Montellik
L’amore alle spalle
Tredici storie di amore proibito
1975
2015
Ho scritto di questi amori alle spalle perché é con le donne che ho iniziato a conoscermi.
Con loro sono andato in crisi e grazie a questo sono in crescita e vivo meglio. Le donne sono le
compagne di viaggio più care e migliori che ho, dal mio primo vagito all’ultimo appena fatto dopo
aver mangiato i tagliolini passati al forno di mia sorella, che erano una delizia, ho concesso anche il
bis. Ho iniziato dai fallimenti in amore perché è tra le loro macerie che ho visto le prime pepite d'oro
del vivere in pace, scintille periferiche della miniera senza fondo che è dentro di me e da cui estraggo
avidamente la mia fortuna. Ho scritto per sete di bellezza e prosperità. Raccontando queste storie
vedo che la vita, anche quando sbagliavo gli amori, era più bella di quanto mi accorgessi, e ora che
l’amore e la pace sono al sicuro, ne vivo tutta la prosperità .
Un ragazzo di diciassette anni andò da Maometto e gli disse che era disposto a combattere e
morire per la causa dell'Islam. Il profeta gli chiese se sua mamma fosse viva, e il ragazzo rispose di si.
Vai a casa da lei, disse allora il maestro, perché il paradiso é ai piedi delle donne.
Caro Diario
Il primo tradimento in amore arrivò nel 1978 per grazia di Cristiana, che è stata una delle donne
più importanti della mia vita e, credetemi, non me l'aspettavo. Lei aveva diciassette anni ed io
ventiquattro.
Una sera, nel mio studio, parlavamo sdraiati sul lettone nel soppalco quando un tonfo attirò la nostra
attenzione. Guardammo giù ed era caduta la borsa di Cristiana, da cui spuntava un libretto rosa e lucido
che mi incuriosì.
– Cos'é?
– E’ il mio diario.
– Hai un diario?
– Sì.
– E cosa ci scrivi?
– Quello che mi capita, le cose che faccio, niente di speciale, è per passare il tempo.
Raccolsi la borsa e mentre stavo per rimetterci dentro il diario le chiesi – Posso leggerlo?
Lei molto tranquillamente rispose – Sì. Se vuoi.
Cominciai dall’inizio. Non volevo sapere i fatti suoi, ma solo conoscerla meglio e vedere come si
esprimeva, magari a modo suo era un’artista.
Non ricordo più cosa ci fosse scritto. Ricordo dei disegnini e delle frasi adolescenziali dove non c’era
nulla di artistico, ma andavo avanti sperando di trovare interessante quello che scriveva.
Poi qualcosa mi colpì quando lessi il nome di Alceo. Alceo lo conoscevo bene. Faceva ginnastica
artistica e a undici anni era già stato campione italiano. Era un po’ basso ma molto carino, e con un
gran fisico. Aveva un certo fascino e girava con una vecchia Mercedes, che allora faceva molto figo.
L’amico Fritz
Era di scena il 1980 quando tradii Fritz, il mio carissimo amico.
Questo mio amico, ora ex amico, dopo anni di vita da bar si fidanzò con Paola e dopo qualche anno la
sposò. Paola era una ragazza bionda dal corpo esile e ben fatto, e aveva due occhi grandi e azzurri, non
era una vera bellezza ma era piacevole e molto simpatica, e quando ancora oggi la incontro provo per
lei la stessa simpatia.
Io allora facevo la lotta greco-romana e vincevo spesso anche in campionati internazionali, perciò ero
sempre molto allenato e avevo uno splendido corpo da atleta.
Forse era per questo che nella comitiva anche Paola aveva un debole per me, ma a differenza delle
altre, a un certo punto, dal debole passò al forte. Parlavamo spesso, scherzavamo, e una volta che tra
amici e amiche si guardava un filmino porno in Super8, lei, davanti a tutti, amico Fritz compreso, mi
saltò addosso scherzando e ansimando. Alcuni dei più svegli capirono che non era solo uno scherzo, ma
che desiderava realmente fare un corpo a corpo con me
La gatta col topo …
Il fatto è accaduto nel 1998 ma in questo caso non è ufficiale, nel senso che non fu trovata la gatta
col topo in bocca, ma lascio il giudizio a te lettore, dopo che avrò descritto il fatto per come è accaduto.
Molti anni fa la mia casa era frequentata da studenti universitari, e uno di questi era Alessio, carino,
ventidue anni.
…
Mh.
Mio cugino, sposato e ora divorziato proprio come me, anni fa mi raccontò questa sua esperienza
coniugale.
Succedeva che da anni la sua casa – non la mia – fosse frequentata da studenti universitari, e uno di
questi era Alessio, carino, ventidue anni. Era corteggiato da diverse studentesse – tutti bazzicavano
quella casa – e mio cugino notava che anche sua moglie era molto premurosa e gentile con lui.
In quel periodo mio cugino stava facendo un lavoro in una villa di Ravenna, che lo teneva lontano da
casa per tutto il giorno.
Rosanna
Era l’estate del '78 e stavo con Cristiana quando ebbi una mezza storia con Rosanna, che
conoscevo dal 71, ai tempi della mia prima ragazza Sabrina. Allora Sabrina ed io uscivamo spesso la
domenica con Rosanna e il suo ragazzo. Rosanna era molto bella, morbida, felina, con un buon appetito
per gli uomini, con i capelli neri a pagliaio, gli occhi scuri e le ciglia folte. Era una gran fumatrice e a
volte guardavo di nascosto le sue labbra carnose aspirare il fumo della sigaretta.
Un giorno nel bar si seppe che Rosanna fumava spinelli e io vietai a Sabrina di frequentarla. Era il
1974, e solo tre anni più tardi, grazie ad una canna, capii quanto fosse stato assurdo il mio
atteggiamento.
Col passare degli anni Rosanna continuavo a vederla perché lavorava nel bar che frequentavo. Era la
figlia del barista e quando la trovavo dietro al bancone ci facevamo grasse risate, che attiravano
l'attenzione della fauna circostante, cosa che non mi era mai successa quando ero un moralista del
cazzo.
Linda
Nel 1972 avevo 18 anni e a fine anno ci organizzammo tra amici per passare la notte di
capodanno al mare, in un capanno di qualcuno che non conoscevo.
Allora stavo con Sabrina, ma per fare qualcosa di diverso, e con la speranza di esperienze sessuali
nuove, scelsi di non passarlo in sua compagnia.
Avevo saputo che ci sarebbe stata una ragazza, Linda, che lavorava in una lavanderia e che a quanto
pare si faceva smanacciare senza fare troppe storie, e la cosa …uhm. Non l’avevo mai vista prima,
semmai solo immaginata, e la conobbi quella notte al capanno.
Il confronto con Sabrina era improponibile, vinceva Sabrina dieci a zero, ma la voglia di novità a volte
ti fa fare le stupidate più grandi senza rendertene conto.
Quella notte faceva un gran freddo e non c’era il riscaldamento.
Cenammo, auguri e auguroni a tutti, e poi tutti gli accoppiati si ritirarono per festeggiare il nuovo anno
in disparte nelle altre stanze. Io rimasi con Linda nella stanza del cenone e, così come le avevo
proposto durante la cena, le feci un ritratto. Linda era mora, bassa e poco intrigante, e diceva spesso
òscia (òs-cia).
Simona
Nel 1974 stavo con Sabrina, che abitava davanti al bar che iniziai a frequentare proprio perché
ci abitava lei. Lì accanto lavorava una estetista che organizzava corsi per formare ragazze in quella
professione. Ogni tanto un nuovo gruppo di dieci, dodici ragazze iniziava a bazzicare il bar e
inevitabilmente ci si conosceva, e così una volta organizzai con una stagista qualcosa di trasgressivo
ma “ incompleto ” per ragioni di Stato.
Eravamo alla fine di Aprile del 1974 e io avevo 20 anni e un mese e mezzo. Il gruppo delle stagiste era
di Cesena, e in Romagna si dice che le donne più belle vengano proprio da lì. C’era una ragazza
veramente bella, mora con i capelli lunghi, che mi faceva il filo e mi cantava spesso una canzoncina:
“… Tu il mio ragazzo diverrai...”.
Sapeva che io ero fidanzato con Sabrina e mi stuzzicava.
Ma non fu con lei che scattò l'amore clandestino, bensì con Simona, anche lei mora e un po’ robusta.
Come succede con le cose veramente eleganti, non la notai subito nel gruppo, non era rumorosa o
appariscente. Col passare dei giorni però il suo stile mi conquistò e finì che nel gruppo non vedevo che
lei.
Latin lover
Nel 1973 avevo 19 anni e andai in Romania con Marino, un amico che avevo conosciuto tre anni
prima. Mai visto e conosciuto, cercava allora uno che condividesse con lui un viaggio a Le Havre, in
Francia, con la sua cinquecento blu truccata: trovò me e fu una vacanza indimenticabile. Era dal ritorno
dalla Francia che non ci si vedeva, e un giorno venne da me con una Alfa Romeo GT rossa e mi disse –
Vieni con me a Brasov in Romania. Ho conosciuto una rumena l’anno scorso e le ho detto che sarei
tornato a trovarla. Si scopa come mandrilli e con una Alfa Romeo come questa ancora di più. Vieni?
Turismo sessuale.
Io ero fidanzato con Sabrina e dirglielo sarebbe stata dura; tre anni prima ancora non la conoscevo ma
ora era diverso, dovevo muovermi con discrezione, e andare in Romania non era discreto per niente.
Tuttavia non trovai una scusa degna della sua intelligenza e decisi di dirle la verità.
Con un grosso sforzo Sabrina accettò il fatto che ci andassi, e oggi non ho parole nel vedermi così
stronzo con chi mi amava.
Anni fa in tv, un giornalista chiese a un tale – Qual'é il problema più grande dell'umanità secondo lei?
– L'ingnorantità! – rispose l’altro dopo averci pensato bene
Stella lìlùlà
Era il 1981, avevo ventisei anni, ero senza una ragazza fissa da qualche mese e la cosa mi dava
una certa inquietudine, quando conobbi Stella, che abitava a Rimini, aveva venticinque anni ed era
fidanzata.
Da due anni frequentavo il gruppo del “ Messaggio di pace “ di Prem Rawat, e una sera la vidi nel bar
lì accanto, dove abitualmente ci si ritrovava prima e dopo le riunioni. Nei giorni successivi ci
conoscemmo meglio e c’era simpatia tra noi, la colpivano le espressioni che facevo quando parlava,
rideva divertita e a me faceva un gran piacere esserle simpatico.
E' l'unica eredità avuta da mio padre, che era una frana in tutto ma era simpatico. A volte.
Nonostante l'avessi valutata come faccio sempre con tutte le donne, e classificata come una che mi
sarei fatto, non mi feci avanti perché non aveva senso farlo, non era quella la ragione per cui entrambi
ci trovavamo lì.
Un giorno Prem Rawat venne a Roma, così organizzammo un viaggio con diverse auto per andare ad
ascoltarlo, e venne anche Stella. Il programma a Roma si svolse in una sola giornata, e la sera stessa si
rifecero gli equipaggi per il ritorno a casa, così finì che Stella salì sulla mia auto e facemmo il viaggio
assieme.
Fu un bel viaggio. Stella mi raccontò che era un'insegnante di musica e che aveva un ragazzo da
qualche anno. L’atmosfera per tutto il viaggio fu magica, ma questo succede spesso dopo aver sentito
parlare quel gran bravo ragazzo di Prem Rawat.
Portai Stella fino a casa sua a Rimini, lei mi diede il suo telefono e io le dissi che l’avrei chiamata.
Lo avrei fatto la sera stessa, tanto mi piaceva, e invece la chiamai dopo undici giorni.
Azzurro Arancio
Nel mese di luglio 1975 Sabrina era in vacanza con la famiglia a Marina Romea e ci vedevamo la
sera dopo la chiusura del mio studio, quando andavo a trovarla su al nord, dodici chilometri fuori
Ravenna. Durante quel periodo, un mattino sulle 10 passò a trovarmi Giorgio, un compagno di giochi
dell'infanzia diverso dagli altri. Aveva una natura gentile e discreta, e stava più con le femmine che coi
maschi, e noi per quello lo chiamavamo Giorgina. Era per tutti il finocchio e gli si diceva alle spalle. Di
tutti i compagni di gioco, lui é quello che ricordo con più affetto.
Erano passati dieci anni da un certo nostro gioco speciale, quando dunque passò a trovarmi una mattina
nel mio primo studio di artista.
– Pittore… pittore... pittoreeeeee! – urlò, affacciato alla sbarre della finestra aperta sulla strada.
Dal retro mi affacciai e vidi in controluce, senza distinguerla bene, una sagoma seduta su una bicicletta.
Mi avvicinai e lui aggiunse – Non mi riconosci?
Ci parlammo per un po' attraverso le sbarre e notai com'era cambiato il corpo di quel bambino con cui
giocavo, com'era diventato atletico e al tempo stesso più femminile. Era un efebo davvero notevole, era
quasi la copia fisica di Sabrina, erano fatti alla stessa maniera.
Non era certo di come lo avrei accolto ma lo capì immediatamente, lo feci entrare e fu subito eccitante
rivedersi. Dopo un rapido giro turistico dei ventisette metri quadri dello studio, ci fermammo nel retro,
di fronte ad una scultura in lavorazione sul cavalletto e coperta da un telo. Alzai il telo e gli mostrai
mezza scultura, la parte posteriore di un cavallo bianco montato a pelo da un uomo nudo. Giorgio la
osservava a bocca aperta, che diventò a cuore quando gli mostrai il resto.
La prof
Il tradimento che sto per raccontare l'ho commesso nei confronti di un mio cliente: un peccato
professionalmente imperdonabile.
Nel 1982 Ugo, un mio vecchio cliente che conviveva da tempo con S., che faceva l'insegnante, un
giorno mi disse che il suo ménage era agli sgoccioli, che era stanco e senza stimoli. Poco tempo dopo
in un pomeriggio di maggio, la prof S., che solitamente veniva con Ugo, passò dal mio studio con i
cocci di un vaso che avevano comprato da me. Dopo un po’ di chiacchiere sul restauro da fare, mi
confidò che Ugo era andato in Cile ormai da venti giorni e che lo sentiva raramente, e che era
distaccato.
Non ricordo come ci arrivò, ma mi invitò ad accompagnarla quella sera stessa a un concerto, credo tra
Casola e Faenza. La prof era carina e mi intrigava da sempre la sua aria focosa trattenuta, così accettai.
Passai a prenderla con la mia station e lei, in T-shirt e jeans, sandali di cuoio e voglia di aria fresca, salì
sportivamente e andammo. Era la prima volta tra noi senza Ugo, e l'atmosfera fu subito frizzante.
Blackout
Una sera di settembre del 1980, mentre stavo chiudendo il mio studio, entrò una amica di
Cristiana, almeno così disse.
– C’èè Crisssstiiaana? mi domandò strascicando le parole e con gli occhi quasi chiusi.
– E’ in campagna dai nonni – le risposi.
– Ahhh… daai noonniiii?
– Si.
E questa chi è, mi chiesi.
Restava lì in piedi a dondolare e io la guardavo scuotere la testa in avanti.
– Mi siedo un momeennn…
Non finì la frase che le si piegarono le gambe. La presi al volo prima che cadesse contro il tavolo e la
feci sedere su un divano in disparte, in fondo.
Stava con la testa in avanti e non riusciva a rispondere alle mie domande, o forse non le sentiva
nemmeno.
E adesso cosa faccio?
Andai nel bagno a prendere un asciugamano umido, e tornando la trovai sdraiata con un braccio sotto la
guancia, che dormiva pesantemente.
Ah no!
La scuoto, ma lei niente, la scuoto più forte, la chiamo.
– Ehi, sveglia. Devo chiudere. Mi senti? Come ti senti?
Laura
Con la mia ex moglie eravamo agli sgoccioli ed era verso la fine degli anni 2000. Facevamo sesso
una volta al mese, quando ruggivano gli ormoni, i suoi.
Incontrai Laura, una mia compagna delle scuole medie che fin da allora aveva una cotta per me, per via
di una mia rassomiglianza con l'Ulisse dell’Odissea, diceva lei, quello dello sceneggiato con Irene
Papas, anche se allora non avevo un pelo di barba.
Ci incontrammo una mattina in un bar e da allora cominciai a passare a trovarla a casa, ma tenendo
sempre le distanze per via che ero pur sempre sposato.
Un bel giorno, arrivato all'esasperazione per la fame d’amore saziabile solo col sesso, mi accordai con
Laura per andare a trovarla di sera.
Uscire di casa la sera senza giustificazione: cosa poteva voler dire, se non che l’esercizio della coppia
che fa sesso mensilmente era in atto, ma con un altro partner?
Sono in cucina con mia moglie, che aveva già da tempo i suoi interessi per gente altri, e le dico – Io
stasera esco, e se esco sai cosa succede. Deciditi, mi vuoi o vuoi perdermi?
Uscii e andai da Laura, gettandomi alle spalle la storia del mio matrimonio.
Ornella
Era il 1979 quando parlai con Ornella per la prima volta. Dal marciapiede fuori del mio studio
sentivo urlare. Incuriosito dal frastuono aprii la porta: era il mio vicino di negozio, un macrobiotico
integralista, che urlava in faccia ad una ragazza dal viso pulito, Ornella, che conoscevo di vista dal
1975, il periodo dell'accademia di belle arti di Ravenna. Lei studiava pittura e io scultura, ci
incrociavamo ogni tanto nei corridoi e quando succedeva ci sorridevamo in segno di saluto, senza che
nessuno dei due aggiungesse mai una parola.
Da allora la rividi lì, con gli occhi spalancati sotto una raffica di insulti.
– Si, il tuo maestro si mangia dei gelati grossi così – e segna la quantità con le mani – Così!
E giù a dirne peste e corna mentre lei, come un agnellino, non reagiva a quei pugni mentali.
Non sapevo di chi stesse parlando il tizio e non mi importava, ero rapito dall'espressione pacata di lei.
Non si sporcava, e nemmeno vergognava mentre lui le buttava merda in faccia.
– E’ un coglione e voi siete più coglioni di lui!
Finito di scaricare il suo livore l'integralista girò sui tacchi e se ne andò, piantandola su due piedi.
Volli saperne di più, mi avvicinai e ci facemmo il solito sorriso al quale io, questa volta, aggiunsi parola
e le chiesi – Cos’è ‘sta storia?
Note e ringraziamenti
1. Immagine di copertina - L’amore alle spalle -1976 - olio su legno compensato cm 70 x 50
2. Caro Diaro - Un disegno tra tanti di quel periodo con Cristiana come modella.
3. Stella lìlùlà - Il “ Messaggio di pace “menzionato nel racconto ha un sito: wopg.org
4. Black out - Disegno originale della modella in coma realizzato durante il black out.
5. Laura - Il libro che mi passò è “ Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere “.
6. Ornella - Disegno originale della bocca di Ornella.
7. Scritto nel 2009, dal marzo 2014 Gianfranco Tondini mi è stato di grande aiuto per farlo meglio
e ora che è compiuto, minimo il 50% del merito è tutto suo. Grazie Tondo.
8. Traduzione in inglese di Giancarlo Gini.– Sarebbe meglio se il traduttore ti conoscesse bene,
disse Tondini - Mi conosce dal 1982. Ok! Lo incrociai alle Canarie, gli proposi il lavoro,
accettò e ha fatto una eccellente traduzione.
9. Questo libro è prodotto dall’associazione La Ghianda, che dal 1992 sta realizzando un
monumento dedicato alla donna: La Davida.com
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L`amore alle spalle