L’impresa Molisana: dalla crisi allo sviluppo. Il governo della exit strategy nell’azione istituzionale della Regione. 1 2 NOTA DELL’AUTORE Con affidamento diretto in economia ex art. 125, c. 11, ultimo periodo, del D.Lgs. n. 163/2006 così come modificato dal D.L. 70/2011 convertito in legge n. 106 del 12 luglio 2011, la Regione Molise ha conferito allo scrivente l’incarico di realizzare «un’attività di valutazione relativa allo stato di salute delle aziende molisane, anche attraverso l’individuazione di cluster, all’impatto degli strumenti di sostegno al credito a valere sul Fondo Unico Anticrisi, all’indicazione di possibili azioni innovative ed integrative di intervento da attuarsi mediante le attività [di seguito] elencate (…) a titolo non esaustivo». In particolare, l’incarico prevede che «lo studio (…) dovrà essere attuato mediante lo svolgimento delle attività di seguito elencate, a titolo non esaustivo, e consistenti nella predisposizione di un rapporto di analisi contenente: •
definizione di un modello econometrico ad hoc delle imprese molisane, sulla base dell’analisi degli ultimi bilanci depositati; •
valutazione dello stato di salute delle imprese molisane; •
comparazione e valutazione di fattibilità di azioni istituzionali innovative per la risoluzione della crisi in atto». Lo scrivente desidera ringraziare, per la sua preziosa collaborazione, il Dr. Riccardo Andriolo. Desidera, inoltre, segnalare il contributo di Davide Sala Peup, laureando in economia e commercio presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, che, vivamente interessato all’argomento, ha voluto fare dello stesso oggetto della tesi di laurea che discuterà prossimamente. Giuseppe Verrascina VERRASCINA Giuseppe, Dottore commercialista e revisore legale dei conti, titolare dell’omonimo studio sito in Milano. In ambito professionale, anche in veste di “esperto” della CONSOB, ha contribuito alla definizione di alcune fra le principali problematiche in tema di bilancio, di sollecitazione al pubblico risparmio e di revisione legale dei conti. Ha svolto le funzioni di amministratore delegato di Montetitoli e, su nomina del Governatore della Banca d’Italia, quelle di Commissario Straordinario di alcune società di intermediazione mobiliare in crisi. È presente negli organi sociali di alcune importanti Società ed Enti. Dal 1985, è giudice tributario. In ambito accademico, ha svolto, dal 1976, attività di docenza, in tema di economia aziendale, bilancio e revisione legale dei conti. ANDRIOLO Riccardo, Dottore commercialista e revisore legale dei conti, collaboratore dello studio G. Verrascina. Si occupa di tematiche attinenti il bilancio, la revisione legale dei conti e la crisi di impresa, anche di enti creditizi e finanziari. È cultore di “auditing” presso l’Università degli studi di Trieste 3 4 SOMMARIO INDICE DELLE FIGURE ............................................................................................................................................................ 7 INTRODUZIONE ................................................................................................................................................................... 9 1 ANALISI DELLO STATO DI SALUTE DELLE IMPRESE MOLISANE: APPROCCIO METODOLOGICO E FONTI ............. 13 1.1 1.2 1.3 2 L’INDICE DI QUOTABILITÀ ....................................................................................................................................... 14 IL MODELLO DI ANALISI PER L’INDIVIDUAZIONE DELL’EXIT STRATEGY ................................................................................ 15 I LIMITI DELLA RICERCA ........................................................................................................................................... 16 IL BILANCIO DELL’”IMPRESA MOLISE” ............................................................................................................. 17 2.1 GLI ASPETTI QUALITATIVI DELL’”IMPRESA MOLISE” ..................................................................................................... 17 2.2 GLI ASPETTI QUANTITATIVI DELL’”IMPRESA MOLISE” ................................................................................................... 20 2.2.1 Analisi del conto economico ........................................................................................................................ 21 2.2.2 Analisi dello stato patrimoniale .................................................................................................................. 23 2.2.3 Analisi incrociata tra il conto economico e lo stato patrimoniale ............................................................... 24 2.3 LO STATO DI SALUTE DELL’ “IMPRESA MOLISE”: PRIME CONCLUSIONI .............................................................................. 25 2.4 LA DISAGGREGAZIONE DELL’“IMPRESA MOLISE” SULLA BASE DI ALCUNI PARAMETRI ECONOMICI ........................................... 27 3 L’ESAME DEI SETTORI CON IL MAGGIORE NUMERO DI IMPRESE ..................................................................... 32 3.1 IL SETTORE “COSTRUZIONI” (CODICE ATECO – SEZIONE F) ........................................................................................... 32 3.1.1 Analisi del conto economico ........................................................................................................................ 33 3.1.2 Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale ............................................. 33 3.1.3 Classificazione economico-­‐reddituale ......................................................................................................... 34 3.2 IL SETTORE “COMMERCIO ALL’INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI” (CODICE ATECO – SEZIONE G) ...................................................................................................................................................................... 34 3.2.1 Analisi del conto economico ........................................................................................................................ 35 3.2.2 Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale ............................................. 35 3.2.3 Classificazione economico-­‐reddituale ......................................................................................................... 36 3.2.4 Conclusioni settore G .................................................................................................................................. 36 3.3 IL SETTORE “ATTIVITÀ MANIFATTURIERE” (CODICE ATECO – SEZIONE C) ........................................................................ 36 3.3.2 Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale ............................................. 37 3.3.3 Classificazione economico-­‐reddituale ......................................................................................................... 38 3.3.4 Conclusioni settore C ................................................................................................................................... 38 3.4 IL SETTORE “ATTIVITÀ PROFESSIONALI, SCIENTIFICHE E TECNICHE” (CODICE ATECO – SEZIONE M) ....................................... 39 3.4.1 Analisi del conto economico ........................................................................................................................ 39 3.4.2 Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale ............................................. 39 3.4.3 Classificazione economico-­‐reddituale ......................................................................................................... 40 3.4.4 Conclusioni settore M .................................................................................................................................. 40 4 CONCLUSIONI SULLO STATO DI SALUTE DELLE IMPRESE MOLISANE ................................................................ 41 5 LA RICERCA DELLE SOLUZIONI ALLA CRISI: AZIONI PER L’EXIT STRATEGY ......................................................... 45 6 LA DISAGGREGAZIONE DELL’“IMPRESA MOLISE” IN CLUSTERS CON CARATTERISTICHE ECONOMICO PATRIMONIALI OMOGENEE .................................................................................................................................... 45 6.1 6.2 LA DEFINIZIONE DEI PARAMETRI DI ANALISI: PATRIMONIALI, FINANZIARI E DELLA REDDITIVITÀ CORRELATA ............................... 46 ANALISI “INCROCIATA” E DETERMINAZIONE DELLA DISTRIBUZIONE IN CLUSTERS ................................................................. 47 5 6.3 PRIMA INTERPRETAZIONE DEL SIGNIFICATO DEI CLUSTERS .............................................................................................. 48 7 IL MODELLO ECONOMETRICO PER LA DEFINIZIONE DELLE AZIONI IPOTIZZABILI PER LA RISOLUZIONE DELLA CRISI E LO SVILUPPO DELLE IMPRESE ....................................................................................................................... 50 7.1 DISAMINA DEI CLUSTERS ........................................................................................................................................ 52 7.1.1 Cluster 1: Capitalizzazione .......................................................................................................................... 52 7.1.2 Cluster 2: Capitalizzazione finalizzata ad interventi di miglioramento della gestione caratteristica .......... 55 7.1.3 Cluster 3: Capitalizzazione finalizzata al riequilibrio finanziario ................................................................. 57 7.1.4 Cluster 4: Ristrutturazione del debito .......................................................................................................... 60 7.1.5 Cluster 5: Utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica ............................................................................................................................................................ 61 7.1.6 Cluster 6: Dolce estinzione .......................................................................................................................... 63 7.1.7 Cluster 7: No-­‐actions o interventi rivolti allo sviluppo di nuove attività ...................................................... 65 8 CONCLUSIONI: LE AZIONI RICHIESTE E L’INDIVIDUAZIONE DEI FABBISOGNI ECONOMICO-­‐FINANZIARI ............ 69 8.1 AZIONI E FABBISOGNI ............................................................................................................................................ 69 8.2 GOVERNO DELL’EXIT STRATEGY DA PARTE DELLA REGIONE ............................................................................................ 71 GLOSSARIO ...................................................................................................................................................................... 73 6 Indice delle figure Figura 1: L’approccio metodologico seguito .................................................................................................... 14 Figura 3: Imprese suddivise per forma giuridica ............................................................................................. 18 Figura 4: Ripartizione geografica delle imprese Molisane ............................................................................... 19 Figura 5: Numero imprese per settore (classe ATECO 2007) .......................................................................... 20 Figura 6: Il conto economico dell’“Impresa Molise” ....................................................................................... 21 Figura 7: Distribuzione della popolazione in base al valore della produzione ................................................. 22 Figura 8: Lo stato patrimoniale dell’“Impresa Molise” .................................................................................... 24 Figura 9: I primi 4 settori in termini di numerosità di imprese ........................................................................ 27 Figura 10: La suddivisione delle imprese molisane sulla base dei dati economici .......................................... 28 Figura 11: La suddivisione delle imprese molisane (solo sede legale) sulla base dei dati economici ............. 30 Figura 12: Distribuzione dell’universo delle imprese in clusters con caratteristiche analoghe ....................... 48 Figura 13: L’interpretazione grafica della Figura 12 ........................................................................................ 48 Figura 14: L’ulteriore interpretazione grafica della Figura 12 ......................................................................... 49 Figura 15: I tre gruppi di imprese con caratteristiche patrimoniali analoghe ................................................. 50 Figura 16: I sette clusters con caratteristiche ed esigenze analoghe .............................................................. 51 Figura 16: Le tipologie di intervento ................................................................................................................ 52 Figura 17: Il cluster “capitalizzazione” (imprese per le quali risultano disponibili i bilanci 2009 e 2008) ....... 54 Figura 18: Il cluster “capitalizzazione” (imprese per le quali risulta disponibile solo il bilancio 2009) ............ 55 Figura 19: Il cluster “capitalizzazione e interventi industriali” (imprese per le quali risultano disponibili i bilanci 2009 e 2008) ........................................................................................................................................ 56 Figura 20: Il cluster “capitalizzazione e interventi industriali” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) .................................................................................................................................................. 57 Figura 21: Il cluster “capitalizzazione e riequilibrio finanziario” (imprese per le quali risultano disponibili i bilanci 2009 e 2008) ........................................................................................................................................ 58 Figura 22: Il cluster “capitalizzazione e riequilibrio finanziario” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) .................................................................................................................................................. 59 Figura 23: Il cluster “ristrutturazione del debito” ............................................................................................ 61 Figura 24: Il cluster “utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica” (imprese con disponibilità di bilancio 2009 e 2008) .................................................. 63 Figura 25: Il cluster “utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) .................................. 63 Figura 26: Il cluster “dolce estinzione” ............................................................................................................ 65 Figura 27: Il cluster “no actions o sviluppo nuove attività” (imprese con disponibilità di bilancio 2009 e 2008) ................................................................................................................................................................ 66 Figura 28: Il cluster “no actions o sviluppo nuove attività” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) .................................................................................................................................................. 67 7 Introduzione Il tema in questione prende le mosse da una costatazione “scontata”: la crisi economica ha colpito, al pari delle altre, anche la Regione Molise. Evidenzia, poi, la volontà istituzionale di mettere a punto le azioni più idonee a fronteggiarla per realizzare le condizioni su cui fondare una decisa virata verso obiettivi di sviluppo economico. Virata che, quale approccio strategico di fondo, la Regione intende governare direttamente nell’ambito della più ampia attività di exit strategy dalla crisi. Come noto, il quadro economico sia a livello nazionale che delle singole regioni è fortemente influenzato dall’andamento del settore imprenditoriale rappresentato da un diffuso sistema di piccole, molto spesso micro, e medie imprese che, a ragione, rappresenta la spina dorsale dell’economia del nostro Paese. Verso questo sistema, la cui salvaguardia deve sempre più costituire obiettivo prioritario della politica economica, a qualsiasi livello esercitata, è rivolta l’attenzione della Regione Molise nell’intento di mettere a punto la predetta exit strategy. Quest’ultima non può prescindere, e infatti non lo fa, dal principio fondamentale alla base della teoria sulle scelte decisionali, che pone in stretta correlazione la “conoscenza” degli eventi su cui si fonda il processo decisionale e la “decisione” derivante dalla coniugazione di detti elementi. Ne consegue, andando oltre, una sorta di proporzionalità fra “qualità della conoscenza” e qualità della decisione, fra “completezza dell’informativa da conoscere” e adeguatezza delle correlate decisioni. In altri termini, potremmo sintetizzare il concetto in questo modo: conoscere quale presupposto per decidere. In ossequio al principio appena richiamato, la Regione Molise ha ritenuto utile fare riferimento ad una “fotografia”, della quale diremo dopo, dello stato di salute di quella parte del proprio tessuto imprenditoriale costituito dalle imprese con sede (legale o operativa) nel territorio, aventi forma giuridica di società di capitali. Questo raggruppamento di imprese rappresenta un insieme omogeneo e, pertanto, destinatario di potenziali azioni di sostegno contrassegnate anch’esse da un forte carattere di omogeneità. La conoscenza dello stato di salute e la sua analisi sono, quindi, alla base della determinazione delle azioni “ottimali” per traghettare il sistema imprenditoriale dalla crisi verso obiettivi di sviluppo. Diciamo subito che, nel farci carico di effettuare la fotografia in questione, abbiamo ritenuto utile procedere secondo un modello di ricerca che ci ha consentito di individuare, con riferimento alle singole fattispecie considerate, sia azioni “specifiche” che azioni “alternative” fra loro con il vantaggio, attraverso queste ultime, di ampliare di fatto le possibilità operative di intervento. Diciamo subito, inoltre, che le azioni in questione non possono essere realizzate se non attraverso la cooperazione di una pluralità di operatori: dal sistema bancario alla finanziaria regionale, ai fondi di private equity, ad operatori del mondo borsistico. Ciò che è importante è che il coordinamento di soggetti ed azioni avvenga ad opera della Regione in attuazione di una precisa exit strategy concordata attraverso uno specifico tavolo tecnico formato dai predetti operatori. * * * 9 Premesso quanto appena accennato, le note che seguono prendono avvio con l’illustrazione dell’approccio metodologico seguito, per poi descrivere lo sviluppo dell’analisi svolta e giungere, quindi, alla definizione quali-­‐quantitativa delle azioni che si ritiene debbano essere considerate ed eventualmente promosse dalla Regione Molise, anche per il tramite della finanziaria regionale Finmolise S.p.A., e dal sistema economico-­‐
finanziario per il positivo superamento della crisi. 10 Parte Prima ANALISI DEL SISTEMA IMPRENDITORIALE DEL MOLISE 11 12 1 Analisi dello stato di salute delle imprese molisane: approccio metodologico e fonti La ricerca in questione è basata sull’esame dei bilanci 2009 delle società di capitali che, allo stato, risultano essere stati depositati presso il registro delle imprese. Essi rappresentano l‘ultimo dato disponibile giacché per quello del 2010, al momento della redazione delle presenti note, non risultano ancora scaduti i termini per il deposito. Considerato che, in periodo di crisi, i dati sono soggetti a modificazioni significative anche in brevi lassi di tempo, sarà sicuramente importante aggiornare le considerazioni di seguito svolte alla luce delle risultanze del bilancio in corso di deposito. Ciò detto, con riferimento al 2009, partendo dall’esame di ciascuno dei bilanci esaminati, abbiamo provveduto (Figura 1) dapprima ad aggregare gli stessi in un unico bilancio in modo da rappresentare quello “macro” dell’“Impresa Molise”, ovvero una ipotetica entità che racchiude al suo interno tutti i bilanci delle società con sede (legale o operativa) in Molise. Successivamente , abbiamo provveduto, sulla base delle risultanze delle analisi svolte, a suddividere la popolazione in clusters dapprima basati su caratteristiche economiche omogenee tenendo conto, poi, affinando così i nostri clusters, del loro incrocio con indicatori patrimoniali e finanziari. Ciò è stato propedeutico al passo successivo rappresentato dall’individuazione di un range di azioni, per ciascun cluster, rivolte all’obiettivo ultimo della risoluzione della crisi d’impresa. Contestualmente abbiamo provveduto alla determinazione del fabbisogno finanziario necessario per la realizzazione di ciascuna delle azioni individuate; azioni che dovrebbero rappresentare nel loro insieme la exit strategy di cui si tratta. È opportuno sottolineare che detta quantificazione rappresenta solo una “prima stima”, una stima di massima del fenomeno considerato e non ha, e non vuole averlo, nessun carattere di definitività. Il suo obiettivo, sicuramente importante in questa fase dell’analisi, è solo quello di porre all’attenzione una macro misurazione dello sforzo richiesto dal superamento della crisi. Ciò comporta che la correlata attività attuativa non può non passare attraverso ulteriori approfondimenti dei vincoli e dei parametri utilizzati nella determinazione della macro misurazione in questione. 13 Figura 1: L’approccio metodologico seguito 1.1 L’indice di quotabilità Riteniamo opportuno evidenziare che la presente analisi trae origine da una precedente ricerca basata su uno specifico modello che avevamo elaborato con lo scopo di individuare, con riferimento all’universo delle società di capitali operanti sull’intero territorio nazionale, quelle in possesso delle “caratteristiche” idonee per essere quotate in borse valori (mercati regolamentati o sistemi di scambi organizzati) per le PMI. In particolare, attraverso tale modello, si era pervenuti ad individuare un campione di imprese che, attraverso uno specifico indice c.d. “di quotabilità” (in una scala valutativa da 1 a 5), avevamo poi classificato evidenziando la capacità delle stesse di rispondere agli obiettivi del Mercato Alternativo del Capitale (o dell’AIM Italia). Segnatamente, le PMI con punteggio più elevato erano quelle connotate da: •
fatturato tale da escludere le micro imprese e quelle di grandi dimensioni; •
crescita sia in termini di fatturato che di utile; •
buona redditività; •
struttura finanziaria sbilanciata; 14 •
elevato costo del capitale di finanziamento. È agevole notare che le prime tre caratteristiche rappresentano elementi (economici) positivi mentre le ultime due, al contrario, sono indicatori di situazioni (finanziarie) negative. Il modello in questione si fonda sul presupposto che i soggetti che soddisfano tali condizioni potrebbero avere un buon appeal nei confronti di potenziali investitori, in quanto il loro intervento contribuirebbe a migliorarne ulteriormente la redditività, peraltro già elevata, proprio attraverso la raccolta, attraverso il mercato, di mezzi propri da destinare alla riduzione dell’indebitamento. Ciò premesso, va evidenziato che l’indice di quotabilità applicato alle imprese della regione Molise non ha fornito alcun dato interessante, sia per il ridotto contesto imprenditoriale sia perché applicato ad un esercizio (il 2009) che è stato influenzato significativamente dalla crisi economico-­‐finanziaria mondiale. Pertanto, si è provveduto ad elaborare un nuovo modello di analisi, di più ampio respiro e più aderente alla realtà economica oggetto di indagine. Tale modello è rivolto a definire l’exit strategy ovvero ad individuare, con il rigore che l’esame congiunto degli indicatori economici, finanziari e patrimoniali utilizzati consente, la tipologia di interventi necessaria per il superamento della crisi in cui si trovano le imprese molisane esaminate. 1.2 Il modello di analisi per l’individuazione dell’exit strategy Il modello sinteticamente descritto in precedenza si fonda sulla scelta di una serie di parametri che saranno di volta in volta illustrati nel prosieguo delle presenti note. Esso costituisce lo strumento di esame delle società di capitali con sede in Molise, delle quali viene, in particolare, analizzato l’ultimo bilancio depositato (2009) e, ove ritenuto necessario, anche quello dell’esercizio precedente. Ciò al fine di individuare quelle imprese che, per caratteristiche economiche, finanziarie e patrimoniali omogenee, possono essere raggruppate in specifici cluster. Va segnalato che, dopo aver indagato la situazione macro dell’”Impresa Molise”, rappresentata come già detto dal bilancio aggregato di tutte le imprese considerate nella nostra analisi, abbiamo ritenuto utile esaminare i singoli “settori di attività”, per rilevare la presenza di eventuali situazioni particolari che possano influenzare la determinazione delle azioni per l’exit strategy. Abbiamo successivamente provveduto ad individuare per ciascun cluster una o più categorie di interventi che, in linea con la teoria economico-­‐aziendale, rappresentano a nostro avviso, gli strumenti più idonei per la risoluzione della crisi. Ci riferiamo alle seguenti azioni che potrebbero essere poste in essere, a seconda dei casi, singolarmente o in modo combinato tra loro: •
Riequilibrio finanziario, attuabile tramite una delle sottoazioni seguenti, o la loro combinazione: o
ristrutturazione del debito, ovvero la trasformazione di finanziamenti a breve termine in medio/lungo termine al fine, da una parte, di allineare la composizione delle fonti di finanziamento con la struttura degli impieghi (riequilibrando quindi lo stato patrimoniale) e, dall’altra, di ridurre gli oneri finanziari che, come noto, hanno una maggiore incidenza se riferiti a debiti a breve termine; 15 o
aumento della leva, ovvero l’incremento del ricorso al capitale di terzi, praticabile in presenza di elevati livelli di capitalizzazione, al fine di finanziare eventuali ristrutturazioni aziendali oppure di consentire all’impresa di dotarsi delle risorse necessarie per lo sviluppo; •
capitalizzazione ovvero l’incremento del capitale proprio, quando insufficiente, attraverso apporti dell’attuale imprenditore o l’ingresso di nuovi investitori (fondi di private equity, investitori istituzionali, mercati borsistici, etc.) •
nessuna azione richiesta oppure azioni richieste per lo sviluppo di nuove attività, ovvero la condizione che accomuna i soggetti che non si trovano in situazione di crisi e/o che hanno esigenze di sviluppo che non possono essere immediatamente individuate dall’esame del bilancio; •
interventi di miglioramento della gestione caratteristica, ovvero quelli rivolti a migliorare la redditività della gestione corrente attraverso l’incremento dei componenti positivi di reddito o la riduzione di quelli negativi; •
dolce estinzione, ovvero il graduale accompagnamento fuori dal sistema economico delle imprese che, non potendo essere risanate, sono destinate alla cessazione dell’attività, cercando di limitare al minimo i costi sociali che tale ineluttabile scelta comporta. È importante, per questo comparto di imprese, l’approfondimento della specifica situazione in cui versa la singola entità per rilevare l’eventuale presenza di valori che potrebbero continuare a dare il loro contributo in condizioni differenti; si pensi, a titolo esemplificativo, ad eventuali spin-­‐off di attività, operazioni di fusione, etc. 1.3 I limiti della ricerca È opportuno evidenziare che la ricerca in questione nonché i risultati a cui l’applicazione del modello di definizione dell’exit strategy conducono hanno i seguenti limiti: •
il modello si basa sulle informazioni desunte da una banca dati (AIDA) sulla quale non è stato possibile effettuare alcuna verifica in merito a correttezza, completezza e attendibilità dei dati. In altri termini, eventuali errori contenuti nella banca dati, ancorché improbabili in quanto basata su dati ufficiali (i bilanci depositati dalle imprese) , potrebbero modificare le risultanze della ricerca; •
i dati dei bilanci esaminati sono stati considerati veritieri e corretti non avendo potuto effettuare alcun riscontro degli stessi. Pertanto, la eventuale correzione di dati errati potrebbe modificare le risultanze della ricerca; •
la ricerca si basa su assumptions, stime ed approssimazioni, di volta in volta evidenziate, per sopperire ad eventuali lacune di informazioni da noi riscontrate come ad esempio nel caso della carenza informativa che l’utilizzo di bilanci redatti in forma abbreviata comporta. Consegue che tali assunzioni, stime ed approssimazioni potrebbero risultare inesatte ai fini delle risultanze della ricerca de quo; •
l’appartenenza di ciascuna impresa ad un cluster è basata sull’analisi di bilancio come descritta nelle pagine successive. Non vi è certezza che un esame più approfondito, basato quindi su un più ampio spettro di informazioni (ivi comprese quelle economico-­‐finanziarie più aggiornate), porti a confermare il tipo di intervento inizialmente individuato. 16 2 Il bilancio dell’”Impresa Molise” Al fine di tratteggiare lo “stato di salute” delle imprese molisane, quale pilastro portante dell’economia della Regione Molise, abbiamo ritenuto opportuno focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche “strutturali” delle società di capitali con sede, legale o operativa, nell’area considerata. Caratteristiche strutturali che, da una parte, riguardano gli aspetti qualitativi (ad esempio, la condizione di impresa attiva, della significatività rispetto a determinati obiettivi di analisi, le aree geografiche ed i settori in cui le imprese operano maggiormente, etc.) e, dall’altra, quelli quantitativi ovvero i dati economici, patrimoniali e finanziari delle imprese in questione. L’aggregazione di questi ultimi ci consente di avere una visione di insieme, quindi “macro”, di quella che potremmo definire l’”Impresa Molise”. Questa rappresenta, idealmente, un’impresa che ricomprende in un’unica entità tutte le società di capitali molisane incluse nella nostra analisi; i dati quantitativi, perciò, derivano dall’aggregazione dei loro bilanci al 31 dicembre 2009. L’esame del bilancio dell’”Impresa Molise” rappresenta, quindi, una sorta di punto fermo su cui innestare l’esame più dettagliato delle variabili poste alla base della ricerca per l’individuazione, quale risultato finale, delle misure da adottare per la risoluzione della crisi. Pertanto, di seguito verranno dapprima presentati, in estrema sintesi, gli aspetti qualitativi del comparto imprenditoriale molisano per poi rivolgere l’attenzione su quelli quantitativi. 2.1 Gli aspetti qualitativi dell’”Impresa Molise” L’universo delle imprese iscritte presso il registro delle imprese con sede legale in Molise è pari, con riferimento all’anno 2010, a complessive 35.905 unità1. Di queste solo 4.939 (il 14%) sono società di capitali (Figura 2). Figura 2: Imprese registrate per forma giuridica – Anno 2010 FORMA GIURIDICA Società di c apitale
Società di persone
Ditte I ndividuali
Altre Forme
TOTALE
Campobasso
Registrate
% 3.321
12%
3.085
11%
19.724
73%
868
3%
26.998
100%
Isernia Registrate 1.618
1.158
5.853
278
8.907
% 18%
13%
66%
3%
100%
Molise Registrate 4.939
4.243
25.577
1146
35.905
% 14%
12%
71%
3%
100% Fonte: Elaborazione Unioncamere Molise, Movimprese 2010 Considerando che il tasso di crescita delle società di capitali nel 2010 è stato pari al 5,12%2 , possiamo desumere che quelle in essere al 31 dicembre 2009 erano 4.698. Di queste sono state prese in considerazione ai fini della nostra ricerca, esclusivamente quelle che: •
risultano, allo stato, aver depositato il bilancio redatto al 31 dicembre 2009; 1
Fonte: Lo scenario economico regionale – Rapporto 2011, UnionCamere Molise, p. 34 Fonte: Elaborazione Unioncamere Molise su dati Movimprese 1999-­‐2010 2
17 •
risultavano, a tale data, “ditta attive” o “ditte sospese”, in quanto le restanti3 assumono scarsa rilevanza ai fini degli obiettivi della ricerca; •
avevano un indirizzo (sede legale o unità locale) nella regione Molise. Le imprese che soddisfano i requisiti appena accennati sono complessivamente pari a 3.0134 di cui 2.936 con sede legale in regione e 77 aventi una unità locale (o altro indirizzo) in Molise. Riteniamo opportuno evidenziare subito che la maggior parte (Figura 3, area cerchiata in rosso) delle società ricomprese nella nostra analisi risulta essere costituita sotto forma di s.r.l. e che, più in generale, solo un numero contenuto di imprese risulta obbligato alla nomina del soggetto incaricato della revisione legale dei conti5. Questo aspetto, da una parte, conferma, anche con riferimento al Molise, il “nanismo” del sistema imprenditoriale italiano, caratterizzato dalla presenza di imprese di dimensioni ridotte, e, dall’altra, come si avrà modo di evidenziare in seguito (cfr. infra “I limiti della ricerca”), rappresenta uno dei limiti della presente analisi: i bilanci esaminati sono stati considerati veritieri e corretti, ma, per la maggior parte di essi non viene svolto alcun controllo obbligatorio di legge. Infatti, solo 187 imprese (fra S.p.a. e S.r.l.) risultano essere soggette alla revisione legale dei conti (area evidenziata in azzurro)6. Figura 3: Imprese suddivise per forma giuridica Forma giuridica
S.P.A.
S.P.A. a socio unico
S.R.L. (con capitale sociale ≥ 120k)
S.R.L. a socio unico (con capitale sociale ≥ 120k)
S.R.L. (con capitale sociale < 120k)
S.R.L. a socio unico (con capitale sociale < 120k)
Altre
Non precisata
TOTALE
Nr. imprese con sede Nr. imprese con sede Totale
legale in Molise legale "fuori regione"
64
7
71
10
1
11
86
5
91
13
1
14
1.971
57
2.028
378
5
383
412
1
413
2
0
2
2.936
77
3.013
% sul totale
2,4%
0,4%
3,0%
0,5%
67,3%
12,7%
13,7%
0,1%
100,0%
Al fine di apprezzare la distribuzione geografica all’interno della Regione Molise, si è proceduto a raggruppare le imprese in modo conforme alla “progettazione territoriale 2007/13” (Figura 4). 3
Sono state pertanto escluse dall’analisi: le società in fallimento, in liquidazione volontaria, cessate, cessate per trasferimento e quelle risultanti inattive. 4
Fonte: banca dati AIDA di Bureau van Dijk Electronic Publishing (di seguito anche solo “AIDA”) 5
In proposito, giova ricordare che la nomina del soggetto incaricato della revisione legale dei conti (che, al ricorrere delle condizioni previste dal terzo comma dell’art. 2409-­‐bis del codice civile, può coincidere con il Collegio sindacale) risulta obbligatoria per: •
tutte le società per azioni, ai sensi dell’art. 2409-­‐bis del codice civile; •
le società a responsabilità limitata che, ai sensi dell’art. 2477 del codice civile, hanno un capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni (allo stato pari a € 120 mila) oppure se, per due esercizi consecutivi, hanno superato due dei tre limiti indicati dal primo comma dell’art. 2435-­‐bis del codice civile. Quest’ultima norma, che disciplina la facoltà di redazione del bilancio in forma abbreviata, prevede, in particolare, i seguenti limiti: •
totale dell’attivo dello stato patrimoniale: € 4,4 milioni; •
ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 8,8 milioni; •
dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità. 6
Segnatamente, ci si riferisce alle 82 S.p.A., alle 105 s.r.l. con capitale sociale non inferiore a € 120 mila. 18 Figura 4: Ripartizione geografica delle imprese Molisane Area geografica
Aree eleggibili a PAI (progetto aree interne)
Aree eleggibili a PIT (progetto integrato di sviluppo territoriale)
Basso Molise
Campobasso
Isernia
Venafro
Totale Molise
Fuori regione
Totale complessivo
N. Imprese
% sul totale
315 10%
389 13%
696 23%
852 28%
453 15%
231 8%
2.936 97%
77 3%
3.013 100%
Dai dati appena riportati, emerge che le aree con la maggiore concentrazione di imprese risultano essere quelle di Campobasso, che, essendo il capoluogo di regione, è catalizzatore di attività economiche e del “Basso Molise”, zona situata in prossimità della zona costiera7. Al fine di valutare la concentrazione del rischio correlata all’esercizio prevalente di una specifica tipologia di attività, si è proceduto a raggruppare le imprese secondo le 21 sezioni previste dalla classificazione ATECO 2007 (Figura 5). I risultati evidenziano una elevata concentrazione di imprese in 4 settori (in ordine decrescente: “Costruzioni”, “Commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli”, “Attività manifatturiere” e “Attività professionali, scientifiche e tecniche) nei quali, infatti, operano oltre il 50% del totale delle imprese. Peraltro, non è ravvisabile un settore che possa essere considerato “trainante”, in termini di numerosità di imprese, per l’intera Regione8 con la conseguenza che gli interventi finalizzati alla risoluzione della crisi dovranno essere ipotizzati indifferentemente per la totalità delle imprese senza privilegiare, in linea di principio, alcun settore specifico di attività. 7
In appendice, viene riportato il dettaglio della distribuzione delle imprese suddivise per forma giuridica. In appendice, nella Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., viene riportato il dettaglio della distribuzione delle imprese suddivise per forma giuridica. 8
19 Figura 5: Numero imprese per settore (classe ATECO 2007) Dopo aver esposto, in sintesi, i principali aspetti qualitativi dell’”Impresa Molise”, possiamo rivolgere l’attenzione all’esame degli aspetti quantitativi. 2.2 Gli aspetti quantitativi dell’”Impresa Molise” Come detto in precedenza, partendo dall’aggregazione di tutti i bilanci d’esercizio 2009 depositati, abbiamo provveduto a costruire9 un unico bilancio, mantenendo invariato lo schema previsto dagli artt. 2424 e 2425 del codice civile, così come richiamati dall’art. 2435-­‐bis del codice civile. Il bilancio così costruito è stato oggetto di un esame strumentale rivolto a tratteggiare una prima fotografia quali-­‐quantitativa dello stato di salute dell’imprenditoria molisana: il bilancio dell’“Impresa Molise”. NOTA: Nella popolazione considerata sono presenti 77 soggetti che operano (anche) in Molise, ma hanno sede legale al di fuori della Regione. Commenti specifici riguardanti questi soggetti, ove rilevanti, sono oggetto di evidenza in un apposito riquadro. 9
Il processo di aggregazione che ci ha permesso di passare dai singoli bilanci ad un bilancio aggregato è stato così svolto: •
abbiamo estrapolato dai 3013 bilanci delle imprese oggetto di analisi, i totali delle voci contraddistinte da numeri romani nell’art. 2424 del codice civile per lo stato Patrimoniale (SP) e da lettere maiuscole nell’art. 2425 del codice civile per il Conto Economico (CE) in quanto ciò rappresenta il massimo grado di dettaglio consentito dalla compresenza di bilanci d’esercizio redatti in forma abbreviata e non; •
abbiamo provveduto a sommare algebricamente i 3013 valori presenti all’interno di ciascuno dei totali di cui al punto precedente in modo da ottenere, per ognuno di essi, un unico valore aggregato. 20 2.2.1
Analisi del conto economico Ai fini della nostra analisi, abbiamo ritenuto opportuno soffermare dapprima l’attenzione sul conto economico dell’”Impresa Molise” e, solo successivamente, sui parametri patrimoniali e finanziari. In particolare, l’analisi del conto economico è rivolta ad individuare se l’attività svolta nell’esercizio 2009 sia stata profittevole e, in caso negativo, quali possano essere le circostanze che hanno influenzato tale risultato. Ciò premesso, i risultati possono essere così riassunti: l’“Impresa Molise”, nel 2009, ha realizzato un valore della produzione pari a oltre € 3,9 miliardi che, tuttavia, viene sostanzialmente assorbito dai costi della produzione (pari a circa € 3,8 miliardi). Il contenuto risultato operativo, pari a circa € 119 milioni, viene a sua volta totalmente eroso dal risultato della gestione finanziaria (negativo per € 72 milioni, oneri finanziari) e dall’incidenza della componente fiscale (pari a circa € 57 milioni, oneri tributari). Il risultato d’esercizio aggregato al netto delle imposte è, quindi, negativo per € 0,5 milioni circa (Figura 6). In altri termini, l’“Impresa Molise”, nel suo complesso, non solo non risulta profittevole ma addirittura assorbe risorse. Figura 6: Il conto economico dell’“Impresa Molise” Valore della produzione € 3,9 mld Costi della produzione € 3,8 mld PERDITA 0,5 MLN!
Risultato operativo € 119 mln Oneri finanziari € 72 mln Oneri Tributari € 57 mln Risultato operativo € 119 mln 21 Con riferimento al valore della produzione, la distribuzione della popolazione evidenzia il “nanismo” che caratterizza l’impresa Molise: infatti l’81,5% delle società di capitali realizza un valore della produzione inferiore a € 1 milione (Figura 7): Figura 7: Distribuzione della popolazione in base al valore della produzione Classe
Oltre € 100 mln
da € 50 mln a € 100 mln
da € 25 mln a € 50 mln
da € 10 mln a € 25 mln
da € 5 mln a € 10 mln
da € 1 mln a € 5 mln
fino a € 1mln
Totale
Solo Molise
2
6
10
33
67
398
2.420
2.936
Fuori Regione
Totale
1 3
6
1 11
5 38
14 81
19 417
37 2.457
77 3.013
% sul totale
0,1%
0,2%
0,4%
1,3%
2,7%
13,8%
81,5%
100,0%
Svolgiamo ora alcune considerazioni. Ritornando al risultato operativo, che come noto è quello generato dalla “gestione caratteristica”, riteniamo opportuno sottolineare che lo stesso risulta, in termini assoluti, positivo. Peraltro, ciò che, sul complesso delle aziende esaminate, non risulta soddisfacente è il livello realizzato in termini relativi. Infatti, se analizziamo l’indicatore della redditività delle vendite (il “ROS” ovvero “Return On Sales”), il risultato che si ottiene è sicuramente deludente: il ROS si attesta attorno al 3%. Ciò sta a significare che fatto 100 il valore del fatturato complessivo, viene prodotto un reddito operativo pari a 3 che dovrebbe essere sufficiente per remunerare il costo del capitale preso a prestito, l’Erario e l’imprenditore. Come detto, invece, il livello realizzato non è sufficiente a coprire integralmente né gli oneri finanziari né quelli fiscali che l’“Impresa Molise” è chiamata a sostenere. In altri termini, la gestione finanziaria e fiscale, congiuntamente, assorbono integralmente (nonostante anche il positivo contributo della gestione straordinaria, pari a € 12 milioni) il risultato generato dalla gestione operativa d’impresa. Considerando quest’effetto da un punto di vista degli stakeholders (ovvero di tutti i soggetti portatori di interesse nell’impresa), possiamo affermare che il reddito operativo prodotto dall’”Impresa Molise” viene assorbito dalle istituzioni finanziarie e statali, mentre agli shareholders (ovvero i soci) non resta nulla. Essi sono anzi costretti ad assistere all’erosione parziale del patrimonio netto d’impresa. Le considerazioni appena accennate sono valide anche nel caso in cui si considerino esclusivamente le imprese con sede legale all’interno del Molise (o, in altri termini, si escludano le 77 imprese con sede legale fuori regione); più precisamente, la situazione risulta peggiorata come di seguito esposto. Ad un valore della produzione pari a circa € 3,4 miliardi, corrisponde un risultato operativo di € 78 milioni (che equivale ad un ROS del 2,3% circa). Peraltro, la maggiore incidenza della gestione operativa (negativa per € 59 milioni) e di quella fiscale (pari a € 41 milioni) determina, tenendo conto anche delle rettifiche di attività finanziarie (negative per € 3,5 milioni) e delle poste straordinarie (positive per € 8 milioni), una perdita d’esercizio pari a € 17 milioni 22 Da ciò si evidenzia un chiaro fattore di crisi. Siamo di fronte alla esigenza di incrementare il volume del fatturato, quindi il valore della produzione, e ridurre il costo del venduto operando, oltre che su altri fattori, sicuramente sulla diminuzione degli oneri finanziari. Da quanto detto discende, a livello macro, che sono necessari maggiori investimenti per l’ampliamento delle vendite (nuovi prodotti, consolidamento e ingresso in nuovi mercati) riduzione dell’indebitamento e ricontrattazione degli impegni nei confronti del sistema bancario. Ciò si traduce nell’esigenza di disporre di nuovi mezzi propri (capitalizzazione) e nuovi finanziamenti. 2.2.2
Analisi dello stato patrimoniale L’analisi dello stato patrimoniale è rivolta a tratteggiare sia il quadro patrimoniale che quello finanziario dell’“Impresa Molise”. Quadro che si basa sul confronto dei principali dati ed indici di bilancio con i valori che la teoria dell’analisi di bilancio fissa quali indicatori di una condizione di equilibrio. Questi ultimi, generalmente, variano in funzione del settore e della tipologia di azienda considerata. Peraltro, le caratteristiche dell’“Impresa Molise”, ovvero l’aggregato di una popolazione di imprese numerosa ed eterogenea, ci permettono di ritenere che i valori del suo bilancio possano essere validamente confrontati con quelli ritenuti standard per la generalità delle imprese dalla scienza dell’economia aziendale. L’analisi evidenzia, da una parte, un sostanziale equilibrio tra le attività a breve10 e le passività correnti; dall’altra conferma la conclusione del paragrafo precedente a proposito della sottocapitalizzazione che caratterizza, in generale, il tessuto imprenditoriale italiano (Figura 8). In particolare, riteniamo opportuno soffermare l’attenzione sugli indicatori di seguito esaminati. Il Capitale Circolante Netto (CCN), pari alla differenza tra le attività a breve (€ 3,2 miliardi) e le passività correnti (€ 3,1 miliardi), assume un valore positivo, in linea con quanto indicato dalla teoria aziendale per le situazioni di normalità, pari a circa € 177 milioni. Ciò significa che l’“Impresa Molise” è sostanzialmente in grado di far fronte alle obbligazioni di breve termine tramite la realizzazione di attività a breve termine. Inoltre, evidenzia che parte dell’attivo circolante è finanziato da fonti a medio/lungo termine. Escludendo i soggetti con sede legale fuori regione, il medesimo indicatore assume un livello pari a circa € 145 milioni. Valgono pertanto le considerazioni appena svolte. Il rapporto tra il totale delle fonti di finanziamento ed il capitale proprio (il c.d. “leverage”) è pari a circa 5 punti. Ciò significa che le attività d’impresa sono finanziate per la maggior parte (4/5) da capitale di terzi e per solo 1/5 da mezzi propri (ovvero dal patrimonio netto). Tali valori sono indicatori della situazione di sottocapitalizzazione appena commentata. Infatti, secondo la teoria aziendale, il leverage non dovrebbe superare la soglia di 2. Escludendo i soggetti con sede legale fuori regione, il medesimo indicatore assume un livello pari a 5,6. Si riscontra perciò il medesimo problema, con rilievo persino maggiore. 10
Riteniamo opportuno precisare che, per maggiore semplificazione, ai fini della presente analisi, la nozione di attivo a breve è in questa sede fatta coincidere con la somma di attivo circolante e ratei e risconti attivi. Le passività a breve sono invece composte dalla somma dei debiti a breve e dei ratei e risconti passivi. 23 Figura 8: Lo stato patrimoniale dell’“Impresa Molise” Sostanziale equilibrio tra attività a breve e passività correnti Sottocapitalizzazione 2.2.3
Analisi incrociata tra il conto economico e lo stato patrimoniale Dopo aver esaminato, singolarmente, il conto economico e lo stato patrimoniale, riteniamo utile procedere ad una analisi congiunta dei loro valori al fine di valutare la redditività del capitale impiegato nell’“Impresa Molise”. Gli indici presi in considerazione sono pertanto: la redditività del capitale proprio (ROE), quella del capitale complessivamente investito nell’impresa (ROA), il costo del capitale di debito (COD) e il fatturato realizzato in proporzione al capitale complessivamente investito nell’impresa (turnover delle vendite). Ciò detto, dobbiamo evidenziare quanto segue. ROE ROA Poiché l’’“Impresa Molise” subisce una perdita, il ROE è conseguentemente negativo. Esso ammonta a – 0,04%; ciò significa che gli azionisti, con riferimento all’esercizio 2009, hanno perso 4 centesimi per ogni euro investito. Dato questo che, in assenza di altre considerazioni e pur con i limiti che l’esame del bilancio aggregato comporta, evidenzia, quale prima considerazione, che un investitore di capitale di rischio (equity) non appare interessato ad un investimento nella regione. Peraltro, come si avrà modo di evidenziare nel seguito, tale considerazione va necessariamente riconsiderata alla luce della eterogeneità delle imprese che compongono il bilancio aggregato. Nel caso si escludano i soggetti con sede legale fuori dal territorio regionale, il valore assunto dal ROE peggiora, risultando negativo per circa il 2%. Il ROA è pari al 2% circa. Tale valore conferma quanto già evidenziato ovvero che l’attività di impresa è in grado di generare un risultato operativo positivo ma significativamente basso che, come detto, viene eroso dalle gestioni non operative. 24 In altri termini, possiamo affermare che il risultato operativo è in grado di remunerare solo una parte dei finanziatori dell’impresa (segnatamente gli stakeholders del mondo finanziario e tributario). Nel caso si escludano i soggetti con sede legale fuori dal territorio regionale, il valore assunto dal ROA si riduce ulteriormente: esso, infatti, si attesa all’1,65%. COD (Cost of Debt) Il costo medio del debito, risultante dal rapporto tra gli oneri finanziari ed il totale dei debiti verso gli istituti di credito e gli altri finanziatori, si attesta attorno al 9%. Valore questo che risulta eccessivamente elevato, se confrontato con la soglia del 5% indicata dalla teoria economico-­‐aziendale. Ciò significa, peraltro, che una riduzione del costo dell’indebitamento non appare, di per sé, sufficiente a colmare il basso livello di reddito operativo di cui si è già detto. Nel caso si escludano i soggetti con sede legale fuori dal territorio regionale, il costo medio del debito non risulta modificato. Turnover vendite Risulta pari a circa 0,66. Ciò significa che, a fronte di ogni € di impiego, vengono generati € 0,66 di ricavi11 (NB:). Il valore di quest’indicatore normalmente assunto come standard dalla teoria aziendale è pari a 0,7. Con riferimento all’“Impresa Molise”, pertanto, il fatturato prodotto risulta, seppur di poco, inferiore alla media. Nel caso si escludano i soggetti con sede legale fuori dal territorio regionale, il valore assunto dal medesimo indicatore risulta pari a 0,73, superiore quindi alla soglia di accettabilità fissata dalla teoria aziendale. Dopo esserci soffermati su alcuni indicatori del bilancio dell’“Impresa Molise”, possiamo cercare di trarre una prima conclusione sullo stato di salute dell’economia molisana. 2.3 Lo stato di salute dell’ “Impresa Molise”: prime conclusioni Dalle analisi descritte nei paragrafi precedenti, emerge un quadro complessivo dell’”Impresa Molise” che presenta alcune caratteristiche positive ed altre negative. In particolare, possiamo giungere alle seguenti conclusioni: Innanzitutto, va evidenziato che l’“Impresa Molise” è caratterizzata da una scarsa produzione di reddito che può essere attribuita all’effetto congiunto di diversi fattori, tra i quali quelli più evidenti sono: •
la scarsa redditività delle vendite, come evidenziato dal basso livello di ROS e di turnover delle vendite •
l’erosione integrale del reddito operativo (sul cui livello pesano gli elevati costi della produzione ed il peso di precedenti investimenti) da parte delle gestioni non caratteristiche (finanziaria e fiscale, in particolare). Emerge poi una generale necessità di capitalizzazione, evidenziata dagli indici riguardanti la struttura finanziaria, i quali testimoniano uno squilibrio complessivo verso l’impiego di mezzi finanziari di terzi (debito) rispetto a quelli propri (equity). L’erosione del margine operativo netto è attribuibile (anche) all’elevato ammontare, in termini assoluti, degli oneri finanziari. Riteniamo pertanto opportuno 11
Riteniamo opportuno evidenziare che il valore della produzione è stato utilizzato come proxy dei ricavi. 25 sottolineare che gli interventi di capitalizzazione dovrebbero essere rivolti, prima facie, a perseguire il riequilibrio finanziario dell’“Impresa Molise”, riducendo il livello di indebitamento e l’incidenza del suo costo (COD). Nell’ipotesi (peraltro meramente teorica) di riduzione del 50% degli oneri finanziari, a parità di valore della produzione (€ 3,9 miliardi), il risultato dopo le imposte passerebbe da una perdita di € 0,5 milioni ad un risultato positivo (tenendo conto dell’effetto fiscale) di € 82 milioni. Quanto all’“allineamento” tra l’attivo a breve e il passivo corrente, gli indicatori di liquidità presentano un quadro di complessivo equilibrio al quale, però, contribuisce, in modo significativo, il valore del magazzino; voce di bilancio questa che, essendo di origine valutativa, potrebbe comportare eventuali scostamenti anche importanti. Se, peraltro, escludiamo il magazzino, l’“Impresa Molise” risulta tutt’altro che equilibrata. Infatti, il margine di tesoreria12 risulta negativo per € 885 milioni (egualmente negativo, ma per € 780 milioni, se si considerano le sole imprese con sede legale in Molise). Pertanto le conclusioni in merito all’equilibrio tra fonti ed impieghi a breve termini si fonda sul presupposto che il valore di magazzino iscritto in bilancio non solo sia corretto ma che le merci siano facilmente realizzabili, cioè vendibili, in tempi stretti. Le considerazioni appena svolte sono ugualmente valide anche nel caso in cui si consideri il bilancio aggregato delle imprese aventi esclusivamente sede all’interno della Regione. Tutto ciò premesso, ovvero dopo aver tratteggiato il quadro generale riguardante la situazione complessiva, riteniamo utile, seguendo l’approccio dal generale al particolare, procedere all’analisi della “Impresa Molise” scomponendola opportunamente per rilevare aspetti peculiari delle sue componenti ai quali riferire i fattori di crisi e le correlate azioni per il loro superamento. A tal fine, riteniamo utile, fra l’altro, soffermare l’attenzione sui dati economici, patrimoniali e finanziari dei 4 settori più numerosi perché, come già accennato, rappresentano, nel loro complesso, più della metà delle società di capitali molisane. Realizzano complessivamente il 66% del valore della produzione totale (riferito alle 3.013 imprese del nostro campione) a fronte del quale il reddito operativo è pari a € 59 milioni e il risultato di esercizio è negativo per € 12 milioni, dopo aver coperto oneri finanziari per € 46 milioni e sostenuto oneri tributari per € 32,5 milioni. 12
Ovvero il CCN al netto del valore di magazzino. 26 Figura 9: I primi 4 settori in termini di numerosità di imprese Settore F Settore G Settore C Settore M
Imprese
N.
in %
Va.della produzione 15%
(€/000) 41.099
in %
Risultato netto
20%
(€/000) 603.598
in %
Reddito operativo
610
34%
516
407
17%
910.505
14%
770.013
23%
3.782
19%
4.690
3%
4%
(€/000) 14.228 -­‐ 7.909 -­‐ 20.667
in %
-­‐2771%
1540%
4025%
228
8%
334.304
8%
9.061
8%
Totale 4 settori
1.761
58%
2.618.421
66%
58.632
49%
2.063 -­‐ 12.285
-­‐402%
2393%
Totale
campione
3.013
100%
3.958.510
100%
119.336
100%
-­‐513,483
100%
2.4 La disaggregazione dell’“Impresa Molise” sulla base di alcuni parametri economici Viste le considerazioni conclusive che precedono sull’aggregato delle imprese molisane, riteniamo opportuno procedere ad una analisi basata sulle singole imprese. Ciò per poterne apprezzare la distribuzione in classi omogenee sulla base di alcuni parametri economici, correlati principalmente alla redditività. Quale risultato, le società in esame si sono raggruppate in 4 classi avendo fissato, quale partenza parametro base di riferimento, il Margine Operativo Lordo (EBITDA) e, quindi, la sua capacità di far fronte agli oneri finanziari e all’imposizione fiscale (Figura 10). 27 Figura 10: La suddivisione delle imprese molisane sulla base dei dati economici 2009
SITUAZIONE COMPLESSIVA
EBITDA N. soggetti
Totale
Medio
3013
267.070,10
88,64
€/000
€/000
EBITDA > 0
N. soggetti
Totale
Medio
2043
323.575
158
EBITDA ≤ 0
N. soggetti
Totale
Medio
€/000
€/000
R.O. > O.F.
N. soggetti
R.O.-­‐O.F.
Medio
1664
141.678
85
1487
88.104
59
€/000
€/000
R.O. ≤ O.F.
N. soggetti
Totale
Medio
€/000
€/000
Ris. netto > 0
N. soggetti
Ris.netto
Medio
970
-­‐ 56.505
-­‐ 58
379
-­‐ 12.893
-­‐ 34
€/000
€/000
Ris. netto ≤ 0
€/000
€/000
N. soggetti
Ris.netto
Medio
177
-­‐ 2.519
-­‐ 14
€/000
€/000
La distribuzione nelle classi menzionate risulta la seguente: EBITDA ≤ 0 RO ≤ OF Un livello di Margine Operativo Lordo (MOL o EBITDA) negativo identifica le imprese che presentano problematiche legate alla redditività della gestione caratteristica, o meglio che necessitano di fronteggiare problemi legati al business, indipendentemente dal peso degli investimenti effettuati in passato. Infatti, il MOL è pari al reddito operativo al lordo degli ammortamenti ovvero senza considerare gli impatti economici (rappresentati dagli ammortamenti) degli investimenti effettuati in passato. Analogamente, non vengono considerate le svalutazioni. I soggetti facenti parte di questa categoria sono 970, ovvero il 32% della popolazione totale. L’EBITDA di questi soggetti è complessivamente negativo per € 56 milioni il che significa che, mediamente, tale indicatore è pari a -­‐ € 58 mila. Per completezza si segnala che le restanti 2.043 imprese esaminate hanno un EBITDA positivo. Per questi soggetti, l’indicatore in parola è complessivamente pari a € 323 milioni ovvero, mediamente, a € 158 mila. I 2.043 soggetti con EBITDA positivo sono stati classificati nelle seguenti classi. In questa categoria sono incluse le imprese che presentano un EBITDA positivo, ma per le quali il reddito operativo (RO) realizzato non è sufficiente a coprire integralmente gli oneri finanziari (OF). Questa situazione può essere riconducibile all’eccessiva incidenza della gestione finanziaria (che, a sua volta, può derivare da un significativo indebitamento e/o dall’elevato costo del denaro preso a prestito) oppure a problematiche legate alla mancata capacità di generare un livello sufficiente di 28 reddito operativo, tenuto conto anche dei possibili effetti degli ammortamenti e delle svalutazioni. I soggetti inclusi in questa classe sono 379, ovvero il 13% della popolazione totale. La differenza tra RO e OF per questi soggetti è complessivamente negativa per € 13 milioni ovvero, in media, -­‐ € 34 mila ad impresa. Per completezza si segnala che, per le restanti 1.664 imprese (delle totali 2.043 con EBITDA positivo), la differenza tra RO e OF risulta complessivamente pari a € 141 milioni ovvero, mediamente, a € 85 mila ad azienda. Queste 1.664 imprese formano le due restanti classi di imprese. RN ≤ 0 In questa classe sono inclusi i soggetti che, pur presentando un EBITDA positivo e un RO maggiore degli OF, hanno ottenuto un risultato netto (RN) non positivo ovvero hanno conseguito una perdita. Perciò questa classe include soggetti con problematiche legate al conseguimento di un risultato operativo in grado di far fronte alla gestione finanziaria ma non a quella fiscale e/o straordinaria. I soggetti inclusi in questa classe sono 177, ovvero il 6% del totale. La perdita di questi soggetti è complessivamente pari a € 2,5 milioni ovvero, in media, a € 14 mila ad impresa. Le restanti 1.487 imprese formano l’ultima classe di imprese. RN > 0 Questa classe reddituale include tutti i soggetti che presentano un reddito netto d’esercizio superiore a zero ovvero che realizzano un utile, in presenza di EBITDA positivo e RO > OF. In questa categoria rientrano 1.487 soggetti, ovvero il 49% del totale. Il risultato d’esercizio complessivo conseguito da questi soggetti è pari, complessivamente, a € 88 milioni; ciò significa che l’utile medio realizzato dalle imprese rientranti in questa classe è pari a € 59 mila. Con riferimento alle classi appena accennate, è opportuno evidenziare che le stesse sono state costruite esaminando progressivamente le caratteristiche citate in via tra loro disgiunta, secondo l’ordine di esposizione appena accennato. In altri termini, a titolo esemplificativo, un’impresa con EBITDA non positivo potrebbe realizzare, per effetto della gestione straordinaria e/o di quella finanziaria, un risultato d’esercizio positivo. Peraltro, tale impresa, nel modello in parola, viene classificata nella prima classe anziché nell’ultima13. Tale approccio, come detto, è strumentale ai fini che ci si propone. Ciò in quanto, si può considerare, in via preliminare, che: •
le 970 imprese con EBITDA ≤ 0 presentano, presumibilmente, problemi legati alla gestione caratteristica come, ad esempio: conseguimento di un livello di fatturato non sufficiente a coprire i costi fissi, scarsa efficienza produttiva, elevata incidenza dei costi di approvvigionamento, etc.; •
le 379 imprese con RO ≤ OF soffrono di una eccessiva incidenza degli oneri finanziari, derivante da un elevato costo del denaro o da un indebitamento eccessivo, oppure conseguono un risultato operativo di importo decisamente contenuto. Esse presentano problematiche analoghe, anche se in misura 13
Per completezza, segnaliamo che il numero delle società in utile è complessivamente pari a 1.597. Ciò significa che 110 imprese realizzano utile in presenza di un EBITDA negativo (esattamente 69) o di un RO ≤ OF (esattamente 41). 29 inferiore, alle 970 imprese con EBITDA ≤ 0; inoltre, soffrono di un peso eccessivo degli ammortamenti, anche per effetto di politiche di investimenti errati in passato; •
le 177 imprese con RN ≤ 0 possono avere problemi con riferimento alla gestione straordinaria o a quella fiscale oppure, ma con impatti meno significativi rispetto alle imprese delle precedenti classi, a quella caratteristica o finanziaria; •
le 1.487 imprese con RN > 0 non sembrano avere particolari problemi dal punto di vista economico, fatte salve eventuali considerazioni in merito al livello di redditività raggiunto. Ciò detto, in contrasto con le considerazioni macro svolte con riferimento all’esame dell’“Impresa Molise”, dobbiamo rilevare che la disamina della disaggregazione del dato complessivo, evidenzia un primo aspetto positivo dell’economia molisana: esistono numerosi soggetti, quasi la metà del totale, che soddisfano contemporaneamente i seguenti requisiti: EBITDA positivo, RO > OF e RN > 0. Peccato che, a livello macro, come già commentato in precedenza, la ricchezza generata da tali soggetti non risulta sufficiente a compensare le perdite sofferte dai restanti soggetti: per tale motivo, il reddito netto dell’”Impresa Molise” risulta negativo. Analogamente, quale ulteriore elemento positivo, va evidenziato che per circa 2/3 delle imprese esaminate la gestione caratteristica corrente produce un EBITDA positivo. La medesima analisi è stata svolta anche per le sole imprese aventi sede legale in Molise (n. 2.936). I suoi risultati portano a considerazioni analoghe a quelle appena svolte per il campione più ampio di n. 3.013 imprese (Figura 11). Figura 11: La suddivisione delle imprese molisane (solo sede legale) sulla base dei dati economici 2009
SITUAZIONE COMPLESSIVA
EBITDA N. soggetti
Totale
Medio
2936
197.685,65
65,61
€/000
€/000
EBITDA > 0
N. soggetti
Totale
Medio
1984
249.225
126
EBITDA ≤ 0
N. soggetti
Totale
Medio
€/000
€/000
R.O. > O.F.
N. soggetti
R.O.-­‐O.F.
Medio
1610
105.273
65
1439
64.764
45
€/000
€/000
R.O. ≤ O.F.
N. soggetti
Totale
Medio
€/000
€/000
Ris. netto > 0
N. soggetti
Ris.netto
Medio
952
-­‐ 51.539
-­‐ 54
374
-­‐ 12.593
-­‐ 34
€/000
€/000
Ris. netto ≤ 0
€/000
€/000
N. soggetti
Ris.netto
Medio
171
-­‐ 2.474
-­‐ 14
€/000
€/000
30 Esaminando i dati appena esposti, emerge che le considerazioni già svolte mantengono la propria validità anche restringendo la popolazione alle 2.936 imprese aventi esclusivamente sede legale in Molise. In particolare, con riferimento a queste, osserviamo che: •
i soggetti con EBITDA ≤ 0 sono 952, ovvero il 32% della popolazione totale. L’EBITDA di questi soggetti è complessivamente negativo per € 51,5 milioni il che significa che, mediamente, tale indicatore è pari a -­‐ € 54 mila. Per completezza si segnala che le restanti 1.984 imprese esaminate hanno un EBITDA positivo. Per questi soggetti, l’indicatore in parola è complessivamente pari a € 249 milioni ovvero, mediamente, a € 126 mila. I 1.984 soggetti con EBITDA positivo sono stati classificati nelle seguenti classi. •
i soggetti con RO ≤ OF sono 374, ovvero il 12% della popolazione totale. La differenza tra RO e OF per questi soggetti è complessivamente negativa per € 12,5 milioni ovvero, in media, -­‐ € 34 mila ad impresa. Per completezza si segnala che, per le restanti 1.610 imprese (delle totali 1.984 con EBITDA positivo), la differenza tra RO e OF risulta complessivamente pari a € 105 milioni ovvero, mediamente, a € 65 mila ad azienda. Queste 1.610 imprese formano le due restanti classi di imprese. •
i soggetti con RN ≤ 0 sono 171, ovvero il 6% della popolazione totale. La perdita di questi soggetti è pari complessiva a € 2,5 milioni ovvero, in media, a € 14 mila ad impresa. Le restanti Le restanti 1.439 imprese formano l’ultima classe di imprese. •
I soggetti con RN > 0 sono 1.439, ovvero il 49% della popolazione totale. Il risultato d’esercizio complessivo conseguito da questi soggetti è pari, complessivamente, a € 65 milioni; ciò significa che l’utile medio realizzato dalle imprese rientranti in questa classe è pari a € 45 mila. Ciò premesso, possiamo osservare che la distribuzione statistica tra le varie classi risulta sostanzialmente analoga a quella dell’“Impresa Molise” nel suo complesso. Peraltro, considerando solo le imprese con sede legale nella regione, i soggetti virtuosi producono minore ricchezza. Dopo aver esaminato tutte le società di capitali molisane nel loro complesso ed averne osservato la distribuzione in più classi in base ai risultati economici realizzati, riteniamo utile rivolgere l’attenzione ai settori di attività con il maggior numero di imprese, rinviando all’appendice le tavole che rappresentano la scomposizione di tutti i settori secondo i criteri economici appena riportati. 31 3 L’esame dei settori con il maggiore numero di imprese Come già accennato, i soggetti sui cui dati è stato costruito il bilancio aggregato sono caratterizzati da un’elevata eterogeneità, sia in termini dimensionali sia guardando alla tipologia di attività svolta. Nel processo finalizzato a tratteggiare una fotografia dell’imprenditoria molisana, può assumere un importante ruolo l’esame dei dati delle imprese raggruppate per settori di attività. Infatti, da questa analisi potrebbero emergere aspetti peculiari, correlati proprio alle specificità di alcuni settori di attività da considerare nella determinazione delle azioni per il superamento della crisi. A tal fine, sono state utilizzate le 21 sezioni previste dalla classificazione delle attività economiche ATECO 200714; ciò con la consapevolezza che, all’interno della medesima classe, possono comunque confluire imprese differenti fra loro sia da un punto di vista dimensionale che sotto il profilo dell’effettiva attività svolta15. Guardando alla distribuzione delle imprese per settore di attività, riportata nella Figura 5, possiamo osservare che il 58% (n. 1.761) è raggruppato nei seguenti quattro in ordine decrescente di numerosità: •
“costruzioni” (codice ateco – sezione F), n. 610 imprese (20% del totale); •
“commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli” (codice ateco – sezione G) , n. 516 imprese (17% del totale); •
“attività manifatturiere” (codice ateco – sezione C), n. 407 imprese (13,5% del totale); •
“attività professionali, scientifiche e tecniche” (codice ateco – sezione M), n. 228 imprese (7,5% del totale). Con riferimento a questi settori, vista la loro importanza relativa, riteniamo utile un approfondimento. A tal fine è opportuno adottare lo stesso procedimento seguito per l’analisi dell’”Impresa Molise”: indagare la situazione complessiva dei suddetti quattro settori partendo da un esame del Conto Economico, procedendo con un commento dei principali indici di redditività, capitalizzazione ed equilibrio patrimoniale e concludendo con una classificazione basata sui risultati economico-­‐reddituali. 3.1 Il settore “costruzioni” (codice ATECO – sezione F) Il settore “costruzioni” è il più popoloso: allo stesso appartengono 610 soggetti (589 limitando l’analisi alle società con sede legale in Molise). 14
ATECO 2007 è la versione nazionale della classificazione (Nace Rev.2) definita in ambito europeo ed approvata con regolamento della Commissione n. 1893/2006, pubblicato su Official Journal del 30 dicembre 2006, che, a sua volta, deriva da quella definita a livello Onu (Isic Rev. 4). 15
Inoltre, i dati utilizzati evidenzia un ulteriore limite rappresentato dalla circostanza che per 271 soggetti il settore di attività risulta non disponibile. Tali soggetti sono stati raggruppati in un unico insieme denominato “n.d.”. 32 3.1.1
Analisi del conto economico Dobbiamo innanzitutto evidenziare che, in controtendenza rispetto a quanto emerso dal quadro generale, questo settore produce un reddito netto positivo. Il valore della produzione ammonta a circa € 604 milioni, a cui corrisponde un reddito operativo di € 41 milioni. Il ROS risulta, pertanto, pari al 7% circa. Il reddito operativo risulta sufficiente per coprire gli oneri finanziari e fiscali: il settore, infatti, produce un reddito netto pari a oltre € 14 milioni. 3.1.2
Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale La redditività per gli azionisti risente positivamente dell’andamento economico del settore: il ROE, infatti, approssima l’8%, soglia questa che può essere giudicato soddisfacente, in particolare se si considera lo scenario economico globale del settore nel 2009. Il valore positivo del ROE, in particolare, è conseguenza dell’effetto congiunto di una redditività degli impieghi (ROA) del 3% e di un elevato utilizzo della leva finanziaria. Nel settore delle costruzioni, infatti si registra una capitalizzazione complessiva del 15%, che corrisponde quindi ad un rapporto tra totale mezzi di finanziamento e mezzi propri pari a 6,7. Per quanto riguarda la situazione dal punto di vista della coerenza tra impieghi e fonti, questo settore è caratterizzato dalla presenza di un Margine di Struttura molto positivo, il cui valore percentuale è pari a circa il 188%. Ciò significa che vi è scarso ricorso alle fonti di finanziamento a breve termine e che la maggior parte delle attività risulta essere finanziato da fonti a lungo termine (mezzi propri e passività consolidate), peraltro in linea con la tendenza del settore. Per completezza, riteniamo opportuno sottolineare che i soggetti che presentano valori di ROE, ROA e capitalizzazione inferiori alla media (rispettivamente 336, 376 e 350 soggetti) sono più numerosi di coloro i cui valori specifici superano quelli medi di settore (rispettivamente 274, 234 e 260 soggetti). In proposito, segnaliamo la presenza, tra i soggetti con valori superiori alla media, di imprese definibili come “top performer”16. Le considerazioni sopra riportate sono da ritenersi qualitativamente valide anche nel caso si considerino le sole imprese con sede legale all’interno del Molise. 16
In particolare, va evidenziato che ci sono tre imprese che, da sole, realizzano un fatturato complessivo di circa € 80 milioni (pari al 13%), conseguono un utile netto di oltre € 8,5 milioni (pari a circa il 60% del dato di settore). 33 3.1.3
Classificazione economico-­‐reddituale SETTORE
F
COSTRUZIONI
EBITDA N. soggetti
Totale
Medio
610
59.803,68
98,04
€/000
€/000
EBITDA > 0
N. soggetti
Totale
Medio
451
63.324,96
140
EBITDA ≤ 0
€/000
R.O. > O.F.
N. soggetti
377
R.O.-­‐O.F.
30.378
Medio
81
334
20.347
61
159
-­‐ 3.521,28
-­‐ 22
€/000
€/000
R.O. ≤ O.F.
N. soggetti
74
Totale
-­‐ 1.327
Medio
-­‐ 18
€/000
€/000
Ris. netto > 0
N. soggetti
Ris.netto
Medio
N. soggetti
Totale
Medio
€/000
€/000
€/000
Ris. netto ≤ 0
€/000
€/000
N. soggetti
Ris.netto
Medio
43
-­‐ 451
-­‐ 10
€/000
€/000
Con riferimento alla suddivisione delle imprese operanti nel settore delle costruzioni, va evidenziato come la distribuzione delle imprese nelle classi economiche rispecchia, in linea di massima, la fotografia già tratteggiata a livello di “Impresa Molise”. Circa la metà dei soggetti componenti il settore F, infatti, presenta risultati molto positivi, mentre un quarto dei soggetti presenta problematiche a livello di EBITDA. La restante parte è composta da soggetti le cui problematiche scaturiscono dalla gestione finanziaria e/o fiscale. 3.1.3.1 Conclusioni riguardanti il settore F Il settore delle costruzioni può essere certamente considerato uno dei settori principali dell’economia molisana, sia per numerosità di imprese che lo compongono sia per la qualità dei risultati economici. Peraltro, anche per questo settore, dalla sintetica analisi appena svolta emerge l’esigenza, in linea con l’“Impresa Molise”, di una maggior capitalizzazione in questo caso rivolta a ridurre il rischio generato da un’elevata leva finanziaria. 3.2 Il settore “Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli” (codice ATECO – sezione G) Il settore in questione è il secondo più popoloso della Regione: allo stesso appartengono 516 soggetti (493 limitando l’analisi alle sole società con sede legale in Molise). 34 3.2.1
Analisi del conto economico L’importanza di questo settore per l’economia molisana è ben rappresentata dal valore della produzione che si attesta a € 911 milioni. Peraltro, sebbene sia primo per volume di ricavi, il settore del commercio non risulta redditizio: il reddito operativo è pari a € 4 milioni ed il ROS approssima lo 0%. Tale bassa marginalità, unitamente ai risultati della gestione finanziaria e fiscale, è uno dei principali fattori del risultato d’esercizio che è negativo per €-­‐8 milioni. La situazione delle sole imprese aventi sede legale in Molise risulta essere sostanzialmente coincidente a quella appena descritta. In particolare, il valore della produzione risulta pari a € 858 milioni, il reddito operativo a € 2,6 milioni e la perdita d’esercizio a € 8,4 milioni. 3.2.2
Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale Alla luce della situazione descritta nel paragrafo precedente, non ci stupiamo di rilevare che il ROE risulta negativo (pari a -­‐ 6%). Tale circostanza è attribuibile, da una parte, all’incidenza della gestione extra operativa che annulla gli effetti della redditività degli impieghi (ROA) positiva (seppur pari solo all’1%) e, dall’altra, all’effetto moltiplicatore della leva finanziaria (il capitale proprio risulta, in media, pari al 19% del totale delle fonti). Il margine di struttura di questo settore, espresso in termini relativi, ammonta a circa il 138%: indica, pertanto, una preferenza delle fonti a lungo termine rispetto a quelle a scadenza più breve, anche per il finanziamento di attività a breve termine. Ciò sarà di conseguenza riflesso in un CCN positivo. Dal punto di vista della distribuzione della popolazione rispetto alla media del ROE e del ROA, è opportuno sottolineare che i soggetti che presentano valori superiori alla media sono più numerosi di coloro i cui valori specifici sono inferiori rispetto a quelli medi di settore. Nonostante tale squilibrio non sia eccessivamente marcato, ciò potrebbe segnalare la presenza, tra i soggetti con valori inferiori alla media, di imprese che potremmo definire “low performes” ovvero con performance significativamente scarse, tali da influenzare in maniera particolarmente negativa i risultati medi di settore17. La situazione delle imprese aventi sede legale in Molise, risulta essere sostanzialmente coincidente. Per ulteriori approfondimenti si rimanda all’appendice. 17
In particolare, va evidenziata la presenza di un soggetto che, da solo, fattura € 68 milioni e che registra una perdita d’esercizio pari a € 13,7 milioni. 35 3.2.3
Classificazione economico-­‐reddituale SETTORE
G
COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI
EBITDA N. soggetti
Totale
Medio
516
16.810,37
32,58
€/000
€/000
EBITDA > 0
€/000
R.O. > O.F.
R.O. ≤ O.F.
N. soggetti
323
R.O.-­‐O.F.
15.911
Medio
49
€/000
N. soggetti
59
Totale
-­‐ 1.406
Medio
-­‐ 24
Ris. netto > 0
N. soggetti
Ris.netto
Medio
300
9.158
31
EBITDA ≤ 0
N. soggetti
382
Totale
35.144,53
Medio
92
€/000
N. soggetti
Totale
Medio
€/000
134
-­‐ 18.334,16
-­‐ 137
€/000
€/000
€/000
€/000
Ris. netto ≤ 0
€/000
€/000
N. soggetti
23
Ris.netto -­‐ 212
Medio
-­‐ 9
€/000
€/000
Con riferimento alla suddivisione delle imprese operanti nel settore del commercio, all’ingrosso e al dettaglio, e delle riparazioni di autoveicoli e di motoveicoli, va evidenziato come la distribuzione delle imprese nelle classi economiche rispecchia, in linea di principio, la fotografia già tratteggiata a livello di “Impresa Molise”. Anzi, per l’esattezza, i soggetti aventi EBITDA > 0; RO > OF e RN > 0 sono circa il 60% (a fronte del 50% dell’universo di imprese esaminate), a conferma dell’intuizione riguardo alla presenza di low performer rilevanti all’interno di questo settore. La situazione delle imprese aventi sede legale in Molise, risulta essere sostanzialmente coincidente. Per ulteriori approfondimenti si rimanda all’appendice. 3.2.4
Conclusioni settore G I risultati economici negativi analizzati sopra fanno emergere la necessità di un focus particolare da parte delle istituzioni regionali su questo settore, data la particolare importanza che esso riveste in termini di fatturato generato. 3.3 Il settore “Attività manifatturiere” (codice ATECO – sezione C) Il settore in questione è il terzo più popoloso della Regione: allo stesso appartengono 407 soggetti (396 limitando l’analisi alle sole società con sede legale in Molise). 36 3.3.1.1 Analisi del conto economico Il settore delle attività manifatturiere presenta contemporaneamente il secondo maggior valore della produzione e il più basso reddito netto, rispetto agli altri settori rappresentati nell’”Impresa Molise”. Il valore della produzione, infatti, ammonta a € 770 milioni. La marginalità, tuttavia, risulta pressoché nulla: infatti, l’elevata incidenza dei costi della produzione sono alla base di un reddito operativo pari a soli € 5 milioni (il ROS è pertanto pari allo 0,5%). Quanto al risultato netto, va evidenziato che lo stesso è negativo per € 21 milioni, per effetto della significativa incidenza della gestione finanziaria (negativa per € 17 milioni) e di quella fiscale (negativa per € 12 milioni). Se si escludono dall’analisi le imprese aventi sede legale al di fuori della regione Molise, gli indicatori economici appena commentati presentano un leggero miglioramento: il valore della produzione si riduce a € 704 milioni ma il risultato operativo è pari a € 9 milioni (il ROS si attesta all’1,2%). Il risultato di settore resta in perdita, la quale tuttavia passa da € 21 milioni a € 16 milioni. 3.3.2
Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale Con riferimento alla redditività, alla capitalizzazione e all’equilibrio patrimoniale, va evidenziato che l’indice di redditività del capitale proprio (ROE) risulta pari a -­‐10%, negativo per effetto della perdita registrata dal settore. Tale circostanza è attribuibile all’effetto della redditività degli impieghi (ROA), che è prossima allo 0, all’incidenza negativa della gestione non caratteristica e all’effetto moltiplicatore innescato dalla leva finanziaria. Anche in questo settore, infatti, è presente un marcato ricorso al capitale di terzi evidenziato da un leverage pari al 18% circa. Il forte ricorso al capitale di terzi per finanziare l’attività imprenditoriale è responsabile della presenza nel Conto Economico di oneri finanziari (pari a € 17 milioni) che superano di oltre 3 volte il reddito operativo prodotto. Il margine di struttura di questo settore, espresso in termini relativi, ammonta a circa il 97%: indica, pertanto, un leggero squilibrio derivante dalla circostanza che parte delle attività a medio lungo sono finanziate, contrariamente alla logica indicata dalla teoria aziendale, da fonti finanziarie a breve termine. Tale dato emerge anche dall’esame del CCN che, infatti, è negativo. Con riferimento alla distribuzione della popolazione rispetto alla media del ROE e del ROA, va evidenziato che sono più numerosi i soggetti con valori superiori. Infatti: per il ROE i soggetti “sotto media” sono 111 mentre quelli “sopra media” sono 296; per il ROA, rispettivamente, 145 e 262. Ciò potrebbe segnalare la presenza, tra i soggetti con valori inferiori alla media, di imprese “low performers” ovvero con redditività talmente scarsa da influenzare in maniera negativa i risultati medi di settore18. Se si escludono dall’analisi le imprese aventi sede legale al di fuori della regione Molise, si ottengono risultati sostanzialmente in linea con quanto riportato nel commento soprastante (ROE = -­‐8%; ROA = 1%; capitalizzazione = 18%; MS% = 95%). 18
In particolare, va evidenziata la presenza di tre soggetti che, complessivamente, fatturano € 64 milioni e che registrano una perdita d’esercizio aggregata pari a € 15 milioni. 37 3.3.3
Classificazione economico-­‐reddituale SETTORE
C
ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
EBITDA N. s oggetti
Totale
Medio
407
38.792,05 €/000
95,31 €/000
EBITDA > 0
N. s oggetti
Totale
Medio
EBITDA ≤ 0
307
55.388,79 €/000
180 €/000
R.O. > O.F.
N. s oggetti
R.O.-­‐O.F.
Medio
243
19.526 €/000
80 €/000
215
11.316 €/000
53 €/000
100
-­‐ 16.596,75 €/000
-­‐ 166 €/000
R.O. ≤ O.F.
Ris. netto > 0
N. s oggetti
Ris.netto
Medio
N. s oggetti
Totale
Medio
N. s oggetti
Totale
Medio
64
-­‐ 3.751 €/000
-­‐ 59 €/000
Ris. netto ≤ 0
N. s oggetti
Ris.netto
Medio
28
-­‐ 543 €/000
-­‐ 19 €/000
Con riferimento alla suddivisione delle imprese operanti nel settore in esame, va evidenziato come la distribuzione delle imprese nelle classi economiche rispecchia, anche in questo caso, la fotografia già tratteggiata a livello complessivo per l’“impresa Molise”. In questo caso è peraltro particolarmente significativo sottolineare come, contrariamente alle aspettative generate dall’elevato ammontare della perdita subita dal settore, corrisponda un’elevata percentuale di imprese (il 53% circa) che realizza un risultato netto positivo in presenza di RO > OF e di EBITDA > 0. Ciò conferma quanto già accennato in merito alla presenza di alcuni soggetti con performance significativamente negative che influiscono sui risultati ottenuti dal settore nel suo complesso. Una situazione pressoché identica è riscontrata escludendo dall’analisi le imprese aventi sede legale al di fuori della regione Molise. 3.3.4
Conclusioni settore C I risultati appena accennati evidenziano la spiccata difficoltà in cui versa il settore manifatturiero molisano, caratterizzato da una rilevante dimensione in termini di fatturato prodotto ma da una altrettanto rilevante incapacità di produrre risultati positivi a livello aggregato. Una delle maggiori cause di ciò, ci pare identificabile nell’eccessivo ricorso al debito, in particolare quello di breve termine che, oltre a provocare uno squilibrio a livello di CCN, comporta tipicamente oneri finanziari più elevati. Appare confermarsi l’esigenza, come già rilevato per l’“impresa Molise”, di capitalizzazione sia per ridurre la posizione debitoria sia per nuovi investimenti desinati a migliorare l’assetto strutturale industriale. 38 3.4 Il settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche” (codice ATECO – sezione M) Il settore in questione è il quarto più popoloso della Regione: allo stesso appartengono 228 soggetti (225 limitando l’analisi alle sole società con sede legale in Molise). 3.4.1
Analisi del conto economico Il conto economico del settore in esame evidenzia, a fronte di un valore della produzione di € 334 milioni, un risultato netto positivo per circa € 2 milioni. Peraltro, anche in questo caso, dobbiamo osservare la scarsa redditività delle vendite:il reddito operativo risulta pari a 9 milioni ed il ROS al 3% circa. La scarsa marginalità della gestione caratteristica è peraltro sufficiente a coprire gli oneri finanziari, che non risultano eccessivamente elevati (€ 4 milioni), ed il risultato della gestione tributaria (pari a € 4 milioni circa). Se si escludono dall’analisi le imprese aventi sede legale al di fuori della regione Molise, il valore della produzione (€ 332 milioni), il risultato operativo (€ 8,7 milioni), il ROS (3%) ed il risultato netto (€ 2 milioni) non sono sostanzialmente modificati. 3.4.2
Analisi della redditività, della capitalizzazione e dell’equilibrio patrimoniale Il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche presenta un ROE medio pari al 4%, generato principalmente da una redditività degli impieghi (ROA) pari al 3%. Anche in questo caso si assiste ad un elevato ricorso alla leva finanziaria, (il leverage è pari a 6; il rapporto tra mezzi propri e totale fonti al è pari al 17%) che però non comporta, quale elemento di differenza rispetto ai settori esaminati in precedenza, una eccessiva incidenza degli oneri finanziari. Il margine di struttura risulta pari al 166%, evidenziando che buona parte delle fonti a medio/lungo termine è utilizzata per il finanziamento di attività a breve termine. A questa situazione corrisponde un CCN conseguentemente positivo. Se si escludono dall’analisi le imprese aventi sede legale al di fuori della regione Molise, si ottengono risultati sostanzialmente identici. 39 3.4.3
Classificazione economico-­‐reddituale SETTORE
M
ATTIVITÀ PROFESSIONALI, SCIENTIFICHE E TECNICHE
EBITDA N. s oggetti
Totale
Medio
228
16.983,61 €/000
74,49 €/000
EBITDA > 0
N. s oggetti
Totale
Medio
EBITDA ≤ 0
162
19.328,68 €/000
119 €/000
N. s oggetti
Totale
Medio
R.O. > O.F.
N. s oggetti
R.O.-­‐O.F.
Medio
N. s oggetti
Ris.netto
Medio
R.O. ≤ O.F.
142
10.666 €/000
75 €/000
Ris. netto > 0
127
5.774 €/000
45 €/000
66
-­‐ 2.345,07 €/000
-­‐ 36 €/000
N. s oggetti
Totale
Medio
20
-­‐ 1.826 €/000
-­‐ 91 €/000
Ris. netto ≤ 0
N. s oggetti
15
Ris.netto -­‐ 203 €/000
Medio
-­‐ 14 €/000
Con riferimento alla suddivisione delle imprese operanti nel settore in esame, va evidenziato come la loro distribuzione nelle classi economiche rispecchia, ancora una volta, la fotografia già tratteggiata a livello complessivo. In particolare, il 56% dei soggetti realizza un risultato netto positivo (complessivamente pari a € 5,7 milioni ovvero una media di € 45 mila ad impresa). Una situazione pressoché identica è riscontrata escludendo dall’analisi le imprese aventi sede legale al di fuori della regione Molise. 3.4.4
Conclusioni settore M Il settore della attività professionali, scientifiche e tecniche rappresenta uno dei più importanti sia dal punto di vista dimensionale che dei risultati economici prodotti. Peraltro, anche in questo caso, sebbene con effetti attenuati sul conto economico, emerge l’esigenza di rafforzamento patrimoniale attraverso l’apporto di capitale proprio. 40 4 Conclusioni sullo stato di salute delle imprese molisane Dopo aver esaminato il bilancio aggregato della c.d. “Impresa Molise” ed i primi quattro settori di attività, per numerosità di imprese, è utile a svolgere alcune considerazioni di sintesi sullo allo stato di salute dell’economia molisana. Riteniamo innanzitutto opportuno sottolineare che l’esame dei principali settori di attività conferma nei risultati le conclusioni già evidenziate al termine dell’analisi dei dati economico-­‐patrimoniali e finanziari del bilancio aggregato dell’“Impresa Molise”. In sintesi, anche dai settori emerge, ad esempio, l’indicazione di un numero significativo di imprese (superiore al 50%) con un risultato netto (RN) positivo così come una ampia esigenza di capitalizzazione. Quanto detto ci porta alla conclusione che la prosecuzione della nostra analisi, rivolta alla determinazione delle variabili alla base della individuazione delle specifiche azioni per l’exit strategy dalla crisi, farà riferimento alle considerazioni quali-­‐quantitative conclusive svolte con riferimento all’’ “Impresa Molise” non essendo emersi ulteriori elementi da considerare dalla analisi specifica sui principali settori di attività. Proseguiremo il nostro esame operando, dapprima, una suddivisione in cluster dei dati contabili aggregati delle imprese molisane secondo parametri reddituali omogenei. Al fine poi di individuare azioni più mirate, procederemo ad affinare l’operazione di clusterizzazione attraverso l’incrocio dei parametri reddituali di cui si è detto con specifici parametri patrimoniali e finanziari. 41 42 Parte Seconda IL SUPERAMENTO DELLA CRISI 43 44 5 La ricerca delle soluzioni alla crisi: azioni per l’exit strategy Nella parte precedente abbiamo tratteggiato la fotografia dell’economia imprenditoriale molisana. A tal fine, ci siamo soffermati, in particolare, sugli aspetti quali-­‐quantitativi delle società di capitali con sede nella Regione (che abbiamo definito “Impresa Molise”), rilevandone la situazione di crisi in cui, nel complesso, versano: a fronte di un valore della produzione complessivamente realizzato pari a € 3,9 miliardi, il reddito operativo risulta pari a solo € 119 milioni e, per effetto dell’incidenza del risultato della gestione finanziaria e di quella fiscale, il risultato netto è rappresentato da una perdita di € 0,5 milioni. Abbiamo poi disaggregato le società in parola con l’obiettivo di valutare la eventuale presenza di elementi di eterogeneità per le imprese osservate e, nel contempo, di effettuare una prima verifica dell’eventuale presenza di gruppi di imprese con problematiche comuni, per le quali ipotizzare interventi (azioni) omogenee per la risoluzione della crisi. A tal fine abbiamo suddiviso le società incluse nel nostro campione in 4 classi sulla base di parametri economici (l’EBITDA, la capacità del reddito operativo di far fronte al risultato della gestione finanziaria, il risultato d’esercizio al netto delle imposte). Così, abbiamo potuto rilevare l’eterogeneità del campione osservato che, dal punto di vista economico, può essere così sintetizzata: a fronte di una perdita evidenziata a livello complessivo (pari a € 0,5 milioni), circa la metà delle società (n. 1.487 imprese) ha un margine operativo lordo positivo, realizza un reddito operativo in grado di far fronte agli oneri finanziari ed è in utile19. Peraltro, dobbiamo evidenziare che la constatazione appena accennata così come, in via generale, la distribuzione del campione nelle 4 classi non risulta, in assenza di altre considerazioni, un elemento utile per individuare, in via definitiva, le azioni necessarie alla risoluzione della crisi. Abbiamo pertanto proceduto a considerare, come verrà meglio descritto nelle note che seguono, anche altri parametri, patrimoniali e finanziari, per disaggregare l’“Impresa Molise” in clusters di imprese con caratteristiche e, conseguentemente, problematiche omogenee a cui associare interventi di risoluzione analoghi. 6 La disaggregazione dell’“Impresa Molise” in clusters con caratteristiche economico patrimoniali omogenee Ai fini dell’individuazione delle azioni necessarie all’elaborazione della exit strategy dalla situazione di crisi economica che ha investito anche le imprese molisane, scopo ultimo della presente ricerca, abbiamo ritenuto utile, come già accennato in precedenza, procedere alla classificazione delle imprese che costituiscono il campione in più gruppi, o clusters, caratterizzati da situazioni economico-­‐patrimoniali e finanziarie analoghe. In altri termini, i clusters in parola sono costruiti con l’obiettivo di individuare imprese 19
Come evidenziato nella nota 13, vi sono 110 imprese che, nel 2009, hanno realizzato un utile d’esercizio in presenza di un EBITDA negativo o di un reddito operativo inferiore agli oneri finanziari. 45 che, avendo caratteristiche similari, hanno problematiche e, di conseguenza, esigenze comuni. Esigenze che possono essere soddisfatte attraverso specifici interventi, o azioni, idonei a costituire l’exit strategy ovvero il superamento delle problematiche in questione. In particolare, ai fini della definizione dei clusters, abbiamo proceduto a considerare per ciascuna società del campione diverse variabili specificamente selezionate e tra loro“incrociate” in base alla significatività che noi riteniamo che le stesse abbiano ai fini dell’individuazione delle azioni di risoluzione della crisi e di sviluppo. 6.1 La definizione dei parametri di analisi: patrimoniali, finanziari e della redditività correlata In particolare, abbiamo considerato i seguenti parametri patrimoniali e finanziari: •
l’“Equity Ratio” (ER) che esprime il livello di capitalizzazione di un’impresa in relazione al totale dell’attivo di stato patrimoniale, ovvero la percentuale di impieghi finanziati dal capitale proprio (che viene fatto coincidere con il patrimonio netto dell’impresa). Per quanto riguarda questo parametro, abbiamo individuato 2 soglie percentuali tali da segregare le imprese in 3 classi: •
o
ER negativo o
ER basso o
ER elevato Riscontrabile nei casi di imprese con patrimonio netto negativo; Riscontrabile nelle imprese che finanziano i propri impieghi prevalentemente con capitale di debito. Ciò è indicativo di una situazione di sottocapitalizzazione e, in ogni caso, di difficile accesso al credito con conseguente necessità di finanziare lo sviluppo con capitale proprio; Riscontrabile nel caso di imprese che sono fortemente capitalizzate. Situazione questa che dovrebbe consentire il reperimento di fonti, ove necessario, attraverso il ricorso al capitale di debito. il livello di “Capitale Circolante Netto” (CCN), ovvero la differenza tra le attività a breve termine e le passività correnti, parametro che ci consente di valutare il grado di solvibilità dell’impresa nel breve periodo. La soglia di CCN che abbiamo preso a riferimento è lo zero in modo da individuare le seguenti due classi di imprese: o
CCN positivo Riscontrabile nel caso di imprese che hanno iscritte in bilancio attività realizzabili entro l’esercizio successivo superiori alle passività esigibili entro il medesimo termine; o
CCN negativo Riscontrabile nel caso di imprese che hanno iscritte in bilancio attività 46 realizzabili entro l’esercizio successivo inferiori alle passività esigibili entro il medesimo termine. In altri termini, la fissazione di una soglia di CCN pari a zero ci consente di distinguere tra le imprese che sono potenzialmente in grado di far fronte ai propri impegni di breve periodo, da quelle che manifestano una situazione di tensione finanziaria. Abbiamo pertanto attribuito al CCN la veste di indicatore della liquidità aziendale e, pertanto, di parametro finanziario. •
il livello di ROE, ovvero l’indicatore della redditività del capitale proprio. In particolare, abbiamo suddiviso le imprese in base alla soglia di ROE che abbiamo ritenuto “soddisfacente”. Abbiamo pertanto suddiviso il campione in due classi ovvero in imprese con: o
ROE soddisfacente o
ROE non soddisfacente Riscontrabile nel caso di imprese che hanno un rapporto tra il risultato d’esercizio e il capitale proprio tale da remunerare quest’ultimo in modo “sufficiente” rispetto al mercato ovvero ad investimenti alternativi; Riscontrabile nel caso di imprese in perdita (e che pertanto hanno un ROE negativo) o, seppur in utile, che non remunerano in modo “sufficiente” il capitale proprio. In proposito, riteniamo opportuno evidenziare che, invero in modo non pienamente conforme alla teoria della finanza aziendale, abbiamo considerato “soddisfacente” un determinato livello di ROE indifferente per tutte le imprese osservate, a prescindere dal settore di attività di appartenenza e dalle specifiche situazioni di rischio di ciascuna impresa. Peraltro, riteniamo che ciò possa essere ritenuto accettabile per il livello di approfondimento della presente analisi che ha lo scopo di individuare quelle imprese che, in prima approssimazione, potrebbero avere un appeal, per redditività, per un potenziale investitore. Come già ricordato in altra parte di queste note, l’analisi per aggregato dovrà poi essere, eventualmente, verificata caso per caso. 6.2 Analisi “incrociata” e determinazione della distribuzione in clusters Abbiamo poi “incrociato” i parametri commentati in precedenza con quelli economici già evidenziati in occasione della prima suddivisione del campione in classi (“EBITDA ≤ 0”, “RO ≤ OF”, “RN ≤ 0” e “RN > 0”); il risultato di quanto precede porta alla distribuzione del nostro campione di imprese evidenziata nella Figura 12. 47 Figura 12: Distribuzione dell’universo delle imprese in clusters con caratteristiche analoghe ER elevato
ER Basso
ER < 0
EBITDA ≤ 0
C.C.N. negativo
C.C.N. positivo
C.C.N. negativo
C.C.N. positivo
C.C.N. negativo
C.C.N. positivo
Totale
R.O. ≤ O.F.
ROE NS
ROE S
ROE NS
207
2
37
37
2
10
177
9
149
238
14
137
46
2
8
235
1
26
940
30
367
R.N. ≤ 0
ROE S
ROE NS
R.N. > 0
ROE S
Totale
ROE NS
ROE S
7
9
10
272
3
7
5
64
6
58
142
228
769
5
89
331
496
1310
4
23
2
85
1
16
106
128
513
12
177
618
869
3013
0
“ROE NS” = non soddisfacente; “ROE S” = soddisfacente; 6.3 Prima interpretazione del significato dei clusters Ai fini dell’interpretazione della Figura 12, riteniamo utile evidenziare subito che, ipotizzando di suddividere la tabella in quadranti, dal punto di vista grafico, tendenzialmente, i soggetti maggiormente virtuosi trovano collocazione nell’area in basso a destra mentre quelli con maggiori problemi sono situati in alto a sinistra (Figura 13). In particolare, i soggetti maggiormente virtuosi sono rappresentati da imprese caratterizzate da redditività soddisfacente, da solvibilità nel breve termine e da elevata capitalizzazione; al contrario, quelli con maggiori problematiche sono caratterizzati da redditività scarsa o nulla, da assenza di solvibilità a breve e da capitalizzazione bassa o addirittura negativa. Figura 13: L’interpretazione grafica della Figura 12 ER elevato ER Basso ER < 0 C.C.N. negativo C.C.N. positivo C.C.N. negativo C.C.N. positivo C.C.N. negativo C.C.N. positivo EBITDA ≤ 0 ROE NS ROE S R.O. ≤ O.F. ROE NS ROE S Imprese con maggiori problematiche ROE NS R.N. > 0 ROE S ROE NS ROE S Imprese poco capitalizzate ma con redditività Imprese capitalizzate ma non redditizie Imprese maggiormente virtuose 48 R.N. ≤ 0 Il quadro si completa, negli altri riquadri, con i soggetti con scarsa capitalizzazione e buona redditività (generata però dalla gestione extracaratteristica) e con quelli con buona capitalizzazione ma scarsa redditività. Va peraltro evidenziato che una più attenta analisi conduce all’individuazione, all’interno di ciascuna area, di soggetti più o meno virtuosi di altri. In linea di principio, considerando le 12 aree derivanti dall’incrocio dei soli parametri economici (EBITDA, R.O. e R.N.)e patrimoniali (ER) (Figura 14), i soggetti collocati in basso a destra di ciascuna area sono più virtuosi degli altri. Ad esempio, tra i soggetti con scarsa capitalizzazione (ER <0) e EBITDA negativo, che abbiamo – a ragione – definito “con maggiori problematiche”, vi sono soggetti (n. 2 imprese) con redditività soddisfacente e che sono solvibili nel breve termine. Figura 14: L’ulteriore interpretazione grafica della Figura 12 C.C.N. negativo ER Basso C.C.N. positivo C.C.N. negativo C.C.N. positivo ER elevato ER < 0 C.C.N. negativo C.C.N. positivo EBITDA ≤ 0 ROE NS R.O. ≤ O.F. ROE S ROE NS -­‐ virtuosi R.N. ≤ 0 ROE S ROE NS -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi ROE S -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi + virtuosi ROE NS -­‐ virtuosi + virtuosi -­‐ virtuosi R.N. > 0 ROE S + virtuosi Tutto quanto premesso, possiamo ora provare ad elaborare un modello econometrico rivolto a definire, per ciascun cluster (o per loro aggregazioni), gli interventi ipotizzabili per la risoluzione della crisi e lo sviluppo delle imprese. 49 7 Il Modello econometrico per la definizione delle azioni ipotizzabili per la risoluzione della crisi e lo sviluppo delle imprese Dopo aver scomposto il campione sulla base delle variabili fino a questo punto considerate, abbiamo proceduto a ri-­‐aggregarlo individuando gruppi di imprese caratterizzate dalla necessità di interventi comuni sulla base sempre dei dati desumibili dal bilancio 2009. In prima analisi, le imprese molisane possono essere classificate, da un punto di vista patrimoniale, in tre “macro-­‐gruppi” (Figura 15): •
le imprese che, per effetto delle perdite subite nell’esercizio 2009 e/o in quelli precedenti, hanno patrimonio netto negativo e che pertanto risultano sostanzialmente insolventi. Imprese che riteniamo siano destinate alla “dolce estinzione”; •
le imprese che, seppur in possesso di un patrimonio netto positivo, risultano sottocapitalizzate e che pertanto richiedono un’azione di “rafforzamento patrimoniale”; •
le altre imprese, caratterizzate da una buona capitalizzazione e che, pertanto, possono, ove necessario, necessità ricorrere ad un intervento sul capitale di debito. Figura 15: I tre gruppi di imprese con caratteristiche patrimoniali analoghe EBITDA ≤ 0
ROE NS
ROE S
R.O. ≤ O.F.
ROE NS
ROE S
R.N. ≤ 0
ROE NS
ROE S
R.N. > 0
ROE NS
ROE S
C.C.N. negativo
ER < 0
Dolce estinzione
(336 imprese)
C.C.N. positivo
C.C.N. negativo
ER Basso
Imprese sottocapitalizzate
(2.079 imprese)
ER Elevato
C.C.N. positivo
C.C.N. negativo
C.C.N. positivo
Imprese capitalizzate che possono richiedere un intervento sul capitale di debito
(598 imprese)
50 Ciò detto, giova ricordare che, come abbiamo già avuto modo di evidenziare (cfr. § 1.2), le tipologie di esigenze (e, conseguentemente, di intervento/azione) che abbiamo considerato sono sostanzialmente 6: l’riequilibrio finanziario (ristrutturazione del debito e/o aumento della leva finanziaria); la capitalizzazione; nessuna azione richiesta oppure azioni richieste per lo sviluppo di nuove attività; gli interventi di miglioramento della gestione caratteristica; la “dolce estinzione”. Queste tipologie di intervento sono state, ove opportuno, combinate tra loro. Così facendo, abbiamo individuato sette clusters con caratteristiche omogenee e, di conseguenza, con necessità comuni in termini di tipologia di azioni. Riprendendo lo schema di cui alla Figura 12 e alla Figura 15, i sette clusters possono essere così rappresentati (Figura 16), indicando per ciascuno il numero delle imprese rientranti in esso. Figura 16: I sette clusters con caratteristiche omogenee ed esigenze analoghe ROE NS
ROE S
ROE NS
ROE S
ROE NS
ROE S
ROE NS
ROE S
C.C.N. negativo
ER < 0
Dolce estinzione
(336 imprese)
C.C.N. positivo
ER Basso
C.C.N. negativo
C.C.N. positivo
ER Elevato
C.C.N. negativo
C.C.N. positivo
Interventi di natura industriale & capitalizzazione
(669 imprese)
Utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della gestione caratteristica
(284 imprese)
Ristrutturazione del debito e capitalizzazione
(583 imprese)
Capitalizzazione
(827 imprese)
Ristrutturazione del debito
(80 imprese)
No action o sviluppo nuove attività
(234 imprese)
Prima di rivolgere l’attenzione all’esame di ciascun cluster, riteniamo opportuno soffermarci brevemente, quale prima conclusione, sulle risultanze dell’attività fin qui svolta e, in particolare, sul numero di imprese associate a ciascun tipo di intervento, alle azioni sopra individuate e riaggregate come riportato nella seguente Figura 17. Pertanto, i dati di seguito esposti rappresentano il numero delle imprese interessate a ciascun intervento, o azione, a prescindere dalla circostanza che, in alcuni casi, gli stessi interventi o debbano essere combinati fra loro. Ciò significa, ad esempio, che un’impresa che necessita di un intervento di riequilibrio finanziario e di uno di ricapitalizzazione è stata considerata 2 volte, una per ciascuna tipologia di intervento. 51 Figura 17: Le tipologie di intervento Trova conferma la sottocapitalizzazione delle società molisane Le imprese molisane Trova conferma la necessità di interventi per migliorare la redditività della gestione caratteristica 2.079 947 953 234 336 Capitalizzazione (Rafforzamento patrimoniale) Riequilibrio finanziario (ristr. del debito o aumento leva finanziaria) Interventi di miglioramento della gestione caratteristica Nessuna azione richiesta oppure azioni richieste per lo sviluppo di nuove attività Dolce estinzione Contrariamente a quanto rilevato in prima istanza dall’esame dell’ “Impresa Molise” oltre il 20% delle imprese è caratterizzate da disequilibrio finanziario 7.1 Disamina dei clusters Dall’esame della numerosità dei clusters costruiti con il modello econometrico parola descritto in precedenza, possiamo osservare che: •
trova conferma la diffusa sottocapitalizzazione delle imprese molisane e la conseguente esigenza di rafforzamento dei loro mezzi propri. Infatti, circa 2/3 delle imprese, al netto di quelle destinate alla “dolce estinzione”, risulta sottocapitalizzato; •
trova conferma l’alta incidenza dei costi della gestione caratteristica: 1/3 delle imprese molisane ha infatti necessità di interventi rivolti al miglioramento del risultato di tale gestione; •
un rilevante numero di imprese (oltre il 20%), circostanza questa non evidenziata dell’esame dell’“Impresa Molise”, è caratterizzato da una situazione di squilibrio finanziario e dalla conseguente esigenza di interventi specifici rivolti alla ristrutturazione del debito. Ciò detto, possiamo procedere con l’esame di ciascun cluster soffermando l’attenzione, da una parte, sulla specifica tipologia di azioni da porre in essere e, dall’altra, sulla loro quantificazione in termini di risorse finanziarie necessarie per la loro attuazione. 7.1.1
Cluster 1: Capitalizzazione Del cluster “capitalizzazione” fanno parte le 827 imprese caratterizzate da: 52 •
risultato economico positivo (R.N. > 0), avendo realizzato un EBITDA positivo e un R.O. tale da far fronte agli oneri finanziari; •
C.C.N. positivo; •
redditività (R.O.E.) che può essere soddisfacente o meno ma, in ogni caso, maggiore di zero (trattandosi di imprese in utile); •
situazione di capitalizzazione non negativa ma bassa. Quest’ultima circostanza ci ha portato a concludere che queste imprese necessitano di un intervento rivolto al rafforzamento patrimoniale tout court: intervento che non è finalizzato alla necessità di risanare situazioni di criticità già in atto ma è rivolto a migliorare la redditività o a prevenire possibili situazioni di futura necessità, anche garantendo (attraverso una migliore capitalizzazione) un miglior accesso al finanziamento bancario. In altri termini, le imprese che appartengono al cluster in parola, con riferimento al bilancio 2009, non manifestavano esigenze particolari, salvo la presenza di una capitalizzazione inferiore al limite che abbiamo ritenuto ottimale. Utilizzando il livello di capitalizzazione individuato dalla prassi come “di equilibrio”, ovvero un E.R. non inferiore ad 1/3, il livello quantitativo degli interventi può essere complessivamente stimato pari a € 304 milioni. Di questi circa € 2 milioni potrebbero essere soddisfatti, invero senza alcun impatto positivo in termini finanziari, con la rinuncia da parte dei soci dei crediti da loro vantati nei confronti delle proprie imprese20. Ciò detto, abbiamo ulteriormente segmentato le società appartenenti al cluster in parola con l’obiettivo di individuare le modalità di reperimento dei mezzi finanziari nei casi in cui gli attuali soci non siano in grado, da soli, di finanziare le proprie società con equity. A tal fine abbiamo utilizzato i seguenti 3 parametri (che, di fatto, si sommano a quelli già considerati in precedenza). Segnatamente: •
il livello di redditività (rappresentata sempre dal R.O.E.); in particolare abbiamo utilizzato due soglie: oltre a quella già ritenuta “soddisfacente”, ne abbiamo considerato un’altra, più elevata, che indica soggetti la cui redditività può essere ritenuta, da un investitore, “eccellente”; •
ammontare del valore della produzione, suddividendo il campione in 3 gruppi sulla base di 2 soglie: € 5 milioni e € 20 milioni; •
trend del valore della produzione, suddividendo le imprese tra “imprese non in crescita”, “impresa in lieve crescita” e “impresa in decisa crescita”. Poiché abbiamo considerato la variazione del valore della produzione, abbiamo limitato l’osservazione alle 715 imprese per le quali risulta disponibile anche il bilancio 2008. I risultati evidenziano (Figura 18) n. 224 imprese con una redditività “eccellente” a cui se ne aggiungono 191 con redditività “soddisfacente”. 20
Per completezza, va evidenziato che questa soluzione è finalizzata a migliorare il livello di patrimonializzazione delle imprese attraverso, di fatto, una mera “riclassifica” del passivo dello stato patrimoniale. 53 Figura 18: Il cluster “capitalizzazione” (imprese per le quali risultano disponibili i bilanci 2009 e 2008) Non in crescita
Lieve crescita
Decisa crescita
ROE non soddisfacente
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Totale complessivo
1
10
84
1
7
36
4
15
142
300
ROE ROE eccellente
soddisfacente
1
8
63
3
21
2
1
106
1
2
22
6
89
191
6
84
224
Totale complessivo
4
19
253
2
12
79
4
27
315
715
Questi soggetti, in linea di principio, potrebbero essere interessanti ad un processo di reperimento del capitale proprio necessario attraverso: •
la quotazione in borse valori per le PMI (n. 30 imprese, fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 82 milioni). In particolare è ipotizzabile il ricorso a mercati regolamentati, se le imprese hanno un valore della produzione non inferiore a € 20 milioni (n. 4 imprese, fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 34 milioni), o a sistemi di scambi organizzati, se il valore della produzione è superiore a € 5 milioni (n. 26 imprese, fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 48 milioni); •
l’intervento diretto di investitori istituzionali: si tratta di n. 385 imprese che, trascurando quelle con valore della produzione inferiore a € 1 milione (che potrebbero avere scarso appeal per tali investitori), si riducono a n. 94 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 33 milioni; •
il rilascio di prestiti partecipativi per quei soggetti che hanno un valore della produzione inferiore a € 1 milione (n. 291 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 25 milioni). Per questi soggetti, infatti, considerata la redditività possiamo ritenere che i soci, beneficiari dei prestiti partecipativi, saranno, a parità di risultati negli anni a venire, in grado di restituire il prestito che è stato a loro accordato. Per i restanti 300 soggetti (il cui fabbisogno stimato è di € 143 milioni), invece, le modalità di reperimento del capitale proprio dovranno essere valutate caso per caso sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. Peraltro, riteniamo utile segnalare la presenza di n. 95 imprese che, nel 2009, hanno realizzato una “decisa crescita” del valore della produzione rispetto all’esercizio precedente. Per quanto riguarda, invece, le n. 112 imprese per le quali non risulta disponibile il bilancio 2008, abbiamo proceduto al loro raggruppamento tralasciando i parametri basati sul confronto con l’esercizio precedente. Abbiamo pertanto utilizzato esclusivamente i seguenti parametri: •
il livello di redditività (rappresentato sempre dal R.O.E.); in particolare abbiamo utilizzato due soglie: oltre a quella già ritenuta “soddisfacente”, ne abbiamo considerato un’altra, più elevata, che indica soggetti la cui redditività può essere ritenuta, da un investitore, “eccellente”; •
ammontare del valore della produzione, suddividendo il campione in 3 gruppi sulla base di 2 soglie: € 5 milioni e € 20 milioni; 54 I risultati evidenziano (Figura 19) n. 50 imprese con una redditività “eccellente” a cui se ne aggiungono 31 con redditività “soddisfacente”. Figura 19: Il cluster “capitalizzazione” (imprese per le quali risulta disponibile solo il bilancio 2009) ROE non soddisfacente
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Totale complessivo
ROE ROE eccellente
soddisfacente
1
2
28
31
1
30
31
50
50
Totale complessivo
1
3
108
112
Questi soggetti, in linea di principio, potrebbero essere interessati ad un processo di reperimento del capitale proprio necessario attraverso: •
la quotazione in borse valori per le PMI, sistemi di scambi organizzati (per la n. 1 impresa con fatturato superiore a € 5 milioni, fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 4 milioni); •
l’intervento diretto di investitori istituzionali: si tratta di n. 80 imprese che, trascurando quelle con valore della produzione inferiore a € 1 milione (che potrebbero avere scarso appeal per tali investitori), si riducono a n. 12 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 4 milioni; •
il rilascio di prestiti partecipativi per quei soggetti che hanno un valore della produzione inferiore a € 1 milione (n. 68 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 4 milioni). Per questi soggetti, infatti, considerata la redditività possiamo ritenere che i soci, beneficiari dei prestiti partecipativi, saranno, a parità di risultati negli anni a venire, in grado di restituire il prestito che è stato a loro accordato. Per i restanti 31 soggetti (il cui fabbisogno stimato è di € 9 milioni), invece, le modalità di reperimento del capitale proprio dovranno essere valutate caso per caso sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. 7.1.2
Cluster 2: Capitalizzazione finalizzata ad interventi di miglioramento della gestione caratteristica Del cluster “capitalizzazione finalizzata ad interventi di miglioramento della gestione caratteristica” fanno parte le 669 imprese che sono caratterizzate da: •
EBITDA negativo o scarsamente remunerativo; •
C.C.N. positivo o, nei soli casi di EBITDA inferiore a zero, negativo; •
redditività (R.O.E.) soddisfacente o meno; •
situazione di capitalizzazione non negativa ma bassa. Questi soggetti sono caratterizzati, quindi, dalla presenza di una crisi di natura economica, nella maggior parte dei casi causata da carenza di redditività della gestione caratteristica (n. 438 imprese), a cui si può accompagnare una situazione di tensione finanziaria (n. 186 imprese con C.C.N. negativo). 55 Per questi soggetti, la necessaria attività di rafforzamento patrimoniale dovrà essere finalizzata a realizzare interventi per il recupero della redditività della gestione caratteristica (che, riguardando il core business, possiamo definire “di natura industriale”) e, se del caso, al riequilibrio finanziario. Dal punto di vista quantitativo, il fabbisogno di nuovo capitale, stimato in linea con il metodo già utilizzato, risulta complessivamente pari a € 267 milioni, di cui € 112 milioni per i soggetti con C.C.N. negativo. I mezzi finanziari di cui al cennato fabbisogno di nuovo capitale dovranno permettere alle imprese di questo cluster di porre in essere gli interventi necessari per “recuperare”: •
per 438 imprese, un EBITDA complessivamente negativo per € 23 milioni; •
per 142 imprese, un R.O. complessivamente inferiore agli oneri finanziari per € 4 milioni21. Ciò detto, analogamente a quanto effettuato con riferimento al cluster “capitalizzazione” (ed utilizzando gli stessi parametri), abbiamo ulteriormente segregato le società appartenenti al cluster in parola con l’obiettivo di individuare le modalità di reperimento dei mezzi finanziari nei casi in cui gli attuali soci non siano in grado, da soli, di finanziare le proprie società con equity. Anche in questo caso, avendo considerato la variazione del valore della produzione, abbiamo limitato l’osservazione alle 544 imprese per le quali risulta disponibile anche il bilancio 2008. I risultati evidenziano (Figura 20) n. 17 imprese con una redditività “eccellente” a cui se ne aggiungono 9 con redditività “soddisfacente”. Redditività che, in ogni caso, beneficia del risultato della gestione extracaratteristica. Non in crescita
Lieve crescita
Decisa crescita
Figura 20: Il cluster “capitalizzazione e interventi industriali” (imprese per le quali risultano disponibili i bilanci 2009 e 2008) ROE non soddisfacente
ROE soddisfacente
4
161
1
1
5
7
9
1
11
17
ROE eccellente
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ Val prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ Val prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ Val prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Totale complessivo
41
3
9
300
518
Totale complessivo
0
5
167
0
0
41
3
10
318
544
Questi soggetti, in linea di principio, potrebbero essere interessanti ad un processo di reperimento del capitale proprio necessario attraverso: •
la quotazione in borse valori per le PMI (n. 2 imprese, fabbisogno di nuovo capitale stimato in almeno € 6 milioni e una differenza tra O.F. e R.O. di circa € 1,5 milioni); l’intervento diretto di investitori istituzionali: si tratta di n. 24 imprese che, trascurando quelle con valore della produzione inferiore a € 1 milione (che potrebbero avere scarso appeal per tali investitori), •
21
Per completezza, riteniamo opportuno evidenziare che il differenziale tra il R.O. e gli oneri finanziari risulta, considerando anche le imprese con EBITDA negativo, complessivamente pari a € 48 milioni. 56 si riducono a n. 4 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 6 milioni e una differenza tra O.F. e R.O. inferiore a € 1 milione; •
il rilascio di prestiti partecipativi per quei soggetti che hanno un valore della produzione inferiore a € 1 milione (n. 20 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 2 milioni e una differenza tra O.F. e R.O. pari a € 1,1 milioni). Per i restanti 518 soggetti (con fabbisogno stimato € 237 milioni e un differenziale tra O.F. e R.O. pari a oltre € 35 milioni), la possibilità di reperimento del capitale proprio, nell’an e nel quantum, dovrà essere valutata caso per caso sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. Peraltro, riteniamo utile segnalare la presenza di n. 165 imprese che, nel 2009, hanno registrato una “decisa crescita” del valore della produzione rispetto all’esercizio precedente. Per quanto riguarda, invece, le n. 125 imprese per le quali non risulta disponibile il bilancio 2008, abbiamo proceduto al loro raggruppamento tralasciando i parametri basati sul confronto con l’esercizio precedente. Analogamente a quanto effettuato con riferimento al cluster “capitalizzazione” (ed utilizzando gli stessi parametri) abbiamo pertanto utilizzato esclusivamente i seguenti parametri: •
il livello di redditività (rappresentato sempre dal R.O.E.); in particolare abbiamo utilizzato due soglie: oltre a quella già ritenuta “soddisfacente”, ne abbiamo considerato un’altra, più elevata, che indica soggetti la cui redditività può essere ritenuta, da un investitore, “eccellente”; •
ammontare del valore della produzione, suddividendo il campione in 3 gruppi sulla base di 2 soglie: € 5 milioni e € 20 milioni; I risultati evidenziano (Figura 21) n. 2 imprese con una redditività “eccellente” che hanno un fabbisogno di capitale estremamente contenuto e, pertanto, non rilevante ai fini della presente analisi. Figura 21: Il cluster “capitalizzazione e interventi industriali” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) ROE non soddisfacente
ROE ROE eccellente
soddisfacente
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Totale complessivo
1
122
123
0
2
2
Totale complessivo
0
1
124
125
Per i restanti 123 soggetti (il cui fabbisogno stimato è di € 16 milioni), invece, le modalità di reperimento del capitale proprio dovranno essere valutate caso per caso sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. 7.1.3
Cluster 3: Capitalizzazione finalizzata al riequilibrio finanziario Del cluster “capitalizzazione finalizzata al riequilibrio finanziario” fanno parte le 583 imprese che sono caratterizzate da: •
EBITDA non negativo; 57 •
C.C.N. negativo; •
redditività (R.O.E.) soddisfacente o meno; •
situazione di capitalizzazione non negativa ma bassa. Questi soggetti sono tutti caratterizzati da scarsa capitalizzazione e da una situazione di squilibrio finanziario a cui si può accompagnare, per n. 213 imprese, la presenza di una crisi di natura economica che si manifesta nell’incapacità del R.O. di far fronte agli oneri finanziari (n. 155 imprese) o nella incapacità di generare utile d’esercizio (n. 58 imprese). Per questi soggetti, la necessaria attività di rafforzamento patrimoniale dovrà pertanto essere finalizzata a realizzare interventi di riequilibrio finanziario (complessivamente il C.C.N. è negativo per € 273 milioni). Questi interventi dovrebbero consentire di eliminare il gap tra R.O. e O.F. che, escludendo un soggetto (la cui situazione, caratterizzata da un deficit di oltre € 44 milioni, non va considerata in quanto altera in modo sensibile i dati del cluster), è pari a complessivi € 6 milioni circa. Dal punto di vista quantitativo, il fabbisogno di nuovo capitale (che possiamo definire “deficit patrimoniale”), stimato in linea con il metodo già utilizzato, risulta complessivamente pari a € 305 milioni. Tale fabbisogno, pertanto, appare di per sé sufficiente a sopperire il deficit di C.C.N.; peraltro avrebbe il pregio, anche nel caso in cui venga attivato in parte, di innescare un effetto volano per attivare altri interventi, come la ristrutturazione del debito tout court, riducendo, di fatto, l’effettiva necessità di ulteriori mezzi finanziari freschi. Ciò detto, analogamente a quanto effettuato con riferimento al cluster “capitalizzazione” (ed utilizzando gli stessi parametri), abbiamo ulteriormente segmentato le società appartenenti al cluster in parola con l’obiettivo di individuare le modalità di reperimento dei mezzi finanziari nei casi in cui gli attuali soci non siano in grado, da soli, di finanziare le proprie società con equity. Anche in questo caso, avendo considerato la variazione del valore della produzione, abbiamo limitato l’osservazione alle 508 imprese (con un “deficit patrimoniale” complessivo di € 234 milioni) per le quali risulta disponibile anche il bilancio 2008. I risultati evidenziano (Figura 22) n. 116 imprese con una redditività “eccellente” a cui se ne aggiungono 82 con redditività “soddisfacente”. Figura 22: Il cluster “capitalizzazione finalizzata al riequilibrio finanziario” (imprese per le quali risultano disponibili i bilanci 2009 e 2008) Non in crescita
Lieve crescita
Decisa crescita
ROE non soddisfacente
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Val prod ≥ € 20 mln
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Totale complessivo
2
3
110
1
3
52
3
6
130
310
58 ROE ROE eccellente
soddisfacente
5
27
2
59
2
17
2
13
2
29
82
1
39
116
Totale complessivo
2
10
196
1
7
82
3
9
198
508
Questi soggetti, in linea di principio, potrebbero essere interessanti ad un processo di reperimento del capitale proprio necessario attraverso: •
la quotazione in borse valori per le PMI (n. 14 imprese, fabbisogno di nuovo capitale stimato in almeno € 21 milioni); •
l’intervento diretto di investitori istituzionali: si tratta di n. 184 imprese che, trascurando quelle con valore della produzione inferiore a € 1 milione (che potrebbero avere scarso appeal per tali investitori), si riducono a n. 45 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 24,5 milioni; •
il rilascio di prestiti partecipativi per quei soggetti che hanno un valore della produzione inferiore a € 1 milione (n. 139 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 16,5 milioni e una differenza tra O.F. e R.O. pari a € 1,1 milioni). Per i restanti 310 soggetti (il cui fabbisogno stimato € 172 milioni), la possibilità di reperimento del capitale proprio, nell’an e nel quantum, dovrà essere valutata caso per caso sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. Peraltro, riteniamo utile segnalare fin da subito la presenza di n. 115 imprese che, nel 2009, hanno registrato una “decisa crescita” del valore della produzione rispetto all’esercizio precedente. Per quanto riguarda, invece, le n. 75 imprese per le quali non risulta disponibile il bilancio 2008 (con un “deficit patrimoniale” complessivo di € 70 milioni), abbiamo proceduto al loro raggruppamento tralasciando i parametri basati sul confronto con l’esercizio precedente. Analogamente a quanto effettuato con riferimento a clusters precedenti (ed utilizzando gli stessi parametri) abbiamo pertanto utilizzato esclusivamente i seguenti parametri: •
il livello di redditività (rappresentata sempre dal R.O.E.); in particolare abbiamo utilizzato due soglie: oltre a quella già ritenuta “soddisfacente”, ne abbiamo considerato un’altra, più elevata, che indica soggetti la cui redditività può essere ritenuta, da un investitore, “eccellente”; •
ammontare del valore della produzione, suddividendo il campione in 3 gruppi sulla base di 2 soglie: € 5 milioni e € 20 milioni; I risultati evidenziano (Figura 23) n. 23 imprese con una redditività “eccellente” a cui se ne aggiungono 13 con redditività “soddisfacente”. Figura 23: Il cluster “capitalizzazione finalizzata al riequilibrio finanziario” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) ROE non soddisfacente
Val prod ≥ € 20 mln
ROE ROE eccellente
soddisfacente
1
1
€ 5 mln ≤ V al prod < € 20 mln
Val prod < € 5 mln
Totale complessivo
38
39
13
13
22
23
Totale complessivo
2
0
73
75
Questi soggetti, in linea di principio, potrebbero essere interessanti ad un processo di reperimento del capitale proprio necessario attraverso: 59 •
la quotazione in borse valori per le PMI (n. 1 impresa, fabbisogno di nuovo capitale stimato in almeno € 43 milioni22); •
l’intervento diretto di investitori istituzionali: si tratta di n. 35 imprese che, trascurando quelle con valore della produzione inferiore a € 1 milione (che potrebbero avere scarso appeal per tali investitori), si riducono a n. 5 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 3 milioni); •
il rilascio di prestiti partecipativi per quei soggetti che hanno un valore della produzione inferiore a € 1 milione (n. 30 imprese, con un fabbisogno di nuovo capitale stimato in € 1,3 milioni e una differenza tra O.F. e R.O. pari a € 0,5 milioni). Per i restanti 39 soggetti (il cui fabbisogno stimato € 23 milioni), la possibilità di reperimento del capitale proprio, nell’an e nel quantum, dovrà essere valutata caso per caso sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. 7.1.4
Cluster 4: Ristrutturazione del debito Del cluster “ristrutturazione del debito” fanno parte le 80 imprese caratterizzate da: •
EBITDA positivo; •
C.C.N. negativo o, nel caso di imprese con R.O. > O.F. o in perdita, anche positivo; •
redditività (R.O.E.) che può essere soddisfacente o meno; •
situazione di forte capitalizzazione. Queste caratteristiche ci hanno portato a concludere che le imprese in parola necessitano di un intervento di ristrutturazione del debito finalizzato, per tutte le imprese, a riequilibrare il C.C.N. e, per i 55 soggetti non in utile per effetto del risultato della gestione extracaratteristica, anche a ridurre gli oneri finanziari che risultano eccessivi rispetto al risultato operativo realizzato. Ristrutturazione che dovrebbe essere agevolata dalla presenza della forte capitalizzazione di cui si è fatto cenno. Ciò detto, abbiamo ulteriormente segmentato le società appartenenti al cluster in parola con l’obiettivo di individuare l’effettiva possibilità di concordare una ristrutturazione del debito. A tal fine abbiamo utilizzato i seguenti 2 parametri (che, di fatto, si sommano a quelli già considerati in precedenza, in quanto questo cluster è stato estrapolato dal modello econometrico elaborato). Segnatamente: •
il tasso di incidenza dei debiti a breve termine sul totale del capitale di terzi (Db/D); in particolare abbiamo utilizzato due soglie: una, più elevata, che abbiamo ritenuto indicatore di una situazione debitoria “modificabile”, nel senso che permette, almeno in linea di principio, la possibilità di modifica della composizione del capitale di terzi, e una, più bassa, che abbiamo ritenuto “fisiologica” e che pertanto non consente la conversione di debiti a breve in debiti a medio/lungo termine; •
il C.C.N. che, con particolare riferimento ai valori negativi, è stato rapportato al totale attivo al fine di valutare la sua incidenza e, conseguentemente, rilevare situazione più facilmente modificabili. 22
Va evidenziato che il significativo importo stimato necessita un approfondimento per verificare le effettive esigenze dell’impresa esaminata. 60 Non avendo considerato alcun trend rispetto all’esercizio precedente, a differenza dei clusters esaminati precedentemente, abbiamo considerato tutte le 80 imprese che abbiamo classificato in questo cluster. I risultati evidenziano (Figura 24) n. 74 soggetti con C.C.N. positivo o lievemente negativo e solo 6 imprese, peraltro caratterizzate da un rapporto “Db/D” elevato (ovvero con un ragionevole margine di manovra), che presentano un CCN negativo. Si può pertanto ritenere, anche alla luce delle considerazioni che precedono, che tutte le 80 possano essere oggetto dell’azione prospettata. Figura 24: Il cluster “ristrutturazione del debito” CCN negativo
Db/D elevato
Db/D intermedio
Db/D fisiologico
Totale complessivo
CCN negativo con scarsa incidenza sul totale attivo
6
21
10
6
31
CCN positivo
Totale
31
8
4
43
58
18
4
80
In merito alla quantificazione di questo tipo di intervento, il riequilibrio del C.C.N. e, ove ciò risulti necessario, il riallineamento delle scadenze delle fonti con gli impieghi può essere stimato in circa € 6,5 milioni. 7.1.5
Cluster 5: Utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica Il cluster “utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica” accoglie le 284 imprese che sono caratterizzate da: •
elevata capitalizzazione; •
C.C.N. positivo o negativo; •
EBITDA negativo. Si tratta, in particolare, di soggetti per i quali la gestione caratteristica non produce reddito e che, pertanto, necessitano di interventi di carattere “industriale” rivolti, ad esempio, al miglioramento del processo produttivo. Interventi che potrebbero non richiedere esborsi finanziari. Peraltro, laddove invece dovessero avere necessità finanziarie potrebbero utilizzare a proprio favore, nel ricorso al capitale di debito, la loro forte patrimonializzazione. Infatti, quest’ultima caratteristica dovrebbe consentire loro, tenuto conto dei c.d. “Accordi di Basilea”23, di godere di un “merito di credito” sufficiente per ottenere, dal sistema creditizio, i mezzi finanziari necessari al risanamento della gestione caratteristica. 23
Gli Accordi di Basilea sono linee guida in materia di requisiti patrimoniali delle banche, redatte dal Comitato di Basilea, costituito dagli enti regolatori del G10 (più il Lussemburgo) allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria. Gli Accordi, pur essendo finalizzati a disciplinare l’attività bancaria, hanno rilevanti impatti sulle altre imprese: il loro merito di credito, infatti, viene stimato in modo conforme alle linee dettate dal Comitato di Basilea. Attualmente è in vigore il “ Nuovo Accordo sui requisiti minimi di capitale” (meglio noto come “Basilea II”) che prevede che le banche dei Paesi aderenti accantonino quote di capitale proporzionate al rischio assunto, valutato attraverso lo strumento del rating. In estrema sintesi, l'accordo è strutturato in tre "pilastri": •
requisiti patrimoniali; 61 Dal punti di vista quantitativo, l’EBITDA delle imprese di questo cluster, ovvero il gap minimo da colmare, risulta complessivamente negativo per € 6 milioni (con un valore medio di € 24 mila e un valore massimo di € 1,2 milioni), a cui dobbiamo aggiungere circa € 0,3 milioni finalizzati alla “copertura” del risultato negativo della gestione finanziaria24. Ciò detto, abbiamo pertanto ulteriormente segmentato le società appartenenti al cluster in parola con l’obiettivo di individuare eventuali indicatori, oltre alla patrimonializzazione di cui si è già detto, che possano essere valutati positivamente dal sistema creditizio al fine di finanziare gli interventi necessari. Con riferimento a questi ultimi, dobbiamo peraltro evidenziare subito che la natura delle azioni da porre in essere così come il loro costo non possono essere desunti dal bilancio ma dovranno essere valutati, caso per caso, sulla base di altre informazioni che non emergono direttamente dallo stato patrimoniale o dal conto economico25. Al fine di procedere alla segregazione in parola, abbiamo proceduto nella nostra analisi utilizzando i 4 parametri (che, di fatto, si aggiungono a quelli già considerati in precedenza per l’estrapolazione del cluster in esame) di seguito descritti. Si tratta, in particolare di: •
il livello di EBITDA che è stato classificato come “fortemente negativo”, “negativo” o “lievemente negativo”; •
la variazione dell’EBITDA rispetto all’esercizio precedente; la variazione in parola è stata classificata come “in diminuzione”, “in aumento” e “sostanzialmente invariata”; •
trend del valore della produzione, suddividendo le imprese tra “imprese non in crescita”, “impresa in lieve crescita” e “impresa in decisa crescita”; •
il valore del C.C.N., distinguendo tra “negativo” (laddove il C.C.N. è inferiore a zero), “sostanzialmente in equilibrio” (laddove le attività a breve sono di poco superiore alle passività correnti) e “positivo” (laddove le attività a breve sono nettamente superiori alle passività correnti). Poiché abbiamo considerato la variazione del valore della produzione e dell’EBITDA rispetto all’esercizio precedente, abbiamo limitato l’osservazione alle 189 imprese per le quali risulta disponibile anche il bilancio 2008. I risultati evidenziano (Figura 25) n. 77 imprese per le quali appare prevedibile che possano beneficiare di un buon merito di credito (ovvero caratterizzate: da un EBITDA lievemente negativo, che, per sei soggetti è addirittura in miglioramento, e da una situazione di equilibrio finanziario, come evidenziato dal CCN positivo). •
controllo delle Autorità di vigilanza; •
disciplina di mercato e Trasparenza. Per quanto riguarda le imprese, viene di fatto agevolato il ricorso al capitale di debito per le imprese che hanno una maggiore patrimonializzazione. Per completezza, riteniamo opportuno evidenziare che, a seguito della crisi finanziaria mondiale che ha colpito anche alcuni importanti istituti di credito, è stata recentemente approvata una nuova versione dell'accordo (Basilea III) finalizzata a perseguire il rafforzamento patrimoniale delle banche. 24
Riteniamo opportuno evidenziare che il risultato della gestione finanziaria è stato calcolato sulle 117 imprese, delle 284 appartenenti a questo cluster, che hanno registrato nel 2009 un dato negativo. 25
Ci riferiamo, ad esempio, a situazioni caratterizzate da: costi fissi eccessivi; inefficienze del processo produttivo, livelli di fatturato insufficienti, etc. 62 Figura 25: Il cluster “utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica” (imprese con disponibilità di bilancio 2009 e 2008) EBITDA
fortem.negat.
E↑
E↓
2
1
2
2
3
2
1
4
9
1
3
24
3
4
8
17
2
20
CCN positiv.
CCN equilibr.
CCN negat.
E↓
V.P. non in crescita
V.P. in lieve crescita
V.P. in decisa crescita
V.P. non in crescita
V.P. in lieve crescita
V.P. in decisa crescita
V.P. non in crescita
V.P. in lieve crescita
V.P. in decisa crescita
Totale
E↔
EBITDA
negativo
0
2
13
E↔
EBITDA
lievem.negativo
E↑
E↓
E↔
E↑
2
1
4
1
2
51
1
3
11
10
3
55
8
1
82
Totale 1
1
1
1
1
4
2
1
8
9
2
24
35
5
91
13
1
9
189
”E↓” = EBITDA in diminuzione; “E↑” = EBITDA in aumento; “E↔” = EBITDA sostanzialmente invariato Per quanto riguarda, invece, le n. 95 imprese per le quali non risulta disponibile il bilancio 2008, abbiamo proceduto al loro raggruppamento tralasciando i parametri basati sul confronto con l’esercizio precedente. In particolare, sono stati considerati esclusivamente i seguenti parametri: •
il livello di EBITDA che è stato classificato come “fortemente negativo”, “negativo” o “lievemente negativo”; •
il valore del C.C.N., distinguendo tra “negativo” (laddove il C.C.N. è inferiore a zero), “sostanzialmente in equilibrio” (laddove le attività a breve sono di poco superiore alle passività correnti) e “positivo” (laddove le attività a breve sono nettamente superiori alle passività correnti). I risultati evidenziano (Figura 26) n. 58 imprese per le quali appare prevedibile che possono beneficiare di un buon merito di credito (ovvero caratterizzate: da un EBITDA lievemente negativo e da una situazione di equilibrio finanziario, come evidenziato dal CCN). Figura 26: Il cluster “utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) EBITDA
fortem.negat.
EBITDA
negativo
EBITDA
lievem.negativo
3
5
4
12
5
15
5
58
20
63
CCN negativo
CCN equilibrio
CCN positivo
Totale
Totale
13
78
4
95
7.1.6
Cluster 6: Dolce estinzione Il cluster “dolce estinzione” accoglie le 336 imprese caratterizzate da un patrimonio netto negativo. Questa circostanza, presumibilmente già variata successivamente all’approvazione del bilancio al fine del rispetto 63 della normativa vigente26, ci porta a ritenere, in linea di principio, che i soci di questi soggetti non dispongano delle risorse necessarie per ricapitalizzare l’impresa. Necessità di ricapitalizzazione che deriva dall’accumulo di perdite che hanno eroso il patrimonio netto. Le imprese che appartengono a questo cluster, pertanto, sono quelle che, rispetto alla popolazione osservata, si trovano nella situazione più critica. Da questa considerazione il nome dato al cluster: “dolce estinzione” per indicare le imprese che non appaiono risanabili. Nell’ottica della tutela dei loro stakeholders (principalmente personale e creditori), abbiamo ipotizzato che questi soggetti siano comunque destinatari di interventi finalizzati all’“accompagnamento all’uscita”. Interventi il cui ammontare corrisponde, in prima analisi, alla differenza tra le attività e le passività iscritte a bilancio, ovvero all’importo del patrimonio netto “sottozero”. Tale intervento, ovvero l’azzeramento della differenza tra le passività e le attività al fine del pieno soddisfacimento delle obbligazioni delle imprese in sede liquidatoria, necessiterebbe di € 50 milioni circa. Ciò premesso, abbiamo segregato il cluster sulla base di tre parametri (indicatori di situazioni di miglioramento) che ci lasciano ipotizzare che un’adeguata azione di ricapitalizzazione possa permettere alle imprese di avviare un fase di re-­‐startup. I parametri che abbiamo utilizzato sono i seguenti: •
il livello di R.O.S. che è stato classificato come “negativo”, “leggermente positivo” o “positivo”; •
il Debt-­‐to-­‐Total Assets Ratio (DTA che corrisponde a 1-­‐ ER) che indica il tasso di ricorso all’impiego di capitale di terzi in percentuale rispetto al totale dei mezzi impiegati. L’indice in parola è stato suddiviso in tre classi di analisi tenendo sia conto delle peculiarità delle imprese osservate sia che il valore minimo è posto pari almeno al 100%: “alto”, “medio” e “basso”; •
il livello del valore della produzione (Val prod) utilizzato quale indicatore della dimensione dell’impresa osservata (“micro imprese”, “piccole imprese” e “media impresa”). I risultati evidenziano (Figura 27) n. 35 microimprese caratterizzate da una situazione apparentemente sanabile e n. 119 imprese (di cui ben 114 microimprese) che, sebbene non abbiano un elevato indebitamento, necessitano anche di un intervento per migliorare il risultato della gestione caratteristica (negativo, come evidenziato dal ROS). 26
Va infatti ricordato che, ai sensi dell’art. 2447 c.c., che trova applicazione per le società per azioni, «se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dall'art. 2327, gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia, il consiglio di sorveglianza devono senza indugio convocare l'assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società». Tale comportamentale, ai sensi dell’art. 2482-­‐ter c.c., deve essere seguito anche per le società a responsabilità limitata. In altri termini, non è ammessa la possibilità che le società di capitali abbiano un capitale sociale inferiore al limite minimo di legge. Nel cluster in esame, il capitale non solo è inferiore a detto limite ma risulta addirittura negativo. 64 Figura 27: Il cluster “dolce estinzione” Micro impr.
Piccole impr.
Medie impr.
DTA alto
ROS negativo
ROS leggermente positivo
ROS positivo
ROS negativo
ROS leggermente positivo
ROS positivo
ROS negativo
ROS leggermente positivo
ROS positivo
Totale complessivo
DTA medio
85
8
1
94
DTA basso
Totale 1
1
0
0
7
1
0
270
46
11
336
3
4
1
71
11
2
87
114
27
8
155
Riteniamo opportuno sottolineare che, soffermando l’attenzione sui 181 soggetti con DTA alto e medio, l’esigenza finanziaria risulta pari a complessivi € 11,7 milioni, pari alle perdite da coprire, di cui € 7,5 milioni per azzerare il capitale e € 4,2 milioni per ricostituirlo al minimo legale. In altri termini, per la “liquidazione” dei soggetti in parola, risultano necessari mezzi per complessivi € 42,5 milioni (ovvero € 50 milioni dedotti € 7,5 milioni per azzerare il capitale delle società con DTA basso); importo questo che potrebbe rappresentare l’onere che altri soggetti (ad esempio i competitors) interessati all’acquisizione delle attività e del know-­‐how delle imprese in crisi potrebbero essere disponibili a sostenere. Il fabbisogno complessivo relativo a questo clusters ammonta quindi ad € 54,3 milioni. 7.1.7
Cluster 7: No-­‐actions o interventi rivolti allo sviluppo di nuove attività L’ultimo cluster accoglie le n. 234 imprese che, allo stato, non sembrano avere necessità in termini di interventi. Queste, infatti: •
sono fortemente capitalizzate; •
realizzano utili, pari a complessivi € 12 milioni; •
sono in condizione di equilibrio finanziario, con un C.C.N. positivo. Peraltro, come evidenziato dal dato relativo al risultato netto conseguito, i soggetti appartenenti a questo cluster soffrono di “nanismo” (l’utile medio realizzato è pari a € 50 mila; peraltro, dobbiamo segnalare che tale dato non appare insoddisfacente se rapportato alla redditività media: il R.O.E. del cluster è infatti pari al 9,6% ). “Nanismo” che comporta la necessità di interventi rivolti non tanto a risanare la situazione attuale, a differenza degli altri clusters, ma a sviluppare, nell’ottica del rafforzamento aziendale, l’attività svolta. Ciò detto, abbiamo ulteriormente analizzato le società appartenenti a questo cluster con l’obiettivo di individuare soggetti virtuosi (redditivi e/o in crescita) sui quali focalizzare gli interventi di sviluppo; interventi che richiedono la preventiva verifica dell’idea imprenditoriale, elemento questo che non può essere desunto dal bilancio, rendendo necessario l’esame puntuale del singolo caso. A tal fine abbiamo utilizzato i seguenti 4 parametri (che, di fatto, si sommano a quelli già considerati in precedenza). Segnatamente: 65 •
il livello di redditività (rappresentata sempre dal R.O.E.) che abbiamo classificato come “insoddisfacente”, “soddisfacente” e “eccellente”; •
il livello di valore della produzione (Val prod) utilizzato quale indicatore della dimensione dell’impresa osservata (“micro imprese”, “piccole imprese” e “medie imprese”); •
il trend del valore della produzione, suddividendo le imprese tra “imprese non in crescita”, “impresa in lieve crescita” e “impresa in decisa crescita”; •
il trend della redditività (R.O.E.), suddividendo le imprese tra “redditività non in crescita”, “redditività in lieve crescita” e “redditività in crescita”. Poiché abbiamo considerato la variazione del valore della produzione, abbiamo limitato l’osservazione alle 190 imprese per le quali risulta disponibile anche il bilancio 2008. I risultati (Figura 28), oltre a confermare il “nanismo” delle imprese appartenenti al cluster (nel quale le micro imprese rappresentano il 94% sul totale dei soggetti componenti), evidenziano n. 51 imprese con un R.O.E. ritenuto “eccellente”. Va inoltre evidenziato che, per 37 di queste, la redditività non risulta in calo rispetto all’esercizio precedente Figura 28: Il cluster “no actions o sviluppo nuove attività” (imprese con disponibilità di bilancio 2009 e 2008) ROE insoddisfacente
Micro impr.
Piccole impr.
Medie impr.
R↓
V.P. non in crescita
V.P. in lieve crescita
V.P. in decisa crescita
V.P. non in crescita
V.P. in lieve crescita
V.P. in decisa crescita
V.P. non in crescita
V.P. in lieve crescita
V.P. in decisa crescita
Totale R↔
R↑
ROE
Soddisfacente
R↓
R↔
R↑
ROE
eccellente
R↓
R↔
Totale R↑
1
3
1
2
23
5
11
43
18
3
12
35
4
9
13
16
1
6
24
1
1
1
2
4
9
1
4
1
9
15
1
6
5
2
14
2
2
4
4
5
24
33
1
0
0
5
2
3
78
22
79
190
“R↓” = R.O.E. in diminuzione; “R↑”= R.O.E. in aumento; “R↔” = R.O.E. in lieve crescita Per quanto riguarda, invece, le n. 44 imprese per le quali non risulta disponibile il bilancio 2008, abbiamo proceduto al loro raggruppamento tralasciando i parametri basati sul confronto con l’esercizio precedente. In particolare, sono stati considerati esclusivamente i seguenti parametri: •
il livello di redditività (rappresentata sempre dal R.O.E.) che abbiamo classificato come “insoddisfacente”, “soddisfacente” e “eccellente”; •
il livello di valore della produzione (Val prod) utilizzato quale indicatore della dimensione dell’impresa osservata (“micro imprese”, “piccole imprese” e “medie imprese”). I risultati evidenziano (Figura 29) n. 16 soggetti, tutti microimprese con una redditività “eccellente” e altri 13, di cui 12 microimprese e una piccola impresa, con redditività soddisfacente. 66 Figura 29: Il cluster “no actions o sviluppo nuove attività” (imprese per le quali risulta disponibile il solo bilancio 2009) ROE insoddisfacente
Medie impresa
Piccole imprese
Micro imprese
Totale ROE soddisfacente
1
14
15
1
12
13
67 ROE eccellente
Totale
16
16
0
2
42
44
68 8 Conclusioni: le azioni richieste e l’individuazione dei fabbisogni economico-­‐finanziari 8.1 Azioni e fabbisogni Dopo aver esaminato ciascun cluster in cui abbiamo segregato le imprese molisane osservate ed esserci soffermati sugli interventi che possono essere ritenuti necessari per ciascun raggruppamento, possiamo trarre le conclusioni di seguito riportate. Giova peraltro ricordare subito che le conclusioni raggiunte sono basate sul bilancio 2009. Considerato che, in periodo di crisi, i dati sono soggetti a modificazioni significative anche in brevi lassi di tempo, risulta pertanto sicuramente importante aggiornare le considerazioni svolte alla luce delle risultanze del bilancio in corso di deposito (2010). Ciò detto, è opportuno richiamare, in via preliminare, che l’analisi macro delle società di capitali molisane, che abbiamo definito “Impresa Molise”, aveva evidenziato, in sintesi: a) la scarsa redditività della gestione caratteristica: infatti, a fronte di un valore della produzione di € 3,9 miliardi, il risultato operativo risulta pari a € 119 milioni. Importo questo insufficiente per far fronte al risultato (negativo) della gestione finanziaria ed al carico fiscale sopportato dalle imprese osservate, come comprovato dalla perdita pari a € 1 milione subita dall’“Impresa Molise”; b) la sottocapitalizzazione che caratterizza le imprese molisane: infatti, solo il 19,86% dei circa € 6 miliardi di totale impieghi viene finanziato dai mezzi propri dell’impresa (in altri termini, il restante 80% è rappresentato da capitale di debito); c) il sostanziale equilibrio finanziario come dimostrato dal sostanziale pareggio tra le attività a breve e le passività correnti. Tali circostanze hanno trovato, in linea di principio, conferma nell’attività di segregazione e ri-­‐aggregazione delle imprese molisane in base a caratteristiche e, conseguentemente, problematiche omogenee. Attività propedeutica all’individuazione delle tipologie di intervento finalizzati alla risoluzione della crisi che si è conclusa con la costruzione di una tabella a doppia entrata nella quale le imprese analizzate sono state collocate in base: •
al loro livello di patrimonializzazione, che abbiamo fatto coincidere con l’equity ratio; •
a quattro parametri economici che indicano la redditività della gestione caratteristica e di quella complessiva; •
all’equilibrio della situazione finanziaria, desunta dal C.C.N.; •
alla capacità di generare reddito soddisfacente o insoddisfacente per i soci. 69 Ciò posto, abbiamo individuato 7 classi (o clusters) di imprese con necessità comuni in termini di tipologia di azioni (Figura 30). 364 interventi sul capitale di debito 2.079 interventi di capitalizzazione Figura 30: Le tipologie di intervento per le 3013 imprese molisane n. imprese intervento 827 Capitalizzazione tout court 669 Capitalizzazione finalizzata ad interventi di miglioramento della gestione caratteristica 583 Capitalizzazione finalizzato al riequilibrio finanziario 80 Ristrutturazione del debito 284 Utilizzo della leva finanziaria per interventi di miglioramento della redditività della gestione caratteristica 336 Dolce estinzione 234 No-­‐actions o interventi rivolti allo sviluppo di nuove attività Esigenze stimate (€ milioni) 304 267 305 6,5 n.d. 54,2 n.d “n.d.” = intervento non stimabile sulla base dei dati a disposizione In particolare, abbiamo individuato la necessità di interventi: •
rivolti al rafforzamento patrimoniale (“capitalizzazione”) per 2.079 imprese, con una necessità finanziaria stimata in circa € 876 milioni, a riprova della sottocapitalizzazione di cui si è fatto cenno; •
che riguardano il capitale di debito (incremento finalizzato a finanziare interventi di miglioramento della redditività o ristrutturazione dello stesso) per 364 imprese; di questi interventi, sulla base dei dati a disposizione, è stato possibile stimare esclusivamente il fabbisogno degli 80 interventi di ristrutturazione del debito (pari a complessivi € 6,5 milioni); con riferimento ai 284 soggetti per i quali 70 abbiamo ritenuto necessario un incremento del capitale di debito, considerato che lo stesso è finalizzato a migliorare la redditività della gestione caratteristica, risulta necessario un approfondimento finalizzato ad acquisire dati ed informazioni non desumibili dai bilanci esaminati; •
finalizzati a consentire la “dolce estinzione” per 336 imprese, con un fabbisogno finanziario stimato di € 54,2 milioni; •
destinati allo sviluppo o a fronteggiare minacce non immediate (no-­‐action) per 234 imprese. Per queste, non è stato possibile determinare la necessità finanziaria che dovrà essere valutata caso per caso. Con riferimento alla prima categoria di intervento, ovvero alle n. 2.079 imprese che necessitano di un rafforzamento patrimoniale, abbiamo provveduto poi a ipotizzare le modalità di acquisizione dei mezzi finanziari freschi. Tenuto conto della dimensione dei soggetti esaminati27, abbiamo ritenuto che: •
n. 48 imprese potrebbero far fronte al proprio fabbisogno di mezzi finanziari (complessivamente stimato in € 156 milioni) attraverso operazioni di quotazione in borse valori; •
n. 160 imprese potrebbero far fronte al proprio fabbisogno di mezzi finanziari (complessivamente stimato in € 71 milioni) attraverso l’intervento diretto di investitori istituzionali; •
n. 550 imprese potrebbero far fronte al proprio fabbisogno di mezzi finanziari (complessivamente stimato in € 49 milioni) attraverso l’acquisizione da parte dei propri soci di prestiti partecipativi; •
la posizione di n. 1.321 imprese (il cui fabbisogno di mezzi finanziari è stato complessivamente stimato in € 600 milioni) dovrà essere valutata, caso per caso, sulla base anche di altre informazioni, non desumibili dal bilancio esaminato. 8.2 Governo dell’exit strategy da parte della Regione La fotografia dello stato di salute del sistema imprenditoriale (società di capitali) commentata nelle pagine precedenti, le peculiarità evidenziate dalla situazione di crisi ancora in corso, nonché le ipotesi (azioni) di intervento individuate, rappresentano sicuri spunti di riflessione per gli organismi regionali alla cui responsabilità è affidato lo sviluppo economico del territorio. Sviluppo che passa necessariamente attraverso la predisposizione di idonei strumenti di politica economica rivolti a supportare il gap generato dalla crisi. Interventi questi che, come appare chiaramente dall’analisi svolta, non possono in nessun modo essere isolati; in altri termini, siamo convinti che il mancato coordinamento tra le esigenze emerse e le azioni della Regione ridurrebbe significativamente la possibilità di successo degli interventi a supporto della exit strategy. Lo sforzo degli organi di governo, per tendere alla massimizzazione dei risultati, non può non passare, necessariamente, attraverso un efficace coordinamento dei propri interventi con quelli degli altri players del sistema creditizio e finanziario più in generale. In questa azione, appare evidente l’opportunità di coinvolgere le associazioni imprenditoriali più vicine ai destinatari del predetto sforzo. 27
Per la determinazione della dimensione delle imprese osservate abbiamo fatto riferimento all’ammontare del valore della produzione. 71 Siamo fermamente convinti che la Regione, in questa “chiamata a raccolta” dei soggetti che possono contribuire, a diverso titolo, al superamento della crisi guidando così le imprese verso obiettivi di sviluppo, deve agire attraverso un “tavolo tecnico” operativo. Tavolo che, caratterizzato dall’assenza di altro aspetto politico se non quello della specifica azione di politica economica di cui si è detto, deve necessariamente essere composto dagli operatori economici “espressamente” interessati che devono trovare nella “regia” della Regione il supporto ideale rivolto alla ottimizzazione del coordinamento degli interventi di tutti i soggetti coinvolti. 72 Glossario Gestione caratteristica Insieme delle operazioni di gestione che identificano la funzione economico-­‐tecnica tipica di ciascuna azienda. Gestione finanziaria Insieme delle operazioni relative all’acquisizione, al rimborso e alla remunerazione dei debiti di finanziamento negoziati per coprire il fabbisogno finanziario aziendale. Gestione fiscale Insieme delle operazioni di gestione relative al versamento di tributi. Gestione straordinaria Insieme delle operazioni di gestione non riconducibili alle categorie precedenti e/o di natura non ricorrente Valore della produzione Rappresenta il volume di attività che l’impresa ha realizzato nel corso dell’esercizio contabile, indipendentemente dalla sua destinazione. E’ spesso utilizzata come proxy della dimensione aziendale. Costo della produzione Include tutte le risorse produttive impiegate per la generazione del suddetto valore della produzione RO (Reddito Operativo) Consiste nel risultato conseguito tramite la gestione operativa d’impresa, sono esclusi quindi i risultati, positivi o negativi, ottenuti dalla gestione finanziaria, straordinaria e fiscale. Il conseguimento di un RO sufficientemente alto a coprire gli oneri finanziari è basilare per l’ottenimento di un RN positivo. 73 EBITDA (Earnings Before Interests, Taxes, Depreciations
, Amortizations
) RN (Reddito Netto) Esprime il reddito dell’impresa generato esclusivamente dalla propria gestione caratteristica, al lordo quindi dei risultati della gestione finanziaria, fiscale e straordinaria, così come di ammortamenti e svalutazioni/rivalutazioni o della gestione finanziaria risultato della gestione straordinaria
Consiste nel risultato reddituale finale conseguito dall’impresa dell’esercizio. Esprime quindi l’incremento o decremento di patrimonio provocato dal concorso di tutte le gestioni attuate durante l’esercizio. ROS (Return On Sales) Esprime, in termini relativi, il reddito operativo prodotto da un unità di fatturato. Essendo un indicatore di convenienza economica delle vendite dell’esercizio e, quindi, di efficienza interna e di mercato, è alla base per l’ottenimento di una buona redditività. CCN (Capitale Circolante Netto) Evidenzia la posizione di equilibrio o squilibrio monetario dell’azienda indagata, fungendo da indicatore di liquidità. Un CCN positivo indica che le passività correnti, ovvero gli impegni da onorare nel brevi periodo, sono coperte da attività realizzabili anch’esse nel breve periodo. La situazione opposta indica invece una situazione di tensione finanziaria. Leva finanziaria (Leverage) Esprime in termini relativi il rapporto tra i mezzi di terzi e i mezzi propri, impiegati nel finanziamento dell’azienda. E’ utilizzato il termine leva in quanto esiste una correlazione positiva tra il valore di quest’indicatore e il ROE. La leva finanziaria è quindi un moltiplicatore della redditività del capitale proprio. Il termine leva finanziaria è generalmente utilizzato per esprimere il livello di indebitamento di un’impresa, che secondo la teoria aziendale non dovrebbe superare la soglia di 2 punti. 74 ROE (Return On Equity) Esprime, in termini relativi, la redditività del capitale investito dai soci nell’impresa. Per valutare la bontà del risultato scaturente da questo rapporto, si deve confrontarlo con la redditività generata da impieghi alternativi di capitale aventi il medesimo livello di rischio. ROA (Retun On Assets) Quest’indice della “redditività totale” esprime la quantità di reddito operativo generata da un’unità di attivo di stato patrimoniale. Un buon livello di ROA è alla base dell’ottenimento di un livello di ROE soddisfacente. Per valutare la bontà del risultato ottenuto sono particolarmente utili raffronti con ROA di settore. COD (Cost of Debt) Esprime la gravosità media dell’indebitamento oneroso, sul conto economico. Consiste sostanzialmente in un calcolo medio del tasso d’interesse applicato ai debiti onerosi. L’obiettivo della gestione finanziaria deve essere la minimizzazione di quest’indice e la sua bontà va valutata tenuto conto delle condizioni macroeconomiche (livello dei tassi di interesse) e del livello di leverage (col quale il COD è positivamente correlato). Turnover delle vendite E’ un indicatore di efficienza nella gestione dell’attivo, esprimente la quantità di fatturato generata da un’unità di attività. La bontà del risultato ottenuto è valutabile mediante confronti col valore medio di settore MS (Margine di Struttura) E’ un indicatore di solidità aziendale, ovvero sulla coerenza tra impieghi e fonti con le quali gli stessi vengono finanziati. In particolare, un valore del MS positivo indica che le attività smobilizzabili a più lungo termine sono interamente finanziate coi mezzi a più lunga, se non indeterminata, scadenza: i mezzi propri. Un MS inferiore a 0 segnalerebbe una situazione degna di maggiore attenzione riguardo alla coerenza delle scadenze tra attività e passività. 75 ER (Equity Ratio) Esprime la proporzione relativa di patrimonio netto (mezzi propri) utilizzata per finanziare le attività dell’impresa. Quest’indice di composizione delle fonti può assumere valori tra 0% e 100%, salvo quando il Patrimonio Netto è negativo (caso in cui l’ER è negativo). Un buon ER è individuato dalla dottrina nel valore di 1/3, seppur siano presenti ER medi molto diversi da settore a settore Indice di indebitamento a breve Rappresenta il peso relativo dei debiti esigibili entro l’esercizio successivo sul totale dei debiti. Quest’indicatore è utile per indagare più in profondità il DTA (vedi indice successivo), soprattutto in casi in cui gli oneri finanziari siano particolarmente incidenti sui margini di conto economico. Un eccessivo peso dei debiti a breve potrebbe essere infatti la causa di questa elevata incidenza, riducibile tramite un riscadenziamento di parte delle esposizione (finanziamenti di consolidamento) DTA (Debt To Asset ratio) Esprime la proporzione relativa di debiti (mezzi di terzi) utilizzata per finanziare le attività dell’impresa. Quest’indice di composizione delle fonti può assumere valori tra 0% e 100%, salvo quando il Patrimonio Netto è negativo (caso in cui il DTA supera la soglia del 100%). Un buon DTA è individuato dalla dottrina nel valore di 2/3, seppur siano presenti ER medi molto diversi da settore a settore. 76 
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L`impresa Molisana: dalla crisi allo sviluppo.