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numero 21-22
settembre dicembre
2012
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su
e alla
roberto roversi
Il nostro sacro mestiere
esiste da millenni.
anniversari
Con lui al mondo
non occorre luce:
ma nessun poeta ha detto ancora
editoriali
che la saggezza
non esiste,
che non esiste la vecchiezza,
e forse nemmeno la morte.
spigolature
Anna Achmatova
editoriali
Questi versi della grande poetessa russa mi
risuonavano in testa quando ho appreso,
come tanti, della morte di Roberto Roversi
(Bologna, 1923-2012)
avvenuta sabato 15
archeologia
settembre e, come tanti, ne ho assai sofferto.
È vero: Il libraria
mestiere sacro dei poeti esiste da
millenni, scrive la Achmatova come meglio
non si potrebbe; e Roversi, poeta e intellettuale finissimo, era anche saggio, vecchio
archeologia
e mortale, esattamente
come nei versi citati.
Quel mestiere
sacro,
che
libraria aveva lungamente
condiviso col suo grande amico PPP, lui lo
ha portato avanti per una vita, lunga come
la sua e piena, in quella luce che pur non
occorre perché
siamo poeti. Roversi ci piace
cultura
ricordarlo in questo numero di “Cantieri”
soprattutto editoriale
come appartato libraio antiquario, impegnato in quella libreria Palmaverde, nata a Bologna nel lontano 1948,
che qualchegadda
anno fa luiedecise di vendere
per i soliti motivi legati alla vecchiezza e,
forse, anchel’editoria
alla stanchezza (fondo acquisito dalla Coop Adriatica che ha poi destinato alle grandi biblioteche bolognesi
antiquariato
quell’importante
patrimonio bibliografico).
Di quella entusiasmante stagione culturale
librario
ci resta anche,
e forse soprattutto, il suo
patrimonio editoriale perché Palmaverde
fu, oltre che libreria antiquaria, raffinata
libri
e librai
casa editrice;
e al mondo
del libro il poeta
ha dedicato non poche attenzioni liriche.
a venezia
Gli amici della
Pendragon (casa editrice
di Bologna, diretta da Antonio Baglioni,
nipote di Roversi, al quale è toccata l’eredità letteraria del poeta bolognese), nel 2010
hanno meritoriamente
dall’oblio,
pagine salvato
e salumi
nel quale troppo sovente precipitano, nel
nostro Paese, le vere eccellenze, quel patrimonio editoriale allestendo un catalogo
segnalazioni
della Palmaverde,
per la gioia dei tanti
estimatori delbiblohaus
Roversi libraio-editore e del
quale la Pendragon ha appena mandato in
libreria un volume di versi che riassume il
rapporto di amicizia e amore che Roversi,
per circa 70 anni, ebbe con l’oggetto-libro:
Libri e contro il tarlo inimico, una promessa
che Roversi ha mantenuto; ricordo, infatti,
che quando nel gennaio 2004 mi inviò in
omaggio l’elegante plaquette Spaventoso
rombo e notturna devastazione nella grande città
di Parigi 1908, che il microeditore Zanetto
gli aveva stampato nel maggio del 1989 in
400 copie numerate e firmate dal poeta
(titolo che i bibliofili più esperti collegano
alla figura del bibliomane e notaio parigino
Antoine Marie Henri Boulard, e sulla cui
biblioteca-monstre di oltre 400.000 volumi si
sono sprecati fiumi di inchiostro), ebbene
all’opuscolo era allegata una lettera in cui
2
librografie
poesia
bibliografie
biblografie
bibliofollie
Roversi mi scriveva
del suo desiderio di
poter raccogliere in futuro, in un volume,
tutti i suoi testi “librari”, desiderio che
la Pendragon con questa bella antologia
poetica, illustrata da decine di foto a colori
refusiana
di librai, librerie,
biblioteche e lettori, ha
giustamente onorato; ed un elemento
paratestuale come l’aletta ha fatto in modo
che la presenza di Roversi sia sempre viva:
infatti nella breve scheda biografica viene
rino
indicata la sola
data difabbri
nascita (1923), pur
essendo il volume uscito postumo. Altre
sfaccettature riguardano la sua lunga attività intellettuale: scrittore, poeta, paroliere
(per Dalla), fondatore della celebre rivista
biblionarrativa
«Officina», Roversi
era una personalità
ricca e composita, sobria, elegante nel
suo essere appartato e fuori della mischia;
moltissime sue opere, inoltre, preferiva
pubblicarle in forme povere e inusuali, fototopipittori
copie, legature
essenziali, costi bassi e tirature minimali. Un minimalismo segno di
profondo rispetto per l’umano, il popolare,
la semplicità della vita. Di lui mi restano
alcune lettere e un enorme bagaglio di
suggestioni e stimoli, oltre a un bellissimo
profumi
libri
volume che Sandro
Dorna e e
Nico
Orengo
vollero dedicargli nel 1996 in quella che è,
forse, una delle più belle e suggestive
imprese editoriali totalmente “a perdere”,
cioè In Carta Linda di Torino (ogni volume
tirato in sole 100 copie), dove i due amici
amavano ospitare 25 poesie autografe (rese
a stampa) di alcuni dei più importanti
poeti del secondo Novecento. Le 25 poesie
di Roversi io le ho nella tiratura speciale
di 25 copie, con allegata una poesia autografa del poeta bolognese. E qui il ricordo
si conclude nel nome di Roversi, di Dorna
e di Orengo, una triade che ha condiviso
tutto dei versi della Achmatova: il sacro
mestiere, la saggezza e la morte. Che la terra sia
lieve ai nostri tre amici. Si ringrazia Gian
Mario Fazzini per lo scritto che ha voluto
dedicare al suo amico poeta. I volumi citati
e riprodotti appartengono al Fondo bibliografico di “Cantieri”, che ringrazio per la
consueta disponibilità.
mg
Roberto Roversi, Libri e contro il tarlo inimico,
Bologna, Pendragon, 2012 [Poesia, 52],
142 p. ill., € 14,00.
Catalogo editoriale della Libreria antiquaria
Palmaverde, a cura di Antonio Bagnoli,
Bologna, Pendragon, 2010, X, 148 p., ill.
[tiratura limitata].
- ti riaccompagnavano, poi, verso l’uscita,
verso la città (sotto lo sguardo sorridente
della signora Elena, inseparabile compagna)
tu ti ritrovavi una Bologna con nuovi profili.
Con altre sembianze. Il profumo, gli odori
-anche- erano cambiati. E vedevi le stesse
strade di poco prima come immerse in un
silenzioso fuori campo. Solo allora, si poteva
mettere a fuoco l’idea di aver parlato con il
poeta di ‘Officina’ e che magari i tuoi versi,
le tue ‘poesie’ potevano addirittura essere
belle, e che comunque ogni piccola parte
dei discorsi intrapresi con Lui, sarebbero
stati un prezioso tesoro da conservare per
il più lungo tempo possibile... Roberto
Roversi verso la fine degli anni ‘70 (quando
ebbi la fortuna e l’onore di conoscerlo) si
occupava innanzitutto della sua mitica
‘Libreria Palmaverde’, in Via dei Poeti e da
lì, nel retaggio e la consapevolezza di una
vita già passata alla difesa dei libri e della
Cultura, si pre-occupava di gestire un
manipolo di giovani poeti e collaboratori
Per saperne di più:
Michele Smargiassi, L’ultimo Roversi. Poesie
per i libri, «la Repubblica», martedì 9
ottobre, 2012, p. 54.
Il mio amico Roberto Roversi,
un ricordo
Roberto Roversi, Tre invettive contro il tarlo,
nemico del libro. Tre poesie, con una incisione
di Romano Masoni, Scandicci, Luna &
Gufo di Fabrizio Mugnaini, 1997 [400
esemplari numerati].
Si potrebbe cominciare proprio dagli occhi
(come accennavo all’amico Gatta) per
tentare un ricordo, un personale
ritratto della figura e lo spessore intellettivo
- ma anche emozionale - di Roberto
Roversi. I suoi occhi profondi, acuti e vivi
che disponevano ogni successiva sequenza
che avrebbero dedicato il proprio tempo
Roberto Roversi, 25 poesie autografe, Torino,
La Città del Sole/In Carta Linda, 1996
[100 esemplari numerati e firmati dall’autore,
di cui 25 con allegata poesia manoscritta].
del dialogo in corso, o dell’incontro occasionale, nel migliore dei modi e con la
massima tranquillità. Giacché di questo si
trattava: con Roberto Roversi, ci si sentiva
a proprio agio, come sul divano di casa e
tra gli amici più cari e confidenziali.
Quando andavi via dalla Libreria Palmaverde, riattraversando all’incontrario quel
cunicolo, misterioso, grave e saporifero di
libri che fungevano da corridoio e che ti
avrebbero portato fino al suo studio e che a
partire dalla sua scrivania nell’ultima
stanza dell’appartamento di Via dei Poeti
alla stesura degli innumerevoli ‘fogli volanti’
da distribuire poi nelle piazze e nei luoghi
fisici della città: nelle facoltà, alle manifestazioni, nei reading di poesia. Ricordo ‘Lo
spartivento’ e ‘La tartana degli influssi’, e anche
‘Dispacci’, dove pubblicai le mie primissime
poesie dedicate al ‘vecchio signore’... Le
3
prime volte, agli appuntamenti da Roversi,
andavo con il caro amico Alfredo Colitto,
oggi noto autore (bolognese d’adozione)
di gialli, edito in tutt’Italia. Abitavamo
insieme -io e Alfredo- in un appartamento
di Via del Carro, e ci si divertiva a fare i
poeti... Poi, Roberto scelse alcuni dei
miei versi e da lì a qualche anno, lavorando
e rielaborando, diedi alle stampe il mio
primo e unico volumetto di poesie (“Altri Fiancheggiamenti”, Firenze, L’Autore Libri, 1990)
impreziosito da una sua presentazione.
Questo evento, inutile nasconderlo, sancì
per me -contestualmente- l’esordio ed il
tramonto della mia vita di poeta ‘al
pubblico’: cosa altro ancora o di più - mi
dissi - avrei potuto sperare?! Spesso capita,
nel ricordo, di essere egoisti: ci si intrattiene
sui momenti ‘privati’ piuttosto che sulle
celebrazioni del mito. Ma cosa si
potrebbe aggiungere al ritratto di un
monumento della cultura italiana se non
sala -curiosa e invidiosa- che tra noi ci fosse
ben altro da dire, che un semplice saluto
di convenienza. Credo di aver raggiunto il
soffitto di quella sala convegni a Bologna,
quel pomeriggio,
nell’inverno
dell’ 83...
roberto
roversi
O forse, chissà... in realtà sono ancora lì...
caro Roberto.
gian mario fazzini
anniversari
editoriali
spigolature
editoriali
bibliografie
archeologia
libraria
biblografie
cultura
editoriale
4
poesia
Gli 80 anni della Guanda (1932-2012)
archeologia
libraria
quei piccoli, cari profili di memoria che per
anni e anni hanno puntellato - e ancora
oggi reggono - un ‘presente’ così offensivo, così vuoto e povero nei confronti di
quell’Italia sepolta sotto la neve... tanto cara al
Poeta. Come potremmo non essere egoisti,
quando il pensiero corre a quella sala
convegni dove - se ben ricordo - avrebbe
dovuto parlare qualche personalità della
cultura di allora (Umberto Eco? Giorgio
Bocca?) ed io, in attesa -seduto in dispartevidi ad un tratto occupare la sedia posta alla
mia sinistra (fino ad allora vuota, come del
resto lo era anche quella alla mia destra) da
un signore conosciuto solo qualche giorno
prima, nella sua libreria in Via de’ Poeti...
Non volli svenire subito, quando riconobbi
Roberto Roversi, che aveva scelto di venire
a sedersi vicino a me, saltando a piè pari
il fior fiore dell’intellighentia bolognese là
convenuta... Ma l’esaltazione, mia, totale
fu quando poi Egli si avvicinò al mio
fianco, bisbigliando qualcosa nel mio orecchio sinistro (fino ad allora vuoto, come del
resto lo era anche quello destro!) dando così
ad intendere all’intera platea presente in
librografie
bibliofollie
Giorgio Montecchi
e Anna Rosa Venturi,
Modena, Edizioni Artestampa, 2012, 255
p., € 28,00 [Atti del Convegno di studi su
Guanda, Delfini e la cultura modenese, Modena,
Collegio San Carlo, 19-20 aprile 2007].
refusiana
gadda e
l’editoria
rino fabbri
antiquariato
librario
biblionarrativa
libri e librai
a venezia
topipittori
pagine e salumi
profumi e libri
segnalazioni
biblohaus
Salutiamo gli 80 anni di questa storica casa
editrice fondata da Ugo Guandalini. Lo
facciamo con alcuni volumi usciti in questi
giorni e che testimoniano sia la vitalità
della Guanda e sia l’attenzione agli aspetti
anche grafici, curati da un maestro come
Guido Scarabottolo del quale segnaliamo
una interessante mostra legata alle copertine da lui disegnate.
mg
Per saperne di più:
Guanda, Delfini e la cultura modenese, a cura di
A vent’anni dalla morte di Roberto Lerici
Roberto Lerici (Firenze, 1931 - Roma,
1992) è stato un fine e multiforme intellettuale italiano: editore, commediografo,
sceneggiatore, scrittore e autore televisivo.
“Cantieri” vuole ricordare, a vent’anni
dalla morte, l’editore Lerici cogliendo l’occasione della ristampa di un celebre libro,
A me gli occhi, please, testi scritti per vari spettacoli di Gigi Proietti.
md
Roberto Lerici, A me gli occhi, please e altre
storie. Materiali scritti per e con Gigi
Proietti, con la Lettera a un amico di Gigi
Proietti, Roma, Editori Internazionali
Riuniti, 2012, 189 p., € 16,00.
di Fernanda Pivano, ritratti di Salvatore
Ciaurro, Napoli, Pironti, 2005, 206 p., ill.,
€ 10,00.
Tullio Pironti: 40 anni di editoria
controcorrente
Festeggia 40 anni di attività Tullio Pironti,
editore e libraio napoletano di lungo corso.
A lui si devono anche due bellissimi volumi
di ricordi autobiografici di una Napoli
d’antan, che si stenta oggi a riconoscere.
“Cantieri” saluta Tullio Pironti lodando la
sua azione editoriale condotta con invidiabile coerenza.
mg
Tullio Pironti, Il paradiso al primo piano,
prefazione di Francesco Patierno, Napoli,
Pironti, 2010, 208 p., € 12,00.
Marco Piscitello, Pagine, pugni e splendide sfide
nei 40 anni di Pironti, in «Leggere:tutti», n.
67, aprile 2012, pp. 74-75.
Compleanno papiniano. I 60 anni di Le
disgrazie del libro in Italia (1952-2012),
un “manuale del perfetto scroccone
(di libri)”. Appunti bibliografici.
Quattro artisti e un editore, testi di Francesco
Durante, Mario Franco, Armida Parisi,
Eleonora Puntillo, Salvo Vitrano, fotografie
di Rino Palma, Napoli, Edizioni Morra
[ma Arti Grafiche Zaccaria, Napoli], 2012,
[senza paginazione], ill., € 10,00.
Per saperne di più:
Tullio Pironti, Libri e cazzotti, prefazione
Compie 60 anni un curioso e ricercato
opuscolo di Giovanni Papini, Le disgrazie
del libro in Italia, che ha spesso dato filo da
torcere ai bibliografi. Cerchiamo, quindi,
di fare un poco d’ordine cronologico tra
le tante edizioni stampate in questi 60
anni. Come detto la princeps risulterebbe (il
condizionale è d’obbligo) quella stampata
anonima a Firenze dagli “Stabilimenti
Tipolitografici Vallecchi” nel 1952,
opuscolo n.2 a cura dell’Ufficio Propaganda Vallecchi Editore (il n.1 della serie è
a firma Enrico Vallecchi, Gli italiani e i libri,
5
sempre del ’52), mentre il n.3 dovrebbe
essere un interessante opuscolo, del giugno
’52 sempre a cura dell’Ufficio propaganda
di Vallecchi, dedicato ai giudizi della stampa
italiana e internazionale dell’opera di uno
scrittore anomalo e oggi dimenticato come
Carlo Coccioli, opuscolo raro introdotto
da uno scritto firmato Vallecchi. La particolarità della prima edizione papiniana è
di non avere il nome dell’autore in copertina ma, dopo il titolo, l’indicazione Appunti
d’uno scrittore. Roberto Palazzi, il compianto
libraio antiquario ed editore scomparso
tragicamente giusto dieci anni fa, nel suo
Piccolo periplo papiniano, introduzione (pp.
5-10) alla ristampa dell’opuscolo eseguito
da Stampa Alternativa nel 1993 nella
celebre collana “Millelire” (ma edizione
speciale, fuori commercio, stampata in
occasione della Fiera del Libro di Napoli
“Galassia Gutenberg”, 5 localizzazioni
in SBN), scrivendo della prima edizione la
situa (erroneamente) al 1953 (p. 6); anche Luca
Ferrieri, in La lettura? Che storia! (Modena,
Comune di Modena, 1993, seconda ediz.
Carpi, Nuovagrafica, 1997, p.58), la
data al 1953. Inoltre Marco Dall’Occa e
Giorgio Mosci in un loro vecchio catalogo
librario (n. 4, 1991, p. 16, scheda 104), nella
scheda bibliografica di un volume di Attilio
Vallecchi, Ricordi e idee di un editore vivente
(Firenze, Vallecchi, 1934, offerto a lire
50.000), inseriscono nel lotto n.104 anche
due opuscoli vallecchiani, uno dei quali è
questo Appunti d’uno scrittore, del ’52, omettendo però il nome di Papini quale autore.
L’edizione del ’52 risulta peraltro censita
nel Catalogo SBN (bid TSA/850003)
6
e localizzata in sole tre biblioteche: Universitaria di Bologna, Comunale Saffi di Forlì
e Statale Isontina di Gorizia. Il Catalogo
SBN censisce altra edizione dell’opuscolo,
datato 1953 (l’edizione indicata da Palazzi
e Ferrieri), localizzata solo nella Biblioteca dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana
“Giovanni Treccani” di Roma e nella
Biblioteca dell’Istituto di storia della Resistenza di Forlì (bid IEI/49687). La copia
da me collazionata riporta chiaramente
la data a stampa 1952, potrebbe trattarsi
di un refuso per 1953? I dubbi restano.
Due anni dopo l’opuscolo viene ristampato, sempre dagli “Stabilimenti Tipolitografici Vallecchi” di Firenze, in occasione
della Settimana Vallecchi per il libro italiano
(12-20 giugno 1954), e in concomitanza col
quarantennale della Vallecchi (1914-1954),
“al servizio della cultura italiana”, come
indicato a stampa in seconda di copertina.
Questa edizione, sempre n.2 a cura dell’Ufficio Propaganda Vallecchi Editore identica
la grafica, ha però la particolarità di contenere, alla fine, una Breve storia di un editore
(senza paginazione), assente dall’identica
edizione del ‘52. Il Catalogo SBN localizza l’opuscolo nella sola Biblioteca Malatestiana di Cesena (bid RAV/1959507).
Nel 1959 Le disgrazie del libro in Italia venne
ristampato nelle Prose morali di Papini
(Milano, Mondadori, “Tutte le opere di
Giovanni Papini – I classici contemporanei italiani, n.7). Nel 1982 lo scritto verrà
riproposto invece ne «La Bibliofilìa», a.
LXXXIV, disp. 1 (pp. 66-70), presentato
da Alessandro Olschki; questa ristampa
olschkiana venne forse realizzata in occasione dei 30 anni dalla prima edizione? Ciò
avvalorerebbe la tesi della princeps datata
1952; non lo sappiamo. Solo tre anni
dopo (1985) lo scritto verrà ripubblicato in
una edizione tipograficamente elegante e
del tutto sconosciuta ai repertori consultati, non localizzata in alcuna biblioteca
italiana (fonte SBN). L’edizione è curata da
Ugo Boccassi, microeditore in Alessandria
il quale, nella breve prefazione, cita anche
lui come prima edizione la Vallecchi 1953.
Il sottotitolo di questa particolare edizione
riporta: Appunti d’uno scrittore chiosati ed integrati da un “abbozzo” di editore in una piccola
città di provincia, e risulta stampato nel 1985,
ad Alessandria, nello “scantinato della
Tipografia WR”, tiratura sicuramente
molto bassa fuori commercio, ma non indicata. Nessuna informazione è disponibile
circa questa sconosciuta “Tipografia WR”.
L’anno precedente lo scritto di Papini era
stato, giustamente, inserito nell’elegante
antologia Il Metalibro. Viaggio intorno al libro,
a cura di Gaetano Colonnese, Vittorio Dini
ed Elio Morelli (Napoli, Colonnese, 1984,
pp. 47-54, II ediz. Colonnese, 2000, pp.
47-54), che ristampano l’edizione Vallecchi
1954. Nel 1993, intanto, viene riproposto,
come già detto, da Stampa Alternativa di
Marcello Baraghini, mentre del dicembre
2003 è la preziosa microedizione stampata a Modica dalle “Edizioni La Biblioteca di Babele” di Giovanna Modica, che
è anche libreria, in soli 111 copie numerate e firmate a mano dal recensore, Saro
Jacopo Cascino, il quale firma un “Pretesto
posposto”, Notizie utili a trovare ragioni per
leggere opere di Giovanni Papini (pp. 27-63),
copertina illustrata da Guglielmo Manenti
(opuscolo localizzato nelle sole Nazionali
Centrali di Firenze e Roma, fonte SBN).
La composizione, l’impaginazione elettronica e la stampa risultano realizzate
all’interno della stessa libreria siciliana.
Siamo così giunti a settembre 2012, a 60
anni dalla prima edizione, con l’interessante ristampa proposta dalle Edizioni
CUSL dell’Università Cattolica di Milano,
n.13 della simpatica collana “Minima
Bibliographica”, che intitola l’opuscolo
“Italiani, io vi esorto a comprar libri”, due
scritti di Giovanni Papini (Le disgrazie del
libro in Italia) e Guido Mazzoni (Editori
antichi, moderni e odierni), a cura di Vittoria
Polacci e prefazione di Edoardo Barbieri
(pp. 5-11), che cita le edizioni 1982, 1993
e 2003. L’attualità dello scritto di Papini
è stata ribadita da Giuliano Vigini su «La
Lettura», il supplemento domenicale del
«Corriere della Sera» (n. 33, domenica 1
luglio 2012, p. 21) che scrive: “A distanza di
quasi vent’anni (dalla ristampa di Marcello
Baraghini per Stampa Alternativa, N.d.A.)
– che si potrebbe definire il “manuale del
perfetto scroccone” – resta sempre d’attualità. Indica tra l’altro i 7 modi a cui
ricorre un italiano prima di compiere il
disperato gesto di comprarsi un libro con i
proprio soldi. Oltre a chiederlo in omaggio
all’editore o all’autore, c’è la tentazione di
rubarlo a qualche conoscente o di chiederlo in prestito a un amico”. In occasione
del centenario della nascita (1881-1981)
Firenze gli dedicò una bella mostra bibliografica, ospitata a Palazzo Medici-Riccardi
del quale resta l’ottimo catalogo curato
da Marco Marchi e Jole Soldateschi (con
uno scritto di Primo Conti); ebbene anche
in quell’occasione venne ricordata ed
esposta solo l’edizione Vallecchi del 1954
(cfr. Giovanni Papini 1881-1981, Firenze,
Nuovedizioni Enrico Vallecchi, 1981, p.
159, scheda 469), opuscolo appartenente
alla “Fondazione Primo Conti” di Firenze.
Lo scrittore toscano morirà quattro anni
dopo la prima edizione del suo simpatico
opuscolo, l’8 luglio del 1956. Si ringrazia
il Fondo bibliografico di “Cantieri” per
i volumi messi a disposizione, e la Biblioteca del Dipartimento di studi umanistici
dell’Università del Piemonte Orientale di
Vercelli, per l’opuscolo su Carlo Coccioli
messo a nostra disposizione.
mg
Bibliografia consultata:
Bibliografia degli scritti di Giovanni Papini, a
cura di Andrea Aveto e Janvier Lovreglio,
premessa di Franco Contorbia, Roma,
Edizioni di Storia e Letteratura, 2006.
lettori al sessantesimo feltrinelliano che
cadrà nel 2015 (sperando che per allora
“Cantieri” sia ancora in attività).
bella copertina di E. Caesar. Per ricordare
questa longeva collana, ancora ben viva
nelle edicole, segnaliamo alcuni volumi ad
essa dedicati compreso un bel volume su
Giorgio Monicelli sfuggito, forse, a molti
recensori. La redazione di “Cantieri”
dedica questo omaggio uraniano a Bruno
Baronchelli, salutandolo con simpatia,
considerato a ragione, coi suoi circa 55.000
volumi, il massimo collezionista al mondo
di fantasy, senza peraltro dimenticare
il genio di Fruttero&Lucentini, che per
primi sdoganarono un genere considerato
all’epoca, a torto, di serie B.
om
1955-2005: 50 di Feltrinelli attraverso
suoi Cataloghi storici
Piccolo omaggio grafico ai 50 anni della
Feltrinelli attraverso le copertine dei suoi
cataloghi storici, chiude il cerchio la bella
intervista a Inge Feltrinelli pubblicata di
recente. Diamo appuntamento ai nostri
I miei primi 60 anni. Urania [10
ottobre 1952 - 10 ottobre 2012]
Giusto sessant’anni fa nasceva, editorialmente, dal genio di Giorgio Monicelli,
fratello del Mario regista e cugino di
Alberto Mondadori (una triade di assoluto
prestigio), una delle collane mondadoriane
più importanti e longeve: “Urania. Rivista
mensile di avventure nell’universo e nel
tempo”, celebre perché per prima introduceva in Italia il genere fantascientifico, ma
anche, e forse soprattutto, perché sdoganava la narrativa d’intrattenimento facendole assumere caratteri di vera e propria
letteratura (De Turris). Il 10 ottobre 1952
i lettori trovarono in edicola il numero 1,
Le sabbie di Marte di Arthur Clarke, con
Il secolo Contini
Cento anni fa nasceva a Domodossola
Gianfranco Contini (1912-1990), tra i più
prestigiosi e influenti critici e filologi del
Novecento. “Cantieri” ha scelto di ricordarlo attraverso una interessante mostra
sul rapporto triangolare Contini-TallonePetrarca, perché il celebre stampatore
di Alpignano stampò a Parigi, nel 1949, i
Rerum Vulgarium Fragmenta di Petrarca, curati
da Contini, volume che Giuseppe Ungaretti
7
salutò come un “miracolo” e ristampato
con la lezione continiana invariata, da
Einaudi nel 1964 [NUE, 41]. La mostra è
stata ospitata, dal 24 al 31 ottobre, presso
l’Atrio Pio XI dell’Università Cattolica di
Milano e nell’occasione è stato presentato
anche il ricco volume-catalogo, Il bello e
il vero. Petrarca, Contini e Tallone tra filologia e
arte della stampa, a cura di Roberto Cicala
e Maria Villano (Milano, EduCatt, 2012),
ultimo tra gli interessanti progetti didattici del sempre molto attivo “Laboratorio
di Editoria” dell’ateneo milanese. I rapporti tra
Contini e il mondo dell’editoria e della
tipografia meritano un intero numero di
“Cantieri”, tanto ricchi e proficui furono, e non
è detto che la nostra rivista non ritorni in
futuro sull’argomento. Abbiamo pensato di
arricchire queste poche righe con qualche
copertina di volumi continiani che testimoniano il suo amore e il suo interesse per il
mondo del libro e della stampa, e per quel
culto dell’amicizia che nel filologo fu spinta
vitale e nucleo centrale dell’esistenza. Per i
volumi si ringrazia il Fondo bibliografico di
“Cantieri”, un ringraziamento particolare
anche al prof. Roberto Cicala.
gn
Pound. “Cantieri” lo ricorda in maniera
essenziale e silenziosa, com’era nel suo
stile, attraverso qualche copertina di libri
in suo omaggio e con una delle bellissime
e intense foto che Lisetta Carmi realizzò
nel periodo estremo di Pound, a Sant’Ambrogio di Rapallo, l’11 febbraio del 1966.
Tutti i volumi appartengono al Fondo
bibliografico di “Cantieri”, che al solito
ringraziamo.
ab
Norman Douglas e Pino Orioli, un
doppio anniversario
Doppio anniversario in questo 2012: ricorrono, infatti, i 60 anni dalla scomparsa
dello scrittore Norman Douglas (avvenuta a Capri) e i 70 da quella del libraioeditore Giuseppe (Pino) Orioli (avvenuta a
Lisbona), amici fraterni e sodali nel culto
(anche pagano) della vita, dell’ebbrezza,
dei libri e del sesso. Una amicizia cementata attraverso comuni interessi per l’arte,
il vino, i piaceri della vita, i libri antichi,
la natura. Ma amicizia anche letteraria
se è vero che alcuni titoli furono scritti a
quattro mani, anche se non ufficialmente,
penso alle celebri e raffinate Adventures of a
Bookseller di Orioli (Firenze, Orioli, 1937) o
alla Venere in cucina di Pilaff Bey/Douglas
(Milano, Longanesi, 1954).
gp
roberto roversi
anniversari
editoriali
Quarant’anni fa a Venezia
Il primo novembre del 1972 moriva a
Venezia ilspigolature
grande poeta statunitense Ezra
8
editoriali
librografie
Autolibrografie del Novecento:
qualche esempio
Svariati sono
i modi coi quali intrattenersi
poesia
nei dintorni del libro e della lettura, sulla loro
soglia avrebbe scritto Genette; ma svariati
sono anche i giochi bibliografici che possiamo
bibliografie
abbiamo individuato alcuni esempi degli
ultimi anni, tra italiani e francesi. Del resto,
come detto in apertura, non è semplice
individuare interi biblioromanzi o biblioracconti dedicati all’autolibrografia, per cui
almeno per il momento la nostra indagine
potrebbe essere abbastanza significativa,
aperta come tutte le indagini bibliografiche a suggerimenti, integrazioni, segnalazioni, confronti, tutte modalità auspicabili e perseguibili nel lavoro bibliografico,
per definizione un perenne work in progress.
Lasciando ad un prossimo appuntamento
l’analisi di qualche biolibrografia, concentriamo la nostra attenzione su quelli scelti
per la nostra passeggiata nei boschi bibliografici. Risale a ben 105 anni fa un primo
esempio di autolibrografia d’autore. Era
infatti il 3 novembre del 1907 e sulle pagine
de “L’Illustrazione italiana” compariva un
racconto di Edmondo De Amicis, proprio
l’autore di Cuore, un breve scritto fortunatamente recuperato negli ultimi anni da
un micro editore torinese, La Biblioteca di
Galeno, che lo ha meritoriamente ristampato nel 1995. In compagnia di De Amicis
ecco una piccola folla di amici, Kerbaker,
Desalmand, Giancaspro, che insieme a lui
hanno dedicato all’amico libro una serie
di librografie; e nel recente bel romanzo di
Alberto Schiavone, La libreria dell’armadillo,
ad esempio, il libro protagonista della storia
è nato giusto 40 anni fa: Randagio è l’eroe di
Giovanni Arpino (Rizzoli, febbrario 1972),
che aveva una bella copertina disegnata
da Mario Dagrada e col quale salutiamo i
nostri bibliolettori.
mg
Milano. Il libretto documenta, attraverso
decine di foto in bianco e nero di Aragozzini, il nuovo stabilimento romano della
Società Campari. Sia su Dardo Battaglini
che sulle edizioni Ariel di Franco Ciarlantini, il discorso andrebbe approfondito
e “Cantieri” lo farà in uno dei prossimi
numeri; analogamente ricco di suggestioni
e il binomio Campari-Depero, già ampiamente analizzato in volumi, cataloghi e
mostre. Questo libretto è di una certa rarità
essendo presente in sole due biblioteche
italiane (fonte ICCU). Si ringrazia il fondo
bibliografico di Cantieri per la copia messa
a nostra disposizione.
kb
La Campari e il suo nuovo stabilimento di Roma
1952, a cura di Dardo Battaglini, fotografie
di Vincenzo Aragozzini, Milano, Ariel,
1953, 66 p., ill.
Per saperne di più:
Massimo Gatta, Il decoratore di libri. I fregi
di Dardo Battaglini, «Charta», 2007, n. 86,
pp.48-52.
Editoria anarchica a New York
intraprendere nel maremagnum dell’universo libresco. Uno dei sottogeneri biblionarrativi meno conosciuti, e per la verità
anche meno praticati dagli scrittori, è
quello dell’autolibrografia, cioè storie di libri
raccontate dagli stessi protagonisti: i libri
appunto. Una variante di questo genere
biblionarrativo, peraltro più ampia del
precedente e che confina più con la saggistica bibliografica, è quella della storia
bibliografica ed editoriale di un libro o la
storia di una intera biblioteca d’autore. In
questo caso potremmo coniare un altro
neologismo: biolibrografia essendo altri a
scriverne la biografia. Per quanto riguarda
invece l’autolibrografia come sottogenere
della biblionarrativa, la quale negli ultimi
anni sta riscuotendo un certo successo,
anche commerciale e di vendite, sia per
le svariate proposte editoriali, sia per il
numero di lettori che sembra seguano abbastanza fedelmente queste proposte, ebbene
Il volo mortale di un uomo e di un libro:
Andrea Salsedo “suicidato” a New York in
compagnia delle memorie di Clement Duval,
da lui edite nel 1917. mg
roberto roversi
librografie
anniversari
editoriali
poesia
spigolature
editoriali
bibliografie
Dardo Battaglini e la Campari
Compie 60 anni un elegante libretto che
archeologia
Dardo Battaglini,
personaggio oggi dimenticato ma di
notevole spessore artisticolibraria
culturale, curò per la Società Campari,
pubblicandolo nelle sue edizioni Ariel di
archeologia
biblografie
bibliofollie
9
Clemente Duval, Memorie Autobiografiche, New
York, Tipografia Andrea Salsedo, 1917.
Finora pubblicati:
Esmahan Aykol, Divorzio alla turca, Palermo,
Sellerio, 2012.
Librai a Napoli alla corte Aragonese
Segnaliamo un notevolissimo studio sui
librai napoletani nel Rinascimento scritto
da Gianni Macchiavelli, che dirige la
storica libreria e casa editrice M. D’Auria,
nella centralissima Piazza del Gesù Nuovo
a pochi passi da Palazzo Filomarino della
Rocca che fu, ed è ancora, dimora e
biblioteca di Benedetto Croce. E per quei
rimandi storico-culturali che “Cantieri”
predilige rimandiamo all’ormai classico
Un angolo di Napoli, dello stesso Croce, per
una panoramica di straordinario valore
letterario e storico di questo angolo della
Neapolis greco-romana che proprio nel
Rinascimento raggiunse vertici di assoluto
prestigio e importanza.
gp
Clemente Duval, Memorie Autobiografiche,
prefazione di Luigi Gallegani, Newark
(NJ), Biblioteca de L’Adunata dei Refrattari, 1929 [ma stampa 1930], seconda
ediz. completa.
Per saperne di più:
Autobiografia di Carlo Tresca, con introduzione e note di Nunzio Pernicone, Roma,
Anicia, 2006.
Maurizio Antonioli, Editori e tipografi anarchici di lingua italiana tra Otto e Novecento,
Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2007
[Quaderni della Rivista storica dell’anarchismo, 2].
Valentina Beretta, Giuseppe Monanni, un
editore anarchico, «Storia in Lombardia», a.
XXVIII, n. 2, 2008, pp. 71-107.
Pino Cacucci, E in cuor mio, non vi ho più
perdonato, in Id., Nessuno può portarti un fiore,
Milano, Feltrinelli, 2012, pp. 129-205.
Esmahan Aykol, Hotel Bosforo, Palermo,
Sellerio, 2010.
roberto roversi
librografie
anniversari
editoriali
poesia
spigolature
editoriali
bibliografie
archeologia
libraria
biblografie
Esmahanarcheologia
Aykol, Appartamento a Istanbul,
Palermo, Sellerio, 2011.
libraria
cultura
editoriale
gadda e
l’editoria
Leggere come un turco: la trilogia
libraria di Esmahan Aykol
In compagnia della protagonista, la bella
libraia berlinese Kati Hirschel, nelle strade
di Instanbul tra libri e delitti, nella simpatica trilogia pubblicata in Italia di Esmahan
Aykol.
gp
10
antiquariato
librario
libri e librai
a venezia
bibliofollie
Gianni Macchiavelli, Dizionario dei librai a
Napoli nel Rinascimento, Napoli, M. D’Auria
Editore, giugno 2012, 200 p., s.i.p.
refusiana
“Cantieri” continua la sua peregrinazione nel variegato mondo dei refusi e
rinodellefabbri
della correzione
bozze. Questa volta
siamo in compagnia di uno dei Tre sogni
premonitori con i quali lo scrittore Filippo
Tuena termina il suo simpatico Manualetto
pratico a uso dello scrittore ignorante. Il sogno è
emblematicamente
intitolato La correzione
biblionarrativa
dei refusi. Inoltre ristampiamo parte di un
interessante articolo, firmato nel 2008 da
Emanuele Castelli, dove viene ricordato
Titivillus, il demone dei copisti medievali.
Si ringraziatopipittori
«L’Osservatore Romano» per
avere autorizzato la ristampa dell’articolo.
E come dimenticare il grande scrittore di
Comiso, Gesualdo Bufalino, che nel 1991
affidava ai torchi di Franco Sciardelli (che
“Cantieri” saluta con affetto) le pagine del
suo L’inchiostro del diavolo, stampato in soli
150 esemplari numerati e con una acquaforte di Mario Gosso. Un’ultima segnalazione bibliografica riguarda il breve
racconto Il correttore di bozze, dello scrittore
barcellonese Fernando Trìas De Bes, di
recente tradotto in italiano e pubblicato
nella sua simpatica raccolta Inchiostro. mg
Rag. Riccio Lino], 15 marzo1932, pp.
45-58, prima e unica ediz.
roberto roversi
librografie
anniversari
editoriali
poesia
spigolature
editoriali
bibliografie
archeologia
biblografie
archeologia
libraria
bibliofollie
Fernando Trìas De Bes, Il correttore di bozze,
libraria
13 giugno 1913,
in Id., Inchiostro, trad. di
Giulia Bassi, Milano, Rizzoli, 2012, pp.
97-123, € 12,00.
Compleanni di archeologia libraria
Emanuele Castelli, Titivillus, diavolo di un
errore, «L’Osservatore Romano», mercoledì
23 aprile 2008, p. 4.
Filippo Tuena, La correzione dei refusi, in Id.,
Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante, Fidenza,
Mattioli 1885, 2010, pp. 103-106, € 12,00.
Nel corso di una recente campagna archecultura
ologica di scavi
bibliografici sono venuti alla
luce tre preziosi reperti risalenti rispettivaeditoriale
mente a 80, 70 e 50 anni fa, e che il nostro
collaboratore Massimo Gatta non aveva
censito nella sua Bibliografia sui librai e le
librerie. La gadda
scoperta hae
riscosso un notevole successo
nell’ambiente
l’editoria dell’archeologia
libraria nazionale, anche perché i reperti
biblioarcheologici erano sepolti in siti del
tutto sconosciuti e che difficilmente avrebantiquariato
bero potuto rivelare la presenza dei tre rari
reperti. La scoperta
si deve alla nostra collalibrario
boratrice Gina Palestri, vero bibliosegugio,
libraia ed esperta di letteratura sui librai e
le librerie. Offriamo quindi ai nostri lettori,
librai
e ai cultori libri
di storiaedella
libreria, queste
preziose schegge
biblioarcheologiche sperando
a
venezia
in altri prossimi fortunati ritrovamenti. In
particolare si segnala che il reperto firmato
da Bianca De Maj, e non presente in
alcuna biblioteca italiana (fonte ICCU e
e salumi
Mai Azalai),pagine
potrebbe essere
tra i rarissimi
esemplari scampati al bombardamento su
Milano del ’44 durante il quale quasi tutti
i depositi editoriali
(tra i quali quello della
segnalazioni
Garzanti) e le tipografie furono distrutte
dalle bombe. biblohaus
L’unica edizione conosciuta
del libro della De Maj, prima della scoperta
di Gina Palestri, era la prima edizione edita
da Treves nel 1927. Si ringrazia il Fondo
bibliografico di “Cantieri” per i tre reperti
messi a nostra disposizione.
om
refusiana
rino fabbri
biblionarrativa
Bianca De Maj, La bottega del libraio.
Romanzo, Milano, Garzanti, 10 luglio 1942,
seconda ediz. topipittori
profumi e libri
Cesare Meano, Il tipografo diventato libraioeditore, in Id., Questa povera Arianna. Romanzo,
Torino, Ai 4 20 [ma Torino, Arti Grafiche
11
librografie
Lucio d’Aquara, Gaspare Casella, in Id.,
Personaggi e pretesti, Napoli, Edizione a cura
del “Roma”poesia
[ma Napoli, Arti Grafiche G.
D’Onofrio], dicembre 1962, pp. 95-98,
prima e unica ediz.
bibliografie
Catalogus librorum
Per gli appassionati di chicche bibliografiche segnaliamo
un raffinato ed elegante
biblografie
opuscolo di recente pubblicato dalla benemerita “Società Bibliografica Toscana”.
L’autore, che si firma cripticamente
PTMdSM, è un raffinato bibliofilo, magna
pars della medesima Società Bibliografica,
bibliofollie
che con questo
libretto ci fa strada nei
meandri della bibliofilia d’alto lignaggio.
L’opuscolo, che molto difficilmente troverete in libreria (e anche nelle biblioteche)
è impreziosito da belle illustrazioni di
refusiana
antichi volumi,
frontespizi e antiporte ed
ha una intrigante introduzione di Oliviero
Diliberto, emblematicamente intitolata
L’ossessione del catalogo. Sui cataloghi librari,
soprattutto rino
d’antiquariato,
si sono scritte
fabbri
intere biblioteche ma a me piace ricordare in particolare lo scritto di un grande
amico dei libri e della lettura, purtroppo
scomparso, e del quale meritoriamente le
edizioni del “Sole 24 Ore” hanno ristambiblionarrativa
pato Le sabbie
immobili (Il Mulino, 1991),
libretto di aurea bellezza nel quale c’è uno
scritto breve ma elegantissimo, com’era
nello stile e nell’atteggiamento del suo
autore, Giuseppe
Pontiggia. Rimandando
topipittori
quindi alle pagine di Cataloghi e vizi salutiamo l’Autore, ovunque egli sia in questo
momento.
kb
profumi e libri
spigolature
editoriali
roberto roversi
archeologia
libraria
anniversari
editoriali
archeologia
libraria
spigolature
editoriali
cultura
editoriale
archeologia
libraria
gadda e
l’editoria
archeologia
libraria
antiquariato
librario
Quattrocultura
passi (in inglese)
nel commercio del libro raro.
editoriale
libri e librai
a venezia
gadda e
l’editoria
pagine e salumi
antiquariato
librario
segnalazioni
biblohaus
Una breve carrellata nell’antiquariato
libriineEngland
libraiand United
librario made
States, con quattro titoli di non facilisa venezia
sima reperibilità
ma che garantiscono
una lettura appassionante e istruttiva. Tra
questi la celebre autobiografia di Hans
Kraus, tra i massimi librai antiquari del
Novecento.
pagine e salumi gp
segnalazioni
biblohaus
PTMdSM, Il catalogo, con uno scritto di
Oliviero Diliberto, Sinalunga, Tipografia
Rossi per la Società Bibliografica Toscana,
Natale 2011, 47 p., ill., s.i.p.
Giuseppe Pontiggia, Cataloghi e vizi, in Id.,
Le sabbie immobili, Il Sole 24 Ore, 2012
[Racconti d’autore, 73], pp. 79-80.
12
bibliografie
librografie
biblografie
poesia
bibliofollie
bibliografie
refusiana
biblografie
rino fabbri
bibliofollie
biblionarrativa
refusiana
topipittori
rino fabbri
profumi e libri
biblionarrativa
topipittori
profumi e libri
Karl Lagerfeld, bibliomane e libraio
(e sarto)
Mai e poi mai il morigerato padovano Don
Gaetano Volpi avrebbe potuto immaginare
che quanto da lui enciclopedicamente e
minuziosamente elencato nelle sue celebri
(ma quanti le hanno davvero lette?) Avvertenze necessarie e profittevoli a’ Bibliotecari, e agli
Amatori de’ buoni Libri, gustosa appendice
bibliofila del suo La Libreria de’ Volpi, e la Stamperia
roberto roversi
anniversari
editoriali
eccezioni, ci saremmo aspettati che una
geniale idea come questa fosse più indicata
per un profumo maschile; ma in tempi di
totale parità di diritti chi può impedire a un
maschio di librografie
cospargersi il volto con questo
biblioprofumo? pardon con questo Paper
passion.
Per saperne di più:
Annette Popel
Pozzo, La Libreria de’ Volpi
poesia
e la Stamperia Cominiana, «la Biblioteca di via
Senato», a. II, n. 2, febbraio 2010, pp. 25-40.
spigolature
editoriali
bibliografie
archeologia
libraria
biblografie
archeologia
libraria
bibliofollie
cultura
editoriale
refusiana
Cominianagadda
illustrate con e
utili e curiose annotazioni (Padova, Giuseppe Comino, 1756),
alla voce l’editoria
Odore (dei libri) avrebbe trovato,
oltre 250 anni dopo quella sua fatica editoriale, un solerte, quanto inconsapevole,
antiquariato
sostenitore
nel geniale e bibliofolle stilista,
editore e libraio Karl Lagerfeld. Non
sappiamolibrario
se Lagerfeld abbia mai sfogliato,
con quelle mani perennemente mezze
inguantate di nero, le sublimi e polverose
libri
e libraine dubitiamo
pagine del
prete padovano,
fortemente. Fatto sta che lo stilista editore
a venezia
libraio, nonché
bibliofolle (collezionista di
oltre 400.000 volumi, conservati nelle sue
svariate magioni sparse per l’Europa), ha
di recente incarnato alla perfezione la voce
Odore (deipagine
libri) realizzando
un profumo
e salumi
all’aroma … di carta. Non sto scherzando,
è la verità. Già il nome è un programma:
Paper passion, (nomen omen), realizzato
segnalazioni
insieme all’editore
tedesco Steidl, mentre
l’essenza è stata creata da Geza Schoen.
biblohaus
La confezione riproduce un libro con le
pagine rosse, con tanto di copertina, frontespizio e dorso, e le prime pagine contengono testi di Steidl e dello stesso Lagerfeld.
La boccetta con l’essenza profumata è
contenuta all’interno del libro le cui pagine
rosse, vuote, sono state tagliate e sagomate
in profondità, racchiudendo così al loro
interno la boccetta. Il volume ha anche
una fascetta rossa con stampato in nero For
booklovers, poteva mancare in un profumo
per donne bibliofile? Anche se, per la
verità, essendo il mondo femminile meno
attratto di quello maschile dalla bibliofilia
o bibliofollia, nonostante alcune importanti
rino fabbri
La scomparsa di Rino Fabbri,
grande editore popolare
Scompare uno
degli ultimi grandi editori
biblionarrativa
popolari del secondo Novecento italiano,
Rino Fabbri, al quale sono legate preziose
iniziative editoriali a dispense che hanno
avvicinato moltissimi lettori al mondo
topipittori
dell’arte, come
“I Maestri del colore”,
diretta da Roberto Longhi, e all’inglese
“Impariamo l’inglese”, a cura di Mario
Hazon. La Fratelli Fabbri Editori nasce
nel 1947, ad opere di Giovanni Fabbri,
roberto
roversi
in una Italia
ancora distrutta
dal conflitto
mondiale. Rino
Fabbri,
da
tempo
ritiratosi
profumi e
libri
dal mondo editoriale e dalla casa editrice
(fondata coi fratelli Dino e Giovanni),
viveva daanniversari
34 anni in Paraguay, aveva 85
anni. Due recenti volumi hanno ben delieditoriali
neato la lunga
storia di una delle più popolari case editrici italiane. “Cantieri”, in uno
degli ultimi numeri, ricordava la Fabbri a
propositospigolature
di un recente volume ad essa
dedicato e che, paradossalmente, aveva
editoriali
l’identico titolo di un vecchio libro dedicato ad un altro dei nostri grandi editori
del ‘900: Enrico Vallecchi.
mg
archeologia
Per saperne di più:
Dino Messina,
Rino Fabbri, il padre delle encilibraria
clopedie a dispense, «Corriere della Sera»,
venerdì 2 novembre 2012, p. 41.
La Fabbri archeologia
dei Fratelli Fabbri, a cura di Carlo
Carotti e Giacinto Andriani, Milano,
Franco Angeli,
2010 [Studi e ricerche di
libraria
storia dell’editoria, 51].
librografie
Sergio Marchi, Giovanni Fabbri, L’uomo che
faceva i libri, Milano, Bietti, 2011.
poesia
George Santayana (1863-1952)
Per una serie di quei cortocircuiti tra lettebibliografie
ratura, poesia
ed editoria, (che Cantieri
ama), desideriamo ricordare che giusto 60
anni fa moriva a Roma il filosofo, scrittore e
poeta madrileno, naturalizzato americano,
George Santayana. Almeno due sono le
biblografie
grandi suggestioni
che ci hanno condotto a
questo ricordo: la meravigliosa poesia che
Wallace Stevens dedicò al filosofo all’indomani della scomparsa, To an Old Philosopher
in Rome, e alcune pagine che lo scrittore
Frederic Prokosch
scrisse in occasione della
bibliofollie
sua visita a Roma al vecchio filosofo, negli
ultimi anni della sua vita, ospitato per 11
refusiana
13
anni presso il collegio di suore della “Clinica
della Piccola Compagnia di Maria”, pagine
roberto
roversi
pubblicate in
Voices. A Memoir.
Ma il cortocircuito di cui si parlava all’inizio è nato
leggendo tra le righe del bel romanzo di
Piersandro Pallavicini (Romanzo per signora,
anniversari
Milano, Feltrinelli,
2012) dove infatti
ritroviamo Prokosch. Non possiamo, per
editoriali
evidenti motivi di spazio, ristampare né la
lunga poesia, né le pagine di Prokosch. Ci
limitiamo, pertanto, a riportare solo la fine
spigolature
della poesia di Wallace Stevens invitando
i nostri lettori
interessati ad approfondire
editoriali
la conoscenza di questi tre giganti della
cultura del Novecento.
ab
[…]
Total grandeurarcheologia
of a total edifice,
Chosen by an libraria
inquisitor of structures
For himself. He stops upon this threshold,
As if the design of all his words takes form
And frame from thinking and is realized.
archeologia
Wallace Stevens
Per sapernelibraria
di più:
Frederic Prokosch, Silenzi, in Id., Voci,
Milano, Adelphi, 1985, pp. 212-218.
cultura
editoriale
Altri letterati-editori ancora nell’ombra
ed una riflessione ulteriore su Giorgio
gadda e
Bassani redattore-editore
l’editoria
A 17 anni dalla
prima edizione (Milano, Il
Saggiatore), e a 9 dalla benemerita ristampa
(Milano, Net), un ulteriore e prezioso
antiquariato
tassello cerca
di rifinire il reticolo critico
che Alberto Cadioli ha tessuto intorno alla
librario da cui il titolo
figura del letterato-editore,
del suo fortunato saggio del ‘95. In esso
i protagonisti erano Papini e Prezzolini,
Carocci e Bonsanti,
Debenedetti e
libri eRusca,
librai
Calvino. In questa ulteriore ricognizione
a venezia
critica la parola
passa a quei protagonisti
del mondo editoriale ritenuti, a ragione,
ancora per certi versi nell’ombra, da qui il
titolo del libro: Roberto Bonchio, Gian
Piero Brega,
Giansiro Ferrata,
Niccolò
pagine
e salumi
Gallo, Cesare Garboli, Natalia Ginzburg,
Luciano Mauri, Ervino Pocar, Domenico
Porzio. Ma altri ancora, suggerisce Gian
segnalazioni
Carlo Ferretti
nell’introduzione, sono i
nomi che dovranno costituire ulteriore
biblohaus
materia di indagine
e di studio: Bertolucci,
Del Buono, Fortini, Manganelli, Montano,
Pavese, Pontiggia, Raboni, Sciascia, Zavattini, anche se per alcuni già esistono studi
sulla loro collaborazione editoriale. L’intento è chiaro: riuscire a far luce sulle
tante professionalità, più o meno creative,
più o meno manageriali, ruotanti intorno
al mondo editoriale, allora come oggi, e
sul quale il felice e pioneristico saggio di
Cadioli ha aperto uno spiraglio critico, di
notevole interesse per gli studi sulla cultura
editoriale, nel nostro Paese ancora per certi
versi in ritardo. Di notevole interesse,
infine, è il recente volume degli Atti dedicati a Giorgio Bassani critico, redattore,
editore, che analizza alcuni snodi culturali
della multiforme personalità critico-lette14
raria dello scrittore ferrarese; un volume,
questo, che rappresenta un ulteriore
librografie
tassello, insieme
all’altro recente saggio di
Gian Carlo Ferretti dedicato allo stesso tema
(di cui Cantieri si è già occupato), per una
adeguata ricognizione critica su uno dei
nostri massimi scrittori del Novecento. mg
poesia
bibliografie
e Ada Gigli Marchetti, una attenta lettura
dei fenomeni di cultura editoriale nel nostro
Paese. Tra gli ultimi titoli la ristampa di un
classico saggio di Marino Berengo, uscito
da Einaudi nel 1980 [Einaudi Paperbacks,
114], ancora oggi di pregnante attualità, e
un ottimo saggio dedicato alla multiforme
personalità culturale di Gianluca Zanetti.
Questi ultimi titoli sono anche l’occasione
per ricordare il fondatore della casa editrice
che porta il suo nome, Franco Angeli,
attraverso un numero della rivista “Storia
in Lombardia” con alcuni ottimi saggi a lui
dedicati.
mg
biblografie
bibliofollie
refusiana
rino fabbri
Protagonisti nell’ombra, a cura di Gian Carlo
Ferretti, Milano, Unicopli-Fondazione
Arnoldo e Alberto Mondadori, 2012
[L’Europa del libro, 8], 254 p., € 15,00.
biblionarrativa
topipittori
Marino Berengo, Intellettuali e librai nella
Milano della Restaurazione, presentazione
di Mario Infelise, Milano, Franco Angeli,
2012 [Studi e ricerche di storia dell’editoria, 1615.55], 388 p., € 39,00.
profumi e libri
Giorgio Bassani critico, redattore, editore, a cura
di Massimiliano Tortora, Roma, Fondazione
Camillo Caetani – Edizioni di Storia e Letteratura, 2012 [Atti e rendiconti, 2], 233 p., € 38,00.
Una Collana per la storia culturale
dell’editoria: Studi e ricerche di
storia dell’editoria e il ricordo del
suo editore Franco Angeli
La casa editrice milanese da molti anni
porta avanti, con una sua specifica e fortunata collana diretta da Franco Della Peruta
Barbara Boneschi, Gianluca Zanetti. Dall’avvocatura al giornalismo, all’editoria, Milano,
Franco Angeli, 2012 [Studi e ricerche di storia
dell’editoria, 1615.56], 272 p., € 34,00.
Per saperne di più:
Ada Gigli Marchetti, Una scelta imprenditoriale: “Il libro per tutti non esiste”. Intervista a
Franco Angeli, «La Fabbrica del Libro», V,
1999, 1, pp. 23-27.
Ead., Un ricordo di Franco Angeli (1930-2007), «La
Fabbrica del Libro», XIII, 2007, 2, pp. 2-4.
roberto roversi
anniversari
editoriali
spigolature
editoriali
archeologia
libraria
Per Franco archeologia
Angeli: ricerche e testimonianze,
«Storia in Lombardia», vol. XXVIII, n.
libraria
2, 2008, pp.
109-173. Contiene: Andrea
Moroni, Per una storia della casa editrice Franco
Angeli (pp. 109-131); Guido Baglioni, Franco
Angeli di fronte al mondo del lavoro e alle relazioni
cultura
industriali (pp.
133-145); Marcello
editoriale
Cesa Bianchi,
Franco Angeli e la psicologia (pp.
147-152); Egle Becchi, Imparare a fare i libri
(pp. 153-170); Luisa Finocchi, Lezioni private
gadda
di editoria (pp.
171-173). e
Gianfrancol’editoria
Tortorelli, Formare o informare?
L’editoria italiana del Novecento e la sua memoria,
«History of Education & Children Literature», VI, n.antiquariato
2, 2011, p. 447, 451.
Arturo Colombo, “La Sera”, il quotidiano che
sfidò il Duce.librario
La vita tumultuosa di Gian Luca
Zanetti, che fu giornalista ed editore milanese
contrario al fascismo, «Corriere della Sera»,
libri
e librai
24 aprile 2012,
p. 39.
traduttore, giornalista, critico letterario,
teorico della letteratura e consulente editoriale per Einaudi, Adelphi e Mondadori.
Parlandone a mia madre, che di anni ne
ha 84, e ricordandole nel contempo un
altro dei nostri sublimi irregolari come
Aldo Buzzi, mi rendevo lentamente conto
di quanto il suo sguardo si perdesse nel
flusso ininterrotto di parole con le quali
tentavo di descriverle questi due nostri
mostri benigni della letteratura. Poi, per
quei raffinati e imprevedibili cortocircuiti
librografie
mentali che “Cantieri”
tanto ama mentre,
parlando con mia madre, mi rigiravo tra
le mani il delizioso volume illustrato che la
figlia Lietta ha dedicato al padre, l’occhio
è come caduto su quella emblematica foto
poesia
che Giulio Bollati scattò a Manganelli nel
1964, a Dogliani, proprio mentre il Manga,
con aria furtiva e circospetta, usciva da
una salumeria stringendo a sé un succulento (s’immagina)
involto, dopo una delle
bibliografie
periodiche riunioni redazionali di Casa
Einaudi. È una foto emblematica perché è
riuscita a stringere in un semplice scatto in
bianco e nero l’intima esistenza, e insieme
la genialità ebiblografie
la poetica, di questo nostro
grande scrittore. Scrive Lietta Manganelli a
corredo di quella foto: “Questa è una bellissima foto mentre esce furtivo dal salumaio,
a Dogliani in Piemonte, nell’intervallo di
una riunione Einaudi, dove secondo lui si
bibliofollie
mangiava troppo poco, e doveva andarsi
a fare un panino, infatti si guarda in giro,
“oddio se mi vedono…”, soprattutto
temeva ci fosse in giro Einaudi che magari
gliene mangiava un pezzo, questa era una
refusiana
cosa che lui non
sopportava, Einaudi era
l’editore e il padrone, e durante i pranzi
allungava la forchetta nei piatti dei suoi
autori per assaggiare, era cosa notoria e
abituale, miorino
padre un
giorno si è offeso
fabbri
mortalmente, ed è scappato. Alla ripresa
della riunione, alle tre, Manganelli era
scomparso, “dov’è?”; aveva preso un taxi
e si era fatto accompagnare in stazione, e
con Einaudi non ha mai avuto più niente
biblionarrativa
a che fare”. Giravolte, salti mortali, strane
complicità, il fascino sottile della bibliografia.
Anni fa con una prosa sapida ed elegante
Benito Iezzi, indimenticabile intellettuale
topipittori
Matteo Noja,
La professione del letterato, «la
a venezia
Biblioteca di via Senato Milano», a. IV, n.
4, aprile 2012, p. 34.
pagine e salumi
Proprio il 15 novembre di quest’anno
avrebbe compiuto
90 anni, il Manga. Nato
segnalazioni
a Milano nel 1922 “in una casa che non
biblohaus
esiste, via Boscovich
4” (Lietta Manganelli), e scomparso a Roma nel 1990 (“Il
mio psicanalista dice che non ho più voglia
di vivere e forse ha ragione”), Giorgio
Manganelli è stato il più complesso, multiforme e geniale scrittore del secondo Novecento letterario italiano. Personalità molteplice e ondivaga, il Manga è stato scrittore,
profumi e libri
napoletano, bibliotecario raffinato e onnivoro e bibliomane incallito, nella sua noterella finale alla ristampa dell’aureo libello
Croce bibliofilo di Dora Marra, che per anni
ne fu la fedele bibliotecaria a Palazzo
Filomarino, a proposito di una paradossale e quantomeno censurabile abitudine
libresca di Antonio Magliabechi, così scriveva: “Difatti, egli, al modo stesso che se
ne servì, fu asservito dai libri, confinandosi
in esilio tra loro e lardellandone le pagine
con fette di salame, allorché, costretto ad
interromperne la (per lui) vitale compulsazione a cagione di meno partecipi ma più
nutrienti digressioni, vi depositava appetitose, e sia pur grevi, postille. E qualche
rinsecchito avanzo fu trovato, tra carte
altrimenti venerande, da Giuseppe Fumagalli, che vi ricamò sopra, ma amabilmente, da par suo”. Infatti così il Fumagalli, nel suo celebre libretto degli Aneddoti bibliografici, ricordava questa stramba
abitudine biblio-culinaria magliabechiana:
“Come ciò non bastasse, si diceva che il
povero Magliabechi, cibandosi di ordinario di salumi, poiché non voleva servi
per casa e non intendeva perder tempo
a cucinarsi pietanze, adoperasse le fette
di salame come segnalibri e questo forse
è vero, poiché anche ai tempi miei se ne
sono ritrovate”. E a Francoforte, giovedì 11
ottobre 2012, è stato presentato, nell’ambito
dell’annuale e storica Fiera dell’editoria, il
volume Il sole e la neve , con testo di Luigi
Alfieri e disegni di Enrico Robusti (edito da
Fermoeditore di Parma), stampato su carta
da formaggio, cioè quella che i droghieri
usavano per involgere i salumi: “I testi e le
immagini sono stampati sulla carta paglia,
usata dai droghieri degli anni Sessanta per
accartocciare formaggi e salumi. Rigorosamente manuale, la rilegatura è fatta con lo
spago, come quella dei salami e dei culatelli. Sfogliarlo produce fruscii, sensazioni
tattili, illuminazioni di colori che portano
nel cuore della narrazione, nel pieno della
campagna italiana degli anni ‘60” (dalla
presentazione editoriale al sito www.ilsoleelaneve.com). E di nuovo la mente perversa
del bibliografo, estensore di questa nota,
vola al 1923, anno successivo alla nascita
milanese del Manga, quando venne stampato un rarissimo e curioso Campionario di
Carte fine da involti della Ditta G. De Dominici di
Milano (via Rastrelli, 6, magazzino di carte
di ogni genere, per Farmacie, Drogherie,
Confetterie). Dal Listino prezzi allegato
apprendiamo che la carta pelle aglio per
involti, la stessa forse che il salumaio, nella
foto di Bollati, aveva usato per incartare il
succulento panino al Manga, costata lire 5
al chilogrammo; e inoltre che quella utilizzata per il volume di Luigi Alfieri, chiamata
15
Goudron, costava nel 1923 lire 3 al chilogrammo. E proprio in questo ottobre 2012
è giunta sulla scrivania del bibliografo
l’edizione numero 8700 del Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy, un microtesto
proprio di Manganelli sulla tipografia, a
cura di Roberto Bernasconi, e che riproduciamo in omaggio al Manga e a Casiraghy. Si ringrazia il Fondo bibliografico
di “Cantieri” per i volumi messi a disposizione per la stesura di questo curioso
articoletto, minuscolo ma sentito omaggio
alla memoria, alla grandezza di Giorgio
Manganelli, e alla sua origine parmense,
come la casa editrice del libro di Alfieri;
come infatti ha scritto la figlia Lietta: “
È sempre stato spacciato come scrittore
lombardo, ma era d’origine decisamente
parmigiana”; la madre, Amelia Censi,
era infatti di Roccabianca in provincia di
Parma, dove il piccolo Manga trascorreva le estati. E un ringraziamento anche
ad Alberto Casiraghy che coi suoi magici
librini ci regala un sorriso al giorno. mg
Giorgio Manganelli, Il lavoro del tipografo,
Osnago, Edizioni Pulcinoelefante, ottobre
2012, stampato in 25 copie.
Fonti bibliografiche utilizzate:
roberto roversi
anniversari
Album fotografico di Giorgio Manganelli.
editoriali
Racconto biografico di Lietta Manganelli, a
cura di Ermanno Cavazzoni, Macerata,
Quodlibet, 2010 [Compagnia Extra, 18],
spigolature
pp. 66-68, la foto di Bollati che ritrae
Manganelli
(Dogliani, 1964) è a p.67.
editoriali
Giulio Bollati, Intermittenze del ricordo. Immagini della cultura italiana, a cura di Rosa
Tamborrino, Torino, Fondazione Torino
archeologia
Musei, 2006, p. 69 [la stessa foto di Manganelli a Dogliani
nel ‘64].
libraria
Dora Marra, Croce bibliofilo, con una noterella di Benito Iezzi, Napoli, Libreria
Dante & archeologia
Descartes, 28 maggio1989, p. 16
[edizione privata fuori commercio].
Giuseppelibraria
Fumagalli, Aneddoti bibliografici,
Roma, Angelo F. Formìggini, 1933, p. 110, n. 84.
G. De Dominici, Campionario di Carte fine
da involti cultura
per Farmacie, Drogherie, Confetterie.
Listino 1923, Milano, s.n.t. [1923].
16
editoriale
Luigi Alfieri, Il sole e la neve, illustrazioni
di Enrico Robusti, Parma, Fermoeditore,
2012, € 190,00.
librografie
In Fiera, «Il Sole 24 Ore-Domenica», 7
ottobre 2012.
poesia
Editoria, poesia ed amicizia: Allen
Ginsberg e Il Saggiatore
bibliografie
Ad integrazione dell’articolo dedicato ad
Alberto Mondadori e Il Saggiatore, pubblicato su Cantieri n.14, abbiamo pensato di
segnalare un ulteriore, importante tassello
della storiabiblografie
culturale della casa editrice
fondata e diretta dal figlio di Arnoldo;
fortunatamente l’importante carteggio di
Ginsberg con la casa editrice, pubblicato
fuori commercio e a tiratura limitata nel
1997, è stato ora pubblicato a corredo della
bibliofollie
ristampa dell’ultima
raccolta poetica edita
dal grande beat americano, che copre un
arco temporale che va dal 1986 al 1992.
Dal carteggio emergono tutte le notevoli e
complesse implicazioni che unirono il poeta
refusiana
alla casa editrice
milanese.
mg
antiquariato
gaddiani, ben
consapevoli di quanto centrale,
spesso problematico,
ma di enorme interesse
librario
fosse il rapporto tra Gadda, la sua opera e i
suoi editori.
mg
libri e librai
a venezia
Allen Ginsberg e Il Saggiatore, con uno
scritto introduttivo di Luca Formenton,
Milano, Il Saggiatore, 1997 [edizione fuori
commercio a tiratura limitata e numerata]
roberto roversi
librografie
anniversari
editoriali
poesia
spigolature
editoriali
bibliografie
archeologia
libraria
biblografie
archeologia
libraria
Allen Ginsberg e Il Saggiatore, in Allen
Ginsberg, Saluti cosmopoliti. Poesie 19861992, premessa
di Luca Formenton, traducultura
zione di Luca Fontana, Milano, Il Saggiatore, 2011, editoriale
pp. 9-66 [la prima edizione fu
pubblicata da Il Saggiatore nel 1996].
gadda e
l’editoria
Corrispondenze editoriali con Einaudi,
Ricciardi, Rosa e Ballo, Neri Pozza,
antiquariato
Garzanti e Mondadori.
librario
“I Quaderni
dell’Ingegnere”, la preziosa
rivista di testi e studi gaddiani fondata e
diretta fino alla morte da Dante Isella, e
oggi da Clelia
Martignoni,
ha offerto nel
libri
e librai
corso degli anni una imprescindibile serie
a venezia
di corrispondenze
gaddiane con alcuni
dei maggiori editori italiani del Novecento. L’ultimo numero appena pubblicato, il n.3 della nuova gestione editobibliofollie
riale Guanda/Fondazione
Pietro Bembo,
offre agli studiosi, e ai cultori del grande
scrittore lombardo, la corrispondenza tra
Gadda e l’editore Mondadori, lungo l’arco
temporale 1943-1968, ottimamente curato
refusiana
da Giorgio Pinotti.
Oltre ai “Quaderni”
in un volume di Neri Pozza era ricostruito
l’intero carteggio tra Gadda e appunto
l’editore vicentino, volume curato da uno
specialista quale
Pasquale
Di Palmo (Neri
rino
fabbri
Pozza, Saranno idee d’arte e di poesia, 2006).
Con questa ampia serie di epistolari editoriali è ora possibile avere un quadro più
completo dei rapporti che legarono il gran
lombardo ai suoi editori, e dove proprio
l’epistolario biblionarrativa
rappresenta una chiave di
volta negli studi editoriali sulla genesi e
l’evoluzione del binomio autore/editore.
Tanto più meritevole appare quindi l’opera
di documentazione
storico-filologica che
topipittori
in tal senso “I Quaderni dell’Ingegnere” da
anni portano avanti, nel contesto degli studi
Con questo bel saggio storico di Alessandro
Marzo Magno, dedicato alla straordinaria
e complessa presenza di Venezia nella
storia della pagine
tipografia europea
e che verrà
e salumi
presentato alla Tipoteca Italiana Fondazione di Cornuda (TV), tra i maggiori
musei della stampa e del carattere a livello
segnalazioni
internazionale,
si chiude un cerchio che
negli ultimi anni
ha prodotto alcuni volumi
biblohaus
di notevole interesse. Ad integrazione del
discorso saggistico si inserisce anche un
intrigante romanzo di Michelle Loric,
ancora inedito in Italia, nel quale tra i
vari protagonisti compaiono anche celebri
tipografi (Giovanni Da Spira) e calligrafi
(Felice Feliciano) i quali, sullo sfondo della
magica città lagunare, intessono relazioni
amorose e professionali. Chiude il cerchio
il libro di Laura Lepri appena pubblicato
da Mondadori che si dilunga, in maniera
documentata, sul primo editor della storia:
Giovan Francesco Valier.
gn
Alessandro Marzo Magno, L’alba dei
libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo,
Milano, Garzanti, 2012.
Per approfondire l’argomento:
Venezia 1469. La legge e la stampa, a cura di
Tiziana Plebani, Venezia, Marsilio, 2004
[Albrizziana].
Michelle Loric, The Floating Book, London,
Virago Press, 2005.
Stampa meretrix. Scritti quattrocenteschi contro la
stampa, a cura di Franco Pierno con la collaborazione di Gianluca Vandone, Venezia,
Marsilio, 2011 [Albrizziana], edizione in 1000
copie fuori commercio, per il Natale 2011.
Laura Lepri, Del denaro o della gloria. Libri,
editori e vanità nella Venezia del Cinquecento,
Milano, Mondadori, 2012.
17
anniversari
l’editoria
editoriali
antiquariato
spigolature
librario
editoriali
libri e librai
aarcheologia
venezia
libraria
pagine
e salumi
archeologia
libraria
segnalazioni
biblohaus
cultura
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gadda e
l’editoria
antiquariato
librario
libri e librai
a venezia
pagine e salumi
segnalazioni
biblohaus
18
poesia
biblionarrativa
bibliografie
Biblionarrativa proibizionista
Mario Baudino, nel suo simpatico trafiletto
topipittori
sull’impressionante
serie di biblionarrativa
con al centro libri, biblioteche, pergamene
proibite e/obiblografie
maledette, ha però dimenticato
di inserire un altro libro proibito, quello di Aldo
Gritti che, per la verità, si pone un gradino
al di sopra dei suoi omologhi bibliogialloroprofumi
libri
manzi. E ora
col romanzo e
di H.
Koschhyk
siamo a benbibliofollie
9 biblioromanzi proibiti e maledetti e che la festa…continui.
kb
Gritti, I custodi della pergamena proibita
Mosca, Il profanatore di biblioteche proibite
Harper, La città dei libri proibiti
refusiana
Roca, La bottega dei libri proibiti
Harding, La biblioteca dei libri proibiti
Garrido, Il monastero dei libri proibiti
Starling, La rilegatrice dei libri proibiti
Simoni, Il mercante
libri maledetti
rinodeifabbri
Heike Koschhyk, La pergamena maledetta
Per saperne di più:
Mario Baudino, Ne uccide più la penna. Storia
di crimini, libraibiblionarrativa
e detective, Milano, Rizzoli, 2011.
Mario Baudino, Proibizionismo, «La Stampa»,
venerdì 6 aprile 2012.
topipittori
La vera storia dei Topipittori ovvero
come e perché siamo diventati editori
di picture books di giovanna zoboli
Nel periodo
in cui vibrissee[bollettino
profumi
libri di
letture e scritture curato da giulio mozzi,
ndr] è stato assente, ho fondato una piccola
casa editrice di libri illustrati per ragazzi.
Quando vibrisse è riapparso, mi è sembrata
una buona idea chiedere a giulio mozzi di
pubblicare la notizia di questa nascita, invitando anche eventuali scrittori o illustratori
interessati a inviarci testi. Riceviamo già
parecchi testi, naturalmente. Quasi tutti
impubblicabili, e per le più svariate ragioni.
Ci arrivano cose molto diverse. Romanzi
di centinaia di pagine, storie di trenta,
quaranta, cinquanta cartelle. Una delle
tante caratteristiche dei libri illustrati, è
che, nella norma, hanno intorno alle trentadue pagine, le quali, fra l’altro, devono
essere condivise con le immagini. Ci
vengono spediti anche testi brevi, quindi
appropriati per quantità di testo. Tuttavia,
la maggior parte non funziona. Credo ci
sia molta confusione, riguardo al concetto
di letteratura per ragazzi. E che questa
confusione sia una delle cause per cui ci
arrivano testi inadeguati, mal scritti, mal
pensati. Riflettono concetti vaghi, oltre a
un’immagine oleografica dell’infanzia e dei
libri a essa destinata, considerati una
sequenza di pagine colorate, popolate di
animali e gnomi, nuvole e tramonti, colme
della poesia della vita, preclusa agli adulti.
Scrivendo l’annuncio, mi sono accorta che
probabilmente vibrisse è il posto giusto
dove provare a ragionare sul perché questi
testi non vanno bene e che caratteristiche
non devono avere quelli che vogliamo
pubblicare. Così, l’annuncio si è mutato in
una lunga esposizione di vicende biografiche ed editoriali, e delle riflessioni personali che le hanno accompagnate. Entrambe
sono di qualche rilevanza, non in sé, ma
per spiegare cos’è un libro illustrato, che
genere di editore siamo equali sono state le
esperienze che ci hanno portato a pubblicare, scrivere e creare i nostri libri. Non
intendo in alcun modo fissare una regola,
né riguardo al modo in cui si fanno i libri
né riguardo a quello in cui si scrivono. La
storia è piena di persone che hanno
compiuto grandi imprese seguendo strade
del tutto opposte a quelle teorizzate da
altri, conseguendo ottimi risultati. Nel
1986, partecipai a un concorso letterario
indetto dalla rivista Linus in occasione del
premio Andersen-Baia delle Favole, organizzato annualmente dal Comune di Sestri
Levante. Si intitolava “La controfiaba” e
prometteva di premiare la fiaba più
trasgressiva. Inviai due cose: la prima
raccontava in rime baciate la storia
dell’amore impossibile fra una meringa e
un dirigibile, e non vinse; la seconda, I topi
pittori, aveva come protagonisti tre roditori, che esercitavano la loro arte nell’ambito, rispettivamente, del cubismo, del
surrealismo e del futurismo. La vicenda,
del tutto sconclusionata, in ossequio allo
sperimentalismo più ribaldo, mosse la
giuria a giudizio positivo. Vinsi il concorso
al quale non si vinceva nulla, se non la
traboccante soddisfazione di essere menzionati sulle pagine del mensile e la salita sul
palco, allestito nella piazza di Sestri, al
suono della banda municipale. I topi pittori
sono stati la prima cosa che ho scritto per
ragazzi. Allora avevo poco più di vent’anni
e più d’uno mi pronosticò una brillante
carriera nell’ambito della letteratura per
l’infanzia, nel quale, si rimarcava costantemente, mancano buoni autori, intesi come
scrittori di testi. L’unico editore con il quale
mi fu vagheggiato un incontro passò a
miglior vita nei sei mesi successivi e io,
dopo aver riflettuto sulla iattura che si
abbatteva sul mio brillante futuro, mi
dedicai ad altro. La vena infantile entrò in
una sorta di letargo, alimentata, però, da
numerose letture. In effetti, ho continuato
a leggere libri per bambini, ben oltre il
termine della mia infanzia. E fra le cose
che rileggo con immutato piacere ci sono le
raccolte di fiabe. Il fascino che queste esercitano risulta chiaro leggendo Il mondo
incantato. Uso, importanza e significati
psicoanalitici delle fiabe, di Bruno Bettelheim, edito da Feltrinelli, saggio da cui
sarebbe meglio non prescindere, nel caso si
volesse tentare un approccio con la letteratura per ragazzi. Trascorsi alcuni anni
dall’esordio dei Topipittori, nel 1994, con
un amico, Massimo Scotti, scrissi un
romanzo per ragazzi. Era la storia di due
figli di genitori separati che in vacanza,
l’una al mare e l’altro in campagna, si
spedivano lettere raccontandosi le reciproche avventure estive. Lo spedimmo, fra
gli altri, a Mondadori Ragazzi, e piacque a
Francesca Lazzarato, curatrice della
collana Junior, che decise di pubblicarlo.
Sinceramente, non avevo pianificato la mia
attività in questo settore. Ma il contatto
con Mondadori Ragazzi, segnò l’inizio di
una collaborazione che è stata per me utile
e importante, avendomi permesso di conoscere il lavoro editoriale in questo specifico
settore, come autrice, ma anche curatrice,
traduttrice ed editor. Su questo insisto,
perché la conoscenza del lavoro editoriale,
non solo in questo ambito, si è rivelata
fondamentale per diventare editore.
Editore per ragazzi sono diventata nel
2004. Esattamente dieci anni dopo la
pubblicazione di Alla conquista del passato.
Lo staff di questa casa editrice, che per ora
pubblica esclusivamente libri illustrati, è
composto da me e da Paolo Canton. Paolo
Canton, laureato in economia alla Bocconi
con una tesi sull’editoria periodica, ha
sempre lavorato in ambito editoriale.
Dapprima, da studente, come magazziniere e tuttofare, poi, laureato, con
mansioni organizzative e produttive, e, in
seguito, avendo ottimamente appreso, nel
corso del tempo, il lavoro di redattore e di
traduttore, occupandosi delle cose più
diverse. A conoscere i libri, le tecniche di
produzione antiche e moderne, ha imparato anche frequentando alcuni corsi estivi
della Columbia University, e poi fin da
piccolo, frequentando le tipografie dove
lavorava suo padre. Una notevole conoscenza l’ha accumulata anche studiando e
collezionando libri antichi, in particolare,
erbari. Io e Paolo ci siamo conosciuti nel
1990 in una casa editrice che pubblica libri
e riviste su automobili. Io facevo la redattrice di una rivista dedicata a proprietari di
Ferrari, lui teneva le pubbliche relazioni
per l’azienda. A entrambi interessava lavorare a contatto con il processo produttivo
da cui nasce un libro. In quel periodo,
imparavamo e sperimentavamo e ci erano
più che sufficienti le case editrici degli altri
per fare i nostri tentativi. Editori, infatti,
credo si diventi senza deciderlo su due
piedi: fissarne la nascita a tavolino, secondo
programmi pianificati su modelli economici e organizzativi, è come cercare di dare
vita al Golem o a Frankenstein, pensando
di farne la creatura perfetta e non il temibile e rozzo patchwork da cui le fiction di
tutti i tempi ci mettono in guardia. Una
casa editrice è frutto di una quantità di
fatti, eventi, incontri, pensieri, esperienze,
scambi, competenze particolari, sfuggenti,
complessi e imprevedibili. Alla base della
nostra casa editrice, sicuramente c’è stato il
nostro incontro. Ho cominciato a lavorare
come redattrice dopo aver frequentato un
corso sulle pratiche editoriali, tenuto da
due redattori della casa editrice Garzanti.
Finito il corso, mi interessava fare pratica e
ho accettato la prima offerta di lavoro:
quella della rivista dedicata alle Ferrari. Mi
avessero offerto un posto al mensile Il panificatore, ci sarei andata. In generale, credo
sia utile e interessante lavorare in ambienti
che mai si sarebbe immaginato di frequentare, facendo cose che mai si sarebbe
immaginato di fare. Alla prima esperienza
lavorativa è un errore puntare alla redazione cultura del Corriere della Sera, che,
fra l’altro, a meno che non si abbiano conoscenze opportune, rimane inaccessibile. Io
non guido e le macchine per me sono
enigmi inspiegabili, ma scrivere di automobili mi risultò facile e mi divertii a farlo.
Credo che chiunque ami scrivere e si
proponga di farne un lavoro, dovrebbe
applicare le proprie capacità ad argomenti
che gli sono ostici. Le pagnotte vanno
benissimo, come l’arredo bagno, l’allevamento dei samoyedo o la coltura dei bonsai.
È un esercizio di distacco, concentrazione
e precisione: si impara a non divagare e a
pensare a fondo a quello che si vuole dire e
a come lo si vuole dire. Affrontare senza
schermi sentimenti molto privati, come la
mamma o il primo innamoramento, aiuta
molto a perdere il filo del discorso e a
trasformare una onesta frase in una imbarazzante mistura di ovvietà e affermazioni
incongrue. Sottolineo questo rischio perché
chi immagina di rivolgersi a lettori bambini,
attinge spesso alla propria emotività e a
temi intimi. E i risultati sono quasi sempre
catastrofici. Il mio lavoro, che si sia trattato
di scrittura per ragazzi, testi commerciali,
redazionali o altro, mi ha interessato. Scrivere è divertente, un divertimento che
riguarda proprio il fare della professione,
collegato anche all’intero processo produttivo editoriale: cioè redazione, impaginazione, stampa. Con me, a progettare e
sviluppare la rivista di Ferrari c’era un
grafico. Una collaborazione che ha
comportato l’ingresso, nella prassi solitaria
della scrittura, di una grande quantità di
elementi: caratteri, corpi, titoli, colonne,
fotografie, disegni eccetera. Dopo l’esperienza in editoria, sono passata ad altro. Il
lavoro dipendente mi imponeva un tipo di
organizzazione della giornata e della vita
che non mi piaceva. Così, ho aperto uno
studio di comunicazione la cui principale
attività è la redazione di testi su commissione. Non è esattamente un lavoro di
copywriter. Un copy di solito collabora con
una agenzia di pubblicità, viene annoverato fra i “creativi” e, fra le tante cose che
fa, scrive testi pubblicitari. Di pubblicità,
invece, io mi sono sempre occupata pochissimo: non è mai stato il mio campo. Il
servizio che offro ad aziende e istituzioni è
la confezione di testi complessi, articolati,
realizzati dopo una attenta valutazione
degli obiettivi e dei contenuti da esplicitare,
a stretto contatto con il committente. È un
lavoro molto particolare per il quale tutta
l’esperienza precedente maturata sia da
me sia da Paolo, dato che insieme abbiamo
fondato anche questo studio, è stata fondamentale. Ho lavorato per i clienti più
diversi, occupandomi degli argomenti più
diversi. Ci sono state occasioni più o meno
interessanti, ma raramente, ho odiato quello
che stavo facendo. Ammetto di essermi
divertita persino a scrivere le comunicazioni
alla clientela di una banca. Non era affatto
noioso scrivere queste lettere. Bisognava
risolvere molti problemi e non è mai scontato trovare buone soluzioni a questioni di
lingua e di struttura del discorso. Del resto,
il piacere che dà la scrittura, come tecnica
della parola e del pensiero, risulta ben
chiara quando si leggono gli Esercizi di
stile di Raymond Queneau. Che si tratti di
una lettera di banca o di una poesia, le cose
non cambiano poi molto, aumenta solo il
grado di complessità. Come fra l’addizione
e il calcolo differenziale. Il fatto è che, la
concezione che ho del mio mestiere è
molto più simile a quella di un disegnatore,
di un pittore o di un grafico, che a quella
di uno scrittore. Me ne sono resa conto in
questi mesi di lavoro alle prese con la mia
casa editrice, dovendo selezionare i testi
che sono cominciati ad arrivare, in cerca
di pubblicazione. L’autore tende a sentire
il linguaggio come un organo interno, una
specie di ventre, stomaco, polmone che fa
parte del suo corpo. Come se non avesse
ben chiara la distinzione fra sé e il linguaggio.
Al contrario, l’illustratore sa benissimo di
costruire attraverso qualcosa che è altro da
sé, cioè con la materia – colore, pennelli,
carta – e a questa materia tributa un interesse appassionato. Basti dire che gli illustratori nutrono un amore al limite del
feticismo per i propri strumenti di lavoro.
Sebbene siano spesso squattrinati, sono
disposti a spendere cifre ragguardevoli per
una carta fatta a mano, un tempera matite
o una scatoletta da sei gessetti. Inoltre,
conservano tutto quello che trovano:
spaghi, nastri, biglietti, giornali, bottoni,
foto, stoffe, braccia di bambole, insetti
mummificati, foglie secche, convinti che
un giorno capiterà loro di averne bisogno.
In verità, è che sono sedotti dalla materia,
la conservano per puro amore: sono collezionisti spazzini nati. L’uso del linguaggio,
invece, è più automatico, inconscio, inconsapevole. Lo è per ragioni intuibili, a cui
posso solo accennare: prima di essere
scritta, di acquisire un corpo visibile e
19
materiale, la parola è sonora, cioè invisibile, incorporea, come il respiro. E quando
si fa materiale, scritta, rimane, comunque,
astratta. Inoltre, la lingua è per definizione
“madre” e come tale è ritenuta un’acquisizione scontata: si apprende e si comincia
a usare inconsapevolmente. Basti dire
che nessuno ricorda il momento in cui ha
detto la prima parola e che pochi sanno
fissare quello in cui hanno cominciato a
leggere. Tutti sappiamo parlare, e questo
porta facilmente a confondere il piano
del linguaggio orale, quotidiano e funzionale, e il piano del linguaggio scritto, i
quali non sono affatto la medesima cosa,
quanto meno negli obiettivi. Insomma,
per numerose ragioni l’uso del linguaggio
è, per propria natura, equivoco, equivocabile, ambiguo. Gli artisti, come osserva
lo studioso Rudolf Arnheim nel saggio
Arte e percezione visiva, raramente, nel
momento della creazione artistica, si
pongono il problema della bellezza. Piuttosto pensano ai pigmenti, alla granulosità
di una superficie, alla qualità di una tela o
di un intonaco; piuttosto riflettono su come
è fatta una mano, su come usare il giallo
insieme al rosso, se utilizzare un pennello di
tasso o di marmotta per ottenere un certo
effetto. La bellezza è una conseguenza che
si forma nell’occhio di chi guarda e sarà il
risultato di un’enorme quantità di questioni
pratiche e tecniche e delle soluzioni trovate
via via che si pongono. Sciaguratamente,
gli scrittori, quando impugnano la penna,
pensano alla bellezza più spesso di quanto
dovrebbero, e cercano di costruire un testo
dotato di caratteristiche “letterarie”, prima
di costruire un discorso. Bruce Chatwin
riporta le parole di un celebre commediografo inglese, Noel Coward, che gli raccomandò: “Non si lasci mai intralciare da
preoccupazioni artistiche”. L’elaborazione
di una “letterarietà”, infatti, è teorica,
rispetto al fare; ci si potrà applicare a essa,
ma in un secondo momento, una volta
ottenuti risultati accettabili, quando si avrà
chiaro come utilizzare gli strumenti del
discorso. In sostanza, prima di farsi prendere da preoccupazioni artistiche, è necessario svincolarsi dall’uso automatico che
si fa della lingua, dal concetto materno,
sentimentale, avvolgente, ma equivoco, di
lingua, per riflettere su di essa, osservandola nelle sue componenti, nella sua logica
profonda. Tengo a sottolineare che nella
letteratura per l’infanzia questo problema
della lingua materna è diabolico, rovinoso.
Perché la scrittura rivolta ai bambini viene
concepita, a quanto pare, in uno stato
mentale di regressiva euforia, che dispone
lo scrivente a immergere ogni concetto in
una sorta di incontrollata proliferazione
verbale kitsch, una proto lingua pacioccona
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e pseudo poetica, consolatoria e senza
regole, dove imperano sovrani i totem della
Creatività e della Fantasia. Bengodi
verbale, equivalente linguistico del Paese
dei Balocchi, dove finiscono i principianti
più sprovveduti e buontemponi. Invano,
Gianni Rodari ha parlato di grammatica
della fantasia. Per svincolarsi da questa
lingua mammona, apparentemente generosa, ma, in verità, infida e tiranna, esistono
diversi modi. Avere la fortuna di incontrare
un bravo professore di lingua e letteratura
italiana. Leggere. Tradurre. Frequentare
un corso di scrittura. Far pratica di ascolto,
sia in ambito letterario sia nella propria
vita privata. Uno, poco noto e non augurabile, è frequentare lo studio di uno psicanalista. Qualunque sia il mezzo scelto per
cominciare a riflettere sull’uso che si fa
della lingua, l’obiettivo è demolire il
concetto di “uso naturale del linguaggio”
che si possiede, per portare alla luce l’evidenza che una lingua madre è un prodotto
culturale, pertanto non libera, ma soggetta
a norme, divieti, consuetudini eccetera. È
solo un’impressione che questo modello
appreso corrisponda all’uso istintivo,
giusto, appropriato, naturale. In parole
povere, è necessario guardare alle parole
come a invisibili contenitori di storia
privata, abitudini, mentalità, culture e
tradizioni (simili, in questo a quelle campionature, dette “carote”, prelevate dai geologi
per studiare la composizione del terreno e
apprenderne la storia attraverso le stratificazioni che lo compongono). Fra l’altro,
riflettere sulle proprie modalità di espressione e, più in generale, su quelle delle
persone che ci vivono intorno è molto utile:
si possono scoprire molte cose su come la
lingua determini, attraverso il suo “corpo
invisibile”, il corso materiale di tante vite.
Ed, eventualmente, cominciare a pensare
in che modo e misura sia possibile sottrarsi
a questa sovra determinazione per cominciare a parlare una lingua più consona a sé.
Non si tratta di avere come obiettivo un
controllo assoluto sugli strumenti linguistici, cosa per altro impossibile. Senza
contare che per scrivere veramente bene,
bisogna accedere a un livello in cui si opera
nella dimenticanza di ciò che si sa. Si tratta
solo di mettersi in una prospettiva corretta.
Esistono persone, che, come Mozart per il
suono, possiedono un orecchio assoluto nei
confronti della parola, sono individui che
della lingua possiedono un’intelligenza
istintiva accompagnata a una consapevolezza totale. Ma sono poche e, in generale,
è meglio partire dal presupposto di non
appartenere a questa razza fortunata, piuttosto che il contrario. Ho avuto modo di
chiarirmi le idee su questi temi, anche
perché, nel corso del mio lavoro di redattrice di testi su commissione, ho lavorato,
in diverse occasioni e per svariate ragioni,
a stretto contatto con degli illustratori. Gli
illustratori, in genere, sono pazzi scatenati:
ritardatari, inaffidabili, ipersensibili, illogici, suscettibili e maniaco depressivi. Ma
professionalmente sono più rigorosi e
pignoli di un ragioniere contabile: attentissimi, precisi, incontentabili, ossessionati,
perfezionisti. È curioso notare quanto poco
di irrazionale, non pianificato, imprevedibile vi sia in quello che fanno. Manipolano
con perfetta conoscenza i loro strumenti in
modo finalizzato, per ottenere quello che
hanno in mente. Quando prendono in
mano un pennarello o un pennello, non
cercano di spremere dai loro cervelli
concetti come “autenticità”, “caleidoscopica fantasia”, “sentimenti positivi”,
“amore per la vita”, “rispetto dei deboli”,
“bellezza”, “verità”, come, a quanto pare,
fanno non pochi autori dei testi che arrivano alla mia casa editrice. Al contrario,
osservano con attenzione e distacco quel
che vogliono rappresentare, pensano a
come possono realizzarlo materialmente e
poi ci provano, scontrandosi ogni volta, per
quanto siano esperti, con l’opacità della
materia che stanno utilizzando. Lo scrittore, invece, ritiene spesso che ciò che ha
“messo dentro ” un testo – una storia e i
“contenuti” che questa veicola, la loro
verità, giustezza e bellezza - siano un viatico
sufficiente alla pubblicazione e alla gloria.
Ritiene, cioè, che la lingua accolga in modo
naturale storia e contenuti, proprio come è
naturale che faccia una madre con i propri
figli. Ma la lingua, è ambigua e traditrice.
E di madri assassine è pieno il creato, da
Medea in poi. L’unica fatica autentica,
proficua, in campo creativo, credo sia
quella dell’esperienza che si fa dei propri
limiti, dello scontro con la materia di cui è
fatto il linguaggio, scontro che dà la misura
della propria impotenza, rispetto all’onnipotenza del proprio immaginario. E saper
scrivere è un utilissimo supporto a un
pensiero compiuto. Non per niente, spesso,
gli scrittori riportano la sensazione di non
sapere una cosa prima di averla scritta. Se
un pensiero non è all’altezza dei suoi strumenti, cioè sufficientemente realizzato per
assumere una forma, si esprime sommariamente e tende a utilizzare il linguaggio in
modo approssimativo, inconsapevole, come
puro strumento e non, paradossalmente,
come componente essenziale di sé. Questo
è un passaggio fondamentale nella
comprensione della scrittura. Lo dico a
proposito di quanto affermato all’inizio,
che nella letteratura per ragazzi scarseggiano buoni autori di testi. A tanti anni di
distanza, oggi posso confermarlo. Ma
torniamo alle nostra vicenda editoriale. Ho
collaborato con Mondadori Ragazzi per
parecchi anni. Con il tempo, il mio interesse per le prestazioni che mi venivano
richieste si è esaurito. Ho iniziato a pensare
ad altro, in particolare a un tipo di pubblicazione a cui sapevo che una grande casa
editrice non sarebbe stata interessata. In
particolare, ai libri illustrati. Ogni anno,
quando visitavo la Fiera del Libro per
Ragazzi di Bologna, che è il più importante
evento del settore nel mondo, restavo
impressionata dalla bellezza dei libri illustrati che si pubblicavano in diversi paesi
d’Europa, come Francia, Germania,
Olanda. Libri di una qualità inimmaginabile, da noi. Erano quelle le cose che volevo
fare. Lo sapevo. Quello che non sapevo era
come arrivarci. In quel periodo, fra l’altro,
fui anche contattata da una piccola, ma
conosciuta casa editrice di libri illustrati
che cercava autori. Provai a scrivere dei
testi, ma in quel momento ero ancora
molto lontana dall’aver capito come scrivere quello che volevo; così produssi storie
francamente orribili, che infatti non furono
pubblicate. Erano storie piene di “bellezza”
e di “caleidoscopica fantasia”, di “poesia
dell’infanzia” e di “autenticità”. Quando
parlo di libro illustrato, intendo quello che
nella letteratura anglosassone è chiamato
picture book, cioè non, semplicemente, un
libro al cui interno si trovano tavole che
illustrano momenti salienti della storia. Le
favole classiche o i romanzi per ragazzi con
illustrazioni di Gustave Doré, Arthur
Rackham, Milton Glaser, Enrico Mazzanti,
non sono picture books. Nel picture book
non si dà testo senza immagini, il che significa che testo e immagini sono in un
rapporto di reciproca dipendenza, non
autonomi l’uno rispetto alle altre. Le avventure di Pinocchio, Peter Pan nei giardini di
Kensington e Cappuccetto Rosso si possono
leggere in un’edizione priva di figure senza
che perdano nulldella loro comprensibilità.
Il Piccolo Principe è già più simile a un
picture book: in esso il narratore fa continuo
ricorso alle immagini per raccontare fatti e
personaggi. Sappiamo, fra l’altro, che il
protagonista di questa storia uscito prima
dalla matita che dalla penna dell’autore,
derivando da una figurina senza nome che
Saint-Exupéry aveva l’abitudine di disegnare ai margini dei suoi manoscritti.
Anche La famosa invasione degli orsi in
Sicilia di Dino Buzzati, si avvicina abbastanza a un picture book. Dino Buzzati
affermava spesso di essere un pittore
prestato alle lettere. Lo conferma il fatto
che i disegni che accompagnano il suo
celebre romanzo per ragazzi, sono parte
integrante di esso. Infatti, che io sappia,
nessun illustratore si è mai azzardato, come
capita con Le avventure di Pinocchio, a
darne una propria interpretazione. Un
picture book meraviglioso, non per ragazzi,
sempre di Dino Buzzati, è I miracoli della
Val Morel, libro che ha molto da insegnare,
sia sulla scrittura sia sulla illustrazione.
Alcuni classici del genere, ormai entrati
nella storia, poiché hanno fatto scuola
presso generazioni di grafici e illustratori,
sono Nella nebbia di Milano e Nella notte
buia di Bruno Munari. E lo stupefacente
Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni.
D’altra parte, se Le avventure di Pinocchio,
Cappuccetto Rosso o La Sirenetta sono
testi autosufficienti, che preesistono all’immagine, ci possono essere loro rielaborazioni – dato che i classici sono continuamente soggetti a rilettura e riscrittura - in
cui le immagini acquistano un peso e
un’importanza pari a quella del testo. Tutto
sta nel modo in cui si imposta il libro. Ecco,
l’ho detto: il libro. Perché nel picture book,
è il libro che viene prima di tutto. L’idea
del libro che si vuole fare. Il resto viene
dopo, modellato su questa idea di partenza.
Il numero 61 della rivista Liber. Libri per
bambini e ragazzi, ha dedicato vari articoli
al tema “Picture book. Raccontare per
parole e immagini”. È qui che ho trovato,
fra le tante cose, tre citazioni che mi
sembrano condensare in poche ed efficaci
righe molte problematiche legate a questo
tipo di pubblicazione. Barbara Bader in
American Picture Books from Noha’s Ark
to the Beast Within: “La natura artistica
del picture book si basa sull’interdipendenza di immagini e parole, sul simultaneo
dispiegarsi della doppia pagina, e sulla
tensione che si determina ogni volta che si
volta pagina. Nella specificità della sua
natura, il picture book ha possibilità illimitate”. J. Scieszka, in “Design Matters”, The
Horn Book Magazine: “Il design è parte
essenziale di qualsiasi picture book. È il
primo aspetto del libro giudicato dal lettore.
È la trama sottile che tiene insieme parole
e immagini permettendo a entrambe di
raccontare una storia priva di cuciture”.
Jane Yolen, in Guide to writing for children: “Un picture book ben riuscito deve
avere la densità di una poesia e l’esattezza
psicologica di un romanzo; la sua struttura
deve essere salda, l’intreccio deve essere
avvincente e il linguaggio deve possedere
qualità poetiche. In pratica, il picture book
deve possedere tutte le caratteristiche positive di opere di molto più ampio respiro,
ma deve saper contenere tutto in trentadue
pagine”. Le trentadue pagine non sono
tassative, stanno a indicare solo un’estensione limitata, rispetto al romanzo, per
esempio. Albi sostanziosi, lunghi, sono
quelli, fra i tanti da poco usciti, di Neil
Gaiman e Dave McKean. Gli illustratori
sono ossessionati dall’idea di scrivere i loro
libri. I più non ci riescono, perché la scrittura è una competenza sofisticata che non
possiedono e non dominano. Molte volte
capita che un illustratore mi confidi di
avere in mente una storia fantastica, che
però non trova il tempo di scrivere. I più,
quando comprendono che non troveranno
mai il tempo per scriverla, abbandonata
ogni speranza, cominciano a progettare un
libro che racconti una storia solo attraverso
le immagini. Di solito è questo il momento
in cui, rendendosi conto che non saper
raccontare, o scrivere, una storia, equivale
a non saperla immaginare, di malavoglia
accettano la sciagura di uno scrittore con
cui dividere i diritti d’autore. Alcuni illustratori detestano le parole, soprattutto se
di altri. Le trovano accessorie e, se sono
costretti ad ammettere che hanno qualche
utilità, allora le trovano inadeguate. Molti
di loro hanno anche una considerazione
delle parole puramente grafica; amano l’alfabeto per il contributo estetico che può
offrire alla pagina. Va detto, naturalmente,
che ce ne sono non solo capaci di scrivere,
ma anche piuttosto bravi o, addirittura,
geniali, fra i tanti basti l’esempio di Altan.
Fra l’altro, alcuni testi scritti da illustratori
hanno quelle caratteristiche di onestà che
mancano allo scrittore puro cooptato ai
libri illustrati. Sono testi, cioè, consapevoli
dello spazio che devono occupare, della
funzione che hanno e del ruolo che gli
spetta. Ed esistono anche bellissimi libri
che raccontano storie senza l’ausilio di
parole. Qui, però, è importante osservare
come il desiderio degli illustratori di
produrre testi sia legato all’istinto dominante di controllare l’intero processo del
libro. Un istinto, tutto sommato, molto
giusto, nel caso del libro illustrato. Perché
questo tipo di oggetto, va ideato nell’insieme, prima che nelle singole parti, ed è
questa una delle fondamentali ragioni per
cui sono pochi gli autori che riescono a
scrivere in modo adeguato. In questo senso,
è più facile che l’idea di libro la possieda un
illustratore, più abituato a contaminare la
fonte della propria ispirazione con tecniche
e materia, che uno scrittore abituato a
delegare tutto il processo produttivo a chi
istituzionalmente lo gestisce. Si tenga presente,
infine, che se esistono illustratori che considerano unicamente le parole segni eleganti,
per molti autori le immagini sono ornamenti colorati, vestiti cuciti a misura del
corpo perfetto e autosufficiente della
propria prosa. L’autore, infatti, non di rado
pensa che sia il suo testo a condurre i
giochi. Ho parlato delle numerose collaborazioni che ho avuto con illustratori. È
stato un passaggio cruciale per diventare
autrice ed editore di picture books, non
solo per i contatti che mi ha procurato. È
stato, infatti, proprio lavorando e parlando
con queste persone, a contatto con i loro
disegni, che l’idea di fare libri illustrati ha
potuto prendere forma e concretizzarsi. I
primi libri illustrati che ho scritto non sono
stati per ragazzi. Si è trattato di pubblicazioni progettate per un pubblico adulto,
spesso con intenti promozionali, anche se
in senso molto lato. Un’esperienza fondamentale, perché mi ha portato a riflettere
sul rapporto fra parole e immagini, sul tipo
di relazione che volevo queste intrattenessero fra loro, e sul tipo di significati,
21
di effetti che scaturivano o potevano scaturire
da questa relazione. E perché mi ha aiutato a
non pensare alla lingua come a un braccio con
cui afferrare concetti. Ho iniziato a vedere le
parole anche come segni in relazione allo
spazio della pagina, ai colori e alle forme.
Osservare le caratteristiche, anche grafiche, di
ogni parola, mi ha reso più consapevole
rispetto al loro uso. Mi sono resa conto che
saper scrivere è un po’ come saper fotografare:
quando un inesperto inquadra un vaso di fiori
e scatta, il risultato che si aspetta è molto
diverso da quello che ottiene, da ciò che appare
nella fotografia. Fra quello che ha in mente e
quello che vede nella fotografia, c’è di mezzo
la macchina fotografica, lo strumento. Per
ottenere quello che ha in mente è necessario
che conosca il modo in cui vede la macchina e
lo utilizzi sfruttandone le potenzialità. Per ottenere quello che ha in mente deve smettere,
cioè, di fidarsi di una visione pensata come
“naturale”. I cassetti del dilettante, nel corso
del tempo, si riempiono di immagini di vasi di
fiori, facce di congiunti, monumenti famosi.
Immagini che avranno un valore unicamente
privato o documentario. Ma non testimoniano
di una capacità di visione, che poi equivale alla
capacità di saperla esprimere, e sembra essere
un requisito delle persone capaci di abbandonare il paradiso terrestre delle certezze esistenziali più radicate e istintive. La maggior parte
degli illustratori con cui ho lavorato, al
momento del nostro incontro non erano attivi
nel settore dei libri per ragazzi, ma avevano
operato in campi diversi, come l’architettura,
la grafica, il design, l’editoria periodica eccetera. Tuttavia, parlando con molti di loro, mi
accorsi che da tempo desideravano cimentarsi
con i libri illustrati per ragazzi, l’unico
problema è che non conoscevano il settore,
non sapevano come muovercisi, avevano l’impressione di fare cose che non andavano bene,
e non conoscevano autori di testi. Praticamente, se a loro mancava quello che io potevo
dargli, a me era necessario quello che loro
possedevano. Così con alcuni di loro abbiamo
pensato di unire le forze e cominciare a creare
progetti di libri illustrati. Tutti questi progetti
sono nati da una vicinanza molto stretta fra il
creatore dei testi e quello delle immagini. Testi
e immagini sono nati da un’interazione reciproca e da un continuo scambio. Ciò che sia io
sia l’illustratore abbiamo avuto in mente fin
dall’inizio è stato il libro: l’idea del libro. È stata
questa idea che ci ha guidato in ogni fase,
22
costringendoci ad adeguare continuamente il
nostro lavoro alla sua riuscita. All’inizio, Paolo
e io abbiamo pensato di creare uno studio
editoriale che proponesse all’estero i nostri
progetti (per il tipo di pubblicazione che
avevamo in mente il mercato italiano ci
sembrava improbabile). Abbiamo lavorato per
circa un anno, suscitando un incoraggiante
interesse da parte di alcuni editori europei. A
sorpresa, siamo anche riusciti a venderne uno
a La Joie de lire di Ginevra. Non un colosso
editoriale: un editore piccolo, ma noto per la
qualità delle pubblicazioni. A questo punto,
abbiamo preso la decisione di diventare editori
per pubblicare i nostri libri in Italia. L’investimento non era eccessivo e ci permetteva di
realizzare quello a cui da molto tempo, probabilmente, ci stavamo preparando. Così sono
nati i Topipittori. I Topipittori ci hanno
consentito di pubblicare libri illustrati dotati
delle caratteristiche che noi desideriamo.
Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Nel libro illustrato, al contrario di quanto accade per altri
prodotti editoriali, tutto concorre alla sua
riuscita. Si può leggere Cent’anni di solitudine
stampato sulla carta igienica, e rimarrà sempre
Cent’anni di solitudine. E se Anna Karenina
ha una copertina sgradevole o è stampato su
una carta che non ha un tatto di nostro gradimento, a meno che non si sia paranoici, lo si
legge ugualmente. Si prenda invece Nel paese
dei mostri selvaggi di Sendak, e gli si cambino
i caratteri, la carta, il formato, si risparmi sulla
stampa, e si chiami un nipote o un cugino neo
diplomato all’istituto professionale, per avere
una grafica più moderna e “sfiziosa”, e si avrà
la certezza di avere distrutto uno dei più bei
picture books mai apparsi. Si può anche fare
una soltanto di queste cose e il colpo inferto
sarà letale. Di solito, nella consueta prassi
editoriale, un libro illustrato si crea nel seguente
modo: l’autore scrive un testo, lo consegna
all’editore, che sceglie un illustratore, che si
mette a illustrare il testo. Se l’editore è molto
corretto, l’autore viene a sapere chi sta illustrando il suo testo. Dopo di che un grafico si
dà da fare per mettere insieme le due cose.
Infine, trascorsi molti mesi, l’autore e l’illustratore hanno la soddisfazione di vedere finalmente in libreria il libro pubblicato. Soddisfazione, a dire il vero, ben magra, perché di
solito nessuno è contento: l’autore spesso trova
inadatto l’illustratore, il quale, d’altra parte,
spesso, quando legge il testo per la prima volta,
pensa che come al solito gli tocca illustrare una
storia che non gli piace, non gli interessa e che
sente non essere nelle sue corde. Hanno
ragione entrambi. Questo, infatti, è il modo
più sbrigativo ed economico di realizzare un
libro illustrato, e non dà i risultati migliori.
Esiste un sistema diverso di lavorare, e non
liquidabile con una decina di telefonate, poiché
richiede una enorme quantità di scambi e
contatti fra le tutte le parti in questione. Alla
base di questa prassi è l’idea che fra chi scrive
e chi illustra il rapporto debba essere significativo. E che, garante di tale rapporto - cioè in
grado di valutarlo, renderlo possibile, sorvegliarlo e, attraverso le proprie scelte e competenze, mediarlo - sia l’editore. A chi edita,
inoltre, spetta la scelta della terza componente
fondamentale del processo: quella del grafico,
la persona a cui tocca il compito di comporre
parole e immagini in un insieme dove le cuciture scompaiano, per dare luogo a una unità
organica e funzionante. Non èraro che il
grafico sia lo stesso illustratore, che, spesso,
possiede studi ed esperienze specifici in questo
campo e sa “vedere” subito la pagina, ha una
visione sensibile e intelligente che gli consente
di progettare con molta coerenza rispetto al
testo e alle immagini. Ottenere questo risultato
di perfetta omogeneità è difficile, e ogni volta
per ragioni diverse e imprevedibili, poiché
ogni libro è, davvero, una cosa a sé. E, in
questo senso, impone scelte sempre diverse.
Finora i Topipittori hanno pubblicato quattro
volumi (e tre usciranno a breve): se potessi
tornare indietro cambierei parecchie cose.
Molti errori, imperfezioni eccetera, purtroppo,
si vedono solo a lavoro finito. E bisogna rassegnarsi a trovarsele davanti agli occhi ogni volta
che si sfoglia il libro. D’altra parte, non ci sono
scuole che insegnino il mestiere di editore di
picture books; bisogna fare pratica da sé e
mettere in conto gli errori. Detto questo, torno
al problema specifico dei testi. Il fatto che nel
picture book l’idea di libro debba venire prima
di tutto e farsi guida dell’intero processo creativo, non significa che le cure da rivolgere al
testo siano inferiori a quelle che si prodigano a
testi “per adulti”: che siano romanzi, racconti,
poesie o altro. Consiglio di non prendere a
esempio le numerose porcherie che si trovano
in libreria nel settore ragazzi: spesso libri
spaventosi con brutte immagini, brutti testi,
storie insignificanti e grafica mostruosa. Ma
libri, da un certo punto di vista, allettanti
poiché inducono l’aspirante autore per ragazzi
a pensarsi all’altezza della situazione e degli
obiettivi. Se l’unico obiettivo è la pubblicazione, per ottenerla sarà sufficiente molta
pervicacia e astuzia: guardandosi intorno,
pianificando la propria carriera, utilizzando
bene le proprie relazioni e scopiazzando quello
che va per la maggiore, si riuscirà ottenerla
senza difficoltà. Se, invece, l’obiettivo è altro,
focalizzato sul lavoro e non sui vantaggi che si
acquisiscono nel farlo, il discorso è diverso.
Alla base di tanta pessima produzione di storie
per bambini e ragazzi, credo vi sia un equivoco generale a proposito del concetto di fiaba
o di favola, che dir si voglia. Uno dei commenti
più frequenti che ascolto quando dico di scrivere storie per ragazzi è: “Uh, che bello le
fiabe!” Le fiabe, invece, ahimè, sono un genere
precluso a noi, intesi come autori contemporanei. Le fiabe appartengono alla tradizione e
sono patrimonio della cultura di tutti i paesi e i
popoli del mondo. Sono storie che si tramandano “dalla notte dei tempi”: racconti orali
che si sono tramandati per secoli e che nel
tempo hanno assunto una forma scritta, grazie
a letterati, etnologi, folkloristi che li hanno
fissati sulla carta, per ordinare in un corpus il
loro disordinato e vitale riprodursi. Fiabe sono
quelle che si leggono nelle raccolte dei fratelli
Grimm, di Collodi, Perrault, Andersen,
Madame D’Aulnoy. Italo Calvino in Fiabe
italiane, ha riscritto le favole delle tradizioni
regionali, attingendo a noti repertori favolistici.
Per intenderci Le avventure di Pinocchio,
Mary Poppins, Peter Pan nei giardini di
Kensington, Winny-Puh l’orsetto, Alice nel
Paese delle Meraviglie, Il Mago di Oz e Il
signore degli anelli non sono fiabe, bensì
romanzi. E le bellissime Favole al telefono di
Gianni Rodari sono, in verità, racconti. Il
profano quando pensa alla fiaba tende a
immaginare una storia fantasiosa, poetica,
piena di buoni sentimenti, in cui le persone
volano, gli animali parlano e le cose finiscono
bene. È vero: nelle fiabe ci si imbatte spesso in
animali magici, e i protagonisti, in volo o a
terra, escono vittoriosi da avventure di ogni
sorta. Tuttavia, di buoni sentimenti nelle favole
se ne trovano pochi. È più facile riscontrarvi
un severo senso della giustizia, uno sguardo
crudamente realistico sulle miserie della vita,
un pensiero non rimosso sulla parte più oscura
dell’animo umano, in particolare riguardo ai
rapporti familiari, di amicizia, di amore. E a
suffragare questo legame con la dimensione
più tenebrosa della vita umana, ricordo che
Sharhazàd, la narratrice della più celebre
raccolta di fiabe del mondo, Le Mille e una
notte, dà fondo al suo serbatoio di storie per
non essere uccisa. Sì, le favole sono crudeli e
spietate, sanguinarie e terribili. La loro trama è
un congegno perfetto, senza sbavature e
preziosismi; la loro lingua una lama levigata e
tagliente, che nulla concede al superfluo. Secoli
di storia hanno dilavato l’individualità dei
narratori, lasciando solo il necessario. Le fiabe
sono ossa immacolate e splendenti. Difficilmente, un autore può ottenere risultati simili,
gravato com’è dalla sua cultura e dalla sua
personalità. La volgarizzazione del concetto di
fiaba si deve anche alla rilettura e all’uso che
ne ha fatto la cinematografia. Walt Disney
valga per tutti. Il disegno animato tende per
propria natura a spettacolarizzare i contenuti
delle storie, rielaborandoli e alterandoli, ove
non si prestino alle logiche di una narrazione
per immagini. Così, da Biancaneve in poi,
ecco schiere di uccellini e scoiattoli, cerbiatti e
coniglietti, del tutto assenti, nelle storie originali. Se volete provare a scrivere qualcosa, una
delle tante cose da fare, per evitare gli errori
più frequenti, è non cadere nei luoghi comuni
su questo genere di letteratura, intramontabili
assurdità che nocciono gravemente all’aspirante autore di libri per l’infanzia. Eccone
alcuni: - Scrivere per bambini è un’attività da
vecchie signore, come fare torte di mele e ricamare centrini. Una volta su tre, alla notizia che
siamo editori di libri illustrati per ragazzi, qualcuno sente l’esigenza di comunicarmi che ha
una zia, un’amica, una vicina di casa ottantenne che scrive storie per bambini. Retaggio
di un’epoca lontana in cui agli anziani era
delegato il compito di istruire la prole, raccontando fole e tramandando attraverso di esse il
patrimonio di saggezza della tradizione, queste
nonne-fate ormai sono scomparse da tempo
poiché in crisi anch’esse, dirottate verso navi
crociera, scuole di ballo, corsi di lingue straniere. Perché ostinarsi a tenere in vita il luogo
comune che le vuole fabbriche di pasticceria
casalinga, oggetti improponibili, storie dolciastre? - Per scrivere buoni testi è sufficiente avere
molta fantasia e adorare i bambini. Se avete
raccontato storie inventate da voi ai vostri figli
e nipoti, non fidatevi del successo che hanno
riscosso. I bambini amano stare con gli adulti,
essere oggetto della loro attenzione, e quando
dicono che la vostra storia è bellissima, quando
ridono ascoltando le vostre parole, lo fanno
per contentezza, euforia, amore. Il loro entusiasmo, nella maggior parte dei casi, non ha
nulla a che vedere con la possibilità di pubblicazione della storia. E in ogni modo non siete
voi i giudici migliori, al riguardo. Quale editore
pubblicherebbe mai un romanzo perché l’autore giura che a sua figlia, gran lettrice, è
piaciuto moltissimo? Nessuno. E, infatti,
nessuno scrittore si azzarda a farlo notare,
quando scrive a un editore per proporgli il suo
lavoro. L’editore per ragazzi, invece, si sente
continuamente pubblicizzare il gradimento
riscosso dalle storie che gli sono inviate. Tenete
anche presente una cosa: un buon testo per
picture book non è una storia della “buona
notte”, deve essere letto guardando le figure.
Le storie che i genitori, giustamente, inventano
per i loro bambini dubito che nascano accompagnate da immagini. - Gli editori di libri per
ragazzi sono un consesso di anime belle, sensibili alla poesia della vita. Idea balzana: ci sono
fior di mascalzoni, nel settore, come dappertutto. E comunque, anche se si è bravissime
persone, è seccante venire considerati come
eletti amici, con cui poter condividere la
propria idea “giusta” delle cose. - L’infanzia è
un mondo di ingenuità e bellezza perduta,
un’età dell’oro a cui hanno accesso solo adulti
speciali, rimasti bambini. Due fra i migliori
romanzi per ragazzi Tom Sawyer e Huckleberry Finn dell’americano Mark Twain,
hanno come protagonisti due ragazzini che si
sollazzano roteando gatti morti per la coda e
tenendo prigioniero uno schiavo nero. E fra i
maggiori scrittori per ragazzi figurano scapoli
misantropi, zitelle incallite, ambigui reverendi,
rudi chirurghi, aviatori squilibrati e truffatori.
Tutta gente che i bambini li vedeva pochissimo
o addirittura mai. - Per scrivere per ragazzi
bisogna abbassarsi al loro livello. È vero, nello
scrivere, l’autore deve compiere lo sforzo di
recuperare il sentimento dominante della
propria infanzia. Ciò non significa in alcun
modo “abbassarsi” , in particolare in relazione
agli strumenti espressivi utilizzati. Poiché
l’aspirante autore per ragazzi è adulto e vuol
fare il mestiere di scrittore, usi una lingua
adulta e colta. Una lingua adulta e colta non
significa una lingua fredda, oscura, difficile,
noiosa, bacchettona, supponente. I bambini
sono molto imbarazzati dagli adulti infantili, e
annoiati a dismisura da chi simula il loro
linguaggio e i loro comportamenti. - I libri per
ragazzi devono essere utili, insegnare qualcosa,
istruire e educare. Ci sono autori la cui
maggiore preoccupazione consiste nel raccontare storie che veicolino “idee giuste”. È un
errore clamoroso e il miglior presupposto per
dare alla luce mostri inimmaginabili. Un
giorno ho letto una storia di una famiglia di
porcospini alle prese con il problema della
droga. Era una storia a tesi, pensata per instradare la gioventù a comportamenti virtuosi. I
piccoli porcospini mangiavano foglie allucinogene e diventavano dei pelandroni perditempo. Gli esiti erano paradossali e davano
luogo a effetti umoristici straordinari, anche
se non voluti. Ma ho letto anche storie a
sfondo psicoanalitico, di orsetti che rifiutano
la sofferenza, e di bambine anoressiche che
riescono a sconfiggere il loro problema grazie
all’intervento di un gatto magico. Io preferisco
evitare questo genere di approccio. Di solito,
la sproporzione fra la gravità di problemi
reali e la soluzione trovata dalla storia è molto
irritante. Fare un libro “utile” per ragazzi, a
mio giudizio, significa semplicemente farlo
bene. Di questo, innanzi tutto, dovrebbero
preoccuparsi editori, autori, grafici, illustratori. Realizzare libri ben fatti, cioè ben scritti,
ben disegnati, ben impaginati e stampati, libri
non furbi, pensati con serietà, professionalità, competenza, è la miglior cosa che si può
fare nei confronti del lettore, sia esso adulto
o bambino. È un segnale di rispetto molto
concreto, che più di qualsiasi messaggio ideologico o pedagogico pretestuoso, può cogliere
nel segno, interessare la persona che legge,
fornirgli non idee, ma strumenti di interpretazione e di valutazione a proposito di sé e del
mondo che la circonda. Un libro sciatto, fatto
in economia di mezzi - non solo materiali, ma
anche intellettuali – un libro mal scritto e mal
disegnato, può anche raccontare il Vangelo o
perché bisogna amare la pace, ma non sarà
migliore, per questo. Forse, anzi, sarà peggiore,
per la presunzione e l’inganno che sottende.
Topipittori per gatti lettori et sodalibus
Per un recensore che faccia gatta di
cognome parlare di una casa editrice che
si chiama Topipittori è un invito a pranzo…
pardon a nozze. Scherzi a parte la casa
editrice milanese, fondata nella primavera
del 2004 da Paolo Canton e Giovanna
Zoboli, che firma una interessante storia
della casa editrice (www.topipittori.it) e che
“Cantieri” ristampa in questa occasione, è
una delle più raffinate ed eleganti espressioni dell’editoria per bambini e ragazzi,
senza peraltro perdere di vista il pubblico
degli adulti in quanto le edizioni Topipittori, grazie alla loro innovativa veste
grafica (compresi i cataloghi editoriali),
all’elevato livello dell’apporto iconografico e illustrativo, alla peculiarità delle
scelte tematiche, fanno l’occhiolino anche
al colto lettore adulto, al collezionista di
libri per l’infanzia (Benjamin insegna), al
bibliofilo esigente. Tra le ultime proposte
di questa fine 2012 mi piace in particolare
23
segnalare un delizioso librino che, oltre ad
essere tematicamente affine agli interessi
della nostra rivista è, nello stesso tempo, un
omaggio a un grande grafico editoriale ed
illustratore statunitense, scomparso giusto
20 anni fa: John Alcorn (1935-1992). Come
giustamente ha scritto Marta Sironi, che
di Alcorn è la massima esperta in Italia,
“All’inizio degli anni ’70 la grafica editoriale
italiana ha subito un radicale cambiamento
in una direzione ‘pop’: attore primo John
Alcorn […], a partire dallo stravolgimento
‘psichedelico’ degli storici volumi grigi dalla
rigorosa intestazione in Bodoni della Biblioteca Universale Rizzoli”, quei celebri volumetti grigi che fecero come da architrave
portante della lettura popolare dei classici
di ogni tempo. Occasione per parlare di
questo volume è anche il fatto che BOOKS!
proprio quest’anno compie 50 anni, pubblicato infatti a New York da Simon and Schuster nel 1962. Dicevamo dell’impegno di
Marta Sironi a favore di una migliore conoscenza, in Italia, di Alcorn; lo ricordava
Andrea Kerbaker in un interessante articolo
sul “Domenicale” del Sole 24 Ore, quando
la stessa Sironi volò negli USA per seguire
da vicino, insieme a Stephen Alcorn figlio
di John e attento custode della sua memoria
professionale, le complesse fasi del trasferimento dell’Archivio John Alcorn, che felicemente sarebbe approdato nelle auguste sale
milanesi del Centro Apice in comodato d’uso
per 20 anni (Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale,
presieduto da Alberto Cadioli e diretto da
Claudia Piergigli; Centro che proprio in
questo 2012 festeggia il decennale, con
una elegante pubblicazione nella quale
dieci artisti hanno illustrato dieci Fondi
bibliografici di Apice, il tutto condito dalla
sapiente stampa tipografica di Giorgio
Lucini, ultimo tra i grandi maestri della
tipografia italiana), la stessa Apice che nel
2011 dedicava ad Alcorn un importante
convegno in due giorni nell’ambito della
rassegna Testi, forme e usi del libro, e i cui Atti
speriamo di vedere presto pubblicati, attesi
per la gioia di studiosi e cultori del grafico,
illustratore e pubblicitario made in USA.
Marta Sironi ha continuato nel tempo ad
occuparsi di Alcorn; suo è l’ampio saggio
illustrato inserito nel bel volume celebrativo dedicato ai 60 anni della BUR, e sua
è la cura generale e la traduzione del delizioso volumetto che segnaliamo in questo
ultimo “Cantieri” 2012, in prima edizione
italiana, quel LIBRI! col quale, oltre che
ricordare il lavoro e la “rivoluzione grafica”
alcorniana in chiave pop, facciamo ai
nostri fedeli lettori i migliori auguri per
un sereno 2013, dando loro appuntamento al prossimo numero 23 della nostra
rivista, ricca di nuovi articoli e immagini
dedicati, com’è nella nostra tradizione, al
libro cartaceo e alla sua benigna e lunga
presenza (speriamo) sui nostri scaffali. mg
simone volpato
riccardo cepach
simone volpato
riccardo cepach
roberto roversi
anniversari
editoriali
prefazione di mario sechi
postfazione di piero innocenti
i libri ritrovati di italo svevo
isbn 978-88-95844-27-5
brossura con alette pp. 352 15 euro
a cura di massimo gatta
prefazione di mario sechi
postfazione di piero innocenti
biblohaus BH
poesia
L’INTELLIGENZA SEGRETA
spigolature
editoriali
Andrea Kerbaker, Alcorn, alfiere delle copertine, «Il Sole
gadda e
24 Ore-Domenica», 3 aprile 2011, pp. 14-15.
l’editoria
Marta Sironi,
L’epoca di Alcorn, genio da copertina,
«Il Sole 24 Ore-Domenica», novembre 2011.
John Alcorn e la grafica editoriale italiana intorno
antiquariato
al 1970, “Testi, forme e usi del libro.
Edizione 2011”,
Milano, Università degli
librario
Studi di Milano, 23-24 novembre 2011.
Evaldo Violo, Ah, la vecchia BUR! Storie di libri
e di editori, alibri
cura dieMarco
Vitale, Milano,
librai
Edizioni Unicopli, 2011, pp. 75-78.
a venezia
Stephen Alcorn, Evolution by design. Reflectionson
thelifeandart of my father, John Alcorn (1935-1992)
«Bibliologia», n. 6, 2011, pp. 99-121, con
illustrazioni.
pagine e salumi
Marta Sironi, L’Archivio di John Alcorn ad Apice,
«Bibliologia», n. 6, 2011, pp. 123-131.
segnalazioni
biblohaus
luigi mascheroni
SCEGLIERE I LIBRI È UN'ARTE,
COLLEZIONARLI UNA FOLLIA
ritratti d’autore dei peggiori bibliofili d’italia
a cura di massimo gatta
prefazione di mario baudino
e un dialogo con luigi mascheroni
isbn 978-88-95844-22-0
brossura con alette pp. 178 15 euro
a cura di massimo gatta
prefazione di mario baudino
e un dialogo con luigi mascheroni
biblohaus BH
fabio ghersi
fabio ghersi
LA SIGNORA
IN ROSSO
un secolo di guide del
touring club italiano
a cura di massimo gatta
presentazione di franco iseppi
prefazione di stefano pivato
introduzione di rossano pazzagli
isbn 978-88-89177-25-1
brossura con alette pp. 340 18 euro
a cura di massimo gatta
presentazione di franco iseppi
prefazione di stefano pivato
introduzione di rossano pazzagli
biblohaus BH
LA GRANDE FAMIGLIA
Marta Sironi, La BUR disegnata da John
Alcorn. Anni Settanta, in Biblioteca Universale
Rizzoli. 60cultura
anni in 367 copertine, a cura di
Alberto Cadioli, con Marco Fumagalli,
editoriale
Isotta Piazza
e Marta Sironi, Milano,
Rizzoli, 2009, pp. 73-153.
ritratti d’autore
dei peggiori bibliofili d’italia
con uno scritto di massimo gatta
biblografie
massimo gatta
Per saperne di più:
Oliviero Diliberto, Nostalgia del grigio. 60
anni di BUR,
a cura di Massimo Gatta,
archeologia
introduzione di Marco Santoro, Macerata,
Biblohaus,libraria
2009.
SCEGLIERE I LIBRI
È UN'ARTE,
COLLEZIONARLI
UNA FOLLIA
comisso tra amici,
librai e poeti
prefazione di nico naldini
isbn 978-88-95844-26-8
brossura con alette pp. 206 15 euro
archeologia
libraria
luigi mascheroni
anna modena
L’INTELLIGENZA
SEGRETA
bibliografie
comisso tra amici, librai e poeti
prefazione di nico naldini
con uno scritto di massimo gatta
un secolo di guide del touring club italiano
24
librografie
i libri ritrovati di italo svevo
a cura di massimo gatta
ALLA PEGGIO
ANDRÒ IN BIBLIOTECA
anna modena
LA SIGNORA IN ROSSO
Murray McCain, LIBRI!, illustrazioni di
John Alcorn, cura e traduzione di Marta
Sironi, Milano, Topipittori, 2012, ill., € 15,00.
ALLA PEGGIO
ANDRÒ IN BIBLIOTECA
biblohaus BH
storie di editoria e bibliografia
massimo gatta
LA GRANDE FAMIGLIA
storie di editoria
e bibliografia
a cura di filippo umberti
prefazione di ugo rozzo
isbn 978-88-95844-23-7
brossura con alette pp. 350 18 euro
bibliofollie
a cura di filippo umberti
prefazione di ugo rozzo
biblohaus BH
refusiana
massimo gatta
DALLE PARTI DI ALDO
massimo gatta
DALLE PARTI DI ALDO
vicende e protagonisti della cultura
tipografica italiana del novecento
rino fabbri
isbn 978-88-95844-24-4
brossura con alette pp. 442 18 euro
a cura di dionigi colnaghi
prefazione di edoardo barbieri
con uno scritto di mauro chiabrando
vicende e protagonisti
della cultura tipografica italiana
del novecento
a cura di dionigi colnaghi
prefazione di edoardo barbieri
con uno scritto di mauro chiabrando
biblohaus BH
biblionarrativa
come ogni anno biblohaus sarà
presente al salone del libro usato di
milano dal 7 al 9 dicembre 2012 e alla
fiera della piccola e media editoria di
roma piùlibripiùliberi dal 6 al 9
dicembre 2012, con le novità 2013.
topipittori
l’abbonamento annuale a cantieri
(5 numeri) costa € 25, per richiederlo: [email protected], numeri
arretrati € 5 cadauno compresa
spedizione.
profumi e libri
cantieri viene pubblicato ogni
due mesi e nasce dal gruppo di
lavoro che si riunisce intorno alla
casa editrice biblohaus:
oliviero diliberto massimo gatta
simone berni simone pasquali
duccio benocci rebecca simpson
olga mainieri annette baugirard
michelle delattes gaspare naldi
konstantin bellmer gina palestri
edizioni biblohaus
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