CAMMINO
GIUGNO 2010
Oratorio Feriale
SottoSopra
… come in cielo così in terra
P A R R O C C H I A S S . A N N U N C I AT A - L U R AT E C A C C I V I O
EDITORIALE
I sacramenti
dell’iniziazione
cristiana (2)
ontinuando la riflessione dello scorso numero
sui Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana e sulle
prospettive di rinnovamento della Chiesa
Italiana, è utile mettere in evidenza che uno
degli obiettivi principali alla base di questi cambiamenti è
stato innanzi tutto il tentativo di aiutare i singoli e le
comunità cristiane a compiere il passaggio da un
cristianesimo di tradizione ad un cristianesimo di
convinzione.
Il Concilio Vaticano II, ripromettendosi di ritrovare lo stile
della Chiesa delle origini e dei primi secoli del
cristianesimo, ha messo in moto una riflessione sulla fede
e sulla vita cristiana. La riforma liturgica, collegata al
Concilio, ha accompagnato questa riflessione di carattere
generale aiutando a coniugare l’esperienza cristiana con la
vita reale dei credenti al termine del secondo millennio ed
all’inizio del terzo. In un’epoca di scristianizzazione,
come la nostra, ripensare la fede e i Sacramenti e nel
contempo la vita reale ha portato a percepire con chiarezza
che non sempre la fede del singolo corrisponde alla fede
della Chiesa Cattolica. Infatti si sente spesso dire: “Io
credo in Dio, ma lo prego a modo mio!”; oppure: “La
fede non mi manca, ma ciò che fa e dice la Chiesa e che
dicono i preti, non riesco a capirlo o non lo condivido!”.
E si potrebbe aggiungere altro. Queste espressioni fanno
intendere quanto sia ormai forte la distanza tra l’annuncio
cristiano e la vita degli uomini e delle famiglie del nostro
tempo. Sempre più sono i casi di genitori che decidono di
non battezzare i loro figli in tenera età ed altrettanti sono i
casi di richiesta del Battesimo negli anni della fanciullezza
e anche più tardi nell’adolescenza, nella giovinezza o
nell’età adulta. Negli ultimi decenni si è poi anche
verificato l’aumento di richiesta dei Sacramenti da parte di
persone che vengono da altre parti del mondo o da altre
religioni e che sono venuti a conoscenza del Cristo e della
Chiesa Cattolica attraverso la nuova evangelizzazione.
La Chiesa, ai tempi del Concilio, con molta lungimiranza,
aveva intuito queste nuove prospettive, ed aveva definito
un percorso di accompagnamento che è poi stato
codificato nel rituale per la celebrazione dei Sacramenti
dell’Iniziazione Cristiana nell’età adulta. Se lo si guarda
più da vicino ci si accorge che questo percorso è sulla
falsa riga di ciò che le prime comunità cristiane facevano
per accompagnare i “catecumeni” alla fede cristiana.
Cioè, per dirla in breve, dopo un cammino di catechesi,
solitamente consistente nel tempo (poteva essere anche di
qualche anno, in alcuni casi), i “catecumeni” erano
C
accompagnati, durante la Quaresima, in un percorso
scandito da tappe e da scrutini, alla celebrazione dei
Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia,
durante la Veglia Pasquale.
Se questo era il cammino dei primi cristiani, e se questo è
ciò che a partire dal Concilio Vaticano II è stato definito il
percorso per chi chiede di entrare nella comunità cristiana
in età adulta, col passare degli anni, e soprattutto in questi
ultimi tempi, si è visto che, dal punto di vista concettuale,
dovrebbe essere il percorso di ogni credente. Chiaro che
un bambino cresciuto in una famiglia cristiana e che ha
quindi ricevuto il Battesimo nell’infanzia, non deve
rivivere la celebrazione del Battesimo per coglierne la
validità e l’efficacia, ma nel cammino di catechesi che lo
porterà alla celebrazione degli altri Sacramenti
dell’Iniziazione Cristiana (Cresima ed Eucaristia), deve
essere accompagnato a percepire tutta la bellezza e
l’efficacia dell’Annuncio della Pasqua di Cristo. Il nuovo
percorso di catechesi ha quindi come primario obiettivo
l’Annuncio cristiano della Passione, Morte e Risurrezione
di Gesù (come d’altronde ci ricorda San Paolo, nella
prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 15), e non solo la
conoscenza degli articoli del Credo cristiano che emerge
con chiarezza da una lettura approfondita del Catechismi
della Chiesa Italiana (per dirla brevemente: Credo in Dio
che è Padre, è Figlio, è Spirito Santo e la Chiesa).
E se l’obiettivo è l’Annuncio, anche il metodo di catechesi
non può che essere conseguente al contenuto e quindi non
può limitarsi ad essere un insegnamento dottrinale,
seppure fatto con lo stile della catechesi esperienziale che
è stato usato dagli anni ’60. Si parla infatti ora di un
metodo più legato all’Annuncio, attraverso una modalità
“narrativa” che permetta di raccontare, come nella Bibbia
e soprattutto nel Nuovo Testamento, il grande Amore di
Dio per l’uomo e la sua infinita misericordia realizzata
attraverso la Pasqua del suo Figlio Gesù. Ma di ciò che da
qui ne consegue parleremo nel prossimo numero.
Don Renato
IN
QUESTO NUMERO
I sacramenti dell’iniziazione cristiana (2) ___pag.
Cronache parrocchiali _______________pag.
La machina da bàt - Racconti cacciviesi _____pag.
Pellegrinaggio oggi (3) - Esperienze _______pag.
L’omelia - Catechesi __________________pag.
Le consulenti familiari - Centro Baìt ______pag.
Manager al femminile - Al femminile _____pag.
Fermata Piazza Luigi di Savoia - Storie ___pag.
“Q” come Quasi - Bêt Mirjam__________pag.
Il Volontario del Soccorso - Volontariato __pag.
I candelabri (2) - Museo parrocchiale ________pag.
Muschìtt d’argént - Poesia _____________pag.
Ronco sopra Ascona (Svizzera) - Giringiro pag.
Sogni... al femminile - Ragazzi _________pag.
Registri __________________________pag.
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VITA
Consiglio Pastorale Parrocchiale
Il rinnovamento
della catechesi
di Giuseppe Fasola
olendo proseguire ad approfondire la
comprensione delle novità che potranno
riguardare l’ambito della catechesi dei
sacramenti, il Consiglio Pastorale ha
ascoltato la testimonianza di don Alfredo Cameroni,
fratello di don Renato, e di Dora, una catechista della
parrocchia di don Alfredo. Parroco a San Giovanni
Battista di Desio, sette anni fa ha accettato la proposta
della Diocesi di iniziare la sperimentazione dei nuovi
percorsi di catechesi. Ce ne ha parlato con grande
entusiasmo, raccontandoci tutta la ricchezza che i
ragazzi, le famiglie e la comunità hanno ricevuto da
questa proposta rinnovata.
Tralasciando di entrare nel particolare, è importante
sottolineare alcuni aspetti. Anzitutto si è potuto
constatare un generale risveglio della comunità, che
diventa parte attiva di questo rinnovamento mediante
una rivitalizzazione di molte delle sue componenti.
Il cammino prevede alcune tappe segnate da
celebrazioni, ed anche il celebrare ha assunto un sapore
e un valore diverso, con la collaborazione di genitori e
figli nella preparazione. Le liturgie risultano poi
sicuramente più vissute, ‘gustate’, in alcune occasioni
quasi commoventi per il coinvolgimento che
ottengono. Diversi genitori sono stati riagganciati e si
sono reinseriti nella vita della comunità parrocchiale,
assumendosi anche compiti di volontariato.
Relazioni nuove, condivisione, amicizia, solidarietà…
proprio quello di cui ha maggiormente bisogno la
nostra società. Il tutto nel nome di una relazione nuova
vissuta con Dio Padre.
La catechesi vera e propria è stata rinnovata non solo a
livello di contenuti, ma anche di strumenti e di metodi.
Don Alfredo e Dora ci hanno raccontato del metodo
narrativo e di quello esperienziale.
Il metodo narrativo è utilizzato per far conoscere le
pagine della Bibbia utilizzando appunto la forma del
racconto; è una bella esperienza che ricorda la
tradizione orale che ha consentito al Cristianesimo di
trasmettersi per secoli da generazione a generazione.
Il metodo esperienziale consente invece di apprendere i
contenuti sperimentando, vivendo, venendo introdotti
V
2
D ELLA
C O M U N I T A’
Con l’arrivo dell’estate, si avvicina la chiusura
di un anno pastorale e con esso alcuni
appuntamenti che segnano tipicamente la
fine di un tratto di strada: l’ultimo incontro del
Consiglio pastorale, la Professione di Fede
dei 14enni, le Ordinazioni Presbiterali,
qualche spettacolo di fine anno, le feste
conclusive (Azzurra, Scuola Materna).
Ma rimane anche un tempo di attività piena: è
partita la grande estate dell’Oratorio che
terminerà con le vacanze in montagna, ci
prepariamo alla settimana dedicata alla
Madonna del Carmine, i preparativi per la
Fiaccolata di fine agosto, i tornei in Oratorio...
A tutti comunque BUONE VACANZE!
poco alla volta nella vita della comunità, quasi a
segnare le tappe di una crescita.
Sia don Alfredo che Dora hanno sottolineato
l’importanza di affrontare e introdurre piccoli passaggi
alla volta, di inserire le novità in base alle effettive
possibilità offerte dagli aspetti concreti: tempo,
disponibilità, numero dei catechisti, conoscenze.
La nostra comunità sarà interessata da queste novità a
partire dal prossimo anno, anche se qualche assaggio
già c’è stato; il percorso ci porterà poco alla volta ad
una tipologia di catechesi sicuramente diversa da
quella cui siamo abituati, che comporterà come sbocco
logico la celebrazione unitaria di Battesimo (per i
ragazzi che non lo avranno ricevuto da neonati),
Cresima e Comunione.
Festa della
Polisportiva Azzurra
ome tradizione di questi ultimi anni, la
Polisportiva Azzurra si è concessa una festa
lunga due giorni nel nome dello sport e
dell’amicizia.
Il primo dei due giorni, sabato, è stato dedicato alla
pallavolo con un campo aperto a tutti, con sfide epiche
alternate a colpi inguardabili… puntualmente
sottolineati da risate e sfottò amichevoli! Solo il tempo
un po’ incerto, con il dubbio della pioggia imminente,
non ha permesso gli organizzatori di allestire lo stand
per i panini e le patatine! Il secondo giorno, la
domenica, ha visto il tradizionale appuntamento in
C
VITA
oratorio per atleti, allenatori e dirigenti, ognuno
con la propria tuta di rappresentanza per
partecipare alla S. Messa delle 10.
Dopo la S.Messa, di nuovo tutti in oratorio, con
gli occhi puntati un’altra volta sul campo di
pallavolo per gli ultimi scambi, giusto l’ultimo
sforzo per creare lo spazio necessario per il
pranzo!!! E come tradizione il pranzo è
l’occasione giusta per fare un bilancio dei
campionati che stanno finendo e qualche progetto
per la prossima stagione.
Il pomeriggio è stato dedicato al calcio; smontato
velocemente il campo di pallavolo, ampiamente
sfruttato, si preparano i campi da calcio a “3
contro 3” per i bambini della scuola calcio
dell’Azzurra che sfidano atleti di pari età ma di
altre società. È un’altra occasione per provare
“sul campo” i progressi fatti dai nostri bambini
dopo un anno di allenamenti.
A conclusione della festa è in agenda l’ultima partita in
casa, con risultato positivo, del campionato dei ragazzi
under 10, con una bella cornice di pubblico rimasta
sulle panchine dopo le partite dei bambini più piccoli.
Professione di fede 14enni
Abbiamo detto
il nostro sì!
D ELLA
C O M U N I T A’
Dopo questa breve cronaca di due giorni di festa vi
diamo appuntamento, e vi aspettiamo numerosi, al
torneo estivo di calcio dell’oratorio e alla prossima
stagione sportiva.
Stefano Baccega
comunità, che da sempre mi è stata da guida nel
cammino di fede, e dire a gran voce il mio ‘sì’.
Il mio sogno nella vita futura in Parrocchia?
Diventare una brava animatrice imitando coloro che
prima hanno educato me e sono stati importanti per la
mia formazione. Vorrei essere un’educatrice che non si
dà per vinta, che sappia essere da esempio, che
riconosca i suoi sbagli, che possa dare iniziativa, che
ascolti e supporti. Non so se riuscirò nel mio intento, la
strada sarà difficile e tortuosa, ma ci proverò di sicuro.
Viviana Zoani
i siamo presentati davanti a Gesù, e abbiamo
detto: ‘Sì, noi crediamo e siamo certi della
nostra fede!’.
La professione di fede non è un sacramento,
ma rappresenta comunque una tappa importante della
nostra vita, in cui noi, in prima persona, scegliamo di
proseguire la nostra strada vivendo da cristiani
testimoni.
Un lungo percorso quello di questo anno, trascorso fra
incontri di catechesi, pellegrinaggi fino a Roma per
andare a salutare il nostro Santo Padre, e la salita del
Sacro Monte di Varese con il Cardinale.
Tappe importanti che ci hanno aiutato a riflettere, a
pensare, a capire quale sarà la nostra scelta di vita, a
formarci una nostra idea.
Nessuna imposizione, né dal don, né dai nostri
catechisti. Una scelta difficile. Questa volta anche io
mi sono sentita responsabile, e vi assicuro non è stata
una cosa facile. Alla fine la mia decisione l’ho presa:
andare davanti a Gesù, presentarmi davanti alla mia
C
3
VITA
Di questa TV
non se ne può più!
n anno passato insieme a cantare, a
prepararci, perfezionando le strofe, i
ritornelli, gli acuti e i bassi.
Un’esperienza che ci ha aiutato ad
intensificare i nostri rapporti, a far nascere fra di noi
relazioni più vere.
La musica ci ha unito: da settembre fino ad aprile per
cantare e divertirci insieme. Loro, le ragazze del
coretto, ed io, che pur avendo pochi anni di differenza
ero l’animatrice che le ha seguite. Ops… ‘seguiti’,
scusate, perché fra noi c’erano anche due ragazzi, che
hanno il pieno diritto di essere menzionati: Filippo e
Michele.
La data del nostro debutto era fissata per sabato 29
maggio. A metà aprile non avevo ancora la più pallida
idea di come mettere in piedi uno spettacolo che
includesse i brani di artisti italiani e non, preparati fino
a quel momento. Panico. Era ora di sbrigarsi.
Così, insieme ad alcuni miei amici animatori, ho
iniziato a scrivere il copione - composto interamente
da noi - per la messa in scena.
Abbiamo deciso di unire canto, danza e recitazione in
un solo “pacchetto”.
All’inizio tutto sembrava orribile, lo spettacolo uno
scempio, ma piano piano i risultati incominciavano ad
intravedersi. L’impegno dei ragazzi è stato
sbalorditivo: loro sono stati i veri motori di questo
spettacolo e sono riusciti, insieme agli adolescenti, a
dimostrare tutto ciò che sapevano davvero fare.
Qualità nascoste, li definirei dei veri vulcani di idee,
dei talenti.
“Di questa tv, non se ne può più” è il titolo della
nostra rappresentazione.
Uno spettacolo divertentissimo, ma allo stesso tempo
che fa riflettere sui valori che i programmi televisivi ci
vogliono trasmettere. La trama, con ritmo incalzante,
veloce e leggero, parla di una famiglia siciliana dove
una dei tre figli vuole starsene chiusa in casa per
guardare i suoi vip preferiti ed i suoi programmi
prediletti.
Ecco quindi lo scoppio di simpatici litigi fra mamma e
papà, discussioni fra i fratelli e… il resto è una
sorpresa. Se siete curiosi di sapere cosa accade vi
invitiamo alla replica che faremo al teatro “Pax”, nei
prossimi mesi.
Io voglio comunque ringraziare i ragazzi, i miei amici
che mi hanno tanto aiutato, Cinzia F. che mi ha sempre
COMUNITÀ
sostenuto, don Renato che ci ha consentito di utilizzare
gli spazi della parrocchia ed infine i genitori, che sono
stati gentili e disponibili nei miei confronti dandomi
fiducia.
Detto questo non mi resta che darvi appuntamento alla
prossima per vedere questo spettacolo che finora ha
avuto un’accoglienza positiva da parte del pubblico.
Martina Marangoni
Cresimandi
a San Siro
U
4
DELLA
appuntamento ormai è quello tradizionale: il
2 giugno a San Siro per i cresimandi 2010
c’è l’Arcivescovo ad attenderci!
Ecco allora partire da Caccivio, alla volta di
Milano, un pullman pieno di ragazzi, genitori,
educatori e qualche padrino e madrina... e anche
qualche auto, perchè un solo pullman non era
sufficiente per contenerci tutti!
L’
VITA
Eravamo in cinquantamila allo stadio, ma in mezzo a
tutta quella gente chi troviamo di fianco a noi a fare la
coda all’ingresso? I nostri coetanei di Lurate!
Quindi ci siamo mescolati allegramente ed abbiamo
partecipato insieme all’evento.
Ognuno con la propria pettorina colorata, un colore per
ogni zona pastorale, abbiamo ricordato e scandito lo
slogan, semplice ma carico di significato: ‘C’è di più’,
lo stesso del cammino dei Cento Giorni che abbiamo
percorso. Bellissime le coreografie sul prato, con
un’animazione ispirata al miracolo della
moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Don Leandro
Sacerdote
i ricordate di Leandro, che pochi
anni fa ha trascorso nella nostra
parrocchia parte del suo percorso
per diventare sacerdote?
Aveva scelto, assieme ai suoi educatori del
Seminario, di vivere un anno di tirocinio
pastorale per verificare la sua vocazione.
Siamo davvero felici perchè lo scorso 12
giugno in Duomo, insieme ad altri sedici
candidati, è stato ordinato sacerdote
dall’Arcivescovo Tettamanzi!
Per la sua omelia il Cardinale ha preso
spunto proprio dal motto scelto da don
Lenadro e dai suoi compagni di Messa:
“Nella Tue mani è la mia vita”, una
decisione importante e un impegno per tutta
la vita. Terminata la celebrazione
dell’Ordinazione, tutti ad attendere i nuovi
sacerdoti fuori dal portone
dell’Arcivescovado, quasi con un tifo da
stadio.
Ma siccome volevamo fare festa insieme a lui, con altri
cacciviesi ci siamo recati anche domenica 13 a
Cinisello Balsamo, la sua parrocchia di origine, per
assistere alla sua Prima S.Messa.
Era accompagnato da molti dei sacerdoti che lo
conoscono e che lo hanno accompagnato in tutti questi
anni di formazione, compreso il nostro parroco don
Renato; durante tutta la celebrazione, molto sentita, si
respirava un clima fraterno, di amicizia, che ha
coinvolto un po’ tutti: eravamo davvero alla festa per
un amico che era appena diventato prete, rispondendo
appieno alla sua vocazione!
Indossava una veste che riporta il simbolo dello stelo
DELLA
COMUNITÀ
Il cardinale Tettamanzi ci ha rivolto questo augurio:
“Fatevi voi il regalo più bello della vostra Cresima:
siate fedeli, siate generosi nel partecipare alla Messa,
la domenica. Qui trovate l’amore e l’amicizia di
Cristo; qui ricevete il dono dello Spirito santo; qui sta
la sorgente, la forza, la gioia di essere pietre vive della
Chiesa: della Chiesa giovane, bella, grande, gioiosa
ed entusiasta, della Chiesa mossa dal vento e accesa
dal fuoco dello Spirito santo; della Chiesa che amiamo
e dalla quale siamo sempre amati”; che questo
messaggio del nostro Cardinale accompagni tutti i
ragazzi nel prosieguo del cammino.
di grano che ha scelto per ricordare la sua Ordinazione,
il chicco di grano che morendo porta molto frutto.
Don Leandro non ha tenuto l’omelia, ma ha parlato al
termine della Messa, ringraziando in particolare i
genitori e tutte le persone che gli sono state vicine.
Molto significativo uno dei doni che gli è stato
consegnato: un quaderno nel quale una serie di persone
che hanno avuto a che fare con lui (dal suo parroco al
Consiglio Pastorale, ad alcuni amici) hanno scritto di
V
lui, della sua esperienza, di ciò che realmente è: un
ragazzo sereno e sorridente, pienamente consapevole
della strada che ora gli si apre davanti.
È poi seguito il pranzo in oratorio, anche questo in
allegria e fraternità; abbiamo inoltre saputo che, la sera
prima, gli adolescenti gli avevano dedicato un musical.
Ora proseguirà il suo ministero a Varedo, in veste di
sacerdote, dove opera già da quasi un anno,
dall’ordinazione diaconale: un grosso augurio da parte
di tutti noi!
Oggi, 27 giugno, lo accogliamo nella nostra comunità
nella sua nuova veste per ringraziarlo di questa scelta
che ci indica la cosa più importante per un cristiano, la
fedeltà al Signore e al suo Amore.
5
VITA COMUNITÀ
Festa della Scuola Materna
Arriva Arturo!
di Giuseppe Franzini
rturo? Arturo... chi?
Se lo sono chiesto un po’ tutti, bambini e
adulti, curiosi di sapere chi fosse l’ospite
annunciato e tanto atteso della tradizionale
Festa di fine anno della Scuola dell’Infanzia di
Caccivio.
Tradizionale, poi, fino a un certo punto…
Perché tradizionale è stato sicuramente l’impegno di
chi ha contribuito alla realizzazione di questo
momento, con una passione a cui un tradizionale
“grazie” non può che rendere merito solo in minima
parte; tradizionale l’incontro nella S. Messa e al pranzo
della domenica, tradizionali gli stand, i giochi, la festa
gioiosa, l’allegro vociare e il moto perpetuo dei
bambini che hanno animato il giardino della scuola e lo
spazio circostante; tradizionale, ma con qualche
patema in più, il sole primaverile che anche questa
volta non se l’è sentita di tradire le attese...
E qualche bella novità. Innanzitutto quest’anno
l’appuntamento è stato
organizzato su due giorni, per
coinvolgere il più possibile
l’intera comunità, iniziato già
nel tardo pomeriggio di sabato
22 maggio con i saggi e le
rappresentazioni dei bambini e
continuato, passando per il
prodigio serale quasi
“miracoloso” della
moltiplicazione delle salamelle
(sono finite… no, sono
arrivate! non bastano mai…),
per tutta la domenica
successiva.
Una festa all’insegna
dell’interculturalità, di
quell’andare e andarsi incontro
che necessariamente deve
avvenire in entrambe le
direzioni, altrimenti è solo
slogan, altrimenti è solo poesia.
Altrimenti non funziona.
Qui ha funzionato: nelle
coreografie indiane, cinesi,
A
6
polinesiane preparate durante l’anno dai bambini con
le loro brave maestre, in una danza e in una poesia
araba (con traduzione, naturalmente!) presentate da
alcune mamme, nella gioia di stare insieme
accomunati da una festa che poi è la sintesi di un anno
di lavoro, di impegno, di crescita in un progetto
educativo, nel solco della tradizione e proiettato nel
domani, in un futuro che non può che essere, deve
essere, di incontro. Ha funzionato, funziona, qui è già
presente. E ha il profumo dei dolcetti al sesamo di una
ricetta araba, merenda del pomeriggio domenicale:
anche questo è qualcosa più di una bella poesia.
Novità è stata “Pompieropoli”, con la presenza dei
Vigili del Fuoco di Lomazzo ad offrire un percorso di
slalom, travi di equilibrio, pertiche, salti nel vuoto –
con materasso sotto! – e scivoli gonfiabili, l’emozione
di un elmetto da indossare e di un fuoco da spegnere,
la soddisfazione di un attestato alla fine di tanta fatica;
comunque una bella fatica, ripetuta una, due, tre,
cinque, dieci volte e anche di più… Chissà quanti
valorosi bambini nel fine settimana avrebbero meritato
non solo l’ambito riconoscimento, ma il distintivo e la
promozione sul campo! Abili e (già) arruolati!
E Arturo? Arturo... chi? Ah, sì! Quell’Arturo!
La mascotte della scuola, altra bella, geniale novità, un
simpatico… draghetto! Tranquilli però: fuoco e
fiamme li hanno fatti solo i bambini intenti a farsi
fotografare con il loro nuovo amico, che ha
accompagnato i più grandicelli al momento più
solenne della festa, la consegna del Diploma della
Scuola dell’Infanzia da parte del presidente Fulvio,
nuovo pure lui, bravo bravissimo pure lui, tradizioni
che nelle novità si mantengono…
Per tanti futuri piloti, calciatori, maestre, pittrici - e,
naturalmente, pompieri ancora qualche giorno e poi,
dopo le meritate vacanze, si
apre una nuova pagina di un
nuovo libro: una nuova scuola,
nuove maestre, tanti nuovi
compagni, nuovi amici da
conoscere.
Per i genitori, invece, qualche
apprensione per un
cambiamento che appare più
un’incognita che una novità; la
bella esperienza di questi anni
alimenta però la speranza che
possa ripetersi e proseguire
anche in un ambiente diverso,
con persone diverse, ma
ugualmente attente a
stimolare, educare,
coinvolgere, per continuare
trovare, tornando a casa, lo
stesso entusiasmo: “Mamma,
papà… lo sapete?... Oggi sono
stato nella Foresta
Amazzonica!!!”.
AZIONE CATTOLICA
InformACI
Un approdo
per le idee forti
“Cultura come capacità
di pensare con sapienza
alle dimensioni grandi e vere
della vita”
di Maria Rosaria Corti
a un’inchiesta ISTAT pubblicata
recentemente su “Famiglia Cristiana” risulta
che nell’ultimo anno ha letto almeno un libro
solo il 45,1 % degli italiani.
Sia in TV che sui giornali capita di trovare pubblicità
che caldeggiano la lettura: “Leggi, segna un punto a
tuo favore. Passaparola”. Lettura intesa non come
semplice passatempo, ma anche come occasione per
farsi una cultura, qualcuno direbbe.
Ma cosa intendiamo per “cultura”? Da un testo di
Azione Cattolica ricavo questa definizione:
”Non si deve pensare alla cultura ristretta
all’istruzione, al sapere scolastico, ma come la
capacità di pensare con sapienza alle dimensioni
grandi e vere della vita,di saperle leggere in unità,
collegandole soprattutto a quel “sapere” che è tanto
prezioso: la fede. Sempre più siamo invitati a
discernere - alla luce di una fede che vuole abitare
nelle scelte della nostra vita - ciò che vale di più da ciò
che vale meno, ciò che ci edifica da ciò che ci
banalizza; ma questo processo richiede una fatica, un
allenamento, un interesse sincero ad occuparci di ciò
che la Storia dell’umanità oggi ci offre”.
Chi può aiutarci in questo compito?
L’Azione Cattolica propone occasioni di conoscenza,
dibattito e approfondimento attraverso i
pronunciamenti della Presidenza (riguardanti problemi
attuali), i convegni a tema - anche in collaborazione
con altre Associazioni e gruppi culturali o sociali - e la
stampa, non solo quella associativa.
Allarghiamo lo sguardo addirittura su una casa
editrice: la Cooperativa In Dialogo.
Nata poco meno di trent’anni fa e legata strettamente
all’AC di Milano, è stata la prima ad editare il testo di
un documento CEI molto importante, come “La
Chiesa italiana e le prospettive del Paese”, e tra le
prime realtà a credere nella significatività del
magistero del Cardinale Carlo Maria Martini, rendendo
possibile la diffusione dei suoi corsi di esercizi
spirituali al di fuori dei soli circuiti diocesani.
D
Col tempo, come Casa Editrice ha intercettato altre
domande di comunicazione, prime tra tutte quelle della
FOM, ovvero la struttura che progetta materiali ed
itinerari educativi per gli oratori della diocesi, ma
anche del Servizio per la Famiglia, della Caritas
diocesana ed altri ancora.
Col passare del tempo, pur continuando a portare
avanti quest’opera di servizio con volumi di
spiritualità, percorsi educativi e preghiere, si sono
aggiunti altri titoli di attualità ecclesiale e di storia
della Chiesa, sempre con lo scopo principale di offrire
ad un pubblico non specializzato contributi che
abbiano solide radici.
A questo punto ci si potrebbe chiedere: che tipo di
pubblico è quello dell’editoria religiosa? Così risponde
Luca Diliberto, presidente della Cooperativa culturale
In Dialogo: ”La tipologia del lettore interessato ad
argomenti religiosi, non necessariamente cattolico
praticante, è molto varia: ciascuno cerca strumenti
differenti per alimentare il proprio mondo interiore e
orientare il cammino nelle comunità e nei luoghi
dell’esistenza. Noi dobbiamo tentare di rispondere a
molte diverse domande di approfondimento”.
Leggere fa davvero bene quindi e non solo alla mente,
come dice uno spot.
Auguriamo quindi una serena estate a tutti, in
compagnia magari anche di un buon libro!
La Libreria In
Dialogo è a
Milano in via
S.Antonio 5,
presso il Centro
diocesano di AC.
Ulteriori informazioni si possono avere
scrivendo a: [email protected],
o visitando il sito: www.indialogo.it
7
GRUPPO MISSIONARIO
Viaggio in terza classe (5)
Lina Imperiali... con il nostro gruppo
no scritto della nostra missionaria diventa un
sentiero di parole sul quale camminiamo e che
ci permette di conoscere la realtà missionaria
di Padang.
San Vincenzo, della quale era membro.
Dopo aver conseguito il Diploma di Infermiera
Professionale presso l’Ospedale Santo Spirito di Roma e
quello di Assistente Sociale, non si è più accontentata di
aiutare la sua gente. Da tempo nutriva nel cuore il
Padang, Indonesia - marzo 2010
desiderio di attraversare l’Oceano per dedicarsi ai più
Carissimi del Gruppo Missionario,
poveri e portare loro la parola di Gesù. A tal fine entra
saluti carissimi e auguri vivissimi di buona Pasqua!
nell’Opera Missionaria A.L.I. (Assistente Laiche
Vi auguro bene, ogni bene. Ringrazio sentitamente per la Internazionali), sita a Milano e fondata nel 1952 dal
somma che generosamente avete destinato per le nostre
comasco don Giuseppe Brusadelli e dalla Prof.sa Luigia
opere apostoliche. Un sentito ringraziamento.
De Capitani, che ha finalità missionaria “ad gentes”.
Una nostra sorella indonesiana sarà a giorni in Italia e
Un carissimo amico di don Brusadelli, il geom. Bruno
a luglio ritornerà e porterà la somma. Ancora grazie di
Tettamanti di Caccivio, con suo fratello, ing. Mario,
cuore.
avranno molta parte, dando generoso sostegno, alla
Qui la situazione terremoto è quasi uguale. Ovunque in
realizzazione della casa che diventerà sede centrale delle
città ci sono ancora detriti. La ricostruzione è forse
A.L.I. a Milano.
ancora un po’ lontana (come da voi all’Aquila).
Il 4 febbraio del lontano 1957 Lina, con una sua
La gente cerca di sopravvivere e noi aiutiamo, come è
consorella, a bordo della motonave Asia, parte da
possibile, a sostenere i loro sforzi di ripresa. Le scuole
Genova per raggiungere una terra allora sconosciuta al
funzionano sotto le tende e cerchiamo di convincere i
resto del mondo, le Isole Mentawai, situate a 100 km.
genitori a mandare i figli a scuola.
via mare ad occidente di Sumatra, in Indonesia.
Noi assistiamo i malati non ospedalizzati, cioè i più
Il viaggio durerà ben quaranta giorni, data
poveri e i bambini. Bisogna andare a cercare ovunque
l’impossibilità di attraversare il canale di Suez, a causa
medicine, riso e latte per i piccoli. Il latte è molto
della crisi internazionale dovuta al tentativo di
costoso, così come le medicine, perché dopo i giorni di
occupazione militare di Francia, Regno Unito ed Israele:
aiuto di tutti, nei primi mesi, ora tutto è silenzio.
per raggiungere l’Oriente era necessario circumnavigare
Gli aiuti del governo, lo sa il Signore dove sono finiti;
l’Africa.
solo gli aiuti della Chiesa e di organizzazioni private ora Lina e una sua consorella, affiancando i Padri Saveriani,
continuano ad arrivare, specialmente dove c’è più
costituiscono il gruppo di Pionieri del Vangelo in queste
bisogno. Il nostro lavoro di apostolato è ora più che mai piccolissime isole bagnate dall’Oceano Indiano.
necessario, ma non mi dilungo oltre.
Muara Siberut è la località dove ha inizio la Missione
Comunque tutto il popolo di Dio è missionario, forse che Cattolica. La gente viveva con usi e costumi ancora
l’Italia non è terra di missione?
primitivi, in palafitta. La canoa è l’unico mezzo di
Di nuovo un grazie di cuore del vostro graditissimo e
trasporto ed il fiume fa da strada per collegare i diversi
necessario dono. Dio vi darà il centuplo.
villaggi sparsi nella foresta equatoriale. La lingua parlata
Ricevete anche i ringraziamenti dei futuri beneficati.
era solo il dialetto locale e lo spirito religioso regolato
Abbraccio caramente,
dall’Animismo. Nell’arco di cinquanta anni di lavoro
Imperiali Lina missionario si sono costruite la Chiesa, l’ambulatorio la
scuola. Ora si vedono i frutti… alcuni giovani si sono
I nostri occhi incrociano quelli della sorella Angela,
laureati, altri sono divenuti maestri, ma, soprattutto, la
capiamo che i suoi ricordi necessitano di essere condivisi. gente è uscita dai limiti della cultura locale, conoscendo
Una sosta e l’ascolto.
Dio quale Padre.
Lina Imperiali, da molti anni, ormai, si dedica
Tra i vari compiti Lina ricopre la carica di Sorella
generosamente al servizio degli ultimi nella Diocesi di
Provinciale delle A.L.I in Indonesia. Ora si trova a
Padang in Indonesia. Lina è nata a Caccivio il 15
Padang, in Sumatra centrale, dove hanno pure la casa di
novembre 1928, giorno dedicato a sant’Alberto, ed è
formazione delle Vocazioni Indonesiane. La sua giornata
cresciuta nel nostro paese, dove ancora abitano i suoi
è piena di incombenze. Ha donato la sua vita per amare
famigliari. Si era iscritta e frequentava con entusiasmo
quella gente, senza limite di tempo...
l’Azione Cattolica. Era sempre pronta a visitare gli
Lina, fiero virgulto della nostra Caccivio.
ammalati e gli anziani del Paese, portando loro conforto
Adesso anche Lina è con noi, fa parte del nostro gruppo.
spirituale e materiale, memore dei principi dell’Opera di
Anche a lei… il biglietto di terza classe.
U
8
RACCONTI
CACCIVIESI
La machina
da bàt
di Camilla Giudici
macchina che iniziava così il suo percorso trionfale.
La machina da bàt procedeva abbastanza lentamente,
n lingua italiana, la machina da bàt è la trebbiatrice. quasi volesse dare a tutti la possibilità di ammirarla e
Purtroppo questa macchina oggi non esiste più, perché raggiungeva la prima sosta di lavoro in piazza Cagnola.
il suo posto è stato occupato dalla mietitrebbia.
Lì arrivavano dai campi i carri carichi di covoni e la
Questa macchina, oggi, compie da sola, direttamente
macchina iniziava il suo lavoro. Noi bambini eravamo
nel campo, il lavoro che ieri veniva fatto dai mietitori
prontissimi a prendere posto in una zona dove non
nel campo e dalla trebbiatrice nell’aia.
avremmo creato inciampi nel flusso dei sacchi di grano
E allora? Tutti contenti?
e delle balle di paglia prodotti dalla trebbiatura.
Niente affatto, perché sono usciti di scena - o meglio
Ma eravamo soprattutto in estatica ammirazione di
sono stati cacciati - le quaglie e i bambini.
quel complesso marchingegno fatto di pulegge, cinghie
Un tempo, nei campi di grano, poco prima del raccolto, di trasmissione, leve e tramogge, senza contare il
nel giallo dorato delle spighe si distingueva il rosso dei braccio che batteva e le balle di paglia che si
papaveri e l’azzurro intenso dei fiordalisi; inoltre si
formavano man mano e scorrevano fino al punto dove
sentivano gli strani versi delle quaglie, che
due uomini le toglievano dalla macchina e le
nidificavano nel folto dei filari di spighe e si
caricavano su un carro.
allontanavano quando, in luglio, arrivavano i mietitori; Ricordo di aver sempre notato, sul retro, un piccolo
l’incedere rapido della mietitrebbia non lasciò scampo gancio con appeso un secchiello, e sinceramente non
alle quaglie che infatti finirono per scomparire, come
saprei dire se il gancio era stato messo appositamente
scomparvero i papaveri e i fiordalisi a causa dei
per appendervi il secchiello oppure se questo era stato
concimi chimici.
appeso al gancio dal momento che c’era già; il
Quanto ai bambini… beh, va ricordato che, quando la
secchiello, però, unito alla presenza vociante dei
machina da bàt entrava in paese, quasi
bambini e al rumore continuo ma quasi discreto del
immediatamente, come per incanto, uno stuolo di
funzionare della macchina, dava alla scena quasi un
bambini vocianti si disponeva ai fianchi e dietro la
tocco di vita domestica. Ed in effetti, a essere sinceri,
la machina da bàt teneva la scena in modo tale che,
più che una macchina, sembrava una persona.
Poi, quando di carri non ne venivano più, la
machina da bàt si trasferiva in piazza Roma e la
scena si ripeteva, considerando anche che i bambini
erano sempre quelli, perché non abbandonavano la
trebbiatrice fino alla sua uscita dal paese.
Per noi bambini erano giorni bellissimi: potevamo
rimanere indisturbati ad ammirare la machina da
bàt in funzione con tutto il trambusto di gente
(bello!!!) che la circondava.
Anche se nessuno di noi ci pensava, era la festa del
raccolto e il fatto che eravamo in tanti, grandi e
piccoli, a godercelo rendeva il tutto una cosa
meravigliosa.
Ora mi viene da pensare che forse, ben nascoste da
qualche parte, erano tornate a goderselo anche le
quaglie.
I
9
ESPERIENZE
Pellegrinaggio,
oggi (3)
di Camilla Giudici
Torcello - Dettaglio della pesatura dell’anima
apita anche di scoprire di aver fatto un
pellegrinaggio senza averne avuto
l’intenzione vera e propria: ce se ne rende
conto dopo. A me è capitato nel bel mezzo di
una vacanza, ad esempio. Anni fa avevo scelto di
passare le vacanze estive di due settimane a Venezia,
da sola, proprio sola, per godermi la città senza
condizionamenti, schivare i posti troppo affollati,
sedermi sui gradini dei ponti, camminare tranquilla
lungo i canali, gironzolare senza meta per i campielli,
scoprire la Venezia ‘minore’ con i suoi gioielli
nascosti… Non nego che questo abbia un suo costo: il
non poter comunicare a nessuno le proprie sensazioni
è, ad esempio, uno dei pesanti pedaggi da pagare per
questa libertà.
C
Venezia
Sono qui a Venezia a mezza pensione in un alberghetto
nei pressi delle Mercerie, ultimo piano, un caldo da
morire per via di un vento di scirocco che sembra non
abbia intenzione di cessare. In compenso, dalla finestra
spalancata, posso godermi, sempre alla stessa ora
dell’inizio della notte, il suono delle campane delle
tante chiese vicine, tutte insieme. I suoni sono
diversissimi: c’è la campana squillante, quella più
cupa, la campana chiacchierina, quella baritonale,
quella avara di suoni, la campana brillante e un po’
petulante, tutte unite in un concerto di grande armonia.
A casa mi farebbero saltare i nervi, qui non ne vedo
l’ora.
Torcello
“Domani vado a Torcello”, mi dico una sera dopo aver
cenato con la solita bistecca e patate per tirarmi un
po’su, visto che salto il pranzo di mezzogiorno per
scarsità di mezzi. Raggiungo le Fondamenta Nuove alle
sette di mattina, in tempo per prendere il battello di chi
va al lavoro. Il battello tocca anche le altre isole, chi
deve scendere scende, il percorso non è breve ma a me
10
sembra incantevole: la brezza leggera del mattino mi fa
dimenticare lo scirocco, mentre osservo il battello
percorrere con sicurezza le rotte prefissate per non
insabbiarsi nell’acqua bassa della laguna.
A partire dall’approdo di Torcello ha inizio l’unico
pellegrinaggio a piedi della mia vita, misurabile
purtroppo in metri e non in chilometri - un quarto
d’ora in tutto, insomma - verso la Cattedrale e la
Chiesa di Santa Fosca. Lungo il cammino non vedo
nessuno. L’isola è di fatto quasi disabitata, niente si
muove intorno, nemmeno un’increspatura nell’acqua
del canale. Cammino nel silenzio del sentiero, passo
oltre il Ponte del Diavolo con la sua antica architettura
e le sue leggende, per sfociare poi in un piazzale
erboso intorno al quale sono raccolti i preziosi
monumenti sfuggiti alla barbarie di nemici ed amici.
Per i turisti, se mai verranno, è ancora presto. Visito i
monumenti di cui non sto a parlare perché chissà
quanti li avranno già visti, e volutamente lascio per
ultima la cattedrale con i suoi mosaici che si dice
rappresentino la continuazione della decorazione
musiva di Ravenna e preparino l’iconografia e la
tecnica dei mosaici di San Marco. I mosaici, molto
belli, sono un po’ dappertutto: Santi, Cristo in trono, i
Dodici Apostoli, il Mistico Agnello… La Vergine
dell’abside è un vero capolavoro: la sua sottile figura
che stringe al petto il Bambino benedicente, che spicca
su un lucente mare d’oro, infonde speranza e fiducia.
Ma io sono venuta qui soprattutto per vedere il
mosaico del Giudizio Universale, questo quadro vasto
e complesso che copre tutta la parete interna della
facciata. Mi siedo sull’asse poggiapiedi dell’ultima
panca, rivolta dunque verso il mosaico che abbraccia la
porta d’uscita, a distanza sufficiente per vederlo tutto
in un unico colpo d’occhio. “Oltre 150 figure
popolano la scena del Giudizio”, leggo sulla guida;
“un capolavoro diviso in sei fasce sovrapposte, e con
significati ben precisi”. E anche se leggere, come al
solito, mi disturba, perché vorrei solo guardare, qui
vorrei anche un po’ capire... Ecco, in alto, la
Crocifissione, con la Vergine e Giovanni in
ESPERIENZE
atteggiamento di grande dolore… Ecco il Cristo
trionfante che schiaccia il capo a Satana, infrange le
porte dell’inferno e porge la mano ad Adamo,
redimendo con lui, penso, l’intera umanità… Ecco le
anime dei Giusti del Vecchio Testamento che,
rappresentati come sei figure di bambini, si drizzano
dai sepolcri e levano le braccia verso il Cristo. E poi il
Trono del Giudizio, la resurrezione finale rappresentata
con scene animatissime, la pesatura delle anime così
frequente anche in altre culture, l’inferno con la
descrizione delle pene inflitte ai dannati e, infine, il
Paradiso, molto meno coinvolgente perché, forse,
nemmeno la fantasia e la pur semplice fede del
Medioevo sapevano immaginare dove, come e che
cosa potesse mai essere il Paradiso.
Che ci faccio qui ancora dopo quasi tre ore, seduta sul
poggiapiedi di una panca? Come mai non è entrato
nessuno in chiesa, o forse sì? Che cosa ho fatto infine
in questo tempo così volato? Non ho pregato, non ho
ringraziato né chiesto alcunché, ho solo ascoltato. Ho
ascoltato quello che le splendide opere musive mi
hanno raccontato con il loro silenzio. Ho ascoltato nel
mio silenzio. Questo è stato il mio pellegrinaggio.
Frammenti
La Verna
Sono convinta che a La Verna bisogna arrivarci al
tramonto. Non solo perché la grande rupe a strapiombo
appare in un soffuso colore rosa tra il verde della
foresta, ma anche perché ormai si è ristabilito il
silenzio che si confà ad un luogo come questo, visto
che i pullman di turisti sono quasi tutti ripartiti. Io sono
in viaggio con una mia amica e suo figlio. Il ragazzo ha
prenotato una cella per passare la notte nel convento; e
questa scelta permette a noi donne, che invece saremo
ospiti di una famiglia contadina di Chiusi, di fermarci
nel convento per la cena e per una chiacchierata con i
frati fino a sera inoltrata.Ad un certo punto, come
sempre, sento il desiderio di qualche momento per me.
Esco nel cortile: tutto è immerso nel buio, si intravede
a stento anche il monte che incombe sopra il convento.
Una lievissima piccola luce che proviene da una
finestrella lontana mi permette di vedere, oltre il
La Verna
al tramonto
pozzo, l’ombra di un frate che attraversa il cortile. C’è
un silenzio totale. La pace qui è completa. E’
sicuramente puerile fare accostamenti che sanno più di
metafora che di riflessione, ma io sento quanto sia
consolante pensare che, anche nei momenti più bui
della vita, fosse anche un buio spirituale, una
finestrella aperta da qualche parte continui a lasciar
filtrare una piccola luce perché possiamo vedere, e, nel
silenzio totale delle cose, sentire più forte il suono
della Parola.
Assisi - San Damiano
“Francesco,
va’ e ripara
la mia casa
che, come
vedi, è tutta
in rovina”.
Penso che
questa
richiesta
che
Francesco
dice di aver
udito dal
Crocifisso nelle rovine di San Damiano, tradizione o
leggenda che sia, e anche prescindendo dal significato
simbolico che si è soliti darle, basterebbe per rendere
questa piccola chiesa il più forte richiamo in Assisi.
A San Damiano sono stata varie volte, in gruppo, in
pellegrinaggio, o con amici desiderosi, come me, di
rifarsi l’anima. Ma ora ci vado da sola.
All’alba. Il paesaggio esibisce la sua bellezza pur nella
luce incerta di un cielo che si sta appena rischiarando.
Mi piace questa discesa solitaria e tranquilla, in
compagnia soltanto delle distese di ulivi.
Ma sono proprio questi ulivi, con la chioma di un
verde tenue aperto alla primavera e con i tronchi
contorti e quasi in sofferenza, a suggerirmi insolite
domande…
Quando si è soli, chissà da dove vengono dubbi,
riflessioni o associazioni di idee…
Chi è per me San Francesco? Non mi colpisce il fatto
che abbia scelto la povertà fino alla spogliazione
totale, e nemmeno mi toccano le sue estreme penitenze
in luoghi estremi… e non l’ho mai chiamato “il
poverello d’Assisi”, per non cancellare la complessità
del suo essere e del suo vivere. Per me è San
Francesco, tutto qui, un indefinibile “folle di Dio”.
Mi piace il suo Cantico delle Creature, in lode
all’Altissimo, in cui sento poeticamente espresso un
vivo amore per la natura, vista in tutte le singole cose,
ad una ad una, e quindi anche per ognuno di questi
amici ulivi, non uno uguale all’altro, come noi del
resto, uno diverso dall’altro, ognuno aperto alla vita
con il suo sofferente tronco contorto. Tutti creature di
Dio e quindi fratelli e sorelle, uomini, animali e cose…
frate Sole… sora Luna… sora Aqua… sora nostra
madre Terra…
11
CATECHESI
- La Santa Messa -
L’omelia
di don Pierpaolo
opo aver considerato gli elementi che
costituiscono la parte principale della
liturgia della Parola (le letture bibliche, il
salmo responsoriale e l’acclamazione al
Vangelo), ci concentriamo sul primo degli elementi
che sviluppano questa parte principale, cioè l’omelia.
Nei documenti ufficiali ritorna spesso l’affermazione
secondo cui l’omelia fa parte della liturgia. Se
un’affermazione del genere oggi sembra quasi
scontata, una rapida corsa nella storia ci rivela il
motivo di tanta insistenza.
Nei primi secoli del cristianesimo, infatti, un momento
omiletico era pacificamente inserito nella celebrazione
eucaristica. A partire dal VII secolo, però, in
collegamento con la perdita di rilievo della liturgia
della Parola, l’omelia tende a scomparire. Nel corso
del Medioevo il numero delle S.Messe si moltiplica;
trattandosi però spesso di celebrazioni con la presenza
del solo ministrante, l’omelia non è prevista e pian
piano comincia ad essere tralasciata anche nelle
celebrazioni cui sono presenti i fedeli. Sotto la spinta
degli ordini cosiddetti “mendicanti” (i francescani e i
domenicani), nel XIII
secolo si diffonde
notevolmente il
fenomeno della
predicazione; ma si
tratta di una
predicazione che
avviene al di fuori della
S,Messa. Questo
fenomeno ha
ripercussioni anche
sull’omelia: nei pochi
casi in cui essa ha
luogo, tende a
configurarsi non come
parte integrante della
celebrazione
eucaristica, ma come
una sorta di intermezzo.
D
12
Il luogo della predica è il pulpito, collocato nella
navata centrale, in una posizione staccata dal
presbiterio; la predica è preceduta dal segno di croce e
da un saluto del tipo: “Sia lodato Gesù Cristo”; i
contenuti hanno raramente un legame con le letture del
giorno o con altri testi della liturgia.
Questa situazione si protrae sostanzialmente fino al
Vaticano II. Si capisce quindi perché la dichiarazione
del Concilio circa l’omelia come parte della liturgia
(Sacrosanctum Concilium, n° 52) dovette suonare
decisamente innovativa.
Ma cosa significa tale affermazione? Essa esclude che
l’omelia sia anzitutto una catechesi, oppure una
lezione di teologia, o anche un’esortazione morale…
Certo, tutti questi “ingredienti” possono essere presenti
nell’omelia in “dosi” diverse, ma non sono loro a dare
il tono complessivo del discorso. Perché l’omelia, in
quanto parte della liturgia, è in primo luogo un gesto
liturgico, celebrativo, rituale. La riflessione diventa più
concreta se precisiamo sia le “fonti” da cui l’omelia
attinge, sia la finalità per cui essa si trova inserita nella
celebrazione.
Le “fonti” dell’omelia sono le letture della Scrittura
proclamate in precedenza oppure altri testi della S.
Messa, per esempio le orazioni o la preghiera
eucaristica. Lo scopo dell’omelia è guidare i fedeli a
partecipare attivamente alla celebrazione in modo che
possano esprimere nella vita ciò che hanno celebrato.
In altri termini, si tratta di aiutare i fedeli a lasciarsi
coinvolgere nel mistero pasquale che si rende presente
nella celebrazione, in modo che la loro vita sia
plasmata da quel mistero e improntata alla stessa carità
con cui Cristo, passando attraverso la passione e la
croce, ha vinto la morte. In altre parole ancora:
l’omelia dovrebbe far percepire che la vita secondo il
vangelo non è anzitutto un dovere oppure il frutto
esclusivo della nostra buona volontà; essa scaturisce
invece dalla partecipazione alla mensa della Parola di
Dio e del pane eucaristico.
Di fronte a prospettive così elevate, colui al quale è
affidata l’omelia - in
genere colui che
presiede la celebrazione
- facilmente si sente non
all’altezza del compito
affidatogli.
Considerando una serie
di motivi per cui può
capitare di predicare
contro voglia, il cardinal
Martini, insieme ad
alcuni consigli pratici,
offriva ai sacerdoti
questa fondamentale
indicazione:
“Occorre una grande
unione con il Signore,
un lasciar parlare Lui
nel nostro intimo”.
CENTRO BAÌT
Le consulenti
familiari
i sembra che alla radice di ogni uomo, in
ogni tempo, ci sia una domanda di senso e
di speranza particolarmente profonda, cui si
aggiunge oggi un grido di sofferenza, perché
si sono infranti quei processi attraverso cui il contesto
culturale e sociale suggeriva piuttosto facilmente
l’esistenza di valori come il rispetto della vita,
l’ascolto dell’altro e il perdono.
Oggi accade che anche separazioni, divorzi, relazioni
affettive rischiano di entrare a pieno titolo tra le
“merci” a disposizione di quel terribile ingranaggio
che si chiama società dei consumi, come ci dimostra
l’organizzazione, all’inizio del mese, in un grande
hotel al centro di Milano, del Salone del Divorzio: lo
slogan recita: “Se addio deve essere, fatelo con
umorismo e leggerezza”, con tanto di “torta del
divorzio”, party dell’addio affollati di amici e ex, lista
per la nuova stagione da single!
Dinanzi a questo panorama, urge il bisogno di
organizzare i frammenti, come tessere di un mosaico.
Per noi consulenti operare al Baìt, scrivere queste
righe sul notiziario parrocchiale, incontrarvi durante le
serate formative è bello, perché consente di conoscersi,
comunicare, ascoltarsi, aiutarsi nelle difficoltà della
vita. Partendo dal presupposto fondamentale che
nessuno può considerarsi superiore all’altro e che
ciascuno ha sempre da imparare e anche da insegnare
all’altro, mettersi in relazione con le consulenti di Baìt
può significare donarsi un momento di confronto e
riflessione sulla nostra esistenza, per migliorare la
relazione dapprima con noi stessi, poi con il coniuge,
con i figli, ecc. Riuscire, pur tra tanti errori, a
muoversi all’interno di un percorso di comprensione e
di consapevolezza abbastanza chiaro della nostra
storia, ci consola un po’; il fare le cose senza
comprenderle è certamente più difficile.
Il percorso formativo del consulente deve concentrarsi
su questi tre aspetti: una formazione permanente che
permetta un arricchimento delle conoscenze sulle
dinamiche di ascolto; un coinvolgimento corretto
emotivo-affettivo nella pratica dell’ascolto; infine, un
esercizio continuo dell’ascolto: s’impara ad ascoltare
facendone esperienza. L’ascolto attivo non è il
C
semplice sentire quello che l’altro dice, ma è la
capacità di entrare in profonda empatia con lui,
cogliendone tutti gli aspetti che non sono espliciti, per
dare spazio ai suoi bisogni e anche alle sue resistenze e
poi portarlo alla consapevolezza delle proprie
possibilità e risorse.
Solitamente nelle relazioni con gli altri siamo
preoccupati di imporre il nostro punto di vista, di
proiettare le nostre certezze e i nostri schemi mentali.
Viene dunque naturale diagnosticare, moralizzare,
generalizzare, interpretare o ridurre a sé; ma questi
interventi sono inadeguati perché conducono ad un
blocco della comunicazione e, di conseguenza, non
permettono all’altro di sviluppare
l’autoconsapevolezza e di uscire dai propri dubbi e
difficoltà. Perché se è vero che l’uomo può sempre
rifiutare la verità, egli va però messo nella condizione
di poterla scegliere.
Essere consulente familiare dunque non si improvvisa:
c’è una lunga preparazione psicologica, spirituale e
morale. Questo percorso ci educa che prima di ogni
cosa c’è l’uomo con le sue fragilità. E’ tempo di
guardare non alla potenza ma alla fragilità, che non è
debolezza, ma percezione del proprio limite. La
fragilità ha bisogno dell’altro, e se non la temo, posso
far compagnia all’altro nella sua sofferenza: è un luogo
nel quale so di poter entrare, perché è uno spazio che
so abitare. È bello sperimentare di sentirsi accolto e
amato, nonostante le nostre fragilità. Accettate e
trasformate, possono perfino divenire fonte di vita e di
benedizione per me e per altri.
Vorremmo chiudere questa nostra riflessione con una
speranza e un’invocazione:
“Signore mio Dio, unica speranza,
dammi la forza di cercarti, Tu che ti sei fatto
incontrare, e mi hai dato la speranza di sempre più
incontrarTi.
Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza,
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza,
fa’ che mi ricordi di Te”.
Il Centro Baìt per la
coppia e la famiglia
offre uno spazio di
confronto e aiuto sulle
tematiche pedagogiche.
Il centro è aperto al
sabato dalle 15.00 alle
18.00 al seguente
recapito:
Lurago Marinone, via
Amuzio da Lurago n. 1
(piano terra, casa
parrocchiale dietro la chiesa)
tel. 031 935823
e-mail: [email protected]
13
...AL FEMMINILE
Manager
al femminile
di Chiara Angelini,
Giulia Folci e Francesca Piatti
ino a poco tempo fa le più importanti
cariche in ambito imprenditoriale erano
occupate solo da uomini, ma piano piano le
cose stanno cambiando, anche nel nostro
paese. Un chiaro esempio è Alessandra Imperiali, 38
anni, responsabile del settore vendita nella tessitura di
famiglia e coinvolta nella gestione dell’Encuentro di
Lurate Caccivio.
Che studi hai fatto per il tuo lavoro?
Alle superiori ho frequentato un liceo linguistico,
studiando quindi tre lingue. Poi all’università ho
iniziato la facoltà di Economia e Commercio senza
però concluderla. Comunque i miei studi di lingue mi
hanno indirizzata all’ambito commerciale
dell’azienda, in cui si ha il rapporto con i clienti, anche
stranieri.
Come hai cominciato?
Prima traducendo solo qualche lettera, poi prendendo
in mano uno dei due settori della tessitura, e infine da
sette anni a questa parte seguo direttamente i clienti,
andandoli a visitare nelle loro aziende.
Devi viaggiare molto?
Le visite solitamente sono divise in due stagioni,
autunno-inverno e primavera-estate.
Per ciascuna di esse c’è una fiera, e prima o dopo
questa iniziano le visite. In una stagione c’è una
settimana di preparazione per la fiera di un settore e
altre due settimane per due fiere dell’altro settore.
Poi generalmente per visitare i clienti passo una
settimana in Toscana, tre giorni in Veneto, quattro
giorni nelle Marche, un paio di giorni a Napoli e poi in
Lombardia. Quindi sì, durante tutto l’anno sono spesso
fuori casa.
Il fatto di essere donna ha mai condizionato i tuoi
rapporti lavorativi?
Sì, il fatto stesso di essere donna è molto stimolante,
perché senti la necessità di dimostrare di essere
all’altezza. È infatti indiscutibile che questo ambiente
sia prevalentemente maschile.
Ultimamente però si iniziano a vedere anche ragazze
giovani alla scelta dei tessuti.
F
14
Come avete affrontato questo periodo di crisi?
Noi ne abbiamo risentito abbastanza.
Siamo riusciti a sostenere bene la situazione fino a
giugno dell’anno scorso, ma poi è iniziato un periodo
“tranquillo” per i commerci.
All’inizio dell’anno sembrava che la situazione si
stesse risollevando, ma tutto è rimasto invariato.
Per cercare di uscire da questo brutto periodo, abbiamo
aumentato i viaggi, i contatti e le nuove offerte.
E per quanto riguarda l’Encuentro?
Tutto è nato da un suggerimento di don Francesco.
Da quel momento io e altre tre ragazze ci siamo
impegnate fino ad arrivare ad aprire il negozio grazie
all’aiuto di diverse persone. Ora l’Encuentro fa parte
dell’associazione Garabombo, di cui sono
vicepresidente, e gestiamo il negozio grazie a molti
volontari.
Come spieghi la prevalenza di donne
nell’Encuentro?
In questo ambito, il volontariato viene fatto soprattutto
da donne. Probabilmente per una maggiore
disponibilità
di tempo e per
una maggiore
predisposizione
naturale al
rapporto con i
clienti: ad un
uomo è più
semplice
chiedere di
allestire uno
stand che di
stare 4 ore in
negozio!
STORIE
Fermata Piazza
Luigi di Savoia
di Marta Zanella
n paio di gambe in tailleur escono da un taxi
al lato ovest della stazione Centrale.
Di fronte alla donna del taxi, intanto, alcuni
uomini dei colori di diversi continenti del
mondo stanno scendendo dal filobus che ferma in
piazza Luigi di Savoia, prima di proseguire il suo giro
della città. Katia sente un brivido ricordando la
piovosa mattina di dieci anni prima, quando era lei a
scendere da quel bus che, insieme alla stazione
Centrale, era diventato la sua casa.
Allora era ridotta a una larva umana: aveva
venticinque anni ma era pelle ed ossa, senza denti,
senza capelli, le forze prosciugate dall’Aids e dalle
centinaia di siringhe di eroina. E così se la ricordano
anche i volontari del centro di ascolto e orientamento
di Sos Exodus, fondato da don Antonio Mazzi, che da
anni si occupano di dare aiuto ai senza dimora ed ai
tossicodipendenti della Centrale.
Quella mattina di novembre infatti, invece di andare a
raggomitolarsi in uno degli anfratti della stazione,
aveva spinto la porta di Sos Exodus e aveva chiesto
aiuto. I volontari non le avevano domandato granché,
abituati a facce e corpi come quelli di Katia: l’avevano
fatta sedere, le avevo offerto qualcosa da mangiare,
l’avevano lasciata riposare. Non restò molto tempo,
quella prima volta, ma sarebbe tornata.
La sua era una storia comune, all’epoca, a tanti altri
ragazzi. Giovanissima, aveva deciso di fare da sola e
di lasciare la sua famiglia, in Toscana, per trasferirsi
nella metropoli del Nord a seguito delle sue due
passioni: il suo ragazzo e la dipendenza dalla droga
che li univa.
Ma ben presto entrambe l’avevano tradita. Il suo
compagno l’aveva abbandonata dopo pochi mesi, gli
amici si erano pian piano defilati, e lei era rimasta
sola, alcolizzata, strafatta, dormendo in stazione
Centrale e prostituendosi pur di inseguire l’ennesima
dose.
Come se tutto questo non bastasse, durante una delle
diverse volte che l’ambulanza l’aveva portata in
ospedale, la ragazza era anche stata violentata da un
medico.
U
Maurizio
Rotaris,
storico
responsabile
di Sos
Exodus,
racconta:
“Faccio questo mestiere dal 1985; erano gli anni in
cui la diffusione dell’eroina era al massimo e l’Aids,
ancora poco conosciuta, terrorizzava la gente
normale, spaventata dall’idea di essere contagiata
anche solo parlando con queste persone. Per cui di
storie di dolore come quelle di Katia, arrivate così
vicino alla morte, ne ho viste tante”.
Però né lui, né gli altri volontari, avrebbero
scommesso sul cambiamento di rotta che Katia
sarebbe riuscita a dare alla sua vita negli anni
successivi.
Sos Exodus la prese in carico, le fece avere la
residenza anagrafica, la affidò all’Istituto Maddalena
Grassi, struttura in quegli anni specializzata nel
recupero dei tossicodipendenti e dei malati di Hiv. La
cura con il metadone iniziò a ottenere risultati e pian
piano la ragazza riuscì a risollevarsi. La aiutarono
anche nel periodo in cui restò incinta e nacque la sua
bambina: sana, nonostante la malattia della mamma.
Intanto il medico che l’aveva violentata fu condannato
a otto anni di carcere. Per Katia era la prima battaglia
vinta da quando era una bambina, e questo le ridiede
un po’ di coraggio: il coraggio di non lasciarsi andare
completamente, ma ricominciare a lottare.
Quando, dopo alcuni anni, era tornata a trovare gli
amici di Sos Exodus, gli operatori l’avevano guardata
senza riconoscerla. “Ho fatto fatica a capire chi fosse,
era completamente cambiata. Era vestita bene, si era
fatta fare una dentiera e portava una parrucca. Tutto
molto discreto – racconta ancora Rotaris –, mi è parso
un miracolo. Ci ha raccontato di essere stata assunta
da una rivista di moda per cui oggi fa relazioni
pubbliche”.
Anche per Katia è un miracolo, se si guarda alle spalle.
Un miracolo aver trovato delle persone che l’hanno
aiutata, anche con severità, ma che hanno creduto che
lei potesse farcela. E lei ce l’ha fatta.
15
COMUNITÀ BÊT MIRJAM
Esseri del desiderio, puntiamo alle
stelle e vogliamo la completezza, il
senso, la comprensione, la
perfezione: ciò che non è per noi, se
non nello slancio e nella volontà.
Quasi ha il suono di un sussurro:
non si permette di strillare, né di
imboccare la via della violenza, né
di proclamare graduatorie.
Riconoscersi nel quasi offre la
possibilità di trovare un luogo di
incontro a cui non si può che
a cura della Comunità Bêt Mirjam
pervenire disarmati ed eguali.
Che c’entra dunque tutto questo con
uasi primo vuol dire
qualunque oggetto che nasca dal
l’educazione?
secondo, quasi buono non lavoro della mano di un uomo: può Noi possiamo (e dobbiamo)
è proprio gradevole, quasi essere un abito o un quadro o un
insegnare molte cose ai più piccoli –
giusto ha una certa dose
mobile o un tappeto.
e altrettante ancora ne dobbiamo
di errore, quasi in orario ha un po’di Ebbene, siamo sicuri: ad uno studio imparare: di molte cose abbiamo e
ritardo, quasi sveglio sta ancora nel attento e meticoloso, il prodotto
avremo bisogno e di altre possiamo
mondo dei sogni, quasi
porterà con sé un po’ di quasi.
e potremo fare a meno.
addormentato d’altra parte non
Il lavoro delle mani dell’uomo,
Tra quelle di cui non potremo fare a
lascia ancora del tutto gli ormeggi
anche della mano più esperta, porta meno nella nostra bisaccia c’è la
della presenza in quel che
con sé una dose di imprecisione: un consapevolezza di abitare nella
chiamiamo realtà.
soffio di umanità.
tensione tra il desiderio di
Quasi è una terra di mezzo:
perfezione e compimento e
non è ancora stato raggiunta
la preziosità delle nostre
la completezza.
piccole imprecisioni.
Quasi ha il sapore di una
Non possiamo risolvere la
mancanza: un soffio appena
contraddizione, non
che dice di sottrazione a un
possiamo superarla:
intero.
possiamo invece
Il compito di matematica è
riconoscerla come una parte
quasi giusto: basta non avere
fondante della nostra
trascritto correttamente una
esperienza di uomini,
virgola perché la perfezione
tramandarla ai nostri piccoli
svanisca per lasciare lo
ed insegnarci
spazio al perfettibile.
reciprocamente a trarre le
Perfettibile è ciò che può
conseguenze sull’inutilità di
ancora essere perfezionato.
violenza e sopraffazioni
Perfetto, ovviamente, ciò
reciproche, perché tutti
che è completo, che non
siamo ugualmente preziosi
necessita di revisioni o di
nella nostra fragilità.
correzioni o di aggiunte: a
Dobbiamo riconoscere che
posto così, en plein, tutto
per quanti progressi
giusto, nessuna sbavatura.
abbiamo fatto nelle scienze
Che cosa porta di buono con
e nelle tecnologie,
sé un quasi, se non la sua iniziale
Un lavoro analogo realizzato
continuiamo a essere fragili e
che ci semplifica il compito di
attraverso l’uso di macchine
imperfetti: dobbiamo imparare che
cercare alternative?
risulterà “perfetto”: senza sbavature se possiamo archiviare quantità
Perché scegliere quasi e il suo
di alcun genere, senza differenze,
impensabili di musica e di parole in
richiamo all’imperfezione (fosse
senza imprecisioni e, ci si lasci dire, piccoli aggeggi e riprodurli milioni
anche solo per un soffio), invece di senza anima.
di volte, non possiamo ripetere due
gridare la perfezione, la
Non c’è opera dell’uomo di cui non volte la stessa frase con lo stesso
completezza, la compiutezza?
si siano evidenziati limiti e tratti
tono, la stessa accentazione e la
Quasi ha il suono di un sussurro e
migliorabili. A questo siamo
stessa emozione.
convoca pensieri di artigianato di
beatamente condannati: ci possiamo Siamo sussurri preziosi e fuggevoli:
alta qualità.
e ci dobbiamo fermare a quasi, lì
“poco meno degli angeli” (l’ultimo
Pensiamo a qualunque manufatto, a abbiamo il nostro confine.
- quasi - di oggi).
“Q” come Quasi
Q
16
NOI
CI
SIAMO
Il Volontario
del Soccorso
di Riccardo Piatti
ratuità, disponibilità e spontaneità: sono
queste le qualità che occorre avere e
offrire”.
È così che Luca Calabrò, di professione
avvocato, sintetizza il suo essere Volontario del
Soccorso (o V.d.S.) della Croce Rossa Italiana presso il
presidio di Lurate Caccivio, ed è con grande
disponibilità che accetta di parlare della sua
esperienza.
“G
turno festivo, il sabato o la domenica.
Oltre a questi c’è il cosiddetto turno “sportivo”, un
termine per indicare la presenza di Volontari del
Soccorso a varie manifestazioni come gare
automobilistiche, partite, sfilate di carnevale.
Io solitamente coprivo il turno del venerdì sera dalle
19 alle 23; ora, però, dopo 7 anni ho sospeso la mia
Quando hai iniziato?
presenza come volontario del soccorso per motivi
Nel 2003. In quel periodo ho iniziato a cercare
familiari e professionali, ma mantengo comunque un
qualcosa che mi permettesse di essere utile agli altri,
impegno: tenere alcune lezioni sugli aspetti legali del
una esperienza nuova per mettermi in contatto con le
volontario del soccorso all’interno del corso di
persone, perché sentivo la necessità di dare un aiuto
preparazione di cui parlavo prima. Faccio 5/6 lezioni
concreto. Per questo, la Croce Rossa mi è parsa essere
all’anno e giro tutta la provincia.
quella associazione che proponeva quello che cercavo. Cosa vuol dire essere V.d.S.?
Come si diventa V.d.S.?
Diventare Volontario è una grande avventura in cui
Occorre avere un certo bagaglio tecnico, che si
metti ti metti a disposizione di chi ha bisogno
acquisisce attraverso un corso di preparazione
spendendo un sacco di energie, ma che allo stesso
semestrale. Si tiene nelle varie sedi della C.R.I.
tempo ti permette di conoscere realtà differenti dalla
È un corso suddiviso in tre moduli, in base a dove il
propria e scoprire persone diverse.
corsista vuole arrivare.
Certo, è un bell’impegno, ma si può immaginare che
Con il primo modulo si diventa centralinista, con il
ritorno di umanità si ha nello svolgere questo tipo di
secondo si possono effettuare i trasporti di infermi e
volontariato.
disabili ma non le emergenze, con il terzo modulo si
Ti trovi anche davanti a situazioni che non vivi tutti i
ottiene anche una certificazione regionale per uscire in giorni e comprendi come la realtà in cui vivi presenta
ambulanza come Volontario del Soccorso, oltre che diverse sfaccettature.
attualmente - una speciale abilitazione per l’utilizzo
Consigli di diventare V.d.S?
del defibrillatore.
Certamente, perché è una bellissima esperienza che ti
Quanti sono i volontari qui a Lurate Caccivio?
fa conoscere la realtà intorno a te, si entra in contatto
Come è strutturato il turno?
con molta gente e molte situazioni e ti rendi utile.
Qui a Lurate Caccivio ci sono circa 150 volontari che
In più si conoscono delle grandi persone con cui
coprono tutti i turni lungo i 365 giorni dell’anno. Non
prestare servizio.
ci sono solo persone del paese, ma anche gente dei
Senza far torto a nessuno degli altri V.d.S. che
comuni limitrofi.
quotidianamente svolgono il proprio impegno con
Per quanto riguarda i turni, ogni giorno è suddiviso in 4 dedizione, vorrei ricordare due persone: Salvatore
parti di 5/6 ore ciascuna: mattina (ore 7-13),
Lentini e Renzo Poletto, due volontari scomparsi con
pomeriggio (13-19), sera (19-23) e notte (23-7 del
cui ho condiviso il mio turno del venerdì sera (in
mattino dopo).
particolare Salvatore) e che ricordo con molto affetto
In ogni turno presenziano almeno 4 persone: un autista, perché mi hanno dimostrato la loro generosità e il loro
un centralinista più altri due. Il volontario in genere fa
esserci sempre, qualità che ogni volontario dovrebbe
un turno settimanale più mensilmente (o quasi) un
avere.
17
PONTE FICI
Pio XII
a cura di Stefano Ripamonti
apa Pio XII, nato Eugenio Maria Giuseppe
Giovanni Pacelli e detto il “Pastore
Angelico” (Roma, 2 marzo 1876 – Castel
Gandolfo, 9 ottobre 1958), è stato il 260°
papa della Chiesa cattolica, terzogenito dell’avvocato
Filippo Pacelli e di Virginia Graziosi.
Dopo le elementari frequentate in una scuola privata
cattolica e la frequenza in un liceo di Stato, Eugenio
Pacelli entrò nel Collegio Capranica e poi, dal 1894 al
1899, studiò teologia alla Gregoriana presso cui
ottenne il dottorato nel 1901, quando già da due anni
era stato ordinato sacerdote (1899). Del 1902 è la
laurea in giurisprudenza in utroque iure (cioè sia in
diritto civile che in quello canonico).
Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in
relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne
monsignore-ciambellano del papa Pio X; iniziò poi nel
1917 una lunga carriera diplomatica che lo portò ad
essere Nunzio dapprima in Baviera, quindi a Berlino
(1925), guadagnandosi rispetto e stima.
P
18
Fu creato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929;
l’anno successivo divenne segretario di Stato e negoziò
diversi concordati: con il Baden (Germania) nel 1932,
con l’Austria nel 1933, con la Jugoslavia nel 1935.
Pio XI lo mandò poi come Legato a Buenos Aires,
Lourdes, Lisieux e Budapest.
Alla morte di papa Ratti, in qualità di Camerlengo
toccò proprio a Pacelli dirigere il conclave che ne
seguì. Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini e un
giorno di votazioni, la scelta ricadde sullo stesso
Pacelli, che si impose il nome di Pio XII, a
simboleggiare la continuità dell’operato con il
precedente pontefice. Eletto in un periodo di grandi
tensioni internazionali, il Papa tentò invano di
scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale
con diverse iniziative, fra cui la più famosa è il
discorso alla radio del 24 agosto 1939 in cui pronunciò
la frase simbolo del suo pontificato: “Nulla è perduto
con la pace; tutto può essere perduto con la guerra”.
Nonostante ciò, il 1° settembre la Germania invade la
Polonia, cui Francia e Gran Bretagna rispondono pochi
giorni dopo: è l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.
Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le
ostilità e cercò inoltre di distogliere il fascismo
dall’idea di far entrare in guerra l’Italia; sforzi inutili,
perchè il 10 giugno del 1940 anche il nostro Paese
entrò nel conflitto. Egli allora si dedicò a numerose
azioni umanitarie nei confronti dei colpiti dalla guerra,
con particolare attenzione alla difesa degli Ebrei;
all’azione del Papa si deve infatti il trattamento meno
rigido tenuto dalle autorità in Italia. Pio XII si impose
inoltre il tanto criticato “silenzio”, ritenendo che dure
prese di posizione contro il nazismo avrebbero causato
ripercussioni peggiori; non va dimenticata infatti la sua
lunga esperienza diplomatica in Germania, durante la
quale aveva avuto modo di conoscere da vicino la
genesi e la diffusione di quel totalitarismo.
Dopo la guerra si trovò poi ad affrontare altre
problematiche mondiali: il comunismo, la guerra
fredda, la libertà religiosa; divenne forse il primo
Pontefice pienamente inserito in una società di massa.
Con Pio XII, inoltre, il collegio cardinalizio divenne
sempre più internazionale, perdendo la tradizionale
maggioranza italiana. Fu un Papa particolarmente
amato dalla gente; va ricordato che istituì l’Angelus
domenicale dalla finestra di Piazza San Pietro e che fu
il primo Papa ad essere trasmesso in televisione. Nel
1940 riconobbe definitivamente le apparizioni di
Fatima, nel 1942 consacrò il mondo intero al Cuore
Immacolato di Maria e nel 1950 definì il dogma
dell’Assunzione. Pio XII fu anche il papa che proclamò
santa Maria Goretti, a soli due anni dalla sua
beatificazione.
Pio XII morì a Castel Gandolfo alle 3:52 del 9 ottobre
1958, all’età di 82 anni. È sepolto nelle Grotte
Vaticane vicino alla tomba di Pietro, che egli stesso
contribuì a individuare. Il 18 ottobre 1967, nove anni
dopo la sua morte, Paolo VI ne aprì il processo per la
causa di beatificazione e canonizzazione.
MUSEO PARROCCHIALE
Nel nostro museo saranno presenti
due tipi di questi portacandele;
l’asta portante è brunita e
probabilmente era infilata in una
sorta di astuccio legato ai fianchi
che permetteva ai portatori di
reggere meglio e per tutto il
percorso della processione il loro
peso.
Hanno un’altezza di circa due metri,
la parte decorata è in legno ed è
quasi un terzo dell’altezza totale;
a cura di Cristina Clerici
festa celebrata nel 1822.
non riportano simboli religiosi, ma
“Si fa il triduo di preparazione in
riccioli, foglie, fiori, volute, quasi a
chiesa parrocchiale e si avvisa il
creare un ricamo ligneo che ha la
icordate la richiesta che
popolo sul modo di comportarsi in
sola funzione di essere bello!
avevo fatto nello scorso
occasione di domani…”.
Nel nostro museo ce ne sono di due
numero di Cammino?
diverse tipologie: uno interamente
Purtroppo non ho ricevuto “Dappertutto sono sospese
dorato, mentre l’altro, sempre di
notizie in merito ai portatori dei
sandaline; dodici porte trionfali
legno, presenta decorazioni in
candelabri nelle processioni solenni. s’incontrano nel giro della
argento e oro.
Ho consultato allora il volume di
processione, che è lo stesso di
Il piatto portacandela in metallo
Eugenio Cazzani “La Parrocchia
quella del Corpus Domini…
dorato è piuttosto largo,
della SS. Annunciata in Caccivio” e numerosissimi uomini fanno una
probabilmente per evitare
vi ho trovato la foto di una
lunghissima sequela; davanti alla
riversamenti di cera sulle teste dei
processione in occasione della Festa processione stanno i Reali
portatori, e forma una corona di
della Madonna del Carmine nel
Carabinieri per far largo…
foglie sbalzate.
1938.
Giunti di ritorno sul sagrato della
Uno di questi è riportato nella foto
Si vedono alcuni uomini che
chiesa parrocchiale… il Parroco
qui sotto; anche se non è di alta
portano proprio i candelabri che ho locale presentandosi sul pulpito
qualità, in qualche lettore susciterà
visto tra gli oggetti destinati al
ringraziò i forestieri Confratelli che un po’ di curiosità, mentre in altri,
museo parrocchiale.
così gentilmente onorarono la
speriamo, ricordi...
La foto, in bianco e nero è, però, un nostra festa…”
po’ confusa; ci sono veramente
molte persone, le case sono
“…Il tempo fu splendido,
addobbate per l’occasione e gli
le osterie fecero molti
uomini che portano i candelabri
affari, assai prima di
probabilmente appartengono alla
sera non si trovò più una
Confraternita del Carmine, perchè
briciola di pane dai
indossano una sorta di mantellina
prestinai”.
con un colletto bianco.
Scorrendo le pagine di questo
Torniamo ora ai nostri
volume ho trovato le descrizioni, a “oggetti misteriosi”: li
volte minuziose, di celebrazioni,
ho definiti candelabri o
devozioni e processioni in
porta candele perché il
occasione di questa solennità.
termine “candelieri”, con
Invito tutti i lettori di Cammino che cui li avevo chiamati in
possiedono questo libro a leggere le principio per distinguerli
pagine 281-282, la cronaca è
dai finimenti d’altare, fa
interessante e a volte fa sorridere,
riferimento ai ceri molto
ma dimostra sicuramente quanta
grossi, pesantissimi e
fede in Maria riponevano i nostri
decorati con tecniche
nonni!
particolari, che fanno
Vi riporto solo alcuni stralci di
parte delle processioni,
queste gustose pagine contenute nel delle tradizioni e delle
“Liber chronicus” della nostra
feste di alcune città in
chiesa parrocchiale.
Toscana, come ad
Gli scritti non fanno riferimento alla esempio a Gubbio, ed in
foto sopra citata ma descrivono la
Sardegna, a Sassari.
I candelabri
(2)
R
19
POESIA
Muschìtt
d’argént
Cumè i lüüs a intermitenza d’un presèpi
che un puu stann pizz e un puu sa smòrzan giò,
l’è inscì onca par luur, par i muschìtt d’argént,
ai gh’inn par un puu, pö sparìsan un mumènt.
Giugno: mese di caldo non ancora
soffocante, di giornate lunghe, di tranquille
passeggiate, la sera, nei prati che ancora per
fortuna circondano Caccivio.
A farci compagnia, molto spesso, le lucciole,
segno discreto di bella stagione e di aria
ancora pulita...
Questa poesia è stata premiata lo scorso anno
al Concorso di Poesia Dialettale di Appiano Gentile
Parchè s’inn radunoo mée al su no
ma vedi: inn pròpi tonti e tonti ben,
in un tuchètt da proo ’mè un fazulètt
inn lì che suravia volan quiètt.
L’era da un pezz che ai vedevi no:
cumè incantoda ma fermi lì a guardà
ma pòòr anmò da vess dréé a catai
e, par fà ’l cèèl, tra duu sass sfregai.
Sira d’incont, quieta, silenziusa,
cumè sòot funt ul cantà di grii,
un cèèl tütt tempestoo da stèll,
e ’na gran pòòs in coor par tütt stu bèll.
Se ’na quèj volta nün a sa fermàsum
a cuntemplà quèll che gh’è inturnu,
tütt al podarìa fà sentì ul Creatuur visìn’
onca un muschìn d’argènt cul sò lümìn.
Dialetto in pillole
E GLI INDETERMINATIVI ?
Maria Taborelli Sampietro
un fratello = un frèdell
una nonna = una nona
uno zio = un ziu
E sì, sono solo due .
Una si può apostrofare, così come avviene nella
lingua italiana, se la parola che segue incomincia
per vocale: un’amica = un’amisa
Ma anche se un e una sono preceduti da vocale si
può mettere l’apostrofo, esempio:
un oman e un can e una gata =
un oman e ’n can e ‘na gata
20
GIRINGIRO
Ronco sopra
Ascona (Svizzera)
dell’Ente Turistico che riporta una
cartina del nucleo con indicato un
percorso di visita suggerito.
l nucleo antico di Ronco
Annessi alla bacheca si trovano
sopra Ascona si arrampica degli opuscoli gratuiti che guidano
su di un promontorio che il turista attraverso il nucleo,
domina il Lago Maggiore. spiegandone le caratteristiche.
Di origine medievale, ancora oggi
L’opuscolo è ottenibile
conserva integro il suo aspetto
gratuitamente anche presso gli uffici
austero, con le sue case a torre
dell’Ente Turistico Lago Maggiore.
addossate le une alle altre,
Per cominciare, si consiglia una
attraversate soltanto da un labirinto ricerca delle cappelle votive
di stretti vicoli, viottoli e gradinate
disseminate nei dintorni di Ronco,
in cui, per chi non è del luogo, è
sui sentieri che portano ai monti o
facile perdersi.
alle frazioni del paese ma anche ai
Ricco di scorci panoramici da
bordi dello stesso nucleo.
favola, che non smettono mai di
Molte presentano ancora le
incantare i visitatori ed i turisti che decorazioni pittoriche interne od
vi si addentrano, e caratterizzato da esterne originali e, benché siano
particolarissimi elementi
state edificate in epoche diverse,
architettonici riconducibili a diverse presentano dei tratti comuni e
epoche, il nucleo antico di Ronco
sembrano essere state progettate
merita senz’altro di essere scoperto secondo uno schema ripetitivo e
con una visita che vi riporterà
preciso. Tutte hanno infatti una
indietro nel tempo.
pianta quadrata e un tetto spiovente
Nella centrale piazza della
rivestito di piode. Negli ultimi anni,
Madonna, che funge anche da
grazie all’Associazione Ronco sopra
parcheggio, è ubicata una bacheca
Ascona - Cultura e Tradizioni che
ha trovato i fondi e si è occupata in
prima linea dei lavori, alcuni di
questi edifici sono stati
fortunatamente restaurati e sottratti
al degrado. La loro bellezza e la
loro ubicazione sui principali
sentieri, spesso luoghi suggestivi o
panoramici con vista aperta sul
lago, li rendono luoghi che vale
sicuramente la pena visitare,
approfittando dell’occasione per
fare anche delle belle passeggiate.
Ronco sopra Ascona è inoltre ricco
di frazioni; tra queste vi consiglio di
visitare Porto Ronco per la favolosa
posizione di fronte alle isole di
a cura di Silvano Fumagalli
I
Brissago. Questa frazione, il cui
nome utilizzato ancora fino agli
anni Quaranta in origine era Riva,
divisa in due dalla strada cantonale
che porta ad Ascona e Brissago,
non era che un piccolo nucleo di
rustici situati in prossimità del porto
comunale, abitati per lo più da
pescatori. Un tempo vi erano anche
alcuni mulini e, più recentemente,
una fabbrica di mostarda anch’essa
non più esistente.
Raggiungibile anche tramite dei bei
sentieri, oggi Porto Ronco, i cui
rustici hanno lasciato il posto a
lussuose ville, è rinomato per la sua
idilliaca posizione sul lago ed è
sede di diversi alberghi e ristoranti,
nonché di un imbarcadero, punto di
partenza e di arrivo dei battelli che
ogni giorno solcano le acque del
Verbano e con i quali si possono
raggiungere diverse località
turistiche situate sia sulle rive
svizzere che italiane del lago
Maggiore, come Ascona, Brissago,
Vira Gambarogno, Luino,
Cannobio, Verbania.
COME ARRIVARE
Autostrada A2 (via San Gottardo da
Nord o via Chiasso da Sud) o
autostrada A3/A13 (San
Bernardino) con direzione
Bellinzona. Uscita Bellinzona Sud/
Locarno. Strada Cantonale con
direzione Locarno. Poi direzione
Brissago/Italia ed infine subito dopo
il cartello Porto Ronco svoltare a
destra verso Ronco sopra Ascona.
21
PAGINE
DEI
RAGAZZI
Appena laureata però ho deciso di
sposarmi con il ragazzo che
attendevo da anni, il protagonista di
tanti discorsi tra le mie migliori
amiche (ricordo ancora i nomignoli
assurdi che gli avevamo
attribuito!!!), e con lui ho deciso di
condividere tutto il resto della mia
vita. Siamo diventati presto genitori
di due figli che hanno saputo
donarmi tante soddisfazioni e che
sempre, anche con un semplice
abbraccio, mi hanno dimostrato il
loro affetto.
Mi hanno poi regalato dei nipotini
splendidi, so di non poter essere
speciale come la mia nonna che mi
ha accompagnato per lunghi anni,
Chissà che fine hanno fatto, è
ma voglio impegnarmi al massimo
sempre difficile rimanere in
per cercare di esserlo, perché avere
contatto con i vecchi amici e per
questo è da molti anni che non vedo dei nonni meravigliosi accanto è la
più alcuni di loro (quanto rimpiango cosa più bella del mondo!
Forse non sono riuscita a realizzare
il buon vecchio Facebook ed i
tutti i miei desideri, questo è vero,
pomeriggi passati a “taggarci” in
ma sicuramente nel corso degli anni
he buffo che era il tuo
foto orribili!). Ricordo che Giulia
ho incontrato persone che hanno
professore, nonna!”. Sorrido mentre mi aveva scritto una lettera tanto
Simone, il mio nipotino, mi dice
tempo fa, era riuscita a realizzare il contribuito a rendere la mia vita un
sogno, e allora voglio continuare a
questa frase.
suo sogno e si era trasferita in
dormire coccolata da queste
Stiamo guardando insieme il
Africa per portare aiuto ai villaggi
morbide coperte e sognare ancora
vecchio album di foto, da quanto
più poveri grazie alle sue doti
per un po’…
tempo non lo aprivo più!
mediche ed organizzative. Chiara
Francesca Piatti
Sono passati davvero tanti anni
invece ha deciso di insegnare,
ormai dai tempi del liceo, ma sono
cercando di trasmettere la sua
sicura che quella foto è rimasta e
passione per la matematica anche
rimarrà per sempre tra i migliori
agli studenti più ostili delle
ricordi dei vecchi alunni della 3^E, superiori… e devo ammettere che
qualunque siano state le nostre
ha riscosso un grande successo!
scelte.
Io non posso dire di aver realizzato i
Eravamo un gruppo fantastico, forse miei sogni, non tutti almeno; da
non sempre unito, ma capace di
ragazza infatti desideravo poter
vivere momenti unici e
diventare ostetrica, per essere
osa vuoi fare da grande?”...
indimenticabili.
circondata da bambini appena nati, Gli adulti non hanno mai avuto
da tante piccole
molta fantasia durante le
creature che
conversazioni, ma a volte si
guardano il
impegnano proprio. Sfido a trovare
mondo con occhi qualche “grande” che, parlando con
meravigliati e
un ragazzo, non gli chieda almeno
inconsapevoli
una volta cosa ha in mente per il suo
della vita che li
futuro. Ed è così che noi ragazzi ci
attende. Mi
dividiamo in due parti: i fortunati
affascinava l’idea che hanno le idee chiare sin da
di poter tenere in piccoli e quelli che invece non
braccio colui che hanno la minima idea di cosa fare.
in futuro sarebbe Ecco, io faccio parte del secondo
diventato medico, gruppo. Non è che non ho mai avuto
avvocato o
idee, anzi: tutto il contrario. Da
semplicemente
piccola volevo fare il veterinario,
un ‘normale’
poi la scrittrice, l’avvocato, la
padre di famiglia. psicologa, la matematica…
Sogni ...
al femminile
I ricordi
di una foto
“C
La fatidica
domanda
“C
Foto di classe
22
PAGINE
Direi che ho passato un po’ tutte le
professioni, per poi ritrovarmi in
terza superiore con il vuoto più
totale. Spesso penso: “Ma sì, c’è
ancora tempo per decidere a quale
università andare… No?”. Sì, certo,
c’è ancora tempo. Peccato che lo
penso dalla terza media!
Per ora, francamente, non mi sto
impegnando un gran che per trovare
un’idea ben precisa su cosa fare.
Sono solo sicura di tre cose: voglio
continuare a studiare per ottenere un
lavoro che mi piaccia e che aiuti gli
altri. Quella del continuare a
studiare è una scelta abbastanza
obbligata. D’altronde sto
frequentando un liceo scientifico e,
una volta conseguito il diploma, non
avrò nessuna preparazione per
l’ambito lavorativo. Per quanto
riguarda, invece, l’ambito del
sociale, sono giunta a questa
conclusione grazie a delle
esperienze di volontariato fatte in
questi ultimi anni lavorando a
stretto contatto con le persone, che
mi hanno fatto capire quanto coloro
che ci circondano ci possono offrire
e dare, nonostante alcuni problemi
fisici o psichici, a discapito del
pensiero comune. Diciamo che sono
alla ricerca del lavoro perfetto, o
meglio, di quella risposta alla
fatidica domanda che possa
soddisfare il mio interlocutore.
Chiara Angelini
soffermo ad osservare la mia amata
cavalla con il suo puledro. Sorrido.
Continuo a camminare e mi avvio
verso casa. Qui l’inverno non è
molto rigido come quelli che
passavo a Caccivio, ma come
sempre, nella fretta, ho dimenticato
il giubbotto più pesante ed ora mi
tocca correre per il viale che mi
porterà davanti alla mia nuova casa.
Sono solo pochi mesi che mi sono
trasferita qui in Maremma, ma sono
felice di averlo fatto, soprattutto
perché sono riuscita ad entrare nella
Guardia Forestale come veterinaria.
Qui ci sono così tanti animali da
soccorrere che non ho quasi mai il
tempo di fermarmi ad osservare il
paesaggio che mi circonda, anche
solo per un minuto! Vedo un
falchetto volare sopra al piccolo
bosco che circonda l’ambulatorio e
casa mia. Caspita! Mi ero quasi
scordata che domani devo
raggiungere il mio amico falconiere,
mi aveva promesso che mi avrebbe
dato qualche lezione... spero solo
che domani non ci siano altre
urgenze come oggi. Da queste parti
è vietata la caccia ai rapaci e ad altri
animali selvatici come i lupi, ma
purtroppo alcune persone non la
rispettano. Un ululato. Il lupo ferito
che avevamo ospitato è guarito del
n altro giorno è passato.
tutto e domani lo dovremo liberare
Appendo il mio camice verde,
insieme a due bellissime poiane.
quello che sognavo tanto, al suo
La mia passeggiata serale è ormai
posto. Il sole è quasi tramontato e
finita, sono arrivata davanti a casa
fino a domani non mi azzarderò a
mia. Prendo le chiavi, ricordandomi
rimettere piede nell’ambulatorio
poi che questa mattina non avevo
della Guardia Forestale. Oltrepasso chiuso a chiave. Salgo le scale che
la porta e mi avvio per il vialetto
mi portano al secondo piano dove si
lastricato verso le scuderie. Sento
trova la mia camera. Non sono
già i nitriti dei cavalli che
cambiata più di tanto. Se mia madre
reclamano il loro pasto... dopotutto fosse venuta in Toscana con me, mi
sono già le sette. Mi stringo di più
avrebbe continuamente ripetuto che
nel mio giubbotto verde e allungo il la mia non è una camera ma un
passo. Recupero i vari alimenti e mi magazzino, dopotutto l’ordine non è
La natura,
gli animali...
U
DEI
RAGAZZI
mai stato il mio punto forte. Apro la
finestra e mi affaccio sul mio
piccolo giardino. Nonostante i ritmi
serrati del mio lavoro la mia vita mi
piace, e una delle cose più
appaganti è che il mio sogno si è
avverato, dopo tanti anni di studi
sono riuscita a realizzarlo, e penso
anche che sono stata molto fortunata
visto che ho solamente ventisei anni
e faccio il lavoro che mi è più
congeniale.
Marcella Sozzoni
Incertezze
C
ome mi vedo tra 15 anni? Mah,
sicuramente un po’ più vecchia!
A parte gli scherzi, mi immagino
come una 28enne laureata da
qualche anno, con un lavoro in
proprio già avviato, abbastanza
redditizio e, soprattutto, molto
soddisfacente. Mi piacerebbe anche
avere del tempo libero da dedicare
alla mia famiglia ed agli amici.
Certamente, se ci rifletto bene, tutto
questo più che una previsione mi
sembra un sogno. Sui giornali o
dalla TV si apprendono notizie
sempre più preoccupanti, se non
allarmanti, sul lavoro che manca (o
che se c’è, è sempre più precario),
sull’economia che non va bene e, di
conseguenza, sull’impossibilità da
parte dei giovani di potersi rendere
indipendenti dai genitori e di
progettare autonomamente la
propria vita. A quello che sarò tra
15 anni, quindi, non ci ho ancora
pensato: credo che deciderò tra
qualche anno, quando avrò le idee
un po’ più chiare.
Effettivamente, scegliere quale sarà
il proprio futuro a 13 anni mi
sembra abbastanza prematuro,
anche se qualche mio coetaneo sa
già quello che vuol fare. L’unica
certezza che attualmente ho è quella
di continuare a studiare fino
all’università, perché secondo me,
indipendentemente da quello che il
futuro mi riserverà, è importante
affrontarlo con una buona cultura.
Comunque, non appena avrò deciso
qualcosa, ve lo farò sapere!
Giulia Taiana
23
REGISTRI
OFFERTE
ANAGRAFE
Al matrimonio di Silvia e Vittorio
400,00
Al matrimonio di Michela e Paolo
300,00
Al funerale di Ballestrin Lidia
100,00
Al 50° di matrimonio
200,00
Al matrimonio di Elena e Matteo
150,00
Al funerale di Dominioni Lucia
200,00
Alla Prima Comunione
200,00
Al matrimonio di Elisa e Lorenzo
300,00
Al funerale di Omenetto Iolanda
200,00
Al funerale per la chiesa di San Pietro 250,00
Al funerale
1.000,00
Al funerale di Monti Emilio
100,00
Al matrimonio di Valentina e Massimiliano 100,00
Al funerale di Maira Giuseppe
50,00
Cassettina chiesa
10,00
ABBIAMO UNITO
NELL'AMORE DEL SIGNORE
TOTALE
24)
25)
26)
27)
28)
29)
30)
3.560,00
RESTAURO DELLA CHIESA PARROCCHIALE
Importo precedente
Offerte del mese
TOTALE
491.862,77
3.835,00
495.697,77
2)
3)
4)
5)
6)
7)
Brivio Vittorio e Besana Silvia Rosa
Zanin Matteo Mario e Giubilei Elena
Giancola Paolo e Caldara Michela
Leoni Lorenzo Fabrizio e Auguadro Elisa
Accursio Ivanov Elia e Berlusconi Simona
Fiore Massimiliano e Foriglio Valentina
ABBIAMO ACCOMPAGNATO
ALLA CASA DEL PADRE
Ballestrin Maria Lidia (a.83) Via Manzoni, 5
Giachetti Fosco (a.63) Via XX Settembre, 20
Dominioni Lucia (a.85) Via Verdi, 23
Omenetto Iolanda (a.86) Via Roma, 14
Galli Angelo (a.81) Via Cagnola, 10
Maira Giuseppe (a.72) Via Pirandello, 10
Monti Emilio (a.76) Via San Carlo, 23
“Cammino” - Anno 13 Nr. 6 - Lurate Caccivio, Giugno 2010
Rivista mensile della Parrocchia SS. Annunciata in Caccivio (10 numeri annuali)
Registrazione del Tribunale di Como N. 5 del 25 marzo 1998
Direttore responsabile: Fasola Giuseppe - Collaboratori: Angelini Chiara, Folci Giulia, Fumagalli
Silvano, Piatti Alberto, Piatti Francesca, Piatti Riccardo, Zanella Marta, Zoani Francesco
GIORNALE DEI RAGAZZI: Angelini Chiara, Calabrese Francesca, Cappelletti Mattia, Folci Giulia, Piatti Francesca,
Sozzoni Marcella, Taiana Giulia, Zoani Francesco, Zoani Viviana - Coordinatrice: Arrigo Amedea
Sede: Via XX Settembre 125 - tel. e fax 031490139
Abbonamento annuo: Ordinario € 10,00 - Amico € 16,00
Agli abbonati viene allegata la rivista "Il Segno" della Diocesi di Milano
(11 numeri a € 10,00 - Offerta riservata agli abbonati di Cammino)
Stampa copertina: tipografia Salin - Olgiate Comasco
Impaginazione e stampa a cura della Parrocchia SS. Annunciata
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come in cielo così in terra