tutti i giovani desiderosi di conoscere la missione, ricordiamo che sono
aperte le iscrizioni al corso che fornisce
la necessaria preparazione per un viaggio in missione. Le iscrizioni sono a numero
chiuso; il corso inizierà a settembre e avrà
appuntamenti mensili.
Per informazioni e iscrizioni: Centro missionario diocesano (tel. 0444 2265546); padre Luciano Bicego (tel. 0444 288399).
Emmanuela, giovane vicentina, partirà per la Thailandia
2008 GIUGNO
ZELARINO
30174 ZELARINO VE - Via Visinoni, 16
Tel. 041 907261 - Fax 041 5460410
E-mail: [email protected] - C/c. postale 228304
Qualcuno ancora ci apprezza
L’animazione missionaria in diocesi a Padova p. AMEDEO GHIZZO sx
quando ero ragazzo a
D aoggi,
il modo con cui i
missionari propongono il loro
ideale e la loro vita è molto cambiato. Non è una novità, perché
a ogni passaggio di generazione
i rapporti mutano, si modifica la
cultura, l’economia e la politica;
cambia anche la spiritualità, le
devozioni, la sensibilità umana
e religiosa. Però, rimane sempre
uguale il messaggio evangelico
di Gesù Cristo.
L’iniziativa padovana
Nella diocesi di Padova ho
trovato un approccio al mondo
missionario che conserva ancora la stima per la consacrazione alla missione per tutta la
vita. Il progetto di formazione
per gli operatori di pastorale
missionaria, infatti, coinvolge i
missionari “ad vitam” - cioè coloro che appartengono a istituti
missionari specificatamente tali
- e li impegna direttamente nelle
“equipe vicariali” che animano
la diocesi.
A questi istituti missionari,
senza gelosie o paure di perdere
aiuti e vocazioni, a turno, sono
assegnate diverse zone pastorali presso le quali sono invitati
a dare la loro testimonianza. I
missionari presentano il loro
lavoro nel mondo, sollecitano
adesioni, incoraggiano i giovani a rispondere generosamente
alla vocazione per la missione,
riaccendono nel popolo di Dio
lo zelo missionario, ricordano a
ogni cristiano la vocazione battesimale a testimoniare sempre e
dovunque il Signore risorto.
Esiste la novità cristiana
Si tratta di un approccio capillare che dà ancora i suoi frutti.
Con un certo rammarico, infatti,
vedo che si riducono un po’ dappertutto gli spazi per riflettere
sull’urgente necessità di vivere
nella chiesa la dinamica missionaria. Certo, in certi ambienti se
ne parla molto, ma a volte il linguaggio della missione è usato
in modo equivoco.
Quello che più manca è l’annuncio ai non cristiani, che nel
mondo diventano sempre più numerosi. Abbiamo perso il senso
dell’urgenza evangelica di rendere le nazioni discepole di Cristo con l’annuncio del vangelo.
Ci siamo rassegnati a un cristianesimo che spesso si identifica
con una cultura, a confronto con
altre da rispettare, ognuna con
spazi socio-ambientali ben definiti, da relegare nel privato, in
nome della libertà di coscienza.
Pensiamo di essere nel giusto
e di essere molto moderni, quando riconosciamo a ciascuno il di-
Viaggio d’amore in Senegal
Simona e Silvano, sposi... africani
chi va in Africa per misC’ èsione,
chi per turismo e chi
per studio-lavoro. Ed è stato proprio l’abbinamento studio-lavoro
che ha portato in Senegal Silvano Lizzit, mio nipote, e Simona
Adami. L’impatto non è stato
solo folcloristico; anzi, è diventato subito umano e personale,
specialmente con la comunità
di Fadiouth, una singolare isola
fatta di conchiglie accumulatesi
nei secoli, a circa 90 chilometri
da Dakar, in Senegal.
Poi, è arrivato il mal d’Africa, che ti fa ritornare… E il 14
febbraio scorso tutta la comunità
di Fadiouth si è unita per festeggiare Simona e Silvano nel loro
8
viaggio d’amore. Ecco come i
due protagonisti raccontano la
loro esperienza, che non ha bisogno di commenti.
“Ci siamo sentiti
molto ben voluti”
“Fin dalla nostra prima visita
in Senegal, abbiamo condiviso
emozioni forti che hanno fatto
scaturire la scintilla e il desiderio
di sposarci proprio là. Il vivere
quotidiano dei senegalesi è qualcosa di unico e, per molti aspetti,
invidiabile. Nonostante la maggior parte delle persone viva nella
povertà più assoluta, non mancano mai i sorrisi sinceri; dai loro
sguardi traspare sempre serenità.
Silvano Lizzit, nipote di p. Franco, con la sposa Simona il giorno del loro
matrimonio in Senegal; tra loro, due bambini “testimoni” particolari
a cura di p. FRANCO LIZZIT, sx
Per noi è stato fin da subito
tutto molto coinvolgente. Ci
siamo immedesimati con il loro
modo di essere, ci siamo sentiti
una parte di loro, delle loro famiglie, dei loro villaggi. Grazie al
loro modo di vivere, fatto di profondo entusiasmo, non ci siamo
mai sentiti esclusi, grazie anche
alla presenza degli innumerevoli
bambini che, in qualsiasi posto si
vada, ti prendono per mano come se fossero i tuoi figli, ti danno
fiducia e un affetto immenso.
Siamo rimasti molto colpiti dalla grande importanza che
danno ai rapporti di amicizia e
al contatto umano, spontaneo,
profondo e reciproco, che si instaura con una facilità strabiliante. Ci hanno trasmesso, inoltre,
un grande esempio di cosa sia la
tolleranza e la pacifica convivenza tra culture e religioni diverse.
Musulmani e cristiani appartengono alla medesima famiglia,
vivono insieme e a Fadiouth,
dove ci siamo sposati, riposano
in pace uno accanto all’altro in
un solo cimitero.
L’Africa, e il Senegal in modo
particolare, ci ha dato l’opportunità di imparare molto, ci ha
offerto una grande lezione di
vita. Per questo, abbiamo voluto ricambiare l’immenso tesoro
che ci ha regalato manifestando
in quella terra la nostra promessa
d’amore. Grazie Senegal, grazie
■
di cuore!”.
Silvano e Simona
È sempre bello parlare di missione a gruppi parrocchiali numerosi e sensibili
ai temi della mondialità, della solidarietà e dell’accoglienza
ritto di “pensarla come vuole”. A
me questo non sembra l’approccio che Gesù ha usato quando è
andato per le strade dei villaggi
predicando: “Convertitevi e credete al vangelo”. Bisogna reagire
al sentimento comune di lasciar
andare le cose come vanno. Senza la novità cristiana le cose non
vanno bene affatto.
Ravvivare la missione
L’esperienza delle “giornate
di sostegno”, in atto nella diocesi di Padova e affidate agli
istituti missionari, riconfermano
la lungimiranza del centro missionario. Si sente l’importanza
di ravvivare nelle parrocchie lo
spirito missionario che ha animato da tanti secoli questa diocesi. Il numero di missionarie
e missionari e di sacerdoti fidei
donum ne è prova eloquente.
Il contatto con l’esperienza di persone che hanno fatto
dell’evangelizzazione la loro
scelta di vita, contribuisce a ridare la percezione del grande regalo che Dio ha fatto a ciascuno,
donandoci la fede in Gesù suo
Figlio e il desiderio di trasmetterla ad altri fratelli e sorelle nel
mondo.
Questa esperienza si tramanda
da un passato che ha dato molti
frutti. Fortunatamente è rimasta.
L’auspicio è che non venga meno la consapevolezza delle motivazioni di fede che sono alla base di questa preziosa iniziativa.
Da parte dei missionari saveriani di Zelarino, che di questo
progetto fanno parte, arriva un
“grazie” agli organizzatori che
hanno tenuta aperta questa strada
per l’animazione missionaria e
■
vocazionale.
Estrazione premi
Ecco, nell’ordine, i numeri usciti dalla sottoscrizione di domenica 4 maggio; congratulazioni ai fortunati vincitori.
1) n° 14708;
5) n° 17665;
9) n° 03892;
13) n° 02147;
17) n° 08183;
2) n° 04512;
6) n° 06762;
10) n° 12550;
14) n° 04863;
18) n° 12269;
3) n° 04138; 4) n° 07995;
7) n° 07206; 8) n° 01463;
11) n° 02092; 12) n° 06915;
15) n° 17992; 16) n° 01739;
19) n° 10584; 20) n° 09823
MONDIALITà E SCUOLE MATERNE
p. F. LIZZIT, sx
La casa dei saveriani di Zelarino ospita il centro di spiritualità e animazione missionaria, dedicato al compianto p. Ottorino Maule, martire in Burundi nel 1995. Di solito, noi saveriani mettiamo un’attenzione speciale nell’accogliere i gruppi che ci chiedono l’uso degli ambienti del centro. È un’occasione per illustrare agli ospiti il carisma saveriano e il nostro impegno missionario, a cui tutti siamo chiamati, sia
pure in modo diverso.
Le dirigenti della Fism (Federazione italiana scuole materne) della
provincia di Venezia, ci hanno chiesto di usare l’aula “Ottorino Maule” per svolgere i loro corsi di aggiornamento. L’abbiamo data volentieri, sia per il buon rapporto che abbiamo sempre avuto con la responsabile signora Anita e le collaboratrici Giuseppina e Monica; e anche perché la formazione missionaria comincia proprio dall’infanzia.
È stata anche l’occasione per far conoscere alle partecipanti la nostra rivista “Cem Mondialità”, che presenta le culture del mondo e
spiega agli insegnanti come farle conoscere agli studenti, bambini e
universitari.
Le partecipanti al corso hanno avuto anche la pazienza di farsi immortalare in foto per il nostro giornale. Le aspettiamo ancora, per il
loro prossimo corso d’aggiornamento.
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