LE TERAPIE ALTERNATIVE E L’OTITE MEDIA ACUTA RICORRENTE: QUANTO SONO
USATE E A CHE COSA SERVONO
Paola Marchisio, Giada Albertario, Elena Baggi, Sonia Bianchini, Miriam Fattizzo, Erica
Nazzari
Dipartimento di Scienze Materno-Infantili, Università degli Studi di Milano e
Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico
Introduzione
Da anni il mondo della pediatria è invaso da un crescente interesse per le pratiche terapeutiche
che non appartengono alla cosiddetta medicina accademica. Ci si riferisce a tali pratiche con
l’appellativo di “medicina complementare (che è utilizzata in associazione ai trattamenti
convenzionali) o alternativa (utilizzata al posto dei trattamenti convenzionali)”. Il termine che
globalmente racchiude tutti questi trattamenti è “medicina non convenzionale (MNC)”. La
definizione fornita dalla Cochrane Collaboration è: “la medicina complementare consiste nella
diagnosi, la terapia o la prevenzione che complementano la medicina ufficiale, rispondendo ad
un bisogno non soddisfatto o diversificando il quadro concettuale”. Questo insieme eterogeneo
di pratiche, che differiscono tra loro per metodologia e principi attivi utilizzati, è accomunato da
alcune caratteristiche (assenza di qualsiasi riferimento a dati quantitativi, mancanza di
documentazioni morfologiche attendibili, insufficienza o assenza dell’indagine statistica,
concetti metafisici applicati ad un discorso scientifico, uso di ipotesi ad hoc, incapacità di
effettuare previsioni precise, violazione del principio di falsificabilità) che le rendono
estremamente differenti dalla medicina ufficiale. La principale differenza sembra risiedere nelle
modalità con le quali si accumula la conoscenza: da una parte vi sono forme di sapere
soggettive ed autoreferenziali, spesso iniziatiche o settarie, refrattarie a forme di verifica
pubblica; dall’altra vi è il costante sforzo di consolidare un tipo di conoscenza, che, suffragata
da sistematici riscontri sperimentali, può diventare pubblicamente controllabile e condivisibile.
La diffusione dell’utilizzo della MNC, l’estrema eterogeneità di queste pratiche, una potenziale
pericolosità contrapposta ad una credenza di innocuità fanno sì che ogni medico, anche se
profondamente convinto della efficacia della sola terapia tradizionale, non possa ignorare il
fenomeno.
L’otite media acuta (OMA) e l’otite media acuta ricorrente (3 o più episodi di OMA in 6 mesi, 4
o più episodi di OMA in 12 mesi) sono estremamente frequenti nella popolazione pediatrica con
un risvolto socio-economico non indifferente. Questa patologia può portare, se non trattata
adeguatamente, a sequele sia a breve che a lungo termine; per tale motivo vengono attuati
numerosi sforzi in termine di prevenzione, prevenzione che comprende pratiche igienicosanitarie base (tra cui il lavaggio nasale) e profilassi antibiotica. I genitori di bambini affetti da
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OMA e specialmente quelli con OMAR sono più propensi a valutare l’utilizzo delle MNC data la
“cronicità” del disturbo otologico dei propri figli nell’ottica di ridurre l’utilizzo di antibiotici e di
somministrare rimedi considerati innocui dalla maggior parte dell’opinione pubblica.
Scopo di questa relazione è tentare di riportare un aggiornamento sulle nuove evidenze
scientifiche legate alla MNC nei bambini con otite media acuta e ricorrente.
Panoramica delle pratiche terapeutiche non convenzionali più comuni
Tipo di intervento
Trattamenti

sulla struttura corporea
massaggio shatzu, chiroterapia, osteopatia

sull’alimentazione
digiuno, macrobiotica, diete

somministrazione di sostanze

diluite e dinamizzate
omeopatia, omotossicologia

estratti d’organo
immunoterapia, nosodoterapia

metalli e minerali
litoterapia, oligoelementi

piante e derivati
fitoterapia, fiori di Bach, aromaterapia

infissione di aghi
agopuntura

elementi naturali
bagni di luce, balneoterapia

esposizione a energia di corpi viventi e non
pranoterapia, cristalloterapia

trasmissione onde elettromagnetiche
magnetoterapia
Epidemiologia del fenomeno
Negli ultimi tempi la popolarità di alcune pratiche terapeutiche non convenzionali ha raggiunto
livelli sorprendenti: la diffusione è ormai su larghissima scala e il fenomeno è comune a tutti i
paesi occidentali. Le pratiche sono le più eterogenee ma quelle sulle quali la maggior parte dei
pazienti si focalizza sono le terapie legate alla struttura corporea e all’energia, omeopatia e
fitoterapia.
Negli Stati Uniti l’uso della MNC negli anni ’90 è cresciuto dal 33.8 al 42.1%. Le categorie di
soggetti che più frequentemente ricevono terapie alternative sono rappresentate da fibrosi
cistica (66%), artrite reumatoide giovanile (70%), neoplasie (46%) e asma (55%).
In Canada circa un terzo della popolazione pediatria tra 1 e 11 anni utilizza MNC intesa in
senso globale: viene segnalato soprattutto l’ utilizzo di preparati erboristici per problemi
dermatologici (23%), disturbi gastrointestinali (17%) e disordini del comportamento o
psichiatrici (15%). In Australia la percentuale di bambini a cui vengono somministrati
trattamenti alternativi supera il 50%.
I dati europei si riferiscono soprattutto alla popolazione adulta, con proporzioni variabili , da
paese e paese, fra il 20 e il 50%. I dati pediatrici sono più limitati: uno studio condotto in
Inghilterra ha documentato che il 41% dei bambini inglesi utilizza MNC. I dati più interessanti
relativi all’utilizzo di MNC in Italia si evincono dallo studio di Menniti-Ippoliti e Raschetti
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dell’Istituto Superiore di Sanità e dai sondaggi ISTAT. In particolare, i dati relativi all’indagine
condotta dall’ISTAT nel 2005 e pubblicata nel 2007, indicano che nella popolazione pediatrica
(età inferiore a 14 anni) la proporzione che riceve trattamenti non convenzionali è pari al
9,2%. I trattamenti più usati sono l’omeopatia (7.7%), la fitoterapia (2.5%) e l’agopuntura
(5%). Disaggregando il dato, si evidenzia che sono per lo più bambini dai 3 ai 5 anni ad essere
sottoposti alle cure omeopatiche. É interessante rilevare che nel 72% dei casi almeno uno dei
due genitori di questi bambini ha fatto ricorso all’omeopatia. Sono soprattutto le madri, quasi 2
su 3 (63.9%), ad usare l’omeopatia e presumibilmente a “promuoverla” in famiglia; tra i padri
l’utilizzo è inferiore, seppure non trascurabile (38.4%).
Un sondaggio recente che analizza le prescrizioni di 38 medici di primo livello in Germania
evidenzia come in 57 893 prescrizioni per 18 440 bambini di età inferiore a 12 anni nel 50%
veniva prescritta una MNC come unica terapia, nel 22.6% una terapia convenzionale da sola,
nel 27.1% una combinazione di entrambe. Rimedi cosiddetti antroposofici rappresentavano il
41.8% di tutti i medicamenti prescritti, prevalentemente alla prima visita. (Jeschke E., 2011)
Da una indagine condotta dal nostro gruppo nel 2009 su 840 bambini con OMAR, è emerso che
il 46% dei pazienti utilizza una forma di MNC, una percentuale di gran lunga superiore a quella
che utilizza le terapie tradizionali (immunoprofilassi e chemioprofilassi) , spendendo per queste
cifre cosiderevoli e ritenendole efficaci e prive di rischi (Marchisio, 2011).
Omeopatia
L’omeopatia è la MNC basata sulla somministrazione in dosi infinitesimali di rimedi che
provocherebbero nel sano i sintomi che si vogliono curare nel malato (similia similibus
curantur). I farmaci omeopatici vengono preparati mediante un processo di diluizione seriale,
con l’assunto che un principio omeopatico è tanto più efficace quanto più è diluito. Proprio per
l’utilizzo di dosi infinitesimali, l’omeopatia è una tra le MNC più controverse. Nonostante gli
sforzi per arrivare ad un verdetto di efficacia – non efficacia, ancora oggi non esistono certezze
riguardo al ruolo predominante-univoco o secondario-complementare dell’effetto placebo. Le
due metanalisi disponibili sull’argomento, infatti, arrivano a conclusioni diametralmente
opposte: quella di Linde (Linde, 1997) ha escluso l’effetto placebo come unica spiegazione di
efficacia (ritenendo idonei solo 26 studi tra quelli considerati), quella di Shang (Shang, 2005)
ha dimostrato che esiste solo una debole evidenza di efficacia dell’omeopatia rispetto al
placebo, da attribuirsi univocamente all’effetto placebo.
Riguardo all’otite media, l’omeopatia è utilizzata da decenni, ma solo recentemente sono stati
pubblicati studi clinici. Il primo, del 1996, di un gruppo tedesco, è uno studio prospettico
comparativo fra terapia convenzionale e omeopatia: i risultati sembrano favorire l’omeopatia,
in quanto il dolore di riduce (da 3 a 2 giorni) e le recidive sono minori (29,3% vs 43,5%). I
limiti sono tuttavia rappresentati dalla esiguità del campione, dall’ampio range di età dei
soggetti (1-11 anni), dallo sbilanciamento fra i due gruppi di trattamento (28 con terapia
tradizionale vs 103 con omeopatia) e nella assenza di randomizzazione e di cecità.
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Gli altri due studi sono stati condotti negli Stati Uniti: nel primo, una piccola casistica di 24
bambini, di età compresa fra 8 e 77 mesi, in cui rigidi criteri diagnostici per otite media acuta
erano stati applicati, sono stati sottoposti a trattamento omeopatico e seguiti nel tempo: alla
fine del primo mese solo 2 pazienti (8%) erano stati considerati come fallimento terapeutico e
sottoposti a trattamento antibiotico e non erano stati rilevati effetti collaterali (Barnett, 2000).
Tuttavia lo studio non aveva un gruppo controllo e quindi è difficile stabilire se l’evoluzione è
stata spontaneamente favorevole o se può essere attribuita alla omeopatia. Il terzo studio,
randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, ha incluso 75 bambini con otite
media acuta: nel gruppo trattato con omeopatia è stata osservata una riduzione dei sintomi a
24 ore dall’inizio del trattamento e un minor ricorso alla terapia antibiotica (19,4% nei trattati
verso il 30,8% nel gruppo placebo) (Jacobs, 2001). Lo studio, pur rigoroso nel disegno, aveva
il limite di essere esiguo come numerosità, ed impediva quindi di rilevare differenze
statisticamente significative.
Fallimenti clinici e persistenza di effusione endotimpanica dopo trattamento con farmaci
omeopatici in bambini con otite media acuta
Outcome
Omeopatia
Controlli
P
(n=36)
(n= 39)
5 giorni
19,4 %
30.8%
0.39
2 settimane
30,6%
48,7%
0.17
6 settimane
41,6%
61,5%
0.13
2 settimane
72,2%
76,9%
0.83
6 settimane
55,5%
41,0%
0.30
Fallimento terapeutico
Effusione endotimpanica
Gli autori sostengono che il trattamento omeopatico possa essere considerato come possibile
rimedio sintomatico nei confronti dell’otalgia nel periodo di “osservazione” nei casi di otite
media acuta che non richiedono immediatamente un trattamento antibiotico, al pari di altri
trattamenti analgesici.
Per quanto riguarda la tollerabilità, in genere le preparazioni omeopatiche, essendo molto
diluite, sono considerate pressoché prive di effetti collaterali. In realtà esiste anche nella
letteratura di settore il richiamo a un possibile, iniziale, aggravamento dei sintomi in circa il
10-20% dei soggetti trattati, che dura poche ore.
Il gruppo di Bukutu ha analizzato gli studi relativi a OMAR ed omeopatia identificandone solo 5
come ben condotti, di cui 3 randomizzati, in cui viene riportata l’efficacia dei prodotti
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omeopatici nel ridurre rapidamente i sintomi di OMA, la ricorrenza degli episodi stessi e
l’utilizzo di antibitotici. (Bukutu, 2008)
E’ possibile, in sintesi, affermare che l’omeopatia possa portare a risultati utili nella pratica
quotidiana, ma sono ancora necessari studi clinici più ampi e condotti in modo adeguato: nel
frattempo il pericolo maggiore di questa MNC è rappresentato dal suo utilizzo indiscriminato,
spesso in sostituzione di una più valida e di efficacia ben dimostrata antibioticoterapia.
L’omeopatia potrebbe rivestire il ruolo di trattamento sintomatico, anche se i dati disponibili
non sono di univoca interpretazione, ma sempre rimanendo nell’ambito di una terapia
complementare e non alternativa alla terapia di base dell’OMA e sempre nelle mani di soggetti
esperti, evitando le potenzialmente pericolose auto prescrizioni.
Fitoterapia
Anche se inclusa nella MNC, la fitoterapia se ne discosta in quanto “medicina allopatica
(convenzionale) che utilizza gli stessi fondamenti della medicina ufficiale per definire la natura
e trattamento delle varie patologie”. I preparati erboristici sono formulazioni a base di piante,
delle loro parti e dei loro derivati, non addizionati con prodotti di sintesi, e tali da poter essere
definiti naturali.
Propoli
La propoli e' una sostanza resinosa prodotta dalle api e comunemente accomunata alla
fitoterapia. Le sostanze che hanno il maggior rilievo nel determinare gli effetti biologici della
propoli sono i flavonoidi tra i quali quello maggiormente rappresentato, pur nella estrema
variabilità a seconda della provenienza, e' la galangina. La propoli è commercializzata in molti
paesi, compresi i principali del mondo occidentale, come integratore alimentare. I prodotti
disponibili dovrebbero essere approntati facendo riferimento alla concentrazione di flavonoidi e,
tra questi, di galangina (mg/ml o % di flavonoidi espressi in galangina rispettivamente nelle
preparazioni liquide e in polvere), ma nella realtà solo pochissimi preparati garantiscono una
titolazione ottimale.
L'attività' antibatterica della propoli (batteriostatica a dosi minore, battericida a dosi elevate) e'
piuttosto ampia, coinvolge sia Gram positivi che Gram negativi, anche se sui primi sembra
decisamente più efficace. La propoli possiede una buona attività antimicrobica contro molti dei
patogeni respiratori (tabella 4), in particolare Streptococcus pneumoniae, Haemophilus
influenzae e Moraxella catarrhalis,
L'effetto sembra strettamente
dose-dipendente. E'
comunque interessante notare che l'effetto antibatterico in vitro, per quanto non trascurabile,
e' decisamente minore di quello rilevabile in vivo, probabilmente perché in questo caso l'azione
diretta esercitata sui singoli agenti infettivi viene potenziata da un'altra attività esercitata dalla
propoli, quella di stimolo dei processi immunitari, specie di quelli cellulo-mediati.
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Attività antimicrobica in vitro di Propoli
(Drago et al, J Chemother 2000; 12.390-395)
Microrganismo
Range
MIC50
MIC90
S.aureus
S.pyogenes
S.pneumoniae
H.influenzae
M.catarrhalis
8-31
1-8
0.125-1
0.125-1
0.031-0.125
8
2
0.25
0.125
0.062
16
4
0.5
0.25
0.125
P.aeruginosa
C.albicans
> 250
8-16
> 250
8
> 250
16
La letteratura relativa alla propoli e alle sue attività biologiche e' soprattutto rappresentata da
studi in vitro e nell'animale da esperimento mentre pochi sono i dati direttamente raccolti
nell'uomo in studi clinici controllati. In uno studio su bambini di età scolare e prescolare
(Crisan ,1995), nei quali la propoli e' stata somministrata per instillazione nasale si sono
osservati una significativa riduzione del numero di casi con sintomi acuti o cronici a carico delle
vie aeree superiori, una significativa riduzione del numero delle infezioni respiratorie
accompagnate da rilevante alterazione delle condizioni generali, una riduzione della durata
delle malattie comunque diagnosticate e, una riduzione, fino all'eliminazione, dello stato di
portatore di patogeni faringei. Il limite dello studio era però rappresentato non solo dalla bassa
numerosità del campione, ma dalla relativa aspecificità della patologia monitorata.
Il nostro gruppo ha condotto negli ultimi anni uno studio in singolo cieco sull’utilizzo in senso
preventivo di un preparato di propoli associato a zinco (Pharbenia) in bambini con anamnesi
positiva per otite media acuta ricorrente. In una popolazione di oltre 150 bambini di età
compresa fra 1 e 5 anni abbiamo osservato che, l’associazione di propoli e zinco permette di
raggiungere una significativa riduzione della ricorrenza di otite media acuta (circa un terzo,
28.6%) e, nei soggetti con recidiva, del numero di episodi. (Marchisio, 2010)
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Per quanto riguarda la tollerabilità, la somministrazione della propoli può talora portare alla
comparsa di secchezza delle fauci, disturbi gastrici e diarrea, con una frequenza del 10% circa
e con completa reversibilità del fenomeno alla sospensione. In soggetti con precedenti allergici,
la somministrazione di propoli e' stata associata alla comparsa di reazioni allergiche cutanee,
anch'esse prontamente regredite con la cessazione dell'uso del prodotto.
Relativamente alla propoli non esistono nuovi studi significativi che ne valutino l’efficacia nella
popolazione con OMAR.
Echinacea
L’uso delle piante del genere Echinacea è estremamente diffuso. Le preparazioni contenenti
Echinacea possono essere molto diverse fra loro in rapporto alla parte della pianta utilizzata
(radici, fusto), alle modalità con cui avviene la preparazione degli estratti e alla via con la
quale vengono somministrate. In genere, ad esse si attribuiscono effetti di stimolazione del
sistema immunitario con conseguente attività antivirale e antibatterica. Studi preliminari
effettuati in pazienti adulti negli anni ’90 sembravano dimostrarne l’efficacia nel trattamento
delle infezioni delle vie aeree. I dati pediatrici, per anni molto scarsi, di scarso rigore
scientifico, e comunque confinati prima degli anni ’70, sembravano indicare la possibilità di
ridurre la recidività delle infezioni delle vie aeree. Recentemente in uno studio pediatrico
effettuato in doppio cieco, versus placebo, coinvolgente un campione numericamente corposo
di bambini di età compresa fra 2 e 11 anni, è stato osservato che la sola somministrazione di
Echinacea purpurea, in occasione di un episodio infettivo a carico delle alte vie, non ha
determinato né una riduzione della durata della sintomatologia, né della severità dei sintomi
(Taylor, 2003). E’ possibile che la mancata efficacia possa essere attribuita al dosaggio, al
momento della somministrazione o al tipo di Echinacea. Vale la pena di sottolineare che la
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frequenza degli effetti collaterali era simile nei due gruppi di trattamento, anche se si è
osservata una maggior incidenza di rash cutaneo nei soggetti che avevano ricevuto Echinacea.
Al contrario, l’utilizzo di Echinacea (misto di purpurea e angustifolia) per 12 settimane, in
associazione a propoli e vitamina C è stato dimostrato, in uno studio effettuato su oltre 400
bambini, capace di ridurre la numerosità degli episodi infettivi, il numero di giorni di febbre e la
durata del singolo episodio (Cohen, 2004).
Un dato negativo si evince da uno studio recente condotto su 100 pazienti che paragona
osteopatia ed Echinacea: in tale lavoro viene dimostrato che l’Echinacea non solo non riduce in
modo significativo il rischio di OMA, ma forse potrebbe aumentarlo, sebbene il dato ottenuto
sia borderline per la significatività e quindi non possa essere escluso un fattore casuale. (Wahl,
2008)
Alla luce dei nuovi dati si può quindi solo affermare che mancano sicure evidenze che possano
guidare le nostre strategie prescrittive con questo preparato e che è auspicabile che studi più
omogenei dal punto di vista metodologico possano portare chiarezza.
Erbe varie
Uno studio del 2003 ha riportato un miglioramento dell’otalgia utilizzando un complesso
preparato contenente più erbe (NHEO = Naturopatic Herbal Extract Ear Drops ) da istillare
localmente nel condotto uditivo, rispetto al miglioramento ottenuto con lo stesso preparato
associato ad una tradizionale terapia antibiotica. Tale risultato positivo del prodotto NHEO si
riferisce tuttavia solo al 7.3% delle riduzioni dell’otalgia osservate nello studio e gli autori
spiegano come questo effetto di riduzione della sintomatologia potrebbe essere imputabile
semplicemente all’evoluzione spontanea della sintomatologia. (Sarrell, 2003)
Un particolare tipo di erbe giapponesi, Juzen-taiho-to (JTT, TJ-48), quando somministrato
come profilassi per 3 mesi, si è dimostrato efficace in bambini con OMAR nel ridurre segni e
sintomi di infezione intesi come frequenza degli episodi, utilizzo di antibiotici, durata della
febbre con un tasso di remissione del 95.2%. (Maruyama, 2009)
Xilitolo
Lo xilitolo sembra avere un ruolo importante nella prevenzione dell’otite media acuta. Lo
xilitolo, zucchero a 5 atomi di carbonio, inibisce la crescita di Streptococcus mutans (e quindi è
in grado di prevenire la carie) ed in vitro la crescita di Streptococcus pneumoniae (in modo
progressivamente maggiore quanto più la concentrazione nel terreno di coltura aumenta da 1 a
5%). Uno studio clinico finlandese controllato, randomizzato, in doppio cieco (Uhari, 1996), ha
dimostrato che l’utilizzo di chewing-gum con xilitolo per un periodo di 2 mesi era in grado di
ridurre in modo significativo (circa 40%) la ricorrenza di OMA e il ricorso a terapie antibiotiche
(circa 36%) rispetto all’utilizzo di chewing-gum con saccarosio. Pur con i suoi limiti
(popolazione in studio di età media 4.9 anni, somministrazione di xilitolo con modalità
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complesse, difficile attribuzione della riduzione del numero di OMA alla attività inibente su S.
pneumoniae, in quanto non era stata rilevata alcuna differenza significativa nei due gruppi di
trattamento nella percentuale di colonizzazione nasofaringea) questo studio ha rappresentato
un passo importante nell’ambito dell’affermazione di efficacia delle MNC. Lo stesso gruppo di
ricerca ha successivamente dimostrato l’efficacia preventiva dello xilitolo somministrato per 3
mesi sotto forma di sciroppo (5 ml per 5 volte al giorno, dopo ogni pasto, per un totale di 10
grammi/die) in bambini al di sotto dei 3 anni di età, con una riduzione del 40% degli episodi di
OMA, analogamente a quanto osservato nel primo studio (Uhari,1998). Anche in questo studio,
tuttavia, l’età media dei bambini era di 2,2 anni, ben al di sopra della fascia di età in cui la
ricorrenza è più frequente.
Uno studio recente ha dimostrato come l’attività dello xilitolo nel ridurre la frequenza di OMAR
nei bambini che frequentano la comunità senza diminuire lo stato di portatore di pneumococco,
sia legata in parte alla capacità dello xilitolo di interferire con la formazione di biofilm da parte
del penumocco. (Kurola, 2010)
Nonostante questi dati incoraggianti sull’attività preventiva dello Xilitolo nelle OMA, un
sondaggio recente tra i pediatri americani evidenzia come solo la metà di questi sia a
conoscenza del ruolo di questa sostanza. (Danhauer, 2010)
Vale la pena sottolineare che la somministrazione intermittente di xilitolo solo al momento
dell’insorgenza di un’infezione respiratoria acuta febbrile non previene lo sviluppo di otite
media acuta (Tapiainen,2002).
Inoltre, la somministrazione profilattica in sole 3 dosi/die per 3 mesi non sembra aver ridurre il
numero di episodi di OMA come riportato nello studio in doppio cieco con placebo del gruppo di
Hautalathi (Hautalathi 2007).
Non sono ancora disponibili studi che valutino l’efficacia di schemi che prevedano un numero
ridotto di somministrazioni al giorno, sicuramente più vantaggiose dal punto di vista della
compliance; né studi che coinvolgano una popolazione di età inferiore, che è quella che
beneficerebbe maggiormente di una riduzione degli episodi di OMA.
Recentemente è stata pubblicata una metanalisi sull’argomento: è interessante sottolineare
come di 1479 articoli selezionati solo 4 abbiano riscontrato i criteri di inclusione. In tale lavoro
gli autori concludono che ci sono evidenze statisticamente significative per un’efficacia dello
xilitolo (10 g/die somministrato come chewing-gum o sciroppo) nella prevenzione dell’OMA, ma
che sono necessari ulteriori studi per determinare altre modalità di somministrazione, durata
del trattamento ed effetti a lungo termine (Danhauer, 2010)
Un’altra review condotta dallo stesso gruppo identifica nello xilitolo assunto dalle madri un
fattore preventivo nei confronti di infezioni batteriche e carie nei figli di queste; perciò viene
anche in questo caso ipotizzato il ruolo benefico di tale sostanza nella prevenzione delle OMAR
considerando la madre un possibile “veicolo di xilitolo” per ovviare l’inconveniente della
somministrazione legata al chewing-gum (Danhauer, 2011)
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Manipolazione e valorizzazione dell’energia corporea
L’osteopatia e l’agopuntura sono tra le MNC appartenenti a questo gruppo più utilizzate.
I dati tutt’ora a disposizione sono contrastanti. L’osteopatia è un complesso sistema
terapeutico, sviluppatosi attorno ad un nucleo di terapia manuale, finalizzato a ristabilire i
rapporti anatomici alterati e a far prendere coscienza al soggetto delle capacità di riequilibrio
ed auto-guarigione del proprio corpo. (P. Foster). L’osteopatia secondo uno studio pilota del
2006 condotto su 8 pazienti di età tra 7 e 35 mesi con OMAR sembra ridurre la ricorrenza nel
62% circa dei pazienti, dato assolutamente incoraggiante ma da considerare cautamente,
come sottolineano anche gli autori stessi, considerato il campione esiguo esaminato.
(Degenhardt, 2006).
Dall’altro lato studi come quello di Wahl et al del 2008 ha sottolineato come l’osteopatia non
riduca in modo significativo il rischio di OMA.
Per quanto riguarda l’agopuntura, tecnica basata sulla credenza dell’esistenza di un soffio
vitale, di un’energia (Qi) che scorre all’interno del corpo in specifici canali detti meridiani, è
sufficiente riportare un unico studio a supporto dell’enorme attenzione che viene focalizzata su
questo genere di MNC. Lo studio in questione è stato condotto su cani ed ha evidenziato come
questa pratica riduca la recidiva di OMA nel 93% dei cani trattati (Sánchez-Araujo, 2011).
Probiotici
Il termine probiotico deriva dal greco “pro – bios” e significa a favore della vita. I probiotici
sono definiti come “supplementi alimentari microbici vivi, che influenzano favorevolmente la
salute dell’ospite, migliorandone l’equilibrio microbico intestinale”. I probiotici vengono
attualmente sempre più studiati ed utilizzati nei settori più disparati della medicina:
modulazione del sistema immunitario, disturbi gastrointestinali, allergie ed intolleranze
alimentari, infezioni respiratorie. (Aureli, 2010)
In particolare per quanto riguarda le OMAR esistono dati controversi: uno studio del gruppo di
Rautava dimostra che somministrando dai 2 ai 12 mesi latte arricchito con Lactobacillus
rhamnosus GG e Bifidobacterium lactis Bb-12, confrontato con latte addizionato a placebo si ha
una riduzione del rischio di OMA precoci e del ricorso ad antibiotici per le infezioni respiratorie
ricorrenti nel primo anno di vita. (Rautava, 2009) Ma uno studio, in doppio cieco randomizzato,
su un campione di dimensioni maggiori, ha escluso un effetto dei probiotici nel ridurre la
ricorrenza di OMA e nel ridurre lo stato di portatore nasofaringeo di H. influenzae e
Pneumococco, segnalando un aumento della prevalenza di M. catarrhalis, altra frequente causa
di OMA. Gli autori concludono anche che, alla luce delle attuali evidenze, sono necessari
ulteriori studi per avvalorare la tesi di un’efficacia dei probiotici (in questo caso Lactobacillus
rhamnosus GG e LC705 e Bifidobacterium breve 99) nella riduzione delle infezioni respiratorie
ricorrenti (Hatakka, 2007).
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Vitamine
Le vitamine sono composti organici essenziali per l’uomo; esse appartengono alla categoria dei
micronutrienti. Recentemente tra le vitamine sta riscuotendo grande successo la vitamina D
alla
quale
sono
state
attribuite
le
più
disparate
azioni
e
potenzialità:
attività
immunomodulante, prevenzione nei confronti di malattie cardiovascolari, neurodegenerative,
reumatologiche, autoimmuni e respiratorie. Nell’ambito di quest’ultimo campo di interesse il
nostro gruppo ha recentemente pubblicato uno studio nel quale la carenza di vitamina D si
associa ad un’aumentato rischio di OMAR e otorrea recidivante. (Esposito, 2011) Questi dati
rappresentano un punto di partenza per eventuali studi di supplementazione di tale vitamina
nella prevenzione delle OMAR.
Cure termali
Recentemente le terme sono diventate uno dei presidi della MNC più utilizzati. Il sito della
Regione Lombardia dedica una intera sezione alle terme, ricordando che “La terapia termale (o
crenoterapia) è una terapia medica che utilizza come mezzo le acque minerali che per
definizione legislativa sono quelle che vengono adoperate per le loro proprietà terapeutiche od
igieniche speciali, sia per bibita, sia per altri usi curativi. La terapia termale non è alternativa
né sostitutiva ad altri mezzi curativi (farmaci, vaccini, interventi chirurgici, etc.) ma costituisce
un presidio che riveste un preciso ruolo nell’ambito della medicina ufficiale per peculiarità di
azione e di metodologie di applicazione”.
Anche in questo caso non può essere completamente escluso un effetto placebo e, di fatto, non
esistono in questo momento studi clinici “robusti” , che supportino in modo inequivocabile
l’efficacia delle cure termali, al di là di un ovvio beneficio derivante da una soggiorno in climi o
situazione ambientali più favorevoli e dall’utilizzo di una buona idratazione delle mucose
respiratorie, associata o meno alla forza meccanica rappresentata dall’insufflazione tubarica.
Mancanza di evidenze non significa necessariamente mancanza di efficacia e come per le altre
MNC è auspicabile la raccolta di dati più numerosi.
All’interno del capitolo terme vale la pena menzionare il lavaggio nasale che ancora oggi,
nonostante
le
numerose
evidenze
di
efficacia,
viene
considerato
una
metodica
“complementare” alle terapie tradizionali. L’effetto positivo del lavaggio nasale sembra derivare
dal contemporaneo concorrere di più fattori quali il miglioramento della funzione mucociliare, la
riduzione
dell’edema
della
mucosa,
la
riduzione
della
liberazione
di
mediatori
dell’infiammazione e l’azione meccanica di detersione della mucosa dalle secrezioni ispessite.
Conclusione
Le tecniche di MNC, pur risalendo le loro origini a millenni fa e pur essendo comunemente
utilizzate da una buona parte della popolazione mondiale, fanno ancora oggi molto discutere.
Se da un lato è accettabile o quantomeno comprensibile soprassedere la mancanza di univoche
e concordi opinioni sulla efficacia delle MNC, dall’altro non può essere ignorata e trascurata la
43
possibilità di eventuali effetti collaterali dannosi che rende necessari studi clinici rigorosi.
Infatti, come afferma Raschetti, “naturale non è sempre sinonimo di innocuo” e il pericolo più
grande rappresentato dalle MNC è l’utilizzo indiscriminato ad opera di persone non
adeguatamente preparate.
E’ importante quindi che il medico, qualsiasi sia il proprio orientamento, si renda disponibile al
colloquio con il paziente trattando anche questa tematica, in modo tale da poter all’occorrenza
consigliare il rimedio più consono per i propri assistiti.
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