RELAZIONE PRELIMINARE SULLE RICOGNIZIONI DI SUPERFICIE 1990 NEL
TERRITORIO DI ASCOLI SATRIANO (FG) CON ESEMPI DI IMAGE PROCESSING DELLA
FOTOGRAFIA AEREA (*)
1.Le indagini ricognitive
INTRODUZIONE
Nel corso del 1990, l'Istituto di Archeologia dell'Università di Bologna ha svolto nel territorio di
Ascoli Satriano ricerche di superficie finalizzate alla ricostruzione della storia dei sistemi insediativi e
del paesaggio e alla redazione della carta archeologica del territorio comunale. Il lavoro di ricerca,
diretto dal prof. Giorgio Gualandi (**), direttore dell'Istituto di Archeologia di Bologna, si è avvalso
del coordinamento scientifico della dott.ssa M. Teresa Guaitoli e della dott.ssa Elena Antonacci ed è
stato condotto, oltre che dalle succitate archeologhe, anche da un'équipe di archeologi afferenti alla
cooperativa AR/S Archeosistemi di Reggio Emilia (dottori G. Bottazzi, M. Forte, D. Labate e dott.ssa
De Vitis).
E.A.S.-G.B.-S.D.V.-M.F.-M.T.G.-G.G.-D.L.
L'antico insediamento di Ascoli Satriano (1) comincia ad essere citato dalle fonti posteriormente al 279
a.C. (2), anno della battaglia tra Pirro e i Romani.
Di Ascoli Satriano si era poi interessata l'erudizione antiquaria con dotte disquisizioni sulle fonti
letterarie e la segnalazione di epigrafi (PRATILLI 1745, pp. 509-510; GIUSTINIANI 1797, pp. 4-ó,
10, 15-16). Ascoli Satriano è inoltre compresa in alcuni repertori descrittivi storico-geografici
(ROMANELLI 1818, p. 250; CRAMER 1826, p. 288; LENORMANT 1883, pp. 137-140) e nei
grandi dizionari enciclopedici ottocenteschi (BUNBURY 1854, p. 231). La tendenza tipicamente
neoclassica a raccogliere i materiali archeologici in grandi corpora ha prodotto numerosi studi a
carattere numismatico (SAMBON 1863; SAMBON 1870; POOLB 1873; GARRUCCI 1885).
Gli interventi di indagine sistematica hanno preso l'avvio solo negli anni 1965-66, con scavi nelle
necropoli in località Serpente, Cimitero Vecchio e San Rocco, solo recentemente pubblicati (TINÉ
BERTOCCHI 1985), tanto da far affermare a M.D. Marin, nella sua sintesi proposta nel 1970, che “
l'antica città di Ausculum è tutta da scoprire ” (MARIN 1970, p. 135). La ricerca archeologica ad
Ascoli Satriano ha contemplato, negli anni '80, alcuni rinvenimenti effettuati dalla Soprintendenza
Archeologica della Puglia (MAZZEI 1987; 1988a; 1988b; 1989; 1990; ID. C.S.
È da rimarcare che le attestazioni delle presenze archeologiche rinvenute prima dell'estate 1990 sono
quasi tutte relative a necropoli e pressoché assenti sono quelle riguardanti gli insediamenti, sia danni
che romani.
E.A.S.
METODOLOGIA
Il lavoro di ricerca di superficie è consistito, quindi, nel controllo sistematico del territorio al fine di
individuare, delimitare ed interpretare cronologicamente e funzionalmente gli insediamenti antichi, visti
anche nel loro rapporto con l'ambiente antico. La ricerca di superficie sul territorio è stata preceduta da
indispensabili indagini preliminari. Si è avviata quindi una ricerca sistematica sulle fonti bibliografiche
(ANTONACCI SANPAOLO c.s., a, b), presso gli archivi esistenti presso gli Uffici della
Soprintendenza e presso i musei pugliesi. Né sono state trascurate le indicazioni pervenuteci dagli
appassionati locali.
Una straordinaria mole di informazioni ci è pervenuta, inoltre, dal lavoro di Pasquale Rosario,
studioso di Ascoli Satriano vissuto tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 (ROSARIO 1898). Questo
lavoro di raccolta delle scoperte precedenti ha comportato la schedatura di ogni rinvenimento
(ANTONACCI SANPAOLO c.s., b) ed ha permesso la localizzazione—dopo un accurato studio di
restituzione topografica dei dati ricavati dalla ricerca bibliografica e d'archivio—di 74 attestazioni
archeologiche nel territorio, riportate su carta I.G.M. in scala 1:25.000 (v. Figg. 1-2).
Le indagini preliminari si sono indirizzate, infine, ad un'accurata analisi dell'aerofotografia, condotta
dal topografo dott. Labate. La fotointerpretazione ha evidenziato anomalie, di eventi naturali ed
antropici, riportate poi su carta.
Utilizzando come base di lavoro la carta delle anomalie aerofotografiche e la carta archeologica relativa
ai vecchi rinvenimenti si è proceduto alla progettazione della ricerca, delimitando le aree da sottoporre
a prospezione archeologica per verificare, attraverso un'indagine di superficie, quante delle anomalie
aerofotografiche e quante delle segnalazioni scritte ed orali avessero un diretto riscontro sul terreno,
con il fine ultimo di delimitare l'insediamento daunio e la città romana.
La ricerca di superficie ha interessato un'area di ca. 1000 ettari ed ha comportato la raccolta di materiali
archeologici, emersi a seguito di lavori agricoli posizionando i rinvenimenti su carte da lavoro in scala
1:5.000. In casi particolarmente fortunati per la leggibilità del terreno, si è effettuato un rilevamento
sistematico degli affioramenti con una quadrettatura del terreno in esame, il posizionamento in pianta
dei materiali rinvenuti in ciascun quadrato ed il rilevamento delle varie quote mediante il tacheometro a
laser. Ogni estensione di terreno controllata, recante lo stesso grado di osservabilità, è stata individuata
e definita Unità Ricognitiva (U.R.). I limiti delle aree indagate e delle aree archeologiche rinvenute
(definite per forma e per dimensioni) sono state poi riportate su carta in scala 1:25.000 così da
rappresentare visivamente tutti i risultati del lavoro di ricerca di superficie (Fig. 3) (3).
E.A.S.
RISULTATI
Con l'esplorazione sul campo, si è riusciti ad individuare (v. Fig. 3) l'abitato daunio principale (sito n.
17) attorniato da quattro aree insediative (siti nn. 4, 10, 19, 20), di cui una dotato di impianti per la
produzione fittile; si è inoltre delineato l'ambito urbano della città romana, corrispondente a quella
attuale ed infine si sono prospettati quattro grandi abitati di epoca romana (sito n. 12 in loc. Capo
dell'Acqua; sito n. 2 in loc. Fontana di Rano; sito n. 1 in loc. Sedia d'Orlando; sito n. 21 in loc. Serra
Giardino), due ville romane (sito n. 15 in loc. Giarnera Grande e sito n. 11 in loc. Stingi), alcuni
insediamenti rustici (fattorie romane nn. 3 e 5 in loc. Massa Selva San Giacomo e in loc. Giarnera
Grande-Longo), di cui uno con annesso impianto produttivo (siti nn. 18A-18B in loc. Massa Giarnera
Grande), un abitato altomedievale in loc. Faragola (sito n. 7) e l'altro medievale in loc. Pompei (sito n.
13).
L'insediamento daunio principale (n. 17) è stato ubicato a sud dell'attuale Ascoli e copre un'area che si
estende dalla Collina Serpente verso San Rocco, fino a comprendere loc. Tesoro e Cimitero Vecchio
(4). Le località Serpente, San Rocco e Cimitero Vecchio erano già note come aree necropolari dagli
scavi della Tiné Bertocchi (TINÉ BERTOCCHI 1985).
L'insediamento daunio è stato definito attraverso la presenza, riscontrata sul terreno, di elementi
strutturali e manufatti di uso domestico, tipici appunto di un abitato, quali tegole, coppi, antefisse, pesi
da telaio, macine in pietra vulcanica del Vulture, dolii decorati di un tipo finora non pubblicato, per
quanto se ne sappia, e che si può ipotizzare fosse di produzione ascolana. La ceramica copre un arco
cronologico molto ampio che va dalla I età del Ferro fino alla I età ellenistica.
L'insediamento n. 17 copriva un'area di circa 80 ettari e, nella I età del Ferro, doveva essere
presumibilmente caratterizzato da ravvicinati nuclei di capanne; in epoca classica si assiste ad uno
sviluppo dell'abitato con abitazioni di lusso non solo sull’acropoli, che potrebbe essere localizzata in
località Serpente, ma su tutta l'area abitata, come viene attestato dai rinvenimenti di antefisse. Le
abitazioni di maggior rilievo dovevano essere dotate, nella prima età del Ferro, di basamento in ciottoli
e alzato stramineo; mentre, nei secoli successivi, di fondazioni in ciottoli, alzato ligneo con copertura
fittile in tegole e coppi ed elementi architettonici quali antefisse e cassette architettoniche.
Con le recenti ricerche si è localizzato un centro produttivo di ceramica a Giarnera Piccola. Ne sono
un'indicazione, per esempio, i cilindri lì rinvenuti che servivano a distanziare i vasi fra di loro
all'interno delle fornaci. L'area, di complessivi 70 ettari, presenta un popolamento concentrato in due
nuclei (nn. 19-20) di 5-6 ettari ciascuno ed un popolamento sparso, con resti di capanne isolate,
nell'area circostante ad essi, area che appare interessata da un'intensa attività produttiva di ceramica e
laterizi, oltre che dalla presenza di tombe (5). Tra gli elementi architettonici rinvenuti possiamo
annoverare un'antefissa di grande pregio a forma pentagonale, con meandri nella zona inferiore e
palmette nella zona superiore. Nell'area si è inoltre rinvenuta ceramica che va dal VII secolo a.C. fino
alla I età ellenistica, ceramica apula a figure rosse in frammenti—indizio dell'attività dello scavo
abusivo che sappiamo essere stato molto fervido in quest'area—, un elemento fittile di rivestimento
architettonico e i distanziatori di fornace. Le due aree insediative di loc. Giarnera Piccola dovevano
essere anche residenza di gruppi emergenti che probabilmente controllavano anche la ricchezza della
comunità derivante dalla produzione ceramica. Questo aspetto è attestato sia dai frammenti di ceramica
da noi rinvenuti, appartenenti a corredi probabilmente di un certo rilievo, sia dalla ricca tomba
sequestrata in quest'area ed esposta al Museo di Foggia.
Il Trendall ha individuato nelle raffigurazioni di tale tomba la mano del Pittore di Ascoli Satriano,
attivo tra il 340 ed il 320 a.C. e probabilmente originario della stessa Ascoli (TRENDAEBCAMBITOGEOU 1982, pp. 718-720).
Che Giarnera Piccola fosse sede di esponenti dei ceti dominanti è attestato anche da un tumulo, dal
diametro di circa 10 metri, apprezzabile anche in foto aerea. Si è ipotizzato che a questo tumulo
potesse corrispondere la tomba di un capo di una delle due comunità stanziatesi nella zona, che
dovevano coesistere ed essere correlate con quelle del vasto centro daunio arroccato sulle colline di
Ascoli.
Si è poi individuato un altro sito, vicino Mass. Faragola, anch'esso di ca. 6 ettari (sito n. 10).
L'insediamento si presentava particolarmente ben leggibile in aratura, con tracce di capanne facilmente
individuabili sul terreno e resti di fornaci. Le particolari condizioni di leggibilità del terreno hanno
indotto a rilevare—mediante quadrettatura e posizionamento delle strutture con il tacheometro a laser
—i vari affioramenti. Si è rilevata così l'estensione e l'altimetria del sito che, grazie ai programmi ed
alle strumentazioni sofisticate messi a disposizione dal CINECA (Centro Interuniversitario di Calcolo
Automatico) di Casalecchio di Reno in prov. di Bologna, sono state restituite con immagini
informatizzate. La distribuzione dei materiali in affioramento ha permesso l'individuazione di una
abitazione a pianta suErettangolare; probabilmente l'abitazione era dotata di muretto di fondazione in
ciottoli, con tetto in tegole e coppi e con probabile alzato costituito da strutture in incannucciato e
concotto. Il sito è datato, dal tipo di ceramica rinvenuta, dal IX al III sec. a.C. Il sito doveva avere una
sua precipua funzione legata alla produzione agricola, come si deduce dai numerosi frammenti di
macine rinvenuti. Nelle vicinanze, sono stati individuati, inoltre, i resti di piccoli gruppi di capanne
(siti nn. 8 e 9), probabili estensioni del vicino villaggio daunio.
Ad 1 km. a nord di Faragola, è stato rinvenuto un altro insediamento daunio di ca. 5-6 ettari (sito n.
4). Nell'area sono state rinvenute numerose tegole e macine; la ceramica raccolta è databile dall'VIII al
III sec. a.C.
L'abitato daunio dall'evidenza più consistente (n. 17) viene abbandonato in età romana: infatti nessun
frammento di ceramica romana è stato rinvenuto nell'area del sito n. 17. Per il momento non si
conoscono i motivi di tale abbandono. La città, in epoca romana, si sposta più a nord, sulle colline di
S. Potito e Castello. È stato possibile delineare l'area occupata dalla città romana (sito n. 16) grazie al
posizionamento dei rinvenimenti tombali, allo studio della viabilità ed ai recenti rinvenimenti urbani.
A differenza di quanto avveniva in epoca precedente, si sa infatti che, in epoca romana, le tombe erano
esterne alla città. Le tombe, situate in genere ai margini delle strade, ci indicano la viabilità che,
convergendo verso quest'area, a sua volta, in una sorta di feedback, ci conferma l'ubicazione della città
romana. Attestazioni della città romana sono costituite anche dalla domus, antistante alla Chiesa di S.
Potito, che ha restituito, nella primavera del 1990, con uno scavo della Soprintendenza Archeologica
della Puglia, pavimenti musivi a motivi geometrici con tessere in bianco e nero, databili probabilmente
al II secolo d.C.
Altre attestazioni sono rappresentate dai numerosi reimpieghi di materiali romani di particolare pregio
(TODISCO 1986; ANTONACCI SANPAOLO c.s., c).
La città romana ha un'estensione di ca. 15 ettari: ha quindi dimensioni areali ridotte rispetto al periodo
precedente. Si è appurato che la città era dotata di un complesso sistema di rifornimento idrico. Uno
speco è stato rinvenuto nella cantina di un'abitazione, poco a valle rispetto alla domus di S. Potito. Nel
sottosuolo dell'attuale Ascoli sono state individuate numerose strutture simili con diramazioni in varie
direzioni della città; impegnativi impianti di rifornimento idrico sono stati poi osservati in Loc. Tesoro
e Valle dell'Arco, al quale si potrebbe collegare lo speco sotterraneo individuato a breve distanza nel
corso della campagna di prospezioni del 1990.
La situazione extraurbana di epoca romana presenta quattro grandi insediamenti (n. 12 a Capo
dell'Acqua, n. 2 a Fontana di Rano, n. 1 a Sediad'Orlando, n. 21 a Serra Giardino), due ville con ricchi
settori residenziali a Stingi (sito n. 11) e Giarnera Grande (sito n. 15) e qualche insediamento rustico
(nn. 3, 5, 14, 18A, 18B).
L'insediamento di Capo dell'Acqua (sito n. 12) presenta un'estensione di ca. 6 ettari, con ceramica che
va dal I sec. a.C. fino al VI-VII d.C. Numerose sono le tessere di mosaico qui rinvenute e le lastrine
pavimentali in marmo in opus sectile. Da questo insediamento proviene anche la famosa testa in
marmo, conservata al Museo di Foggia (MAZZEI 1984, p. 304; AA.VV 1986, p. 132). Si sono
rinvenuti inoltre frammenti di colonne in marmo greco, iscrizioni, un frammento di statua marmorea.
Dall'area archeologica proviene un bollo di cui si propone l'integrazione BABULIAE RECTINAE in
base al confronto con altri bolli integri che sappiamo provenire sempre da quest'area. Il nome di questa
famiglia è attestato in tutta l'Italia meridionale (a Canosa, Venosa, nel Beneventano) ed inoltre ad
Aquileia e perfino in Attica e potrebbe indicare i probabili proprietari di questo sito (Thesaurus
Linguae Latinae, II, Lipsiae 1900-1906, pp. 1650-1651).
Sempre in quest'area sono visibili strutture in alzato, mai segnalate finora. È probabile, per la presenza
di intonaco idraulico, che si trattasse di una cisterna per l'acqua. Questa ipotesi sembra essere avvallata
da segnalazioni, da parte di fonti orali, della presenza in zona di spechi sotterranei. Se a ciò si
aggiunge che il toponimo Capo dell'Acqua deriva dal lat. caput aquae, si potrebbe verosimilmente
pensare che qui, in loc. Capo dell'Acqua, sia da situarsi l'inizio di un acquedotto.
Un altro grande insediamento è stato individuato in loc. Fontana Rano (sito n. 2). Ha un'estensione di
ca. 12 ettari con un nucleo centrale a popolamento più denso e l'area periferica con popolamento
maggiormente rarefatto. Si tratta di un centro all'incrocio di due strade: la Venusia-Arti e quella che
collegava questo insediamento ad Ascoli. È documentata numerosa terra sigillata chiara. A questo
grosso insediamento devono afferire i reimpieghi della zona a Masseria Moscatiello.
Il terzo grande insediamento romano è a Sedia d'Orlando (n. 1), rinvenuto seguendo le tracce di una
strada romana avvertibile in fotografia aerea e sul terreno. È stata poi riscontrata la presenza, accanto
alla strada, di blocchi di notevoli dimensioni, in pietra non locale, probabilmente pertinenti ad un
grande edificio. Sono stati rinvenuti, inoltre, resti di fornaci e materiale che data il sito dal I d.C. fino
all'età tardoantica.
Delle due ville rinvenute (nn. 11 e 15), quella a Giarnera Grande è dotata di elementi di lusso. Vicino
è stato individuato un insediamento rustico (sito n. 14) con impianto produttivo.
L'ultimo grande insediamento romano individuato è in loc. Serra Giardino (n. 21) ed è anch'esso di 6
ettari. In tale area è stata rinvenuta nel 1935, nel corso dei lavori per l'impianto di una vigna,
un'iscrizione che citando i colonei Firmanei, è stata messa in relazione con la colonia di età sillana o
triumvirale di Firmum Apulum (LLRP, II, 592; BARTOCCINI 1955; A.E., 1961, n. 310;
PANCIERA 1962; GISSI 1978; BONORA REZZONICO 1990, P. 138; MAZZEI-MERTENSVOLPE 1990; VOLPE 1990, PP. IX, 215-216. Si v. la riedizione dell'iscrizione in CIL, 1.2, Fasc. 4,
1, 3186, a cura di A. Degrassi e I. Grummerey 1986). I1 sito ha continuità di vita fino al tardoantico,
come attesta la presenza di terra sigillata chiara.
Si sono individuati inoltre due insediamenti medievali di cui uno (n. 7), in località Faragola, è
altomedievale (VI-XIII secolo d.C.) con un probabile edificio di culto—confermato dalla notizia del
rinvenimento di tombe alla cappuccina—che ha restituito tessere di pasta vitrea, lastrine marmoree,
ceramica. L'altro sito bassomedievale (n. 13) è ubicato in collina Pompei, dove era sita Ascoli fino al
XIV secolo e dove è attestata ceramica geometrica e romana, e soprattutto ceramica protomaiolica, che
conferma la datazione offerta dalle fonti.
E.A.S.-G.B.-S.D.V.-M.F.-M.T.G.-G.G.-D.L.
CONCLUSIONI
Nel periodo che va dalla I età del Ferro fino all'età classica, per scendere anche fino all'età ellenistica, il
territorio di Ascoli appare caratterizzato dalla presenza di un centro notevolmente vasto, ricco, sicura
sede dell'aristocrazia locale, costellato da due aree insediative a sùd-ovest, caratterizzate da produzione
ceramica, e da altri due insediamenti a nord, contraddistinti soprattutto da attività e produzione
agricola. Lo studio del territorio di Ascoli Satriano, con ricerche in senso orizzontale su aree molto
ampie, ha dunque permesso di documentare una situazione caratterizzata da grandiosi aggregati
pscudourbani che, nel corso dello sviluppo insediativo territoriale, danno origine, pur nella continuità
degli insediamenti di pianura, a diversificazioni qualitative e spaziali degli stessi con lo sviluppo di un
centro (sito n. 17) che, per ragioni topografiche, dimensionali e spaziali, assume tutte le connotazioni
di un centro notevolmente importante. C'è comunque bisogno di ulteriori indagini al fine di chiarire
meglio questa precipua situazione topografica che, tuttavia, non sembra distante da quella che si sta
evidenziando a Lavello, grazie alle ricerche di Bottini, e che sembra rimandare alle urbes o noNeí;
della tradizione, costituite da una serie di “ villaggi federati ” (cfr. TORELLI 1990, P. X).
In fase conclusiva, si può ipotizzare inoltre che la città romana di Ausculum, in età tardo-antica, abbia
visto probabilmente il proprio ruolo di polo di riferimento territoriale decrescere per l'accresciuta
importanza di grossi centri come quello di Fontana di Rano, centri che, probabilmente, si sviluppano
intorno ad originari nuclei di ville padronali, forse espressione ed indicatori di latifondi a conduzione
schiavistica e/o con coloni dipendenti. Queste considerazioni sono ipotesi di lavoro che necessitano di
ulteriori indagini, ma che comunque prefigurano una situazione, per quanto ci risulta, finora mai
documentata nella Daunia romana e che sembra richiamarsi all'organizzazione di tipo paganico-vicano
documentata, per l'età di Valentiniano I, dalla tavola di Trinitapoli (GIARDINA-GRELLE 1983;
VOLPE 1990, p. 80).
Un altro aspetto della ricerca di esplorazione di superficie, relativo alla ricostruzione della viabilità
antica, ha consentito, inoltre, di rinvenire l'attestazione archeologica della Via Herdonitana, peraltro già
supposta dall'Alvisi (ALVISI 1970, pp. 64-66). La strada è distinguibile in fotografia aerea e, al
riscontro sul terreno, presenta affioramenti di basolato costituito da grandi ciottoli.
Il rinvenimento di un cippo confinario in loc. Mass.a Capo dell'acqua ha riaperto la complessa
problematica della datazione delle suddivisioni dei demanii comunali. Un duplice orientamento
centuriale, con parziale o totale sovrapposizione, è concordemente segnalato per il territorio ascolano
dallo Schmiedt, dal Jones e dalla Bonora UONES 1980; BONORA MAZZOLIREZZONICO 1990,
pp. 124-128, tavv. LXXV-LXXVI; SCHMIEDT 1990); del tutto diversi paiono invece gli elementi
aerofotografici e territoriali segnalati da questi autori (sia per quanto attiene alla loro estensione sia per
i rispettivi orientamenti). Quanto accennato costituisce un'ulteriore conferma della complessa storia
agraria di questo territorio e dell'opportunità di una trattazione esaustiva che, attraverso sicure
attestazioni archeologiche, ridefinisca la storia infrastrutturale del paesaggio ascolano senza restrizioni
epocali. Dal lavoro di revisione su basi aerofotografiche, cartografiche, documentarie ed archeologiche
delle divisioni agrarie presenti nel territorio ascolano (resti centuriali, divisioni delle “ poste ” in età
moderna, assegnazioni di beni comunali del secolo scorso) non è possibile dar conto diffusamente in
queste brevi note. Tra i primi risultati delle nostre recenti ricerche sulla topografia antica del territorio
ascolano, si può anticipare che un atto medievale del 1051 cita terre poste ad limitem presso la città di
Ascoli (contemplando la presenza del reticolo centuriale intorno alla città antica: MONGELLI 1962).
Inoltre, il ritrovamento del nuovo cippo confinario anepigrafe, cui si accennava sopra, presso località
Capo dell'acqua (a levante di Ascoli), confrontabile con quello di Torre Alemanna rinvenuto
recentemente (D'ARcANGELo 1986; BONORA MAzzoLI-REzzoNIco 1990, PP. 127, 138-139),
apre nuove prospettive sulle divisioni agrarie nel settore collinare a levante del Carapelle (oggi
interessato dalle assegnazioni postunitarie di beni comunali). L'esame autoptico del blocco di arenaria
riferito ad un cippo gromatico con decussis a T inserito in una circonferenza, rinvenuto non in situ in
loc. Torre Alemanna-Borgo Libertà (BONORA MAZZOLI-REZZONICO 1990, P.127) ha
permesso di precisare la corretta lettura delle litterae in S.L. (anziché S.D.), con nuove interessanti
possibilità di scioglimento delle stesse (ó). Nell'area sottoposta a ricognizione, non è stato rinvenuto
infine alcun elemento archeologico che possa provare con sicurezza quale fosse il sito della battaglia
del 279 a.C. tra i Romani e Pirro (7).
Considerazioni di carattere topografico e strategico inducono tuttavia a pensare, come possibile sito
della battaglia,—a fianco a quello tradizionalmnte indicato nella vallata dell'Ofanto—alla zona
nell'ampia vallata del Carapelle tra Palazzo d'Ascoli e Sedia d'Orlando.
E.A.S.-G.B. S.D.V. M.F. M.T.G. G.G.-D.L.
2. L'eidologia informatica nella fotointerpretazione aerea
L'analisi delle foto aeree rappresenta un approccio metodologico indispensabile per poter attribuire un
valore ponderale significante alle morfostrutture del paesaggio (ALVISI 1989, con bibl. precedente;
DE GUIO WILKINS-WHITEHOUSE 1990 con bibl. precedente). In questo senso dobbiamo
intendere il territorio come un sistema complesso (cfr. da ultimo DE GUIO-SECCO 1988, con bibl.
precedente) i cui componenti si definiscono funzionalmente in base alla disposizione o distribuzione
nell'ambito del sistema stesso (EMERY 1989). Secondo quest'ottica che riconverte propriamente sul
territorio " la logica " dei sistemi di Angyal, l'ambiente ed il territorio potrebbero definirsi come una “
realtà dimensionale, ossia una distribuzione degli elementi che lo compongono entro un parametro
dimensionale >> (ANGYAL 1941). Trattandosi dunque di un sistema estremamente complesso
qualunque tipo di intervento interpretativo andrà indirizzato ad una migliore comprensione nonché ad
una migliore leggibilità del campo d'immagine. Per arrivare a risultati ottimali la fotointerpretazione
aerea mira a raggiungere una rappresentazione sintetica e selettiva del paesaggio, ad alto indice di
significatività. In questa sede cercheremo pertanto di marcare i limiti fisiologici delle metodologie
tradizionali per poi suggerire nuovi e diversi percorsi di intervento (SCOLLAR 1978, O'BRIEN et al.
1982). Schematizzando, lo scopo primario dell'image processing è quello di elaborare il contenuto
informativo di un'immagine per poi restituire alla medesima un contenuto informativo più elevato, ben
definito e caratterizzato, in sostanza migliorandone l'indice di leggibilità (FORTE-GUIDAZZOLI
1992). Dato il limitato spazio a disposizione tralascerò deliberatamente i preliminari teoretici, che
rimando alle citazioni bibliografiche (in particolare CAPPELLINI 1985, GONZALEZ-WINTZ 1977,
PRATI 1978, MELLI 1991), per approdare direttamente all esempio dell elaborazione delle foto aeree
del territorio di Ascoli Satriano. Il fotogramma che abbiamo preso in considerazione (cfr. Fig. 4)
nell'analisi è una stampa in bianco e nero dell'I.G.M. riferentesi ad un volo del 1985; la ripresa aerea
copre complessivamente una porzione territoriale di poco meno di 24 kmq. L'area inquadrata, e più
generalmente il territorio ascolano, si presentano geomorfologicamente abbastanza omogenei con
giaciture di argille e conglomerati di calcare anche in affioramento. Le coordinate orografiche
principali risultano l'addensamento collinare (sui 400 mt. s.1.m.) su cui insiste anche l'attuale centro di
Ascoli Satriano (a sud nella foto) e la piana del Carapelle situata ad Ovest, Nord-Ovest. A eompletare
gli attributi qualitativi del paesaggio dell'immagine c'è da aggiungere che la maggior parte dei campi è
coltivata a frumento, una piccola parte è destinata ad uliveti e frutteti. Tutti questi elementi disegnano la
tessitura del territorio e risultano in proporzioni diverse discriminanti nella valutazione delle tracce e
delle anomalie sul terreno (GUIDAZZOLI-FORTE 1991). A questo proposito si deve constatare
come la nostra foto aerea allo stato originale (Fig. 4) non fornisca indicazioni particolarmente utili alla
ricerca topografica se si eccettuano tre lineazioni uniformi convergenti su Ascoli, rilevabili nei toni di
grigio chiarissimo e classificabili come strade di età romana (a Nord di Ascoli, verso il limite
superiore della foto). Il residuo contenuto informativo dell'immagine evidenzia molteplici
sovrapposizioni di tracce scarsamente intelliggibili e nessuna interpretabile con minima sicurezza come
sito archeologico, soprattutto a causa della depistante presenza in affioramento, o nell'immediato
interro, dei succitati conglomerati di calcare, percepibili all'occhio nelle tonalità di grigio più chiare
rispetto al terreno circostante (particolarmente evidenti nel settore orientale della ripresa aerea)
(FORTE c.s.). I limiti dell'interpretazione, in questo come in moltissimi altri casi, sono di natura
prevalentemente fisiologica, dal momento che all'occhio umano sono intelligibili al massimo 10 o 20
livelli/sfumature di grigio, mentre sono percepibili migliaia di sfumature e di intensità di colore.
Mediante analisi numerica è possibile individuarne, tipicamente, 256. A questo punto dell'indagine si è
ritenuto opportuno procedere ad una più estesa elaborazione digitale dell'immagine scandendo il
seguente percorso (FORTE C.S., GUIDAZZOLI-FORTE 1991):
1) Acquisizione e conversione analogico-digitale. Il processo di digitalizzazione consiste nella
trasformazione dell'immagine in una matrice di numeri distribuiti secondo coordinate spaziali (righe e
colonne) che identificano per ciascun punto il livello di luminosità. L'acquisizione nel nostro caso è
avvenuta mediante telocamera Sony DXC-3000; la successiva digitalizzazione tramite scheda VISTA
dell'AT & T che acquisisce fino a 1024 x 1024 pixels con 32 bits di profondità. Le immagini,
memorizzate su calcolatore COMPAQ 386/20, vengono trasferite localmente alle workstation grafiche
o al Mac II (8).
2) Analisi statistica del contenuto informativo. Prima di provvedere a qualunque tipo di intervento di
elaborazione sull'immagine è opportuno analizzare gli istogrammi della matrice per valutare la
frequenza e la distribuzione dei livelli di grigio. Nel fotogramma esaminato si è riscontrata
un'accentuata concentrazione dei livelli nelle categorie spaziali da 90 a 160 (0 = bianco; 255 = nero).
3) Equalizzazione. In base all'analisi statistica preliminare l'immagine è stata equalizzata, cioè si è
proceduto ad una redistribuzione più equilibrata dei livelli di grigio ad espanderne così la scala tonale.
L'immagine definitiva è dunque più contrastata, meglio leggibile, ed incrementa decisamente il proprio
contenuto informativo.
4) Analisi a pseudo-colore. Un'immagine digitalizzata presenta tipicamente 256 livelli di luminosità.
La traduzione a pscudo-colore consiste nell'assegnare a ciascun pixel un colore seguendo determinati
parametri quali le variazioni dei livelli di intensità, tono, o luminosità. La scala cromatica (palette 0
look up table) sarà definita in base alla caratterizzazione numerica dell'immagine ed alla lettura che si
vuole ottenere, progettando separatamente le tre componenti di colore R, G, B. La look ?~p tal3le qui
presentata (Fig. 5) ha contemplato determinati criteri applicativi che assecondassero il fine primario
dell'identificazione e classificazione degli insediamenti archeologici. Per poter calibrare la ricerca e
procedere ad un'elaborazione che non fosse del tutto sperimentale, se non per tentativi, si è
inizialmente indirizzata l'analisi numerica ad un'area archeologica topograficamente identificata e già
esplorata: l'abitato daunio di Vill.° Faragola (nella figura 5 l'area delimitata dal rettangolo di maggiori
dimensioni), caratterizzata sul terreno dalla presenza di ciottoli fluviali, elementi fittili e numerosi
frammenti ceramici. Pertanto la traduzione e codifica a pseudo-colore ha tenuto conto degli indici di
riflettenza e dei livelli di luminosità corrispondenti sia alle tracce archeologiche, che alle presenze di
conglomerati, separando per classi le varie morfostrutture presenti nel paesaggio (campi a coltura,
arativi, tracce antropiche, geomorfologie, ecc.). In questo senso si è operato separatamente sulle
singole componenti R, G, B, (rosso, verde, blu) in modo da variare le corrispondenze tra livelli di
grigio ed il colore assecondandone le discontinuità e le variazioni del contrasto soprattutto nelle zone
di interesse. Modificando, infatti, e facendo ruotare le gamme cromatiche di un'immagine è possibile
ottenere una migliore lettura e ridefinizione della stessa, come se per la comprensione di un oggetto
modificassimo la natura e la posizione della sorgente luminosa che lo investe. La palette applicata
all'immagine si colloca prevalentemente nelle varianti cromatiche del blu, secondo un andamento di
tipo sinusoidale (intorno al valore medio delle classi di livelli di grigio relative all'insediamento
archeologico), scelta determinata anche dal fatto che è accertata la proprietà psicofisica della visione
cromatica di mostrare un'elevata sensibilità al contrasto nella zona del blu.
Infine, ultimato il campionamento del sito archeologico conosciuto di Vill.° Faragola, la scala o tavola
cromatica (look up table) dedicata all'immagine ha indicato automaticamente la presenza di un altro
insediamento antropico sconosciuto e non ancora esplorato, circa :L,5 km. a sud del precedente, per
un diametro estensivo di circa 100 mt. (nella figura l'area circoscritta dal rettangolo piccolo). Il
controllo ricognitivo e la verifica sul campo completati nel novembre del 1990 hanno accertato la
presenza nell'area di un piccolo nucleo di abitato riferibile altrettanto all'età daunia (affioramento di
ciottoli fluviali e materiali ceramici).
Al termine di questa breve trattazione credo si possano intuire le notevoli potenzialità applicative
dell'eidologia informatica nella fotointerpretazione aerea (Scor~AR 1977, 1978) e nel telerilevamento
(BAKER-GUMERMANN 1981, LYONS 1976, 1981; LYONS-MATHIEN 1980;
MARCOLONGO-MASCELLANI 1978), tracciando un versante di ricerca estremamente stimolante
anche per la tutela e la pianificazione territoriale (LYONS-AVERY 1977). Naturalmente ogni
strumento d'analisi andrà calibrato di volta in volta per ciascuna immagine, standardizzandone
l'acquisizione, e soprattutto in base alle caratteristiche geofisiche, morfologiche ed ambientali delle
varie superfici territoriali. Si potranno rappresentare infine, per piccole porzioni territoriali, vere e
proprie carte archeologiche predittive (FORTE c.s.; FORTE-GUIDAZZOLI 1992; GUIDAZZOLIFORTE 1991) degli insediamenti archeologici selezionando le aree in base al contenuto numerico dei
livelli di luminosità che ne favoriscono la classificazione. Inoltre il computo e la valutazione delle
categorie di pixels presenti in un'immagine consentiranno un esame analitico-statistico qualitativo di
tutti gli elementi significativi, connessi e disconnessi, strutturalmente presenti.
M.F
E. ANTONACCI SANPAOLO, G. BOTTAZZI,
S. DE VITIS, M. FORTE, M.T. GUAITOLI, G. GUALANDI, D. LABATE
(*) La campagna di ricognizione di superficie 1990 dell'Istituto di Archeologia di Bologna nel territorio di Ascoli
Satriano è stata realizzata per incarico dell'Amministrazione Comunale, in carica nel 1990. L'intervento alla “ Summer
School ” di Pontignano (SI) è stato redatto dalla dott.ssa Elena Antonacci Sanpaolo.
Il presente contributo, frutto delle ricerche di un'intera équipe, consta di due parti: la prima parte, sulle ricerche
topografiche stricto sensu, è stata redatta da E. Antonacci Sanpaoloj con note introduttive e conclusive a cura dell'intera
équipe, la seconda parte, con esemplificazioni di elaborazione grafica computerizzata, è stata redatta dal dott. Maurizio
Forte. I lucidi sono stati eseguiti da Elena Antonacci Sanpaolo.
Le ricerche del 1991 hanno completato l'indagine nel territorio comunale, aggiungendo nuovi ed interessanti dati a
carattere topografico, presentati in via preliminare, dalla dott.ssa Antonacci Sanpaolo al 13° Convegno Nazionale sulla
Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia (San Severo, 22-24 novembre 1991).
(**) Prima che questo lavoro fosse stampato, si è verificata la dolorosa e prematura perdita del prof. Gualandi, le cui
qualità professionali e, soprattutto, umane rimarranno per noi per sempre indimenticabili.
(1) La bibliografia sul centro di Ascoli Satriano è stata recentemente raccolta in PAOLETT1 1984. A tale repertorio
bibliografico, aggiornato fino al 1982, vanno ora aggiunti: CAPRIGLIONE-MELE 1980; MAZZEI 1984, pp. 206-207,
229, 231, 236, 268, 278, 287, 293, 308; TINÉ-BERTOCCHI 1985; TODISCO 1986; MAZZEI 1987; BOTTINI
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614615, 617, 619, 637, 646; MAZZEI 1988a; MAZZEI 1988b; PANI 1988, VOLPE 1988, MAZZEI 1989;
BONORA MAZZOLI-REZZONICO 1990; MAZZEI 1990; MAZZEI; VOLPE 1990, pp. IX, XIII,14, 19, 29, 36, 38,
40, 42, 44, 45, 50, 64, 67, 70-71, 75, 78, 89, 92, 108, 155, 209, 215, 220, 221-222, 226-227, 229, 233, 251, 268,
GUALANDI-ANTONACCI 8ANPAOLO-GUAITOLI 199l; GUALANDI-GUAITOLI-ANTONACCI SANPAOLO
199l; ANTONACCI SANPAOLO C.S., a, b, c, d.
(2) Per ciò che concerne la topomastica, la topografia ed i monumenti di Ascoli Satriano, V. DTONYS. HAL., 20, 3,
7; PLUT., Pyrrh., 21, Acxlov; STEPH. BYZ., s.v. Acxlos; APP., BC, 1, 229; PLIN., N.H., 3, 105. Per le vicende
storiche, v. DIONYS. HAL., 20, 3, 7; PLUT., Pyrrb., 21; FRONTIN., strat., 2, 3, 21; FLOR. epit., 1, 13, 9; FEST.,
S.V. Osculanapugna; ZON., 8, 5; Lió. col., 1, 210, 216; APP., BC, 1, 229.
(3) La metodologia di ricerca adottata per il survey di Ascoli Satriano è la stessa già impiegata per il territorio del
Comune di Poviglio (AA.VV. 1987), del comune di Modena (AA.VV. 1988, p. 23) e della Provincia di Reggio
Emilia (AA.VV. 1990).
(4) Le esplorazioni archeologiche del 1991 hanno consentito di ampliare i limiti dell'area insediativa n. 17 verso Nord,
comprendendo anche loc. Pompei.
(5) Le indagini del 1991 hanno precisato meglio i modi di insediamento nell'area di Giarnera Piccola.
(6) Questi elementi del paesaggio ascolano scomparso sono più diffusamente trattati in Ascoli Satriano. Ricerche di
topografia storica, Fasano (in corso di stampa).
(7) Per le fonti e la bibliografia aggiornata sulla battaglia di Ausculum tra Pirro ed i Romani, si v. CAPRIGEIONE,
1989.
(8) L’intero procedimento di elaborazione è stato portato a termine su Computer Macintosh II presso il laboratorio di
Visualizzazione Scientifica del CINECA (Centro Interuniversitario di Calcolo Automatico) di Casalecchio di Reno
(BO); il programma utilizzato si chiama NCSA ed è stato sviluppato al “ National Center for Supercomputing
Applications ”, University of Illinois, Urbana-Champaign. A tutto il personale del laboratorio di Visualizzazione
Scientifica ed in particolare al Direttore del CINECA, dott. Marco Lanzarini va espresso il più vivo ringraziamento.
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e. antonacci sanpaolo, g. bottazzi, s. de vitis, m. forte, m. t.