i casi di nullità
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Matrimoni, ecco lo sportello
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dell'Ufficio Comunicazioni Sociali
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12
attivo ogni mercoledì (ore 16.30–17.30)
presso la Cattedrale S. Maria lo “Sportello
formativo sulle nullità matrimoniali”, servizio
di consulenza legale gratuito, promosso in sinergia tra gli avvocati ecclesiastici Roberta Di
Blasi, Gloria Palmerini e Annalisa Mazzeo e il
Servizio diocesano per il progetto culturale, le
parrocchie Regina Pacis, Quattro Strade e Cattedrale, d’intesa con il Consultorio diocesano
e il Circolo Acli “SoS Obiettivo famiglia”.
È
Domenica, 11 gennaio 2015
Ricordando il 6 gennaio del 1997, diversi i reatini
alla cerimonia di consacrazione nella Basilica Vaticana
Quando Wojtyla
ordinò Lucarelli
DI
NAZARENO BONCOMPAGNI
uguro che l’Epifania di
Cristo risplenda in
pienezza per te,
monsignor Delio Lucarelli, pastore
della diocesi di Rieti…». Le parole di
Giovanni Paolo II rivengono alla
mente in questo sei gennaio che
segna, per il vescovo dell’antica sede
reatina, l’anniversario che lo rende
“maggiorenne” nella carica
episcopale. Il ricordo corre a quella
mattina dell’Epifania del 1997. In
un settore della gremita Basilica
Vaticana c’eravamo anche noi: una
folta delegazione di reatini giunti a
partecipare alla liturgia con cui il
Pontefice futuro santo avrebbe
donato alla diocesi il nono e ultimo
vescovo del XX secolo, colui che
avrebbe poi accompagnato la
Chiesa di Rieti nel nuovo millennio,
fino a oggi. Diciott’anni, appunto.
Chissà se poteva prevedere che li
avrebbe tutti trascorsi nel capoluogo
sabino, quel prete di Fano che
all’episcopato giungeva dopo
l’esperienza di rettore del Seminario
regionale marchigiano e dopo tanti
anni trascorsi a Roma alla direzione
nazionale delle Pontifice opere
missionarie, dov’era segretario
dell’Opera di San Pietro Apostolo,
quella che si occupa del sostegno al
clero indigeno in terra di missione.
Nei mesi precedenti l’ordinazione
qualcuno da Rieti era già andato a
conoscerlo. Della stampa diocesana
erano partiti, subito dopo la
nomina giunta a fine settembre, gli
inviati di Frontiera, allora rivista
quindicinale, che all’indomani della
notizia comunicata dal predecessore
Molinari lo raggiunsero, in un
pomeriggio domenicale, a Roma,
incontrandolo nei locali della
basilica di Santa Teresa a corso
d’Italia. Lì, nella parrocchia
«A
La copertina di “Frontiera” dell’11 gennaio 1997
Un saggio di Chiarinelli,
fraternità tra Papi santi
l dono più gradito, durante le festività natalizie, è
stato senz’altro il piccolo, prezioso saggio dal titolo
Fraternità! “È questa l’immagine della Chiesa”– “Fratres
sumus!”. Atto unico: racconto in dieci scene 27 aprile 2014,
appena pubblicato da monsignor Lorenzo Chiarinelli, il
vescovo emerito di Viterbo da alcuni anni rientrato nella
nativa Rieti. In un momento dell’anno in cui le parole
risuonano abusate dalla contaminazione consumistica e
dalla banalizzazione strisciante dei buoni sentimenti, le
brevi ed intense paginette dell’opuscolo non si prestano
ad una lettura rapida o distratta, ma distillano una
dolcezza antica che scalda il cuore e nutre la coscienza,
proponendo itinerari diversi di meditazione. Il pretesto,
nel senso autenticamente etimologico del termine, è
dato dalla solenne cerimonia di canonizzazione che il
27 aprile 2014 ha visto elevare alla gloria degli altari due
pontefici, san Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II,
alla presenza di due pontefici, papa Francesco e
l’emerito Benedetto XVI: protagonisti della storia della
Chiesa sospesa tra il secondo ed il terzo millennio della
cristianità, questi straordinari personaggi sono osservati
con commozione da monsignor Chiarinelli, testimone
autorevole del tempo, che ripercorre le fasi salienti,
individua gli snodi che determinano il rinnovamento
della Chiesa in una prospettiva escatologica riletta alla
luce delle Scritture, analizzando le azioni ed i
documenti pastorali che restituiscono il significato più
profondo alla fraternità, vera immagine della Chiesa. Il
lettore è dunque esortato alla riflessione, ritrovando
nella personale memoria l’eco del discorso della luna,
pronunciato a braccio da papa Giovanni XXIII la sera
dell’11 ottobre 1962, rimeditando le parole evocative di
papa Paolo VI, gli accenti profetici di papa Giovanni
Paolo II, fino all’eco non ancora spento del saluto
fraterno di papa Bergoglio, venuto dai confini del
mondo a ricordare a tutti l’autentica dimensione della
cristianità. Monsignor Chiarinelli elabora il suo testo
come un racconto in dieci scene non perché si possa
prestare ad essere un canovaccio teatrale, ma perché
questo atto unico presuppone che il lettore si faccia
protagonista, insieme con l’Autore, di un originale
itinerarium mentis in Deum.
Ileana Tozzi
I
Diciotto anni fa
tra i dodici vescovi
cui impose le mani
Giovanni Paolo II
il giorno dell’Epifania
anche il presule nativo
di Fano destinato a Rieti
carmelitana in cui solitamente don
Delio diceva Messa, raccogliere la
prima intervista al neo eletto
vescovo di Rieti toccò ad Alessandra
Lancia e Ottorino Pasquetti. Gli
stessi che, tre mesi dopo, furono
incaricati di coprire anche la
cronaca di quel sei gennaio in
Vaticano e ai quali mi aggiunsi
anch’io. Il primo piano
sull’ordinazione, che occupava
quattro pagine sul primo numero
del gennaio ’97, uscì dunque
redatto a sei mani: l’articolo
generale di Pasquetti sulla giornata,
il pezzo a firma Lancia sul “primo
abbraccio con i reatini” (che riferiva
dell’incontro del neo ordinato con i
conterranei marchigiani e i nuovi
diocesani svoltosi nel Braccio di
Carlo Magno), mentre a me toccò
raccontare la liturgia in San Pietro.
“Una liturgia dal respiro
universale”, titolava il box, in cui
attaccavo sottolineando come
Lucarelli, reduce del lungo servizio
speso per le missioni, non poteva
lasciarsi sfuggire, scrivevo,
l’occasione di essere ordinato «nel
giorno della manifestazione di
Cristo alle genti. Non per questioni
di “onore”. Ma perché proprio
questa liturgia esprime, in maniera
tutta speciale, il senso
dell’universalità della Chiesa e
Il grazie per il cammino fin qui compiuto
a voluto anche lui rievocare quel 6 gennaio di diciott’anni or sono, in cui ricevette da Wojtyla l’ordine dell’episcopato. Monsignor Lucarelli ha affidato il suo
pensiero a un “tweet” sul portale del settimanale diocesano. «Ricordo l’emozione di quel giorno di 18 anni fa,
quando papa Giovanni Paolo II mi consacrò vescovo in
San Pietro insieme ad altri confratelli. I Magi, la Stella. Mi
veniva indicato un cammino. Non sapevo quanto lungo,
sapevo dove avrei iniziato, ma non sapevo che avrei concluso proprio a Rieti quel cammino di ricerca, nella fede
del Cristo, Verbo fatto carne, in questa Valle francescana, così vicina per
molti aspetti proprio alla terra di Gesù», ha scritto il presule nel pensiero
on line per l’Epifania, richiamando alla mente il giorno della sua ordinazione episcopale e condividendo i suoi sentimenti di gratitudine mentre –
compiuta ormai l’età “canonica” dei 75 anni e rassegnate le previste dimissioni – si dispone a passare a qualcun altro, presumibilmente nei prossimi mesi, la guida della Chiesa reatina. «Oggi, mentre mi preparo a lasciare
il mio servizio in questa diocesi, sono a dire grazie anzitutto al Signore, che
mi ha fatto compiere questo cammino con voi, cammino nel quale ho speso tutto me stess». Non manca il grazie «a quanti mi hanno accolto e ospitato e hanno avuto anch’essi la certezza che il Signore ci è sempre accanto
e cammina con noi. Abbiamo ancora un breve tratto di strada da compiere insieme. Come i Magi, seguiamo la Stella!».
H
l’ansia missionaria, campo di lavoro
di monsignor Lucarelli negli ultimi
otto anni». Il clima che si respirava
nella gremitissima basilica,
evidenziavo nel pezzo, era proprio
di “universalità”. Il Papa polacco
imponeva le mani su dodici presuli
di diverse parti del mondo. Tre
erano gli italiani: assieme al nostro
Lucarelli, il rettore del “Capranica”
monsignor Pacomio, destinato alla
diocesi piemontese di Mondovì, e il
francescano monsignor Massafra, da
tempo missionario in Albania, ove
veniva incaricato di reggere da
amministratore apostolico la diocesi
di Lezhë (proprio il territorio dove
opera la missione delle nostre suore
di Santa Filippa Mareri).
In basilica noi reatini – a parte le
autorità, con la delegazione
comunale guidata dal sindaco
Cicchetti, il prefetto Altorio, il
presidente della Provincia Calabrese
e altri, che godevano dei posti
riservati – eravamo collocati in
fondo alla navata. Al Te Deum finale
monsignor Delio sfilandoci dinanzi
ci individuò e ci benedì sorridendo.
Poi, terminata l’intesa cerimonia, ci
radunammo tutti al Braccio di Carlo
Magno per l’omaggio al neo
ordinato, presenti anche i vescovi
Molinari, che il successivo 2
febbraio gli avrebbe lasciato in
consegna la cattedra di san Probo, e
Cecchini, allora alla guida della sua
nativa diocesi marchigiana di Fano–
Fossombrone–Cagli–Pergola, oltre a
Boccaccio, che al tempo governava
l’altra diocesi della provincia
reatina, la suburbicaria Sabina–
Poggio Mirteto. Giunsero a
intervistarlo le telecamere del Tg
regionale di Raitre. E Lucarelli, alla
domanda sulle prime impressioni,
rispose: «Una sola, grande
emozione».
Quell’emozione che monsignore
ricorda ancora oggi, in questo
anniversario che potrebbe essere
l’ultimo da vescovo “effettivo”, ora
che si prepara a diventare “emerito”.
Alla ricorrenza dei suoi 18 anni di
episcopato ha voluto fare solo un
piccolo richiamo, a conclusione
dell’omelia del pontificale celebrato
in Duomo la sera dell’Epifania. Ha
ringraziato tutti per l’affetto
dimostrato e ha ribadito di guardare
tutti con simpatia, lui che si è
ritrovato a fare per quasi un
ventennio il vescovo senza che in
precedenza se lo potesse aspettare.
Lo aveva voluto confessare che al
ministero episcopale non aveva mai
pensato nel suo percorso
vocazionale, parlando in quella
prima intervista all’indomani della
nomina, nel citato incontro con i
colleghi a Santa Teresa: «Quando
divenni sacerdote credevo che la
mia vocazione fosse quella di
parroco, è un servizio che ho
sempre cercato, e invece mi ritrovo
vescovo. Vorrà dire che se
commetterò errori o gaffes avrete
pazienza e mi perdonerete».
Feste antoniane, già si pensa a giugno
La Pia Unione all’opera
sul nutrito programma
dalla missione speciale
alla reliquia da Padova
er la Pia Unione
Sant’Antonio di Padova
di Rieti è già tempo di
programmazione dell’anno
sociale 2015 e, in particolare,
del Giugno antoniano reatino.
Quest’anno il tradizionale
appuntamento si svolgerà dal
12 al 29 giugno attraverso un
fitto calendario di momenti
liturgici e appuntamenti di
carattere culturale–formativo
e artistico–ricreativo (con
P
illustri ospiti e relatori) che
culminerà nella solenne
processione dei ceri in onore di
sant’Antonio di Padova
fissata per domenica 28
giugno. Nell’ambito del
programma, i cui dettagli
saranno illustrati
all’assemblea confraternale e
con un’apposita conferenza
stampa tra marzo e aprile
prossimi, da rilevare una
missione antoniana, grazie alla
presenza a Rieti di una
delegazione ufficiale della
Basilica del Santo di Padova
(guidata dal padre
conventuale Luciano Marini,
guardiano dell’Arcella) che
recherà in città una insigne
reliquia di sant’Antonio: «La
missione antoniana –
conferma il cappellano, don
Roberto D’Ammando – ci
permetterà di ampliare la
conoscenza del messaggio
del nostro Santo anche con
anziani e malati che
visiteremo presso l’ospedale
San Camillo de Lellis e la
casa di riposo delle suore di
Santa Lucia, non
dimenticando l’incontro con
l’Unitalsi, benemerita
associazione che da anni si
interessa del trasporto dei
malati nei diversi santuari
internazionali, e con gli stessi
religiosi e religiosi, tenuto
conto che siamo già
nell’anno dedicato alla
persone consacrate. Tutte
occasioni favorevoli che
hanno ricevuto anche
l’appoggio fondamentale del
nostro vescovo diocesano e
finalizzate a portare il
Vangelo a tutte le persone
che ne rimarrebbero escluse».
Il Giugno antoniano reatino
2015 si soffermerà anche sul
770° anniversario della
promulgazione del Breve di
papa Innocenzo IV che nel
1245 decretò la costruzione
della chiesa di San Francesco
in Rieti (da sempre luogo
deputato a ospitare le
celebrazioni antoniane), la
prima edificata dopo la
Basilica di Assisi in onore del
Serafico Padre. Infine, da non
dimenticare che la stessa
mosaico
Lutto in casa Casciani
i sono svolti la mattina della vigilia di Natale, nella chiesa di Oliveto Sabino, i funerali di Annita Cinti, la mamma di Massimo Casciani, responsabile delle Comunicazioni sociali e del Progetto culturale
oltre che presidente del Consultorio
familiare Sabino. Con parenti, amici
e compaesani, a rivolgere il saluto si
sono uniti diversi rappresentanti della Curia, cominciando dal vescovo
monsignor Lucarelli che ha presieduto la Messa esequiale, concelebrata con il parroco del luogo, il vicario
generale e altri sacerdoti intervenuti.
Tutti si sono stretti attorno ai figli e
ai nipoti nell’affidare a Dio l’anima
della cara Annita, che si è così ricongiunta allo sposo Giuseppe che l’aveva preceduta un anno e mezzo prima nella dimora celeste. A Massimo
e famiglia anche da queste colonne
la sentita partecipazione al lutto.
S
Il 40° di don Savino
an Giovanni Evangelista è il compatrono della Famiglia dei Discepoli, la congregazione fondata
dal servo di Dio
don Minozzi, i
cui figli e figlie
spirituali operano nell’Amatriciano, sua terra
di origine. Ed è in tale ricorrenza che
l’attuale parroco di Amatrice, don Savino D’Amelio, ha voluto festeggiare
il 40° di sacerdozio, nel ricordo del
27 dicembre del ’74 in cui venne ordinato presbitero. Attorno al religioso della congregazione che, assieme
alla conduzione della casa di riposo
(nella cripta della cui chiesa riposano le spoglie del venerato fondatore),
nel capoluogo amatriciano da qualche anno ha preso in carico anche la
cura pastorale della parrocchia, si sono stretti in tanti per l’eucaristia giubilare concelebrata col vicario foraneo
monsignor Luigi Aquilini – che al termine ha rivolto fervidi auguri al festeggiato – e altri sacerdoti e diaconi.
A far festa a don Savino, le suore Ancelle del Signore e molti parrocchiani, che dopo la liturgia hanno brindato in una ricca e gioiosa agape fraterna.
S
Villa Reatina, arriva don Sano
on Jean–Baptiste Sano è il
nuovo parroco di S. Giovanni Bosco. Lo ha annunciato il
vescovo Lucarelli, che come pastore
della comunità del quartiere Villa
Reatina ha scelto il sacerdote africano finora alla guida della parrocchia
di Monteleone e Oliveto Sabino. Il
25 gennaio è in programma l’ingresso ufficiale in parrocchia di don Sano, prete giunto in Italia come rifugiato dal Rwanda in seguito alle vicende che hanno insanguinato il Paese africano trovando accoglienza nella Chiesa reatina, che serve da diversi anni con passione e competenza.
Lascia così la zona del Turano – per
la quale era finora anche vicario foraneo – diretto alla comunità alla periferia della città (che ha salutato nei
mesi scorsi don Salvatore Bilotta, richiamato nella sua arcidiocesi di Catanzaro) che si prepara a celebrare così a fine mese la ricorrenza del titolare don Bosco (di cui in questo 2015
si festeggia peraltro il bicentenario
della nascita) con il nuovo parroco.
D
anniversario. Fraterna Domus,
il quarantesimo in San Pietro
nche Rieti era presente alle celebrazioni svoltesi nella Basilica Vaticana per il 40° della Fraterna Domus di Sacrofano. Il 30 dicembre il cardinale Domenico Calgano, presidente dell’Apsa ha presieduto una Messa solenne in San Pietro per i quattro decenni di presenza della struttura presente
nella periferia romana, che offre ospitalità per convegni, ritiri,
esercizi spirituali, pellegrinaggi. Struttura nata dall’ingegno di
don Francesco Bisinella, il fondatore dell’opera (spentosi nel
2006) portata oggi avanti dalle sorelle da lui fondate con l’aiuto di altri volontari. Don Bisinella, sacerdote veneto, giunse nella diocesi reatina ai tempi dell’episcopato Trabalzini: operò come parroco in quel di Posta e, anche dopo aver lasciato Rieti
per avviare l’avventura della Fraterna Domus, rimase sempre
legato a don Luigi Bardotti, il quale gli è poi succeduto nella
direzione spirituale della sua opera. Alla celebrazione in San
Pietro non è voluto mancare, concelebrando l’eucaristia col
cardinale insieme al cappellano della struttura don Oscar Capreramons; da Rieti erano giunti anche don Fabrizio Borrello
e il diacono Nazzareno Iacopini, oltre alla corale Aurora Salutis della chiesa di S. Domenico, che ha animato la liturgia.
A
processione dei ceri è stata
ricompresa dal Comune di
Rieti nel novero della
manifestazioni del nostro
territorio da inserire
all’interno del compendio
che la Regione Lazio
presenterà alla prossima Expo
2015, in corso di
allestimento.
Fabrizio Tomassoni
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11 gennaio 2015 - Frontiera Rieti