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Periodico di informazione dell’A.S.S. N. 5 “Bassa Friulana”
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Siamo quasi a Natale e, come ogni anno, è
il momento di fare alcune riflessioni.
La sensazione più forte che provo è quella
di una richiesta generalizzata di sicurezza in un mondo che si trova di
fronte una crisi economica
globale, che mette in
discussione il benessere, i risparmi, il
lavoro, i consumi.
Le persone temono per il loro
futuro e chiedono garanzie, cercano aiuto, si
aspettano attenzione.
La sanità risente di
questa situazione, ma è
chiamata in primo luogo a
dare sicurezza, a sostenere i bisogni, a farsi carico dell'eguaglianza del
diritto alla salute.
La sicurezza richiede solidarietà e, se parliamo di organizzazioni, ha bisogno di
condivisione: condivisione sugli obiettivi,
e sull'uso delle risorse.
Richiede consapevolezza condivisa che
non è possibile guardare agli interessi privati in una logica di competizione, ma
piuttosto agli interessi comuni
in uno spirito di collaborazione.
L'assessore alla salute
e protezione sociale
ricorda, nell'intervista rilasciata a
questo notiziario,
che la vera sfida
consiste nell'integrazione tra sanità ed assistenza
perché si tratta un
fronte unico.
Questo è il nostro lavoro,
lo sappiamo fare e ci teniamo
a farlo bene.
Con tale spirito auguro a Voi e alle Vostre
famiglie un felice Natale, ed un sereno
2009.
Roberto Ferri
Direttore Generale A.S.S. n.5
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Quali prospettive per la sanità
nel Friuli Venezia Giulia
Intervista all'assessore regionale alla Sanità e Protezione sociale Vladimiro Kosic
Assessore Kosic, quali motivazioni l'hanno spinta ad accettare
un incarico tecnico così impegnativo?
Le ragioni principali sono due. In primo luogo ho inteso rispondere positivamente alla proposta coraggiosa, coerente e molto
forte del presidente della
Regione, Renzo Tondo, che mi ha
chiesto di assumere questo impegno per rappresentare anche tutti
quei bisogni che in genere hanno
difficoltà a essere rappresentati, e
poi la consapevolezza che questo
incarico mi avrebbe permesso di
lavorare anche per garantire la
necessaria continuità nei processi
di responsabilizzazione sia dei
cittadini che delle associazioni
nel rapporto con i vari attori del
sistema sanitario regionale, ad
iniziare dalle istituzioni.
che possa garantire una adeguata continuità delle cure in percorsi che devono partire dagli ospedali per concludersi, ove necessario, sul territorio, ed anche a casa, con opportuni servizi domiciliari. Al momento questo ancora manca. E la soluzione va individuata integrando sanità e assistenza. Come ormai dico da
tempo, la vera sfida è arrivare ad
una programmazione regionale
sociosanitaria, mentre ora la programmazione sociale e quella
sanitaria sono asincrone e vi è
l'impossibilità materiale di fare
programmazione in maniera
integrata. Si tratta dunque di
capire che il fronte è unico. Il che
comporta la necessità di ripensare anche l'Agenzia regionale
della Sanità, che va trasformata
in Agenzia Sociosanitaria. E' un
traguardo ormai ineludibile.
Altrimenti sarà un po' difficile
che i due settori (che per me,
ripeto, sono nella stessa trincea) si incontrino ... per caso. Non si
può lasciare tutto alla buona volontà, al senso di responsabilità
dei professionisti. E dunque l'Amministrazione Regionale darà
indicazioni in questo senso. Non solo nel prossimo Piano sociosanitario, ma anche rivedendo alcune leggi, quali la L.R. n. 23/2004,
che detta "Disposizioni sulla partecipazione degli Enti Locali ai
processi programmatori" e la L.R. n. 6 /2006 su welfare, promozione e tutela dei diritti di cittadinanza sociale.
Si parla sempre tanto di sanità,
e c'è una moderata convinzione
che in Friuli essa funzioni. Quali sono a suo parere le esigenze
della popolazione a cui va data una risposta più rapida possibile?
Come ben sappiamo, i bisogni di salute divengono ogni giorno
più complessi e per essere affrontati al meglio sono indispensabili strutture moderne dotate delle attrezzature più sofisticate ed
avanzate: luoghi di cura di eccellenza, centri di alta specialità che
in Friuli Venezia Giulia non mancano, ma che hanno costi di funzionamento e gestione crescenti, rispetto ai quali occorre sapersi
attrezzare per saperne garantire la massima funzionalità ed efficienza. Non ne possiamo avere quattro, uno per provincia.
Rispetto ai costi del sistema, occorre saper tenere nella giusta
considerazione la sostenibilità economica, anche tenendo ben
presente che vi sono alcune variabili impreviste. Mi riferisco ad
esempio ai nuovi farmaci per il trattamento delle malattie oncologiche. Nuove molecole i cui costi non erano prevedibili, ma che
ci sono e vanno garantiti perché si tratta di prodotti efficaci e non
si può non metterli a disposizione dei pazienti. Mi batterò affinché queste urgenze e queste variabili vengano prese nella dovuta
considerazione per tempo perché sono questioni di vita. I cittadini si aspettano equità, ovvero livelli omogenei di assistenza nelle
diverse aree del territorio regionale e quindi nelle diverse
Aziende e nei diversi Distretti.
Per tutto questo sono indispensabili un'attenta pianificazione
strategica ed una corretta programmazione, che tengano conto di
nuove metodologie di valutazione quali l'health technology
assessment ed altri indicatori che ci consentono di valutare contemporaneamente non solo l'appropriatezza delle prestazioni e
degli effetti prodotti, ma anche i costi necessari a sostenere l'incessante sviluppo ed innovazione, nonché le implicazioni etiche
della spesa sanitaria.
Di certo, Assessore, l'integrazione sociosanitaria risulta necessaria e prioritaria nei programmi per una medicina del territorio. Anziani, disabili, minori, persone con disturbo mentale
rappresentano le fasce della popolazione più coinvolte.
A nostro parere molto si sta facendo. Esistono delle nuove
prospettive?
Come ho appena detto, l'integrazione va garantita per percorsi
specifici, più che in senso generale. Percorsi per patologie,
seguendo anche le indicazioni epidemiologiche e i bisogni di
salute che questa regione esprime con molta chiarezza. E' impensabile invece sostenere percorsi che portano inevitabilmente
all'istituzionalizzazione della cronicità: ciò non rappresenta una
soluzione né dal punto di vista economico né tanto meno sotto il
profilo della qualità di vita. Bisogna promuovere politiche per
sostenere le situazioni di cronicità e soprattutto le persone non
autosufficienti, prima che esse siano in condizioni difficilmente
recuperabili.
A quel punto è troppo tardi per intervenire in maniera efficace,
e l'unica risorsa è quella dell'istituzionalizzazione. Altro che prevenzione, altro che tentativo di intercettare i bisogni e di coinvolgere più sistemi.
Veniamo all'Azienda n. 5 "Bassa Friulana", nel cui ambito operano due ospedali, Palmanova e Latisana, che gravitano su una
popolazione di 108mila abitanti: qual è il futuro degli ospedali
di rete?
Quello di collegarsi in maniera appropriata con gli ospedali di
riferimento di alta specialità. Sono convinto che si possano organizzare adeguatamente i flussi dei pazienti nelle diverse strutture.
Ad esempio per quanto riguarda l'ortopedia un “trauma center”
non dovrebbe essere oberato da interventi che possono brillantemente essere affrontati negli ospedali di rete.
Esistono in ogni caso altre priorità per la Giunta regionale in
tema di sanità?
Tra le cose certamente da fare, intendiamo dare priorità alla
riorganizzazione della rete ospedaliera. Il che, ben inteso, non
significa tagliare altri posti letto. Da questo punto di vista infatti
il processo è andato avanti bene, si è raggiunta una situazione che
giudico ottimale, che non necessita di ulteriori sacrifici perché,
come diceva lei stesso poco fa, il sistema sanitario nel Friuli
Venezia Giulia funziona piuttosto bene. E' imprescindibile, invece, saper immaginare e concretizzare una 'Clinical Governance'
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L'Azienda n° 5 ha completato l'istituzione dell'infermiere di
comunità su tutto il territorio, affermando un modello diverso,
rispetto anche ad altre aziende. Quali sono le indicazioni della
nuova Giunta Regionale rispetto a tale organizzazione dei servizi?
Dare continuità a questa figura, perché è fondamentale che il
governo clinico arrivi il più possibile vicino all'utenza. Ed è proprio questa la figura indispensabile nel processo di rafforzamento dei servizi sul territorio, perché ha le competenze professionali necessarie a far fronte anche alla cronicità complessa, alle pluripatologie, garantendo adeguati interventi di prevenzione e di
cura.
vo. Deve, al contrario, essere un momento "starter" per promuovere servizi. Intendo dire che non è pensabile continuare ad
affrontare un'emergenza con un'altra emergenza: affrontiamo
l'emergenza della non autosufficienza con l'emergenza delle
badanti, che non sono espressione di un modello organizzativo,
ma sembrano piuttosto la risoluzione di una domanda di lavoro
che ci viene dai Paesi dell'Est.
Così si corre il rischio di sommare due problemi, affrontando questo certamente sì - una situazione straordinaria, ma non risolvendo il problema vero nel tempo.
Ben sappiamo invece come la questione sia quella di saper
garantire cure a lungo termine, nella consapevolezza che il problema della cronicità è purtroppo destinato a crescere e quindi va
affrontato non attraverso soluzioni tampone, lasciate alla buona
volontà della gente, ma a soluzioni concrete e realistiche, che le
istituzioni dovranno saper definire. Anche su questo non mancherà l'impegno dell'intera Giunta regionale, guidata dal presidente Renzo Tondo.
Marco Bertoli
Dipartimento di Salute Mentale
Il Fondo per l'Autonomia Possibile, anche per nostra stessa
esperienza, rappresenta una modalità intelligente di intervento
rispetto ai bisogni della gente. Tale strumento verrà implementato?
Posso assicurare che questo strumento verrà implementato
integrandolo con altri percorsi, perché non si può pensare che un
sostegno economico per un "fai da te" delle famiglie sia risoluti-
I moduli del consenso
tutelare gli operatori sanitari da eventuali ripercussioni giuridiche, in quanto l'obbligo di acquisire il consenso è sancito appunto dalla Costituzione, dal Codice Penale, Civile e Deontologico e
da varie altre norme e sentenze.
E' infine evidente la necessità di valorizzare il momento comunicativo/informativo e gli aspetti relazionali dell'incontro clinico:
Il documento in oggetto si inserisce nel contesto del programl'asimmetria di ruolo nella relazione medico-paziente, tipica del
ma regionale e del progetto aziendale per la gestione del rischio
passato e improntata al
clinico.
I REQUISITI SOSTANZIALI DEL CONSENSO
modello paternalistico,
L'obiettivo è quello di
ha lasciato oggi giorno
uniformare, per quanto
spazio ad una relazione
possibile, la modulistiin grado di riconoscere e
ca attualmente in uso
favorire le possibilità
presso le diverse strutespressive e decisionali
ture dell'Azienda, per
del malato.
una maggior tutela del
Si auspica che le prepaziente (in quanto solo
senti raccomandazioni
una adeguata informasiano adottate in ogni
zione sui trattamenti
struttura dell'Azienda in
sanitari proposti confunzione delle proprie
sente di stabilire quella
specificità organizzative
alleanza
terapeutica
e possano essere applicafondamentale
per
te alla gestione del conaffrontare in modo corsenso informato relativaretto l'attività clinica) e
mente ad attività diagnodegli operatori sanitari.
stiche e/o terapeutiche
Si segnala, infatti, che
invasive (es. interventi
recenti e non isolate
chirurgici) o che comunsentenze della Corte di
que comportino il pericoCassazione hanno conlo concreto di una menodannato delle strutture
mazione dell'integrità
sanitarie ad erogare un
psico-fisica individuale
risarcimento per la
(es. trattamento chemiomancata acquisizione
terapico/radioterapico).
del consenso ravvisanLe raccomandazioni sono state costruite in modo da rispondere
do un inadempimento contrattuale nella condotta dei sanitari,
agilmente alle domande pervenute dagli operatori sanitari e
pur in assenza di danni al paziente, configurandosi quindi nella
affrontano la casistica più frequente nella pratica clinica.
mancata acquisizione del consenso una fonte autonoma di
Il documento riporta la descrizione delle fasi dell'acquisizione
responsabilità per il medico.
del consenso informato, i requisiti sostanziali e formali del conLo scopo del lavoro è stato perciò quello di garantire un'inforsenso, analizza alcuni casi particolari (paziente minorenne, intermazione corretta - sotto il profilo deontologico, etico e giuridico detto, sottoposto ad amministrazione di sostegno, incapace natuaffinché alla persona assistita sia assicurata la facoltà di esprimerale) e si sofferma sulla manifestazione del dissenso di soggetti
re liberamente e consapevolmente la propria scelta in merito alle
maggiorenni e capaci.
opzioni diagnostiche/terapeutiche proposte. Inoltre, si è inteso
Vi proponiamo le raccomandazioni aziendali per la stesura
della modulistica relativa al consenso informato stilato dal gruppo di lavoro aziendale costituito da dr. Michela Codarini, dr.
Romina Perossa, dr. Viviana Varone, Avv. Fosca Togni.
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CARATTERISTICHE DELL'INFORMAZIONE
E' stato proposto anche un modello di
consenso con i requisiti minimi e la traccia
per la redazione della nota informativa
nonchè ulteriore modulistica che possa
esser utile per l'applicazione della normativa in proposito.
Il documento integrale è disponibile nel
sito intranet nella sezione "Qualità e sicurezza - Consenso" con il titolo
"Raccomandazioni ASS5 Consenso - gennaio 2008".
Michela Codarini, Viviana Varone
Dipartimento di Prevenzione
Riabilitazione, il nome dei fisioterapisti
La denominazione è stata mantenuta fino al 1996 quando con la
pubblicazione degli ordinamenti didattici universitari (D.M. 24
luglio 1996 n. 68), che hanno recepito il profilo professionale
(D.M. n. 741/94), sono stati attivati i corsi universitari per fisioterapista.
Come abbiamo visto da dieci anni
non esiste il termine di terapista della
riabilitazione e da più di trenta anni
non esistono i fisiokinesiterapisti ed
altri termini faceti.
La scelta di cambiare il nome da
terapista della riabilitazione a fisioterapista è dovuta al fatto che ai T.d.R.
inizialmente erano demandate anche
la riabilitazione del linguaggio, la terapia occupazionale, l'attività psicomotoria e la riabilitazione in ambito psichiatrico.
Sono perciò stati istituiti nuovi profili che hanno ripartito le funzioni
prima assegnate al terapista della riabilitazione; sono così nati i nuovi profili del fisioterapista, del terapista
della neuropsicomotricità e dell'età
evolutiva, del terapista occupazionale
e del tecnico della riabilitazione psichiatrica.
Alcuni terapisti della riabilitazione hanno scelto di cambiare
profilo e gli altri sono diventati fisioterapisti.
Da tempo rifletto su un argomento che in un primo momento
potrebbe sembrare di lana caprina ma che, ai diretti interessati, è
importante venga chiarito. L'oggetto è il corretto uso della denominazione degli operatori della riabilitazione ed in particolare di
quella del “fisioterapista”.
Sempre più spesso sento i colleghi
protestare quando leggono alcune
strane diciture sul proprio nominativo professionale. Continuamente
nel linguaggio, scritto o parlato, gli
appellativi cambiano a seconda dell'interlocutore soprattutto tra gli
operatori sanitari.
Da incallito ottimista ero convinto
che con il passare del tempo le persone avrebbero capito ed usato la
definizione corretta. Evidentemente
mi ero sbagliato e più passa il tempo
e più sembra una torre di Babele.
Mi pare opportuno fare chiarezza
e precisare le cose perché rilevo che
anche in atti ufficiali (Decreti, stati
di servizio ecc) le denominazioni
sono le più differenziate. Solamente
nei percorsi formativi accreditati
ECM viene usata sempre la denominazione corretta (la voce è
obbligatoria e non può essere modificata!!!).
È bene pertanto fare una breve cronistoria sulle varie denominazioni che si sono succedute nel tempo.
Fino agli inizi degli anni settanta in carenza di norme specifiche
gli Ospedali hanno attivato dei corsi in assoluta discrezionalità
con denominazioni differenti e con percorsi formativi che variavano per requisiti di accesso, programmi, durata e titoli rilasciati. Posso ricordare alcune denominazioni di vecchi diplomi o attestati. "Scuola per Tecnici Fisioterapisti della Riabilitazione, Scuola
per Tecnici di Fisio-Chinesiterapia, Tecnici di Fisiochinesiterapia,
Scuole per Terapisti della Riabilitazione, Scuole per
Fisiokinesiterapisti"; erano in genere scuole di specializzazione
per Infermieri Professionali.
Successivamente, per effetto del combinato disposto dell'art. 5
della Legge n. 118 del 1971 e del D.M. 10/02/1974, le singole
Regioni istituirono e attivarono corsi triennali, post diploma, al
termine dei quali veniva rilasciato un attestato di "Terapista della
Riabilitazione". L'espressione aveva una valenza importante perché voleva formare un operatore che sapesse intervenire in tutti i
campi della riabilitazione.
Nella nostra azienda sanitaria attualmente lavorano fisioterapisti, i logopedisti, un ortottista, un terapista della neuropsicomotricità e dell'età evolutiva (più comunemente conosciuto come
psicomotricista) ed un educatore professionale.
Il termine fisioterapista, di cui mi assumo parzialmente l'onere
della scelta, avendo partecipato agli incontri presso il Ministero
per la definizione del profilo, è stato preferito perché è quello di
uso più comune e che più si avvicina alla voce internazionale di
Phisycal Therapist. L'invito che rivolgo dalle pagine di questo
giornale è di usare sempre il termine "fisioterapista": è il più corretto, il più semplice e può essere abbreviato facilmente in Ft.
Forse vi ho annoiato, ma spero di aver chiarito la lunga e travagliata nascita del nome legato al profilo del fisioterapista.
Renato Bolzon
Area della Riabilitazione
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Il programma formativo esposto non é rappresentativo dell’intera offerta formativa
garantita nel bimestre novembre/dicembre.
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GLI ABSTRACT DI TUTTI I CORSI CHE L’AZIENDA PROPONE SONO DISPONIBILI SUL SITO: http://ecm.sanita.fvg.it/ecm/OFRCatalogo.jsp .
Si rammenta che la partecipazione ai corsi di aggiornamento, è subordinata all'invio della griglia di iscrizione, spedita dal C.F.A., presso la Struttura\Servizio di appartenenza. Per eventuali
informazioni ci si può rivolgere al proprio referente di dipartimento o al Centro di Formazione Aziendale(0432/921440-496 3316885997, per le Strutture afferenti a Palmanova, 0431520354
per le Strutture afferenti a Latisana). Possibili variazioni o integrazioni verranno comunicate quanto prima.
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Corsi in programma in novembre/dicembre
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Perché vaccinarsi contro
il papilloma
La vaccinazione contro il Papilloma virus (HPV, Human Papilloma Virus) è il mezzo più efficace per prevenire le infezioni persistenti dovute al
virus e le conseguenti lesioni del collo dell'utero che possono evolvere in tumore. Per saperne di più, leggi questi approfondimenti.
del collo dell'utero non è provocato da HPV 16 e 18, è importante eseguire regolarmente il pap test anche se si è vaccinate.
Che cosa è il Papilloma virus (HPV)?
Si tratta di un gruppo di virus molto diffusi; ne esistono oltre
120 tipi, di cui più di 40 possono provocare infezioni dell'apparato genitale (principalmente collo dell'utero e vagina).
Generalmente queste infezioni sono transitorie, asintomatiche
(cioè la donna non si accorge di nulla) e
in circa il 90% dei casi guariscono spontaneamente.
Alcuni tipi di HPV, tra i quali il 16 e il
18, possono provocare, anche se raramente, alterazioni cellulari delle mucose
del collo dell'utero che, se persistenti e
non curate tempestivamente, possono
evolvere in tumore.
Quanto dura l'efficacia del vaccino?
Gli studi attualmente in corso durano da circa 5 anni, pertanto
si può affermare che la protezione data
dal vaccino, considerato il ciclo di base
di 3 somministrazioni ad intervalli prestabiliti, è assicurata per almeno 5 anni.
In futuro, gli studi forniranno informazioni sulla necessità o meno di una dose
di richiamo.
Per chi è raccomandata la vaccinazione?
Il vaccino ha lo scopo di prevenire
l'infezione, non di curarla: è opportuno
quindi somministrarlo prima del possibile contatto con il virus, cioè prima dell'inizio dei rapporti sessuali. Se la ragazza è già entrata in contatto con il virus
l'efficacia della vaccinazione si riduce a
circa il 40%.
Cosa provocano i Papilloma virus 16 e
18?
Oltre il 70% dei tumori del collo dell'utero è dovuto a infezione persistente
da HPV 16 e 18. Dall'infezione allo sviluppo del tumore possono passare molti
anni (anche venti). Il tumore del collo
dell'utero è il primo tumore che
l'Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) riconosce come sicuramente causato da un'infezione virale. I fattori che
favoriscono l'insorgenza del tumore,
oltre alla presenza di infezione da HPV
16 e 18, sono: il fumo di sigaretta, l'uso
prolungato di contraccettivi orali, l'infezione da HIV, più partner, più figli.
A chi è rivolta la vaccinazione gratuita?
Il Servizio sanitario regionale del
Friuli Venezia Giulia garantisce la vaccinazione gratuita a tutte le ragazze nel
dodicesimo anno di vita (cioè dal compimento degli 11 anni) e nei primi quattro anni del programma vaccinale a
tutte le ragazze nel sedicesimo anno di
vita (cioè dal compimento dei 15 anni).
L'Azienda Sanitaria di residenza invita
le ragazze interessate ad effettuare la
vaccinazione con una lettera inviata a
domicilio.
Come si trasmette il Papilloma virus?
Il Papilloma virus si trasmette con i
rapporti sessuali, anche non completi.
Provoca la più comune infezione trasmessa per via sessuale, molto frequente soprattutto fra le donne più giovani,
attorno ai 25 anni di età. L'uso del preservativo riduce, ma non
impedisce, la trasmissione del virus in quanto questo può essere
presente anche in parti di pelle non protette dal preservativo.
Dove e come si esegue la vaccinazione?
La vaccinazione è eseguita dagli operatori sanitari degli ambulatori vaccinali delle Aziende Sanitarie. Prevede tre iniezioni
intramuscolari nel deltoide (parte alta del braccio) da eseguire
nell'arco di sei mesi.
Le reazioni avverse alla somministrazione del vaccino sono
rare. Si possono osservare effetti collaterali, tra cui i più comuni
sono: dolore nella zona dell'iniezione, febbre, nausea, vertigini,
mal di testa e dolori articolari. Generalmente sono sintomi di
lieve entità e di breve durata.
Come si cura l'infezione da Papilloma virus?
Per l'infezione non esiste una cura specifica. Per prevenire o
diagnosticare tempestivamente le alterazioni delle cellule del
collo dell'utero, che possono essere provocate dal virus HPV,
occorre eseguire regolarmente il pap test. In questo modo ci si
potrà accorgere per tempo se si stanno formando alterazioni
sospette delle mucose del collo dell'utero.
La vaccinazione contro l'HPV 16 e 18 impedisce l'infezione?
Il vaccino, proprio perché contiene gli HPV 16 e 18, impedisce
l'infezione persistente e quindi anche la formazione delle alterazioni cellulari che possono portare al tumore.
Che cosa offre il Servizio sanitario regionale alle ragazze minorenni nate prima del 1993?
Per le ragazze minorenni, nate prima del 1993, fino al compimento dei 18 anni, il Servizio sanitario regionale del Friuli
Venezia Giulia garantisce la vaccinazione negli ambulatori vaccinali delle Aziende Sanitarie a prezzo ridotto più il costo della prestazione vaccinale.
Il vaccino è sicuro ed efficace?
Sì, il vaccino è sicuro in quanto è composto da particelle sintetiche simili all'involucro esterno del virus, cioè non contiene il
virus vivo attenuato. Per questo non c'è nessuna possibilità di
infezione. Da tutti gli studi clinici sulla sicurezza e l'efficacia è
emerso che il vaccino, se somministrato quando la donna non ha
ancora avuto contatto con il virus, assicura una protezione molto
elevata (90-100%) nei confronti delle lesioni precancerose provocate da HPV 16 e 18. Comunque, poiché circa il 30% dei tumori
Si può eseguire la vaccinazione in caso di gravidanza?
Il vaccino non deve essere somministrato alle donne in gravidanza.
Gli studi clinici effettuati fino ad ora non hanno dimostrato particolari problemi per la donna o per il feto; sono comunque in
corso ulteriori approfondimenti.
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Per informazioni rivolgersi ai Servizi Vaccinali dell'Azienda
Sanitaria di residenza, al pediatra o al medico di famiglia.
Se si è vaccinate è necessario comunque eseguire il pap test?
Sì, in quanto il pap test permette di evidenziare le alterazioni
cellulari del collo dell'utero, anche quelle provocate da altri tipi di
HPV non contenuti nel vaccino. Il Servizio sanitario regionale, fin
dal 1999, ha in corso un programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell'utero che prevede l'invito ad eseguire un pap test ogni tre anni a tutte le donne
dai 25 anni ai 64 anni.
Massimo Zuliani
Dipartimento di Prevenzione
SERVIZI DI IGIENE E SANITÀ PUBBLICA DELL'A.S.S. N. 5
Palmanova
Latisana
Cervignano del Friuli
S. Giorgio di Nogaro
L'infezione da HPV colpisce solo le donne?
No, l'infezione può essere contratta anche dagli uomini, ma
rarissimamente provoca alterazioni di tipo tumorale ai genitali.
Inoltre, gli studi clinici sull'efficacia del vaccino nei maschi sono
ancora in corso. Allo stato attuale la vaccinazione non è consigliata ai maschi.
Sicurezza, il testo unico
0432 - 921889
0431 - 529296
0431 - 387728
0431 - 621301
seconda parte
del sistema sicurezza aziendale (formazione di assunzione e
periodica, fornitura DPI, sorveglianza sanitaria,..) anche altre
figure quali tirocinanti, stagisti, volontari,
etc.;
- rafforzamento delle prerogative dei
Rappresentanti dei Lavoratori per la
Sicurezza che si realizza anche tramite
l'aumento delle ore di frequenza di fomazione;
- maggiori responsabilità per il medico
competente; si prevede la custodia della
cartella sanitaria e di rischio del lavoratore
e l'invio,unicamente per via telematica,
all'Ispesl nei casi previsti dal decreto legislativo, esonerando il datore di lavoro da
tale incombenza;
- la valutazione dei rischi dovrà considerare "tutti i rischi" per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress da lavoro, alle differenze di
genere, all'età, alla provenienza da altri
paesi;
Il Decreto Legislativo n. 81/2008 - Testo Unico Sicurezza sul
Lavoro - propone in generale alcune importanti innovazioni tra le
quali:
- la nuova definizione di salute intesa come "stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non
consistente solo in
assenza di
malattia o d'infermità";
- il trasferimento delle disposizioni
tecniche e procedurali negli allegati tecnici, rendendole così più facilmente aggiornabili ed adattabili al
progresso tecnico senza ricorrere a
modifiche dei
testi legislativi;
- l'istituzione del Comitato di
Coordinamento nazionale e di
quelli regionali per le attività di
vigilanza in materia di salute e
sicurezza sul lavoro, con la partecipazione delle parti sociali, al fine
di realizzare una programmazione
coordinata di interventi e una uniformità degli stessi;
- l'istituzione del Sistema Informativo
Nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro al fine dell'utilizzo integrato delle informazioni disponibili nei sistemi informativi dei vari sociali e enti(IInail, Ispesl, Regioni, etc.), con la partecipazione delleparti dei comitati paritetici;
- il ruolo riconosciuto alla bilateralità e alle funzioni che possono svolgere gli organismi paritetici nell'attività di prevenzione
dei rischi e nella diffusione della cultura della sicurezza, ruoli e
funzioni che consistono soprattutto in formazione, informazione,
orientamento ed accompagnamento delle imprese e dei lavoratori;
- la tenuta della documentazione su supporti informatici e l'invio
della stessa per via telematica. I principali documenti sono quelli
relativi alla valutazione dei rischi, alle nomine del RSPP, del
medico competente, degli addetti alle emergenze, i registri di
controllo attrezzature, il registro per esposti a sostanze cancerogene e mutagene, il registro esposti ad agenti biologici, ecc. Si
consente l'impiego di sistemi di elaborazione automatica dei dati
per la memorizzazione di qualunque tipo di documentazione
prevista.
-addestramento specifico dei lavoratori effettuato sul luogo di
lavoro e istituzione di un libretto formativo dove verranno registrate tutte le competenze acquisite da ciascun lavoratore e che
potrà essere utilizzato dal datore di lavoro ai fini della programmazione della formazione;
- rivisitazione e appesantimento del vigente apparato sanzionatorio che effettua una rimodulazione degli obblighi del datore di
lavoro, dei dirigenti, dei preposti e degli altri soggetti del sistema
di prevenzione aziendale, sulla base dell'effettività dei propri
compiti;
- rivisitazione degli obblighi in caso di affidamento di lavori (contratti d'appalto, d'opera ed ora anche di somministrazione) ad
impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all'interno della
Azienda nonché nell'ambito dell'intero ciclo produttivo
dell'Azienda stessa.
In particolare l'obbligo di allegare il documento unico di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare
oppure, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da
interferenze, viene esteso ai contratti stipulati anteriormente al 25
agosto 2007 ed ancora in corso alla data del 31 dicembre 2008. Lo
stesso vale per l'obbligo di indicare specificamente nei singoli
contratti, a pena di nullità ai sensi dell'articolo 1418 del codice
civile, i costi relativi alla sicurezza del lavoro.
Si riportano di seguito alcune annotazioni riferite al Titolo I,
contenente le disposizioni generali da applicare a tutte le imprese, evidenziando le principali novità che vengono ad interessare
anche l'Azienda Sanitaria:
- ampliamento del campo di applicazione della normativa di
salute e sicurezza sul lavoro a tutti coloro che a qualsiasi titolo
operano in Azienda, con l'obbligo quindi di inserire nell'ambito
La prima parte dell’articolo é stata pubblicata nel numero precedente.
Roberto Brisotto
Prevenzione e Sicurezza Aziendale
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Future mamme
si incontrano in gruppo
Dipartimento di Prevenzione e si articola in dieci incontri durante il terzo trimestre, più due incontri durante il puerperio. Quasi
tutti gli incontri prevedono la presenza del partner.
Il fatto che questo tipo di
corso sia articolato con un
buon numero di incontri,
permette anche di esercitare un'attività di informazione e prevenzione su:
- promozione e sostegno
allattamento al seno;
- informazioni sulla corretta alimentazione in
gravidanza, nel dopo
parto e nello svezzamento del neonato.
Da anni il Dipartimento Percorso Nascita e Pediatria organizza
corsi di accompagnamento alla gravidanza coordinando le professionalità coinvolte durante la gravidanza e il puerperio del
reparto di Ostetricia e
Ginecologia e di Pediatria
dell'ospedale di Latisana, del
Consultorio Familiare del
Distretto
ovest
e
del
Dipartimento di Prevenzione
per creare una maggiore consapevolezza dei genitori nei
confronti del nascituro.
I corsi sono stati istituiti
per soddisfare la richiesta
esplicita delle nostre utenti e
degli operatori stessi, di creare un rapporto non solo professionale con la coppia, ma
anche di conoscenza e fiducia personale che accompagni questa esperienza.
Obiettivo del corso del primo trimestre è quello di sottolineare
che la gravidanza è un momento molto importante e fisiologico,
che va affrontato con serenità e vissuto con consapevolezza dalla
donna.
Per fare ciò si è pensato di istituire dei gruppi di donne alla
stessa epoca di gravidanza condotti dalla figura professionale
dell'ostetrica. Alla luce delle raccomandazioni OMS
sulla salute della donna, dal 1985 a oggi il corso
accompagna la gravida in quello che sarà la sua esperienza corporea stimolando in lei l'emergere delle
proprie risorse istintive, abbandonandosi a quest'esperienza e trovando forza nelle capacità innate e
nelle conoscenze acquisite in tema di fisiologia e
naturalità dell'evento nascita.
Il corso è strutturato su due livelli: il lavoro corporeo (con stretching, yoga, visualizzazioni, respirazione profonda, esercizi perineali) che porta ad un'attivazione completa e vantaggiosa per la donna mirato
a proteggere e mantenere i processi fisiologici della
gravidanza e del parto, e la parte "informativa"
entrambi volti a incentivare il parto fisiologico (cercando di ridurre i parti operativi e le episiotomie) e a
gestire le paure connesse al parto.
Viene inoltre focalizzata l'attenzione sull'utilizzo
dell'acqua come fonte di rilassamento per il travaglio
di parto, sul "bonding", un modo di entrare in contatto con il bimbo prima della nascita e sull'educazione prenatale.
Sono previsti degli incontri aperti ai partners per familiarizzare con l'ambiente e con gli operatori e per fornire loro strumenti
e consigli necessari ad accompagnare la donna ed esserle di supporto in travaglio e nel post parto. È infatti previsto anche un
incontro dopo il parto, garantendo in questo modo la condivisione di tutte le esperienze, di tutte le emozioni e paure provate e lo
scambio costruttivo di informazioni e di "vissuto".
Al corso non viene insegnato "cosa fare" o "cosa non fare", ma
vengono forniti strumenti per poter essere protagonisti dell'evento.
Il gruppo diventa un'incredibile fonte di sostegno, di condivisione e di apertura, di stimoli e di solidarietà. Soddisfa il bisogno
di appartenenza, di confronto, di scambio e diventa una rete di
sostegno per molto tempo dopo il parto. Essendo ogni gruppo
unico e diverso, lo schema del corso ha bisogno di un continuo
riadattamento alle esigenze del gruppo stesso.
Il corso del terzo trimestre di gravidanza è organizzato in collaborazione con il Consultorio Familiare di Latisana e il
- corretto trasporto in auto;
- sostegno alle madri che intendono smettere di fumare;
- promozione campagna vaccinazioni;
- informazione per la futura pianificazione familiare e sulla promozione della salute pre-concezionale;
- prevenzione incontinenza vescicale.
Spetta alle organizzazioni sociali sanitarie l'impegno di porre al
centro della loro azione l'essere umano fin dall'origine con proposte mirate attente ai suoi bisogni umani personali più profondi
attraverso programmi, interventi integrati volti a sostenere il
delicato processo di trasformazione personale, in sinergia con le
dinamiche relazionali della coppia, della famiglia, affinché i genitori possano vivere con semplicità e con gioia la loro esistenza, in
questo particolare ed irripetibile momento della loro vita.
L'obiettivo fondamentale che ci proponiamo è il raggiungimento di un buon grado di soddisfacimento, che per noi significa
creare un ambiente che garantisca alla donna di "portare con sè"
il ricordo di un "buon vissuto".
Claudia Iogna Prat
Dipartimento Materno Infantile
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Tutti in gara per l’ospedale
stazione è stato infatti utilizzato per l'acquisto di otto letti elettrici ad alta tecnologia per l'assistenza a pazienti colpiti da ictus
cerebrale in fase acuta, seguiti da un team multidisciplinare nel
reparto di medicina di
Palmanova.
La presenza della nostra
azienda in queste due
giornate è stata "partecipata" sotto tutti i punti di
vista: il dr. Maurizio
Andreatti ha sfidato il
freddo e la pioggia battente compiendo ben 16 giri
del percorso con un
tempo da far invidia a
molti sportivi. Al termine
ha dato anche la sua
disponibilità come medico reperibile (per fortuna
non ce n'è stato bisogno!).
La domenica ha visto
invece la presenza di
Francesca Fregonese che,
in
rappresentanza
dell'Azienda, ha partecipato alle premiazioni
delle squadre.
Il prossimo appuntamento è per il 12 e il 13 settembre 2009.
Podisti, bocciofili e cestisti sono avvisati.
Il 13 e 14 settembre si è svolta a Buttrio la terza edizione della
"24 x 1 ora", organizzata dagli Alpini di Buttrio e dal gruppo
Podismo di Buttrio. La gara quest'anno ha visto, oltre alla staffetta podistica vera e propria e alla già rodata
gara di bocce sulle 24
ore, anche la partecipazione dei ragazzi che
hanno organizzato la 12
ore non stop di basket.
La staffetta si svolge
su un anello circolare nel
centro abitato di Buttrio,
si snoda su un circuito di
874 metri, leggermente
mosso, con poche curve
e
molto scorrevole.
Questa manifestazione,
nata nel 2006, è intitolata
alla memoria di Luciano
Visintin, indimenticabile
e intrepido marciatore di
Buttrio, scomparso a 58
anni, di cui si ricordano
le profonde doti umane
ma anche l'entusiasmo
per la vita e lo spirito Un momento della premiazione
combattivo che lo ha contraddistinto nelle competizioni più
estreme, non solo a livello locale ma anche internazionale (maratona di New York, Marathon des Sables nel deserto marocchino
e Crocod-rail Trophy in Australia).
Gli organizzatori ogni anno si propongono come obiettivo l'acquisto di strumenti per gli ospedali della regione e quest'anno è
stata la volta dell'ASS 5 Bassa Friulana. Il ricavato della manife-
Meri Marin
Dipartimento di Salute Mentale
IN & OUT IN & OUT IN & OUT IN & OUT IN & OUT IN & OUT IN & OUT IN & OUT
Che antipatico doverti scrivere queste poche righe, mi sento
quasi a disagio perché inevitabilmente si cade nell'atto dovuto e
nell'enfasi. Con te va via un altro pezzo della mia vita e forse sarò
un po' più solo. A chi dirò la mattina, alle 7:20, nel parcheggio:
Vittorione cosa ne pensi del paziente tal dei tali? E la domenica a
chi chiederò: pigliamoci un caffè assieme? Ci mancherai e non
potremo mai dimenticarti.
Luigi Di Caccamo
Caro Vittorio Allescia. Dopo tanti anni di lavoro e tanta strada
percorsa (in parte) assieme, mi sembra strano che tu vada in pensione. Gli anni sono
volati da quel lontano 1978 quando tu eri al
reparto femminile ed io in quello maschile
nel vecchio ospedale. Quante giornate
abbiamo trascorso assieme e, se non sempre
si è andati d'accordo (due galletti nel pollaio erano e saranno sempre troppi), pur tuttavia sento la necessità di esprimerti la mia
stima per la tua alta professionalità.
Non è il direttore della Divisione
Chirugica che ti scrive, spero tu l'abbia
capito, ma colui con cui hai condiviso la
giovinezza e la maturità.
Le nostre strade sono state parallele ed allo stesso tempo divergenti e la tua è stata costellata di prove severe che non so quanti
altri uomini avrebbero saputo e potuto affrontare. Penso che tutta
la cittadinanza della "Bassa" ti debba almeno un grazie.
Giuseppina, Beppa, Pina, Pinuccia tanti
nomi un'unica persona: Giuseppina
Pagura. Ebbene anche per lei è arrivato il
momento della pensione e dal mese di
luglio è dedicata a tempo pieno al sostegno
della famiglia. Due righe per ringraziarla,
come compagni di lavoro, di quanto ci ha
insegnato e trasmesso, ma soprattutto grazie da parte di tutti i pazienti a cui ha teso la
mano in segno di speranza e sollievo. Il suo
materno sorriso è stato di conforto per molti
e il suo agire fonte di esempio per i colleghi.
Sarà impossibile trovare un altro medico che sappia esprimere,
oltre alla tua professionalità, anche l'impegno e la perseveranza
con cui hai assistito i tuoi pazienti.
Gli ex colleghi dell’ORL
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Un saluto di benvenuto a:
Un arrivederci e un grazie a:
- Silvia Battistuta, Mita Comar, Massimo Stefanoni
(P.O. di Palmanova)
- Martina Tiziana Bianchini, Margherita Maritan;
Daniele Marazza, Gordana Muzdeka, Luca Papinutti
(P.O. di Latisana)
- Francesco Gongolo (Dipartimento di Prevenzione)
- Elena Sasso (Distretto Est)
- Maristella Cannalire (Distretto Ovest)
- Stefania Andrian, Alfredo Araboni, Annalisa Armenio,
Gianfranco Battigelli, Carmen Borgia, Ada Crapiz, Pietro
Gattesco, Alessandra Sgubin, Daniele Usatti
(P.O. di Palmanova)
- Andrea Sare Mladen (Dipartimento di Prevenzione)
- Mariarosa Pitaccolo (Politiche del Personale)
- Elda Bertoz (Distretto Est)
- Graziella Gobbato (Distretto Ovest)
- Paola Amato, Tosca Covassin, Benedetta Don, Pierina
Faggiani, Roberta Giornelli, Serena Santin (P.O. di Latisana)
Posta dei lettori Posta dei lettori Posta dei lettori Posta dei lettori Posta dei lettori
L’OSPEDALE VISTO DA DENTRO
Dedicata a tutte le mamme partite per "l'altrove", che ci hanno trovati impreparati, impotenti e sgomenti di fronte alla malattia, alla sofferenza e alla morte. A queste madri che ci hanno lasciati orfani di
amore, di sguardi, di parole non dette, di tutto quello che di loro ci
manca, donne-memoria di tempi difficili, guerra, fame e miseria, campi
e stalla, emigrazione e filande, qualcuno ricorda? mezzo secolo fa eravamo povera gente, che godeva di "Pôc e di nuie". La fonte degli affetti
non è mai in secca, un sorso per amarle ancora, per ricordarle anche con
pochi versi, quando più ci mancano, per invitarle a camminare nella
polvere tiepida dei nostri cortili, scalze, perché gli umili non fanno
rumore, la polvere è lieve e accarezza i piedi stanchi dal lungo viaggio.
Riposa sui gradini della mia anima, al riparo dal dolore e dal tempo.
Vieni a godere di gocce di stelle che si sciolgono sui sassi del selciato
baciato dal respiro della notte, vieni a godere di poco e di nulla, di un
ballo di rondine, di un canto di cicala, di un'altalena che spinta dai
ricordi cigola una ninnananna di culla.
Ed improvvisamente successe.
Era già noto, ma il giorno del ricovero mi colse impreparato.
Mentalmente impreparato. Eppure erano mesi che il chirurgo
mi aveva edotto su tutto.
Eccomi in pigiama, in attesa. Preparazione e ultimi attimi di
coscienza.
Poi … sul mio letto, mezzo inconsapevole, mezzo intontito.
Qual era l'ultimo ricordo? Nulla!
Alcuni volti non proprio nitidi. Alcune voci, o suoni ovattati.
Piano, piano mi svegliavo.
E mi rendevo conto che le calze mi infastidivano, che non avevo
dolori, che alcune propaggini, non mie, mi obbligavano nella
postura.
Fastidiosamente infastidito lasciavo scorrere il tempo.
L'amnesia anestesiologica finalmente scemò.
E mi ricordo il chirurgo che mi raccomandò di bere acqua a piccoli sorsi ed io ubbidii, finché finii più bottiglie, ma lui intendeva a piccoli sorsi nell'arco della giornata e comunque non oltre il
bicchiere.
E mi ricordo quei volti sereni e sicuri che vedevo chini sul mio a
scrutare come reagivo al tempo.
Finalmente al sesto giorno il digiuno solido assoluto finì e piano
piano, ancorché impedito dagli orpelli e dalle proboscidi artificiali che uscivano dal mio corpo, ripresi un andamento di vita
pressocchè normale.
Ed ebbi coscienza che quel normale era molto condizionato;
condizionato non verso il mio stato di paziente, ma dalla gestione del reparto e dell'ospedale.
Ancora oggi mi chiedo del perché il progettista non abbia previsto le luci di cortesia, affinché l'operatore svolgendo il suo compito non debba violentare con vivida luce, in momenti topici, la
sofferenza del paziente.
Oppure del perché degli orari assurdi di pranzo e cena.
In buona sostanza si snaturano le ancestrali buone abitudini
degli orari di veglia e di sonno, di alimentazione ed allora il
paziente diventa vittima oltre che della propria sofferenza anche
degli abusi gestionali.
Eppure oggi mi sento in debito con tutti gli operatori che mi
hanno costantemente coccolato in misura uguale e mi accorgo
che pure loro sono vittime.
Vittime del rincorrersi di doveri in carenza di personale. Vittime
di una fatica immane di essere sempre disponibili nella dolcezza
del rapporto personale con la mente aperta ed obbligata al prossimo dovere.
Grazie a tutti di essere quello che siete perché, uniti nel lavoro,
donate tutto quello che avete.
Graziano Girardi
DI PÔC E DI NUIE
Ven mari
a cjaminâ discolce
tal patus clip
dal gno curtîl.
Ven, polse
sul midâl da l'anime
in recès dala striciare
dal timp e dal dolôr.
Ven a gjoldi ancjemò
di sclipignis di stelis
ch'a si sfantin
sula pedrade
bussade dal flât dala gnot.
Di Pôc e di nuie,
di un bal di sisile,
di un cjant di ciane,
di un niçul
ch'al vuiche
une naine
di scune
sbruntât dai ricuarts.
Ciani Graziana
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Fruts di vuè
Essere adolescenti non è facile, è una strada in salita, laddove
momenti di malessere sono normali, quasi che passare questi
momenti di disagio sia il prezzo da pagare per diventare uomini
e donne. Gli sforzi che i ragazzi dovrebbero fare per impostare il
loro futuro sono quelli di farsi nuove amicizie, sviluppare abilità
artistiche, manuali, impegnarsi nel sociale, nello sport o in politica, in tutti questi rischi che fanno crescere e in tutte queste attività si nasconde il rischio di sbagliare. Ma i giovani non sempre
accettano questo prezzo e qualche volta cercano di aggirare
l'ostacolo cercando la strada più corta e più pericolosa nell'illusione di poter fare a meno di fare la fatica di crescere. Già nel 2001
abbiamo fatto una ricerca sui comportamenti degli adolescenti
che ci ha fatto capire che più di un intervento dovrebbe essere
portato nel breve termine sulla popolazione e non solo nella
fascia degli adolescenti. Per il momento questi sono ancora gli
unici dati specifici che abbiamo per il nostro territorio per questa
fascia di età. Per quanto riguarda la sicurezza stradale la nostra
gioventù ha comportamenti abbastanza corretti anche se un
abbondante 30% ci dice di non utilizzare regolarmente né il casco
né le cinture di sicurezza. Comunque bisogna segnalare che i
nostri giovani sono più attenti rispetto ai coetanei del resto
d'Italia. Ciò che invece non va bene, soprattutto nelle nostre zone,
è la guida dopo aver consumato alcolici. Un' alta percentuale di
coloro che hanno risposto al questionario ci racconta di essersi
fatto trasportare in macchina da una persona che aveva appena
bevuto e il più delle volte bevuto troppo (23,6%). Questo comportamento lo si trova più spesso nei maschi che nelle femmine. Un
buon 10% ci racconta di aver attuato questo comportamento 4-5
e più volte in un mese: ciò avviene dunque prevalentemente nei
fine settimana. Bisognerebbe fare una seria prevenzione o almeno spingere i giovani a scegliere, quando escono in macchina un
guidatore che conduca in sicurezza.
Affrontare la guida quando si è bevuto troppo è un fenomeno
più frequente nelle nostre zone rispetto al resto di Italia, forse
anche perché il consumo di alcol da noi è più alto. Alla domanda
"Quante volte negli ultimi 30 giorni hai bevuto 5 o più bevande
alcoliche nell'arco di due ore?" circa il 74% dei giovani ci dice
"Mai", c'è un 26% che ci ha detto di averlo fatto una o più volte e
oltre 10% ha ammesso di averlo fatto 3-5 e più volte in un mese;
anche in questo caso il riferimento al fine settimana è molto forte.
Questo comportamento è ripetuto con una frequenza più alta nei
maschi che nelle femmine (15,1% contro 5,2%). Alla domanda
"Quanti anni avevi quando hai bevuto e non solo assaggiato una
bevanda alcolica?" dalle risposte si può vedere che i ragazzi della
Bassa Friulana cominciano a bere presto, in famiglia, il 12% verso
11-12 anni. Verso i 13-15 anni (il 33%) bevono anche in compagnia, fuori di casa, con il gruppo degli amici e i ragazzi cominciano prima delle ragazze. Si può dire che sulla nostra tradizione
locale del bere in famiglia a pasto, si innesta una tradizione straniera laddove il bere è concentrato solo nei fine settimana, alla
ricerca dello sballo.
Silla Stel Dipartimento di Prevenzione
Deventâ fantats nol è facil, e je propit une strade di rive in sù, li
che moments di malstâ a son normâi, cuasi che passâ chescj
moments di aviliment al sedi il presit di paiâ par deventâ oms e
feminis ma i sfuarçs che i frutats a scugnaressin fâ par inmaneâsi
il doman, a son chei par fâsi gnovis amiciziis, disvilupâ abilitâts
artistichis o manuâls, l'impegn tal sociâl, tal sport o te politiche,
ducj chescj son risclis che a fasin cressi e in dutis chestis robis si
plate il riscli di falâ. Ma i zovins no simpri a acetin chest presit e
cualchi volte a cirin di sbrissâ vie, cirint la strade plui curte e plui
pericolôse te ilusion di podê fâ di mancul di fâ fature par cressi.
Za tal 2001 o vin fat une ricerce li che o vin capit, tant par scomençâ, che plui di un intervent al varès di jessi puartât a la svelte te
popolazion, e no dome te fasse dai zovins. Pal moment chescj a
son ancjemò i unics dâts che o vin specifics dal nestri teritori par
cheste fasse di etât.
Ma viodin par ordin, cjalant i dâts tal minût.
Te sigurece stradâl la nestre zoventût e va avonde ben ancje se
un bondant 30% di lôr a disin di no doprâ par regule ni il casc ni
lis cinturiis di sigurece. A ogni mût al è di segnalâ che la nestre
zoventût e je plui atente rispiet ai zovins dal rest de Italie.
Chel che invezit nol va ben, soredut tes nestris zonis, e je la
guide a front dal consum alcolic. Une alte percentuâl di chei che
a àn rispuindût al cuestionari nus conte di jessisi fat menâ in
machine di un che al veve a pene bevût e dispès che al veve bevût
masse (23,6%). Chest compuartament lu cjatìn plui dispès tai frutats che tes frutatis. Un bondant 10% nus conte di vê fat cussì 4-5
e plui voltis tal ultin mês, chest al podarès dî che al sucêt tai fin
setemane.Bisugnarès alore fâ une serie prevenzion o almancul
sburtâ i zovins a sielzi, cuant che a van fûr in machine, un che ta
chê sere nol bevi nuie par guidâ in sigurece.
Frontâ la guide cuant che si à bevût masse al è un fenomen plui
frecuent tes nestris zonis che tal rest de Italie, forsi ancje parcè che
il consum di alcul al è plui alt tes nestris zonis che tal rest de
Italie. A une altre domande "Tropis voltis tai ultins 30 dîs âstu
bevût 5 o plui di 5 bevandis alcolichis tal zîr di dôs oris?" dongje
dal 74% dai zovins che nus dîs "Mai" al è un 26% che nus dîs di
vêlu fat une o plui voltis e un bondant 10% al amet di vêlu fat
3-5 e plui voltis intun mês, ancje chi il riferiment cui fin setemane
al è une vore fuart. Chest compuartament al è ripetût cuntune frecuence plui alte tai frutats che tes frutatis (15,1 cuintri 5,2).
A la domande "Trops agns vevistu cuant che tu âs bevût par
intîr (e no dome cerçât) une bevande alcoliche?".
Des rispuestis o podìn viodi che i frutats de Basse Furlane a scomencin a bevi adore in famee, il 12% sui 11-12 agns. Sui 13-15
agns (il 33%) a bevin ancje in compagnie, fûr di cjase, tal trop dai
amîs e i frutats a scomencin prime des frutatis. Si pues dî alore
che su la nestre tradizion locâl, dal bevi in famee a past, si in
calme une tradizion foreste li che il bevi al è concentrât dome tai
fin setemane, par cirî il sbal.
LÌ DAL DÔTOR
Semeiotica popolâr e mûts di dî par Furlan Di chi indevant, publicarìn ogni mês un tocut di "Semeiotica e mûts di dî par Furlan"...si invide ducj chei
che a cognossin peraulis e mûts di dî di une volte e di cumò rivuart ai mâi e a la salût a mandânus il lôr contribût, parcè che dongje dal significât di une
peraule e je simpri une storie, une emozion, un respîr che al è pecjât di pierdi. [email protected] o par pueste normâl al Dipartiment di Prevenzion di
Palme.
Sgargat ancje Gargat = esofago
Cjâf e cuel
Barbuç, barbìs = mento
Mal di cjâf = dolore alla testa
Sbelèt (di ca e di là de muse) = eritema alle guance
Inzirli, ingirli, rar. Girli = sindrome vertiginosa
Al sgargate = affetto da tosse produttiva con molto espettorato
Mi tuche il cjâf = dolore pulsativo spesso alle tempie
Svuarbit = orzaiolo
Mi grate tal cuel = dolore alla deglutizione, difficoltosa deglutizione, senSvuarbât = di chi ha perso la vista
sazione di ostacolo
Bocjarie = Cheilite angolare
Sgrâsie ancje Grasie = disfonia
Incuardît = contrattura muscolare del collo, torcicollo
Sgraseâr ancje Graseâr = trachea
Il proverbi. La lenghe no à vues, ma an fruce un grum.
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Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi Avvisi
INCONTRI LITURGICI NATALIZI
- Incontro di preghiera mensile ogni primo venerdì del mese alle
ore 13.30 presso la Chiesa dell'Ospedale di Palmanova
- Celebrazione della Liturgia eucaristica ogni sera alle ore 19 presso
la Chiesa dell'Ospedale di Palmanova
- Incontro di preghiera in preparazione al Natale venerdì 19 dicembre alle ore 13.30 presso la Chiesa dell'Ospedale di Palmanova
- Santa Messa di Natale alle ore 10 presso il soggiorno del reparto di
Medicina di Palmanova
- Santa Messa della notte di Natale alle ore 24 presso la cappella
dell’ Ospedale di Latisana
- Santa Messa di Natale alle ore 16.30 presso la cappella
dell’ Ospedale di Latisana
AL VIA UN CONCORSO PER I NOMI DELLE SALE RIUNIONI
Come vi piacerebbe chiamare le sale riunioni dell´ospedale di
Latisana e Palmanova?
Oggi a Latisana portano il nome di sala rossa e sala azzurra mentre
a Palmanova di sala riunioni piccola, grande e della direzione
generale.
Scatenate la vostra fantasia e inviate le vostre proposte a:
E-mail: [email protected] Posta interna : Redazione
giornale c/o Ufficio Relazioni con il Pubblico, entro il 31.01.09
LA DONAZIONE DEL GRUPPO ALPINI
Sabato 25 novembre si è svolta la cerimonia ufficiale durante la
quale il gruppo alpini di Buttrio ha formalizzato la consegna al
reparto di Medicina dell'Ospedale di Palmanova di otto letti a
movimentazione elettrica.
Questa importante iniziativa è il risultato dello straordinario
lavoro svolto, in concomitanza con la manifestazione di corsa 24
x 1 ora di Buttrio, dal gruppo degli alpini che ha saputo coalizzare intorno al progetto i gruppi sportivi, le azienda private e la
banca locale, che con i loro contributi hanno consentito un'acquisto importante sia in termini economici che in termini di potenziamento delle attività del reparto di medicina (vedi articolo a
pag. 9).
Siamo molto riconoscenti di questa iniziativa, che ci impegna
ancora di più sul fronte dell'attenzione ai malati più fragili che
accogliamo in ospedale.
Al gruppo alpini di Buttrio e a tutte le persone che hanno lavorato sul progetto va il nostro più profondo e sentito grazie.
Il dr. Andreatti e il capogruppo ANA Ennio Dal Bò
Maurizio Andreatti
La redazione augura a tutti un lieto Natale e un sereno 2009
Redazione Redazione Redazione Redazione Redazione Redazione Redazione
A.S.S.ieme per 5 minuti
Periodico Bimestrale
dell’Azienda per i
Servizi Sanitari n. 5 ”Bassa Friulana”
Anno III - Numero 16
novembre/dicembre 2008
Reg. presso il trib. di Udine
n. 29/06 del 28.06.2006
Direttore responsabile
Daniela Gross
Redazione
Tiziana Bonardi
Patrizia Brunetti
Marco Luigiano
Meri Marin
Chiara Obit
Simona Schepis
Paola Virgolin
Posta interna : Redazione giornale
c/o Ufficio Relazioni con il Pubblico
Contatti
Tel. 0432-921444
Fax. 0432-921500
Stampa
Tipografia OGV - Palmanova
Tel 0432 928392 http://www.tipogv.it
Impaginazione e Grafica
Marco Luigiano
Loghi
Denis Battaglia
E-mail:
[email protected]
Questo giornale é
stampato su carta riciclata
12
A questo numero hanno collaborato :
Maurizio Andreatti
Marco Bertoli
Roberto Brisotto
Renato Bolzon
Michela Codarini
Roberto Ferri
Graziano Girardi
Ciani Graziana
Meri Marin
Mara Pellizzari
Claudia Iogna Prat
Silla Stel
Viviana Varone
Massimo Zuliani
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